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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
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DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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9/04/2011 - 16.38
SARDEGNA,
MORTI SUL LAVORO: CINQUE CONDANNE PER MORTI RAFFINERIA SARAS
(IRIS) - ROMA, 19
APR - “Le richieste di condanna per le tre morti alla Saras, nel 2009,
arrivano beffardamente a pochi giorni dalla nuova morte di un operaio,
anche questa volta dipendente di una ditta esterna”.
Federico Gandolfi, responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti,
commenta con queste parole la decisione del pm, Emanuele Secci, di
condannare a tot anni di reclusione i cinque imputati al processo per la
morte di tre operai nella raffineria di Sarroch, il 26 maggio del 2009.
Due anni e 8 mesi per Dario Scafardi, direttore della raffineria, e per
Antioco Mario Gregu, direttore delle operazioni industriali.
Due anni e 4 mesi, invece, per Guido Grosso, responsabile dello
stabilimento e due anni e 2 mesi per Antonello Atzori, responsabile
dell'area dove morirono i tre operai. Un anno per il legale
rappresentante della Comesa, Francesco Ledda, la ditta di cui erano
dipendenti le vittime. Prevista una multa di 800 mila euro per la Saras.
“Finalmente in base alla nuova legge sulla responsabilità amministrativa
– ha aggiunto l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –
anche i vertici delle imprese coinvolte sono stati chiamati in causa,
con capi d'imputazione e richieste di condanna pesanti, a rispondere
delle morti in fabbrica. È giusto che finalmente paghino se, come
ipotizzato, la sicurezza sul lavoro non fosse stata la priorità
assoluta. Speriamo ora che giustizia sia fatta nel più breve tempo
possibile e che il processo, come i risarcimenti, riesca a salvarsi da
qualche ennesima invenzione legislativa della maggioranza di governo”.
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MILANO DEBOLE,
MAGLIA NERA LIGRESTI (-3%) - E GROUPAMA FA SAPERE A NAGEL CHE MEDIOBANCA
VUOL DIRE 205 MLN € DI MINUSVALENZE - EUROZONA: INFLAZIONE SALE AL 2,7%
- IL BERLUSCONE ROTELLI STRONCA I SOGNI DI “CORRIERE” DELLO SCARPARO:
“NON VENDIAMO, ANZI INCREMENTIAMO” - FIAT DRAMA: -20% VENDITE EUROPA,
(MA SARà SPONSOR DELLA NAZIONALE) - LA FIOM PORTA L’ACCORDO MIRAFIORI IN
TRIBUNALE - LE COOP TRATTANO PER UNA COORDATA PARMALAT - BANKITALIA:
MODESTA ACCELERAZIONE ATTIVITà PRODUTTIVE - GRECIA NEL BARATRO DELLO
SPREAD, “NESSUNA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO”…
1 - BORSA, LA
GIORNATA: MACRO DA USA-CINA, GRECIA TIRA GIÙ BANCARI...
Milano, 15 apr. (LaPresse) - Chiusura debole per Piazza
Affari, con l'indice Ftse Mib che perde lo 0,06% a 21.821,26 punti e il
Ftse All-Share che cede lo 0,04% a 22.545,97 punti. Oggi si incrociano
dati macro da oriente e occidente. Secondo l'istituto nazionale di
statistica della Cina, l'economia nazionale è cresciuta del 9,7% nei
primi tre mesi del 2011. Negli Stati Uniti la produzione industriale è
balzata dello 0,8% a marzo e l'inflazione è cresciuta nello stesso mese
dello 0,5%, e del 2,7% su base annua. Ma in Grecia, lo spread con i bund
tedeschi ha superato i mille punti base, mettendo paura agli istituti di
credito.
In questo
contesto, chiudono sopra la parità le principali Borse europee. L'indice
Ftse 100 di Londra guadagna lo 0,54% a 5.996,01 punti, il Cac 40 di
Parigi mostra un lieve rialzo dello 0,l% a 3.974,48 punti e il Dax di
Francoforte sale dello 0,44% a 7.178,29 punti. Milano non ce la fa e
rimane negativa per le difficoltà del settore bancario del Mib. Guida i
ribassi del comparto Popolare Milano, cui secondo quanto riportato dalla
stampa, Bankitalia avrebbe chiesto la cancellazione del dividendo e un
aumento di capitale intorno ai 600 milioni di euro. Piazza Meda crolla
del 2,36% a 2,648 euro. Scendono anche Banco Popolare (-1,06%), Banca
Montepaschi (-1,19%), Intesa Sanpaolo (-1,73%), Ubi Banca (-1,08%) e
Unicredit (-0,29%).
La maglia nera del
paniere principale è Fondiaria-Sai, con un ribasso del 3,05% a 6,35
euro. Volano invece Prysmian, tonica con un 2,9% di rialzo a 15,78 euro,
e Fiat Industrial, che balza del 3,19% a 10,02 euro. Oggi dal consiglio
di amministrazione di Granlatte è arrivato il via libera per proseguire
nell'operazione per il controllo di Parmalat. Il cda ha dato mandato al
presidente di Granarolo, Giampiero Calzolari, di proseguire la
trattativa con le banche per una cordata concorrente ai francesi di
Lactalis. Granlatte è azionista di controllo di Granarolo con l'80%. Il
gruppo di Collecchio cede lo 0,61% a 2,284 euro.
Tra gli altri
titoli, guadagnano Exor (+1,92%), Azimut (+1,04%) Enel Green Power
(+1,1%), Finmeccanica (+0,17%), Enel (+0,87%) e Pirelli (+0,62%).
Perdono Eni (-0,29%), Generali (-0,51%), Mediobanca (-0,97%), Saipem
(-0,32%) e Impregilo (-1,32%). Fuori dal Mib, la Roma attende in Borsa
con ottimismo la firma che, probabilmente stasera, chiuderà la partita
per nuova la proprietà del club all'americano Thomas DiBenedetto. Il
titolo guadagna lo 0,52% a 1,166 euro.
2 - ORO: BALZA
ANCORA E FISSA NUOVO RECORD A 1.483 DOLLARI L'ONCIA...
Radiocor - Nuovo record per l'oro che, nel pomeriggio,
ha rotto quota 1.480 dollari arrampicandosi fino a 1483,38 dollari
l'oncia. Gli esperti spiegano il rally con la crisi dei debiti sovrani
europei e le preoccupazioni sull'inflazione, che sta lievitando oltre le
attese in Cina e negli Stati Uniti.
3 - E17: +2,7%
INFLAZIONE ANNUA IN MARZO, IN NETTO RIALZO...
Radiocor - Nel mese di marzo l'inflazione annuale
nell'area euro e' salita al 2,7%, in forte crescita dal 2,4% di
febbraio. Un anno prima il tasso era all'1, 6%. L'inflazione mensile e'
stata pari all'1,4% nel marzo 2011. L'inflazione annuale nell'intera Ue
e' stata del 3,1% a marzo, contro il 2,9% di febbraio. Un anno prima il
tasso era al 2,0%. L'inflazione mensile in marzo e' stata dell'1,1%. Le
cifre provengono da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea.
4 - RCS: ROTELLI,
RIBADISCO INTERESSE A INCREMENTARE QUOTA...
Radiocor - Giuseppe Rotelli, azionista di Rcs
Mediagroup con circa l'11% del capitale, ribadisce il suo interesse 'ad
incrementare la sua quota, avendo scelto da tempo di diversificare
nell'editoria'. E' quanto comunica l'imprenditore della sanita' in una
nota in cui smentisce categoricamente quanto affermato in un articolo di
un settimanale in merito all'ipotesi di vendita della sua partecipazione
in Rcs Mediagroup.
5 - FIAT: IHS
STIMA -20% VENDITE EUROPA MARZO CON QUOTA AL 6,7%...
Radiocor - Marzo si chiude con una decisa frenata delle
immatricolazioni del gruppo Fiat in Europa occidentale
(Ue15+Norvegia+Svezia). Secondo le stime anticipate a 'Radiocor' da
Pierluigi Bellini, associate director di Ihs Global Insight, le vendite
del costruttore nell'area sono infatti attese in calo del 20,5% rispetto
ad un anno prima a quasi 103.200 unita' con una quota pari al 6,7% (da
8%) su un mercato previsto giu' del 5,1% a oltre 1,53 milioni. Nel primo
trimestre il gruppo Fiat avrebbe segnato -19,3% a circa 255.170 con una
quota del 7,3% (da 8,8%) su un mercato atteso in ribasso del 2,4% a piu'
di 3,51 milioni.
6 - FIAT: EX
BERTONE, CISL-UIL,URGE INCONTRO...
(ANSA) - Un incontro ''urgente'' con l'amministratore
delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per trovare una soluzione
definitiva sullo stabilimento ex Bertone e garantire l'investimento (500
milioni di euro) e l'occupazione (1.100 posti di lavoro). Lo hanno
chiesto i segretari generali di Cisl, Uil e Ugl, Raffaele Bonanni, Luigi
Angeletti e Giovanni Centrella.
7 - FIAT:
LANDINI,RICORSO MAGISTRATURA SU POMIGLIANO E MIRAFIORI...
(ANSA) - ''La Fiom fara' ricorso alla magistratura di
Torino per rendere nulli gli effetti dell'accordo Fiat per gli
stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori''. A confermarlo e' stato questa
mattina il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che e'
intervenuto ad un'assemblea convocata in fabbrica a Pomigliano d'Arco
(Napoli) dal sindacato con i lavoratori, in occasione dell'ultimo dei
due giorni di ripresa produttiva al Giambattista Vico.
8 - LA FIAT SARÀ
SPONSOR PRINCIPALE DELLA NAZIONALE...
Da "la Repubblica" - La Nazionale di Prandelli,
risalita nella top ten mondiale, presto viaggerà in Fiat. La Fiat sarà
"main sponsor", e andrà ad aggiungersi agli altri due marchi (Tim e
Kompass), che confermeranno la loro sponsorizzazione. Un segnale di
svolta per la Figc: avere come sponsor principale la Fiat significa
rilanciare il marchio del Made in Italy, nel momento in cui la Casa
torinese sta riprendendo quota in tutto il mondo e ha grandi interessi
anche in Brasile, dove nel 2014 si disputeranno i Mondiali.
La Nazionale di
Prandelli sta riportando entusiasmo: entro fine mese, la Figc dovrebbe
concludere anche il contratto tv con la Rai (circa 125 mln per 4 anni).
E´ saltata invece la tournée di fine campionato in Usa. Il 7 giugno
l´Italia giocherà un´amichevole in Europa (Grecia o Irlanda). La sfida
del 10 giugno con la Spagna campione del mondo invece si terrà in
Italia. Al Sud: Palermo, Napoli o Bari. (f.bi.)
9 - PARMALAT:
GRANLATTE, DA CDA MANDATO A PRESIDENTE PER TRATTARE...
Radiocor - Le cooperative fanno un altro passo in
avanti verso la cordata italiana per Parmalat. Questa mattina, secondo
quanto risulta a Radiocor, un c da di Granlatte, azionista all'80% di
Granarolo, ha dato mandato al presidente, Gianpiero Calzolari, per
proseguire le trattative su Parmalat. Il gruppo alimentare legato al
mondo Coop continuera' quindi a lavorare insieme alle banche, Intesa
Sanpaolo, UniCredit, Mediobanca e Bnl per trovare una soluzione
italiana, alternativa ai francesi di Lactalis.
10 - GRECIA:
JUNCKER, INFONDATE VOCI SU RISTRUTTURAZIONE DEBITO...
Radiocor - 'Tutte le voci di mercato su una possibile
ristrutturazione del debito greco sono totalmente infondate. Non e'
neanche un'opzione'. Lo ha detto Jean-Claude Juncker, presidente
dell'Eurogruppo all'ingresso nell'edificio dell'Fmi dove si svolge oggi
la riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G20. 'I
mercati sbagliano - ha continuato - se pensano che i programmi di
sostegno non siano abbastanza solidi. I fondamentali dell'eurozona sono
buoni: c'e' meno deficit e meno debito e, quindi, i mercati stanno
sbagliando'. Secondo Juncker, 'ci sono alcuni paesi che hanno
difficolta', non si tratta di speculazione contro l'eurozona. Ci sono
dei problemi a livello di debito per Grecia, Portogallo e Irlanda. La
situazione di Spagna e Italia e' molto diversa e non confrontabile'.
11 - GRECIA:
RECORD SPREAD,SFONDA 1.000 PUNTI...
(ANSA) - Impennata dello spread dei titoli di Stato
ellenici rispetto al bund tedesco che ha raggiunto il nuovo record a
1.038 punti, il livello piu' alto dall'introduzione dell'euro.
Contemporaneamente tocca un nuovo massimo storico il rischio default
della Grecia percepito dagli investitori. I credit default swaps (cds)
sono schizzati a 1.147 punti, indicando che c'e' un 63% di probabilita'
che il Paese fallisca entro i prossimi cinque anni.
12 - PORTOGALLO
RESTITUISCE 4,2 MLD, ALL'8,9% TASSO BOND A 10 ANNI...
(LaPresse/AP) - Il Portogallo ha restituito 4,2
miliardi di dollari di bond, evitando il rischio default in attesa del
prestito internazionale. Lo ha comunicato un funzionario del ministero
delle Finanze di Lisbona. Le autorità portoghesi hanno ammesso di non
avere abbastanza soldi in cassa per affrontare la scadenza di giugno, in
cui dovranno restituire 7 miliardi di debito. I partner europei del
Portogallo e il Fondo monetario internazionale stanno discutendo con il
governo per un prestito che potrebbe raggiungere gli 80 miliardi di
euro, negoziati che potrebbero durare settimane. Il Paese sta
affrontando costi sul debito insostenibili, con il rendimento dei suoi
bond a 10 anni salito oggi all'8,9%.
13 - BANKITALIA:
MODESTA ACCELERAZIONE ATTIVITA' PRODUTTIVA NEL I TRIMESTRE...
Radiocor - Per il primo trimestre di quest'anno 'si
prefigura una modesta accelerazione dell'attivita' produttiva'. Lo
rileva Bankitalia, secondo cui restano improntati alla prudenza i
comportamenti di spesa delle famiglie, influenzati dalle condizioni del
mercato del lavoro e dall'andamento del reddito disponibile, nel 2010
ancora diminuito in termini reali. Inoltre, per Via Nazionale, 'livelli
produttivi distanti da quelli precedenti l'avvio della recessione e
un'incidenza ancora elevata degli occupati in Cassa integrazione
ostacolano il ritorno alla crescita dell'occupazione'.
Il rialzo
dell'inflazione, annota Bankitalia, 'riflette soprattutto il rincaro dei
beni energetici e alimentari, gravando maggiormente sul potere
d'acquisto delle famiglie meno abbienti, per le quali essi rappresentano
oltre il 40% dei consumi.
14 - MEDIOBANCA:
GROUPAMA, 205 MLN MINUSVALENZA LATENTE QUOTA NEL 2010...
Radiocor - Ammonta a 205 milioni la minusvalenza
latente di Groupama sulla quota detenuta in Mediobanca a fine 2010. Come
emerge dal rapporto annual e della compagnia assicurativa, consultato da
Radiocor, il costo di acquisizione al netto degli accantonamenti del
4,93% detenuto in Mediobanca e' di 493 milioni contro un 'fair value' al
31 dicembre 2010 di 288 milioni, con uno squilibrio di 205 milioni.
Da inizio 2011
comunque il titolo Mediobanca ha guadagnato il 15,6% rispetto all'ultima
quotazione del 2010. Nel 2009 la minusvalenza latente era peraltro
inferiore a quella del 2010, situandosi di 143 milioni. Le principali
partecipazioni non consolidate detenute da Groupama sono in Bollore'
(4,31% per un valore di 130 milioni e una plusvalenza di 42 milioni),
Societe' Generale (4,22% per un valore di 1,75 miliardi e una
minusvalenza di 453 milioni), in Lagardere (1,97% del valore di 97
milioni), in Veolia Environnement (5,63%, per un valore di 788 milioni),
in Saint Gobain (1,91%) e in Eiffage (6,71%). All'estero, oltre a
Mediobanca, c'e' la quota dell'8,28% di Otp Bank (per un valore di 629
milioni, con una minusvalenza latente di 164 milioni).
Complessivamente
le quote in societa' francesi sono in bilancio per 3,4 miliardi contro
un fair value di 2,76 miliardi. Nel 2010 l'a.d Jean Azema ha percepito
emolumenti per 1,54 milioni contro 1,31 milioni nel 2009. Sul fronte
Premafin-Fondiaria, il bilancio 2010 di Groupama si limita a riportare
l'accordo siglato nello scorso autunno con la famiglia Ligresti per
l'entrata in Premafin con il 17%, intesa poi 'decaduta' per l'obbligo di
doppia Opa indicato da Consob. La scorsa settimana il gruppo
assicurativo francese ha peraltro reso noto di avere chiesto all'Isvap
l'autorizzazione per superare la soglia del 10% di Fondiaria Sai 'al
fine di preservare tutta la flessibilita'', precisando di 'non avere
intenzioni ostili' e che 'non c'e' alcuna certezza che procedera'
all'acquisto dei titoli'.
15 - IRLANDA:
UE-BCE-FMI, BUONI PROGRESSI, NUOVO GOVERNO E' DETERMINATO...
Radiocor - L'attuazione del programma economico per
uscire dalla crisi e' 'determinata' e il nuovo governo con le misure di
ricapitalizzazione e di riforma delle banche e l'impegno a raggiungere
un deficit/pil al 3% nel 2015 (quest'anno sara' al 10,5%) permette al
paese di 'compiere buoni progressi verso il superamento della peggiore
crisi economica della sua storia'. E' questo il giudizio di Commissione
Ue, Bce e Fmi.
16 - IMPRESE:
PROFUMO, POLITICA INDUSTRIALE NON SI FA CON ASSETTI PROPRIETARI...
(Adnkronos) - Il Paese ha bisogno di una politica
industriale ma per sviluppare una politica industriale non sono
necessari gli assetti proprietari. E' l'opinione di Alessandro Profumo,
ex a.d. di Unicredit, intervenuto sul tema questo pomeriggio nel corso
di un incontro con i giovani organizzato in Confindustria da Isict
(Istituto superiore di studi in tecnologie dell'informazione e della
comunicazione). 'Un po' di politica industriale non guasta - ha detto
Profumo - ma non credo che la politica industriale si faccia con gli
assetti proprietari'.
17 - BP, AZIONISTI
RUSSI TNK-BP RIVENDICANO RUOLO IN ACCORDO CON ROSNEFT...
(LaPresse/AP) - Gli azionisti russi della Tnk-Bp hanno
proposto oggi che l'accordo della Bp con la società petrolifera russa
Rosneft, che prevede la ricerca di petrolio sotto l'Oceano Artico, sia
implementato attraverso la stessa joint venture russo-britannica. La Bp
sta cercando di concludere un accordo con la Rosneft, ma gli azionisti
russi della joint venture Tnk-Bp, riuniti nel consorzio Aar, sono
riusciti a bloccarlo sostenendo che violasse un altro accordo secondo il
quale tutte le attività della Bp in Russia possono essere svolte
esclusivamente con la Tnk-Bp.
Ieri la società
britannica e il gigante russo hanno deciso di prorogare il termine per
l'accordo di concambio per un altro mese, sperando di risolvere
l'impasse. Oggi il direttore generale dell'Aar Stan Polovets ha detto
che il consorzio propone che l'accordo vada avanti, ma tramite la
Tnk-Bp. 15-04-2011]
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PISTOLINE FUMANTI
(D’URANIO) - AL POLIGONO INTERFORZE DI QUIRRA, IN SARDEGNA, ESERCITI E
AZIENDE DI MEZZO MONDO, INCLUSE QUELLE ITALIANE, HANNO SPERIMENTATO ARMI
E MATERIALI SEGRETI - FATTI ESPLODERE GIGANTESCHI CUMULI DI ARMI E
MUNIZIONI (DA SMALTIRE), COMPRESO QUELLE ALL’URANIO IMPOVERITO - NEI
PRESSI DELLA BASE MOLTISSIMI PASTORI COLPITI DA TUMORE
Riccardo Bocca per
"l'Espresso"
Mauro Artizzu non
sospetta niente. È a Cagliari, in casa, e il 3 marzo scorso si sta
confidando con la sua ragazza e un amico. Sapesse che c'è un
registratore, nascosto nella stanza, tacerebbe subito. Invece ignora
l'interesse che gli investigatori hanno per i suoi ricordi, e racconta
ciò che ha visto e fatto nel 1997, quand'era militare di leva al Pisq:
il Poligono sperimentale interforze Salto di Quirra. Dodicimila ettari
di meraviglia naturale sulla costa sudorientale della Sardegna,
convertiti nel 1956 in area per operazioni off limits. Un territorio
dove nei decenni eserciti e aziende di mezzo mondo, incluse quelle
italiane, hanno sperimentato armi e materiali segreti.
Ma dietro i
cancelli del poligono, sarebbe successo anche altro: ed è appunto questo
il retroscena che Artizzu, classe 1978, riferisce agli amici: "Ho fatto
un giuramento per non dire niente!", frena all'inizio. Ma poi prevale la
rabbia, la voglia di condividere quei pensieri. E ricostruisce quella
che, a suo dire, era un'abitudine consolidata al poligono di Quirra:
brillare giganteschi cumuli di armi e munizioni, con esplosioni avvolte
dal silenzio dei militari.
"Lì hanno brillato
tutte le armi di tutto, non solo della Sardegna: di tutta l'Italia",
dice Artizzu. "Venivano da Milano, da ogni parte arrivavano i
camion...". Entravano nella base e, a circa un chilometro e mezzo dagli
uffici di Perdasdefogu, raggiungevano una buca profonda 80 metri: "un
vulcano", lo definisce Artizzu, in cui scendevano mezzi articolati
carichi di munizioni e armi. Dopodiché i militari piazzavano più
cariche, certe volte senza neppure togliere i proiettili dai rimorchi, e
procedevano con le esplosioni. Che avevano esiti indimenticabili, almeno
per questo ex militare di leva: "Il posto intorno diventava bianco",
dice Artizzu, "che ne so, nel mese di maggio, come se avesse nevicato!".
All'improvviso,
continua, il terreno si copriva di una strana sostanza: "Ce l'hai
presente un pezzo di gommapiuma? Però era pesante". E i militari "la
raccoglievano... sì, la mettevano nei barili e la sotterravamo". Perché
era tanta, tantissima, quella materia. Così parte dei fusti venivano
trasferiti altrove, a bordo di camion, mentre la "gommapiuma" in eccesso
finiva dentro contenitori seppelliti sotto al poligono: proprio dove
passavano i pastori, che avevano terreni in concessione nella zona
militare. Calpestavano quegli spazi con il bestiame, e le mucche
"morivano perché mangiavano quell'erba...".
Non ha dubbi,
Mauro Artizzu: "L'esercito nasconde tutto!". E parlando con gli amici,
sottolinea la ragione di tanta prudenza: il problema, "quello che frega"
insomma, è "quando brillavano nell'aria", dice. Perché la sostanza
sprigionata da quelle esplosioni, bianca e pesante, ricadeva sui paesi
vicini: "Se era il vento che andava a Jerzu, se la prendeva Jerzu, se
soffiava verso Villaputzu se la prendeva Villaputzu...". Così, quando
"la settimana successiva pioveva", il manto bianco era assorbito dalla
terra e "inquinava le falde acquifere".
Uno scenario che
pone mille domande. Le stesse che muovono il 2 aprile Domenico
Fiordalisi, capo della Procura di Lanusei, provincia dell'Ogliastra, il
quale scrive alla Procura generale cagliaritana citando proprio, tra le
testimonianze raccolte, quella sulle "gigantesche esplosioni a
Perdasdefogu che avevano provocato nubi tossiche e disperso particelle
altamente nocive". La premessa da cui parte per ipotizzare reati che
vanno dall'omicidio plurimo di pastori all'omissione di atti d'ufficio
"per ragioni di giustizia e sanità"; dall'omissione dei controlli nel
demanio militare, all'omissione di provvedimenti amministrativi e
sanitari.
Fino al capitolo
più delicato e importante: il sospetto, sul quale Fiordalisi indaga da
mesi, di "introduzione nello Stato, detenzione e porto illegale in
Ogliastra di armi da guerra all'uranio impoverito". Che si lega, in un
crescendo inquietante, all'ipotesi del disastro ambientale per
"dispersione di materiali all'uranio impoverito e materiali
radioattivi": sparsi in parte "da vari missili", e in parte dal brillare
al Pisq "tutte le munizioni e bombe obsolete d'Italia, senza cautele per
l'ambiente e la salute umana e animale".
Parole pesanti e
sconcertanti assieme. Accuse che, in questa fase, agitano il ministero
della Difesa. Anche perché Fiordalisi, nelle carte ufficiali, parla di
lunghi anni marchiati da una "totale e generalizzata inerzia", con
omissioni sia dei comandanti dei carabinieri, che al poligono avevano
compiti di polizia giudiziaria e controllo territoriale, sia dei
"generali dell'aeronautica che hanno comandato".
Non basta, che il
10 marzo il generale Sanzio Bonotto, attuale comandante del poligono,
assicuri alla squadra mobile di Nuoro che "non sono mai state effettuate
operazioni di distruzioni di munizioni e armi che, trasportate a bordo
di camion, venivano sotterrate e fatte brillare". A contraddirlo, lo
stesso giorno, è il tenente colonnello Antonino Bertino, il quale invece
ricorda quelle esplosioni: "L'attività", spiega, "consisteva nell'arrivo
di camion e Tir pieni di munizionamento e bombe di aereo, suppongo
radiate dal servizio e forse risalenti al periodo della Seconda guerra
mondiale". Si scavavano "fornelli abbastanza capienti", si infilava
all'interno il materiale da brillare, e "successivamente (i cumuli)
venivano fatti esplodere...".
Una volta,
racconta l'ufficiale, fu sbagliata la quantità di esplosivo e andarono a
pezzi i vetri del paese di Perdasdefogu. Ma anche quanto tutto filava
liscio, il risultato era impressionante: "Le esplosioni producevano
fiamme e una colonna di fumo visibile da diversi chilometri", dice
Bertino, tant'è che si fissava un'ampia zona di rispetto per "il
quantitativo molto elevato di esplosivo da distruggere". E per chiarire
ancor meglio il contesto globale, e l'approccio militare a simili
operazioni, Bertino aggiunge che "tutte le attività del poligono sono,
ed erano, programmate e regolarmente autorizzate dallo Stato maggiore
della Difesa".
Da qui, derivano
l'amarezza e la paura di chi abita a Quirra, Perdasdefogu, Escalaplano:
tutti centri prossimi al poligono. "Vogliamo la verità, qualunque essa
sia, sulle attività nel poligono", insiste dal 1997 Valentina Cao,
portavoce del comitato Gettiamo le basi. Ed è una strada in salita, la
sua: soprattutto quando afferma che "la dispersione di uranio
impoverito, e altre sostanze tossico-radioattive, ha ucciso decine di
persone e un numero incalcolabile di bestie".
Non è abbastanza,
per le autorità italiane, che l'indagine affidata dal procuratore
Fiordalisi a Maria Antonietta Gatti, responsabile del laboratorio dei
biomateriali all'università di Modena, abbia certificato il 22 marzo
"evidenze di profonda interazione tra le polveri generate dalle
combustioni delle attività del poligono e la salute di uomini e
animali". Non può bastare, alle autorità, che Gettiamo le basi abbia
censito, con l'aiuto di medici ed esperti, almeno "27 militari e 43
civili morti o colpiti da tumori e leucemie varie, riconducibili in
qualche misura al Pisq".
E neppure è
sufficiente, che l'indagine di Fiordalisi sia partita dai dati shock di
Giorgio Melis e Sandro Lorrai, veterinari alle Asl di Lanusei e
Cagliari: anche se "nella loro relazione finale", spiegano fonti di
polizia, "si illustra che entro 2,7 chilometri dalla base di capo San
Lorenzo a Quirra, circa il 60, 65 per cento dei pastori è stato colpito
da tumori, mentre tra gli animali sono emerse frequenti malformazioni".
Elementi al centro
di infinite polemiche, nella provincia dell'Ogliastra. Certo, dicono i
residenti, "lo Stato ha svolto vari monitoraggi, anche molto costosi e
con risultati tranquillizzanti: ma nessuno garantisce certezze
assolute". Al contrario, nell'ultimo periodo il giallo di Quirra si è
fatto più cupo: "Di recente", ricordano a Gettiamo le basi, "il
quotidiano "La nuova Sardegna" ha pubblicato le rivelazioni del capitano
Giancarlo Carrusci, operativo al poligono di Quirra dal 1977 al 1992".
E dalle sue sette
agende, consegnate agli inquirenti, risulta che nel 1988, durante
un'esercitazione dell'Aeronautica della Repubblica federale tedesca, "un
Tornado ha lanciato un missile Kormoran Due (a sentire il capitano) con
uranio impoverito, il quale ha colpito un rimorchiatore ancorato in mare
come bersaglio".
Circostanze, ha
scritto il 17 marzo Fiordalisi ai capi di Stato maggiore della Difesa e
dell'Aeronautica, che stridono con "le plurime dichiarazioni ufficiali
fatte, nel corso degli anni, da autorevoli organi istituzionali
italiani", i quali hanno sempre garantito "l'assenza di alcuna notizia e
autorizzazione" all'uso "di armi all'uranio impoverito in tutte le basi
militari della Sardegna", e in particolare "in quella del poligono di
Quirra". Ma non è questo il punto, ormai. Il dettaglio spiazzante,
piuttosto, è che l'11 marzo il capitano Carrusci dichiara alla polizia
che fino al 1992 quella da lui descritta "è stata l'unica occasione che
conosco in cui è stato usato l'uranio impoverito".
E sarà certamente
vero, ma dalle ultime verifiche della Procura, esce la notizia che
l'Aeronautica tedesca, d'accordo con i militari italiani, dopo aver
sparato nel poligono un missile Kormoran Due il 30 novembre 1988, ne ha
lanciato un altro (ancora non si sa se all'uranio impoverito) il 23
ottobre 1989, che ha mancato il bersaglio "ed è finito sui fondali di
fronte al poligono".
Così parte il
nuovo fronte dei riscontri investigativi: analizzando i filmati che
riguardano i Kormoran. "Nel frattempo", informa un militare del Pisq,
"l'attività del poligono è stata spesso interrotta dai sopralluoghi dei
magistrati e del Corpo Forestale, che hanno sequestrato aree a terra e a
mare con missili, proiettili e materiali radioattivi (vedi box
accanto)". Mentre ulteriori novità, a breve, potrebbero arrivare anche
dalle 18 salme di pastori che il procuratore riesumerà, il 20 aprile,
per sottoporle al professor Marco Grandi, direttore della Scuola di
specializzazione in medicina legale dell'Università di Milano.
"Cruciale", dice
Valentina Cao, "è che in questa brutta storia i riscontri avvengano
senza pressioni su testimoni e tecnici". Che dovrebbe essere scontato,
come concetto: e invece non lo è affatto. Almeno a giudicare dall'sms
che un sottufficiale della base di Teulada (anch'essa sotto accusa, in
Sardegna, per il presunto nesso tra attività svolte e insorgere di
tumori ) ha inviato il 5 aprile a un investigatore: "Oggi", scrive,
"all'alzabandiera il comandante della caserma (...) ha comunicato che è
pervenuto un dispaccio dal Comando delle forze di difesa (a) Verona,
(con) il divieto assoluto di parlare di uranio impoverito. Soprattutto
con i giornalisti. Siamo alle minacce e ostacolo alla giustizia".
Fino a quando, si chiedono i cittadini sardi, sarà questa la posizione
dei militari?
ha collaborato Paolo Orofino
A febbraio, i
quotidiani hanno pubblicato la notizia che gli investigatori avrebbero
sequestrato nel poligono interforze Salto di Quirra cinque casse
"altamente radioattive". Il dettaglio, importante, è stato smentito in
Parlamento dal sottosegretario alla Ricerca Guido Viceconte, il quale ha
spiegato che quelle casse "contengono componenti elettronici che
equipaggiano i radar in servizio presso il poligono, e non già materiali
altamente radioattivi".
Chi ha ragione? La
risposta arriva dagli stessi investigatori che hanno partecipato ai
sopralluoghi. I quali dichiarano, coperti da anonimato: "Nelle cinque
casse, peraltro contenute in magazzini senza alcun segnale di pericolo,
e abbinate a documenti che non coincidono né per quantità né per qualità
con il contenuto, c'erano valvole radioattive di radar". Non solo: "Da
ulteriori dieci casse", dicono gli investigatori, "sono usciti
altrettanti metal detector, che avrebbero dovuto già essere smaltiti".
Per un semplice motivo: "anch'essi sono risultati radioattivi...".
15-04-2011]
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L’azionista
“zittito” da Confalonieri: “Mediaset fa politica e noi perdiamo soldi”
MILANO – L’azionista
Marco Bava che parla dei processi avviati a Milano sulla compravendita
dei diritti tv di
Mediaset e
il presidente Fedele Confalonieri che gli toglie la parola facendo
spegnere il microfono. Il battibecco, andato in scena all’assemblea
dei soci
Mediaset, ha avuto come
protagonista il piccolo azionista di Mediaset che all’udienza
preliminare di
Mediatrade aveva chiesto – senza
ottenerlo – di costituirsi parte civile per essere risarcito della
mancata valorizzazione del suo pacchetto azionario.
Bava ha
volutamente indossato i panni del disturbatore (”lo conosciamo, lo fa di
mestiere”, e’ stato il commento di Confalonieri sul suo conto) e con un
lungo intervento ha fatto il punto sulle presunte condotte illecite
contestate ai vertici di Mediaset dalla procura di Milano, con
particolare riferimento alla vicenda Mediatrade, che vede tra gli altri
indagati i vertici del gruppo, Fedele Confalonieri e Pier
Silvio Berlusconi. Un fiume in
piena arginato soltanto dall’intervento di Confalonieri, che dopo una
decina di minuti di critiche e attacchi anche nei suoi confronti ha
stabilito di staccare il microfono a Bava impedendogli cosi’ di
proseguire nel suo intervento. Infine, la decisione di fissare in 10
minuti il limite massimo dei successivi interventi.
Intervistato
dal Riformista Bava spiega che ha intenzione di querelare Mediaset per
falso in bilancio. “Non è stato contestato questo perchè nessuno ha
presentato querela. Il falso in bilancio è un reato perseguibile solo su
querela. La cosa importante è che i manager di Mediaset hanno
raddoppiato le fatture. Confalonieri mi ha risposto che è stato
presentato un rapporto da una società di certificazione che dimostra il
contrario. Non mi ha voluto dire il nome di questa società”.
C’è poi la
questione Confalonieri-Pier Silvio Berlusconi: “Ogni volta che noi
chiedevamo che ci rispondesse Pier Silvio Berlusconi, Confalonieri non
gli ha mai dato la parola, come a voler dire “tu stai zitto”". Quello
che penso è che Pier Silvio ha cariche operative ma non ha la
possibilità di portare avanti le sue iniziative innovative”.
21 aprile 2011 |
12:27
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1- ZORRO ZINGALES
UCCELLA SUPERPASSERA CHE SVOLAZZA SUL "CONFLITTO DI INTERESSI" - SECONDO
L’ECONOMISTA DI CHICAGO, IL PIANO ALITALIA DI BANCAINTESA IN AMERICA
SAREBBE STATA CONDANNATO PERCHÉ “UN CONSULENTE DEL VENDITORE NON PUÒ
ASSUMERE AL TEMPO STESSO ANCHE IL RUOLO DI COMPRATORE”. ZORRO Z.
TRAFIGGE ANCORA: "IL CONFLITTO DI INTERESSI DI PASSERA STA PER RIPETERSI
ANCHE NEL PIANO PARMALAT" - 2- I DUE MORATTI TERRORIZZATI PER LA
SENTENZA CHE HA CONDANNATO I VERTICI DELLA THYSSEN TEDESCA. UN
PRECEDENTE ECCEZIONALE CHE PUÒ RIMBALZARE SUI LORO IMPIANTI IN SARDEGNA
DOVE IL 12 APRILE SCORSO È MORTO INTOSSICATO UN OPERAIO SARAS - 3-
POSSIBILE CHE "FURBIZIO" BASILE FOSSE IGNARO DEL “BUCO” FINANZIARIO
DELL’ATAC E DEL CONTESTO ALEMANNIANO NEL QUALE ANDAVA A CACCIARSI? IN
ARRIVO SEMBRA ESSERE ANTONIO CASSANO (L’ATTUALE DIRETTORE FINANZA
DELL’AZIENDA TRANVIARIA) - 4- BERNABÉ FA PER TRE: CADE LA STELLA DI
OSCAR CICCHETTI, SALE L’ASTRO LUCA ROSSETTO -
1- ZORRO ZINGALES
UCCELLA SUPERPASSERA
Non aveva l'aria molto allegra Corradino Passera quando ieri alle 16 è
entrato nella sala congressi di IntesaSanPaolo a Torino.
Forse era stanco
per il roadshow che nei giorni scorsi lo ha portato da New York a Londra
per spiegare agli analisti e a pochi intimi dell'informazione le ragioni
dell'aumento di capitale che il suo Istituto ha fatto per affrontare
nuove avventure, oppure si aspettava una folla pari a quella che a metà
settimana ha accolto Mario Draghi al teatro Carignano per la lectio
magistralis della "Biennale Democrazia".
Eppure gli
organizzatori gli avevano riservato un intervento conclusivo come
sponsor principale dell'evento che ha avuto uno straordinario successo
di pubblico; probabilmente l'aria infastidita del banchiere comasco era
da attribuire al feroce attacco condotto da Luigi Zingales sul "Sole 24
Ore", il 48 enne economista-ragazzino di origini padovane che insegna
all'università di Chicago, ma ha sempre gli occhi puntati sull'Italia.
In un articolo
confinato astutamente dal giornale di Confindustria nella parte bassa di
una pagina interna, il barbuto Zingales questa volta ha preso di petto
la banca di Abramo-Bazoli e di Corradino Passera, mettendo a confronto
il modello americano con il sistema italiano.
Con una manciata
di righe al vetriolo ha beffeggiato le operazioni condotte da Intesa per
salvare l'Alitalia con la cordata dei patrioti italiani e in maniera
puntigliosa ha ricordato le anomalie del "Piano Fenice" che Corradino
mise in piedi con l'aiuto del governo, un'operazione che a suo dire in
America sarebbe stata condannata perché "un consulente del venditore non
può assumere al tempo stesso anche il ruolo di compratore".
Secondo Zingales
il conflitto di interessi sta per ripetersi anche nel Piano Parmalat
dove in nome dell'italianità si stravolgono le regole e sarà concesso a
IntesaSanPaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior
offerente.
La conclusione del
professore bocconiano, che si diverte a ficcare chiodi nella testa del
Cavaliere, di Geronzi e di Franchino Bernabè, ha un tono beffardo:
"dobbiamo riconoscere a Bazoli e Passera un brillante acume
imprenditoriale", perché invece di operare nella patria del capitalismo
spietato dove le banche perseguono il profitto alla vecchia maniera e
spesso finiscono per perdere soldi, IntesaSanPaolo si mette al servizio
di un Paese dove il capitalismo è temperato e riesce a ottenere leggi e
favori che consentono profitti sicuri ("è un modello brillante. Per la
banca, soprattutto").
La risposta di
Corradino è arrivata a stretto giro dalla sala congressi di piazza San
Carlo, ed è stata una replica piccata che ha negato qualsiasi conflitto
di interessi nella vicenda Alitalia dove - ha detto l'ex-McKinsey -
"siamo stati chiamati a dare un giudizio e ci hanno chiesto se si poteva
trovare 1 miliardo di soldi privati".
Poi ha ammesso che
la storia si ripeterà in qualche modo nella vicenda Parmalat. Alla
faccia del barbuto Zingales e del conflitto di interesse.
2- I DUE MORATTI TERRORIZZATI PER LA SENTENZA CHE HA CONDANNATO
I VERTICI DELLA THYSSEN TEDESCA. UN PRECEDENTE ECCEZIONALE CHE PUÒ
RIMBALZARE SUI LORO IMPIANTI IN SARDEGNA DOVE IL 12 APRILE SCORSO È
MORTO UN OPERAIO
Anche a Milano c'è qualcuno che gira con l'aria mesta.
È la famiglia dei
Moratti, la dinastia del petrolio che ha creato un impero grazie al
lavoro del padre Angelo, grande imprenditore e presidente dell'Inter. A
preoccupare i due eredi Massimo e Marco non sono le sorti della squadra
che sta affondando nel ridicolo, e nemmeno la bagarre per le
amministrative dove donna Letizia Moratti di Rivombrosa, moglie di
Gianmarco, cerca di ripetere l'exploit del 2006 quando vinse a mani
basse contro il candidato Bruno Ferrante.
Ieri la
sindachessa mostrava la chiostra smisurata dei denti al teatro Nuovo
mentre il Cavaliere sferrava uno dei tanti attacchi alla magistratura, e
non aveva l'aria nemmeno troppo preoccupata per i manifesti criminali
sulle Brigate Rosse di cui un candidato consigliere Pdl si è attribuito
una paternità sospetta.
Donna Letizia è
convinta di farcela anche questa volta senza quei 6,3 milioni che il
marito le ha dato per vincere le precedenti elezioni, e sembra estranea
alla problematica che in questo momento preoccupa da vicino il consorte
e il cognato Massimo. I due Moratti sono infatti molto preoccupati per
le notizie rimbalzate venerdì da Torino con la sentenza che ha
condannato i vertici della Thyssen tedesca.
La sentenza
rappresenta infatti un precedente eccezionale che chiama in causa le
responsabilità delle aziende nella sicurezza degli impianti, ed è stata
un autentico trionfo per Raffaele Guariniello, il 70enne procuratore
alessandrino protagonista di un numero infinito di cause.
Adesso per i
Moratti si apre uno scenario inedito con conseguenze imprevedibili che
toccano il problema della manutenzione dei loro impianti in Sardegna
dove il 12 aprile scorso è morto un operaio siciliano per esalazioni di
ossido di carbonio. Questo incidente fa seguito ai tre decessi del
maggio 2009 quando in una cisterna persero la vita tre operai di una
ditta di appalto esterna, e la Saras dei Moratti si affrettò a mettere
in piedi un programma di manutenzione chiamato "Project Focus".
All'indomani
dell'ultimo incidente il procuratore di Cagliari, Alessandro Pili, ha
aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma in Sardegna, dove papà
Moratti sbarcò nel 1962, è scoppiata una polemica furibonda perché i
sindacati ritengono che gli investimenti per la manutenzione si siano
ridotti sensibilmente. A questo si aggiunge la crisi delle raffinerie
europee e italiane per la concorrenza del mercato asiatico, ma il timore
di chi come i Moratti opera nel settore è che prenda corpo la proposta
dell'iperattivo Guariniello di creare un'Authority per la sicurezza.
3- POSSIBILE INFATTI CHE BASILE FOSSE IGNARO DEL "BUCO"
FINANZIARIO DELL'ATAC E DEL CONTESTO ALEMANNIANO NEL QUALE ANDAVA A
CACCIARSI? IN ARRIVO SEMBRA ESSERE ANTONIO CASSANO (L'ATTUALE DIRETTORE
FINANZA DELL'AZIENDA TRANVIARIA)
Quando la nave balla, i topi fuggono.
L'antico adagio
vale per il sindaco dalle scarpe ortopediche, Alemanno, che non riesce
più a contenere lo sfaldamento dei collaboratori e dei manager a capo
delle utilities. Purtroppo il primo cittadino della Capitale non dispone
di strumenti di comunicazione che sappiano spiegare il disastro della
sua amministrazione, e ancora manca quel giornaletto con la forma di
Maurizio Costanzo che pare abbia in mente di distribuire ai cittadini
buttando al vento in questo modo altri milioni di euro.
La botta più
clamorosa gliel'ha data Maurizio Basile, il napoletano classe 1948 che
dopo aver guidato Aeroporti di Roma è saltato sul carro di Alemanno con
una bella giravolta politica. L'innamoramento del manager è stato
sorprendente e il sindaco riconoscente lo ha fatto prima capo di
gabinetto, poi lo ha messo alla guida dell'Atac, un'azienda con 13.600
dipendenti e un buco di oltre 130 milioni.
Appena nominato
Basile ha esibito la grinta dei manager più incalliti e ha ricordato a
tutti come suo merito la privatizzazione dell'Ente Tabacchi che nel 2003
portò l'azienda nelle mani degli inglesi di Bat con la consulenza di
Franchino Bernabè. La partenza della sua gestione all'Atac è stata
fulminea, e il terrore si è sparso quando ha annunciato la creazione di
cinque direzioni centrali facendo piazza pulita degli uomini che stavano
accanto ad Adalberto Bertucci, il discusso ex-amministratore delegato
dell'Atac.
Dopo le dimissioni
di Basile e del presidente Luigi Legnani, dall'entourage del sindaco è
partita un'operazione di sputtanamento di Basile al quale si attribuiva
la fuga per la riduzione dello stipendio da 350mila euro a 70mila. In
realtà va detto che il manager napoletano non ha lasciato la sua
poltrona per avidità; casomai gli va attribuita una dose notevole di
ingenuità che è poi la caratteristica tipica dei manager ambiziosi che
pensano di fornicare con la politica senza pagare pegno.
Non è possibile
infatti che Basile fosse ignaro del "buco" finanziario dell'Atac e del
contesto politico nel quale andava a cacciarsi. Adesso il volubile
sindaco dalle scarpe ortopediche promette di risolvere la questione in
pochi giorni e in pole position sembra essere Antonio Cassano (non
quello altrettanto volubile che gioca al pallone, ma l'attuale direttore
finanza dell'azienda tranviaria).
4- BERNABÉ FA PER TRE: CADE LA STELLA DI OSCAR CICCHETTI, SALE
L'ASTRO LUCA ROSSETTO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che a
TelecomItalia la rivoluzione continua.
Dopo la nomina di
Franchino Bernabè a superpresidente con superdeleghe e superstipendio,
il nuovo amministratore delegato Marco Patuano venerdì sera ha tirato
fuori dal cassetto il nuovo organigramma. La novità più importante è
rappresentata dall'arrivo di Luca Rossetto che si occuperà della
telefonia mobile.
Costui è un
manager che fino al febbraio 2005 ha lavorato in Vodafone, poi è passato
alla Rinascente dove si è occupato di rimettere a posto i magazzini
Upim. Secondo il "Sole 24 Ore" cade la stella di Oscar Cicchetti, il
fedelissimo di Bernabè che ha perso la supervisione sulla rete fissa per
occuparsi di strategie alle dirette dipendenze di Batman-Bernabè.
Sarà invece una
donna, Carlotta Ventura, a curarsi delle sponsorizzazioni e del Centro
Media, mentre le deleghe sulle partecipazioni in Brasile e Argentina che
dovevano essere assegnate al povero Napoletone, Luca Luciani, faranno
capo direttamente all'invincibile superpresidente Bernabè".18-04-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - BOTTA DEL “WSJ” A MUSSARI: DIFFICILE CAPIRE COME MPS
POSSA GIUSTIFICARE I SUOI PIANI PER IL 2011-2012 - “LA TRIBUNE”:
PARMALAT POTREBBE ARRUOLARE LACTEOS CONTRO LACTALIS - “FT”: L’EUROPA E
IL SUO LUNGO CAMMINO DI LACRIME VERSO L’UNIONE FISCALE - UNA RIFORMA
FISCALE PER SALVARE L’AMERICA - “LES ECHOS”: BERTRAND EVOCA UNA LEGGE
SUI PREMI SALARIALI ENTRO L’ESTATE - PORTOGALLO: L’AUSTERITY PER IL
SALVATAGGIO - FRANCE TÉLÉCOM E DEUTSCHE TELEKOM SI METTONO IN SOCIETÀ
1 - LES ECHOS
PORTOGALLO, SALVATAGGIO ABBINATO A PIANO DI "AUSTERITY"
http://bit.ly/f0w0EL
- Le discussioni
in merito al salvataggio del Portogallo entrano nel vivo. Oggi, a
Lisbona, i rappresentati della Commissione europea, della Bce e del
Fondo monetario internazionale incontrano le autorità portoghesi.
L'aiuto previsto
di 80 miliardi sarà abbinato a una cura di austerity sul modello di
quelle già vissute da Grecia e Irlanda.
PREMI SALARIALI,
BERTRAND EVOCA UNA LEGGE "PRIMA DELL'ESTATE"
http://bit.ly/gJEyzv
- Malgrado la
levata di scudi degli industriali francesi, il ministro del Lavoro,
Xavier Bertrand va avanti, torna sull'argomento dei premi salariali e
annuncia una legge per "prima dell'estate".
FRANCE TÉLÉCOM E
DEUTSCHE TELEKOM VOGLIONO MUTUALIZZARE I PROPRI ACQUISTI
http://bit.ly/hyh5So
- France Télécom
et Deutsche Telekom hanno annunciato la creazione di una società comune
con il fine di mutualizzare gli acquisti. Un'operazione che le due
compagnie telefoniche prevedono porterà un risparmio di 1,3 miliardi di
euro l'anno in tre anni.
2 - THE WALL
STREET JOURNAL
SE LA GRECIA
FALLISCE SONO DOLORI PER TUTTI
http://europe.wsj.com/home-page
- Per molti
economisti l'idea di un default greco è quasi una conclusione scontata.
Ma il sentiero è pieno di insidie.
LE GRANDI
AMBIZIONI DI MPS RICHIEDONO UN'ESECUZIONE PERFETTA
http://on.wsj.com/gJGspO
- Mps ha molti
anni di età, scrive il "Wall Street Journal", ma le sue origini non ci
riportano alla mitologia e agli eroi. Perciò è difficile capire come
possa giustificare i suoi piani per il periodo 2011-2012.
Le crescita
dell'economia italiana è scarsa e la banca senese sembra destinata a
veder inchiodate le sue speranze ai più alti tassi d'interesse.
3 - LA TRIBUNE
LA BRASILIANA LACTEOS POTREBBE ALLEARSI CON PARMALAT CONTRO
LACTALIS
http://bit.ly/iiDAHf
- Per Roma si fa
sempre più seducente l'idea di una partecipazione straniera all'interno
dell'alleanza italiana contro la francese Lactalis. In ballo c'è la
brasiliana Lacteos.
4 - FINANCIAL
TIMES
VIGNI: "DOPO RISTRUTTURAZIONE IL BANCASSURANCE SARÀ SEGMENTO
CHIAVE PER MPS"
http://www.ft.com/
- Intervista al
"Financial Times" del direttore generale di Monte dei Paschi, Antonio
Vigni. Sul ruolo che soprattutto la Banca d'Italia ha avuto nelle
operazioni di ricapitalizzazione delle più grandi banche italiane Vigni
risponde: "Non siamo stati obbligati da nessuno, ma sappiamo che il
nostro governo ha fatto presente in molte occasioni che il sistema
bancario ha bisogno di una ricapitalizzazione. Questo è ovvio e,
ovviamente, siamo d'accordo".
Riguardo alla
promessa fatta da Mps di pagare dividendi pari a due miliardi entro i
prossimi tre, quattro anni, il giornalista del quotidiano inglese chiede
a Vigni se sia stata una scelta dettata dall'esigenza di convincere la
Fondazione, che possiede il 50% di Monte dei Paschi, ad accollarsi la
ricapitalizzazione.
Vigni risponde che
"No, l'impegno preso in merito ai dividendi riguarda tutti gli azionisti
perché i nostri target sono target per migliorare i profitti - più di un
miliardo di utile netto nel 2013 - e la politica del dividenti è
indirizzata a tutti".
"Dopo la
ristrutturazione della banca, vogliamo perseguire una nuova fase di
crescita - prosegue Vigni - con uno stretto controllo di costi ed
efficienza e un'attenzione privilegiata alla joint venture con Axa che
sta andando molto bene. Penso che in futuro, il bancassurance,
specialmente nel segmento delle pensioni, sarà un elemento chiave del
nostro programma.
L'EUROPA E IL SUO
LUNGO CAMMINO DI LACRIME VERSO L'UNIONE FISCALE
http://www.ft.com/
- A volte diventa
impossibile rimandare ulteriormente le scelte difficili. Germania e
Francia si trovano di fronte a un'alternativa: affrontare l'implosione
dell'eurozona oppure tirare un gran respiro e accettare un bond europeo.
LA RIFORMA FISCALE
PUÒ ANCORA SALVARE L'AMERICA
http://www.ft.com/
- Repubblicani e
democratici sono in trincea e il controllo del deficit pubblico è un
argomento secondario rispetto al loro scontro. Per forzare la situazione
potrebbe esser necessario un totale tracollo fiscale. Oppure una
riforma...
18-04-2011]
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GOLDMAN ALLA
SBARRA - MICIDIALE ATTO D’ACCUSA DELLA COMMISSIONE DEL SENATO AMERICANO
CONTRO LA SPECTRE DELLE BANCHE D’AFFARI.: “HANNO APPROFITTATO DELLA
CRISI, INGANNATO LA CLIENTELA E MENTITO AL CONGRESSO, DUNQUE MERITANO
L’INCRIMINAZIONE” - IL RAPPORTO DI 639 PAGINE TRASMESSO AL MINISTRO
DELLA GIUSTIZIA: “QUANDO ABBIAMO CHIAMATO A DEPORRE IL CEO LLOYD
BLANKFEIN HA TENTATO DI INGANNARE IL CONGRESSO, CONTINUANDO A MENTIRE
ANCHE SOTTO GIURAMENTO
Maurizio Molinari
per "la
Stampa"
I vertici della
banca d'affari Goldman Sachs hanno ingannato la clientela e mentito al
Congresso, dunque meritano l'incriminazione: è duro l'atto d'accusa
contenuto nelle 639 pagine del rapporto redatto dal Senato di Washington
al termine dell'inchiesta condotta sulle cause della crisi finanziaria
del 2008. A firmarlo è il senatore democratico del Michigan Carl Levin,
titolare della sottocommissione che ha guidato le audizioni nonché
stretto alleato politico del presidente Barack Obama.
«I manager di
Goldman Sachs hanno mentito alla clientela per trarre profitto dalla
crisi finanziaria», scrive senza girare intorno alla questione Levin,
secondo il quale «quando abbiamo chiamato a deporre il ceo Lloyd
Blankfein ha tentato di ingannare il Congresso» continuando a mentire
anche sotto giuramento.
La banca replica
con i portavoce secondo cui «tutte le testimonianze rese sono basate su
fatti reali» e «le conclusioni del rapporto non ci trovano d'accordo» ma
l'affondo di Carl Levin ora è sulla scrivania del ministro della
Giustizia, Eric Holder, accompagnato dal suggerimento di una possibile
incriminazione per fare piena luce sul «serpente di ingordigia,
conflitti di interessi e malagestione» che ha portato alla
polverizzazioni di miliardi di dollari in investimenti e risparmi dei
cittadini.
La tesi di Levin è
che Goldman Sachs era al centro di una rete di complicità molto estese a
Wall Street che coinvolgono anche Washington Mutual, Moody's, Standard &
Poor's, Investor Service e le autorità di supervisione. Sono quattro i
tipi di istituzioni sotto accusa per aver causato la crisi finanziaria
più grave dalla Grande Depressione: le società che assegnano mutui
misero sul mercato prestiti-trappola, gli enti di sorveglianza
cooperarono nel celare le truffe, le agenzie di rating avallarono la
credibilità di prodotti finanziari ad alto rischio e le banche
ingannarono gli investitori spingendo ad acquistare tali prodotti
finanziari, di cui ben sapevano l'origine e la pericolosità.
Se dunque «la
responsabilità per quanto avvenuto è multipla», come spiega il senatore
repubblicano dell'Oklahoma Tom Coburn che ha affiancato Levin nelle
audizioni, Goldman Sachs è stata la più esposta nell'inganno ai
cittadini.
Nei milioni di
pagine di documenti interni della banca d'affari, Levin e Coburn hanno
trovato le prove della genesi di tali truffe in un periodo di tre mesi
fra fine 2006 e inizio 2007. «In almeno 3400 occasioni nei documenti si
adoperano espressioni che lasciano intendere la carenza di coperture
finanziarie» assicura Levin secondo il quale la prova del dolo sta nel
fatto che se nel dicembre 2006 Goldman Sachs aveva 6 miliardi di
investimenti sulle previsioni di crescita del mercato immobiliare nel
febbraio 2007 ne aveva 10 miliardi sul suo collasso: fu una brusca
inversione di tendenza frutto della consapevolezza di quanto stava
maturando da parte di top manager che evitarono di informare la loro
clientela.
Da alcuni dei
documenti di Goldman Sachs trapela anche la convinzione dei manager di
poter ignorare il rischio di azioni legali da parte della clientela
perché «impossibilitata a competere con i nostri mezzi». La parola ora
passa al Dipartimento di Giustizia.
15-04-2011]
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"ECONOMIST":
CACCIATO GEROVITAL, RESTANO I GUAI - il settimanale britannico invita
GALATERI, l’"elegante" controfigura di nagel e perissi-rotto, a
"dimostrare la propria indipendenza vendendo le partecipazioni in una
miriade di compagnie italiane, considerate strategiche per il Paese"
(Rcs, Atlantia, Pirelli, Intesa Sanpaolo, Telecom Italia) - la vendetta
di BOLLORE’ continua: NON RINNOVA IL MANDATO DI BERNHEIM NEL CDA DI
HAVAS
1- BOLLORE': NON
RINNOVA IL MANDATO DI BERNHEIM NEL CDA DI HAVAS
Radiocor - Antoine Bernheim esce dal cda di Havas, il
gruppo di comunicazione e pubblicita' controllato da Vincent Bollore'. A
conferma del gelo sceso tra il presidente d'onore di Generali e il
finanziere bretone un tempo suo 'discepolo' ed alleato, come risulta dai
documenti assembleari consultati da Radiocor, il mandato di Bernheim
quale amministratore di Havas, in scadenza con l'assemblea del 10
maggio, non viene rinnovato.
Bernheim siede
anche nel cda del gruppo Bollore', di cui e' vice-presidente, con un
incarico in scadenza nel 2013. In una recente intervista al quotidiano
'Les Echos', Bernheim lamentava anche di essere stato privato dell'uso
dell'aereo aziendale del gruppo Bollore' per i suoi spostamenti
professionali, sulla scia di alcune dichiarazioni critiche nei confronti
di Vincent Bollore'.
I rapporti di
lunga data tra Bernheim e Bollore' sono diventati problematici dallo
scorso anno, quando Bernheim e' stato sostituito alla presidenza di
Generali da Cesare Geronzi, con il bene placito di Bollore'. Da
rilevare, che in base ai documenti di Havas, l'indirizzo professionale
dell'87enne ex-presidente di Generali e' la sede parigina di Banca
Leonardo & Co, in rue d'Anjou.
2- CESARE: ET TU?
Dagotraduzione da "The Economist"
Non c'è stato
bisogno del coltello. La minaccia di un'estromissione forzata e
l'offerta di un'enorme buonuscita pari a 16,6 milioni di euro è bastata
per convincere Cesare Geronzi a rassegnare le dimissioni dalla
presidenza di Assicurazioni Generali, il sei aprile scorso. Due giorni
più tardi è stato sostituito dalla più rassicurante figura di Gabriele
Galateri, vicepresidente di Generali dal 2003 allo scorso anno.
Il signor Geronzi,
un motore di lungo corso nei circoli politici e di affari italiani, si
era inimicato buona parte del board durante l'anno del suo incarico di
presidente, grazie soprattutto a esternazioni senza peli sulla lingua
riguardanti le strategie per il futuro della compagnia.
Il suo periodo da
presidente non sembra aver nuociuto al bilancio di Generali, che nel
2010 ha registrato un balzo pari al 30% di utili netti, fino a 1,7
miliardi di euro. Giovanni Perissinotto, l'amministratore delegato di
Generali, attribuisce la buona performance nel settore vita ai molti
investimenti compiuti e ai network di distribuzione in Italia, Francia e
Germania, che sono di proprietà della compagnia.
In base a quanto
riferisce una persona che conosce bene come sono andate le cose, i buoni
risultati sono dovuti a decisioni prese ben prima dell'arrivo del signor
Geronzi e un prolungamento della sua presidenza avrebbe portato nuvole
all'orizzonte, rendendo meno sereno il futuro di Generali. La percezione
che Generali sia intrappolata in una rete di connessioni politiche e
industriali può spiegare il perché il prezzo delle sue azioni è rimasto
arretrato rispetto alla concorrenza.
I titoli
potrebbero non salire alle stelle nemmeno adesso. Generali intende
risparmiare nella tecnologia, settore in cui al momento la compagnia
investe circa 1,5 miliardi di euro l'anno, e di dare una stretta alla
gestione del contenzioso. Nei suoi mercati chiave (ormai maturi)
dell'Europa Occidentale, la compagnia si concentrerà su prodotti
pensionistici e di copertura sanitaria. Allargando lo sguardo, l'Europa
dell'est ha un enorme potenziale, così come il private banking in Asia.
Ma il vento
dell'economia è contrario, specialmente per quanto riguarda le polizze
diverse da quelle sulla vita. Le compagnie sono disposte ad abbassare i
premi assicurativi. I problemi delle RC Auto in Italia, che
rappresentano un terzo del fatturato "non-vita" di Generali, sono
peggiorati insieme con l'economia. Sono aumentate le truffe e le
richieste di risarcimento poco chiare, e intanto le famiglie hanno
cercato di risparmiare. Non c'è molto che Generali possa fare per
evitare le alluvioni in Francia e nell'Europa centrale che hanno pesato
sui risultati dell'ultimo anno, tuttavia è in cantiere la creazione di
un dipartimento di riassicurazioni interno.
Nemmeno l'uscita
di scena di Geronzi fuga i dubbi in merito alla libertà di movimento di
Generali. Mediobanca, una banca d'affari con legami pesanti, rimane
l'azionista principale della compagnia assicurativa. Generali ha
partecipazioni in una miriade di compagnie italiane, considerate
strategiche per il Paese. Vendendo quelle in Rcs Mediagroup, Atlantia,
Pirelli e Intesa Sanpaolo, così come la sua partecipazione indiretta in
Telecom Italia, potrebbe dimostrare la propria indipendenza. Ma
l'elegante signor Galateri, egli stesso un ex presidente di Mediobanca,
potrebbe non avere il coraggio di farlo.
15-04-2011]
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TELECOM DELLE MIE
BRAME - CONGELATO CON AVVISO DI GARANZIA IL CANDIDATO DI PERISSINOTTO
LUCA LUCIANI, GENERALI INFILA SOTTO BERNABé COME VICEPRESIDENTE il
vice-direttore generale della compagnia triestina Aldo Minucci -
"DECLASSATO" A PRESIDENTE, BEBÈ RECUPERA IL POTERE PRENDENDO LE DELEGHE
FORTI - incassato anche i consensi dei piccoli azionisti dell’Asati E DI
FOSSATI - TRONCHETTI NON REPLICA A BERNABé: "SIAMO SERI
ALDO MINUCCI
1 - IL GIOCO DEI
RUOLI FRA MINUCCI E GALATERI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Aldo Minucci diventa vice-presidente del suo
presidente. A sorpresa, il vice-direttore generale della compagnia
triestina è stato infatti nominato ieri vice-presidente di Telecom
Italia. Un gradino sopra il neo-presidente di Generali, Gabriele
Galateri, che è stato presidente del gruppo di telecomunicazioni nel
precedente triennio ed è rimasto come consigliere nel board rinnovato su
proposta Telco, che riunisce la compagine Telefonica, Mediobanca,
Generali e Intesa-Sanpaolo.
Prima del
"dimissionamento" di Cesare Geronzi dalle Generali, a Galateri, che
avrebbe lasciato la poltrona più alta di Telecom a Franco Bernabè, era
stata prospettata l'ipotesi di assumere la presidenza di Telco.
Presidenza che, per gli strani giochi del destino, è affidata almeno
fino alla scadenza, vale a dire aprile dell'anno prossimo, proprio a
Minucci. (A.Ol.)
2- IL CDA ELEGGE PATUANO AD. CONGELATA LA NOMINA DEL DIRETTORE
GENERALE LUCIANI PRESIDENTE ESECUTIVO L'EX AD FRANCO BERNABÈ HA RICEVUTO
DELEGHE FORTI
Luca Fornovo per "la
Stampa"
Via libera ai
nuovi vertici di Telecom Italia. Ieri il consiglio d'amministrazione del
gruppo telefonico, eletto martedì dall'assemblea dei soci, ha nominato
presidente esecutivo Franco Bernabè, che finora ricopriva la carica di
amministratore delegato.
Poi sono stati
nominati vice presidente Aldo Minucci e ad Marco Patuano. Nel Cda non
era in agenda, ma resta per ora congelata la nomina di Luca Luciani,
indicato come direttore generale, anche in attesa degli sviluppi
dell'inchiesta della magistratura che ha indagato il manager per truffa
aggravata per il caso delle sim false. Il consiglio si è già dato
un'agenda di lavoro, aggiornandosi per una nuova riunione all'inizio di
maggio. Entro quella data potrebbe essere già varata una parziale
riorganizzazione della seconda linea dei manager del gruppo e non sono
esclusi nuovi innesti.
Bernabè incassa
deleghe che di fatto ne fanno il capo azienda, un presidente con poteri
molto forti. Avrà la responsabilità delle operazioni straordinarie e di
finanza straordinaria da proporre al Cda. Si occuperà della
«rappresentanza della società» ma soprattutto del «governo complessivo
del gruppo, compreso il coordinamento dell'attività dell'ad e la
definizione delle linee di indirizzo strategico dell'impresa».
Al neo ad Patuano,
invece, sono di competenza «la rappresentanza della società e tutti i
poteri necessari per compiere gli atti pertinenti all'attività sociale
nelle sue diverse esplicazioni» e «il governo complessivo delle
operazioni nazionali». Da registrare, poi, i forti segnali che sono
arrivati ieri dalla Findim, la holding della famiglia Fossati che pur
avendo il 4,98% di Telecom non è riuscita ad avere in Cda neppure un
consigliere.
La nomina di
Franco Bernabè, afferma Findim in una nota «è segno di un nuovo
indirizzo verso l'indipendenza di Telecom e rappresenta per Findim un
motivo di serenità, dal momento che il presidente sarà l'interlocutore
privilegiato con cui dialogare sullo sviluppo della società per creare
valore per tutti gli azionisti».
Findim si dice
dispiaciuta per il fatto che «i professionisti di elevato standing
imprenditoriale che avevamo indicato non potranno dare il proprio
contributo alla società e che siano invece state nominate persone con
competenze più indirizzate verso gli obiettivi di governance. Pertanto,
non avendo la possibilità di esprimerci in sede di consiglio,
dialogheremo con il presidente e in assemblea».
Bernabè ha
incassato anche i consensi dei piccoli azionisti dell'Asati che augurano
«buon lavoro» al nuovo presidente esecutivo ma lo invitano a «non
rimanere ostaggio del passato» e «a liberare la società da ogni
condizionamento esterno».
Il cda, riunitosi
ieri, ha anche rinnovato i comitati interni: Gabriele Galateri, ex
presidente Telecom e futuro presidente di Generali, entra a far parte
del comitato nomine e remunerazione, insieme a Francesco Profumo, neo
consigliere in quota Assogestioni, Elio Cosimo Catania e Jean Paul
Fitoussi. Profumo, Catania e Fitoussi sono anche nel comitato per il
controllo interno e la corporate governance, insieme a Mauro Sentinelli
e Luigi Zingales, tutti amministratori indipendenti.
L'esecutivo è
composto da Bernabè, Minucci, Patuano, Ferdinando Beccalli Falco (neo
consigliere espresso da Assogestioni), Catania, Julio Linares Lopez
(Telefonica), Renato Pagliaro (Mediobanca), Sentinelli. Il ruolo di
coordinatore degli amministratori indipendenti, è stato affidato a
Zingales. Riguardo il rimborso per alcune fatture da 1,2 milioni chiesto
da Telecom a Pirelli, il presidente della Bicocca, Marco Tronchetti
Provera taglia corto: «Non commento, siamo seri».14-04-2011]
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TELECOM GAFFE -
NON BASTAVA LA VITTORA DI NAPOLEONE A WATERLOO DEL MITOLOGICO LUCA
LUCIANI, DALLE PARTI DI BEBÈ BERNABÈ RIESCONO AD ORGANIZZARE UNO SPOT AD
HOC (IN ONDA SOLO OGGI) PER CELEBRARE I 600 ANNI DALLA NASCITA DI
LEONARDO DA VINCI, NUOVO “TESTIMONIAL” (COL VOLTO DI NERI MARCORÈ) E
INONDANO SITI E AGENZIE CON COMUNICATI STAMPA TRIONFALISTICI - MA C’È UN
PICCOLO PROBLEMA: IL GENIO DEL RINASCIMENTO È NATO 559 ANNI FA
DAGOREPORT
E va bene Napoleone e la "vittoria" a Waterloo, ma in Telecom davvero
qualcuno si deve fare un ripassino di storia. La Tim comunica una
simpatica iniziativa che vede coinvolto il comico Neri Marcoré per
festeggiare il 15 aprile il 600mo compleanno di Leonardo da Vinci. Uno
"spot" da 30 secondi girato apposta per l'evento che andrà in onda solo
oggi. C'è solo un problema: il Genio del Rinascimento è nato sì il 15
aprile, ma di 559 anni fa, cioè nel 1452.
Ecco di seguito il comunicato Tim:
DA TIM SPOT CON
MARCORE' PER 600 ANNI NASCITA DI LEONARDO...
(AGI) - Il 15 aprile di 600 anni fa nasceva Leonardo da
Vinci. E Tim, l'operatore di telefonia mobile di Telecom Italia, lo
festeggia con un originale spot da 30 secondi nel quale vedremo Neri
Mercore' nei panni del grande scienziato ed artista ballare sulle note
dell'arrangiamento del Concerto in G major di Antonio Vivaldi. Vuole
essere questo un simpatico omaggio al "genio" italiano che andra' in
onda solo domani su tutti i piu' importanti network televisivi italiani.
Marcore' non e'
una novita' nella campagna spot di Tim perche' questa iniziativa si
affianca agli spot dal tema "La storia d'Italia" on air da marzo e che
vede protagonista appunto Marcore' nei panni di Leonardo da Vinci
affiancato dalla top model Bianca Balti e dall'attore Marco Marzocca.
L'agenzia realizzatrice dello speciale spot celebrativo e' l'argentina
Santo - con il supporto locale di KleinRusso -, con la direzione
creativa di Sebastian Wihelm e Maximiliano Anselmo, il copy e' Lucas
Panizza e l'art e' Micol Talso. La regia dello spot e' del norvegese
Harald Zwart, la scenografia e' di Tonino Zera, produzione di
Indiana.15-04-2011]
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1- OLTRE AI GUAI
DI FAMIGLIA, LA CORSA DI "PALLENZONA" HA UN OSTACOLO: DIETER RAMPL - IL
PRESIDENTE DI UNICREDIT SI è RINGALLUZZITO DA QUANDO L’AD GHIZZONI
(SCELTO DA LUI) PENDE DALLE SUE LABBRA, E A RAMPL NON FA PER NIENTE
PIACERE VEDERE A SETTEMBRE UN PALENZONA TRONEGGIANTE SULLA POLTRONA DI
PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, DI CUI UNICREDIT È LA PRIMA AZIONISTA, COL
SORRISO DEL NUOVO GERONZONE - 2- LATTE AVVELENATO PER LUIGINO ABETE:
SARÀ DURA UNIRE AL POOL DI BANCHE ITALIANE SALVA-PARMALAT ANCHE LA
BNL-PARIBAS, COME VUOLE CDP BASSANINI, PERCHÉ VEDREBBE CONTRASTARE I
FRANCESI DELLA LACTALIS DA PARTE DI ALTRI FRANCESI - 3- DRAGHI PARLA A
TORINO PERCHE’ BCE-FRANCOFORTE INTENDA: GOLDMAN SACHS CHI? - 4- NUOVA
MAGIA DI POTERE DI BERNABÈ: CAMBIO POLTRONA MA IL RISULTATO NON CAMBIA -
1 - LATTE
AVVELENATO PER LUIGINO ABETE
Luigino Abete ha ripreso a sudare.
Le ragioni del
fenomeno che lo fa gocciolare dalla fronte alla camicia sono molteplici,
ma a renderlo particolarmente agitato è soprattutto l'idea che gli anni
passano senza dargli le soddisfazioni che ritiene legittime.
Domenica ha
compito 64 anni e di sicuro avrà celebrato il compleanno con la compagna
Desirè e l'amico Franco Bassanini, il politico Pd milanese che è
riuscito a piazzarsi nel 2008 al vertice della Cassa Depositi e
Prestiti, la macchina di guerra e di soldi controllata da Giulietto
Tremonti.
È probabile che i
due abbiano analizzato il quadro politico e le partite che si stanno
giocando in questo momento nel mondo della finanza e dell'economia.
Luigino continua a chiedersi dove potrà arrivare lo sgomitamento
dell'amico di merenda Luchino di Montezemolo al quale poche settimane fa
ha ricordato con un certo scetticismo che i partiti ci sono già e non è
il caso di scendere in campo per costruirne un altro.
Il legame tra i
due rimane comunque sempre forte perché insieme a Dieguito Della Valle,
rappresentano quella lobby-continua di giovani-anziani che ha in animo
di ribaltare gli assetti di potere. Un occhio dell'ex-tipografo romano è
sempre attento alle vicende romane ed è al corrente dell'incontro che si
è svolto oggi alle 12 tra la Marcegaglia e Aurelio Regina.
La presidente di
Confindustria si recherà nella sede dell'Unione Industriali di via Noale
per incontrare l'uomo che dopo la disastrosa kermesse nel parco giochi
di Valmontone è stato definito "Gattobaleno", e insieme metteranno a
punto i lavori delle sessioni dell'Assise di Bergamo che si terrà nei
primi giorni di maggio.
Il presidente di
BNL è impegnato da tempo a tirare la volata all'imprenditore del "Sigaro
Toscano" Regina, ma è consapevole che il personaggio non ha ancora la
statura per conquistare la poltrona di viale dell'Astronomia e battere
le truppe confindustriali del Nord-Est.
Non è però questa
la ragione principale che lo fa sudare quanto piuttosto il pressing che
l'amico Bassanini gli ha fatto tra domenica e lunedì a proposito della
vicenda Parmalat. Dopo il fallimento della cordata italiana vagheggiata
da Corradino Passera con l'amico Montezemolo, la Cassa Depositi e
Prestiti di Bassanini non ha alcuna voglia di gestire da sola la guerra
con i francesi di Lactalis che hanno comprato il 29,5% della società di
Collecchio.
Bassanini e
l'amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini stanno trovando
resistenze enormi da parte di Granarolo, l'unico gruppo industriale di
Bologna che dopo la fuga dei piemontesi Ferrero sembrava interessato a
mettere sul piatto qualche centinaio di milioni. E in una riunione che
si è tenuta ieri pomeriggio, la Granarolo ha dimostrato una grande
freddezza pari a quella di Unicredit e Mediobanca.
In questo quadro,
che si dovrebbe chiarire oggi in un'altra riunione alla quale
parteciperà in conference call anche Piergiorgio Peluso (impegnato a
Boston con lo zio Tom per l'acquisto della Roma), arriva la notizia che
al pool delle banche potrebbe unirsi la BNL di Luigino Abete.
È questa la
ragione che fa sudare terribilmente il presidente dell'Istituto di via
Veneto perché, come tutti sanno, BNL nel 2006 è stata comprata dai
francesi del Gruppo Paribas. La situazione ha quindi dei risvolti
paradossali perché vedrebbe contrastare i francesi di Lactalis da parte
di altri francesi.
Per Luigino, che
ogni domenica prende il caffè a villa Borghese con l'amico Bassanini, la
guerra del latte tra Italia e Francia è un dilemma davvero imbarazzante.
2 - DRAGI PARLA A
TORINO PERCHE' FRANCOFORTE INTENDA
Anche Mario Draghi, un uomo che nasconde le emozioni meglio di una
statua, è rimasto sorpreso davanti alla lunga fila di torinesi che ieri
pomeriggio alle 15 lo hanno atteso davanti al Teatro Carignano.
L'invito a tenere
una lectio magistralis gli era stato formulato dal costituzionalista
Gustavo Zagrebelsky che ogni due anni organizza la "Biennale
Democrazia", e ad aspettarlo c'era il gotha della città guidato dagli
esponenti della Compagnia San Paolo, uno dei principali sponsor
dell'iniziativa. Nelle prime file si sono sistemati il sindaco
Chiamparino, Angelo Benessia, Luciana Litizzetto ed Evelina Christillin,
la signora che ha determinato le fortune del gentiluomo di campagna
Galateri di Genola.
Qualcuno avrebbe
dovuto avvisare Draghi di una presenza così massiccia in modo da mettere
un po' di calore dentro le 15 pagine del suo intervento che ha letto con
la solita voce atona. Si sa che i torinesi sono freddi e cortesi; non si
eccitano nemmeno quando Marpionne li lascia con il culo per terra, e gli
unici brividi li provano per i Giandujotti e le sorti della Juventus.
Quando però il Governatore leggendo la sua lectio su "Globalizzazione e
politiche economiche" è arrivato alla pagina 14, la Christillin e il
pubblico distribuito nei palchi hanno rizzato le orecchie.
È stato il momento
in cui Draghi ha parlato del rischio di un deficit democratico provocato
"dall'affermazione di un'opaca tecnocrazia globale, formata da
regolatori non eletti", e ha aggiunto citazioni di Hobbes e Max Weber
sulla necessità di introdurre regole contro chi pretende il monopolio
dell'uso legittimo della forza.
Per chi ha sentito
Draghi in questi anni queste parole non sono di poco conto poiché mai
fino ad ora il Governatore aveva preso di petto il rischio di "un'opaca
tecnocrazia globale". Alla platea più raffinata questa è parsa una presa
di distanza netta e definitiva dall'accusa che da tempo è stata messa
sulle spalle di Draghi di essere un tecnocrate, anzi il tecnocrate di
Goldman Sachs.
È chiaro che il
Governatore ha parlato a Torino ma aveva già la testa a Francoforte.
3 - "PALLENZONA"
HA UN PROBLEMA CHE SI CHIAMA RAMPL
C'è un uomo che gira tra Milano e Roma con l'aria dimessa.
È Fabrizio
Palenzona, per gli amici "Pallenzona", l'ex-camionista di Novi Ligure
che grazie alla politica è entrato nei salotti più importanti della
finanza. Molti hanno notato il silenzio in cui si è chiuso dopo le
nomine del "fortunato" Galateri alla presidenza di Generali e al termine
dell'ultimo consiglio di amministrazione di Mediobanca.
Qualcuno pensa che
a chiudere la bocca del vicepresidente di Unicredit siano i guai
familiari provocati dall'arresto di Roberto Mercuri a seguito
dell'indagine della Procura di Crotone su una truffa legata ai
finanziamenti europei.
È pur vero che
questo Mercuri non è soltanto l'assistente di Palenzona ma anche il
marito di sua figlia, ma in realtà l'ex-camionista vede allontanarsi la
prospettiva di mettere i suoi possenti glutei su una poltrona
importante. Alle Generali si sa come è andata e in Unicredit si è
ringalluzzito di colpo quel Dieter Rampl che negli ultimi tempi sembrava
aver scelto un ruolo ornamentale. L'austro-tedesco è fortissimo da
quando l'amministratore delegato Ghizzoni pende dalle sue labbra,
essendo stato scelto da lui e non dal "camionista" di Tortona.
E a Rampl non fa
per niente piacere vedere a settembre un Palenzona troneggiante sulla
poltrona di presidente di Mediobanca, di cui Unicredit è la prima
azionista, col sorriso del nuovo Geronzi. Troppo potere. Troppa
visibilità. Troppa ombra. Per Rampl.
A nulla è servita
l'intervista concessa poche settimane fa al "Corriere della Sera" in cui
Palenzona tracciava per Unicredit il profilo "di una banca di sistema"
in grado di competere alla pari con IntesaSanPaolo e Corradino Passera.
Così oggi gli
sembra inopportuno esporsi su un possibile aumento di capitale di
Unicredit per rispondere alle sollecitazioni di Draghi che vuole
irrobustire il patrimonio delle banche. Adesso il povero (si fa per
dire) Palenzona è alle prese con problemi minori quale il braccio di
ferro tra Aeroporti di Roma di cui è presidente e l'Enac sul tema delle
tariffe aeroportuali.
Domani
l'ex-camionista incontrerà quello che resta di Gianni Letta per
sciogliere questo nodo, ma dovrà parcheggiare il camion delle sue
ambizioni davanti a Palazzo Chigi in attesa dell'autunno quando si
scatenerà la battaglia nel patto di sindacato che governa Mediobanca.
Sarà quello il
momento in cui a costo di passare per il "nuovo Geronzi" affonderà il
coltello in nome di quel sistema di relazioni costruito per decenni, ma
che nell'ultima settimana gli è servito ben poco. Rampl permettendo.
4 - L'ULTIMA MAGIA
DI POTERE DI BEBÈ BERNABÈ
È bella la fotografia del "Sole 24 Ore" dove si vede Franchino Bernabè
che entra in ascensore insieme al nuovo amministratore delegato di
Telecom, Marco Patuano, e saluta con la manina.
Da ieri le redini
dell'azienda sono in mano a questi due uomini, ma i giornali
opportunamente ispirati tengono a sottolineare che quelli di Bernabè
saranno superpoteri. La terminologia fa ricordare i fumetti dei
Supereroi che piacciono tanto ai bambini, ma nella vicenda Telecom
bisogna ricorrere a queste forzature per spiegare che Franchino non è
stato spiumato e manterrà superdeleghe con supercompensi.
Fuori dai giochi
rimane Luca Luciani, il biondo manager di Copacabana che per adesso
resta amministratore delegato di Tim Brasil in attesa che la giustizia
faccia il suo corso nelle indagini sulle Sim fasulle.
Per il giovane
Napoletone è un colpo durissimo che non viene bilanciato dalla nomina a
vicepresidente di Aldo Minucci; costui è un personaggio abbastanza
anonimo che viene da Trieste dove occupa la carica di vicedirettore
delle Generali. Dopo la laurea all'università locale nel 1970 è entrato
nel palazzo del Leone dove ha sviluppato la sua carriera professionale.
Sarà lui a prendere il posto del conte Galateri di Genola alla
presidenza di Telco, la scatola che controlla TelecomItalia, ma il suo
profilo non potrà far dimenticare i successi del povero Luciani che con
le performances in Brasile ha salvato l'ultimo bilancio dell'azienda.
5 - PARISI SEMBRA
AVER VINTO LA BATTAGLIA PER CREARE DENTRO CONFINDUSTRIA UNA NUOVA LOBBY
DELLE TELECOMUNICAZIONI E DELL'INFORMATICA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Stefano Parisi
sembra aver vinto la battaglia per creare dentro Confindustria una nuova
lobby delle telecomunicazioni e dell'informatica.
Nel corso di una
riunione molto accesa che si è svolta ieri mattina nella sede di
Confindustria Servizi in via Barberini, i grandi player come Cisco,
Telecom, Accenture e Microsoft hanno deciso di aggregarsi ad Asstel, la
nuova associazione che Parisi vuole creare per contare di più dentro
Confindustria e nelle politiche del settore".
14-04-2011]
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MILANO CHIUDE A
-1,19% - ENAV: ARRESTATO DI NUOVO COLA, EX FINMECCANICA, PER FONDI NERI
- ITALEASE, INDAGATI BENASSI E MAZZEGA PER FALSO IN BILANCIO - ENEL:
STRESS TEST SUL NUCLEARE ITALIANO - TRUFFA BREMBATE, MEDIOLANUM DENUNCIA
IGNOTI - GRECIA E PORTOGALLO: RISCHIO RECORD SUL DEBITO - LA GERMANIA
ALZA LE STIME SUL PIL - NTV SI RIVOLGE ALL’UE PER L’AUTHORITY DELLE
FERROVIE - MORETTI E GHIZZONI A PRAGA CON NAPOLITANO - APONTE OFFRE 380
MLN € PER TIRRENIA - SLOT MACHINE: RICHIESTA LA CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA
- DERIVATI: ACCUSATI 18 BANCHIERI - IPAD IN BRASILE - MILLE PER LA ROBIN
TAX…
1 - CHIUSURA
NEGATIVA PER LA BORSA DI MILANO, FTSE MIB -1,19%...
(LaPresse) - Chiusura negativa per Piazza Affari, con
l'indice Ftse Mib che cala dell'1,19% a 21.833,72 punti e il Ftse
All-Share che mostra un ribasso dell'1,06% a 22.556,15 punti.
2 - ENAV:
INCHIESTA SU APPALTI, ARRESTO PER COLA...
(Adnkronos) - Nell'ambito dell'inchiesta della Procura
di Roma sugli appalti dell'Enav, un'ordinanza di custodia cautelare ai
domiciliari e' stata notificata dai carabinieri del Ros a Lorenzo Cola,
l'ex consulente di Finmeccanica gia' arrestato per un presunto
riciclaggio. L'ordinanza notificata oggi riguarda accuse per false
fatturazioni. Un'ordinanza di custodia cautelare colpisce anche altre
persone, che sono al momento ricercate dai militari del Ros.
3 - ENAV:
INCHIESTA SU APPALTI, ARRESTO ANCHE PER IMPRENDITORE...
(Adnkronos) - Oltre al nuovo ordine di custodia
cautelare, a domicilio, per Lorenzo Cola, gia' coinvolto la scorsa
estate nell'inchiesta sul presunto riciclaggio di 2 miliardi di euro e
poi sotto nuova indagine per appalti Enav, la Procura della Repubblica
di Roma ha ottenuto l'arresto anche per Tommaso Di Lernia, gia' titolare
della Print System specializzata in sistemi radar. Per Di Lernia
l'ordinanza del magistrato e' di detenzione in carcere.
Per entrambi
l'accusa ipotizzata e' evasione fiscale finalizzata alla creazione di
fondi neri da impiegare poi in atti di corruzione. A Cola si contesta
l'evasione fiscale per 1 milione di euro nell'ambito dell'attivita'
dell'azienda Selex mentre a Di Lernia si contestano consulenze fasulle
da parte di una societa' cipriota della quale e' titolare nell'ambito di
lavori non eseguiti per l'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.
4 - ITALEASE:
BENASSI E MEZZEGA INDAGATI PER FALSO IN BILANCIO, CHIUSA INDAGINE A
MILANO...
(Adnkronos) - La Procura di Milano ha chiuso
l'inchiesta sui conti 2008 di Banca Italease nella quale si ipotizza il
reato di falso in bilancio aggravato a carico di cinque membri del
comitato esecutivo della Banca, tra i quali l'ex ad Massimo Mazzega e
l'ex presidente Lino Benassi.
Ad essere indagato
e' anche lo stesso istituto di leasing, in virtu' della legge 231
sullaresponsabilita' penale degli enti. Secondo la ricostruzione
effettuata dalla procura, nella semestrale al 30 giugno 2008 quanto
indicato nella voce crediti non sarebbe stato corrispondente al vero,
perche' non si sarebbe tenuto conto del rischio relativo ad
inadempimenti importanti, in particolare da parte di alcuni clienti
soprattutto immobiliaristi tra i quali il gruppo Risanamento, Aedes,
Danilo Coppola e Statuto.
In pratica Banca
Italease, nella semestrale, non avrebbe svalutato adeguatamente i
crediti. Cosa che, secondo la Procura, avrebbe inciso sul risultato
economico, facendolo passare da positivo a negativo. La semestrale era
stata chiusa con un risultato netto della operativita' corrente, al
lordo delle imposte, pari a 58,9 milioni di euro, e al netto delle
imposte pari a 29,8 milioni di euro. Secondo i tecnici degli inquirenti,
invece, il risultato sarebbe stato negativo se si fossero considerati
diversamente i crediti. L'inchiesta chiusa dalla procura di Milano sulla
semestrale 2008 di Banca Italease e' la terza sull'istituto.
5 - MEDIOLANUM:
DENUNCIA CONTRO IGNOTI PER MANIPOLAZIONE DI MERCATO...
(Adnkronos) - Banca Mediolanum e' pronta a presentare
un esposto contro ignoti per manipolazione del mercato, a seguito delle
notizie che in questi giorni la mettono al centro delle cronache, dopo
il caso del promotore finanziario di Brembate di Sopra (Bg) che avrebbe
commesso un illecito nei confronti di alcuni clienti della banca.
L'esposto, spiega
la stessa Banca Mediolanum, sara' presentato "a seguito del perdurare
della diffusione sui media di notizie errate che indicano in 24 milioni
di euro la cifra dell' 'ammanco'". Notizie, sottolinea Mediolanum "non
corrispondenti alla realta'" e che "potrebbero avere determinato, e
continuare a determinare, delle ripercussioni sulla valutazione del
titolo di Mediolanum".
"Come la Banca ha
gia' chiarito in un comunicato stampa diffuso lo scorso 9 aprile -spiega
Mediolanum- la cifra di 24 milioni di euro, riferita dalla stampa,
corrisponde al totale del patrimonio, attualmente presente in Banca,
riferibile ai clienti del promotore. L'ammanco, per ora non ancora
completamente quantificabile in quanto riguarderebbe anche somme mai
pervenute alla Banca e tanto meno documentate dai clienti,
corrisponderebbe, in base agli accertamenti ispettivi sino ad oggi
eseguiti, a un importo notevolmente inferiore".
6 - DL SVILUPPO:
TESORO LAVORA A PACCHETTO E MANUTENZIONE CONTI DA 3-3,5MLD...
Radiocor - Una manutenzione sul 2011 da 3-3,5 miliardi
per spese inderogabili e missioni internazionali, la cui proroga vale da
sola 750 milioni. E' la cifra su cui lavora il Tesoro, riferiscono a
Radiocor fonti governative, in vista del decreto legge che potrebbe
arrivare gia' a fine mese-inizio maggio e inglobare alcune misure per lo
sviluppo: semplificazione per le pmi, nuovo Piano casa,
pacchetto-appalti, distretti balneari, come indicato ieri dal ministro
Giulio Tremonti.
Tutte misure a
costo zero che non necessitano di copertura. Nessuna manovra correttiva
sull'indebitamento, dunque, per quest'anno e il prossimo, mentre per il
biennio 2013-2014, il raggiungimento del pareggio di bilancio (0,2% di
deficit/Pil) richiede oltre 35 miliardi di manovra cumulata, secondo le
stime del Def (Documento economia e finanza) approvato ieri. Su questo
punto Tremonti, ieri, ha fatto riferimento alla vecchia Manovra
triennale e alla necessita' di 'proiettare gli interventi sul 2014'. In
questo quadro, s i valuta un intervento complessivo, ma piu' avanti,
verso fine maggio oppure due interventi disgiunti: prima un decreto
legge per lo sviluppo, poi quello sui conti pubblici.
7 - GRECIA: A
MASSIMI RISCHIO DEBITO...
(ANSA) - Vola a nuovi massimi il rischio sul debito
della Grecia: i credit default swaps (cds) sul debito ellenico sono
saliti di 20 punti base al record di 1.080 punti - in base ai dati Cma
riportati dall'agenzia Bloomberg - un livello che implica un 60% di
possibilita' di default nell'arco di cinque anni.
8 -
PORTOGALLO:NUOVO RECORD PER BOND 10 ANNI...
(ANSA) - Nuovo record del rendimento dei titoli
decennali del Portogallo: il tasso e' volato all'8,88% il livello piu'
alto dall'introduzione dell'euro.
9 - SPAGNA
RITRATTA: PRESTO PER PARLARE DI CIFRE CON CINA PER LE CAJAS...
(LaPresse/AP) - E' stato un errore di comunicazione del
governo spagnolo a diffondere la notizia che il fondo sovrano della Cina
avrebbe iniettato 9,3 miliardi di euro nelle Cajas, attualmente in
difficoltà. Un portavoce dell'esecutivo Zapatero ha smentito oggi la
cifra e ha spiegato che la Cina si è impegnata ad assumersi parte del
debito spagnolo e a investire sulla ristrutturazione delle casse di
risparmio, ma che è troppo presto per parlare di somme concrete o di
parlare dei fondi coinvolti. La Spagna aveva affermato ieri che il
premier Jose Luis Rodriguez Zapatero a Pechino stava discutendo con la
statale China Investment Corporation per un piano da 9,3 miliardi.
10 - GERMANIA:
BERLINO ALZA STIME PIL 2011 A +2,6%, CONFERMA +1,8% IN 2012...
Radiocor - Il Governo tedesco ha alzato le stime sulla
crescita del Pil tedesco quest'anno al 2,6%, dal precedente 2,3%, mentre
ha confermato +1,8% per il 2012. 'La ripresa in Germania poggia su ampie
fondamenta - ha osservato il ministro tedesco dell'Economia, Rainer
Bruderle - la domanda interna continua a rafforzarsi e il suo contributo
alla crescita salira' a oltre l'80%'.
Questo rende 'la
nostra economia piu' resistente, il che ci sara' utile a fronte degli
effetti legati alla tragedia in Giappone, l'aumento dei prezzi delle
materie prime e la crisi del debito non ancora superata in Eurolandia',
ha aggiunto Bruederle, per il quale la crescita della congiuntura
tedesca sara' sostenuta in misura uguale da investimenti (+10,7% le
stime per il 2011 e +8,8% nel 2012) e consumi (rispettivamente +1,3% e
1,5%). L'inflazione dovrebbe collocarsi al 2,4% quest'anno e a oltre
l'1,9% nel 2012, mentre il tasso dei senza lavoro e' previsto seguire
una tendenza 'molto positiva' con 2,9 milioni di dis occupati quest'anno
e 2,7 milioni nel 2012.
11 - PREZZO
PETROLIO +27% DA METÀ FEBBRAIO, WTI A 108 DOLLARI AL BARILE
New York (New York, Usa), 14 apr. (LaPresse/AP) - Il
petrolio è salito del 27% a partire da metà febbraio, secondo quanto
riportato dagli operatori del settore, che scommettono su ulteriori
aumenti del prezzo dovuti alla crescita della domanda dalla Cina. A New
York, l'indice di riferimento Wti è tornato a salire, portandosi a 108
dollari al barile con un rialzo di 89 centesimi.
12 - BCE: IN ZONA
EURO TASSO INFLAZIONE SOPRA AL 2% PER L'INTERO 2011...
(LaPresse) - Il tasso di inflazione "dovrebbe restare
al di sopra del 2% per l'intero 2011". E' quanto emerge dal bollettino
economico di aprile della Banca centrale europea, diffuso da Bankitalia.
"Secondo la stima preliminare dell'Eurostat - si legge ancora - in marzo
l'inflazione sui dodici mesi è salita al 2,6%, dal 2,4 del mese
precedente", un incremento "lievemente superiore alle attese,
principalmente a seguito della dinamica della componente energetica". La
stima sul tasso di inflazione nel 2011 è calcolata "sulla base dei
prezzi impliciti nei più recenti contratti future sul petrolio".
13 - NTV: INCONTRO
IN COMMISSIONE TRASPORTI UE, URGENTE AUTHORITY FERROVIE...
(Adnkronos) - Lo stato di evoluzione del processo di
liberalizzazione del trasporto ferroviario nell'Alta velocita' italiana;
le modifiche proposte dall'aggiornamento straordinario del Prospetto
informativo della rete (Pir); la necessita' di un'Authority, e la
procedura d'infrazione contro l'Italia per le inadempienze sulla
separazione tra gestione della rete e societa' di trasporto. Sono stati
i temi al centro dell'incontro tra la direzione Generale Trasporti della
Commissione Ue, di competenza del Commissario Siim Kallas e
rappresentata tra gli altri dal direttore Enrico Grillo Pasquarelli, e
il vicepresidente di Ntv, Vincenzo Cannatelli.
Nel corso della
riunione il vicepresidente di Ntv ha illustrato lo stato dell'arte della
liberalizzazione, soffermandosi sulle difficolta' e i nuovi vincoli
proposti di recente dall'aggiornamento delle regole per l'accesso alla
rete (Pir) che penalizzerebbero in modo grave le imprese ferroviarie
private, sia dal punto di vista economico, che da quello della
progettazione e dell'organizzazione del servizio.
Cannatelli ha
anche rimarcato l'urgente necessita', peraltro sollecitata di recente
anche dal presidente Antitrust Antonio Catricala', di un organismo
indipendente di tutela del mercato, cosi' come e' avvenuto nelle
precedenti liberalizzazioni italiane (energia e telecomunicazioni).Il
direttore Pasquarelli, in rappresentanza della Direzione Generale
Trasporti della Commissione, ha espresso apprezzamento per la difficile
sfida affrontata da Ntv, e ha ribadito la volonta' di supportare e
monitorare con grande attenzione il processo di liberalizzazione in
corso in Italia.
14 -
NUCLEARE: ENEL, STRESS TEST ENTRO ANNO...
(ANSA)
- ''Entro maggio'' sara' data una prima definizione delle procedure
degli stress test sulle centrali nucleari, ''poi sara' indicata la
tempistica di massima'' per il loro svolgimento. A fornire i dettagli
sui test di sicurezza degli impianti nucleari europei, invocati dopo
l'incidente della centrale giapponese di Fukushima, e' il direttore
della Divisione Ingegneria e Innovazione di Enel, Livio Vido, che oggi
ha partecipato alla presentazione del progetto del 'Diamante'
fotovoltaico a Roma.
15 - TIRRENIA: DA
CORDATA APONTE OFFERTA FINALE DA 380 MLN TRA CASH E RATE...
Radiocor - Compagnia italiana di navigazione ha
presentato l'offerta finale da complessivi 380 milioni per l'acquisto di
Tirrenia, societa' in amministrazione straordinaria. La proposta
definitiva, secondo quanto risulta a Radiocor, e' composta di una quota
cash da 200 milioni da pagare all'atto dell'aggiudicazione e da tre rate
da circa 60 milioni che verranno liquidate una volta ottenuti i
contributi pubblici.
I contributi
pubblici attesi sono di circa 72 milioni annui per otto anni: le rate
verranno corrisposte il terzo, il sesto e l'ottavo anno. Il piano
industriale sottoposto dalla cordata di imprenditori riuniti in
Compagnia Italiana - Gianluigi Aponte, Vincenzo Onorato ed Emanuele
Grimaldi - prevede la conferma delle linee di trasporto in essere,
servite attraverso le 18 navi Tirrenia, l'impegno di tutto il personale
composto da circa 1.400 dipendenti e da investimenti per circa 10
milioni annui per la sistemazione della flotta. Il prezzo d'acquisto
riconosciuto da Compagnia italian a corrisponde dunque alla valutazione
economica base fatta da Banca Profilo, consulente del ministero dello
Sviluppo economico, che aveva stimato in 380 milioni gli asset di
Tirrenia spa.
La struttura
finanziaria dell'operazione prevede che Compagnia Italiana, guidata
dall'amministratore delegato Ettore Morace, paghi circa il 20%
dell'ammontare con disponibilita' proprie mentre per il restante 80%
verra' utilizzato un finanziamento bancario predisposto da Banca Imi e
Unicredit, advisor dei compratori.
16 - GIOCHI: NEW
SLOT, ALLO STUDIO RICHIESTA CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA PER OPERATORI...
(Adnkronos) - Aumentano i controlli e il rigore nei
confronti di tutti gli operatori della filiera delle new slot. Tutti,
concessionari, gestori, produttori ed esercenti dovranno esibire il
certificato antimafia e in generale una fedina penale limpida. Lo
stabilisce il decreto dei Monopoli di Stato, attualmente all'esame della
Corte dei Conti e a giorni pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Nel testo,
riferisce Agipronews, viene definito un albo con tre categorie:
concessionari, gestori e la terza con produttori ed esercenti. Tra i
punti salienti del testo, l'individuazione dei soggetti che
costituiscono la filiera degli apparecchi e i requisiti richiesti agli
operatori per l'ammissione all'albo.
Per concessionari,
gestori e produttori ed esercenti, le tre sezioni individuate, ci sara'
obbligo di fare riferimento soltanto agli altri soggetti individuati
dallo stesso albo e non potranno essere attivate pratiche commerciali
con operatori non inseriti nell'albo. Per tutti gli iscritti all'albo,
oltre all'attestazione antimafia, c'e' l'obbligo del versamento del
contributo annuale di 100 euro. La cancellazione dall'albo scatterebbe
alla terza violazione contestata all'operatore.
17 - POSTE
ITALIANE, SARMI CONSULENTE DELLA WORLD BANK...
M. Sid. per il "Corriere
della Sera" - Archiviata velocemente la conferma alla guida
delle Poste, Massimo Sarmi ha portato a casa subito un altro tassello
per il suo progetto di trasformazione del gruppo anche in una sorta di
«McKinsey» dell'information technology. Dopo gli accordi già stretti con
altre aziende postali in giro per il mondo - i più recenti in Egitto e
in Russia- Sarmi avrebbe chiuso un'intesa con la World Bank per
diventare il consulente nei programmi di cooperazione per la
realizzazione di piattaforme di «It» nei Paesi in via di sviluppo.
L'incarico
affidato a Poste sarebbe già stato formalizzato da un protocollo siglato
tra Sarmi e Jose Luis Irigoyen, direttore generale dell'area Trasporti e
Tecnologia delle comunicazioni della Ibrd (Banca Internazionale per la
ricostruzione e lo sviluppo), uno dei rami finanziari della Banca
Mondiale. Per le Poste si tratta sicuramente di una vetrina
internazionale importante ma senza dimenticare il business: il gruppo
italiano potrà sottoscrivere infatti altri accordi con i diversi
organismi di cui si compone la Banca Mondiale anche nel quadro di
progetti rivolti ai Paesi nei quali Poste sta già operando in questi
anni. Il manager che proviene dalle telecomunicazioni continua dunque ad
aggiungere fonti di reddito «digitali» per compensare il declino del
business tradizionale. Fino ad ora i bilanci delle Poste «ibride» , con
un piede nell'analogico e l'altro nel digitale, gli hanno dato ragione.
18 - DERIVATI, LA
PROCURA DI FIRENZE ORA ACCUSA 18 BANCHIERI
M. Ga. per il "Corriere
della Sera" - Un sequestro preventivo di 22 milioni di euro
a dicembre. Poi indagini al tappeto su un maxigiro di derivati
acquistati inconsapevolmente dagli enti locali toscani e costati il
pagamento di tassi di interessa da usura che avrebbero raggiunto in
qualche caso il 45%. La procura di Firenze ha chiuso le indagini
chiedendo il rinvio a giudizio di 18 dirigenti e funzionari di Monte dei
Paschi di Siena, Merril Lynch International, Deutsche Bank, Ubs
Investment Bank, Natixis e Dexia Crediop. Un caso citato, come esempio
negativo, anche dal sindaco di Firenze Matteo Renzi durante Ballarò di
martedì sera.
Il pm sta ancora
indagando su altri tre istituti di credito e complessivamente gli
indagati sarebbero 24. Secondo le ipotesi dell' accusa, gli indagati
avrebbero agito in «violazione dei doveri di diligenza, correttezza,
trasparenza, omettendo di comportarsi nell'interesse dei clienti e di
informarli adeguatamente, in tal modo inducendoli in errore circa i
rischi potenziali dei contratti e i loro effettivi costi» . I reati
ipotizzati sono quelli di truffa, ma ai dirigenti e funzionari di Mps è
contestato anche il reato di usura, per aver praticato tassi di
interesse ad alcuni Comuni toscani del 43,95%e 44,58%. Tra gli indagati
c'è anche Gaetano Bassolino, funzionario di Ubs e figlio dell'ex
presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. Quella di Firenze è
fra le contestazioni più dure portate dagli enti locali italiani alle
banche sui derivati.
19 - IN SPAGNA
ASTA DEI RENDIMENTI FRA LE BANCHE...
Giu. Fer. per il "Corriere
della Sera" - In Spagna è ripartita la guerra dei depositi.
Per rubarsi i clienti gli istituti di credito, affamati di liquidità, si
sono lanciati in una corsa al rialzo della remunerazione dei conti
correnti. Tanto che ormai non è difficile ottenere un rendimento che
arriva fino al 4,5%. È il caso della Cam, che paga interessi tra il
4,25%e il 4,45%, di Bankia (4,45%) o del Santander (4,5%). Ma la bonanza
è solo apparente. E il Banco de España, temendo che la battaglia
danneggi i margini delle banche e la loro capacità di prestare a
famiglie e imprese, è intervenuta prima con innumerevoli messaggi, ora
con un castigo legale.
Il ministero
dell'Economia, su proposta della banca centrale, prepara un decreto per
che raddoppierà i fondi da mettere a riserva nel Fondo di Garanzia dei
depositi da parte degli istituti che offrono tassi sui depositi «fuori
mercato» . Il Real decreto allo studio, secondo quanto anticipato ieri
da Cinco Dias, prevede che i depositi oltre i tre mesi, che offrono
rendimenti annui pari all'euribor medio a sei mesi aumentato di 150
punti base, dovranno «pagare» garanzie doppie. Ai valori attuali
significa che la nuova norma si estenderà ai conti con tassi superiori
al 3,1%.
20 - CON
NAPOLITANO - MORETTI E GHIZZONI ALLA STAZIONE DI PRAGA...
Da "il
Giornale" - Un pezzo di Corporate Italia si è trasferito a
Praga dove oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in
visita di Stato, presenzierà all'inaugurazione della nuova stazione
ferroviaria, realizzata sotto la regia di Grandi Stazioni e del suo ad
Fabio Battaggia. Nella compagine economica in trasferta nella capitale
ceca spicca anche la presenza di Unicredit, che nella stazione di Praga
inaugura una filiale, e del suo numero uno Federico Ghizzoni. Serata di
gala al teatro Obecni Dum dove suona la Filarmonica della Scala e poi
cena riservatissima, con l'obiettivo di sedere insieme ai presidenti
delle due Repubbliche. Con Mauro Moretti, ad di Fs (primo socio di
Grandi Stazioni) in pole position per l'ambito posto a tavola.
21 - I PREMI ALLE
TUTE BLU TEDESCHE - IN ITALIA SI SCIOPERA, IN GERMANIA SI INCASSA...
Da "il
Giornale" - Chissà che cosa penseranno in questi giorni i
simpatizzanti e gli aderenti alla Fiom Cgil guidata da Maurizio Landini,
nell'assistere al pieno di bonus da parte degli operai dell'industria
automobilistica tedesca. L'ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda le
tute blu della Porsche assunte prima dell'1 agosto 2010 alle quali la
direzione aziendale ha riservato un premio, nella busta paga di aprile,
di 1.700 euro. È il riconoscimento per i brillanti risultati commerciali
ottenuti tra l'1 agosto e il 31 dicembre scorsi. Prima era toccato ai
dipendenti dell'Audi passare alla cassa: 6.500 euro il maxi- premio. Un
ringraziamento i lavoratori tedeschi lo devono anche al loro sindacato
Ig Metall. E in Italia si sciopera.
22 - L'IPAD SARÀ
PRODOTTO IN BRASILE...
(AGI) Roma - Il presidente brasiliano, Dilma Rousseff
fa sapere che la taiwanese Foxconn, che produce iPhone e iPad per la
Apple, vuole investire 12 miliardi di dollari nel paese sudamericano nei
prossimi 5-6 anni. Lo rivela l'agenzia Bloomberg, secondo la quale si
tratta del piu' grosso investimento di Foxconn all'estero. Il gruppo
impiega oltre un milione di addetti in Cina.
23 - TASSARA:MINI
UTILE PER LUSSEMBURGHESE CTAM DOPO 2 ANNI DI PROFONDO ROSSO...
Radiocor - La 'cura' Modiano porta la Carlo Tassara
Assets Management in utile, per quanto ridotto, dopo due anni di forti
perdite. Nel 2010 la minore delle due holding lussemburghesi del gruppo
Tassara-Zaleski, guidato da Pietro Modiano da fine 2008, ha realizzato
un risultato netto di 207 mila euro contro il rosso di 5 milioni del
2009 e di 10 milioni nel 2008, come riportano i documenti depositati del
Granducato e consultati da Radiocor. La Ctam, creata nel 2005 in
Lussemburgo dove e' domiciliata anche la capogruppo Carlo Tassara
International, a fine 2010 aveva asset per 58milioni di euro, per 55
milioni in immobilizzazioni finanziarie, contro 61,6 milioni nel 2009.
A fare la
differenza per la 'bottom line' del 2010 sono le minori correzioni
sull'attivo circolante (172mila euro contro 8,7 milioni), pur attenuate
da maggiori svalutazioni sulle immobilizzazioni finanziarie (1,07
milioni contro 100mila euro). L'indebitamento e' stato ridotto a 13,7
milioni, praticamente tutto di durata superiore a un anno, dai 17,5
milioni del 2009. Il bilancio non fornisce informazioni sulle
immobilizzazioni finanziarie, limitandosi ad indicare che sono 'partec
ipazioni acquisite dalla societa', aventi carattere di lungo termine'.
Il mini-utile
contribuisce ad alleggerire solo di poco la perdita riportata a nuovo
che totalizza 15,7 milioni di euro a fine 2010. Il cda della Ctam e'
presieduto da Jean-Francois Saglio, ex-ingegnere minerario, legato da
lunga data a Romani Zaleski e con un passato nell'establishment politico
in Francia, mentre l'a.d. e' Mario Cocchi, considerato il braccio destro
del finanziere franco-polacco.
24 - ERG: OK SOCI
A BILANCIO 2010...
(ANSA) - L'assemblea degli azionisti di Erg ha
approvato all'unanimità il bilancio di esercizio 2010 della capogruppo
Erg Spa, che chiude con un utile netto di 398 milioni di euro, e ha
visionato il bilancio consolidato al 31 dicembre 2010, chiuso con una
perdita netta di gruppo pari a 20 milioni di euro.
25 - POVERTA':
MILLE ECONOMISTI CHIEDONO A G20 ROBIN TAX SU TRANSAZIONI
(Adnkronos) - "E' tempo di una Robin Hood Tax per far
pagare la crisi anche agli speculatori". E' quanto hanno chiesto mille
economisti, fra i quali 100 italiani, provenienti da 53 Paesi, in una
lettera inviata ai ministri finanziari del G20 e a Bill Gates per
chiedere loro di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie
(Ttf) il cui gettito possa finanziare le politiche di lotta alla
poverta' globale, il contrasto ai cambiamenti climatici e il supporto
alle persone che stanno subendo gli effetti della crisi economia
innescata dalla finanza speculativa.
La lettera -
riferisce una nota della campagna italiana 'Zerozerocinque' - e' stata
consegnata ai ministri delle Finanze del G20 in occasione del meeting
che li ha riuniti a Washington. Il testo e' stato consegnato anche a
Bill Gates, fondatore della Microsoft che, attraverso la sua Fondazione,
si e' impegnato in prima persona per proporre al G20 opzioni innovative
per trovare risorse economiche per finanziarie le politiche di sviluppo
e di contrasto ai cambiamenti climatici.
La lettera dei
mille economisti e' l'ultimo segnale in ordine di tempo che testimonia
la crescente mobilitazione internazionale a sostegno dell'introduzione
di una tassa sulle transazioni finanziarie, richiesta a gran voce anche
dai Governi francese e tedesco e dal Parlamento Europeo. Tra i firmatari
appaiono: Jeffrey Sachs, direttore dell'Earth Institute, Colombia
University e consigliere di Ban Ki Moon, segretario generale delle
Nazioni Unite;Tony Atiknson, ricercatore senior al Nuffield College,
Universita' di Oxford; Dani Rodrik, Professore di Economia Politica ad
Harvard; Ha Joon Chang di Cambridge e Christian Fauliau, ex economista
senior della Banca Mondiale.
26 - BANCA
MONDIALE: 44 MLN DI POVERI IN PIU'...
(ANSA) - I prezzi degli alimentari sono il maggiore
rischio per i poveri nel mondo, aumentando il numero di chi vive in
estrema poverta',salito di 44 milioni di persone da giugno.Lo ha detto
il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, sottolineando che
un ulteriore aumento del 10% dei prezzi farebbe aumentare il numero di
poveri di altri 10 milioni,a fronte di 34 milioni di poveri in piu' se i
prezzi salissero del 30%.I prezzi degli alimentari sono in aumento del
36% rispetto allo scorso anno.
14-04-2011]
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BORSE IN LIEVE
RIALZO - ORO AI MASSIMI - FIAT VUOLE IMPORRE IL CONTRATTO DI MIRAFIORI
ALLE OFFICINE EX BERTONE - CORDATA PARMALAT: INTESA, MEDIOBANCA E UN
SOCIO STRANIERO - LA ROMA GIOCA A PALLA CON PALLOTTA - SI ALLARGA
L’AZIONE CONTRO I VERTICI MONTEPARMA - NIENTE NOMINE ALLE POSTE A CAUSA
DI SILIQUINI - MOODY’S STRONCA L’IRLANDA - CINA E INDIA, CRESCITA E
INFLAZIONE BOOM - RICOMINCIA LA TRATTATIVA TRA ZALESKY E I CREDITORI -
MULTA CONSOB A DE’LONGHI - SARKOZY ANNUNCIA UN G8 SULLA GOVERNANCE DI
INTERNET - LA LOTTA TRA NYSE E NASDAQ - NESTLÉ, CALO VENDITE DEL 9
1 - BORSA: LA
CORSA DEL PETROLIO NON FRENA INDICI, +0,2% MILANO...
Radiocor - Avvio in lieve rialzo per le Borse europee,
nonostante le preoccupazioni per l'andamento dei prezzi, sospinti dalla
performance del petrolio, con il Brent scambiato a 122 dollari al
barile. Il Ftse Mib sale dello 0,21% e il Ftse All Share dello 0,2%.
Parmalat guadagna lo 0,7% in attesa di sviluppi sulla contesa per il
controllo. Giu' le Bpm, mentre il mercato si interroga sull'aumento di
capitale.
2 - ORO:SALE AI
MASSIMI A 1.480 DOLLARI...
(ANSA) - Prezzo dell'oro ancora in rialzo: Il metallo
prezioso e' stato quotato a 1.474,45 dollari a Singapore per la consegna
immediata. L'oro con consegna a giugno ha raggiunto il prezzo record sui
mercati di New York a 1.480,50 dollari.
3 - ENTRATE
TRIBUTARIE: TESORO, A GENNAIO-FEBBRAIO +3,8% (+2,148MLD)...
Radiocor - A gennaio-febbraio 2011, le entrate totali
sono risultate pari a 58,764 miliardi (+2,148 miliardi, pari a +3,8%).
Lo comunica il Dipartiment o delle Finanze del ministero dell'Economia.
4 - BORSA: ASIA IN
CALO CON DATI CINA, MERCATO GUARDA A GIAPPONE...
(ANSA) - Borse di Asia e Pacifico in calo nonostante la
crescita, sopra le stime, del Pil in Cina che però sconta
un'accelerazione a marzo dell'inflazione. L'indice d'area Msci segna
così una flessione vicina al mezzo punto percentuale. Sul mercato,
peraltro, pesa la debolezza di Tokyo, frenata dal dramma di Fukushima
con la Tepco che cede il 6,2%. Male anche la finanza con Mizuho
Financial (-2,2%)e Nomura (-1,9%).
Le vendite
continuano poi a penalizzare le case automobilistiche e, in particolare,
Mitsubishi (-2,04%). A Sydney deboli le commodoties con Alumina (-1,2%),
Rio Tinto (-1,1%) e Bhp Billiton (-1%). Di seguito gli indici dei titoli
guida delle principali borse del Asia e Pacifico: - Tokyo -0,65% - Hong
Kong -0,10% (in corso) - Shanghai +0,24% (in corso) - Taiwan -0,96% -
Seul -0,03% - Sydney -0,66% - Singapore -0,30% (in corso) - Bangkok
(chiusa) - Giakarta -0,05% (in corso).
5 - FIAT:
CONTRATTO POMIGLIANO A EX BERTONE...
(ANSA) - Se sara' raggiunto un accordo la Fiat
applichera' anche alle Officine Automobilistiche Grugliasco (ex Bertone)
il contratto collettivo specifico di primo livello gia' previsto per gli
stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Lo ha ribadito l'azienda ai
sindacati nell'incontro che si e' svolto oggi all'Unione Industriale di
Torino. Per la Fiom ''sta prevalendo l'estremismo''. Fim e Uilm chiedono
alla Rsu di indire il referendum.
6 - MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ECONOMIA: Confindustria chiede riforme non
aiuti (dai giornali). Per le imprese insostenibili i rincari delle
commodity: inevitabili gli aumenti, la Gdo non faccia muro, intervista
al presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua (Il Sole 24 Ore, pag.
19). 'La moda impari dal design a essere piu' democratica', intervista
all'imprenditore Renzo Rosso (Il Sole 24 Ore, pag. 24). Se la crescita
non accelera al 2% tagli alle spese vive per 35 miliardi, studio
Bankitalia (La Repubblica, pag. 17).
LAVORO: incontro
Camusso-Marcegaglia. Cgil pronta a riformare i contratti (dai giornali).
PARMALAT:
super-holding, la cordata italiana lavora sull'unione degli asset
Granarolo-Collecchio in una newco aperta. Un prestito per rilevare la
quota Lactalis. Al vaglio un socio estero (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 3 ).
Il crack di Tanzi pesa meno per 32mila risparmiatori: rimborso teorico
del 70% (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 2). Spunta la soluzione per Granarolo,
oggi la Bnl debutta al vertice di Latco (Il Messaggero, pag. 21).
UNICREDIT: nessun
aumento di capitale. Verifica sul patto Mediobanca. Le strategie di
Ghizzoni (dai giornali). Fondazioni in pressing, vertice con Rampl
sull'aumento (Il Messaggero, pag. 21).
TELECOM: pesa 500
milioni sui conti Fossati (Il Sole 24 Ore, pag. 43).
FIAT: studia lo
'sconto' su Chrysler. Se Torino acquistera' il 16% a giugno potrebbe
spendere molto meno di un miliardo di euro (Il Sole 24 Ore, pag. 46).
Situazione di stallo alla Oag (dai giornali). Il Lingotto sara' sponsor
principale della nazionale di calcio (La Repubblica, pag. 65).
BPM: nuove
tensioni dopo rilievi Bankitalia (dai giornali).
GENERALI: 'Geronzi
carpo espiatorio, bene se Della Valle compra il Corriere', intervista al
finanziere Tarak Ben Ammar (la Repubblica, pag. 35). Perche' le azioni
hanno reso meno, Trieste dopo-Geronzi (Corriere della Sera, pag. 37).
MPS: Fondazione a
caccia di 800 milioni (Il Sole 24 Ore, pag. 41).
MERCATO: faro
della Finanza sul private equity (Il Sole 24 Ore, pag. 42).
FINMECCANICA: le
sue favorite e il giallo appalti Trs (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 15).
Selex-Elsag, ecco il piano del nuovo polo genovese (Il Secolo XIX, pag.
14).
MERLONI PROGETTI:
sprint cinese (Il Sole 24 Ore, pag. 22).
SEAT: si allea con
Pages Jaunes, tagli al debito per un miliardo (La Stampa, pag. 39).
7 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 15 APRILE...
Radiocor - CDA - approvazione dati contabili del gruppo
Coin.
Milano - incontro
'Energie Rinnovabili. Strategie e finanza delle imprese nella
competizione internazionale', organizzato da Althesys. Partecipa, tra
gli altri, Guido Bortoni, Autorita' Energia Elettrica e Gas.
Roma - si riunisce
a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri.
Italia - L'Istat
diffonde i dati di marzo sui prezzi al consumo e quelli di febbraio sul
commercio estero.
Washington -
vertice dei ministri delle Finanze e dei Governatori delle banche
centrali del G20
8 - I NODI DELLA
CORDATA PARMALAT...
Ettore Livini per "la
Repubblica" - Avanti sì, ma piano. La cordata italiana per
Parmalat si riaggiorna a lunedì per fare il punto sulla scalata a
Collecchio. Il rinvio è stato deciso per trovare la quadra sul ruolo di
Granarolo (il nodo sono i mezzi necessari - 500 milioni - per farla
entrare in partita) e per valutare se imbarcare un partner estero. Sul
tavolo ci sono le offerte di Lacteos, Lala, Saputo e Friesland ma a
sparigliare le carte potrebbe essere un trattativa con Lactalis, da
tenere poi come socio straniero, per ridurre al minimo i costi.
Intesa entrerà di
sicuro nel capitale della newco tricolore e non solo con la sua quota
del 2,3%. E dopo il discreto pressing di Giulio Tremonti, anche
Mediobanca pare pronta a fare la sua parte nel capitale utilizzando la
partecipazione di Collecchio (attorno all´1,3%) che già ha in
portafoglio.
9 - SARKOZY
ANNUNCIA UN G8 SULLA GOVERNANCE DI INTERNET...
Da "la
Repubblica" - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha
deciso di consacrare un G8 speciale a Internet, per discutere dei temi
che riguardano la governance della rete. Il vertice si terrà il 24 e 25
maggio a Parigi. Sono stati invitati i responsabili dei grandi gruppi
mondiali. Tra gli ospiti Bill Gates, Eric Schmidt (Google), Jimmy Wales
(Wikipedia), Mark Zuckerberg (Facebook) e i rappresentanti delle imprese
francesi del settore come Vente-privée e Meetic. Al vertice parteciperà
Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo L´Espresso. Sarkozy,
presidente di turno del G8, vuole discutere temi come diritto d´autore,
privacy e sicurezza, finanziamento del settore culturale.
10 - MONTE PARMA:
POSSIBILE ALLARGAMENTO AZIONE RESPONSABILITA'...
Radiocor - L'azione di responsabilita' all'ordine del
giorno della prossima assemblea di Banca Monte Parma nei confronti
dell'ex presidente e dell'ex direttore generale, secondo quanto apprende
Radiocor, potrebbe allargarsi ad altri soggetti coinvolti nella
precedente amministrazione della banca. Banca Monte Parma e' in procinto
di passare sotto le insegne di Intesa Sanpaolo dopo che l'azionista di
maggioranza, Fondazione Monte di Parma, ad ottobre ha deciso di rompere
gli indugi e cedere il 51% del capitale per 134 milioni. All'assemblea,
convocata per il prossimo 28 aprile, e' proprio la Fondazione, si legge
nell'ordine del giorno, a chiedere il voto sull'azione di
responsabilita' nei confronti dell'ex presidente Alberto Guareschi e
dell'ex direttore generale Roberto Menchetti cessati dalle cariche nel
corso del 2010.
Secondo
indiscrezioni, dopo un'ispezione della Banca d'Italia dello scorso anno
da via Nazionale sarebbero arrivate una serie di multe che avrebbero
colpito anche altri espo nenti del consiglio che avevano firmato il
bilancio 2009, ma non i rappresentanti in cda dei soci di minoranza
(Fondazione Piacenza e Vigevano e Banca Sella) che avevano invece
espresso rilievi sull'operato degli ex vertici dell'istituto. In vista
dell'assemblea la banca ha aperto una vera e propria 'data room' per
permettere ai soci un voto informato sulla proposta di azione di
responsabilita'.
11 - POSTE: FUMATA
NERA OGGI SULLE NOMINE IN ASSEMBLEA CAUSA SILIQUINI...
Radiocor - Fumata nera per il rinnovo dei vertici in
Poste Italiane. L'assemblea dei soci, che si e' riunita oggi in seconda
convocazione, ha approvato il bilancio 2010 ma, come apprende Radiocor,
non ha provveduto alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Le
nomine sono state rinviate ad un prossimo appuntamento assembleare a
causa della rinuncia di Maria Grazia Siliquini che era stata indicata
dal Tesoro tra i nuovi consiglieri di amministrazione.
La deputata dei
'Responsabili' ha reso noto oggi di non poter accettare l'incarico in
considerazione 'del delicato momento che vive l'attuale legislatura'.
Nella lista del Tesoro, publicata il 4 aprile scorso, erano confermati
Giovanni Ialongo presidente e Massimo Sarmi amministratore delegato di
Poste Italiane. Nel nuovo cda di Poste figurano in lista Maria Claudia
Ioannucci e Antonio Mondardo. E ora rimane da ricoprire la casella
lasciata libera da Siliquini.
12 - GENERALI:
PRIMO INVESTITORE ITALIANO 'QUALIFICATO' IN CINA...
Radiocor - Le autorita' di Borsa cinesi (Csrc) hanno
riconosciuto lo stato di 'investitore istituzionale straniero
qualificato' (Qfii, Qualified Foreign Institutional Investor) ad altre
tre societa' di gestione straniere, tra cui le Generali, prima societa'
italiana a potersi fregiare di questa qualifica. Le altre due
finanziarie sono la francese Lyxor e la Polaris Inernational Securities
Investment di Taiwan.
Sale cosi' a 109
il numero delle societa' straniere che oggi possono operare in Cina,
rispettando comunque determinate quote di investimento fissate dalle
autorita' con un limite del 10% degli asset. Le societa' 'Qfii'
(programma istituito da Pechino nel 2003) possono investire in Borsa,
nell'obbligazionario e nei derivati, in particolare sui future degli
indici azionari.
13 - IRLANDA:
MOODY'S ABBASSA RATING DI DUE GRADINI A 'BAA3'...
Radiocor - Parigi, 15 apr - L'agenzia di rating Moody's
Investor Service ha abbassato di ulteriori due tacche la nota di debito
dell'Irlanda da 'Baa1' a 'Baa3', relegando il P aese al piu' basso
livello possibile per i mutuatari affidabili. Il provvedimento, afferma
Moody's, reso necessario dal deterioramento delle prospettive
dell'economia del Paese.
14 - GRECIA, PRIMO
MINISTRO PRESENTERÀ NUOVO PACCHETTO MISURE ECONOMICHE...
(LaPresse/AP) - Il primo ministro greco George
Papandreou presenterà oggi al governo un nuovo pacchetto di misure
economiche dal valore di 23 miliardi di euro. Il ministro delle Finanze
George Papaconstantinou ha detto nei giorni scorsi che le misure non
includeranno tagli agli stipendi e alle pensioni a tutti i livelli, né
aumenti di tasse simili a quelli approvati l'anno scorso. Le misure sono
state adottate in cambio dei prestiti di salvataggio da 110 miliardi di
euro concessi alla Grecia dall'Unione europea e dal Fondo monetario
internazionale.
15 - CINA:
CRESCITA RESTA FORTE, MA L'INFLAZIONE ACCELERA NEL I TRIMESTRE - +9,7%
IL PIL...
Radiocor - La crescita dell'economia cinese ha
continuato a marciare forte nel primo trimestre, con il Pil in aumento
del 9,7%, ma l'inflazione e' salita al 5,4% in marzo, il suo massimo
livello dal 2008, secondo i dati ufficiali dell'Ufficio Nazionale di
Statistica (Nbs). Per tutto i primi tre mesi dell'anno in corso,
l'aumento dei prezzi al consumo, il principale indicatore di inflazione,
e' stato del 5%, nonostante una serie di misure di inasprimento
monetario adottate dal Governo, che teme che l'inflazione possa portare
a tensioni sociali.
La crescita
dell'economia e' rimasta allo stesso livello del trimestre precedente,
quando era stata del 9,8%. Nel 2010, il Pil della Cina era aumentato del
10,3%, consentendo al Paese di occupare il posto di seconda economia
piu' grande del mondo, scavalcando il Giappone e piazzandosi dietro agli
Stati Uniti. Nel primo trimestre, la produzione industriale e' aumentata
del 14,4% e gli investimenti fissi del 25%, ha ancora riferito il
National Bureau o f Statistics (Nbs).
16 - INDIA,
INFLAZIONE A MARZO SFIORA IL 9%...
(LaPresse/AP) - L'inflazione in India è salita
all'8,98% a marzo, mentre aumentando i costi di produzione. Intanto i
prezzi continuano ad aumentare nonostante un raccolto da record, il che
dimostra che il problema va oltre i prezzi volatili dei prodotti
alimentari e del carburante. A febbraio l'inflazione era pari all'8,31%
e gli analisti prevedevano un aumento fino all'8,36% a marzo. Il governo
ha inoltre annunciato che a gennaio l'inflazione aveva raggiunto il
9,35%, e non l'8,23% come annunciato precedentemente.
17 - TASSARA:
LUNEDI' 18 RIPRENDE TRATTATIVA CON BANCHE CREDITRICI...
Radiocor - La trattativa fra la Carlo Tassara e le
banche creditrici riprendera' lunedi' 18 aprile, secondo quanto riferito
da fonti finanziarie all'agenzia Radiocor. Gli esponenti e i legali
della holding del finanziere Romain Zaleski che custodisce importanti
partecipazioni azionarie torneranno quindi al tavolo delle trattative
con i cinque istituti (Intesa, UniCredit, Mps, Ubi e Bpm) per negoziare
sulle condizioni per la proroga al 2013 delle scadenze per la
restituzione del debito da 3,1 miliardi. Le parti si confronteranno
sulle condizioni richieste dagli istituti creditori per la stesura del
nuovo testo relativo all'accordo di 'stand still'.
Nel dettaglio si
trattera' sull'innalzamento del quorum a 4/6 nel Cda della Tassara per
le delibere importanti. Un punto su cui le parti 'in linea di massima'
avrebbero gia' raggiunto un'intesa. Si trattera' inoltre per la
definizione del tasso di rimborso dei debiti: a fronte di una proposta
da parte degli istituti di innalzare il tasso di 100 punti base, la
holding di Romain Zaleski sta cercando di spuntare 50 punti base.
Infine, le parti
saranno impegnate nello stabilire o meno le modalita' del mandato a
terzi - probabilmente una merchant bank - a vendere le partecipazioni
azionarie custodite dalla holding. Una decisione, avevano affermato
fonti ben informate, che verra' comunque adottata solo nel primo
trimestre del 2013. La Tassara, guidata da Pietro Modiano, detiene
pacchetti di azioni fra cui Intesa Sanpaolo (2,5%), Ubi (2%), Mps (2%),
Bpm (1,9%), Edison (10%), A2A (2,5%), Mittel (20%).
18 - INTESA
SANPAOLO: BENESSIA, CREDO PESO FONDAZIONI RESTERA' L'ATTUALE...
Radiocor - 'Credo che il peso delle Fondazioni in
Intesa Sanpaolo restera' quello che e', e' la cosa piu' naturale'. Cosi'
il presidente della Compagnia Sanpaolo, Angelo Benessia, sull'ipotesi di
un rafforzamento complessivo del peso delle Fondazioni azioniste di
Intesa Sanpaolo ad esito dell'aumento di capitale da 5 miliardi di euro
annunciato la scorsa settimana della banca.
'Credo che il
rafforzamento del peso delle Fondazioni In Intesa Sanpaolo in occasione
dell'aumento di capitale non sia un'ipotesi realistica. Le Fondazioni,
sottoscrivendo le quote di loro competenza, rimangono dove sono in
termini assoluti. In termini di capitale possono anche essere
parzialmente diluite, di poco, in quanto nell'aumento intervengono anche
le azioni di risparmio. Quindi c'e' un effetto diluitivo marginale, ma
c'e'', ha osservato Benessia. La Compagnia di San Paolo e' il primo
azionista di Intesa Sanpaolo con il 9,88%. La Fondazione torinese ha
gia' deliberato la sottoscrizione dell'aumento pro-quota.
19 - ASSEGNO DI
DE' LONGHI ALLA VIGILANZA CONSOB...
Da "Il
Sole 24 Ore" - L'arrivo anticipato dell'estate ha
infiammato il titolo De' Longhi, che ieri ha toccato i massimi storici
di 8,19 euro per azione. Tuttavia a gelare un po' gli entusiasmi del
primo socio, Giuseppe De' Longhi, ci ha pensato la Consob. Il presidente
di De' Longhi ha infatti dimenticato di segnalare alla Commissione
alcune operazioni di internal dealing effettuate fra il 2006 e il 2008.
Circa 400 operazioni di acquisto e di vendita di titoli De' Longhi.
Difficile mettersi
in una situazione peggiore. Non fosse stato per la buona fede, che è De'
Longhi è riuscito a dimostrare, il conto della sanzione sarebbe stato da
record. Invece, una volta escluse dalla Consob «l'esistenza di una
volontà diretta ad eludere dolosamente gli obblighi di comunicazione» e
l'assenza di fini speculativi, la multa è stata limitata a 5mila euro
per ciascuna delle 51 violazioni accertate. Insomma, 255 mila euro di
sanzione. (R.Fi.)
20 - FINALE A
BOSTON PER L'AS ROMA...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Le trattative per l'acquisto della AS Roma
da parte della cordata americana sembrano essere a un punto di svolta.
Gli uomini di UniCredit sono ora a Boston nella speranza di chiudere. Ma
poiché il negoziato si sta conducendo sulle garanzie finanziarie a Il
Sole 24 Ore risulta che il loro vero interlocutore non sia Tom
DiBenedetto, il finanziere venuto in Italia la settimana scorsa bensì
Jim Pallotta.
A differenza di
DiBenedetto, che a Boston è ai più sconosciuto sia nei circoli sportivi
che in quelli finanziari, Pallotta ha un nome di peso. E un sacco di
soldi. Li ha fatti amministrando fondi hedge quali il Raptor Global
Fund. Pallotta è anche comproprietario dei Celtics, la mitica squadra di
basket di Boston, che con 17 campionati vinti è la più titolata della
Nba. Insomma, ha una storia di successo sia nel business che nello
sport. (C.G.)
21 - EXTRA CEDOLA
DEL NYSE PER ANDARE CON DB...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Il patto Deutsche Börse-Nyse ha sfoderato la
prima arma segreta per difendersi dagli assalti del rivale Nasdaq. I
vertici di Nyse Euronext stanno facendo balenare davanti agli occhi
degli azionisti un immediato dividendo straordinario e la promessa di
ulteriori cedole e riacquisiti di titoli a sostegno delle quotazioni
all'indomani del completamento della fusione tedesco-americana a fine
anno.
Una strategia che
mostra quanto sia senza quartiere la sfida per il consolidamento e la
sopravvivenza tra i listini globali. L'offerta per il Nyse avanzata dal
Nasdaq, assieme all'IntercontinentalExchange, è infatti sulla carta
almeno del 15% più generosa di quella di Deutsche Börse accettata dalla
borsa di Wall Street. Abbastanza, forse, da far presa sui soci. Il
prezzo della loro lealtà potrebbe essere pagato anche in dividendi. (M.
Val.)
22 - SISMA
GIAPPONE, TOYOTA: PRODUZIONE DIMEZZATA TRA 10 MAGGIO-3 GIUGNO...
(LaPresse/AP) - Toyota Motor Corporation ha annunciato
oggi che manterrà la produzione in Giappone a capacità dimezzata tra il
10 maggio e il 3 giugno a causa della crisi di forniture causata dal
terremoto e dallo tsunami abbattutisi sul Paese lo scorso 11 marzo. La
più grande casa automobilistica del mondo ha dichiarato che non è ancora
chiaro quando potrà riprendere la produzione a pieno regime in Giappone
e la portavoce Shiori Hashimoto ha aggiunto che l'azienda deciderà dopo
il 6 giugno come procedere. Attualmente solo tre fabbriche continuano a
lavorare a una capacità limitata, ma tra il 18 e il 27 aprile la
produzione dovrebbe riprendere a capacità dimezzata in tutti gli
stabilimenti. Successivamente, tra il 28 aprile e il 9 maggio la
produzione sarà nuovamente limitata.
23 - NESTLÉ,
VENDITE RAGGIUNGONO 20,3 MLD DI FRANCHI NEL PRIMO TRIMESTRE...
(LaPresse/AP) - Le vendite di Nestlé nel primo
trimestre hanno raggiunto 20,26 miliardi di franchi svizzeri, il 9% in
meno rispetto ai 22,34 miliardi di franchi registrati nello stesso
periodo dell'anno scorso. Secondo l'azienda, il calo è dovuto alla forza
della valuta svizzera contro il dollaro. Il gigante del settore
alimentare con sede a Vevey ha annunciato oggi che in termini di
crescita organica le vendite sono comunque salite del 6,4%. Paul Bulcke,
l'amministratore delegato dell'azienda, ha dichiarato che la Nestlé "è
cresciuta in tutte le categorie nei primi tre mesi del 2011, mantenendo
lo slancio dell'anno scorso".
15-04-2011]
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PREGO PAGARE! - I
BLOGGER DELL’HUFFINGTON POST BATTONO CASSA: 105 MLN $, OVVERO UN TERZO
DI QUANTO HA INTASCATO L’AVIDA ARIANNA HUFFINGTON (SENZA DAR LORO MANCO
UN CENTESIMO) DALLA RECENTE VENDITA DEL SITO ALLA AOL - IL GRUPPO HA
APERTO UNA CLASS ACTION E ACCUSA: “NOI COME SCHIAVI NELLA SUA
PIANTAGIONE” - ARIANNA SPREZZANTE: “NON SIETE I PRIMI CHE CERCANO DI
PRENDERSI CON GLI AVVOCATI CIÒ CHE NON SIETE CAPACI DI OTTENERE DA SOLI
1 - UN PAESE DI
WINKELVOSSES
http://slate.me/gVYOpl
- Viviamo in "una
nazione di Winkelvosses". Risponde così Arianna Huffington, ai blogger
che hanno deciso di intentare contro di lei e contro l'Aol una class
action da 105 milioni dollari. I Winkelvosses sono i gemelli di Harvard
che hanno cercato senza riuscirci di fare la guerra al fondatore di
Facebook, Mark Zuckerberg.
Come loro, dice in
sostanza la Huffignton, anche voi blogger siete destinati a fallire. E,
riadattandola al caso che la riguarda, cita una parte della motivazione
della sentenza che ieri ha chiuso la celebre causa contro il social
network più famoso del mondo: "Non siete i primi che cercano di
prendervi con gli avvocati quello che non siete stati in grado di
guadagnarvi sul mercato".
2 - I BLOGGER
DENUNCIANO, "NOI SCHIAVI DI ARIANNA" - AZIONE LEGALE COLLETTIVA PER
RISARCIMENTO DI 105 MLN DOLLARI
Radiocor - Arianna
Huffington, il suo sito web di notizie 'Huffington Post' e AOL sono
stati querelati da un gruppo di blogger che accusano la società di non
averli mai pagati per il loro lavoro. Il gruppo, guidato da Jonathan
Tasini, scrittore e sindacalista che ha scritto piu' di 250 articoli per
il sito senza essere pagato, accusa la Huffington di aver venduto il
sito per 315 milioni di dollari ad AOL senza dare ai blogger un
centesimo dei profitti, e chiede un risarcimento di 105 milioni di
dollari.
"I blogger sono
essenzialmente stati trasformati in moderni schiavi nella piantagione di
Arianna Huffington", afferma Tasini. Secondo quanto riporta l'agenzia
Bloomberg i querelanti e i loro avvocati stimano che circa 9.000 persone
abbiano scritto per l'Huffington Post senza essere state pagate e
sostengono che i loro articoli abbiano contribuito per circa un terzo
del valore di vendita del sito web, esattamente i 105 milioni richiesti.
In una
dichiarazione ufficiale, l'Huffington Post ha detto che qualsiasi azione
legale collettiva sarebbe "completamente infondata. I blogger utilizzano
la nostra piattaforma per connettersi e garantire che le loro idee e le
loro opinioni siano viste da quante piu' persone possibili".13-04-2011]
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BORSE
POSITIVE, DEBOLI LE BANCHE - LA CINA PADRONA RICAPITALIZZERÀ LE CASSE DI
RISPARMIO SPAGNOLE - TRONCHETTI: “NO COMMENT, SIAMO SERI” E SNOBBA LE
RICHIESTE DI BERNABÈ - LE PILLOLE PER LA CRISI DI DRAGHIE E TREMONTI -
FMI: SERVONO SOLDI PER LE BANCHE TEDESCHE - LO SCARPARO SE LA CANTA E SE
LA SUONA: LA VICENDA GERONZI “È UN BUON SEGNALE ANCHE IN CHIAVE
POLITICA” - DE BENEDETTI VENDERà SORGENIA A EDF? - PARMALAT E LA SÒLA
GRANAROLO - IL GARGANO NON VUOLE LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE: “RISCHIO
MESSICO” - RIPARTE IL MERCATO DEL LAVORO USA - VENTURE CAPITAL SOCIALE
PER BALBO, SPOSITO E MICHELI…
1 - BORSA, LA GIORNATA: BENE MERCATI EUROPEI, PIRELLI GUIDA
MIB...
(LaPresse) - Chiusura positiva per Piazza Affari, con il Ftse Mib che
guadagna lo 0,36% a 22.096,96 punti e il Ftse All-Share che guadagna lo
0,38% a 22.797,99 punti. Negli Stati Uniti JP Morgan ha diffuso la sua
trimestrale con conti mostrando un'ottima forma, con un utile pari a 5,6
miliardi di dollari, o 1,28 dollari all'azione, nei primi tre mesi
dell'anno, in netto aumento rispetto al profitto di 3,3 miliardi di
dollari del primo trimestre 2010. Tra i dati macro, le vendite al
dettaglio Usa sono aumentate dello 0,4% a marzo, per il nono mese
consecutivo, ma sotto le attese, e le scorte delle industrie sono
cresciute dello 0,5% a febbraio, in rialzo per il 14esimo mese
consecutivo. In Portogallo sono in corso le trattative per capire il
prezzo che dovrà pagare Lisbona per il prestito da 80 miliardi di euro.
CDA
ENEL
In questo
contesto, chiusura positiva per le principali Borse europee. Il Ftse 100
di Londra guadagna lo 0,77% a 6.010,44 punti, il Cac 40 di Parigi sale
dello 0,75% 4.006,23 e il Dax di Francoforte mostra un rialzo dell'1,06%
a 7.177,97 punti. A Milano, in luce il titolo Pirelli, maglia rosa del
paniere principale con un rialzo del 2,6% a 6,505 euro. Sopra la parità
anche Eni, che sale dello 0,12% a 17,33 euro, e la controllata Snam Rete
Gas, che guadagna lo 0,79% a 8,31 euro. Oggi l'assemblea dei soci della
società del Cane a sei zampe si è riunita e ha approvato il bilancio
2010.
Debole il settore
bancario del Mib. Secondo il Fondo monetario internazionale in Europa ci
sono alcune banche che sono ancora poco capitalizzate. Perdono Banco
Popolare (-1,11%), Banca Montepaschi (-1,35%), Unicredit (-0,51%) e Ubi
Banca (-0,57%), Tiene sulla parità Intesa Sanpaolo, a 2,25 euro. Vendite
anche su Popolare Milano, alle prese oggi con il consiglio di
amministrazione del gruppo per discutere a seguito dell'ispezione della
Banca d'Italia sulla governance. Piazza Meda lascia l'1,55% a 2,788
euro. Il vicepresidente di Bpm, Graziano Tarantini, ha spiegato al
Corsera che non c'è solo la via dell'aumento di capitale per un
rafforzamento patrimoniale.
Zapatero
e Wen Jiabao
Tra gli altri
titoli, acquisti su Enel, che balza dell'1,94% a 4,63 euro. Sale la
scuderia Agnelli, con Fiat che registra un incremento dello 0,16% a
6,445, Industrial che guadagna l'1,03% a 9,775 euro e l'azionista Exor,
che guida il gruppo con un più 0,83% a 21,97%. Scendono Autogrill
(-0,36%), Fondiaria-Sai (-1,73%), Generali (-0,19%), Mediaset (-0,9%) e
Telecom (-0,28%). Il ministero dello Sviluppo economico e i sindacati si
sono incontrati oggi per stabilire i criteri per valutare i piani
industriali che saranno presentati per l'acquisizione di Parmalat, tra
cui figurano il mantenimento delle funzioni strategiche in Italia e il
rafforzamanto della filiera lattiero-casearia italiana. Il gruppo di
Collecchio registra un rialzo dello 0,7% a 2,298 euro.
2 - SPAGNA, CINA
STUDIA PIANO DA 9,3 MLD EURO PER RICAPITALIZZARE CAJAS...
(LaPresse/AP) - La Cina sta studiando un piano per iniettare 9,3
miliardi di euro di aiuti per ristrutturare il sistema delle casse di
risparmio in Spagna, le Cajas. Lo ha reso noto una fonte ufficiale del
governo spagnolo che preferisce però rimanere anonima. Il vice
presidente della compagnia di Stato cinese 'China Investment
Corporation', Xie Ping, ha discusso del piano durante un incontro con il
premier spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero, tenutosi oggi a Pechino.
Il progetto di ristrutturazione delle casse di risparmio in Spagna è
cruciale per gli sforzi di riemergere da due anni di recessione. La
Banca di Spagna stima che il settore abbia bisogno di circa 15 miliardi
di euro totali in fondi di ricapitalizzazione.
MARCO
TRONCHETTI
3 - TRONCHETTI :
NO COMMENT SU RICHIESTA BERNABÈ...
(LaPresse) - Il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera non vuole
commentare la richiesta avanzata ieri da Franco Bernabè, neo presidente
di Telecom, che ieri davanti all'assemblea degli azionisti aveva chiesto
che Pirelli restituisse al gruppo telefonico le spese, stimate attorno a
1,2 milioni, sostenute nell'interesse del gruppo guidato da Tronchetti
Provera. "Non commento. Siamo seri", ha detto Tronchetti a margine di un
incontro sul capitalismo italiano all'Università Bocconi.
FRANCO
BERNABE
4 - BANCHE: FMI,
3.600 MLD$ DI DEBITO DA RIFINANZIARE IN DUE ANNI...
Radiocor - Le banche in tutto il mondo 'dovranno rifinanziare nei
prossimi due anni debito in scadenza per 3.600 miliardi di dollari'. Lo
scrive l'Fmi nell'ultimo Rapporto sulla stabilita' finanziaria globale,
spiegando che il fabbisogno di rifinanziamento 'e' particolarmente
acuto' per gli istituti in Irlanda e in Germania che devono
rifinanziare, nello stesso arco di tempo, tra il 40 e il 50% di tutto il
debito di loro competenza. Politiche ancora incomplete e riforme
inadeguate del settore bancario, scrive il Fondo, 'hanno lasciato fuori
intere parti del sistema bancario che restano vulnerabili a ulteriori
shock'. Molti istituti di credito, soprattutto le banche europee piu'
fragili, sono 'in balia di pressioni di diverso tipo e collegate tra
loro che stanno facendo aumentare i rischi per l'intero sistema'.
5 - BANCHE:
DRAGHI, SODDISFATTO PER AUMENTI CAPITALE REALIZZATI FINORA...
Radiocor - Torino, 13 apr - 'Sono soddisfatto degli aumenti di capitali
realizzati sino ad ora dalle banche italiane'. Lo ha detto il
governatore della banca d'Ital ia Mario Draghi parlando a Torino a
margine dei lavori del biennale della democrazia.
6 - CRISI: DRAGHI,
NECESSARIO UNO STOP AI SOSTEGNI STRAORDINARI...
Radiocor - 'In tutto il mondo si delinea ora chiaramente la necessita'
di far cessare il sostegno straordinario fornito nell'ultimo triennio
alle economie dai bilanci pubblici e dalle politiche monetarie' e in
particolare nella zona dell'euro stiamo valutando tempi e modi del
rientro dall'impostazione eccezionalmente espansiva che ha
caratterizzato la politica monetaria nell'area dopo la crisi; essa
rimane, anche dopo il rialzo dei tassi d'interesse di riferimento deciso
la scorsa settimana, molto accomodante'.
MARIO
DRAGHI
Lo ha detto il
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, partecipando a Torino
alla Biennale della democrazia. 'L'incidenza sul prodotto dei debiti
pubblici nei paesi avanzati e' aumentata di quasi un quarto - ha
osservato Draghi - e i programmi di medio termine di molti governi sono
gia' orientati, con varia intensita', alla riduzione degli squilibri. Le
politiche monetarie devono tenere conto dell'emergere di tensioni
inflazionistiche, sospinte dal rincaro dei prodotti alim entari ed
energetici.Nell'area dell'euro, dove l'inflazione e' dall'inizio
dell'anno al di sopra del 2 per cento, occorre prevenire il
deterioramento delle aspettative sulla dinamica dei prezzi interni'.
GIULIO
TREMONTI CLAUDIO SCAJOLA
7 - TREMONTI:
POLITICA DEL RIGORE SENZA ALTERNATIVE PER UE E PER MERCATI...
Radiocor - 'Una crescita duratura ed equa non e' raggiungibile, se non
in un contesto di stabilita' finanziaria'. Lo scrive il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, nella premessa al Piano nazionale delle
riforme, segnalando che la crisi ha avviato 'processi di riforma della
governance tutti allineati sul principio della prudenza e del rigore
fiscale. E' chiaro che non vi sono piu' spazi per incertezze: la
politica di rigore fiscale non e' temporanea, non e' la conseguenza
imposta da una congiuntura economica negativa, ma e' invece la politica
necessaria e senza alternative per gli anni a venire.
TREMONTI
profilo
Anche in assenza
di una regola europea, i mercati non pretenderebbero nulla di
sostanzialmente diverso. Devono essere quindi logica ed impegno comune,
tanto della politica quanto di tutte le parti sociali, non avere e/o
dare illusioni, attraverso messaggi contradditori, supponendo una
presunta alternativa tra rigore e crescita. L'unico messaggio
responsabile e nell'interesse del Paese e' che non esistono i
presupposti per una crescita duratura ed equa senza stabilita' dei conti
pubblici. La crescita non si fa piu' con i deficit pubblici. E' questa
l'impostazione della politica italiana di finanza pubblica, iniziata nel
2008 con la Legge finanziaria triennale e da allora proseguita'.
8 - PIANO RIFORME:
TESORO, IMPATTO SU PIL 0,2-0,4 PUNTI PERCENTUALI ANNO...
Radiocor - Le misure indicate dal Piano delle riforme che il Governo si
appresta a varare 'determina nel periodo 2011-2014 un impatto positivo
sul tasso di variazione del Pil rispetto allo scenario di base pari in
media a 0,4 punti percentuali all'anno'. Lo prevede lo stesso documento,
anche se uno scenario piu' prudenziale indica uno sprint alla crescita
di 0,2 punti percentuali l'anno
9 - L'ECONOMISTA
MARCO FORTIS: SENZA SPESA PUBBLICA, IL PIL ITALIANO SUPERATO SOLO DA
QUELLO TEDESCO...
Da "Panorama Economy" in edicola domani - Secondo i dati Eurostat, lo
scorso anno l'Italia ha ridotto la spesa pubblica in volume dello 0,6%,
Tra i maggiori Paesi UE è stata l'unica a farlo, assieme alla Spagna
(-0,7%). Tutte le altre grandi economie UE hanno invece spinto a fondo
sull'acceleratore della spesa pubblica, dalla Francia (+1,5%) all'Olanda
(+1,5%), dalla Germania (+2,3%) alla Gran Bretagna (+0,8%). Che cosa
sarebbe successo al PIL degli altri Paesi se essi avessero ridotto la
spesa pubblica dello 0,6% come ha fatto l'Italia anziché aumentarla?
La risposta,
scrive l'economista Marco Fortis nel numero di Panorama Economy in
edicola domani, «è piuttosto scioccante». Infatti, il PIL italiano nel
2010 sarebbe risultato quello più "dinamico" (+1,3%) dietro
l'irraggiungibile Germania (la cui crescita si sarebbe ridotta però
anch'essa da un +3,6% a un 3% con una spesa pubblica "all'italiana").
Mentre l'aumento del PIL olandese si sarebbe ridotto dall'1,8% all'1,2%,
quello francese dall'1,6% all'1,1% e quello inglese dall'1,3% all'1%.
Olanda, Francia e Gran Bretagna, dunque, senza la "stampella" della
spesa pubblica nel 2010 sarebbero cresciute meno dell'Italia.
10 - GENERALI:
DELLA VALLE, VICENDA E' BUON SEGNALE ANCHE IN CHIAVE POLITICA...
(Adnkronos) - 'I cambiamenti ai vertici della finanza in Italia, come
quello delle Generali, sono un buon segnale, anche in chiave politica'.
Ad affermarlo in una nota e' il patron di Tod's, Diego Della Valle ai
microfoni di Exit, in onda questa sera su La7 alle 21.10 e condotto da
Ilaria D'amico.
geronzi-della
valle
'Credo sia il
momento -continua il patron di Tod's- che gli imprenditori si facciano
vivi, si facciano sentire e che tentino di far capire che occuparsi
della societa' civile non vuol dire far politica, ma vuol dire occuparsi
del bene del Paese'.
Tutto il mondo del
lavoro, conclude Della Valle, 'ha bisogno adesso di prendere in mano la
situazione per far capire di cosa abbiamo bisogno e tentare di farlo, se
possibile, con la politica, la politica migliore, quella che ha voglia
di fare le cose. Quindi farla con e non contro'.
11 - PIAGGIO:
COLANINNO, 2011 IN LINEA O MIGLIORE RISPETTO AL 2010...
(Adnkronos) - "Le nostre proiezioni, sulla base dei primi tre mesi, sono
in linea o migliori del 2010". Ad affermarlo e' Roberto Colannino,
presidente di Piaggio, durante l'assemblea per l'approvazione del
bilancio 2010. Colannino e' ottimista, ma resta cauto: "mancano 9 mesi e
potrebbe succedere tutto", aggiunge.
12 - ENI, DA
COMMISSIONE EUROPEA OK AD ACQUISIZIONE IRIS CON ACEGASAPS...
(LaPresse) - AcegasAps e Eni hanno ricevuto dalla Commissione europea il
nulla osta al progetto di acquisizione delle attività energetiche di
Iris, multiutility operante nel territorio della provincia di Gorizia.
Lo comunica AcegasAps in una nota. Con la sottoscrizione dell'accordo
quadro, Eni e AcegasAps hanno convenuto di costituire una società per
azioni (la Newco holding), sottoscrivendone rispettivamente il 70% e il
30% del capitale sociale, mediante la quale procedere all'esecuzione
dell'acquisizione.
ROBERTO
COLANINNO
13 - PETROLIO:
'SIAMO A RISCHIO MESSICO', PARCO GARGANO CHIEDE MORATORIA SU
TRIVELLAZIONI...
(Adnkronos) - 'Una ulteriore moratoria sulle trivellazioni'. E' una
delle richieste che la Comunita' del Parco Nazionale del Gargano fa in
una lettera che verra' inviata al ministro dell'Ambiente Stefania
Prestigiacomo dopo la decisione del suo dicastero di autorizzare le
ricerche di tipo sismico nel Mare Adriatico vicino alle Isole Tremiti
che prelude alla costruzione di impianti per l'estrazione di petrolio.
Lo riferisce all'ADNKRONOS il commissario straordinario dell'Area
Protetta del foggiano Stefano Pecorella.
Ieri a Monte
Sant'Angelo, sede dell'Ente, si sono riuniti i sindaci del territorio e
gli altri rappresentanti degli enti locali che fanno parte dell'organo
consultivo e propositivo del Parco deliberando, tra le altre cose,
l'invio di alcune lettere. Nei giorni scorsi il Ministero dell'Ambiente,
unitamente a quello dei Beni culturali, ha autorizzato la societa'
irlandese Petroceltic Elsa a effettuare le prospezioni sismiche in zone
di mare molto vicine alle Isole Tremiti ma di competenza delle Regioni
Abruzzo e Molise.
Nella lettera alla
Prestigiacomo si chiede anche un incontro al ministro 'per esporre, al
di la' della questione dei confini e della competenza - spiega Pecorella
- le ragioni per cui pensiamo che le trivellazioni costituirebbero un
potenziale danno all'ecosistema: qualsiasi incidente simile a quello
verificatosi l'anno scorso nel Golfo del Messico, vicino alla Lousiana,
provocherebbe, a causa delle correnti, un pericolo per l'Area marina
protetta delle Tremiti'.
14 - ADR (GEMINA),
UTILE A 22 MILIONI NEL 2010, TRAFFICO PASSEGGERI +5,9%...
(LaPresse) - L'assemblea degli azionisti di Aeroporti di Roma (Adr) ha
approvato il bilancio dell'esercizio 2010. I ricavi di gruppo hanno
raggiunto i 599,7 milioni di euro con un incremento del 6,7% rispetto al
2009 sia nel settore 'aviation' (+5,4%) che nel settore commerciale
(+8,2%), mentre il traffico di passeggeri è aumentato del 5,9% a 40,9
milioni di passeggeri. Lo comunica la società controllata da Gemina in
una nota. Il risultato netto di Adr è stato, come da proposta del
consiglio d'amministrazione, interamente riportato a nuovo. L'utile di
gruppo, interamente riportato a nuovo, è pari a 22,3 milioni di euro
contro 5,2 milioni di euro del 2009, spiega la società.
15 - USA, A
FEBBRAIO 3,1 MLN OFFERTE LAVORO,DATO PIÙ ALTO DA SETTEMBRE 2008...
(LaPresse/AP) - A febbraio le imprese americane hanno presentato 3,1
milioni di offerte di lavoro, il numero più alto da settembre del 2008.
Lo ha reso noto il dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti e questo
dato è la prova del fatto che le assunzioni stanno aumentando di pari
passo con la crescita economica. Da luglio del 2009, un mese dopo la
fine della recessione, il totale delle offerte di lavoro è aumentato di
circa 900mila, ma è un dato ancora al di sotto della soglia dei 4,4
milioni registrati a dicembre 2007 quando la recessione iniziò.
16 - VENTURE
CAPITAL SOCIALE - SPOSITO CON BALBO E MICHELI...
Da "il Giornale" - Claudio Sposito, numero uno di Clessidra, fa il suo
esordio nel venture capitale sociale. L'ex uomo Fininvest ha
sottoscritto una quota di Oltre Venture, primo fondo italiano
specializzato nel settore. Il suo nome si unisce a un folto gruppo di
soci (tra gli altri Roger Abravanel, Carlo Micheli, le famiglie
Seragnoli e Zambon, ma anche la Fondazione Crt e la De Agostini). A
guidare il fondo (dotazione iniziale 8 milioni) è il suo creatore
Luciano Balbo, considerato uno dei padri del venture capital in Italia.
Oltre Venture investe in aziende attive in campo sociale (dal
microcredito all'housing) con un criterio:quello della sostenibilità
economica dell'iniziativa.
17 - XOOM: IL
TABLET DI MOTOROLA LO VENDE TIM...
Da "il Giornale" - Google sta diventando peggio di Apple quando si
tratta di approvare la catena di distribuzione di prodotti che impiegano
il suo sistema operativo Android. Ieri a Milano è stato infatti
presentato il nuovo tablet Motorola pronto a far concorrenza all'Ipad di
Apple. Si tratta dello Xoom con schermo a 10 pollici che sarà
distribuito in Italia in esclusiva da Tim di Telecom. Questo
particolare, però, non è stato comunicato in maniera ufficiale proprio
perché Motorola deve ancora perfezionare tutti i termini di utilizzo di
Android con Google, diventata pignola come i rivali di Apple per quanto
riguarda l'uso del suo sistema operativo. Xoom uscirà con Android in
versione 3.0 Honeycomb.
18 - SE EDF GUARDA
ALLA SORGENIA DI DE BENEDETTI...
Dal "Corriere della Sera" - Dopo la tempesta delle settimane passate,
culminata con la presentazione delle liste e l'avvicendamento di Umberto
Quadrino alla guida di Edison, su Foro Buonaparte è calata una calma
apparente. La tregua concordata tra italiani e francesi per il momento
regge, e si vedrà di prima mano all'assemblea del 26 aprile quali sono i
rapporti che intercorrono tra i due azionisti transalpini. Proprio nello
stesso giorno, ironia della sorte, si terrà a Roma un altro test delle
relazioni Roma-Parigi con il previsto summit italo-francese con
Berlusconi e Sarkozy.
In questo clima di
attesa, comunque, non si è perso tempo, e sono spuntati diversi scenari
di «assestamento» più o meno fantasiosi. Da quello secondo cui l'Eni
avrebbe prospettato al Tesoro l'acquisto della quota Edison di A2A per
poi sedersi al tavolo con i francesi di Edf, fino a quello per il quale
che punta sull'Enel, che avrebbe anticipato ai suoi consiglieri di
amministrazione di avere aperto un dossier al proposito.
Un'altra versione
dell'Edison-game, meno passibile di fulmini antitrust, vede anche la
partecipazione di altri soggetti. Come il gruppo De Benedetti, che
potrebbe coronare il progetto (sempre presente e spesso smentito) di
vendere Sorgenia proprio ai francesi di Edf. Che una volta accontentati
sul fronte italiano con una posizione di rilievo (Sorgenia ha anche
interessanti posizioni nello shale gas in Polonia) lascerebbero campo
libero a Foro Buonaparte.
19 - PARMALAT E LA
«GRANA» GRANAROLO...
Dal "Corriere della Sera" - Riassumiamo i fatti: tutti vogliono la
Parmalat. L'affermazione è certificabile non solo alla luce della
scalata francese o delle mosse del governo a protezione del «gioiellino»
. Ma anche della presenza a Milano in questi giorni di importanti
manager e azionisti di società come la messicana Ala, l'olandese
Friesland Campina o la brasiliana Lacteos, proprietaria del marchio
Parmalat in Brasile.
Nessuno li ha
visti. Ma c'è chi giura che siano già venuti non si capisce bene se per
entrare nella Parmalat o aspettare l'eventuale «spezzatino» . Poi c'è
Intesa Sanpaolo, capocordata dell'italianità. Mediobanca, Unicredit e
Bnl-Bnp Paribas. Clessidra e Palladio. Gli unici che possono dire di non
essere interessati al gruppo di Collecchio, senza tema di smentite, sono
i Ferrero. Ed è proprio qui il punto. Gli unici industriali che
servivano non ci sono. Da qui la soluzione Granarolo: rispunta come ai
tempi di Sita l'idea di una fusione fatta peraltro con la cassa della
Parmalat.
Peccato che non si
possano prendere decisioni sull'uso della cassa di una società senza
prima controllarla. Gran Latte, la società che detiene l' 80%della
società, non vedrebbe l'ora di «valorizzare» il tutto con una bella
fusione. Ma gli altri soci sarebbero molto più prudenti. Anche perché il
secondo step sarebbe allora giocoforza la vendita degli asset esteri di
Collecchio, gli unici che portano ricchezza. Una mossa che rischierebbe
di minare lo sviluppo della società, mettendo il difficoltà la Cdp. Oggi
sarà tutto sul tavolo della «cordata» . E si vedrà chi riuscirà a
risolvere questo enigma degno di Kubrik.
20 - LA MAGIA DI
OPRAH E LA PUBBLICITÀ...
Dal "Corriere della Sera" - Un milione di dollari per uno spot di trenta
secondi. E' il costo di mezzo minuto di pubblicità nella finale del 25
maggio di «The Oprah Winfrey Show» , la trasmissione della
superpresentatrice americana sul canale televisivo Cbs. I numeri sono
stati riportati dalla rivista «Brandweek» , rimbalzati poi su
«Bloomberg» e non ancora commentati, confermati o smentiti dalla Cbs. Ma
se il prezzo a sette cifre sarà quello che alla fine si troverà sui
contratti con gli inserzionisti, si tratterebbe di valori record per una
trasmissione non sportiva durante il giorno, secondo le stime di
Horizon.
E per la
pubblicità sarebbe indubbiamente un bel colpo. Più da «ripresa del
mercato» che da «crisi nera» . Più da «nuova fiducia» da parte degli
inserzionisti che da «navigazione a vista» dei mezzi di comunicazione
che ogni giorno vendono ore e ore di spazi per «ads» e «commercials» ,
come si dice negli Stati Uniti. Dove oggi il valore del Pil complessivo
è tornato ai livelli precrisi.
13-04-2011]
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MILANO APRE IN
CALO (-0,7%), IPOTESI SOCI ESTERI PER PARMALAT - DRAGHI DÀ RAGIONE A
PONZELLINI: BPM DEVE FARE UN AUMENTO DI CAPITALE ENTRO GIUGNO -
FERRAGAMO VUOLE LA BORSA - LE RICETTE DEGLI EX PAESI POVERI PER
L’ECONOMIA - LIGRESTI SVALUTA FONSAI (MA PER FINTA) - IL FUTURO DEL
NUCLEARE ITALIANO - CGIL VUOLE ENTRARE NEL CDA INTESA - PROROGATO
L’ACCORDO BP-ROSNEFT - ERIDANIA IN SUDAN - PIRELLI ALZA I PREZZI…
1 - BORSA: TORNANO
GLI ORDINI IN VENDITA, -0,7% MILANO...
Radiocor - Avvio debole per le Borse europee, che sono
tornate a interrogarsi sul futuro andamento dell'economia, con il prezzo
delle materie prime che continua a salire. Il Ftse Mib scende dello
0,66% e il Ftse All Share dello 0,76%. Occhi puntati sulle Parmalat
(-0,17%), sulle ipotesi di soci esteri in arrivo. Telecom arretra dello
0,5% all'indomani della ratifica delle nomine da parte del cda. Deboli
le banche.
2 - BORSA: EUROPA
SCENDE CON BANCHE E AUTO, MALE MILANO E MADRID...
(ANSA) - Avvio di seduta negativo per le principali
borse europee, appesantite dall'andamento dei titoli bancari e
automobilistici. L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600, che sintetizza
l'andamento dei maggiori titoli quotati nel Vecchio Continente, cede lo
0,2%. Tutti in rosso i listini, con Londra che cede lo 0,56%,
Francoforte lo 0,60% e Parigi lo 0,33%. Negativi anche i future su New
York dopo che ieri Alcoa ha aperto la stagione delle trimestrali (oggi
sono attesi i dati di Google) con risultati sotto le attese. Maglia nera
in Europa sono Madrid e Milano (-1,%), con Piazza Affari che risente
delle vendite sui bancari.
Tra gli
automobilistici scivola Daimler (-2,6%), seguita da Fiat (-0,5%) mentre
nel credito è la Popolare di Milano (-2,65%) a guidare i ribassi in
Europa, davanti alla spagnola Bankinter (-2,3%) il cui utile trimestrale
è sceso a 48 milioni dai 65 di un anno fa. Pesante il produttore di
detergenti Reckitt Benckiser (-6,5%) dopo l'annuncio che
l'amministratore delegato Bart Becht lascerà l'incarico. Bene Danone
(+1,4%) le cui vendite trimestrali sono cresciute dell'8,5%. Di seguito
gli indici dei titoli guida delle principali borse del Vecchio
Continente: - Londra -0,56% - Francoforte -0,60% - Parigi -0,33% -
Milano -1,03% - Madrid -1,02% - Amsterdam -0,55% - Stoccolma -0,48% -
Zurigo -0,01%
3 - BORSA: IN ASIA
SEDUTA POCO MOSSA, BENE TITOLI EXPORT...
(ANSA) - Seduta poco mossa per le principali borse
asiatiche che si avviano a terminare le contrattazioni attorno alla
parità e in ordine sparso. Tokyo ha chiuso in leggero progresso (+0,13%)
mentre Hong Kong sta cedendo lo 0,38%.Ieri la Fed ha rilevato una
crescita "moderata" dell'economia Usa negli ultimi due mesi in quasi
tutti gli Stati dell'Unione, accompagnata da un miglioramento del
mercato del lavoro mentre il presidente Barack Obama, per sistemare il
deficit di bilancio, ha annunciato tagli alla spesa pubblica e maggiori
tasse per i cittadini ricchi.
Sui listini
asiatici si sono messi in luce i titoli degli esportatori, guidati dal
produttore di camion Isuzu (+6,9%), che ha anche negato indiscrezioni su
un ingresso nel suo capitale della tedesca Volkswagen. La produzione di
due nuovi modelli in India ha spinto Hunday mentre Sanrio, la società
che sforna i prodotti di Hello Kitty, ha preso il volo (+11%) grazie a
utili oltre le attese degli analisti. Di seguito gli indici dei titoli
guida delle principali borse del Vecchio Continente: - Tokyo +0,13% -
Hong Kong -0,38% (in corso) - Shanghai -0,12% (in corso) - Taiwan +0,26%
- Seul +0,90% - Sydney -0,55% - Mumbai (chiusa) - Singapore -0,28% (in
corso) - Bangkok (chiusa) - Giakarta -0,45% (in corso)
4 - MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ITALIA: il Governo si impegna con la Ue per
il pareggio di bilancio entro il 2014. Dalle riforme +1,6% di Pil in 4
anni. Via agli sgravi fiscali sulle re ti d'impresa. Il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti afferma che 'la solitudine di
Confindustria e' durata pochi giorni' ed Emma Marcegaglia, presidente di
Confindustria, replica: finira' quando ci sara' un piano di crescita. Il
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi chiede 'di fare di piu'
per la crescita'. Definite le regole per le pensioni dei lavori
usuranti. (dai giornali) 'Bene fisco, ricerca, grandi opere, ma dopo le
parole servono i fatti'. Intervista a Federica Guidi, presidente dei
Giovani Imprenditori e direttore generale di Ducati Energia (QN Il Resto
del Carlino pag.8)
IMMIGRAZIONE:
'L'egoismo Ue e' contro Lisbona'. Intervista al ministro degli Esteri,
Franco Frattini (Il Sole 24 Ore, pag. 15)
EURO: 'non e'
troppo forte. C'e' una crescita mondiale sostenuta che si trasmette
all'Eurozona'. Intervista a Lorenzo Bini Smaghi, membro del Comitato
esecutivo della Bce (Il Sole 24 Ore, pag. 7)
BRICS: da
emergenti a mercati della crescita. 5 big insieme per contare nel mondo
(Il Sole 24 Ore, pag. 8)
IMPRESE: ai top
manager italiani un assegno anti-crisi da 300 milioni di euro. 2010 anno
d'oro per 100 dirigenti (Il Sole 24 Ore, pag. 41)
SINERGIA: in utile
grazie alle cessioni (dai giornali)
SEA: pronta alla
quotazione. Ora abbiamo tariffe certe (Il Sole 24 Ore, pag. 42)
TELECOM: tandem
Bernabe'-Patuano per il nuovo corso del gruppo (dai giornali) Rischio
svalutazioni sulla cedola a Telco. Analisi (Il Sole 24 Ore, pag. 43)
FIAT: intesa tra
Chrysler e Magneti Marelli. Fornira' ricambi alle concessionarie Usa
(dai giornali)
PIAGGIO: il
presidente Roberto Colaninno si aspetta un 2011 in crescita (dai
giornali)
MOTO MORINI: asta
va deserta. Nessun acquirente per lo storico marco bolognese (dai
giornali) 'Cosi' e saltata la mia cordata'. Intervista all'ex campione
di motociclismo Giacomo Agostini (Il Sole 24 Ore, pag. 27)
PARMALAT: arriva
il socio estero. Pronte, con quote di minoranza, Lacteos,
Friesland-Campina e Lala (Il Sole 24 Ore, pag.45)
BARILLA: tratta
con le banche un prestito da 700-800 milioni (Il Messaggero, pag. 23)
BANCHE: gli
istituti di credito italiani vogliono riprendere a pagare dividendi agli
stessi livelli, o anche piu' alti, rispetto a prima della crisi
finanziaria (Financial Times pag.13)
BPM: strigliata da
Bankitalia, aumento necessario entro giugno (dai giornali)
SALONE DEL MOBILE:
ordini boom per il Made in Italy. In crescita del 30% la domanda
dall'area del Golfo (Il Sole 24 Ore, pag. 19)
FERRAGAMO:
annuncia lo sbarco sul listino entro l'estate (dai giornali)
SNAM-TERNA: spunta
il progetto 'societa' delle reti' (dai giornali)
SAN RAFFAELE: il
salvataggio probabilmente partira' da un prestito ponte di Intesa
Sanpaolo, Unicredit e Banca Popolare di Milano (Il Foglio pag.IV)
ERIDANIA: accordo
con Ksc per la costruzione di una raffineria da 90 milioni (dai
giornali). 'L'impianto entrera' a regime tra 2 anni e produrra' fino a
un milione di tonnellate'. Intervista al presidente Massimo Maccaferri
(QN Il Resto del carlino pag.32)
PUBBLICITA':
allarme Fieg, salgono gli investimenti ma fa il pieno la tv (dai
giornali)
WIND: scala il
mercato. 'Siamo al 25% e cresceremo ancora'. Intervista a Maximo Ibarra,
direttore Business Unit Mobile (QN Il Resto del carlino pag. 31)
5 - MORNING NOTE:
L'AGENDA DI GIOVEDI' 14 APRILE...
Radiocor - Milano: assemblea ordinaria (2da conv.) e
straordinaria (3za conv.) Prysmian. Parte ordinaria: bilancio al
31/12/10. Parte straordinaria: proposta aumento capitale sociale,
modifiche statutarie.
Milano: 2do Forum
Banca & Impresa 'Sinergie e prospettive verso un nuovo dialogo tra il
sistema bancario e imprenditoriale'. Organizzato da Il Sole 24 Ore.
Partecipano, tra gli altri, Fiorenzo Dalu, d.g. Bpm; Sergio Dompe',
presidente Dompe' Farmaceutici; Giovanni Sabatini, d.g. Abi; Federico
Signorini, capo Servizio di Supervisione Gruppi Bancari Banca d'Italia e
membro Comitato di Basilea3; Marco Vitale, presidente Fondo Italiano di
Investimento; Raffaele Jerusalmi, a.d. Borsa Italiana; Roberto Mazzotta,
presidente Mediocredito Italiano; Alberto Meomartini, presidente
Assolombarda; Samuele Sorato, d.g. Banca Popolare Vicenza; Stefano
Micossi, d.g. Assonime; Maria Pierdicchi, managing director S&P Italia.
- Milano: incontro
organizzato da Assolombarda 'Conferenza Rischio Paese 2011'.
Torino: prosegue
'Biennale Democrazia', manifestazione culturale internazionale promossa
e realizzata dalla Citta' di Torino in collaborazione con Provincia di
Torino e Regione Piemonte nell'ambito di Esperienza Italia. Alle ore
16,30 'Discorsi della Biennale'. Partecipa, tra gli altri, Giuseppe
Guzzetti.
- Roma: si aprono
i lavori del convegno 'Dimensione cliente 2011 - La banca al servizio
delle persone', promosso dall'Abi. Partecipano, tra gli altri, Giuseppe
Mussari, Mario Moretti Polegato, Giovanni Calabro'
- Roma: conferenza
stampa, promossa da Roma Capitale ed Enel, per firmare il Protocollo
d'intesa per la centrale fotovoltaica 'Diamante' nella Capitale.
Partecipano, tra gli altri, Fulvio Conti e Gianni Alemanno
- Roma: in asta
BTp a 5 e 15 anni tra 4,5 e 6 miliardi di euro
6 - BPM: DRAGHI
INVITA AD AUMENTARE CAPITALE ENTRO GIUGNO...
Radiocor - Il governatore della Banca d'Italia, Mario
Draghi, invita per iscritto la Banca Popolare di Milano a valutare
l'opportunita' di varare un aumento di capitale entro la fine di giugno.
L'auspicio, secondo quanto risulta a Radiocor, e' contenuto nella
lettera del governatore al cda di Bpm, che accompagna il verbale
dell'ispezione presentato nel pomeriggio al board dell'istituto
milanese.
L'esame dei
tecnici di palazzo Koch invita Bpm a effettuare alcune ponderazioni nel
valore degli asset, che provocherebbero una contrazione del patrimonio
di base dell'istituto. Bankitalia, come ha fatto piu' volte nelle ultime
settimane anche nei confronti della altre banche, consiglia quindi di
rafforzare il patrimonio, magari valutando anche la sospensione della
distribuzione del dividendo.
Bpm ha comunicato
che il cda esaminera' l'esito dell'ispezione nel consiglio di martedi'
prossimo, 19 aprile. Se il board, che soltanto due settimane fa aveva
bocciato a maggioranza il progetto di un aumento di capitale da 600
milioni, a questo punto decidera' di varare la ricapitalizzazione, si
prospetta la convocazione di un'assemblea straordinaria dopo quella
ordinaria che sabato 30 aprile approvera' il bilancio 2010. Tra le altre
cose infine il verbale dell'ispezione torna a sottolineare alcune
criticita' della governance di Bpm, come la commistione tra attivita'
sindacale e direzione dell'azienda.
7 - FERRAGAMO:
PRESENTA DOMANDA DI AMMISSIONE IN BORSA...
Radiocor - Salvatore Ferragamo, capogruppo del gruppo
del lusso Salvatore Ferragamo, informa di aver presentato oggi a Borsa
Italiana la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni
ordinarie sul Mta e formale richiesta a Consob di autorizzazione alla
pubblicazione del prospetto informativo relativo all'Opv. Mediobanca e
JP Morgan saranno coordinatori dell'Offerta globale di vendita e joint
bookrunner.
8 - CINA, DA BRICS
MISURE CONTRO INSTABILITÀ FINANZIARIA E SUPPORTO AI DSP...
(LaPresse/AP) - Severe misure per tutelarsi contro
l'instabilità finanziaria e studi per espandere l'utilizzo dei Diritti
speciali di prelievo nel sistema monetario internazionale. Sono questi i
principali obiettivi del Brics, elaborati nel summit odierno in Cina e
presentati in una dichiarazione successiva. La linea generale è la
riforma dell'ordine finanziario internazionale per renderlo più vario e
rappresentativo. I Diritti speciali di prelievo sono quasi una valuta
creata dal Fondo monetario internazionale e vengono utilizzati nei
rapporti con e tra i governi degli Stati membri.
9 - RISERVE CINESI
IN VALUTA ESTERA OLTRE I 3MILA MILIARDI...
(LaPresse/AP) - Le riserve in valuta estera della Cina
hanno superato i 3mila miliardi di dollari, tra le tensioni con
Washington e altri partner commerciali sui suoi controlli della moneta.
La Banca centrale cinese ha detto che le riserve in valuta estera sono
pari a 3.040 miliardi di dollari alla fine di marzo, in crescita del
24,4% rispetto all'anno precedente. Gran parte dell'incremento è dovuto
ai massicci acquisti cinesi di dollari e altre valute estere per
controllare il tasso di cambio dello yuan. Washington e altri governi
stanno facendo pressioni affinché Pechino allenti questi controlli, che
dicono mantengano lo yuan sottovalutato gonfiando il surplus commerciale
della Cina.
10 - SVALUTAZIONE
SIMBOLICA DI LIGRESTI SU FONSAI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - La chiamano svalutazione, ma in realtà è
stato solo un ritocchino. Piccolo piccolo. Premafin, la holding quotata
della famiglia Ligresti, ha abbassato di un solo euro - da 19,2 a 18,2 -
il valore delle FonSai in portafoglio. Quell'euro vale una perdita di 62
milioni, non poca cosa, e lascia in ogni caso il valore dato alle FonSai
più alto di quasi tre volte i prezzi di mercato. Il film è sempre quello
(leggi Telco e altri): la partecipazione è strategica e la perdita di
valore non è ritenuta duratura.
Ma c'è un motivo
di sostanza a giustificare tanta ritrosìa da parte dei Ligresti. Se solo
Premafin avesse portato le FonSai a un più realistico 12 euro (il doppio
comunque del prezzo di mercato) la svalutazione di 360 milioni
dell'attivo avrebbe finito per mangiarsi un bel pezzo del patrimonio
netto, alzando così il rapporto tra debito e mezzi propri. Con l'aria
che tira dalle parti della galassia Ligresti, meglio lasciar perdere.
(Fa.P.)
11 - SPERANZE
ATOMICHE PER ANSALDO NUCLEARE...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Alla luce sinistra del disastro di Fukushima
suonano perlomeno intempestive le considerazioni sulle prospettive di
Ansaldo Nucleare tratte dalla relazione al bilancio 2010, fresco di
stampa, della controllante Ansaldo Energia. Per la società guidata da
Roberto Adinolfi, scorporata dalla casa madre nel 2005, il capitolo
dedicato agli eventi di rilievo del 2010 e a quelli intervenuti dopo la
chiusura dell'esercizio rileva importanti novità che «consentono, per la
prima volta dopo molti anni, di guardare con rinnovato interesse anche
al mercato nazionale sia per quanto riguarda il settore del
decommissioning che quello dei nuovi impianti». Facile desumere che lo
sguardo dei 200 addetti di Ansaldo Nucleare, 45 milioni di ricavi e un
risultato di 1,9 milioni al 31 dicembre scorso, sia già rivolto ben al
di là dei ristretti confini del mercato domestico. (D.Ra.)
12 - CGIL PREME SU
INTESA PER UN POSTO NEL BOARD...
Da "Il
Sole 24 Ore" - «Chiediamo di valutare che il sindacato
possa entrare nel consiglio di sorveglianza». A sorpresa, la richiesta
di un seggio nell'organismo di controllo di Intesa Sanpaolo è di
Giuliano Calcagni, segretario nazionale della Fisac. Svolta notevole,
perché sino a oggi il sindacato dei bancari Cgil non aveva mostrato di
credere nella "codecisione" alla tedesca.
Ma la Fisac non fa
sconti al piano d'impresa della prima banca nazionale e chiama col loro
nome (esuberi) la riduzione di 3mila dipendenti italiani nei prossimi
tre anni che si aggiungono ad altri 5mila da riconvertire a mansioni
commerciali. Ben più morbida la nota unitaria dei sindacati di gruppo:
«Il progetto non prevede esuberi, ma un efficientamento di circa 5mila
dipendenti "full time equivalent" da riconvertire... su una platea
complessiva di 8mila Fte in meno». La divaricazione delle posizioni tra
sindacati nazionali e aziendali apre interrogativi: cui prodest? (N. B.)
13 - PROROGATO AL
16 MAGGIO TERMINE ACCORDO CONCAMBIO BP-ROSNEFT...
(LaPresse/AP) - La Bp ha deciso con la società
petrolifera russa Rosneft di prorogare il termine per l'accordo di
concambio, che è stato bloccato da un'altra azienda russa. Bp ha detto
oggi che la scadenza passa dal 14 aprile al 16 maggio. La società sta
aspettando che un collegio svedese giudichi la disputa con Alfa
Petroleum Holdings, partner dell'azienda britannica nella joint venture
Tnk-Bp. Alfa sostiene l'affare Rosneft viola l'accordo di joint venture.
Bp e Rosneft hanno annunciato a gennaio l'intenzione di unirsi per la
ricerca del petrolio sotto l'Oceano Artico. Oggi, alle 11.30 italiane,
inizierà l'assemblea degli azionisti Bp.
14 - JOINT VENTURE
IN SUDAN PER ERIDANIA SADAM...
Da "la
Repubblica" - Eridania Sadam (Gruppo Maccaferri di Bologna)
e Kenana Sugar Company (Ksc), corporation partecipata dal governo del
Sudan, hanno siglato una joint venture paritetica per la realizzazione
di una raffineria di zucchero grezzo da 500.000 tonnellate annue.
15 - PIT STOP AL
LISTINO PREZZI...
Andrea Greco per "la
Repubblica" - Più che cambiare le gomme, Pirelli cambia i
prezzi. Il produttore è al terzo aumento dei listini nel 2011. Gli
operatori credono solo in parte alle spiegazioni («rincaro delle materie
prime»). E la gomma naturale, pur salita molto in due anni, dal picco di
800 dollari a quintale è tornata a 350, salvo risalire sui 500 dollari
attuali. Forse, invece, Pirelli cerca di rubare redditività ai rivali,
specie il leader Michelin.
A gennaio
l´aumento Pirelli è stato il 3% per auto e moto e 7% per i commerciali
in Europa Asia e Africa, a febbraio +3% moto e +5% l´auto negli Usa,
ieri (da giugno) +6% le gomme estive e +12% le invernali in Europa, +10%
l´Africa. Chi ha visto Marco Tronchetti Provera lo ha trovato molto
ottimista, perché i suoi impianti lavorano al 100% della capacità. Forse
i clienti non rideranno, ma gli azionisti sì, specie nel secondo
semestre.
14-04-2011]
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SUSHI DI GOMORRA A
TOKYO (AVVISATE SAVIANO) - LA MAFIA GIAPPONESE STA GIÀ PREGUSTANDO I
MILIARDI CHE SARANNO MESSI IN CIRCOLO PER LA RICOSTRUZIONE – PER ESSERE
IN PRIMA FILA A RACCOGLIERE APPALTI E COMMESSE, LA YAKUZA SI TRAVESTE DA
CARITAS E INVIA SOCCORSI (70 CAMION PIENI DI SCATOLONI CON GENERI DI
PRIMA NECESSITÀ) – UN INVESTIMENTO PER INGRAZIARSI LA POPOLAZIONE,
TENERE BUONE LE FORZE DELL’ORDINE E RIPOSIZIONARSI NEGLI AFFARI DOPO CHE
IL GOVERNO KAN HA RISTRETTO LO SPAZIO DI MANOVRA DELLA CRIMINALITÀ NEI
CONTRATTI PUBBLICI
Ilaria Maria Sala
per "la
Stampa"
Quando il
terremoto di Kobe colpì il Giappone, all'alba del 17 gennaio 1995, fra i
primi a portare soccorso alla popolazione furono alcuni gangster
appartenenti a uno dei principali gruppi della yakuza (mafia
giapponese), lo «Yamaguchi gumi».
All'epoca,
infatti, il governo Murayama si mostrò drammaticamente incapace di agire
prontamente, e la yakuza - nota tanto per i tatuaggi a tutto corpo dei
suoi membri quanto per i miliardi che guadagna ogni anno grazie
all'estorsione, al gioco d'azzardo illegale, all'industria del sesso, al
traffico d'armi e di droga, nonché alla speculazione edilizia e nel
mercato azionario - divenne improvvisamente nota anche per un
inaspettato lato caritatevole.
Kobe, del resto, è
la base operativa dello «Yamaguchi gumi» (così chiamato dal nome del suo
fondatore, Harukichi Yamaguchi, che diede il via alla cosca di Kobe nel
1915), una delle organizzazioni criminali più vaste al mondo, con circa
55 mila membri (circa la metà del totale dei gangster yakuza nel Paese)
secondo le stime degli studiosi della criminalità giapponese, e un giro
d'affari enorme che ha tentacoli in quasi ogni aspetto dell'economia
nazionale.
Con il terremoto
del Tohoku che ha colpito il Giappone lo scorso 11 marzo, di nuovo la
mafia si è mostrata generosa, mobilitando decine di camion (70, secondo
i dati resi noti) per portare soccorso e beni di prima necessità nelle
zone sinistrate, malgrado le difficoltà logistiche presentate dalla
vastità dell'area colpita dal disastro, dove quasi tutte le strade e le
linee di trasporto sono state danneggiate dal cataclisma. Spesso, per
non vedere i loro doni rifiutati, i gangster hanno scaricato dai camion
gli scatoloni, li hanno aperti e lasciati agli angoli delle strade,
affinché chi avesse bisogno del loro contenuto potesse attingere
liberamente senza doversi sentire in debito con la mafia.
Stando a quanto
riportato in questi giorni da diverse fonti, i due gruppi che sarebbero
più attivi negli aiuti post-terremoto, questa volta, sarebbero lo
«Sumiyoshi-kai» e lo «Inakawa-kai», rispettivamente il secondo e il
terzo gruppo malavitoso più importanti del Giappone.
Le ragioni per
tanta solerzia nell'aiutare il prossimo da parte di gruppi criminali
sono molteplici, e più o meno altruiste, a seconda di come si voglia
analizzare la questione. Per gli osservatori più freddi, il movente
principale della yakuza, anche in questa occasione, è legato alla
possibilità di fare affari: l'immobiliare e la costruzione, dopo tutto,
sono uno dei settori in cui la malavita è più attiva, e la distruzione
che si sono lasciati dietro il terremoto e lo tsunami che hanno
devastato il Nord-Est giapponese significa che, una volta finito di
raccogliere le macerie e contare le vittime, bisognerà ricostruire in
modo capillare.
La mafia ha
bisogno di posizionarsi per tempo in particolare in questo frangente
politico: il governo Kan, infatti, fin dalla sua inaugurazione lo scorso
anno, ha cercato di restringere in modo netto lo spazio di manovra della
yakuza nei contratti pubblici (interrompendo il tacito far finta di
nulla rispetto ad alcune attività delle cosche che aveva contraddistinto
molti governi precedenti). Non solo: la campagna anti-mafia
dell'amministrazione Kan è stata molto pubblica, e ha fatto aumentare la
disapprovazione popolare nei confronti della yakuza. Oltre a favorire
possibili contratti di ricostruzione, la buona condotta mafiosa potrebbe
anche aiutare a ingraziarsi un po' le forze dell'ordine.
Altri osservatori,
più benevoli nei confronti delle bande criminali giapponesi, citano
invece il codice d'onore dei membri delle gang, detto «ninkyo», che
mette in rilievo il senso del dovere e della giustizia, due valori che
al momento verrebbero adoperati.
28-03-2011]
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MERKEL
RADIO-PASSIVA - IN GERMANIA STRAVINCONO I VERDI SULL’ONDA DEL PANICO
ATOMICO: NONOSTANTE LA PROMESSA PARACULA DI CHIUDERE LE CENTRALI, LA CDU
E I LIBERALI DEL GAIO WESTERVELLE PERDONO LE ELEZIONI REGIONALI - GLI
ECOLOGISTI OTTENGONO LA PRESIDENZA PER LA PRIMA VOLTA, IN TANDEM COI
SOCIALISTI, CHE NON RIDONO (PERDONO 2 PUNTI) - RISCHIO DIMISSIONI PER IL
MINISTRO DELL’ECONOMIA, MA LA CANCELLIERA RIMANE AL COMANDO, PER
MANCANZA DI ALTERNATIVE…
Alessandro Alviani
per "la
Stampa"
Storica sconfitta
per la Cdu di Angela Merkel nel cuore conservatore della Germania. Dopo
58 anni il partito della cancelliera è costretto a cedere la guida del
Land del BadenWürttemberg, uno dei più importanti motori tecnologici e
industriali del Paese. Stando ai risultati provvisori alle regionali di
ieri la formazione conservatrice ha perso il 5,2% dei voti, fermandosi
al 39%. Trionfano invece i Verdi, che per la prima volta nella storia si
avviano a esprimere un governatore regionale, il docente di etica
Winfried Kretschmann.
Sull'onda del
dibattito sul nucleare il partito ecologista ha centrato il 24,2% dei
voti, un dato che non aveva mai raggiunto prima in un'elezione
regionale. Rispetto al 2006 si tratta di un balzo di 12,5 punti,
sufficienti per scavalcare anche la Spd, che, col 23,1% (-2,1%),
raccoglie invece il peggior risultato di sempre in Baden-Württemberg.
Pesante tonfo per la Fdp, finora al governo con la Cdu: i liberali
dimezzano i propri voti e riescono di un pelo a superare lo sbarramento
del 5% (5,3%, in calo del 5,4%).
Il nome della
coalizione vincitrice è rimasto incerto per ore, a causa del complesso
sistema elettorale, che premia la formazione più forte. In serata è
arrivata la certezza del primo governo regionale in Germania guidato dai
Verdi e con la Spd come junior partner. Insieme i due partiti hanno 71
seggi, uno in più della maggioranza assoluta in parlamento e 4 in più di
Cdu e Fdp.
Le regionali si
sono risolte in un referendum sul nucleare. Secondo un'analisi della tv
pubblica ARD per il 45% degli elettori il tema decisivo è stata la
politica energetica e ambientale. Il governatore uscente della Cdu,
Stefan Mappus, è uno dei più convinti sostenitori dell'atomo in Germania
ed è stato costretto negli ultimi giorni a una retromarcia poco
credibile.
I trend del
Baden-Württemberg sono stati confermati in parte dalle contemporanee
elezioni in Renania-Palatinato. I Verdi, finora fuori dal parlamento
regionale, conquistano il 15,3% dei voti, salendo del 10,7% rispetto al
2006. La Spd, al governo da 16 anni con Kurt Beck, resta sì primo
partito col 35,7%, ma perde ben il 9,9% dei voti. Buona affermazione per
la Cdu, che guadagna il 2,4% e sale al 35,2%. La Linke resta sotto lo
sbarramento del 5%, proprio come in Baden-Württemberg.
Catastrofico,
invece, il dato della Fdp: i liberali dimezzano i loro voti e, con
appena il 4,2%, restano fuori dal parlamento regionale. Un risultato,
questo, che può innescare il prossimo terremoto politico a Berlino. Non
è infatti escluso che Rainer Brüderle, presidente della Fdp in
Renania-Palatinato, si dimetta da ministro federale dell'Economia.
Il crollo dei
liberali è attribuito anche alla sua gaffe sul nucleare, svelata alla
vigilia del voto: in una riunione a porte chiuse coi vertici della
Confindustria tedesca Brüderle avrebbe spiegato che il dietrofront di
Berlino sul nucleare è una mossa tattica dovuta solo alle regionali. Il
ministro degli Esteri e vice cancelliere Guido Westerwelle, invece, non
sembra intenzionato a lasciare il posto di leader nazionale della Fpd.
Quanto alla
cancelliera, i prossimi giorni si annunciano turbolenti. «Per lei è una
giornata nera: il voto la danneggia, visto che non si è tirata fuori
dalle elezioni e ha sostenuto apertamente il governatore Mappus», spiega
Oskar Niedermayer, professore di scienze politiche alla Freie
Universität di Berlino.
Ora nel partito
partirà la discussione sulla correttezza di alcune scelte, come
l'improvvisa svolta sul nucleare, e sulla futura linea politica.
Tuttavia «non ci sarà una rivolta contro Merkel: non ci saranno né
elezioni anticipate, né un cambio ai vertici della cancelleria o della
Cdu - nota Niedermayer -. Per farla cadere c'è bisogno di qualcuno che
lo faccia e in giro non si vede nessuno che possa farlo».28-03-2011]
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METTITI CONTRO
BERLUSCONI E FINISCI NEL MIRINO DI COSA NOSTRA - IL PENTITO GIOVANNI
BRUSCA INTERCETTATO DICE DI VOLER FARE LA PELLE ALL’EDITORE DEL GRUPPO
ESPRESSO - "LA GUERRA NON È FRA BERLUSCONI E QUESTI DELLA SINISTRA! LA
GUERRA È TRA BERLUSCONI E DE BENEDETTI..." - "VOLEVAMO UCCIDERE DI
PIETRO... COSÌ PER FARE CONFUSIONE" - LE TRE MAFIE ITALIANE UNITE PER
FAR FUORI GIORNALISTI E MAGISTRATI "SCOMODI" - CONDANNE A MORTE PER
LIRIO ABBATE E RAFFAELE CANTONE, NEMICO GIURATO DEI CASALESI…
Francesco La
Licata per "la
Stampa"
Anche Cosa nostra,
come tutte le grandi holding, dispone di una propria strategia della
comunicazione. Dunque, di volta in volta, tradisce le proprie preferenze
editoriali. Ma - ovviamente - i mafiosi riescono a parlare soltanto la
lingua della violenza, per cui quando alcuni giornali e giornalisti non
sono graditi le conseguenze sono cruente. Tutto ciò si desume
dall'analisi di alcune intercettazioni ambientali «rubate» dalle
microspie ai colloqui familiari di Giovanni Brusca, il pentito
recentemente finito di nuovo nei guai per essersi fatto scoprire in
possesso di beni e soldi che non avrebbe potuto detenere.
Il quadro della
«politica editoriale mafiosa», inoltre, è completato da un'indagine
alquanto complessa che avrebbe portato alla luce un accordo federativo
tra Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta con tanto di «interscambiabilità
professionale» rivolta a operazioni speciali come l'eliminazione di
giornalisti «non graditi», ad esempio l'inviato dell'Espresso Lirio
Abbate.
I discorsi fra
Giovanni Brusca, la moglie e i cognati Gioacchino e Salvatore Cristiano,
risalgono al 19 agosto 2010. Dal tono generale si coglie un certo
trasporto per l'attuale compagine governativa e quindi qualche
avversione per personaggi come ad esempio Gaspare Spatuzza, il pentito
che ha testimoniato al processo Dell'Utri raccontando la sua versione su
un presunto coinvolgimento del senatore e del presidente Berlusconi
nelle vicende mafiose.
Giovanni Brusca
spiega ai cognati la reticenza di Spatuzza che «non è che ha
riconosciuto uno dei servizi segreti», ma ha detto «mi sembra». Quanto
basta a introdurre il sospetto di un coinvolgimento dei servizi nelle
stragi del ‘92. Cosa assolutamente falsa, dice il pentito.
A quel punto i
cognati, Gioacchino e Salvatore, auspicano un qualche intervento
dall'alto: «Uno gli dovrebbe dire a Berlusconi... un giornalista a
Brusca com'è che non glielo mandi? Che lo vogliono fottere a lei!». Ciò
che si capisce è che qualche testata ha fatto richiesta di poter
intervistare il collaboratore, ricevendo un diniego senza che Brusca
fosse stato avvertito: «Perché non me l'hanno domandato»? Per provare la
presunta censura, il pentito si rivolge alla moglie e la invita a
raccontare ai fratelli: «Digli per Bruno Vespa... quanto ci ha messo per
avere l'autorizzazione»? E lei: «Subito, in un giorno». Poi non se ne
fece nulla, perché Brusca - sembra - si tirò indietro. Ma cosa vorrebbe
raccontare Brusca adesso?
Per esempio: «...
mi potrebbe chiedere come mai volevate uccidere a Di Pietro»? Ai
cognati, increduli, conferma: «Volevamo uccidere Di Pietro... così per
fare confusione». Perché alla mafia «non ce ne fotteva di Di Pietro»,
semmai «avrei motivo di uccidere no a Di Pietro ma a De Benedetti...
perché ... quello che era quindici anni, vent'anni fa è ancora oggi...
la guerra non è fra Berlusconi e questi della sinistra! La guerra è tra
Berlusconi e De Benedetti...». I magistrati di Palermo hanno, in
seguito, approfondito questo tema con Giovanni Brusca, nel corso di
alcuni interrogatori avvenuti nello scorso mese di febbraio. Questa
parte di documenti, però, non è ancora pubblica.
L'altra storia
riguarda un anonimo che ha tutta l'aria di una specie di «relazione
riservata», scritta da un addetto ai lavori, inviata da Catania al
Centro Dia di Caltanissetta (l'ufficio che indaga sulle stragi mafiose)
e alla Commissione antimafia. Il documento racconta di alcuni summit
mafiosi svoltisi nel Messinese, fra Mistretta e Barcellona Pozzo di
Gotto.
«Riunioni
confederali» tra i vertici delle tre mafie italiane per pianificare una
ripresa degli attentati contro magistrati e giornalisti. La notizia ha
ricevuto una significativa conferma quando la Procura di Messina (una
delle tre che indagano sulla vicenda) ha trovato una relazione
(autentica) dei servizi, che segnalava l'avvenuto incontro fra un
avvocato palermitano con alcuni esponenti della ‘Ndrangheta.
All'ordine del
giorno dell'incontro «il problema Spatuzza» e il «problema 41 bis», cioè
come sfuggire al carcere duro. Nell'ambito del colloquio anche la
richiesta del «favore di uccidere il giornalista Lirio Abbate».
Preoccupa molto quello che è avvenuto subito dopo, ovvero la scoperta di
armi e ordigni nei pressi degli uffici di magistrati «citati» nella
lista nera: il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone e il suo
aggiunto Prestipino, il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari,
l'aggiunto Gozzo e il sostituto Marino. Dalla Campania sarebbe arrivata,
invece, la richiesta di «colpire» Raffaele Cantone, il nemico giurato
dei Casalesi. 28-03-2011]
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TARANTINI BALLA LA
TARANTA (LIBERI TUTTI!) - I GIUDICI DI BARI BUTTANO AL MACERO 11MILA
INTERCETTAZIONI DICHIARANDOLE “INUTILIZZABILI” E MANDANO A CARTE
QUARANTOTTO L’INCHIESTA DELLA PROCURA SULL’UOMO CHE FECE CONOSCERE LA
PATTY D’ADDARIO AL CAVALIER POMPETTA - I REATI DI ASSOCIAZIONE A
DELINQUERE E CORRUZIONE NELLA SANITÀ PUGLIESE VANNO A FARSI BENEDIRE -
PER I LEGALI “NON VI SAREBBERO PIÙ ELEMENTI CHE PROVANO LE ACCUSE…
Giampaolo
Tarantini
(ANSA) -
Sono
inutilizzabili, secondo i giudici del tribunale di Bari, le 11.000
intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito dell'indagine che nel
maggio 2010 ha portato gli imprenditori della sanita' Gianpaolo e
Claudio Tarantini, accusati di associazione per delinquere, corruzione e
falso per fatti risalenti a un periodo che va dal 2002 al 2004:
l'indagine e' passata attraverso tre pubblici ministeri dopo che, nel
2004, e' diventato sindaco di Bari il pm che se ne occupava, Michele
Emiliano. A giudizio con i Tarantini c'e' anche il consigliere regionale
e coordinatore regionale del partito 'La Puglia Prima di Tutto'
Salvatore Greco, accusato di essere stato un 'socio occulto' dei
Tarantini.
L'inchiesta si
basava quasi esclusivamente sulle intercettazioni telefoniche: eliminate
queste dal processo, secondo i legali, non vi sarebbero piu' elementi
che provano le accuse.
I giudici della
prima sezione collegiale del Tribunale di Bari hanno deciso accogliendo
l'eccezione presentata dal difensore di Gianpaolo Tarantini, l'avv.
Nicola Quaranta, e annullando l'efficacia dei decreti autorizzativi di
circa 120.000 conversazioni, disposte dal gip su richiesta di Emiliano.
Secondo i giudici,
sono utilizzabili solo 15 giorni di intercettazioni, dal 6 al 21
febbraio 2002, e altri 20 (dal 29 maggio al 19 giugno 2004) delle quali,
pero', la stessa Procura non aveva chiesto la trascrizione. In gran
parte attraverso le telefonate erano stati ricostruiti i presunti coca
party contestati a Gianpaolo Tarantini nella sua villa di Giovinazzo
(Bari) per il periodo tra il luglio 2002 e il febbraio 2003.
I fratelli
Tarantini e Greco - secondo l'accusa - avrebbero influenzato i vertici
delle aziende ospedaliere pugliesi nell'acquisto dei prodotti sanitari
commercializzati dalle societa' dei due imprenditori. Del resto anche
tutti i collegamenti tra Greco e Tarantini erano contenuti nelle
conversazioni che la Procura non potra' utilizzare.
Tra gli imputati
figurano anche gli allora primari di ortopedia degli ospedali di
Putignano, Raffaele Bancale, Monopoli, Paolo Dell'Aera, e San Severo,
Rossano Cornacchia. Restano agli atti i documenti acquisiti nel corso
delle indagini, per esempio i pagamenti dei viaggi che proverebbero il
prezzo della corruzione e alcuni stralci di interrogatorio di Gianpaolo
Tarantini risalenti agli ultimi anni. Si torna in aula l'11 aprile
prossimo, giorno del compleanno di 'Gianpi'. 28-03-2011]
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FATTA LA TASSA,
TROVATO L’EVASORE – LA CGIL IMMAGINA UNA PATRIMONIALE PER I SUPER RICCHI
(REDDITI A PARTIRE DAGLI 800 MILA €) PER CONSEGNARE AL FISCO 18 MLD € -
IN TEORIA LA PAGHEREBBE SOLO IL 5% DEGLI ITALIANI, IN PRATICA NESSUNO
SGANCERà UN EURO (SI PREVEDE FUGA DI CONTRIBUENTI IN SVIZZERA) -
L’ITALIA È UNO DEI POCHI PAESI SENZA UNA TASSA SUL PATRIMONIO MA IN
COMPENSO HA IL RECORD DELL’EVASIONE FISCALE (IL 10% DELLE FAMIGLIE
DETIENE CIRCA IL 45 % DELL´INTERA RICCHEZZA
Roberto Mania per
"la
Repubblica"
Tassare i super
ricchi. La Cgil lancia la sua proposta: un prelievo sui grandi patrimoni
(a partire dagli 800 mila euro) che potrebbe far incassare al fisco fino
a 18 miliardi di euro l´anno. Pagherebbe non più del 5% della
popolazione e non più di mille euro l´anno. Tutti gli altri ne sarebbero
esclusi.
Il pacchetto
fiscale della confederazione di Corso d´Italia, preparato anche in vista
dello sciopero generale del 6 maggio, si colloca decisamente più a
sinistra rispetto a quello presentato qualche giorno fa dal Pd, nel
quale veniva esclusa l´introduzione di una patrimoniale, e si richiama
all´impostazione di chi vede nella leva fiscale uno strumento chiave per
la redistribuzione delle risorse a vantaggio delle fasce sociali più
basse.
In più si muove
decisamente controcorrente rispetto non solo al dibattito italiano, dove
le posizioni a favore di una patrimoniale sono minoritarie, ma anche
rispetto a ciò che sta avvenendo in Francia, dove l´"impôt de solidarité
sur la fortune" (Isf), alla quale la Cgil si ispira, è stata messa in
discussione da Nicolas Sarkozy. Introdotta nel 1982 dal socialista
Francois Mitterand, l´"imposta sulla fortuna" è finita a Parigi sul
banco degli imputati.
Sostiene l´attuale
governo di destra che quella tassa non abbia prodotto il gettito atteso
(4,2 miliardi nel 2010 da parte di poco più di 500 mila ricchi), abbia
penalizzato i proprietari di immobili, e, infine, abbia favorito la fuga
all´estero (Svizzera e Belgio) di decine di migliaia di contribuenti. Ma
su come riformare la tassa la maggioranza è divisa.
Resta il fatto che
l´Italia, detentrice, tra l´altro, del record dell´evasione fiscale che
indirettamente pesa sulla tassazione del lavoro e delle imprese, e che
ha anche accresciuto negli ultimi decenni il tasso di diseguaglianza
sociale (il 10 % delle famiglie più ricche detiene circa il 45 %
dell´intera ricchezza), è uno dei pochi paesi a non avere nel suo
ordinamento una tassa generale sul patrimonio immobiliare (le case) e
mobiliare (le attività finanziarie).
La Cgil non
propone di tassare le famiglie proprietarie di abitazioni o i piccoli
risparmiatori che hanno investito in titoli di Stato (a cominciare dai
Bot). La soglia che - nell´impostazione del Dipartimento economico del
sindacato di Susanna Camusso - bisogna superare per dover pagare è
effettivamente molto alta: 800 mila euro complessivi di patrimonio
familiare (a prescindere dal reddito imponibile ai fini dell´Irpef) al
netto delle detrazioni. A quel punto scatterebbe l´"imposta sulle grandi
ricchezze" (Igr), così l´ha battezzata la Cgil. Che ha ipotizzato
l´applicazione di due aliquote: 1% e 0,55%. Nel primo caso l´incasso
arriverebbe a 17,9 miliardi di euro l´anno, nel secondo a 9,8 miliardi.
Non poco se si
considera, tra le altre cose, che con le nuove regole sul patto di
stabilità europeo già a partire dal 2012 bisognerà correggere il deficit
dello 0,5 % del Pil ogni anno (pari a non meno di 7 miliardi). Grazie ai
cosiddetti "fattori mitiganti" (l´innalzamento dell´età pensionabile, il
basso indebitamento privato, la stabilità del sistema bancario e la
composizione del debito pubblico) la correzione non dovrebbe tradursi in
manovre lacrime e sangue. Ma si vedrà.
Comunque è
interessante vedere l´identikit del super ricco "colpito" dall´Igr
pensata dalla Cgil: una famiglia di imprenditori e liberi professionisti
proprietari di una casa dove abita con un valore di 500 mila euro, di
un´altra casa con un valore di 300 mila euro e che detiene 100 mila euro
in depositi, titoli di Stato, obbligazioni e azioni per un totale di 900
mila euro di ricchezza netta. Con queste caratteristiche c´è il 5% della
popolazione italiana. E pagherebbe solo mille euro l´anno in
più.28-03-2011]
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I FURBETTI DEL
LATTICINO - LACTALIS ITALIA HA UN DEBITO DA 880 MLN €, IN SCADENZA NEL
2014 - E CHI GLIELI HA PRESTATI? LO STESSO PROPRIETARIO DI LACTALIS,
BESNIER, ATTRAVERSO UNA SCATOLA VUOTA IN LUSSEMBURGO CHE OGNI ANNO
INTASCA 50 MLN € DI INTERESSI GRAZIE A QUESTO TRUCCO FISCALE - SE
PARMALAT FOSSE ASSORBITA, GLI 1,4 MILIARDI CHE HA IN CASSA SERVIRANNO
PER RIPAGARE I DEBITI DI BESNIER? - LA PROCURA INDAGA PER AGGIOTAGGIO,
ENRICO BONDI SOGNA DI RESTARE AL COMANDO, LA COLDIRETTI RICORDA CHE “3/4
DEL LATTE UHT È STRANIERO, MA NON SI DICE”… 1 - LACTALIS ITALIA
HA 880 MILIONI DI DEBITI...
Fabio Pavesi per "Il
Sole 24 Ore"
Monsieur Besnier
governa su un colosso dell'alimentare. Primo produttore europeo di
formaggi e terzo al mondo nella produzione di latticini. Ma ha un
problema. Almeno qui da noi. La sua Lactalis Italia è poco remunerativa
ed è sommersa dai debiti. Tanti. Solo quelli finanziari valevano a fine
2009 (ultimo bilancio disponibile) ben 880 milioni di euro. Un fardello
gravoso, dato che pesano per oltre sei volte la capacità della
controllata italiana del gruppo transalpino di produrre reddito dalle
sue attività.
MARGINI IN CALO
Nel 2009 il margine operativo lordo, come documenta R&S Mediobanca, si è
fermato infatti a 129 milioni. L'indicatore della profittabilità
industriale è tra l'altro in forte calo. Nel 2008 il margine lordo del
gruppo, che raggruppa tra le altre la ex Galbani acquisita nel 2006, era
di 170 milioni. E negli anni dal 2005 al 2007 superava i 200 milioni.
Attività in contrazione, quindi, per lo meno da noi. Niente di
drammatico ed è solo l'istantanea casalinga. Che vale però, con i suoi
1,3 miliardi di ricavi, quasi un sesto dell'intero regno di Monsieur
Besnier. Per il resto avvolto dal mistero. Di Lactalis si sa solo il
fatturato globale di 8,5 miliardi, i suoi 125 stabilimenti e i 36mila
dipendenti. Poi basta. Nebbia fitta. Niente bilanci, niente dati su
redditività, debiti, liquidità disponibile.
PRESTITI CHE
SCADONO
Ma è proprio la situazione delle attività italiane che aiuta in parte a
squarciare il velo. E quel velo dice, oltre al passo lento sulla
redditività per un gruppo che ha avuto un utile netto nel 2009 di soli
19 milioni su ricavi per 1,3 miliardi, un'altra cosa. Che Lactalis
Italia convive da molti anni con una struttura finanziaria squilibrata.
Ereditata dall'acquisizione di Galbani, a sua tempo riempita di debiti
dal fondo di private equity Bc Partners, prima che Lactalis la
acquisisse.
Quei debiti
finanziari per 880 milioni, non gravano solo su margini per soli 129
milioni ma su un capitale di appena 167 milioni, anch'esso in calo,
insieme alla redditività, almeno dal 2007. Ma il vero problema è che
quasi tutta quella montagna di denaro presa a prestito sta per andare a
scadenza. Ben 745 milioni di debiti andranno rimborsati entro il 2014.
Sembra una data lontana ma è dietro l'angolo per chi non ha flussi di
cassa copiosi. E allora l'assalto a Parmalat non ha solo un senso
industriale, ma anche finanziario. Poter contare un domani sulla ricca
cassa (1,4 miliardi) di Collecchio rende questa scadenza meno
preoccupante.
IL DEBITO? CON LA
FAMIGLIA
Già, ma con chi ha i debiti la controllata domestica di Lactalis? A
parte 71 milioni di un prestito con Société Générale (la banca vicina ai
Besnier), per 710 milioni l'esposizione è con sé stessi. Quel debito
infatti è con una scatola lussemburghese (la Nethuns Sa) posseduta dalla
famiglia e ancora da SocGen. Insomma Besnier fa da banca alle sue
attività italiane.
Un vantaggio a
prima vista. Forse per la famiglia francese. Meno, assai meno, per
Lactalis Italia. Che paga, ogni anno, interessi a tasso fisso del 6,95
percento. Anche nel 2008 e 2009 quando spuntare un tasso più basso con
qualsiasi banca era un gioco da ragazzi. E così il finanziere Besnier fa
buoni soldi con i prestiti alle sue stesse industrie. Lui guadagna.
Lactalis Italia di certo no.
Ogni anno escono
dalle casse per finire in quelle di Nethuns (leggi Besnier e SocGen)
interessi per 50 milioni su quei 710 milioni di debito. Un'uscita che
assottiglia gli utili di Lactalis Italia.
2 - PARMALAT, ORA INDAGA LA PROCURA...
Giovanna Trinchella per "La
Stampa"
L'era della
scalate sembrava finita. E anche quella delle manovre più o meno oscure
in Borsa. Ma la vicenda della Parmalat, ambita e ormai quasi conquistata
dai francesi di Lactalis, e soprattutto le oscillazioni del titolo sono
già un'inchiesta. La Procura di Milano indaga per aggiotaggio, il reato
per false informazioni al mercato per influenzare il prezzo di un
titolo. A condurre le indagini il pm Eugenio Fusco, già pubblica accusa
del processi Parmalat e di quelli sulle scalate Bnl-Unipol e
Antonveneta.
Non solo, in campo
c'è anche la Consob che monitora Parmalat da quando a metà gennaio i
fondi esteri sono entrati nel capitale. L'attenzione di Consob è rivolta
alla verifica nel tempo del mutamento negli assetti proprietari, alla
verifica della correttezza e della tempestività delle comunicazioni al
mercato da parte di tutti i soci rilevanti (inclusi i fondi e la stessa
Lactalis). Tornando, al fascicolo giudiziario - per ora contro ignoti -
si è appreso che stato aperto all'indomani di un esposto di cui però ora
si sa poco.
Da Collecchio non
commentano né la notizia, né l'ipotesi che possa essere stato Enrico
Bondi, ad dell'azienda risanata e già commissario straordinario dopo il
crac del 2003, a indurre i magistrati a indagare. Ieri mattina comunque
Bondi è stato ascoltato dal pm Fusco.
Gli accertamenti
riguardano i movimenti del titolo a partire da fine gennaio quando, dopo
un articolo pubblicato dal Corriere della Sera , tre fondi esteri che
detenevano il 15,3% della società italiana - Skagen, Mackenzie, Zenit -
pubblicarono una nota annunciando un accordo di coordinamento per
presentare una lista di 11 candidati per l'elezione del Cda del gruppo.
La lista dei fondi, secondo le indiscrezioni, sarebbe stata presentata
per azzerare l'intero board, lasciando fuori Bondi e il dg Antonio
Vanoli.
Nei giorni
seguenti, emerse che i tre fondi avevano firmato un accordo di lock-up
con il quale si impegnavano a non vendere azioni Parmalat fino
all'assemblea, a meno del verificarsi di particolari condizioni. Il 2
marzo in seguito a indiscrezioni stampa i fondi ribadirono il loro
impegno sulla società italiana e precisarono che non c'era nessuna
«trattativa per la cessione delle azioni detenute in Parmalat con
Lactalis o qualsiasi altra controparte».
Il 23 marzo il
gruppo francese Lactalis ha, invece, comunicato di aver raggiunto un
accordo coi tre fondi per l'acquisto del 15,3% di azioni Parmalat,
arrivando così a circa il 29%. Ma anche su questa operazione la Procura
di Milano fa sapere che indagherà.
Lactalis ha
spiegato che «appresa la notizia di un suo coinvolgimento in
un'inchiesta avviata dalla Procura in merito a movimenti di titoli
Parmalat, conferma di aver sempre correttamente operato e attende
serenamente di conoscere gli sviluppi della vicenda». Sul fronte
politico, da registrare, infine, il siparietto di Nicolas Sarkozy. Il
caso Parmalat-Lactalis? «Non ho una posizione, magari telefonate a mia
moglie» ha risposto il presidente francese ai giornalisti.
3 - PARMALAT, BOSSI: IL GRUPPO NON ANDRÀ IN MANI FRANCESI...
(LaPresse) - Il segretario federale della Lega Nord
Umberto Bossi ha escluso che, dopo le norme anti scalata varate dal
governo, Parmalat finisca in mani francesi. "Parmalat intanto non va ai
francesi, resta qui" , ha spiegato Bossi secondo cui il gruppo Lactalis,
che detiene il 29% di Parmalat, non riuscirà a spuntarla. "Se avete
seguito bene l'ultimo Consiglio dei ministri sapetete che Parmalat non
va ai francesi ma resta in Italia", ha spiegato il Senatur, a margine di
un convegno sulla figura di Carlo Cattaneo a Besozzo, nel varesotto. Per
Bossi "sono i giornalisti che si inventano le cose".
4 - PARMALAT, COLDIRETTI: È STRANIERO 1/3 DEL MADE IN ITALY A
TAVOLA...
(LaPresse) - Circa un terzo (33%) della produzione
complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati,
deriva da materie prime agricole straniere, trasformate e vendute con il
marchio Made in Italy. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti
in merito al caso Parmalat, per il quale ritiene prioritario un progetto
industriale che valorizzi il latte e la zootecnia italiana e si impegni
su un Made in Italy che oltre al marchio contenga materie prime
nazionali.
"Il fatturato del
Made in Italy realizzato con prodotti agricoli stranieri è stimato apri
a 51 miliardi e riguarda sugli scaffali - sottolinea la Coldiretti - due
prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali
allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione
su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un
terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia
all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte
con latte o addirittura cagliate straniere".28-03-2011]
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EMERGENZA
(INTER)NAZIONALE - DOPO IL ‘VAFFA’ A FINI, ‘GNAZIO LA RISSA VA ALLO
STADIO, CON UN VOLO DI STATO, PER VEDERE L’INTER - FORSE IL MINISTRO HA
SCAMBIATO MORATTI PER GHEDDAFI E PENSAVA DI BOMBARDARE SAN SIRO? -
MASTELLA FECE ALTRETTANTO PER ANDARE AL GRAN PREMIO DI MONZA (E VENNE
MASSACRATO PROPRIO DA LA RUSSA E CO.) - ANCHE LA BRAMBILLA HA PORTATO I
SUOI REGGICALZE SU UN ELICOTTERO A SPESE DEI CONTRIBUENTI - ALTRO STILE,
ALTRA CORSA: LA REGINA DI SPAGNA PER CORRERE A LONDRA DA SUO FRATELLO,
RICOVERATO IN OSPEDALE, HA PRESO UN VOLO RAYNAIR…
Gianni Barbacetto
per "il
Fatto quotidiano"
Può un ministro
della Repubblica usare l'aereo di Stato come fosse un taxi per andare
allo stadio? Ignazio La Russa lo fa. Lo ha fatto martedì 5 aprile, per
andare da Roma a Milano, dove giocava la sua Inter, e poi tornare in
nottata nella capitale. E lo ha fatto altre volte in passato. Come un
Clemente Mastella qualsiasi. È atterrato a Milano, secondo quanto
risulta al Fatto Quotidiano, attorno alle 18.30 di martedì. Ha viaggiato
a bordo di un aereo P180 dell'Arma dei carabinieri proveniente da Roma.
È poi ripartito
attorno alle 23, con un aereo dell'Aeronautica militare, identificativo
MM 62210. In mezzo, la partita allo stadio di San Siro, dove l'Inter è
stata sconfitta 5 a 2 dallo Schalke, la squadra decima in classifica del
campionato tedesco. Dopo la batosta sportiva, il ministro della Difesa
ha avuto anche tempo di dare una stoccatina all'allenatore dell'Inter,
Leonardo, dichiarando alla Gazzetta dello sport: "Kharja non l'avrei
tolto, avrei levato Motta. Con una condizione così carente,
l'atteggiamento tattico dovrebbe essere meno fantasioso".
La Russa stava
vivendo a Roma giornate difficili. Nella mattinata di martedì 5,
l'ufficio di presidenza della Camera dei deputati aveva deciso di
sanzionarlo con la censura, per il suo comportamento in aula del
mercoledì precedente, quando aveva tirato un "vaffa" al presidente
Gianfranco Fini. Dopo quello show, il ministro rimette piede a
Montecitorio proprio nel pomeriggio di martedì 5, mantenendo un basso
profilo e sedendosi nei banchi dei deputati del Pdl e non in quelli
(peraltro tutti occupati) del governo. "Ho attraversato gli anni di
piombo senza una condanna", dichiara all'agenzia Dire, "comando il mio
partito a Milano da 17 anni, anche negli anni della corruzione. E mai mi
è stato contestato qualcosa".
Poi cerca di dare
una spiegazione del suo ormai proverbiale nervosismo: "Non è semplice
superare quello che è successo in questi mesi nel mio partito, sto
metabolizzando la rottura con Fini". Poi via, verso San Siro, a bordo
dell'aereo di Stato. Incassata la sonora sconfitta in campo, il ministro
torna a Roma, con un altro aereo, ma sempre a spese del contribuente. La
mattina del giorno dopo, la Camera vota il conflitto d'attribuzione tra
poteri dello Stato, con l'obiettivo di bloccare il processo a Silvio
Berlusconi per il caso Ruby. La maggioranza è traballante, dunque tutti
i deputati Pdl sono precettati in aula, compresi i 14 ministri che (come
La Russa) hanno un seggio a Montecitorio.
Il centrodestra
attaccò duramente Clemente Mastella, quando era ministro della Giustizia
del governo Prodi e usò un volo di Stato per andare, nel settembre 2007,
al Gran premio di Monza di Formula 1. La Padania allora titolò:
"L'inGiustizia vola al Gran premio". E il Giornale argomentò: "Non
dicevano di voler tagliare i costi della politica? Forse usare l'aereo
di Stato più faraonico che ci sia per assistere al Gp di Monza non è il
miglior modo di risparmiare.
O no? Per dire: il
Gran premio lo trasmettevano pure su Raiuno, il cui segnale, ci risulta,
dovrebbe arrivare fino a Ceppaloni". Anche la partita Inter-Schalke è
stata trasmessa in tv ed era visibile dunque anche a Roma, su Sky e
Mediaset premium. Il malcostume di centrosinistra diventa accettabile
quando ha protagonisti di centrodestra?
Ci sono dei precedenti. Il 25 maggio 2009 il ministro La Russa,
accompagnato dal coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e da altri
esponenti di partito, era arrivato a bordo di un Boeing 737
dell'Aeronautica militare all'aeroporto Baccarini di Grosseto.
Per partecipare a
un aperitivo elettorale in sostegno di un candidato locale del Pdl. Lo
stesso La Russa ha firmato nel 2009 il contratto alla Fonsai dell'amico
Salvatore Ligresti che si è aggiudicato l'appalto dei servizi
assicurativi per i rischi aeronautici connessi al trasporto aereo di
Stato e di governo.
In quella
occasione, la copertura assicurativa è stata allargata non soltanto ai
presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato, agli ex capi di
Stato e ai presidenti del Consiglio, ma anche agli estranei imbarcati
sui voli. Una copertura assicurativa amplissima: i passeggeri dovranno
essere risarciti in caso di infortunio, avvelenamento, punture di
insetti e molto altro; pochissimi i rischi esclusi, tra cui i danni da
fusione nucleare.
Anche Berlusconi è
stato al centro di polemiche per i voli di Stato: fu messo sotto
indagine (e poi archiviato) per i viaggi con cui nel maggio-giugno 2008
andava a villa Certosa, in Sardegna, accompagnato da vari ospiti, tra
cui il cantante Mariano Apicella. Il ministro senza portafoglio Michela
Vittoria Brambilla ha invece querelato il Fatto Quotidiano per aver
raccontato le sue avventure in elicottero, a spese dei contribuenti.
La direttiva sui
voli di Stato voluta nel luglio 2008 dal governo Berlusconi stabilisce
che per autorizzare il volo devono sussistere "comprovate e inderogabili
esigenze di trasferimento connesse all'efficace esercizio delle funzioni
istituzionali"; e che devono non essere "disponibili voli di linea né
altre modalità di trasporto compatibili con l'efficace svolgimento di
dette funzioni".
La partita
dell'Inter rientra nelle funzioni istituzionali del ministro della
Difesa? La regina di Spagna, Sofia, quando ha dovuto correre da Madrid a
Londra per andare a trovare il fratello, Costantino di Grecia,
ricoverato in ospedale, ha preso un volo Raynair, comprando il biglietto
online con la carta di credito. Altro stile.8-04-2011]
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1- NELL’ITALIETTA
DEL PMU (POTERE MARCIO UNIFICATO) CI SONO ÒMINI DE PANZA, ÒMINI DE
PANZONA E ÒMINI DE PALENZONA. “LA RAGNATELA DI POTERE DEL NUOVO GERONZI
DI NOVI LIGURE”, IL CAMIONISTA CHE CONTA IL PIÙ ALTO TASSO DI POLTRONE
PER CHIAPPA - 2- LA GRANDE LIBERA STAMPA D’INFORMAZIONE, QUELLA SECONDO
CUI LE MARKETTE LE FANNO SOLO IN RAI, CI FA OGGI SAPERE LE ULTIME NOVITÀ
SULLA GUERRA CHE SI COMBATTE A TRIESTE: "I SOCI GENERALI ALLA RESA DEI
CONTI" (SALTERà GEROVITAL GERONZI?) - 4- “EXOR TORNA IN UTILE E CRESCE
IL NAV". ’’LA STAMPA’’, IN VERSIONE ILLUSTRATO FIAT, OFFRE UN OTTIMO E
SINCERO SPUNTO DI DIBATTITO PER I 7 MINUTI 7 DI PAUSA CONCESSI AGLI
OPERAI DI MIRAFIORI E DI POMIGLIANO DALL’ILLUMINATO MARPIONNE -
a cura di Minimo
Riserbo e Pippo il Patriota
1 - AVVISI AI
NAVIGATI/1...
Nell'Italietta del PMU (Potere Marcio Unificato) ci sono òmini de panza,
òmini de panzona e òmini de palenzona. Il Cetriolo quotidiano si produce
in una spettacolare doppia pagina in danno del mastodontico camionista
mandrogno che conta il più alto tasso di poltrone per chiappa.
"Palenzona nel mirino dei magistrati di Crotone" (p. 1) è il titolo del
pezzo di Antonio Massari, che attacca così: "Il suo assistente nella
società Aeroporti di Roma, Roberto Mercuri, è agli arresti domiciliari
da due settimane.
Il suo (ex)
braccio sinistro nella Global Wood Holding, Aldo Bonaldi, è in cella in
un carcere di Kiev. E' un momento delicato per Fabrizio Palenzona,
vicepresidente di Unicredit e presidente di Adr, da quando il pm di
Crotone Pierpaolo Bruni sta indagando sulla centrale turbogas di
Scandale" (un nome un programma). "Nella rete di rapporti anche i
politici ex democristiani Bonferroni e Galati (indagato).
Poi passa quel
caro archivio vivente di Vittorio Malagutti (solo per telefonargli, un
addetto stampa dovrebbe farsi decuplicare lo stipendio) e descrive con
precisione tutta "la ragnatela di potere del nuovo Geronzi di Novi
Ligure" (p. 11). Imperdibile. Qualcosa ci dice che Massari e Malagutti
non dirigeranno mai, nell'ordine: Il Corriere, la Repubblica, il Sole,
la Stampa, Il Messaggero e tutta la cosiddetta grande libera stampa
d'informazione.
2 - AVVISI AI
NAVIGATI/2...
La grande libera stampa d'informazione, quella secondo cui le markette
le fanno solo in Rai, ci fa oggi sapere le ultime novità sulla guerra
che si combatte a Trieste. Il Corriere delle banche incrociate comunica:
"I soci Generali alla resa dei conti. Geronzi convoca il consiglio.
Vertice il 6 aprile (proprio mentre il suo amico Banana avrà un vertice
con Ruby in tribunale, ndr). Le lettere di 8 amministratori al
presidente" (p. 39).
3 - OLINDO
SALLUSTIONI MANDA UNA ROSA A DONNA MESTIZIA (MIRACOLI DEL DIO
MATTONE)...
L'intelligence di Olindo S. (copyright Marco Travaglio) colpisce ancora
e stronca da par suo un'inchiesta di Repubblica che stava uscendo
proprio oggi con l'ingeneroso titolo "Expo il fantasma delle opere. Il
fallimento di Milano: a tre anni dalla vittoria per la manifestazione
non ci sono né i soldi né i terreni", p. 1).
Ecco la risposta
del Giornale: "Scadenze rispettate e fondi confermati. L'Expo farà la
storia" firmato Letizia Moratti. Ovvero, "ecco l'intervento sull'Expo
che il sindaco di Milano ha pronunciato ieri in consiglio comunale" (p.
1). Minchia che scoop! E' proprio vero che in questo simpatico paese al
ridicolo non c'è mai fine.
Poi passa il
Cetriolo Quotidiano e Gianni Barbacetto infilza la First Sciura mentre
fa il bagno: "Cuore di mamma/ La Moratti a mollo nella Bat-piscina" (p.
5)
4 - NANO RIALZATO
MEZZO SALVATO...
"Supporter, contestatori, turisti. E il Cavaliere risalì sul predellino.
Prima in aula, poi una pausa seduto su una panca mangiando cioccolato
bianco" (Corriere, p. 13). Poi le foto lo ritraggono con il suo bel
sorrisone plasticato e uno si chiede: cazzo c'ha da ridere il premier
più processato della storia?
Un po' di
pazienza, giusto il tempo di arrivare a pagina 19 sempre del Corrierone:
"Redditi, il premier raddoppia. La classifica dei deputati: primo il
Cavaliere, oltre i 40 milioni. I soldi derivano da utili Fininvest
registrati nel 2007". Il Giornale carica le casalinghe e il pubblico di
Forum: "il ciclone Berlusconi: prima dai giudici, pi show sul
predellino" (p. 1).
Poi ci sono i tre
giornali dell'opposizione bolscevica: Repubblica, Cetriolo e Secolo.
Eziolo Mauro, ex corrispondente da Mosca per Illustrato Fiat, commenta
così il predellino-bis dello spompato di Hardcore: "L'invenzione della
realtà" (Re-pubica, p. 1). Filippo Ceccarelli osserva che "lo slancio di
San Babila si è spento e il bagno di folla diventa un rito stanco" (p.
15).
"In tribunale lo
molla pure la claque. Mediatrade, solo in 100 rispondono all'adunata
pro-B.. Che non trova nemmeno il microfono" (Cetriolo Quotidiano, p. 5).
Non trova il microfono, ma secondo il Secolo XIX "ha finalmente
incontrato il suo famoso giudice naturale: Maria Vicedomini, 35enne,
fisico da indossatrice" (pp.6-7). E adesso si capisce perché il
Giocherellone di Hardcore ha detto che tornerà spesso a farsi
processare. Ci proverà anche con la bella Maria?
5 - NELLE MANI
GIUSTE...
"Brusca: bisognerebbe uccidere De Benedetti. L'editore di Repubblica nel
mirino della mafia. Il pentito intercettato elogia Berlusconi. "Volevamo
eliminare Di Pietro, così per fare confusione. Il Cavaliere è sempre il
più forte, nessuno è come lui. Io non diventerò mai comunista"
(Repubblica, p. 11). Ammazzare così "per fare confusione" dovrebbe
entrare nella storia dei pentimenti italiani.
6 - MA FACCE
RIDE!...
"Videomessaggio della Carfagna: "Basta gossip, amo solo Mezzaroma"
(Repubblica, p. 16). "Mezzaroma" staccato, per carità.
7 - VELINA E
GOLFETTO, PEZZO PERFETTO...
"Exor torna in utile e cresce il Nav". La Stampa, in versione Illustrato
Fiat, offre a pagina 26 un ottimo e sincero spunto di dibattito per i 7
minuti 7 di pausa concessi agli operai di Mirafiori e Pomigliano
dall'illuminato Marpionne (per Cassino e Melfi, c'e' ancora il tempo per
un approfondimento, che li' Bonanni non ha ancora fatto danni)
Non ci sarà invece
tempo, per i suddetti operai, di compulsare avidamente le tre colonne
dedicate dal Cetriolo a "La Caporetto tv di Marchionne. Report spiega a
3 milioni e mezzo di persone come fa a pagare meno tasse" (p. 11).
8 - LA FANTASIA AL
TIMONE...
L'ufficio centrale di via Marenco numero 32 oggi riesce a saltare cinque
pagine di giornale. Dalla 19 alla 23: "Palme d'Italia, la resa al
punteruolo rosso" ; segue pubblicita'; segue "La tigre indiana ruggisce
ancora"; segue pubblicita'; segue "Vestiremo arcobaleno".
Poi dicono che c'è
il rincaro della carta e nei giornali bisogna risparmiare. Sulle
notizie?
9 - CARO, PRENDITI
UNA VACANZA...
In attesa di ottenere la meritata direzione del Corriere dei Piccoli, il
nostro adorato Dario Di Vico si autoinvia nelle Langhe e ci distilla un
imperdibile reportaggio che ci ripaga di tante amarezze: "Il primato
nell'export. Non solo Parmalat. Estero goloso di pomodori e vini delle
Langhe" (p.1)
29-03-2011]
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BORSE INCERTE, A
MILANO SCIVOLANO LE BANCHE, A TOKYO CROLLA LA TEPCO DI FUKUSHINA - EBAY
ACQUISTA GSI PER 2,4 MLD $ - LA FIAT VUOLE UN ALLEATO RUSSO (E ASPETTA
PUTIN) - BOND A 5 ANNI PER IL LINGOTTO - PONZELLINI E IL DOSSIER
DELL’AUMENTO DI CAPITALE - GIBBS, DALLA CASA BIANCA A FACEBOOK -
SANTANDER CINESE - CRÉDIT AGRICOLE IN FURGONE - PICCOLI SAWIRIS CRESCONO
(IN MONTENEGRO) - MEDIASET AZZERATA IN NESSMA TV - LA GRAN BRETAGNA APRE
LE PORTE AI SUPER RICCHI…
1. BORSA: EUROPA
INCERTA, MILANO (-1,4%) SCIVOLA CON BANCHE...
(ANSA) - La debolezza della Borsa di Milano causata dai
timori di nuovi aumenti di capitale nel settore del credito contagia
parzialmente l'Europa, le cui piazze finanziarie avevano aperto in cauto
rialzo, per poi passare in terreno prevalentemente negativo. L'indice
Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui
listini del Vecchio continente, cede qualche frazione di punto
percentuale, mentre Milano perde poco meno di un punto e mezzo, dopo
aver sfiorato un calo di due punti.
Intorno al
pareggio l'avvio dei mercati 'minori' di Portogallo, Irlanda e Grecia. A
un'ora dall'avvio delle contrattazioni per le banche italiane rimane
comunque il bollettino di guerra: Ubi -10,4%, Banco popolare -8,5%, Bpm
-7,4%, Mps -5,3%, Intesa -4,2%, Unicredit -3,4%. Fuori da Piazza Affari,
tra i grandi gruppi europei il peggiore e' Commerzbank, che cede il
3,1%. Tengono nel complesso le banche spagnole.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,27%
- Parigi -0,34% - Francoforte -0,26% - Madrid -0,39% - Milano -1,42% -
Amsterdam -0,08% - Stoccolma -0,24% - Zurigo -0,06%
2. BORSA: ASIA
INCERTA; VENDITE SU TEPCO, OK TITOLI ELETTRONICA...
(ANSA) - Borse asiatiche senza una direzione precisa,
con gli operatori incerti anche a causa della crisi nucleare in
Giappone. Tokyo nel finale e' riuscita a limitare i danni di una seduta
che era partita in forte calo, anche per le nuove vendite sulla societa'
di gestione della centrale danneggiata. Il titolo della Tepco non e'
infatti riuscito a fare un prezzo, con un calo teorico finale di quasi
il 19%. Consistenti ribassi hanno segnato il gruppo finanziario Mizuho
(-6,04%) e quello industriale Fuji (-5,29%).
In ripresa invece
diversi marchi dell'elettronica con chiara vocazione all'export: il
titolo Sharp e' salito del 5,10%, Pioneer del 4,29%, Nec del 2,89%.
Negli altri mercati azionari tutte variazioni positive o negative
ampiamente contenute sotto il punto percentuale, con Shanghai che in
finale di giornata si muove in calo di circa mezzo punto, in tendenza
negativa. A Sidney, dove sono quotati diversi titoli che possono
anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, appaiono piu' solidi i
gruppi dell'energia rispetto a quelli delle materie prime minerarie.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: -
Tokyo -0,21% - Hong Kong +0,08% - Shanghai -0,53% (seduta in corso) -
Taiwan +0,51% - Seul +0,77% - Sidney +0,47% - Singapore -0,01% (seduta
in corso) - Mumbai +0,89% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,11% -
Bangkok +0,32% - Giakarta -0,63%
3. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GENERALI: l'ora della verita'. Il presidente
Cesare Geronzi convoca il consiglio straordinario il 6 aprile. La
lettere di oltre un terzo del board: subito chiarimento e sanzioni a
Bollore' (dai giornali)
EDISON: ribaltone
francese, Edf 'licenzia' il ceo Umberto Quadrino. I francesi candidano
un proprio manager al vertice di Foro Buonaparte (dai giornali)
PARMALAT: i
francesi di Lactalis vogliono il voto su Parmalat. Sono pronti a
chiedere all'Unione europea la deroga alla notifica antitrust (dai
giornali). E adesso il gruppo di Collecchio rischia lo spezzatino (Il
Giornale, pagina 1-26) Lactalis contrattacca all'Italia che mostra i
muscoli. Intervista a Antonio Sala, a.d. Lactalis Italia, Financial
Times pag. 16
LIBIA:
videoconferenza a quattro tra Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania.
Italia esclusa (dai giornali)
GIAPPONE: Fusione
parziale del nocciolo nel reattore 2 della centrale di Fukushima. Il
Governo conferma il peggioramento della situazione. La Tepco alza le
braccia: la crisi potrebbe durare mesi, forse anni (dai giornali)
4. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MARTEDI' 29 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Bpm,
Carraro, Mediolanum.
Mediobanca -
riunione del comitato nomine
Milano: conferenza
stampa Fondazione Ania per la presentazione del progetto 'Sicurezza
stradale. La scuolatiguida'. Partecipano, tra gli altri, Sandro Salvati,
presidente Fondazione Ania; Fabrizio Palenzona, presidente Aiscat. Roma:
presentazione del volume 'Il cammino dell'economia italiana' realizzato
in occasione dei trent'anni della rivista 'Economia Italiana'
(1979-2009), edita da Unicredit. Ore 9,30. Partecipano: Fabrizio
Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia; Paolo Savona,
editor di 'Economia Italiana'; Giangiacomo Nardozzi, Politecnico di
Milano; Michele Salvati, Universita' di Milano; Guido Maria Rey, Scuola
Superiore Sant'Anna di Pisa; Michele Barbato, 'Economia Italiana'.
5. MPS: UTILE
NETTO 2010 SALE A 985,5MLN, TORNA CEDOLA DA 0,0245 EURO...
Radiocor - Utile netto in forte risalita per il gruppo
Monte dei Paschi nel 2010. Un risultato di 985,5 milioni contro i 220,1
milioni del 2009. Un r isultato netto che beneficia della plusvalenza di
405 milioni dell'operazione di cessione degli immobili strumentali. Il
risultato operativo netto cresce a 946 milioni (+104,6%) grazie alla
riduzione delle rettifiche sui crediti (-21,2%) e al taglio dei costi
operativi (-5,2%). Torna il dividendo: 0,0245 euro per le ordinarie per
un ammontare complessivo di 167,7 milioni.
6. EBAY: ACQUISTA
GSI PER 2,4 MILIARDI DOLLARI...
(ANSA) - Ebay acquista Gsi Commerce per 2,4 miliardi di
dollari, o 29,95 dollari per azione, con un premio del 51% rispetto alla
chiusura di venerdi'. La chiusura dell'accordo e' prevista nel terzo
trimestre 2011. ''Con Ebay Marketplaces e PayPal, riteniamo che Gsi
rafforzi la nostra posizione di partner strategico per i retailer''
spiega Ebay. ''Vogliamo guidare la prossima generazione di innovazione
nel commercio''. L'acquisizione di Gsi rafforza in modo significativo la
nostra capacita' di connettere compratori e venditori nel mondo''.
Ebay ritiene che
l'acquisizione non avra' effetto sugli utili previsti per l'anno e stima
risparmi a partire dal 2013 di circa 60 milioni di dollari. L'accordo
prevede che Ebay disinvesta alcune attivita' di GSI in una holding
guidata dal fondatore e amministratore delegato di GSI, Michael Rubin.
GSI ha a disposizione 40 giorni per sollecitare offerte alternative. La
transazione con Ebay richiedera' il via libera degli azionisti. Gsi,
societa' che fornisce servizi di e-commerce e marketing, ha fra i suoi
clienti Aeropostale, Adidas, Dkny e Toys R Us.
7. FIAT: MANDATO
PER BOND 5 ANNI BENCHMARK, CEDOLA 6,5%-6,75%...
Radiocor - Fiat ha dato mandato per l'emissione
dell'annunciato bond a un pool di banche composto da Banca Imi, Bnp
Paribas, Barclays Capital, UniCredit e Credit Agricole. Lo apprende
Radiocor da fonti di mercato, le quali precisano che i book sono stati
aperti e il flusso della raccolta sta procedendo con rapidita'. Per la
nuova emissione del Lingotto, a 5 anni, si annuncia con un rendimento
nell'area 6,50-6,75%. Il taglio e' benchmark.
8. FIAT ASPETTA
PUTIN...
Bianca Carretto per il "Corriere
della Sera" - Si affolla di nomi l'orizzonte di Fiat in
Russia. Nei giorni scorsi era stata la volta di TagAz, ieri il più
importante quotidiano economico russo «Rbc» ha «lanciato» Derways, come
prossimo alleato del Lingotto. Ma né l'uno né l'altro sono i prescelti.
I manager Fiat sono al lavoro per definire possibili alleanze con due
partner locali, senza aver scartato l'ipotesi, assai probabile, di
affrontare il mercato russo in autonomia.
Si stanno
valutando siti idonei per costruire una nuova fabbrica, mentre il
governo di Vladimir Putin deve decidere- questo è l'unico motivo del
protrarsi della trattativa - se Fiat dovrà attivare una joint venture,
oppure se potrà avvalersi solo dei finanziamenti e delle agevolazioni
statali, che potrebbero superare i due miliardi di dollari. Fiat ha
dichiarato di voler investire un miliardo di euro.
Il 28 di aprile
scade il termine per i piani industriali. Derways, controllata da
Mercury, è un buco nero per la prima banca russa, Sberbank e non sarà la
scelta, a meno di non voler ripetere l'avventura con Sollers.
9. IL DIFFICILE
DOSSIER DELL'AUMENTO PER PONZELLINI...
Da il "Corriere
della Sera" - A rompere il ghiaccio è stata ieri l'Ubi
annunciando la ricapitalizzazione da un miliardo, ma più che di
un'iniziativa da apripista quella della banca guidata da Victor Massiah
è parsa forse una mossa strategica per bruciare sul filo di lana più di
un concorrente. Se aumento deve essere, allora il timing è tutto. Il
contropiede potrebbe aver sorpreso la Popolare di Milano dove ancora
ieri pare si stessero limando gli ultimi dettagli di un'operazione che
il consiglio potrebbe approvare e comunicare oggi insieme al bilancio
2010.
Il condizionale è
d'obbligo, ma le attese sono per una richiesta ai soci di circa 600
milioni di euro. Se la cifra fosse confermata si tratterebbe di una
ricapitalizzazione tutto sommato contenuta anche se il piano finanziario
complessivo sarebbe complicato dal rimborso del convertendo, emesso al
momento della sottoscrizione dei Tremonti bond, e in scadenza nel 2013.
L'incontro
organizzato ieri dal presidente Massimo Ponzellini, e interamente
dedicato all'aumento di capitale, avrebbe visto la partecipazione anche
dei consulenti di Mediobanca. Gli esperti, secondo quanto riferito da
«Radiocor», avrebbero confermato la buona situazione patrimoniale di Bpm
e illustrato i benefici che arriveranno dalla vendita della maggioranza
di Bipiemme Vita ma anche dalle norme fiscali contenute nel decreto
Milleproroghe. L'aumento consentirebbe comunque di raggiungere tra i
primi i requisiti stabiliti da Basilea 3.
10. FACEBOOK
SCEGLIE IL PORTAVOCE PRESIDENZIALE...
Dal "Corriere
della Sera" - Dalla Casa Bianca a Facebook. Il social
network più famoso del mondo potrebbe assumere l'ex portavoce di Barak
Obama, Robert Gibbs, con un incarico manageriale nella comunicazione.
Una mossa soprattutto in vista della quotazione in Borsa, probabilmente
all'inizio del 2012. Gibbs, che compie oggi 40 anni, aveva lasciato in
febbraio il posto di responsabile dei rapporti con la stampa alla Casa
Bianca, dopo due anni di lavoro, ufficialmente per preparare la nuova
campagna elettorale di Obama, in vista di una rielezione nel 2012, prima
di tornare al settore privato.
La trattativa con
la società fondata da Mark Zuckerberg sarebbe ancora in una fase
iniziale e nessuna offerta formale sarebbe stata presentata. Gibbs,
tuttavia, potrebbe spuntare uno stipendio di parecchi milioni di
dollari, suggerisce il New York Times. Al salario cash si aggiungerebbe
inoltre un pacchetto di stock option prima dello sbarco a Wall Street di
Facebook, che alcuni investitori valutano intorno ai 60 miliardi di
dollari.
Una somma che
compenserebbe il trasloco sulla West Coast, a Palo Alto, nel cuore della
Silicon Valley, dove ha sede il gruppo, che ha affidato a Elliot
Schrage, ex Google, comunicazione globale, marketing e public policy,
nuovo boss potenziale di Gibbs.
11. L'OPA DI
PARIGI E I VINCOLI PREVISTI DAL PROSPETTO...
Dal "Corriere
della Sera" - Lactalis nei suoi comunicati sul caso
Parmalat parla da giorni come se avesse assunto il controllo del groppo
di Collecchio o aspirasse a farlo. Ultimo esempio le parole di Antonio
Sala, presidente per le attività italiane del gruppo francese: «Lactalis
è un gruppo industriale che si propone a Parmalat per lo sviluppo di un
piano di crescita in Italia e nei mercati internazionali; sviluppo che
si fonda sulla sua attuale struttura» , ha rassicurato Sala.
Non c'è dubbio che
un gruppo ramificato e internazionale come Lactalis possa aiutare
Parmalat a estendersi in nuovi mercati in crescita nel mondo. Perché
Lactalis assuma o anche solo aspiri al controllo manca nella forma e
nella sostanza solo un passaggio determinante: il superamento della
soglia del 30%con il lancio di un'Offerta pubblica d'acquisto che, per
questo stesso fatto, tuteli i diritti delle minoranze azionarie. Questa
però per Lactalis - come in realtà per alcuni presunti cavalieri bianchi
italiani - potrebbe rivelarsi una rivoluzione copernicana.
È infatti noto che
in base alle legge sull'Opa in Italia l'entità che lancia l'offerta può
anche essere non quotata, come non lo è Lactalis, ma deve fare
trasparenza nel prospetto informativo sul proprio bilancio: fatturato,
margini, debiti. Ma i Besnier su questo, da sempre, hanno comunicato
pochissimo. Cambieranno pelle, loro o altri, in nome di Parmalat?
12. SANTANDER
SBARCA IN CINA E PUNTA...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Il colosso spagnolo del credito Banco
Santander (nella foto il numero uno Emilio Botin) cerca nuove strade in
Cina e ha confermato ieri l'esistenza di un accordo preliminare con la
China Construction Bank (Ccb) per uno sbarco nel gigante asiatico
attraverso la costituzione di una banca (in cui la quota Santander sarà
limitata al 19,9% del capitale) che opererà prevalentemente nelle aree
rurali del Paese.
La notizia era
stata anticipata da l'Expansion secondo cui l'investimento complessivo
previsto dai partner per il primo anno sarebbe di 3,5 miliardi di yuan
(pari a 380 milioni di euro). In seguito le due banche potrebbero
portare il loro investimento a circa 650 milioni di euro. Per
perfezionare l'operazione il Santander è in attesa del via libera delle
autorità cinesi.
13. SEA E L'IPO
BENEDETTA DAL COMUNE DI MILANO...
Ma. Mo. per "Il
Sole 24 Ore" - Le operazioni di capital market italiane,
finora alquanto asfittiche, hanno la possibilità di cambiare segno dopo
la quotazione in Borsa della Sea, la società di gestione degli aeroporti
di Linate e Malpensa. Ieri il consiglio comunale di Milano ha approvato
il bilancio preventivo 2011 che contiene la delibera per la definizione
delle linee di indirizzo.
La quotazione,
come previsto, sarà preceduta da un aumento di capitale e comporterà la
distribuzione di dividendi straordinari al Comune per circa 160 milioni
di euro. Per l'assessore al Bilancio, Giacomo Beretta, la decisione è
«il passo decisivo per consentire a Sea di avviare le procedure per la
quotazione. Un'operazione che permetterà alla società di rafforzare la
propria posizione finanziaria e patrimoniale, supportandone il piano
investimenti». E per il Comune e le sue casse una boccata di ossigeno in
vista delle elezioni.
14. SINGAPORE
AIRLINES AL GIOCO DEGLI SCALI...
Ma. Mo. per "Il
Sole 24 Ore" - Non è usuale per le compagnie aeree riuscire
a ottenere l'applicazione dei diritti di quinta libertà per i voli in
prosecuzione: ovvero trasportare passeggeri dal proprio paese per un
secondo paese, e da quel paese verso un paese terzo, e così via. Il
tentativo l'ha fatto Singapore Airlines che da Malpensa vorrebbe
collegare New York.
Finora non ha
ottenuto una risposta dalle autorità italiane, riuscendo però in Spagna
a introdurre un collegamento verso San Paolo: da ieri infatti la
compagnia asiatica volerà per il Brasile passando per Barcellona. Un
triplo collegamento settimanale per un volo che dall'Asia arriva
all'America Latina passando per l'Europa. E proprio il Brasile
rappresenta una meta turistica e di business sempre più gettonata: è
stato calcolato che il turismo rappresenterà il 3,3% del Pil brasiliano
nel 2011 e contribuirà alla creazione di 2,8 milioni di posti di lavoro.
15. IL CRÉDIT
AGRICOLE ARRIVA CON IL FURGONE...
M. Mou. per "Il
Sole 24 Ore" - Ad Aix o Tarascon no, sono troppo grandi e
hanno le loro belle agenzie. Ma a Fontaine de Vaucluse, con i suoi 611
abitanti, o a Suzette (130) sì. In nome della "banca universale di
prossimità", lo slogan che ne caratterizza attività e ambizioni, il
Crédit Agricole della Provenza ha deciso che nei paesi più piccoli, dove
neanche la pur diffusissima banque verte ha uno straccio di sportello,
nei giorni di mercato arriverà un camioncino dell'istituto di credito.
L'urlo «donne, è
arrivato l'arrotino» lascerà il posto a un più discreto «mesdames et
messieurs, voilà la banque chez-vous». Due impiegati consentiranno di
fare qualsiasi operazione, dal deposito di un assegno alla concessione
di un prestito. E se l'idea si rivelasse un successo chissà che le
prossime tappe non siano nel Parmense, nello Spezzino o in Friuli. Dove
l'Agricole, in versione italiana, è ormai di casa.
16. I SAWIRIS DAL
CAIRO ALL'EUROPA DELL'EST...
S. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Prima il fratello maggiore, Naguib, ha
venduto il suo impero delle tlc ai russi, traslocando a Mosca. Adesso
Samih, ultimogenito dei Sawiris, muove sul Montenegro. Vuoi vedere che
la famiglia più ricca d'Egitto sta pian piano spostando il suo
baricentro dei suoi interessi verso l'Europa dell'Est? Una settimana fa
il magnate delle tlc ha celebrato le nozze tra la sua Wind Telecom e
Vimpelcom, di fatto riposizionando tutto il suo impero in orbita ex
sovietica.
Nel fine settimana
è stata la volta del fratello Samih, che gestisce il ramo turistico
dell'impero di famiglia, traslocare al di là del Mediterraneo: il
Montenegro gli ha concesso l'onoreficenza dopo che Samih ha investito
circa 15 milioni di euro nel Paese per la costruzione di un villaggio
turistico nelle Bocche di Cattaro. Dal Cairo ai Balcani.
17. AZZERATE
NESSMA TV...
Giuliano Balestrieri per "la
Repubblica" - «Nessma Tv? Mi dicono vada benissimo - diceva
pochi giorni fa Pier Silvio Berlusconi commentando il bilancio Mediaset
- ma la situazione in Nord Africa è un´incognita». Un´incognita da 2,2
milioni di euro. Poca roba sui bilanci di Mediaset, ma quello che arriva
dall´amico Tarak Ben Ammar è un "colpo basso". Insieme nel 2008 avevano
investito 10 milioni per il 50% della tv del "Grande Maghreb"
scommettendo su tassi di crescita del 20-25% e su una fase di start-up
veloce.
Nessma Tv ha
quadruplicato il fatturato da 1,3 a 5,3 milioni, ma il risultato netto è
sempre in rosso: 9,7 milioni nel 2009, 10,5 lo scorso anno. Mediaset ha
quindi azzerato il valore della partecipazione. Destino condiviso con il
33% detenuto in Endemol. Che valeva 127,6 milioni e potrebbe spingere il
gruppo a un´operazione di consolidamento.
18. LA GRAN
BRETAGNA APRE LE PORTE AI SUPER RICCHI...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Se sei ricco e disposto a investire, la Gran
Bretagna ti apre le porte. Il governo di David Cameron ha predisposto
una sorta di autostrada per gli stranieri ad alto reddito che vogliono
emigrare nel Regno Unito. Una speciale categoria di «super -
investitori» in arrivo dall´estero, intenzionati a depositare almeno 5
milioni di sterline (6 milioni di euro) in una banca britannica,
riceveranno un permesso di residenza senza limiti di tempo dopo appena
tre anni che vivono qui, ovvero due anni più presto che ogni altro tipo
di immigrato, che in base alla legge ordinaria deve vivere, lavorare e
pagare le tasse in Gran Bretagna per un minimo di cinque anni prima di
ricevere un permesso di residenza non temporaneo, grazie al quale è
successivamente possibile ottenere la cittadinanza britannica.
Se poi
l´investitore straniero è pronto a depositare su una banca del Regno
Unito una somma ancora più grossa, da 10 milioni di sterline (12 milioni
di euro) in su, il permesso di residenza definitivo arriva ancora più in
fretta, dopo appena due anni. Le misure per attirare i super-ricchi in
Gran Bretagna, seguendo l´esempio di quanto fu fatto dal governo
laburista di Tony Blair, sono state annunciate nei giorni scorsi da
Downing street.
Comprendono un
pacchetto di soluzioni alternative al deposito bancario: per esempio ha
diritto al permesso di residenza dopo tre anni anche l´investitore
straniero che, in mancanza di un deposito bancario di 5 milioni di
sterline nel Regno Unito, ha creato un´azienda britannica con almeno
dieci dipendenti e un fatturato annuo di almeno 10 milioni. Il governo
ha inoltre raddoppiato il numero di giorni che questa categoria di
immigrati super-ricchi possono trascorrere all´estero, pur continuando a
qualificarsi come residenti fiscali nel Regno Unito, portandolo dagli
attuali 90 a 180 giorni all´anno.
29-03-2011]
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SIAMO UOMINI O
GENERALI? - avviso allo scarparo: QUANDO IL GIOCO SI FA DURO,
CALTARICCONE COMPRA: DOPO I 5,4 MILIONI € INVESTITI LA SETTIMANA SCORSA,
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE ARROTONDA LA SUA PARTECIPAZIONE NEL LEONE
DI TRIESTE: ALTRE 50MILA AZIONI, è AL 2,23%....
GENERALI,
CALTAGIRONE ARROTONDA PARTECIPAZIONE, È AL 2,23%...
(Reuters) - Francesco Gaetano Caltagirone continua ad
arrotondare la sua partecipazione in Generali e, con l'ultima operazione
fatta giovedì scorso e comunicata oggi, è al 2,23%. L'operazione di
acquisto, resa nota con le comunicazioni di internal dealing, è di 50
mila azioni a 15,24 euro per un controvalore di 762.000 euro.
Oggi alle 14,50 Generali è a quota 15,07 euro, in calo dell'1,5%.
24 MARZO 2011:GENERALI, CALTAGIRONE ACQUISTA 0,023% PER 5,4
MILIONI EURO
(Reuters) - Francesco Gaetano Caltagirone ha acquistato
il 21 e il 22 marzo 360.000 azioni Generali (GASI.MI: Quotazione) per un
controvalore di 5,4 milioni circa.
Gli acquisti sono
stati effettuati in sei tranche distinte, tramite due veicoli
differenti, e a prezzi compresi tra 14,7596 euro e 15,15 euro. Le azioni
acquistate corrispondono a una percentuale del capitale Generali pari
allo 0,023%. Caltagirone possiede poco più del 2% nella compagnia
triestina.29-03-2011]
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1- UN NAPOLITANO
SBARCA A NEW YORK MA L’"AMIKO AMERIKANO" VIENE SNOBBATO DAL SINDACO
BLOOMBERG - CENA CON LE FARNESINA NEWS: SCOGNAMIGLIO, FULCI, VATTANI JR.
- 2- ANTONIO FAZIO È RITORNATO SUL LUOGO DEL DELITTO QUESTA MATTINA IN
BANCA D’ITALIA - 3- VIAGGIO AL TERMINE DI TERMINI IMERESE CON DOMENICO
ARCURI E GIAN MARIO ROSSIGNOLO - 4- MATTEOLI CONFERMA IL BAD FEELING CON
MORETTI E CORRE IN SOCCORSO DI MONTEZEMOLO - 5- ROMITONE E’ ROMANISTA MA
NON HA NIENTE A CHE FARE CON LO "ZIO TOM" DIBENEDETTO -
1 - UN NAPOLITANO
A NEW YORK! L'"AMIKO AMERIKANO" SNOBBATO DAL SINDACO BLOOMBERG -
FARNESINA NEWS: SCOGNAMIGLIO, FULCI, VATTANI JR.
Con un discorso di 30 minuti pronunciato in un inglese impeccabile
davanti all'Assemblea dell'Onu, Giorgio Napolitano ha dato un senso al
suo viaggio in America.
Il tono era
appassionato e l'applauso dell'ex-ambasciatore libico e del Segretario
Ban Ki-moon hanno riscattato il programma di una visita che non è stato
un capolavoro organizzativo.
Domenica scorsa
Napolitano e la moglie Clio hanno partecipato a un pranzo nei locali
dell'Hotel St. Regis dove a fare gli onori di casa c'era la conduttrice
della CNBC, Maria Bartiromo, mentre ai tavoli sedevano 150
rappresentanti della comunità italo-americana, tra cui Matilda Cuomo,
l'ambasciatore Giulio Terzi e l'arcivescovo di New York, Edward Egan,
con il quale il Presidente ha conversato a lungo.
Stranamente era
assente il sindaco di New York, Michael Bloomberg, che non si è fatto
vedere nemmeno nel pomeriggio quando nello studio del fotografo italiano
Ferri, marito della famosa ballerina, è stata preparata una festa con i
bambini della Scuola d'Italia che hanno cantato l'Inno di Mameli.
Qui il morale di
Napolitano si è un po' risollevato e ha stretto la mano a Isabella
Rossellini, a Paolo Baratta che pochi giorni prima aveva presentato la
Biennale di Venezia all'Istituto di Cultura, e all'immancabile
ex-ambasciatore Umberto Vattani. E proprio di quest'uomo ha parlato il
codazzo dei diplomatici italiani mentre gustava la mostra sugli artisti
organizzata da Ferri intorno ai tavoli preparati da Siro Maccioni,
proprietario del ristorante "Le Cirque". Al centro delle conversazioni
era la notizia di alcune nomine che il ministro Frattini avrebbe in
animo di fare nei prossimi giorni.
Secondo le notizie
rimbalzate dalla Farnesina il capo della nostra diplomazia starebbe per
nominare console generale a New York Giuseppe Scognamiglio, un
consigliere d'ambasciata, laureato all'Università Federico II di Napoli,
e molto vicino alla sinistra. La designazione provoca sorprese tra le
feluche perché Scognamiglio negli ultimi anni non ha percorso la
carriera diplomatica ma ha preferito buttarsi nel privato dove è
arrivato ad occupare la poltrona di consigliere per gli affari
internazionali di Unicredit.
A questa novità
occorre aggiungere la conferma dell'imminente arrivo a Washington del
figlio dell'ex-ambasciatore all'Onu Fulci, che dopo essere stato
liquidato dalla Gelmini al ministero dell'Istruzione, andrebbe ad
affiancare l'ambasciatore Terzi in qualità di consigliere diplomatico.
E per finire,
un'altra notizia che fa godere l'ex-ambasciatore Vattani: il figlio
Mario, già noto alle cronache dell'estrema destra e consigliere
diplomatico di Alemanno, è stato nominato in questi giorni ministro
plenipotenziario.
Con grande gioia del padre ex-ambasciatore e inamovibile presidente
dell'Ice.
2 - ANTONIO FAZIO
È RITORNATO SUL LUOGO DEL DELITTO QUESTA MATTINA INTORNO ALLE 10 IN
BANCA D'ITALIA
Con passo svelto e il volto abbronzato Antonio Fazio è ritornato questa
mattina intorno alle 10 in Banca d'Italia.
Il 75enne
cittadino onorario di Alvito non è entrato dall'ingresso principale e
nemmeno da quella porta laterale dove nel 2005 accedeva l'amico di
famiglia e di tanti guai Gianpiero Fiorani. Questa volta l'uomo che è
diventato Governatore nel 1993 è entrato nel villino Huffer, un gioiello
di impronta rinascimentale costruito nel 1880 dal barone tedesco Huffer
dove oggi si trova l'archivio storico della Banca d'Italia.
Questo complesso a
Fazio è sempre piaciuto e quando nel dicembre di sei anni fa si è
dimesso, aveva scelto questa lussuosa dependance come ufficio privato,
poi è arrivata la decisione di Draghi di estrometterlo e di negare la
soddisfazione di vivere ancora a due passi da quella Bankitalia che
Fazio ha conosciuto fin dal 1960 frequentando corsi di econometria.
Ad attenderlo
stamane c'era tra gli altri Fabrizio Saccomanni, l'uomo che dall'ottobre
2006 dirige la Banca d'Italia e ha avuto con Fazio un'intensa
frequentazione. Dopo una rapida stretta di mano l'ex-Governatore si è
seduto in prima fila, accanto a Stefano Micossi, e ha ascoltato
l'intervento dell'ex-collega che insieme all'economista Guido Rey e
Michele Salvati, ha celebrato i 30 anni di "Economia Italiana", la
prestigiosa rivista di Unicredit.
3 - VIAGGIO AL
TERMINE DI TERMINI IMERESE CON DOMENICO ARCURI E ROSSIGNOLO
C'è un uomo calabrese di 44 anni che sta buttando anima e corpo per
chiudere al più presto la vicenda di Termini Imerese.
È Domenico Arcuri,
il più giovane manager alla guida di una società pubblica che dopo
esperienze all'Iri e nelle società di consulenza Artur Andersen e
Deloitte, nel marzo 2007 ha assunto la carica di amministratore delegato
di Invitalia, l'ex-Sviluppo Italia creata come agenzia per attrarre gli
investimenti.
Da oltre un anno
Arcuri sta cercando di chiudere la partita dello stabilimento siciliano
che Marpionne ha chiuso lasciando in mezzo a una strada 1.500 operai.
Sul tavolo di Invitalia sono arrivate 7 offerte che all'inizio hanno
eccitato l'animo dell'ex-ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta
Scajola, ma che una ad una si sono rivelate inconsistenti.
All'inizio del
mese è caduta per strada anche l'offerta del Gruppo Ciccolella di
Molfetta, leader europeo nella produzione di fiori e piante. Vicende
giudiziarie hanno portato all'arresto di Corrado Ciccolella, uno dei
fratelli della famiglia di imprenditori pugliesi che pensava di occupare
almeno 600 addetti nella creazione di serre alimentate da impianti
fotovoltaici.
Adesso le speranze
di Arcuri sono riposte nel progetto presentato dalla De Tomaso
Automobili, un'azienda creata alla fine degli anni '50 dall'ex-pilota
argentino Alejandro De Tomaso e rilevata pochi anni fa da Gian Mario
Rossignolo. Costui è un imprenditore alessandrino di 81 anni con alle
spalle una lunga esperienza dentro Fiat e Lancia. Molti se lo ricordano
per le sue esperienze successive e non sempre felici nella Zanussi e
quando nel '98 occupò per poco tempo la carica di presidente di
TelecomItalia. I dirigenti e gli uscieri di Telecom di quell'epoca
ricordano ancora le sue manie di grandezza che lo portarono a
ristrutturare il roof dell'azienda con spese esagerate.
Adesso Rossignolo
e i suoi figli si dicono pronti a investire 420 milioni nel ferrovecchio
di Termini Imerese per produrre 38mila vetture del segmento alta gamma
con l'intento di riassorbire tutti i dipendenti del polo siciliano.
L'operazione dovrebbe avvenire in 18 mesi e sfruttare i 450 milioni
messi a disposizione dal ministero di Paolo Romani e dalla Regione
Sicilia.
I sindacati si dichiarano perplessi, ma il buon Arcuri, calabrese dai
capelli corvini, incrocia le dita e spera di chiudere il dossier.
4 - MATTEOLI
CONFERMNA IL BAD FEELING CON MORETTI E CORRE IN SOCCORSO DEL
CAPOSTAZIONE MONTEZEMOLO
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che dopo le
lamentele di Luchino di Montezemolo e di Ntv sulle nuove regole di
accesso alla Rete stabilite da Mauro Moretti, il ministro Matteoli ha
imposto alle Ferrovie di allungare fino al 15 aprile i termini per le
osservazioni di Ntv sul nuovo Prospetto Informativo che regola l'accesso
agli operatori.
È una boccata d'ossigeno che dimostra ancora una volta come il maremmano
Matteoli non abbia un feeling particolare con l'ex-sindacalista di
Rimini, Moretti".
5 - ROMITI E'
ROMANISTA MA NON HA NIENTE A CHE FARE CON LO "ZIO TOM"
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che Cesarone
Romiti non ha nulla a che vedere con la vendita della Roma allo "zio
Tom" Dibenedetto.
L'equivoco è nato
ieri quando l'automobile di Romiti ha superato i cancelli di una
palazzina in via Pinciana dove si trova lo studio Grimaldi e Associati,
cuore della trattativa con l'americano di Boston. In quella villa abita
anche da anni Cesarone Romiti, tifoso della Roma e come tutti gli altri
appassionati della "Magica" molto preoccupato per le difficoltà che
Unicredit sta trovando per chiudere l'affare con lo "zio Tom" e gli
altri misteriosi acquirenti".29-03-2011]
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” – GINSENG E
ZAFFERANO: ECCO I CIBI CHE ARRAPANO - LA MAMMA DI KATY PERRY
TRAUMATIZZATA DALLE ‘TETTE’ DELLA FIGLIA - KEITH RICHARDS: STILISTA PER
IL GIAPPONE - SIETE PRONTI PER UN’ALTRA “NOTTE DA LEONI”? – IL SOLITO
TRUMP TRUMP: “OBAMA NON È NATO NEGLI USA” – BEVERLY HILLS PREMIA LA
LOREN – FERGIE E PARIS SUDANO PER UNA BUONA CAUSA - TARANTINO WESTERN –
IL DODICENNE CHE BATTE EINSTEIN – PUBBLICITA’ PER I GALEOTTI IN DIRETTA
DALLE CELLE - L’UNIVERSITA’ DEI FATTONI: ESAMI SULLA MARIJUANA
RIHANNA PER
"ROLLING STONE"
1 - RIHANNA
CHIAPPE AL VENTO! IL CULO DELLA CANTANTE SULLA COPERTINA DI "ROLLING
STONE"...
Fashionista
http://bit.ly/eLH4Ff
Rihanna mostra le sue chiappone rotonde sulla copertina di "Rolling
Stone". Indosso, solamente un top e dei piccoli micro-shorts che, come
la cantante stessa ha chiarito su twitter non erano stati dipinti
addosso al suo fondoschiena, come si pensava all'inizio.
Dago nota: Rihanna, come anticipato da "Elmundo.com", ha dichiarato alla
rivista che ama essere montata e legata ma che ogni tanto usare le mani
è meglio perché andare a cercare le catene non è così spontaneo.
2 - DOPO LADY GAGA
ANCHE KEITH RICHARDS FA IL BENEFATTORE: UNA T-SHIRT PER AIUTARE IL
GIAPPONE
Coco Perez
http://bit.ly/gKbfTe
È il turno di Keith Richards. Dopo Lady Gaga, anche il mito dei Rolling
Stones dà una mano al Giappone e lancia una maglietta per raccogliere
fondi in sostegno al paese colpito dal terremoto. Sulla t-shirt,
un'immagine di Claude Gassian, scattata durante il tour fatto nel paese
del sol levante nel 1990. Sul sito della cantante barbadiana è comparso
il seguente messaggio: "Per decenni, i fan giapponesi sono stati fra i
più appassionati del Rock & Roll. Ora hanno bisogno del nostro aiuto.
[...] Keith manderà cento per cento dei profitti ricavati dalla vendita
di questa maglietta alla fondazione "Japan Society's Japan Earthqwake
Relief Fund". Uniamoci fratelli e sorelle per aiutarli durante questo
momento difficile e a ricostruire al più presto." La maglietta è in
vendita per $29,99. Fantastico Keith!!!
Dago Nota: Il braccialetto disegnato da Lady Gaga per aiutare il
Giappone ha già raccolto 1,2 milioni di dollari!
3 - COME SPUTTANO
LA STAR! LA MADRE DI KATY PERRY SPARA A ZERO SULLA FIGLIA: "MI
TRAUMATIZZANO LE SUE TETTE AL VENTO..."
Gawker
http://gaw.kr/hy4tfd
La religiosissima Mary Perry Hudson, madre di Katy Perry, sta preparando
il terreno per l'uscita del libro sulla figlia famosa. L'ultima delle
sue dichiarazioni: "Vedo Katy uscire dal camerino con un costumino
scollato. A nessuna madre piace vedere la propria figlia con le tette in
mostra. [...] O Dio mio, come posso salvarla da tutto questo? I soldi,
la fama, i network, la gente che la circonda... come posso competere?".
Forse potrebbe cominciare a non sputtanare la figlia con un libro...di
solito i panni sporchi si lavano in casa!
4 - PREPARATEVI A
RIDERE: ARRIVA "NOTTE DA LEONI: PARTE DUE...
E! Online
http://eonli.ne/fZcnni
Stiamo già ridendo mentre guardiamo le facce distrutte di Bradley
Cooper, Ed Helms e Zack Galifianakis nel poster della seconda parte di
"Notte da Leoni"!!! Justin Bartha, nell'immagine, è stato rimpiazzato da
una scimmietta monella. Dov'è Doug?
5 - "OBAMA NON È
AMERICANO": PAROLA DI DONALD TRUMP. CI RISIAMO...
Gawker
http://gaw.kr/gWQS7u
"Obama non è americano". La settimana scorsa, Donald Trump ha dichiarato
di avere dei dubbi sul fatto che il presidente Usa sia nato veramente
negli Stati Uniti perché non ha un certificato di nascita. E non ci
sarebbero nemmeno un dottore o un'infermiera in grado di affermare il
contrario. Solo il Presidente dello stato delle Hawaii è sceso in campo
per difendere l'obamiana americanità. Dal canto suo, Trump ha rilasciato
il proprio certificato di nascita a "Newsmax", ma, sorpresa, il pezzo di
carta in questione non è autentico. Che cosa sta cercando di provare
l'imprenditore?
6 - CHICA CHICA!
L'IMMAGINE DI ALESSANDRA AMBROSIO USATA PER VENDERE SESSO...
Jezebel
http://bit.ly/iaHHtY
Il senatore americano Jose Peralta e altri politici del Queens hanno
fatto partire la mobilitazione: "Quei volantini vanno fatti sparire".
Sono giorni che in strada si trovano cartoline con l'immagine della
modella di Victoria's secret, Alessandra Ambrosio, distribuiti al
richiamo di "chica, chica", per pubblicizzare la prostituzione. Bambini
e ragazzini hanno cominciato a scambiarsele come le figurine di calcio.
Purtroppo il primo emendamento della costituzione americana ostacola il
blocco della distribuzione. Forse l'avvocato dell'Ambrosio può fare
qualcosa...
7 - ROB LOWE FA IL
‘BELLONE' PER ANNIE LIEBOVITZ: NELL'INTERVISTA A VANITY FAIR PARLA DELLA
SUA AUTOBIOGRAFIA DOVE SPIFFERA I SEGRETI DEI GRANDI DI HOLLYWOOD...
Daily Mail
http://bit.ly/gFhjdD
E' difficile credere che Rob Lowe abbia 47 anni: nella foto, scattata da
Annie Liebovitz per la copertina di maggio di Vanity Fair USA, l'attore
ha la pelle liscia, capelli folti e scuri, e un corpo asciutto e
muscoloso. Nell'intervista, Lowe parla del suo libro, intitolato
"Stories I Only Tell My Friends: An Autobiography". Il libro è una
raccolta di memorie e racconti di Lowe sulle facce più conosciute di
Hollywood, come Tom Cruise, Matt Damon, Charlie Sheen e Patrick Swayze,
scomparso nel 2009. Lowe su Tom Cruise racconta: "E aperto, amichevole,
divertente, ed ha una maniera di focalizzarsi sulle cose quasi robotica,
con un'intensità che non avevo mai visto prima."
8 - SOPHIA LOREN
MON AMOUR: DA LOS ANGELES UN PREMIO ALLA CARRIERA...
Digital Spy
http://bit.ly/e34ldS
Sofia Loren sarà onorata dall'accademia di film di Beverly Hills, il 4
di maggio. L'accademia celebrerà la vita e carriera della storica
attrice. La Loren ha vinto un Oscar per la sua interpretazione ne "La
Ciociara", nel 1962. Ultimamente l'attrice ha criticato il "Grande
Fratello" dicendo di non riuscire a spiegarsi il successo che il
programma riscuote.
9 - QUENTIN
TARANTINO SI DÀ AL WESTERN: "IL PROSSIMO VOLUME DI "KILL BILL" PUÒ
ASPETTARE"...
Digital Spy
http://bit.ly/fGxNT6
Uma Thurman rivela che Quentin Tarantino ha rimandato il progetto di
"Kill Bill The Bride" per dirigere un film western di nome "A Southern".
L'eccentrico regista ha già consegnato il copione finito e ha scelto
l'attore Cristoph Waltz, premio Oscar per "Inglorious Bastards", come
uno dei protagonisti. Il film sarà un'avventura, western appunto, ma
ambientata al sud, ai tempi della schiavitù.
10 - LA PRIMA
UNIVERSITA' PER I FATTONI? ALLA OAKSTERDAM UNIVERSITY SI STUDIA LA
MARIJUANA...
Time Magazine
http://ti.me/hHuI1h
All'Universita' di Oaksterdam, in California, è nato il primo ‘College
di Cannabis', dove ragazzi hippy e professori di mezza età sono uniti
dalla passione per la canapa. Si sono già iscritti più di 17.000
studenti da quando l'università' ha aperto le sue porte nel 2007; molti
sono americani, ma ci sono anche studenti proveniente dalla Colombia e
dall'Iran. Gli studenti frequentano vari corsi tra cui quello sul
business della marijuana per scopi medici intitolato "Come curare e dare
sollievo attraverso una pianta sicura ed efficace".
La scuola ha
perfino un grande laboratorio e una serra dove vengono coltivate le
piante. Il fondatore, Richard Lee, è stato ispirato da una visita in
Amsterdam, dove ha avuto modo di visitare uno dei ‘cannabis college'.
L'obiettivo - ha detto Lee - "è quello di eliminare il tabù della
marijuana e spingere l'America verso la legalizzazione delle droghe
leggere".
11 - FERGIE E
PARIS HILTON ‘SUDANO' PER IL GIAPPONE...
Fit Perez
http://bit.ly/eEZFPt
Fergie, dei Black Eyed Peas, suo marito, l'attore Josh Duhamel, Paris
Hilton e la sorella Nicky erano fra le tante persone che hanno corso la
maratona "Youth Run 4 Japan" a Santa Monica, in California. La maratona
aveva l'obiettivo di raccogliere fondi per la Croce Rossa del Giappone.
12 - IL VIDEO DI
UN PICCOLO GENIO DI 12 ANNI CHE BATTE EINSTEIN...
Time Magazine
La teoria della relatività di Einstein potrebbe essere smentita con un
paio di equazioni matematiche! E a smontare la teoria potrebbe essere
Jacob Barnett, di Hamilton County, nell'Indiana. La stranezza è che
stiamo parlando di un bambino di 12 anni! Jacob e' un piccolo genio, a
sole due settimane dal suo tredicesimo compleanno crede di poter
smontare la teoria con le sue intuizioni matematiche.
La madre, Kristine
ha deciso di realizzare un video mentre suo figlio spiega la sua
personale teoria. Il piccolo genio, con un Q.I. di 170, potrebbe essere
sulla strada giusta, almeno secondo i professori dell'Istituto di Studi
Avanzati dell'Università' di Princeton.
Guarda il video qui:
http://ti.me/eDLpSd
13 - FINANZE IN
ROSSO E UN PENITENZIARIO S'INVENTA L'ADVERTISING PER I GALEOTTI...
Gawker
http://gaw.kr/gfF0sL
La prigione di Erie County, in Upstate New York, negli USA, avendo seri
problemi economici, si e' inventata una maniera singolare di recuperare
un po' di fondi: trasmettere pubblicità ai...detenuti! Nelle celle sono
stati installati dei monitor, che trasmettevano degli spot come quelli
di alcuni studi legali locali o di alcune compagnie di "Bail Bonds", che
si occupano del versamento della cauzione. I dirigenti del penitenziario
sono convinti di riuscire ad incassare almeno 15.000 dollari l'anno
vendendo queste pubblicità al pubblico ‘catturato'. Chissà quando
verrano trasmessi i video commerciali della compagnia che produce
saponette? Magari quelle fissate alla doccia con una cordicella...
14 - COME
MIGLIORARE LA PROPRIA VITA SESSUALE? CON IL GINSENG E LO ZAFFERANO...
Gawker
http://gaw.kr/evtlkk
Finalmente i ricercatori hanno capito cosa ci interessa veramente:
capire quali cibi aumentino davvero il desiderio sessuale. Secondo gli
studi della Guelph University, ad accrescere desiderio e passione ci
pensano il panax ginseng, lo zafferano e il ‘Yohimbine' (sostanza
naturale proveniente dagli alberi Yohimbe dell'Africa Occidentale). Poi
ci sono: il Muira Puama (una pianta trovata in Brasile), la radice Maca
tipica delle Ande e la cioccolata. Ora, ci potete spiegare dove le
troviamo queste sostanze nelle nostre città? L'unico a potersele godere
potrebbe essere Indiana Jones...29-03-2011]
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Luca Bizzarri: "A
volte Signorini dovrebbe alzare il telefono e verificare le sue
"notizie". Non sono innamorato di nessuna Celeste" - Che ci faceva
Mister Ranieri a parigi? -"l’irraggiungibile Irene Ghergo" - PATO è SOLO
ALL’INIZIO della partita con B.B. - il nuovo love affair di clementina
montezemolo - tutti al Premio Ariane de Rothschild - Agenzia Mastikazzi:
lo scarparo londinese - Pericoli celebra il disegnatore Emanuele Pirella
Smentita - Caro
Dago, sono Luca Bizzarri. A volte Signorini dovrebbe alzare il telefono
e verificare le sue "notizie". Non sono innamorato di nessuna Celeste. O
tempora, o mores.
1- Carlo Rossella
per "Il Foglio" - Weekend a Roma. I gossip più intelligenti, inediti e
ameni dall'affascinante e irraggiungibile Irene Ghergo. La millefoglie
più croustillante da Cavalletti.
2- Agenzia
Mastikazzi - Scrive il settimanale "MIlano Finanza "che Dieguito Della
Valle (amico dell'editore Paolo Panerai) è sbarcato a Londra con la
moglie e il figlio.cLo scarparo marchigiano, accompagnato da Carlo
Rossella e da una processione di valige Luis Vuitton, e' sceso all'Hotel
Claridge.
3- Che ci faceva
Mister Ranieri l'altramattina in rue St. Honoré a Parigi? Shopping o
Paris Saint-Germain?
4- Weekend a
Londra. Colazione con Colin e Livia Firth all'Harry's Bar. Il premio
Oscar e la moglie non vedono l'ora di tornare nella quiete della loro
bella casa a Città della Pieve...
5- Crisi in
Inghilterra. Anthony Hopkins si aggira fra gli antichi scaffali di
Hatchards a Piccadilly. Si sofferma a lungo sulle collezioni dei
classici inglesi e sulle biografie dei grandi. Ma non compra nulla.
6- Grandi famiglie
allargate. Si sussurra che il produttore Lorenzo Mieli, figlio di, sia
il nuovo love-affair di Clementina di Montezemolo, figlia di...
7- Che succede
nella capitale amorale/1: martedì 5 aprile, al Palazzo Reale di Milano,
cena di gala con 200 invitati per il Premio Ariane de Rothschild (la
baronessa, moglie di Benjamin de Rothschild, del ramo franco svizzero,
con il pallino dell'arte contemporanea), "Alla scoperta dei giovani
artisti italiani".La giuria è composta, tra gli altri, oltre che da
Ariane de Rotschild, dalla più grande collezionista italiana, Patrizia
Sandretto Re Rebaudengo.
8- Che succede
nella capitale amorale/2: lunedì 4 aprile dalle 18 Tullio Pericoli
celebra il disegnatore Emanuele Pirella, scomparso un anno fa, con cui
ha creato le ormai storiche strisce "Tutti da Fulvia sabato sera",
apparse per tanti anni sui giornali italiani. Saranno esposte 59 tavole
originali, dal 1976 al 2009, scelte da Tullio Pericoli e raccolte nel
volume "Tutti da Fulvia", Edizioni Nuages. È un modo per ricordare e per
ripercorrere la storia della società e della cultura italiana degli
ultimi trent'anni. Galleria Nuages, via del Lauro 10, Milano. La mostra
resterà aperta dal 4 aprile al 7 maggio 2011
9 - dalla lettera delle Gheddafine, le hostess italiane ingaggiate dal
raiss e che sono scese in piazza in sua difesa...calpestando
allegramente la sintassi...
"Ti uccideranno,
perderai il potere, la tua famiglia sarà probabilmente processata, la
storia poi con il tempo dirà chi eri realmente, noi non lo sappiamo
bene, pensavamo due anni fa che fossi una persona "frequentabile" visto
che come gli altri anche il nostro governo ti celebrava in pompa magna,
certamente noi non eravamo e non siamo le figure adeguate per dare un
giudizio storico nei tuoi riguardi, ci stupiamo ancora, come mai solo
ora che sei in ginocchio il mondo ti contesta crimini svariati mentre
prima tutti i maggiori capi di governo ti ossequiavano a volte in modi
anche un pochino ridicoli».
10- Paola Jacobbi
per "Vanity Fair" in edicola domani - Alexandre Rodrigues da Silva detto
Pato - da Pato Branco, la città del Paranà (Brasile) dove è nato -
quando è arrivato a Milano aveva 17 anni. Oggi, a 21, ha vissuto più
della media dei giovani della sua età. In questi giorni non si parla
d'altro che della sua nuova ragazza, Barbara Berlusconi, vicepresidente
del Milan, da pochi mesi single dopo la fine di un lungo e solido legame
con il papà dei suoi due bambini. Cenette al ristorante, baci
paparazzati. Ma Pato fa molta fatica a parlarne, che ci vada piano è più
che comprensibile.
È già stato
sposato: due anni fa, in pompa magna, con una gran festa al Copacabana
Palace di Rio de Janeiro. Ma il matrimonio è durato appena nove mesi e
tredici giorni. Lei era Sthefany Brito, modella brasiliana. Pato le
dedicava i gol, correndo per il campo con le dita a forma di cuore. Oggi
le sta versando sontuosi alimenti.
Mi dica almeno se
si è pentito di essersi sposato così presto.
«Le posso solo dire che io tengo molto alla mia felicità. E adesso sono
felice».
E in questa nuova felicità c'entra Barbara Berlusconi?
«Se non le dispiace, preferirei parlare della mia squadra»
Stanno uscendo foto eloquenti dovunque.
«Difficile per me parlare di questo, adesso. È tutto all'inizio, forse
più avanti».29-03-2011
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CARI “ALLEATI”, CI
TRATTATE COME MERDE? E NOI CI RIPRENDIAMO L’AEROPORTO DI TRAPANI
(SCHIFANI) - LA SICULA FINOCCHIARO: “CI ISOLANO PERCHÉ BERLUSCONI NON È
CREDIBILE” - MINACCIA LEGHISTA: “SE LA TUNISIA NON COLLABORA SUGLI
IMMIGRATI, 200 € DI TASSA PER GLI ITALIANI CHE LA VISITANO” - GOVERNO
BATTUTO SUL MATTONE - MAFIA: VIOLANTE, RIFIUTAI INCONTRO CON CIANCIMINO
- MARGHERITA HACK: IL NUCLEARE È PULITO - MA IN SARDEGNA SI RIESUMANO 20
PASTORI AVVELENATI DALL’URANIO - IL CASO BOFFO CONTINUA A FAR VITTIME -
BEATIFICAZIONE WOJTYLA, NIENTE SOLDI DALLO STATO…
1 - LIBIA,
FINOCCHIARO (PD): ISOLATI PERCHÉ BERLUSCONI NON È CREDIBILE...
(LaPresse) - "La posizione di Berlusconi sulla faccenda
della Libia è stata così ondivaga e a tratti sconcertante che ovviamente
ha fatto prendere le distanze dall'Italia a tutti Paesi europei.
L'esclusione dell'Italia dalla videoconferenza di ieri ne è la prova
assolutamente conclamata". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del
gruppo del Pd del Senato, conversando con i giornalisti a Palazzo
Madama.
"Noi siamo un
grande Paese - ha detto Finocchiaro - e lo dico soprattutto al governo
perché voglio mantenere pieno lo spirito di collaborazione, siamo una
grande potenza industriale, ma l'atteggiamento del presidente del
Consiglio nella vicenda libica é stata talmente irresponsabile da minare
la credibilità del nostro Paese agli occhi del consesso europeo e
mondiale".
"Un presidente che
non ha nemmeno sentito il bisogno di venire in Parlamento ad affrontare
una questione di così grande rilevanza - conclude Finocchiaro - ma passa
il tempo a comiziare da un predellino di una macchina contro i comunisti
evidentemente non è ritenuto all'altezza dai suoi partner internazionali
di sedersi intorno ad un tavolo a decidere una strategia per risolvere
la crisi libica".
2 - SCHIFANI:
LAMPEDUSA VA RESTITUITA AI LAMPEDUSANI...
(LaPresse) - "Lampedusa va restituita ai lampedusani Lo
ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, durante il suo
intervento al convegno 'Sviluppo economico e bene comune: la sfida di un
nuovo umanesimo per l'Europa', presso la sala Zuccari di palazzo
Giustiniani.
"Meritano - ha
spiegato Schifani - la comprensione nostra e delle Istituzione
nazionali, europeee, internazionale sia quanti sono accolti sia quanti
accolgono. lasciare spazi di incomprensione tra cittadini del posto ed
immigrati, o peggio, far percepire a chi vive in un territorio esposto,
in prima linea come Lampedusa, la sensazione di precarietà o insicurezza
è un rischio serio, da scongiurare senza incertezze".
3 - LIBIA,
SCHIFANI: RIVEDERE DECISIONI SU AEROPORTO BIRGI...
(LaPresse) - "Vanno riviste le decisioni sull'aeroporto
di Birgi che sta pagando un prezzo altissimo. Un aeroporto che dopo la
risoluzione dell'ONU è da pochi giorni utilizzato esclusivamente per la
missione in Libia.". Lo ha detto il presidente del Senato, renato
Schifani, durante il suo intervento al convegno 'Sviluppo economico e
bene comune: la sfida di un nuovo umanesimo per l'Europa', presso la
sala Zuccari di palazzo Giustiniani. "Mi auguro - ha proseguito il
presidente Schifani - che, proprio a seguito della recente scelta, si
raggiunga al più presto un giusto equilibrio tra le esigenze militari e
le altrettanto valide esigenze civili, affinché venga restituita alla
sua città questa importante struttura aeroportuale".
4 - I "GRANDI"
LASCIANO FUORI IL CAIMANO E SUOI SI INCAZZANO A MORTE...
Carlo Tarallo per Dagospia - Il Cavalier Pompetta si è
stufato di essere estromesso da tutti i tavoli che contano, e i suoi
"guardiani della rivoluzione"passano all'attacco: è il vicepresidente
dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli, straultrafedelissimo del caimano, ad
attaccare:
" Il ritiro della
disponibilità delle basi militari per le forze della coalizione nel caso
persista un atteggiamento di esclusione nei confronti dell'Italia è un
passo a mio giudizio doveroso e obbligato. Non voglio apparire un
ultranazionalista - dice Napoli - ma il rispetto e la tutela dei
legittimi interessi italiani non tollera piu' esitazioni. Dovrebbero
saperlo anche coloro che dall'opposizione ogni giorno invocano il
riscatto della dignità nazionale".
Tu non mi inviti a
giocare e io non ti apro il campetto: Osvaldo Napoli (ma Frattini che ne
pensa?) invita alla linea dura: "'Al governo italiano e ai ministri
interessati suggerisco di porre il veto su tutti i dossier aperti
finche' l'Europa non si sara' fatta carico, come e' suo dovere, del
problema dei clandestini e avra' contribuito ad attivare una rete
europea di accoglienza. Le pretese di primato politico della Francia e
la nostalgia di una grandeur oggi del tutto fuori luogo non possono
essere tollerate oltre. Invito il governo italiano a puntare i piedi e
inchiodare l'Europa alle proprie responsabilita'. Ogni rifiuto deve
essere seguito da una reazione precisa del nostro esecutivo".
5 - TUNISIA, FUGATTI (LEGA): OCCORRONO MISURE DRASTICHE...
(LaPresse) - "Vista la mancata collaborazione del
governo tunisino con quello italiano nella gestione degli sbarchi dei
migranti e visti i costi economici che il controllo dei clandestini
partiti dalla Tunisia comporta per il nostro Paese, ci vediamo costretti
a proporre misure drastiche di contrasto a una politica di
non-cooperazione". Lo dichiara il capogruppo della Lega in commissione
Finanze alla Camera, Maurizio Fugatti. "Qualora il governo tunisino
dovesse insistere su questa strada - prosegue il leghista- richiederemo
nei prossimi giorni l'istituzione di un contributo di 200 euro ai
cittadini italiani che intendano andare in vacanza in Tunisia. Questo
perché a oggi gli accordi attesi dall'Italia, dopo la visita dei
ministri Maroni e Frattini, purtroppo non hanno avuto seguito, a causa
di un mancato impegno del governo nordafricano".
6 -
CEI:RICONOSCERE IMMIGRATI COME CITTADINI...
(ANSA) - Il riconoscimento degli immigrati come
'cittadini', portatori 'di diritti e di doveri', e' un traguardo che non
puo' essere 'ulteriormente dilazionato, affermano i vescovi italiani.
'Sulla delicata questione dell'immigrazione, la pace e l'accoglienza
risultano strettamente collegate: ci si apre all'una, solo se si e'
aperti anche all'altra' si legge in una nota del portavoce della Cei,
mons. Domenico Pompili che sottolinea la necessita' 'di una nuova
stagione di inclusione sociale'.
7 - CAMERA:
GOVERNO BATTUTO PER NOVE VOTI...
(ANSA) - Governo battuto nell'Aula della Camera su un
emendamento alla disciplina dell'attivita' di costruttore edile:
l'Assemblea ha approvato, contro il parere dell'Esecutivo, un
emendamento del Pd. La modifica e' stata accolta con nove voti di
scarto: 259 si' e 250 no. Il terzo Polo ha votato a favore con Pd e Idv.
Determinanti le assenze nei banchi della maggioranza. Mancano dieci
deputati di Iniziativa responsabile (assenti o in missione) e 51 del
Pdl.
8 - GIUSTIZIA,
BONGIORNO (FLI): RESPONSABILITÀ CIVILE È INTIMIDATAZIONE...
(LaPresse) - "L'emendamento sulla responsabilità civile
dei magistrati è intimidatorio perché la scelta di non approfondire
nelle sedi opportune la materia è una scelta inaccettabile. Questo tipo
di modifiche sbarra la strada al dialogo". Così Giulia Bongiorno,
deputata di Fli e presidente della commissione Giustizia della Camera,
al termine dell'assemblea dei parlamentari del Terzo polo a
Montecitorio.
9 - MAFIA:
VIOLANTE, RIFIUTAI INCONTRO RISERVATO CON CIANCIMINO...
(AGI) - "In tre occasioni l'allora colonnello Mori mi
disse che Ciancimino voleva avere un incontro riservato con me. E tutte
e tre le volte risposi di no". In un'audizione davanti alla Commissione
antimafia, Luciano Violante, che della Commissione fu presidente tra il
'92 e il '94, parla della presunta "trattativa" tra Stato e Cosa nostra.
"Pochi giorni dopo
l'istituzione della Commissione (datata fine settembre '92) - ricorda -
Mori, che conoscevo come eccellente investigatore dai tempi della lotta
al terrorismo, venne a trovarmi in ufficio e mi informo' che Ciancimino
intendeva incontrarmi riservatamente. Aggiunse che Ciancimino aveva da
dire cose importanti e che naturalmente avrebbe chiesto qualcosa. Gli
dissi che non facevo incontri riservati: Ciancimino, se voleva, poteva
chiedere alla Commissione in forma ufficiale di essere sentito".
"In quella
occasione - continua Violante - il colonnello mi informo' che Ciancimino
aveva scritto un libro importante sulla mafia; se avessi voluto me lo
avrebbe fatto avere. Lo porto' dopo qualche giorno insistendo
sull'incontro riservato. Ribadii la mia posizione. Il colonnello venne
da me una terza volta pochi giorni dopo la seconda, mi chiese un
giudizio sul libro e ripete', sempre con cortesia la sua richiesta.
Risposi che il libro mi sembrava banale e superficiale, ribadii che
Ciancimino sarebbe stato sentito, dalla Commissione e da non me, solo se
lo avesse richiesto formalmente. Non interpretai la richiesta del
colonnello come relativa alla cosiddetta 'trattativa', ne' avrei potuto
farlo perche' all'epoca non c'era alcun sospetto di questo genere".
10 - MAFIA:
LABOCCETTA (PDL), DA VIOLANTE ATTEGGIAMENTO OPACO NEL 1993...
(Adnkronos) - 'Luciano Violante nel 1993, nonostante
fosse a capo dell'Antimafia, non mosse un dito per contrastare le
revoche del 41bis per i boss mafiosi. Anzi, si limito' a chiedere
qualche burocratica informazione'. Lo dichiara Amedeo Laboccetta,
deputato Pdl, componente della commissione Antimafia che ha oggi
proceduto all'audizione dell'ex presidente della stessa commissione
Luciano Violante.
'Violante non solo
non prese posizione per sostenere la tesi della Dia e della Procura di
Palermo, schierate per il mantenimento del 41bis, ma svolse un ruolo
sostanzialmente opaco, provato dalle carte ritrovate in commissione
Antimafia', conclude.
11 - CGIL, FLIRT
CON UNO DELLA UIL: LICENZIATA...
Da "il Messaggero" - "Licenziata" per colpa di un flirt
con un collega della Uil. E' quanto accaduto a Vibo Valentia alla
sindacalista della Cgil, Donatella Bruni, allontanata dall'incarico di
segretario provinciale del sindacato a causa della relazione con un
collega della Uil. La Cgil provinciale assicura che le questioni di
cuore non c'entrano nulla e che la Bruni è stata "licenziata" solo per
questioni organizzative.
Ma lei non la
pensa così. Denuncia che il love affair è solo il pretesto per cacciarla
dopo che aveva denunciato connivenze e gestioni opache del sindacato in
varie occasioni. «Nella motivazione di sfiducia presentata nel corso del
direttivo - attacca Bruni - non c'è alcuna motivazione politica che mi
viene mossa. Non c'è nessun errore nella mia gestione. E quindi per
deduzione devo giungere alla conclusione che sono stata sfiduciata per
una mia relazione con il segretario provinciale della Uil».
12 - C'È FUGA E
FUGA...
Da "Libero"
- Il caso Boffo non è finito. Il gup del tribunale dell'Aquila, Giuseppe
Romano Gargarella, ha disposto il rinvio a giudizio per una cancelliera
del tribunale di Teramo, Paola Salvatorelli, accusata di accesso abusivo
a un sistema informatico. In pratica, il 28 agosto 2009, la Salvatorelli
avrebbe fatto abusivamente una ricerca nel casellario centrale
giudiziario in relazione a Dino Boffo, all'epoca direttore di
«Avvenire». Il processo si svolgerà davanti al giudice unico di Teramo
l'8 giugno. Quando vogliono, le fughe di notizie vengono punite.
13 - NUCLEARE:
HACK, E' PULITO E MENO RISCHIOSO DEL VESUVIO...
(ANSA) - ‘ "Che senso ha temere il nucleare e i
termovalorizzatori se poi si corrono rischi ben piu' gravi?". Lo afferma
l'astrofisica Margherita Hack in un'intervista su Sette, di cui e' stata
diffusa un'anticipazione, ricordando che "intorno al Vesuvio abita piu'
di un milione di persone. E' un vulcano vivo, che accumula energia. Io
non sono un geofisico ma la logica mi fa dire che prima o poi il Vesuvio
eruttera'".
Hack difende il
nucleare anche perche', "scorie a parte", "e' la fonte di energia che
inquina di meno l'aria". A giudizio dell'astrofisica "anche per le
scorie ci sarebbe una soluzione ma e' utopistica: siamo in un villaggio
globale. L'energia e' un problema globale che va risolto a livello
globale". Secondo la Hack "le centrali andrebbero costruite nei luoghi
del pianeta
con minor rischio geologico. E da li' si potrebbe distribuire
l'energia".
Quanto all'Italia
e il nucleare, sostiene l'astrofisica, "serve gente un po' piu' seria
degli italiani. Immagino tempi biblici, costi in perenne lievitazione,
infiltrazioni mafiose. Diciamocelo: in Italia le centrali non si faranno
mai. Non si riesce nemmeno a fare una discarica". Infine sulla
possibilita' di cambiare giudizio sul nucleare dopo il disastro di
Fukushima sostiene che "gli incidenti devono far riflettere, far pensare
a nuove precauzioni, ma non si puo' rinunciare al nucleare sull'onda
emotiva degli incidenti. Anche perche' nel pianeta il problema
energetico c'e'. Petrolio e gas finiranno. Noi gia' oggi dipendiamo
dall'estero".
14 - URANIO:PM
CHIEDE RIESUMAZIONE 20 PASTORI...
(ANSA) - Il procuratore di Lanusei ha ordinato la
riesumazione di 20 allevatori morti fra il 1995 ed il 2010 a causa di
tumori al sistema linfo-emopoietico. Tutti avrebbero portato al pascolo
le greggi sui terreni del Poligono sperimentale interforze di
Perdasdefogu-Salto di Quirra. I resti riesumati saranno analizzati dal
fisico Lodi Rizzini, membro del Cern di Ginevra, incaricato dal
procuratore di eseguire gli esami per individuare eventuali tracce di
contaminazioni radioattive.
15 -
BEATIFICAZIONE WOJTYLA, NON RICHIESTI CONTRIBUTI STATALI...
(LaPresse) - Per la cerimonia di beatificazione di papa
Giovanni Paolo II, prevista a Roma il primo maggio, non è stato chiesto
nessun contributo dallo Stato nè la qualifica di grande evento.
"Diversamente dalle altre volte - ha spiegato monsignor Liberio
Andreatta, vice-presidente dell'Opera Romana Pellegrinaggi, incaricata
dalla diocesi di Roma che organizza l'evento di programmare e gestire
l'accoglienza dei pellegrini - per far fronte alle spese non abbiamo
voluto gravare sulle casse pubbliche. In considerazione della crisi che
ha colpito il Paese e Roma in particolare, ci siamo rivolti a privati
per sostenere le spese di questo grande evento".
Don Walter Insero,
portavoce della diocesi di Roma, ha precisato parlando con i giornalisti
che gli organizzatori hanno esplicitamente chiesto al governo che la
beatificazione di papa Wojtyla non fosse inserito nell'elenco dei
'grandi eventi' che percepiscono un contributo statale. 29-03-2011]
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1- DON VERZÈ, IL
PRETE-SCIAMANO CHE FARÀ VIVERE IL CAINANO FINO A 120 ANNI, MA INTANTO
“PAGA I FORNITORI A 575 GIORNI”, HA UN DEBITO CHE AMMONTA A SOLI 400
MILIONI, EPPERÒ NELLA SANTA GALASSIA DEL SAN RAFFAELE CI SONO “JET,
HOTEL E COLTIVAZIONI DI MANGO”. PER LA COLTIVAZIONE DI GNOCCA,
CITOFONARE MINETTI. IN CASO DI PROBLEMI CON GRAVIDANZE INDESIDERATE,
AUTORIZZATO RICORSO ALLA MANGIAGALLI. IN CASO DI PROBLEMI CON LA
COSCIENZA, VI ASSOLVE SEMPRE LUI, DON LUIGI - 2- COME PALAZZO BIGI-CHIGI
HA IMPEDITO AL MAGO TREMONTINO DI COSTITUIRE L’ERARIO COME PARTE CIVILE
AL PROCESSO MEDIATRADE (BEFERA: "CHI EVADE è UN LADRO") - 3- SCOPERTA LA
SECONDA MISTERIOSA FIGLIA DI FRACCHIA, LA BELVA UMANA, ADESSO È CHIARO
CHE COSA SUCCEDEVA AD ARCORE IN CERTE NOTTI A LUCI BASSE: IL BANANA
GUARDAVA SOLO IL LATO B E NON SI ACCORGEVA SE IN REALTÀ AVEVA A CHE FARE
CON UN UOMO!!! -
a cura di Minimo
Riserbo e Giovanni Enrico Cippadilegno
CHAPEAU!...
Sul Corriere delle banche finanziatrici, Mario Gerevini, scortato da
Simona Ravizza, scodella una pagina di inchiesta su don Verzè. Ovvero
sul prete-sciamano che farà vivere il CaiNano fino a 120 anni, ma
intanto "paga i fornitori a 575 giorni" (p. 28). Il suo debito ammonta a
soli 400 milioni, epperò nella santa galassia del San Raffaele ci sono
"jet, hotel e coltivazioni di mango". Per la coltivazione di gnocca,
citofonare Minetti. In caso di problemi con gravidanze indesiderate,
autorizzato ricorso alla Mangiagalli. In caso di problemi con la
coscienza, vi assolve sempre lui, don Luigi.
SI TERRA' A
SANREMO IL PROCESSO AL NANO RUBYCONDO
Un gran bel pezzo del Professor Luigi Ferrarella vi spiega come Palazzo
Bigi ha impedito a Giulietto Tremonti di costituire l'Erario come parte
civile al processo Mediatrade. Del resto, com'è noto, giù in Italia
siete tutti eguali di fronte all'Agenzia delle Entrate (Corriere, p.
14). E anche oggi "Befera annuncia la stretta fiscale: chi evade è un
ladro" (Corriere, p. 35). Poi uno si stupisce se il nano Sarkò vuole
l'Italia fuori dal club A dell'euro, come ammette il mago Tremontino
alla Camera (Mf, p. 6).
Però adesso bando
alle cazzate e ci si occupi di cose serie. Come l'ingiusto processo al
Sultano-ano-ano di Hardcore. La difesa di Papi Silvio scambia il Palazzo
di Giustizia di Milano per il festival di Sanremo e chiama un intero
sommario di "Chi" come testimoni al processo per prostituzione minorile
e concussione (grande Gramellini sulla Stampa, p. 1).
PRONTO IL
GOVERNISSIMO DI NICOLE! TOLTO IL CAPPUCCIONE PIDUISTA, RESTA LO
SCOLAPASTA SULLA TESTA...
Il vero colpo di giornata lo mette a segno Rodolfo Sala di Repubblica,
che riesce a interagire in apprezzabile italiano con Nicole Minetti,
consigliera addetta al Pirellone Supremo del Supremo Pirellone (p. 17).
Dice l'ex
ballerina anglo-romagnola che "Silvio è buono, ma ha troppe donne
intorno". Un po' s'era capito, ma andiamo avanti. E lei, dopo il
processo per induzione alla prostituzione che futturo immagine per se
medesima? "Io resterò in politica, voglio la Farnesina".
Ok, il prezzo è
giusto! Però allora vogliamo un nuovo esecutivo Berlusconi con Ruby
Rubacazzi al Welfare, Farfallina Petruni alle Telecomunicazioni, Iva
Zanicchi alla Cultura, Mills alla Giustizia, don Verzè alle Finanze e
‘Gnazio La Rissa alla Difesa.
STATISTI DI
PROFILO. POI SI GIRANO E HANNO IL CULO AL POSTO DELLA FACCIA...
"Berlusconi arriva sull'isola: al via un nuovo piano" (Repubblica, p.
3). Simona Ventura accoglie il famoso per eccellenza ed è subito giallo:
è latitante? No, è solo in gita, come quando va al tribunale di Milano o
ad Antigua con i suoi cari. La Lega Nord però si mette sempre di
traverso e manda il suo ministro di Polizia a spegnere le illusioni:
"Maroni: pronti ai rimpatri" (Repubblica, p. 3).
Ma di che cazzo
stiamo parlando? A sì, di negri in canotto. Mica di spalloni in yacht.
Il ministro a se stesso Umberto Bossi si esprime da par suo: "I
migranti? Fora da i ball" (Stampa, p. 8). Il Gran Maestro (di sci)
Frattini inforca l'ennesimo paletto nello slalom libico e a microfoni
spenti confessa: "E' stato un fallimento" (Stampa, p. 3).
FINCHE' C'E'
GUERRA C'E' REPUBBLICA (W IL FAIRCHILD REPUBLIC A-10 THUNDERBOLT II,
DETTO WARTHOG FACOCERO!)...
Indimenticabile pagina di Repubblica (la 10), in versione "Armi e
modellismo". Sotto la testatina "Attacco alla Libia: La Strategia"
(estikazzi!), il generale tascabile in pensione Fabio Mini ci spiega con
parole auliche e citazioni ar-cane le strategie di terra, aria e fuoco
sulla Libia di noi Occidente Progredito.
Letto il pezzo,
all'ufficio grafico di largo Godetti si arrapano di brutto, salgono
all'ultimo piano nell'ufficio centrale dell'Espresso (al quale hanno
portato via il Mini Fabio) e svaligiano l'armadio del colonnello Di Feo
Gianluca. Il risultato è spettacolare: una colata di piombo ingentilita
da otto foto di caccia, missili e bombardieri vari, descritti con
didascalie che sembrano prese dal retro di una scatola del Lego. I figli
del lettore medio di Repubblica (età 8-12) ringraziano.
NELLE MANI
GIUSTE...
(perché Romano Saverio non sbaglia un colpo) Marco Lillo affonda il
Cetriolo Quotidiano con notevole coraggio sul neo ministro dei Campi.
"Il braccio destro di Romano in affari con un mafioso. Il ministro
inquisito per mafia si sceglie un degno collaboratore. Giovanni
Randazzo, capo della segreteria tecnica al dicastero, è stato indagato a
lungo per corruzione. Di lui ha parlato il pentito Campanella
raccontando dei rapporti tra cosche e politica. "Dava una mano al boss
Nino Mandalà" (p. 1).
GUARDA COME
LITIGANO I SINISTRATI...
Pescata come un nobilastro qualunque tra i truffati del Madoff dei
Parioli, la Guzzantina s'è risentita con Eziolo Mauro. Il Giornale gode
così: "Mauro in crisi con i girotondini: insultato in rete dalla
Guzzanti. Lite tra i paladini della sinistra. Repubblica pubblica i
commenti poco benevoli apparsi sul sito dell'attrice. E lei: "Scrivete
solo c...." (Paolo Bracalini, p. 11).
MA FACCE RIDE!...
Mentre il suocero Calta-riccone compra sempre nuovi pacchetti delle
Generali, Piercasinando Casini sentenzia: "I ricchi siano più solidali"
(Corriere, p. 17). Problemi con la quota di legittima? Ma dai,
aboliamola e vaffanculo alla famiglia!
LOMBROSIANI PER
SEMPRE... (non tutta Forza Gnocca venne con il buco)...
ritagliare e rimirare la sacra immaginetta di Nostra S'ignora della
Pubica Istruzione Mariastella Gelmini, concessa dal Corriere a pagina
27. Vi si contempla l'ex praticante calabrese in posa mirata e sguardo
truce. Ma soprattutto, superato un primo spavento e il dubbio che sia la
seconda misteriosa figlia di Fracchia la belva umana, adesso è chiaro
che cosa succedeva ad Arcore in certe notti a luci basse: il Cavaliere
guardava solo il lato B e non si accorgeva se in realtà aveva a che fare
con UN UOMO!!!
IL QUARTIER
GENERALE BANCARIO INFORMA...,
a mezzo Repubblica, che "Intesa stringe sulla cordata per Parmalat" (p.
28).
Mentre a mezzo
Stampa, ecco le ultime sull'amichetto di Abramo Bazoli: "Il fattore
Zaleski inchioda i creditori" (p. 33). 30-03-2011]
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A SUD DEL "CHIAGNE
E FOTTI" - L’UNIONE EUROPEA HA MESSO 31 MILIARDI A DISPOSIZIONE DELLE 5
REGIONI MERIDIONALI: SAPETE QUANTI NE HANNO USATI? IL 9%! - SICILIA,
CALABRIA, PUGLIA, BASILICATA E CAMPANIA PIANGONO MISERIA, MA HANNO AVUTO
4 ANNI PER AVVIARE PROGETTI, INVESTIMENTI, INCENTIVI CON QUESTA MONTAGNA
DI SOLDI - INVECE L’EUROPA SE LI RIPRENDERÀ, PER ASSEGNARLI ALL’EST…
Mario Giordano per
"il
Giornale"
Poi dicono che il Sud è senza soldi. Balle. Il Sud è pieno di soldi.
Basterebbe che li prendesse. I soldi sono lì, pronti, cash, a
disposizione. Bisognerebbe solo compilare l'apposito modulo. Basterebbe
averne voglia. Basterebbe un'idea. Non ci credete? Stiamo parlando di 31
miliardi, più di 60mila miliardi delle vecchie lire, tre volte il Pil
dell' Islanda, per intenderci, 15 volte il fatturato di un gruppo
internazionale come la Benetton. Sono i soldi che l'Europa mette a
disposizione di cinque Regioni meridionali.
Eppure le Regioni
meridionali li snobbano. Li lasciano nel cassetto. Ci sputazzano sopra,
insomma. Salvo poi mettersi a piangere che non hanno soldi. Che è un po'
come morire di fame quando si ha la dispensa piena di biscotti al
cioccolato.Per carità, all'università del lamento noi italiani siamo
tutti laureati. I governanti del Sud, però, hanno pure il master. Roba
da Harvard, docenza specializzata in piagnisteo multiplo e ripetuto, con
irrorazione di lacrime comparate. A volte viene da pensare che se gli
amministratori meridionali sapessero gestire la cosa pubblica come
gestiscono la faccia di circostanza, oggi la Calabria sarebbe una specie
di Norvegia felice e la Sicilia la dimostrazione dell'esistenza del
Paradiso terrestre.
Invece sono in
difficoltà. Come la Puglia, come la Campania. Non riescono a gestire non
diciamo le emergenze, ma nemmeno l'ordinario quotidiano. Poi se la
prendono con lo Stato che li abbandona. Con l'Europa che li trascura. E
con la politica filo leghista del governo. Un modo come un altro per
chiedere altri soldi. Altri aiuti. Altri contributi, piccole casse del
mezzogiorno d'occasione, gepi&agensud di circostanza e piani
straordinari. Si può dire di no? Di fronte a tante lacrime? Di fronte a
tante emergenze?
Si può essere così
egoisti e antisolidali da non mettere mano al portafoglio? Da non far
scorrere giorno dopo giorno nuovi fiumi di denaro come nei giorni
dell'Iri funesta? Per l'amor del cielo. Si proceda: altri soldi. Altri
aiuti. Altri contributi. Che è un po' come versare metà dello stipendio
a uno che ti chiede l'elemosina, salvo poi scoprire che tiene sotto il
materasso l'eredità milionaria della zia. Poi dicono che il Sud è senza
soldi. Balle. Il sud è pieno di soldi. Solo che li tiene sotto il
materasso come l'eredità della zia. Anzi, no: li tiene nei forzieri di
Bruxelles.
La quota di fondi
del programma 2007-2013 utilizzata dalle cinque Regioni meridionali
(Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata) ammonta al 9 per
cento. Avete letto bene: proprio 9 per cento. Trasformato in voto
scolastico non sarebbe nemmeno un «1». Diciamo: «1 meno meno».
D'incoraggiamento. Fra l'altro tenete presente che quei soldi, a
differenza di quelli che si mettono sotto il materasso, non si
conservano. Al contrario: deperiscono.
Svaniscono nel
nulla come i conigli nel cilindro del mago Alexander. Riflettete: il
programma parte nel 2007. Siamo arrivati oltre la metà e siamo al 9 per
cento: l'anno scorso l'Europa voleva già decurtare la dotazione. «Tanto
non la usate». Ci fu un intervento del governo, il pericolo fu
scongiurato. O, per lo meno, rimandato. Ma tutto il denaro che non
avremo incassato entro il 2013, cioè entro i prossimi due anni, andrà
perduto per sempre. Dirottato verso le regioni dell'Est Europa, che
piangono uguale. Ma almeno lavorano di più.
A luglio, quando
Tremonti rimproverò la «cialtronaggine » dei governatori del Sud,
incapaci di sfruttare i soldi messi a disposizione dall'Europa, ci fu
una levata di scudi. «Non si fa, non si dice, ma per carità, il solito
filo leghista, il ventriloquo di Bossi, il ragioniere della Valtellina
ecc.». Tremonti, invece, aveva ragione. Eccome. Lo dimostrano i numeri
che vi stiamo fornendo e che non sono stime, calcoli approssimati,
opinioni varie e occasionali: sono dati della Ragioneria dello Stato.
Praticamente il
vangelo dei conti nazionali. La bocca della verità economica. E allora
ripetiamo con Tremonti: questi governanti del Sud sono dei cialtroni. Va
bene, diamo pure il beneficio a quelli eletti da un anno di essere
ancora non giudicabili, ma per gli altri non ci può essere pietà.
Bassolino, Loiero, Vendola, Cuffaro, Lombardo: hanno governato per anni
o governano da anni e hanno lasciato per strada tutto questo patrimonio.
Capaci soltanto di
chiagnere e fottere. Perché non solo hanno peccato d'omissione, non solo
si sono rivelati incapaci di sfruttare la ricchezza della loro
meravigliosa terra, il talento e l'intelligenza dei loro straordinari
cittadini, le bellezze naturali, le risorse storiche e culturali,
mancando ogni occasione di crescita e sviluppo.
Ma hanno anche
fallito nell' azione più semplice del mondo: quella di prendere i soldi
(i nostri soldi, si badi bene) offerti come un regalo di Natale da Santa
Claus Europa. Perché non l'hanno fatto? Boh. Forse perché si sono persi
nei labirinti della burocrazia. Forse perché si sono persi nella
mancanza di progetti e di idee. O forse, semplicemente, perché con i
soldi in tasca sarebbero finiti gli alibi. Toccava darsi da fare. E
smettere di piangere. Che, come è noto, per quanto faticoso, è pur
sempre meglio che lavorare.30-03-2011]
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1- ZIO TOM è
TORNATO IN AMERICA O È SCAPPATO DALLA ROMA? IL MISTERO DIBENEDETTO - (IL
NO A UN NUOVO STADIO E ALCUNI INTERROGATIVI SBIRCIANDO IL BILANCIO DELLA
SENSI) - 2- NOMINE, ACCORDO LETTA-TREMONTI: DIMEZZATO GUARGUAGLINI, UNA
SFORBICIATA IN ALTO (GNUDI E POLI) E UNA VERSO IL BASSO NELLA FORESTA
DEI CONSIGLIERI (DOVE È DIVERTENTE RENDERE LA VITA DIFFICILE A
PRESIDENTI E AD CHE NON HANNO ATTRIBUTI) - 3- VATICANO SPACCATO: GRANDI
MOBILITAZIONI, ANCHE ECONOMICHE, IN VISTA DELLA BEATIFICAZIONE DI PAPA
WOJTYLA, NESSUN VOLONTARIATO PER GLI IMMIGRATI DI LAMPEDUSA - 4- IL
LATTE DI PASSERA: ABBANDONATO DA BAZOLI, SUPPORTATO DA "REPUBBLICA",
ENTRO VENERDÌ IL BANCHIERE A PALLINI DOVRÀ RIUSCIRE A METTERE INSIEME
PER LA SECONDA VOLTA DOPO ALITALIA UNA CORDATA DI PATRIOTI ITALIANI
DISPOSTI A CACCIARE 4 MILIARDI PER ANNULLARE LA SCALATA DEI FRANCESI
ALL’AZIENDA DI COLLECCHIO - 5- NON DITE A RITA RUSIC CHE L’AITANTE
(VERSO IL BASSO) CANIO MAZZARO COMPRA BIOERA
1- NOMINE, ACCORDO
LETTA-TREMONTI: DIMEZZATO GUARGUAGLINI, UNA SFORBICIATA IN ALTO (GNUDI E
POLI) E VERSO IL BASSO NELLA FORESTA DEI CONSIGLIERI (DOVE È DIVERTENTE
RENDERE LA VITA DIFFICILE AI PRESIDENTI E AGLI AMMINISTRATORI DELEGATI
CHE NON HANNO ATTRIBUTI)
Invece di stare seduti comodamente sulle loro poltrone, molti manager
delle imprese pubbliche in scadenza stanno aggrappati alla scrivania in
attesa di conoscere il loro destino.
Ormai mancano poco
più di un centinaio di ore alla definizione delle liste che Giulietto
Tremonti presenterà per il rinnovo delle presidenze e dei consigli di
amministrazione delle più importanti aziende controllate dal Tesoro, e
qualcuno scrive che domani il ministro e Gianni Letta dovrebbero
chiudere i giochi.
Nella giornata di
ieri si è sparsa la voce del tutto infondata che le scelte di Eni, Enel,
Finmeccanica e delle altre società in ballo, sarebbero slittate di un
paio di mesi usando la norma governativa che ha dilazionato i tempi
dell'assemblea di Parmalat.
In realtà non
sembra che ci sia bisogno di questo stratagemma e nemmeno di una pausa
di riflessione perché la stagione delle nomine si chiuderà nei tempi
previsti applicando il manuale Cencelli già utilizzato nella Prima
Repubblica.
In quell'epoca a
dividersi poltrone e strapuntini erano numerosi partiti mentre adesso il
perimetro decisionale si stringe tra la presidenza del Consiglio e la
Lega. Questi due soggetti hanno già trovato l'accordo sul criterio di
base che dovrà essere seguito: una sforbiciata in alto dove si trovano
alcuni presidenti, e verso il basso nella foresta dei consigli di
amministrazione. È una strategia che parte dall'idea di dare continuità
ai vertici operativi dove si trovano amministratori delegati come
Paoletto Scaroni, Fulvio Conti e Flavio Cattaneo.
Dalla cima più
alta dell'albero del potere dovrebbero scendere invece personaggi come
Piero Gnudi e Roberto Poli, il primo potrà tornarsene nello studio da
commercialista che ha creato negli anni 60 a Bologna. E la stessa cosa
potrebbe avvenire per il 73enne Poli a meno che il Cavaliere di Arcore
non voglia riconoscergli l'ennesimo tributo.
Per la poltrona di
Enel il candidato forte è Augusto Fantozzi, l'uomo che per 3mila euro al
giorno ha gestito la liquidazione della vecchia Alitalia, ma il colpo a
sorpresa potrebbe arrivare con Gianfranco Tosi, l'ingegnere meccanico
che è stato sindaco di Busto Arsizio e dal maggio 2002 siede tra i
consiglieri della società per l'energia.
Il punto più
delicato riguarda il comandante supremo Guarguaglini che ieri dall'alto
del suo ufficio in piazza Monte Grappa ha assistito senza battere ciglio
a un piccolo assalto di anarchici con il volto coperto e lattine di
vernice rossa. Già domenica sera a "Report" il Guargua aveva subito
l'attacco di Milena Gabanelli, la Giovanna d'Arco dei poveri, che dopo
aver parlato per circa due ore della Fiat ha appiccicato nei titoli di
coda una puntina di veleno nei confronti di Finmeccanica e ha infierito
con violenza (perfino esagerata) nei confronti dell'Enav.
C'è chi sostiene
che nonostante il 2% nelle mani dei libici, la guerra in quel Paese non
danneggi la riconferma di Guarguaglini che nel 2008 ha portato nella
pancia di Finmeccanica il colosso americano Drs produttore di armi e di
sistemi di sicurezza. Smuovere Guarguaglini in questo momento porrebbe
un delicato problema di rapporti con l'alleato statunitense, quindi il
discorso si stringe sulla designazione di un amministratore delegato che
vada a bilanciare i suoi poteri.
E qui i "barbari"
della Lega, guidati da Manuela Marrone, seconda moglie di Umberto Bossi,
hanno già detto che il loro candidato è Giuseppe Orsi, l'attuale
amministratore di AgustaWestland. Resta da capire se al Tesoro vorranno
spendersi per Alessandro Pansa (ben visto dal pallido direttore generale
Vittorio Grilli) piuttosto che per Zampini, l'attuale amministratore di
Ansaldo Energia.
L'ultimo nodo da
sciogliere in cima all'albero del potere riguarda Massimo Sarmi, il
manager dalle orecchie generose che Tremonti porta in palmo di mano per
la Banca del Mezzogiorno. L'alternativa a Sarmi continua a portare il
nome di Massimo Ponzellini, il massiccio banchiere bolognese che non
vede l'ora di tagliare la corda da quella Banca Popolare di Milano dove
il mancato aumento di capitale ha fatto crollare ieri il titolo in Borsa
di oltre il 7%.
La sforbiciata
verso le poltrone più alte ha contorni abbastanza definiti, ma il
manuale Cencelli vedrà una folla di anonimi personaggi nei consigli di
amministrazione dove è divertente rendere la vita difficile ai
presidenti e agli amministratori delegati che non hanno attributi.
2- VATICANO SPACCATO: GRANDI MOBILITAZIONI IN VISTA DELLA
BEATIFICAZIONE DI PAPA WOJTYLA, NESSUN VOLONTARIATO PER GLI IMMIGRATI DI
LAMPEDUSA
Nei palazzi del Vaticano è in corso un dibattito molto vivace sul
problema degli immigrati che hanno invaso Lampedusa.
Nei giorni scorsi
il cardinal Bagnasco ha sottolineato la necessità di politiche che
portino "al riconoscimento degli immigrati come cittadini, soggetti di
diritti e di doveri". Questa dichiarazione, che è stata riportata dal
portavoce della Cei, Monsignor Domenico Pompili (un prelato che molti
danno in uscita), è parsa troppo debole rispetto al dramma che si vive
nell'isola siciliana.
Nelle stanze
d'Oltretevere si sottolinea che Bagnasco non è uomo dai toni duri e che
fin dal maggio di due anni fa ha insistito sul binomio
accoglienza-legalità. C'è una parte della Chiesa, soprattutto quella di
periferia, che stenta a capire il buonismo e preferisce rifarsi alle
parole del Vangelo ("verranno da Oriente e da Occidente, da Settentrione
a Mezzogiorno, su cavalli, carri, portantine, muli, dromedari") e
ricorda le grandi migrazioni dei testi biblici.
Per questi
esponenti vaticani valgono le parole pronunciate dall'arcivescovo di
Bologna Giacomo Biffi quando dieci anni fa disse che lo Stato era stato
colto di sorpresa dall'ondata migratoria "mostrando incapacità di
gestire razionalmente la situazione...". In quell'occasione Biffi
aggiunse anche che "le comunità cristiane erano sprovviste di una
visione concreta".
I fautori di una
linea decisa in grado di mobilitare le masse del volontariato cattolico,
mettono sotto accusa l'impegno che il Vaticano sta mostrando in questo
momento in vista della beatificazione di Papa Wojtyla; una strepitosa
mobilitazione che richiederà per il 1° maggio enormi risorse e grandi
sforzi organizzativi. A Lampedusa non si è visto nulla di questo. Le
varie Caritas e Comunità di Sant'Egidio non sono arrivate in massa con
barconi carichi di pani e di pesci, e certamente non è bastato
l'annuncio del vescovo di Agrigento che vuole celebrare la veglia
pasquale nella parrocchia dell'isola.
Finora la polemica
è rimasta nascosta sotto gli arazzi delle gallerie pontificie, ma il
malessere comincia a serpeggiare e qualcuno chiede che l'8 per mille
diventi un 8 per diecimila, tanti quanti sono i profughi che il
"cattolico" Bossi vorrebbe fuori dai coglioni.
3- IL LATTE DI PASSERA: ABBANDONATO DA BAZOLI, SUPPORTATO DA
"REPUBBLICA", ENTRO VENERDÌ IL BANCHIERE COMASCO DOVRÀ RIUSCIRE A
METTERE INSIEME PER LA SECONDA VOLTA DOPO ALITALIA UNA CORDATA DI
PATRIOTI ITALIANI DISPOSTI A CACCIARE 4 MILIARDI PER ANNULLARE LA
SCALATA DEI FRANCESI ALL'AZIENDA DI COLLECCHIO
Corradino Passera sta giocando in queste ore una partita difficile.
Entro venerdì il
banchiere comasco dovrà riuscire a mettere insieme per la seconda volta
dopo Alitalia una cordata di patrioti italiani disposti a cacciare 4
miliardi per annullare la scalata dei francesi all'azienda di
Collecchio.
Per adesso le
risposte dei potenziali patrioti sono deludenti. Come Dagospia aveva
annusato i Ferrero di Alba stanno facendo marcia indietro e preferiscono
giocare in solitario secondo una collaudata tradizione di riservatezza
che li ha portati a costruire l'impero della Nutella. Il 57enne capo di
Intesa sa che non può contare nemmeno sull'appoggio del suo presidente
Abramo-Bazoli che non ha affatto digerito l'accusa di arzillo vecchietto
lanciata dall'amico di Corradino, lo scarparo Della Valle, e medita
tremende vendette.
Ad aiutare il
comasco ex-McKinsey manca anche il cosiddetto "salotto buono" che lui
stesso ha snobbato in un'intervista rilasciata il 27 settembre al
"Financial Times" quando ha detto (tra le risate dei lettori) di non
conoscere nemmeno l'indirizzo del salotto della finanza.
A dargli una mano
in prima linea è rimasto il quotidiano "Repubblica" che considera la
partita aperta grazie all'aiutino legislativo dai contorni
protezionistici che è stato fornito da Giulietto Tremonti. Da tempo è
chiara la simpatia del giornale di De Benedetti nei confronti del
banchiere di Intesa, e c'è chi ricorda il lungo articolo apparso alla
fine del luglio 2008 in cui Scalfari abbracciava con parole commosse il
manager ex-Olivetti.
"Si era fatto
tardi - scrisse Scalfari - ci accommiatammo e andammo verso le auto. Il
cielo era terso, splendeva sulle nostre teste il Carro dell'Orsa...ci
abbracciammo...Corrado era contento della lunga rimpatriata e io pure.
Ti auguro il successo che ti meriti, gli dissi montando nella mia auto,
gli passai accanto e sulla strada sterrata aggiunsi: era meglio vendere
ad Air France. Lui rispose: "può darsi ma a noi ci hanno chiamato dopo".
La stessa cosa è
avvenuta per Parmalat. Palazzo Chigi ha chiamato Passera dopo che i
francesi di Lactalis hanno staccato un assegno da 1,5 miliardi. Forse è
tardi per ripetere l'impresa.
4- UN PEZZO DI CONFINDUSTRIA STA DECIDENDO IL SUO FUTURO
Dalle 10 di questa mattina un pezzo di Confindustria sta decidendo il
suo futuro.
Si tratta
dell'Associazione che fino a poco tempo fa riuniva le aziende di
telecomunicazioni, informatica e radiotelevisione sotto la guida di
Stefano Pileri, il manager che nel novembre 2009 ha lasciato Telecom per
Italtel.
Da alcune
settimane un altro Stefano, di cognome Parisi, ha deciso di uscire da
Confindustria Servizi Innovativi e di portare le società dei telefoni in
un organismo più rappresentativo. Nella riunione di questa mattina i due
Stefano (Pileri e Parisi) sono assenti e la patata bollente è rimasta
nelle mani del vicepresidente vicario Ennio Lucarelli, un piccolo
imprenditore romano dell'informatica.
Dalla riunione di
oggi si capirà se le multinazionali dell'informatica e le altre
associazioni di servizi hanno intenzione di camminare ancora sotto la
sigla della vecchia Federazione, oppure di dar vita a un nuovo
organismo. In bocca a tutti resta l'amarezza per la decisione di Parisi
di mettersi in proprio e per il fallimento totale della presidenza
Pileri.
5- NON DITE A RITA RUSIC CHE L'AITANTE CANIO MAZZARO FA ACQUISTI
(BIOERA)
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Canio Mazzaro,
ex-compagno di Daniela Santanchè e Rita Rusic ha messo a segno nei
giorni scorsi un colpetto industriale.
L'imprenditore di
Potenza che piace alle donne ha deciso di rilevare l'azienda Bioera
specializzata nei cosmetici e nell'erboristeria. L'aitante Mazzaro è già
amministratore delegato del Gruppo farmaceutico Pierrel e ha rilevato
Bioera dalla liquidazione".
6- ZIO TOM E'
TORNATO IN AMERICA O È SCAPPATO DALLA ROMA? IL MISTERO DIBENEDETTO
E' questa la domanda che il popolo della "Magica" Roma si sta ponendo in
queste ore dopo l'improvvisa partenza di Tom Dibenedetto, il misterioso
imprenditore di Boston sul quale Unicredit ha puntato per vendere la
squadra del Pupone.
Non si sa se abbia
preso il volo di ritorno in classe turistica come aveva fatto nel
viaggio che l'ha portato nella Capitale con il tripudio dei tifosi e
soprattutto degli studi legali che hanno accumulato montagne di parcelle
per gestire l'operazione. L'unica cosa certa è che lo zio Tom ha fatto
crollare il titolo in Borsa di oltre il 5% e sembra intenzionato a
portare per le lunghe la trattativa.
C'è chi sospetta
che non se ne farà nulla e che Unicredit vada incontro a una figuraccia
tale da incrinare la sua immagine sul mercato romano. D'altra parte è
difficile mettere i destini della squadra nelle mani di un uomo che
risulta titolare di una società offshore nel Delaware con un capitale di
appena 1.000 dollari e con tre partner sconosciuti che avrebbero preso
l'impegno a versare ciascuno 10 milioni di dollari.
"Ma i soldi a Roma
ancora non si sono visti", scrive Gianni Dragoni sul "Sole 24 Ore", e
forse non si vedranno mai perchè la trattativa nello studio Grimaldi di
via Pinciana si è incagliata su due punti che sembrano insuperabili. Il
primo è rappresentato dalle difficoltà che lo zio Tom avrebbe trovato
nel progetto di costruire un nuovo stadio alternativo all'Olimpico.
Su questa idea si
sono alzate le voci scandalizzate di Gianni Petrucci, e di chi
attribuisce al progetto intenti soltanto speculativi. Se non posso fare
lo stadio - avrebbe detto il paffuto zio Tom - non se ne fa nulla perchè
di avere soltanto una squadra da ricostruire e un brand da gestire il
business mi interessa ben poco.
A queste
perplessità si aggiungono alcune ombre che sarebbero state sollevate nel
corso delle trattative dai legali che difendono il misterioso americano.
Nel bilancio della Roma avrebbero rilevato zone oscure e debiti di
incerta definizione. Quanto basta per dare al bostoniano che ha una
società da 1.000 dollari un alibi perfetto per riprendere l'aereo.
30-03-2011]
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SAN RAFFAELE
DECOLLATO (DON VERZé FA PER TRE) - VERSO IL CATETERE E OLTRE! JET, HOTEL
E COLTIVAZIONI DI MANGO, LE PROPRIETA’ DEL PRETE PREFERITO DA BERLUSCONI
– PER EVITARE "CONTAGI", GLI UOMINI DI FIDUCIA DEL PIO DIN-DON-DAN,
DETTI ‘SIGILLI’, HANNO BLINDATO I BILANCI E COPERTO OGNI INFORMAZIONE
SULLA GESTIONE - INTANTO IL SAN RAFFAELE SPA CESSA L’ATTIVITA’ NEL LAZIO
(NON DITE A SDE-RENATA CHE 2.283 PAZIENTI DOVRANNO ESSERE RICOLLOCATI IN
ALTRI OSPEDALI
1 - JET, HOTEL E
COLTIVAZIONI DI MANGO LA GALASSIA DEL PRESIDENTE A VITA...
Mario Gerevini e Simona Ravizza per il "Corriere
della Sera"
«Tutti i
consiglieri durano in carica tre anni. Il Fondatore Sac. Prof. Luigi M.
Verzè è presidente a vita dell'Associazione». Sono poche righe di un
documento riservato, che elenca i poteri di amministrazione nella
Associazione Monte Tabor. Cioè il soggetto giuridico che fu creato per
promuovere la costruzione dell'ospedale San Raffaele. In parte questo
documento risponde a una domanda inevasa quando si parla del polo
ospedaliero di don Verzè. Appunto, che significa «di don Verzè»?
In altre parole:
dove comincia e dove finisce il suo potere? Di sicuro è il motore che ha
portato la struttura milanese a livelli di eccellenza nella sanità e
nella ricerca. Sono passati 42 anni da quando i sindaci di Milano e
Segrate posarono la prima pietra del San Raffaele. Poi qualche anno dopo
Silvio Berlusconi fece dirottare gli aerei che da Linate passavano
sull'ospedale. «Ma no - disse don Verzè - non l'ha fatto per noi ma per
i suoi appartamenti a Milano Due». Il potere di don Verzè è anche in
questi rapporti con i «potenti». Bettino Craxi, per esempio, girava voce
che fosse socio del San Raffaele.
E lui, il prete
che viene da Verona? «Ma no- diceva- Craxi per noi è un paziente». Già,
il San Raffaele «di don Verzè». In cima alla galassia c'è,
apparentemente, la Fondazione Monte Tabor, un ente di diritto privato.
Allo schema ufficiale occorre però aggiungere l'Associazione Monte
Tabor, quella già citata, in cui il sacerdote veronese è presidente a
vita. Ma si sa pochissimo sia dell'una che dell'altra. Viene mantenuta
una riservatezza maniacale, i bilanci sono blindati, non esistono
informazioni sul sistema di gestione e amministrazione.
La Fondazione
governa sulla galassia ma è l'Associazione a nominare i consiglieri
della Fondazione. Dunque è qui il vero potere. Per esempio è stata
l'associazione poco più di un anno fa a indicare il banchiere Carlo
Salvatori nel consiglio della Fondazione al posto di Giuseppe Grossi che
si era dimesso. Un momento imbarazzante perché si trattava di quel
Grossi, finito in galera, «re delle discariche», imputato nel processo
milanese Montecity-Santa Giulia per frode fiscale, appropriazione
indebita e truffa.
E socio della
Fondazione in Blu Energy. Insomma sopra la Fondazione che per tutti e
ufficialmente è il luogo delle decisioni, in realtà c'è un club
ristretto dei fedelissimi di don Verzè tra cui spicca Raffaella
Voltolini, 61 anni, vicepresidente (ma non a vita). «Il futuro
dell'opera - aveva detto don Verzè a Panorama esattamente un anno fa- è
affidato ai Sigilli». Sigilli? Si chiamano così i fedelissimi, una
ventina, molti di loro sono dirigenti nel «sistema» San Raffaele, tutti
si identificano nella missione del prete, amico al contempo di
Berlusconi e di Fidel Castro. Missione?
Eccola, originale,
scritta, sempre a macchina, nei documenti impolverati dell'Associazione
Monte Tabor: «Finalità ... è il rinnovamento, su basi moderne, del
concetto cristiano di malattia, medicina e ospitalità... in particolare
richiamandosi al mandato evangelico "Andate, insegnate e
guarite"(Matteo, X, 8)» . Basi moderne? Nel gruppo sono entrati un jet
privato, l'hotel in Sardegna e le coltivazioni di mango in Brasile.
Ormai però la strada sembra senza ritorno, don Verzè e i suoi Sigilli
dovranno chinarsi ai debiti e smontare il club «segreto».
2 - SAN RAFFAELE
CESSA ATTIVITA' NEL LAZIO, OLTRE 2 MILA PAZIENTI DA TRASFERIRE...
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Il San Raffaele Spa
cessa l'attivita' nel Lazio. Il gruppo ha inviato a tutte le autorita' e
Istituzioni competenti la comunicazione ufficiale di avvio delle
procedure, annuncia una nota. "La drammatica e dolorosa decisione - si
sottolinea - coinvolgera' 2.283 pazienti, attualmente ricoverati nelle
strutture del San Raffaele e che, dal 15 aprile, dovranno essere
ricollocati in altri presidi ospedalieri; gli utenti dei Centri
polispecialistici ambulatoriali dove, ogni giorno, vengono rese circa
5.000 prestazioni, e 3.171 dipendenti, che verranno coinvolti nella
procedura di licenziamento collettivo".
Una decisione,
spiega il gruppo, "assunta a causa dell'inerzia degli uffici della
Regione Lazio nella sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione
del Gruppo San Raffaele, nonché da mancati pagamenti, da parte della
Regione, di prestazioni sanitarie già rese dalle strutture del gruppo
per un importo pari a circa 150 milioni di Euro".
Per quanto
riguarda la mancata sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione,
il San Raffaele Spa ricorda di "aver presentato una prima proposta fin
da ottobre 2009, aggiornata, in conformità alla normativa
successivamente emanata, a ottobre 2010. Tuttavia, nonostante
innumerevoli incontri, sollecitati dal San Raffaele, tesi a concordare
una soluzione con le autorità regionali, ad oggi nulla e' stato ancora
determinato".
30-03-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - OBAMA E HILLARY NON SANNO CHE PESCI PIGLIARE: ARMARE I
RIBELLI LIBICI VUOL DIRE FORNIRE ARMI ANCHE AD AL QAEDA. CHE FARE? - IL
FRONTE REPUBBLICANO SI SPACCA, LA GUERRA È GIÀ COSTATA 550 MILIONI $ -
FUKUSHIMA: 70 MILA AGRICOLTORI IN MISERIA - ANCHE LA CINA POTREBBE
RIVEDERE I SUOI PIANI NUCLEARI - SCINTILLE TRA APPLE E MICROSOFT SUL
TERMINE “APP STORE” - LA PRIMA IMMAGINE DI MERCURIO DALLA SUA ORBITA –
AMAZON SI LANCIA NEL MUSIC STREAMING -L’AEROPORTO DI HEATHROW FA SCHIFO,
PEGGIO DI CALCUTTA
1 - NEW YORK TIMES
ARMI AI RIBELLI LIBICI? LA "NON DOTTRINA" OBAMA: "FORSE SÌ,
FORSE NO"
http://nyti.ms/fUakkE
- L'America si interroga sull'opportunità di fornire armi ai ribelli
libici. Obama porta avanti la sua "non-dottrina" che gli consente di
prendere tempo e non esporsi, mentre Casa Bianca, Pentagono e Congresso
si concentrano su una minoranza di combattenti vicini ad Al Qaeda e sul
rischio di finire coinvolti in una guerra civile. Per giunta in un Paese
dove gli Usa non hanno particolari interessi da difendere. E anche se ai
ribelli fossero date delle armi, chi penserebbe ad addestrarli?
SOL RADIANTE,
CONTADINI IN MISERIA PER LA MESSA AL BANDO DI FRUTTA E VERDURA
http://nyti.ms/hIRywc
- Gli alti livelli di radioattività registrati nella prefettura di
Fukushima hanno spinto il governo giapponese a vietare la vendita di
frutta e verdura perché a rischio contaminazione. Una decisione
obbligata che tuttavia sta mettendo in crisi circa 70 mila agricoltori.
Anche se una buona parte di frutta e verdura viene importata, quella
prodotta nel distretto più colpito dallo tsunami dell'11 marzo ammonta
all'80 per cento del totale. Così, per sopravvivere, i contadini si
rivolgono al mercato nero e la merce contaminata finisce comunque sulle
tavole dei giapponesi.
PORTOGALLO DI
NUOVO DECLASSATO DA STANDARD & POOR'S
http://nyti.ms/fcBg5k
LINGUA INGLESE,
SPAGNA BOCCIATA! GLI IBERICI CERCANO LAVORO ALL'ESTERO MA NON SPICCICANO
PAROLA
http://nyti.ms/hDDbaY
- Sempre più psagnoli decidono di varcare il confine per trovare lavoro
all'estero. IL problema (simile a quello di noi italioti) è che non
sanno una parola d'inglese! Emilio Cuatrecasas: "La ha seriamente
bisogno di riformare il suo sistema educativo".
2 - WASHINGTON POST
VISTO IL DISASTRO GIAPPONESE, LA CINA RIVEDE I SUOI PIANI DI
SVILUPPO NUCLEARE
http://wapo.st/ig1Q2F
- L'energia nucleare rimane indispensabile per gli enormi consumi
cinesi. Ma quello che sta succedendo in Giappone avrà comunque delle
ripercussioni sui piani di sviluppo atomico del paese.
IL PENTAGONO FA I
CONTI: "LA GUERRA IN LIBIA FINORA È COSTATA AGLI USA 550 MILIONI DI
SPESE MILITARI EXTRA"
http://wapo.st/ho4ahA
- Finora l'intervento in Libia è costato all'America 550 miolioni di
dollari. I costi futuri per mantenere la no-fly zone e proteggere i
civili dai fedeli a Gheddafi, però, rimangono incerti. La portavoce del
Dipartimento della Difesa americano, Kathleen Kesler , ha detto ieri che
dovrebbero aggirarsi intorno ai 40 milioni di dollari per le prossime
tre settimane. Le munizioni coprono il 60 per cento delle voci di spesa
e per fare solo un esempio, un missile Tomahawk, di quelli lanciati a
decine dalle forze aeree statunitensi, costa un milione di dollari.
L'OPPIO DEI
POPOLI! LE COLTIVAZIONI AFGANE METTONO ALLA PROVA LE RELAZIONI
USA-RUSSIA
http://wapo.st/etPfPg
3 - WALL STREET JOURNAL
SCINTILLE TRA APPLE E MICROSOFT! LINGUISTI IN CAMPO PER LA
BATTAGLIA SUL TERMINE "APP STORE"
http://on.wsj.com/hFAS1I
- Quante scintille per due paroline! Apple e Microsoft hanno ingaggiato
degli esperti linguisti per stabilire se il termine "App store" (di cui
al momento è titolare la società di Steve Jobs) è generico o meno. La
battaglia va avanti da un po' e Microsoft non sembra intenzionata a
mollare. Quelle due paroline, infatti, valgono una fraccata di soldi.
LIBIA,
REPUBBLICANI SPACCATI SULL'OPERATO DI OBAMA
http://on.wsj.com/gquF7c
- L'intervento Usa in Libia ha spaccato a metà il fronte repubblicano. E
trovare una convergenza, presentandosi compatti al Congresso sembra
sempre più difficile. Una parte, infatti, rimprovera a Barack Obama di
aver agito tardi e timidamente. L'altra chiede di uscire dal conflitto
quanto prima. Un'agguerrita fazione facente capo al movimento dei Tea
Party, inoltre, sottolinea i costi che l'operazione sta comportando sia
in termini economici, sia di politica estera,
4 - THE HUFFINGTON
POST
GIAPPONE, RICOVERATO IL PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ CHE GESTISCE
FUKUSHIMA
http://huff.to/guQdk1
- Non si era fatto più vedere dopo la conferenza stampa a cui la Tepco
partecipò due giorni dopo il terremoto e lo Tsunami. Ora, la società
proprietaria dell'impianto di Fukushima danneggiato dal disastro
giapponese, fa sapere che il proprio presidente, Masataka Shimizu, è
stato ricoverato in ospedale per dei forti giramenti di testa e un'alta
pressione sanguigna.
5 - CNN
SERPENTE A SONAGLI SCOMPARE DA UNO ZOO DI NEW YORK E RICOMPARE
SU TWITTER
http://bbc.in/hHiJq7
- Circa 35 mila persone stanno seguendo su Twitter gli aggiornamenti sul
destino di un Cobra lungo mezzo metro saprito dal New York City's Bronx
Zoo venerdì scorso.
AMAZON SI LANCIA
NEL BUSINESS DELLA MUSICA IN STREAMING
http://bit.ly/eJAjYg
- Amazon fa il suo ingresso nel business della musica in streaming,
lanciando "Cloud Player", un programma che permette di caricare le
proprie canzoni preferite sui server di Amazon e ascoltarle via web o
tramite Android.
L'AEROPORTO DI
HEATHROW FA SCHIFO, PEGGIO DI CALCUTTA E JOHANNESBURG
http://bit.ly/eUtD9x
- Ci sono almeno altri 98 aeroporti meglio di Heathrow. Lo scalo
londinese, il più importante della Gran Bretagna, figura al 99esimo
posto della classifica che mette insieme i 146 hub più trafficati del
pianeta. E l'Italia? Dove starà?
6 - WIRED
ECCO LA PRIMA IMMAGINE DI MERCURIO VISTO DALLA SUA ORBITA
http://bit.ly/e5AJPo
- Il Messenger spacecraft della Nasa ha inviato stamattina la prima
immagine del pianeta Mercurio ripreso dalla sua orbita. [30-03-2011]
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A ROMA I DELITTI
SONO COME CERTI REGIMI: DURANO VENT’ANNI - COME NEL crimine DI VIA POMA,
IL GIALLO DELL’OLGIATA SI CHIUDE (FORSE) NEL MODO Più DUBBIO:
L’ASSASSINO è IL MAGGIORDOMO (FILIPPINO) - MA LA REALTà NON è UN LIBRO
DI AGATHA CRISTHIE – TRA CORNA E CONTI IN SVIZZERA, I SOSPETTI SUL
MARITO, IPOTETICI DEPISTAGGI DEI SERVIZI SEGRETI, SISDE E DI PIETRO, NON
REGGE IL FILIPPINO-KILLER - CERCASI IL MANDANTE DISPERATAMENTE
Paolo Conti per il
"Corriere
della Sera"
In perfetta
simmetria col delitto di via Poma, l'omicidio dell'Olgiata trova
vent'anni dopo un suo possibile colpevole. Il parallelo impressiona
anche per l'ovvietà dei protagonisti. Per Simonetta Cesaroni, ammazzata
il 7 agosto 1990, il colpevole sarebbe (sentenza di primo grado del
gennaio scorso) il fidanzato Raniero Busco.
La contessa
Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio 1991, sarebbe vittima
dell'ex domestico Manuel Winston. Vent'anni di indagini, di lunghe
pause, di interminabili silenzi, di vite familiari spezzate per
ritrovarsi al punto di partenza: il ragazzo di Simonetta, il filippino
della contessa.
Non ci fossero
troppi dolori, sarebbe tutto banale: fantasmi romani che cercano
giustizia e la trovano accanto a loro. «Non vorrei che fosse un via
Poma-bis», mormorò all'Olgiata un investigatore (prima pagina del
Corriere della Sera). Profetico. Alberica Filo della Torre incarna il
simbolo dell'upper class romana degli anni Ottanta: ottima nascita
(nobiltà acclarata tra Bari e Napoli già verso il XIV secolo, motto
«Omnia vincit amor»), prestigioso matrimonio col costruttore Pietro
Mattei, magnifica residenza all'Olgiata, cittadina recinto per ricchezze
da non ostentare ma vivere senza scosse, due figli.
Alberica è bella,
bruna, sempre elegante e mai eccessiva, frequenta quella «certa Roma» in
bilico tra politica (Dc), mattone, aristocrazia. Comunque privilegio.
Gli amici più cari si chiamano Francesco Caltagirone, Anna Visconti di
Modrone, Aspasia della Rovere, poi i Massimo Lancellotti, i Pasolini
dall'Onda. Per quella sera Alberica ha organizzato, sul bordo della
piscina e sul verde del prato, una festa per i dieci anni di matrimonio.
Il menage appare esemplare.
Ma appena Alberica
muore letteralmente ammazzata (cranio sfondato a colpi di zoccolo segni
blu sul collo dello strangolamento, lenzuolo per soffocarla) tutto si
frantuma in una pozza di sangue in cui finiscono troppe vite, mille
insinuazioni, innumerevoli ombre. Prima di tutto i figli Manfredi e
Domitilla, piccolissimi, che al funerale singhiozzano disperati e
avvinghiati al padre sotto i flash dei fotografi (era un'altra Italia, i
minori finivano in prima pagina) e dopo devono affidarsi a uno
psicoterapeuta per non soccombere in quell'oceano di disperazione.
E c'è lui, Pietro
Mattei, il marito, il più ovvio tra i sospettabili. Per mesi magistrati
e legali ricronometrano i suoi spostamenti tra la villa e l'ufficio nei
minuti del delitto: e il suo pianto disperato ai funerali per i
colpevolisti diventa una sapiente sceneggiata. Nel 1993, sulla scena del
delitto si materializza Michele Finocchi, funzionario del Sisde poi
finito in carcere per i fondi segreti. Qualcuno a piazzale Clodio si
ricorda di averlo visto nel giardino, appena un attimo dopo il delitto.
Lì si squarcia un sipario che svela un'altra verità: Alberica sarebbe
stata a un passo dalla separazione per i tradimenti del marito.
In Svizzera si
scoprono sei conti miliardari intestati a lei e Pietro. Finocchi era lì
chiamato proprio dai filippini che avevano il suo numero, «dovesse
succedere qualcosa» . Un'altra esistenza sezionata è quella di Roberto
Jacono, trentenne, figlio dell'insegnante di inglese dei piccoli Mattei,
considerato «strano» e poi prosciolto, ma solo dopo mesi e mesi di
titoli sui giornali. Se non bastasse tanta densissima materia narrativa
spunta anche l'ex compagna di Pietro Mattei.
Nel 1994 Emilia
Parisi Halfon va a palazzo di Giustizia a Milano per incontrare Antonio
Di Pietro e gli consegna il vestito che Mattei avrebbe indossato il
giorno del delitto. Come appendice, «rivelazioni» sui famosi fondi
svizzeri. Ecco perché scegliersi il Di Pietro di Mani Pulite. Poi sul
vestito non viene trovato nulla e la vicenda assume contorni ben più
prevedibili: è la vendetta di una donna abbandonata, è la fine clamorosa
di un amore nato dopo il delitto ma che ha quella scena come sfondo.
Il risultato
operativo è che per altri mesi, anzi altri anni, la vita di Pietro
Mattei viene ripassata al microscopio. Col passare ancora del tempo,
come spesso succede in certe vicende che grondano dolore, gli antichi
legami si rafforzano. È sempre il marito, il plurisospettato Pietro
Mattei, a chiedere la riapertura delle indagini, a spingere per
ulteriori analisi («glielo devo» ). A insistere. L'ultimo tassello è
assurdamente grottesco e risale al 2 marzo scorso. Tra i reperti del
delitto dell'Olgiata analizzati dai carabinieri del Racis, qualcuno
trova i capelli del bimbo massacrato a Cogne, il figlio di Annamaria
Franzoni. Altro delitto oscuro, con una madre condannata che continua a
proclamarsi innocente. Anche qui: si potrebbe parlare di contrappasso.
Ma è veramente troppo banale.
2- IL DNA INCHIODA
IL DOMESTICO HA UNA FIGLIA DI NOME ALBERICA
La Stampa.it
Tracce del Dna di
Manuel Winston, il filippino accusato dell'omicidio dell'Olgiata, sono
state trovate sul lenzuolo che stringeva il collo della contessa
Alberica Filo della Torre, uccisa a Roma il 10 luglio del 1991. È quanto
emerso nel corso di una conferenza stampa stamattina, presenti i pm del
caso Olgiata, Gianfilippo Laviani e Francesca Loy, il comandante
provinciale dei carabinieri di Roma Maurizio Mezzavilla e il capo dei
Ris di Roma Luigi Ripani. Dagli inquirenti è arrivato anche un dettaglio
incredibile: Winston Manuel Reves, fermato ieri sera, ha chiamato
«Alberica» una sua figlia nata nel 1995 nelle Filippine.
L'omicidio sarebbe
avvenuto per una lite, poi degenerata, per un prestito al filippino non
restituito. Il lavoro dei Ris ha portato ad accertare che oltre al
sangue della vittima, sul lenzuolo erano presenti tracce ematiche il cui
Dna è risultato perfettamente coincidente con quello di Manuel Winston,
il filippino fermato ieri a vent'anni dal delitto. Manuel Winston quando
avvenne il delitto, il 10 luglio del 1991, non lavorava più da alcuni
mesi presso la famiglia della contessa.
Winston, da subito
sospettato assieme a Roberto Iacono, figlio dell'allora insegnante di
inglese dei figli della vittima, anche dopo il delitto è sempre rimasto
in Italia a lavorare. Ieri è stato fermato mentre si trovava presso la
famiglia dove ora presta servizio, nella zona nord della capitale.
La contessa
Alberica Filo della Torre fu strangolata e colpita alla testa con uno
zoccolo nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991. Il domestico
filippino ha 41 anni e all'epoca lavorava nella villa. . Il domestico
filippino è stato sottoposto al fermo motivato dall'accusa con il
pericolo di fuga. La procura dovrà ora chiedere la convalida del fermo.
La traccia ematica
lasciata sul lenzuolo, e che ha segnato la svolta nel delitto, sarebbe
compatibile con un'abrasione che Winston si sarebbe procurato nella
colluttazione con la vittima. Il fermo è stato deciso in base al
pericolo di fuga dell'indagato. Manuel Winston sposato e con figli,
viveva e lavorava stabilmente a Roma ma spesso si recava nelle
Filippine. Se avesse saputo che i risultato degli ultimi esami sul Dna
lo incastravano «avrebbe potuto fuggire», hanno fatto notare gli
inquirenti.
Le nuove indagini
erano state sollecitate da Pietro Mattei, vedovo della contessa, con
un'istanza nella quale si chiedeva, attraverso l'uso delle nuove e più
sofisticate tecnologie, specie quelle relative all'identificazione delle
tracce biologiche, il riesame degli oggetti repertati nella stanza in
cui avvenne il delitto. Tra questi, un fazzoletto di carta con del muco,
i pantaloni di Winston e di Roberto Iacono, figlio della governante
della contessa, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il
quale fu colpita alla testa ed alcuni suoi indumenti intimi. 30-03-2011]
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A CIASCUNO IL SUO
IMPEDIMENTO - DE MAGISTRIS SOLLEVA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO E NON SI
PRESENTA IN AULA PER IL PROCESSO "WHY NOT" - L’EX PM: "IO COME
BERLUSCONI? Non fuggo dai tribunali, non mi avvalgo di scudi ad hoc o di
leggi che stravolgono la norma esistente. Al contrario, ho indicato ai
magistrati i giorni in cui ero impegnato a causa della mia funzione di
europarlamentare"...
1- DE MAGISTRIS
NON SI PRESENTA IN AULA, SOLLEVA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO...
Da "il Messaggero" - Non si è presentato in aula per
l'udienza preliminare che lo vede sotto accusa, motivando la sua assenza
con il legittimo impedimento. Una strana scelta per l'ex magistrato
Luigi De Magistris, proprio lui che fa parte dell'Italia dei Valori, il
cui leader Antonio Di Pietro contesta la legge perché la considera una
scusa per non essere processati.
E invece, proprio
lui ha preferito sollevare la questione e rinviare il momento della
decisione, quando il gup Barbara Callari dovrà stabilire se mandarlo a
giudizio, insieme con l'esperto informatico Gioacchino Genchi. Sono
accusati di abuso d'ufficio per aver fatto intercettare i telefoni di
diversi parlamentari senza averne l'autorizzazione.
La vicenda che
vede coinvolti De Magistris e Genchi nasce intorno all'inchiesta "Why
not", l'indagine con la quale il pm ha tentato di fare luce su presunti
illeciti nella gestione di alcuni fondi in Calabria. Secondo il
procuratore aggiunto Alberto Caperna e il pm Caterina Caputo, proprio in
quel periodo, sarebbero stati intercettati otto numeri telefonici di
parlamentari: dall'ex presidente del consiglio Romano Prodi, all'ex
guardasigilli Clemente Mastella.
2 - WHY NOT, DE MAGISTRIS: HO FATTO VALERE MIO DIRITTO. NON
USATO SCUDO PERSONALE...
"L'accostamento fra una norma stabilita dal codice di procedura penale
ed una norma ad personam è un'operazione strumentale rispetto a cui non
posso tacere. Soprattutto quando mi riguarda e quando questo
accostamento ne richiama un altro conseguente: quello della mia persona
con Berlusconi.
Mi sono avvalso
del legittimo impedimento, previsto da sempre dal codice di procedura
penale, perché il giorno dell'udienza ero impegnato come presidente
della Commissione controllo sul bilancio a votare il bilancio in
Commissione, quindi un appuntamento istituzionale importante visto il
mio incarico in Europa.
Non fuggo dai
tribunali, non mi avvalgo di scudi ad hoc o di leggi che stravolgono la
norma esistente. Al contrario, anche nel caso in questione, ho indicato
ai magistrati i giorni in cui ero impegnato a causa della mia funzione
di europarlamentare, con lo scopo di facilitare l'iter del processo che
ho tutto l'interesse sia svolto il prima possibile, non avendo nulla da
temere poiché ho solo compiuto il mio dovere di pm in rispetto della
Costituzione.
Come per altro
dimostrato dall'esito dei procedimenti fino ad oggi subiti, che mi hanno
visto sempre uscire archiviato, prosciolto o assolto: ultima la
decisione del Tribunale di Salerno. Quegli stessi procedimenti
dall'esito per me positivo di cui spesso alcuni media non danno conto,
preferendo cavalcare questioni inesistenti come quella che oggi viene
riportata da alcuni quotidiani". Lo afferma Luigi de Magistris,
candidato sindaco dell'IdV a Napoli. 30-03-2011]
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è CHIARO CHE LA
GUERRA NON è TRA LIBIA E FRANCIA MA TRA FRANCIA E ITALIA - DA BOLLORé IN
GENERALI A LACTALIS IN PARMALAT, DA EDISON A PARBORIZ (RISO SCOTTI), IL
NANO DI CARLà STA PRENDENDO LE MISURE A BERLUSKAZZI (LA COVER DI
"PANORAMA" CON TITOLO "SARKOFAGO" HA FATTO IMBUFALIRE L’ELISEO) - MA I
SUOI GIORNI SONO CONTATI: DOPO LA BATOSTA ELETTORALE ALLE CANTONALI, IL
PARTITO DI SARKOZY È SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO...
Francesca
Pierantozzi per "il Messaggero"
Dietro Nicolas
Sarkozy, un'armata Brancaleone. E davanti, un precipizio, una discesa
ormai inarrestabile nei sondaggi. L'Ump, l'Unione per un movimento
popolare, il partito del presidente, la macchina da guerra che dovrebbe
aiutarlo a vincere la disperata battaglia per restare all'Eliseo, non ha
retto all'onda d'urto della disfatta alle cantonali di domenica scorsa.
All'interno del partito e della destra liberal-radical-gollista che nel
2007 ha portato trionfalmente Sarkozy alla presidenza è ormai guerra
civile e il rischio di implosione è chiaramente evocato dalla stampa.
Ad aprire le
ostilità - e, fatto senza precedenti, in diretta tv - è stato il
segretario dell'Ump, l'ambizioso e indocile Jean-François Copé, che si è
scagliato senza ritegno contro il primo ministro François Fillon, reo di
avere - prima del secondo turno delle cantonali - sconfessato la
strategia del partito nei confronti del Fronte Nazionale di estrema
destra, e poi di aver pubblicamente ripudiato anche il dibattito
sull'Islam e la laicità sponsorizzato dall'Ump. Apriti cielo: Fillon
«non ha perso l'occasione per pontificare» e «non ha fatto gioco di
squadra», ha detto Copé.
Fillon,
solitamente pacato e molto zen, ha ribattuto ieri mattina sempre davanti
ai microfoni, giudicando «inammissibile» che Copé «abbia espresso in
questo modo in televisione il proprio disaccordo con il primo ministro».
E la guerra è
esplosa. Il portavoce del governo François Baroin ha a sua volta puntato
le armi contro Copé, auspicando la fine «di tutti questi dibattiti»
sulla laicità e l'Islam; «bisogna allontanarsi da tutto quello che
rischia di stigmatizzare» una categoria di cittadini, come per esempio i
musulmani, che in Francia sono oltre sei milioni.
Come se non
bastasse, la famiglia politica del presidente potrebbe ricevere il colpo
di grazia finale dalla secessione dei centristi, guidati dal carismatico
ex ministro dell'Ecologia Jean-Louis Borloo, che puntava a palazzo
Matignon, a e diventare primo ministro, e adesso potrebbe mirare
all'Eliseo, e a fare lo sgambetto finale a Sarkozy.
Ieri, il
presidente è dovuto intervenire personalmente per cercare di placare la
rissa. Con risultati soltanto apparenti. Copé ha ribadito di aver detto
a Fillon «quello che pensava» ma che ormai «l'ascia di guerra è riposta
sottoterra». Fillon ha concesso che «tutti possono sbagliare», e Sarkozy
ha invitato a non litigare «per motivi inesistenti». Ma il male ormai è
fatto. Al palazzo del Lussemburgo svariati senatori dell'Ump hanno
apertamente criticato lo «stile» di Sarkozy e la sua politica «a destra
tutta» che ha per ora avuto l'unico risultato di rafforzare il Fronte
Nazionale di Marine Le Pen.
Per il momento
tuttavia la destra allo sbando non sembra avere altro candidato
possibile alle presidenziali della primavera del 2012. Se Sarkozy
continua ad esibire grande ottimismo sulle sue possibilità di restare
all'Eliseo, i sondaggi continuano a sconfessarlo.
L'ultimo,
pubblicato ieri, è addirittura apocalittico: Sarkozy è sconfitto al
primo turno delle presidenziali da tutti gli sfidanti, siano i
socialisti Dominique Strauss-Khan e Martine Aubry, o la leader del
Fronte Nazionale Marine Le Pen. Sarkozy perde addirittura otto punti
rispetto all'ultimo sondaggio: mai così in basso.
2- L'ASSALTO DI
PARIGI AL RISO PARBORIZ
Laura Guardini e Antonia Jacchia per il "Corriere
della Sera"
Ai francesi piace
sempre più la «tavola» italiana. E dopo il latte di Parmalat vorrebbero
anche il riso di Parboriz. I numeri sono diversi ma la scalata del
gruppo Marbour di Marsiglia assomiglia a quella di Lactalis per la
società di Collecchio: diventare socio di maggioranza dell'azienda di
Mortara (Pavia), specializzata nel riso parboiled, il «risone» ,
acquistando il 30% in mano a Riso Scotti. Operazione che ha fatto fare
un salto sulla sedia ai soci italiani (in tutto 15 ) di Parboriz.
«È un tentativo di
scalata ostile - dice Mario Preve, presidente di Riso Gallo e
dell'Associazione industrie risiere italiane, una quota del 4%in
Parboriz -. Se Scotti vuole vendere perchè non si è rivolto agli
italiani: noi, insieme con gli altri, siamo pronti a comprare parte di
quella quota» . Con i suoi 27 milioni di fatturato, Parboriz è una
piccola realtà ma con un business strategico. «Una sorta di consorzio»
spiega Previ costituito nel 1988 da varie risiere del Pavese (più
qualche socio straniero) che non potevano (o non volevano) produrre in
casa il parboiled, il riso parzialmente bollito, poco presente sul
mercato italiano ma molto richiesto a livello internazionale.
«Non si è mai
fatto caso alle quote» , chi aveva il 7%come Riso Principe, chi il
3,7%(Riserva Grazia), un insieme di quote minori dunque (dal 3 al 7%)
per i vari soci tra cui il 5%di Van Sillevoldt (di proprietà di
Marbour). A fare la differenza è la partecipazione di Scotti, quel
30%che oggi fa gola a Jean Bourdillon, il patron di Marbour. Il colosso
francese, oggi tra i primi quattro in Europa per la produzione e la
trasformazione del riso, nel 2000 lancia un obiettivo strategico:
diventare leader nel Vecchio Continente, un mercato molto frammentato,
organizzato intorno a numerosi brand nazionali.
Nel 2003
Bourdillon posa la prima pietra della sua espansione con l'acquisizione
di Van Sillevoldt, una delle più importanti realtà olandesi (che gli
garantisce un posto nel consiglio di Parboriz, nella persona di Gerard
van Arendonk). Poi (nel 2005) è la volta della polacca Rol Ryz. E ora
vorrebbe Parboriz. Gli italiani ora si affidano alla mediazione di
Intesa Sanpaolo, che sta lavorando a un'offerta alternativa da
presentare a Scotti mettendo insieme una «cordata pavese» .
Intanto cresce la
preoccupazione della categoria.
«Non è una questione di campanilismo- spiega Giovanni Roncalli,
direttore Coldiretti di Pavia -, né, in tempi di globalizzazione, di
paura dello straniero. Il problema è: che tipo di filiera stiamo
costruendo con i nostri industriali? Perché l'agroindustria italiana è
pronta a sfruttare il valore aggiunto dei prodotti italiani, ma non a
restituirlo ai produttori. E ancora: gli stranieri rilevano aziende che
fanno utili. Ma per i lavoratori che tipo di garanzie ci sono? Se come è
già accaduto, un'azienda legata al territorio della produzione diventa,
una volta rilevata, un'azienda di sola trasformazione, cosa
succede?»30-03-2011]
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1- LA STANGATA DEL
MADOFF DEI PARIOLI HA ASPETTI STRANI: 700 TRUFFATI E POCHISSIME DENUNCE.
COME MAI? FORSE QUALCHE RAGGIRATO NON SA COME GIUSTIFICARE ALLA FINANZA
L’ORIGINE DEI PROPRI SOLDI CHE VENIVANO INVESTITI NELLE SOCIETÀ
LUSSEMBURGHESI? - 2- IN UNA ROMA CHE SE NE IMPIPPA CON UNA GRATTATINA
DELLE SIMPATICHE PROFEZIE DEL CARDINAL MARTINI (“STIAMO ANDANDO VERSO
L’APOCALISSE"), PER NON DIRE DEL TERREMOTO ATTESO FRA L’11 E IL 15
MAGGIO, SI DISCUTE SOLO DI UN ARGOMENTO: LA STORIA, PER CERTI VERSI
ROMANZESCA, DI GIAMPY CASTELLACCI, IL MADOFF DEI PARIOLI - 3- I MIGLIORI
PENALISTI SONO ASSEDIATI DA CENTINAIA DI PARIOLINI INFURIATI CON LA
CRICCA DEI CONSULENTI VIP E C’È CHI È ANDATO SOTTO CASA DEL SOCIO PER
ASSESTARGLI DUE SCHIAFFONI PRIMA CHE LA GIUSTIZIA SI OCCUPASSE DI LUI (E
NON ERA UNA SCENA DA FILM, ANCHE SE LA VITTIMA È UN SUPERCINEMATOGRAFARO
SMALIZIATO ASSAI) -
1- APOCALISSE
PARIOLI
Barbara Palombelli per "il
Foglio"
I casi sono due: i
lettori di quotidiani italiani sono tutti laici, massoni, atei,
mangiapreti, miscredenti di tutte le categorie. Oppure non c'è nulla - a
parte il triangolo Bocchino- Buontempo-Carfagna - che possa scuotere un
pubblico che si annoia ormai perfino a contare le catastrofi. Domenica
scorsa, in prima pagina e con grande rilievo, il cardinale Carlo Maria
Martini ha annunciato l'Apocalisse (ovvero la fine del mondo) con queste
paroline: "Stiamo andando verso l'Apocalisse? E' questa l'impressione
che hanno molti di noi rispetto ai grandi cataclismi di questi ultimi
tempi e anche alle guerre e agli odi che travagliano molti popoli. La
risposta vera dovrebbe essere di sì".
Più chiaro non
poteva essere. I segnali inequivocabili, secondo il grande teologo, li
aveva annunciati il Vangelo: "Vi saranno anche fatti terrificanti e
segni grandi dal cielo". Ci siamo, ho pensato leggendo il Corriere della
Sera, dove Martini tiene una rubrica settimanale di posta molto
apprezzata. Ho cercato di chiedere, commentare, confrontare con amici e
colleghi l'Annuncio. Collima perfettamente con le profezie Maya. E con i
nuovi allineamenti planetari che sarebbero responsabili di un mutato
magnetismo terrestre, all'origine di terremoti, tsunami e maremoti. Il
cardinale legittima anche le profezie geologiche che vorrebbero Roma
antica distrutta da un sisma che potrebbe manifestarsi fra l'11 e il 15
maggio prossimi. Allarme?
Macché. Stupore,
indifferenza, scetticismo. Nessuno pensa a un futuro così lontano,
nessuno ragiona nemmeno fino al 2012. Nulla può distrarre i romani, in
questi giorni. Stanno pigramente sdraiati nei bar e nei ristoranti
all'aperto di ogni ordine e grado (per parlare ormai si esce da case e
uffici, senza telefonini). Nemmeno la beatificazione dell'adorato
Giovanni Paolo II, calendarizzata per un primo maggio che s'immagina
infuocato, e non soltanto dal sole. Zero reattività. Si discute solo di
un argomento: la storia, per certi versi romanzesca, di Giampy.
Bellino, di
buonissima famiglia, mamma altolocata, cognomi e titoli a seguire,
automobili sensazionali da esibire e da imprestare o vendere agli amici
del bar Euclide: Giampy Castellacci è il Madoff dei Parioli. Gli hanno
affidato i risparmi di una vita, le eredità, i guadagni e le risorse
anche un po' segrete centinaia di persone in buona fede. C'è chi, come
una signora bene di una dinasty editoriale, lo ha inseguito - quando era
ancora a piede libero - fino davanti al portone di piazza don Minzoni
per insultarlo e urlare davanti a tutti il suo dolore e la sua rabbia,
"erano i soldi di mia figlia, disgraziato".
C'è chi è andato
sotto casa del socio, dalle parti di largo Messico, per assestargli due
schiaffoni prima che la giustizia si occupasse di lui (e non era una
scena da film, anche se la vittima è un supercinematografaro smaliziato
assai). I migliori penalisti sono assediati da centinaia di pariolini
infuriati con la cricca dei consulenti vip.
In una città in
cui tutti sono parenti, compagni di scuola, di circolo o di cazzeggio,
lo scandalo attraversa le famiglie dell'alta borghesia, l'aristocrazia
vera e quella televisiva e politica. La lista dei raggirati sembra
infinita e sorprendente. Si apre la caccia al tesoro residuo, chissà
dove è finito (o nascosto, come ha fatto un ex agente di cambio con due
cognomi, figlio di un galantuomo stimato: 6 milioni e passa di euro
spostati dai clienti all'isoletta-paradiso fiscale). Si parla molto di
soldi, in città, e poco di Apocalisse.
2- PARIOLI AL CENTRO DELLA GRANDE STANGATA AI VIP - I CLIENTI
RACCOLTI COL PASSAPAROLA NEL QUARTIERE. NEI PARADISI FISCALI I SOLDI
INVESTITI
Ilaria Sacchettoni per il
Corriere della Sera
Una sede
prestigiosa tra le autorevoli griffe del centro storico. Una reputazione
costruita con il passaparola nella Roma confortevole dei Parioli. Un
portafoglio di 700 clienti, fra nobili romani e liberi professionisti,
al top della carriera e dei guadagni. Dopo 3 anni d' indagini il
procuratore aggiunto Nello Rossi e i colleghi Luca Tescaroli e Francesco
Ciardi hanno ricostruito un profilo diverso da quello patinato (e
remunerativo) che la Egf Italia, con sede in via Bocca di Leone, vantava
nei salotti romani.
Una fama che
rimbalzava tra i caffè di piazza Ungheria e quelli di piazza delle Muse.
I suoi vertici sono ora accusati di «associazione a delinquere di
carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario,
truffa e appropriazione indebita». Promettendo rendimenti tra l' 8 e il
15% la Egf attirava i ricavi di avvocati, medici, attori, calciatori,
soubrette, signore dei salotti. Le indagini partite nel 2009 dalla
denuncia di trenta di loro, sono arrivate a una svolta nei giorni scorsi
e, ieri mattina, i magistrati hanno dato il via anche a perquisizioni e
sequestri preventivi di somme per 170 milioni di euro.
Tra le vittime che
con le loro denunce hanno dato il via all' inchiesta nel 2009, la
principessa Claudia Ruspoli, Maria Carla Clavet di Briga, Gloria Von
Euduck, Alessandro D' Aste Stella, Gianfranco Serraino Flory. Tra i
clienti (ma non tra i raggirati) professionisti come l' avvocato Titta
Madia, l'attrice Sabina Guzzanti e il padre Paolo, il cantante Massimo
Ranieri, Samantha De Grenet, il giocatore Stefano Desideri e la famiglia
Piperno (costruttori).
I magistrati hanno
firmato cinque ordinanze d' arresto per i vertici societari e 11
provvedimenti di perquisizione eseguiti ieri mattina dal nucleo di
polizia valutaria guidato dal generale Leandro Cuzzocrea. Dalla sua sede
in via Bocca di Leone la Egf era arrivata a gestire un patrimonio
superiore ai 237 milioni di euro, investendolo in «azioni, obbligazioni
e liquidità negli stati fuori dal circuito dei controlli legali,
previsti dalla normativa vigente».
Ora Gianfranco
Lande, Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci de Villanova, Raffaella
e Andrea Raspi ai vertici della società sono accusati di esercizio
abusivo di attività finanziarie. Dice Remo Pannain, legale del collega
Marco Di Fazi, una delle vittime che ha perso centinaia di migliaia di
euro, alcuni appena versati per mettere da parte dei soldi per la
figlia. «Sono soddisfatto di questo primo risultato dell' inchiesta, la
nostra collaborazione è stata decisiva. Non mi spiego ancora però - ha
aggiunto - per quale motivo il giudice civile non ha accolto il nostro
ricorso e ha anche condannato il mio cliente al pagamento delle spese di
giudizio».30-03-2011]
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UN-DUE-TRE-PiQUATTRO! - E ORA SBUCA IL MISTERO DI LUDMILLA - woodcock si
chiede Come mai e da chi è stata assunta l’ucraina all’eni - Assunzione
sospetta E non solo: se qualcuno si preoccupava di garantirle uno
stipendio a fine mese, c’era anche chi le assicurava vita facile
pagandole il fitto di casa, il fitto della sua abitazione romana -
convocati dalla Procura di napoli anche imprenditori del gruppo fratelli
Amadori...
Leandro Del Gaudio
per "Il Messaggero"
Una segnalazione,
poi l'assunzione. E non solo: se qualcuno si preoccupava di garantirle
uno stipendio a fine mese, c'era anche chi - in parallelo - le
assicurava vita facile pagandole il fitto di casa, il fitto della sua
abitazione romana. Un caso che emerge dall'inchiesta napoletana sul
presunto sistema informativo parallelo e occulto.
Gestione dei dati
sensibili, nomine, appalti. Ma anche assunzioni. Quanto basta a spingere
gli inquirenti napoletani a convocare una donna in Procura, a farle
domande specifiche sulla sua carriera, sul suo soggiorno e -
probabilmente - sulle sue amicizie. Si chiama Ludmilla, nazionalità
ucraina, impiegata all'Eni. Come è stata assunta? C'è stato un
interessamento da parte di qualcuno? Inchiesta che punta a mettere in
luce il presunto (e per il momento tutto da dimostrare) asse tra l'ex pm
napoletano, oggi parlamentare Pdl, Alfonso Papa e il lobbista Luigi
Bisignani. La donna è stata assunta su segnalazione di Papa e Bisignani?
Ipotesi al vaglio della Procura di Napoli.
Inchiesta condotta
dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, coordinata dall'aggiunto
Francesco Greco, nel corso della quale è stato in passato ascoltato
anche Paolo Scaroni, «ad» del colosso energetico nazionale.
Assunzioni
sospette, ma non solo. Un altro capitolo investigativo punta a
verificare l'esistenza di pressioni esercitate dal presunto «sistema
informativo parallelo» a carico di imprenditori contattati e vessati a
colpi di informazioni sensibili. Funzionava più o meno così, stando alla
prima ricostruzione investigativa: in cambio di copertura giudiziaria
(vera o presunta), qualche imprenditore avrebbe versato soldi o avrebbe
garantito utilità di vario tipo. Conferme da diversi imprenditori
ascoltati in questo periodo sarebbero arrivate nel corso dell'ultima
fase istruttoria di un'inchiesta che macina notizie e riscontri.
Difeso dai
penalisti Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, sembra che lo stesso
Bisignani stia offrendo chiarimenti proprio su questo versante, mentre
proprio in queste ore sono stati convocati in Procura come potenziali
testi anche imprenditori del gruppo fratelli Amadori, azienda
specializzata sul fronte alimentare. Anche loro finiti nelle maglie del
sistema informativo parallelo? Si parte dagli investimenti sull'eolico
nel Beneventano e da pressioni del «sistema» finito al centro delle
indagini napoletane.30-03-2011]
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GENERALI O
CAPORALI? - LO SCARPARO AFFILA LE SUOLE A PALLINI CONTRO GERONZI: VUOL
FAR INSERIRE I COSTI DELLA SUA PRESIDENZA ALL’ODG DEL CONSIGLIO -
BOLLORÉ: "SU PPF NON PARLO" (analisti finanziari hanno giudicato
eccessive le informazioni a tutto vantaggio della concorrenza, Axa e
Allianz in primis) - CASINI (Calta-genero): "A TRIESTE LITIGANO COME I
GIOVANI DC DEGLI ANNI´70
Giovanni Pons per
"la
Repubblica"
Raffica di
consultazioni tra i vari protagonisti della guerra in Generali in vista
del cda del 6 aprile. Intanto Francesco Gaetano Caltagirone, lontano dai
riflettori, continua a rimpolpare il suo pacchetto di azioni Generali,
essendo arrivato al 2,23%. E l´imprenditore e consigliere indipendente
Diego Della Valle studia un modo per far inserire all´ordine del giorno
del consiglio anche il tema dei costi della presidenza Geronzi. Un
argomento su cui aveva chiesto lumi proprio in qualità di consigliere
indipendente e a cui gli era stato replicato attraverso un parere
legale: le risposte sarebbero state fornite direttamente al consiglio
nella prima riunione possibile.
Cesare Geronzi
però nella convocazione effettuata l´altroieri non ne ha tenuto conto e
non ha introdotto il tema dei costi all´ordine del giorno del consiglio
del 6 aprile. Così ora Della Valle sta a sua volta consultando i suoi
avvocati per capire il da farsi e non si può escludere una richiesta ad
hoc per allargare l´ordine del giorno.
Sulla contesa
Generali, poi, cominciano a scendere in campo i politici di professione,
come Pier Ferdinando Casini (genero di Caltagirone), leader dell´Udc, il
quale ha dichiarato che «nel tempio dell´italianità, le Generali,
litigano come nel movimento giovanile della Dc degli anni ´70».
Più tecnica,
invece, la riunione svoltasi ieri in Mediobanca dove si è tenuto il
comitato nomine, in cui è stata confermata la lista dei sindaci uscenti
di Generali. Il presidente spetterà invece a una lista che dovrà essere
predisposta da Assogestioni per conto delle minoranze.
Alla riunione era
presente anche Vincent Bollorè, calato appositamente da Parigi forse per
incontrare Geronzi anch´esso ieri nella capitale meneghina. «Non posso
parlare», ha detto il finanziere bretone al termine della riunione,
forse alludendo al fatto che da quelle parti si sta cercando di
stemperare gli animi, anche dopo la risposta più che esauriente fornita
dal management del Leone sull´operazione con la Ppf di Petr Kellner.
Anzi, alcuni analisti finanziari hanno giudicato eccessive le
informazioni a tutto vantaggio della concorrenza, Axa e Allianz in
primis. 30-03-2011]
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PARMALAT AVARIATO
NELLA GUERRA ITALIA-FRANCIA - LACTALIS PROMETTE BATTAGLIA LEGALE CONTRO
IL “DE-CRETINO” ANTISCALATE: SE IL CDA RINVIA L’ASSEMBLEA PER DARE TEMPO
A PASSERA DI FARE LA CORDATA (E IL CAPPIO) PER PARMALAT, I FRANCESI
IMPUGNERANNO LA DELIBERA - NON SOLO: VOGLIONO BYPASSARE L’ANTITRUST
ITALIANO E ANDARE A PIANGERE DAL COMMISSARIO AL MERCATO UE MICHEL
BARNIER, CHE -SORPRESA!- È FRANCESE ED EX CONSIGLIERE E DEPUTATO DI
SARKÒ
1 - LACTALIS
AFFILA LE ARMI SU PARMALAT...
Da "il Messaggero"
Lactalis affila le
armi su Parmalat dove il governo - per bocca del neo ministro delle
politiche agricole Saverio Romano - aumenta il pressing perchè resti in
mani italiane: «Bisogna fare il possibile e l'impossibile». Il gruppo
agroalimentare francese che tra quote dirette e indirette, ha il 28,9%
di Collecchio, secondo quanto risulta a Il Messaggero, potrebbe
rivolgersi al giudice civile per impugnare l'eventuale delibera del
consiglio di venerdì 1° aprile di rinvio dell'assemblea, recependo
quanto previsto dal decreto anti-scalata. Il gioco si fa sempre più duro
e rischia di spostarsi nelle aule giudiziarie.
Il board di
Parmalat per decidere di posporre a fine giugno l'assise programmata per
il 14 aprile, potrebbe aver bisogno di un "committment" di Intesa
Sanpaolo a nome di una cordata intenzionata a muoversi: la Superbanca
continua a cercare i fondi (circa 2,8 miliardi fra equity e prestiti)
per lanciare un'opa preventiva parziale sul 60% di Parmalat: i sondaggi
in corso in queste ore sono rivolti in particolare verso i fondi allo
scopo di rastrellare in tutto almeno 1,2-1,3 miliardi di equity.
Intesa che mette
300 milioni di capitale, confida che la pressione governativa convinca
Ferrero a rompere gli indugi: l'obiettivo sarebbe di coinvolgerli con
4-500 milioni affidandogli un ruolo industriale. Nella partita
entrerebbe anche Granarolo. A latere delle grandi manovre finanziarie,
l'attenzione si sposta sul cda di dopodomani nel quale Enrico Bondi,
Massimo Confortini e Bruno Secchi candidati da Intesa nella lista per il
rinnovo degli organi, per questa ragione sarebbero costretti a non
partecipare alla votazione perchè in conflitto di interesse.
Ma il faro dei
legali di Lactalis resta acceso su una eventuale decisione che di fatto,
prendendo tempo per l'approvazione del bilancio 2010, rimetterebbe
pienamente in gioco la cordata italiana. E l'appiglio giuridico viene
offerto dall'articolo 2388 del codice civile che al quarto comma
prescrive: «Possono essere altresì impugnate dai soci le deliberazioni
lesive dei loro diritti». Nella valutazione di Lactalis, il rinvio
dell'assise potrebbe configurarsi quindi come una lesione dei suoi
diritti, visto che sul mercato ha acquisito la partecipazione di socio
di maggioranza relativa.
Disquisizioni
giuridiche che caricheranno le armi dei legali lasciando intravedere una
battaglia senza esclusione di colpi. Ma a parte le armi legali Lactalis
si sta muovendo anche sul piano delle autorità Antitrust europee. Il
presidente del gruppo francese ha contattato la Commissione europea,
come indicato dal portavoce del commissario al mercato interno Michel
Barnier.
Non c'è stato un
colloquio perchè il commissario è attualmente in viaggio, ma a quanto
risulta il presidente del gruppo francese ha indicato una serie di
questioni aperte, come una possibile deroga ai termini per la
presentazione della notifica che Lactalis avrebbe dovuto già depositare
visto che da tempo da assunto una posizione nel capitale del gruppo del
latte italiano. Parigi infatti punta a bypassare l'Antitrust italiano
che pure attende per la fine di questa settimana le risposte da Lactalis
e da Parmalat su una serie di quesiti formulati relativi all'ascesa
francese nel capitale di Collecchio.
2 - CHI È MICHEL BARNIER (DA WIKIPEDIA)...
INCARICHI DI
GOVERNO ED EUROPEI
Ministro dell'Ambiente nel governo di Edouard Balladur (1993-1995).
Ministro delegato per gli Affari Europei nel governo di Alain Juppé
(1995-1997).
Dal 1999 al 2004 è
membro della Commissione europea, con l'incarico della politica
regionale e della riforma delle istituzioni. Dei due membri francesi, è
quello nominato dal presidente della Repubblica Jacques Chirac, essendo
il secondo membro Pascal Lamy espressione del primo ministro socialista
Lionel Jospin.
Nella primavera
2002 aderisce all'Unione per un Movimento Popolare (UMP)
Ministro degli
Affari Esteri nel terzo governo di Jean-Pierre Raffarin (31 marzo 2004 -
31 maggio 2005).
CONSIGLIERE E POI
MINISTRO DI NICOLAS SARKOZY
Il 31 maggio 2005 è escluso dal governo di Dominique de Villepin,
probabilmente perché ritenuto uno dei responsabili della disfatta al
referendum sulla Costituzione Europea del 29 maggio 2005, che ha visto
una netta prevalenza del voto contrario.
Consigliere di
Stato dal 15 settembre 2005. Dal 2006 è uno dei consiglieri più
ascoltati del candidato alla presidenza della Repubblica Nicolas
Sarkozy, eletto presidente il 6 maggio 2007. Non fa parte del governo di
François Fillon insediatosi il 18 maggio di quell'anno, ma all'indomani
delle elezioni legislative del 17 giugno 2007, in occasione di un
rimpasto, è nominato Ministro dell'Agricoltura.
Candidato dell'UMP
alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 4 giugno 2009, è
eletto e, di conseguenza, il 24 giugno lascia l'incarico ministeriale
per incompatibilità con il mandato parlamentare.
Il 27 novembre
2009 è designato dal governo di François Fillon come commissario
europeo. Il presidente della Commissione José Manuel Barroso gli ha
affidato il portafoglio del Mercato interno e dei Servizi finanziari. Il
suo mandato ha avuto inizio il 10 febbraio 2010. 30-03-2011]
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PROVE DI
SUCCESSIONE AL TRONO: RUPERT MURDOCH SPEDISCE IL TERZOGENITO A LONDRA A
RICOPRIRE IL RUOLO DI VICECAPO OPERATIVO DELLA NEWS CORP. - GOODBYE
SARKÒ! I SOCIALISTI PER PRECAUZIONE PREPARANO DELLE PRIMARIE “LIGHT” -
“UNA FUKUSHIMA FRANCESE NON È IMPOSSIBILE” - COSTA D’AVORIO, OUATTARA
CONQUISTA QUATTRO CITTÀ – MARI DI "NEVE" DALLA COLOMBIA – RONDE
ANTIPUTTANE IN CALIFORNIA – CARNE DI MUCCA CLONATA PRESTO SULLE TAVOLE
INGLESI? – I 25 MIGLIORI BLOG DI FINANZA SECONDO IL ’TIME’
1 - THE GUARDIAN
DINASTY! UN RUOLO DI VERTICE A NEW YORK PER IL TERZOGENITO DI
MURDOCH
http://bit.ly/eYUqzU
- L'erede è designato. Il più piccolo dei tre figli del magnate Rupert
Murdoch, avuto dalla seconda moglie, volerà a Londra per salire ai
vertici della News Corporation. James Murdoch diventerà il vicecapo
responsabile del conglomerato mediatico che comprende, tra gli altri, il
Time di Londra e sarà anche presidente e Chief executive di News Corp's
international businesses, mantenendo le competenze per i mercati europeo
e asiatico.
2 - LE FIGARO
IN FRANCIA, PER EVITARE DI SCANNARSI, I SOCIALISTI FARANNO DELLE
PRIMARIE "LIGHT"
http://bit.ly/gXlxed
- Budget di 30 mila euro a candidato, un solo dibattito televisivo e
nessun raduno in programma. Il partito socialista francese studia delle
primarie in versione "light". La Direzione, infatti, vuole evitare uno
scivolone. I socialisti sono i favoriti per le elezioni presidenziali
del prossimo anno, ma il rischio è che si scateni una guerra interna. Le
candidature verranno presentate tra il 19 giugno e il 9 ottobre.
SARKOFAGO IN
PICCHIATA: UN SONDAGGIO REGISTRA UN CROLLO DI CONSENSI DELL'8%
http://bit.ly/grgke3
- Secondo un sondaggio effettuato da l'observatoire BVA pour
Orange/L'Express/FranceInter, Sarkofago continua a soffrire
un'inesorabile emorragia di consensi. Si parla di un crollo di 8 punti
percentuali che all'appuntamento elettorale del 2012 non gli
permetterebbe nemmeno di passare il primo turno, mandando al secondo
turno contro i socialisti solo Marine Le Pen.
SVOLTA IN COSTA
D'AVORIO, OUATTARA CONQUISTA 4 CITTÀ - FUOCO CONTRO UN ELICOTTERO DELLE
NAZIONI UNITE
http://bit.ly/eLDK5J
http://bit.ly/dIhmYe
- Quattro mesi dopo la crisi post elettorale che ha spaccato la Costa
d'Avorio, le forze del presidente Alassane Ouattara hanno preso il
controllo di tre città strategiche nell'ovest del paese. Ouattara è
stato eletto il 28 novembre scorso, avendo la meglio sul presidente
uscente Gbagbo che però si è rifiutato di accettare i risultati delle
elezioni, innescando la guerra civile.
- Lunedì alcuni membri delle Forze repubblicane della Costa d'Avorio che
sostengono Ouattara hanno fatto fuoco contro un elicottero delle Nazioni
Unite che stava effettuando un volo di ricognizione.
3 - LE MONDE
UNA FUKUSHIMA FRANCESE? "NON È IMPOSSIBILE..."
http://bit.ly/gDzFRR
- Intervistato da Le Monde, il presidente dell'Autorità francese per la
Sicurezza nucleare, André-Claude Lacoste, dice: "Non si può affermare
che non ci saranno mai incidenti nucleari gravi in Francia. L'unica cosa
che si può fare, nonché l'unica filosofia da abbracciare per perseguire
la sicurezza nucleare, è fare di tutto per ridurre la probabilità che si
verifichino, anziché correre ai ripari dopo".
4 - TIME
UN MARE DI COCAINA! DALLA COLOMBIA SOTTOMARINI "FAI DA TE" PIENI
ZEPPI DI POLVERE BIANCA
http://ti.me/gfLrhK
LE FOTO
http://ti.me/g60IRq
- Fino a qualche tempo fa i narcos colombiani usavano i semisommersi.
Attraversavano i mari scivolando appena sotto la superficie del mare,
lasciando fuori soltanto i tubi per assicurarsi l'approvvigionamento di
ossigeno. Poi sono stati scoperti e così hanno fatto l'upgrade: nel
febbraio scorso le forze militari colombiane hanno intercettato un
sottomarino vero e proprio (anche se "artigianale") lungo la costa
pacifica del paese. A bordo c'erano tre tonnellate di cocaina.
I 25 MIGLIORI BLOG
DI FINANZA AL MONDO SECONDO IL TIME
http://ti.me/gvaC4l
RONDE ANTIPUTTANE!
IN CALIFORNIA CITTADINI IN STRADA CONTRO LA PROSTITUZIONE
http://ti.me/eMtc4O
A Vallejo, 25 mila abitanti a nord-est di San Francisco, i cittadini si
sono messi a scimmiottare il Veneto e le sue ronde (ammesso che ci sia
ancora qualcuno che le fa). La sola differenza è che nella cittadina
californiana vanno a caccia di prostitute anziché di immigrati.
5 - THE TELEGRAPH
MAGNA CHE TI FA BENE! IN GRAN BRETAGNA PRESTO IN VENDITA CARNE
DI MUCCA CLONATA?
http://bit.ly/gJUlpC
- Carne e latte dalla progenie di animali clonati potrebbero arrivare
nei supermercati inglesi già dalla fine della prossima estate. E si
prevedono polemiche, perché l'etichetta sarà quella di sempre.
30-03-2011]
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SALVATE IL SOLDATO
BERSANI! - SUL CASO DEL DALEMONE TEDESCO IL PD NON SA DOVE SBATTER LA
TESTOLINA - IL VOTO SULL’ARRESTO DELL’EX ASSESSORE DI VENDOLA INDAGATO
PER LO SCANDALO SANITÀ IN PUGLIA TERRORIZZA IL PARTITO - I DEMOCRATICI
PREGANO CHE ALLA FINE A DECIDERE SIA IL TRIBUNALE DI BARI A CUI TEDESCO
HA PRESENTATO APPELLO - IL PDL CONCEDE AL MASSIMO UN GIORNO E
INFIERISCE: “DOV’è IL FUMUS PERSECUTIONIS? VOGLIONO ALLUNGARE IL BRODO”…
Goffredo De
Marchis per "la
Repubblica"
Rinvio del voto
sull´arresto di Alberto Tedesco, ex assessore della Sanità in Puglia e
oggi senatore del Pd. E il suo partito può tirare un sospirone di
sollievo. Ma solo per 24 ore. Oggi si riunisce di nuovo la giunta.
Imbarazzato,
diviso, spaccato: così appare il Partito democratico su una vicenda che
mette in difficoltà tutta la linea seguita fin qui nella delicata
partita giustizia. Ieri sera si è riunita la giunta delle immunità di
Palazzo Madama presieduta dal Pd Marco Follini per decidere il sì o il
no all´ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bari. I nove
membri democratici sono entrati nella riunione senza una posizione
comune, orfani anche di un´indicazione chiara dei vertici del partito,
ossia di Pier Luigi Bersani.
E di questo si
sono tutti lamentati. La capogruppo Anna Finocchiaro ha tenuto chiusi in
una stanza i senatori democratici per l´intero pomeriggio cercando una
via di uscita unitaria. Alla fine, l´unica strada l´ha fornita lo stesso
Tedesco presentando proprio ieri mattina un appello contro la richiesta
di arresto. Una novità nell´iter processuale che giustifica il rinvio e
che potrebbe togliere le castagne dal fuoco all´incerto Pd. Se arrivasse
un giudizio terzo dal tribunale barese contrario al carcere, il caso
sarebbe risolto.
Almeno a livello
parlamentare. Se invece fosse confermata la decisione del gip, il Pd a
quel punto sarebbe quasi costretto a votare per l´arresto del suo
senatore. Ma adesso il Pdl cerca di approfittare dell´impasse
democratica. Il relatore del provvedimento Alberto Balboni (Pdl)
dichiara di non «vedere fumus persecutionis» contro Tedesco. Quindi fa
pendere la bilancia verso l´arresto. Accetta lo slittamento ma solo di
un giorno perché «il Pd ci ha accusato di perdere tempo, adesso mi
sembra che siano loro a voler allungare il brodo».
Il capogruppo del
Pd nella giunta Francesco Sanna prova a tenere in equilibrio una scelta
che tanto in equilibrio non è. Bisogna evitare clamorose spaccature
democratiche. «Tedesco dimostra di volersi difendere nel processo con la
richiesta di appello. E non di contare sull´immunità di casta come fanno
altri - osserva Sanna -. Ora abbiamo bisogno di qualche giorno per
leggere le nuove carte». Ma le ore corrono, oggi si ricomincia. E le
ultime indiscrezioni sugli orientamenti dei membri Pd nella giunta danno
questo verdetto: 7 contrari all´arresto e due (l´ex magistrato Felice
Casson e Marilena Adamo) perplessi. Ma altre voci parlano di numeri
ribaltati. Comunque resta l´imbarazzo. E la spaccatura.
30-03-2011]
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ASIA CHIUDE IN
RIALZO, L’EUROPA APRE INCERTA - IN SPAGNA NON C’È POSTO PER TRE CASSE DI
RISPARMIO - CONSOB, ARRIVA CAPUTI - A MEDIASET LE TORRI TELEVISIVE DMT -
A BRESCIA UN SUMMIT “SUPERPOPOLARE” - PER AVIO C’È CAIO - ZONIN FA DUE
FILM - Ponzellini contro i sindacati - LA POLITICA LOMBARDA NEL CICLO DI
A2A - LA BANCA PROSSIMA DI CARIPLO - DA BNP A DEUTSCHE BANK, L’AMERICA
CHIEDE I PIANI ANTI-CRAC - A MOGLIANO VENETO GENERALI IN SCIOPERO
1. BORSA: EUROPA
INCERTA CON BANCHE, ENERGIA IN EVIDENZA...
(ANSA) - Borse europee incerte nei primi scambi dopo
sei sedute in positivo. L'indice d'area Stxe 600 è poco sotto la parità.
Crollo del 4,1% per H&M, dopo aver indicato in caduta i profitti del
primo trimestre. Taylor Wimpey registra, invece, un rialzo dell'1,5% con
la decisione di vendere le sue unità in Nord America per 955 milioni
dollari a fronte di una riduzione del debito. Guadagna l'1% Shell con
l'autorizzazione di avviare lo operazioni per un pozzo nel Golfo del
Messico.
A livello
settoriale frenano i bancari (-0,94%) con Kbc (-4%) e le italiane Intesa
SanPaolo (-3,4%) e Bpm (-2,1%). Segno positivo per materie prime
(+0,17%) e auto (+0,25%). Ben comprata l'energia (+0,53%) con Vestas
(+1,6%) e Saipem (+1,1%).
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,09%
- Parigi -0,12% - Francoforte +0,11% - Madrid -0,59% - Milano -0,75% -
Amsterdam -0,08% - Stoccolma -0,47% - Zurigo -0,31%.
2. BORSA: ASIA IN
RIALZO, OTTIMISMO SU RIPRESA ECONOMIA
(ANSA) - Borse di Asia e Pacifico in gran parte
positive, con i mercati di riferimento in ripresa dopo le perdite record
in seguito al terremoto che ha devastato il Giappone. A dare forza ai
listini anche alcuni report che indicano una sostanziale ripresa
dell'economia globale. L'indice d'area Msci gudagna così oltre mezzo
punto percentuale. In Australia le vendite al dettaglio sono salite per
il quarto mese e segnali incoraggianti arrivano dal mercato del lavoro
negli Stati Uniti e in Germania. A Sydney si mostrano in evidenza le
commodoties con Bhp Billiton (+2,08%) e Alumina (+1,2%).
Acquisti a Tokyo
su Nikon (+3,5%), Mitsubishi Ufj (+2,6%), e Konika Minolta (+1,6%). A
Shanghai rialzo dell'1% di Industrial & Commercial Bank of China sulla
scorta delle buone indicazioni arrivate dagli utili. Mentre a Seul gli
acquisti valorizzano Korean Airlines (+5,6%) e Daewoo Engineering (+3%).
Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e
Pacifico: - Tokyo +0,48% - Hong Kong +0,37% (seduta in corso) - Shanghai
-0,78% - Taiwan +0,43% - Seul +0,73% - Sydney +0,33% - Mumbai +1,33%
(seduta in corso) - Singapore +0,31% - Bangkok +0,21% - Giakarta +0,77%
(seduta in corso).
3. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI GIOVEDI' 31 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Gruppo
Ceramiche Ricchetti, Terna.
Milano: incontro
organizzato da Confindustria Lombardia con il sostegno di Intesa
Sanpaolo, su 'L'attrattivita' della Lombardia e l'Internazionalizzazione
delle imprese lombarde'. Partecipano, tra gli altri, Alberto Barcella,
presidente Confindustria Lombardia; Giuseppe Recchi, presidente GE Sud
Europa, Comitato Investitori Esteri Confindustria.
Roma: si riunisce
a palazzo Chigi il Consiglio dei ministri.
Roma: il
presidente dell'Autorita' Antitrust, Antonio Catricala', interviene al
Postal Services Summit.
Roma: si riunisce
l'assemblea di Confagricoltura per il rinnovo della cariche sociali.
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - CONTESA ITALIA-FRANCIA: Il Tesoro studia un
fondo nazionale strategico per rilevare quote significative delle
imprese con il sostegno di Cdp (Il Sole 24 Ore, pag. 2). Proglio congeda
Quadrino, giro di poltrone nella filiera A2A-Edison (dai giornali).
PARMALAT: faro Ue
sul blitz di Lactalis: manca la richiesta dell'ok all'Antitrust europeo
(dai giornali). Per Collecchio pronte a intervenire in cordata Intesa
Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca insieme a Fintecna (Il Messaggero, pag.
17). Lo shopping italiano all'estero vale 460 miliardi (La Stampa pagg
14 e 15).
POLTRONE
PUBBLICHE: Ieri nuovo vertice di Governo: la Lega alza il tiro (Il Sole
24 Ore, pag. 40) Fantozzi verso Enel Green Power, Roth da Terna (dove
arriva Castelli) alle Poste (Corriere della Sera, pag. 35). In arrivo
due ad per Finmeccanica (La Repubblica, pag. 31)
CREDITO: Con
Basilea 3 crescita a rischio. Una ricerca Ambrosetti avverte: 'Minori
prestiti a imprese e famiglie italiane per 436 miliardi' (Il Sole 24
Ore, pag. 3).
BCE: Jurgen Stark,
membro dell'esecutivo di Francoforte, difende il prossimo rialzo dei
tassi (Financial Times, pag. 1)
SALINI: Il
costruttore italiano vince una maxi commessa per un impianto in Etiopia
sul Nilo da 3,3 miliardi (Il Sole 24 Ore, pag. 21).
FIAT: Si allunga i
tempi per l'Ipo di Chrysler. Marchionne: 'Niente fretta, ma entro
quest'anno saliremo al 51%' (dai giornali).
GENERALI: limiti
ai poteri d'urgenza, autonomia al ceo solo in caso di impossibilita' di
convocare un cda (Il Sole 24 Ore, pag. 36). Al cda del 6 aprile le scuse
di Bollore' e l'affondo sui poteri di Geronzi (La Stampa, pag. 31).
BPM: Il presidente
Ponzellini contro i sindacati, e' scontro sull'aumento di capitale (dai
giornali)
MEDIASET: Punta al
60% di Dmt, nasce il numero uno in Italia delle torri (dai giornali)
AS ROMA: La firma
della cessione a DiBenedetto il 15 aprile a Boston. Sconto di 10 milioni
sul prezzo (Il Messaggero, pag. 26).
5. I DIPENDENTI DI
GENERALI DI MOGLIANO VENETO SCIOPERANO...
Riceviamo e pubblichiamo:
Buonasera, vi invio comunicato sindacale dello sciopero del 1 aprile dei
dipendenti di Assicurazioni Generali a Mogliano Veneto con presidio.
Dopo lo sciopero del 28 c.m., torneremo a scioperare per altre quattro
ore venerdì 1 aprile. Non abbiamo scelta, l'Ania (associazione nazionale
fra le imprese assicuratrici) ha respinto la nostra piattaforma
contrattuale, presentandocene un'altra peggiorativa. Ci chiedono
sacrifici quando il settore assicurativo va benissimo, sia il ramo vita
che quello delle rc auto, senza contare che arriverà una grossa cedola
per gli azionisti. La salute del gruppo è costruita però anche dai
dipendenti, ai quali va riconosciuto l'impegno. La controproposta
dell'Ania smantellerebbe i diritti acquisiti dagli addetti per avere la
gestione completa del personale.
Vengono colpiti
direttamente aspetti fondamentali del contratto assicurativo a tutela
dei lavoratori, e anche sul piano economico non è disposta a concedere
l'aumento richiesto. Vi segnalo che la seconda parte dello sciopero a
Mogliano sarà venerdì 1 aprile con presidio dalle ore 7. Lo sciopero del
28 ha avuto un grande successo:
l'adesione è stata ampissima, come da tempo non si vedeva:
la partecipazione numerosissima ed attiva di tanti dipendenti giovani al
presidio è stata un vero successo. A testimonianza di ciò i tre servizi
mandati in onda dal tg regionale RAI lunedì.
Mirko Simionato
6. SPAGNA: FALLITO
IL PROGETTO DELLA TERZA CASSA DI RISPARMIO SPAGNOLA...
Radiocor - Il progetto di dar vita alla terza Cassa di
risparmio spagnola, Banco Base, e' fallito. Lo ha annunciato La Banca di
Spagna. La mega banca doveva nascere dalla fusione di Cajastur, Caja
Cantabria, Caja Extremadura e la piu' grande - ma anche indebitata -
Caja del Mediterraneo (Cam), dopo che le assemblee generali delle prime
tre entita' hanno votato contro l'unione per i problemi di solvibilita'
della Cam.
Il principale
ostacolo all'operazione, che avrebbe creato un'entita' con asset per 125
miliardi di euro, erano i 2,78 miliardi che Banco Base avrebbe dovuto
chiedere al fondo di salvataggio Frob - il doppio di quanto previsto
inizialmente - e che, assieme ai circa 1,5 miliardi gia' patteggiati in
forma di partecipazioni preferenziali dello Stato, avrebbe messo la
nuova entita' vicina alla nazionalizzazione.
7. CONSOB:
SINDACATI, IN ARRIVO SEGRETARIO GENERALE GAETANO CAPUTI...
Radiocor - E' atteso nei prossimi giorni l'arrivo alla
Consob del nuovo segretario generale. Secondo fonti sindacali
dell'Autorita' di via Martini interpellate da Radiocor, la scelta del
presidente Giuseppe Vegas e' caduta su Gaetano Caputi, dal 2002 a fianco
di Giulio Tremonti all'Economia, prima al Gabinetto, poi all'Ufficio
legislativo, anche se il nome non e' stato ancora comunicato
ufficialmente.
La delibera
organizzativa che attiva la funzione del segretario generale, ruolo
inserito gia' sotto la presidenza di Lamberto Cardia ma finora mai
attivato, e' gia' stata firmata, rivelano i sindacati. La decisione di
Vegas di nominare un segretario generale non e' vista con favore da
alcune sigle sindacali, in particolare Falbi, Fisac e Uilca ed era tra
le motivazioni che avevano spinto allo sciopero dello scorso mese di
febbraio.
8. BCE: BINI
SMAGHI, ALZEREMO TASSI INTERESSE IN MODO GRADUALE...
Radiocor - La Banca Centrale europea alzera' i tassi di
interesse gradualmente, garantendo nel contempo l'aiuto e la
disponibilita' per le banche degli Stati membri che incontrano
difficolta' per oneri finanzari piu' elevati. Lo ha detto il membro del
consiglio direttivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, in un'intervista a
Mosca con Russia Today. 'Aumenteremo i tassi gradualmente, mantenerli a
questi livelli non e' appropriato perche' rifletterebbero una politica
espansiva', ha spiegato Bini Smaghi. 'Abbiamo un solo tasso d'interesse
e quindi deve soddisfare tutti', ha aggiunto, sottolineando, inoltre che
la Bce 'possiede anche altri mezzi per fornire liquidita' al sistema ed
assicurare che tutte le banche del sistema abbiano accesso ai
finanziamenti'.
9. LA POLITICA
LOMBARDA NEL CICLO DI A2A...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - A poche settimane dalle elezioni
amministrative di Milano, si prepara il travaso dal mondo politico a
quello manageriale, dai consigli comunali a quelli d'amministrazione, da
Palazzo Marino ad A2a e partecipate. Insomma, le ex-municipalizzate si
rafforzano di ex-municipalizzati: l'assessore uscente al decoro urbano
Maurizio Cadeo viene designato da A2A alla vicepresidenza dell'Amsa,
mentre l'assessore alle infrastrutture Bruno Simini è candidato alla
presidenza della società di trattamento rifiuti.
La lega vede
sfumare la candidatura del bresciano Bruno Caparini al consiglio di
Edison ma ottiene da A2a l'indicazione di Franco Baiguera alla
presidenza di Delmi, la holding che riunisce i soci italiani di Edison.
La presidenza di Edison andrà dunque a Gabriele Albertini? Forse più
avanti. Per ora all'ex sindaco di Milano è stata proposta la presidenza
di Edipower.
10. A MEDIASET LE
TORRI TELEVISIVE DMT LA SOCIETÀ VALUTATA 400 MILIONI...
Da "la
Repubblica" - Mediaset scommette sulle torri e riporta
sotto il suo cappello Dmt, lo spin off del 2004 quotato in Borsa e
controllato da Alessandro Falciai. Un´operazione che valuta Dmt 400
milioni. A spingere Mediaset anche le difficoltà finanziarie di Dmt e i
timori che finisse nelle mani di un operatore concorrente che da oggi,
per trasmettere, dovrà rivolgersi anche al Biscione.
11. QUEL SUMMIT A
BRESCIA SULLA «SUPERPOPOLARE»...
N. B. per "Il
Sole 24 Ore" - Tutta la Brescia bancaria ne parlava. Poi i
boatos si sono diffusi a Bergamo, Verona, Lodi, sino a Novara e anche
più in là. Ubi Banca, contattata, smentisce categoricamente. Ma numerosi
testimoni concordano: nei giorni scorsi si sarebbero incontrati nella
"leonessa d'Italia" Carlo Fratta Pasini, presidente del consiglio di
sorveglianza del Banco Popolare, Emilio Zanetti e Corrado Faissola,
presidenti rispettivamente del consiglio di gestione e di sorveglianza
di Ubi Banca.
Cosa si siano
detti non è dato sapere. Ma, a giudicare dai rumors ai piani alti del
management dei due maggiori istituti mutualistici nazionali, qualche
discorso avrebbe riguardato il progetto «superpopolare». Un piano
nuziale che appare e scompare, in funzione delle interpretazioni
sull'antico detto bresciano «chi lontà ìl se va a maridà, o l'embròia o
i la 'mbroièrà». (N.B.)
12. UN GATTO A
NOVE CODE CONTRO NOERA...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Assemblea rovente all'Aiaf, l'associazione
cui fanno capo oltre un migliaio di analisti finanziari di Piazza
Affari. La convention annuale, ieri sera, ha approvato il bilancio ma si
è infiammata sulla governance e si è aggiornata riguardo il rinnovo di
revisori e probiviri. Nove "past president" hanno firmato una dura presa
di posizione contro l'attuale numero uno, Mario Noera. Guido Brignone,
Francesco Caretti, Ferruccio Carminati, Gregorio De Felice, Franco Carlo
Papa, Gianni Pasini, Luciano Pichler, Giorgio Tagi e Giampaolo Trasi:
tutti, in una lettera, si sono detti molto preoccupati della «lacerante
conflittualità all'interno del Consiglio direttivo e tra direttivo e
Collegio dei probiviri». E oltre a «un passo indietro di tutti»,
sollecitano «un percorso di rifondazione dell'associazione».
13. LEONE MA NON
BANCHIERE...
Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" - la governance delle Generali è sotto
osservazione continua. Così come la razionalizzazione delle
partecipazioni: varie decine concentrate nel cuore della finanza
italiana da Rcs a Telecom Italia. Partecipazioni strategiche e di
sistema, cui si aggiungono ancor più numerosi investimenti di dimensioni
ridotte e bassa rilevanza. Che però talvolta per gli azionisti triestini
non si rivelano certo un affare. È il caso della presenza in Banca di
Credito dei Farmacisti o nel Banco di Lucca e del Tirreno (partecipato
attraverso Sofibar, la finanziaria delle banche romagnole): la prima ha
un capitale sociale di 12 milioni, il secondo di 21. In comune hanno
l´urgenza di ricapitalizzare (i farmacisti nati nel 2007 non hanno
ancora chiuso un bilancio in utile) perché «il capitale è diminuito di
oltre un terzo in conseguenza di perdite».
14. TORNA CAIO
GUIDERÀ AVIO...
Dal "Corriere
della Sera"- Il consiglio di Avio ha nominato ieri
Francesco Caio nuovo amministratore delegato del gruppo. Caio, 53 anni,
è vicepresidente Investment Banking per l'Europa di Nomura, e
consigliere non esecutivo di Ivensys, Indesit e il «Sole 24 Ore» .
Assumerà il nuovo ruolo a partire dal 2 maggio.
15. LA RIVOLTA IN
BANKITALIA CONTRO I TAGLI...
Dal "Corriere
della Sera" - L'austerity arriva anche in via Nazionale. La
Banca d'Italia si è infatti allineata al blocco triennale delle
retribuzioni e al taglio degli stipendi più elevati stabilito per la
Pubblica Amministrazione dai provvedimenti del governo sul contenimento
della spesa pubblica integrati poi dal Milleproroghe.
Il Consiglio
Superiore della Banca ha così deciso di bloccare per tutti i dipendenti
gli adeguamenti economici di carattere generale per il periodo 2011-2013
e di ridurre le retribuzioni sopra i 90 mila euro del 5%per la parte
eccedente tale cifra fino ai 150 mila euro e del 10%per la parte oltre i
150 mila euro. Interrompendo la trattativa coi sindacati avviata sei
mesi fa.
«Non potevamo più
rinviare» , hanno spiegato a Palazzo Koch a fronte della protesta dei
sindacati che con la Fabi hanno subito annunciato «l'ampia mobilitazione
del personale di ogni ordine e grado» giudicando la decisione «lesiva
dell'autonomia dell'istituto» . Si tratta di un «provvedimento
eccezionale» , passato all'esame della Bce, che potrà rientrare se
verranno modificate le norme del Milleproroghe e comunque quando ne
saranno esauriti gli effetti, spiegano ancora in Banca d'Italia dove
resta la convinzione di poter mantenere in piedi il dialogo col
sindacato con cui è in corso un ampio negoziato sulla previdenza
complementare, sulla riforma delle carriere e sull'efficienza aziendale.
Il taglio degli
stipendi del personale della Banca d'Italia è stato comunque preceduta
dalla autonoma decisione del governatore Mario Draghi e degli altri
componenti del Direttorio di tagliarsi del 10%la retribuzione.
16. IL BANCHIERE
ZONIN GIRA DUE FILM...
Dal "Corriere
della Sera" - Banche e vino, le due passioni note di Gianni
Zonin. Ma ora il presidente della Popolare di Vicenza si dà anche al
cinema. Forse è un ricordo di quando era uno dei principali azionisti
della Bnl, la banca che per tradizione ha finanziato il cinema italiano.
Di certo, il debutto ha a che fare con la nuova sede romana nello
storico palazzo di Generali a piazza Venezia.
E con la
possibilità di diventare partner bancario delle case di produzione. Si
parte con «Nessuno mi può giudicare» , il film con Paola Cortellesi e
Raoul Bova (co-prodotto con i Lucisano) e «C'è chi dice no» , la nuova
pellicola di Luca Argentero (con Catleia). E dopo il cinema la tv. La
Vicentina, che chiude il 2010 con una crescita degli impieghi (+14%) e
della raccolta diretta (+14,3%), esordisce domenica con una campagna su
reti nazionali.
17. BANCA PROSSIMA
ENTRA CARIPLO...
Dal "Corriere
della Sera" - Fondazione Cariplo entra in Banca Prossima,
l'istituto di Intesa Sanpaolo dedicato al terzo settore, con una quota
del 12%. Anche altre fondazioni socie stanno valutando un passo simile.
18. DA BNP A
DEUTSCHE BANK, L'AMERICA CHIEDE I PIANI ANTI-CRAC...
Dal "Corriere
della Sera" - Stress test? In teoria possono rassicurare la
Bce e i governi europei. Ma non l'America che preferisce fare di testa
sua. Invece di lanciare una nuova tornata di test per verificare la
solidità delle banche, come quelli del 2009 post fallimento di Lehman,
la Fdic, l'autorità di vigilanza sul settore bancario, ha deciso di
andare dritta al sodo ed evitare simulazioni e quant'altro per capire
davvero cosa potrebbe succedere, non tanto se lo scenario macroeconomico
dovesse peggiorare, quanto se dovesse saltare una grande banca.
Così ieri la Fdic
ha chiesto ai big di Wall Street di presentare alle autorità federali un
piano dettagliato di come intendono procedere in caso di fallimento.
L'invito è stato esteso anche alle grandi banche europee che hanno
attivi superiori ai 50 miliardi di dollari negli Usa. Perché, anche se
non sono americane e quindi le decisioni verrebbero prese altrove, gli
Usa vogliono sapere in anticipo come si muoverebbero per prevedere così
anche i possibili effetti sull'economia.
Un approccio più
pragmatico rispetto agli stress test europei, tipico degli americani.
Che con l'occasione avranno modo di sapere anche qualcosa di più su cosa
fanno negli Usa le concorrenti di Oltreoceano. Saranno infatti obbligate
a presentare il piano alla Fdic la Deutsche Bank, Royal Bank of
Scotland, SocGen, Bnp Paribas, Barclays, Hsbc. Probabilmente anche
Unicredit, che attraverso Pioneer ha importanti attività negli Usa,
mentre Intesa Sanpaolo potrebbe essere fuori.31-03-2011]
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PIù BOLLITI CHE
BOLLORé! - IL FINANZIERE BRETONE E GEROVITAL GERONZI HANNO PERSO LA
PARTITA PER SCALZARE PERISSINOTTO (DOV’è LA "PISTOLA FUMANTE"
SULL’AFFARE KELLNER?) - al consiglio delle Generali DEL 6 APRILE
PRESENTERANNO IL LORO "MEA CULPA" - basteranno le scuse? DELLA VALLE &
C. si preparano a chiedere la revisione delle deleghe di Geronzi, specie
quella sulla comunicazione...
Francesco
Manacorda per "la
Stampa"
Come antipasto le
scuse di Vincent Bolloré al consiglio delle Generali. Poi il piatto
forte: l'affondo dei consiglieri per stringere - costringere,
preferirebbe qualcuno - Cesare Geronzi nel suo ruolo di presidente non
esecutivo della compagnia e portarlo ad allinerasi con il Ceo Giovanni
Perissinotto. Come? Attraverso una revisione delle deleghe del
presidente e un regime ipocalorico di esternazioni.
A una settimana
dal cda straordinario delle Generali in calendario per mercoledì 6
aprile il menù, non ufficiale e provvisorio, dell'incontro più atteso
per capire dove va la finanza italiana è questo. Con la possibile
aggiunta di qualche contorno assai piccante. Ieri il consigliere del
Leone Diego Della Valle ha chiesto informalmente che all'ordine del
giorno venga messo anche il capitolo delle spese del presidente.
Geronzi, a sua
volta, sarebbe pronto a sollevare temi controversi. Qualche piatto
potrebbe sparire all'improvviso, ma insomma il menù si annuncia per
palati forti. E per clientela internazionale: anche il consigliere ceco
Petr Kellner, sotto strumentale attacco - l'obiettivo principale è
Perissinotto - per la joint-venture Generali-Ppf, sarà presente il 6.
Il «mea culpa» di
Bolloré è, allo stato, uno dei punti prevedibili del cda. Il
vicepresidente delle Generali, socio debole nella compagnia ma forte
nella controllante Mediobanca, avrebbe già espresso in alcuni colloqui
riservati la sua intenzione di rettificare le opinioni espresse nel
consiglio del 16 marzo, quando si astenne sul bilancio citando tra
l'altro i dubbi su Generali-Ppf.
La posizione di
Bolloré è in linea con quanto in queste ore va dicendo Geronzi.
Obiettivo del presidente è arrivare a un consiglio dove non ci siano
spaccature: come ha già detto ritiene che tutti debbano «compiere uno
sforzo di coesione per il bene della compagnia».
E' un obiettivo
plausibile la pax geronziana? E per ottenerla basteranno le scuse di
Bolloré? Per un numero consistente di consiglieri - probabilmente gli
otto che si sono già mossi per chiedere al convocazione di un cda
straordinario (i tre eletti da Assogestioni, Della Valle, Kellner, l'ad
di De Agostini Pellicioli e il segretario generale di Crt Miglietta), ma
non solo per loro è difficile che la mossa del vicepresidente francese
sia sufficiente.
Ancora più arduo
appare che si accontentino di un'unanimità di facciata. Non a caso c'è
chi ha chiesto che Bolloré si presenti in cda dimissionario dalla
vicepresidenza, anche se difficilmente sarà accontentato. «Qui -
sostiene comunque un consigliere - non si tratta più di una questione
personale, ma di questioni sostanziali e ben più ampie».
Di cosa si tratti
è presto detto: Geronzi e Bollorè, secondo la visione della maggioranza
dei consiglieri e del management guidato da Perissinotto - hanno agito
di concerto per delegittimare gli uomini alla guida del Leone. Per
questo alcuni componenti del cda si preparano a chiedere che le deleghe
di Geronzi - specie quella sulla comunicazione, dove negli ultimi mesi
il presidente si è dimostrato invidiabilmente iperattivo vengano
ridimensionate.
A rasserenare gli
animi non contribuisce il mistero del verbale del cda Generali del 16
dicembre 2010. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera in quel
documento sono indicate alcune perplessità di Kellner su Ppf-Generali.
Muovendo dal verbale l'Isvap contatta Kellner, il quale però risponde
all'Autorità, e ricorda a Geronzi, che lui alla riunione del 16 non era
nemmeno presente.
Tra i soci del
Leone c'è chi vede dietro questi eventi l'ennesimo tentativo teso a
delegittimare Perissinotto. Anche per questo il consiglio del 6 aprile
non si concluderà con un brindisi di pace. E se tregua sarà, come appare
probabile, resta da capire quanto è destinata a durare. 31-03-2011]
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ALLARME ROSSO PER
GHEDDAFI - IL POTENTISSIMO MINISTRO DEGLI ESTERI E UOMO CHIAVE DEI
SERVIZI LIBICI SCAPPA DA TRIPOLI E ARRIVA TUTTO CONTENTO A LONDRA (DOVE
SPIATTELLERÀ TUTTI I SEGRETI MILITARI DEL RAIS) - COME AL SOLITO LA
FRANCIA SPINGE PER ARMARE I RIBELLI, STOP DELLA RUSSIA, GIOCO DELLE TRE
CARTE DI USA E GB - LA REALTÀ È CHE NESSUNO CONOSCE LA VERA NATURA DEGLI
INSORTI (GLI JIHADISTI TRA I RIBELLI POTREBBERO ESSERE IL 2, IL 20 O
L’80%)…
Maurizio Molinari
per "la
Stampa"
Il potente ex capo
dell'intelligence libica è fuggito a sorpresa in Gran Bretagna mettendo
in luce l'indebolimento del regime di Gheddafi mentre Parigi, Mosca e
Washington si dividono sulla decisione di fornire armi ai ribelli
bengasini. Moussa Koussa da alcuni giorni aveva fatto perdere le sue
tracce e ieri l'agenzia di stampa tunisina ha svelato che nelle ultime
48 ore è stato in Tunisia, da dove è partito dall'aeroporto di Gerba
giungendo a Londra in serata.
La conferma è
arrivata da Downing Street: «È arrivato qui di sua volontà». Moussa
Koussa è l'attuale ministro degli Esteri libico ma per molti anni è
stato l'onnipotente capo dell'intelligence di Gheddafi: a lui si
attribuiscono i complotti per colpire i dissidenti all'estero negli anni
Ottanta e ogni sorte di trame terroristiche come anche la trattativa con
gli Stati Uniti che portò nel 2003 allo smantellamento del programma
nucleare di Tripoli che lo stesso super 007 era riuscito ad acquistare
su ordine personale del colonnello.
Considerato uno
degli uomini più fedeli a Gheddafi nonché in possesso dei segreti -
militari ed economici della Jiamahyria, Moussa Koussa incarna il regime
di Tripoli e la sua defezione lascia intendere che fra i più stretti
collaboratori del colonnello serpeggia il malumore. La decisione di
Koussa premia gli sforzi di Washington, Londra e Parigi che negli ultimi
giorni hanno più volte rivolto all'entourage del colonnello appelli alla
defezione.
Tale sviluppo
coincide però con la bagarre internazionale sulla fornitura di armi ai
ribelli libici. Fonti diplomatiche a Washington assicurano che «sono
stati i francesi ad aprire questo fronte» facendo sapere agli alleati di
essere pronti a inviare ai ribelli le armi necessarie per fronteggiare
le forze di Gheddafi. Il ministro degli Esteri di Parigi, Alain Juppé,
ha confermato il sostegno all'ipotesi ma la contromossa è arrivata da
Mosca, dove il collega russo Sergey Lavrov ha ribattuto: «Il Segretario
generale della Nato ha detto che si sono mossi per difendere i civili
non per armarli, e noi pensiamo che lui abbia ragione».
Come dire: Parigi
sta rompendo gli accordi alla base della coalizione che Mosca non ha
ostacolato evitando di opporre il veto alla risoluzione Onu 1973. A metà
strada fra Mosca e Parigi si colloca il premier britannico, David
Cameron, che dice di «non escludere» le forniture di armi adoperando una
formula molto simile a quella del presidente americano Barack Obama che
in tre interviste tv ha ripetuto di «non escludere del tutto» l'invio di
armi pur non essendo a favore di tale ipotesi.
L'incertezza della
Casa Bianca tradisce la presenza di opinioni differenti dentro
l'amministrazione, dove il Pentagono teme che armare i ribelli porti ad
un impegno di lungo termine in Libia e l'intelligence conferma la
presenza di «piccoli gruppi di miliziani di Al Qaeda in Cirenaica».
Secondo la Reuters, Obama avrebbe già autorizzato, firmando un ordine
segreto, operazioni di appoggio ai ribelli da parte della Cia.
Operazioni che secondo il sito web del New York Times sono già iniziate
«da alcune settimane».
C'è poi il nodo
dell'identità dei ribelli che Gene Cretz, ambasciatore Usa a Tripoli,
riassume così: «Non sappiamo se possiamo fidarci di loro al 100 per
cento». Bruce Riedel, ex consigliere di Obama sull'antiterrorismo,
aggiunge: «I jihadisti libici che hanno combattuto in Iraq e Afghanistan
stanno tornando, non sappiamo se sono il 2, il 20 o l'80% dei ribelli».
A fare da deterrente è il precedente dell'Afghanistan, quando
l'amministrazione Carter decise di armare i mujaheddin contro l'Armata
Rossa aiutando a formare combattenti che poi sono confluiti nelle fila
di Al Qaeda. [31-03-2011]
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INPS INPS HURRà! -
IL PIO PRODI INCASSA TRE PENSIONI AL MESE AL PARI DELLl’economista
finiano Mario Baldassarri - IL COMPAGNO KOSSUTTA NE BECCA SOLO DUE
(PAGATE IN EURO E NON IN RUBLI) COME VIOLANTE, CHE PORTA A CASA 16 MILA
€ LORDI AL MESE - L’EX SINDACALISTA D’ANTONI è ANDATO IN PENSIONE, A 55
ANNI, CON 40 ANNI DI CONTRIBUITI (MA S’è LAUREATO A 15?) - Sommano una
pensione all’indennità parlamentare sia Rocco Buttiglione sia Franco
Marini…
Mario Giordano per
"il
Giornale"
Prodi prende oltre
14mila euro di pensione al mese. Anzi: pensioni. Al plurale. Eh sì,
perché il Professore di vitalizi ne incassa addirittura tre: uno da
5.283 euro come ex presidente della Commissione europea, uno da 4.725
euro come ex parlamentare e uno da 4.246 come ex professore
universitario. Totale 14.254 euro lordi. La somma lo deve imbarazzare
non poco.
E infatti poco
tempo fa, in una dichiarazione Ansa del 24 novembre 2010, si è abbassato
l'assegno previdenziale, esattamente come le donne si abbassano l'età:
citava sì correttamente i 5.283 della commissione europea, ma poi
parlava di 1.797 euro lordi da ex parlamentare e di 2.811 lordi come ex
professore universitario, mostrando una prematura ma quanto mai
conveniente smemoratezza senile: in realtà quelle cifre cui lui si
riferisce sono al netto. E al lordo corrispondono appunto a 4.725
(esattamente 4.725,04) e 4.246 (esattamente 4.246,43) euro mensili.
Tutti
strameritati, per carità: non c'è trucco, non c'è inganno. Ma allora,
perché, Professore, dire le bugie? A sfrucugliare nei meandri della
previdenza italiana si fanno scoperte assai interessanti. Per esempio,
il cumulo di vitalizi d'oro è una consuetudine piuttosto diffusa, anche
fra coloro che fanno professione di pauperismo operaio.
Prendete il
vecchio Cossutta: l'uomo dei rubli incassa una pensione Inps dal 1980,
cioè dall'anno in cui a Mosca c'era ancora Breznev, Aldo Maldera era il
capitano del Milan e Bobby Solo a Sanremo cantava «Gelosia». E lo sapete
perché incassa quella pensione? Grazie alla famosa legge Mosca, con cui
l'odiato Stato borghese ha riconosciuto a dirigenti di partito e
sindacalisti contributi mai versati. Dal 2008, poi, il tovarisc Armando
di pensioni ne riceve due: all'assegno dell'Inps unisce infatti il
sostanzioso vitalizio parlamentare, 9.604 euro lordi al mese, una cifra
che è quasi una beffa per il compagno operaio.
Ma tant'è: per non
farsi mancare nulla, al momento di lasciare il Parlamento, dove aveva
piantato le tende da ben 10 legislature, Cossutta ha anche incassato una
liquidazione monstre pari a 345.744 euro, pudicamente definita «assegno
di solidarietà». Eccome no: solidarietà. Ma con chi? Con il suo conto
corrente? Due pensioni riceve anche Luciano Violante: 9.363 euro lordi
come ex parlamentare e 7.317 come ex magistrato, per un totale di 16.680
euro lordi al mese.
Tre pensioni
riceve l'economista finiano Mario Baldassarri, che con Prodi condivise
la famosa seduta spiritica sui colli bolognesi durante il rapimento
Moro: diventato presidente della Commissione finanze, non ha fatto un
gran che per risanare i bilanci pubblici, ma per quel che riguarda i
bilanci privati, beh, non si può certo lamentare. Due pensioni vanno in
tasca al compagno Giovanni Russo Spena: quella parlamentare ( pari a
5.510 euro netti dal 2008) si va a sommare a quella da professore
universitario (2.277 euro netti dal 2002, cioè da quando aveva 57 anni),
per un totale di quasi 8mila euro netti.
Sommano una
pensione all'indennità parlamentare sia Rocco Buttiglione (3.258 euro
netti come professore universitario dal 2007) sia Franco Marini (circa
2.500 euro grazie alla legge Mosca dal 1991, cioè da quando aveva 57
anni). Ancor più giovane è andato in pensione Sergio D'Antoni, deputato
del Pd, vicepresidente della commissione Finanza, già sindacalista assai
favorevole ai rigori sulla previdenza altrui: prende una pensione Inpdap
di 5.233 euro netti al mese (8.595 euro lordi al mese, 103.148 euro
lordi l'anno) dal 1º aprile 2001, cioè da quando aveva 55 anni.
Ma il bello è che
la pensione è stata liquidata sulla base di (udite bene) 40 anni di
servizio. 40 anni di servizio? A 55 anni? E dunque D'Antoni era in
università a 15 anni? E faceva già il docente? Possibile? Forse siamo
davanti a un genio precoce della scienza giuridica e non ce ne siamo mai
accorti? Si badi bene: lo scandalo qui non sono tanto i 5.233 euro netti
di pensione Inpdap (che pure non sono pochi per un sindacalista che ha
sostenuto la necessità di tagliare le pensioni dei lavoratori) e nemmeno
il fatto che essi vadano a sommarsi senza colpo ferire all'indennità
parlamentare.
31-03-2011]
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1- LE IDI DI MARZO
SULLE GENERALI SONO PASSATE, MOLTI STILETTI SI STANNO RINFODERANDO,
NESSUNA SCUSA O DIMISSIONI MA BOLLORÈ FARÀ METTERE A VERBALE UNA “PRESA
D’ATTO” DELLE SPIEGAZIONI FORNITE ALLA CONSOB DA PERISSINOTTO SULLA
JOINT VENTURE PPF-GENERALI. A TUTTI CONVIENE SCAMBIARSI IL SEGNO DELLA
PACE - 2- C’È UN MANAGER NAPOLETANO CHE STA FACENDO LE CAPRIOLE NELLO
SPAZIO: CAIO - 3 - GIALLO-ROSSO AMERICANO: SI APPRENDE CHE ZIO TOM
DIBENEDETTO METTERà LA FIRMA A BOSTON IL 15 APRILE E NON SI CAPISCE
DAVVERO LA RAGIONE PER CUI I VERTICI DI UNICREDIT DEBBANO TORNARE IN
AMERICA PER IL CLOSING DELL’OPERAZIONE - 4- BRESCIA IN DELIRIO: IL GOTHA
DI CIÒ CHE RESTA DEL CAPITALISMO “BIANCO” IN GLORIA DI GREGORIO
"JONATHAN" GITTI, CHE NEL NOVEMBRE DEL ’92 HA AVUTO LA SPLENDIDA IDEA DI
SPOSARE FRANCESCA BAZOLI, FIGLIA DEL PRESIDENTE DI INTESASANPAOLO - 5-
MPS SCIOGLIERÀ IL NODO DELL’AUMENTO DI CAPITALE COME DESIDERA
BANKITALIA? -
1 - LE IDI DI
MARZO SONO PASSATE, MOLTI STILETTI SI STANNO RINFODERANDO, E A TUTTI
CONVIENE SCAMBIARSI IL SEGNO DELLA PACE
Se volete vedere o addirittura toccare con mano la tunica di Cesarone
Geronzi dovete recarvi oggi pomeriggio alle 17,10 in punto al
Vittoriano.
Qui il presidente
di Generali accoglierà Giorgio Napolitano per l'inaugurazione della
mostra "Regioni e testimonianze d'Italia" dove accanto alle opere d'arte
che rappresentano quattro periodi storici dell'Unità d'Italia, è stato
allestito anche uno spazio espositivo per le Generali di Trieste. È
probabile che l'ex-banchiere di Marino mostri un'aria distesa e
motivata. Dopo l'ultimo consiglio di amministrazione, che per un pelo
stava per coincidere con le Idi di Marzo in cui Giulio Cesare fu colpito
da 23 pugnalate, il Cesarone de noantri è convinto di arrivare al
consiglio di amministrazione "straordinario" del 6 aprile con un
ramoscello d'ulivo.
I presagi degli
aruspici sembrano confortare questa ipotesi e la tempesta di primavera
scatenata dal finanziere bretone Bollorè potrebbe rientrare senza quei
litigi che hanno portato Pierfurby Casini a dire che "dentro Generali
gli azionisti litigano come si faceva nel movimento giovanile della Dc"
(una battuta che il suocero Caltariccone non avrà gradito).
Qualcuno ha
scritto che l'inquieto Bollorè, l'uomo che ha sollevato la mattonella
della joint venture con il cecoslovacco Kellner, potrebbe dimettersi;
altri ritengono che il finanziere amico di Sarkozy presenterà le sue
scuse ai consiglieri per non aver votato il bilancio 2010.
Non accadrà
nessuna delle due cose: il ricco bretone che siede in Mediobanca e nella
Compagnia di Trieste non vede la ragione di dimettersi e, come tutti i
francesi, chiede "pardon" soltanto quando pestano per la strada i
cagnolini delle signore. Al massimo il biondo Bollorè farà mettere a
verbale una "presa d'atto" delle spiegazioni fornite alla Consob dal
management della Compagnia sulla joint venture Ppf-Generali che non
sembra danneggiare i prossimi bilanci della società.
Ciò non toglie che
il prossimo consiglio sarà vivace e consentirà ancora una volta allo
scarparo marchigiano Dieguito Della Valle di esibirsi. Nonostante abbia
sponsorizzato il restauro del Colosseo, mister Tod's questa sera
probabilmente non sarà vicino a Geronzi e a Napolitano perché è troppo
impegnato a spulciare le note spese del presidente della Compagnia. Agli
uffici di Trieste ha chiesto di capire quanti soldi ha sprecato Geronzi
nelle osterie locali dove di solito Cesarone mangia un panino con
Perissi-Rotto, e quanto costa il soggiorno nell'albergo che ha scelto
dopo aver deciso di non affittare un appartamento.
È curioso che
queste domande non siano state poste durante la lunga gestione
dell'arzillo Bernheim che disponeva di una casa bellissima anche a
Venezia e che si batté fino all'ultimo respiro per salvaguardare i
benefits di Parigi.
Qualche parola
sarà dedicata anche alla comunicazione dove, al di là di un'esternazione
poco felice di Geronzi a cui ha fatto seguito un fiume di interviste
degli stessi consiglieri e di Tarak Ben Ammar, il pasticcio è nato con
un ordine di servizio del 9 agosto scorso in cui le deleghe venivano
ripartite in maniera confusa tra il presidente e l'amministratore
delegato.
Resta il fatto che
la voglia di andare verso una Pasqua di resurrezione in grado di tirar
su il titolo in Borsa, attraversa l'animo di numerosi consiglieri. Tra
questi spiccano in prima fila gli uomini di Mediobanca che stanno
esercitando una intensa moral suasion, il furbo Pelliccioli di De
Agostini che non è caduto nelle trappole dell'"Infedele" di Gad Lerner,
e Caltariccone con il suo portafoglio sempre aperto a comprare azioni
della Compagnia.
Le Idi di Marzo
sono passate, molti stiletti si stanno rinfoderando, e a tutti conviene
scambiarsi il segno della pace.
2 - C'È UN MANAGER
NAPOLETANO DI 54 ANNI CHE STA FACENDO LE CAPRIOLE NELLO SPAZIO: CAIO
C'è un manager napoletano di 54 anni che sta facendo le capriole.
È Francesco Caio,
l'ingegnere milanese che il 2 maggio diventerà amministratore delegato
del gruppo Avio. Per gli studiosi di management la carriera di
quest'uomo è una specie di case-history perché nell'arco degli ultimi
vent'anni il barbuto ingegnere laureato al Politecnico di Milano e
specializzato in Francia, ha occupato un'infinità di cariche.
Il suo frenetico
percorso professionale divide gli studiosi in due categorie: da una
parte c'è chi dice che i cambiamenti troppo vorticosi nella carriera di
un manager sono un cattivo segno; altri invece sostengono che passare da
una società all'altra è sinonimo di vitalismo.
Resta il fatto che
il buon Caio, dopo una prima esperienza negli anni '80 dentro la società
Sarin di Pomezia del Gruppo Stet e dentro Merloni, è salito nel '93 al
vertice di Omnitel, poi di Netscalibur fino al 2006 e di Cable&Wireless
fino ad approdare alla vicepresidenza di Nomura Italia. Qui il suo
profilo ha cominciato a cambiare, e nel 2008 ha scelto il terreno della
consulenza per conto del governo inglese e italiano sui temi della banda
larga.
Ogni tanto il suo
nome è affiorato per qualche carica importante, ma dopo aver messo a
punto un Piano per le infrastrutture tecnologiche che è caduto nel
vuoto, la fortuna di Caio è apparsa compromessa. Con la nomina di ieri
il longilineo napoletano che ha cancellato dal suo curriculum le
esperienze giovanili dentro la piccola società della Stet, avrà a che
fare con i satelliti di Avio e potrà lanciarsi in un nuovo spazio.
3 - GIALLO-ROSSO
AMERICANO: ADESSO SI APPRENDE CHE LA FIRMA DI TOM DIBENEDETTO DOVREBBE
AVVENIRE A BOSTON IL 15 APRILE E NON SI CAPISCE DAVVERO LA RAGIONE PER
CUI I VERTICI DI UNICREDIT DEBBANO TORNARE IN AMERICA PER IL CLOSING
DELL'OPERAZIONE
Lo zio Tom non è scappato.
La notizia diffusa
ieri che Tom Dibenedetto fosse salito su un aereo per tornarsene a
Boston rompendo la trattativa con Unicredit per l'acquisto della Roma,
si è rivelata falsa anche se ha provocato il crollo in Borsa del titolo
della squadra capitolina.
La cronaca de "Il
Messaggero" lo descrive alle prese con un giro turistico per la città
inseguito dai motorini dei fotografi e con l'aria paciosa di un uomo
felice. Nella giornata di ieri ha avuto il tempo di incontrare
l'ambasciatore statunitense David Thorne e il cardinale Francis Law,
l'ex-arcivescovo di Boston che nel 2002 si è dimesso dopo il clamoroso
scandalo dei preti pedofili in America.
Nel tour romano lo
zio Tom pare che non abbia avuto il coraggio di infilare la mano nella
Bocca della Verità, il mascherone di marmo dove i turisti mettono alla
prova la sincerità. E non poteva davvero farlo dopo le ombre che sono
calate su questa bizzarra trattativa che non è certo un capolavoro di
trasparenza.
Adesso si apprende
che la firma dovrebbe avvenire a Boston il 15 aprile e non si capisce
davvero la ragione per cui i vertici di Unicredit guidati da Paolo
Fiorentino e Piergiorgio Peluso debbano tornare in America per il
closing dell'operazione. I due top manager (il primo napoletano e il
secondo romano) in America erano volati alla fine di gennaio per
chiudere l'operazione, e tutto faceva pensare che dietro lo zio Tom e i
suoi misteriosi soci ci fossero palate di milioni.
Adesso salta fuori
che il bostoniano ha ottenuto uno sconto da Unicredit di altri 10
milioni sul prezzo pattuito, facendo leva probabilmente su qualche
capitolo oscuro nel bilancio della Roma. Questo regalino è comprensibile
perchè rientra nella logica di una trattativa finale che vede la banca
di piazza Cordusio protesa a togliersi il pallone dalle palle. Ciò che
desta invece enorme stupore e grandi sospetti è che fino a questo
momento il paffuto Dibenedetto non abbia ancora messo sul tavolo i
quattrini e le garanzie.
Ora si dà il caso
che in Italia a qualsiasi disgraziato che chiede un fido di 20mila euro
in qualsiasi banca viene chiesto di dare in garanzia lo stipendio, il
motorino, la moglie, e se ce l'ha, anche l'amante. Per lo zio Tom
Unicredit ha fatto una stupefacente eccezione chiedendogli di fornire la
prova che dentro le tasche ha i requisiti e i quattrini necessari. In
questo scenario la città è divisa: il sindaco dalle scarpe ortopediche
Gianni Alemanno auspica che il Natale di Roma da celebrare il 21 aprile
porti il bambinello nuovo a Trigoria, mentre i tassisti che seguono le
radio delle emittenti sportive, parlano senza mezzi termini di una
"sola".
4 - BRESCIA IN
DELIRIO: IL GOTHA DI CIÒ CHE RESTA DEL CAPITALISMO "BIANCO" GREGORIO
GITTI (PER GLI AMICI JOHNATAN), CHE NEL NOVEMBRE DEL '92 HA AVUTO LA
SPLENDIDA IDEA DI SPOSARE FRANCESCA BAZOLI, FIGLIA DEL PRESIDENTE DI
INTESASANPAOLO
La Brescia che conta si ritrova oggi pomeriggio alle 16,30 per un
convegno dedicato all'internazionalizzazione delle imprese.
L'iniziativa è
della Fondazione Etica, un organismo creato tre anni fa con l'intento di
"elaborare una nuova idea di Paese". A fare gli onori di casa saranno il
presidente della Camera di Commercio, Franco Bettoni, e l'avvocato
Gregorio Gitti (per gli amici Johnatan), che nel novembre del '92 ha
avuto la splendida idea di sposare Francesca Bazoli, figlia del
presidente di IntesaSanPaolo.
In prima fila ci
sarà il gotha di ciò che resta del capitalismo "bianco" di Brescia, e a
discutere del tema sotto la guida del moderatore Massimo Mucchetti, ci
saranno tra gli altri Gaetano Miccichè, direttore generale di
IntesaSanPaolo, Andrea Montanino del ministero del Tesoro, Massimo
Tononi, il supponente ex-collaboratore di Prodi, e Victor Massiah, il
capo di quell'Ubi Banca che due giorni fa è crollata in Borsa in maniera
spaventosa.
Per Johnatan Gitti
questa iniziativa deve dimostrare che mentre in giro per l'Italia ci
sono fondazioni come quelle di Luchino di Montezemolo che balbettano di
politica, al Nord c'è qualcuno che porta avanti il testimone di una
cultura etica che tanti anni fa ha portato il suocero Abramo-Bazoli a
diventare un protagonista della finanza.
Il giovane
avvocato ha la passione per la politica e la cultura che salvano i
valori più nobili, e a questa passione aggancia l'elenco delle numerose
cariche che ricopre come consigliere dentro aziende di primaria
importanza.
5 - MUSSARI
SCIOGLIERÀ IL NODO DELL'AUMENTO DI CAPITALE NELLA BANCA SENESE CHE ALLA
BANCA D'ITALIA RITENGONO INEVITABILE?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il presidente
di MontePaschi, Giuseppe Mussari (per gli amici Peppiniello) ha
cominciato a scrivere il testo del discorso che pronuncerà alla prossima
riunione organizzata dal "Canova Club" all'Hotel Parco dei Principi di
Roma.
L'appuntamento è
per il 2 maggio alle ore 18,30 e per quella data il boccoluto Mussari
dovrebbe aver sciolto il nodo dell'aumento di capitale nella banca
senese che alla Banca d'Italia ritengono inevitabile".31-03-2011]
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L CANCRO DI
MICROSOFT - PAUL ALLEN, COFONDATORE DELL’IMPERO DI BILL GATES, SFORNA LA
SUA ODIO-GRAFIA E RIVELA CHE IL SUO AMICO D’INFANZIA E SOCIO VOLEVA
SCARICARLO PERCHÉ MALATO DI TUMORE - ERA IL 1982, ALLEN POI LASCIÒ LA
SOCIETÀ NEL 2000 (DA MULTIMILIARDARIO) - NEL LIBRO, GATES VIENE DIPINTO
COME UN UOMO SENZA SCRUPOLI, CHE PASSEREBBE SUL CADAVERE DI CHIUNQUE PUR
DI FARE UN AFFARE, UN’IMMAGINE MOLTO LONTANA DA QUELLA DI NERD
FILANTROPO CHE SI È COSTRUITO NEGLI ULTIMI ANNI
Massimo Gaggi per
il "Corriere
della Sera"
«Nel dicembre del 1982, passando davanti all'ufficio di Gates, sentii
Bill e Steve Ballmer che discutevano animatamente. Parlavano di me.
Rimasi ad origliare. Parlavano del mio recente calo di produttività e di
come ridurre il mio peso nell'azionariato della società. Ipotizzavano
una diluizione della mia quota in Microsoft con l'emissione di opzioni
destinate a loro stessi e ad altri soci» .
Paul Allen, che da
quattro mesi combatteva con un tumore scoperto in estate, racconta che a
quel punto entrò infuriato nella stanza urlando: «È incedibile, questo
mostra il vostro vero carattere una volta per tutte!» . Se ne andò
sbattendo la porta. Bill gli scrisse una lettera di scuse, ma da lì
cominciò il lento distacco del cofondatore di Microsoft, Paul Allen -
amico fin dall'infanzia di Gates - dalla società.
La vendetta sarà
anche un piatto che si serve freddo, ma Allen ha dato alla sua molto
tempo per raffreddarsi: il libro biografico nel quale racconta alcuni
particolari inediti della sua avventura in Microsoft viene pubblicato 11
anni dopo che Paul ha lasciato la società (è rimasto in consiglio
d'amministrazione fino al novembre del 2000) e a quasi trent'anni di
distanza dagli episodi che provocarono la frattura nel rapporto umano
tra i due. Idea Man, memorie del cofondatore di Microsoft uscirà nelle
librerie americane il 17 aprile, ma un estratto delle pagine essenziali
è stato pubblicato ieri da Vanity Fair e dal Wall Street Journal.
Non un risveglio
piacevole per Bill Gates, descritto come un genio, un imprenditore
determinato, di enormi capacità, ma anche come un uomo senza scrupoli,
pronto a passare sul cadavere di un amico pur di raggiungere i suoi
obiettivi manageriali. Amici comuni dicono che il libro scava un solco
tra i due che in tutti questi anni hanno mantenuto buoni rapporti. Allen
racconta anche di essere stato raggirato da Gates quando questi decise
di far entrare Ballmer (oggi capoazienda) nella compagine azionaria e
riferisce di varie dispute sulla divisione della «torta» azionaria:
all'inizio dovevano essere due parti uguali, poi Gates lo convinse ad
accontentarsi del 40 per cento, visto che era stato Bill a fare il
grosso del lavoro per il programma Basic.
Poi la sua quota
venne ulteriormente ridotta al 36 per cento. Allen racconta del suo
crescente disagio a lavorare in una società in cui tutti sgomitavano a
caccia di successo e sgobbavano 24 ore al giorno. Troppo per uno come
Paul, meno aggressivo e desideroso di avere qualche ora libera per
godersi altri aspetti della vita. Una ricostruzione, quella di Allen,
che ha suscitato rabbia e imbarazzo in Microsoft: «no comment» di
Ballmer mentre vari dirigenti (o ex) testimoni di quegli anni
pionieristici dicono che il cofondatore ricorda male.
Gates ha
rilasciato solo una breve dichiarazione scritta nella quale conferma
l'amicizia per Allen «anche se la mia ricostruzione di molti eventi di
quegli anni può essere diversa da quella di Paul» . Asciutta anche la
replica del portavoce di Allen: «Il libro contiene un ritratto ben
bilanciato del rapporto tra Paul e Bill» . In realtà questo libro
sconvolge il rapporto tra i due, ieri imprenditori di successo, oggi
grandi filantropi.
Allen, che ha 58
anni, dopo aver lasciato la società, si è dato alla beneficenza e lo
stesso ha preso a fare da diversi anni anche Bill Gates. Soprattutto da
quando, a metà del 2008, ha lasciato la guida del gruppo proprio a
Ballmer, dedicandosi alla filantropia a tempo pieno. Gates ha deciso di
donare più di metà del suo patrimonio e ha man mano fatto dimenticare
quel tratto di aggressività e prepotenza manageriale che gli era stato
rimproverato per tanti anni.
Il filantropo che
volge al bene il suo genio tecnologico ha da tempo soppiantato,
nell'immaginario collettivo, l'imprenditore dagli artigli d'acciaio che
schiaccia i concorrenti. Con la sua ricostruzione storica, ora Allen
prova a spezzare l'incantesimo della nuova narrativa. In Idea Man c'è
tutto: l'incontro a Seattle negli anni delle medie, quando Bill aveva 10
anni e Paul 13, i primi entusiasmi per computer rudimentali come la
macchina a schede perforate Teletype della Lakeside School. Poi gli anni
di Boston con Allen, nel frattempo divenuto un programmatore della
Honeywell, che convince Gates a lasciare l'università di Harvard e a
fondare insieme Microsoft (che all'inizio si chiama Micro Soft).
Quindi la nascita
della società ad Albuquerque, in New Mexico, nel ' 75, la creazione del
programma Basic, lo sviluppo del sistema operativo Dos in collaborazione
con Ibm, il trasferimento della società a Seattle. E poi, nell'agosto
del 1982, la scoperta del cofondatore di essere affetto da un linfoma
Hodgkin. La malattia non è in stato troppo avanzato, la terapia è molto
aggressiva: Paul sopravvive, anche se indebolito. La sua progressiva
uscita da Microsoft è stata sempre considerata una scelta di Allen che,
segnato dal linfoma, aveva preferito rallentare il ritmo, pur mantenendo
una partecipazione azionaria sostanziale nella società. L'autobiografia
che sta per uscire conferma che la malattia è stata all'origine del
«divorzio» . Ma getta una nuova luce sulle sue modalità.
31-03-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - “BOMBE” SU OBAMA! L’EX CONSIGLIERE ECONOMICO: “A LUI
DEI LAVORATORI NON GLIENE FREGA UNA MAZZA” - LA SPORCA GUERRA SEGRETA
DEL PAKISTAN - SORPRESA SOKOL: IL SUCCESSORE DESIGNATO MOLLA WARREN
BUFFET - NUOVE ALLEANZE: TEA PARTY A BRACCETTO CON LE LOBBY INDUSTRIALI
- GIAPPO-FOLLIE: VIVERE DENTRO UN REATTORE - GRAN GALÀ A LONDRA PER
GORBY 80 - MAREA NERA? E CHI SE LA RICORDA! A UN ANNO DAL DISASTRO LA
SHELL OTTIENE IL PERMESSO PER UN NUOVO POZZO IN MESSICO - GOOGLE
SCIMMIOTTA FACEBOOK E LANCIA IL TASTO “MI PIACE” - ANDROID SARÀ LA
WINDOWS DEI CELLULARI - NUOVE IMMAGINI DA MERCURIO…
Christina Romer
1 - USA TODAY
FUOCO AMICO SU OBAMA: "DEI LAVORATORI NON GLIENE FREGA UNA
MAZZA"
http://usat.ly/gvhse6
- "A volte la verità arriva da chi meno te lo aspetti", comincia così
l'articolo di "Usa Today" che racconta come Obama sia finito nel mirino
di Christina Romer, ex presidente (obamiana) del White House Council of
Economic Advisor. La scorsa settimana Romer ha duramente attaccato Obama
dicendo di essere "esterrefatta per la totale indifferenza di Washington
verso le problematiche del lavoro" e definendo il dato che registra una
disoccupazione all'8,9 % "una crisi assoluta".
2 - EW.COM
ARRIVA "THE GOVERNATOR": SCHWARZENEGGER DIVENTA UN SUPEREROE DEI
CARTONI
http://bit.ly/flZSxU
Prima culturista, poi Terminator, infine eccentrico governatore della
California. Chi pensava che la carriera di Arnold Schwarzenegger fosse
già abbastanza ricca e variegata si ricreda: l'ex pompato più famoso del
mondo sta per diventare un supereroe dei cartoni. Si chiamerà "The
Governator".
3 - LE FIGARO
COSTA D'AVORIO, OUATTARA PRENDE LA CAPITALE, GBAGBO PREPARA LA
CONTROFFENSIVA, L'ONU IMPONE SANZIONI ALL'EX PRESIDENTE
http://bit.ly/hkVaDl
http://bit.ly/ftcU0C
http://bit.ly/eokoIt
- Ouattara avanza.
Dopo aver preso il controllo di varie città nell'ovest della Costa
d'Avorio, ieri, al terzo giorno di offensiva, le forze del presidente
eletto il 28 novembre scorso e riconosciuto dalla Comunità
Internazionale, hanno preso la capitale Yamoussoukro e il porto
strategico di San Pedro. L'ex presidente Gbagbo, che si è rifiutato di
lasciare il potere, continua a controllare Abidjian, centro economico
del paese, e si prepara a rispondere all'attacco.
- Il Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità una risoluzione
(la 1975) che impone nuove sanzioni a Gbagbo e a sua moglie Simone e
autorizza tutte le "tutte le misure necessarie" per proteggere i civili.
RADIAZIONI
D'OLTRALPE, LE CINQUE LEZIONI FRANCESI DI FUKUSHIMA
http://bit.ly/hGulEL
- Dopo il disastro
giapponese, la Francia si interroga sui rischi che corre (e corriamo
pure noi dato che le sue centrali sono a uno schioppo): dai terremoti,
agli tsunami, fino alla reale capacità di gestire un'emergenza come
quella di Fukushima.
4 - WASHINGTON
POST
GIAPPO-FOLLIE: ONAGAWA, LA CITTÀ CHE HA TROVATO RIFUGIO NELLA
CENTRALE
http://wapo.st/hd67eN
- Mentre il mondo
si interroga sui rischi che l'energia nucleare comporta, 240 residenti
di Onagawa si stringono attorno ai tre reattori della centrale. Anche
qui il terremoto ha fatto scoppiare un incendio nell'impianto e si
contano più di mille tra morti e scomparsi, per un totale di circa 10
mila abitanti. Ma per questi sopravvissuti allo tsunami, la centrale è
come una nuova casa e un rifugio sicuro.
5 -
THE NEW YORK TIMES
SORPRESA SOKOL!
IL SUCCESSORE
DESIGNATO MOLLA WARREN BUFFET
- Il successore
designato David Sokol ha sorprendentemente rassegnato le dimissioni
dalla Berkshire Hathaway, la compagnia del finanziere più ricco del
mondo, Warren E. Buffet. La Sec sta facendo un'indagine sull'acquisto
delle azioni Lubrizol, la società di materiali chimici che Buffet doveva
acquistare per 9 miliardi. L'affare era stato proposto da Sokol.
STRANE ALLEANZE,
IL TEA PARTY A BRACCETTO CON LE LOBBY INDUSTRIALI
http://nyti.ms/eZVrgF
http://huff.to/erFUG4
- Uno studio
statunitense dell'"Institute for Liberty" ha evidenziato come le lobby
industriali abbiano imparato a fare i conti il Tea Party fino a sposarsi
perfettamente con il linguaggio populistico del movimento lanciato da
Sarah Palin. Una "Strana alleanza", titola il New York Times.
6 - CNN
ANDROID PER I CELLULARI SARÀ COME WINDOWS PER I PC
http://bit.ly/gVeHtJ
- Entro la fine
del 2011 Android avrà preso il totale dominio dei dispositivi mobili,
diventando la Windows degli smartphone. È la previsione fatta
nell'ultimo "Worldwide quarterly mobile report". La Nielsen, negli Usa,
ha già registrato un netto vantaggio di Android sulle altre piattaforme
per cellulari.
7 - THE GUARDIAN
LA SPORCA GUERRA SEGRETA DEL PAKISTAN
http://bit.ly/hZm3EX
BUON COMPLEANNO
GORBY! LE FOTO DEL GALÀ PER GLI 80 ANNI DELL'EX LEADER DELLA PERESTROJKA
http://bit.ly/ebVtGV
- Kevin Spacey e
Sharon Stone hanno presentato al Royal Albert Hall di Londra il concerto
di beneficenza per Mikhail Gorbachev. Sfilatona di vip, da Arnold
Schwarzenegger a Lech Walesa.
8 - EL MUNDO
A UN ANNO DALLA MAREA NERA, IN MESSICO SI SCAVA PER UN NUOVO
POZZO PETROLIFERO
http://bit.ly/gcrjnW
- Nel Golfo del
Messico si riprende a perforare per estrarre petrolio.
Il
Bureau of Ocean Energy Management, Regulation and Enforcement (Boemre)
ha rilasciato il primo permesso alla Shell Offshore.
Un anno fa, il
disastro della British Petroleum: l'esplosione del pozzo petrolifero che
liberò in mare 4,9 milioni di barili di "marea nera".
9 - WIRED
GOOGLE COPIA FACEBOOK E LANCIA IL TASTO "MI PIACE"
http://bit.ly/iilfdt
- Google copia
Facebook. Il motore di ricerca ha lanciato l'opzione "mi piace" che
consente all'utente di manifestare o meno la propria soddisfazione per i
risultati che compaiono sulla schermata. Basterà cliccare sul tasto
"+1".
NUOVE IMMAGINI DI
MERCURIO: CRATERI E PROSPETTIVE DEL PIANETA MAI VISTI
http://bit.ly/dKUew0
- Le ultime
immagini di Mercurio inviate dal Messenger Spacecraft della Nasa
mostrano i crateri e la superficie del pianeta da prospettive
inedite.31-03-2011]
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LA CAPARRA DELLO
ZIO TOM (CHE NON SI VEDE MAI) - PRIMA DI FIRMARE E FAR VEDERE IL DIO
QUATTRINO, IL PAISA’ DIBENEDETTO HA MOLTI MISTERI DA CHIARIRE - LA SUA
SOCIETÀ (CAPITALE SOCIALE 1000 DOLLARI!) HA SEDE NEL PARADISO FISCALE
USA DEL DELAWARE - POSSIEDE QUOTE DEL LIVERPOOL (ESCLUDEREBBE LA ROMA
DALLE COPPE EUROPEE) E DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDA SI SA POCO O NULLA -
INCONTRO TRA BOSTONIANI: IL CARDINALE LAW, QUELLO DELLA PEDOFILIA - LA
PRIMA VITTIMA: UN FOTOREPORTER...
Guglielmo Buccheri
per "la
Stampa"
Segreterie
telefoniche e molti silenzi. Il mondo che ruota attorno a Thomas R.
DiBenedetto, candidato unico alla proprietà della Roma, è come se si
fosse eclissato tutto d'un colpo. Così mentre il bostoniano di origini
campane si diverte a seminare la scorta fatta di motorini per le vie
della Capitale («Sembriamo un mostro con la coda», dirà ai suoi uomini
della security), sui venti giorni che si sono dati le parti per la
fumata bianca cominciano a mettersi di traverso alcuni interrogativi.
Il primo rompicapo
è quello che sta più a cuore al popolo giallorosso. Come mai lo sbarco
di DiBenedetto a Roma non si è concluso con la firma annunciata, ma è
sconfinato in nuovi tempi supplementari? La spiegazione tecnica è
chiara: bisogna riscrivere gli accordi perché a cambiare è la natura
giuridica della Newco, ora italiana e partecipata dagli americani al 60
per cento e da Unicredit al 40. Per farlo servono passaggi obbligati e
non brevi, ma, soprattutto, nuove garanzie, o almeno la conferma da
parte dei rappresentanti la cordata Usa delle precedenti, compresi,
però, gli impegni per assicurare alla Roma un futuro da protagonista in
Europa.
I supplementari
dovranno, giocoforza, ri-coinvolgere i tre soci di DiBenedetto, dunque.
Chi sono e in che settori operano? Poco o nulla si sa di Michael Ruane,
James Pallotta e Richard D'Amore, amici del capo cordata e chiamati a
mettere in campo dieci milioni di euro a testa. Ma altrettanto poco si
conosce dello stesso DiBenedetto, la cui società - la DiBenedetto LCC
che inizialmente avrebbe dovuto acquistare le azioni della Roma aveva
sede nel Delaware, il secondo stato più piccolo degli Usa, dove è
impossibile entrare in possesso dei nomi dei soci e della natura dei
loro investimenti perché paradiso fiscale, seppur non iscritto alla
black-list.
Roma si interroga
e aspetta. Come il sindaco Gianni Alemanno che se da un lato si dice
ottimista, dall'altro ingrana la retromarcia quando gli chiedono se può
dirsi sicuro che l'affare andrà in porto. «La certezza arriverà solo
dopo la firma», precisa Alemanno.
Oltreoceano in
pochi hanno voglia di rispondere al telefono e, come riporta il Sole24
Ore, di mister Tom non rivela niente nemmeno il cugino Larry DiBenedetto
perché preferisce tapparsi la bocca quando è interrogato sulla quota di
partecipazione del futuro patron giallorosso in Fenway Sports Group.
Già, la FSG. Quest'ultima società è la nuova denominazione della vecchia
New England Sports Ventures, gruppo che detiene il 100 per cento del
Liverpool.
Si può possedere
contemporaneamente due club di calcio in Europa? DiBenedetto, una volta
alla guida della Roma, si troverebbe in una posizione di conflitto di
interesse perché le norme Uefa spiegano come ai singoli sia vietato un
coinvolgimento in più di una squadra «a livello manageriale,
amministrativo e sportivo in qualità di azionista». E quindi sarebbero i
giallorossi a rischiare l'esclusione dalla coppe in quanto meno «nobili»
dei Reds nel ranking Uefa.
Non c'è alcun
conflitto di interessi, replicano i legali di DiBenedetto perché, fanno
sapere, l'uomo d'affari non ha nel Liverpool alcun potere decisionale o
di influenza, ma solo una marginale quota. Roma aspetta la firma
(l'appuntamento, stavolta, è a Boston entro il 20 aprile), intanto il
titolo va sotto (meno 7,5 per cento). DiBenedetto semina i motorini con
una sosta nella Basilica di Santa Maria Maggiore per un saluto al
Cardinale Law, anche lui di Boston e, da Boston, costretto ad andarsene
perché al centro del caso pedofilia.
2- LA PRIMA
VITTIMA: UN FOTOREPORTER
Luca Valdiserri per il "Corriere
della Sera"
[...] L'eccesso di
interesse per il suo arrivo ha già fatto una prima vittima. Roberto
Tedeschi, fotografo del sito internet Romanews. eu, martedì notte, è
rimasto coinvolto in un incidente all'uscita di Di-Benedetto dallo
studio Grimaldi e associati. Nella grande ressa fuori dal cancello,
l'autovettura che trasportava il businessman, lo ha colpito alla gamba
sinistra. Doppia frattura del malleolo e una doccia gessata da portare
per un mese.
31-03-2011]
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dE MAGISTRIS
SINDACO? WHY NOT! - UN SONDAGGIO SWG PER IL “CORRIERE DEL MEZZOGIORNO”
METTE PAURA AL PD (E PURE AL PDL) - A COMPATTARE LA SINISTRA NON È IL
PREFETTO MORCONE CANDIDATO DEI PIDDINI, MA L’EX PM DELL’ITALIA DEI
LIVORI - SOLO LUI AL BALLOTTAGGIO POTREBBE BATTERE IL CENTRODESTRO
LETTIERI - CROLLO DEI PARTITI MAGGIORI: MENO 7 PER IL PDL E MENO 5 PER
IL PD - GLI INCERTI SONO ANCORA IL 40%...
Carlo Tarallo per
Dagospia
La swg sondaggia
le intenzioni di voto a Napoli, e Luigi De Magistris è la sorpresa di
questa primavera partenopea: il sondaggio esclusivo per il Corriere del
Mezzogiorno di questa mattina ha l'effetto di scontentare tutti, tranne
l'ex pm. "A poco più di un mese dalle elezioni amministrative - analizza
Simona Brandolini - l'indecisione e l'incertezza regnano sovrane a
Napoli: hanno contagiato il 40 per cento dell'elettorato. Detto questo
la vera sorpresa, però, è Luigi De Magistris.
Attualmente è lui
il vero competitor di Gianni Lettieri e non il prefetto Mario Morcone. E
sempre l'ex magistrato, in un ipotetico ballottaggio, sarebbe l'unico in
grado di battere il centrodestra".
Crollano Pdl e Pd,
a Napoli i grandi partiti non tirano più: rispetto alle regionali del
2010 i berluscones perdono 7 punti (dal 33,8 % al 27 %) i piddini 5 (dal
25,4 % al 20,5 %). Morcone, il candidato di Pd e Sel, al ballottaggio
perderebbe contro Gianni Lettieri, candidato di un centrodestra comunque
in gravissima flessione: rispetto alle politiche 2008 lo schieramento
passa dal 47% al 33,5%, con un crollo di -14%.
L'unico che
riuscirebbe a giocarsela con Lettieri sarebbe proprio De Magistris: "
Tra Lettieri e Morcone - nota la Brandolini - vincerebbe l'industriale
raggiungendo il 52 per cento dei voti. Chi riesce a battere la corazzata
Pdl? Attualmente solo l'ex magistrato con il 52 per cento, perché
conquisterebbe l'intero bacino morconiano di democratici e vendoliani. A
conti fatti, ed è questo il dato politico che emerge prepotentemente da
questo primo sondaggio, è De Magistris a ricompattare il centrosinistra
e non Morcone, come hanno argomentato i vertici del Pd".
[31-03-2011]
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NOMINE IN NOMINE
DI LETTA E TREMONTI CON LA RICONFERMA DI SCARONI (ENI) E CONTI (ENEL),
SARMI (POSTE) E CATTANEO (TERNA) - SOLO IN FINMECCANICA, O’GUARGUAGLIONE
DOVREBBE MANTENERE SOLO LA PRESIDENZA AFFIANCATO DA DUE MANAGER-BADANTI
(A SCELTA TRA ORSI, PANSA E ZAMPINI) - LA LEGA SCALPITA PER AVERE UNA
POLTRONA PESANTE (LA PRESIDENZA DI TERNA O DI ENEL) - E SOLBES, EX
COMMISSARIO UE AI TEMPI DI PRODI, ENTRA NEL CDA ENEL
Roberto Mania per
"la
Repubblica"
Paolo Scaroni e
Fulvio Conti saranno confermati ai vertici di Eni e Enel. Così come
Flavio Cattaneo a Terna e Massimo Sarmi alle Poste. Resiste Pier
Francesco Guarguaglini alla presidenza di Finmeccanica ma sarà
affiancato da due amministratori delegati. La soluzione per piazza Monte
Grappa potrebbe servire ad accontentare gli appetiti neo-lottizzatori
della Lega di Umberto Bossi che punta anche a una presidenza, Enel o
Terna.
Il puzzle delle nomine pubbliche è ormai in via di composizione.
Martedì notte
Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Giulio
Tremonti, ministro dell´Economia, hanno sostanzialmente chiuso il
pacchetto. Ieri il ministro è partito per la Cina. Lunedì prossimo gli
ultimi ritocchi a ridosso della presentazione delle liste per i consigli
di amministrazione. Dove ci sarà anche il nome di Pedro Solbes, già
commissario Ue nella squadra di Romano Prodi, poi ministro dell´Economia
nel secondo governo di José Luis Zapatero.
Entrerà nel
consiglio di Enel come rappresentante indipendente nelle liste di
Assogestioni che ha anche deciso di indicare l´ex ad di Unicredit
Alessandro Profumo per il board dell´Eni. La scelta di Solbes risponde
alla forte espansione dell´Enel nei mercati latino americani attraverso
la controllata Endesa: primo operatore privato in Spagna, Portogallo,
Brasile, Argentina, Perù, Colombia, Cile.
L´ultimo nodo da
sciogliere riguarda il "governo" di Finmeccanica. Guarguaglini (74 anni,
al secondo mandato) dovrebbe restare presidente ma non più
amministratore delegato. L´ipotesi più probabile è che la carica di ad
venga divisa tra due manager. E tre sono i candidati: Alessandro Pansa,
attuale condirettore generale, uomo di finanza, fortemente sostenuto dal
direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli; Giuseppe Orsi,
amministratore delegato di Agusta Westland, sponsorizzato dalla Lega;
Giuseppe Zampini, ceo di Ansaldo Energia, che trova sponde nel Pdl.
Ma Guarguaglini,
coinvolto ma non indagato nell´inchiesta sulla Selex della moglie Marina
Grossi, pare che negli ultimi giorni stia cercando di strappare un nuovo
mandato forte o almeno alcune deleghe. Finmeccanica opera su un mercato
particolare come quello della difesa, dove i rapporti personali contano
molto più che in altri settori. Ed è questa la carta che sta giocando
l´anziano manager toscano.
Se Orsi sarà uno
degli ad di Finmeccanica, la Lega potrebbe rinunciare a chiedere una
presidenza. Altrimenti potrebbe tornare a guardare a quella dell´Enel
(Piero Gnudi è considerato troppo vicino a Pier Ferdinando Casini)
oppure a quella di Terna dove ora siede Luigi Roth, uomo vicino a
Comunione e liberazione.
Nel caso, il
candidato forte del Carroccio (l´alternativa è Gianfranco Tosi) si
chiama Roberto Castelli, attuale viceministro alle Infrastrutture. Ma
questo è anche l´ostacolo alla nomina di Castelli: una legge del ‘63
impedisce il passaggio dal governo a una società partecipata dal Tesoro.
Castelli dovrebbe dimettersi e stare in stand by per almeno un anno. E
Roth dovrebbe essere disponibile a un patto per la staffetta. Molte
incognite.
Insieme a Scaroni
è destinato a restare all´Eni, per il quarto mandato, il presidente
Roberto Poli (preferito all´ipotesi Mario Resca). E anche Giovanni
Ialongo rimarrà alla presidenza delle Poste, casella che spetta alla
Cisl: ha rinsaldato il rapporto con Raffaele Bonanni e trovato buone
sponde in Letta e Maurizio Gasparri.31-03-2011]
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FLASH! Crollo in
Borsa delle banche e in particolare di Intesa SanPaolo che perde quasi
il 6% - Per la banca di Corradino Passera si parla di un aumento di
capitale da 1 a 5 miliardi e non piace l’idea di lanciare un’OPA per
fermare la scalata francese a Parmalat... 31-03-2011]
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FINMECCANICA, FINE
VITA - SI è AMMAZZATO nel pomeriggio di ieri a Roma il viceprefetto
Salvatore Saporito sparandosi un colpo di pistola con la sua arma di
ordinanza - Saporito era indagato dalla procura di Napoli nell’ambito
dell’inchiesta sugli appalti per la realizzazione del Cen nel capoluogo
partenopeo...
PIER FRANCESCO
GUARGUAGLINI
(AGI)
- Si
e' tolto la vita nel pomeriggio di ieri a Roma il viceprefetto Salvatore
Saporito sparandosi un colpo di pistola con la sua arma di ordinanza.
Saporito era indagato dalla procura di Napoli nell'ambito dell'inchiesta
sugli appalti per la realizzazione del Cen nel capoluogo partenopeo, il
'cervellone elettronico' dove sarebbero confluite le immagini delle
telecamere ai fini della sicurezza e dell'ordine pubblico.
Il viceprefetto
Saporito prestava servizio al ministero dell'Interno e secondo l'accusa
avrebbe avuto un ruolo nell'aggiudicazione dell'appalto a un'azienda del
gruppo Finmeccanica. Il viceprefetto Saporito si e' ucciso all'interno
di un alloggio in un complesso della polizia di Stato nella zona di
Castro Pretorio a Roma.31-03-2011]
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AHò CHE TOCCA FA’
A ROMA PER ESSERE PAGATI DALLO STATO! - LA FAMIGLIA ANGELUCCI MINACCIA
LA POLVERINI DI CHIUDERE 12 STRUTTURE OSPEDALIERE SE LA REGIONE LAZIO
NON SALDA IL DEBITO DI 150 MILIONI € E NON REVOCA IL TAGLIO DI 361 POSTI
LETTO - SE SDE-RENATA NON PAGA GLI ARRETRATI, IN 3 MILA RISCHIANO DI
PERDERE IL POSTO E Più DI 2 MILA PAZIENTI DEVONO ESSERE SISTEMATI
ALTROVE...
Mario Reggio per "il
Fatto quotidiano"
Il braccio di
ferro tra la famiglia Angelucci e la presidente della Regione Lazio
Renata Polverini è al rush finale. Gli Angelucci, proprietari della
catena di cliniche per la riabilitazione San Raffaele (12 strutture nel
Lazio), ha lanciato l'ultimatum: se entro il 15 aprile del 2011 la
Regione non salderà il debito di 150 milioni di euro e non rivedrà il
taglio di 361 posti letto, saremo costretti a chiudere le nostre
strutture e licenziare i dipendenti. Quindi 2.283 pazienti da sistemare
altrove e 3.171 dipendenti licenziati.
Un bluff? Di certo
è la prima volta che la famiglia Angelucci, che non ha mai avuto
rapporti tranquilli con le giunte regionali, minaccia la chiusura e il
licenziamento. La Polverini tranquilizza ma non chiarisce: "Per
attivarci non abbiamo aspettato ciò che è accaduto negli ultimi giorni.
Stiamo riconvertendo: negli uffici dell'assessorato stiamo cercando di
dare una risposta tempestiva proprio perchè nessun lavoratore possa
avere delle difficoltà e tanto meno i pazienti". Vai a capire cosa vuol
dire.
Dice ancora il
governatore: "Qui parliamo anche di ordine pubblico non solo di sanità:
tremila famiglie senza lavoro sarebbero un problema serio. Mi sento di
tranquillizzare tutti". Replica la Tosinvest, la società che controlla
le cliniche degli Angelucci: "Il piano di tagli della Polverini parla di
361 posti letto in meno per la riabilitazione nelle nostre strutture. Il
decreto, che scadeva il primo gennaio 2011, è stato prorogato al 31
marzo. Con la Regione abbiamo avuto una serie di incontri, ma senza
trovare una soluzione".
Quindi se i tagli
venissero confermati la Tosinvest dovrebbe sostenere direttamente le
spese di ricovero e cura per 361 pazienti, senza alcun rimborso. Di
questi, 91 sono in carico all'Istituto di ricovero e cura a carattere
scientifico San Raffaele alla Pisana. "Per legge i posti letto degli
Ircss sono incomprimibili - dicono dalla Tosinvest - poi ci sono i 147
milioni di euro di rimborsi che la Regione non ha mai pagato. Siamo
disposti a riconvertire ma non a queste condizioni. Così la chiusura e i
licenziamenti sono irrevocabili". E dire che in campagna elettorale uno
degli slogan degli Polverini era: "Non un solo posto letto verrà
cancellato".
Il gruppo
Angelucci fattura centinaia di milioni di euro l'anno, il patron è
Antonio Angelucci, oggi senatore del Pdl, secondo in classifica tra i
parlamentari per reddito, con sei milioni di euro dichiarati nel 2009,
battuto solo da Silvio Berlusconi. Negli anni Ottanta "Tonino" Angelucci
era portantino o autista, a seconda delle versioni, all'ospedale San
Camillo. Diventa sindacalista della Uil, di simpatie socialiste. Anche a
Roma arriva Mani pulite e Angelucci compra una serie di cliniche
convenzionate sull'orlo del collasso per i ritardi nei pagamenti della
Regione Lazio. Alla fine del 2003 salva i Ds dalla bancarotta.
Nel frattempo,
assieme al figlio Giampaolo, compra Libero e poi il Riformista (due
giorni fa la presidenza del Consiglio ha stabilito definitivamente che
le due testate non ha diritto a oltre 40 milioni di contributi pubblici
all'editoria, di cui oltre la metà già incassati e il resto comunque
contabilizzati). Il colpo grosso è l'operazione San Raffaele a
Mostacciano. Don Luigi Verzè, della Fondazione Monte Tabor e del San
Raffaele di Milano, aspettava la convenzione con la Regione Lazio, che
non arriva. Il confessore di Berlusconi rifiuta l'offerta di 181
miliardi del ministero della Sanità e vende l'ospedale agli Angelucci
per 270 miliardi. La Tosinvest poi lo rivende alla Regione Lazio per 320
miliardi. Una plusvalenza secca di 50 miliardi.
Ma il vero
gioiello di famiglia è l'Ircss San Raffaele alla Pisana. Costo medio
della degenza 300 euro al giorno. Ma l'assistenza non è sempre
all'altezza delle aspettative, come dimostra la vicenda di A.B. che nel
2008, a 88 anni, cade e si frattura il femore. Viene operata al
Policlinico Umberto I. Dopo una breve degenza viene trasferita al San
Raffaele per la riabilitazione.
All'ingresso
pacchi del quotidiano "Libero". Ad ogni piano un maxischermo a tutto
volume e tanti anziani sulla sedia a rotelle. Il personale è numeroso.
Infermieri ed ausiliari, quasi tutti dipendenti da cooperative,
affollano i corridoi. La signora A.B. viene ricoverata. Si rivolge a
un'infermiera: "Dovrei andare al bagno". La risposta: "Se la faccia
addosso, ha il pannolone". Riabilitazione. La cartella clinica ripete
ossessivamente: "La paziente si rifiuta". La signora A.B. è tornata a
casa dopo 10 giorni.31-03-2011]
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NPS INPS HURRà! -
LA MOGLIE DEL NEMICO DI ROMA LADRONA, TALE BOSSI, CIUCCIAVA ANCORA IL
BIBERON E GIà RISCUOTEVA IL VAGLIA DELLA PENSIONE! A 39 ANNI, IN ITALIA,
SI PUò! – MARIO GIORDANO NEL SUO ULTIMO LIBRO “SANGUISUGHE” SCODELLA UNA
LISTA DI BABY-PENSIONATI CHE COMPRENDE CELENTANO, DE BENEDETTI, CESARE
ROMITI, RAFFAELLA CARRÀ, SOPHIA LOREN, CARLO CALLIERI - POI C’È IL CASO
DEL DISGRAZIATO MORTALE, CHE TRA TRATTENUTE E SALDO PRENDE 0,78
CENTESIMI…
1 - GIORDANO
RIVELA TUTTE LE VERGOGNE DELLA PREVIDENZA...
Da "il
Giornale" - C'è il pensionato Inps più ricco d'Italia:
90mila euro al mese. L'onorevole che è stato in Parlamento un solo
giorno e potrà contare per tutta la vita su una pensione da deputato.
L'ex premier che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé
una da 31mila euro al mese. L'ex capo di Stato che, oltre al vitalizio,
incassa 4766 euro al mese come ex magistrato, pur avendo svolto questa
attività per soli 3 anni.
E poi le baby
pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple
pensioni: è la casta dei pensionati d'oro, per i quali la legge viene
applicata con sorprendente rapidità, mentre centinaia di comuni
cittadini devono attendere anni per veder riconosciuti i loro diritti
previdenziali. In Sanguisughe (Mondadori, 176 pagg, 18,50 euro), in
libreria dal 5 aprile, Mario Giordano ci guida nel labirinto degli
scandali della previdenza italiana: un buco nero che grava sulle spalle
dei contribuenti e mette a rischio il loro futuro.
Luca Telese per "il
Fatto quotidiano
La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla
maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite
per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca. La notizia è
questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero
indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di
denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby
pensionata. Proprio così, avete letto bene.
La moglie di
Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal
lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di
ritirarsi dall'insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto
di vista legale: un po' meno da quello dell'opportunità politica, se è
vero che suo marito tuona un giorno sì e l'altro pure contro i parassiti
di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a
questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche
virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può
rimproverare ma non certo l'ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo
leader.
Eppure nello
scrivere il suo ultimo libro inchiesta ("Sanguisughe", Mondadori, 18
euro, in uscita martedì prossimo), Mario Giordano deve essersi fatto una
discreta collezione di nemici, se è vero che l'indice dei nomi di questo
libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran
commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un
certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di
vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei
tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in
questi anni.
Il libro di
Giordano (sottotitolo: le pensioni d'oro che ci prosciugano le tasse)
però ha un attacco folgorante. Ed è la riproduzione dell'estratto conto
di una pensione di 78 centesimi. Una incredibile "busta paga" autentica
che nasce così: "Pensione lorda 402,12 euro, trattenute Irpef 106,64
euro, saldo Irpef 272.47, addizionale regionale 23.00, arrotondamento
0.78.
Totale: 0.78".
Scrive Giordano: "Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima
di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è
appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei
parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni
regalati a qualche burocrate d'oro, ebbene, noi non possiamo far finta
di niente".
Allora, forse, si
può leggere questo libro saltando da un assurdo all'altro. Dalla
"pensione centesimale" a quella della signora Marrone in Bossi, che è -
in Italia - non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come
racconta il direttore dell'agenzia NewsMediaset, "che ricevono da anni
la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i
sessant'anni di età". Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi
attaccava "la palude romana" e chiedeva di cambiare. "Come no? - chiosa
Giordano - Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però".
Manuela Marrone,
seconda moglie di Bossi, siciliana d'appartenenza attraverso il nonno
Calogero "che arrivò a Varese come impiegato dell'anagrafe e finì
deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare"
custodì Bossi nella convalescenza dopo l'ictus e favorì l'ascesa del
figlio Renzo. "Fra le attività che ha seguito con più passione - annota
Giordano - la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel
1998, ‘la scuola della tua terra', che educa i bambini attraverso la
scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende,
fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali.
E sarà un caso che
nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono
stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento, (800 mila euro)
proprio alla Bosina?". Tutto sembrerebbe fuorché un caso. La signora
Bossi, d'altronde, ha molto tempo libero perché riceve un vitalizio
regolarmente. "Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni
mese, ha diritto a percepire l'assegno, che in effetti incassa
regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in
triciclo, anziché andare in carrozza al consiglio regionale" (Già,
perché se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato
assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da quasi
trecentomila euro a zero).
Ma Manuela non è
sola: il corposo capitolo sui baby pensionati si apre con la storia di
Francesca Z., che si è messa a riposo nel 1983, quando aveva appena 32
anni ("L'ex collaboratrice scolastica ha già ricevuto dallo Stato 280
mila euro, cioè 261 mila euro più di quanto abbia versato in tutta la
sua carriera - si fa per dire - lavorativa"). E prosegue con i casi di
Carlo De Benedetti (in pensione a 58 anni), Cesare Romiti (2.500 euro a
54: ai tempi della marcia dei quarantamila, nel 1980, era pensionato da
tre anni!). Ma non mancano i grandi moralisti.
Adriano Celentano
è in pensione da quando aveva 50 anni. Oppure le artiste: Raffaella
Carrà e Sophia Loren (in pensione da quando avevano 53 anni) e i duri
come Carlo Callieri (l'ex uomo forte della Fiat) che prende la bellezza
di 5 mila euro al mese da quando aveva 57 anni. Ecco perché, in mezzo a
questa selva di nomi il consiglio è di non leggere i capitoli sulle
pensioni onorevoli, sulle pensioni d'oro, e sulle pensioni truffa. Vi
incazzereste troppo. 31-03-2011]
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FATTI ‘NA SCOPATA
E CARICA IL TELEFONO: ECCO I NUOVI GADGET ALIMENTATI DAL CUORE UMANO -
“ANGRY BIRDS” SPIEGA GHEDDAFI AGLI ASINI – IL NY TIMES E LE PORNO STAR
GIAPPONESI – BRITNEY SPEARS DIVENTA UNA “JACKASS 3D” - UNA STATUA PER
WARHOL – LADY GAGA PURE GIORNALISTA –IL FONDATORE DI “GIRLS GONE WILD”
SI DIFENDE DA SOLO IN TRIBUNALE – PER DI CAPRIO UNA TELEFONATA CINESE DA
5 MLN $ - LA ‘BELLA’ VITA: MANGIA MENO E GUADAGNA DI PIU’ – ‘GUERRA’
ALLA MODELLA DAL SEDERE FAMOSO – MILA JOVOVICH SCAPEZZOLATA SUL RED
CARPET– IN COLOMBIA, SI VA ALLA PARTITA COL MORTO!…
1. "ANGRY BIRDS"
SPIEGA GHEDDAFI E LA LIBIA (VIDEO DIVERTENTISSIMO)...
The Smoking Jacket
Un gioco per iPhone-Android, "Angry Birds", sta avendo un successo
enorme al punto da aver creato una dipendenza tremenda (vogliono farne
pure un film). L'ultima idea dei creatori è spiegare la situazione in
Libia attraverso il gioco così da farla capire perfino ai più asini.
Dove molti giornalisti e presentatori hanno fallito...un videogame ci è
riuscito. Nel video, la situazione di Gheddafi in Libia è paragonata
alla favola dei tre porcellini, e fa morire dal ridere!!
Guardate il video, non vi pentirete:
http://bit.ly/fzJPVL
2. LADY GAGA
GIORNALISTA PER "V"...
Perez Hilton
http://bit.ly/ibHthT
Lady Gaga sarà la nuova opinionista della rivista "V". La pop star ha
detto di aver bisogno dell'aiuto dei suoi ‘piccoli mostri', a cui ha
chiesto di illustrare i suoi editoriali. Manda i tuoi disegni a:
drawnthisway@vmagazine.com
Dago Nota: Abbiamo trovato questo video imperdibile di Lady Gaga in posa
per Terry Richardson. Gaga è quasi totalmente nuda con addosso soltanto
dei nerissimi Wayfarer Ray Ban.
Guarda il video qui: http://bit.ly/dQuoG4
3. ‘L'ANDY
MONUMENTO': ANDY WARHOL CONTINUA A VIVERE A UNION SQAURE...
Gothamist
http://bit.ly/euwFb4
Andy Warhol continuerà a vivere attraverso la mega-statua che è stata
innalzata ieri a Union Square, a New York (vicino alla sua ‘factory' e
al luogo dove subì un attentato nel 1968). L'artista Rob Pruitt, ieri,
ha finalmente mostrato al mondo il monumento metallico alto di più di
tre metri, ribattezzato "The Andy Monument", commissionato dal "The
Public Art Fund".
4. IL FONDATORE DI
"GIRLS GONE WILD", JOE FRANCIS, SI DIFENDE DA SOLO IN TRIBUNALE...
GAWKER
http://gaw.kr/i6CEy9
Joe Francis, il fondatore di "Girls Gone Wild", dopo l'ennesima causa
contro di lui, ha deciso di auto-rappresentarsi in tribunale. In una
causa civile contro di lui a Panama City, Francis è stato accusato
dall'ennesima ragazza per essere stata ripresa, a sua insaputa, nuda e
ubriaca. I video sono stati poi trasmessi durante una puntata di "Girls
Gone Wild", una serie incentrata sul divertimento più estremo a cui le
ragazze si lasciano solitamente andare alle feste. La trasmissione ha
fatto dell'uomo un milionario, perseguitato però da mille cause penali e
da genitori furiosi. In un'intervista Francis si è dato un bel ‘10' per
la sua difesa a corte. Prevediamo guai...
5. VUOI ESSERE
PIU' RICCO? METTITI A DIETA!
Gawker
http://gaw.kr/frN3ov
Uno studio scientifico conferma che è meglio per i belli. Economisti
dell'Università' di Austin in Texas, hanno analizzato i dati provenienti
da cinque sondaggi condotti fra il 1971 e il 2009 negli USA, Canada,
Inghilterra e Germania. Hanno riscontrato che le persone più gradevoli
esteticamente sono generalmente più felici. La ragione? I benefici
economici che derivano dalla bellezza. I belli, infatti, hanno
tendenzialmente più soldi. Studi antropologici hanno confermato,
inoltre, che le persone in sovrappeso attirano su di sé disapprovazione
e antipatie.
6. VIDA
‘GUERRERA': TRE UOMINI L'ACCUSANO DI...LESIONI PERSONALI!
TMZ
http://bit.ly/h1oISd
La modella dal sedere famosissimo, Vida Guerra, è stata accusata da tre
uomini di lesioni personali. Secondo questi ultimi, infatti, la modella
dal nome guerriero li avrebbe fatti malmenare dai suoi bodyguard,
durante la sua festa di compleanno.
7. I GADGET DEL
FUTURO SARANNO ALIMENTATI DAL CUORE UMANO...
Techland
http://ti.me/fldWUF
Grazie alle ultime scoperte della nanotecnologia potremmo un giorno
caricare i nostri gadget semplicemente vivendo e respirando. Gli
scienziati hanno inventato un microchip che genera energia dai movimenti
corporei. Si dice che ogni nanogeneratore è mille volte più potente dei
suoi predecessori. Si spera che, continuando con la ricerca, questi
nanogeneratori potranno un giorno essere alimentati dal battito del
nostro cuore. Per la serie, lai l'amore per ricaricare il tuo iphone!
8. OOOPS DELLA
GIORNATA! A MILA JOVOVICH SCAPPA IL CAPEZZOLO!...
Socialite Life
http://bit.ly/dLeGOm
L'attrice...Mila Jovovich si è presentata sul red carpet della serata
per l'ottantesimo compleanno di Mikhail Gorbaciov mostrando più di
quanto volesse...La star di "Resident Evil" ha indossato un vestitino
nero che lasciava intravedere un capezzolo! Che stra-figuraccia gente!!!
Si dice che a fine serata la donna avesse ricevuto svariate proposte di
lavoro...
9. ALLARME
FATTONI! SBALLARSI A NYC È SEMPRE PIU' DIFFICILE...
Gothamist
http://bit.ly/en6rBC
Il NYPD, la polizia di NY, ha sequestrato 8.000 piante di marijuana in
una retata da un ‘pot farm' (piantagione d'erba). Poco dopo un'altra
retata a Staten Islan ha portato al sequestro di 376 piante; altre 56
nel New Jersey. La Drugs Enforcement Administration, in collaborazione
con il NYPD, ha sequestrato 3.000 piante di marijuana per un valore di
otto milioni di dollari.
10. ANCHE IL NEW
YORK TIMES AMA LE PORNO STAR GIAPPONESI...
The Smoking Jacket
http://bit.ly/g7PADa
Il "New York Times" ha recentemente riportato la storia della "Maxima
Pictures", una compagnia cinematografica indonesiana che ha iniziato a
produrre film horror con attrici porno giapponesi come protagoniste!
L'unico problema? L'Indonesia è un paese tradizionalista e poco
tollerante verso le porno star, anche se impegnate in un horror! Tra le
star arruolate per "Kidnapping Miyabi" e "Evil Nurse 2" ci sono Maria
Ozawa e Sola Aoi (il trailer qui:
http://bit.ly/gEXxL0 ).
11.
VIDEO DI BRITNEY SPEARS: DIVENTA UNA "JACKASS 3D"...
Too Fab
Britney Spears ha partecipato allo show televisivo "Jimmy Kimmel Live"
dove ha scioccato il pubblico con un video: uno stunt tagliato dal film
"Jackass 3D", intitolato "Poo Cocktail Supreme". Il video è leggermente
disgustoso ma molto divertente!
Se non state mangiando guardate il video qui:
http://bit.ly/eUZ3Nv
12. FEDELE ALLA
CURVA, ANCHE DALL'ALDILA'...
Fitperez.com
Lo hanno portato a vedere l'ultima partita della sua squadra del cuore.
Peccato che il tifoso in questione fosse...già morto. E' accaduto in
Colombia, dove un gruppo di ragazzi, del gruppo ultrà "Barra del Indio",
ha deciso di portare in curva la bara con il corpo di un loro amico,
Christopher Jacome 17 anni, ucciso durante una sparatoria mentre giocava
a calcio. Non ci credi? Guarda il video qui:
http://bit.ly/h3qXNg
13. REALITY
SUDAFRICANO: "SCEGLIAMO LA MIGLIORE PORNOSTAR"
Perez Hilton
http://bit.ly/dGQMVG
Nuovo reality in Sudafrica: cercare la migliore porno star del paese. Un
po' come "Next Top Model" versione piccante. Le ragazze si affronteranno
a suon di prestazioni sessuali per vincere la corona di reginetta
dell'hard. I produttori assicurano: "Nessuna problema, ci saranno ceste
di preservativi a disposizione"...
14. TELEFONO CHINA
... LEONARDO DI CAPRIO: OFFERTI CINQUE MILIONI DI DOLLARI PER UNA
PUBBLICITA' DI CELLULARI...
E! Online
http://eonli.ne/hhhnkq
Per la misera cifra di cinque milioni di dollari, Leonardo Di Caprio ha
accettato di girare una pubblicità televisiva per una compagnia cinese
di cellulari: la Guangdong OPPO Mobile Telecommunications Corp. La
pubblicità sarà girata in aprile e andrà in onda in Asia entro il 2011.
15. IL PADRE DI
MARK ZUCKERBERG: "SONO PAPA' FACEBOOK"...
Gawker
http://gaw.kr/h4i3PR
Edward Zuckerberg, padre di Mark fondatore di Facebook, ha cercato di
fare pubblicità al proprio studio dentistico inviando a potenziali
clienti una lettera con su scritto "Sono letteralmente il padre di
Facebook". Dopo essere stato sbeffeggiato da "Time Magazine" per la
singolare campagna marketing, l'uomo ha capito di averla fatta grossa e
ha così deciso di pubblicizzare il suo studio non ‘con' Facebook e ma
‘su' Facebook, aprendo un gruppo promozionale sul noto social network.
16. LIZ LASCIA UN
MILIARDO DI DOLLARI
Dal "Corriere
della Sera" - Elizabeth Taylor ha lasciato un patrimonio
personale stimato in un miliardo di dollari (più di 700 milioni di
euro). La diva, morta il 23 marzo a 79 anni, sebbene da trent'anni non
ottenesse una parte importante in un film, apparteneva al gruppo delle
14 «self-made women» miliardarie. Liz fu capace di negoziare i contratti
più costosi di Hollywood.
17. CANNES,
OMAGGIO A BELMONDO...
Dal "Corriere
della Sera" - Omaggio a Jean-Paul Belmondo al festival di
Cannes. Il 17 maggio è in programma una serata speciale dedicata
all'attore francese, durante la quale Belmondo assisterà alla prima del
documentario di Vincent Perrot e Jeff Domenech Belmondo, «Belmondo,
Itinéraire» . Al festival attesa anche per la versione restaurata di
«Arancia meccanica» di Kubrick. 31-03-2011]
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1- DELIRIO
ASSOLUTO A ROMA PER LA STANGATA AI ’’CELEBRO-LESI’’ DEL MADOFF DE’
NOANTRI - 2- L’ELENCO DEI 700 NOMI DI VIP VITTIME (NON SOLO ROMANI) SI È
ALLUNGATO ANCORA. LA FINANZA HA TROVATO UN’ALTRA ”LISTA” CON 500 ”NUOVI”
CLIENTI DELLA ROMA BENE: AVEVANO CONSEGNATO RISPARMI A SEI ZERI A
GIANFRANCO LANDE, IL BROKER FINANZIARIO CHE ADESSO, IN CARCERE, HA
COMINCIATO LO SCIOPERO DELLA FAME - 3- DA ENRICO VANZINA (“MACCHÈ
FURBETTO, SONO UNA VITTIMA”) AL DEPUTATO PD MARTINO. LA PRINCIPESSA
CLAUDIA RUSPOLI: “IO SCEMA E LORO MEFISTOFELICI E GENIALI” - 4- QUEI
PALAZZINARI PUGLIESI CHE ASPETTAVANO "GIAMPY" PER SPEZZARGLI LE GAMBE -
5- CRISI DI NERVI PER LA GUZZANTINA: "COME S’È PERMESSO DI CHIAMARMI SUL
CELLULARE? LEI NON DEVE! NON ME NE FREGA NIENTE SE LE DISPIACE,
CAPITOOO? CHIAMI l’UFFICIO STAMPA!" -
1 - NELLA LISTA
DEL BROKER ALTRI 500 NOMI...
Valentina Errante per "Il Messaggero"
I fratelli del
cinepanettone, Enrico e Carlo Vanzina, ma anche il deputato del Pd, Pier
Domenico Martino, insieme al "re" del ciambellone più famoso a Roma,
Franco Gargani, e a un prelato che investiva per conto di un paio di
confraternite domenicane, e persino a un sottosegretario. E' lungo
l'elenco delle vittime della "truffa dei Parioli", quella che ha
inghiottito circa 300 milioni di euro e la scorsa settimana ha portato
all'arresto di cinque persone.
Ieri, l'elenco dei
700 nomi di vip, vittime dell'azzardo, si è allungato ancora. Gli uomini
del nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno trovato un'altra
"lista" con 500 "nuovi" clienti della Roma bene: avevano consegnato
risparmi a sei zeri a Gianfranco Lande, il broker finanziario che
adesso, in carcere, ha cominciato lo sciopero della fame.
L'elenco era
nascosto in un garage, ma qualcuno l'ha raccontato agli inquirenti e
così gli investitori truffati noti alla procura sono diventati mille e
duecento: professionisti, sportivi, politici e gente di spettacolo.
Perché Lande frequentava i salotti buoni e il 20 per cento di interessi
che garantiva ai clienti erano la migliore presentazione. Poi però il
meccanismo si è inceppato: il denaro, investito in azioni, obbligazioni
e liquidità alle Bahamas, in Lussemburgo e in Belgio, fuori dal circuito
dei controlli previsti, non è più tornato indietro. E' successo con i
risparmi degli ex calciatori Ruggero Rizzitelli e Stefano Desideri, con
quelli del senatore Pdl Paolo Guzzanti e della figlia Sabina. Tra le
vittime l'attore Massimo Ranieri e la showgirl Samantha De Grenet.
«Erano i soldi che
mia suocera aveva lasciato ai figli - spiega Federica, moglie di Enrico
Vanzina - siamo rimasti sconvolti. Aspettavamo che i magistrati ci
chiamassero e di aderire a una class action. Per questo non abbiamo
presentato denuncia». E alla procura non si è rivolto neppure il
deputato Pd, Domenico Martino che spiega: «Non sono neppure soldi miei,
sono di mia moglie. Noi Lande non l'avevamo mai visto, tranne alla fine,
quando ha licenziato dalla società i nostri referenti e chiedevamo conto
dei soldi. E' stato il mio avvocato a sconsigliarmi di presentare una
denuncia - aggiunge il deputato - perché l'avevano già fatto altri e
dunque non sarebbe cambiato nulla».
Associazione per
delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di
abusivismo finanziario, truffa, appropriazione indebita e ostacolo alla
vigilanza, sono i reati contestati a Lande e soci, ma delle mille e 200
vittime soltanto in 36 hanno si sono rivolti ai pm. Alcuni avevano
deciso di aderire allo scudo fiscale, ma Lande li avrebbe, almeno
parzialmente, fregati anche in questo. Altri a "sanare" la propria
posizione non ci pensavano affatto. «Vuol dire che non si ritengono
truffati - commenta il penalista Salvatore Sciullo, che difende il
broker - erano investimenti ad alto rischio e il mio cliente aveva già
preparato un piano di risanamento».
2 - LA STANGATA DEI PARIOLI - «C'ERA UN MADOFF TRA NOI»...
Goffredo Buccini per il "Corriere
della Sera"
I primi nomi danno
il senso del contesto: un avvocato di fama come Titta Madia, una
pattuglia di nobili tra cui Gianfranco Serraino Flory, attori, cantanti,
costruttori, Massimo Ranieri accanto ai Piperno, a Sabina Guzzanti, a
suo padre Paolo e alla showgirl Samantha De Grenet. Sono tanti
soprattutto ai Parioli quelli che hanno affidato i loro soldi a
Giampiero Castellacci de Villanova, il «Madoff alla vaccinara».
Era il ragazzo di
casa, nella Roma pariola: quello con cui manderesti tranquillo tua
sorella a mangiare una pizza da Celestina, belloccio, educatissimo,
inoffensivo. Era il vicino di sdraio sulla spiaggia di quella Roma, la
Castiglioncello ruggente degli anni Sessanta, dove l'ombra
dell'ombrellone accanto rinfrescava i Risi e i Vanzina, Susi Cecchi
d'Amico e Mastroianni, Sordi e Panelli, e ancora si sentiva il rombo del
Sorpasso di Gassman sull'Aurelia che scorreva lì dietro piena di
promesse.
Sua mamma, la
nobildonna Edvige Delfino, cui la morte nel 2009 ha risparmiato questa
vergogna, chiacchierava e beveva soft drink al caffè Ginori d'estate e
al bar Euclide d'inverno, con le mamme di quelli che, quarant'anni dopo,
lui ha raggirato. Perché questa di Giampiero Castellacci de Villanova è
soprattutto una storia di amicizia tradita, di memoria offesa. E, in
fondo, la storia d'un modo d'essere dei Parioli, nuovo, rampante e
trafficone, che ne sovrasta un altro, antico, colto e discreto, quello
di cui, per dire, si trova traccia nella "Casa del padre" di Giorgio
Montefoschi: villini non pretenziosi, minuscoli giardini, «il rumore
delle stoviglie raccolte e portate in cucina».
Il mistero di
questo attempato rampollo della Roma dal sangue blu - arrestato la
scorsa settimana con quattro complici per una stangata da 170 milioni di
euro a 700 clienti in buona parte vip- è che lui, Giampi, racchiude il
vecchio e il nuovo, è l'alfa e l'omega di un'Italia a cui il sorpasso
sta finendo in carambola. E contiene anche i tormenti di molti di quegli
amici, che pensavano di avere trovato l'Eldorado - rendimenti prima al
20, poi al 12 per cento- e adesso stanno in un limbo tra vittime e
furbastri. «Posso dirle quanto sono scema io e quanto sono mefistofelici
e geniali questi signori» , sbotta Claudia Ruspoli, figlia del principe
Lilio: «Nobile Giampiero? Da nobile non si è davvero comportato. Ma non
le farò i nomi dei miei compagni di sventura».
Che sono tanti e,
tra Roma e Milano, hanno scatenato il giochino di società su chi s'è
fatto fregare dal Madoff alla vaccinara. Perché in questa storia -
scritta tra quella via dei Monti Parioli dove abitava Giampi con la
moglie Consuelo, sua fidanzatina di gioventù, piazza don Minzoni, prima
base della sua società di truffatori, e via di Villa Grazioli, ultima e
più sfarzosa sede sociale - le denunce, una cinquantina, sono meno di un
decimo dei clienti. Insomma, i conti non tornano... Roberto D'Agostino,
uno non amato da tutti, ma che in una certa Roma conosce quasi tutti, la
mette giù piatta: «Il problema è che se fai denuncia ti possono chiedere
da dove venivano i soldi che avevi dato a questa gente».
Già, perché c'è in
ballo lo scudo fiscale e, a fronte di un certo numero di povericristi
che magari hanno visto polverizzare i loro risparmi, impazza la vulgata
su vip ingordi e soldi sottratti alle tasse; senza dimenticare un'idea
radicata in un pezzo d'Italia: che il denaro sia, in fondo, sterco del
demonio, ragione che ha spinto certi fan di Sabina Guzzanti, vittima del
raggiro, a dirle «ben ti sta» via Internet.
«La materia è
delicata, bisogna evitare scivolate» , mormora infine il papà di
Dagospia, colto da un'inconsueta cautela che la dice lunga sulla qualità
dei clienti. I primi nomi danno il senso del contesto: un avvocato di
fama indiscussa come Titta Madia, una pattuglia di nobili tra cui
Gianfranco Serraino Flory (golfista: galeotto fu il golf club di Prima
Porta frequentato anche da Giampi), attori, cantanti, costruttori,
Massimo Ranieri accanto ai Piperno e a Stefano Desideri detto er
Sarsiccia nei suoi anni a metà tra la maglia giallorossa e quella
nerazzurra.
Gli aneddoti
rendono il clima: ecco la piccola ma famosa editrice che aspetta il
nostro in piazza don Minzoni per azzannarlo, «hai fregato mia figlia!» ,
ecco il duo di palazzinari pugliesi che s'apposta sotto via di Villa
Grazioli giurando «ci pensiamo noi» . Non è detto che la galera sia la
sorte peggiore che poteva capitare a Giampi e ai suoi amici: specie a
Gianfranco Lande, una bella grinta plebea da contrapporre ai quarti di
nobiltà di questa storia, vero padre-padrone del gruppetto. «Giampiero è
stato l'amo, con le sue amicizie, i suoi rapporti. Chi voleva che desse
ascolto a uno come quel Lande?» , medita una sciura del nord che pure ci
ha rimesso una buona barca di quattrini inseguendo il miraggio.
Molti si stavano
svegliando. Alcuni di malumore. Come quei pugliesi inferociti che, dai e
dai, riusciranno infine a rifilargli due ceffoni per strada. Come le
distinte dame che aspettavano Lande e fidanzata davanti al Caminetto,
altro ristorante simbolo dei Parioli, per prenderli a male parole. O
come i melomani che gli facevano la posta addirittura al teatro
dell'Opera, rovinandogli la Bohème. Naturalmente è un antipasto. Dalla
pattuglia dei clienti ancora in ombra, il primo nome che spunta, forse
proprio per via dell'antica malia di Castiglioncello, è quello di Enrico
Vanzina, un altro eterno pariolino della porta accanto.
Il figlio del
grande Steno non vorrebbe parlare, poi dice «qualcosa, ma solo per
amicizia» , così dimostrando che, fidandosi d'un giornalista, poteva
fidarsi in perfetta buonafede anche di Giampiero Castellacci. «Sono una
vittima, è una truffa colossale, che non provino a rovesciare la storia
sui giornali! Quella gentaglia mi ha fregato i soldi» . Soldi affidati a
Giampi dalla madre di Enrico, morta nel ' 93. Passare da furbetti che
inguattano quattrini all'estero è un comprensibile incubo per molti dei
personaggi pubblici tirati in ballo. «Io sono uno di quelli che paga più
tasse in Italia e ogni anno faccio lavorare migliaia di persone con i
film».
Sapere che il
nobiluomo Castellacci, con le sue vacanze quasi obbligate al Quisisana
di Capri e a Saint Tropez, è forse la prima vittima di questa catena di
sant'Antonio, col suo ruolo di specchietto per le allodole, non è gran
consolazione. Persino alla sorella Consuelo e al fratello Mino ha
portato via i quattrini, pur di obbedire a Lande, che intanto si
candidava al premio faccia di tolla, spiegando ai clienti: «C'è una
crisi di fiducia, sa, dopo quel Madoff...».
Ora, sulla chat
del sito dell'Aduc, l'associazione dei consumatori, i pariolini e non,
per adesso coperti da nomignoli anonimi come Jonnyny o Doris Day, si
scambiano pensierini di questo tipo: «Sono banditi come Tanzi o
Cragnotti e presto saranno liberi di godersi i nostri soldi» . Ma certi
paragoni sono avventurosi. Ai Parioli apparve negli anni Ottanta tale
don Antonio Leghissa, ex superiore dei Clarettiani. Non era un
Cagliostro della finanza, ma prometteva «un passaggio per il Paradiso» e
interessi al 19 per cento. Prima d'accorgersi che li stava fregando
tutti, gli misero in mano 25 miliardi di vecchie lirette.
3- «LE ACCUSE SUL
BLOG? SONO POVERINI GASATI IO IN CRISI DI NERVI»
Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"
(Sabina Guzzanti
risponde al telefonino. Voce nervosa, rauca, inizialmente tremante).
«Io... non... ca-pi-sco...» .
Cosa, signora
Guzzanti?
«No, dico: come s'è permesso di chiamarmi sul cellulare? Eh? Lei non
deve...» .
Mi spiace se...
«Non me ne frega niente se le dispiace, capitooo? Ho un ufficio stampa,
chiami il mio ufficio stampa!».
Non credevo che...
«Non credeva? Non credevaaa? Che vuole da me?» .
Se mi lasciasse
spiegare... Non ho neppure potuto dirle buongiorno...
«Ecco, buongiorno. Fatto. Allora?» .
Allora c'è questa
storia della truffa e...
«E voi, sui giornali, la state raccontando male, malissimo... Uff!» .
Prosegua.
«No, non proseguo».
Su...
«Allora. Mi ascolti bene: la notizia è che io sono stata truffata. Punto
e basta. Invece, per assurdo, qui sta passando il concetto che io debba
giustificarmi di aver fatto qualche investimento... Pazzesco, non
trova?».
Senta: non sarà
che a lei sembrano pazzesche e anche seccanti, molto seccanti, le
critiche che le vengono mosse sul suo blog? Da giorni lei viene
accusata, e rimproverata, di aver cercato guadagno facile con i trucchi
della finanza...
«Ma lo sa bene anche lei, lo sa bene che sui blog scrivono quelli più
ossessionati...».
Non offenda quelli
che scrivono sui blog.
«Io non li offendo, ma è esattamente così. Si sono gasati, poverini,
hanno letto certi articoli e si sono messi a pontificare, a dirmi quello
che avrei dovuto fare e non fare, con i miei soldi».
Lei li ha anche
definiti «svitatelli» , «persone poco strutturate» , «esaltati che non
hanno capito una cippa».
«Senta: uno è arrivato a scrivere che i miei soldi avrei dovuto
investirli aprendo un bar... Io? La barista? No, dico: si rende conto di
qual è il livello della polemica? E però la colpa è vostra, di voi che
sui giornali avete parlato solo di me e di Massimo Ranieri, mentre ad
essere truffati siamo stati a decine. Perché non avete pubblicato anche
le foto degli altri? È giornalismo, questo?».
Signora Guzzanti,
è molto gentile a fornirci una lezione di giornalismo: ma non negherà
che dovendo scegliere tra una sua foto e quella di uno sconosciuto,
forse è più utilizzabile la sua...
«Ehm... sì sì, certo... ha ragione. Però gli articoli sono stati
scorretti! Alcuni, anzi, particolarmente scorretti».
Lei, sul suo blog,
ha scritto una severa lettera aperta al direttore di «Repubblica» , Ezio
Mauro.
«Sì, severa...» .
Lo accusa di aver
condotto una «campagna di disinformazione» , gli chiede a «cosa devo
tanto scorrettezza? Tanta vigliaccheria? Tanta spudoratezza?».
«Va bene, okay, lo ammetto: ho esagerato. Ho scritto in preda a una
crisi nervosa, oggi non userei certi toni... però è andata, la lettera
l'ho pubblicata, e va bene così» .
Ripensandoci:
questi truffatori che l'hanno...
«No, aspetti, piano con le parole: c'è un'inchiesta, in corso. Ci sono
alcune denunce. Aspettiamo».
Come mai è così
prudente, signora? Non ha perso 400 mila euro?
«E chi lo dice?» .
L'ho letto.
«È una cifra che non confermo».
È vero o no che
lei avrebbe già recuperato parte del denaro?
«No... no... è una sciocchezza...».
(Sabina Guzzanti,
attrice e regista, 47 anni, è figlia di Paolo, deputato dei
«Responsabili» berlusconiani, e sorella di altri due attori, Caterina e
Corrado. Secondo il parere di numerosi esperti, il vero fuoriclasse del
palcoscenico sarebbe Corrado).
4- PARLA GIANFRANCO LANDE, IL «MADOFF DEI PARIOLI»: «SONO
INNOCENTE, FACCIO LO SCIOPERO DELLA FAME»
Da "Panorama"
in edicola domani
Gianfranco Lande,
ribattezzato «il Madoff dei Parioli», il consulente finanziario romano
arrestato il 24 marzo con l'accusa di un crac finanziario da 170 milioni
di euro che ha coinvolto almeno 600 investitori (molti vip), ha smesso
di mangiare dal giorno in cui è entrato in cella. Lo rivela il
settimanale Panorama, che pubblica un'intervista esclusiva al detenuto
nel numero in edicola da domani venerdì 1 aprile.
«Sto facendo lo
sciopero della fame per sostenere con decisione le mie ragioni» spiega
Lande attraverso il suo legale, Salvatore Sciullo. «Sono stato mandato
in galera nel momento in cui mi ero totalmente messo a disposizione
degli inquirenti e degli organi di vigilanza. In questo modo non si fa
solo un danno alle indagini, ma soprattutto agli investitori che
attraverso il mio piano di ristrutturazione potevano recuperare almeno
in parte i loro risparmi». Lo sciopero è anche per la liberazione della
compagna, Raffaella Raspi, arrestata insieme con lui: «Anche se non sono
credente, è un fioretto per la sua liberazione».
Lande sostiene che
la colpa del crac è dei suoi ex soci: «Ho capito che agivano per
interessi personali ed egoistici» dichiara a Panorama. «In questa
cattiva gestione alcuni clienti sono stati volontariamente favoriti con
tassi d'interesse esorbitanti e rapidi disinvestimenti del capitale a
discapito di tutti gli altri, ma questo non è colpa mia».
I magistrati
romani accusano Lande di aver accettato consapevolmente di far rientrare
con lo scudo fiscale capitali che esistevano solo sulla carta e che gli
investitori non sono più riusciti a riavere: «Potevo immaginare, delle
difficoltà, ma non conoscevo tutta la situazione, così piena di strani
movimenti e comunque ero convinto di riuscire a risolverla con le mie
capacità».
Lande poche ore
prima di essere arrestato aveva messo a punto un piano di
ristrutturazione da presentare al commissario che sta gestendo la sua
società dopo la liquidazione coatta di gennaio: «Mi fa impazzire l'idea
di essere in carcere» dice Lande a Panorama «mentre potrei risolvere,
almeno in parte, la situazione con il mio piano. Prima, però, devono
farmi uscire di qui».
31-03-2011]
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CLORO AL CLERO -
L’EX VESCOVO DI ORVIETO, COSTRETTO AL RITIRO DOPO IL SUICIDIO DEL SUO
SEGRETARIO SOSPETTATO DI ESSERE GAY, SPARA A ZERO SUL VATICANO: “SONO
COLPITO DAL CANCRO CHE CONSUMA LA CHIESA: LA MANCANZA DI AMORE” - “GLI
UOMINI DI CHIESA NON SI AMANO TRA LORO E QUESTA OSTILITÀ SI RIVERSA
SULLA GENTE” - “SE SI VUOLE LA TOLLERANZA ZERO SU PEDOFILIA E
OMOSESSUALITA’ ALLORA BISOGNEREBBE COMINCIARE DA QUELLO CHE ACCADE NEI
SEMINARI MINORI”…
Stefania Rossini
per "l'Espresso"
Il vescovo che ha conquistato Orvieto brandendo il Vangelo se ne è
andato a meditare nel ritiro di Cascia. Resterà lì il tempo necessario a
capire dove ha sbagliato, come sia potuto accadere che tutto quell'amore
cristiano, quelle parole di misericordia, quel soccorso ai deboli che
era convinto di aver dedicato alla sua diocesi siano diventate micidiali
accuse contro di lui, fino a indurre il Vaticano a chiedere le sue
dimissioni.
La sera prima di
partire, con indubbio senso dello spettacolo, ha indossato il suo
vecchio saio da frate agostiniano per accogliere la fiaccolata di saluto
della cittadinanza che da settimane si era mobilitata a suo favore sotto
la guida di Toni Concina, primo sindaco di destra di Orvieto, con il
sostegno della stampa locale, con appelli pubblici delle scrittrici
Susanna Tamaro e Rosa Matteucci, e anche con un'insistente campagna de
"Il Foglio" di Giuliano Ferrara che è tornato a riflettere
sull'inclinazione umana al peccato.
Nella piazza del
Duomo gremita come uno stadio l'ormai ex vescovo Giovanni Scanavino non
è tornato a spiegare i dettagli della sua vicenda, culminata nel
suicidio del suo segretario particolare a cui era stato vietato il
sacerdozio per sospetti di omosessualità. Ha fatto però la sua ultima
predica, di quelle che per sette anni hanno strappato il cuore agli
orvietani, producendo conversioni improvvise e risuscitando movimenti
spiritualisti e radicali.
Dicono che lei sia
un predicatore irresistibile. È vero?
«Senza presunzione, devo ammettere che me la cavo bene. San Paolo diceva
che la fede passa attraverso l'ascolto e io mi accorgo subito quando la
gente è catalizzata, pronta all'evangelizzazione. È come se avesse fame
e sete di qualcosa di solido».
In un'epoca in cui
l'immagine è tutto e domina la devozione a un leader, non si è mai
interrogato su questo suo potere?
«Ogni giorno ho pregato per capire se volevo imporre la mia immagine o
invece trasmettere valori forti che aiutassero la gente a maturare».
Questo travaglio
vale per lei, non per chi corre ad ascoltarla.
«È vero, ma io mi sono sempre regolato come Sant'Agostino, che pianse
quando lo vollero fare vescovo perché sapeva quale responsabilità si
assumeva. Lui diceva ai fedeli: "Attenzione, se mi applaudite
semplicemente perché sono un retore, andremo tutti all'inferno, io e
voi". Nel mio piccolo anch'io ho cercato di trasmettere contenuti
forti».
Ce ne dica
qualcuno.
«Gliene dico uno, per me fondamentale. Ha presente la parabola del
figliol prodigo? Ebbene, io la chiamerei invece "la parabola del padre
buono", colui che aspetta il ritorno del figlio, non gli rimprovera
nulla e fa vincere l'amore. Non si unì a loro il fratello maggiore
offeso, ma a lui oggi dovremmo puntare».
Perché?
«Perché nella teologia della Grazia, il perdono vince sempre. Ci sono
anche gli esempi di Matteo, della Maddalena, persone squalificate
moralmente che ritrovano la dignità incontrando Gesù. O capiamo questo
oppure rischiamo di creare due chiese: la chiesa del padre che accoglie
il figliol prodigo e la chiesa del fratello maggiore che sa puntare
soltanto il dito accusatore».
Attraverso le
parabole siamo arrivati alla questione che la esilia da Orvieto. Anche
lei ha raccolto uomini squalificati. Anzi, come dicono i suoi
accusatori, se ne è circondato.
«I delatori o gli spioni, per usare un gergo popolare, non sanno quello
che riferiscono. Il mio criterio è accogliere la persona, ascoltarla,
vivere con lei e capire se c'è davvero qualcosa che non va. Se non
dimostri che quello è un delinquente, non lo puoi condannare sulle voci.
Alla fine mi hanno fatto capire che ho sbagliato ma, per favore, non
pretendano che cambi le mie idee. Sempre Sant'Agostino mi ha insegnato
che non si può vivere soltanto con la grazia, senza il peccato».
Però uno dei suoi
diaconi, Luca Seidita, che non è stato accettato come prete per presunta
omosessualità, si è suicidato gettandosi dalla rupe di Orvieto.
«Quella vicenda tristissima è stata usata per colpire un intero lavoro
pastorale. Io non ho avuto le certezze di chi si è voluto basare su
vaghe impressioni. Forse Luca era fragile, d'accordo, ma io non butto
via un uomo per questo».
C'erano altri
diaconi problematici, e anche un prete accusato di abuso su un minore.
«È bene che si sappia che in questa diocesi c'è Colle Valenza, una
comunità dove opera un'équipe specializzata voluta dalla Conferenza
episcopale per recuperare i preti in difficoltà. Se questa équipe mi
segnala il caso di un sacerdote, a suo tempo condannato, che ha fatto il
carcere e poi anni di riabilitazione, io ho il dovere di aiutarlo a
reinserirsi come prete, anche se con tutta la prudenza possibile».
Invece...
«Invece qualcuno avverte il cardinale che prende il telefono e chiede:
"Ma è vero?". Rispondo: "Sì, è vero, ma è tutto sotto controllo, Colle
Valenza l'avete voluta voi". Dopo un mese il sacerdote è stato ridotto
allo stato laicale».
Non pensa che su
questo tema il Vaticano paghi lo scotto dei troppi scandali?
«Il papa ha fatto benissimo a insistere su questa piaga. Ma io gradirei
che fosse posta più attenzione alle persone coinvolte, caso per caso,
per arrendersi solo quando è sicuro che sono irrecuperabili. Se si vuole
davvero la tolleranza zero, allora bisognerebbe cominciare da quello che
accade nei seminari minori».
Che cosa vi
accade?
«Le dico soltanto che io e i miei confratelli, alla fine del nostro
percorso, ci siamo detti: "Siamo arrivati ad essere preti nonostante i
seminari"».
Lei è così
controcorrente anche su altri temi osteggiati dalla chiesa? Che cosa
pensa, ad esempio, di una legge che regoli le convivenze gay?
«Io mi preoccupo soltanto quando queste due persone cominciano a dire
che vogliono adottare un bambino. Su questioni così serie va riproposto
il valore della natura, per la quale la famiglia è composta da un uomo,
una donna e dei figli».
Ma la cultura
incide sulla natura, monsignore, altrimenti non avremmo la civiltà.
«È questo il motivo per cui è necessario dialogare, capire il mutamento,
convincere. Il cardinal Martini diceva che era giunto il momento di
aggiornarci, rivedendo il concilio Vaticano II. Ma in questo momento
tutto ciò per la chiesa è out».
Le dimissioni di
un vescovo restano comunque un fatto straordinario. Lei deve averli
davvero spaventati.
«Sì, ma non solo per le scelte vocazionali. Hanno avuto paura che
mandassi la diocesi alla deriva anche per alcune scelte economiche».
Quali?
«Volevo fare della cattedrale una sede eucaristica, visto che abbiamo
qui nientemeno che il miracolo del Corpus Domini. Sarebbe stata anche
una grande occasione di rilancio per l'economia della città. Ma l'idea
non è piaciuta. Volevo poi affittare uno stabile di nostra proprietà al
Gordon College, un'istituzione americana che lo avrebbe ristrutturato
come sede per gli stage italiani dei propri studenti. Ma in quel caso è
stata la pastora a spaventare».
La pastora?
«Si tratta di anglicani e il sacerdote che li guida è donna».
È favorevole anche
al sacerdozio femminile?
«Finora per noi ha vinto la tradizione. Però dico: accogliamo gli
anglicani, sono fratelli nostri, guardiamo come funziona da loro una
donna. Potrebbe aiutarci a capire se sarebbe praticabile anche nella
nostra chiesa».
È ancora molto
arrabbiato, vero?
«Sono colpito dal cancro che consuma la chiesa: la mancanza di amore.
Gli uomini di chiesa non si amano tra loro e questa ostilità si riversa
sulla gente. Il mio peccato è stato quello di cercare il contatto
diretto con le persone. Ne ho tratto grande soddisfazione ma ho
suscitato la gelosia dei baciapile».
Che ne sarà di lei
ora?
«Me ne starò per un po' in convento. Voglio ripensare a quanto è
successo per aiutare la nostra gente, il clero, a non tornare
indietro».31-03-2011]
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L’INFLAZIONE VOLA
- MOODY’S E GLI STRESS TEST METTONO PAURA ALLE BORSE (INTESA KO) - ALLE
BANCHE IRLANDESI SERVONO 24 MLD - SCAGLIA PRECISA: NEL 2005 FASTWEB NON
ERA IN CRISI E POTEVA ACQUISIRE WIND - SUSSIDI ILLEGALI AIRBUS: LA
BOEING GODE - LACTALIS: IL NOSTRO 29% NON VUOL DIRE CONTROLLO - LANCI
LASCIA ACER - IMPREGILO, PONZELLINI IN CDA IL 6 APRILE IL CDA GENERALI…
1. BORSA: MOODY'S
E STRESS TEST COMPROMETTONO LA SEDUTA, MILANO -1,24%...
Radiocor - La minaccia di Moody's di tagliare il rating
di altri paesi della zona euro ha penalizzato le borse, che hanno chiuso
contrastate. La peggiore e' stata Milano (-1,24%), zavorrata dalle
banche, in attesa dell'esito degli stress test sugli istituti irlandesi,
comunicato a fine seduta. Maglia nera per Intesa Sanpaolo (-4,4%). Tiene
Parmalat, alla vigilia del cda che dovra' decidere sul rinvio
dell'assemblea.
2. INFLAZIONE:
ISTAT; A MARZO SALE A 2,5%,MASSIMO DA 2008. PRIMA STIMA, PREZZI +0,4% SU
BASE MENSILE...
(ANSA) - Il tasso di inflazione a marzo è salito al
2,5%, dal 2,4% di febbraio. Lo rileva l'Istat in base alle stime
provvisorie che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello
0,4%. Il tasso tendenziale è il più alto da novembre 2008, quando
l'inflazione si attestò al 2,7%.
L'accelerazione
dell'inflazione, spiega l'Istat, risente in primo luogo delle tensioni
sui beni alimentari e sui beni energetici non regolamentati (carburanti,
gasolio da riscaldamento ecc...). L'inflazione di fondo al netto di
energetici e alimentari freschi è infatti pari all'1,8%, mentre esclusi
solo i beni energetici l'indice è pari all'1,9%. A sostenere la dinamica
dei prezzi contribuiscono però anche i servizi ed in particolare i
trasporti e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.
Per quanto
riguarda l'indice Ipca armonizzato europeo, l'Istat registra un aumento
del 2% rispetto a febbraio e del 2,6% rispetto a marzo 2010, con
un'accelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto a
febbraio 2011 (+2,1%). La forte variazione congiunturale, spiega ancora
l'istituto di statistica, "é in gran parte dovuta al venir meno dei
saldi stagionali". Per quanto riguarda l'inflazione acquisita infine, il
tasso calcolato è dell'1,8%.
3. IRLANDA: BANCHE
NECESSITANO 24 MLD DI CAPITALI FRESCHI...
Radiocor - Le banche irlandesi nel loro complesso
necessitano di capitali freschi per 24 miliardi di euro per potersi
considerare al sicuro da nuovi choc. E' la stima fornita oggi dalla
banca centrale irlandese che ha pubblicato i risultati degli stress
test. Oltre la meta' di questa somma, ben 13,3 miliardi, rappresenta il
buco teorico trovato nei bilanci di Allied Irish Banks mentre per Bank
of Ireland il fabbisogno e' di circa 5,2 miliardi.
4. SCAGLIA,NEL
2004 E 2005 FASTWEB NON ERA IN CRISI ED ERAVAMO PRONTI A FARE OFFERTA
PER ACQUISIZIONE WIND...
(ANSA) - "Vorrei correggere l'immagine di una Fastweb
in difficoltà economica negli anni 2004 e 2005 al punto di non poter
pagare gli stipendi. Contrariamente era in un momento di grande
sviluppo: sono state assunte mille e 500 persone e realizzati un
miliardo di euro di investimenti".
E' quanto
affermato da Silvio Scaglia, ex fondatore di Fastweb nel corso di alcune
dichiarazioni spontanee fatte al processo che lo vede imputato per reati
fiscali assieme ad altre 25 persone tra cui ex dirigenti della stessa
azienda telefonica e di Telecom Italia Sparkle ritenute responsabili del
maxiriciclaggio di due miliardi di euro. L'ex fondatore ha spiegato che
in quel periodo "era stato approvato un piano di altri tre miliardi di
investimenti per arrivare ad estendere la rete alla copertura nazionale.
Inoltre c'erano delle negoziazioni con le banche per le linee di credito
sino a 12-13 miliardi di euro ma erano per una offerta destinata
all'acquisizione di Wind, un'offerta poi abbandonata per l'arrivo di
Sawiris che alzò la posta".
Scaglia ha preso
la parola al termine della deposizione di Giuseppe Crudele, ex
responsabile del settore Vendita e Servizi voce di Fastweb. Crudele
aveva detto di avere saputo che tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005
Fastweb era in difficoltà, tanto da rischiare di non pagare le
tredicesime, e che lui decise di coinvolgere nell'operazione traffico
telefonico Telecom Italia Sparkle perché non c'era abbastanza cassa per
proseguire da soli.
5. PARMALAT:
LACTALIS A UE, ACQUISTO 29% NON DETERMINA CONTROLLO...
Radiocor - Lactalis conferma in una nota di avere avuto
contatti con il gabinetto del commissario alla Concorrenza, Joaquin
Almunia, per aggiornarlo sugli sviluppi della sua entrata in Parmalat.
La societa' francese specifica che ha spiegato a Bruxelles 'che il suo
ingresso nel capitale di Parmalat non possa essere considerato come
un'acquisizione del controllo di Parmalat' e che 'pertanto non vi sia
necessita' di notifica preventiva'. Lactalis intende inoltre fare quanto
necessario per esercitare il suo diritto di voto in assemblea per le
quote acquisite, pari al 29% del capitale.
6. GENERALI: VERSO
SCHIARITA IN CDA 6 APRILE, SI LAVORA A STATUS QUO...
Radiocor - Proseguono gli incontri di preparazione al
cda delle Generali del 6 aprile. L'obiettivo, secondo quanto risulta a
Radiocor, e' raffreddar e gli animi dopo le tensioni delle ultime
settimane sfociate nella decisione del vicepresidente, Vincent Bollore',
di astenersi sul bilancio. A questo punto, fonti vicine al consiglio
sottolineano che l'ipotesi prevalente e' che la riunione della prossima
settimana si possa chiudere con un chiarimento e niente di piu'.
'Non credo ci
saranno dimissioni di Bollore' dalla vicepresidenza - viene riferito - e
anche una ridefinizione delle deleghe del presidente Cesare Geronzi
appare poco probabile'. Il tentativo e' anche quello di chiudere il piu'
in fretta possibile la vicenda Ppf, la jv nell'Est Europa con il
finanziere e socio Generali, Petr Kellner. Come si e' visto anche dal
comunicato - riferiscono le stesse fonti - non c'e' alcun obbligo di
acquisto da parte di Generali e quindi la vicenda potra' rientrare.
7. IMPREGILO: IGLI
CONFERMA PONZELLINI IN CDA, IN LISTA PINI...
Radiocor - 'Il cda di Igli ha approvato oggi la lista
per la formazione del nuovo consiglio di amministrazione di Impregilo,
composta da 14 membri. Nella lista e' compreso il nome di Massimo
Ponzellini'. E' quanto ha anticipato una fonte finanziaria all'Agenzia
Radiocor riferendosi alla lista per il rinnovo del Cda di Impregilo che
sara' depositata entro fine settimana. Fra i nomi proposti per il
consiglio c'e' Massimo Pini al posto di Andrea Novarese.
8. WTO: VITTORIA
PER LA BOEING, ALLA AIRBUS SUSSIDI ILLEGALI PER 20 MLD...
Radiocor - Importante vittoria per la Boeing nei
confronti dell'Airbus presso il tribunale della World Trade
Organization. Secondo il testo della sentenza resa pubblica oggi
dall'organizzazione di Ginevra, infatti, nel corso della sua storia il
produttore di Chicago ha ricevuto aiuti illegali da parte del governo
americano per soli 2,7 miliardi a fronte dei quasi 20 ricevuti dal
consorzio europeo.
'Questa sentenza
della Wto - ha detto il vicepresidente e direttore dei servizi legali
della Boeing, Michael Luttig - manda in frantumi quel mito molto
conveniente secondo cui i governi europei devono fornire sussidi
illegali all'Airbus per rispondere agli aiuti del governo americano alla
Boeing. La sentenza respinge l'80% delle accuse della Ue contro gli
Stati Uniti e identifica aiuti illegali a cui non si sia gia' posto
rimedio in precedenza per soli 2,7 miliardi'. Lo scorso giugno la stessa
Wto aveva convalidato l'80% delle accuse di parte americana alla Ue
identificando in 20 miliardi di dollari gli aiuti illegali ricevuti dal
consorzio nel corso della sua storia.
9. SINTONIA: CEDE
QUOTA 2,06% TELECOM E SALE IN ATLANTIA AL 42,25%...
Radiocor - Sintonia, holding di partecipazioni che fa
capo per il 66,4% alla famiglia Benetton, comunica che nel corso del
2010 ha aumentato la propri a partecipazione diretta e indiretta in
Atlantia dal 38,06% al 42,25% investendo in totale 392 milioni di euro.
Inoltre la holding informa che la partecipazione del 2,06% in Telecom
Italia e' stata interamente ceduta per un ammontare di 302 milioni di
euro.
10. UNICREDIT: OK
RIAPERTURA COVERED BOND 2017, MOLTI ORDINI TEDESCHI...
Radiocor - Si e' chiusa con successo la riapertura da
parte di UniCredit del covered bond 2017. L'operazione da 500 milioni di
euro, che fa diventare il prestito un jumbo da un miliardo, e' andata
'molto bene' riferiscono a 'Il Sole 24 Ore Radiocor' gli istituti che ha
curato l'emissione. L'importo, si limitano a dire, e' stato
completamente sottoscritto.
Gli ordini sono
arrivati soprattutto dalla Germania, con i fondi e le banche che hanno
rappresentato gli investitori piu' interessati. Il coupon annuo
riconosciuto dal titolo e' del 2,625%, con un prezzo di riofferta
fissato a 95,733, pari a un premio di 17 punti base sul midswap. La
riapertura e' stata seguita da BayernLb, Hsh Nordbank, Nord/Lb, WestLb e
dagli stessi uffici di UniCredit. Il regolamento e' in agenda per il
prossimo 7 aprile, mentre il bond giungera' a maturazione il 31 maggio
2017. Al Mortgage Pfandbriefe di UniCredit l'agenzia di valutazione
Moody's ha assegnato il rating di 'Aa1' e Fitch 'Aaa'.
11. ACER; LANCI
LASCIA GRUPPO, WANG ASSUME CARICA AD...
(ANSA) - Gianfranco Lanci, l'italiano che dal 2008 è
alla guida di Acer, il colosso taiwanese dei Pc, ha dato le dimissioni
dal ruolo di amministratore delegato e presidente. Alla base della
decisione, spiega una nota, la differente visione, rispetto agli alti
membri del consiglio d'amministrazione, sullo sviluppo futuro
dell'azienda.
Le dimissioni
hanno effetto immediato e J.T. Wang, presidente di Acer ricoprirà ad
interim il ruolo esecutivo che aveva Lanci. La carica di Acer Emea
President, ricoperta da Gianfranco Lanci, viene assunta da Walter
Deppeler. "I personal computer restano il nostro core business -
commenta Wang dopo che il cda ha preso atto delle dimissioni di Lanci -
inoltre ci stiamo muovendo nel nuovo mercato degli apparecchi 'mobile',
dove investiremo con prudenza e puntiamo a diventare uno dei principali
operatori".
31-03-2011]
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CHE CI FACEVANO DI
BELLO OGGI, ATTOVAGLIATI AL RISTORANTE SAN TEODORO, ALLE SPALLE DEL
CAMPIDOGLIO, EZIO MAURO E NICOLA ZINGARETTI? NUOVO LEADER PER IL PD? -
GELO TRA RONCHI E GIULIA COSENZA - POLVERINI ATTOVAGLIA - SCAPAGNINI:
BERLUSCONI A LETTO E’ UNO VALIDO - LA COLOMBARI E PIERFURBY - 2 MAGGIO
PER IL VECCHIO SGARBONE IN TV - NAGEL E PROFUMO SI BEVONO PELLICCIOLI -
GILETTI CREA UN INCIDENTE DIPLOMATICO CON MALTA - SANTADECHÉ: IO SONO
PER LA VERGINITÀ
1-
Che ci facevano di bello oggi, attovagliati al ristorante San Teodoro,
alle spalle del Campidoglio, Ezio Mauro e Nicola Zingaretti? Nuovo
leader per il PD? L'oncologo Veronesi e Flebuccio de Bortoli
pasteggiavano invece a Milano, da Peppino. Pesce e Bianco di Custoza.
2-
Ieri sera la destra di Storace ha organizzato una cena per la gloria del
primo anno della Polverini alla Regione, a Villa Miani. Atteso invano
vana l'arrivo di Berlusconi.
3-
Stasera ora 19 concerto con Morricone e cena all'Auditorium del Parco
della Musica, sala Petrassi, per i soliti 150 anni de 'sto cavolo di
paese, la presidentessa Polverini accoglie Napolitano...
4- Ieri è tornata
a Montecitorio Giulia Cosenza e tutti gli occhi erano puntati su Andrea
Ronchi: i due deputati, che hanno rotto la liason per ragioni indicibili
dopo la nascita di una bimba, non si sono rivolti uno sguardo.
5 -http://www.daw-blog.com/2011/03/31/saviano-copia-dagli-albanesi/
L'Albania è inviperita con Roberto Saviano. Motivo della rabbia è
un'inchiesta sui legami tra la Camorra e la polizia segreta albanese
all'epoca della dittatura comunista di cui Saviano si sarebbe preso i
meriti e la paternità senza aver fatto alcunché. Come spiega il
direttore del settimanale Investigim in un editoriale dal titolo
"Saviano! Chi è questo?", l'autore di Gomorra avrebbe infatti rilasciato
un'intervista ad un emittente locale in cui illustrava i suoi teoremi
sulle losche manovre delle due mafie. E il tutto senza dire che quelle
inchieste erano state realizzate proprio dal settimanale Investigim,
dopo mesi di duro lavoro sui documenti declassificati del regime
comunista.
6 -
Il deputato PDL ironico sul nuovo medico del Premier: il dottor
Zangrillo? Un ottimo anestesista...
"Per come me lo ricordo, e non è tantissimo che non lo vedo, vi dico che
Berlusconi a letto è uno valido". E' il giudizio di Umberto Scapagnini,
deputato del Pdl ed ex medico del Premier, sul Berlusconi 'tombeur de
femme'. Ma secondo lei - chiedono curiosi i conduttori Claudio Sabelli
Fioretti e Giorgio Lauro - il Presidente del Consiglio è un tipo da
'sveltina'? "Dipende, per me la sveltina media era tre quarti d'ora, ma
lui è capace di fare ancora di più". E cosa ne pensa del nuovo medico
del Cavaliere, il dottor Zangrillo? "Beh, lui è un ottimo
anestesista..."
7 -
"Il mio programma sulla Rai potrebbe partire in qualunque momento, una
volta stabilito il contratto. Non essendo mai stato pagato alla Rai,
perché hanno inventato la contro indicazione per cui un deputato o anche
un assessore deve andare gratis... e invece Benigni viene pagato 370
mila euro". Esordisce così Vittorio Sgarbi ospite di Antonello Piroso a
Niente di personale, con una stilettata contro Roberto Benigni, per
parlare dello slittamento del suo programma previsto in prima serata su
Raiuno.
Alla domanda di
Piroso se non si è commosso quando Benigni ha cantanto l'inno di Mameli
al Festival di Sanremo, Sgarbi ha replicato: "Non mi commuovo mai, però
è stato pagato bene e se sono andati in beneficienza a me non risulta.
Io invece per tentare di valutare una compatibilità con la Rai devo fare
il sindaco gratis". Sulla data di partenza, Sgarbi poi precisa: "Tra par
condicio e partite, l'unica data libera è lunedì 2 maggio, però Fabio
Fazio, che è il conduttore, mentre io sono il condottiere ovvero gli do
la parola, è contrario ad apparire in primavera, perché in primavera ha
dei turbamenti, dice che gli viene poco la parola. Se Fazio volesse
concederci di essere con noi a settembre - conclude - altrimenti il 2
maggio".
8-
Jonathan Franzen a "Panorama": "Che orrore l'italiana polenta e osei",
che "idiozia" il Nobel a Obama. E una stoccata a Philip Roth. Jonathan
Franzen, lo scrittore ai vertici delle classifiche con "Libertà"
(Einaudi), attesissimo ritorno dopo il successo planetario di "Le
correzioni" (2001), non ha trascorso gli ultimi dieci anni scrivendo il
suo nuovo romanzo. Per gran parte degli ultimi due lustri ha girato il
mondo spiando uccelli e battendosi per la conservazione delle specie a
rischio.
Lo scrittore parla
anche di Barack Obama ("una monumentale idiozia il Nobel per la pace, ma
ho ancora fiducia in lui"), della guerra in Libia e della questione
nucleare dopo il disastro giapponese. Non risparmia infine qualche
stoccata al suo rivale Philip Roth: "Ha raggiunto vette indimenticabili,
ma come romanziere ha qualche deficienza" dice. Confessando però che dal
narratore in eterno odore di Nobel lo divide non una diversa
visione della letteratura, bensì "motivi personali e privati".
9-
Dall'intervista di Martina Colombari a "Novella 2000"
Domanda: Invece, una volta, ha detto di no a Pier Ferdinando Casini
Risposta: "Avevo appena finito le prove per un reading in un teatro. E
la notte non avevo dormito. Ero struccata e in tuta. Arrivo
all'aeroporto di Verona e mi metto in un angolino sperando che il mio
agente riesca a uscire dall'ingorgo della tangenziale al più presto. E
che nessuno mi riconosca. Chi mi becca? Casini mi vede e fa: "Dai, ti
accompagno io". È stato un attimo e mi sono vista paparazzata con lui su
Novella.
"No, grazie", gli ho risposto. Ma era insistente, ci ho messo un bel po'
per convincerIo ad andarsene."
10
-Da
"Oggi" - Pino Insegno si risposa: l'ex di Roberta Lanfranchi, mattatore
della Premiata Ditta, sposerà l'attrice Alessia Cacciotti. La cerimonia
sarà estiva e romana.
11-
I gioielli di Nanda. Nella mostra "Fernanda Pivano. Viaggi, cose,
persone" che sarà ospitata dal 6 aprile (inaugurazione il 5) alla
Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano, ci saranno anche i
gioielli raccolti dalla scrittrice e traduttrice e dal marito, il
designer Ettore Sottsass. Dal "Venerdì": "Fernanda ed Ettore hanno
comprato gioielli di ogni materiale e forma: lei interessata al lato
antropologico, lui alla forma».
Acquisita in parte
dal Centre Pompidou di Parigi, la collezione mostra «i gioielli
realizzati dallo stesso Sottsass» dice Ida Castiglioni «e i tesori
creati per la Pivano da Arnaldo Pomodoro. Gioielli ideati rivisitando in
veste moderna i ricchi, preziosi e ben più classici preziosi della
famiglia di Fernanda. I monili di Pomodoro sono sculture da indossare
realizzate nei materiali più svariati. Domina l'oro, arricchito da
pietre preziose, in cui sono cesellate le trame leggere che diventano
anelli e spille».
12-
Il perbenismo sta per tornare. Questo almeno sostiene Tommaso Labranca,
autore
di "Andy Warhol era un coatto: vivere e capire il trash", nel suo nuovo
libro "Astrakhan. Manifesti di estetica perbenista" (Excelsior 1881, pp.
204, euro 10,50).
13-
Carlo Rossella per "Il Foglio" - Ginnastica mondana. Sulle più
importanti agende d'Italia è segnata in rosso una data: sabato 9 aprile.
E' la festa di compleanno di Nerio Alessandri, il giovane e miracoloso
fondatore di Technogym. Cesena non avrà mai visto così tanti personaggi
da "Chi" e da "Sole 24 Ore" in una notte sola.
14-
Lettera alla Post@ di "Chi":
Caro Rossella, ha visto che ha combinato l'Ambra Angiolini? Che poi,
Angiolini mica tanto, appunto... Ma non voglio fare la moralista. Se non
era felice della sua vita di coppia ha fatto bene a cercare un po' di
felicità altrove. In fondo, se non fosse stata sorpresa dai paparazzi,
non avrebbe mica fatto del male a nessuno, né al suo compagno né, di
conseguenza, ai suoi figli. O forse, chi lo sa, magari ha fatto del bene
a tutti senza saperlo. Lei che ne pensa, illuminato Rossella? Rosa,
Lecco
Risponde Carlo
Rossella: Lo scoop di "Chi" non mi ha sorpreso. Mi piacciono le donne
con la doppia vita. Meno quelle col doppio mento.
15-
Da "il Giornale" - C'erano tutti gli amici di una vita passata nella
finanza senza mai perdere di vista altri interessi, nella serata che
Lorenzo Pelliccioli ha scelto per lanciare i vini dell'Abbaye de
Pierredon, cioè del suo rifugio provenzale che, da ieri, è anche on line
su www.abbayedepierredon.com, dove si trovano i suoi bianchi, rossi e
rosè. Ad assaggiarli per la prima volta, martedì sera all'enoteca
milanese N'ombra De Vin, c'erano i protagonisti dell'epopea Seat come
Sergio Erede, l'ad di Autogrill Gianmario Tondato, che Pelliccioli ha
voluto nel cda di Lottomatica, e i gli amici banchieri Profumo e Nagel.
Unico divieto: parlare di Generali.
16-
www.davidemaggio.it - Come se non bastassero le gatte da pelare nel
Mediterraneo, ci si mette anche Massimo Giletti a complicare i tesi
rapporti diplomatici che contraddistinguono questa fase storica. Il
Ministero degli Affari esteri dell'isola di Malta condanna il
presentatore de L'Arena per le dichiarazioni sulla gestione del traffico
dei migranti da parte del piccolo stato a sud della Sicilia. In
particolare ad aver irritato i maltesi è stata l'affermazione di Giletti
sulla pratica, che tale popolazione avrebbe, di sparare ai barconi dei
migranti per impedirgli l'approdo sull'isola.
Dichiarazioni
cariche di superficialità secondo l'ambasciatore maltese Walter Balzan,
che proprio ieri, intervistato da Agorà magazine, ha dichiarato: ‘non
potevo accettare che qualcuno facesse delle dichiarazioni, così gravi ed
irresponsabili, su uno Stato sovrano senza alcuna prova di quanto
affermato' - e rincara la dose affermando: ‘Un giornalista deve dire
sempre la verità, specialmente su temi così importanti'.
Dalle parole di
Balzan filtrerebbe anche il parere del nostro ambasciatore a Malta, che
pare abbia preso le distanze dal modo di gestire la vicenda da parte
della trasmissione domenicale esprimendo una posizione di comprensione
del Governo Italiano per l'irritazione suscitata dalla vicenda presso il
popolo maltese.
17-
"Io sono per la verginità e la castità. L'amore va coltivato in una
dimensione intima. E' bellissimo non concedersi o rimanere fedeli mentre
oggi le donne vengono trasformate in bancomat del sesso". Così il
sottosegretario Daniela Santanchè, ospite nella trasmissione 'La
zanzara' di Radio 24. Dove ha anche aggiunto: "La mia prima volta è
stata molto tardi perché ero bruttina, avrò avuto 16-17 anni."
"Berlusconi è
vittima delle ragazze che lo circondano. E' un uomo affascinate, potente
e con molti soldi per questo tutte lo cercano e lo ossessionano con
bigliettini e telefonate". Così il sottosegretario Daniela Santanchè,
ospite nella trasmissione 'La zanzara' di Radio 24. La Santanchè
conclude dicendo che "alla fine è difficile resistere".31-03-2011]
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Napolitano: ‘Così
non si va avanti’ - Berlusconi a Tunisi per gli immigrati - Bomba
anarchica in caserma. Grave un ufficiale dei parà - L’esercito di
Gheddafi è indistinguibile dai ribelli. Così la guerra si fa lunga -
Scudo del Tesoro su Parmalat - Prelievi, bonifici, sms, in Italia le
banche più care - Appalti Finmeccanica, suicida viceprefetto - Rise del
terremoto: tenta il suicidio - Cattelan: addio all’arte, basta pupazzi,
mi ritiro...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA
SERA -
In apertura: "Napolitano: ‘Così non si va avanti' ". Editoriale di
Michele Ainis: "Deriva pericolosa". Di spalla: "Quel nostro complesso di
superiorità" e "Un eterno tango fuori tempo". Al centro foto-notizia:
"Berlusconi a Tunisi per gli immigrati" e "Colonnello dei parà ferito e
mutilato da un pacco bomba". In taglio basso: "Rise del terremoto: tenta
il suicidio" e "Ecco i 25 manager più pagati d'Italia".
LA REPUBBLICA
- In apertura: "Parlamento nel caos, allarme del Colle". Editoriale di
Curzio Maltese: "Barbarie a Montecitorio". Di spalla: "All'Aquila l'anno
zero del terremoto". Al centro foto-notizia: "Pacco bomba alla folgore
gravi ferite per un ufficiale" e "Scontro sui profughi. Berlusconi: vado
a Tunisi". In taglio basso: "Prelievi, bonifici, sms, in Italia le
banche più care" e "Cattelan: addio all'arte, basta pupazzi, mi ritiro".
LA STAMPA
- In apertura: "Napolitano: basta scontri" e in taglio alto: "Bomba in
caserma. E' grave un parà". Editoriale di Mario Calabresi: "Lo specchio
deformato del Paese". Di spalla: "I patti locali che rilanciano le
imprese". Al centro foto-notizia: "Berlusconi a Tunisi per fermare gli
sbarchi" e "Noi, cavie per la carne clonata". A fondo pagina:
"Diversamente".
IL SOLE 24 ORE
- In apertura: "Scudo del Tesoro su Parmalat" e in taglio alto: "I
correttivi agli studi di settore mettono sotto controllo i costi" e
"Scoperto dall'Eni un maxi giacimento nel mare di Barents". Editoriale
di Carlo Bastasin: "L'economia è l'arma per vincere le guerre". Al
centro la foto-notizia: "Stress test in Irlanda. Alle banche servono
altri 24 miliardi". Di spalla: "Un'idea di Italia per tornare grandi".
In taglio basso: "L'inflazione sale al 2,5 per cento con energia e
alimentari" e "Altre liti sul processo breve. Napolitano ai capigruppo:
basta tensioni in Parlamento".
IL MESSAGGERO
- In apertura: "Napolitano: basta risse" e in un box: "Quella distanza
dal Paese reale". Editoriale: "Che cosa spinge così in alto
l'inflazione". Al centro foto-notizia: "Pacco bomba in caserma, grave un
colonnello dei parà" e "Truffa a Roma, ecco i nomi". In due box:
"Olgiata, il domestico accusato dai sei testimoni" e "Appalti
Finmeccanica, suicida viceprefetto". In taglio basso: "Rivolta tunisina
a Lampedusa" e "Medici, il sorpasso delle donne".
IL GIORNALE
- In apertura: "I tormenti di Berlusconi", con editoriale di Alessandro
Sallusti. Al centro la foto-notizia: "Ha tagliato le pensioni: ma non la
sua", "La giustizia fa una vittima, viceprefetto di toglie la vita" e
"Bomba anarchica in caserma. Grave un ufficiale dei parà". In due box:
"La Guzzanti? Vietato criticarla" e "Vasco risponde a Veneziani". Di
spalla: "Elogio di Mantovano, uomo da non far scappare". A fondo pagina:
"Quell'Italia soffocata dall'odio".
LIBERO
- In apertura: "Capitano tutte a lui", con editoriale di Vittorio
Feltri. Al centro: "Tunisi ci sfotte: tenetevi i tunisini" e in un box:
"Obama odia l'Occidente". Di spalla: "Troppo odio si rischia la guerra
civile". A fondo pagina: "Saviano copia anche gli albanesi" e "L'Unità
d'Italia sdogana il fascismo". In un box: " ‘Dopo il via libera di
Mirafiori alziamo i salari' ".
IL TEMPO
- In apertura: "Tragicomico show a Montecitorio".
IL FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Processo breve, Parlamento lungo". In
apertura a destra: "L'esercito di Gheddafi è indistinguibile dai
ribelli. Così la guerra si fa lunga". Al centro: "I Want My Growth Back"
e "Colbertismo antifrancese".
L'UNITÀ
- In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Le invasioni barbariche". In
taglio alto: "Misurata sotto il tiro dei cecchini". A fondo pagina:
"Bomba alla folgore. Grave un ufficiale dei paracadutisti".01-04-2011]
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ARCHEO BISIGNANI -
Quattro appartamenti a Roma, un’operazione in titoli azionari, il
rientro dei capitali con lo scudo fiscale del 2001, il primo targato
Giulio Tremonti. Così è stata usata, quella che la cronaca definì
“maxitangente Enimont” - IL SUPERCONSULENTE Nega che si tratti di
tangente, ma spiega come li ha usati - l’inchiesta sulla “P4” prosegue,
con L’interrogatorio del poliziotto Giuseppe Nuzzo...
Antonio Massari
per "il
Fatto quotidiano"
Quattro
appartamenti a Roma, un'operazione in titoli azionari, il rientro dei
capitali con lo scudo fiscale del 2001, il primo targato Giulio
Tremonti. Così è stata usata, da Luigi Bisignani, quella che la cronaca
definì "maxitangente Enimont". È lui stesso a spiegarlo ai pm Henry John
Woodcok e Vincenzo Piscitelli, il 29 marzo, quando racconta come
utilizzò i quattro miliardi di lire per cui fu condannato a 3 anni e 4
mesi per appropriazione indebita, nel 1996.
Nega che si tratti
del frutto della maxi tangente, o dell'appropriazione indebita, poiché
spiega che i soldi arrivati dalla "famiglia Ferruzzi, mi furono dati per
l'attività da me svolta in Ferruzzi, ma che tuttavia sono stati oggetto
di un processo che mi ha visto condannato per appropriazione indebita".
Nega che si tratti di tangente, ma spiega come li ha usati: "Un miliardo
e mezzo lo utilizzai nel 1991 per acquistare le case dal Salini, gli
altri 3 miliardi circa furono quelli dell'operazione Codepamo che io,
tramite la Tucci, volevo far rientrare dall'estero".
La commercialista
Stefania Tucci, vecchia amica di Bisignani, è indagata con lui in un
procedimento per violazione della normativa fiscale (per Bisignani non
si tratta di riciclaggio, come scritto ieri, ma di un reato simile,
l'attribuzione fittizia ad altri di titolarità o disponibilità di
denaro, con iscrizione nel registro degli indagati che risale al 2006).
E Bisignani continua a spiegare: "Nel 2001 avevo la necessità di far
rientrare alcuni capitali dall'estero e siccome ci fu lo scudo fiscale,
la Tucci mi propose un''operazione che doveva passare attraverso la
società Codepamo. Ritengo di aver fatto personalmente lo scudo".
La Codepamo è il
filo che lega la vecchia inchiesta sulla violazione della normativa
fiscale a quella sulla "P4", condotta da Woodcock e Francesco Curcio,
che perquisendo l'autista di Bisignani hanno trovato 19 titoli al
portatore della Codepamo. La prima operazione, però, risale al 1991 e
riguarda l'acquisto di quattro case: "Le altre quattro case di via
Trionfale sono state acquistate nel corso del 1991 senza che il rogito
venisse perfezionato perché, nel frattempo, vi fu la vicenda Enimont.
Vennero acquistate in parte con i cct (per 1,5 mld di lire) datimi dalla
famiglia Ferruzzi. (...). Nel 1991 diedi un anticipo al venditore,
Simone Salini, e poi, una volta conclusa la vicenda Enimont, nel 1996
gli versai un saldo".
E le somme
all'estero? "Le avevo accantonate sulla Bruxelles & Lambert in
Svizzera". Nessun conto alle Bahamas, aggiunge, mentre sulla Tucci dice:
"Non ci fu bisogno di spiegarle la provenienza di tali somme. La vicenda
Enimont e il mio processo erano un fatto noto, tanto più per la Tucci
che era una mia amica".
Nel frattempo,
l'inchiesta sulla "P4" prosegue, con un interrogatorio tenutosi ieri:
quello del poliziotto Giuseppe Nuzzo, arrestato due giorni fa
nell'ambito di un'altra inchiesta e che, sospettano gli inquirenti,
potrebbe aver fatto parte del gruppo di persone che acquisivano notizie
riservate finite poi in mano alla "P4", nel suo livello napoletano che,
sempe secondo la procura, vede il magistrato e parlamentare del Pdl,
Alfonso Papa, tra i membri principali. 01-04-2011]
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1- LA MIGLIOR
SINTESI È LA VIGNETTA DI VINCINO. MONTECITORIO: “SI È FUSO IL NOCCIOLO!”
- 2- UN VERO ARDITO DELLA MINCHIATA GALATTICA. RIGOROSAMENTE A SPESE DEL
CONTRIBUENTE. “E IGNAZIO LARUSSA ASSUME MISS MALIZIA HOARA BORSELLI PER
L’UNITÀ D’ITALIA”. LA DIFESA: “UN AFFARE". GUARDATE LE SUE GALLERIE
FOTOGRAFICHE SUL WEB, COSÌ POI CAPITE MEGLIO “L’AFFARE”. LE ABBIAMO DATO
16 MILA EURO, COSÌ (OGGI, IL MINISTRO ‘GNAZIO LA RISSA POTREBBE
RISCATTARSI PORTANDO IL SUCCITATO “AFFARE HOARA” IN VISITA ALLA CASERMA
DELLA FOLGORE DI LIVORNO, DOVE UN TENENTE COLONNELLO HA PERSO 8 DITA ED
È MEZZO ACCECATO PER UN PACCO-BOMBA) - 4- DEL SUICIDIO DEL PREFETTO
INDAGATO A NAPOLI, DA DOMANI, NON SENTIRETE PIÙ PARLARE. POI TRA QUALCHE
ANNO, INVECE, FORSE SÌ - 5- SU ILLUSTRATO FIAT, PREGEVOLE PESCE D’APRILE
A PAGINA 28 DE "LA STAMPA" LINGOTTATA: "LA FIAT CINQUECENTO IN VENDITA
IN AMERICA. IL GRANDE START E’ OGGI" -
A cura di Minimo
Riserbo e Pippo il Patriota
1. STATISTI DI
PROFILO. FACCE DI CULO DA DAVANTI...
Volete per caso sapere tutto sull'ultima odiosa "bacchettata" (che
fantasia, eh?) del Quirinale al Cainano-ano-ano? O avete bisogno di
altro, dopo i fotogrammi dell'onorevole Scilipoti che si affretta per
votare una qualche legge vergogna? Volete una sintesi dell'intervista di
Angelino Jolie Alfano al Corpera "La scheda tirata? Non sono un robot",
p. 8)? Volete il contro-titolo della Stampa di Mariopio "L'ira di
Berlusconi: "Datevi una calmata"?
Ma no, dai! Tanto
la miglior sintesi di giornata è la vignetta di Vincino che raffigura
Montecitorio: "Si è fuso il nocciolo!" (Corriere, p. 6).
2. L'AFFARE DEL
SIGNOR MINISTRO (UN PAESE ALLO SBANDO)...
Poi, comunque, c'è sempre uno statista che va oltre. Un vero ardito
della minchiata galattica. Rigorosamente a spese del contribuente. "E
Ignazio assume Miss Malizia. "Ingaggiata per l'Unità d'Italia". Polemica
sulla consulenza assegnata alla soubrette Hoara Borselli. La Difesa: "Un
affare" (Re-pubica, p. 9). Guardate le sue gallerie fotografiche sul
web, così poi capite meglio "l'affare". Le abbiamo dato 16 mila euro,
così.
Oggi, il ministro
‘Gnazio La Rissa potrebbe riscattarsi portando il succitato "Affare
Hoara" in visita alla caserma della Folgore di Livorno, dove un tenente
colonnelo ha perso 8 dita ed è mezzo accecato. "Pacco bomba ai parà
della Folgore: grave un ufficiale, firma anarchica" (Repubblica, p. 12).
3. NESSUNO LO PUO'
GIUDICARE...
Essendosi già abbondantemente esibito in un'udienza in cui non c'era un
cazzo da dire, il Nano Rubycondo decide che farà sega ai prossimi
processi milanesi. "Scontro sui profughi. Berlusconi: vado a Tunisi"
(Repubblica, p. 1). In festa gli agenti immobiliari del simpatico Paese
nordafricano.
4. IL PREFETTO INDAGATO SI SPARA. OVVIAMENTE "ERA MOLTO DEPRESSO
DA TEMPO"...
Si spara a Roma un viceprefetto addetto alla logistica (insomma, agli
acquisti), indagato come i suoi capi per l'inchiesta sugli appalti del
Piano Sicurezza di Napoli. Il Corriere (p. 25), la Repubblica (p. 24) la
Stampa (p. 19) accreditano la tesi della "grave depressione" personale e
lasciano sullo sfondo tutto il resto.
Sul Sole 24 Ore
(p. 16), si fa invece notare che rispetto a Nicola Izzo e Annamaria
Iurato, super-prefettoni indagati per la stessa storia, "Saporito era
uno degli anelli più piccoli di questa catena decisionale e, comunque, a
detta di tutti i colleghi, il suo coinvolgimento nell'inchiesta era più
formale che sostanziale". Molti dettagli fuor di velina anche sul
Giornale (p. 14) e sul Secolo XIX (p. 8). Di questa storia, da domani,
non sentirete più parlare. Poi tra qualche anno, invece, forse sì.
5. RAISET, SALDI
DI META' REGIME...
Bisignani o non Bisignani, Letta o non Letta, Bunga o non Bunga, il
nominificio di Viale Mazzini è una supposta sempre mal posta. "Rai,
polemica per le nomine. Oggi il cda sulla Petruni al Tg2. L'Usigrai
annuncia scioperi per la scelta si un uomo Sky" (Corriere, p. 9)
6. IL QUARTIER
GENERALE BANCARIO INFORMA...
...a mezzo Repubblica: "Intesa e Unicredit, sindrome aumento. Altri 24
miliardi per le banche irlandesi". Nel pezzo, ci fanno apprezzare "la
stretta di Bankitalia su stipendi e bonus dei banchieri" (p. 33). E
bravo Drago Draghi. Dal Sole 24 Ore, organo della Conf-latte, si
inneggia a tutta prima all'ultima magia del Mago Tremontino: "Scudo del
Tesoro su Parmalat. Nel decreto omnibus la norma per blindare le
imprese: in campo anche Fintecna e controllate pubbliche". La notizia è
questa: Fintecna esiste ancora e lotta insieme a Lorsignori delle banche
creditrici (di Granarolo). Splendido pezzo di Stefano Feltri sul
Cetriolo quotidiano: "Torna l'Iri con la scusa di Parmalat" (p. 13).
7. DISECONOMY...
"Ecco i 25 manager più pagati d'Italia", spara in prima il Corriere
delle Elite corrucciate. Guidano la classifica degli imbottiti (dagli
azionisti) Alessandro Arrogance Profumo, Luca Cordura di Montezemolo,
Marco Tronchetti Dovera, Gerovital Geronzi e Paoletto Pilkington
Scaroni. Insomma, la mejo gioventù. Alla faccia di Drago Draghi.
A proposito, per
la poltronciona di presidente dell'Eni "spunta l'ipotesi Colombo",
commercialista milanese di 51 anni (Corriere a 6 zampe, p. 32).
Praticamente un bambino.
8. FREE
MARCHETT...
Su Illustrato Fiat, pregevole pesce d'Aprile a pagina 28: "La Fiat
Cinquecento in vendita in America. Il grande start e' oggi". Notare la
didascalia della foto: "Success story. Alfredo Gulla e' arrivato in
America nel '56 e nel '61 ha cominciato a vendere Fiat e poi Alfa. Prima
ancora del lancio di oggi, Gulla ha gia' venduto 30 Cinquecento". Cazzo,
che uomo!
9. AGENZIA MASTIKAZZI...
"Auguri Gorby. Tua Sharon Stone" (Corriere, p. 23).01-04-2011]
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il “Financial
Times”, con la firma di Paul Betts, il giornalista che piace alla gente
che piace (montezemolo, passera, arpe), sotterra Bolloré (e geronzi) -
"I consiglieri indipendenti di Generali hanno una insolita opportunità
mercoledi. gli dovrebbero imporre di lasciare il consiglio
d’amministrazione fino almeno a marzo 2012. In pratica, un cartellino
giallo - anche se alcuni credono che dopo il fallito affare
Fondiaria-Sai, Bolloré dovrebbe ricevere solo un cartellino rosso
Dagotraduzione
dell'articolo di Paul Betts per il "Financial Times"
Non è il migliore
dei momenti per i francesi in Italia. Arrabbiata per quello che
considera essere imperialismo aziendale francese, Roma sta facendo tutto
il possibile per impedire che le compagnie d'oltralpe inghiottiscano
asset strategici per l'Italia. Ma Vincent Bolloré non dovrebbe
consolarsi col fatto che questa è una delle ragioni principali per cui
lui sta diventando così impopolare in Italia.
Il finanziere
francese non è estraneo al dissenso. Anzi, sembra aver costruito gran
parte della sua fortuna creando scompigli. Questo lo ha aiutato a
mettersi in tasca delle aziende (come ha fatto col gruppo Havas, attivo
nelle comunicazioni); oppure ha potuto trarre bei profitti dalle liti
tra azionisti, come è successo con Bouygues.
Però il suo ultimo
assalto italiano potrebbe regalargli più problemi che soldi. Il suo
recente rifiuto di firmare i conti 2010 di Assicurazioni Generali, di
cui è vicepresidente e di cui possiede una piccola quota, era
chiaramente una mossa per agitare le acque. Voleva sottintendere che
c'era qualcosa di seriamente storto nei numeri presentati dal terzo più
grande gruppo assicurativo europeo.
Bolloré sembra
aver scelto l'obiettivo sbagliato al momento sbagliato. Apparentemente
non imbarazzato dal suo recente fallimento nel favorire l'acquisizione
da parte della francese Groupama del più grande rivale italiano di
Generali, Fondiaria Sai - un piano davvero discutibile se portato avanti
dal vicepresidente di Generali - Bolloré ha lanciato la sua ultima
offensiva contro l'amministratore delegato di Generali Giovanni
Perissinotto.
Per giustificare
il suo rifiuto di approvare il bilancio, nonostante i risultati 2010
fossero abbastanza buoni, il francese ha messo in discussione due
investimenti voluti da Perissinotto.
Il primo è
l'accordo raggiunto nel 2007, grazie al quale Generali condivide gli
affari nel mercato dell'Europa centro-orientale con il gruppo ceco PPF.
Bolloré ha accusato Perissinotto di non essere stato trasparente nelle
clausole che regolano la possibile uscita, nel 2014, di PPF dalla joint
venture.
La sua seconda
lagnanza riguarda l'OK dato da Perissinotto all'acquisizione da parte di
Generali dell'1% della banca russa VTB. Secondo Bolloré, il prezzo di
215 milioni € era gonfiato.
Sembra che il
piano di Bolloré sia questo: indurre lo schivo Petr Kellner, fondatore
di PPF, azionista e membro del board Generali, ad abbandonare l'affare,
non gradendo la pubblicità che l'accusa di essere al centro di uno
schema fraudolento porterebbe.
Anche se Kellner
ha un debole per Perissinotto, è famoso per avere poca pazienza proprio
per questo tipo di intrighi aziendali, che vede come delle inutili
distrazioni dal serio proposito di fare soldi.
Il problema per
Bolloré è che il progetto Generali-PPF è palesemente un successo.
Infatti, la quota della joint-venture (49%) che ha in mano Kellner
potrebbe alla fine valere fino a 3 miliardi €. Perissinotto ha
rapidamente messo a tacere le lamentele di Bolloré sulla trasparenza
mettendo a disposizione della stampa i termini dell'accordo con PPF (che
erano già disponibili per i consiglieri d'amministrazione). Riguardo
all'investimento in VTB, se Bolloré avesse controllato il prezzo
dell'azione della banca, avrebbe notato che ora il titolo è scambiato in
borsa a prezzi maggiori.
Se Bolloré sperava
che altri membri del consiglio di amministrazione lo appoggiassero, sarà
rimasto deluso. Con l'esclusione del suo alleato Cesare Geronzi, il
"roman power broker" che Bolloré ha aiutato a diventare presidente
l'anno scorso, tutti gli altri membri del board si sono schierati in
difesa di Perissinotto. Anche la fedeltà di Geronzi per il francese è
stata messa alla prova.
Geronzi stesso è
stato indebolito dopo una recente lite con un altro membro del board
Generali, il magnate delle scarpe Tod's, che ha invitato molto
pubblicamente Geronzi a limitarsi al suo ruolo non esecutivo. Questo
scontro seguiva una recente intervista del Financial Times a Geronzi in
cui il presidente ha dichiarato che l'America Latina era la nuova
priorità strategica per il gruppo assicurativo.
Questo, e
l'attacco finora fallito di Bolloré a Perissinotto, stanno inducendo gli
osservatori italiani più esperti a chiedersi se non ci sia qualcosa di
più profondo in ballo per Generali.
Geronzi e Bolloré
vengono entrambi da Mediobanca, il più importante azionista del Leone di
Trieste. Il loro arrivo è stato visto come una stretta del controllo
della banca d'affari milanese sul gruppo assicurativo, e un
indebolimento del potere decisionale dei manager. Ma qualunque tipo di
sconfitta di Geronzi e Bolloré nel cda straordinario della prossima
settimana - convocato per discutere i passi falsi dei due dirigenti -
darebbe nuove speranze a quelli che vedono l'ingerenza di Mediobanca
come un blocco alla crescita di Generali.
I consiglieri
indipendenti di Generali hanno una insolita opportunità mercoledi. In
risposta ai guai combinati da Bolloré e in ragione del suo evidente
conflitto di interessi, gli dovrebbero imporre di lasciare il consiglio
d'amministrazione finché non si sente pronto a mettere la sua firma
sotto ai conti di Generali. Ciò lo sospenderebbe fino almeno a marzo
2012, quando saranno presentati i conti per l'anno in corso. In pratica,
un cartellino giallo - anche se alcuni credono che dopo il fallito
affare Fondiaria-Sai, Bolloré dovrebbe ricevere solo un cartellino
rosso. 01-04-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - LA CINA CI RIPROVA E INDAGA GOOGLE PER EVASIONE FISCALE
- SCANDALO BERKSHIRE HATHAWAY: “BUFFET SI È GIOCATO LA REPUTAZIONE?” -
IL VIDEO DEL FIGHETTO ASSANGE CHE SCULETTA IN DISCOTECA - IN FILA PER
RILEVARE JEAN-PAUL GAUTIER - “QUEL PADIGLIONE SEMBRA UN TOTANO”: ZAHA
HADID NON PIACE ALLA CALIFORNIA - COSTA D’AVORIO, LA BATTAGLIA FINALE -
MA QUALE CILINDRI E CAVALLI? BMW BUTTA 100 MLN € NELLE APPLICAZIONI PER
SMARTPHONE - LA SUPERGRU CHE AGGIUSTERÀ I REATTORI DI FUKUSHIMA - LA
CASA PIÙ CARA DEL MONDO…
1 - LES ECHOS
TUTTI IN FILA PER RILEVARE JAUN PAUL GAUTIER
http://bit.ly/ffhAeA
- La maison ha
bisogno di un aumento di capitale e la vendita non è esclusa. Tra gli
acquirenti potenziali c'è Hermes, già proprietario per il 45 % della
casa di moda.
2- THE NEW YORK
TIMES
IL PADIGLIONE FUTURISTICO DI ZAHA HADID CHE DIVIDE LA CALIFORNIA
http://nyti.ms/eXTdfF
- "Totano",
"Polipo", "stella marina": il Consiglio cittadino di Elk Grove ha
definito in questi termini il nuovo centro civico che l'archistar Zaha
Hadid ha progettato per la città californiana (poco più di 150 mila
abitanti). Per adesso la creazione dell'autrice del Maxxi è stata
giudicata soltanto dai rendering ma le prime reazioni non preannunciano
niente di buono. Un consigliere ha detto che sembra "un essere arrivato
da un altro pianeta", mentre il sindaco della città, Steven Detrick, ha
sarcasticamente affermato: "Mi aspettavo di sentir partire la colonna
sonora di Star Wars...".
3 - TIME
SCANDALO BERKSHIRE HATHAWAY: "WARREN BUFFET POTREBBE ESSERE IL
PROSSIMO TITANO DI WALL STREET CHE SI ROVINA LA REPUTAZIONE"
http://ti.me/h8gJ1N
http://nyti.ms/ejgbsd
- Mercoledì la
Berkshire Hathaway di Warren Buffet, aveva reso noto l'acquisto da parte
del super dirigente David Sokol di azioni Lubrizol per 10 milioni di
dollari effettuato poche settimane prima che la compagnia venisse
acquisita dalla stessa Berkshire. Ieri Sokol ha rassegnato le sue
dimissioni e adesso sull'operazione indaga la Sec. L'editoriale del
"Time".
- L'analisi del "New Yor Times"
4 - GAWKER
LA CASA PIÙ CARA DEL MONDO COMPRATA DA UN RUSSO PER 100 MILIONI
DI DOLLARI
http://gaw.kr/fQnI0I
L'ha comprata un
miliardario russo, sborsando la bellezza di 100 milioni di dollari. È
una magione in stile francese nel bel mezzo della Silicon Valley. È il
prezzo più alto mai pagato negli Stati Uniti per un'abitazione
monofamiliare. Il neoproprietario si chiama Yuri Miller, ha 49 anni, è a
capo di Digital Sky Technologies e ha investimenti anche in Facebook.
ASSANGE RIPRESO IN
DISCOTECA MENTRE BALLA IL "FUNKY DEL POLLO"
http://gaw.kr/ghXRZA
- Il giornalista
di Gawker parla già di "rivoluzione": "un'altra rivoluzione" portata
avanti dal fondatore di Wikileaks Julian Assange. Solo che stavolta
indiscrezioni e cablogrammi non c'entrano nulla. Qua si parla di
tutt'altro e si guarda (perché c'è il video tutto da godere)
l'australiano dalla candida chioma ballare in discoteca "come un pollo".
È "una dance revolution", scrive il Gawker, che racconta anche come il
dj del club non avesse affatto riconosciuto Assange.
5 - THE WALL
STREET JOURNAL
BMW SI LANCIA NEL BUSINESS DELLE APPLICAZIONI IPHONE E IPAD
http://on.wsj.com/hywIwA
- Bmw Ag ha in
programma di investire circa 100 milioni di dollari per lo sviluppo di
applicazioni per smartphone sul genere di quelle che esistono già per
trovare parcheggio o pianificare viaggi. Spera così di aiutare il
mercato delle auto, guardando a un futuro in cui i clienti saranno
sempre più interessati all'efficienza negli spostamenti che alle alte
performance che caratterizzano la casa tedesca.
6 - THE AUGUSTA
CHRONICLE
LA SUPERGRU LUNGA 70 METRI CHE AGGIUSTERÀ I REATTORI DI
FUKUSHIMA
http://bit.ly/iaB3oF
- Ha un braccio
meccanico lungo 70 metri la gru che aiuterà a rimettere in sesto i
reattori dell'impianto nucleare di Fukushima. Partirà presto dagli Stati
Uniti alla volta del Giappone. Nel mondo ne esistono soltanto tre.
7 - THE TELEGRAPH
SCOPERTO IN CINA IL "CUGINO" DEL T-REX
http://bit.ly/g7GgHO
- Si muoveva tra
il Nord America e l'Asia orientale nel periodo compreso tra 65 e 99
milioni di anni fa. I ricercatori guidati dal professor David Hone,
della University College Dublin, hanno trovato frammenti fossili di una
specie di dinosauro finora sconosciuta. La scoperta è stata fatta
nell'est della Cina, nella provincia di Shandong. Il dinosauro può
essere definito un cugino del famoso T-rex: come lui camminava su due
zampe ed era un feroce predatore.
8 - LE FIGARO
COSTA D'AVORIO, AD ABIDJAN IN CORSO L'ULTIMA BATTAGLIA
http://bit.ly/g2Aai8
Le forze di
Ouattara sono entrate nellla notte a Abidjan, cuore economico della
Costa d'Avorio e ultima roccaforte di Laurent Gbagbo, l'ex presidente
sconfitto nelle elezioni del novembre scorso ma refrattario a lasciare
il potere. L'offensiva di Ouattara va avanti da quattro giorni. Il
ministro della Difesa di Ouattara, il capitano Léon Kouakou Alla, ha
dichiarato che le forze repubblicane del presidente riconosciuto dalla
comunità internazionale, hanno preso il controllo della televisione di
stato Rti.
9 - WIRED
IL SOLE A METÀ. LA SPETTACOLARE "ECLISSI" VISTA DALLO SPACECRAFT
http://bit.ly/ekrVOY
- La spettacolare
immagine (e il video) del sole visto dal Solar Dynamics Observatory
mostra la stella tagliata quasi a metà. La foto è stata scattata il 29
marzo, quando tra l'Osservatorio e il sole si è frapposta la terra,
generando un'eclissi del tutto eccezionale.
10 -
NEWS.XINHUANET.COM
CINA, INCHIESTA SU
GOOGLE PER EVASIONE FISCALE - "PRESSIONE SUL MOTORE DI RICERCA"
http://bit.ly/ibPmwi
http://bit.ly/dJekR3
- Tre compagnie
legate al motore di ricerca Google sono state messe sotto inchiesta in
Cina per evasione fiscale. Lo riporta il quotidiano "Economic Daily"
parlando di circa 6 milioni di dollari che sarebbero stati evasi.
Secondo lo stesso giornale la stessa Google sarebbe indagata.
- L'inchiesta va
ad arricchire la storia dell'eterna guerra tra il gigante asiatico e il
motore di ricerca più famoso al mondo. Uno scontro fatto di pressioni e
censure che Pechino ha periodicamente imposto o cercato di imporre a
Google. Due delle tre compagnie coinvolte appartengono alla società
californiana, mentre la terza è un motore di ricerca suo partner. Google
ha già fatto sapere in un comunicato che oggi stesso agirà "secondo la
legge cinese".01-04-2011]
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VAFFABANCA!
(ATTENTI, IL LADRO è DIETRO LO SPORTELLO) - L’ASSENZA DI CONCORRENZA TRA
ISTITUTI DI CREDITO SIGNIFICA COSTI ESORBITANTI PER OGNI OPERAZIONE -
FINO A 6 EURO PER UN BONIFICO E 3 PER SALDARE UNA BOLLETTA - SI PAGANO
ANCHE ESTRATTI CONTO, ASSEGNI, FIDI E PERSINO GLI SMS - STANGATE SU
SCOPERTI E SERVIZI FINANZIARI E LA REDDITIVITÀ DEI DEPOSITI È RIDOTTA A
NIENTE - RISPETTO ALL’EUROPA, LE BANCHE ITALIANE SUCCHIANO AI CITTADINI
4,2 MLD € DI SPESE EXTRA…
Andrea Greco per "la
Repubblica"
Il primato che
nessuno ci insidia è di avere le banche più costose d'Europa.
L'Antitrust ha avviato l'ennesima indagine conoscitiva sui costi dei
conti correnti, ma è anche il segnale della capacità del mondo bancario
di evitare ogni tentativo di ridurre le commissioni. Il Garante è
piuttosto esplicito nell'indicare le caratteristiche del problema.
"Nonostante un
assetto del sistema bancario profondamente modificato che avrebbe dovuto
innescare una forte spinta concorrenziale - spiega il Garante - il
livello dei prezzi dei servizi e le criticità in termini di trasparenza
continuano a segnalare un confronto competitivo ancora debole". Ne fanno
le spese (davvero) gli italiani, che nella fatica di districarsi tra
migliaia di prodotti - ogni banca ne offre una decina per ognuno dei sei
profili standard stilati dalla vigilanza - spesso rinunciano al ruolo di
consumatori attenti e contribuiscono a meritarsi i conti correnti tra i
più cari d'Europa, con un "sovrapprezzo italiano" stimato in 4,2
miliardi di euro annui.
Come stanno le
cose? È vero che gli istituti italiani si fanno pagare troppo il loro
più diffuso servizio? Su quali si vanno diffondendo balzelli odiosi che
scatenano la furia dei risparmiatori e le critiche di Antitrust e Mr.
Prezzi? Perché agli italiani continuano a piacere le file allo
sportello, simbolo di quell'approccio "fisico" alla transazione che ha
costi ormai esorbitanti? Quali sono le malizie e le voci più insidiose
da cui il correntista si dovrebbe guardare?
Intanto bisogna
dire dove si sta. E non è facile. Il conto corrente non è un formaggio,
peso netto, costo al chilo. È tante altre cose: la porta d'accesso al
mondo dei servizi bancari, uno strumento di transazione indispensabile
ma anche il totem della relazione uomo-banca. I suoi costi variano
moltissimo secondo la quantità delle operazioni e lo strumento -
agenzia, telefono, internet - utilizzato. Bankitalia, per rendere più
trasparente l'offerta, ha introdotto un anno fa l'Isc (indicatore
sintetico di costo) che obbliga a fornire il costo annuo per un uso
standard, e profila i clienti in sei "griglie di adeguatezza": giovani,
famiglie con operatività bassa/media/alta, pensionati con operatività
bassa/media.
Le banche non
possono più vendere prodotti inadatti al singolo profilo, come accadde
talvolta in passato, quando la rendita di posizione garantita dal potere
sovrano sui contratti permise sfracelli a danno dei correntisti. Per far
capire il trend, l'Associazione bancaria italiana segnala dal 2004 a
oggi un calo del 30% per il costo della singola operazione media: da
1,02 euro a 0,7 euro. Merito anche dell'introduzione dell'online banking
che minimizza i costi, ma riguarda in modo sistematico appena 5,5
milioni di utenti (dato Nielsen).
A fine 2010 il
costo medio per la media dei profili, conteggiato dall'Abi, è di 114
euro l'anno, cui però vanno aggiunti i 34,2 euro di bolli. Il costo
medio sale a 129 euro (163,2 con i bolli) per chi si appoggia di più
alle filiali, mentre chi preferisce il web spende 97 euro (131,5). La
Banca d'Italia, con rilevazioni proprie, giunge agli stessi 114 euro
dell'Abi. Di altro tenore la reportistica della Commissione europea, che
sei mesi fa ha commissionato uno studio, pubblicato da Der Spiegel, in
cui l'Italia ha il primato dei costi: 295,66 euro medi annui, contro 114
euro della media dell'Europa a 27.
Quei dati sono
stati contestati dall'Abi: "La Commissione - spiega Gianfranco Torriero,
capo del centro studi - richiama un'indagine non corretta, perché usa
solo i prezzi massimi di listino, include le tasse, non contempla i
conti "a pacchetto". E include i costi associati allo scoperto di conto
come forma di finanziamento alle famiglie, poco usata all'estero dove
invece c'è ampio ricorso al credito al consumo".
Dal canto suo, il
commissario europeo ai servizi finanziari Michel Barnier critica la
prassi Abi di comprendere, nella formazione del costo medio, solo alcune
operazioni dei sei profili standard di vigilanza, e non tutte le
operazioni possibili come fanno a Bruxelles.
Sono anni che su
simili numeri Bruxelles e Roma litigano. Chi dei due ha ragione? Molto
dipende da come e quanto si usa il conto. Secondo l'Adusbef perfino le
stime di Barnier sono per difetto. "Sfido chiunque a entrare in uno dei
34mila sportelli italiani e vedere quante operazioni può compiere con
114 euro - dice Elio Lannutti, leader di Adusbef e senatore dell'Idv -.
Le banche danno per scontato che i consumatori abbiano conti a
pacchetto, mentre da listino prezzi bastano 11 operazioni al mese per
spendere 500 euro l'anno".
Del pari, tra convenzioni, sconti e offerte civetta si può spendere
anche poco. O nulla, come attesta l'Isc del Conto corrente arancio Ing,
che a chi accredita uno stipendio rimborsa i bolli e passa le carte Visa
e Bancomat. Ponderando dati ufficiali, ricerche private, consumatori,
non pare irrealistico un costo annuo medio sui 200 euro. Con l'aggiunta
di 34,2 euro di bolli si arriva 234 euro, quindi 120 euro più dei 114
euro di costo medio Ue. Moltiplicato per 35milioni di c/c italiani fa
4,2 miliardi di euro, corrispondenti al sovrapprezzo italiano, di cui
1,2 miliardi all'erario, il resto (3 miliardi) è costo paese bancario.
Ma quali sono i
principali costi di un rapporto di corrispondenza? Quali le malizie e i
caveat cui prestare attenzione? Due mesi fa 20 milioni di famiglie hanno
ricevuto gli estratti conto 2010. L'Isc permette di verificare se si
spende il giusto: basta comparare il "Riepilogo annuale spese"
dell'estratto con la scheda sintetica dei 40 costi tipo che gli istituti
inviano periodicamente. Se c'è troppo divario, è meglio reclamare.
Oltre ai bolli e
alle spese di tenuta (è sempre più diffuso il canone fisso, ma è molto
variabile), le grandi spese riguardano Bancomat (10-15 euro l'anno in
media), carte di credito (una trentina di euro), poi l'eventuale dossier
titoli (fino a un centinaio di euro). Poi le spese per operazioni:
pagamenti, domiciliazioni, prelievi, rate di mutui o altri fidi. E qui
il costo sale verso le stelle se si fa ricorso allo sportello, molto più
costoso dei canali remoti, per la banca e per il cliente. L'Abi stima in
6,23 euro il costo di un bonifico per cassa verso una banca diversa
dalla propria, mentre la cifra si dimezza se l'addebito è in conto
corrente, e cala a 0,87 euro sui bonifici via internet.
Stessa dinamica
per pagare le utenze domestiche: 3,16 euro al cassiere, 2,17 euro con
addebito, 0,77 euro via internet e 0,09 euro con domiciliazione. Il
contante incide anche se prelevato a sportelli della concorrenza, con
una commissione media di 1,62 euro. In realtà, escludendo le banche
online - che per questo rendono gratuiti i prelievi su tutto il circuito
- ci si avvicina a 2 euro, a fronte di un costo all'ingrosso di 0,56
euro che le banche si pagano a vicenda (da poco ridotto su richiesta
Antitrust, ma finora senza benefici per i clienti). Infine, occhio alla
"fu" commissione di massimo scoperto, tra le più invise, e soppressa ope
legis dal Tesoro a metà 2009.
Salvo che le
banche l'hanno riesumata con spoglie e nomi diversi, tanto da meritarsi
un'indagine Antitrust e la reprimenda di Bankitalia. Tre mesi fa la
vigilanza ha chiesto al Senato di migliorare la normativa, perché
"consente di mantenere commissioni opache, complesse e molto
diversificate".
Poco prima il
garante della concorrenza aveva segnalato al governo che le nuove
commissioni erano peggiorative per i clienti senza fido in cinque casi
su sette analizzati, e sempre per quelli affidati. L'Abi rispose
ricordando che, in pochi mesi, la nuova legge aveva decurtato del 41% le
commissioni sui fidi, di un terzo sugli scoperti.
Sul sito www.
pattichiari. it, curato dai banchieri, si possono confrontare singoli
pregi e difetti. Basta inserire un indirizzo, un profilo di c/c
predefinito (in questo caso, "famiglie con operatività media") e
scegliere i canali preferiti ("sportello e virtuali"). Si paragonano
fino a 5 prodotti per volta, e si possono scovare alcune "perle" che il
buon correntista dovrebbe evitare, o almeno rinegoziare.
Il "Conto molto"
di Antonveneta (gruppo Mps), per esempio, la carta intestata se la fa
pagare: 4 euro per l'estratto conto, e 12 euro per l'invio della
posizione titoli. Al conto "Armonia Light" del Credito Artigiano invece
il web non piace: 3,5 euro per un bonifico online su altra banca, un
livello simile a quello degli istituti per i bonifici in addebito (che
all'Artigiano costa 6,5 euro), o addirittura cash.
La "Formula
friend" della Popolare di Novara (gruppo Banco popolare) trattiene 3
euro per pagare utenze via telefono, e 2,75 euro per pagare la rata del
mutuo, sia per cassa sia con addebito. La "Formula amico", poi, prevede
una carta revolving con tasso a debito globale (Taeg) sugli utilizzi a
rate del 22,07% l'anno.
Occhio poi
all'avviso via sms sul cellulare, comodo ma che a Novara non è gratis: 2
euro al mese. Il correntista di Banca Carige, "Stile evoluto", è meglio
non perda la tessera Bancomat, o bloccarla gli costerà 12,91 euro
(almeno c'è il numero verde). Il conto "Un due tre" della Bpm strapazza
chi paga le utenze per cassa (5,80 euro), e chiede un euro perfino a chi
le paga al Bancomat. Costa un euro anche chiedere al cassiere la lista
movimenti, mentre ricevere a casa le comunicazioni di trasparenza
(obbligatorie) fa 1,35 euro.
Dove i solipsismi
bancari diventano un coro è sugli scoperti dei conti, siano affidati o
no. Intesa Sanpaolo - conto "Facile" - tassa un 18,11% annuo il rosso
senza fido, più una commissione di 2 euro al giorno, gli stessi che
chiede Unicredit "Genius one" a chi sconfina il fido. Carige commina,
oltre alla commissione di 5 euro per i senza fido, una "penalità" -
concetto oscuro ma ricorrente - fino a 3,5 euro al dì per somme oltre
500 euro. E la straniera Deutsche Bank (conto "All inclusive") applica
un forfait di 35 euro sopra i 500 di scoperto. Ma commissioni e penali,
per chi va in rosso, restano la prassi.
Dopo due anni di
costo del denaro ai minimi storici la redditività bancaria è ridotta al
lume. La caduta all'1% del tasso dell'euro ha ridotto gli interessi
dovuti al cliente a uno zero virgola zero, e tagliato ancor più quelli a
favore delle banche. Dal '98 la cosiddetta forbice dei tassi è scesa dal
5,8% al 3,1%, quasi azzerando l'utile che gli istituti traggono dai
clienti minuti. E ora molte banche italiane sono costrette a
ristrutturare le attività commerciali.
C'è rischio che ne
derivino aumenti dei costi di conto corrente? Qualche rincaro qua e là
si vede. Soprattutto è in corso un riprezzamento dell'offerta: per Patti
Chiari (Abi), nel secondo semestre 2010 sono aumentati i conti online
per giovani (+11%) e famiglie ad alta operatività (+3%), mentre è sceso
del 5% il costo per pensionati poco operativi. Ambienti sindacali
segnalano, poi, nuove strategie commerciali intonate ai tempi grami.
Da inizio anno
Unicredit fa pagare un costo fisso di 10 euro per cambiare il pacchetto
di conto, e ha introdotto nuove voci per i più economici, tipo 1 euro di
costo al mese per ogni cointestatario, od assegno. La rivale Intesa
Sanpaolo ha invece soppresso a fine 2010 conto Zerotondo (perché non
guadagnava più nulla, si dice), e ne sta lanciando uno modulare con
canone che cala se si sottoscrivono altri prodotti. Un modo per
rafforzare i ricavi incrociati e fidelizzare i clienti. Un altro andazzo
indicativo è la commissione sul prelievo dei propri contanti allo
sportello, che si diffonde malgrado suoni grottesca e susciti polemiche
e interventi del Garante.
A livello
ufficiale, con l'inflazione all'1,9%, l'Istat ha registrato nel 2010 un
calo annuo dello 0,5% dei "servizi finanziari". E l'Abi ha stimato, tra
giugno e dicembre, un calo dell'1,7% dei costi medi annui del conto. Ma
i consumatori del Codacons ritengono che l'anno scorso il costo dei
conti sia salito di 28 euro, oltre il 10%. E nel 2011? "Non prevediamo
aumenti dei prezzi - dice Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi -
piuttosto il rilancio delle attività retail passa per lo sviluppo dei
canali remoti e della qualità del servizio".
Il leader del
Monte dei Paschi e dei banchieri si difende: "Al costo annuo di due cene
in pizzeria con la famiglia, o due pieni di benzina, si può ogni giorno
disporre dei propri denari custoditi al sicuro, fare pagamenti, essere
garantiti sotto i 100mila euro se la banca fallisce. Non mi pare
esorbitante. Piuttosto, vanno ricordati i costi industriali che comporta
questo strumento.
Altrimenti finisce
che le banche devono guadagnare con la finanza spinta". L'Abi ricorda
con toni caustici "alcuni modelli stranieri" come Olanda, Belgio e Gran
Bretagna, senza rivali per costi dei conti ma che rivelatisi deboli
nella crisi, perché "la raccolta veniva premiata con costi bassi e poi
dirottata a gonfiare attivi finanziari rischiosi - aggiunge Mussari-.
L'Italia invece raccoglie sui depositi o all'ingrosso e impiega su
famiglie e imprese. È un modello che ha retto e va
rivendicato".01-04-2011]
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PENSO CHE UNA
PENSIONE COSì, NON RITORNI MAI PIù - E Giuliano Amato? Ha tagliato le
pensioni di tutti gli italiani. Ma per lui s’è riservato una pensione
d’oro. Alla fine di ogni mese, infatti, incassa la bella cifra di 31.411
euro. Proprio così: 31.411 euro, esattamente 1.047 euro per giorno - IL
FUSTIGATORE DEI BABY PENSIONATI E DEI CUMULI HA INIZIATO A PRENDERE IL
VITALIZIO A 59 ANNI…
Mario Giordano per
"il
Giornale"
E Giuliano Amato?
Ha tagliato le pensioni di tutti gli italiani. Ma per lui s'è riservato
una pensione d'oro. Alla fine di ogni mese, infatti, incassa la bella
cifra di 31.411 euro. Proprio così: 31.411 euro, esattamente 1.047 euro
per giorno che il buon Dio manda sulla Terra. Non male per l'uomo per
primo ha impugnato le forbici per ridurre le aspirazioni nazionali di
serena vecchiaia. Ricordate? Era il 1992. «Così non si può andare
avanti, serve una riforma delle pensioni», tuonò l'allora presidente del
Consiglio.
E la riforma delle
pensioni, in effetti, si fece. Amato mandò di traverso il caffellatte ai
nonnetti di provincia, spaventò milioni di onesti padri di famiglia. E
diede il via all'era della previdenza lacrime&sangue. Da quel momento,
com'è noto, non c'è stata più certezza sul futuro previdenziale.
Retributivo? Contributivo? Finestre? Non finestre? Ulteriore
innalzamento dell'età pensionabile? Domande che divennero assillanti.
E il Dottor
Sottile sempre lì, con la sua aria da professore ascetico, a spiegarci
le storture del sistema del welfare, i segreti della gobba demografica,
le esigenze di bilancio di Bruxelles... Un'intervista dopo l'altra, non
ha smesso di illustrarci l'importanza dei sacrifici, tanto che per
abituarci alla sofferenza una bella notte ha pensato bene di mettere le
mani anche nei nostri conti correnti bancari.
Si capisce: i
sacrifici sono importanti. Ma solo per gli altri, è ovvio. Mica per lui.
Giuliano Amato, infatti, dal 1 gennaio 1998 incassa una pensione Inpdap
da ex professore universitario di 12.518 euro netti al mese, cioè 22.048
euro lordi, che corrispondono esattamente a un totale annuo di 264.577
euro. Però non s'accontenta. E dunque, visto che i sacrifici sono
necessari, ai 12.518 euro netti che gli entrano in tasca ogni mese
aggiunge la pensioncina da parlamentare (9.363 euro).
In totale appunto
31.411 euro lordi al mese, circa 17mila euro netti. Una cifra che non
gli impedisce, per altro, di continuare a prendere incarichi: due
pubblici (presidente Treccani e presidente comitato dei garanti per il
150˚ dell'Unità d'Italia) e uno privato (senior advisor della Deutsche
Bank).
Che ci volete
fare? Il Dottor Sottile è così: sa difendere con altrettanta gagliardia
il bene pubblico e i suoi interessi privati. E se, quando si occupa del
benessere degli altri, è il paladino del massimo rigore, quando si
tratta del benessere suo, beh, preferisce trasformarsi in generoso
dispensatore.
Non sfuggirà ai
lettori il fatto che il nemico di tutti i baby pensionati è andato in
pensione a 59 anni (e mica con due lire: 12.518 euro netti...); non
sfuggirà che il nemico di tutti i cumuli cumula allegramente; e non
sfuggirà soprattutto che, avendo passato gli ultimi anni a chiedere al
Paese di tagliarsi le pensioni, non abbia mai pensato nemmeno
lontanamente di tagliare la propria, fosse solo di cento euro, per un
beau geste.
Quello che però
forse sfugge è che la pensione Inpdap da 12.518 euro al mese,
formalmente elargita per il lavoro svolto da Amato come professore
universitario, nasce in realtà da un cavillo. Per fortuna delle casse
previdenziali, infatti, non tutti i professori universitari, seppur
illuminati da brillante carriera, arrivano a tali somme. E allora perché
Giulianetto mani di forbice invece sì? Facile spiegarlo. Nel 1996,
quando stava scadendo il suo mandato a presidente dell'Antitrust, il
dottor Sottile pose agli altri membri della solenne authority, il
problema della pensione.
Il dilemma era il
seguente: il ricco assegno che regolarmente prendiamo alla fine di ogni
mese va considerato come semplice indennità o come un vero e proprio
stipendio? La legge istitutiva dell'Antitrust non diceva nulla al
riguardo, ma voi capirete che la differenza non era da poco: se le
retribuzioni fossero state considerate come veri e propri stipendi lo
Stato avrebbe dovuto versare i contributi previdenziali, facendo
lievitare in modo considerevole i costi delle casse pubbliche ma anche
le rendite dei soggetti interessati.
Sarebbe bastato
infatti ai commissari chiedere il ricongiungimento dei contributi, et
voilà ... Va notato che fino a quel momento nessuna altra authority si
era posta il problema. La prima a sollevarlo fu proprio quella del
Gengis Khan dell'Inps, Giulianetto nostro, appunto. E va da sé che il
Consiglio di Stato diede il parere che egli sperava di avere.
Risultato? Lodo
Giuliano approvato, ricongiungimento effettuato, ricca pensione
garantita. Ma siccome le casse pubbliche rischiavano un tracollo, lo
Stato fu costretto rapidamente a correre ai ripari: con la Finanziaria
del 2000, infatti, il governo D'Alema, di cui Amato faceva parte,
sterilizzò gli effetti della decisione del Consiglio di Stato. E così,
da quel momento, i membri delle authority percepiscono una pensione
commisurata non all'indennità super da commissari, ma allo stipendio che
avevano prima di essere nominati.
Dove sta il
trucco? Come sempre, in un cavillo: non essendo infatti la misura
retroattiva quelli che hanno smesso di fare i commissari all'Antitrust
fra il '96 (anno della decisione del Consiglio di Stato) e il 2000 (anno
della Finanziaria riparatrice) hanno potuto avere ricongiungimento di
contributi e conseguente superpensione.
Solo loro,
s'intende. I più fortunati. Fra questi, ma guarda un po' il caso, anche
il nostro Giulianetto, che così, pur avendo una carriera nel pubblico
impiego da professore universitario ordinario (stipendio massimo 5-6mila
euro al mese), dal primo gennaio 1998 incassa un vitalizio davvero
straordinario, pari appunto a 12mila euro netti al mese.
Non male, no?
Amato presidente dell'Antitrust ottiene un beneficio e Amato ministro lo
sterilizza, ma la sterilizzazione vale per tutti gli altri e non per sé.
Così lui può incassare la superpensione e, nel frattempo, tagliare le
pensioni altrui. Meraviglioso. Il Dottor Sottile non ha nulla da
dichiarare al proposito?
Per carità:
predicare tagli previdenziali è giusto e sacrosanto, ma non sarebbe
meglio, di grazia, se d'ora in avanti lo facesse qualcun altro? Magari
qualcuno che non prende 12mila euro netti al mese in virtù di un
cavillo? E infine: la prossima volta che Amato interviene predicando
contro l'egoismo, chi è che gli fa una pernacchia?
01-04-2011]
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NEL NOME DI NICHI
- L’EX ASSESSORE PUGLIESE, PENDENZA D’ALEMA, ALBERTO TEDESCO INGUAIA
VENDOLA: “ERA SEMPRE INFORMATO DELLE NOMINE DI PRIMARI E DIRIGENTI DELLE
ASL” - NELL’INTERROGATORIO AL GIP L’ATTUALE SENATORE PD, ACCUSATO DI
CONCUSSIONE E CORRUZIONE PER LA GESTIONE DELLA SANITÀ PUGLIESE, LANCIA
UNA POLPETTA AVVELENATA AL GOVERNATORE GAIO - ACCUSE ANCHE AL PIDDINO
FRISULLO - E RACCONTA LA QUESTUA IN CORSIA: MEDICI E DIPENDENTI ASL IN
FILA COME I MALATI A LOURDES PER AVERE IL ‘MIRACOLO’Gian Marco
Chiocci e Massimo Malpica per "il
Giornale"
Scosse in arrivo
per il «sistema- Vendola». Col Pd che si spacca sempre più sulla
richiesta d'arresto per i reati di concussione, corruzione, turbativa
d'asta dell'ex assessore della Regione Puglia, Alberto Tedesco (oggi
senatore Pd) nuovi segnali tellurico-giudiziari minano la serenità
dell'amministrazione di centrosinistra. Inchieste note e meno note
prossimamente rischiano di far precipitare la situazione. Nel frattempo
ci pensa Tedesco, nel suo interrogatorio al gip, a tirare in ballo
pesantemente Nichi.
In oltre 200
pagine di verbale il parlamentare spiega che il governatore era sempre
informato sulle nomine di primari e dirigenti Asl. Questione, questa,
che a Tedesco è costata la richiesta di manette e a Vendola una tirata
d'orecchie. «Vendola sapeva tutto. Sempre». Dal verbale: «Ho detto qual
era la mia modalità di azione che ho sempre seguito in questi quattro
anni. Quando c'erano vicende nelle quali ritenevamo vi fossero
interferenze oppure gestione improprie di questioni attinenti alle
gestioni delle Asl - dice Tedesco - io ho sempre riferito al presidente
Vendola e ho sempre richiesto l'intervento del presidente Vendola.
Sempre».
Non a caso Tedesco
si dilunga sul duro faccia a faccia con l'ex assessore ai Trasporti
Mario Loizzo nella stanza del governatore per la nomina di determinati
dirigenti. Tedesco parla di «interferenze » della politica allargandola
ad altri big del centrosinistra pugliese. Tira dentro l'ex vice di
Vendola, Frisullo, coinvolto nel caos-Tarantini. Tira dentro, per
l'appunto, Loizzo che a detta di Tedesco si sarebbe interessato per un
primariato in particolare: «È stato dimostrato che nel caso del primario
De Fini, a sostegno del dottor De Fini, c'era un'interferenza: quella
dell'assessore Loizzo. Questo glielo dice anche la dottoressa Cosentino
nell'interrogatorio».
Tedesco ammette
che lo stesso De Fini gli chiese un appoggio per il concorso e in cambio
disse che si sarebbe messo a sua completa disposizione per motivi
politici: «Gli risposi che si doveva mettere a disposizione dei suoi
pazienti! ». E ancora su Loizzo: «Sono stato costretto a un confronto
nella stanza del presidente della Regione con l'assessore Loizzo che con
un atteggiamento proprio irruento e assolutamente degno di miglior causa
sosteneva le ragioni del De Fini».
E ancora: «Loizzo
era abbastanza determinato nel difendere persone con le quali nel
frattempo si era costruito rapporti (...) e c'era un altrettanto forte
interesse di Frisullo a operare su Lecce attraverso il dottor Sanapo»
indicato in lettere anonime «arrivate anche a Vendola» come «ricevitore
di questuanti e dipendenti Asl, per raccogliere postulazioni varie»,
direttamente nella segreteria di Frisullo.
Fra le
«interferenze » politiche Tedesco cita, a mo' d'altro esempio, la nomina
di Alessando Calasso a direttore sanitario dell'Asl di Bari. E
l'intromissione, per l'appunto, l'attribuisce al dottor Fiore ( Tommaso,
successore di Tedesco, attuale assessore alla Sanità, ndr ): «Di questa
interferenza continua di Fiore attraverso il dottor Lonardelli nei
confronti della dottoressa Cosentino io ho parlato con il presidente
Vendola (...) col risultato che Lonardelli è stato rimosso ed è stato
nominato Calasso ». E Vendola? «Non so se questo risultato sia stato il
frutto di questa mia - diciamo - informativa nei confronti del
presidente Vendola, di fatto questo è avvenuto».01-04-2011]
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NON SOLO FRANCIA:
IL PERICOLO NUCLEARE ARRIVA DALLA SLOVENIA - VERDI INCAZZATI CON
L’ECOLOGISTA VENDOLA - CLASSIFICHE FARLOCCHE: SOLO 79 PARLAMENTARI
RIVELANO I REDDITI - IL CINQUE PER MILLE AI POLITICI - GIANNI RIVERA E
MAGDI ALLAM SI CONVERTONO PER MESTIZIA MORATTI - PALAZZINARI SARDI, SORU
INCOMBE - NAPOLITANO IN LOVE CON OBAMA (CIAO SILVIO) - BUONITALIA IN
TRIBUNALE - CIMOLI CUMULA E LA CORTE DEI CONTI SCONTA - GRANDE SUCCESSO
(EDITORIALE) PER LA MAFIA A MILANO - tg3, dalla sicilia CANNOLI E
MARCHETTE…
Da "l'Espresso"
1 - CINQUE PER
MILLE - NON È COSA PER POLITICI...
Se il consenso e la popolarità, invece dei voti e dei sondaggi, la
misurasse il fisco, sarebbe un bel guaio per i politici italiani. Il
termometro del 5 per mille, nel 2010, dice che i contribuenti, quando si
tratta di dare parte delle loro tasse a una associazione o a un ente, si
tengono lontani dal Palazzo e dalla Casta e premiano in massa chi fa
ricerca scientifica, si batte per i diritti umani o difende i bambini.
Ai primi cinque posti nelle scelte, ecco dunque Medici senza frontiere,
Emergency, Unicef, Airc e Ail, che raccolgono più di un milione di
preferenze e 36 milioni di euro, mentre le fondazioni politiche si
ritrovano tra le mani pochissimi spiccioli.
Tra le più
gettonate, si fa per dire, Nuova Italia di Gianni Alemanno: su circa 40
milioni di contribuenti ha ricevuto la miseria di104 preferenze e 7 mila
euro; Italianieuropei di Massimo D'Alema e Giuliano Amato può contare
solo su 93 sostenitori e 15 mila euro. Per non parlare delle poche
decine di scelte cadute sulle Fondazioni Ugo La Malfa, Liberal di
Ferdinando Adornato e sulla Fondazione Craxi. Sino al fanalino di coda:
l'unica preferenza destinata alla Fondazione Fanfani con soli cinque
euro di incasso. M. D. B.
2 - ELEZIONI A MILANO - TANTE LISTE PIENE DI LETIZIA...
È riuscita a convincere anche un antiberlusconiano come Gianni Rivera,
l'ex golden boy del calcio, sinora sempre schierato nel centrosinistra.
È in continua crescita l'elenco delle liste, per ora 15, più di quelle
delle Comunali 2006, a sostegno di Letizia Moratti. Oltre a Pdl e Lega,
il cartello del sindaco di Milano può contare persino sugli assessori
che lei stessa aveva licenziato: nella lista Moratti sindaco riappare
Vittorio Sgarbi, sollevato dall'incarico, tre anni fa, per aver dato il
patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale; mentre Edoardo Croci,
ex assessore alla Mobilità, schiera una lista ambientalista, Progetto
Milano migliore.
Ci sono poi, uniti
in una lista civica, i fedelissimi Mariolina Moioli e Giovanni Terzi;
c'è Giovani per l'Expo-Grazie Letizia; il Nuovo Psi; la Nuova Dc
Lombardia; Io Amo Milano di Magdi Cristiano Allam; la Fiamma tricolore;
Udeur-Popolari; Pensioni e Lavoro; Socialdemocratici e la Destra di
Storace. Infine, c'è l'imprenditore Gianfranco Librandi, che fino a
poche settimane fa la Moratti voleva addirittura sfidarla. Quanto a
Berlusconi, deve ancora decidere se fare il capolista. O. Pi.
3 - COSTA SMERALDA - BARRACK FERMATO A ROMAZZINO...
Brutto colpo per Tom Barrack e per il piano casa elaborato dalla Regione
sarda di Ugo Cappellacci: il Tar ha sospeso la concessione edilizia
grazie alla quale la Sardegna Resort del magnate americano intendeva
costruire alcune suite a sette stelle a ridosso della spiaggia dorata di
Romazzino, in Costa Smeralda. Le nuove strutture per villeggianti
iperdanarosi avrebbero violato le norme del piano paesaggistico voluto
dall'amministrazione di Renato Soru.
Ma la bocciatura,
provvisoria in attesa del giudizio di merito, non riguarda solo le
lussuose stanze che Barrack avrebbe offerto alla modica cifra di 20 mila
euro a notte: è l'intero piano casa, scrivono i magistrati, che non può
essere applicato se prima il consiglio regionale non modificherà le
regole stabilite in precedenza dalla giunta Soru. M. Lis.
4 - OBAMA CONQUISTA IL QUIRINALE...
La foto è del maggio scorso e a spedirgliela è stato il presidente degli
Stati Uniti. Un gesto di amicizia che Giorgio Napolitano ha molto
apprezzato. L'immagine è finita nel suo studio al Quirinale: su un
tavolino, accanto alla scrivania, campeggiano due sole foto, una con
Altiero Spinelli, padre dell'Europa, e l'altra con Obama nello Studio
Ovale. Il feeling era nato nel luglio 2009 proprio al Quirinale con la
visita di Obama e Michelle, poi suggellato alla Casa Bianca l'anno
scorso. A missione compiuta è giunto l'omaggio fotografico. V. P.
5 - BONELLI CONTRO
VENDOLA - VERDI DI RABBIA...
Angelo Bonelli, leader dei Verdi, si dichiara scandalizzato. Da mesi
scrive invano lettere a Nichi Vendola per chiedergli di avviare
un'indagine epidemiologica per stabilire se c'è un nesso tra
l'inquinamento del polo siderurgico dell'Ilva (dove si produce il 90 per
cento della diossina italiana) di Taranto e l'alto tasso di malattie
tumorali registrate nella zona. Il problema, denuncia Bonelli, è che
l'indagine è di competenza della Regione, "ma Vendola nemmeno si degna
di rispondere alle nostre lettere: un immobilismo inaccettabile per i
cittadini colpiti da patologie gravissime e che da tempo aspettano
questa indagine per avviare le loro azioni di risarcimento". P. D. N.
6 - TROPPO ONORE, MR THORNE...
Posto d'onore per l'ambasciatore Usa al concerto di Riccardo Muti
nell'Aula di Montecitorio per i 150 anni dell'Unità d'Italia. David
Thorne ha preso posto negli scranni dei deputati e non, come tutti gli
altri ambasciatori, nella tribuna diplomatica sopra il banco della
presidenza. Una cortesia particolare, quella riservata da Gianfranco
Fini a Thorne (accompagnava la ex speaker del Congresso Nancy Pelosi).
Non tutti i colleghi del corpo diplomatico hanno apprezzato. B. C.
7 - PARLAMENTO IN CIFRE - 79 SU 630...
È il numero dei deputati (pari al 12,5 per cento del totale) che hanno
dato il consenso agli uffici della Camera per la pubblicazione on line
della situazione patrimoniale riportata nelle loro dichiarazioni dei
redditi e contenenti anche informazioni e dati su azioni, immobili,
auto, moto e barche possedute, oltre alle spese elettorali sostenute in
occasione dell'elezione in Parlamento. I parlamentari sono tenuti per
legge a depositare la documentazione presso la Camera o il Senato, ma
occorre il consenso esplicito per la pubblicazione on line.
8 - POLITICHE AGRICOLE - BUONITALIA IN TRIBUNALE...
Uno degli ultimi atti del ministro Giancarlo Galan prima di lasciare le
Politiche Agricole per i Beni culturali, è stato occuparsi di
Buonitalia, la Spa con capitali pubblici che dovrebbe promuovere le
produzioni di qualità dell'agroalimentare. Il presidente Rodrigo
Cipriani, suo uomo di fiducia, gli ha riferito della disastrosa
situazione dei conti informandolo delle azioni giudiziarie promosse da
vari creditori con pesanti ingiunzioni di pagamento.
Negli ultimi anni,
anche durante la gestione del leghista Luca Zaia e prima dell'arrivo di
Galan al ministero delle Politiche agricole, che la sovvenziona con
copiosi finanziamenti, Buonitalia avrebbe speso decine di milioni di
euro con procedure borderline ora al vaglio dei tecnici. Lapidario
l'ordine finale di Galan a Cipriani: "Portate i libri in tribunale". P.
D. N.
9 - STIPENDI D'ORO - CIMOLI CON SUPERSCONTO...
Non è parso vero, a Giancarlo Cimoli, di pagare solo il 10 per cento di
quanto gli chiedeva il Procuratore generale della Corte dei Conti. L'ex
amministratore delegato di Alitalia era sul banco degli imputati, con il
consigliere Roberto Ulissi e il revisore dei conti Bruno Steve, per aver
incassato 1 milione e mezzo nel 2005 come premio di produttività.
Non male, peccato
che non fossero stabiliti i criteri per valutare i risultati. Scoppiò la
polemica degli stipendi d'oro, intervenne la Procura della Corte dei
Conti. Ma i giudici contabili, riconoscendo una prassi diffusa nelle
pubbliche amministrazioni, hanno fatto il maxi sconto a Cimoli e
colleghi, chiedendo al top manager solo 150 mila euro. Per il bene, come
si dice, della compagnia. M. PO.
10 - LEGHISTI IN ASCESA...
Gad Lerner è stato assai duro con la Lega, sul suo blog: "Non possono
dichiararlo apertamente, ma i leghisti fanno il tifo per Gheddafi.
Perché considerano gli arabi esseri inferiori da sottomettere col pugno
di ferro dei dittatori-amici". Parole urticanti per il leghista Davide
Boni, ospite presentissimo dell'"Infedele" su La7. L'ambizioso Boni mal
sopporta le cattiverie di Lerner sul suo partito, ma ci va lo stesso:
per evitare che la Lega risulti marginale nei programmi tv di qualità, e
per la brama di brillare (dipendesse da lui, si sarebbe già candidato
sindaco a Milano) dopo tanto oscuro lavoro sul territorio.
Quanto a stile,
però, ha molto da imparare: il 21 marzo a Varese, da presidente del
consiglio regionale, ha accolto Giorgio Napolitano con una combinazione
cravatta-pochette d'un verdaccio chiassoso da prendersi fischi doppi:
dei patrioti e dei benvestiti. E. A.
11 - CENTRALI NUCLEARI - MA QUANTO PIACE L'ATOMO SLOVENO...
"La centrale di Krsko è già ora una delle più pericolose in Europa,
essendo stata costruita in un'area sismica. Non sarebbe in grado di
resistere a un terremoto superiore al 6 grado della scala Richter". La
denuncia è di Greenaction Transnational, associazione di ambientalisti
italiani, sloveni, croati e dell'Est Europa. La centrale è in Slovenia,
a circa cento chilometri da Trieste. Allarmismo? In funzione dal 1983,
nel 2000 vennero installati nuovi reattori, ma nel 2008 si verificò una
perdita nel sistema di refrigerazione primario del reattore, che fece
attivare la procedura di spegnimento dell'impianto.
Non fu riscontrata
fuga radioattiva ma, secondo esperti di enti nazionali dell'Unione
europea, tra cui l'Agenzia di sicurezza nucleare francese, l'incidente
fu comunicato in forma errata e la Slovenia rifiutò la richiesta di
ispezione da parte europea. Renzo Tondo, il governatore del Friuli,
anche dopo il disastro in Giappone, vuole che la Regione entri in
società con gli sloveni per la costruzione del nuovo reattore. Per
garantirsi l'energia e anche la sicurezza, perché "non è piacevole avere
centrali nucleari in aree sismiche". Proprio nei giorni scorsi, la
centrale di Krsko è stata fermata e riavviata per problemi legati
all'elettrodotto. P. T.
12 - COTOLETTA ALLA CALABRESE...
Dicevano che a Milano la mafia non esiste: È "una favola" (sindaco Paolo
Pillitteri, 1989), al massimo c'è una generica "criminalità organizzata"
(Letizia Moratti, 2010). Invece esiste, ed è pure un fenomeno
editoriale. Mentre la cronaca racconta di racket mille chilometri a nord
di Corleone, escono due libri che declinano in salsa nordica vicende di
padrini e politici collusi. Uno è "Mafia a Milano. Sessant'anni di
affari e delitti", di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco
Stefanoni (Melampo), prima storia completa della colonizzazione mafiosa
della Lombardia, dagli anni Cinquanta a oggi.
Con buona pace dei
negazionisti, ci sono famiglie di 'ndrangheta e Cosa nostra radicate da
due o tre generazioni. Il secondo è "Alveare" di Giampiero Catozzella
(Rizzoli), romanzo basato su dettagliate esperienze personali
dell'autore, cresciuto nell'hinterland di Milano tra compagni di scuola
che studiavano da boss e famiglie calabresi minacciose. Anche Gianni
Barbacetto e Davide Milosa stanno scrivendo un libro sul tema del
momento, per l'editore Chiarelettere. T. M.
13 - SORRY, SI CHIUDE...
Il più dispiaciuto è lo storico inglese Paul Ginsborg ("Firenze rischia
di perdere il suo tratto cosmopolita"), ma il dado è tratto: il 31
dicembre prossimo chiuderà la sede del consolato inglese in riva
all'Arno. Persino Bona Frescobaldi, grande amica dei reali inglesi, ha
assicurato che il 29 aprile, al matrimonio tra il principe William e
Kate Middleton, proverà a difendere la causa di Firenze, ma non sarà
facile.
Il premier Cameron
ha varato un piano di tagli feroce. Con tanti saluti al glorioso
fenomeno degli "anglobeceri", i numerosi inglesi approdati in Toscana
nei secoli. Dallo scrittore Sir Harold Acton fino alla rockstar Sting
che in Chianti coltiva vino e olio. Per non parlare dell'ex premier Tony
Blair, che in Toscana ha trascorso molte vacanze estive. Ora tutto ciò è
un po' più lontano da Londra. M. La.
14 - CANNOLI E MARCHETTE...
La pubblicità occulta in Sicilia è una "pratica ampia e diffusa". È
scritto nell'esposto di un giornalista a Luciano Calamaro, magistrato
della Corte dei conti, e a Giulio Cesare Gatto, presidente del collegio
sindacale Rai. La redazione siciliana del Tg3 avrebbe polverizzato il
record dei sei servizi realizzti dal Tg1 sul mondo delle crociere. Il
Tg3 isolano ha dedicato infatti 20 reportage (più le repliche) a una
pasticceria delle Madonie, "con un ricchissimo corredo di immagini di
indiscutibile effetto promozionale e più di 15 interviste al titolare e
ai suoi familiari". M. G.
15 - CAMERA CHIUSA...
Una volta era sempre aperta, ma da qualche tempo la porta che al primo
piano di Montecitorio dà accesso, dall'anticamera condivisa con il
segretario generale della Camera, alle stanze occupate dalla segreteria
del presidente Gianfranco Fini, resta rigorosamente chiusa. Un segno del
progressivo chiudersi a riccio del leader di Fli alle prese con le
difficoltà del suo progetto politico? B. C. 01-04-2011]
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CACCIA TOSTA E
FACCIA TOSTISSIMA PER IL TESORO PARMALAT (UN MILIARDO E 400) - PER
AVVELENARE LO STRANIERO LACTALIS, TREMONTI RICICCIA LA CASSA DEPOSITI E
PRESTITI - UNA RIEDIZIONE PASTORIZZATA DELL’IRI PER APRIRE LA STRADA A
UNA CORDATA DE’ NOANTRI AFFAMATA DI SOLDI - AMORALE DELLA FAVA: INTESA
BY PASSERA SI SARÀ LIBERATA DEI DEBITI DI GRANAROLO, LO STATO CHE UNA
VOLTA VENIVA SBERTUCCIATO PER FARE PERFINO I PANETTONI (MOTTA) ORA SI
OCCUPERÀ DI YOGURT, PARMALAT NON AVRÀ PIÙ SOLDI PER FARE INVESTIMENTI
(LA CASSA SE LA PRENDERANNO I SOCI SCALATORI) E I FRANCESI SE NE
ANDRANNO PIÙ RICCHI DI QUANDO SONO ARRIVATI
Stefano Feltri per
"il
Fatto quotidiano"
Ora si fa sul serio nella battaglia per il controllo e la cosiddetta
"italianità" di Parmalat. Il Consiglio dei ministri ha dato ieri il via
libera al Tesoro per entrare direttamente nel capitale dell'azienda per
contrastare i francesi di Lactalis che detengono il 28,97 per cento
delle azioni, un filo sotto la soglia che fa scattare l'obbligo di
offerta pubblica di acquisto.
Il governo ha
autorizzato ieri Giulio Tremonti a "predisporre e attivare strumenti di
finanziamento e capitalizzazione, analoghi a quelli in essere in altri
Paesi europei, strumenti mirati ad assumere partecipazioni in società di
interesse nazionale rilevante in termini di strategicità del settore, di
livelli occupazionali, etc". Poi, per non lasciare dubbi, il comunicato
finale del Consiglio dei ministri precisa che "Parmalat è inclusa nella
casistica di cui sopra". Nessun riferimento a Edison, l'altro terreno di
scontro con i francesi.
Oggi Il Consiglio
di amministrazione dell'azienda alimentare deciderà se approfittare del
primo provvedimento protezionistico approvato pochi giorni fa, cioè la
facoltà di rinviare a fine giugno l'assemblea degli azionisti in cui
Lactalis potrà far pesare il suo 29 per cento silurando l'amministratore
delegato Enrico Bondi e imponendo i suoi manager. Per evitarlo da domani
il Tesoro sfrutterà le indicazioni del governo per combattere i francesi
nel solo modo che è vagamente compatibile con la normativa europea: con
i soldi, in Borsa.
L'idea è quella di
usare come strumento principale la Cassa depositi e prestiti, che è la
cosa più simile a un fondo sovrano di cui dispone il governo. Lo Stato
ne detiene il 70 per cento, le Fondazioni bancarie il resto. Da quando
nel 2008 la Cdp ha ampliato il suo spettro di azione, dal Tesoro le sono
state trasferite le partecipazioni dello Stato in Eni (26,4) e Terna
(29,9). Ma si tratta di aziende decisamente più strategiche di Parmalat
che in Italia, peraltro, ha solo una piccola frazione del suo business
(il 22 per cento).
Comunque, ormai il
governo ne ha fatto una questione di principio, più che di politica
industriale. Ma risulta comunque poco probabile che Tremonti usi la
Cassa depositi e prestiti in una guerra finanziaria, lanciando un'opa su
Parmalat che potrebbe costare diversi miliardi di euro alla Cdp e
quindi, indirettamente, allo Stato. Oggi Parmalat capitalizza circa 4
miliardi di euro, e un'opa a prezzi superiori a quelli di mercato
rischia di essere parecchio costoso. Tanto più che a quel punto si
rischierebbe di avere come risultato una Parmalat di fatto
nazionalizzata con i francesi di Lactalis che potrebbero vendere le loro
quote ricavando ricche plusvalenze.
E quindi
rinuncerebbero all'espansione italiana ma se ne andrebbero comunque
soddisfatti. Dai messaggi che sta mandando in queste ore, Lactalis non
sembra interessata a uno scontro frontale con la politica, anche se ha
segnalato le barricate italiane alla Commissione europea. Ieri il gruppo
francese ha detto di essere disposto a "dialogare con altri azionisti
interessati allo sviluppo industriale di Parmalat, nell'interesse
dell'azienda e dei suoi collaboratori".
E ha precisato che
il suo ingresso nell'azionariato non equivale a un cambio di controllo
(altrimenti ci sarebbero problemi di Antitrust europeo) e neppure a un
cambio di nazionalità dell'azienda. Tradotto: gli allevatori italiani
non devono preoccuparsi troppo anche se vendono il latte a prezzi molto
più alti dei concorrenti francesi.
Oggi sul tavolo
del Consiglio di amministrazione di Parmalat arriverà una lettera
spedita dalla costituenda cordata italiana che è l'appiglio burocratico
necessari per motivare il rinvio dell'assemblea dei soci. Così da dare
la possibilità a questa cordata trovare un assetto. Al momento sembra
che Ferrero non sia molto incline a cimentarsi nella conquista di
Parmalat, che avrebbe un senso industriale ma è fuori dalle logiche di
prudenza del gruppo piemontese (che non l'ha voluta comprare anche un
paio di anni fa, quando costava la metà).
Sarà quindi
soprattutto un'operazione finanziaria simile a quella Alitalia,
imperniata sempre su Intesa Sanpaolo che in questa vicenda ha
un'interesse diretto. Visto che servirà un partner industriale e Ferrero
è fuori causa, resta la Granarolo, di cui la banca di Corrado Passera è
creditrice e detiene il 20 per cento di azioni. Ma non disdegna
l'ipotesi di venderle il prima possibile visto che, dopo una pesante
ristrutturazione, le prospettive del polo alimentare bolognese non sono
comunque rosee.
Intesa è anche
azionista con il 2,4 di Parmalat e con l'aiuto della Cassa depositi e
prestiti può guidare l'operazione, magari perfino con un'opa per
cacciare i francesi. Visto che tanto Parmalat ha in cassa 1,4 miliardi
di euro che potranno poi essere usati per recuperare parte dei costi
della scalata.
Risultato: Intesa si sarà liberata di Granarolo, lo Stato che una volta
veniva sbertucciato per fare perfino i panettoni (Motta) ora si occuperà
di yoghurt, Parmalat non avrà più soldi per fare investimenti (la cassa
se la prenderanno i soci scalatori) e i francesi se ne andranno più
ricchi di quando sono arrivati.01-04-2011]
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L BANANA ESCE
DALL’INCONTRO CON LE REGIONI E COME AL SOLITO SI SPARA LA PATACCA:
“TSUNAMI UMANO, LA SOLUZIONE È IL RIMPATRIO E TUNISI DIRÀ SÌ” - CASINI:
ORA LA SVOLTA, SI PUO’ VOTARE A GIUGNO - STRANE VISITE A PALAZZO
GRAZIOLI: CARLITO ROSSELLA E L’APE REGINA SABINA BEGAN - PANICO PANIZ:
“A SILVIO IL PROCESSO BREVE NON SERVE” - ALFANO NERVOSO - PD: LETTERA
MODEM, PARTITO GIA’ DIVISO, RINVIO ASSEMBLEA LUNEDI’ - MASTELLA A
GIUDIZIO MA NON C’È L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE…
1. PARLAMENTO...
Jena per "La
Stampa" - Un bivacco dei suoi manipoli.
2. BERLUSCONI,
TSUNAMI IN ARRIVO; SOLUZIONE E' RIMPATRIO...
(AGI) - Sulle coste del nostro Paese e' in arrivo "uno
tsunami umano" ed e' per questo che e' necesario fermare l'ondata di
sbarchi e rimpatriare i migranti che sono gia' arrivati in Italia.
Silvio Berlusconi scende in conferenza stampa a palazzo Chigi dopo aver
presieduto la cabina di regia con gli enti locali e alla vigilia della
sua visita a Tunisi di lunedi' prossimo, chiede alla Tunisia un impegno
per i rimpatri. "L'incontro di Tunisi previsto lunedi' con il governo
tunisino - dice - deve portare all'impegno della Tunisia per
l'accettazione dei rimpatri".
"Quello che
abbiamo di fronte - aggiunge Berlusconi - e' uno tsunami umano che puo'
assumere dimensioni importanti: piu' di 20 mila clandestini hanno
raggiunto il nostro Paese. Stiamo affrontando la situazione in modo da
sgravare Lampedusa da questa massa di persone. Il mare e' agitato e
questo ha ritardato operazioni di imbarco che riprenderanno il prima
possibile". Il premier premette che l'Italia e' disposta ad aiutare
Tunisi anche sul piano finanziario, "a fronte dell'impegno a fermare
l'uscita illegale di loro cittadini dal loro paese" e spiega che
l'Italia si e' impegnata "in linee di credito ed equipaggiamenti a forze
di polizia impegnate nel controllo per un valore vicino ai 100 milioni
dalla meta' del mese di aprile".
Berlusconi torna a
sottolineare che la questione immigrati non e' solo un problema italiano
e chiede ancora l'aiuto dell'Unione Europea: "anche l'Europa deve
intervenire e dare il suo apporto - ribadisce - noi continuiamo a
esercitare pressioni sulla Commissione europea. Nell'ultima riunione
abbiamo fatto introdurre l'impegno di un intervento diretto nei
confronti dei Paesi che sarebbero stati toccati da questa immigrazione".
Pressione che in
realta' e' gia' inziata da tempo e che viene spiegata dal ministro
dell'Interno, Roberto Maroni: la concessione di permessi di soggiorno
temporanei, spiega il numero uno del Viminale, "e' anche uno strumento
di pressione per fare capire all'Europa che, di fronte al diniego di
collaborazione, noi intendiamo attuare i principi di solidarieta'
europea e chi vuole andare in Francia non puo' essere costretto a
rimanere".
Concetto ripreso e
sottolineato dal premier: "molti di questi immigrati hanno manifestato
la volonta' di rincongiungersi con famigliari in Francia o Germania, ma
anche in altri Paesi. In base all'articolo 20 queste persone hanno la
possibilita' di circolare, per ricongiungimenti famigliari, liberamente
in Europa e daremo loro permessi di soggiorno temporanei per farlo".
La cabina di regia
convocata con gli enti locali intanto, subisce uno stop: le Regioni
dicono 'no' alle tendopoli e chiedono al governo di "gestire l'emergenza
con senso delle istituzioni". L'incontro con i rappresentanti dei
territori e' riaggiornato a martedi' mattina, quando Berlusconi sara'
rientrato da Tunisi.
3. ERRANI A
PREMIER,TROPPA CONFUSIONE SU TENDOPOLI...
(ANSA) - "Leggo dalle agenzie di stampa che oggi ci
sarebbe stato accordo fra le Regioni e il Governo sulla soluzione
provvisoria di tendopoli. Non è così come abbiamo detto chiaramente in
questi giorni, e ancora stamattina al Governo. C'è già troppa
confusione, non aggiungiamone altra". Lo ha dichiarato il presidente
della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, replicando ad alcune
dichiarazioni del premier Berlusconi. "Anche per questo al Governo - ha
concluso Errani - abbiamo chiesto un nuova proposta che l'Esecutivo si è
riservato di presentare martedì".
4. PANIZ, OK
PROCESSO BREVE ENTRO PROSSIMA SETTIMANA (A BERLUSCONI NON SERVE)...
(Adnkronos) - Il processo breve "verra' approvato nel
corso della settimana prossima". Lo assicura il relatore del
provvedimento, Maurizio Paniz del Pdl, a 'Mattino cinque'.
Il processo breve
"e' totalmente indifferente per Berlusconi", argomenta Paniz, "Perche'
il processo Mills va in prescrizione a gennaio. E' un processo agli
inizia e non si arrivera' mai a giudizio definitivo entro gennaio del
2012. Quindi, dichiarare la prescrizione a gennaio 2012 o a settembre o
maggio 2011 non cambia niente".
Poi, aggiunge
Paniz, "per tutti gli altri processi di Berlusconi, il tempo per
completarli e' talmente lontano che giudici faranno in tempo a fare
tutti i gradi di giudizio e non si prescrive nulla".
5. BERLUSCONI,
NESSUNO PENSI DI FERMARMI, AVANTI SU PROCESSO BREVE...
(Adnkronos) - L'imperativo categorico che arriva da
palazzo Grazioli e' 'serrare i ranghi' e stare uniti per non cadere
nelle trappole di chi rema contro. Non a caso Silvio Berlusconi, oggi in
collegamento telefonico con la convention dei Cristiano popolari, ha
chiesto alla maggioranza di marciare compatta. Dividersi in questo
momento non porta da nessuna parte, avrebbe detto ai suoi il premier,
determinato ad andare avanti sulla giustizia.
Ai vertici del Pdl
riuniti a palazzo Grazioli il Cavaliere, raccontano, avrebbe chiesto di
non fermarsi sul cosiddetto processo breve, evitando di cadere nelle
provocazioni e di non dare al presidente della Camera pretesti per
mettersi di traverso. Nessuno pensi di fermarmi, abbiamo il dovere di
proseguire, sarebbe stato il suo ragionamento.
La bagarre in Aula
non e' certo piaciuta al presidente del Consiglio, che non vuole
alimentare nuove polemiche in un clima politico gia' arroventato dal
caso Ruby e dall'emergenza immigrati. Ieri sera Ignazio La Russa e'
stato ricevuto in via del Plebiscito: il ministro della Difesa (tornato
nel pomeriggio per il summit tra i capigruppo del Pdl, presente il
Guardasigilli, Angelino Alfano) avrebbe spiegato le ragioni del suo
sfogo alla Camera, ribadendo tutte le sue perplessita'
sull'atteggiamento di Gianfranco Fini.
6. ALFANO, LA
SCHEDA TIRATA? MI SONO INNERVOSITO MA NON L'HO GETTATA CONTRO
L'OPPOSIZIONE...
(Adnkronos) - "Nell'aula di Montecitorio non abitano i
robot" dice Angelino Alfano al Corriere della Sera. Il ministro della
Giustizia spiega come la sua tessera per votare sia finita ieri, in uno
dei tanti momenti di caos in aula, tra i banchi dell'Idv. Colpa del
nervoso per non essere riuscito a votare sul processo verbale. Ma,
assicura, "non l'ho scagliata contro qualcuno. L'ho lanciata in aria"
contro l'opposizione.
"Avevo fatto una
corsa per votare -racconta il Guardasigilli- il processo verbale (...)
non ho fatto in tempo e con me altri tre ministri. E' stato quando ho
sentito l'esito della votazione che mi sono innervosito". Ed allora,
"diciamo cosi', mi sono liberato della tesserina in maniera sbrigativa.
Sapevo che quel voto avrebbe condizionato tutta la giornata. E non e'
bello che si blocchi un provvedimento a causa del ministro della
Giustizia. Sebbene non sia stato certo colpa mia".
Di chi allora? "Un
mix tra un blocco tecnologico e una frazione di pazienza in piu' che
avrebbe dovuto avere il presidente della Camera". Quanto al destino del
processo breve, il guardasigilli osserva: "Non ci saranno problemi".
7. CASINI, ORA LA
SVOLTA, SI PUO' VOTARE A GIUGNO...
(Adnkronos) - "I tempi tecnici ci sono". Il tempo per
sciogliere le Camere e votare prima dell'estate c'e', secondo Pier
Ferdinando Casini. "Non si puo' andare avanti cosi'", "c'e' un disagio
fortissimo. Anche nello stesso partito di Berlusconi", dice il leader
dell'Udc al Corriere della Sera che ieri ha incontrato il capo dello
Stato, Giorgio Napolitano, insieme ai capigruppo di Pdl e Pd.
"Napolitano e' preoccupato? E chi non lo e'? Siamo tutti preoccupati. Il
presidente Napolitano ha richiamato tutti alle proprie responsabilita'",
spiega Casini.
8. ZANGRILLO, A
BERLUSCONI HO CONSIGLIATO DI SMETTERE CON POLITICA. FA VITA INFERNALE E
SI ANNOIA MOLTISSIMO...
(Adnkronos) - 'Da medico ho consigliato spesso, anche
ieri, a Silvio Berlusconi di uscire dalla politica: ora fa una vita
infernale, non fa mai moto e si annoia'. Lo ha detto oggi ai microfoni
del programma di Radio2 Alberto Zangrillo, medico personale del
presidente del Consiglio.
"Non avete idea di
che tipo di vita faccia, secondo me si annoia moltissimo', ha spiegato
Zangrillo. E' depresso? 'No, depresso no. E' scocciato, annoiato, e
penso anche incazzato e stufo'. E Berlusconi sarebbe disposto a lasciare
la politica? 'Lui dice di no, che non puo''. E per quale motivo? 'Lui e'
un bastian contrario, piu' gli dicono di smettere, piu' lui si sente
stimolato ad andare avanti'.
9. LA RUSSA, MI
AUGURO CHE CLIMA DIVENTI SEMPRE PIU' MITE...
(Adnkronos) - "Mi auguro che il clima sia sempre piu'
mite come la giornata primaverile di oggi". E' l'auspicio espresso dal
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine delle celebrazioni
per l'88° anniversario della fondazione dell'Aeronautica Militare.
Al ministro e'
stata rivolta una domanda sui rapporti all'interno della maggioranza e
del governo, anche alla luce degli incontri che sta svolgendo il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con i capigruppo di
maggioranza e opposizione allo scopo di rasserenare il clima politico
dopo le due accese sedute della Camera, impegnata nell'esame del ddl
sulla prescrizione abbreviata. Proprio in questo quadro al ministro e'
stato chiesto se avesse incontrato il presidente della Camera,
Gianfranco Fini, con il quale, l'altro ieri, ha avuto una accesa
discussione proprio nell'ambito dell'esame del ddl sul processo breve.
"Oggi qui non c'era" si e' limitato a dire La Russa facendo intendere
che con Fini non c'e' stato alcun faccia a faccia.
10. CARLO ROSSELLA
E SABINA BEGAN A PALAZZO GRAZIOLI...
(Adnkronos) - Gran via vai questa sera in via del
Plebiscito. Alle prese con il nodo immigrazione, Silvio Berlusconi ha
riunito alcuni ministri per fare il punto della situazione (Maroni, La
Russa e Fitto) e ha avuto un colloquiio anche con Alfredo Mantovano che
ieri ha annunciato le sue dimissioni da sottosegretario all'Interno.
Sono stati ricevuti anche l'attrice Sabina Began e il presidente di
Medusa Film Carlo Rossella. Nel pomeriggio il Cavaliere ha presieduto un
vertice con lo stato maggiore del Pdl per parlare anche della giustizia.
11. MASTELLA A
GIUDIZIO, CADE ACCUSA ASSOCIAZIONE...
(ANSA) - Cade l'accusa di associazione per delinquere
contestata agli imputati coinvolti nell'inchiesta sulla gestione dell'
Arpac, l'Agenzia regionale per l'Ambiente, in cui è coinvolto l'ex
ministro e leader dei Popolari per Il Sud Clemente Mastella. Lo ha
deciso il gup di Napoli Eduardo De Gregorio al termine dell'udienza
preliminare. Diversi imputati, tra cui lo stesso Mastella, sono stati
rinviati a giudizio per altri reati.
Clemente Mastella
è stato rinviato a giudizio per le accuse di truffa, appropriazione
indebita e abuso d'ufficio. I primi due capi di imputazione si
riferiscono all'acquisizione al patrimonio familiare
dell'europarlamentare di due appartamenti romani di proprietà dell'Udeur
nonché della testata giornalistica Il Campanile. L'abuso d'ufficio è
invece relativo all'assegnazione di incarichi da parte dell' Arpac.
Vanno a giudizio anche la moglie di Mastella, Sandra Lonardo, e l'ex
assessore regionale Andrea Abbamonte. Il processo comincerà l'11 ottobre
davanti alla I sezione del Tribunale, collegio A. Mastella è tra i
candidati a sindaco di Napoli.
12. PD: LETTERA
MODEM, PARTITO GIA' DIVISO, RINVIO ASSEMBLEA LUNEDI'...
(Adnkronos) - La decisione era maturata ieri pomeriggio
quando si e' visto che la giornata di lunedi' prossimo sarebbe stata la
vigilia di una nuova seduta caldissima del Parlamento: il voto sul
conflitto di attribuzione sul caso Ruby. Di qui la decisione di Modem di
rinviare l'assemblea dei dirigenti del l'area fissata appunto per
lunedi' 4 aprile a Roma. Con ogni probabilita' la riunione slittera', a
questo punto, dopo le amministrative.
Stamattina Walter
Veltroni, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni hanno inviato una lettera a
tutti i dirigenti di Modem per spiegare i motivi del rinvio. Il primo e'
"il senso di responsabilita'" perche' l'assemblea sarebbe caduta proprio
alla vigilia "di delicatissime sedute parlamentari, con un confronto e
delle votazioni su questioni di grande impatto politico. Ci riferiamo a
quelle relative al conflitto di attribuzione dei procedimenti nei
confronti di Berlusconi, a quelle legate al cosiddetto 'processo breve'
e alla responsabilita' dei magistrati", si legge nella lettera.
E vista la
delicatezza dei provvedimenti in questione, i leader di Modem hanno
valutato che non fosse il caso di aggiungere 'carne al fuoco' dopo le
divisioni su Aventino si', Aventino no che hanno caratterizzato i giorni
scorsi: "Il Pd possa in questo momento " deve avere "il massimo di
incisivita' e coesione politica. Cio' non e' avvenuto in questi giorni,
quando abbiamo visto, con preoccupazione, la diffusione di posizioni
diversificate assunte da dirigenti di primissimo piano del nostro
partito (tutti tra l'altro esponenti della stessa maggioranza interna)
posizioni che hanno dato l'impressione di divisioni e crepe su un punto
fondamentale, come quello del ruolo di una forza di
opposizione".01-04-2011]
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’CRICCA’, MON
AMOUR - RIPARTE IL PROCESSO A BALDUCCI-ANEMONE. TRA I TESTIMONI ANCHE
GIANNI LETTA - NEL MIRINO IL “SALARIA SPORT VILLAGE” COSTRUITO IN
VIOLAZIONE DEI PIANI URBANISTICI E DI OGNI AUTORIZZAZIONE, CON INTENSA
ATTIVITA’ DI RICICLAGGIO (E DI MASSAGGIO, CHIEDERE A BERTOLASO) - UNO
DEI SUOI UOMINI DI FIDUCIA, BENTIVOGLIO, GODEVA, CON ANEMOME, PER IL
DISSEQUESTRO DEL CENTRO SPORTIVO DISPOSTO DA PALAZZO CHIGI (POI
ANNULLATO): “GRAZIE A NOI I PM SE LA PRENDONO NEL CULO”
Rita Di
Giovacchino per "il
Fatto quotidiano"
Nella lista dei
testimoni al processo sui Mondiali di nuoto, che aprirà i battenti il 5
aprile prossimo a piazzale Clodio, c'era anche il nome di Gianni Letta.
I pm ritenevano necessaria la sua presenza, il gip ha preferito non
scomodare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Peccato, il primo
processo romano sulla Cricca è un po' la madre di tutti i misfatti che
si sono consumati all'ombra dei Grandi Eventi, dalla Scuola dei
marescialli al G8, e forse più di altri dimostra quanto fossero stretti
e privilegiati i rapporti tra Angelo Balducci e Palazzo Chigi. Al centro
dell'inchiesta c'è il Salaria Sport Village, il circolo sportivo
costruito sulle rive dell'Aniene in violazione dei piani urbanistici e
in assenza di ogni autorizzazione, posto sotto sequestro su richiesta
del pm Sergio Colaiocco il 25 maggio 2009.
Ebbene già il 26
maggio, appena 24 ore dopo, la presidenza del Consiglio aveva approntato
un provvedimento che disponeva l'immediato dissequestro della sede
sportiva. Un provvedimento che come una saetta approdò sul tavolo di
Silvio Berlusconi che lo firmò il 30 maggio, appena quattro giorni dopo.
Purtroppo, nella fretta, a Palazzo Chigi non si erano accorti che si
trattava di un provvedimento incostituzionale: nessun atto
amministrativo può intervenire su un'indagine penale sopraffacendo la
decisione del giudice. Il Circolo sportivo rimase sotto sequestro e lo è
tuttora.
Fatto che per
Balducci e Diego Anemone pesa più dell'arresto, delle accuse di
corruzione, riciclaggio, abuso d'ufficio e quant'altro perché, come la
procura fiorentina scoprì grazie a una lettera anonima, i due soci
avevano investito nel Salaria village decine di miliardi, provenienti da
un'intensa attività di riciclaggio avviata in Tunisia tramite Hidri
Fathi, l'autista prestanome di Balducci cui venivano intestate ville,
poi rivendute nel giro di un paio di anni, che hanno garantito la
liquidità necessaria a un investimento importante come l'imponente
circolo sportivo sull'Aniene.
Scriveva
l'Anonimo: "Con l'autista la rottura ci fu nel 2004...lui gli aveva
assicurato che sarebbe divenuto il direttore di un grande centro
sportivo al 15° chilometro sulla Salaria...per risalire al tutto andrei
in Tunisia a Cartagine...questi soldi ripuliti li ritrovate nel centro
sportivo nella via Salaria e in appartamenti a Parigi".
Le indagini
confermarono che l'origine della lite tra Balducci e l'autista fu la
mancata promessa di farlo divenire direttore del centro sportivo.
L'incarico Balducci preferì assegnarlo al figlio, ma tutto finora
dimostra quanto alta fosse la posta in gioco del Salaria village. Quando
ai primi di maggio l'Espresso pubblicò un'inchiesta sui Mondiali di
nuoto Angelo Balducci, Diego Anemone e Claudio Rinaldi, che dell'evento
era commissario straordinario, cominciarono a preoccuparsi seriamente.
E prima ancora che
quest'ultimo fosse invitato a comparire in Procura, cosa che avvenne il
6 maggio, decisero di predisporre una "difesa" da inviare a Gianni Letta
che, secondo la procura di Perugia, veniva informato di tutto in corso
d'opera. Lo dimostra lo scambio di sms tra Balducci e Rinaldi alle 20,09
del 9 maggio: "Bisogna trovare una linea comune".
Balducci ordina
alla segretaria di preparare due buste, con la copia della memoria
difensiva sul Salaria Village. Una è intestata proprio a Letta. Ma è
dallo scambio di telefonate del 26 maggio 2009, intercorse tra Balducci
ed Enrico Bentivoglio, un funzionario della presidenza del Consiglio
molto vicino a Letta, e poi tra Bentivoglio e Anemone, che si comprende
quanto la questione del Salaria village fosse nel cuore del
Sottosegretario. Bentivoglio rassicura entrambi che la questione è
risolta.
Come? L'atto, poi
giudicato incostituzionale, stabiliva che i Mondiali di Nuoto quale
"grande evento" fosse trasferito dal Comune di Roma alla Regione Lazio,
facendo così decadere le violazioni compiute in deroga alle norme
comunali.
Nelle telefonata
delle 18,31 Enrico Bentivoglio rassicura Balducci: "...E' stato
firmato.. rimanda al Piano delle Opere". E' risolutivo? chiede con ansia
Balducci. "E sì! E poi sostituisce l'intesa non con il Comune, ma con la
Regione..che di fatto c'è già stata...ci sono i pareri favorevoli".
Poco dopo Balducci
rassicura Anemone, che alle 18,50 parla con Bentivoglio, dando per
scontato che l'indagine giudiziaria vada ad esaurirsi. E Bentivoglio
ridendo conferma: "Se la pigliano nel culo...capito? Se la pigliano nel
culo...esatto". Anemone muore dalla voglia di saperne di più: "Enrì, ma
tu ce l'hai sott'occhio?" Bentivoglio: "Non ce l'ho io...ce l'ha
lui...ce l'ha lui però me l'hanno raccontata..diciamo è sanata".
L'entusiasmo
provocato da tali rassicurazioni, fu tale che il 12 giugno successivo
Anemone e Filippo Balducci acquistarono un terreno adiacente al Circolo
Sportivo che certamente incrementava il valore del Salaria Sport
village, ma procurava un ulteriore danno al comune di Roma di 10 milioni
di euro, pari ai mancati contributi.01-04-2011]
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1- BUM! SALGONO A
1300 LE VITTIME DEI MADOFF DEI PARIOLI, MA ALCUNE POTREBBERO PASSARE
DALL’ELENCO DEI TRUFFATI A QUELLO DEGLI INDAGATI PER RICICLAGGIO: SOMME
IN NERO AFFIDATE TRA 2009-10 PER POI FARLE RIENTRARE CON LO "SCUDO"
FISCALE - 2- AFFIORANO DETTAGLI SCONCERTANTI. AI CLIENTI SI PROMETTEVANO
RENDIMENTI "FINO AL 19%" DELLA SOMMA INVESTITA (PERCENTUALI CONSENTITE
SOLO DAL PRESTITO A USURA) E NELLE TRANSAZIONI SI UTILIZZAVANO METODI
TANTO RISCHIOSI QUANTO AMBIGUI - 3- TRAVAGLIO IN CAMPO CONTRO IL
CORRIERE DI FLEBUCCIO IN DIFESA DI SABINA GUZZANTI: "ORRORE: UN’ATTRICE
DI SINISTRA HA DEI SOLDI E, DOPPIO ORRORE, NON LI TIENE NEL MATERASSO,
NON LI PORTA ALL’ESTERO, NON FA SCUDI FISCALI, CI PAGA LE TASSE, LI
INVESTE E, TRIPLO ORRORE, SI FA TRUFFARE. CE N’È ABBASTANZA PER
MASSACRARLA, DANDOLE IL RESTO CHE NON S’ERA ANCORA PRESA PER AVER OSATO
SBERTUCCIARE LA DESTRA E LA SINISTRA MENTRE TANTI PARACULI SE NE STAVANO
ACQUATTATI" -
1- I VIP TRUFFATI
ORA RISCHIANO L'ACCUSA DI RICICLAGGIO - I NOMI SALGONO A 1300. CI SONO
ANCHE RIONDINO E LO CHEF BECK...
Lavinia Di Gianvito e Ilaria Sacchettoni per il "Corriere
della Sera"
Salgono a 1300 le
vittime dei Madoff pariolini, ma alcune potrebbero passare dall'elenco
dei raggirati a quello degli indagati per riciclaggio di denaro. La
svolta nelle indagini del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei pm Luca
Tescaroli e Francesco Ciardi coincide con nuove denunce e con il recente
ritrovamento, tra i molti faldoni Egp (ultima sigla con cui operavano
gli arrestati), di un altro elenco di nomi.
Clienti che
avrebbero avuto fiducia nei promotori abusivi (mai iscritti alla Consob)
fin quasi all'alba del collasso, tanto da affidargli somme ancora tra il
2009 e il 2010 per far rientrare i capitali con lo «scudo» varato dal
governo Berlusconi.
L'inchiesta è
divisa in due tranche. Una prima è sfociata nelle misure cautelari e nei
sequestri dei giorni scorsi, mentre l'altra dovrà stabilire se tra gli
investitori aderenti allo scudo fiscale c'è chi ha commesso
irregolarità. Intanto affiorano dettagli sconcertanti. Ai clienti si
promettevano rendimenti «fino al 19%» della somma investita (percentuali
consentite solo dal prestito a usura) e nelle transazioni si
utilizzavano metodi tanto rischiosi quanto ambigui. «Portavamo i
contanti o l'assegno e ricevevamo una fotocopia o un foglio informale,
magari scritto a mano come ricevuta» , ha raccontato agli investigatori
una vittima. Nell'elenco dei 1300 clienti compaiono nobili romani e
signore dei palinsesti televisivi, avvocati famosi e autori della
radiofonia.
Tutti passati per
la centralissima sede della Egp in via Bocca di Leone con molte
delusioni. Fra i nomi anche quello di Heinz Beck, pluripremiato chef che
vanta tra i suoi ammiratori anche il Papa: Joseph Ratzinge, allora
cardinale, cenò da Beck per i suoi 70 anni. Cliente Egp il doppiatore
Claudio Sorrentino (voce di Mel Gibson) e Nori Corbucci, vedova del
regista Sergio. Ma il passaparola aveva attratto investimenti anche di
colleghi come Sabina Guzzanti e il suo ex compagno David Riondino,
danneggiandoli nella maggior parte dei casi.
Nella lista
spuntano poi Pierdomenico Martino del partito Democratico, il dirigente
di Raitre Fernando Masullo, il regista Ruggero Deodato, la costumista
Eleonora Bonicelli, Francesca De Cecco (industriale della pasta), la
stilista Daniela Malpighi (Denny Rose), l'architetto Angelo Bucarelli,
nipote di Palma, famosa direttrice del Museo d'Arte Contemporanea di
Roma, già compagno di Edwige Fenech, Maria Arabella Salviati,
discendente del cardinale che nel Cinquecento fece costruire a Roma
l'ospedale San Giacomo, e l'ex calciatore Giovanni Stroppa.
E nei faldoni
dell'inchiesta tra i nomi si leggono anche quelli dell'avvocato Stefano
Bortone e di Giancarlo Umani Ronchi, per molti anni direttore
dell'istituto di medicina legale della Sapienza. Nel complicato e
plastico intreccio di truffati e truffatori capitava anche che gli uni e
gli altri fossero imparentati, come nel caso di Giuseppe Torregiani,
cliente e familiare di Roberto, tra gli amministratori della Egp
arrestati il 25 marzo scorso.
Ieri il pm
Tescaroli ha interrogato Gian Piero Castellacci De Villanova, anch'egli
finito in carcere nei giorni scorsi: assistito dall'avvocato Mattia La
Marra, il promotore ha spiegato, tra l'altro, che «dal ' 95 al 2009
nessun cliente si è mai lamentato» . E da una settimana, secondo
Panorama, ha deciso di fare lo sciopero della fame Gianfranco Lande,
l'altro responsabile della società che avrebbe organizzato la
maxitruffa.
2- LEI È VITTIMA?
SI DISCOLPI...
Marco Travaglio per "il
Fatto quotidiano"
Nel Paese di
Sottosopra, sgovernato da un colpevole impunito per legge (fatta da
lui), è perfettamente coerente che le vittime diventino colpevoli. È la
nuova frontiera del garantismo all'italiana. Il Pompiere della Sera -
che ha dedicato all'ennesimo rinvio a giudizio del suo editore Ligresti
una notiziola rilevabile solo dal microscopio elettronico - racconta
così gli insulti di La Russa a Fini: "Rissa alla Camera. Duro scontro
tra ministro della Difesa e presidente della Camera".
Come se chi grida
vaffanculo e chi se lo prende fossero sullo stesso piano. Pigi
Cerchiobattista lamenta la "reciproca delegittimazione" da cui "nessuno
esce con un profilo di decoro e di innocenza. Non la maggioranza... non
l'opposizione... non i ministri che scambiano col presidente della
Camera battute irripetibili... Difficile distribuire le colpe". Già:
bisognerebbe scrivere "La Russa" e "vaffanculo", per capire di chi è la
colpa. A pagina 2 altro titolo memorabile: "Quel giorno davanti al
Raphael che portò Craxi verso l'esilio". Cioè latitanza, ma fa lo
stesso.
Sotto, Aldo
Cazzullo denuncia: "18 anni dopo siamo ancora qui col Cavaliere, i
magistrati, i processi politici...". Processi politici? Questi sono
processi "ai" politici, anzi a un politico, per reati comuni che con la
politica non c'entrano nulla (mafia, stragi, corruzione, concussione,
frode fiscale, appropriazione indebita, falso in bilancio, prostituzione
minorile). Ma il meglio arriva a pagina 27, dove una settimana dopo
l'arresto di un presunto truffatore accusato di aver raggirato 700
persone, si continuano a pubblicare le foto segnaletiche dei truffati.
Soprattutto uno: Sabina Guzzanti.
Da un anno, come
le altre vittime, Sabina aspettava che la magistratura si muovesse,
nella speranza di recuperare qualche euro di quelli affidati ai promoter
del Madoff italiota. Poi, quando finalmente è scattato il blitz, s'è
resa conto che non era peggio per lui. Ma per lei. Nel Paese di
Sottosopra, stampa e tv han preso a sbattere in prima pagina le vittime,
come se fossero loro a doversi vergognare. Solo perché alcune hanno il
grave torto di non essere povere in canna o, peggio ancora, di essere
famose. Orrore: un'attrice di sinistra ha dei soldi e, doppio orrore,
non li tiene nel materasso, non li porta all'estero come certi editori
del Pompiere, non fa scudi fiscali, ci paga addirittura le tasse, li
investe e, triplo orrore, si fa truffare.
Ce n'è abbastanza
per massacrarla, dandole il resto che non s'era ancora presa per aver
osato sbertucciare la destra e la sinistra mentre tanti paraculi se ne
stavano acquattati aspettando che passasse la nuttata. Lei sulle prime
la prende sul ridere e scrive un pezzo ironico per il Fatto, "Confesso,
mi hanno truffata", "Posso solo sperare nella clemenza di Minzolini.
Sono un verme, chiedo solo di poter continuare a vivere nell'ombra". Poi
capisce che c'è poco da ridere.
C'è una campagna
di pestaggio con i soliti rimbalzi sul blog. Ecco il titolo di Libero:
"La toccano nel portafogli e l'avida Sabina insulta i fan". Ed ecco
l'intervista-interrogatorio che le ha fatto, sul Pompiere divenuto
piromane, Fabrizio Roncone. Un reperto dei nostri tempi: "Sabina
Guzzanti è figlia di Paolo e sorella di altri due attori, Caterina e
Corrado. Secondo il parere di numerosi esperti, il vero fuoriclasse del
palcoscenico sarebbe Corrado", mentre Sabina ha pure la "voce nervosa,
rauca, tremante".
Parte il terzo
grado: "Allora, c'è questa storia della truffa...", "Non sarà che a lei
sembrano pazzesche e seccanti, molto seccanti, le critiche che le
vengono mosse sul suo blog? Da giorni lei viene accusata, e
rimproverata, di aver cercato guadagno facile coi trucchi della
finanza...", "Non offenda quelli che scrivono sul suo blog", "Come mai è
così prudente, signora? Non ha perso 400 mila euro?", "È vero o no che
lei avrebbe già recuperato parte del denaro?". Domande che parrebbero
eccessive anche se rivolte al truffatore. Roncone le riserva alla
truffata. Secondo il parere di numerosi esperti, col truffatore sarebbe
molto più conciliante. 01-04-2011]
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CHE FINE HA FATTO
MISTER CALUNNIA? - IL CONTE CONTABALLE IGOR MARINI (ADESSO IN CARCERE)
STA ASPETTANDO LA SENTENZA PER AVER SPUTTANATO PRODI E MEZZO
CENTROSINISTRA, ACCUSANDOLO DI AVER INCASSATO TANGENTI PER L’OPERAZIONE
TELEKOM-SERBIA - UNA PATACCA COLOSSALE A CUI NON AVREBBE CREDUTO NEANCHE
IL CORRIERE DEI PICCOLI - DOPO TELEKOM SERBIA NIENTE È STATO PIÙ COME
PRIMA - IL PM DE FALCO: “LA VICENDA È STATA LA MADRE DI TUTTI I
TENTATIVI DI DENIGRAZIONE DELL’AVVERSARIO
Rita Di
Giovacchino per "il
Fatto quotidiano"
La macchina della
giustizia è spesso lenta, ma in qualche caso il tempo trascorso rende
giustizia a vicende che per mesi tengono banco sulle prime pagine dei
giornali, poi improvvisamente scompaiono, inghiottite dal polverone che
esse stesse hanno sollevato. Ricordate l'affaire Telekom-Serbia che, a
partire dal 2003, per quasi due anni ha tenuto sotto scacco Prodi,
Fassino, Dini, Rutelli, Veltroni e perfino i cardinali Ruini e Martini?
Una patacca, una colossale bufala, ormai è accertato.
L'autore, Igor
Marini, è in carcere dal 20 settembre scorso, dopo la condanna a cinque
anni per aver calunniato il pm romano Maria Bice Barborini che accusò di
non aver offerto abbastanza credito alla patacca medesima. Una vicenda
legata al primo processo, quello sugli autori della finta truffa, ormai
archiviato a Torino. Ora, dopo cinque anni, sotto accusa è finalmente
Igor, il calunniatore, e alcuni soci. La sentenza è alle porte, i pm
Francesca Loy e Giuseppe De Falco hanno chiesto 12 anni per Marini e
pene varianti tra i 3 e i 6 anni per un'altra decina di imputati.
Igor è un
personaggio surreale, da vecchia commedia all'italiana. C'è chi ancora
ricorda quando si presentava a San Macuto accompagnato da Bmw con
autista. Diceva di essere conte, parlava con eloquio fiorentino,
ingentilito da erre moscia, poi perdeva le staffe e cominciava a
berciava in romanesco verace. Un po' attore, un po' stantman, marito
dell'attrice Isabel Roussinova, improbabile consulente finanziario, il
conte Marini in questa storia deve rispondere di calunnia e false
tangenti.
Come i due pay
order da 125 mila euro destinati ai fantomatici Ranoc e Mortad,
abbreviato di Ranocchio e Mortadella, cui aggiungere anche Cigogna che
altri non erano se non Lamberto Dini, Romano Prodi e Piero Fassino.
Tutto in questa storia fa acqua a partire dai nomi in codice degni del
Corrierino dei Piccoli. Uno dei coimputati, Giovanni Romanazzi, durante
il processo ha spiegato: "I pay order erano falsi, se ne accorgeva anche
un bambino, li costruiva lui stesso al computer. Quando chiesi
all'avvocato Fabrizio Paoletti di andare allo Ior,. per incassare gli
ordini di pagamento, lui rifiutava dicendo che aveva paura di fare la
fine di Calvi".
Tutto falso, pure
l'impiegato firmatario non è mai esistito. I pm infieriscono su Igor, le
cui panzane venivano appoggiate da una stampa asservita all'uso politico
che della vicenda si fece e che ha segnato la nascita della "macchina
del fango". Dopo Telekom Serbia niente è stato più come prima e stavolta
lo sostiene l'accusa. Interpellanze, interviste, strepitanti articoli di
Paolo Guzzanti, all'epoca presidente della commissione Mitrokhin. Tutti
a chiedere la testa di Prodi. Dice il pm De Falco: "Telekom Serbia è la
madre di tutti i tentativi di denigrazione dell'avversario".
E il pm Loy
lapidaria aggiunge:"Le indagini hanno accertato l'inesistenza delle
tangenti, al contrario hanno provato l'esistenza di calunnie verbali e
documentali". Parole pesanti anche nei confronti della commissione
parlamentare, istituita nel marzo 2003, e presieduta da Enzo Trantino,
pdl, la quale dopo un anno di audizioni e costose trasferte non arrivò a
presentare in Parlamento neppure uno straccio di relazione finale
(peraltro obbligatoria per legge). Convocato in udienza, Trantino non si
è smentito avvalendosi di un "improbabile segreto di ufficio" si è
defilato. La vicenda esplose il 16 febbraio 2001 con uno sfortunato
scoop di Repubblica che titolò in prima pagina: «Le tangenti di
Milosevic-Telekom in Serbia: il protocollo segreto tra Roma e Belgrado».
Nel 2002
Berlusconi decise di istituire la Commissione d'inchiesta. L'opposizione
diede battaglia: una truffa impossibile perché, in base al nuovo sistema
predisposto dal ministro del Tesoro Ciampi, per le società a
partecipazione statale non era previsto alcun controllo da parte del
governo, né alcuna autorizzazione su accordi di compravendita. A che
titolo pagare una tangente a Prodi? Ma gli occhi erano tutti su Igor e
le sue fantastiche ricostruzioni.
Lui arrivò a
sostenere che "Mortadella", "Cicogna" e "Ranocchio" erano i mandanti di
un tentato omicidio ai suoi danno. L'apice fu raggiunto con il viaggio a
Lugano della delegazione parlamentare-composta da due deputati, due
poliziotti un magistrato e lo stesso Igor- a caccia di documenti da
recuperare nello studio del notaio Boscaro, nel frattempo deceduto
precipitando con il parapendio. Una missione rocambolesca. La polizia
elvetica, non informata, trattenne la delegazione per cinque ore
paventando l'accusa di «spionaggio economico».
Dei documenti che
dovevano provare le accuse naturalmente nessuna traccia. Fassino accusò
Palazzo Chigi di essere il mandante di Igor Marini, Berlusconi lo
querelò chiedendo 15 milioni di euro, poi non se ne fece niente. In
realtà, come ha ricordato il pm De Falco, "l'unico a guadagnarci
qualcosa fu Italo Bocchino". Due miliardi e mezzo di vecchie lire,
incassati dall'esponente di Fli per un'intermediazione nell'acquisto di
quote da parte di Telecom Italia. Fatto che non costituiva reato, ma
forse conflitto d'interesse sì visto che era membro della commissione
d'inchiesta Trantino. Ora il conte Igor dovrà studiare un'altra parte
nella commedia di Telecom Serbia, quella del nobile detenuto.01-04-2011]
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GIUSTIZIA O
MORTE - COSA TRASFORMA UNA SEMPLICE PREOCCUPAZIONE PER UN AVVISO DI
GARANZIA IN UN TERRORE CHE SFOCIA NEL SUICIDIO? 48 ORE PRIMA DI
SPARARSI, SALVATORE SAPORITO, IL VICEPREFETTO INDAGATO, ESCE “SCONVOLTO”
DA UN TESISSIMO INCONTRO AI PIANI ALTI DEL VIMINALE - LA TESI DELLA
DEPRESSIONE RILANCIATA DALLE AGENZIE NON È CONFERMATA DA CHI LO
FREQUENTAVA - PER UNO STRALCIO DELLA STESSA INCHIESTA CAMPANA SUGLI
APPALTI NELLA SICUREZZA SI UCCISE NEL 2008 L’ASSESSORE NUGNES…
1 - VICEPREFETTO
INDAGATO SI SPARA IN BOCCA
Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"
Il viceprefetto
l'hanno trovato in caserma in una pozza di sangue nel bagno delle donne,
verso le 4 e mezzo di pomeriggio. Ovvero almeno un paio d'ore dopo che
s'era sparato in bocca con la sua Glock d'ordinanza. Adesso, come in un
film già visto per i suicidi di Adamo Bove (inchiesta Telecom) e
dell'assessore Giorgio Nugnes (discariche e camorra), è tutta una gara a
dire, sotto garanzia di anonimato, che Salvatore Saporito era depresso
per il coinvolgimento nell'inchiesta sugli appalti per la sicurezza di
Napoli.
Come se un semplice avviso di garanzia, nell'Italia e nelle forze di
polizia di oggi, fosse chissà quale insostenibile onta.
Certo, a volte
dipende da quanto si è onesti. E di Saporito, cinquantenne dirigente del
settore acquisti della Polizia di Stato, non c'è un collega che non
dicesse, ben prima che si sparasse, che era una persona specchiata.
Insomma, un prefetto al di sopra di ogni sospetto. Certo, tecnicamente
non la pensavano forse così i quattro pm della Dda campana, coordinati
dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, che nel maggio scorso lo
avevano interrogato come testimone nell'inchiesta sull'appalto da 39
milioni per la sicurezza di Napoli, varato nel 2007 dal governo Prodi
con Giuliano Amato come ministro degli Interni.
Quel pomeriggio,
le risposte di Saporito non li avevano convinti appieno e al termine
dell'interrogatorio gli avevano notificato un avviso di garanzia per
concorso in turbativa d'asta. Nella stessa inchiesta, che sfiora anche
il gruppo Finmeccanica (il quale nega qualsiasi coinvolgimento), sono
indagati anche l'allora questore Annamaria Iurato, promossa prefetto
dell'Aquila; l'ex questore di Napoli Oscar Fiorolli e il vicecapo della
Polizia Nicola Izzo, diventato nel frattempo il vicario di Antonio
Manganelli.
A metà pomeriggio,
ieri, le agenzie accreditavano già la tesi della depressione per
Saporito. E invece, chi gli ha parlato nelle ultime settimane, giura che
proprio non era così. Al massimo, era «un po' preoccupato per aver messo
qualche firma al posto di altri, o senza aver letto bene tutto quanto».
Ma nelle ultime 48
ore, dopo una riunione tesissima andata in scena la sera di martedì ai
piani alti del Viminale, l'uomo delle convenzioni con le aziende
telefoniche aveva cambiato bruscamente umore. Pare che volessero
togliergli delle deleghe e c'era rimasto malissimo.
Così mercoledì
pomeriggio, quando non si è presentato a una riunione prevista per le 15
e 30, un prefetto lo ha fatto cercare per tutto il complesso di Castro
Pretorio, con licenza di sfondare qualsiasi porta. Sapevano che aveva
passato il badge alle 13 e 30. Sapevano che era sempre puntuale. In
mattinata, chi l'aveva visto l'aveva trovato stravolto. Ma i colleghi
sono arrivati tardi e nessuno ha sentito il colpo di pistola con cui si
è tolto di scena, lasciando una moglie e una figlia ventenne.
Saporito lo hanno
trovato alle quattro e mezza, chiuso in un bagno per le poliziotte,
nell'ala del primo piano appena ristrutturata e non ancora utilizzata.
Secondo il poco che filtra, si sarebbe sparato intorno alle due, due e
un quarto.
Che cosa hanno in
comune i suicidi di Saporito e dell'assessore Nugnes, avvenuto nel 2008?
Poco, se non che entrambi erano indagati dalla procura di Napoli per
stralci diversi di una stessa maxi-inchiesta: quella sugli appalti della
Global Service del costruttore Alfredo Romeo.
Il collegamento
con Bove, invece, è una suggestione che gira tra gli amici di Saporito.
L'ex dirigente Telecom si lanciò da un viadotto della tangenziale di
Napoli nel 2006. Era un ex super-poliziotto della Dia campana, ma temeva
di diventare il capro espiatorio dello scandalo delle security Telecom,
gestita da Giuliano Tavaroli.
Chissà se anche
Saporito ha improvvisamente temuto di diventare un cireneo. Il cireneo
del filone d'inchiesta che tocca il Viminale. Certo è che negli ultimi
sei mesi l'indagine era andata avanti a fari spenti. Ma ora che un vice
prefetto si è sparato un colpo in bocca, si apprende che sarebbe quasi
terminata.
Non solo: avendo
come indagati tutti incensurati, e con la prescrizione breve in arrivo,
anche eventuali processi avranno probabilmente vita dura, perché i fatti
sui quali indaga la procura risalgono al biennio 2007- 2008. Chissà se
Saporito, prima di premere il grilletto, aveva letto i giornali.
2 - L'INCHIESTA:
L'inchiesta nella quale era indagato il viceprefetto Salvatore Saporito,
insieme ad alcuni suoi superiori tra i quali il vicecapo vicario della
Polizia, Nicola Izzo, è quella per l'appalto da 37milioni della
videosorveglianza del comune di Napoli.
L'indagine è
scattata nel 2010 e vede coinvolte anche varie aziende di elettronica
per la difesa, tra le quali il colosso pubblico Finmeccanica e la
Vitrociset. I pm campani, coordinati dal procuratore aggiunto Rosario
Cantelmo, ipotizzano che gli appalti siano stati aggiudicati
illecitamente.
Nell'estate del
2006, l'ex superpoliziotto Adamo Bove vola da un viadotto della
Tangenziale di Napoli. Era il responsabile dei rapporti con l'Autorità
giudiziaria della Timedera indagato nell'inchiesta Tavaroli-Sismi. Ad
alcuni colleghi aveva riferito di sentirsi "scaricato" dai superiori ed
era convinto che avrebbe finito per pagare per tutti.
[01-04-2011]
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"IL FATTO" è
UN FATTO (CHE FA MALE A MOLTI) - NEL 2010 UTILE NETTO DI 5,82 MLN, dopo
aver stanziato 3.046.082 euro ad imposte - VENDITE IN CRESCITA in
controtendenza con il mercato che ha registrato una flessione del 5,7%:
UNA MEDIA DI 75 MILA COPIE, PIù 35 MILA ABBONAMENTI - A CHI HANNO
CIUCCIATO ’STO PACCO DI COPIE PADELLARO E TRAVEGLIO? AH SAPERLO...
(Adnkronos) -
Editoriale Il Fatto ha chiuso il 2010 con un utile netto di 5.823.027
euro dopo aver stanziato 3.046.082 euro ad imposte. Lo rende noto il
gruppo in un comunicato dopo che ieri il Cda di Editoriale Il Fatto spa
ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2010. Tale risultato, si legge
in una nota, 'e' stato determinato da un netto incremento delle vendite
de 'Il Fatto Quotidiano' in controtendenza con il mercato che ha
registrato una flessione del 5,7%'.
Molto positivo, sottolinea la societa', 'il lancio e il consolidamento
del sito online 'Ilfattoquotidiano.it' che in poco tempo e' riuscito a
collocarsi nelle prime posizioni italiane in termini di visitatori unici
e pagine viste.
Il Cda, conclude
la nota, 'ha espresso un ringraziamento non formale alla direzione del
quotidiano, alla direzione del sito on line e a tutto il personale
giornalistico e non, per l'alta qualita' professionale mostrata e per il
forte spirito di collaborazione'.
[01-04-2011]
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AR-CORE NON SI
COMANDA! - LELE AMORALE FORNISCE DONNE PER TUTTI I GUSTI, COME I GELATI
- LA PUTTANOTECA FUNZIONA SUL MECCANISMO “TE NE MANDO UNA DUE O TRE, TE
LE SCOPI E POI GLI FAI IL REGALINO" - INCONTRI SESSUALI ‘À LA CARTE’ PER
AMICI, CONOSCENTI, AVVOCATI, L’EX PREFETTO FERRIGNO - VENEZUELANE E
BRASILIANE RECLUTATE, AMMAESTRATE E SPEDITE COME PACCHI DI MATERASSO IN
MATERASSO - INSIEME ALLE SOLITE SARA TOMMASI, AIDA YESPICA, TEODORA
RUTIGLIANO, BARBARA GUERRA
Paolo Berizzi per
"la
Repubblica"
«Io faccio
l´agente, non il magnaccio». Si difende così, Lele Mora, dall´accusa di
fornire ragazze a pagamento. Chiusa l´inchiesta che lo vede indagato
(induzione e favoreggiamento alla prostituzione) nell´ambito del
Rubygate assieme al suo amico Emilio Fede, a tre collaboratori e a
Nicole Minetti, le parole del manager dei vip - «non porto le tr... in
giro» - rischiano però di squagliarsi di fronte alle carte giudiziarie.
Dalle quali emerge un quadro un po´ diverso.
INCONTRI E
REGALINI
Mora contatta e mette in contatto; si sbatte per combinare incontri;
promette e porta donne - molte fanno parte della sua scuderia, altre,
tipo Ruby, sono «come una figlia» - a amici e conoscenti. «Te ne mando
una due o tre, quante ne vuoi, te le scopi e poi gli fai il regalino».
Istruisce ragazze ventenni («vestiti da infermiera, con sotto niente»,
dice alla torinese Roberta Bonasia il 13 agosto 2010) inviate a fare
compagnia - assieme a molte altre - a Silvio Berlusconi. Passa dal ruolo
di anfitrione a quello di sensale: perché le donne - anche a pagamento -
nel "sistema Mora" sono centrali.
Dai tempi di
Verona (era l´88-89, l´agente fu arrestato e condannato a 3 anni di
carcere per traffico di cocaina; il giudice Michele Dusi nel motivare la
condanna spiega che Mora cercò di difendersi sostenendo che di notte ai
calciatori - del Verona, ndr - non portava droga ma solo «belle
fanciulle») fino ai bunga bunga di Arcore. Dove Mora - stando ai verbali
- contribuisce ad allietare le serate del premier - dal quale riceve
3milioni di euro - con un flusso notevole di ragazze.
DONNE E "PACCHI"
«Da quello che ho capito, comanda tutto lui». E´ il 3 ottobre 2010 e a
parlare al telefono sono l´ex prefetto Carlo Ferrigno e Mario Sacco,
assistente di Mora, anche lui indagato. Ferrigno, che chiede in più
occasioni compagnia femminile, arriva a questa deduzione. Che a gestire
il giro di donne è lui, l´agente dei vip. «Quella volta lì, il 22
luglio, a Lugano, (Mora) me lo disse: "Mi dici dove vuoi che io te le
mandi: a Roma, a Milano, a Torino. Anche due te ne mando...bellissime".
Naturalmente - aggiunge Ferrigno - mi disse "al telefono non parliamo di
donne, parliamo di pacchi che ti devo mandare, ti mando due pacchi, un
pacco... E mi ha fatto l´esempio delle due venezuelane».
Le due venezuelane
sono Yenny Isabel Montoia, 33 anni, e sua cugina Carmen Rodriguez Lopez,
23 anni, «che è arrivata in Italia a giugno e fa marchette». Yenny e
Isabel sono in contatto con la loro più celebre connazionale, Aida
Yespica. Ferrigno le definisce «prostitute» che «all´inizio stavano con
Mora e facevano le escort». Perché - spiega l´ex prefetto ai suoi
interlocutori - «Mora c´ha le attrici e poi ha tutte queste qua... che
dà agli amici diciamo».
Yenny, parlando in
spagnolo con un amico, dice di avere «voglia di sniffare». Il 12 ottobre
2010 chiama Fede e si mettono d´accordo per cenare insieme. C´è il
presidente di una squadra di serie A che le chiede di procurargli
ragazze dell´Est. Ma torniamo a Ferrigno e Sacco. E alle «venezuelane».
«A Lugano Lele mi disse: hai visto quelle due lì? Le ho portate perché
poi vanno in macchina con due amici avvocati».
E Sacco: «...lui
combina l´incontro». «Sì ma a me ne basta una, quelle lì, le escort,
quelle che conosce Lele. Lui mi ha detto "quando vuoi te, gli dai un
regalino e te le scopi"... Questo è favoreggiamento della prostituzione.
L´ha detto a me, figurati se non l´ha fatto con Silvio».
DA VIALE MONZA A
ARCORE
Yenny e Carmen, seguendo i racconti dell´ex prefetto, sono state ospiti
a Arcore. «Il 12 luglio Mora portò Maria (Maria Makdoum, la danzatrice
del ventre che riferì particolari boccacceschi dei bunga bunga, ndr) a
villa San Martino, fece la danza, poi Lele si portò via le due
venezuelane assieme a Maria, e Berlusconi rimase con Flo Marincea e le
due sorelle De Vivo. Queste sono tutte ragazze di Lele, hanno dormito a
casa sua (in viale Monza, ndr), gliele ha presentate lui». Quando ci
sono amici e conoscenti facoltosi che gradiscono attenzioni femminili,
Mora si muove. E le sue girl con lui.
Se poi si tratta
di Berlusconi... L´11 agosto 2010 Fede avverte il pigmalione: «Trova
ragazze per una serata a Arcore». Ci sarebbero due brasiliane. Ma non
fanno in tempo coi voli. Lele chiama Daniele Salemi, suo collaboratore
su Torino: «Devi organizzare una cosa veloce... devi venire con Roberta
(Bonasia, miss Torino) e Ambra». Arriverà solo Roberta, l´infermiera.
Che poi Berlusconi
inviterà in Sardegna. La filiera Mora è sempre in attività. E´ così dai
tempi di Vallettopoli (l´agente fu prima indagato e infine prosciolto).
Dalle intercettazioni e dagli interrogatori di alcune "stelline" venne a
galla un giro di donne "a gettone": spedite tra Saint Tropez, Roma,
Parigi e Londra alla corte di un imprenditore italoamericano chiamato
Ivan. Alcuni nomi? Sara Tommasi, Aida Yespica, Teodora Rutigliano,
Barbara Guerra: tutte dell´agenzia di Mora. E due cubiste del Pineta di
Milano Marittima. A ingaggiarle - come ricostruisce il direttore di
Adgnews24 Antonello Di Gennaro in un libro di prossima pubblicazione -
furono, anche allora, persone vicine allo stesso Mora.
01-04-2011]
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PARA-PONZELLINI
CHI? SULLA NOMINA DEL BANCHIERE ALLA BANCA DEL SUD VIENE MENO L’ASSE
LEGA-TREMONTI (no di bossi) - SOLE 24 ORE, BENETTON CHIEDE UNA SVOLTA -
Un deficit da 800 mila euro e una nuova legge elettorale: incognite
sulla rielezione di Pacifici alla presidenza della Comunità ebraica di
Roma - LA “STRUTTURA DELTA” DELLA CEI - in nomine di RATZINGa - TORINO
INGRATA, SLOW FOOD EMIGRA? - LA NIPOTE DI NAPOLITANO PORTAVOCE DI
VENDOLA - PER COMBATTERE LA RESPONSABILITÀ CIVILE IL CSM NON BADA A
SPESE
Da "Panorama"
1 - PONZELLINI NON
È DEI NOSTRI...
Stando alle insistenti voci sembrava fatta. Invece, per la Lega nord,
Massimo Ponzellini, attuale presidente della Banca popolare di Milano,
non sarebbe affatto benvenuto al Sud. Molti già davano il banchiere,
benedetto da Umberto Bossi alla cena degli ossi di Calalzo di Cadore
(«Qualche amico la Lega lo ha alla Popolare di Milano, Ponzellini lo
abbiamo nominato noi»), in partenza per la guida della Banca del
Mezzogiorno.
Ma, secondo
accreditate fonti leghiste, non è nei piani del Carroccio la nomina di
Ponzellini alla presidenza della nuova creatura voluta fortemente dal
ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Anche se calibrata in versione
nordista, la Banca per il Mezzogiorno ha sempre generato perplessità
leghiste.
E sulla
destinazione di Ponzellini per una volta viene meno l'asse
Lega-Tremonti. C'è chi in via Bellerio, quartier generale leghista,
sostiene che a volere il presidente della Bpm alla Banca del Mezzogiorno
è proprio Tremonti, che ha grande stima di Ponzellini. Ma se la Lega non
vuole? (Paola Sacchi)
2 - E «DON GIULIO»
BENEDÌ I CRISTIANO RIFORMISTI...
Fondato nel 2007, il partito dei cristiano riformisti già conta su 350
amministratori locali e otto parlamentari. Ora, con la Rubettino, esce
il volume Cristiano riformisti, curato dal presidente Antonio Mazzocchi
e dedicato al contributo dei Cr dalla Costituente a oggi. Con le
testimonianze di Paolo Pombeni, Francesco Malgeri, Luisa Santolini,
Gerardo Bianco e Savino Pezzotta, il libro ha la prefazione di Giulio
Andreotti.
3 - FINI VS
BERLUSCONI, IL DUELLO INFINITO...
Sono lontani i tempi dell'idillio Berlusconi- Fini. Per capire le
conseguenze di questa profonda spaccatura Andrea Pannocchia ha
interpellato i sostenitori dei due leader, trasformando il suo viaggio
in un libro: "Alla base del Fini vs Berlusconi" (Eclettica edizioni). Il
duello fra i protagonisti per l'autore è destinato a riservare nuovi
(forse) avvincenti capitoli: «Si stanno formando due tribù contrapposte
che difficilmente conviveranno».
4 - COMUNITÀ
EBRAICA AL VOTO CON I DEBITI...
Un deficit da 800 mila euro e una nuova legge elettorale: sono le due
incognite che pesano sulla rielezione di Riccardo Pacifici alla
presidenza della Comunità ebraica di Roma. Pacifici, che dal 2000 ha
vinto tutte le consultazioni elettorali, il 10 aprile deve vedersela con
le liste di Victor Majar e Raffaele Sassun. Dopo decenni di voto sui
singoli candidati si passa a quello per lista (proporzionale con premio
di maggioranza). La novità rende l'esito più incerto.
5 - LA "STRUTTURA
DELTA" DELLA CEI...
Addio bollettini parrocchiali e annunci in chiesa: il presidente della
Cei, Angelo Bagnasco, mette in campo una vera e propria struttura
«Delta» per la comunicazione, con lo scopo di fare lobbying in
Parlamento e nel Paese. Primo obiettivo l'approvazione della legge sul
fine vita, con il divieto di sospendere «idratazione e alimentazione
artificiali » per i malati terminali. Il 26 marzo, lontano da occhi
indiscreti di telecamere e giornalisti, si sono riuniti a Roma i vertici
di 23 associazioni e movimenti cattolici impegnati nella comunicazione
per mettere a punto le strategie a sostegno della campagna contro
l'eutanasia.
La regia è stata
affidata a Mimmo Delle Foglie (organizzatore del Family day nel 2007).
La struttura «Delta» si completa con il quotidiano Avvenire, diretto da
Marco Tarquinio, che il 12 marzo ha lanciato un appello al Parlamento
per l'apporvazione della legge, e Tv 2000, l'emittente della Cei,
diretta da Dino Boffo e Stefano De Martis. (Ignazio Ingrao)
6 - IL RISIKO DI
RATZINGER: NOMINE IN ARRIVO...
In attesa di scegliere il nuovo arcivescovo di Milano, Benedetto XVI
deve risolvere anche una complessa partita interna con le nomine ad
alcuni posti chiave della curia, con importanti risvolti finanziari: il
prefetto e il delegato della Congregazione de propaganda fide, il
presidente del governatorato, il presidente e il segretario della
prefettura degli affari economici. In lizza, fra gli altri, il nunzio
Giuseppe Bertello, il sostituto Fernando Filoni e l'attuale segretario
del governatorato, Carlo Maria Viganò.
7 - PERMESSI
ABUSIVI DA PAGARE IN NATURA...
Che fine hanno fatto i 5 milioni che i sindacati (1,7 la Cgil, 1,2 la
Cisl, 1,2 la Rdb, 1 la Uil) devono allo Stato per permessi goduti
abusivamente? Il ministro Renato Brunetta nel 2009 chiese indietro il
dovuto, ma ancora non si è visto nulla. Ora toccherà all'Aran recuperare
la somma: Brunetta, infatti, ha autorizzato l'agenzia a proporre una
restituzione dilazionata in ore lavorate. (S.C.)
8 - TORINO
INGRATA, SLOW FOOD EMIGRA?...
Il patron di Slow food, Carlin Petrini, minaccia di lasciare Torino se
non arriveranno da regione e comune i 2 milioni di euro promessi per
l'edizione 2012 di Terra Madre (il network dei produttori di cibo).
«Sono già 700 mila euro in meno rispetto all'edizione 2010» fa notare il
presidente Roberto Burdese.(D.P.)
9 - L'AQUILA: PER I BIMBI IL SISMA NON È FINITO...
Ogni giorno, ancora oggi, il 5,4 per cento dei bambini dell'Aquila, tra
i 3 e i 5 anni, rivive il trauma del terremoto: ansia e disturbo
dell'attenzione sono le sindromi ricorrenti, secondo una ricerca
dell'ospedale Bambino Gesù su 1.886 bambini a due anni dal sisma.
L'associazione Save the children il 4 aprile all'Aquila presenterà un
decalogo su come difendere i bambini nelle emergenze. Grave la mancanza
di asili nido: dei 12 esistenti prima del sisma, solo cinque hanno
riaperto. Massiccio anche l'abbandono scolastico.
10 - BENI
CULTURALI: «A VOLTE RITORNANO»...
Via un «comunista», dentro un altro. Al ministero per i Beni culturali
parte Sandro Bondi, ma ecco arrivare il suo alter ego. Non Giancarlo
Galan, ma il suo spin doctor: Franco Miracco. Dieci anni in Regione
Veneto e poi al ministero delle Politiche agricole, ora approda alla
cultura. Un passato al Manifesto, critico d'arte, laurea in filosofia e
poi all'ufficio stampa del Consorzio Venezia Nuova, Miracco, visti i
trascorsi «sinistri», già viene indicato come la «reincarnazione » di
Bondi. (D.P.)
11 - LA NIPOTE DI
NAPOLITANO PORTAVOCE DI VENDOLA...
Susanna Napolitano, classe 1956, è nipote di Giorgio Napolitano, in
quanto figlia di Massimo, lo scomparso fratello architetto del capo
dello Stato. Giornalista, già redattrice del servizio stampa regionale,
l'11 marzo è stata nominata da Nichi Vendola sua addetta stampa. Come da
delibera regionale, contestuali sono la promozione a caporedattrice e un
«superminimo forfettario », con un compenso di 91.701 euro lordi l'anno,
suddiviso in 13 mensilità. (C.P.)
12 -
RESPONSABILITÀ CIVILE: IL CSM NON BADA A SPESE...
Tempo di tagli al Csm, su auto blu e indennità. Ma non si bada a spese
se c'è da bloccare la legge sulla responsabilità civile delle toghe. La
convocazione straordinaria della VI commissione per il 29 marzo arriva
via sms ai consiglieri, disseminati in tutt'Italia per la «settimana
bianca».
Tra aerei, auto e
alberghi, il rientro costerà almeno 1.000 euro a testa. Ma per il
presidente Vittorio Borraccetti non si poteva aspettare il 4 aprile.
Magari la mossa gli servirà ad assicurarsi un nuovo posto, visto che il
tar ha appena bocciato la sua nomina al Csm.
13 - SOLE 24 ORE,
BENETTON CHIEDE UNA SVOLTA...
Non basta avere cambiato il direttore del Sole 24 ore, occorre anche un
cambio di marcia nella gestione che lascia a desiderare in molti sensi:
Gilberto Benetton lo ha scritto chiaro e tondo in una lettera
all'azionista di controllo del quotidiano, Emma Marcegaglia, presidente
Confindustria. Tanto che, se non sarà rassicurato sull'imminente svolta,
potrebbe votare contro il bilancio nella prossima assemblea, visto che,
con la sua Edizione Holding, è il secondo azionista dell'editrice col
6,5 per cento e a oggi ha una minusvalenza di circa l'85 per cento del
valore investito. (J.L.) 01-04-2011]
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IL GENIO DELLA
FUFFA - PER LA MOGLIE CONSUELO (E PER MOLTI ROMANI), IL MADOFF DEI
PARIOLI GIAMPY CASTELLACCI è “UN FREGNONE. UN FARFALLONE CON POCHE COSE
IN TESTA, MANIPOLATO DA QUEL CICCIONE DI LANDE, VERA MENTE DELLA TRUFFA”
- EPPURE, TUTTI QUEI DE CHIRICO E FONTANA ALLE PARETI DI CASA, DA
QUALCHE PARTE DOVEVANO PUR VENIRE - INTERVISTA-PARAFILOSOFICA A UN ALTRO
FARLOCCO: DAVID RIONDINO, EX DELLA GUZZANTINA
- DAGOREPORT
E' vero che Consuelo, moglie di Giampiero Castellacci de Villanova, è
stata avvistata a Cortina nelle scorse settimane, ma secondo i bene
informati dei Monti Parioli, era lì per il suo lavoro di architetto, non
per villeggiare nella casa comprata negli ultimi anni in barba alle
inchieste in corso. Quello che non è sfuggito a molti (dei non
truffati), era però il numero sempre crescente di tele di de Chirico,
Fontana, e di altri artisti dalle opere milionarie, che abbellivano le
pareti della casa romana di Giampy. Da sempre benestante, ma mai
milionario, almeno fino all'incontro con Lande...
2 - «MIO MARITO IL
MADOFF DEI PARIOLI? È UN FARFALLONE. E PURE INGENUO»...
Goffredo Buccini per il "Corriere
della Sera"
La voce è
energica, benché sembri venire dalla stiva di una nave in tempesta:
«Sono Consuelo Castellacci, basta fango!» . Prego? «Lei ha scritto un
pezzo tremendo, mio marito Giampiero l'avete già bell'e condannato. Ora
deve far parlare anche me. Il mio avvocato mi ha detto di non
telefonarle che è peggio, ne ricaverò altro fango: ma sono troppo
arrabbiata, mi ascolti, non le mentirò» .
Nella grande
truffa dei Parioli non ci sono solo gli stereotipi sul Madoff alla
vaccinara, che tanto offendono la signora Consuelo; non soltanto le
copertine di qualche periodico patinato che fotografano il glamour
fasullo di affaristi ingordi, bellone in decolleté e bamboccioni
sessantenni disposti a tutto; e nemmeno la disperazione di chi, non
essendo milionario, aveva puntato, o la va o la spacca, sulla
moltiplicazione dei risparmi promessa da questi furbetti del
quartierino-bene.
C'è anche una voce
di donna che trova il coraggio di levarsi dal lussuoso appartamento di
Monti Parioli dove ormai da anni s'è consumata la fine di un matrimonio,
«siamo separati in casa da prima che cominciassero questi guai, per
ragioni sentimentali... lui era un farfallone» .
Eccola qui,
dunque, la moglie di Giampi, al secolo Giampiero Castellacci de
Villanova: che nonostante rovesci giudiziari e amarezze affettive
continua a fare la moglie, anche perché ha da difendere,
comprensibilmente, il futuro di Francesco, il figliolo ventitreenne con
la passionaccia per la Formula Tre, e quel tanto o poco che resta dei
quattrini di famiglia. «Siamo sul lastrico» , dice.
Non tutti sono
disposti a crederle. «Quindici giorni fa li hanno visti a Cortina, altro
che lastrico» , mormora qualche vocina dalla platea inviperita dei
truffati. «Non tollero che mio marito venga definito truffatore, non lo
è» . Scusi, signora, ma il giudice che l'ha arrestato, per ora, la vede
diversamente.
«Beh, mio marito
ci ha messo pure i soldi suoi, ci credeva, eccome, a quel Gianfranco
Lande, il capo di tutto l'affare. E ci ha messo anche i soldi dei
fratelli, che non ha affatto portato via come lei scrive: anche loro ci
hanno creduto, anche loro hanno messo i danari spontaneamente. Come
migliaia di clienti in tutti questi venticinque anni. Mica li ha
minacciati con la pistola alla testa, sa? Ci credevano. Pure Enrico
Vanzina, ho letto quello che dice: beh, funzionava talmente bene questo
affare che lui ha portato la moglie direttamente da Lande, per farle
investire i suoi soldi. Lo sapeva o no?» .
Vanzina, per la
verità, dice piuttosto che era «come a Monopoli: soldi di carta» ,
quelli veri se li erano già fregati Giampi e Lande mentre sparavano ai
clienti cifre a casaccio di cui nessuno aveva la disponibilità: «una
truffa enorme» . Consuelo, che di mestiere fa l'architetta, difende la
trincea di famiglia come un avvocato ostinato: «Senta, Lande è la vera
mente, un disgraziato. Ha arraffato i soldi e li ha nascosti chissà
dove, io lo sapevo che prendeva certi aerei per l'estero» .
Ma tutti, nella
Roma salottiera rimasta con un palmo di naso, giurano che senza il bel
Giampi, il rampollo di buona famiglia arcinoto dalla spiaggia di
Castiglioncello ai circoli di golf romani, nessuno si sarebbe fidato di
una brutta grinta come quello lì. «Beh, questo è vero» , sospira la
signora Consuelo: «Mio marito è stato un fregnone. S'è consegnato
ciecamente a questo tipo che aveva conosciuto alla San Paolo tanti anni
fa.
Lande faceva certe
conferenze all'hotel Parco dei Principi illustrando la bontà dei suoi
prodotti finanziari, Giampiero ha imboccato. Come lui, tanti, che non
erano sicuramente cerebrolesi. Mio marito è stato il primo truffato» . E
naturalmente questa è una storia a due facce, proprio come il quartiere
dove è nata, quei Parioli che sono vecchio e austero benessere ma anche
spaparanzata ricchezza piovuta chissà come. Il Giampi «truffato» non
pare uno che passava di lì bendato: nelle 162 pagine con cui il gip ne
ordina l'arresto assieme a Lande e tre complici dell'imbroglio, è
indicato come «amministratore della E. i. m.» , la società dei miracoli
nel cuore della Roma pariolina.
Vero è che anche
molte sue vittime vere o presunte lo descrivono come un batuffolo di
leggerezza. Dunque? «Mio marito è nato molto bene. Mia suocera, che era
una cugina di Mimosa Parodi Delfino, ha mandato i figli in collegi
svizzeri, hanno studiato tedesco. Lui ogni tanto si sbagliava ancora,
incespicava su qualche parola italiana. Non si è laureato. Quando l'ho
conosciuto avevo trent'anni, lui 38. E uscivo da una relazione
cervellotica. Volevo uno semplice, con poche cose in testa. Giampiero
era così» .
Ma per quanto uno
abbia la testa lieve, è dura immaginare che rendimenti al 15 o 20 per
cento non nascondano inghippi... «E allora perché tanti gentiluomini non
ci hanno pensato? Perché non denunciano? Glielo dico io: perché in certi
ambienti appena senti parlare di guardia di finanza il panico è
completo, nessuno vuole rogne» . E questo intrigo già da adesso si
profila come un gigantesco scaricabarile, rogna tua salvezza mia. «Mio
marito non è un agnello di Dio, d'accordo. Però ha portato ai giudici il
suo contratto di consulenza, lui era un dipendente di Lande, capisce?» .
Andiamo...
«Giampiero non merita di stare in cella coi delinquenti, non me lo fanno
vedere e ha anche l'ulcera come suo papà: ha perso dieci chili. Lande di
promotori ne aveva una ventina, Giampiero era uno dei venti. Li faceva
motivare anche dagli psicologi, quando erano giù di corda. Adesso pare
che mio marito sia il Male e gli altri Alice nel paese delle meraviglie.
Ma allora venivano» . I soliti avidi, magari. Magari gli stessi che
ricordano come l'ultima casa a Cortina se l'era comprata appena l'anno
scorso, Giampi: quando le cose già volgevano al brutto. «È tutto
sequestrato» .
Consuelo lo giura
sul figlio: «A settembre abbiamo capito che Lande era un delinquente» .
Lento, oltre che lieve, il nostro Giampi. «Lei non faccia lo spiritoso,
io Giampiero lo rispetto» . Gli ha mai chiesto come facevano ad avere
rendimenti così alti? «Sì» . E lui? «Diceva: Lande è un genio» . Lande
in cella fa lo sciopero della fame. «Ciccione com'è, gli farà bene» .
3 - "UN COLLEGA MI PORTÒ DA UN ‘AMICO FIDATO´ DA ALLORA NON HO
PIÙ RIVISTO I MIEI SOLDI"...
Federica Angeli per "la Repubblica - Roma"
«Recentemente
stavo riflettendo sull´essenza spirituale del denaro e ne ho tratto una
certezza: l´invisibilità». Il cantautore David Riondino, ironizza così
sulla truffa di cui è rimasto vittima.
Quanto tempo fa ha
investito i suoi soldi?
«Una decina di anni fa. Dal finto broker mi portò un amico del mondo
dello spettacolo. Aveva tutti i requisiti della persona perbene e seria,
il broker dico. Così mi sono fidato».
E in tutti questi
anni non ha mai chiesto conto del denaro che aveva investito?
«Certo. Ma mi rispondevano sempre che il denaro fermentava e cresceva
sereno, come le opere buone. Siccome non l´ho mai più rivisto, nel tempo
mi sono domandato se esisteva ancora. Insomma sono stato benestante in
tutti questi anni senza di fatto esserlo. Ah l´impalpabilità del denaro:
appare come una lotteria e scompare all´improvviso, come il silenzio di
Dio».
Lei ha denunciato
i truffatori?
«Sì, l´ho fatto un mese fa».
Quando si è
accorto di essere vittima di un colossale raggiro?
«Qualche mese fa, quando qualcuno mi ha detto che su quei soldi c´era un
problema. E quando ho chiesto conto, a Torregiani prima e a Lande dopo,
mi hanno iniziato a dire una serie di bugie, fino via via a negarsi al
telefono».
Ma quali
spiegazioni le davano quando lei reclamava?
«Discorsi farneticanti, ma ci hanno messo dentro una specie di verità:
si trattava di fondi che si potevano recuperare solo se qualcuno avesse
rilevato la mia quota. Una specie di gioco dell´aereo, una trappola
senza uscita in pratica. A quel punto mi sono rivolto ai magistrati».
Ci tolga una
curiosità. Quanti soldi ha consegnato nelle mani del Madoff dei Parioli?
«Miliardi di miliardi. Scherzo, non era una cifra
straordinaria».01-04-2011]
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1- VITTORIA!
VITTORIA DE CHE? DOLCE & GABBANA SALVI IN TRIBUNALE MA NON DAL FISCO -
2- CI SONO DUE VICENDUOLE DI TUTTO RISPETTO IN BALLO: L’ESTEROVESTIZIONE
DELLA GADO SRL (ACRONIMO DELLE INIZIALI DI GABBANA E DOLCE). ALTRA
GRANA, PRESSO LA COMMISSIONE TRIBUTARIA DI PRIMO GRADO: LA CESSIONE DEL
MARCHIO “D&G” ALLA GADO. PER 360 MILIONI DI EURO, DICONO I SARTI
CESAREI. NOSSIGNORI, RIBATTONO ALLA GUARDIA DI FINANZA: ALMENO TRE VOLTE
TANTO VALE IL VOSTRO MARCHIO, UN MILIARDO - 3- MA SU TUTTI I QUOTIDIANI,
ECCETTO "IL FATTO", SI CELEBRA IN POMPA "L’ASSOLUZIONE" -
Leo Sisti per
Il Fattoquotidiano
Vittoria! Quando
il giudice dell'udienza preliminare Simone Luerti ha letto ieri la sua
decisione nell'inchiesta per evasione fiscale sugli stilisti Dolce e
Gabbana, i due avvocati che li difendono, Massimo Dinoia Francesco
Miglioretti, non hanno trattenuto un sorriso.
Il duo amato da
Madonna può esultare: prosciolto dalle accuse di dichiarazione infedele
e truffa allo Stato per un miliardo di euro. Si potrebbe solo parlare di
elusione, ma senza rilevanza penale. Qualcosa "border line", anche se la
formula esatta è: "Il fatto non sussiste". Proscioglimento pieno.
Da un punto di
vista tecnico giuridico ciò che ha creato intoppi è stata una sentenza
delle sezioni unite della Cassazione di ottobre che sosteneva che quando
c'è un reato fiscale non ci sarebbe truffa. Ma con tutta probabilità il
pm Laura Pedio impugnerà il verdetto di Luerti quando, dopo il deposito,
avrà letto le motivazioni.
Se per ora l'aspetto penale sfuma, rimane quello amministrativo. Ci sono
due vicenduole di tutto rispetto, già scoppiate, la premessa del
giudizio penale appena parzialmente accantonato. E tutt'e due oggetto di
contestazione da parte dell'erario.
La prima è legata
all'esterovestizione della Gado srl (acronimo delle iniziali di Gabbana
e Dolce), creatura lussemburghese alla quale nel 2004 la società
milanese "D&G" ha ceduto il marchio per gestire dal Granducato le
royalties sui prodotti venduti in licenza, dagli occhiali alle mutande.
Il Lussemburgo era
però una cortina di fumo: Milano comandava sempre su tutto. Nel 2007
dopo aver fatto rientrare la Gado in Italia, D&G hanno pagato 40 milioni
di euro tra Iva, sanzioni e interessi.
Per l'
esterovestizione della Gado i due hanno già perso davanti alle
commissioni tributarie di primo e secondo grado (rimane la Cassazione).
E' ancora aperta però un'altra grana, presso la commissione tributaria
di primo grado: la cessione del marchio "D&G" alla Gado. Per 360 milioni
di euro, dicono alla maison milanese.
Nossignori,
ribattono alla Guardia di Finanza: almeno tre volte tanto vale il vostro
marchio, un miliardo. Nelle retrovie, studi legali e Fiamme Gialle
stanno negoziando una strada mediana.02-04-2011]
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senza vergogna -
Un moralizzatore in pen¬sione a 44 anni? di pietro (circa 2mila euro al
mese) - La moglie di Bossi? a 39 anni - Il banchiere d’oro: Rainer
Masera in pen¬sione a 44 anni (prende 18mila euro) - Marrazzo a 52 anni:
solo 2000 euro al me¬se - il pasdaran dei fi¬niani Fabio Granata in
pen¬sione a 50 anni. E che ha subito unito il baby vitalizio (8.000
eu¬ro) al maxistipendio da onore¬vole...
Mario Giordano per
il Giornale
Qualche anno fa
scrisse su Oggi, che bisogna «disboscare il sistema previden¬ziale di
tutte le rendite parassitarie e esa¬gerate ». E chissà se fra le rendite
parassi¬tarie ed esagerate considerava anche quella di chi va in
pensione a solo 44 an¬ni, prende circa 2mila euro al mese e poi cumula
quell'assegno con uno stipendio da parlamentare. Perché se fosse così
Antonio Di Pietro, l'eroe di Mani pulite, il moralizzatore d'Italia,
l'uomo che tuona contro ogni privilegio, dovrebbe cominciare a
disboscare la sua, di rendita.
In effetti: che
c'azzecca, per dirla in diepietre¬se, un 44enne con la pensione? Eppure
eccolo lì: 1 settembre 1995, decorrenza originaria, numero iscrizione
03167..., co¬dice fiscale DPTNTN50etc, il cedolino «in carico alla
provin¬cia di Bergamo » che ogni mese fa transitare sul conto corrente
dell'onorevole Di Pietro la pen¬sione da magistrato: 2.644,57 euro lordi
al mese, 1956 euro netti.
Che forse non
saranno molti, ma sono sempre quasi cinque volte più della minima. E che
si vanno a cumulare sen¬za alcuna decurtazione al ricco stipendio da
parlamentare. Non male per chi passa le sue giornate a tuonare contro i
pri¬vilegi altrui, non è vero?
La coerenza per
l'uomo ve¬nuto da Montenero di Bisaccia è sempre stato un optional, un
po' come la grammatica. E così succede che l'uomo che tuona contro le
rendite della casta, il moralizzatore d'Italia, il censo¬re di ogni
malcostume, ebbe¬ne, proprio lui, è andato in pen¬sione a 44 anni. E
oggi, che è ap¬pena sessantenne, può vantar¬si ( ah, la moralizzazione!)
di ri¬cevere un vitalizio previdenzia¬le dal 1995, cioè da 15 anni, cioè
da quando c'era ancora la Jugoslavia e Toto Cutugno a Sanremo cantava
«Voglio an¬dare a vivere in campagna».
Se la sua
esistenza dovesse durare quanto quella media di un italiano (lunga
vita!), finirà per incassare il vitalizio alme¬no per altri 20 anni. E
dunque è evidente che il magistrato Di Pietro ha versato all'ente
previ¬denziale solo una minima par¬te di quello che il pensionato Di
Pietro dall'ente previdenzia¬le ha preso e prenderà. È così che nascono
i buchi nei conti, ma che importa? «Tanto alla fi¬ne è sempre il
cittadino che pa¬ga ». Lo sapete di chi sono que¬ste parole? Di Tonino,
natural¬mente. Un moralizzatore baby pensionato. Un uomo sempre molto
attento ai valori. Così at¬tento che ha cominciato a in¬cassarli già a
44 anni...
La moglie di Bossi? In pen¬sione a 39 anni.
Del resto quel¬lo
dei baby pensionati in Italia è un vero esercito, all'interno del quale
si nascondono molte sorprese. Per esempio Manue¬la Marrone, la moglie di
Bossi, che oggi ha 57 anni, prende la pensione dal 1º settembre 1992,
cioè da quando ne aveva 39. L'assegno non è molto so¬stanzioso (766,37
euro), ma lo riceve regolarmente da 18 anni e mezzo: non male per la
com¬pagna di vita dell'uomo che ha dichiarato guerra a tutti gli
spre¬chi, no?
Il banchiere
d'oro: in pen¬sione a 44 anni (prende 18mila euro). Assai più ricco
l'assegno del professor Rainer Stefano Masera, oggi preside della
facoltà di economia del¬l'Università Marconi di Roma. Nel '95 come
ministro del Bi¬lancio nel governo Dini, quello del ribaltone, partecipò
alla ri¬forma che ha reso più severe le norme per i pensionati:
severi¬tà di cui, per altro, non si trova traccia nell'assegno che
l'Inps versa ogni mese al super baby pensionato Masera: 18.413 eu¬ro
lordi al mese.
Ma il fatto
sin¬golare è che il professor Mase¬ra, che oggi ha 66 anni, prende il
vitalizio da quando ne aveva 44, cioè da 22 anni: correva l'an¬no 1988,
il Muro di Berlino era ancora in piedi, Massimo Ra¬nieri vinceva il
festival di Sanre¬mo. E Masera, dal canto suo, la¬sciava la Banca
d'Italia per as¬sumere una serie infinita di al¬tri incarichi privati e
pubblici (ministero compreso). Del re¬sto uno che ha 44 anni può mi¬ca
fare il pensionato anche se ha una pensione che arriva a 18mila euro al
mese?
Marrazzo in
pensione a 52 anni. Deve accontentarsi di una cifra inferiore, invece
Piero Marrazzo: solo 2000 euro al me¬se. Che ci volete fare? Troppo
breve la sua permanenza in Re¬gione, causa transessuali e coca¬ina.
Ricordate? Dopo le dimis¬sioni da governatore, Marrazzo è tornato a fare
quello che face¬va prima di diventare governa¬tore del Lazio: il
giornalista in Rai. Ma appena timbrato il car¬tellino di viale Mazzini,
come al¬¬tri trenta ex consiglieri laziali, ha presentato apposita
domanda per ottenere il vitalizio che gli spetta per legge. Si badi
bene: Marrazzo ha appena 52 anni.
I baby pensionati
Fabio Gra¬nata e Leoluca Orlando. An¬cor meglio è riuscito a fare la
nuova stella del moralismo un tanto al chilo, il pasdaran dei fi¬niani
Fabio Granata, l'uomo che sventola la bandiera del fu¬turo ma nel
fr¬attempo si crogio¬la nei privilegi del passato: infat¬ti è st¬ato uno
degli ultimi politi¬ci viventi a poter andare in pen¬sione a 50 anni.
E che ha subito
unito il baby vitalizio (8.000 eu¬ro) al maxistipendio da onore¬vole,
oltre che a qualche altro gettone, come quello di vice¬presidente di un
ente regiona¬le ( Cinesicilia srl). Fabio Grana¬ta, come l'ex sindaco di
Paler¬mo, esponente di spicco del¬¬l'Idv, Leoluca Orlando, figura
nell'elenco di 13 fortunati, ex consiglieri regionali che som¬mano la
pensione da ex consi¬glieri regionali all'indennità parlamentare, un
privilegio che non è previsto in nessun al¬tro posto del mondo e che ha
suscitato l'indignazione anche del medesimo presidente del¬l'Assemblea
siciliana, France¬sco Cascio: «Come possiamo chiedere sacrifici ai
cittadini se poi lasciamo passare simili sciali?»,si è chiesto.Nessuna
ri¬sposta, naturalmente.
Frisullo e i baby
pensionati pugliesi. Vi ricordate Sandro Frisullo, l'ex vicepresidente
della Regione Puglia indagato e arrestato nello scandalo della sanità?
Ebbene: riceve regolarmente la baby pensione. A 55 anni prende 10.071
euro lordi al mese (circa 7mila netti) e li prenderà per il resto della
sua vita in virtù di 15 anni passati in Regione. Quindici anni di
con¬¬tributi, 10mila euro al mese: non male no?
Sono 19 i
consi¬glieri pugliesi che dopo le ele¬zioni regionali della primavera
2010 hanno usufruito della via agevolata alla previdenza: eb¬bene solo 3
di loro hanno 65 an¬ni, 9 ne hanno meno di 59, uno addirittura ne ha 52.
Gli asse¬gni vanno dai 4mila ai 10mila euro al mese.
Nel luglio 2010 la
Regione Puglia, fra l'altro, ha aumentato i vitalizi a tutti gli ex
consiglieri a riposo (152): la spesa è stata piuttosto rilevan¬te, 2
milioni e 600mila euro. Ed è stata finanziata tagliando i sol¬di
destinati agli studenti. 7 anni con 10.980 euro al mese.
A volte si pensa
che le ba¬by pensioni d'oro siano un re¬taggio del passato. O che
riguar¬dino solo gli onorevoli. Mac¬ché: nel luglio 2009 il funziona¬rio
della Regione Sicilia, Pier Carmelo Russo, è andato in pensione con un
assegno men¬sile pari a 10.980 euro lordi, pa¬ri a 6.462 netti.
Questo accade in
virtù di una legge siciliana per cui con appena 25 anni di contributi
(uomini) o 20 (don¬ne) si può avere diritto al vitali¬zio, se si ha un
malato da accu¬dire. E chi non ha un padre che dev'essere accompagnato
in ospedale? Chi non ha una zia che necessita assistenza?
In ef¬fetti: fra
il 2003 e il 2010 le baby pensioni concesse grazie a que¬s¬ta leggina
sono state oltre mil¬le. Età media delle persone a ri¬poso: 53 anni. Chi
non aveva un malato a disposizione,se l'è inventato come una donna
ge¬niale che si è fatta adottare da un'anziana non autosufficien¬te.
E così zac, appena
adottata, ha presentato richiesta per an¬dare in pensione. Esattamente
come ha fatto il 47enne funzio¬nario Pier Carmelo Russo: «De¬vo accudire
mio padre», ha di¬chiarato con una lettera strap¬palacrime. Subito dopo
s'è fat¬ta nominare assessore, aggiun¬gendo così alla baby pensione
(10.980 euro al mese) un'in¬dennità da 300mila euro. E la¬sciando tutti
con un dubbio: ora che lui fa l'assessore, il po¬vero babbo chi lo cura?
02-04-2011]
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PARIOLI-TRUFFA - È
stata una denuncia per estorsione, subita dal clan indranghetista
Piromalli, a far finire Lande & co. nel mirino della guardia di finanza,
un anno fa - Una minaccia di morte, fatta nell´ufficio del "Madoff dei
Parioli", ha fatto inceppare la macchina mangia soldi - spuntano altri
nomi di clienti truffati - Appartamenti ai Parioli, case acquistate nel
quartiere Mayfair di Londra, una barca di 18 metri e multiproprietà a
Cortina. Così investiva i soldi delle sue vittime...
Federica Angeli -
Francesco Viviano per
La Repubblica-Roma
Tutto è cominciato
così. O forse sarebbe più giusto dire: tutto è finito così. Dipende
dalla prospettiva dalla quale si osserva il tracollo della colossale
stangata «made in Parioli».
Un anno fa il
Madoff dei Parioli, Gianfranco Lande, dopo aver raggirato mille e
duecento clienti, sicuro ormai di riuscire a farla franca, ha alzato il
tiro. Un passo più lungo della gamba che lo ha portato dritto nel mirino
della Finanza e gli ha fatto rischiare la pelle. È successo infatti che
il re della truffa ha accettato di investire, sempre alla sua maniera,
14 milioni di euro appartenenti al clan indranghetista dei Piromalli.
A lui quei soldi
sono stati consegnati da due imprenditori di Forlì: il commercialista
Matteo Cosmi, peraltro implicato nella loggia P3 come mediatore d´affari
di Flavio Carboni, e il broker Giuseppe Giuliani Ricci. Ma il messaggio
era stato chiaro: trattasi di soldi "speciali". Ma il trattamento
riservato al clan della indrangheta non è stato diverso da quello usato
per tutti gli altri. Così Lande si è ritrovato nei guai.
Due affiliati del
clan sono entrati all´improvviso nel suo ufficio di via Bocca di Leone e
senza mezzi termini, di fronte al cugino dell´onorevole Guzzanti (pure
lui tra le vittime del raggiro), il signor Sandro Balducci, è stato
minacciato di morte. «O ci ridai i nostri soldi, oppure ammazziamo te e
la tua famiglia». Tanta è stata la paura che otto dei 14 milioni sono
stati immediatamente riconsegnati. Poi ha sporto una denuncia ai
carabinieri per estorsione.
Se da una parte la
denuncia lo ha salvato da una morte annunciata, dall´altra ha aperto una
crepa nella macchina ruba-soldi. Gli uomini del nucleo di polizia
valutaria della guardia di finanza hanno infatti cominciato a tenere
d´occhio i movimenti di denaro di Lande & co.
Ma questo il re
del raggiro pariolino deve averlo intuito. Tanto che, qualche mese dopo
la denuncia per estorsione, ha incaricato un suo stretto collaboratore,
marito della sua segretaria personale, di andare a recuperare tutto il
carteggio nel suo ufficio in Belgio con liste di nominativi, documenti
sui giri parabolici che il denaro consegnato dalle vittime aveva fatto e
atti di compravendita.
Il collaboratore
ha noleggiato un furgoncino, incartato tutto e procurato al boss della
truffa un appartamento a Roma in cui nascondere quelle carte. Ma il
giochino ormai era alla frutta. In procura hanno cominciato a
presentarsi alcune delle vittime che denunciavano di non aver più
rivisto i soldi investiti e consegnati a Lande.
Il Madoff romano è
così finito in carcere, seguito dai suoi quattro complici. E il suo
fidato collaboratore ha deciso di collaborare con la giustizia e, prima
di finire anche lui nei guai, ha consegna alla finanza le chiavi
dell´appartamento. Ed è da lì che sono uscite nuove importanti carte:
una lista con 500 nomi, tra vittime "non scudate" e riciclatori, e il
tesoro di Lande. Appartamenti ai Parioli, case acquistate nel quartiere
Mayfair di Londra, una barca di 18 metri e multiproprietà a Cortina.
Così investiva i soldi delle sue vittime.
E NELLA LISTA DEI
CLIENTI SPUNTANO NUOVI NOMI
(Federica Angeli) Spuntano nuovi nomi, nuove vittime di
uno dei raggiri più colossali che la capitale ricordi. La lista dei
truffati sembra essere infinita e il lavoro del nucleo di polizia
valutaria della guardia di finanza romana è gigantesco. L´ingranaggio
mangia-soldi costruito ad arte dal finto broker Gianfranco Landi e dai
suoi soci Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci di Villanova, Andrea
e Raffaella Raspi, tutti detenuti nel carcere di Regina Coeli, ha
trascinato dentro una valanga di clienti.
Non solo
personaggi del mondo dello spettacolo, calciatori, imprenditori e
aristocratici di Roma che, "grazie" al passaparola sono cascati nella
rete del Madoff dei Parioli. Non solo dunque gli ormai noti vip,
dall´artista Guzzanti all´ex calciatore della Roma Desideri, dal
doppiatore Claudio Sorrentino alla soubrette Samantha De Grenet, dal
cantautore David Riondino ai registi e produttori Vanzina, sia Carlo che
Enrico.
Nella lunga lista
dei 1.200 ci sono cascati anche "piccoli" investitori che hanno affidato
i lori risparmi nella speranza che gli investimenti all´estero e la
promessa di facili guadagni, con interessi fino al venti per cento,
potessero dar loro una svolta. Così ecco che, accanto ai nomi dei vip,
spuntano anche altri cognomi meno noti. Eccone alcuni.
Giorgio e Maria
Antonietta Flores D´arcais, Guido Guidi, Anna, Stella e Vera Blanc;
Maria Concetta Paternò del Grado; Teresa Sarli; Stefano Salvini; Fabio e
Patrizia Magliocchetti; Velia Tortora; Caterina Vernacchia; Cristina
Trinca; Simone Teofilatto; Paolo Starmieri; Sabotino e Gianni Papandrea;
Pasquale Sacco; Franco Maggiulli; Chiara e Rita Mazza; Demetrio
Tallarico; Roberto Gafo; Antonello Grossi; Antonio Pietro e Salvatore
Leone; Nora Martinelli; Alessandro Montanari; Vladimiro Tabocchini;
Valerio e Livia Moretti; Maria Pia Paolantoni; Gianfranco Serraino
Fiori; Saverati; Giuseppina Vitale; Maria Grazie Zigame.
La lista è ancora
molto lunga e capire quante di queste persone, più o meno note, fossero
davvero all´oscuro di tutta la magagna è il compito che, per diverse
settimane, terrà impegnati gli uomini del nucleo valutario della finanza
romana. 03-04-2011]
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scalfari scalcia e smaschera il tremonti lattaio - "la Parmalat è un
pretesto. il vero obiettivo è di far entrare lo Stato nel sistema
bancario - In particolare nelle banche popolari, le banche cooperative,
le Casse di risparmio. Quelle più a corto di capitali, quelle alle quali
la Lega guarda con occhi avidi, quelle che procurano voti, organizzano
interessi e clientele. Di fatto la politicizzazione del credito - La
chiamano democrazia ma in realtà è soltanto un grandissimo schifo
1-
TREMONTI ALLA SCOPERTA DELLO YOGURT
Stefano Feltri per
Il Fattoquotidiano
"Il protezionismo è deleterio non solo per le economie, ma soprattutto
per le società". Perché? "Protezionismo vuol dire opposizione dura,
contrasti forti e alla fine una catena di ripicche infinita". Coì
parlava Giulio Tremonti in un'intervista alla televisione Class CNBC
meno di due anni fa, nel febbraio 2009. Il Tremonti sciovinista che
decide di regolare i conti una volta per tutte con la Francia è un
inedito.
La giravolta intellettuale è notevole perfino per gli standard del
personaggio, che in politica economica ha sostenuto praticamente tutte
le posizioni disponibili, da campione della finanza creativa a difensore
del rigore contabile, da superconsulente di San Marino a fustigatore dei
paradisi fiscali, da esecutore della "rivoluzione linberale"
berlusconiana ispirata al mito della flat tax a no global di destra che
difende Dio-Patria e famiglia e vuol tassare le transazioni finanziarie.
Ma il protezionismo contro gli altri Stati europei non l'aveva mai
caldeggiato. Anzi. Nel 2006 Tremonti si crogiolava nella soddisfazione
per la caduta del protezionista del credito Antonio Fazio, il
governatore della Banca d'Italia che voleva difendere l'italianità di
Bnl e Antonveneta. E intervistato da Massimo Giannini su Repubblica
sosteneva che l'Unione europea era "protezionista dalla parte sbagliata.
L'Europa è liberista con la Cina e protezionista con se stessa".
Perché il protezionismo interno tra Paesi dell'Unione "non è una prova
di forza, ma all'opposto di debolezza. All'alba di questo secolo si va
avanti con le politiche di due secoli fa".
In altre occasioni, sempre in quell'epoca, si faceva addirittura
prendere la mano fino ad affermare che "Il protezionismo fa tornare
l'Europa di Kaiser e Zar" (Il Messaggero, 26 febbraio 2002). Memorabili
certi passaggi che i francesi di Lactalis avevano preso probabilmente
sul serio: "Ho ereditato la legge sulle Opa più liberale d'Europa e non
l'ho cambiata. Non ci sarebbe neppure bisogno di riscriverla. Basterebbe
un decreto di una riga: in caso di Opa dall'estero si applica la lagge
di un altro Paese europeo, a piacere. Ma è una soluzione che non
auspico, preferirei invitare tutti a fermarsi e a riflettere".
E il ministro ci ha riflettuto. Ma nei citatissimi (soltanto da lui)
pamphlet pubblicati negli anni successivi era giunto a questa versione
schematica della globalizzazione: il problema è la Cina, l'Europa deve
farle guerra a colpi di dazi e dogane anche in spregio alle regole sul
libero scambio dell'Organizzazione mondiale del commercio. E per farlo
deve essere più coesa, attorno ai suoi valori fondanti.
Con uno dei suoi aforismi ermetici concludeva la parte dedicata alla
paura (nel libro "La paura e la speranza") dicendo che: "Fallito il
piano mercatista di neocolonialismo, rischiamo infatti, soprattutto noi
in Europa, di essere colonizzati dall'Asia". Non dalla Francia. Anzi,
quando Parigi ha bocciato la Costituzione europea nel 2005, pur di non
criticare un Paese affine lui si limitava a commentare: "Mi sono messo
la legion d'onore", che il Paese gli aveva concesso.
Quando Lvmh è calato in Italia per prendersi uno dei marchi storici del
lusso italiano, Bulgari, il mese scorso, il ministro protezionista non
rilascia alcuna dichiarazione. Anche di Alitalia, dove il primo
azionista è Air France, si è sempre occupato poco, il dossier era
dominio esclusivo di Gianni Letta e Silvio Berlusconi.
Guai a toccare il tasto Fiat, dove il governo è stato compatto nel
considerare le logiche della globalizzazione e della competizione
globale forze a cui la politica non si può opporre. Tremonti si è
occupato di Edison, dove Edf è poco sotto il 20 per cento, ma per ora
non ha alzato barricate. Soltanto lo yogurt è strategico.
2-
LA CHIAMANO DEMOCRAZIA MA IN REALTÀ È SOLTANTO UN GRANDISSIMO SCHIFO
Eugenio Scalfari per
La Repubblica
.......
Le vicende della Libia, dell´immigrazione, della lunga e sempre più
agitata paralisi del Parlamento, dell´intervento ammonitorio del Capo
dello Stato, hanno messo in ombra un altro tema che deve invece essere
affrontato per quello che è: una sterzata estremamente grave della
politica economica verso un intervento sistemico dello Stato
nell´economia e nel mercato, in palese contrasto con la legislazione
dell´Unione europea.
Parlo del decreto promulgato giovedì scorso dal consiglio dei Ministri e
voluto da Giulio Tremonti per impedire che un´impresa alimentare
francese assuma il controllo della Parmalat.
Se fosse questo il solo obiettivo di Tremonti, potrebbe anche essere
accettato sebbene si concili assai poco con l´auspicio più volte
ripetuto di un aumento di investimenti esteri nel nostro paese. Siamo il
fanale di coda nella classifica degli investimenti esteri rispetto agli
altri paesi europei.
Ce ne lamentiamo, se ne lamenta il governo, la Confindustria e gli
operatori finanziari e imprenditoriali, ma quando finalmente qualcuno
arriva dall´estero per investire i suoi capitali in iniziative italiane
viene preso a calci e rimandato indietro dimenticando che oltre di
essere cittadini italiani siamo anche cittadini europei. Il mercato
comune non è nato per abolire frontiere e consentire il libero movimento
delle merci, delle persone e dei capitali?
Ma Tremonti ricorda - ed ha ragione di farlo - che la Francia protegge
la nazionalità delle imprese ritenute strategiche e quindi - sostiene il
ministro - se lo fa la Francia perché non può farlo l´Italia? Difficile
dargli torto. Bisognerebbe sollevare il tema nelle sedi europee e
speriamo che venga fatto, per ripristinare il funzionamento del libero
movimento degli investimenti contro ogni protezionismo. Comunque, su
questo tema, Tremonti per ora ha ragione. Senonché...
Senonché la questione Parmalat è soltanto un pretesto o perlomeno un
caso singolo dentro un quadro assai più ricco di possibilità. Infatti il
testo del decreto non dice affatto che l´obiettivo è la difesa
dell´italianità delle aziende nazionali. Dice un´altra cosa: autorizza
la Cassa depositi e prestiti (di proprietà del Tesoro al 70 per cento)
ad intervenire in caso di necessità per finanziare aziende ritenute
strategiche per fatturato o per importanza del settore in cui operano o
per eventuali ricadute sul sistema economico nazionale.
Il caso Parmalat rientra in questo elenco ma non lo esaurisce perché il
decreto va molto più in là. Praticamente resuscita l´Iri di antica
memoria rendendo possibile che lo Stato prenda il controllo delle
imprese che abbiano requisiti ritenuti strategici dal governo (da
Tremonti) nella sua amplissima discrezionalità.
Tutto ciò avviene per decreto. Dovrà essere convertito in legge ma
intanto produrrà effetti immediati sul mercato. Ma se il decreto non
fosse convertito in legge? è realistico pensare che il governo, per
evitare che quest´ipotesi si avveri, chieda per l´ennesima volta
l´ennesima fiducia. Ma se in sede europea quella legge fosse bocciata in
quanto aiuto indebito dello Stato ad un´impresa, vietato dalla
legislazione comunitaria?
Ho detto prima che la Parmalat è un pretesto. Infatti il vero obiettivo
di Tremonti è di far entrare lo Stato non soltanto nelle aziende che
hanno necessità di finanziamento ma direttamente nel sistema bancario.
In particolare nelle cosiddette banche territoriali: le banche popolari,
le banche cooperative, le Casse di risparmio. Quelle più a corto di
capitali, quelle alle quali la Lega guarda con occhi avidi, quelle che
procurano voti, organizzano interessi e clientele. Una rete immensa di
sportelli, di prestiti, di mutui. Di fatto la politicizzazione del
credito.
È
una delle più gravi malattie la politicizzazione del credito. Il decreto
di giovedì scorso ne segna l´inizio. Che cosa ne pensano i partiti
d´opposizione? Che cosa ne pensa il governatore della Banca d´Italia?
Che cosa ne pensa il Quirinale?
La politicizzazione del credito è un altro modo per deformare la
democrazia, forse il più insidioso insieme al monopolio
dell´informazione. Chi può manipolare le notizie e il danaro è il
padrone, il raìs, il Capo assoluto, circondato da una clientela enorme e
solida. Inamovibile. O ci si arruola o se ne è esclusi. La clientela
vota. Chi spera di entrarci se ancora non ne fa parte, vota nello stesso
modo.
La chiamano democrazia ma in realtà è soltanto un grandissimo schif
03-04-2011]
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ali-crac - a corto
di quattrini, l’Alitalia ha cancellato dal Registro aeronautico italiano
ben 22 dei suoi 150 aerei, e li ha immatricolati in Irlanda: serve per
garantire nuovi debiti, per un valore stimabile in 4-500 milioni - La
gestione colaninno-sabelli alla canna del gas. Nel suo primo anno di
vita, il 2009, ha perso 350 milioni. Il 2010, 168 milioni. anche
quest’anno si prevede di perdere un centinaio di milioni di euro...
Giorgio Meletti
per
il Fattoquotidiano
In un solo mese,
novembre 2010, l'Alitalia ha cancellato dal Registro aeronautico
italiano ben 22 dei suoi 150 aerei, e li ha immatricolati in Irlanda. Le
fonti ufficiali della compagnia smentiscono seccamente che si tratti del
fenomeno di cui parlano da tempo le voci di mercato: il cosiddetto lease
back.
Funzionerebbe
così: quando un'azienda ha problemi di soldi vende un suo bene a una
società di leasing che glielo restituisce in affitto. Si fa con gli
immobili, si fa anche con i macchinari e si fa con gli aerei.
Normalmente ci si rimette, perché il canone di leasing che paghi è
superiore al costo del capitale immobilizzato, se non altro in misura
del legittimo guadagno della società di leasing. Però quando i conti
sono scassati bisogna fare, appunto, cassa.
Nel caso
dell'Alitalia siamo comunque di fronte a un nuovo fenomeno. I 22 aerei
trasferiti a Dublino, in proprietà a una società controllata da Alitalia
che si chiama Aircraft Purchase Company, sono tutti vecchi Airbus: i più
anziani hanno 15-17 anni, i più giovani 7-8 anni. Sono aerei che la
compagnia ha da poco finito di pagare, e quindi non sono più ipotecati
dalle banche che avevano finanziato l'acquisto. Il trasferimento in
Irlanda serve a renderli disponibili per garantire nuovi debiti
dell'Alitalia, per un valore stimabile in 4-500 milioni.
La ragione del trasferimento in Irlanda è molto tecnica, ma
significativa: è l'unico Paese europeo ad aver aderito alla convenzione
di Cape Town, che vieta ai creditori di una compagnia insolvente (per
esempio una società aeroportuale) di bloccare un suo aereo. In pratica
una banca presta soldi all'Alitalia, o a simili aziende, solo se gli
aerei dati in garanzia sono di targa irlandese, sennò chi presta i soldi
rischia di vedersi sfilare la garanzia da un altro creditore.
Tutto questo significa che a soli due anni dalla nascita, e a due anni
dalla prevista cessione a Air France, programmata per il 2013, la
compagnia di Colaninno sta già lavorando alacremente alla gestione del
debito, fissato a fine 2010 a 839 milioni.
La gestione della nuova Alitalia infatti non va bene. Nel suo primo anno
di vita, il 2009, ha perso 350 milioni di euro. Il 2010 si è chiuso con
una perdita di 168 milioni. Il 2011 doveva essere l'anno del ritorno ai
profitti, secondo le ottimistiche previsioni dei "patrioti" chiamati da
Silvio Berlusconi a strappare la compagnia di bandiera dalle mani degli
odiati cugini d'Oltralpe, l'Air France a cui il governo Prodi aveva già
venduto nella primavera del 2008. Invece anche quest'anno si prevede di
perdere un centinaio di milioni di euro.
Ma è la gestione industriale a dare serie delusioni agli azionisti della
variopinta cordata di nomi blasonati dell'industria italiana che nel
2008 risposero all'appello di B. per acquisire benemerenze agli occhi
del governo che si era appena insediato. Nel 2010 le compagnie di
analoga dimensione e ambizioni hanno fatto lauti profitti.
L'azienda guidata
dall'amministratore delegato Rocco Sabelli, che pure è nata senza
debiti, lasciando in eredità allo Stato italiano circa 3 miliardi di
euro di zavorra della vecchia gestione pubblica, non marcia. Nel 2007,
sommata con l'Air One che ancora era indipendente, trasportò 32 milioni
di passeggeri. Nel 2010 i passeggeri trasportati sono 23 milioni,
seppure in lieve recupero rispetto ai 22 del 2009. Gli aerei viaggiano
un po' vuoti: i posti sono occupati al 72 per cento contro il 79 per
cento della media mondiale.
Ma soprattutto il mercato italiano, che l'operazione sponsorizzata da
palazzo Chigi doveva difendere, è diventato terra di conquista per i
concorrenti stranieri. La presa sul mercato dei voli nazionali, che
doveva essere garantita dalla fusione con Air One benedetta da apposita
deroga dell'Antitrust, si è ridotta a un 50 per cento del mercato. Sui
collegamenti internazionali invece Colaninno e Sabelli sono andati
sotto: adesso il leader di mercato come posti offerti è la Ryan Air
dell'Irlandese Michael O'Leary, il re del low cost. Ma anche la
Lufthansa, come numero di voli internazionali negli aeroporti italiani,
ha sorpassato Alitalia.
Ancora più deprimente è il bilancio in termini di efficienza. Gli aerei
Alitalia del corto e medio raggio (tutti esclusi i pochi voli
intercontinentali), volano poco, a causa di un'organizzazione del
cosiddetto network evidentemente poco ottimizzata: 7 ore al giorno
contro le 8 della media mondiale. Il che significa un aumento del costo
per ogni singola ora volata.
Ancora più sorprendente è il dato sull'utilizzo dei piloti. Tutti
ricordano che nel 2008 uno dei punti più caldi della dura vertenza tra i
dipendenti Alitalia e la Cai di Colaninno riguardava le ore volate. I
piloti, accusati di essere un po' pelandroni, venivano inchiodati alla
colpa di volare solo 560 ore all'anno contro le 700 dei colleghi
tedeschi di Lufthansa.
Dicevano Colaninno e Sabelli, ma anche molti sindacalisti che li
sostenevano, che bastava indurre i piloti a volare quanto i tedeschi per
far diventare ricca l'Alitalia. Risultato: adesso i piloti Alitalia
volano meno di prima, 530 ore all'anno. Ed è evidente che non è per
colpa loro, visto che un comandate di Airbus non può accendere e partire
come un tassista animato da spirito d'iniziativa.
Secondo dati pubblicati dal Sole 24 Ore, il costo medio del dipendente
Alitalia è sceso dagli 82 mila euro del 2007 a 49 mila euro nel 2009. La
cura low cost di Sabelli però, per quanto severa, si è rivelata un
autogol. Nel 2007, infatti, i dipendenti Alitalia, molto più numerosi
(troppi, si diceva allora) hanno prodotto 86 mila euro di valore
aggiunto (più del loro costo), nel 2009 i pochi dipendenti imbarcati
dalla nuova Alitalia hanno generato solo 45 mila euro di valore aggiunto
a testa, meno del loro costo. Adesso quindi lavorano in perdita.
03-04-2011]
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1- GIANNI LETTA,
BONDI E ALE-DANNO SI SONO "SVENDUTI" IL COLOSSEO ALLO SCARPARO! - 2- IN
CAMBIO DI APPENA 25 MILIONI DELLA VALLE HA IN MANO L’ESCLUSIVA
DELL’ANFITEATRO FLAVIO: PER OLTRE 15 ANNI, CHI VUOLE USARLO, DEVE
CHIEDERE IL PERMESSO. A LUI - 3- ESPOSTO DELLA UIL ALLA PROCURA: "IL
PROBLEMA STA NELLA ERRATA E GRAVE SOTTOVALUTAZIONE FATTA DAL COMMISSARIO
NELLA VALUTAZIONE ECONOMICA DI UN ACCORDO CHE QUALSIASI ECONOMISTA
VALUTA SUPERIORE AD OLTRE 200 MILIONI DI EURO" - 4- LASCIANO PERPLESSI
LE MODALITÀ DELLA STIPULA DELL’ACCORDO E LA SUA COMUNICAZIONE. IL
COMMISSARIO STRAORDINARIO ROBERTO CECCHI AVEVA INDETTO UNA GARA CON
SCADENZA IL 30 OTTOBRE DEL 2010 CHE EFFETTIVAMENTE È ANDATA DESERTA.
SUBITO DOPO PERÒ HA AVVIATO LE TRATTATIVE SOLO CON TOD’S, CHIUSE
VELOCEMENTE SENZA COINVOLGERE L’UFFICIO LEGISLATIVO E IL GABINETTO DEL
MINISTRO NÉ L’AVVOCATURA - 5- MARIO RESCA, DG DEL MINISTERO: “RISCHIAMO
DI PERDERE OCCASIONI MILIONARIE”
1- DELLA VALLE
COMPRA L'ESCLUSIVA DEL MONUMENTO: CHI VUOLE USARLO, DEVE CHIEDERE IL
PERMESSO. A LUI
Marco Lillo e Vito Laudadio per
Il Fattoquotidiano.it
Il principe
Antonio De Curtis ci aveva provato con la Fontana di Trevi nel celebre
Tototruffa. Cinquanta anni dopo il Governo Berlusconi è riuscito
nell'opera con il Colosseo. Il nostro monumento più famoso al mondo è
stato ceduto alla Tod's, nel senso che l'Anfiteatro Flavio e la sua
immagine non sono più liberamente utilizzabili dal ministero dei Beni
Culturali.
Se, per esempio,
lo Stato volesse affittare il Colosseo a una società cinematografica o a
una casa automobilistica per usarlo come location di uno spot o come
sfondo per una campagna dovrebbe chiedere il permesso alla Tod's e a
un'associazione ancora da costituire da parte della società calzaturiera
che rivestirà in essa un ruolo predominante.
L'accordo
stipulato il 27 gennaio scorso dal Commissario straordinario all'area
archeologica di Roma, l'architetto Roberto Cecchi, e da Diego Della
Valle prevede l'impegno da parte della società di pagare i lavori di
restauro del Colosseo per complessivi 25 milioni di euro e in cambio
riserva alla Tod's il diritto esclusivo sull'utilizzazione commerciale
dell'immagine del Colosseo e permette allo sponsor dei lavori di
costruire un centro servizi nell'area archeologica più vincolata del
mondo.
Oltre a una serie di diritti correlati come quello di apporre il marchio
Tod's sui cantieri del Colosseo e sui biglietti acquistati dai
visitatori. L'accordo, descritto dall stampa come un atto di puro
mecenatismo del valore di 25 milioni di euro "presenta molti lati
oscuri", secondo il segretario generale della Uil Beni Culturali,
Gianfranco Cerasoli.
Il sindacalista ha
presentato un esposto alla Procura di Roma e alla Procura della Corte
dei Conti, per chiedere di accertare eventuali profili di illegittimità.
Nell'esposto Cerasoli cita un primo effetto dell'accordo: la richiesta
presentata al Ministero (e sospesa a causa dell'accordo con la Tod's)
della Volkswagen di usare il Colosseo per il lancio di un nuovo modello.
"Il problema sta",
scrive Cerasoli nell'esposto, "nella errata e grave sottovalutazione
fatta dal Commissario nella valutazione economica di un accordo che
qualsiasi economista valuta superiore ad oltre 200 milioni di euro
considerando l'esclusività concessa e la durata superiore ai 15 anni con
un piano di comunicazione e di commercializzazione spendibile in tutto
il mondo".
Nell'articolo 4
dell'accordo si prevede che i "diritti concessi all'Associazione e allo
Sponsor sono concessi senza limitazione territoriali e, pertanto sono
esercitabili sia in Italia che all'estero". La durata dei diritti in
capo all'associazione è di 15 anni eventualmente prorogabili mentre i
diritti dello sponsor Tod's decorrono "dalla data di sottoscrizione
dell'accordo e si protraggono per tutta la durata degli interventi di
restauro e per i successivi due anni".
Il permesso per il
lancio del nuovo modello della Volkswagen, insomma, potrebbe essere solo
il primo di una lunga serie, come lo stesso Mario Resca, direttore
generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero,
ha confermato nell'intervista che pubblichiamo sotto. Il Fatto ha
contattato il Commissario straordinario Roberto Cecchi ma non ha avuto
alcuna risposta.
Fonti vicine alla
Tod's, invece, spiegano: "Ci stupiamo dello stupore. Una società quotata
in borsa che investe 25 milioni di euro nel restauro di un monumento
deve motivare agli azionisti il suo comportamento. Sarebbe assurdo non
prevedere un'esclusiva in favore di Tod's nel periodo dei lavori".
Secondo le fonti
vicine alla Tod's "l'accordo è un esempio da seguire perché porta un
vantaggio al paese, che restaura il suo patrimonio senza spendere un
euro, e alla società sponsor. Ma non si può pretendere di realizzare una
simile operazione senza concedere l'esclusiva". La posizione di Tod's è
legittima.
Quello che lascia
perplessi sono le modalità della stipula dell'accordo e la sua
comunicazione. Il Commissario straordinario Roberto Cecchi aveva indetto
una gara con scadenza il 30 ottobre del 2010 che effettivamente è andata
deserta. Subito dopo però ha avviato le trattative solo con Tod's,
chiuse velocemente senza coinvolgere l'ufficio legislativo e il
gabinetto del ministro né l'avvocatura.
Anche la
comunicazione dei contenuti dell'accordo è stata poco trasparente.
L'allora ministro Sandro Bondi aveva parlato di "accordo storico". Il
sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva detto: "Della Valle fa un grande
regalo all'Italia". Mentre per il sottosegretario alla presidenza Gianni
Letta "Della Valle non è uno sponsor, ma un mecenate moderno".
Tutto vero.
L'accordo sottoscritto dal patron della Tod's prevede effettivamente un
onere importante per la sua azienda. Ma accanto al 'do' esiste un
importante 'des' rimasto finora sotto traccia.
2- MARIO RESCA,
DIRETTORE GENERALE MINISTERO BENI CULTURALI: "RISCHIAMO DI PERDERE
OCCASIONI MILIONARIE"
Marco Lillo per Il Fattoquotidiano.it
Mario Resca è un uomo forte del ministero ma più che un burocrate si
sente un manager della cultura nella duplice veste di consigliere per le
politiche museali e Direttore generale per la valorizzazione del
patrimonio culturale del ministero dei Beni culturali.
È stato spesso accusato di avere una visione troppo commerciale e
berlusconiana del patrimonio artistico nazionale. Stavolta però l'ex
amministratore delegato di Mc Donald's Italia, scelto da Silvio
Berlusconi per sfruttare al meglio i monumenti, è stato scavalcato a
destra dal segretario generale del ministero Roberto Cecchi con il suo
accordo con la Tod's. Il Fatto Quotidiano gli ha chiesto un parere su
quello che sta accadendo e lui non si è tirato indietro.
Direttore, è vero che lo Stato italiano non è più padrone di
concedere il Colosseo a un'impresa che voglia usarlo per un evento come
ha scoperto la Volkswagen, costretta a chiedere il permesso a Diego
Della Valle?
È vero che c'è una proposta arrivata tramite un consulente del gruppo
Volkswagen per avere la disponibilità dell'uso del Colosseo per un
evento che riguarda il lancio di un nuovo modello. Effettivamente io ne
ho parlato con Diego Della Valle e ora dovremmo vederci a breve perché,
anche se il contratto non l'ho visto, mi sembra di capire che ci sia
questo problema.
Il segretario
della Uil Gianfranco Cerasoli sostiene che, solo questo evento della
Volkswagen, poteva fruttare una cifra intorno al milione di euro.
No, la cifra è più bassa. Prima ci è stata scritta una lettera che
conteneva un'offerta molto più bassa. Poi a voce mi è stata fatta
un'ipotesi che, in caso di accordo poteva arrivare a un ammontare molto
più alto, fino a una cifra di 500 mila euro. Ma non c'è stata
negoziazione perché devo prima incontrare Diego Della Valle per capire
bene come si possa risolvere questo problema.
Non ritiene che l'uso del Colosseo e del suo sfruttamento
commerciale sia stato concesso in esclusiva per 15 anni con troppa
leggerezza?
Guardi, l'unica cosa che posso dirle è che, da quando sono arrivato, io
ho sempre detto che bisogna attrarre i privati perché è sempre un fatto
positivo. I privati possono mettere soldi e competenze. Ad esempio ad
Ercolano da dieci anni collaboriamo con la Fondazione Packard (David
Woodley Packard, con la sua fondazione Packard Humanities Institute Ndr)
che però ha fatto mecenatismo puro. Ha messo denari e ha messo
competenze ed Ercolano è un esempio molto positivo.
È vero che in questo caso non l'hanno coinvolta e non hanno
coinvolto nemmeno il gabinetto del ministro e il suo ufficio
legislativo?
Preferirei non parlare di questo argomento. In fondo io non ho
competenza perché ricade sotto il commissario straordinario,
l'architetto Roberto Cecchi. C'è un decreto della presidenza del
consiglio che gli dà i poteri.
La Volkswagen cosa voleva fare?
Voleva fare un lancio della nuova autovettura con una serie di serate
all'infuori degli orari per invitare i loro distributori provenienti da
tutte le parti del mondo. Poi però si è tutto bloccato e so che stanno
valutando altre sedi europee. Peccato. Loro avevano un forte interesse
perché lei capisce che il Colosseo è un'icona mondiale ma la cosa non è
andata avanti e penso si stiano ritirando.
Il Colosseo secondo lei ha delle potenzialità di sfruttamento
commerciale inespresse?
Ma certo. Lei pensi al Gladiatore. Siamo a dieci anni dall'uscita del
film Il Gladiatore e abbiamo visto con grande chiarezza che certamente
ci ha portato in tutto il mondo grandissima notorietà. Non a caso noi
stiamo parlando adesso con Woody Allen perché vuole fare un film
ambientato a Roma (il regista ha annunciato che trascorrerà l'estate
nella Capitale per girare la sua nuova pellicola, ndr) e noi gli abbiamo
detto che siamo disponibilissimi ad aiutarlo se ha bisogno di
ambientazioni nei monumenti di Roma, musei. Lei immagini 'Il fantasma
del Louvre' quanto ha aiutato Il Louvre. Io mi occupo di comunicazione
il mio obiettivo è proprio quello di portare più visitatore. Io da
quando sono arrivato ho puntato su questo e il mio obiettivo non è la
mercificazione ma l'avvicinamento dei monumenti al popolo. In due mesi
abbiamo fatto più 27 per cento di visitatori.
Se Woody Allen volesse usare Il Colosseo, dovrebbe chiedere il
permesso alla Tod's?
Preferisco non rispondere. Chieda al ministero e al sottosegretario
Giro. Io le posso dire solo che incontrerò Della Valle al ritorno dal
mio viaggio negli Stati Uniti, tra un paio di settimane poiché abbiamo
questa richiesta specifica della Volkswagen. Ci potrebbero essere i
numeri uno del mondo in quell'evento e fare un party simile al Colosseo
non sarebbe male.
Volkswagen ha rinunciato?
Io ho parlato due giorni fa con chi ha in mano la cosa e sono
scoraggiati ma vediamo di risolverla. Io vorrei condividere con Della
Valle una strategia di valorizzazione che la mia direzione generale ha
in mente e che è lontana dalla mercificazione.
3- CESSIONE
COLOSSEO: IL PROBLEMA NON E' DELLA VALLE MA E' IL RUOLO SVOLTO DAL
COMMISSARIO ED I DANNI AL MIBAC.
Sulla polemica che sta infuriando in queste ore , la Segreteria
Nazionale della Uil Beni e Attività Culturali chiarisce che nell'esposto
presentato alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti il
problema che viene rappresentato non è il ruolo di Tod's bensi' quello
esercitato dal Commissario delegato all'area archeologica Arch R Cecchi
e semmai dalla Soprintendenza archeologica di Roma.
Il dott Della
Valle fa il suo mestiere attraverso una operazione commerciale e
promozionale di grande effetto.
La Uil non è contro l'intervento dei privati ma è contro le dismissioni.
Il problema è un altro, chi per lo Stato ha curato , elaborato,
realizzato e firmato l'accordo ha compiuto tutte le valutazioni del
caso?
Perché tutto
questo segreto sull'accordo che ad oggi vede addirittura dinieghi a
richieste di accesso formulate da studi legali come nel caso
dell'avvocato Orazio Castellana ed un ricorso pendente davanti al Tar
del Lazio iscritto al n. RG10461/10.
E' singolare che oggi nessuno conosce il testo dell'accordo.
Per questo la Uil ha chiesto di vederci chiaro. [03-04-2011]
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Accordo sulle
nomine Eni ed Enel, cambiano i presidenti - Le carte sui fondi esteri
fanno tremare D’Alema - Profughi, vertice Italia-Francia - Frattini: 150
milioni alla Tunisia - Il Pd in piazza per la giustizia’ - Colosseo ai
privati, è polemica sul restauro - Cina, in cella l’artista star dei
Giochi - Milano e Napoli capitali dei reati - E’ il Napoli l’anti-Milan.
Roma ko con la Juve...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA
SERA
- In apertura: "Il piano italiano per i migranti". Editoriale di Ernesto
Galli Della Loggia: "Lega di lotta non di governo". Di spalla: "Il
record (amaro) dell'invasione mediatica". Al centro foto-notizia:
"Valentino-Stoner, motoscontro con lite" e "Accordo sulle nomine Eni ed
Enel, cambiano i presidenti". In taglio basso: "La lezione dimenticata
dell'Impero romano" e "L'incubo di Anna Oxa: lo stalker".
LA REPUBBLICA
- In apertura:
"Profughi, vertice Italia-Francia" e a sinistra: "Nomine, ecco i nuovi
presidenti per Eni ed Enel", con il commento di Massimo Giannini: "La
promessa di Tremonti: lo Stato padrone non torna". Editoriale di Tito
Boeri: "Il governo che non c'è". Al centro foto-notizia: " ‘Il Pd in
piazza per la giustizia' " e "Gheddafi invia un viceministro in Grecia:
‘Stop alle armi' ". In taglio basso: "Se il teatro per salvarsi si
dimezza l'orario" e "E' il Napoli l'anti-Milan. Roma ko con la Juve".
LA STAMPA
- In apertura: "Frattini: 150 milioni alla Tunisia" e in taglio alto:
"Presidenza Eni: Recchi in ‘pole' " e "Colpaccio Juve con Krasic e
Matri". Editoriale di Giovanna Zincone: "Una difficile strada
obbligata". Di spalla: "Processi e leggi: la settimana della verità per
la giustizia" e "Cina, in cella l'artista star dei Giochi". Al centro
foto-notizia: "Costa d'Avorio, incubo massacri" e in un box: " ‘Dateci
armi e anche Tripoli s'infiammerà' ". A fondo pagina: "L'Aquila, il
tempo di è fermato a due anni fa".
IL SOLE 24 ORE
- In apertura: "Albi in lite sulle esclusive". Editoriale di Gian Paolo
Prandstraller: "Il rischio di fermare un percorso comune". Al centro la
foto-notizia: "Export. La mappa dei vincoli per le imprese Ue" e
"L'aumento dei tassi costerà alle Pmi seicento milioni". Di spalla: "Il
risveglio del catasto arma in più per i sindaci" e "Milano e Napoli
capitali dei reati". In taglio basso: "Gimkana sul web per spuntare la
polizza migliore".
IL MESSAGGERO
- In apertura: "Italia-Francia, torna il dialogo" e in un box: "Il Pdl:
ora basta con i veti della Lega". Editoriale: "L'Aquila e il Paese che
non fa sistema". Al centro foto-notizia: "Roma, che notte amara. Lazio,
scandalo arbitro" e "Eni ed Enel, ecco i nomi nuovi". In un box:
"Colosseo ai privati, è polemica sul restauro". In taglio basso:
"Parioli, s'indaga per evasione" e "Tutti al distrretto militare, c'è la
soubrette con le stellette".
IL GIORNALE
- In apertura: "Le carte sui fondi esteri fanno tremare D'Alema" e a
sinistra: "Emergenza immigrati, presto il vertice Cav.-Sarkò".
Editoriale di Magdi Cristiano Allam: "Serve un ministro ad hoc". Al
centro: "Gli evasori? Non sono solo i soliti noti". A fondo pagina:
"Quei raid anti-fascisti più liberticidi del fascismo".
IL TEMPO
- In apertura: "La lista Ferrari". Al centro la foto-notizia: "Sarkozy
chiama Berlusconi".
IL FOGLIO
- In apertura: "Tremonti sta creando un'altra Iri". Editoriale di
Giuliano Ferrara: "Noi prigionieri dell'ingombro dell'Io, la Chiesa no".
L'UNITÀ
- In
apertura foto-notizia a tutta pagina: "Sciupone l'Africano". In taglio
alto: "L'evasione fiscale al 38 per cento grazie a Berlusconi". Di
spalla: "Missione Onu per la Libia"04-04-2011]
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1- NON SIETE
STATO, VOI! IL DUELLO TREMONTI-LETTA PARTORISCE UN PRESIENTE AMERIKANO
ALL’ENI, CON GLI OCCHI PUNTATI SULL’ASSE PUTIN-GHEDDAFI-BANANA, E UN EX
DIPENDENTE DELL’EX STUDIO TREMONTI E SUPER-COMMERCIALISTA DI MEDIASET
ALL’ENEL - 2- IN FINMECCANICA, LA LEGA(?) PIAZZA ORSI COME AD, AL FIANCO
DI UN MINI-GUARGUAGLIONE. MA A DAGOSPIA RISULTA CHE IL MARITO DI MARINA
GROSSI POTREBBE SALTARE PER FAR POSTO ALL’EX AMBASCIATORE A WASHINGTON,
L’AMERIKANO CASTELLANETA - 3- NANO-POLITICS (A CHI I NEGRI? A VOI!) ECCO
LA MAGIA: TORNA IL COLONIALISMO STRACCIONE - 4- SUL CORRIERE, IL PROF.
FERRARELLA CI DIMOSTRA LA PROFONDA INUTILITA’ DELLA VIA GIUDIZIARIA PER
LIBERARSI DEL CAINANO: "CASO RUBY, DOPO MERCOLEDÌ’ PROSSIMA UDIENZA TRA
DUE MESI. E SE INTERVERRA’ LA CONSULTA, SOSPENSIONE QUASI CERTA" -
a cura di Minimo
Riserbo e Falbala'
NANO-POLITICS (A
CHI I NEGRI? A VOI!)
"Profughi, vertice Italia-Francia. Sarkozy chiama Berlusconi. Oggi il
premier a Tunisi in cerca di un accordo. Rivolta a Lampedusa, ancora
fughe dalle tendopoli. Nuova strage in mare: 70 morti" (Repubblica,
p.1). "Frattini: 150 milioni alla Tunisia" (Stampa, p. 1)
Prendi due
leaderini in scala 1 a 2, con il braccino teso da Ventennio a colori, e
affida loro gli aeroplanini, i carriarmatucci e tanti bei poliziotti
sugli autoblindi. E magari anche a cavallo, come nel far west. Ed ecco
la magia: torna il colonialismo straccione.
Poi prendi la
Chiesa di due nazioni ultracattoliche (la domenica), falla accogliente
ma silente. E i cittadini in coda per il rientro dal mare entro cena,
con la radio sintonizzata sull'informazione di Stato. Cristodio! Ne
arrivano 600; mille, forse addirittura 5900!. E dove cazzo li mettiamo
tutti 'sti negri alla vigilia della stagione turistica? Ai caselli, c'e'
coda. Alla mensa della Caritas, c'e' coda.
Davanti ai
multisala, c'e' coda. Una volta, nella famosa Europa cristiana, c'erano
famiglie dove i genitori dicevano: dove c'e' posto per tre c'e' posto
per quattro. C'era l'Italia dell'Albero degli zoccoli. Abbiamo tagliato
gli alberi e sono aumentate solo le zoccole (meglio se minorenni ed
extracomunitarie).
NON SIETE STATO,
VOI
Il Governo c'è e governa. Il duello Tremonti-Letta partorisce
un amerikano General Electric all'Eni, con gli occhi puntati sull'asse
Putin-Gheddafi-Banana, e un ex dipendente dell'ex studio Tremonti e
super-commercialista di Mediaset all'Enel. Più cauta l'analisi dei
giornalisti economici: "Chiusa la partita delle nomine, nuovi presidenti
per Eni ed Enel" (Repubblica, p. 2).
Alla presidenza
dell'Eni va Giuseppe Recchi, dell'omonima famiglia di costruttori
torinese, attuale capo di General Electric per il Sud Europa. Alla
presidenza dell'Enel va Paolo Andrea Colombo, amicone del finanziere
Arnaldo Borghesi e super-commercialista di Mediaset.
Paoletto
Pilkington Scaroni e Fulvio Conti restano inchiodati tranquilli sulle
loro sacre cadreghe di amministratori delegati, come il Gran Postino (di
raccomandazioni) Sarmi Massimo. Confermato anche Bellicapelli Cattaneo a
Terna (gli tocca solo un ciellino alla presidenza, l'infinito Roth).
In Finmeccanica,
invece, la Lega(?) piazza Giuseppe Orsi come ad, al fianco di un
ridimensionato (forse) Guarguaglione. Ma a Dagospia risulta che il
marito di Marina grossi potrebbe saltare per far posto all'ex
ambasciatore a Washington, l'amerikano Castellaneta. Nel dubbio, oggi i
giornali leccano il culo più o meno a tutti e parlano di ringiovanimento
(si ride).
Intanto torna
l'Iri, con la scusa di salvare la poltrona a Enrichetto Bondi e sgravare
Intesa da Granarolo. Massimo Giannini verga un signor pezzo in cui
smonta la politica economica di Giulietto Tremendino (Repubblica, p. 3).
Quando scrive di quel che sa, l'ex cantore di Geronzi è davvero bravo.
NESSUNO LO PUO'
GIUDICARE
"Ruby, la Camera vota. Il Csm attacca. Domani in aula il conflitto con i
pm. Prescrizione, settimana di fuoco. I falchi del Pdl: adesso
l'improcedibilita' per bloccare il dibattimento" (Repubblica, p. 12). Un
quadro semplice e chiaro della settimana giudiziaria del Capo lo si
trova in una bella pagina della Stampa (p. 11).
Poi, sul Corriere,
passa il professor Ferrarella e ci dimostra la profonda inutilita' della
via giudiziaria per liberarsi del CaiNano: "Caso Ruby, dopo mercoledì'
prossima udienza tra due mesi. E se interverra' la Consulta, sospensione
quasi certa"
(p. 9). Sui muri di una citta' del nord, ieri sera, abbiamo letto questa
scritta: "La crisi ve la cagate voi!". Togliete la parola "crisi",
metteteci "il Banana" ed ecco fatto il nostro modesto editoriale
MA FACCE RIDE!
Mentre Bersani chiama in piazza quel che resta del Piddi' sulla
giustizia (un po' tardi, magari, dopo che le violante e le finocchiesse
hanno partecipato a qualunque mediazione per anni), il Mago Dalemix
torna sulla prima pagina del Giornale. "Le carte sui fondi esteri fanno
tremare D'Alema. Diventano pubblici i documenti sugli affari dei Ds; i
pm li hanno ignorati per anni. Un vortice di denaro, prestanome e
misteriose raccomandazioni di silenzio". Bel colpo di Gian Marco Chiocci
e Luca Fazzo. Ok, e' la famosa roba della ditta
Cipriani-Tavaroli-Tronchetti Dovera. Ma leggere e' sempre meglio che
distruggere.
REGOLAMENTO DI
CONTI IN SINAGOGA
Sulla Stampa di Mariopio Calabresi il valoroso Coccolino Molinari
scrive: "Goldstone ritratta su Gaza: "Sbagliato il mio rapporto". Nuovi
dati sulla guerra del 2008."Israele non diede l'ordine di colpire i
civili". Netayahu reagisce chiedendo al Palazzo di Vetro di "buttare
quel documento nel cestino della Storia" (p. 14).
FREE MARCHETT
"Vendo all'estero il brand Italia. Il prossimo passo, nella moda".
Andrea Bonomi: Investindustrial pronta a sfilare in passerella con 200
milioni" Sulla Stampa, il massiccio Teodoro Chiarelli s'innamora del
nipote di Anna Bonomi Bolchini e scrive cose tipo "Per Bonomi il mondo
e' più' facile di quello che sembra" (p. 23). Un po' s'era capito. Anche
fare il giornalista, a volte, e' più' facile di quello che sembra.
CARO, PRENDITI UNA
VACANZA
attacco dell'editoriale, un filo egocentrico, che trovate oggi in prima
sul Giornale di Mortimer Sallustioni: "Il primo dicembre del 2005
incontrai Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli offrendogli la mia
disponibilita' ad assumere la responsabilita' di un nuovo dicastero, che
denominai ministero dell'Integrazione, dell'Identita' nazionale e della
Cittadinanza". Lo firma un palloncino gonfiato che si spaccia per Magdi
Cristiano Allam. Pesce d'Aprile scaduto? 04-04-2011]
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CHIAMALA
DEMON-CRAZIA (LA CINA è MEGLIO DELLA LIBIA?) - IN GALERA AI WEIWEI,
L’ARCHITETTO DELL’OLIMPIADE, ACCUSATO DI SOVVERSIONE - LA PAURA DEL
CONTAGIO DELLE RIVOLTE ARABE FA TREMARE PECHINO - LE AREE DEL DISSENSO
SONO LE STESSE: I GIOVANI E I DISOCCUPATI - L’OCCIDENTE FA SPALLUCCE,
OVVIAMENTE: LA CINA è LA PRIMA CREDITRICE DEGLI STATI UNITI E IL SUO
MERCATO GIGANTESCO FA GOLA AI GOVERNI DEMOCRATICI EUROPEI
1 - CINA GIRO DI
VITE SUI DISSIDENTI IN CARCERE L'ARCHITETTO DELL'OLIMPIADE...
Ilaria Maria Sala per "la
Stampa"
Ai Weiwei è uno
dei più conosciuti artisti contemporanei cinesi. Porta la sua firma
anche lo stadio olimpico di Pechino, il celeberrimo «Nido d'uccello». Ma
la sua celebrità è sembrata interessare poco alla polizia cinese, che
ieri mattina lo ha bloccato mentre partiva per Hong Kong: prima lo ha
trattenuto all'aeroporto, impedendogli di imbarcarsi, e poi lo ha
condotto in questura. Da allora non si hanno più sue notizie. Ma lo
studio dell'artista, il Caochangdi , alla periferia di Pechino, rimane
circondato dalla polizia.
Nell'ambito
dell'operazione è stata fermata anche sua moglie, Lu Qing, assieme a
diversi suoi assistenti. Circa trenta computer che erano nello studio,
con i loro dischi rigidi, sono stati sequestrati dalla polizia.
Non è la prima
volta che questa star internazionale dell'arte contemporanea cinese,
fortemente critica nei confronti del governo, si trova nei guai con le
autorità: dopo il terremoto del Sichuan, nel 2008, Ai diede il via a un
progetto artistico incentrato sugli zaini degli scolari morti nel sisma,
raccoglieva nomi e immagini documentarie per cercare di capire come mai
tante scuole fossero crollate, uccidendo centinaia di bambini, mentre
gli edifici governativi della regione erano rimasti in piedi (le
autorità locali furono accusate di corruzione e di aver intascato fondi
pubblici costruendo le scuole con materiali scadenti).
Il suo attivismo a
favore delle vittime del terremoto del Sichuan gli valse l'ira delle
autorità locali, che lo rinchiusero in un albergo dove venne malmenato:
le conseguenze delle percosse lo costrinsero a un'operazione di urgenza,
in Germania, a causa di un ematoma cranico. L'operazione e la
convalescenza furono trasformate da Ai, grande utilizzatore del Web e di
Twitter, in una performance multimediale postata su Internet.
Lo scorso
novembre, Ai venne bloccato all'aeroporto mentre stava recandosi in
Corea del Sud, quando le autorità cinesi cercavano di impedire al
maggior numero possibile di noti attivisti di lasciare il Paese per
recarsi in Norvegia, alla cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per
la Pace al dissidente cinese - condannato a undici anni di prigione -
Liu Xiaobo.
La detenzione di
Ai giunge dopo circa sei settimane di un pesante giro di vite repressivo
in tutto il Paese, che ha portato a numerosi arresti di attivisti,
dissidenti, avvocati, e semplici utilizzatori di Internet e dei sistemi
di microblogging come Twitter e Weibo (il Twitter cinese) che hanno
messo online commenti giudicati inaccettabili dalle autorità. Alcuni di
loro sono a tutti gli effetti «desaparecidos», e, secondo gruppi per la
difesa dei diritti umani, a rischio di tortura.
Le cause di
quest'inasprirsi del clima politico non sono state rese note, ma in
parte hanno coinciso con degli appelli, lanciati tramite Internet,
affinché la Cina seguisse l'esempio della Tunisia, dell'Egitto, e di
altri Paesi dell'Africa del Nord in rivolta e chiedesse maggior
democrazia. Le proteste di questa «rivoluzione dei gelsomini», mai
avvenuta, sono però state soffocate sul nascere da una massiccia
presenza poliziesca nei luoghi previsti per gli assembramenti. Secondo
Nicholas Bequelin, ricercatore di Human Rights Watch sulla Cina, si
tratterebbe anche di una «specie di riaggiustamento, da parte delle
autorità cinesi, per riportare nei ranghi una popolazione ormai usa a un
livello di libertà di espressione e comunicazione ben superiori a ciò
che il sistema politico reputa accettabile».
In particolare su
Internet, infatti, malgrado i numerosi filtri di censura imposti dalle
autorità nazionali, molti utilizzatori esperti sanno come «scavalcare il
muro» censorio per accedere liberamente a informazioni nazionali e
internazionali. Tutte le persone detenute negli ultimi tempi, infatti,
hanno in comune l'appartenenza a comunità online attive e molto dirette
nell'esprimere opinioni politiche anti-governative.
2 - "PECHINO HA IL
TERRORE DEL CONTAGIO ARABO". L'EX CONSIGLIERE DI BUSH SENIOR, PAAL:
REALE IL RISCHIO DI PROTESTE...
Maurizio Molinari per "la
Stampa"
L' arresto di Ai
Weiwei svela il timore di Pechino di essere contagiata dalle rivolte in
corso nel mondo arabo»: così Douglas Paal, ex titolare dell'Asia nel
Consiglio di Sicurezza nazionale del presidente George H. W. Bush e
attuale vicepresidente della Fondazione Carnegie, legge la stretta
cinese contro il dissenso.
Perché hanno
arrestato Ai Weiwei?
«Il regime è intimorito dalle rivolte nel mondo arabo. Da settimane
stanno operando in maniera sistematica, arrestano dissidenti, artisti,
studenti. Qualsiasi persona che ritengono possa originare una minaccia
viene fermata o minacciata».
Quale pericolo
porta Ai Weiwei al regime comunista?
«È un libero pensatore, una voce molto conosciuta in Cina e nel mondo.
Deve la sua notorietà non solo allo stadio costruito a Pechino per le
Olimpiadi ma a numerose opere assai conosciute. È possibile che abbiano
visto in lui un vettore di dissenso fra l'opposizione interna in Cina e
quanto sta accadendo all'estero».
A cosa si
riferisce?
«Alle rivolte arabe».
Pechino ne teme il
contagio?
«Sì, molto».
Ma il mondo arabo
è molto distante e diverso dalla Cina. Da dove nasce tale timore?
«È un mistero ma questa è la realtà. Chi studia e osserva la Cina si sta
interrogando su questa paura cinese di contagio. In effetti sulla carta
si tratta di due mondi distanti, differenti, che si conoscono poco e si
parlano ancora meno. Ma forse la chiave di questo mistero è in qualcosa
che il regime cinese ha osservato ed a noi sfugge».
A cosa pensa?
«Sono due le aree di dissenso che preoccupano di più le autorità cinesi:
i giovani e i disoccupati. È possibile che esistano dei fermenti di
protesta al di sotto del radar degli osservatori occidentali. Magari
sono state le immagini via Web giunte dal Nord Africa o dal Bahrein a
spingere qualche gruppo a mobilitarsi. D'altra parte Ai Weiwei è molto
attivo su Internet, se non erro su Twitter ha decine di migliaia di
seguaci.
Non possiamo
escludere che Pechino stia tentando di disinnescare il meccanismo che ha
portato in Tunisia ed Egitto a mobilitare le piazze ovvero la
convergenza fra l'uso di Internet da parte dei giovani e lo scontento
delle masse dei senza lavoro. Potrebbero essere arrivati alla
conclusione che il pericolo di proteste è molto reale».
Cosa può fare
l'Occidente di fronte alla repressione del dissenso in Cina?
«L'Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, è troppo distratto da
quanto sta avvenendo nel mondo arabo. Non ha tempo né desiderio di
guardare alla Cina ma è un grave errore».
04-04-2011]
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LA TRIBÙ OBA-OBA -
UN REGISTA INGLESE RICOSTRUISCE LA DISCENDENZA AFRICANA DI OBAMA: DAL
SUDAN DEL 1200 AL NONNO KENYOTA, CHE SI CONVERTE ALL’ISLAM PER AVERE “UN
NUMERO MAGGIORE DI DONNE SOTTOMESSE E DOCILI” - IL PADRE RIBELLE, USCITO
DI PRIGIONE VOLÒ ALLE HAWAII E SPOSÒ (DA BIGAMO) LA BIANCA STANLEY ANN -
AL SUO RITORNO IN AFRICA, SI RISPOSÒ ALTRE 2 VOLTE E MORÌ IN CIRCOSTANZE
MISTERIOSE: UFFICIALMENTE UN INCIDENTE, MA FORSE FU OMICIDIO…
Maurizio Molinari
per "la
Stampa"
Una tribù che
adorava in Sudan la divinità Nyasaye, un avo guerriero in Uganda, il
trisavolo sfuggito ai mercanti di schiavi, il nonno cristiano convertito
all'Islam e un padre con quattro mogli che forse morì assassinato:
questa è la stirpe da cui proviene il 44˚ Presidente degli Stati Uniti,
che Peter Firstbrook racconta nel libro «The Obamas», edito da Crown.
L'autore è un
regista di documentari della Bbc e in coincidenza con l'insediamento di
Barack Hussein Obama alla Casa Bianca scelse di seguirne le tracce
africane mettendo insieme in tre anni di ricerche una quantità tale di
materiale da convincersi che il modo migliore per raccoglierlo fosse un
libro. Ne esce un racconto tribale che intreccia le origini dell'Africa,
l'epopea delle esplorazioni, il dominio britannico e le rivolte
post-coloniali con una miriade di personaggi stampati nella memoria di
dozzine di testimoni ma quasi sempre assenti da ogni anagrafe.
La genesi dei Luo,
la tribù di Obama, è in Sudan, dove il capostipite Sin-Kuru attorno al
1250 prende 12 mogli dando origine a tre ceppi: i niloti delle pianure,
degli altipiani e dei fiumi-laghi. Questi ultimi discendono da Opiyo
Podho Koma, figlio di Sin-Kuru, che si insedia nel Sud, a Bahr al Gazal,
lungo il Nilo Bianco, da dove hanno bisogno di due secoli per percorrere
i circa 400 km che li separano dal Lago Alberto, in Uganda. Quando vi
arrivano a guidarli è un re guerriero di nome Podho II, che erige a
PackwachPubungu un accampamento-fortezza da cui estende i domini
sconfiggendo ogni tribù che gli si oppone.
Nasce così la
«Terra dei Luo» che scivola verso Sud, seguendo il Nilo, fino a trovare
a metà Settecento la definitiva sede sulle sponde del Lago Vittoria,
nella regione del Kenya occidentale che porta il nome di Nyanza, dove a
K'ogelo ci sono le tombe del padre e del nonno di Obama e a K'Obama c'è
un intero villaggio popolato da parenti, più o meno lontani,
appartenenti a una tribù che oggi conta 5 milioni di anime ed è la terza
della nazione dopo i Kikuyu e i Luhya.
Il primo Luo a
portare il nome di Obama nasce attorno al 1830 ed è il fratello gemello
di Opiyo, all'epoca uno dei leader più influenti di Luoland. La sua
occupazione principale è proteggere i villaggi dai mercanti di schiavi
arabi che vengono dal Sud per razziare intere famiglie e portarle a
Zanzibar, dove vengono vendute ai trafficanti europei. Opiyo deve
vedersela anche con le epidemie e l'arrivo dei colonizzatori britannici.
Quando gli nasce un figlio lo chiama Obama: avrà cinque mogli inclusa
Nyaoke, da cui nel 1895 nasce Onyango Obama, nonno paterno del
Presidente Usa. Il Kenya è ormai saldamente nelle mani di Sua Maestà, ha
dunque un'anagrafe e questa data è la prima che appare senza punto
interrogativo nell'albero genealogico redatto da Firstbrook.
I Luo professano
il credo di Nyasaye, una divinità incarnata nel Sole, nella Luna e negli
animali selvatici, ma quando Onyango nasce sono stati convertiti al
cristianesimo dai missionari europei e anche lui viene battezzato. Lo
chiamano Johnson. Da giovane Onyango veste pelli e ornamenti metallici
come gli altri Luo, ma l'arrivo della Prima Guerra Mondiale lo obbliga a
vestire la divisa dei reparti coloniali britannici con la quale serve in
Birmania prima di tornare a Zanzibar, dove cambia fede e sceglie l'Islam
prendendo il nome di Hussein.
Il motivo sono le
donne perché, come confessa a parenti che ne tramandano la spiegazione,
«quelle musulmane sono più sottomesse e docili», senza contare che la
fede di Maometto consente la poligamia che il cristianesimo avversa, e
lui di mogli ne prende cinque. È Habiba Akumu la madre di Barack Obama
senior, che però viene cresciuto da Sarah, denominata «Mama Sarah», e
ancora vive nel villaggio di K'ogelo a Kendu Bay.
I Luo sono noti
per avere modi gentili, parlare troppo e avere a cuore l'educazione, e
così nonno Onyango spinge il figlio Barack a studiare a Nairobi. Ma il
risultato sono frequentazioni universitarie che lo portano nelle file
dei gruppi indipendentisti, e poiché sono gli anni della rivolta dei Mau
Mau finisce in prigione. Onyango va su tutte le furie e si rifiuta di
pagare la cauzione.
Quando il figlio
viene rilasciato, lo spinge a cogliere l'occasione di una borsa di
studio per volare in America. Barack senior alle Hawaii incontra la
bianca Stanley Ann Dunham e la sposa senza aver divorziato da Kezia, e
dunque il figlio omonimo quando nasce, il 4 agosto 1961, per la legge
americana è illegittimo. Barack senior è un ateo che, tornando in Kenya,
avrà altre due mogli - inclusa Ruth, un'americana di Boston - e la sua
morte nel 1982 è tinta di giallo perché i parenti che vanno a vedere la
salma dubitano della tesi dell'incidente stradale sostenuta dalla
polizia, in quanto il corpo non presenta alcuna frattura. Dunque
potrebbe essere stato un omicidio.04-04-2011]
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1- PRIMA O POI LE
VOLPI FINISCONO IN PELLICCERIA: PASSERA UCCELLATO DA TREMONTI - 2-
INTESASANPAOLO, LA PRIMA BANCA ITALIANA, ANNUNCIA UN AUMENTO DI CAPITALE
DI 5 MILIARDI. UNA DECISIONE CLAMOROSA MA NON PER I COMPIACENTI GIORNALI
DE’ NOANTRI - 3- INUTILE DIRE CHE DI FRONTE A UN’OPERAZIONE
STRAORDINARIA COME QUESTA, CHE BUTTA UN’OMBRA MOLTO PESANTE SULLE
CAPACITÀ DI BANCHIERE E DI MANAGER DI PASSERA, C’È ANCHE CHI GODE IN
MANIERA PARTICOLARE: IL TREMONTI DELLA "POLITICIZZAZIONE DEL CREDITO"
BASTONATO IERI DA SCALFARI, GRAN SUPPORTER DI CORRADINO, E IL PRESIDENTE
ABRAMO BAZOLI CHE NON HA MAI METABOLIZZATO CERTI "SALVATAGGI", DA ZUNINO
AD ALITALIA, DAI TRENI DI MONTEZEMOLO-DELLA VALLE ALLA PARMALAT - 4- DI
CERTO È CHE TREMONTI NON SEMBRA AVERE FIDUCIA NELLE CINQUE PRINCIPALI
BANCHE ITALIANE E NEMMENO DI INTESA COSÌ “SISTEMICA” DA AVER BISOGNO DI
5 MILIARDI -
Il miglior pesce
d'aprile è stato senza dubbio quello che porta la firma di Corradino
Passera, il 57enne banchiere comasco che insieme al presidente
Abramo-Bazoli guida IntesaSanPaolo.
Venerdì la sua
banca ha annunciato un aumento di capitale di 5 miliardi per rafforzare
il patrimonio in vista dei criteri di Basilea che saranno applicati a
partire dal 2013. La sorpresa nel mondo della finanza, dove in genere si
ride soltanto quando arrivano i bonus milionari, è stata davvero grande,
e molti analisti hanno pensato che si trattasse di una bufala.
Solo dopo la
sollecitazione della Consob l'Istituto di Ca' de Sass ha precisato le
sue intenzioni e ha alzato il velo su una problematica inaspettata.
Nessuno infatti pensava che la prima banca italiana (18esima nell'elenco
delle banche europee) facesse un annuncio così clamoroso. Per chi non lo
sapesse Intesa detiene il 17% dei depositi, ha 11,4 milioni di clienti,
5.800 sportelli e ha chiuso i conti del 2010 con un utile netto di 2,7
miliardi.
Solo la cortina di
compiacenza che attraversa in lungo e in largo il mondo
dell'informazione economica, non ha sottolineato nei toni giusti il
valore dirompente di una decisione così importante.
Fino alla
settimana scorsa si sapeva che altre banche italiane avevano le gambe
fragili e una necessità assoluta di procedere ad un aumento di capitale.
Tra queste, in prima fila, UBI, MontePaschi, Banco Popolare di Milano e
forse Unicredit. A scoperchiare il vaso di Pandora ci ha pensato per
prima l'UBI con un aumento di 1 miliardo e il titolo è crollato in Borsa
di oltre il 12%. L'amministratore delegato Victor Massiah ha detto che
"quando bisogna distinguersi per il merito creditizio c'è bisogno di
capitale", un giro di parole adatto alla retorica ma non al mercato.
Da parte sua il
vertice di MontePaschi ha continuato a negare ciò che i contradaioli
senesi davano per scontato, e oggi arriva la notizia che Mediobanca e Jp
Morgan sarebbero già al lavoro per convincere il boccoluto Mussari e la
Fondazione che controlla con il 56% l'Istituto di Rocca Salimbeni, a
rafforzare il patrimonio con un'operazione da 2,2-2,3 miliardi (ben più
robusta del taglio dei costi che ha portato i due big della banca senese
a imporre un limite di spesa di 48 euro sui cellulari aziendali).
Per il momento
sulla sponda del fiume rimane Unicredit dove il buon Ghizzoni (con
fiducia discutibile) dice di essere in anticipo di 7-8 anni su Basilea
III. Gli analisti non ci credono e nell'operazione-principe di Corradino
Passera trovano la piena conferma di ciò che Mario Draghi ha detto il 26
febbraio al Forex di Verona.
In quell'occasione
lo stato maggiore di IntesaSanPaolo era platealmente assente e non ha
potuto cogliere il sorrisetto amaro con cui il Governatore arrivato alla
pagina 12 del suo intervento, ha alzato gli occhi dai fogli e ha detto
che le maggiori banche avrebbero fatto bene ad aumentare il capitale
prima dell'arrivo dei famosi stress-test.
Il monito di
Draghi sembrava rituale, ma era preceduto da un avviso ai naviganti sul
rischio Paese che stanno correndo "anche le banche più efficienti,
penalizzate nella provvista sui mercati". Come se non bastasse sono
arrivate le parole di una donna, Anna Maria Tarantola, l'alto dirigente
di Bankitalia, che indica in 40 miliardi il fabbisogno degli istituti
italiani per reggere la sfida dei prossimi anni.
Qualcuno come ad
esempio il direttore di "MilanoFinanza", Paolo Panerai, ha scritto
sabato che si tratta di una cifra spropositata, ma questo giudizio non
toglie nulla all'effetto bomba che nel mondo del credito ha avuto il
"pesce d'aprile" di Corradino Passera.
Domani i vertici
di IntesaSanPaolo saranno a Torino per la presentazione dei risultati
2010 che si possono leggere nel comunicato stampa di 14 pagine sul sito
della banca, poi mercoledì alle 10,30 al centro congressi di via
Romagnosi a Milano, Corradino presenterà il Piano di impresa che
dovrebbe buttare un po' di luce sulle strategie dei prossimi anni e
giustificare la richiesta agli azionisti e al mercato di una colletta
stratosferica.
Le mani nel
portafoglio per trovare 5 miliardi di euro dovranno metterle prima di
tutti le Fondazioni che piangono da tempo per i striminziti dividendi,
ma che sotto la guida del "grande vecchio" di Cariplo, Giuseppe
Guzzetti, non potranno tirarsi indietro. E insieme a loro a fare la
colletta dovrebbero provvedere le Generali che detengono il 4,9% in
Banca Intesa, il fondo americano BlackRock, mentre gli altri soci Credit
Agricole e Carlo Tassara (la società dell'ungherese Zaleski salvato da
Bazoli) non saranno della partita.
Inutile dire che
di fronte a un'operazione straordinaria come questa c'è anche chi gode
in maniera particolare: sono le sei banche del consorzio di garanzia che
sotto la guida di Merrill Lynch avranno il compito di collocare sul
mercato l'aumento di capitale portandosi a casa robusti guadagni.
Chi gode di meno
invece è il capomastro del cantiere di Ca' de Sass (il palazzo storico
con tanto di bifore e bugnato dove ha sede il vertice di Intesa) perché
questa operazione straordinaria butta un'ombra molto pesante sulle sue
capacità di banchiere e di manager. Fino a venerdì la storia di
Corradino è stata una collezione di performances che lo hanno portato a
immaginare IntesaSanPaolo come una "vera banca locale" capace di giocare
al momento opportuno il ruolo di "banca di sistema".
Così ha fatto in
numerose operazioni tra cui spicca il salvataggio di Alitalia con la
cordata dei patrioti italiani, un'impresa che avrebbe voluto ripetere
anche per Parmalat con quei compagni di merenda Luchino e Dieguito Della
Valle ai quali ha staccato un assegno di 700 milioni per far volare i
treni "Italo" dell'Alta Velocità.
Ma nella storia
professionale di quest'uomo che ha iniziato il suo percorso nel 1980 in
McKinsey ci sono altre operazioni importanti verso Fiat, Piaggio, Prada
alle quali bisogna aggiungere la soluzione di dossier di crisi profonde
come quella (ricordata ieri con malizia dal giornalista Mucchetti) del
gruppo Risanamento del finanziere Zunino che aveva un debito di 476
milioni con l'Istituto.
Non è roba da
poco, e comunque tale da ritagliargli il profilo di un superbanchiere,
relativamente giovane, dotato di una cultura tecnocratica e di passioni
umane espresse non solo tra le mura domestiche con un secondo matrimonio
atteso a Cernobbio prossimamente e una nuova paternità, ma anche in
pubblico con una buona dose di arroganza.
C'è ancora chi
ricorda il modo brutale con cui tre anni fa al Meeting di Rimini di
"Comunione&Fatturazione", Corradino liquidò l'idea della Banca del Sud
di Giulietto Tremonti dicendo "no, grazie, non ne sento un gran bisogno,
serve una scossa al sistema". E addirittura c'è stato un momento in cui
il tecnocrate comasco è stato indicato per la poltrona di ministro del
Tesoro.
E qui si arriva a
parlare inevitabilmente del suo rapporto con Giulietto Tremonti, un
rapporto dialettico che dicono sia migliorato negli ultimi tempi ma
rientra a pieno titolo nella casistica dei conflitti tra primedonne. Se
questa analisi ha un pizzico di verità allora si può capire meglio
l'altro pesce d'aprile che ha sconvolto il mondo della finanza.
Questa volta a
firmarlo è stato proprio Giulietto Tremonti durante il Meeting di
Cernobbio. Appena sceso dall'aereo che l'ha portato da Nanchino a
Milano, l'ex-tributarista di Sondrio per colpa del jet lag e per un
improvviso rigurgito di nostalgia ha dichiarato che "per come è messo
adesso il mondo sarebbe meglio avere la vecchia Iri e la grande
Mediobanca".
Parole di questo
genere hanno bloccato il respiro di Enrico Letta e le acque del lago
dove si affaccia la villa dei Meeting si sono increspate all'improvviso.
Il proclama neostatalista o colbertista (come scrive scandalizzato oggi
su "Repubblica" il vicedirettore Massimo Giannini, il più zelante dei
sapientini) fa rivoltare nella tomba Enrico Cuccia e chiunque abbia
conosciuto la stagione dell'Iri e delle Partecipazioni Statali.
Soprattutto avrà
lacerato l'animo di quei personaggi come Alberto Nagel e Renato Pagliaro
che si stanno dissanguando nel tentativo di cancellare la lunga stagione
in cui pochi cavalieri dell'Apocalisse (primo fra tutti Gianni Agnelli)
ingessavano il sistema economico attraversando i cancelli di Piazzetta
Cuccia. Ciò che più interessa è capire la ragione di questo
pronunciamento che è arrivato a 24 ore esatte di distanza dal pesce
d'aprile di Passera. La domanda di fondo è a che cosa possa servire la
massa d'urto della Cassa Depositi e Prestiti e l'idea di un Fondo
strategico per salvare le grandi aziende del Paese.
Qualcuno ha
tentato di dare una risposta e l'elenco comincia con quella Parmalat per
nulla strategica che produce latte e yogurt e dove Luchino, Dieguito e i
Ferrero della nutella hanno già detto di non voler mettere il becco di
un quattrino. Per altri il bulldozer della Cassa Depositi e Prestiti
guidata da Franco Bassanini (uno statalista sposato con la
"privatizzatrice" Linda Lanzillotta) dovrebbe entrare nei business delle
reti, del gas, delle telecomunicazioni e della Rai. C'è però chi si
spinge più in là e avanza un'ipotesi che alla luce degli ultimi eventi
non sembra peregrina.
È il caso di
Angelo De Mattia, il prolifico ex-collaboratore di Fazio, adesso in
Generali, che si chiede se per caso questa Cassa non serva anche un
domani a sostenere le banche. Il discorso diventa a questo punto davvero
delicato. L'Iri come tutti sanno nacque nel '33 per salvare le tre
banche nazionali in crisi (Comit, Credito Italiano, Banco di Roma), e se
è vero che le condizioni delle cinque principali banche italiane non
sono per nulla paragonabili a quelle dell'epoca fascista, un pensierino
in questa direzione comincia a serpeggiare.
L'Italia non è
l'Irlanda dove nei giorni scorsi si è detto che servono 34 miliardi per
salvare il sistema. Tremonti non è Beneduce ma il rimpianto dell'Iri e
della vecchia Mediobanca per avviare una politica industriale quando il
governo è in coma, suona davvero strano.
L'unica cosa certa
è che il ministro del Tesoro non sembra avere fiducia nelle cinque
principali banche italiane e nemmeno di quella BancaIntesa così
"sistemica" da aver bisogno di 5 miliardi. Forse qualcosa si potrà
capire di più domani durante la conferenza stampa che Draghi terrà al
termine della riunione del "Financial Stability Forum" che si tiene a
via Nazionale con i rappresentanti del G20.
Dopo i due pesci
d'aprile di Corradino e Giulietto, è il momento della chiarezza.
04-04-2011]
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non perdetevi il
carteggio fra Mucchetti, contrario ai sussidi pubblici, ed il presidente
degli industriali del fotovoltaico - che fa un accenno velenoso: non
dimentichiamoci quani sussidi pubblici vanno ai produttori privati delle
cosiddette energie "assimilabili" alle rinnovabili - Indovinate chi sono
fra i principali percettori di contributi "assimilati"? I Moratti
1 - BANKOMAT PER
DAGOSPIA
Oggi non perdetevi il carteggio - le lettere al Corriere - fra Mucchetti
Prof Massimo ed il presidente degli industriali del fotovoltaico. 150
mila addetti, precisa subito il signor presidente, in un Paese dove per
tradizione la verità è figlia dei voti, del numero dei lavoratori e
delle tessere più che del ragionamento.
Il presidente
difende la categoria, e fa bene, dai legittimi corsivi di Mucchetti
contrario ai sussidi pubblici. Duello ineccepibile con buone ragioni da
entrambe le parti.
Solo che il
presidente butta lì un accenno: non dimentichiamoci quani sussidi
pubblici vanno ai produttori privati delle cosiddette energie
"assimilabili" alle rinnovabili. Lo scandalo lessicale dai pingui
riflessi finanziari fu a suo tempo denunciato da una delle mitiche
inchieste della Mi-Jena Gabanelli. Indovinate chi sono fra i principali
percettori di contributi "assimilati"? I Moratti. Ma ovviamente non sono
i soli.
Mucchetti non pare
raccattare il velenoso accenno. Lo raccoglierà? Magari con una bella
inchiesta e articolessa domenicale sui fruitori di soldi pubblici
"assimilati"?
2 - LETTERA DI VALERIO NATALIZIA, PRESIDENTE GIFI (GRUPPO
IMPRESE FOTOVOLTAICHE ITALIANE), A MASSIMO MUCCHETTI...
Dal "Corriere
della Sera"
Ho letto
l'articolo di Massimo Mucchetti sulle bollette e i sussidi per le
rinnovabili ( Corriere, 31 marzo). È la seconda volta in pochissimi
giorni che Mucchetti sviluppa i suoi ragionamenti per bocciare i fondi
all'energia rinnovabile e per mettere in discussione l'intero settore
fotovoltaico. Legittima posizione.
Io che rappresento
le principali aziende del settore fotovoltaico che vanta circa 150 mila
lavoratori, ritengo, però, che sia fuorviante sostenere che le bollette
elettriche aumentino solo per colpa dei sussidi dati dal governo alle
imprese produttrici di energia rinnovabile.
Un'accusa diretta
eccessiva. La bolletta aumenta anche per la dipendenza dell'Italia dal
petrolio e per altre voci che andrebbero analizzate meglio per far
diminuire la spesa dei cittadini. Mi riferisco ad esempio al costo per
il Cip 6 delle famigerate fonti "assimilate" piuttosto che alle tariffe
speciali per le ferrovie o ancora alla quota per la dismissione delle
centrali nucleari ed altro ancora.
In quanto lettori
del Corriere, vorremmo che anche la nostra voce venisse ascoltata.
Specialmente in questa fase in cui il nucleare è momentaneamente «
sospeso » , dove il prezzo del petrolio aumenta per le tensioni in Libia
e in Medio Oriente, bisogna con forza sviluppare alternative valide.
L'Italia dipende
per più dell' 80% da fonti convenzionali ( importando dall'estero le
materie prime e l'energia) e pertanto crediamo che il ricorso alle fonti
rinnovabili sia doveroso. Inoltre, non viene mai sottolineato l'aspetto
industriale del settore che ha permesso a tante aziende italiane di
crescere e svilupparsi creando benefici diffusi sul territorio italiano.
Parliamo di
migliaia di giovani molti dei quali laureati a cui è offerta la
possibilità di esprimere le proprie competenze nel proprio Paese. Ci
piacerebbe che l'argomento venisse affrontato anche considerando le
opportunità che il Paese potrebbe cogliere attraverso lo sviluppo di
questo settore e non solo dal punto di vista dei costi che genera.
3 - RISPOSTA DI MASSIMO MUCCHETTI...
Non sono contro i sussidi alle rinnovabili, ma contro il loro eccesso,
che risulta sia dal paragone con i sussidi europei che dai ritorni
anormali sul capitale di rischio che i sussidi italiani rendono
possibili. L'Autorità per l'Energia, non il sottoscritto, spiega che lo
0,9% dell'aumento tariffario dipende dai combustibili e il 3% dalle
rinnovabili. Quanto al Cip 6, l'abbiamo denunciato fin dagli anni 90,
nel silenzio ufficiale di Confindustria. In ogni caso, un errore- o
meglio, uno scandalo - non ne giustifica un altro.
Le Fs hanno lo
sconto? Senza lo sconto dovrebbero aumentare il biglietto o lo Stato
dovrebbe aumentare i trasferimenti, visto che l'Italia non può stare
senza treni. Il nucleare l'ha fatto chiudere la maggioranza degli
italiani, ed è normale che si sopporti l'onere di quella decisione. Ma
dare 6 miliardi di sussidi l'anno per 20 anni al fotovoltaico di oggi, a
tecnologia ancora in evoluzione, non le pare un'enormità?
Un'impresa fa il
business plan con costi e benefici quando investe un milione. Le pare
giusto che il governo impegni 120 miliardi a valuta corrente trattando
in silenzio con le imprese del settore senza illustrare in pubblico le
ricadute ambientali, sociali ed economiche dell'investimento con i
numeri e senza retorica?04-04-2011]
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SILVIO E MARONI
EMIGRANO A TUNISI MENTRE LAMPEDUSA SI SVUOTA - IL GOVERNO TUNISINO batte
cassa: “CE LI RIPRENDIAMO MA AIUTATECI” - DELL’UTRI: VERDINI E’ GIA’
COORDINATORE UNICO. LA RUSSA E BONDI? FANNO ALTRO - bondi si vendica di
TREMONTI - BELEN: MAI STATA AD ARCORE MA ANDRO’ A TESTIMONIARE -
PROCESSO MEDIATRADE: ANCHE DA PREMIER, BERLUSCONI SOCIO OCCULTO -
GASPARRI: D’ALEMA CI SPIEGHI IL FONDO OAK - PELUFFO col cappuccio: DAlla
MASSONERIA CONTRIBUTO FONDAMENTALE ALL’UNITà D’ITALIA
1. ALTRIMENTI...
Jena per "la
Stampa" - Gli immigrati vanno rimpatriati altrimenti ci
uccidono le contesse.
2. BERLUSCONI E
MARONI ARRIVATI A TUNISI...
(ANSA) - Il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, ed il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, sono arrivati a
Tunisi. In programma prima l'incontro con il Presidente tunisino Foued
Miebazaa e poi con il premier del governo transitorio, Beji Caid
Essebsi.
3.
BERLUSCONI,AMICI DI TUNISI,CERCHEREMO SOLUZIONE...
(ANSA) - "Siamo in una paese amico e cercheremo di
risolvere i nostri problemi con uno spirito di collaborazione e di
amicizia". Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi è entrato nel palazzo del governo provvisorio tunisino per
incontrare il premier Beji Kaidessebsi. Si tratta del primo vertice
ufficiale dopo la rivoluzione dei gelsomini e la deposizione di Ben Ali
4. LAMPEDUSA SI
SVUOTA, VIA ALTRI 700 SU NAVE...
(ANSA) - A Lampedusa altri 700 migranti stanno per
essere imbarcati sulla nave 'Catania'. Si aggiungono agli oltre 3.600
portati via ieri. L'esodo è quasi completato: stamane, infatti, gli
extracomunitari presenti a Lampedusa erano circa 1.400, cifra che
comprende i 921 arrivati da ieri in 11 sbarchi e i circa 250 minori
ospitati nella base Loran e che oggi saranno tutti identificati. I
migranti partiti ieri con tre navi hanno come destinazione Trapani,
Catania, Napoli e Taranto. Oltre alla nave 'Catania' nell'isola è ferma
in rada anche la 'Flaminia', pronta a portare via il resto degli
stranieri. Stamane per le strade di Lampedusa non c'era un solo
migrante, mentre al porto commerciale sono in corso lavori di pulizia.
L'aereo della
Guardia costiera, il Piaggio T 166, che sta compiendo una ricognizione
nel Canale di Sicilia, per il momento non ha avvistato altri barconi. Le
condizioni meteo sono buone e nel Canale di Sicilia il mare è Forza 3.
Intanto è stato rettificato il dato sugli immigrati arrivati da ieri
nell'isola: non sono 921, come detto in precedenza, ma 705.
5. CONSIGLIERE
PREMIER TUNISI,INTESA OK MA AIUTI...
(ANSA) - La Tunisia è pronta "a riprendersi i suoi
figli" ma non "con operazioni spettacolari con navi cariche come se
trasportassero bestiame". Lo dice, in una intervista al Corriere della
Sera, Moez Sinaoui, tra i più stretti consiglieri del premier tunisino
Beji Caidi Essebsi, che farà parte della delegazione che incontrerà oggi
quella italiana guidata da Silvio Berlusconi.
"Siamo pronti a
trovare una soluzione responsabile", dice, accettando anche i rimpatri,
che si possono però prevedere "in piccoli gruppi, con rientri
settimanali". Bisogna, aggiunge, "trovare un compromesso: l'Italia ci
mandi gli aiuti per vigilare le coste e ci dia una mano per rilanciare
l'economia in modo da trattenere i nostri giovani in Tunisia".
6. TREMONTI:
USIAMO UNA PARTE DELL´IVA PER AIUTARE I PAESI DEL NORD AFRICA...
Da "la
Repubblica" - Il ministro Tremonti rispolvera la Detax per
risolvere il problema dell´immigrazione dai paesi Nordafricani.
Rispondendo a una domanda dalla platea del Workshop Ambrosetti ha detto
che i governi europei dovrebbero rinunciare a un pezzettino di Iva, o
imposta sulle accise o sugli scambi, da destinare a organizzazioni di
volontariato in grado di convogliare le risorse verso i paesi poveri.
L´idea era già stata illustrata dal ministro nel 2009 durante la
presidenza italiana del G8 e il primo studio in questo senso del governo
Berlusconi risale al 2001-2002.
7. PM PROCESSO MEDIATRADE: BERLUSCONI SOCIO OCCULTO ANCHE DA
PREMIER...
(ANSA) - Silvio Berlusconi sarebbe stato socio occulto
del produttore americano di origine egiziana, Frank Farouk Agrama, anche
quando svolgeva le funzioni di presidente del Consiglio. E' quanto
avrebbe detto il pm di Milano, Fabio De Pasquale, nel corso della
discussione nell'udienza preliminare Mediatrade in corso al settimo
piano del palazzo di giustizia milanese.
Nell'udienza, che
si svolge a porte chiuse, il pm De Pasquale avrebbe spiegato, da quanto
si è saputo, che Berlusconi era socio occulto di Agrama anche nel
periodo in cui era presidente del Consiglio. Berlusconi infatti è
accusato di appropriazione indebita fino al 2006 e di frode fiscale fino
al 2008. Secondo la ricostruzione dell'accusa, dalla fine degli anni '80
sarebbe stato utilizzato un sistema di frode per gonfiare i prezzi dei
diritti televisivi e il denaro transitava poi su societa' di comodo
riconducibili ad Agrama, considerato dalla procura socio occulto di
Berlusconi.
8. BELEN, MAI
STATA AD ARCORE MA ANDRO' A TESTIMONIARE...
(ANSA) - "Se mi chiameranno dovrò andare, ma non sono
mai stata ad Arcore": così Belen Rodriguez ha risposto a chi le ha
chiesto se andrà a testimoniare al processo Ruby che si apre il 6 aprile
a Milano. Belen ha risposto a margine di una conferenza stampa di
presentazione di un programma tv. La showgirl argentina è stata
convocata come teste dalla difesa.
9. DELL'UTRI,
VERDINI E' GIA' COORDINATORE UNICO. LA RUSSA E BONDI? FANNO ALTRO...
(Adnkronos) - Gli screzi nel partito sono
"fisiologici", ma il Pdl e' coeso sotto la guida di Denis Verdini che si
puo' ritenere il coordinatore unico a tutti gli effetti. E' il giudizio
espresso dal senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista al
"Messaggero" nella quale sostiene che nel Pdl "non esistono due anime ma
una sola ed e' quella di Berlusconi. Il resto sono chiacchiere, Verdini
fa ottimamente il coordinatore del partito".
Sandro Bondi e
Ignazio La Russa hanno lo stesso incarico ma "sulla carta", puntualizza
il senatore del Pdl. "Quei due fanno altro, il coordinatore e' Verdini.
Mi sembra evidente e non c'erano alternative. E poi Verdini e' l'unico a
non essere ministro".
Nemmeno Bondi,
pero', e' piu' ministro. "Bene -osserva Dell'Utri- cosi' potra'
dedicarsi ad altro", come La Russa che gia' lo fa perche', sottolinea il
senatore del Pdl, "appunto fa il ministro". Il ricambio della classe
dirigente del Pdl ci sara'. "Anche nelle aziende e' cosi', dopo qualche
anno occorre mutare il management. Berlusconi lo fara', ma non ora".
10. UN «TECNICO»
NON IRONICO...
Da "il
Giornale" - Giulio Tremonti scherzava. «Nel mio intervento
parlerò di G20, Europa e Italia ». E quando è arrivato al terzo punto,
con una battuta ha detto «che ora i giornalisti non dovrebbero
ascoltare».
Detto fatto:
l'audio è sparito dalla sala stampa dove l'interventoche era a porte
chiuse e in via eccezionale era stato diffuso proprio su richiesta dello
stesso Tremonti - era trasmesso in diretta a circuito chiuso. La battuta
del ministro, che era evidentemente tale, è stata interpretata invece
alla lettera da qualche zelante operatore del Workshop Ambrosetti. Pare
un «tecnico». Sicuramente qualcuno dotato di scarso senso dell'umorismo.
Infatti dopo qualche minuto la voce è tornata. E per evitare
speculazioni sul curioso blackout, alla fine dell'intervento è stata
trasmessa la registrazione integrale.
Incidente chiuso.
11. 'YEDIOT
AHARONOT', PER BERLUSCONI CONSENSO RESTA MOLTO ALTO...
(Adnkronos) - "Molti in Israele e nel mondo si
chiedono: come fa quest'uomo a fare tutto quello che fa ed uscirne
regolarmente incolume"? E' la domanda con cui inizia un commento
dell'inserto settimanale dell'israeliano Yediot Aharonot, dedicato al
premier Silvio Berlusconi. La risposta che viene data dall'autore Daniel
Bettini, e' che "bisogna essere italiani per capire l'appoggio popolare
di cui gode Berlusconi, che continua ad essere molto ampio" visto che
"gli italiani solidarizzano con il loro presidente de Consiglio proprio
per via del suo stile di vita"
Nell'articolo si
ricorda che "prima dell'ingresso di Berlusconi in politica, ed anche nei
pochi anni della sinistra al governo, governi italiani cadevano con un
ritmo da capogiro e l'instabilità politica era abituale. Berlusconi ha
introdotto la stabilità al potere; e' stato il primo a riuscire a
portare a termine un intero mandato come presidente del Consiglio, il
che non era mai avvenuto prima".
"La sinistra in
Italia, come negli altri Paesi europei, ama attaccare la politica dei
governi di centrodestra, ma in Italia e difficile vedere, persino oggi,
una vera alternativa. La sinistra si e' impegnata negli ultimi anni
-prosegue l'autore, che non nasconde le sue simpatie politiche per il
centrodestra- ad attaccare Berlusconi in maniera pesante, ma le
soluzioni politiche ed economiche dell'opposizione non hanno ottenuto
molto successo, e la mancanza d alternative permette a Berlusconi di
continuare a detenere il potere".
12. «TREMONTI SI
DIMOSTRI FUNZIONALE AL PARTITO»...
Dal "Corriere
della Sera" - Chissà se è perché non ha ancora digerito i
tagli che ha dovuto subire quando era ministro o per altri motivi, ma
ieri Sandro Bondi, con un articolo sul Giornale è intervenuto a gamba
tesa contro Giulio Tremonti. Secondo il coordinatore nazionale del Pdl,
è ora che il ministro dell'Economia «scopra le carte»: «La questione è
di sapere se la personalità, l'esperienza e il ruolo del ministro siano
funzionali al rafforzamento di un partito nazionale», il Pdl, «oppure se
la sua figura è destinata, per propria scelta o per altre ragioni, a
risplendere maggiormente in una rispettabile solitudine partitica».
Non è un mistero
che molti nel Popolo della Libertà si chiedono, al riparo dai microfoni
ma senza giri di parole, quali siano le reali intenzioni di Tremonti,
che partita politica stia giocando, anche in rapporto al - Dopo
Berlusconi. Se cioè lavori per il Pdl o per se stesso, aiutato dalla
Lega. Voci e malignità che circolano da tempo, sempre smentite dai
diretti interessati. Del resto la versione ufficiale del Pdl è che nel
partito non ci sono divisioni.
13. GASPARRI,
D'ALEMA PARLI E FACCIA CHIAREZZA SU 'FONDO OAK'...
(AGI) - Il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio
Gasparri ha dichiarato: "A sorpresa nel processo in corso a Milano su
vecchie vicende della Telecom hanno fatto irruzione delle carte che
riguardano la ben nota vicenda del 'Fondo Oak'. 'Oak' vuol dire
'quercia' e da sempre si e' ipotizzato un collegamento di queste vicende
con alcuni ambienti, partiti ed esponenti della sinistra. Nelle carte
emerse nel processo milanese si fa riferimento a Massimo D'Alema. Non
sono una novita' fatti di questa natura. Ovviamente va tutto verificato.
Un'impostazione seriamente garantista non puo' portare a nessuna
affrettata o impropria conclusione".
"Tuttavia -
prosegue Gasparri - e' bene chiarire la portata di questa vicenda che da
anni ed anni circola. D'Alema ha sempre mostrato fastidio quando se ne
e' parlato. Bisogna esaminare le carte, capirne il contenuto e se i
riferimenti sono impropri o hanno un fondamento. Si tratta di ambienti
complessi ed a tratti torbidi e quindi possono anche portare ad
affermazioni prive di fondamento. Ma riteniamo che la questione non
possa e non debba essere elusa. D'Alema parli. Dica quello che sa. E una
sinistra sempre pronta a bacchettare e ad accusare questo o quello
faccia i conti con il suo recente passato. Sulla vicenda di questo fondo
ci interroghiamo da anni e sarebbe bene prima o poi conoscere la
verita'".
14. STORACE, FINI
VUOLE LISTA ROSSONERA MA MAGLIA CITTA' E' NEROAZZURRA...
(Adnkronos) - 'Fini e soci non ci azzeccano neppure a
Latina. Vogliono fare una lista rossonera e non sanno che la maglia del
Latina e' neroazzurra...'. Lo dichiara con una nota Francesco Storace
segretario nazionale de La Destra.
15. PELUFFO, DA
MASSONERIA CONTRIBUTO FONDAMENTALE ALL'UNITà D'ITALIA...
(Adnkronos) - 'C'e' una grande voglia di celebrare e
festeggiare i 150 anni dell'Unita' d'Italia: senza fasti, ma con il
senso di ritrovarsi come comunita'. La Massoneria, che ha dato un
contributo fondamentale all'Unita' d'Italia, sta facendo un lavoro
scientifico e prezioso, che ha il patronato del Comitato, e ci sta
seguendo in alcuni dei luoghi della memoria, aiutando a riscoprire tanti
patrioti che sono stati massoni.
I monumenti
vengono restaurati e cerchiamo di raccontarli ai giovani, insieme al
Grande Oriente d'Italia'. Cosi' Paolo Peluffo, consigliere della
Presidenza del Consiglio dei ministri per i 150 anni dell'Unita'
d'Italia, intervenendo al talk show 'L'Italia che non c'e', tra silenzi
e ombre', che ha aperto stamane la Gran Loggia del Grande Oriente
d'Italia, a Rimini.
'Le celebrazioni
per i 150 anni dell'Unita' d'Italia - sottolinea Peluffo - sono
un'occasione per dare una testimonianza e aumentare la coesione
nazionale, allontanando i rischi di divisione. Non solo e' possibile
questo dialogo tra la cultura e la nostra gente - conclude - ma sarebbe
colpevole non promuoverlo'.04-04-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - INTIFADA “SU FACEBOOK”, ZUCKERBERG CITATO A GIUDIZIO
PER UN MILIARDO DI DOLLARI - COME L’AMERICA AIUTA I GOVERNI
MEDIORIENTALI A CENSURARE INTERNET - FILLON SI SMARCA DAL NANO
DELL’ELISEO, ma per il partito “IL MIGLIOR CANDIDATO È SARKOZY” - COME
FALSIFICARE I MESSAGGI DI TWITTER E SPACCIARCI PER MR OBAMA - IL CEO DI
GOOGLE CERCÒ DI TRUCCARE I SUOI RISULTATI - L’UE ALLA F1: “SERVE UN GRAN
PREMIO DI AUTO ELETTRICHE”IL PC PORTATILE COMPIE 30 ANNI
1 - THE WASHINGTON
POST
"MARTIN LUTHER
KING ERA UN UOMO, NON UN SANTO"
http://wapo.st/ew2OnU
- L'editoriale: "Martin Luther King era una persona diversa da quella
che siamo abituati a venerare. Ricordiamo sempre il suo celebre
discorso, "I have a dream". Ma Il Martin Luther King che arrivò a
Memphis cinque anni dopo quel discorso, nell'aprile del 1968, è
differente e porta con sé anche l'idea di una radicale redistribuzione
del benessere..."
2 - GAWKER
FACEBOOK CITATO PER UN MILARDO DI DOLLARI
http://gaw.kr/gbDC6Z
- Larry Klayman,
fondatore del Judicial and Freedom Watch, ha citato a giudizio il
fondatore di Facebook Mark Zuckerberg per un miliardo di dollari. La
motivazione? Si è sentito minacciato dalla pagina web palestinese che
invitava a una nuova Intifada e che nei giorni scorsi ha gettato il
social network più famoso al mondo in un mare di polemiche. Facebook,
contro il quale si era mosso anche il governo israeliano, aveva subito
provveduto a eliminare la pagina.
COME GLI
SVILUPPATORI AMERICANI AIUTANO I GOVERNI MEDIORIENTALI A CENSURARE
INTERNET
http://gaw.kr/eF2jAb
- Gli utenti di
internet egiziani o libici si ritrovano disconnessi dal resto del mondo
a causa di sistemi informatici in grado di interrompere le connessioni
in caso di disordini o guerre civili. Ebbene, la tecnologia che sta
dietro a questi sistemi, stando a un report dell'Harvard University's
Berkman Center for Internet & Society, arriva soprattutto da Usa e
Canada.
IL CEO DI GOOGLE
CHE CERCÒ DI TRUCCARE I PROPRI RISULTATI
http://gaw.kr/id2PXP
- Molti ricordano
quando il Ceo di Google, Eric Schmidt, suggerì ai giovani utenti di
internet di camuffare il proprio nome cambiandolo con uno fittizio se
volevano evitare di lasciare le proprie impronte "digitali" in tutti i
siti visitati (compresi quelli più imbarazzanti)". Adesso viene fuori
che Schmidt ha a sua volta cercato, senza riuscirci, di dare una bella
ripulita ai propri risultati all'interno di Google. Lo racconta Steven
Levy nel libro "In the Plex".
3 - FINANCIAL TIMES
L'UNIONE EUROPEA SPINGE SULLA F1: "SERVE UN GRAN PREMIO CON AUTO
ELETTRICHE"
http://on.ft.com/fqAyZD
- La commissione
Europea ha chiesto alla Formula 1 di creare un campionato per auto
elettriche. Un modo per sensibilizzare e coinvolgere il pubblico a
proposito di ambiente e veicoli a impatto zero. Il presidente della
Federazione internazionale dell'automobile ha detto al Financial Times
che i lavori sono già iniziati. Tra i progetti, nuove macchine
elettriche, go-kart e monoposto.
"PERCHÉ POSSEDERE
AZIONI ENEL? LA SOCIETÀ ITALIANA È BEN DIVERSIFICATA GEOGRAFICAMENTE"
http://on.ft.com/gUpjrI
- "La compagnia è
carica di debiti e i suoi mercati di riferimento, Spagna e Italia, non
stanno esattamente crescendo. Ma in un mondo dove i rischi, e in
particolare i rischi energetici, aumentano, la società italiana potrebbe
avere le qualità perfette per difendersi al meglio".
4 - LE FIGARO
FILLON SI SMARCA DA SARKOZY, MA IL SEGRETARIO GENERALE DELL'UMP
COPÉ RICHIAMA TUTTI ALL'UNITÀ
http://bit.ly/gBpMDg
- Secondo un
sondaggio effettuato da "Libération" la maggioranza dei francesi
preferirebbe François Fillon per la corsa alle presidenziali del 2012.
L'attuale Primo ministro ha dato segnali che lasciano intendere una sua
possibile disponibilità a candidarsi, ma il segretario generale
dell'Ump, Jean-François Copé, ha richiamato tutti all'unità, invitando
ad evitare candidature multiple e affermando che "Sarkozy rimane il
miglior candidato".
AUBRY, HOLLANDE E ROYAL SI CONTENDONO LA GIOVENTÙ FRANCESE
http://bit.ly/h8mdvD
- Chi saprà
intercettare i giovani? Dentro al partito socialista, sono in tre a
cercare di appropriarsi di un tema, quello della gioventù, che ciascuno
crede sarà il cuore della campagna presidenziale del 2012. François
Hollande ne ha fatto il perno dei suoi dirscorsi. Martine Aubry l'ha
elevato a priorità per il partito. Ségolène Royal l'ha difeso anche
nella campagna del 2007. Ma per ora nessuno dei tre è riuscito a imporsi
sugli altri.
5 - TIME
SPACCIARSI PER BARACK OBAMA? CON TWITTER SI PUÒ
http://ti.me/fCsS0B
- Si chiama Tweet Forger (falsificatore di tweet) ed è un programma che
consente di lanciare in rete i celebri micro messaggi di 140 caratteri,
spacciandosi per chiunque ci passi per la testa, anche il presidente
Obama.
BUON
COMPLEANNO PC!
IL COMPUTER
PORTATILE COMPIE 30 ANNI
http://ti.me/gVk5lX
- Il pc compie 30 anni. Nel 1981 nasceva il primo modello commerciale di
portatile, l'Osborne 1, . Pesava 11 chili e aveva una memoria Ram di 64
Gbyte. Tre mesi più tardi uscì il primo pc da tavolo Ibm. [04-04-2011]
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1- QUEL FATTACCIO
BRUTTO DEI PARIOLI HA UN SEPOLCRO IMBIANCATO CHIAMATO CONSOB - 2- DAI
DOCUMENTI CHE ABBIAMO RACCOLTO SALTA EVIDENTE COME LA FAMIGERATA SOCIETÀ
EGP DI GIANFRANCO LANDE CHE È RIUSCITA A INFINOCCHIARE LA ROMA PARIOLA
(E DINTORNI) PER LA SOMMETTA DI 170 MILIONI DI EURO ERA ISCRITTA
ALL’ALBO DEGLI INTERMEDIARI AUTORIZZATI DALLA CONSOB. COME MAI L’EGP È
RISULTATA IMMUNE DA OGNI CONTROLLO E VIGILANZA DELL’ENTE ALL’EPOCA
PRESIEDUTO DA LAMBERTO CARDIA? - 3- PUBBLICHIAMO LA SENTENZA NUMERO 6681
DELLA CASSAZIONE DEL 9 GENNAIO 2011, RESA PUBBLICA IL 23 MARZO, CHE
CONDANNA LA CONSOB, PER OMESSO CONTROLLO E VIGILANZA AI SENSI DELL’ART.
2043 DEL CODICE CIVILE. (RISARCIMENTO PER FATTO ILLECITO) -
DAGOREPORT
IL PDF DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
1- DOV'ERA LA
CONSOB?
Quel fattaccio brutto del Madoff dei Parioli ha un sepolcro imbiancato
chiamato Consob. Dai documenti che abbiamo raccolto salta evidente come
la famigerata società EGP di Gianfranco Lande che è riuscita a
infinocchiare la Roma pariola (e dintorni) per la sommetta di 170
milioni di euro era iscritta all'albo degli intermediari autorizzati da
Consob.
Come mai l'EGP è
risultata immune da ogni controllo e vigilanza dell'ente all'epoca
presieduto da Lamberto Cardia (contrallare i bilanci, investimenti,
flussi finanziare, indagare sul rispetto delle norme di legge)?
Essì: ecco i
documenti che provano l'iscrizione di EGP
La Consob
<http://www.consob.it/main/consob/index.html>
- Comunicati, interventi e convegni <http://www.consob.it/main/consob/comunicati_interventi/index.html>
- Comunicati Stampa <http://www.consob.it/main/consob/comunicati_interventi/comunicati/index.html>
2- CRONOLOGIA DELLA TRUFFA
Ma procediamo con ordine, anche cronologico, per sbrogliare la matassa:
1- Almeno da
settembre-ottobre 2010 si sapeva del crac di EGP. La finanziaria prima
zompa in Francia e poi si chiude la stalla in Italia.
2- Il 13 dicembre
2010 l'EGP viene cassata dall'elenco delle imprese francesi di
investimento.
3- Il 10 gennaio
2011, su proposta della Consob e su parere di Bankitalia, il Ministero
Economia e Finanze emette un provvedimento per la messa in liquidazione
coatta amministrativa della succursale italiana dell'EGP.
(Intanto. Una
società "qualunque" va in liquidazione normale oppure fallisce. Per
entrare in liquidazione coatta significa essere un soggetto di rilevanza
pubblica assoggettato a controllo pubblico, e in questo caso da parte
della Consob. E l'EGP brillava come iscritta all'albo degli intermediari
autorizzati da Consob.)
4- L'11 gennaio,
Consob e Bankitalia, emettono un comunicato stampa congiunto con il
quale informano di questo decreto del Ministero dell'Economia. - La
Consob - Comunicati, interventi e convegni - Comunicati Stampa
5- Sempre l'11
gennaio del 2011 sono stati nominati i commissari della liquidazione
coatta - (pubblicati su Gazzetta Ufficiale del 11 febbraio 2011 con la
nomina del Commissario liquidatore avv. Gianluca Brancadoro )
6- Infine,
pubblichiamo la sentenza numero 6681 della Cassazione del 9 gennaio
2011, resa pubblica il 23 marzo, che condanna la Consob, sulle basi
delle sue responsabilità di ente di controllo e di vigilanza, per omesso
controllo e vigilanza ai sensi dell'art. 2043 del codice civile.
(risarcimento per fatto illecito)
7- EUROPÉENNE DE GESTION PRIVÉE (EGP): LIQUIDAZIONE COATTA
AMMINISTRATIVA DELLA SUCCURSALE ITALIANA DELL'IMPRESA DI INVESTIMENTO DI
DIRITTO FRANCESE (COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CONSOB-BANCA D'ITALIA
DELL'11 GENNAIO 2011)
Il Ministero
dell'Economia e delle Finanze, su proposta della Consob e con il parere
della Banca d'Italia, ha disposto con decreto del 10 gennaio 2011, ai
sensi dell'art. 58, comma 1, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF),
la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana
dell'impresa di investimento di diritto francese Européenne de Gestion
Privée S.A. (EGP, con sede in Roma, Viale di Villa Grazioli, n. 15).
Il decreto si è
reso necessario in relazione a irregolarità e violazioni normative di
eccezionale gravità poste in essere nell'amministrazione della
succursale dell'impresa e accertate dalla Consob, nell'esercizio della
propria attività di vigilanza, anche ispettiva, in raccordo con la Banca
d'Italia e le competenti Autorità di vigilanza del Paese d'origine.
L'avvio della
liquidazione coatta amministrativa si è reso possibile, conformemente
alle vigenti disposizioni, a seguito del provvedimento adottato in data
13 dicembre 2010 dall'Autorité de Contrôle Prudentiel, che, sentita
l'Autorité des Marchés Financiers e anche sulla base della
collaborazione fornita dalla Consob e dalla Banca d'Italia, ha disposto
l'intervento del Fondo di garanzia francese (Fonds de Garantie des
Dépôts), con la conseguente cancellazione della EGP dall'elenco delle
imprese di investimento autorizzate ("radiation").
La Banca d'Italia,
cui spetta la direzione della procedura ai sensi delle disposizioni in
materia, ha nominato, con provvedimento dell'11 gennaio 2011, gli organi
liquidatori nelle persone dei sigg.: prof. avv. Gianluca Brancadoro,
quale Commissario Liquidatore, e prof.ssa Simona Arduini, dott.
Francesco Costantino e prof. avv. Luigi Salamone, quali componenti del
Comitato di sorveglianza. La procedura ha avuto inizio in data odierna
con l'insediamento dei predetti organi liquidatori. 04-04-2011]
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ADIOS ZAPATERO -
IL MIRACOLO ECONOMICO SPAGNOLO È DIVENTATO UN INCUBO: EDILIZIA E BANCHE
NON TIRANO PIÙ E ZAP ANNUNCIA IL RITIRO (A 51 ANNI!) - ADORATO DALLA
SINISTRA ITALIANA SEMPRE A CORTO DI LEADER, LAICISTA, PRO-GAY, CONTRARIO
ALLA GUERRA IN IRAQ (PARTECIPA INVECE A QUELLA CONTRO GHEDDAFI) JOSE’ È
STATO TUTT’ALTRO CHE SOCIALISTA: IL LAVORO PRECARIO IN SPAGNA NON HA
PARAGONI IN EUROPA E VERSO I BARCONI DEGLI IMMIGRATI CLANDESTINI NON HA
RISPARMIATO PALLOTTOLE… Antonio Polito per il "Corriere
della Sera"
Viva Zapatero.
Verrebbe da dirlo adesso che lascia, quello che la Guzzanti diceva
quando cominciò. Sapete perché? Perché il premier spagnolo ha annunciato
il ritiro all'età di 51 anni, cioè 4 in meno delle giovani promesse
Veltroni e Casini, 9 in meno del leader della sinistra nostrana Bersani,
e - neanche a dirlo - 24 in meno del premier italiano, che a lasciare
non ci pensa nemmeno. Tanto di cappello: ecco un uomo che sa quando
togliere il disturbo.
Bambi- come lo
soprannominò un avversario per denigrare quella sua faccia da cerbiatto,
senza sapere che sarebbe diventato un marchio di successo - ha lasciato
una traccia duratura ma delebile nella storia della Spagna, è volato
come una meteora nel cielo della politica europea, prima sull'altare e
poi nella polvere nel breve volgere di pochi anni. Ma se ne va come
arrivò: con un certo stile. In Italia è stato oggetto di servo encomio
da parte di quella sinistra al caviale che si innamora sempre di un
leader straniero pur di parlar male del leader che ha (arrivò ad
entusiasmarsi perfino per Jospin).
Finì immortalato
nel titolo del film di Sabina Guzzanti perché autore di una riforma
televisiva che la compagnia dei comici anti-berlusconiani avrebbe voluto
replicare da noi. Ma il suo nome venne invocato in tutte le piazze
d'Italia per un'altra ragione: appena eletto, ritirò le truppe spagnole
dall'Iraq, dove ce le aveva portate il predecessore Aznar, bushiano
della prima ora.
La cosa mandò in
visibilio il mondo di Gino Strada (che proprio ieri si è ritrovato in
piazza per manifestare contro un'altra guerra, quella a Gheddafi, cui
invece Zapatero partecipa). E, naturalmente, esaltò i duri e puri del
laicismo nostrano con le sue leggi per il matrimonio dei gay,
l'estensione dell'aborto e l'accorciamento del divorzio, le stesse che
gli sono valse in patria massicce manifestazioni di protesta promosse
dai vescovi spagnoli e in Italia l'odio imperituro di Giuliano Ferrara,
che lo considerava un blasfemo frutto dell'era trans e trash di
Almodovar.
L'entusiasmo
progressista era basato su un equivoco: e cioè che alla sinistra
blairiana, di successo perché liberal, se ne potesse opporre un'altra
più socialista ma ugualmente di successo. In realtà, pochi sanno che
Zapatero salì al vertice del Psoe come un discendente diretto della
rivoluzione blairiana che cinque anni prima aveva conquistato il Labour.
Fondò anzi una corrente nel suo partito che chiamò «Nueva Via» , con
riferimento esplicito alla «Terza Via» del modello inglese.
E infatti in
economia Zapatero è stato tutt'altro che socialista, cambiando poco o
nulla della politica di «laissez faire» con cui Aznar aveva avviato il
miracolo spagnolo: la percentuale di contratti di lavoro atipici (noi
diremmo precari) nella Spagna socialista è senza paragoni in Europa,
altro che legge Biagi. E la durezza della sua politica contro
l'immigrazione clandestina, attuata attraverso un patto con il Marocco
solo un po' meno leonino di quello che Berlusconi ha stretto con la
Libia, è stata paragonata alla Bossi-Fini.
Anche grazie a
queste politiche, Zapatero si è goduto la più rapida crescita economica
della Spagna dal dopoguerra, conquistandosi così il diritto di far
digerire ai suoi concittadini, ormai a pancia piena e vestiti
all'italiana, una specie di socialismo a costo zero da lui chiamato
«ciudadano» , cioè dei diritti (durante il suo governo è stata perfino
votata una legge per i «diritti civili delle scimmie antropomorfe» ).
Gli spagnoli hanno
gradito anche perché, dopo tutto il tempo perso nella lunga notte del
franchismo, un po' di libertà e di movida ha dato loro l'idea di essere
finalmente entrati nella modernità. Però, da popolo saggio e pragmatico,
così come si sono tenuti Bambi quando l'economia volava, erano pronti a
scaricarlo adesso che è collassata sotto il crollo dell'edilizia e delle
banche, veri e propri motori del miracolo zapateriano.
Questo di solito
avviene nei regimi democratici: non considerando la politica come una
guerra civile, il popolo usa un leader finché gli serve e poi lo butta
(il che spiega anche la giovane età di entrata e di uscita). Festeggerà
ora la destra italiana, che non aveva gradito gli annunci di sorpasso
del Pil in cui Zapatero si era avventurato. Ma per noi il suo vero
lascito è quello sguardo tra l'allibito e l'attonito con cui assisté,
durante una conferenza stampa congiunta, all'arringa di Silvio
Berlusconi contro un giornalista di El Pais.
Il nostro premier,
parlando di escort, si faceva vanto di non aver mai dovuto pagare una
donna in vita sua perché il bello della caccia è la conquista. E il
giovane premier spagnolo che guidava il governo più rosa d'Europa non
sapeva più che fare. Tacque, lo sventurato. Ma con quel suo silenzio -
che si può rivedere al cinema in uno spezzone di «Silvio forever» - ci
mostrò che almeno in un campo, il rispetto delle donne, il sorpasso
spagnolo c'era effettivamente stato. 04-04-2011]
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UNIVERSITA’ DEL
PIFFERO - COS’HANNO IN COMUNE BILL GATES, STEVE JOBS E MARK ZUCKERBERG?
NON SONO LAUREATI! - IL PROGRESSO TECNOLOGICO SE NE SBATTE DEI 110 E
LODE - I COMPUTER SOSTITUIRANNO PRESTO COLLETTI BIANCHI, TECNICI E
STATISTICI - SOPRAVVIVERANNO CAMIONISTI E SARTI - SU TRENTA LAVORI, DI
CUI SI PREVEDE UNA RAPIDA CRESCITA NEL PROSSIMO DECENNIO, SOLO SETTE
RICHIEDONO UNA LAUREA - LA SOVRAQUALIFICAZIONE PONE UN INTERROGATIVO: LA
NOSTRA SOCIETÀ HA PIÙ CONOSCENZE DI QUELLE CHE SERVONO?...
Marina Valensise
per "il
Foglio"
Strano, ma in
fondo mica tanto. Molti dei grandi geni d'oggi, gli inventori
d'eccezione che con le loro diavolerie hanno cambiato i nostri costumi,
abitudini e i nostri modi di pensare non sono laureati. Non hanno
frequentato le aule universitarie. Il che è certamente un elemento di
preoccupazione per quanti riflettono su istruzione e innovazione,
cercando di associarle in un binomio indissolubile.
Per esempio il
fondatore di Microsoft, Bill Gates, figlio di un famoso avvocato di
Seattle e di una direttrice di banca, a 13 anni era stato iscritto
all'esclusiva Lakeside School di Haller Lake, prestigiosa scuola
privata, ma appena scoprì la bellezza di un computer, cominciò ad
arrivare tardi in classe, a marinare le lezioni, e smise di fare i
compiti a casa.
Di scuola e di
programmi scolastici non ne voleva proprio sapere, tutto preso com'era
dalla sua passione di hacker e di programmatore. A 18 anni si iscrisse a
Harvard, prima a Legge, per far piacere al padre, poi a Matematica. Ma
dopo i primi tempi, abbandonò corsi e seminari, lasciando spalancate le
porte della sua cella nel dormitorio, per passare le giornate con Paul
Allen a fare esperimenti al Centro di informatica.
Steve Jobs, peggio
ancora. L'industriale e il creativo più famoso del mondo, cofondatore di
Apple, inventore dell'iPod, dell'iPhone, dell'iPad, è coetaneo di Gates.
Nato nel 1955 da uno studente siriano e da una ragazza che sarebbe
diventata ortofonista, venne adottato da una coppia californiana, lui
tecnico lei contabile.
Era una peste, un
ragazzo difficile. Dopo il liceo al-l'Homestead High School di
Cupertino, si iscrisse al Reed College di Portland, istituzione liberal,
progressista e antiautoritaria, il cui motto ufficioso era "Communism,
Atheism, Free Love". Ma l'abbandonò dopo un solo semestre, anche se
continuò a frequentare i corsi di calligrafia come auditore libero,
dormendo sul pavimento delle stanze degli studenti amici, raccogliendo
bottiglie di Coca-Cola per racimolare qualche dollaro, e mangiando a
sbafo dagli Hare Krishna. Un bel giorno partì per l'India come monaco
mendicante, perché buddista, avrebbe voluto praticare il buddismo per
tutta la vita.
Poi, col vicino di
casa Steve Wozniak, con cui aveva iniziato a frequentare l'Homebrew
Computer Club, si mise a lavorare sui circuiti di un video-gioco
dell'Atari, e insieme a lui fondò la Apple che ebbe come prima sede il
garage di casa Jobs e come primo finanziamento, vuole la leggenda, il
ricavato dalla vendita del pulmino Volkswagen di Jobs e dalla
calcolatrice di Wozniak.
Anche l'ultimo
golden boy dell'informatica, Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook
che ha cambiato il modo di gestire i nostri rapporti personali, si
distingue per un curriculum senza laurea. Nato trent'anni dopo Bill
Gates e Steve Jobs, in una cittadina dello stato di New York da un
dentista e una psichiatra, Zuckerberg ha masticato informatica sin da
piccolo, quando il padre gli insegnò i rudimenti della programmazione
Atari Basic, e lo fece seguire da un professore privato di software, che
si arrese subito di fronte ai prodigi del genietto.
Pur essendo stato
uno studente modello, che a scuola collezionava premi di matematica,
astronomia e fisica, e inanellava straordinarie performance in latino e
greco (famose le sue recite dell'Iliade) anche Zuckerberg è un "drop
out" in termini universitari. E' stato per breve tempo a Harvard, dove
da matricola creò quasi per scherzo il programma e il sito che avrebbero
fatto la sua fortuna.
Dunque, che ci sia
qualche difficoltà nelle istituzioni accademiche per stare al passo coi
tempi e soprattutto col genio che inventa i nostri tempi, sembra
evidente. E' un dato di fatto, almeno a giudicare dalla biografia dei
grandi. Ma che nell'epoca dell'informatica e della rivoluzione
tecnologica continua esista un problema di formazione della massa, non
legato solo alla formazione dei singoli geni, ma all'organizzazione
stessa delle nostre società, e che esista un problema culturale e forse
anche simbolico, al fine di garantire attraverso un'istruzione
qualificata un buon livello di reddito, è un tema che in America, dove
tutto avviene prima che in Europa, sta appassionando esperti e
specialisti.
Di impatto della
tecnologia sulla divisione del lavoro, recentemente, se ne è occupato
anche Paul Krugman, professore a Princeton e premio Nobel per l'Economia
nel 2008. In un articolo uscito all'inizio di marzo sul New York Times,
Krugman ha preso spunto da un'inchiesta di Time Magazine per ribadire
come grazie ai computer si possono fare in breve tempo tantissime
ricerche di tipo legale, si possono analizzare milioni di documenti e
confrontarli tra loro, cosa che un tempo richiedeva centinaia di
avvocati. Dunque, ha concluso Paul Krugman, il progresso tecnologico, in
questo caso, riduce la domanda di lavoratori qualificati, con un alto
livello di istruzione universitaria.
E questo è un
fatto nuovo. Un tempo, in effetti, l'idea dominante era un'altra: si
pensava che la tecnologia avrebbe eliminato solo i lavori meno
qualificati, le mansioni più modeste. Errore, dice Krugman. Quest'idea
adesso viene smentita dai fatti. Dal 1990 a oggi, il mercato del lavoro
negli Stati Uniti ha registrato uno svuotamento dell'occupazione per
quanto riguarda le mansioni ad alto reddito, mentre le mansioni a basso
reddito sono cresciute rapidamente, e i lavori a reddito medio hanno
avuto una crescita più lenta. Come mai? Non eravamo abituati a pensare
che il progresso tecnologico avrebbe favorito chi svolgeva un lavoro
intellettuale, danneggiando invece i lavoratori manuali?
In realtà, questa
teoria ha fatto il suo tempo. Si fonda su un ragionamento sbagliato. E
già due economisti di Boston, anni fa, l'avevano dimostrato: Frank Levy,
che insegna Economia urbana al Massachussetts Institute of Technology, e
tiene corsi di Microeconomia destinati ai futuri laureati in
Pianificazione urbana, e Richard Murnane, che insegna alla Graduate
School of Education di Harvard, hanno studiato il modo in cui il
cambiamento legato ai computer e alla tecnologia digitale altera il
mercato, determinando una nuova divisione del lavoro ("The New Division
of Labor: How Computers are Creating the Next Job Market", Princeton
University Press).
Diversamente da
quanto si riteneva in passato, i computer infatti eccellono nei lavori
di routine, quei lavori che si possono compiere seguendo procedure
esplicite. Dunque impiegati, colletti bianchi, tecnici, statistici si
trovano a essere le categorie professionali più esposte e vulnerabili.
Al contrario, i computer hanno scarsa presa sui quei lavori manuali che
non seguono regole esplicite, per esempio il lavoro di camionista, di
rammendatrice, di custode di museo. Sono lavori manuali difficili da
automatizzare e quindi impermeabili alla tecnologia. Di conseguenza, la
previsione è che questi lavori tenderanno ad aumentare nonostante il
progresso tecnologico.
Da liberal
progressista, Krugman dunque invita a mettere ordine nel settore
dell'istruzione, ponendo fine all'immenso spreco di risorse che la
diseguaglianza delle condizioni di partenza rappresenta per l'America.
Ma da realista avvertito Krugman riconosce pure che è una "pia
illusione" sperare che mandando molti più ragazzi all'università si
possa riportare in vita la società borghese. Quel tempo, dice, è
definitivamente tramontato. Se vogliamo una società fondata sul
benessere condiviso, l'istruzione non basta. Non è quella la risposta.
Bisogna innanzitutto recuperare il potere contrattuale che la manodopera
ha perso negli ultimi trent'anni, per fare in modo che sia i lavoratori
ordinari sia i lavoratori superqualificati possano contrattare una buona
retribuzione.
Sullo sfondo della preoccupazione di Krugman, del resto, c'è un problema
spinoso di evoluzione e di governo della società, che da tempo dilania
l'opinione pubblica americana. Quanto conta l'università per trovare
lavoro? Serve davvero a trovare un buon lavoro? La domanda l'ha posta un
anno fa Daniel Indiviglio sulla rivista Atlan tic. E la risposta è stata
senza equivoco: prendere un diploma universitario è una scelta ottusa,
dal momento che molti lavori non lo richiedono più.
Questo
l'argomento, corroborato da alcuni dati del Bureau of Labor Statistic
presentati dal New York Times, in base ai quali su trenta lavori, di cui
si prevede una rapida crescita nel prossimo decennio, solo sette
richiedono una laurea. E tra i dieci lavori in espansione so- lo due
richiedono la laurea, e cioè quello da contabile e quello di professore
universitario, anche se già si prevede che la loro espansione verrà ad
essere limitata per la crescente domanda di infermieri specializzati, di
addetti all'assistenza a domicilio, di rappresentanti del servizio
clienti e di impiegati nei grandi magazzini, tutti lavori che non
richiedono una laurea.
E' anche vero,
osserva sempre Daniel Indiviglio, che la domanda da porsi è un'altra.
Non quali siano i lavori per i quali serve la laurea, ma cosa chiedono i
datori di lavoro. Poiché di solito chi ha un diploma di laurea ha
prospettive di retribuzione migliori, c'è chi sostiene che per questo
valga la pena frequentare l'università.
E se si analizza
la curva delle retribuzioni settimanali negli ultimi trent'anni, si
scopre che per i laureati è aumentata da 900 a 1.000 dollari, mentre per
i semplici diplomati è diminuita da 600 a 400 dollari. Questo però non
vuol dire - obietta Indiviglio - che la laurea sia necessaria, ma
soltanto che i datori di lavoro preferiscono chi ce l'ha. Sicché, il
valore del diploma di laurea è diventato come una profezia che si
autoavvera, vale tanto solo perché sono in molti a pensare che debba
avere un valore.
Ma se il 10 per
cento dei lavori che vengono svolti dai laureati non ha bisogno di un
diploma di laurea per le competenze richieste, e se il 10 per cento di
quei laureati non fosse andato all'università, è anche vero che ci
sarebbe stata comunque una domanda per quei lavori e quei lavori
sarebbero andati a gente senza diploma di laurea. Perciò, conclude
l'Atlantic, il fatto che i laureati guadagnino di più non vuol dire che
il loro diploma dia loro delle conoscenze in più necessarie per avere
successo; significa soltanto che i datori di lavoro li trovano più
attraenti a causa del loro diploma di laurea.
Molti studenti poi
si laureano in materie che servono poco sul piano professionale, come
l'antropologia o la letteratura russa, e finiscono per intraprendere
carriere che nulla hanno a che fare con la loro formazione. Eppure, la
laurea continua a offrire loro una marcia in più rispetto a chi ha fatto
soltanto il liceo, perché i datori di lavoro preferiscono assumere uno
che abbia studiato pure una materia irrilevante ai fini del lavoro,
piuttosto che uno che non abbia studiato per niente.
Allora la vera
domanda è un'altra, e cioè: la sovraqualificazione è o non è un problema
sociale? Dopo tutto, che c'è di male in una società che ha più
conoscenze di quelle che servono? Semplice, risponde l'Atlantic, c'è un
problema di costi e di spese. Gettando soldi nella formazione, molti
studenti contraggono enormi debiti prima di vedere il primo stipendio, o
forse i loro genitori spendono i risparmi che avrebbero potuto godersi
negli anni della pensione. E questo si aggiunge ai problemi del debito
pubblico. I giovani adulti avrebbero risparmiato di più e forse anche
investito un po' nell'economia, mentre tutti i loro guadagni extra
finiscono nel rimborso del prestito contratto per frequentare
l'università.
Infine, c'è anche
il costo-opportunità del tempo passato a studiare invece che a lavorare.
Il mercato del lavoro, per il momento, non ha bisogno di un maggior
numero di lavoratori, ma in una sana economia queste persone avrebbero
potuto contribuire più presto alla crescita del pil e mandare avanti la
loro carriera qualche anno prima. Dire che l'università conta ed è
importante per molti giovani è fuori discussione. Ma dire che serve per
tutti o per la maggior parte dei giovani, non è così
evidente.04-04-2011]
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1- ECCO PERCHé LA
SPONSORIZZAZIONE A PALLINI DEL COLOSSEO PUZZA DI BRUCIATO - 2- SEGUITE
ATTENTAMENTE LE DATE: IL 14 APRILE 2010 ALE-DANNO ANNUNCIA IL RECUPERO
IN POMPA MAGNA DELL’ANFITEATRO FLAVIO CON 25 MILIONI DELLO SCARPARO - 3-
DOPO LA FANFARA NON SUCCEDE NULLA CON DELLA VALLE MA IL 28 LUGLIO 2010
BONDI E ALE-DANNO PRESENTANO IL BANDO DI GARA PER IL RESTAURO DEL
COLOSSEO - 4- LA GARA VA SORPRENDENTEMENTE DESERTA: NEMMENO DELLA VALLE
PARTECIPA AL BANDO - 5- TRANQUILLI: A METÀ GENNAIO 2011 MISTER TOD’S
RICICCIA CON IL COMMISSARIO PER LE AREE ARCHEOLOGICHE DI ROMA E OSTIA
ANTICA ROBERTO CECCHI E IL CONTRATTO SI FIRMA - 6- AMORALE DELLA FAVA:
COME MAI LO SCARPARO MARCHIGIANO SI è BEN GUARDATO DI PARTECIPARE ALLA
GARA E HA ATTESO CHE ANDASSE DESERTA PER CHIUDERE LA TRATTATIVA? - 7-
SEMPLICE: NEL BANDO NON SI PARLA DI USARE L’IMMAGINE DEL COLOSSEO IN
ESCLUSIVA - 8- MA SOPRATTUTTO, MAI NEL BANDO SI PARLA DI NON CONCEDERE A
TERZI IL DIRITTO DI ASSOCIARE A FINI PROMO-PUBBLICITARI LA PROPRIA
IMMAGINE E/O I PROPRI SEGNI AL COLOSSEO - 9- QUESTO È IL PUNTO
FONDAMENTALE: QUANDO VOLKSWAGEN HA CHIESTO DI USARE IL COLOSSEO PER UNA
PUBBLICITÀ, GLI è STATO DETTO DI RIVOLGERSI A DELLA VALLE
1- 14 APRILE 2010:
CORDATA DI IMPRENDITORI GUIDATA DA DELLA VALLE PER RESTAURARE IL
COLOSSEO
Ernesto Menicucci per il "Corriere della Sera" del 14 aprile
2010
http://bit.ly/ibmYJ4
L'annuncio arriva
da Tokyo, dove il sindaco di Roma Gianni Alemanno è in missione per una
doppia motivazione: il viaggio della memoria, che ha portato i ragazzi
delle scuole romane a Hiroshima, e per una serie di iniziative sul piano
turistico, commerciale ed imprenditoriale col Sol Levante. Alemanno, in
un meraviglioso giardino dove si tiene la riunione dell'Italy-Japan
business group racconta: «Ho parlato con Diego Della Valle: sarà lui il
capofila degli imprenditori italiani nel recupero del Colosseo ».
Un intervento che
il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro ha quantificato in
23 milioni di euro, che durerà diversi anni e che ha un obiettivo
ambizioso: ripulire, e fare una profonda opera di restyling, al
monumento più famoso di Roma, uno dei più conosciuti del mondo.
.....Della
Valle è stato in Campidoglio da Alemanno qualche settimana fa, e lì è
nata l'iniziativa, nel segno della diversificazione aziendale
del patron della Fiorentina. Per il sì definito, si aspettava solo la
quantificazione economica dell'intervento, che ora è arrivata. Alemanno,
la notizia dei 23 milioni che servirebbero per il Colosseo, l'ha accolta
con un mezzo sospiro di sollievo: «Pensavo ne occorressero molti di più:
30 o 40, addirittura».
28 LUGLIO 2010:
BONDI (MINISTRO DEI BENI CULTURALI) E ALEMANNO (SINDACO DI ROMA)
PRESENTANO IL BANDO PER IL RESTAURO DEL COLOSSEO
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-miBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_699911161.html
4 AGOSTO 2010:
PUBBLICATO l'"AVVISO PUBBLICO PER LA RICERCA DI SPONSOR", QUI IL PDF
http://bit.ly/fCrZYR
Sito del
Commissario delegato all'archeologia di Roma e Ostia
http://www.commissario-archeologiaroma.it/
"Le proposte di
sponsorizzazione per i lavori dell'ambito A del "Piano degli Interventi"
dovranno essere presentate entro le ore 12 del giorno 30 ottobre 2010,
presso la sede del Commissario delegato, sita in Roma"
ARTICOLO 7:
"IMPEGNI GENERALI DEL SOGGETTO PROMOTORE"
Al/i soggetto/i
individuato/i come sponsor, il soggetto promotore garantisce i diritti
relativi
all'uso di immagini, logo, spazi e informazioni, che sono nella
disponibilità
dell'Amministrazione, in funzione delle esigenze evidenziate nel "Piano
di Comunicazione"
(di cui al punto 9), nel rispetto del dettato degli artt. 106-108 del D.
lgs. n. 42/2004 e ss.
mm. e ii.
La disponibilità
dei diritti d'uso è stabilita per la durata dei lavori prevista dal
"Piano degli Interventi", decorrente dalla data di effettiva consegna
dei cantieri, e non può essere protratta oltre, anche in presenza di
eventuali proroghe dei termini di esecuzione degli interventi
motivatamente concesse dalla Soprintendenza vigilante.
A titolo
esemplificativo e non esaustivo, si elencano di seguito le tipologie di
diritti di cui lo
sponsor può assicurarsi la disponibilità per la durata del contratto.
a. Inserimento del
proprio logo o, comunque, pubblicizzazione dell'erogazione del proprio
contributo per la realizzazione dei lavori sulla recinzione di cantiere7
in forme compatibili con il carattere artistico o storico, l'aspetto e
il decoro del bene (art. 120, c. 2, del D.lgs n. 42/2004 e ss mm. e ii )
;
b. Inserimento del
proprio logo nel retro del biglietto di ingresso8;
c. Sviluppo di una campagna informativa e di comunicazione con logo
dedicato, in esclusiva, con il Ministero per i beni e le attività
culturali;
d. Campagne di scatto e comunicazione sui lavori e sullo stato di
avanzamento degli
stessi;
e. Riproduzione
tridimensionale e animata dei lavori ultimati;
f. Predisposizione di percorsi di visita legati ai restauri;
g. Materiali editoriali relativi all'esecuzione dei lavori;
h. Collana di eventi on site e internazionali.
[DAGONOTA: Nessun
riferimento a diritti di esclusiva sull'immagine del Colosseo]
2- DAGOREPORT:
PRINCIPALI DIFFERENZE TRA IL BANDO PUBBLICATO IL 4 AGOSTO 2010 E
L'ACCORDO STIPULATO IL 21 GENNAIO 2011 CON DELLA VALLE
A
- Nel bando non si parla del
"diritto in
esclusiva (...) di utilizzare un logo raffigurante il Colosseo, nonché
di depositare una o più domande di registrazione e di registrare, in
Italia e all'estero a proprio nome e per proprio conto un marchio per
contraddistinguere l'associazione, comprendente il Logo (...). Il
marchio e il logo e gli altri segni distintivi potranno essere
utilizzati senza limitazione territoriale alcuna..."
che permette a
Della Valle di usare l'immagine del Colosseo in esclusiva.
B
- Ma
soprattutto, mai nel bando si parla dei diritti al punto 5 dell'accordo
firmato ("Clausole di esclusiva")
"...l'esclusiva
concessa agli sponsor (...) a:
- non concedere a
terzi l'uso, a qualsiasi titolo, di marchi, nomi, immagini o altri segni
distintivi relativi al Colosseo con riferimento ai lavori di restauro
del Colosseo di cui al Piano degli interventi;
- non
concedere a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la
propria immagine e/o i propri segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori
di restauro del Colosseo di cui al Piano degli interventi"
..questo è il
punto fondamentale: quando Volkswagen ha chiesto di usare il Colosseo
per una pubblicità, gli hanno detto di rivolgersi a Della Valle. In
pratica, da ora in poi Della Valle e i suoi soci potranno impedire
qualunque pubblicità che usi l'immagine del Colosseo (anche senza che si
faccia riferimento al restauro!), facendo perdere potenzialmente milioni
di euro al Comune e al Ministero dei Beni Culturali.
C
- Nel bando si legge
Articolo 7: (...)
La disponibilità dei diritti d'uso è stabilita per la durata dei
lavori prevista dal "Piano degli Interventi", decorrente dalla
data di effettiva consegna dei cantieri, e non può essere
protratta oltre, anche in presenza di eventuali proroghe dei
termini di esecuzione degli interventi motivatamente concesse dalla
Soprintendenza vigilante."
...mentre
l'accordo dà all'Associazione diritti PER 15 ANNI
(anche se i lavori ne durassero 3) e a Tod's diritti per la durata dei
lavori PIÙ DUE ANNI
3- COLOSSEO, ECCO
I DOCUMENTI DELL'ACCORDO CON DELLA VALLE...
Marco Lillo e Vito Laudadio per "ilFattoQuotidiano.it"
Il sindaco di
Roma, Gianni Alemanno, parla di "accordo di massima trasparenza" e
annuncia la pubblicazione del documento. Ma il protocollo d'intesa tra
il Commissario per l'area archeologica della Capitale, la Soprintendenza
e la Tod's di Diego Dalla Valle per il restauro del Colosseo resta
ancora chiuso nei cassetti, anche dopo la denuncia della Uil Beni
Culturali e l'inchiesta pubblicata domenica 3 aprile su Il Fatto
Quotidiano.
Per questo,
abbiamo deciso di pubblicare l'intero documento (vedi in fondo), sulle
pagine de illfattoquotidiano.it, e mettere in pratica una vera
"operazione trasparenza" su quello che era stato definito uno storico
accordo ma che nessun cittadino, nessun turista, nessun imprenditore e
possibile sponsor aveva potuto, fino a ora, conoscere nel dettaglio.
Con l'accordo
siglato il 21 gennaio scorso, lo "Sponsor", la Tod's di Diego Della
Valle, si impegna a finanziare con 25 milioni di euro (incluso di Iva e
deducibili fiscalmente secondo legge, ndr) 8 opere per il recupero del
Colosseo: si va dal restauro del Prospetto settentrionale a quello
meridionale, dagli ipogei agli ambulacri, fino all'illuminazione. Il
dieci per cento della dotazione, tuttavia, 2,5 milioni di euro, è
destinato alla realizzazione di un Centro Servizi.
In pratica "Casa
Tod's" all'ombra del'Anfiteatro Flavio, come è facile dedurre dalla
lettura del comma b) del punto 4.1 dell'accordo: "sempre al fine di
perseguire la propria attività istituzionale, (l'associazione, ndr) avrà
il diritto di realizzare una struttura temporanea e/o allestire una
struttura fissa, direttamente o tramite lo Sponsor, (d'ora innanzi, Il
Centro) per l'accoglienza dei sostenitori dell'Associazione... (tale
Centro) potrà fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni
distintivi dello Sponsor".
Un primo,
significativo ritorno di immagine per l'investitore che avrà, inoltre,
la possibilità di ricoprire i lavori di restauro col proprio logo (comma
e del punto 4.2) o imprimere il proprio marchio sul retro dei biglietti
di ingresso (comma d), fino a poter ottenere l'accesso esclusivo al
Colosseo per gruppi di persone. Vale a dire: se un gruppo di buyers
cinesi in Italia per chiudere un accordo con Della Valle ne ha voglia,
lo Sponsor potrà accompagnarli comodamente dentro l'Anfiteatro. Piccoli
privilegi, di fronte alla lettura del punto 4.1 con cui Commissario e
Soprintendente concede, a un'associazione appositamente costituita dallo
Sponsor, la possibilità di utilizzare in Italia e all'estero un logo
raffigurante il Colosseo.
Una clausola che,
secondo la denuncia della UIL Beni Culturali, potrebbe fruttare fino a
200 milioni di euro. Diritti che sembrano andare ben oltre i doveri,
l'ut des che sovrasta il do anche nei termini: "I diritti concessi
all'Associazione avranno la durata di quindici anni", mentre per lo
sponsor "si protraggono per tutta la durata degli interventi e per i
successivi due anni". Questo, a fronte di lavori che al massimo
dureranno 24 mesi.
L'ESPOSTO DELLA
UIL CULTURA ALLA CORTE DEI CONTI E L'ACCORDO TRA COMUNE E DELLA VALLE..
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/04/documenti-esposto-e-accordo/102011/
4- COLOSSEO-DELLA VALLE: IL TESTO DELL'ACCORDO. FIRMATO A
GENNAIO; AD ASSOCIAZIONE SPONSOR DIRITTI PER 15 ANNI
(Silvia Lambertucci per l'ANSA) - "Il Soggetto
Promotore (il commissario all'archeologia di Roma, segretario generale
del ministero di beni culturali Roberto Cecchi ndr) e la Soprintendenza
concedono all'Associazione (realizzata dallo sponsor Della Valle ndr) il
diritto in esclusiva (...) di utilizzare un logo raffigurante il
Colosseo, nonché di depositare una o più domande di registrazione e di
registrare, in Italia e all'estero a proprio nome e per proprio conto un
marchio per contraddistinguere l'associazione, comprendente il Logo
(...). Il marchio e il logo e gli altri segni distintivi potranno essere
utilizzati senza limitazione territoriale alcuna...".
E' uno dei passi
dell'accordo - di cui l'ANSA è entrata in possesso - per la
sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo siglato il 21
gennaio del 2011 dal commissario delegato per la realizzazione degli
interventi urgenti delle aree archeologiche di Roma Roberto Cecchi e
dalla soprintendente per i beni archeologici della capitale Anna Maria
Moretti con l'imprenditore Diego Della Valle. Il testo dell'accordo si
compone di 9 pagine ognuna delle quali siglata dai tre contraenti, e di
11 articoli.
Nell'accordo lo
Sponsor si impegna a finanziare il piano di interventi con 25 milioni di
euro ('Iva ed altre imposizioni fiscali inclusé), somma per la quale
potrà godere della deducibilità fiscale, e si sottolinea che "Il
puntuale pagamento dello somme riferite a ciascun piano di spesa
esaurisce gli obblighi dello Sponsor". Si precisa anche che lo Sponsor,
"potrà ottenere informazioni sullo svolgimento delle varie fasi di
restauro (...) anche avendo accesso al cantiere secondo modalità da
concordare con la direzione lavori".
A commissario e
soprintendenza spettano fra l'altro oltre alla nomina dei responsabili,
redazione dei progetti, individuazione dei contraenti per i
lavori,gestione della fase esecutiva per i contratti d'appalto, "la
copertura dei costi eventualmente eccedenti il contributo". Si
sottolinea che le funzioni di "direzione scientifica di vigilanza su
tutte le attività relative agli interventi" spettano alla
Soprintendenza. Al punto 5, sono riportate quattro clausole di
esclusiva, che obbligano tra l'altro il soggetto promotore a "non
concedere a terzi l'uso, a qualsiasi titolo, di marchi, nomi, immagini o
altri segni distintivi relativi al Colosseo con riferimenti ai lavori di
restauro del Colosseo di cui al Piano degli Interventi".
E a "non concedere
a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria
immagine e/o i propri segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori di
restauro del Colosseo di cui al piano degli interventi". Nel testo si
legge -al 4.1- tra i diritti concessi alla Associazione/Fondazione senza
fini di lucro che dovrà essere costituita dallo Sponsor, la possibilità
di "realizzare una struttura temporanea e/o allestire una struttura
fissa (...) per l'accoglienza dei sostenitori dell'Associazione".
Si tratterà di un
centro, viene precisato, "ubicato nelle immediate vicinanze del
Colosseo" che "sarà allestito per tutta la durata dei lavori di restauro
e per i successivi due anni" e "che potrà fregiarsi e utilizzare la
denominazione e i segni distintivi dello sponsor". Tra i diritti
concessi allo Sponsor - previsti al punto 4.2- : quello di "ottenere
l'accesso al Colosseo per gruppi di persone con modalità da concordarsi
con la soprintendenza". O quello di utilizzare "il logo e gli altri
segni distintivi dell'associazione abbinati a quelli di Tod's (...); di
"Inserire il proprio marchio dietro i biglietti del Colosseo (..)", di
"Inserire il proprio marchio sulla recinzione del cantiere".
Estensione e
durata dei diritti concessi ad Associazione e Sponsor sono ricordati al
punto 4.3, dove si legge fra l'altro a pag.7 : "I diritti concessi alla
associazione avranno una durata di 15 anni a partire dalla data di
costituzione della associazione eventualmente prorogabili mediante
apposito accordo sottoscritto tra le parti". I diritti "concessi allo
Sponsor - prosegue il testo - decorrono dalla data di sottoscrizione del
presente accordo e si protraggono per tutta la durata degli interventi
di restauro ed i successivi due anni".
5- GIRO, VIETATA
COMMERCIALIZZAZIONE SENZA REGOLE E VINCOLI TUTELA...
(Adnkronos) - "Il Colosseo e' un monumento
preziosissimo che non verra' affittato ne' oggi ne' mai ma sara'
tutelato e difeso nella sua integrita' storica e culturale". Ci tiene a
chiarirlo il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, che in
una nota afferma: "Prendo atto della dichiarazione della segreteria
generale Uil per i Beni Culturali assai piu' prudente di quelle diffuse
nei giorni scorsi. Come abbiamo piu' volte dichiarato e precisato, la
trattativa e la successiva intesa con Tod's Spa e' stata coordinata dal
Commissario delegato di Governo e non delega (e non potrebbe mai
delegare) a soggetti privati la tutela del Colosseo che era, e',
restera' sempre una prerogativa dello Stato, attraverso il rigoroso
lavoro delle sue soprintendenze statali, cosi' come prevede l'articolo 9
della Costituzione e il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio".
In questo senso,
prosegue, "non comprendo esattamente cosa voglia dire la Uil quando
insiste nel denunciare una dismissione del Colosseo. Deve essere chiaro
alla nostra Amministrazione, come a tutti coloro che operano nel settore
dei Beni Culturali, che il Colosseo e' un monumento dall'immagine e dal
brand molto potente, ma, proprio per questo, sottoposto ad una speciale
tutela e quindi l'uso commerciale di questa imponente struttura
architettonica e' e verra' sempre sottoposta, al di la' dell'intesa con
Tod's Spa, a forti limitazioni".
Quanto alla
polemica "sul presunto diniego al progetto della Wolkswagen, che
peraltro non e' mai stato presentato in maniera formale e dunque mai
valutato, e' costruita sul nulla perche' sarebbe stato giudicato in base
ai principi della tutela prescritta dal Codice e dalle leggi e dunque
non c'entra un bel nulla con Tod's perche' anche essa deve sottostare a
tali vincoli'.
6- UIL, AL BANDO
POLEMICHE, ABBIAMO SOLO CHIESTO CHIAREZZA...
(Adnkronos) - La Uil "ha chiesto solo chiarezza" sulla
vicenda del restauro del Colosseo. Non e' suo interesse aizzare la
polemica. A chiarirlo in una nota la segreteria nazionale della Uil Beni
e Attivita' Culturali che "si vede costretta" a ribadire alcuni punti
fermi.
La Uil "non ha
nulla contro la Tod's ed il suo Presidente poiche' fa il suo mestiere e
lo sa fare bene; non ha niente contro il sindaco Alemanno che
giustamente si preoccupa di trovare soluzioni ai problemi della citta'
che amministra ed e' del tutto evidente che il restauro del Colosseo e'
un obiettivo prestigioso da conseguire. Non ha nulla contro i privati ed
i mecenati ( se ci sono) a patto che non vi siano dismissioni ma risorse
da investire a fianco della mano pubblica, senza per questo cedere o
rinunciare ai diritti che possano incrementare le esigue risorse
disponibili".
Per questo
chiariamo, prosegue la segreteria nazionale, "che la Uil non vuole
mettere i bastoni tra le gambe a nessuno , anzi siamo i primi a dire che
i lavori di restauro del Colosseo devono essere fatti con urgenza. Il
problema che abbiamo posto nel segnalare alla Procura della Corte dei
Conti e alla Procura della Repubblica e' quello della legittimita' di un
atto che dal nostro punto di vista presenta molte anomalie ed e' stato
sottostimato dai vertici del Mibac o meglio da chi, in tutta la
trattativa ha rappresentato il Mibac".
7- ALEMANNO, NON
LO REGALIAMO A NESSUNO...
(Adnkronos) - "Non regaliamo a nessuno il Colosseo. Le
sponsorizzazioni sono state attentamente valutate dal ministero per i
Beni culturali e non saranno nulla di invasivo. Siamo riusciti a fare il
miracolo di far restaurare l'Anfiteatro con un costo di 25 milioni di
euro interamente pagato dai privati. Chi e' contro questo miracolo o e'
matto o e' nemico di Roma". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni
Alemanno, in occasione della presentazione dei dati di bilancio 2010
della fondazione Musica per Roma.04-04-2011]
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LA BORSA SALE, LE
BANCHE NO - FONDAZIONE CARIPLO: TIRIAMO FUORI I SOLDI (SE SERVE DAVVERO)
- BANCA POPOLARE E IL DIVIDENDO MODESTO- MORATTI CEDE PIRELLI E COMPRA
GPI - VOLA, COLOMBO BIANCO VOLA (DA TREMONTI E VERSO L’ENEL) - IL
VATICANO TI GUARDA (LE TASCHE): NUOVE NORME ANTIRICICLAGGIO - UNICREDIT
VENDE LA BANCA AGRICOLA - CAPROTTI INCAPRETTA LA COOP (E VINCE IN
TRIBUNALE) - AVIO SUL LISTINO, MANDATO A ROTHSCHILD - L’ANTITRUST HA
DETTO SÌ: WIND A FUSIONE CON VIMPELCOM
1. BORSA: MILANO
CHIUDE IN LIEVE RIALZO, MA BANCHE ANCORA IN ROSSO...
Radiocor - Chiusura sulla parita' per i listini europei
all'inizio della settimana che dovrebbe portare alla decisione della Bce
di rialzare i tassi di interesse. A Milano, il Ftse Mib ha fatto segnare
un +0,18% e il Ftse All Share un +0,22%. Ancora vendite sui bancari in
attesa degli aumenti di capitale. Mps ha ceduto l'1,85% mentre ha
ripreso quota Intesa Sanpaolo (+0,95%).
2. INTESA: ENOC
(F.CARIPLO), DISPONIBILI CONSIDERARE AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - 'Saremo disponibili a prendere in
considerazione, alla luce del piano industriale, l'ipotesi di un aumento
di capitale di Intesa Sanpaolo nella misura in cui questo aiuta lo
sviluppo del Paese'. Cosi' il vicepresidente della Fondazione Cariplo,
Mariella Enoc, interpellata da Radiocor alla vigilia dei consigli di
Intesa Sanpaolo che potrebbero decidere la ricapitalizzazione della
banca. L'operazione, ha precisato Enoc, non e' stata fino ad ora
sottoposta agli organi della Fondazione Cariplo.
3. B.POPOLARE:
LETTERA AI SOCI,DIVIDENDO MODESTO MA NON INSIGNIFICANTE...
Radiocor - E' 'modesto, ma non insignificante' il
dividendo di 3 centesimi per azione proposto all'approvazione dei soci
del Banco Popolare. Lo rileva la lettera inviata dal presidente del
Consiglio di sorveglianza, Carlo Fratta Pasini e del presidente del
Consiglio di gestione, Vittorio Coda ai soci in vista dell'assemblea dei
soci e consultata da Radiocor. Il bilancio, che si e' chiuso con un
utile consolidato di circa 300 milioni di euro, 'e' il frutto di un anno
molto impegnativo e complesso' per 'il perdurare e il ripetersi delle
crisi, l'aumento della disoccupazione e la stagnazione dei consumi'.
Il Banco 'nella
consapevolezza del proprio ruolo e della propria vocazione, ha gestito
con decisione il rafforzamento del patrimonio per mettere la banca nella
condizione di assolvere pienamente alla propria funzione di
intermediazione creditizia', un linea con i piu' stringenti parametri di
Basilea 3, prosegue la lettera, ricordando l'aumento di capitale da 2
miliardi, la cessione di asset n on strategici e l'emissione di un
prestito obbligazionario convertibile per un miliardo.
4. ENEL: COLOMBO
INCONTRA TREMONTI, INVESTITURA ALLA PRESIDENZA...
Radiocor - Investitura con il ministro Giulio Tremonti
per il futuro presidente dell'Enel, Paolo Andrea Colombo. Il candidato
alla presidenza del gruppo elettrico e' stato visto entrare da Radiocor
intorno dopo le 14 nella sede milanese del ministero dell'Economia e
delle Finanze dove ha avuto un colloquio con il titolare del dicastero,
primo azionista di Enel. Nell'incontro, Tremonti ha formalizzato a
Colombo l'intenzione di inserirlo come capolista tra i candidati del
socio di maggioranza per il rinnovo del consiglio di amministrazione
dell'Enel rivolgendo al manager il proprio augurio per il prossimo
incarico.
Le liste per il
rinnovo degli organi sociali delle societa' partecipate dal Tesoro in
vista delle assemblee degli azionisti saranno diffuse in serata.
All'uscita Colombo non ha voluto rilasciare dichiarazioni circa la sua
candidatura a numero uno dell'Enel. Intorno all'ora di pranzo era
passato nella sede milanese del ministero anche l'a.d. dell'Eni, Paolo
Scaroni, che, secondo le ultime indiscrez ioni, va verso la riconferma
nel ruolo di guida operativa del gruppo.
5. MORATTI COMPRA
DA TRONCHETTI ED ENTRA IN GPI CON 6%...
(ANSA) - Massimo Moratti, dopo aver alleggerito la sua
posizione in Pirelli (é sceso allo 0,49%), confluisce in Gpi, la holding
che controlla Camfin, al fianco degli altri soci industriali (i
Malacalza, che hanno il 30,94%). Da quanto si apprende dopo
l'anticipazione del Corriere della Sera, Moratti acquisterà il 6% di Gpi
dalla Marco Tronchetti Provera Sapa (che dal 61,89% scenderà dunque al
55% circa) investendo circa 10 milioni di euro (ne ha incassati oltre 19
milioni dall'inizio dell'anno cedendo le azioni Pirelli).
6. PARMALAT:
LACTALIS NOTIFICA A CONSOB QUOTA 28,9%...
(ANSA) - Lactalis notifica anche alla Consob di
possedere una quota del 28,969% in Parmalat. E' quanto emerge dalle
comunicazioni alla Commissione di sorveglianza sulle partecipazioni
rilevanti, in cui viene precisato che l'aggiornamento è stato effettuato
in seguito alla "consegna fisica anticipata delle azioni Parmalat
sottostanti il contratto di equity swap" siglato con Credit Agricole e
Societé Generale. Dallo scorso 30 marzo, la holding della famiglia
Besnier, Bsa, non detiene "alcuna partecipazione potenziale" nel gruppo
di Collecchio.
7. S.MARINO,
UNICREDIT CEDE BAC ALL'IBS PER 62,2 MLN...
(ANSA) - E' stato firmato giovedì sera l'accordo tra il
gruppo Unicredit e il socio di maggioranza dell'Istituto bancario
sammarinese (Ibs), la Demas s.a. con sede in Lussemburgo, per l'acquisto
del pacchetto di maggioranza della Banca agricola commerciale (Bac) di
San Marino, detenuto da Unicredit Private Banking spa per l'85,35%. Lo
confermano il direttore generale Bac, Pier Paolo Fabbri e una nota
dell'Ibs. "Sull'accordo - ha detto Fabbri- ora dovrà esprimere il
proprio parere Banca centrale di San Marino" alla quale verrà
sottoposto, oltre all'accordo di acquisto anche un piano di business a
medio termine.
La nota dell'Ibs
spiega i particolari dell'operazione: "Il prezzo della partecipazione è
stato fissato in 62,2 milioni euro. - si legge -. L' operazione, che ha
come obiettivo l'aggregazione tra i due istituti, è sospensivamente
condizionata all'autorizzazione della Banca Centrale di San Marino. Con
il perfezionamento della transazione nascerà il primo polo privato
bancario sammarinese con masse gestite che ammonteranno ad oltre 2
miliardi di euro ed impieghi alla clientela superiori a 800 milioni".
Con 11 filiali sul
territorio, 109 milioni di euro di capitale e una raccolta, al netto
dello scudo fiscale, di 1 miliardo di euro, la Bac, con i suoi 90 anni
di storia è uno degli istituti di credito consolidati del Titano. Di più
recente costituzione, l'Ibs iscritto nel registro degli istituti
autorizzati nel 2006: gli azioni di maggioranza sono appunto la Demas
s.a., con sede in Lussemburgo, 77% e Alessia Valducci al 7%. A privati
le rimanenti quote inferiori al 5%.
8. ANTIRICICLAGGIO
IN VATICANO LA SOGLIA A DIECIMILA EURO...
Dal "Corriere
della Sera" - Chiunque entri o esca dalla Città del
Vaticano con una cifra in contanti superiore ai diecimila euro dovrà
dichiararlo o agli uffici antiriciclaggio o alla Gendarmeria, e se non
lo farà sarà multato. Lo stabilisce il Regolamento sul trasporto al
seguito di denaro contante che entra in vigore oggi, insieme alle norme
antiriciclaggio volute dal Papa con il motu proprio del 30 dicembre
scorso. La Santa Sede, che intende adeguarsi agli standard
internazionali sulla trasparenza finanziaria, ha anche messo a punto
degli «indici di anomalia per la segnalazione delle operazioni
sospette».
La Gendarmeria
potrà perquisire bagagli delle persone e bagagliai delle auto in caso di
fondati sospetti, il che non vuol dire che verranno perquisite tutte le
macchine di chi entra in Vaticano, magari per fare la spesa all'Annona.
9. MPS: CENTRALE
GENERALE FINANZIARIA COMPRA 22% MPS VENTURE...
(ANSA) - La Centrale Generale Finanziaria spa, società
presieduta da Giancarlo Elia Valori (vicepresidente, il finanziere Tarak
Ben Ammar), ha sottoscritto un accordo per l'acquisto da Mps Capital
services di una partecipazione del 22% in Mps Venture sgr, società
attiva dal 2003 nella gestione di fondi comuni di investimento mobiliare
di tipo chiuso. A seguito dell'operazione, la partecipazione detenuta
dal Gruppo Montepaschi in MPS Venture scende dal 70% al 48%.
Il perfezionamento
della cessione è subordinato all'autorizzazione della Banca d'Italia ai
sensi della normativa vigente. Il residuo 30% del capitale è detenuto da
Intermonte SIM Spa. Mps Venture sgr Gestisce fondi di private equity
specializzati in investimenti in imprese di medie e piccole dimensioni
operanti nel settore manifatturiero, commerciale e dei servizi,
affiancandole nelle strategie di sviluppo, anche internazionale. Dalla
costituzione la società ha gestito 7 fondi chiusi, con un capitale
sottoscritto di circa 400 milioni di euro. Ad oggi i fondi gestiti hanno
realizzato 41 investimenti e 20 disinvestimenti.
10. CAPROTTI VINCE
CONTRO LA COOP...
Dal "Corriere
della Sera" - Il tribunale di Milano boccia le Coop contro
Bernardo Caprotti. È stata la stessa Coop Estense ad annunciare che «non
sono state accolte dal Giudice di Milano le proprie richieste
risarcitorie avanzate a seguito della pubblicazione del libro "Falce e
Carrello"» del patron di Esselunga. Coop Estense ha preannunciato
appello e criticato la decisione, perché per gli stessi fatti Esselunga
era stata condannata dal medesimo giudice in una causa promossa dalla
Coop Liguria.
11. AVIO SUL
LISTINO, MANDATO A ROTHSCHILD...
Massimo Sideri per il "Corriere
della Sera" - In attesa dell'arrivo da Londra del nuovo
amministratore delegato Francesco Caio, Avio inizia i lavori per l'Ipo
con l'advisor finanziario Rothschild che l'ha spuntata su Lazard. Sono
partite ieri pomeriggio le lettere alle principali banche internazionali
con l'invito a partecipare alla gara per la selezione del team di
consulenti per quella che è già considerata una delle operazioni di
quotazione più interessanti del 2012.
La società
torinese, oggi di proprietà del fondo di private equity inglese Cinven
(81%) e con una partecipazione di Finmeccanica (14%), specializzata
nella progettazione e produzione di componenti per motori aeronautici e
sistemi di propulsione spaziale, arriva in borsa forte di un business
internazionale e anni di crescita interrotta in un settore che gli
analisti ritengono tra i più promettenti.
Con un fatturato
di 1,7 miliardi di euro nel 2010, clienti del calibro di GE,
Pratt&Whitney, Rolls Royce, e una redditività ai vertici del settore
(circa 340 milioni di euro l'anno scorso, pari al 19,3%dei ricavi e in
crescita di quasi il 10%rispetto al 2009), Avio secondo le prime stime
potrebbe valere al momento dello sbarco sui listini fino a un massimo di
3,5- 4 miliardi, tenendo conto dei multipli di mercato delle società
comparabili nello sviluppo dei sistemi e componenti di precisione per
settori come aerospazio, difesa, energia e oil &gas (10 volte l'Ebitda).
Che il settore
d'altronde dimostri valutazioni importanti, lo dimostra l'acquisizione
di Microtecnica annunciata ieri da parte di Goodrich, che ha pagato
l'azienda attiva nel settore dei sistemi per il controllo di volo 330
milioni (11,5 volte l'Ebitda atteso). Cinven aveva rilevato Avio nel
2006 da Carlyle, con una operazione da 2,6 miliardi.
12. WIND: OK
ANTITRUST A FUSIONE CON VIMPELCOM...
(ANSA) - Via libera dell'Antitrust all'acquisizione del
controllo esclusivo di Wind da parte di VimpelCom. Secondo l'autorità
garante della concorrenza e del mercato l'operazione in esame non
determina la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante
sui mercati interessati, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale
e durevole la concorrenza.04-04-2011]
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I FURBETTI DI
PARIOLI - ORA LA PROCURA DI ROMA VUOLE SPULCIARE ANCHE NEI CONTI DEI
TRUFFATI DAL MADOFF DE NOANTRI, LANDE - MOLTI SONO RISPARMI PRIVATI, MA
TRA I 1.500 CHE SI SONO FATTI FREGARE (una quaratina di denunce) è MOLTO
PROBABILE CHE SI NASCONDA CHI QUEI CAPITALI NON LI AVEVA MAI DENUNCIATI
- CACCIA AL TESORETTO DI LANDE (FINITO IN QUALCHE PARADISO FISCALE) -
FUORISERIE E CASE IN ZONE DI PREGIO: COSÌ LA BANDA SI ARRICCHIVA CON I
FONDI… Valentina Errante per "Il Messaggero"
Adesso il
procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Luca Tescaroli guardano in
tasca agli investitori che hanno perso tutto. Per capire da dove
provenivano quelle ricchezze. E anche per sapere se chi ha incassato i
rendimenti, ha anche pagato le tasse. La procura ha infatti intenzione
di esaminare una per una le posizioni dei tanti che da anni si fidavano
di Lande e gli consegnavano i soldi, certi che il broker ne avrebbe
moltiplicato i rendimenti, i magistrati chiederanno la provenienza di
quel denaro.
In molti casi si
tratta effettivamente di risparmi o eredità, ma l'ipotesi è che tra i
mille e 500 truffati ci sia chi non avesse mai dichiarato quelle cifre
in Italia e che i soldi siano volati direttamente nei paradisi fiscali
per mano del broker dei Parioli. Evitando così le maglie del fisco. In
tanti dovranno anche dimostrare la propria buona fede e sostenere che
ignorassero il fatto che Lande non avesse i titoli per la raccolta dei
capitali.
Ed è caccia anche
al tesoretto che Gianfranco Lande, dominus della truffa dei Parioli, ha
fatto sparire. I pm sperano di recuperarlo nei paradisi fiscali, dove il
Madoff di casa nostra faceva fruttare i risparmi dei suoi mille e 200
clienti, quelli di Paolo e Sabina Guzzanti, come quelli di Giuseppe e
Paolo Piromalli. Le rogatorie internazionali sono già pronte e
partiranno nei prossimi giorni per Malta, il Regno Unito, la Svizzera,
il Lussemburgo, le Jersey Island, le Isole Vergini Britanniche e la
Bahamas, dove di certo Lande ha investito una parte di quel denaro in
due fondi bloccati.
Circostanze che
mettono nei guai anche clienti truffati. Molte delle vittime potrebbero
presto trasformarsi in indagati, per concorso nell'esercizio abusivo
dell'attività finanziaria, ma anche per evasione fiscale e, come ultima
ipotesi, per riciclaggio. Così il primo passo è rintracciare i 300
milioni che Lande dice di non possedere. Perché quello che finora gli
uomini del nucleo valutario, della Guardia di Finanza, guidati dal
colonnello Leandro Cuzzocrea, hanno rintracciato è ben poco rispetto
alle somme sparite nel vorticoso giro di investimenti della Eim, della
Egp e della Dharma.
Su disposizione
del gip Simonetta D'Alessandro sono stati sequestrati a Lande "soltanto"
una casa di sei stanze accatastata tra l'altro come popolare (che il
broker possiede insieme ad alcuni parenti) e un magazzino sulla
Tiburtina, in via Edoardo Arbib, poi una villa a Orani, in provincia di
Nuoro.
Nel corso
dell'interrogatorio, poi Lande ha informato gli inquirenti di essere il
proprietario anche di un appartamento a Londra, nel quartiere Mayfair, e
di una barca. Troppo poco. Anche gli immobili sequestrati alla compagna
di Lande, Raffaella Raspi, direttrice della Egp anche lei in carcere da
dieci gioni, sono briciole rispetto alla quantità di denaro scomparso.
In via Paolo
Frisi, ai Parioli, la Finanza ha sequestrato a Raffaella Raspi un
appartamento di sei stanze, un magazzino e un garage, mentre in via
Fauro, sempre ai Parioli, il dispositivo del gip ha interessato un
appartamento e un magazzino, tutti intestati alla Farren limited. I beni
più consistenti sono stati sequestrati invece a Roberto Torreggiani: una
multiproprietà a Venezia, nell'isola della Giudecca.
Poi due
appartamenti a Roma in via Giacinta Pezzana, a due passi da Villa Ada,
dove Torreggiani aveva anche un garage. Poi un appartamento
all'Argentario e una multiproprietà a Cortina, intestata alla sua
compagna, Fausta Pugliese. A Giampiero Castellacci de Villanova invece
sono stati sequestrati tre appartamenti ai Parioli, uno in viale Bruno
Buozzi, l'altro in via Luigi Luciani, il terzo in via dei Monti Parioli.
Poi ci sono la Porsche, l'Audi e la Bmw di Lande; la Jaguar, la Mini
Minor e la Minicooper di Raffaella Raspi; la Mercedes e la Smart di
Torreggiani; la Golf e la Mercedes di Castellaci.
Nulla rispetto al
tesoro sparito. Tanto che il pm Luca Tescaroli ha disposto anche il
sequestro dei motorini degli indagati, oltre a quelle 26 società che
sarebbero, però, scatole vuote. Nulla invece ad Andrea Raspi, il cognato
di Lande. Oggi intanto il Tribunale del Riesame esaminerà la posizione
di Roberto Torreggiani. E' probabile che la decisione dei giudici sulla
scarcerazione non arrivi subito. Per gli indagati le accuse vanno
dall'associazione a delinquere transnazionale finalizzata all'abusivismo
finanziario, truffa e appropriazione indebita.
Ma all'esame della
magistratura c'è anche la posizione dei broker che qualche anno fa
avevano consegnato a Lande 14 milioni dei fratelli Piromalli. E quale
fosse il ruolo di Antonio Coppola, un altro calabrese che a luglio si
presentò da Lande per avere indietro i soldi spariti. Di quella cifra il
broker dei Parioli aveva restituito solo sei milioni. Il denaro era
finito nelle mani di Lande attraverso un mediatore finanziario e un
commercialista di Forlì, Matteo Cosmi e Giuseppe Guliano Ricci, adesso
indagati con l'ipotesi di riciclaggio.
04-04-2011]
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Scacco
diplomatico. Da Tunisi rimpatria solo Berlusconi - Acquisto diritti tv,
premier a giudizio - Il Tesoro chiude la partita nomine - Finmeccanica
cambia guida - L’Italia riconosce i ribelli: ‘Potremmo anche armarli’ -
La nuova corsa in salita di Obama - E ora la Lega vuole gli eserciti
regionali - Parioli, la catena delle truffe. Indagine su un’altra
società - Madoff dei Parioli, ecco le cifre perse dai clienti
eccellenti...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA
SERA
- In apertura: "Immigrati, per ora niente intesa". Editoriale di
Giuseppe Bedeschi: "E di liberale rimase poco". Di spalla: "La toccata e
fuga dei presidenti della Corte". Al centro foto-notizia: "L'Italia
riconosce i ribelli: ‘Potremmo anche armarli' " e "Negli atti le
telefonate del premier". In taglio basso: "Tonnellate di acqua
radioattiva in mare".
LA REPUBBLICA
- In apertura:
"Tunisi dice no a Berlusconi" e a sinistra: "Ruby, processo al via. I
pm: 13 ragazze con lei ad Arcore". Editoriale di Giuseppe D'Avanzo: "Il
teatro del ricatto". Di spalla: "E ora la Lega vuole gli eserciti
regionali". Al centro: "Frattini: armi ai ribelli libici" e "Madoff dei
Parioli, ecco le cifre perse dai clienti eccellenti". In taglio basso:
"Tonna e il crac Parmalat: ‘Tanzi è un codardo' " e "Stangata sui
traghetti, la Sardegna costa il doppio".
LA STAMPA
- In apertura: "Immigrati, si tratta sui rimpatri" e in taglio alto: "Il
Tesoro chiude la partita nomine" e "Rapinatori in fuga uccisi dal
vigilante". Editoriale di Domenico Quirico: "Lusinghe e riti bizantini".
Di spalla: "Palermo regala un tutor ad ogni operaio" e "Firenze cerca i
resti della Gioconda". Al centro foto-notizia: "Un sms da Obama: mi
ricandido", con il commento di Alberto Bisin: "La sfida del lavoro" e "
‘Acquisto diritti tv, premier a giudizio' ". In un box: " ‘Un esercito
in ogni regione' ". A fondo pagina: "Idiozia insostenibile".
IL SOLE 24 ORE
- In apertura:
"Finmeccanica cambia guida" e in taglio alto: "Premier in Tunisia: non
c'è intesa. Bossi apre ai permessi a tempo" e "La Lega sotto pressione
come non mai". Editoriale di Franco Debenedetti: "Ristabiliamo un
principio, il mercato è tutto". Al centro la foto-notizia: "Generali.
Anna Botìn si dimette dal cda: ‘Troppi impegni' " e "Caso Mediatrade, i
pm chiedono il rinvio a giudizio per Berlusconi". Di spalla: "Da fondi
speciali a ‘tappabuchi' ". In taglio basso: "Lactalis vuole la svolta:
per Parmalat Opa o addio" e "Aumento di capitale Intesa: c'è anche
Unicredit nel consorzio di garanzia".
IL MESSAGGERO
- In apertura: " ‘Sì al permesso temporaneo' ". Editoriale: "La nuova
corsa in salita di Obama". Al centro foto-notizia: "Cecchi, ecco
l'accordo sul restauro. Non abbiamo venduto il Colosseo" e "Parioli, la
catena delle truffe. Indagine su un'altra società". In un box: "
‘L'Aquila non è morta', il governo al contrattacco". In taglio basso:
"Lotito: arbitri come i giudici" e "A Latina con i fasciocomunisti".
IL GIORNALE
- In apertura: "Scudo fiscale, i 700 nomi della lista che scotta".
Editoriale di Alessandro Sallusti: "E arrivò il giorno della
macelleria". Al centro la foto-notizia: "Lampedusa liberata in 96 ore" e
"Fondi esteri Ds, spunta il ‘nuovo Greganti' ". In un box: "Usa, Obama
si ricandida e ha già (quasi) vinto". Di spalla: "Con il rigore fuori
dalla crisi". A fondo pagina: "Chi scappa, ci rincorre e chi raccoglie i
cocci".
LIBERO
- In apertura: "Meglio pagarli che tenerli", con editoriale di Maurizio
Belpietro. Al centro la foto-notizia: "Nuovi processi: tocca a Cavour e
Andreotti" e "I colpi dei pm sono a salve e Di Pietro lancia monetine".
Di spalla: "Montezemolo in politica? Figuriamoci...". A fondo pagina:
"Lasciamo l'Europa: ci costa e non ci aiuta".
IL TEMPO
- In apertura: "Permesso leghista". Al centro la foto-notizia: "Meglio i
suoi 25 milioni che il Colosseo a pezzi".
IL FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Il Cav. tratta con Tunisi sui rimpatri, ma
teme il fuoco amico di Bossi". In apertura a destra: "Obama si sfila
dalla campagna Nato prima che diventi poco ‘cool' ". Al centro: "I
grandi menzogneri".
L'UNITÀ
- In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Uscire dal buio". In taglio
alto: "Gli ‘eserciti' padani spaccano il governo". A fondo pagina:
"Scacco diplomatico. Da Tunisi rimpatria solo Berlusconi"05-04-2011]
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MOODY’S TAGLIA
ANCORA IL PORTOGALLO MA LE BORSE TENGONO - A TOKYO CROLLA TEPCO (-18%) -
ENI ROMPE LA TREGUA E RINCARA LA BENZINA - ANCHE ANA BOTIN SBATTE LA
PORTA, GENERALI nel caos - IL RUGBY ELETTRICO DI EDISON ED ENEL -
LIGRESTI SERRA LE FILA E POSIZIONA PINI IN IMPREGILO - FRANCIA AMARA PER
VODAFONE - ROSSI CADE IN DUCATI, YAMAHA RISORGE IN BORSA - CARINERIE
NERAZZURRE TRA MORATTI E TRONCHETTI…
1. BORSA: EUROPA
NON ACCUSA MOODY'S SU PORTOGALLO, LISBONA TIENE...
(ANSA) - Nessuna ripercussione sulle Borse europee
dall'atteso taglio di Moody's al rating del Portogallo: tutti i listini
si muovono attorno alla parità, così come Lisbona che cede lo 0,10%.
L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli
quotati sui listini del Vecchio continente, ondeggia in avvio tra segno
negativo e positivo, con davvero pochi spunti. In un clima che tende a
un lieve peggioramento, qualche acquisto si vede sui titoli delle auto e
dell'hi tech, mentre le banche appaiono mediamente deboli con un calo
dello 0,60% per l'indice Dj stoxx di settore.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,03%
- Parigi -0,11% - Francoforte +0,03% - Madrid -0,25% - Milano -0,22% -
Amsterdam +0,07% - Stoccolma -0,09% - Zurigo +0,28%
2. BORSE: ASIA
INCERTA, TOKYO DEBOLE CON CROLLO TEPCO (-18%)...
(ANSA) - Seduta incerta per le Borse asiatiche, con
Tokyo che si mostra debole (-1,06% finale) soprattutto a causa del un
nuovo crollo per la Tepco: il titolo del gestore della centrale nucleare
di Fukushima, dove si sta scaricando nell'oceano 11.500 tonnellate di
acqua a "bassa radioattività", ha ceduto il 18,10%. Male sul mercato
azionario giapponese anche altri gruppi dell'elettricità (Oki -4,35%,
Furukama -3,04%) mentre si muovono in controtendenza i tipici titoli
'difensivi', con Japan Tobacco che ad esempio sale dell'1,94% e il
gruppo della birra Asahi in rialzo dell'1,09%.
L'indebolimento
dello yen sostiene anche qualche titolo nipponico che guarda all'export:
il gigante dei pneumatici Bridgestone ha chiuso in aumento dello 0,53%.
Sulle altre piazze azionarie, con quelle cinesi tutte chiuse per
festività, timidi acquisiti a Sidney, che ha concluso in rialzo dello
0,27% e dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio
dei loro settori in Europa. Bene, in particolare, il gruppo dei metalli
Murchison (+13,49%), mentre ha accusato un forte ribasso il marchio
della farmaceutica Sigma, che ha perso il 28,87% finale.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: -
Tokyo -1,06% - Hong Kong chiusa per festività - Shanghai chiusa per
festività - Taiwan chiusa per festività - Seul +0,69% - Sidney +0,27% -
Singapore +0,57% (seduta in corso) - Mumbai -0,52% (seduta in corso) -
Kuala Lumpur -0,14% - Bangkok -0,20% - Giakarta -0,44%
3. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - NOMINE: Finmeccanica cambia guida, il Tesoro
sceglie Giuseppe Orsi come ad e lascia a Pierfrancesco Guarguaglini la
presidenza. Restano invariati i vertici di Poste e Terna. Giuseppe
Recchi e' il nuovo presidente di Eni, confermato Paolo Scaroni ad, alla
presidenza Enel arriva Paolo Andrea Colombo con Fulvio Conti che resta
ad (dai giornali).
PARMALAT: Lactalis
vuole la svolta, opa o addio. Il gruppo transalpino allo scontro (Il
Sole 24 Ore, pagina 1-5). Il gruppo francese ha depositato al tribunale
di Parma la richiesta di sospensiva della delibera di rinvio
dell'assemblea (Il Messaggero, pagina 17) 'Chiedo scusa per il crac.
Tanzi codardo, banche colpevoli. Lo Stato sarebbe potuto intervenire
prima', intervista a Fausto Tonna, ex direttore finanziario del gruppo
di Collecchio (La repubblica, pagina 1-21)
COMPETITIVITA':
'Nessuna nostalgia dell'Iri. Drammatico il lascito di quell'esperienza',
intervento del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a Torino
per il road show preparatorio dell'Assise (Il Sole 24 Ore, pagina 19).
Ristabiliamo un principio, il mercato e' tutto. Contributo di Franco
Debenedetti (Il Sole 24 Ore, pagina 1-5)
LSE: 'Il listing
di Stato fa lievitare i prezzi. La risposta a Vegas: se un servizio e'
affidato a un operatore commerciale i costi calano'. Intervista a Xavier
Rolet, ceo del London Stock Exchange (Il Sole 24 Ore, pagina 4)
INTESA SANPAOLO:
nel consorzio di garanzia per l'aumento di capitale c'e' anche
Unicredit. Atteso oggi il via libera all'operazione (dai giornali)
GENERALI: Ana
Botin si dimette dal cda per troppi impegni (dai giornali) Piu' poteri a
Perissinotto, Caltagirone vice presidente vicario: via alla nuova
governante. (Il Sole 24 Ore, pag.36) La verita' di Bernheim: 'Con
Kellener piu' forti all'Est, Bollore' non ha una strategia', parla il
presidente onorario del Leone di Trieste alla vigilia del cda della resa
dei conti (la Repubblica, pagina 27)
FONDAZIONE MPS:
Per sostenere l'operazione della banca potra' cedere asset (dai
giornali)
CARLO TASSARA: si
limano i dettagli con le banche del nuovo accordo di moratoria al 2013
sul debito. Ieri incontro con i rappresentanti di Intesa Sanpaolo e
Unicredit (Il Messaggero, pagina 20)
BANCA LEONARDO:
Braggiotti vende in Francia. La cessione dei fondi Dnca, l'aumento della
quota di Exor e le prossime tappe. I piani della banca sull'asset
management (Il Corriere della Sera, pagina 35)
ALPITOUR: Al via
l'asta competitiva per acquistare la controllata di Exor. Tra gli
interessati I Grandi Viaggi, Carlyle e Bc Partners (Il Sole 24 Ore,
pagina 37)
FINCANTIERI:
scontro tra futuri alleati per Costa. Il colosso pubblico e Genova
industrie navali, possibili nuovi soci per il rilanciare il cantiere
Genova Sestri Ponente, si contendono un doppio ordine da 150 milioni di
euro (Il Secolo XIX, pagina 15)
TOD'S: L'esclusiva
sul Colosseo e' solo per i restauri. Diego Della Valle interviene nella
polemica sull'accordo fatto con il Comune di Roma: 'Nessun equivoco, sul
Colosseo non faremo spot' (dai giornali)
TAV: 'Ancora
troppe incognite: servono certezze', intervista a Mariella Enoc,
presidente di Confindustria Piemonte (Il Sole 24 Ore, pagina 19)
4. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MARTEDI' 5 APRILE...
Radiocor - Milano - si riunisce il Consiglio di
sorveglianza di Intesa Sanpaolo per l'approvazione dei dati contabili e
piano per l'aumento di capitale.
Milano - seminario
di Standard & Poor's '2011 International Economic Outlook'.
Milano - MolMed
Investor & Analyst presentation.
Milano -
presentazione del libro 'Verso l'Italia unita. Viaggio di un giurista
tra cronaca e storia' di Achille Cutrera. Partecipano, tra gli altri,
Massimo Ponzellini, presidente Banca Popolare di Milano; Michele
Salvati, professore di Economia Politica.
Roma - conferenza
stampa del presidente del Financial Stability Board, Mario Draghi.
Roma - iniziativa
di amicizia e solidarieta' Italia-Giappone con il ministro degli Esteri,
Franco Frattini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
Gianni Letta, il direttore genera di Finmeccanica, Giorgio Zappa e il
vice presidente di Confindustria, Paolo Zegna.
Parigi -
conferenza stampa Ocse di Pier Carlo Padoan, capo economista, per la
presentazione G7.
5. PORTOGALLO:
MOODY'S RIDUCE ANCORA IL RATING A BAA1 DA A3...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha ribassato
ancora di una tacca la nota di debito a lungo termine del Portogallo,
portandola a Baa1 da A3 in precedenza e mettendo il rating sotto
osservazione, per possibili ulteriori declassamenti. Lo rende noto la
stessa agenzia di rating.
6. ENI ROMPE
TREGUA E RINCARA CARBURANTI DI 1 CENT...
(ANSA) - Eni rompe la prolungata tregua sulla rete
carburanti. Sull'onda del nuovo balzo in avanti dei prodotti in
Mediterraneo (+9 dollari a 1.059 dollari la tonnellata la verde, +8
dollari a 1.040 la tonnellata il diesel), il market leader ha aumentato
il prezzo raccomandato di benzina e diesel di 1 centesimo. Rincara di
0,5 cent anche TotalErg, ma solo sulla benzina. Fermi per ora tutti gli
altri. Prezzi praticati che, spiega quotidianoenergia.it, riflettono una
più generale tendenza al rialzo.
Con punte massime
come di consueto accentuate soprattutto al Sud (benzina a 1,612
euro/litro, diesel a 1,501). Ô quanto emerge dal monitoraggio effettuato
in un campione di stazioni di servizio rappresentativo della situazione
nazionale per Check-Up Prezzi QE. A livello Paese, oggi la media dei
prezzi praticati della benzina (in modalità servito) va dall'1,558 euro
al litro degli impianti Esso all'1,563 dei punti vendita Q8 e Tamoil
(no-logo in salita a 1,488 euro al litro). Per il diesel si passa invece
dall'1,465 euro al litro delle stazioni di servizio Esso all'1,474
rilevato negli impianti Eni (le no-logo a 1,407). Il Gpl, infine, si
posiziona tra lo 0,781 euro al litro registrato nei punti vendita Esso
allo 0,798 euro al litro degli impianti Tamoil (0,772 euro al litro le
no-logo).
7. E17: PMI
SERVIZI IN RIALZO A 57,2 IN MARZO, SOPRA LE STIME...
Radiocor - L'indice Pmi servizi per l'area euro,
elaborato da Markit, e' salito a marzo a 57,2 contro 56,8 del dato di
febbraio e al di sopra delle stime che puntavano su una crescita
moderata a 56,9. L'indice composito invece scende a 57,6 da 58,2, ma
resta sopra le stime, fissate a 57,5. Il rialzo e' ancora una volta
guidato dalla Germania che sale a 60,1 da 58,6 di marzo, anche se in
linea con le attese.
8. LE TANTE
DOMANDE SUL CASO GENERALI...
A. Pi. per "Il
Sole 24 Ore" - Ma che cosa succede in Generali? È quanto si
chiede il mercato dopo le dimissioni a sorpresa di Ana Botin, figlia di
Emilio Botin e rappresentante nel board del Leone della famiglia
spagnola che guida il prestigioso Banco Santander. Le sue dimissioni dal
consiglio della compagnia italiana - un tavolo a cui è sempre stato un
onore e un privilegio partecipare - per quanto motivate con «impegni
professionali», sono infatti destinate a lasciare il segno: la
rappresentante di una delle famiglie di banchieri più rispettati
d'Europa decide di lasciare il board della più importante compagnia
assicurativa italiana (e tra le prime tre nel continente) proprio alla
vigilia di uno dei più delicati consigli di amministrazione nella storia
delle Generali.
Non solo. L'uscita
della Botin segue quella di Leonardo Del Vecchio, il fondatore della
Luxottica che solo un mese fa ha rassegnato le dimissioni dal board in
polemica sulla governance. Senza parlare dell'astensione di Bollorè,
vicepresidente del Leone e rappresentante del suo azionista di
riferimento Mediobanca, nel voto sul bilancio d'esercizio: un gesto che
ha spinto 8 consiglieri a chiedere la convocazione d'urgenza del board
delle Generali. Mai prima d'ora si era verificata una situazione del
genere.
Ebbene, proprio a
poche ore di distanza dalla riunione di chiarimento tra i grandi soci,
la Botin ha deciso di uscire di scena: ora, sono due i consiglieri da
rimpiazzare e molte di più le domande a cui rispondere.
9. IL SEI NAZIONI
ELETTRICO DI EDISON ED ENEL...
S. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Mentre infuria la "guerra elettrica" tra la
parigina Edf e la lombarda A2A su Edison, un'altra partita, sportiva, va
in campo tra Italia e Francia. In mezzo c'è la nazionale azzurra di
rugby, da sempre sponsorizzata da Edison e Cariparma (Credit Agricole).
Forse approfittando dell'empasse di Edison, distratta da questioni ben
più importanti, Enel sta cercando di diventare main sponsor della
squadra a fine anno.
Tra i pubblicitari
gira voce che la somma offerta sia sopra i 2 milioni di euro, una cifra
a cui la federazione non rimarrebbe indifferente. Ma, sostenuta dal
co-sponosor e connazionale indiretto, Edison vuole rilanciare. L'asse
francese potrebbe spuntarla ma ilrinnovo dura solo un anno e nel 2012
l'Enel tornerà all'attacco.
10. LIGRESTI SERRA LE FILA E POSIZIONA PINI..
L. G. per "Il
Sole 24 Ore" - Un manager fidato. Massimo Pini, da tempo
braccio destro fedele di Salvatore Ligresti, allarga il raggio d'azione
a un'altra partecipata chiave dell'Ingegnere: Impregilo. Confermato il
vertice con il tandem Ponzellini-Rubegni alla guida, i cambiamenti nel
general contractor arrivano dal board e non sono irrilevanti.
Pini, 74 anni, è
da sempre una figura chiave della galassia che fa capo alla famiglia
Ligresti al punto che la rappresenta nel patto di Rcs e dal 2003 è
vicepresidente di Fondiaria-Sai, un ruolo che ricopre ancora oggi, con
deleghe ancora più ampie che in passato. Evidentemente l'Ingegnere, dopo
aver deciso di affrontare di petto il dossier assicurazioni, ha
intenzione di aprire anche il "file" costruzioni.
11. ROSSI SCIVOLA
YAMAHA IN RIALZO...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Che siano capolavori o disastri, Valentino
Rossi dà sempre il meglio di sé. Certo, ultimamente si sta
specializzando nei secondi ma, almeno, gli vengono bene e i loro effetti
si vedono persino in Borsa. Anzi, ieri il «Dottore» si è superato: è
l'unico pilota Ducati riuscito con una caduta a mettere in movimento i
titoli Yamaha e Honda a Tokyo.
Casey Stoner,
abbattuto domenica da Rossi, resta il favorito mondiale di MotoGp (gli
allibratori lo pagano vincente 2,30), ma Jorge Lorenzo si è avvicinato
(2,60) e la Borsa si è riposizionata sul vincitore del titolo, aiutando
la discesa delle azioni Honda (-1,31%) e il recupero di Yamaha (+0,50%).
Insomma, quest'anno Rossi va persino peggio del compagno di squadra
Nicky Hayden, ma lui è Rossi: guai non considerarlo.
12. FRANCIA AMARA
PER VODAFONE, SFR A VIVENDI...
Giampiero Martinotti per "la
Repubblica" - Vodafone getta la spugna, abbandona,
probabilmente con un certo rammarico, il mercato francese della
telefonia mobile: Vivendi ha annunciato l´acquisto della partecipazione
di minoranza che i britannici detengono nella Sfr, secondo operatore
mobile transalpino. Per controllare la società al 100 per cento, il
gruppo francese sborserà 7,95 miliardi di euro. Il pagamento sarà fatto
in contanti, grazie ai quattrini incassati con la vendita del 20% della
Nbc Universal e con la risoluzione di un contenzioso che la opponeva
alla Deutsche Telekom in Polonia. Gli accordi commerciali all´estero fra
i due gruppi saranno prolungati di tre anni.
Per Vivendi, il
pieno controllo della sua filiale era considerato indispensabile per
lanciarsi all´assalto di nuovi mercati: quello francese è saturo e
l´arrivo di un quarto operatore mobile finirà per pesare sugli equilibri
che si erano creati con Orange e Bouygues Telecom. L´azienda guidata da
Vittorio Colao utilizzerà invece i soldi ricevuti dai francesi per
comprare azioni proprie e per investire in un operatore indiano.
Resta un fatto non
trascurabile nel momento in cui si parla tanto degli appetiti francesi
all´estero e della protezione del mercato transalpino: la telefonia
mobile resta un affare franco-francese. Orange è infatti controllata
dall´operatore storico, France Telecom, di cui lo Stato è ancora
azionista; Sfr appartiene a Vivendi; Bouygues Telecom dipende dal
francesissimo gruppo omonimo (lavori pubblici, edilizia e tv); Free, che
sta per entrare in lizza, è controllato da Xavier Niel, che è anche
comproprietario di Le Monde. Vodafone, che in passato aveva sognato di
prendere il controllo della Sfr, dovrà consolarsi: la Francia sarà
l´unico grande paese europeo senza il marchio britannico.
13. CARINERIE
NERAZZURRE...
Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" - Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera
sono amici e fratelli di fede (interista). Soci-amici che si sostengono
nei momenti difficili come il gol di Cassano nel derby. E forse avranno
deciso proprio allora di stringere una nuova - onerosa - alleanza.
Almeno per Moratti che ha rilevato dall´amico il 6,5% della sua holding
Gpi per 10 milioni.
Valutandola 153,8
milioni, contro gli 86,3 messi a libro dai genovesi Malacalza che lo
scorso anno ne hanno rilevato (da Carlo Puri Negri) il 30,9%. La ratio
dell´investimento è ignota: anche perché i Malacalza (tra le famiglie
più liquide d´Italia con un miliardo di contanti) quella quota non
l´hanno voluta. Eppure Gpi controlla Camfin e a cascata Pirelli, di cui,
a inizio anno Moratti ha venduto lo 0,5% per 19 milioni. Forse si è
pentito o è questione di fiuto, ma adesso risale al piano di
sopra.05-04-2011]
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DISCARICA GIAPPONE
- DALLA CREPA NEL REATTORE DI FUKUSHIMA OGNI ORA SI RIVERSANO
NELL’OCEANO 7 TONNELLATE DI ACQUA ALTAMENTE CONTAMINATA (IL LIVELLO DI
TOSSICITÀ DEL MARE È 7,5 MILIONI DI VOLTE PIÙ ALTO DEI LIMITI DI LEGGE)
- ORA I TECNICI HANNO DECISO DI SCARICARE IN UN COLPO SOLO 11.500
TONNELLATE DI ACQUA PIÙ “DILUITA”, MA CHE COMUNQUE DISTRUGGERÀ
L’ECOSISTEMA, AVVELENERÀ GLI ALIMENTI, E CAUSERÀ MUTAZIONI GENETICHE A
PIANTE E ANIMALI MARINI, NON SOLO IN GIAPPONE
1 - IN MARE 11
MILA TONNELLATE DI ACQUA RADIOATTIVA...
Giusi Fasano per il "Corriere
della Sera"
Il funzionario
della Tepco che parla in conferenza stampa lo dice con le lacrime agli
occhi: «Siamo molto dispiaciuti per Fukushima e per chi ne rimane
coinvolto» . La sua società, la Tokyo Electric Power Company, ha dovuto
fare un altro passo indietro davanti al «mostro» nucleare, l'ennesimo.
Ieri gli ingegneri della Tepco si sono visti costretti a dare il via a
un'operazione che fino a pochi giorni fa non avrebbero mai pensato di
sostenere e cioè riversare nell'Oceano Pacifico 11.500 tonnellate di
acqua radioattiva: 10 mila usate per raffreddare le barre di
combustibile nucleare surriscaldate e 1.500 pompate dai sotterranei dei
reattori numero 5 e numero 6.
«Una misura
eccezionale, necessaria e resa possibile dai bassi livelli di
radioattività di quell'acqua» ha spiegato Hidehiko Nishiyama,
dell'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare. «Livelli bassi»
significa che l'acqua il in questione è contaminata 100 volte più del
limite massimo consentito. «Necessaria» vuol dire invece che senza
questa operazione secondo i gestori della centrale atomica si sarebbe
rischiato un disastro di proporzioni enormi.
Perché
nell'impianto di Fukushima ci sono tonnellate e tonnellate di acqua
decisamente più contaminata di quella che in queste ore sta finendo
nell'oceano ((valori migliaia di volte più alti di 100). Quindi la
scelta è diventata obbligata: bisognava raccogliere l'acqua ad alta
contaminazione e metterla in sicurezza, cosa molto più urgente rispetto
allo stoccaggio dell'altra, raccolta nella prima fase dell'emergenza.
Ma siccome non
c'erano più vasche di contenimento e non c'era abbastanza tempo per
cercarle e farle arrivare ecco la soluzione più veloce: svuotare nel
mare le cisterne usate fino a oggi e utilizzarle per immagazzinare
l'acqua più pericolosa, soprattutto quella nell'edificio che contiene la
turbina del reattore numero 2. L'emergenza più grave arriva proprio dal
reattore numero 2 dove tre giorni fa è stata scoperta una falla di venti
centimetri attraverso la quale finisce direttamente nell'oceano acqua
con livelli di radioattività 10 mila volte superiore ai limiti legali.
I tecnici provano
e riprovano a riparare la crepa ma tutti i tentativi finora sono andati
a vuoto e il portavoce del governo Yukio Edano ieri ha ammesso: «Se
questa situazione dovesse continuare a lungo avremmo un impatto enorme
sull'oceano. Dobbiamo assolutamente chiudere quella falla, chiediamo
alla Tepco di agire rapidamente» . Secondo i calcoli degli tecnici dalla
crepa del reattore 2 escono ogni ora sette tonnellate di acqua altamente
contaminata e «tracciata» grazie a una polvere colorata che mostra come
si disperde una volta finita in mare.
La diluizione
dovrebbe mettere al riparo le aree lontane dall'impianto ma per
l'ecosistema davanti alla costa di Fukushima le cose sembrano peggiorare
di giorno in giorno. Gli esperti vedono sempre più probabile il rischio
della contaminazione alimentare e, adesso, anche le possibili mutazioni
genetiche degli organismi marini. E tutt'e due le cose, una volta
accadute, andrebbero ben oltre lo specchio d'acqua davanti a Fukushima.
2 - RADIOTTIVITÀ IN MARE 7,5 MILIONI DI VOLTE SUPERIORE AI
LIVELLI NORMALI - ANCORA PRIMA CHE LA TEPCO RIVERSASSE ACQUA CONTAMINATA
NELL'OCEANO PACIFICO...
Da "Corriere.it"
Lo iodio
radioattivo trovato nell'acqua marina dinanzi al reattore numero 2
dell'impianto atomico di Fukushima, in Giappone, è 7,5 milioni di volte
superiore al limite legale. Lo scrive la stampa nipponica, precisando
che il campione è stato raccolto il 2 aprile e dunque prima che la
società che gestisce la disastrata centrale, la Tepco, cominciasse a
riversare tonnellate di acqua radioattiva nell'Oceano Pacifico.
RILASCIO DI ACQUA
CONTAMINATA
- Il rilascio di acqua contaminata in mare è una violazione senza
precedenti delle normative di sicurezza, ma è stato ritenuto
inevitabile: il governo ha giustificato l'azione come una sorta di male
minore; e nonostante il governo nipponico abbia assicurato che non c'è
alcun rischio per la salute, la Corea del Sud ha già protestato
ufficialmente. Intanto la società ha annunciato l'intenzione di pagare
indennizzi, probabilmente a partire dalla fine del mese, ai residenti e
agli agricoltori che abitano attorno all'impianto (rimborsi per le spese
mediche, per il reddito perso a causa dell'evacuazione e per il costo
della vita dopo le nuove linee guida imposte dal governo); ma non è
chiaro dove l'azienda troverà i soldi considerato che continua ad
affondare in borsa (oggi ha toccato il record storico negativo).
E l'allarme
cresce. La prefettura di Fukushima ha cominciato a misurare i livelli di
radiazione nei campi da gioco delle scuole: nei prossimi due giorni, più
di 1.400 scuole e asili nido saranno testati per rispondere al'ansia
crescente dei genitori, ma il governo continua a ripetere che non ci
dovrebbe essere alcun rischio se i bambini vengono tenuti fuori di una
raggio di 30 km dall'impianto.
TEST NELLE SCUOLE
- Sono anche iniziati i test di radioattività in 1400 fra scuole
materne, elementari e superiori della prefettura di Fukushima. I test,
riferisce l'agenzia stampa Kyodo, sono stati autorizzati dalle autorità
della prefettura su pressione dei genitori preoccupati dopo la
riapertura della scuole il primo aprile. I test non riguardano la zona
compresa nel raggio di 20 chilometri dalla centrale nucleare di
Fukushima, che è stata evacuata dopo la fuoriuscita di radioattività
seguita al terremoto e lo tsunami dell'11 marzo.
Escluso anche
l'anello successivo, fra i 20 e i 30 chilometri di distanza, dove è
stato ordinato alla popolazione di rimanere chiusi in casa. Secondo le
autorità non vi sono problemi nel far andare i bambini nelle scuole che
si trovano oltre un raggio di 30 chilometri dalla centrale, ma questa
rassicurazione non è parsa sufficiente ai genitori e sono stati quindi
avviati i test nelle aule e i cortili esterni delle scuole. 05-04-2011]
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UN TUFFO DOVE
L’ACQUA È MARRONE - COMINCIA IL PROCESSO PER GLI ABUSI EDILIZI DEI
MONDIALI DI NUOTO (ROMA 2009): TRA GLI IMPUTATI, L’ORGANIZZATORE MEGALÒ
MALAGÒ, E I COMMISSARI BY BERTOLASO, BALDUCCI E RINALDI - E 120
TESTIMONI. TRA LORO BERLUSCONI, ALEMANNO, VELTRONI - 724 MILIONI € DI
SOLDI PUBBLICI BUTTATI PER COSTRUIRE PISCINE E STRUTTURE MAI USATE, O
ILLEGALI, O A RISCHIO CROLLO (QUELLA COSTRUITA DA FRANCESCO DE VITO
PISCICELLI, CHE RIDEVA DEL TERREMOTO DELL’AQUILA), O SFRUTTATE POI SOLO
DAI PRIVATI
Corrado Zunino per
"la Repubblica - Roma"
Dei Mondiali di
nuoto due anni dopo si avvistano, lungo la Colombo, scendendo sugli
argini del Tevere, le travi a vista dei cantieri sotto sequestro, le
armature del cemento rugginite dalle piogge. Due anni dopo la grande
operazione "Roma 2009" s´infila dentro un maxi-processo con 33 indagati
tra cui i commissari Angelo Balducci e Claudio Rinaldi, l´imprenditore
Giovanni Malagò e 120 testimoni. Tra loro Silvio Berlusconi, Gianni
Alemanno, Walter Veltroni.
Il processo parte
oggi, pm Sergio Colaiocco, giudice Daniela Rinaldi. Trentatré a giudizio
per 15 abusi edilizi. Recentemente il Tar ha sancito: la Protezione
civile non può fare politica urbanistica, né le veci di un Comune. Il
parere amministrativo peserà.
Due anni fa "Repubblica" visitò i cantieri dei più ambiziosi e imponenti
Mondiali di nuoto mai organizzati. Si compresero rapidamente gli atti
illegittimi, la presunzione nell´avviare grandi fabbriche sportive su
parere unico dei commissari di Guido Bertolaso.
Si scoprirono,
allora, l´eccesso di cemento e l´arrischio delle aree prescelte. Oggi si
possono fare i conti, sono tutti in rosso. Una miliardata di euro (il 10
per cento del debito del Comune di Roma, per capire) fin qui è stata
buttata in piscine pubbliche e private che - la maggioranza - non hanno
ospitato un atleta del Fina World championships 09. Delle dieci vasche
pubbliche, oggi solo cinque funzionano a pieno regime.
L´investimento
istituzionale (Comune di Roma, Provincia, Regione e singoli municipi) è
stato di 724 milioni, ma gli impianti di Anzio, costruito a trecento
metri da un´esistente piscina comunale, e Anguillara, open, funzionano
solo in estate. Tivoli (vasca e palazzetto di Arci) è chiusa da sempre.
A Civitavecchia i costi sono lievitati: 600 mila euro solo il
riscaldamento.
Nella capitale
lavorano i poli di Pietralata e Ostia (questo dedicato alle attività
federali, con poca richiesta esterna e dieci camere di foresteria finite
su 79). Lo scandaloso Valco San Paolo è nato zoppo, con un pilone di
sostegno costruito già fallato dalla Opere pubbliche e ambiente di
Francesco Maria De Vito Piscicelli: «Perché non reggono, non reggono le
torri... Quando vanno in crisi collassano e saltano», raccontavano le
intercettazioni.
La struttura, 30
milioni di euro, è chiusa da due anni, attorno, area che nei Novanta
ospitò il più grande campo nomadi d´Europa, si stanno riaccomodando
clandestini stranieri.
Sul fronte delle piscine private, di 21 opere licenziate dal sindaco
Alemanno sei sono ancora sotto sequestro, due hanno parti inaccessibili
(area ristorante e centro benessere lo "09" del Torrino, la terrazza lo
Sporting Palace sull´Appia) e sull´Area B dei Colli Portuensi campi da
tennis in sintetico sono diventati rifugio per profughi.
L´investimento
privato totale è stato sui 180 milioni e ha regalato gioielli in tek
costruiti su terreni non propri (Aquaniene), abusi rischiosi pagati con
tangenti in natura (Salaria Sport Village) e una fila di costruttori che
ha inserito nel piano Mondiali piscine per fare parcheggi (Cristo Re),
sale relax (Villa Flaminia ed Eschilo 1) abbattendo alberi su terreni
intoccabili (Flaminio Sporting Club) o insediandosi di fronte alla tomba
di Cecilia Metella (Sporting Palace).
A due anni di
distanza, poi, si litiga su chi deve pagare i debiti, 9 milioni rimasti
a galla. La Jumbo Grandi eventi ha avviato causa - altri fornitori sono
già passati ai decreti ingiuntivi - per recuperare i suoi 5 milioni e
718 mila euro: «Ti scrivo a titolo personale per rappresentare la mia
profonda delusione, la mia rabbia e la mia indignazione», ha scritto
l´executive della Jumbo, Rossella Bussetti, a Paolo Barelli, presidente
della Federnuoto, che ha replicato scaricando le colpe su Giovanni
Malagò, presidente del Comitato organizzatore. Guido Bertolaso aveva
messo per iscritto che il debito era della Federazione, ma lui, ormai, è
uscito di scena.05-04-2011]
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1- CHI HA VINTO
(GIULIO E SILVIO) E CHI HA PERSO (BOSSI) ALLA BATTAGLIA DELLE NOMINE -
2- I “BARBARI” DELLA LEGA SI ATTRIBUISCONO LA PATERNITÀ DELLA NOMINA DI
ORSI IN FINMECCANICA, MA LE FREQUENTAZIONI PIÙ INTENSE LE HA AVUTE CON
L’UDC DI PIERFURBY E TABACCI. IL DISEGNO ORIGINARIO DEI VARI MARONI E
GIORGETTI AVREBBE DOVUTO PORTARE A METTERE IL CAPPELLO SULLE POSTE E
SULL’ENEL (DUE ENORMI SERBATOI DI CONSENSI E DI DENARI) MA SU TUTTO HA
PREVALSO IL “METODO TREMONTI" (ASPEN*CENCELLI) - 3- CAOS GENERALI: DALLA
RIUNIONE DI DOMANI SI CAPIRÀ SE IL BIONDO BOLLORÈ HA INTENZIONE DI
TIRARE LA CORDA, MA TUTTO FA PENSARE A UNA "RITIRATA" CON SCUSE - 4- LA
STORIA DEI RAPPORTI TRA LA DINASTIA DELLA CATTOLICISSIMA FAMIGLIA
BOLLORÈ E IL DIABOLICO BANCHIERE D’AFFARI BERNHEIM IMPARENTATO CON IL
RABBINO CAPO DI FRANCIA - 5- COME MAI L’ANNUNZIATA HA SENTITO IL BISOGNO
PROROMPENTE DI INVITARE ALLA SUA TRASMISSIONE “MEZZ’ORA” L’EX-FURBETTO
DEL QUARTIERINO DANILO COPPOLA? - 6- ALE-DANNO BAD NEWS! DOPO CISNETTO,
IN CAMPIDOGLIO CORRE VOCE DI UN CLAMOROSO TAGLIO ALLA CONSULENZA DI UN
ALTRO CELEBRE GIORNALISTA ECONOMICO
1- CHI HA VINTO E
CHI HA PERSO ALLA BATTAGLIA PER LE NOMINE (IL "METODO ASPEN")
La battaglia per le nomine nelle imprese pubbliche è finita e finalmente
si mette fine al tormentone che fino a ieri ha tenuto sulla corda i big
delle grandi società e la schiera dei loro portaborse.
È andata come
previsto senza quella discontinuità che alcuni avrebbero voluto per
occupare soprattutto le roccaforti dell'Eni e di Finmeccanica, due delle
tre multinazionali (l'altra è l'Enel) che ancora resistono all'assalto
degli stranieri.
Adesso si cerca di
capire chi ha vinto e chi ha perso e quale metodo abbia prevalso. C'è
chi ha scritto che nella scelta di personaggi come Giuseppe Recchi e
Paolo Andrea Colombo è stato applicato il "metodo Aspen", cioè un
criterio che porta a scegliere tecnocrati giovani e competenti. Per
altri si evoca il manuale Cencelli della vecchia tradizione
democristiana che spartiva poltrone e strapuntini tra i partiti di
governo.
Per dare una
risposta sensata bisogna tener conto del ruolo del Cavaliere di Palazzo
Chigi che prima di tuffarsi nelle acque di Lampedusa ha chiesto al suo
Maggiordomo Azzurrino, Gianni Letta, di salvare soprattutto la guida di
Scaroni all'Eni. Di tutto il resto Berlusconi non ha voluto sentir
parola, e ha lasciato che la trattativa tra Letta e Tremonti andasse
avanti per la sua strada. Alla fine della giostra ha vinto il "metodo
Tremonti", una miscela di furbizia e di potere che è riuscita a mettere
insieme lo spirito della tecnocrazia più giovane con quello antico del
manuale Cencelli.
A farne le spese
sono stati in prima battuta i presidenti dell'Eni e dell'Enel che
ritorneranno ai loro studi professionali di Milano e di Bologna con il
cuore e il portafoglio gonfi di amarezza e di quattrini. Bisogna però
dire che questa battaglia sui presidenti è abbastanza patetica perché la
categoria va divisa in due filoni: i presidenti "pesanti" e quelli
"leggeri". I poveri Gnudi e Poli facevano parte fino a ieri di questo
secondo filone che in tempi recenti ha annoverato figure del tutto
ininfluenti come Galateri di Genola, Innocenzo Cipolletta e perfino
Luchino di Montezemolo per il quale la presidenza della Fiat è stato
soltanto un ricco lascito della famiglia Agnelli.
Nel novero dei
presidenti "pesanti" bisogna inserire il comandante supremo di
Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, il 74enne manager di
Castagneto Carducci che insieme a Paoletto Scaroni ha rappresentato il
rompicapo della trattativa. Adesso il Guargua si ritrova spiumato e
costretto a una convivenza con Giuseppe Orsi, il manager di
AgustaWestland di cui conosce benissimo le virtù e i limiti.
I "barbari" della
Lega con alla testa la moglie siciliana di Umberto Bossi, si
attribuiscono la paternità della nomina di Orsi, ma è un'operazione
molto forzata perché chi conosce un po' di storia di questo 66enne
lodigiano sa che le frequentazioni più intense le ha avute con l'Udc di
Pierfurby Casini e Bruno Tabacci. Non a caso nelle file padane il numero
degli incazzati per l'esito delle nomine è altissimo.
Il disegno
originario dei vari Maroni e Giorgetti avrebbe dovuto portare a mettere
il cappello sulle Poste e sull'Enel (due enormi serbatoi di consensi e
di denari) ma su tutto ha prevalso il "metodo Tremonti" cioè la miscela
tecnocratico-personalistica di Giulietto che ha distribuito gli
strapuntini nei consigli di amministrazione pensando prima di tutto alla
sua credibilità.
A placare gli
animi dei "barbari" padani non può certo bastare la paternità "forzata"
di Orsi in Finmeccanica, e la manciata di paggetti che si andranno a
sedere nei consigli di amministrazione non può soddisfare gli appetiti
della Lega che pretende di condizionare il governo. Un governo con un
presidente che racconta barzellette oscene in un dialetto napoletano più
che osceno.
2- CAOS GENERALI: LE INTENZIONI DEL BIONDO BOLLORÈ
Domani nella sala consiglio delle Generali che si trova al terzo piano
del palazzo in piazza Venezia, si ritroveranno in 17, ed è probabile che
qualcuno dei consiglieri si toccherà gli attributi.
Il numero non
porta fortuna come sanno i napoletani quando parlano della "smorfia" e
gli studiosi dell'antica Roma che lo incidevano sulle pietre funerarie.
È notizia di oggi che dal consiglio si è dimessa Ana Botin, la figlia di
don Emilio, il potente banchiere della banca spagnola Santander.
Sull'organismo che governa il Leone di Trieste non aleggia soltanto
l'ombra della sfortuna, ma anche l'invadenza di un "grande vecchio" che
non conosce le virtù della temperanza e della magnificenza. È l'87enne
Antoine Bernheim, l'uomo che è entrato nella Compagnia come consigliere
nel 1973 e non è riuscito ancora a digerire le dimissioni date
nell'aprile dell'anno scorso per far posto a Cesarone Geronzi.
L'ex-banchiere
parigino adesso è arroccato in un palazzotto di Banca Leonardo che si
trova al numero 68 di Faubourg St-Honorè a due passi dall'Eliseo; qui lo
vanno a cercare i giornalisti zelanti che vorrebbero eccitare il suo
rancore nei confronti di Cesarone Geronzi, ma l'impresa non riesce
perché il vero nemico di Bernheim oggi è Vincent Bollorè, il figliol
prodigo che lo ha tradito.
Se qualcuno ha
tempo da perdere si vada a rileggere un articolo pubblicato il 2 aprile
dell'anno scorso sul "Riformista" in cui Michele Masneri racconta la
storia dei rapporti tra la dinastia della cattolicissima famiglia
Bollorè e il diabolico banchiere d'affari Bernheim imparentato con il
rabbino capo di Francia. È una storia degna della penna di Balzac dalla
quale comunque si capisce che Bollorè è un uomo che va al sodo e ha
l'abitudine di entrare e uscire dai business con ricche plusvalenze.
Dalla riunione di domani si capirà se il biondo Bollorè ha intenzione di
tirare la corda fino al punto di ripetere ciò che ha fatto in altre
circostanze, ma tutto fa pensare che il finanziere franco-bretone non
abbia alcuna voglia di sbattere le porte delle Generali.
Se fosse vivo
Enrico Cuccia oggi chiamerebbe davanti alla scrivania i due francesi e
metterebbe fine a una dialettica penosa che vede Bernheim protagonista
pieno di rancore nonostante i benefits che ancora oggi riceve dalle
Generali di Trieste (1 milione l'anno di compenso come presidente
onorario non è da buttare). Ma il padre del salotto buono non c'è più e
al suo posto ci sono "pontieri" di caratura minore come Nagel e Pagliaro
che si sforzano di mettere pace tra i "frondisti" di lusso come Bollorè
e gli scarpari di provincia come Della Valle.
C'è anche
Caltagirone (per gli amici Caltariccone) che oggi il quotidiano "Il
Foglio" indica come "il terzista" in grado di pacificare Trieste. Il
costruttore romano alle Generali ci crede tanto è vero (la notizia è di
questa mattina) che tra mercoledì e venerdì ha tirato fuori un altro
milione e mezzo di euro per comprare 100mila azioni di Generali che lo
portano al 2,24% del capitale.
È la dimostrazione
di una fiducia e di una forza che valgono molto di più del rancore e dei
sassolini che escono dalle scarpe firmate.
3- COME MAI L'ANNUNZIATA SENTITO IL BISOGNO PROROMPENTE DI
INVITARE ALLA SUA TRASMISSIONE "MEZZ'ORA" IN ONDA LA DOMENICA
POMERIGGIO, L'EX-FURBETTO DEL QUARTIERINO DANILO COPPOLA?
Nessuno ha capito la ragione per cui Lucia Annunziata abbia sentito il
bisogno prorompente di invitare alla sua trasmissione "Mezz'ora" in onda
la domenica pomeriggio, l'ex-furbetto del quartierino Danilo Coppola.
È vero che
l'attuale panorama degli imprenditori e dei banchieri italiani si
presenta modesto ma dio solo sa per quale motivo una giornalista di
razza come Lucy abbia voluto disquisire con un personaggio così
marginale. Da parte sua Coppola, soprannominato "er Cash", avrà fatto le
capriole di gioia perché a differenza di Ricucci che si è ritirato
nell'ombra con ironia, il romano arrestato nel marzo 2007 per
bancarotta, riciclaggio e altri reati, ha una passione folle per la
televisione e i media.
Nel dicembre 2007
scomparve dall'ospedale dove era stato ricoverato per un infarto poi
contattò la redazione di SkyTg24 dichiarando di essere vittima di
persecuzione. Il ritorno in televisione fa parte comunque di una
strategia mediatica che serve a tornare sulla scena dopo aver sistemato
le partite con il Fisco.
In questa logica
si inserisce anche il rilancio del quotidiano "Finanza&Mercati" che la
moglie di Coppola Silvia Necci ha tenuto in vita negli ultimi due anni.
Ed oggi sul
giornale appare per la prima volta la firma del nuovo direttore Gianni
Gambarotta.
4- IN CAMPIDOGLIO CORRE VOCE DI UN CLAMOROSO TAGLIO ALLA
CONSULENZA DI UN ALTRO CELEBRE GIORNALISTA ECONOMICO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che in Campidoglio
corre voce di un clamoroso taglio alla consulenza di un altro celebre
giornalista economico.
In questo caso le
forbici sarebbero state usate dallo stesso sindaco Alemanno che non
vuole prestare il fianco ad altre critiche". [05-04-2011]
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ALLE 15 SI VOTA
SUL CONFLITTO D’ATTRIBUZIONE (IL PG DI MILANO: AL PROCESSO RUBY NO TV E
FOTO) - DALLA PRESIDENZA DELLA CAMERA SOLO UNA CENSURA PER IL “VAFFA” DI
LARUSSA A FINI - QUAGLIARIELLO E LE TELEFONATE-OMISSIS DEL CAVALIER
POMPETTA: “TRASCRITTE IN SPREGIO ALLA COSTITUZIONE” - L’ANM VA A
PIANGERE DA NAPOLITANO - PAOLO B. CHIEDE DI PATTEGGIARE PER
L’INTERCETTAZIONE FASSINIANA DI “ABBIAMO UNA BANCA” - LELE MORA INSISTE:
LA FIDANZATA DI SILVIO è SARDA - LA MADIA INCINTA PROMUOVE TUTTE LE
MINISTRE (CARFAGNA COMPRESA
1. VOLONTARI...
Jena per "La
Stampa" - In migliaia si sono già offerti volontari per gli
eserciti regionali della Lega, sono tutti immigrati.
2. BREVIARIO...
Antonello Caporale per "la
Repubblica"
"Lei è folkloristico".
"Lei è un farabutto".
"Sono un uomo, lei no".
"Sembri la Santanchè"
Confronto tra De Magistris e Mastella
3. CAMERA, ALLE 15
AULA VOTA SU CONFLITTO ATTRIBUZIONI...
(ANSA) - L'Aula della Camera esaminerà oggi, a partire
dalle 15, la proposta di sollevare un conflitto di attribuzioni tra
poteri dello Stato sul caso Ruby relativamente al giudice che dovrà
vagliare la posizione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La
votazione sarà preceduta dalle dichiarazioni di voto, trasmesse in
diretta televisiva, dei rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari
alla Camera. Per questo in Aula è annunciato il tutto esaurito: i gruppi
parlamentari di maggioranza ed opposizione hanno intimato ai deputati di
"essere presenti senza eccezione alcuna".
4. PG RIBADISCE,
NO TV E FOTOGRAFI A PROCESSO PREMIER...
(ANSA) - La Procura generale di Milano non cambia idea
sul provvedimento con cui la scorsa settimana è stato vietato l'accesso
al Palazzo di giustizia di Milano alle telecamere e ai fotografi che in
molti hanno chiesto l'accredito per partecipare al processo di domani
nel quale è imputato Silvio Berlusconi per il caso Ruby. Nonostante le
riunioni tra i vertici degli uffici e i tentativi di mediazione anche
per salvaguardare il diritto di cronaca, da quanto è stato fatto sapere,
la decisione rimane quella di non fare entrare in Tribunale i cameraman
e i fotografi. E' consentito l'accesso invece alle radio e dunque anche
alle registrazioni audio e ai giornalisti della carta stampata.
5. UFFICIO
PRESIDENZA CAMERA, CENSURA PER LA RUSSA...
(Adnkronos) - L'ufficio di presidenza della Camera ha
approvato a maggioranza la proposta dei questori di sanzionare il
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, con una lettera di censura, che
il presidente della Camera, Gianfranco Fini, mandera' per conoscenza
anche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La sanzione e'
stata decisa nei confronti del ministro che la scorsa settimana in Aula
alla Camera aveva avuto uno scontro verbale con il presidente Fini
mentre si discuteva il processo breve.
- Pdl, Lega e
responsabili hanno approvato la proposta dei deputati questori di
inviare una lettera di censura, in base all'articolo 60 del regolamento,
che per conoscenza sara' inviata anche al premier. L'Idv, con Silvana
Mura, ha votato no; si sono astenuti l'Udc, con Rocco Buttiglione e
Renzo Lusetti, e Donato Lamotre per Fli. Il deputati del Pd, Rosy Bindi
e Giampiero Bocci, sono usciti al momento del voto per venire incontro
alla richiesta del
presidente della Camera di avere 'la massima coesione' sulla decisione.
Spiega Lusetti:
'La sanzione nei confronti di La Russa e' riduttiva, ma visto il momento
politico molto delicato, abbiamo deciso di venire incontro alla
richiesta del presidente della Camera di rasserenare il clima'.
I rappresentanti
del Pd, riferisconto, sono usciti dalla riunione al momento della
votazione, per rispetto del presidente e del loro questore Gabriele
Albonetti.
6. DONADI, ATTO DI
CODARDIA DA UFFICIO PRESIDENZA CAMERA...
(Adnkronos) - 'I ministri sono liberi di offendere le
istituzioni. La sanzione irrisoria comminata a La Russa e' un vero e
proprio atto di codardia da parte dell'ufficio di presidenza'. Lo
afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.
'Si sono
trincerati -afferma Donadi- dietro la mancanza di norme sulle sanzioni
ad un ministro, ma si tratta di un problema di facile soluzione. Ignazio
La Russa avrebbe dovuto essere sanzionato come qualsiasi altro deputato
e questo non avrebbe avuto ripercussioni sulle sue funzioni da ministro.
Perche' come deputato non avrebbe potuto votare, ma come ministro della
Difesa avrebbe potuto tranquillamente svolgere le sua mansioni in Aula'.
'Questa decisione
-conclude il capogruppo Idv- e' un'offesa alle istituzioni, che ancora
una volta non sono state tutelate dal centrodestra'.
7. QUAGLIARIELLO,
TELEFONATE PREMIER TRASCRITTE IN SPREGIO COSTITUZIONE...
(Adnkronos) - 'Oggi leggiamo telefonate dell'onorevole
Berlusconi trascritte e depositate agli atti del processo Ruby, in
assoluto spregio delle leggi e della stessa Costituzione'. Lo denuncia
Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato,
sottolineando che "nei mesi scorsi il presidente Berlusconi e' stato
piu' volte invitato, anche molto autorevolmente, ad affidarsi con
fiducia al sistema giudiziario italiano con la certezza che nei principi
della Costituzione e nelle leggi che li attuano avrebbe trovato le
garanzie di un giusto processo e lo spazio per far valere le sue ragioni
ed esercitare il diritto di difesa".
"Siamo certi -
conclude Quagliariello - che un abuso di queste proporzioni non passera'
sotto silenzio e sara' valutato con la dovuta severita' e con adeguata
indignazione da parte degli organismi preposti e dei vertici e garanti
delle nostre istituzioni, Camera dei deputati compresa".
8. ANM,
RINFRANCATI DA NAPOLITANO...
(ANSA) - "Ci sentiamo rinfrancati, abbiamo colto una
grande attenzione da parte del capo dello Stato". Lo dicono i vertici
dell'Associazione Nazionale Magistrati, che oggi sono stati ricevuti dal
capo dello Stato al quale hanno espresso tutte le loro preoccupazioni
per le riforme che riguardano la giustizia.
9. 'IL SECOLO',
INIZIA LA MARATONA PER SALVARE IL CAVALIERE...
(Adnkronos) - 'In piena emergenza libica, con
l'invasione degli immigrati da affrontare, il Parlamento questa
settimana sara' impegnatissimo sui temi della giustizia, in particolare
quelli cari al presidente del Consiglio. Ruby e processo breve,
intrecciati con le udienze su Mediatrade, con la mannaia del Csm che in
questi giorni si esprimera' sulle leggi 'ad personam' e sulla
responsabilita' civile dei giudici, inserita in un emendamento della
legge comunitaria anch'essa in discussione alla Camera'. In un articolo
in prima pagina dal titolo 'Giustizia, inizia la maratona per salvare il
Cavaliere...' il 'Secolo' da' una lettura critica della settimana che
vede impegnato il premier e la sua maggioranza sul fronte della
giustizia, a cominciare dal voto di oggi alla Camera sul conflitto di
attribuzione.
10. VERDINI,
PRONTO A DISCUTERE DI COORDINATORE UNICO PARTITO...
(Adnkronos) - Sono 'pronto a discutere' dell'ipotesi di
un coordinatore unico del Pdl, 'se serve a dare un segno di modernita' e
unita' attorno a Silvio Berlusconi'. In una intervista al 'Corriere
della Sera', Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, replica 'a
chi avanza critiche sulla gestione del partito, sulla sua
organizzazione, sostenendo che non c'e' amalgama nel gruppo dirigente',
guarda caso 'in una fase delicata'.
Verdini non ha
dubbi: 'La fusione' tra ex An e ex Fi 'c'e' gia' stata nelle urne, dove
il Pdl ha sempre vinto'. Ma se ora 'c'e' qualcuno che si sente
dimenticato o sottovalutato','adottiamo la formula classica, che e'
quella del tesseramento e del radicamento sul territorio'. Ora, avverte,
bisogna 'anticipare un po' i tempi e andare ai congressi locali', da
'settembre', per arrivare 'la prossima primavera' alle assise nazionali.
Intanto 'entro luglio concluderemo il tesseramento'.
11. CASO UNIPOL,
PAOLO BERLUSCONI CHIEDE DI PATTEGGIARE...
Da "la
Stampa" - I difensori di Paolo Berlusconi nei giorni scorsi
hanno preso contatti con la procura di Milano per un eventuale
patteggiamento del fratello del premier imputato in qualità di editore
del Giornale, con altre tre persone, per la vicenda del «passaggio di
mano» dell'intercettazione ai tempi dell'indagine sulla scalata a Bnl da
parte di Unipol nella quale Piero Fassino aveva detto a Giovanni
Consorte la ormai famosa frase «abbiamo una banca».
I contatti per un
eventuale patteggiamento di Paolo Berlusconi, indagato per ricettazione
e millantato credito e concorso in rivelazione e utilizzazione del
segreto d'ufficio, secondo quanto è trapelato da fonti legali vicino
all'inchiesta, sarebbero avvenuti in vista dell'udienza preliminare che
si aprirà il prossimo 8 aprile davanti al gup Stefania Donadeo.
12. LELE MORA:
'BERLUSCONI E' FIDANZATO CON UNA RAGAZZA SARDA, SI FREQUENTANO DA 2
ANNI...
(Adnkronos) - Lele Mora - ai microfoni della
trasmissione radiofonica 'Un giorno da pecora' - traccia anche
l'identikit della fidanzata di Silvio Berlusconi: "e' sarda, giovane,
laureanda per la seconda volta". E il Premier "la frequenta da due
anni". Alla domanda se la misteriosa fidanzata sia "la cantante sarda
Francesca Ravot", l'agente si limita a un secco: 'Non dico niente'.
13. MADIA, SONO AL
QUARTO MESE DI GRAVIDANZA MA VIVO DA SOLA...
(Adnkronos) - "E' vero, sono al quarto mesi di
gravidanza. Per ora continuo a vivere da sola e ad andare a messa ogni
domenica. Al matrimonio ci pensero'". Marianna Madia, la 27enne imposta
da Walter Veltroni come capolista del Pd a Roma nelle politiche del
2008, in una intervista ad 'A' ammette di aspettare un bambino.
A proposito del
padre, Mario Gianani, 41 anni, produttore, la deputata del Pd racconta:
"Ci siamo capiti al volo. Non ce lo siamo detto, ma abbiamo pensato
subito che un figlio insieme era la cosa che desideravamo di piu'.
Adesso ho bisogno di tempo. Non ho mai vissuto con nessuno, non si puo'
fare tutto insieme. Pero' al matrimonio magari ci arrivero'".
Impegnata come
parlamentare contro il precariato e per nulla pentita della sua discussa
frase 'metto a disposizione la mia inesperienza', delle ministre del
centrodestra dice: "Sono stata contentissima quando Berlusconi ha
nominato ministro Stefania Prestigiacomo. Peccato che nel governo sia
stata cosi' schiacciata dalle competenze degli altri e peccato che sul
nucleare non abbia assunto una posizione nettamente contraria fin
dall'inizio.
Il ministro
Giorgia Meloni invece e' un'amica, e' una ragazza intelligente, mi piace
confrontarmi con lei. E Mara Carfagna ha fatto leggi importanti come
quella sullo 'stalking'. Nei suoi confronti secondo me c'e' stato un
accanimento eccessivo. E' una donna bella e forse questo ha suscitato
molte invidie".
14. LA MUSSOLINI
CONTRO LA BRUNI "I CLANDESTINI LI OSPITI NEI SUOI CASTELLI"...
Da "la
Repubblica" - «Visto che Carla Bruni ha dei castelli perché
non ospita lei i clandestini, visto che loro vogliono andarsene in
Francia?». Ancora una frecciata alla première dame dell´Eliseo
dall´onorevole Alessandra Mussolini. Questa volta l´occasione è stata
un´intervista telefonica pubblicata sulla pagina Facebook "Porca Italia"
di Klaus David.
«I rapporti in
Europa hanno raggiunto il livello più basso di solidarietà tra paesi:
ognuno pensa per sé, vedi la Francia che ha chiuso le frontiere,
dimenticandosi che ora i nostri confini sono i confini dell´Europa»,
dice la Mussolini. Carla Bruni questa volta non parla, le dice David.
«La Francia ha chiuso le frontiere e lei mica ha detto al marito:
accogliamo questi tunisini. Quindi è colpevole come Sarkozy».
Già in passato la
Mussolini se l´era presa con Carla Bruni quando, all´indomani della
storica gaffe di Berlusconi su Obama «abbronzato», si disse «felice di
essere diventata francese». Immediata, all´epoca, la risposta della
Mussolini: «Meglio Berlusconi tutta la vita che la Bruni per una sera».
15. LA GAFFE, POLVERINI IN BARCA SUL TEVERE: SALUTATEMI I
TUNISINI L´OPPOSIZIONE: FRASE RAZZISTA. LEI: STAVO SCHERZANDO...
Da "la
Repubblica" - «Salutateci i tunisini», ha detto sorridendo
e sventolando il cappellino la governatrice del Lazio Renata Polverini.
La battuta gaffe è arrivata ieri mattina al Circolo canottieri Lazio,
all´inaugurazione del progetto dei Tevere Rangers, 40 volontari (28
uomini e 12 donne) che monitoreranno il fiume percorrendo le banchine in
bici o il corso d´acqua in catamarano. Prima di salire a bordo del
catamarano con cui i Rangers pattuglieranno il fiume, il governatore ha
sventolato il cappellino e ha lanciato il suo saluto che è stato
giudicato «xenofobo e di pessimo gusto» da Italia dei Valori e da
Sinistra Ecologia e Libertà. Poi spiegherà: «Stavamo
scherzando».05-04-2011]
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MALAFFARE TEDESCO
- DOMANI AL SENATO LA GIUNTA PER LE IMMUNITA’ DECIDE SULL’ARRESTO
DELL’EX ASSESSORE PD COINVOLTO NELLO SCANDALO SANITA’ IN PUGLIA - IL GIP
TOGLIE OGNI DUBBIO: “IL SUO ERA UN COLLAUDATO SISTEMA CRIMINALE,
PILOTAVA LE NOMINE DEI DIRIGENTI GENERALI DELLE ASL VERSO PERSONE DI
PROPRIA FIDUCIA” - MA IL PD FA ORECCHIETTE DA MERCANTE E MENTRE STASERA
PARTECIPA, CONVINTAMENTE, ALLA NOTTE BIANCA CONTRO LA PRESCRIZIONE
BREVE, DOMANI VOTA (COME?) SULL’ARRESTO DEL SUO SENATORE
1- IL PD PARLA
TEDESCO - DOMANI AL SENATO LA GIUNTA DECIDE SULLA RICHIESTA D'ARRESTO
DELL'EX ASSESSORE DEMOCRATICO...
Paola Zanca per "il
Fatto quotidiano"
"Vuole sapere 36
ore prima quello che voterò mercoledì?". Il senatore Luigi Lusi non
trattiene lo stupore. Mai come sull'autorizzazione all'arresto di
Alberto Tedesco - l'ex assessore alla Sanità pugliese, indagato e
subentrato in Senato a Paolo De Castro, finito a Strasburgo - si è vista
tanta "discrezione". Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani non ha dato
indicazioni di voto. Eppure, nemmeno lo scudo della libertà di
coscienza, scuce qualcosa dalle bocche dei 9 parlamentari democratici
della Giunta per le immunità del Senato che domani sera alle 20.30
decideranno se Tedesco deve andare in carcere (come dicono i giudici)
oppure no.
"Mi sembra
corretto parlare prima nelle sedi parlamentari - spiega Marco Follini,
che in giunta fa il presidente - Tra i miei colleghi ne trova altri
sicuramente più loquaci di me". Mica tanto. "Non dovreste nemmeno sapere
quando ci riuniamo", esagera la senatrice Marilena Adamo. "Ho l'obbligo
della riservatezza", insiste la Pd Francesca Marinaro. Sì, ma i vostri
elettori si aspettano una risposta... "Voteremo (pausa) secondo
coscienza".
Federalista la
collega Maria Leddi: "Non dico niente, su questo sono davvero un po'
sabauda". "Non mi faccia parlare", implora il senatore Gianni Legnini.
Ma tra un no comment e l'altro si lascia scappare che questo,
effettivamente, "non è il momento migliore per decidere in serenità".
Stasera i parlamentari Pd partecipano convinti alla Notte bianca della
democrazia contro la prescrizione breve, domani votano indecisi
sull'arresto di Tedesco. L'accusa dei due pesi e delle due misure
incombe minacciosa sul Partito democratico.
Almeno questa,
aiuta Lusi a superare lo shock della domanda iniziale: "Dobbiamo
spiegare agli elettori che il processo cammina lo stesso, noi su questo
non mettiamo parola. Quello che ci viene chiesto è se sussistono i
requisiti per l'arresto. E noi dobbiamo rispondere con la legge, non con
la pancia. Sarebbe un errore se tutti quelli di cui si chiede l'arresto
li buttassimo ar gabbio".
Il romanesco è
stretto, ma lo capiscono tutti. "Non siamo mica handicappati", chiarisce
il senatore Vidmer Mercatali. "Noi rispettiamo il lavoro dei magistrati,
loro rispettino il nostro: sull'arresto possiamo decidere". Inutile
provare a discutere sull'opportunità di difendere, proprio ora, chi ha
dei conti in sospeso con la giustizia: "Se ragiona così abbiam già
finito di parlare - dice Mercatali - A me non me ne frega niente dei
processi di Berlusconi, noi dobbiamo guardare le carte di Tedesco". I 23
commissari della Giunta (oltre ai 9 Pd, 9 Pdl, 2 leghisti, D'Alia
dell'Udc , Li Gotti dell'Idv e Piscitelli di Coesione nazionale) le
hanno esaminate nel corso di sei sedute.
Alla fine, il
relatore Alberto Balboni (Pdl) ha deciso che il fumus persecutionis non
c'è: i giudici non si sono accaniti sull'ex assessore alla Sanità. È
questo che la giunta dovrebbe valutare, ma i pidiellini (salvo
trappoloni) ritengono che Tedesco vada difeso, perchè a suo carico non
ci sono né "reati di straordinaria gravità", né "esigenze cautelari di
eccezionale rilevanza". Li "ripugna", precisano, "solo il pensiero di
poter autorizzare la limitazione delle libertà personali per calcolo
politico".
Oggi, in una
riunione, anche i 9 Pd decideranno il da farsi. Ma non troveranno
l'unanimità: "Per noi è una riflessione complicata - ammette il senatore
Francesco Sanna - Non ce la caviamo mettendo la polvere sotto il
tappeto. C'è il problema dell'articolo 68 della Costituzione: cosa
tutela, solo l'esercizio della funzione parlamentare o anche la dignità
del Parlamento, il fatto che gli eletti devono essere al di sopra di
ogni sospetto?".
Sanna un'idea
sulla risposta ce l'ha: "Certo, se dovessimo ragionare politicamente
diremmo: cosa ci chiede la base?". Venerdì sera a Borgomanero, in
provincia di Novara, un cittadino si è alzato in piedi e lo ha chiesto a
Felice Casson, anche lui senatore del Pd. "L'ho scritto una settimana fa
su Facebook: non esistono né i presupposti giuridici né le motivazioni
politiche per negare l'autorizzazione all'arresto. La trasparenza e
moralità della politica ci impongono di non ostacolare il lavoro della
magistratura. D'altronde - conclude Casson - se non fosse diventato
senatore, non saremmo qui a parlare di Tedesco: la magistratura avrebbe
fatto il suo corso, secondo il principio di uguaglianza dei cittadini di
fronte alla legge".
2- "COLLAUDATO
SISTEMA CRIMINALE" QUESTO SCRIVE IL GIP...
Antonello Massari per "il
Fatto quotidiano"
Secondo l'accusa,
il senatore del Pd Alberto Tedesco, "pilotava le nomine dei dirigenti
generali delle Asl pugliesi verso persone di propria fiducia".
Attraverso i dirigenti, poi, puntava a "controllare la nomina dei
direttori amministrativi e sanitari in modo da dirottare le gare di
appalto e le forniture verso imprenditori". E gli imprenditori, secondo
la procura, erano legati a Tedesco da "vincoli familiari o da interessi
economici ed elettorali".
Il gip Giuseppe De
Benedictis, firmando la richiesta d'arresto per Tedesco, poi trasmessa
alla Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere, descrive un
"collaudato sistema criminale, stabilmente radicato nei vertici
politico-amministrativi della sanità regionale". L'ex assessore
regionale alla sanità è indagato per vari episodi di concussione. Le
indagini condotte dai pm Desirèe Digeronimo, Francesco Bretone e
Marcello Quercia sono iniziate quando era ancora al vertice della sanità
regionale.
La richiesta di
arresto, invece, è arrivata quanto Tedesco già sedeva in Parlamento. A
indagini in corso, infatti, è stato nominato senatore: primo dei non
eletti alle ultime elezioni politiche, ha preso il posto dell'ex
senatore Paolo De Castro quando quest'ultimo, alle elezioni europee, s'è
candidato al Parlamento europeo in quota Pd.
Le 316 pagine
firmate dal gip De Benedictis sono un duro atto di condanna alla
politica pugliese: "Le indagini hanno dimostrato che l'invasività della
politica non era una cosa sporadica ma, purtroppo, tutte le decisioni e
gli indirizzi di politica sanitaria erano orientati quasi esclusivamente
in una prospettiva clientelare di ritorno del consenso elettorale e di
acquisizione d'indebite utilità nelle gare pubbliche".
È in questo
contesto che Tedesco risulta indagato - spesso in concorso - per
associazione per delinquere, concussione, abuso d'ufficio, turbativa
d'asta, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, corruzione,
falsità materiale in atti d'ufficio. Gli atti dell'inchiesta - inclusa
la richiesta d'arresto firmata dal gip - si soffermano a lungo sulla
presenza, nel mercato sanitario pugliese, delle aziende della famiglia
Tedesco.
Il gip scrive che
già un'inchiesta del 1998 "consentirebbe di delineare un quadro preciso
delle modalità operative di Alberto Tedesco, e di suo figlio Giuseppe
(non è indagato, ndr), finalizzate all'acquisizione di fette di mercato
sempre più vaste per la vendita di prodotti sanitari (in particolar modo
protesi) e dei meccanismi di partecipazione alle gare pubbliche bandite
dalle asl pugliesi sulla base di compiacenza e/o cointeressenza
intessuti con personale medico e amministrativo operanti in tali
strutture pubbliche".
S'è così
riversato, in un ambito giudiziario, il problema politico del conflitto
d'interessi che riguardava la figura di Tedesco, da un lato
"imprenditore", dall'altro assessore alla Sanità. Un rischio che il
presidente della Regione, Nichi Vendola, ben conosceva sotto il profilo
politico, già al momento della sua nomina.
Nel 2008 però
accade qualcosa: "Nel corso della 56esima seduta del consiglio regionale
pugliese - scrive il gip - a seguito d'interrogazione urgente, veniva
sollevato il problema del conflitto d'interessi dell'assessore Tedesco,
con particolare riferimento alla titolarità della società Euro hospital,
costituita in data 6 settembre 2005 da suo figlio Carlo, dopo la
cessione delle quote, operate dai familiari del Tedesco, delle due
precedenti società di famiglia, la Aesse hospital e la Medical surgery.
La Euro hospital -
come ammetteva sol stesso Tedesco durante il dibattito consiliare -
acquisiva in esclusiva la rappresentanza della multinazionale Biomet,
azienda fornititrice di protesi utilizzate sia nel settore della sanità
pubblica, sia nel settore della sanità privata dal figlio Giuseppe
Tedesco. Del resto, la circostanza di forti interessi nel settore
sanitario, da parte di Alberto Tedesco, così come il costante incremento
del fatturato della Euro hospital, per la fornitura di protesi, risulta
consacrata in un'informativa d'indagine della Guardia di Finanza".
La posizione di
Vendola, a suo tempo indagato, è stata nettamente archiviata. Ed è
proprio Tedesco, in un interrogatorio di pochi giorni fa, che prova a
tirarlo in ballo dicendo ai pm che Vendola "sapeva tutto". [05-04-2011]
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DIO LI FA E POI LI
ACCOPPIA: LA NEO-SINGLE NICOLE MINETTI NON PERDE TEMPO E SI ACCOMPAGNA
CON MARCO CARBONI (FIGLIO DI FLAVIO ED EX DI FRANCESCA LODO E MARA
CARFAGNA) - UN DIESEL PER LA CABELLO - SCOPPIA LA TETTA ALL’AMICA DI
BELEN (EX GF5) - L’ARCURI NON È PIÙ “MOBILIATA” - GUAI A TOCCARE “LA
CORRIDA” - L’INCINTA MARCUZZI SU FACEBOOK - PASSERA VA A NOZZE - DA
PLATINETTE “LE PRIGIONI” DI LELE…
Da "Chi" in
edicola domani"
1. LA MINETTI SUI CARBONI ARDENTI...
Nicole Minetti non ha perso tempo e, dopo Simone Giancola, adesso si
accompagna con Marco Carboni, imprenditore, ex di Francesca Lodo e Mara
Carfagna, e figlio di Flavio, il noto faccendiere coinvolto in alcune
inchieste giudiziarie dagli Anni 80 in poi.
2. ROSSO PER LA
CABELLO..
Victoria Cabello, chiusa definitivamente la storia con l'artista
Maurizio Cattelan, frequenta sempre più spesso Andrea Rosso, figlio di
Renzo, patron della Diesel.
3. "LE MIE
PRIGIONI" PER LELE...
Al compleanno di Lele Mora grasse risate ha strappato il regalo che
Platinette ha fatto all'agente. Plati, infatti, si è presentata con "Le
mie prigioni" di Silvio Pellico. E Mora... ha gradito.
4. LA PETINEUSE FA
BOOM...
Esplode il seno "plastico" di Patrizia Griffini, la petineuse del Grande
Fratello 5, nonché migliore amica di Belen Rodriguez. «Succede a una
persona su 500 mila. Ovviamente sono la solita sfortunata! Vado in giro
con una tetta penzoloni. Devo operarmi», commenta lei.
5. ARCURI... AL
PALO...
Radetzky Café, Milano. Gianluca Mobilia (fotografato sul n. 13 di "Chi"
con Manuela Arcuri), si avvicina a Vanessa Ravizza, ex concorrente del
GF, e le dice: «Sei tu la donna della mia vita?». Lei risponde: «Scusa?
Nemmeno ti conosco!». Interpellata sulla vicenda, Manu commenta: «Non
era amore, ma un calesse. Pazienza. Resto sfortunata con gli uomini».
6. A BRUXELLES
ARRIVA MAELLE...
Eddy Martens, dopo avere trascorso un weekend a Barcellona con Antonella
Clerici, non è tornato in Italia, ma è volato a Bruxelles. In Belgio,
dopo pochi giorni, è arrivata la figlia Maelle, ma di Antonella nessuna
traccia. Il perdono è ancora a un bivio. Poi, nel weekend, la bimba è
rientrata a Roma e il papà è rimasto all'estero.
7. DONATI VS.
D'URSO...
Alcuni giorni fa, a Pomeriggio Cinque, è andata in onda una puntata
dedicata ai "fenomeni in provetta" scovati in giro per l'Italia. Talenti
amatoriali che, in qualche modo, ricordavano i partecipanti della
Corrida. E infatti dal telefono di Marina Donati (vedova di Corrado e
produttrice del celebre programma) sono partite chiamate infuocate
contro la produzione di Barbara D'Urso.
8. ALESSIA DIVENTA
OFFICIAL...
Francesco Facchinetti ha trascorso il weekend su Internet per comunicare
a tutti che la sua fidanzata Alessia Marcuzzi, ora in dolce attesa, ha
inaugurato la sua pagina ufficiale sul social network Facebook. Così i
fan potranno anche ammirarla mentre si prepara, prima della diretta del
Grande Fratello, facendo la maschera al viso.
9. CORRADO PASSERA
VA A NOZZE...
Pubblicazioni di matrimonio per il numero uno di Intesa Sanpaolo Corrado
Passera e la compagna Giovanna Salza, l'esperta di comunicazione
d'impresa al suo fianco da tre anni. L'anno scorso hanno avuto una
bambina, Luce. 05-04-2011]
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CAPITALISMO
RANCIDO - IL CASO PARMALAT OFFRE ALLA POLITICA LA GHIOTTA OCCASIONE DI
RIMETTERSI IN SELLA ALLE BANCHE PER DIRIGERE INVESTIMENTI E ACQUISIZIONI
- LA MANOVRA DI TREMONTI: SPINGERE LE BANCHE A RICAPITALIZZARE POI A
MUOVERSI PER UNA CORDATA ITALIANA PER SALVARE PARMALAT (CON IL
COINVOLGIMENTO DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI) E LA CREAZIONE DI UN
FONDO SOVRANO PER INVESTIRE NEI SETTORI STRATEGICI -LACTALIS, CHE HA
FIUTATO IL PACCOTTO, VA IN TRIBUNALE CONTRO IL RINVIO DELL’ASSEMBLEA -
L’OCSE CI BACCHETTA: “SIAMO FAVOREVOLI AD UN MERCATO DEGLI INVESTIMENTI
APERTO”…
1- LATTE E
RICAPITALIZZAZIONI - LA POLITICA E' TORNATA IN BANCA
Francesco Manacorda per "la
Stampa"
Quello che non
poté la Lega riescono a farlo la crisi dei debiti sovrani e l'ondata di
protezionismo antifrancese. La politica torna infatti a bussare
prepotentemente alla porta delle banche. Non lo fa, come si temeva nei
mesi scorsi, all'epoca delle nomine in alcune fondazioni, infilando suoi
nuovi esponenti - quelli vecchi, spesso con un lungo cursus honorum
democristiano, ci sono già - negli organi direttivi degli enti che
mantengono quote di rilievo negli istituti di credito.
Questa volta,
anche sull'onda di situazioni che travalicano di gran lunga i confini
nazionali, la pressione politica non si esercita attraverso una
spartizione lottizzatoria, ma con un intervento diretto del ministro
dell'Economia Giulio Tremonti. E' lui che cerca la regia del mondo
bancario su più fronti e sfrutta l'asse consolidato con gli uomini delle
fondazioni, in testa quel Giuseppe Guzzetti che è grande azionista di
IntesaSanpaolo e presidente di tutte le fondazioni riunite nell'Acri.
Ed ecco dunque gli
effetti della nuova manovra dirigista: forte spinta dell'esecutivo, in
parallelo con quella esercitata dalla Banca d'Italia, per una
ricapitalizzazione rapida e in forse ipertrofica delle banche; appello
al mondo bancario - finora pienamente recepito - per l'appoggio a una
soluzione italiana per Parmalat; coinvolgimento della Cassa depositi e
prestiti che vede nel capitale il Tesoro e le fondazioni bancarie - per
la creazione di un nuovo fondo di investimento, accanto alle banche, di
nuovo alle fondazioni e magari ad assicurazioni e casse previdenziali,
per investire nei settori strategici individuati proprio dal governo.
«E' sotto gli
occhi - commenta così ieri sera a Torino il numero uno di
Intesa-Sanpaolo Giovanni Bazoli - un ritorno dell'incidenza di autorità
della mano pubblica sia dal punto di vista regolatorio che di incidenza
effettiva». Ma, avvisa , «non mi lascerei infatuare da concezioni come
il colbertismo».
Proprio il caso
Parmalat, con l'assegno in bianco firmato da Mediobanca, Intesa-Sanpaolo
e Unicredit nei confronti di un eventuale nuovo offerente per la
società, cui le banche s'impegnano a dare consulenza senza escludere
però il sostegno finanziario, segna sia una mutazione genetica di
qualche istituto, sia la provetta nella quale si sta sperimentandola
possibile riedizione un sistema di simil-Bin, quelle banche di interesse
nazionale che hanno dato origineproprio ai colossi attuali e che anche
all'epoca vantavano stretti rapporti con piazzetta Cuccia.
A cambiare pelle,
sotto gli occhi di tutti, è in queste settimane specialmente l'Unicredit
sotto la nuova guida di Federico Ghizzoni. Alessandro Profumo, l'ad
«licenziato» dal cda a settembre sostiene di aver pagato, tra l'altro,
anche la sua indisponibilità a prestare la banca ad operazioni guidate
dalla politica. Il nuovo corso di Unicredit, al di là delle gerarchie
ufficiali, viene attribuito in larga parte a Fabrizio Palenzona,
nominalmente uno dei quattro vicepresidenti dell'istituto, di fatto uomo
sempre a cavallo tra le fondazioni e la banca.
A chi gli dice che
sotto la sua influenza Unicredit sta diventando banca di sistema,
Palenzona replica con poche parole: «Se posso fare una cosa che sia
nell'interesse dei soci della banca e allo stesso tempo sia
nell'interesse del paese allora la faccio». La prova del nove sul nuovo
corso di Unicredit sarà anche la sistemazione di Pioneer, il gruppo del
risparmio gestito: Profumo, e poi Ghizzoni, avevano in programma di far
entrare un socio estero e in gara erano rimasti due operatori francesi e
uno britannico. Anche qui il governo si è mosso perché Pioneer rimanesse
in mani tutte italiane e l'opzione di non fare più nulla è tornata tra
quelle in esame. Se davvero Unicredit deciderà di non vendere una parte
di Pioneer sarà difficile negare che la decisione sia stata
eterodiretta.
Paradossalmente,
proprio mentre il volere di Tremonti fa breccia nel settore bancario, le
stesse fondazioni cercano di alzare qualche barriera all'invasione della
politica. Guzzetti, questa volta in veste di presidente dell'Acri, ha
deciso di presentare ai suoi associati il 4 maggio - in occasione
dell'assemblea di approvazione del bilancio - una bozza di quella che ha
già battezzato «Carta delle fondazioni» e che punta a vedere approvata
dalle fondazioni per il prossimo autunno.
Che cosa è questa
Carta? Una serie di norme che le fondazioni si autoimporrebbero e che
dovrebbero, nelle intenzioni del proponente, assicurare una rigorosa
selezione dei loro esponenti. Da qui, ad esempio, anche la proposta di
Guzzetti per la quale chiunque abbia avuto incarichi in una fondazione
debba, quando ne esce, prendersi un anno «sabbatico» prima di concorrere
a cariche elettive con l'obiettivo di smorzare le velleità di chi
potrebbe usare le fondazioni come trampolino di lancio in politica.
2- PROCEDURA
D'URGENZA: UDIENZA GIOVEDÌ 7. E BONDI INCONTRA TREMONTI
Rosario Dimito per "il Messaggero"
Affondo di
Lactalis contro il governo su Parmalat. Il gruppo francese che ieri ha
ufficializzato in Consob il possesso del 28,9% di Collecchio, secondo
quanto risulta a Il Messaggero, ha dato il via alla controffensiva
legale depositando al tribunale di Parma una richiesta di sospensiva
della delibera di rinvio dell'assemblea a fine giugno. La notifica
sarebbe stata effettuata sabato scorso dai legali dello studio d'Urso
Gatti e Bianchi con procedura d'urgenza e il tribunale emiliano ha
fissato la prima udienza per giovedì 7.
Ieri mattina
intanto si sarebbe svolta un'altra riunione fra i rappresentanti di
Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca, all'opera per costruire la
cordata italiana, approfittando del maggior tempo a disposizione
concesso dal decreto anti-scalate: al vertice avrebbe preso parte per la
prima volta un rappresentante di Cdp collegato in conference call.
Il contrattacco parigino che era nell'aria, muove proprio dalla
motivazione giuridica su cui ha fatto leva il consiglio Parmalat di
venerdì scorso che, a maggioranza (hanno votato contro il capo di
Carlyle Marco De Benedetti e l'a.d. di Luxottica Andrea Guerra) ha
rinviato l'assise in calendario per il 14 aprile adducendo l'intervento
del provvedimento legislativo.
Lactalis aveva
diffidato il cda presieduto da Raffaele Picella con una lettera con la
quale si sosteneva la strumentalità dell'appiglio costituito dal mancato
rilascio dell'autorizzazione alla concentrazione da parte della Ue. E a
caldo i francesi hanno espresso «sconcerto per una decisione illegittima
e priva di motivazioni». Il consiglio Parmalat ha ricevuto anche la
lettera di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca con la quale si
annuncia la costruzione di un progetto industriale di lungo termine.
Nell'impugnativa
della decisione con richiesta di congelamento, i legali del gruppo della
famiglia Besnier sostengono che il decreto del governo non poteva essere
applicato a Parmalat in quanto il bilancio 2010 è stato già approvato
dal board. Inoltre la diffida formulata di pubblicazione della data
dell'assemblea è stata ottemperata con un giorno di ritardo (sabato sul
sito del gruppo del latte) per indire l'assise nella nuova scadenza del
28 giugno.
Il caso-Parmalat
quindi, prende decisamente una piega giudiziaria mentre le tre banche
italiane cercano di confezionare la soluzione industriale per tenere in
mani italiane Collecchio, approfittando della riconfigurazione della
mission di Cdp. La Cassa dovrà cambiare lo statuto per avere la
possibilità di acquisire quote dirette o indirette - tramite il nuovo
maxi-fondo sovrano - in società che rivestono un interesse strategico.
La riunione di ieri è servita per proseguire nell'esame del piano: il
punto cruciale è la ricerca degli investitori che dovranno partecipare
all'equity.
Nel corso del
vertice sarebbe stata presa in considerazione l'eventualità in cui non
fosse individuato il partner industriale, visto che Ferrero è ormai
fuori gioco: sarebbe stato chiesto a Cdp se in questa eventualità
rivestirà un ruolo-guida della cordata che potrebbe contare sulla
presenza di Granarolo. La risposta naturalmente dipenderà dal governo ed
è correlata anche alla struttura dell'operazione che si andrebbe a fare
su Parmalat.
Ieri pomeriggio
intanto, come riportato da Radiocor, Enrico Bondi, accompagnato dal
legale Giuseppe Lombardi sarebbe stato ricevuto a Milano da Giulio
Tremonti. Top secret il contenuto del colloquio. «Sono venuto
all'Agenzia delle Entrate per pagare le tasse» ha scherzato Bondi. E'
possibile che l'incontro possa aver trattato l'intera partita in corso
con l'appendice giudiziaria provocata da Lactalis.
3- OCSE: PADOAN,
LEGGI ANTI-SCALATA? REGOLE E TRATTAMENTO UGUALI PER TUTTI
Radiocor - 'L'Ocse e' fortemente a favore di un mercato
degli investimenti aperto. Ci sono regole che devono essere uguali per
tutti, quindi ci deve essere un trattamento uguale per tutti da parte di
tutti i governi sul modo in cui c'e' accesso ai capitali di un Paese'.
Cosi' Pier Carlo Padoan, capo-economista e vice-direttore generale
dell'Ocse, interpellato sulle leggi anti-scalate, a margine della
presentazione della valutazione interinale dell'Organizzazione
sull'economia dei Paesi piu' industrializzati.05-04-2011]
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PROCESSI BREVI?
COL TURBO! - INVECE DI INFILARE LEGGINE OVUNQUE PER PARARSI IL CULO E
DIRE CHE SOLO IN ITALIA IL PREMIER È COSTRETTO A FARSI PROCESSARE, IL
BANANA BUTTI UN OCCHIO ALL’INGHILTERRA, DOVE UN DEPUTATO LABURISTA CI HA
MESSO POCO PIÙ DI UN ANNO PER BECCARSI 16 MESI DI RECLUSIONE. LA COLPA?
AVER TRUCCATO UN PO’ SUI RIMBORSI SPESE. ED È GIÀ IL QUARTO CONDANNATO
PER LO SCANDALO WESTMINSTER
Caterina Soffici
per "il
Fatto quotidiano"
Jim Devine, 57
anni, ex deputato laburista, è andato ieri davanti al giudice per
rendere conto dei rimborsi spese falsi per 8.385 sterline (circa 10 mila
euro) ed è stato condannato a scontare 16 mesi di reclusione. All'Old
Bailey, come si chiama il Tribunale Penale di Londra, non si scherza.
Qui non si fanno sconti a nessuno, tantomeno ai parlamentari. Anzi, i
parlamentari pagano di più, perché oltre al reato commesso, devono anche
rendere conto dell'oltraggio al buon nome dell'istituzione.
Devine è stato
accusato per aver chiesto il rimborso di lavori di ristrutturazione e
ritinteggiatura mai eseguiti. È il quarto parlamentare a essere
condannato nell'ambito dello scandalo sulle note spese che l'anno scorso
aveva scosso Westminster. David Chraytor, 61 anni, sta scontando 18 mesi
per 22 mila sterline; Eric Illseley, 55, è stato mandato in prigione
l'anno scorso per 14.500 sterline di rimborsi ottenuti "disonestamente"
e il conservatore Lord Taylor of Warwick, 58 anni, è in attesa di
giudizio per una frode da 11 mila sterline.
Nei guai erano
finiti anche altri 381 parlamentari definiti "disonesti" dai giornali
per aver chiesto il rimborso di spese personali. Laburisti, conservatori
e liberaldemocratici, senza distinzione di colore politico, erano stati
tutti colti con le mani nel sacco. Chi aveva presentato il conto della
gabbietta del pappagallo, chi lo scontrino del cibo per il gatto,
l'hi-fi, la scopa nuova, la donna delle pulizie... Nella maggior parte
cose da poco, un piccolo danno all'erario statale, ma gravissimo per chi
è abituato alla legge inglese, a quel "Theft Act" che punisce ladri e
truffatori, ma soprattutto stigmatizza chi viola la moralità politica.
Per Devine le note
spese erano riferite al periodo tra il luglio 2008 e il maggio 2009: in
Italia finire in carcere con una condanna definitiva dopo un anno
potrebbe essere considerato un processo per direttissima.
Interessante il
motivo della condanna di Devine, fin dall'inizio in una condizione
giudiziaria peggiore per aver presentato note per spese mai avvenute
(quindi doppia frode). Il tutto aggravato dal fatto che ha mentito di
fronte alla Corte durante il processo, tentando di incolpare il suo
amministratore e ha perseguito nella truffa nonostante i giornali
fossero già pieni di notizie riguardanti lo scandalo. Leggere i giornali
inglesi stamattina e immaginare il premier italiano costretto a varcare
il portone dell'Old Bailey e rivolgersi al giudice con un "My Lord",
come è uso per i magistrati dell'Alta Corte, è un pensiero che non ho
potuto scacciare.05-04-2011]
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AMERICAN DISASTERS
- QUALCUNO HA LA CODA DI PAGLIA? OBAMA HA RICEVUTO IL “PREMIO
TRASPARENZA” MA, INCREDIBILE, HA BEN PENSATO DI LASCIARE LA STAMPA FUORI
DALLA PORTA - LA TRANSOCEAN LTD, PROPRIETARIA DELLA PIATTAFORMA
PETROLIFERA ESPLOSA UN ANNO FA NEL GOLFO DEL MESSICO (11 MORTI E UN
ECO-DISASTRO), HA PREMIATO I SUOI DIRIGENTI CON UN SUPER BONUS PER “IL
MIGLIOR ANNO DELLA STORIA SOCIETARIA IN TERMINI DI SICUREZZA”. OGGI LE
SCUSE…
1 - "TRANSPARENCY
AWARD PER OBAMA". MA IL PRESIDENTE NON AMMETTE I GIORNALISTI
The Washington Post:
http://wapo.st/fmscFD
- "È un po' come
se il presidente ringraziasse gli ambientalisti per un ipotetico
"eco-premio", servendo loro un pranzo su piatti di carta e con forchette
di plastica". Il paragone del Washington Post stigmatizza al meglio
l'ultima gaffe di Barack Obama.
Questa settimana
l'inquilino della Casa Bianca ha ricevuto il "Transparency award", un
riconoscimento alla trasparenza. Una cosa di cui si dovrebbe andar
fieri. Ma evidentemente lo Sbarackato è consapevole di non aver la
coscienza propriamente limpida e così, colmo dei colmi, ha lasciato la
stampa fuori dalla porta.
2- LA SOCIETÀ
PROPRIETARIA DELLA DEEPWATER DÀ BONUS AI MANAGER PER "IL MIGLIOR ANNO IN
TERMINI DI SICUREZZA". POI LE SCUSE...
Gawker.com:
http://gaw.kr/h99kHL
- Oggi sono
arrivate le scuse, ma ormai la frittata è fatta. La scorsa settimana la
Transocean Ltd, proprietaria della piattaforma petrolifera che un anno
fa è esplosa nel golfo del Messico, causando la morte di 11 persone e un
disastro ambientale di dimensioni pazzesche, ha fatto sapere che stava
distribuendo dei bonus ai suoi dirigenti per premiare un impegno che ha
permesso alla società di chiudere "il miglior anno della sua storia in
termini di sicurezza".
"We are really
sorry", ha fatto sapere oggi Transocean, ammettendo che forse ha peccato
di "insensibilità". Intanto, l'amministratore delegato Steve Newman si è
beccato 374062 dollari di bonus. In totale, il suo stipendio dell'anno
scorso è stato di 5,8 milioni.
05-04-2011]
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IL GRANDE TRENINO
BANCARIO (CHI RIMARRÀ COL CERINO IN MANO?) - COSE MAI VISTE: TUTTI HANNO
PAURA DEGLI STANDARD DI BASILEA III, E UNICREDIT INVECE DI PENSARE A
CONSOLIDARE I SUOI CONTI, PARTECIPA ALL’AUMENTO DI CAPITALE DI
SANT’INTESA - LE DUE PRINCIPALI BANCHE ITALIANE INVECE DI FARSI
CONCORRENZA, SI FANNO I FAVORI - CORRADINO PASSERA, CHE DEVE RACCOGLIERE
5 MLD €, AVRÀ POI ANCHE I SOLDI PER RIFINANZIARE MONTEPASCHI (ALTRO
TEORICO RIVALE), CHE DEVE RIPAGARE I 2 MLD € IN TREMONTI BOND
1 - IN DODICI PER
LA GARANZIA INTESA: C'È ANCHE UNICREDIT...
Estratto dell'articolo di Alessandro Graziani per "Il
Sole 24 Ore"
Ci saranno anche i
"cugini italiani" di UniCredit nel consorzio di collocamento e garanzia
dell'aumento di capitale da 5 miliardi di Intesa Sanpaolo. Oggi
l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, nel corso
dei consigli di gestione e di sorveglianza che si terranno a Torino,
alzerà il velo sul progetto di ricapitalizzazione che andrà di pari
passo con il nuovo piano industriale, che domattina saranno presentati
alla comunità finanziaria. Ma l'aumento può già darsi come acquisito,
poichè dodici banche internazionali hanno già garantito con lettere di
pre-underwriting l'operazione.
La lunga lista
comprende Bofa-Merrill Lynch e Banca Imi nel ruolo di global coordinator
e joint book runners (con Banca Imi che non parteciperà alla garanzia,
per motivi di conflitto di interesse con la capogruppo Intesa Sanpaolo).
A queste banche capofila, si aggiungono quattro istituti internazionali
che assumono il ruolo di joint bookrunners: i tedeschi di Deutsche Bank,
gli americani di Goldman Sachs e Morgan Stanley e gli svizzeri di Credit
Suisse. A cui sono aggregate altre sei banche con il ruolo di
co-bookrunners: la britannica Hsbc, i francesi di Bnp Paribas, gli
americani di Citigroup, gli spagnoli di Santander e i tedeschi di
Commerzbank. Un consorzio "multinazionale", tipico dei collocamenti
delle grandi banche di dimensione internazionale cui si aggiunge, a
sorpresa, UniCredit.
Un coinvolgimento,
quello dell'unica altra grande banca italiana, che forse in altri
momenti - quando gli aspetti competitivi, aldilà della concorrenza di
business che ovviamente resta, superavano qualunque coesione di sistema
- non sarebbe stato neanche immaginabile.
2 - INTESA SANPAOLO: VARALDO, CORE TIER 1 AL 10% DOPO AUMENTO...
Radiocor - Il core tier 1 di Intesa Sanpaolo dopo
l'aumento di capitale sara' 'al 10%'. Lo ha detto il consigliere di
sorveglianza Riccardo Varaldo intercettato in una pausa dei lavori in
attesa della ripresa del consiglio alle 17,00 proprio per il varo
dell'aumento di capitale della banca e del piano industriale. A chi gli
chiedeva se il ratio della banca sarà un benchmark per il sistema
bancario Varaldo ha risposto: 'penso di si', e' quello che ci auguriamo.
Questo e' un obiettivo, fare prima cose che altri dovranno fare dopo per
avere un vantaggio competitivo anche in termini di adeguamento' ai nuovi
parametri regolamentari.
3 - INTESA TROVA I SOLDI ANCHE PER SIENA...
Francesco De Dominicis per "Libero"
Tutto pronto per
Intesa-Sanpaolo. Ultimi ritocchi per il Monte dei Paschi di Siena. E
Uni- credit ancora in stand by. Il panorama degli aumenti di capitale
delle prime grandi banche italiane è fatto. Dopo il là arrivato la
scorsa settimana con Ubibanca, altri due colossi del sistema bancario
italiano si preparano alla ripatrimonializzazione chiesta dal
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.
Andiamo con
ordine. Il verdetto di Ca' de Sass è atteso per oggi. A Milano si
riuniscono i due consigli. Che sono chiamati a dire «sì» a iniezione di
denaro fresco fino a 5 miliardi di euro. E così con un'operazione di
questo calibro il principale coefficiente patrimoniale (Tier 1) del
gruppo Intesa, già oggi in linea coi requisiti minimi richiesti,
salirebbe dall'attuale 7,9 al 9,5% circa. Nel corso del fine settimana,
frattanto, si sarebbe formato il consorzio di garanzia che vedrebbe
schierate Banca Imi, come capofila dell'operazione, al fianco di Merrill
Lynch, Deutsche Bank e Goldman Sachs.
Quanto alla
sottoscrizione, le fondazioni azioniste - insieme detengono circa il 25%
della banca - sono intenzionate a sostenere la banca. In primis la
Cariplo (4,68%) che potrebbe fare richiesta di ritirare anche una parte
dell'inoptato: l'argomento potrebbe finire al consiglio dell'ente in
agenda per il 12 aprile. Pronte all'aumento risultano anche la Compagnia
di San Paolo (9,88%), Cariparo (4,92%), CariFirenze (3,37%) e Carisbo
(2,73%). Resta da capire invece qual è la posizione di altri soci come
Generali (4,97%) e Credit Agricole (4,99%), BlackRock (3,17%) e la Carlo
Tassara (2,5%, ma 4,5% secondo il sito Consob).
Occhi puntati
anche sulla Borsa con il titolo che ha proseguito il recupero dopo lo
scivolone di giovedì scorso. Al termine della seduta ha segnato un
rialzo dello 0,95% a 2,13 euro. Ancora intensi gli scambi: sono passati
di mano oltre 210 milioni di pezzi, pari all'1,8% del capitale. Qualche
preoccupazione fra gli investitori, specie quelli che hanno in mano le
azioni risparmio ai quali potrebbero essere offerti diritti di opzione
(warrant) sulle più rischiose ordinarie.
Anche Mps, come
già accennato, potrebbe procedere a una ricapitalizzazione in tempi
piuttosto brevi. Il sacrificio per i soci non sarebbe irrilevante. In
effetti, l'ammontare è stimato nell'ordine dei 2 miliardi di euro e sarà
sufficiente per rimborsare anticipatamente gli 1,9 miliardi dei
cosiddetti Tremonti Bond. La metà della sottoscrizione sarà carico della
Fondazione Monte dei Paschi, che ha sempre assicurato di non avere
intenzione di scendere sotto la maggioranza dell'istituto.
Per questo,
l'aumento potrebbe comportare per la Fondazione Mps almeno in parte il
ricorso all'indebitamento. In cassa ci sono circa 500 milioni di euro e
bastano a coprire al massimo metà del denaro necessario alla Fondazione
che ha in mano oltre il 51% dell'istituto e che quindi sarebbe chiamata
a un esborso di 1 miliardo di euro sui 2 indicati per l'aumento. Serve
un finanziamento e tra le banche pronte a contribuire ci sarebbe proprio
IntesaSanpaolo. I rapporti tra Ca' de Sass e la Fondazione Mps sono
consolidati.
Peraltro nel
portafoglio dell'ente senese c'è sempre una partecipazione in Intesa
(anche se considerata non più strategica) pari allo 0,42%. L'ente che
controlla l'istituto di Rocca Salimbeni, comunque, ha bisogno del via
libera del Tesoro, cui spetta per legge la vigilanza sulle ex casse di
risparmio. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non perde tempo e
avrebbe già fissato un appuntamento con il numero uno di palazzo
Sansedoni, Gabriello Mancini, per domani negli uffici di via Venti
Settembre.
Se Tremonti
dovesse negare l'autorizzazione all'indebitamento, la Fondazione
potrebbe essere costretta a diluirsi nel capitale della banca. Ipotesi
fino a ora respinta dallo stesso Mancini, ma sulla quale comincia a
interrogarsi seriamente più di un banchiere. Se per la
ripatrimonializzazione di Intesa sembra tutto fatto, in casa Mps il
quadro va ancora definito più a fondo. Ieri la banca ha comunicato che
grazie al regalo del governo col decreto Mille- proroghe il core Tier 1
è passato dall'8,4% all'8,8% (si tratta di una norma che consente di
contabilizzare alcune poste di bilancio nei conteggi di Basilea3). In
ogni caso l'aumento di capitale sembra scontato. E il titolo sui listini
continua a soffrire (ieri -2,24%). Una giornata nera per tutti i
bancari, compresa Unicredit (-1,68%) che per ora resta ancora alla larga
dalla costosa partita del rafforzamento patrimoniale.05-04-2011]
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BOCCHINO, NON MI
SERVI PIÙ! - L’INCARFAGNATA SA DI AVER INTORTATO LA GALLINA DALLE
PALAZZINE D’ORO E HA SCARICATO BEN VOLENTIERI IL FALCHETTO DEI SENZA
FUTURO - IL SUO PROMESSO SPOSO, MARCO MEZZAROMA, È IL RAMPOLLO DEI
‘DALLAS DE NOANTRI’, UNA CASATA PARTITA DA UNA FALEGNAMERIA CHE HA
TIRATO SU INTERI QUARTIERI DI ROMA - I MEZZAROMA, CHE IN PASSATO SI SONO
SCORNATI PER RUBERIE TRA FRATELLI, AVEVANO RAPPORTI CON LA DC E IL
VATICANO - E, DOPO LOTITO (COGNATO DI MARCO) ADESSO IMBARCANO PURE LA
MINISTRA…
Nico Arse per
Lettera 43
Il piano casa
della Carfagna è perfetto e inesorabile. Per realizzarlo si è portata
avanti con Mezzaroma, nel senso di Marco, rampollo dei Dallas de
‘noantri, la casata (clan per i detrattori: tre fratelli, otto figli,
svariati nipoti) di palazzinari romani di cui il promesso sposo della
bella Mara è un rampollo, per nulla pollo.
Tatuatissimo e
aitante, il futuro Mr.Carfagna è un ottimo partito anche per una
stellina di partito come è ormai l'ex soubrette di Mengacci e Magalli.
PALAZZINARI ADDIO.
Ma non ditegli che è un palazzinaro, perché non ci crede: «I
palazzinari? Una razza in via d' estinzione» spiegò a Repubblica qualche
tempo fa, aggiungendo, scuro in volto per l'abbronzatura ottenuta dopo
una settimanina di relax in Sardegna, che i vecchi palazzinari «sono
residui di una stagione esaurita, come un' era geologica, durata del
resto mezzo secolo. Dico che quel mondo di arricchimenti veloci, coi
soldi pubblici e tanti patronage politici, e magari pure con l'amicizia
di certi magistrati, è vecchio. E non è il mio mondo. Non è quello della
mia generazione che continua a fare affari col mattone».
Un bravo e bel
partito, Marco, figlio di Gianni Mezzaroma, la cosiddetta «ala pentita»
della famiglia, già in guerra contro Pietro Mezzaroma, capo assoluto del
vasto clan parentale, ex patron della Roma, definito «il traditore»
perché accusato di aver rubato ai fratelli - Gianni e l'ex
europarlamentare di Fi, Roberto - una robetta, circa 700 miliardi di
lire, spicciolo più spicciolo meno.
«Ala pentita»
perché furono proprio Gianni e Marco, nel ‘96, a mettere in moto
l'inchiesta della procura di Perugia su Impreme, la holding della
famiglia Mezzaroma, patrimonio di 235 miliardi, un'insolvenza di 10
miliardi e mezzo.
Di lì la faida
interna, tra Gianni papà di Marco e Pietro, detto «er Texano» sempre in
ossequio alla serie tivù Dallas (altra variante, Gianni a Pietro: «Sei
peggio de Ggei Ar...»). Una fortuna costruita dal mitico nonno di Marco
Mezzaroma, Amerigo, falegname poverissimo. Poi arrivarono il boom
edilizio, gli infissi in legno e i soldi.
Alla fine degli
anni Cinquanta il primo terreno e le prime case, a Ostia. In 30 anni i
Mezzaroma hanno comprato e venduto terreni in mezza città e costruito
interi quartieri: Cinecittà, Tor Bella Monaca, San Basilio, Torrino,
Dragoncello. E la parte nuova dell' Eur.
RAPPORTI CON DC E
VATICANO.
«Nel giardino della sua villa all'Eur», raccontò il Corriere della Sera
anni fa, «Pietro ha costruito la baracca-ufficio da cui ha sempre
gestito affari miliardari. Con un solo vanto: quello di non aver
completato nemmeno le elementari».
Gianni, altro
autodidatta, si occupava dei cantieri; Roberto, il laureato, delle
pubbliche relazioni. Ma di pubbliche relazioni i fratelli Mezzaroma non
ne facevano molte. Soltanto rapporti con la Dc romana e con il Vaticano.
Niente vita mondana, niente interviste. Fino al ' 93, quando Pietro salì
agli onori della cronaca per aver salvato la Roma rilevando la quota di
Ciarrapico.
MEZZAROMA E MEZZA
LAZIO.
Il calcio è una passione dei Mezzaroma, anche attraverso le parentele.
Claudio Lotito, il presidente della Lazio, ha sposato Cristina, una
delle figlie di Gianni Mezzaroma (che Lotito chiama «er socero»), cioè
la sorella del fidanzato della Carfagna, che sarà dunque imparentata con
Mezzaroma ma anche con mezza Lazio.
Poi c'è Massimo Mezzaroma, presidente del Siena calcio, un altro
parente, esattamente il figlio di «Gei Ar» Pietro Mezzaroma, zio di
Marco.
Loro, tutti
romanisti, hanno dovuto accogliere in seno alla famiglia il presidente
della Lazio, una prova di forza. E gli intrecci non sono rimasti sono a
livello nuziale. Gianni Mezzaroma e Claudio Lotito sono legati anche da
una questione proprietaria che in famiglia ha aperto una sorta di guerra
dei Roses: i terreni sulla Tiberina.
LA TRASPARENZA
PAGA.
Lotito vuole costruirci lo stadio della Lazio, ma Massimo Mezzaroma ha
detto stop: «Troppe situazioni da risolvere, dobbiamo metterci a un
tavolo prima di avviare qualsiasi vendita». Il promesso sposo della
Carfagna è l'attuale amministratore delegato della Mezzaroma Costruzioni
srl, società di sviluppo immobiliare nata nel 1989, di cui il padre
Gianni fa il direttore generale.
E il rampollo ha
le idee molto chiare per cambiare le cose rispetto all'epoca dei
palazzinari rampanti e pronti a tutto pur di edificare. Ma a Roma
nell'edilizia si poteva lavorare senza il «passi» dei politici e l'aiuto
dei magistrati?, gli chiese un giornale tempo fa: «Io so che oggi è
possibilissimo. Che la trasparenza paga di più», rispose Mezzaroma.
Imprenditore senza il «passi» della politica, al massimo solo una moglie
ministro.05-04-2011]
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BOTIN, BOTTE ALLE
GENERALI - L’ADIOS A TRIESTE DA PARTE DELLA “DONNA PIÙ POTENTE DI
SPAGNA” ATTRIBUITO AL DISAPPUNTO PER I PROGETTI FALLITI (L’ALLEANZA
STRATEGICA NELLA “BANCASSURANCE”) - IN ATTESA DEL CDA DELLA RESA DEI
CONTI SEMBRA CHE PER ALCUNI AZIONISTI IL LEONE ABBIA LE PORTE GIREVOLI
DI UN GRAND HOTEL DOVE SI ESCE PERCHÉ NON CONVIENE. PER NON PARLARE DI
QUELLI CHE CON LE SCARPE FIRMATE SI DIVERTONO A BUTTARE FANGO IN FACCIA
A CHI PREFERISCE LA VERITÀ ALLE POLIZZE
DAGOREPORT -
Due parole su Ana
Botin, la banchiera spagnola del Santander che dopo Del Vecchio ha
deciso di uscire consiglio di amministrazione delle Generali. Nei bar di
Plaza Mayor, frequentati da Dagospia, la definiscono senza mezzi termini
"la piu' potente donna di Spagna", e oltre alla sua fortuna che nelle
stupide classifiche dei miliardari l'ha collocata nel 2009 al 45mo
posto, viene descritta come una testa brillante, poliglotta, madre di
tre figli e sopratutto figlia di Emilio Botin grande amico di Bernheim e
di Geronzi.
Ama l'arte e la
musica,ma sopratutto la banca dove e' entrata nel 1986 per continuare la
storia di una dinastia iniziata 150 anni prima; oggi Patricia Ana guida
un impero con 65 milioni di clienti che nel corso degli anni si e'
allargato dall'Europa all'America Latina arrivando fino a Trieste.
Fino al settembre
scorso la Compagnia italiana deteneva nel Santander l'1,4% (poi diluito
allo 0,78) e l'intento di Ana Botin e' sempre stato di creare
un'alleanza strategica nella "bancassurance". Cosi' non e' stato, e la
banca madrilena ha tentato per almeno due volte di vendere a Bernheim e
alle Generali il suo ramo di attivita' nelle assicurazioni.
Mentre questi
tentativi cadevano nel vuoto il tandem Bernheim-Perissinotto guardava ad
Oriente e tesseva la sua trama all'Est con il cecoslovacco Kellner.
Adesso arrivano le dimissioni della senora Ana e nei bar di Madrid si
attribuisce il gesto al disappunto per i progetti falliti.
Insomma, sembra
che per alcuni azionisti del Leone di Trieste come Del Vecchio e Ana
Botin, la prima Compagnia italiana delle assicurazioni abbia le porte
girevoli di un Grand Hotel dove si esce perche' non conviene. Per non
parlare inoltre di quelli che con le scarpe firmate fanno un rumore
terribile e si divertono a buttare fango in faccia a chi preferisce la
verita' alle polizze.
2- GENERALI, ANCHE
LA BOTIN SI DIMETTE DAL CONSIGLIO DOMANI LA RESA DEI CONTI - VERSO IL
CHIARIMENTO DEI SOCI SU GERONZI E BOLLORÉ
Da "la
Stampa"
Adios Trieste. Ana
Botin rassegna le dimissioni da consigliere di amministrazione delle
Generali alla vigilia da un cda che si annuncia tutt'altro che
tranquillo. Ed è il secondo consigliere, dopo Leonardo Del Vecchio, ad
abbandonare la compagnia negli ultimi due mesi. Le dimissioni, spiega un
comunicato, sono state date per i nuovi incarichi nel gruppo Santander,
guidato dal padre Emilio Botin, che «hanno accresciuto le sue
difficoltà, già preesistenti, ad assolvere appieno ai doveri inerenti
alla carica di amministratore di Generali».
Di fatto la Botin,
reinserita nella lista di maggioranza di Mediobanca all'assemblea
dell'aprile 2010 con il sostegno di Vincent Bolloré, è stata raramente
presente agli appuntamenti consiliari degli ultimi dodici mesi. L'uscita
di Antoine Bernheim - il precedente presidente del Leone con il quale la
Botin ha un rapporto di filiale amicizia - e la situazione che si è
fatta piuttosto agitata a Trieste devono averla adesso convinta che è
meglio concentrarsi sulla guida del Santander in Gran Bretagna.
Ma gli occhi della
comunità finanziaria sono puntati adesso sui restanti consiglieri che si
riuniscono domani a Roma per un chiarimento sulle posizioni del
vicepresidente Bolloré e per una ridefinizione dei rapporti di forza tra
il presidente Cesare Geronzi e Perissinotto. La ricucitura dello
«strappo» di Bolloré, che al cda del 16 marzo propose prima di approvare
il bilancio solo se ci fosse stata una mozione di sfiducia su
Perissinotto e sul Cfo Raffaele Agrusti e poi decise di astenersi, è in
fondo la parte più semplice.
Gli otto
consiglieri che si sono mossi contro il finanziere bretone, che dopo il
cda rincarò anche la dose con un'intervista nella quale accusava il
management del Leone di scarsa trasparenza, si aspettano adesso da lui
una marcia indietro.
Ma il vero punto
del contendere, che difficilmente vedrà però domani una soluzione
definitiva, è il ruolo di Geronzi come presidente non esecutivo. Un
ruolo che secondo buona parte dei grandi soci il presidente ha
interpretato in modo assai estensivo, finendo per dettare - ad esempio
in un'intervista al Financial Times - linee strategiche assai diverse da
quelle ufficiali della compagnia.
Diego Della Valle,
consigliere indipendente del Leone che ha messo da tempo Geronzi nel
Leone, lancia una sorta di appello a Bolloré in un'intervista a Les
Echos: «L'idea di fare pressione sul management di Generali per
difendere un'opinione non mi sembra giusta», dice. E poi aggiunge:
«Conosco Vincent Bollorè da molto tempo e abbiamo una stima reciproca.
Ma piuttosto che seguire i metodi del passato di Geronzi, credo che
dovrebbe comportarsi da vero industriale come fa nel suo gruppo in
Francia».05-04-2011]
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ENI, VIDI, VICI -
L’AMERICA di obama, che tanto APPREZZA LA NOMINA A PRESIDENTE
Dell’aitante GIUSEPPE RECCHI, sa che è una presidenza "leggera", cioè
che è solo "chiacchiere e distintivo"? - non a caso GLI ANALISTI
AVVERTONO: FINCHÉ C’È SCARONI AMMINISTRATORE DELEGATO IL RAPPORTO CON LA
RUSSIA NON CAMBIERÀ…
Maurizio Molinari
per "la
Stampa"
La nomina di
Giuseppe Recchi a presidente di Eni è stata al centro di messaggi di
tenore diverso trasmessi da Roma a Washington nella giornata di ieri: a
ricostruire quanto avvenuto sono fonti diplomatiche a Washington e
personaggi di spicco del settore energetico a Wall Street che, chiedendo
l'anonimato, descrivono il comune interesse per l'impatto che avrà il
manager di General Electric chiamato a sostituire l'uscente Roberto
Poli.
Sul fronte
diplomatico il governo di Roma avrebbe presentato la sostituzione di
Poli, veterano dell'Eni proiettata a difendere gli interessi
tradizionali in Russia e nel mondo arabo, con Giuseppe Recchi, capo di
General Electric nell'Europa del Sud, come un segno di discontinuità con
il passato teso a facilitare il dialogo fra il gigante energetico
italiano e gli Stati Uniti.
Tali messaggi,
giunti a Washington attraverso l'ambasciata in Via Veneto, si legano ad
un'atmosfera più distesa fra i due governi sul terreno energetico: se
nel 2009 e 2010 l'amministrazione Obama aveva sollevato dubbi sugli
stretti legami fra Eni e Gazprom - come evidenziato anche da alcuni
cablogrammi resi pubblici da Wikileaks - negli ultimi sei mesi si è
registrata una maggiore comprensione, soprattutto a seguito della
possibile convergenza fra i progetti di oleodotti caucasici Southstream
e Nabucco considerati a lungo come alternativi.
A provare la fase
di distensione energetica fra Roma e Washington è stato il recente
convegno su greggio, gas naturale e nucleare svoltosi nella sede della
nostra ambasciata a Washington durante il quale Richard Morningstar,
inviato Usa per l'Energia in Eurasia, è intervenuto mostrando aperture
ed interesse per il gasdotto italo-russo Southstream.
Ma a contrastare
con la presentazione agli americani dell'avvento di Recchi come una
svolta politica rispetto al recente passato sono stati i messaggi che
l'Eni avrebbe invece recapitato ai propri interlocutori nel mercato
energetico, sottolineando piuttosto la «continuità» con il passato
garantita dalla permanenza di Paolo Scaroni sulla poltrona di
amministratore delegato.
«Se Scaroni resta
al suo posto il cambiamento è minore e l'accelerazione con gli Stati
Uniti è tutta da riscontrare» commenta uno degli esperti di settore al
corrente di quanto avvenuto nelle ultime 36 ore.
In realtà la
contraddizione potrebbe però essere solo apparente, in quanto proprio
Scaroni è stato protagonista della maratona di incontri che, a partire
dallo scorso autunno, ha portato l'amministrazione Obama a conoscere
meglio i piani di investimento dell'Eni in Paesi delicati come l'Iran e
la Russia, facendo rientrare molte delle preoccupazioni che erano state
espresse.
«L'equilibrio fra
Poli e Scaroni osserva un'analista del settore energetico che lavora a
Wall Street portava l'Eni a ondeggiare fra le politiche del passato,
spesso in contrasto con Washington, e le aperture più recenti, che hanno
avuto per protagonista Scaroni» soprattutto a seguito del suo impegno
personale - secondo alcune versioni addirittura scritto - a non
autorizzare nuovi investimenti in Iran, in ottemperanza alle sanzioni
Onu.
Sostituendo Poli
con Recchi si viene potenzialmente a creare dunque un «equilibrio nuovo
più favorevole a convergenze con gli Stati Uniti» conclude una fonte
diplomatiche a Washington, pur esprimendo «cautela» nell'attesa che «il
nuovo arrivato si insedi ed abbia tempo di dimostrare cosa ha in mente
di fare».
Non c'è dubbio
tuttavia sul fatto che trattandosi di un top manager di General
Electric, a Washington si guardi a lui come un possibile interlocutore
anche sul fronte dello sviluppo delle energie rinnovabili a cui
l'amministrazione Obama lega le prospettive di crescita economica
globale nel lungo periodo.05-04-2011]
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IL PARCO FERRARI
LO SMONTEZEMOLATO LO FA IN SPAGNA, NON IN ITALIA - ALLO SCARPARO IL
COLOSSEO COSTA MENO DI UN TESTIMONIAL IN CARNE ED OSSA - GIUSTO DARE
VANTAGGI A CHI FINANZIA RESTAURI - SARKÒ BOMBARDA LA COSTA D’AVORIO:
MANCA UN ANNO ALLE ELEZIONI, TUTTI NEI RIFUGI! - PURTROPPO NON POSSO
ADOTTARE UN TUNISINO - IL NOBEL RUBBIA CENSURATO SULL’ATOMICO - I
VESSATI DI MEDIASET PREMIUM - ARMARE I LIBICI? DI PIÙ: REGALIAMOGLI LA
RUSSA! - CAFONAL, LA COCCARDA SBAGLIATA DI ’o GUARGUAGLIONE…
Riceviamo e
pubblichiamo:
Lettera 1
Va bene che Sarko' deve dimostrare che con lui non si scherza, ma chi
glielo ha ordinato di far bombardare il palazzo dell' ex presidente
della Costa D'Avorio, Laurent Gbagbo. Prima la Libia , poi la Costa
D'Avorio: ma gli elettori francesi volgiono capire che il nanetto di
Carla' vuole essere rieletto ? Manca un anno al voto: tutti nei rifugi!
Lettera 2
Caro Dago, Cacciari sega le parole " futuro " e " democratici "..
Può sempre provare ad imporre le parole " avanti-Cristo " e " illiberali
".. tanto poi Montezemolo ne farà una griffe di abbigliamento o di
poltrone..!
Gianni Morgan Usai
Lettera 3
gentile dottore, sono un pensionato delle ferrovie di stato. sono andato
nelle settimane scorse con mia moglie in vacanza in crociera con la nave
della costa, luminosa, che fa una settimana nei porti del Golfo persico.
Nella sosta a Abu Dhabi, capitale degli Emirati, ci hanno portato a
visitare il nuovo Parco tematico della Ferrari, il primo ad essere
costruito nel mondo. La guida ci ha detto che il parco e' stato
fortemente voluto dal Presidente della Ferrari Montezemolo e che impiega
quasi 900 persone. La stessa guida ci ha anche detto che il prossimo
parco tematico dovrebbe essere costruito in Spagna nei prossimi anni.
Mi chiedo e vi
chiedo: posso a limite capire il primo parco costruito ad Abu Dhabi in
quanto molti dei soldi, ha detto la guida, li ha messi il Governo
locale, che ha anche regalato una villa al signor Montezemolo; ma il
secondo parco tematico non poteva essere costruito in Italia, magari al
sud e magari in Sicilia a Termini Imerese dove la Fiat (Montezemolo era
presidente) ha mandato a casa esattamente 900 impiegati, quanti ne
impiega il parco Ferrari? o forse il dottor Montezemolo vuole guadagnare
anche da questo progetto? altra domanda perche' in Spagna? se lo fanno
in Spagna non ci saranno piu' possibilita' di farlo poi in Italia. Forse
il signor Montezemolo ha interessi in Spagna con la sua azienda di
viaggi Alpitour?
Spero proprio, e
con me lo sperano tanti italiani, che l'Italia del futuro non sia
governata da persone come il dottor Montezemolo che non ha sessun
interesse per il nostro Paese ma solo per le sue tasche. E da pensionato
delle Ferrovie dello Stato, che nel bene e nel male hanno fatto tanto
per l'Italia, mi auguro veramente che il Governo non svenda a
Montezemolo anche le ferrovie. grazie e complimenti per il lavoro che
fate per dire la verita' sulle schifezze del nostro mondo politico e
imprenditoriale. Povera nostra Italia.
Grossi Settimio - Palermo
Lettera 4
Caro Dago, l'affaire Della Valle-Colosseo. L'industriale offre 25
milioni di euro per la ristrutturazione del celeberrimo monumento e
chiede in cambio alcune "agevolazioni" per la durata di 15 anni.
Prebende che non sono certo quelle sbandierate dall ' Alemanno, ma che
certamente si trovano nell'accordo sotto forma di codicilli difficili da
scoprire e da interpretare. Mica tonto lo scarparo.
Facendo il conto
della serva, al Della Valle l ' operazione verrebbe a costare 1.666.666
euro all'anno, considerati i 15 anni di, per così dire, usufrutto del
Colosseo. Meno di quanto gli costerebbe pagare un testimonial in carne
ed ossa. Solo che il Colosseo è uno di quei testimonial che non avanza
pretese, non sciopera ed è presente tutto l'anno, festività comprese. Se
prende piega questo andazzo, occhio alla Torre di Pisa.
Renor
Lettera 5
Il Colosseo ha circa 2000 anni, è nelle condizioni che tutti vediamo, ha
necessità di lavori urgenti di restauro. Come peraltro la stragrande
maggioranza dei monumenti italiani. Il costo complessivo di questi
interventi supererebbe, ampiamente, il bilancio dello Stato italiano.
Concedere temporaneamente lo sfruttamento dell'immagine a chi decide di
finanziare il restauro di un monumento mi pare, francamente, il minimo
che gli si possa riconoscere. Quanto poi alla gara andata deserta ecc.
ecc. il guaio sta' nel fatto che per arrivare a un accordo vantaggioso
per il Paese e, giustamente, anche per il finanziatore, non esista una
norma che lo consenta, dato che da noi, paese assolutamente illiberale,
ciò che non è espressamente consentito è vietato.
Quindi io mi
scandalizzo si, ma (per fortuna) esattamente per il motivo opposto
rispetto al Fatto Quotidiano. Com'è che se, come affermano assai
arditamente, lo sfruttamento dell'immagine del Colosseo frutterebbe 200
milioni di euro abbiamo dovuto aspettare 2000 anni per trovare un
farabutto profittatore che ci gabbasse? Ce ne fossero tanti!
Il punto è: siamo d'accordo (io lo sono) con il restauro dei monumenti
da parte dei privati in cambio dello sfruttamento dell'immagine del
monumento oppure non siamo d'accordo?
Se non siamo
d'accordo, con quali risorse intendiamo restaurare i nostri monumenti?
Se siamo d'accordo, come incentivare l'intervento dei privati? Quanto
poi ai risibili paragoni con la Torre Eiffel direi proprio che sono
quantomeno improvvidi. Infatti in ultimo faccio osservare, concludete
poi voi come vi pare, che Charles Lindbergh, autore nel 1927 della prima
trasvolata atlantica, diresse la rotta verso il campo di atterraggio di
Le Bourget avvistando le 250.000 lampadine che, sulla Torre Eiffel,
componevano la scritta "CITROEN". Sempre per la cronaca quelle lampadine
stettero sulla torre per nove anni.
Lettera 6
Volevo adottare un tunisino poi ho pensato che non ho la playstation,non
ho internet (sto scrivendo grazie ad un amico),mangio prosciutto e
mortadella ,bevo un po' di vino e a volte un digestivo,ho solo un divano
letto e un bagno piccolissimo e mia sorella spesso mangia il gorgonzola
che purtroppo manda il suo olezzo,mio nonno e' stato in Libia come
militare.Ho rinunciato all'idea,non vorrei si sentisse oppresso.
Saluti dal figlio di Caino Nessuntocchi.
Lettera 7
Serra e Riondino. Giusto. Mi fa star male per quanto è vero.
Berlusconi resta il peggiore, ma è appunto il peggiore, e quindi il
capo, di un'armata invincibile, il nostro paese.
Lettera 8
Egregio Direttore, mi ero ripromesso d'inviare una lettera, citando uno
per uno, tutti i nomi e cognomi delle pensioni facili, letti su Il
Giornale, scritti da Mario Giordano. Ebbene, non serve: mi fanno schifo
tutti, senza distinzione! Mentre, per quanto riguarda i diritti
acquisiti, qualcosa però, se si vuole, si può fare: non c'è un criterio
con il quale si tassano i contribuenti che vanno oltre una certa cifra?
Essi si distinguono, sempre senza retroattività, in soggetti A-B o C, e
si tassano in modo diverso.
Allora, perchè non
si può fare una leggina, nella quale si elencano certe caratteristiche
di certi signori, politici contribuenti, del tipo pensionati con mini e
supermini periodi lavorativi e si tassano con aliquote ad hoc fino a far
restituire loro ...il malloppo? Senza retroattività, ma per esempio, chi
è parlamentare pensionato, con attività al di sotto di cinque o dieci
anni, paga X di aliquota! E' anticostituzionale? E perchè, chi ha
scritto che lo schifo che avviene ora è costituzionale? Sapete chi c'era
a scriverlo? Anche i viventi ...Tizio e Caio, democristiani con pensioni
privilegiate: i nomi veri sono nell'articolo di Giordano! Non è
sufficiente? Grazie per l'attenzione e buon lavoro
Valeria Monteforte - Siracusa (Sr)
Lettera 9
Vorrei segnalare al disinformato sig. Ceccarelli che ai tempi nei quali
vi soggiornava Bettino Craxi non esisteva la classificazione "5 stelle
Lusso" introdotta molti anni più tardi ed il Raphael era comunque un 4
stelle. Grazie.
Perluigi Fonzi
Lettera 10
Caro Dago, ti formulo un'ipotesi. Dato che non voglio credere, come più
volte ti ho scritto, ad un Fini così ingenuo da auto-infliggersi il
suicidio politico, ti chiedo: se ci fosse un accordo tacito tra gli ex
di AN e gli attuali finiani, una manovra per togliersi di torno
l'irremovibile Silvio, troppo forte e con troppi soldi per essere
affrontato politicamente. Meglio allora far finta di prendersi a pesci
in faccia manovrando nell'ombra, ad esempio mettendosi d'accordo su quel
"tantinello" di ritardo sufficiente a Fini per chiudere la votazione ma
abbastanza breve da far scatenare una polemica istituzionale. In
sintesi, nemici in pubblico ma amicissimi in privato.
Altrimenti, Dago,
come te lo spieghi che uno fatichi tanto per fare approvare una legge
vergogna e poi vanifichi l'intero lavoro per un minuto di ritardo. A mio
parere Alfano, così come altri esponenti PDL, ha capito la parata. Se
continua a dar retta a Berlusconi, si troverà tra 20 anni a cucire legge
ad personam a tutta la famiglia Berlusconi. Meglio allora lasciarlo
cuocere nel brodo dei processi. Forse Silvio non andrebbe in galera, ma
la sua carriera politica (e quella dei figli) verrebbe definitivamente
compromessa. In fondo basterebbe una sola piccola condanna.
johnkoenig
Lettera 11
Salve! Il 30 marzo scorso è comparsa una pagina di Televideo RAI (162 se
non erro), in cui il grande scienziato nobel prof. Carlo Rubbia
affermava che il Torio, elemento chimico di non difficile reperibilità
in natura, persino in Italia in Abruzzo, è capace di produrre grandi
quantità di energia, al punto da sostiruire in apposite centrali
l'Uranio. 1 tonnellata di Torio, avrebbe la resa energetica di 20
tonnellate di Uranio. E non ci sarebbero pericoli, con queste nuove
centrali al Torio, di incidenti nucleari tipo Cernobyl o Fukujama, nè
più il problema tuttora irrisolto per l'Uranio, lo smaltimento delle
scorie residue dei reattori.
Il giorno dopo, il 31 marzo, c'è stato un servizio di Maria De Medici
con intervista al prof. Rubbia, senza un accenno a quanto egli aveva
sostenuto il giorno prima a Televideo.
Mi chiedo e Vi chiedo come mai una notizia di questa portata non abbia
la risonanza che merita, nè l'applicazione immediata nella produzione
energetica, specie in Italia che è ad un passo cruciale per il costruire
nuove centrali nucleari ad Uranio o Plutonio.
Sono abbastanza "stagionato" per capire che su queste cose possono
esserci grandi interessi economici e politici, ma mi rifiuto di credere
che una soluzione energetica pulita, economica ed esente da terribili
rischi di contaminazione mondiale, possa essere accantonata o trattata
come una semplice curisità di margine, in un mondo sempre più affamato
di energia e sempre più inquinato.
Con i miei più cordiali saluti e ringraziamenti.
Claudio Ferradino - Lamezia Terme
Lettera 12
Caro Dago, il momento è transfertico, è stato individuato il motivo per
il quale Silvio è detestato da comici, sacerdoti e magistrati. Lo vedono
come un concorrente che invade il loro campo, mi spiego meglio: come
comico fa più ridere della media di quelli in circolazione e come
delirio di onnipotenza supera la media dei preti e dei magistrati.
Molti non sanno che in molte cliniche svizzere, in fase di anamnesi
sugli schizofrenici, si chiede se in famiglia ci siano casi di pazzia,
preti o magistrati.
Per il pragmatismo
calvinista degli svizzeri, scegliere di salire al livello del Creatore
che giudica condanna o assolve equivale a sentirsi Napoleone, ergo nel
soggetto c'è un latente principio di schizofrenia. Seguendo la loro
logica il modo migliore per scegliere magistrati e preti sarebbe quello
di cooptarli o eleggerli democraticamente.
Amabo
Lettera 13
una segnalazione che ritengo interessante i "consumatori" di
MediasetPremium subiamo,
a mio parere, una vessazione incredibile con il silenzio di tutti.
Attivata una nuova tessera, opla', scompare il credito precedente e, per
riaverlo in qualsiasi forma devi spedire richiesta raccomandata A.R.
(circa 8,00 euro) piu' COSTI PRATICA di euro 3,00 Saluti
Pietro Morando
Lettera 14
Caro Dago, diventi pure FIAD la FIAT, l'impulloverato si faccia pure re,
riduca a vassalli anche de facto il sempre sorridente Yacht Elkann e la
opaca progenie ereditaria (ed ereditiera) dell'ultimo e compianto re
d'Italia, il sempre bene-detto dalla stampa (con e senza S maiuscola)
Avvocato Giovanni Agnelli II°, detto Gianni. Chissà pero'come mai in un
mercato dell'auto USA ancora abbastanza asfittico, le Chrysler/Jeep ecc.
le vedi solo ai noleggiatori e flotte aziendali? Uè, e ne vedi anche
abbastanza, lì. Saran pur belli i clienti Business... ma non è che per
far bella figura col numero degli esemplari prodotti, si sbraca poi su
sconti quantità suicidi?
E poi la qualità?
Il bifolco qualunque -che è poi l'americano medio- non parla tanto bene
di Chrysler. Qualcuno addirittura la depreca. Lo scalatore Marpionnato
-essendo uomo molto di management e poco di prodotto- per arrivare sulle
cime di Torino invece che inerpicarsi sul versante Italiano a fare auto
decenti, ha preferito il passaggio nevoso di Detroit, sul versante USA.
E forse gli riuscirà di arrivarè per primo su quella vetta proibita e
maledetta a tutti sinora, per carità.A Milano pero' - quando ancora si
parlava il Milanese - si diceva "Padrùn del numer cent".Per inciso nelle
vecchie case di ringhiera la porta numero cento era il cesso.
Quando uno si dava
delle arie inutili, tutta la ringhiera sapeva che lui poteva vantare
titoli importanti su quell'appartamento.Vedi cosa succede a voler
spodestare la famiglia reale? Per fortuna l'onore affaristico e
maneggionesco di Re Gianni è tenuto alto dal figliuolo Pariolino, il
ferroviere. Viva la Penisola dei Famosi.
Baxtor
Lettera 15
Capitan Dago, dopo aver letto e riletto le dichiarazioni del maestro di
sci sull'opportunita' di armare i ribelli libici, non solo mi sono
convinto che sia una buona idea (potrebbe anche sferzare la nostra
economia industriale), ma mi permetto di rilanciare col mio stile
propositivo che da sempre mi distngue dall'opposizione massimalista:
oltre ai fucili, diamogli il Generale Colonnello Maggiore La Russa. Uomo
risoluto e pragmatico, ha una visione a 360° , e sa scalciare il nemico
anche quando gli sta alle spalle, oltre che sulle palle. Chiedi al
giornalista di Annozero.
Un abbraccio bellicoso
Lo scrondo
Lettera 16
Caro Dago, se c'è qualcuno che crede che all'estero abbiamo ancora un
soldo di rispetto si ricreda. La BBC News in rete ha scritto della
visita del cavalier pompetta ed oggi del problema dei migranti a
Lampedusa. Nella sezione Europa? No nella sezione Africa! Vedere per
credere. Ciao
Gianni Lombardi
Lettera 17
Dago darling, mentre é confusamente in corso la "quarta guerra" punica
(stavolta però veramente umanitaria), si apprende dal Corrierone (Pagina
6) di Via Solferino che a Campobasso c'é un porto (sic sic sic) dove
sarebbe stata dirottata la nave Clodia carica di migranti punici. Non si
parla più invece (il S.E.&.O é d'obbligo in tanta confusione) di una
tendopoli punica a Montichiari, città natale dell'Aldissimo (Busi) e,
S.E.& O., sua principale residenza. Da morir dal piangere la "débacle"
di ieri del nostro Premier a Tunisi, quasi fosse una voglia di rivincita
dei cartaginesi dopo più di duemila anni dalla loro sconfitta a Zama,
dove Scipio cinse il famoso elmo tanto venerato nelle celebrazoni del
150mo anniversario del Far West Italia.
Natalie Paav
Lettera 18
cafonal - le coccarde di tutti quei pezzi grossi, pezzi di cosa poi?
sono tutte sbagliate.
la coccarda corretta x i colori della bandiera italiana ha il verde al
centro. Guarguaglione potrebbe almeno guardare gli aerei che vende...
con la coccarda giusta.
Giovanni Achille
Lettera 19
Caro DAGO, Montezemolo ha appena finito di dire che forse entrerà in
politica che subito i professionisti della medesima hanno sollevato il
ditino e aperto la boccuccia. Franceschini, per esempio, gli impone di
dichiarare subito con chi si andrà ad alleare e con quali programmi.
Come se in democrazia per candidarsi bisogna avere il placet preventivo
di chi c'è già dentro, e in caso di rifiuto zitto e mosca. Ovvio che
Montezemolo o chiunque in quella posizione debba dichiarare intenti
alleanze programmi eccetera è pacifico, ma AGLI ELETTORI, e non al
sinedrio dei già eletti. Questo, almeno, in democrazia. Qualcuno, prego,
lo dica a Franceschini. Con stima
BLUE NOTE
Lettera 20
Caro Dago, una volta la coerenza era una virtù politica. Adesso (ci
racconta Striscia) scatta l'allarme sulla frontiera svizzera? Ma ci
ricordiamo quando (era il 1994) il Corriere titolava: "Frontiere
colabrodo. I clandestini passano a migliaia", a proposito del valico tra
Italia e Svizzera? O quando (era il gennaio '98) il ministro degli
Interni tedesco Manfred Kanther chiedeva: ""Fermateli con ogni mezzo"
all'Italia colpevole di far entrare frotte di curdi che poi passavano in
Germania (e Fabio Evangelisti rispondeva piccato)?
Ora, ci stupisce
solo come mai il ministro dell'interno dei Föra da i ball non abbia mai
avuto il coraggio di fare come i francesi, cioè quello che i suoi
elettori gli chiedono (e che, è lecito sospettare, anche un po' di
votanti a sinistra si augurerebbero, pur senza poterlo
dire)...Cerchiobottismo, o semplice italica incapacità dei nostri
governanti (di destra o sinistra) di compiere una qualunque azione (nel
bene o nel male) decisiva, cioè non reversibile o diversamente
interpretabile, e quindi assoggettabile a chiari plausi o critiche?
Walter, Bologna
Lettera 21
Ciao Dago, dimmi se ho capito bene... il Pdl Maurizio Bianconi presenta
un nuovo testo in Commissione Giustizia per far sì che le
intercettazioni non possano più essere usate come prove in giudizio. 2
giorni dopo si scopre che 3 telefonate del premier finiscono negli atti
su Ruby. Che bello vedere i topini che si agitano a spifferare e i
toponi che cercano di sistemare. Per che cosa poi, che il boss è già da
portare alla Neuro...
Se a questi gli tiri le monete, se le fottono pure...
PotereAiPiccoli
Lettera 22
Il Principetto Ballerino Canterino de' Sottaceti va all'Isola dei
Penosi. Ci va disarmato?
Vittorio Cavallo InFeltrito ImBelpietrito
Lettera 23
Gentilissimo, -la domanda è :
-ma è mai possibile che nessuno abbia LE PALLE di dire ai tunisini e
......farlo :
-finchè arrivano dei barconi di immigrati noi blocchiamo tutti i voli
dei turisti verso la tunisia ............CAUSA FORZA MAGGIORE ?
-ma vuoi vedere che in un paio di giorni .....TUTTO RITORNA A POSTO ?
Buon lavoro
Alex 05-04-2011]
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SARKÒ-SPIA
("intelligence economica") - Il sistema politico e finanziario di Parigi
non punta soltanto su acquisizioni di aziende estere, ma pure su un
attivismo dei servizi segreti che sono spesso al servizio dei campioni
nazionali, pubblici o privati - Anche per questo in Italia, oltre i casi
di Parmalat ed Edison, politica e istituzioni seguono con apprensione
mista a timori l’offensiva economico-politica di Nicoletto
Michele Arnese per
"Italia Oggi"
La volontà
espansionistica francese si nutre anche di intelligence economica. Il
sistema politico e finanziario di Parigi non punta soltanto su
acquisizioni di aziende estere, ma pure su un attivismo dei servizi
segreti che sono spesso al servizio dei campioni nazionali, pubblici o
privati. Anche per questo in Italia, oltre i casi di Parmalat ed Edison,
politica e istituzioni seguono con apprensione mista a timori
l'offensiva economico-politica di Nicolas Sarkozy.
Il ruolo degli 007
in Francia non è secondario, anche e soprattutto sulle vicende
imprenditoriali. Per lo stato trasnsalpino, in un mondo globalizzato in
cui le pratiche commerciali scorrette sono considerate come
l'equivalente di un atto di guerra, «l'intelligence
economico-finanziaria diventa uno strumento di espansione sistemica,
perseguita tutelando e promuovendo i singoli attori, le cui informazioni
non sono più condivise all'interno di alleanze militari e politiche», si
legge in un rapporto dell'istituto italiano di studi strategici Niccolò
Machiavelli. Alleati militari e politici possono, dunque, essere
potenziali avversari economici.
L'intelligence
economica dei Servizi viene orientata dal governo affinché tutte le
azioni (pubbliche e private) sui mercati esteri abbiano un riverbero
utile per gli attori economici nazionali coinvolti e, di conseguenza,
per lo sviluppo dello Stato stesso. Per fare questo, ricorda il centro
Machiavelli, nel 2011 il finanziamento della Direction Générale de la
Sécurité Extérieure (Dgse) francese è aumentato del 6%, con lo scopo di
coprire il costo di 165 nuovi posti di lavoro nel Servizio e attrarre
analisti e dirigenti (non militari, e di elevata qualificazione
accademica) attribuendo loro il rango di alto funzionario dello Stato».
Alla base
dell'espansione economica strategica francese vi è una cultura sempre
più profonda di «intelligence economica». Oltre alle attività della
potentissima Ecole de Guerre Economique, l'esecutivo ha previsto dal
settembre 2013 che ogni laurea in materie economiche dovrà comprendere,
nel programma di studi, un approfondimento delle basi dell'intelligence
economica, dunque del concetto di «informazione competitiva», di
protezione di asset strategici e soprattutto delle tecniche di
influenza.
La Dgse non svolge
soltanto attività di intelligence a favore di enti governativi: «Svolge
anche direttamente compiti di sostegno alle imprese francesi, attivando
il governo perché faccia valere il proprio peso politico soprattutto nei
grandi appalti internazionali», scrivono Carlo Jean e Paolo Savona nel
saggio «Intelligence economica» edito di recente da Rubbettino. Il
Service 7 della Dgse si occupa dello spionaggio economico, in
particolare negli Usa, ma effettua anche attività covert per favorire
l'assegnazione ad imprese francesi di appalti all'estero.
«L'attività di
spionaggio», aggiungono Jean e Savona, «comporta in particolare la
sottrazione di documenti, l'intercettazione delle comunicazioni dei
concorrenti stranieri e il bugging esercitato sistematicamente nella
classe business dei voli dell'Air France. Talvolta, tale attività ha
creato attriti soprattutto con i Servizi di sicurezza americani. Provocò
anche la plateale assenza della Boeing dal Salone Aeronautico di Le
Bourget nel 1993». Jean e Savona delineano gli obiettivi anche reconditi
dell'attivismo sarkoziano: negli ultimi anni, specie dopo la crisi del
2007-08, «Parigi si trova nella condizione di dover rincorrere Berlino,
divenuto il centro dell'Europa».
I settori hi-tech
richiedono mercati di grandi dimensioni e questo ha sempre spinto la
Francia a cercare con ogni mezzo l'espansione all'estero. Inoltre, la
crescente rapidità con cui si verificano progressi tecnologici impone
consistenti sforzi di ricerca scientifica e tecnologica. Ciò costringe
le imprese a ricorrere al sostegno dello Stato. Quest'ultimo rafforza il
suo settore industriale mantenendo campioni nazionali nei settori ad
alta tecnologia. «L'opinione pubblica francese», commentano Jean e
Savona, «non conosce le remore esistenti in parte di quella statunitense
sull'interventismo dello Stato in campo economico e industriale. Anzi,
lo considera naturale e necessario».05-04-2011]
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TASSI CINESI E IL
CALO DELLO YEN PESANO SULL’ASIA - EUROPA FIACCA - CON GROUPAMA CORRE
FONSAI - EURO E ORO AI MASSIMI - INTESA AUMENTA IL CAPITALE (5 MLD €) -
PROFUMO “INVESTITORE ISTITUZIONALE” PER IL CDA ENI - COMMERZBANK:
AUMENTO CAPITALE DA 11 MLD PER RIMBORSARE LO STATO - MICHELI E LIGRESTI
SUL TANDEM PREMAFIN - S&P NON SA PERCHé TAGLIA IL RATING - TIRRENIA:
gara verso il fallimento - AL NASDAQ: APPLE PESERÀ MENO DI MICROSOFT
1. BORSA: EUROPA
FIACCA; GIU' LE BANCHE, ATTESA SU MUTUI USA...
(ANSA) - Si muovono senza una direzione le principali
borse europee, in attesa di conoscere il dato sulle richieste
settimanali di mutui negli Usa, previsto per le 13 di oggi, e con i
future su Wall Street in rialzo. Prevalgono però le vendite, che
colpiscono soprattutto i titoli bancari a due giorni dalla decisione
della Bce sui tassi d'interesse di Eurolandia. Scivola Bank of Ireland
(-4,67%), insieme alla portoghese Banco Espirito Santo (-4%), che sconta
il ribasso del rating di Moody's su una serie di istituti di credito
lusitani.
Giù anche Societé
Generale (-2,76%), Credit Agricole (-2,11%), Deutsche bank (-2,47%) e
Bnp Paribas (-1,32%), a differenza di Commerzbank (+2,05%), pronta a
restituire al tesoro tedesco aiuti per 14,3 miliardi di euro.
Contrastati gli automobilistici Renault (-0,78%), Peugeot (-0,4%) e
Daimler (+0,55%).
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,04%
- Parigi -0,48% - Francoforte -0,14% - Madrid -0,05% - Milano -0,82% -
Amsterdam +0,12% - Stoccolma -0,15% - Zurigo invariata.
2. BORSA: ASIA
CONTRASTATA; GIU' TASSI CINA, PESA MINIYEN...
(ANSA) - Seduta contrastata per le principali borse di
Asia e Pacifico, con Tokyo in calo (-0,3), frenata dall'ennesimo calo
dello yen, che ha portato la valuta nipponica ai minimi dei 6 mesi nei
confronti del dollaro, e Shanghai (+1%) positiva insieme a Hong Kong
(+0,4%, dopo il quarto rialzo dei tassi d'interesse cinesi dallo scorso
ottobre. Sulla piazza nipponica si registra l'ennesimo scivolone di
Tokyo Electric Power, gestore dell'impianto nucleare di Fukushima
(-6,91%), che da inizio anno ha asciato sul campo 25 yen di valore, pari
a circa 0,2 euro, a quota 337 yen, pari a circa 2,7 euro per azione.
Secondo indiscrerzioni di stampa, il colosso dell'energia dovrebbe
pagare indennizzi pari a 1 milione di yen (8.214 euro) a titolo di
compensazione preliminare per ogni famiglia residente nei pressi
dell'impianto.
Sotto pressione la
grande industria, le cui attività sono bloccate per via del disastro
nucleare: Japan Steel Works ha ceduto il 4,62%, Mitsubishi Electric il
4,35% e Sumiomo Metal il 3,8%. In calo i finanziari Nomura (-3,09%),
Daiwa Securities (-2,72%) e Mitsubishi Ufj (-2,62%), insieme ai grandi
esportatori come Panasonic (-2,69%), Sharp (-2,46%), Nikon (-1,43% e
Honda (-1,33%).
Occhi puntati ad
Hong Kong, ancora in fase di contrattazioni, sui bancari Hsbc (+1,34%),
Hang Seng (+1,28%) e Bank of China (+0,9%), mentre hanno segnato il
passo l'esportatore tessile Li & Fung (-3,6%) e il petrolifero Cnooc
(-2,64%). In luce le materie prime con Minmetals Development (+4,88%) e
Xiamen Tungsten (+3,66%) a Shanghai e Alacer Gold (+5,29%), Eldorado
Gold (+4,17%) e Medusa Mining (+4,51%) sulla piazza di Sideny.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. -
Tokyo -0,32 - Hong Kong +0,40% (seduta in corso) - Shanghai +1,03%
(seduta in corso) - Taiwan +1,69% - Seul -0,17% - Sidney +0,27% - Mumbai
+0,02% - Singapore +0,23% (seduta in corso) - Bangkok chiusa per
festività - Giakarta +0,44% (seduta in corso).
3. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MERCOLEDI' 6 APRILE...
Radiocor - Milano - incontro di Intesa Sanpaolo con la
comunita' finanziaria per la presentazione del Business Plan.
Milano - al via i
lavori del Salone del Risparmio 'Opportunita' di investimento per il
prossimo decennio', organizzato da Assogestioni. Conferenza inaugurale.
Partecipano, tra gli altri, Domenico Siniscalco, presidente
Assogestioni; Giuseppe Vegas, presidente Consob; Letizia Moratti,
sindaco di Milano; Guido Tabellini, Rettore Universita' Bocconi. Segue
l'Osservatorio sui risparmi delle famiglie Gfk Eurisko - Prometeia.
Segue conferenza Pimco 'E' ancora possibile pensare il lungo termine?'.
Partecipa, tra gli altri, Andrea Beltratti, presidente Intesa Sanpaolo.
Milano - al
Tribunale di Milano, davanti ai giudici della quarta sezione penale, si
celebra la prima udienza del processo che vede imputato il Presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, per concussione e prostituzione
minorile, in relazione al caso Ruby.
Roma - cda
straordinario di Generali
Roma - il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti incontra le Fondazioni bancarie
Roma - si aprono i
lavori del 38mo congresso di Legacoop 'Cooperativa Italia. L'impresa in
armonia con il futuro'. Partecipano, tra gli altri, Gianni Alemanno,
Giuliano Poletti, Sergio Chiamparino, Emma Bonino, Renata Polverini,
Raffaele Bonanni, Maurizio Sacconi, Giorgio Guerrini, Giuliano Amato
Roma -
presentazione del V Rapporto 'Generare classe dirigente. Le risorse dei
territori italiani, le sfide del mondo nuovo', realizzato
dall'Associazione Management Club con Emma Marcegaglia, Stefano Caldoro,
Sergio Chiamparino, Andrea Guerra, Giuseppe Mussari, Giuseppe Sala
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - INTESA SANPAOLO: vara il maxiaumento (dai
giornali).
BORSA: la Consob
aggiorna la disciplina per le Opa (dai giornali). 'L'Italia sbaglia ad
alzare le difese, non si ostacolano gli investimenti', intervista al
direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Khan (La Repubblica, pag. 13).
GENERALI:
Giannini, l'Isvap ha fatto il suo dovere. 'Faro sulla Governance dal
2007' (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 35). Oggi nel Cda assalto finale a
Geronzi (dai giornali).
PARMALAT: rispunta
l'ipotesi di una 'Telco' del latte (Il Sole 24 Ore, pag.37). Lactalis
tratterebbe l'uscita (dai giornali). In gioco Granarolo, ecco il piano
della cordata italiana (Il Messaggero, pag. 17).
FONSAI: il ritorno
di Groupama (Il Sole 24 Ore, pag. 38).
MEDIASET: spot,
l'Autority si spacca, ruolo dominante nel mercato (La Repubblica, pag.
24).
TELECOM: Fossati
scrive ai soci Telco 'c'e' il controllo' (La Repubblica, pag. 27).
BANCHE: Draghi, ok
gli aumenti di capitale (dai giornali). Gran consulto da Tremonti con
fondazioni e istituti per sollecitare il rafforzamento patrimoniale (dai
giornali).
ECONOMIA: Ocse, la
ripresa trova slancio ma l'Italia resta il fanalino di coda tra i grandi
(dai giornali)
MERCATI: 'Pimco
investira' nelle banche' intervista al Mohamed El-Erian, Ceo del fondo
(Il Sole 24 Ore, pag. 5).
IMPRESE: L'Europa
accelera su Pmi (Il Sole 24 Ore, pag. 19).
MONCLER: si
prepara per la Borsa (dai giornali).
EXOR: Elkan,
pronta a investire. Spin off perfetto. Da Chrysler nuovo valore (dai
giornali).
VOLVO TRUCKS:
cerca prede ma non si espone su Iveco (Il Sole 24 Ore, pag. 39).
PORTOGALLO: a un
passo dal salvataggio (dai giornali).
TIRRENIA: gara
verso il fallimento (Il Secolo XIX, pag. 15).
SAN RAFFAELE:
hotel, aerei, fazendas e ospedali, ecco il piano delle vendite per
incassare subito 120 milioni (Corriere della Sera, pag. 24).
IMMIGRATI: 'l'Ue
ha gia' aiutato l'Italia, ma se gli sbarchi continuano siamo pronti a
fare di piu'', intervista al commissario europeo per gli Affari interni,
Cecilia Malmstroem (La Repubblica, pag. 11).
5. CAMBI: EURO
SALE AI MASSIMI DAL 18 GENNAIO 2010 A 1,4281 DLR...
Radiocor - Prosegue il rialzo dell'euro sul dollaro in
attesa della riunione Bce di domani. La valuta unica arriva a toccare un
livello di 1,4281, nuovo massimo dal 18 gennaio 2010, prima di cedere a
1,4270, comunque in forte apprezzamento da 1,4221 di ieri sera a New
York. Contro lo yen l'euro ha segnato il top degli ultimi 11 mesi a
121,91 in Asia e quota ora 121,68 da 120,66 di ieri. Il dollaro sale a
85,27 yen da 84,84.
6. ORO: NUOVO
RECORD STORICO A 1.460,2 DLR L'ONCIA...
(ANSA) - L'oro sfonda la barriera dei 1.460 dollari
l'oncia sui sui mercati internazionali e segna un nuovo record storico.
A New York il metallo prezioso con consegna a giugno schizza a 1.460,2
dollari l'oncia.
7. INTESA: AUMENTO
CAPITALE DA 5 MLD, ESECUZIONE ENTRO LUGLIO...
Radiocor - I consigli di Intesa Sanpaolo hanno
deliberato di proporre all'assemblea straordinaria convocata per il 9-10
maggio 2011 un aumento di capitale per un importo complessivo massimo di
5 miliardi di euro, comprensivo del sovrapprezzo. L'operazione, la cui
esecuzione e' prevista entro luglio 2011, avverra' mediante emissione di
azioni ordinarie del valore nominale di euro 0,52 e vedra' l'offerta in
opzione ai soci titolari di azioni ordinarie e a quelli
titolari/portatori di azioni di risparmio. Il prezzo complessivo sara'
stabilito dal consiglio di gestione in prossimita' dell'offerta.
8. COMMERZBANK:
AUMENTO CAPITALE DA 11 MLD PER RIMBORSARE LO STATO...
Radiocor - La banca tedesca Commerzbank ha annunciato
stamani di essere pronta a rimborsare da qui a fine giugno 14,3 miliardi
di euro allo Stato tedesco, che ha sostenuto la banca ai tempi della
crisi. I mezzi saranno raccolti soprattutto tramite un maxi aumento di
capitale da 11 miliardi di euro. La banca prevede di ricominciare a
distribuire il dividendo dall'esercizio 2012.
9.
SINISCALCO,AUMENTI PORTERA' LE BANCHE ITALIANE ALL'AVANGUARDIA IN UE...
(ANSA) - "Le banche italiane sono impegnate in un'opera
di rafforzamento che le porterà all'avanguardia in Europa. Lo ha detto
il presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco a margine del Salone
del risparmio. "Il capitale è il cuscino - ha poi aggiunto - che
consente al sistema finanziario e bancario di operare in tutta
tranquillità".
10. L´ULTIMO
GIAPPONESE IN BANCA...
Luca Pagni per "la
Repubblica" - Unicredit si era portata avanti da tempo.
Seguita poi dal Banco Popolare. Alla fine c´è arrivata anche Ubi. Intesa
Sanpaolo l´ha deliberato ieri pomeriggio. E il prossimo istituto che si
iscriverà al club degli aumenti di capitale è il Monte dei Paschi.
Davanti all´emergere delle nuove regole sulla solidità patrimoniale
delle banche volute dall´Europa, ma anche pressate dalla moral suasion
del duo Mario Draghi e Giulio Tremonti, le principali banche italiane
alla fine si sono dovute arrendere.
Tutte tranne una.
La Popolare Milano tiene duro: «La questione è chiusa», ha ribadito ieri
il presidente Massimo Ponzellini, nonostante le dimissioni di uno dei
membri del cda in quota CariAlessandria fa intuire che il fronte non sai
così compatto. Ma quanto potrà resistere senza fare la figura
dell´ultimo giapponese che resiste a guerra finita?
11. EON PUNTA 2,6
MILIARDI SULLE RINNOVABILI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Eon prevede di investire 2,6 miliardi nelle
rinnovabili al 2013, e questo dopo aver investito nel 2010 più di 1
miliardo nell'energia pulita, portando la capacità eolica e solare da
600 Mw a oltre 3.600 Mw. In Europa Eon sta ampliando la capacità sia da
fonte eolica che solare e i suoi progetti più grandi sono due parchi
eolici offshore: London Array e Masdar, che una volta completato sarà il
più grande parco eolico offshore al mondo.
12. ENI: PROFUMO
NELLA LISTA DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI PER CDA...
Radiocor - Alessandro Profumo e' nella lista depositata
dagli Investitori istituzionali, come consigliere indipendente, per il
nuovo cda di Eni. Accant o ai nomi indicati dal Tesoro: Giuseppe Recchi
(presidente), Paolo Scaroni (ad), Cesare Gatto, Paolo Marchioni, Mario
Resca e Roberto Petri, l'ex numero uno di UniCredit figura accanto a
Francesco Taranto e Alessandro Lorenzi tra i nomi indicati dagli
Investitori istituzionali.
13. MICHELI E
LIGRESTI SUL TANDEM PREMAFIN...
L. G. per "Il
Sole 24 Ore" - Fra parenti e amici, i Ligresti prenotano
tutto. È di ieri la notizia che per il rinnovo del collegio sindacale di
Premafin sono state presentate due liste: una che fa capo a Salvatore
Ligresti e ai figli e l'altra a due storici alleati di famiglia,
Francesco e Carlo Micheli. Già nel 2008 Micheli, presentandosi in
assemblea con l'1,9% del capitale di Premafin, si è ritagliato una
poltrona nell'organo di vigilanza della holding, in particolare quella
del presidente, Vittorio De Cesare.
Dopo quella
sortita il finanziere è scomparso dal libro soci Premafin: negli anni
successivi, infatti, non ha più depositato le proprie azioni alle
assemblee. Aveva venduto la propria partecipazione? Ora l'ha ricomprata?
E la sua lista per il collegio sindacale è collegata a quella dei
Ligresti? Difficile rispondere. Tuttavia il sodalizio fra Ligresti e
Micheli è storico e si è rafforzato di recente con l'ingresso di FonSai
e di Micheli in Hines Italia.
14. CHI DOPO
GHIZZONI SE ANDASSE AI CARAIBI?...
Al. G. per "Il
Sole 24 Ore" - L'executive development plan è un meccanismo
di successione automatica al vertice delle grandi aziende. Può una
grande multinazionale quotata in Borsa lasciare vacante per settimane o
mesi la carica di capo azienda se, per qualunque evenienza, il chief
executive officer non dovesse essere disponibile? La risposta è no. E
tutti i grandi gruppi sono attrezzati in questo senso, con designazioni
preordinate per la successione dei ceo.
A questa regola
non fa eccezione UniCredit che, secondo la relazione sulla governance,
proprio in base all'executive development plan aveva già indicato in
Federico Ghizzoni il successore di Alessandro Profumo alla carica di
amministratore delegato. Ma chi succederebbe a Ghizzoni, se il nuovo ceo
dovesse fuggire in Polinesia? Il toto-nomine interno punta su Roberto
Nicastro. Ma la soluzione è riservata. E soprattutto puramente
ipotetica.
15. SE È S&P A
CHIEDERSI PERCHÉ TAGLIA I RATING...
L. Ser. per "Il
Sole 24 Ore" - Perchè S&P ha declassato il rating long term
dell'iberica Endesa a BBB+ mentre la Spagna sta ripagando il deficit
tariffario e la performance operativa 2010 della società è stata forte?
Non se lo chiede il mercato, ma la stessa società di rating in un
documento allegato al comunicato sul giudizio, consapovole che la
decisione lascia qualche perplessità. La risposta che si dà l'agenzia fa
perno sui criteri interni di S&P e sul modo di classificare la solidità
di una società sussidiaria di una capogruppo controllata dallo Stato di
un altro paese, come Enel.
La sintesi è che,
dopo 3 mesi e due settimane di creditwatch, S&P ha concluso che lo Stato
italiano non può esplicitare la garanzia di un intervento diretto in
caso di default di Endesa. Nulla a che vedere con i fondamentali della
società. Più che altro con il fatto che le agenzie non vogliono più
assumersi la responsabilità di emettere giudizi solidi se non c'è chiara
visibilità su chi paga in caso di guai.
16. LE QUOTE ROSA
SALTANO IL TURNO...
Mo. D. per "Il
Sole 24 Ore" - C'era attesa per le liste di consiglieri di
gruppi italiani partecipati dal dicastero dell'Economia. Ma nei nuovi
ingressi ai vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e Terna, ancora una
volta, non c'è alcuna donna.
Un'occasione persa
in un momento cruciale. Alla Camera è in via di approvazione il ddl
bipartisan Golfo-Mosca, che prevede un quinto al primo rinnovo e un
terzo al secondo rinnovo di posti dedicati al genere meno rappresentato;
il governo (Tremonti in testa) e la maggioranza hanno appoggiato il ddl;
eppure alla prova dei fatti le donne restano fuori dalla stanza dei
bottoni. Certo due sono candidate al board di Poste Italiane: Maria
Claudia Ioannucci e Maria Grazia Siliquini. Quest'ultima, però, ha
dovuto rendere pubblico il proprio cv dettagliato per dimostrare di
poter sedere a quel tavolo e fugare i dubbi di una candidatura solo
politica.
17. SVOLTA AL
NASDAQ: APPLE PESERÀ MENO SPAZIO A MICROSOFT...
Arturo Zampaglione per "la
Repubblica" - Ad ogni starnuto di Steve Jobvs l´intero
Nasdaq reagiva con un sussulto. E ogni nuovo traguardo degli iPhone o
degli iPad faceva sobbalzare molto più del dovuto l´indice dei cento
maggiori titoli quotati alla borsa di Times square. Così, con un blitz
notturno poco prima dell´apertura dei mercati europei, il board del
Nasdaq ha deciso di riequilibrare il peso delle varie società che
compongono il suo indice. E la Apple, che ora incide per il 20,5 per
cento sul valore del Nasdaq 100 Index, scenderà al 12,3, mentre crescerà
il ruolo della Microsoft (da 3,4 a 8,32 per cento), oltre che di Oracle,
Intel e Cisco.
L´operazione di
riequilibrio scatterà il 2 maggio, ma l´annuncio ha già provocato una
intensificazione degli scambi. La misura del Nasdaq, infatti, ha
conseguenze dirette su PowerShares QQQ e altri indici ETF basati
sull´andamento dell´indice, costringendoli a cedere titoli Apple (che
ieri hanno perso qualche punto) e a comprarne di Microsoft.
In questi giorni il Nasdaq è soprattutto impegnato nella battaglia per
soffiare Nyse-Euronext, cioè la maggiore borsa newyorkese, dalle mani
dei tedeschi della Deutsche Boerse.
Ha controfferto
11,3 miliardi di dollari e la proposta sarà esaminata dal board del Nyse
il 14 aprile. «Ma non potevamo ritardare ulteriormente il riequilibrio
del nostro indice tecnologico», spiegano al Nasdaq, ricordando che
l´aumento vertiginoso delle quotazioni Apple non solo ha portato la sua
capitalizzazione a 314 miliardi di dollari, ma ad avere un peso
inaccettabile sull´intero indice Nasdaq.06-04-2011]
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I FURBETTI DI
SU-DARIO! - NELLA LISTA DEL MADOFF DEI PARIOLI LA FANNO DA PADRONI I
FEDELISSIMI DI FRANCESCHINI - DAL PORTAVOCE PIERDOMENICO MARTINO (IN
RAPPORTI CON LANDE DAGLI ANNI ’90) AL NUMERO DUE DELLA SUA LISTA,
FRANCESCO GAROFANI - ATTACCAVANO LO SCUDO FISCALE, PER POI USARLO DI
NASCOSTO FACENDOSI PURE FREGARE I SOLDI! - LA CURIOSA ASSENZA NEL GIORNO
IN CUI IL PARLAMENTO AVREBBE POTUTO BOCCIARLO - GUERRIGLIERI CONTRO
TREMONTI SOLO NELLA CERTEZZA CHE LA LEGGE FOSSE ANDATA IN PORTO…
1- L'UOMO DI
FRANCESCHINI: ATTACCA LO SCUDO, POI LO USA DI NASCOSTO E SI FA FREGARE I
SOLDI
Franco Bechis e Roberta Catania per "Libero"
Per un po' è stato all'indice dei militanti del suo stesso partito.
Preso a sberle (metaforiche) dai blogger di sinistra insieme agli altri
58 colleghi del Pd era assente in aula quando la Camera votò la
pregiudiziale di incostituzionalità sull'odiato scudo fiscale di Giulio
Tremonti.
Pierdomenico
Martino, deputato e portavoce di Dario Franceschini, ha cercato subito
di recuperare. Il giorno del voto finale sullo scudo fiscale era in
prima fila, ben visibile a urlare il suo no. E ha messo pure il carico
da 90, fumando in solitaria un ordine del giorno che tuonava contro
l'operazione che riportava in patria i capitali "detenuti illegalmente
all'estero", spiegando che "dietro lo scudo fiscale troveranno copertura
non solo i reati tributari, ma una serie molto più ampia fino al
riciclaggio e alla corruzione".
Era il 30
settembre 2009. Nemmeno due mesi dopo, il 20 novembre, l'onorevole del
Pd ha bussato alla porta di Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli. E
si è fatto lo scudo fiscale, rimpatriando 338.208 euro e pagando 16.910
euro di imposta.
Gli investimenti
dell'uomo-ombra di Franceschini erano a quella data così divisi:
83.257,39 euro nel Blue water fund, 19.468,27 euro nell'obbligazione
Euxbb 0,05%, 41.282,29 euro nell'obbligazione Eim hl fund.
Povero
Franceschini. Lui, che sullo scudo fiscale aveva impostato la campagna
congressuale del Pd tuonando contro il governo che dava "uno schiaffo in
faccia agli onesti volendo premiare i furbi", non si era accorto di
essere circondato di furbissimi da tre cotte. Perché non solo il suo
portavoce predicava in un modo e razzolava assai diversamente.
Ma pure il numero
due della sua lista da segretario del Pd, Francesco Saverio Garofani.
Pizzicato ora nella lista dei clienti del Madoff dei Parioli, Garofani
(deputato e per 8 anni direttore de il Popolo) ha messo subito le mani
avanti: «Io? No. Ne sono uscito da tempo. Erano restati solo gli
investimenti di mia moglie, e faremo causa».
E invece in quei
conti sono finiti i risparmi di tutta la famiglia. Rigorosamente
investiti all'estero e poi rimpatriati in Italia grazie al denigrato
scudo fiscale di Tremonti, di cui hanno usufruito i fratelli del
deputato Pd di rito franceschiniano Giovanna (305.576 euro) e Carlo
(436.371 euro).
Anche loro avevano
investito negli stessi fondi e obbligazioni in cui si era impegnato
Martino. Schema identico quello usato dai gemelli del goal di
Franceschini: assenti nel giorno in cui il parlamento avrebbe potuto
bocciare lo scudo (che così è entrato in vigore), poi guerriglieri
contro Tremonti solo nella certezza che la legge fosse andata in porto.
E infine
beneficiari al momento buono insieme a tutta la famiglia. Con un dubbio:
il Madoff avrà davvero versato le imposte dovuto sullo scudo o anche lì
ha truffato i malcapitati? Perché se così fosse i deputati Pd rischiano
ancora ulteriori guai pronti ad aggiungersi alle non poche disavventure
vissute.
Ai Parioli insomma
è riandato in onda il film più classico della sinistra italiana, che in
pubblico dice una cosa e in privato fa l'esatto contrario. Come accadde
nel 2003 con il condono fiscale di Giulio Tremonti. I Ds e il loro
segretario Piero Fassino tuonarono in pubblico. Poi lo usarono in
privato. Perfino per tutte le società del partito.
2- IL RUOLO DI PIERO MARTINO: DAGLI ANNI NOVANTA SPONSORIZZAVA
IL MADOFF DEI PARIOLI
Non doveva essere proprio l'ultimo della lista, il portavoce di
Franceschini Pierdomenico Martino. Sembra, infatti, che il fedelissimo
del capogruppo Pd, "vittima" del Madoff dei Parioli, in realtà
sponsorizzasse gli investimenti ad alto rendimento finiti in truffa da
parecchio tempo, addirittura dagli anni Novanta.
Lo ha dichiarato
ieri Mario Adinolfi, l'ex candidato alle primarie Pd uscito indenne
dalla cricca pariolina di Lande, in alcune dichiarazioni rilasciate alla
giornalista del "Messaggero", Valentina Errante: "Erano gli anni
Novanta, tra il '94 e il '95, credo. Ho tenuto i soldi ‘fermi' per circa
quattro anni e già mi sembrava tantissimo. Poi ho capito che l'aria non
era buona. Andavo negli uffici, ma non c'era una targa, né accanto al
portone, né sul citofono.
Dopo qualche anno
ho avuto indietro il denaro e gli interessi. E' andata molto bene. (...)
Io allora ero giovane, avevo investito circa 50 milioni di lire. Lande
me lo aveva presentato Pierdomenico Martino, l'ex democristiano (oggi
deputato Pd ancora nell'elenco dei clienti di Lande ndr). Ma io ero
diverso dagli altri. C'erano tanti nomi noti, ‘pariolini' io non avevo
le stesse origini e forse ero meno ingenuo".
Un altro compagno
di partito di Martino indirettamente lo chiama in causa. E' l'ex
presidente del primo municipio di Roma, Giuseppe Lobefaro, che ha perso
36mila euro. In un'intervista a "Repubblica Roma", Gabriele Isman gli
domanda: "Sull'elenco lei è indicato come amico del deputato Pd Martino
Pierdomenico". Risposta incerta: "No, non c'entrano altri politici.
Torregiani me lo indicò un imprenditore, mi pare". Intanto in
Transatlantico è caccia al cognome della signora Garofani: si parla di
altre centinaia di migliaia di euro di investimento... 06-04-2011]
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SFIDUCIARE
GERONZI! - La lettera avrebbe già l’adesione di 10-11 consiglieri
compresi Nagel a Vinci, i due esponenti di Mediobanca che è la
principale azionista del Leone di Trieste con il 14% - Perissinotto
aveva anche minacciato un esposto alla Consob e i consiglieri
indipendenti avevano sollecitato il presidente Geronzi a prendere una
posizione chiara e netta contro Bollorè, ma niente è stato fatto. E così
si va allo scontro diretto....
1 - GENERALI,
COLPO DI SCENA AL CDA MOZIONE DI SFIDUCIA PER GERONZI...
Giovanni Pons per "Repubblica.it"
Colpo di scena
nella vicenda Generali. Il tanto atteso cda di chiarimento chiesto da
otto consiglieri è al momento in corso e si è saputo da fonte autorevole
che verrà presentata una mozione di sfiducia al presidente Cesare
Geronzi. La lettera avrebbe già l'adesione di 10-11 consiglieri compresi
Alberto Nagel a Saverio Vinci, i due esponenti di Mediobanca che è la
principale azionista del Leone di Trieste con il 14%.
Dopo due mesi di
battaglie anche e soprattutto sui media, iniziate con l'attacco di Diego
Della Valle agli "arzilli vecchietti" Geronzi e Bazoli, ora si sta
giungendo a un redde rationem. L'idea della maggior parte dei
consiglieri sarebbe quella di arrivare a una svolta definitiva dopo le
dichiarazioni avventate di Vincent Bollorè che aveva criticato
fortemente l'operazione nei paesi dell'est con il ceco Petr Kellner,
arrivando a sospettare un falso in bilancio.
L'amministratore
delegato Giovanni Perissinotto aveva anche minacciato un esposto alla
Consob e i consiglieri indipendenti avevano sollecitato il presidente
Geronzi a prendere una posizione chiara e netta contro Bollorè, ma
niente è stato fatto. E così si va allo scontro diretto con la mozione
di sfiducia che probabilmente verrà messa ai voti e il cui esito potrà
essere favorevole o meno.
2 - OGGI IL CDA-SCONTRO DI GENERALI...
Giuseppe Milano per "il Riformista"
Oggi alle 10 del
mattino, nella sede romana delle Generali, avrà inizio lo showdown
all'interno del consiglio di amministrazione del Leone. I punti
all'ordine del giorno sono cinque. Come sollecitato, tra l'altro, dai
consiglieri indipendenti il consiglio sarà chiamato a discutere sulle
informazioni circolate sui media prima e dopo il consiglio di
amministrazione del 16 marzo scorso e a verificare ed eventualmente
deliberare sulle deleghe in materia di comunicazione, attualmente
suddivise tra Cesare Geronzi e Giovanni Perissinotto.
I primi tre punti
all'ordine del giorno sono quelli indicati da Geronzi: comunicazioni del
presidente (punto 1), lettura dell'ultima lettera inviata dall'Isvap al
cda delle Generali (punto 2) e rapporti con la Consob (punto 3).
Nell'ordine del giorno, secondo quanto si apprende, mancherebbe il punto
"varie ed eventuali", ma questo non significherebbe, in termini
assoluti, che il menù non possa essere ampliato con tematiche fuori
sacco, ma perché ciò avvenga dovranno essere tutti d'accordo.
Non è un mistero
che tutti i consiglieri si aspettino una riunione frizzante. Nessuno,
allo stesso modo, dubita che alla fine dovrà uscire una posizione
unitaria. Il ruolo del grande mediatore lo vestirà, con ogni probabilità
Francesco Gaetano Caltagirone, onorando in questo modo la sua qualifica
di vicepresidente vicario (fra il 31 marzo e il primo aprile ha comprato
altre centomila azioni della compagnia, raggiungendo così il 2,24 per
cento).
Il punto più
delicato riguarda la posizione del vicepresidente Vincent Bolloré. A
oggi sembra improbabile che la vicenda delle critiche, a tratti feroci,
rivolte dal finanziere francese all'operato dell'ad Giovanni
Perissinotto, possa concludersi con un'uscita di Bolloré dal consiglio
così come auspicato dal consigliere indipendente Diego Della Valle.
Più semplice che
Bolloré seppellisca (temporaneamente) l'ascia di guerra e faccia ammenda
per il modo con cui le critiche sono state portate, soprattutto sulla
stampa. Rischia di rimanere senza risposta la critica relativa alla
comunicazione al mercato dei termini dell'operazione Ppf di cui Antoine
Bernheim, ex presidente delle Generali scontratosi con Cesare Geronzi e
Vincent Bolloré, ha rivendicato la paternità congiuntamente ai manager
operativi. Un tentativo, prevedibile, di consumare una vendetta a freddo
su coloro che lo hanno estromesso dall'amata presi- denza delle
Generali.
Inevitabilmente,
comunque, qualunque pace venga raggiunta oggi sarà una pace armata che
si tradurrà nuovamente in guerra dentro Mediobanca, in occasione della
prossima scadenza del patto di sindacato. La prossima occasione di
lotta, secondo più di un osservatore, sarà la decisione in merito
all'aumento di capitale di Intesa Sanpaolo, o meglio, se sottoscrivere o
meno proquota la ricapitalizzazione della banca, di cui l'as-
sicurazione controlla il 5 per cento circa del capitale.
Il mediatore
Caltagirone, e tutti coloro che desiderano che il conflitto interno alle
Generali ritorni nell'alveo della normalità, dovranno profondere molti
sforzi per trovare la quadra sul tema deleghe relative alla
comunicazione. È noto che Diego Della Valle desideri un allontanamento
di Luigi Vianello, da sempre braccio destro di Geronzi sul fronte della
comunicazione.
Secondo più di un
osservatore è di fatto impossibile che il legame Geronzi-Vianello si
sciolga, ma è plausibile che il budget a diposizione del presidente per
la comunicazione possa essere tagliato con la conseguenza che Geronzi
sarebbe costretto a non sottoscrivere alcuni contratti di consulenza
strategica che aveva in animo di stringere, così come fece all'epoca
della presidenza in Mediobanca.
Sullo sfondo del
consiglio vi sarà il ruolo che le Generali hanno intenzione di giocare
nello scacchiere italiani ed europeo a breve. Se le Generali, come amava
ripetere Bernheim quando era presidente, sono l'esercito dell'Italia,
resta da capire dove muoveranno le sue truppe in questa fase di
conflitto, ormai evidente, con la Francia. L'unica certezza, a oggi, è
che non potranno rimanere imbelli. [06-04-2011]
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SFIDUCIARE GERONZI! - La lettera avrebbe già l’adesione di 10-11
consiglieri compresi Nagel a Vinci, i due esponenti di Mediobanca che è
la principale azionista del Leone di Trieste con il 14% - Perissinotto
aveva anche minacciato un esposto alla Consob e i consiglieri
indipendenti avevano sollecitato il presidente Geronzi a prendere una
posizione chiara e netta contro Bollorè, ma niente è stato fatto. E così
si va allo scontro diretto....
1 -
GENERALI, COLPO DI SCENA AL CDA MOZIONE DI SFIDUCIA PER GERONZI...
Giovanni Pons per "Repubblica.it"
Colpo di scena nella vicenda Generali. Il tanto atteso cda di
chiarimento chiesto da otto consiglieri è al momento in corso e si è
saputo da fonte autorevole che verrà presentata una mozione di sfiducia
al presidente Cesare Geronzi. La lettera avrebbe già l'adesione di 10-11
consiglieri compresi Alberto Nagel a Saverio Vinci, i due esponenti di
Mediobanca che è la principale azionista del Leone di Trieste con il
14%.
Dopo due mesi di battaglie anche e soprattutto sui media, iniziate con
l'attacco di Diego Della Valle agli "arzilli vecchietti" Geronzi e
Bazoli, ora si sta giungendo a un redde rationem. L'idea della maggior
parte dei consiglieri sarebbe quella di arrivare a una svolta definitiva
dopo le dichiarazioni avventate di Vincent Bollorè che aveva criticato
fortemente l'operazione nei paesi dell'est con il ceco Petr Kellner,
arrivando a sospettare un falso in bilancio.
L'amministratore delegato Giovanni Perissinotto aveva anche minacciato
un esposto alla Consob e i consiglieri indipendenti avevano sollecitato
il presidente Geronzi a prendere una posizione chiara e netta contro
Bollorè, ma niente è stato fatto. E così si va allo scontro diretto con
la mozione di sfiducia che probabilmente verrà messa ai voti e il cui
esito potrà essere favorevole o meno.
2 - OGGI IL CDA-SCONTRO DI GENERALI...
Giuseppe Milano per "il Riformista"
Oggi alle 10 del mattino, nella sede romana delle Generali, avrà inizio
lo showdown all'interno del consiglio di amministrazione del Leone. I
punti all'ordine del giorno sono cinque. Come sollecitato, tra l'altro,
dai consiglieri indipendenti il consiglio sarà chiamato a discutere
sulle informazioni circolate sui media prima e dopo il consiglio di
amministrazione del 16 marzo scorso e a verificare ed eventualmente
deliberare sulle deleghe in materia di comunicazione, attualmente
suddivise tra Cesare Geronzi e Giovanni Perissinotto.
I
primi tre punti all'ordine del giorno sono quelli indicati da Geronzi:
comunicazioni del presidente (punto 1), lettura dell'ultima lettera
inviata dall'Isvap al cda delle Generali (punto 2) e rapporti con la
Consob (punto 3). Nell'ordine del giorno, secondo quanto si apprende,
mancherebbe il punto "varie ed eventuali", ma questo non
significherebbe, in termini assoluti, che il menù non possa essere
ampliato con tematiche fuori sacco, ma perché ciò avvenga dovranno
essere tutti d'accordo.
Non è un mistero che tutti i consiglieri si aspettino una riunione
frizzante. Nessuno, allo stesso modo, dubita che alla fine dovrà uscire
una posizione unitaria. Il ruolo del grande mediatore lo vestirà, con
ogni probabilità Francesco Gaetano Caltagirone, onorando in questo modo
la sua qualifica di vicepresidente vicario (fra il 31 marzo e il primo
aprile ha comprato altre centomila azioni della compagnia, raggiungendo
così il 2,24 per cento).
Il punto più delicato riguarda la posizione del vicepresidente Vincent
Bolloré. A oggi sembra improbabile che la vicenda delle critiche, a
tratti feroci, rivolte dal finanziere francese all'operato dell'ad
Giovanni Perissinotto, possa concludersi con un'uscita di Bolloré dal
consiglio così come auspicato dal consigliere indipendente Diego Della
Valle.
Più semplice che Bolloré seppellisca (temporaneamente) l'ascia di guerra
e faccia ammenda per il modo con cui le critiche sono state portate,
soprattutto sulla stampa. Rischia di rimanere senza risposta la critica
relativa alla comunicazione al mercato dei termini dell'operazione Ppf
di cui Antoine Bernheim, ex presidente delle Generali scontratosi con
Cesare Geronzi e Vincent Bolloré, ha rivendicato la paternità
congiuntamente ai manager operativi. Un tentativo, prevedibile, di
consumare una vendetta a freddo su coloro che lo hanno estromesso
dall'amata presi- denza delle Generali.
Inevitabilmente, comunque, qualunque pace venga raggiunta oggi sarà una
pace armata che si tradurrà nuovamente in guerra dentro Mediobanca, in
occasione della prossima scadenza del patto di sindacato. La prossima
occasione di lotta, secondo più di un osservatore, sarà la decisione in
merito all'aumento di capitale di Intesa Sanpaolo, o meglio, se
sottoscrivere o meno proquota la ricapitalizzazione della banca, di cui
l'as- sicurazione controlla il 5 per cento circa del capitale.
Il mediatore Caltagirone, e tutti coloro che desiderano che il conflitto
interno alle Generali ritorni nell'alveo della normalità, dovranno
profondere molti sforzi per trovare la quadra sul tema deleghe relative
alla comunicazione. È noto che Diego Della Valle desideri un
allontanamento di Luigi Vianello, da sempre braccio destro di Geronzi
sul fronte della comunicazione.
Secondo più di un osservatore è di fatto impossibile che il legame
Geronzi-Vianello si sciolga, ma è plausibile che il budget a diposizione
del presidente per la comunicazione possa essere tagliato con la
conseguenza che Geronzi sarebbe costretto a non sottoscrivere alcuni
contratti di consulenza strategica che aveva in animo di stringere, così
come fece all'epoca della presidenza in Mediobanca.
Sullo sfondo del consiglio vi sarà il ruolo che le Generali hanno
intenzione di giocare nello scacchiere italiani ed europeo a breve. Se
le Generali, come amava ripetere Bernheim quando era presidente, sono
l'esercito dell'Italia, resta da capire dove muoveranno le sue truppe in
questa fase di conflitto, ormai evidente, con la Francia. L'unica
certezza, a oggi, è che non potranno rimanere imbelli.06-04-2011]
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1 - GEROVITAL GERONZI SI è DIMESSO DALLA PRESIDENZA DI GENERALI - 2 - LE
IDI DI MARZO SONO ARRIVATE CON UN PO’ DI RITARDO PER CESARONE - 3- UNA
MOZIONE DI SFIDUCIA DI 10 CONSIGLIERI, SU 17 CHE COMPONGONO IL
CONSIGLIO: NAGEL, VINCI, MIGLIETTA, CARRARO, CALARI, DELLA VALLE,
PELLICIOLI, POHL, PETR KELLNER, PAOLA SAPIENZA. ALLA NOTIZIA DELLE
DIMISSIONI, IL TITOLO IN BORSA HA GUADAGNATO IL 4,5 - 4- CDA ANCORA IN
CORSO: FORTI PRESSIONI DA PARTE DEI CONSIGLIERI PER FAR FUORI ANCHE IL
VICE PRESIDENTE VINCENT BOLLORÈ, COMPAGNO DI MERENDE DI GERONZI - 5- DA
MEDIOBANCA-TREMONTI è PARTITA LA MANNAIA PER LA TESTA DELL’ARZILLO
VECCHIETTO"
1-
GERONZI SI E' DIMESSO...
(ANSA) - Il presidente di Generali Cesare Geronzi si è
dimesso, durante la riunione del cda della compagnia. Secondo quanto si
apprende da fonti finanziarie dopo poco dall'inizio della riunione
alcuni consiglieri avrebbero manifestato la loro intenzione di
presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti.
2- GENERALI, COLPO DI SCENA NEL CDA - MOZIONE CONTRO GERONZI CHE
SI DIMETTE...
Andrea Greco e Giovanni Pons per "Repubblica.it"
Dopo un anno finisce la stagione di Cesare Geronzi a Trieste. Tre mesi
di scontri tra consiglieri, alti dirigenti e azionisti, con un alto
tasso di instabilità e ingovernabilità, hanno trovato un esito clamoroso
stamani a Roma. A Piazza Affari gli investitori festeggiano: in pochi
minuti il titolo Generali è salito di quasi il 5% con una fiammata di
scambi, a conferma del fatto che tra il mercato e l'ex banchiere di
Capitalia non c'è mai stato troppo feeling.
Sembra che le dimissioni siano giunte prima del cda straordinario
convocato stamattina a Roma, e che il presidente abbia preso la sua
decisione una volta appreso della possibile mozione di sfiducia
consiliare che portava le firme di 10 consiglieri, compresi quelli del
primo azionista Mediobanca.
Una potenziale maggioranza, visto che il consiglio triestino è composto
di 17 membri. Ora la riunione di consiglio è in forse, poiché il cda
straordinario - richiesto sempre "forzatamente" da otto consiglieri
settimana scorsa - era stato convocato proprio per discutere del ruolo
del presidente, della sua comunicazione esterna e del caso del vice
presidente Bolloré, il suo alleato francese che il 16 marzo si era
rifiutato di votare il bilancio 2010. Sembra da indiscrezioni che
filtrano dalla riunione romana che anche su Bollorè ci sarebbero
pressioni per indurlo alle dimissioni.
Il 16 marzo si erano create le premesse per il chiarimento finale,
perché si era troppo acuito lo scontro tra gli investitori francesi
(Bolloré è tra i primi azionisti di Mediobanca, a sua volta primo socio
di Generali con il 14%) e le restanti forze del cda, composte dal trio
dei consiglieri indipendenti e dagli altri investitori privati come
Diego Della Valle e Lorenzo Pellicioli. Proprio Della Valle, due mesi
fa, aveva iniziato un martellamento pubblico contro la gestione del cda
da parte di Geronzi, e nel periodo è riuscito a compattare una
maggioranza concorde.
Anche le dimissioni di Leonardo Del Vecchio (altro grande investitore
nel Leone, con una quota del 2%) e di Ana Patricia Botin (figlia del
patron del Santander, storico alleato di Trieste) avevano contribuito ad
alimentare le polemiche e aumentare l'instabilità. Così, da una decina
di giorni, sia Mediobanca sia l'inquilino del Tesoro Giulio Tremonti
avevano preso consapevolezza della necessità di cambiare. Proprio
Tremonti un anno fa aveva favorito l'ascesa di Geronzi a Trieste, ma chi
gli aveva parlato negli ultimi tempi lo aveva sentito pentito di
quell'appoggio.
In caso di interim il sostituto di Geronzi potrebbe essere l'azionista
al 2,2% Francesco Gaetano Caltagirone, suo vicario secondo la relazione
di governance di Generali. Se non saranno prese rapide soluzioni
potrebbe toccare al costruttore romano condurre l'assemblea di bilancio,
già convocata a Trieste per il 30 aprile.
3-
GENERALI: PRESSIONI IN CDA PER DIMISSIONI BOLLORE'...
(Adnkronos) - Nel cda di Generali ci sarebbero state
forti pressioni da parte dei consiglieri per un passo indietro anche da
parte del vice presidente Vincent Bollore'. A quanto apprende
l'Adnkronos, la richiesta sarebbe conseguente all'azione intrapresa nei
confronti di Cesare Geronzi che ha gia' portato alle dimisissioni del
presidente.
4 - GENERALI: SALE ANCORA (+5,49%) E TRASCINA MEDIOBANCA...
(Adnkronos)- Le dimissioni di Cesare Geronzi hanno dato
una forte scosa al titolo Generali che sale di oltre cinque punti
percentuali trascindo anche Mediobanca, primo azionista della compagnia
assicurativa triestina. Il titolo di Piazzetta Cuccia cresce infatti del
5,46% dopo una prima parte di seduta in modesto guadagno.
5- A TRIESTE CAMBIA IL MENÙ: AL BANDO LA CONSUETA TRIPPA,
SALTIMBOCCA E OSSOBUCHI DEI CASTELLI...
Trambusto al cerimoniale Generali. Già per la colazione di oggi al bando
la consueta trippa, saltimbocca e ossobuchi dei castelli per far posto a
partite fresche di sardoncini del Piceno, stoccafisso alla Perissinotto,
olive ascolane, cremini e scroccafusi d'Ete.
E nuove scarpe e nuove camicie dai colloni per tutti i dipendenti,
compreso portachiavi a forma di colosseo.
Dalla più bella foresteria del mondo han preso Trieste per la gola.
Il Gufo de La notte 06-04-2011]
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1- LUCA, NON
SALIRE SULLA LOCOMOTIVA DELLA POLITICA! DIEGUITO, SCIARRONE, PUNZO
SCONSIGLIANO LO SMONTEZEMOLATO CHE VUOLE "SALVARE LA PATRIA". SE QUESTO
DOVESSE AVVENIRE ALLORA IL FUTURO DEI TRENI NTV SAREBBE DAVVERO
COMPLICATO - 2- UNICREDIT FOLLIES! SUL "SOLE": “CHI SUCCEDEREBBE A
GHIZZONI SE DOVESSE FUGGIRE IN POLINESIA? IL TOTO-NOMINE INTERNO PUNTA
SU ROBERTO NICASTRO". MA NON BASTA. SU "MF" SI LEGGE CHE UNICREDIT HA
DECISO DI “PRESTARE” PELUSO A FONSAI AFFINCHÉ PRENDA IN MANO LE REDINI
DELLA FINANZA DEL GRUPPO LIGRESTI - 3- CIFRE DA CAPOGIRO PER LA "500"
USA: A NEW YORK, VENDUTE BEN 30, DETROIT NE HA PIAZZATE 12 E ALTRE 5 “NE
HA PRONTE PER LA CONSEGNA IN QUESTA SETTIMANA”! - (MA SONO ALTRE LE
CIFRE DA CAPOGIRO: PER OGNI “500” IN VERSIONE ELETTRICA, IN VENDITA NEL
2012, LA FIAT PERDERÀ 10MILA DOLLARI E SARÀ VENDUTA INTORNO AI 45MILA) -
1 - LUCA, NON
SALIRE SU QUALCHE LOCOMOTIVA ELETTORALE. SE QUESTO DOVESSE AVVENIRE
ALLORA IL FUTURO DI NTV SAREBBE DAVVERO COMPLICATO
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie non hanno alcuna voglia
di partecipare alla guerra che Mauro Moretti ha scatenato nei confronti
dei francesi che hanno il 20% di Ntv, la società di Luchino di
Montezemolo e dei suoi compagni di merenda.
Sono uomini
pacifici che di guerre ne hanno viste fin troppe dai tempi in cui al
vertice dell'azienda c'erano personaggi come Ligato, Necci, Cimoli e il
"tramviere" Elio Catania.
Così quando ieri davanti alla Commissione Trasporti l'ex-sindacalista di
Rimini ha affondato la lama nel petto di Luchino & Company dicendo "sono
sempre loro ad attaccare per primi", gli uscieri hanno sorriso e la
stessa reazione l'hanno avuta dopo le dichiarazioni del presidente della
Commissione, Mario Valducci, e del ministro Matteoli.
Per loro Valducci
è soltanto un milanese che si è laureato in marketing alla Bocconi e ha
partecipato nel '94 alla fondazione di Forza Italia, ma resta un
politico pallido e insignificante. E non credono nemmeno che il
maremmano Matteoli abbia tutta questa voglia di rendere la vita
difficile alla compagine di Ntv. Troppe volte il politico ex-An ha
dimostrato di tenere in conto la direttiva europea che dal 2012
liberalizza il trasporto ferroviario, e troppe volte si è divertito a
smarcarsi rispetto all'ira funesta di Moretti. D'altra parte gli uscieri
conoscono alla perfezione le difficoltà che la società di Luchino sta
incontrando in questo momento.
A parlarne è stata
per prima Dagospia una quindicina di giorni fa quando ha elencato i
problemi di natura tecnologica e regolamentare che la società guidata da
Giuseppe Sciarrone sta incontrando per problemi ancora irrisolti e per
colpa dei vincoli introdotti da Ferrovie.
L'insieme di
queste criticità sta facendo slittare i tempi per la partenza dei 25
treni "Italo" che sono stati appaltati ai francesi di Alstom nel gennaio
2008; fino ad oggi la società francese ne ha consegnati 11 in grado di
fare i test per ottenere i certificati di qualità e di sicurezza. La
decisione di Rfi (Rete ferroviaria italiana) di anticipare ad agosto i
certificati di sicurezza per omologare i treni ha messo in grande
difficoltà Sciarrone e gli altri soci tra cui i francesi di Sncf che
dentro Ntv hanno una quota del 20%.
Nella sua infinita
miseria Dagospia aveva percepito sui marciapiedi di Parigi
l'inquietudine dei francesi e aveva preannunciato un meeting di
chiarimento. In un'intervista della settimana scorsa a "Panorama
Economy", l'ineffabile Giuseppe Sciarrone ha dichiarato che la notizia
dell'appuntamento era "una balla, una balla incredibile". Con buona pace
di questo manager che guida la cordata di Ntv, è il caso di riconfermare
in pieno la notizia del meeting che i francesi vorrebbero tenere al più
tardi in aprile. L'unica incertezza riguarda la sede dell'incontro che
il capo delle Ferrovie d'Oltralpe, Guillaume Pepy (un ingegnere di 53
anni), vorrebbe comunque tenere a Parigi oppure a Nantes.
In questa
situazione non è il caso di parlare di una guerra Italia-Francia per
difendere i sacri principi dell'italianità e della reciprocità. Allo
stesso modo secondo gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie non
pare ci siano le condizioni politiche per difendere con un decreto
Tremonti la strategicità del settore.
Il nodo sembra
piuttosto un altro, ed è rappresentato dal balletto di annunci che
Luchino di Montezemolo sta facendo sulle punte dei giornali per la sua
discesa in campo nella politica. L'Amleto dei Parioli continua a cercare
le folle e i partiti che lo invochino a salvare la Patria, ma gli amici
Dieguito, Sciarrone, Punzo e perfino Flebuccio De Bortoli che non ha
alcun interesse ferroviario, gli sconsigliano di salire su qualche
locomotiva elettorale.
Se questo dovesse avvenire allora il futuro di Ntv sarebbe davvero
complicato.
2 - CHE SUCCEDE A
UNICREDIT? CHI SUCCEDE A GHIZZONI?
Ai piani alti di piazza Cordusio i manager e i dipendenti di Unicredit
stamane sono in preda all'emicrania.
In effetti bisogna
capirli perché sulla banca guidata da Federico Ghizzoni sono uscite oggi
notizie di ogni genere. La più curiosa è sicuramente quella contenuta in
un corsivo del "Sole 24 Ore" che suona così: "chi succederebbe a
Ghizzoni se dovesse fuggire in Polinesia? Il toto-nomine interno punta
su Roberto Nicastro. Ma la soluzione è riservata. E soprattutto
puramente ipotetica".
Francamente non si
capisce se il breve scritto sia un semplice divertissement oppure un
messaggio ai naviganti. Ma non basta perché su un altro giornale si
legge che Unicredit ha deciso di "prestare" il romano Piergiorgio
Peluso, classe 1968, a FonSai affinché prenda in mano le redini della
finanza del Gruppo Ligresti.
Secondo il
quotidiano "MF" questo distacco sarebbe funzionale al piano di
salvataggio del costruttore di Paternò al quale Unicredit ha prestato e
presterà ancora una montagna di quattrini. Francamente riesce difficile
capire la ragione per cui Peluso, che ha sta inseguendo lo zio Tom
Dibenedetto per vendere la As Roma, venga messo in disparte dalla triade
Nicastro, Fiorentino, Mustier che mena la danza a piazza Cordusio.
In questo bailamme
di notizie spicca per fortuna la serenità del piacentino Ghizzoni che,
dopo aver incassato nei primi tre mesi dalla nomina 653mila euro (come
si legge sul "Messaggero"), continua a esternare fiducia e a negare la
necessità di un aumento di capitale. Non solo: Unicredit ha deciso di
entrare nel giardinetto delle grandi banche straniere disponibili a
cacciare 5 miliardi di euro per l'aumento deciso da Corradino Passera in
BancaIntesa.
Eppure gli
osservatori e la Borsa sono convinti che prima o poi anche Unicredit
debba fare appello al mercato per rafforzare il proprio patrimonio.
Secondo gli analisti di Hsbc, Berstein e Barkclays, alla prima banca
italiana servono non meno di 8 miliardi per avvicinarsi ai livelli
patrimoniali che Mario Draghi non più tardi di ieri ha riconfermato
indispensabili per rafforzare il sistema creditizio.
La stessa opinione
è stata riaffermata ieri in quel divertente salotto che è diventato
"SkyTgEconomia" dove padrona di casa è la piemontesina bella, Sarah
Varetto. Nello studio che ormai ha le sembianze di un salottino per
amici, dove ruotano economisti scravattati come Daniel Gross e
spettinati come Stefano Micossi, si è detto che Unicredit dovrà
inevitabilmente fare un aumento di capitale fino a 6,6 miliardi. La
convinzione è apparsa così diffusa che perfino un banchiere lugubre come
Mario Sarcinelli ha allargato la bocca in un sorriso.
A questo punto non
resta che capire quale sarà la strada che il buon Ghizzoni vorrà
percorrere. L'importante è che non ripeta la gaffe del suo predecessore
Alessandro Profumo che in un mercoledì di ottobre del 2008 dichiarò al
Tg1 che la banca non aveva nessun problema e la domenica successiva
propose al Consiglio di amministrazione un aumento di capitale di 3
miliardi.
Se così fosse Ghizzoni dovrebbe fuggire in Polinesia.
3 - PER OGNI "500"
IN VERSIONE ELETTRICA CHE SARÀ VENDUTA NEL 2012 LA FIAT PERDERÀ 10MILA
DOLLARI E SARÀ VENDUTA INTORNO AI 45MILA.
È IL BRUTTO DELLA CONCORRENZA, BELLEZZA!
Un premio speciale va dato all'ufficio stampa della Fiat che oggi è
riuscito a far pubblicare su "Il Giornale" un meraviglioso articolo sul
delirio che attraversa l'America da venerdì scorso quando è iniziata la
vendita delle nuove "500".
A quanto si legge
i concessionari americani sono stati sommersi dalle richieste della
"piccola-grande" city-car italiana. In poche ore Alfredo Gulla, storico
concessionario Fiat di New York, ne ha vendute ben 30, mentre un altro
venditore di Detroit ne ha piazzate 12 e altre 5 "ne ha pronte per la
consegna in questa settimana".
Sono cifre da
capogiro alle quali bisogna aggiungere le 3 pagine che - sempre secondo
quanto scrive "Il Giornale" - domenica scorsa sono state dedicate dal
"New York Times" "al primo inaspettato successo delle nuove 500 sul
mercato americano".
Come sempre accade
non mancano i figli di buona donna che nel selvaggio mercato
statunitense si divertono a criticare la concorrenza. Un caso eloquente
si trova sul sito specializzato in automobili www.engadged.com dove si
legge che per ogni "500" in versione elettrica che sarà venduta nel 2012
la Fiat perderà 10mila dollari e sarà venduta intorno ai 45mila.
È il brutto della concorrenza, bellezza! 06-04-2011]
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GERONZI, LA
VENDETTA DI MEDIOBANCA - indicato come dimissionario, gerovital
partecipa alla riunione DEL CDA - il siluramento è la vendetta (a
freddo) DI MEDIOBANCA: il banchiere dei colli laziali appena sbarcato a
Piazzetta Cuccia cercò di far fuori Nagel e Pagliaro - INDOVINATE QUALE
CONSIGLIERE HA INVIATO, DAL SUO CELLULARE A REPUBBLICA.IT, LA NOTIZIA
della cacciata...
1- GENERALI: VERSO
INIZIO CDA, GERONZI PARTECIPA ALLA RIUNIONE - IL PRESIDENTE DELLA
COMPAGNIA E' DIMISSIONARIO...
Radiocor - Riunione del cda Generali verso l'inizio dei
lavori, in ritardo rispetto ai tempi previsti. Cesare Geronzi, indicato
come dimissionario, non e' stato visto uscire dalla sede romana della
compagnia e, secondo quanto risulta a Radiocor, partecipera' alla
riunione. L'incontro, previsto alle 10, e' stato rinviato di qualche ora
e i consiglieri hanno approfittato anche per una breve pausa pranzo.
2- GERONZI, LA
VENDETTA DI MEDIOBANCA
Andrea Giacobino per ITALPRESS
La vendetta è un
piatto che si mangia freddo. Il motto che Cesare Geronzi, pur dall'alto
del suo consumato aplomb, ha più volte tenuto a mente e praticato nel
corso della sua più che quarantennale carriera, si ritaglia anche sulle
sue dimissioni dalla presidenza delle Assicurazioni Generali avvenute
oggi in modo traumatico e che per un curioso caso del destino coincidono
con l'inizio del processo milanese a Silvio Berlusconi, che ha avuto nel
76enne banchiere di Marino il suo maggior punto di riferimento per
sbarcare nel Salotto Buono della Finanza.
La vendetta è
stata consumata non tanto e non solo dai 10 consiglieri del Leone di
Trieste che avevano preparato una mozione di sfiducia nei confronti del
presidente, quanto dalla circostanza che fra quei componenti del board
c'è Alberto Nagel. Che è da una parte il vicepresidente delle Generali
messosi di traverso all'operato dell'altro vicepresidente, il finanziere
bretone Vincent Bolloré che ha invece appoggiato la lunga campagna
destabilizzante di Geronzi nei confronti del ceo Giovanni Perissinotto.
Ma Nagel è anche
l'amministratore delegato di quella Mediobanca che con il 14% circa è
l'azionista di riferimento del big assicurativo e tra le firme dei
consiglieri c'è anche quella di Francesco Saverio Vinci, direttore
generale dell'istituto.
Insomma, a Geronzi
il benservito glielo ha dato il suo padrone. E la cosa può sembrare
paradossale, visto che proprio quello che fino a ieri era considerato il
più potente "power broker" italiano è stato presidente della stessa
Mediobanca fino a metà del 2010.
Ma il paradosso si
dissolve presto e assume la logica della vendetta che si consuma a
freddo quando si riflette che il banchiere di Marino appena sbarcato a
Piazzetta Cuccia cercò di depotenziare i ruoli di Nagel e di Renato
Pagliaro, delfini e pupilli di quel Vincenzo Maranghi, erede fiero della
tradizione del fondatore di Mediobanca Enrico Cuccia. Proprio quel
Maranghi, poi defunto, che Geronzi aveva contribuito a cacciare forte
dell'appoggio di Bolloré che in seguito lo aveva portato alle Generali
silurando il presidente francese Antoine Bernhein, cui il finanziere
bretone deve gran parte dei suoi successi.
Insomma, Geronzi
paga oggi il suo "stile", quello di aver sempre cercato di minare
l'autorevolezza dei suoi manager. Lo fece in Banca di Roma nei confronti
di Matteo Arpe, continuò a farlo quando Capitalia si fuse con Unicredit
nei confronti di Alessandro Profumo; lo fece - come dicevamo - in
Mediobanca.
Potè farlo così a
lungo e fino ad allora perché aveva in mano le leve del credito bancario
ed è noto l'"ecumenismo" delle politiche di erogazione degli istituti
guidati da Geronzi nei confronti di tutti i partiti politici della Prima
Repubblica. In Mediobanca era quasi riuscito a compiere il suo
capolavoro: il Salotto Buono per eccellenza, dal quale Cuccia aveva
sempre tenuto fuori colui che il vecchio banchiere siciliano definiva
l'"impresario" Berlusconi, spalancò invece le porte e stese il tappeto
rosso alla Fininvest del premier che debuttò persino nel patto di
sindacato assieme alla Mediolanum dell'amico e socio Ennio Doris, e
Marina Berlusconi fu accolta nel board dell'istituto.
Sbarcato a
Trieste, Geronzi pensò di comportarsi allo stesso modo, dimenticando due
circostanze: di non avere più la leva del credito bancario e
tralasciando che Generali è vista dai suoi soci piccoli e grandi come il
"salvadanaio" dei propri risparmi. Non era pensabile, quindi, che
Geronzi cercasse di piegarla - contro il management - a logiche di
"sistema", come incautamente disse appena insediatosi, magari per
sostenere le politiche del governo nel social housing o - peggio - per
intervenire su partite bancarie e industriali (vedi il dossier
Ligresti).
Di qui la
resistenza di Perissinoto, forte della "tecnocrazia" delle Generali,
attorno alla quale si sono compattati gli azionisti privati come Diego
Della Valle e Lorenzo Pellicioli (De Agostini). Ma, è bene ripeterlo, il
"power broker" è stato licenziato in primo luogo da Nagel e Pagliaro.
Un cosa è certa:
con quella che è a tutti gli effetti la cacciata di Geronzi da Trieste
(peraltro salutata con entusiasmo dall'andamento del titolo Generali in
Borsa, segno inequivocabile del giudizio del mercato) per la finanza
italiana e per il cosiddetto Salotto Buono comincia una nuova era il cui
primo banco di prova sarà il rinnovo del patto di sindacato proprio di
Mediobanca, atteso per quest'autunno.
Qualcuno potrà
forse dire che il benservito a Geronzi non dispiace al ministro
dell'economia Giulio Tremonti, che toglie al premier Berlusconi il suo
fondamentale punto di riferimento finanziario. Ma, interpretazioni
politiche a parte, da oggi a Trieste e nel Paese inizia una nuova era,
nel segno della volpe più astuta finita in pellicceria.
06-04-2011]
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1- INCASSATI I
DIRITTI IN ESCLUSIVA DELLA CHAMPIONS LEAGUE, QUELLI DEI MONDIALI DI
CALCIO, DELLE OLIMPIADI, TUTTI PERSI DALLA RAI TROPPO OCCUPATA A
DECIDERE CHI SARÀ IL NUOVO DIRETTORE GENERALE DOPO SADO-MASI, DA CANNES,
DOVE SI STA SVOLGENDO IL MERCATO DELLA TV, DAGOSPIA È IN GRADO DI
ANTICIPARE CHE SKY ITALIA HA CHIUSO UN ACCORDO PER TRASFERIRE "X FACTOR"
IN ESCLUSIVA SU SKY UNO - 2- FACCHINETTI, LA MAIONCHI, E TUTTO IL GRUPPO
SI TRASFERISCE IN BLOCCO SULLA TV DI MURDOCH DIRETTA DA MOCKRIDGE, CON
UNA FORMULA CHE DOVREBBE ESSERE ANCORA PIÙ FEDELE ALL`ORIGINALE PER LA
GIOIA DEGLI APPASSIONATI. UN ACCHIAPPO CHE DOVREBBE VEDERE IL RITORNO
DEL VISPO MORGAN DOPO L`ESILIO IMPOSTO DALLA RAI - 3-L`ITALIA SARÀ COSÌ
L`UNICO PAESE AL MONDO DOVE IL TALENT-SHOW PIÙ GETTONATO SUI DUE LATI
DELL’ATLANTICO (MA NON PER RAIDUE) ANDRÀ IN ONDA SU UNA PAY-TV
1- DAGOREPORT: "X
FACTOR" PASSA IN ESCLUSIVA SU SKY. MURDOCH E MOCKRIDGE BEFFANO LA RAI.
RITORNA MORGAN?
Oggi "TvBlog.it" annuncia che "X Factor" potrebbe andare in onda,
anziché sulla rete diretta da Liofredi, questa volta su Rai1 (vedi
articolo in fondo).
Da Cannes, dove si
sta svolgendo il mercato della Tv, Dagospia è invece in grado di
anticipare che Sky Italia ha chiuso un accordo con Freemantle, che
detiene i diritti del talent show musicale, per trasferirlo in esclusiva
su Sky Uno.
L`Italia sarà così
l`unico paese al mondo dove ''X-Factor'' andrà in onda su una pay-tv, un
accordo che farà molto rumore non solo qui ma anche all`estero. Il
format, infatti, che è il talent musicale più gettonato sui due lati
dell'Atlantico, in Italia è stato penalizzato dalla concorrenza del
talent "Amici" di Maria la Sanguinaria.
Facchinetti, la
Maionchi, e tutto il gruppo si trasferisce in blocco sulla tv di Murdoch
diretta da Mockridge, con una formula che dovrebbe essere ancora più
fedele all`originale per la gioia degli appassionati. Un acchiappo che
dovrebbe vedere il ritorno di Morgan dopo l`esilio imposto dalla Rai.
Si tratta di un
nuovo colpo clamoroso che si aggiunge al recente acquisto dei diritti in
esclusiva della Champions League, a quelli dei mondiali di calcio, delle
Olimpiadi, tutti persi dalla tv pubblica occupata a decidere chi sarà il
nuovo direttore generale dopo Sado-Masi.
2- X FACTOR 5 VERSO RAI1?
Da "TvBlog.it"
Il talent show che
ha portato al successo artisti apprezzati come Giusy Ferreri, Noemi e
Marco Mengoni torna a far parlare di sè. Il 23 novembre scorso Rai2
chiudeva la quarta edizione del programma con la vittoria di Nathalie ed
un ascolto di 2.704.000 telespettatori (12,30% share) schiacciato dalla
concorrenza delle fiction di Rai1 e Canale5. Nei mesi seguenti alla
chiusura, l'abituale toto-giuriati che seguiva l'attesa per una nuova
edizione è stato sostituito quest'anno dalla possibilità di
cancellazione definitiva per X Factor dal palinsesto di Rai2.
Il direttore di
Rai2 Massimo Liofredi sembra infatti deciso a non confermare il talent
show per la prossima stagione televisiva, scoraggiato dagli ascolti
incassati e dal budget troppo alto per la realizzazione della
trasmissione. A questo punto TvBlog vi rivela una clamorosa trattativa
che sembra si stia materializzando tra i corridoi degli uffici Rai. Una
quinta edizione di X Factor potrebbe infatti trovare posto addirittura
nel palinsesto di Rai1. La rete di Mauro Mazza potrebbe essere
interessata all'ipotesi di ospitare il talent canoro plasmandolo però a
sua immagine e somiglianza.
X Factor 5
potrebbe quindi andare in onda, questa volta su Rai1, in una versione
meno pop e più nazionalpopolare con una giuria totalmente restaurata ed
un confezionamento più rassicurante probabilmente in diretta dal Teatro
delle Vittorie di Roma, puntando così anche al target più maturo della
rete ammiraglia Rai. Una rivoluzione che lascerebbe però spazio alla
conferma di Francesco Facchinetti. Dai risultati del suo imminente
impegno al comando di "Ciak si Canta" arriverebbero infatti le prime
valutazioni sulla possibile realizzazione di questo clamoroso progetto
Rai, che per ora è ancora in stato embrionale, ma che abbiamo deciso di
segnalare comunque ai nostri lettori.06-04-2011]
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DOPO LE NOMINE, LE
MINE - IL FUTURO DI FINMECCANICA SI DECIDERÀ IL 29 APRILE, GIORNO DEL
PRIMO CDA - IN BALLO CI SONO LE DELEGHE PER O’GUARGUAGLIONE DIMEZZATO
(PENDENZA LETTA) E LA NOMINA DEL DIRETTORE GENERALE - SERVIRA’ UN PATTO
D’ACCIAIO CON IL NUOVO CEO ORSI (TENDENZA TREMONTI) PER DECIDERE CHI
stabilisce la strategia, le alleanze, le acquisizioni, le cessioni, gli
obiettivi...
Andrea Nativi per
"il
Giornale"
Occorrerà
attendere qualche settimana per conoscere quali saranno gli assetti e il
futuro di Finmeccanica, l'unica grande azienda «di Stato» che ha
rinnovato il suo ceo, con la nomina di Giuseppe Orsi. Vista la
delicatezza delle attività di Finmeccanica e la sua rilevanza
strategica, è importante che si sia percorsa la via «interna», puntando
su manager che hanno esperienza e conoscenza approfondita di aerospazio
e difesa, il core business del gruppo.
E proprio per
questo ci si aspetta anche una certa continuità nelle linee guida,
mentre riceverà un nuovo impulso la ricerca di efficienze, riduzioni dei
costi, integrazioni per migliorare le performances finanziarie. Nel
tempo anche il perimetro di attività potrà essere rivisto, come del
resto sta avvenendo per tanti gruppi internazionali concorrenti di
Finmeccanica: da Boeing a Northrop Grumman da Bae Systems ad Eads.
Due le questioni
ancora sul tappeto: innanzitutto la ripartizione dei poteri tra il
presidente ed ex ceo Pier Francesco Guarguaglini e Orsi, ma anche
l'organizzazione e il modello gestionale del colosso aerospaziale e
della difesa, nonché i rapporti tra la capogruppo e le società
controllate.
Ufficialmente la
questione sarà risolta il 29 aprile, quando dovrebbe anche tenersi il
primo cda. In realtà, del contenuto delle deleghe si è già parlato anche
animatamente nel corso dello scorso week-end, tanto che a un certo punto
sembrava quasi che Guarguaglini fosse costretto a rinunciare, per essere
sostituito da un presidente non operativo,che avrebbe potuto essere
l'ambasciatore Giovanni Castellaneta, che ben conosce Finmeccanica. Poi
la frattura si è ricomposta, ma ora occorre riempire di contenuti
l'accordo.
Di sicuro quello
che Finmeccanica non può permettersi è una ripetizione degli antagonismi
che la hanno contraddistinta in passato: basta pensare all'era Bono-Lina
o a quella Guarguaglini-Testore. E visto che Orsi e Guarguaglini si
conoscono bene, al di là del contenuto delle deleghe, un accordo
operativo può essere raggiunto. Il punto essenziale è decidere chi
stabilisce la strategia, le alleanze, le acquisizioni, le cessioni, gli
obiettivi.
Poi sarà rivisto
un modello che funzionava bene solo con l'accentramento in Guarguaglini
delle responsabilità. Basta guardare l'organigramma del gruppo per
rendersene conto: oggi c'è un vicedirettore generale che risponde
direttamente al presidente e non riporta al direttore generale, tanto
per dirne una. Il 29 ci sarà una prima riorganizzazione all'insegna
della verticalizzazione, con la probabile nomina di un direttore
generale che dipenderà dall'ad Orsi. Ci sono alcuni nomi in lizza, tutti
interni. Con lo sdoppiamento dei poteri di vertice tra presidente e ad
il ruolo di direttore generale avrà meno rilevanza. O potrebbe anche
mancare.
E ci sarà un
generale rinnovamento di almeno parte delle figure di top management di
Finmeccanica, come è normale in circostanze come queste. A cascata ci
saranno anche modifiche negli assetti di vertice delle società
controllate, nella loro organizzazione e nei rapporti con la capogruppo.
Per quanto riguarda AgustaWestland, il candidato naturale per succedere
a Orsi è Bruno Spagnolini, che già da tempo sta crescendo nella società
elicotteristica. Per le altre scelte c'è un po' più di tempo 06-04-2011]
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Nel valzer delle
nomine, attenti a siniscalco! - L’arrivo dell’ex ministro alla guida
dell’associazione dei fondi di investimenti sta producendo effetti di
tutto rispetto non solo alle Generali (dove i tre indipendenti indicati
da Assogestioni hanno fatto pendere la bilancia contro Geronzi), ma
anche nei cda delle società pubbliche. Con un referente istituzionale
non più a palazzo Chigi ma a via XX settembre....
DAGOREPORT
L'arrivo di
Domenico Siniscalco alla guida dell'associazione dei fondi di
investimenti sta producendo effetti di tutto rispetto non solo alle
Generali (dove i tre indipendenti indicati da Assogestioni hanno fatto
pendere la bilancia contro Geronzi), ma anche nei cda delle società
pubbliche.
In Finmeccanica ad
esempio sono entrati Paolo Cantarella, ex ad di Fiat auto ai tempi di
Romiti, Christian Streiff (ex Airbus), Marco Iansiti e Silvia Merlo (di
Profumo all'Eni e di Pedro Solbes all'Enel si è parlato di più). Sino
alle tornate scorse nella lista di Assogestioni entravano anche
personaggi in qualche modo segnalati da uomini del governo, segnatamente
da Palazzo Chigi.
O stalvolta
Siniscalco ha rotto il cordone ombelicale, oppure i nuovi ingressi sono
nati sull'asse tra il cotè torinese del presidente di Assogestioni e i
suoi legami con Banca Intesa. Con un referente istituzionale non più a
palazzo Chigi ma a via XX settembre.
06-04-2011]
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1- NELL’ARCIPELAGO
PDL SI MUOVE UN ICEBERG CHE PUÒ CAUSARE FALLE PERICOLOSE AL BARCONE
DELLA MAGGIORANZA. NON A CASO L’ICEBERG "CRISTOFORO COLOMBO" è UNA
FONDAZIONE-PARTITO: PRESIDENTE IL REDIVIVO SCIABOLETTA SCAJOLA,
PRESIDENTE D’ONORE ANTONIO MARTINO, PRESIDENTE DEL COMITATO POLITICO
MARIO BACCINI, ETC. TANTO PER NON LASCIARE EQUIVOCI SULL’INDIPENDENZA
DEL POSIZIONAMENTO C’È PERSINO UN RESPONSABILE DEI RAPPORTI CON IL PDL,
CHE È OSVALDO NAPOLI - 2- UN MINI PARTITO CHE PUÒ CONTARE ALL’INCIRCA SU
50 TRA DEPUTATI E SENATORI E SU DI UNA NON TRASCURABILE RETE SUL
TERRITORIO, BEN PIÙ DELLE ANIME IN PENA DI FINI, CHE SI STA AVVICINANDO
A GRANDI PASSI VERSO L’ ORA DELLE FATALI DECISIONI...
DAGOREPORT
Nell'apparente
bonaccia del dopo voto parlamentare su Ruby, dove il margine di 12 voti
a favore di Silvio B. può apparire buono o meno buono a seconda delle
aspettative di ciascuno soggetto politico, nell'arcipelago Pdl si muove
un iceberg che a seconda della direzione che il vento e il mare gli
imprimeranno può causare falle pericolose al barcone della maggioranza.
Non a caso
l'iceberg porta il nome di un grande navigatore, Cristoforo Colombo. La
forma giuridica è la fondazione, l'organigramma è pari pari quello di un
partito: presidente Claudio Scajola, presidente d'onore Antonio Martino,
presidente del Comitato politico Mario Baccini, tesoriere Giustina
Destro, Salvatore Cicu organizzatore nazionale, Sandro Biasotti
organizzatore del Nord Italia, Gianfranco Conte del Centro, Guido
Viceconte del Sud. Tanto per non lasciare equivoci sull'indipendenza del
posizionamento c'è persino un responsabile dei rapporti con il Pdl, che
è Osvaldo Napoli.
Perché, anche se
la cosa affiora poco, tutti hanno gli occhi puntati sulle mosse di
Scajola e dei suoi? Intanto perché si tratta di un mini partito
strutturato che può contare all'incirca su 50 tra deputati e senatori e
su di una non trascurabile rete sul territorio, ben più delle anime in
pena di Gian-Elisabetto, e poi perché si sta avvicinando a grandi passi
l' ora di decidere cosa fare da grandi.
Il termine che
l'ex ministro tornato alla politica attiva dopo la fase dell'isolamento
da casa avuta parzialmente in regalo "a sua insaputa" si è dato è uno
solo: le prossime amministrative. Dopo scatterà l'offensiva, o Silvio B.
lo riporta al timone del partito oppure l'iceberg si mette le vele e si
sposta verso l'alleanza con Casini, Miccichè, Montezemolo e chi più ne
ha più ne metta.
La differenza con
Fini è una sola: fino alle prossime elezioni politiche sosterrà il
governo, contrattando volta per volta. Poi si vedrà.
In ogni caso,
l'obiettivo è quello di sedere al tavolo dove si decidono le candidature
per la prossima legislatura: o quelle del Pdl tornandone alla guida, o
quelle da costruire con i nuovi alleati.
Poiché Silvio B.
non è in grado di scaricare Verdini e compagni, deve tirar fuori qualche
coniglio dal cilindro, oppure l'iceberg degli scajoliani farà danni seri
perché è composto dai dorotei del pdl, gente che non ha le smanie di
protagonismo di Bocchino e dei suoi ma che sa come muoversi.
06-04-2011]
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MA QUANTI MADOFF
CE STANNO AI PARIOLI? - LA PROCURA APRE UN ALTRO FASCICOLO - QUESTA
VOLTA SULLA ‘ORCONSULT’ DI CESARE FUSCO, CHE GESTIVA RISPARMI ALTRUI
ATTRAVERSO IL "PASSAPAROLA" - PER CHI CI HA RIMESSO I SOLDI, IL BUCO
TOTALE POTREBBE ESSERE DI 10 MLN DI € - SUL FRONTE EGP-PARIOLI UNA PISTA
AUSTRIACA CONFERMA LEGAMI DI LANDE CON LA MALA - CATERINA GUZZANTI,
TRUFFATA LIGHT (24 MILA €), "TRAUMATIZZATA" - "CUCINATO" ANCHE LO CHEF
HEINZ BECK
1 - DAL CALCETTO
ALLA FINANZA, POI IL CRAC - LA PROCURA APRE UN ALTRO FASCICOLO...
Valentina Errante e Massimo Martinelli per "Il Messaggero"
La conferma è
stata un po' tormentata, perché dopo lo scandalo che ha travolto la Egp
di Lande, su questo secondo Madoff dei Parioli, in procura, preferivano
muoversi con discrezione. Però alla fine è arrivata: a piazzale Clodio
c'è un fascicolo di indagine che riguarda Cesare Fusco, broker e
titolare della Orconsult Capital Management Italia spa, una società
finita nel mirino di Bankitalia e della Consob per una serie di
irregolarità che riguardavano la raccolta del risparmio. Adesso se ne
occupa il pool di magistrati esperti in reati finanziari diretto dal
procuratore aggiunto Nello Rossi.
E insieme a quella
di Fusco, che ieri è stato introvabile, con qualche probabilità, i
magistrati prenderanno in esame anche la posizione degli altri soci
della Orconsult che, nell'aprile 2007, erano già stati sanzionati dalla
Consob. Uno di loro, l'avvocato Aldo Sabelli, ha negato ieri l'esistenza
di qualsiasi inchiesta giudiziaria sulla Orconsult, spiegando che anche
le osservazioni della Consob avevano riguardato solo piccoli difetti
organizzativi della società e, segnatamente, un ritardo nelle
comunicazioni alla clientela circa l'andamento dei titoli.
Eppure,
raccogliendo qualche testimonianza tra coloro che avevano affidato i
loro risparmi a Cesare Fusco, l'impressione che se ne ricava è diversa.
La platea è certamente più ristretta rispetto a quella di Gianfranco
Lande, raccontata dalle cronache di questi giorni: si parla di alcune
decine di persone, soprattutto ex soci del circolo sportivo Tennis Club
Parioli e parenti più o meno lontani. Il crack risalirebbe a qualche
mese fa; e per chi ci ha rimesso i soldi, il buco totale potrebbe essere
di circa dieci milioni.
Finora nessuno
degli investitori che si erano fidati di Cesare Fusco ha presentato una
denuncia in Procura, anche se i pubblici ministeri si sono mossi dopo la
segnalazione degli organi di vigilanza sull'attività di intermediazione
mobiliare. La descrizione del metodo-Fusco, dunque, è affidata al
racconto di chi, per ora, ci ha perduto qualche centinaia di migliaia di
euro e spera ancora di recuperarli.
E' la storia di un
operatore di borsa che probablmente non aveva i requisiti previsti dalla
legge per la raccolta e la gestione del risparmio altrui, ma che avendo
dimostrato capacità e lungimiranza, si era guadagnato la fiducia di
amici e conoscenti, soprattuto al circolo Parioli.
Il passaparola
aveva fatto il resto, consentendo a Cesare Fusco di cambiare pelle: da
compagno di squadra al calcetto "sociale" a broker affidabile, fino a
socio di riferimento della Orconsult Management. Gli interessi standard
che riconosceva erano del sei per cento, di molto superiori a quelli
proposti da qualsiasi promotore finanzario ufficiale. E gli affari, per
un certo periodo, sono andati bene.
Fino a quando la
Consob e Bankitalia non si sono accorte di lui e della sua società.
Nell'aprile del 2007 è arrivata la prima stangata della Commissione di
controllo sulle operazioni di borsa per violazione dell'articolo 21 del
decreto legislativo 58 del '98, che fissa i corretti comportamenti degli
operatori di borsa. Più nel dettaglio, la Consob aveva sanzionato Fusco
e soci per inadempienza alla dispozione di "disporre di risorse e
procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente
svolgimento dei servizi".
Fioccarono
sanzioni salate per tutti i soci: 18.600 euro per Sabelli e Fusco; oltre
diecimila per Georges Philippe; oltre quindicimila per Flavio Pizzini;
undicimila e rotti per Paola Scillamà, mentre Giorgio Giovannoni se la
cavò con 2.800 euro. «Il tutto - chiariva il provvedimento - con
ingiunzione cumulativa ex art. 195, co. 9, d.lgs. 58/1998, rivolta alla
Orconsult, per il pagamento della complessiva somma di euro 106.100,00».
Fusco e soci provarono ad opporsi, incardinando un processo in corte
d'Appello a Roma.
Che però,
nell'aprile 2008 gli diede nuovamente torto, confermando le sanzioni.
Poi è arrivata la decisione di commissariare la società e, più tardi, la
segnalazione in procura. In ogni caso, le prospettive di recupero dei
risparmi per chi si è fidato di Fusco sono maggiori rispetto a quelle
delle vittime di Lande. Perché il commissario liquidatore che sta
gestendo Orconsult avrebbe verificato una certa disponibilità di beni
mobili e immobili. E il controvalore potrebbe essere sufficiente a
risarcire in tutto o in parte tutti i creditori.
2 - CASO EGP, UNA PISTA AUSTRIACA CONFERMA LEGAMI CON LA MALA...
Valentina Errante per "Il Messaggero"
C'è una pista che
porta in Austria, quella di una società alla quale Gianfranco Lande
versava, senza apparente motivo, 600 mila euro all'anno. E poi ci sono i
beni della "gang" sfuggiti ai sequestri, come un conto al Crèdite
agricole di Ginevra e uno in Messico. E ancora una casa a Parigi, a
Pereire, e una a Sharm El Sheik al Coral bay.
Perché il
patrimonio degli indagati, congelato con il decreto del gip Simonetta
D'Alessando, è solo una piccola parte delle fortune dei broker finiti in
manette. E questo gli inquirenti lo sanno. Il procuratore aggiunto Nello
Rossi e i pm Luca Tescaroli hanno già avviato rogatorie per sequestrare
i beni Oltralpe, come la casa a Londra che Lande, nel corso
dell'interrogatorio, ha dichiarato di possedere nel quartiere Mayfair.
Ma adesso, insieme
agli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza, guidati dal
generale Leandro Cuzzocrea, seguono la pista dei soldi e lavorano per
individuare possibili prestanome. C'è un arcipelago di società
all'estero da monitorare. E c'è soprattutto una società austriaca alla
quale, ogni anno, la Egp versava centinaia di migliaia di euro. Passaggi
di denaro apparentemente immotivati sui quali la Finanza cerca di fare
chiarezza. Per stabilire chi incassasse i soldi o se quei versamenti
servissero proprio farli sparire. Perché quella società appare proprio
come una scatola vuota.
E mentre il
Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza presentata dall'avvocato
Riccardo Olivo, confermando il carcere per Roberto Torreggiani, dalle
liste dei clienti emergono altri nomi "noti". Come quello di Anna
Blefari Melazzi, ex ambasciatrice in Polonia e cugina di Diana, la br
morta suicida in carcere un anno e mezzo fa. Un investimento di oltre un
milione di euro. Poi Arturo Bianco, il fratello dell'ex ministro e
sindaco di Catania Enzo, che con Lande aveva investito 87.169 euro. E
ancora, la documentarista Chantal Personè, i calciatori Stefano Di
Fiordo e Carlo Taldo, l'ex calciatore Andrea Pazzagli.
Intanto la procura
ha diffuso un comunicato stampa, precisando che nessuna delle vittime
della "stangata" messa a segno da Gianfranco Lande, Roberto Torreggiani,
Raffaella e Andrea Raspi e Gianpiero Castellacci de Villanova è accusato
di riciclaggio o evasione fiscale. «È doveroso chiarire - si legge in
una nota - a prescindere da ogni necessaria verifica sulla genuinità e
veridicità delle liste di clienti pubblicate su alcuni quotiani, che la
presenza di un nominativo in tali liste non autorizza in alcun modo a
ipotizzare la commissione o il coinvolgimento in reati fiscali o di
riciclaggio».
Ad essere diffusa
perché depositata dalla procura in occasione del ricorso degli indagati
al Riesame, è la lista dei 730 clienti di Lande che hanno aderito allo
scudo fiscale. Ma in mano agli inquirenti c'è un altro elenco: 500
persone che non avevano "scudato" gli investimenti.
Intanto Gustavo
delli Paoli Carini, che ieri sul Messaggero ha raccontato come Lande
gestisse il denaro e gli interessi dei clienti, precisa di non avere mai
lavorato per il Madoff dei Parioli, ma di essere stato soltanto un
consulente esterno.
3 - CATERINA GUZZANTI: «MI FIDAVO DI LUI LO VEDEVO A CASA FIN DA
BAMBINA»...
Alessandro Capponi per il "Corriere
della Sera"
Caterina Guzzanti
si è fidata così tanto di Torregiani e soci che un anno e mezzo fa
voleva affidare loro «altri soldi. Sicuramente di più dei 24 mila che
avevo consegnato all'inizio. Quelli erano i risparmi messi da parte con
i primissimi lavori. L'ultima volta invece avrei dato loro un'altra
cifra. Ma quando sono andata me l'hanno sconsigliato. Insomma, non li
hanno voluti».
Scusi Caterina,
ripeta: lei ha offerto soldi e loro hanno rifiutato?
«Sì. Io conosco Torregiani fin da bambina: veniva in casa, mi ricordo
che fumava il sigaro e tutta la stanza si riempiva di quell'odore» .
Ma come mai
Torregiani veniva a casa sua?
«Si occupava dei risparmi della mamma. La quale, adesso, a settant'anni,
ha perso tutto. Senza pensare ai soldi di mio padre Paolo (deputato nel
gruppo dei Responsabili, ndr), che poi erano dei nonni, e quelli di mia
sorella Sabina (attrice e regista, ndr). E il fatto che la truffa sia
stata compiuta da una persona di fiducia, di casa, fa ancora più male.
Insomma, questa storia mi toglie il sonno» .
Caterina Guzzanti
ha trentaquattro anni, è un'attrice: negli anni, con dedizione e
talento, s'è scrollata di dosso i paragoni. E si è affermata facendo
radio e teatro, lavorando in tv in trasmissioni spiritose e
intelligenti. Adesso è al cinema con «Boris» , un film comico. Com'è
comprensibile, lei oggi non ha voglia di fare battute. La voce morbida e
bassa: addolorata, sfiduciata, «traumatizzata» .
Caterina, soldi
persi a parte, cosa le ha dato più fastidio?
«Il fatto di venire raccontati come avidi. Ho letto di interessi al 20
per cento, ma i miei erano del 4, forse del 5. Poi si parla di cifre
virtuali, mai viste: io non ho mai investito 88 mila euro. Anzi, di
quelli che ho sborsato la metà me l'ha prestata mamma...».
In ogni caso, con
ventiquattromila euro più interessi cosa voleva fare?
«Pensavo di dare l'anticipo per comprare casa. Io e mia mamma ci abbiamo
anche scherzato: pensa se Lande scappa coi soldi... Ma la cosa strana è
che non è scappato, diceva che il momentaccio dipendeva dalla crisi. E
io ci credevo pure».
Ma perché quasi
tutta la sua famiglia s'è fidata di Torregiani?
«Perché con mia mamma si era sempre comportato onestamente, almeno fino
a quando ha lavorato da solo. Poi quando ha preso quei soci, quelle
brave persone di Lande e gli altri, per i vecchi clienti sembrava non
fosse cambiato nulla. E invece poi il cugino di mio padre, Sandro
Balducci, ha chiesto di riavere i soldi indietro, e lì s'è capito cosa
ci aspettava. E ci è preso un colpo, ecco sì, un colpo».
E pensare che lei
voleva affidare a quella società anche altri soldi...
«Che fessa eh?» .
Ma non la dice come una battuta, sorride appena.
4- LO CHEF HEINZ BECK: «IO NELLA LISTA? IMPOSSIBILE, NON HO
PERSO UN EURO»...
Dal "Corriere
della Sera"
«Lo ripeto da una
settimana, e non ne posso più: non ho investito non quella gente, e non
ho perso neanche un euro» . Lo chef Heinz Beck ha 47 anni, da 16 è in
Italia. Lavora al ristorante «La Pergola».
Beck, sembra che
lei abbia investito seicentomila euro, con scudo fiscale.
«Ma non è così, giuro, e non so più cosa fare. Ogni giorno c'è un nuovo
dettaglio, adesso anche la cifra. Ma cosa devo fare, affermare il falso
e ammettere di aver investito soldi? Di averli persi? Non so cosa
pensare. Sembra una situazione kafkiana. Ma io non sono andato
dall'avvocato, né dal magistrato. Avessi perso denaro, l'avrei fatto».
Sua moglie ha
fatto lo scudo fiscale?
«Anche mia moglie? Lo dico l'ultima volta: non è vero. E se lo fosse:
come vittima di una truffa non dovrei essere tutelato?» . 06-04-2011]
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SCAZZO LEGA-FINI
SULL’OSTRUZIONISMO (BOSSI: “SE DÀ 5 MINUTI A TUTTI…”) - IL CSM CONTRO IL
PROCESSO BREVE: “È UN’AMNISTIA” (NAPOLITANO DISPERATO: “FACCIO QUELLO
CHE POSSO”) - CONFALONIERI DIFFAMATO: VELTRI PAGA - DE SIERVO, APPENA
NOMINATO VA GIÀ IN PENSIONE - IL PROBLEMA BRIGANDÌ RINVIATO ALLA
PROSSIMA SETTIMANA - GHEDINI SMENTISCE MIELI: “LA CASA DI LAMPEDUSA È
STATA COMPRATA SUL SERIO” - IL PD INCAZZATO CON L’ELEFANTINO: “FERRAR
FAZIOSO E MASI È SUO COMPLICE
1. FINI, PRONTO A
RIDURRE TEMPO INTERVENTI SU VERBALE...
(Adnkronos) - Dopo la seduta di questa mattina durante
la quale gli interventi di deputati di Pd e Idv sul verbale della
riunione di ieri hanno di fatto bloccato lo svolgimento dell'ordine del
giorno previsto, "ove dovessero riproporsi nelle prossime sedute
situazioni analoghe, la presidenza, in mancanza di un'espressa
previsione regolamentare sulla durata degli interventi, ridurra' il
tempo massimo degli interventi in relazione al numero degli iscritti a
parlare". Lo ha annunciato il presidente della Camera Gianfranco Fini,
nel corso della Conferenza dei capigruppo, convocata dopo quanto
accaduto in Aula.
2. REGUZZONI, FINI
DOVEVA INTERVENIRE PRIMA, NON C'E' STATA TERZIETA'...
(Adnkronos) - "Ho espresso la contrarieta' circa la
conduzione della seduta odierna, perche' questo poteva essere fatto
stamattina alle 10 quando io e Cicchitto abbiamo chiesto esplicitamente
un suo intervento e che invece ha negato concedendo a tutti cinque
minuti, con intenzione chiaramente dilazionatoria rispetto ai punti
all'ordine del giorno. Oggi non e' una bella pagina di terzieta' della
terza carica dello Stato". Lo ha sottolineato il presidente dei deputati
della Lega, Marco Reguzzoni, dopo le decisioni annunciate nella
Conferenza dei capigruppo dal presidente della Camera Gianfranco Fini, a
proposito della durata degli interventi sul processo verbale della
seduta.
3. BOSSI, FINI HA
SBAGLIATO A DARE 5 MINUTI A TUTTI...
(ANSA) - Dopo le critiche della Lega alla gestione
dell'Aula di questa mattina da parte del presidente della Camera,
Gianfranco Fini, arrivano anche le critiche del leader, Umberto Bossi.
Fini ha sbagliato nella gestione dell'ostruzionismo dell'opposizione?
Gli chiedono i cronisti. "Penso di sì. Se dà cinque minuti a tutti...",
risponde il ministro.
4. FRATTINI,
MINISTRI IN AULA? PD RICORDI I TEMPI DI PRODI...
(ASCA) - 'Chi non ricorda il passato e' condannato a
riviverlo. Parole che dovrebbero tornare utili in questi giorni al
Segretario del PD e ai suoi colleghi di emiciclo, instancabilmente
occupati a puntare il dito contro quei membri del governo che, essendo
deputati prima ancora che ministri, nel partecipare alle votazioni nelle
Aule parlamentari adempiono con responsabilita' al proprio mandato'. E'
quanto scrive il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sul suo blog (http://francofrattinidiarioitaliano.blogspot.com).
'Ci sono fior di
democrazie che risolvono questo conflitto consentendo la delega o
un'agenda del voto che consenta alla maggioranza di organizzare la
propria presenza secondo i numeri che il mandato popolare le ha affidato
per una legislatura. Troppo fair play per noi - prosegue Frattini -. Che
ci limitiamo allora ad osservare come la nostra scelta non ha la
presunzione di essere diversa da quella dei ministri-senatori della XV
legislatura.
La sola differenza
con allora: la minor frequenza dei richiami ai ministri, rintracciati
allora con il 'cercapersone' e sollevati ripetutamente dai loro
incarichi ministeriali - in pratica quotidianamente - per pompare
ossigeno al loro governo. Quello stesso esecutivo che lasciava a due
senatori (Mastella e Turco) l'ingrato compito di fare la spola tra
Palazzo Madama e le sedi dei loro ministeri'.
5. NAPOLITANO:
STOP P. BREVE? FACCIO QUELLO CHE POSSO...
(ANSA) - "Presidente, non consenta la prescrizione
breve e il processo breve. Glielo chiedo in ginocchio. Faccia di tutto".
"Questo lei non deve dirmelo. Conosco le questioni e le seguo come
posso". Questo lo scambio di battute fra la madre di una delle 32
vittime della strage del treno di Viareggio del 2009 e il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano, all'uscita della Basilica di
Collemaggio dell'Aquila dove si è svolta la messa in ricordo delle
vittime del terremoto di due anni fa.
6. TESTO PROCESSO
BREVE A ESAME CSM, E' AMNISTIA PER I PROCESSI IN CORSO, E SOPRATTUTTO
PER CORRUZIONE...
(ANSA) - Avrà l'effetto di una "sostanziale amnistia"
per i processi in corso la norma sulla prescrizione breve. Inciderà
soprattutto su quelli riguardanti i reati contro la pubblica
amministrazione e la corruzione. E' questa la testi sostenuta nel
documento che sarà discusso oggi pomeriggio dal plenum del Csm. Si
tratta di un testo messo a punto dal togato del Movimento per la
giustizia, Nello Nappi, dopo un confronto con altri consiglieri di
Palazzo dei Marescialli.
7. FEDELE
CONFALONIERI DIFFAMATO DA VELTRI, SARA' RISARCITO...
(Adnkronos) - Il presidente di Mediaset Fedele
Confalonieri sara' risarcito per la diffamazione subita in un passaggio
del volume 'Le toghe rosse' di Elio Veltri, edito da Baldini Castoldi
Dalai. Lo ha stabilito la Cassazione (Terza sezione civile),
convalidando un risarcimento pari a 22 mila euro (di cui 20 mila a
titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali e la restante parte a
titolo di pena pecuniaria) nei confronti di Confalonieri.
In particolare, la
Suprema Corte, bocciando il ricorso della casa editrice che si era
appellata all'esercizio del diritto di critica politica trattandosi di
un libro di 'carattere politico', ha evidenziato che "resta accertato
che i toni e le espressioni adoperate dall'autore del libro, quanto meno
nei confronti di Fedele Confalonieri, sono, in se' e nel contesto
espressivo e comunicativo in cui sono state inserite, diffamatorie,
cioe' tali da screditare la reputazione" del presidente di Mediaset. In
questo modo e' stata confermata la decisione della Corte d'appello di
Milano dell'aprile 2008.
8. CONSULTA: 20
APRILE SEDUTA COMUNE PARLAMENTO PER ELEZIONE NUOVO GIUDICE...
(Adnkronos) - E' stato convocato per mercoledi' 20
aprile, alle 9, Parlamento in seduta comune per l'elezione di un giudice
costituzionale chiamato a sostituire l'attuale presidente della
Consulta, Ugo De Siervo, che terminera' il suo mandato il prossimo 29
aprile.
9. PLENUM RINVIA
VOTO SU DECADENZA BRIGANDI' A PROSSIMA SETTIMANA...
(Adnkronos) - E' stato rinviato alla seduta del plenum
della prossima settimana il voto sulla proposta di decadenza del
consigliere laico Matteo Brigandi' sottoposta all'assemblea dalla
Commissione verifica titoli. La decisione e' stata annunciata dal
vicepresidente Michele Vietti al termine di un dibattito durato oltre
tre ore. Il consigliere Brigandi' aveva lasciato l'Aula all'inizio della
discussione. La richiesta di decadenza per incompatibilita' era stata
motivata con l'omessa dichiarazione e la non rimozione nei tempi
previsti del ruolo dello stesso Brigandi' di amministratore di una
societa' con finalita' commerciali.
10. GHEDINI,
BERLUSCONI HA RAGGIUNTO ACCORDO PER ACQUISTO CASA A LAMPEDUSA...
(Adnkronos) - "La dichiarazione del dottor Paolo Mieli
che l'acquisto da parte del presidente Berlusconi di una casa a
Lampedusa si tratterebbe di una 'bugia', e' destituita di ogni
fondamento e palesemente erronea". Lo afferma Niccolo' Ghedini, legale
del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
"Gia' la settimana
scorsa -aggiunge- si e' raggiunto un accordo con la proprieta', che
afferma di non aver mai parlato con il dr. Mieli, per l'acquisto
fissando definitivamente il prezzo. Ovviamente l'acquisto e' stato
subordinato ai consueti accertamenti burocratici che obbligatoriamente
debbono svolgersi prima dell'acquisto di qualsiasi immobile. Tra i
legali delle parti e il notaio gia' incaricato per il rogito, sono
intercorsi in questi giorni continui contatti con numerosi scambi di
mail e documenti, facilmente riscontrabili, che comprovano la totale
inconsistenza della grave accusa del dr. Mieli, guarda caso subito fatta
propria all'onorevole Veltroni".
"E' ovvio quindi
-conclude Ghedini- che il passaggio di proprieta' si perfezionera'
all'esito, certamente breve, delle verifiche di legge ma la volonta'
delle parti e' assolutamente chiara ed univoca".
11. ORFINI (PD),
FERRARA FAZIOSO, SILENZIO COMPLICE DI MASI...
(ANSA) - "Probabilmente ieri sera il direttore generale
della Rai era distratto, altrimenti avrebbe senz'altro telefonato in
diretta a Giuliano Ferrara per chiedergli maggiore equilibrio, come è
solito fare in altre occasioni. Il direttore del Foglio si è infatti
sostituito alla magistratura celebrando il processo Ruby, naturalmente
assolvendo il premier e censurando i magistrati, il tutto in 5 minuti.
Un processo in effetti assai breve, che probabilmente è il modello a cui
si ispira il ministro Alfano". Lo afferma Matteo Orfini, responsabile
cultura della segreteria nazionale del Pd.
"Sempre in 5
minuti i giudici sono stati paragonati a integralisti islamici, con
tanto di video di un dibattito polemico in diretta tra un mufti e una
giovane attrice. A Gad Lerner è andata appena meglio. La trasmissione di
Ferrara - prosegue Orfini - ha un format particolare, si tratta di un
editoriale nel momento di massimo ascolto della rete principale del
servizio pubblico. Non c'é nulla di paragonabile nel palinsesto Rai, le
trasmissioni che tanto irritano la maggioranza e il direttore generale
prevedono sempre una pluralità di voci."
"Chiediamo al
direttore generale, è normale? E lo chiediamo anche a Giuliano Ferrara,
che è abbastanza esperto e intelligente da sapere - conclude Orfini -
che trasformare uno spazio di informazione in un momento di propaganda è
tutto fuorché buon giornalismo".
06-04-2011]
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MILANO IN ATTIVO,
GENERALI DE-GERONTIZZATA A +4,78%, BENE LE BANCHE AFFAMATE DI CAPITALI -
ORO SEMPRE Più RECORD - TREMONTI E IL FISCO AGEVOLATO, SI COMINCIA DA
MILANO. MA “NESSUNO è COSì PIRLA DA RIFARE L’IRI” - FERRERO, CRESCE IL
FATTURATO - VEGAS: NESSUN QUESITO PER UN’OPA UNICREDIT-LIGRESTI, ECCO LE
NUOVE REGOLE - PONZELLINI, SULL’AUMENTO DI CAPITALE LA QUESTIONE è
CHIUSA - DUE OFFERTE PER SIREMAR - SCARONI: “POSSIAMO VIVERE SENZA GAS
LIBICO, MA UN’ALTRA CRISI E SONO GUAI” - COLANINNO: PIAGGIO SEMPRE Più
ASIATICA - NOMURA ITALIA CHIUDE - I FONDI RINUNCIANO ALLA CAUSA CONTRO
PROFUMO
1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI...
(LaPresse) - Chiusura positiva per la Borsa di Milano, con l'indice Ftse
Mib che guadagna l'1,21% a 22.326,52 punti e il Ftse All-Share che sale
dell'1,09% a 23.023,23 punti. Milano è trainata dal settore bancario del
Ftse Mib, dopo la presentazione del piano di impresa di Intesa Sanpaolo
2011-2013/2015, che prevede 13,5 miliardi di monte dividendi. Il
consigliere delegato dell'istituto di credito, Corrado Passera, ha detto
oggi che l'aumento di capitale da 5 miliardi di euro non è dovuto agli
stress test. Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa
Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha spiegato che l'operazione è stata decisa
nelle ultime 3-4 settimane. Il titolo della banca balza del 5,35% a
2,244 euro.
E si trascina
dietro le altre banche: Ubi Banca (+3,96%), Unicredit (+3,46%),
Mediolanum (+0,67%), Banca Montepaschi (+4,69%), Banco Popolare (+3,31%)
e Popolare Milano, che registra un rialzo del 3,81% a 2,78 euro, dopo
aver smentito i rumors su un aumento di capitale in arrivo. Nel Ftse Mib
si mette in evidenza anche Pirelli, che mostra un balzo del 4,31% a 6,65
euro. Ma la quantità di denaro maggiore affluisce su Fondiaria-Sai, che
chiude come maglia rosa del paniere principale, con un incremento del
6,17% a 6,365 euro. Ma le invece Parmalat, che cede l'1,9% a 2,268 euro.
Ancora Corrado Passera illustrando il piano di Intesa Sanpaolo ha
parlato del gruppo di Collecchio, sottolineando che "non si tratta di
un'operazione facile".
Ma il colpo di
scena della finanza italiana sono le dimissioni del presidente di
Generali, Cesare Geronzi, "per contrasti che non lo vedono partecipe"
nel gruppo, spiega il Leone di Trieste in una nota. Il titolo si
stabilizza su un guadagno del 2,97% a 15,93 euro, dopo la fase altamente
volatile all'uscita dell'indiscrezione dal consiglio di amministrazione
di Roma, che ha portato l'attivo ad oltre cinque punti percentuali in
un'ora. Secondo quanto trapelato, Geronzi avrebbe preso la decisione a
seguito di una mozione di sfiducia spinta da 10-11 consiglieri del
board. Mediobanca, al 14% nell'azionariato del Leone di Trieste,
registra in Borsa un rialzo del 4,78% a 7,675 euro.
Oggi
l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha spiegato in
audizione alla Camera che in Italia "possiamo vivere senza il gas
libico, ma certamente i nostri gradi di sicurezza sono diminuiti". Il
Cane a sei zampe ha risposto nel mercato con un calo dello 0,68% a 17,57
euro. In Europa, che secondo Scaroni "non potrà fare a meno del gas
della Russia", c'è attesa alla vigilia dell'aumento dei tassi
d'interesse di 25 punti base che potrebbe essere deciso dalla Bce. Il
Portogallo ha piazzato oggi 1 miliardo di euro in titoli di Stato con
rendimenti molto alti. In questo contesto, chiudono sopra la parità le
principali Borse europee. L'indice Ftse 100 di Londra sale dello 0,57% a
6.041,13 punti, il Cac 40 di Parigi registra una crescita dello 0,16% a
4.048,16 punti e il Dax di Francoforte aggiunge lo 0,55% a 7.215,11
punti.
2 - ORO: RECORD
SOPRA 1,460 DLR, TOP ANCHE PER L'ARGENTO A 39,57 DLR...
Radiocor - L'oro si porta per la prima volta sopra
1.460 dollari e aggiorna il proprio record storico a 1.460,40. Sulla sua
scia si muove l'argento c he ha ritoccato il suo massimo assoluto a
39,57 dollari. La marcia sostenuta dei due metalli preziosi prende
origine da un concorso di fattori che va dalle tensioni geopolitiche in
Medio Oriente e Nord Africa alle rinnovate minacce inflative nelle
principali aree economiche del pianeta, dalle attese di nuovi rialzi dei
tassi ai timori per lo stato dei conti pubblici in alcuni Paesi
dell'Eurozona.
3 - FERRERO:
FATTURATO GRUPPO A 6,6 MLD...
(ANSA) - La Ferrero International, societa' che
controlla il gruppo Ferrero, ha chiuso il bilancio al 31 agosto 2010 con
un fatturato consolidato di 6,6 miliardi di euro, in crescita del 4,3%
rispetto al periodo precedente, e ha raggiunto un utile prima delle
imposte di 893 milioni di euro.
4 - FISCO:
TREMONTI, PRONTA BOZZA PER REGIME AGEVOLATO, TEST A MILANO...
Radiocor - 'L'idea e' di applicare regimi fiscali di
favore di altri Paesi, fare shopping legislativo: se una cosa e' buona
altrove, magari lo e' anche qua'. Cosi' il ministro dell'Economia,
Giulio Tremonti, intervenendo al Salone del Risparmio. La citta' di
Milano potrebbe fare da test: 'Per l'attivita' finanziaria, l'idea e' di
applicare a Milano regimi fiscali che per esempio ci sono in Irlanda per
un tempo determinato e a certe condizioni'.
Tremonti non e'
entrato nello specifico, ma ha sottolineato che 'la bozza del decreto e'
pronta' e verra' presto divulgata sul sito del ministero e sui giornali
per raccogliere le osservazioni. Pochi minuti prima, il sindaco di
Milano, Letizia Moratti, aveva parlato di 'rimodulare l'Imu al ribasso
creando le premesse per facilitare imprese che vengano a investire nel
nostro Paese e nella nostra citta''.
5 - IMPRESE:
TREMONTI, FONDO CDP NON HA LOGICA DIFENSIVA, MA ESPANSIVA...
Radiocor - 'Il fondo per le pmi e il fondo strategico,
sul modello francese, non hanno una logica espansiva, ma una logica
accrescitiva'. Lo ha dett o il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,
intervenendo al Salone del Risparmio. Nelle ultime settimane e' emersa
la proposta di un fondo strategico realizzato con l'intervento della Cdp
che potrebbe essere utilizzato nei casi Parmalat ed Edison per mantenere
l'italianita' delle societa'. Sulla proposta sono arrivate molte
critiche, ma Tremonti lo difende: 'Credo sia la via giusta'.
6 - IMPRESE:
TREMONTI, NESSUNO E' COSI' 'PIRLA' DA VOLER RIFARE L'IRI...
(Adnkronos) - 'L'Iri e' stata inventata 80 anni fa, ma
nessuno e' cosi' pirla da pensare di rifarla'. Lo ha detto il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento al Salone del
risparmio a Milano.
'Si e' parlato di
vecchia Iri e di grande Mediobanca -ha continuato Tremonti- ma nessuno
vuole rifare l'Iri'. Ma, ha aggiunto Tremonti, 'tanto era orrenda
l'ultima fase dell'Iri, altrettanto poco belle sono state alcune
privatizzazioni fatte a debito'.
7 - FONSAI: VEGAS,
NESSUN QUESITO IN CONSOB SU ACCORDO CON UNICREDIT...
(Adnkronos) - In Consob non e' arrivato nessun quesito
per l'esenzione dell'obbligo di Opa dopo l'accordo raggiunto tra
Unicredit e il gruppo Fonsai. Lo ha detto Giuseppe Vegas, presidente
della commissione che vigila sulle societa' quotate, a margine del
Salone del Risparmio di Milano. "Non che io sappia", si e' limitato a
rispondere Vegas a chi gli chiedeva del quesito.
8 - BANCHE:
MUSSARI, SU RICAPITALIZZAZIONI NESSUNA IMPOSIZIONE...
Radiocor - 'Ogni intermediario ha la liberta' di
decidere, nessuno ci ha ordinato di fare alcunche''. Cosi' il presidente
dell'Abi e del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, riferendosi
agli aumenti di capitale in corso da parte del sistema o prossimi
all'annuncio. Mussari, al temine dell'incontro al Tesoro con il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, il direttore generale, Vittorio Grilli e
i maggiori rappresentanti delle banche e delle fondazioni italiane, ha
detto che le banche 'vogliono continuare a seguire le imprese e le
famiglie'. Inoltre 'le banche italiane non sono mai state un problema
per il Paese ma sono una risorsa e continueranno ad esserlo'.
9 - BORSA:
VEGAS,NON TUTTE LE 300 QUOTATE HANNO CARATTERISTICHE GIUSTE...
Radiocor - Non tutte le 300 societa' quotate hanno le
caratteristiche per stare in Borsa. Lo ha sottolineato il presidente
Consob, Giuseppe Vegas, nella tavola rotonda in corso alla giornata del
risparmio. 'Forse non tutte le 300 quotate - ha detto - hanno le
caratteristiche per stare in una Borsa moderna. Un'azione approfondita
di verifica sulle imprese quotate e sulle loro caratteristiche,
flottante eccetera, sarebbe abbastanza utile'. Vegas ha poi rivendicato
il ruolo importante della Borsa come 'luogo fondamentale' per l'economia
e per il risparmio, 'ma purtroppo e' rimasto il ricordo di episodi
spiacevoli del passato: bisogna che la Borsa diventi uno specchio, che
la trasparenza sia sempre piu'' centrale'.
10 - PM:
PONZELLINI, SU AUMENTO CAPITALE QUESTIONE CHIUSA...
(Adnkronos) - "Questione chiusa". Cosi' Massimo
Ponzellini presidente della Banca Popolare di Milano, risponde a margine
della presentazione di un libro, ai giornalisti che gli chiedono
sull'aumento di capitale da 600 mln dopo il no del cda E a chi gli
chiede se la questione sia defnitivamente archiviata risponde: "Il
termine definitivamente non esiste".
11 - TIRRENIA:
D'ANDREA, GIUNTE DUE OFFERTE PER SIREMAR...
(Adnkronos)- Sono due le offerte pervenute per
l'acquisto del compendio aziendale di Siremar, la compagnia di
navigazione regionale siciliana in amministrazione straordinaria, nel
rispetto del termine prorogato. A comunicarlo e' il commissario
straordinario della societa', Giancarlo D'Andrea, in una nota. 'Dette
offerte -riferisce D'Andrea- consentono, fermi i principi di trasparenza
e di non discriminazione, la prosecuzione dell'ulteriore fase che
precede l'aggiudicazione'.
12 - GAS: SCARONI,
POSSIAMO VIVERE SENZA QUELLO LIBICO...
(Adnkronos) - 'Possiamo vivere senza il gas libico, ma
certamente i nostri gradi di sicurezza sono diminuiti. Guai, se nel
prossimo inverno, in aggiunta ad una eventuale carenza di gas libico se
ne dovesse aggiungere un'altra. Questo sarebbe un problema serio per
l'Italia e forse anche per l'Europa'. L'ad dell'Eni, Paolo Scaroni, ha
risposto cosi' ai cronisti, al termine di un'audizione in Commissione
attivita' produttive della Camera sui temi dell'approvvigionamento
energetico.
13 - PIAGGIO:
COLANINNO, NUOVA FASE SVILUPPO IN ASIA, IN 4 ANNI 1MLD...
(Adnkronos) - Piaggio si prepara a 'una nuova e
decisiva fase di sviluppo' delle proprie operazioni in Asia, che
portera' a 'una importante espansione delle attivita' industriali e
commerciali in tutta l'area, con l'obiettivo di raggiungere nell'arco di
quattro anni un fatturato sui mercati asiatici pari a circa 1 miliardo
di euro'. L'annuncio e' stato dato dal presidente e amministratore
delegato del gruppo Piaggio, Roberto Colaninno, nel corso della
cerimonia di inaugurazione della nuova area industriale su cui si
espandera' lo stabilimento vietnamita del gruppo (che si espandera'
dagli attuali 26.000 mq a circa 50.000 mq), situato nella provincia di
Vinh Phuc nei pressi di Hanoi.
In tale area il
gruppo realizzera' il primo centro di Ricerca e Sviluppo per il settore
due ruote nel continente asiatico e triplichera' la capacita' produttiva
dello stabilimento vietnamita - la cui attivita' industriale e' iniziata
nel giugno del 2009 - che passera' a regime dagli attuali 100.000 a
300.000 scooter l'anno, per rispondere alla notevole crescita della
domanda di veicoli a due ruote del mercato vietnamita e degli altri
mercati del Sud-Est Asiatico. Nell'area di Vinh Phuc, il gruppo Piaggio
realizzera' inoltre uno stabilimento per la produzione di motori per
scooter, con una capacita' produttiva di 250.000 unita' l'anno.
'Quello di oggi -
ha affermato Roberto Colaninno - e' un evento di notevole importanza per
il nostro gruppo, che pone le basi per diventare una delle piu' grandi
presenze industriali italiane nell'intera regione asiatica. Forti dello
straordinario successo del nostro investimento iniziale in Vietnam, oggi
entriamo nella seconda fase della nostra strategia di espansione'.
14 - TREVI:
DRILLMEC SI AGGIUDICA NUOVO CONTRATTO DA 39 MLN DOLLARI...
(Adnkronos) -
Drillmec, societa'
del gruppo Trevi, si e' aggiudicata una nuova importante commessa per la
fornitura di 25 impianti idraulici di perforazione da 75 tonnellate
(serie 'HH') per idrocarburi per un valore complessivo pari a circa 39
milioni di dollari; l'accordo prevede l'opzione di acquisto, riservata
al cliente, di ulteriori 125 impianti idraulici. Gli impianti saranno
prodotti nello stabilimento Drillmec di Piacenza. Gli impianti sono
stati commissionati dal cliente Greka Drilling, societa' quotata alla
Borsa di Londra, principale operatore indipendente non convenzionale in
Cina, dove gli impianti Drillmec opereranno, nella provincia di Shanxi,
per la ricerca di Gas, comprendendo CBM (Coal Bed Methane), e Shale Gas.
15 - LEGACOOP: NEL
2010 CIRCA 500MILA OCCUPATI E OLTRE 57 MLD FATTURATO...
(Adnkronos/Labitalia) - Il 2011 e' un anno di
importanti ricorrenze. Insieme al 150° anniversario dell'Unita'
d'Italia, festeggia il suo 125° compleanno anche la Legacoop (Lega
nazionale delle cooperative). A testimonianza della validita' del
modello, parlano i numeri: oggi le imprese cooperative rappresentano il
7% del Pil, vi lavorano piu' di 1 milione e 100mila occupati, contano 12
milioni di soci, e rivestono posizioni di eccellenza in molti settori
economici.
Secondo i dati di
preconsuntivo 2010, presentati a Roma, nel corso del 38° Congresso
nazionale, le cooperative aderenti a Legacoop, sono 14.257, e
contribuiscono a un fatturato aggregato pari a 57.293 miliardi di euro.
Esse danno lavoro complessivamente a 469.847 occupati e sono
l'espressione della volonta' di 8.778.327 soci. Tra le cooperative
aderenti a Legacoop ve ne sono ancora 200 ancora attive, nate da piu' di
un secolo.
16 - BANCHE
D'AFFARI, MAGNONI CHIUDE NOMURA ITALIA: VINCE LO STILE LEHMAN...
Da "il Giornale" - Le attività della Lehman Brothers,
dopo il clamoroso crac che nel 2008 ha fatto esplodere la crisi
finanziaria, sono state rilevate da Nomura. Il big del credito e della
finanza giapponese, superata la grande la crisi, divenne addirittura
compratore del simbolo del contagio della finanza allegra made in Usa.
Così Nomura Italia inglobò i bankers di Lehman, guidati da Ruggero
Magnoni. Ma ora la filiale italiana chiude i battenti e diventa una
branch della sede di londinese. Una scelta in contrasto con la logica
Nomura, ma pienamente coerente con lo stile Lehman. Che ha preso il
totale sopravvento.
17 - COMMERZ, 10
MILIARDI...
Dal "Corriere della Sera" - Commerzbank dovrebbe dare
il via oggi ai piani per un aumento di capitale fino a 10 miliardi di
euro. Lo ha scritto il «Financial Times» , per cui la banca tedesca
potrà così ripagare in buona parte il sostegno fornito dallo Stato
durante la crisi.
18 - L'OPA SI
POTRÀ RIAPRIRE...
Dal "Corriere della Sera"- Via libera della Consob alle
nuove regole sulle offerte pubbliche d'acquisto. Dall'organo di
vigilanza presieduto da Giuseppe Vegas arrivano maggiori tutele per le
minoranze, più trasparenza e semplificazione delle procedure. Il nuovo
regolamento entrerà in vigore il 2 maggio.
Tra le novità, la
possibilità, in caso di successo di Opa promosse dal socio di controllo
o da altri soggetti insider, di riaprire il periodo d'offerta, per
consentire l'adesione anche agli azionisti che in un primo momento hanno
scelto di non conferire i titoli; l'estensione della best price rule ai
6 mesi successivi alla chiusura dell'offerta; e il computo, per
determinare il superamento della soglia del 30%e il prezzo, anche degli
acquisti di strumenti finanziari derivati di qualsiasi tipo.
19 -
UNICREDIT-HVB, GLI HEDGE FUND RINUNCIANO AL RICORSO...
Dal "Corriere della Sera"- Il 1 aprile otto fondi
speculativi stranieri e un'associazione tedesca per la tutela dei
diritti degli azionisti hanno rinunciato all'azione in cui reclamavano
presunti danni per 17,35 miliardi contro Unicredit, l'ex ad Alessandro
Profumo e di Wolfgang Sprissler, ex ad di Hvb. L'azione era stata
avviata a giugno 2007 davanti alla Corte regionale di Monaco.
20 - FACEBOOK E IL
TESORETTO DI INTERPUBLIC...
Dal "Corriere della Sera"- Cinque milioni di dollari
investiti nel 2006 oggi potrebbero valere fino a 300 milioni. Come dire:
il valore iniziale si sarebbe moltiplicato per 60 volte in circa 5 anni.
Ma se volete sapere chi è «l'uomo della pioggia» , non cercate in banca
o in un hedge fund. L'artefice (e il beneficiario) dell'eclatante quanto
inatteso ritorno è Interpublic, terzo gruppo mondiale della pubblicità.
Nel 2006 il
gruppo, che controlla tra l'altro McCann Erickson, ha comprato una
piccola quota di Facebook, quando il sito di social network era popolare
soprattutto tra gli studenti universitari. Per meno dello 0,5%del
capitale ha pagato meno di 5 milioni di dollari. A quel tempo, Facebook
era valutata tra 1 e 2 miliardi di dollari, ricorda il Financial Times.
Ma appena un anno dopo, quando Microsoft investì 240 milioni nel sito,
la valutazione è lievitata a 15 miliardi.
Ed è salita a 50
miliardi l'anno scorso, dopo l'ingresso nel capitale di Goldman Sachs.
L'inteso trading sul mercato secondario, in attesa della quotazione
ufficiale, nel frattempo ha fatto intervenire la Sec, l'autorità di
controllo sul mercato Usa, e Interpublic è stata costretta a render
pubblica la propria partecipazione. Oggi una quota dello 0,4%varrebbe
200 miliardi, se la valutazione di Facebook fosse di 50 miliardi. Ma
nella ultime settimane la valutazione della società fondata da Mark
Zuckerberg è arrivata fino a 85 miliardi sul mercato secondario, una
cifra che farebbe arrivare a 300 milioni la rivalutazione
dell'investimento di Interpublic.06-04-2011]
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OK GENERALI NEL
PRIMO GIORNO POST-GERONZI - DALLA BANCA DEL GIAPPONE 1.000 MLD DI YEN E
TASSI STABILI - BANKITALIA, +4,9% PRESTITI BANCARI A FEBBRAIO,
SOFFERENZE IN CALO - NIENTE ACCORDO SUL BUDGET USA, DA DOMANI DIPENDENTI
PUBBLICI IN CONGEDO? - GROUPAMA CONFERMA: VOGLIAMO SUPERARE IL 10% DI
FONSAI (CHE S&P TIENE NEL MIRINO) - ricapitalizzazione: RUGGINI TRA
PASSERA E MEDIOBANCA - NASDAQ VESTE PRADA - ALLA POPOLARE MILANO
L’AUMENTO È INDIGESTO - MA QUANTO VALE GRANAROLO?...
1. BORSA:EUROPA
POCO MOSSA IN ATTESA BCE,BENE BANCHE PORTOGALLO...
(ANSA) - Borse europee poco mosse dopo la decisione del
Portogallo di accettare gli aiuti dell'Unione Europea per sistemare i
problemi nei conti pubblici e in attesa che la Bce comunichi la sua
decisione sui tassi di interesse. L'attesa del mercato è per un aumento
del costo del denaro di 25 punti base, all'1,25%. Il salvataggio del
Portogallo ha ridato forza alle banche del Paese spingendo il Banco
Espirito Santo e il Banco Comercial Portugues a guadagnare oltre il 4%.
Il credito è il migliore tra i diversi settori, con Intesa (+1,60%)
premiata per il piano industriale presentato ieri e nonostante un
aumento di capitale da 5 miliardi.
La
ricapitalizzazione, annunciata per restituire gli aiuti di stato,
penalizza invece Commerzbank (-4,2%). L'indice Dj Stoxx 600, il
principale indicatore dell'andamento dei listini dell'area, sale dello
0,3%. Londra guadagna lo 0,03%, Parigi lo 0,11% mentre Francoforte cede
lo 0,09%. Tra i titoli scivolano Bmw (-1,8%) e Telefonica (-1%) dopo che
Morgan Stanley ha abbassato il giudizio sulle azioni dei due gruppi.
Di seguito
l'andamento dei principali listini del Vecchio Continente: - Londra
+0,03% - Parigi +0,11% - Francoforte -0,09% - Madrid -0,56% - Milano
+0,06% - Amsterdam +0,03% - Stoccolma -0,36% - Zurigo +0,51%
2. BORSA: ASIA
POCO MOSSA, DA BOJ 1.000 MLD YEN PER ECONOMIA...
(ANSA) - Seduta poco mossa per le principali borse
asiatiche che si avviano a chiudere la giornata in ordine sparso e senza
strappi. I listini hanno perso terreno dopo che la Bank of Japan ha
rilevato come l'economia nipponica sia stata fortemente danneggiata dal
sisma. La banca centrale ha anche deciso di mantenere invariati i tassi
di interesse a un livello compreso tra lo 0 e lo 0,1% e di prestare
mille miliardi di yen per la ricostruzione.
Oggi il costo del
denaro sarà oggetto di esame da parte del board della Bce e l'attesa è
per un rialzo dei tassi di 25 punti base. L'indice Msci per l'area
dell'Asia Pacifico sale dello 0,1%. Tokyo ha chiuso praticamente
invariata (+0,07), Hong Kong cede lo 0,19%, Shanghai lo 0,08% e Seul lo
0,21%. Di seguito gli indici delle principali borse dell'area
Asia-Pacifico: - Tokyo +0,07% - Hong Kong -0,14% (in corso) - Shanghai
-0,06% (in corso) - Taiwan +0,56% - Seul -0,21% - Sydney -0,10% - Mumbai
-0,14% - Singapore -0,17% (in corso) - Bangkok +0,99%
3. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI GIOVEDI' 7 APRILE...
Radiocor - Milano - workshop Moody's Italia 'Stato
Sovrano, Regioni ed Enti Locali in Italia: un aggiornamento'.
Milano - incontro
Fondazione Etica in occasione della presentazione del libro 'Il
federalismo che gia' c'e'. Come vengono spesi i soldi dei cittadini nei
Comuni italiani'. Partecipano, tra gli altri, Sergio Chiamparino,
presidente Anci; Gregorio Gitti, presidente Fondazione Etica; Giovanni
Gorno Tempini, a.d. Cassa Depositi e Prestiti; Giuseppe Guzzetti,
presidente Fondazione Cariplo; Flavio Tosi, sindaco Verona.
Bologna -
nell'ambito delle MBA Lectures, organizzate da UniCredit e Alma Graduate
School, incontro con Sergio Marchionne, a.d. Fiat e Chrysler.
Roma - conferenza
internazionale sulla finanza e la crisi con il direttore centrale di
Bankitalia, Salvatore Rossi, il vice presidente della Fed di Filadelfia,
Herbert Taylor.
Roma - convegno
sull'energia con il presidente del Gse, Emilio Cremona, il presidente
dell'Autorita' per l'energia, Guido Bortoni, il ministro dello Sviluppo
economico, Paolo Romani e gli amministratori delegati di Acea, Terna ed
Enel, Marco Staderini, Flavio Cattaneo e Fulvio Conti.
Roma - il ministro
del Lavoro, Maurizio Sacconi e il presidente dell'Inps, Antonio
Mastrapasqua, prendono parte a un convegno sulla previdenza.
Roma - i segretari
generali dei sindacati bancari presentano la piattaforma per il rinnovo
del contratto nazionale di categoria.
Eurozona -
riunione a Francoforte del Consiglio direttivo della Bce. Segue
conferenza stampa.
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GENERALI: Geronzi lascia, per la successione
in pole Galateri, avanzano Monti e Berger (dai giornali). Il tappo
saltato, il mercato e le risposte da dare (Il Sole 24 Ore, pag. 1).
Quegli anni in Via Nazionale, intervento di Carlo Azeglio Ciampi (Il
Sole 24 Ore, pag. 1 e 8). Ha prevalso l'indipendenza, intervento
dell'economista Luigi Zingales (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 8). 'Addio alla
logica dei salotti buoni', intervista al banchiere Roberto Mazzotta (La
Stampa, pag. 8). Un giorno pieno di sole per la corporate Italia (Wall
Street Journal , pag 32) Verso una nuova era di grande calma (Financial
Times, pag.19)
MEDIOBANCA: il
ruolo avuto in Generali riapre lo scontro nel patto (Il Messaggero, pag.
9). Il risiko del potere ora si sposta a Piazzetta Cuccia (Il Fatto,
pag. 11). Gli equilibri dopo la svolta di Trieste (Corriere della Sera,
pag. 15).
FONSAI: Groupama
vuole il 17-20%, aspetta il via libera dell'Isvap (Il Sole 24 Ore, pag.
43). Ma Ligresti e' gia' blindato con UniCredit (La Repubblica, pag.
30). L'Isvap incalza il gruppo: cda l'11 maggio per l'aumento (Il
Messaggero, pag. 23).
PARMALAT: in campo
le coop, gli allevatori pronti a sostenere Granarolo, ipotesi di
ricapitalizzazione (Il Sole 24 Ore, pag. 45). 'Risolto il nodo Antitrust
faremo grande Collecchio', intervista a Giampiero Calzolari, presidente
di Granarolo (La Stampa, pag. 36). In Latco un terzo a testa tra Coop,
Cdp e banche (Il Messaggero, pag. 23).
BANCHE: piu' soldi
in cassa, ma non di Stato. Nelle ricapitalizzazioni l'incognita Cdp,
intervento di Marco Onado, economista (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 16).
'Via gli istituti dalle societa' finanziarie o importeremo solo un
fallimento', intervista al docente Giulio Sapelli (Il Secolo XIX, pag.
13).
ECONOMIA:
Marcegaglia, 'la classe dirigente cambi passo' (dai giornali). 'Serve
maggiore qualita' nei board', intervista a Francesco Chiappetta, group
general counsel di Pirelli&C (Il Sole 24 Ore, pag. 45).
INTESA SANPAOLO:
Passera, l'aumento di capitale sosterra' il piano triennale di crescita
(dai giornali). Intesa San Paolo: Lex Colum (Financial Times, pag.14)
FIAT: 'Cercansi
fornitori per Chrysler', intervista a Sandra Pupatello, ministro dello
Sviluppo economico dell'Ontario (Il Sole 24 Ore, pag. 46).
SINDACATO: il
primo maggio Cgil, Cisl e Uil divisi in piazza (dai giornali).
MEDIASET:
l'Autority la salva nella pubblicita', piu' blanda l'indagine su
raccolta di risorse (La Repubblica, pag. 31).
TIRRENIA: spunta
l'ipotesi del pagamento rateizzato (Il Secolo XIX, pag. 15).
PORTOGALLO: resa
agli aiuti Ue (dai giornali).
5. PORTOGALLO:
GOVERNO RICONOSCE CHE AIUTO UE E' 'NECESSARIO'...
Radiocor - Il ministro portoghese delle Finanze,
Fernando Teixeira dos Santos, ha riconosciuto come 'necessario' per il
Portogallo avvalersi di 'meccanismi di finanziamento disponibili in
ambito europeo'. Il ministro ha parlato in un'intervista al quotidiano
economico Jornal de Negocios.
6. BANKITALIA,
+4,9% PRESTITI BANCARI A FEBBRAIO, SOFFERENZE IN CALO...
Radiocor - A febbraio 2011 il tasso di crescita sui 12
mesi dei prestiti delle banche al settore privato, corretto per le
cartolarizzazioni non rilevate dai bilanci bancari, si e' attestato al
4,9%, costante rispetto al precedente mese di gennaio. Lo afferma la
Banca d'Italia. Il tasso di crescita annuo dei prestiti alle societa'
non finanziarie e' salito del 4,9% dal 4,4% di gennaio, mentre il tasso
di espansione del credito alle famiglie e' pari al 5,1%, valore
pressoche' invariato rispetto al periodo precedente. Il tasso di
crescita sui 12 mesi delle sofferenze, non corretto per le
cartolarizzazioni scende a febbraio al 28,9% dal 30,4% di gennaio.
La raccolta del
settore privato, si legge nella nota, registra un calo annuale
dell'1,2%, inferiore a quello registrato nello scorso mese (-2%).
Analogo andamento si registra per il tasso di crescita annuale della
raccolta obbligazionaria: -0,5% a febbraio contro -1,6% di gennaio.
Quanto ai tassi, quelli sui nuovi finanziamenti alle imprese sono
aumentati di 10 punti base al 2,79%. I tassi sui mutui sono diminuiti al
3,30% dal 3,36% di gennaio, mentre quelli sul credito al consumo sono
saliti all'8,89% dall'8,87%. I tassi passivi sui depositi registrano
infine un lieve incremento: 0,71% contro 0,69%.
7. USA: BUDGET;
VERTICE NOTTURNO, PROGRESSI MA NESSUN ACCORDO...
(ANSA-REUTERS) - Qualche progresso ma ancora nessun
accordo: questo il risultato dei colloqui d'urgenza convocati ieri sera,
e terminati nella notte, tra il presidente americano Barack Obama e
membri del Congresso sul budget 2011. Obama ha incontrato in particolare
lo speaker della Camera dei rappresentanti John Boehner ed il senatore
leader della maggioranza democratica Harry Reid.
"Penso che sia
stato un incontro franco e costruttivo: abbiamo chiarito quali sono i
problemi ancora da affrontare", ha dichiarato il presidente Usa al
termine del vertice, durato circa un'ora e mezza. Dal canto loro Boehner
e Reid hanno assicurato di voler continuare a lavorare per raggiungere
un accordo, ammettendo però che esistono ancora profonde divisioni. In
assenza di un accordo entro stasera, domattina circa 800mila dipendenti
statali verranno messi in congedo temporaneo, non essendoci più i fondi
per pagare gli stipendi.
8. GIAPPONE: BOJ,
NUOVE MISURE DOPO SISMA, TASSI STABILI...
Radiocor - La Banca del Giappone (BoJ) ha deciso, al
termine dei due giorni di riunione del Comitato di politica monetaria,
di mantenere il tasso di riferimento invariato tra lo 0,0% e lo 0,1% ha
varato nuove misure monetarie per contrastare gli effetti negativi del
sisma e dell'incidente nucleare che hanno investito il Paese e che
minacciano la sua salute economica.
La Banca del
Giappone valuta infatti che il dinamismo dell'economia giapponese sia
stato fortemente danneggiato, sia sul versante della domanda sia
dell'offerta, dal sisma, dal conseguente tsunami e dalla catastrofe
nucleare. L'insieme di questi elementi ha depresso l'attivita' delle
imprese e la fiducia dei consumatori. La BoJ quindi da' una lettura piu'
negativa dello stato di salute dell'economia nipponica.
9. FONSAI:
GROUPAMA, DOMANDA A ISVAP PER SUPERARE SOGLIA 10%...
Radiocor - 'Facendo seguito alle informazioni
pubblicate sulla stampa italiana, Groupama conferma di aver fatto
domanda all'Isvap per essere autorizzato a superare la soglia di
possesso del 10% di azioni di Fondiaria Sai in vista di preservare ogni
flessibilita', non avendo intenzioni ostili. Tuttavia, ad oggi, non
esiste alcuna certezza sul fatto che Groupama procedera' a tali
acquisti'. Cosi' una nota del gruppo francese.
10. FONSAI: S&P,
CONFERMA ESAME RATING IN VISTA POSSIBILE TAGLIO ATTUALE VOTO A 'BBB-'...
(ANSA) - L'agenzia di rating Standard & Poor's ha
confermato di mantenere sotto osservazione in vista di un possibile
taglio (credit watch negativo) il rating 'BBB-' di Fonsai e della
controllata Milano Assicurazioni. Lo riporta l'agenzia Bloomberg.
11. NOKIA: MOODY'S
TAGLIA RATING, OUTLOOK NEGATIVO...
(ANSA) - L'agenzia Moody's ha tagliato il rating di
Nokia ad 'A3' da 'A2' con outlook negativo.
12. ALLA POPOLARE
MILANO L'AUMENTO È INDIGESTO...
W. R. per "Il
Sole 24 Ore" - Ce ne fossero di giornate come quella che
s'è vista ieri a Piazza Affari. Sono salite tutte le banche e le
assicurazioni nell'anelito di un indiscriminato rialzo. È volata Intesa
che ha annunciato l'aumento di capitale ed è salita la Popolare di
Milano che di ricapitalizzare proprio non ci sente. «Non è allo studio
alcuna operazione di aumento di capitale», hanno ribadito ieri i vertici
della banca milanese, stizziti per le notizie «del tutto infondate»,
apparse recentemente sui giornali. Può darsi che sia così.
Ma se hanno deciso
di rafforzare il patrimonio banche come la Popolare, Ubi e Intesa, e ci
sta pensando pure il Montepaschi, non si capisce perché non debbano
quanto meno accarezzare la stessa idea gli amministratori della popolare
milanese. Tanto più che la banca ha un rapporto tra i più bassi tra
patrimonio e attività e, secondo uno studio di Bernstein, è tra quelle
che hanno un esiguo core Tier1: pari al 6,8%, inferiore a Ubi e Intesa
che l'aumento di capitale hanno comunque deciso di farlo.
13. PIAZZETTA
CUCCIA E LA SMORFIA DI PASSERA...
A. Ol. per "Il
Sole 24 Ore" - Sarà anche vero che oggi Intesa-Sanpaolo e
Mediobanca collaborano, in perfetto coordinamento, nel tentativo di
trovare una soluzione per Parmalat. Ma le vecchie ruggini rimangono.
Alla presentazione del piano industriale della banca di Piazza della
Scala, l'ad Corrado Passera non è riuscito a trattenere una smorfia
all'un-due delle domande piovute in conference da due analisti di
Mediobanca sull'aumento di capitale da 5 miliardi. «Ma come? - ha
sbottato Passera - Eravate proprio voi a sostenere la necessità della
ricapitalizzazione e adesso mi chiedete perché la facciamo?».
«Personalmente
avrei preferito che Intesa-Sanpaolo rimanesse l'unica banca a non aver
dovuto rafforzare il proprio capitale, ma mi sono convinto che ascoltare
il messaggio dei regolatori sia la cosa giusta», ha detto, aprendo
l'incontro con la comunità finanziaria. Comunque basta aspettare: i 5
miliardi che saranno raccolti sul mercato torneranno sul mercato in tre
anni sotto forma di dividendi. Non è una partita di giro, ma una
promessa. Del piano.
14. L'AMERICANO
NASDAQ VESTE PRADA...
G. Ve. per "Il
Sole 24 Ore" - Il Nasdaq veste Prada. Nelle mosse del
risiko borsistico che coinvolgono Wall Street, l'amministratore delegato
di Nasdaq Omx, Bob Greifeld, ha addirittura deciso di scomodare la casa
di moda italiana (e futura matricola di Borsa) per spiegare l'offerta
formulata dalla sua piattaforma ai rivali del New York Stock Exchange.
Il fatto che Prada abbia deciso di lanciare la propria offerta sul
parterre di Hong Kong è, secondo Greifeld, l'ennesima occasione persa
per la piazza finanziaria newyorchese che da tempo vive "un calo di
vocazioni".
«Dagli Stati Uniti
in questo momento non stiamo dando agli investitori un'immagine di
unità. Dobbiamo essere più competitivi per attrarre le grandi Ipo» ha
sottolineato il manager difendendo l'idea di una fusione fra i due
principali mercati statunitensi. Un'affermazione indirizzata certo ai
vertici di Nyse Euronext, ma che forse può suscitare qualche riflessione
anche a Piazza Affari.
15. BANCHE
RISANATE A SPESE DEL CLIENTE...
Ma. Mo. per "Il
Sole 24 Ore" - Commerzbank restituirà al governo di Berlino
circa 14,3 miliardi di euro dei 16,2 miliardi di aiuti statali, ricevuti
durante la crisi, entro il prossimo giugno. Negli Usa la Federal Reserve
mette all'asta i subprime rilevati dall'Aig con cui ha evitato che il
colosso delle assicurazioni cadesse in default. L'uscita dello Stato
dalle banche è un segnale di come si voglia velocemente lasciare alle
spalle il periodo buio della crisi partita proprio dai mutui subprime e
diffusasi dalla finanza all'economia reale. Per il contribuente la
restituzione dei fondi allo Stato è una boccata di ossigeno nel valutare
chi ha vinto e chi ha perso.
Per le banche la
crisi ha richiesto il rafforzamento del patrimonio per rispettare i
criteri di Basilea 3 che significa dotarsi di più mezzi propri
attraverso aumenti di capitale o l'emissione di bond. Un sacrificio per
le banche che dovranno recuperare presumibilmente aumentando i costi a
carico della clientela e delle aziende, sterilizzando in parte i
benefici effetti della restituzione degli aiuti di stato.
16. MA QUANTO VALE
GRANAROLO?...
Ettore Livini per "la
Repubblica" - Quanto vale la Granarolo? Il rompicapo è da
qualche giorno sul tavolo della cordata italiana pronta a scalare
Parmalat. Un pool coordinato da Intesa Sanpaolo cui la società delle
cooperative - partecipata al 19% da Ca´ de Sass - potrebbe conferire le
sue attività in un´operazione che vede la banca di Corrado Passera con
il delicatissimo doppio ruolo di venditore e compratore.
Fissare il prezzo
- le ultime indiscrezioni parlano di 500 milioni per Granarolo - sarà un
lavoro acrobatico specie se, come ventila qualcuno, a comprare sarà
proprio Parmalat, finanziando così i suoi scalatori. Certo Granarolo,
grazie al lavoro dell´ad Giampiero Calzolari, ha riportato i conti in
rotta dal 2009. Ma come ha detto non più di tre settimane fa una fonte
autorevole, il cfo del gruppo Stefano Palmieri, il suo valore di mercato
è tra 360 e 370 milioni. 07-04-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - “FT”: LA RICAPITALIZZAZIONE DI INTESA? “ERA ORA” -
L’AMICO DI OBAMA FINITO IN MEZZO A UN BLITZ ANTIPROSTITUZIONE - - ECCO
PERCHÉ IL NANO DELL’ELISEO HA ATTACCATO LA COSTA D’AVORIO - EFFETTO
PERVERSO: IN CINA IL CONTROLLO DELLE NASCITE RISCHIA DI FRENARE LA
CRESCITA ECONOMICA - SARKò ATTACCA LE PRIMARIE DEI SOCIALISTI - TWITTER
MANDA IN BANCAROTTA SAN FRANCISCO - MICROSOFT SALE A BORDO DI TOYOTA:
JOINT VENTURE DA 12 MLN $ - IL NUOVO WEB-BOOM TRAINATO DAI SOCIAL
NETWORK - LINKEDIN CONTRO FACEBOOK - TROVATI I RESTI DEL PRIMO GAY DELLA
STORIA…
1 - NEW YORK TIMES
EFFETTO PERVERSO: IL CONTROLLO DELLE NASCITE RISCHIA DI FRENARE
LA CRESCITA CINESE
http://nyti.ms/fdGAOZ
- Il controllo
delle nascite, in Cina, è una spinta alla crescita economica oppure è un
freno? Se lo stanno chiedendo sempre più economisti da quando nel
gigante asiatico la legge che obbliga le famiglie ad avere un solo
figlio ha cominciato a perdere utilità.
Infatti, sono in
aumento le coppie che pur ricevendo la possibilità di avere una seconda
chance, preferiscono non provarci a causa delle ristrettezze
economiche...
FACEBOOK, TWITTER,
LINKEDIN... ECCO A VOI I "MONEY NETWORK", PROTAGONISTI NEL NUOVO
WEB-BOOM
http://nyti.ms/hji5KF
- Facebook, Zinga,
Groupon, Twitter e Linkedin hanno disegnato il "social-web". Fondato
negli ulrimi cinque anni, il quintetto ha un valore stimato in oltre 71
miliardi di dollari. Dietro queste compagnie, c'è un groviglio fatto di
fondatori, investitori, ingegneri che si aspettano di guadagnare
profumatamente quando queste start-up si lanceranno in borsa.
Per alcune
società, l'unico problema è quando diventarlo. Groupon sta considerando
un'offerta di 25 miliardi di dollari, mentre Facebook ha fatto sapere
che conta di entrare nel mercato il prossimo anno.
GOLDMAN
SACHS COMPRERÀ TUTTE LE JOINT VENTURE AUSTRALIANE
http://nyti.ms/fqRJRy
- "L'Australia e
la Nuova Zelanda rappresentano un capitolo importante nella nostra
strategia di espansione": così, l'amministratore delegato di Goldman
Sachs Lloyd C. Blankfein ha spiegato l'annuncio di essere pronto a
prendere il controllo di tutte le joint venture australiane e
neozelandesi. La somma in ballo non è stata rivelata.
2- WASHINGTON POST
NETANYAHU: LE RIVOLTE ARABE RENDONO PIÙ DIFFICILE LA PACE TRA
ISRAELE E PALESTINA
http://wapo.st/e3Ptr4
3 - FINANCIAL
TIMES
INTESA SAN PAOLO: "UN SEGNO DI REALISMO"
http://on.ft.com/f5FglC
- L'editoriale del
Financial Times sull'aumento di capitale di Intesa San Paolo sottolinea
come sia dovuto passare un anno prima che venisse accolto l'invito del
Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi a ricapitalizzare. Ma
anche se tardiva, afferma il quotidiano della City, l'operazione è da
accogliere con favore e dimostra realismo.
4 -TIME
ECCO PERCHÉ LA FRANCIA HA DETTO SÌ ALL'INTERVENTO DELL'ONU IN
COSTA D'AVORIO
http://ti.me/guQ3VB
- Sia l'Onu che la
Francia descrivono la loro azione militare in Costa d'Avorio con una
certa imparzialità diplomatica. Le motivazioni date per giustificare
l'intervento ricalcano quanto sancito nella risoluzione delle Nazioni
Unite 1975 che, accusando Gbagbo di violenze contro i civili, autorizza
l'uso di ogni mezzo per proteggere la popolazione.
Ma al di là di
quello che sarà il destino del presidente uscente, quando l'Onu ha
chiesto alla Francia di impegnarsi, denunciando gli attacchi che stavano
avvenendo nel paese contro i civili, ha mancato di citare il caso di
Duekoué, una città dove potrebbero essere morte circa mille persone.
Nessuno sa chi
siano i responsabili del massacro: se le forze di Gbagbo o quelle di
Ouattara. O magari entrambe. Ma la strage è avvenuta tra il 27 e il 29
marzo, quando le forze di Ouattara dirette ad Abidjan hanno attraversato
l'area.
5 - LE FIGARO
FRANCIA, IL MOVIMENTO POPOLARE METTE IN DUBBIO LA LEGALITÀ DELLE
PRIMARIE DEL PS
http://bit.ly/f38nnF
- In Francia le
primarie del Partito socialista sono finite sotto l'attacco del
Movimento popolare. Il segretario generale dell'Ump, Bertrand Langlois,
si è detto "preoccupato" per due aspetti legati allo scrutinio dei voti:
il ricorso a schede elettorali pubbliche, "suscettibili di essere
riutilizzate per altri scopi" e il fatto che per votare si dovrà pagare
5 - GAWKER.COM
L'AMICO DI OBAMA FINITO IN MEZZO A UN BLITZ ANTIPROSTITUZIONE
http://gaw.kr/gw2prw
- Bobby Titcomb,
un amico molto stretto di Obama, lunedì scorso è stato arrestato in
un'operazione di contrasto alla prostituzione tramite internet, avvenuto
a Honolulu.
SAN FRANCISCO
SOTTO ASSEDIO (DI TWITTER)
http://gaw.kr/g2kFbN
- Twitter sta
forzando San Francisco a concedergli 22 milioni di agevolazioni fiscali.
Tutto ciò mentre la città, che tra l'altro è la casa natale del servizio
di microblobbing più celebre al mondo, è alle prese con drastici tagli.
6 - WIRED.COM
LA TECNOLOGIA MICROSOFT A BORDO DELLE TOYOTA: JOINT VENTURE DA
12 MILIONI DI DOLLARI
http://bit.ly/hUTkvd
- Accordo tra
giganti: Toyota, leader mondiale del settore auto, e Microsoft, leader
mondiale nel campo dei software, hanno annunciato una joint venture da
12 milioni di dollari che porterà sulle auto giapponesi la tecnologia
della big dei computer.
LINKEDIN LANCIA IL
SUO "FACEBOOK"
http://bit.ly/g5WmHl
- Linkedin ha
annunciato il lancio di una nuova piattaforma che dovrebbe competersi
con Facebook la clientela più matura, quella che utilizza il social
network per lavoro.
La creatura di
Zuckerberg, infatti, ha dimostrato di poter andare oltre il semplice "mi
piace" e la condivione di foto, conquistando sempre più categorie di
persone. Linkedin, adesso, cercherà di riprendersi quello che considera
suo...
7 - CNN
ANDROID CRESCE, MA NON SODDISFA GLI SVILUPPATORI
http://bit.ly/dN2Xvy
- Le piattaforme
di Google, Android, si diffondono in maniera costante fin dal loro
lancio nel 2008. Uno smartphone statunitense su tre funziona con
Android. Tuttavia gli sviluppatori hanno manifestato delle perplessità,
lamentando la frammentazione delle versioni di Android a seconda dei
supporti mobili e il fatto che non esista una sorta di Android-store
sulla falsa riga dell'Applestore dove trovare tutto ciò che serve.
8 -THE TELEGRAPH
TROVATI I RESTI DEL PRIMO GAY DELLA STORIA
http://bit.ly/dTT9Qd
- In un sobborgo
di Praga, nella Repubblica Ceca, un team di archeologi ha trovato i
resti di quello che potrebbe essere il primo gay della storia, vissuto
5000 mila anni fa. La supposizione nasce dal fatto che all'uomo è stata
data sepoltura in un modo che, secondo la tradizione, veniva riservato
alle donne.07-04-2011]
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IN GRAN BRETAGNA
NON SE MAGNA - CAMERON TIRA LA CINGHIA: CONGELATI GLI STIPENDI, TAGLIATI
22 MILIARDI NEL SETTORE PUBBLICO, 750 MILA POSTI DI LAVORO CANCELLATI,
140 MILA NELLE AMMINISTRAZIONI DI QUARTIERE - I LABURISTI SBRAITANO
CONTRO IL GOVERNO MA LA CRISI C’è E SI VEDE: UN MILIONE E 800MILA
BAMBINI, IL 22% DEL TOTALE, VIVONO IN CONDIZIONI DI RELATIVA POVERTÀ (IN
FAMIGLIE CHE GUADAGNANO IL 60% IN MENO DELLA MEDIA NAZIONALE)…
Andrea Malaguti
per "la
Stampa"
Il mercoledì nero
della Gran Bretagna. Se c'è un giorno che gli inglesi avrebbero voluto
togliere dal calendario, quello sarebbe stato ieri, partenza tecnica del
nuovo temutissimo anno fiscale. Più tasse e meno benefici. Tagli per 22
miliardi nel settore pubblico, 750 mila posti di lavoro cancellati, 140
mila nelle amministrazioni di quartiere.
Stipendi congelati
per tre anni. Misure che vanno ad aggiungersi all'aumento dell'Iva,
cresciuta del 2,5%, e alla moltiplicazione del 200% delle tasse
universitarie, passate da tre a novemila sterline. La fotografia di un
mondo sull'orlo della disperazione, alle prese con una minaccia
indefinibile che all'improvviso ha preso corpo.
Meno soldi e vita
più cara. È l'inizio ufficiale dell'austerity, il più drastico giro di
vite degli ultimi sessant'anni, il momento in cui la cura da cavallo
annunciata dalla pragmatica rigidità del governo Cameron e dal
radicalismo vampiresco di George Osborne passano dalla carta alla vita
reale bussando alla porta della classe media, di quell'Inghilterra da
quarantamila sterline l'anno (41.300 per essere precisi) che credeva di
essere al riparo dalla crisi, cullata da standard esistenziali
ufficialmente irripetibili. «Saremo un governo amico delle famiglie»,
aveva annunciato Cameron in campagna elettorale. Promessa infelice.
Solo con la
diminuzione dei contributi per i figli - ridotti del 10% - una famiglia
inglese con due bambini perderà 1.560 sterline l'anno. Le madri single
le più colpite. «Beato chi è riuscito a mettere al mondo un bambino
entro il 5 aprile. Ora cambia tutto», spiegava ieri alle telecamere di
Sky Eleonore Schick, 29 anni, incinta da sette mesi, un marito impiegato
in una multinazionale del caffè.
Si è seduta a
tavola e ha fatto due conti, scannerizzando un piano in cui ogni
dettaglio trasmette un'ostilità che lei ricambia totalmente. «Mi
conviene lasciare il lavoro. Con la riduzione dell'aiuto pubblico i miei
guadagni sarebbero inferiori alla spesa per la baby sitter. La mia
dignità di donna lavoratrice non interessa a nessuno?».
L'ha detto
abbassando gli occhi, come se fosse lei a doversi vergognare in un Paese
in cui un milione e ottocentomila bambini, il 22% del totale, vivono in
condizioni di relativa povertà (in famiglie, cioè, che guadagnano il 60%
in meno della media nazionale) e destinato, secondo i dati
dell'Organizzazione per la Cooperazione economica e lo Sviluppo, a
crescere dell'1% entro giugno, contro una media delle sette economie più
sviluppate del mondo pari al 2,9%.
Semplice la
riflessione del leader dell'opposizione Ed Miliband: «Il governo è
incapace, ci sta uccidendo». Il vicepremier Nick Clegg, cercando di
rimediare a sondaggi disastrosi, ha provato martedì a presentare un
nuovo piano per la mobilità che dovrebbe permettere alle classi
svantaggiate di salire la scala sociale. Il principio è semplice. «Basta
con i posti di lavoro ottenuti grazie ad amici e parenti influenti». Ma
tu come hai cominciato Nick, gli hanno chiesto? È arrossito. «Mio padre
mi ha messo in una banca finlandese».
Un aiutino. La
storia di Cameron non è poi tanto diversa. Voleva fare politica e per
mettersi in contatto con il deputato conservatore con cui avrebbe
lavorato si fece precedere da una telefonata. «Questo è un ragazzo dal
valore eccezionale». A chiamare fu Buckingham Palace.07-04-2011]
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RIALZI IN ASIA E
EUROPA, A TOKYO VOLA LA TEPCO di fukushima! (+23%) - N GRAN BRETAGNA
REDDITO IN CALO PRIMA VOLTA DAL 1981 - L’AIUTO AL PORTOGALLO TRA 80 E 85
MLN € - USA: ACCORDO PONTE SUL BUDGET - ISTAT: CRESCE IL REDDITO MA CALA
IL POTERE D’ACQUISTO (BENZINA DA RECORD) - SIDNEY BLOCCA LA FUSIONE CON
LA BORSA DI SINGAPORE - BNL VITA A BNP PARIBAS PER 352,2 MILIONI - IL
DILEMMA GROUPAMA SU FONSAI - TARANTINI (A2A) COME GERONZI SFIDUCIATO
DALLA LEGA - IL PD VUOLE FONDERE SNAM CON TERNA (“TRA 5 ANNI” RISPONDE
IL GOVERNO)…
1. BORSA: EUROPA
IN RIALZO SI RIPRENDE DA TIMORI SU NUOVO SISMA...
(ANSA) - Hanno ripreso fiato le principali borse
Europee dopo i timori per la nuova scossa di terremoto registrata ieri
in Giappone, che di fatto non ha avuto gli effetti temuti, in
particolare sulla centrale di Fukushima. Londra guadagna lo 0,7%, Parigi
lo 0,9% e Milano lo 0,75%.
Positivi i future
su Wall Street, mentre dagli Usa è previsto dolo il dato sulle scorte
all'ingrosso per le 16 di oggi. Brillano le materie prime, gli
assicurativi e le banche, mentre si muovono con più cautela i titoli dei
costruttori d'automobili. Grazie ai rialzi segnati dalle quotazioni dei
metalli all'asta di Londra, guadagnano terreno gli estrattivo-minerari
Xstrata (+1,83%), Anglo American (+1,88%) e Bhp Billiton (+1,69%).
Acquisti sugli
assicurativi Old Mutual (+1,89%), Axa (+1,74%) e Prudential (+1,57%),
mentre in campo bancario si evidenziano Bnp (+1,9%), Barclays (+1,91%),
National Bank of Greece (+1,41%) e Bank of Ireland (+1,67%). Contrastati
gli automobilistici, con rialzi per le francesi Peugeot (+1,11%) e
Renault (+0,71%) a differenza di Porsche (-0,71%), Michelin (-0,43%) e
Volkswagen (-0,26%).
2. BORSA: RIALZI
IN ASIA; BALZO A TOKYO DI TEPCO (+23%)...
(ANSA) - Chiusura positiva per le principali borse di
Asia e Pacifico. Ha brillato Tokyo, cresciuta dell'1,8%, con in prima
linea Tepco (Tokyo Electric Power), gestore dell'impianto di Fukushima,
con un progresso del 23,53%, che ha annunciato di non aver riportato
danni aggiuntivi dalla nuova forte scossa sismica registrata in Giappone
ieri pomeriggio. Occhi puntati a Seul sui cantieri navali di Daewoo
Shipbuilding (+6,58%) e Hyundai Heavy Industries (+3,6%), mentre ad Hong
Kong gli acquisti si sono concentrati sul petrolifero Cnooc (+1,21%).
Rialzi a Sidney per Roc Oil (+4,6%) e Alumina (+3,85%).
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. -
Tokyo +1,85% - Hong Kong +0,74% (seduta in corso) - Shanghai +0,49%
(seduta in corso) - Taiwan -0,08% - Seul +0,27% - Sidney +0,66% - Mumbai
-0,21% (seduta in corso) - Singapore +0,17% - Bangkok -0,17% - Giakarta
+0,26% (seduta in corso).
3. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - BCE: inverte rotta sui tassi. Aumenta il
costo del denaro per la prima volta dal 2008 portandolo all'1,25% (dai
giornali) Per le famiglie un rincaro di almeno 144 euro all'anno. Sulle
imprese extra costi per 2,5 miliardi (Il Sole 24 Ore, pag. 9).'Se il
Paese arranca, non puo' dare la colpa a Trichet'. Intervista
all'economista Giacomo Vaciago (Il Secolo XIX pag.13)
PORTOGALLO:
chiesto aiuto Ue (dai giornali) 'L'Italia ha controllato le finanze, non
vediamo rischi di contagio'. Intervista a Moritz Kraemer, responsabile
rating sovrani Europa di Standard & Poor's (La Stampa, pag. 26)
GENERALI:
il piano di Mediobanca. Si tratta nella notte. Favorito Galateri, ma in
corsa anche Roland Berger e Mario Monti (dai giornali) La doppia sfida
del Leone (Il Sole 24 Ore, pag. 1-2) 'Il Leone di Trieste merita una
svolta'. Intervista all'economista Marco Vitale (Il Sole 24 Ore, pag.
2). L'ira del premier Silvio Berlusconi che prova a organizzare la
controffensiva (La Repubblica, pag. 1-11). 'Geronzi non poteva rimanere,
ma il Patto Mediobanca ora va rivisto'. Intervista al presidente di
Unicredit, Dieter Rampl (La Repubblica, pag. 13). Il finanziere Vincent
Bollore' cerca vendetta in Mediobanca. Pronto a uscire se pagato bene.
Il retroscena (Il Secolo XIX pag.14). Tremonti prepara il dopo-Geronzi
(Il Fatto Quotidiano pag.12). La pace del Leone ora alla prova di
Mediobanca. Retroscena (La Stampa pag.11). Le nozze mai consumate tra
Trieste e il banchiere. Reportage (La Stampa, pag. 13) Generali, romanzo
a puntate (Il Foglio pag.3)
MEDIOBANCA:
allenta il patto. Il nuovo corso dell'istituto ridurra' l'accordo
intorno al 30% (Il Sole 24 Ore, pag. 5). Piazzetta Cuccia, il coro
conformista e la via stretta alla nuova stabilita' (Il Corriere della
Sera, pag. 15)
UNICREDIT:
archivia la gara per Pioneer. Offerte troppo basse (dai giornali)
BPM:
faro
su costi e governance. L'esito dell'ispezione di Bankitalia approda
mercoledi' al board (Il Sole 24 Ore, pag. 37)
FIAT:
al 30% di Chrysler in 1-2 mesi (dai giornali).
SINERGIA:
i Ligresti chiedono tempo alle banche per rimettere in equilibrio la
holding (Il Sole 24 Ore, pag. 35)
FONSAI:
Groupama afferma di non avere intenzioni ostili (Il Sole 24 Ore, pag.
35). 'Groupama ancora pronta a giocare la partita Fonsai'. Intervista a
Jean Azema, a.d. del gruppo assicurativo francese, di 'le Monde' (La
Repubblica, pag. 34)
PARMALAT:
e'
battaglia legale. Il ricorso di Lactalis, se accolto, potrebbe riaprire
i giochi a favore dei francesi, mentre la cordata italiana e' ferma (Il
Sole 24 Ore, pag. 39). L'ultima beffa del caso Parmalat, la prescrizione
blocca i risarcimenti (Il Corriere della Sera, pag. 28) Il piano
italiano alla Cdp. Oggi summit tra le banche, Gorno Tempini e Granarolo
per scegliere il percorso (Il Messaggero, pag. 22)
TELCO:
Consob
chiede chiarimenti su lettera inviata da Findim a Telecom (Il
Messaggero, pag. 23)
SAN RAFFAELE:
conti in rosso e i
debiti salgono a 760 milioni (La Repubblica, pag. 35)
CASSA DEPOSITI E
PRESTITI:
lunedi' nuovo
statuto, potra' comprare quote strategiche (dai giornali)
TERNA/SNAM:
si
surriscalda la partita delle reti (Il Corriere della Sera, pag. 37)
ENERGIA:
sale il pressing sulle rinnovabili. Le imprese chiedono un intervento
rapido del Governo con un nuovo meccanismo di incentivi a costi
sostenibili (Il Sole 24 Ore, pag. 21). 'Bonus eccessivi, cosi il mercato
non puo' funzionare'. Intervista a Giuliano Zuccoli, presidente di
Assoelettrica (Il Sole 24 Ore, pag. 21)
TV:
Ocse
chiede a Italia piu' concorrenza (dai giornali)
IMMOBILIARE:
mattone d'oro per chi investe. Via agli sgravi della cedolare secca. Il
dossier (La Repubblica, pag. 33)
4. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI VENERDI' 8 APRILE...
Radiocor - Rozzano (Mi) - assemblea ordinaria e
straordinaria Telecom Italia Media. Parte ordinaria: bilancio al
31/12/10, nomina Cda. Parte straordinaria: modifiche statutarie.
Milano - 2da
convention del Distretto Aerospaziale Lombardo 'Un anno di attivita':
risultati, prospettive e scenari'. Partecipa, tra gli altri, Giuseppe
Orsi, presidente del Distretto.
Budapest -
riunione eurogruppo informale dei ministri finanziari. Segue riunione
Ecofin informale.
Roma - cerimonia
di premiazione delle giovani eccellenze del progetto 'Campus Mentis',
promosso dal ministero della Gioventu' con la partecipazione del
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro Giorgia
Meloni
Roma - si riunisce
il consiglio di amministrazione di Generali
5. ISTAT: IN 2010
RIPRESA REDDITO FAMIGLIE (+0,9%), CALA IL POTERE D'ACQUISTO...
(ANSA) - Il reddito delle famiglie nel 2010 ha
registrato un aumento dello 0,9% su base annua dopo la caduta segnata
nell'anno precedente. E' quanto rileva l'Istat precisando che si tratta
del reddito lordo disponibile, ovvero l'ammontare di risorse correnti
destinate al consumo e al risparmio.
Nel 2010 il potere
d'acquisto delle famiglie, cioé il reddito disponibile delle famiglie in
termini reali, è calato dello 0,6% su base annua. Lo comunica l'Istat.
L'attuale riduzione segue la forte contrazione registrata nel 2009:
-3,1% di potere d'acquisto
6. PORTOGALLO:
REHN, COMMISSIONE UE HA RICEVUTO DOMANDA FORMALE AIUTO...
Radiocor - La Commissione europea ha ricevuto la
domanda formale da par te del Governo portoghese 'per un sostegno
finanziario da parte dell'Ue e del Fmi'. Lo ha dichiarato oggi il
commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn. Un importo tra 80
e 85 miliardi di euro per il piano di aiuti del Portogallo e' 'un ordine
di grandezza ragionevole', ha detto venerdi' il ministro delle Finanze
belga, Didier Reynders, arrivando a un incontro con i suoi omologhi
dell'Eurozona.
7. BENZINA:
PROSEGUONO RIALZI, NUOVO RECORD A 1,584...
(ANSA) - Ancora record per la benzina: i prezzi hanno
toccato oggi fino a 1,584 euro al litro. Proseguono infatti - riferisce
Quotidiano Energia - le "code di rialzi sulla rete carburanti dopo i
maxi-aumenti degli ultimi giorni frutto del caro-accise e delle tensioni
sulle quotazioni dei prodotti petroliferi in mediterraneo". Questa
mattina si registrano ritocchi ai prezzi raccomandati da parte di Shell
(+1 centesimo su benzina e diesel) e Tamoil (+0,5 centesimi sul solo
diesel).
8. BORSE: FUSIONE
SINGAPORE/SYDNEY, L'AUSTRALIA BLOCCA IL PROGETTO...
Radiocor - Il ministro del Tesoro Wayne Swan ha
ufficialmente respinto venerdi' la proposta di fusione tra le borse di
Singapore e di Sydney, ribadendo che l'operazione avrebbe nuociuto agli
interessi nazionali australiani. Le borse Asx australiana e Sgx di
Singapore avevano annunciato la loro fusione in ottobre proponendosi di
creare uno dei centri finanziari piu' importanti e piu' vari del mondo.
L'operazione avrebbe creato il quinto polo borsistico mondiale, con
l'obiettivo di competere con le piazze di Hong Kong e Shanghai.
'Cerchiamo di essere chiari - ha detto Swan - Questa non e' una fusione.
Si tratta di una acquisizione che vedrebbe il settore finanziario
australiano diventare la filiale asiatica di un concorrente'.
9. USA: CAMERA
APPROVA MISURA PONTE SU BUDGET, PALLA AL SENATO..
Radiocor - La Camera americana, a maggioranza
repubblicana, ha come previsto dato il via libera con 247 voti
favorevoli e 181 contrari alla misura provv isoria che darebbe una
settimana di tempo in piu' per trovare un accordo sulla finanziaria
2011, evitando al paralisi del Governo e la sospensione dei servizi di
base.
Il provvedimento
ponte dovra' ora passare al vaglio del Senato a maggioranza democratica
(il leader di maggioranza Harry Reid aveva definito 'una fantasia' la
misura di breve termine) e, qualora superasse lo sbarramento, essere
ratificato dal presidente americano Barack Obama, che ha pero' si e'
gia' detto intenzionato a esercitare il proprio diritto di veto. Senza
un accordo di lungo termine entro la mezzanotte di domani, la paralisi
federale resta un'opzione possibile.
10. UNIPOL:
CESSIONE 51% BNL VITA A BNP PARIBAS PER 352,2 MILIONI...
Radiocor - Unipol Gruppo Finanziario e Bnp Paribas
hanno concluso, in data odierna, un accordo integrativo del contratto di
opzione, sottoscritto il 22 dicembre 2009, avente ad oggetto la
partecipazione detenuta da Unipol Gruppo Finanziario in Bnl Vita, pari
al 51% del capitale sociale. In virtu' di detto accordo, Bnp Paribas
acquistera' la partecipazione, per il tramite della controllata Cardif
Assicurazioni, a un prezzo di 325,2 milioni di euro, da regolarsi in
contanti.
La vendita della
Partecipazione consentira' a Unipol Gruppo Finanziario di realizzare una
plusvalenza netta di oltre 50 milioni di euro sul bilancio individuale e
non determinera' effetti significativi sul conto economico consolidato
del corrente esercizio. La menzionata cessione determinera', altresi',
un miglioramento di 7 punti percentuali del margine di solvibilita'
consolidato di Unipol Gruppo Finanziario rispetto al 31 dicembre 2010.
Il trasferimento della partecipazione verra' eseguito nei prossimi mesi,
subordi natamente all'ottenimento, da parte del Gruppo Bnp Paribas, di
tutte le necessarie autorizzazioni di legge.
11. COMPRO O NON
COMPRO È IL DILEMMA GROUPAMA...
R. Sa. per "Il Sole 24 Ore" - L'Isvap - stabilisce
l'art.68 del Testo Unico delle Assicurazioni - «autorizza
preventivamente l'acquisizione» di una compagnia (oltre il 10%), non
l'eventuale intenzione di acquistarla. È un po' questo il dubbio che si
ricava leggendo lo stringato comunicato di Groupama con il quale
l'assicuratore francese ha confermato di aver presentato la richiesta
autorizzativa al regulator per rilevare almeno il 10% di Fondiaria Sai.
Ma al tempo stesso
precisando di voler «preservare ogni flessibilità» e che, al momento
«non esiste alcuna certezza sul fatto che Gruopama procederà a tali
acquisti». Insomma, se la compagnia vuole preservare la sua flessibilità
perchè non compra prima il 3, il 5 , il 7 per cento dell'oggetto dei
suoi desideri e non richiede il via libera soltanto quando è arrivata in
prossimità della soglia fatidica? Se alla fine non farà nulla, quanti
stanno comprando Fonsai per quell'aspettativa potrebbero aversene a
male.
12. OLIDATA: COSÌ
SI PREMIA LA CHIAREZZA DI BILANCIO...
W. R. per "Il Sole 24 Ore" - Non si capisce quale
motivo avessero per festeggiare i piccoli azionisti di Olidata che ieri
hanno fatto volare il titolo di quasi il 10%. Festeggiavano la
certificazione del bilancio 2010 da parte dei revisori, spiegava una
nota d'agenzia. Il bilancio è «redatto con chiarezza» e «rappresenta in
modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria»,
scrivono i revisori di Baker Tilly Consulaudit, facendo, peraltro,
osservare che la continuità aziendale di Olidata «dipende dal
verificarsi delle ipotesi e delle condizioni previste dal piano
industriale» 2010-2018. Un piano che «presenta elementi d'incertezza»,
aggiungono.
Ma per i piccoli
azionisti la «chiarezza» del bilancio è parsa già una promozione. Per
questo hanno festeggiato una società, che negli ultimi 7 anni ha solo
bruciato denaro (41 milioni), valutandola ben 20 milioni di euro: ossia
quanto il suo fatturato e 5,5 volte il suo patrimonio netto. Quasi ci si
scordava di dire che Olidata ha anche debiti netti per oltre 25 milioni.
13. NEOS FINANCE E
QUEI VECCHI CREDITI AVARIATI...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Sarà anche "nuova"
quell'attività, ma le svalutazioni evidentemente non hanno età per Neos
Finance, la controllata di IntesaSanpaolo attiva nel credito al consumo.
Nell'ultimo trimestre del 2010, su un totale di 845 milioni di
rettifiche nette sui crediti dell'intero gruppo guidato da Corrado
Passera, ben 100 milioni sono stati di pertinenza della piccola
controllata. Che ha subìto «rettifiche non ricorrenti su crediti
acquisiti da società terze», così recita il comunicato. Che vuol dire?
Più prosaicamente che si è deciso di pulire il bilancio da acquisti di
prestiti rivelatisi non recuperabili.
Del resto, basta
andare indietro nel tempo e si scopre che era dal 2009 che qualcosa non
girava per il verso giusto nei bilanci di Neos Finance. Già allora era
evidente il balzo dei prestiti incagliati, saliti a 288 milioni dai soli
128 milioni del 2008. Un aumento del 125% che aveva portato il livello
totale dei crediti deteriorati a un valore di 620 milioni, ben l'11%
dell'intero portafoglio prestiti di Neos. Ora 12 mesi dopo pulizia è
fatta. Meglio tardi che mai.
14. TARANTINI COME
GERONZI SFIDUCIATO DALLA LEGA...
L. G. per "Il Sole 24 Ore" - Ha accettato che la
politica entrasse nel board di alcune controllate a patto che stesse
fuori dal vertice di Edison. E in quella stessa occasione A2A ha
lanciato anche un segnale piuttosto chiaro ai soci: i dividendi ci
saranno ma non a scapito della crescita dell'azienda. Un cambio di rotta
che, stando a quanto riferito da Radiocor, gli azionisti, Comune di
Milano e di Brescia, sembrano però non aver digerito.
In sede di
Commissione sulle società partecipate del Comune di Brescia, Nicola
Gallizioli, capogruppo della Lega in consiglio e molto vicino a Umberto
Bossi, ha contestato duramente il presidente del consiglio di
sorveglianza Graziano Tarantini: «Se non si vogliono più dare cedole è
inutile che il Comune tenga le azioni». Non pago, mutuando
un'espressione infelicemente "celebre" di Bossi, ha intimato: «Allora
fora di ...». Aggiungendo: il futuro di Tarantini? «Come quello di
Cesare Geronzi: sfiduciato». Quando si dice una politica lungimirante.
15. IN GRAN
BRETAGNA REDDITO IN CALO PRIMA VOLTA DAL 1981...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Per la prima
volta in trent´anni, in Gran Bretagna cala il reddito medio. La crescita
dei prezzi combinata con i più pesanti tagli alla spesa pubblica dalla
seconda guerra mondiale producono così un altro duro colpo alle speranze
di ripresa economica del governo di David Cameron. Le statistiche
pubblicate nei giorni scorsi rivelano che il salario reale portato a
casa dal cittadino medio, ossia dopo le tasse e aggiustato in base
all´inflazione, è calato dello 0,8 per cento nel 2010.
I dati dell´Office
for National Statistics indicano che il declino dovrebbe accelerare
quest´anno fino al 2 per cento, per stabilizzarsi su una crescita zero
nel 2012: non una buona prospettiva per un´economia uscita dalla
recessione 2008-2009 con il peggior deficit pubblico della sua storia e
tuttora in pericolo di ricadere in una seconda flessione. «L´inflazione
è alta e supera il normale livello di crescita dei salari», commenta
Vicky Redwood della società di analisi finanziarie Capital Economic.
Il declino del
reddito reale nel 2010 è il primo sofferto dal 1981, quando nel Regno
Unito i salari calarono dello 0,2 per cento sulle ali della recessione
causata dalle severe misure finanziarie introdotte da Margaret Thatcher,
che appaiono tuttavia come modesti tagli in confronto a quelli varati
oggi da Cameron. In assoluto, il declino dello 0,8 per cento registrato
lo scorso anno è il più pesante dal 1977, quando il reddito diminuì del
2,2 per cento. Nel 2009 era cresciuto dell´1,1.
Ma il ministro del
Tesoro George Osborne non fa, per ora, marcia indietro: «La manovra
finanziaria che abbiamo approvato contiene dure misure, ma restiamo
convinti che siano inevitabili nel breve termine per aprire la strada a
una solida ripresa nel prossimo futuro».
16. IL PD:
"FONDERE SNAM CON TERNA" SAGLIA: "NE RIPARLIAMO FRA 5 ANNI"...
Da "la Repubblica" - «Il governo sbaglia a non volere
la creazione di un "campione europeo delle reti" con Snam Rete Gas e
Terna». Lo ha detto Enrico Letta, vice-segretario del Pd che ha
presentato un´interpellanza urgente al governo per chiedere la
separazione societaria di Snam da Eni.
«Il governo
conferma di voler navigare a vista senza un´idea di politica
industriale», ha detto Letta. Per il governo ha risposto il
sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia: «Il modello
scelto dal governo per lo scorporo della rete del gas prevede una
verifica dopo 5 anni» e allora sarà «possibile la separazione
proprietaria».08-04-2011]
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OPA A CHI? - IL
VELENO DI Jean Azéma di Groupama, La compagnia assicurativa francese CHE
ha dovuto rinunciare ad entrare nel capitale della Fondiaria-Sai PER
OBBLIGO DI OPA IMPOSTO DALLA CONSOB DEL TREMONTINO VEGAS, "Sarei curioso
di sapere quale sarà la risposta della Consob per Unicredit. La banca
italiana ha preso il nostro posto nei confronti della famiglia Ligresti
e fa una richiesta analoga
Dominique Gallois
e Stephane Lauer per "la Repubblica"
Jean Azéma,
amministratore delegato di Groupama, torna a parlare della sconfitta
subita dal suo gruppo in Italia a metà marzo. La compagnia assicurativa
francese ha dovuto rinunciare ad entrare nel capitale della
Fondiaria-Sai.
Come analizza lo
stop che avete subito?
«L´approccio preliminare è stato fatto in accordo con l´azionista
principale. Nell´ottobre del 2010, avevamo proposto alla famiglia
Ligresti di acquisire il 17% del capitale della loro holding, la
Premafin, che controlla FonSai. L´accordo prevedeva anche di entrare
eventualmente nel capitale della FonSai, precisando, in entrambi in
casi, che non eravamo intenzionati a lanciare un´Opa e a modificare la
struttura di controllo delle società. Questo dossier è stato trasmesso
per approvazione all´autorità di controllo della Borsa italiana, la
Consob, che ci ha chiesto di lanciare un´Opa, cosa che noi non volevamo
fare. A questo punto ci siamo tirati indietro».
Non era
prevedibile la richiesta della Consob?
«No. Nessuno, nemmeno i nostri avvocati, aveva preso in considerazione
una simile eventualità, tanto più che la famiglia Ligresti non voleva
cedere il controllo. Sarei curioso di sapere quale sarà la risposta
della Consob per Unicredit. La banca italiana ha preso il nostro posto
nei confronti della famiglia Ligresti e fa una richiesta analoga».
La decisione della
Consob quindi potrebbe avere un risvolto politico. Che giudizio dà di
questa nuova fiammata di patriottismo economico in Italia?
«È qualcosa che va in senso contrario alla globalizzazione
dell´economia. La crisi favorisce il ritorno di modelli superati e
controproducenti. È normale che certe industrie strategiche siano
protette dallo Stato, ma non bisogna proteggere qualsiasi cosa. Non è
così che si potrà costruire l´Europa. L´Italia e la Francia sono nella
zona euro e hanno forti legami culturali».
Gli italiani si
lamentano della mancanza di reciprocità nelle operazioni di investimento
azionario. È vero?
«Non è vero nel settore delle assicurazioni. Nel 1996, quando le Agf
sono state privatizzate, una parte delle loro attività è stata ceduta
alle Generali».
Il dossier FonSai
è chiuso?
«L´Italia è il nostro secondo mercato dopo la Francia, con più di 800
agenti che realizzano un fatturato di 1,5 miliardi di euro, e abbiamo la
volontà di svilupparci ancora. Anche se l´operazione non è andata a buon
fine, restiamo in contatto con i protagonisti, con cui peraltro abbiamo
ottimi rapporti. Non penso che una banca abbia la vocazione di restare
in eterno nel capitale di una compagnia assicurativa. In quel caso
potremmo rientrare in gioco».
Ci sono altre
opportunità di acquisizioni in Europa?
«Nel 2001, quando abbiamo avviato questa strategia di sviluppo
attraverso le acquisizioni, ci hanno spiegato che non c´era nulla da
vendere, non solo in Francia, ma anche in Italia. Da allora, il nostro
fatturato all´estero ha superato il 25%, mentre prima era al 15%.
Abbiamo colto delle opportunità anche in Spagna e nell´Europa dell´est.
La storia cambia. Si presenteranno altre occasioni».
A che punto è
l´ingresso in Borsa di Groupama, annunciato da anni?
«Usciamo da due anni difficili per le assicurazioni, perciò non è il
momento propizio per quotare il gruppo in Borsa. Inoltre, preferiamo
aspettare che si chiarisca la situazione relativa alle nuove norme di
solvibilità delle assicurazioni, dette «solvibilità 2».
La mancata
quotazione in Borsa non rappresenta un problema nell´ottica di
finanziare eventuali acquisizioni?
«La quotazione in Borsa ci garantisce una maggiore flessibilità per
finanziare la nostra crescita esterna. Ma per quanto concerne il nostro
investimento in Italia, ne avevamo chiaramente i mezzi».08-04-2011]
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SPUTE-RAI! - È
BASTATA UNA FOTO DELL’ODIATO SANTORO (NEANCHE ANDATA IN ONDA), PER FAR
SALTARE LA MOSCA AL NASO A BRU-NEO, CHE FURIOSO LASCIA LO STUDIO DI
“CENTOCINQUANTA” - CONCLUSIONE INGLORIOSA DI UN FLOP ANNUNCIATO FINITO A
SPUTI (DI BAUDO ALL’AUTORE DI BRUNEO DONAT-CATTIN) - ORA PIPPO RISCHIA
UNA MULTA DI 80MILA €. ANCHE VESPA SANZIONATO PER “ABBANDONO DI
PROGRAMMA” - LE STAR DI VIALE MAZZINI CONTRO I COMPENSI IN RETE…
1 - BAUDO E VESPA:
FLOP, LITI E QUALCHE SPUTO
Maria Volpe per il "Corriere della Sera"
Così è finita
l'avventura di «Centocinquanta», programma di Raiuno dedicato
all'anniversario dell'Unità d'Italia, nelle mani di Bruno Vespa e Pippo
Baudo che mercoledì (quarta e ultima puntata, anche se avrebbero dovuto
essere sei, ma gli ascolti insoddisfacenti hanno portato alla chiusura
anticipata) si sono scontrati duramente. Sul finale dello show, mentre
suonava la banda dei carabinieri, venivano proiettate fotografie di
personaggi di punta della Rai (Frizzi, Conti, Giletti, Venier, Magalli).
Ecco che
d'improvviso sul monitor (che il pubblico a casa però non ha visto)
compare il volto di Santoro. Vespa - è noto che tra i due giornalisti
non corre buon sangue - si infuria: «La serata si conclude qui». E
lascia lo studio prendendosela con gli autori che hanno avuto «la
trovata geniale», chiudendosi in camerino.
In diretta intanto
Baudo prosegue come se nulla fosse e, a luci spente, fa partire pure un
festeggiamento con tanto di brindisi, in un clima di fortissima tensione
(e pure un po' surreale). Tanto che ieri sera anche «Striscia la
notizia» si è chiesto che cosa fosse successo. Del resto la tensione era
palpabile da 15 giorni. Perché solo la prima puntata, con ottimi
ascolti, aveva illuso. Quando un pessimo 14% ha segnato gli ascolti
della seconda, era stata convocata una riunione.
Pare che Vespa non
gradisse l'eccesso di «intrattenimento» del programma e così sono
cominciate a volare parole grosse tra Claudio Donat Cattin, autore
storico di «Porta a porta», e Baudo, culminate in uno scambio senza
precedenti. Donat Cattin avrebbe accusato Baudo di «comportamento
mafioso» e Pippo avrebbe replicato con uno sputo in faccia all'autore
(mancando però il bersaglio). Ora si sussurra che sia pronta una lettera
di richiamo per Baudo e una possibile multa (80 mila euro?). Ma si parla
pure di una sanzione a Vespa per «abbandono di programma».
2 - LO SCOOP DI
LETTERE43 DEL 29 MARZO - IL FLOP BAUDO-VESPA FINISCE A SPUTI
Sabina Donadio per "Lettera 43" (http://www.lettera43.it/fatti/11806/il-flop-baudo-vespa-finisce-a-sputi.htm)
Fare il 14% in
prima serata per due pezzi da novanta come Pippo Baudo e Bruno Vespa
deve essere stato davvero un duro colpo all'orgoglio.
La seconda puntata
di Centocinquantanni (andata in onda mercoledì 23 marzo), il programma
Rai che vuole ripercorrere le vicende dell'Italia dal 1961 condotto da
questa inedita coppia, è stata quel che si definisce in gergo televisivo
un flop clamoroso.
Clima
incandescente, dunque, il giorno successivo, nella riunione che si è
tenuta fra autori e conduttori.
Claudio Donat Cattin, storico capostruttura di Raiuno legato a Bruno
Vespa, è stato, secondo quanto risulta Lettera43.it, perentorio. «Il
programma ha troppo varietà e poco approfondimento, ecco perché è stato
un insuccesso»: questo il succo del suo intervento.
Tanto è bastato
per scatenare l'ira di Pippo a cui, evidentemente, il varietà sta più a
cuore della storia. Senza pensarci due volte, lo showman catanese, dopo
essersi alzato in piedi, avrebbe sputato in piena faccia a Donat Cattin.
In mezzo alla
vivace discussione si è trovata anche Dina Minna, storica segretaria di
Baudo, un tempo indicata da Katia Ricciarelli come amante del
conduttore. Non si sa se, per aver tentato inutilmente di spegnere i
toni della discussione, anche lei sia stata vittima del 'fuoco amico' di
Pippo.
3 - GLI STIPENDI
DELLE STAR RAI SU INTERNET I CONDUTTORI CONTRARI: SAREBBE UN ECCESSO...
Da "la Repubblica" - Non è una ribellione ma poco ci
manca. Ai conduttori della Rai piace pochissimo l´idea di pubblicare sul
sito di Viale Mazzini i compensi delle star che vanno in onda sul
servizio pubblico. «Bisognerebbe mettere in luce che si tratta di
guadagni lordi e non netti - avverte Carlo Conti, presentatore
dell´Eredità -. E sarebbe anche utile mettere in evidenza quanto i
conduttori fanno guadagnare all´azienda con i loro programmi attraverso
la pubblicità».
Molto scettico Max
Giusti, altro volto notissimo di Raiuno dove conduce i pacchi: «Sono
sicuramente favorevole alla trasparenza dei compensi di chi lavora nella
tv pubblica, ma nelle sedi opportune. Ritengo, inoltre, che sia
importante evitare gli eccessi che spesso provocano conseguenze
imprevedibili».08-04-2011]
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GRAZIE PER LE
RESE! - IL 2010 AMMAZZA TUTTI: Il Corriere (quasi 490 mila copie) si
mantiene saldo davanti a Repubblica (449,2), ma l’anno scorso ha perso
il 9,1% contro il 7,4% della concorrente - il Sole di riotta lascia sul
terreno l’8,2%, Libero il 7,4%, la Stampa il 6,9% - Arretrano anche gli
sportivi, dal -4,1% della Gazzetta dello sport al -6,6% del Corriere
dello sport - Non fanno meglio il Giorno a -10,7%, l’Unione sarda a -6%,
il Resto del Carlino a -5,1%, il Messaggero e il Piccolo a -4,6%.
Marco A. Capisani
per "Italia Oggi" del 26 marzo 2011
La fine del 2010 chiude un anno di diffusioni e sul campo lascia tutti i
principali quotidiani, nazionali e locali, con il segno meno davanti.
Guardando le ultime rilevazioni Ads sul periodo gennaio-dicembre 2010
rispetto a quello gennaio-dicembre 2009, si spazia da Avvenire (con un
+0,6%) e il Giornale (-0,6%) fino al -16,5% dell'Unità, al -16,3% della
Gazzetta del mezzogiorno e al -15,1% del Secolo XIX.
C'è qualche
boccata di ossigeno per i settimanali che aumentano le vendite non solo
nella fascia di prezzo intorno a un euro con Vero (+16,4%), Tu style
(+6,7%) o Top (+5,2%) ma anche con Diva e donna di Cairo communication
(+10,4%) e Vanity Fair (+3,8%), entrambi in edicola a prezzi superiori.
Più movimentato
dai segni positivi, infine, il mondo dei mensili con testate che si
consolidano trasversalmente ai settori, dall'arredamento alla moda, e ai
target di riferimento, femminili quanto maschili. Ne sono solo alcuni
esempi Condè Nast Traveller (su del 10,3%), Marie Claire (su del 3,7%) e
Gq (su dell'1,3%).
È probabile avere
strascichi di crisi ancora per il 2011 per l'editoria quotidiana
tricolore, vista la scarsa visibilità sul mercato pubblicitario a detta
delle maggiori case editrici, ma anche a causa del perdurare quest'anno
degli stati di crisi aziendali e dei dati diffusionali poco confortanti.
Il Corriere della
sera (quasi 490 mila copie) si mantiene saldo davanti a Repubblica
(449,2 mila copie), ma l'anno scorso ha perso il 9,1% contro il 7,4%
della concorrente. Tra le grandi testate il Sole 24 ore lascia sul
terreno l'8,2%, Libero il 7,4%, la Stampa di Torino il 6,9%. Arretrano
anche gli sportivi, dal -4,1% della Gazzetta dello sport al -6,6% del
Corriere dello sport. Non fanno meglio i giornali locali o regionali con
il Giorno a -10,7%, l'Unione sarda a -6%, il Resto del Carlino a -5,1%,
il Messaggero e il Piccolo a -4,6% e ancora l'Eco di Bergamo a -4%.
Eccezion fatta per
quelli già citati, si contrae la diffusione dei newsmagazine, tra
Famiglia Cristiana (-3,8%) che punta molto sul web per la ripresa e A
(-2,6%) che scommette invece su un taglio maggiormente di attualità.
L'Espresso registra un -4,7%, il diretto competitor Panorama un -5,7%.
Anche l'ammiraglia mondadoriana Grazia si tinge di rosso: -4,8%.
Tra i mensili, è
vero che sono numerosi i periodici che si salvano, come Case da abitare
(+8,6%), Elle (+2,8%) e Glamour (+3%), ma pesa sul comparto il -16,4% di
Max, il -15,5% di Cosmopolitan, il -15,4% di Flair, il -14,8% di Focus.
Riescono a mantenere le posizioni sia Vogue Italia (stabile intorno alle
103,4 mila copie) sia Wired (che lima un -0,8% a quota 87,6 mila copie).
08-04-2011]
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LA DIFESA DI MINZO
E SADO-MASI: “SPENDEVA UN SACCO DI SOLDI PURE RIOTTA” - L’INVIDIA DI
BERSANI PER IL “SINDACO” FASSINO - I GABBIANI DI RAMPELLI CONTRO
ALE-DANNO - BRUNETTA ORDINA AUTO BLU “SOBRIE” MA POI SCENDE DA UNA
MASERATI - ALTRO CHE EXPO, UNA DISNEYLAND PER L’IDROSCALO - ORFEO
SUPERSTIZIOSO POSTICIPA IL SALUTO - DA LUXURIA A FOLENA, GLI EX
PARLAMENTARI CHE MANGIANO CON LA CULTURA - SE LA PECORA HA MENO DI 18
ANNI…
A cura di Enrico
Arosio e Primo De Nicola per "L'espresso"
1. LE SPESE DI
MINZOLINI - E RIOTTA, ALLORA?
Curioso retroscena nello scambio di lettere tra il direttore generale
della Rai e Augusto Minzolini per risolvere la grana delle spese fatte
dal direttore del Tg1 con la carta di credito aziendale. Nell'accordarsi
per la restituzione all'azienda di circa 70 mila euro, sia Masi che
Minzolini sembrano avere un'unica preoccupazione: prendersela con Gianni
Riotta, il predecessore dell'attuale direttore. Scrive Masi a Minzolini:
"All'atto della stipula del tuo contratto convenimmo sull'idea di
assegnarti la carta di credito unitamente all'impegno di esclusiva da te
concesso".
Un occhio di
riguardo che la Rai usa quando c'è da assumere "figure giornalistiche di
rilievo". E qui parte la prima frecciata a Riotta. "Ricordo", scrive
Masi, "il pagamento per tre mesi di una stanza di prima categoria in un
hotel di lusso in Roma per il tuo predecessore". Poi la palla passa a
Minzolini. È paradossale che tanta attenzione come sulla carta di
credito, scrive, non ci sia stata in passato "su questioni ben più
concrete".
E siamo alla
seconda stoccata per Riotta: "Ad esempio", attacca Minzolini, "resto
perplesso se penso che negli studi del Tg ho trovato un macchinario
(ledwall passo 20) noleggiato a circa 100 mila euro annui e tenuto lì
per due anni inutilizzato e ricoperto di polvere".
O, ancora, "se
penso alla struttura messa in piedi nell'ambito del Tg con contratti ad
hoc per studiare, parliamo sempre del mio predecessore, una trasmissione
d'informazione di prima serata che non è mai andata in onda. Misteri
inspiegabili". Appunto. P. D. N.
2. TAFFERUGLI ALLA CAMERA - BARBATO CHIEDE I DANNI...
Quel destro gli era costato 15 giorni di prognosi e due giorni di
sospensione dalle sedute della Camera. Ora Franco Barbato vuol farla
pagare ai deputati del Pdl che, lo scorso 7 luglio, nell'aula di
Montecitorio lo hanno a suo dire aggredito durante un dibattito. Il
deputato dell'Idv ha citato in giudizio vari colleghi, tra i quali
Giovanni Dima, Barbara Saltamartini e Carlo Nola (è lui che ha sferrato
il pugno e per questo si è già preso 15 giorni di sospensione
dall'aula). La Procura di Roma ha chiesto di acquisire le registrazioni
(ottenendole dai vertici della Camera) delle immagini effettuate quel
giorno con le telecamere interne all'emiciclo. Serviranno forse per la
prova-moviola. B. C.
3. QUEL BEATO DI FASSINO...
Cortile di palazzo Montecitorio, scenetta che fa ipotizzare un certo
stato depressivo tra i vertici del Pd. Il segretario Pier Luigi Bersani
vede Piero Fassino, candidato alle comunali di Torino, parlare
allegramente al cellulare. Commento di Bersani: "Beato lui. Andrà a fare
il sindaco e potrà dare un senso alla sua vita...". S. AN.
4. GABBIANI CONTRO ALEMANNO...
Fronda interna nel Pdl contro Gianni Alemanno. Il deputato berlusconiano
Fabio Rampelli, amico storico del sindaco (andavano assieme al liceo) e
uno dei fautori della sua vittoria di tre anni fa, non ha digerito la
brutale esclusione dalla giunta di Laura Marsilio, ex assessore alla
Scuola. Il suo gruppo, i Gabbiani, sono ormai all'opposizione.
Organizzano convegni di critica all'azione amministrativa capitolina,
soprattutto sul fronte dell'urbanistica. Silenziosamente stanno
addirittura preparando una candidatura di centrodestra alternativa a
quella del sindaco uscente per le elezioni comunali che si dovrebbero
tenere nel 2013. Quella del ministro della Gioventù Giorgia Meloni. V.
D.
5. COMMISSIONE
ANTIMAFIA, DIAVOLO D'UN VIOLANTE...
Un'occasione sprecata, forse per scarsa preparazione. Erano mesi che i
commissari del Pdl aspettavano al varco il democratico Luciano Violante
a Palazzo San Macuto, per interrogarlo sulla famosa trattativa
Stato-mafia che avrebbe messo fine alla stagione delle stragi del
1992-93.
Così, martedì 29,
nelle seduta a porte chiuse della commissione Antimafia, Amedeo
Laboccetta e Antonino Caruso hanno chiesto all'ex presidente Violante
perché nel 1992 la commissione rifiutò di sentire l'ex sindaco
andreottiano di Palermo Vito Ciancimino. Violante ha spiegato che don
Vito era stato appena arrestato e non era il caso di interferire con le
indagini. Ma i membri del Pdl hanno insistito, con domande martellanti,
su come avesse fatto lui ad avere la lettera in cui Ciancimino si
offriva di parlare. Ma non era questo il gran mistero: la lettera era
uscita su "La Stampa" due giorni prima che Violante decidesse di non
ascoltare il boss mafioso. Scoop azzerato. F. B.
6. PARLAMENTO IN CIFRE: 4.406 - Sono gli atti
parlamentari sulla giustizia presentati in questa legislatura. Così
tanti da impegnare costantemente la Camera e il Senato, poco importa se
poi sono state approvate solo il 5 per cento delle proposte di legge o
se hanno ricevuto risposta solo il 12 per cento delle interrogazioni
rivolte al governo. I temi che la fanno da padrone sono lodo Alfano,
processo breve e intercettazioni.
COMMESSI FUORI CONCORSO - Alla Camera commessi sul piede di guerra. Il
piano di assunzioni dell'ufficio di presidenza prevede entro il 2013 un
concorso per assumere nuovi consiglieri parlamentari (non se ne facevano
da dieci anni), mentre non sono alle viste selezioni per assistenti
parlamentari, che a fine 2010 erano 462 rispetto agli oltre 1.600
dipendenti di Montecitorio.
"L'organico degli
assistenti è diminuito del 23 per cento", si legge in un bellicoso
comunicato dell'Aspa, uno dei sindacati dei dipendenti della Camera, che
invita ad "alzare il livello dell'iniziativa" per non "ritrovarsi
sospinti verso il basso da una esternalizzazione" dei servizi svolti dai
commessi: prevalentemente presidiare ingressi e portare buste da un
ufficio all'altro, per una retribuzione iniziale netta di euro 1.663
che, negli anni, sale pure di parecchio. B. C.
7. QUESTE MINORENNI...
In un vecchio film di Woody Allen, lo ricorda Alberto Arbasino in
"America amore" (Adelphi), appena sbarcato in libreria, un medico
newyorkese va in crisi perché innamorato di una pecora, Daisy. Scoperto
dalla moglie in flagrante adulterio sodomita, finisce sotto processo e
condannato. Perché si scopre che la pecora ha meno di 18 anni.
8. MILANO, IDROSCALO DISNEYLAND...
Mentre si litiga sul progetto Expo 2015 (quanto verde, quante nuove
costruzioni), a est di Milano crescono ipotesi suggestive
sull'Idroscalo. Nel 2015, infatti, nel bacino artificiale si svolgeranno
i Mondiali di canoa. Da qui parte il progetto di Regione e Provincia,
che hanno già stanziato 3 milioni ciascuna per sistemare alberi, aree
verdi e cancelli. Ma è solo l'inizio.
Un piano ambizioso
prevede l'annessione di un'area di 31,5 ettari, attigua alle sedi Ibm e
Mondadori, che diverrebbe l'epicentro di una sorta di Disneyland dello
sportivo, con un grande impianto dedicato al nuoto. All'Idroscalo, sopra
il rinnovato parco giochi d'acqua, sfreccerà una monorotaia destinata a
collegare la futura linea 4 del metrò con la stazione del Passante
ferroviario di Segrate. E non mancherà una colata di cemento: nell'area
più vicina al lago artificiale della Sea, che gestisce il vicino
aeroporto di Linate, sorgerà un grande albergo. A prova, si spera, di
zanzara. VI. P.
9. PAROLA DI MINISTRO: SOBRIA COME UNA MASERATI...
"Finalmente, bravo ministro, non se ne poteva più di macchinoni". La
sera di martedì 29 marzo i pochi funzionari del ministero dell'Economia
rimasti al lavoro in via XX Settembre non hanno ancora esaurito le lodi
in onore del ministro Brunetta, protagonista di un duro giro di vite
contro le auto blu. "Siano più sobrie e di bassa cilindrata", il succo
della severa direttiva inviata a tutte le amministrazioni proprio quel
giorno.
Ma l'aria di festa
è turbata da una robusta frenata nel piazzale interno del ministero.
Sorpresa: da una Maserati blu scuro scende Brunetta atteso da Tremonti
per una riunione. Furtivi telefonini di funzionari delusi immortalano la
vistosa vettura: "È la prima volta", commenta uno di loro, "che scende
da una Maserati. Forse la solita auto di servizio è guasta". M. D. B.
10. PREMIATO L'ESPRESSO...
Con l'inchiesta "Il volo di Massimo" sui morti sul lavoro nei cantieri
in Campania, pubblicata su "l'Espresso" lo scorso febbraio, Claudio
Pappaianni ha vinto il premio giornalistico Di Donato, di Taranta
Peligna. Tra i giurati, Fausto Bertinotti, Tiziano Treu e Lucia
Annunziata.
11. ORFEO ANTI MALOCCHIO...
Perché il neodirettore del "Messaggero", Mario Orfeo, ha pubblicato il
suo primo editoriale mercoledì 30 marzo con un giorno di ritardo, visto
che al vertice della redazione romana di via del Tritone si è insediato
lunedì 28? Perché, da buon napoletano, è assai superstizioso.
E quindi sa bene
che "di venere e di marte non si sposa, non si parte e non si dà
principio ad arte". Va ricordato che Orfeo si comportò allo stesso modo
nel 2002, quando assunse la direzione del giornale della sua città "Il
Mattino" (proprietà dei Caltagirone come "Il Messaggero"). Anche allora,
seguendo il principio del non-è-vero-ma-ci credo, evitò il giorno
potenzialmente infausto. V. D.
12. SUB CUSTODI E SUB LOBBISTI...
O i subacquei italiani hanno buoni lobbisti o è merito del deputato
Fabio Granata, così legato a Gianfranco Fini da averlo preso a
riferimento anche nella sua attività legislativa. Il parlamentare di Fli
ha presentato una proposta di legge per istituire una soprintendenza
marina che tuteli il patrimonio archeologico sommerso e i relitti delle
guerre mondiali. Il testo, ora in commissione Cultura a Montecitorio,
prevede la possibilità di svolgere il ruolo di "custodi" per i sub che,
previa iscrizione a un albo, potranno impegnarsi in attività di ricerca
e vigilanza. Il presidente della Camera, noto appassionato di
immersioni, non potrà non apprezzare. P. FA.
13. PACE CON LE STELLINE...
Un regalo elettorale da Letizia Moratti che vale 4 milioni di euro (400
mila l'anno per dieci anni). Il sindaco di Milano chiude una doppia
vertenza con la Fondazione Stelline che gestisce lo storico palazzo di
corso Magenta vicino al Cenacolo, prestigioso centro congressi.
Nell'atto di costituzione dell'ente, il Comune, donatore del bene, si
impegnava a sostenere le spese straordinarie. Che negli anni ci sono
state, eccome. Eppure la Fondazione ha visto solo spiccioli e una
tantum.
L'anno scorso ha
trascinato Palazzo Marino in tribunale e incassato una sentenza
favorevole. Il giudizio pende ora presso la Corte d'Appello, l'udienza è
fissata nel 2013. Ma le Stelline hanno i conti in rosso, meglio evitare
rischi inutili : ed ecco l'accordo di conciliazione. T. MAC.
14. CON LA CULTURA SI MANGIA LO STESSO...
Cambio di vita per alcuni ex parlamentari di sinistra della commissione
Cultura della Camera non rieletti nel 2008. Vladimir Luxuria è tornata
all'attività artistica, in tv, alla radio e soprattutto in teatro. Titti
De Simone, giornalista, è rientrata nella sua Palermo per fondare
l'associazione Nzocchè, un circolo Arci da cui è nato un progetto
editoriale, prima opera un libro intervista con la regista Emma Dante.
Anche Pietro Folena, che della commissione è stato presidente, ha
fondato un'associazione culturale, MetaMorfosi, con cui ha già
realizzato sette mostre su Michelangelo. Chi diceva che con la cultura
non si mangia? C. Co. 08-04-2011]
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paghe-rai tutto! -
SADO-MASI IMPONE AI DIPENDENTI UN PIANO LACRIME E SANGUE E POI SVUOTA LE
CASSE PER UN MAXICONTRATTO A SGARBI (200MILA € A PUNTATA PER CINQUE
SERATE) - LA TRASMISSIONE NON HA ANCORA UN NOME, NON SI SA QUANDO ANDRA’
IN ONDA MA SUCCHIA 8 MILIONI € - MEZZA RAITRE (GABANELLI, FAZIO, FLORIS,
DANDINI) ATTENDE IL RINNOVO, IL DIRETTORE DI RAIUNO MAZZA pensa a un
contratto per la fidanzata DI MASI a "uno-Mattina
Carlo Tecce per "il
Fatto quotidiano"
Per un critico
d'arte scegliere un nome è il compito più difficile. Vittorio Sgarbi
cambia ogni giorno titolo al suo programma per il debutto in Rai: Il mio
canto libero, Il bene e il male, Capra e cavoli. Sul contratto e i costi
di produzione, l'arte si fa da parte, e la cifra è tonda: cinque serate
su Raiuno, otto milioni di euro.
Per scongiurare
lunghe riflessioni e ripensamenti, il direttore generale Masi ha offerto
a Sgarbi un accordo in esclusiva di un milione di euro, spalmato in
cinque comode rate: 200 mila euro a puntata. Masi con i suoi preferiti è
un dirigente premuroso e sbrigativo, un mecenate grondante di soldi
pubblici. Impose a Vieni via con me di ospitare gratis Roberto Benigni.
Obbliga Vauro e Marco Travaglio a lavorare gratis ad Annozero.
Ricordate? Roba vecchia.
Per l'appalto
esterno con la società di Bibì Ballandi, incaricata di costruire la
trasmissione X di Sgarbi, viale Mazzini spende 2,350 milioni di euro, un
pelino sotto i 2,5 per evitare il fastidioso voto in Consiglio di
amministrazione. E maniche larghe ovunque: 3,150 milioni di euro per i
costi di rete, più 1,5 milioni per la produzione. Totale (Sgarbi
compreso): 8 milioni di euro, 1,6 a serata. E per cosa? Per un programma
misterioso che slitta nel palinsesto perché a maggio, il mese indicato,
cadono le elezioni amministrative: Sgarbi, versione sindaco di Salemi,
viola la par condicio.
Nessun problema,
le regole in Rai mica valgono per tutti. Masi è flessibile: prima scrive
nelle sue amate circolari che i nuovi contratti vanno sforbiciati del 20
per cento, poi ingaggia Giuliano Ferrara con un sontuoso triennale e
temporeggia sui rinnovi di mezza (e odiata) Raitre, Fabio Fazio,
Giovanni Floris, Milena Gabanelli e Serena Dandini. E fa pure una
pernacchia ai dipendenti: piano industriale di lacrime e sangue, e
dunque niente aumenti. Così per settembre Raitre sarà in bilico: Che
tempo che fa, Parla con me, Ballarò, Report. Masi è un direttore
generale che tutti danno in uscita, ma con i piedi saldamente dentro.
L'ultima partita
per normalizzare viale Mazzini la gioca da solo, chi ha i contratti in
scadenza deve passare nel suo ufficio, almeno un paio di volte, per poi
sentirsi rimandato, richiamato, tenuto in sospeso. Masi mostra la sua
efficienza per Ferrara, un triennale firmato all'istante (senza nemmeno
avvisare il Cda) oppure per Sgarbi, invocato per fare il contraddittorio
a Marco Travaglio ad Annozero e precettato a novembre per creare un
Vieni via con me in salsa berlusconiana.
Una salsa talmente
forte che Oliviero Toscani, già assessore a Salemi, lasciò il gruppo
dell'ex ministro senza convenevoli: "Non presto il fianco al Cavaliere".
La Rai investe al buio 8 milioni di euro per una trasmissione che
nessuno conosce, che potrebbe esordire a giugno per una concorrenza
balneare con Mediaset. Per salvare il sindaco di Salemi dal duello
pubblicitario - il famoso periodo di garanzia - e farlo gareggiare con
la terza replica dei Cesaroni.
Mai viale Mazzini
ha svuotato le casse per il palinsesto estivo, il fuori stagione
televisivo. Provi a chiedere a Ballandì quando andrà in onda? Risposta,
mercoledì 18. Ri(provi) con la Rai? Anticipano di un paio di mercoledì.
E autori, ospiti, argomenti? Chissà. L'idea di Sgarbi fu estemporanea,
ispirata a Vieni via con me: "Io sarò l'anti-Saviano. Adesso prepariamo
il numero zero. L'importante è che vada in onda - disse a novembre - in
prima serata per avere una risonanza tale da rispondere ai dibattiti
suscitati da Fazio".
Il prototipo è
proprio lo speciale-evento di Raitre. Aspettando un confronto di
ascolti, Sgarbi stravince il paragone dei costi: lo scrittore di Gomorra
guadagnava 50 mila euro a serata (lui 4 volte di più), Vieni via con me
con una media del 29 per cento di share legittimava i 500 mila euro a
puntata (lui 3 volte in più).
Non serve
spulciare troppo i conti dei programmi sgraditi al governo, Sgarbi casca
sempre male: Annozero, 194 mila euro a puntata; Ballarò, 110 mila;
Report, 139 mila. E tutti registrano ascolti che fanno incassare
pubblicità all'azienda. L'ingaggio di Sgarbi (un mese!) è il doppio di
quanto prendono in un anno Michele Santoro e Floris. Cinque volte lo
stipendio di Gianluigi Paragone e Lucia Annunziata, per non parlare
della Gabanelli. E via con moltiplicazioni e divisioni. Non pretendete
che un critico d'arte sappia maneggiare i numeri: "Quelle di B. sono
amanti, non escort".
CHE "UNOMATTINA
ESTATE" SAREBBE SENZA LA COMPAGNA DEL CAPOAZIENDA?
Da "il
Fatto quotidiano" - Ogni tanto ci prova, Mauro Masi. E
cerca di trovare uno spazio per la sua compagna, Ingrid Muccitelli.
Stavolta il suo nome - come testimonia il documento ufficiale di Rai 1
che pubblichiamo qui a fianco - è nella scheda programma di "Unomattina
estate". La storica rubrica di Raiuno, da giugno a settembre, cambia
facce e forma, ma resta la staffetta tra i conduttori feriali (dal
lunedì al venerdì) e i conduttori festivi (il sabato e la domenica). Per
il fine settimana l'azienda indica addirittura due conduttrici, e questo
non è mai successo: un giorno per Elisa Isoardi, un giorno per la
Muccitelli.
Ieri in Cda i
consiglieri di opposizione hanno sollevando l'argomento spiegando che,
seppur non ci sia nulla di personale contro la Muccitelli, che già
lavora per la Rai (a "Mattino in famiglia" il sabato e spesso è inviata
di "Quelli che il calcio"), forse per una questione di "opportunità"
Masi dovrebbe desistere. Ma i palinsesti per l'estate sono stati
rinviati, dunque il direttore generale potrà riflettere sul dilemma tra
il cuore e l'azienda.
08-04-2011]
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BOCCHINO E LIBERTÀ
- il gentiluomo della carfagna a sproposito dELLA MINETTI: “IL PECCATO
SI FA PER LA CARNE. PER LE OSSa E SILICONE NON VALE LA PENA” -
“L’intervista a mia moglie? col tempo emergerà che la macchina del fango
è entrata in molte cose, anche su questa vicenda" - ma stavolta sulla
"macchina del fango" c’è LA FINANZA: ACCERTATE LE VIOLAZIONI SUI
CONTRIBUTI AI GIORNALI “IL ROMA” E “L’UMANITÀ”, ENTRAMBI SOVVENZIONATI
CON MILIONI PUBBLICI NONOSTANTE SIANO DELLA STESSA FAMIGLIA - RISCHIA
1,5 MLN € DI SANZIONI E DI DOVER RESTITUIRE I SOLDI…
ITALO BOCCHINO
1 - ITALO BOCCHINO
OSPITE IERI SERA A LA ZANZARA DI GIUSEPPE CRUCIANI SU RADIO 24...
LA MINETTI? TROPPO RIFATTA...
"La Minetti? La trovo troppo rifatta. A Napoli si dice che il peccato si
fa per la carne e non per le ossa...peccare per ossa e silicone non vale
la pena"
LA SILIQUINI? MI PORTA LA POSTA A CASA, LA FARANNO RESPONSABILE
DELLA SEZIONE RACCOMANDATE
"La Siliquini? La vedo quando mi porta la posta a casa. E' un'esperta a
tal punto che quando le hanno chiesto quanti dipendenti hanno le Poste
ha risposto mille e invece sono 150 mila...Quello che le hanno dato è
qualcosa di più che un risarcimento: la faranno responsabile della
sezione ‘raccomandate'".
INTERVISTA A MIA MOGLIE? CREDO CHE COL TEMPO EMERGERANNO I
DETTAGLI DELLA MACCHINA DEL FANGO
"L'intervista a mia moglie? Oramai dopo l'ultimo anno io non sento più i
colpi, la macchina del fango è una macchina complessa, è tutto messo in
conto. Io credo che col tempo emergerà che la macchina del fango è
entrata in molte cose, anche su questa vicenda...ci vuole pazienza per
sapere le cose... "
MONTEZEMOLO
"Secondo me lui non scende in campo per la guida del Paese ma scende in
campo politicamente. Montezemolo è una delle opzioni in campo: non
capisco quest'ansia nei suoi confronti, visto che in questo momento non
si vota".
2 - I GUAI DI FUTURO E LIBERTÀ: IL BOCCHINO EDITORE SCIVOLA SUI
CONTRIBUTI: MULTA DI 1,5 MILIONI...
Gian Marco Chiocci Paolo Bracalini per "il
Giornale"
Un onorevole, due
quotidiani. Ed entrambi finanziati dallo Stato. Peccato che la legge non
consenta che i fondi per l'editoria siano erogati contemporaneamente a
«imprese collegate con l'impresa richiedente o controllate dagli stessi
soggetti». C'è voluta una serie lunga di indagini, prima dell'Agcom, poi
della Guardia di Finanza e quindi dell'Avvocatura dello Stato, per
arrivare «a ritenere sussistente un coordinamento economico e
finanziario che passa attraverso legami personali tra i (...) soci di
Edizioni del Roma spa (della quale è anche sindaco l'amministratore
unico di Edizioni Riformiste) e la configurabilità di un unitario potere
di condizionamento non legato a dati formali», cioè un legame indiretto
tra le diverse proprietà.
Parliamo dei
quotidiani Il Roma , edito dalla Edizioni del Roma, e L'Umanità , edito
da Edizioni Riformiste scarl. Entrambi hanno fatto richiesta per i
contributi pubblici relativi al 2007, 2008 e 2009, ottenendo i fondi per
i primi due anni (a titolo di esempio, 364.616 euro nel 2008 per
L'Umanità, 2.530.638 per Il Roma , sempre nel 2008), mentre il 2009 è
attualmente congelato. Ed entrambi i quotidiani sono riconducibili alla
galassia di Italo Bocchino. Delle Edizioni il Roma spa il colonnello di
Fli è stato socio direttamente negli anni scorsi, mentre attualmente è
socio maggioritario Gabriella Buontempo, sua moglie.
Mentre le Edizioni
Riformiste scarl. sono guidate (amministratore unico) da Francesco
Ruscigno, uomo di fiducia di Bocchino, a lui legato da diverse
iniziative imprenditoriali (l'Agcom rileva come Bocchino «fosse presente
con una partecipazione dello 0,40% nel capitale di Edizioni de
l'Indipendente Srl»)
È nel 2009 che
l'Agcom si insospettisce e avvia un'indagine, da cui emerge «la
ricorrenza di nominativi identici o riconducibili allo stesso nucleo
familiare dell'onorevole Bocchino» nelle proprietà de Il Roma e de
L'Umanità . A quel punto l'Autorità sollecita un'inchiesta della Guardia
di finanza, che prende in carico la questione. Una relazione della Gdf,
e siamo nel 2010, evidenzia «possibili segnali di collegamento e di
controllo », nello specifico una serie di legami tra le due società
beneficiarie di finanziamenti pubblici, attraverso una terza società, la
Gestioni immobiliari Srl, socio di maggioranza di Edizioni Il Roma ma
anche titolare di diversi contratti con la stessa editrice del Roma e
con la Edizioni Riformiste scarl, editrice de L'Umanità .
E coincidenze come
per esempio il fatto che «entrambe le imprese editrici hanno la
redazione romana nel medesimo stabile». Sulla base di queste evidenze
Palazzo Chigi, chiede lumi all'Avvocatura dello Stato, che nel giugno
2010 ravvede elementi critici negli intrecci tra le due società, ma non
sufficienti a negare il contributo per il 2008, che viene autorizzato. I
problemi veri nascono con la successiva richiesta di contributi, quella
per l'anno 2009.
La Guardia di
finanza compie ulteriori indagini che determinano poi una decisione
della Sezione Ispettiva dell'Agcom, nel marzo scorso. Nei fatti
l'Autorità prende atto di tutte le indagini fatte e degli intrecci
societari emersi, in particolare delle rilevazioni della Gdf circa
«indizi gravi,precisi e concordanti dell'esistenza di un coordinamento
della gestione dell'impresa editrice con quelle di altre imprese ai fini
del perseguimento di uno scopo comune» e di «una distribuzione degli
utili o delle perdite diversa da quella che sarebbe avvenuta in assenza
dei rapporti stessi».
Si citano poi una
serie di personaggi tutti nell'orbita di Italo Bocchino. Non solo
Francesco Ruscigno e la moglie Gabriella, ma anche Ludovico Greco e
Maria Grazia Greco, collegati a Il Roma ma anche, attraverso Gestioni
Immobiliari srl, all'editrice de L'Umanità . Perciò l'Agcom chiude la
sua indagine contestando a Edizioni del Roma e all'Editrice Riformista
di aver violato«l'obbligo di comunicare e di rendere trasparente
l'assetto proprietario comprese le posizioni di controllo, delle imprese
editrici », accertando sanzioni amministrative (non ancora emesse) da
500 a 103mila euro moltiplicata per tutte le violazioni, cioè per un
totale teorico di circa 1.500.000 euro.
La legge prevede
poi che, una volta accertato il collegamento tra imprese beneficiarie di
contributi, decada il diritto all'aiuto pubblico. Con la possibilità,
per lo Stato, di chiedere indietro i milioni versati. Il Roma a sua
volta ha contestato le «inutili » e «dispendiose» indagini svolte dalla
Gdf, perché i rapporti commerciali tra le società editoriali sarebbero
assolutamente «normali».
Accusando anzi
«un'ulteriore macroscopica evidenza della grave situazione di
illegittimità della Presidenza del Consiglio». Lo stesso teorema
espresso da Bocchino in un programma tv, per cui Palazzo Chigi avrebbe
«deciso di bloccare i contributi pubblici di cui ha diritto Il Roma »,
perché si fa di tutto «per mettere in difficoltà tutti i giornali che
non si allineano». Solito fumus persecutionis , quando invece, per la
Guardia di finanza, dietro gli intrecci tra società e contributi
pubblici, non c'è fumo, ma parecchio arrosto.08-04-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - “THE ECONOMIST”: L’ITALIA È IL TALLONE D’ACHILLE
D’EUROPA - "WSJ": GLI USA OBBLIGANO HSBC A SVELARE I TITOLARI DEI CONTI
SEGRETI IN INDIA - "EL CONFIDENCIAL": BATOSTA ALLA SPAGNA: TRICHET
PREPARA ALTRI TRE INCREMENTI IN UN ANNO - "ZERO HEDGE": L’AUMENTO
EUROPEO DEI TASSI D’INTERESSE È UN ERRORE PIUTTOSTO GRANDE - LA JP
MORGAN PAGA IL SUO AD JAMIE DIMON 25 MILIONI $ - “EL PAÍS”: SCARPETTE AL
COLOSSEO...
1 - THE WALL
STREET JOURNAL.COM
GLI USA CONSTRINGONO HSBC A RIVELARE I NOMI DEI TITOLARI DEI
CONTI SEGRETI IN INDIA
http://on.wsj.com/dOlDc1
- Il dipartimento
di Giustizia degli Stati Uniti, ieri ha costretto la Hsbc Holdings Plc a
rivelare i nomi dei clienti americani sospettati di avere conti segreti
in India. L'operazione apre una nuova frontiera nella stretta
sull'evasione fiscale inaugurata dal governo. I casi precedenti avevano
riguardato conti americani in svizzera.
L'INNALZAMENTO
EUROPEO DEI TASSI D'INTERESSE SEGNA LA FINE DELL'ERA DEI PRESTITI FACILI
http://on.wsj.com/gAVkTD
- La Banca
centrale europea ieri ha innalzato i tassi d'interesse fino al 1,25 %.
Un segno che il lungo periodo del prestito straordinariamente facile sta
cominciando a volgere al termine. Negli Stati Uniti, dove l'inflazione è
minore rispetto all'Europa, la Federal Reserve è poco propensa a fare lo
stesso, almeno fino alla fine di quest'anno o all'inizio del prossimo.
IN EUROPA I
SALVATAGGI FINIRANNO MAI?
http://on.wsj.com/e52RoA
- È così? La
richiesta di salvataggio del Portogallo segna davvero la fine della
crisi del debito per i paesi dell'eurozona? La Grecia e L'Irlanda sono
già stati soccorsi. In Spagna, negli ultimi mesi, lo stato d'animo degli
investitori è migliorato. E allora perché preoccuparsi?
In futuro il
Portogallo potrebbe aver bisogno di nuovi aiuti. Molti analisti pensano
lo stesso riguardo alla Grecia e in Irlanda le preoccupazioni non sono
finite.
2 - EL
CONFIDENCIAL.COM
BATOSTA ALLA SPAGNA: TRICHET PREPARA ALTRI TRE INCREMENTI IN UN
ANNO
http://bit.ly/gUCoc5
- Fine di un
ciclo. I tassi di interesse salgono e, parallelamente, salgono i rischi
per l'economia spagnola, esclusa da quelle che contano all'interno
dell'Unione monetaria. Mentre l'eurozona cresce del 2%, il Pil spagnolo
rimane allo 0,6%: un terzo. La Spagna, ancora convalescente, dovrà far
fronte a un incremento del prezzo del denaro nel momento peggiore,
quando il Pil rimane al palo.
L'economia
spagnola continua ad essere eccessivamente debole e incapace di evitare
una contrazione dell'occupazione. È in questo contesto che l'Ue vuole
cominciare una politica di innalzamento dei tassi. Quello di ieri non è
che il primo passo: altri tre incrementi è probabile che arrivino
rispettivamente il prossimo luglio e a gennaio ed aprile del prossimo
anno.
FUSIONE CAJA
MADRID, LA BANCA SPAGNOLA PORTA IN DOTE LA TORRE DI FOSTER
http://bit.ly/fXkrsK
- Doveva essere
l'emblema della solidità di Caja Madrid. Invece, dopo poco meno di
quattro anni è caduta in disgrazia. Torre Caja Madrid, il grattacielo
che l'istituto di credito comprò da Repsol per 815 milioni di euro, farà
parte del patrimonio della Bfa, la holding che nascerà dalla fusione
della banca spagnola con altri sette istituti.
L'edificio si
staglia nel mezzo della Ciudad Deportiva del Real Madrid, è il più alto
grattacielo della Spagna ed è stato progettato da Norman Foster.
3 - ZERO HEDGE.COM
L'INNALZAMENTO EUROPEO DEI TASSI D'INTERESSE? "UN ERRORE
PIUTTOSTO GRANDE"
http://bit.ly/hWEAzW
- Secondo l'ex
"policy maker" della Bank of England, David Blanchflower, l'innalzamento
dei tassi di interesse attuato ieri dalla Bce è "un errore piuttosto
grande".
4 - BLOOMBERG.COM
L'AD DELLA JP MORGAN JAMIE DIMON NEL 2010 HA GUADAGNATO 23
MILIONI DI DOLLARI
http://bloom.bg/hk5LiZ
- L'amministratore
delegato della Jp Morgan, Jamie Dimon, nel 2010 ha portato a casa 23
milioni di dollari. Un bell'aumento rispetto al milione e 300 mila
ricevuto nel 2009. La cifra comprende il primo bonus ricevuto dal Ceo
dal 2007: un gruzzolo di 5 milioni di dollari.
5 - THE ECONOMIST
IL TALLONE D'ACHILLE DELL'EURO
http://www.economist.com/
- Secondo il "The
Economist", l'Italia è il tallone d'Achille dell'euro. Il debito
pubblico italiano è il "can che dorme nella crisi dell'eurozona e fino
ad oggi i mercati lo hanno lasciato dormire. [...] La crisi dell'euro ha
una volta di più lasciato a nudo la febbre cronica che affligge
l'economia italiana. Quando il Pil dell'eurozona scende, quello italiano
scende di più; quando invece cresce, quello italiano cresce di meno.
Il paese ha poche
aziende grandi, non crea occupazione per i giovani.. [...]. La
partecipazione delle donne nell'economia è superiore solo a quella di
Malta, all'interno dell'eurozona". La serie di ciabattate prosegue
citando il divario tra nord e sud, gli imprenditori che devono fare i
conti con il crimine organizzato e la penetrazione della ‘ndrangheta al
nord.
6 - EL PAÍS
SCARPETTE AL COLOSSEO
http://www.elpais.com/global/
- Su "El Paìs" si
parla dello scarparo che ha messo le mani sul Colosseo. Il quotidiano
spagnolo ricorda come, per i prossimi 25 anni, Diego Della Valle potrà
gestire il più famoso monumento d'Italia come gli pare.
"Volkswagen aveva
previsto di presentarvi un nuovo modello di auto, ma non ha potuto fare
altro che pagar dazio al patron della Tod's", scrive "El Paìs", che
sottolinea anche la "vicinanza" di Della Valle a Berlusconi e ripercorre
la vicenda che visto lo scarparo concludere in tutta fretta l'affarone
dopo il concorso andato "stranamente" deserto.
08-04-2011]
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GABBIANI-KILLER
LASCIANO SENZA PESCI LE FONTANE DEI GIARDINI DI RATZINGER - IL PD DI
“EUROPA” CONTRO I 200 MILA AVVOCATI (contro i 20 mila del Giappone): “UN
PESO MORTO PER LA GIUSTIZIA” - OCCHETTO TRA I “METEORITI” DI BASSIRI -
SCILIPOTI BIODEGRADABILE - FINMECCANICA METTE LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE SUL WEB CON BRITISH TELECOM - SCARSO SUGLI ADDOMINALI,
CONGEDATO IL CAPORALE CON 21 DI SERVIZIO
Da "Italia Oggi"
1. RATZINGER SENZA
PESCI...
Niente pesci per papa Ratzinger. Almeno nelle fontane dei giardini
vaticani: come ha raccontato il direttore dei servizi tecnici del
governatorato, Pier Paolo Cuscianna, i gabbiani sono i responsabili
dell'azzeramento del patrimonio ittico della Santa Sede. Nel verde
vaticano, infatti, ogni fontana (e sono cento) era ricchissima di
numerose specie di pesci: ogni specchio d'acqua, però, nel giro di pochi
giorni è stato depredato dai famelici gabbiani che volteggiano nei cieli
di Roma in cerca di cibo (e che non si fidano più di mangiare ciò che si
trova nelle acque inquinate del Tevere).
L'unica fontana
che ha conservato i pesci dispone di una rete metallica protettiva, che
regge agli attacchi di qualsiasi becco di uccello. Come dicono nei sacri
palazzi, urge una miracolosa moltiplicazione dei pesci per ripopolare le
acque del Vaticano. (Pierre de Nolac)
2. PD CONTRO GLI
AVVOCATI...
L'attacco contro i professionisti sferrato da parte del quotidiano
Europa, caro al Partito democratico, è davvero senza precedenti:
«Duecentomila avvocati, un peso morto per la giustizia». Rispondendo a
una lettera, il condirettore Federico Orlando ha accusato i legali
italiani, ritenuti i soli colpevoli delle storture del sistema
giudiziario nazionale, parlando di un «esercito spropositato di
avvocati, che soffoca con le sue esigenze di lavoro l'efficienza della
giustizia», scandalizzandosi per i professionisti «che in parlamento si
trasformano in legislatori dei loro assistiti».
Fino a chiedere
che «siano interdetti dall'esercizio della professione durante il
mandato parlamentare», evocando Montesquieu e la «piaga avvocatizia
nelle assemblee». Perché «non possiamo avere 200 mila avvocati, contro i
20 mila del Giappone», sentenzia Orlando. (Donato de' Bardi)
3. OCCHETTO TRA LE
METEORITI...
Sempre in cerca di eventi, Achille Occhetto è entrato nella galleria La
nuova pesa, nella romana via del Corso, per vedere le opere dell'artista
iraniano Bizhan Bassiri. Lo spazio espositivo è quello di Simona
Marchini, componente della nota famiglia di costruttori (denominata
«calce e martello») che donò al Partito comunista italiano la storica
sede di via delle Botteghe Oscure, il celebre «bottegone», poi
abbandonato per via Nazionale. Curiosi i lavori di Bassiri, che sembrano
inconsapevolmente legati alla sinistra italiana: meteoriti. (Pierre de
Nolac)
4. SCILIPOTI
BIODEGRADABILE...
Fareambiente ha invitato Domenico Scilipoti a parlare di «Additivi
biodegradabili, ecosostenibili, certificati per la riconversione del
mercato». Il parlamentare è stato chiamato in qualità di componente
della commissione ambiente della Camera. L'associazione, presieduta da
Vincenzo Pepe, è «favorevole alla plastica biodegradabile che utilizza
additivi certificati perché garantisce una completa biodegradazione
delle buste anche se in tempi un po' più lunghi rispetto a quelle di
mais».
Secondo Pepe, le
buste che derivano dall'amido di mais «oltre a non garantire la completa
biodegradabilità rischiano di generare uno sfruttamento intensivo dei
terreni agricoli». Un argomento che ha colpito l'attenzione di
Scilipoti. Dopo l'agopuntura, ovviamente. (Donato de' Bardi)
5. LA PA NELLE
MANI DI BRITISH TELECOM...
Finmeccanica sta per lanciare la pubblica amministrazione italiana nella
rete. L'obiettivo è quello di collegare gli uffici statali alla Ripa,
ovvero al network internazionale delle pubbliche amministrazioni. Un
progetto di non poco conto, per la realizzazione del quale la società
guidata dal confermato Pier Francesco Guarguaglini (almeno nella veste
di presidente) firmerà un contratto che può valere fino a 175 milioni di
euro. Finmeccanica, che opererà attraverso la controllata Elsag Datamat,
non sarà però sola.
Ad aggiudicarsi
l'appalto bandito nei mesi scorsi da DigitPa, l'ente che si occupa della
digitalizzazione della pubblica amministrazione, sono state anche la Bt
Italia, che fa direttamente capo agli inglesi di British Telecom, e la
Hp Es Italia srl.
Insomma, il
terzetto è riuscito a incassare una ghiotta commessa per il
perfezionamento di un progetto molto caro al ministro per l'innovazione,
Renato Brunetta, il cui dicastero è chiamato a vigilare proprio su
DigtPa. Ma in cosa consiste il servizio che dovrà essere offerto da
Elsag Datamat e compagnia? La descrizione secca del piano, così come
emerge dai documenti di gara, spiega che si tratta di «servizi di
telecomunicazione e informatici per la realizzazione dei Servizi e della
Rete internazionale delle pubbliche amministrazioni (S-Ripa)». La
gestione delle operazioni, quindi, avrà una dimensione che potrà esulare
dai confini italiani.
Le carte, infatti,
si affrettano a precisare che potrebbe essere in ballo «la fornitura e
gestione in Italia e a livello internazionale, in ogni paese del mondo
in cui le pubbliche amministrazioni li richiedano, dei seguenti
servizi». I quali, subito dopo, vengono dettagliatamente elencati:
«servizi di connettività Ip e internet, di sicurezza di rete, servizi
VoIP (voice over Ip), di unified communication (messaggistica,
videoconferenza ad alta qualità, servizi di comunicazione evoluta in
mobilità), servizi di conduzione sistemi, servizi di supporto». Tra
questi ultimi rientrano attività come la gestione della rete, il
monitoraggio dei servizi di sicurezza, il supporto tecnico, le funzioni
di contact center e via dicendo.
Insomma, come si
può constatare l'attività è complessa. Finmeccanica, il cui nuovo ad
sarà a breve Giuseppe Orsi, firmerà un accordo quadro, che naturalmente
coinvolgerà le altre imprese aggiudicatarie, a valle del quale poi
saranno stipulati singoli contratti di fornitura con le varie pubbliche
amministrazioni che richiederanno i servizi informatici. Alla fine del
processo, in pratica, l'importo massimo incassabile da Finmeccanica
(Elsag) e British Telecom potrà arrivare a 175 milioni. Il contratto
quadro, come specificano ancora i documenti di gara, ha una durata di 84
mesi, all'interno dei quali si dovrà cercare di perfezionare quanti più
collegamenti sarà possibile al network internazionale delle pubbliche
amministrazioni.
Progetto
ambizioso, non facile da realizzare, e per questo piuttosto costoso per
le casse delle strutture pubbliche che vorranno tentare il «salto» nella
rete. (Stefano Sansonetti)
6. IN DUE MINUTI
"SOLO" 27 ADDOMINALI SU 29. LA DIFESA CONGEDA IL CAPORAL MAGGIORE
Venticinque, ventisei, alla ventisettesima flessione addominale, il
caporal maggiore scelto Nicola Massimo Bello si abbatte al suolo. E
così, dopo 21 anni di servizio, molti dei quali trascorsi all'estero
nelle varie missioni internazionali, viene posto in congedo.
Praticamente licenziato perché, nel tempo massimo di due minuti, si è
fermato a 27 flessioni addominali sulle 29 previste dalle prove
attitudinali del concorso da superare per entrare nel servizio
permanente effettivo. È tutto vero, è agli atti parlamentari.
La vicenda del
caporal maggiore tradito dagli addominali, infatti, è stata trasformata
in un'interrogazione parlamentare presentata alla camera dei deputati
dal deputato Augusto Di Stanislao dell'Italia dei Valori. Interrogazione
alla quale risponde il governo attraverso il sottosegretario della
Difesa, Guido Crosetto. Che storia questa storia. Il caporal maggiore
Bello è a un passo dal sogno: una vita nelle forze armate dopo avere
dato tanto.
C'è la formalità
del concorso. Che cosa vuoi che sia per uno che è stato in missione a
mangiare pane e deserto. Le prove scritte filano lisce, anche quelle
orali. Quelle attitudinali dovrebbero essere una semplice formalità. Ma
dopo la 27esima flessione l'addome di Bello non ne vuole sapere di andar
su: è in preda all'«ansia da prestazione. Tanto basta per il ministero
della Difesa per fermarlo per «carenza fisica».
Proprio lui, che
da 21 anni è un militare dell'esercito italiano? Bello non si arrende.
Va all'università di Palermo su decisione del Tar e ripete la prova alla
facoltà di scienze motorie, poi al reggimento lancieri di Aosta a
Palermo dove gli addominali questa volta funzionano alla grande. Tutto
documentato. Ma per la Difesa quell'esercizio doveva essere superato
durante il concorso. E per questo, a detta di Crosetto, emerge «la
legittimità del provvedimento di congedo». E così il caporal maggiore
scelto Bello, sposato e padre di tre figli, all'età di 38 anni si
ritrova disoccupato. (Emilio Gioventù)08-04-2011]
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1- COM’è POSSIBILE
CHE UN EX FUNZIONARIO DI BANCA (LANDE), UN SUO EX COLLEGA SUPERSPORTIVO
(TORREGIANI) E UN ARISTO-ROMANO (CASTELLACCI DE VILLANOVA), ABBIANO
POTUTO ESERCITARE PER ALMENO DUE DECENNI IN MODO ABUSIVO L’ATTIVITÀ DI
INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA NEL CUORE DI ROMA SENZA CHE NESSUNO SE NE
ACCORGESSE? - 2- FACILE: È BASTATA METTERE SU UNA RAGNATELA DI 26 FONDI
CHIUSI NEI SOLITI PARADISI FISCALI IN CUI SAREBBERO RACCOLTE AZIONI E
OBBLIGAZIONI PER QUASI 140 MILIONI DI EURO - 3- CON LA CRISI FINANZIARIA
INTERNAZIONALE DEL 2008, QUEI FONDI DIVENTANO BUCHI NERI - 4- SE NON
FOSSE STATO PER LA DENUNCIA DI PAOLA V., CHE NON RIESCE A RIAVERE
INDIETRO I SOLDI CHE AVEVA AFFIDATO A TORREGIANI, NESSUNO SE NE SAREBBE
ACCORTO
Giacomo Amadori
per "Panorama"
Per molti è già la
frode del decennio. I giornali hanno riempito pagine con gli elenchi e
le foto di presunti truffati, più o meno famosi. Trascurando, forse, la
questione centrale: come sia stato possibile che un ex funzionario di
banca (Gianfranco Lande), un suo ex collega supersportivo (Roberto
Torregiani) e un aristocratico romano (Gian Piero Castellacci de
Villanova), tutti dal 24 marzo finiti a Regina Coeli per associazione
per delinquere e altri reati, abbiano potuto esercitare per almeno due
decenni in modo abusivo l'attività di intermediazione finanziaria nel
cuore di Roma senza che nessuno se ne accorgesse.
Basta davvero un
elegante ufficio di rappresentanza (gli arrestati ne avevano quattro)
con targhe dorate sulla porta per evitare i sospetti dei risparmiatori?
Forse questa storia, vip a parte, ci racconta come il sistema globale
non abbia gli anticorpi per difendersi da chi promette rapidi
arricchimenti in cambio di rischi non calcolati. Secondo l'accusa, Lande
ha potuto creare una struttura ambiziosa, anche se abusiva.
Infatti il guru
dei Parioli, dopo l'esperienza in San Paolo-Imi Invest, nei primi anni
90 inaugura i suoi prodotti competitivi: offre rendite superiori ai
concorrenti e, almeno in parte, mantiene le promesse. Il motivo è
semplice: il gruppo raccoglie fondi soprattutto attraverso una rete di
26 società dall'intestazione simile (la sigla più gettonata è Eim,
European investments management), quasi tutte ubicate all'estero, anche
in paesi offshore.
Queste scatole esotiche non sono registrate negli albi delle nostre
autorità di controllo, una scelta che per anni ha permesso di dribblare
i controlli della vigilanza e di agire al di fuori delle regole, che
hanno un costo, ma sono una garanzia per gli investitori. Qui, invece,
si vola ad alta quota senza il paracadute. Ora i presunti truffati si
fanno coraggio su internet, ben sapendo che la dura legge del 2005 sul
risparmio (conseguenza dei crac Parmalat e Cirio) non restituirà loro il
maltolto e che non esiste un fondo di garanzia per i clienti di società
abusive.
Intanto gli uomini
del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza stanno
cercando di salvare il salvabile e attendono le risposte alle rogatorie,
indirizzate nei paradisi fiscali dove Lande e soci avevano costituito
fondi chiusi in cui sarebbero raccolte azioni e obbligazioni per quasi
140 milioni di euro: bisognerà vedere se contengano ancora soldi o se il
presunto tesoretto sia di... carta straccia.
Dopo avere risolto
questo dilemma, i magistrati di Roma, coordinati dal procuratore
aggiunto Nello Rossi, potrebbero valutare ipotesi di riciclaggio e di
evasione fiscale. Il gioco, in realtà, viene scoperto già nel 2009,
grazie a un esposto. Quello della signora Paola V., che non riesce a
riavere indietro i soldi che aveva affidato a Torregiani.
Da un anno è
iniziata la crisi economica internazionale e i miracolosi rendimenti
della Eim e del gruppo Dharma, con base in viale di Villa Grazioli, la
preoccupano. Grazie a Paola V. parte la valanga. Sulle piste della
presunta associazione per delinquere si lanciano i segugi delle Fiamme
gialle. Nei computer finisce l'elenco delle tre diverse Eim: la buccia
di banana su cui cadono gli attuali arrestati è la mancata iscrizione
all'albo della Consob (la Commissione nazionale per le società e la
borsa) e delle parallele autorità finanziarie estere.
La pistola
fumante: l'abusivismo è un reato che prevede una pena sino a 8 anni, ben
superiore ai 3 previsti per la truffa. La procura apre un fascicolo
contro la presunta «banda del buco». I militari controllano
sull'anagrafe tributaria i movimenti della Eim inc. che ha un conto
corrente in Italia, attraverso il quale una quantità enorme di denaro
vola oltre confine. Vengono effettuati accertamenti bancari per
verificare se l'attività sia rivolta al pubblico: decine di bonifici lo
confermano.
A questo punto i
finanzieri identificano i primi clienti e li convocano come testimoni.
Un viavai di persone qualunque e di vip, d'impiegati e di politici,
preoccupati di avere perso i risparmi. La truffa inizia a emergere dalla
nebbia degli schermi societari. Gli investigatori compulsano su internet
le banche dati delle camere di commercio estere, della Companies house
britannica, della Zefix svizzera, della Legilux lussemburghese.
Si ricostruisce un
reticolo di società che parte dal Lussemburgo (Dharma holdings), passa
per la Francia (Européenne de gestion privée, la Egp iscritta alla
Camera di commercio di Parigi) e la Gran Bretagna (Eim), ma opera nel
microcosmo dei Parioli di Roma, dove ha quasi tutti i suoi clienti. E
proprio qui c'è il rischio di un effetto domino, visto che in un altro
circolo esclusivo ha recentemente fatto decine di vittime un broker la
cui società, la Orconsult, è appena finita in liquidazione coatta.
Nel gennaio 2010
su internet viene lanciato il primo sos: Pietro Di Prato, in un forum
dell'Aduc, associazione di difesa dei consumatori, racconta la
disavventura di un amico che ha investito con la Dharma holdings: «La
scorsa settimana ha chiesto di avere indietro il capitale, ma gli è
stato risposto di attendere fino ad aprile e che nel frattempo non
riceverà più gli interessi». La Dharma holdings replica con una lunga
precisazione. Per qualche mese il web tace, ma gli investigatori
scoprono altre irregolarità.
Per esempio che
gli investitori, in cambio dei loro soldi, non firmano alcun contratto:
ricevono solo fotocopie dei propri assegni, estratti conto su carta non
intestata; a volte siglano complessi documenti in lingua inglese che
autorizzano Lande e soci a investire nei derivati d'Oltremanica, i
prodotti più rischiosi. E nessuno, al contrario di quel che prevede la
direttiva comunitaria Mifid, chiede ai risparmiatori la loro propensione
al rischio.
In fondo, molti
degli interlocutori sono persone con esperienza: commercialisti (persino
un consulente del tribunale), avvocati, manager. Lande li convince tutti
e i soldi vengono investiti nei suoi fondi chiusi non liquidabili,
prodotti finanziari che studia in maniera maniacale.
Spesso si trovano
in paradisi fiscali segnalati nelle liste nere della comunità
internazionale. Piccole Tortuga, dove non esiste la parola impossibile.
E con la crisi finanziaria internazionale del 2008, per l'accusa, quei
fondi diventano buchi neri: 75 milioni di euro, raccolti da Lande e
compagni, sono convertiti in azioni, 55 finiscono alle Isole Vergini
britanniche (52 solo nel Blu water fund), 11,5 alle Bahamas (10 nello
Eim Bahamas Eurofund). Otto milioni e mezzo prendono la strada del
Belgio. Le obbligazioni, invece, inghiottono altri 63 milioni. Il fondo
EuxBB 0,05, un'altra creatura di Lande, entra nei portafogli dei clienti
con 35 milioni di euro di bond. Altri 10 milioni diventano titoli
Dharma.
La banda, secondo
gli inquirenti, a questo punto smette di essere una finanziaria (seppure
abusiva) e inizia a «vendere il Colosseo» con una specie di catena di
Sant'Antonio: i risparmi degli ultimi arrivati (cui vengono fatti
sottoscrivere pacchi di obbligazioni Dharma) servono a liquidare gli
investitori più preoccupati. Lande e i suoi non li avvertono delle
difficoltà e anzi li rassicurano sino all'ultimo.
Per uscire
dall'impasse, le varie Eim (il braccio illegale della holding) provano a
trasferire i clienti alla Egp, società riconosciuta dalla Consob, e
propongono ai malcapitati di avvalersi dello scudo fiscale: secondo gli
specialisti delle Fiamme gialle, è l'ultimo gioco delle tre carte per
rimandare ancora la restituzione dei denari.
Tra i clienti, in
pochi rifiutano la proposta visto che l'importante è riavere i soldi.
Per chi indaga, però, la maggioranza dei sottoscrittori Eim era in buona
fede e non aveva bisogno di regolarizzare la propria posizione con il
fisco, avendo investito i soldi in Italia. Al contrario, bisognerà
capire se ci sia qualcun altro che ha approfittato della «invisibilità»
delle Eim per far sparire i propri averi dall'Italia e farli poi
rientrare legalmente con lo scudo.
L'inchiesta
decolla nell'autunno 2010: i finanzieri perquisiscono gli uffici dei
sospettati, mentre 36 persone sporgono denuncia. I giornali iniziano a
occuparsi di Egp: a fine anno viene nominato un commissario liquidatore
in Francia, nel gennaio 2011 in Italia (ha appena dichiarato
l'insolvenza della società). Lande resta a lavorare a un piano di
ristrutturazione. Sino all'arresto dei membri della banda, il 24 marzo
scorso. Ora i loro piani potrebbero essere svelati dalle tre «gole
profonde», legate agli inquisiti, che stanno collaborando con chi
indaga.
Ma le disavventure
giudiziarie del gruppo non sembrano rasserenare i vecchi clienti, anche
perché i loro nomi sono finiti su quotidiani e tv. Su internet, Jonny
riassume così il pensiero di tutti: «Inizio a ricevere telefonate del
tipo: "Sei tu o non sei tu?". Non solo questi truffatori ci hanno
rovinato la vita, ma adesso ci si mettono anche i giornali a darci il
colpo di grazia».
I documenti che
provano l'iscrizione di EGP
Sito della Consob
- Comunicati, interventi e convegni
http://bit.ly/f9Yzfk 08-04-2011]
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1- COM’è POSSIBILE
CHE UN EX FUNZIONARIO DI BANCA (LANDE), UN SUO EX COLLEGA SUPERSPORTIVO
(TORREGIANI) E UN ARISTO-ROMANO (CASTELLACCI DE VILLANOVA), ABBIANO
POTUTO ESERCITARE PER ALMENO DUE DECENNI IN MODO ABUSIVO L’ATTIVITÀ DI
INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA NEL CUORE DI ROMA SENZA CHE NESSUNO SE NE
ACCORGESSE? - 2- FACILE: È BASTATA METTERE SU UNA RAGNATELA DI 26 FONDI
CHIUSI NEI SOLITI PARADISI FISCALI IN CUI SAREBBERO RACCOLTE AZIONI E
OBBLIGAZIONI PER QUASI 140 MILIONI DI EURO - 3- CON LA CRISI FINANZIARIA
INTERNAZIONALE DEL 2008, QUEI FONDI DIVENTANO BUCHI NERI - 4- SE NON
FOSSE STATO PER LA DENUNCIA DI PAOLA V., CHE NON RIESCE A RIAVERE
INDIETRO I SOLDI CHE AVEVA AFFIDATO A TORREGIANI, NESSUNO SE NE SAREBBE
ACCORTO
Giacomo Amadori
per "Panorama"
Per molti è già la
frode del decennio. I giornali hanno riempito pagine con gli elenchi e
le foto di presunti truffati, più o meno famosi. Trascurando, forse, la
questione centrale: come sia stato possibile che un ex funzionario di
banca (Gianfranco Lande), un suo ex collega supersportivo (Roberto
Torregiani) e un aristocratico romano (Gian Piero Castellacci de
Villanova), tutti dal 24 marzo finiti a Regina Coeli per associazione
per delinquere e altri reati, abbiano potuto esercitare per almeno due
decenni in modo abusivo l'attività di intermediazione finanziaria nel
cuore di Roma senza che nessuno se ne accorgesse.
Basta davvero un
elegante ufficio di rappresentanza (gli arrestati ne avevano quattro)
con targhe dorate sulla porta per evitare i sospetti dei risparmiatori?
Forse questa storia, vip a parte, ci racconta come il sistema globale
non abbia gli anticorpi per difendersi da chi promette rapidi
arricchimenti in cambio di rischi non calcolati. Secondo l'accusa, Lande
ha potuto creare una struttura ambiziosa, anche se abusiva.
Infatti il guru
dei Parioli, dopo l'esperienza in San Paolo-Imi Invest, nei primi anni
90 inaugura i suoi prodotti competitivi: offre rendite superiori ai
concorrenti e, almeno in parte, mantiene le promesse. Il motivo è
semplice: il gruppo raccoglie fondi soprattutto attraverso una rete di
26 società dall'intestazione simile (la sigla più gettonata è Eim,
European investments management), quasi tutte ubicate all'estero, anche
in paesi offshore.
Queste scatole esotiche non sono registrate negli albi delle nostre
autorità di controllo, una scelta che per anni ha permesso di dribblare
i controlli della vigilanza e di agire al di fuori delle regole, che
hanno un costo, ma sono una garanzia per gli investitori. Qui, invece,
si vola ad alta quota senza il paracadute. Ora i presunti truffati si
fanno coraggio su internet, ben sapendo che la dura legge del 2005 sul
risparmio (conseguenza dei crac Parmalat e Cirio) non restituirà loro il
maltolto e che non esiste un fondo di garanzia per i clienti di società
abusive.
Intanto gli uomini
del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza stanno
cercando di salvare il salvabile e attendono le risposte alle rogatorie,
indirizzate nei paradisi fiscali dove Lande e soci avevano costituito
fondi chiusi in cui sarebbero raccolte azioni e obbligazioni per quasi
140 milioni di euro: bisognerà vedere se contengano ancora soldi o se il
presunto tesoretto sia di... carta straccia.
Dopo avere risolto
questo dilemma, i magistrati di Roma, coordinati dal procuratore
aggiunto Nello Rossi, potrebbero valutare ipotesi di riciclaggio e di
evasione fiscale. Il gioco, in realtà, viene scoperto già nel 2009,
grazie a un esposto. Quello della signora Paola V., che non riesce a
riavere indietro i soldi che aveva affidato a Torregiani.
Da un anno è
iniziata la crisi economica internazionale e i miracolosi rendimenti
della Eim e del gruppo Dharma, con base in viale di Villa Grazioli, la
preoccupano. Grazie a Paola V. parte la valanga. Sulle piste della
presunta associazione per delinquere si lanciano i segugi delle Fiamme
gialle. Nei computer finisce l'elenco delle tre diverse Eim: la buccia
di banana su cui cadono gli attuali arrestati è la mancata iscrizione
all'albo della Consob (la Commissione nazionale per le società e la
borsa) e delle parallele autorità finanziarie estere.
La pistola
fumante: l'abusivismo è un reato che prevede una pena sino a 8 anni, ben
superiore ai 3 previsti per la truffa. La procura apre un fascicolo
contro la presunta «banda del buco». I militari controllano
sull'anagrafe tributaria i movimenti della Eim inc. che ha un conto
corrente in Italia, attraverso il quale una quantità enorme di denaro
vola oltre confine. Vengono effettuati accertamenti bancari per
verificare se l'attività sia rivolta al pubblico: decine di bonifici lo
confermano.
A questo punto i
finanzieri identificano i primi clienti e li convocano come testimoni.
Un viavai di persone qualunque e di vip, d'impiegati e di politici,
preoccupati di avere perso i risparmi. La truffa inizia a emergere dalla
nebbia degli schermi societari. Gli investigatori compulsano su internet
le banche dati delle camere di commercio estere, della Companies house
britannica, della Zefix svizzera, della Legilux lussemburghese.
Si ricostruisce un
reticolo di società che parte dal Lussemburgo (Dharma holdings), passa
per la Francia (Européenne de gestion privée, la Egp iscritta alla
Camera di commercio di Parigi) e la Gran Bretagna (Eim), ma opera nel
microcosmo dei Parioli di Roma, dove ha quasi tutti i suoi clienti. E
proprio qui c'è il rischio di un effetto domino, visto che in un altro
circolo esclusivo ha recentemente fatto decine di vittime un broker la
cui società, la Orconsult, è appena finita in liquidazione coatta.
Nel gennaio 2010
su internet viene lanciato il primo sos: Pietro Di Prato, in un forum
dell'Aduc, associazione di difesa dei consumatori, racconta la
disavventura di un amico che ha investito con la Dharma holdings: «La
scorsa settimana ha chiesto di avere indietro il capitale, ma gli è
stato risposto di attendere fino ad aprile e che nel frattempo non
riceverà più gli interessi». La Dharma holdings replica con una lunga
precisazione. Per qualche mese il web tace, ma gli investigatori
scoprono altre irregolarità.
Per esempio che
gli investitori, in cambio dei loro soldi, non firmano alcun contratto:
ricevono solo fotocopie dei propri assegni, estratti conto su carta non
intestata; a volte siglano complessi documenti in lingua inglese che
autorizzano Lande e soci a investire nei derivati d'Oltremanica, i
prodotti più rischiosi. E nessuno, al contrario di quel che prevede la
direttiva comunitaria Mifid, chiede ai risparmiatori la loro propensione
al rischio.
In fondo, molti
degli interlocutori sono persone con esperienza: commercialisti (persino
un consulente del tribunale), avvocati, manager. Lande li convince tutti
e i soldi vengono investiti nei suoi fondi chiusi non liquidabili,
prodotti finanziari che studia in maniera maniacale.
Spesso si trovano
in paradisi fiscali segnalati nelle liste nere della comunità
internazionale. Piccole Tortuga, dove non esiste la parola impossibile.
E con la crisi finanziaria internazionale del 2008, per l'accusa, quei
fondi diventano buchi neri: 75 milioni di euro, raccolti da Lande e
compagni, sono convertiti in azioni, 55 finiscono alle Isole Vergini
britanniche (52 solo nel Blu water fund), 11,5 alle Bahamas (10 nello
Eim Bahamas Eurofund). Otto milioni e mezzo prendono la strada del
Belgio. Le obbligazioni, invece, inghiottono altri 63 milioni. Il fondo
EuxBB 0,05, un'altra creatura di Lande, entra nei portafogli dei clienti
con 35 milioni di euro di bond. Altri 10 milioni diventano titoli
Dharma.
La banda, secondo
gli inquirenti, a questo punto smette di essere una finanziaria (seppure
abusiva) e inizia a «vendere il Colosseo» con una specie di catena di
Sant'Antonio: i risparmi degli ultimi arrivati (cui vengono fatti
sottoscrivere pacchi di obbligazioni Dharma) servono a liquidare gli
investitori più preoccupati. Lande e i suoi non li avvertono delle
difficoltà e anzi li rassicurano sino all'ultimo.
Per uscire
dall'impasse, le varie Eim (il braccio illegale della holding) provano a
trasferire i clienti alla Egp, società riconosciuta dalla Consob, e
propongono ai malcapitati di avvalersi dello scudo fiscale: secondo gli
specialisti delle Fiamme gialle, è l'ultimo gioco delle tre carte per
rimandare ancora la restituzione dei denari.
Tra i clienti, in
pochi rifiutano la proposta visto che l'importante è riavere i soldi.
Per chi indaga, però, la maggioranza dei sottoscrittori Eim era in buona
fede e non aveva bisogno di regolarizzare la propria posizione con il
fisco, avendo investito i soldi in Italia. Al contrario, bisognerà
capire se ci sia qualcun altro che ha approfittato della «invisibilità»
delle Eim per far sparire i propri averi dall'Italia e farli poi
rientrare legalmente con lo scudo.
L'inchiesta
decolla nell'autunno 2010: i finanzieri perquisiscono gli uffici dei
sospettati, mentre 36 persone sporgono denuncia. I giornali iniziano a
occuparsi di Egp: a fine anno viene nominato un commissario liquidatore
in Francia, nel gennaio 2011 in Italia (ha appena dichiarato
l'insolvenza della società). Lande resta a lavorare a un piano di
ristrutturazione. Sino all'arresto dei membri della banda, il 24 marzo
scorso. Ora i loro piani potrebbero essere svelati dalle tre «gole
profonde», legate agli inquisiti, che stanno collaborando con chi
indaga.
Ma le disavventure
giudiziarie del gruppo non sembrano rasserenare i vecchi clienti, anche
perché i loro nomi sono finiti su quotidiani e tv. Su internet, Jonny
riassume così il pensiero di tutti: «Inizio a ricevere telefonate del
tipo: "Sei tu o non sei tu?". Non solo questi truffatori ci hanno
rovinato la vita, ma adesso ci si mettono anche i giornali a darci il
colpo di grazia».
I documenti che
provano l'iscrizione di EGP
Sito della Consob
- Comunicati, interventi e convegni
http://bit.ly/f9Yzfk 08-04-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - LIBIA, GLI USA PENSANO DI INTERVENIRE CON TRUPPE DI
TERRA - MESSICO, 59 CORPI IN UNA FOSSA COMUNE - EGITTO, IL POPOLO IN
PIAZZA CHIEDE RIFORME E PROCESSO PER MUBARAK - COSTA D’AVORIO, OUATTARA
BLINDA GBAGBO - LOCKERBIE, FAMILIARI DELLE VITTIME DIVISI - “TROPPI IPAD
DA ASSEMBLARE”, APPLE RITARDA IL LANCIO DEL TABLET BLACKBERRY - ORA È
POSSIBILE USARE IL PC CON IL PENSIERO - TOP 10 DELLE APPLICAZIONI IPHONE
A PAGAMENTO
1 - CBSNEWS.COM
LIBIA, GLI USA PENSANO DI INTERVENIRE CON TRUPPE DI TERRA
http://bit.ly/fBDm7W
- Gli Stati Uniti
potrebbero considerare di mandare truppe di terra in Libia. È quanto
affermato dal Generale Usa Carter Ham. Lo stesso Generale ha detto anche
che tuttavia una maggiore partecipazione americana nella guerra potrebbe
rivelarsi deleteria. E che una missione di terra potrebbe indebolire la
coalizione internazionale e rendere più difficile il supporto arabo alla
missione.
2 - THE TELEGRAPH
COSTA D'AVORIO, GLI ATTACCHI DELL'ONU MOSTRANO IL NUOVO APPETITO
DI GUERRA DELL'OCCIDENTE
http://bit.ly/fpcNEs
- Gli attacchi
dell'Onu in Costa d'Avorio dimostrano che la guerra libica non è
arrivata per caso: il trauma diplomatico del conflitto iracheno sembra
superato e all'occidente è decisamente tornato l'appetito di guerra.
Nel 2008 Obama si
era insediato alla Casa Bianca in un momento in cui era largamente
diffuso un sentimento di rigetto nei confronti dell'intervento bellico.
Le due risoluzioni dell'Onu - la 1973 per la Libia e la 1975 per la
Costa d'Avorio - dimostrano invece di come le cose siano cambiate. La
filosofia del "qualcosa deve essere fatto" degli anni 90, sembra essere
tornata in auge.
3 - AL JAZEERA
YEMEN, SALEH RIFIUTA L'OFFERTA DI MEDIAZIONE DEI PAESI DEL GOLFO
http://bit.ly/dP2e9H
- Il presidente
yemenita Ali Abdullah Saleh ha rifiutato l'offerta di mediazione dei
paesi del Golfo. A Saleh era stato presentato un piano per la sua uscita
di scena e per porre fine alle sanguinose proteste che scuotono il
paese. Ma il presidente accerchiato ha parlato oggi attraverso la
televisione di Stato denunciando una "spudorata interferenza".
"La nostra forza -
ha detto con toni che ricordano le recenti arringhe di Gheddafi - arriva
dalla forza del nostro popolo, non dal Qatar o da chiunque altro".
EGITTO, LA PIAZZA
INVOCA IL PROCESSO A MUBARAK E CHIEDE LE RIFORME PROMESSE
http://bit.ly/dFWZUp
- Proseguono le
proteste in Egitto. Oggi migliaia di manifestanti sono scesi in piazza
al grido di "vogliamo processare Mubarak". Le proteste non si sono mai
interrotte dalla caduta del presidente, l'11 febbraio scorso. Ma mai
come questa volta la folla è eterogenea e comprende tutti i più
rappresentativi movimenti politici.
Tra i manifestanti
ci sono anche i Fratelli Musulmani, che negli ultimi tempi avevano
evitato la piazza, dicendo di voler lasciare il tempo al Consiglio
militare di preparare le riforme richieste dalla popolazione. Il
Consiglio ha preso in mano il governo del paese, ma la sua politica sta
gradualmente subendo una svolta autoritaria.
4 - LE FIGARO
OUATTARA PARLA ALLA NAZIONE E TENDE LA MANO AI FEDELI DI GBAGBO
http://bit.ly/gHKHZ6
- Alassane
Ouattara ha deciso di fermare la guerra e indossare appieno i panni del
capo di Stato. Poiché non sembra riuscire a togliere dal potere il
presidente uscente Laurent Gbagbo con mezzi militari, ha scelto di
ignorarlo.
Con un discorso
trasmesso dalla televisione pubblica, Ouattara ha annunciato che tutto
intorno alla residenza di Gbagbo e con l'aiuto delle forze
internazionali e dei Caschi blu, verrà messo in piedi una sorta di
"cordone sanitario".
Il neo-presidente
ha quindi lanciato un appello di pace e riconciliazione nazionale,
promettendo che i colpevoli dei massacri avvenuti nelle ultime settimane
saranno puniti secondo giustizia.
5 - THE GUARDIAN
LOCKERBIE, IL FRONTE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME SI SPACCA
http://bit.ly/dYy0Et
- I familiari
delle vittime di Lockerbie si spaccano nel chiedere nuove indagini sulla
tragedia che nel 1988 costò la vita a 270 persone. Dopo la fuga di Mussa
Kussa dalla Libia, Paul Hudson and Victoria Cumnock, due cittadini
americani che nell'incidente hanno perso i propri cari, hanno scritto
agli altri parenti delle vittime, sollecitandoli ad unire le forze per
chiedere che venga fatta piena luce sul ruolo che il paese africano ha
avuto nella strage.
Ieri, Kussa,
sospettato di avere delle responsabilità nella strage, è stato
interrogato dagli investigatori scozzesi. Quello che ha detto non è
ancora stato rivelato. Ma intanto Cumnock e Hudson denunciano i governi
americano e inglese di coprire la Libia e di tenere un atteggiamento
troppo benevolo nei confronti di Kussa.
Alla loro lettera,
tuttavia, ha risposto Jim Swire, che nella strage ha perso la figlia e
che continua a impegnarsi per avere giustizia. Swire ha a sua volta
inviato una copia della propria missiva a tutti gli altri parenti,
definendo le accuse di Cumnock e Hudson "poco sagge" e basate su assunti
difficilmente dimostrabili. Swire ha aggiunto inoltre che la loro
iniziativa "è probabilmente destinata a fallire, perché cercare la
verità quando è in corso una guerra è ancora più difficile".
6 - TIME
PARLARE AL NOSTRO PC CON IL PENSIERO? ORA È POSSIBILE
http://ti.me/gbA0kR
- Usando la
tecnologia normalmente utilizzata per diagnosticare l'epilessia sui
pazienti, un team di scienziati della Washington University è riuscita a
muovere il cursore del computer con il pensiero.
Per l'incredibile
esperimento è stato usato un precisissimo strumento medico, collegato
alla regione del cervello che controlla la facoltà di articolare un
discorso. Quindi è stato chiesto alla "cavia" di pensare ad alcune
parole che le venivano suggerite. Il test ha avuto risultati ottimi,
dimostrando una precisione nei comandi del 90%.
TROPPI IPAD DA
ASSEMBLARE, APPLE RITARDA L'USCITA DEL TABLET BLACKBERRY
http://ti.me/f1g5A3
- Ci sono modi e
modi per disturbare la concorrenza, ma stavolta la Apple è riuscita a
superare anche le proprie intenzioni. Il giocattolino di Steve Jobs è
così richiesto che gli addetti all'assemblaggio del touchscreen sono
stati costretti a chiedere all'atra cliente in coda, nientemeno che
Blackberry, di aspettare. E così il lancio del tablet "Playbook" che
potrebbe disturbare il predominio della mela morsicata subirà un
ritardo.
7 - BBC
MESSICO, TROVATI 59 CORPI IN UNA FOSSA COMUNE
http://bbc.in/gQmG7U
- In Messico,
lungo il confine col Texas, sono stati trovati 59 cadaveri sepolti in
una fossa comune. Le forze di sicurezza messicane hanno fatto la
drammatica scoperta durante la ricerca dei passeggeri di un autobus
scomparso nella zona.
L'area è battuta
dai trafficanti di droga e i rapimenti non sono infrequenti. Lo scorso
novembre una fossa comune con i cadaveri di 18 turisti che erano
scomparsi due mesi prima, è stata scoperta nei pressi di Acapulco.
8 - WIRED
COME GLI SMARTPHONE RISOLVERANNO IL PROBLEMA DEL TRAFFICO URBANO
http://bit.ly/gyisDl
- Un interessante
studio condotto a Boston e San Francisco ha rivelato che gli smartphone
potrebbero fare molto per migliorare il problema del traffico cittadino.
A diciotto persone è stato chiesto di lasciare la macchina a casa per
una settimana.
Ebbene, i
partecipanti sono arrivati alla conclusione che potevano farne a meno,
ma solo se in grado di accedere facilmente a tutte le informazioni
necessarie per utilizzare i mezzi pubblici: rotte, ritardi, servizi
presenti lungo l'itinerario previsto...
9 - THE
INDEPENDENT
ECCO LA TOP TEN DELLE APPLICAZIONI PER IPHONE (A PAGAMENTO)
http://ind.pn/ee1JK208-04-2011]
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DAI PARIOLINI AI
PADRINI - ER MADOFF ALLA CARBONARA RIVELA L’ESISTENZA DI 12 CONTI
CIFRATI TOP SECRET - La lista dei 500 investitori di Lande che non hanno
usufruito dello scuso fiscale, sembra essere ancora più inquietante dei
733 in cui sono apparsi nomi di vip - SPUNTANO ANCHE I NOMI DI CARBONI E
DELL´UTRI (E LA BANDA P3) - LA EGP NON ERA QUOTATA IN BORSA, MA VENDEVA
TITOLI IN LIBERTA’
1 - LANDE
CONFESSA: "CI SONO 12 CONTI CIFRATI"...
Maria Elena Vincenzi per "la
Repubblica"
Dodici conti
cifrati e mascherati che non sono nelle famose liste. Depositati
all´estero. Quelli top, i fiori all´occhiello da tenere nascosti ad
"occhi indiscreti". Di cui ha fornito i riferimenti. E, per di più,
l´ammissione di aver commesso operazioni illecite cosa che, però, i suoi
clienti sapevano bene. Comincia a collaborare, Gianfranco Lande, il
"Madoff dei Parioli", arrestato il 24 marzo scorso per una megatruffa da
170 milioni di euro ai danni di migliaia di investitori.
Lo ha fatto
durante le sei ore di interrogatorio di mercoledì sera davanti al
pubblico ministero Luca Tescaroli, titolare dell´indagine che ha portato
in carcere lui, ritenuto la mente della truffa, e altri quattro indagati
(Raffaella Raspi, Andrea Raspi, Roberto Torregiani e Giampiero
Castellacci). Un´audizione fiume durante la quale gli è stato contestato
anche il reato di riciclaggio, accusa per cui il broker è stato iscritto
al registro degli indagati.
E potrebbe non
essere l´unica: Lande rischia di essere incriminato anche per bancarotta
se le istanze presentate contro la sua società, la Egp Italia,
porteranno a una pronuncia di fallimento. Intanto, però, dopo
l´associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai
reati di abusivismo finanziario, al compimento di reati di truffa e di
appropriazione indebita, nei suoi confronti si procede anche per
riciclaggio. È questo, per ora, il nuovo fronte delle indagini del
nucleo valutario della Guardia di Finanza coordinate dal sostituto
Tescaroli e dal procuratore aggiunto Nello Rossi.
Un´accusa generica
che non avrebbe a che vedere solo con il legame tra il "Madoff dei
Parioli" e il clan dei Piromalli che gli avrebbero affidato 14 milioni
di euro da investire. Anche perché, gli eventuali legami con clan
mafiosi sono ancora al vaglio degli inquirenti e tutti da verificare.
Così come sotto la lente dei magistrati sono presunti rapporti con la
P3: Tescaroli gli ha chiesto del suo legame con Flavio Carboni e
Marcello Dell´Utri.
Sei ore in cui
l´argomento portante sono stati i business delle sue società. Una di
queste era la Vector Aerospace Llp che, nel 2008, assicurò la tedesca
Eads per i rischi di una penale (pari al 5 per cento) su un contratto
che questa aveva stipulato con il governo austriaco per la fornitura di
caccia. Un affare enorme, da 14 miliardi di euro, per il quale la
società tedesca doveva tutelarsi. E per farlo scelse proprio Lande. A
metterli in contatto, ha spiegato il broker, fu un dirigente di
Finmeccanica: la Eads è infatti una consorziata di Alenia Aeronautica, a
sua volta satellite del gruppo di piazza Montegrappa. Vicenda che fece
incassare al "Madoff dei Parioli" il premio assicurativo.
È prevista per
oggi, intanto, l´udienza del tribunale del Riesame per decidere sui
sequestri del materiale dei cinque indagati. Mentre è fissato per il 14
aprile l´esame, da parte del Tribunale della libertà, della revoca
dell´ordinanza di custodia cautelare in carcere per Lande, richiesta dai
suoi difensori Salvatore Sciullo e Susanna Carraro. In quell´occasione
il finanziere rivendicherà che i fondi gestiti da lui erano sottoposti
al controllo degli organi di vigilanza e che esisteva un piano di
ristrutturazione finalizzato, nel lungo termine, a restituire le somme
di danaro, come ha spiegato ieri agli inquirenti.
2- LA FINANZA STA
SETACCIANDO L´ALTRA LISTA: IN MOLTI AVREBBERO RINUNCIATO ALLO SCUDO
FISCALE PAGANDO LE TASSE ATTRAVERSO LA EIM Federica Angeli per "la
Repubblica"
La lista dei 500
investitori di Lande, ovvero l´elenco dei clienti Eim che non hanno
usufruito dello scuso fiscale, sembra essere ancora più inquietante dei
733 in cui sono apparsi nomi di vip, notabili romani e calciatori. In
questo lungo elenco di "vittime", ancora tutto da setacciare dagli
uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, più che
nomi di personaggi noti, a destare sospetti sono le cifre degli
investimenti.
Accanto infatti a
una miriade di piccoli creditori sparsi in tutta Italia - quaranta in
Puglia, altri in Campania, numerosi anche in regioni del nord - ci sono
nominativi di chi alla Eim ha affidato trenta milioni di euro.
Prestanome legati alla criminalità organizzata? Amici di cosche mafiose?
E´ presto per dirlo, spiegano gli inquirenti. L´analisi degli "appunti"
che Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, ha trascritto sul suo
computer e che ora è in mano alla magistratura, è all´inizio. Tutta da
decifrare, collegare, comprendere.
Ma è da questa
lista di 500 che si ricostruirà il patrimonio del re della truffa e dei
suoi soci. Chi ha scelto di non fare lo scudo fiscale e di non passare
quindi alla nuova società Egp avrà avuto i suoi "buoni motivi", fanno
capire gli investigatori. Anche se, precisano, ogni singola posizione,
ogni singolo individuo presente in quella lista ha sicuramente una
storia diversa dall´altro.
Lì dentro c´è il
piccolo investitore che ha consegnato nelle mani della gang del raggiro
cinquantamila euro e che magari non ha usufruito dello scudo perché ha
pagato le tasse attraverso la dichiarazione di consistenza della Eim, e
chi invece voleva, in accordo con Gianfranco Lande, continuare a tenere
nascosti quegli investimenti da capogiro finalizzati chissà a quale
affare.
E, a testimonianza
di questo distinguo, è degno di nota un episodio accaduto il 23 agosto
del 2010. Quando Lande è stato vittima di un´aggressione. Quaranta
piccoli risparmiatori, arrivati con due pullman dalla Puglia, hanno
deciso di occupare la palazzina anni Venti. Erano le 11 del mattino.
Il Madoff
capitolino era già nel suo ufficio quando una delle segretarie, voce
colma di imbarazzo, ha avvisato il boss che, al piano terra, quaranta
persone chiedevano un colloquio con lui. «Falli aspettare giù, non farli
salire. Prima o poi se ne andranno». Previsione sbagliata: esasperati da
mesi di bugie, infuriati per aver investito e mai più rivisto chi trenta
chi cinquantamila euro, risparmi di una vita, i quaranta hanno occupato
l´intero palazzo. Dal seminterrato fino ai corridoi del terzo piano.
«Senza i nostri soldi, da qui non ci muoviamo». E così è stato.
L´intervento di
due volanti della polizia è servito a poco: l´esercito dei piccoli
risparmiatori è uscito dal palazzo, ma non si è mosso dall´entrata. Fino
a mezzanotte, quando Lande, per poter lasciare l´edificio e tornare a
casa, ha deciso di ricevere due rappresentanti del gruppo. Quindi ha
staccato 40 assegni - tutti rigorosamente scoperti e poi andati
protestati - con gli importi dovuti. Prima di andarsene però uno di loro
lo ha schiaffeggiato, applaudito dal resto del gruppo.
3 - EGP NON ERA NEMMENO QUOTATA IN BORSA: UN PORTAFOGLIO
GONFIATO SVELÒ IL RAGGIRO
Anna Maria Liguori per "la Repubblica" - Roma
È stata la Consob
ad alzare il coperchio sul pasticciaccio della Egp, società di diritto
francese costituita in Francia da alcuni italiani, "casa madre" della
truffa del Madoff dei Parioli. Una storia che parte alla fine del 2009 e
che lungo il dodici mesi del 2010 porta al baratro finanziario i suoi
clienti.
I fatti sono
chiari. Essendo la Egp una società francese è ovviamente sottoposta alla
vigilanza dell´autorità nazionale, l´Amf, equivalente della Consob
italiana. In base ad una normativa comunitaria, una società che è
autorizzata ad operare nella Ue non deve chiedere ulteriori
autorizzazioni nei singoli Paesi ma deve semplicemente notificarlo
all´autorità competente della nazione in cui opera.
Quindi la Egp,
forte dell´autorizzazione francese, ha potuto notificare alla Consob
l´apertura di una succursale italiana: era il 2004. La succursale fino
al 2009 raccoglie circa 50 clienti, per un totale di "massa
amministrata" di circa 18 milioni di euro. Ma la Consob attiva i propri
strumenti di controllo e lo fa attraverso l´unico adempimento che la
succursale della Egp deve all´Italia, attraverso cioè il rapporto
annuale sull´attività dell´anno precedente: nel rapporto, consegnato
all´inizio del 2010 alla Consob, viene specificato che se nel 2009 la
succursale ha avuto al suo attivo solo 50 clienti ma che per il 2010 ci
si aspettava un aumento sostanziale di clienti, circa 800.
Tanto è bastato.
La Consob decide di approfondire e trova gravi irregolarità: tra queste
emerge che nel portafoglio c´erano titoli della società Dharma Holding
Lusserburg che è la capogruppo di Egp. La Dharma non è quotata in borsa,
il che significa che le obbligazioni emesse dalla società sono
"illiquide", cioè nel momento in cui il possessore decide di venderle
difficilmente troverà un acquirente. La Egp aveva venduto titoli di una
società non quotata ed era la "controllante" della Egp cosa in contrasto
con la normativa italiana. La Consob avverte l´autorità francese.
La Amf decide il
commissariamento cautelare della "controllante" francese. Subito dopo la
Consob chiede il commissariamento della succursale italiana, informa la
procura di Roma e la Guardia di finanza. Il resto è noto.
E anche la Banca
d´Italia chiarisce: «La Egp è la succursale di una Sim di diritto
francese vigilata dalle autorità francesi. La Banca d´Italia non ha
alcuna competenza o responsabilità di vigilanza. Le autorità francesi
hanno nominato un amministratore provvisorio. La Banca d´Italia ha
collaborato per favorire la ricerca di soluzioni sulla base di un
accordo di assistenza tecnica richiesto dalle autorità francesi. A
seguito della revoca dell´autorizzazione ad operare disposta dalla Banca
di Francia, è stato possibile promuovere la liquidazione coatta
amministrativa della succursale italiana».
A proposito di
Orconsult e dei trenta milioni spariti le azioni delle Fin.Pet.Spa
risultano date fiduciariamente da terzi alla Finnat Fiduciaria Spa fino
al 14 febbraio 2011. Non risultano azioni di questa società intestata
alla Finnat Fiduciaria né è mai esistito un rapporto di natura
proprietaria o gestionale tra la Fi.Pet.Spa e Banca Finnat Euramerica
Spa.
08-04-2011]
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GENERALI, GALATERI
ARRIVA A RIUNIONE CDA - TABACCI: GERONZI? BERLUSCONI SI OCCUPI DEI
PROBLEMI DEL PAESE - BOCCIA (PD) BOCCIA B.: "DOVREBBE ESSERE IRRITATO
CON QUALCHE SUO MINISTRO" - VACIAGO: "DOPO GERONZI CAPITALISMO DI
RELAZIONI VA AVANTI COME PRIMA. i consiglieri indipendenti sono stati
l’ago della bilancia, i veri arbitri della qualita’ della governance" -
Vitale: "hanno bisogno di un presidente che sia al servizio della
compagnia e non di qualcuno che la utilizzi per scopi esterni"...
1 - GENERALI,
GALATERI ARRIVA A RIUNIONE CDA A PIAZZA VENEZIA...
(LaPresse) - Il presidente uscente di Telecom Italia,
Gabriele Galateri di Genola, è arrivato alla sede Generali di piazza
Venezia, dove a breve avrà inizio il Consiglio d'amministrazione che
dovrà indicare il nuovo presidente dopo le dimissioni di Cesare Geronzi.
Galateri è il più accreditato per la successione alla guida del Leone di
Trieste. L'ex presidente di Mediobanca non ha voluto rilasciare
dichiarazioni ai numerosi giornalisti che attendono all'esterno.
2 - BOCCIA (PD),
BERLUSCONI DOVREBBE ESSERE IRRITATO CON QUALCHE SUO MINISTRO - GIUSTO
FIGLIA MARINA SI LAMENTI SE NON E' STATA AVVERTITA PERCHE' E DEL CDA
MEDIOBANCA...
(Adnkronos) - 'Finisce un'epoca, come ne sono finite
tante. Questa forse e' l'unica del capitalismo all'italiana che si porta
dietro anche un pezzo di politica. Si dice spesso che la politica deve
star lontana dalle imprese, soprattutto da quelle quotate, ma in Italia
quello che negli altri paesi e' un'eccezione o inconcepibile, e' una
regola'.
Francesco Boccia,
deputato Pd e responsabile economico dei gruppi parlamentari, commenta
cosi all'ADNKRONOS le dimissioni di Caesare Geronzi dalle Generali: Ha
ragione Berlusconi a essere irritato per non essere stato nformato, ne'
lui' ne' la figlia Marina, di quanto avveniva ai vertici di Generali?
'Marina Berlusconi
-replica Boccia- puo lamentarsi, perche' e' componente del cda di
Mediobanca e come tutti gli altri consiglieri informati tardivamente ha
diritto di farlo presente. Anzi, sono sicuro che si lamenteranno
chiarendosi con gl altri consiglieri che erano al corrente degli ultimi
sviluppi della vicenda. Ma l'irritazione del premier -avverte- e'
francamente incomprensibile'.
2 - TABACCI (API),
GERONZI? BERLUSCONI SI OCCUPI DEI PROBLEMI DEL PAESE...
(Adnkronos) - Berlusconi pensi prima ai problemi del
Paese. Bruno Tabacci, capogruppo dell'Api alla Camera, parla de caso
Geronzi con l'ADNKRONOS. Il deputato terzopolista risponde cosi quando
gli chiedono se il premier ha ragione ad essere irritato per non essere
stato informato (ne' lui, ne' la figlia Marina, che pure siede nel cda
di Mediobanca), di quanto avveniva ai vertici d Generali: 'Il presidente
del Consiglio farebbe bene a occuparsi de problemi del Paese
distinguendo i suoi interessi personali da quelli generali, perche'
finisce di essere preoccupato solo dai primi'
3 - VACIAGO, DOPO
GERONZI CAPITALISMO DI RELAZIONI VA AVANTI COME PRIMA...
(Adnkronos) - Le dimissioni di Cesare Geronzi dalla
presidenza delle Generali non avranno conseguenze su capitalismo
relazionale italiano. Il modello italiano, fatto d ntrecci societari e
relazioni fra gli esponenti del sistema finanziario, "va avanti come
prima, la continuita' e' garantita".
Giacomo Vaciago,
professore di Economia politica all'Universita Cattolica di Milano,
spiega che quello italiano "e' un capitalismo con pochi capitali, dove
pochi ricchi signori governano delle aziende povere, e con poche grandi
'public company' che sono di tutti e d nessuno".
In questo senso
l'uscita di Geronzi dalle Generali non avra' conseguenze sul sistema.
Per Vaciago "non e' la prima volta, e non sara' l'ultima, che i
presidente di una societa' non interpreta al meglio gli equilibri ne
consiglio di amministrazione e viene sostituito prima del tempo"
Ma, secondo
l'economista, la vera novita' nella vicenda e rappresentato dagli
amministratori indipendenti che siedono nel cda d Generali e che si sono
schierati contro Geronzi. "Il ruolo de consiglieri indipendenti -spiega-
e' una novita'. Sono arbitri competenti che giudicano nell'interesse di
lungo periodo della societa'". E nelle dimissioni di Geronzi, aggiunge
Vaciago, gli indipendenti "sono stati l'ago della bilancia, i veri
arbitri della qualita' della governance"
4 - SINDACO
MARINO, GERONZI? SUPERERA' ANCHE QUESTA - IL SINDACO, LA SUA CITTA' NON
LO ABBANDONA...
(Adnkronos) - Cesare Geronzi "e' un uomo dalle mille
risorse e di grande determinazione", che difficilmente si ascera'
abbattere. Il sindaco di Marino Adriano Palozzi conosce bene l
banchiere-assicuratore, nato proprio nella cittadina dei Castell Romani,
a pochi chilometri dalla Capitale, e all'ADNKRONOS si dice certo che le
dimissioni da presidente della Generali non scalfiranno l suo carattere
determinato. Nella sua citta' natale, in realta', Geronzi non si vede
piu' molto spesso. "Viene ogni tanto - spiega il primo cittadino - ma a
causa del lavoro non vive piu' fisso qui".
In ogni caso tra
ieri e oggi a Marino il banchiere, divenuto icona della finanza
italiana, non si e' visto: "io non l'ho visto ne' sentito - sottolinea
Palozzi - non so neppure se in questi giorni si trovi qui"."Conoscendolo
comunque - sottolinea pero' il sindaco - posso dire che' e' un uomo
molto caparbio, dalla mille risorse, di grande determinazione. Credo
stia vivendo questo momento con la solita forza che lo
contraddistingue". Insomma, dopo il passo indietro dalle Generali, non
"ce lo vedo proprio avvilito a casa", osserva Palozz ricordando che
Geronzi "ha segnato la storia dal punto di vista bancario"
5 - M. VITALE,
MOVIMENTO POSITIVO MA NON E' QUESTIONE DI ETA'
(Adnkronos) - "C'e' una potenzialita' positiva in
questo movimento". Marco Vitale commenta con il Sole 24 ore la svolta al
vertice delle Generali che, dice, "hanno bisogno di un presidente che
sia al servizio della compagnia e non di qualcuno che la utilizzi per
scopi esterni". Per Vitale, in ogni caso, l'uscita di Geronzi non segna
una vittoria dei giovani sui vecchi. "Non credo sia una questione
d'eta', perche' anche Cuccia era un grande vecchio ma nessuno l'ha mai
obbligato a dare le dimissioni", ricorda.
La chiave,
prosegue, "e' altrove: nel tipo di professionalita', nel modo di
rapportarsi all'impresa e ai fatti economici". Vitale si spiega: "credo
che Geronzi rappresenti un campione per coloro che si servono delle
proprie posizioni e delle proprie responsabilita' per aumentare il
proprio potere". Questo modello, aggiunge, "oggi non funziona piu',
perche' la sfida della crisi e' cosi' grande che bisogna dare risposte
di altro tipo, mettersi al servizio delle imprese".
6 - GENERALI: BONO
(FINCANTIERI), EVITEREI DI FARE GOSSIP...
(Adnkronos) - Sulle assicurazioni Generali 'eviterei di
fare gossip. Ci saranno delle questioni che vanno risolte nell'ambito
del Cda e degli azionisti'. Lo ha detto a Trieste l'amministratore
delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, a margine di un evento di Costa
Crociere. 'Io personalmente -ha aggiunto Bono- ho subito anche altre
volte delle scelte degli azionisti diverse da quelle che avrei voluto:
le ho accettate'.
L'amministratore
delegato di Fincantieri ha affermato di non essere 'in grado di valutare
quello che sta dietro' l'eliminazione di Cesare Geronzi dal vertice del
Leone di Trieste. 'Penso siano dei fatti normali -ha spiegato- di
dialettica tra il management e gli azionisti e il Consiglio di
amministrazione'.
7 - GENERALI:
BONO, POTREI SUGGERIRE MIO NOME MA SONO METALMECCANICO...
(Adnkronos) - Commentando a Trieste le indiscrezioni
sui nomi per la sostituzione di Cesare Geronzi ai vertici di Generali,
l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha ironizzato:
"Potrei suggerire il mio -ha detto- se non fossi per esperienza un
metalmeccanico. E voglio morire metalmeccanico".08-04-2011]
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LE PRIME PAGINE
DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - STALLO LIBICO: LE FORZE INTERNAZIONALI
SOTTO SCACCO - L’Unione africana annuncia che GHEDDAFI accetterà la sua
mediazione - RENAULT: CDA STRAORDINARIO SULL’AFFARE SPIONAGGIO -
FUKUSHIMA, UN MESE DOPO: SCORIE CHE FARE? - dubbi sui programmi Usa di
conversione del plutonio - LLOYDS COSTRETTO A VENDERE CENTINAIA DI
FILIALI? - Presidenziali, Barloo alle calcagna di Sarkozy
DAGOREPORT
1 - THE NEW YORK
TIMES
- In apertura, "Emergono dubbi sui programmi Usa di conversione del
plutonio" - "Obama chiede ai Repubblicani l'appoggio al piano di
riduzione del debito" - Al centro, "La falsità di Gheddafi continua ad
emergere"
2 - THE WASHINGTON
POST
- In apertura, "Obama intenzionato a inaugurare un nuovo approccio per
la riduzione del debito" - "La cultura va di pari passo con il
censimento? Di fronte alla diminuzione della popolazione afro-americana,
in molti si chiedono come cambierà l'identità di Washington" - Al
centro, "Dentro la guerra in Afghanistan, dove i fratelli combattono
l'uno contro l'altro"
3 - LE FIGARO
- In apertura, "Primarie socialiste, Hollande rovina il gioco di sponda
tra Aubry e Dsk" - Fotonotizia, "Il Giappone un mese dopo: si mette in
moto la ricostruzione" - In alto, "Gheddafi accetta le proposte
dell'Unione africana"
4 - LIBÉRATION
- In apertura, "Libia: lo stallo. Dopo un mese di operazioni militari in
sostegno dei ribelli le forze internazionali sono tenute in scacco" - In
alto, "Presidenziali, Barloo alle calcagna di Sarkozy"
5 - LES ECHOS -
In apertura, "Renault: per la direzione è arrivata l'ora di fare i
conti. Previsto per oggi un cda straordinario. Obiettivo: determinare le
responsabilità nell'affare spionaggio. In bilico diversi membri della
direzione" - Fotonotizia, "Un mese dopo il dramma il Giappone cerca di
tornare a una vita normale" - Al centro, "Potere d'acquisto: le misure
del governo fanno discutere" - In alto, inchiesta su Arianna Huffington
6 - THE GUARDIAN
- In apertura, "L'amministrazione bloccò l'inchiesta "hacking". Come il
tentativo di Brown di aprire un'indagine fu fermato dal segretario di
gabinetto" - Di spalla, "Il consulente di Clegg minaccia le dimissioni
dopo i cambiamenti al disegno di legge sul sistema sanitario nazionale"
7 - THE
INDEPENDENT
- A tutta pagina,
"La bomba (nucleare) a orologeria dell'Inghilterra. Un mese dopo lo
tsunami giapponese, la più grande riserva di scorie al mondo sta per
raggiungere il punto di crisi. Il plutonio doveva essere convertito e
venduto, ma adesso nessuno lo vorrà. Dov'è questo enorme sito di
stoccaggio? Non a Fukushima, bensì a Sellafield, Cumbria"
8 - THE DAILY
TELEGRAPH
- In apertura,
"Brown ammette: sulle banche feci un grande errore" - Di spalla,
"Cameron chiede ai comuni di smettere di ostacolare i festeggiamenti in
programma per il matrimonio reale"
9 - FINANCIAL
TIMES
- In apertura, "Glencore sostiene che la Ipo rafforzerà la compagnia" -
Al centro. "Bp alla stretta finale per salvare l'affare Rosneft"
10 - THE TIMES
- In apertura,
"Lloyds ha perso il controllo su High Street. Il gruppo bancario
potrebbe essere costretto a vendere centinaia di filiali" - Al centro,
"Gheddafi riappare per incontrare i leader africani"
11 - EL PAÍS
- In apertura, "Libia: la Nato frena per la seconda volta l'avanzata dei
lealisti. L'Unione africana annuncia che il dittatore accetterà la sua
mediazione" - Di spalla, "Zapatero attacca il Pp per il suo mancato
appoggio al piano di aggiustamento" - Al centro, "Arrestati i due membri
dell'Eta che spararono al poliziotto francese"
12 - EL MUNDO
- In apertura, le
consultazioni sull'indipendenza della Catalogna: "Il governo catalano
complice della farsa"
13 - FRANKFURTER
ALLGEMEINE
- In apertura, "Assad reprime violentemente le rivolte. Agitazioni anche
in Egitto e Yemen" - La Nato estende gli attacchi aerei in Libia"
14 - DIE
TAGESZEITUNG
- In apertura, "Il disastro senza fine di Fukushima" - "Gli effetti
globali di una catastrofe atomica"11-04-2011]
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WEB-WAR! - VENDUTO
IL SUO SITO ALLA AOL PER 315 MILIONI DI DOLLARI, VAMPIRIZZATI 6 MILA
BLOGGER, ARIANNA HUFFINGTON PARTE ALLA CONQUISTA DELLA RETE - COME?
METTENDO IN GINOCCHIO IL SITO (A PAGAMENTO) DEL ’’NEW YORK TIMES’’ E
TANTE CHE C’è RUBANDOGLI UN PO’ DI GIORNALISTI - LA “REGINA
DELL’AGGREGAZIONE”, CON IL SUO HUFFPOST DA 25 MILIONI DI CLIC UNICI AL
MESE, APPROFITTA DEL "SUICIDIO" DI CHI METTE INTERNET A PAGAMENTO
1 - LES ECHOS
ARIANNA HUFFINGTON, LA PASIONARIA DEL WEB
http://bit.ly/erHiAC
- Nel febbraio
scorso, Arianna Huffington ha annunciato la vendita del suo "Huffington
Post" al colosso del web made in Usa, Aol (America on line), per 315
milioni. Adesso la sessantenne di origini greche, introdotta nel mondo
politico americano dall'ex marito Michael Huffington, ha un suo ufficio
nella sede newyorkese di Aol e regna su un nuovo impero di 1200
giornalisti che le ha affidato il patron Aol Tim Armstrong.
Nominata
presidente e "editor in chief" dell'insieme dei contenuti di America on
line, alla Huffington spetterà l'arduo compito di dare coerenza al
mosaico di siti che appartengono al suo nuovo azionario, portando in
dote i suoi 25 milioni di visitatori. Con la sua redazione di 148
giornalisti a tempo pieno l'anti-Drudgereport guiderà la riconquista di
America on line nel mondo dell'informazione Usa.
Il concorrente
numero uno è il New York Times, che ha da poco lanciato il suo nuovo
modello di sito a pagamento. La Huffington, scettica riguardo a questa
mossa, spera di approfittarne. Oltre alla nomina del cofondatore di
Twitter, Biz Stone, a suo consigliere strategico, la "regina
dell'aggregazione, che vampirizza i contenuti editoriali degli altri"
(così la definì il direttore della "Signora in grigio", Bill Kellner),
ha recentemente annunciato una nuova ondata di assunzioni di
giornalisti, provenienti proprio dal New York Times.
Le sue recenti
scelte hanno suscitato molte critiche. Alcuni dei 6000 blogger che
scrivono gratuitamente per l'Huffpost hanno minacciato di andarsene,
reclamando una parte dei ricavi della vendita all'Aol. Ma al di là del
rumore iniziale, la battaglia contro Arianna Huffington sembra destinata
a non aver seguito.
A sei anni dal
lancio, l'Huffington Post è secondo solo al New York Times per numero di
visitatori unici al mese. Anche se i suoi bilanci non sono pubblici, il
sito ha cominciato a produrre utili nel 2010, con un giro d'affari di 31
milioni di dollari 11-04-2011]
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UNA RACCOMANDATA
ALLE POSTE - LA SILIQUINI, EX SFUTURATA E ORA NEI RESPONSABILI, DOPO
AVER SALTATO LA BARRICATA E VOTATO LA FIDUCIA AL GOVERNO, RISCUOTE LA
SUA FEDELTÀ CON UN POSTO NEL CDA DI POSTE ITALIANE - UN BISCOTTINO
AVVELENATO PERCHÉ LA CARICA È INCOMPATIBILE CON QUELLA DI PARLAMENTARE -
DIMISSIONI? TRANQUILLI I CASI DI FRUSCIO, VEGAS E GALLI INSEGNANO CHE IN
ITALIA LE CARICHE SI ACCUMULANO COME I CHILI A NATALE - ALTRO STILE,
ALTRA CORSA: ENRICO MATTEI DA PRESIDENTE DELL’ENI LASCIÒ MONTECITORIO
DOPO TRE GIORNI
Sergio Rizzo per
il "Corriere
della Sera"
«I membri del
Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di
amministratore, presidente, liquidatore, sindaco revisore, direttore
generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni
di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi
di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica
amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria,
direttamente o indirettamente» .
Dice così
l'articolo 2 di una legge del febbraio 1953. Farla passare, com'è
intuibile, non fu affatto facile. Ma allora le regole si rispettavano.
Tanto che, non appena quella legge venne approvata, il deputato della Dc
Enrico Mattei, che era allora anche presidente dell'Ente nazionale
idrocarburi, istituito tre giorni prima, presentò le dimissioni da
Montecitorio. Il provvedimento fu promulgato il 13 febbraio 1953 e lui
venne dichiarato decaduto il 3 marzo: diciotto giorni dopo.
Avrebbe potuto far
scivolare nell'indifferenza le poche settimane che mancavano allo
scioglimento delle Camere. Invece si dimise perché sapeva che anche la
forma, in un'istituzione come il Parlamento, è sostanza. Un episodio
dimenticato. Che torna alla memoria come una frustata ogni volta che
accadono, purtroppo sempre più frequentemente, episodi simili a quello
cui abbiamo assistito qualche giorno fa: la designazione di un
parlamentare in carica nel consiglio di amministrazione di una società
pubblica. Nella fattispecie, le Poste italiane.
Su Maria Grazia
Siliquini sono piovute dai suoi ex colleghi di Futuro e libertà critiche
pesanti: «La faranno responsabile del settore raccomandate» , ha
ironizzato Italo Bocchino, alludendo al passaggio dell'ex parlamentare
del Pdl, che era approdata al Fli di Gianfranco Fini, al gruppo dei
«Responsabili» che ha salvato il governo di Silvio Berlusconi.
Lei ha tirato
fuori le unghie: «Considerata la profonda disinformazione che dimostrano
colleghi che si chiedono i criteri relativi alla nomina della
sottoscritta nel cda delle Poste, ritengo opportuno rendere noto quello
che ciascuno può tranquillamente apprendere, se solo leggesse il mio
lungo e ampio curriculum d'eccellenza dal quale si deduce come le mie
competenze e le mie esperienze rappresentino un'adeguata risposta alla
necessità di valorizzare le figure femminili di valore esistenti nel
Paese» .
Anche se il
problema, com'è intuibile, non era certo il curriculum né il sospetto
(probabilmente non infondato) di una ricompensa per aver saltato di
nuovo la barricata. Il fatto è che in un Parlamento dove l'attività
privata si può liberamente sovrapporre ai doveri pubblici senza che
nessuno batta ciglio, dove sindaci di grandi città e presidenti di
Provincia conservano imperterriti il seggio in barba ai principi sanciti
dalla legge sugli enti locali, dove le società pubbliche sono lo scivolo
d'oro per deputati e senatori, l' «incompatibilità» è ormai solo un
fastidioso orpello.
E la parola
«opportunità» , che in tutti i Paesi civili è fondamento della politica,
ha perduto ogni significato. Fra gli innumerevoli casi, è sufficiente
ricordare quello dell'ex senatore leghista Dario Fruscio, il quale per
due anni ha cumulato il mandato parlamentare con un posto nel consiglio
di amministrazione dell'Eni.
Oppure quello di
Giuseppe Vegas, designato alla presidenza della Consob mentre rivestiva
le cariche di viceministro dell'Economia e deputato: il quale nella
giornata del 14 dicembre 2010 (campale per la sopravvivenza del
governo), in attesa che la sua nomina venisse formalizzata, non ha fatto
mancare il proprio voto di fiducia al governo dal quale era stato
nominato.
O ancora quello di
Dario Galli, presidente della Provincia di Varese, appena riconfermato
dal Tesoro nel consiglio di amministrazione della Finmeccanica, società
a controllo pubblico quotata in Borsa. Dando ora per scontate le
dimissioni di Maria Grazia Siliquini dal Parlamento, confidiamo che
verranno accolte alla velocità della luce. Non come invece accade quasi
sempre, dove il gioco a rimpiattino nelle giunte per le elezioni, e fra
le giunte e l'aula, si protrae anche per anni. Ma ai tempi di Enrico
Mattei, si può starne certi, una cosa del genere non sarebbe successa.
11-04-2011]
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STRACQUADANIO
STRAVAGLIATO - MARCOLINO SFOTTE DA PAR SUO “L’EX PORTABORSE DI TIZIANA
MAIOLO” (COL TOUPET MA SENZA LAUREA): "AD “ANNOZERO", HA DATO LEZIONI DI
GIORNALISMO A SANTORO, DI PROCEDURA PENALE A BOCCASSINI. E DALL’ALTO DI
QUALE TITOLO DI STUDIO. CEPU? SCUOLA RADIO ELETTRA?" - LO STRABERLUSCONE
REPLICA: “IL vice direttore dE ’Il fango quotidiano’ HA AVUTO SETTE
CONDANNE DEFINITIVE, SI AVVICINA AD UN DELINQUENTE QUOTIDIANO”…
1 - IL DOTTOR
STRACQUADANIO
Marco Travaglio per "Il
Fatto Quotidiano"
Non essendo
riuscito a dissimularla ad Annozero, tanto vale che io confessi la mia
irrefrenabile passione per l'on. Giorgio Clelio Stracquadanio, milanese,
classe 1959, già portaborse di Tiziana Maiolo antiproibizionista e
rifondatrice comunista, poi deputato del partito più proibizionista e
anticomunista della storia dopo una capatina nella Democrazia cristiana
per le Autonomie, insomma "giornalista e politico italiano".
Appresa la notizia
della sua partecipazione al programma di Santoro, un amico del Pdl mi
aveva suggerito di insistere sul fatto che il tapino non è laureato, il
che lo fa molto soffrire visto che si picca di essere un uomo di cultura
prestato alla politica e se ne autocompiace nelle sue ospitate
televisive finora confinate alla nicchia dell'Infedele dove anestetizza
il pubblico con astruse dissertazioni storico-politologiche.
Avevo però deciso
di non usare questo argomento polemico per due motivi. 1) L'Italia è
piena di geni senza laurea e di coglioni con due o tre lauree. 2) È una
grande conquista della democrazia che accedano alle massime cariche
dello Stato persone di ogni ceto e censo, incluso chi non ha potuto
completare gli studi.
Purtroppo però
l'on. Giorgio Clelio se l'è cercata. Per il suo esordio nell'empireo
della tv dei grandi numeri, si era messo tutto in ghingheri. Abito di
sartoria vagamente metallizzato; scarpa lucidissima; toupet di saggina e
licheni che, nonostante la tintura fresca a metà fra il mogano e il
tramonto sul Bosforo, faceva scalino col colorito della chioma originale
superstite; iPad ultimo modello da cui fingeva di attingere informazioni
a getto continuo; sorriso d'ordinanza rimasto intatto dalla fresca
visita a Palazzo Grazioli, dove aveva ricevuto il training
presidenziale, il sacro viatico del capo e, a titolo di incoraggiamento,
uno stock di cravatte Marinella.
Poco prima del
calcio d'inizio, un giro di campo per stringere la mano agli altri
ospiti, visibilmente entusiasta di essere stato invitato e, soprattutto,
di essere Stracquadanio. Poi, appena avuta la parola, non l'ha più
mollata. Era dai tempi di Elio Vito, l'altro misirizzi ex-radicale che
mitragliava "comunista-comunista-comunista" contro chiunque si
permettesse di parlare prima o dopo di lui, che non si vedeva in tv un
guastatore tanto molesto.
Raggiunto
finalmente, all'età di 52 anni, il suo attimo di celebrità, ha deciso di
sfruttarlo fino in fondo per poi tornare dal capo e riceverne stavolta,
in segno di gratitudine, una farfallina dorata o una Mini Cooper al
posto delle consuete cravatte.
Così ha iniziato a
incrementare l'inquinamento acustico e visivo, per giunta in fascia
protetta, facendo la punta a qualunque cosa si dicesse in studio.
"Bindi, non può dire queste cose", "Santoro, sia preciso", "La
Costituzione è una cosa seria, bisogna conoscerla", "È falso che Ruby
sia stata fermata per furto" e altre baggianate.
Il top l'ha
toccato quando, fra una prolusione sulla storia del comunismo e una
sugli anni di piombo, tutti temi di bruciante attualità, ha dato lezioni
di giornalismo a Santoro e Valentini, di procedura penale a Boccassini e
Bruti Liberati, di diritto costituzionale a Rosy Bindi (già assistente
del giurista Vittorio Bachelet). A quel punto era proprio obbligatorio
sapere da quale cattedra eserciti le sue libere docenze. E dall'alto di
quale titolo di studio. Cepu? Laurea per corrispondenza? Scuola Radio
Elettra?
Master coi punti
della Miralanza? Erano, queste, le sole domande in grado di azzittirlo:
avrebbe dovuto rispondere come Mourinho "zero tituli" e non gli pareva
il caso. Così taceva, arrossiva, divagava. E, se uno non riusciva a
trattenere le risa, intimava "Lei non rida". Ho risposto: "Smetterò di
ridere quando lei smetterà di farmi ridere".
"Ma io quando
parla lei non rido". "Si vede che io non faccio ridere". Al termine,
dopo aver disgustato milioni di telespettatori, s'è molto beato della
performance auspicando dall'imbarazzata redazione di Annozero nuovi e
copiosi inviti: "Sono andato bene, mi pare: abbiamo volato alto". Come
no: Icaro e Pindaro gli fanno una pippa.
2 - STRACQUADANIO,
TRAVAGLIO DELINQUENTE QUOTIDIANO...
(ANSA) - "Marco Travaglio ha avuto sette condanne
definitive e si potrebbe affermare che si avvicina ad un delinquente
quotidiano. Berlusconi, invece, è l'uomo più processato d'Italia ma è
anche il più incensurato".
Così il
parlamentare del Pdl Giorgio Stracquadanio che si è alternato al
microfono con altri esponenti del partito durante la manifestazione in
atto davanti al Tribunale di Milano a sostegno di Silvio Berlusconi. Tra
i presenti anche Tiziana Maiolo, numerosi consiglieri regionali della
Lombardia e il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato. "Nonostante
questo - ha aggiunto Stracquadanio - Travaglio ha un lauto contratto con
il servizio pubblico ed è vice direttore di un giornale 'Il fango
quotidiano'".11-04-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - BERNHEIM ESPLOSIVO SU “LES ECHOS”: “TRA ME E BOLLORÉ NON
CI SONO PIÙ RAPPORTI. MI HA TOLTO ANCHE L’AeREO”. E POI SU GERONZI: "ha
dato l’impressione di utilizzare Generali per altri fini” - LA GUERRA DI
POTERE SI SPOSTA DA GENERALI A MEDIOBANCA - IL GIAPPONE FERMO IN UNA
CRISI DI LUNGA DURATA - “HERALD TRIBUNE”: TORNANO A CRESCERE GLI
STIPENDI DEI DIRIGENTI USA - “WALL STREET JOURNAL”: L’ASSE COL CREMLINO
NON SALVA LA BP DAGLI OLIGARCHI
DAGOREPORT
1 - LES ECHOS
BERNHEIM: "TRA ME E BOLLORÈ SI SONO INTERROTTI I RAPPORTI"
http://bit.ly/e10Sxe
- "Tra me e
Bolloré non esiste più alcun tipo di rapporto". Lo dice il presidente
onorario di Generali Antoine Bernheim in un'intervista che Les Echos
pubblica oggi in esclusiva.
Alla domanda su
quali siano le sue attuali relazioni con Bolloré, Berneheim risponde:
"Siamo stati molto vicini in passato. Purtroppo credo che i nostri
rapporti si siano interrotti per sempre. Per i miei spostamenti di
lavoro, mi era stato concesso di utilizzare gli aerei gestiti dalla
società di Bolloré. La settimana scorsa, dopo un'intervista spacciata
per esplosiva che io avrei dato a un giornale italiano, questa
autorizzazione mi è stata ritirata. Non so veramente di cosa si tratti".
L'intervista a cui
Bernheim fa riferimento è evidentemente quella pubblicata su Repubblica,
in cui il presidente onorario di Generali affermava sostanzialmente che
Bolloré era senza una strategia.
A "Les Echos",
Bernheim smentisce anche che sia mai esistito un periodo "Geronzi
Bernheim" e racconta di come i rapporti con l'ex presidente fossero
buoni quando Geronzi era a capo di Mediobanca.
Poi, riguardo alla
compagnia di assicurazioni: "Sono io che l'ho fatta crescere: in Cina,
in India, In Argentina e nell'Europa centrale. Dopo tutti questi anni si
preferì mettere Geronzi al mio posto. Io ho servito la compagnia per due
decenni, lui ha dato l'impressione di utilizzare Generali per altri
fini".
IN ITALIA LA
GUERRA DI POTERE SI SPOSTA DA GENERALI A MEDIOBANCA
http://bit.ly/hj6fro
- Dopo l'elezione
di Gabriele Galateri alla presidenza di Generali, l'attenzione si sposta
su Mediobanca, che domani terrà un consiglio di amministrazione
straordinario. Il dibattito ruota intorno al ruolo di Vincent Bolloré
all'interno dei due gruppi. L'analisi de "Les Echos".
IL GIAPPONE È
FERMO IN UNA CRISI DI LUNGA DURATA
http://bit.ly/euAn1k
- Dopo aver
gestito la crisi nell'emergenza dell'ultimo mese, il governo giapponese
deve ora fronteggiare nel lungo termine le conseguenze economiche,
sanitarie e umanitarie della serie di catastrofi successive al sisma
dell'11 marzo.
2 - INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE
TORNANO A CRESCERE GLI STIPENDI DEI DIRIGENTI USA
http://bit.ly/dJzG90
- Dopo la
contrazione durante la crisi del 2009, gli stipendi dei dirigenti Usa
tornano a crescere. Mentre milioni di americani cercano di tenersi
stretti casa e lavoro, gli amministratori delegati delle più grandi
compagnie, quali 3M, General Elecrtic e Gsco System - riprendono a
guadagnare tanto quanto prima della recessione. Alcuni presino di più.
Lo scorso anno, la
paga media dei dirigenti dei più grandi gruppi Usa è stata di 9,6
milioni dollari. Il 12 % in più rispetto al 2009.
3 - WALL STREET
JOURNAL
L'ASSE CON IL CREMLINO NON SALVA LA BP DAGLI OLIGARCHI
http://on.wsj.com/dQUrwo
- Mentre La
British Petroleum questa settimana si trova a lottare per salvare il suo
storico accordo con la compagnia statale russa Oao Tosneft per la
trivellazione nell'Artico, una cosa sembra chiara: avrebbe dovuto
prendere maggiormente sul serio il cortese avviso di Vladimir Putin.
A gennaio, quando
fu siglato l'accordo tra Bp e Oao, Putin mise in guardia tutti e disse
che era semplicistico pensare che il Cremlino controllasse ogni cosa in
Russia. Ebbene: un gruppo di vecchi oligarchi sovietici, partner della
Bp in un'altra joint venture, ha effettivamente ostacolato l'accordo,
convincendo una corte inglese a bloccarlo.
4 - EL
CONFIDENCIAL
SPAGNA, DA GIUGNO IL CONGRESSO LAVORERÀ PER MIGLIORARE IL
SISTEMA DEI MUTUI
http://bit.ly/dRpv4c
- Il congresso dei
deputati approverà i primi di maggio la creazione di una commissione per
studiare gli elementi di miglioramento nel sistema dei mutui spagnolo e,
in particolare, rispetto a quelle condizioni che possono essere
considerate abusive. La previsione è che inizi a lavorare già da giugno
per presentare un pacchetto di suggerimenti in dicembre.
11-04-2011]
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ALTRO CHE
BOCCASSINI! DAI PROCESSI IL BANANA USCIRA’ PRATICAMENTE ILLESO - I VERI
TORMENTI SI CHIAMANO: PATRIMONIO E PDL - IL 4 MAGGIO LA CORTE D’APPELLO
DI MILANO DOVRà STABILIRE LA CIFRA CHE FININVEST DEVE SGANCIARE A DE
BENEDETTI PER IL LODO MONDADORI (IL GIUDICE MESIANO STABILÌ 750 MLN) -
POI C’è LA SEPARAZIONE DA VERONICA (È IN GIOCO LA SPARTIZIONE
DELL’IMPERO TRA FIGLI DI PRIMO E SECONDO LETTO) - INFINE IL PDL
SCAJOLIZZATO IN CORRENTI E DRAPPELLI DI PEONES CHE, DOPO ANNI DI
MANOVALANZA, RECLAMANO UN POSTO AL SOLE E RISCHIANO DI FAR DANNI…
Michele Brambilla
per "la
Stampa"
E' probabile che
stamattina Berlusconi sia presente a uno dei tanti processi contro di
lui: quello sui diritti tv di Mediaset. È altrettanto probabile che,
come due settimane fa, la sua comparsata sia accompagnata da un paio di
manifestazioni: una di oppositori e una di sostenitori. L'opinione
diffusa è infatti che sia qui, sul terreno giudiziario, che si gioca la
partita decisiva sul futuro del Cavaliere.
Ma è davvero così?
Chi è vicino al premier è convinto che i suoi crucci siano ben altri.
Dal punto di vista giudiziario, infatti, il premier non rischia granché.
Al processo di oggi è accusato di una modesta frode fiscale che, anche
se fosse accertata, dovrebbe comportare poco più di una multa. Gli altri
processi aperti sono tre: quello per la corruzione dell'avvocato Mills,
che finirà quasi certamente prescritto; quello detto "Mediatrade", che
dovrebbe anch'esso finire in nulla; e quello innescato dai festini di
Arcore, che s'è aperto la scorsa settimana per essere subito rinviato a
fine maggio, e che potrebbe essere stoppato dalla Corte Costituzionale
subendo un nuovo rinvio, questa volta alle calende greche.
Insomma tutti
questi processi, spasmodicamente invocati e attesi da quella parte del
Paese che spera in una "soluzione giudiziaria" del caso-Berlusconi,
potrebbero procurare al massimo un danno di immagine. E sappiamo che
sarebbe un danno molto limitato, visto che - perlomeno in Italia -
l'opinione pubblica è ormai talmente arrugginita che chi detesta
Berlusconi non avrebbe un solo argomento in più rispetto a quelli che ha
già tuttora, e chi lo ama continuerebbe a ritenerlo la vittima di una
persecuzione. In poche parole, non dovrebbero essere i processi in corso
a cambiare il destino politico del premier. Il quale ha invece,
piuttosto, altri grattacapi. Sono sostanzialmente due.
Il primo scenario
è economico. Entro il 4 maggio la Corte d'appello civile di Milano dovrà
stabilire la cifra che la Fininvest deve versare alla Cir di Carlo De
Benedetti per la celeberrima, o famigerata, vicenda del «lodo
Mondadori». Due anni fa il tribunale ha fissato quel risarcimento in 750
milioni di euro. Il pagamento fu sospeso, ma dopo la sentenza d'appello
del prossimo 4 maggio la sentenza civile diventerà immediatamente
esecutiva. Il che vuol dire che la Fininvest dovrebbe presto sborsare
750 milioni, o forse qualcosa di meno se la Corte d'appello opterà per
una riduzione, ma in ogni caso una cifra enorme.
Per quanto
sterminato sia il patrimonio di Berlusconi, e per quanti utili possano
produrre le sue aziende, una simile perdita di contanti comporterebbe
contraccolpi pesantissimi. La preoccupazione è tale che l'altro ieri il
premier ha attaccato i giudici con toni persino più duri di quelli da
lui riservati alle «toghe rosse» della Procura, e ha parlato di «rapina
a mano armata».
Ma non è questo
l'unico guaio economico. C'è anche la causa di separazione da Veronica
Lario, che come sappiamo ha chiesto alimenti da legge finanziaria. Certo
anche quelle cifre non basterebbero, da sole, a ridurre Berlusconi a
chiedere l'elemosina, come auspicato da D'Alema qualche anno fa. Ma
insomma, se la sentenza sul lodo Mondadori rischia di infliggere un duro
colpo ai conti aziendali, quella sulla causa di divorzio rischia di
colpire i conti personali. Non dimentichiamo che è in gioco anche la
spartizione del patrimonio tra i figli di primo e secondo letto.
Ancor più gravida
di conseguenze sul piano economico, poi, potrebbe risultare la recente
defenestrazione di Cesare Geronzi dalle Generali. Geronzi era, nel mondo
dell'alta finanza, l'unico alleato di Berlusconi. L'unico che, in quegli
ambienti, non lo considerava come un intruso, o peggio come un parvenu.
Il fatto che Geronzi sia uscito di scena (e uscito, quel che è peggio
per il premier, con piena soddisfazione di Tremonti, almeno così dicono)
non è una buona notizia per Berlusconi.
E veniamo al
secondo fronte: il Pdl. Per dire in quale caos sia piombato il partito,
basti tenere presente che ieri sul Giornale Giuliano Ferrara ha scritto
un editoriale intitolato «Avviso ai naviganti: il Cav può mollare».
Quella di Ferrara è una provocazione, certo. Ma che il Pdl si stia
disfacendo per conflittualità interna, è un fatto. Gli ex di Forza
Italia contro gli ex An. Scajola che minaccia una scissione. Le ministre
una contro l'altra. C'è perfino chi ipotizza che qualcuno possa far
saltare il processo breve per aprire a un «governissimo» senza Silvio.
Insomma un tutti
contro tutti che potrebbe far fare al Pdl la stessa fine che fece (Iddio
ci perdoni l'irriverente paragone) l'Impero asburgico, che crollò per
implosione, senza che un solo colpo di cannone venisse sparato
all'interno dei suoi confini.
Non è detto che
questa situazione a Berlusconi dispiaccia del tutto. Alla
struttura-partito il Cavaliere non ha mai creduto, credendo solo nel
rapporto diretto fra sé e il popolo. Paradossalmente: più il partito si
divide e si indebolisce, più si rinforza il suo capo. Per dire: un Pdl
come quello di oggi, frantumato com'è, non sarebbe mai in grado di
mettere in piedi un 25 luglio.
Ma guai a
dimenticarsi che siamo fatti di carne, e che la carne è debole: chi
accetta per molti, troppi anni di stare all'ombra di un grande capo
carismatico, finisce quasi sempre con lo stancarsi. Reclama un posto al
sole, chiede finalmente un po' di autonomia, magari si convince di
essere ormai pronto per la successione. E' in quei momenti che escono
allo scoperto i Bruto. Magari non riescono a prendere il potere, ma a
far danni sì. Ecco perché anche il Pdl, di questi tempi, è diventato per
il Cavaliere una preoccupazione peggiore della Boccassini. 11-04-2011]
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SE LO CONOSCI LO
PREVITI - AI PRIMI DI MAGGIO SI DECIDERÀ SE FININVEST DOVRÀ PAGARE I 750
MLN A DE BENEDETTI PER IL LODO MONDADORI, E “REPUBBLICA” CI RINFRESCA LA
MEMORIA RICORDANDO COME SI È GIUNTI ALLA CONDANNA DI CESARONE CHE,
TRAMITE ATTILIO PACIFICO, CORRUPPE IL GIUDICE METTA CON 400 MLN DI LIRE
CHE nel gennaio del 1991 consegnò la Mondadori al gruppo di Berlusconi
sfilandola alla Cir di De Benedetti (SILVIO USCÌ DAL PROCESSO PERCHÉ
PRESCRITTO)…
Walter Galbiati
per "la
Repubblica"
Sono le nove di
sera del 13 luglio 2007 quando la Cassazione conferma la condanna di
Cesare Previti a un anno e sei mesi di carcere. L´accusa è di aver
pagato il giudice Vittorio Metta per annullare il lodo arbitrale che
toglieva la Mondadori alla Fininvest e la consegnava alla Cir. «Non ci
sono le attenuanti», per la Cassazione, che conferma la sentenza
d´appello.
Vista «l´elevata
gravità del reato e del relativo danno, l´intensità del dolo, i motivi a
delinquere, i comportamenti processuali», scrive la Suprema Corte, non
ci sono elementi che possano «attenuare» la «gravità dei fatti» e delle
«rispettive responsabilità» nel «mercimonio» della sentenza di Metta,
che nel gennaio del 1991 consegnò la Mondadori al gruppo di Silvio
Berlusconi sfilandola alla Cir di Carlo De Benedetti.
Come andarono i
fatti - quegli stessi fatti su cui Silvio Berlusconi, definendo «una
rapina a mano armata» la sentenza civile che obbliga la sua Fininvest al
risarcimento nei confronti della Cir, sorvola - è spiegato puntualmente
nelle motivazioni della sentenza della Corte d´Appello del Tribunale di
Milano, depositate il 23 marzo 2007. Il collegio giudicante era composto
dal presidente Sergio Silocchi, dal consigliere Francesca Manca e dal
consigliere relatore Giuliana Merola.
In quelle carte i
giudici seguono il movimento dei soldi e ricostruiscono il rapporto tra
il giudice Metta e il corruttore, Previti, nonché i legami con Attilio
Pacifico e Giovanni Acampora. Spiegano la designazione di Metta quale
giudice relatore, i tempi di stesura, dattiloscrittura e deposito della
sentenza, l´anticipazione della decisione e i rapporti interpersonali
tra gli imputati.
Nell´annullare il
precedente lodo arbitrale che consegnava la Mondadori nelle mani della
famiglia Berlusconi, Metta depositò la sentenza il 24 gennaio 1991, ma
«la minuta di sentenza (ben 167 pagine), secondo il registro interno
della cancelleria», era già pronta «il 15 gennaio, giorno successivo
alla camera di consiglio alla quale Metta», giudice famoso per «tempi
medi di deposito delle sentenze di gran lunga superiori a quelli
previsti dal codice», si era «presentato senza alcuna bozza».
«Dopo solo 20
giorni» dal deposito della sentenza, i conti esteri Fininvest All
Iberian e Ferrido bonificarono - 14 febbraio 1991 - al conto estero
Mercier di Previti tre miliardi di lire, provvista (movimentata da
Acampora) dei 400 milioni giunti infine in contanti a Metta tramite
Pacifico.
«Ritiene la Corte
- si legge nelle motivazioni - che, a fronte del provato patto
corruttivo avente ad oggetto la decisione favorevole alla Fininvest
della causa Mondadori, parte della provvista di 2.732.868 dollari
bonificata il 14 febbraio 1991 (con valuta 15 febbraio, e cioè in
stretta contiguità temporale con la sentenza, pubblicata appena 20
giorni prima) dalla Fininvest di Silvio Berlusconi sul conto Mercier di
Cesare Previti arriverà a Metta quale corrispettivo del mercimonio».
E Berlusconi?
«Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non
luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire
la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo
- dicono i giudici - dopo aver concordato la data del suo esame,
comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà
di non rispondere».
Il giro dei soldi
è tortuoso, ma alla fine «più di 400 milioni di lire in contanti -
continuano i relatori - arrivano al giudice, dopo movimentazioni
bancarie estere anomale e prive di qualsiasi supporto documentale, a
partire dai conti riconducibili al gruppo imprenditoriale». La
Fininvest.
Previti ha cercato
di difendersi sostenendo che quei soldi erano una parcella per le sue
attività di avvocato a favore del gruppo di Berlusconi in complesse
vicende in Francia e Spagna. La Corte ha ribattuto che ciò non era
possibile, perché «tutte iniziate dopo che l´ingente cifra era già stata
accreditata oppure si erano svolte molto prima (1988)».
Invece, «nel 1990
l´unica controversia Fininvest alla quale Previti fornisce il suo
contributo» è l´appello sul lodo, un contributo per di più fornito
«all´insaputa dei legali ufficiali» e con iniziative di «tutela
occulta», come «il far nominare amministratore dell´Amef (la società
custode delle azioni Mondadori, ndr) «un addetto all´archivio del suo
studio, Marco Iannilli, e chiedergli di partire per l´estero (spesato)
per evitare la notifica di eventuali sequestri» di azioni.
«Risulta -
concludono i giudici - un imponente quadro indiziario, preciso, univoco
e concordante tale da assurgere, ad avviso del collegio, a piena prova
che consente di affermare che il giudice Metta ha "venduto" - agli
stessi intermediari e nello stesso periodo - anche la causa Mondadori,
oltre che quella Imi Sir» 11-04-2011]
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1- NON PAGO,
SABATO, DI AVER RIDICOLIZZATO IL COLBERTISMO ALLA VALSUGANA DI GIULIETTO
TREMENDINO PUBBLICANDO UN IMMAGINIFICO DECRETO TREMONTI A DIFESA
DELL’ITALIANITÀ, OGGI L’ECONOMISTA PENATI RICORDA IL PROBLEMA
STRUTTURALE DI TRIESTE: "CON GERONZI SI CHIUDE UN CICLO: DA CAPITALIA IN
POI HA SOLO NUOCIUTO ALLE PERFORMANCE DELLE SUE AZIENDE. MA IL LEONE DI
TRIESTE HA UN PROBLEMA STRUTTURALE: DAL ’91 IL TITOLO HA RESO IL 60% IN
MENO DEI CONCORRENTI EUROPEI" - 2- "E TROVO CURIOSO CHE A DECIDERE IL
SUCCESSORE DI GERONZI SIA, DI FATTO, UN IMPRECISATO GRUPPETTO DI
CONSIGLIERI DI MEDIOBANCA (NON DI GENERALI), SENTITO IL PARERE DI UN
IMPRECISATO NUMERO DI AUTOREVOLI PERSONAGGI (CHI SIANO, NON SI SA)" - 3-
LAPIDE FINALE CHE NON FARà PIACERE A PERISSINOTTO-DELLA VALLE-NAGEL MA è
UN CONTENTINO PER GLI SCONFITTI GERONZI E BOLLORè: "LE GENERALI
DISTRUGGONO VALORE" -
Alessandro Penati
per "Affari & Finanza - la Repubblica"
Nove anni fa, in
una scherzosa, quanto immaginaria cerimonia degli Oscar per i peggiori
amministratori di Piazza Affari, avevo assegnato a Cesare Geronzi un
meritato riconoscimento alla carriera "per la distruzione di valore":
«Capitalia: da 10 anni sistematicamente tra le peggiori società del
listino, ha perso l'85% rispetto all'indice dei bancari. La banca ha
cambiato nome, sono cambiati i governi, è cambiata la moneta, ma
sofferenze e incagli rimangono eterni. Ritira il premio, visibilmente
emozionato, Cesare Geronzi, da 10 anni suo leader incontrastato.»
(Corriere della Sera, 29/12/2002).
Più che il suo
defenestramento, sorprende (e in fondo un po' deprime) che ci siano
voluti così tanti anni per farlo; e ancora di più che una persona con un
tale curriculum sia potuto arrivare, di presidenza in presidenza, al
vertice delle Generali. Perché non si è mica nominato da solo: in tutte
le società, Generali inclusa, c'è sempre stata una maggioranza relativa
di azionisti che l'ha voluto.
E trovo curioso
che a decidere il successore di Geronzi sia, di fatto, un imprecisato
gruppetto di consiglieri di Mediobanca (non di Generali), sentito il
parere di un imprecisato numero di autorevoli personaggi (chi siano, non
si sa); decisione che il Comitato nomine avrà poi cura di ratificare in
una riunione formale in ottemperanza ai dettami della trasparenza e
della buona governance.
Sono questi gli
stessi consiglieri che lo hanno nominato appena un anno fa, e sempre gli
stessi che lo hanno poi defenestrato, sentendosi però in obbligo di
offrirgli una buonuscita da 17 milioni, secondo il sacrosanto principio
italiano, che per cacciare un incompetente bisogna coprirlo d'oro. Al
momento in cui scrivo, i bene informati lasciano capire che la scelta
ricadrebbe sul presidente in servizio permanente effettivo Gabriele
Galateri di Genola, che sta lasciando la presidenza di Telecom, che in
passato era stato presidente di Mediobanca, e dalla quale era stato
scalzato proprio da Geronzi (perché se il mondo è grande, quello della
finanza italiana sembra proprio piccino).
Né quello di
Geronzi è il primo terremoto al vertice della Compagnia. Anzi, direi che
i ribaltoni sono la regola: Geronzi aveva sostituito Bernheim, che nel
2002 aveva "ribaltato" la presidenza di Gutty, che a sua volta aveva
"ribaltato" Desiata l'anno prima. Quest'ultimo era arrivato al vertice
da appena due anni grazie al "ribaltamento" di chi? Di Bernheim,
naturalmente, a chiudere un cerchio che sembra grottesco. A dirigere
l'orchestra, sempre Mediobanca. Ironico dunque che anche un suo
prestigioso presidente, Maranghi, sia finito "ribaltato" non a causa
della gestione della banca, ma proprio per questioni di potere legate a
Generali.
Le cronache di
tutti questi ribaltoni non parlano mai di gestioni dei rischi
assicurati, di premi, di rendimento degli investimenti, insomma dei
problemi tipici di una Compagnia assicurativa. Riferiscono, invece,
complicate storie di alleanze, potere, tradimenti, che hanno sempre a
che fare non con la gestione industriale di Generali, ma con il
controllo di qualche altra banca, i loro azionisti, amministratori, e i
politici al potere di turno (ha vinto Letta o Tremonti? Da che parte sta
Palenzona? Berlusconi ne esce indebolito?). Lo chiamano il sobrio stile
Generali. A me sembra il peggior melodramma.
Invece, è di
gestione che bisognerebbe parlare. Da vent'anni sento vantare quale
gioiellino sia Generali, tesoro ancora non scovato, che aspetta solo di
venire alla luce. Ma, sempre in vent'anni, sembra che nessun investitore
in Borsa se ne sia accorto.
Come si può vedere
dalla tabella, il titolo Generali (dividendi inclusi, al netto delle
imposte) ha avuto un rendimento dal 1991 a oggi complessivamente
inferiore di ben il 60% a quello ottenibile investendo in un portafoglio
equipesato delle principali assicurazioni europee.
Ancora più
preoccupante il fatto che la performance sia peggiore rispetto ai
principali concorrenti in ogni singolo quinquennio dell'intero periodo
(lungo a sufficienza per catturare un eventuale cambiamento nella
qualità della gestione): 35% anche negli ultimi cinque anni (ai prezzi
di chiusura di giovedì scorso).
Generali riesce a
tenere il passo solo nel quinquennio 2001-2006 ma solo grazie al crollo
generalizzato dei mercati azionari seguito allo scoppio della bolla
Internet, che ha premiato la politica di investimento di Generali, in
titoli di stato e obbligazioni, più conservatrice di quella dei
concorrenti. Politica che però l'ha penalizzata nell'ultima crisi
finanziaria, e probabilmente continuerà a farlo in futuro.
Si prospetta
infatti uno scenario di tassi di interesse reali bassi sui titoli di
debito, per via delle prospettive di crescita sotto trend dei paesi
industrializzati e il rischio di recrudescenza dell'inflazione. Ma con i
tassi bassi diventa difficile coprire i costi di gestione, pagare gli
impegni nei confronti degli assicurati e avanzare un margine sufficiente
per remunerare adeguatamente il capitale. Per delucidazioni, consultare
le compagne di assicurazione giapponesi.
I problemi di
governance in Generali non si risolveranno definitivamente fino a quando
non si risolveranno quelli di Mediobanca, dei quali sono l'immagine
speculare. Il controllo di Mediobanca è un tale coacervo di azionisti
riunito in un sindacato (i francesi, Berlusconi e i suoi amici, le
banche, coi loro banchieri, azionisti di riferimento, fiancheggiatori
politici, amici degli amici, i vecchi gruppi industriali, e quelli
nuovi, quelli liquidi e i molto indebitati, quelli partecipati da
Mediobanca e quelli soci in affari con Mediobanca), dove la priorità di
ognuno non è trarre il massimo guadagno dall'investimento nel titolo (se
così fosse avrebbero liquidato da tempo il loro investimento in preda
alla frustrazione), ma ritagliarsi la fetta di potere, influenza e
visibilità più grande possibile; che è amplificata dall'influenza che
Mediobanca esercita su Generali, attraverso la sua quota di maggioranza
relativa. La vera svolta ci sarà solo quando i destini delle due società
si separeranno: ognuna per la propria strada.
Ma non per
costruire in Generali un altro coacervo di interessi e centro di potere,
opposto a Mediobanca, come Geronzi aveva in animo. Ma, banalmente,
perché in questo modo è possibile sperare che gli azionisti investano in
Generali solo perché si attendono che il titolo faccia finalmente meglio
del settore, e per questo nominano amministratori interessati a vendere
polizze, massimizzare il rendimento degli investimenti e valutare bene i
rischi. E basta. E quelli in Mediobanca solo a generare commissioni,
fare mutui e prestiti ai consumatori, vendere servizi alle imprese.
Non sarebbe
neanche tanto complicato farlo. Per esempio, si potrebbe fare uno spin
off della partecipazione di Mediobanca in Generali, sulla falsariga di
Fiat, con i macchinari, e Pirelli con gli immobili. Se i titoli Generali
in portafoglio fossero distribuiti agli azionisti di Mediobanca sotto
forma di dividendo straordinario, il patto di sindacato non verrebbe
toccato; le plusvalenze sui titoli sarebbero tassate soltanto per il 5%
grazie alla Pex, mentre le imposte sui dividendi per gli azionisti
rilevanti sarebbero risibili (in quanto persone giuridiche); il
patrimonio di vigilanza rimarrebbe pur sempre intorno al 10% delle
attività ponderate, limitando così le possibili obiezioni degli
obbligazionisti.
E se i soci
rilevanti di Mediobanca conferissero le loro quote in un costituendo
patto di sindacato in Generali, assieme ai soci rilevanti di
quest'ultima, non dissiperebbero il loro premio di controllo. Tremonti
assisterebbe alla creazione dell'agognato nucleo stabile di soci a
difesa dell'italianità del Leone di Trieste. E farebbe i salti di gioia
nel vedere l'influenza in Generali degli odiati francesi, come Bollorè,
diluirsi assieme alla sua quota di possesso diretto (avrebbe circa lo
0,7%, ovvero il 5% del 13,2% di Mediobanca).
Lo spin off
farebbe bene anche al titolo Mediobanca. Per una banca, di questi tempi,
mantenere quasi metà del patrimonio immobilizzato in una partecipazione
azionaria non strumentale (come Generali) non è il modo più efficiente
di gestire il proprio capitale.
E poiché
l'andamento di banche e assicurazioni non si discosta troppo nel tempo,
in quanto industrie limitrofe, esposte agli stessi shock, il titolo
Mediobanca non trae neanche alcun possibile effetto diversificazione dal
proprio investimento. Così, 100 euro investiti 20 anni fa in Mediobanca
(inclusi i dividendi) oggi varrebbero più o meno lo stesso di 100
investiti in Generali. Per le fortune del titolo, quindi, la
partecipazione non serve a granché.
Forse non sono
così sofisticato da capire i risvolti del sottile gioco di potere che ha
portato alla caduta di Geronzi, e apprezzare la portata del cambiamento.
Ma non sono corso a brindare alla nuova era del capitalismo di mercato
che oggi si apre al Paese; e neppure a investire tutti i miei risparmi
in titoli Generali. Per quello c'è tempo.11-04-2011]
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- L’ex prefetto
Carlo Ferrigno, QUELLO CHE NELLE INTERCETTAZIONI DEL RUBY-GATE si mostra
scandalizzato per IL BUNGA BUNGA di Arcore, arrestato su ordine del gip
di Milano per AVER ricevuto prestazioni sessuali millantando
agevolazioni nella pubblica amministrazione - AL FACTOTUM DI LELE MORA,
MARIO Sacco, Ferrigno promette l’assunzione all’Aisi, l’ex Sisde diretto
da Giorgio Piccirillo...
1- ARRESTATO L'EX
PREFETTO FERRIGNO, SESSO IN CAMBIO AGEVOLAZIONI...
(ANSA) - L'ex prefetto Carlo Ferrigno è stato arrestato
su ordine del gip di Milano per millantato credito, perché avrebbe
ricevuto prestazioni sessuali millantando agevolazioni nella pubblica
amministrazione. Ferrigno, che è stato Commissario nazionale 'antiusura'
fino al 2006 e prima Prefetto di Napoli, è anche indagato per
prostituzione minorile, perché avrebbe compiuto atti sessuali con alcune
minorenni.
2- AEREI, RAGAZZE
E 007...
Da "L'espresso"
Non c'è feeling fra Carlo Ferrigno e Silvio Berlusconi. A parte la
passione per le giovani che i due condividono, l'ex prefetto di Napoli
imputato di violenza sessuale si mostra spesso scandalizzato per i
festini di Arcore. Il suo contatto è Mario Sacco, un factotum di Lele
Mora che gli procura ragazze. In cambio, Ferrigno mette a disposizione
del circuito Mora le sue conoscenze al ministero dell'Interno e negli
apparati di sicurezza. A Sacco Ferrigno promette l'assunzione all'Aisi,
l'ex Sisde diretto da Giorgio Piccirillo. Ferrigno dice che vedrà
Piccirillo a cena l'8 ottobre.
Poi, in una
telefonata del primo novembre, racconta di Berlusconi: "No, poi la cosa
sporca che fa a Napoli. Non so se te l'ho raccontato. Le sorelle De Vivo
che vanno in prefettura. Io parlo con il funzionario. Sono i miei.
Arriva Silvio all'aeroporto. Loro salgono tutt'e due 'ste ragazze con
lui, nella cabina dell'aereo dove non c'è nessuno. Stanno lì una
mezz'ora e vanno via. Che hanno fatto in quella mezz'ora queste due
ragazze con Silvio? Cioè lui non si vergogna che la gente sotto immagina
che c... sta facendo. Sono due p... queste. Si sente al di sopra della
legge, al di sopra di tutto".
3- "C'ERANO
ORGE..."
Carlo Tarallo per il corrieredelmezzogiorno.it
Il nome di Carlo
Ferrigno è venuto prepotentemente a galla nel bel mezzo del Ruby-gate:
tra le centinaia di intercettazioni allegate agli atti dell' inchiesta
alcune sono state effettuate sulla sua utenza personale. In una
descrive le feste ad Arcore: «C'erano orge lì dentro non con droga -
dice al telefono - non mi risulta. Ma bevevano tutte mezze discinte.
Berlusconi si è messo a cantare e a raccontare barzellette. Loro tre e
28 ragazze. Tutte
ragazze che poi alla fine erano senza reggipetto solo le mutandine
strette...Capito? Bella roba, tutta la sera...». Ferrigno non è indagato
nel Rubygate. è stato invece inserito nella lista dei testimoni dei pm
per il processo che coinvolge il premier Berlusconi.11-04-2011]
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1- EXPO 2015, CHI
ALLUNGA LE MANI SU UNO DEI PIÙ GRANDI AFFARI MILANESE DEGLI ULTIMI ANNI
- 2- LA CUCCAGNA SONO I TERRENI E LE MANI APPARTENGONO A GUIDO PODESTÀ,
PRESIDENTE PDL DELLA PROVINCIA DI MILANO, EX NUMERO UNO DELL’EDILNORD DA
CUI PARTÌ LA FORTUNA DEL CAVALIERE, E AL SUO SOCIO, LA STORICA FAMIGLIA
CABASSI, IMMOBILIARISTI PROPRIETARI DI UNA GROSSA FETTA DEI TERRENI DOVE
SORGERÀ L’EXPO. A LORO FA CAPO ANCHE IL 40% DEL CAPITALE DI UNA HOLDING
DELLA FAMIGLIA PODESTÀ - 3- E QUI VIENE IL BELLO: CHI DOVRà GESTIRE LE
ACQUISIZIONI DEI TERRENI DAI PRIVATI? IL COMUNE DELLA MORATTI E,
COINCIDENZA, LA PROVINCIA DI MILANO IN MANO A PODESTà! - 4- UN GIRO DI
INTRECCI FINANZIARI E POLITICI CHE SPOSTERA’ QUASI 12 MILIARDI DI EURO -
Alessandra Coppola
e Mario Gerevini per
Corriere della Sera
Si è sempre saputo
poco della storia dei due cappelli, piccolo ma non secondario capitolo
di uno dei più grandi affari immobiliari milanesi degli ultimi anni.
L'affare è quello dei terreni dell'Expo, a Nord Ovest di Milano. I due
cappelli appartengono a Guido Podestà: il cappello da presidente della
Provincia di Milano e poi quello da socio dei Cabassi. Cioè la storica
famiglia di immobiliaristi proprietaria di una grossa fetta dei terreni
dove sorgerà l'Esposizione Universale. A loro fa capo anche il 40% del
capitale di una holding della famiglia Podestà. «Tutto trasparente», per
l'uomo politico del Pdl.
Sarà la Provincia
insieme al Comune di Milano e alla Regione Lombardia a decidere la
modalità (acquisto, newco, comodato d'uso) con cui acquisire dai privati
la grande area dove si farà l'Expo 2015. Questa settimana potrebbe
essere decisiva. Qualche numero: terreni per 1,1 milioni di metri
quadrati (un quarto dei Cabassi, circa metà della Fiera di Milano), 1,7
miliardi di investimenti per il sito espositivo, oltre 10 miliardi per
le infrastrutture di accesso. Per i terreni l'ipotesi oggi più probabile
è quella del comodato d'uso, opzione preferita da Letizia Moratti e
Podestà.
È anche l'ipotesi
più gradita ai Cabassi che dal 2007 a oggi hanno sempre mantenuto una
posizione coerente: siamo sviluppatori, quindi preferiamo il comodato,
ma discutiamo tutto purché ci sia chiarezza. Con il comodato i terreni
vengono presi in prestito e poi restituiti a fine Expo con il cambio di
destinazione da agricola a residenziale. A fronte della crescita
esponenziale del valore, ai privati viene chiesto di contribuire alle
infrastrutture con 75 milioni.
È in questo mix di
interessi pubblici e privati che si inseriscono i «due» Podestà:
l'amministratore della res publica e l'imprenditore legato strettamente
ai Cabassi. Anzi per anni quasi aggrappato ai soldi che gli
immobiliaristi milanesi hanno investito nella sua holding di famiglia,
di cui sono creditori (secondo patti riservati) e garanti con le banche.
Se da una parte Podestà ha un peso nella decisione sui terreni Expo,
dall'altra i Cabassi hanno avuto un ruolo fondamentale per la
sopravvivenza della sua holding.
Ma da qui a
sospettare presunti do ut des ce ne passa. È una fotografia, con molti
dettagli che mancavano. Architetto, 64 anni, ex numero uno dell'Edilnord
da cui partì la fortuna del Cavaliere, per 15 anni parlamentare Ue,
scuola berlusconiana doc, Podestà saprà certamente separare gli
interessi propri da quelli pubblici.
Al vertice della
Pedemontana, intanto, ha messo un uomo di fiducia, Salvatore Lombardo,
56 anni, architetto. È amministratore delegato della società,
controllata dalla Provincia, che gestisce 5 miliardi per il collegamento
stradale Bergamo-Malpensa. Un business enorme che richiede la dedizione
totale del manager di punta. Poi però si scopre che Lombardo è rimasto a
libro paga della famiglia Podestà: prende 1.200 euro al mese per
amministrare la Generale di Costruzioni («Generale»), di cui è
presidente.
Ecco, è proprio
qui che si incrociano gli interessi dei Podestà e dei Cabassi. Di suo il
presidente della Provincia possiede appena il 3,78% del capitale, ma è
la seconda moglie, Noevia Zanella, con cui c'è una perfetta simbiosi, ad
avere la maggioranza assoluta (54%). I Cabassi però hanno in mano un
assai influente 40% della Generale attraverso la loro Brioschi Sviluppo
Immobiliare, quotata in Borsa. Sotto l'ombrello della holding dei
Podestà c'è la partecipazione in una società che gestisce una residenza
per anziani (Heliopolis) e l'immobiliare proprietaria dei muri.
Ma la struttura,
afferma il numero uno della Provincia, è stata venduta due settimane fa.
«Sono tranquillo: abbiamo agito in modo trasparente» . Però, ad
eccezione di una dichiarazione a Telelombardia in campagna elettorale,
Podestà non ha mai parlato di questo rapporto d'affari. «Nessun altro -
dice- ha mai chiesto chiarimenti, che io ricordi». La biografia sul sito
della Provincia non dedica nemmeno una riga alle aziende di famiglia.
Con i Cabassi era
stato siglato un patto parasociale, ossia un contratto (riservato) che
regola le relazioni economiche tra i due soci. Secondo il bilancio 2010,
la Generale ha un debito di 3,5 milioni con la Brioschi e su quei soldi
paga un tasso fisso del 6%annuo. Poi è molto indebitata con Montepaschi
per il finanziamento (35 milioni) che servì a comprare l'immobile delle
Residenze Heliopolis. Mps ha in pegno le quote societarie. Ma c'è anche
la stampella dei Cabassi che per la loro quota-parte hanno rilasciato
una fideiussione da 14 milioni a favore di Mps.
Senza complicare
troppo: i bilanci sono in profondo rosso da anni e nel 2011 è scattato
l'allarme del patrimonio netto negativo. Cioè i soci avrebbero dovuto
tirar fuori qualche milione di euro per coprire il buco. Ma la vendita
dell'immobile, secondo Podestà, ha chiuso il debito e risolto i problemi
patrimoniali. Per i Cabassi non è stato comunque un buon investimento. I
terreni dell'Expo, invece, potrebbero esserlo. Podestà continua ad avere
due cappelli, che tiene separati. Fino a prova contraria.11-04-2011]
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L CAVALIER
POMPETTA PROVA A IMBONIRSI I GIUDICI: “GENTILI E CORTESI, POSSIBILE UN
GIUDIZIO SERENO”. POI PROVA A FARE CABARET COL PM DE PASQUALE CHE LO
MANDA SUBITO AL MITTENTE: “SI CONTENGA, LE ACCUSE SONO IL MIO MESTIERE,
LE BATTUTE NO” - RIDOTTI I TESTI DELLA DIFESA DA 76 A 22: PER GHEDINI È
TALMENTE ILLEGALE CHE QUALUNQUE CORTE D’APPELLO DOVRÀ TENERNE CONTO -
MARONI E FRATTINI CONTRO L’UE: “NOI ANDIAMO AVANTI COI PERMESSI" -
TENUTA QUIRINALE: GIFUNI RINVIATO A GIUDIZIO - E BOCCHINO RESTÒ SOLO:
FUGA DA FLI IN CAMPANIA
1. BERLUSCONI, DA
QUESTI GIUDICI POSSIBILE GIUDIZIO SERENO...
Radiocor - 'Ho avuto un breve scambio di saluti con il
presidente del collegio, il dottor Edoardo D'Avossa, ho notato una
grande professionalita' e ho riportato in generale l'impressione di
persone molto gentili, con un tratto di cortesia e di rispetto che mi ha
fatto piacere; durante gli interrogatori dei testi il presidente ha
effettuato interventi molto appropriati e tutto il collegio si e'
mostrato attento e scrupoloso. Credo davvero che da questo collegio ci
si possa attendere un giudizio sereno e obiettivo'.
Lo afferma
il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo alla domanda
dei cronisti su quale impressione avesse avuto stamane dal collegio che
si sta occupando dei diritti tv di Mediaset.
2.
PREMIER A PM, LEI E' QUELLO CATTIVO. PRONTA LA RISPOSTA DEL MAGISTRATO,
'SI CONTENGA'...
(Adnkronos) - Botta e risposta tra il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi e il pm Fabio De Pasquale che rappresenta
l'accusa nell'ambito del processo milanese sui diritti tv.
In una pausa del procedimento il premier ha salutato i giudici in camera
di consiglio poi, rientrato in aula, ha stretto la mano al magistrato
apostrofandolo "lei e' quello cattivo". Pronta la replica di De Pasquale
che ha invitato il leader del Pdl a "contenersi".
"Si contenga
lei con le accuse", ha ribattuto Berlusconi, ma "le accuse sono il mio
lavoro le battute no", e' stata la controreplica del magistrato.
3.
GHEDINI, RIDUZIONE TESTI RENDE PROCESSO TECNICAMENTE MORTO...
(Adnkronos) - La riduzione dei testi presentati per la
difesa di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo sui diritti tv
"rende il procedimento tecnicamente morto perche' nessuna Corte
d'Appello si esimera' dal giudicare questa decisione come una
grandissima lesione del diritto di difesa". E' quanto afferma Niccolo'
Ghedini, che con Piero Longo assiste il presidente del Consiglio nei
procedimenti milanesi.
L'ordinanza
con la quale i giudici hanno ridotto da 76 a 22 i testimoni indicati per
Berlusconi "e' una decisione -aggiunge il legale- completamente
contraria alle indicazioni del Codice, al diritto di difesa, che va
contro tutti i principi della difesa".
4.
MARONI, NOSTRI PERMESSI VALIDI, CONTINUIAMO...
(ANSA) - Nella delusione di un consiglio dei ministri
Ue che ha "lasciato sola" l'Italia, "l'unica nota positiva" per il
ministro Maroni è aver "constatato" che i permessi di soggiorno
rilasciati dall'Italia "sono validi". E quindi l'Italia continuerà ad
attuare il provvedimento di rilascio "secondo le modalità ed i tempi che
abbiamo previsto".
"L'unica
nota positiva - ha detto Maroni - è che durante la colazione, tra
secondo, dessert e caffé, si è discusso dei permessi che l'Italia si è
decisa di dare". "Devo dire che, com'era mia convinzione, nessuno ha
eccepito che essi siano contrari alle normative europee - ha
sottolineato il ministro -. Essi sono conformi. Gli stati membri hanno
detto 'controlleremo che siano applicati tutti i requisiti previsti'
dalle norme europee e dall'accordo di Schengen, cosa che noi non abbiamo
messo in discussione. Nessuno però ha detto che 'non sono validi' perché
contrari all'accordo di Schengen, il quale prevede dei requisiti, che
sono tutti pienamente soddisfatti dal nostro provvedimento". Il
provvedimento, ha continuato Maroni, "quindi è valido e sarà attuato
secondo le modalità ed i tempi che abbiamo previsto".
5.
MARONI, DELUSO DA STATI NON DA COMMISSIONE UE...
(ANSA) - L'Italia è delusa dai governi degli stati
membri, non dalle istituzioni comunitarie europee. Il distinguo è stato
introdotto dal ministro degli interni lasciando la riunione del
consiglio dei ministri Ue sull'emergenza immigrazione a Lussemburgo,
subito dopo aver notate che l'unica soddisfazione della giornata era
stata la constatazione che nessuno eccepiva sui permessi di soggiorno
che vengono rilasciati da Rom.
"Questa - ha
osservato il ministro - è una magra consolazione rispetto alla delusione
di aver visto ancora una volta i paesi dell'Unione europea assolutamente
indisponibili ad attuare misure concrete di solidarietà. La Commissione
e la Commissaria Malmstrom, cui va il mio apprezzamento e
ringraziamento, è invece molto attiva nei limiti delle possibilità della
Commissione". A deludere Maroni è il fatto che oggi "mi aspettavo una
risposta di vera solidarietà da parte dei paesi europei i quali invece
hanno detto all'Italia: 'cara Italia, sono affari tuoi'".
6.
MARONI, NON SCHERZO CON UE, MA QUALCOSA NON VA...
(ANSA) - "Certo che con l'Europa non si scherza, ma
quando l'Italia chiede aiuto per i rimpatri, per i pattugliamenti, per
bloccare i flussi, per fare investimenti in Tunisia, la risposta è 'Cara
Italia devi pensarci tu perche' la Tunisia è vicina all'Italià. Mi pare
che qualcosa non funzioni". Lo ha detto il ministro dell'interno Roberto
Maroni dopo aver nuovamente ipotizzato l'idea che sia meglio per
l'Italia uscire dalla Ue e di fronte ai cronisti che ricordavano il
monito del presidente Napolitano a "non scherzare con l'Europa".
Il ministro
ha quindi ricordato i passi fatti dall'Italia con la Tunisia: "Noi
abbiamo fatto un accordo bilaterale, abbiamo dato una linea di credito
alla Tunisia di 150 milioni di euro, abbiamo fatto un accordo per i
rimpatri, forniamo mezzi, auto e navi alla polizia tunisina. Siamo
l'unico paese dell'Unione europea che si è attivato. Mi pare che se
l'Europa è questa, francamente 'meglio soli che male accompagnati''.
7.
GERMANIA, ITALIA VIOLA SPIRITO SCHENGEN...
(ANSA) - "L'Italia sta violando lo spirito delle regole
di Schengen": Lo ha detto il ministro degli Interni tedesco, Hanz-Peter
Friedrich, al termine del Consiglio dei ministri degli Interni della Ue.
Replicando alle critiche mosse all'Europa dall'Italia, il ministro
tedesco ha quindi sottolineato come "la solidarietà in Europa deve
essere condivisa solo quando un Paese è realmente colpito da un problema
di immigrazione di massa. E' questo non è il caso dell'Italia".
8.
FRATTINI,EGOISMO UE,ORA ALTRE SOLUZIONI...
(ANSA) - "L'Europa resti con il suo egoismo. Noi
troveremo altre soluzioni". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco
Frattini, rispondendo ad una domanda sul problema dell'immigrazione.
"Volevamo porre all'Europa il tema dell'immigrazione come un tema
globale da affrontare insieme - ha detto Frattini - E' mancata la
politica, l'Ue non è riuscita a parlare con una voce sola. L'Europa
resti con il suo egoismo, noi troveremo altre soluzioni".
9.
TENUTA QUIRINALE: GIFUNI RINVIATO A GIUDIZIO...
(ANSA) - L'ex segretario generale della presidenza
della Repubblica, Gaetano Gifuni, e' stato rinviato a giudizio, assieme
ad altre quattro persone, in relazione alla vicenda sui presunti
sperperi dei fondi destinata dal Quirinale alla gestione della tenuta di
Castelporziano. Lo ha stabilito oggi il gup Maurizio Caivano. Abuso
d'ufficio, peculato, truffa, falso materiale e falso ideologico, i reati
ipotizzati, a vario titolo, dal pm Sergio Colaiocco.
10.
CAOS FUTURISTA: ADDIO «DI MASSA» AL FLI...
Carlo Tarallo per il corrieredelmezzogiorno.it
In fuga da
Fli: dopo l'addio dell'ex coordinatore regionale Enzo Rivellini, fonti
vicine ai "finiani" confermano che questa mattina si sono dimessi dagli
incarichi e dal partito 28 presidenti di circolo e tre dei quattro
componenti campani dell'assemblea nazionale, oltre a numerosi altri
esponenti locali.
Addio ai
"finiani", dunque, da parte dei membri dell'Assemblea nazionale di Fli
Francesco Arena, Arturo Mandato e Nicola Zanfagna; lasciano il partito
anche 8 componenti del coordinamento regionale della Campania (Ettore
Martini, coordinatore di Benevento, Benedetto Lombardi, vice
coordinatore regionale, Antonio Di Lella, coordinatore Caserta,
Cristiano Ciccarese, responsabile dei circoli, Vincenzo Mormile,
responsabile enti locali, Raffaele Scotto, coordinatore provinciale di
Napoli, Gavino Berardesca e Pasquale Miniero).
Inoltre
hanno rimesso il proprio incarico 28 Presidenti di Circolo di Fli (Luigi
Iossa, Daniele De Martino, Alessandro Mazzone, Luigi D'Oriano, Antonio
Scotto, Giovanni Tarantino, Antonio Lippolis, Pasquale Di Palma, Antonio
Pennino, Carmine Violante Scherillo, Raffaele Cacciapuoti, Mario
Razzano, Alessandro Monfrecola, Raffaella Di Nardo, Nicola Napolitano,
Antonio Giuliano, Raffaele Infante, Pasquale Napolitano, Gennaro Rocco,
Antonio Spinosa, Nunzio Ariano, Ferruccio Fiorito, Filomena Silvano,
Vincenzo Coppola, Agostino Palmiero, Antonio Tanzarelli, Roberto Iovino,
Antonio Galeotafiore).
IN FUGA -
Lasciano poi il partito Vincenzo Cirillo, consigliere comunale a
Trecase, Raffaele Restaino, consigliere a Casandrino, Lucia Pavone,
responsabile femminile provincia Napoli, Michele Giuliano, già vice
sindaco Camposano. Infine si dimettono dal movimento futurista i
consiglieri delle municipalità di Napoli Gaetano Candelma e Giovanni
Riccardi e la coordinatrice regionale Fli Pari Opportunità Marina Lanna.
11. PD,
ESPOSTO A AGCOM CONTRO 'INVASIONE' PREMIER...
(ANSA) - "L'incredibile comizio organizzato da Silvio
Berlusconi dentro e fuori il Palazzo di Giustizia di Milano è la
conclusione di un fine settimana devastante dal punto di vista della sua
insostenibile invasione informativa". Così Roberto Zaccaria, deputato
del Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali,
annuncia un esposto del Pd all'Autorità Garante per le Telecomunicazioni
"alla quale chiediamo di intervenire immediatamente a difesa del
pluralismo informativo e della legalità".
"Siamo in
piena campagna elettorale - afferma Zaccaria - ma questo non impedisce
al presidente del Consiglio di parlare a ruota libera, di attaccare
violentemente i giudici, e, ai Tg che controlla, di riportare tutto
questo senza nessun contraddittorio. Siamo di fronte ad una rottura
clamorosa delle regole fondamentali: domani sarà pronto un nostro
esposto all'Autorità di Garanzia per le comunicazioni alla quale
chiediamo di intervenire immediatamente a difesa del pluralismo
informativo e della legalità".
12.
FINI NEL TRAPANESE: D'ALI' (PDL), SUO ENNESIMO TOUR POLITICO...
(ANSA) - 'Gli abitanti di Trapani e Marsala hanno
censurato l'ennesimo tour politico con malmessa maschera istituzionale
del presidente della Camera in provincia di Trapani'. Lo afferma il
senatore del Pdl, Antonino D'Ali' commentando la visita di stamane di
Gianfranco Fini nel Trapanese.
'L'atterraggio con volo di Stato alla base militare di Birgi e la
mobilitazione forzata di luoghi pubblici e privati, comunque non
istituzionali - dice d'Ali' - come il Museo Anselmi o l'Istituto Tecnico
Agrario, o l'associazione industriali di Trapani, per fare un po' di
passerella assieme ai suoi referenti locali di piu' o meno variopinto
passato partitico, non hanno nulla di istituzionale'. 'Del suo malcelato
e poco apprezzato utilizzo a scopi politici della sua carica
istituzionale - dice - se ne sono ben resi conto tutti gli italiani ed,
oggi con diretta riprova dei fatti, quelli della provincia di
Trapani'.11-04-2011]
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Berlusconi, show
anti-pm - Lo strappo di Maroni: via dalla Ue - Berlusconi show, poi il
duello con il Pm. ‘Pagai Ruby perché non si prostituisse’ - Porno
prefetto anti Silvio - Fini fa campagna per il partito a spese nostre -
Parmalat, sprint Granarolo - Dalla cassaforte di Lande spariti più di
duecento milioni...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA SERA
- In apertura: "Berlusconi, show anti-pm" e in taglio alto: "La Ue
boccia Roma sui migranti. Maroni: perché stare in Europa?". Editoriale
di Pierluigi Battista: "Un litigio permanente". Di spalla: "Come
superare la contesa sul volto delle donne". Al centro foto-notizia:
"Assalto da film in Costa d'Avorio" e "Ex prefetto arrestato: sesso in
cambio di favori". In taglio basso: " ‘Così reclutavo clienti ai
Parioli' " e "Quei prof precari assunti dal reality".
LA
REPUBBLICA
- In apertura: "Lo strappo di Maroni: via dalla Ue". Editoriale di
Barbara Spinelli: "Il tempo dei profeti" e Jurgen Habermas: "La politica
senza qualità". Di spalla: "Elogio della noia che ci salva la vita". Al
centro foto-notizia: "Berlusconi show, poi il duello con il Pm. ‘Pagai
Ruby perché non si prostituisse' ", con i commenti "L'omelia del
bugiardo" e "Così si combatte il fango". In taglio basso: "Scrivo al
cuore del Giappone: ‘Ora torniamo a sperare' " e "Youcat, angeli e
castità è il catechismo di Ratzinger".
LA
STAMPA
- In apertura:
"Maroni: meglio uscire dall'Ue" e in taglio alto: "Cannes, a Bertolucci
il Leone alla carriera". Editoriali di Gian Enrico Rusconi: "Non servono
colpi di testa" e di Boris Biancheri: "Il ritorno all'Europa delle
Nazioni". Di spalla: "La libertà delle volpi e delle galline" e
"L'adolescenza nell'Italia dei vecchi". Al centro: "Il premier: ‘Pm
contro il Paese' " e in un box: "Sesso e favori, arrestato l'ex prefetto
di Napoli". A fondo pagina: "Il burqa vietato infiamma Notre-Dame".
IL SOLE
24 ORE
- In apertura: "Parmalat, sprint Granarolo" e in taglio alto:
"Costamagna: ‘Il freno di Generali è l'ossessione del controllo' ". A
sinistra: "Marcegaglia: rischi di una stretta sul cr4edito. No allo
Stato in azienda". Editoriali di Fabrizio Galimberti: "La ruggine che
corrode la crescita" e Marco Fortis: "Per fortuna c'è un'Italia che non
molla". Al centro la foto-notizia: "Salone del mobile al via. Per Milano
un indotto da 450 milioni" e "Mps vara un aumento da 2 e 2,4 miliardi".
Di spalla: "Bruxelles boccia l'Italia sui permessi agli immigrati.
Maroni: usciamo dalla Ue", con il commento di Stefano Folli: "Il
fallimento europeo è figlio di un'assenza di leadership". In taglio
basso: "Contratto unico, suggestione fuori dal tempo".
IL
MESSAGGERO
- In apertura: "Maroni: usciamo dall'Europa" e in un box: "L'appello
alla ragione che arriva dal Quirinale". Editoriale: "Il debito problema
non solo italiano". Al centro foto-notizia: " ‘Ho dato soldi a Ruby per
non prostituirsi' " e "Polverini, microspie in ufficio". In un box:
"Dalla cassaforte di Lande spariti più di duecento milioni". In taglio
basso: "San Wojtyla sarà il 22 ottobre" e "Lite tra comunisti su
Gagarin".
IL
GIORNALE
- In apertura: "La verità su Berlusconi". Editoriale di Alessandro
Sallusti: "Il Paese degli avvoltoi". Al centro: "Meglio soli che con lo
Stato. Cara Marcegaglia, l'impresa dev'essere libera" e " ‘Fammi riavere
i soldi o parlo con gli ex pm del Pd' ". Di spalla: "Egoista e
insensibile, uscire da questa Europa non è una bestemmia". A fondo
pagina: "Se centro e destra stanno insieme, ci sarà un perché".
LIBERO
- In apertura: "Porno prefetto anti Silvio". Editoriale di Vittorio
Feltri: "In questo processo l'unico corpo non è quello del reato". Al
centro la foto-notizia: "Emma senza aiutini (e presto senza posto)" e
"Lasciamo l'Europa". Di spalla: "Il Cav ha ancora un coniglio nel suo
cilindro" e "Fini fa campagna per il partito a spese nostre". A fondo
pagina: "Io non difendo i kamikaze ma la libertà per gli afgani" e "No,
tu stai con i terroristi ma censurarti è da talebani".
IL
TEMPO
- In apertura: "Rimpatriamo l'Europa". Al centro la foto-notizia:
"Spiata. Chi ascoltava la Polverini?".
IL
FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Cosa abbiamo ascoltato alla cena dei ministri
del Pdl, verbale in libertà". In apertura a destra: "Il candidato Obama
usa il presidente Obama per spostarsi al centro". Al centro: "La rabbia
di Sarkozy ad Abidjan".12-04-2011]
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1- NELLE LANDE
DELLE TRUFFA: CLIENTI DA "TOSARE" E CLIENTI "ECCELLENTI" DA RIMBORSARE?
- 2- IL MADOFF DEI PARIOLI RACCONTA AI MAGISTRATI CAPITOLINI LE MINACCE
DI PIERDOMENICO MARTINO (PORTAVOCE DI FRANCESCHINI) : “SE NON MI
RESTITUISCI I SOLDI, TI FACCIO SCRIVERE CONTRO UN ESPOSTO DENUNCIA DAI
MAGISTRATI-DEPUTATI DEL PD”. INTANTO AVEVA GIÀ INCASSATO E NON HA MAI
DENUNCIATO GIANFRANCO LANDE - 3- NELLA LISTA CAMPEGGIA IL “CLAN”
DELL’ALTRO FRANCESCHINIANO, GAROFANI: “UNA FAMIGLIA STERMINATA, 20-25
PERSONE: SONO I FIGLI CHE HANNO IN PARTE INVESTITO PER CONTO LORO, IN
PARTE LEGATI ALLA POSIZIONE DEL PADRE, LE MOGLI, I COLLEGHI D’UFFICIO…”
Pierdomenico Martino
Gian
Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il
Giornale"
Clienti da «tosare» e clienti - ça va sans dire, privilegiati - da
rimborsare? Forse no. Ma clienti «normali» rassegnati, e clienti
eccellenti, pronti a far pressioni e a paventare ritorsioni per riavere
i soldi, sì. Tra questi anche l'ex portavoce di Dario Franceschini Pier
Domenico Martino, parlamentare Pd.
A fare come
primo esempio quel nome, raccontando a gip e pm la sua verità
sull'allegra gestione dei «risparmi-vip», è stato Gianfranco Lande, il
Madoff dei Parioli, l'uomo che avrebbe truffato un migliaio di clienti
eccellenti, soprattutto nella Roma-bene. Nel suo primo interrogatorio,
il 26 marzo scorso, Lande si difende e ricostruisce la storia del
«sistema» di società Eim, che muovevano i soldi per politici,
calciatori, imprenditori e volti noti di cinema e tv.
Spiega che
tra 2008 e 2009, prima per la crisi poi per lo scudo fiscale, il
giocattolo si era rotto sull'onda delle «richieste di rientro» dei
capitali. E giura di essersi messo in moto per provare a salvare il
salvabile, cercando di traghettare i clienti nell'altra società, la Egp
(«intermediario abilitato» anche per attivare gli scudi fiscali), che
avrebbe dovuto «dare più chiarezza ai clienti», fino a quel momento
gestiti da una struttura «estremamente informale».
Ma quando i
magistrati capitolini gli contestano l'esistenza di due tipologie di
clienti, (quelli che «sarebbero stati rimborsati, e quelli tosati»,
sintetizza il gip), Lande quasi si indigna. «Diciamo che intanto non
c'era l'intenzione di privilegiare dei clienti e di tosarne altri»,
spiega, sostenendo di aver solo tentato di mettere «una pezza a un
pasticcio».
Poi però
riconosce che non tutti i clienti erano uguali: «Io ho avuto delle
pressioni fortissime di tutti i tipi». Il pm spara: «Da chi?». Lande non
si tira indietro. «Da una pluralità di soggetti, dalla semplice
lamentela alla articolata descrizione di quelli che sarebbero stati i
passi legali, mediatici o altro che avrebbero intrapreso nel caso non ci
fosse stata soddisfazione pronta».
L'elenco di
chi batteva cassa annunciando contromisure «è sterminato», sospira
Lande, che poi comincia: «Se vuole possiamo dire... l'onorevole Pier
Domenico Martino, il quale mi ha detto "ma insomma, io nel caso non ci
sia una soluzione felice della mia vicenda... - nonostante avesse già
effettuato dei prelievi, e da quello che ricordo anche consistenti, nel
corso del tempo - nei gruppi parlamentari ci sono molti ex magistrati,
sicuramente dovranno costruire una formulazione di esposto-denuncia"».
Che Martino
fosse tra i clienti di Lande era già noto, non così le «pressioni» che,
stando al verbale del broker, il parlamentare del Pd avrebbe fatto.
Martino, che non ha mai presentato denuncia per la presunta truffa, si
era avvalso dello scudo fiscale. Quello che pure, pubblicamente, aveva
osteggiato per assecondare la posizione del suo partito.
Nessun
tentativo di costrizione al rimborso viene messa a verbale per quanto
riguarda un altro parlamentare del Pd finito nell'elenco del Madoff de
noantri, Francesco Saverio Garofani. Ma di curioso c'è che per Lande
quel cognome è una «famiglia sterminata», un «clan» di clienti storici:
«Io parlavo prima di... forse era Lorenzo Garofani, che è stato forse il
primo cliente. In questo momento, appartenenti al clan Garofani credo
che ci siano 20-25 persone, perché sono i figli che hanno in parte
investito per conto loro, in parte legati alla posizione del padre, le
mogli, i colleghi d'ufficio...».
Finora vip e meno
vip sono solo le vittime di un maxiraggiro. Diverso il discorso per i
conti «cifrati». Lande ne parla nel secondo interrogatorio, il 6 aprile
scorso, spiegando che preparando l'elenco dei clienti che hanno
usufruito dello scudo, ha notato «una dozzina di soggetti che, in quanto
codificati, stavo cercando di identificare». Nascosti, ovviamente, per
motivi fiscali. E per dare un nome al gruppetto, ora, sono al lavoro
anche le Fiamme gialle. 12-04-2011]
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LE PRIME PAGINE
DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - Il Pakistan intima agli Usa un taglio
dell’attività della Cia - Gbagbo è caduto, una vittoria per Francia e
Onu - Un alto esponente dell’Onu ammonisce gli Stati Uniti per aver
bloccato le sue visite al soldato Manning - CASO RENAULT, DIMISSIONATO
IL NUMERO DUE DEL GRUPPO - SCONTRO TRA CAMERON E LA OXFORD UNIVERSITY:
“SOLO PER BIANCHI”, “NON È VERO” - IL NORD-EST DEL GIAPPONE È ANCORA NEL
CAOS - LA LEGGE FRANCESE ANTI-VELO FA SCOPPIARE LE PROTESTE…
DAGOREPORT
1 - THE
NEW YORK TIMES
- In apertura, "L'arresto di Gbagbo pone fine allo stallo della Costa
d'Avorio" - Di spalla, "Il Pakistan spinge per drastici tagli
all'attività della Cia" - Al centro, "Gli indiani si uniscono alla
battaglia in difesa dell'Oklahoma Lake"
2 -
INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE
- In apertura, "La legge francese anti-velo fa scoppiare le proteste" -
"Il Pakistan chiede agli Usa di tagliare il numero di agenti Cia" - Di
spalla, "Costa d'Avorio, la capitolazione di Gbagbo. Ufficiali francesi
e dell'Onu affermano che le forze straniere non hanno partecipato alla
cattura" - Al centro, "Mentre la guerra libica si trascina, gli
obiettivi Usa si fanno più difficili da raggiungere"
3 - THE
WASHINGTON POST
- In apertura, "Il Pakistan intima agli Usa un taglio dell'attività
della Cia" - Di spalla, "I tagli al bilancio avranno effetti su larga
scala: 38 miliardi in meno" - Al centro, "Gruppo bipartisan al lavoro
per guidare il piano anti-deficit di Obama" - In basso, "Giappone, i
sismologi suggeriscono un monitoraggio sul lungo periodo"
4 - THE
WALL STREET JOURNAL - EUROPE -
In apertura, "Con
l'arresto di Gbagbo termina lo stallo della Costa d'Avorio" - Di spalla,
"Pélata lascia il posto di numero due della Renault"
5 - LE
FIGARO -
In apertura,
"Gbagbo è caduto, una vittoria per Francia e Onu" - Al centro, "L'Eliseo
prende tempo per occuparsi del caso Barloo" - "La legge anti-velo entra
in vigore senza scontri" - In alto, "Affare Renault, dimissionato il
numero due del gruppo"
6 -
LIBÉRATION -
In apertura, "La Francia fa fuori Gbagbo. L'ex presidente ivoriano ieri
è stato arrestato ad Abidjan con il sostegno delle truppe francesi" - In
basso, reportage esclusivo dalla Siria: "Siamo entrati a Deraa"
7 - LE
MONDE -
In apertura, "La Francia colpisce al cuore la difesa di Gbagbo" - Di
spalla, sotto a una foto di Lampedusa: "Contro inchiesta, si può
controllare l'immigrazione?" - In basso, "Nord-est del Giappone ancora
nel caos"
8 - THE
GUARDIAN -
In apertura, "Con l'aiuto francese Gbagbo è stato tirato fuori dal
bunker" - Di spalla, "Brooks affronta gli interrogatori sullo scandalo
"hacking"" - In basso, "Un alto esponente dell'Onu ammonisce gli Stati
Uniti per aver bloccato le sue visite al soldato Manning"
9 - THE
INDEPENDENT -
A tutta pagina, "Spogliato della dignità, spogliato del potere. La
cattura del dittatore dona speranza alla Costa d'Avorio"
10 -
THE DAILY TELEGRAPH -
In apertura, "Cameron bolla di disonore la Oxford University "solo" per
bianchi. L'università accusa il primo ministro di ingannare i cittadini
sul numero di studenti neri" - Fotonotizia, "Kate: le mie ansie da
matrimonio reale" - Di spalla, "I clienti devono pagare per prevenire
nuove crisi bancarie"
11 -
FINANCIAL TIMES -
In apertura, "Vickers mette Lloyds sulla graticola. Scelto il gruppo per
le riforme. Il dirigente della banca controbatte. Si va verso la
convergenza globale" - In basso, "Coppola fa un'offerta irrifiutabile a
un esperto della Château Margaux"
12 -
FRANKFURTER ALLGEMEINE -
In apertura, "Molti morti e feriti per la bomba nella metro di Minsk" -
"Gbagbo arresato ad Abidjan" - "Il Giappone estende l'evacuazione anche
al di fuori di Fukushima"
13 -
DIE TAGESZEITUNG -
In apertura, "Il Giappone evacua le città contaminate. L'evacuazione
viene estesa alle zone oltre la centrale di Fukushima"
14 - EL
PAÍS -
In apertura, "Garzón sarà giudicato per il "caso Gürtel" prima dei
corrotti. Il Tribunale Supremo accusa il giudice che ricostruì la trama
di corruzioni, di averlo fatto con mezzi illeciti" - Di spalla, "Secondo
l'Fmi la crescita spagnola rimarrà sotto al 2% almeno fino al 2017" -
"Il Giappone evacua chi abita nel raggio di 40 chilometri da Fukushima"
15 - EL
MUNDO -
In apertura, "Il Tribunale Supremo chiede la sospensione di Garzón per
aver spiato gli avvocati di Gürtel" - Fotonotizia, "Libertà repubblicana
contro il burqa" - In alto, "Berlusconi dette 60mila euro a Ruby "per
non farla prostituire""12-04-2011]
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BOLLORÈ: RESTO IN
MEDIOBANCA - MARPIONNE SALE AL 30% DI CHRYSLER - FUKUSHIMA SPAVENTA LE
BORSE - MPS AUMENTA IL CAPITALE E SALE IN PIAZZA AFFARI - QUANTO VALE IL
CAVALLINO PER LUCHINO? PIÙ DI 5 MLD € - SANTA LIQUIDAZIONE PER L’AD DI
SANTANDER: GUADAGNA 9 MLN E VA IN PENSIONE CON 86 - L’AMARO CONTO KAZAKO
DI UNICREDIT - LE CONDIZIONI DI GHIZZONI A LIGRESTI - ALIERTA “PERDE”
L’AMICO GALATERI - ARRIVA LVMH E I BULGARI SALGONO IN BULGARI…
1.
BORSA: EUROPA IN CALO SU TIMORI GIAPPONE, MALE MATERIE PRIME...
(ANSA) - Il calo delle Borse asiatiche e la situazione
instabile in Giappone pesano sui mercati azionari europei, che hanno
aperto tutti in leggero ribasso. In negativo è stato letto dagli
operatori Bene anche lo scatto inatteso dell'inflazione a marzo in
Germania, così l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei
principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, dopo circa
un'ora di scambi cede circa mezzo punto percentuale.
Con la Borsa
di Milano e quella di Madrid che appaiono quelle che con più convinzione
tentano di passare al terreno positivo, male i settori delle materie
prime (-2,5% l'indice Dj stoxx specializzato), dell'energia e ancora
quello dell'auto. Qualche acquisto sui comparti anticiclici di
alimentare e utilities.
Di seguito,
gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra
-0,52% - Parigi -0,64% - Francoforte -0,63% - Madrid -0,18% - Milano
-0,22% - Amsterdam -0,42% - Stoccolma -0,57% - Zurigo -0,63%
2.
BORSA: ASIA SCIVOLA SU SCOSSA GIAPPONE E FMI, TOKYO PEGGIORE...
(ANSA) - Seduta pesante per le Borse asiatiche, tutte
in perdita dopo la nuova scossa in Giappone, l'innalzarsi dell'allarme
per la crisi nucleare a Fukushima e il taglio delle stime del Fondo
monetario internazionale sulla ripresa dell'economia nipponica e
statunitense. In questo quadro, con lo yen che è tornato a rafforzarsi
sui mercati valutari, la piazza azionaria giapponese è stata la peggiore
dell'area, con un calo superiore al punto e mezzo percentuale. E il
peggiore tra i titoli del listino di Tokyo è stato ancora una volta
quello della Tepco, il gestore della centrale danneggiata, che ha chiuso
in perdita del 10% netto.
Con la sola
Shanghai che tiene, male anche le Borse di Taiwan, Hong Kong, Seul e
Sidney, tutte in calo di circa un punto e mezzo percentuale. Sulla
piazza australiana, in particolare, dove sono quotati diversi titoli che
possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, crollo del 73%
per una piccola società commerciale di condizionatori d'aria, la Hastie,
ma vendite piuttosto generalizzate sono state accusate anche dai grossi
gruppi dell'energia e delle materie prime.
Di seguito,
gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: -
Tokyo -1,69% - Hong Kong -1,43% - Shanghai -0,14% (seduta in corso) -
Taiwan -1,66% - Seul -1,55% - Sidney -1,46% - Singapore -0,62% (seduta
in corso) - Mumbai -0,97% (seduta in corso) - Kuala Lumpur -0,94% -
Bangkok -0,62% - Giakarta -0,77%
3.
MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - PARMALAT: sprint Granarolo. Cordata con
Legacoop e allevatori. Ferrero fuori. (Il Sole 24 Ore, pag 1-3) Il
tribunale respinge l'istanza di Lactalis sul rinvio dell'assemblea. (dai
giornali) Il ruolo della Cassa, il fine non giustifica i mezzi.
Intervento di Franco Debenedetti (Il Sole 24 Ore, pag 1-14)
'L'aggregazione ha senso ma andava fatta prima', intervista a Luciano
Sita, ex numero uno di Granarolo (Il Sole 24 Ore, pag. 3) Latco alle
prese con il nodo-Granarolo. Rinviato a domani il summit (Il Messaggero,
pag. 22) Contatti di Intesa Sanpaolo con Unipol (Libero, pag 20)
CDP: Nuovo
statuto: si' all'ingresso in societa' di interesse nazionale (dai
giornali) 'E' uno strumento che serve a poco, ci vuole una spinta alla
produttivita'', intervista a Giampaolo Galli, direttore generale di
Confindustria (La Repubblica, pagina 15)
IMPRESE:
Marcegaglia, rischi di una stretta sul credito. No allo Stato in azienda
(Il Sole 24 Ore, pagina 1-5) 'Gli imprenditori ora devono chiedere la
rimozione dell'ostacolo Berlusconi', intervista al segretario del Pd,
Pierluigi Bersani. (La Repubblica, pagina 14)
GENERALI:
'Sul Leone l'ossessione del controllo', intervista a Claudio Costamagna
(Il Sole 24 Ore, pagina 1-39)
UNICREDIT:
al comitato strategico le opzioni per il rafforzamento. La riunione in
calendario giovedi' 21 aprile: esaminera' stato di avanzamento del piano
triennale. La banca resiste all'aumento (Il Messaggero, pagina 22)
FIAT: la
casa torinese a giorni salira' al 30% di Chrysler, dopo il rimborso a
Usa e Canada raggiungimento del 51% (dai giornali)
LIGRESTI:
Unicredit pone tra le condizioni al nuovo finanziamento da 35 milioni di
euro a Sinergia che almeno il 90% delle altre banche dica si' al piano
di riscadenziamento del debito (la Repubblica, pagina 22) Beffa
Fondiaria, i soci pagano i lussi della famiglia (il Fatto quotidiano,
pagina 1-8)
MPS: lancia
l'aumento e sale in Borsa. L'operazione sara' compresa tra 2 e 2,471
miliardi e servira' a ripagare i Tremonti Bond. Il titolo guadagna
l'1,45%. La Fondazione condivide la capitalizzazione ma chiede maggiore
redditivita' (Il Sole 24 Ore, pagina 1-37)
CATTOLICA:
la compagnia assicurativa tra Lega e l'uscita degli spagnoli. Mapfre da'
mandato a Mediobanca per cedere l'8,4% (Il Sole 24 Ore, pagina 37)
BANCHE
POPOLARI: strumento fondamentale per contenere gli effetti della crisi,
la ripresa inizia dall'economia reale. Intervento di Giuseppe De Lucia
Lumeno, segretario generale Associazione nazionale tra le Banche
Popolari (La Padania, pagina 18)
FALCK
RENEWABLES: 'Adesso riparte con gli investimenti', intervista al ceo
Piero Manzoni (Il Sole 24 Ore, pagina 42)
ENERGIA: F2i
vuole la rete gas di GdF in Italia. Il lizza anche Italgas, suo
principale competitor, e i fondi infrastrutture di Goldman Sachs e di
Cube. L'obiettivo e' arrivare da 2,7 milioni a 4 milioni di clienti in
un paio d'anni (Il Sole 24 Ore, pagina 42)
ARTEMIDE: la
societa' ci riprova, bussa ancora a Piazza Affari (Il Corriere della
Sera, pagina 43)
SALONE DEL
MOBILE: al via la rassegna milanese giunta alla cinquantesima edizione
(dai giornali)
INTERNET: il
web in Italia vale 32 miliardi, il 2% del Pil. Ricerca di Boston
Consulting Group per Google (dai giornali)
4.
MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 12 APRILE...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Banco
Popolare (Consiglio di Sorveglianza), Cape Live.
Milano:
presentazione di 'Ambizione 2015: il piano d'impresa del gruppo
Montepaschi - Una storia italiana che guarda al futuro'. Partecipano:
Giuseppe Mussari, presidente Banca Monte Paschi di Siena; Antonio Vigni,
direttore generale Banca Monte Paschi di Siena.
Milano: Cda
e comitato esecutivo Mediobanca
Rozzano
(Mi): assemblea ordinaria e straordinaria Telecom Italia. Parte
ordinaria: bilancio al 31/12/10, nomina Cda, autorizzazione all'acquisto
di azioni proprie, long term incentive plan 2011.
Rho (Mi):
inaugurazione Fiera Internazionale del Mobile 2011. Partecipa, tra gli
altri, Emma Marcegaglia, presidente Confindustria; Letizia Moratti,
sindaco di Milano; Umberto Vattani, presidente Ice.
Roma: II
assemblea nazionale Flai-Cgil 'Donne, democrazia e rappresentanza'.
Partecipano, tra gli altri, Emma Marcegaglia, Rosy Bindi, Susanna
Camusso
Roma:
presentazione del libro 'Anni '70. I peggiori della nostra vita', con la
partecipazione di Maurizio Sacconi
Roma:
audizione in commissione Finanze della Camera del ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, sul decreto legge a difesa delle
societa' italiane
5.
FIAT: AUMENTA AL 30% DAL 25% QUOTA PARTECIPAZIONE IN CHRYSLER GROUP...
Radiocor - La Fiat annuncia che e' stato raggiunto il
secondo dei performance event previsti dal Chrysler Group Operating
Agreement, come modifica to, dalla cui realizzazione deriva un
incremento del 5% della propria quota di partecipazione in Chrysler.
L'incremento ha effetto da oggi. La quota di Fiat in Chrysler sale al
30%. Le quote in Chrysler sono quindi cosi' divise: Uaw Veba 59,2%, Fiat
30%, Tesoro Usa 8,6%, Governo canadese 2,2%.
6.
MONTEZEMOLO: «IL CAVALLINO? VALE MOLTO DI PIÙ DI 5 MILIARDI»...
Da "la
Stampa" - Luca Montezemolo, presidente della Ferrari,
ribadisce che una Ipo non è in vista ma non conferma la valutazione di 5
miliardi di euro che secondo indiscrezioni di stampa la Fiat avrebbe
calcolato per il brand in caso di quotazione. «No, non mi torna» ha
risposto a chi gli chiedeva di confermare la cifra. «Stiamo facendo
delle valutazioni», ha detto parlando a margine della presentazione de
«La grande storia Ferrari», e ha aggiunto: «non c'è Ipo, ma non mi torna
il valore, è la metà». Nessuna ipotesi di vendita, assicura: «Sono voci
che lasciano il tempo che trovano».
7.
BOLLORE', NON ESCO DAL PATTO MEDIOBANCA...
(ANSA) - Vincent Bolloré non intende uscire dal patto
di Mediobanca. "Naturalmente no. E' un investimento di lungo termine",
ha detto l'imprenditore francese entrando nella sede dell'istituto.
8. MPS:
DA CDA VIA LIBERA AD AUMENTO DI CAPITALE DA 2 A 2,47MLD...
Radiocor - Via libera all'aumento di capitale del Monte
dei Paschi da parte del cda dell'istituto. L'aumento in opzione agli
azionisti per due miliardi massimi attraverso l'emissione di sole azioni
ordinare, si legge in una nota, e' incrementabile di ulteriori 471
milioni massimi per il riacquisto dei titoli ibridi Fresh 2003. Il
riacquisto comporta una potenziale plusvalenza che a sua volta generera'
un beneficio patrimoniale massimo di 16-18 punti per il core Tier1.
9. MPS:
UTILE NETTO AL 2015 OLTRE 1,7MLD, CEDOLE 2011-15 OLTRE 2MLD...
Radiocor - Un utile netto che nel 2015 salira' oltre
1,7 miliardi rispetto ai circa 900 con le componenti straordinarie
realizzato quest'anno e dividen di che nel quadriennio 2011-2015
supereranno i 2 miliardi di euro. Questi i numeri principali del piano
industriale del Monte dei Paschi che stima anche di ridurre il
cost/income al 44% nell'arco di piano.
10. MPS
GUADAGNA 3,34% IN AVVIO DOPO PIANO INDUSTRIALE...
Radiocor - Avvio in deciso rialzo per il titolo Monte
dei Paschi dopo che il gruppo bancario senese ha presentato in mattinata
il nuovo piano industriale ch e prevede di far crescere l'utile netto a
1,7 miliardi di euro entro il 2015. Dopo un avvio in rialzo di oltre il
4% e il passaggio in asta di volatilita' per qualche minuto, il titolo
sale ora del 3,34% a 0,9760 euro. Ieri sera il consiglio di
amministrazione di Mps ha deliberato un aumento di capitale da 2-2,47
miliardi.
11.
GERMANIA, ACCELERA INFLAZIONE A MARZO, +2,3%...
(ANSA) - Accelera l'inflazione in Germania toccando i
massimi da due anni e mezzo a questa parte: a marzo é salita al 2,3% dal
2,2% di febbraio su base armonizzata, segnando i massimi da ottobre
2008, secondo i dati finali diffusi dall'Ufficio di statistica tedesco,
citati da Bloomberg. Ad alimentare l'inflazione è il continuo aumento
dei prezzi energetici e il tasso potrebbe schizzare al 2,8% in estate,
spiegano gli economisti.
12.
SANTANDER: ALL'A.D. 9,1 MLN STIPENDIO 2010, PENSIONE MATURATA 86MLN...
Radiocor - Alfredo Saenz, l'amministratore delegato del
Santander, ha avuto nel 2010 una retribuzione totale di 9,17 milioni di
euro, composta da 3,7 milioni di emolumenti fissi, 3,3 milioni di quota
variabile piu' un piano azionario del valore di 1,3 milioni. E' quanto
emerge dal bilancio 2010 del Santander, consultato da Radiocor.
Lo
'stipendio' del 2010 di Saenz e' inferiore di circa un milione a quello
percepito nel 2009 che ammontava a 10,23 milioni. Al presidente della
banca, Emilio Botin e' andato invece un totale di 3,86 milioni e 3,48
milioni costituiscono la retribuzione complessiva per il 2010 di Ana
Botin, che e' anche consigliere delegato di Santander Uk. Saenz potra'
contare anche su una mega-liquidazione: i diritti pensionistici maturati
fino al 2010, e pertanto accantonati nel bilancio Santander, ammontano a
86,6 milioni di euro piu' altri 11,1mln di 'altre assicurazioni'. Nel
2009 Saenz ha optato per ricevere la somma in capitale.
13.
ALIERTA «PERDE» L'AMICO GALATERI...
A. Ol. per "Il
Sole 24 Ore" - Almeno nelle tlc, Cesar Alierta dovrà
rinunciare al rapporto privilegiato con Gabriele Galateri, compagno di
studi ai tempi dell'università. Nell'ambito del riassetto del vertice
Telecom, che vede in uscita Galateri, gli era stata infatti proposta la
presidenza di Telco, nonostante non coincidessero i tempi poichè il cda
della holding scade ad aprile 2012. Ma nel frattempo Galateri è stato
designato alla poltrona più alta delle Generali, che però non prevede
deleghe esecutive. Motivo per cui non potrà accettare neppure a scadenza
la presidenza Telco, che implica l'assunzione di un ruolo operativo.
Nel
frattempo, dal 1° al 28 aprile, si è aperta la finestra per l'eventuale
uscita anticipata da Telco, che Telefonica non ha intenzione di
utilizzare, tant'è che i suoi candidati al board Telecom sono in lista
con quelli di Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo. Una cosa comunque
è certa: Telefonica a Milano ci resta. È di ieri la notizia che il
gruppo presieduto da Alierta è stato accolto a braccia aperte nella
Fondazione Teatro alla Scala.
14. I
DOLORI DI UNICREDIT PER IL KAZAKHSTAN...
Fa. P. per "Il
Sole 24 Ore" - Lo shopping kazako di UniCredit ha
presentato il conto finale in questi giorni. Amaro. L'istituto guidato
da Federico Ghizzoni ha dovuto svalutare, nel corso del 2010, avviamenti
per 362 milioni. Ebbene di questi, ben 359 milioni sono in capo alla
sola controllata nel Kazakhistan, la Atf Bank. L'istituto dell'Asia
centrale, acquisito nel 2007 per 1,5 miliardi di euro, non ha mai
portato grande fortuna agli uomini di Piazza Cordusio che sono stati
costretti fin da subito a metter mano ai conti. Le attività di UniCredit
in Kazakhistan, infatti, hanno segnato il passo in modo evidente.
Nel 2009 il
peso dei cattivi crediti svalutati è stato di ben 499 milioni e l'anno
scorso si sono aggiunte rettifiche per altri 187 milioni. E così nel
biennio 2009-2010 il Kazakhistan ha prodotto perdite per 460 milioni. E
ora, ecco anche arrivare la svalutazione sui prezzi d'acquisto di Atf
Bank che porta il valore delle attività kazake, a fine 2010, a soli 764
milioni. Ovvio che, terminata la pulizia, il vertice di UniCredit sia
oggi disposto a valutare opzioni di uscita. Ma intanto il conto è stato
pagato.
15.
NUTELLA D'ORO NEI CONTI FERRERO...
An. Giac. per "Il
Sole 24 Ore" - Un utile netto di 653,8 milioni di euro, in
deciso miglioramento dai 508 milioni di profitto dell'esercizio
precedente, è quello segnato a fine dello scorso agosto da Ferrero
International Sa, capogruppo basata in Lussemburgo che controlla il
colosso alimentare guidato dalla omonima famiglia piemontese e i cui
conti sono stati appena depositati. L'ultima riga del bilancio
consolidato nel Granducato dei "re della Nutella" arriva dopo aver
pagato 238,9 milioni di tasse (erano 203 nel precedente esercizio), a
valere su un utile operativo salito da 804 a 861 milioni.
Il bilancio
dà conto anche di un significativo miglioramento dell'utile risultante
da attività finanziarie che dal rosso di 92 milioni del bilancio
precedente è salito a un profitto di 31 milioni per l'impatto-cambio di
tutte le principali valute estere rispetto all'euro. Gli attivi della
capogruppo lussemburghese dei Ferrero sono saliti da 5,2 a 5,6 miliardi
e la liquidità è lievitata da 253,6 a 314,8 milioni. Gli altri dati sono
noti, come il fatturato consolidato di 6,6 miliardi in crescita del 4,3%
rispetto al periodo precedente e l'utile anteimposte salito da 711,8 a
892,8 milioni.
16. LA
«MINI-SCALATA» DI BULGARI A LVMH...
L. G. per "Il
Sole 24 Ore" - I Bulgari salgono al 55,1% di Bulgari. Lo
fanno in vista del passaggio del controllo della società a Lvmh.
Mettendo sul piatto quasi 170 milioni di euro, la famiglia, in primis
Paolo, presidente della società che ha sborsato 78,36 milioni, quindi
Nicola (vice presidente e 76,47 milioni versati) e infine Francesco
Trapani (amministratore delegato 14,68 milioni), ha deciso di
arrotondare ulteriormente quella che sarà la presenza nel capitale del
colosso francese in mano a Bernard Arnault. Lo scorso 6 aprile, pagando
12,25 euro a titolo (il prezzo dell'Opa di Lvmh su Bulgari) la famiglia
ha acquistato il 4,5% della propria società.
Pacchetto
che verrà scambiato con azioni Lvmh e che, tradotto in numeri, garantirà
più o meno uno 0,3% aggiuntivo nel capitale del gruppo del lusso. In
altre parole i Bulgari potranno avere fino al 3,8% di Lvmh. Che puntino
al 4%? Ipotizzando che lo scorso 6 aprile abbiano rilevato le azioni in
mano al Credit Suisse, resta un 2% da strappare a Credit Agricole.
Ammesso che interessi.
17.
LIGRESTI, IL FANTASMA DELL´OPA...
Vittoria Puledda per "la
Repubblica" - Altri 35 milioni di nuova finanza. Ma non a
scatola chiusa: Unicredit ha messo una serie di condizioni ai Ligresti,
per continuare a sostenerli in Sinergia. Ad esempio, che almeno il 90%
delle altre banche dica sì al piano di riscadenziamento del debito. O
ancora che entri a far parte del cda un consigliere indipendente
(indicato dalle banche).
Condizione
che la famiglia ha accettato, così come ha detto sì al mandato ad un
consulente (Jones Lang Lasalle, secondo le indiscrezioni) per vendere
immobili per almeno 120 milioni. Misure sagge, dal punto di vista di
Unicredit, per salvaguardare i propri crediti verso il gruppo. Certo che
rischia di essere più difficile spiegare alla Consob in cosa siano tanto
diversi i rapporti di Unicredit con i Ligresti, rispetto a quelli di
Groupama. E, di conseguenza, evitare l´opa.
18.
AFFARI E OLIMPIADI GLI ALBERGHI INGLESI VEDONO LA RIPRESA...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Ci sono una buona notizia e una cattiva
notizia all´orizzonte per il business degli alberghi. La buona è il
ritorno del viaggiatore per affari: il numero di voli per viaggi di
lavoro, uno degli indici con cui il settore misura il suo andamento,
crescerà del 5,5% nel 2011, dopo un aumento più modesto, del 2,6, nel
2010, e un declino del 5,1 nel 2009, quando il mondo era ancora
pienamente investito dalla grande recessione globale.
La cattiva
notizia è che lo tsunami in Giappone, le rivolte in Medio Oriente e uno
scenario economico internazionale ancora debole non hanno rilanciato a
sufficienza altri tipi di viaggi, per turismo o per ragioni personali o
di famiglia. Ciononostante gli hotel stanno ricominciando a riempirsi
come prima della crisi e ad aumentare i prezzi. In un panorama che
dunque contiene segnali di ripresa, seppure non ancora entusiasmanti,
brillano situazioni più fortunate, come quella di Londra, dove gli
alberghi hanno spesso registrato il tutto esaurito nel 2010 e la media
di occupazione delle camere è stata un notevole 82,6%.
Avere un
albergo nella capitale britannica resta perciò un buon affare e promette
di diventarlo ancora di più con la prospettiva delle nozze del principe
William, delle Olimpiadi del 2012 e del Giubileo di diamante della
regina l´anno prossimo. Complessivamente, per la Gran Bretagna, il
numero dei visitatori è calato dello 0,9% nel 2010, dovuto a un declino
di coloro che sono venuti a trovare amici e parenti, ma il turismo
prospera e il fatturato complessivo del settore alberghiero è cresciuto
del 7,6%. L´espansione maggiore proviene dai budget hotel, gli alberghi
economici delle grandi catene, ma il 60% degli alberghi britannici sono
ancora hotel indipendenti e bed&breakfast.12-04-2011]
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LA (MAL)TENUTA DEL
PRESIDENTE - RINVII A GIUDIZIO PER GIFUNI, STORICO SEGRETARIO GENERALE
DEL QUIRINALE, E GLI ALTRI RESPONSABILI DELLA VILLA DI CASTELPORZIANO -
PER DECENNI UNO DEGLI UOMINI PIÙ INFLUENTI DELLA REPUBBLICA, OGGI
ACCUSATO DI ABUSO D’UFFICIO E PECULATO PER UN MOBILE DA 5MILA € - MA C’È
ANCHE IL PROBLEMA DEL NIPOTE, DA LUI MESSO ALLA TENUTA NEL ’93, CON
VILLA DI SERVIZIO CHE SECONDO I PM ERA ABUSIVA - UNO DEI “CONTABILI” HA
GIÀ PATTEGGIATO UNA PENA DI 5 ANNI…
Paolo
Festuccia per "la
Stampa"
Abuso
d'ufficio e peculato: queste le ragioni per le quali l'ex segretario
generale della Presidenza della Repubblica, Gaetano Gifuni è stato
rinviato ieri a giudizio dal gup Maurizio Caivano. Oltre a Gifuni
andranno a processo il nipote Luigi Tripodi, ex capo del servizio
«tenute e giardini» della Presidenza, e altre tre persone tra ex
dirigenti e funzionari: Alessandro De Michelis, già direttore della
tenuta di Castelporziano; Paolo Di Pietro, già cassiere contabile della
tenuta, e Giorgio Calzolari ex responsabile della manutenzione.
La prima
udienza è fissata per il prossimo 11 luglio, ma già ieri uno dei
contabili della «tenuta», Gianni Gaetano ha patteggiato cinque anni di
reclusione, ridotti a due grazie all'indulto. L'abuso d'ufficio e il
peculato contestati all'ex segretario generale del Quirinale, Gaetano
Gifuni riguarderebbero «la fruizione di manodopera del valore di 2mila
520 euro e pochi centesimi, e alcuni materiali di legno per altri 2mila
187 euro»; valori, spiega il legale di fiducia Paola Severino,
«accertati da una consulenza tecnica disposta dallo stesso pubblico
ministero». Il tutto, insomma, per una cifra di poco inferiore ai 5mila
euro.
Tant'è,
però, sostiene la difesa, «che a prescindere dall'irrisorietà di tali
valori, nonché dai motivi di sicurezza e di urgenza che indussero Gifuni
a rivolgersi ai falegnami di Castelporziano - sottolinea l'avvocato
Severino - devo rilevare che all'epoca della presunta commissione dei
suddetti reati, quale risulta testualmente dagli atti del procedimento,
Gifuni non ricopriva più la carica di segretario generale della
Presidenza della Repubblica, dalla quale era cessato il 15 maggio del
2006».
Ieri Gaetano
Gifuni, prima che il gup disponesse il rinvio a giudizio, si è
presentato in aula per una serie di dichiarazioni spontanee: «Provo
profondo disagio - ha detto - a trovarmi qui nelle vesti di imputato
dopo cinquant'anni al servizio delle istituzioni esclusivamente nel
pubblico interesse e non avendo mai approfittato del mio ruolo presso il
Senato e la Presidenza della Repubblica».
Al centro della
vicenda una serie di fatti in base ai quali il procuratore Giovanni
Ferrara e il pm Sergio Colaiocco, hanno contestato a Gifuni di aver
affidato nel 1993 a Tripodi, figlio di sua sorella, la direzione del
servizio tenute e giardini assegnandogli anche un alloggio di servizio.
Si tratta in particolare di una villa realizzata, secondo l'accusa,
abusivamente. Quanto all'accusa di peculato, al segretario generale
della Presidenza e al nipote si contesta l'illecita utilizzazione di
materiali della tenuta per realizzare un mobile destinato allo stesso
Gifuni. 12-04-2011]
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CASTELLI E
CASTELLACCI - IL VERBALE DEL SOCIO DI LANDE CHE ATTRAVERSO FESTE E
INCONTRI VIP METTEVA IN CONTATTO IL MADOFF DEI PARIOLI CON I POLLI
INVESTITORI: “c’erano clienti importantissimi. C’È CHI DAVA 30 MLN” - LA
DOLCE VITA DI LANDE: VOLI PRIVATI E BARCHE - “L’ANNO SCORSO ABBIAMO
COMINCIATO A CAPIRE CHE QUALCOSA NON ANDAVA: LANDE SI ERA IMPEGNATO A
‘SCUDARE’, MA IN MOLTISSIMI CASI NON LO HA FATTO” (E ORA I CLIENTI
RISCHIANO L’ACCUSA DI EVASIONE E RICICLAGGIO)…
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
Feste al
circoli del golf o nel castello della principessa Borghese per reclutare
clienti da portare a Gianfranco Lande, il «Madoff dei Parioli» . Un
«passaparola» che ha consentito al faccendiere ora finito in carcere di
avere a che fare «con persone importantissime, che gli hanno dato anche
trenta milioni di euro». Ricchi e famosi inseriti in una lista ancora
segreta. A rivelare nuovi e inquietanti retroscena della truffa che sta
facendo tremare centinaia di investitori è Giampiero Castellacci De
Villanova, uno dei soci arrestato dalla Guardia di Finanza.
È l'uomo che
si occupava dei vip, con l'amico Roberto Torregiani ha convinto attori,
registi, nobili e sportivi a consegnargli i proprio soldi promettendo
guadagni da favola. Il suo verbale ricostruisce il meccanismo
dell'imbroglio, svelando un dettaglio inquietante: «Lande si era
impegnato a "scudare" per i clienti, ma in moltissimi casi non lo ha
fatto» .
E adesso
quei clienti - se i loro soldi sono ancora rintracciabili - rischiano
l'accusa di evasione fiscale, in alcuni casi di riciclaggio. Anche Lande
parla con i magistrati e quando gli viene chiesto perché abbia
effettuato una serie di operazioni finanziarie risponde: «Avevo
pressioni fortissime da una pluralità di soggetti. È un elenco
sterminato.
Se vuole
possiamo dire l'onorevole Pierdomenico Martino (parlamentare del Pd,
portavoce dell'onorevole Dario Franceschini ndr), il quale mi ha detto:
"Nel caso non ci sia una soluzione felice della mia vicenda, nei gruppi
parlamentari ci sono molti ex magistrati, sicuramente mi dovranno
costruire una formulazione di esposto denuncia che (ti) mette nei guai"»
.
La festa per
il Golf dell'Acqua Santa È il 26 marzo scorso, negli uffici di piazzale
Clodio Castellacci risponde alle domande del giudice Simonetta
D'Alessandro. E conferma come «questa collaborazione è cominciata nel
1995 ed è andata avanti fino al 2010. Poi aggiunge: «La mia ricchezza
era proprio la mia clientela. Io conoscendo tanta gente su Roma,
frequentando i circoli eccetera eccetera, ho delle belle conoscenze». Il
pubblico ministero Luca Tescaroli lo incalza: «Non sapeva che si
vendevano cose strane?» .
L'indagato
spiega che «soltanto nel 2010 abbiamo capito». E poi comincia a
raccontare la vicenda dall'inizio. «Lande diceva: "Non c'è problema
perché questa è una società inglese... Importante è che il cliente ti
sottoscrive la comunicazione valutaria statistica che così è in ordine
con le leggi italiane".
Allora io mi
sono informato, ho visto... tutto confermava e ho portato questi miei
clienti che erano un po' sbandati... Nel 2000 mi sono aperto un
ufficietto mio... mi occupavo delle pubbliche relazioni, mi occupavo di
eventi sono socio al club dell'Acqua Santa da quarant'anni perciò
abbiamo fatto al parco di Roma, al castello della principessa Borghese,
una festa non tanto per spiegare i prodotti, era più che altro una
sponsorizzazione di un torneo di golf pagata con delle coppe pagate
dalla Eim (una delle società coinvolte ndr)...
Mi sono
informato e vedevo che tutto andava bene perché i clienti che volevano
disinvestivano. Ero talmente sicuro che c'ho messo mia madre, mio
fratello, mia cognata, il medico di famiglia... Nell'ambiente era
diventato un passaparola... "Siete i nostri benefattori", i clienti lo
dicevano.
Adesso
quelli che hanno preso la fregatura non lo dicono più, ma io conosco
tanti che sono stati veramente contenti». Centinaia di clienti senza lo
«scudo» L'avvocato Mattia La Marra, che lo difende con Marco Santaroni,
ha presentato ricorso al Riesame chiedendo «almeno gli arresti
domiciliari perché non c'è alcun motivo per farlo rimanere in una
cella».
Castellacci
dice di aver capito che qualcosa non andava soltanto all'inizio dello
scorso anno: «Ci siamo accorti nel 2010. Intorno allo scudo, lo scudo è
stato fatto fino al 15 dicembre, poi c'è solo qualcuno che è arrivato
fino ad aprile, ma insomma diciamo i primi del 2010. Quando ho visto che
mio fratello chiedeva soldi perché gli serviva una certa cosa per un
acquisto e non glieli davano mi sono cominciato a preoccupare. Che poi
ho saputo l'altro ieri che a certi l'avevano fatto e a certi no. A me mi
avevano giurato che invece l'avevano fatto per tutti lo scudo... Perché
certi ce l'hanno chiesto: "Com'è che non arriva mai l'F24"((il modulo
per lo scudo, ndr)» .
Case, barche
e aerei privati Poi ci sono i clienti ancora misteriosi. Alcuni
Castellacci sostiene di conoscerli, certamente la Guardia di Finanza ha
acquisito un'altra lista di circa cinquecento nomi. Racconta l'indagato:
«Una cosa che ho scoperto negli ultimi mesi è che c'erano clienti
importantissimi, che erano molto più importanti, non come nome o come
personaggio, ma come cifra che erano clienti di Lande. Qualcuno gli ha
dato anche trenta milioni. Uno stava a Forlì, lui partiva per Bologna,
Forlì. Poi un altro era Romagnoli che ha sposato quella del caffè
Palombini» .
E quando gli
viene chiesto come mai si affidavano proprio a Lande risponde: «C'ha un
carisma questo tipo! All'inizio ci andavano tutti, tutti lo volevano
conoscere... Persone che conoscevo io, ma conoscevo la sua prima moglie,
tutte persone dell'Acqua Santa, del golf, tutta la famiglia De Cecco,
pensi un po' che mio figlio che ha ventiquattro anni sta con la figlia
di De Cecco, quindi si figuri se portavo i miei... bè non sono
consuoceri perché non sono sposati, ma si figuri...
Lande c'ha
questa famosa casa a Londra che tutti dicono che è bellissima, che io
non l'ho mai vista. Poi due barche, che però le affitta. In estate
andava sempre in Sardegna dove passava l'estate in questa barca. I primi
tempi andava alle Bahamas, una volta l'anno raccontava che doveva andare
per controllare tutti i conti delle società bahamiane.
Lo odio talmente
tanto... Si è montato la testa... prendeva l'aereo privato per andare a
Bordeaux all'Egp (altra società dell'inchiesta ndr)... pensi quanto
costa un aereo privato da Roma a Bordeaux se lo tieni fermo là. Poi che
ne so era il tipo che se partiva per Londra si faceva accompagnare dalla
macchina sotto la scaletta, cioè non come i comuni mortali che prendono
il bussino che ti porta all'aereo. No, la macchina privata che ti porta
lì. Cose folli per uno che ai tempi del San Paolo di Torino io c'avevo
già la Porsche e lui c'aveva la 127 scassata» . 12-04-2011]
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IL PODESTÀ DELLA
CAPITALE AMORALE - NON C’È MICA SOLO IL “SOFFRITTO DI INTERESSI” (DA 12
MILIARDI €) PER L’EXPO DI MILANO: IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA HA UN
ASSISTENTE-OMBRA, ARONNE STROZZI, CHE RICEVE 500MILA € L’ANNO PER
CONSULENZE AD AZIENDE PUBBLICHE GESTITE DA PODESTÀ STESSO - OLTRE A
MILLANTARSI PROFESSORE DELLA LUISS, STROZZI È SOCIO DEL PRESIDENTE E
DELLA MOGLIE IN UNA SERIE INFINITA DI SOCIETÀ IN CUI SI INTRECCIANO
AFFARI PRIVATI E APPALTI PUBBLICI…
Mario
Gerevini per il "Corriere
della Sera"
«Aronne
Strozzi? Ascensore in fondo a sinistra, quarto piano, appena esce alla
sua destra» . Il portiere dello stabile in via Scarlatti 30 a Milano non
ha esitazioni a indicare l'ufficio del «professore» , esperto in
sicurezza sul lavoro. Lo stiamo cercando perché è il recordman di
consulenze esterne alla Milano Serravalle, la società della Provincia di
Milano che gestisce le Tangenziali e l'autostrada verso Genova.
Duecentomila euro nel 2010 pagati direttamente a Strozzi, 48 anni.
Qualcuno lo conosce anche come l'assistente di Guido Podestà (Pdl),
presidente della Provincia.
Quando
Strozzi ottenne l'onoreficenza di Ufficiale al merito della Repubblica
(2009), nel curriculum aveva scritto, tra l'altro, «docente alla Luiss»
. Sarà vero?
LA
SCRIVANIA IN COMUNE
Su al quarto piano di via Scarlatti 30, due passi dalla Stazione
Centrale, c'è una bella targa in ottone con i nomi delle seguenti
società: Servizi Amministrativi e Societari, Balder, Generale di
Costruzioni, Noarframar, Roly. Qui ha una scrivania Mister 200 mila
euro. Però quelle società sono tutte di Podestà, 64 anni, e della moglie
Noevia Zanella, 51. Possibile che i soldi della Serravalle siano andati
a un compagno d'ufficio e forse socio in affari della moglie del
presidente Podestà, azionista di controllo della Serravalle?
In realtà
c'è dell'altro. Una società che era gestita dalla signora Podestà (e da
Strozzi), con sede legale sempre lì, in via Scarlatti 30 («su al quarto
piano ...» ), ha incassato altri 300 mila euro di consulenze dalla
Serravalle. Si chiama Servizi Verdi srl. Soldi pubblici, soldi «nostri»
: sono i più ricchi incarichi attribuiti a consulenti esterni dalla
Serravalle da quando (giugno 2009) Podestà si è insediato alla guida
dell'ente, sventolando la bandiera dell'etica e della trasparenza
(intanto però un altro compagno di partito, l'architetto Franco Varini,
portava a casa oltre 300 mila euro di incarichi dalla generosa
Serravalle).
«La gente
vuole sentire parlare di cose concrete» , dice spesso il numero uno
della Provincia. Ok stiamo sul concreto: soldi, date, documenti.
MOGLIE
«A SCOMPARSA»
Il 31 agosto 2009 la signora Zanella, moglie di Podestà appena insediato
al vertice dell'ente, dà le dimissioni dal consiglio di amministrazione
della Servizi Verdi. Strozzi rimane unico amministratore. Mossa
strategica perché di lì a poco viene deliberata la pioggia di euro dalla
Serravalle verso la Servizi Verdi (e Strozzi). Averlo fatto con la
moglie del presidente ancora dentro sarebbe stato troppo.
Siamo
nell'ottobre 2009 per consulenze che si sviluppano nel 2010. L'incarico
da 200 mila euro al «docente della Luiss» è per «la supervisione della
sicurezza sui luoghi di lavoro» . La Servizi Verdi prende 175 mila euro
per consulenze nella «gestione della salute e della sicurezza» e 125
mila come «assistenza legale» per «l'audit (cioè i controlli, ndr) in
tema di salute e sicurezza» .
La sede
resta fino a maggio 2010 negli uffici del gruppo Podestà per poi
trasferirsi a Cremona, città natale di Strozzi e di Paola Grisoli. Ecco
un altro soggetto che entra in gioco: la Grisoli, insegnante, è moglie
di Strozzi. Il quadro si completa: questo gruppo di persone
(Podestà-Strozzi-Grisoli) è strettamente integrato.
FEDELTÀ
E MASERATI
Quando la Servizi Verdi prende l'incarico da 300 mila euro (pari a quasi
il 50%del suo fatturato) la totalità del capitale è in mano a Strozzi
(99%) e Grisoli (1%).
Dunque la
somma delle consulenze (il prof più Servizi Verdi) fa mezzo milione di
euro che arriva in famiglia. Con i Podestà c'è un legame strettissimo,
mille affari insieme e molte società in comune. Le due signore, per
esempio, per anni hanno avuto una holding a Londra, la Suninvest
Limited. Strozzi è una specie di uomo ombra di Podestà nonché socio e
amministratore in varie holding; di sicurezza si sarebbe occupato per il
G8 e dichiara di essere consulente di Finmeccanica e Telespazio; per i
Podestà si occupa anche di intestarsi società e poi liquidarle. Ha molto
le sembianze del prestanome.
Anni fa è
stato il segretario cittadino di Forza Italia a Cremona, dove gira in
Maserati, dove gli amici lo chiamano Ronni e tutti lo conoscono come «il
braccio destro di Podestà» . Per dirne una: alle 9 del mattino del 22
ottobre 2010 in via Scarlatti 30, intorno al tavolo del consiglio di
amministrazione della Servizi Amministrativi (100%famiglia Podestà) si
riuniscono Strozzi, presidente, e i consiglieri, cioè i coniugi Podestà.
La riunione dura esattamente 15 minuti per decidere un'operazione
finanziaria. I rapporti sono questi: affari in comune.
PROF
PER SCHERZO
Strozzi è stato decorato Cavaliere della Repubblica nel 2003 su proposta
della Presidenza del Consiglio (Berlusconi) e a dicembre 2009 è stato
ridecorato Ufficiale al merito della Repubblica per «ricompensare
benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle
arti, dell'economia ...» . Per quest'ultima onoreficenza c'era un
curriculum allegato, e consegnato al ministero degli Interno, che lo
indicava come «assistente particolare del Presidente della Provincia di
Milano» nonché «docente a contratto presso l'Università Luiss di Roma» .
Chiediamo alla
Luiss se è vero, risposta: «Aronne Strozzi non è e non è mai stato un
docente della Luiss» . In altre occasioni Strozzi ha spacciato una
docenza alla Libera Università San Pio V di Roma. Anche qui chiediamo se
è vero: «Mai stato docente» , è la replica. Però le onoreficenze al
merito sono vere e le consulenze anche. «Ho avuto la fortuna -raccontava
Strozzi al quotidiano La Provincia di Cremona nel luglio 2009- di
incontrarlo e di seguirlo in tutti i mari, sereni e agitati, è stata
un'esperienza entusiasmante» . Ovviamente parlava di Podestà.
[12-04-2011]
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BOLLORE’ AVVISA:
"Mediobanca è una compagnia molto ben gestita e non abbiamo alcuna
ragione per uscire" - La buonuscita di Geronzi da 16 milioni di euro e’
stata contestata nel cda delle Generali da qualche consigliere
indipendente - COSTAMAGNA: "L’OSSESSIONE DEL CONTROLLO HA FRENATO LO
SVILUPPO DEL LEONE" - ALLA BUON’ORA SI FA VIVO BERSANI: "CON CADUTA
GERONZI BERLUSCONI NON CI SARA’ RIMASTO BENE" (SE è PER QUESTO ANCHE
D’ALEMA
1 - GENERALI:
BOLLORE', GALATERI E' UN RAGAZZO SIMPATICO...
(Adnkronos) - Il nuovo presidente di Generali, Gabriele
Galateri di Genola, "e' un ragazzo simpatico e molto chiaro, che ha
fatto una lunga carriera". E' il giudizio del finanziere bretone Vincent
Bollore', interpellato prima del comitato esecutivo e del consiglio di
amministrazione di Mediobanca, in agenda stamani a Milano.
Bollore' ha
parlato del cambiamento della presidenza del Leone, con le dimissioni di
Cesare Geronzi e l'arrivo di Galateri. "Penso -ha detto- che la forza
dell'Italia sia la sua capacita' di dirsi le cose, anche quando non sono
piacevoli, e poi di trovare subito l'unita'. E' quello che e' successo
in Generali. Penso che siano state dette delle cose che vanno in una
buona direzione, perche' permettono di far avanzare la compagnia e poi
tutti sono riusciti a mettere da parte le questioni personali per
costruire insieme qualcosa".
"E' quello
-ha proseguito Bollore'- che io apprezzo molto dell'Italia, perche' i
francesi sono dei Galli che sono sempre divisi, prima e dopo. Gli
italiani invece riescono sempre a fare l'exploit di unirsi per costruire
qualcosa di piu'". "Sono molto ottimista -ha concluso Bollore'- conosco
bene Gabriele Galateri da molto tempo, perche' e' stato presidente di
Mediobanca. Sono molto ottimista sul futuro: nulla si fa in modo
uniforme".
2 -
MEDIOBANCA: BOLLORE', NON HO IDEA DI CAMBI TRA SOCI FRANCESI...
(Adnkronos) - "Non ho idea di alcun cambiamento" tra i
soci francesi del patto di sindacato di Mediobanca. A dirlo e' il
finanziere bretone Vincent Bollore', capofila dei soci esteri del patto,
prima di partecipare al comitato esecutivo di Mediobanca a Milano.
3 -
MEDIOBANCA: BOLLORE', NON LASCERO' PATTO SINDACATO...
(Adnkronos) - Il finanziere bretone Vincent Bollore'
non ha intenzione di lasciare il patto di sindacato di Mediobanca che
scadra' a fine anno. "Naturalmente no -risponde, prima di partecipare al
comitato esecutivo di Mediobanca a Milano- e' un investimento a lungo
termine".
4 -
MEDIOBANCA: BOLLORE', RESTERO' SOCIO ALMENO FINO AL 2022...
(Adnkronos) - Il finanziere bretone Vincent Bollore'
restera' socio di Mediobanca "almeno fino al 2022", anno in cui prevede
di trasferire la guida del gruppo ai suoi figli. A dirlo e' lo stesso
Bollore', prima di partecipare al comitato esecutivo e al cda di
Mediobanca in agenda stamane a Milano. "Siamo un gruppo famigliare
-continua Bollore'- uno dei piu' importanti in Europa: esistiamo da 190
anni. Io rappresento la sesta generazione. La nostra strategia e' di
avere investimento molto a lungo termine".
"A me
-prosegue Bollore'- avere mezzo miliardo o 700 milioni investiti in
Italia sembra molto intelligente, perche' amo questo paese, per il cibo
e per la musica, ma anche per l'industria e per la finanza. Mediobanca
per me e' molto stabile, e' una compagnia molto ben gestita e
naturalmente non abbiamo alcuna ragione per uscire". "Abbiamo tutte le
ragioni per rimanere per molti anni", aggiunge il finanziere bretone.
Nel 2022, "lascero' il mio posto ai miei figli e a mia figlia e loro
decideranno. Ma fino al 17 febbraio del 2022 staremo qua".
5 -
INTESA: PASSERA, NON VOGLIO INFLUIRE SU DECISIONE GENERALI SU AUMENTO...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Io non voglio influire
sulla loro decisione. Sono da tanti anni nostri azionisti e credo che il
piano sia interessante per tutti gli azionisti". Cosi' il Ceo di Intesa
Sanpaolo, Corrado Passera, a chi gli chiedeva se Generali partecipera'
all'aumento di capitale da 5 miliardi lanciato dalla banca dopo che la
partecipazione storica di quasi il 5% e' stata definita da Generali
finanziaria anziche' strategica. Passera non ha rilasciato alcun
commento sul recente cambio della guardia alla presidenza della
compagnia.
6 -
GENERALI: BUONUSCITA GERONZI CONTESTATA DA CONSIGLIERI INDIPENDENTI...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La buonuscita di Cesare
Geronzi da 16 milioni di euro e' stata contestata nel cda delle Generali
da qualche consigliere indipendente. E' quanto ricostruisce Il
Messaggero.it sottolineando che un componente del board del Leone si e'
anche astenuto al momento del voto, ma il pacchetto e' poi stato
approvato nella riunione del consiglio seguita alla nomina.
"Lo abbiamo
discusso e contestato a lungo - ricorda un consigliere indipendente -.
Ma avremmo dovuto votare contro. Era pero' la prima riunione del
consiglio ed era difficile capire come muoverci. E soprattutto era
difficile per tutti immaginare i contrasti che sarebbero emersi". L'ex
presidente di Generali, Mediobanca e Capitalia, Cesare Geronzi, in
stipendi, buonuscite e premi "alla carriera" ha portato a casa 48
milioni di euro. L'ultimo emolumento, 16,6 milioni di euro, Geronzi se
l'e' guadagnato dopo meno di un anno al vertice delle Generali, da dove
e' stato costretto a dimettersi la scorsa settimana per contrasti con i
manager e gli azionisti.
Undici mesi
che peraltro erano gia' stati retribuiti, come si evince dal bilancio
della compagnia, con uno stipendio di 2,32 milioni di euro. In pratica
per meno di un anno di lavoro, il banchiere nato a Marino 76 anni fa e'
stato pagato circa 55mila euro lordi al giorno. Che ipotizzando una
aliquota fiscale del 43% fanno, euro piu' euro meno, 31mila netti al
giorno.
7 -
GENERALI: COSTAMAGNA, SUL LEONE L'OSSESSIONE DEL CONTROLLO...
(Adnkronos)- "Il problema di Generali non e' solo di
governance. E' l'ossessione del controllo che ha frenato la crescita
della compagnia". Lo afferma in un'intervista a "Il Sole 24 Ore" Claudio
Costamagna, ex Goldman Sachs oggi consulente nell'm&a, commentando
l'uscita di Cesare Geronzi da Generali.
"Con tutta
la stima che ho per Geronzi -dice l'imprenditore nel settore
finanziario- prima o poi il momento di uscire di scena arriva per tutti,
magari non sempre in modo cosi' traumatico. Ma non sara' il detonatore
al cambiamento che dovrebbe essere culturale prima ancora che
societario".
"Finora
-continua Costamagna- si e' privilegiato il controllo allo sviluppo, pur
di mantenere saldo il controllo si e' messo in secondo piano la
crescita. Ci sono stati tanti casi di societa' che avrebbero potuto
crescere, andare in Borsa e diventare grandi e che non sono riuscite a
farlo per non far perdere il controllo a una famiglia o a un gruppo di
riferimento. Ogni volta, invece, che si e' superata l'ossessione del
controllo si e' ottenuto lo sviluppo. Da questo punto di vista a Trieste
non vedo nessun cambiamento".
8 -
GENERALI: BERSANI, CON CADUTA GERONZI BERLUSCONI NON CI SARA' RIMASTO
BENE...
(Adnkronos)- "Certo Berlusconi non ci sara' rimasto
bene. Non credo che non sapesse nulla. Penso, piuttosto, che sara' stato
distratto dalle sue cose". Cosi' il leader del Pd, Pier Luigi Bersani,
commenta la possibile reazione del Premier all'addio di Cesare Geronzi
alle assicurazioni Generali. Riguardo la possibilita' che l'uscita di
Geronzi possa segnare una svolta nel capitalismo italiano, Bersani
sottolinea: "Vedremo, certo la novita' c'e'".
"Bisogna aspettare
-continua Bersani- per capire se si tratta di un semplice ribaltone o di
un cambiamento. L'importante e' che ognuno faccia il proprio mestiere:
gli assicuratori, i banchieri, gli imprenditori e i politici stessi.
Quando i mestieri si mescolano il cambiamento non c'e'".
12-04-2011]
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1- DOPO IL
TERREMOTO PROVOCATO DENTRO LE GENERALI CON IL RIFIUTO A FIRMARE IL
BILANCIO 2010, BOLLORÈ SARÀ IN CONDIZIONE DI FARE L’AGO DELLA BILANCIA
NEGLI ASSETTI FUTURI DI MEDIOBANCA? AL BIONDO BRETONE LE MUNIZIONI NON
MANCANO Né LA VOGLIA DI AUMENTARE LA SUA QUOTA DEL 5% PER RENDERE LA
VITA DIFFICILE AI RAGAZZI DI MILANO (NAGEL, PAGLIARO) E A QUELLI DI
TRIESTE (PERISSINOTTO, AGRUSTI) - 2- L’ULTIMA SMARGIASSATA DELLO
"STRANIERO" MARPIONNE AGLI OPERAI DELLA BERTONE - 3- LO SCARPARO LASCIA
LA PRESIDENZA DEL GRUPPO TOD’S AL FRATELLINO ANDREA. D’ORA IN AVANTI SI
DEDICHERÀ “A TENERE CONTATTI IN TUTTO IL MONDO” (CHE FA, AGNELLI?) - 4-
COMUNICAZIONE E FATTURAZIONE: SE ZOPPIS ESCE DALL’ABI, GIULIANA PAOLETTI
AVREBBE OTTENUTO IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI CONSULENZA SUPERIORE AL
MILIONE € -
1 -
L'ULTIMA SMARGIASSATA DI MARPIONNE
Gli inquilini del palazzo di piazza Vittorio a Torino che si trova
davanti al Po dicono che per tutta la notte Sergio Marpionne ha
ascoltato a pieno volume musica classica e la celebre canzone di Bobby
McFerrin, "Don't worry, be happy".
Non si
tratta di nevrosi, ma del passatempo preferito del manager dal pullover
sgualcito che ha informatizzato la sua casa torinese a due passi da
quella di Galateri di Genola, Domenico Siniscalco e del sindaco
Chiamparino. Ieri sera però il capo di Chrysler-Fiat non sembrava felice
ed era in preda a quella solitudine che secondo il filosofo Schopenhauer
accompagna la sorte degli spiriti grandi e che il grande ballerino
Nureyev attribuiva a chi vola in alto.
Di questo
stato d'animo aveva parlato domenica Emma Marcegaglia lamentando "la
solitudine in cui il governo ha lasciato le imprese" e ieri Marpionne ha
aggiunto di essere rimasto solo nella battaglia per Pomigliano e
Mirafiori. Queste parole le ha pronunciate insieme all'ennesimo
ultimatum ai lavoratori e ai sindacati dell'azienda Bertone, una firma
storica del design automobilistico che ha le sue origini nel 1912 e che
nel luglio 2009, dopo una tremenda crisi tra gli eredi, è stata rilevata
dalla Fiat.
Non è la
prima volta che l'italo-canadese lancia messaggi inquietanti; basti
pensare a quando nell'ottobre scorso nello studio di Fabio Fazio disse
che "senza l'Italia il Lingotto farebbe meglio" e in altre occasioni
aggiunse: "considero veramente osceno il trattamento della Fiat in
questo Paese".
Così, dopo
fiumi di complimenti e un oceano di agiografie (come quella di Gianni
Riotta che scrisse sul "Sole 24 Ore" "con una spallata Marchionne ha
aperto la porta del presente") lo smemorando figlio del carabiniere
Concezio piccona un altro tassello del made in Italy.
C'è qualcosa
di ingiusto nell'ultimatum di questo "straniero" che dopo aver spiazzato
le istituzioni, ha spaccato il sindacato, capovolto il confronto sulle
regole del lavoro, diviso imprenditori e politici, facendo vedere
all'orizzonte lo specchietto di quella Fabbrica Italia da 20 miliardi
dalla quale sottrae i simboli della creatività e dell'eccellenza.
C'è da
chiedersi che cosa ne pensino i sindacalisti Bonanni e Angeletti che si
sono prostrati davanti a Sergio il Grande, mentre è inutile girare la
stessa domanda a ministri come Paolo Romani e Maurizio Sacconi che hanno
fatto tappetino davanti al manager che nel 2007 citava nei suoi discorsi
Nietzsche e diceva "le grandi imprese dovrebbero togliersi il cappello
dell'arroganza".
L'unica cosa
certa rimane la volontà di trasferire oltreAtlantico sempre di più le
attività della Fiat e della capitale dell'automobile. L'ennesima
conferma è arrivata questa mattina alle 8,48 con un flash dell'agenzia
Radiocor che annuncia l'incremento della Fiat in Chrysler di un altro
5%.
Per gli
economisti, che se ne fregano della solitudine, questa si chiama
semplicemente "delocalizzazione", un processo che trasferisce altrove le
attività delle aziende a danno dell'occupazione. Tra di loro c'è
comunque chi comincia a pensare che nel medio e lungo termine la
delocalizzazione non sia un grande business e lo pensa anche qualche
imprenditore solitario che non si aspetta un aiuto dal governo.
L'ultimo
esempio è arrivato nei giorni scorsi dalla società dei call center di
Alberto e Marco Tripi che ha introdotto nel proprio statuto una clausola
rivoluzionaria secondo la quale l'azienda si vincola a non delocalizzare
se questa scelta dovesse compromettere i livelli occupazionali in
Italia.
Forse il manager dal pullover sgualcito e la Marcegaglia farebbero bene
a ragionare su questi piccoli esempi di italianità piuttosto che
perdersi nella solitudine.
2 - LO
SCARPARO LASCIA LA PRESIDENZA DEL GRUPPO TOD'S: D'ORA IN AVANTI SI
DEDICHERÀ "A TENERE CONTATTI IN TUTTO IL MONDO"
Dieguito Della Valle se ne va e lascia la presidenza del Gruppo Tod's.
La notizia può apparire clamorosa, ma bisogna leggere bene l'intervista
concessa al quotidiano spagnolo "El Pais" e ripresa oggi dal quotidiano
"MF" dell'amico Paolo Panerai. In realtà sul giornale di Madrid, che
pochi giorni fa ironizzava sulla sponsorizzazione del Colosseo dove i
falsi centurioni avrebbero dovuto indossare le scarpette a pallini
(zapatillas), lo scarparo marchigiano annuncia la sua volontà di passare
la mano nella guida del Gruppo al fratello Andrea, più giovane di quasi
15 anni.
"Confermo
che nei prossimi mesi sarà lui ad assumere il controllo anche se
naturalmente sarò sempre vicino al Gruppo e a mio fratello con le mie
idee e i miei consigli". La decisione del giovane anziano arriva a
sorpresa, ma non è da interpretare come un riflesso condizionato della
battaglia contro gli arzilli vecchietti della finanza italiana. Certo,
quando il giornale spagnolo gli chiede che cos'è il potere, Dieguito dà
una risposta che ricorda da vicino quel capitalismo relazionale che ai
suoi occhi è stato il grande peccato di Cesarone Geronzi.
L'imprenditore di Casette d'Ete dice infatti che d'ora in avanti si
dedicherà "a tenere contatti in tutto il mondo", ma a scanso di equivoco
riconferma la sua volontà di allargare il piccolo impero negli Stati
Uniti dove nel maggio 2009 ha messo i piedi nei magazzini Saks della
Quinta Strada, e in altre operazioni finanziarie "che faccio per dare
sempre più forza al mio Gruppo e alla capofila Tod's".
Il passo
indietro avverrà prima dell'estate quando in genere Dieguito porta sulla
barca lo statista-mozzo di Ceppaloni, Clemente Mastella, che lo aiuta a
capire dove va la politica. E comunque la sua decisione non dovrebbe
compromettere i compensi che l'azienda gli ha riconosciuto l'anno
scorso. Secondo il giornalista Gianni Dragoni, un vero maniaco che sa
spulciare i bilanci delle società, lo scarparo ha ricevuto una busta
paga di 3 milioni lordi dei quali 2,1 come bonus (3,83 volte il compenso
dell'anno precedente).
A questi
bisogna aggiungere i gettoni di presenza come consigliere di Generali
(133mila euro), Rcs (30mila) e Marcolin (20mila), l'azienda degli
occhiali dove detiene una quota del 20% pari a quella del suo amico di
merenda Luigino Abete.
3 -
DOPO IL TERREMOTO PROVOCATO DENTRO LE GENERALI CON IL RIFIUTO A FIRMARE
IL BILANCIO 2010, BOLLORÈ SARÀ IN CONDIZIONE DI FARE L'AGO DELLA
BILANCIA NEGLI ASSETTI FUTURI DI MEDIOBANCA, DOVE SI TROVA SEDUTO
ACCANTO A QUEL TARAK BEN AMMAR CHE SEMBRA AVER PERSO IMPROVVISAMENTE LA
LINGUA.
I fotografi sono appostati ancora una volta davanti all'ingresso di
Mediobanca in Piazzetta Cuccia, e per l'ennesima volta cercheranno di
strappare un'immagine dei consiglieri che oggi si riuniscono per fare il
punto sulle ultime vicende.
Prima del consiglio di amministrazione si riunirà il Comitato esecutivo
composto da 9 membri tra cui Vincent Bollorè, il finanziere
franco-bretone che con le sue sortite maldestre ha fatto crollare il
salotto delle Generali.
C'è molta
attesa per le decisioni che il miliardario francese prenderà in vista
del rimescolamento del patto di sindacato che governa la merchant bank
milanese. Il suo arrivo a Piazzetta Cuccia è stato preceduto dalla
penosa polemica nei confronti del suo vecchio padre putativo Antoine
Bernheim che non si stanca di rivendicare i meriti per i successi della
Compagnia di Trieste durante i lunghi anni della sua gestione.
Ieri in un'intervista al quotidiano "Les Echos" l'ottuagenario Bernheim
ha rivelato che il "figlio" Bollorè gli ha tagliato l'utilizzo
dell'aereo, un segno di ingratitudine profonda da parte di un uomo che
ha costruito il suo impero grazie al più arzillo vecchietto della
finanza europea. Questa però è una polemica che francamente lascia il
tempo che trova; molto più importante è capire se dopo il terremoto
provocato dentro le Generali con il rifiuto a firmare il bilancio 2010,
Bollorè sarà in condizione di fare l'ago della bilancia negli assetti
futuri di Mediobanca, dove si trova seduto accanto a quel Tarak Ben
Ammar che sembra aver perso improvvisamente la lingua.
E qui va
registrato che girano strane voci sui quattrini che il biondo bretone
potrebbe buttare sul piatto. Qualcuno dice che la sua fortuna calcolata
in 2,9 miliardi (11esima nelle classifiche francesi) comincia a
scricchiolare, ma per Dagospia che è andata a spulciare nei bilanci di
Financiére de l'Odet, attraverso la quale Bollorè controlla con il 67,1%
le sue attività in giro per il mondo, queste voci hanno un sapore
soltanto malevolo. Il gruppo fondato nel 1822 da Bollorè ha avuto un
momento di crisi, ma nel 2010 ha aumentato il giro d'affari del 17%
portandolo vicino ai 7 miliardi.
A mettere
fieno in cascina sono il petrolio, i trasporti, la logistica e la
pubblicità che Bollorè gestisce attraverso il colosso Havas che sperava
di mettere le mani sui 40 milioni di budget di advertising delle
Generali (un business probabilmente compromesso).
Come si vede al biondo bretone le munizioni non mancano e non gli manca
nemmeno la voglia di aumentare la sua quota del 5% nel cosiddetto
salotto di Mediobanca per rendere la vita difficile ai ragazzi di Milano
(Nagel, Pagliaro) e a quelli di Trieste (Perissinotto, Agrusti).
4 -
COMUNICAZIONE: ZOPPIS ESCE DALL'ABI, GIULIANA PAOLETTI FA TOMBOLA:
AVREBBE OTTENUTO IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI CONSULENZA SUPERIORE AL
MILIONE DI EURO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che nel piccolo
mondo della Comunicazione si parla di un uomo e di una donna che stanno
per fare le valigie.
Il primo è Giuliano Zoppis, l'ex-vicedirettore dell'Ansa che cura le
relazioni esterne dell'Abi. Da quando il boccoluto Mussari ha avocato la
gestione della comunicazione, la funzione di Zoppis è stata rimessa in
discussione e la sua uscita sembra imminente.
La donna di
cui si parla è invece Giuliana Paoletti, titolare dell'agenzia
ImageBuilding che dai tempi di Alessandro Profumo è consulente di
Unicredit. Secondo "Finanza&Mercati" (il quotidiano di Coppola
vivacizzato dall'arrivo del nuovo direttore Gianni Gambarotta) la
Paoletti avrebbe ottenuto il rinnovo del contratto di consulenza
superiore al milione di euro. Una cifra che fa discutere l'intero mondo
dei disgraziati addetti alla comunicazione".
12-04-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - AFFONDO DI “FT”: L’Italia è la “gran giocatrice
d’azzardo” dell’Unione europea. MENTRE SUO PREMIER SCHERZA, Negli
ambienti finanziari c’è chi si preoccupa che l’Italia venga colpita
dalla crisi del debito" - “DER SPIEGEL”: DRAGHI È IL MIGLIOR CANDIDATO
ALLA BCE. MA LA ’’BILD’’ RIPETE: “UN ITALIANO NO” - “WSJ”: LA FED NON
SEGUIRÀ L’ESEMPIO EUROPEO - “ZERO HEDGE”: SCANDALO BERKSHIRE, ECCO IL
DOCUMENTO CHE SVELA I CONTATTI TRA SOKOL E LUBRIZOL PRIMA DELL’ACQUISTO
- “EL CONFIDENCIAL”: IL DEBITO SPAGNOLO PER LA PRIMA VOLTA SOPRA GLI
800MILA MILIONI - “LES ESCHOS”: LA CAISSE DES DÉPÔTS SUL PUNTO DI
INVESTIRE NEI GASDOTTI DI GDF-SUEZ - “NYT”: I COFONDATORI DI MARVELL
FANNO CAUSA A GOLDMAN SACHS…
DAGOREPORT
1 -
FINANCIAL TIMES
http://on.ft.com/gETwF9
- L'Italia è
la "gran giocatrice d'azzardo" dell'Unione europea, il paese la cui
economia e il cui debito sono abbastanza grandi da poter influenzare il
destino della Ue. Il Portogallo è stato relativamente facile da salvare.
La Spagna potrebbe cominciare a creare qualche problemino.
Ma l'Italia
è decisamente troppo grande per essere soccorsa. E mentre il Portogallo
si adopera per ricevere l'aiuto necessario, il Belpaese è in altre
faccende affaccendato. Berlusconi affronta il suo ennesimo processo con
la sua solita voglia di scherzare. Gli italiani si dividono tra quelli
che sono divertiti dalle sue follie e quelli che sono sgomenti.
Poi c'è
un'altra parte di italiani preoccupata che le vicende del presidente del
Consiglio distraggano dai cambiamenti economici in atto. Negli ambienti
finanziari c'è chi si preoccupa che l'Italia venga colpita dalla crisi
del debito.
2 - LE
MONDE
DOMENICO SELVO E VENEZIA: UNA LEZIONE SULL'EXPORT
http://bit.ly/fdMbkm
-
L'affermazione di Cina e India come grandi potenze economiche è il
risultato di modelli di sviluppo largamente "estroversi", basati
principalmente sul commercio con l'estero.
In questo
senso la Venezia dell'XI secolo, sotto il doge Domenico Selvo, è un
esempio lampante dell'importanza di aprirsi ai mercati mondiali. Un
passo decisivo per l'arricchimento di un'economia.
3 - LES
ECHOS
LA CAISSE DES DÉPÔTS SUL PUNTO DI INVESTIRE NEI GASDOTTI DI
GDF-SUEZ
http://bit.ly/hngqbk
- La
multinazionale francese dell'energia guidata da Gérard Mestrallet ha
siglato un accordo di massima con un consorzio composto da Cdc (Caisse
des Dépôts) e Cnp Assurances. Il consorzio dovrebbe rilevare il 25% di
Grt gaz, la struttura che gestisce i gasdotti francesi. Un Cda
straordinario potrebbe essere chiamato a decidere questa settimana.
4 - EL
CONFIDENCIAL
IL DEBITO PUBBLICO SPAGNOLO SUPERA PER LA PRIMA VOLTA IL TETTO
DI 800MILA MILIONI
http://bit.ly/fZAVTr
- Il debito
spagnolo continua a crescere e per la prima volta supera la barriera
degli 800mila milioni di euro: nientemeno che il 75% del Pil.
5 -
ZERO HEDGE
SCANDALO BERKSHIRE, ECCO IL DOCUMENTO CHE SVELA I CONTATTI TRA
SOKOL E LUBRIZOL PRIMA DELL'ACQUISTO
http://bit.ly/gAXcnq
- Una nuova
versione della relazione agli azionisti di Lubrizol, permette di
ricostruire i passaggi dello scandalo Berkshire da una prospettiva più
interessante. In particolare, il linguaggio con cui viene descritto lo
scambio di informazioni tra Sokol e i banchieri di Lubrizol, evidenzia
quanto la compagnia stesse prendendo sul serio l'interesse di Berkshire.
6 - NEW
YORK TIMES
I COFONDATORI DI MARVELL FANNO CAUSA A GOLDMAN SACHS
http://nyti.ms/gY2xi1
- Nel
momento di apice della crisi finanziaria, due cofondatori di Marvel
Technology dovettero vendere un grosso pacchetto di azioni, in virtù di
un ordine di reintegrazione del margine di garanzia arrivato da Goldman
Sachs.
Ieri, i due
cofondatori hanno aperto un contenzioso contro la banca d'affari,
sostenendo di essere stati spinti alla vendita in maniera ingannevole,
così che Goldman Sachs potesse poi acquistare le azioni e reiscriverle
nei propri conti di investimento.
7 - DER
SPIEGEL
MARIO DRAGHI È IL MIGLIOR CANDIDATO ALLA BCE. MA LA BILD RIPETE:
"UN ITALIANO NO"
http://bit.ly/ftJN5P
- Sulla
carta Mario Draghi è forse "il miglior candidato alla presidenza della
Bce che possa offrire l'Europa". Tuttavia, il governatore della Banca
d'Italia non piace alla Bild che continua a ripetere: "Un italiano no".
"Draghi - scrive lo "Spiegel" - è apprezzato a livello internazionale ed
è l'esatto contrario di Berlusconi: calmo, educato e poco a suo agio in
pubblico".
8 - THE
WALL STREET JOURNAL
LA FED NON SEGUIRÀ L'ESEMPIO DELLA BCE
http://on.wsj.com/eE2qYa
- La Federal
Reserve non ha nessuna intenzione di alzare i tassi di interesse,
seguendo l'esempio della Banca centrale europea. La vice presidente
della Fed, Janet Yellen, ieri ha detto che la politica monetaria degli
Stati Uniti "continua ad essere quella appropriata".
12-04-2011]
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1- SPULCIANDO
NELLE CASSE DEI PARTITI, BRILLANO LE REGALIE DI IMPRENDITORI E
FINANZIERI ‘AMICI’, PRONTI A FORAGGIARE LA POLITICA PER SERVIRSENE
ALL’OCCORRENZA - 2- A METTERE ‘BENZINA’ NEL MOTORE DEL PDL CI HANNO
PENSATO, TRA GLI ALTRI, CERASI (INDAGATO PER CORRUZIONE) E LA PIZZAROTTI
(TERZO GENERAL CONTRACTOR IN ITALIA) - 3- MENTRE BERSANI RINGRAZIA I
BANCHIERI MUSSARI E RABIZZI (MPS), PIERFURBY DIPENDE TOTALMENTE DA
CALTARICCONE (600 MILA €). SE LA CARFAGNA PRENDE 47 MILA EURO DA CINQUE
DITTE, MESTIZIA MORATTI INCASSA 400 MILA € DAL MARITO BENZINAIO - 4- IL
COMPAGNO SPOSETTI: "SENZA I SOLDI PUBBLICI AI PARTITI VINCERÀ SEMPRE
BERLUSCONI” - 5- AL TESORIERE STORICO DELLE FINANZE ROSSE DEL PDS,
REPLICA MARCO LILLO: "IL PD FACCIA COME "IL FATTO" O OBAMA CHE GRAZIE A
INTERNET RACCOLSE 780 MILIONI DI DOLLARI E RIBALTÒ I PRONOSTICI DELLA
VIGILIA" (E SISTEMA PER LE FESTE "IL RIFORMISTA") -
1- LA
POLITICA COSTA: CACCIATE I SOLDI!
Giovanni Innamorati per ANSA
Banchieri e
cooperative con il Pd, costruttori con il Pdl, compresi alcuni coinvolti
nelle recenti inchieste giudiziarie. I finanziamenti di privati ai
partiti nel 2010 sono sintetizzabili in questi due aspetti, secondo
quanto risulta dalle dichiarazioni congiunte, cioe' le comunicazioni
ufficiali che devono essere comunicate alla Camera, e che sono in questi
giorni disponibili.
Tra i
finanziatori del Pdl spicca, con 50.000 euro, la S.a.c di Emiliano
Cerasi, indagato a Firenze per corruzione in concorso con Angelo
Balducci e Fabio De Santis per l'appalto per la realizzazione del nuovo
auditorium di Firenze. In attesa de processo penale il Tar ha defininto
'illegittima' la gara condannando la presidenza del Consiglio a
risarcire la ditta concorrente della Sac.
A febbraio
Cerasi è finito in una informativa dei Ros, con l'accusa di aver versato
denaro alla moglie di Guido Bertolaso per pilotare l'appalto della
ricostruzione del teatro Petruzzelli. Altri due finanziamenti di 50.000
euro portano la firma di due società (Milano 90 srl e Progetto 90 srl)
che fanno capo a Sergio Scaramellini, l'immobiliarista romano che ha
affittato diversi immobili alla Camera dei deputati, oggetto di un
dossier dei Radicali presentato lo scorso autunno.
Un
contributo di 50.000 euro e' giunto dall'Impresa Pizzarotti di Parma,
finita in questi giorni nelle pagine di cronache e in un'interrogazione
parlamentare del Pd, perché proprietaria del Villaggio di Mineo dove il
governo ha deciso di mandare gli immigrati tunisini sbarcati a
Lampedusa. La Pizzarrotti è comunque il terzo maggior general contractor
in Italia e per esempio partecipa alle gare per la costruzione
dell'autostrada costiera in Libia, o della Pedemontana lombarda e fa
parte del consorzio che realizzerà la Brebemi.
Altri 75.000
euro sono arrivati dalla Italiana Costruzioni spa, di Claudio Navarra,
anch'essa finita sui giornali perché ha realizzato su mandato della
Arcus il restauro del Palazzo di Propaganda Fide a Roma, vicenda su cui
si è aperta una inchiesta. Ma a parte questo è un grande committente di
opere pubbliche come il MaXXI a Roma o la terza corsia sul Gra.
Un assegno
da 50.000 euro e' stato staccato da Metro C d Roma, il consorzio di
costruttori (Astaldi, Vianini Lavori Ansaldo STS, Cooperativa Muratori e
Braccianti di Carpi, Consorzio Cooperative Costruzioni) che sta
realizzando la terza linea metropolitana della capitale. Il costruttore
Pietro Mezzaroma, attraverso la Impreme spa e a Mezzaroma Ingengeria
spa, ha elargito 100.000 euro al partito di Berlusconi, che ha
beneficiato pure di due finanziamenti di 80.000 euro ciascuno di due
immobiliari della Capitale, la Leva srl e la Master Immobiliare, ditta
specializzata nei parcheggi sotterranei. Addirittura 200.000 euro, in
due tranches, sono stati elargiti dal Consorzio Villa Troili.
Certo va
detto che il Pdl ha a sua volta contribuito ai piccoli partiti alleati,
a partire dal Circolo della Liberta' di Michela Vittoria Brambilla, che
ha ricevuto 59.492,38 euro per pagare i debiti.
Il Pd può
annoverare tra i suoi finanziatori due illustri banchieri, e cioè
Giuseppe Mussari e Ernesto Rabizzi rispettivamente presidente e
vicepresidente di Mps. Il primo e anche presidente dell'Abi. Come ogni
anno l'editore bolognese Federico Enriques ha donato 50.000 euro, mentre
la Lega delle Cooperative della Lombardia ha staccato due assegni di
75.000 e di 71.000 euro
All'insegna
del mattone i 600.000 euro ricevuti dall'Udc d Pier Ferdinando Casini,
tutti provenienti dalla famiglia Caltagirone. Quattro assegni da 100.000
euro sono stati staccati rispettivamente da Alessandro, Francesco,
Francesco Gaetano e Gaetano Caltagirone, ed altri due di uguale importo
sono intestati a due ditte riconducibili alla famiglia, e cioè Porto
Torre spa e l'immobiliare WXIII/IE.
Tra i
finanziamenti ricevuti non dai partiti ma dal singolo politico spiccano
quelli di Mara Carfagna per totali 47.000 euro ricevuti da cinque ditte
e un privato. Ben piu' ricco il contributo ricevuto da Letizia Moratti
da marito Gianmarco: ben 400.000 euro per il suo comitato elettorale. Il
suo contendente alla poltrona di sindaco d Milano Giuliano Pisapia, non
solo non ha avuto appoggi finanziari, ma ha anzi a sua volta ha dato un
finanziamento di 66.390 euro a Sinistra democratica di Milano.
2- IL
PD FACCIA COME OBAMA... O COME IL FATTO
Marco Lillo per
Il Fattoquotidiano.it
"Senza i
soldi pubblici ai partiti vincerà sempre Berlusconi", così il tesoriere
storico delle finanze rosse del Pds, Ugo Sposetti, ha giustificato la
sua proposta di raddoppiare i contributi alla politica. La risposta che
è arrivata da Gian Antonio Stella e da altri commentatori è stato un no
motivato con ragionamenti etico-economici. I partiti costano già troppo
e spendono male, ergo non possono raddoppiarsi i contributi, con il
giochino delle fondazioni, proprio in questo momento in cui tutti tirano
la cinghia.
La proposta
Sposetti però merita una risposta più articolata perché le sue
motivazioni tradiscono un errore di fondo sul rapporto tra soldi,
consenso e democrazia moderna. La prospettiva culturale di Sposetti a
mio parere andrebbe ribaltata o quanto meno completata. Non è vero che
il Pd perde contro Berlusconi perché ha pochi soldi pubblici. Il
possesso dei media e del denaro sonante aiuta il Cavaliere a vincere ma
i finanziamenti al Pd aiutano il Pd a perdere.
Il sistema
elettorale concentra il potere di scelta degli eletti sui capi dei
partiti e il finanziamento pubblico ha reso i partiti di sinistra simili
a confraternite autoreferenziali che si spartiscono la torta senza
preoccuparsi di allargare il consenso. Si scelgono i candidati più
servili nei confronti dei segretari, quelli che poi piazzeranno gli
uomini più vicini ai leader (solitamente i più incapaci) nelle
municipalizzate, negli enti e nei consigli di amministrazione delle
banche.
Nessuno si
preoccupa dell'elettorato, nessuno difende l'interesse generale dei
cittadini. Tutta l'attività politica è autoreferenziale e mira a
consolidare i rapporti interni dell'eletto con i suoi capi e i suoi
vassalli fino ai suoi clientes al solo fine di ottenere la ricandidatura
o il posto di consolazione nel parastato.
Questa
strategia è favorita dalla rendita di posizione donata al Pd da un
avversario "invotabile" per un terzo degli italiani. L'esistenza di
Berlusconi è stata in questi anni la garanzia di sopravvivenza della
peggiore classe dirigente della sinistra d'Europa.
Il Pd, per
uscire da questa crisi economica e politica, non dovrebbe dare ascolto a
Ugo Sposetti, bensì guardare alla campagna elettorale di Obama nel 2008.
Il candidato presidente degli Stati Uniti nel 2008 partiva svantaggiato
rispetto a Hillary Clinton, sostenuta da 5 mila grandi finanziatori.
Obama però
non chiese soldi al partito o allo Stato per riequilibrare la
differenza. Contro i 5 mila ricconi di Hillary schierò i suoi milioni di
sostenitori che vedevano in lui un nuovo modo di fare politica. Non fece
appello al palazzo, ma al popolo. Grazie a internet raccolse 780 milioni
di dollari e ribaltò i pronostici della vigilia.
Si dirà:
sono cose che succedono in America. Ma non è vero e lo dimostra proprio
la storia del Fatto Quotidiano. Non è mai elegante parlare di sé, né
fare confronti con la concorrenza, ma in questo caso è necessario per
far comprendere il senso del ragionamento.
Proviamo a
confrontare la storia del Fatto, che dalla fondazione non ha mai chiesto
un euro di contributo alla presidenza del Consiglio, con quella di un
giornale molto diverso, ma che presenta un formato e un costo
industriale simile: Il Riformista. Nel 2009, anno della nascita del
Fatto, il quotidiano diretto allora da Antonio Polito ha ottenuto un
finanziamento pubblico di 2,5 milioni di euro.
Contando su
questi soldi, Polito e i suoi collaboratori più stretti, come il
direttore attuale Stefano Cappellini, hanno potuto impostare e mantenere
una linea di sinistra moderata gradita ai referenti
politico-imprenditoriali della testata, ma lontana dai cittadini. I
risultati in edicola sono stati disastrosi. Nonostante l'assunzione di
firme di prestigio, l'aumento della foliazione e una distribuzione
capillare in tutte le edicole, Il Riformista non ha raggiunto le tremila
copie. Il Fatto Quotidiano, tra edicola e abbonamenti, invece, supera le
100 mila copie.
Cosa sarebbe
accaduto senza il finanziamento pubblico? Probabilmente Polito e
Cappellini avrebbero dovuto prendere atto del loro fallimento e
sarebbero stati costretti a scrivere qualcosa che interessasse non ai
loro amici parlamentari o al loro padrone (Tonino Angelucci,
imprenditore della sanità e politico del centrodestra), ma ai possibili
lettori.
Il Fatto
invece, anche grazie all'assenza del finanziamento pubblico, si è dovuto
guadagnare la sopravvivenza ogni giorno in edicola. Per questa ragione
abbiamo inventato un giornale che non era pensato per la pubblicità, per
la politica o per i nostri azionisti, ma per i lettori, che lo stavano
aspettando da tempo.
Dove abbiamo
trovato i soldi per assumere le nostre grandi firme? Non con il
finanziamento pubblico o con i soldi di un politico di destra
interessato a buoni rapporti anche con la sinistra. Nel nostro piccolo
abbiamo seguito la ricetta di Obama, facendo appello al pubblico
sfruttando internet. Grazie a questa scelta anomala nel panorama
editoriale italiano, in pochi mesi abbiamo ottenuto 40 mila abbonamenti.
In questo
modo abbiamo iniziato la nostra avventura con in cassa il doppio del
finanziamento pubblico del Riformista. Senza dover dire grazie a nessuno
se non ai nostri lettori, con i quali abbiamo contratto un impegno
virtuoso che ci vincola tuttora a fornirgli le informazioni che altri
nascondono.
Risultato:
nonostante il finanziamento pubblico e nonostante i soldi degli
Angelucci, Il Riformista versa in una crisi profonda, Il Fatto sta
benissimo.
La metafora
del Riformista dovrebbe far pensare Sposetti e compagni. Come Il
Riformista, il tesoriere dei Ds ha fatto affari con la famiglia
Angelucci, il cui capostipite era l'editore del giornale di Vittorio
Feltri ed è poi divenuto senatore del Pdl. Come Il Riformista, il Pd
continua a essere in crisi e pensa di uscirne chiedendo soldi allo
Stato.
Eppure
l'unica speranza per il partito di Sposetti non è l'ennesimo obolo
statale, ma una scalata dall'interno. Al Pd non servono i 180 milioni di
euro della legge Sposetti, ma un quarantenne che abbia il coraggio di
chiedere quei soldi mediante un appello su internet agli elettori del
partito.
Solo allora
quel quarantenne, forte del consenso e dei contributi dei suoi elettori,
potrà scalzare la lobby incrostata che guida il principale partito
dell'opposizione e che fa da tappo al suo giacimento elettorale
inespresso, il vero tesoro del Pd.
Per scegliere
questa strada ci vuole coraggio. Ma è l'unica via corretta in
democrazia, dove Demos sta prima di Cratos e non c'è governo della cosa
pubblica, compresi i soldi, senza passare prima dal popolo. [12-04-2011]
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LA LOBBY DEL
CAPOTRENO LUCHINO - NTV, OVVERO I TRENI FRANCESI DELLO SMONTEZEMOLATO E
SCARPARO, PRESENTERÀ DOMANI UN’ASSOCIAZIONE CON ARENAWAYS E FERCARGO PER
FAR LA GUERRA ALLE FERROVIE ITALIANE, ACCUSATE DI VOLER CHIUDERE IL
MERCATO - MA MORETTI HA L’APPOGGIO DI TREMONTI IN CHIAVE ANTI-SCALATE (E
ANTI-FRANCESE), E NON SOLO NON INDIETREGGIA, MA CHIEDE PIÙ SOLDI ALLO
STATO PER LE TRATTE MENO REDDITIZIE…
Fausta
Chiesa e Sibilla Di Renzo per "Finanza & Mercati"
Una alleanza
anti-Fs tra Luca Cordero di Montezemolo e gli altri operatori privati.
Secondo quanto risulta a Finanza&Mercati, domani Ntv annuncerà la
costituzione di un'associazione assieme ad Arenaways e FerCargo. La
società che farà concorrenza ai Frecciarossa di Mauro Moretti sull'alta
velocità, la società piemontese che ha cominciato il servizio tra Torino
e Milano e la Federazione che riunisce le imprese private di trasporto
merci hanno deciso di coalizzarsi in una sorta di Confindustria
ferroviaria per difendersi dal tentativo delle Fs di ostacolare
l'ingresso e l'attività della concorrenza privata.
A provocare
la reazione dei competitors sarebbe stata l'ultima forzatura del gruppo
controllato dal Tesoro, ossia le modifiche straordinarie al Pir (il
Prospetto Informativo della Rete) apportate di recente da Rfi, il
gestore dell'infrastruttura appartenente al gruppo Fs. Su quelle
modifiche, che i privati ritengono inaccettabili, è l'Ufficio
regolazione servizi ferroviari (l'Ursf, che fa capo al ministero dei
Trasporti) che deve dare l'approvazione, e ai privati è stata concessa
una proroga fino al prossimo venerdì per presentare eventuali
osservazioni. Lo scontro tra le Fs e i privati è destinato a salire di
tono.
E non è un
caso che da qualche tempo Moretti tenga a sottolineare che Ntv è la
testa di ponte dell'arrivo delle ferrovie francesi in Italia, visto che
Sncf ha il 20% del capitale. Ma se i concorrenti uniscono le forze
contro le Fs, Moretti può contare su un alleato di ferro nella sua
battaglia contro la Francia. Nel giro di poche settimane potrebbe
arrivare il benestare al nuovo piano industriale 2011-2015 delle
Ferrovie dello Stato e, da quanto trapela, l'azionista Tesoro
condividerebbe tutte le opzioni che il numero uno delle Ferrovie, Mauro
Moretti, ha messo nero su bianco per il rilancio strategico del gruppo.
C'è poi un
passaggio che più degli altri rivela identità di vedute con il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti. Si tratta delle manovre che Moretti
avrebbe messo appunto in campo in chiave anti-francese. Che il numero
uno di Fs stia conducendo, a sua volta, una battaglia personale e molto
agguerrita per chiedere reciprocità a livello Ue nel trasporto
ferroviario in Europa è risaputo. Non a caso lo scontro che si sta
consumando con Ntv, partecipata appunto dai francesi di Sncf, e gli
altri concorrenti diventa di giorno in giorno più aspro.
Ma dopo il
caso Parmalat che ha spinto il governo di Silvio Berlusconi a dare il
via libera, a tempo di record, al fondo anti-scalate, Moretti ha in
Tremonti un alleato ancora più convinto. Il manager è pronto a tagliare
149 treni se nessuno li sovvenzionerà oppure, se si dovranno fare,
propone che le perdite siano condivise con gli operatori che viaggiano
solo sulle tratte ricche. Così come ha più volte lamentato il fatto che
in Italia Fs incassa per il trasporto regionale 12,9 centesimi di euro a
passeggero-chilometro, tra tariffe e sovvenzioni, mentre Db in Germania
incassa 22 centesimi e la Sncf in Francia 25 centesimi.
Moretti
chiede anche che, nel «recasting » delle attuali direttive, l'Ue abbia
il coraggio di allargare la liberalizzazione ai servizi interni e non
solo ai trasporti marginali. Il nuovo piano di Moretti punterebbe
inoltre sullo scorporo e razionalizzazione del Cargo, che verrebbe fuso
con le altre controllate del gruppo come la tedesca TX Logistik e poi
eventualmente quotato. In caldo ci sarebbe, appunto l'ulteriore
valorizzazione dell'Alta velocità per rendere il servizio ancora più
appetibile rispetto a quello del concorrente Ntv e la cessione del
pacchetto di controllo di Grandi Stazioni.
Il fulcro
del nuovo piano industriale delle Fs è dunque il riassetto di Trenitalia
Cargo che, dopo le forti perdite registrate negli ultimi anni a causa
del crollo del trasporto merci, deve essere necessariamente rilanciata
attraverso il taglio delle tratte meno redditizie. In passato i
terminali in attività erano 300 ma già ora sono scesi a quota 240.
L'obiettivo di Moretti è ancora più drastico: arrivare a quota 200 nel
giro di pochi mesi.12-04-2011]
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E ORA CI
DIVERTIAMO - se prima la richiesta di risollevare la depressione dei
titoli Generali e Mediobanca era pressante da oggi sarà ossessiva - A
chi obietta che un po’ di tempo sarà necessario ai manager, soprattutto
in Generali, per riprendere il filo del discorso gestionale, interrotto
per il tappo-Geronzi, più di un’azionista fa notare che Perissinotto e
nagel guidano Generali e Mediobanca da ben prima dell’arrivo di Geronzi
- telecom, L’ULTIMA VITTORIA (MA A METÀ) di gerovital
Giuseppe
Milano per "il Riformista"
La grande
Storia offre spesso corsi e ricorsi. La piccola storia quasi sempre ci
aggiunge anche piccoli e grandi paradossi. Ed ecco che, per l'ultima
categoria, oggi sarà una giornata ricca di suggestioni. In mattinata
infatti, a distanza di pochi chilometri, si riuniranno il consiglio di
amministrazione di Mediobanca e l'assemblea di Telecom Italia. Lette
attraverso la lente del geronzismo si tratta dell'ultima sconfitta e
dell'ultima vittoria (benché decisamente dimezzata) di Cesare Geronzi.
Il board
della merchant bank, che si riunirà nella sede di Piazzetta Cuccia e che
sarà preceduto dalla riunione del comitato esecutivo, sarà la prima
riunione del board dopo l'uscita di Geronzi dalle Generali. Sarà
l'occasione per un confronto dei consiglieri con Alberto Nagel, che
dell'ala antigeronziana è stato regista e organizzatore.
Sarà,
soprattutto, l'occasione per il confronto di Vincent Bolloré,
vicepresidente del Leone e consigliere di Mediobanca, e il resto del cda
dopo la giravolta che lo ha portato da fan di Geronzi "senza se e senza
ma", ad ammirato estimatore delle capacità strategiche di chi ha portato
Gabriele Galateri.
Mentre a
Milano centro si terrà il board di Mediobanca, una riunione di routine e
che nulla di sostanzioso ha all'ordine del giorno, a qualche chilometro
di distanza, a Rozzano comune della cintura milanese, Galateri chiuderà
la sua esperienza a Telecom governando l'assemblea chiamata, oltre
all'approvazione del bilancio, anche la nomina del nuovo cda.
Come noto
ormai da settimane il prossimo presidente della compagnia telefonica
sarà l'attuale amministratore delegato Franco Bernabè che però avrà una
presidenza molto più esecutiva, grazie a un robusto pacchetto di deleghe
che gli verranno conferite, rispetto a quella dell'uscente Galateri.
Non è un
mistero per nessuno che per Geronzi la soluzione ottimale sarebbe stata
quella di vedere Bernabè fuori dall'azienda. E non è un mistero che,
eccezionalmente, nel giudizio non positivo su Bernabè vi fosse sintonia
con l'amministratore delegato del Leone Giovanni Perissinotto. Tornando
al consiglio di Mediobanca fonti bene informate fanno notare come non ci
sia da aspettarsi nulla di eclatante.
Di certo
sono da escludersi colpi di scena tipo quelli che hanno riguardato
Generali la scorsa settimana. Pensare che lo scontro tra consiglieri di
Mediobanca e Generali prosegua quasi fosse una lotta fra Montecchi e
Capuleti è, ancora una volta da escludere. Prevarrà la "realpolitik", ma
«a trecentosessanta gradi» come ha avuto modo di sottolineare un socio
del patto di sindacato di Mediobanca che non ha voluto, ovviamente,
essere citato.
In sostanza
chi negli anni aveva seguito Geronzi in Capitalia, Mediobanca e poi
nelle Generali, era abituato ad accettare alcuni sacrifici sulla
patrimonilizzazione delle società, con la fulgida eccezione della
gestione di Matteo Arpe di Capitalia, pur di avere in cambio la
ragionevole certezza di poter usufruire o esse- re assistiti dal network
di potere del banchiere.
«Oggi -
spiega l'azionista - quello sconto non è più motivato». In sostanza se
prima la richiesta di risollevare le sorti dei titoli Generali e
Mediobanca era pressante da oggi sarà ossessiva. Così come sarà molto
diffusa la richiesta di uscire da questo stallo, al di là di ogni consi-
derazione di chi ci fosse all'origine dello stallo stesso.
Ora
geronziani, antigeronziani e agnostici formulano un'unica richiesta ai
manager, di portare le due società definitivamente nel terzo millennio.
E di farlo se non subito, quantomeno molto velocemente. A chi obietta
che un po' di tempo sarà necessario ai manager, soprattutto in Generali,
per riprendere il filo del discorso gestionale, interrotto per la
resistenza (erre minuscola) a Geronzi, più di un'azionista fa notare che
Perissinotto guida le Generali da ben prima dell'arrivo di Geronzi e lo
stesso si può dire di Nagel per Mediobanca.
Quindi, ora
che il "tappo" Geronzi è saltato non hanno certo bisogno del tempo che
servirebbe a un manager esterno per riprendere il cammino interrotto.
Con la consapevolezza che, a torto o a ragione, gli azionisti hanno una
grossa fame di rivalutazione del titolo, di cedole e, se possibile, di
successi.12-04-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - FACEBOOK AGGIRA LA CENSURA E CONQUISTA LA CINA - “ECCO
I DUE CHIODI CON CUI FU CROCIFISSO GESÙ” - PUTIN (180MILA $) BATTE
MEDVEDEV (120) - INTERROGATO A LONDRA IL LIBICO DELL’ATTENTATO LOCKERBIE
- SARKò CONCEDE A BORLOO LA “LIBERTÀ VIGILATA” - IN EGITTO I MILITARI
SONO CONTRO LA RIVOLUZIONE? - QUAL È IL FUTURO DELLA COSTA D’AVORIO? -
IL CRUCIVERBA FIRMATO GOOGLE - VIRGIN GALACTIC CERCA ASTRONAUTI TRA LA
GENTE COMUNE - PHOTOSHOP IN AFFITTO A 35 $ AL MESE…
DAGOREPORT
1 -
THE MOSCOW TIMES
STIPENDI D'ORO: PUTIN SUPERA MEDVEDEV (ANCORA)
http://bit.ly/f70M4M
- Lo scorso
anno il Primo ministro russo Vladimir Putin ha guadagnato 180mila
dollari, superando ancora una volta quanto dichiarato dal presidente
Medvedev, pari a 120 mila dollari. Ma in cima alla classifica, con 13
milioni, c'è una donna: la moglie del vice primo ministro Igor Shuvalov.
2 - LE
FIGARO
L'ELISEO CONCEDE A BORLOO LA "LIBERTÀ VIGILATA"
http://bit.ly/hRTBwr
- Da quando
il presidente del Partito radicale ed ex ministro dell'ambiente
Jean-Louis Borloo ha annunciato la sua fuoriuscita dal Movimento
popolare, nell'entourage di Nicolas Sarkozy i toni si sono inaspriti.
ll caso
Borloo, dicono all'Eliseo, servirà più avanti, quando il presidente
dovrà davvero cominciare la corsa alla rielezione e dovrà richiamare
tutti all'unità. Ora possiamo attendere. Come dire: Borloo per adesso è
libero di fare ciò che vuole, ma la sua è pur sempre una "libertà
vigilata".
3 - THE
GUARDIAN
MOUSSA KOUSSA STA PER LASCIARE L'INGHILTERRA
http://bit.ly/gh31h1
- L'ex
ministro degli Esteri libico Mussa Kussa è in procinto di lasciare
l'Inghilterra. Kussa era arrivato nel Regno Unito dopo aver abbandonato
Gheddafi. Gli investigatori scozzesi lo hanno interrogato riguardo al
disastro di Lockerbie del 1988, di cui l'ex membro del regime libico è
sospettato di essere un responsabile.
Ora all'uomo
è stato concesso di lasciare il paese ed è atteso nel Qatar, mercoledì
prossimo, per una conferenza sul futuro della Libia.
PROTESTA DI FRONTE ALL'AMBASCIATA LIBICA A LONDRA PER IL RILASCIO DEI
GIORNALISTI DI AL JAZEERA
http://bit.ly/hqmnm1
- I
giornalisti inglesi stanno organizzando una protesta di fronte
all'ambasciata libica a Londra per chiedere il rilascio della troupe di
"Al Jazeera" i cui membri sono stati arrestati a Tripoli.
4 -
TIME
IN EGITTO I MILITARI SONO CONTRO LA RIVOLUZIONE?
http://ti.me/i18iuL
- Dopo la
caduta di Mubarak, in Egitto, si è votato il referendum per la
costituzione e l'esercito ha preso il controllo del paese, promettendo
alla popolazione di fare le riforme necessarie. Ora, però, a distanza di
due mesi, lo scenario futuro dell'Egitto appare meno chiaro da
decifrare: come dimostra l'arresto del blogger che ha denunciato i
metodi corrotti del nuovo regime militare, i soldati sembrano non essere
più "gli amici della rivoluzione".
DOPO
GBAGBO, QUAL È IL FUTURO DELLA COSTA D'AVORIO?
http://bit.ly/gMPUL5
- Dopo la
capitolazione di Gbagbo, per il nuovo presidente della Costa d'Avorio
Alassane Ouattara comincia il compito più difficile. "Ouattara dovrà
agire con moderazione - spiega Richard Downie, del Center for Strategic
and International Studies di Washington - La gente vorrà vedere Gbagbo
davanti alla Corte Internazionale dell'Aia, cosa che probabilmente
merita, ma dopo così tanti conflitti la scelta è tra la pace o la
giustizia. Ouattara deve spingere per una riconciliazione politica e
deve formare un governo di unità nazionale. Ed essere clemente è forse
il miglior modo per riuscirci".
VIRGIN
GALACTIC CERCA PILOTI-ASTRONAUTI TRA LA GENTE COMUNE
http://ti.me/gl3ATL
- La Virgin
Galactic sta cercando nuove leve da inserire nella propria squadra e il
modulo per fare domanda è aperto a tutti. I requisiti richiesti sono
l'aver terminato la scuola di pilota e avere una buona esperienza sul
pianeta terra.
PHOTOSHOP ORA SI PRENDE IN AFFITTO. A 35 DOLLARI AL MESE
http://ti.me/eabe1J
- Photoshop
costa troppo? Adesso si potrà "affittare" per un anno, a 35 dollari al
mese. La novità riguarda una miriade di altri software, da Illustrator a
In Design, a Flash, a Dreamweaver. Sarà possibile anche scegliere
sottoscrizioni (meno economiche) della durata di un solo mese.
ARRIVA
"A GOOGLE A DAY", IL CRUCIVERBA QUOTIDIANO FIRMATO GOOGLE
http://ti.me/fIIV5o
- Google si
lancia nell'enigmistica e lancia "A Google a day", un cruciverba al
giorno da risolvere utilizzando il motore di ricerca. Le domande e gli
indovinelli verranno "postati" ogni giorno sul sito di "A Google a day"
e pubblicati anche sul "Times" di New York.
5 -
GAWKER.COM
PRESTO FACEBOOK POTREBBE PENETRARE IN CINA
http://gaw.kr/eQg07m
- La stampa
cinese riferisce che Facebook potrebbe aggirare il bando impostogli
dalla Repubblica popolare e varcare la grande muraglia grazie a un
accordo con il motore di ricerca locale più importante, "Baidu".
Insieme a
Baidu, Zuckerberg potrebbe creare un social network del tutto simile a
Facebook, ma opportunamente camuffato per evitare censure.
6 - THE
TELEGRAPH
"ECCO I DUE CHIODI CON CUI FU CROCIFISSO GESÙ"
http://bit.ly/eiUHQE
- Due dei
chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù sono stati ritrovati in una
tomba di 2000 anni fa. Almeno questo è quanto viene sostenuto nel nuovo
film "The nail of the cross", di Simcha Jacobovici.
La pellicola
arriva dopo tre anni di ricerche. La tesi del regista è basata su alcuni
dati empirici, altri che richiedono molta immaginazione e uno sforzo di
fede.12-04-2011]
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ECCOLI, MANO NELLA
MANO: LA SANTADECHé E SALLUSTI! - ROMITI CAPOTAVOLA A TESTACCIO - LAPO
SENZA LAPO PER FIAT - DE MATTEI (CNR): "UN PREMIER GAY SAREBBE UN
PROBLEMA" - GINO PAOLI CANTA: “D’ALEMA E OCCHETTO MI CHIESERO DI
SCRIVERE UN NUOVO INNO NAZIONALE” - MARRA: UNA E-MAIL CALUNNIOSA -
CHICCO SU BOCCHINO - CASTELLI GAG: RENZO BOSSI LEADER DELLA LEGA TRA 5
ANNI - SPUTO: "NON ACCETTO LE SCUSE DI BAUDO"....
1-
Un lunedì sera
come un altro al ristorante testaccino "Flavio al Velavevodetto". Mentre
il sor Cesare Romiti era addirittura al centro di una tavolata da venti
persone, più defilati, con due donzelle, mangiavano il comico Enrico
Bertolino e l'ex Pooh Stefano D'Orazio...
2-
I fotografi di "Chi" hanno beccato Daniela Santadeché e Mortimer
Sallusti, direttore del "Giornale", che felici passeggiano per le strade
di Milano nel giorno del compleanno (50 anni) della sanguigna e
botuligna sottosegretaria berlusconiana. Nonostante abbiano spesso
smentito la loro relazione, i due si tengono la mano mentre girano per i
negozi del centro.
3-
Carlo Rossella per
"Il Foglio" - Finalmente trapelano i nomi degli invitati al Royal
Wedding. Sono il conte Paolo Filo della Torre e i marchesi Vittorio e
Bona Frescobaldi.
4-
"Tra cinque anni
Renzo Bossi potrebbe essere il nuovo leader della Lega Nord": lo ha
detto oggi ai microfoni del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora' il
leghista Roberto Castelli, ex Ministro della Giustizia e attuale
Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti. Dopo Bossi - hanno
esordito i conduttori - la Lega Nord avrà un futuro? "Da un paio di anni
ritengo di si. Prima pensavo che finito Bossi sarebbe finita la Lega, ma
ora siamo riusciti a creare una classe politica che andrà avanti dopo di
noi".
E chi sarà
il leader? "Lo sceglierà il congresso, nomi ce ne sono tanti: Maroni,
Calderoli". E poi c'è Renzo Bossi... "C'è anche lui, non subito ma se
Bossi tenesse botta per altri cinque o sei anni..." Quindi tra cinque
anni Renzo Bossi potrebbe essere il nuovo leader della Lega Nord? "Si,
secondo me potrebbe". Ma non è troppo giovane? "Se tu hai un maestro
come Umberto Bossi, e sei uno sveglio, in sette o otto anni anni può
diventare un buon politico".
5-
Da "Libero" - Povero Bocchino! Italo - perché è di lui che ci stiamo
occupando, non d'altro - ieri sera si è preso un bello schiaffo in
faccia da Enrico Mentana, direttore del Tg de La7, su un tema a lui
molto caro: i sondaggi. Sì, perché il falco-colomba-aquila (a seconda
delle necessità) di Futuro e Libertà, domenica sera a "In Onda", aveva
attaccato pesantemente il sondaggista che lavora per la rete. Motivo?
Molto democratico e futurista: non gli piaceva il risultato di una sua
indagine, sfavorevole al Fli. Scenata sgradevole, punita ieri. Mentana,
con una certa perfidia, ha ricordato a Bocchino quando era lui a toppare
sui sondaggi. Caro Italo, sui numeri meglio fare «pippa».
6-
Da "la Stampa" - Dopo annunci e false partenze, Fiorello si prepara
veramente a tornare. Ad ospitare le nuove gesta dell'amato showman sarà
il teatro Sistina di Roma, dove il nuovo spettacolo andrà in scena ogni
lunedì per tutto il mese di maggio e di giugno. Dal 2 maggio infatti,
consultando il sito del teatro Sistina, non è possibile prenotare perché
non risulta nessuno spettacolo in cartellone.
Mettere una
croce sulla Croce Rossa? Ci pensa Alberto Puliafito che pubblica per
Aliberti "Croce Rossa, Il lato oscuro della virtù". Attraverso documenti
e testimonianze, l'inchiesta svela, per la prima volta in Italia, tutto
ciò che si nasconde dietro un simbolo universalmente conosciuto solo nel
suo "volto buono".
7-
Da Fashion Illustrated - Lunedì sera alla presentazione del progetto di
Meritalia e Lapo Elkann per Fiat 500 Design Collection mancava solo Lapo
Elkann. C'erano la sorella Ginevra, la sedicente showgirl Laura
Barriales e Luca Soldini: il padrone di casa è arrivato troppo tardi
all'aeroporto Charles De Gaulle e ha perso il volo.
Semivuota
anche la showroom di Via Pestalozzi, dove Elkann è solito presentare le
linee di Italia Independent. Allestimento ridotto al minimo, e la
collezione - composta da un sofà, un tavolo e una consolle che prendono
ispirazione dalla FIAT 500 anni 70 - appariva troppo esigua in uno
spazio così importante.
8-
"Un Premier gay? Sarebbe un problema per le leggi che potrebbe fare, se
volesse introdurre leggi che istituiscono matrimoni omosessuali o
legalizzare l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali". Lo ha
detto il vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei, ospite questa sera a
La Zanzara su Radio 24.
"L'
omosessualità è una trasgressione morale - ha aggiunto - e ritengo non
debba essere ostentata pubblicamente, come ad esempio con i Gay Pride".
"Sono anche preoccupato - ha detto poi - che in Italia possa venir
introdotto il reato di omofobia. Una critica pubblica all'omosessualità
viene seguita da un vero e proprio linciaggio mediatico che prepara
l'introduzione nell'ordinamento giuridico del reato di omofobia: il caso
Buttiglione insegna".
"Non intendo affatto - ha concluso - rassegnare le dimissioni dal Cnr in
seguito a tutte le polemiche che ci sono state"
9-
Blitzquotidiano -
Massimo D'Alema e Achille Occhetto chiesero a Gino Paoli di scrivere un
nuovo inno nazionale. A rivelarlo è lo stesso cantautore nel corso di un
incontro all'Auditorium di Roma. "Mi hanno chiesto diverse volte di
scrivere il nuovo inno italiano. Me lo proposero D'Alema e Occhetto ma
io risposi che non c'era bisogno di farne un altro. L'inno c'è ed è ‘Và
pensiero'".
Gino Paoli,
che ha un passato nel Pci-Pds tra il 1987 e il 1992, parla anche della
Costituzione: "E' migliore di quella francese e di quella americana -
dice - Chi vuole cambiarla non l'ha neanche letta o è un c... one".
10-
(Adnkronos) - ' A quanto apprendo, e' stata inviata a varie persone una
e-mail, farneticante e dal tono ricattatorio, contenente notizie
calunniose e totalmente infondate sul mio conto. La e-mail e' firmata
dalla sedicente moglie di un ex-collaboratore del mio Gruppo, non so se
ancora residente in Italia o, come si afferma nel messaggio, in Russia.'
'Il mio
avvocato sta valutando innanzitutto se il messaggio sia stato
effettivamente scritto dalla sedicente signora 'Dawn' e, compiuto questo
primo accertamento, studiare tutte le iniziative giudiziarie possibili
in collaborazione con le autorita' di polizia. Il cavaliere del lavoro
Giuseppe Marra.'
11-
Da "Oggi.it" - Pippo Baudo e Bruno Vespa ai ferri corti. Anzi,
cortissimi. Dopo l'ultima puntata di 150, programma di Rai1 pensato per
celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, sono volati gli stracci. Anzi,
gli insulti e perfino qualche sputo. Perché gli ascolti sono stati un
vero flop. «Lo sputo di Baudo? E' un episodio assurdo, che non voglio
commentare perché si commenta da solo. Per me la vicenda si è chiusa lì.
Metto una pietra sopra allo sputo e al mio rapporto con Baudo. Come si
può perdonare un simile gesto?».
Lo dichiara
al settimanale Oggi, in edicola da mercoledì 13 aprile l'autore della
trasmissione "150" e autore di fiducia di Bruno Vespa, Donat Cattin: «Lo
sputo non mi ha colpito, ma resta un comportamento allucinante, seguito
peraltro a una raffica di insulti che non avevano alcuna motivazione.
Baudo lo conosco da vent'anni, abbiamo sempre avuto uno splendido
rapporto. Ma da quando lavoravamo a Centocinquanta ce l'aveva con me.
Forse aveva
capito che non condividevo alcune sue scelte, il suo metodo autoritario.
Evidentemente, in questa fase della sua vita gli è difficile accettare
le critiche». «Se oggi Baudo le chiedesse scusa?», chiede il
giornalista. «So che ha detto a Vespa che sarebbe pronto a farlo. Ma,
sinceramente, non mi interessa».
12--
(LaPresse) - Grande irritazione da parte dei numerosissimi fan di
Michael Jackson a Londra. Lo scultore Maria Von Kohler ha realizzato una
statua a grandezza naturale sistemata fuori da una finestra nell'East
London che riprende le sembianze di Jackson nel momento in cui faceva
pendere giù dalla finestra di un hotel a Berlino nel 2002 suo figlio
Prince Michael II. La scultura in memoria di quel gesto ha sollevato
numerose polemiche, ma rimane pur vero che Michael fece proprio così per
mostrare suo figlio al pubblico sottostante la sua finestra. 12-04-2011]
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LE PRIME PAGINE
DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - USA, I LOBBISTI OTTENGONO CONCESSIONI
CHIAVE NELL’ACCORDO DI BILANCIO - LIBIA, LA MISURA DEGLI ATTACCHI DIVIDE
LA NATO - PARLA IL PRIMO PENTITO DELLA MAFIA AMERICANA - FACEBOOK: ALTRO
GIORNO, ALTRA CAUSA - DEUTSCHE BANK IN AMERICA TROVA UNA SCAPPATOIA -
COSTA D’AVORIO, A COLLOQUIO CON GBAGBO - IN GERMANIA È BATTAGLIA TRA
FAVOREVOLI E CONTRARI A UN’USCITA RAPIDA DAL NUCLEARE - REGNO UNITO,
SENZA LAVORO UN GIOVANE SU CINQUE - SCIENZIATI SVELANO LA MAPPA DEL
CERVELLO
DAGOREPORT
1 - THE
NEW YORK TIMES
- In apertura, "I lobbisti ottengono concessioni chiave nell'accordo di
bilancio" - "La misura degli attacchi in Libia sta dividendo la Nato" -
Al centro, "Un boss della mafia americana rompe il codice d'onore, si
pente e parla"
2 - THE
WALL STREET JOURNAL - EUROPE -
"In apertura, "Deutsche Bank negli Usa trova una scappatoia" - In basso,
"Bp lotta per salvare l'accordo con Rosneft" - In alto, "Scienziati
svelano la mappa del cervello"
3 - LE
FIGARO -
In apertura, "Imposte: ridurre l'Isf, sopprimere lo scudo fiscale. Il
ministro delle finanze François Baroin presenta il progetto del governo"
- In alto, "Dominique Strauss-Kahn crolla nei sondaggi, i suoi amici si
spazientiscono"
4 -
LIBÉRATION -
In apertura, "Ouattara si insedia a Abidjan" - Reportage da Iwaki,
Giappone: "A 45 km da Fukushima, nella città della paura" - In basso,
"Fisco: Sarkozy rinuncia a sopprimere l'Isf"
5 - LE
MONDE -
In apertura, "Costa d'Avorio, la pace da costruire" - Al centro,
"Renault, sconvolta dallo scandalo, si riorganizza" - "I francesi
sostengono Sarkozy sulla Libia"
6 - THE
GUARDIAN -
In apertura, "I reparti di pronto soccorso non ce la fanno. Il primario
dell'Accident&emergency si unisce al coro di lamentele sul sistema
sanitario inglese" - Di spalla, "Un mese dopo, la soluzione per
Fukushima è ancora lontana" - In basso, "Altro giorno, altra sfida
legale per il fondatore di Facebook"
7 - THE
INDEPENDENT -
Esclusivo, Costa d'Avorio: "A colloquio con il despota, nella stanza
470"
8 - THE
TIMES -
In apertura, "Un giovane su cinque è senza lavoro" - Di spalla, "Francia
e Gran Bretagna spingono sugli alleati per rafforzare la missione in
Libia"
9 - THE
DAILY TELEGRAPH -
In apertura, "Il sistema sanitario nazionale nega ai pazienti i
medicinali più costosi" - In basso, "Familiari delle vittime di
Lockerbie furiosi per la partenza di Mussa Kussa dall'Inghilterra"
10 -
DAILY MAIL -
A tutta pagina,
"Un arsenale di mitragliatrici sotto al letto di uno studente"
11 - EL
PAÍS -
In apertura, "Batasuna accelera la rottura con l'Eta, di fronte al
rischio di un attentato" - Di spalla, "Assolto l'alto esponente
socialista che denunciò il caso Gürtel a Valencia" - "Il Giappone teme
che Fukushima sia peggio di Chernobyl" - In basso, "Tunisi fa un passo
storico verso la parità"
12 - EL
MUNDO -
In apertura, "Ivàn
Chaves incassò commissioni per consulenze pagate dalla Giunta andalusa.
Il figlio del vicepresidente riceveva 5mila 240 euro al mese per le sue
intermediazioni" - In basso, "Il governo non solleciterà il Tribunale
Supremo a metter fuori legge la coalizione Bildu"
13 -
FRANKFURTER ALLGEMEINE -
In apertura, "Il Giappone eleva a sette il livello di gravità di
Fukushima. Come Chernobyl" - "Arresti per l'attentato a Minsk"
14 -
DIE TAGESZEITUNG -
In apertura, "Chi
conosce la via più breve? Energia atomica: si dibatte sui tempi di
uscita dal nucleare. Greenpeace pensa che il 2015 sia una scadenza
possibile per la Germania. Ma l'Unione e le industrie avvertono:
un'uscita più rapida farebbe alzare i costi dell'energia" - Di spalla,
"I profughi lasciano Lampedusa"
13-04-2011]
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TUMULATO IL
FARAONE NEL SARCOFAGO - L’ESERCITO ACCONTENTA LA FOLLA DI PIAZZA TAHRIR
E ARRESTA MUBARAK E I FIGLI - LE ACCUSE SONO DI MALVERSAZIONE E ABUSO DI
POTERE E PER LA REPRESSIONE DELLA PROTESTA ALL’INIZIO DELLA RIVOLUZIONE
- CUSTODIA CAUTELARE DI 15 GIORNI MENTRE L’EX RAIS È RICOVERATO IN
OSPEDALE IN TERAPIA INTENSIVA A SHARM EL SHEIKH, MA SECONDO AL ARABIYA È
IN GRADO DI SOSTENERE L’INTERROGATORIO…
Da Ansa.it
L'ex presidente
Hosni Mubarak è stato posto in custodia cautelare per 15 giorni. Lo ha
annunciato la procura poco dopo aver attuato la stessa misura nei
confronti dei due figli Alaa e Gamal Mubarak.
Questi ultimi
hanno lasciato Sharm el Sheikh su un aereo privato sotto sorveglianza
per essere trasferiti al Cairo dove verranno portato nel carcere di
Tora, dove sono detenuti altri esponenti di spicco del vecchio regime.
Lo riferiscono fonti dell'aeroporto di Sharm, spiegando che Mubarak è
tuttora ricoverato in ospedale.
Alaa e Gamal erano
stati convocati dalla Procura che sta indagando su accuse di corruzione
e appropriazione indebita a loro carico. Il deposto presidente aveva
affermato che l'esame dei loro conti bancari avrebbe confutato ogni
sospetto di arricchimento illecito. L'interrogatorio dei due figli di
Hosni Mubarak era cominciato ieri sera nella città di Al Tor, capoluogo
del Sud Sinai.
L'ex presidente
egiziano Hosni Mubarak è stato ricoverato oggi (ieri, ndr) in ospedale a
Sharm el Sheikh, é in terapia intensiva e le sue condizioni sono
stabili. Lo ha riferito in serata la televisione di Stato egiziana, la
stessa che qualche ora prima aveva dato la notizia del ricovero di
Mubarak in seguito ad una crisi cardiaca che lo avrebbe colpito proprio
mentre veniva interrogato dalle autorità giudiziarie, così come
annunciato nei giorni scorsi. Poi, citando fonti mediche, la Tv
satellitare al Arabiya ha riferito che le condizioni dell'ex presidente,
deposto due mesi fa, sono in fine buone abbastanza da consentirgli di
sottoporsi all'interrogatorio.
Si è conclusa così
una giornata di voci, spesso contraddittorie e nessuna confermata
ufficialmente, segnata dall'atteso interrogatorio dell'ex rais e dei
suoi figli Gamal e Alaa, in una ulteriore accelerazione da quando
centinaia di migliaia di manifestanti erano scesi in piazza venerdì
scorso per chiedere al Consiglio supremo delle forze armate e al suo
capo, il maresciallo Hussein Tantawi, di portare a processo Mubarak, la
sua famiglia e il suo entourage.
La prima risposta
era venuta dallo stesso Mubarak che in un messaggio audio diffuso
domenica aveva smentito categoricamente di avere accumulato ricchezze
durante il suo regime trentennale, affermando che si sarebbe difeso con
tutti i mezzi legali per rispondere alla campagna di diffamazione nei
confronti suoi e della sua famiglia.
La magistratura ha
fatto sapere che quelle affermazioni non avrebbero modificato il corso
delle inchieste, una per malversazione e abuso di potere e l'altra per
le violenze per reprimere la protesta dei manifestanti all'inizio della
rivoluzione. Il ministro dell'Interno Mansur el Essawi ha affermato che
Mubarak ha ricevuto ieri un mandato di comparizione davanti alla procura
insieme ai suoi due figli e oggi più fonti della sicurezza hanno
affermato che l'ex rais si trovava in mattinata nella città di El Tour
nel Sinai meridionale per essere interrogato.
Di poco dopo la
notizia che Mubarak era stato ricoverato all'ospedale internazionale di
Sharm el Sheikh, la località balneare sul Mar Rosso dove è stato posto
agli arresti domiciliari nella sua residenza. L'anno scorso
l'ottantaduenne ex presidente è stato sottoposto ad un intervento in
Germania per rimuovere la colecisti e più volte si sono rincorse voci di
un suo ricovero in Arabia Saudita.
Mentre si
diffondeva la notizia del ricovero a Sharm, piazza Tahrir, epicentro
della rivolta, è stata sgomberata dagli ultimi manifestanti e presidiata
pesantemente dall'esercito, che ha schierato, per la prima volta dopo
qualche settimana, vari mezzi blindati.13-04-2011]
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SARKÒ-STRUNZ - IL
NANO DELL’ELISEO TERRORIZZATO DALL’ASCESA DI MARINE LE PEN SPOSA LA
DOTTRINA DEL DURO MINISTRO GUEANT E SPEDISCE LA POLIZIA ANTI-SOMMOSSA AL
CONFINE ITALO-FRANCESE - I GIORNALI D’OLTRALPE PARLANO DI COSTA D’AVORIO
E SE NE SBATTONO DEI TUNISINI RESPINTI A VENTIMIGLIA - L’AVVOCATESSA DEI
RIFUGIATI DÀ RAGIONE ALL’ITALIA: “COME SI PUÒ SPIEGARE CHE SI BOMBARDA
LA LIBIA E, NELLO STESSO TEMPO, CHIUDERE LE FRONTIERE
Alberto Mattioli
per "la
Stampa"
Immigrati, quali immigrati? Visto da Parigi, il problema è di Roma e
solo di Roma. Ieri, nessun quotidiano ha creduto bene di mettere in
prima pagina (e alcuni nemmeno di mettere in una pagina qualsiasi) il
vertice di Lussemburgo dov'è andata in scena la partita Italia contro
resto d'Europa.
Giornali e
telegiornali sono pieni dell'intervento francese in Costa d'Avorio, ma
sui tunisini che vengono in Italia sognando la Francia (anche perché
molti hanno lì la famiglia: su 900 mila tunisini all'estero, 600 mila
vivono in Francia) poche parole. E sempre le stesse. Per Parigi la
situazione è regolata una volta per tutte. La tesi è nota: Schengen non
vuol dire che gli Stati nazionali abbiano rinunciato a tutti i controlli
né il permesso di soggiorno temporaneo dà diritto a chi lo riceve di
spostarsi per l'Europa senza soddisfare gli ormai famosi, o famigerati,
cinque requisiti indicati dal ministro degli Interni, il «duro» Claude
Guéant, nella sua circolare ai prefetti.
Fin qui la teoria.
In pratica, lo stesso Guéant ha ordinato di rafforzare lo schieramento
di polizia alla frontiera italo-francese. I rinforzi consistono in una
compagnia di Crs (Compagnie républicaine de securité), i poliziotti
specializzati nell'antisommossa. Secondo i francesi, la zona nella quale
sono possibili i controlli si estende fino a venti chilometri dalla
frontiera e il tempo per effettuarli fino a sei ore.
E, sempre per il
ministro, se la decisione italiana sui permessi che sarà attivata oggi
non è contestabile sul piano giuridico, «non è in conformità con lo
spirito di Schengen». Quindi nulla cambierà nella «dottrina Guéant»:
«Non bisogna dare nessun segnale che faccia pensare che noi accettiamo
in Europa degli immigrati irregolari».
I numeri
comunicati dal ministro parlano da soli: in un mese, 2.800 tunisini in
arrivo dall'Italia sono stati fermati, 1.700 rispediti in Italia, 200 in
Tunisia e i rimanenti lo saranno. Il tutto comunque assortito di
critiche all'Europa («La risposta europea, è l'opinione della Francia,
non è stata fino a ora all'altezza degli avvenimenti») e dei consueti
contentini per l'Italia, come la partecipazione francese alle pattuglie
aeronavali che sorveglieranno le coste tunisine.
L'opinione
pubblica, almeno quella che si degna d'interessarsi alla sorte di questi
disperati, è divisa. Patrick Weill del Cnrs, il prestigioso Centro di
ricerca statale, spiega che il botta e risposta fra Italia e Francia è
«della pura agitazione elettoralistica perché non c'è alcun arrivo
massiccio, contrariamente a quel che afferma il governo italiano e
lasciano credere le immagini spettacolari in arrivo da Lampedusa». E
taglia corto: «Non c'è in realtà alcun fardello da dividere, l'afflusso
è nella norma e gestibile».
Dall'altra parte
replica Samia Maktouf, l'avvocata dei rifugiati, che in pratica dà
ragione all'Italia: «Le autorità francesi possono controllare le persone
alla frontiera, ma solo sulla base di un'infrazione o di turbamento
dell'ordine pubblico. E anche se i rifugiati sono fermati secondo la
legge, potranno sostenere che i documenti europei danno loro il diritto
di circolare sul territorio francese in virtù degli accordi di
Schengen».
E poi una domanda
che è, forse, la domanda: «Come si può spiegare che si bombarda la Libia
e, nello stesso tempo, chiudere le frontiere? È totalmente inumano
respingere sistematicamente i migranti tunisini quando la Tunisia, che è
in piena transizione democratica, accoglie con i suoi mezzi delle
migliaia di rifugiati che scappano dalla Libia».
13-04-2011]
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NAPOLI SOTTOSOPRA
- RAIMONDO PASQUINO, IL CANDIDATO A SINDACO DI PIERFURBY, BOCCHINO E DE
MITA, ATTACCA I SUOI AVVERSARI: SONO "TRASVERSALI" E SUI RIFIUTI NON
RISOLVONO I PROBLEMI - SENTI CHI PARLA! RAPIDA RICERCA NEGLI ARCHIVI E I
RIVALI TIRANO FUORI LE FATTURE INCASSATE DA PASQUINO: 250.000 € DI
CONSULENZE DAL COMMISSARIATO DEI RIFIUTI DIRETTO ALL’EPOCA DA BASSOLINO.
CHE SE LA RIDE
El Matador por
Dagospia
"Sui rifiuti
Rutelli non fa sconti". "Pasquino attacca il trasversalismo". A leggere
i titoli dei i giornali napoletani di oggi in tanti, impegnati nei vari
comitati elettorali, hanno fatto un salto sulla sedia. E già: il
candidato a sindaco di Pierfurby - De Mita - Bocchino - Rutelli,
Raimondo Pasquino, ieri ha pesantemente attaccato "copiaeincolla" Gianni
Lettieri, candidato del Pdl a sindaco di Napoli.
"E' scandaloso -
ha detto Pasquino- che qualcuno che non ha ancora avuto il consenso
elettorale, e non lo avrà, incontri gli assessori con un trasversalismo
che è particolarmente becero e che va oltre quanto accadeva nella Prima
Repubblica perchè è personale e colpisce le istituzioni".
A testa bassa
anche sulla monnezza: "Abbiamo chiesto al presidente Caldoro e
all'assessore Romano chi è responsabile del fatto che, ad oggi, non si
sa ancora dove, come e quando realizzare il sito di trasferenza e ciò -
ha concluso Pasquino - dimostra che la città è abbandonata".
'e ccarte !!! 'e
ccarte !!!
Ma gli addetti ai
livori hanno iniziato a rimuginare: "Non fa sconti... non fa sconti... e
quando mai li ha fatti?". "Trasversalismo? Ma non è quel Pasquino che
faceva il superconsulente di Bassolino?" si sono domandati. E sono
spuntate fuori le carte: ovvero le fatture, quelle delle consulenze del
commissariato per l'emergenza rifiuti diretto da Antonio Bassolino, dal
quale Pasquino intascò ben 252mila euro per collaudi e consulenze,
secondo nella classifica assoluta dei superincarichi nel periodo 1999 -
2004. Quelle fatture, dunque, ora che la campagna elettorale sta
finalmente entrando nel vivo, saltano fuori in risposta alle domande di
Pasquino.
Girando e
rigirando tra le redazioni, sono finite anche nella lussuosa redazione
di Dagonapoli, ed eccole servite in anteprima. Atti ufficiali, pubblici
ma chi sa come mai ancora non pubblicati, che al di là del caso Pasquino
toglieranno ai lettori la curiosità di scoprire i "beneficiati" di
onn'Antonio (Bassolino) che oggi magari fanno a gara a chi lo insulta
per primo...
LE CONSULENZE PER L'EMERGENZA RIFIUTI - PDF
[13-04-2011]
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CA’ NISCIUN’ È
FES-BOOK - CAMERON E TYLER WINKLEVOSS, I DUE VERI ‘IDEATORI’ DI
FACEBOOK, RIPROVANO A SPILLARE AL "LADRO" ZUCKERBERG QUALCHE MILIONATA
DI DOLLARI COME RISARCIMENTO - IL GIUDICE HA DETTO PICCHE E I DUE
FRATELLI DOVRANNO ACCONTENTARSI DI QUANTO GIA’ INCASSATO: 200 MLN DI
DOLLARI, CIOE’ BRICIOLE IN CONFRONTO AL VALORE COMMERCIALE DELLA
SOCIETA’ - I WINKLEVOSS, CANOTTIERI PROFESSIONISTI (SESTO POSTO ALLE
OLIMPIADI DI PECHINO), SI POTRANNO CONSOLARE AI GIOCHI DI LONDRA 2012…
Massimo Gaggi per
il "Corriere
della Sera"
Adesso per
togliersi di dosso l'immagine di ragazzi già invecchiati - gentiluomini
aristocratici un po' tontoloni, ligi a un antico codice d'onore - ai
gemelli Winklevoss non rimane che una possibilità: conquistare un
medaglia olimpica nel canottaggio, l'anno prossimo a Londra. L'altra
opportunità di riscatto- trascinare di nuovo in tribunale Mark
Zuckerberg, il nerd con cui si erano associati ad Harvard ai tempi della
nascita di Facebook e da cui si sono sentiti raggirati - è tramontata
l'altra sera quando un tribunale di San Francisco ha giudicato
inammissibile il loro ricorso. Cameron e Tyler dovranno accontentarsi
dell'indennizzo ottenuto nel 2008 da Facebook.
Un accordo col
quale i fratelli di Long Island sostengono di essere stati truffati una
seconda volta, ma che garantirà, comunque loro un risarcimento stimato
in 200 milioni di dollari (circa 140 milioni di euro): non propriamente
briciole, anche se i fratelli sostengono che, con la società ormai
valutata diverse decine di miliardi di dollari, avrebbero diritto a
molto di più. Sono infatti loro, come raccontato qualche mese fa anche
dal film The Social Network, i padri dell'idea di rete sociale
studentesca su cui è stata costruita Facebook. Sono loro a rivolgersi a
Mark, il genio dei computer del campus - un «secchione» fissato coi
software, spesso in giro in vestaglia e pantofole di gomma -, per
realizzarla.
Zuckerberg
dovrebbe far decollare Harvard Connection, la società fondata dai
Winklevoss assieme a un altro socio, lo studente di origine indiana
Diviya Narendra, poi ribattezzata ConnectU. Ma i gemelli, figli di un
professore esperto di contabilità pensionistica, cresciuti in scuole e
quartieri esclusivi, sono troppo impegnati nella vita mondana e nelle
imprese sportive per accorgersi che il nerd Zuckerberg non solo sta
lavorando al progetto con dedizione ossessiva, ma li sta anche fregando:
mette ConnectU su un binario morto e, partendo dall'idea di Cameron e
Tyler, crea la sua Facebook.
Quando se ne
accorgono, i Winklevoss potrebbero ancora correre ai ripari, ma il loro
senso dell'onore li frena. Non se la sentono di andare alla polizia a
denunciare un compagno di studi. Cercano di ottenere lo stesso risultato
all'interno della struttura accademica: foderati nei loro «blazer» blu,
raccontano quello che è accaduto al rettore. Che, però, li mette alla
porta. La causa vera e propria arriverà più tardi, quando Harvard è solo
un ricordo e Facebook già una realtà commerciale: alla fine Zuckerberg,
pur convinto che senza il suo genio e la sua tenacia l'idea dei
Winklevoss non sarebbe servita a nulla, accetta di indennizzare i suoi
ex soci.
Un'indiretta
ammissione di colpa che frutta a Cameron e Tyler 20 milioni di dollari
«cash» e un milione e 200 mila azioni di Facebook. Quei titoli non sono
ancora quotati in Borsa (l'offerta pubblica d'acquisto è prevista per il
2012), ma vengono già scambiati privatamente a prezzi crescenti. Quelli
attuali portano a un valore di 180 milioni per il pacchetto azionario
dei due fratelli. Un pacchetto troppo esiguo, protestano oggi Cameron e
Tyler: si arrivò a 1,2 milioni di titoli sulla base di un valore teorico
di 36 dollari per azione.
Successivamente,
però, i Winklevoss scoprirono che nel 2008, proprio mentre avallava
questo calcolo nella causa con loro, in un documento interno Facebook
attribuiva a ogni azione della società un valore teorico di soli 8,88
dollari. È su questa base che è stato presentato il ricorso, ma Alex
Kozinski, il giudice che presiede la Corte d'Appello della California,
ha dato loro torto sostenendo che ogni controversia, a un certo punto,
deve essere chiusa. Questa era giunta alla sua conclusione concordata e
le ragioni addotte dai Winklevoss non sono tali da giustificare una
riapertura.
Secondo il
magistrato, infatti, il calcolo del pacchetto spettante ai fratelli è
stato fatto su una valutazione che, se non è quella originaria di
Facebook, è, comunque, per loro molto favorevole. Ai valori attuali
(schizzati in alto quando una transazione guidata dalla Goldman Sachs ha
portato la capitalizzazione teorica della società oltre la soglia di 50
miliardi di dollari), i due ex studenti di Harvard avrebbero ottenuto un
numero di azioni molto inferiore. I gemelli, che hanno assunto alcuni
dei più agguerriti avvocati californiani esperti di economia digitale,
non mollano: hanno chiesto che sulla questione si pronunci l'intero
collegio giudicante e non il solo Kozinski.
Ma da oggi la loro
attenzione finirà inevitabilmente per concentrarsi soprattutto sugli
allenamenti di canottaggio: dopo il sesto posto conquistato nella finale
di doppio alle Olimpiadi di Pechino, quello di Londra è l'ultimo appello
per i due giganti che fra tre mesi avranno trent'anni. Comunque vada,
Cameron e Tyler non diventeranno di certo gli Abbagnale d'America: dopo
il 2012 verranno ricordati soprattutto per questa pellicola che li
presenta come due reliquie di un mondo che non esiste più, campioni di
correttezza formale e scarsa concretezza.
«È un'immagine che
non ci dà affatto fastidio, ne siamo fieri» , dice Cameron. Che, però,
nella sua rigidità, non riesce a spuntarla su Zuckerberg nemmeno in
termini di simpatia: descritto come un determinato, prepotente
imbroglione, Mark recupera accettando di confrontarsi ironicamente con
autori ed attori del film.13-04-2011]
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MILANO A +0,33%,
BENE PIRELLI, MALE LIGRESTI - TREMONTI ABBASSA LE STIME DEL PIL - CINA
PADRONA DEL MONDO: NON SOLO GLI USA, HA IL 13% DEL NOSTRO DEBITO - BEN
AMMAR INSISTE: “SE HANNO CAMBIATO QUELLA RIGA SUL BILANCIO DI GENERALI
VUOL DIRE CHE AVEVA RAGIONE BOLLORé” - IL KUWAIT BLOCCA L’EXPORT DEL
PETROLIO - OGGI RIUNIONE DELLA NUOVA AS ROMA - FS E LA JOINT VENTURE
SIRIANA - MARCEGAGLIA APRE IL PRIMO IMPIANTO IN CINA - PROCTER&GAMBLE
MULTATA PER IL CARTELLO DEI DETERSIVI - SPIAGGE: 30MILA STABILIMENTI A
RISCHIO - LA GRECIA NON VUOLE RISTRUTTURARE IL DEBITO…
- BORSA DI MILANO
PROCEDE IN RIALZO, FTSE MIB +0,33%. BENE PIRELLI...
(LaPresse) - Dopo circa due ore di scambi, la Borsa di
Milano procede in territorio positivo. Il Ftse Mib guadagna lo 0,33% a
22.091,62 punti e il Ftse All-Share è in rialzo dello 0,35% a 22.793,20
punti. All'indomani della salita al 30% di Chrysler, Fiat perde in a
Piazza Affari lo 0,47% a 6,405 euro. Ieri l'assemblea di Telecom Italia
ha votato il nuovo board del gruppo e 12 consiglieri su 15 sono andati
alla lista della holding Telco.
Il colosso guidato
da Franco Bernabè registra un rialzo dello 0,66% a 1,068 euro. Tra gli
altri titoli, salgono Diasorin (+2,22%), Enel (+1,19%), Prysmian
(+1,24%), Tod's (+0,83%), Stmicroelectronics (+1,7%), Tenaris (+0,88%),
Scendono Mediobanca (-0,57%), Generali (-0,12%), Ubi Banca (-0,57%),
Fondiaria-Sai (-1,58%), Banca Montepaschi (-0,52%) e Popolare Milano
(-1,2%). Decolla Pirelli, maglia rosa del paniere principale, con un
rialzo del 2,68% a 6,51 euro.
2 - EGITTO, INDICE
RIFERIMENTO BORSA EGIZIANA SALE DOPO ARRESTO MUBARAK...
(LaPresse/AP) - L'indice di riferimento della Borsa
egiziana Egx30 è salito dell'1,15% a mezzogiorno dopo che gli
investitori hanno appreso la notizia dell'arresto dell'ex presidente
Hosni Mubarak. Nella sessione di ieri l'indice aveva perso l'1,4%.
Secondo gli analisti, la detenzione di Mubarak aiuterà a rassicurare i
manifestanti, secondo cui i militari al potere in Egitto sono troppo
lenti nell'introdurre le riforme promesse. Il mercato egiziano è rimasto
relativamente stabile dopo la riapertura del mese scorso.
3 - DEF: TESORO
ABBASSA STIME PIL, PAREGGIO IN 2014 MA RISALE IL DEBITO...
Radiocor - Il Tesoro abbassa ancora le stime di
crescita: il Documento di economia e finanza (Def), al vaglio del
Governo oggi, prevede un rialzo de l Pil dell'1,1% nel 2011 (stima di
settembre: 1,3%), dell'1,3% nel 2012 (2%), mentre nel 2013 arrivera'
all'1,5%. Confermate le stime per il deficit: al 3,9% del Pil
quest'anno, al 2,7% il prossimo, all'1,5% nel 2013, con un sostanziale
pareggio nel 2014. Rivisto al rialzo il rapporto debito/Pil: al 120% nel
2011 (a settembre 119,2%), al 119,4% nel 2012 (117,5%), al 116,9% nel
2013.
4 - CONTI
PUBBLICI: ALLA CINA CIRCA IL 13% DEL DEBITO ITALIANO...
Alberto Forchielli per Radiocor - Le dichiarazioni di
Zapatero sono pesanti ma non sorprendenti. La Cina detiene ora il 12%
del debito pubblico spagnolo, rispetto al 4% posseduto all'inizio della
crisi, alla fine del 2008. Pechino ribadisce la sua amicizia con Madrid,
ma non rilascia cifre ufficiali, coperte da discrezione e da timori di
apparire un drago insaziabile. Eppure il suo intervento e' una
necessita' per gli Stati europei in crisi - i cosiddetti Pigs,
Portogallo, Italia, Grecia e Spagna - che trovano nella Cina una
ciambella di salvataggio per i loro debiti ormai fuori controllo.
Dei quattro Pigs
l'Italia e' l'unica che e' riuscita a tenere indebitamento e tassi sotto
controllo anche perche' gia' da tempo puo' contare su un sostanzioso
intervento da parte della Cina, con titoli piu' appetibili per gli
investitori istituzionali del Dragone. In assenza di dati
inequivocabili, e' possibile stimare con ragionevolezza, incrociando
varie componenti, il possesso cinese dei titoli emessi dallo Stato
italiano per finanziare il proprio debito.
Quest'ultimo ha
superato 1.800 miliardi di euro, il 40% del quale acquistato e
finanziato all'estero. La Cina ne detiene circa un terzo, piu' del 13%
del totale, in linea con la percentuale spagnola. Un tasso vicino a
quello delle economie piu' esposte, mentre nell'area euro la Cina
possiede il 7,3% del debito pubblico, pari al 28% di quello detenuto
all'estero.
5 - DOMANI
INCONTRO BRICS IN CINA, OBIETTIVO È PERSEGUIRE INTERESSI COMUNI...
(LaPresse/AP) - Le principali economie emergenti del
mondo si riuniranno domani nel sud della Cina per quello che potrebbe
essere un punto di svolta nella ricerca di più peso nella finanza
globale. Il vertice del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e, per la
prima volta, il Sud Africa) durerà un giorno e arriva in un momento
cruciale, con il G20 che cerca di ristrutturare l'architettura
finanziaria del mondo. I Paesi del Brics devono vedere se è possibile
superare le differenze interne e agire come un blocco per perseguire
interessi comuni. I cinque Paesi ospitano il 40% della popolazione
mondiale, rappresentano il 18% del commercio e circa il 45% per cento
della crescita attuale.
6 - GRECIA,
MINISTRO FINANZE ESCLUDE RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO ATENE...
(LaPresse/AP) - Il ministro della Finanza greco George
Papaconstantinou ha escluso qualsiasi ristrutturazione del debito del
Paese, in seguito a dichiarazioni simili fatte dal presidente
dell'Unione europea Herman Van Rompuy. Mentre molti analisti sostengono
l'idea di modificare i termini di rimborso, "il governo non è d'accordo"
con il progetto. La Grecia ha evitato il fallimento l'anno scorso con un
prestito di salvataggio di 110 miliardi di euro da parte dei partner
europei e del Fondo monetario internazionale.
In cambio, il
governo socialista ha tagliato le pensioni e gli stipendi dei funzionari
pubblici, e ha aumentato le tasse e l'età pensionabile. Le misure di
austerità hanno scatenato una serie di proteste dei sindacati e oggi i
lavoratori in sciopero hanno bloccato l'ingresso del ministero delle
Finanze nel centro di Atene.
7 - MEDIOBANCA:
BEN AMMAR, LA POLITICA NON C'ENTRA...
(Adnkronos) - "La politica non c'entra in Mediobanca".
Ad affermarlo e' il finanziere franco-tunisinoTarak Ben Ammar, al
termine del cda di piazzetta Cuccia che e' stato seguito dalle riunione
controllo interno e operazione comparti correlati. "Tutto quello che
avete letto -prosegue- e' political thriller che non esiste".
"Avete letto
-continua Ben Ammar- che il presidente Berlusconi non era tenuto al
corrente delle Generali. Da otto anni che sono in Mediobanca vedo sempre
'il finanziere tunisino vicino al presidente Berlusconi'. Ormai sono una
colonia di Berlusconi. Onorato, e' un mio amico il vostro presidente del
Consiglio, ma questo dimostra che separo la mia amicizia con il
presidente del Consiglio e il mio ruolo in Mediobanca come consigliere,
che prendo molto sul serio".
"Dunque -prosegue
il finanziere e produttore cinematografico- veramente la politica non
c'entra in Mediobanca. Da quando ci sono non l'ho vista entrare in
Mediobanca e spero che neanche in futuro entrera'. Berlusconi ha detto
'sono stato tenuto all'oscuro'. Siccome gli sono molto amico, vuol dire
che non gli ho detto niente".
A chi gli chiede
se sia stato informato preventivamente dei cambiamenti alla testa della
Generali, Ben Ammar risponde "di sicuro in Mediobanca so qualcosa. E di
Generali qualcosina so, perche' Vincent Bollore' mi ha messo qui (in
Mediobanca, ndr), anche se io di Generali non sono consigliere e in
Generali si e' deciso in modo democratico e all'unanimita'".
Riguardo ai
consiglieri ritenuti vicini al presidente del Consiglio, Ben Ammar
afferma che "Marina (Berlusconi ndr) rappresenta la sua famiglia, Ennio
Doris e' un grande investitore finanziario e rappresenta la sua societa'
quotata in Borsa. Io sono un amministratore indipendente e, come
indipendente, risposto ai requisiti di indipendenza".
Riguardo alle sue
dichiarazioni in risposta al consigliere di Generali Diego Della Valle,
Ben Ammar dice: "Non parlo mai per conto di qualcuno, rappresento solo
me stesso. Non ero il portavoce di nessuno. il ruolo di consigliere in
una societa' quotata e' quello di fare domande e di essere trasparenti
sui bilanci. Se non sbaglio il fatto che sia stata cambiata una riga del
bilancio (di Generali, ndr) ha confermato che sono tutti d'accordo con
lui (Bollore', ndr)".
8 - MEDIOBANCA:
VISITA DI LIGRESTI, 'SIPARIETTO' CON BEN AMMAR...
(AGI) - Visita di Salvatore Ligresti in Mediobanca.
L'imprenditore e' entrato in piazzetta Cuccia nel tardo pomeriggio: "E'
una vita che vengo qui e continuo a venirci", ha spiegato entrando in
sede. Proprio in quel momento usciva Tarak Ben Ammar, che si era
trattenuto in piazzetta Cuccia nel pomeriggio per partecipare ai
comitati dopo la riunione del cda. Molto affettuoso il saluto tra i due,
che sul cancello si sono concessi ai flash dei fotografi inscenando un
'siparietto'. "Tu sei un nordico rispetto a me", ha scherzato il
finanziere tunisino rivolgendosi a un sorridente Ligresti, per poi
salutarlo con un bacio a distanza.
9 - MARCEGAGLIA:
APRE PRIMO IMPIANTO CINESE...
(ANSA) - Sara' inaugurato il prossimo 19 aprile, a
Yangzhou, in Cina, il primo stabilimento in Asia del gruppo Marcegaglia.
Si tratta del piu' importante investimento di un'impresa italiana nel
celeste impero degli ultimi dieci anni e il piu' grande polo produttivo
d'eccellenza per la fabbricazione di tubi di alta precisione.
10 - KUWAIT BLOCCA
EXPORT PETROLIO, PRECAUZIONE DOPO TEMPESTE DI SABBIA...
(LaPresse/AP) - La Kuwait Petroleum ha annunciato di
aver bloccato tutte le esportazioni di petrolio dal Paese come "misura
precauzionale", a causa delle tempeste di sabbia. Il portavoce, lo
sceicco Talal Al Sabah, ha scritto in un comunicato pubblicato sul sito
Web della società che sono state fermate anche altre attività connesse
all'esportazione, comprese le operazioni portuali e i lavori di
manutenzione nelle raffinerie. Lo sceicco Talal ha detto che la società
rispetta i propri impegni con i clienti. Il Kuwait, membro Opec, produce
circa 2,4 milioni di barili al giorno di greggio.
11 - AS ROMA: CDA
NEWCO, RIUNIONE PER FORMALIZZARE POTERI FIRMA...
(Adnkronos) - Questo pomeriggio si riunira' il
Consiglio di Amministrazione della Newco Roma, presieduta da Attilio
Zimatore, con Rosella Sensi e Antonio Muto per formalizzare, secondo
quanto apprende l'ADNKRONOS, i poteri di firma, per potersi recare a
Boston per firmare il preliminare di vendita dell'As Roma.
12 - UE MULTA
PROCTER&GAMBLE E UNILEVER PER CARTELLO DETERSIVI...
(LaPresse/AP) - Arrivano dalla Commissione europea
multe a Procter & Gamble e Unilever, per un totale di 315,2 milioni di
euro, per aver fatto cartello con Henkel e aver fissato i prezzi dei
detersivi per bucato in polvere in otto paesi dell'Unione europea. La
Commissione ha detto che Henkel ha evitato sanzioni perché ha fatto la
soffiata sul cartello. Questo sarebbe durato dal gennaio 2002 fino al
marzo 2005.
Le tre società, i
principali produttori di detersivi in Europa, hanno cercato di
stabilizzare la loro posizione di mercato e coordinare i prezzi. Procter
& Gamble Co. dovrà pagare 211,2 milioni di euro, mentre Unilever 104
milioni. Entrambe le società hanno avuto una riduzione delle ammende
perché hanno collaborato all'inchiesta. Il cartello copriva Belgio,
Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Paesi Bassi.
13 - FS: IN
DIRITTURA D'ARRIVO SOCIETA' MISTA CON FERROVIE SIRIANE
(Adnkronos) - E' in dirittura d'arrivo la societa'
mista tra Ferrovie dello Stato e le Ferrovie siriane. Arrivano gli
attesi nulla osta per la societa' fra Italferr (Gruppo FS) e Chemins de
Fer Syrien (CFS), che verra' costituita entro il 2011. Lo ha annunciato
oggi George Mokabari, direttore generale delle Ferrovie siriane,
all'amministratore delegato del Gruppo Fs, Mauro Moretti durante un
incontro tenutosi a Roma, presso la sede del gruppo Ferrovie dello
Stato. Per la firma ufficiale della costituzione della societa' l'ad di
Fs si rechera' personalmente in Siria nei prossimi mesi.
14 - SPIAGGE:
30MILA STABILIMENTI A RISCHIO, GOVERNO DECIDERA' SU DEROGA PER BALNEARI
(Adnkronos) - Mentre la stagione estiva e' alle porte,
e' a rischio la sopravvivenza di 30mila aziende balneari per la
possibile 'messa all'asta', in base dalla direttiva europea sui servizi
'Bolkestein' che prevede, dal 2015, gare pubbliche per le concessioni
demaniali per gli stabilimenti. Il grido d'allarme arriva dai sindacati
delle imprese del settore che, anche in considerazione del 'no' alle
aste arrivato trasversalmente da molti parlamentari, hanno chiesto una
deroga alla direttiva. Nel corso di un incontro, che si e' svolto oggi
al ministero per i Rapporti con le Regioni, tra Fitto, sindacalisti e
rappresentanti dei governatori, si e' dunque deciso che il nodo verra'
sciolto dal governo.
15 - QUI! GROUP:
IN 2010 FATTURATO SUPERA 440 MLN...
(Adnkronos) - QUI! Group si conferma anche nel 2010 al
primo posto tra le societa' a capitale azionario interamente italiano
nei titoli di servizio e nello sviluppo di circuiti: la crescita media
si attesta intorno al 22%, con un fatturato che supera i 440milioni di
euro. E' quanto si legge in un comunicato del gruppo. "Non piu' solo
buoni pasto ma un mondo di servizi alle aziende e alle famiglie": il
gruppo non solo e' leader nel mercato nazionale dei titoli di servizio,
ma lo e' anche nello sviluppo e nella gestione delle reti, con oltre 120
mila esercizi affiliati e con 17 milioni di titolari fruitori dei propri
servizi.
Grazie alla
propria software house interna, QUI! Group ha realizzato Tytn,
piattaforma tecnologica per la gestione di servizi a valore aggiunto su
carte elettroniche e PoS, sviluppando il piu' avanzato modello di carta
di pagamento elettronico. Fondamentali la partnership con Poste
Italiane, che ha scelto il gruppo sia per lo sviluppo del programma di
fidelizzazione cash-back di Sconti BancoPosta con oltre 12 milioni di
utilizzatori, sia per l'integrazione del servizio di buono pasto
elettronico sulla PostePay Lunch.
Numerose grandi
realta' hanno scelto la professionalita' del gruppo, fra cui la
Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ferrovie dello Stato, ma anche
Enel, Eni, Unicredit e Consip 5, che vede QUI! Group fornitore di Enti
pubblici di molte regioni d'Italia. Al momento in fase di sviluppo il
circuito NOI CISL che prevede la raccolta punti per tutti i tesserati
iscritti al sindacato, oltre 4,5 milioni di carte. 13-04-2011]
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1- TELEFONICA
SALVA BERNABÈ: PRESIDENTE SÌ MA CON DELEGHE "PESANTI". COSÌ FALLÌ
L’OPERAZIONE PASSERA(INTESA), PAGLIARO(MEDIOBANCA),
PERISSINOTTO(GENERALI), DI PORTARE GABRIELE BURGIO AD DI TELECOM. MA
DOPO L’ESPLOSIVA ASSEMBLEA DI IERI SI IPOTIZZA CHE LA NUOVA GOVERNANCE,
CON PATUANO E LUCIANI, SIA SOLO PROVVISORIA - 2 - CALTARICCONE’S DREAM!
UNA BANCA PEL CENTRO-SUD: IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA - 3- SE NON
SUPERERÀ I PASSAGGI DEL PROCESSO BREVE E DELLE AMMINISTRATIVE, IL PDL SI
SQUAGLIERÀ COME LA NEVE AL SOLE. POST-SILVIO: GOVERNO DI TRANSIZIONE
ALLA DINI CON FRATTINI (CARO A NAPOLITANO) O TREMONTI. MA NON IL
BERLUSCONE ALFANO. IN CASO DI RIFIUTO DI B., STRADA APERTA A UN
GOVERNISSIMO CON GIULIANO AMATO - 4- GERONZICIDIO: GOLPE ORDITO DA
NAGEL-PELLICCIOLI, DELLA VALLE COME ARIETE. PELLICCIOLI AVVISò CALTA,
CALTA AVVISò GIANNI LETTA (MA ERA TROPPO TARDI) - 5- RIUSCIRA’ UNICREDIT
A OTTENERE DA DIBENEDETTO 40 MILIONI OLTRE ALLE GARANZIE PER L’OPA CHE
LA NEWCO DOVRÀ LANCIARE PER LA CONQUISTA DELLA SQUADRA DEL “PUPONE”?
1 - TELEFONICA
SALVA BERNABÈ: PRESIDENTE SÌ MA SENZA "CAMPANELLO" E CON DELEGHE
"PESANTI". COSÌ FALLÌ L'OPERAZIONE PASSERA-PAGLIARO-PERISSINOTTO
(GENERALI), DI PORTARE GABRIELE BURGIO AD DI TELECOM
Gli uscieri di TelecomItalia non sono del tutto soddisfatti per l'esito
dell'Assemblea che si è tenuta ieri a Rozzano seguita in streaming
minuto per minuto.
Oggi poco prima delle 12 hanno salutato con un certo distacco Franchino
Bernabè e gli altri membri del Consiglio di amministrazione che deciderà
il nuovo assetto della governance, ma restano convinti che nella lunga
assemblea di ieri non siano stati sciolti tutti i nodi e che la
conclusione sia piuttosto forzata.
Si chiedono ad
esempio per quale ragione Telco, la holding che con il 22,5% è uscita
vincente dall'assemblea, possa lasciar fuori un'azionista come la
famiglia Fossati che dentro la società ha buttato un mare di soldi per
comprare il 5% delle azioni, e alla fine sia rimasta "scandalosamente"
fuori dalla porta. Di sicuro agli uscieri è piaciuto il modo con cui il
conte Gabriele Galateri di Genola (fortunato collezionista di
presidenze) ha svillaneggiato il consigliere Luigi Zingales, il barbuto
economista di Chicago che continua a rompere i coglioni perché vorrebbe
squarciare il velo sul Rapporto Deloitte, la scatola nera di tanti
misteri.
Ed è parso giusto
anche se del tutto minimale l'annuncio di Bernabè circa la richiesta a
Pirelli di 1,2 milioni come risarcimento per alcune attività che sono
state tolte "nell'interesse esclusivo del Gruppo dei pneumatici". È
evidente che Franchino non ha alcuna voglia di alzare il velo sulla
gestione del passato e su quelle strane operazioni che vanno da Sparkle
fino alla cessione di immobili pregiati venduti da Telecom e poi
affittati alla società di Tronchetti Provera.
D'altra parte
bisogna capirlo il manager di Vipiteno che stamane diventerà presidente
e che ieri ha esclamato con enfasi "il passato è alle spalle. È l'ora di
una svolta!". Gli uscieri dubitano che questa ora sia davvero arrivata e
che si possa mettere il coperchio su vicende che ancora restano oscure,
e a questa sensazione aggiungono un giudizio perplesso sul nuovo assetto
che guiderà l'azienda nei prossimi anni.
Anche Franchino
Bernabè non dovrebbe essere molto soddisfatto per il compromesso finale
che lo fa salire sulla poltrona della presidenza e mette nelle mani del
47enne alessandrino Marco Patuano le deleghe di amministratore delegato.
Sullo sfondo rimane incerta la posizione di Luca Luciani, il famoso
Napoletone che già nel 2006 si è imbattuto nei magistrati e nella
Guardia di Finanza a Rovigo per la storia delle sim false. L'unica cosa
certa è che a menare la danza di ieri e di oggi è stata Telefonica, il
colosso spagnolo di Cesar Alierta che ha messo uno stop ai giochetti
degli altri azionisti in assemblea e ha chiuso il sipario sulle manovre
che l'hanno preceduto.
E qui gli uscieri
possono raccontare con dovizia di dettagli i contorni di una manovra che
aveva come obiettivo quello di mandare ai giardinetti il giovane-anziano
Bernabè, l'uomo che nel novembre del '98 fu chiamato per la prima volta
a guidare Telecom.
Secondo una
ricostruzione attendibile il timone del Gruppo sarebbe dovuto passare
dalle mani di Franchino a quelle di un altro personaggio. Sembra infatti
che l'operazione concepita nel triangolo Passera (Intesa)-Pagliaro
(Mediobanca)-Perissinotto (Generali), tirasse la volata a Gabriele
Burgio, il manager che per 14 anni ha guidato la catena spagnola Nh
Hoteles. Il nome di Burgio è poco conosciuto in Italia perché la sua
esperienza professionale si è svolta prevalentemente a Madrid fin dai
tempi in cui Carletto De Benedetti lo spedì a curare gli interessi di
Cir-Cofide.
Invece di tornare
a Milano e di continuare a tifare per la Fiorentina, squadra della sua
città d'origine, Burgio classe 1954, è rimasto in Spagna e con un lavoro
intenso è riuscito a creare un colosso alberghiero che fattura oltre 1
miliardo in 21 paesi e gestisce 50mila stanze d'albergo tra cui quelle
della catena Jolly Hotels.
Nella società
madrilena si ritrovano azionisti pesanti come il padrone di Zara e altre
banche tra cui quella di Corradino Passera. È su quest'uomo che l'asse
milanese e triestino aveva messo gli occhi nella convinzione che agli
spagnoli di Telefonica l'idea fosse gradita. Le ragioni per cui la
candidatura di Burgio è caduta poche settimane fa avrebbero origine
dalla figura di Bernabé presidente con deleghe pesanti. Che varebbero
condizionato il ruolo di amministratore delegato e Burgio ha preferito
mollare la partita.
All'inizio, il
"segnale ai mercati", cogitato da Passera e Perissinotto, con Bernabé
presidente non operativo, è stato subito segato da Telefonica. E non
solo perché ha sempre avuto un robusto feeling con Bebè. A scatenare le
ire di Cesar Alierta pare sia stato un passo falso compiuto dallo stesso
Burgio il 9 febbraio scorso in un'intervista al "Sole 24 Ore" dove
attaccava la crisi delle banche spagnole accusate di non cogliere il
business "sol y playa" del turismo iberico.
Resta il fatto che
a distanza di due settimane Burgio ha presentato le dimissioni lasciando
il posto al banchiere Mariano Perez Clavier, già presente nel board di
Nh Hoteles e rappresentante del 15% detenuto da una banca azionista
della catena alberghiera.
Adesso gli uscieri
fanno buon viso al nuovo assetto di Telecom, ma restano convinti che si
tratti di una soluzione provvisoria; qualcuno addirittura si spinge a
parlare di pateracchio con una governance voluta e pilotata da quella
Telefonica che in America Latina è la più forte concorrente di
TelecomItalia.
2 - CALTA'S DREAM:
UNA BANCA PEL CENTRO-SUD: IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA - COME CADE
BERLUSCONI - RETROSCENA SUL GERONZICIDIO
C'è un uomo a Roma, molto liquido e molto solido, che non vede l'ora di
mettere in mare la barca.
È Francesco
Gaetano Caltagirone, per gli amici Caltariccone, l'imprenditore che ha
fatto del silenzio il suo grimaldello. Al Calta piace l'idea di
aggiungere al suo silenzio quello del mare dove il fruscio delle onde
consente di ragionare sulle vicende di questi giorni che lo hanno visto
tra i protagonisti. E nelle rare volte in cui apre bocca gli piace
ricordare le parole di De Gaulle quando diceva: "niente rafforza
l'autorità quanto il silenzio".
Tacendo nei
momenti caldi che hanno preceduto e seguito la battaglia delle Generali,
l'autorevolezza del 68enne Caltariccone è stata apprezzata e gli ha
fatto guadagnare punti nel gotha della finanza. Ma come tutti sanno gli
interessi di questo erede di una famiglia palermitana sono molteplici e
variegati.
Appena potrà
sdraiarsi come una lucertola sul ponte del suo "canotto" miliardario, il
Calta potrà fare un bilancio privato sui capisaldi dei suoi interessi
che toccano l'editoria, l'utility, le banche e le assicurazioni. È
questo il perimetro che oggi lo intriga ben più delle costruzioni e
della politica.
Su quest'ultima
non ha bisogno di chiedere lumi al genero Pierfurby Casini perché ormai
ha maturato la convinzione che se il Cavaliere non supererà i due
passaggi della processo breve e delle amministrative, il Pdl si
squaglierà come la neve al sole. Questa prospettiva sarà di sicuro
vantaggio per il marito della figlia Azzurra e potrebbe lasciare aperta
la strada a un governo di transizione alla Dini con Frattini (molto
benvoluto da Napolitano) o Giulietto Tremonti. Ma non il berlusconissimo
Alfano. In caso di rifiuto del Cavalier, si apre la strada a un
governissimo con Giuliano Amato ricco di lacrime e sangue.
Poi il futuro dirà
se in famiglia potrà sedersi al tavolo anche Pierfurby nei panni di
presidente del Consiglio.
In tutti i casi il Calta continuerà a guardare dall'alto del suo ufficio
di via Barberini il quadrilatero dei suoi business. Un occhio c'è sempre
sull'editoria dove nei giorni scorsi ha risolto in pochi minuti il
problema del "Messaggero" con l'arrivo di Mario Orfeo, l'ex-direttore
del Tg2 che è riuscito subito a riportare il giornale alla sua vocazione
romana.
Per impegni legati
alle vicende di Generali, il Calta non è potuto andare come fa di solito
a insediare in via del Tritone il nuovo direttore e ha lasciato che a
presentare Orfeo fossero la figlia e lo storico amministratore delegato
Albino Majore.
Il secondo
caposaldo del quadrilatero riguarda l'Acea dove in un anno e mezzo ha
incrementato la sua partecipazione del 6% continuando a cacciare soldi
come ha fatto fino a ieri per arrivare a una quota che supera ormai il
15% del capitale. Questo è il segno che nella strategia
dell'imprenditore romano la multiutility dell'acqua e dell'energia è un
altro grimaldello per un ruolo centrale nella Capitale. Qui purtroppo
deve misurarsi con il sindaco dalle scarpe ortopediche Alemanno che
tergiversa sulla privatizzazione di Acea.
Nell'aprile del
2008 Caltariccone disse in una rara apparizione pubblica: "chiunque
vincerà nelle prossime elezioni, questo sarà un segno di discontinuità",
parole che oggi stentano a trovare conferma, ma non scoraggiano l'uomo
di via Barberini. A dispetto delle polemiche su parentopoli e sulle
inefficienze, Acea è un investimento strategico dal quale sta portando a
casa in questi giorni 14,2 milioni di dividendi e che all'assemblea di
fine mese congederà Giancarlo Cremonesi, l'attuale presidente che gli
ambienti romani hanno battezzato "er Pomata".
La centralità di
Roma si ritrova nella volontà del Calta di avere nella città eterna una
grande banca nazionale. Questo discorso l'ha fatto con parole chiare in
un'intervista sul "Foglio" del 12 febbraio dell'anno scorso al
giornalista Claudio Cerasa e dietro la prosa ossuta si è capito
benissimo che la banca in questione è il MontePaschi di Siena del
boccoluto Mussari.
Basta vedere lo
spazio enorme che "Il Messaggero" di oggi dedica alla reazione in Borsa
sull'annuncio dell'aumento di capitale fatto da MontePaschi per capire
quanto ci tenga il Calta (vicepresidente dell'Istituto senese) a
bilanciare la milanesità della finanza con una roccaforte operativa nel
Centro-Sud.
L'ultimo tassello
della sua strategia riguarda il ruolo di assicuratore che si è
guadagnato comprando a piene mani azioni di Generali (oggi a quota
2,11%) e soprattutto gestendo nel silenzio la sua parte da protagonista.
E qui vale la pena tornare ancora per una volta (sperando che sia
l'ultima) alla trama che ha portato alle dimissioni di Cesarone Geronzi,
un amico storico verso il quale ha sempre detto di avere stima, rispetto
e sintonia.
Secondo voci
raccolte dopo il regicidio consumato la settimana scorsa nel palazzo
delle Generali di piazza Venezia, Caltariccone avrebbe avuto una parte
niente affatto secondaria in tutta la vicenda. Tanto per cominciare
sarebbe stato informato una settimana prima del golpe preparato dal
tandem Nagel-Pelliccioli, che avrebbe mandato avanti Della Valle per
rompere la cristalleria.
Da Pelliccioli, in
particolare, il romano più liquido e più solido avrebbe capito che per
l'amico Geronzi si stava preparando una fine cruenta, e di questo
avrebbe avvisato (si tratta sempre di voci e non di certezze) anche il
Gran Ciambellano, Gianni Letta, l'uomo che ieri girava per le stanze di
Palazzo Chigi con l'aria distrutta e le occhiaie consumate da troppi
spettacoli indecenti.
Nessuno pensi di
andare a via Barberini per avere conferma di questa trama nella quale il
ricco e furbo Pellicioli si è trovato accanto al ricchissimo e
furbissimo Caltagirone; questa è soltanto la pagina di un intreccio che
si è consumato in quel silenzio, mai interrotto da dichiarazioni
incaute, e considerato per tutta la vita dal Calta come l'ingrediente
che citava De Gaulle per aumentare l'autorevolezza.
3 - RIUSCIRANNO I
NOSTRI EROI UNICREDIT A OTTENERE DA ZIO TOM DIBENEDETTO 40 MILIONI DI
EURO OLTRE ALLE GARANZIE PER L'OPA CHE LA NEWCO DOVRÀ LANCIARE PER
CONQUISTARE LA SQUADRA DEL "PUPONE"?
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che questa
mattina all'aeroporto di Malpensa è partito un aereo carico di speranze.
A bordo sono
saliti Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso, i due manager di Unicredit
che raggiungeranno Boston in serata quando, nella città americana, è
l'ora della colazione. Appena scesi dall'aereo avranno appena il tempo
di sciacquarsi il viso poi si siederanno a colazione con lo zio Tom
Dibenedetto, il candidato a comprare la As Roma. I due manager di piazza
Cordusio chiederanno caffè americano, toast, marmellate della California
e soprattutto 40 milioni di euro oltre alle garanzie per l'Opa che la
newco con dentro lo zio Tom dovrà lanciare per conquistare la squadra
del "Pupone".
4 - MARCEGAGLIA,
ASSISE GENERALE 2011 SBARRATA AL GOVERNO E AI POLITICI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che ai piani
alti di Confindustria fervono i preparativi per l'assise generale 2011
che si terrà a Bergamo il 7 maggio sul tema "l'Italia che vogliamo".
Il programma è
ancora segreto anche se si sa che la Marcegaglia non ha alcuna
intenzione di offrire una passerella al governo e ai politici. Si sa
soltanto che l'Assise sarà divisa in due parti: in mattinata aprirà i
lavori Vincenzo Boccia, presidente della Piccola Industria, mentre il
pomeriggio sarà dedicato alla sessione plenaria e alle conclusioni della
Marcegaglia. L'unica cosa certa è che la banca di Corradino Passera sarà
il main sponsor dell'evento mentre altri quattrini arriveranno dalla
Fiat di Marpionne e Sorgenia di Carletto De Benedetti".13-04-2011]
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BARI E PATTA/1 - A
BARI STA PER ESPLODERE LA BOMBA: UNA MAXI INCHIESTA, BASATA SULLE
RIVELAZIONI DI TARANTINI, SU UN PACCHETTO DI APPALTI E DENARO NELLA
SANITÀ PUGLIESE CHE COINVOLGEREBBE IMPRENDITORI E POLITICI LOCALI E
NAZIONALI, LA MAGGIOR PARTE DEI QUALI VICINI AL PD - FRISULLO E
MAZZARANO AVREBBERO GARANTITO COPERTURA A TGIANPY PER VINCERE APPALTI
ALL’INTERNO DI ALCUNE AZIENDE SANITARIE - NELLE INTERCETTAZIONI SBUCA IL
‘GIOCO DEL LOTTO’: "SÌ, FACCIAMO TRE LOTTI COME DICONO TUTTI, POI UNO A
TE, UNO A TE E UNO A TE, E LI DIVIDIAMO TUTTI
Giuliano Foschini
per "la Repubblica - Bari"
Ancora una volta
Gianpaolo Tarantini. Ancora una volta la gestione della sanità pugliese.
E sempre l'ombra di una scossa imminente. Sulle scrivanie della procura
di Bari gira da mesi una piccola, grande bomba che sarebbe pronta per
esplodere: una maxi inchiesta su un pacchetto di appalti, scambio di
denaro nella sanità pugliese che coinvolgerebbe imprenditori e politici
locali e nazionali, la maggior parte dei quali vicini al Partito
democratico.
L'inchiesta è
condotta dai militari della Guardia di finanza, coordinata dai sostituti
procuratori Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi. Gli
accertamenti preliminari sono sostanzialmente conclusi. A muovere
l'indagine sono state le dichiarazioni di Tarantini, raccolte in più
riprese a partire del settembre del 2009. L'imprenditore ha ricostruito
a verbale una rete di interessi che si sarebbe sviluppata alle spalle
delle Asl pugliesi. Il lavoro dei magistrati e dei finanzieri avrebbero
poi dimostrato come dietro tutto ci fosse una rete
politicoimprenditoriale che controllava gran parte degli appalti.
I nomi che tornano
spesso nell'indagine sono quelli di alcuni ex esponenti della giunta
Vendola, a partire dall'ex assessore ai Trasporti Mario Loizzo. Ma
riguarderebbe anche esponenti politici nazionali di primo livello e
imprenditori sempre di area democratica. Tutti iscritti nel registro
degli indagati.
Tarantini a
verbale ha raccontato per esempio di aver versato una tangente di 10mila
euro all'ex segretario regionale pugliese dei Ds (oggi consigliere del
Gruppo misto), Michele Mazzarano. "Con riferimento al pagamento di
tangenti preciso - aveva spiegato Tarantini in uno dei suoi
interrogatori - che gli unici due politici pugliesi ai quali ho
corrisposto tangenti sono Sandro Frisullo e Michele Mazzarano".
Mazzarano gli avrebbe garantito copertura per vincere appalti
all'interno di alcune aziende sanitarie in tutta la Puglia. L'inchiesta
avrebbe in realtà dimostrato che la rete non riguardava soltanto
Tarantini ma era molto estesa sia al mondo imprenditoriale sia a quello
politico. In questo senso arriva in soccorso, per esempio, una
intercettazione ambientale registrata all'Hotel de Russie del 21 gennaio
del 2008.
Al tavolo c'era
Tarantini con l'imprenditore Enrico Intini e l'ex direttore generale
della Asl, Lea Cosentino. "Sì, facciamo tre lotti come dicono tutti, poi
uno a te, uno a te e uno a te, e li dividiamo tutti". E riferendosi ad
alcune imprese, l'imprenditore dice ancora: "Io so solo che li vuole
Alberto dentro per forza! Secondo me, bisogna sentire almeno Mario
Loizzo e almeno Alberto Tedesco (ndr, che non sarebbe però coinvolto in
questa tranche dell'inchiesta)".
Tarantini
risponde: "Ma tu non puoi parlare con Alberto e Mario e dire: Senti, con
questi qua dobbiamo fare queste cazzo di tre cose, come dobbiamo fare,
chi dobbiamo portarci dentro? Poi ve le dividete... cioè: per assurdo,
facendo che in tre capogruppo, no?... Siete tu, lui e diciamo...".
Le dichiarazioni
di Tarantini rappresentano però soltanto una parte dell'inchiesta. In un
anno di lavoro i militari della Guardia di finanza hanno sbobinato
migliaia di intercettazioni telefoniche e ricostruito una fitta rete tra
appalti e grossi quantitativi di denaro. L'indagine punta molto in alto
e si annuncia come un vero e proprio terremoto all'interno del
centrosinistra e in particolare del Partito democratico. In Procura
mantengono le bocche cucite proprio per la delicatezza dell'inchiesta.
Lo stesso pool di magistrati ha in mano anche la parte, almeno
mediaticamente più delicata, dell'inchiesta su Gianpaolo Tarantini:
quella sulla prostituzione.
L'indagine -
nonostante i fatti si riferiscano all'estate del 2008, quindi a più di
tre anni fa e sia stata seguita praticamente in presa diretta dalla
Finanza che aveva sotto controllo i telefoni dei protagonisti - è ancora
nella fase dell'indagine preliminare tanto che gli stessi legali delle
persone indagate sono sorpresi di continuare a ricevere proroghe delle
indagini. In discussione c'è ancora la qualificazione del reato: non è
ancora chiaro se Tarantini alla fine venga accusato di sfruttamento
della prostituzione o di favoreggiamento, in una fattispecie che sembra
molto simile a quella contestata a Milano nel processo Ruby a Lele Mora,
Emilio Fede e Nicole Minetti.
Indagine che
risale a meno di sei mesi fa è che già a processo. Rispetto a Milano la
differenza sostanziale sta però nel ruolo di Silvio Berlusconi: per la
procura di Bari era soltanto un "utilizzatore finale" e non sapeva che
le ragazze che Tarantini portava alle sue feste fossero a volte
prostitute.13-04-2011]
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POLVERINI NELLA
POLVERE! - MICROSPIE E PROPAGANDA COI SOLDI PUBBLICI: È LA GOVERNATORA
PIÙ CHIACCHIERATA DEL MOMENTO! - LA “MACCHINA DEL FANGO” DI SALLUSTIONI
E I FATTOIDI DI TRAVAGLIO, UNITI NEL BASTONARE LA SORA RENATA - PER LO
SPIONAGGIO IN REGIONE, “GIALLO” SU UNA SOCIETÀ DI LOTITO (E SU 4 PERSONE
MISTERIOSE ENTRATE NELL’UFFICIO DELLA PRESIDENTE) - 500MILA € A PIOGGIA
ALLA STAMPA PER FARE PROPAGANDA ALLA POLVERINI: DA “REPUBBLICA” AL
“CORRIERE”, DAL “MESSAGGERO” PASSANDO PER LA COMUNISTISSIMA RADIO CITTÀ
APERTA…
1 - LE MICROSPIE
DELLA POLVERINI: GIALLO SU UNA SOCIETA' DI LOTITO...
Gian Marco Chiocci per "Il
Giornale"
Microspie e veleni, il giallo del pezzo di carta che scotta. Trattasi di
un documento lungo una pagina stilato dai sindacati dei vigilantes
appartenenti a Cgil Cisl e Uil, ora in possesso della Digos incaricata
di fare luce sulle microspie nell'ufficio del presidente della Regione
Lazio, Renata Polverini. L'esposto inviato per conoscenza anche alla
Governatrice (la data è quella dell'8 marzo) dà conto di relazione di
servizio redatta da alcuni vigilantes della società Roma Union Security,
di cui Claudio Lotito patron della Lazio è socio di minoranza, che
sovrintende la sicurezza del palazzo regionale in via Cristoforo Colombo
a Roma.
Un documento che
racconta di strane intrusioni notturne, di prelievi di chiavi
dell'ufficio della Polverini, di ritorsioni nei confronti di chi non ha
tenuto la bocca chiusa. Una relazione da prendere con le pinze, anche
perché Lotito, rintracciato in tarda serata dal Giornale, lo definisce
pieno «di inesattezze e falsità», scritto da qualcuno che «rischia
seriamente di essere denunciato per calunnia perché arriva a trarre
conclusioni senza sapere le cose come stanno».
E come stanno le
cose, Lotito lo dice subito dopo: «Io non dovrei neanche parlare perché
dovrebbero parlare il presidente e l'amministratore. Comunque le cose
stanno in questo modo: la società ha operato senza commettere alcun
reato. E' tutto regolare, re-go-la-re, regolarissimo. Se dico così è
perché so quel che dico. Piuttosto bisogna chiedersi perché qualcuno è
arrivato a scrivere certe cose.
E non è escluso
che a qualcuno potrebbe presto essere contestato anche uno specifico
reato». Roba d'intralcio alla giustizia. Lotito non fa mistero di essere
pronto a denunciare chiunque arrivi a sostenere il contrario.
La triplice, nelle
persone di Lisi, Brinati e Ariodante, racconta quanto appreso da alcuni
dipendenti della Roma Union Security che il 3 marzo e il 18 marzo scorso
sarebbero stati testimoni (il condizionale è d'obbligo) di «fatti che
richiedono sia fatta la necessaria chiarezza». In quei due giorni,
sempre intorno alle ore 23, a leggere la nota dei sindacati, nella sede
della Regione si sarebbero presentati alcuni funzionari dell'istituto di
vigilanza «i quali ordinavano a tutte le G.P.G. in servizio di
abbandonare le proprie postazioni, di non effettuare i previsti giri
periodici di controllo e di radunarsi al pian terreno dello stabile»
dove sarebbero rimasti per tre ore.
«Nel contempo» -
scrivono sempre i sindacati - i due funzionari «facevano accedere nei
locali della Regione Lazio, con un automezzo aziendale, quattro persone
sconosciute ed in borghese, prelevavano le chiavi degli uffici tra cui
la chiave della presidenza, vi accedevano e vi si trattenevano per oltre
due ore e quaranta minuti.
Successivamente
venivano riposte le chiavi degli uffici "visionati" fra cui quello della
presidenza e (i due funzionari, ndr) accompagnavano le quattro persone
in borghese fuori degli uffici della Regione Lazio, liberavano le G.P.G.
in servizio che fino a quel momento erano state trattenute all'interno
della reception, ordinando loro di riprendere le proprie postazioni ed
effettuare i residui giri di controllo, senza fare menzione a nessuno
dell'accaduto».
A detta dei
sindacati, una volta venuta a conoscenza dell'esposto, la società
avrebbe reagito «trasferendo ad altri servizi al di fuori dell'appalto
della Regione Lazio» coloro che non avevano rispettato la consegna al
silenzio.
Accuse gravissime,
sottolineate da riferimenti velenosi al Laziogate di Storace e alla
conoscenza «dei fatti sopra esposti» da parte dei «vertici aziendali».
Accuse rispedite duramente al mittente da un pirotecnico Lotito che al
Giornale s'è mostrato sin troppo sicuro della «correttezza
comportamentale» della società di vigilanza: «Le cose o sono legittime o
sono illegittime.
Se sono regolari
vuol dire che allora c'è qualcuno che sta commettendo un reato, che sta
intralciando l'accertamento della verità da parte dell'autorità
giudiziaria. Chi ha fatto quello che ha fatto era autorizzato a farlo, e
mi fermo qui». Il presidente biancoceleste si morde la lingua. Non dice
una parola di più. «C'è un'inchiesta in corso». Come dire, aspettate e
vedrete.
2 - PROPAGANDA A PESO D'ORO: LA POLVERINI SI REGALA 500MILA EURO
PUBBLICI
Luca Telese per "Il
Fatto Quotidiano"
A Renata Polverini noi cittadini stiamo a cuore, molto a cuore. Ci
teneva in così grande considerazione, la presidente della Regione Lazio,
da pensare che fosse davvero necessario comunicare questo lodevole
slancio sentimentale a tutti gli abitanti del Lazio con una imponente
profusione di mezzi: pubblicità su autobus, radio, giornali (tutti i
principali tranne l'Unità e il Fatto, per nostra fortuna), manifesti
murali. Una simpatica campagna di comunicazione, divisa in più delibere,
e in più tranche di finanziamento, per diversi soggetti.
Slogan ammiccante:
"Mi state a cuore, Renata Polverini", con tanto di logo con coccardina
azzurra. Totale della spesa? Centinaia di migliaia di euro per ogni
campagna, per una spesa totale che supera (soldo di più, soldo di meno)
il mezzo milione di euro. Non ci sarebbe nulla di male, nel farsi
pubblicità, per un presidente di Regione, se questa campagna così
smaccatamente personale non fosse stata finanziata con i fondi destinati
alla comunicazione istituzionale della Regione Lazio.
In pratica la
Polverini ha usato degli spazi che erano stati formalmente presi (e
profumatamente pagati) per informare i cittadini, infarcendoli con il
suo privatissimo slogan. Ci ha fatto sapere quanto le stiamo a cuore a
spese nostre, come quegli adolescenti che telefonano a casa effettuando
la chiamata a carico dei genitori.
Si tratta di un
piccolo record. Perché è vero che le istituzioni usano spesso la
promozione istituzionale in modo improprio, per favorire in modo più o
meno occulto l'immagine degli amministratori (già questo non dovrebbe
essere consentito) o per finanziare gruppi o clienti "amici" per
procacciare delle benevolenze al potere esecutivo.
Ed è anche vero
che Silvio Berlusconi è riuscito nell'impresa rara di farsi infilare da
Michela Brambilla nello spot per la promozione del nostro Paese
all'estero (immaginate che appeal...): ma nemmeno lui era arrivato a
utilizzare slogan di chiaro sapore elettoralistico all'interno delle
pubblicità progresso pagate dalla Presidenza del Consiglio.
Avevamo assistito
- è vero - alla prodigiosa apparizione dell'attrice Elena Russo nello
spot di Palazzo Chigi sulla risoluzione dell'emergenza rifiuti, con un
passaggio spericolato dall'inchiesta di Vallettopoli alla pubblicità
progresso. Ma - persino quando nel 1995 varò la famosa campagna di spot
"Fatto" (nel senso di obiettivo raggiunto), il Cavaliere ebbe il pudore
di non metterci la faccia. La Polverini invece, ha costruito
(soprattutto sulla Sanità) un ibrido inquietante: il manifestone, in
formato 4 per 3, per esempio, si apre, inequivocabilmente con la fascia
blu e il marchio ufficiale della Regione Lazio.
Poi mostra una
parata di medici in camice bianco solari e sorridenti. E quindi procede
con un annuncio chiaramente (e correttamente) di servizio: "Sabato e
domenica ambulatori aperti". Subito dopo, però, ecco la griffe
pubblicitaria, enorme: "Mi state a cuore" (scritta e solito fiocco in
azzurro) "Renata Polverini" (Scritto in nero con un corpo cubitale).
Lo stesso format
veniva replicato sui torpedoni e sui mezzi dell'Atac, e anche sui flani
destinati alle pagine dei quotidiani (compresa Repubblica e persino -
sia pure con qualche spicciolo - alla "comunistissima" Radio città
aperta!). Insomma, due piccioni con una fava: promuoversi presso il
pubblico, e far circolare qualche lira fra gli addetti ai lavori, per di
più in una stagione in cui tutti gli investimenti delle campagne
crollano ai minimi termini. Una mossa che ha ispirato alla "bestia nera"
della Polverini, la consigliera dell'Italia dei Valori Giulia Rodano,
una pioggia di interrogazioni e un ricorso all'Autorità garante per le
comunicazioni.
La presidente non
ha ritenuto necessario rispondere ai quesiti in Consiglio regionale, per
l'autorità (come sappiamo sempre molto solerte in materia
radiotelevisiva) vedremo. Dice la Rodano: "Si tratta di un pericoloso
precedente, che può aprire la strada a un uso indiscriminato della
comunicazione istituzionale a scopi propagandistici". E non c'è dubbio
che questa forzatura stupisca, in una persona come la Polverini, che
aveva costruito la sua fortuna con il buonsenso e con una grande
capacità di equilibrio.
Ma i tempi della
politica impongono gli azzardi: "Con il tracollo di immagine di Alemanno
e le divisioni nel Pdl - osserva la Rodano - la Polverini approfitta del
denaro pubblico per rifarsi il look e posizionarsi nel nuovo scenario
del Pdl". Una delle delibere più corpose (la 22076 del 21 dicembre 2010)
mostra la capillarità della spesa. Alla voce "Progetto donna mi state a
cuore - affidamento servizi comunicazione istituzionale " vengono
erogati 97.887.60 euro, così ripartiti: "15 mila euro alla Publikompass
Spa; 14.400 euro alla Manzoni e C. Spa; 14.400 euro alla Rcs Spa; 18.000
euro alla Piemme Spa; 6.600 euro alla Globo records Srl; 8 mila euro a
Dimensione Advertising srl; 1.440 a Radio proletaria soc. Coop".
Nel dettaglio
della delibera si scopre l'entità delle testate toccate dalla campagna:
Corriere dello Sport, il Tempo, Libero, Repubblica (giornale più sito),
Corriere della Sera, il Messaggero, Radio città aperta, Radio Globo,
Radio Dimensione suono. Sempre per il "progetto donna" vengono stanziati
in altra delibera 10.807,20 euro (per spazi sul Giornale) e altri
7.142,40 alla "Posto 9, srl", per la promozione del "Progetto donna - mi
state a cuore", relativo alle popolazioni migranti. Altri stanziamenti
promozionali (90 mila) per pubblicizzare "La giornata regionale della
sicurezza e dello sport" (con cinque società finanziate), di cui 70 mila
euro vanno in defibrillatori per i corsi e 85 mila "per realizzare, e
distribuire materiale informativo e divulgativo".
Ma il cuore di
tutta la campagna è la delibera da 280.941,96 euro per la "campagna di
comunicazione per la riduzione delle liste di attesa negli ospedali".
Qui le società finanziate sono 13 (tutte quelle che si occupano di
affissione). Altri 265.837 euro servono per la campagna di primavera con
il camper ambulatorio della regione.
La ripartizione
dei fondi rivela il carattere mediatico del'iniziativa: "Solo 150 mila
euro infatti - spiega la Rodano - sono destinati alla campagna vera e
propria, mentre 108.694 euro vanno in comunicazione e 7.142 euro
addirittura per le hostess". Di fatto quasi un euro su due della
delibera (il 42%) non sono dedicati alla sanità, ma solo alla promozione
dell'immagine presidenziale.
Un'ultima
delibera, per una cifra molto bassa è interessante per un altro motivo.
Si tratta di 720 euro che servono a stampare i manifesti da affiggere
sugli autobus. Si legge nell'articolato: "Gli spazi sono stati messi a
disposizione gratuitamente dall'azienda". Perché a Renata stiamo a cuore
noi, ma - evidentemente - anche all'Atac "sta a cuore" Renata.
13-04-2011]
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SPACCANAPOLI - LA
REPLICA DEL CANDIDATO TERZOPOLISTA PASQUINO: “ALTRO CHE CONSULENZE, LE
MIE ATTIVITÀ RIGUARDAVANO IL COLLAUDO DI ATTREZZATURE” - POI LA MAZZATA
A VELARDI: “C’È LUI DIETRO QUESTA CAMPAGNA? OGGI SPIN-DOCTOR DEL
CANDIDATO PDL, FINO A IERI ASSESSORE DI BASSOLINO. PROPRIO LUI CHE
SPARSE IN GIRO SOLDI PUBBLICI PER TAPPEZZARE LA CITTÀ DI MANIFESTI CON
LA SCRITTA “MONNEZZA A CHI?”… Riceviamo e pubblichiamo
Gent.mo dott.
D'Agostino, in riferimento all'articolo pubblicato oggi sul suo portale,
desidero farLe avere alcune precisazioni, con la speranza di fornirLe
elementi utili e veritieri per fare chiarezza.
Altro che
consulenze, le attività da me svolte per il commissariato all'emergenza
rifiuti in Campania riguardavano il collaudo di attrezzature quali
compattatori, press-container per imballaggio della carta, campane per
il vetro, sacchetti per la raccolta, bidoni per oli esausti, contenitori
per umido e quant'altro fosse necessario ad attivare la raccolta
differenziata.
Mi chiedo,
piuttosto, se dietro la campagna di aggressione nei miei confronti non
ci sia il signor Claudio Velardi, un professionista del trasversalismo,
oggi spin-doctor del candidato del Pdl ma fino a ieri assessore della
giunta Bassolino. Proprio lui che sparse in giro soldi pubblici per
tappezzare la città di manifesti recanti la scritta "Monnezza a chi?".
Questi untorelli
del trasversalismo clandestino fanno mercato delle idee e si distinguono
per straordinaria fragilità etica. Qualcosa di molto meno concreto e
forse pure più costoso dell'attività professionale che, in tutti questi
anni, ho svolto nell'interesse esclusivo della collettività.
Avrò molte
responsabilità, non certo quella di essere ingegnere. Se poi
l'esperienza professionale sviluppata nel corso di tanti anni è una
colpa, ebbene sì... ammetto la colpa ma, ahimè, solo per l'anagrafe.
Raimondo Pasquino13-04-2011]
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1- NEL ROMANZO
CRIMINALE DEL MADOFF DEI PARIOLI MANCA QUALCUNO. è IL PESCE PILOTA - 2-
COSÌ COME IL VERO MADOFF POTEVA VANTARE NOMI COME ELI WIESEL FRA I SUOI
CLIENTI E DUNQUE ACCREDITARSI PRESSO LA COMUNITÀ EBRAICA MONDIALE COME
UN BENEFATTORE, ANCHE QUI DEVE ESSERCI UN "TESTIMONIAL" CHE HA INTORTATO
I VIP ROMANI - 3- I PRIMI NOMI CRIPTATI. NELLA RETE BANCHIERI, POLITICI
ED ESPONENTI DELLE FORZE DELL´ORDINE - 4- LA FIDANZATA DI LANDE METTE IL
DITO NELLA PIAGA: "I CLIENTI TACEVANO SULLA PROVENIENZA DEI SOLDI.
MOLTISSIMI HANNO GUADAGNATO CIFRE IPERBOLICHE. POI IN 700 CI CHIESERO IL
RITORNO PER LO SCUDO FISCALE, COSÌ IL MECCANISMO SI È INCEPPATO" - 5-
CHE RUOLO HA AVUTO LA SOCIETÀ DI REVISIONE DELOITTE, CHE "ERA IL NOSTRO
CONTROLLORE ESTERNO, FACEVA DA TRAMITE TRA LA SOCIETÀ E LE AUTORITÀ DI
VIGILANZA"? - 5- BATTUTONA DI MAX GIUSTI: “SIAMO PASSATI DALLA BANDA
ALLA BANCA DELLA MAGLIANA” -
1 - «IN 700 CI
CHIESERO LO SCUDO FISCALE COSÌ IL MECCANISMO SI È INCEPPATO»
Lavinia Di Gianvito e Fiorenza Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
«La maggior parte
dei clienti è stata remunerata sia nel capitale che negli interessi, a
volte con cifre esageratamente più alte del capitale iniziale... » . È
il 26 marzo scorso. Davanti al giudice Simonetta D'Alessandro parla
Raffaella Raspi, 48 anni, la fidanzata di Gianfranco Lande ormai
conosciuto come il «Madoff dei Parioli» .
Anche lei è stata
arrestata insieme ai titolari e ai promotori delle società utilizzate
per la truffa: Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci de Villanova e
suo fratello Andrea Raspi. Anche lei- come gli altri- cerca di
minimizzare il proprio ruolo. Ma di fronte a contestazioni specifiche
non può negare.
E agli
investigatori della Guardia di finanza che li hanno smascherati offre
spunti anche sull'attività degli investitori, rivelando un passaggio
chiave per gli accertamenti relativi all'ipotesi di riciclaggio: «Molti
di loro, quando si è trattato di valutare l'ipotesi di accedere allo
scudo fiscale ci hanno detto: "Io non le dico come e perché ho questi
denari"» .
«ROVINATI DALLO
"SCUDO"»
L'inchiesta condotta dal pubblico ministero Luca Tescaroli è ormai in
una fase cruciale.
Perché nei nuovi elenchi di clienti esaminati proprio in queste ore
dagli specialisti del Nucleo valutario ci sono i nomi di almeno
cinquecento persone, moltissimi professionisti e imprenditori, che
attraverso il meccanismo messo in piedi da Lande e dai suoi soci avevano
come obiettivo l'occultamento dei fondi all'estero.
E infatti adesso
bisognerà capire anche che ruolo abbia avuto la società di revisione
Deloitte, che - come conferma Raspi- «era il nostro controllore esterno,
faceva da tramite tra la società e le autorità di vigilanza» .
Così l'indagata
racconta l'evoluzione della vicenda: «Nei primi anni c'è stata una
gestione abbastanza trasparente e cristallina, cioè i clienti
investivano dei fondi liquidi che venivano tramutati in titoli e poi,
nel tempo, riliquidati e restituiti ai clienti. Via via credo che il
meccanismo sia diventato estremamente diffuso, ha dilagato moltissimo» .
Tre anni fa le
cose però cominciano ad andare male. Afferma Raspi: «Nel 2008 è un
problema importante, perché essendoci stata una contrazione degli
investimenti, un problema a livello generale di risparmi e di movimento
economico deficitario, questa macchina che funzionava evidentemente deve
essere sfuggita di mano, sicuramente a Torregiani che evidentemente
aveva un problema gestionale» .
Ma il vero
disastro, almeno a sentire la donna, viene provocato dallo scudo
fiscale: «Nel 2009, quando si è profilata l'idea del decreto sullo
scudo, io e mio fratello ci siamo resi negativi perché riguardava sei,
settecento clienti, e la nostra struttura non era pronta a far fronte ad
una massa così grande, in così breve tempo.
Il secondo punto
era che i titoli in mano a questi clienti erano di difficile
negoziabilità: fondi offshore, non quotati. Magari nel 2004 non sarebbe
stata la stessa cosa, ma nel 2009 era così... Invece il fatto che
Torregiani dicesse "Scudate perché così finalmente recuperate i vostri
soldi e state tranquilli" che cosa ha fatto? Ha fatto sì che questi
clienti abbiano scudato entro dicembre e dal primo gennaio, in massa,
richiesto tutta la liquidità possibile» .
LE «OMISSIONI» DELLA CARISPAQ
Nella truffa da 300 milioni la maggior parte del denaro sarebbe
transitata su un conto della Carispaq aperto fin dal ' 94, quando Lande
e soci hanno iniziato a investire i soldi di nobili, professionisti e
vip.
«Per il periodo
compreso dal 2006 al 2008 - si legge in un'informativa del Nucleo
valutario- risultano 415 movimenti di capitale per diversi milioni di
euro, e precisamente per l'anno 2006 euro 16.009.693,00 con natura
"denaro importato in precedenza", per l'anno 2007 euro 17.747.020,00 con
natura "finanziaria"e per l'anno 2008 euro 13.939.156,00 con natura
"finanziaria"ed euro 725.080,00 con natura "corrente mercantile"» .
Dunque i broker
finiti in carcere usavano il conto della Carispaq per diversi scopi ma,
stando ai risultati dell'inchiesta, la banca non avrebbe mai fatto le
segnalazioni previste dalle norme antiriciclaggio. Neppure quando i
promotori hanno versato cifre a molti zeri. L'informativa del 10
dicembre 2009 prende le mosse dalla denuncia di Paola V., che
inutilmente avrebbe tentato di recuperare 152 mila euro investiti.
Torregiani gliene avrebbe offerti soltanto diecimila aggiungendo:
«Prendere o lasciare» . Ricevuta la denuncia, la Guardia di finanza ha
cominciato a interrogare le banche dati.
È emerso che il
broker (tra i suoi clienti Samantha De Grenet) era stato cancellato
dall'albo dei promotori di via Nazionale «dal 1 ° dicembre 1999 con
delibera numero 12226 per omesso pagamento » . E si è ricostruito che
tra il 2001 e il 2008 Torregiani ha siglato nove compravendite di
immobili e azioni. In particolare, il 28 dicembre 2001 il broker ha
acquistato un fabbricato da 64.567 euro insieme a Lande e una
costruzione commerciale da 2.582 euro. Il 7 marzo 2003 ha speso 204 euro
in azioni e il successivo 9 dicembre 70 mila euro per un immobile.
Il 5 giugno 2004
ha comprato un altro fabbricato da 10.300 euro, il 12 maggio 2006 ancora
azioni per settemila euro e il 4 giugno 2007 un'altra costruzione
commerciale del valore di 55.058 euro. Il 25 febbraio 2008 Torregiani ha
stipulato un preliminare per l'acquisto di un immobile di cui non è
indicato il valore, mentre meno di un mese dopo, il 12 marzo, ha firmato
un contratto di locazione finanziaria di fabbricato per 60 mila euro.
Negli stessi sette
anni, aggiunge l'informativa, «risultano 28 movimenti di capitale di
import ed export con Svizzera, Gran Bretagna e Francia» . A Torregiani,
come agli altri promotori arrestati, sono stati sequestrati immobili e
conti correnti.
Ma ora il Nucleo
valutario ha individuato altri beni e anche di questi la Procura ha
chiesto il sequestro. Alcuni però sono all'estero e perciò, per
bloccarli, saranno necessarie diverse rogatorie. Come per la casa a
Londra di Lande oppure per due fabbricati di Torregiani: un appartamento
a Parigi («Da 30 metri quadri» , precisano gli avvocati Riccardo Olivo e
Nicola Apa) e una multiproprietà a Sharm El Sheik. I sigilli potrebbero
scattare anche domani, quando il Tribunale del riesame discuterà i
ricorsi dei difensori contro le misure cautelari.
2 - ECCO I PRIMI
NOMI CRIPTATI DAL MADOFF DEI PARIOLI -NELLA RETE BANCHIERI, POLITICI ED
ESPONENTI DELLE FORZE DELL´ORDINE - LO SCENEGGIATORE ENRICO VANZINA:
"GLI AVEVO AFFIDATO I RISPARMI DI UNA VITA DI MIO PADRE STENO"
Federica Angeli e Francesco Viviano per "la
Repubblica"
Ecco i nomi
scottanti della lista super segreta del Madoff dei Parioli. Il primo dei
500, ovvero quei clienti che la guardia di finanza sta cercando di
decriptare, è «Aless.x». L´ultimo è «Zoe.x»; in mezzo ci sono «Ben.x» e
«Ciol.x». Nomi in codice, clienti che dovevano rimanere coperti dal
segreto. Investitori "eccellenti" che hanno deciso di non fare lo scudo
fiscale quando Lande & co. hanno proposto il passaggio dalla società
fantasma Eim a quella consobizzata Egp. Gli uomini della polizia
valutaria della Finanza romana stanno lavorando da giorni a questo
elenco di nomi che Gianfranco Lande, la mente del raggiro, ha
memorizzato nel suo computer personale.
I "cinquecento"
fanno parte di un pacchetto clienti di 1.678 persone. Non 1.200, come si
era detto in un primo momento, ma quasi mille e settecento persone. Tra
questi, oltre a vip, calciatori e notabili romani, che hanno affidato i
loro soldi al mago della truffa capitolina - «Erano i soldi di mio padre
Steno», ha dichiarato Enrico Vanzina - spuntano nomi "grossi".
Banchieri, politici di spessore, uomini delle forze dell´ordine. E poi
un personaggio chiave, di cui fino a oggi nessuno aveva ipotizzato
l´esistenza.
Un big dell´alta
finanza internazionale. Uno che in passato ha aiutato la gang dei
Parioli a mettere in piedi la grande giostra mangia soldi e ha
consentito operazioni velocissime di apertura e di chiusura dei conti
esteri. Uno che oggi, Gianfranco Lande sta coprendo e di cui, nei vari
interrogatori, non ha mai parlato.
Inquietante al
riguardo una scoperta contenuta in un documento redatto da Gianluca
Brancadoro (il consulente cui la procura e Bankitalia hanno affidato il
compito di mettere ordine negli affari bancari del Madoff dei Parioli) e
depositato lo scorso lunedì in procura. Nel lavoro eseguito dal
consulente della procura si legge di conti, prospetti informativi e
depositari decodificati da file super segreti di Lande.
Un passaggio
risulta essere fondamentale ed è ora al vaglio degli inquirenti. Quello
in cui si parla del "Depositario Crest". «Il file - è scritto nel
documento - contiene i saldi alla fine di ciascun mese sul depositario
Crest Euroclear per il periodo 31/12/2008-28/02/2011, suddivisi per
codice del Conto deposito/ Cliente / Codice titolo e descrizione,
relativi a circa n. 120 conti deposito, identificati da un codice
alfanumerico di 5 caratteri maiuscoli, collegati ad altrettanti
nominativi Clienti e ad un conto "pool" intestato alla Egp».
I conti deposito
evidenziano una consistenza titoli che rimane invariata, in genere, per
alcuni mesi, trascorsi i quali il deposito risulta improvvisamente
azzerato. Di più: il file non evidenzia da quale intermediario o
depositario risultano provenire gli strumenti finanziari e non evidenzia
i beneficiari dei successivi trasferimenti dei singoli titoli o della
liquidità proveniente dalla vendita di quei titoli.
Un mistero. I
soldi ci sono per un certo periodo e poi improvvisamente se ne perde
traccia. Si parla di decine di milioni di euro, nel documento redatto da
Brancadoro, spariti senza una traccia. Ed è qui che entrerebbe in scena,
secondo le ipotesi degli inquirenti, il ruolo dell´alto finanziere,
qualcuno in grado di fare spostamenti senza che nessuna ponga quesiti,
qualcuno in grado di aggirare ostacoli burocratici. E quel qualcuno è
molto più in alto della gang dei Parioli.
3- MA QUI MANCA IL PESCE PILOTA...
Barbara Palombelli per "Il
Foglio"
Nel romanzo
criminale romano manca qualcuno. E il giallo dei Parioli non è la solita
storiella dei risparmi svaniti: accanto, dietro, sopra e sotto c'è molto
altro. I livelli sono tanti e sono collegati dal dio denaro (che in
tempi di crisi puzza meno che in tempi di vacche grasse). Non è una
certezza, è una sensazione. Ogni iniziativa speculativa ha i suoi
"testimonial" (parola orribile ma quanto mai adeguata al caso in
questione, visto che finiranno in aula molti vip).
E dunque, così
come il vero Madoff poteva vantare nomi come Eli Wiesel fra i suoi
sottoscrittori e dunque accreditarsi presso la comunità ebraica mondiale
come un benefattore, anche qui deve esserci un Nome. Liste e listerelle
- è sempre una questione, drammatica, di elenchi - sono state certamente
sbianchettate. Almeno fino ad oggi, quei cognomi non corrispondono a
coraggiosi e / o intrepidi speculatori. Si tratta spesso di borghesi e
aristocratici piuttosto indolenti, non giovanissimi, molto preoccupati
di crearsi una rendita per la meritata e imminente quarta età.
Non credo che
senza un pesce pilota al di sopra di ogni sospetto avrebbero smosso i
loro capitali per destinarli al gruppetto che ora è sotto inchiesta. Nei
prossimi giorni sapremo anche - lo spero per i truffati - dove sono
finiti i soldi scomparsi, al netto di case e barche comunque rivendibili
e recuperabili. Nel romanzo criminale romano, in compenso, è arrivato il
morto.
Una sparatoria nel
tranquillo quartiere Delle Vittorie, a pochi metri dalla Rai, dai
carabinieri, dai vigili del fuoco, significa molto. Chi sgarra paga: il
messaggio, chiarissimo, viene mandato con forza. Non devono esserci
dubbi. In queste ore le banche stanno richiedendo indietro fidi e
prestiti: commercio e imprese sono sfiniti dalla recessione.
E' il momento
d'oro per ricomprare, a prezzi scontatissimi, immobili e negozi. Girando
per la città, non c'è bisogno di un detective per vedere insegne
storiche cedere il passo a sigle sconosciute quanto scintillanti. Chi
vende sa chi compra, chiude un occhio e incassa. Un po' di nero, molte
cassette di sicurezza straripano di contanti, e via. In città i soldi
lavano tutto: bastano, come dimostrano i furbetti pariolini, una bella
casa, una barca giusta, belle macchine. Il biglietto d'ingresso in
società è accessibile.
La differenza con
le altre città, è che nella capitale il malaffare fa stare bene tutti:
dal malato terminale, ottimo per intestarsi auto, testimoniare, firmare
fissati bollati in Borsa, all'indigente che dorme in macchina, fino
all'avvocaticchio che riceve al parco sulla panchina. L'arcipelago
democratico fondato sul passaggio di cash - ora formalmente vietato
dalle norme severe del Tesoro e dunque ancora più ambito e prezioso - è
trasversale alle classi sociali.
Qui risiede la sua
forza speciale: la speranza romanissima di "svoltà" per avere una vita
migliore unisce nella sfida illegale l'alta aristocrazia e il
parcheggiatore abusivo, il divo tv e il bancarellaro di strada. Ce n'è
un po' per tutti, nel vuoto morale della politica e della
amministrazione. Come dice Max Giusti, grande comico cittadino, "siamo
passati dalla Banda alla Banca della Magliana".13-04-2011]
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BARI E PATTA/2-
Arrestato l’ex consulente informatico della procura barese che, a
settembre 2009, avrebbe passato al Corriere della Sera i verbali,
secretate dal pm scelsi, su Berlusconi e le serate con la D’Addario a
Palazzo Grazioli - ai domiciliari Andrea Morrone, 39 anni, che smaniava
per diventare giornalista e con lo scoop fu accontentato con un
contratto di collaborazione con l’edizione pugliese del quotidiano di
via Solferino
Massimo Malpica
per "il
Giornale"
Arrestato l'uomo
che, a settembre 2009, avrebbe passato al Corriere della Sera i verbali
su Berlusconi e le serate con la D'Addario a Palazzo Grazioli. Carte
riservatissime, secretate dal pm, pubblicate nel giorno
dell'insediamento del procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, spedito
nel capoluogo per tentare di sanare le spaccature interne al palazzo di
giustizia. Quell'esordio «amaro» è uno schiaffo che Laudati non ha mai
digerito. Tanto da arrivare a promettere che la «talpa», prima o poi,
sarebbe stata individuata.
E così, per la
procura, è successo. Andrea Morrone, 39 anni, ex consulente informatico
della stessa procura, reinventatosi giornalista con un contratto di
collaborazione proprio con l'edizione pugliese del quotidiano di via
Solferino, da ieri è ai domiciliari. Con l'accusa di avere, il 4 agosto
del 2009, «rovistato» abusivamente nel pc del pm Pino Scelsi,
collegandosi all'archivio informatico della procura con le password
ancora in suo possesso, nonostante fosse stato licenziato dalla società
che gestiva proprio la sicurezza del network giudiziario barese più di
un anno e mezzo prima di quel giorno.
Un dettaglio che
forse spiega anche le tante fughe di notizie di quella calda estate
barese. Ma, pur se apparentemente aiutato dalla scarsa sicurezza
informatica della procura-colabrodo, Morrone secondo i pm era da
arrestare. E il gip l'ha pensata allo stesso modo, pur spendendo 8 mesi
per accogliere la richiesta della procura, arrivata sul suo tavolo
nell'agosto del 2010.
Per l'accusa, il
movente dell'ex consulente informatico era lavorativo: avrebbe deciso di
sottrarre i file per passarli a una cronista barese del Corriere del
Mezzogiorno (che la procura ha indagato per ricettazione) proprio
sperando in una assunzione nel quotidiano. E a febbraio del 2010 il
Corriere pugliese ha offerto a Morrone un contratto di collaborazione
presso la redazione di Lecce.
Al suo nome gli
inquirenti sono arrivati, in un certo senso, per esclusione. Quei
verbali erano solo nel pc del magistrato che indagava Tarantini, non
erano stati dati in copia nemmeno ai legali dell'imprenditore. E il 4
agosto qualcuno aveva consultato i file della cartella «interrogatori
Tarantini», collegandosi in condivisione al computer del pm.
Controllando i
tabulati, e le celle «attivate» dal telefonino di Morrone, gli
investigatori hanno ricostruito da un lato una serie di contatti tra
l'arrestato e la giornalista del Corriere, e dall'altro hanno appurato
la presenza dell'ex consulente nell'area della procura. Pur licenziato,
l'uomo continuava infatti ad aver accesso a una stanza con computer al
piano interrato della procura, ed era ancora in possesso delle password
di accesso.
Il contenuto di
sms e telefonate tra la presunta «talpa» e la giornalista sono
sconosciuti, ma - scrive il gip - «pur non potendosi conoscere il
contenuto delle conversazioni e dei messaggi telefonici (...) esistono
elementi fattuali di natura logica che supportano l'ipotesi d'accusa». E
a confermare che la cronista fosse in possesso dei verbali, all'inizio
dell'agosto 2009, ci sono le dichiarazioni del colonnello della Finanza
Salvatore Paglino (l'uomo che svolse le indagini sul filone D'Addario e
che poi era finito indagato lui stesso, intercettato e spedito ai
domiciliari con le accuse di stalking, peculato e rivelazione di atti
coperti da segreto).
Interrogato dal
pm, Paglino ha raccontato che, in quella settimana d'estate, era stata
la stessa giornalista, incontrata in procura, a dirgli che aveva i
verbali.
Nelle 17 pagine
dell'ordinanza, il gip rimarca infine come l'unica delle esigenze
cautelari a carico di Morrone sia la reiterazione del reato. Non solo
per la «determinazione più che apprezzabile» nell'accedere abusivamente
all'archivio informatico della procura, e nella «sicura consapevolezza
del contenuto antigiuridico della condotta», ma anche perché l'ex
consulente ora, appunto, fa il giornalista.
«Potrebbe
nuovamente sfruttare le cognizioni tecniche di cui è dotato per violare
sistemi informatici» e ottenere documenti da pubblicare, conclude il
gip.13-04-2011]
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GALLI LEGA-TI NEL
POLLAIO (DELLA FINANZA) - IL PRESIDENTE LEGHISTA DELLA PROVINCIA
MARONITA DI VARESE, DARIO GALLI, DA DUE ANNI SI è APPOLLAIATO SULLA
POLTRONA DI AMMINISTRATORE DELLA ‘FINANCIÈRE FIDEURAM’ DEL GRUPPO INTESA
(SOCIETA’ CON DUE DIPENDENTI E 5 PERSONE NEL CDA!) - DECLASSATO DA
ONOREVOLE AD AMMINISTRATORE LOCALE, GALLI È INGEGNERE MA SI RITROVA A
FARE IL BANCHIERE-STAGISTA (10 MILA EURO PER POCHE RIUNIONI ALL’ANNO):
"IL MIO POSTO? GRAZIE AD ALCUNI CONTATTI PERSONALI. COSÌ CAPISCO COME
FUNZIONA IL MONDO DEL CREDITO
Vittorio Malagutti
per "il
Fatto quotidiano"
Dario Galli,
presidente leghista della provincia di Varese, è un banchiere per caso.
Se gli chiedete come mai sieda da un paio di anni sulla poltrona di
amministratore della Financière Fideuram del gruppo Intesa, il diretto
interessato risponde che "grazie ad alcuni contatti personali ho avuto
la possibilità di capire come funziona il mondo del credito". Un uomo
fortunato.
Quanti altri come
lui, privi di competenze specifiche nel settore bancario, vorrebbero
avere un'occasione simile. E a pagamento, perfino. Il posto di
consigliere vale 10 mila euro per partecipare ogni anno a quattro o
cinque riunioni del consiglio di amministrazione. Senza contare che
Financière Fideuram ha sede a Parigi nella magnifica Place Vendome.
Niente male
davvero. Galli, 57 anni, ingegnere, piccolo imprenditore, è anche
consigliere di Finmeccanica, la holding a controllo pubblico che produce
aerei, armi, treni e sistemi di comunicazione. Quella nomina, però, si
può spiegare con la logica della lottizzazione partitica: una poltrona a
un leghista, per di più espressione di un territorio dove Finmeccanica è
presente con numerosi e importanti impianti. Ma che dire della banca?
Financière Fideuram è una piccola società con due soli dipendenti e
cinque consiglieri d'amministrazione. Quattro di loro però sono
funzionari del gruppo Intesa, a cominciare dal presidente Massimo
Brocca.
L'unico esterno è
proprio Galli, che dopo una lunga esperienza da parlamentare (deputato e
poi senatore tra il 1997 e il 2008) è infine diventato presidente della
provincia più leghista d'Italia. Un padano doc, un tipo con le idee
chiare. Giorni fa, per dire, commentò così l'emergenza sbarchi a
Lampedusa: i profughi se li prendano quei "privati che votano
centrosinistra e che hanno case di grandi dimensioni".
Parole che non
grondano umanità ma sono già un passo avanti rispetto alle pallottole
evocate da altri leghisti come Francesco Speroni da Busto Arsizio,
eurodeputato a Bruxelles. Si racconta che Galli consideri la poltrona in
Finmeccanica (60 mila euro di compensi annui) come una sorta di
risarcimento per essere stato declassato dal rango di parlamentare a
quello di semplice amministratore locale.
Il suo
predecessore in provincia, Marco Reguzzoni, uno dei rampanti della
scuderia leghista, è invece approdato alla Camera dove è diventato
capogruppo del partito bossiano. Reguzzoni viene descritto come il
rivale più accreditato del potente Giancarlo Giorgetti, presidente della
commissione bilancio della Camera, che invece sarebbe lo sponsor di
Galli.
Questi però sono
giochi di corrente nel complesso arcipelago leghista. Che c'entra la
banca? Galli dichiara a Il Fatto Quotidiano di "non voler spiegare
esattamente" quali sarebbero i contatti che lo hanno portato fino al
consiglio di amministrazione della società parigina. Niente gite sugli
Champs Élysée, assicura.
"Macchè, vado e
torno in giornata", dice. Per quanto piccola e marginale la Financiere
Fideuram assomiglia molto a una scatola gonfia di perdite. In bilancio
ci sono oltre 130 milioni di passività ereditate dagli esercizi
precedenti. Il fatto è che negli anni della bufera finanziaria la
società di Place Vendome è stata costretta a svalutare titoli in
portafoglio per decine di milioni.
Risultato: i conti
2007 si sono chiusi in rosso per 47 milioni e nell'esercizio successivo
sono arrivare altri 27 milioni di perdite. E così, nel 2008, la
capogruppo Banca Fideuram ha dovuto svalutare di 72 milioni la propria
partecipazione nella controllata con sede a Parigi.
Adesso, in base
alla legge francese, Financière Fideuram ha tempo fino alla fine di
quest'anno per riportare il valore dei mezzi propri, a suo tempo
falcidiati dalle perdite, al di sopra del 50 per cento del capitale
sociale. Altrimenti Banca Fideuram sarà costretta a far fronte alle
vecchie perdite della controllata. Missione impossibile? Vedremo. Gli
ultimi due esercizi si sono chiusi praticamente in pareggio. Nel
frattempo però Galli si sta facendo la sua bella esperienza da
banchiere.14-04-2011]
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BARI E PATTA -
L’ULTIMA TRANCHE DELL’INCHIESTA SU TARANTINI (IL TIPINO CHE PORTò LA
VERGINE D’ADDARIO A PALAZZO GRAZIOLI) È UNA MAZZATA MICIDIALE SUL PD:
COINVOLTI I CAPOCCIONI ESPONENTI DEL CENTROSINISTRA - DOPO IL DALEMONE
TEDESCO, NEI GUAI ANCHE L’EX ASSESSORE DI VENDOLA, MARIO LOIZZO - NELLE
INTERCETTAZIONI LA SPARTIZIONE DELL’APPALTO: “SÌ, FACCIAMO TRE LOTTI
COME DICONO TUTTI, POI UNO A TE, UNO A TE E UNO A TE, E LI DIVIDIAMO
TUTTI”…
Giuliano Foschini
per "la
Repubblica"
Una nuova bufera
giudiziaria potrebbe presto abbattersi sul mondo politico e
imprenditoriale pugliese. Sta per chiudersi l´ultima tranche
dell´indagine nata nel 2008 sull´imprenditore della sanità Gianpaolo
Tarantini. Un´inchiesta che nel 2009 portò per la prima volta a scoprire
il giro di escort che frequentavano le residenze del presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi.
Ma che ha anche
scoperchiato un giro di mazzette e appalti truccati attorno al mondo
della sanità. E´ questo secondo filone che starebbe ora per chiudersi,
coinvolgendo una serie di politici locali e nazionali di primo livello
del centrosinistra. In particolare del Partito democratico.
L´indagine -
condotta dai sostituti procuratori Eugenia Pontassuglia, Ciro Angelillis
e Giuseppe Scelsi - parte dalle dichiarazioni di Tarantini. Ma, grazie
al lavoro attento della Guardia di finanza, è riuscita a ricostruire in
più di un anno e mezzo di indagine una fitta rete di interessi di gruppi
imprenditoriali che lavoravano con denaro e incentivi pubblici grazie
all´appoggio di alcuni politici.
Emblematica, per
raccontare il sistema, è l´intercettazione ambientale del 21 gennaio del
2009 tra Tarantini, l´ex direttore generale della Asl di Bari, Lea
Cosentino, e gli imprenditori Cosimo Catalano, Rino Metrangolo ed Enrico
Intini, tutti vicini al centrosinistra.
Si parlava di un
appalto da spartire che la Asl di Bari stava per bandire e Tarantini
come al solito aveva le idee chiare: «Rino, il problema sai cos´è? Che
chi romperà i coglioni... chi può rompere i coglioni sono: o Alberto
(Tedesco, il senatore del Pd per cui è stato chiesto l´arresto-ndr), se
non si parlano, e con Alberto parla Enrico, o Cascina per il fatto della
luce ed il gas, e ci parla Enrico, o gli altri che ora sono... Chi sono:
il Cns (il Centro nazionale servizi-ndr) e chi sta? Il Cns che non è un
problema, e Tre Fiammelle; ma Tre Fiammelle è un fornitore (diciamo
così) locale che non è che ha tutte queste capacità di... e non è
neanche il tipo che va a fare l´esposto in Procura piuttosto che la
lettera a "La Gazzetta", non è assolutamente il tipo».
Ancora più
espliciti quando si tratta di dover decidere come spartirsi un appalto.
«Sì, facciamo tre lotti come dicono tutti, poi uno a te, uno a te e uno
a te, e li dividiamo tutti». E riferendosi ad alcune imprese,
l´imprenditore dice ancora: «Io so solo che li vuole Alberto dentro per
forza! Secondo me, bisogna sentire almeno Mario Loizzo (ex assessore
della giunta Vendola in quota Pd-ndr) e almeno Alberto Tedesco».
Tarantini insiste:
«Ma tu non puoi parlare con Alberto e Mario e dire: "Senti, con questi
qua dobbiamo fare queste cazzo di tre cose, come dobbiamo fare, chi
dobbiamo portarci dentro?" Poi ve le dividete... cioè: per assurdo,
facendo che in tre capogruppo, no?... Siete tu, lui e diciamo... «.
Questa
intercettazione verrà depositata oggi integralmente dalla Procura
nell´udienza al tribunale del Riesame che dovrà decidere sulla posizione
di Tedesco. La Procura ha infatti chiesto che venga riconosciuta
l´associazione a delinquere nei confronti del senatore del Pd. Mentre
l´ex assessore regionale alla Sanità ha chiesto che venga annullata la
richiesta di carcerazione a suo carico.
Non sono ancora
chiari i tempi invece sulla seconda tranche dell´inchiesta: certo è che
la polizia giudiziaria ha concluso la sua indagine. Nell´occhio della
Procura, guidata da Antonio Laudati, non ci sarebbero però soltanto gli
interessi sulla Sanità. La politica avrebbe utilizzato metodi simili per
gestire anche altri business, primo tra tutti quello sull´eolico e sul
fotovoltaico: l´inchiesta ha dimostrato che persone vicini a gruppi
politici avrebbero creato società ad hoc per accedere ai
finanziamenti.14-04-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - “FT”: BERLUSCONI FA LO SPAVALDO MA I SUOI PROCESSI
ISOLANO L’ITALIA - IL MESSAGGIO DI DRAGHI SULLA RICAPITALIZZAZIONE HA
COLPITO NEL SEGNO LE BANCHE ITALIANE, MA PASSERA E VIGNI GIÀ PENSANO A
DISTRIBUIRE DIVIDEDI ALTISSIMI - “LES ECHOS”: IL MINISTRO FRANCESE AL
BILANCIO PROPONE 1000 EURO DI PREMIO AI DIPENDENTI, MA GLI INDUSTRIALI
RISPONDONO PICCHE - LA FRANCIA CRESCERÀ MENO DEL PREVISTO - “EL
CONFIDENCIAL”: NEI PROSSIMI TRE ANNI “TELEFÓNICA SPAGNA” TAGLIERÀ 6000
POSTI DI LAVORO…
1 - FINANCIAL
TIMES
LE BANCHE ITALIANE PROGETTANO DI TORNARE AGLI ABBONDANTI
DIVIDENDI DEL PERIODO PRE-CRISI
http://www.ft.com/home/europe
- "Le banche
italiane progettano di tornare agli stessi livelli di dividendi, se non
più alti, del periodo precedente alla crisi finanziaria, rovesciando la
strategia di qualche mese fa. Corrado Passera, amministratore delegato
di Intesa San Paolo, e Antonio Vigni, il suo omologo al Monte dei Paschi
di Siena, in due distinte interviste hanno dichiarato al "Financial
Times" che torneranno a distribuire in dividendi la metà, se non oltre,
degli utili annuali". [...]
"Non ci sono
restrizioni", dice Passera, "in questo mondo incerto è importante
prendere impegni sui dividendi. Saranno molto alti, superiori il 50 per
cento".
IL MESSAGGIO DI
DRAGHI HA COLPITO NEL SEGNO
http://www.ft.com/home/europe
- In un'intervista
pubblicata sul "Financial Times" di oggi, Corrado Passera parla
dell'aumento di capitale di Intesa San Paolo e delle altre grandi banche
italiane. "È chiaro - scrive l'"FT" - che a decidere di ricapitalizzare
ora non è stato lui, ma il governatore della Banca d'Italia Mario
Draghi, il ministro Tremonti e la European banking authority".
"Abbiamo cambiato
idea riguardo al nuovo livello di capitale considerato normale dai
regolatori del mercato. Un paio di giorni dopo esserci riuniti - dice
Passera - ho chiamato il presidente e gli ho detto: ho cambiato idea".
BERLUSCONI FA LO
SPAVALDO MA I SUOI PROCESSI ISOLANO L'ITALIA
http://www.ft.com/home/europe
"Sulla scena
internazionale, i più autorevoli funzionari, in privato dicono che gli
scandali di cui è protagonista Silvio Berlusconi e la sua vita privata,
oltre ai suoi continui conflitti d'interesse, hanno fatto l'Italia
oggetto del ridicolo e dell'irrilevanza. Vedono il governo italiano
andare virtualmente avanti senza di lui, guidato da amministratori
capaci come Giulio Tremonti e Franco Frattini. A Milano c'è disillusione
anche tra le file dei suoi sostenitori.
I leader economici
non mettono in dubbio il suo talento nell'intrattenimento, ma c'è una
crescente frustrazione per il fatto che le sue battaglie legali hanno
tolto le riforme economiche dalle priorità del governo".
DEUTSCHE BANK E
GOLDMAN SACHS DEFERITE AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA E ALLA SEC
http://www.ft.com/home/europe
- La commissione
permanente del senato americano che indaga sulla crisi finanziaria
immobiliare e sul ruolo che in essa hanno avuto le banche, ha fornito al
Dipartimento di Giustizia e alla Sec (l'equivalente Usa della nostra
Consob) elementi riguardanti "Goldman Sachs" e "Deutsche Bank" che
potrebbero dare avvio a dei procedimenti giudiziari.
- Sullo stesso
argomento leggi anche ZERO HEDGE: http://bit.ly/dOXSsv
2 - LES ECHOS
LAGARDE RIVEDE AL RIBASSO LA CRESCITA FRANCESE: DAL 2,5 AL 2,25%
http://bit.ly/gq15UQ
- Il primo
ministro francese Christine Lagarde, intervistato da "Les Echos", dice
che l'economia della Francia crescerà del 2,25 per cento nel 2012,
anziché del 2,5 come stimato in precedenza. Lagarde segnala una
diminuzione della domanda estera di prodotti francesi e un aumento dei
costi energetici.
L'inflazione per
il 2011, aggiunge il ministro, sarà all'1,8 per cento, mentre nel 2012
sarà all'1,75. Il target per il deficit 2012 continua ad essere il 4,6
per cento del Pil, conclude Lagarde, confermando un target del 3 per il
2013. Quanto al debito pubblico, nel 2012 sarà l'86 per cento del Pil;
nel 2013, l'85,6.
IL MINISTRO
FRANCESE AL BILANCIO BAROIN: "MILLE EURO DI PREMIO AI DIPENDENTI". MA
GLI INDUSTRIALI SI OPPONGONO
http://bit.ly/fyQ62k
- Ieri il ministro
al Bilancio francese François Baroin, sviluppando un'idea di Sarkozy,
aveva evocato un premio di 1000 euro che le imprese dovrebbero versare
ai propri dipendenti, distribuendo i dividendi.
Un modo per
ripartire gli utili di impresa tra azionisti e lavoratori. Ma la
risposta degli industriali non si è fatta attendere: oggi la presidente
di Medef (l'equivalente francese di Confindustria), Laurence Parisot, ha
bollato le proposte di Baroin come "incomprensibili".
3 - EL
CONFIDENCIAL
NEI PROSSIMI TRE ANNI "TELEFÓNICA SPAGNA" TAGLIERÀ 6000 POSTI DI
LAVORO
http://bit.ly/gVlmf1
- "Telefónica
Spagna", nei prossimi tre anni, prevede un taglio di dipendenti del 20
per cento. La compagnia presieduta da César Alierta, in Spagna, impiega
30mila persone. Ciò significa che la riduzione coinvolgerà circa 6000
lavoratori.
La misura rientra
in un piano triennale di riduzione dei costi. Nel 2010, tuttavia,
"Telefónica" ha registrato un utile netto di 10mila 167 milioni di euro,
il 30,8 per cento in più del 2009. Un risultato su cui pesa anche
l'acquisizione della compagnia brasiliana "Vivo".
4 - THE NEW YORK
TIMES
GLENCORE ANNUNCIA IPO DA 12,1 MILIARDI DI DOLLARI A LONDRA ED
HONG KONG
http://dealbook.nytimes.com/
- "Glencore" ha
finalmente ufficializzato la sua quotazione sulle borse di Londra ed
Hong Kong. Il gigante delle materie prime punta a raccogliere 12,1
miliardi di dollari.14-04-2011]
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PARIOLI-BAHAMAS,
SOLA ANDATA - GRAN PARTE DEL TESORO DEL MADOFF DE’ NOANTRI STAREBBE NEI
CARAIBI - LA VERSIONE DI TORREGIANI, UNO DEI BROKER DI LANDE (DI CUI
OGGI SI DECIDE LA SCARCERAZIONE): “TUTTI I CLIENTI SAPEVANO CHE I FONDI
ERANO ALL’ESTERO. LANDE ERA STATO MINACCIATO CON LE ARMI DA CRIMINALI
CHE RIVOLEVANO INDIETRO I SOLDI” - TRA I TRUFFATI, UNA CONSIGLIERA DEL
MINISTRO MARONI E L’EX MOGLIE DEL DEPUTATO PDL DI CAGNO ABBRESCIA - SI
INDAGA SUI 500 NOMI CRIPTATI, CHE NON AVEVANO VOLUTO LO SCUDO FISCALE
(TROPPI SOLDI O MAGAGNE DA NASCONDERE), e COME PSEUDONIMI USAVANO I NOMI
DEI PROPRI CANI
1 - MADOFF
PARIOLI, TESORO ALLE BAHAMAS - CACCIA AI FONDI NEL PARADISO FISCALE...
TGCOM - Mentre proseguono le indagini sui conti cifrati
legati alla truffa del Madoff dei Parioli, all'appello mancherebbero
ancora milioni di euro. Si tratta del tesoro nascosto di Gianfranco
Lande, il cervello del grande raggiro. Il bottino, secondo gli
investigatori, sarebbe alle Bahamas. Il Nucleo valutario ha accertato
infatti l'esistenza di alcuni fondi chiusi intestati proprio a Lande.
Non sono però noti né il loro contenuto, né il valore.
Ma non è tutto
qui. Gli inquirenti sono infatti a caccia anche degli investimenti
ricostruiti dal liquidatore, Gianluca Brancadoro. Una cifra che si
aggira intorno ai 30 milioni di euro negoziati tramite la banca inglese
Crest Euroclear per conto di 120 clienti tra il dicembre del 2008 e il
giugno del 2009 e svaniti letteralmente nel nulla.
2 - IN CORSO
UDIENZA RIESAME PER LANDE E ALTRI TRE...
(ANSA) - E' in corso davanti al tribunale del riesame
di Roma l'udienza sollecitata da quattro dei cinque componenti della
cosiddetta 'Banda dei Parioli' per chiedere la revoca delle ordinanze di
custodia cautelare in carcere. Si tratta di Gianfranco Lande, ritenuto
dalla procura il principale artefice della megatruffa da 170 milioni di
euro, della compagna Raffaella Raspi, di Andrea Raspi e di Gian Piero
Castellacci De Villanova.
Il quinto
indagato, Roberto Torreggiani, è stato esaminato dal tribunale del
riesame la settimana scorsa e si è visto rigettare l'istanza di
scarcerazione. L'udienza è stata caratterizzata dalla sospensione di
un'ora per consentire ai difensori degli indagati di consultare
l'ulteriore documentazione, una ventina di allegati, depositata ieri dal
pubblico ministero Luca Tescaroli.
3 - LE MINACCE AL MADOFF DEI PARIOLI I BOSS CON LE PISTOLE NEL
SUO UFFICIO...
Federica Angeli e Maria Elena Vincenzi per "la
Repubblica"
È prevista per
oggi l´udienza del Riesame per la scarcerazione dei protagonisti della
truffa dei Parioli. Il giudice dovrà decidere se rimettere in libertà
Gianfranco Lande, la compagna Raffaella Raspi e il fratello Andrea, e
Giampiero Castellacci. Lo farà alla luce dei nuovi interrogatori per i
maghi della stangata da 170 milioni di euro in cui sono finiti vip,
calciatori, bancari, politici e notabili romani.
E mentre
dall´elenco dei 1.678 clienti truffati spuntano nuovi nomi - come quello
di Mara Carluccio, nello staff del ministro Maroni come consigliere
sulle politiche di genere comunitarie e internazionali e Patrizia
D´Abramo, ex moglie del deputato del Pdl Simeone Di Cagno Abbrescia e
dipendente alla Sogei, società informatica che lavora per conto del
ministero dell´Economia e delle Finanze - vengono fuori particolari
importanti che potrebbero portare all´identificazione dei "500" clienti
eccellenti non ancora decriptati dalla Finanza. Molti di loro come nome
in codice avevano usato quello del proprio cane.
A fornire la
chiave di lettura di quella lista di persone che ha deciso di non
avvalersi dello scudo fiscale, forse per sfuggire al fisco o magari
perché non voleva essere riconoscibile nel malaffare del Parioli per via
di ingenti investimenti che dovevano restare segreti (come Lande stesso
ha ammesso davanti agli inquirenti), è Roberto Torregiani, uno dei
broker della giostra mangia soldi. Quando il pm Luca Tescaroli gli
domanda se conosca le identità degli investitori che compaiono come
"Aless. x" o "Asia. x", lui risponde: «Queste persone non le conosco
come molti altri investitori. Posso solo immaginare che i conti cifrati
erano dovuti a motivi vari. Castellacci aveva dei clienti che avevano
nomi vari. Ricordo che qualcuno si faceva chiamare come il suo cane». Un
buon punto di partenza per la decodificazione.
Pm Tescaroli. «Per
i clienti più importanti vi erano delle condizioni diverse rispetto agli
altri?»
Torregiani. «Per me no. Io trattavo tutti allo stesso modo. Era il
cliente che veniva da noi. Molti clienti erano contenti, come il prof.
Alessandro Tella, il quale mi ringraziava per i guadagni percepiti».
Altra questione,
chiarita nell´interrogatorio, è il collegamento del Madoff dei Parioli
col clan della ‘ndrangheta dei Piromalli. Lande, al riguardo, aveva
dichiarato di non sapere che quei soldi venivano dalla cosca.
Pm Tescaroli. «Ha
conosciuto come investitori Giuliano Ricci e Paolo Piromalli?»
Torregiani. «Credo che fossero clienti diretti di Gianfranco Lande, il
quale spiegò la mancanza di liquidità per essere stato costretto a
consegnare 5 o 6 milioni di euro a seguito di minacce, anche con armi.
Venne fatta una riunione in ufficio con Lande e un ufficiale dei
carabinieri, il quale disse che vi erano delle telecamere per riprendere
le condotte estorsive che avevano consentito di arrestare delle persone.
Lande ci raccontò che l´investimento era riferito a Cosmi e che
Piromalli e Coppola erano coloro che avevano posto in essere
l´estorsione».
Pm Tescaroli. «Le
risulta che Gianfranco Lande fosse iscritto a una loggia massonica?»
Torregiani. «Non lo so, ma sto scoprendo giorno per giorno cose strane.
Comunque io non lo so».
Torregiani spiega poi la decisione di far aderire allo scudo fiscale i
clienti che avevano investito in conti esteri. Un´operazione, secondo
gli inquirenti, "irregolare" mirata a nascondere da una parte le
attività del Madoff dei Parioli - che ha trascinato una parte di clienti
della società Eim, quella fantasma, nelle due consobizzate Egp e Dharma
- dall´altra finalizzata ad intascare il 5% (la tassa stabilita da
Tremonti) che spettava allo Stato, ma che lui si faceva consegnare in
contanti dai clienti o trattendendoli dal loro conto corrente. Dalle
parole dell´indagato si apre un altro scenario: tutti i clienti erano
consapevoli degli investimenti all´estero.
Pm Tescaroli.
«Vuole spiegare la ragione per la quale le posizioni di investimento
sono state fatte transitare da Eim a Egp?».
Torregiani. «Erano i clienti a volerlo. Pensavo che lo scudo offrisse la
possibilità di avere una maggiore trasparenza. Lande faceva delle
riunioni serali con i clienti ai quali spiegava la convenienza di
aderire alla procedura dello scudo fiscale. Ho ritenuto che lo scudo
fosse destinato a regolarizzare le posizioni e avere un rapporto
migliore con il proprio capitale».
Pm Tescaroli.
«Lande afferma che lei ha proposto ai suoi clienti di fare lo scudo e
che lui ha subito la sua determinazione. Cosa può dire in proposito?»
Torregiani. «Io non avevo il potere di imporre a Lande la possibilità di
proporre lo scudo fiscale. Io ripeto di non aver avuto coscienza di
dover nascondere nulla, pensavo che fosse tutto regolare».
Pm Tescaroli.
«Secondo quanto lei afferma è stata volontà dei clienti di aderire allo
scudo fiscale. Ma perché il cliente avrebbe avuto questa necessità se,
come lei afferma, doveva essere tutto regolare e i clienti non avevano
alcuna conoscenza dell´assenza di legittimazione da parte di Eim?».
Torregiani. «Io pensavo che lo scudo fiscale fosse utile per rendere più
agevole riavere i propri capitali. Tutti i clienti sapevano che gli
investimenti erano all´estero. La dimostrazione di questo è che la
maggior parte dei clienti chiedeva di fare la C. V. S (casuale valutaria
statistica)».14-04-2011]
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1- A SOLI 64 ANNI,
LO CHARMATO LUCHINO DI MONTEPARIOLO STA PER CONCEDERSI ALLA NAZIONE PER
IL BENE NOSTRO E DEI SUOI CARI TRENINI. REPUBBLICA LANCIA L’ATTACCO A
TREMONTI IN PRIMA PAGINA. IL CORRIERE NASCONDE LA NOTIZIA IN UNA SOBRIA
SPALLETTA MOTOCOLONNA A PAGINA 9. DEL RESTO SI SA CHE QUANDO CI SONO I
POTERI MARCI IN MARCIA, IL GIORNALISMO È UNA SCIENZA MENO ESATTA DEL
SOLITO - 2- A CIQUITO CICCHITTO LA BINDI GLI HA INTONATO ALLA CAMERA IL
CORETTO “P2 P2” E ORA “IL PDL CHIEDE SANZIONI”. SANZIONI PER LA BINDI,
SIA CHIARO. PARE SIA STONATA - 3- SULLA PRIMA PAGINA DI ’’LIBERO’’, UN
ARTICOLO DI BECHIS CHE DOVREBBE PARLARE DELLE TANTE INCHIESTE SU
BERLUSCONI, E CHE PERÒ CONTIENE UNA SOLA VERA NOTIZIA: LA MOGLIE DI
ALFANO SAREBBE SOTTO INDAGINE PER LE SUE CONSULENZE E CONTATTI CON
MASSIMO CIANCIMINO. CAPITA
a cura di Minimo
Riserbo e Pippo il Patriota
1 - NESSUNO TOCCHI
IL VIDEOPOKER...
Guadagnarsi i soldi onestamente è un principio che ormai vale solo per i
sudditi. Lo Stato educatore, invece, a parte stupide prediche su
bamboccioni e tornelli, ama far cassa istigando al gioco d'azzardo i più
poveri. E' un po' ipocrita, ok, ma fa bene anche al finanziamento dei
partiti perché "la politica costa".
Il Corriere
Maronita (p. 23) ci racconta la storia di un sindaco lecchese che si
becca l'ennesima minaccia (pallottola in busta) per aver stoppato il
videopoker. Poi, alla fine del meritorio pezzo, ci fa apprezzare che
lunedì il Signor Ministro di Polizia porterà personalmente la sua
solidarietà al coraggioso sindaco leghista. Poi ovviamente ne parlerà
con Tremonti, no?
2 - VOGLIA DI
NUOVE BR, VOGLIA DI LEGGI SPECIALI...
Gran brutta cosa a Roma: "Gambizzato leader di Casa Pound. "Abbiamo dato
fastidio a qualcuno". Andrea Antonini, consigliere de la Destra in un
municipio della Capitale, è stato colpito da due uomini in scooter.
Alemanno: "no al ritorno degli anni di piombo" (Repubblica, p. 22). E
neanche al ritorno degli anni di spranga, vero?
Il Giornale mette
insieme una prima pagina curiosa. Sopra strilla "Sparano alle gambe.
Clima da anni di piombo". Sotto, mette la foto del povero Celeste, nei
guai per le firme false, sotto il titolo: "Colpo di coda dei magistrati:
vogliono azzerare la Lombardia". Dalla Macchina del fango alla Macchina
del Tuttofabrodo.
3 - LA BELLA
ITALIETTA DEL CAVALIER POMPETTA...
Il Panama Napolitaner, reduce dalle patriottiche gozzoviglie per l'Unità
(?) d'Italia, forse si mette di traverso sull'ennesima
legge-prelibatezza cucinata dallo chef Angelino Jolie Alfano (quello che
qualunque cosa faccia resta sempre "un caro ragazzo"). ‘O presidente:
"Valuterà attentamente le norme sulla prescrizione breve".
Minkiazza! Allora
il Pompetta si preoccupa, ma si preoccupa proprio tanto di queste ardite
parole, e fa uscire su Repubblica (pp. 6-7) i seguenti "retroscena": "Il
Cavaliere pronto alla prova di forza: "Se ce la boccia, la
riapproviamo", come fanno con la Corte costituzionale, tanto
l'importante è guadagnare tempo e far saltare i processi che lo
riguardano. Non solo, ma adesso "subito pure la legge bavaglio".
4 - SUONA IL
CAMPANELLO, PARLA IL QUAGLIARELLO...
"In un Paese normale il processo Mills, per evidenti ragioni di economia
processuale, sarebbe già stato lasciato cadere", dice il senatore
Gaetano Quagliarello in una intervista a Maria Antonietta Calabrò, sul
Corriere delle Pera (p. 3 e non P3, fare attenzione).
Va anche detto che
"in un paese normale" il premier non traffica con conti offshore e non
ammutolisce i testimoni d'accusa a suon di milioni. E, sempre per stare
"in un paese normale", se gli stessi fatti sono stati già accertati con
sentenza in un processo dal quale uno è stato stralciato solo perché gli
hanno fatto una legge incostituzionale su misura, quando poi finalmente
tocca a lui, non servono più di un paio di udienze per condannarlo o
assolverlo. Ma "in un paese normale" ci sarebbe un Quagliarello
capogruppo dei senatori del partito di maggioranza relativa?
5 - SEBBENE CHE
SIAMO PURE UN POCO MASSONI...
Poi succede che abbiamo ancora in giro, strabordante per ogni
telegiornale di regime e salotto tv, un certo Ciquito Cicchitto. La
Bindi gli ha intonato alla Camera il coretto "P2 P2" e ora "Il Pdl
chiede sanzioni" (Corriere, p. 6). Sanzioni per la Bindi, sia chiaro.
Pare sia stonata.
Succede anche che
l'ex tessera P2 numero 1812, il confratello ("per sbaglio") Berlusconi
Silvio, butta lì una mezza cazzata come indicare quell'avanzo di
parrocchia dell'Angelino Jolie per la successione al trono. Ed è subito
agitazione tra i sinceri democratici. "Su Alfano delfino, il gelo del
partito. "No ad investiture". Stop all'"erede" da Cicchitto e Matteoli"
(Corriere, p. 9). Adesso al CaiNano, per la par condicio, gli toccherà
indicare un cappuccione per il Quirinale.
Poi c'è anche il
ciellino con la mira del cecchino, ovvero Franchino Bechis. Il quale,
per la serie "Avvisi ai navigati", scaraventa sulla prima pagina di
Libero, un articolo che dovrebbe parlare delle tante inchieste su
Berlusconi, e che però contiene una sola vera notizia: la moglie di
Alfano sarebbe sotto indagine per le sue consulenze e contatti con
Massimo Ciancimino. Capita.
6 - FOREVER YOUNG:
LA DISFIDA DEI SESSANTENNI...
A soli 64 anni, lo charmato Luchino di Montepariolo sta per concedersi
alla nazione per il bene nostro e dei suoi cari trenini. Repubblica lo
lancia in prima pagina: "Montezemolo accusa: "Tremonti inefficace". Il
Corriere nasconde la notizia in una sobria spalletta motocolonna a
pagina 9: "Montezemolo critica Tremonti: meno battute e più impegno" (p.
9). Del resto si sa che quando ci sono i Poteri Marci, il giornalismo è
una scienza meno esatta del solito.
E non dev'essere
un giornalista con il tesserino dell'Ordine il misterioso Superbonus che
sul Cetriolo Quotidiano racconta in modo analitico e chiaro "Tremonti e
la strategia del bluff continuo" (p. 10).
7 - UN ALTRO
UTILIZZATORE FINALE: FORMIGONI...
Non finiscono mai i guai per la candidatura spintanea di Nicole Minetti,
l'igienista interdentale di Papi, e di Giorgio Puricelli, massaggiatore
del medesimo. "Formigoni e il caos dei listini. "Falsa una firma su
cinque". In 800 dicono: non sono nostre. Una decina di indagati"
(Corriere, p. 26). Nel dubbio, il Giornale
8 - NELLE MANI GIUSTE...
Ok, il governatore siculo Raffaele Lombardo, "in un Paese normale"
sarebbe giusto il segretario della Cisl barellieri dell'ospedale di
Catania. Però guardate come risponde a quel Pd che non ha mai mosso un
dito per contrastare Marcello Dell'Utri in Sicilia, e anzi faceva affari
con Totò Cuffaro: "Veltroni nostalgico del 61 a 0. Miccichè? Non sa
stare tre minuti a una scrivania" (Corsera, p. 11).
Ed è consolante
apprendere che per fortuna la vita continua come sempre anche per uno
che è appena diventato ministro dei Campi: "Romano resta sotto inchiesta
per mafia" (Repubblica, p. 9)
9 - BARI, NESSUNO
TOCCHI LAUDATI (E I CRONISTI)...
"Fondi da Vendola, verifiche sul procuratore. Organizzò una rassegna
teatrale, tra gli attori il governatore poi prosciolto. Atti al Csm".
Sul Corriere (p. 24), Fiorenza Sarzanini si leva un sassolone dalla
scarpa e rompe il silenzio sull'operato di Antonio Laudati, la toga
azzurra (o esistono solo le toghe rosse?) che lavorò al ministero prima
con Mastella e poi con Alfano ed è sempre d'accordo con le migliori
riforme della giustizia.
Storiaccia
velenosa, ma girava da tempo e Laudati se l'è andata in qualche modo a
cercare, intercettando fior di giornalisti per capire come era nato uno
scoop del Corriere della Sera sui verbali di Giampi Tarantini.
L'abbiamo scritto
anche ieri: nelle democrazie non si intercettano i giornalisti, a meno
che siano dediti al reperimento di zoccole per il padrone.
Su Repubblica, fanno lo stesso pezzo, ma non trovano nessuno che lo
possa firmare (p. 11). Del resto da Laudati hanno già subito già
abbastanza. E poi, quando si finisce a giudizio con i magistrati,
stranamente succede che si diano sempre ragione l'uno con l'altro.
10 - DISECONOMY...
Alla voce "malfunzionamenti della globalizzazione finanziaria", ci tocca
registrare la seguente notizia: "Enav, trovati a Cipro i primi fondi
neri "Sei milioni di euro per le tangenti". Arresti bis per Cola di
Finmeccanica. Latitante negli Usa l'imprenditore Di Lernia. Fatture per
operazioni inesistenti pagate dalla Selex di Marina Grossi" (Repubblica,
p. 25). Marina Grossi, duole ricordarlo, è la consorte del signor
presidente della Finmeccanica, il toscano dal forbito eloquio
Guarguaglini Pierfrancesco. E oggi sul Sole deRiottizzato, Claudio Gatti
rifila la seconda puntata della storia di Cola.
11 - LOMBROSIANI
PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la foto pubblicata da Illustrato Fiat a pagina 35.
Vi si contemplano il Tronchetti Dovera e l'Agnelli che non c'era che si
guardano, e si sorridono, e si piacciono proprio un casino.
12 - UN BANCHIERE
ALLO SBANDO?...
Ci vuole un plutocrate a spasso per incitare i giovani alla rivolta
contro il precariato: "Profumo spinge i giovani: "Fatevi sentire in
piazza". Giustamente, la Stampa lo mette nelle pagine economiche (p.
33), perché Arrogance voleva dire: "Fatevi sentire in piazza Affari". Ma
i soliti giornalisti bolscevichi hanno equivocato.15-04-2011]
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DALLA BANDA DELLA
MAGLIANA ALLA BANCA DEI PARIOLI - "INTERVISTA" A REGINA COELI AL MADOFF
ALLA CARBONARA FA GIÀ PROCLAMI DI RIENTRO IN PISTA, PER IL PM LANDE
AVREBBE LAVATO, OLTRE AI 14 MLN € DEI PIROMALLI, ANCHE ALTRI SOLDI
SPORCHI (COSA CHE AGGRAVEREBBE L’ACCUSA DI RICICLAGGIO) CREANDO “UN
CIRCUITO ILLECITO DI INVESTIMENTO, PARALLELO A QUELLO UFFICIALE
1 - «VEDRETE,
TORNERÒ A INVESTIRE APPENA USCIRÒ DAL CARCERE»
Alessandro Capponi per il "Corriere
della Sera"
Il «Madoff dei
Parioli» non vede l'ora di ricominciare. E chissà come reagiranno quelli
che immaginano, nei prossimi anni, di investire denaro nella finanza:
«Cosa farò quando uscirò dal carcere? Continuerò a fare il mio lavoro,
il consulente finanziario» . Gianfranco «Madoff» Lande lo dice quasi
come una certezza, nella sua cella della settima sezione di Regina
Coeli: camicia indossata sotto una polo blu, pantaloni, baffi curati.
E quando il
politico in visita, ieri pomeriggio, gli fa notare che non sarà
semplicissimo riciclarsi nel medesimo settore, la finanza, dopo tutto
quello che è accaduto, dopo questa truffa colossale, lui sorride, sicuro
di sé: «Difficile? E perché mai? Ho venticinque anni d'esperienza,
troverò chi mi darà fiducia». Ora, sia chiaro: per i magistrati è la
mente di questo raggiro da 300 milioni, ed è in carcere dal 24 marzo con
le accuse di riciclaggio e associazione per delinquere finalizzata alla
truffa e all'esercizio abusivo dell'attività finanziaria.
Eppure, di fronte
all'onorevole - in un colloquio di oltre quaranta minuti, dopo quello
rapido avuto nei giorni scorsi con un altro politico - di quelle accuse
non vuole neanche sentire parlare: «Ho smesso di guardare la tv, troppe
bugie, adesso la tengo spenta e se proprio la accendo cambio canale
quando ci sono servizi che mi riguardano. I primi giorni, quando li
ascoltavo, mi veniva il bruciore di stomaco». Devono essere parecchi i
dettagli che gli hanno fatto venire il mal di pancia.
Quei soprannomi,
ad esempio: per molti è la versione nostrana di Bernard Madoff, per
altri lui e il suo socio Roberto Torregiani erano «il gatto e la volpe».
E poi ci sono tutte quelle proteste, quei personaggi famosi che sui
media si sono susseguiti per dichiararsi vittime, truffati, raggirati.
Lui, seduto sul letto, scuote la testa: «Io sono vittima, io sono stato
messo in mezzo. Non ho rubato, non sono scappato coi soldi, ho agito
nella massima trasparenza, alla luce del sole» .
E tutte quelle
proteste? Tutte quelle persone disperate? Dedica loro poche frasi,
sorridendo: «Io non ho mai voluto né potuto truffare. Anzi, a volte
pagavo gli investitori con i soldi miei. E poi quelli che mi hanno
denunciato, quei trenta, sono quelli che hanno preso più soldi degli
altri» . Il politico non entra nel merito della questione, ma gli chiede
una cosa che attiene al lato umano di tutta questa storia: ma si scuserà
con gli investitori, prima o poi?
«Spiegherò a tutti
come ho lavorato, come ho agito con quei soldi, questo sì. Ma sono
sereno. Se c'è una responsabilità mia forse è quella di aver
sottovalutato la provenienza dei flussi di denaro. Questa vicenda dei
Piromalli, però, mi lascia molti dubbi: io ho ricevuto telefonate di
minaccia e le ho subito denunciate. A voler immaginare dove fossero quei
soldi, mi viene in mente una società di assicurazioni irlandese, o una
finanziaria di Milano. Chissà. Di certo, visto che tutto è stato fatto
alla luce del sole, mi chiedo perché gli organismi preposti al controllo
non siano intervenuti: il ministero delle Finanze, l'antiriciclaggio...
» .
Dopo due settimane
di sciopero della fame - «l'ho fatto per attirare l'attenzione, hanno
arrestato la mia compagna solo perché era nella società» - adesso mangia
«pane e frutta. Nei prossimi giorni, mia figlia mi porterà altro cibo».
La cella ha le pareti bianche, la porta aperta, un unico letto a
castello: sulla rete in alto, manca il materasso. Gianfranco Lande,
adesso, è solo. Ma, a quanto pare, lui pensa sia questione di tempo:
presto tutto ripartirà. I clienti, i titoli, gli investimenti. Il
«Madoff dei Parioli» non vede l'ora di ricominciare.
2- L'ACCUSA: HA
ACCETTATO IL RISCHIO DI RICICLARE DENARO ILLECITO CON PRECEDENTI 90
INVESTITORI
Lavinia Di Gianvito per il "Corriere
della Sera"
Truffa, frode,
corruzione: sono 90 i clienti di Gianfranco Lande denunciati o indagati
prima ancora del loro gestore. Il «Madoff dei Parioli», oltre ai 14
milioni dei Piromalli, avrebbe lavato altri soldi sporchi. Con il
rischio di vedersi aggravare l'accusa di riciclaggio. «La creazione di
un circuito illecito di investimento- scrive il pm Luca Tescaroli -,
parallelo a quello ufficiale, evidenzia quantomeno una concreta
accettazione del rischio di porsi quale riciclatore di denaro di
provenienza illecita».
La Finanza ha
individuato i clienti di Lande «con precedenti di polizia/penali»
consultando la banca dati delle forze dell'ordine. L'informativa è stata
allegata a una relazione che la procura ha depositato al tribunale del
riesame in vista dell'udienza di ieri. Trenta pagine per sostenere che
gli arrestati (Lande, Giampiero Castellacci di Villanova, Raffaella e
Andrea Raspi) devono restare in carcere perché, altrimenti, potrebbero
continuare a truffare per via telematica.
«Speriamo che la
misura cautelare non diventi un'estorsione giudiziaria» , sottolinea
l'avvocato Salvatore Sciullo, difensore di Lande. Oggi la decisione del
collegio, che nei giorni scorsi ha confermato l'arresto di Roberto
Torregiani. Nella relazione si legge che, finora, il «Madoff dei
Parioli» ha dimostrato «il proposito di non recidere i legami con i
centri vitali dell'attività illecita» . Infatti nel caso dei Piromalli
«ha asserito di aver restituito 1,9 milioni raccolti attraverso una
colletta tra clienti e amici, senza voler riferire il nome degli
stessi».
E per la fornitura
di 14 caccia all'Austria «non ha trovato ragionevole spiegazione il
motivo per cui i protagonisti dell'operazione si siano rivolti a Lande»
. Il Nucleo valutario ha accertato che il presunto mediatore
dell'affare, Pierluigi Romagnoli, già export director di Eurofighter,
era tra i clienti più facoltosi del gestore: oltre 13 i milioni
investiti. Se Lande era il dominus della truffa, per la procura «la
mente giuridica» era Andrea Raspi.
Tant'è che sarebbe
stato l'unico fra gli arrestati ad aver progettato di azzerare il suo
patrimonio per «porsi al riparo da possibili pregiudizi anche
risarcitori nei confronti dei clienti». Lo dimostrerebbe un appunto,
sequestrato il 23 settembre scorso, in cui il promotore aveva annotato i
possibili escamotage: «Fondo patrimoniale per la famiglia attaccabile
entro 6/12 mesi; libretti al portatore di euro 10.000 in giorni
diversi/uffici diversi; passaggio di proprietà con procura irrevocabile
a vendere».
E del resto una
testimone, Roberta Ruotolo, ha indicato in Raspi uno dei direttori dei
tre fondi, uno dei quali «serbatoio di investimenti molto sospetti» , in
cui sprofondavano i soldi dei clienti.
3-RESTANO IN
CARCERE LANDE E ALTRI TRE...
(ANSA) - Restano in carcere Gianfranco Lande, Raffaella
e Andrea Raspi e Gian Piero Castellacci De Villanova, ritenuti gli
autori della maxi truffa ai danni di vip, aristocratici e
professionisti. E' quanto ha stabilito il Tribunale del Riesame di Roma.
Per il "Madoff dei
Parioli" e gli altri tre indagati il presidente del Tribunale, Renato
Laviola, ha ritenuto ancora sussistenti i vizi di colpevolezza nei
confronti dei quattro. L'istanza di scarcerazione presentata dal quinto
indagato, Roberto Torreggiani, era già stata rigettata nei giorni
scorsi. Secondo l'impianto accusatorio, l'associazione a delinquere
avrebbe messo in atto una truffa da 170 milioni di euro.15-04-2011]
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COLA OLIO BOLLENTE
SU GUARGUAGLIONE - NUOVO ORDINE DI CUSTODIA CAUTELARE PER L’EX
CONSULENTE DEL GUARGUA, LORENZO COLA (GIA’ AI DOMICILIARI), PER UN GIRO
DI APPALTI DELL’ENAV, INTASCATI DALLO STESSO COLA E DA TOMMASO DI LERNIA
- I DUE SONO ACCUSATI DI AVER EMESSO FALSE FATTURE PER OLTRE 5 MLN € PER
CREARE FONDI NERI DA USARE PER CORROMPERE PUBBLICI UFFICIALI…
Fiorenza Sarzanini
per il "Corriere
della Sera"
La scelta di
collaborare con i magistrati forse credeva potesse metterlo al riparo da
nuovi guai giudiziari. E invece Lorenzo Cola, il consulente del
presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, già agli arresti
domiciliari e condannato a 3 anni e 4 mesi per il riciclaggio
nell'affare Digint, ieri ha ricevuto un nuovo ordine di custodia
cautelare. L'accusa riguarda gli appalti dell'Enav affidati alla Selex e
poi «girati» a società riconducibili allo stesso Cola e a Tommaso Di
Lernia, imprenditore romano titolare della Print Sistem, che attualmente
si trova negli Stati Uniti e viene ritenuto latitante.
Entrambi accusati
di aver emesso false fatture per oltre cinque milioni di euro che
sarebbero serviti a creare fondi neri da utilizzare per «corrompere
pubblici ufficiali» . Il sospetto più grave - esplicitato nel
provvedimento del giudice - è quello di non aver effettuato lavori
previsti invece dalle «commesse» ; in particolare Di Lernia non avrebbe
rispettato le disposizioni sull'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo,
così come documentato nei rapporti dei carabinieri del Ros.
A coordinare
l'indagine è stato il pubblico ministero Paolo Ielo che nel capo
d'imputazione evidenzia come i due avrebbero indicato «nelle
dichiarazioni Iva e Ires, relative al 2009, elementi passivi e fittizi
di entità pari ad una serie di fatture relative a operazioni inesistenti
riguardanti due società cipriote: la Antinaxt Trading Limited (fatture
false per 3 milioni e 393.560 euro) e la Esmako Limited (1 milione e
385.822 euro) e contesta l'aggravante di aver «realizzato le provviste
per l'erogazione di fondi a pubblici ufficiali per il compimento di atti
contrari ai doveri».
Per quanto
riguarda lo scalo di Palermo il giudice sottolinea le «anomalie
significative dello stato fittizio delle fatture emesse, derivato
dall'assenza di reale causa economica ovvero di prestazioni erogate
dall'emittente». E aggiunge: «A tal fine si rileva come non solo tra la
documentazione sequestrata presso la Print Sistem vi siano due distinti
contratti aventi il medesimo oggetto, ma anche che le cinque fatture
emesse vengano emesse con numerazione progressiva significativa della
unicità dei rapporti commerciali».
Non solo. Le
verifiche hanno consentito di accertare come «la Print Sistem aveva
sottoscritto un contratto per la strumentalità con la società Antinaxt
sei mesi prima dell'affidamento da Selex Sistemi Integrati del contratto
per l'esecuzione delle medesime opere» relative al Falcone Borsellino.
Tale dato è ancor
più anomalo e inquietante ove si consideri che il cliente finale Enav
solo un mese dopo la firma «scriveva una lettera a firma
dell'amministratore delegato Guido Pugliesi al ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli sottolineando che vi
erano interventi che richiedono immediato avvio alla realizzazione per i
quali si rende necessario provvedere alla copertura finanziaria, tra i
quali appunto la torre di controllo di Palermo».
Nell'ordinanza il
giudice definisce Cola «l'uomo di forza dell'illecito» e riporta le
dichiarazioni dei testimoni che raccontano il suo rapporto con
l'ingegner Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini all'epoca
amministratore della Selex. Poi cita l'interrogatorio dello stesso Di
Lernia che agli inizi di febbraio si era presentato davanti ai
magistrati per cercare di chiarire la propria posizione e dopo aver
negato di aver mai versato soldi a Pugliesi aveva detto di averne
parlato al commercialista Marco Iannilli - indagato nell'inchiesta
principale, che con la sua collaborazione ha svelato i retroscena di
numerosi affari di Enav e Finmeccanica - «perché assillato dalle
richieste di denaro di Cola».15-04-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - “LES ECHOS” STRONCA IL PIANO DI PASSERA, CHE VORREBBE
APPIOPPARE I DEBITI DI GRANAROLO A PARMALAT - “THE ECONOMIST”: L’ITALIA
DEI DISTRETTI INDUSTRIALI MESSA IN GINOCCHIO DALLA GLOBALIZZAZIONE -
BANCHE D’AFFARI USA VICINE A CHIARIMENTO CON SEC - “FT”: IL SEGRETARIO
AL TESORO AMERICANO RASSICURA GLI INVESTITORI SUL DEBITO - "EL
CONFIDENCIAL": TELEFONICA SPENDERÀ 1700 MILIONI PER TAGLIARE 6000 POSTI
IN SPAGNA
1 - FINANCIAL
TIMES
GEITHNER RASSICURA GLI INVESTITORI SUL DEBITO USA
http://www.ft.com/
- Il segretario al
Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, ha cercato di rassicurare
gli investitori internazionali dicendo che il debito Usa è ora
pienamente sotto controllo.
2 - THE WALL
STREET JOURNAL
SIEMENS RESUSCITA LE SUE AMBIZIONI NUCLEARI
http://on.wsj.com/fiXZ7s
- Sulla scia della
crisi nucleare giapponese in corso, "Siemens" sta rivalutando l'idea di
investire nell'energia atomica.
BANCHE D'AFFARI
VICINE A CHIARIMENTO CON SEC
http://on.wsj.com/glGwab
- La Sec ha aperto
i contatti con le più grandi banche di Wall Street per avere spiegazioni
riguardo al ruolo che esse avrebbero avuto nella diffusione dei titoli
tossici da cui è partita la crisi finanziaria.
ALCATEL POTREBBE
VENDERE LA DIVISIONE CELLULARI
http://on.wsj.com/f3P0aS
- "Alcatel-Lucent
SA" potrebbe abbandonare il settore della telefonia mobile. La compagnia
sta studiando la vendita della sua divisione telecomunicazioni, che
potrebbe essere valutata un miliardo e mezzo di dollari e oltre.
3 - THE ECONOMIST
L'ITALIA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI MESSA IN GINOCCHIO DALLA
GLOBALIZZAZIONE
http://econ.st/eW9BbZ
- Michael Porter,
professore alla Harvard Business School e guru della "cluster economy",
disse che i distretti aiutano la produttività, spingono l'innovazione e
incoraggiano la nascita di nuove imprese. La prossimità geografica delle
aziende di uno stesso settore, la competizione che ne scaturisce e il
conseguente formarsi di un tessuto di fornitori specializzati, nonché di
una rete produttiva, tutto intorno ad esse, rappresenta un mix di
elementi vincente.
La globalizzazione, tuttavia, rende l'analisi di Porter meno granitica e
costringe l'Italia dei distretti a dove fare i conti con nuovi
concorrenti stranieri, specializzati nel low-cost. Senza grosse
possibilità di difendersi.
4 - LES ECHOS
PARMALAT, LA PARTECIPAZIONE DI GRANAROLO NON SAREBBE POSSIBILE -
IL 53% DEGLI ITALIANI FAVOREVOLI ALLA CORDATA CONTRO LACTALIS
http://www.lesechos.fr/
- La
partecipazione di Granarolo alla controffensiva lanciata per contrastare
l'avanzata della francese Lactalis, non sarebbe fattibile. La
cooperativa Gran Latte, che controlla Granarolo, non è nella posizione
di investire in Parmalat. Raggiunte oggi da Bnl, filiale transalpina di
Bnp Paribas, le banche italiane sperano tuttavia di trovare
un'alternativa a Lactalis.
- Un sondaggio
realizzato da Ipof per "Les Echos", tra il 7 e il 12 aprile scorsi, su
un campione di 500 italiani, mostra che il 53% degli intervistati
ritiene giusto l'intervento dei poteri pubblici e delle banche per
impedire la scalata di Lactalis. Il 47% pensa che si dovrebbe lasciar
fare al mercato.
5 - EL
CONFIDENCIAL
TELEFONICA SPENDERÀ 1700 MILIONI DI EURO PER FARE IL TAGLIO DI
6000 POSTI IN SPAGNA
http://bit.ly/fDzyQB
- Telefonica
spenderà 1700 milioni di euro per il taglio di 6000 posti annunciato
ieri. La drastica riduzione di organico riguarda solo la Spagna, dove
Telefonica ad oggi impiega circa 30 mila persone. Il taglio porterà alla
compagnia un risparmio di 1400 milioni. [15-04-2011]
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TOTTI VENDE CASA,
ASTENERSI LAZIALI - BENESSIA DIMENTICA LA FILANTROPIA E SGANCIA 500 MLN
€ PER INTESA - DOSSIERAGGI, SE “PANORAMA" FERISCE”, IL “CORRIERE”
PERISCE - IL CRAC AIAZZONE PESA SUI GIOVANI INDUSTRIALI - LA MELANZANA
DI DALEMIX - SARKÒ SPACCA LA “REPUBBLICA” - I CARDINALI RE E SILVESTRINI
SNOBBANO RATZI PER WOJTYLA - IL CAMORRISTA COL RITOCCHINO - I NOMADI,
MORANDI E VASCO ROSSI NEL MIRINO DELLA LEGA - NESI “STREGATO” DAL PD -
ECCO I MAGISTRATI PAPABILI PER L’ANTIMAFIA…
Da "Panorama"
1 - BENESSIA,
ALTRO CHE FILANTROPIA...
«Beh, nel migliore dei mondi possibili mi piacerebbe che le fondazioni
uscissero dal capitale delle banche e si dedicassero solo alla
filantropia. Ma nel mondo reale in Intesa Sanpaolo ci siamo e ci
restiamo!». Così, ai pochi amici con cui si confida, Angelo Benessia,
presidente della Compagnia di San Paolo, ha spiegato ciò che qualche
detrattore aveva definito «voltafaccia» rispetto al temerario annuncio
(«Contiamo di restituire interamente al mercato il capitale di controllo
della banca»), lanciato l'anno scorso, a fine maggio, in consiglio
comunale.
Altro che
restituire, aveva contestato qualche consigliere: qui si crescerà di
quota. Mettendo in dubbio il valore «di sistema » dell'operazione. Ma
niente paura: la Compagnia sottoscriverà la sua quota, oggi del 9,8 per
cento del capitale ordinario, spendendo circa 500 milioni di euro, però
non la incrementerà, anzi la limerà, perché non ha azioni di risparmio.
In cambio i torinesi, in aggiunta alle attuali briciole di potere (sede
legale, information technology e Banca dei territori), ospiteranno anche
la sede della futura compagnia del ramo danni. (J.L.)
2 - TOTTI VENDE
REGGIA, ASTENERSI LAZIALI...
«Vendesi attico e superattico 500 metri quadrati, piscina sul terrazzo,
grande Jacuzzi al piano di sotto, zona tranquilla, astenersi laziali e
perditempo, 5 milioni e 300 mila euro trattabili». Da parecchi mesi la
casa del Capitano è in vendita ma finora nessun compratore giallorosso,
seppur adorante e rispettoso delle gesta del numero 10, ha trovato la
cifra necessaria. Via Amsterdam è una strada elegante e silenziosa
dell'Eur, da 10 mila euro al metro quadrato, abitata da professionisti,
calciatori della Roma e belle ragazze.
Francesco Totti,
Ilary Blasi e i due figli Cristian e Chanel vivono in un grandissimo
appartamento in un condominio ma sembra che il Capitano abbia già
individuato una collina vicino al centro commerciale Euroma2 dove
costruire una villa accanto a quella dell'attore Enrico Brignano. Altre
voci di quartiere danno il Capitano interessato a uno o più appartamenti
del nuovo grattacielo supertecnologico Euroskytower sempre in zona, 28
piani con prezzi a salire fino a 15 mila euro al metro quadrato.
Se il Capitano
traslocherà, la Rodeo drive de' noantri perderà il suo appeal: era
infatti in vendita un appartamento in un palazzo davanti a quello del
Pupone e su internet l'annuncio diceva: «Via Amsterdam, 100 metri
quadrati, di fronte casa Francesco Totti, vendesi».
3 - BOLLORÉ LASCIA
A PIEDI BERNHEIM...
Si lamenta l'ex presidente delle Generali, Antoine Bernheim, perché dopo
le sue dichiarazioni al vetriolo rilasciate ai giornali il finanziere
bretone Vincent Bolloré, vicepresidente del Leone, ha smesso di
offrirgli i suoi aerei per spostarsi. Chissà se ora Diego Della Valle
offrirà a Bernheim l'elicottero cui è tanto affezionato. (U.B.)
4 - I GIOVANI
INDUSTRIALI ALLA PROVA AIAZZONE...
Anche il crac Aiazzone fra le variabili della corsa alla presidenza dei
giovani della Confindustria? Risulta a Panorama che sul voto pesano
anche i rapporti fra Jacopo Morelli, candidato sostenuto dalla
presidente uscente Federica Guidi, e il gruppo di arredamento. L'azienda
di mobili di Morelli, Emme Emme, infatti, è partecipata al 30 per cento
dalla Holding dell'Arredo, proprietaria dei marchi Aiazzone ed
Emmelunga, fallita a inizio anno. (S.C.)
5 - CAMERA
NASCOSTA...
di Giancarlo Mazzuca, parlamentare del Pdl
L'altro giorno, alla buvette, Massimo D'Alema mi ha rimproverato perché
mangiavo beato (si fa per dire) due supplì di riso. «Fanno ingrassare! »
ha esclamato. E, in tono di sfida, ha ordinato una melanzana impanata.
Come a dire: una melanzana al giorno toglie il medico di torno. Poco
dopo Baffino si è, però, fatto perdonare tenendomi aperta la porta
mentre uscivamo da Montecitorio. Aria di inciucio?
6 - E SARKOZY CHE
FA? SPACCA «LA REPUBBLICA»...
Si fanno i salti mortali alla Repubblica sull'iperattivismo in Africa
del presidente francese Nicolas Sarkozy. Il 26 marzo il francofilo
Filippo Ceccarelli scrive in prima pagina che le «reazioni delle
batterie mediatiche berlusconiane sull'impiccio libico appaiono un po'
sopra le righe». Alludendo che Panorama (che gli aveva dedicato una
puntuta copertina) non può permettersi di «misurare la propria fantasia
polemica - e ancora di più le proprie forze - con una nazione come la
Francia».
L'11 aprile
l'inviato Bernardo Valli scrive però un sontuoso articolo dove teorizza
che i conflitti di Sarkozy in Libia, Afghanistan e Costa d'Avorio non
servono solo a recuperare voti per la sua rielezione nel 2012. Ci sono
anche alte motivazioni, come il ritorno della Francia alla «grandeur»
sulla scena internazionale. Sono le stesse «fantasie polemiche», come le
aveva definite Ceccarelli, di cui aveva scritto Panorama. Non sarà che
anche Valli abbia peccato di troppo ardire nei confronti di «una nazione
come la Francia?». (S.G.)
7 - MELONI ERA
COTTA PER IL BEL TERENCE...
A Cartoon on the bay, il festival Rai dell'animazione, Giorgia Meloni ha
raccontato che da bambina spasimava per il bel Terence, il fidanzato di
Candy Candy. Stregata dai cartoni, il ministro della Gioventù crede
nella loro comunicatività, tanto da pensare di utilizzarli per una
campagna contro l'alcol fra i preadolescenti. Intanto la Rai punta sui
canali per ragazzi Rai yoyo e Rai gulp, svincolandoli dal primo
passaggio dei cartoon su Rai 2: stanno per debuttare Mofy e Nerdy
Crossworld, i primi prodotti per i due canali digitali. (A.P.)
8 - NAPOLITANO
SCRIVE AL «LIBRO DEI FATTI»...
Oltre 16 mila notizie, cinque inserti fotografici e tabelle statistiche:
è in versione tricolore il Libro dei fatti 2011, edito dall'AdnKronos
libri, in omaggio all'unità d'Italia. All'evento è dedicata quest'anno
un'intera sezione, con messaggi ai lettori firmati dai vertici dello
Stato, in testa il presidente Giorgio Napolitano.
9 - CHI DI DOSSIER
FERISCE DI DOSSIER PERISCE...
Nell'ottobre 2010 alcuni media accusarono Panorama di dossieraggio per
le notizie che un cronista chiedeva a un finanziere (entrambi finirono
sotto inchiesta per accesso abusivo in sistema informatico). Un mese fa
il Corriere della sera, con Luigi Ferrarella, rimarcò il concetto:
accesso abusivo uguale dossieraggio. Panorama replicò interrogandosi su
chi (magari lo Spirito santo?) passasse le notizie al quotidiano
milanese.
Ora la realtà si è
rivelata: sembra che lo scoop dei verbali di Gianpaolo Tarantini sulle
sue serate a Palazzo Grazioli sia arrivato non dal Cielo, ma da un
collaboratore del Corriere. Che per questo l'11 aprile è stato arrestato
per «accesso abusivo in sistema informatico». Senza l'intermediazione di
un finanziere, ma utilizzando una password riservata. Ferrarella,
adesso, ci spiegherà in un suo elzeviro se anche questa notizia, che
colpì Berlusconi (non indagato nel procedimento) e il suo diritto alla
privacy, sia dossieraggio.
Intanto alla
procura di Bari proseguono le indagini sulle fughe di notizie sul
premier, uno stillicidio destabilizzante che un anno fa Panorama chiamò
«il Complotto» scrivendo che nel piano per screditare il premier erano
coinvolti investigatori, giornalisti, politici, magistrati. Sono stati
arrestati un ufficiale della Guardia di finanza (nel giugno 2010) e un
cronista. Ora toccherà al livello superiore?
10 - I NOSTALGICI
DI WOJTYLA...
Per i cardinali Giovanni Battista Re e Achille Silvestrini il tempo si è
fermato a Papa Wojtyla. Al dibattito sul libro-intervista di Jas
Gawronski Il mondo di Giovanni Paolo II, al Circolo canottieri Aniene di
Roma, entrambi parlavano, nostalgici, di Karol Wojtyla al presente, come
«il Papa», senza mai nominare Benedetto XVI. Sarà perché con l'avvento
di Joseph Ratzinger i due prelati, sostenuti da Giovanni Paolo II, sono
entrati nel cono d'ombra? (C.R.)
11 - IL CAMORRISTA
CON IL RITOCCHINO...
La mania del ritocchino estetico contagia anche i boss della camorra. Se
ne sono accorti gli uomini della squadra mobile di Napoli al momento
dell'arresto di Michele Puzio, latitante fra i 100 più pericolosi
d'Italia e capozona del clan Moccia di Afragola: nel covo c'era un
ritratto a olio del fuggiasco. Sorpresa: sulla tela, la calvizie di
Puzio era sparita per fare posto a una folta chioma corvina, ricordo dei
tempi che furono. (S.D.M.)
12 - UN SINDACO
LEGHISTA PER VASCO ROSSI...
Camicie verdi in Emilia (la Romagna nel Carroccio è un'altra «nazione»)
alla conquista dei paesi dei cantanti «rossi». Nel mirino della Lega
alle elezioni ci sono anche i comuni di Monghidoro, paese di Gianni
Morandi, e di Zocca, patria di Vasco Rossi. Ligabue e i Nomadi sono
avvisati. «La prossima volta toccherà anche ai loro borghi: Correggio
(Ligabue) e Novellara (Nomadi)» scherza il segretario del Carroccio in
Emilia, Angelo Alessandri. A Monghidoro la Lega ha un candidato di 28
anni, Lorenzo Marchioni. (P.S.)
13 - PREMIO
STREGA: LA RENDITA DI NESI...
Con il suo ultimo pamphlet Storia della mia gente (Bompiani), Edoardo
Nesi è in corsa per il premio Strega. Se ai pratesi il romanzo non
piace, non importa, piace alla sinistra. Al punto che qualcuno ha
chiesto che il programma del Pd si ispiri alle sue pagine. Peccato che
il cantore del «capitalismo morale pratese» e assessore provinciale pd
davanti alla crisi abbia alzato bandiera bianca vendendo la storica
fabbrica tessile di famiglia. Più che agli ideali Nesi forse ha pensato
alla rendita, con Pd e rottamatori ad applaudirlo come un nuovo «maître
à penser». (C.M.)
14 - PUNTA ALLA
DNA IL PM CHE INDAGA SULLA LOGGIA P4...
In corsa per la Direzione nazionale antimafia c'è anche il pm di Napoli
Francesco Curcio, titolare con Henry J. Woodcock dell'inchiesta sulla
P4, come di quella sui rifiuti contro Rosa Russo Iervolino e Antonio
Bassolino e sulla famiglia Mastella. I candidati sono 47, i posti
quattro: la terza commissione del Csm sta valutando i curricula e a fine
maggio dovrebbe scegliere i vincitori del concorso.
In un'audizione il
capo della Dna, Piero Grasso, ha tracciato l'identikit del pm antimafia
ideale: deve parlare inglese e altre lingue, conoscere l'Europa e avere
esperienze internazionali. Potrebbe calzare bene il profilo di Filippo
Spiezia, da anni impegnato a Eurojust. Ma hanno buone chance anche
esperti pm antimafia come Luigi Alberto Cannavale, Elisabetta Pugliese,
Franca Imbergamo e Nicola D'Amato. (A.M.G.) [15-04-2011]
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ODISSEA NELL’EXPO
- MOLTE OPERE SONO ANCORA AL PALO - LA GUIDA DELLE OPERAZIONI È DIVISA
TRA MESTIZIA MORATTI, FORMIGONI E UNA MIRIADE DI DIRIGENTI - DA CHIARIRE
IL RUOLO DELLA POLITICA SULLA PROPRIETÀ DELLE AREE (LA VERA POLPA DEL
BUSINESS) OGGI AGRICOLE (VALORE SOTTO I 30 MILIONI), DOMANI EDIFICABILI
(OLTRE 100); CHIEDERE INFO A PODESTA’ - VIA IL PARCO ECOLOGICO (POCO
ECONOMICO) - PRONTA UNA REVISIONE CHE PERMETTERA’ DI EDIFICARE MOLTO PIÙ
(CON IL PLAUSO DEI COSTRUTTORI) - IL DESTINO DELLE STRUTTURE NEL
DOPO-EXPO È UN MISTERO
Enrico Arosio per
"l'Espresso"
Nell'ultimo
capitolo di "America" di Kafka, il giovane Karl, sguardo ingenuo e cuore
in tumulto, viaggia in treno giorno e notte attraverso gole oscure. La
sua meta è il misterioso Teatro Naturale dell'Oklahoma, da cui si
ripromette lavoro, futuro, nuova vita, in un parola: la salvezza; ma di
cui noi lettori non sapremo mai nulla, perché "America" rimase
frammento, la storia non ebbe fine, l'utopia morì sulla pagina.
Ecco, l'Oklahoma
di Kafka fa pensare all'Expo 2015: un evento salvifico per il rilancio
di Milano e dell'Italia (così viene promesso) immaginato in un luogo che
non esiste (una squallida landa a ovest di Milano, tra la ferrovia per
Torino e le stradone di Rho-Pero) e diretto da un potente impresario che
si credeva fosse l'elegante Letizia Moratti, commissario Expo, dietro la
quale si staglia sempre più sornione l'ambiziosissimo Roberto Formigoni
presidente della Lombardia.
Dell'Expo 2015 il
milanese medio non riesce a distinguere nulla, se non una nebulosa di
chiacchiere e litigi, e una serie di rendering di computer già obsoleti.
Finora s'è capito questo: che da tre anni i leader e i partiti dibattono
su chi deve guidare l'operazione e chi deve pagare; che i contenuti
strategici, a parte lo slogan "Nutrire il pianeta, energia per la vita",
sono spariti dalla discussione; e che il progetto approvato dal Bie
(Bureau international des expositions) ne uscirà stravolto. Questo è ciò
che s'intuisce. "L'espresso" vuol provare a diradare la nebbia.
CHI COMANDA.
In teoria, Letizia Moratti, commissario Expo 2015 a prescindere dalla
carica di sindaco. In realtà se ne discute con furia dal 2008. Sono
stati fatti fuori due top manager, Paolo Glisenti e Lucio Stanca, e due
master plan, uno preliminare dello studio 5+1, e quello presentato
ufficialmente al Bie nell'aprile 2010, in via di profonda revisione. Ora
la Expo Spa, la società di gestione, ha una presidente, l'industriale
Diana Bracco, un consiglio, uno stimato amministratore delegato,
Giuseppe Sala, una squadra di dirigenti.
Ma sopra le loro
teste impazza ancora in questi giorni la sarabanda politica sulla
governance, legata alla polpa vera di tutto, la proprietà delle aree.
Oggi agricole (valore sotto i 30 milioni), domani edificabili (oltre
100). Partita cruciale, anche per i proprietari delle aree adiacenti.
Secondo le
ultimissime, che son sempre le penultime, una società di trasformazione
urbana (Stu) a maggioranza di capitale pubblico acquisirà le aree. Sono
quasi un milione di metri quadri, che appartengono per metà a Fondazione
Fiera Milano, per un quarto al gruppo Cabassi, per il resto ai Comuni di
Milano, Rho, alle Poste e altri. La Moratti preferiva il comodato d'uso,
Formigoni l'acquisto; la soluzione Stu darà ragione più a lui.
Entreranno Regione e Comune, la Fondazione Fiera (che comprerebbe la
quota Cabassi), la Provincia con quote minime, come i restanti.
L'ennesima
sorpresina è che Guido Podestà presidente della Provincia è in conflitto
d'interessi perché attraverso la moglie risulta socio dei costruttori
Cabassi. Chi resterà fuori? Il ministero dell'Economia e la Camera di
commercio. Letizia Moratti negozierà un maggior peso per il Comune di
Milano, ma il modello Formigoni prevarrà; perché Fondazione Fiera è
controllata dalla Regione e dall'establishment formigoniano
consolidatosi negli anni con la tenacia degli opliti spartani.
QUALE PROGETTO.
Lo scorso autunno ancora vigeva il masterplan approvato a Parigi.
Ispirato, in principio, dal visionario agroimprenditore Carlo Petrini di
Slow Food e dalla consulta di architetti, nomi di rilievo tra cui il
londinese Richard Burdett, lo svizzero Jacques Herzog, il milanese
Stefano Boeri. Un anno dopo, molto è cambiato. Il concetto iniziale,
l'Orto planetario, impostato sulla esibizione delle biodiversità e delle
culture alimentari del mondo, con grandi ambienti artificiali per
divulgare i temi della "energy for life" nella chiave di un parco
tematico per il dopo Expo, verrà radicalmente modificato.
Expo Spa lo
considera troppo audace, troppo ecologista e poco economico. Prepara una
profonda revisione, darà più autonomia ai Paesi, si costruirà di più.
Con il plauso dei costruttori. Boeri denuncia questa "delegittimazione"
con Claudia Sorlini e Stefano Bocchi dell'Università Statale. Citano
Eden Project in Cornovaglia, Floriade in Olanda nel 2012, Kew Gardens a
Londra, il Botanical Garden a New York, tutti con molti visitatori
l'anno. Cambiare il masterplan, dicono, è una scorrettezza: si facciano
gli stati generali a giugno per rimettere a fuoco il progetto. Boeri,
nel frattempo, si è dimesso da consulente perché è entrato in politica
con la squadra di Pisapia.
RAPPORTI CON ROMA.
Paradosso. Quando il 31 marzo 2008 Milano sconfisse Smirne a Parigi,
c'erano dietro mesi di lavorìo diplomatico e leale appoggio del governo
Prodi, di centrosinistra, a una Milano di centrodestra. Da quando al
governo è tornato Berlusconi, e l'asse politico Roma-Milano-Lombardia è
diventato il più lineare di sempre, lo zelo di Roma è scemato.
Berlusconi di Expo parla molto poco, e Giulio Tremonti è stato freddo
fin dal principio (è sua l'indimenticata battuta: "Letizia, il governo
non è tuo marito").
In tempi grami e
di debito pubblico stellare, il governo dovrebbe versare oltre 800
milioni di euro. Ora il clima sembra migliorato, e tra l'ad Giuseppe
Sala, Tremonti e Vittorio Grilli direttore generale del Tesoro si è
creato un buon rapporto che autorizza a un cauto ottimismo.
IL DOPO EXPO.
Si può parlare di un conflitto tra culture. Gli ideatori iniziali,
Petrini e gli architetti (Moratti e il Comune erano privi, nel 2008, di
un'idea strategica) immaginavano un parco tematico agroalimentare con
elevato valore di entertainment. In due parole: un'attrazione
turistico-culturale innovativa, con una piccola quota di sviluppo
edilizio. Expo Spa, invece, è in pieno rethinking economicista, su un
asse Fiera-Bocconi-Politecnico. Punta a una Expo più tradizionale, in
cui i singoli Paesi dispongano del proprio lotto con maggior libertà. E
a un dopo Expo dove si abbatteranno gran parte dei padiglioni.
Con l'idea di
accogliere alcune istituzioni. Per esempio: la nuova sede Rai, un centro
di sviluppo sostenibile, magari il nuovo Palazzo di Giustizia. Più una
quota di edilizia (commerciale? uffici? residenze?) di cui si tace con
discrezione. Una cosa è certa come il panettone è giallo: il giovane
Karl dello struggente romanzo "America" non troverà l'Oklahoma dei suoi
sogni a Pero-Rho.
LA KERMESSE IN
CIFRE
L'AREA
È di 970 mila mq al margine nord-ovest di Milano, vicino ai comuni di
Pero e Rho. L'area confina con la Nuova Fiera.
LA PROPRIETÀ
È per metà di Fondazione Fiera, per un quarto del gruppo Cabassi, per il
resto dei Comuni di Rho e Milano, di Poste e altri. Le aree andranno a
una società di trasformazione urbana, a maggioranza di capitale
pubblico.
IL BUDGET
1,7 miliardi di euro per il sito (di cui 800 dal governo) e 1,3 miliardi
per la realizzazione dell'evento, nel 2015.
I VISITATORI
Previsti 20 milioni di visitatori, di cui 30 per cento dall'estero. A
Hannover 2000 furono 18 milioni, a Siviglia 2008 solo 5,6.
I PAESI OSPITI
Sono 130 i Paesi partecipanti, 60 gli enti nazionali e sovranazionali.
15-04-2011]
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1- FORSE LA GUERRA
PER LE DELEGHE "PESANTI" CON IL NEO AD GIUSEPPE ORSI, NON CI SARÀ. DOPO
IL NUOVO ARRESTO DI COLA E LA DEVASTANTE INCHIESTA DEL "SOLE 24 ORE", SI
FA PIÙ INSISTENTE LA VOCE DI UN DEFENESTRAMENTO DEL RAIS DI FINMECCANICA
ANCHE DALLA POLTRONA DI PRESIDENTE PER ESSERE SOSTITUITO DALL’EX
AMBASCIATORE GIANNI CASTELLANETA, CARO A LETTA MA SOPRATTUTTO A
WASHINGTON - 2- NON FINISCONO QUI I BOATOS: ANCHE IL DIRETTORE GENERALE
DI FINMECCANICA E PRESIDENTE DI ALENIA AERONAUTICA GIORGIO ZAPPA, FERITO
DALLA MANCATA PROMOZIONE A AD (HA VINTO LA LEGA DI BOBO MARONI CHE HA
PIAZZATO GIUSEPPE ORSI), SAREBBE SULLA VIA DI USCITA, PRONTO A TOGLIERSI
QUALCHE SASSOLINO DALLE SCARPE - 3- TRA LE CARTE SPUNTA UNA FATTURA DI
LAVITOLA ALLA FINMECCANICA PER 21 MILA EURO -
1- DAGOREPORT
Ultimi giorni per Guarguaglini? Forse la guerra per le deleghe
"pesanti", vedi articolo di "Finanza & Mercati" a seguire, non avrà
luogo. Dopo il nuovo arresto di Lorenzo Cola e la devastante inchiesta
di Claudio Gatti sul "Sole 24 Ore", si fa più insistente la voce di un
defenestramento del raiss di Finmeccanica anche dalla poltrona di
presidente per essere sostituito da un altro personaggio caro a Letta e
Berlusconi ma soprattutto a Washington: l'ex ambasciatore Gianni
Castellaneta.
Non finiscono qui
i boatos: anche il direttore generale di Finmeccanica e presidente di
Alenia Aeronautica Giorgio Zappa, ferito dalla mancata promozione ad
amministratore delegato (ha vinto la Lega di Bobo Maroni che ha piazzato
Giuseppe Orsi), sarebbe sulla via di uscita, pronto a svelare golosi
retroscena, dicono.
2- GUARGUAGLINI
NON MOLLA LO SCETTRO - IL MANAGER NON CI STA A CONSEGNARE FINMECCANICA
NELLE MANI DI ORSI E PUNTA A DELEGHE DI PESO COME QUELLA SULLE
Sibilla Di Renzo per "Finanza & Mercati"
Il ciclone
giudiziario che ha travolto Finmeccanica avrà pure costretto Pier
Francesco Guarguaglini a fare un significativo passo indietro nella
gestione del gruppo, ma da qui a ritagliare per lui un ruolo di semplice
presidente di rappresentanza ce ne vuole. E infatti il
settantaquattrenne manager toscano che ha portato Finmeccanica a
concludere affari direttamente con la Casa Bianca e il Cremlino e che
tutti oramai davano per spacciato dopo le indagini a tappeto che hanno
travolto i maggiori manager del gruppo, non ci pensa minimamente a
deporre le armi.
Anzi è più attivo
che mai: dall'interno dell'azienda molti assicurano che il braccio di
ferro con Giuseppe Orsi, nuovo ad Finmeccanica, è già partito, anche se
per ora è sotto traccia. Il primo caso si sta aprendo su una questione
più spinosa, il rinnovo dei vertici in scadenza di Selex Sistemi
Integrati, società attualmente guidata dalla moglie di Guarguaglini,
Marina Grossi.
Sulla carta spetta
al nuovo cda della capogruppo Finmeccanica, guidato da Orsi, che si
insedierà dopo l'assemblea di fine aprile, decidere sulla questione.
Invece Guarguaglini avrebbe già iniziato a tessere una trattativa lungo
l'asse Roma-Parigi. Con un gioco a incastro in cui Guarguaglini è
maestro di lungo corso, starebbe barattando la guida di Selex Sistemi
Integrati con quella di Thales Alenia Space.
In pratica, Grossi
approderebbe come ad nella società mista franco- italiana (70% Thales e
30% Finmeccanica) mentre il numero uno di quest'ultima, Luigi Pasquali,
sbarcherebbe in Selex. Una manovra che a Orsi, come ovvio, non va giù. E
che, al di là di questo, lascia perplessi: tutti, dentro e fuori
Finmeccanica, si aspettavano un passo indietro della signora
Grossi-Guarguaglini, visto che è indagata dalla magistratura nella
questione riguardante gli appalti Enav.
Anzi, secondo
alcuni rumor, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni
Letta, avrebbe dato il suo benestare alla riconferma di Guarguaglini in
Finmeccanica, anche se solo come presidente, a patto che la moglie
facesse appunto un passo indietro. Il passo lo sta invece facendo di
fianco: Grossi, se la manovra va in porto, trasloca dal civico 1231 al
1210 di via Tiburtina a Roma. Questo episodio fa capire che gli appoggi
politici su cui può fare affidamento Guarguaglini sono ancora forti; di
conseguenza il confronto-scontro con Orsi è destinato a salire di
intensità.
Del resto, in casa
Finmeccanica la convivenza al vertice ha dimostrato di funzionare assai
male come nel caso Bono-Lina e Guarguaglini- Testore. Adesso le tensioni
con Orsi, sarebbero legate anche a un altro fronte, quello della nomina
del nuovo ad di AgustaWestland. Poltrona rimasta vacante con lo sbarco
dello stesso Orsi a Piazza Monte Grappa.
Guarguaglini
punterebbe su Bruno Spagnolini, già uomo di sua fiducia essendo da tempo
amministratore delegato di Agusta spa, il ramo di AgustaWestland che
opera in Italia. Con questa mossa, il manager toscano continuerebbe a
mantenere un suo presidio nella controllata elicotteristica che di più
di ogni altra ha una valenza internazionale e fa affari direttamente con
Sua Maestà britannica. Di diverso avviso Orsi che vorrebbe alla guida di
AgustaWestland un manager di maggiore spessore vista la mission
aziendale del gruppo. Si vedrà.
Ma il vero banco
di prova dei rapporti fra i due manager sarà la questione deleghe. Qui
si capirà se Guarguaglini, l'uomo che tra stipendi, bonus e incentivi ha
portato a casa in sette anni circa 25 milioni, sarà in grado di far
sentire il peso della sua esperienza. Dalla sua ha il fatto che sotto la
sua gestione Finmeccanica è diventata uno dei maggiori gruppi
aerospaziali al mondo con acquisizioni strategiche come l'americana Drs
e AgustaWestland; ha ristrutturato tutto il settore civile che ora
macina utili a ritmo sostenuto e che, prima che esplodesse la rivolta in
Libia, si apprestava a conquistare il mondo arabo. Oltre a questo conta
anche sull'appoggio di uomini che finora gli sono stati vicini come il
condirettore e cfo di Finmeccanica, Alessandro Pansa.
Orsi, vanta a sua
volta, un curriculum di tutto rispetto, ma non sarebbe mai sbarcato in
Piazza Monte Grappa, senza l'appoggio decisivo della Lega. La questione
deleghe sarà risolta ufficialmente il 29 aprile, quando dovrebbe tenersi
il primo cda. E Guarguaglini ha già fatto sapere di volere almeno quelle
sulle strategie e i rapporti con gli enti. Il 29 ci sarà una prima
riorganizzazione all'insegna della verticalizzazione, con la probabile
nomina di un direttore generale che dipenderà da Orsi. Ci sono alcuni
nomi in lizza, tutti interni, mentre l'attuale dg, Giorgio Zappa, è dato
in uscita.
3- SPUNTA LAVITOLA
Questa è la fattura emessa dalla VL Consulting srl alla Finmeccanica per
21.000 euro. E a chi fa capo la società? A Valter Lavitola, editore e
direttore dell'Avanti. Quello del documento del governo di Santa Lucia
che attribuiva a Giancarlo Tulliani, genero di Fini, la proprietà
dell'appartamento di Montecarlo. [15-04-2011]
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INTER, PUNTO E A
CAPO - LA FRAGOROSA ELIMINAZIONE DALLA CHAMPIONS LEAGUE (DUE PARTITE,
SETTE POLPETTE DAI MODESTI DELLO SCHALKE) HA CHIUSO IL CICLO DEI
‘TITULI’ - SUL FUTURO DI UNA SQUADRA DA RIFONDARE IN OGNI REPARTO PESANO
LE INCOGNITE LEGATE AL PORTAFOGLI DI MORATTI (CHE HA VINTO TUTTO E DEVE
BADARE AI DEBITI) E AI PARAMETRI UEFA LEGATI AL FAIR PLAY FINANZIARIO
(CHE VIETA ALLE SOCIETA’ DI SPENDERE PIÙ DI QUANTO GUADAGNANO
Andrea Sorrentino
per "la
Repubblica"
Dopo i titoli di
coda, i ringraziamenti. E dissolvenza sulla grande Inter dell´ultimo
quinquennio, che nel maggio 2010 ha toccato l´apice della sua epopea,
col trionfo di Madrid nella finale di Champions. Due giorni fa a
Gelsenkirchen, invece, con la triste sconfitta per 2-1 contro lo Schalke
04, si è come assistito all´uscita di scena di una grande star, ormai
piegata dall´età e dalla sua stessa grandezza.
I titoli di coda
del quinquennio stanno nella feroce sintesi del quarto di finale,
offerta dai comunicati Uefa in lingua inglese: "Schalke win 7-3 on
aggregate", perché è la nuda verità, in due partite l´Inter campione
d´Europa si è fatta rifilare sette pappine a tre dai tedeschi (noni in
Bundesliga), e non è esattamente un bel modo di congedarsi.
Però i
ringraziamenti sono doverosi, alla fine di un bel film ci sono quasi
sempre e spettano alla produzione, quindi a Massimo Moratti, che dirama
un comunicato dal sapore vagamente nostalgico: «Vorrei oggi ringraziare
la mia squadra e tutti i giocatori che negli ultimi anni, e anche
nell´attuale, hanno portato a tutti i tifosi interisti, me compreso,
tanta gioia e successi dei quali siamo e saremo sempre orgogliosi. Nella
certezza di ritrovare la forza e la qualità che conosciamo per
raggiungere i prestigiosi obiettivi che ci attendono anche quest´anno,
sono convinto che l´allenatore e la squadra, insieme ai tifosi, sapranno
regalarci ancora altre soddisfazioni». Ringraziamenti e buoni auspici:
ci sono sei partite di campionato e una semifinale di Coppa Italia da
giocare. Ma quale futuro attende l´Inter da giugno in poi?
I giocatori,
ovvio, non prendono bene la vox populi secondo cui il ciclo sarebbe
terminato: reazione umana. Ma è fin troppo chiaro che questa Inter ha
bisogno di essere innervata, se non rifondata. Forze fresche, servono,
ne sono consapevoli anche i tifosi che tra blog e chiacchiere da bar
sottolineano il loro malumore, perché questa è una stagione che potrebbe
finire con lo scudetto del Milan e si sa come procedono gli umori del
popolo. Resta da capire se Moratti abbia voglia di mettere mano al
tutto, ed è la questione principale.
E chissà se poi ne
avrà davvero la possibilità, visti i paletti del fair play finanziario,
che com´è noto danneggia soprattutto i club italiani, privi delle
risorse cui altri possono attingere a piene mani: stadi e merchandising
per prima cosa. Ma l´Inter ha bisogno ad esempio di centrocampisti
giovani e vigorosi, in un reparto ormai allo stremo: vengono seguiti tra
gli altri Modric, Montolivo, Poli e Kucka, e in fondo c´è ancora il
sogno-Fabregas.
Servirà un
attaccante come Tevez, che lascerà il City e in questi giorni frequenta
spesso Milano per vicende personali (Pandev potrebbe salutare la
compagnia). Interessa parecchio il diciannovenne argentino Lamela, del
River Plate, sorta di nuovo Kakà, perché ad esempio non è chiaro il
destino di Sneijder: qualcuno ritiene che l´olandesino sia stato
straordinario nella stagione 2009-2010 ma la sua carriera racconta che
non lo è stato affatto in tutte le altre annate, e allora se arrivasse
una bella offerta dal Manchester United ci si potrebbe pensare.
Come pure se ci
fossero richieste per i vari Maicon, Milito e Julio Cesar, anche se nel
ruolo di portiere ci sono poche alternative da Inter sul mercato. In
difesa si cercano elementi per la panchina o giù di lì (Criscito?),
perché si punterà ancora su Lucio, Samuel e Ranocchia.
Infine,
l´allenatore: Guardiola per ora non si libera e l´idea di Moratti,
ufficialmente, è confermare Leonardo. Però vedremo come sarà gestito
l´ultimo mese di impegni ufficiali, in ogni caso la situazione è in
divenire. In bilico tra rinnovamento e rifondazione. 15-04-2011]
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A MILANO I
MANIFESTI “VIA LE BR DALLE PROCURE” FANNO INCAZZARE (GIUSTAMENTE) BRUTI
LIBERATI: “IN QUESTA PROCURA CI SONO STATE PER AMMAZZARE MAGISTRATI” -
IL DIPIETRISTA DONADI: “BERLUSCONI MANDANTE MORALE” - LA BINDI SFANCULA
DEFINITIVAMENTE CICCHITTO: “HO DETTO LA VERITÀ, CASO CHIUSO” - PODESTÀ:
FIRME FALSE? BALLA COLOSSALE - LA MELONI PROPONE I BABY DEPUTATI -
FASSINO SFIORA LA LITE CON L’ALTRO PIDDINO PORTAS - L’ITALIA DEI LAVORI
(IN NERO), EX ADDETTA STAMPA DENUNCIA IL PARTITO DI TONINO - SCATTA LA
LIQUIDAZIONE DELL’EREDITÀ CRAXI…
1. MILANO
MANIFESTI 'VIA LE BR DALLE PROCURE'. BRUTI LIBERATI, IN PROCURA BR HANNO
ASSASSINATO MAGISTRATI...
(ANSA) - Oggi a Milano "negli spazi riservati alla
propaganda elettorale, è stato affisso" un manifesto che dice 'Via le Br
dalle Procure'. Lo ha comunicato con una nota il Procuratore della
Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, che spiega, commentando
queste affissioni "a firma 'Associazione dalla parte della democrazia'
", con queste parole: "Rammento che a Milano le Br in Procura ci sono
state davvero: per assassinare magistrati".
2. DONADI,
MANIFESTI MILANO?BERLUSCONI MANDANTE MORALE...
(ANSA) - "I manifesti con la scritta 'via le Br dalle
procure' apparsi a Milano sono un oltraggio alla memoria dei giudici
caduti sotto i colpi dei terroristi. Un atto infame che offende la
nostra storia e la nostra memoria collettiva. Chi li ha affissi è stato
influenzato dal clima d'odio seminato da Berlusconi nei confronti della
magistratura, dalla sua guerra personale contro i giudici che sta
portando allo sfascio delle istituzioni. Berlusconi, che aveva
paragonato la loro azione a quella delle Brigate Rosse, è il mandante
morale di questa vergogna". Lo afferma il presidente del gruppo Idv alla
Camera Massimo Donadi.
3. BINDI,
CICCHITTO? HO DETTO VERITA' E CASO E' CHIUSO
(ANSA) - "Io ho detto la vertità" e poi "questa cosa la
considero conclusa". Lo ha detto Rosy Bindi, presidente dell'assemblea
del Pd, rispondendo ai giornalisti in merito alla richiesta di sue
dimissioni avanzata da Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati del
Pdl alla Camera, dopo il 'battibecco' in aula durante l'ultima seduta
sul processo breve. "Cicchitto chiede le dimissioni di Fini, della
Bindi..." ha detto Bindi, a margine dei lavori dell'assemblea regionale
del Pd toscano. "Noi chiediamo le dimissioni di Berlusconi" ha poi
aggiunto con un sorriso.
"Nessuno - ha
continuato - può togliere la possibilità ad un parlamentare, ancorché ad
un vice presidente della Camera, di esprimere il proprio punto di vista.
Ho parlato dalla sedia di vice presidente della Camera, perché non ho
trovato nessuno che mi sostituisse, lo avrei fatto volentieri dai
banchi". "Ho parlato assolutamente a titolo personale - ha detto ancora
Bindi -, ho detto la verità, con molta attenzione nei confronti delle
persone. L'onorevole Verdini temeva che avessi parlato di indegnità di
qualcuno; non c'é traccia di questa parola, ma se ci fosse stata
preventivamente avevo chiesto scusa". "Io questa cosa la considero
conclusa - ha aggiunto -, anche perché la seduta si era chiusa con gli
applausi del Pdl".
4. PODESTA',FIRME
PER MINETTI E' BALLA STRATOSFERICA...
(ANSA) - Che si siano raccolte in fretta e furia delle
firme, presumibilmente false, per inserire all'ultimo Nicole Minetti nel
listino di Formigoni per le regionali 2010 è una "balla stratosferica"
secondo il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà all'epoca
coordinatore regionale del Pdl. Podestà ha rivelato ai cronisti che per
l'ultima posizione del listino "concorreva una richiesta della Lega, una
persona indicata dalla signora Moratti e una dal ministro Bondi e la
questione è stata risolta in un incontro tra Bossi e Berlusconi con
l'inserimento di un leghista".
Più in generale
riguardo al'inchiesta sulle firme false aperta dal procuratore aggiunto,
Alfredo Robledo, Podestà ha aggiunto che in questo momento è importante
"che la magistratura svolga il suo compito e che decida per eventuali
rinvii a giudizio, ma fino ad allora è giusto non anticipare sentenze di
alcun tipo". Podestà ha poi rilevato come "significativo quanto detto da
Franceschini, che non è della nostra parte politica, ossia che ci deve
essere una riflessione sulla norma legata alla presentazione delle
liste".
5. DEPUTATI A 18
ANNI: MELONI, CI ADEGUIAMO A GRANDI NAZIONI UE
(ANSA) - "Vogliamo adeguarci a tutte le grandi nazioni
europee come la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna, che richiedono i
18 anni per l'ingresso in Parlamento". Giorgia Meloni, ministro della
Gioventù, ha motivato così la scelta di presentare un ddl costituzionale
che fra le altre cose dovrebbe portare a un abbassamento dell'età dei
membri delle Camere. "Solamente la Francia prevede 23 anni, ma sta
lavorando perché si arrivi a 18 anni", ha aggiunto il ministro in
conferenza stampa a palazzo Chigi. "Noi vorremmo dare un segnale di
attenzione nei confronti dei giovani", ha sottolineato Meloni.
6. LITE ALLA
BUVETTE DELLA CAMERA CON PORTAS - FASSINO SFIORA LA RISSA CON L'ALLEATO
Da "il
Giornale" - Clima teso, tesissimo alla Camera, ma in questo
caso l'approvazione del processo breve non c'entra nulla. Molto più
locale il motivo che mercoledì sera ha messo uno di fronte all'altro
fino a sfiorare la rissa alla buvette di Montecitorio, Piero Fassino e
Giacomo Portas, entrambi deputati del Pd ma soprattutto alleati in quel
di Torino.
L'ex segretario Ds
è candidato sindaco, mentre il secondo è leader dei Moderati. «Non è la
prima volta che litighiamo», ammette Portas, anche se i due adesso
giurano di aver fatto subito pace. Eppure erano venuti quasi alle mani.
Per una questione di poltrone torinesi, dicono i presenti...
7. L'EX ASSESSORE
PONTICELLI PASSA CON LETTIERI - FUGGI FUGGI DA NAPOLI: ROSETTA ISOLATA
Da "il
Giornale" - Perde un altro pezzo la dissestata giunta di
Rosa Russo Iervolino a Napoli. Alfredo Ponticelli, assessore allo Sport,
ha rassegnato ieri mattina le dimissioni dal suo incarico dopo che la
direzione cittadina del Pri ha deciso di appoggiare il candidato sindaco
del centrodestra, Gianni Lettieri. Rosetta cerca di prenderla
«sportivamente»: «L'atto di Ponticelli conferma ancora una volta la
forte eticità del suo impegno politico; qualità delle quali in dieci
anni di collaborazione con il sindaco e la giunta ha dato continua
te¬stimonianza.
Per quest'ultimo
mese di attività assumo ad interim le sue deleghe». Ponticelli invece
parla già del nuovo candidato sindaco: «Lettieri ha in programma alcuni
incontri con gli assessori della giunta Iervolino. Ha chiesto di vederci
per conoscere meglio il lavoro svolto in questi anni». Notizia su cui
s'è fiondato il terzo incomodo Idv-Sel Luigi De Magistris: «Che Lettieri
copi il Pd non è una notizia, del resto lui e Morcone (che corre per il
centrosinistra) sono il vecchio che avanza...».
8. CAGLIARI, L'EX
ADDETTA STAMPA FA CAUSA ALL'IDV - I DIPIETRISTI E L'ITALIA DEI LAVORI.
IN NERO
Da "il
Giornale" - L'Italia dei lavori. In nero. «Non potevo più
stare zitta. Dopo aver lavorato per quattro anni e mezzo soddisfacendo
le continue richieste del partito a Cagliari, anche fino alle 5 del
mattino. Poi scopro che m'hanno sostituita con un altro addetto stampa».
Confessione della giornalista pubblicista Igina Campus, 59 anni, che
fino a ottobre scorso curava le relazioni con la stampa dell'Idv sardo e
che ha presentato ricorso al Tribunale del lavoro di Cagliari.
La donna prendeva
700 euro al mese, con viaggi e spese telefoniche a suo carico, e dice di
aver chiesto con insistenza un regolare contratto ai vertici del partito
senza ricevere alcuna risposta. Il legale che la rappresenta nella causa
fa i conti: «Dal 2006 al 2010 la Campus avrebbe diritto al
riconoscimento di 62.242 euro lordi». Quante grane per Tonino il
padroncino...
9. MASI A RIZZO
NERVO, PRUDENZA QUANDO SI PARLA DI BUDGET...
(ANSA) - "Dopo aver giurato a me stesso di non farlo
mai più , sono purtroppo costretto a replicare al consigliere Rai Nino
Rizzo Nervo. Persona gradevole e che stimo ma che ,come a volte gli
accade, si esercita con sprezzo del pericolo su temi per lui troppo
ostici".
Lo sottolinea il
direttore Generale della Rai Mauro Masi che aggiunge "In questo caso,
ciò è particolarmente strano perché lui è, al tempo stesso, un
sopravvissuto del precedente Consiglio di Amministrazione ( e quindi ben
conosce il bilancio 2008) e in questa consiliatura ha votato il Piano
Industriale 2010/2012 e il Bilancio Previsivo per il 2011 ( che porta,
per la prima volta dal 2005, i conti aziendali in attivo) e pertanto ben
sa come stanno in Rai le cose in materia di Bilancio".
E argomenta ancora
il direttore generale di viale Mazzini "capisco e comprendo che le
logiche di schieramento implichino che una dichiarazione richiesta dagli
amici non si possa mai negare, ma su temi di tanta delicatezza sarebbe
meglio lasciare ad altri meno aziendalmente autorevoli la propaganda e
usare una sana prudenza anche solo per ribadire quello che si é fatto ,
peraltro lodevolmente, in Consiglio di Amministrazione".
10. CRAXI:
TRIBUNALE NOMINA CURATORE, SCATTA LIQUIDAZIONE EREDITA'...
Radiocor - Scatta la liquidazione dell'eredita' di
Bettino Craxi. Il Tribunale di Milano, secondo quanto apprende Radiocor,
ha nominato Paola Grossini quale curatore che si occupera' di
'monetizzare' i lasciti dell'ex leader socialista (una collezione di
oltre 170 cimeli garibaldini, tra cui alcune lettere autografe dell'Eroe
dei Due Mondi, vari pezzi di arte antica e un paio di conti correnti
bancari), stabilire uno stato di gradazione tra i creditori e infine
ripartire il patrimonio.
Gli eredi con
beneficio di inventario, la moglie Annamaria Moncini e i figli Vittorio
e Stefania, avevano due possibilita': monetizzare direttamente
l'eredita' e soddisfare i creditori oppure affidare l'operazione a un
curatore nominato dal Tribunale. Hanno optato per la seconda ipotesi
anche, sostengono fonti qualificate, per 'eliminare eventuali dubbi su
preferenze o valutazione dei beni ereditati'.
Dell'intero
dossier si sta comunque occupando lo studio notarile Ajello-Sormani che,
gia' in gennaio, aveva i nvitato formalmente tutti i creditori di Craxi
a trasmettere le dichiarazioni dei propri crediti entro lo scorso 15
marzo. Il passo successivo, determinante per l'avvio delle operazioni,
e' arrivato in questi giorni con la nomina del curatore da parte del
Tribunale.
15-04-2011]
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RASSEGNA
INTERNAZIONALE - DIRIGENTI DI JP MORGAN DUBITARONO DI MADOFF MA NON
FECERO NIENTE - VILLEPIN: FUORI LA FRANCIA DALLA NATO E FINO A 850 EURO
A CHI HA BISOGNO - BANK OF AMERICA PERDE IL 37,5% - - LIBIA, LA NATO È A
CORTO DI AEREI - UTILI DI GOOGLE INFERIORI ALLE ATTESE, IL TITOLO CADE -
FUKUSHIMA, RISARCIMENTI ENTRO FINE MESE - LONDRA OMOFOBA - SCOPERTO IL
GENE CHE FA NASCERE PREMATURI - GALLIANO LICENZIA JOHN GALLIANO - SKYPE
PER ANDROID È DIFETTOSO, PRIVACY A RISCHIO - LA TOP 100 DEI GADGET DI
TUTTI I TEMPI… -
DAGOREPORT
1 - THE NEW YORK
TIMES
TRE DIRIGENTI DI JP MORGAN DUBITARONO DI MADOFF MA NON FECERO
NIENTE
http://nyti.ms/fEhaPo
- Tre alti
dirigenti della "JPMorgan Chase" tuttora in carica, nel giugno 2007,
discussero della possibilità che Robert Madoff, l'autore della più
grande truffa della storia (50 miliardi di dollari), stesse frodando gli
investitori. Ciò nonostante, non fecero nulla per fermarlo, né presero
provvedimenti per proteggere i clienti o avvertirono le autorità.
2 - THE GUARDIAN
LA BRITISH PETROLEUM TENTAVA DI INFLUENZARE LE VALUTAZIONI DI
IMPATTO AMBIENTALE E SULLA SALUTE DELL'ATTIVITÀ ESTRATTIVA NEL GOLFO DEL
MESSICO
http://bit.ly/hWPPZz
- Una serie di
comunicazioni interne della British Petroleum, pubblicate grazie al
Freedom of Information Act degli Stati Uniti (Atto per la libertà di
informazione), mostrano chiaramente i tentativi della compagnia
petrolifera di influenzare le ricerche degli scienziati sull'impatto che
l'attività estrattiva nel Golfo del Messico ha sulle persone e
sull'ambiente.
3 - LE FIGARO
TEPCO, ENTRO FINE MESE RISARCIMENTI PER LE VITTIME DI FUKUSHIMA
http://bit.ly/h23IXi
- La Tepco,
società che gestisce la centrale atomica di Fukushima, indennizzerà le
vittime della crisi nucleare entro la fine del mese. Si parla di un
minimo di 600 milioni di dollari. L'entità dei risarcimenti è stata
stabilita dal governo.
FRANCIA, LA LISTA
DEI CANDIDATI UMP AL SENATO SEMINA LA DISCORDIA
http://bit.ly/e6Ma0j
- Polemica
all'interno del Movimento Popolare (Ump). Martedì sera, in una riunione
all'Eliseo presieduta da Nicolas Sarkozy, è stata stilata la lista di
candidati Ump al Senato. Capolista, Chantal Jouanno. A Parigi, sette
degli otto sindaci di quartiere hanno denunciato una scelta fatta "senza
alcuna consultazione".
VILLEPIN: FUORI LA
FRANCIA DALLA NATO E FINO A 850 EURO A CHI HA BISOGNO
http://bit.ly/e1jOcd
- L'ex Primo
ministro francese Dominique de Villepin propone una "rifondazione
politica, economica e sociale" del Paese. Afferma di volerne essere il
promotore, ma non si pronuncia riguardo a una sua possibile candidatura
alle prossime elezioni presidenziali. Tra le sue proposte: l'uscita
della Francia dalla Nato e fino a 850 euro a chi guadagna da 0 a 1500
euro al mese.
4 - THE WASHINGTON
POST
TORNADO UCCIDE CINQUE PERSONE IN OKLAHOMA, ARKANSAS
http://wapo.st/fJsG9x
- Un insieme di
tempeste sviluppatesi in Oklahoma hanno prodotto un Tornado che si è
abbattuto su una piccola città nel sudest del paese, uccidendo cinque
persone.
IL LINGUAGGIO
UMANO È NATO IN SUDAFRICA
http://wapo.st/eOad6n
- Il linguaggio
umano è nato in Sudafrica. È quanto risulta da uno studio effettuato
dall'Università di Aukland, Australia. Partendo dal continente africano,
la comunicazione verbale si sarebbe poi diffusa in tutto il pianeta,
raggiungendo da ultimo l'Oceania.
5 - HUFFINGTON
POST
SKYPE PER ANDROID È DIFETTOSO, PRIVACY A RISCHIO
http://huff.to/hkEvnD
- Gli utenti della
versione di Skype per Android sono messi in guardia. Un'applicazione
della stessa Android, infatti, se scaricata, permette di accedere alle
informazioni personali degli utenti Skype.
BANK OF AMERICA
PERDE IL 37,5%
http://huff.to/foQ3RC
- Rispetto
all'anno scorso, nel primo quadrimestre dell'anno, Bank of America segna
un crollo del 37,5 %. La più grande banca Usa ha registrato un "income"
di due miliardi di dollari, contro i 3,2 dell'anno passato.
6 - TELEGRAPH
GALLIANO LICENZIATO DALLA MAISON CHE PORTA IL SUO STESSO NOME
http://bit.ly/hzZo0j
- Le cose vanno di
male in peggio per John Galliano. Lo stilista inglese è stato licenziato
dalla maison che porta il suo stesso nome.
SOPPRESSO L'ORSO
BIANCO DELLO ZOO DI EDIMBURGO
http://bit.ly/ezSEic
- A causa di
problemi di salute, Mercedes, l'orso bianco, star dello zoo di
Edimburgo, è stato soppresso.
7 - BBC
LA GRECIA RENDERÀ NOTO IL PIANO DI TAGLI DOPO PASQUA
http://bbc.in/eqsgn4
- "Passata la
Pasqua, la Grecia renderà noto il piano di tagli e privatizzazioni". Lo
ha detto stamani il Primo ministro greco, George Papandreou. La Grecia
deve tagliare 23 miliardi di euro, per portare il deficit di bilancio
dal 10% all'1% entro il 2015.
LIBIA, LA NATO È A
CORTO DI AEREI
http://bbc.in/hHL6kJ
- La Nato è a
corto di aerei. Il segretario dell'organizzazione militare
internazionale Anders Fogh Rasmussen ha detto ai ministri degli Esteri
che ne servono "un po' di più".
LONDRA, COPPIA GAY
BUTTATA FUORI DAL PUB PER ESSERSI BACIATA
http://bbc.in/hM1sGU
- Una coppia di
ragazzi gay è stata buttata fuori da un pub di Londra per essersi data
un bacio. L'episodio è avvenuto a Soho, quartiere assai frequentato
dagli omosessuali. Anche per questo in città la notizia ha fatto molto
scalpore.
SCOPERTO IL GENE
CHE FA NASCERE PREMATURI
http://bbc.in/e9sbd8
- Una ricerca
condotta da scienziati Usa e finlandesi ha portato alla scoperta di un
gene considerato la causa, o una delle cause, delle nascite premature.
YEMEN, IL
PRESIDENTE SALEH APRE AL DIALOGO CON L'OPPOSIZIONE
http://bit.ly/eyhOYn
- Il presidente
yemenita Ali Abdullah Saleh ha aperto al dialogo con l'opposizione.
L'obiettivo, ha detto, è quello di "raggiungere la sicurezza e la
stabilità del paese". Da settimane lo Yemen è sconvolto da
manifestazioni e proteste, quasi sempre represse nel sangue.
SIRIA, ASSAD FORMA
IL NUOVO GOVERNO
http://bit.ly/hVi3B2
- Il presidente
della Siria Bashar al-Assad ha formato un nuovo governo, dopo aver
annunciato, due settimane fa, le dimissioni del vecchio, sulla scia
delle proteste che infiammano il paese. Alla guida del nuovo esecutivo è
stato messo Adel Safar, un ex ministro dell'Agricoltura.
8 - CNN
GIAPPONE, RIAPRE LA DISNEYLAND DI TOKYO CHIUSA DOPO IL TERREMOTO
http://bit.ly/eIFcb4
- Oggi, a poco più
di un mese dal terremoto che messo in ginocchio il Giappone, ha riaperto
il parco di divertimenti Disneyland di Tokyo.
FACEBOOK CERCA DI
FARSI AMICI I GIORNALISTI
http://bit.ly/fgtaLB
- Il social
network Facebook sta cercando di farsi amici i giornalisti. La compagnia
di Mark Zuckerberg sta lavorando per dare alle notizie di attualità
maggiore spazio su Facebook.
9 - LE MONDE
UTILI DI GOOGLE INFERIORI ALLE ATTESE, IL TITOLO CADE
http://bit.ly/gXhC2Z
- Nonostante una
crescita del 17,5% degli utili netti nel primo trimestre dell'anno, le
azioni di Google sono scese del 5,22%. Il motivo sono le enormi
aspettative che il motore di ricerca genera.
10 - EL MUNDO
JUDE LAW DENUNCIA IL NEWS OF THE WORLD PER HACKERAGGIO
TELEFONICO
http://bit.ly/eLuK5j
- Dopo Sienna
Miller, anche l'ex Jude Law denuncia la rivista di Rupert Murdoch, "News
of the world" per hackeraggio telefonico. Lo scandalo che coinvolge il
periodico britannico, accusato di intercettazioni illegali fatte per
procacciarsi gli scoop, ha già portato all'arresto di tre giornalisti.
11 - TIME
LA TOP 100 DEI GADGET DI TUTTI I TEMPI, DALL'ACCENDINO BIC
ALL'IPOD
http://ti.me/gVlSM115-04-2011]
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ORE 16, CINE
SACHER, CODA ALLA CASSA E MORETTI INTRATTIENE LA PLATEA CON QUALCHE
NOTIZIOLA SUL FILM. A UN CERTO PUNTO PARTE LA VOCE DI ROMA: "E VEDEMOLO!
- dispettucci avvelenati tra l’Ufficio stampa del PD e il Corriere -
Palazzo Chigi battuto dalle escort: PalazzoGrazioli.com è il sito
istituzionale più cliccato - - INGLESI ALLA ROVESCIA: IL CONSERVATORE
CAMERON VIAGGIA LOW COST, IL LABURISTA MILIBAND IN PRIMA CLASSE -
Aznavour è partito CON UN rimpianto non aver cantato insieme al
Cavaliere
1- Alla visione
delle 16 di "Habemus Papam" al cinema Sacher, in sala è arrivato lo
stesso proprietario, alias Nanni Moretti. Che ha cominciato a
intrattenere gli spettatori ("scusate, c'è gente che sta facendo ancora
il biglietto") con qualche pissi pissi sulla pellicola: il prete che
dice messa è un vero sarcedote, durante la partita a volo dei cardinali
un attore si è rotto il femore, la scenggiatura ha qualcosa di
autobiografico, etc. Mentre continua col suo bla-bla, parte la solita
voce de Roma "E vedemolo!"....
2- Chi incontra il
direttore di Radiodue, Flavio Mucciante, nei corridoi di via Asiago, lo
vede ridere sotto i baffi (che non ha) dopo aver letto su Dagospia la
notizia, ripresa da "Italia Oggi", che Fiorello avrebbe chiesto i
registi e i collaboratori che aveva ai tempi di "Viva Radiodue", pur
dovendo solo mandare in onda il suo show teatrale dal Sistina su
Radiouno. E coi più stretti collaboratori non si lascia sfuggire una
battuta maligna; "Abbiamo raccolto il suo SOS, è auspicabile che per il
suo ritorno in radio abbia i più alti standard qualitativi..."
3- Le vecchie
ruggini, si sa, sono difficile da grattare. E pare che tra l'Ufficio
stampa del PD e il Corriere della Sera serpeggi, da tempo, una
guerriglia fatta di stilettate, controbordate e dispettucci avvelenati.
Qualcuno ricorderà le borsettate che si sono scambiati, un paio di mesi
fa, Roberto Seghetti, capo ufficio stampa dei Democratici, e il
professor Ernesto Galli Della Loggia. L'editorialista del Corriere,
accusato di non conoscere il programma politico del partito, aveva
rimproverato a Seghetti una campagna mediatica sul tema moscia e
malgestita.
Per evitare così
di essere nuovamente snobbati dal Corriere e bacchettati dai suoi
editorialisti, pare che i democratici abbiano affidato a Stefano
Fassina, responsabile economia e lavoro, il compito di inviare una
roboante missiva preventiva a Flebuccio De Bortoli. Nella lettera si
chiede al direttore di informare gli editorialisti "di evitare lo stanco
ritornello del Pd privo di progetto, di Pd impegnato soltanto
nell'anti-berlusconismo, di opposizione assente e priva di idee.
L'anti-politica ha già tante frecce vere al suo arco". Pare che il
Corriere abbia così apprezzato da cestinare la lettera senza neanche
pubblicarla. Sarà vero?
4- Il potere del
WEB, Palazzo Chigi battuto dalle escort: PalazzoGrazioli.com è il sito
istituzionale più cliccato. Basta digitare Palazzo Grazioli su Google
per scoprire che le url associate al palazzo romano noto per le vicende
personali del Premier non rimandano alle classiche pagine istituzionali
del Governo e i risultati lo dimostrano.
Pare infatti che
gli utenti di internet non siano troppo interessati ai programmi del PDL
ma alle giovani signorine in abiti succinti che compaiono digitando sui
loro computer le url della residenza romana del Presidente Berlusconi
www.palazzograzioli.com (anche .it e .org) .
5- Da
"Nomfup.wordpress.com" - Autogol ferroviario per Ed Miliband. Andato in
Lancashire per una iniziativa elettorale, il leader laburista è stato
pizzicato dalle telecamere di SKY comodamente seduto sul treno in prima
classe. Alla domanda diretta del giornalista della emittente televisiva,
Miliband si è mostrato infastidito e imbarazzato. Tanto più che pochi
giorni fa il premier David Cameron aveva sorpreso la stampa britannica
con una fuga d'amore in Spagna assieme alla moglie, volando Ryanair. Una
scelta low cost che, adesso, mette in crisi la campagna di Miliband,
tutta votata alla sofferenza economica delle classi medie per i tagli
voluti dai conservatori
6- Il sito DavideMaggio.it (www.davidemaggio.it) ha intercettato un sms
autopromozionale che Alba Parietti, perseverante nel negare il suo
naufragio sull'Isola dei Famosi in Honduras, martedi prossimo, ha
mandato ad una cerchia di amici.
Eccolo: Se pensi
che io mi sia comportata male con te è arrivato il momento in cui avrai
soddisfazione. Vuoi vedermi soffrire in preda a crisi di panico? Guarda
l'isola martedì prossimo su rai due mi lancerò dall'elicottero e farò
un'incurisione dai naufraghi. In Honduras. Se vuoi vedermi in difficoltà
ad espiare tutti i miei peccati non ti perdere la puntata del 21 (in
realtà è il 20, ndDM)..... E' un'occasione unica per vedermi nella
merda. Non ti capiterà più. Alba.
7- Carlo Rossella
per "Il Foglio" - Aeroporto di Fiumicino. Charles Aznavour è partito
ieri mattina alle 10 e 15 per Parigi, dopo il trionfale concerto della
sera prima all'Auditorium. Unico rimpianto non aver cantato insieme al
Cavaliere.
8- Maurizio Crippa
per "Il Foglio" - Sarkò e Carlà hanno messo la no fly zone sulla loro
villa di campagna. Speriamo gli arrivino almeno i barconi.
9 - Luciano Verre
per il settimanale "IO SPIO" -Chi è il giovane cantante del Sud che per
Pasqua ha prenotato un motoryacht Aicon 85 Fly del gruppo messinese
Aicon per la modica cifra di 30 mila euro a settimana? Crociera da
Napoli a Porto Cervo e ritorno.
- Chi è il
presentatore TV che ha fama di essere "molto dotato" e per questo
raramente scende in piscina o in spiaggia in costume preferendo
abbodanti bermuda plastificati al ginocchio adatti anche per il surf?
15-04-2011]
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1- DRAGHI ACCENDE
LA LUCE ROSSA: PER IL PAREGGIO DI BILANCIO ENTRO IL 2014, A CUI S’È
IMPEGNATO TREMONTI, SERVE UNA MANOVRA CORRETTIVA DA OLTRE 35 MILIARDI DI
EURO - 2- PASSATE IL VOTO AMMINISTRATIVO, CI ASPETTA UNA VASCA DA BAGNO
DI LACRIME E SANGUE - 3- LA SPARATA DEL GOVERNATORE CONTRO
L’AMMINISTRAZIONE BERLUSCONI-TREMONTI è IL TRAMPOLINO PER RAGGIUNGERE LA
POLTRONA DI TRICHET, IN USCITA DALLA BCE - 4- ECCO LA RICHIESTA DI UNA
MANOVRA CHE SGOMBRI IL CAMPO DA QUALSIASI DIFFIDENZA E MALEVOLENZA
FRANCO-TEDESCA VERSO UN ITALIANO CHE DOVRà AGIRE CONTRO IL PROPRIO PAESE
INDEBITATO (AGGIUNGERE POI LA MINUS VALENZA DI UN PASSATO COME VICE
PRES. EUROPEO DELLA GOLDMAN SACHS, SPECTRE DI TUTTE LE BANCHE) - 5- COME
PREMIO DI CONSOLAZIONE PER TREMENDINO TREMONTI, L’USCITA DA PALAZZO KOCH
DEL DISISTIMATO DRAGHI VUOL DIRE APRIRE IL PORTONE AL “SUO” VITTORIO
GRILLI -
1- DAGOREPORT
Draghi accende la luce rossa: per il pareggio di bilancio entro il 2014
a cui s'è impegnato Tremonti, serve una manovra correttiva dal 2,3% del
Pil: in soldi fa oltre 35 miliardi di euro. Certo, il Governatore potrà
accontentarsi di una "rata" da 10/15 miliardi di euro, appena passate le
elezioni amministrative ovviamente, ma di certo ci aspetta una vasca da
bagno riempita di lacrime e sangue. Checché ne dica Tremendino Tremonti.
Ma dietro tale
sparata si cela l'operazione-scalata che sta portando avanti, giorno per
giorno disperatamente, Draghi per raggiungere la poltrona di Trichet, in
uscita dalla BCE. Con tale "avviso di pagamento" a Giulietto ha inteso
rassicurare il maggior oppositore al suo up-grade europeo, cioè la
Germania della Merkel, che diffida di un italiano alle prese con il
deficit malmesso del suo paese.
Ecco allora
portarsi avanti il lavoro e battere subito la richiesta di una
finanziaria correttiva che sgombri il campo da qualsiasi diffidenza e
malevolenza (all'Italia berluscona occorre sempre aggiungere la minus
valenza di un passato come vice presidente europeo della spectre delle
banche d'affari, la Goldman Sachs).
Certo, per
Tremonti, l'uscita da Palazzo Koch del disistimato Draghi vuol dire
aprire il portone al "suo" Vittorio Grilli, dunque un altro tassello
nella geo-politica del potere che lo vede contrapposto a Gianni Letta,
dopo la presa della Cassa Depositi e Prestiti, della Consob con Vegas,
della presidenza Eni con Giuseppe Recchi, etc. Ma sull'altro piatto
della bilancia grava una manovra che elettoralmente pesa come un macigno
legato al collo.
2- DRAGHI: MANOVRE
DA 35 MILIARDI E SMONTA I NUMERI-FARSA DI TREMONTI
Marco Palombi per
Il Fattoquotidiano.it
Bassa crescita,
disoccupazione - soprattutto giovanile - e precariato, consumi
contenuti, prezzi che aumentano e potere d'acquisto reale che continua a
diminuire. Oltre a questo, manovre recessive di finanza pubblica fin
dove l'occhio può vedere. Questo il ritratto della situazione italiana
contenuto nel Bollettino economico di Bankitalia diffuso ieri, al netto
ovviamente del fumo di scena sparso da Giulio Tremonti col suo Piano
nazionale di riforma (Pnr), che sarà all'esame del Parlamento la
settimana prossima.
Che la situazione
non fosse per niente piacevole, l'aveva già chiarito il governatore di
Bankitalia Mario Draghi mercoledì: "Il nostro paese è entrato nella
crisi già debole, ha pagato un prezzo alto di riduzione del reddito e
dell'occupazione e ne esce con i suoi problemi strutturali ancora da
risolvere".
Tradotto dal linguaggio curiale dei governatori: cosa ha fatto il
governo in questi tre anni? Le pezze d'appoggio numeriche a questo
ragionamento ce le ha messe invece ieri il suddetto Bollettino: la
crescita economica, come previsto anche dal recentissimo Documento di
economia e finanza (Def) del Tesoro, si attesterà all'1,1% quest'anno e
all'1,3% nel 2012, il che ci tiene largamente sotto i livelli pre-crisi.
L'Italia deve
ritrovare la sua "capacità di sviluppo", aveva avvertito Draghi, e la
politica creare le condizioni perché questa "possa dispiegarsi appieno".
È evidente che Bankitalia non si fida della frustata all'economia che
dovrebbe arrivare dal Pnr a costo zero: uno 0,4% di crescita in più
l'anno non può essere assicurato da un documento in cui non c'è un
impegno preciso, una data, in cui si ritirano persino fuori le grandi
opere infrastrutturali già bloccate da questo stesso governo.
Così, avverte il
Bollettino, per il pareggio di bilancio entro il 2014 a cui s'è
impegnato l'esecutivo serve una manovra correttiva dal 2,3% del Pil: in
soldi fa oltre 35 miliardi di euro. E questo senza contare che dal 2015
parte il Patto di stabilità Plus che prevede sanzioni assai pesanti per
chi non riporta il debito pubblico entro il 60% del Prodotto a colpi di
un ventesimo di riduzione dell'eccedenza l'anno: una roba da oltre 30
miliardi ogni 12 mesi (a cui vanno aggiunte pure cinque rate da 2,86
miliardi per il Fondo salva-Stati) che senza una crescita almeno del 2%
sarà un incubo recuperare.
Ma è dal lato della crisi sociale che il Bollettino di Bankitalia morde
di più l'immaginazione: "L'occupazione non riparte", scrive Palazzo
Koch: "Dopo un lieve incremento nel 2010, il numero degli occupati è
ripiegato nel primo bimestre di quest'anno sui livelli minimi
dell'estate scorsa.
Sono tornate a
crescere le assunzioni con contratti flessibili e a tempo parziale; è
proseguita la contrazione delle posizioni permanenti a tempo pieno. Il
tasso di disoccupazione rimane stabile sui valori medi dello scorso
anno, mentre sono aumentate l'incidenza dei disoccupati di lungo periodo
e la disoccupazione giovanile".
Crescono, dice
Bankitalia, i "disoccupati" (+1,6% rispetto a un anno prima, 35 mila
persone) e gli "inattivi" (+0,4%, 65 mila) e quelli che cercano lavoro
da più di un anno (+7,4%, 73 mila) e pure gli "scoraggiati", che un
posto non lo cercano neanche più (6,5%, 92 mila), mentre rimane su
livelli di guardia la Cassa integrazione, specialmente in deroga.
Complessivamente
il tasso di disoccupazione è dell'8,5%, con una situazione terrificante
tra i giovani sotto i 25 anni: senza impiego il 29,8%. E infatti ieri,
plasticamente, s'è saputo che il Fondo Gita - che doveva rilevare le
attività di Vinyls Italia - non ha rispettato gli impegni e quindi si
dovrà riaprire la gara e trovare un nuovo investitore: i lavoratori del
gruppo chimico, insomma, rischiano seriamente di andare tutti a casa.
In una situazione del genere, ovviamente, anche i consumi soffrono:
"Restano improntati alla prudenza i comportamenti di spesa delle
famiglie, influenzati dalle condizioni del mercato del lavoro e
dall'andamento del reddito disponibile, nel 2010 ancora diminuito in
termini reali".
A gennaio, scrive
Palazzo Koch, le vendite al dettaglio sono tornate a calare insieme al
"clima di fiducia dei consumatori". Questo il panorama, mentre il
ministro dell'Economia continua a parlare di "fase 2": se la crescita è
la stella polare, la diminuzione delle spese in conto capitale e dei
contributi alle imprese certificata dal Def non è un bel segnale, mentre
la pressione fiscale (stessa fonte) è prevista in crescita dello 0,2%.
"Più che un documento economico-finanziario, una pubblica autoaccusa",
ironizza l'ex segretario della Cisl Sergio D'Antoni. 16-04-2011]
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1- ROMA SVENDUTA
PER 42 MILIONI: PER ORA L’AMERICA L’HA TROVATA ZIO TOM DIBENEDETTO - 2-
POSSIBILE CHE CHI COMPRA LA ROMA ABBIA GIÀ BISOGNO DI UN PRESTITO DELLA
BANCA? - 3- NEL COMUNICATO CONGIUNTO TSBUCA FUORI UN PRESTITO DI 40
MILIONI COSÌ CONGEGNATO: “L’EFFICACIA DEL CONTRATTO DI COMPRAVENDITA È
SUBORDINATA... ALLA CONCESSIONE AD AS ROMA DA PARTE DI ROMA 2000 DI UN
VENDOR LOAN (VALE A DIRE, UN PRESTITO AL COMPRATORE), DELLA DURATA DI 10
ANNI E DELL’IMPORTO DI 10 MILIONI DI EURO E ALLA SOTTOSCRIZIONE DA PARTE
DI AS ROMA DI UN ACCORDO DI FINANZIAMENTO CON UNICREDIT, DELLA DURATA DI
5 ANNI E DELL’IMPORTO DI 30 MILIONI DI EURO” - 3- UNICREDIT NON HA IN
PRATICA INCASSATO NIENTE MA CAMBIATO UNICAMENTE IL DEBITORE, DA SENSI A
UNO PIù AFFIDABILE (NON SOLO: CI SAREBBERO UN PAIO DI “ROGNE” GROSSE
RIMASTE INSOLUTE PER LE QUALI C’è UNA CLAUSOLA CHE PERMETTE ALLE PARTI
DI RECEDERE) -
1- VENDUTA PER 42
MILIONI, L'AFFARE PER ORA LO HA FATTO ZIO TOM
Luca Valdiserri per il
Corriere della Sera
Silvio Berlusconi,
che si autodefinisce il più vincente presidente della storia, e il
presidente della Lazio, Claudio Lotito, hanno salutato l'arrivo di
Thomas R. DiBenedetto, nuovo «collega» alla guida della Roma, primo
investitore straniero della serie A. Berlusconi l'ha avvisato che con il
calcio, in Italia, non si guadagnano soldi ma si perdono. Lotito ha
detto: «Adesso tutti esaltano lo zio Tom, ma anche lui non può portare
più soldi di quelli che ha. Dovrà aumentare i ricavi dalle attività
commerciali sostenute dai tifosi. Il problema è che se lo faccio io,
passo per tirchio. Ma ormai i presidenti sono costretti a pensarla tutti
comeme» .
La cordata
americana non è composta da mecenati: sono uomini d'affari e vogliono
che la Roma produca utili. È possibile? Il contratto preliminare per il
passaggio di proprietà del pacchetto di maggioranza (67%, valore 70,3
milioni) è stato firmato negli uffici di uno studio legale di 13 piani e
con 600 dipendenti. Un particolare che dà l'idea del genere di affari
che trattano DiBenedetto e soci.
Perché, allora,
nel comunicato congiunto trova spazio un prestito di 40 milioni così
congegnato? «L'efficacia del contratto di compravendita è subordinata...
alla concessione ad As Roma da parte di Roma 2000 di un vendor loan,
della durata di 10 anni e dell'importo di 10 milioni di euro
(reinvestendo in pratica una parte della somma della vendita; ndr) e
alla sottoscrizione da parte di As Roma di un accordo di finanziamento
con Unicredit, della durata di 5 anni e dell'importo di 30 milioni di
euro» .
Possibile che chi
compra la Roma abbia già bisogno di un prestito della banca? Unicredit
ha in pratica rimodulato l'esposizione, visto che la Roma stava erodendo
flussi di denaro futuri (contratti tv e di sponsorizzazione) in
un'ottica di brevissimo periodo. Ora, con il finanziamento e con la
prima ricapitalizzazione entro il 2011 (35 milioni), ci saranno 75
milioni di nuova finanza per fare mercato, pagare stipendi e spese vive,
iscrivere la squadra al campionato facendola rientrare nei parametri,
dare ossigeno a una programmazione di ampio respiro.
Unicredit
scommette sul suo 40% e, anche se per ora gli americani hanno portato
più idee che soldi, non c'era altra strada. Il piano industriale ha
convinto Unicredit che c'è un futuro e la Roma era in una situazione
pre-fallimentare. Nei giorni scorsi il 63% dell'Arsenal è finito nelle
mani del magnate americano Stan Kroenke per una cifra vicina ai 450
milioni di sterline (501 milioni di euro). I quattro investitori
americani, per ora, metteranno circa 10,5 milioni a testa, in attesa
dell'Opa, le due ricapitalizzazioni e il calciomercato da finanziare.
È tanto? È poco?
La risposta è diversa: è il massimo che si potesse fare. Ora, però,
comincia il difficile. La squadra battuta ieri in casa dal Palermo ha
quasi azzerato le sue speranze di quarto posto, messo in crisi le
speranze di Montella di una riconferma ma indebolito anche Gian Paolo
Montali, direttore operativo che doveva essere il «motivatore» per
questo finale di stagione.
Di-Benedetto non
ha visto la partita, stava trasferendosi da Boston a Fort Myers, in
Florida. Forse è stato meglio così. Avrebbe maledetto anche lui Vucinic,
che lo emozionò segnando contro l'Inter nella prima partita che lo zio
Tom vide dal vivo all'Olimpico, ma che ieri non ha saputo mandare in gol
un pallone a porta vuota. La stessa porta. Ma tanto è cambiato da allora
e tanto, tantissimo, cambierà presto. Della Roma di ieri, nessuno è più
sicuro del posto. Anzi, uno sì: Totti.
2- «FARANNO
BUSINESS SUL MARCHIO SE NON RIESCONO, SE NE ANDRANNO»
Alessandro Capponi per il Corriere della Sera
«Cosa significano
il giallo e il rosso per noi americani? Ketchup e senape. Ma è evidente
che, al di là dell'aspetto sportivo, Di-Benedetto vuole tirare fuori
soldi da altro. Sfruttando il brand. Forse abbinando la bandiera alla
lupa capitolina. È difficile immaginare cosa voglia farne, forse negli
Stati Uniti aprirà delle trattorie ‘‘Forza Roma''» .
Dennis Redmont è
uomo spiritoso, oltre che conoscitore di business: dopo gli studi a
Parigi è stato per venticinque anni il direttore dell'Associated Press
per il Mediterraneo, ora è il responsabile della comunicazione del
Consiglio delle relazioni Italia-Usa, cioè il salotto buono del mondo
degli affari tra statunitensi e italiani. Inviato in 80 paesi, tra le
sue mille attività ce n'è anche una ludica: ha adattato in italiano le
domande del Trivial Pursuit, il famoso gioco da tavolo, e ha fatto
«mettere molte domande sulla Roma, io sono qui da trent'anni, sono
affetto dal morbo del tifo romanista...» .
Cosa pensa
l'America dell'operazione portata avanti da DiBenedetto?
«L'America si chiede: gli avranno venduto il Brooklyn Bridge? È un
nostro modo di dire, significa: gli avranno dato una patacca?» .
Lei cosa ne pensa?
«La vicenda assomiglia a un carciofo alla romana, dopo ogni foglia c'è
un sapore diverso. Di certo per voi potrebbe essere un boomerang: perché
gli italiani hanno bisogno di investimenti stranieri, e già molti sono
andati via. Se qualcosa andasse storto non sarebbe un bel segnale...» .
Arriviamo al cuore
del carciofo: prevede sorprese? Sa com'è, i tifosi ora sognano già una
squadra a livello Milan...
«I tifosi della Roma sono diffidenti invece, aspettano. Ma io credo che
la nuova proprietà cercherà di fare business puntando molto sul brand:
se riuscirà, bene. Sennò andrà via. Gli americani si danno un tempo e
degli obiettivi, se non si raggiungono...» .
Alla sua prima
uscita italiana DiBenedetto s'è presentato con un maglioncino color
arancio. Alcuni hanno storto la bocca...
«Hanno sbagliato. In America, per la maggior parte dei ricchi
l'abbigliamento non conta. Avete visto come veste Steve Jobs?» .
Dal rapporto
tifosi-proprietà cosa s'aspetta?
«Di certo, i soprannomi per DiBenedetto. Io spero che gliene diano uno,
che di lui dicano così: santo subito...» . 17-04-2011]
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1- SOLO ORA,
SULL’ONDA DEL SUO TERRIBILE ASSASSINIO, SI DA NOTIZIA DI UN VIDEO
CARICATO IL 12 OTTOBRE SCORSO, DI VITTORIO ARRIGONI CHE MASSACRA IL
"SIONISTA" SAVIANO - 2- L’AUTORE DI "GOMORRA" ERA INTERVENUTO AD UNA
MANIFESTAZIONE A ROMA CHIAMATA ’PER LA VERITÀ, PER ISRAELE’ DEFINENDOLA
’UNA DEMOCRAZIA SOTTO ASSEDIO’ - 3- "’SE AVESSI AVUTO IL TEMPO DI GIRARE
PER TEL AVIV (CHE SAVIANO DEFINIVA UNA "CITTà CHE NON DORME MAI PIENA DI
VITA E DI TOLLERANZA") TI SARESTI RESO CONTO DELLE VERE LUCI DELLA
CITTà, CHE SONO LE SUE OMBRE: DEI GHETTI DOVE VIVONO SEGREGATI GLI ARABI
ISRAELIANI CHE SONO GLI STESSI GHETTI DEI NERI IN SUDAFRICA. - NON HANNO
DIRITTO ALLA PROPRIETÀ, NON POSSONO SPOSARSI. NELSON MANDELA SONO ANNI
CHE DENUNCIA IL RAZZISMO DI ISRAELE. STO PARLANDO DI MANDELA, NON DI
FABIO FAZIO. CARO SAVIANO, SCENDI DAL CARRARMATO E VIENI AD ABBRACCIARE
LE VITTIME" - 4- ORA CHE FARà SAVIANO? QUERELERà ARRIGONI COME HA FATTO
CON "LIBERAZIONE"?
1- ARRIGONI: IN UN
VIDEO A SAVIANO, ADDOLORATO DA TUE POSIZIONI(
VIDEO: ARRIGONI RISPONDE AL SIONISTA SAVIANO.MP4 -
http://www.youtube.com/watch?v=UPzZwNnq2nc
ANSA
- Vittorio Arrigoni, il volontario taliano rapito e ucciso a Gaza City
da estremisti salafiti e che da anni lottava per i diritti umani dei
palestinesi, pochi mesi fa mando' un video messaggio direttamente a
Roberto Saviano, che era intervenuto insieme ad altri politici e
intellettuali italiani ad una manifestazione a Roma chiamata 'Per la
verità, per Israele'.
In un video su
youtube, caricato il 12 ottobre scorso, Arrigoni in collegamento da Gaza
rispondeva alle affermazioni di Roberto Saviano che definiva Israele
'una democrazia sotto assedio'. L'attivista raccontava la sua esperienza
e in polemica con lo scrittore diceva:
'Caro Saviano-
diceva Arrigoni- mi permetto di darti del tu perche' siamo piu' o meno
coetanei. Mi sento in dovere di inviarti questo video messaggio per
compensare il dolore che ho subito nell'aver saputo del tuo appoggio a
questo scempio, a questa manifestazione organizzata dai coloni
sraeliani'.
Arrigoni ricorda
allo scrittore di portare sulla sua pelle le cicatrici: 'per due volte
sono stato imprigionato e torturato a Tel aviv, porto i segni delle
catene di quando mi trascinavano..' E argomenta ancora il volontario
rivolgendosi all'autore di Gomorra: 'se avessi avuto il tempo di girare
per Tel Aviv (che Saviano definiva una 'citta' che non dorme mai piena
di vita e di tolleranza') ti saresti reso conto delle vere luci della
citta', che sono le sue ombre: dei ghetti dove vivono segregati gli
arabi israeliani che sono gli stessi ghetti dei neri in Sudafrica.
Ti saresti accorto
delle scuole e degl ospedali degli arabi, dei loro diritti
quotidianamente calpestati: non hanno diritto alla proprietà, non
possono sposarsi. Nelson Mandela sono anni che denuncia il razzismo di
Israele. Sto parlando di Nelson Mandela, non di Fabio Fazio'.
2- SAVIANO QUERELA
'LIBERAZIONE' PER ARTICOLO SU IMPASTATO - IL QUOTIDIANO, CI VUOLE
METTERE BAVAGLIO
(Adnkronos) - 'Roberto Saviano ha querelato
Liberazione. Una denuncia penale per diffamazione a mezzo stampa e'
stata depositata nei miei confronti, in qualita' di autore degl articoli
messi sotto accusa, e del direttore Dino Greco. Sembra che Saviano non
abbia gradito il modo in cui ho raccontato, lo scorso 14 ottobre, la
vicenda della diffida inoltrata dal centro Peppino Impastato all'editore
del suo penultimo libro, La parola contro la camorra'.
Lo scrive il
giornalista di Liberazione Paolo Persichetti n un articolo che sara'
pubblicato domani sul quotidiano 'La parola appunto - si legge
nell'articolo - quella che Saviano dice fin dal titolo di utilizzare
come strumento per combattere il crimine organizzato, veicolo di
liberta' che lu sostiene di difendere contro le molte censure, sempre
denunciate ma mai viste; quella parola che distribuisce su tutti i
support mediatici, a destra e manca degli schieramenti politici, resta
egittima solo se da lui pronunciata'.
'La sua parola -
aggiunge Persichetti - intesa come unica parola possibile, che percio'
stesso esclude le altre soprattutto se sono critiche nei suoi confronti,
se ne raccontano imiti e inesattezze, se ne mettono in mostra la faccia
nascosta o molto piu' semplicemente se dicono: 'Noi la pensiamo
diversamente da te. Le verita' che affermi sembrano prese dal dizionario
di monsieur de Lapalisse, per non dire le volte che travalicano la
realta' dissolvendosi in fantasie'. Come dimostra la sistematica
omissione delle fonti che rende impossibile la verifica di quel che
scrive'.
La seconda querela
riguarda invece un articolo, scrive Persichetti, 'un corsivo, apparso il
10 novembre del 2011, sulla sua prestazione televisiva offerta nella
prima puntata di ''Vieni via con me'', non so dirvi molto di piu' se non
che sono assolutamente consapevole d'aver commesso l'imperdonabile
crimine di lesa maesta'. Ma dovrebbe esser noto che a 'Liberazione' non
sono graditi i monarchi, tanto piu' le monarchie
intellettuali'17-04-2011]
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LE PRIME PAGINE
DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - ULTRADESTRA IN FINLANDIA: RISCHIO UE -
Fmi e Ue vogliono evitare la bancarotta della Grecia - USA E ALLEATI
CERCANO RIFUGIO PER GHEDDAFI - INGHILTERRA: SEGRETI FINITI SU INTERNET
PER INCOMPETENZA DI WHITEHALL - L’ondata di profughi apre una crisi
nella Ue. LA FRANCIA BLOCCA TRENI DALL’ITALIA - SCADENZA PER
L’OTTANTENNE RAUL CASTRO - L’allarme dei chirurghi inglesi: I tagli al
sistema sanitario costringono al “razionamento” delle operazioni
DAGOREPORT
1 - THE NEW YORK TIMES - In apertura, "I crociati
anti-immigrazione. L'evoluzione di un movimento politico e il suo
controverso fondatore" - Di spalla, "Un anno dopo la marea nera: una
stretta regolamentazione sulle piattaforme offshore resta qualcosa di
inafferrabile" - In basso, "Usa e alleati cercano un rifugio per
Gheddafi"
2 - THE WALL
STREET JOURNAL - EUROPE -
In apertura, "Il voto finlandese rischia di avere una ricaduta sui
salvataggi"
3 - LE FIGARO -
In apertura, "Proglio: il parco nucleare di Edf è in eccellente stato" -
Al centro, "Venti candidati potenziali a un anno dalle presidenziali" -
In alto, "Washington cerca una via d'uscita per Gheddafi" - Fotonotizia,
"Nadal a Montecarlo, sette vittorie in sette anni"
4 - LES ECHOS -
In apertura, "Europa: il fallimento di uno stato non è più un tabù" - Al
centro, "Tepco si dà nove mesi per mettere in sicurezza Fukushima"
5 - LIBÉRATION -
In apertura, reportage: "Nella zona rossa di Fukushima" - Di spalla,
"Ségolène Royal, difficile ritorno" - "Algeria, Bouteflika a corto di
ossigeno"
6 - THE GUARDIAN -
In apertura, "L'allarme dei chirurghi inglesi: I tagli al sistema
sanitario costringono al "razionamento" delle operazioni"
7 - THE
INDEPENDENT -
A tutta pagina, "Miliband: Questo è un referendum sul sistema
elettorale, non su Nick Clegg"
8 - THE TIMES -
In apertura, "I bambini persi nel caos adozione. Campagna per
raddoppiare il numero di quelli che trovano una famiglia"
9 - THE DAILY
TELEGRAPH -
In apertura, "Segreti finiti su internet per l'incompetenza di
Whitehall" - In basso, "Cameron: Il voto alternativo minerebbe la
democrazia" - "Cambridge toglie a Oxford il primo posto in classifica"
10 - FINANCIAL
TIMES -
In apertura, "Preoccupante lacuna nelle regole di Vickers" -
Fotonotizia, "Cina, proteste per chiedere il rilascio di Ai Weiwei" - Al
centro, "La Fed preannuncia la fine dell'easing monetario"
11 - DAILY MAIL -
In apertura, "Famiglie al collasso. La metà dei bambini vedono i propri
genitori separarsi prima dei 16 anni, mentre le nascite fuori dal
matrimonio toccano il più alto livello degli ultimi due secoli" -
Fotonotizia, "Britain's Got Talent perde un milione di spettatori"
12 - EL PAÍS -
In apertura, "L'ondata di profughi apre una crisi nella Ue. La Francia
blocca i treni dall'Italia" - Di spalla, "Il ministero del Lavoro alzerà
il prezzo dei prepensionamenti nelle grandi aziende che fanno utili. Il
progetto di legge obbligherà le imprese ad assumersene i costi" - In
basso, "L'ultradestra fa un passo da gigante nelle elezioni finlandese"
13 - EL MUNDO -
In apertura, "L'omaggio a Gatza apre una crisi tra PP e Governo basco" -
In basso, "Il quasi ottantenne Raul Castro ora propone un limite al
mandato"
14 - FRANKFURTER
ALLGEMEINE -
In apertura, "Fmi e Ue vogliono evitare la bancarotta della Grecia" - Al
centro, "La Tepco metterà in sicurezza Fukushima entro nove
mesi"18-04-2011]
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BORSE IN CALO IN
TUTTA EUROPA - IL TITOLO DELLA ROMA SOSPESO (CALO TEORICO -35%) -
MOODY’S DECLASSA LE BANCHE IRLANDESI - IL “CAMIONISTA” PALENZONA E LA
POLIZZA MILIONARIA DI GEMINA - BPM: L’AUMENTO SARÀ DA UN MILIARDO - DE
BENEDETTI: “SPROPORZIONATA LA QUOTA PUBBLICITARIA DI MEDIASET. LA7? la
quota di share è ancora bassa” - SACCONI: “THYSSEN NON LASCERÀ L’ITALIA,
L’ACCUSA ERA SOLIDA” - COLANINNO: “ALITALIA NON LA VENDO AI FRANCESI NÉ
ALLA CDP” - GLI SPECIALISTI DEI FALLIMENTI PER SEAT PG - CARIGE NON
VUOLE RICAPITALIZZARE…
1 - BORSA, TUTTE
NEGATIVE LE PIAZZE EUROPEE, MILANO -0,59%...
(LaPresse) - Apertura negativa per la Borsa di Milano
che segna un -0,59% per l'indice all-share e -0,63% per il Mib. In
controtendenza Fiat Industrial che cresce dello 0,60%, mentre Fiat spa
segna un balzo dell'1,66%. Deboli tutte le piazza europee con
Francoforte a -0,24%, Londra a -0,07% e Parigi a -0,25%.
2 - BORSA TOKYO:
NIKKEI -0,36% IN ATTESA RISULTATI SOCIETARI...
Radiocor - Ancora una seduta attendista per la borsa di
Tokyo, dove il Nikkei e' sceso oggi dello 0,36% a 9.556,65 punti, in
attesa del debutto della stagione dei risultati societari. La tendenza
di fondo rialzista dello yen e le persistenti inquietudini per la
centrale nucleare di Fukushima non tranquillizzano gli scambi. L'indice
Topix e' sceso dello 0,59% a 836,34 punti.
3 - AS ROMA: -35%
TEORICO IN BORSA...
(ANSA) - Non riesce a fare prezzo l'As Roma che, 20
minuti dopo l'apertura della seduta di scambi a Piazza Affari, resta in
asta di volatilita'. Il calo teorico del titolo e' ora del 35,76 per
cento. Venerdi' aveva chiuso a 1,16 euro e il mercato lo sta adeguando
al valore pagato dalla cordata americana di Thomas DiBenedetto (che
sara' anche il prezzo dell'opa obbligatoria), fissato dall'accordo
firmato nella notte di tra venerdi' e sabato a 0,6781 euro.
4 - LA
SUPERPOLIZZA DI PALENZONA...
Gianni Dragoni per
Sole 24 Ore - Per chi ama definirsi «un camionista», una
superpolizza di assicurazioni è una gratifica migliore di un lauto
stipendio. La polizza è stata stipulata da Gemina, la finanziaria che
possiede il 95,76% di Aeroporti di Roma (AdR), per coprire il rischio
derivante dall'impegno «ad erogare, al soggetto beneficiario designato,
in caso di decesso entro 7 anni a partire dal 15 giugno 2010, un
capitale decrescente compreso tra 3,6 e 3,3 milioni di euro».
Il «beneficiario»
è Fabrizio Palenzona, dal 28 aprile 2010 presidente di Gemina. La
polizza è stata stipulata con le Generali, compagnia che è socia di
Gemina con il 3,61% e nel patto di sindacato. Palenzona ha ricevuto
dalla società nel 2010 compensi per 383.019 euro, più 10mila come
presidente di AdR.
Al presidente di
Gemina sono conferite «alcune deleghe gestionali»: «segue» le iniziative
generali per la promozione dell'immagine della società e delle
partecipate e «vigila» sull'andamento degli affari sociali. Il
presidente «cura» altresì i rapporti istituzionali della società e delle
partecipate e «gestisce» la relativa comunicazione istituzionale.
Gemina nel 2010 ha
perso 8,7 milioni, il consolidato è in rosso per 37,27 milioni. I
compensi del «camionista» Palenzona, che si definisce tale per i
trascorsi nei sindacati degli autotrasportatori, non si fermano qui. Tra
le società quotate, nel 2010 ha ricevuto 333mila euro da Unicredit, di
cui è uno dei quattro vicepresidenti e 150mila come consigliere di
Mediobanca: in totale quindi 876.019 euro lordi. Oltre alla presidenza
di Gemina, Palenzona ha altri «11 incarichi». Sarà anche per questo che
l'anno scorso ha partecipato solo al 67% delle riunioni del cda.
5 - IRLANDA:
MOODY'S DECLASSA IL DEBITO DELLE PRINCIPALI BANCHE...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha rivisto al
ribasso lunedi' i rating del debito delle principali banche irlandesi,
relegandoli alla categoria degli investimenti speculativi, dopo il
downgrade del Paese di cui aveva abbassato di due gradini il rating
venerdi' scorso. Le note sui depositi a lungo termine di Allied Irish
Banks, Bank of Ireland, Ebs e Irish Life & Permanent sono state
abbassate di due tacche, ha reso noto Moody's in una nota.
I rating delle
banche sono stati portati a 'Ba2', salvo che per Bank of Ireland, che e'
stata ridotta a 'Ba1'. Questi nuovi declassamenti sono anche
accompagnati da un outlook negativo, come per il Paese, vale a dire che
Moody's non esclude di degradare ulteriormente il debito nel medio
termine. L'agenzia di rating ha motivato tale decisione con il taglio,
annunciato venerdi', nel rating del debito sovrano d'Irlanda, sceso a
'Baa3'.
6 - MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - MERCATI: Aumenti di capitale. I prossimi 30
miliardi (CorrierEconomia, pag.4). Le materie prime utili al portafoglio
(Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.23)
RIPRESA: Draghi:
fiducia nella ripresa. Ma piu' poverta' del caro-cibo (dai giornali)
SCOMMESSE: La
passione per il gioco divora il 7% dei consumi (Il Sole 24 Ore del
Lunedi', pag.1-14)
INTESA SANPAOLO:
Intesa porta in consiglio il dossier Bankitalia (Il Corriere della Sera,
pag. 13)
GRANDE FINANZA:
Cosi' le Fondazioni salgono al potere (Il Giornale, pag. 18). Le svolte
vincitori: Generali, Mediobanca, Telecom e Unicredit (CorrierEconomia,
pag.6)
ENI: Tremonti e
l'allarme Usa sull'Eni: 'Col gas russo spinti troppo in la'' (La
Repubblica, pag. 21)
ENEL: Quei piani
segreti sulle rinnovabili (CorrierEconomia, pag.1-7)
FIAT:
Fiat-Chrysler, una scalata senza le auto (Affari&Finanza pag.1)
MEDIOBANCA: Le
mire di Nagel tra Cuccia e Richelieu (Affari&Finanza pag.1-9)
UNICREDIT: la via
stretta di Ghizzoni (Affari&Finanza pag.20)
PARMALAT:
Granarolo e la scalata dei mille (CorrierEconomia, pag.11)
RISPARMIO: Truffe
finanziarie. L'Italia del risparmio tradito (Il Sole 24 Ore del Lunedi',
pag.1-3). I fondi sono affidabili? Ecco i 20 che hanno fatto meglio
(CorrierEconomia, pag.1-14,15).
GAVIO: mani in
pasta in tutte le autostrade. Ma il segmento emergente e' la logistica
(Affari&Finanza pag.21)
INFRASTRUTTURE:
Treni, strade, reti: cura federalista per otto regioni (Il Sole 24 Ore
del Lunedi', pag.1-7).
ALITALIA: 'Non
vendo ai francesi ma non dovete lasciarci soli'. Intervista al
presidente Roberto Colaninno (Affari&Finanza pag.2)
LAVORO:
Generazione 40 anni: si scrive flessibile ma si legge precario (La
Stampa, pag. 9). De Rita: 'Basta con gli studi inutili, meglio andare a
imparare in fabbrica' (La Repubblica, pag. 14)
ENERGIA:
Raffinerie, una su quattro a rischio chiusura (Affari&Finanza pag.12)
MADOFF PARIOLI:
Bankitalia denuncia Cassa Risparmio Aquila (Il Messaggero, pag. 11)
7 - PETROLIO: OPEC
INQUIETO SUGLI ALTI LIVELLI DEI PREZZI...
Radiocor - Il segretario generale dell'Organizzazione
dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), Abdallah El Badri, ha indicato
lunedi' che i Paesi produtto ri sono 'inquieti' per i livelli elevati
raggiunti dal prezzo del greggio. Secondo El Badri i mercati sono
sufficientemente approvvigionati di greggio.
8 - MORNING NOTE:
L'AGENDA DI LUNEDI' 18 APRILE...
Radiocor - Milano: 'Stati generali del turismo in
Lombardia', organizzato dal Met, Master in economia del turismo della
Bocconi e da Regione Lombardia. Partecipano, tra gli altri, Roberto
Formigoni, presidente Regione Lombardia; Antonio Tajani, vicepresidente
Commissione europea; Michela Vittoria Brambilla, ministro Turismo.
- Milano: convegno
Confindustria e Assolombarda su 'Una rete al servizio della tua
impresa'. Partecipa, tra gli altri, Edoardo Garrone, vice presidente
Organizzazione e Marketing Associativo Confindustria; Aldo Bonomi, vice
presidente per le Politiche territoriali Confindustria.
- Milano: incontro
Inail per la presentazione delle Linee guida per il Progetto 'Sicurezza
e Prevenzione Expo 2015'. Partecipa, tra gli altri, Giuseppe Sala, a.d.
Expo 2015.
- Roma: si
riunisce l'assemblea degli azionisti di Bulgari per approvare il
bilancio 2010
- Roma: si
riunisce l'assemblea di Astaldi per approvare il bilancio 2010
Roma - audizione
dei sindacati in Parlamento sul Documento di economia e finanza varato
dal Governo
9 - BPM VA VERSO
UN AUMENTO DA UN MILIARDO...
Da "La
Stampa" - Fine settimana di lavoro per i vertici della
Banca popolare di Milano, che tengono continui contatti con la Banca
d'Italia e che stanno studiando l'aumento di capitale da circa un
miliardo di euro. L'operazione dovrebbe essere sottoposta al consiglio
di amministrazione dell'istituto milanese di martedì.
Con due ipotesi:
una visita a Roma alla Vigilanza di Bankitalia dei dirigenti di Bpm
anche per mettere a punto i dettagli di un aumento sollecitato proprio
da Bankitalia e un importo che potrebbe sfiorare o raggiungere il
miliardo.Una quota superiore ai 600 milioni bocciati dal Cda di Bpm
prima dell'intervento della Banca d'Italia. Oltre ai 600 milioni di
aumento c'è anche il convertendo da 400 milioni di euro legato ai
Tremonti bond che scade nel 2013.
10 - DE BENEDETTI:
"SPROPORZIONATA QUOTA PUBBLICITÀ DI MEDIASET"...
Da "la
Repubblica" - «Mettere un tetto alla pubblicità della Rai
ha consentito a Mediaset di avere una quota di mercato sproporzionata
che non ha nessun riscontro in nessun´altra democrazia occidentale» ha
dichiarato Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Espresso, durante
il Festival del giornalismo a Perugia. «È un condizionamento vero nel
mondo editoriale: dal punto di vista economico, rappresenta una violenza
sul mercato; dal punto di vista dei contenuti, è una grave ferita alla
pluralità».
De Benedetti ha
ribadito la funzione del giornalismo: «I giornali di carta non solo non
moriranno, ma saranno sempre più un´infrastruttura portante delle nostre
imperfette democrazie». Sulla tv: «Oggi non è economicamente possibile
fare un terzo polo televisivo rilevante». Quanto ad un interesse per la
7: «E´ una realtà importante, ben fatta, ma la quota di share è ancora
bassa».
11 - ASTALDI:OK A
CONTI 2010,CEDOLA 0,15 EURO...
(ANSA) - Via libera dell'assemblea degli azionisti di
Astaldi al bilancio 2010, chiuso con ricavi per 2,045 miliardi (+9,2%) e
un utile netto di 63 milioni (+12,8%); l'utile per la capogruppo e'
stato di 46,89 milioni (+2,8%). E' stato approvato un dividendo di 0,15
euro con stacco della cedola il 2 maggio e pagamento il 5 maggio.
L'assemblea ha anche approvato l'ingresso nel Cda di Piero Gnudi, ex
presidente Enel ed Eni, gia' in Astaldi prima della quotazione.
12 - TERNA: CDP
DEPOSITA LISTA CDA, CONFERMATI CATTANEO E ROTH...
Radiocor - La Cassa depositi e prestiti, titolare del
29,86% del capitale di Terna, in vista dell'assemblea convocata per il
12 e 13 maggio prossimi, ha depos itato la lista per il rinnovo del
Consiglio di amministrazione. La lista prevede la conferma degli attuali
vertici del gruppo: l'amministratore delegato Flavio Cattaneo e il
presidente Luigi Piergiuseppe Ferdinando Roth. Come amministratori
vengono indicati anche Andrea Camporese, Matteo Del Fante, Paolo Dal
Pino e Michele Polo (gli ultimi due come consiglieri indipendenti). Per
il rinnovo del collegio sindacale la lista della Cdp prevede Alberto
Luigi Gusmeroli e Lorenzo Pozza come sindaci effettivi e Flavio Pizzini
come sindaco supplente.
13 - CRISI:
TREMONTI, ANDIAMO MEGLIO DI ALTRI, NON DARE RETTA A PASTICCIONI...
Radiocor - Dai lavori dell'Fmi, in corso in questi
giorni a Washington, 'l'Italia viene fuori piuttosto bene'. Lo ha detto
il ministro dell 'Economia, Giulio Tremonti, a margine delle riunioni. I
dati, spiega, 'raccontano che siamo messi in modo molto diverso da come
ce la raccontano i pessimisti in Italia. Noi siamo persone serie. Ci
sono difficolta', ma molte cose sono state fatte'.
Sulla crisi,
Tremonti dice che 'dobbiamo fare molto di piu', lo stiamo facendo e lo
vogliamo fare', ma, in ogni caso, le cose 'sono oggettivamente molto
diverse da come vengono rappresentate. La situazione sarebbe potuta
essere diversa e molto peggiore, l'Italia e gli italiani hanno fatto
bene', ma 'se fossimo andati dietro ai chiacchieroni e ai pasticcioni,
saremmo potuti finire male'.
14 - ALITALIA:
COLANINNO,NON LA VENDO A FRANCESI,NO A FONDO CDP...
(ANSA) - "Non ci sono impegni, lettere o patti
parasociali che ci impongano di vendere ad Air France Klm e ad oggi non
prevedo nulla del genere". Ad affermarlo, in un' intervista ad 'Affari e
Finanza' di Repubblica, è il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno,
che detta le sue condizioni per un urgente rilancio delle
infrastrutture: "la concorrenza - dice - non si fa con gli aerei, ma con
gli aeroporti". "Non ho investito - chiarisce Colaninno - per fare una
speculazione finanziaria, ma per realizzare un progetto e le basi per
andare avanti ci sono".
Alitalia,
aggiunge, "non ha bisogno di risorse" del nuovo fondo della Cdp creato
per difendere l'italianità delle imprese strategiche. "L' Italia -
sottolinea Colaninno - è uno dei quattro maggiori paesi europei e non
può non avere una sua infrastruttura di trasporto aereo; il punto è che
"ora dobbiamo crescere, sviluppare le potenzialità dell'Italia e della
compagnia, il che però richiede tre cose: un rafforzamento degli
aeroporti, la creazione delle infrastrutture di collegamento con gli
aeroporti e un rafforzamento della capacità di Alitalia di esprimere a
pieno le potenzialità del suo business".
Insomma, "Alitalia
può dare grandi risultati, ma ha bisogno di risorse e infrastrutture che
rendano concorrenziale la parte che sta a terra. Se si sarà un contesto
di questo genere la mia intenzione e quella degli altri principali
azionisti è di portare avanti il nostro progetto, perché si tratta di un
ottimo investimento. Altrimenti saremo tutti ben contenti se la prenderà
qualcun altro. E, aggiungo, non mi sentirò responsabile per questo".
15 -
PARMALAT:PASSERA,OCCASIONE PER ITALIA...
(ANSA) - Il progetto Parmalat ''potrebbe essere, come
in altri casi, un'occasione per mettere insieme iniziative industriali
italiane''. Lo ha detto l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo,
Corrado Passera, a margine di un incontro con i giovani a Biennale
Democrazia. Passera non ha voluto dire nulla sul ruolo della Ferrero
(''non posso parlare in conto di altri'') e sui margini di trattativa
con Lactalis ha osservato: ''sarebbe sbagliato fare la telecronaca
pubblica di questi temi''.
16 - L'ATTACCO A
TRE PUNTE CON RUANE E PALLOTTA...
Da "Il
Sole 24 Ore" - A UniCredit e alla Roma interessano persone
«dalle spalle larghe». Spalle finanziarie, naturalmente. E sebbene
nessuno si azzardi a dirlo neppure «off the record», il timore è che
quelle di Tom DiBenedetto, il finanziere bostoniano che ha finora
condotto la trattativa della cordata americana, non siano ritenute
sufficientemente larghe. È per questo che viene ritenuta essenziale la
presenza nella cordata di Michael Ruane e soprattutto di Jim Pallotta.
Sul patrimonio di
quest'ultimo nessuno ha dubbi. Così come non si ha dubbi sul fatto che
in questo momento sia alla ricerca di opportunità di investimento. Oltre
ad aver lanciato un nuovo fondo hedge - il Raptor Evolution Fund - si è
appena unito a una cordata di investitori nel campo dei new media.
Assieme a Jim Lerer, co-fondatore dell'Huffington Post, il sito appena
venduto ad Aol per oltre 315 milioni di dollari. (C.G.)
17 - SPECIALISTI
IN FALLIMENTI PER LA RINASCITA DI SEAT...
Da "Il
Sole 24 Ore" - La missione è più che complicata, meglio
prendere un esperto in disastri societari. Seat Pg ha un obiettivo
impegnativo, quello di rifinanziare i 2,7 miliardi di euro di debito.
Così l'amministratore delegato Alberto Cappellini ha pensato di
chiedere, insieme all'advisor Rothschild, l'intervento dei campioni
mondiali del turnaround management, quell'Alvarez&Marsal che negli Stati
Uniti fu chiamata dal governo americano a recuperare il recuperabile dal
fallimento di Lehman Brothers e che in Gran Bretagna ha appena dovuto
fare lo stesso lavoro per l'omologo di Seat European Directories.
Nei giorni scorsi
il managing partner italiano Adriano Bianchi insieme al collega inglese
Peter Briggs hanno presentato il proprio piano al consiglio
d'amministrazione. Per loro sarà una Pasqua di lavoro. In Seat
ovviamente sperano di Resurrezione. Per ora si è vista solo la
Quaresima. (R.Fi.)
18 - AEROFLOT
CHIEDE I DANNI PER I RITARDI DEL SUPERJET...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Un battesimo di fuoco per il Superjet-100,
il primo aereo regionale civile russo post sovietico, nato dalla joint
venture tra Sukhoi e l'italiana Alenia (Finmeccanica) . A maggio doveva
essere in programma la prima consegna alla compagnia aerea Aeroflot, ma
ieri la stessa compagnia ha fatto sapere di avere chiesto al governo di
Mosca l'applicazione di sanzioni per il mancato rispetto dei contratti.
«I tempi di consegna sono scaduti» ha detto lo stesso ministro dei
Trasporti Igor Levitin, citato dall'agenzia Itar-Tass.
«Aeroflot ha anche
numerose questioni riguardanti i parametri tecnici del superjet, che
differiscono da quelle fissate nel contratto firmato alcuni anni fa», ha
aggiunto Levitin. Che impatto avranno queste dichiarazioni? I programmi
al momento non cambiano. La prima consegna del Superjet-100 è prevista
entro la fine di aprile alla compagnia armena Armavia, quella ad
Aeroflot a maggio, sanzioni permettendo. (Ma.Mo.)
19 - PAUSA DI
BERNESCHI SUGLI AUMENTI CARIGE...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Aumento di capitale? No, grazie. Banca
Carige si allinea, almeno per il momento, a UniCredit e non intende
seguire l'esempio di Intesa Sanpaolo e Mps. «Emmu za detu», «abbiamo già
dato», si dice a Genova rammentando che l'istituto guidato da Giovanni
Berneschi ha messo in cantiere, nel corso degli ultimi tre anni, un
aumento di capitale da un miliardo e un bond convertibile da 400
milioni.
Una
ricapitalizzazione si potrà ipotizzare probabilmente più in là, non nel
2011, finalizzata a cogliere qualche opportunità di crescita che il
mercato sarà in grado di offrire. Intanto, in occasione dell'assemblea
di bilancio del 29 aprile, gli azionisti della banca saranno chiamati a
deliberare alcune modifiche dello statuto allo scopo di legittimare come
capitale le azioni di risparmio che, sulla scorta del dettato di Basilea
3, non sono considerate tale. (D.Ra.)
20 - THYSSEN,
SACCONI: NON CREDO CHE L'AZIENDA LASCERÀ L'ITALIA...
(LaPresse) - "Non credo dirigenti Thyssen
abbandoneranno l'Italia. L'impianto dell'accusa era molto solido. Quello
che deve accadere è d'ora in poi ci sia un maggiore impegno nella
prevenzione di tragedie simili, è una risposta fondamentale che arriverà
con un approccio che non sia solo formalistico, ma sostanziale". Così
Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, intervistato da Maurizio
Belpietro a Mattino 5, commenta la sentenza sul rogo della Thyssen.
21 - NESTLÉ SI
ALLARGA IN CINA ACQUISENDO QUOTA DI YINLU FOODS...
(LaPresse/AP) - Il gigante svizzero del food and
beverage, Nestlé, si sta allargando in Cina con l'acquisizione di una
quota di controllo di Yinlu Foods Group. L'ammontare della quota non è
nota. L'azienda con sede a Vevey ha dichiarato che acquisirà il 60% del
noto brand cinese, che è già coproduttore del caffé istantaneo Nescafé
in Cina. L'azienda svizzera si espanderà così nel grande mercato
asiatico in crescita. La transazione è soggetta ad approvazione degli
enti regolatori cinesi. Nestlé è in Cina da 20 anni e ha annunciato che
l'amministratore delegato di Yinlu, Chen Qingyuan, resterà in carica
nell'azienda di famiglia.
22 - PHILIPS, CALO
PROFITTI DEL 37% IN PRIMO TRIMESTRE 2011 RISPETTO A 2010...
(LaPresse/AP) - L'olandese Royal Philips Electronics,
la più grande società di illuminazione del mondo, ha registrato un calo
dei profitti del 37% nel primo trimestre del 2011 rispetto allo stesso
periodo dell'anno scorso. Le perdite hanno colpito il settore dei
televisori, parte della produzione che la Philips sta cedendo in
maggioranza alla Tpv Technology, società di Hong Kong. In seguito a un
accordo firmato venerdì scorso, la Tpv avrà il controllo del 70% della
nuova joint venture che si occuperà delle vendite di televisori nella
maggior parte dei mercati al di fuori di Stati Uniti e Cina.
Il gruppo olandese
riferisce che il profitto netto per i primi tre mesi del 2011 è pari a
137 milioni di euro, mentre nello stesso periodo del 2010 era di 200
milioni di euro. Le vendite in generale sono cresciute del 5,6% a 5,26
miliardi di euro. In particolare, il settore delle vendite di televisori
ha fatto registrare una perdita di 106 milioni di euro a causa
dell'intensa competizione dei prezzi. La società prevede ulteriori
problemi e interruzioni nelle forniture a causa del terremoto e dello
tsunami in Giappone. [18-04-2011]
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CIAO CIAO, CIA! -
FUGA DI AGENTI SEGRETI E ANALISTI PER LE AGENZIE PRIVATE DI SICUREZZA,
LIEVITATE DOPO L’ATTACCO ALLE TORRI GEMELLE - SOCIETà (FIGLIE DEL
BUSHISMO CON LA PISTOLA) CHE PRIMA ARRUOLANO, A PESO D’ORO, I MIGLIORI
CERVELLI DELLA CIA E POI ACCHIAPPANO APPALTI MILIONARI DAL PENTAGONO PER
GESTIRE LE QUESTIONI PIÙ ROGNOSE - QUASI IL 30% DEGLI OPERATIVI
DELL’INTELLIGENCE USA È COMPOSTO DA “CONTRACTORS” (LEGGI MERCENARI)…
rancesco Semprini
per "la
Stampa"
È una vera e
propria fuga di cervelli, quella con cui è alle prese la Cia da dieci
anni. Dagli attentati dell'11 settembre 2001 le società di intelligence
e sicurezza private hanno «rubato» decine di agenti segreti in forze a
Langley, con l'obiettivo di conquistare un posto tra i contractor di
riferimento della emergente industria di difesa privata.
Le defezioni dalla
Central Intelligence Agency non hanno riguardato funzionari qualsiasi,
ma veterani con incarichi negli alti ranghi dei servizi segreti. Almeno
91 «cervelloni» sono passati dal pubblico al privato negli ultimi dieci
anni, secondo un'inchiesta del «Washington Post», e alcuni di questi
erano vertici dell'agenzia.
Oltre a tre
direttori, la Cia ha perso quattro dei suoi vice, responsabili delle
attività operative, tre capi del centro anti-terrorismo, e tutti i
cinque capi divisione che erano in servizio al momento degli attacchi
dell'11 settembre 2001. Non è una novità a Washington che dagli apparati
pubblici vengano reclutati esperti dai privati.
Le aziende di
difesa vanno a pescare al Pentagono i generali prossimi alla pensione,
mentre le società di lobbying arruolano ex membri del Congresso o
dell'Amministrazione. Ma quello che sta avvenendo a Langley ha fatto
cadere un «codice di discrezione», una forma di consuetudine etica in
base alla quale gli ex agenti quasi mai andavano a lavorare per
contractor che forniscono servizi di intelligence al governo.
L'ondata di
defezioni solleva interrogativi sulle perdite inflitte alla Cia: i
funzionari che lasciano hanno conoscenze istituzionali e contatti nel
mondo degli affari, che sono propri solo di chi lavora per la più
importante agenzia di intelligence americana. Tra i «cervelloni» in fuga
ci sono nomi illustri come Stephen Kappes, capo delle spie che operavano
a Mosca, l'uomo che ha guidato il negoziato sul disarmo della Libia nel
2003. E c'è Henry Crumpton, uno dei primi agenti in Afghanistan subito
dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, e Cofer Black, direttore
dell'antiterrorismo in carica l'11 settembre.
L'esodo verso il
settore privato, spiega il Washington Post nel suo «Top Secret America
Investigation», prende piede dal boom del settore di «private security».
Secondo l'indagine, delle 854 mila persone con «licenza da spia», 265
mila sono «contractor». Ciò significa che il 30% del personale in forza
alle agenzie di intelligence viene dal settore privato e si occupa delle
più diverse attività.
«Dall'11 settembre
il profilo demografico dell'agenzia ha subito una modifica sostanziale,
diverse persone hanno lasciato e sono arrivati tanti giovani», dice
Robert Grenier, in forze per 27 anni alla Cia e ora presidente di Erg
Partners, boutique di investimenti specializzata nel settore
intelligence. Per le società private alla conquista di appalti
governativi, avere alti ranghi della Cia tra le proprie file è un
fattore vincente. Per questo sono disposte a pagare compensi d'oro.
Sebbene l'agenzia sia generosa con i propri veterani - i loro stipendi
arrivano sino a 180 mila dollari l'anno -, i «contractor» sono disposti
a staccare assegni molto più corposi.
I picchi
dell'esodo si sono registrati tra il 2002 e il 2007, in coincidenza con
il boom del settore privato. L'Agenzia si era trovata impreparata in
occasione dell'11 settembre a causa delle tante revisioni cui era stata
sottoposta: tra il 1990 e il 1996 il Congresso aveva tagliato il suo
budget, che è poi rimasto invariato sino al 2000. La guerra scatenata da
Al Qaeda ha generato la richiesta di nuovi esperti e di personale
aggiuntivo da impiegare nelle aree strategiche.
La Cia da sola non
poteva far fronte a questa domanda, e per questo si è rivolta al settore
privato. Leon Panetta ha cercato di frenare l'esodo dei «cervelloni», ma
nonostante le politiche di incentivi, tre dei suoi maggiori esperti sono
partiti, per un totale di 75 anni di «know-how» in fuga.
18-04-2011]
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COSÌ SI CATTURA UN
PRINCIPE AZZURRO - COME UNA HOSTESS E UN OPERAIO Dell’aeroporto HEATROW
SONO RIUSCITI A "COSTRUIRE" UNA FIGLIA PER IL RE - I Middleton sembrano
profilati da un computer per mostrare le aspirazioni della classe media
in ascesa e la Royal Family ha scelto i matrimoni come mezzo per
inoculare sangue fresco evitando l’isolamento sociale dal "pubblico"...
Richard Newbury
per "la
Stampa"
Da quando i
matrimoni reali non sono più connessi ai trattati internazionali, la
Royal Family ha scelto i matrimoni come mezzo per legarsi alle nuove
classi in ascesa e inoculare sangue fresco evitando l'isolamento sociale
dal «pubblico». La regina Vittoria scelse suo marito Albert in quella
che Bismarck aveva definito «la stazione di monta d'Europa», cioè la
casa d'Assia. Fu lui a creare il Vittorianesimo alleando la monarchia
con i prosperosi creatori dell'«Officina del mondo».
Il primo ministro
Lord Salisbury dichiarò che quando scopriva quel che pensava la regina,
veniva a sapere anche quel che pensava la classe media. Poi Vittoria
scelse la bella e bionda danese Alexandra per suo figlio, il futuro
Edoardo VII, ma egli preferiva prosperose dark lady come Jenny
Churchill, madre del premier Winston, o la signora Keppel bisavola di
Camilla. Per Giorgio V scelse l'assennata, benché macchiata da sangue
morganatico, Mary di Teck.
Nel 1917 Giorgio V
cambiò non solo il nome di famiglia in Windsor ma anche le regole
matrimoniali, completamente. I Reali furono autorizzati a sposare gente
comune, e il primo a farlo fu il padre dell'attuale regina Elisabetta,
il futuro Giorgio VI che sposò Elizabeth Bowes Lyon - ma dovette
insistere, perché all'inizio incontrò un rifiuto.
Sua fratello
Edoardo VIII tipicamente esagerò cercando di sposare un'avventuriera
americana che aveva già divorziato due volte. L'attuale regina scelse
per sé il principe Filippo di Grecia all'età di 14 anni e lo sposò nel
1947 quando ne aveva 21, superando i dubbi dei genitori.
Anche il principe
Carlo, come sua madre e sua nonna, decise precocemente chi voleva
sposare (Camilla), ma a differenza di loro non provò a insistere, e
allora Camilla, considerata dalla Corte come adatta a fare l'amante e
non di più, scippò Andrew Parker Bowles alla principessa Anna. Sposando
Diana, che veniva da una famiglia aristocratica decaduta, Carlo associò
la Famiglia reale all'incontinenza emotiva di un reality show.
Adesso il principe
William scegliendo Kate Middleton ha intuitivamente legato un'altra
volta la Vecchia Ditta cui appartiene alla classe media in ascesa. Cari
genitori, se volete dare in sposa vostra figlia a un principe, dovete
capire di che cosa va in cerca la Royal Family.
I Middleton
sembrano profilati da un computer per mostrare le aspirazioni della
classe media nell'èra di Internet, per di più in connessione con la
classe operaia. Peter Middleton, padre di Kate, incontrò la futura madre
di lei, Carole, quando lavorava all'aeroporto di Heathrow con uno
stipendio da classe media di 35 mila sterline all'anno. Però le 10 mila
sterline all'anno per la Preparatory School della figlia e le 27 mila
per il Marlborough College furono pagate dalla famiglia Middleton grazie
al «trust fund» lasciato loro dall'antenato vittoriano Francis Lupton.
Tutti gli inglesi di oggi vivono, in un certo senso, del capitale
accumulato nell'èra vittoriana. Tuttavia per alcuni questo è vero più
che per altri.
Invece gli
antenati di Carole erano minatori e muratori; e sua madre andò in
visibilio quando Carole assurse al rango di hostess della British
Airways. La stessa Carole si fece ispirare dall'esplosione del commercio
via Internet creando la ditta «Party Pieces» (il momento topico in ogni
anno della vita di una ragazzina è la festa di compleanno, con tutti gli
amici e i connessi rischi di disastro sociale se qualcosa non funziona;
Party Pieces fornisce ogni cosa per un party di successo).
Carole ha
incoraggiato sua figlia a puntare in alto, ha insistito per fornirle
un'istruzione al top in scuole del tipo del Marlborough College, che
sono fatte per i figli e le figlie dei gentlemen e delle lady e che
hanno sempre avuto la funzione di forgiare altri gentlemen e altre lady.
Carole ha fatto
questo ragionamento: se lei poteva raffinarsi abbastanza da diventare
una hostess, perché la sua figliola perfettamente educata non avrebbe
potuto diventare regina d'Inghilterra? Che è, dopo tutto, il sogno che
Party Pieces vende online a tutte le piccole aspiranti principesse, e
allo loro mamme e nonne! 18-04-2011]
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1- IL SETTIMANALE
"LE CANARD ENCHAÎNÉ" SPUTTANA IL "NANOLEONE" DELL’ELISEO: ERA GIÀ
PARTITA ALL’INIZIO DI MARZO, QUINDI BEN 15 GIORNI PRIMA DELLA
RISOLUZIONE ONU SUL "CESSATE IL FUOCO", LA “GUERRA UMANITARIA” DEL
SARKO-FAGO CONTRO GHEDDAFI - 2- L’ATTACCO AI POZZI LIBICI (QUESTO IL
VERO ’CORE BUSINESS’ DELLA GUERRA) SI PUÒ DATARE ALL’INIZIO DI MARZO CON
L’ARRIVO A BENGASI DI UN CARICO DI CANNONI E DI BATTERIE ANTIAEREE,
CAMUFFATO DA AIUTI UMANITARI ALLA POPOLAZIONE CIVILE - 3- E PARE CHE NON
CI SIA SOLTANTO LO ZAMPINO DEI PETROLIERI FRANCESI DELLA TOTAL, MA ANCHE
QUELLO DELLE POMPE BP DI LONDRA. ALL’INIZIO DI MARZO, UN DRAPPELLO
FORMATO DA DUE AGENTI DELL’MI6 E SEI INCURSORI DELLE SAS BRITANNICHE
AVEVANO GIÀ TENTATO DI ENTRARE IN CONTATTO CON I CAPI DELLA RIVOLTA DI
BENGASI -
Andrea Morigi per
Libero
Era già partita
all'inizio di marzo la "guerra umanitaria" di Nicolas Sarkozy contro
Muammar Gheddafi. L'inizio delle ostilità si può datare con l'arrivo a
Bengasi di un carico di cannoni da 105 millimetri e di batterie
antiaeree, camuffato da aiuti umanitari alla popolazione civile.
Mittente, il governo francese, che fa accompagnare la spedizione da
propri istruttori militari, i quali, non appena toccano terra, iniziano
l'addestramento degli insorti.
Non ne fanno
mistero, a Parigi. Anche se il settimanale Le Canard enchaîné, che ne dà
conto nell'edizione del 16 marzo, nasconde la notizia in una pagina
interna. Sotto un titolo che punta tutto sul dissidio fra il presidente
della Repubblica, i vertici militari e il ministero degli Esteri, però,
il giornalista Claude Angeli informa della consegna del materiale
bellico, avvenuta già «da una decina di giorni», da parte del «servizio
azione della Dgse», cioè l'intelligence francese.
Dunque, tutto il
dispiegamento di arsenale e personale militare si svolge precedentemente
alla risoluzione 1973, adottata dal consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite il 17 marzo, in cui si chiede «un immediato cessate il fuoco» e si
autorizza la comunità internazionale a istituire una no-fly zone in
Libia e a utilizzare tutti i mezzi necessari per proteggere i civili.
Non stupisce più
che il ministro dell'Interno Claude Guéant nei giorni scorsi abbia
definito «una crociata» l'azione svolta da Sarkozy in seno all'Onu. Ora
dice di essere stato frainteso, che non intendeva bandire la crociata
dell'Occidente contro l'Oriente. Eppure lo ha capito anche Jean-Marie Le
Pen: «Accuso il governo francese di aver preparato questa guerra, di
averla premeditata», ha dichiarato ieri l'ex presidente del Front
National.
Ci stanno ben
attenti a Parigi, a rispettare la risoluzione dell'Onu che esclude ogni
«forza d'occupazione» e soprattutto a non eccitare gli animi dei
musulmani con cui stanno giocando alla guerra santa. Lo sanno
perfettamente che l'occupazio ne del suolo islamico da parte degli
infedeli è considerata un sacrilegio, un'onta da lavare col sangue. Le
insorgenze in Iraq e in Afghanistan qualcosa hanno insegnato.
Perciò ora,
insieme alle aviazioni e alle marine militari statunitensi e britanniche
bombardano dal cielo e dal mare, ma ufficialmente non mettono piede sul
terreno,anche se non si possono escludere incursioni clandestine da
parte di commandos, sabotaggi, qualche provocazione.
Sarebbe uno spreco
rinchiudere la Legione Straniera in caserma, del resto. Tanto più che,
come ha rivelato ieri Libero, l'ex braccio destro del colonnello libico,
Nouri Mesmari, in cambio dell'asilo politico, ha messo a disposizione
della Francia, già da ottobre, tutte le informazioni necessarie per
entrare in azione.
Non è una
coincidenza che gli Stati maggiori di Parigi e Londra avessero
predisposto da settimane gli scenari d'intervento in Libia. Avevano già
scelto anche il nome in codice dell'operazione, South Mistral. Ora la
chiamano Harmattan in francese ed Ellamy in inglese, con una variante
americana, Odissey Dawn, ma la sostanza è la stessa. Ed è anche la
stessa ipocrisia conla quale i francesi sostengono di agire per portare
soccorso alle popolazioni civili.
Dimenticano che,
quando sono armati, i civili diventano militari. Sono arruolati nella
resistenza, che notoriamente non è formata da donne, bambini, vecchi
emalati indifesi. Che i rifornimenti di mortai, mitragliatrici, batterie
antiaeree, carri armati e anche qualche velivolo, siano dono della
Repubblica francese o provengano dai magazzini dell'esercito libico, in
fondo non fa molta differenza.
E pare che non ci
sia soltanto lo zampino di Parigi, ma anche quello di Londra e del Cairo
post-Mubarak. All'inizio di marzo, un drappello formato da due agenti
dell'MI6 e sei incursori delle Sas britanniche avevano già tentato di
entrare in contatto con i capi della rivolta di Bengasi.
Appena scesi
dall'elicottero che li aveva trasportati nella zona di missione, però,
gli otto guerrieri erano stati bloccati dai guardiani di una fattoria e
consegnati alla resistenza. Interrogati, non ave avevano svelato nulla
ed erano stati poi recuperati e riportati a casa con la fregata HMS
Cumberland. Il ministro della Difesa britannico aveva dovuto ammettere
che erano sul posto già da tre settimane, ufficialmente per assistere
piloti, nel caso in cui fossero stati abbattuti.
Ecco perché quello
di venerdì 18 marzo non è stato affatto un attacco a sorpresa.
Intendevano colpire. E avevano già dispiegato sul campo i loro uomini,
come avevano fatto, dopo la caduta di Ben Alì e di Hosni Mubarak, anche
i governi di Tunisi e del Cairo, consentendo rispettivamente l'ingresso
in Libia di combattenti volontari e di almeno un centinaio di
appartenenti alle forze speciali dell'Unità 777 egiziana, inviati per
fornire armamenti e appoggio tattico.
Quando Gheddafi
accusa le potenze straniere di volerlo rovesciare, sa di che cosa, e
soprattutto di chi, sta parlando.
MISTER «FIGARO»: VENDO ARMI PER FARLE USARE
«Quando si vende del materiale, è affinché i clienti se ne servano».
Così il magnate, imprenditore, politico, editore francese Serge Dassault
ha risposto ad un giornalista che gli chiedeva cosa pensasse delle sue
armi vendute a Gheddafi. A molti, sentendo i fischi delle bombe lanciate
dai Mirage fatti decollare dal presidente Nicolas Sarkozy, il nome di
Dassault ha iniziato subito a ronzare in testa.
Del resto, i
Mirage (come i Rafale, versione francese degli Eurofighter) escono
proprio dai cantieri della Dassault Aviation, colosso dell'aviazione
fondato da Marcel e ora controllato dal figlio Serge. Secondo Forbes è
l'89esimo uomo più ricco del mondo, con una fortuna stimata di 7,6
miliardi di dollari.
Ma per i francesi,
oltre agli aerei da caccia, Dassault è conosciuto soprattutto per essere
(attraverso la società Socpresse) l'editore de «Le Figaro», storico
quotidiano conservatore francese. Attività a cui, dal 2004, affianca
quella di senatore dell'Ump. Lo stesso partito di Nicolas Sarkozy, con
cui l'im - prenditore è legato da vecchia e stretta amicizia. Armi,
politica e giornali: una miscela più esplosiva dei missili sparati dai
suoi Mirage [24-03-2011]
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‘Gheddafi si
fermi, poi la mediazione’ - Armi francesi ai ribelli - Torna il
terrorismo a Gerusalemme - Senato diviso, ma sì alla missione - Romano
ministro. I dubbi del Colle. ‘E’ indagato’ - Ci tassano la benzina per
finanziare i cinematografari - Decreto contro le scalate - La Consob
deve risarcire i risparmiatore truffati - Portogallo, il governo cade
sui tagli. Socrates lascia - Parmalat, un freno ai francesi
Il Velino.it
CORRIERE DELLA
SERA
- In apertura: "
‘Gheddafi si fermi, poi la mediazione' ". In taglio alto: "Merkel boccia
il nucleare. In Italia deciso lo stop di un anno". In un box: "I
terroristi tornano a colpire Gerusalemme". Editoriale di Massimo Nava:
"Kosovo, Iraq, Libia". Di spalla: "Che succede in un mondo con meno
America". Al centro foto-notizia: "Liz Taylora, la diva più grande che
sfidò ogni regola" e "Romano all'Agricoltura, le riserve del Quirinale".
In taglio basso: " ‘La ‘Ndrangheta cresce al Nord, reagite' ", "Scalata
alla Parmalat: tre mesi per fermarla" e "Spettacolo: tornano i fondi
(con una tassa sulla benzina)".
LA REPUBBLICA
- In apertura: "Raid su Tripoli, il raìs resiste". A sinistra: "Romano
ministro. I dubbi del Colle. ‘E' indagato' ". Editoriale di Massimo
Giannini: "Un premier sotto ricatto". Al centro foto-notizia: "Bomba
alla fermata dell'autobus. Torna il terrorismo a Gerusalemme" e
"Spettacolo, sì ai fondi ma aumenta la benzina". In un box: "Nube
nucleare in Italia. A Tokyo acqua vietata ai bambini". In taglio basso:
"Liz Taylor, gli occhi di Hollywood".
LA STAMPA
- In apertura: "Libia, l'Italia comanda la flotta" e a sinistra: "Romano
ministro i dubbi del Colle". In taglio alto: "Addio a Liz, la diva con
gli occhi viola". Editoriale di Marcello Sorgi: "Una nomina in cambio di
due voti". Al centro foto-notizia: "Torna l'incubo del terrorismo a
Gerusalemme" e in un box: "Portogallo, il governo cade sui tagli.
Socrates lascia". A fondo pagina: "La cultura inquina".
IL SOLE 24 ORE
- In apertura: "Decreto contro le scalate" e in taglio alto: "Ghizzoni:
UniCredit migliora, focus sul mercato domestico" e "Il Cipe sblocca 1,8
miliardi per la ricerca". Editoriale di Roberto Napoletano: "L'orgoglio
di un'identità". Al centro la foto-notizia: "La guerra in Libia. Roma
guiderà la missione navale per garantire l'embargo sulle armi" e
"Rimpasto, Romano all'Agricoltura. Riserva del Colle: chiarisca le
accuse. Di spalla: "Perché l'Italia non cresce". In taglio basso: "La
Consob deve risarcire i risparmiatore truffati".
IL MESSAGGERO
- In apertura: "Senato diviso, ma sì alla missione" e in un box: "Bomba
esplode alla fermata del bus: un morto e 30 feriti a Gerusalemme".
Editoriale: "Un'altra occasione sprecata". Al centro foto-notizia:
"Addio a Liz Taylor, ultima diva di Hollywood" e "Romano ministro, dubbi
del Colle". In un box: "Ruby, primo sì al conflitto di attribuzione". In
taglio basso: "Parmalat, un freno ai francesi" e "Cultura, fondi dalla
benzina".
IL GIORNALE
- In apertura: "A casa i finti profughi", con editoriale di Alessandro
Sallusti. Al centro la foto-notizia "Benzina più cara? Colpa di Moretti
& C." e "I dubbi liberali sul governo". In un box: "Il rischio nucleare
viene dalla politica". Di spalla: "Romano ministro. Giallo sul via
libera del Quirinale". A fondo pagina: "Proviamo a mettere la Patria
prima degli egoismi".
LIBERO
- In apertura: "Armi francesi ai ribelli". Editoriale di Maurizio
Belpietro: "Nei guai per colpa del mini Napoleone". Al centro la
foto-notizia: "I figli di Silvio sono più ricchi di lui" e "Ora
rischiamo l'invasione dei poligami". Di spalla: "Le penne dritte che
tremano davanti al Colle". A fondo pagina: "Lauree taroccate: il nuovo
vizietto tutto padano" e "Ci tassano la benzina per finanziare i
cinematografari". In un box: "Romano ministro ma è scontro con
Napolitano".
IL TEMPO
- In apertura: "Gheddafi resiste. I suoi no".
IL FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Gheddafi e Sarkozy resistono nei loro bunker,
l'Italia prova a fare politica". In apertura a destra: "Così il governo
blinda Parmalat e attende il Pd sulle aziende strategiche". Al centro
"Rivoluzione culturale" e "Elogio di un politico diverso".
L'UNITÀ
- In
apertura foto-notizia a tutta pagina: " ‘Tu ministro io impunito' ". A
fondo pagina: "Annientata aviazione del raìs. Mozioni, scontro al
Senato".24-03-2011]
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BPM, PONZELLINI
PENSA ALL’AUMENTO DI CAPITALE E IL TITOLO SBALLA (-3%) - IL PORTOGALLO
BOCCIA LA MANOVRA ECONOMICA E LE BORSE ASPETTANO IL TAGLIO DI MOODY’S -
ISTAT, CALA LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI - LUCHINO IN FERRARI FINO AL 2013
- INCHIESTA MILANESE, PERQUISITA TRENITALIA - BLANKFEIN GRANDE
ACCUSATORE - SCARONI SPIEGA AGLI USA IL VENTO NORDAFRICANO - RETELIT NON
SENTE LE BOMBE CONTRO GHEDDAFI - MA BOLLORÈ SA LEGGERE I BILANCI
1. BORSA: EUROPA
TIENE CON CRISI PORTOGHESE, BANCHE INCERTE...
(ANSA) - Dopo la bocciatura della manovra economica in
Portogallo con le conseguenti dimissioni del premier José Socrates e
l'atteso taglio di Moody's al rating delle banche spagnole le Borse
europee hanno aperto generalmente in negativo, ma senza scivoloni
particolari. Le più deboli sono Lisbona, che cede in avvio lo 0,91%, e
Madrid, che è partita con perdite attorno al punto percentuale per poi
ridurre il calo.
L'indice Stxe 600,
che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del
Vecchio continente, cede poche frazioni di punto e anzi qualche mercato
azionario cerca di passare al positivo. Qualche vendita sui titoli
bancari (la spagnola Bbva cede l'1,60%) e delle telecomunicazioni,
generalmente bene i grandi gruppi delle materie prime minerarie.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +0,06%
- Parigi -0,37% - Francoforte -0,12% - Madrid -0,54% - Milano +0,02% -
Amsterdam +0,01% - Stoccolma +0,15% - Zurigo -0,11%
2. BORSA: ASIA
POSITIVA; BENE SEUL, INCERTE TOKYO E SHANGHAI...
(ANSA) - Borse asiatiche e del Pacifico con poche idee:
gli operatori hanno guardato ai mercati valutari dove lo yen lima ancora
i suoi picchi grazie all'intervento del G7, ma soprattutto c'é attesa
per l'avvio delle Borse europee dopo la bocciatura della manovra
economica in Portogallo e il taglio di Moody's al rating delle banche
spagnole.
Sul mercato
azionario giapponese, con l'indice generale in leggero calo, nuovamente
in forte ribasso il titolo del gestore della centrale di Fukushima, la
Tepco, che cede il 14%, mentre salgono diversi marchi delle costruzioni,
dell'industria e delle materie prime. In frazionale ribasso anche
Shanghai, mentre tra le altre piazze finanziarie spicca il rialzo sopra
il punto percentuale di Seul, Giakarta e anche di Sidney, dove sono
quotati diversi titoli che in genere possono anticipare l'avvio dei loro
settori in Europa, anche se oggi i listini del Vecchio continente
dovrebbero guardare a questioni più 'interne'.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: -
Tokyo -0,15% - Hong Kong +0,65% - Shanghai -0,06% - Taiwan +0,37% - Seul
+1,22% - Sidney +1,01% - Singapore +0,64% (seduta in corso) - Mumbai
+0,62% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,15% - Bangkok +0,43% -
Giakarta +1,27%
3. BPM: DEBOLE IN
BORSA (-3%) SU IPOTESI AUMENTO DI CAPITALE...
(ANSA) - Raccogliendo le voci di una possibile
ricapitalizzazione, il titolo della Banca popolare di Milano è il
peggiore tra i maggiori di Piazza Affari: dopo oltre un'ora dall'avvio
della seduta cede il 3,51% a 2,86 euro. Ieri il presidente della Bpm,
Massimo Ponzellini, a proposito di una possibile ricapitalizzazione
della banca per circa 600 milioni di euro, ha affermato che "nessun
aumento di capitale é stato definito e nel cda di martedì, oltre ad
approvare i conti, ci sarà un'esame della situazione patrimoniale".
4. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI GIOVEDI' 24 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Falck
Renewable, Gabetti Property Solutions, Hera, Iren, Premafin Finanziaria,
Saras, Unipol.
Milano - convegno
Bocconi 'School of Law conference, Diritto e Territorio'. Partecipa, tra
gli altri, Piergaetano Marchetti, presidente Rcs.
Milano - incontro
organizzato da Associazione Progetto Marzotto con il patrocinio del
Ministero dello Sviluppo Economico in occasione della presentazione
della prima edizione di Premio Gaetano Marzotto. Partecipano, tra gli
altri, Federico Marchetti, fondatore e a.d. Yoox Group; Gaetano
Marzotto, presidente Pitti Immagine; Alessandro Profumo, imprenditore;
Roberto Siagri, presidente Eurotech; Andrea Tomat, presidente
Confindustria Veneto; Alberto Orioli, direttore de Il Sole 24 Ore.
Roma - conferenza
stampa sui certificati medici on line dei ministri della Pa e del
Lavoro, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, con la presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia, il presidente dell'Inps, Antonio
Mastrapasqua e il presidente di Rete Imprese Italia, Carlo Sangalli.
Roma - la
commissione bicamerale per l'attuazione del Federalismo fiscale ha in
programma il voto del parere sul decreto legislativo sul federalismo
fiscale regionale.
- Roma -
presentazione dei risultati 2010 di Banca Infrastrutture Innovazione e
Sviluppo illustrati da Mario Ciaccia, amministratore delegato e
direttore generale di Biis.
5. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - SCALATE: decreto del governo. Il no di
Confindustria, non risolve i problemi di fondo. Con il provvedimento
slitta l'assemblea Parmalat. (dai giornali) 'In Europa il mercato e'
libero, le norme antitrust tutelano tutti'. Intervista all'economista
francese Jean-Paul Fitoussi. (La Repubblica, pag. 31) Da Parma a Trieste
(via Parigi), le tappe di un Paese bloccato. Intervento di Salvatore
Bragantini. (Il Corriere della Sera, pag. 37) 'Poi non lamentiamoci se
nessuno investe qui'. Intervista a Alberto Mingardi, direttore
dell'Istituto Leoni. (La Stampa, pag. 29)
LIBIA: raid su
Tripoli, il rais resiste. Ancora scontro sul ruolo della Nato. Frattini,
non siamo in guerra. (dai giornali)
GOVERNO: Romano
ministro, il gelo del Colle. Berlusconi avvia il rimpasto, Galan ai Beni
Culturali. Tornano i fondi per lo spettacolo, ma benzina piu' tassata.
(dai giornali)
RISPARMIO: la
Consob deve risarcire i risparmiatori truffati. La Cassazione, l'ente
responsabile per vigilanza insufficiente. (dai giornali) 'Una pronuncia
equilibrata'. Intervista a Daniele Santosuosso, docente di diritto
commerciale alla Sapienza. (Il Sole 24 Ore, pag. 7)
PARMALAT:
Mediobanca al lavoro. Piu' tempo per la formazione di una possibile
cordata italiana. (dai giornali) Tanzi, 'tifo per una soluzione
nazionale'. (Il Sole 24 Ore, pag. 2) Cinque ore di anticamera, cosi'
Intesa ha fatto scappare i fondi. (Il Secolo XIX pag 13)
UNICREDIT: conti
meglio delle attese. Ghizzoni, ora focus sull'Italia. (dai giornali)
Resolution accelera su Pioneer, ma il ceo della banca frena. (Il Sole 24
Ore, pag,41) 'Unicredit banca per il Paese. Servono imprese piu'
grandi'. Intervista all'a.d. Federico Ghizzoni. (Il Corriere della Sera,
pag. 42)
PORTOGALLO: e'
crisi di governo. Sempre piu' probabile la richiesta di aiuto a Ue e
Fmi. (dai giornali)
NUCLEARE: l'atomo
aspetta gli stress test. Stop di un anno alle procedure per siti e
centrali, ma per ripartire determinante l'esito delle verifiche Ue. In
Germania nuova frenata della Merkel. A Tokyo e' emergenza acqua, non
fatela bere ai bambini. (dai giornali)
EDISON: Zuccoli,
la governance ha ingessato la societa'. Dall'operazione in Egitto
svalutazioni per 200 milioni. Intervista al presidente di Edison,
Giuliano Zuccoli. (Il Sole 24 Ore, pag. 43)
GENERALI:
Mediobanca al test della lista dei sindaci della compagnia. Allerta del
comitato nomine per martedi' 29. (Il Messaggero, pag. 19)
FONSAI: perdita
record a un miliardo. Il ceo Erbetta, ci concentreremo sul core business
assicurativo. (dai giornali)
TASSARA: vertice
il 29 con le banche. Si apre uno spiraglio di accordo. (Il Messaggero,
pag. 21)
TV: Confalonieri
torna all'attacco di Sky, sudditanza della Ue verso Murdoch. (La
Repubblica, pag. 32, Il Giornale pag 16)
FERRARI: cedola di
200 milioni ai soci. Montezemolo confermato alla presidenza della
societa'. (dai giornali)
6. BPM: PONZELLINI
PENSA AD AUMENTO DA 600 MLN, LUNEDI' VERTICE...
Radiocor - Un significativo aumento di capitale e' il
cardine del progetto che lunedi' prossimo Massimo Ponzellini, presidente
della Banca Popolare di Milano, presentera' ai consiglieri. Il 28 marzo
il numero uno della Bpm ha convocato infatti un incontro informale con
tutto il board per affrontare i temi caldi sul tavolo dell'istituto. Il
piano di Ponzellini, secondo quanto risulta a Radiocor, prevede un
aumento di capitale intorno a 600 milioni.
L'aumento di
capitale permetterebbe di mettere Bpm ben al di sopra delle soglie
regolamentari e di darle anche una flessibilita' cui far ricorso per
eventuali operazioni straordinarie. Il cda di martedi' 29, intanto, puo'
gia' contare su un ordine del giorno fiume, articolato in 18 punti. Al
di la' dell'approvazione del bilancio 2010 e' da segnalare il punto 12,
che recita 'Analisi della situazione patrimoniale della banca. Eventuali
delibere conseguenti'. Sempre lunedi' Ponzellini affrontera' inoltre per
la prima volta di fronte a tutto il board la questione del direttore
generale Fiorenzo Dalu, di cui alcuni sindacati chiedono l'uscita.
7. ISTAT: CALA A
105,2 DA 106,3 FIDUCIA CONSUMATORI MARZO...
Radiocor - A marzo 2011 l'indice del clima di fiducia
dei consumatori scende a 105,2 da 106,3 del mese precedente. Lo rende
noto Istat. Il peggioramento rispetto a febbraio e' dovuto a una caduta
dell'indicatore sul clima economico del paese (da 78,5 a 75,8) e da un
riduzione contenuta (da 120,5 a 119,7) di quello relativo alla
situazione economica personale. Scendono anche gli indici relativi alla
situazione corrente (da 114,8 a 113,9) e alle prospettive future
(l'indice passa da 94,7 a 93,7). In particolare, si legge in una nota,
peggiorano le valutazioni sull'andamento atteso della disoccupazione e
sulle opportunita' correnti di risparmio.
8. INCHIESTA SULLE
NOMINE, PERQUISITA TRENITALIA...
Da "il
Corriere della Sera" - Gli uffici romani di Trenitalia sono
stati perquisiti ieri mattina da agenti della Digos di Napoli su mandato
del pm della Procura partenopea Vincenzo Piscitelli nell'ambito di una
inchiesta che vede indagato per corruzione il deputato del Pdl Marco
Milanese. L'indagine punta ad accertare eventuali pressioni del
parlamentare- che è consigliere del ministro dell'Economia Giulio
Tremonti- per condizionare importanti nomine nei consigli di
amministrazione e nei collegi sindacali di aziende del gruppo
Trenitalia.
Dal provvedimento
disposto dal pubblico ministero, in cui è specificato che si tratta di
perquisizione presso terzi, si evince però che nessun dirigente di
Trenitalia è iscritto nel registro degli indagati. Registro nel quale
per adesso compare soltanto Milanese, il cui nome emerse per la prima
volta durante una indagine su una frode fiscale che portò all'arresto di
dodici persone. In una delle intercettazioni telefoniche raccolte dagli
investigatori si parlava del deputato e di sue presunte pressioni nei
confronti di alcune aziende.
Da qui il nuovo
filone di inchiesta che avrebbe individuato operazioni di
condizionamento delle nomine di alcuni manager. Nell'ambito di questa
inchiesta, il pm Piscitelli ha anche ascoltato, in qualità di persona
informata dei fatti, il ministro Tremonti. Milanese- già coinvolto
nell'inchiesta su Finmeccanica- respinge le ipotesi dell'accusa («non ho
mai influito sulle nomine delle società del ministero dell'Economia» ),
si lamenta «della continua fuga di notizie» , ma fa sapere di essere
«comunque a disposizione dei magistrati».
9. MONTEZEMOLO
PRESIDENTE FERRARI FINO AL 2013...
Da "il
Corriere della Sera" - Ratifica dei conti e riconferma per
il prossimo triennio di Luca di Montezemolo alla presidenza. L'assemblea
degli azionisti Ferrari ha approvato ieri il bilancio 2010 che, come
anticipato a febbraio, si è chiuso con un aumento delle vendite del
7,9%(1,91 miliardi di euro, con la cifra record di 6.573 auto
consegnate); una crescita del risultato della gestione corrente a 302,7
milioni (+26,9%); redditività sulle vendite salita del 15,8%, ai massimi
della storia del Cavallino, così come la posizione finanziaria netta
industriale, che ha raggiunto i 630,8 milioni, tanto da permettere un
dividendo per 200 milioni. Confermati nel consiglio anche tutti gli
attuali amministratori.
10. LA STRETTA
BANKITALIA SUL CONTANTE...
Da "il
Corriere della Sera" - La Banca d'Italia stringe sulla
gestione del contante e sollecita le banche ad aumentare le cautele, ed
i controlli, nei confronti delle società professionali a cui vengono
affidati i servizi di circolazione -dal trasporto alla consegna dei
biglietti, dalla contabilizzazione al rifornimento dei Bancomat. Tutto
nasce da una decisione della Bce che in dicembre ha rivisto,
stringendoli, i criteri delle esternalizzazione del trattamento del
contante.
Così in attesa
delle nuove regole della Vigilanza, il governatore Mario Draghi si è
mosso per sensibilizzare le singole banche sulla delicatezza della
questione e con una lettera ha messo in guardia sui rischi operativi,
legali e reputazionali che corrono. In sostanza gli istituti di credito,
con buona pace dei banchieri insofferenti verso l'aumento dei compiti
chiesti da via Nazionale, dovranno essere più attenti nella scelta dei
gestori, ai quali verrà richiesta l'esclusività dell'attività, anche
perché, come osserva Draghi, il mercato italiano è peculiare in quanto
vi agisce un numero elevato di operatori di diseguali caratteristiche
qualitative e dimensionali.
11. «A BRUXELLES
C'È SUDDITANZA VERSO MURDOCH»...
Da "il
Corriere della Sera" - Mediaset non ha paura della
concorrenza di Sky Italia ma accusa Bruxelles «come minimo di sudditanza
psicologica» nei confronti di Rupert Murdoch. Fedele Confalonieri
difende con forza il ruolo di Mediaset, ora che Sky ha avuto dall'Europa
il via libera sul digitale terrestre.
Il presidente del
gruppo televisivo nell'incontro con gli analisti finanziari parla di
«euroburocrati»: «In Europa si ritiene che che portare sul digitale
terrestre, piattaforma aperta a tutti, il monopolista del satellite,
piattaforma di proprietà esclusiva di Sky, aiuti la concorrenza: è di
tutta evidenza che siamo di fronte come minimo a una sudditanza
psicologica degli euroburocrati nei confronti del tycoon australiano» .
Confalonieri ha
ricordato comunque «che Sky potrà correre per un solo multiplex sul
quale dovrà limitarsi per cinque anni a un'offerta solo in chiaro» .
Anche se «quelli che hanno capito meno cosa fare sul digitale terrestre
sono quelli di Sky» , ha aggiunto Pier Silvio Berlusconi, perchè canali
digitali in chiaro potrebbero «portare via clienti alla loro offerta» a
pagamento. «Comunque noi siamo nati nella concorrenza e non la temiamo:
il nostro spirito imprenditoriale - ha spiegato il vicepresidente
Mediaset- è dimostrato dall'operazione in Spagna che ha già creato
valore, ripagando ampiamente tutti gli azionisti che hanno partecipato
all'aumento di capitale» .
12. LE POSTE DI
GHEDDAFI NEL FORTINO DI RETELIT...
My. L. per "Il
Sole 24 Ore" - In Libia è scoppiata la guerra, ma alla
Retelit - società italiana di tlc quotata in Borsa - non è ancora
arrivato l'eco delle bombe. Secondo indiscrezioni, pare infatti che la
società abbia deciso di non congelare il 14,79% del capitale in mano al
gruppo Libyan Post Telecommunications. In effetti la Libyan Post, che è
tuttora il maggiore azionista di Retelit, non è inclusa nell'elenco
degli enti libici a cui - per legge - bisogna congelare le quote
azionarie.
Dunque la scelta
di Retelit, se confermata nel Cda di oggi, è formalmente ineccepibile.
Nella pratica, però, potrebbe creare qualche problema. Innanzitutto
perché nessuno sa veramente a chi faccia capo (soprattutto oggi, durante
la guerra) Libyan Post. Inoltre perché nelle ultime settimane il titolo
Retelit ha registrato scambi record in Borsa: possibile che a
movimentarlo siano stati proprio i libici, senza comunicare alcunché
alle autorità italiane? Chissà. La risposta è sotto le bombe.
13. IL SEGRETO DI
BLANKFEIN AI PIRATI DI GALLEON...
M. Val. per "Il
Sole 24 Ore" - Lloyd Blankfein finisce in tribunale, ma nei
panni di grande accusatore. Il chief executive di Goldman Sachs è stato
chiamato ieri a testimoniare come asso nella manica della procura di New
York in uno dei più grandi processi per insider trading mai intentati,
quello contro il gestore di hedge Raj Rajaratnam.
Ha dichiarato che
un ex componente del board Goldman, Rajat Gupta, ha violato norme
interne rivelando a Rajaratnam, del fondo Galleon, discussioni avvenute
nel segreto del consiglio d'amministrazione. I procuratori sostengono
che tra i segreti passati vi sia stato l'investimento di Warren Buffett
nella banca all'apice della crisi. E, in un momento drammatico, hanno
fatto ascoltare la registrazione d'una telefonata tra Gupta e Rajaratnam
su piani per possibili acquisizioni. A Blenkfein è stato chiesto se
questo violava la confidentiality policy. «Sì», ha risposto.
14. VENTO
NORDAFRICANO SUL ROAD SHOW DI ENI...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - La geopolitica fa ingresso nei road show.
Anzi, li domina. I due team di Eni che stanno percorrendo gli Stati
Uniti per presentare a fondi e investitori il piano strategico 2011-2014
hanno dovuto fornire, come non mai, valutazioni e report sulla crisi che
sta deflagrando nel Mediterraneo (Tunisia, Algeria, Egitto e Libia).
Al pari degli
incontri con rappresentanti dell'Onu, del Dipartimento di Stato e con il
nuovo direttore del terrorismo e financial intelligence Department of
Treasury, gli uomini dei principali investitori istituzionali americani
(Lazard asset management, Levin Capital Strategies, Sac e molti altri)
hanno voluto capire da Paolo Scaroni e dai suoi manager quali siano gli
scenari per le aree più sensibili del pianeta. Così, il tour di Eni si
concluderà oggi a Bruxelles presso l'Alto rappresentante per la Politica
Estera dell'Unione Europea, Catherine Ashton.
15. LA FED LASCIA
BOFA IN PURGATORIO...
M. Val. per "Il
Sole 24 Ore" - La Federal Reserve, al termine degli ultimi
stress test americani, ha bocciato le strategie di almeno una grande
banca. Anzi, della più grande per asset: Bank of America. L'istituto è
stato costretto ad ammettere che la Fed ha negato l'autorizzazione
all'incremento del dividendo. Nelle sue parole: le authority hanno
«obiettato al proposto aumento nella seconda metà dell'anno».
Una sconfitta
ancora più cocente dato che gli altri tre principali istituti, Jp
Morgan, Wells Fargo e Citigroup hanno strappato il permesso federale.
Sì, anche Citigroup, che ha annunciato la reintroduzione di una cedola
da un centesimo smentendo previsioni che non la volevano premiare gli
azionisti prima del 2012. Citi e Bank of America sono stati i colossi
finanziari che hanno ricevuto più soccorsi pubblici - e maggiori
controlli - durante la crisi. La banca cercherà di tornare alla carica
con la Fed con un nuovo piano-dividendi in estate.
16. IL RAGIONIER
BOLLORÈ...
Giovanni Pons per "la
Repubblica" - I dubbi di Vincent Bollorè riguardo
l´operazione Generali-Ppf sono in via di evaporazione. La famosa put è
stata scritta nel bilancio del Leone sotto forma di impegno futuro, come
richiesto dall´Isvap, e il mistero della quota di Petr Kellner in
Generali Ppf data in garanzia alle banche è una notizia contenuta nel
bilancio 2009 del finanziere ceco.
«Nel 2008 Ppf
Group ha ottenuto da un gruppo di banche guidate da Calyon un prestito
sindacato per un massimo di 2.099 milioni, disponibile fino a gennaio
2015. Il prestito è garantito dalla partecipazione del gruppo in
Generali Ppf Holding. A dicembre 2009 l´ammontare totale emesso era di
1.480 milioni». Dunque nessun mistero e niente che possa far pensare a
un esercizio anticipato della put. Forse Bollorè dovrebbe imparare a
leggere meglio i bilanci. 24-03-2011]
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RAID OCCIDENTALI
NON FERMANO FORZE DI GHEDDAFI: L’AVIAZIONE È NEUTRALIZZATA, MA I CARRI
ARMATI NO. E GLI ALLEATI NON POSSONO SBARCARE - MERKEL: "SERVE EMBARGO
PETROLIFERO TOTALE" - ANCORA NIENTE ACCORDO NATO, LA TURCHIA SI OPPONE
(MA METTE LE NAVI) - IL CENTRO DI COMANDO SARÀ IN ITALIA - IL MINISTRO
DEGLI ESTERI JUPPÉ CONTRO IL CAINANO: “GHEDDAFI È UN PAZZO SCREDITATO,
NESSUNA MEDIAZIONE” - I LIBICI PORTANO I GIORNALISTI A VEDERE I CORPI
DEI CIVILI UCCISI DAGLI OCCIDENTALI - MISSILI DA UN SOTTOMARINO INGLESE…
1 - IL PUNTO...
Guildo Olimpio per il "Corriere
della Sera"
NUOVA FASE
La coalizione ha neutralizzato la debole aviazione libica ed è passata
ad una nuova fase accompagnata da un attacco notturno sul bunker di
Gheddafi. I caccia hanno ampliato i raid attorno alle città assediate
dai governativi. L'intervento a Misurata avrebbe costretto i lealisti a
ripiegare con perdite. Poi, con il buio, i carri armati sarebbero
tornati a sparare sull'ospedale.
Drammatica la
situazione a Efren, Zawiya e Zintan minacciate dal fuoco nemico. I tank
sono ancora a Ajdabiya (est) nonostante le incursioni della coalizione.
Per gli alleati la nuova fase è ,in difesa dei civiIi - ed è vero - ma è
evidente che punta a distruggere l'apparato terrestre del colonnello. II
lavoro di "ripuIitura è lungo. Non è agevole colpire i corazzati nei
centri abitati. Aumentano i pericoli per la popolazione. La sola
aviazione - è noto - non basta e contro i cecchini è inutile. In ogni
caso, la milizia di Gheddafi ha mostrato di saper resistere sotto le
bombe.
LE NAVI
La Nato ha affidato all'ltalia il comando di una flottiglia che dovrà
far rispettare l'embargo sulle armi. Ne farà parte anche la Turchia - un
dato significativo - con 6 unità. Fonti di intelligence segnalano che,
anche in questi giorni, il regime ha ricevuto rifornimenti e mercenari.
LA DIPLOMAZIA
L'accordo sul passaggio del comando alla Nato è saltato. La Francia ha
concesso che l'Alleanza atlantica svolga solo un ruolo di coordinamento.
La guida politica deve rimanere ai membri della missione e Parigi
ritiene di avere maggior peso. L'ltalia, invece, chiede con insistenza
la leadership Nato. Fonti americane, infine, hanno rivelato che due
personaggi di spicco del regime libico - Musa Kusa e Abdullah Senussi -
hanno contattato di recente gli Usa. Non è chiaro per quale motivo.
Appena martedl, Hillary Clinton ha sostenuto che figure del potere
potrebbero cercare una via d'uscita. Qualcosa si muove?
2 - LIBIA, RAID OCCIDENTALI NON FERMANO FORZE DI GHEDDAFI...
(Reuters) - Quinta notte di bombardamenti occidentali
sulla Libia, ma i jet non sono riusciti a fermare i carri armati di
Muammar Gheddafi, che hanno colpito le città in mano ai ribelli, e a
costringere al ritiro i suoi soldati dai crocevia strategici nell'est
del Paese.
I tank di Gheddafi
sono tornati a Misurata nella notte e hanno iniziato e sparare sulla
zona vicino all'ospedale, come hanno detto abitanti e ribelli,
riprendendo con il favore dell'oscurità un attacco che era stato
bloccato alla luce del giorno dai raid aerei.
I cecchini fedeli
al governo in città, la terza della Libia, non si sono fermati davanti
alle bombe e hanno continuato a sparare su qualsiasi obiettivo, hanno
riferito alcuni abitanti. Un portavoce dei ribelli ha detto che i
cecchini hanno ucciso 16 persone.
"I carri armati
del governo si stanno avvicinando all'ospedale di Misurata e bombardano
la zona", ha detto un dottore in città, raggiunto brevemente al telefono
prima che la linea fosse interrotta. E' impossibile verificare in modo
indipendente la notizia
Una forte
esplosione è stata sentita nella capitale Tripoli alle prime ore di oggi
ed è visibile del fumo che sale da una zona dove si trova una base
militare.
Il governo libico
ha portato stamani i giornalisti in un ospedale a Tripoli per vedere
quelli che ha definito i corpi carbonizzati di 18 tra soldati e civili
uccisi dagli aerei occidentali o dai missili nella notte.
Le forze armate
Usa hanno detto che la no-fly zone sulla fascia costiera della LIbia è
pienamente in vigore e che gli attacchi puntano ora ai carri armati di
Gheddafi. Gli alleati hanno compiuto 175 missioni in 24 ore, 113 delle
quali compiute dagli americani.
La Gran Bretagna
ha detto oggi di avere lanciato missili Tomahawk da un sottomarino di
classe Trafalgar contro obiettivi della difesa aerea libica per far
rispettare la risoluzione dell'Onu.
Mentre infuriano i
bombardamenti, la Nato non è ancora riuscita a trovare un accordo al suo
interno per prendere il comando delle operazioni militari dalle mani
degli Usa, soprattutto a causa delle obiezioni della Turchia, come
riferiscono i diplomatici.
Washington, Londra
e Parigi hanno detto ieri che l'Alleanza dovrebbe svolgere un ruolo
chiave nella direzione delle operazioni, ma è necessario il consenso di
tutti i 28 paesi membri. E la Turchia ha impedito un accordo sul
coinvolgimento della Nato nei raid per tre giorni. Oggi sono attesi
nuovi colloqui a Bruxelles.
3 - JUPPÉ: "GHEDDAFI DITTATORE PAZZO"
Da "Repubblica.it"
PARTITI DA
TRAPANI-BIRGI DUE CACCIA F18 CANADESI
E' ricominciata con il decollo di due caccia F18 canadesi, intorno alle
8.30, l'attività alla base dell'aeronautica militare italiana di Trapani
Birgi, nell'ambito dell'operazione Odyssey Dawn in Libia.
PRONTO PIANO DI
COMANDO NATO DA BASI ITALIANE
La Nato ha elaborato un piano di comando per eseguire le operazioni
militari in Libia da base italiana. Lo riferiscono all'Afp fonti
diplomatiche, precisando che il comando operativo e quello specifico per
le operazioni navali saranno situati a Napoli, mentre il comando delle
missioni aeree sarà realizzato alla base di Poggio Renatico, nel nord
Italia.
TUNISIA CONGELA
ASSET GHEDDAFI
La Tunisia ha congelato gli asset di Muammar Gheddafi e di cinque membri
della sua famiglia. Lo riferiscono fonti del governo tunisino.
MERKEL: "SERVE
EMBARGO PETROLIFERO TOTALE"
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto un "embargo petrolifero
completo" contro la Libia, oltre ad "ampie restrizioni al commercio" del
paese. "Spero che alla fine troveremo una posizione comune su questo
punto", ha detto la Merkel durante un intervento al Bundestag
riferendosi al consiglio europeo di Bruxelles.
JUPPÉ: "GHEDDAFI
DITTATORE PAZZO"
Il ministro francese degli affari Esteri, Alain Juppé, ha definito oggi
il leader libico Muammar Gheddafi "un dittatore pazzo" e si è detto
convinto che "alcuni nel suo entourage iniziano a porsi delle domande"
sul colonnello. "Sono convinto che a Tripoli alcuni iniziano a porsi
delle domande (...). Si può continuare con un dittatore - non voglio
utilizzare termini eccessivi - pazzo? ", ha il capo della diplomazia
francese a radio Rtl.
JUPPÉ: "GHEDDAFI
SCREDITATO, NESSUNA MEDIAZIONE"
"Dal nostro punto di vista Gheddafi è screditato, non abbiamo alcun
contatto diretto con lui". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri
francese, Alain Juppé, durante un incontro con la stampa. Per il futuro
della Libia, ha precisato Juppé, "sta ai libici di decidere come portare
avanti le trattative, chi può partecipare e chi no". Dal punto di vista
della comunità internazionale, però, "un dittatore che bombarda la
popolazione, facendo molte vittime civili, non può essere un
interlocutore accettabile".
JUPPÉ: "NON CI
SARANNO INTERVENTI MILITARI DAPPERTUTTO"
La decisione di intervenire in Libia "non ci porterà a intervenire
militarmente dappertutto" nel mondo arabo dove sono in corso rivolte. Lo
ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Alain Juppé
4 - CACCIA AL SIGNIFICATO DI ODYSSEY DAWN E IL PENTAGONO RIVELA:
«SCELTO A CASO»...
Da "il
Corriere della Sera" - Da quando è iniziato l'intervento
militare in Libia, non pochi si sono domandati quale fosse il
significato del nome scelto per l'operazione: Odyssey Dawn. Sui blog,
sui forum e sui siti internet le battute si sono sprecate. «Ma come,
l'attacco è iniziato al tramonto e parlano di alba?» . «Ma gli americani
lo sanno quanti anni è stato in giro Ulisse prima di tornare ad Itaca?»
. C'è chi ha ipotizzato un riferimento a 2001 Odissea nello spazio nella
cui prima scena Dawn of man (l'alba dell'uomo) le scimmie antropomorfe
acquisiscono la consapevolezza delle loro potenzialità così come il
popolo libico starebbe iniziando il suo percorso verso la libertà.
Ricostruzione non
certo meno fantasiosa di chi ha letto nel nome scelto per l'operazione
un nesso con l'attacco alle Torri Gemelle dato che Operation ha nove
lettere e Odyssey Dawn undici proprio come 9/11. Ebbene ieri Eric Eliott
portavoce dello U. S. African Command ha svelato il mistero: il nome è
stato scelto in modo del tutto casuale. Nessun riferimento colto,
intelligente o astruso, nessun messaggio recondito.
«Abbiamo avuto
operazioni come Desert Storm o Iraqi Freedom che volevano trasmettere un
messaggio, altre come Operation African Lion, un'esercitazione in
Marocco nel 2009, sono simboliche per il luogo, ma Odyssey Dawn non è
niente di tutto questo» ha spiegato. Bisognava trovare un nome che non
avesse nulla a che fare con la Libia e che iniziasse con le lettere da
Oa ad Os per seguire le regole con cui si assegnano i nomi in codice nei
diversi comandi. Così «un gruppo di colonnelli e maggiori si è seduto
intorno a un tavolo e ha iniziato a tirare fuori nomi che iniziassero
con la O finché non è venuto fuori quello giusto» .
5 - SANZIONI CONTRO L'ENTE PETROLIFERO...
Da "il
Corriere della Sera" - L'Unione Europea ha adottato ieri
nuove sanzioni contro la Libia, in accordo con la risoluzione 1973 del
Consiglio di sicurezza dell'Onu, rafforzando per la terza volta
dall'inizio della crisi le misure anti-Gheddafi. In particolare le
sanzioni colpiscono da oggi tutti i beni controllati dalla National Oil
Company (Noc), società petrolifera della Jamahiriya, e dalle sue cinque
affiliate tra le quali non risulterebbe la Raffineria Tamoil.
Dopo l'inserimento
della Noc nella lista nera dell'Onu, erano aumentate in Italia le
preoccupazioni per la sorte della holding italiana Tamoil, che ha sede a
Milano e che occupa 278 dipendenti, poiché l'azienda è controllata al
70%dalla stessa Noc e lo stesso presidente di Tamoil Italia, Isam
Zanati, è libico. 24-03-2011]
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LATTE ALLE
GINOCCHIA - TREMONTI GETTA NEL CESTINO LA Legge anti-Opa, E Vara una
sola, MITICA norma: pRENDERE tempo! - PER consentire alla cordata
italiana, con Ferrero capofila e Intesa in prima linea, di costituirsi e
tentare di fronteggiare la scalata francese DI LACTALIS - IL FRANCESE
FITOUSSI HA RAGIONE: "NON SI POSSONO FERMARE LE SCALATE PER DECRETO" -
CONTRARI ANCHE CONFINDUSTRIA, ASSONIME E ANCHE PIERSILVIO...
1- CONFIDUSTRIA
AUSPICA POLO INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA...
(Adnkronos) - 'Confindustria auspica che, nell'ambito
delle corrette regole di mercato, possa svilupparsi un polo di
riferimento dell'industria alimentare italiana'. E' quanto si legge in
una nota al termine del consiglio direttivo di Confindustria.
2- LACTALIS, TRE
EQUITY SWAP PER ARRIVARE A 28,97%...
(Adnkronos) - Il gruppo Lactalis ha stipulato in totale
tre contratti di equity swap con due controparti, SocGen e Cre'dit
Agricole, per arrivare a detenere il 28,97% della Parmalat. Lo chiarisce
il gruppo francese in una nota diramata stamani, che conferma quanto
scritto oggi dal Sole 24 Ore. Il gruppo francese ha acquistato
direttamente dai fondi Zenit Asset Management, Skagen e Mackenzie
Financial Corporation complessive 93.365.226 azioni ordinarie Parmalat,
pari al 5,37% del capitale sociale della stessa al prezzo di 2,80 euro
per ciascuna azione.
Le restanti
172.379.724 azioni possedute dai fondi, pari al 9,92% del capitale
sociale di Parmalat, sono state acquistate al medesimo prezzo di 2,80
euro per azione dalle controparti dei contratti di equity swap stipulati
dal gruppo Lactalis.
Oltre al primo
contratto di equity swap gia' comunicato al mercato ed in base al quale
la controparte Socie'te' Ge'ne'rale ha completato la provvista con
acquisti di azioni pari al 5,08% del capitale sociale di Parmalat, in
occasione dell'operazione con i fondi il gruppo Lactalis ha stipulato un
secondo contratto di equity swap con la stessa controparte e le medesime
caratteristiche avente ad oggetto una partecipazione potenziale fino al
2,42% del capitale sociale di Parmalat.
3- PASSERA:
FERRERO POTENZIALMENTE INTERESSATA A PROGETTO LUNGO PERIODO...
(Adnkronos) - 'Il fatto di avere un po' di tempo e' uno
dei presupposti positivi che abbiamo oggi'. Ad affermarlo e' il ceo di
Intesa SanPaolo, Corrado Passera, che, entrando al museo Maxxi di Roma,
ha commentato cosi' il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri
che da' due mesi di tempo in piu' ai consigli di amministrazione o di
sorveglianza per convocare le assemblee degli azionisti per
l'approvazione del bilancio e il rinnovo dei vertici. 'C'e' una bella
azienda industriale potenzialmente interessata a un discorso industriale
di lungo periodo con l'appoggio del mondo del credito', ha evidenziato
Passera riferendosi a una possibile discesa in campo del gruppo Ferrero.
"C'e' anche il
tempo per mettere insieme qualcosa -continua Passera- quindi ci sono
tutti i presupposti per una iniziativa valida". Il ceo di Intesa
Sanpaolo, incalzato dai cronisti sulle critiche al decreto venute da
Confindustria, spiega che "dare del tempo in talune situazioni per
valutare se esistono piu' alternative, di per se' non e' un'iniziativa
sbagliata, in particolare quando c'e' di mezzo il passaggio di controllo
di aziende rilevanti. Assicurarsi che ci possano essere operazioni di
mercato alternative, su cui il mercato decidera', mi sembra un modo di
affrontare la cosa costruttivo e concreto".
4- GHIZZONI, SU
PARMALAT SE CI SARA' RICHIESTO COINVOLGIMENTO VALUTEREMO...
(Adnkronos) - 'Ci aspetta un 2011 in grande slancio: la
Borsa ci ha dato subito un segnale di fiducia, sapremo ricompensarla'.
L'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, in una
intervista al Corriere della sera sottolinea che la squadra
dell'istituto di credito 'e' completa ed e' motivata'. Quanto al dossier
Parmalat l'ad conferma: 'al momento non siamo coinvolti. Se ci sara'
richiesto valuteremo'.
5- FITOUSSI, NON
SI POSSONO FERMARE LE SCALATE PER DECRETO...
(Adnkronos) - 'Non si possono fermare le scalate per
decreto. Serve piuttosto un atteggiamento attivo del governo'. Lo
afferma l'economista francese, Jean-Paul Fitoussi che in una intervista
a Repubblica precisa: 'In Francia non c'e' nessuna legge che difenda le
aziende nazionale ne' potrebbe per i vincoli europei. E proprio il
quadro comunitario di antitrust, libero mercato e trasparenza,
garantisce le operazioni finanziarie'.
Il decreto legge
approvato ieri dal Cdm, che secondo le indicazioni del ministro
dell'Economia, Giulio Tremoni, si e' ispirato al modello transalpino,
'non deve essere una norma che blocchi gli stranieri ,a una linea
governativa di comportamento, di azione proattiva, in grado di sostenere
le industrie. Il tutto nel quadro della normativa Ue, non c'e' altra via
per salvare i campioni nazionali'.
Fitoussi evidenzia
pero' 'diversi punti del decreto che mi lasciano perplesso' a partire
dal timore che 'l'approvazione governativa per dare il via a
un'acquisizione incorrera' nelle incompatibilita' europee'. Quanto alle
diverse facolta' tra Italia e Francia, come ad esempio la possibilita'
dell'Amf di verificare l'acquirente esterno e contestarlo, secondo
l'economista anche la Consob dovrebbe avere la stessa possiblita'
perche' 'rientra nel concetto di proattivita''.
6- PARMALAT, LA
CORDATA ITALIANA SI SFALDA - CONTRARI CONFINDUSTRIA, ASSONIME E ANCHE IL
FIGLIO DEL PREMIER: «CIÒ CHE MODIFICA GLI EQUILIBRI DEL MERCATO NON MI
FA IMPAZZIRE» -
Alessandro Barbera per "La
Stampa"
Doveva essere il
giorno della reciprocità. Il giorno in cui il governo prometteva di
attaccare a testa bassa contro la grandeuer di Francia e gli appetiti di
Lactalis su Parmalat. Autorizzazione governativa alle Opa nei settori
strategici, poteri preventivi alla Consob e via difendendo.
Il consiglio dei
ministri di ieri ha invece partorito un solo articolo di legge. Una
semplice norma per concedere qualche chance in più a una cordata -
quella tricolore - che stenta a decollare. Per dirla in termini bellici,
in attesa di novità dal fronte l'attacco con l'artiglieria pesante
promesso da Giulio Tremonti è rinviato a data da destinarsi.
Per dirla ancora
più chiaramente, il governo prende tempo: «Nel caso in cui alla data di
entrata in vigore del presente decreto l'avviso di convocazione
dell'assemblea è già stato pubblicato, è consentito al consiglio di
amministrazione o al consiglio di sorveglianza di convocare l'assemblea,
in prima o unica convocazione, a nuova data», dice una nota di Palazzo
Chigi. E «qualora l'assemblea sia stata convocata anche per la nomina
dei componenti degli organi societari, le liste eventualmente già
depositate presso l'emittente sono considerate valide anche in relazione
alla nuova convocazione».
Il numero uno di
Parmalat, Enrico Bondi, aveva convocato l'assemblea dei soci per il 14
aprile. Ora, se nel frattempo matureranno le condizioni per una cordata
concorrente tricolore, potrà rimandare la scelta dei nuovi vertici fino
al 30 di giugno senza dover rifare le liste dei candidati. La partita
per la riconquista di Collecchio resta in salita: i Ferrero non sembrano
determinati, Unicredit smentisce ogni voce di interessamento (ieri era
stata ipotizzata una cordata a tre Intesa-Unicredit-Bnp), ma soprattutto
resta ferma la determinazione dei francesi a tenersi in tasca il 29%
conquistato in queste ore.
Nel timore che
Lactalis punti al pieno controllo di Parmalat con un'Opa totalitaria,
Palazzo Chigi avverte: «Il ministro dell'Economia ha illustrato al
Consiglio altre ipotesi di intervento normativo che potranno tra l'altro
prendere la forma di emendamenti al decreto legge di cui sopra, previa -
se del caso - consultazione europea». Giulio Tremonti sa che nelle
stanze della Commissione il peso di Roma non è quello di Parigi. E che
un intervento a gamba tesa nei confronti di Lactalis potrebbe essere
giudicato duramente. «Vigileremo sul rispetto della legislazione europea
in materia di concorrenza e di mercato interno», diceva ieri il
portavoce del commissario (francese) al mercato interno, Michelle
Barnier.
Comunque vada a
finire la vicenda Lactalis-Parmalat, al Tesoro danno per certa
l'approvazione di un pacchetto di maggior prevenzione anti-scalata.
Eppure restano agli atti un paio di fatti. Primo: fino a martedì sera, e
prima del vertice di Tremonti con il premier, tutto sembrava pronto per
un intervento più duro.
Secondo: non più
tardi di ieri, nonostante la scelta per una linea «soft», si sono levate
più voci contro interventi protezionistici. Assonime, Confindustria, il
di lui figlio, nonché numero uno di Mediaset, Piersilvio Berlusconi.
«Tutto quello che modifica gli equilibri del mercato non mi fa
impazzire». Un giudizio che fa il paio con quello del presidente Fedele
Confalonieri. La preoccupazione di tutti è la stessa: in un Paese a
basso tasso di investimenti esteri, il pacchetto «alla francese» rischia
di aggiungere problemi a problemi. 24-03-2011]
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1- SUL CIELO DI
TRIESTE E SUL CAPOCCIONE DI PERISSI-ROTTO E DELLO SCARPARO DELLA VALLE,
DI PELLICIOLI E DI NAGEL, ESPLODE UN ARTICOLO-BOMBA DELL’"ESPRESSO" - 2-
PETR KELLNER, IL MILIARDARIO CECO CHE CON I SUOI AFFARI STA METTENDO IN
SUBBUGLIO IL VERTICE DELLE GENERALI, HA GIÀ INCASSATO FIN DAL 2008 LA
CIFRA DI 2,5 MILIARDI DI EURO CHE IL LEONE DI TRIESTE DICE DI DOVERGLI
DARE SOLO NEL LUGLIO 2014 - 3- LA CIFRA, ANTICIPATA A KELLNER DALLA
BANCA FRANCESE CRÉDIT AGRICOLE, È STATA MESSA NERO SU BIANCO IN
UN’INFORMATIVA ILLUSTRATA DALL’AMMINISTRATORE DELEGATO PERISSINOTTO,
DURANTE UNA DELICATA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE -
Luca Piana per
L'Espresso, in edicola domani
Petr Kellner, il miliardario ceco che con i suoi affari sta mettendo in
subbuglio il vertice delle Generali, ha già incassato fin dal 2008 la
cifra di 2,5 miliardi di euro che la compagnia triestina dice di
dovergli dare solo in un lontano futuro, nel luglio 2014.
È questo il
dettaglio più sorprendente che emerge da una serie di documenti interni
che "l'Espresso" ha potuto consultare. La cifra, anticipata a Kellner
dalla banca francese Crédit Agricole, è stata messa nero su bianco in
un'informativa illustrata dall'amministratore delegato del gruppo,
Giovanni Perissinotto, durante una delicata riunione del consiglio di
amministrazione.
Era il 16 dicembre
scorso e le Generali avevano dovuto rispondere a un'indagine sempre più
insistente condotta dall'Isvap, l'authority che vigila sulle
assicurazioni, proprio sui rapporti con il tycoon di Praga. Tra le altre
raccomandazioni, l'Isvap aveva chiesto a Perissinotto di «aggiornare e
sottoporre al consiglio» la stima di quanto potrebbero costare in futuro
gli impegni con il gruppo Ppf di Kellner, che le Generali hanno sempre
rifiutato di considerare un obbligo, non segnalandoli in bilancio fino a
quest'anno.
Di qui
l'informativa, dalla quale si deduce che non solo il gruppo era a
conoscenza del finanziamento del Crédit Agricole ottenuto
dall'imprenditore ceco. Ma che gli interessi pagati da Kellner alla
banca francese sul prestito rientrano nel calcolo di quanto il gruppo
triestino si è impegnato a pagargli nel 2014.
E che, se a quel
punto i rapporti fra i due verranno prorogati, evitando alle Generali di
liquidare la cifra miliardaria, la compagnia si è impegnata «a discutere
il rifinanziamento del gruppo Ppf sia in relazione al finanziamento
concesso dal Crédit Agricole sia in relazione al prestito
obbligazionario (diverso dal primo, ndr) nei confronti di Ppf
sottoscritto da Generali nel 2009».
Ma chi è Kellner?
E perché ha scatenato un putiferio mai visto a Trieste? Tutto parte nel
2007 quando Generali e Ppf mettono insieme le attività nell'Est Europa,
dando vita alla joint venture Generali Ppf Holding. Il gruppo italiano
versa al partner 1,1 miliardi di euro, si garantisce il 51 per cento
della società e un solido trampolino di lancio per conquistare gli
emergenti mercati dell'ex blocco sovietico.
Come spesso
avviene in questi casi, il restante 49 per cento della joint venture è
sottoposto ad accordi che potranno, in futuro, dare alle Generali la
totalità della società. I dettagli, però, non vengono mai rivelati.
Il caso esplode in
pubblico il 16 marzo scorso, quando il finanziere francese Vincent
Bolloré, da un anno vice-presidente delle Generali, si rifiuta di
approvare il bilancio che, nella versione uscita da quella riunione del
consiglio, rivela per la prima volta che i patti con Kellner possono - a
certe condizioni - obbligare le Generali a acquistare nel 2014 il 49 per
cento che le manca nella joint venture, sborsando tra i 2,5 e i 3
miliardi.
Le polemiche che
sono emerse in seguito allo scontro con Bolloré (riassunte nella scheda
della pagina a fianco), riflettono un clima che, durante le riunioni del
consiglio, sembra piuttosto battagliero.
Lo racconta il
verbale (nella versione non ancora rettificata da ogni consigliere) di
una riunione precedente, quella del 23 febbraio, dove viene affrontato
un altro discusso investimento: i 300 milioni di dollari spesi per
acquistare una piccola partecipazione nella banca russa Vtb.
Bolloré è critico
e trova una sponda nel costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, anche
lui consigliere. Alberto Nagel, l'uomo forte della controllante
Mediobanca, difende però l'operato di Perissinotto a spada tratta: dice
di aver seguito «l'operazione fin dall'inizio» e che «l'iniziativa
presuppone una valutazione positiva circa l'ingresso delle Generali in
un mercato particolarmente importante per il futuro del gruppo».
Caltagirone però
pare irremovibile. Spiega che Vtb è «sopravvalutata» e cita due punti
critici: la mancanza di accordi industriali che accompagnino
l'investimento e il fatto che Generali, nell'Est Europeo, abbia «già
assunto con Ppf l'impegno a operare in esclusiva».
Durante la
riunione si arriva anche a una specie di conta, sollecitata da Angelo
Miglietta, rappresentante dell'azionista Fondazione Crt. Scontati i no
di Bolloré e Caltagirone, a favore di Vtb si esprime nettamente Diego
Della Valle, proprietario della Tod's, mentre gli uomini di Mediobanca,
Nagel e Francesco Saverio Vinci, tendono a ribadire che gli organi che
dovevano decidere sulla questione l'hanno già fatto. Tutta da decifrare
la posizione del presidente Cesare Geronzi, che sembra non voler entrare
nel merito: «Rispetto la decisione adottata, che rientra nella
competenza di Perissinotto».
Se dietro queste
discussioni ci sia semplice dialettica oppure la tentazione di ogni
consigliere di difendere i propri interessi, è difficile dirlo. È chiaro
che, in un centro di potere come le Generali, c'è sempre il rischio che
qualcuno possa lavorare nell'ombra per chi, all'interno o all'esterno,
ha interesse a minare l'autonomia del maggior gruppo finanziario
italiano.
Stando ai
documenti, tuttavia, resta il fatto che la più discussa delle
operazioni, quella con Kellner, rappresenta per il vertice della
compagnia un nervo scoperto. Il primo a muoversi su questo fronte è
stato, infatti, l'Isvap.
A partire dallo
scorso luglio, le Generali hanno dovuto fornire in sei diverse occasioni
la relativa documentazione all'istituto guidato da Giancarlo Giannini.
Il 4 novembre scorso, poi, Giannini firma una lettera di 6 pagine dove
si tirano le fila dell'indagine, riassumendo le «anomalie» e le
«criticità» rilevate sia nelle procedure di approvazione che
nell'informativa ai soci, e concentrando in particolare l'attenzione
sulla revisione degli accordi con Ppf, avvenuta nel 2009.
Quell'anno, come
spiega l'informativa esposta nel consiglio di amministrazione del 16
dicembre scorso, le Generali ottengono che il socio di Praga rinvii al
2014 l'esercizio della sua opzione di vendita nella joint venture,
evitando di versargli «un minimo di 2,6 miliardi di euro». Questa
concessione, però, l'imprenditore ceco la monetizza alla grande.
In primo luogo
Generali sottoscrive un prestito obbligazionario di Ppf da 400 milioni.
Poi Kellner ridiscute il valore della sua opzione: se nel 2014 vorrà
vendere, al prezzo base di 2,5 miliardi di euro da incassare potrà
aggiungere «gli interessi pagati da Ppf sulle obbligazioni sottoscritte
da Generali e sul prestito ottenuto da Calyon», la banca del gruppo
Crédit Agricole che gli ha già anticipato i 2,5 miliardi, probabilmente
mettendo a garanzia il contratto di vendita a Generali.
È così che, nello
scenario peggiore prospettato nell'ultimo bilancio, si arriva a un
esborso di 3 miliardi.
Da notare, però,
che il gruppo triestino non uscirà indenne nemmeno se, nel 2014, Kellner
non uscisse dalla joint venture. Nel ridiscutere i patti, le Generali
dovrebbero comunque considerare «il rifinanziamento del gruppo Ppf»: è
come se l'imprenditore ceco si fosse garantito una sorta di paracadute
che gli permetterà di conservare la sua posizione di forza.
Una condizione,
questa, che Bolloré critica. Lo dimostra una lettera inviata a Trieste
dai suoi uffici di Puteaux, in Francia, nella quale chiede di
rettificare il verbale della riunione del consiglio del 23 febbraio,
quello dove si è parlato anche di Vtb. A suo dire, Generali ha fornito
una vera e propria «garanzia» ai 2,5 miliardi anticipati da Calyon a
Kellner. Era il giorno prima del consiglio del 16 marzo. Quello dove il
dissenso è venuto allo scoperto.
24-03-2011]
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TRANI A GO-GO PER
SADO-MASI - IL DG TAGLIA E CUCE PER CERCARE DI LIBERARSI DELLE SUE STAR
PIÙ RIOTTOSE (E DI SUCCESSO): IL 4 APRILE PARTE L’APPELLO CONTRO IL
REINTEGRO DI SANTORO RINFORZATO DALL’ESPOSTO CUCINATO AD HOC DAL
MINISTRO DI “COLPO GROSSO” PAOLO ROMANI - IL DG ATTENDE AL VARCO ANCHE
FABIOLO FAZIO, CHE NON VUOLE SAPERNE DI ACCETTARE I TAGLI AI COMPENSI
RICHIESTI A TUTTE LE STAR (E ANCHE ALLE ULTIME RUOTE DEL CARROZZONE
RAI): I SUOI 6 MLN IN TRE ANNI NON SI TOCCANO
1 - L'ULTIMA
SPALLATA DI MASI A SANTORO - RICORSO ALLA CORTE DI APPELLO PER
SOSPENDERE IL REINTEGRO
Antonio Massari e Carlo Tecce per "Il
Fatto Quotidiano"
Il "metodo Trani"
è sempre di moda in Rai: una guerriglia di codici e cavilli, cercando la
sponda all'Agcom, per chiudere Annozero. Prossima tappa: 4 aprile, Corte
d'appello di Roma. Quando il direttore generale Mauro Masi potrebbe
ricevere il via libera per bloccare il programma.
Porta la sua firma
la delega del ricorso, scritto dagli avvocati Roberto Pessi e Maurizio
Santori. Masi chiede di eliminare il "problema" alla radice, punta a
sospendere la sentenza di Appello che non solo confermò il reintegro
Michele Santoro in Rai (vittima dell'editto bulgaro), ma ne blindò il
ruolo come direttore di un programma di informazione per almeno trenta
puntate l'anno.
Masi potrebbe aver
agito oltre il proprio mandato: perché la sentenza della Corte d'appello
può incidere proprio sulla "collocazione aziendale" e sulla "nomina dei
vicedirettori e dirigenti di primo livello". Una materia esclusiva del
Consiglio di amministrazione. E non del direttore generale: lo prevede
l'articolo 25, comma 2, dello Statuto della Rai. Non ci risulta che il
Cda sia mai stato consultato da Masi sulla vicenda. E sono molte le
somiglianze con il piano svelato dall'inchiesta di Trani: le
intercettazioni che ricostruivano i rapporti (troppo) stretti tra Silvio
Berlusconi e il commissario Giancarlo Innocenzi (poi dimessosi) e la
parte attiva di Masi nella "caccia" a Santoro.
Ma è la tattica
utilizzata da viale Mazzini e la cronologia dei fatti che ricorda il
"metodo Trani". Il 27 gennaio Masi interviene in diretta ad Annozero:
contesta la puntata - appena cominciata - sul caso Ruby e i festini di
Arcore.
Nelle stesse ore,
il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, ex imprenditore
televisivo e vecchio amico di Berlusconi, sta ordinando una portata di
pesce in un ristorante nel centro di Roma, a due passi dal Palazzaccio,
la Cassazione. Quando Masi riattacca il telefono, e augura la buonanotte
a Santoro, Romani lascia il tavolo - il pesce ancora nel piatto - e
corre via con i suoi collaboratori.
Non sappiamo se
tra le due scene vi sia un nesso diretto. C'è però un fatto certo: il
giorno dopo, il 28 gennaio, all'Agcom giunge un esposto. Riguarda due
puntate di Annozero e lo scandalo Ruby. È in carta intestata e firma in
calce: il ministro, Paolo Romani. L'inventore di Colpo grosso e mentore
di Maurizia Paradiso "consiglia" all'Agcom di visionare Annozero: nelle
puntate del 20 e 27 gennaio s'è "dato ampio rilievo ad affermazioni di
carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della dignità e del
decoro di eminenti personalità politiche". Romani lamenta che sono state
"proferite da soggetti coinvolti nell'attività di indagine della
Magistratura".
L'esposto aziona
l'offensiva di Masi: viene inserito nell'istanza (7 febbraio) che Masi
deposita in Cassazione per anticipare di tre anni l'ultima e definitiva
sentenza su Santoro e viene ampiamente citato nel ricorso (28 febbraio)
alla Corte d'appello. È il chiodo che regge il quadro.
Nel ricorso si
legge del "pericolo di un grave e irreparabile danno economico" per la
Rai, visto che il ministro Romani ha "stigmatizzato" il contenuto delle
puntate di Annozero. Gli avvocati si spingono oltre: sostengono che
l'esposto "con ogni probabilità sarà considerato fondato dall'Agcom, con
la conseguenza pressoché certa che l'Agcom sanzionerà la Rai con pene
fino al 3% del fatturato aziendale". Parliamo di circa 90 milioni di
euro.
Le congetture dei
legali, però, si scontrano con fatto certo. Almeno per ora: l'Agcom non
ha neanche aperto un'istruttoria in seguito all'esposto di Romani. Quel
3 per cento evocato dinanzi alla Corte d'appello ricorda proprio
un'intercettazione ascoltata nell'inchiesta di Trani.
Nel dicembre 2009
Masi parla con il commissario Agcom Innocenzi, dicono che sia
impossibile fermare Santoro con un atto ex ante, cioè prima che vada in
onda: "O l'Autorità mi dice, stiamo a tre ore dalla trasmissione, che
c'è una violazione ex ante fortissima oppure, che faccio io?". Innocenzi
risponde che si può intervenire solo dopo. E suggerisce la multa
milionaria: "L'Autorità ti può dire: sappi che se per caso tu non
rispetti queste cose qui, io ti acchiappo e ti do il 3 per cento di
multa". "Benissimo...", annuisce Masi.
È lo stesso
Berlusconi a sollecitare Innocenzi nelle telefonate di Trani: "Quello
che adesso bisogna concertare è che l'azione vostra sia un'azione che
consenta... che sia da stimolo alla Rai per dire 'chiudiamo tutto'".
L'esposto di Romani, usato da Masi per giustificare i suoi ricorsi,
sembra ricalcare il "metodo" tentato nel 2009. Ma lasciamo l'inchiesta
giudiziaria e torniamo ai fatti di questi giorni.
Dopo l'istanza in
Cassazione di due settimane prima, il 28 febbraio l'offensiva è
completa. arriva anche il ricorso in Corte d'appello: si chiede di
annullare la sentenza che consente a Santoro di fare il proprio lavoro
in Rai. Masi elenca le colpe di Annozero: l'intervista a Nadia Macrì,
una delle donne incontrate ad Arcore dal premier, non doveva essere
realizzata. Il motivo: anticipa un "atto di competenza della Procura".
Gli improperi di
Lele Mora, che s'augurava un atto di squadrismo fascista contro i
cronisti di Annozero, violano i diritti dei minori in fascia protetta.
Non sappiamo se Masi avesse una delega talmente elastica per rivolgersi
alla Corte d'appello sulla collocazione aziendale di Santoro. Sappiamo,
però, che se la Corte d'appello gli darà ragione, la "chiusura" di
Annozero, auspicata da Berlusconi, sarà sempre più vicina.
2 - FAZIO NON
VIENE VIA MA VUOLE SEI MILIONI...
Enrico Paoli per "Libero"
L'anno scorso si
era limitato a chiedere un po' di buon senso a tutti. Che, tradotto in
euro, gli aveva permesso di ottenere una decurtazione del 10% dei
compensi dai contratti delle star della Rai. Questa volta no. Questa
Mauro Masi, direttore generale della tv pubblica, va girando per i piani
del palazzone di viale Mazzini ricordando a tutti che bisogna «tagliare
i costi » e «ridurre i compensi».
La crisi, insomma,
è arrivata anche nel paese dei balocchi del piccolo schermo e il refrain
«bambole non c'è una lira» sta diventando una sorta di regola certosina,
volendo centrare il pareggio di bilancio previsto dal piano industriale
voluto proprio da Masi.
Eppure c'è chi,
come Fabio Fazio, di crisi, tagli, riduzione dei compensi non vuol
sentir parlare. Anzi, essendo il suo uno dei contratti più onerosi della
Rai, guai a parlare di decurtazioni. Il buon Fazio è disposto, al
massimo, a sottoscrivere un accordo che preveda lo stesso importo, due
milioni di euro all'anno garantiti per tre anni, del precedente
contratto. Al quale bisogna aggiungere le serate speciali, tali sono le
puntate di "Vieni via con me", ed eventuali prestazioni straordinarie.
Altre condizioni non vengono prese in considerazione.
Masi, che proprio
in questi giorni ha ufficialmente aperto la stagione dei rinnovi del
contratti (una sorta di stagione venatoria per star e manager) ha fatto
sapere che non «accetta di sedersi al tavolo delle trattative» se la
controparte non è disposta a cedere sui soldi. Fazio, peraltro, rientra
in quella eletta schiera di star televisive a cui l'ex direttore
generale, Claudio Cappon, regalò il «privilegio» del contratto triennale
garantito, andando contro tutte le regole di mercato.
La riduzione del
compenso di Fazio, assieme a quella delle altre star, potrebbe essere
utilizzata per riportare Fiorello in Rai, uno degli obiettivi principali
dell'agenda Masi. I primi abbocchi avrebbero dato già buoni risultati,
grazie anche all'impegno di Antonio Preziosi, direttore di Radio Uno e
del Giornale Radio.
E mentre Masi
taglia, il Tg1 ricuce. La redazione del giornale diretto da Augusto
Minzolini ha rinnovato il proprio comitato di redazione, l'organo
interno di rappresentanza sindacale. Alle elezioni hanno partecipato 160
giornalisti sui 164 , pari al 97,5%. Alla fine sono stati eletti Simona
Sala, indicata dal Pd, con 82 voti, Attilio Romita, espressione della
componente di centrodestra con 75 voti e Alessio Rocchi, candidato di
bandiera della sinistra, con 64 voti. Con un cdr che vira verso la
maggioranza (Romita è stato il più votato in assoluto), Minzolini vede
rafforzata la sua posizione.24-03-2011]
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1- IL NEMICO PIù
INTIMO DELLO SMONTEZEMLATO è L’ETERNO CESARONE ROMITI: "NON NON LO VEDO
IN POLITICA, PERCHE’ NON HA LE QUALITA’, LO CHARME (BATTUTONA, NDR). PER
ANDARE IN POLITICA BISOGNA ESSERE DELLE PERSONE AL DI FUORI DI OGNI
CRITICA" - 2- A CASTRARE LE VELLEITà POLITICHE DEL GAGÀ ARRIVA ANCHE
MARPIONNE: "è UNA SUA SCELTA, MA LA MAGGIOR PARTE DELLE VOLTE CHE
PARLIAMO CONSIGLIO A LUCA DI NON FARLO" - 3- E POI: "CON LA FERRARI HA
FATTO UN MIRACOLO". SENZA ALCUN ACCENNO AI SEI ANNI PASSATI INSIEME AL
LINGOTTO, CON LCDM PRESIDENTE E LUI AD FORSE NON HA FATTO MIRACOLI? - 4-
INFINE ARRIVANO LE PERNACCHIE SUBLIMI DI PERNA SU "IL GIORNALE": "PAGHI
UNO E PRENDI DUE: LUCA&DIEGO IN OFFERTA SPECIALE COME SOLUZIONE PER IL
DOPO BERLUSCONI" - 5- "TUTTI E DUE SI TROVANO ACCANTO UNA GRANDE PENNA
DI PROPRIA FIDUCIA IN CASO DI DISCESA IN CAMPO. QUELLA DI MONTEZEMOLO, È
MIELI. QUELLA DI DELLA VALLE è MENTANA" -
Sandro
Iacometti per "Libero"
È in
chiaroscuro il verdetto di Sergio Marchionne sull'amico Luca Cordero di
Montezemolo. Non facile da decifrare, anche se complessivamente il
messaggio sembra chiaro: l'ex presidente di Confindustria se ne resti
alla Ferrari, che è quello che sa fare meglio. Sul suo lavoro tra le
rosse di Maranello, l'ad della Fiat non ha dubbi.
«Con la Ferrari ha
fatto un miracolo», dice Marchionne in occasione di un test drive delle
nuove Jeep. «Ha fatto cose incredibili», ha proseguito il manager, «per
tipo di vetture prodotte, per la lista d'attesa, e nei confronti dei
tedeschi che lanciano modelli di lusso ma che non ce la fanno ad
arrivare a quei livelli».
LA
DIMENTICANZA DEL MANAGER
Curiosamente, però, il numero uno della Fiat non fa alcun accenno ai sei
anni, dal 2004 al 2010, passati insieme al Lingotto, con Montezemolo
presidente e lui ad. Forse non ha fatto miracoli? O forse è solo un modo
per suggerire all'amico di restarsene dove sta? La seconda ipotesi
sembra confermata dalle dichiarazioni che il manager fa subito dopo in
risposta a chi gli chiede un giudizio sull'attivismo politico di
Montezemolo.
E qui la
bocca inizia a storcersi un pochino. «Idee ne ha», premette Marchionne,
«ma non so quanto possa pesare il fatto di essere stato presidente di
Confindustria». Poi, la stoccata. Scendere in campo? «È una sua scelta,
ma la maggior parte delle volte che parliamo consiglio a Luca di non
farlo».
CESARE
LO STRONCA
A castrare le ambizioni politiche di Montezemolo arriva, in giornata,
anche un pezzo da novanta come Cesare Romiti, che Montezemolo lo conosce
fin da quando era un giovanotto e curava le pubbliche relazioni nella
Fiat di cui lui era amministratore delegato. I rapporti fra i due furono
costellati da incomprensioni.
E ancora
oggi l'idillio non sembra scoccato. Anzi. «Non lo vedo in politica,
perché non ha le qualità, lo charme», va giù duro Romiti ironizzando
anche sul fondo (Charme appunto), che Montezemolo gestisce insieme a
Diego Della Valle.
«Per andare
in politica», continua l'attuale presidente della Fondazione
Italia-Cina, intervistato nel programma Prossima Fermata su LA7,
«bisogna essere delle persone al di fuori di ogni critica». Quanto alla
possibilità di entrare in politica lui stesso, Romiti rivela: «Mi è
stato proposto tante volte. Mi hanno anche chiesto se volevo candidarmi
come sindaco di Roma, e da romano ci ho pensato. Poi chi me l'ha
proposto ci ripensò e io mi sono salvato». Le ultime mosse di
Montezemolo sull'insidioso terreno della polemica politica arrivano,
invece dalla conferenza di presentazione del volume «La grande storia
Ferrari».
Come se non
fossero bastate le dichiarazioni della presidentessa di Confindustria
Emma Marcegaglia, che ha detto di non volere politici o rappresentanti
del governo all'assise di Bergamo del prossimo 7 maggio, di fatto
chiudendo la porta in faccia a Berlusconi che aveva programmato una
visita, il presidente del Cavallino ha voluto dare il suo sostegno:
«L'assemblea aperta solo agli imprenditori? Sono assolutamente
d'accordo».
2- PAGHI UNO E PRENDI DUE: IL GATTO E LA VOLPE: LUCA&DIEGO IN
OFFERTA - L'ASPIRANTE PREMIER MONTEZEMOLO E L'IMPRENDITORE DELLA VALLE
SI OFFRONO IN COPPIA COME SOLUZIONE PER IL DOPO BERLUSCONI
Giancarlo Perna per "Il
Giornale"
Ogni tre
mesi, Luca Cordero di Montezemolo fa sapere che potrebbe entrare in
politica. Se salta un trimestre, a ricordarci che Luca potrebbe entrare
in politica è Diego Della Valle. I due sono in simbiosi e marciano
insieme per il futuro d'Italia.
È un dato
dell'esperienza che dietro ogni imprenditore c'è un politico e
viceversa. Così, Diego il calzaturiere e Luca l'aspirante premier, si
offrono in kit come soluzione per il dopo Berlusconi. Sono in offerta
speciale: paghi uno, prendi due. Se ci decideremo per Luca a Palazzo
Chigi sarà di gran moda indossare scarpe Tod's, arredare Frau, leggere
il Corsera e circondarci di tutte le amene cose che il duo da anni cura
e produce insieme. Saremo finalmente un Paese unito e omogeneo, frau
disteso e tod's calzato.
I due
avanzano come il gatto e la volpe e si scambiano il ruolo di canide o
felino in base alle circostanze. Hanno molto in comune a cominciare
aspetto. Capelli lunghi e più vaporosi Diego, ciuffosi l'altro; di
un'eleganza commendatorizia il calzaturiere, tipo partita di cricket il
candidato premier. Ma entrambi così similmente snob da evocare due
tartine di caviale a passeggio sul ponte di uno yacht. Pur essendo più
anziano di sei anni, il sessantatreenne Cordero è più snello e ha
un'aria sportiva più dell'altro che è rotondetto e posapiano.
Diego però è
più svelto, impiccione e provocatorio. Entrambi sono Cavalieri del
lavoro, onorificenza quirinalizia. Il primo a ottenerla è stato il più
giovane Della Valle, nel 1996, ai tempi di Oscar Luigi. Luca se ne è
potuto fregiare solo nel 2002, grazie a Ciampi e a Schumacher che, al
tempo della presidenza Ferrari, gli faceva vincere un Gran premio dietro
l'altro.
Pur essendo
un manager strapagato (il terzo d'Italia), Montezemolo non regge il
confronto con la ricchezza del suo amico. L'industria scarparia di Della
Valle è un gigante che gli ha consentito di investire in mille altre
risorse. Con piccole quote - due per cento qua, zero virgola là -, lo
zampino di Diego è ovunque: nel lusso, in Mediobanca, nel Cda del
Corriere della Sera, in Piaggio, nella Ferrari, nella Fiorentina calcio.
Nonostante sia spesso un lillipuziano di fronte a giganti, avere Della
Valle seduto in Cda è come avere un tarlo nella sedia. È di una
petulanza e di un'aggressività da cavernicolo mesozoico.
Negli ultimi
tempi se l'è presa con Cesare Geronzi dandogli dell'arzillo vecchietto e
simili inurbanità che, fossi stato io al posto di Cesare, l'avrei
riempito di pacchere. E invece l'ha centrato e fatto dimettere. Adesso
spara pallottole contro l'Ad della Ferrovie, Mauro Moretti, che però è
una lenza quanto lui e gliele ricaccia in gola.
Secondo
Diego, che con Montezemolo ha messo su un'azienda di treni alta velocità
(Ntv) di cui si parla molto ma che non decolla mai, Moretti si tiene
stretto il monopolio del binario e impedisce a Ntv di debuttare. Anche
qui, gatto e volpe si alternano. Se non è Della Valle a pigliarsela con
Moretti, lo fa Montezemolo che però, per lo sguardo mite da vitello, è
meno efficace.
Dove la
somiglianza della coppia rasenta l'identità è nelle complicanze della
vita sentimentale. Della Valle ha avuto tre mogli, due delle quali, la
prima e l'attuale, sono germane. Le sorelle Pistilli, Simona e Barbara.
Da Simona ha avuto un figlio ormai grande che vive a New York e lavora
nel gruppo. Con Barbara ha invece concepito un rampollo, oggi
tredicenne, che abita con i genitori nella splendida Villa marchigiana
di Brancadoro. Il fanciullo rappresenta una rarità antropologica essendo
contemporaneamente cugino e fratello del maggiore.
Montezemolo
ha invece avuto quattro storie importanti, con due mogli e quattro figli
da tre donne diverse. L'ho scritto apposta a mo' di sciarada per
incuriosirvi. Togliamo subito Edwige Fenech, il suo amore più noto e
litigioso tanto che le urla dell'attrice si sentivano per tutta Capri
dove sia Luca che Diego sono di casa.
È stata una
lunga burrasca ma, finita, non ha lasciato code. I quattro figli li ha
invece avuti, uno dalla prima moglie, due dall'attuale, il quarto - che
è poi il secondo in ordine di tempo e una bambina - l'ha concepito con
la giornalista Barbara Parodi Delfino che ha avuto - come ha raccontato
- vari figli da diversi mariti, uno dei quali è Paolo Mieli, l'ex
direttore del Corsera. Con due o tre riletture di quanto sopra, la
sequenza vi sarà chiara.
Poiché
abbiamo parlato di giornalisti, è grazie al contributo dei nostri
colleghi che si rafforza il gemellaggio Diego-Luca. Tutti e due si
trovano accanto una grande penna di propria fiducia in caso di discesa
in campo. Quella di Montezemolo, è Paolo Mieli. Sì, proprio il futuro
marito della madre della secondogenita di Luca (vedi sopra). Mieli, ogni
volta che Montezemolo ha accennato all'eventualità che forse, in date
circostanze, un domani, chissà potrebbe condizionatamente candidarsi, ha
subito rotto gli indugi dicendo: fallo, ti sarò a fianco!
È sgradevole - ma
fa parte del mestiere - ricordare che il medesimo Paolo schierò il suo
Corsera con Prodi e che Prodi naufragò. Il giornalista fiduciario di
Della Valle, è invece Chicco Mentana. Darò un dolore a Carlo Rossella
che ha sempre pensato di essere lui il prediletto, ma è così. Chicco non
ha mai mancato un lieto avvenimento Tod's, come inaugurazioni di scuole
per maestranze ecc. e quando ha celebrato il suo ultimo matrimonio ha
fatto festa nella dellavallesca dimora di Brancadoro.
L'unica
differenza del ticket siamese sono i natali. Il nonno di Diego e
fondatore della dinastia scarpesca era un calzolaio di genio. Gli avi di
Cordero di Montezemolo furono cavalieri sabaudi del Basso Piemonte. Il
padre, marchese Massimo, era padrone di acri in Emilia. Corre anche la
leggenda che il ragazzo sia in realtà figlio di Gianni Agnelli.
Per
puntellare favola - che fa torto alla nobildonna Clotilde Neri, la mamma
novantenne - si è perfino fatto notare che corderos in spagnolo
significa «agnelli». Baie. Vero invece che Luca ha percorsa l'intera
carriera sotto l'ala dell'Avvocato. Non c'è settore dell'universo
agnellesco dove non abbia ficcanasato. Dalla Ferrari alla Cinzano,
dall'Ifi alla Juventus, dalla Stampa alla Fiat.
Contrariamente alla fama di eterno trionfatore, Luca ha avuto le sue
sconfitte. Nel '91 diresse la Juventus che arrivò settima in A e fu
esclusa dalle gare internazionali. Non accadeva da 27 anni. Ma
l'incidente più imbarazzante, è dei primi anni '80. Luca era addetto
alle pr Fiat, quando l'ad, Romiti, si accorse che «vendeva» agli
industriali gli incontri con Agnelli. Il giovanotto fu allontanato
immantinente dall'azienda e gli occorse tempo per recuperare la fiducia.
«Certamente non lo voterei», ha detto recentemente Romiti ricordando
l'episodio.
Ma Luca si piace e
se ne impipa12-04-2011]
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NON CI SONO PIÙ I
MASSONI DI UNA VOLTA: LA LOGGIA TORREGGIANI SI PERDE L’ARMADIO CON
L’ARCHIVIO DEI NOMI (CHI TREMA?) - ASSOLTO DE MAGISTRIS PER OMISSIONE
D’ATTI D’UFFICIO - ASSOLTO ANCHE L’EX VICE PRESIDENTE PUGLIESE TARQUINIO
(PDL) - VIA LIBERA A WOODCOCK PER QUERELARE STORAX - SAVERIO ROMANO
CREDE DI ESSERE STATO NOMINATO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA E PARLA
D’INTERCETTAZIONI INVECE CHE DI ORTAGGI - IL FEDERALISMO PASSA IN
COMMISSIONE (PD ASTENUTO!)…
1. 'PANORAMA',
SCOMPARSO ARCHIVIO LOGGIA TORREGGIANI...
(Adnkronos) - "Nomi, cognomi, fascicoli,
corrispondenza: l'intero archivio della loggia massonica 'Italia Domizio
Torreggiani' di Roma e' scomparso in circostanze misteriose". Lo rivela
il settimanale ''Panorama'', in edicola domani. Il settimanale precisa
inoltre che "ai carabinieri e' stato denunciato lo 'smarrimento' dei
documenti, nei verbali interni si parla invece di 'furto'. Sospettata
pure una possibile violazione della legge Anselmi. La loggia Torreggiani
e' affiliata al Grande Oriente d'Italia".
2. PUGLIA; ASSOLTO
EX VICEPRESIDENTE,PDL 'ATTO TARDIVO'...
(ANSA) - L'ex vicepresidente del consiglio regionale
pugliese e attuale consigliere regionale del Pdl Lucio Tarquinio e'
stato assolto in via definitiva in Cassazione dall' accusa di turbativa
d'asta in relazione ad un'inchiesta sull' affidamento dell'appalto per
il servizio di guardiania in alcune strutture sanitarie di Foggia.
Tarquinio era difeso dall' avv.Francesco Paolo Sisto. L'inchiesta
risaliva al 2005 e nel dicembre dello stesso anno Tarquinio, che
all'epoca era appunto vicepresidente dell'assemblea regionale, venne
arrestato insieme ad altre sette persone.
'L'assoluzione -
commenta in una nota il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Rocco
Palese, a nome del gruppo - non puo' non riempirci di sincera
soddisfazione per un pur tardivo atto di elementare giustizia che non
poteva non essere tale. Resta l'amarezza per le pesanti sofferenze e gli
irreparabili danni inferti ingiustamente a persone innocenti, ivi
compresa l'impossibilita' da parte di un eletto dal popolo di adempiere
a lungo al proprio mandato, e la inquietante considerazione del periodo
in cui tale privazione fu imposta, che corrispondeva pienamente ad un
turno decisivo di elezioni quali le politiche del 2006'.
La vicenda
'conferma - conclude Palese - le ragioni sacrosante di una profonda ed
indifferibile riforma della giustizia, che ripristini finalmente il vero
Stato di diritto anche nei confronti di magistrati piu' o meno
spudoratamente politicizzati, quali quelli che sono passati direttamente
dai teoremi a senso unico agli scranni parlamentari e regionali'.
3. DE MAGISTRIS
ASSOLTO: LA VICENDA GIUDIZIARIA...
(ANSA) - Luigi De Magistris assolto perché il fatto non
sussiste. E' quanto ha deciso oggi la prima sezione del tribunale di
Salerno, presidente Teresa Belmonte, che si è pronunciata sulla vicenda
che vedeva l'europarlamentare imputato per il reato di omissione in atti
d'ufficio. I fatti risalgono al periodo in cui De Magistris era
magistrato a Catanzaro e traggono origine da una denuncia di Luigi
Stifanelli, un commerciante di Nardò in provincia di Lecce, contro i
suoi usurai nonostante avesse perso lavoro e casa. I pm della Procura di
Lecce non riuscirono però a braccare gli estorsori.
Di qui la volontà
di Stifanelli di denunciare gli stessi magistrati. Il fascicolo
successivamente passò per competenza alla Procura di Potenza dove però
venne archiviato. Il commerciante allora denunciò anche le toghe
potentine. Subito dopo entrò in scena Luigi De Magistris. Infatti,
all'ex pm della procura di Catanzaro vennero delegate le indagini nei
primi giorni del 2007. Ma il 12 marzo l'ex pm chiese l'archiviazione per
i colleghi di Potenza. Stifanelli presentò una denuncia per omissione in
atti d'ufficio. Oggi la sentenza che ha assolto l'ex pm di Catanzaro,
difeso dall'avvocato Stefano Montone del foro di Napoli.
4. FEDERALISMO: OK
A CLAUSOLA E TPL, PD SI ASTIENE...
(ANSA) - La Commissione Bicamerale per il federalismo
fiscale ha approvato la 'clausola di salvaguardia' chiesta dal Pd per
evitare l'aumento della pressione fiscale a seguito dei tagli dovuti al
decreto 78 e l'inserimento nel decreto dell'impegno per un fondo di 425
milioni per il trasporto pubblico locale alle regioni. A questo punto il
Pd si asterrà sul voto finale.
5. FEDERALISMO: OK
COMMISSIONE A DECRETO FISCO REGIONI. 15 VOTI FAVOREVOLI, PD SI E'
ASTENUTO...
(ANSA) - Via libera della commissione bicamerale per il
Federalismo al parere sul decreto attuativo relativo al fisco delle
Regioni e delle Province. I voti a favore sono stati quindici e il Pd si
è astenuto.
6. SCONTRO SU
RESPONSABILITA' MAGISTRATI, SI ATTENDE PARERE COMMISSIONE...
(Adnkronos) - Sale lo scontro sull'emendamento alla
legge comunitaria, presentato dal relatore, il leghista Gianluca Pini,
in base al quale la responsabilita' civile dei magistrati scatta non
piu' in caso di dolo o colpa grave ma in presenza di violazione
manifesta del diritto. La commissione Politiche comunitarie non ha
ancora esaminato la proposta, in attesa che la Giustizia esprima il suo
parere vincolante. Ed e' qui che ora si e' spostato lo scontro.
Le opposizioni,
Pd, Udc ed Idv, avanzano contestazioni di metodo, riprese anche dalla
presidente Giulia Bongiorno, ricordando che e' gia' in corso l'esame di
una norma analoga e parlano di "scippo e strumentalizzazione".
Poi ci sono le
considerazioni di merito. "Viene stravolto il significato della sentenza
della Corte di giustizia europea- ricorda l'Udc Roberto Rao- e si
determina un'anticipazione del cuore della epocale riforma
costituzionale della giustizia. Alfano apra gli occhi".
7. POLVERINI,
DOMANDE DA 'L'ESPRESSO' SU CASA ATER? HO COSE PIU' IMPORTANTI...
(Adnkronos) - "Mi pare di avere altre cose molto piu'
importanti da fare". Cosi' il presidente della Regione Lazio Renata
Polverini ha risposto a chi le chiedeva un commento alle dieci domande
pubblicate sul sito internet del settimanale 'L'Espresso' sulla vicenda
della casa dell'Ater.
8. STORACE,
WOODCOCK DUE PESI E DUE MISURE...
(ANSA) - "Sopporteremo due pesi e due misure. Woodcock
fa processare me per le stesse parole usate da Fini, che però non sarà
processato. W la giustizia italiana!". Lo ha affermato in una nota
Francesco Storace, segretario nazionale de "La Destra", commentando la
sentenza della Consulta che ha annullato la delibera del Senato di
insindacabilità per le parole di Storace nei confronti del magistrato.
9. ROMANO,
INTERCETTAZIONI TEMA MATURO, LEGGE DA APPROVARE...
(Adnkronos) - "Per noi il tema delle intercettazioni e'
abbastanza maturo per approvare la legge in Parlamento e lo abbiamo
posto. La questione si trascina irrisolta dai tempi del governo Prodi".
Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano parlando con i
giornalisti alla Camera.
10. DEVASTATO
GAZEBO PRO BERLUSCONI DAVANTI A TRIBUNALE MILANO...
(AGI) - Un uomo, intorno alle 11 di questa mattina, di
origine straniera ha strappato cartelli, volantini e materiale che si
trovava nei pressi del gazebo davanti a Palazzo di Giustizia dei
sostenitori di Silvio Berlusconi. L'uomo ha riversato tutti i fogli e i
cartelli per strada ed e' stato poi fermato e portato via dalle volanti
della Polizia chiamate dai volontari. "Sembrava fuori di se' - ha
raccontato un giovane sostenitore del premier - e diceva frasi contro il
Presidente del Consiglio, affermando che deve essere processato e
mandato in galera". La situazione, ora, e' tornata tranquilla. Il gazebo
ha 'chiuso', come tutti i giorni, alle 13.
24-03-2011]
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IN GALERA IL
MADOFF DEI PARIOLI! - DA PAOLO E SABINA GUZZANTI, DA SAMNTHA DE GRENET A
MASSIMO RANIERI, PASSANDO PER ATTORI, CALCIATORI E NOBILDONNE COL
BLASONE IN AFFANNO, DECINE DI CELEBRO-LESI ERANO CORSI A VERSARE MILIONI
DI EURO A UN FINANZIERE (SENZA MANCO UN UFFICIO) CHE PROMETTEVA
RENDIMENTI DEL 20% (MEJO DI VANNA MARCHI!) - IN REALTà AVEVA MESSO IN
PIEDI UNO SCHEMA PONZI E, DOPO LE DENUNCE, SONO SCATTATI GLI ARRESTI PER
TRUFFA…
1 - MAXI-TRUFFA DA
170 MILIONI DI EURO: FINANZIARIA RAGGIRA ATTORI, CANTANTI E NOBILI...
Da
"Corriere.it"
Una maxi-truffa
che si autoalimentava con il passaparola. «Investi in quelle
obbligazioni, rendono fino al 12 per cento annuo». E così attori,
cantanti, nobili, imprenditori, giornalisti ci cascavano. Per un bottino
di almeno 170 milioni di euro tra beni mobili e immobili, che è quello
sequestrato dal Nucleo della polizia valutaria della Guardia di Finanza
guidato da Leandro Cuzzocrea. In carcere sono finite 5 persone. Trai i
clienti della Egp anche Paolo e Sabina Guzzanti che però non hanno
subito truffe.
L'INDAGINE -
L'indagine, condotta dai Pm, Luca Tescaroli e Francesco Ciardi, in
coordinamento con il Procuratore aggiunto, Nello Rossi, riguarda un
presunto raggiro che avrebbe coinvolto diversi nomi della nobiltà e del
mondo dello spettacolo a Roma da parte di una serie di società
riconducibili alla Egp Italia, succursale della finanziaria francese Egp
(Europèenne de Gestion Privèe). I clienti venivano convinti ad investire
somme ingenti in obbligazioni emesse dalla lussemburghese Dharma
Holdings (la controllante di Egp) in cambio di rendimenti dal 5% al 12%,
a seconda dei casi.
VIP TRUFFATI - Gli
investimenti venivano rimborsati regolarmente solo ad alcuni dei clienti
che, tramite il passaparola, convincevano poi altri conoscenti ad
investire. A fare partire le indagini sono state le denunce di una
trentina di clienti della finanziaria, tra cui la principessa Claudia
Ruspoli. Egp Italia vanta a Roma circa 700 clienti, tra cui il
giornalista Paolo Guzzanti, il cantante Massimo Ranieri, la soubrette
Samantha De Grenet, diversi membri della famiglia di costruttori
Piperno.
Gli arrestati sono
Gianfranco Lande, numero uno di Egp Italia, il direttore Raffaella
Raspi, il fratello Andrea Raspi, Roberto Torregiani e Giampiero
Castellani de Villanova. I reati contestati sono, a seconda delle
posizioni, l'associazione per delinquere, la truffa, l'ostacolo alla
vigilanza, l'abusivismo finanziario, l'esercizio abusivo dell'attività
bancaria. Nel registro degli indagati figurano altri 5 nomi.
2 - TRUFFE A VIP: TRA VITTIME MASSIMO RANIERI E SABINA
GUZZANTI...
(ANSA) - Alcuni dei clienti truffati, come Ranieri e
Desideri, non hanno sporto querela, altri ancora, invece hanno deciso di
rivolgersi ai magistrati come esponenti della nobilta' quali Gloria
Helen Von Heuduck, Maria Carla Clavet di Briga, Alessandro D'Aste
Stella.
Singolare il caso
di Sabina Guzzanti che, a fronte di 408 mila euro consegnati agli
operatori, ne ha recuperati 380 mila, con una perdita di 28 mila euro.
Tra i clienti del gruppo anche Samantha De Grenet, Paolo Guzzanti e
l'avvocato Titta Madia.
3 - IL MADOFF ALL'ITALIANA...
Gianluca Paolucci per
"La Stampa" del 12 gennaio 2011
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-21725.htm
Un piccolo Madoff
all'italiana. È questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando gli
ispettori della Consob, il nucleo valutario della Guardia di finanza di
Roma e l'autorità francese di vigilanza sui mercati finanziari, l'Amf,
che stanno indagando sul crac Egp. L'ultimo capitolo, ieri, è stata la
messa in liquidazione coatta della filiale italiana della Européenne de
Gestion Privée (Egp), decisa dal ministero dell'Economia su richiesta di
Consob e Bankitalia.
Per ricostruire la
storia è necessario fare un passo indietro di qualche mese. Nella
seconda metà del 2010 i clienti di Egp iniziano a lievitare. Si tratta
perlopiù di clienti facoltosi che chiedono di «scudare» risorse
investite in fondi esteri.
A raccogliere i
clienti era stata nel corso degli anni una piccola rete «informale» di
promotori facenti capo alla Eim, società di diritto inglese che a Roma
ha solo un ufficio di rappresentanza. Non è un intermediario registrato,
dunque non può scudare, dunque i clienti vengono «girati» sulla Egp. Il
movimento insospettisce la Consob che, un bel mattino, manda i suoi
ispettori.
Quello che emerge
è un quadro di «irregolarità e violazioni normative di eccezionale
gravità». Il passaparola ha incastrato un migliaio di clienti facoltosi:
giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e anche qualche
parlamentare. Totale circa 200 milioni di euro raccolti con due facili
trucchi: rendimenti eccezionali (tra il 15% e il 20%, che venivano
pagati davvero) e chi chiedeva di chiudere le posizioni veniva risarcito
in pochi giorni con un bell'assegno.
Il sospetto è che,
almeno nell'ultima fase, i riscatti venissero pagati con i soldi dei
nuovi sottoscrittori, ovvero con lo stesso trucchetto utilizzato da
Bernie Madoff. Così, dopo la segnalazione della Consob, le autorità
francesi mettono in liquidazione la casa madre francese della Egp. E in
Italia partono le inchieste della procura di Roma. Emerge un quadro
piuttosto confuso di società estero-vestite: la Egp è di diritto
francese e ha sede a Bordeaux, non proprio una delle capitali mondiali
della finanza.
Però è controllata
da una società lussemburghese, la Dharma Holding, che sarebbe
riconducibile al gestore di fondi Gianfranco Lande. Lande opererebbe tra
Roma e Ginevra per gestire fondi hedge basati alle Bahamas gestiti da
società francesi e britanniche facenti capo ad un gruppo lussemburghese.
Un bel giro, con i soldi che però partivano tutti (o quasi, molti
clienti sarebbero pugliesi) da Roma.
Il problema è nato
proprio con lo scudo, la terza versione che si è chiusa il 31 dicembre
scorso: quando qualche cliente ha chiesto il trasferimento dei soldi
presso altre istituzioni, la risposta non è arrivata.
Di assistere i
clienti truffati si sta occupando l'Aduc, che da mesi segnalava le
anomalie della società. A cercare di capire che fine hanno fatto i
soldi, da ieri, c'è Gianluca Brancadoro come commissario liquidatore e
un comitato di sorveglianza composto da Simona Arduini, Francesco
Costantino e Luigi Salamone. Dei risvolti giudiziari si stanno invece
occupando i pm romani Luca Tescaroli e Francesco Ciardi, che hanno
iscritto nel registro degli indagati lo stesso Lande e la direttrice
della Egp, Raffaella Raspi, che è anche amministratrice della Dharma
lussemburghese.
24-03-2011]
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Attacco alla
Libia, Nato al comando - Così Sarkozy si è arreso agli alleati -
L’embargo alla Libia costerà caro all’Italia. Ed è allarme attentati -
L’asse Roma-Mosca-Ankara lavora alla mediazione con il regime di
Gheddafi - I Responsabili diventano famelici - E ‘Striscia’ si cucina De
Benedetti - Noi, le caste fidanzate nel Paese dei gay invisibili...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA
SERA
- In apertura: "Comando Nato per difendere i civili". Editoriale di
Ernesto Galli Della Loggia: "Un nuovo patriottismo". Al centro
foto-notizia: "Il Giappone dopo la tragedia. Autostrada rifatta in 6
giorni" e "Maxi-piano dell'Europa per salvare il Portogallo". In un box.
"Ecco come possiamo tenerci Parmalat". In taglio basso: "Le 600 città
del mondo che spingono la crescita" e "Indennità e poltrone. Il regalo
ai consiglieri".
LA REPUBBLICA
- In apertura:
"Attacco alla Libia, Nato al comando", con le analisi: "Così Sarkozy si
è arreso agli alleati" e "Bric, il quadrilatero della non-interferenza".
Di spalla: "I bambini del Giappone e la fine del mondo". Al centro:
"Giustizia, affondo contro i magistrati" e in un box: "In quattro
oggetti c'è il nome di chi ha ucciso la piccola Yara". In taglio basso:
"L'apartheid delle ragazze e il film segreto di Panahi" e "Noi, le caste
fidanzate nel Paese dei gay invisibili".
LA STAMPA
- In
apertura: "Libia, sì al comando Nato". Editoriale di Massimo Gramellini:
"L'Italia dei nuovi notabili". Di spalla: "Il Cavaliere: Io, trascinato
nella missione". Al centro: "Galan: solo a Venezia il Festival del
Cinema" e in un box " ‘Sento il peso di Cavour' ". A fondo pagina: "La
Cina scippa la lana già venduta all'Italia".
IL SOLE 24 ORE
- In apertura:
"Tre nuovi patti per l'Europa" e in taglio alto: "Lactalis all'offensiva
legale contro il rinvio dell'assemblea" e "Eni ed Enel aspettano l'esito
del caso Edison". Editoriali di Alberto Orioli: "La lezione di
Collecchio" e Luigi Zingales: "Barricate inutili e veri interessi". Al
centro la foto-notizia: "La guerra in Libia. Accordo tra gli alleati:
comando alla Nato con base a Napoli" e "La commissione vara la stretta
sulla responsabilità dei giudici". Di spalla: "Senza ricerca l'impresa
si blocca". In taglio basso: "L'addizionale Irpef resterà ferma fino al
2013".
IL GIORNALE
- In
apertura: "Il coniglio Fini", con editoriale di Alessandro Sallusti. Di
spalla: "L'embargo alla Libia costerà caro all'Italia. Ed è allarme
attentati". A fondo pagina: "Abbiamo tolto un ventennio ai 150 anni
dell'Unità".
LIBERO
- In
apertura: "I disperati? Tutti al Nord", con editoriali di Nicholas
Farrell: "Italiani, siete cinici. La guerra è giustissima" e Vittorio
Feltri: "Un'accusa ridicola. Non hai capito nulla". Al centro la
foto-notizia: "E ‘Striscia' si cucina De Benedetti". Di spalla: "I 90
anni di un grande narratore". A fondo pagina: "Dirige un giornale e non
sa neanche leggerlo" e "Bocchino ‘becchino' pur di attaccare Silvio".
IL TEMPO
- In
apertura: "Il piano salva-Gheddafi".
IL FOGLIO
- In apertura a sinistra: "L'asse Roma-Mosca-Ankara lavora alla
mediazione con il regime di Gheddafi". In apertura a destra: "Nota per
il Quirinale: 13 anni sotto indagine sono persecutori. O no?". Al
centro: "Europa conturbante".
L'UNITÀ
- In apertura foto-notizia a tutta pagina: "I bambini ci guardano". In
taglio alto: "I Responsabili diventano famelici". Di spalla: "La guerra
c'era già" [25-03-2011]
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TRA MOGLIE E
MARITO NON METTERE IL LATTICINO - Come evitare che i coniugi, al
servizio di uomini politici contrapposti, banche d’affari e studi
professionali concorrenti, si scambino informazioni privilegiate? - La
domanda brucia a Milano dopo che, nel caso Lactalis, Patrizia Micucci,
investment banker di Socgen ha bruciato il marito Fabio Canè,
responsabile del dossier Parmalat per conto di Intesa Sanpaolo...
Dario Di Vico per
"il
Corriere della Sera"
Il caso che ha
fatto il giro del mondo è quello di Mary Matalin e di suo marito James
Calville, per anni al servizio dei repubblicani la prima e di Bill
Clinton il secondo. Stesso imbarazzo (e conflitto di interesse) anche
per Christiane Amanpour, la giornalista d'assalto della politica
americana, moglie (e antagonista) di James Rubin, a lungo portavoce del
Dipartimento di Stato a Washington. Come regolare, dunque, i pillow
talk, i colloqui del cuscino?
Come evitare che
moglie e marito, al servizio di uomini politici contrapposti, banche
d'affari e studi professionali concorrenti, si scambino informazioni
privilegiate? La domanda è diventata attuale a Milano dopo che, nel caso
Lactalis, Patrizia Micucci, investment banker di Socgen ha bruciato il
marito Fabio Canè, responsabile del dossier Parmalat per conto di Intesa
Sanpaolo.
E si è riproposta
ancora nei giorni scorsi quando Paolo Celesia di Credit Suisse
nell'affare Fondiaria-Sai ha avuto come controparte sua moglie, Ilaria
Romagnoli, targata Rothschild e advisor di Unicredit nella stessa
operazione.
La verità è che i
matrimoni captive tra colleghi, vuoi per gli orari vuoi più in generale
per stili di vita omogenei, sembrano essere in aumento e così il tema
del conflitto di interesse finisce per attraversare il talamo. Che fare?
Finora nessuno sembra avere la formula magica contro il sospetto di
pillow talk. Da noi né le banche né gli studi hanno adottato finora
codici etici che affrontino e tentino di regolare questa fattispecie.
Troppo complicato.
Così gli avvocati
si rifanno alla loro deontologia saldamente presidiata dall'Ordine e un
po' tutti alla fine convengono che sarebbe meglio evitare
situazioni-limite. Magari sperando che uno dei due, la moglie o il
marito, alla fine si tiri indietro salvando trasparenza e matrimonio. In
caso contrario alle banche e alle law firm resta poco da fare, se non
affidarsi alla professionalità e alla correttezza dei
coniugi-concorrenti.
1- FAMIGLIA
CRISTIANA -DEL 23 MARZO
"Il
Giornale" - Patrizia Micucci, in qualità di capo
dell'investment banking in Italia di SocGen, ha rastrellato le azioni
Parmalat per conto di Lactalis. A organizzare la fantomatica cordata
degli italiani ci sarebbe dovuta essere Intesa. Capo dell'investment
banking di Intesa è Fabio Canè. Che cosa ha fatto Intesa? Ha proposto
per il cda una lista guidata da Bondi. Proprio quello che i tre fondi
stranieri con il 15% di Parmalat, volevano mandare a casa. Risultato: i
fondi hanno venduto a Lactalis.
Canè e Micucci sono marito e moglie.25-03-2011]
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ODO GELLI FAR
FESTA - DUBBI, SOSPETTI E MINACCE NEI DIARI DI TINA ANSELMI: POSSIBILE
CHE ANDREOTTI E BERLINGUER NON SAPESSERO DELLA P2? - PERCHÉ IL PCI NON
VUOLE ANDARE FINO IN FONDO - SUL RAPIMENTO MORO POSSIBILE CONVERGENZA
CON LE BR - L’ONOREVOLE GIUSEPPE D’ALEMA (PADRE DI MASSIMO) “CONSIGLIA
DI PARLARE” CON UN POCO CONOSCIUTO GIUDICE DI PALERMO: GIOVANNI FALCONE
- LA PROFEZIA: “LE P2 NON NASCONO A CASO, MA OCCUPANO SPAZI LASCIATI
VUOTI E LI OCCUPANO PER CREARE LA P3, LA P4
Marzio Breda per "il
Corriere della Sera"
Il 17 marzo 1981
il colonnello Vincenzo Bianchi si presenta a Villa Wanda, a Castiglion
Fibocchi, vicino ad Arezzo, residenza dell'allora quasi sconosciuto
Licio Gelli. Ha in tasca un mandato di perquisizione dei giudici
milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo, che indagano
sull'assassinio Ambrosoli e sul finto sequestro di Sindona, mandante del
delitto. Dopo qualche ora di lavoro, l'ufficiale riceve una telefonata
del comandante generale della Finanza, Orazio Giannini.
Si sente dire: «So
che hai trovato gli elenchi e so che ci sono anch'io. Personalmente non
me ne frega niente, ma fai attenzione perché lì dentro ci sono tutti i
massimi vertici» . Poche parole, dalle quali Bianchi è colpito per la
doppia intimidazione che riassumono. Cioè per quel «non me ne frega
niente», che esprime un assoluto senso d'impunità. E per quel «tutti i
massimi vertici», che capisce va riferito ai vertici «dello Stato e non
del corpo» di cui lui stesso indossa la divisa.
Ed è proprio vero:
c'è una parte importante dell'Italia che conta, in quella lista di
affiliati alla loggia massonica Propaganda Due, che il colonnello
sequestra assieme a molti altri documenti e trasporta sotto scorta
armata a Milano. Ci sono 12 generali dei carabinieri, 5 della guardia di
Finanza, 22 dell'Esercito, 4 dell'Areonautica militare, 8 ammiragli,
direttori e funzionari dei vari servizi segreti, 44 parlamentari, 2
ministri in carica, un segretario di partito, banchieri, imprenditori,
manager, faccendieri, giornalisti, magistrati. Insomma: nella P2 ci sono
962 nomi di persone che formano «il nocciolo del potere fuori dalla
scena del potere, o almeno fuori dalle sue sedi conosciute».
Una sorta di
«interpartito» formatosi su quello che appare subito come un oscuro
groviglio d'interessi dietro il quale affiorano business e tangenti,
legami con mafia e stragismo, il golpe Borghese, omicidi eccellenti
(Moro, Calvi, Ambrosoli, Pecorella) e soprattutto un progetto politico
anti-sistema.
Quando, dopo due
mesi di traccheggiamenti, gli elenchi sono resi pubblici, lo scandalo è
enorme. Il governo ne è travolto e il 9 dicembre 1981, anche per la
spinta di un'opinione pubblica sotto choc e che chiede la verità,
s'insedia una commissione parlamentare d'inchiesta che la presidente
della Camera, Nilde Jotti, affida alla guida di Tina Anselmi.
Da allora l'ex
partigiana di Castelfranco Veneto, deputata della Dc e prima donna a
ricoprire l'incarico di ministro, comincia a tenere un memorandum a uso
personale oggi raccolto in volume: «La P2 nei diari segreti di Tina
Anselmi», a cura di Anna Vinci (Chiarelettere, pag. 576, euro 16).
Tra i primi
appunti, uno è rivelatore del clima che investe la politica («i
socialisti sono terrorizzati dall'inchiesta») e l'altro del metodo che
la Anselmi intende seguire: «Fare presto, delimitare la materia, stare
nei tempi della legge» . Un proposito giusto.
Lo sfogo del
colonnello Bianchi le ha fatto percepire l'enormità dell'indagine e i
livelli che è destinata a toccare. Diventa decisivo, per lei, sottrarsi
all'accusa di «dar la caccia ai fantasmi» e di certificare quindi
l'attendibilità delle liste (su questo si gioca la critica principale),
come pure evitare che l'investigazione si chiuda con il giudizio
minimalista accreditato da alcuni, secondo i quali la P2 sarebbe solo un
«comitato d'affari» . È un'impresa dura e difficile, per la Anselmi.
Carica di inquietudini.
Lo dimostrano i
773 foglietti in cui annota ciò che più la colpisce durante le 147
sedute della commissione. Riflette, ad esempio, il 14 aprile 1983:
«Strano atteggiamento del Pci... non mi pare che voglia andare a fondo.
La stessa richiesta loro di non approfondire il filone servizi segreti
fa pensare che temano delle verità che emergono dal periodo della
solidarietà. Ipotesi: ruolo di Andreotti, che li ha traditi? O
coinvolgimento di qualche loro uomo? Più probabile la prima ipotesi. Mi
pare che Br e P2 si siano mosse in parallelo e abbiano fatto coincidere
i loro obiettivi sul rapimento e sulla morte di Moro».
Altro appunto, del
26 gennaio ' 84, con l'audizione di Marco Pannella: «Com'è possibile che
Piccoli, Berlinguer e Andreotti non sapessero della P2 prima del 1981?»
. Ragionando poi sul fatto che gli elenchi non sono forse completi e che
Gelli potrebbe essere solo «un segretario», si chiede se la pista non
vada esplorata fino a Montecarlo, sede di una evocata super loggia.
E ancora, il 16
dicembre ' 81 mette a verbale che il parlamentare Giuseppe D'Alema
(padre di Massimo) «consiglia di parlare» con un poco conosciuto giudice
di Palermo che cominciava a conquistarsi le prime pagine sui giornali:
Giovanni Falcone. S'incrocia di tutto in quelle carte.
La fantapolitica
diventa realtà. Ci sono momenti nei quali la commissione è una «buca
delle lettere»: arrivano messaggi cifrati, notizie pilotate o false,
ricatti. Parecchi riguardano la partita aperta intorno al Corriere della
Sera, che era stato infiltrato (nella proprietà e in parte anche nella
redazione) da uomini del «venerabile» e alla cui direzione c'è ora
Alberto Cavallari, indicato da Pertini per restituire l'onore al
giornale.
In questo caso
sono insieme all'opera finanzieri e politici, ossessionati dalla smania
di controllare via Solferino. Si agitano anche pezzi del Vaticano, il
cardinale Marcinkus, senza che la cattolica Anselmi se ne turbi e lo
dimostra ciò che dice al segretario, Giovanni Di Ciommo: «Non ho fatto
la staffetta partigiana per farmi intimidire da un monsignore».
Ma a intimidirla
ci provano comunque. La pedinano per strada. Qualche collega, passando
davanti al suo scranno a Montecitorio, le sibila: «Chi te lo fa fare?
Qua dobbiamo metterci i fiori». Fanno trovare tre chili di tritolo
vicino a casa sua. Lei tira dritto. Quando, il 9 gennaio '86, presenta
alla Camera la monumentale conclusione del suo lavoro, 120 volumi,
definisce la P2 «il più dotato arsenale di pericolosi e validi strumenti
di eversione politica e morale» (il piano di Rinascita Democratica di
Gelli).
Nel diario aveva
profeticamente scritto: «Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi
lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la
P4...». Sono passati trent'anni e la testimonianza di Tina Anselmi,
dimenticata e da tempo malata, è da riprendere. Magari riflettendo su un
dato: nella lista compariva anche il nome di Silvio Berlusconi.
All'epoca era soltanto un giovane imprenditore rampante e i parlamentari
non ritennero di sentirlo perché era parso un «personaggio secondario».
25-03-2011]
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MAL-DESTRI - "IL
GIORNALE" E "LIBERO" Se la prendono con Nanni Moretti per via del
reintegro del Fus con l’aumento della benzina (tra 1 e 2 centesimi al
litro) - E oscurano il fatto che il ritocco dell’accisa serve
soprattutto per la missione militare in Libia e il rinnovo del contratto
della Polizia - Va bene che ogni nome è buono per fare caciara, ma se
c’è un regista che non chiede mai finanziamenti al ministero, quello è
proprio L’AUTORE del “Caimano”..
Michele Anselmi
per "il Riformista"
Un po' se
l'aspettavano ai Beni culturali, ma non con questi toni. Così, mentre il
neo-ministro Giancarlo Galan incontra ad uno ad uno i direttori
generali, in quei corridoi c'è chi parla di "grettezza e
disinformazione, di appello agli istinti più bassi degli
elettori-lettori". Un paradosso tutto italiano? Succede, infatti, che il
governo di centrodestra sia messo sulla graticola dai giornali di
centrodestra. Prima la Libia, adesso questa storia del reintegro del
Fus.
Naturalmente,
giova ripeterlo, l'aumento dell'accisa sui carburanti, tra 1 e 2
centesimi al litro, non è stato predisposto solo per rifornire "i soliti
artisti piagnoni"; la misura servirà soprattutto per finanziare la
missione militare contro Gheddafi e il rinnovo del contratto delle forze
dell'ordine.
Solo una parte
minima, infinitesimale, di quelle risorse andrà a rinforzare stabilmente
gli interventi a favore di spettacoli, tax-credit e tutela dei beni
archeologici e museali. Eppure nell'area della maggioranza nessuno lo
scrive, con l'eccezione del "Foglio" che parla di "Rivoluzione
culturale". Perché non fa comodo, perché è più facile polemizzare con i
cineasti, toccando corde profonde, rancori sempre facili da riattizzare.
La controprova? "Benzina più cara? Colpa di Moretti & C." titola "il
Giornale" un commento di Alessandro Gnocchi. "Ci tassano la benzina per
pagare i filmetti" accusa Andrea Scaglia sulla prima pagina di "Libero".
In sintonia, entrambi i quotidiani, con i messaggi imbufaliti dei
militanti accolti dal sito del Pdl, uno dei quali recita: "Basta aiuti
di Stato ad un cinema insulso e osceno. La legge del mercato deve valere
anche per questa pseudocultura".
Eppure quei 236
milioni trovati grazie ad un onorevole compromesso raggiunto martedì
notte tra Gianni Letta e il collega Giulio Tremonti, l'uno da sempre
vigile sui temi dello spettacolo e della cultura, l'altro costretto a
fingersi sensibile dopo l'incontro con Riccardo Muti, non sono uno
spreco; permettono anzi al governo, dopo mesi di figuracce,
tentennamenti, annunci senza seguito, di sbloccare una situazione che
sembrava avviata al collasso. Letteralmente.
I "filmetti" di
cui parla "Libero" non c'entrano nulla. È possibile, anzi probabile, che
Letta sopravvaluti un po' la pazienza italica quando dice: "Un piccolo
sacrificio che tutti saranno lieti di fare". Ma i soldi, da qualche
parte, bisognava pure trovarli. Non piace l'aumento del biglietto? Non
piace la tasse di scopo? Non piace il ritocco dell'Iva? Intanto teatri,
fondazioni liriche, compagnie di balletto, festival illustri, la
Biennale, Cinecittà-Luce, solo per restare nel campo dello spettacolo,
rischiavano di chiudere o di vedere compromessa l'attività.
Il ministro
uscente Sandro Bondi, al quale Giuliano Ferrara dedica un commosso
elogio, definendolo "un politico diverso" e "una brava persona", parla
di "amarezza per i miei ripetuti appelli inascoltati, con il risultato,
oggi, di ricondurre tutto ad un problema di risorse pubbliche azzerando
l'impianto riformatore da me avviato". Ce l'ha con Tremonti, il quale
avrebbe concesso al sindaco Alemanno e al maestro Muti più attenzione
che al ministro dei Beni culturali, specie dopo certi commenti del
"Corriere della Sera".
In effetti è
andata proprio così, e certo non sorprende che mercoledì, in Consiglio
dei ministri, anche un infuriato Brunetta abbia minacciato di votare
contro le misure sul Fus. D'accordo, il ministro poco apprezza il
collega e corregionale Galan, ha offeso ripetutamente il mondo del
cinema dandogli del "parassita", ha implorato più volte Bondi di
"chiudere i rubinetti".
Ma le ragioni
personali, che pure contano nelle ragioni del suo distinguersi, alla
fine rivelano un motivo più profondo di disaccordo. La verità? Il mondo
dell'arte e della cultura è visto dal centrodestra come nemico, viene
guardato con sospetto ideologico, anche quando sono in ballo riforme di
impianto liberistico, come il tax-credit per il cinema.
"Francamente
l'idea di finanziare con le tasse i film di Sergio Rubini o Nanni
Moretti o chiunque altro non riempie d'orgoglio, un eufemismo per dire
che non si vede un solo motivo perché le cose debbano andare così"
scrive infatti Gnocchi, al quale "girano vorticosamente le bobine"
perché "il reintegro del Fus lascia passare un brutto messaggio".
Va bene che ogni
nome è buono per fare caciara, ma se c'è un regista che non chiede mai
finanziamenti al ministero, quello è proprio l'odiato Moretti del
"Caimano".
Per la cronaca, sapete a quanto ammonta la cifra amministrata nel 2010
dal ministero per coprodurre film di interesse culturale nazionale,
opere prime e seconde, documentari e cortometraggi? 25,5 milioni di
euro: in tutto.25-03-2011]
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UNA MISSIONE D’ORO
- NON SOLO PETROLIO E GAS, METTERE PIEDE IN LIBIA VUOL DIRE ANCHE
ALLUNGARE LE MANI SULLA CASSAFORTE DEL PUZZONE DI TRIPOLI: 120 MLD DI
DOLLARI IN PARTECIPAZIONI, ALTRI MILIONI IN CONTANTI E 143 TONNELLATE DI
LINGOTTI D’ORO NASCOSTI IN CAVEAUX SOTTERRANEI – PARTIRà LA GARA PER
SVUOTARE LE CASSE DEL REGIME CHE TUTTI , PER DECENNI, HANNO CONTRIBUITO
AD INGRASSARE, ABBEVERANDOSI AI POZZI DI TRIPOLI…
Da "Il
Foglio"
Un tesoretto di
120 miliardi di dollari chiuso nella Banca centrale di Libia,
partecipazioni gestite con accortezza degna di un gran finanziere (a
spulciare i dati, si scopre che Tripoli è ben più esposta
finanziariamente con Francia e Gran Bretagna che con l'Italia, la City è
la City), contanti per milioni di dollari nascosti in caveaux
sotterranei da qualche parte vicino a Tripoli, assieme a 143 tonnellate
di lingotti d'oro.
Chi ha riempito le
casse di Muammar Gheddafi? Tutti. Quando il colonnello libico decise di
rinunciare alle armi di distruzione di massa a ridosso della campagna
irachena - non voglio fare la fine di Saddam, disse non appena vide le
immagini dei marine che guardavano in bocca al rais di Baghdad come a un
cavallo - si riaprirono gli scambi commerciali, a partire dal 2004. Dopo
qualche iniziale cautela - Gheddafi era il "mad dog", uno poco
affidabile - si ricominciò business as usual.
Il New York Times
ieri ha raccontato gli "shady dealings", i loschi affari che hanno
contribuito alla fortuna del regime libico, compreso il riciclaggio del
denaro di Teheran in violazione delle sanzioni in vigore contro il
regime iraniano, e ce n'è per tutti (anche se l'ineffabile Barbie Latza
Nadeau del Daily Beast, ancora ieri, firmava il solito pezzo sugli
interessi del miglior-amicodi- Gheddafi-in-Europa-Silvio-Berlusconi).
Il quotidiano
newyorchese ricorda un incontro, nel 2009, tra gli uomini del colonnello
e i capi delle 15 principali società che operano nel settore del
petrolio in Libia, in cui il regime fece questa richiesta: tirate voi
fuori il miliardo e mezzo di dollari che la Libia deve come risarcimento
alle vittime di Lockerbie e degli altri attacchi terroristici. Se non lo
farete, aggiunsero gli emissari di Gheddafi, "ci saranno serie
conseguenze".
Proposta
irricevibile? Mica tanto. Secondo i documenti del dipartimento di stato
pubblicati da Wikileaks e le testimonianze dei manager, alcuni fecero
quello che gli veniva richiesto: "Gli operatori più piccoli potrebbero
cedere e pagare", dice il cable di Foggy Bottom. Il dipartimento del
Commercio americano ha creato contatti tra le aziende statunitensi e il
regime libico, unico detentore di appalti e commesse; l'Amministrazione
Obama ha firmato un accordo commerciale con Gheddafi per migliorare le
relazioni economiche, e ne hanno approfittatto tutti, dalla Boeing alla
Caterpillar all'Halliburton (persino Bernard Madoff, ricorda il Nyt).
Funziona così,
quando si tratta di affari con paesi in cui democrazia e capitalismo
sono surrogati dal dispotismo proprietario a sfondo tribale. E così s'è
arricchito il clan del colonnello, la sua tribù e la sua famiglia.
Soprattutto i suoi figli, che hanno poi hanno ringraziato gli amici, in
particolare quelli che chiudono un occhio sulla laurea scopiazzata, come
dimostra il milione e mezzo di sterline versato alla London School of
Economics da Saif al Islam (c'è anche la questione ancora non chiarita
dei finanziamenti in Francia alla campagna elettorale di Nicolas Sarkozy
del 2007).
Ora che la guerra
dal cielo si sta rivelando politicamente inefficace, il dipartimento del
Tesoro americano lavora a un ulteriore congelamento dei beni libici e la
cancelliera tedesca, Angela Merkel, propone: embargo completo sul
petrolio.25-03-2011]
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25/03/2011
19.23
Parmalat,
aggiornamento partecipazioni rilevanti (Consob)
(Teleborsa) -
Roma, 25 mar - Mackenzie Financial Corporation e Skagen AS hanno venduto
tutte le azioni Parmalat detenute, rispettivamente pari al 7,569% e al
5,017%. Societe Generale, invece, ha aumentato la quota al 7,5% dal
5,081%, Credit Agricole è entrata in possesso del 7,518% e B.S.A. è
salita al 13,969% per diretta ed indiretta proprietà, con il 7,597%
tramite il Groupe Lactalis SA. Lo si legge nelle comunicazioni
societarie alla Consob.
B.S.A. SA ha specificato che per quanto riguarda il contratto di equity
swap, stipulato in data 10 marzo 2011 e reso noto in data 18 marzo 2011,
la controparte Societe Generale ha completato la provvista in data 21
marzo 2011 per una percentuale pari al 5,081%. Il dichiarante ha poi
aggiunto di aver stipulato, in data 22 marzo 2011, due ulteriori
contratti di equity swap, uno con Societe Generale avente ad oggetto il
diritto di acquistare direttamente fino ad un massimo di n. 42.035.724
azioni Parmalat pari al 2.419% del capitale, e l'altro con Credit
Agricole Corporate and Investment Bank SA avente ad oggetto il diritto
di acquistare direttamente fino ad un massimo di n. 130.344.000 azioni
parmalat pari al 7,5%. Entrambi i contratti prevedono un meccanismo di
physical settlement previsto per il 2 aprile 2012 con possibilità da
parte del dichiarante di richiedere, anticipatamente rispetto alla data
di scadenza, la consegna di tutte o parte delle azioni ordinarie
Parmalat sottostanti i contratti di equity swap, che saranno comunque
trasferite alla data di scadenza. In forza di tali contratti la B.S.A.
SA detiene una partecipazione potenziale in acquisto pari al 15% del
capitale Parmalat.
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PARMALAT AVARIATO
- IL DECRETO “PRENDIAMO TEMPO” DI TREMONTI FA INCAZZARE TUTTI,
PROTEZIONISTI E MERCATISTI - MA QUALCUNO SORRIDE: È PASSERA DI
SANT’INTESA, CHE ORA HA TEMPO DI ORGANIZZARE LA CORDATA, PER IMPICCARE
AL GRUPPO DI COLLECCHIO ANCHE IL PESO MORTO GRANAROLO (la stessa
operazione corradino la combinò con un’altrA ZAVORRA dei conti DI BANCA
intesa: air one NEL SALVATAGGIO ALITALIA) - FERRERO PENSA A UNA HOLDING
CON LACTALIS, CON LA BENEDIZIONE DELLE BANCHE, COSÌ CAMBIA L’AZIONISTA
MA NON SERVE L’OPA
Stefano Feltri e
Vittorio Malagutti per "il
Fatto quotidiano"
Il decreto del
governo non basta, anzi, sembra aver innescato il caos. "Pensiamo che
non si possano cambiare le regole del gioco in corsa", dichiara il
responsabile in Italia di Lactalis, il gruppo alimentare francese che
ora è primo azionista di Parmalat con il 29 per cento. Il Consiglio dei
ministri ha offerto - per decreto - agli amministratori dell'azienda di
Collecchio la possibilità di rinviare l'assemblea degli azionisti a fine
giugno.
Obiettivo: dare
tempo a una eventuale cordata italiana di trovare sostegni e capitali
per fare un'offerta alternativa e scalzare Lactalis. Un progetto che
appare sempre più vago, soprattutto per il ruolo della Ferrero che
potrebbe avere interesse e risorse per acquisire Parmalat.
Ieri il quotidiano
economico francese Les Echos ha rivelato che Ferrero, invece di
prepararsi alla guerra con Lactalis, sta trattando un'alleanza: una
holding di cui i due concorrenti sarebbero soci, magari assieme alle
banche coinvolte, da Intesa Sanpaolo a Mediobanca (da sempre vicina al
gruppo della Nutella) e Unicredit. Una soluzione simile a quella trovata
nel 2007 per Telecom Italia, controllata tuttora dalla holding Telco,
che permette un cambio di azionista di controllo evitando di dover
lanciare un'offerta pubblica d'acquisto.
Se le banche siano
pronte a sostenere l'operazione non è chiarissimo, però Unicredit ha
dato tre versioni diverse in tre giorni: prima il vicepresidente
Fabrizio Palenzona ha fatto capire di essere pronto a spendere i
capitali dell'istituto a difesa dell'italianità, poi l'amministratore
delegato Federico Ghizzoni ha respinto ogni ipotesi di intervento,
soltanto per cambiare di nuovo idea in un'intervista al Corriere della
Sera di ieri: "Al momento non siamo coinvolti. Se ci sarà richiesto
valuteremo".
Idem la
Confindustria di Emma Marcegaglia che, temendo di essere sembrata troppo
anti-governativa nella bocciatura di ogni misura protezionista, ieri ha
precisato: "Vediamo molto bene la cordata italiana. Ferrero è una grande
impresa multinazionale, ha grandi capitali, grandi possibilità". Il
nuovo ministro dell'Agricoltura, Francesco Saverio Romano, nominato
giusto mercoledì, non ha molte rassicurazioni da offrire alla lobby
degli allevatori che temono di essere sostituiti dai più economici
fornitori di latte francesi: "Non ho ancora avuto modo di vedere il
dossier, ma nei prossimi giorni incontrerò i vertici e affronteremo
l'argomento".
L'unico che sembra avere le idee davvero chiare è Corrado Passera, il
capo operativo di Intesa Sanpaolo. Il banchiere parla di operazione di
sistema, un affare al servizio dell'Italia. Intesa però è azionista al
20 per cento di Granarolo, secondo produttore di latte nazionale dopo
Parmalat. Nel nuovo polo industriale tricolore potrebbe entrare anche
l'azienda partecipata da Intesa e Passera riuscirebbe così a trovare una
destinazione per quella quota azionaria comprata nel lontano 2005.
All'epoca
l'obiettivo della banca era quello di salvare in qualche modo Yomo.
Intesa, pesantemente esposta verso l'azienda lombarda sull'orlo del
fallimento, traghettò lo storico marchio dello yogurt verso Granarolo,
di cui, appunto, rilevò il 20 per cento. Di lì a poco però fu proprio
l'acquirente a finire nei guai. Assediata da debiti e perdite, il gruppo
lattiero controllato dalla Lega delle cooperative è tornato a galla solo
nel 2009. E adesso forse Passera spera che Granarolo possa trovare un
approdo sicuro tra le braccia di Parmalat. Ma Intesa deve fare i conti
con i francesi. L'intervento del governo serve a dare tempo per
organizzarsi a Passera e ai suoi eventuali compagni di cordata.
Per rinviare la
riunione dei soci di Parmalat, prevista a metà aprile, serve però la
delibera del consiglio di amministrazione in carica. Sul voto favorevole
di Bondi, sostenuto anche da Intesa in funzione antifrancese, non ci
sono dubbi. Tra gli amministratori ci sono però nomi di peso come Marco
De Benedetti, l'ex amministratore delegato dell'Eni, Vittorio Mincato, e
il numero uno di Luxottica, Andrea Guerra. Resta da vedere se saranno
tutti d'accordo nell'approvare un provvedimento quantomeno irrituale,
anche se ammantato di nazionalismo.25-03-2011]
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FOLGORATI SULLA
VIA DI DAMASCO - S’INFIAMMA ANCHE LA SIRIA: DECINE DI ARRESTI NELLA
CAPITALE, IN CENTINAIA SI MUOVONO DAL SUD (DARAA) AL NORD (HOMS) - LA
POLIZIA REPRIME E ARRESTA - LA TV DI STATO MOSTRA MANIFESTAZIONI
PRO-REGIME, MA PER L’OPPOSIZIONE RISALGONO AL 2007 - INTANTO IL NANO
DELL’ELISEO PROVA A METTERSI IN PRIMA FILA ANCHE STAVOLTA: “BASTA
VIOLENZE CONTRO I MANIFESTANTI”…
1. TV, DECINE DI
ARRESTI A DAMASCO...
(ANSA) - Decine di siriani sono stati arrestati stamani
a Damasco dalle forze di sicurezza che hanno disperso uno dei cortei
anti-regime organizzati nella capitale. Lo riferiscono testimoni oculari
citati dalla tv panaraba al Arabiya.
2. A CENTINAIA DA
SUD VERSO DARAA...
(ANSA) - Centinaia di siriani del sud del Paese si
stanno dirigendo verso Daraa, il capoluogo della regione meridionale,
"in sostegno della città assediata". Lo riferiscono le tv panarabe al
Jazira e al Arabiya.
Secondo altre
fonti non confermate, decine di persone sarebbero state arrestate
stamani a Daraa, dove si sono radunati migliaia di residenti subito dopo
la fine della preghiera comunitaria del venerdì.
3. SI ESTENDONO
PROTESTE, MIGLIAIA ANCHE A HOMS...
(ANSA) - Migliaia di siriani hanno sfilato stamani a
Homs, città 180 km a nord di Damasco e luogo di nascita della first lady
Assam al Assad, scandendo slogan "per la libertà". Lo si vede in un
video diffuso poco fa su Internet dal canale "ShamsNN" che trasmette su
Youtube. Nel video sono ben riconoscibili alcuni edifici di una piazza
centrale di Homs.
"Col cuore, col
sangue, ci sacrifichiamo per te oh Daraa!", gridano gli abitanti di Homs
ripresi dal video, mentre un doppio cordone di polizia e agenti di
sicurezza in borghese osserva il corteo a margine della strada. "Iddio,
Siria, libertà e basta!", è l'altro slogan scandito dai manifestanti,
che fanno così il verso allo slogan ufficiale dei lealisti (Iddio,
Siria, libertà e Bashar!), in riferimento al presidente Bashar al Assad.
Homs è anche la città natale del premier Muhammad Naji al Utri, zio da
parte di madre della moglie del rais.
4. SITI, CENTINAIA
MANIFESTANO NEL NORD-EST. TESTIMONI VIA TWITTER, POLIZIA SPARA
PALLOTTOLE VERE...
(ANSA) - Centinaia di residenti di Qamishli, località
all'estremo nord-est della Siria, al confine con Turchia e Iraq e
abitata in prevalenza da curdi, sarebbero scesi in strada stamani in
sostegno della "intifada" anti-regime in corso a Daraa, nel sud del
Paese, e la polizia avrebbe sparato pallottole reali contro i
manifestanti. Lo riferiscono testimoni oculari citati da Rassd, sito di
monitoraggio che trasmette anche su Twitter.
5. TV STATO MOSTRA
IMMAGINI SOSTEGNO AD ASSAD A DARAA. MA PER SOCIAL NETWORK SONO
REGISTRATE E RISALGONO AL 2007...
(ANSA) - In attesa delle paventate manifestazioni
anti-governative convocate per oggi, venerdì di preghiera, in tutte le
città della Siria, e all'indomani delle annunciate "riforme politiche
decise dal presidente Bashar al Assad", la tv di Stato trasmette da ieri
sera immagini di gente in festa "a Daraa", epicentro delle violente
rivolte (circa 40 morti), ma sui social network molti utenti affermano
che si tratti di "immagini registrate relative al 2007".
L'agenzia
ufficiale di notizie Sana guida la campagna mediatica del regime
baathista, al potere da quasi mezzo secolo, per assicurare che "il
popolo siriano è col presidente Bashar al Assad".
Nella prima pagina
del sito Internet della Sana si legge: "Un'atmosfera di soddisfazione
regna a Daraa e nelle regioni dopo l'annuncio del pacchetto di decisioni
e decreti emessi dal presidente Bashar al Assad".
"Sono immagini
registrate che si riferiscono a cortei organizzati dal regime nel 2007",
si legge sul "muro" del gruppo Facebook "Syrian.Revolution" che conta
più di 78.000 utenti. "Guardate la tv, trasmettono il passato come se
fosse in diretta!", afferma su Twitter un "attivista siriano". In
serata, la tv di Stato ha anche aperto un "collegamento diretto
telefonico con i telespettatori", trasmettendo "in diretta" alcune
testimonianze "spontanee" di sostegno al rais siriano. L'emittente non
ha però mai fornito ai telespettatori il numero di telefono a cui
chiamare per intervenire in diretta.
6. GIORNALISTI
RESPINTI A INGRESSI DARAA...
(ANSA) - I giornalisti siriani e stranieri che stamani
tentano di entrare nella città di Daraa, nel sud della Siria e teatro da
una settimana di proteste anti-regime represse nel sangue, non possono
entrare in città e sono respinti da posti di blocco dell'esercito
siriano e di agenti di sicurezza in abiti civili.
Lo riferiscono
all'ANSA testimoni oculari interpellati telefonicamente dalla periferia
di Daraa, dove è in corso la preghiera comunitaria del venerdì. Secondo
altre testimonianze non confermate, nel piazzale antistante alla
centrale moschea al Omari, fulcro delle proteste, si sono radunate oggi
migliaia di persone. "Ci dicono che non c'é niente da vedere e da fare e
ci invitano a fare ritorno a Damasco", ha raccontato un reporter locale,
che ha tentato di raggiungere Daraa e che preferisce rimanere anonimo
per ragioni di sicurezza.
7. SARKOZY, BASTA
VIOLENZE CONTRO MANIFESTANTI...
(ANSA) - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha
chiesto la fine delle violenze contro i manifestanti in Siria. Nessuna
democrazia, ha sottolineato Sarkozy al termine del Consiglio Ue, può
accettare che si spari su chi protesta pacificamente.25-03-2011]
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PARMALAT AVARIATO
- IL DECRETO “PRENDIAMO TEMPO” DI TREMONTI FA INCAZZARE TUTTI,
PROTEZIONISTI E MERCATISTI - MA QUALCUNO SORRIDE: È PASSERA DI
SANT’INTESA, CHE ORA HA TEMPO DI ORGANIZZARE LA CORDATA, PER IMPICCARE
AL GRUPPO DI COLLECCHIO ANCHE IL PESO MORTO GRANAROLO (la stessa
operazione corradino la combinò con un’altrA ZAVORRA dei conti DI BANCA
intesa: air one NEL SALVATAGGIO ALITALIA) - FERRERO PENSA A UNA HOLDING
CON LACTALIS, CON LA BENEDIZIONE DELLE BANCHE, COSÌ CAMBIA L’AZIONISTA
MA NON SERVE L’OPA
Stefano Feltri e
Vittorio Malagutti per "il
Fatto quotidiano"
Il decreto del
governo non basta, anzi, sembra aver innescato il caos. "Pensiamo che
non si possano cambiare le regole del gioco in corsa", dichiara il
responsabile in Italia di Lactalis, il gruppo alimentare francese che
ora è primo azionista di Parmalat con il 29 per cento. Il Consiglio dei
ministri ha offerto - per decreto - agli amministratori dell'azienda di
Collecchio la possibilità di rinviare l'assemblea degli azionisti a fine
giugno.
Obiettivo: dare
tempo a una eventuale cordata italiana di trovare sostegni e capitali
per fare un'offerta alternativa e scalzare Lactalis. Un progetto che
appare sempre più vago, soprattutto per il ruolo della Ferrero che
potrebbe avere interesse e risorse per acquisire Parmalat.
Ieri il quotidiano
economico francese Les Echos ha rivelato che Ferrero, invece di
prepararsi alla guerra con Lactalis, sta trattando un'alleanza: una
holding di cui i due concorrenti sarebbero soci, magari assieme alle
banche coinvolte, da Intesa Sanpaolo a Mediobanca (da sempre vicina al
gruppo della Nutella) e Unicredit. Una soluzione simile a quella trovata
nel 2007 per Telecom Italia, controllata tuttora dalla holding Telco,
che permette un cambio di azionista di controllo evitando di dover
lanciare un'offerta pubblica d'acquisto.
Se le banche siano
pronte a sostenere l'operazione non è chiarissimo, però Unicredit ha
dato tre versioni diverse in tre giorni: prima il vicepresidente
Fabrizio Palenzona ha fatto capire di essere pronto a spendere i
capitali dell'istituto a difesa dell'italianità, poi l'amministratore
delegato Federico Ghizzoni ha respinto ogni ipotesi di intervento,
soltanto per cambiare di nuovo idea in un'intervista al Corriere della
Sera di ieri: "Al momento non siamo coinvolti. Se ci sarà richiesto
valuteremo".
Idem la
Confindustria di Emma Marcegaglia che, temendo di essere sembrata troppo
anti-governativa nella bocciatura di ogni misura protezionista, ieri ha
precisato: "Vediamo molto bene la cordata italiana. Ferrero è una grande
impresa multinazionale, ha grandi capitali, grandi possibilità". Il
nuovo ministro dell'Agricoltura, Francesco Saverio Romano, nominato
giusto mercoledì, non ha molte rassicurazioni da offrire alla lobby
degli allevatori che temono di essere sostituiti dai più economici
fornitori di latte francesi: "Non ho ancora avuto modo di vedere il
dossier, ma nei prossimi giorni incontrerò i vertici e affronteremo
l'argomento".
L'unico che sembra avere le idee davvero chiare è Corrado Passera, il
capo operativo di Intesa Sanpaolo. Il banchiere parla di operazione di
sistema, un affare al servizio dell'Italia. Intesa però è azionista al
20 per cento di Granarolo, secondo produttore di latte nazionale dopo
Parmalat. Nel nuovo polo industriale tricolore potrebbe entrare anche
l'azienda partecipata da Intesa e Passera riuscirebbe così a trovare una
destinazione per quella quota azionaria comprata nel lontano 2005.
All'epoca
l'obiettivo della banca era quello di salvare in qualche modo Yomo.
Intesa, pesantemente esposta verso l'azienda lombarda sull'orlo del
fallimento, traghettò lo storico marchio dello yogurt verso Granarolo,
di cui, appunto, rilevò il 20 per cento. Di lì a poco però fu proprio
l'acquirente a finire nei guai. Assediata da debiti e perdite, il gruppo
lattiero controllato dalla Lega delle cooperative è tornato a galla solo
nel 2009. E adesso forse Passera spera che Granarolo possa trovare un
approdo sicuro tra le braccia di Parmalat. Ma Intesa deve fare i conti
con i francesi. L'intervento del governo serve a dare tempo per
organizzarsi a Passera e ai suoi eventuali compagni di cordata.
Per rinviare la
riunione dei soci di Parmalat, prevista a metà aprile, serve però la
delibera del consiglio di amministrazione in carica. Sul voto favorevole
di Bondi, sostenuto anche da Intesa in funzione antifrancese, non ci
sono dubbi. Tra gli amministratori ci sono però nomi di peso come Marco
De Benedetti, l'ex amministratore delegato dell'Eni, Vittorio Mincato, e
il numero uno di Luxottica, Andrea Guerra. Resta da vedere se saranno
tutti d'accordo nell'approvare un provvedimento quantomeno irrituale,
anche se ammantato di nazionalismo. 25-03-2011]
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DAI GREMBIULINI
AGLI STRACCETTI – I VENERABILI FRATELLI (COLTELLI) SI DIVIDONO SULLA
RICONFERMA DI GUSTAVO RAFFI ALLA GUIDA DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA –
SBUCANO FIRME FALSE PER ALTERARE I RISUTATI ELETTORALI IN UNA LOGGIA
ROMANA DA CUI è SPARITO ANCHE L’ARCHIVIO STORICO, FORSE PER NASCONDERE
ISCRIZIONI IRREGOLARI O MEMBRI OCCULTI IN VIOLAZIONE ALAL LEGGE ANSELMI?
– DA GELLI ALLE BEGHE DA COMARI: I GREMBIULINI INCAPPUCIATI ADESSO SI
SCORNANO COME ACCADE IN UN QUALUNQUE PARTITELLO DI PERIFERIA…
Gianni Barbacetto
e Stefano Caselli per "il
Fatto quotidiano"
Non bastavano le
declinazioni ordinali delle varie "P" a mettere in subbuglio il mondo
della massoneria italiana, in perenne imbarazzo ogni volta che la
creatura di Licio Gelli (e la sua discendenza più o meno legittima)
viene in qualche modo evocata. Adesso ci si mettono pure firme false e
archivi misteriosamente smarriti.
All'interno del
Grande Oriente d'Italia, la più importante organizzazione massonica
italiana (circa 20 mila iscritti), è da tempo in corso un'aspra
contrapposizione tra fazioni, fin dal marzo 2009, quando, per un pugno
di voti, il gran maestro Gustavo Raffi è stato confermato alla guida del
Goi. I "dissidenti" contestano a Raffi di aver violato le regole,
ricandidandosi - come un qualsiasi presidente di Regione - nonostante i
due mandati precedenti. Il Gran maestro rivendica di aver traghettato la
massoneria italiana verso una nuova verginità dopo il trauma della P2
del Venerabile Licio Gelli, tuttavia gli oppositori accusano Raffi di
spese allegre e malversazioni varie.
Gli
"antiraffiani", a sorpresa, si sono rifatti vincendo le elezioni del
Collegio dei maestri venerabili del Lazio, arrivando a controllare una
cinquantina delle 67 logge (di cui 60 solo a Roma). La spaccatura è
totale, al punto che le fazioni del Goi non dividono nemmeno più le
sedi: vincitori del Lazio nel palazzo dell'Archivio di Stato all'Eur,
"raffiani" nella storica sede in corso Vittorio Emanuele.
Come dopo ogni
ribaltone che si rispetti, è cominciata la resa dei conti: dopo la
vittoria nella capitale, la nuova maggioranza ha avviato verifiche post
elettorali e si è imbattuta nello strano caso della Loggia "Domizio
Torrigiani" di Roma, da cui pare siano saltate fuori - come in un
qualunque partitello periferico - firme false, forse per alterare
(peraltro senza successo) il risultato elettorale.
I vertici della
Torrigiani (il Maestro Venerabile, l'Oratore e il Segretario) sono stati
espulsi, ma non finisce qui: gli "antiraffiani" scoprono che l'elenco
degli iscritti fornito dalla loggia romana intitolata all'ultimo Grande
maestro prima dell'epurazione del Ventennio non corrisponde a quella
depositato alla sede centrale del Goi, nella villa "Il Vascello" di
Monteverde. Non solo: notano anche un insolito affollamento di affiliati
nativi di Siderno, in provincia di Reggio Calabria.
Richieste
spiegazioni, i vertici della Torrigiani esibiscono una strana denuncia
di "smarrimento" dell'archivio storico, fatta, chissà perché, il 13
marzo 2010, presso la stazione dei carabinieri Gianicolense (piuttosto
lontano dalla sede).
I firmatari della denuncia, però, sostengono di non ricordare né la
data, né il luogo dello smarrimento.
Il sospetto dei
dissidenti "antiraffiani" è che la strana scomparsa possa nascondere
iscrizioni irregolari che potrebbero essere in violazione dell'articolo
uno della legge Anselmi, approvata dopo lo scandalo della P2, è chiaro:
"Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall'art. 18
della Costituzione" anche quelle che nascondono " in tutto o in parte e
anche reciprocamente, i soci", fattispecie che il successivo articolo
due punisce con la reclusione e l'interdizione dai pubblici uffici.
Da tempo la Terza
sezione civile del Tribunale di Roma è impegnata a tempo pieno per
dirimere le controversie tra confratelli, e non è da escludere che anche
la vicenda dello strano smarrimento della "lista Torrigiani" finisca
prima o poi nelle aule di Tribunale. Questa volta penale. 25-03-2011]
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GLI INTOCCABILI -
UN EMENDAMENTO DELLA LEGA VIETA ALLA CORTE DEI CONTI DI AVERE
RISARCIMENTI DAGLI AMMINISTRATORI DELLE SOCIETà PARTECIPATE DALLO STATO
PER OLTRE IL 50 PER CENTO – MAGHEGGIO AD HOC PER GLI EX AMMINISTRATORI
PDL DEL CDA RAI (STADERINI, MALGERI, URBANI, PETRONI E BIANCHI CLERICI)
CHIAMATI A RISARCIRE IL TESORO PER 11,5 MLN € PER LA NOMINA,
INCOMPATIBILE, DI ALFREDO MEOCCI A DG DELLA RAI - RINGRAZIANO ANCHE I
VERTICI DI FINMECCANICA: O’ GUARGUAGLIONE E MOGLIE, INFATTI, SONO
INDAGATI PER CORRUZIONE…
Sara Nicoli per "il
Fatto quotidiano"
Colpo di spugna. A
sorpresa, in commissione Unione europea della Camera, il relatore
leghista, Gianluca Pini, crea il caos. Passa un suo emendamento alla
legge comunitaria 2010 che salva gli amministratori delle società
partecipate dallo Stato per oltre il 50 per cento da responsabilità
civile legate a danno erariale comminato attraverso ammende o sanzioni
dalla Corte dei conti.
Un emendamento che
sembra scritto apposta per gli ex amministratori di centrodestra del Cda
Rai (Marco Staderini, Gennaro Malgeri, Giuliano Urbani, Angelo Maria
Petroni e Giovanna Bianchi Clerici) chiamati a risarcire il Tesoro per
circa 11,5 milioni di euro per la nomina incompatibile di Alfredo Meocci
alla direzione generale della tv pubblica. Ma non solo.
Il medesimo
emendamento calza anche a pennello per gli attuali vertici di
Finmeccanica, a partire da Pierfrancesco Guarguaglini, attualmente
indagato, con la moglie Marina Grossi, per corruzione. L'emendamento
leghista sarebbe stato scritto anche con l'intenzione di rendere gli
attuali vertici delle società pubbliche così impermeabili al lavoro
ispettivo e sanzionatorio della Corte dei conti da menomare la
magistratura contabile della sua principale prerogativa costituzionale.
L'emendamento,
infatti, prevede due fattispecie di violazioni in cui può incorrere
l'amministratore pubblico. La prima riguarda un danno erariale
conseguente a un'azione che un certo consiglio d'amministrazione ha
fatto in violazione di norme vigenti. É il caso che calza a pennello al
cda Rai. Nel 2005, in virtù delle pressioni di Silvio Berlusconi, Meocci
fu nominato direttore generale della Rai. Ma non poteva ricoprire
quell'incarico perché proveniva da un incarico di "controllore"
(all'Agcom) della Rai.
La stessa Agcom
inflisse una multa alla Rai da 11,5 milioni e subito dopo la Corte dei
Conti chiese a ciascuno dei consiglieri che votarono a favore della
nomina 1,8 milioni di euro a testa. Una cifra che questo emendamento
cancella con un colpo di spugna; non solo è retroattivo, ma dispone la
necessità della dimostrare il danno reale subito dall'azienda per via
della nomina sbagliata.
Diversa la
conseguenza che l'emendamento Pini avrà sulla questione Finmeccanica. Ai
vertici dell'azienda controllata dal Tesoro la magistratura ha
contestato la creazione di fondi neri attraverso delle
"sopraffatturazioni" compiute nell'ambito di una serie di appalti
affidati all'Enav. "In questo caso - spiega il vice presidente del
gruppo Idv in commissione, Antonio Borghesi - la norma stabilisce che se
si è pagata una tangente pari a cento euro, ma grazie a questa si è
ottenuta una commessa pari a cinquecento euro, non si può parlare di
danno erariale perché la commessa supera di gran lunga l'esborso della
tangente. Dunque agli amministratori non può essere contestato in alcun
modo il danno erariale: è una norma vergognosa che danneggia lo Stato e
i cittadini".
E a peggiorare le
cose anche in questo caso l'effetto sarà retroattivo, anche per le
sentenze già emesse e si applicherà anche alle società di servizio
pubblico locale (che sono circa 7 mila). L'unica cosa che viene fatta
salva è la responsabilità personale "per colpa grave o dolo", ma
cambiare anche il codice penale sarebbe stato forse un po' troppo. Che
possibilità ci sono che la norma venga approvata definitivamente sia
dalla Camera [dove arriva lunedì] che dal Senato? Molte. "La maggioranza
su questo fronte è granitica - spiega Borghesi - quindi passerà
senz'altro". Poi, però, il capo dello Stato Giorgio Napolitano potrà
sempre alzare la penna e respingere la legge per vizi di
costituzionalità. Forse lo farà. Forse.25-03-2011]
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1- SCINTILLE SUI
BINARI DELL’ALTA VELOCITà TRA MORETTI E MONTEZEMOLO-DELLA VALLE - 2-
PRIMA ANCORA CHE ENTRI NEL VIVO LA SFIDA SU ROTAIE TRA FRECCIAROSSA E
ITALO, UNA NUOVA OCCASIONE PER SCAMBIARSI QUALCHE CALCIONE NELLE PARTI
BASSE E’ STATA OFFERTA OGGI DAL NUOVO PROSPETTO INFORMATIVO DELLA RETE
(PIR) DELLE FS CHE CAMBIA IN MANIERA SOSTANZIALE LE REGOLE DI ACCESSO
ALLA RETE FERROVIARIA - 3- UN "COLPO DI MANO" CHE POTREBBE AVERE
RIPERCUSSIONI PESANTISSIME SULL’ASSETTO ECONOMICO DELLA SOCIETà
SMONTEZEMOLATA, NELLA QUALE CORRADINO PASSERA HA INVESTITO 700 MILIONI
DI EURO PRELEVANDOLI DALLE CASSE DI SANT’INTESA - 4- AGGIUNGERE CHE
TREMONTI, CON LE ANNUNCIATE MISURE SULL’ITALIANITà DELLE SOCIETà
STRATEGICHE (VEDI L’AFFAIRE PARMALAT-LACTALIS), HA AGGIUNTO UN BRUTTO
OSTACOLO AL PREVISTO PASSAGGIO DI NTV IN MANO AI SOCI FRANCESI DELLA
SNCF DI STATO
(Adnkronos)
- Si
riaprono le ostilita' fra Ntv e Fs. "Nel tentativo di impedire la
partenza e l'operativita' dei treni Ntv nel 2012 e, di conseguenza, di
provocare alla societa' gravi e irreparabili danni, il nuovo Prospetto
informativo della rete (Pir), documento che regola i rapporti tra Rfi
(Gestore della infrastruttura) e imprese ferroviarie, cambia in maniera
sostanziale le regole di accesso alla rete ferroviaria", denuncia il cda
della societa' presieduto da Luca di Montezemolo.
"All'unanimita'"
il board contesta "il gravissimo comportamento del Gestore della rete
che, a pochi giorni dalla presentazione della richiesta di tracce orarie
per l'anno 2012, ha deciso unilateralmente di modificare la disciplina
in vigore al momento della sottoscrizione dell'Accordo Quadro tra RFI e
NTV (gennaio 2008)".
Proprio sulla
scorta di questo Accordo, si ricorda, e' stato predisposto il piano
industriale di NTV in base al quale imprenditori privati hanno investito
1 miliardo di euro nel progetto e hanno gia' assunto 300 persone, dando
il via a un piano di occupazione da oltre 2.000 posti, tra diretti e
indiretti.
Il Cda Ntv "non
puo' che giudicare tale comportamento inaccettabile in un Paese di
diritto e illegittimo ai sensi della vigente normativa: il nuovo Pir,
infatti, cambia le regole in corsa per tutte le imprese ferroviarie,
ignora le prescrizioni dell'Ufficio per la Regolazione dei Servizi
Ferroviari (URSF), e concede alle imprese solo sette giorni per
eventuali osservazioni".
In sostanza,
insiste Ntv, "e' un vero e proprio 'colpo di mano' di Rfi che dimostra,
ancora una volta, l'estrema urgenza e la necessita' di istituire un
soggetto terzo, realmente neutrale, che sovraintenda al corretto
svolgimento del processo di liberalizzazione del settore".
Il Cda di Ntv
chiede pertanto "l'immediato intervento del Governo e in particolare del
Ministero dell'Economia quale azionista unico del Gruppo FS, affinche'
cessino una volta per tutte comportamenti che sono vessatori
www.ntvspa.it non solo per le imprese, ma anche per il mercato e mirano
a impedire ai cittadini la possibilita' di fruire dei vantaggi della
concorrenza". Il Cda ha inoltre dato mandato al Presidente, al vice
Presidente esecutivo e all'Amministratore Delegato di dare corso a tutte
le iniziative volte a tutelare in ogni sede, italiana ed europea, i
diritti della Societa' e dei suoi azionisti.
4 MARZO 2011:
MORETTI A SCIARRONE, CI VUOLE CORAGGIO A DIRE CHE AVETE CORAGGIO...
(Adnkronos) - Scintille sui binari dell'alta velocita'.
Prima ancora che entri nel vivo la sfida tra il Frecciarossa e Italo, i
toni della polemica tra Fs e Ntv rimangono sempre alto. E una nuova
occasione e' stata offerta oggi dal workshop organizzato da
Federmanager, alla cui tavola rotonda hanno partecipato i due diretti
contendenti: l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro
Moretti, e l'amministratore delegato di Nuovo Trasporto Viaggiatori,
Giuseppe Sciarrone.
A dare il la' e' stato proprio Sciarrone che ha rivendicato il
'coraggio' di Ntv che ha messo in campo 'il piu' grande investimento mai
fatto in Europa da un soggetto non pubblico' e, al contempo, respinto
l'accusa mossa alla societa' fondata, tra gli altri, da Luca Cordero di
Montezemolo e Diego Della Valle di puntare soltanto al mercato ricco
dell'alta velocita'. Parole, quelle di Sciarrone, che Moretti non ha
perso l'occasione di commentare.
'Ci vuole coraggio- ha commentato ironicamente al termine della tavola
rotonda- a dire che hanno avuto coraggio...'. Ed ecco perche': 'fanno
solo la tratta Roma-Milano - ha detto Moretti - e deciso di abbandonare
la Roma-Bari, che, invece, inizialmente, volevano fare. Altro che crema!
E' come se in un cesto di ciliegie stessero scegliendo quelle migliori'.
25-03-2011]
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BECCHINO BOCCHINO
ATTACCA L’INTELLIGENCE E COME PER MIRACOLO IL SUO AMICO MARCO MANCINI,
FINITO FUORI DAL GIRO PER IL RAPIMENTO DI ABU OMAR E IL CASO TAVAROLI,
VIENE PROMOSSO - IL PENTAPARTITO NEL PDL - I TAGLI DI FONSAI SECONDO
UNICREDIT - BOLLORÈ E IL BILANCIO “FUORILEGGE” - MICHELINO, IL LEGHISTA
UNITARIO - MAGGIO FIORENTINO: CLASS ACTION CONTRO RENZI - LA
“TRIBOLAZIONE” DI SAN PAOLO PER NONNO CHIAMPARINO - VENDOLA E LE
PRIMARIE PER POCHI INTIMI - IL FRANCOBOLLO DEI 150° CHE FA INCAZZARE LA
NOBILTÀ… -
Da "Panorama"
1 - IL TIRO MANCINI DI ITALO AGLI 007...
L'attacco è stato così pesante da non passare inosservato. Era il 1°
marzo quando Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e libertà,
commentando la morte del capitano Massimo Ranzani in Afghanistan,
causata dai talebani, lamentò «l'assenza dei nostri servizi segreti
nelle aree dove ci sarebbe bisogno di una seria azione di intelligence.
Da quando i nostri servizi sono stati riformati e normalizzati, non ne
hanno azzeccata una». Bocchino aggiunse anche che in Tunisia, Egitto e
Libia «non si erano accorti di quello che stava accadendo».
Bocchino è in
ottimi rapporti con il numero tre dell'ex Sismi durante la gestione di
Nicolò Pollari, Marco Mancini, protetto dal segreto di Stato nel
processo per il rapimento di Abu Omar, ma comunque danneggiato dalla
vicenda. Perciò lo 007 era assai desideroso di rientrare nel giro che
conta.
Un paio di
settimane dopo le dichiarazioni di Bocchino, il direttore dell'Aise,
generale Adriano Santini, ha nominato Mancini capocentro a Vienna, tra
le più importanti sedi europee, finestra sul mondo dell'Est. Nomina
operativa nel mese di giugno. Negli ultimi giorni non sono stati
registrati ulteriori attacchi di Bocchino ai servizi di intelligence.
2 - DC E PSI
INSIEME TORNA IL PENTAPARTITO...
Il pentapartito è vivo e lotta insieme al Pdl, «dove non ci sono solo
gli ex Fi ed ex An». Per contare di più i democristiani di Carlo
Giovanardi e Gianfranco Rotondi e i socialisti di Stefano Caldoro si
fondono nei Cattolici riformisti. Alle elezioni amministrative
correranno anche da soli, dove però «si concorderanno più liste di
appoggio ai candidati Pdl», anticipa Giovanardi. Liste potrebbero
esserci a Napoli, Cosenza, Reggio Calabria.
Il simbolo sarà
presentato il 9 aprile con Silvio Berlusconi. La componente pdl, che dà
voce alla Prima repubblica, è fatta dai Popolari liberali di Giovanardi
(sottosegretario alla presidenza del Consiglio), la Dc per le autonomie
di Rotondi (ministro Attuazione programma) e i socialisti del
governatore campano Caldoro. «Chiediamo un partito democratico:
tesseramento ed elezioni degli organi dirigenti» spiega Giovanardi.
(P.S.)
3 - GENERALI,
BOLLORÉ: «NON VIOLERÒ LA LEGGE»...
«Ho troppo timore della giustizia italiana per approvare il bilancio
così com'è». Così ha detto Vincent Bolloré nel corso dell'agitato
consiglio delle Generali del 16 marzo, ribadendo la sua contrarietà sia
all'operazione Ppf, sia all'acquisto dello 0,92 per cento della banca
russa Vtb. La legge ha introdotto infatti la responsabilità in sede
penale delle società per alcuni reati commessi dagli amministratori
nell'interesse delle stesse. (U.B.)
4 - IL DIKTAT DI
UNICREDIT: FONSAI DEVE TAGLIARE...
Liguria, Sasa, Atahotels: la cura dimagrante del gruppo Fonsai, ormai
condiviso tra Salvatore Ligresti e Unicredit, transiterà per queste e
altre cessioni. Le prime due compagnie, già al centro di una lunga
trattativa con Clessidra e poi rimaste a casa per dissensi sul prezzo di
vendita (ballavano 50 milioni di euro tra i 300 richiesti e i 250
offerti), potrebbero aiutare non poco i conti. Meno potrebbe fare
l'Atahotels, in carico a 30 milioni di euro. Meno cassa ma più ordine...
(J.L.)
5 - LE PRIMARIE DI
VENDOLA? UN AFFARE TRA AMICI...
Se i nomi hanno ancora un valore, non solo evocativo, s'è rivelato un
flop il primo «referendum democratico» promosso da Nichi Vendola per
scegliere il candidato sindaco di Napoli. Domenica 20 marzo 2 mila
militanti e iscritti al partito sono stati chiamati a esprimere una
preferenza, in un ballottaggio, tutto interno al centrosinistra, tra il
prefetto anticlan Mario Morcone e l'ex magistrato Luigi De Magistris.
Hanno votato in 610: Meno del 30 per cento. Il quorum? Vana speranza
(democratica).(M.P.)
6 - IL LEGHISTA
UNITARIO E «PRESENZIALISTA»...
Quasi sicuramente è Michelino Davico, sottosegretario all'Interno, il
leghista che ha festeggiato, più di tutti gli altri, l'unità d'Italia.
Presente nel Transatlantico di Montecitorio, anche se non in aula, il 17
marzo durante le celebrazioni per i 150 anni, quella stessa sera ha
assistito, all'Opera di Roma, al Nabucco di Giuseppe Verdi nel palco
delle autorità. E, il giorno dopo, ha partecipato ai festeggiamenti al
Teatro Regio di Torino, al fianco di Giorgio Napolitano. (E.C.)
7 - UNA CLASS
ACTION CONTRO RENZI...
Musicisti e dipendenti del Maggio musicale fiorentino sono sul piede di
guerra dopo la sfortunata tournée in Giappone. Oltre a presentare un
esposto in procura, sono pronti a lanciare una class action contro la
fondazione dell'ente lirico, presieduta dal sindaco Matteo Renzi. A
spingerli verso l'esposto e verso un'azione risarcitoria collettiva è
stata la mancata interruzione del loro soggiorno nella capitale
nipponica all'indomani del terremoto. Gli artisti del Maggio sono dovuti
restare a Tokyo esponendosi al rischio di contaminazioni.
La gestione dei
tempi di rientro da parte dei vertici del teatro è nel mirino dei
sindacati già in contatto con i legali per valutare la possibilità di
chiedere un risarcimento. «Sono state violate le norme che tutelano la
nostra salute» dice a Panorama Angelo Betti, delegato Cisl. E i
risultati delle prime analisi parlano chiaro: oltre 100 artisti
rientrati dal Giappone sono positivi, seppur lievemente, allo iodio 131.
(C.M.)
8 - LA FUTURA
«TRIBOLAZIONE» DI CHIAMPARINO...
Pannolini e scalate: questi i prossimi impegni di Sergio Chiamparino,
che si appresta a lasciare la poltrona di sindaco di Torino. In
programma c'è l'ascesa al Becco della Tribolazione (3.300 metri nel Gran
Paradiso) ma soprattutto la nascita della nipotina, per la quale è già
pronta la cameretta in casa del nonno. Il sindaco non fa mistero anche
delle sue aspirazioni al vertice della Compagnia di San Paolo: «Parlerò
con Pier Luigi Bersani, non mi dispiacerebbe mettere la mia esperienza
al servizio di una fondazione bancaria».(D.P.)
9 - MESSA IN
LATINO ECCO LE NORME...
I tradizionalisti esultano. Finalmente sono pronte per la pubblicazione
le norme di applicazione del motu proprio Summorum Pontificum che
liberalizza l'uso dell'antico rito tridentino in latino per la messa. Le
nuove regole chiariscono una volta per tutte che non esiste un numero
minimo di fedeli necessario per chiedere la celebrazione della messa con
il vecchio rito. (I.I.)
10 - IL 150° E IL
VATICANO: PROTESTANO I NOBILI...
«Il francobollo è sbagliato». La nobiltà nera (l'aristocrazia legata al
Vaticano) nota che l'emissione della Città del Vaticano per l'unità
d'Italia porta la data del 1861, quando Roma era ancora pontificia.
Inoltre, «il francobollo celebra una sconfitta» e dimentica «il
sacrificio di tanti che hanno scelto di andare a morire per difendere
Papa Pio IX» osserva il Comitato Subiaco 1867 che riunisce
l'aristocrazia papalina.
11 - LA DDA DI
PALERMO VOLA A BRUXELLES...
Parlano in due, ma partono in otto: metà della Dda di Palermo la
prossima settimana sarà a Bruxelles, ospite del Parlamento Ue (ma con
volo a carico dei partecipanti) per una conferenza sulla mafia, voluta
dall'eurodeputato Sonia Alfano (Idv). Interverranno Antonio Ingroia e
Nino Di Matteo. E gli altri sei pm palermitani? Ascolteranno. Altro che
gita, c'è sempre da imparare.
12 - MA RESTA
NEGLI USA L'ALLIEVO DI FALCONE...
Giannicola Sinisi, il magistrato «pupillo» di Giovanni Falcone, resterà
negli Usa. Il Csm ha confermato il suo collocamento fuori ruolo «per
svolgere le funzioni di esperto per la giustizia presso l'ambasciata
d'Italia a Washington». Dunque l'allievo del grande magistrato antimafia
che il Congresso Usa proclamò eroe nazionale ha preferito i colletti
bianchi di Washington al clima di Palermo. (A.C.)
13 - DIGIUNO/1...
È bolognese l'incubo di Dario Franceschini alla Camera e di Sergio
Zavoli alla Vigilanza Rai: è il radicale Marco Beltrandi, il franco
tiratore che ha affondato per un solo voto la mozione Pd per accorpare
elezioni amministrative e referendum. Pochi sanno che ha l'hobby degli
orologi da polso: è un grande collezionista e per un «perpetuo» è
disposto al digiuno completo. Come Marco Pannella, ovviamente.
14 - DIGIUNO/2...
Pomeriggio di primavera davanti a Montecitorio. Due gabbiani affamati
attaccano a terra un povero piccione malandato e se lo pappano.
Assistono alla scena i pdl Denis Verdini, Antonio Angelucci e Melania
Rizzoli. Il commento del coordinatore nazionale è salace, da toscano
doc: «Saranno due gabbiani comunisti!».
15 - DIGIUNO/3...
Alla festa dei 150 anni dell'unità d'Italia, il «responsabile» Massimo
Calearo ha distribuito alcuni foulard tricolori rigorosamente made in
Italy. Mal gliene incolse: è stato subissato dalle proteste delle
deputate che sono rimaste a digiuno.25-03-2011]
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APPALTI G8,
RINIVIATO A GIUDIZIO LIGRESTI PER CORRUZIONE - PARMALAT AVARIATO: IL PM
APRE UN’INCHIESTA SUGLI ACQUISTI DI LACTALIS - PARLA KELLNER:
“INFORMAZIONI PRIVATE”. QUALCUNO GLI SPIEGHI CHE GENERALI è UNA SOCIETà
QUOTATA IN BORSA - INTERNATE NANOLEONE SARKò: “SU PARMALAT NON HO
OPINIONE, CHIEDETE A MIA MOGLIE” - IL PORTOGALLO NON VUOLE IL
SALVATAGGIO, MOODY’S NON TAGLIA - L’AMERICA CRESCE Più DEL PREVISTO -
FARO DI CATRICALà SUI COSTI BANCARI - DE BENEDETTI VUOLE COMPRARE IN
FRANCIA (AUGURI) - VENDUTA LA RINASCENTE DI MILANO PER 472 MLN €…
1 - DA PM MILANO
INCHIESTA SU ACQUISTI LACTALIS...
(ANSA) - La Procura di Milano ha aperto un fascicolo a
carico di ignoti per far luce sull'operazione che nei giorni scorsi ha
portato la francese Lactalis a detenere un pacchetto complessivo pari al
29 per cento in Parmalat. Il gruppo ha acquistato infatti un pacchetto
azionario pari al 15,3% dai tre fondi di investimento esteri Zenit,
Skagen e MacKenzie.
2 - INCHIESTA G8:
S. LIGRESTI RINVIATO A GIUDIZIO PER CORRUZIONE...
(AGI) - Il presidente onorario di Fondiaria Sai e'
stato rinviato a giudizio dal Gup del tribunale di Firenze per la
questione relativa all'urbanizzazione dell'area di Castello di Firenze.
In totale sono state rinviate a giudizio 7 persone fisiche e 3 societa'
fra le quali la stessa Fondiaria Sai. Il processo si aprira' il prossimo
6 giugno.
Il Gup del
Tribunale di Firenze, Anna Favi, ha disposto il rinvio a giudizio, oltre
che per Salvatore Ligresti, anche per i dirigenti di FonSai Fausto
Rapisarda e Gualtiero Giombini, per gli ex assessori comunali del Pd
Graziano Cioni (politiche socio-sanitarie) e Gianni Biagi (urbanistica),
accusati a vario titolo di corruzione in concorso, concussione, violenza
privata e turbativa d'asta. Lo scorso 29 settembre la Procura di Firenze
aveva chiesto il rinvio a giudizio per 12 persone fisiche e 3 societa':
successivamente alcune posizioni sono state stralciate e affidate al
tribunale di Arezzo per competenza territoriale. Oggi sono state
rinviate a giudizio complessivamente 7 persone fisiche e 3 societa', fra
le quali la stessa FonSai.
3 - GENERALI,
PARLA KELLNER: PPF, NESSUN INTERESSE 'POLITICO' MA PER CREAZIONE VALORE
- DISAPPROVIAMO DIVULGAZIONE INFORMAZIONI PRIVATE...
(Adnkronos) - PPF "non ha nessuna intenzione di essere
coinvolta nella vita politica di societa' o Paesi, e non verra' quindi
distratta dal suo impegno verso la creazione di valore". E' quanto
dichiara la societa' che fa capo a Petr Kellner. La partnership
strategica con Generali nel settore delle assicurazioni nei mercati
CEE/CIS (Europa centrale e orientale e Comunita' degli Stati
indipendenti), si aggiunge, "ha gia' dimostrato la sua ragion d'essere
sotto il profilo del business".
"Le informazioni
contrattuali appropriate concernenti la partnership sono state
opportunamente rese note attraverso le Relazioni e i Bilanci di entrambe
le parti e sono sempre stati disponibili per i membri dei consigli di
amministrazione e i manager di entrambe le parti", prosegue la societa'.
PPF "puo' solo disapprovare l'inappropriata divulgazione in pubblico di
informazioni che sarebbe appropriato definire private".
4 - PARMALAT:
SARKOZY, NON HO UNA POSIZIONE, TELEFONATE A MIA MOGLIE...
(Adnkronos) - Il caso Parmalat-Lactalis? "Non ho una
posizione, magari telefonate a mia moglie". Il presidente francese
Nicolas Sarkozy risponde cosi' ad un giornalista italiano che, durante
la conferenza stampa finale del vertice europeo, gli chiede quale sia la
sua opinione sulla scalata da parte di Lactalis all'azienda italiana.
"Mi piacerebbe avere una posizione - replica all'inviato tra smorfie e
sorrisi Sarkozy - Ascolti, bravo, uno a zero per l'Italia".
"Se vuole
ripassare - scherza ancora il presidente francese, che non sa cosa
rispondere - Nel frattempo mi preparero' sull'argomento". E al
giornalista che gli chiede se puo' telefonargli, Sarkozy al volo
risponde: "Perche' no? Anzi, telefoni a mia moglie, magari in italiano,
perche' io...". "Bene - chiosa divertito infine il presidente - e' il
momento di chiudere questa conferenza stampa, sta diventando molto
pericolosa...".
5 - PORTOGALLO:
SOCRATES, NON ABBIAMO BISOGNO DI UN PIANO SALVATAGGIO...
Radiocor - Bruxelles, 25 mar - Il Portogallo 'non ha
bisogno' di un piano di salvataggio. Lo a indicato il premier
dimissionario Jose' Socrates al termine del vertice Ue.
6 - PORTOGALLO:
MOODY'S, RATING RESTA A3 PER IMPEGNO PARTITI SU CONTI...
Radiocor - Moody's 'valuta il Portogallo con un rating
'A3' e outlook negativo. Il forte impegno al consolidamento dei conti
pubblici espresso da en trambi i principali partiti politici e' una
ragione importante in base alla quale il rating resta nella gamma 'A''.
E' quanto precisa Moody's in una nota per la stampa riguardo al rating
sul debito sovrano del Portogallo.
7 - VERTICE UE:
PAESI AD ALTO DEBITO ANTICIPINO RISANAMENTO...
Radiocor - Il risanamento dei conti pubblici 'dovrebbe
essere anticipato negli stati che fronteggiano ampi deficit strutturali
o hanno livelli di debito pubblico molto alto o in rapida crescita'. E'
questo uno dei messaggi contenuti nella conclusioni finali del Vertice
Ue, i cui lavori stanno per ricominciare. Secondo i Ventisette le
politiche di bilancio per il 2012 devono avere l'obiettivo di
riguadagnare 'la fiducia riportando l'andamento del debito pubblico su
un percorso sostenibile e assicurando che i deficit siano portati sotto
il 3% del pil nei tempi previsti dal Consiglio' (per l'Italia entro il
2012).
Riguardo agli
stress test sulle banche i Ventisette confermano inoltre l'impegno a
preparare 'prima della pubblicazione dei risultati strategie specifiche
e ambiziose per la ristrutturazione delle istituzioni vulnerabili
incluse soluzioni che coinvolgano il settore privato (finanziamento
diretto dal mercato o vendita di asset), ma anche un solido regime per
fornire sostegno pub blico in caso di necessita' in linea con le regole
sugli aiuti di stato'.
8 - USA: CRESCITA
PIL IV TRIMESTRE RIVISTA A 3,1% DA +2,8%...
Radiocor - Washington, 25 mar - La crescita del pil
americano nel quarto trimestre del 2010 e' stata pari al 3,1% anziche'
al 2,8% riportato nella prima revisione di un mese fa . Lo ha reso noto
oggi il dipartimento del Commercio. La performance e' lievemente
superiore alle attese degli analisti che si attendevano un rialzo del
3%. La crescita del pil per l'intero 2010 e' stata di conseguenza
rivista al rialzo al 2,9% dal 2,8% della lettura preliminare
9 - BANCHE:
ANTITRUST RIACCENDE I FARI SUI COSTI DEI SERVIZI BANCARI...
Radiocor - l'Antitrust torna a riaccendere i fari sui
costi dei servizi bancari con un'indagine conoscitiva sui prezzi dei
conti correnti e dei servizi di incasso e pagamento. L'indagine segue
quella conclusa nel 2007, avviata dopo che l'Autorita' aveva acquisito
le competenze sul settore bancario. L'obiettivo della nuova iniziativa,
si legge in una nota dell'Autorita' guidata da Antonio Catricala', e'
'comprendere come mai, nonostante un assetto del sistema bancario
profondamente modificato che avrebbe dovuto innescare una forte spinta
concorrenziale, il livello dei prezzi dei servizi e le criticita' in
termini di trasparenza continuino a segnalare un confronto competitivo
tra le banche ancora debole'.
10 - CONSOB:
CARDIA, NESSUN COINVOLGIMENTO NEL CASO SFA...
(Adnkronos) - Nessun coinvolgimento di Lamberto Cardia
nella vicenda Sfa. A precisarlo in un comunicato personale e' l'ex
presidente della Consob e attuale presidente della Fs, Lamberto Cardia.
'In relazione alle
dichiarazioni rilasciate oggi dal senatore Elio Lannutti e a quanto
riportato dal sito dell'Adusbef, preciso che la vicenda Sfa, per la
quale Consob e' stata condannata a risarcire i risparmiatori coinvolti,
risale al 1990-1994. Pertanto -si legge nella nota di Cardia- l'episodio
ricade temporalmente a cavallo tra la gestione della presidenza Pazzi e
quella della presidenza Berlanda. E' quindi del tutto privo di
fondamento attribuire a Lamberto Cardia, attualmente presidente di
Ferrovie dello Stato, qualsiasi responsabilita' o coinvolgimento nel
caso Sfa'.
Nel 1990 - 1994,
infatti, sottolinea Cardia, 'svolgevo la mia attivita' quale magistrato
presso la Corte dei Conti e non avevo alcun incarico in Consob, dove
sono arrivato nel 1997 come Commissario. E' doveroso, prima di
rilasciare dichiarazioni o sostenere tesi lesive, fare le opportune
verifiche per evitare falsita' che possono apparire strumentali,
capziose o addirittura persecutorie'.
11 - DECISIONE
SULL'EVASIONE D&G SLITTA AL 1 APRILE...
(Adnkronos) - Slitta al prossimo primo aprile la
decisione del gup di Milano Simone Luerti in merito al rinvio a giudizio
degli stilisti Stefano Dolce e Domenico Gabbana e altri 4 imputati che
rispondono di un'evasione fiscale da oltre 1 miliardo di euro attraverso
esterovestizioni in Lussemburgo. Il primo aprile replicheranno il pm
Laura Pedio e gli avvocati difensori. Quindi ci sara' la decisione del
gup. Nell'udienza di oggi i difensori degli indagati hanno proposto le
loro conclusioni al giudice.
12 - TRASPORTI:
D'AMICO, RIPARTONO TRAFFICI MARE, FARO SU GIAPPONE E NORDAFRICA...
(Adnkronos) - I venti della ripresa tornano a spirare
sull'industria marittima italiana. Dopo il duro colpo inferto, nel 2009,
dalla crisi economica mondiale, nel 2010 i traffici sono ripartiti. E,
ora, i riflettori sono tutti puntati sull'evoluzione della situazione
dello scenario internazionale. A cominciare dai potenziali sviluppi nel
bacino del Mediterraneo, che potrebbe offrire grandi opportunita' di
crescita per lo shipping in presenza di un processo di democratizzazione
nell'area, o dall'impatto sui traffici del terremoto in Giappone. E'
questo lo scenario che tratteggia il presidente di Confitarma, Paolo
D'Amico, in un'intervista all'ADNKRONOS, disponibile anche in video sul
sito Ign, testata online del gruppo (www.adnkronos.com).
'Alcuni settori
dell'armamento- dice D'Amico- sono sicuramente in recupero come i
container. I traffici sono aumentati: l'industria dei full container
aveva messo in disarmo un grosso numero di navi che sono state riarmate
tutte. Questo e' un indice di attivita' molto forte. Abbiamo situazioni
di recupero sui carichi liquidi, petrolio e derivati dal petrolio,
perche' evidentemente il mondo sta consumando di piu' e questo dimostra
che c'e' una certa crescita economica. Il numero dei noli e' ancora
basso anche se anche questo comparto sta recuperando rispetto all'anno
precendete dove i noli erano veramente bassi. Sui carichi secchi,
inoltre, si mantiene la domanda grazie alle esportazioni cinesi'.
13 - IMMOBILI:
VENDUTO PALAZZO LA RINASCENTE A MILANO PER 472 MLN EURO...
(Adnkronos) - Il fondo Retail Entertainment, gestito da
Prelios sgr, ha venduto lo storico palazzo interamente locato a La
Rinascente in piazza Duomo a Milano. L'immobile e' stato ceduto per 472
milioni di euro al Fondo Ippocrate - First Atlantic sgr spa, "generando
una plusvalenza lorda complessiva di circa 108,5 milioni di euro
rispetto al valore di libro al 31 dicembre 2010".
Sulla base del
valore di cessione il rendimento lordo (gross yield) implicito risulta
pari a circa il 4,7%. Il complesso immobiliare e' formato da due corpi
tra loro collegati per una superficie complessiva di 52.584 metri quadri
e una superficie di vendita autorizzata di 23.419 metri quadri.
14 - SOGEFI:
TRATTA PER CONQUISTA FRANCESE MARK IV SISTEMES MOTEURS...
Radiocor - Mentre alcune grandi aziende italiane sono
impegnate a difendersi dagli attacchi provenienti da Oltralpe, c'e' chi
si muove in senso opposto. Si tratta di Sogefi (gruppo Cir) che ha messo
gli occhi sulla societa' francese Mark IV Sistemes Moteurs. 'I negoziati
preliminari - riferisce una fonte finanziaria a Radiocor - si tengono
con l'azionista di controllo americano'. L'azienda francese, che produce
sistemi di gestione area motore con un fatturato di circa 300 milioni,
appartiene alla Dayco Europe, a sua volta controllata dall'americana
Mark IV. Di recente l'a.d. di Sogefi, Emanuele Bosio, ha dichiarato che
la societa' e' disponibile 'a guardare a possibili target che si
adattino a noi in termini di crescita tecnologica'. 25-03-2011]
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MINZO PAGA! -
L’AUGUSTO DIRETTORISSIMO ANNUNCIA: “QUELLA DELLE NOTE SPESE È UNA STORIA
COSTRUITA A TAVOLINO PER TENERMI SOTTO SCHIAFFO. MA IO RESTITUIRÒ QUEI
SOLDI” - GLI INTERVENTI AD OROLOGERIA DI RIZZO NERVO, “IL FATTO”, DI
PIETRO E “REPUBBLICA” - MEGA-SILURO A PREZIOSI: VUOLE LA MIA POLTRONA? È
SENZA CORAGGIO E CAPACE SOLO DI GENUFLESSIONI” - “RIFAREI TUTTO QUELLO
CHE HO FATTO, BERLUSCONI PIÙ DI UNA VOLTA MI HA DETTO ‘CHI TE LO FA
FARE’? MA IO CREDO IN QUELLO CHE DICO
1 - AUGUSTO
MINZOLINI IN ESCLUSIVA SU "A": «VOGLIONO USARE QUESTA STORIA DEI
RIMBORSI SPESE PER TENERMI SOTTO SCHIAFFO. MA IO QUEI SOLDI LI
RESTITUISCO»
«Vogliono usare questa storia dei rimborsi spese per tenermi sotto
schiaffo, ma io non ci sto. Io quei soldi ora li restituisco». Augusto
Minzolini in un'intervista sul prossimo numero di "A" racconta lo
scambio di lettere con Mauro Masi.
La prima mossa è
del direttore generale della Rai: una paginetta dattiloscritta datata 19
marzo 2011. Masi riconosce a Minzolini "assoluta buona fede" e "nessuna
responsabilità". Ma spiega come la "mancanza di chiarezza nella
governance aziendale" abbia creato "un'incomprensione di natura
amministrativa" tra Minzolini e l'azienda. Il direttore del tg1 capisce
le richieste dell'azienda. Capisce meno la tempistica. «Faccio un
esempio: un giornalista va fuori e presenta un rimborso spese. Se
qualcosa non funziona l'azienda lo chiama subito o aspetta diciotto
mesi?».
Minzolini non ci
sta: «L'azienda avrebbe dovuto avvertirmi prima». Poi azzarda lo
scenario del complotto tentato per farlo fuori: «La cosa in Rai è chiara
e allora interviene la Corte dei Conti. Ma visto che tutto finirebbe in
una bolla di sapone il consigliere Rizzo Nervo pone il problema delle
conseguenze penali... Non basta. Il Fatto parla di questo cosa, poi
arriva puntuale l'esposto di Di Pietro e, per l'obbligatorietà
dell'azione penale, si muove la procura di Roma. Tutto costruito, tutto
costruito... E Repubblica, che è sempre più un vero partito, rilancia
sul suo sito la notizia con incredibile evidenza». Poi ancora una
precisazione. «Nella nota spese incriminata non ci sono viaggi, non ci
sono maglioncini di cashmere o bottiglie di champagne... Ci sono solo
pranzi e cene di lavoro!.
2 - «PREZIOSI AL TG1? NO, STA BENE DOVE STA. È SENZA CORAGGIO E
CAPACE SOLO DI GENUFLESSIONI A 360 GRADI» ...
«Preziosi direttore del Tg1? Non basta studiare, devi avere pure
carattere per guidare il primo tg del Paese. E parafrasando don Abbondio
dico: il coraggio se non ce l'hai nessuno te lo da. Preziosi sta bene a
Radio uno e se immagina di prendere il mio posto con una genuflessione a
sinistra al mattino, una al centro all'ora di pranzo e una a destra la
sera non ha davvero capito nulla». Nell'intervista sul prossimo numero
di "A" Minzolini poi attacca anche Bianca Berlinguer ed Enrico Mentana.
«I miei
editoriali? Spiegavo la mia posizione e mi prendevo precise
responsabilità, ma il telegiornale andava lungo i suoi binari. Al tg3
non è così: il direttore fa il conduttore e dà un giudizio su ogni
servizio che viene fatto. E così è come se facesse ogni giorno un
editoriale lungo trenta minuti». Mentana? «Approfondisce le notizie date
dal tg3 un'ora prima. C'è una relazione tra i due tg, pescano
ascoltatori nella stessa area. E lo dimostra il fatto che quando c'è
Fazio, il sabato e domenica, Enrico dimezza gli ascolti passando
dall'8-9 al 4-5. Ma vuole la verità: per me la sfida non è con lui, è
con il tg5 su cui resto avanti di 5 punti».
3 - «RIFAREI TUTTO QUELLO CHE HO FATTO E AI NOSTRI SINDACALISTI
DICO CHE SONO MENO PROPOSITIVI DEI METALMECCANICI»...
«Come può un Cdr uscente con uno dei membri addirittura in pensione
preparare un libro bianco su quello che è successo in due anni al tg1
senza nemmeno parlarne con la redazione?» domanda Mizolini
nell'intervista sul prossimo numero di "A".
«È un modo di fare
sindacato senza logica. Non so che cosa farà l'azienda ma certo un
sindacato che spara sulla testata per cui lavora non mi piace e voglio
dire che i metalmeccanici della Cgil sono più propositivi rispetto a chi
fino ad oggi ha fatto sindacato a Saxa. Purtroppo le lenti spesse
dell'ideologia fanno venire meno la capacità di leggere la realtà e di
capire il mondo che cambia». Il direttore poi si difende: «Rifarei tutto
quello che ho fatto senza nessuna esitazione. Anche gli editoriali».
E rivela.
«Berlusconi mi ha chiamato più di una volta e mi ha detto "chi te lo fa
fare"? Ma io credo in quello che dico. Dall'immunità parlamentare che
andrebbe riproposta, alla responsabilità civile per i giudici». Il
direttore del Tg1 affronta poi anche i casi Busi e Ferrario.
«Dicono che c'è
una strategia politica dietro il cambio di ruolo. È un non senso: un
conduttore legge il gobbo, che tipo di intervento politico c'è nella
lettura di un gobbo? Non inciderebbe più come caporedattore? E poi la
Busi stava lì da vent'anni, la Ferrario da 28... Un maestro come Paolo
Fraiese ha fatto il conduttore per sette anni poi è andato a fare il
corrispondente a Parigi. L'elemento vero non è l'età biologica è l'età
professionale».
25-03-2011]
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MILANO CAPITALE
IMMORALE - BANCA ARNER, POLITICA E ’NDRANGHETA: GLI SPORCHISSIMI
"COLLETTI BIANCHI" TRA BORSA E CRIMINALITÀ E POLITICA - UN
COMMERCIALISTA (NEL MIRINO DELLA PROCURA DI ROMA SU UN MAXI-RICICLAGGIO
DA 2 MILIARDI CON MOKBEL) E LA BANCA CARA A BERLUSCONI IN AFFARI CON I
CLAN CHE TENTAVANO DI METTERE LE MANI SULLA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA E
SULLA TORTA DELL’EXPO - LA BOCCASSINI NOVE ANNI DOPO INTERCETTA I BOSS
MENTRE GLI ORDINANO DI CORRERE IN BANCA A RIPULIRE I CAPITALI DEI
CALABRESI...
Nicola Borzi per "Sole
24 Ore"
Non solo le
banche, ma anche i professionisti sono in prima linea nella guerra
contro la criminalità organizzata. Lo dimostrano le indagini contro la
'ndrangheta della Procura di Milano. Nei piani delle 'ndrine per mettere
le mani sulla ricostruzione dell'Aquila e l'Expo ricorrono i nomi di un
istituto di credito pressoché sconosciuto - FlashBank -, di uno noto,
Banca Arner Italia, e di un sindaco di Fastweb.
Le 416 pagine
dell'ordinanza firmata il 6 luglio scorso dal Gip Giuseppe Gennari
sull'inchiesta dei pm Boccassini, Dolci, Storari e Cecchelli per
l'operazione "Tenacia" spiegano la tentata scalata della Perego General
Contractor alla Cosbau. Il provvedimento, che ha portato a cinque
arresti per l'accusa di associazione mafiosa, falso in bilancio e altri
reati, secondo l'accusa mostra come la criminalità "aggancia"
intermediari inconsapevoli per il ruolo d'interfaccia con il credito.
Perego General
Contractor, sorta sulla preesistente Perego Strade, era tra le maggiori
imprese di movimento terra in Lombardia. Salvatore Strangio, boss di San
Luca, secondo gli inquirenti ne «acquisiva per conto delle ‘ndrine di
Platì e Natile di Careri la gestione e il controllo».
Il tutto grazie a
Ivano Perego che secondo i Pm «acconsentiva e favoriva l'ingresso di
Strangio; ne chiedeva l'intervento per indurre i concorrenti a ritirare
le offerte; intratteneva rapporti privilegiati con esponenti politici e
pubblici dipendenti per ottenere l'aggiudicazione di commesse, affinché
la Perego fosse favorita nei rapporti con la pubblica amministrazione;
organizzava lo smaltimento illecito di rifiuti, anche tossici».
Per i magistrati,
Andrea Pavone «favoriva l'ingresso in Perego di Strangio; suo diretto
referente, si occupava di operazioni finanziarie, non andate a buon
fine, acquisizione di partecipazioni in aziende».
Nel 2009 la Perego
tenta la scalata a Cosbau, impresa trentina di costruzioni e lavori
pubblici appaltatrice di interventi per la ricostruzione dell'Aquila. Ma
le cosche, attraverso agganci politici, preparavano già la mossa
successiva: infiltrare la Perego nei lavori per l'Expo. Nelle indagini,
FlashBank e Banca Arner appaiono come i canali attraverso i quali la
'ndrangheta tentava di far passare i capitali illeciti necessari
all'operazione.
Il 17 giugno 2009
Pavone telefona a Strangio. Pavone: «Sabato viene a casa mia a pranzo e
sabato firmiamo già l'accordo... Sia l'amministratore delegato, che
Walter Di Rita, quello della Flash...». Strangio: «Tu sei l'unico...
raro e solo». Pavone: «Sono partito stamattina alle sei con Bontempelli
da Agrate, alle otto e venti ero alla Cosbau. Ho detto: signori sabato
firmiamo. Poi me ne sono tornato».
Strangio: «Hanno
accettato tutto?». Pavone: «Gli ho detto la verità. Mauro Bontempelli
sta andando dall'Arner Bank a vedere se ci fanno da fronting, perché lui
è il presidente del collegio sindacale. Se la Arner ci fa da fronting,
le banche vedono che è entrata un'altra banca». Strangio: «Minchia...».
Pavone: «Un po' più soldi... Poi domani vado a Torino... lì a Londra...
vediamo per venerdì di chiudere il quadro».
Gli inquirenti
annotano: «Il passaggio è di estrema importanza per la comprensione
delle dinamiche dell'organizzazione criminale, perché dimostra
inequivocabilmente che tutta l'iniziativa che Pavone porta avanti in
Cosbau è sponsorizzata e appoggiata da Strangio e dunque dai calabresi».
Chi è Mauro
Bontempelli? Commercialista, titolare di un avviato studio milanese di
consulenza amministrativa, fiscale e tributaria, è stato in politica
come presidente del Consiglio di Zona 7 a Milano. Fece rumore una sua
dichiarazione al Corriere della Sera che il 2 novembre 2000 riportava le
denunce contro il "pizzo" dei commercianti di Baggio: «Nessuno ha mai
parlato di racket o di pizzo. Il nostro non è un quartiere dormitorio:
ci sono droga e prostituzione, ma non siamo al Bronx». Ha lavorato alla
stesura del codice etico della Provincia di Milano ed è presidente del
collegio sindacale di Core, il Consorzio recuperi energetici che brucia
i rifiuti dei Comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Pioltello,
Segrate e Cormano.
In Borsa,
Bontempelli è stato consigliere di Isagro, società di agrofarmaci,
sindaco supplente di Fullsix, gruppo di comunicazione integrata, carica
che oggi riveste in Fastweb. È sindaco di Sintesi Global Asset
Management, finita nell'operazione "Tenacia" come depositaria di quote
di Perego General Contractor. È stato sindaco anche di Banca Arner
Italia, prima che il 4 agosto 2008 questa finisse in amministrazione
straordinaria e i suoi organi venissero sciolti dal ministero
dell'Economia.
Secondo
Bontempelli, però, i suoi rapporti con la Perego furono sempre
inconsapevoli della presenza delle 'ndrine. Il suo legale specifica che
il commercialista, senza avere alcun rapporto con Flash Bank, viaggiò
con Pavone solo per ricevere una presentazione sommaria di Cosbau e
documenti contabili in base ai quali suggerì a Pavone di rivolgersi a
una società di revisione.
Durante il
viaggio, è la versione di Bontempelli, Pavone gli chiese se avesse
contatti col mondo bancario per reperire finanziamenti. Bontempelli
rispose che il suo unico contatto era con Arner, di cui era stato
sindaco, e che avrebbe provato a sentire - senza alcun impegno alla
prima occasione - se la banca effettuava tali operazioni. «Ma il
contatto non si concretizzò e non vi fu alcun seguito», sostiene.
Fra l'altro, a
giugno 2009 Bontempelli non era più né sindaco né presidente del
collegio sindacale, già sciolto dal ministero. Dunque Pavone e Strangio
esprimevano congetture del tutto irrealistiche sulle capacità di
"introduzione" del commercialista.
Ma nel mirino non
c'era solo Banca Arner. Il 18 giugno 2009, da Londra, Pavone chiama
Walter Di Rita, dirigente di FlashBank, sorta come Safibo nel 1986 e nel
2004 acquisita al 100% da Cassa di risparmio di Chieti. Pavone: «Un
italiano che è qua a Norwich c'ha 20 milioni su Centrobanca... va bene?!
Te li porta su Flash... Ha un certificato di deposito di 20 milioni di
Centrobanca... Ma io te la do per fatta... Gli ho spiegato il progetto
Cosbau, ho detto: "I soldi sono i miei... sai ci tengo... Porti alla
Flash... Ti fai dare un fido dalla Flash e ti fai la tua operazione
Cosbau tranquillamente"».
A oggi, nessun
esponente dei due istituti risulta indagato. Né De Rita, che realizzò
inconsapevolmente alcune operazioni per conto di Pavone, né Bontempelli.
Tuttavia proprio su «carenze di organizzazione, controlli interni e
gestione del credito» da parte di CariChieti una doppia ispezione della
Banca d'Italia nei mesi scorsi ha mosso rilievi che hanno portato alla
risoluzione consensuale del rapporto con il direttore generale Francesco
Di Tizio-25-03-2011]
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NAPOLITANO FIRMA
IL DECRETO ANTI SCALATE - IL PD FIORENTINO A PROCESSO CON LIGRESTI -
NELL’ACCORDO ITALIA-LIBIA C’È LO ZAMPINO DI BEN AMMAR - CONFA È SEMPRE
FIDEL: IL DOPO SILVIO È LONTANO - STRACQUADANIO A BRIGUGLIO: “NON SEI
QUELLO CHE EBBE UNA RICHIESTA DI ARRESTO DI CUI SI PERSE TRACCIA DOPO
UNA VISITA DI FINI ALLA PROCURA?” - IL CONFLITTO D’ATTRIBUZIONE VALE PER
MASTELLA - IL GOI DIFENDE LA TORREGGIANI: “NESSUN GIALLO, SMARRIMENTO
REGOLARMENTE DENUNCIATO
1. DL DIFESA
SOCIETA': NAPOLITANO HA FIRMATO IL DECRETO...
Radiocor - Il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, secondo quanto apprende Radiocor, ha firmato il decreto
legge varato dal Governo per la difesa delle societa' strategiche. Il
provvedimento sara' pubblicato sulla Gazzetta ufficiale per l'entrata in
vigore.
2. I POLITICI PD A
PROCESSO CON LIGRESTI...
(Adnkronos) - Il gup del Tribunale di Firenze ha
rinviato a giudizio sette persone, tra cui il presidente onorario di
Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti, nell'inchiesta sull'urbanizzazione
dell'area di Castello, iniziata nel novembre del 2008.
Nell'inchiesta sono state rinviate a giudizio anche tre societa', tra
cui la stessa Fondiaria-Sai. Il processo iniziera' il 6 giugno prossimo.
Con Ligresti
saranno processati anche dirigenti di Fondiaria, architetti e
professionisti, e gli ex assessori comunali di Firenze Gianni Biagi e
Graziano Cioni, entrambi del Pd. Le accuse a vario titolo sojo di
corruzione, abuso d'ufficio e concussione. Sette le persone fisiche e
tre le societa' rinviate a giudizio dal gup Anna Favi.
3. TARAK BEN AMMAR
'AMBASCIATORE AGGIUNTO' TRA ITALIA E TUNISIA...
(Adnkronos) - E' stato il finanziere franco-tunisino
Tarak Ben Ammar a rivestire il ruolo di 'ambasciatore aggiunto' oggi a
Tunisi, in occasione dell'incontro tra le autorita' del paese magrebino
e i ministri degli esteri e dell'interno italiani, Franco Frattini e
Roberto Maroni, in missione per affrontare la grave emergenza immigrati.
Tutto l'evento e'
stato ripreso dalla telecamere di Nessma Tv mentre Ben Ammar, nipote
dell'ex presidente Bourghiba, riceveva e presentava i ministri italiani
all'establishment tunisino.
4. CONFALONIERI,
IL DOPO BERLUSCONI E' MOLTO AL DI LA' DA VENIRE...
(Adnkronos) - 'Il dopo Berlusconi e' molto al di la' da
venire e io gli voglio allungare la vita professionalmente'. Cosi' il
presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, durante la seconda giornata
dell'iniziativa politica promossa da '360', l'associazione promossa da
Enrico Letta, risponde alle domande dei giornalisti sul tema del
programma: 'L'Italia, dopo'.
5. BRIGUGLIO
(FLI): CON ROMANO MINISTRO E' PIU' DEBOLE...
(ANSA) - "Come la vicenda Brancher quella di Romano è
un caso politico che indebolirà ancora di più il governo e il premier",
afferma Carmelo Briguglio, vicepresidente dei deputati di Fli.
"La nomina del
nuovo ministro dell'Agricoltura, senza precedenti nella storia della
Repubblica, è una fonte permanente di polemiche - è la sua spiegazione -
destinate a minare la maggioranza la cui terza gamba in realtà è un
gruppo che funziona a tempo con le ricariche di poltrone e nomine, che
lasciano però scontenti tanti sostenitori i quali fanno pesare in chiave
ricattatoria presenze e assenze in aula e nelle commissioni, come è
accaduto per la mozione sulla Libia passata per soli sette voti. In
queste condizioni è difficile immaginare che l'esecutivo possa durare
fino al termine della legislatura".
6. STRACQUADANIO,
DA FLI 'SINDROME STOCCOLMA'...
(ANSA) - 'Ma il Briguglio che oggi dichiara e' lo
stesso che qualche anno fa, per una vicenda inerente la formazione
professionale, ebbe una richiesta di arresto di cui si perse traccia
dopo una visita di Fini alla Procura? Ma quelli del Fli che hanno, la
Sindrome di Stoccolma? Briguglio, Bocchino... Mi sembra che l'elenco in
Futuro e Liberta' di casi di persone che 'pur non potendo' dichiarano
cose incomprensibili sia abbastanza lungo'. Lo afferma Giorgio
Stracquadanio, del PdL.
7.
CICCHITTO-QUAGLIARIELLO, SUL MINISTRO ROMANO NOTIZIE DI STAMPA
SCIENTIFICAMENTE RATEIZZATE...
(Adnkronos) - "Il susseguirsi delle notizie di stampa
puntuali e scientificamente rateizzate sulle vicende che riguardano il
ministro Saverio Romano evidenzia ancora una volta quale profonda
patologia affligga nel nostro Paese il rapporto tra giustizia e
politica". Lo dichiarano in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto e
Gaetano Quagliariello, capogruppo del Pdl alla Camera e vice capogruppo
vicario del Pdl al Senato. "In Italia -proseguono- non vige la
presunzione d'innocenza, non piu' soltanto rispetto a sentenze non
definitive ma addirittura di fronte a indagini preliminari concluse con
una richiesta di archiviazione da parte della pubblica accusa".
"Non vige piu'
-proseguono- il principio dell'individualita' della responsabilita'
penale, se corrisponde al vero la notizia secondo la quale si sarebbe in
attesa delle motivazioni della sentenza Cuffaro per valutare la
posizione dell'onorevole Romano.
Soprattutto, non
esiste piu' alcun argine di garanzia rispetto all'arbitrio dei pubblici
ministeri, se corrisponde al vero la notizia secondo la quale la Procura
di Palermo si appresterebbe nei prossimi giorni a richiedere alla Camera
dei deputati l'utilizzo di intercettazioni riguardanti il neo-ministro
Romano risalenti addirittura al 2004: rispetto a una circostanza del
genere, diverrebbe un mero dettaglio il fatto che a condurre l'indagine
in questione sia un procuratore aggiunto recentemente sceso in piazza
contro la riforma proposta dal governo di cui il ministro Romano fa
parte".
8. CONSULTA: CASO
MASTELLA, SENATO LEGITTIMATO A DIFENDERSI...
(ANSA) - La Corte Costituzionale ha dichiarato
"ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato",
proposto dal Senato nei confronti dei procuratori della Repubblica
presso i tribunali di Santa Maria Capua Vetere e di Napoli e del gup del
tribunale di Napoli, relativo al rinvio a giudizio dell'allora ministro
della giustizia Clemente Mastella, senza che gliatti fossero stati prima
inviati al 'tribunale dei ministri'.
Il Senato è
legittimato a "difendere le attribuzioni che gli spettano" ed ha tutti i
"requisiti" per presentare il conflitto di attribuzioni tra poteri dello
Stato nell'ambito della vicenda giudiziaria che riguarda l'ex
Guardasigilli Clemente Mastella, imputato a Napoli per tentativo di
concussione. Nella vicenda Palazzo Madama sostiene che le indagini
svolte dai pubblici ministeri di tre citta' erano, invece, di competenza
del Tribunale dei ministri. Lo sottolinea la Consulta nell'ordinanza
104, depositata oggi e relativa all'udienza di ammissibilità del
conflitto, svoltasi lo scorso nove marzo, al termine della quale era
stato dato parere favorevole all'ammissibilità del ricorso sollevato dal
Senato.
Il Senato sostiene
anche di non essere stato debitamente informato dai giudici di merito
dei procedimenti giudiziari su Mastella.
Ora la Consulta
fisserà una udienza nella quale ci sarà il "contraddittorio" tra le
parti che vedrà il confronto tra la posizione del Senato, quella della
Procura di Santa Maria Capua Vetere, quella della Procura di Napoli,
quella del gip di Napoli.
Per ora, la Consulta sottolinea di aver deliberato solo per quanto
riguarda la "sussistenza della materia di un conflitto la cui
risoluzione spetti alla sua competenza, restando impregiudicata ogni
ulteriore e diversa valutazione anche in punto di ammissibilità". In
pratica non ha affrontato il merito della questione.
9. LIBRO
'FILMGATE' A ATTI PROCURA DI ROMA PER PROCESSO MEDIATRADE...
(Adnkronos/Cinematografo.it) - Il libro 'Filmgate' di
Paolo Negro con l'intervista al produttore cinematografico Silvio Sardi,
edito da Editori Riuniti, finisce negli atti della Procura di Roma
nell'ambito del processo Mediatrade. Oggi Silvio Sardi e' stato
convocato in procura come persona informata dei fatti e ha ricostruito
ai magistrati inquirenti, in oltre sei ore di deposizione, cio' che ha
svelato nel libro.
I contratti,
pubblicati in appendice del libro, i presunti meccanismi distorti della
compravendita dei diritti televisivi dei film e il panorama complessivo
del mondo che ruota attorno al cinema sono stati i punti cardine delle
dettagliate domande degli inquirenti.
"Mi e' stato
chiesto di ricostruire e raccontare nei dettagli tutto quello che ho
raccontato nel libro Filmgate -dichiara Sardi-. Mi sembra che la
situazione sia piu' chiara e non resta che aspettare l'evolversi degli
eventi".
10. GOI, NESSUN
GIALLO SU ARCHIVIO LOGGIA ITALIA-DOMIZIO TORREGGIANI...
(Adnkronos) - 'Nessun giallo. Lo smarrimento di libri
dei verbali delle riunioni, del registro delle presenze, del protocollo
della posta, del libro matricola, oltre a documentazioni varie, venne
denunciato ai Carabinieri dal maestro venerabile della Loggia in data
13.5.2010. Con tale denuncia il responsabile della Loggia ha attivato le
ricerche a cura della Polizia Giudiziaria, cosi' investita della notizia
di un reato, perseguibile d'ufficio.
Se ci fossero
stati segreti da occultare, il Venerabile non avrebbe denunciato nulla,
nemmeno lo smarrimento, atteso che non vi era nessun obbligo di legge
che glielo imponesse'. E' quanto afferma il Gran Segretario del Goi,
Giuseppe Abramo, in riferimento a quanto pubblicato da "Panorama" e da
"Il Fatto Quotidiano", sul cosiddetto 'archivio' della Loggia
Italia-Domizio Torreggiani.
'I dati sensibili
della Loggia Italia-Domizio Torreggiani -prosegue il Gran Segretario di
Villa Il Vascello- i documenti storici e attuali dell'officina e dei
suoi membri, sono depositati presso la sede nazionale del Grande Oriente
d'Italia, ai sensi della legge. E quelle carte -taglia corto Abramo- non
nascondono misteri o tentativi di coprire alcun iscritto'.
'Si ringrazia ad
ogni modo per l'interessamento alla vicenda -conclude Abramo-
augurandoci che del Grande Oriente d'Italia si possa conoscere in
maniera approfondita l'impegno per l'umanita' e la promozione del
dialogo, e meno il solito film di trame massoniche cui ormai credono
davvero in pochi'.25-03-2011]
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ALLACCIAMOCI NEL
FANGO! - RICCI SI SCAGLIA COME UN KAMIKAZE CONTRO "LA REPUBBLICA" E
SCODELLA UN "FOTTO-ROMANZO" SU CARLETTO DE BENEDETTI CON LA "CARLINA"
GAD LERNER AL GUINZAGLIO CHE TRAMANO CONTRO LE VELINE NELLA VILLONA
SARDA - PER RICCI, “MEGLIO UNA FIGLIA VELINA CHE GIORNALISTA” -
’STRISCIA’ CONTRO ‘L’ESPRESSO’: “SUL FOTOVOLTAICO DI BURZI, UN ARTICOLO
FALSO E DISONESTO, CHE DIO LI FULMINI...CON UN PANNELLO!”...
1 - RETTIFICA DI
STRISCIA:
Caro Dago, in merito all'articolo pubblicato oggi ""Striscia la Bufala
Fotovoltaica" ti invio la replica di Striscia la Notizia (già pubblicata
sul sito del programma www.striscialanotizia.it) di cui ti chiedo la
pubblicazione.
Michele Lanzarotto
Ufficio stampa Striscia la Notizia
Questo l'articolo
contestato da ‘Striscia':
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media%20e%20tv/articolo-23955.htm
NON SI FERMA LA CAMPAGNA DI FANGO DEL GRUPPO ESPRESSO CHE OGGI
PUBBLICA LA BUFALA FOTOVOLTAICA
CHI E' MASSIMO
BURZI
Massimo Burzi, senz'altro un personaggio simpatico e originale, è stato
segretario della FGCI di Nervi all'epoca in cui Massimo D'Alema, suo
vicino di casa, era coordinatore di tutte le sezioni di Genova. Ha
un'azienda, la ETE, che si occupa di impianti per la telefonia, impianti
elettrici e di videosorveglianza. La sua azienda ha il certificato che
per l'intero fabbisogno impiega energia elettrica prodotta da fonti
rinnovabili (come da documento allegato).
Burzi è consulente
del porto di Rapallo per cui ha fatto realizzare la prima esperienza di
un porto interamente alimentato da energia verde grazie a un accordo con
Enel (come da articolo del Secolo XIX allegato ).Nessuna invenzione di
Burzi è mai stata pubblicizzata a Striscia la Notizia. Alla quale,
invece, ha segnalato la possibile truffa con i pannelli del
fotovoltaico. Solo per questo è stato fatto oggetto di un articolo falso
e disonesto. E dovrebbe essere Ricci ad avere l'onestà di consegnarsi il
Tapiro? Il Tapiro dovrebbe, invece, essere consegnato all'Espresso. Che
Dio li fulmini... con un pannello!
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2011/03/24/news_6440.shtml##
2 - RICCI CONTRO
TUTTI "MEGLIO UNA FIGLIA VELINA CHE GIORNALISTA"
Luca Dondoni per "La
Stampa"
Per il settimo
anno Ficarra e Picone siederanno sugli scranni di Striscia la Notizia
prendendo il testimone da Ezio Greggio e Michelle Hunziker. Molte le
novità di questa nuova tranche. La prima è il «Cicalotto», interpretato
da Max Laudadio, una specie di supereroe che bacchetterà il manigoldo di
turno usando violino e archetto. Confermato l'appuntamento settimanale
con l'attore Sergio Friscia nei panni di Beppe Grillo. L'obiettivo
dell'imitatore sarà quello di toccare temi legati allo sfruttamento del
corpo delle donne.
Argomento che ad
Antonio Ricci sta a cuore vista «la marea di fango» versata sulle
veline. «Meglio una figlia velina che giornalista», ha detto l'autore e
per questo si inaugurerà la rubrica «Svelate» dove Costanza Caracciolo e
Federica Nargi faranno incursioni nelle redazioni dei quotidiani,
settimanali o siti internet dei grandi gruppi editoriali per capire come
la stampa utilizzi il corpo delle donne. Ma ce n'è per tutti.
GAD LERNER
« Drive In e Striscia - dice Ricci - sono finite nel mirino di molti
editorialisti di Repubblica e in particolare di Gad Lerner che mi ha
dedicato una puntata de L'Infedele . Lui, che sino a un anno fa mi
chiedeva di mandare le telecamere di Striscia dalle parti della sua casa
di campagna perché c'erano troppe zanzare e il Comune non aveva
disinfestato, oggi fa il moralizzatore?»
LA MAFIA DEI
GIORNALISTI
«Siamo finiti in mezzo a una battaglia editoriale fra Repubblica e il
Fatto Quotidiano ». Per far pesare la sua dichiarazione Ricci ha
distribuito ai giornalisti un fotoromanzo a colori con le foto di Carlo
De Benedetti paparazzato anni fa nella villa in Sardegna o a bordo del
suo motoscafo mentre è in vacanza con Gad Lerner. Nei fumetti
(inventati) l'editore preoccupato per il calo di vendite di Repubblica
chiama Lerner a dirigere il quotidiano.
«Volete sapere
cosa penso di De Benedetti? Se quello è un compagno allora io non lo
sono. L'Italia è un paese sostanzialmente mafioso come la mafia dei
giornalisti che si coprono a vicenda. L'Ansa, qualche giorno fa,
riportando un nostro comunicato, non ha citato il Gruppo Espresso che
avevamo tirato in ballo a proposito della querelle sulle ragazze. E'
giusto secondo voi?»
SKY
«Perché nessuno ha scritto una riga su Sky che ormai per assumere le
telegiornaliste fa i casting come a Miss Italia? E il programma sul
burlesque? Quello va bene, lì la donna fa una bella figura mentre le
veline sono delle satanasse? A chi fa comodo questo finto moralismo?».
"Alle mie figlie
dico sempre fate le veline, ma non le giornaliste - ha aggiunto - Le
veline so perfettamente come vivono, come vengono trattate, da molte mie
amiche giornaliste invece ho sentito racconti di stalking, di mobbing
nelle redazioni, da parte di direttori e dei loro vice".
3 - LERNER A RICCI, VIVA LA SATIRA MA ABBASSO I FURBACCHIONI...
(ANSA) - "Delizioso il fotoromanzo con cui il velinaro
Antonio Ricci ottempera creativamente alla direttiva aziendale di
attaccare il 'nemico' Carlo De Benedetti e soprattutto ricorre al
vecchio trucco: impiegare le solite armi di distrazione di massa
-l'abusato 'cosi' fan tuttì- per minimizzare il disastro combinato da
Berlusconi nel suo rapporto con le donne".
Lo scrive Gad
Lerner sul suo blog 'Il Bastardo' dove rileva: "La sequenza balneare
sarda in cui mi si ritrae con pancetta e in costume da bagno mentre
ricevo direttive dall'Ingegnere per lanciare l'attacco a 'Striscia la
notizia', é molto carina. Complimenti. Peccato solo per l'inesattezza
temporale: il mio week end in Sardegna a casa De Benedetti risale al
luglio del 2009. La trasmissione all'Infedele del documentario di
Lorella Zanardo 'Il corpo delle donne in tv' era già avvenuta due mesi
prima, a maggio. Sarà mica che gliel'ho data io l'idea, all'Ingegnere?".
Conclude Lerner:
"Viva la satira, da qualunque parte provenga. Peccato che Antonio Ricci
non si dia pace da quando la sinistra non prende più l'abbaglio di
omaggiare lo spiritoso cantore del berlusconismo che pretendeva di
spacciarsi per campione della controinformazione. Viva la satira, ma
abbasso i furbacchioni".
4 - TV: IL GABIBBO, LERNER CONTINUA A MISTIFICARE...
(ANSA) - 'Gad Lerner continua a mistificare'. Lo dice
il Gabibbo, popolare personaggio di Striscia, in risposta a quanto
sostenuto oggi dal giornalista. 'E' vero - spiega - che nel maggio 2009
presenta 'Il corpo delle donne' della Zanardo, ma e' dal successivo
ottobre che sferra la sua ossessiva campagna di fango contro Striscia la
Notizia, che arriva fino ai giorni nostri. Ci sono le registrazioni Tv a
testimoniarlo'. 'Spieghi piuttosto agli italiani perche' - continua - ha
chiesto aiuto alle telecamere di Striscia per la sua lotta alle zanzare
nell'alessandrino. Per gli interessi personali va bene tutto? Per
cortesia un po' di serieta'!'.
5 - RITRATTO DEL PAPA' DEL TG SATIRICO...
Francesco Specchia per "Libero"
«...Ho passato una
vita a farmi una pessima fama, poi, all'improvviso, ti danno il premio
"È giornalismo" e ti dicono che sei un vero cronista -a me, che avevo
avuto come modello Topolino investigatore- , la cosa è seccante...».
Ecco.
Sta tutta qui la
filosofia di Antonio Ricci, nel rammarico che ci concesse quando la sua
"Striscia la Notizia" divenne esempio di giornalismo. Ricci, nato ad
Albenga, classe '50, papà del Gabibbo, del Drive in e del primo Beppe
Grillo, è un genio. Del male, ma pure sempre un genio, come diceva
Berlusconi che voleva aprirgli il cranio con un fermacarte dopo che un
servizio del tg satirico sulla Snam a Tangentopoli ("Il metano ti dà una
manetta") gli fece evaporare 20 miliardi in pubblicità.
Ricci vive
sottotraccia, come un eremita o certi personaggi di Scorsese. Può
vantare: una laurea in storia dell'arte; un passato da cabarettista e da
preside in istituti d'agraria; una costosa collezione di Juke box
Wurlitzer anni'50 e un'altra, urticante al tatto, di piccoli Gabibbi.
Ricci non si fa mai vedere in tv, non frequenta i salotti, non parla mai
della moglie e delle figlie. È vendicativo. Quando vuole sa essere una
carogna. Vuole spesso.
Ne ricordano
ancora la ferocia -per dire- Del Noce, Sgarbi, Baudo, perfino il Mago
Zurlì, da lui massacrati da ogni angolatura. Di Ricci non puoi scrivere
male, specie sui dati d'ascolto, anche quando sbaglia; se lo fai, il
giorno dopo ti sommerge di comunicati, di istogrammi e di sfottò che ti
marchiano a vita. La lettera scarlatta di Hawthorne, rispetto al segno
della sua ira, è un tatuaggetto fatto con l'henné.
Oggi l'ira tocca
Carlo De Benedetti. Al quale il vate di Striscia ha dedicato un
pregevole fotoromanzo "Re Carlo va alla guerra", in cui tritura
l'ingegnere e Gad Lerner. Dal 2009 Ricci è il peggior nemico di Gad, in
quanto con le veline emblema di un'etica pubblica marcia e maschilista
che nasce a Cologno e arriva in Parlamento. Gad chiamò Ricci: «il Dante
Alighieri del berlusconismo»; Ricci rispose «Lerner è il Petrarca di
Telecom, il Brunetto Latini degli Agnelli».
In più fece notare
a Gad che nei periodi di crisi la gnocca è un bene rifugio, e che
avrebbe soppresso le veline solo quando la Rai l'avesse fatto con Miss
Italia. Oggi Antonio ha alzato il bazooka più verso l'alto (De
Benedetti) promettendo di voler ribattezzare le sue ragazze "le
Carline". Il fotoromanzo di cui sopra è pagato di tasca sua.
Conoscendone il leggendario braccino corto, la guerra è solo agli
inizi.25-03-2011]
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bordello generali
- in una nota su richiesta della Consob, perinotto precisa che ’non ha
prestato alcuna garanzia a favore Petr Kellner o del gruppo Ppf, che
l’uscita di Ppf dalla joint venture Generali-Ppf Holding non è debito" -
BEN AMMAR: "ho consigliato a Della Valle d’occuparsi di quello che aveva
detto Del Vecchio che aveva dato le dimissioni dal Cda di Generali
perchè non gli andava bene alcuni affari di Generali in Europa dell’est’
1- EXIT PPF DA JV
ANCHE CON IPO, VENDITA TERZI O ASTA
(Il Sole 24 Ore - Radiocor) - L'uscita di Ppf dalla
joint venture con Generali per le attivita' assicurative in Centro-Est
Europa, di cui il gruppo del finanziere ceco Petr Kellner detiene dal
2008 il 49%, nel caso di mancato rinnovo dell'accordo, potra' avvenire
anche attraverso Ipo, vendita a terzi oppure asta, oltre che tramite
l'acquisto da parte della compagnia triestina, detentrice del 51% di
Generali Ppf holding, 'a discrezione di quest'ultima'.
E' quanto indica
il comunicato diffuso da Generali con i dettagli sugli accordi con il
gruppo Ppf, su richiesta di Consob. La nota sottolinea che i termini
dell'intesa sono stati 'approvati con voto unanime dal Consiglio
d'Amministrazione e dal Comitato Esecutivo di Generali' e che nella
realizzazione della jv non c'e' stato 'alcun premio di maggioranza a
carico di Generali'.
2- GENERALI NON HA
PRESTATO ALCUNA GARANZIA A FAVORE KELLNER O GRUPPO PPF
Radiocor - Generali, in una nota su richiesta della
Consob, precisa che 'non ha prestato alcuna garanzia a favore Petr
Kellner o del gruppo Ppf', che l'uscita di Ppf dalla jv Generali Ppf
Holding bv non e' debito, in quanto non c'e' obbligo incondizionato per
Generali all'acquisto. La compagnia sottolinea che tutte le ipotesi di
uscita Ppf sono sotto il controllo di Generali e che non c'e' necessita'
di un fondo rischi su exit Ppf, in quanto, a oggi, non e' configurabile
alcun rischio di perdite future.
3 - TARAK BEN
AMMAR IERI A SKY TG24, ABBIAMO CHIESTO SOLO CHIARIMENTI
(Adnkronos)
'Non abbiamo fatto altro che chiedere chiarimenti e di farlo
pacificamente. Mi dispiace che sembra una guerra tra italiani e
francesi. Dobbiamo tutti essere calmi. I dialogo e' la base per evitare
una guerra'.
'Sembra una guerra
italo-francese ma tutto questo -spiega Ben Ammar- e' falso. Quello che
e' avvenuto e' molto semplice ed e' iniziato con un articolo di Della
Valle che prendeva di mira Geronzi per ragioni in cui non voglio entrare
nel merito. Da consigliere di Mediobanca -sottolinea l'imprenditore
franco tunisino- ho risposto a Della Valle che il problema non era
Geronzi e ho consigliato a Della Valle, una persona per bene e che
rispetto, d'occuparsi piu' di quello che succedeva in Generali visto che
aveva detto quello che aveva detto Del Vecchio che aveva dato le
dimission dal Cda di Generali perche' non gli andava bene alcuni affari
di Generali in Europa dell'est'.
Vincent Bollore',
il vicepresidente di Generali, sottolinea ancora Ben Ammar, 'ha fatto
solo il suo dovere', quello di un consigliere di amministrazione che 'ha
l'obbligo di trasparenza' Comunque, aggiunge, Ben Ammar, 'non c'e'
niente di cosi' drammatico'. Questa vicenda, rileva, 'e' diventata una
discussione sulle persone e non sui fatti. Aspettiamo tranquillamente'.
28-03-2011]
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C’ERAVAMO TANTO
AMATI - VOLANO STRACCI BAGNATI TRA GENCHI-DE MAGISTRIS - L’EX
SUPERCONSULENTE delle inchieste ’Toghe lucane’ e ’Why not’ SCARICATO
DALL’EX PM (“MI FIDAVO DELLA SUA PROFESSIONALITÀ e mai avrei potuto
sospettare che le utenze indicatemi da lui fossero dei parlamentari”) SI
SFOGA PRIMA DEL PROCESSO PER ABUSO D’UFFICIO: “QUANDO SI È SAPUTO CHE
C’ERANO DELLE UTENZE DI PARLAMENTARI, L’HO DETTO AL PM CHE SI è REGOLATO
PER CONTO SUO" - SCAZZO ANCHE CON LA FORLEO
Leo Amato per
www.ilquotidianoweb.it
«L'unico
magistrato di cui nella mia vita mi sono veramente innamorato è mia
moglie. Si chiama Tania Hmeljak. Insieme abbiamo un figlio che si chiama
Walter».
Mette subito in
chiaro una cosa Gioacchino Genchi, il superconsulente delle inchieste
'Toghe lucane' e 'Why not'. Ha lavorato per anni nell'oscurità per le
procure di mezza Italia. Luigi De Magistris gli ha regalato la
celebrità, ma gli è costata tanto, molto di più di quanto si aspettasse.
Per cominciare la
sospensione dal servizio in polizia. Quindi un processo che inizierà
lunedì per «lo scandalo più grande della storia della Repubblica». Così
l'aveva annunciato nientedimeno che il presidente del Consiglio
Berlusconi. Acquisivano, elaboravano e trattavano illecitamente i
tabulati telefonici di otto parlamentari della Repubblica senza chiedere
l'autorizzazione alle due camere.
Poi c'è l'accusa
di concorso in abuso di ufficio, perché «agendo tra loro con più azioni
esecutive di un medesimo disegno criminoso arrecavano intenzionalmente
un danno ingiusto (ai parlamentari, ndr) consistente nella conoscibilità
di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni».
Sentito dal
magistrato che ha condotto le indagini, De Magistris ha scaricato le
responsabilità sul superconsulente. «Ci tengo poi a far presente - ha
dichiarato - che avendo maturato una lunga esperienza come pm mai avrei
consapevolmente disposto l'acquisizione dei tabulati di un parlamentare
(...) Mi fidavo della professionalità di Genchi e mai avrei potuto
sospettare che le utenze indicatemi da lui fossero dei parlamentari».
Se c'era stata
intesa in sostanza è finita da un bel pezzo, anche perché Genchi
racconta tutta un'altra storia, ossia che allora non si sapesse che quei
numeri telefonici appartenessero a dei parlamentari, e quando si è
scoperto è stato fatto presente al pm (De Magistris) che si è regolato
per conto suo.
Quanto
all'inchiesta sulle 'Toghe lucane' Genchi tiene a precisare il senso del
suo lavoro. «La mia relazione - risponde al Quotidiano - conta di oltre
30.000 pagine, più allegati. Dall'acquisizione e dallo sviluppo dei
tabulati, all'analisi dei numerosi cellulari e personal computer in
sequestro, all'analisi e dall'incrocio delle intercettazioni telefoniche
e delle dichiarazioni fiume dei testi escussi, non ho trovato alcun
riscontro - dico nessuno - alle postulazioni accusatorie profilate dal
p.m. e dalla polizia giudiziaria».
Non è soltanto una
presa di distanza, ma l'inizio di un vero e proprio sfogo.
«Invero gli unici riscontri positivi, da me rilevati e valorizzati,
riguardano il possibile uso indebito di un cellulare di servizio (in uso
al magistrato di turno) della procura della Repubblica di Potenza, con
cui - oltre a numerosissime conversazioni di indubbia finalità privata -
erano state eseguite numerose chiamate, in orari e in giorni ben precisi
(che rendevano agevole l'individuazione dell'autore), a una numerazione
di una hot-line, con l'addebito all'erario di costi sensibili.
Verosimilmente doveva trattarsi di una cartomante».
Si tratta
dell'accusa che è costata un'indagine per peculato al pm Claudia De
Luca. Per lei Vincenzo Capomolla negli scorsi mesi ha chiesto il rinvio
a giudizio ed è in corso un processo a Catanzaro.
Genchi risponde
anche a un'insinuazione pubblicata dal gip della storica inchiesta sulla
scalata Unipol-Bnl, Clementina Forleo, che ha attaccato De Magistris
dalle pagine del suo blog di indicibili «compromessi e doppiopesismi»,
citando un episodio in particolare in cui si intravede una figura che
per molti aspetti assomiglia alla sua.
«Troppe persone
ormai 'sanno' - scrive Clementina Forleo - e anche il suo consulente
prima o poi dovrà dar conto di quanto riferitomi il 9 ottobre 2009,
nonché della telefonata che verso le ore 10.00 di quel giorno ebbe a
fare dal suo cellulare a qualcuno che gli aveva consigliato di
'tagliare' dalla sua opera in fase di pubblicazione il capitolo che
trattava di tale insigne personaggio - noto per accompagnarsi con mogli
di bancarottieri salvati da sicure condanne da casuali (per carità!)
errori di suoi compagni di corrente rimasti impuniti - e delle sue
pressioni volte a 'rovinarmi'».
Dato che a fine
2009 di fatto è uscito in libreria 'Il caso Genchi', la domanda non è
peregrina. «A proposito delle dichiarazioni di Clementina Forleo e Luigi
De Magistris mi sovviene una espressione di Giovanni Falcone che non
dimenticherò mai. Un giorno, rientrando dalla Toscana da una trasferta
per una indagine su un presunto traffico d'armi su cui indagava un
magistrato del luogo, Falcone, commentando il mio scetticismo su
quell'indagine (e non solo sull'indagine) mi disse: «Caro Genchi, sono
più d'aiuto alla mafia i miei colleghi che pensano di avere vinto il
concorso per Dio di quanto non lo sono taluni affiliati, che con i lori
errori ci consentono di combatterla».
Purtroppo rilevo
che ancora oggi ci sono dei magistrati (ed ex magistrati) che pensano di
«avere vinto il concorso per Dio». Per quanto mi riguarda ogni indagine
è ricerca della prova e accertamento della verità su una 'notitia
criminis' (notizia di reato, ndr). L'indagine non può e non deve essere
lo strumento per cercare o creare la 'notitia criminis'.
L'indagine è anche
fantasia ed è normale che in quell'ambito si possano profilare degli
indizi che necessitano di approfondimenti finalizzati alla ricerca della
prova. Ecco perché ritengo - sempre come sosteneva Falcone - che la più
grande virtù di un investigatore non è quella di non sbagliare mai nel
seguire una pista, ma è quella di sapere fare tanti passi indietro di
quanti se ne sono fatti in avanti quando ci si accorge di avere
sbagliato strada.
Tutto qui».28-03-2011]
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DOPO TREDICI ANNI,
NUOVO MIRACOLO NELLA GROTTA: UN ARTIGIANO FRANCESE RIACQUISTA L’USO
DELLA GAMBA - dall’11 febbraio 1858, giorno della prima apparizione
della Vergine a Bernadette, solo l’uno per cento di circa 7 mila
"dichiarazioni di guarigione" sono state riconosciute "miracolose".
Finora erano 67 (
Alberto Mattioli
per "la
Stampa"
Un miracolo a
Lourdes può sembrare una notizia scontata. In realtà, dall'11 febbraio
1858, giorno della prima apparizione della Vergine a Bernadette, solo
l'uno per cento di circa 7 mila «dichiarazioni di guarigione» sono state
riconosciute «miracolose». Finora erano 67: l'ultima miracolata
«riconosciuta», nel 2005, fu una siciliana, Anna Santaniello.
Da ieri c'è il
miracolato numero 68. Si chiama Serge François, un artigiano di Angers
in pensione. Il fatto risale al 12 aprile 2002. Serge aveva praticamente
perso l'uso della gamba sinistra, semiparalizzata dopo due operazioni. E
soffriva di terribili dolori, leniti solo da iniezioni di morfina.
Quel giorno, nella
grotta, dopo aver pregato e bevuto l'acqua, Serge sentì, parole sue, «un
dolore così lancinante che credevo di morire». Poi «la gamba che mi
faceva tanto soffrire e che era sempre fredda si è riscaldata». Tanto
che poi, per «rendere grazie», è andato in pellegrinaggio a Santiago di
Compostela: 1.570 chilometri, e a piedi.
Ieri il suo
vescovo, Emmanuel Delmas (che, ironia della sorte, è medico di
formazione) ha solennemente riconosciuto il carattere «remarquable»
della guarigione, senza parlare di «miracolo». «Ma per me non c'è dubbio
- spiega monsignor Delmas al Figaro -. Avrei potuto usare il termine
"miracolo". Tutto permetterebbe di farlo, ma mi sembrerebbe un po'
presuntuoso».
L'eufemismo del
prelato si spiega con le prudentissime regole della Chiesa in materia di
guarigioni, ulteriormente irrigidite nel 2006. Il primo passaggio è la
visita da parte dell'équipe medica di Lourdes, per due anni diretta da
un italoamericano, Alessandro de Franciscis, che ha esaminato 38 casi
nel 2009 e 33 nel 2010. La commissione prende in considerazione l'intero
dossier clinico, ordina nuovi esami e lascia passare altro tempo, perché
la guarigione dev'essere «permanente».
Poi, se tutto
risulta convincente, dichiara una «guarigione constatata». Per passare
allo stadio successivo servono altre due indagini. Una è ancora
scientifica, con gli esami di due collegi medici - il secondo
internazionale - che si riunisce a Lourdes una volta all'anno. L'altra è
religiosa, effettuata da una commissione diocesana presieduta dal
vescovo del «miracolato», che esamina gli aspetti spirituali della
guarigione e del guarito.
Se anche questa è
d'accordo, la guarigione è «confermata», come nel caso dell'artigiano di
Angers. Adesso gli manca la terza tappa, la «guarigione ratificata», la
sola che, secondo il diritto canonico, permette di parlare di
«miracolo». Ma il signor François il suo miracolo l'ha già ottenuto.
Lungo 1.570 chilometri.
29-03-2011]
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1- TUTTO PRONTO
PER IL PROCESSO DEL CAZZO E DELLA FICA, L’UNICO PROBLEMA È CHE OGGI
MANCHERà PROPRIO SOLO IL PROCESSO. ANCHE PARARSI IL CULO (E LA POMPETTA)
NELL’ESERCIZIO DEL BUNGA BUNGA MINORILE è "FUNZIONE MINISTERIALE" UN
MINIMO TIMORE, IL CAINANO CE L’HA: QUELLO CHE MINETTI. MORA E FEDE
PATTEGGINO - 2- DOPO IL COLOSSEO "SVENDUTO" ALLO SCARPARO A PALLINI,
SPONSORIZZAZIONE ANCHE PER IL PARTY ’KAROL SANTO SUBITO!’ "IL CARDINAL
VALLINI HA CHIESTO L’AIUTO DI SPONSOR PER COPRIRE TUTTE LE SPESE DELLA
BEATIFICAZIONE". FARANNO LA SOLITA COSETTA SOBRIA? - 3- IL PICCHIATELLO
ELKANN è "GRATO A MARCHIONNE PER LO SCORPORO DELL’AUTO". ANCHE GLI
OPERAI SONO GRATI PER LO SCORPORO. DELLO STIPENDIO. E GLI ITALIANI PER
LO SCORPORO DERIVANTE DALLA CASSA INTEGRAZIONE PER UN ANNO E MEZZO - 4-
STAMPA! PARTE IL FREE MARKET PER IL CELEBRATO SALONE DEL TRUCIOLATO
BRIANZOLO -
A cura di Minimo
Riserbo e Pippo il Patriota
1- ANCHE PARARSI
IL CULO (E LA POMPETTA) NELL'ESERCIZIO DEL BUNGA BUNGA MINORILE E'
"FUNZIONE MINISTERIALE"
Ma che spettacolo
patriottico! La Camera vota il conflitto di attribuzioni per salvare il
suo Padrone, mentre il ministro (per caso) Mariastella Gelmini va a
Porca a Porca per dire che "davvero quella notte il premier pensava di
intervenire a favore della nipote di Mubarak".
Insomma, senza
rispetto alcuno per chi li ha tolti dalla strada, lo fanno pure passare
per un idiota. Per l'agile prosa del commissario Davanzoni, siamo
all'"abuso di Parlamento" (Re-pubica p. 1). Per il Corriere di don
Flebuccio, "Contino le aule, non le piazze" (Sergio Romano") e al
massimo siamo di fronte a un "ingorgo giudiziario" (Massimo Franco, p
1). Puo' bastare cosi', oggi.
Solo una
considerazione generica, da luridi cronistacci di strada. Dev'esser
bella la vita dello strapagato commentatore italiano di mezza eta':
basta esprimere le opinioni separate dai fatti, arzigogolarle bene fino
a farli sparire, e alla fine una augusta presentazione dei propri libri
(ben distribuiti) sara' sempre assicurata.
Comunque un minimo timore, il CaiNano ce l'ha, almeno secondo Marco
Galluzzo: quello che Minetti. Mora e Fede patteggino (Corriere, p. 5).
Modesta domanda: ma i loro avvocati chi li paga e per chi altro
lavorano?
Condivisibile al 100 per cento l'attacco del pezzo di Luigi Ferrarella:
"Con tutto pronto per il processo, l'unico problema e' che oggi
manchera' proprio solo il processo" (Corriere, p. 9)
E ha ragione da vendere anche Paolo Colonnello sulla Stampa: "C'e'
qualcosa di intrinsecamente berlusconiano nella decisione presa ieri dai
vertici del tribunale di Milano di imbiancare a tempo di record l'aula e
di nascondere con grandi pannelli le gabbie dove di solito siedono, al
posto degli imputati, i giornalisti" (Stampa, p. 3).
Dove per "giornalisti" s'intendono anche quelli delle tv che questi
processi del Capo li raccontano il meno possibile.
2- PRIMA IL PESCE, POI SANTO KAROL!
Che bella la Chiesa che santifica se stessa. Gesu' l'ha fondata proprio
per questo: per santificarsi tra papi, mica per santificare le
pecorelle. E allora e' salvifico leggere che "Wojtila prenota un posto
nel calendario. Festa ogni 2 aprile come per i santi. Il Vaticano deroga
alla norma sui beati: per lui il culto sara' universale" Ma tutto costa
per la modesta Santa Acquisizione, e allora "il cardinal Vallini ha
chiesto l'aiuto di sponsor per coprire tutte le spese della
beatificazione " (Repubblica, p. 21). Faranno la solita cosetta sobria?
3- UN CETRIOLO NELLA MACCHINA DEL FANGO
per la serie il diavolo e' nei dettagli, geniale boxino sul Cetriolo
Quotidiano dedicato allo scoop del Giornale sull'Oak Fund (p. 5). A
volte, basta davvero un minimo di memoria.
4- DISECONOMY
"Hotel, aerei, fazendas e ospedali. Il piano vendite del San Raffaele.
L'obiettivo: incassare subito 120 milioni per far fronte ai 900 di
debiti" (Corriere, p. 25). Il resto li mettono le sante banche?
5- SCORPORERAI CON DOLORE, MA ANCHE CON PIACERE
Illustrato Fiat ci regala sempre notizie meravigliose:
"Elkann: spin off perfetto. Da Chrysler nuovo valore" e aggiunge "grato
a Marchionne per lo scorporo dell'auto". Anche gli operai sono grati per
lo scorporo. Dello stipendio. E gli italiani per lo scorporo derivante
dalla cassa integrazione per un anno e mezzo (Stampa p.
28, Teodoro Chiarelli). Nel pezzo si legge che, "tra Mark Twain e le
piantagioni di caffè', c'e' il John Elkann che forse non ti aspetti
nella lettera agli azionisti Exor".
6- IL QUARTIER GENERALE BANCARIO INFORMA
a mezzo Corriere della Pica, che "Intesa Sanpaolo, si' all'aumento da 5
miliardi per crescere all'estero" (p. 29). E due pagine dopo, eccone
un'altra: "Draghi promuove gli aumenti di capitale: Segni incoraggianti"
(p. 31). Secco il titolo della Stampa di Torino, la citta' che s'e'
fatta fottere la prima banca italiana (per liquidità) senza colpo
ferire: "Intesa, via libera unanime all'aumento" (p. 27). Sulle
peripezie di Urbano Cairo, l'ex badante di Veronica Lario, va detto
pero' che alla Stampa sono sempre coraggiosi, liberi e indipendenti (p.
43).
7- AGENZIA MASTIKAZZI (NON TUTTE LE MARKETTE VENGONO COL BUCO)
"Sacconi: l'Italia arretrata? Tutta colpa degli anni Settanta. Il
ministro nella prefazione a un saggio sul decennio: "Dal welfare al
lavoro, dobbiamo superare quei dogmi". Casa editrice dei De Michelis,
autori tutti avanzi di Garofano, ricca recensione del Corriere. Ma
qualcosa va storto, e gliela impaginano sotto la seguente inchiesta:
"Caccia a conti e case all'estero". Larini e Mach di Palmestein son
tornati? No, tranquilli, e' solo il Madoff dei Parioli. Che negli anni
Settanta chissa' che lavoro faceva (p. 21)
8- VIENI AVANTI CREATIVO
bella pagina di pubblicita' del ministero del turismo austriaco
sull'apposito inserto Viaggi di Repubblica (p. 50). Vi si vedono un
tizio e una tizia in pedule che ballano il jazz davanti a un rifugio.
Oh, ma due un po' meglio non li avevate in tutta l'Austria? E lei come
cazzo l'avete vestita, che gia' era una cozza alpina di suo? Complimenti
anche allo slogan pubblicitario: "Ma certo, e' l'Austria!"
9- FREE MARCHETT
Comincia il celebrato Salone del Truciolato Brianzolo, e come ogni anno
i giornali si vendono anche al culo. Oggi comincia il Corriere con
questo valoroso pezzo di Annachiara Sacchi, dal titolo "Perche' sono una
star? Un angelo italiano ha capito le mie idee" (p. 27). Si parla di
Philippe Stark, "inventore della lampada Romeo per Floss". Durissimo
l'attacco: "Immaginifico, versatile, sperimentale. E concreto,
instancabile, vulcanico. Difficile sintetizzare il genio di Starck,
l'uomo che ha sovvertito le regole della progettazione con un'ironia
iconoclasta".
Ecco, a parte lo
spreco di affetto, ci perplime la distruzione di significato che viene
operato scientificamente in certe pagine. Per esempio, la parola
"iconoclasta" non ce la potete applicare a uno che disegna lampadine da
mille euro.
06-04-2011]
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1- IL PAPA A
PASQUA DOVRÀ CHIEDERE IL PERMESSO PER LA VIA CRUCIS AL COLOSSEO? - 2-
COSÌ LA ROMA DI LETTA E ALE-DANNO HA CONSEGNATO IL COLOSSEO A DELLA
VALLE - 3- NEL CONTRATTO ANCHE LE CHIAVI PER VISITARE L’ANFITEATRO FUORI
ORARIO. SE LO SCARPARO VUOLE ENTRARE NEL COLOSSEO CON GLI AMICI SUOI IN
GITA A ROMA PUÒ FARLO - 4- ANCORA. L’IMPEGNO FINANZIARIO DI TOD’S SARÀ
SPALMATO LUNGO LA DURATA DEI LAVORI MENTRE I DIRITTI DI ESCLUSIVA
DECORRONO DA SUBITO. UNA PARTE DELL’INVESTIMENTO DELLO SPONSOR
MARCHIGIANO, PARI A 2,5 MILIONI DI EURO, SARÀ USATO PER COSTRUIRE UN
CENTRO SERVIZI CHE POTRÀ PUBBLICIZZARE IL MARCHIO TOD’S - 5- NEL
CONTRATTO UN RUOLO CENTRALE È RISERVATO ALL’ASSOCIAZIONE SENZA FINI DI
LUCRO DEGLI “AMICI DEL COLOSSEO” BY TOD’S, NELLA QUALE POTRANNO ENTRARE
TUTTI I SOGGETTI CHE VOGLIONO SOSTENERE IL RESTAURO, SOLO COL
BENEPLACITO DI TOD’S
Marco Lillo per "il
Fatto quotidiano"
Finalmente si
discute a carte scoperte. L'accordo tra la Tod's e il Ministero dei Beni
Culturali per il restauro del Colosseo, a oltre due mesi dalla firma, è
pubblico. Grazie al Fatto Quotidiano che ha dato notizia domenica dei
suoi contenuti e poi ieri ne ha pubblicato il testo integrale (prima che
le agenzie lo rilanciassero ore dopo, senza citare la fonte) tutti
possono giudicare da soli la portata e il significato della convenzione.
Il contratto è
stato firmato il 21 gennaio scorso da Diego Della Valle, in qualità di
presidente di Tod's, dall'architetto Roberto Cecchi, in qualità di
commissario delegato per l'area archeologica di Roma e da Anna Maria
Moretti, in qualità di soprintendente speciale.
Diego Della Valle si impegna a erogare 25 milioni di euro per finanziare
i lavori di restauro prestando una fideiussione all'avvio di ogni lotto.
L'impegno
finanziario di Tod's sarà spalmato lungo la durata dei lavori mentre i
diritti di esclusiva decorrono da subito. Tra questi c'è anche il
diritto "concesso a Tod's dall'articolo 4 comma 2: "lo sponsor avrà
diritto "di accesso al Colosseo per gruppi di persone". Se Diego Della
Valle vuole entrare nel Colosseo con un gruppo di partner americani o
russi in gita a Roma può farlo "con modalità da concordarsi
preventivamente con la soprintendenza e senza interferire con il
naturale svolgimento delle attività in essere al Colosseo, come le
visite del pubblico".
Insomma, Della
Valle, pur disponendo di fatto delle chiavi del Colosseo, non dovrà
escludere dal godimento chi ha pagato il biglietto. Nè i suoi ospiti,
magari presi dalla foga di imitare il gladiatore potranno inoltrarsi, a
norma di accordo "in ambienti in cui non sia garantita la sicurezza".
Una parte
dell'investimento dello sponsor, pari a 2,5 milioni di euro, sarà usato
per costruire un centro servizi sul quale la società che finanzia il
restauro potrà pubblicizzare il marchio Tod's. Un ruolo centrale è
riservato all'associazione senza fini di lucro degli "amici del
Colosseo", da costituirsi da parte di Tod's e nella quale potranno
entrare tutti i soggetti che vogliono sostenere il restauro, salvo il
beneplacito di Tod's.
L'associazione
potrà "realizzare una struttura temporanea e/o allestire una struttura
fissa per l'accoglienza dei sostenitori dell'Associazione". Il centro
sarà "ubicato nelle immediate vicinanze del Colosseo" e "potrà fregiarsi
e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor". Il
centro sarà "allestito per tutta la durata dei lavori di restauro e per
i successivi due anni".
L'altro punto
delicato dell'accordo sono le clausole di esclusiva che limitano i
poteri del Commissario, che non potrà "concedere a terzi il diritto di
associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine e/o i propri
segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori di restauro del Colosseo di
cui al piano degli interventi".
Proprio in
ottemperanza a questa clausola, come Il Fatto ha raccontato domenica, è
saltata la serata Volkswagen per il lancio del nuovo modello della casa
tedesca. Ieri - dopo le polemiche politiche suscitate dal nostro
articolo - il sindaco Alemanno ha ribadito i vantaggi per la città: "Noi
non regaliamo il Colosseo a nessuno. Continuare a mantenerlo così è una
vergogna di fronte all'umanità".
Nell'accordo si
prevede che Tod's abbia il diritto di "pubblicizzare, anche in
abbinamento a prodotti e/o marchi dello sponsor, l'erogazione del
proprio contributo per la realizzazione dei lavori di restauro del
Colosseo". I diritti concessi "si intendono esercitabili sia in Italia
che all'estero" e avranno "una durata di quindici anni a partire dalla
data di costituzione dell'Associazione, eventualmente prorogabili". È
probabile che Tod's quindi promuova, legittimamente, la sua immagine
anche nei negozi di New York o Tokyo facendo riferimento al suo ruolo
nel restauro.
Quello che invece
ieri Tod's ha escluso è il puro intento speculativo: "Nessuna
possibilità che il Gruppo Tod's utilizzi il monumento a fini
pubblicitario-commerciali nè in via esclusiva nè in altro modo". E,
probabilmente con riferimento al caso Volkswagen, mai citato per nome,
il gruppo ha precisato nella sua nota: "Vogliamo solo fare in modo che
l'immagine del Colosseo non sia svilita da interventi di puro stampo
commerciale, proprio a evitare che possa capitare di trovare affissa al
monumento la gigantografia di un'automobile".
05-04-2011]
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WALL ST. DEBOLE
DOPO LA SORPRESA DEL RIALZO DEI TASSI CINESI - L’ITALIA CRESCE
DELL’1,1%, MOLTO MENO DELL’EUROZONA (+3%) - ELKANN SI VANTA DEI
CONTRATTI IMPOSTI ALLE FABBRICHE FIAT - FIAMME PER DRAGHI: SCIOPERO A
BANKITALIA - BANCOPOLI: STRETTA SU FRASCA, BRACCIO DESTRO DI FAZIO -
“BELLI CAPELLI” COPPOLA: GALEOTTA FU MEDIOBANCA - HOPA ASSORBITA DA
MITTEL, FINE DELLA “RAZZA PADANA” - A CASA DI “GOLDMAN SPECTRE” TORNANO
I BONUS - RIOTTA RIOTTAMATO VA AL FORUM AMBROSETTI DA UNIVERSITARIO - LA
EX BERTONE NON È BERTONE - VINO: 1 BOTTIGLIA SU 2 È TAROCCA…
1 - WALL STREET:
APERTURA IN LIEVE RIBASSO (DJ -0,15%) SU RIALZO TASSI CINA...
Radiocor - Wall Street ha avviato la seduta di
contrattazioni in leggero calo, dopo il rialzo dei tassi di interesse da
parte della Banca Centrale Cinese e mentre il petrolio continua ad
essere scambiato vicino ai massimi degli ultimi due anni e mezzo. Pochi
minuti dopo l'inizio, il Dow Jones perde lo 0,15%, a 12.381,72, il
Nasdaq lascia sul terreno lo 0,01%, a 2.788,99, e lo S&P 500 e' in calo
dello 0,17%, a 1.330,62.
2 - OCSE: ITALIA,
+1,1% PIL PRIMO TRIMESTRE E +1,6% NEL SECONDO - RITMO MOLTO PIU' LENTO
DELLA MEDIA EUROZONA: +3% E +2,2%...
Radiocor - L'Economia dell'Italia dovrebbe essere
cresciuta mediamente dell'1,1% (+/-1,4%) nel primo trimestre. Lo stima
l'Ocse nel suo 'outlook' interinale, dove prevede per il secondo
trimestre una crescita media dell'1,6% (+/- 1,6%). Si tratta di
performance nettamente piu' basse rispetto alla media che
l'Organizzazione ha indicato per l'Eurozona: +3% nei primi tre mesi e
+2,2% tra maggio e giugno. Il Canada dovrebbe nel frattempo incarnare il
ruolo di locomotiva del G7: +5,2% nella prima frazione e +3,8% in quella
successiva.
3 - OCSE: +3% PIL
DEL G7 NEL I SEMESTRE, GIAPPONE ESCLUSO...
Radiocor - L'economia dei Paesi del G7 nel primo
semestre 2011 dovrebbe registrare una crescita annualizzata di circa il
3%. La stima pero' esclude il Giappone perche', spiega l'Organizzazione
subito all'inizio del suo 'outlook' interinale, il costo totale del
disastro che lo ha colpito non e' ancora quantificabile. Per l'Ocse
comunque 'sembra che il recupero stia diventando autonomo', anche se
sottolinea una disoccupazione sempre elevata, i rischi rialzisti del
petrolio e la crisi dei conti dei Paesi periferici dell'Eurozona. Sono
crescenti le aspettative d'inflazione e per questo, secondo la nota, in
alcuni Paesi Ocse la politica monetaria dovra' occuparsi proprio della
possibilita' che queste vadano fuori controllo.
4 - CINA: BANCA
CENTRALE ALZA I TASSI DI INTERESSE DI 25 PUNTI BASE...
Radiocor - La People Bank of China (Pboc) con una mossa
a sorpresa ha alzato oggi i tassi di interesse di 25 punti base. Il
precedente rialzo risaliv a all'8 febbraio. La banca ha agito sulla leva
dei tassi anche il 19 ottobre 2010 e il 25 dicembre 2010, dopo quasi tre
anni in cui il tasso di riferimento restava invariato. La manovra
destinata a contrastare la crescita dell'inflazione che, a marzo,
dovrebbe aver superato la quota del 5%.
5 - LAVORO: INPS,
A MARZO RICHIESTA CIG +45,1% SU MESE, -15,8% SU ANNO...
Radiocor - A marzo sono state richieste e autorizzate
102,5 milioni di ore di cig contro i 70,6 milioni di febbraio 2011
(+45,1%) e contro i 121,8 milioni del marzo 2010 (-15,8%). Lo comunica
l'Inps: nel primo trimestre le ore di cig richieste sono state 233,4
milioni contro 299,7 milioni dello stesso periodo 2010 (-22,14%). I
dati, spiega Inps, segnalano 'un andamento discontinuo dell'economia,
che sembra aver superato il punto piu' alto della crisi, senza aver
archiviato definitivamente le difficolta' produttive e occupazionali'.
6 - FIAT: ELKANN,
FATTO MOLTO PER AGGIORNARE NORME SU CONTRATTI...
(Adnkronos) - "Nel corso dell'anno Fiat ha investito
molto, in termini di tempo e di impegni, per aggiornare le norme che
regolano i contratti di lavoro in Italia. Sono stati fatti passi in
avanti e l'impegno della societa' rimane lo stesso: cambiare per poter
essere piu' competitivi sul mercato". E' quanto si legge nella lettera
agli azionisti di Exor del presidente della societa' John Elkann.
7 - EXOR: ELKANN,
TEMPI E MODI SPIN OFF PERFETTI, GRAZIE A MARCHIONNE...
(Adnkronos) - "La decisione presa dagli azionisti di
Fiat, con il pieno e convinto sostegno di Exor di dividere il gruppo in
due distinte societa' quotate, Fiat e Fiat Industrial, e' stato l'evento
piu' significativo del 2010". Lo sottolinea il presidente e ad di Exor,
John Elkann, nella lettera agli azionisti ricordando che "noi pensiamo
che questa separazione permettera' al mercato di vedere meglio le
caratteristiche e il potenziale delle due societa'. Cio' dovrebbe anche
tradursi in un maggiore apprezzamento del valore di ciascuna, rispetto a
quanto accadeva quando erano unite".
"Sono grato a
Sergio Marchionne e alla sua straordinaria squadra per aver reso
possibile questo importante passo. Le ragioni, la scelta dei tempi e le
modalita' di esecuzione sono state semplicemente perfette". "Non
possiamo promettere operazioni come questa ogni anno -conclude Elkann-
ma quando si presenteranno occasioni di questa portata, faremo tutto il
possibile per coglierle".
8 - PREMAFIN:
LISTA MICHELI RINNOVO SINDACI...
(ANSA) - Il finanziere Francesco Micheli e il figlio
Carlo hanno presentato una lista di candidati per il rinnovo del
collegio sindacale di Premafin in vista dell'assemblea del 29 aprile (2
maggio in seconda convocazione).
Lo rende noto un
comunicato della societa' che ufficializza anche la presentazione di una
lista del patto di sindacato dei Ligresti, composto da Canoe Securities,
Hike Securities, Limbo Invest, Sinergia Holding di Partecipazioni e
Immobiliare Costruzioni.
9 - DI FAZIO IN
FRASCA - BANCOPOLI: STRETTA FINALE SUL BRACCIO DESTRO DELL'EX
GOVERNATORE...
Adelaide Pierucci per "Lettera43.it"
- A sei anni dallo scandalo, Bancopoli continua a tenere sulle corde
Francesco Frasca e i "furbetti del quartierino". Un'inchiesta su cui
indagano sia la procura di Milano che quella di Roma. Il prossimo 11
aprile, infatti, nel palazzo di giustizia della Capitale è previsto
l'interrogatorio dell'ex capo della vigilanza della Banca d'Italia da
parte del gip Giovanni Ariolli. Al centro dell'inchiesta, le manovre
bancarie che, nel 2005, cercarono di strappare al Banco Bilbao Vizcaya
Argentaria la Bnl.
Il giudice dovrà
decidere se rinviare a giudizio Frasca, ai tempi delle scalate braccio
destro dell'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, insieme
ad altre 20 persone, da Giovanni Consorte e Giampiero Fiorani, e a 16
società per cui la procura di Roma nel marzo 2010 aveva chiesto il
giudizio per aggiotaggio, insider trading e ostacolo all'esercizio delle
funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza.
Frasca e Fazio,
intanto sono sotto processo anche nell'inchiesta gemella di Milano,
sempre sulla stessa scalata a Bnl. Mentre per quella su Antonveneta i
magistrati meneghini hanno già chiesto un anno e mezzo di reclusione per
Frasca e tre per Fazio. In una intercettazione l'ex capo della vigilanza
della Banca d'Italia si era sbottonato: «Ho fatto solo il passacarte di
Fazio». Guai e declino di un top-manager.
10 - COPPOLA-
GALEOTTA FU MEDIOBANCA...
Giovanna Lantini per "il
Fatto quotidiano" - "Se non mi avessero fermato sarei
entrato nel cda di Mediobanca a 38 anni". È solo uno degli argomenti
portati domenica da Danilo Coppola domenica a In Mezz'Ora di Lucia
Annunziata, nel corso della sua arringa difensiva imperniata sulla
persecuzione da parte dei poteri forti oltre che di alcune Procure, in
un proseguimento del botta e risposta a distanza ingaggiato la settimana
scorsa con il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, che su La7 aveva
citato il caso Coppola come esempio di buona magistratura.
Ma la citazione di
Mediobanca sembra piuttosto un lapsus freudiano, visto che proprio un
episodio che riguarda il rapporto tra Coppola e Piazzetta Cuccia
contribuisce a dimostrare la tesi opposta. La Corte d'Appello di Roma ha
infatti da poco sostanzialmente respinto il ricorso dell'ex "furbetto
del quartierino" contro la Consob, che lo aveva multato per turbativa di
mercato in relazione agli acquisti di titoli Mediobanca dell'estate
2005.
La Corte,
sgombrando il campo "da tutte le valutazioni e doglianze sull'eccesso di
potere" ha confermato il giudizio della Consob secondo cui gli acquisti
furono "frutto della deliberata intenzione di provocare un rialzo del
prezzo delle azioni", anche al fine di "evitare il versamento di
ulteriori margini di copertura della garanzia del finanziamento
(assicurato da azioni Mediobanca) a suo tempo erogato da Deutsche Bank a
Tikal Plaza". Confermata anche la multa di 700mila euro, con la
precisazione che la cifra è nella "fascia medio bassa" delle pene
previste per questo tipo di violazioni.
11 - HOPA DENTRO
MITTEL, ADDIO RAZZA PADANA...
Da "la
Stampa" - Cala il sipario su uno dei marchi storici della
finanza italiana: Hopa, la finanziaria che ha orchestrato la madre di
tutte le scalate, quella alla Telecom lanciata nel 1999 dalla cordata di
Emilio Gnutti e Roberto Colaninno, verrà fusa in Mittel, scomparendo dal
registro delle imprese dopo essere stata (quasi) dimenticata dalle
cronache finanziarie. La società di Giovanni Bazoli, insieme al fondo
lussemburghese Equinox Two di Salvatore Mancuso, aveva rilevato Hopa nel
2008, quando la holding bresciana, uscita con le ossa rotte dalle
fallite scalate bancarie del 2005 e dal crollo dei mercati azionari, era
ormai sull'orlo del fallimento.
Ora il cda di
Mittel ha deciso «di avviare lo studio di un progetto complessivo di
riassetto delle partecipazioni che prevede la fusione» in Mittel di
Tethys, il veicolo creato per acquistare il controllo di Hopa.
Preliminarmente si provvederà a fondere Hopa (che avrà incorporato anche
Earchimede, altra società della galassia bresciana) in Tethys. L'addio
alla holding che aveva portato la razza padana alla testa di Telecom
chiuderà il processo di ristrutturazione avviato da Mittel ed Equinox
Two (che uscirà da Hopa).
12 - GOLDMAN NON
PERDE IL VIZIO: RITORNANO I BONUS STELLARI...
Antony Currie per "la
Stampa" - La cultura dei diritti acquisiti è ritornata in
Goldman Sachs. Per un paio di anni sembrava che la banca di Wall Street
avesse compreso che esercitare la moderazione per le retribuzioni dei
manager avrebbe trasmesso il messaggio che aveva imparato una certa
umiltà dalla crisi finanziaria. Ma la decisione del Cda di offrire un
bonus in contanti di 5,4 milioni di dollari al chief executive, Lloyd
Blankfein, e quattro ai suoi colleghi ha fatto venir meno questa idea.
La rivelazione è
giunta appena due mesi dopo che Goldman aveva annunciato di aver
concesso a Blankfein e ad altri, azioni vincolate per 12,6 milioni di
dollari ciascuno per il loro lavoro dell'anno scorso, un aumento del 40%
rispetto al 2009. Come per quell'annuncio, Goldman ha aspettato fino al
dopoborsa di un venerdì per rivelare la sua ultima generosa
distribuzione di contanti, che sembra una soluzione vergognosa per
tentare di nascondere decisioni controverse.
Il bonus in azioni
era già difficile da giustificare. Il rendimento dei mezzi propri
dell'11,5% di Goldman dell'anno scorso è stato quasi il doppio della
media del 6% generato dalle quattro società identificate come
concorrenti principali: Bank of America, Citigroup, JpMorgan e Morgan
Stanley. Ma il confronto non è corretto. Tre di questi concorrenti hanno
grandi sedi commerciali, che tendono a ridurre i guadagni
dell'investment banking. E tutti e quattro stanno ancora riprendendosi
dai duri colpi subiti durante la crisi.
Usarli come
benchmark significa che il giro di bonus 2010 di Goldman è da attribuire
alla performance degli anni precedenti. In ogni caso, sulla base di
altri parametri Goldman è indietro. L'anno scorso, gli utili sono
diminuiti di un terzo, mentre quelli di Jp Morgan sono migliorati del
48%. L'azione di Goldman è rimasta piatta, mentre quella di Citi è
aumentata del 43%. E sebbene il rendimento dei mezzi propri di Goldman
abbia superato quello dei rivali, dal 2009 è diminuito della metà. Poi
c'è la questione di un pagamento di 550 milioni alla Commissione per la
Borsa. Sono tutti motivi per ridurre i compensi e non per raddoppiarli.
13 - EDISON: NEL
2010 A QUADRINO COMPENSI PER QUASI 2 MLN, A ZUCCOLI 743MILIONI...
Radiocor - Umberto Quadrino, amministratore delegato
uscente di Edison, lascera' con una liquidazione milionaria, a fronte di
dieci anni di attivita' in Foro Bonaparte dopo che nel 2010, secondo
quanto riporta la relazione al bilancio di Edison consultata da
Radiocor, il manager ha percepito un compenso di 1,983 milioni. La
retribuzione e' composta da un emolumento per la carica pari a 1,205
milioni e una parte variabile stabilita in un bonus di 757 mila euro
legato al raggiungimento degli obiettivi di breve termine fissati dal
cda, oltre ad altri benefici non monetari (coperture assicurative).
Inoltre, il cda
aveva definito per l'a.d. un 'long term incentive' (Lti) per il periodo
2009-2010 da corrispondere al termine del mandato in corso, in linea con
il programma Lti del management e collegato al raggiungimento di
obiettivi strategici di medio periodo (rating finanziario/programma di
eccellenza operativa). 'Il mancato raggiungimento degli obiettivi di Lti
- si legge nel documento - ha fatto venir meno il presupposto di
corresponsione del medesimo, sia con riferimento all'amministratore
delegato che per tutto il management interessato'. Secondo la relazione
al presidente di Edison, Giuliano Zuccoli, e' stato riconosciuto un
compenso per la carica pari a 743 mila euro. Quadrino, a fine 2010, era
in possesso di 850 mila azioni ordinarie Edison, mentre Zuccoli ne aveva
in portafoglio 46 mila.
14 - MELFI, INTESA
SULLE PAUSE DICE NO SOLO LA FIOM...
Da "la
Stampa" - Sarà sottoposta all'esame delle assemblee dei
lavoratori l'intesa che Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno siglato sul nuovo
modello organizzativo sulle pause di lavoro alla Fiat di Melfi. Il
sistema «Ergo - Uas» entrerà in vigore dall'11 aprile. All'intesa manca
la sigla della Fiom. L'intesa tra azienda e sindacati prevede 40 minuti
di pausa per il turno di lavoro giornaliero articolati in tre momenti,
due da 15 ed uno da 10. Attualmente sono in vigore due pause da 20. Tale
sistema sarà sperimentale e sarà oggetto di verifica. Questa
sperimentazione sarà illustrata nelle assemblee dei lavoratori dopo
l'incontro con la Fiom.
15 - MEDIA E
SINDACATI - I PROBLEMI DI OAG NASCONDONO IL RITORNO DI BERTONE...
Da "il
Giornale" - La Bertone, come carrozzeria, non esiste più da
tempo. Da quando è stata rilevata dalla Fiat. Da quel momento l'azienda
ha cambiato anche denominazione: non più Bertone, bensì Oag (Officine
automobilistiche Grugliasco). La Bertone attuale, guidata dalla
presidente Lilli Bertone e dall'ad Marco Filippa, si occupa in
particolare di stile ed engineering, e dopo anni difficili propone ora
un bilancio positivo. Le sue vicende nulla hanno a che vedere con quella
che media e sindacati continuano a chiamare ex Bertone. Bertone è una
cosa, Officine automobilistiche Grugliasco è un'altra. E basta con
quell'«ex».
16 - WORKSHOP
AMBROSETTI - RIOTTA SENZA «SOLE» ORA GIOCA PER PRINCETON...
Da "il
Giornale" - Tra i più attivi, nel dibattito a porte chiuse
del Workshop Ambrosetti dello scorso week end a Cernobbio, c'era Gianni
Riotta, da pochi giorni ex direttore del Sole 24 Ore . Le sue domande ai
relatori sono state considerate tra le più stimolanti dai 200
partecipanti. Mentre nelle pause Riotta preferiva starsene per i fatti
suoi, sulla terrazza di Villa d'Este, salvo una simpatica rimpatriata
con gli inviati del Sole . Ma, non essendo più direttore, Riotta non era
lì in quota 24 Ore , bensì come accademico: per la Princeton University
di cui, come si legge sul suo profilo Twitter , fa parte del Council on
Foreign Relations e del Board.
17 - TAGLI AGLI
STIPENDI E BLOCCO AUMENTI SCATTA LO SCIOPERO IN VIA NAZIONALE...
Dal "Corriere
della Sera" - Ha fatto eccezione solo la Cida del
Sindirettivo. Le altre sigle sindacali della Banca d'Italia hanno invece
deciso di proclamare una giornata di sciopero per il 15 aprile per
protestare contro la delibera del Consiglio Superiore che ha adottato
anche per i dipendenti dell'Istituto di via Nazionale il blocco di tre
anni della contrattazione aziendale e il taglio delle retribuzioni più
alte previsto dalla manovra di luglio e dal decreto Milleproroghe. I
sindacati, come spiega Angelo Maranesi della Fabi, sostengono
l'autonomia della banca centrale e lamentano la mancanza di un accordo.
18 - GOOGLE: LARRY
PAGE DIVENTA CEO, SCHMIDT PRESIDENTE...
(Adnkronos/Dpa) - Google ha un nuovo Chief executive
officer. Il cofondatore del colosso del Web Larry Page ha preso le
redini della compagnia da Eric Schmidt, che era stato cooptato nel board
nel 2010 per fornire una guida esperta alla compagnia, allora molto
giovane. Schmidt ora fara' il presidente.
La societa' aveva
annunciato l'avvicendamento nel gennaio scorso, ponendo fine ad un
decennio in cui Schmidt ha guidato l'azienda attraverso un complicato
sistema di condivisione delle decisioni, in un triumvirato con Page, 38
anni, e Sergey Brin, 37, l'altro co-fondatore di Google.
I tre uomini sono
tra i piu' ricchi del mondo: i patrimoni personali dei due co-fondatori
sono stimati da Forbes intorno ai 20 mld di dollari, mentre Schmidt si
ferma a 'soli' 6 mld. Si prevede che Page tentera' di rivitalizzare
Google e di riportare il leader mondiale dei motori di ricerca e degli
smartphone alle sue aggressive origini, quando era una start-up, dopo
che l'azienda si e' lasciata sfuggire il filone del social networking,
che ha permesso la nascita di nuovi concorrenti come Facebook.
19 - CIA,
CONTRAFFATTA 1 BOTTIGLIA SU 2...
(ANSA) - Sugli scaffali e nei ristoranti di tutto il
mondo sono sempre di piu' le bottiglie di vino che di italiano hanno
soltanto il nome. Per ogni bottiglia autentica ce n'e' una contraffatta
e ammonta a 2 miliardi il giro d'affari del vino 'tarocco' nel mondo. Lo
rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del
Vinitaly che inizia giovedi'. Per tutelare i consumatori e il buon nome
del vino italiano, secondo la Cia, e' necessaria una politica piu'
efficace per il settore.
20 - PROCTER &
GAMBLE: VENDE LE PRINGLES...
(ANSA) - Procter & Gamble vendera' 'Pringles', il noto
marchio delle patatine nel 'tubo', alla Diamond Foods Inc, per 1,5
miliardi di dollari in azioni. L'operazione portera' alla nascita di un
nuovo gigante dello 'snack'. Secondo l'accordo Diamond, conosciuta per
'Pop secret' popcorns e per le 'Kettle chips', si fara' carico dei
debiti di Pringles che ammontano a circa 850 milioni.
05-04-2011]
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MARPIONNI
D’ITALIA – L’IMPULLOVERATO VUOLE DIVENTARE IL PADRONE DELLA FIAT E
RISCHIA PURE DI FARCELA - L’IMPRESA NON È MAI RIUSCITA A NESSUNO, DA
ROMITI A DE BENEDETTI, A MORCHIO – LUI VUOLE TRASFORMARE LA FIAT IN
FIAD: FABBRICA INTERNAZIONALE AUTOMOBILI DETROIT. SE I PIANI RIESCONO,
INSIEME A CHRYSLER DIVENTERÀ UNA PUBLIC COMPANY AMERICANA ENTRO IL 2012
– E PER GLI AGNELLI LE BRICIOLE (TRA IL 10 E IL 15%): SEMPRE MEJO DI
FALLIRE...
Stefano Cingolani
per "il
Foglio"
E se alla fine il
vero padrone della nuova Chrysler-Fiat diventasse proprio Sergio
Marchionne? Non il capo azienda, il che è scontato, ma il patron, come
dicono i francesi, azionista e manager operativo tutto in uno. Una
figura che non corrisponde né al paradigma imprenditoriale di Joseph A.
Schumpeter né alla "mano visibile" di Alfred Chandler. Nella storia
della Fiat, nessuno ci è riuscito. Chi l'ha tentato, è stato punito con
la damnatio memoriae. Spesso bastava solo il sospetto.
La morte di
Vittorio Ghidella, l'uomo che creò la Uno e contribuì alla rinascita
degli anni Ottanta, è stata ricordata con ritardo e attraverso uno
smilzo e burocratico comunicato dell'ufficio stampa Fiat. Quando era
stato assunto, Ghidella possedeva la Roltra che faceva, tra l'altro, un
motorino per i vetri elettrici delle auto. Così, l'accusa di conflitto
di interesse (a essere benevoli) accompagnò la sua sconfitta. Il
vincitore, Cesare Romiti, al pari di Vittorio Valletta, non ha mai
percepito altro che lo stipendio (il cui ammontare non ricorda, dopo
tutti questi anni).
Nemmeno un'azione
Fiat, un bonus, una stock option. Quando lasciò, nel 1998, si portò via
185 miliardi di lire, Gemina e il controllo del Corriere della Sera:
voleva diventare anche lui padrone, creare insieme ai figli una nuova
famiglia di capitalisti. Non ci è riuscito.
"Ho avuto i pieni poteri", ricorda Romiti in tv, davanti all'inviata di
"Report" e rivendica la sua lealtà nei confronti del sovrano. Eppure,
anche lui salì sul trono nel 1993. Era un altro periodo nero, uno dei
più bui per la Fiat e l'Italia. Crisi produttiva, crisi finanziaria,
crollo della lira, dissoluzione del sistema politico, i magistrati di
mani pulite che mettono sotto torchio l'intero top management.
Antonio Di Pietro
tuona: "Si presentino i generali, è ora che la Fiat smetta di mandare
allo sbaraglio i colonnelli". Finché Romiti fa la parte del cireneo e si
becca una condanna che macchia il lenzuolo della onorabilità. Né Gianni
né Umberto Agnelli subiscono l'onta del terzo grado a San Vittore. Ma
sono a terra. Vengo salvati e nello stesso tempo ingabbiati da Enrico
Cuccia che organizza un patto di sindacato con Generali, Deutsche Bank e
Alcatel. Romiti ha il comando e nel 1996 diventa presidente, come
Valletta.
Otto anni dopo, ci
prova Giuseppe Morchio. Arrivato al vertice nel 2003, dopo la morte
dell'Avvocato, pensa di cogliere la grande occasione nel maggio 2004,
quando Umberto Agnelli, malato di cancro, non è più in grado di
partecipare nemmeno all'assemblea della Fiat. Il giorno del funerale, la
famiglia si riunisce per decidere la successione e l'amministratore
delegato chiede di affidargli l'azienda come presidente ed espressione
della proprietà, entrando nella cassaforte tra gli ottanta e passa
eredi. Riceve un secco no. Si dimette, al suo posto arrivano Montezemolo
e Marchionne. Mentre Jaki Elkann mette sul tavolo la quota che il nonno
gli ha lasciato.
Gestore e
azionista, dunque. Prima di Morchio, nel lontano 1976, lo stesso sogno
viene accarezzato da Carlo De Benedetti. Quando viene chiamato, scambia
la sua società, la Gilardini, con un pacco di azioni Fiat: una fettina
della torta, non più del cinque per cento, rispetto agli Agnelli che ne
hanno direttamente il 25, ma basta per non essere solo un dipendente.
Resiste appena cento giorni. I suoi avversari dicono che voleva scalare
l'azienda. Magari con l'aiuto di banche d'affari internazionali presso
le quali ha sempre goduto gran credito. E' vero? "Non l'ho mai pensato",
ha ammesso Romiti dopo tanti anni. Ma ormai l'Ingegnere è in tutt'altre
faccende affaccendato.
Insomma, la Fiat
non è indenne dalla sindrome di Dravot, il personaggio del racconto di
Rudyard Kipling portato sullo schermo da John Huston. Creduto il
successore di Alessandro Magno dagli abitanti del Kafiristan, finisce
male quando gli ingenui montanari scoprono il bluff. Indossare la corona
senza essere concepito da nobili lombi, non è facile nemmeno fuori dal
"Fiatstan".
Lo dimostra
Eugenio Cefis. Ex braccio destro di Enrico Mattei, rompe nel 1961, in
dissenso sulla politica anti- americana. Un anno dopo, Mattei muore
cadendo con l'aereo aziendale. Nel 1967, Cefis diventa presidente
dell'Eni con i cui denari (pubblici perché l'azienda è dello stato)
scala Montedison, in apparenza per fare un favore a Cuccia, in realtà
per se stesso. Nel 1971 lascia l'Eni in mani fidate e prende possesso di
Montedison. Contro questo Rastignac degli affari, Eugenio Scalfari
scrive "Razza padrona". Appoggiato da Amintore Fanfani, nel 1974 Cefis
si scontra con Gianni Agnelli per la presidenza della Confindustria.
Perde, ma si
spartiscono i giornali: a Montedison il Messaggero (l'Eni ha già il
Giorno), a Rizzoli il Corriere della Sera, mentre l'Avvocato ottiene che
la Gazzetta del Popolo (sinistra Dc) non disturbi più la Stampa. Nel
1977, al culmine del potere, Cefis molla e si ritira in Svizzera. Gli
dirà Cuccia: "Sono deluso, credevo che facesse il colpo di stato".
Nessun golpe è in vista per Marchionne, se non aziendale come sospettano
i suoi ne- mici. Niente politica, nonostante qualcuno lo abbia
auspicato, dopo il vittorioso braccio di ferro con la Fiom. Lui vuole
trasformare la Fiat in Fiad (Fabbrica internazionale automobili Detroit)
e incoronarsi indiscusso reggitore. Ce la farà?
Nella primavera
del 2009, un'azione del gruppo torinese valeva poco più di tre euro, nel
dicembre 2010 è arrivata a 14. Eppure, la quota di mercato è scesa in
Europa e in Italia. L'amministratore delegato aspetta che il tubo
intasato abbia scaricato completamente gli effetti perversi degli
incentivi e annuncia nuovi modelli Fiat, Alfa e Lancia mentre arriva la
Jeep a Mirafiori e l'auto ecologica negli Stati Uniti. I risultati si
vedranno nell'inverno 2011- 2012. Allora, scatterà la seconda fase.
Se Chrysler torna
al profitto può restituire ai governi statunitense e canadese 7,1
miliardi di dollari (dei quali 5,1 effettivamente utilizzati). Secondo i
piani, avverrebbe a metà 2011. A quel punto, Fiat, che possiede il 25
per cento, potrebbe prendere un altro dieci a costo zero (la condizione,
scrive l'accordo, è che realizzi le nuove vetture a basso consumo).
Pagati i debiti con i contribuenti, potrà arrivare al 51. Lo ha detto in
tv, in una smozzicata e confusa intervista strappatagli da "Report".
All'assemblea di
mercoledì scorso, l'ultima della Fiat così come l'abbiamo conosciuta, ha
ripetuto che ciò avverrà entro l'anno, poi le due società avranno un
bilancio consolidato e si vedrà chi sostiene chi: Fiat vende meno nel
Vecchio continente, Chrysler negli Stati Uniti sta andando meglio, ma è
sostenuta dalle flotte aziendali. Più lento, invece, il secondo
passaggio: slitta al 2012 la quotazione a Wall Street con una offerta
pubblica di acquisto, premessa alla fusione vera e propria.
La nuova entità
diventa una public company americana. Gli Agnelli scendono tra il dieci
e il 15 per cento. Grosso modo quanto posseggono i Ford nell'impresa
omonima. La metamorfosi è completa. Per l'antica monarchia del
capitalismo italiano si prepara un destino opulento, ma meno rilevante
perché senza l'auto si ridurrà il suo peso (anche politico). Quanto al
manager con il maglioncino, ha già accumulato un tesoretto che equivale
al due per cento della Fiat odierna. Se porta a casa tutta la posta,
diventa il signore delle quattro ruote. Ma anche se ne prende metà,
generazioni di studenti alla Har- vard Business School faranno gli esami
sul suo poker globale. Perché nessun altro c'è riuscito; a cominciare da
Dravot, il fratello massone che perse la testa perché volle farsi re.
04-04-2011]
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Report in onda
domenica 2 aprile alle 21.30 su RAI TRE.
La puntata si
intitola “LA BANDA DEL BUCO” di Bernardo Iovene.
Segue
Sinossi:
Una cava una
volta sfruttata, se non viene ripristinato l’ambiente, diventa una
discarica. Questo in barba a una legge nazionale che regola le attività
estrattive già dal 1927. Lo Stato poi, circa 40 anni fa, ha trasferito
alle Regioni le competenze per meglio regolare il fenomeno. Ma ancora
oggi c’è chi non ha realizzato il piano per le estrazioni sul proprio
territorio. Non c’è in Piemonte dove le cave sono concentrate tra la
provincia di Biella e quella di Vercelli, e dove, nonostante siano una
zona dove avviene il ricambio delle acque della falda, si permette di
scavare fino a50 metridi profondità per estrarre ghiaia e sabbia. A
Caserta i colli Tifatini sono stati interamente erosi, la zona è stata
dichiarata altamente critica e la magistratura è dovuta intervenire sui
mancati ripristini e i mancati controlli sulle escavazioni abusive. A
Brescia molte cave sono state trasformate in discariche, nonostante ci
fossero già in piedi progetti per il ripristino ad uso agricolo o a
verde. Ha deciso la regione anche contro il parere del comune, come a
Varese dove una cava abusiva, chiusa nel 1985, è stata riaperta e sono
stati autorizzati scavi per circa un milione e mezzo di metri cubi. Si
tratta della collina di Cantello che è praticamente destinata a sparire,
sotto però c’è la riserva d’acqua dell’intera città di Varese. Poi ci
sono le cave di Carrara, dove da centinaia di anni i pregiati marmi sono
estratti dalle montagne che sovrastanola città. Madal 1992 le ditte a
valle portano, oltre i blocchi, anche le scaglie di marmo che servono a
produrre il carbonato di calcio. E così il traffico è balzato da200
amigliaia di camion che ogni giorno rendono l’aria irrespirabile ai
cittadini per via delle polveri rilasciate durantela movimentazione.
Leconcessioni per legge dovrebbero essere temporanee, eppure le imprese
sono sempre le stesse da decenni. C’è chi opera ormai da 16 anni senza
concessione, pagando un semplice canone che i comitati dei cittadini
definiscono irrisorio rispetto al danno che creano all’ambiente,
soprattutto se paragonato ai profitti di chi sfrutta il territorio.
Andrà
inoltre in onda:
“COME
MAIALI”
Di
Michele Buono e Piero Riccardi
Partiremo
dal recentissimo scandalo dei maiali tedeschi alla diossina, con la
ricostruzione delle cause della contaminazione analizzate da osservatori
tedeschi, per arrivare in Italia tra gli allevamenti dell’Emilia Romagna
che devono convivere con le sempre più numerosi centrali a biogas che
rendono più degli allevamenti stessi.
Per la
rubrica “C’E’ CHI DICE NO”
“MARCO
BOSCHINI”
Di
Giuliano Marrucci
Mentre la
politica nel suo insieme non perde occasione per dare una brutta
immagine di se stessa, aumenta l’esercito di amministratori di piccole
e piccolissime realtà che per poche centinaia di euro di rimborso spese
decidono di dedicare tutto il lorotempo liberoalla costruzione di un
futuro sostenibile per le loro comunità…
Il video e
la trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sarà on line
sul nostro sito
www.report.rai.it dieci minuti dopo il termine della messa in onda.
Buona
Visione!La Redazione.
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L’ASIA CHIUDE
POSITIVA, L’EUROPA PARTE CON I REALIZZI - ISTAT: CALA IL DEFICIT/PIL NEL
2010 (4,5%), CRESCONO LE ENTRATE (0,9%) - IL MAXI BONUS GOLDMAN PER
BLANKFEIN (19 MLN $) - INTESA: Aumento di capitale da 5 miliardi -
MARPIONNE VUOLE GLI USA PERCHÉ IN ITALIA SPROFONDA - JP MORGAN E
MEDIOBANCA LAVORANO ALL’AUMENTO MPS - IL SILENZIO DI CERNOBBIO DI
PÉBEREAU (BNP) - COL CONTROLLO DELLE TORRI DMT MEDIASET MIRA A RAI WAY?
- Massimo Moratti entra nella holding di Tronchetti - QUANDO WIND
PIACEVA A SCAGLIA E SAWIRIS…
1. BORSA:
REALIZZI IN EUROPA, RIFLETTORI PUNTATI SU RIUNIONE BCE GIOVEDI'...
Radiocor - Apertura in rosso per l'Europa dopo i rialzi
di venerdi', innescati dal buon dato Usa sull'occupazione. I riflettori
sono puntati sulla riunione giovedi' della Bce, che decidera' in merito
al rialzo dei tassi. Parigi segna -0,34%, Francoforte +0,03% e a Milano
il Ftse Mib perde lo 0,14%. Giu' Mps (-5%) e Intesa Sanpaolo (-2,56%),
con il mercato in attesa di imminenti aumenti di capitale. Prysmian
+1,8%.
borsa londra
2. BORSA: ASIA
POSITIVA; VOLANO MATERIE PRIMEA SIDNEY...
(ANSA) - Chiusura positiva per le principali borse di
Asia e Pacifico. Tokyo ha segnato un rialzo dello 0,11%, Hong Kong,
ancora aperta, sale dell'1%, mentre Shanghai é rimasta chiusa per
festività. Gli acquisti si sono concentrati sul comparto delle materie
prime, con il balzo a Sidney di Equinox Minerals (+28,55%), dopo
l'offerta da 6,5 miliardi di dollari messa sul piatto da Minmetals
Resources (+0,5% ad Hong Kong).
Una circostanza
che ha acceso i riflettori anche su Murchinson Metals (+11,86%) ed
Energy World Corporation (+11,22%). Di seguito, gli indici dei titoli
guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo +0,11% - Hong
Kong +1,07% (seduta in corso) - Shanghai chiusa per festività - Taiwan
chiusa per festività - Sidney +0,51% - Mumbai +1,01% (seduta in corso) -
Singapore +0,50% - Bangkok +1,43% - Giakarta +0,40% (seduta in corso).
3. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI LUNEDI' 4 APRILE...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Zucchi.
- Milano: incontro
Sodalitas 'Giovani & Impresa: un'alleanza per il futuro del Paese'.
Partecipano, tra gli altri, Alberto Meomartini, presidente Assolombarda;
Gian Francesco Imperiali, presidente Abb Italia; Diego Pignatelli,
country head Ubs e a.d. Ubs Italia Sim; Diana Bracco, presidente
Fondazione Sodalitas; Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione.
- Roma: cerimonia
di inaugurazione della Mostra 'La moneta dell'Italia Unita: dalla lira
all'euro', alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, e del Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.
- New York:
Italian Equity Roadshow 2011 di Borsa Italiana.
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - TASSI: L'aumento costera' alle Pmi seicento
milioni (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1, 4-5). Giovedi' la stretta
della Bce. Piu' cari i mutui a tasso variabile (Il Giornale, pag. 17).
'Fari accesi ma niente allarmismi'. Intervista a Giampaolo Galli,
direttore generale di Confindustria (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.5).
Ripartono i prestiti al Sud ma le sofferenze restano alte. Intervista al
direttore generale del Banco di Napoli Giuseppe Castagna (Il Sole 24 Ore
del Lunedi', pag.4)
NOMINE: Eni , Enel
e Finmeccanica, ecco i nuovi presidenti (dai giornali)
ENEL: Piazza
Affari premia il nucleare che non c'e' (Affari&Finanza, pag.1-6-7).
Enel. The Lex Column (Financial Times, pag.16)
GENERALI: Alla
fiera dell'Est i 'segreti' del Leone finiscono in piazza. Lettera al
risparmiatore (Il Sole 24 Ore di domenica, pag. 7). Le munizioni di
Caltagirone per la guerra sulle Generali (Affari&Finanza, pag.20). La
madre di tutte le battaglie. E' l'ora della verita' (CorrierEconomia,
pag.1-2-3)
PALENZONA:
Bollore', Geronzi, Ligresti, tutte le sfide di Palenzona, il nuovo
broker del potere (Affari&Finanza, pag.1-9)
BANCA MPS:
L'aumento di capitale al vaglio della Fondazione (Il Corriere della
Sera, pag. 13)
INTESA SANPAOLO:
Aumento di capitale da 5 miliardi. Azioni ordinarie assegnate ai
possessori dei titoli di risparmio (Il Messaggero, pag. 6). Intesa
Sanpaolo va al test dell'aumento (Il Giornale, pag. 17). Piano capitale,
la via stretta di Passera (Affari&Finanza, pag.219
BANCHE: Nuovi
capitali, nuovi assetti. Cosa cambia per Intesa e Unicredit
(CorrierEconomia, pag.1-6-7)
PIRELLI: Massimo
Moratti entra nella holding di Tronchetti. Acquista il 6% di Gpi (Il
Corriere della Sera, pag. 13)
PARMALAT:
'Allevatori pronti a difendere Parmalat'. Baietta, presidente della
cooperativa Santangiolina, lancia un appello per coinvolgere nel
capitale tutti gli altri produttori. La Cdp lavora al fondo per
contrastare Lactalis: il ruolo della nuova Sgr (Il Giornale, pag. 17).
Riparte dalla Consob il 'muro' anti-francesi (Affari&Finanza, pag.1-22)
MEDIASET: Spot,
cosi' la Rai si e' arresa a Mediaset (Affari&Finanza, pag.1)
INVESTINDUSTRIAL:
'Vendo all'estero il brand Italia. Il prossimo passo, nella moda'.
Intervista a Andrea Bonomi (La Stampa, pag. 23)
ENERGIA: Petrolio
lontano dall'allarme rosso (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.22). Il
fotovoltaico gioca la carte dei distretti. Piu' di 800 le imprese della
filiera che muovono un giro d'affari ai 20 miliardi (Il Sole 24 Ore del
Lunedi', pag.13)
RISPARMIO:
Siniscalco: 'Coniugare risparmio e mercato'. Intervista al presidente di
Assogestioni (CorrierEconomia, pag.25)
ASSICURAZIONI:
Gimkana sul web per spuntare la polizza migliore (Il Sole 24 Ore del
Lunedi', pag.1-25)
LEGGE
ANTI-SCALATE: L'Italia progetta un fondo d'investimento statale per
respingere gli invasori (The Wall Street Journal, pag.4)
FISCO: Sgravi
fiscali al Sud. Tremonti ora accelera (Il Corriere della Sera, pag. 12)
PROFESSIONISTI:
Albi in lite sulle esclusive (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1)
5. ISTAT;
DEFICIT-PIL 2010 CALA A 4,5%...
(ANSA) - Il rapporto tra deficit e Pil nel 2010 é stato
pari al 4,5%, in calo a confronto con il 5,3% registrato nel 2009. Lo
rileva l'Istat, diffondendo i dati grezzi sull'indebitamento netto delle
Amministrazioni pubbliche e spiegando che rispetto al 4,6%, sempre con
riferimento al 2010, comunicato dallo stesso Istituto il primo marzo il
dato di oggi è leggermente migliore perché non include l'effetto delle
operazioni di swap.
Nel quarto
trimestre del 2010 il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 3,8%,
in miglioramento rispetto al 4,1% del corrispondente periodo del 2009.
Lo rileva l'Istat diffondendo i dati grezzi sull'indebitamento netto
delle Amministrazioni pubbliche.
6. CONTI PUBBLICI:
ENTRATE; +0,9% IN 2010, -0,6% IV TRIM...
(ANSA) - Le entrate totali nel 2010 sono aumentate
complessivamente dello 0,9 %, con un'incidenza rispetto al Pil del 46%.
Lo comunica l'Istat aggiungendo che nel 2009 erano calate del 2,3%
(46,5% l'incidenza sul Pil). Considerando solo il quarto trimestre del
2010 le entrate sono diminuite in termini tendenziali dello 0,6%. In
questo periodo il rapporto tra le entrate totali e il Pil è stato pari
al 53,8%, rispetto al 55,1% del quarto trimestre del 2009.
7. L'AUMENTO MPS,
AL LAVORO JP MORGAN E MEDIOBANCA...
Da "la
Stampa" - Un mandato ufficiale non c'è ancora al momento.
Ma, secondo fonti finanziarie, Mediobanca e la banca d'affari americana
Jp Morgan sarebbero già al lavoro per preparare l'aumento di capitale
del Monte dei Paschi di Siena. L'operazione, che ha l'obiettivo di
rafforzare il patrimonio della banca senese presieduta da Giuseppe
Mussari, sarà intorno ai 2,2-2,3 miliardi.
L''aumento di
capitale dovrebbe essere approvato da un Consiglio d'amministrazione di
Mps, successivo a quello previsto per giovedì. L'operazione sarà poi al
vaglio degli azionisti della banca (tra cui la Fondazione Mps con una
quota del 56%) in un'assemblea straordinaria che sarà convocata verso
maggio, dopo l'assemblea del 29 aprile che approverà i conti del 2010.
8. MAXI BONUS AL
PRESIDENTE GOLDMAN SACHS: 19 MILIONI...
Da "la
Repubblica" - Tornano gli stipendi d´oro ai big di Wall
Street. Goldman Sachs, la banca americana salvata grazie agli aiuti del
governo, ha raddoppiato il compenso elargito per il 2010 al presidente e
amministratore delegato Lloyd Blankfein, portandolo a 19 milioni di
dollari.
La paga include
anche il reintegro del bonus in contanti per la prima volta da tre anni.
Il totale dello stipendio di Blankfein - riferisce l´agenzia Bloomberg -
comprende infatti 5,4 milioni di dollari in contanti, più 12,6 milioni
in titoli vincolati; 600 mila dollari come paga base e benefit per 464
mila dollari. Si torna così a un livello di retribuzione che si colloca
quasi in mezzo tra quella del 2008 quando Blankfein e altri sei big
manager non ricevettero bonus, e il record del 2007 con 67,9 milioni di
dollari.
9. FIAT ESULTA IN
USA MA QUI SPROFONDA...
Da "Il
Fatto Quotidiano" - A vedere i dati sulle immatricolazioni,
riferiti al mese di marzo, si capisce perché Sergio Marchionne non veda
l'ora di fondere Fiat e Chrysler per sfruttare le potenzialità del
mercato americano: in Italia il mercato automobilistico è sceso di quasi
il 28 per cento. Ma il marchio Fiat è crollato del 39,81 per cento,
oltre 26 mila vetture in meno dello scorso anno. Lancia scende del 22
per cento. Almeno l'Alfa sale, ben del 51,2 (lo scorso anno non c'era la
Giulietta).
Per fortuna che,
in prospettiva, c'è la Chrysler dove le immatricolazioni sono in rialzo
del 31 per cento rispetto a marzo 2010. Mentre nei primi tre mesi del
2011, rispetto allo scorso anno, il balzo è addirittura del 51 per
cento. Tempo qualche mese e le due aziende saranno una sola, così i
tracolli della parte italiana, senza nuovi modelli e con poche idee,
saranno un po' meno evidenti.
10. IL BANCHIERE
PÉBEREAU SULLE UOVA A CERNOBBIO...
P. Br. per "Il
Sole 24 Ore" - A Cernobbio Michel Pébereau si allontana
veloce verso la sala del workshop Ambrosetti. Nel pieno di una guerra
economica fra l'Italia e la Francia, il presidente di Bnp Paribas
sceglie il silenzio. Certo, la sua posizione da spiegare è complessa.
Questione di latte e di formaggi. Di alleanze strategiche e di sistemi
paesi che si confrontano. Per comperare la filiera del roquefort, in
Francia Lactalis ha costituito la Sofil, cedendone però il 40% a Crédit
Agricole, a Société Générale e appunto a Bnp.
Adesso in Italia
Lactalis vuole il latte e i succhi di frutta di Parmalat. E, fra i
papabili che potrebbero partecipare alla cordata italiana che Intesa
Sanpaolo sta organizzando, c'è anche Bnl, la storica banca del Tesoro
italiano che, dopo la stagione delle privatizzazioni e l'estate dei
furbetti del quartierino, è finita proprio in mano a Bnp Paribas. Una
Bnl che, guarda caso, rappresenta uno dei principali istituti di credito
con cui lavorano i Ferrero, ipotetici membri industriali della cordata.
Altro che scontri fra sistemi. Latte non olet.
11. LA QUARTA
PROVA DI SAMORÌ IN BPER...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Nel 2008 l'avvocato Giampiero Samorì era
partito all'attacco della Bper con toni bellicosi: «Abbiamo la
maggioranza in assemblea - disse - vogliamo il cambio del management».
Oggi il cambio del management è sempre fra gli obiettivi dell'avvocato
ma - dopo tre anni di sconfitte nell'assemblea della Bper - la lista
"Bper futura" di Samorì, più che alla maggioranza, punta ad arrivare al
secondo posto per avere diritto di indicare un consigliere di minoranza.
Con il nuovo statuto, a ogni assemblea Bper vengono eletti sei
consiglieri sui diciotto; cinque nella lista di maggioranza e uno nella
lista di minoranza.
Il problema dello
sfidante Samorì è che alla lista storica di Bper, il cui capolista è
Piero Ferrari - personaggio non facile da insidiare nel territorio di
Maranello - si è aggiunta quest'anno una terza lista guidata da Manfredi
Luongo, ex-procuratore capo di Forlì. Sì vedrà il 16 marzo chi
conquisterà l'assemblea. Per ora Samorì gode dell'appoggio dei sindacati
Ugl e «a titolo personale» della dirigente Fisac-Cgil di modena,
Alessandra Bernaroli. Basterà?
12. MEDIASET, DMT
E LA TENTAZIONE RAIWAY...
S. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Perché Mediaset si è comprata la Dmt e i
suoi ripetitori da Alessandro Falciai? A livello industriale
l'operazione ha senso: in Italia, al contrario della Francia e di tanti
altri paesi, manca un big nazionale delle infrastrutture tv. Il
risultato è che la rete di torri su cui rimbalzano i segnali delle
emittenti televisive e degli operatori telefonici ha tanti proprietari
sparsi per l'Italia. Acquisendo il controllo del 60% di Dmt (senza
obbligo Opa, poichè si tratta di un'operazione industriale), Mediaset -
che ha già le sue torri - potrebbe quindi aver gettato le basi per un
balzo di ben più ampia portata.
Il primo passo le
è costato ben poco: Dmt capitalizza poco più di 250 milioni e per un'Opa
sul 40% di flottante servirebbero meno di 120 milioni, poca cosa per un
colosso come Mediaset. Ma quei soldi risparmiati, forse, sono già
ipotecati: sul mercato si sussurra che nel mirino della Dmt targata
Mediaset ci sia una preda chiamata RaiWay, la società che controlla le
torri di broadcasting della Rai. Come dire: non buttate il
telecomando...
13. QUANDO WIND
PIACEVA A SCAGLIA E SAWIRIS...
S. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Se Silvio Scaglia sia responsabile di
evasione fiscale o meno non è ancora dato sapere e, da garantisti,
speriamo che il manager riesca a dimostrare la propria innocenza. Nel
frattempo, però, dalla fitta agenda di udienze per il processo alla
maxi-frode fiscale da 2 miliardi di euro nelle tlc, si apprende uno
scoop "vecchio" di sei anni. E cioè che Fastweb era in trattativa per
comprarsi Wind, la compagnia telefonica dell'Enel, che Paolo Scaroni
aveva messo in vendita.
All'epoca erano
circolati dei rumors su un interesse e Scaglia aveva negato l'esistenza
di trattative: ora invece rivela che non solo le trattative c'erano, ma
che le banche stavano studiando un maxi-finanziamento da 12-13 miliardi
di euro. Tuttavia, l'affare saltò perchè comparve Naguib Sawiris a
sparigliare le carte, «alzando la posta». Di uno scontro Scaglia-Sawiris
non sapevamo, ma è certo che il magnate egiziano ha comprato Wind
proprio per 12 miliardi (di cui 6 miliardi di equity e 6,5 di debiti).
04-04-2011]
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N NOMINE DI LETTA
E TREMONTI - AL DIAVOLO I VECCHI POLITICANTI, DENTRO BALDI "TECNICI" -
ALL’ENI SBARCA UN "AMERIKANO" di torino BEN LEGATO ALLA DINASTIA
AGNELLI: IL 45ENNE TORINESE RECCHI, attuale presidente e AD di General
Electric Sud Europa, nonché consigliere indipendente di Exor, la holding
che controlla Fiat - all’enel approda il tremonti-boy Colombo, con Buoni
rapporti col mondo berlusconiano: è consigliere del gruppo Mediaset
1- L'ANNUNCIO
ATTESO PER OGGI A BORSA CHIUSA: UN SALTO GENERAZIONALE NELLE AZIENDE
CONTROLLATE DAL TESORO
Luigi Grassi per "la
Stampa"
C'è un doppio
colpo di scena al vertice dei due colossi italiani dell'energia, l'Eni e
l'Enel: alla presidenza del «cane a sei zampe» ieri sera si dava per
raggiunto un accordo nella maggioranza di governo sul nome di Giuseppe
Recchi, attuale presidente e amministratore delegato di General Electric
Sud Europa, da mettere al posto di Roberto Poli; mentre alla presidenza
dell'Enel arriverebbe Paolo Andrea Colombo, che adesso siede nel
consiglio di amministrazione dell'Eni, e nell'ente elettrico
sostituirebbe Piero Gnudi confermati invece come amministratori delegati
Paolo Scaroni all'Eni e Fulvio Conti all'Enel.
In realtà il colpo
di scena più che doppio è multiplo, non solo perché il nome di Recchi
era poco o nulla circolato in relazione a queste nomine, ma anche perché
Recchi e Colombo rappresentano uno stacco generazionale: Giuseppe Recchi
ha solo 45 anni, mentre Poli (che Recchi andrebbe a sostituire) ne ha
73, e Paolo Andrea Colombo ne conta 51 contro i 73 di Gnudi; in totale i
due presidenti uscenti hanno 146 anni e i due entranti (se poi le voci
saranno confermate) 96 in due.
Sarebbe una svolta
in un panorama delle grandi imprese a controllo statale che da molto
tempo vedono gli stessi volti o almeno un ricambio lentissimo; e si sa
che l'esperienza cumulata per decenni nelle aziende è un valore e ha i
suoi vantaggi, ma ne ha anche l'aria nuova, purché chi la porta si sia
fatto le ossa in aziende internazionali, com'è senz'altro il caso di
Recchi e di Colombo.
Un altro aspetto
da considerare è che ci si attendeva delle nomine un po' più politiche
ai vertici delle grandi imprese a controllo statale, vista (in
particolare) la recente insistenza della Lega Nord per collocare
qualcuno vicino al partito nella stanza dei bottoni delle mega-aziende
sulle quali il Tesoro ha la parola decisiva da dire in quanto azionista.
Invece la soluzione che si prospetta è senz'altro gradita al Pdl e alla
Lega (nessun dubbio possibile su questo, fra l'altro Paolo Andrea
Colombo ha lavorato per l'ex studio tributario di Tremonti, di cui è
partner suo fratello Fabrizio Colombo) ma i due candidati alle
presidenze di Eni ed Enel non appaiono etichettati politicamente; nomine
di valore e significato soprattutto tecnici, insomma.
Le decisioni
ufficiali dovrebbero arrivare oggi, si presume in serata a Borsa chiusa.
Oltre a quelli di Eni ed Enel c'è da nominare anche i vertici di
Finmeccanica, il gigante nazionale dell'aerospazio e della difesa, e qui
sarebbe stata trovata una soluzione che parrebbe gradita alla Lega e che
avrebbe anche consentito la luce verde per i due gruppi dell'energia.
2- PAOLO ANDREA
COLOMBO, IL COMMERCIALISTA MILANESE CHE FA AFFARI CON LE FAMIGLIE DEL
CAPITALISMO CHE CONTA GODE DELLA STIMA DI TREMONTI: LO AVEVA NOMINATO
NEL CDA DI ENI
Da "la
Stampa"
I colleghi lo
definiscono come «un professionista infaticabile». E in effetti il
superconsulente e commercialista milanese, Paolo Andrea Colombo, 51
anni, indicato come possibile presidente dell'Enel, ricopre molti
incarichi. Insegna Contabilità e bilancio, alla Università Bocconi di
Milano; gestisce una banca d'affari insieme ad Arnaldo Borghesi,
custodendo gli affari più importanti di alcune grandi famiglie del
capitalismo italiano: tanto per fare qualche nome, i Moratti, i Versace,
i Cabassi e i Rocca della Techint.
Nel contempo è
molto attivo nei Cda delle aziende che contano: è consigliere di
Mediaset, Interbanca e di Eni. Inoltre svolge il ruolo di sindaco per
Aviva Vita, Sirti, la Moratti Sapa e Credit Agricole Assicurazioni
Italia.
Se nell'Enel
finora non aveva svolto nessun incarico, Colombo ha lavorato invece da
quasi dieci anni per un altro gruppo partecipato dallo Stato: l'Eni. Nel
gruppo petrolifero approda nel maggio 2002 con la carica di sindaco, nel
maggio 2005 diventa presidente del collegio sindacale.
Il salto di
qualità arriva nel giugno 2008, quando su indicazione del ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, viene eletto consigliere
d'amministrazione. Ora sempre, su indicazione di Tremonti, un nuovo ma
molto più grande passo avanti: la presidenza dell'Enel. Colombo viene
considerato vicino al ministro dell'Economia anche perché nel 2004 è
stato consulente dello studio tributario Vitali, Romagnoli, Piccardi
associati, fondato da Tremonti che ha poi lasciato per tornare al
governo. Peraltro nell'ex studio di Tremonti ci lavora come partner
anche Fabrizio Colombo, il fratello di Paolo. Buoni rapporti ci sono
anche col mondo berlusconiano, come testimonia il fatto che Paolo
Colombo è consigliere del gruppo Mediaset.
Nato a Milano nel
1960, si è laureato in Economia Aziendale nel 1984 all'Università
Bocconi di Milano, nel 1985 è diventato commercialista e poi revisore
dei Conti. Per la Borghesi Colombo & Associati, si occupa di operazioni
di finanza d'impresa, inclusa la consulenza fiscale e societaria
nell'ambito di operazioni straordinarie, di consulenza strategica e di
corporate governance.
In passato i
Cabassi lo hanno scelto per il complesso riassetto del gruppo di
famiglia. I Moratti lo hanno nominato sindaco dell'accomandita di
famiglia e dell'Inter. I Rocca si affidano a lui per la Techint le
cliniche dell'Humanitas.
3- GIUSEPPE
RECCHI, DAL POLITECNICO AL TIMONE DI GENERAL ELECTRICS IN EUROPA DEL SUD
Da "la
Stampa"
Per due anni, dal
2004 al 2006, ha insegnato alla facoltà di economia dell'Università di
Torino. «Non insegno più - ha spiegato di recente solo per mancanza di
tempo. Ho cercato di insegnare un modo di vedere le cose pragmatico e
attuale, la capacità di estrapolare dalla metodologia italiana, spesso
puramente accademica, la pratica». In questa frase c'è molto di Giuseppe
Recchi, indicato come possibile presidente Eni: che gli manchi il tempo
è evidente, basta dare un'occhiata al suo curriculum.
Lo stesso
curriculum chiarisce anche che la sua visione pragmatica del mondo ha
fruttato bene nel mondo degli affari. L'attuale presidente e ad di
General Electrics per l'Italia e il Sud Europa ha costruito gran parte
della sua carriera all'estero. Dopo la laurea al Politecnico di Torino
(sua città natale) ha iniziato come ingegnere di cantiere di Tileman
(Uk), leader internazionale nella costruzione di ciminiere e di torri di
raffreddamento per impianti di produzione di energia elettrica:
diventerà presidente e ad nel giro di quattro anni, correva il 1994.
Poi, fino al ‘99,
il gruppo di famiglia: numero uno di Recchi America, leader negli Stati
Uniti nella costruzione di ponti ad alta tecnologia, amministratore
delegato della divisione esteri della Ferrocemento - Recchi. Poi lo
sbarco in General Electric: dopo un periodo negli Usa e a Londra, nel
2001 prende il timone di Ge Capital Sfg Italia, società attiva nel
corporate e project financing, e nel private equity.
Dopo aver preso la
responsabilità di gestire il colosso americano in tutto il Sud Europa,
ha curato i rapporti con i clienti, le istituzioni e gli investitori. È
anche consigliere indipendente di Exor, la holding che controlla Fiat.
Ma il nome di Recchi, a chi bazzica il mondo dell'energia, suggerisce
anche altro. General Electric, insieme a Westinghouse, sviluppa Ap1000,
l'alternativa più forte - tutta americana -, al reattore Epr attualmente
in costruzione in Francia da parte di Edf, con il contributo dell'Enel.
Al di là del
periodo di ripensamento sull'atomo, l'Epr è anche il reattore scelto
dall'Enel per quattro delle otto centrali che figurano nel programma
nucleare italiano. C'è chi vede la scelta di Recchi, che oggi
rappresenta un fornitore del settore elettrico, anche come un monito ai
francesi che corrono per Parmalat.
04-04-2011]
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1- BOMBE DAL
"GIORNALE"! COME MAI LA PROCURA DI MILANO NON HA MAI INDAGATO SUL
PRESUNTO TESORO ALL’ESTERO DEI DS ("OAK FUND") NEL QUALE RICORRE PIÙ
VOLTE IL NOME DI D’ALEMA E LA SIGLA P. F. CHE, SI LASCIA INTENDERE,
POTREBBE RIFERIRSI A FASSINO? - 2- SE SULLA BASE DI UN DOSSIER NON È
STATO RITENUTO AUTOMATICO APRIRE UN’INCHIESTA ("FATTI NON COSTITUENTI
REATO"), PERCHÉ NON LO SI È FATTO NEMMENO ALLA LUCE DELLE DICHIARAZIONI
RESE DA CHI QUEL DOSSIER LO HA COMMISSIONATO (TAVAROLI), ASSEMBLATO
(CIPRIANI) SPIFFERATO AI VERTICI DI BOTTEGHE OSCURE (MARCO MANCINI, EX
CAPO DEL CON¬TROSPIONAGGIO DEL SISMI, AMICO DI TAVAROLI E CIPRIANI)? -
3- D’ALEMA: FALSITÀ, NON HO NIENTE DA NASCONDERE" - FASSINO: "CUMULO DI
MENZOGNE" - 4- BEPPE FIORONI, PUR NON AVENDO NIENTE A CHE FARE CON "OAK
FUND" (VIENE DALLA MARGHERITA), OFFRE UNA LETTURA DEI FATTI DIVERSA: "LA
CAMPAGNA NON È TANTO CONTRO DI NOI, QUANTO CONTRO I MAGISTRATI, PER
DIMOSTRARE CHE SI SONO MOSSI A SENSO UNICO, PUNTANDO SOLO SU BERLUSCONI,
MENTRE HANNO GRAZIATO LA SINISTRA"
1- FONDO OAK, NUOVI SOSPETTI. D'ALEMA: FALSITÀ, NON HO NIENTE DA
NASCONDERE. E IL TESORIERE SPOSETTI: VIA IL SEGRETO, COSÌ SCOPRIREMO I
MANDANTI
Maria Teresa Meli per
il "Corriere della Sera"
Ieri mattina
D'Alema ha iniziato la sua giornata di lavoro alle nove e venticinque.
Il presidente del Copasir è uscito di casa e si è infilato in auto,
terreo in volto, non si sa se per la sconfitta della Roma o per la
lettura del Giornale.
Infatti il
quotidiano del fratello di Berlusconi titolava in prima pagina: «Le
carte sui fondi esteri fanno tremare D'Alema» . E giù alcuni articoli in
cui si racconta che un giudice milanese ha ordinato di «desecretare» le
oltre trecento pagine del dossier sul presunto tesoro dei Ds alle isole
Cayman.
Secondo il
Giornale in quel documento - nome in codice «Oak Fund» - che era stato
commissionato dall'ex capo della security di Telecom Giuliano Tavaroli,
ricorrono più volte il nome di D'Alema e la sigla P. F. che, si lascia
intendere, potrebbe riferirsi a Piero Fassino. Al Pd accusano il colpo
ma decidono di fare finta di niente. Nessun commento ufficiale, solo una
dichiarazione dell'ex tesoriere Ugo Sposetti, nella sua veste di legale
rappresentante dei Ds.
La speranza è che
la vicenda rimanga circoscritta al solo Giornale. Ma con il passare del
tempo si capisce che non è così. C'è il Tg1, che fa fibrillare il Pd,
perché è seguito da milioni di telespettatori e c'è il timore che oggi
dia la notizia. Il Tg della 7 l'ha già data. E nel frattempo arrivano le
telefonate dei giornalisti. Difficile continuare a fare finta di niente.
Difficile che la vicenda rimanga confinata al solo Giornale. D'Alema,
nel suo ufficio, ostenta grande tranquillità: «Non ho niente di cui
preoccuparmi perché non ho niente da nascondere».
Il presidente del
Copasir si sente parte lesa in questa storia ed è pronto alla querela e
alla denuncia. Ai collaboratori spiega di essere convinto che sul
Giornale sia partita una campagna di stampa orchestrata da Berlusconi
per attaccare il Pd. Una campagna che cade proprio al momento giusto:
quando nell'Aula di Montecitorio arriva la prescrizione breve e nei
tribunali si svolgono i processi che riguardano il premier.
Quel dossier è
«monnezza» , secondo D'Alema, che però non si fa illusioni: la campagna
non finirà qui, lo stillicidio «delle falsità» continuerà. Piero
Fassino, che è a Torino per le elezioni amministrative, è categorico:
«Quello è un dossier costruito per calunniare ed è fondato su un cumulo
di menzogne» . L'ex segretario dei Ds rimanda tutti al comunicato di
Sposetti: «È chiarissimo» . In quella nota l'ex tesoriere definisce
«notizie destituite di fondamento» quelle del Giornale e ricorda che il
partito ha «già intrapreso iniziative giudiziarie».
A cui ne
seguiranno altre se il «dossieraggio illecito» proseguirà. Sposetti
chiede la rimozione del segreto di Stato apposto dal governo Berlusconi
al processo Telecom: «Così sapremo chi sono non solo i nostri
calunniatori, ma anche i loro mandanti» . L'ex tesoriere è convinto che
la «campagna del Giornale sia finalizzata a colpire l'avversario
politico».
Ma uno dei leader
della minoranza del Pd, Beppe Fioroni, pur non avendo niente a che fare
con quella vicenda, visto che viene dalla Margherita, offre una lettura
dei fatti diversa e a sera insinua un altro dubbio nel Pd: «La campagna
non è tanto contro di noi, quanto contro i magistrati, per dimostrare
che si sono mossi a senso unico, puntando solo su Berlusconi, mentre
hanno graziato la sinistra» .
2- IL RETROSCENA-
E I PM RACCOMANDAVANO: NON FATE NOMI DI POLITICI - UNA MONTGNA DI
DOCUMENTI, RISCONTRI BANCARI E INTERROGATORI MA LA PROCURA NON S'è MOSSA
Gian Marco Chiocci e Luca Fazzo per
"il Giornale"
Forse è venuto il
momento di chiedersi perché la Procura di Milano non ha mai indagato sui
report del presunto tesoro all'estero dei Ds. Perché ha immediatamente
rubricato la pratica scottante a «fatti non costituenti reato»
lasciandola dormire in un cassetto sei mesi, per toglierla dal letargo
solo con l'entrata in vigore della legge Mastella che imponeva la
distruzione dei dossier raccolti illegalmente.
Perché non s'è
mossa d'ufficio per accertare se fosse vera o fasulla quella montagna
d'investigazioni finanziarie svolte in ogni angolo del pianeta (bonifici
bancari, saldi, telex, corrispondenze riservate, numeri di conti
correnti). E soprattutto occorre domandarsi perché, durante gli
interrogatori, i pm si sono raccomandati con gli indagati di non
pronunciare i nomi dei politici coinvolti (che in realtà, sfuggiti al
controllo, comparirebbero nelle registrazioni degli interrogatori ma non
nelle trascrizioni dove sarebbero stati «omissati»).
Bisogna, insomma,
chiedersi perché il giudice preliminare Mariolina Passaniti che rinviò a
giudizio Cipriani e soci sentì la necessità di denunciare così le gravi
omissioni dei pm sul file Oak Fund: «L'autorità inquirente assai
probabilmente non ne aveva percepita neppure la portata, tanto che la
notizia medesima relativa alla operazione New Entry era stata separata
dal procedimento principale, con iscrizione a cosiddetto modello 45,
quali atti non costituenti reato, ed inviata in data 12.5.2006 al
procuratore in sede per le sue determinazioni».
Il giudice fa
riferimento a quanto gli imputati rivelano a verbale, e proprio dalla
lettura degli interrogatori viene spontaneo porsi un'ultima domanda: se
sulla base di un dossier non è stato ritenuto automatico aprire
un'inchiesta, perché non lo si è fatto nemmeno alla luce delle
dichiarazioni rese da chi quel dossier lo ha commissionato (Tavaroli),
assemblato (Cipriani) portato a conoscenza dei vertici di Botteghe
Oscure (Marco Mancini, ex capo del controspionaggio del Sismi, amico di
Tavaroli e Cipriani)?
Ecco. Partiamo
proprio a qui, dall'ex responsabile del controspionaggio Sismi, che il
14 dicembre 2006 ai pm rivela come «nel 2003 seppe che Cipriani era in
con¬dizione di avere concretamente nomi di società all'estero
riconducibili a personaggi della sinistra, specificamente dei Ds. Così
andai dal mio superiore, il generale Pollari, che mi invitò a parlarne
con il senatore Nicola La Torre (braccio destro di D'Alema, che ha
negato, ndr ) il quale mi disse che erano fesserie».
Altro indagato,
altro verbale. Giuliano Tavaroli racconta di aver ordinato gli
accertamenti poi effettuati dalla struttura di Cipriani. Marco
Tronchetti Provera, interrogato come testimone durante l'udienza
preliminare, ribadisce la linea che difende ancora oggi: «L'interesse a
sapere se Oak Found, o meno, fosse qualcosa, diciamo, legato a Tizio o a
Caio, per me era nullo: io avevo acquisito un'azienda e gestivo
un'azienda, non m'interessava che cosa c'era dietro».
Aggiunge
Tronchetti: «Tavaroli mi disse che poteva avere accesso a delle carte
relative a questo fondo, che faceva capo al presidente D'Alema e ad
altri, e gli dissi che, se c'erano carte che avevano valenza dal punto
di vista giudiziario, le portasse alla Procura».
Ma quale sia la
genesi del dossier, chi lo abbia ordinato, è a questo punto quasi
marginale. Il tema è: le notizie contenute nel dossier sono vere? E qui
la situazione si fa incresciosa.
Tavaroli, in una
intervista a Repubblica , parlando del fondo fa i nomi di Fassino e di
altri personaggi (che smentiscono) spiegando che li avrebbe voluti fare
anche a verbale: «Ma il magistrato - racconta Tavaroli - mi ha detto no,
non scriviamo nomi sul verbale, diciamo esponenti politici ».
Stesso discorso
per l'indagato Cipriani «incaricato da Tavaroli - racconta il detective
- di scoprire se dietro Oak Fund vi fosse un partito politico». Nel bel
mezzo del suo interrogatorio Cipriani chiede conto al pubblico ministero
«che in precedenza mi si era racco¬mandato di non fare nomi di politici
» - di una carta mancante fra quelle che via via gli vengono contestate:
il documento (macchiato) col nome di D'Alema.
Il pm replica che
quel foglio non c'è in atti. Cipriani insiste. «Guardate meglio ». Il pm
è irremovibile. Cipriani pure. L'impasse è rotto dal maresciallo dei
carabinieri che esce dalla stanza dell'interrogatorio per rientrarvi di
lì a poco: «Ha ragione Cipriani, il foglio c'è, è questo ».
C'era, dunque. Ma
non si è indagato per capire se fosse vero o falso, come il resto del
dossier. «I pm - sbotta a giugno il detective privato, chiacchierando
col Giornale - mi dicevano: lei la fa facile, le basta una fotocopia, a
noi invece servono rogatorie, timbri, ufficialità, le Cayman non
risponderanno mai ».
Al che Cipriani
avrebbe risposto: «Guardate che questa storia dei Ds e dell'Oak fund
mica si svolge tutta alle Cayman. Ci sono personaggi che sono qui, in
Italia. Ce n'è uno, in particolare, ha presente il Compagno G di Mani
Pulite? Ecco, è un altro come lui. Lo chiamate, lo interrogate e ditegli
pure che Cipriani di avere le prove che dietro quel fondo c'è proprio
lui, e se vuole mi quereli pure. Gli diedi il nome, ma non lo hanno mai
interrogato». Lo abbiamo rintracciato noi.
3- FONDI ESTERI
DEI DS, SPUNTA IL "NUOVO GREGANTI"
Gian Marco Chiocci - Luca Fazzo per
Il Giornale
Milano, Corso di
Porta Romana, un bel palazzo signorile. Il nome «Perini» è sul citofono.
Schiacciando il pulsante, si entra in comunicazione con una gentile voce
di donna che dice «mio marito è già uscito» e «non abbiamo niente da
dire ai giornalisti».
Chissà cosa
sarebbe successo se invece dei giornalisti del Giornale fossero venuti i
pubblici ministeri dell'affaire Telecom o i loro carabinieri, a suonare
questo citofono. Perché qui, a poche centinaia di metri dal palazzo di
giustizia, approda la lunga pista che - rimbalzando tra paradisi
caraibici, società off-shore conti cifrati - collega il dossier
sull'«Oak Fund», il fondo della Quercia, ai presunti affari dei
Democratici di sinistra.
Il nome del signor
Perini -per esteso, Roberto Perini, nato a Rovereto nel 1952- compare
nel dossier che l'investigatore privato Emanuele Cipriani ha realizzato
su incarico di Giuliano Tavaroli, allora capo della Security di Telecom,
per appurare chi ci fosse dietro il misterioso Oak Fund, il fondo
cifrato delle Isole Cayman su cui approdarono una parte dei soldi pagati
dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera per comprare il colosso
telefonico.
Nel dossier, sul
quale dopo cinque anni è stato alzato la settimana scorsa il velo del
segreto, compaiono carte raccolte da Cipriani che indicano in Massimo
D'Alema e nei Ds i referenti del fondo. Vero o falso? Impossibile
saperlo, perché la Procura milanese - la stessa Procura che utilizza
come spunti investigativi anche le lettera anonime- su quelle carte non
ha mai indagato.
Di certo c'è che
il lavoro della Polis d'Istinto, l'agenzia investigativa di Cipriani,
appare ampio e dettagliato. Viene ricostruita passo per passo la catena
di controllo del fondo. Vengono riportati gli atti interni che
raccomandano di non indicare Massimo D'Alema (« It would be better to
avoid showing mr. Massimo D'Alema as rapresent Il Partito del D.S. as
this could cause all sort of complication ») tra i referenti del conto.
Ed è in quello
stesso appunto che compare per la prima volta il nome di Perini: « As
you know, we presently show mr. Roberto Perini ». Da quel momento, la
Polis d'Istinto ha iniziato a scavare sulla figura di questo trentino di
mezza età. Il risultato finale è una definizione: «Perini è come
Greganti». Ovvero il leggendario «compagno G» che negli anni Novanta
gestì per conto del Pci i rapporti con l'Enimont di Gardini,e non solo
quelli.
Nel «summary»
numero 7 inviato nel 2002 da Cipriani a Giuliano Tavaroli, c'è un intero
appunto su Perini, steso con un linguaggio vagamente da questurini. Si
parla di «condotta limpida», di «persona che nel suo ambiente gode di
una grande stima» che «sin da giovane ha abbracciato l'ideologia di
sinistra e le tematiche ambientaliste».
Ecco l'integrale:
«Sin da giovane ha sempre seguito con molta attenzione la nostra vita
sociale e politica abbracciando un'ideologia democratica di sinistra
(...) In questo caso la sua coerenza lo ha portato a ottenere la fiducia
da parte di quei personaggi che nel tempo lo hanno seguito e fatto
maturare politicamente, conquistandosi la più ampia fiducia in seno al
nostro diesse.
La sua vivacità
sociale viene evinta anche dal fatto che ha seguito (sino a sei/sette
anni fa) con estrema attenzione anche il problema ambientale, (in
particolare le discariche). Il suddetto è stato definito: 1) «un uomo di
assoluta fiducia». 2) «Persona delegata a rappresentarli ». 3) «Uomo che
collabora in affari/circostanza/ eventi dove i vertici di partito, o
parte di esso, non possono apparire o risultare ufficialmente.
Possiamo dunque
affermare, secondo corrente pensiero, che là dove un partito democratico
grande e istituzionalizzato, da sempre capace di portare nel nostro
paese vivacità democratica, vivacità finanziaria e sociale, delegherebbe
o delega in particolare modo per la parte finanziaria, il signor Perini
come di fatto lo è. Nella concretezza, nell'esempio di P.R. (Perini
Roberto, ndr ) viene definito come il G. (Primo Greganti) del nuovo
millennio».
Potrebbero essere
chiacchiere in libertà, se non andassero a collimare con le altre,
vistose tracce che chiamano in causa i Ds nella vicenda, come i 10
milioni e 785 mila dollari che approdano su un conto della Banca
Antonveneta, e che un appunto contenuto nel dossier collega al «noto
partito ».
Certo, tutto
sarebbe stato più chiaro se i pm fossero andati da Perini a chiedergli:
è vero che lei è il referente dell'Oak Fund, è vero che si appoggia allo
studio del notaio Lucio Velo, è vero che conosce il signor James Manders
che alla banca Bear Sterns di Londra gestisce il conto 1020733828
intestato a Oak Fund? E quali sono i suoi rapporti con i Ds? Tutte
domande che la Procura milanese non ha mai fatto. 05-04-2011]
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DON’T CRY FOR ME
(TELECOM) ARGENTINA – ORA, A LEGGERE COS’HA DETTO BERNABÈ INTERROGATO
DALLA PROCURA DI ROMA SULLA STORIELLA PARTECIPATA SUDAMERICANA, PARE
CHIARO UNA VOLTA PER TUTTE CHE È RIMASTO SOLO UN GUSCIO VUOTO: “LA
PRESSIONE PER LO SCORPORO È SEMPRE STATA MOLTO FORTE”, SPIEGA BEBÈ – POI
IL SILURO SULLA GESTIONE TRONCHETTI PROVERA:
“TELECOM
ITALIA È STATA SMONTATA, NON CI SONO PIÙ IMMOBILI… C’È SOLO LA RETE”…
Giorgio Meletti
per "Il
Fatto quotidiano"
È il primo di
ottobre del 2010, sei mesi fa. L'amministratore delegato di Telecom
Italia, Franco Bernabè, si presenta dal procuratore aggiunto di Roma,
Giancarlo Capaldo, che lo vuole interrogare come persona informata dei
fatti a proposito della gigantesca truffa (due miliardi di euro)
organizzata sul traffico telefonico di Fastweb e di Telecom Italia
Sparkle.
Telecom Italia si
ritiene parte lesa in quella vicenda e Bernabè spiega a Capaldo di aver
già licenziato l'amministratore delegato della controllata Sparkle,
Stefano Mazzitelli, e di aver avviato nei suoi confronti l'azione di
responsabilità, con la quale il manager sarà chiamato a rispondere dei
danni patiti dall'azienda.
Poi Capaldo gli
chiede della pasticciata storia di Telecom Argentina, che pochi mesi
prima era stata al centro di un'operazione lobbystica piuttosto
spregiudicata, proprio per indurre Bernabè a svendere la preziosa
partecipazione. Come ha raccontato in dettaglio Il Fatto Quotidiano lo
scorso 12 marzo, Bernabè conferma a Capaldo le pressioni subite, e le
sue parole finiscono nel nuovo fascicolo aperto da Capaldo proprio su
Telecom Argentina.
Una nuova parte,
molto interessante, di quel verbale è stata pubblicata ieri pomeriggio
dall'Agenzia Italia.
A Capaldo che,
incuriosito, gli chiede delle varie pressioni che può subire uno come
Bernabè, il manager di Vipiteno-Sterzing risponde con apparente
noncuranza: "Da più parti anche politiche sono arrivati nel tempo
segnali nel senso di procedere alla dismissione della rete di Telecom
Italia, in quanto monopolista o per ragioni finanziarie.
Non ho mai
raccolto tali inviti considerando la rete un asset strategico non solo
per la società ma per il Paese. Gli argomenti di natura regolatoria o
finanziaria che sono stati sempre avanzati non hanno mai scalfito tale
mia convinzione, anche perché senza la rete Telecom resterebbe soltanto
un enorme rivenditore di traffico telefonico".
Fin qui niente di
nuovo. La battaglia si è svolta alla luce del sole. L'allora vice
ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha fatto il diavolo a
quattro per trasformare la rete di Telecom Italia in una specie di
oggetto condominiale - sul modello di Terna per l'elettricità - a
disposizione di tutte le società telefoniche. Un modello che non ha
precedenti in nessun Paese del mondo.
E che Bernabè ha
sempre respinto. Ma è qui che il manager mette a verbale, e non è un
modo di dire, un'accusa precisa e pesante contro la gestione precedente,
quella che dal 2001 al 2007 ha fatto capo al presidente della Pirelli
Marco Tronchetti Provera. Spiegando la discussione sullo scorporo della
rete telefonica, Bernabè detta a Capaldo: "In questo senso non hanno
alcuna prospettiva le ipotesi di spezzatino, in quanto non vi è più
nulla da spezzettare". Poi, per rimarcare il concetto, spiega che "la
pressione per lo scorporo della rete è sempre stata molto forte. In
realtà Telecom Italia è già stata smontata, non ci sono più immobili...
c'è solo la rete".
Bernabè ha dunque
messo a verbale ciò che molti azionisti di minoranza della Telecom
(controllata con solo il 22,5 per cento delle azioni dalla Telco di
Intesa, Generali, Mediobanca e Telefonica) insinuano da tempo. E cioè
che durante l'era Tronchetti si sia verificata un'intensa dissipazione
dei beni aziendali, a cominciare dagli immobili, venduti in gran parte
allo stesso gruppo Pirelli che deteneva allora il controllo azionario di
Telecom e che oggi passa tutti i mesi a farsi pagare da Bernabè la
pigione per le centrali telefoniche.
All'inizio del
2008, appena insediato, Bernabè disse ai sindacati, durante una riunione
assai calda, che aveva trovato la Telecom "spolpata". Una parola
sufficiente a innescare una guerra senza esclusione di colpi con
Tronchetti, che ha sempre respinto ogni accusa di questo tipo. Adesso
nei verbali della procura di Roma c'è scritto "smontata". La sostanza
non cambia. E il duello con Tronchetti è destinato a riaccendersi.
05-04-2011]
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LA TERRA DEI MORTI
LATENTI - NON C’è UN SOLO BECCHINO DISPOSTO A LAVORARE A FUKUSHIMA - PER
PAURA DEL CONTAGIO RADIOATTIVO, UN MIGLIAIO DI CADAVERI SONO STATI
ABBANDONATI DOV’ERANO, CIOÈ INTORNO ALLA CENTRALE, E NESSUNO OSA
TOCCARLI - CONTAMINATE ACQUA E CARNE, RADIAZIONI FINO A 40 CHILOMETRI -
PIOVE SUL BAGNATO: A TOKYO È ARRIVATO ANCHE SARKOFAGO - DOPO IL DISASTRO
LIBICO E QUELLO ELETTORALE, IL NANOLEONE S’IMPEGNA PER NUOVE REGOLE
SULLA SICUREZZA NUCLEARE (SPEGNERE I REATTORI FRANCESI, QUELLI NO?)…
Pietro Del Re per
"la
Repubblica"
Un migliaio di
corpi di uomini e donne deceduti durante il doppio cataclisma dell´11
marzo scorso sta ancora marcendo nelle pozze di acqua ristagnante o tra
gli ammassi di detriti attorno alla centrale nucleare di Fukushima.
Nessuno li ha raccolti, e nessuno li ha cremati, perché troppo
radioattivi. Coloro che avrebbero dovuto occuparsene, siano essi
poliziotti, becchini o famigliari, hanno paura di venire contaminati a
loro volta. Le autorità non sanno ancora cosa fare di chi da morto
incute lo stesso terrore che nel Medioevo suscitavano gli appestati.
Accade nella cosiddetta "no-go zone", la zona evacuata dalle autorità e
che circonda l´impianto danneggiato in un raggio di 20 chilometri.
«Una volta
deceduti, sono stati esposti a dosi enormi di radioattività», dice un
agente di Okuma, nella prefettura di Fukushima, a circa 5 chilometri
dalla centrale. Il quale spiega anche che in un primo momento s´era
pensato di trasportarli al di là della zona a rischio, per poi
esaminarli. Ma l´ipotesi è stata poi scartata, perché troppo pericolosa.
«Stiamo adesso studiando il modo per poterli avvicinare senza mettere a
repentaglio la vita dei medici, dei parenti ma anche di lavora alla
morgue, perché potrebbero tutti venire pesantemente irradiati dai
cadaveri».
Alcune di queste
vittime sono state intanto identificate grazie al Dna tratto da campioni
organici, i quali vanno anch´essi decontaminati. Attorno alla centrale
sono stati soccorsi diversi feriti, tutti radioattivi. E anche per loro
le cose si sono complicate, poiché numerosi ospedali si sono rifiutati
di accettarli in corsia. E´ in questo scenario che ieri il primo
ministro giapponese, Naoto Kan, ha solennemente dichiarato che la
centrale di Fukushima sarà presto smantellata. La situazione rimane
infatti irrisolta, con il sistema di raffreddamento di uno dei reattori
ancora fuori uso e una notevole dispersione di radioattività
nell´ambiente. «Il Giappone farà la revisione delle sue politiche
energetiche ma non ora, tra qualche tempo, quando l´emergenza sarà alle
nostre spalle», ha aggiunto il premier.
Quanto ai livelli
di radioattività, in un tunnel sotterraneo che ospita la turbina del
reattore 2, l´acqua è risultata 10mila volte superiore ai limiti di
contaminazione registrati nei reattori. Lo ha ammesso la Tepco, la
società che gestisce l´impianto nucleare. E c´è grande preoccupazione
anche per la presenza di cesio radioattivo oltre la norma in un campione
di carne di manzo prelevato nella prefettura di Fukushima. In quel
campione sono stati rinvenuti 510 becquerel di cesio radioattivo. Il
livello massimo consentito è di 500 becquerel.
Ieri il governo di
Tokyo ha deciso di non estendere il perimetro per l´evacuazione attorno
alla centrale, nonostante l´Aiea (l´Agenzia internazionale dell´energia
atomica) abbia riscontrato alti livelli di radiazione fino a 40
chilometri da Fukushima.
«Aumentare
l´accumulo di radiazioni nel lungo termine può essere pericoloso per la
salute. Continueremo quindi a monitorare i rischi con la massima
vigilanza. Abbiamo inoltre un programma per intervenire prontamente in
caso necessario», ha spiegato il portavoce del governo, Yukio Edano. Le
autorità di Tokyo hanno raccomandato l´allontanamento delle persone che
vivono nella zona compresa tra 20 e 30 km, ma su base volontaria.
Greenpeace suggerisce invece un´estensione di almeno 10 chilometri dalla
zona evacuata.
Nella capitale è
intanto arrivato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, primo tra i
grandi del pianeta a recarsi in visita in Giappone dopo la sciagura di
tre settimane fa. Parlando dall´ambasciata di Francia, Sarkozy ha
proposto un vertice dei Paesi del G20, in maggio a Parigi, per definire
regole internazionali sulla sicurezza nucleare. Nella speranza di
scongiurare in futuro altre catastrofi come quella in corso in Giappone.
01-04-2011]
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MARTEDI' 29
MARZO 2011
(Il Sole 24 Ore
Radiocor) - Milano, 29 mar - La Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino) ha notificato l'avviso
di conclusione delle indagini preliminari ipotizzando i reati di
calunnia aggravata ed estorsione, a danno della Pufin Srl e di Massimo
Pugliese, per tre manager di
Fiat Auto: il
direttore finanziario
Diego Pistone, il capo Ente Legale
Giorgio Fossati e l'a.d. Fiat
Group Purchasing ed oggi anche membro del
Cda Fiat Industrial,
Gianni Coda. Le indagini, durate oltre un anno ed
affidate alla Guardia di Finanza di Avellino, sono relative
all'acquisizione del controllo di
Cf Gomma da parte di Fiat Auto a scapito della
Pufin di Massimo Pugliese. L'inchiesta, si legge in una nota, conferma
"quanto esposto nella denuncia di Pugliese, e cioe' che nel luglio 2006,
quando ormai era in fase di definitivo completamento l'operazione di
salvataggio della Cf Gomma, Fiat Auto, pur essendo perfettamente
consapevole della falsita' di quanto denunciato, si reco' presso la
Procura di Torino per esporre che Pugliese aveva 'bloccato' le forniture
a Fiat e determinato cosi' la sospensione delle lavorazioni (mentre
invece la sospensione delle lavorazioni era dovuta ad agitazione delle
maestranze ben nota alla Fiat Auto), per estorcere denaro al gruppo
automobilistico". A causa di tale denuncia, Pugliese perse l'azienda Cf
Gomma, che Fiat Auto si e' poi procurata attraverso "una serie di strani
passaggi". La Procura afferma che con tali condotte i tre esponenti al
vertice di Fiat Auto "realizzavano un programma criminoso acquisendo il
controllo di fatto della Cf Gomma". Pugliese ha commentato che "la
vicenda Cf Gomma e il comportamento del vertice di Fiat Auto nei miei
confronti sono stati le cause principali delle gravi difficolta' in cui
il gruppo delle mie imprese si e' dibattuto nel 2006 e dalle quali siamo
riusciti ad emergere a costo di grande impegno e sacrifici personali. Il
provvedimento di chiusura delle indagini nei confronti degli altissimi
dirigenti Fiat Auto coinvolti rappresenta solo una parte della vicenda,
che riguarda anche la posizione dell'a.d.
Sergio Marchionne". Com-pal- (RADIOCOR) 29-03-11
12:26:20 (0182) 5 NNNN
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Quanti sono i
torinesi che hanno la coscienza che il loro sindaco Chiamparino sino un
opportunista colpevole delle omissioni nei confonti della salute
pubblica sia con l'inceneritore sia vendendo aree edificabili inquinate
da cromo6 in spina 3 ? Se i torinesi moriranno per l'inceneritore ed il
cromo6 Lui Chiamparino potrebbe essere accusato di OMICIDIO COLPOSO ! Mb
Cromo6 ed
inceneritore possono uccidere tutti anche amici, parenti, elettori di
Chiamparino-Fassino ! Fermateli con un riciclatore al posto
dell'inceneritore e un parco urbano nell'ex area Vitali in Spina 3
inquinata da cromo6 , SE NON VOLETE MORIRE !
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PRESCRIZIONE
BREVE, VITA LUNGA - Addio processo Mills. Tanti saluti anche al processo
per i diritti tivù Mediaset. E arrivederci, ma con accuse minime, al
processo Mediatrade - CON la nuova legge, due processi e mezzo sui
quattro ancora in corso per Berlusconi prenderanno definitivamente la
strada dell’oblio - E SUL Rubygate pende la Corte Costituzionale. Et
voilà. I giochi sono fatti
Paolo Colonnello
per "la
Stampa"
Addio processo
Mills. Tanti saluti anche al processo per i diritti tivù Mediaset. E
arrivederci, ma con accuse minime, al processo Mediatrade. Se, come
sembra, oggi nell'aula di Montecitorio verrà votata la nuova legge sulla
prescrizione breve che il Senato dovrebbe licenziare definitivamente tra
un mese, due processi e mezzo sui quattro ancora in corso per Silvio
Berlusconi prenderanno definitivamente la strada dell'oblio.
E alla fine
rimarrà in piedi soltanto il dibattimento sul cosiddetto Rubygate,
sempre che la mozione sull'improcedibilità proposta dalla maggioranza,
che pure dovrebbe essere votata in questi giorni, non ponga una pesante
ipoteca d'innanzi alla Corte Costituzionale impedendo, per lo meno, il
pronunciamento di una sentenza.
Et
voilà. I
giochi sono fatti. Diremo presto addio ai "processi del lunedì" che pure
erano appena cominciati, con il Cavaliere disposto a recitare la parte
del bravo imputato, presente finora a un'unica udienza, quella
preliminare e ipertecnica, e quindi assai ininfluente, di Mediatrade: un
exploit che potrebbe ripetersi anche lunedì prossimo, quando dovrebbe
prendere la parola per chiedere il rinvio a giudizio il pm Fabio De
Pasquale. E poi, addio.
La nuova legge
infatti, dopo la scure della ex Cirielli, propone un calcolo tutto nuovo
e tutto a vantaggio delle difese, dei tempi di prescrizione dei processi
che si calcolavano normalmente così: prendendo il massimo della pena
edittale e aumentandola di un quarto. Questa la formula per sapere
grossomodo quando un processo dovrebbe concludersi, salvo varianti di
diversa natura, tipo sospensioni, ritardi, aggravanti o esimenti.
Da domani, anzi,
tra un mese, non sarà più così, perché alla pena massima anziché un
quarto bisognerà aggiungere solo un sesto, riducendo notevolmente gli
spazi di manovra dei dibattimenti. Per quelli già in corso, come il
processo Mills, dove il Cavaliere deve rispondere di corruzione in atti
giudiziari, è in pratica la morte definitiva già alla fine di maggio.
Tenendo presente che la prossima udienza è stata fissata per il 9
maggio, si capisce bene che già da oggi lo si può considerare un'altro
processo finito in cavalleria.
Sugli altri
bisogna fare qualche conto più complesso, ma ieri in procura davano in
pratica per spacciato anche il processo sui fondi neri Mediaset per la
compravendita dei diritti televisivi, la cui data di prescrizione era
prevista per il 2014 mentre, quando la "norma Paniz" diventerà legge,
deraglierà sui binari morti già a febbraio del 2012.
E se si calcola
che tra affollamento di udienze e pausa estiva, andranno via velocemente
almeno altri 3 o 4 mesi, si può dire che da qui alla dichiarazione di
estinzione non passeranno che altri 6-8 mesi. Discorso diverso per il
processo Mediatrade, ancora non incardinato in aula ma solo davanti al
giudice delle indagini preliminari. E' vero che l'ultima contestazione,
per reati fiscali, risale, ad appena il 2009 ma va considerato che si
tratta di imputazioni che si trascinano con la dichiarazione dei redditi
e che perdono di valore a mano a mano che trascorrono gli anni.
Così, se
all'inizio del processo, l'accusa riguardava una presunta evasione di
100 milioni, ridotta poi a 32 e ancora decurtata a 8 milioni di euro,
con i nuovi calcoli della prescrizione, che si mangeranno i precedenti
"anni fiscali" rimarranno in piedi solo le accuse per qualche migliaio
di euro. Scadenza finale 2016. E al Cavaliere verranno restituiti anche
i 125 milioni di dollari congelati in Svizzera. 31-03-2011]
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SOLO NEL PAESE DI
PULCINELLA! Conflitto "con" gli interessi - Al processo Mediatrade il
ministero dell’Economia avrebbe dovuto costituirsi parte civile come
sempre accade in questi casi (vedi caso Dolce&Gabbana), per contrattare
i risarcimenti. Ma da Palazzo Chigi è arrivato il niet: il dipartimento
affari giuridici della Presidenza del Consiglio ha deliberato che per
ora non se ne parla. E l’Avvocatura dello Stato di conseguenza non si è
presentata
Luigi Ferrarella
per "il Corriere della Sera"
Il ministero dell`Economia parte civile in udienza preliminare per frode
fiscale contro gli stilisti Dolce e Gabbana sì, contro Silvio Berlusconi
no. Contro i commercialisti del gruppo Mythos sì, contro il presidente
del Consiglio no. E chi lo decide? Il premier stesso: è stato infatti
Palazzo Chigi a bloccare la costituzione in giudizio del ministero
dell'Economia quale parte civile contro l`inquilino di Palazzo Chigi
nell`udienza preliminare Mediatrade.
Berlusconi,
insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e a suo figlio Pier
Silvio come vice, è accusato di concorso in frode fiscale da 8 milioni
di euro nel 2002-2005, con effetti tributari sino al 2009. Parte lesa è
l`Agenzia delle entrate.
Su questa base
d`imputazione, il ministero dell`Economia avrebbe avuto tutto
l`interesse a costituirsi parte civile contro gli imputati. Ma lunedì in
udienza preliminare mancava proprio l`Avvocatura di Stato milanese:
segno evidente che non era stata incaricata di patrocinare la
costituzione di parte civile contro Berlusconi in questa fase.
Ma il "niet" è
arrivato da Palazzo Chigi, non dal Tesoro. Non si è trattato "solo" di
un silenzio tattico: una esplicita indicazione a non costituirsi è stata
impartita dal «Dipartimento affari giuridici e legislativi» della
presidenza del Consiglio all`Avvocatura di Stato. Il ministero di Giulio
Tremonti, infatti, aveva svolto la propria istruttoria di rito,
verificato il danno teorico, e proposto di deliberare la costituzione di
parte civile nei confronti degli imputati.
La delibera è però
di competenza di Palazzo Chigi, dove il «Dipartimento affari giuridici e
legislativi» della presidenza del Consiglio ha invece teorizzato
l`opportunità di rimandare la questione eventualmente al dibattimento in
Tribunale, fase in cui è ancora possibile costituirsi parte civile: e,
nel farlo, ha richiamato l`auto-precedente dei diritti tv Mediaset, nel
quale la costituzione nel 2006 arrivò in primo grado (governo Prodi) e
non già anche nell`udienza preliminare (quando Berlusconi era premier
come oggi).
La scelta, oltre a
profilare un conflitto di interessi tra l`imputato Berlusconi e il
premier Berlusconi, contrasta con la prassi quotidiana che nei processi
per frode fiscale vede l`Avvocatura dello Stato autorizzata da Palazzo
Chigi a costituirsi parte civile per il Tesoro sin dall`udienza
preliminare, anche allo scopo di essere presente e poter trattare
cospicui risarcimenti nel caso in cui i contribuenti scelgano di
patteggiare (come i 21 milioni versati dai commercialisti della
maxievasione Mythos).
Così, ad esempio,
nell`udienza preliminare in corso su Dolce e Gabbana è stata autorizzata
da Palazzo Chigi quella costituzione di parte civile nell`interesse del
ministero dell`Economia (tramite l`Avvocatura) che invece è stata
bloccata lunedì a carico del premier. 30-03-2011]
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AL TAPPONE ALLA
SBARRA! (affare mediatrade) - PURA COMMEDIA DELL’ARTE A PALAZZO
GIUSTIZIA: L’intero piano dove si trova l’aula è
’bloccato’
dai carabinieri che impediscono l’ingresso persino ai cancellieri e agli
avvocati impegnati in altre udienze - oscurati i vetri delle porte che
danno sull’aula 9, dove si terrà l’udienza - il banana arriva col medico
personale zangrillo - FUORI si fronteggiano SANTADECHé E PIETRO RICCA,
fan e contestatori - l’udienza aggiornata al 4 aprile, silvio esce e
arringa la folla dal predellino
1 - DIRITTI TV:
BERLUSCONI IN TRIBUNALE, PRIMA L'AUTODIFESA A CANALE 5...
Radiocor - Il presidente del consiglio, Silvio
Berlusconi, e' arrivato al tribunale di Milano per partecipare
all'udienza preliminare del procedimento denominato Mediatrade, su
presunte irregolarita' nella compravendita dei diritti tv del gruppo
Mediaset. La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il
premier, per le ipotesi di reato di frode fiscale e appropriazione
indebita.
L'udienza si
svolgera' davanti al Gup del tribunale di Milano Maria Vicidomini al
settimo piano del palazzo, il cui accesso e' stato chiuso. Intanto
questa mattina, prima di arrivare a Palazzo di Giustizia il Premier e'
intervenuto in collegamento telefonico alla trasmissione di Maurizio
Belpietro su Canale 5: 'Il processo Mediatrade rientra, come quelli
precedenti, nel tentativo che viene fatto per cercare di eliminare il
maggiore ostacolo che la sinistra ha nella conquista del potere. Sono
accuse infondate e ridicole', ha attaccato. Berlusconi ha poi aggiunto:
'Io in Mediaset non mi sono mai occupato dell'acquisto di diritti tv'.
2 - BERLUSCONI,
MAI PASSATI SOLDI DA ME AD AGRAMA...
(ANSA) - "Non c'é stato un solo dollaro che é passato
da me ad Agrama". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, alla 'Telefonata' su Canale 5 ricostruendo i fatti del
processo Mediatrade. "Le accuse (per il processo Mediatrade) risalgono a
fatti dei primi anni 90 per l'acquisto di film e telefilm prodotti dalla
Paramount che passavano attraverso un imprenditore americano che aveva
un ottimo rapporto con i vertici", spiega il premier.
"L'accusa è
infondata perché non c'é prova. Ho conosciuto Frank Agrama due volte
negli anni 80' e non l'ho mai più visto - aggiunge Berlusconi - Dal
gennaio 1994, quando sono sceso in politica, mi sono allontanato dalle
aziende che ho fondato. I diritti tv venivano acquistati da una sezione
di Mediaset che passava poi all'ufficio acquisti i film da comprare".
"Anche le indagini
hanno mostrato che tutti gli utili che questo intermediario ha fatto -
sottolinea il Cavaliere - sono stati rintracciati in conti di sua
pertinenza. Nel corso degli anni il signor Agrama ha versato somme di
denaro importanti a dirigenti Mediaset e qui la domanda che viene fuori
è questa: E' possibile che un imprenditore paghi parecchi milioni di
euro al capo dell'ufficio acquisti della sua azienda che fa la cresta
sugli acquisti? E' impossibile e invece la Procura di Milano ha risposto
di sì dimostrando di avere una volontà persecutoria".
3 - BERLUSCONI
ENTRATO IN AULA...
(ANSA) - Silvio Berlusconi è entrato nell'aula al
settimo piano del palazzo di giustizia dove si svolge l'udienza
preliminare per il caso Mediatrade in cui è imputato. L'intero piano
dove si trova l'aula è 'bloccato' dai carabinieri che impediscono
l'ingresso persino ai cancellieri e agli avvocati impegnati in altre
udienze.
4 - OSCURATI VETRI
PIANO GIP PER PRESENZA BERLUSCONI...
(ANSA) - Tra le varie misure prese per impedire ai
cronisti e ai curiosi di vedere quello che accade al settimo piano del
palazzo di giustizi milanese, dove si tiene l'udienza preliminare
Mediatrade a carico del premier, arrivato in tribunale, sono stati anche
oscurati i vetri delle porte che danno sull'aula 9, dove si terrà
l'udienza. Gli accessi al settimo piano sono tutti presidiati dalle
forze dell'ordine che tengono lontani i cronisti e le porte che danno
sull'atrio della presidenza dell'ufficio gip e sull'aula 9 dove si tiene
l'udienza, sono state rivestite con cartone bianco per impedire di
'sbirciare'.
Non si sa ancora
bene da che ascensore è salito fino al settimo piano il presidente del
consiglio entrato in tribunale dall'ingresso laterale di via Freguglia.
E' improbabile che il premier sia salito dagli ascensori centrali o
laterali, tutti comunque presidiati, ed è più probabile che abbia preso
un ascensore che dà su uno dei corridoi interni del settimo piano per
arrivare fino all'aula 9 senza incrociare giornalisti o curiosi.
5 - UN AZIONISTA
MEDIASET VUOLE ESSERE PARTE CIVILE. DIFESA PREMIER SI OPPONE, GUP IN
CAMERA CONSIGLIO...
(ANSA) - Un piccolo risparmiatore, che era titolare di
una sola azione Mediaset, ha chiesto di costituirsi parte civile nel
procedimento Mediatrade a carico del presidente del consiglio e di altre
11 persone, tuttora in corso a palazzo di giustizia di Milano. Da quanto
si è saputo, nell'udienza preliminare che si celebra a porte chiuse alla
presenza anche di Silvio Berlusconi, l'azionista, Marco Bava, titolare
di una azione Mediaset del valore di 8 euro, ha chiesto di essere parte
civile nel procedimento e i difensori del premier si sono opposti alla
richiesta del piccolo risparmiatore.
Da quanto si è
saputo, il gup Maria Vicidomini si è da poco ritirato in camera di
consiglio per decidere sulla richiesta di costituzione dell'azionista.
Il procedimento si sta celebrando in un settimo piano presidiato dalle
forze dell'ordine con i cronisti che attendono in un corridoio, ma non
possono accedere nelle vicinanze dell'aula 9 dove è in corso l'udienza.
6 - FUORI DA
PALAGIUSTIZIA DISCUSSIONI ACCESE...
(ANSA) - Fuori da palazzo di Giustizia, mentre il
premier Silvio Berlusconi assiste all'udienza del procedimento
Mediatrade, periodicamente si creano dei piccoli capannelli di persone
di sostenitore del premier e di persone che la pensano in modo diverso,
i quali si infervorano a discutere, spesso ad uso delle telecamere. C'é
chi sostiene che Berlusconi sia un perseguitato dalla Procura di Milano,
altri che, invece, difendono l'operato di giudici e Pm milanesi. "Esca
dal mondo del grande fratello, signora", ha detto uno dei sostenitori
della magistratura. "Berlusconi mi ha salvato quando è sceso in campo -
ha ribattuto un sostenitore del premier -. Perché altrimenti saremmo
stati in mano ai comunisti".
7 - SANTANCHE',
PREMIER HA FORZA DELLA VERITA'. IN TRIBUNALE ANCHE PIETRO RICCA CHE
CHIAMO' BUFFONE BERLUSCONI...
(ANSA) - Secondo il sottosegretario Daniela Santanché
Silvio Berlusconi uscirà assolto dal procedimento Mediatrade perché "ha
la forza della verità". L'esponente del Pdl, che partecipa a un presidio
in solidarietà a Silvio Berlusconi, ha detto che "questa procura lo
perseguita da 20 anni, ma anche da questo processo Berlusconi sarà
assolto".
Daniela Santanché
è quindi entrata in tribunale, mentre fuori ha fatto la sua comparsa il
blogger Piero Ricca, che l'ultima volta che il premier si presentò in
tribunale lo chiamò 'buffone', il quale ha denunciato che "la polizia è
diventata la guardia privata di un prepotente". Pietro Ricca ha inoltre
denunciato che gli è stato rotto un microfono della telecamera per le
riprese per il suo blog. Ricca ha più volte aprostrofato gli agenti
urlano "Chi mi ripaga la telecamera? Siete la polizia e siete al
servizio dei cittadini".
8 - UDIENZA AGGIORNATA AL 4 APRILE
(ANSA) - L'udienza preliminare per il caso Mediatrade è
stata rinciata al prossimo 4 aprile, lunedì prossimo, quando la parola
passerà al pm Fabio de Pasquale per il suo intervento. Le prossime
udienze fissate in calendario sono, sempre di lunedì e cioé il 2 maggio
e il 30 maggio.
9 - BERLUSCONI SUL
PREDELLINO DAVANTI AL GAZEBO...
(ANSA) - Silvio Berlusconi, all'uscita di Palazzo di
Giustizia, si è fermato davanti al gazebo dei suoi sostenitori in corso
di Porta Vittoria. Il presidente è salito sul predellino della sua auto
e ha salutato i sostenitori che hanno risposto con urla e grida di
sostegno.
28-03-2011]
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Report in onda
domenica 27 marzo alle 21.30 su RAI TRE.
Video:
www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-6c19414c-c3ce-4c78-ad8b-78c166e0a71f.html
La puntata
si intitola "AutoAlleanza" di Giovanna Boursier.
Segue
Sinossi:
La Fiat è la più
grande impresa italiana. Negli ultimi anni è passata dall'anticamera del
fallimento alla scalata di Chrysler. Con l'alleanza e i dollari di Obama
e i nuovi contratti applicati nelle fabbriche italiane, l'amministratore
delegato Sergio Marchionne ha gettato i presupposti per uno scenario
nuovo, dagli esiti imprevedibili.
Il tema del lavoro e della tutela dei lavoratori, con i referendum di
Torino e Pomigliano, sono tornati al centro dell'attenzione del paese.
Dopo che Fiat aveva chiesto nuovi contratti per aumentare produttività e
quindi occupazione, Marchionne ha dichiarato: se il cuore della Fiat
resta in Italia, la testa potrebbe andare altrove.
A partire dall'accordo con Chrysler, Report cerca di raccontare qual è
il piano strategico di Fabbrica Italia e come è possibile realizzarlo,
in particolare alla luce dell'alleanza internazionale e dello scorporo
in due gruppi della vecchia Fiat. Cambiano le condizioni dei lavoratori,
cambia il peso della famiglia Agnelli dentro l'azienda, e analizzando i
passaggi che stanno trasformando il gruppo, si può intuire se le carte
verranno date a Torino o a Detroit. La ricostruzione degli anni
Marchionne in Fiat, a partire dal "prestito convertendo", con tanti
protagonisti, Da Matteo Arpe ad Alessandro Profumo, Cesare Romiti,
sindacalisti, lavoratori, analisti. E poi lungo e inedito
contraddittorio con Sergio Marchionne realizzato da Giovanna Boursier al
salone dell'auto a Ginevra, dove si chiarisce anche la questione della
residenza fiscale e quanto il manager della Fiat effettivamente
contribuisce al fisco italiano.
Il video e la
trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sara' on line sul
nostro sito
www.report.rai.it dieci minuti dopo il termine della messa in onda.
Buona Visione! La
Redazione.
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GOODBYE FIAT,
DETROIT TI ASPETTA - MARPIONNE PRESENTA I CONTI AGLI AZIONISTI PER
L’ULTIMA ASSEMBLEA ITALIANA: SE IL SUO PIANO DI COMPRARE IL 51% DI
CHRYSLER ENTRO L’ANNO VA IN PORTO, NEL 2012 I RISULTATI SARANNO
COMBINATI - COSì IL PROGRESSIVO "SVUOTAMENTO" DELLA FIAT, CHE CONTINUA A
PERDERE QUOTE DI MERCATO, SARà ANNACQUATO (E ASSORBITO?) IN CHRYSLER, IN
RISALITA GRAZIE AI MILIARDI DI OBAMA E ALLA RIPRESA AMERICANA
Stefano Caselli e
Stefano Feltri per "il
Fatto quotidiano"
L'ultima assemblea degli azionisti della storia della Fiat, almeno di
quella che abbiamo conosciuto fino ad ora, non passerà di certo alla
storia. È una breve, stanca liturgia. Soltanto pallida copia delle
maratone oratorie dei tempi dell'Avvocato Gianni Agnelli. Oggi i piccoli
azionisti non hanno che cinque minuti a testa per esprimere le proprie
osservazioni e quando il tempo scade, inesorabilmente, il microfono
smette di funzionare.
"Centodieci anni
fa - proclama fiero il presidente John Elkann, che per un giorno ruba la
scena all'ad Sergio Marchionne - la prima assemblea si riuniva in corso
Dante. Oggi Fiat torna a essere quella che era in origine: un'azienda
che produce soltanto automobili". I nuovi modelli sono parcheggiati
fuori, nei corridoi del centro congressi del Lingotto: le Lancia Flavia,
Ypsilon, Voyager e Thema (nel nuovo look american style), L'Alfa Romeo
Giulietta, la Jeep Grand Cherokee, una Cinquecento, la Ferrari Ff e la
Maserati Mc.
Per raggiungere
gli ambiziosi risultati di produzione annunciati da Sergio Marchionne
per il 2014 non resta che venderle. Che Fiat sia in grado di farlo è un
dubbio che arrovella un azionista particolarmente audace: "Non siamo qui
a farci prendere per il culo - urla in faccia all'ad - state raccontando
un sacco di balle. Come si fa ad arrivare a 1,6 milioni di auto prodotte
in Italia, il triplo di oggi, se lei continua a fare la guerra a tutti
gli stabilimenti"?
C'è un piccolo
gruppo che annuisce, ma si tratta per lo più di professionisti
d'assemblea, in grado di far (quasi) perdere la pazienza perfino al
sempre sorridente Elkann. Per il resto, gli azionisti votano al 99,98
per cento l'approvazione del bilancio 2010 e la destinazione dell'utile
di esercizio, con qualche isolato mugugno sull'esiguità del dividendo
rispetto all'anno precedente.
Marchionne è
ancora assai popolare, qui, quasi nessuno ha visto Report domenica sera
e l'eventualità che la testa della Fiat voli oltreoceano non è cosa che
preoccupi più di tanto: "Un'azienda non è un ente di beneficenza - dice
un anziano azionista - deve fare utili. Se qui o in America, poco
importa".
Ma che nella testa
di Sergio Marchionne ci sia più Detroit che Torino risulta abbastanza
evidente: "Puntiamo a raggiungere il 51 per cento in Chrysler entro fine
anno", ha ribadito per l'ennesima volta (oggi la quota è al 25). Le
ragioni dell'ottimismo sono tutte in Chrysler dove, secondo quanto
riferisce il manager, "adesso in cassa abbiamo una liquidità superiore a
quella che è stata data dal Tesoro".
Questo significa
due cose: che la Chrysler ha buone possibilità di riuscire a restituire
i prestiti al governo Usa e a quello canadese e che potrebbe essere
presto pronta alla quotazione in Borsa. Quindi diventa più urgente per
Fiat arrivare al 51 per cento, perché aumentare la partecipazione quando
le azioni saranno scambiate a Wall Street sarà molto più costoso.
La seconda ragione
di tanta fretta la suggerisce lo stesso Marchionne, confermando i
sospetti dei suoi critici: "Se Fiat arriva al 51 per cento entro la fine
di quest'anno, il 2012 avrà risultati che saranno combinati tra Fiat e
Chrysler. È obbligatorio". Tradotto: i conti di Fiat Auto saranno
annacquati in quelli di un gruppo globale. E tutti gli obiettivi che
Marchionne ha promesso di raggiungere in termini di produzione e vendite
perderanno di fatto ogni senso, visto che non si potrà più separare
l'andamento di Detroit da quello di Torino.
Perché se tra un
anno il giudizio si dovrà dare ancora soltanto sui conti di Fiat Auto
(Fiat Industrial avrà un suo bilancio), i risultati rischiano di essere
impietosi. Lo sa anche Marchionne che mentre i concorrenti continuano a
guadagnare quote di mercato ai suoi danni predica solo pessimismo:
"Impossibile fare previsioni sulle quote di mercato. È inutile che ci
illudiamo che questo sia un mercato di rose e fiori".
Dal lato dei
rapporti con i sindacati, forse proprio perché tanto occupato a Detroit,
Marchionne sembra meno bellicoso: ricorda che negli ultimi anni gli
impianti italiani hanno lavorato al 54 per cento del potenziale
(soprattutto perché di auto non se ne vendevano) e spiega che per le
fabbriche di Cassino e Melfi "non c'è urgenza" di applicare il contratto
di Mirafiori e Pomigliano. La priorità è quotare Chrysler in Borsa, non
piegare la Fiom.
31-03-2011]
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DIBENEDETTO
ASSICURA: NESSUN CONFLITTO D’INTERESSE (LA ROMA CROLLA IN BORSA: -7%) -
RISIKO EDISON, SPUNTA IL LEGHISTA BAIGUERA - IL BANCO POPOLARE COLLOCA
IL BOND - LE OBBLIGAZIONI PORTOGHESI ALL’8% - MARPIONNE ATTACK: 51%
CHRYSLER ENTRO IL 2011 E I TEDESCHI SI POSSONO BATTERE - SORPRESA MPS
BALZO DELL’UTILE A 950 MILIONI…
1. BORSA: LISTINI
CHIUDONO IN BUON RIALZO, A MILANO RIMBALZA BPM...
Radiocor - I listini europei hanno chiuso una giornata
in rialzo lasciandosi indietro, per un giorno, i timori sul nucleare
giapponese e i Paesi arabi. A Milano, il Ftse Mib e Ftse All share hanno
chiuso in rialzo di circa l'1% . Dopo la debacle di ieri, hanno ripreso
quota Ubi (+1,6%) e soprattutto Bpm (+4,1%) che ieri ha detto no
all'aumento di capitale.
2. AS ROMA: CROLLA
IN BORSA (-7,5%) IN ATTESA FIRMA CESSIONE...
(ANSA) - Seduta difficile per la As Roma in Borsa. Il
titolo ha ceduto il 7,5% a 1,1 euro in attesa che entro 20 giorni venga
siglato l'accordo per la cessione a l'americano Thomas Di Benedetto.
3. AS ROMA: LEGALI
DIBENEDETTO, NO CONFLITTI D'INTERESSE...
(ANSA) - Nell'ambito dell'acquisizione dell'As Roma da
parte della cordata Usa di Thomas DiBenedetto "non ricorre nessuna
fattispecie di cui all'articolo 3 del regolamento Uefa". Lo riferiscono
all'ANSA fonti legali vicine alla società capitanata dall'imprenditore
statunitense, dopo che la stampa britannica ha ipotizzato un potenziale
conflitto d'interesse dato che Mr Red Sox è anche un'azionista di
minoranza e indiretto del Liverpool.
4. EDISON: PER LA
PRESIDENZA DELMI PRONTO IL BRESCIANO BAIGUERA...
Radiocor - Ultimi ritocchi al risiko delle nomine sulla
filiera A2A-Edison. La presidenza Delmi, secondo quanto risulta a
Radiocor, sara' affidata al bresciano Franco Baiguera, che sostituira'
Luigi Morgano. Per quanto riguarda la presidenza di Edipower, invece, se
Gabriele Albertini non accettera' l'incarico, e' pronto Francesco
Randazzo, gia' vice presidente di Aem Milano. Delmi e' la holding con
cui A2A e i soci italiani partecipano (pariteticamente a Edf)
Transalpina di Energia, che a sua volta controlla Edison. Baiguera,
commercialista e Cavaliere del Lavoro, e' vicino alla Lega Nord e in
particolare al vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi.
La sua nomina, che
verra' di fatto sancita dal cda di Delmi previsto per domani, rafforza
la squadra leghista nella filiera Edison-A2A dopo la rinuncia, giunta
nella tarda serata di ieri, di Bruno Caparini a candidarsi per un posto
nel consiglio di Foro Buonaparte. Randazzo, che invece verra' proposto
come presidente di Edipower solo in caso di rinun cia di Albertini, e'
invece un componente storico del consiglio Aem prima e A2A poi, ed e'
vicino a Ignazio La Russa. Randazzo ricopre anche il ruolo di
consigliere di amministrazione di Milano Assicurazioni.
5. PORTOGALLO:
TASSI BOND SOPRA 8%, PRIMA VOLTA DA ENTRATA IN EUROZONA...
Radiocor - I tassi sui bond decennali del Portogallo
sono saliti nel tardo pomeriggio sopra quota 8% per la prima volta
dall'ingresso del paese ne ll'Eurozona. I tassi hanno ripreso la marcia
al rialzo dopo le dimissioni del governo del primo ministro Jose
Socrates costretto a gettare la spugna a fronte del rifiuto delle
opposizione di sottoscrivere un nuovo piano di austerita'. Nei giorni
successivi sono inoltre piovuti i downgrade da parte delle societa' di
rating che rendono sempre piu' probabile lo scenario di un salvataggio
del paese da parte dell'Eurozona come gia' avvenuto lo scorso anno con
Grecia e Irlanda.
6. BANCO POPOLARE:
COLLOCATO BOND 1 MLD, 4% RENDIMENTO...
Radiocor - Nel pomeriggio e' stato prezzato il bond
biennale (6 aprile 2013) da un miliardo di euro lanciato da Banco
Popolare. Il titolo che paga un tasso fisso annuo del 4%, riconosce un
premio di 180 punti base sopra il mid swap. Il regolamento
dell'operazione e' in agenda per il prossimo 6 aprile. Lo apprende
Radiocor da fonti vicine al pool di banche (citygroup, Deutsche Bank, Jp
Morgan, Natixis, Nomura e Banca Aletti). Bilancio positivo, commentano
gli operatori, per l'operazione che ha segnato la riapertura del mercato
del debito delle banche popolari. 'In particolare - riferisce una fonte
di uno dei collocatori - e' stata molto forte la copertura estera'.
7. MARCHIONNE
CONFERMA OBIETTIVO, IN CHRYSLER AL 51% NEL 2011...
Radiocor - 'Il nostro obiettivo rimane quello di
arrivare al 51% di Chrysler entro l'anno'. Lo ha confermato
l'amministratore delegato della Fiat, Se rgio Marchionne, durante la
conferenza stampa dopo l'assemblea.
8. MARCHIONNE, LA
BATTAGLIA CON I TEDESCHI PUO' ESSERE VINTA...
Radiocor - 'Non c'e nessuna necessita' di vendere Alfa
Romeo. La cosa piu' importante e' che quello che Volkswagen puo' fare
con Alfa Romeo e' capace di farlo Fiat con Chrysler. Nel medio-lungo
termine la battaglia con i tedeschi puo' essere vinta'. Cosi' l'a.d. di
Fiat, Sergio Marchionne, rispondendo alle domande dei giornalisti in
conferenza stampa.
Alfa Romeo, ha
aggiunto Marchionne, 'e' un marchio che ha un grandissimo potenziale,
senza Chrysler sarebbe stato molto difficile garantire ad Alfa le
architetture per andare avanti. La piattaforma prodotta a Mirafiori e'
molto importante per Alfa e nasce dall'architettura usata per la
Giulietta. Penso che i tedeschi hanno fatto un bel casino per esprimere
il loro interesse per Alfa e che anche i commenti degli azionisti in
assemblea (che hanno chiesto a Fiat di cedere la casa del biscione a
Volkswagen ndr) sono stati ingenerosi'.
9. SORPRESA MPS
BALZO DELL'UTILE A 950 MILIONI...
Federico De Rosa per il "Corriere
della Sera" - Il Montepaschi archivia il 2010 con un utile
record di 950 milioni, quasi cinque volte quello dell'anno precedente.
Il bilancio è stato approvato ieri dal consiglio di Rocca Salimbeni, che
ha deciso di proporre la distribuzione di 167,7 milioni di dividendi,
tornando così a remunerare anche gli azionisti ordinari che nel 2009
erano rimasti a secco.
L'aumento dei
profitti, ha spiegato la banca, è frutto del balzo dell' 1,6% dei ricavi
primari, delle minori rettifiche sui crediti, scese del 21,2%, e del
contenimento dei costi operativi, diminuiti del 5,2%.
Riguardo
all'andamento dell'attività il margine di gestione finanziaria e
assicurativa ha segnato 5,5 miliardi con un incremento dell' 1,6%,
mentre il margine di intermediazione è aumento dello 0,4%a 3,59
miliardi. I direttore generale di Mps, Antonio Vigni, ha sottolineato
che la banca continuerà con il rafforzamento patrimoniale, senza
tuttavia sbilanciarsi sulla possibilità di un aumento di capitale:
«Continueremo tutte le azioni di capital management per il rimborso in
anticipo dei Tremonti bond.
E non dirò altro»
. Mps ha sottoscritto 1,9 miliardi di obbligazioni del Tesoro, che
intende restituire prima della scadenza e Vigni spera di ottenere il via
libera della Banca d'Italia affinché «l'operazione sul real estate possa
essere computata nell'indice Core Tier1».
30-03-2011]
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1- “REPORT” NON
SVELA SOLO LA LOGISTICA SVIZZERA GRAZIE ALLA QUALE MARPIONNE PAGA MENO
TASSE, MA RIVELA ANCHE COME LA FIAT RENDE LA VITA FELICE AI SUOI
FORNITORI - 2- PER POTER VENDERE I LORO PRODOTTI AL LINGOTTO, OGNI ANNO
I FORNITORI DEVONO PAGARE UN ASSEGNO (“BONUS”) INTESTATO A “FIAT SPA”,
IN PERCENTUALE SULL’ORDINE - 3- CELLINO, PRESIDENTE API: "COSA SUCCEDE?
IO FIAT TI DICO, ALLA FINE DELL’ANNO TI CONTEGGIO QUANTO TI HO DATO DI
LAVORO, 10 MILIONI DI EURO, E TU MI DAI IL 2% DI DIECI MILIONI DI EURO,
CIOÈ SONO 200.000 EURO: TI FACCIO UN ASSEGNO. QUESTO È IL BONUS" - 4-
MOLTI FORNITORI DENUNCIANO UN TORBIDO GIRO DI “INTERMEDIARI”,
“CONSULENTI” ED EX DIPENDENTI FIAT, NON AUTORIZZATI, CHE INTASCANO
MIGLIAIA DI EURO PER GARANTIRE GLI APPALTI. CHI LAVORA NELL’INDOTTO NON
HA SCELTA E PAGA...
1 - LA FIAT E IL
"BONUS" DEI FORNITORI
Dalla trascrizione di "Report" del 27 marzo 2011
GIOVANNA BOURSIER
FUORI CAMPO
La Fiat (...) oggi ha circa 200.000 dipendenti nel mondo, in Italia
80.000 più l'indotto, che solo in Piemonte significa 100.000 addetti e
880 aziende. Uno dei fornitori è il Presidente Associazione Piccole
Imprese.
GIOVANNA BOURSIER
Si deve pagare per diventare fornitori Fiat?
FABRIZIO CELLINO -
PRESIDENTE API
(Associazione
Piccole Imprese)
No, quello che le posso dire è che nelle varie trattative, così come ci
sono con anche committenze estere, ci sono evidentemente degli accordi
pluriennali delle riduzioni richieste, ora queste riduzioni possono
venire a fronte di riduzioni di listini, come è più usuale o in altri
casi come bonus, nel senso di dire: invece di oggi toglierti l'1%, 2%
sul prezzo di listino, a fronte magari di aumenti, di incrementi di
volume o di fatturato, io alla fine dell'anno conteggio questo 1%, non
lo togliamo dal listino, ma mi è dato un bonus al committente. Cioè cosa
succede: io Fiat ti dico, alla fine dell'anno ti conteggio quanto ti ho
dato di lavoro, 10 milioni di euro, e tu mi dai il 2% di dieci milioni
di euro, cioè sono 200.000 euro: ti faccio un assegno. Questo è il
bonus.
GIOVANNA BOURSIER
Ma a chi?
FABRIZIO CELLINO -
PRESIDENTE API
Agli acquisti della Fiat, io intesto un assegno alla Fiat S.p.a. Poi, se
per entrare nella fornitura, ti devo dare dei soldi, allora, questo può
succedere... nel senso che ne ho sentito parlare ... io però
personalmente non l'ho mai vissuto. Io c'ho qui un pacchetto da 3
milioni di euro di nuovo lavoro, faccio un'asta - tra virgolette - e ti
dico: "oltre al prezzo, questa fornitura, mi dici quanto mi dai di
bonus". Voglio dire.. mh non mi piace... però sta nel gioco delle parti
perché io posso non accettarlo.
GIOVANNA BOURSIER
FUORI CAMPO
C'è chi ci ha rimesso l'azienda. Parliamo di subfornitura e di
consulenti che chiederebbero la percentuale per trovarti il lavoro.
PARLA UN
SUBFORNITORE DELLA MAGNETI MARELLI
Ti affidi ad una serie di persone che pensi per bene, i quali o sono ex
dipendenti o sono in pensione e fanno da tramite tra chi è ancora dentro
e chi deve lavorare per vivere, procacciando del lavoro che già in
partenza comunque è senza utile. Quindi segnano già le loro percentuali,
quando ti accorgi dopo due o tre anni di quello che hai fatto scopri che
hanno guadagnato solo loro, te hai solo fatto debito. Chiamiamola una
consulenza...
GIOVANNA BOURSIER
Cioè non ho capito: loro chiedono una parte per loro?
PARLA UN
SUBFORNITORE DELLA MAGNETI MARELLI
Certo che sì.
GIOVANNA BOURSIER
Quanto chiedono?
PARLA UN
SUBFORNITORE DELLA MAGNETI MARELLI
Su un caso di una di queste agenzie di consulenza eravamo al 6% più
3.500 al mese di fisso.
GIOVANNA BOURSIER
In nero?
UOMO
No, no: sono organizzati con fatture e tutto quanto. E' tutto molto
regolare è difficile che avvengano delle cose, sono molto molto
organizzati. È tutto sbagliato, ma la forma è tutta corretta. Sono delle
società di consulenza. Uno basta che non ci vada e non succede niente.
Il problema è che hai bisogno di lavorare per cui come tutti cerchi
qualche aggancio.
GIOVANNA BOURSIER
Ma se il fornitore, che già farà un'offerta al ribasso, per cercare di
avere quel lavoro, se poi deve pure pagarci come dire il bonus, la
qualità del prodotto Fiat può diminuire.
FABRIZIO CELLINO -
PRESIDENTE API
Quello che le posso dire è che oggi noi riscontriamo una necessità di
abbassare ulteriormente i prezzi per riuscire a prendere nuovo lavoro e
questo può essere nel lungo periodo anche una difficoltà oggettiva per
le piccole e medie imprese. Devo dire che posso anche pensare che ci
siano delle piccole e medie imprese che oggi, per riuscire a tirare
avanti, come si dice tra virgoletatto, facciano una specie di dumping di
prezzo e lo abbassino anche oltre a quello che non dovrebbero fare.
MILENA GABANELLI
IN STUDIO
Allora Fiat precisa che "tratta direttamente con i fornitori ed esclude
rapporti con eventuali intermediari, mentre conferma la prassi dello
sconto sotto forma di bonus da restituire con assegno per ripristinare
l'equilibrio economico del rapporto"... misteri della contabilità. Sta
di fatto che il prodotto vende poco e adesso siamo al bivio: da una
parte i 60.000 dipendenti che per tenersi il posto devono accettare
condizioni molto dure, dall'altra Fiat che diventa grande con Chrysler.
Allora, Marchionne
ha sempre detto che l'alleanza con Chrysler avrebbe portato una nuova
stagione gloriosa per la fiat, non solo avremmo salvato posti di lavoro,
ma anzi ne avremmo creati di nuovi. Cerchiamo di capire come, andando
là, possiamo diventare grandi qua... L'operazione è iniziata nel 2009,
Chrysler è appena uscita dal fallimento, e deve iniziare la
ristrutturazione servono soldi e un partner. Il governo americano e
quello canadese prestano 7 miliardi e mezzo e il partner è Fiat.
2 - LA CAPORETTO TV DI MARCHIONNE - "REPORT" SPIEGA A 3,5
MILIONI DI PERSONE COME FA A PAGARE MENO TASSE...
Giorgio Meletti per "il
Fatto quotidiano"
La notizia era
stata già pubblicata mesi fa dal Fatto e da altre testate. Ma domenica
sera ben tre milioni e mezzo di telespettatori hanno imparato dalla
prima puntata della nuova serie di Report come fa Sergio Marchionne a
risparmiare sulla tasse. L'inchiesta firmata da Giovanna Boursier per il
settimanale di Milena Gabanelli non è stata avara di particolari,
affidando al noto fiscalista Tommaso Di Tanno un semplice calcolo: sui
quattro milioni di stipendio che prende dalla Fiat, l'amministratore
delegato sottrae ogni anno 500 mila euro all'erario italiano grazie alla
residenza in Svizzera, nel cantone di Zug.
Se fosse residente
in Italia, seguendo l'appello che la Gabanelli gli ha rivolto dal video,
Marchionne pagherebbe di tasse il 43 per cento del suo reddito. Come
residente in Svizzera, invece, è sottoposto solo a un'aliquota secca del
30 per cento.
Per la Fiat si è
trattata di una Caporetto televisiva. Difficile convincere i
telespettatori che, a fronte delle quotidiane lezioni di Marchionne su
come recuperare la competitività perduta, si debba assistere serenamente
al magistero di come si risparmiano 500 mila euro all'anno di tasse. Ma
lo spettacolo delle incertezze del vertice Fiat si è arricchito di altri
momenti memorabili. A chi aveva ancora dei dubbi sulla volontà della
capogruppo Exor di abbandonare l'Italia, Report ha offerto un impagabile
squarcio di verità.
Il 10 gennaio
2011, alla vigilia del drammatico referendum di Mirafiori, il presidente
John Elkann rilascia un'intervista al Tg2, che però non la manda in
onda. Finalmente domenica sera gli spettatori hanno visto e sentito.
Domanda: "Il cuore della Fiat è metà americano e metà italiano o in che
percentuale?". Risposta: "No, ma queste sono tutte domande che poi sono
interpretate male. Fatta la domanda così poi dopo qualunque risposta io
do non la riesco a rigirare".
Brutta immagine
per la Fiat anche dalle parole rancorose del quasi 88enne Cesare Romiti
che ha escluso dal novero degli storici capi Fiat (Agnelli fondatore,
Agnelli avvocato, Vittorio Valletta e Romiti medesimo) sia Umberto
Agnelli che il giovane Marchionne. In compenso Romiti giura di non
ricordare quanto lo pagavano alla Fiat, e allora la Gabanelli ricorda
che nel 1998 se ne andò con una liquidazione di 101 miliardi di lire (ma
in verità erano 101,5 milioni di euro, cioè il doppio).
Unico sostegno
all'immagine Fiat è risultasto quello, consueto, del sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino (Pd), che mantiene per Marchionne un posto nel
Pantheon della sinistra. Domanda: "Molto di sinistra Marchionne?".
Risposta: "Su certe cose molto più a sinistra di me...". E probabilmente
ha ragione.29-03-2011]
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1- “REPORT” SI
CUCINA MARPIONNE AL ZUGO! COME RESIDENTE IN SVIZZERA (NEL CANTONE
DETASSANTE DI ZUGO), IL NUOVO PADRONE DI CASA AGNELLI SBORSA IL 30% DI
IMPOSTE INVECE DEL 43 SUL COMPENSO ANNUO DI 4 MILIONI, RISPARMIANDO
500MILA EURO! - 2- DA "REPORT": "SECONDO IL TESTO UNICO SULLA FISCALITÀ
SE ABITI ALMENO 183 GIORNI L’ANNO IN ITALIA, NON PUOI PAGARE LE TASSE DA
UN’ALTRA PARTE. IL SUO UFFICIO STAMPA CI DICE CHE A TORINO HA UNA CASA E
CI STA ALMENO METÀ SETTIMANA" - 3- NON SOLO: BECCATO CHE SI PORTA IN
SVIZZERA I GIARDINIERI PER PAGARE DI MENO! - 4- I BALBETTAMENTI DI
ELKANN MENTRE IMPLORAVA IL TG2 DI NON TRASMETTERE LO STATO CONFUSIONALE
DELLE SUE PAROLE SUL TRASLOCO DELLA SEDE DA TORINO A DETROIT - 5- PANCHO
VILLARI ALL’ATTACCO: “CHE C’ENTRA IL CASO FIAT CON LA SUA CASA PRIVATA?
-
IL LINK AL
SERVIZIO DI REPORT SULLA FIAT: VIDEO E TESTO INTEGRALE
http://bit.ly/g28rkD
1- DAGOREPORT - YAKI IN STATO CONFUSIONALE
Nel "Report" di ieri sera con Marpionne hanno fatto enorme impressione i
balbettamenti di Yaki Elkann che la Gabanelli ha messo in onda senza
pietà. Il presidente della Fiat e di Exor è stato pescato mentre
implorava la giornalista del Tg2 di non trasmettere lo stato
confusionale delle sue parole sul trasferimento della sede da Torino a
Detroit: uno spettacolo penoso.
2- "REPORT": LA
CASA SVIZZERA DI MARCHIONNE E IL RISPARMIO SULLE TASSE
Dalla puntata di ieri sera di "Report" su Raitre
GIOVANNA BOURSIER
Mi dice dove abita lei.
SERGIO MARCHIONNE - AMMINISTRATORE DELEGATO FIAT
Dappertutto, guardi, faccio il giro del mondo io continuamente. Io sono
residente svizzero da molti anni, e quindi lo ero prima di arrivare in
Italia nel 2004.
BOURSIER
Dove?
MARCHIONNE
In Svizzera, cose personali è inutile che faccia la domanda, non domando
dove abita lei
BOURSIER
Ma io glielo dico, però io la residenza fiscale ce l'ho in Italia.
MARCHIONNE
Ma io sono residente fiscale svizzero da anni. Quindi è inutile che
cerchi di cambiare...
BOURSIER
Però ce l'ha a Zugo?
MARCHIONNE
Da sempre a Zugo.
BOURSIER
A Zugo
MARCHIONNE
Sempre!
BOURSIER FUORI CAMPO
Da 8 anni Marchionne comanda in Fiat, ma non vive in Italia. Ha casa a
Toronto, a Detroit... e in Svizzera, dove la fiscalità è più
conveniente. Ma, dentro la Svizzera, Marchionne ha la residenza fiscale
nel cantone tedesco di Zugo, dove conviene ancora di più. Qui l'aliquota
massima è del 23%.
[...]
E' difficile
capire quanto versa di tasse in Italia.
BOURSIER
Ma se lei vuole fare la grande Fabbrica Italia, perché non ha una casa
in Italia, cioè perché non paga le tasse in Italia, chiariamolo!
MARCHIONNE
Le pago le tasse in Italia.
BOURSIER
No, non le paga in Italia.
MARCHIONNE
Le pago e poi pago la differenza in Svizzera. Io pago le tasse in Italia
come un lavoratore italiano che vive all'estero, tutto lì, le pago come
le pagano gli altri.
[...]
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
È soggetto a una ritenuta definitiva cioè a una sorta di cedolare secca
del 30% sui compensi che percepisce da parte di una società italiana.
BOURSIER
Cioè questo vuol dire che lui paga il 30% con questa ritenuta secca in
Italia e poi pagherà svizzera tra il 15% e il 23% a Zugo?
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
No, non paga più nulla in Svizzera, perché il trattato contro le doppie
imposizioni fra Italia e Svizzera prevede che il prelievo, in questo
caso, lo faccia soltanto il paese in cui risiede la società pagatrice e
non c'è null'altro da pagare nel paese di residenza del manager. Quindi
paga il 30%, punto e basta.
BOURSIER
Quindi vuol dire che rispetto all'aliquota del 43%, sarebbe l'aliquota
italiana...
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Se fosse residente in Italia o comunque se passasse in Italia più di 183
giorni l'anno allora, in questo caso, in Italia pagherebbe il 43%;
quindi il risparmio che questa persona consegue attraverso la residenza
in Svizzera è del 13%.
BOURSIER
È del 13%...
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
E questo riguarda semplicemente i compensi percepiti a carico di una
società italiana ma se questa persona percepisse degli ulteriori
compensi...
BOURSIER
Cioè per esempio prende un compenso da un'azienda americana di cui è
anche amministratore delegato?
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Benissimo, in questo caso, nulla paga all'Italia, essendo un residente
in Svizzera, pagherà in Svizzera un'aliquota compresa tra 15 e 23%.
BOURSIER
Comunque su 4 milioni di stipendio quel 13%...
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Vale 500.000 euro.
BOURSIER
Non è poco? Ogni anno...
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Questa è la situazione, buon per lui!
3- VILLARI, MA CHE C'ENTRA LA FIAT CON RESIDENZA MARCHIONNE?
(AGI) - Dovrebbe forse intervenire il Garante della
privacy dopo la puntata di ieri di 'Report' su Raitre dedicata alle
vicende Fiat, e in particolare per la parte relativa alla localita' (nel
Cantone di Zugo, Svizzera centrale -lingua prevalente il tedesco- con
uno dei livelli piu' bassi di tassazione del Paese, ndr) dove
ufficialmente risulta residente Sergio Marchionne, amministratore
delegato del gruppo torinese.
Lo sostiene
Riccardo Villari, vicepresidente di Coesione nazionale e gia' presidente
-per un breve periodo- della commissione di Vigilanza Rai con i voti del
Pdl quando era in forza al Pd. "La prima puntata dell'atteso ritorno
della trasmissione di Milena Gabanelli era dedicata alla Fiat", dice
Villari, "e tra i vari servizi c'era anche una lunga intervista a Sergio
Marchionne.
Quando la
giornalista autrice del servizio gli ha chiesto dove abitasse in
Svizzera, Marchionne ha scelto legittimamente di non rispondere,
precisando anzi che preferiva non divulgare l'indirizzo. Da quel momento
sono seguite numerose immagini e in diversi frangenti della
trasmissione, della localita' in cui risiede l'amministratore delegato
Fiat, della sua casa vista dall'esterno, perfino dell'abitazione in cui
vive l'ex moglie con i figli".
A questo punto
-dice ancora Villari- "se la domanda che si poneva la puntata riguardava
il futuro di Fiat in Italia, viene da chiedersi cosa si volesse
dimostrare e soprattutto, cosa abbia apportato all'inchiesta un servizio
come questo, che invece, spiace constatarlo, e' sembrato piuttosto quasi
un'invasione di campo nella vita privata di Marchionne e che auspichiamo
non abbia ripercussioni sulla sicurezza della persona e della famiglia.
Un episodio, su cui forse occorrerebbe una valutazione dell'Authority
per la Privacy".
4- DA "REPORT
Riassumiamo, per riuscire a fondersi con Chrysler in modo vantaggioso
Marchionne deve riuscire il prima possibile a fare l'auto a basso
consumo, ripagare Obama e poi quotarsi a Wall Street. Negli Stati Uniti
sta andando bene, Chrysler comincia a vendere e Marchionne spera di
scalare entro quest'anno. I veri problemi restano in italia. E torniamo
all'ultimo bilancio consolidato al 31 dicembre 2010: 31 miliardi di euro
di indebitamento finanziario e 15 miliardi di liquidità. Ma perché non
usa la liquidità per ridurre il debito? Perché, dice Marchionne, il
debito finanziario non è una preoccupazione: serve a finanziare la
vendita di auto e quindi si auto liquida cioè quando i clienti pagano le
famose rate.
Ma da bilancio,
dentro i 31 miliardi di debiti complessivi, leggiamo, ce ne sono 2 più 9
di obbligazioni, che andranno rimborsati ai risparmiatori quindi non si
auto liquidano, come non si auto liquidano i 2,3 più 6, 6 miliardi di
prestiti bancari. E su questo debito complessivo si pagano gli interessi
passivi.
Allora ci si
domanda: quanto rende la liquidità e quanto costa il debito? A pagina 47
del bilancio è scritto "nel 2010 gli oneri finanziari netti del gruppo
Fiat sono stati pari a 905 milioni. 150 in più rispetto al 2009 per
mantenere più elevati livelli di liquidità".
Insomma Marchionne
decide di pagare 150 milioni di euro di interessi passivi in più
rispetto all'anno precedente per incrementare la disponibilità di cassa.
Come intende usarla? Non per fare gli investimenti promessi in italia
poiché alla domanda ha risposto "i soldi li trovo vendendo le auto". Ma
allora questi 15 miliardi, di cui 12 in Fiat Auto, a cosa servono
veramente? A fare bella figura? Un'anomalia che dovrebbe essere chiarita
ai mercati finanziari. Sta di fatto che per ora Marchionne sta salvando
i lavoratori americani e sistemando al meglio la famiglia. E chi salva i
lavoratori italiani?
La situazione è
che la residenza fiscale di Marchionne è a Walchwill, ma possiede
un'altra casa nel cantone di Vaud, a Blonay, mezzora da Ginevra:...qui
dicono che l'abbia comprata nel 2007 e ci vive l'ex moglie coi 2
figli...tipico chalet del luogo, tutta in legno, con parco e campo da
tennis. Per i lavori Marchionne ha preferito chiamare una ditta
italiana, che secondo il sindacato sottopagava i giardinieri. E su
questo la legge svizzera è molto ferrea...
ALDO FERRARI,
responsabile del sindacato svizzero
questi giardinieri erano pagati con la tariffa italiana che è molto più
bassa di quella della Svizzera, allora che in Svizzera doveva pagare
questi giardinieri il doppio. Dunque...
cioè vuol dire tu puoi portarti chi vuoi a metterti in ordine il
giardino
senza problemi
però lo paghi secondo le regole svizzere visto che questo lavoro lo stai
facendo in Svizzera visto che hai una casa in Svizzera?
esattamente
e quindi?
e quindi questa gente era pagata di metà e al finale la ditta italiana
ha dovuto pagare la differenza.
quindi lui nel 2007 si è comprato questa casa a Blonay?
si è comprato questa casa a Blonay e l'ha rifatta tutta, anche
all'esterno, quello che è stato fatto dai giardinieri "italiani"
Secondo il testo
unico sulla fiscalità se abiti almeno 183 giorni l'anno in Italia, non
puoi pagare le tasse da un'altra parte. Il suo ufficio stampa ci dice
che a Torino HA UNA CASA E ci sta almeno metà settimana...
UFFICIO STAMPA
FIAT
si vabbè ma in questa casa torinese quanto ci sta?
ci sta, ci sta, ci sta! Lui ha ragione quando dice io sono un cittadino
Tra virgolette del mondo, perché sta 4 giorni a Torino. Stasera va a
dormire a casa sua, a Torino, non dorme a Ginevra, va a dormire a casa
sua a Torino, tanto per farti un esempio, lui ci dorme, ha tutta la
cultura delle sue cose a casa sua, cioè c'è la casa, esiste!
5- "PAGO LE
IMPOSTE IN ITALIA LA SEDE FIAT NEGLI USA? NON HO ANCORA DECISO" -
MARCHIONNE: «VENDERE LA FERRARI? PER ORA NO»
Mario Gerevini per "il
Corriere della Sera"
Il filo conduttore
è una lunga intervista a Sergio Marchionne, incalzato, al Salone
dell'auto di Ginevra, sul piano Chrysler, sulla futura sede legale del
nuovo gruppo (Italia o Stati Uniti?), sui bilanci e sulla sua denuncia
dei redditi: dove paga le tasse l'amministratore delegato della Fiat?
La nuova stagione
di Report, il programma di Rai3 condotto da Milena Gabanelli, si apre
questa sera con settanta minuti di inchiesta («AutoAlleanza») di
Giovanna Boursier su Fiat, ascoltando i fornitori che si lamentano dei
«bonus» da pagare, interpellando banchieri, protagonisti delle stagioni
passate come Cesare Romiti, scavando nelle pieghe del contratto con
Chrysler e cercando di capire «dove salteranno fuori i 20 miliardi di
investimenti in Italia». E con Marchionne, intervistato il primo marzo
al Salone di Ginevra che ribadisce: «La scelta sulla sede legale non è
ancora stata presa».
E sugli aiuti
pubblici «noi, per fortuna, capacità, intelligenza, non abbiamo chiesto
un euro a nessuno, è scoppiato un disastro finanziario che ha messo
tutti in ginocchio e la Fiat è sopravvissuta a quell'evento da sola» .
Dunque, s'infervora, «vogliamo riconoscere un po' di bravura invece di
stare a picchiare la Fiat dalla Mattina alla sera?» . «Report» ,
tuttavia, ricorda gli incentivi statali per il 2008 e il 2009 e poi il
crollo nel 2010 (senza incentivi) delle vendite in Europa. La Ferrari è
in vendita? «Non per il momento» , afferma il manager in maglione,
mentre sull'Alfa e sulle mire della Volkswagen butta lì un «penso che
siano stati di una chiarezza brutale».
Ma Jochem
Heinzmann, consigliere Vw interpellato da Report, non è particolarmente
loquace e sul tema Alfa infila un «non comment» dietro l'altro.
L'inchiesta da una parte segue il percorso che porterà alla fusione con
Chrysler e dall'altra il tracciato delle promesse in Italia: i 2
miliardi di investimenti (sui 20 totali) per Mirafiori che produrrà Suv.
Ma in cambio di sacrifici concreti non ci sarebbe una contropartita
altrettanto concreta di impegni scritti.
Solo parole «ma
chi obbliga Marchionne a mantenere le promesse?» , si chiede la
Gabanelli. Forse dovrebbe esserci la vigilanza della politica che fa gli
interessi del Paese. Già. Parte un flash dall'audizione in Parlamento di
Marchionne, si vede e si sente un preoccupatissimo Sandro Biasotti (Pdl
e concessionario Fiat) intervenire e contestare al manager Fiat
l'apertura di nuove concessionarie. Sacrifici ed esempi. Le nuove
condizioni di lavoro sono già state firmate in due stabilimenti, quelli
dei referendum: Pomigliano e Mirafiori. Marchionne però dice che non è
sufficiente perché ci sono «altri tre stabilimenti: Cassino, Melfi e
Bertone».
L'inviata di
«Report» stuzzica il manager, residente in svizzera («da sempre a Zug»
), sulle tasse. Zugo è il cantone con la fiscalità più leggera. «Pago le
tasse in Italia e poi pago la differenza in Svizzera» , dice Marchionne.
Il tributarista Tomaso Di Tanno spiega però che la ritenuta dello
«svizzero» Marchionne è del 30%sui compensi italiani e poi non dovrebbe
pagare più nulla.
Un guadagno secco,
secondo Report, del 13%rispetto all'aliquota standard del 43%, cioè
circa 500mila euro sui 4 milioni di stipendio. Tutto in regola, ma visto
che l'attività del top manager Fiat - riassume la Gabanelli - non è in
Svizzera, ma a Torino e Detroit, «allora trasferisca la sua residenza in
Italia o negli Usa e contribuisca come i suoi dipendenti allo sviluppo
del Paese dove sta l'azienda che gli paga lo stipendio».
Resta un punto:
dove prende Marchionne i 20 miliardi per gli investimenti in Italia?
«Vengono prodotti quando vendo le vetture» , lui dice. Report ha poi
analizzato il bilancio consolidato da cui emergono «31 miliardi di
indebitamento finanziario e 15 miliardi di liquidità» , un'apparente
contraddizione che però Marchionne spiega con una gran parte di
«posizioni che si autoliquidano» finanziando i clienti che acquistano
auto o i concessionari. Sul punto Report osserva che ci sono «2 miliardi
più 9 di obbligazioni» da rimborsare ai risparmiatori «quindi non si
auto liquidano» così come «i 2,3 più 6,6 miliardi di prestiti bancari» .
28-03-2011]
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Domenica riparte
"Report" con MI-JENA GABANELLI CHE SMONTA il piano MarPionne: Chrysler
entro quest’anno e poi quotarsi - "siccome la doppia quotazione è un
problema" verrà risolto trasferendosi a Detroit - Una scalata che alla
Fiat costerà molto poco - Report farà anche i conti in tasca al
para-guru del lingotto: quanto risparmia in tasse la residenza nel più
privilegiato dei cantoni svizzeri, quello di Zugo...
Comunicato Report
Domenica riparte "Report" con il piano Marchionne per scalare Chrysler,
dal titolo "L'AutoAlleanza". L'analisi del piano dimostra che la
concentrazione di Marchionne è tutta su Detroit e i progetti sull'Italia
sono inconsistenti. Lo stesso Marchionne, incalzato dalla giorrnalista
di Report, in una lunga intervista fatta al salone dell'auto a Ginevra,
di fornte a decine di giornalisti che prendevano appunti, la sua
intenzione di arrivare a controllare Chrysler entro quest'anno e poi
quotarsi.
A proposito della
sede legale ha dichiarato "siccome la doppia quotazione è un problema è
evidente che il problema andrà risolto" . E si risolverà trasferndosi a
Detroit. Una scalata che alla Fiat costerà molto poco. Report farà anche
i conti in tasca a Marchionne e quanto gli fa risparmiare in tasse la
residenza nel più privilegiato dei cantoni svizzeri, quello di Zugo.
25-03-2011]
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DIBENEDETTO
ASSICURA: NESSUN CONFLITTO D’INTERESSE (LA ROMA CROLLA IN BORSA: -7%) -
RISIKO EDISON, SPUNTA IL LEGHISTA BAIGUERA - IL BANCO POPOLARE COLLOCA
IL BOND - LE OBBLIGAZIONI PORTOGHESI ALL’8% - MARPIONNE ATTACK: 51%
CHRYSLER ENTRO IL 2011 E I TEDESCHI SI POSSONO BATTERE - SORPRESA MPS
BALZO DELL’UTILE A 950 MILIONI…
1. BORSA: LISTINI
CHIUDONO IN BUON RIALZO, A MILANO RIMBALZA BPM...
Radiocor - I listini europei hanno chiuso una giornata
in rialzo lasciandosi indietro, per un giorno, i timori sul nucleare
giapponese e i Paesi arabi. A Milano, il Ftse Mib e Ftse All share hanno
chiuso in rialzo di circa l'1% . Dopo la debacle di ieri, hanno ripreso
quota Ubi (+1,6%) e soprattutto Bpm (+4,1%) che ieri ha detto no
all'aumento di capitale.
2. AS ROMA: CROLLA
IN BORSA (-7,5%) IN ATTESA FIRMA CESSIONE...
(ANSA) - Seduta difficile per la As Roma in Borsa. Il
titolo ha ceduto il 7,5% a 1,1 euro in attesa che entro 20 giorni venga
siglato l'accordo per la cessione a l'americano Thomas Di Benedetto.
3. AS ROMA: LEGALI
DIBENEDETTO, NO CONFLITTI D'INTERESSE...
(ANSA) - Nell'ambito dell'acquisizione dell'As Roma da
parte della cordata Usa di Thomas DiBenedetto "non ricorre nessuna
fattispecie di cui all'articolo 3 del regolamento Uefa". Lo riferiscono
all'ANSA fonti legali vicine alla società capitanata dall'imprenditore
statunitense, dopo che la stampa britannica ha ipotizzato un potenziale
conflitto d'interesse dato che Mr Red Sox è anche un'azionista di
minoranza e indiretto del Liverpool.
4. EDISON: PER LA
PRESIDENZA DELMI PRONTO IL BRESCIANO BAIGUERA...
Radiocor - Ultimi ritocchi al risiko delle nomine sulla
filiera A2A-Edison. La presidenza Delmi, secondo quanto risulta a
Radiocor, sara' affidata al bresciano Franco Baiguera, che sostituira'
Luigi Morgano. Per quanto riguarda la presidenza di Edipower, invece, se
Gabriele Albertini non accettera' l'incarico, e' pronto Francesco
Randazzo, gia' vice presidente di Aem Milano. Delmi e' la holding con
cui A2A e i soci italiani partecipano (pariteticamente a Edf)
Transalpina di Energia, che a sua volta controlla Edison. Baiguera,
commercialista e Cavaliere del Lavoro, e' vicino alla Lega Nord e in
particolare al vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi.
La sua nomina, che
verra' di fatto sancita dal cda di Delmi previsto per domani, rafforza
la squadra leghista nella filiera Edison-A2A dopo la rinuncia, giunta
nella tarda serata di ieri, di Bruno Caparini a candidarsi per un posto
nel consiglio di Foro Buonaparte. Randazzo, che invece verra' proposto
come presidente di Edipower solo in caso di rinun cia di Albertini, e'
invece un componente storico del consiglio Aem prima e A2A poi, ed e'
vicino a Ignazio La Russa. Randazzo ricopre anche il ruolo di
consigliere di amministrazione di Milano Assicurazioni.
5. PORTOGALLO:
TASSI BOND SOPRA 8%, PRIMA VOLTA DA ENTRATA IN EUROZONA...
Radiocor - I tassi sui bond decennali del Portogallo
sono saliti nel tardo pomeriggio sopra quota 8% per la prima volta
dall'ingresso del paese ne ll'Eurozona. I tassi hanno ripreso la marcia
al rialzo dopo le dimissioni del governo del primo ministro Jose
Socrates costretto a gettare la spugna a fronte del rifiuto delle
opposizione di sottoscrivere un nuovo piano di austerita'. Nei giorni
successivi sono inoltre piovuti i downgrade da parte delle societa' di
rating che rendono sempre piu' probabile lo scenario di un salvataggio
del paese da parte dell'Eurozona come gia' avvenuto lo scorso anno con
Grecia e Irlanda.
6. BANCO POPOLARE:
COLLOCATO BOND 1 MLD, 4% RENDIMENTO...
Radiocor - Nel pomeriggio e' stato prezzato il bond
biennale (6 aprile 2013) da un miliardo di euro lanciato da Banco
Popolare. Il titolo che paga un tasso fisso annuo del 4%, riconosce un
premio di 180 punti base sopra il mid swap. Il regolamento
dell'operazione e' in agenda per il prossimo 6 aprile. Lo apprende
Radiocor da fonti vicine al pool di banche (citygroup, Deutsche Bank, Jp
Morgan, Natixis, Nomura e Banca Aletti). Bilancio positivo, commentano
gli operatori, per l'operazione che ha segnato la riapertura del mercato
del debito delle banche popolari. 'In particolare - riferisce una fonte
di uno dei collocatori - e' stata molto forte la copertura estera'.
7. MARCHIONNE
CONFERMA OBIETTIVO, IN CHRYSLER AL 51% NEL 2011...
Radiocor - 'Il nostro obiettivo rimane quello di
arrivare al 51% di Chrysler entro l'anno'. Lo ha confermato
l'amministratore delegato della Fiat, Se rgio Marchionne, durante la
conferenza stampa dopo l'assemblea.
8. MARCHIONNE, LA
BATTAGLIA CON I TEDESCHI PUO' ESSERE VINTA...
Radiocor - 'Non c'e nessuna necessita' di vendere Alfa
Romeo. La cosa piu' importante e' che quello che Volkswagen puo' fare
con Alfa Romeo e' capace di farlo Fiat con Chrysler. Nel medio-lungo
termine la battaglia con i tedeschi puo' essere vinta'. Cosi' l'a.d. di
Fiat, Sergio Marchionne, rispondendo alle domande dei giornalisti in
conferenza stampa.
Alfa Romeo, ha
aggiunto Marchionne, 'e' un marchio che ha un grandissimo potenziale,
senza Chrysler sarebbe stato molto difficile garantire ad Alfa le
architetture per andare avanti. La piattaforma prodotta a Mirafiori e'
molto importante per Alfa e nasce dall'architettura usata per la
Giulietta. Penso che i tedeschi hanno fatto un bel casino per esprimere
il loro interesse per Alfa e che anche i commenti degli azionisti in
assemblea (che hanno chiesto a Fiat di cedere la casa del biscione a
Volkswagen ndr) sono stati ingenerosi'.
9. SORPRESA MPS
BALZO DELL'UTILE A 950 MILIONI...
Federico De Rosa per il "Corriere
della Sera" - Il Montepaschi archivia il 2010 con un utile
record di 950 milioni, quasi cinque volte quello dell'anno precedente.
Il bilancio è stato approvato ieri dal consiglio di Rocca Salimbeni, che
ha deciso di proporre la distribuzione di 167,7 milioni di dividendi,
tornando così a remunerare anche gli azionisti ordinari che nel 2009
erano rimasti a secco.
L'aumento dei
profitti, ha spiegato la banca, è frutto del balzo dell' 1,6% dei ricavi
primari, delle minori rettifiche sui crediti, scese del 21,2%, e del
contenimento dei costi operativi, diminuiti del 5,2%.
Riguardo
all'andamento dell'attività il margine di gestione finanziaria e
assicurativa ha segnato 5,5 miliardi con un incremento dell' 1,6%,
mentre il margine di intermediazione è aumento dello 0,4%a 3,59
miliardi. I direttore generale di Mps, Antonio Vigni, ha sottolineato
che la banca continuerà con il rafforzamento patrimoniale, senza
tuttavia sbilanciarsi sulla possibilità di un aumento di capitale:
«Continueremo tutte le azioni di capital management per il rimborso in
anticipo dei Tremonti bond.
E non dirò altro»
. Mps ha sottoscritto 1,9 miliardi di obbligazioni del Tesoro, che
intende restituire prima della scadenza e Vigni spera di ottenere il via
libera della Banca d'Italia affinché «l'operazione sul real estate possa
essere computata nell'indice Core Tier1».
30-03-2011]
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LA CAMUSSO COME
MAGA è SCARSINA: PREVEDE LA FINE DELLA FIAT IN DIECI ANNI (MA è GIà
SCAPPATA!) - CAMION E BUS DEL LINGOTTO PUNTANO ALL’INDIA - IL MAGNATE DI
TATA PRENOTA IL CENTURION - IL SOLE PER SALVARE MOTO MORINI - LA LANA
“SUICIDA” PER BONIFICARE IL GOLFO DEL MESSICO? - TERMINI IMERESE,
RIAPRIRE LA SHORT LIST - SALOTTO ARTOM ALLA SICILIANA (DALLA BALIVO A
MEOMARTINI) - ZAIA ZAGAJA CONTRO LA TREMONTIANA BANCA DEL SUD
Da "Panorama
Economy" in edicola domani
1. FIAT? TRA 10
ANNI NON CI SARÀ PIÙ...
Con la cessione di Termini Imerese ancora in alto mare e dopo le
ambiguità di Sergio Marchionne su dove sarà la futura sede del gruppo
Fiat, come un'accetta arrivano le dichiarazioni rilasciate da Susanna
Camusso, ospite di Effetto Domino 2020 di giovedì 31 marzo, la
trasmissione condotta da Myrta Merlino su La 7, che Panorama Economy ha
visto in anteprima.
«Non scommetterei
che tra 10 anni l'Italia avrà una fabbrica automobilistica, non perché
l'evoluzione del mercato porterà a questo, ma per le scelte che sta
facendo la Fiat» dice in trasmissione il segretario generale della Cgil.
«Mentre in Germania l'industria dell'auto progredirà, perché Volkswagen
sta investendo».
E aggiunge. «Noi
siamo pronti ad assumere il modello tedesco, mentre non mi è mai
capitato di sentire nessun grande imprenditore o esponente di
Confindustria dire la stessa cosa. Noi, per carità, errori ne abbiamo
fatti tanti, ma non penso che abbiamo sbagliato alla Fiat, perché non è
vero che il tipo di discussione che lì abbiamo fatto sia la stessa che è
stata fatta in Germania alla Volkswagen».
E a proposito di
protezionismo la numero uno di Cgil sostiene «che è stato abbandonato
dalla storia. In Italia si accetta passivamente che il resto del mondo
decida per noi. Inoltre facciamo finta che non ci sia la crisi, facciamo
fatica a pensare al presente, figuriamoci al futuro» conclude
l'esponente sindacale.
2. MOTO MORINI SI
AFFIDA AL SOLE...
Energia solare per salvare la Moto Morini. La proposta, indubbiamente
creativa, fa parte del piano industriale che verrà presentato alle
banche da Thomas Bleiner, un passato sportivo come pilota, e da Gianni
Farneda per il salvataggio della storica azienda di Casalecchio di Reno
(Bologna). Il progetto prevede la realizzazione di un impianto da 1,1
megawatt sul tetto dello stabilimento: i proventi dell'energia, in gran
parte legati al contributo statale, serviranno come garanzia per i nuovi
finanziamenti. Certo, i tagli annunciati dal governo potrebbero
compromettere il successo dell'iniziativa. Tuttavia Bleiner e Farneda
hanno fiducia nel reintegro degli incentivi che dovrebbe scattare a
maggio.
Nel frattempo
stanno preparando le carte per l'asta del 13 aprile per l'aggiudicazione
del complesso aziendale. Si parte da 5,5 milioni. Da segnalare che nei
mesi scorsi il curatore fallimentare Piero Aicardi ha rimesso in
funzione temporaneamente la fabbrica proprio per onorare alcuni ordini.
Tanto interesse, spiegano i potenziali acquirenti, dimostra il valore
dei nuovi modelli Granferro e Corsaro. Da qui la proposta d'acquisto
che, comunque, per stare in piedi avrà bisogno dei contributi statali.
3. ECCO LA LANA
ASCIUGAGREGGIO...
Come si possono bonificare piccoli e grandi inquinamenti da petrolio
disperso nell'acqua? Con la lana cosiddetta suicida. L'idea innovativa,
anzi l'uovo di Colombo, è venuta a Luciano Donatelli, ceo SignBox/Rpb e
presidente dell'Unione industriali di Biella, a seguito delle notizie
sulla disastrosa fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma petrolifera
Deep Horizon della Bp nel Golfo del Messico, che gli fece ricordare la
proprietà idrorepellente della lana grezza e, contemporaneamente, la sua
capacità di assorbire gli oli in quantità 10 volte superiore al proprio
peso.
«Tecnologie,
macchine e processo» dice Donatelli «sono stati brevettati in questi
giorni dalla società Gruppo Creativi Associati (Gca). Abbiamo, inoltre,
progettato due tipologie di interventi: una per grandi disastri in mare
e una per piccoli versamenti in acque di superficie: porti, laghi,
fiumi».
4. CAMION E BUS
VANNO IN INDIA...
Dopo l'indotto automobilistico anche i fornitori piemontesi degli
stabilimenti di mezzi industriali (Iveco), trasporti (Irisbus) e
movimento terra (Case New Holland) del gruppo Fiat iniziano a guardarsi
intorno e puntano su India e Cina.
E così l'Unione
industriali di Torino ha visto un vero e proprio record di adesioni al
primo workshop Piemonte-India sui mezzi di trasporto con ben 90
produttori di componentistica e di servizi di progettazione, stile e
prototipazione pronti a illustrare il meglio della loro ricerca ai
grandi produttori indiani come Tata Motors, Mahindra&Mahindra, Hero
Honda, Maruti Suzuki, Ashok Leyland, Bajaj Motors, Force Motors,
International Tractors e Agro Farm, tutti potenzialmente concorrenti del
Lingotto nel panorama internazionale.
5. UN CENTURION
PER TATA?...
Grandi preparativi all'Hotel Centurion Palace di Venezia, aperto lo
scorso settembre nell'area di Punta Dogana e di proprietà della catena
Sina di Bernabò Bocca, presidente di FederAlberghi e di ConfTurismo. In
laguna, infatti, si vocifera che tutte le 54 stanze siano state
riservate per tre giorni dal magnate Ratan Tata, re indiano delle auto e
dell'acciaio, per allestirvi il matrimonio della nipote a metà maggio.
Se son rose fioriranno.
6. TERMINI
IMERESE, MEGLIO RIAPRIRE LA SHORT LIST...
Mentre al ministero dello Sviluppo economico sono appena iniziati i
faccia a faccia tra sindacati e imprese che dovrebbero subentrare alla
Fiat di Termini Imerese, il presidente di Confindustria Palermo,
Alessandro Albanese, chiede la riapertura della short list.
Per Albanese, al
vertice dell'associazione dallo scorso giugno, ci sarebbe un nuovo
interesse e altre offerte che meritano di essere prese in considerazione
per l'ex stabilimento Fiat «come quella della distilleria Bertolino,
della Dr Motor Company e di tutte le altre segnalazioni interessanti che
ci sono o potranno arrivare».
7. ZAIA CONTRO LA
BANCA DEL SUD...
Il Veneto dichiara guerra alla Banca del Sud. L'iniziativa, fortemente
voluta da Giulio Tremonti, ha trovato un ostacolo molto duro nel
governatore Luca Zaia che ha mandato in campo la finanziaria regionale
Veneto Sviluppo. Al centro dello scontro l'impiego del fondo da 1,7
miliardi per le Pmi. Una dote che Tremonti vorrebbe utilizzare solo per
il Sud e Zaia anche per il Nordest. Veneto Sviluppo ha già vinto un
primo ricorso al Consiglio di Stato, ma si trattava di aspetti formali.
Ora si prepara
all'assalto finale con un ricorso al Tar per rompere i vincoli
territoriali e togliere alla Banca del Sud il diritto esclusivo di
accesso al fondo. La dimostrazione che il rapporto di Tremonti è molto
forte con Bossi. Non altrettanto con alcuni dei luogotenenti.
8. SALOTTO ARTOM
ALLA SICILIANA...
Ospiti variegati e lo chef che arriva al volo dalla Sicilia. Cena a casa
di Arturo Artom in onore del d.g. di Unicredit Roberto Nicastro. A
tavola c'erano dal presidente di Assolombarda Alberto Meomartini al
designer Fabio Novembre, da Caterina Balivo a Renato Mannheimer, da
Ernesto Paolillo alla stilista Lella Curiel. Cena preparata dallo chef
ragusano Nuccio Balsamo, ma vini piemontesi, come il padrone di casa.
Grandi discorsi su Expo ed elezioni a Milano. Ma anche sul numero di
telefono dello chef volante che piace anche a Vittorio Sgarbi.
[30-03-2011]
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SE PROFUMO VUOL
TORNARE A FARE IL BANCHIERE DEVE SBORSARE UNA PENALE DI 1,5 MLN
ALL’UNICREDIT (CHE ALL’EX AD HA SGANCIATO 40,5 MLN) - S&P DECLASSA
GRECIA E PORTOGALLO - IN USA CALANO FIDUCIA E PREZZI DELLE CASE MA WALL
ST. È POSITIVA - 1 MLD PER IL BOND FIAT - DORIS, NO PROBLEM IN
MEDIOBANCA PER LE TENSIONI IN GENERALI - NEL CONTENZIOSO ANGELO
RIZZOLI-RCS, ENTRA GEMINA - LA LISTA FALCIANI INUTILIZZABILE PER LA
GIUSTIZIA FRANCESE
1. BORSA: EUROPA
IN CALO CON BANCHE E AUTO, POSITIVI MINERARI...
(ANSA) - Borse europee in calo a metà seduta, dopo
quattro rialzi consecutivi. L'indice d'area Stxe 600 cede mezzo punto
percentuale con i bancari (sottoindice -1,1%) in difficoltà ed, in
particolare, sulla Piazza di Milano sui timori legati a nuovi iniezioni
di capitale per rispondere ai parametri di Basilea 3. Nel credito
frenano così le italiane Ubi (-10,2%), Banco Popolare (-6,6%), Bpm
(-6,2%), Mps (-3,8%).
Acquisti, invece,
sulle materie prime (+0,37%) con Vedanta (+1,6%) e Bhp Billiton
(+0,95%), mentre sono deboli gli automobilistici (-0,7%) con Porsche
(-2,6%) dopo il taglio del prezzo obiettivo da parte di Socgen e
Continental (-1%).
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,24%
- Parigi -0,58% - Francoforte -0,74% - Madrid -0,35% - Milano -1,44% -
Amsterdam -0,36% - Stoccolma -0,45% - Zurigo -0,29%.
2. WALL STREET
GIRA IN POSITIVO, DJ +0,23%, NASDAQ +0,42%...
(ANSA) - Wall Street gira in positivo. Il Dow Jones
sale dello 0,23% a 12.225,34 punti, il Nasdaq avanza dello 0,42% a
2.742,02 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,10%
a 1.311,51 punti.
3. PORTOGALLO:S&P
DECLASSA RATING A BBB-/A-3, OUTLOOK NEGATIVO...
Radiocor - Standard & Poor's ha tagliato i rating del
debito sovrano del Portogallo a 'BBB-/A-3' da 'BBB/A-2'. L'agenzia
aggiunge in una nota di aver rimo sso entrambi i rating dal creditwatch
in cui si trovavano dal 30 novembre scorso. L'outlook e' negativo.
4. GRECIA: S&P
TAGLIA RATING A 'BB-', CONFERMA CREDITWATCH NEGATIVO...
Radiocor - Standard & Poor's ha declassato il rating
del debito sovrano a lungo termin e della Grecia a 'BB-' da 'BB+'. Lo ha
comunica l'agenzia, che precisa che il rating resta in creditwatch con
implicazioni negative dal 2 dicembre. Contemporaneamente S&P ha messo in
creditwatch negativo il rating 'B' del debito sovrano della Grecia a
breve.
5. USA; FIDUCIA
CONSUMATORI CALA, A MARZO A 63,4. PREZZI CASE GENNAIO -3,1%, CALO
MAGGIORE DA 2009...
(ANSA) - La fiducia dei consumatori negli Stati Uniti
cala a gennaio a 63,4 da 72 di febbraio, ai minimi da dicembre. Lo
comunica il Conference Board.
I prezzi delle case nelle 20 maggiori città americane scendono. L'indice
Case-Shiller a gennaio è calato del 3,1% rispetto all'anno scorso: si
tratta del calo maggiore dal 2009.
6. FIAT: BOND 2016
DA 1MLD, RENDIMENTO 6,375%, ORDINI PER 3,5MLD...
Radiocor - L'importo del nuovo bond a 5 anni (aprile
2016) lanciato stamani da Fiat Spa, attraverso la controllata (100%)
Fiat Finance and Trade Ltd. nell'ambito del proprio programma di Gmtn,
e' stato fissato a un miliardo di euro. Lo apprende 'Il Sole 24 Ore
Radiocor' da fonti vicine al dossier, le quali precisano che la domanda
raccolta dalle banche curatrici del prestito (Banca Imi, Bnp Paribas,
Barclays, UniCredit e Credit Agricole) e' stata ben superiore: attorno a
3,5 miliardi. E questo a permesso all'emittente di spuntare un
rendimento del 6,375%, ovvero ben al di sotto la fascia indicata
inizialmente (6,50-6,75%).
7. MEDIOBANCA:
DORIS, NESSUNA RIPERCUSSIONE DA TENSIONI GENERALI...
Radiocor - 'Non credo proprio che ci saranno
ripercussioni da Generali in Mediobanca'. Lo ha detto Ennio Doris,
consigliere a azionista di Mediobanca, i nterpellato da Radiocor sulla
possibilita' che le attuali tensioni nel consiglio di Generali si
riflettano in Mediobanca, che di Generali e' il primo azionista. 'Anche
l'ultimo consiglio di Mediobanca e' stato serenissimo', ha rilevato.
8. UNICREDIT: A
PROFUMO 40,5 MLN, IMPEGNO NON CONCORRENZA VALE 1,5 MLN...
(Adnkronos) - L'ex amministratore delegato di Unicredit
Alessandro Profumo ha ricevuto dalla banca che ha lasciato nel settembre
scorso una somma di 40 milioni e 590mila euro. Nell'ambito dell'accordo,
che e' "in linea con le prassi comuni" ed e' stato raggiunto
"considerando le previsioni del contratto esistente quale quadro di
riferimento", l'impegno di non concorrenza di durata annuale
sottoscritto da Profumo vale 1,5 mln di euro. Lo riporta la relazione
della banca sulla Politica retributiva di gruppo, allegata alla
documentazione depositata in vista dell'assemblea di bilancio, che
conferma ufficialmente le cifre diffuse informalmente in occasione
dell'uscita del top manager.
L'importo, spiega
la banca nel documento consultato dall'ADNKRONOS, comprende, "oltre allo
stipendio ed altre componenti retributive non variabili legate al
rapporto di lavoro dipendente gia' maturate alla data della risoluzione,
anche 38 milioni in relazione all'accordo individuale di cessazione
raggiunto in data 21 settembre 2010. Accordo che in dettaglio prevedeva
il pagamento a Profumo di un 'incentivo all'esodo' pari a 36,5 milioni;
un impegno di non concorrenza annuale, con una specifica remunerazione
di 1,5 milioni; in base ad esso Profumo non puo' svolgere, per il
periodo della sua durata, alcuna attivita', sotto qualsiasi forma, per
aziende operanti nel settore finanziario in Italia, Germania ed Austria;
il compenso e' pagato in rate trimestrali posticipate".
L'accordo prevede
anche "il diritto per Profumo a mantenere 33.935.714 diritti di
sottoscrizione UniCredit, ricevuti negli anni precedenti nell'ambito dei
piani di incentivazione azionari di lungo termine e gia' oggetto
all'epoca della dovuta informativa al mercato, con un prezzo medio di
esercizio di 4,2327; la rinuncia da parte di Profumo ai diritti legati,
tra gli altri, al sistema di incentivazione 2010, alle quote
dell'incentivo differito 2009, alle Performance Share 2007 e 2008 e al
sistema di incentivazione monetario di lungo termine 2010-2012.
Nell'ambito dell'accordo, UniCredit si e' anche impegnata a fare una
donazione in beneficenza di 2 milioni a favore di un'organizzazione
senza fini di lucro", la Casa della Carita' di don Virginio Colmegna.
9. RCS: NEL
PROCESSO RIZZOLI CHIAMA IN CAUSA LA 'MADRE' GEMINA...
Radiocor - Rcs, nel contenzioso Rizzoli che vedra' una
nuova udienza il prossimo 28 giugno, ha chiesto la citazione in causa di
Gemina, dalla quale, per effetto della scissione stipulata nel 1997, e'
nata l'attuale Rcs, allora Hdp. Lo riporta il bilancio della finanziaria
milanese consultato dall'Agenzia Radiocor, dove Gemina precisa di
continuare a ritenere 'prive di fondamento le domande di Angelo Rizzoli
cosi' come la citazione in causa richiesta da Rcs'.
Secondo i fatti
riportati nel documento, il 3 marzo 2010 e' stato notificato a Gemina,
su richiesta di Rcs Mediagroup, l'atto di citazione per chiamata di
terzi nel giudizio instaurato da Angelo Rizzoli nei confronti di Rcs,
Intesa SanPaolo, Mittel, Edison e Arvedi. Rizzoli ha formulato una serie
di domande 'volte a reintegrare sotto il profilo economico l'asserito
pregiudizio subito' a seguito della vendita della Rizzoli editore,
proprietaria del Corriere della Sera, ad una cordata di imprenditori e i
fatti risalgono agli anni 1974-19 86. All'ultima udienza, come noto, il
giudice ha rigettato le istanze istruttorie presentate dai legali di
Angelo Rizzoli e ha fissato l'udienza di precisazione delle conclusioni
per il prossimo 28 giugno.
10. FRANCIA, LISTA
FALCIANI NON UTILIZZABILE DA GIUSTIZIA...
(ANSA) - La famigerata 'lista Falciani', elenco di
clienti di Hsbc private banking rubata e consegnata alle autorita'
dall'ex informatico Herve' Falciani, non puo' essere utilizzata come
prova per giustificare indagini giudiziarie, in quanto ottenuta in modo
illecito. Lo ha stabilito la corte d'appello di Parigi, dopo il ricorso
presentato da un contribuente francese contro una perquisizione del suo
domicilio.
La perquisizione
fiscale a casa dell'uomo, riporta il sito del quotidiano La Tribune, era
stata autorizzata nel giugno 2010 dal Tribunale di Parigi, che aveva
accettato come motivazione il fatto che il nome dell'uomo comparisse
nella lista Falciani. L'interessato aveva pero' fatto ricorso,
contestando la legittimita' dell'atto, e si e' visto ora dare ragione
dal grado di giudizio superiore, perche' l'elenco di nomi era risultato
di un furto, ovvero ottenuto in maniera illecita. Il fisco francese ha
pero' gia' annunciato l'intenzione di rivolgersi alla Corte di
Cassazione.29-03-2011]
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ITALIA, TIè! -
COME PREANNUNCIATO DA TUTTI, DA SEMPRE (A PARTE "LA STAMPA"): LA FIAT SE
NE VA - REPORT REUTERS: La Fiat avrebbe intenzione di spostare il
quartiere generale del gruppo negli Usa dopo la fusione con Chrysler -
Finché non avra la maggioranza di Chrysler Marchionne non investirà
nella società Usa soldi Fiat - SOLDI DALLA QUOTAZIONE IN BORSA DELLA
FERRARI... - -
(ANSA) -
La Fiat avrebbe intenzione di spostare il quartiere generale del gruppo
negli Usa dopo la fusione con Chrysler. A rilanciare l'ipotesi è un
lungo Report Reuters, nel quale si ricostruiscono anche i temi al centro
del dibattito negli ultimi mesi di cui si è parlato a lungo e sui quali
la Fiat aveva già risposto: tra questi anche l'ipotesi che Sergio
Marchionne starebbe pensando alla quotazione in Borsa della Ferrari.
L'ipotesi di un trasferimento della sede era circolata nelle scorse
settimane, ma sia Marchionne, sia il presidente della Fiat, John Elkann,
avevano smentito le voci e rinviato ogni decisione in merito al 2014.
Nel report della
Reuters, che è lungo una decina di pagine con numerose fotografie dei
vertici Fiat, si parla di 'rock star appeal' di Marchionne al Salone di
Ginevra e si paragona il manager del Lingotto all'Elvis Presley del
settore auto. E' un'ampia analisi di tutti i principali fatti dei primi
mesi del 2011. Secondo la Reuters, Marchionne pensa di mantenere a
Torino il centro da cui gestire le operazioni europee e di creare uno
hub in Asia, mentre sulla sede legale del quartiere generale la scelta -
secondo fonti citate dalla Reuters - cadrebbe sul Paese dove il regime
di tassazione è più conveniente e quindi sugli Stati Uniti.
Nel report si
parla anche della possibilità di quotazione della Ferrari: Marchionne
valuterebbe la casa di Maranello circa 5 miliardi di euro. Per quanto
riguarda i rapporti con Chrysler, la Reuters ricorda che Marchionne ha
definito 'Christmas wishes' i sui obiettivi di aumentare la quota Fiat
in Chrysler al 51 per cento entro quest'anno e di portare la società Usa
in Borsa. Prima la casa di Detroit dovrà ripagare i suoi prestiti ai
governi degli Stati Uniti e del Canada.
Un pacchetto di
rifinanziamento è attualmente all'esame del consiglio di amministrazione
di Chrysler, mentre la società è ancora in trattativa con il
Dipartimento dell'Energia degli Usa per ottenere tassi più favorevoli.
Finché non avra la maggioranza di Chrysler Marchionne non investirà
nella società Usa soldi Fiat. Reuters ricorda che l'obiettivo delle due
società è di vendere 6,6 milioni di veicoli nel 2014 dopo
l'integrazione.
L'ad del Lingotto
viene definito un uomo solo nel gruppo dove può contare esclusivamente
sull'appoggio di Elkann e, per quanto riguarda la sua successione, si
ricorda che nella conference call di gennaio il manager Fiat ha detto:
"Ho intenzione di restare qui finché non avremo fatto tutto".25-03-2011]
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LE BORSE CORRONO,
DALL’ASIA ALL’EUROPA - BPM: NO AUMENTO CAPITALE - DEL VECCHIO, NUOVE
HOLDING IN LUSSEMBURGO - EDISON CONFERMA I CONSIGLIERI A2A E L’EX
SINDACO ALBERTINI SE LA PRENDE IN QUEL POSTO (ANCHE PER L’ENEL C’è IL NO
DI BOSSI CHE VUOLE PONZELLINI) - GRAN PARTE DEL BOND FIAT COLLOCATO
ALL’ESTERO - TRATTATIVA LUNGA PER ZALESKI - VOLA HUTCHINSON WAMPOA (E
ANCHE LA 3 DI NOVARI) - CERCASI SORU DISPERATAMENTE - È TUTTA ECONOMICA
LA SFIDA PUTIN-MEDVEDEV (CIAO POLITICA)…
1. BORSA: EUROPA
POSITIVA CON MATERIE PRIME ED AUTO...
(ANSA) - Appaiono positive per la sesta giornata
consecutiva le principali borse europee, sulla scia della chiusura
brillante di Tokyo, in attesa dei dati Usa di metà giornata su richieste
di mutui e occupazione, con Londra in crescita dello 0,45%, Parigi dello
0,94% e Francoforte dell'1,22%. Acquisti sugli estrattivo-minerari
Vedanta (+3,93%) e Bhp Billiton (+2,63%), favoriti dalle quotazioni
delle materie prime all'asta di Londra.
Debole invece
Randgold Resources (-0,64%), dopo la raccomandazione di vendita di
Societé Generale. Bene gli automobilistici Volkswagen (+1,92%), Renault
(+1,77%), favorita anche dall'annuncio della controllata Nissan, che
riprenderà le produzioni in Giappone entro fine giugno, Porsche (+1,76%)
e Peugeot (+1,62%).
A due velocità le
banche, con rialzi per Bpm (+3,11%) favorita dai conti e dalla decisione
del cda di non procedere con un aumento di capitale, Barclays (+0,96%),
Deutsche Bank (+0,98%) e Ubs (+0,78%), mentre cedono le greche Alpha
(-2,42%) e Piraeus (-1,36%), insieme alla portoghese Banco Espirito
Santo (-1,42%). Pesante a Zurigo Sonova (-6,86%), dopo le dimissioni
dell'ad e del direttore finanziario, indagati per insider-trading,
mentre a Londra la catena commerciale Dixons (-12,24%) ha scontato la
previsione sui risultati di fine anno, che saranno inferiori alle attese
degli analisti.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,45%
- Parigi +0,94% - Francoforte +1,25% - Madrid +0,64% - Milano +0,76% -
Amsterdam +0,65% - Stoccolma +0,70% - Zurigo +0,61%.
2. BORSA: ASIA
CORRE CON PIANI RIPRESA PRODUZIONI IN GIAPPONE...
(ANSA) - Chiusura brillante per le principali borse di
Asia e Pacifico, favorite dai piani per la ripresa delle attività
produttive in Giappone dopo il blocco imposto dal disastro nucleare di
Fukushima. La piazza di Tokyo ha guadagnato il 2,64%, Hong Kong, ancora
aperta, cresce dell'1,6% e Sidney ha segnato un progresso dell'1,4%. In
luce l'elettronica con Hitachi (+8,71%), che prevede di riaprire gli
impianti produttivi il prossimo mese, mentre l'automobilistico Nissan
(+3,84%) ha annunciato di farlo entro la fine di giugno.
Ancora difficile
invece la situazione di Tep (-17,67%), gestore dell'impianto nucleare
devastato dal maremoto. Acquisti ad Hong Kong su China Resources Land
(+4,91%), sull'esportatore tessile Li & Fung (+4,07%) e su Petrochina
(+2,47%). Bene a Sidney gli estrattivo-minerari Iluka (+7,28%), Aquila
Resources (+5,59%) e Rio Tinto (+2,43%), spinti dal rialzo delle
quotazioni dei metalli all'asta di Londra.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. -
Tokyo +2,64% - Hong Kong +1,62% (seduta in corso) - Shanghai +0,07% -
Taiwan +0,58% - Seul +0,93% - Sidney +1,40% - Mumbai +1,03% (seduta in
corso) - Singapore +1,61% - Bangkok +0,85% - Giakarta +1,19% (seduta in
corso).
3. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - BORSA: Il martedi' nero delle banche,
allarme capitale (dai giornali). S&P declassa Grecia e Portogallo (dai
giornali). La crisi del credito e' costata agli Stati Ue 1.300 miliardi
di euro (Il Sole 24 Ore, pag. 2)
PARMALAT: Pressing
di Intesa (dai giornali). Spunta un piano B. L'ipotesi spezzatino tra
cordata italiani e francesi (Il Sole 24 Ore, pag. 1,5). Le illusioni su
Parmalat (Il Corriere della Sera, pag. 1). Lactalis pronta alla
battaglia legale. In caso di rinvio dell'assemblea (Il Messaggero, pag.
22). Ipotesi intervento Cdp attraverso il Fondo Italiano Investimento
(Il Sole 24 Ore, pag.3). L'appello di Romano: 'Contadini in campo per
salvare Parmalat'. Intervista al ministro delle Politiche Agricole
Francesco Saverio Romano (Libero, pag.23)
BANCHE: E' la Cdp
l'asso del Tesoro (Il Sole 24 Ore, pag. 1-3). Banche italiane. The Lex
Column (Financial Times, pag.12)
GENERALI: Verso il
board. Contatti tra i grandi soci. Quei tre pilastri della governance
triestina (Il Sole 24 Ore, pag. 37). Della Valle affila le armi contro
Geronzi (La Repubblica, pag. 29). Geronzi, Kellner e l'Isvap. Ecco il
carteggio Generali (Il Corriere della Sera, pag. 37). Tregua a Trieste,
obbligo del silenzio per Bollore' (Il Secolo XIX, pag.13)
MPS: Ritrova utili
e dividendo, ma rimanda l'aumento (dai giornali). Mps aspetta le mosse
della Fondazione (Il Sole 24 Ore, pag. 3)
EDISON:
Zuccoli-Lescoeur per il nuovo vertice alla guida della societa'. Questa
l'ultima ipotesi. Oggi si decide (Il Sole 24 Ore, pag. 4). Quadrino vola
a Parigi. La Lega: Edf pesa troppo (Il Corriere della Sera, pag. 41).
Edf alza il tiro con l'Italia nella guerra sulle societa' strategiche
(Financial Times, pag.14)
FIAT: Bond da un
miliardo. Rendimento al 6,375% (dai giornali)
ZALESKI: Secondo
round con le banche (Il Sole 24 Ore, pag. 39). Il 'fattore Zaleski'
inchioda i creditori (La Stampa, pag. 33)
FINMECCANICA: Il
nodo europeo. Verso le nomine (Il Sole 24 Ore, pag. 39)
ENERGIA: Le mosse
Usa sul gas russo. E le rassicurazioni degli italiani (Il Corriere della
Sera, pag. 35)
SEA: In Borsa
entro ottobre (dai giornali)
METROWEB: F2i
torna in gara (Il Sole 24 Ore, pag. 41)
VERSACE: sta bene
da sola (The Wall Street Journal, pag.18)
4. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MERCOLEDI' 30 MARZO...
Radiocor - Si riuniscono i Cda di A2A, Cattolica
Assicurazioni, Dmt, Italmobiliare e Sol per l'approvazione dei dati di
bilancio.
- Torino:
assemblea Fiat. Per bilancio al 31/12/10, autorizzazione acquisto e
disponibilita' azioni proprie.
- Milano: incontro
di Banca Prossima per la presentazione di 'Tre anni di Banca Prossima'.
Partecipano, tra gli altri, Corrado Passera, ceo di Intesa Sanpaolo;
Marco Morganti, a.d. Banca Prossima.
- Roma: in asta
BTp a 3 e 10 anni e CcT per un massimo di 9,25 miliardi di euro
- Roma: la
commissione Bicamerale per il federalismo fiscale ascolta la Corte dei
Conti
5. BPM:+2,3% UTILE
2010 E DIVIDENDO DI 0,10 EURO, NO AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - Bpm ha chiuso il 2010 con un utile netto
consolidato a 106 milioni (2,3% annuo). Il cda, si legge in una nota di
ieri sera, proporra' all'assemblea dei soci (29 e 30 aprile) un
dividendo di 0,10 euro. Il Core Tier 1 e' al 7,1%, con una stima
'positiva' dell'impatto di Basilea 3. 'Vista la situazione patrimoniale
attuale del gruppo il cda ha deliberato di non procedere al alcuna
operazione di aumento di capitale'.
6. DEL VECCHIO:
NUOVE HOLDING IN LUSSEMBURGO, A DFR INV 12% DI FONCIE'RE...
Radiocor - Si chiamano Dfr Investment e Dfr Holding e
sono state immatricolate in Lussemburgo nei giorni scorsi le ultime nate
tra le sub-holding di Leonardo Del Vecchio. A Dfr Investment,
controllata al 100% da Delfin, costituita il 18 febbraio e entrata nei
registri del Granducato la scorsa settimana sono stati trasferiti -
secondo quanto risulta a Radiocor - titoli della Fonciere des Regions,
di cui Leonardo Del Vecchio e' primo azionista e vice-presidente, per un
valore di 558,8 milioni di euro.
Si tratta di 6,57
milioni di azioni, pari a una quota dell'11,97% della Fonciere, societa'
che controlla anche Beni Stabili. Le azioni Fdr sono state cedute per il
valore di 117 milioni di euro da Delfin, storica cassaforte
lussemburghese di Del Vecchio e per il resto dalla sub-holding Aterno.
7. FIAT: BOND
PREZZATO ALLA PARI, GRAN PARTE COLLOCATO ALL'ESTERO...
Radiocor - Il bond da un miliardo con durata di cinque
anni (primo aprile 2016) lanciato oggi da Fiat e' stato prezzato alla
pari, con un rendimento del 6,375%. Il titolo riconosce un premio di 332
punti base sul midswap. L'emissione ha registrato ordini complessivi per
3,5 miliardi proveniente da 400 investitori istituzionali.
Lo apprende
Radiocor da fonti bancarie le quali riferiscono che la tipologia degli
investitori interessati al nuovo titolo di debito del Lingotto ha visto
il predominio dell'asset management (50%) seguito a distanza dalle
banche (29%), dagli hedge fund (14%) e dai gruppi assicurativi (3%).
Rilevante l'interesse manifestato dagli istituzionali stranieri: il 23%
dell'obbligazione e' finita in Gran Bretagna e Irlanda, il 17% in
Svizzera, il 16% in Francia, il 13% in Italia, il 10% in Germania e
Austria, il 9% nel Benelux e il 14% negli Stati Uniti. Man-am
8. EDISON: NESSUN
RIBALTONE, TUTTI CONFERMATI I CONSIGLIERI DI A2A...
Radiocor - Confermati in blocco gli esponenti di nomina
A2A nel cda Edison. Il presidente Giuliano Zuccoli, Renato Ravanelli e
Paolo Rossetti (entrambi dg di A2A), e l'avvocato Gregorio Gitti come
indipendente, secondo quanto risulta a Radiocor, verranno indicati dai
consigli A2A di domani per il nuovo cda di Foro Bonaparte. Tramontata la
nomina di Gabriele Albertini alla presidenza mentre il leghista Bruno
Caparini ha ritirato la propria candidatura.
Nonostante il
sostegno del premier Silvio Berlusconi, Albertini non e' dunque riuscito
a subentrare a Zuccoli, conterraneo del ministro dell'Economia Giulio
Tremonti, che a sua volta ha seguito la partita Edison molto da vicino
nelle ultime settimane. Anche se alcune fonti sottolineano come il
dossier nomine (compresa la presidenza) verra' probabilmente
riaffrontato tra sei mesi, a valle del riassetto Edison con Edf.
9. PRESIDENTE PER
UN GIORNO...
Luca Pagni per "la
Repubblica" - Soltanto lunedì, Gabriele Albertini era il
favorito per la presidenza di Edison. Una carica cui l´ex sindaco di
Milano faceva la corte da anni, da quando terminato il suo secondo
mandato fece le prove generali alla guida della controllata Edipower. Un
sogno accarezzato solo 24 ore, visto che ieri l´ipotesi è tramontata.
Contro di lui si è
schierato il comune di Brescia, il cui sindaco Adriano Paroli ha detto
di no a Silvio Berlusconi che lo ha chiamato al telefono per
sponsorizzare l´uomo che, a sorpresa, candidò sindaco per la prima volta
nel 2003. Albertini ora potrebbe correre per la poltrona di presidente
di Enel: ma a sbarrargli la strada sarebbe Umberto Bossi che sponsorizza
un altro candidato forte, l´attuale presidente di Bpm Massimo
Ponzellini. Forse avrebbe fatto meglio a candidarsi sindaco di Milano
per il terzo polo.
10. TASSARA: PRIMI
PASSI CON LE BANCHE SU DEBITO, TRATTATIVA LUNGA...
Radiocor - 'Quello di oggi puo' essere definito un
primo incontro dove una delle parti, le banche, ha ufficializzato la
propria posizione'. E' quanto r iferisce all'agenzia Radiocor una fonte
finanziaria vicina alla trattativa fra le banche finanziatrici di Romain
Zaleski e la Carlo Tassara che custodisce i 'gioielli' accumulati nel
tempo dall'ingegnere franco polacco, sull'estensione del piano di stand
still fino al 2013. Come anticipato da Il Sole 24 Ore, si e' svolto oggi
l'incontro a Milano fra le cinque banche finanziatrici della holding
(Intesa, Unicredit, Mps, Ubi e Bpm) e la Tassara guidata da Pietro
Modiano.
'Non e' stato
certo un incontro decisivo - spiega la fonte finanziaria - ma potra'
solo essere il primo di una lunga serie. La trattativa, molto
probabilmente, durera' dei mesi'. Quello che chiedono gli istituti, ha
scritto il quotidiano, e' di affidare a un terzo, probabilmente ad una
banca d'affari esterna, il mandato a vendere le partecipazioni in
portafoglio alla Carlo Tassara, oltre ad altre condizioni che saranno
oggetto di negoziato. Nella holding ci sono le quote di Intesa Sanpaolo,
Ubi, Mps, Bpm, Edison (10%), Mittel e A2a.
11. VOLANO GLI
UTILI DI HUTCHINSON WHAMPOA...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Nel 2010 i profitti del gruppo di tlc di
Hong Kong Hutchison Whampoa (che in Italia controlla l'operatore mobile
3) sono cresciuti del 47% a quota 20,04 miliardi di dollari di Hong Kong
(1,82 miliardi di euro). Per il gruppo controllato dal miliardario Li
Ka- shing (nella foto), si tratta di un risultato migliore delle stime
ma soprattutto segna il primo bilancio in attivo per la sezione di
telefonia mobile 3G.
12. E NOVARI TROVA
IL PRIMO SEGNO «PIÙ»...
Da "il
Giornale" - Primo bilancio positivo per 3 Italia, il
gestore di telefonia mobile di terza generazione guidato da Vincenzo
Novari che dopo circa 10 anni dall'inizio delle operazioni ha presentato
conti positivi con un ebit, ossia il risultato prima di tasse e
interessi, positivo per 96 milioni di euro. I clienti sono oltre 9
milioni di cui il 30% utilizzano la banda larga mobile. Anche l'arpu,
ossia le revenue per cliente, sono salite a 23,60 euro. Il fatturato è
salito del 4% a 1,7 miliardi. Bene anche i conti della controllante di
Hong Kong Hutchison saliti del 47% con il settore della telefonia mobile
positiva.
13. I BONOS
SPAGNOLI RECUPERANO SUI BTP...
W. R. per "Il
Sole 24 Ore" - Curiosa, ieri, quella piccola risalita del
differenziale di rendimento tra i BTp e il Bund tedesco. Poca cosa, 4
centesimi scarsi, nulla di cui preoccuparsi: se non fosse che
l'allargamento degli spread ha interessato solo l'Italia e i disperati
titoli irlandesi. Quelli portoghesi, greci e spagnoli hanno addirittura
limato lo scarto. Gli spagnoli soprattutto e il fenomeno dura da tre
mesi.
A fine dicembre lo
spread tra Bonos e BTp era di quasi 100 punti; ieri di appena 35. S'è
ridotto nonostante Moody's abbia abbassato (lunedì) il rating a 30
banche iberiche, nonostante la stessa agenzia abbia tagliato ad AA2 il
rating sovrano, portandolo allo stesso livello di quello italiano, ma
con un «outlook» negativo. Certo Madrid ha uno stock di debito
proporzionalmente minore di Roma. Ma, al momento, ha anche ben più serie
difficoltà finanziarie. Forse il mercato ha una particolare indulgenza
verso la Spagna. O, forse, c'è un po' di accanimento verso l'Italia.
14. L'IPO SEA
DIVISA TRA MERCATO E POLITICA...
S. Mo. per "Il
Sole 24 Ore" - La quotazione della Sea crea molta
apprensione dentro Palazzo Marino. Per la decisione ci sono voluti mesi,
la delibera non è ancora stata approvata (e già si prevedono diversi
voti contrari) ma intanto i politici locali provano a giocare
d'anticipo: se quotazione deve essere sia, ma almeno facciamo in modo
che il mercato non sia troppo aggressivo con i futuri azionisti. E
quindi hanno già preparato un emendamento, che dovrebbe essere
presentato domani in consiglio comunale a Milano.
Per garantire gli
interessi della comunità, chiedono i consiglieri, ci auguriamo che il
collocamento avvenga a un prezzo "adeguato", in linea con quello degli
altri aeroporti europei. Si sono però dimenticati di un dettaglio: a
determinare il prezzo, almeno per ora, è ancora il mercato. E poi è
difficile stabilire cosa sia più insidioso per i cittadini: la Borsa o
la politica?
15. CERCASI SORU
IN POLITICA O IN TISCALI...
S. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Qualcuno ha notizie di Renato Soru? L'uomo
che sbaragliò il mondo delle tlc portando per primo internet a casa
degli italiani sembra essersi rintanato in Sardegna. E se ne sono perse
le tracce. Candidato premier in pectore della sinistra, la carriera
politica di Soru è finita sul binario morto dopo la sconfitta alle
elezioni politiche regionali del 2009.
E nemmeno la sua
Tiscali è sulla cresta dell'onda: da quando è nata, ormai più di dieci
anni fa, non ha mai prodotto un euro di utile e neppure l'acclamato
ritorno in azienda di Soru, dopo la parentesi politica, ha dato quella
spinta che tutti si aspettavano. Unica, tra gli alternative carriers, a
essere rimasta single (tutte le altre da Omnitel a Fastweb sono finite
in mani straniere), Tiscali rischia che l'indipendenza - specie se si è
molto piccoli in un mercato iper-competitivo - si trasformi da fattore
attrattivo all'anticamera dell'emarginazione.
16. PUTIN
BOCCIATO: ECONOMIA FERMA MEDVEDEV ESULTA...
Nicola Lombardozzi per "la
Repubblica" - Bocciato in economia, il premier russo
Vladimir Putin si prepara a stravolgere tutta l´impostazione della sua
politica di governo finendo per percorrere la strada tanto cara al
presidente Dmitri Medvedev. Un passaggio cruciale per la questione che
anima il dibattito russo ormai da mesi: chi dei due si candiderà alle
presidenziali del 2012?
E´ successo che i
presidenti della più grande commissione di studio per i problemi
economici mai messa in campo dai tempi del´Urss (più di 1100 componenti
tra economisti, sociologi ed esperti internazionali) si siano presentati
nella residenza ufficiale di Putin a Novo-Ogarievo, per riferirgli
l´esito dei loro lavori. Ne è emersa la storia fallimentare degli ultimi
anni di un´economia fondata sulle sole materie prime, incapace di
investire nel campo delle tecnologie, con un´offerta sul mercato
limitata alle merci importate.
«Bisogna cambiare
radicalmente l´approccio», hanno detto gli esperti a un premier molto
serio e concentrato. Putin ha promesso di tenere in considerazione i
preziosi consigli, ma ha anche notato come rimproveri e suggerimenti
echeggiassero le parole di Medvedev degli ultimi anni: «Occorrono
riforme sociali, una lotta seria alla corruzione, una modernizzazione
del Paese. Per trasformare un clima decisamente controproducente per
tutti gli investitori locali e stranieri».
E infine l´ultima
stoccata: «Bisogna allargare il numero degli imprenditori riducendo il
potere delle oligarchie». Un colpo durissimo al sistema Putin che sugli
oligarchi di fiducia ha retto tutto il suo potere negli ultimi dodici
anni. E il dibattito si riaccende: ha vinto l´"innovatore" Medvedev? O
forse Putin ha deciso di fare sue le teorie dell´ex discepolo?
17. MUSSARI INVITA
PASSERA A PARLARE DI LIBIA...
Da "il
Giornale" - Anche i banchieri si preoccupano per gli
effetti della guerra in Libia e i problemi dei Paesi nordafricani. Per
questo alcuni di loro, tra cui Ennio Doris, Corrado Passera, Fabio
Gallia e Antonio Vigni, si sono incontra ti venerdì scorso sotto l'egida
dell'Ebr (European banking report), un centro di ricerca di riservato e
gestito dall'Abi. Ospiti di Giuseppe Mussari, i big del credito hanno
esaminato varie analisi sulle prospettive del settore creditizio e le
valutazioni degli esperti che sottolineavano in particolare le sicure
conseguenze sul prezzo del petrolio, l'inflazione e i tassi d'interesse.
30-03-2011]
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C’È UN GUP A VIA
MONTENAPOLEONE: D&G PROSCIOLTI DALL’ACCUSA DI EVASIONE (HERMES VUOLE
CEDERE LA QUOTA IN JPG) - IL CDA PARMALAT SE NE FREGA DI LACTALIS E
RINVIA L’ASSEMBLEA A FINE GIUGNO - CALA LA DISOCCUPAZIONE USA E LE BORSE
SALGONO (WALL ST. POSITIVA) - EURIBOR SU - LA LISTA TRANSALPINA PER
EDISON (IN QUELLA EDF NON C’è QUADRINO) - LO SHOPPING INDIANO COSTA
TROPPO A VODAFONE - S&P ABBASSA ACORA IL RATING IRLANDESE
borsa di milano
1. BORSA: EUROPA
MIGLIORA DOPO DATO USA, MILANO RIMANE POSITIVA...
(ANSA) - Il dato sulla disoccupazione Usa leggermente
migliore delle attese ha ampliato i guadagni delle Borse europee:
l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli
quotati sui listini del Vecchio continente, cresce di oltre mezzo punto
percentuale, con Londra e Francoforte che tentano di tenersi su aumenti
superiori. Sempre positive le Borse 'minori' di Lisbona e Dublino,
mentre Atene cede poche frazioni di punto. In attesa di nuovi dati dagli
Stati Uniti, in questo caso sul settore edile, a Milano (+0,3%) riducono
le perdite i due 'big' del credito: Intesa SanPaolo -1,82%, Unicredit
-0,92%.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +1,01%
- Parigi +0,95% - Francoforte +1,24% - Madrid +0,79% - Milano +0,36% -
Amsterdam +0,81% - Stoccolma +0,66% - Zurigo +0,88%
2.
NEW YORK APRE IN RIALZO. DOW JONES +0,32%, NASDAQ +0,57%...
(ANSA)
- Avvio in rialzo per la Borsa di New York. Il Dow Jones guadagna lo
0,32%, lo S&P 500 lo 0,30% e il Nasdaq Composite lo 0,57%.
3. DOLCE&GABBANA:
STILISTI PROSCIOLTI DA ACCUSA EVASIONE DA UN MILIARDO...
Radiocor - Il Gup del tribunale di Milano Simone Luerti
ha prosciolto i due stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, insieme
ad altre cinque pe rsone, accusate a vario titolo di infedele
dichiarazione dei redditi e truffa ai danni dello Stato, 'perche' il
fatto non sussiste'. L'accusa riguardava una presunta evasione fiscale
su un imponibile di quasi un miliardo di euro.
4. HERMES VUOLE
CEDERE SUA QUOTA IN MAISON GAULTIER...
(ANSA) - La casa di moda francese Jean Paul Gaultier è
in cerca di capitali per finanziare la propria crescita, tanto che i due
azionisti, la maison Hermes (45%) e lo stilista che le dà il nome (55%)
potrebbero aprire a nuovi investitori. Lo rivela il quotidiano Les
Echos, citando fonti concordanti. Hermes, in particolare, ha annunciato
in un comunicato di avere avviato le trattative per la cessione di tutta
o parte della sua partecipazione, acquisita dodici anni fa e aumentata
del 10% nel 2008 ad un prezzo tra i 3 e i 4 milioni di euro.
"Da quando
Jean-Paul Gaultier non disegna più il suo pret a porter - commenta al
quotidiano uno specialista del settore - Hermes non ha alcun interesse a
conservare la sua paretcipazione". Il valore della maison Jean Paul
Gaultier, secondo Les Echos, é molto controverso: alcune decine di
milioni di euro secondo alcuni potenziali acquirenti, qualche centinaio
secondo l'entourage dello stilista.
5. PARMALAT:
TERMINATO CDA, DECISO RINVIO ASSEMBLEA AL 25 GIUGNO...
Radiocor - Il Cda di Parmalat ha deciso di rinviare
l'assemblea della societa' prevista per il 12-13-14 aprile. Lo ha
riferito il consigliere del gruppo di Collecchi o Andrea Guerra uscendo
dal Cda. 'Si', ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se il board
avesse deciso di posticipare la data della riunione dei soci.
Il Cda di Parmalat ha deciso di convocare l'assemblea dei soci, già
fissata per il 12-13-14 aprile, al 25-27 e 28 giugno. Lo si legge in una
nota.
6. PARMALAT:
LACTALIS A CDA, NON POTETE RINVIARE L'ASSEMBLEA...
Radiocor - In una lettera inviata al cda di Parmalat,
attualmente in corso, il numero uno di Lactalis, Emmanuel Besnier,
sottolinea che il board non puo' ri nviare l'assemblea dei soci.
Rivolgendosi al presidente, Raffaele Picella, secondo quanto si apprende
da fonti finanziarie, il gruppo francese spiega relativamente al dialogo
avviato con la Commissione Ue 'che nessuna incertezza potra'
determinarsi alla gia' convocata assemblea per questioni Antitrust'.
Inoltre la missiva richiama il fatto che la convocazione precedente
aveva una 'record date' fissata per il primo aprile e che, invece, una
nuova convocazione non potrebbe che avvenire con la pubblicazione sui
quotidiani domani, quindi oltre il termine massimo.
7.
CONSUMATORI,LANCIANO ASSOCIAZIONE PICCOLI AZIONISTI PARMALAT...
(ANSA) - Un'associazione composta da tanti piccoli
azionisti della nuova Parmalat, per dar voce ai risparmiatori e,
insieme, incidere nelle decisioni dell'azienda con un voto efficace. E'
l'idea presentata da Confconsumatori in occasione dell'incontro con i
piccoli azionisti, tenutosi questa mattina a Parma.
8. USA:
DISOCCUPAZIONE CALATA ALL'8,8% A MARZO,CREATI 216MILA POSTI...
Radiocor - Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti
e' calato in marzo all'8,8% dall'8,9% di febbraio contro attese per un
dato invariato su base mensile. Nel mese inoltre sono stati creati
216.000 posti di lavoro, meglio dei 195.000 attesi dal consensus.
Invariata a 34,3 ore la settimana media di lavoro e invariati anche a
22,87 dollari i salari orari medi.
9. EURIBOR: 3 MESI
SALE ALL'1,249%, NUOVO MASSIMO DA 25 MESI...
Radiocor - Tensioni in deciso aumento
sull'interbancario: l'Euribor a tre mesi, riferimento che le banche
utilizzano per basare i mutui, e' stato fissato all'1,249% (1,239%
ieri), che corrisponde al livello piu' elevato degli ultimi 25 mesi
(febbraio 2009). Il movimento interessa l'intero panorama europeo,
tenuto conto che il principale indicatore del mercato ipotecario europeo
e' aumentato oggi per l'undicesima seduta consecutiva.
Stessa direzione
per gli altri tassi: quello a un mese allo 0,984% (0,968%) e quello a
sei mesi all'1,556% (1,546%). Sul mercato agiscono due forze: una
carenza di liquidita' e l'attesa del rialzo dei tassi da parte della Bce
(in occasione della riunione di routine del 7 aprile). Ne scaturisce uno
squilibrio che si riflette sulla rata dei mutui contratti per acquistare
un immobile. Per esempio chi ha acceso un prestito medio di 150mila
euro, con una durata di 25 anni e con un differenziale di 0,80%,
paghera' 689 euro se l'Euribor di marzo dovesse essere applicato alla
sua rata contro i 636 euro che doveva sborsare appena un anno fa.
10. EDISON: TDE
DEPOSITA LISTA PER CDA, ZUCCOLI ALLA PRESIDENZA...
Radiocor - Transalpina di Energia Srl, con riferimento
alla prossima assemblea degli azionisti di Edison, ha presentato una
lista per la nomina del cda. La lista comprende Giuliano Zuccoli (che
sara' proposto alla carica di presidente), Henri Proglio, Renato
Ravanelli, Thomas Piquemal, Paolo Rossetti, Jean Louis Mathias, Klaus
Stocker, Bruno Lescoeur, Andrea Viero, Adrien Jami, Gregorio Gitti
(amministratore indipendente ai sensi di legge), Gian Maria Gros-Pietro
(amministratore indipendente ai sensi di legge).
Per la nomina del
Collegio Sindacale presentata una lista e' composta da, per la carica di
sindaco effettivo, Angelo Maria Palma e Lionello Schinasi, per la carica
di sindaco supplente Luca Aurelio Guarna e Giuseppe Cagliero.
11. EDISON: IN
LISTA EDF NON C'E' QUADRINO, LESCOEUR PROPOSTO AD...
(Adnkronos) - Nella lista di Edf in vista
dell'Assemblea del 26 aprile di Edison non c'e' l'attuale Ad Umberto
Quadrino ma c'e' Bruno Lescoeur che sara' proposto dal gruppo francese
come nuovo amministratore delegato.
In conformita' con
il patto di azionariato in vigore tra Edf e Delmi, il gruppo energetico
francese, si legge nella nota, 'propone sei candidati per il Cda di
Edison: Henri Proglio, Thomas Piquemal, Jean-Louis Mathias, Bruno
Lescoeur e Adrien Jami. Gianmaria Gros Pietro e' designato in quanto
consigliere indipendente'.
12. PONZELLINI,
SARO' NEL CDA IMPREGILO CHE POI DECIDERA' PRESIDENTE...
(Adnkronos)- Il nome di Massimo Ponzellini e' presente
nella lista per il Cda di Impregilo decisa da Igli, l'azionista
principale di Impregilo. Lo ha confermato lo stesso Ponzellini, atttuale
presidente della societa', a margine di un convegno organizzato dalla
Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Quanto ad una riconferma
nel ruolo di presidente, Ponzellini si e' limitato a dire che "sara' il
Cda a decidere".
13. UNICREDIT:
BISCHOFF, NON HA BISOGNO DI AUMENTI DI CAPITALE...
Radiocor - 'Penso che al momento UniCredit abbia una
base di capitale adeguata' e questo vale 'anche per il futuro prossimo'.
Lo ha detto Manfred Bischo ff, consigliere di UniCredit in
rappresentanza degli interessi tedeschi, a margine del seminario
Ambrosetti. UniCredit, ha continuato, 'risente naturalmente, sulla base
del suo modello di business, in modo maggiore degli effetti della
congiuntura economica in Europa dell'Est e in Italia, ma la banca e'
cosi' ben posizionata che, secondo me, per il prossimo anno e il futuro
piu' prossimo riuscira' a superare tutti i problemi'.
14. IRLANDA: S&P
TAGLIA RATING A BBB+, OUTLOOK STABILE...
Radiocor - La scure di Standard & Poor's, dopo il
Portogallo e la Grecia, si abbatte sull'Irlanda. L'agenzia ha annunciato
di aver declassato di un gradino il rati ng a 'BBB+'. L'outlook e'
stabile.
15. TIRRENIA: LA
SETTIMANA PROSSIMA OFFERTA FINALE CORDATA APONTE...
Radiocor - L'offerta definitiva per l'acquisto di
Tirrenia sara' presentata da Compagnia italiana di navigazione la
prossima settimana. E' quanto apprend e Radiocor da fonti finanziarie.
Al momento la cordata di armatori composta da Gianluigi Aponte, da
Vincenzo Onorato e dalla famiglia Grimaldi sta affrontando la seconda
fase di due diligence in vista della presentazione dell'offerta
migliorativa nei prossimi giorni. Una volta presentata l'offerta
definitiva al Commissario straordinario Giancarlo D'Andrea, quest'ultima
sara' sottoposta all'esame del ministero dello sviluppo economico.
La procedura e'
prevista chiudersi per meta' aprile. Compagnia italiana di navigazione,
a meta' marzo, aveva presentato un'offerta per Tirrenia da circa 260
milioni con la disponibilita' a salire fino a un massimo di 380 milioni
nel caso in cui ci fossero le garanzie di contributi pubblici per 72
milioni annui per otto anni. L'offerta della cordata e' composta per il
25% da equity messo a disposizione dai tre armatori e per il 75% circa
da finanziamenti bancari. Intesa Sanpaolo e Unicredit sono gli advisor
finanziari della Compagnia. L'ultima fase di due diligence in corso sta
riguardando i conti economici delle singole linee di trasporto gestite
da Tirrenia e i risultati di bilancio 2010 della societa' di navigazione
che dispone di una flotta di 18 navi.
16. LO SHOPPING IN
INDIA COSTA A VODAFONE QUALCHE MILIARDO DI TROPPO...
Robert Cole per "la
Stampa" - Vodafone/Essar: la vittoria indiana di Vodafone
le ha dato un compito arduo. L'accordo di 5 miliardi di dollari del
gestore di telefonia mobile del Regno Unito per acquistare la
partecipazione del 33% di Essar nella loro joint-venture indiana mette
la parola fine a una spinosa controversia. Ma Vodafone ha dovuto pagare
un prezzo elevato. Chiedendo a Vodafone di acquistare la sua intera
partecipazione azionaria a un valore concordato nel 2007, Essar ha
scelto la più semplice delle due opzioni.
Il gruppo indiano
ha valutato un'alternativa, che avrebbe potuto indurlo a vendere parte
della partecipazione a un «corretto valore di mercato» difficile da
definire. All'inizio dell'anno Vodafone ha respinto un tentativo di
Essar di creare un valore per l'impresa iniettando parte della sua
partecipazione in un veicolo illiquido del mercato azionario.
Il costo per
Vodafone, tuttavia, è ancora notevole. Il mercato indiano della
telefonia mobile è diventato più competitivo da quando il Paese,
inaspettatamente, ha concesso nuove licenze nel 2008. Probabilmente,
agli attuali prezzi di mercato la partecipazione di Essar non vale più
di 3 miliardi di dollari circa.
Ma il costo per
Vodafone per ottenere il controllo totale non finisce qui. In primo
luogo, è un doloroso promemoria il fatto che la società abbia pagato
moltissimo per la sua posizione nel mercato indiano nel 2007. In secondo
luogo, le autorità tributarie indiane ritengono che Vodafone debba
pagare fino a 2,5 miliardi di dollari per capital gain, derivanti
dall'acquisto del 2007 da Hutchison. Sebbene Vodafone controbatta con
vigore, potrebbe dover far fronte a un esorbitante onere extra.
La sfida di
Vodafone ora è di colmare il divario di valore. L'aspetto positivo è che
la società ha un chiaro controllo di un asset che, grazie alla sua
posizione in uno dei mercati emergenti a più forte crescita nel mondo,
ha moltissimo potenziale.01-04-2011]
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UN PM FAVA PER
"COCO CHANEL" - Titoli falsi per somme esorbitanti, faccendieri veri o
presunti, trattative esotiche al sole di Dubai, LA PROCURA DI ROMA
INDAGA SU UNO STRANO GIRO DI CONTRATTI FINANZIARI CHE DEI TRAFFICANTI
AVREBBERO VOLUTO CEDERE A "COCO CHANEL", NOME IN CODICE DI PROFUMO (né
indagato né coinvolto
Gian Marco Chiocci
e Massimo Malpica per
"il Giornale"
Titoli falsi per
somme esorbitanti, faccendieri veri o presunti, trattative esotiche al
sole di Dubai, ma anche all'ombra delle nubi che si addensavano su
Unicredit. E così, nelle carte dell'inchiesta romana sul tentato raggiro
internazionale, saltano fuori un po' di nomi eccellenti, a vario titolo
tirati in ballo, loro malgrado, dai protagonisti dell'affaire.
C'è un capitolo
della richiesta d'arresto del pm Stefano Fava nei confronti di otto
indagati dedicato a «Unicredit-Profumo ». Un capitolo che racconta,
attraverso intercettazioni e pedinamenti, il tentativo della presunta
associazione per delinquere di piazzare uno o più di questi «iboe»
(International bill of exchange) targati Usa proprio nella banca
all'epoca guidata da un Profumo in difficoltà.
Tanto che, in una
chiacchierata tra due indagati (Stefano Loy e Ivo Sobrero), quest'ultimo
arriva a dire: «Ah, certo, salvare l'Unicredit sarebbe il massimo». I
due si riferivano al piano di cessione di alcuni di queste «cambiali»
proprio a Profumo, per ottenere uno sconto bancario sui titoli.
Loy, in
particolare, racconta che Elio Ciolini, altro indagato, gli avrebbe
detto che «se sono buoni (gli iboe, ndr) io in questo momento li porto
direttamente, me li prende tutti Profumo, perché gli salvo il culo (...)
perché senò lui salta». Obiettivo dell'operazione, si dicono ancora i
due al telefono, è farsi dare «una linea di credito e un po' di soldi
subito», così «siamo a posto».
Ciolini, che
s'accredita come tramite con l'ex Ad, vuole garanzie sull'autenticità
dei titoli: «La persona è di alto livello, non ci si può sbagliare».
Così Loy e Sobrero fanno una non meglio precisata verifica in Germania,
e commentano con enfasi il presunto esito positivo del controllo, e il
prossimo incontro con «Coco Chanel », secondo gli inquirenti un nome in
codice per Profumo. Loy: «Ci hanno chiesto dove cazzo abbiamo messo le
mani, nel senso che mi dice, voi vi rendete conto che questa cosa può
ribaltare il Paese? (...) domattina abbiamo già l'appuntamento con Coco
Chanel ».
In un'altra
telefonata ancora Loy, comunicando a un terzo non indagato che
l'incontro con Profumo è per il giorno dopo, afferma che se l'Ad si
prende i titoli «ho la certezza assoluta che il prodotto è strabuono ».
Gli inquirenti si presenta¬no all'incontro, ma dei quattro presunti
manager che si vedono con gli indagati ricono¬scono solo un dirigente
del Banco di Sardegna. Di Profumo, a quanto pare, nemmeno l'odore.
Eppure sempre
Loy,riferendo al solito Sobrero dell'incontro, racconta: «Coco Chanel è
nella peste più nera, nel senso che ha due tipi di problemi, uno che è
Geronzi che non sa come fare a togliersi dai c..., e due la famosa
ricapitalizzazione Sicav lussemburghese (...) quindi anche lui sarebbe
disposto a prendere due (di iboe), lui ci dà una cifra mino¬re, ci
darebbe il 15 per cento».
C'era la
trattativa con Profumo (né indagato né coinvolto) o no? Dalle carte pare
di no. I dubbi crescono quando l'ex avvocato Vittore Pascucci vuol
arrivare all'ex Ad tramite «Fabrizio », Cicchitto, capogruppo Pdl alla
Camera. Pascucci viene intercettato mentre racconta di un suo incontro
con il politico.
Ma gli inquirenti
an¬notano come successive telefonate dello stesso Pascucci dimostrino
«che l'incontro non è effettivamente avvenuto». Tanto che Pascucci, dopo
aver invano tentato di telefonare a Cicchitto, spiega a un amico di aver
deciso di puntare altrove: «Cicchitto fa orecchie da mercante, e noi ce
ne freghiamo».30-03-2011]
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1- DA PARIGI
ARRIVANO SEGNALI DI INQUIETUDINE. I CAPI DELLE FERROVIE FRANCESI, CHE
HANNO RILEVATO IL 20% DI NTV, HANNO CONVOCATO PER FINE APRILE UN MEETING
IN CUI LA COMBRICCOLA MONTEZEMOLO, DELLA VALLE, PASSERA, SCIARRONE ETC.
DOVRA’ SPIEGARE NEI DETTAGLI LO STATO DI AVANZAMENTO DI NTV, UNA SOCIETÀ
CHE GLI USCIERI DI MORETTI HANNO BATTEZZATO MALIZIOSAMENTE “NTV: NON
TENGONO VITA” - 2- GIULIETTO TREMONTI POTREBBE NOMINARE PROFUMO AL
VERTICE DELLA BANCA DEL SUD, L’ISTITUTO PER IL QUALE LA LEGA SI SAREBBE
GIÀ SPESA IN FAVORE DI PONZELLINI - 3- IL "MAGNAGER" S’È MANGIATO IL
MANAGER: MARPIONNE è IL NUOVO PADRONE DELLA FIAT - 4- C’è UN ABETE TRA I
PERSONAGGI IN DECLINO NELLA LOBBY-CONTINUA DELLA CAPITALE -
1- OCCHI SONO
PUNTATI SUI FRANCESI CHE HANNO RILEVATO IL 20% DI NTV. DA PARIGI
ARRIVANO SEGNALI DI INQUIETUDINE
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato sono
terribilmente eccitati.
Le scariche di
adrenalina sono iniziate venerdì pomeriggio quando al termine del
Consiglio di amministrazione, Luchino di Montezemolo e i suoi compagni
di merenda in Ntv hanno emesso un duro comunicato nel quale si accusa
Mauro Moretti di voler cambiare con un colpo di mano le regole di
accesso alla rete ferroviaria "procurando gravi e irreparabili danni
alla società".
Nel testo si
denuncia la volontà di Ferrovie di voler stressare i tempi con modifiche
al Prospetto informativo della Rete che regola i rapporti con le imprese
ferroviarie, e si annuncia una guerra legale che può compromettere la
partenza dei nuovi treni "Italo".
Nella sua infinita
miseria Dagospia aveva anticipato qualche settimana fa l'esistenza di
alcune difficoltà all'interno della compagine messa in piedi da Luchino
con i soldi di Corradino Passera e delle Ferrovie francesi. Secondo gli
uscieri che la sanno lunga (perché dentro Ntv sono stati assunti molti
ex-colleghi) la guerra non è da ascrivere al conflitto di questi giorni
che vede contrapposta l'Italia del Cavaliere alla Francia di Sarkozy.
A loro avviso i
problemi nascono da ritardi e difficoltà tecnologiche di Ntv che quel
furbacchione di Moretti conosce perfettamente fino al punto di
permettersi di sfottere Luchino e soci con l'accusa di voler raccogliere
nell'Alta Velocità solo le "ciliegie migliori". Al di là di queste
battute l'ex-sindacalista di Rimini preferisce mantenere il silenzio e
fare una guerra di posizione. Negli ultimi mesi è riuscito a stabilire
accordi con le regioni sui treni dei pendolari e ad anticipare le mosse
tecnologiche, prima fra tutte l'introduzione del tablet per il personale
a bordo delle carrozze, uno strumento indispensabile per controllare i
biglietti e per dare informazioni ai passeggeri.
Su questo fronte
Ntv è in grave ritardo anche se sembra superato il guaio dei treni che
saltellavano sui binari per colpa della vecchia rete e delle gallerie
fatiscenti. Invano nell'ottobre scorso Giuseppe Sciarrone, il 64enne
mantovano che Luchino & Company hanno messo a capo di Ntv aveva chiesto
la creazione di un'Authority indipendente per regolare il mercato, e con
una certa frettolosità aveva preannunciato la partenza dei nuovi treni
acquistati dai francesi di Alstom.
Adesso nei guai si
trovano proprio Sciarrone e Gianni Punzo, il fantasioso imprenditore
napoletano che ha costruito alle porte di Napoli il grande Interporto
con le officine destinate alla manutenzione dei treni di Ntv. Entrambi,
Sciarrone e Punzo, sanno benissimo che nel vuoto politico di questo
momento il bastone ce l'ha in mano Moretti che non ha problemi di
riconferma sulla sua poltrona anche se Tremonti non gli ha risparmiato
beffarde ironie quando ha preso il treno per il Sud.
La strategia
dell'ingegnere di Rimini è chiara e punta a rendere la vita difficile a
Luchino allungando i tempi non solo nell'Alta Velocità ma anche nella
parte dei trasporti cargo che interessano la società concorrente. Ad
aggiungere nuove pene, sono i problemi delle certificazioni e della
sicurezza che andranno al vaglio dell'Agenzia sulla Sicurezza
Ferroviaria (ANSF) che ha sede a Firenze ed è piena di ferrovieri ancora
legati al grande capo del palazzo-obitorio. Secondo gli uscieri le
prossime mosse contro Luchino toccheranno le regole sulle penali e sugli
arbitrati, materie che finora non sono state definite ma hanno
un'importanza enorme.
In questa
situazione gli occhi sono puntati sui francesi che hanno rilevato il 20%
di Ntv mettendosi in cordata con Luchino, Dieguito, Gianni Punzo,
Corradino Passera e quelle Generali di Trieste che lo scarparo
marchigiano Della Valle vorrebbe far uscire dal Gruppo Rcs. Da Parigi
arrivano segnali di inquietudine e qualcuno comincia a chiedersi se i
continui lamenti di Luchino & Company non stiano facendo il gioco di
Moretti. Di sicuro c'è comunque la notizia, raccolta da Dagospia, che i
capi delle Ferrovie francesi hanno convocato per fine aprile un meeting
in cui Sciarrone e i suoi collaboratori dovranno spiegare nei dettagli
lo stato di avanzamento di Ntv, una società che gli uscieri delle
Ferrovie hanno battezzato maliziosamente "NTV: Non Tengono Vita".
2- TREMONTI POTREBBE NOMINARE PROFUMO AL VERTICE DELLA BANCA DEL
SUD, L'ISTITUTO PER IL QUALE LA LEGA SI SAREBBE GIÀ SPESA IN FAVORE DI
MASSIMO PONZELLINI
Giovedì scorso Alessandro Profumo ha festeggiato il compleanno.
Per celebrare 54
anni l'ex-banchiere di Unicredit ha organizzato una cenetta a lume di
candela con la formidabile moglie Sabina Ratti sposata nel '77. Agli
amici i due coniugi hanno raccontato di un pasto frugale a base di pasta
al pesto, sardine e un bicchiere di vino. Durante la cena la coppia ha
rievocato con una certa nostalgia i 13 anni trascorsi in Unicredit e
quella notte del 22 settembre scorso quando all'1,15 Profumo lasciò lo
studio Erede Bonelli Pappalardo firmando le dimissioni e mettendosi in
tasca 40 milioni di liquidazione.
Il paracadute
d'oro fu definito "un'assurdità" dal "Financial Times", lo stesso
giornale che negli anni delle scalate sui mercati dell'Est, aveva
esaltato le imprese di "Alessandro il Grande". Oggi c'è chi rimette in
discussione la presenza su quei mercati e non è un caso se i nuovi
vertici di Unicredit hanno dovuto iscrivere a bilancio svalutazioni e
accantonamenti per uscire dal bagno di sangue del Kazakistan e
dell'Ucraina.
Non la pensa così
il bocconiano Profumo che non più tardi di una settimana fa ha accettato
di entrare come consigliere dentro Bersbank, la più grande banca russa
posseduta al 64% dalla Banca centrale e per il resto dal miliardario
Kerimov, grande azionista di Gazprom.
Con questa
adesione l'ex-boyscout di Genova dà ragione alla moglie Sabina che nella
notte delle dimissioni esclamò: "non è la fine del mondo".
L'ex-banchiere
sembra non avere alcuna intenzione di sparire dalla scena ed è questa la
ragione per cui ha consentito al suo amico Mimmo Siniscalco, presidente
di Assogestioni, di inserirlo nella lista dei consiglieri indipendenti
che entreranno tra poche settimane nel nuovo Consiglio di
amministrazione dell'Eni.
Questa
designazione pare non dispiaccia affatto a Giulietto Tremonti che
secondo la cronaca durante la notte delle dimissioni da Unicredit
avrebbe telefonato ai presidenti delle Fondazioni per raccomandarsi di
evitare "scambi maldestri". E adesso salta fuori la notizia che il
ministro dell'Economia potrebbe nominarlo al vertice della Banca del
Sud, l'Istituto per il quale la Lega si sarebbe già spesa in favore di
Massimo Ponzellini.
L'ipotesi è
circolata sabato mattina quando in edicola è apparso il settimanale
"MilanoFinanza" dove si legge testualmente che Profumo potrebbe essere
il "possibile Schumacher del credito". La tesi sembra piuttosto
azzardata perché al momento delle dimissioni si è detto che Profumo,
oltre al pacco dei quattrini, aveva accettato la clausola di rifiutare
per due anni incarichi al vertice di altre banche italiane.
3- IL "MAGNAGER" SI È MANGIATO IL MANAGER: MARPIONNE PADRONE
DELLA FIAT
Ai piani alti della Fiat si stanno riprendendo dopo lo choc della
puntata di ieri di "Report" in cui Milena Gabanelli, la Giovanna d'Arco
dei poveri, ha disintegrato il mito di Sergio Marpionne e della Sacra
Famiglia degli Agnelli.
I collaboratori
più colti del manager dal pullover sgualcito usano la parola di origine
greca "teratologia" che viene usata nelle scienze e nella Bibbia per
alludere alle cose mostruose. Per i collaboratori meno istruiti quella
di ieri è stata una classica operazione da "macchina del fango" che ha
buttato ombre sull'azienda e sull'amerikano di origine italo-canadese
che ha residenza fiscale in Svizzera.
Perfino economisti
come il torinese Giuseppe Berta, che fino a ieri hanno speso fiumi di
parole per esaltare Marpionne, sono arrivati a capire ciò che Dagospia
aveva anticipato da almeno un anno, cioè quella voglia irresistibile di
passare da manager a imprenditore che spiega le mosse del figlio del
carabiniere Concezio.
Non è questo però
l'aspetto impressionante di "Report", dove l'ottuagenario Romiti ha
voluto ostentare primazie e amnesie con disinvoltura tronfia e biliosa.
Ciò che più ha colpito è stato il giochetto dei numeri che Marpionne ha
fatto ballare rispondendo alla giornalista Giovanna Boursier di "Report"
durante il Salone di Ginevra.
E qui davvero ci
sarebbe da ragionare a lungo perché nessuno ha capito come di fronte a
31 miliardi di debiti che pesano sulle spalle della Fiat, Marpionne
possa ostentare un'assoluta tranquillità. La povera Gabanelli ha
ricordato gli 11 miliardi di obbligazioni in scadenza, i 6,6 miliardi
prestati dalle banche che nel 2010 hanno pesato per 905 milioni di
interessi passivi, ma il buon Marpionne consapevole di aver avuto con
Chrysler "una botta di culo" (sono parole sue), ha continuato a dire che
la montagna dei debiti si autoliquida con il cash degli acquirenti di
automobili.
Alla fine dello
spettacolo la Gabanelli ha fatto scorrere i titoli di coda, ma l'idea di
un Marpionne più finanziere che imprenditore, più padrone che manager,
ha accompagnato il sonno degli italiani.
4- UN ABETE TRA I PERSONAGGI IN DECLINO NELLA LOBBY-CONTINUA
DELLA CAPITALE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Luigino
Abete ha ripreso a sudare. In un lungo articolo del Corriere della Sera
dedicato alla nuova mappa del potere romano, il presidente di BNL viene
indicato tra i personaggi in declino nella lobby-continua della
Capitale.
Al suo posto
salgono Lorenzo Tagliavanti (vice presidente della Camera di Commercio)
e Aurelio Regina che dopo la convention degli Industriali romani nel
parco giochi di Valmontone gli amici chiamano "Gattobaleno".
Luigino soffre e
cerca di capire quali siano le poltrone offerte da Alemanno alle quali -
secondo il giornale - avrebbe rinunciato".
5- DOMANI TUTTI A VILLA HUFFER, C'È SACCOMANNI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che domani
mattina Fabrizio Saccomanni parteciperà a un importante convegno
dedicato al trentennale della rivista "Economia Italiana" pubblicata da
Unicredit.
L'incontro si
terrà a villa Huffer, a due passi dalla sede della Banca d'Italia in via
Nazionale, e vedrà la partecipazione della crema degli
economisti".28-03-2011]
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"ITALIAN JOB" (A
LUNGA CONSERVAZIONE) – QUEL FERMENTO LATTICO DI TREMONTI STA ESCOGITANDO
CON "GRANAROLO" PASSERA LA DOPPIA MANDRAKATA PER SEGARE LE GAMBE A
LACTALIS: INSERIRE L’ALIMENTARE TRA I SETTORI STRATEGICI (PER
SALVAGUARDARE L’ITALIANITà) E LA STERILIZZAZIONE DEL DIRITTO DI VOTO
(PER BLOCCARE LA SCALATA) – I FRANCESI S’INCAZZANO MA è GIA’ DECISO: LA
PARMALAT (COME ALITALIA) DEVE RIMANERE COSA NOSTRA - I FERRERO WAIT AND
SEE…
Luca Fornovo per "la
Stampa"
La famiglia
Ferrero non molla la presa sulla Parmalat, ma aspetta di vedere cosa
prevederanno le nuove norme del decreto anti-scalata che il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, è in procinto di varare per ostacolare i
francesi della Lactalis, saliti al 29% del gruppo alimentare di
Collecchio.
Secondo fonti
finanziarie, Tremonti potrebbe inserire l'alimentare tra i settori
strategici per salvaguardare l'italianità delle imprese. E poi,
spingersi oltre, con la sterilizzazione dei diritti di voto, una norma
che bloccherebbe subito la scalata dei francesi alla Parmalat.
Tremonti potrebbe
avere già oggi incontri a livello europeo per illustrare il decreto
anti-Opa, una legge fotocopia di quella francese per proteggere le
aziende del Bel Paese. Un decreto che spaventa molto Lactalis che ieri
si è scontrata col Governo. Dopo aver risposto a tono al ministro
Umberto Bossi, ieri i francesi hanno attaccato Tremonti ricordando che
Oltralpe «non si considera l'alimentare un settore strategico da
proteggere dal mercato» con norme ad hoc.
Casomai sono
strategici mercati come quelli dell'industria della difesa, del gioco
d'azzardo e della certificazione. Mentre «non è presente un settore
industriale sempre più internazionale come quello alimentare». Intanto,
le diplomazie sono al lavoro per trovare una soluzione. Ieri l'ad Bondi
è stato a Palazzo Chigi, dove era presente il sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Tutto mentre il
Cda di Parmalat è stato convocato per venerdì per decidere se rinviare o
meno l'assemblea degli azionisti, chiamata a rinnovare i vertici, come
concesso dalla prima misura prevista dal decreto anti-scalate del
Consiglio dei ministri, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Da Collecchio è
arrivata la convocazione del Cda chiamato ad esaminare il decreto del
Consiglio dei ministri. In particolare, il presidente Raffaele Picella,
spiega Parmalat in una nota, «ha ritenuto doveroso convocare il Cda per
il primo aprile affinché l'organo collegiale abbia la possibilità di
esprimersi in merito all'eventuale nuova convocazione dell'assemblea
ordinaria e straordinaria degli azionisti già convocata per il 12, 13 e
14 aprile 2011». In quell'occasione quindi gli undici consiglieri
metteranno ai voti la mozione e decideranno il da farsi. È molto
probabile che i consiglieri voteranno a favore del rinvio se verrà
formalizzata la cordata dei soci italiani e i Ferrero scioglieranno ogni
riserva.
I tre
amministratori già presenti nel board di Parmalat in conflitto
d'interesse, visto che sono anche candidati nella lista presentata da
Intesa Sanpaolo, ovvero l'ad Bondi, Carlo Secchi e Massimo Confortini,
potranno comunque prender parte alla votazione come da legge. Da Alba i
Ferrero hanno ribadito ancora una volta l'interesse per il progetto,
ricordando le tre condizioni: che sia un progetto industriale, di lungo
periodo e di stampo italiano.
Sullo sfondo
invece si muove Intesa Sanpaolo che sta contattando i potenziali partner
industriali e investitori finanziari interessati a entrare nella
partita. Oltre a Ferrero, assistita inoltre da Bnl (Bnp Paribas) e
Mediobanca (advisor), potrebbero trovare posto anche Granarolo e il
finanziere Giovanni Tamburi. 29-03-2011]
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Eravamo la patria
dei Sopranos, ora vogliamo diventare un popolo di Savianos! - I francesi
scalano la Parmalat, la Fiat scappa da torino, un giovane su tre è senza
lavoro. E per rincuorare le nuove generazioni che fa il Corriere? Ti
scodella un corso di scrittura in dieci volumi, testimonial
l’onnipresente Saviano - A QUANDO UN CORSO “LEZIONI DI IGIENE DENTALE”,
CON NICOLE MINETTI A FAR DA DOCENTE?...
briefing Minetti
1- A QUANDO UN
CORSO "LEZIONI DI IGIENE DENTALE", CON NICOLE MINETTI A FAR DA DOCENTE?
Pietrangelo Buttafuoco per "Il
Foglio"
Bellissima questa iniziativa del Corriere della Sera dei dvd, "Lezioni
di scrittura". Bellissimo poi che, a dispetto del marketing, ci sia
Roberto Saviano ad aprire la serie facendo lui medesimo di persona una
lezione. Un'iniziativa da copiare dunque perché unisce l'utile del pop
al dilettevole dell'ammaestramento sicché noi, a dispetto della
collocazione politica, potremmo dare in allegato un corso "Lezioni di
igiene dentale", con Nicole Minetti a far da docente. Non per dire, ma
non ci sarebbe gara con la scrittura. Sappiamo il fatto nostro. E
sarebbe tutto un accorrere agli interdentali.
2- ERAVAMO LA
PATRIA DEI SOPRANOS, ORA VOGLIAMO DIVENTARE UN POPOLO DI SAVIANOS
Riccardo Chiaberge per "il
Fatto quotidiano"
I francesi scalano la Parmalat, la Fiat sposta il quartier generale a
Detroit, scarseggiano idraulici e ingegneri e un giovane su tre è senza
lavoro. E per rincuorare le nuove generazioni che fa il Corriere della
Sera? Ti scodella "io scrivo", corso di scrittura in dieci volumi,
ognuno con annesso Dvd firmato da un volto noto della letteratura o del
giornalismo. "Io scrivo per trasmettere emozioni, per raccontare storie
e condividere idee".
Il primo fascicolo
è in edicola da ieri al prezzo di euro 4,90, testimonial l'onnipresente
Roberto Saviano, che intervistato da Antonio D'Orrico istiga alla
grafomania più molesta: "Tutto quello che vivi, lo vivi perché pensi che
possa un giorno arrivare il tempo per raccontarlo". Todos escritores!
Eravamo la patria
dei Sopranos, ora vogliamo diventare un popolo di Savianos (e di
Mazzantinas). Con la benedizione e la guida del Corriere. I concorrenti
Repubblica e l'Espresso, almeno, coltivano una più modesta e solida
vocazione nazionale, invitandoci a strimpellare: dieci cofanetti, libro
e dvd per imparare l'abc di chitarra, basso, tastiere e batteria.
Se si mettono di
buzzo buono, i nostri ragazzi potranno racimolare qualche mancia in
metropolitana. Il Corriere invece punta in alto, sulla scia delle sempre
più numerose Scuole di scrittura: a formare una nuova leva di aspiranti
Campiello.
Resta così
inascoltato il monito di Alfonso Berardinelli: "Non incoraggiate il
romanzo" (Marsilio). Altro che. Coraggio, romanzieri in erba! Come si
legge nel primo volume, l'essenziale è combattere i "nemici interni":
paura, insicurezza, dubbio, indecisione, incoerenza, disistima di sé. E
rispondere a una domanda preventiva, "Perché scriviamo?". Già, perché?
Non sarebbe più sensato darsi alla cucina, o al giardinaggio?
Ma una volta
superato questo scoglio, vediamo come organizzare la narrazione. Ecco
alcuni suggerimenti cruciali: "Una storia è tale solamente se viene
vissuta da qualcuno": quindi occorrono dei personaggi, almeno uno. Che
tipo di personaggio? "L'importante è che sia un essere vivente".
Come la mettiamo
con Pinocchio, che era un pezzo di legno? Vabbè. Passiamo oltre. Ogni
epoca esprime i suoi protagonisti tipici: attenzione, Lancillotto
appartiene al Medioevo, Fantozzi al Novecento, e non viceversa! E poi,
pensate un po': nei western c'è spesso un cattivo, nel giallo un
detective intelligente.
Ma soprattutto,
non dimenticate che "l'uomo è un essere molto complesso, e specie dopo
l'avvento della psicanalisi... questa complessità non può essere più
ignorata da uno scrittore". E la donna, allora? Poiché moriamo dalla
voglia di leggere il secondo volume, il Corriere ce ne anticipa alcuni
scampoli, come questo: "Ascoltate un ritmo della natura, per esempio il
ticchettio della pioggia, le onde del mare, l'urlo del vento, o se
preferite un più romantico canto di grilli. Descrivetelo a parole...".
E che ne direste
degli eccitanti scoppiettii che deliziano in queste ore i ragazzi di
Tripoli? Forse anche lì avrebbero bisogno di qualche lezione di
scrittura, per raccontare le loro emozioni. Viviamo in un'epoca di
grafomania, anzi grafo-inflazione: la parola scritta è la materia prima
più abbondante in natura, zampilla, deborda, tracima da ogni dove: mail,
blog, chat, social network. Le case editrici rastrellano esordienti, li
lanciano allo Strega senza colpo ferire. Nemmeno il più analfabeta
rischia di restare inedito, i calvari che a suo tempo subirono i Tomasi
di Lampedusa o i Morselli fanno ormai parte della leggenda.
Così, mentre
promettono di forgiare i nuovi Magris, i corsi di scrittura rischiano di
allevare cloni di Alfonso Marra (quello che si fa sponsorizzare i
romanzi da Lele Mora). Dio ce ne scampi. Datemi retta, se nutrite
velleità letterarie, invece del manuale di via Solferino, leggetevi
l'imprescindibile libello di Howard Mittelmark e Sandra Newman, "Come
non scrivere un romanzo" (Corbaccio), da cui ricavo questo apologo:
Aspirante scrittore (ansioso): "Allora cosa ne pensa della mia opera
prima?" Editor (implacabile): "Il suo romanzo non è pubblicabile! È
infarcito di quel che noi del mestiere chiamiamo 'oscenità narrative'"
Aspirante scrittore (scuotendo la testa disperato): "Ma come è
possibile? Ho letto tutti i manuali che insegnano a scrivere un
romanzo...". Appunto.29-03-2011]
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SOL RADIANTE - IL
REATTORE N°3 DI FUKUSHIMA STAREBBE PERDENDO MATERIALE RADIATTIVO,
L’ACQUA HA UN LIVELLO DI CONTAMINAZIONE 10MILA VOLTE SUPERIORE ALLA
NORMA - IL GIAPPONE STA SILENZIOSAMENTE EVACUANDO MOLTA PIÙ GENTE DI
QUANTO ANNUNCIATO, LE SPERANZE DI CONTROLLARE LA CENTRALE SI RIDUCONO -
PER IL PREMIER, “LA CRISI ATOMICA È GRAVE E SERIA” - 10MILA MORTI,
ANCORA 17MILA DISPERSI - 161MILA STRANIERI HANNO LASCIATO IL PAESE…
1 - CNN: IL
REATTORE NUMERO 3 DI FUKUSHIMA STAREBBE PERDENDO MATERIALE RADIATTIVO,
ACQUA 10.000 VOLTE PIÙ RADIATTIVA DELLA NORMA...
http://bit.ly/fLu9Pb
Materiale
radiattivo sarebbe passato attraverso una rottura del bacino di
contenimento che protegge il nucleo del reattore, contaminando l'acqua
di raffreddamento. L'acqua ha un livello di radioattività 10.000 volte
sopra la norma. Questo fatto indicherebbe che il reattore sta perdendo
materiale radiattivo. Il bacino di contenimento è la barriera che
dovrebbe impedire la fuoriuscita di materiale nucleare anche in presenza
di danni al reattore.
2 - NY TIMES: IL
GIAPPONE STA SILENZIOSAMENTE EVACUANDO MOLTA PIÙ GENTE DI QUANTO
ANNUNCIATO...
http://nyti.ms/dYJWwH
La zona da
evacuare ora è in un raggio di 30 km dalla centrale di Fukushima, segno
che il governo ha poche speranze che la centrale danneggiata possa
essere messa sotto controllo in tempi brevi.
Gli Stati Uniti raccomandano una distanza di almeno 75 km.
3 - SISMA GIAPPONE, PREMIER: CRISI NUCLEARE GRAVE E SERIA...
(LaPresse/AP)
- SOSPETTA ROTTURA
DEL REATTORE - Le autorità nucleari giapponesi sospettano che il nucleo
di un reattore della centrale di Fukushima Daiichi sia compromesso.
Questo potrebbe significare una perdita radioattiva più copiosa. Sono
state sospese le operazioni alla centrale per poter controllare i
livelli.
- IL PRIMO
MINISTRO DEFINISCE LA CRISI NUCLEARE 'GRAVE E SERIA' - Il premier
giapponese, Naoto Kan, si è anche scusato per i danni causati ai
contadini e agli imprenditori dalle perdite radioattive dalla centrale
di Fukushima Daiichi. Molti Paesi hanno bloccato le importazioni di cibo
provenienti dalle zone vicine alla centrale nucleare per paura che sia
contaminato da radiazioni.
- RAGGIUNTE LE
10MILA VITTIME - La polizia nazionale ha anche detto che al momento ci
sono più di 17.400 persone ancora disperse. Centinaia di migliaia di
sopravvissuti sono ospitati in rifugi temporanei. Circa 660mila case non
hanno acqua e più di 209mila sono senza corrente elettrica.
- DUE TURISTI
GIAPPONESI CURATI IN CINA - La Cina ha fatto sapere che due turisti
giapponesi arrivati nell'est della Cina sono risultati contaminati da
radiazioni e stanno venendo curati. Il governo non ha fornito dati
esatti, rendendo impossibile capire se quanto scoperto contraddica la
valutazione della situazione alla centrale nucleare fatta dal Giappone.
- DANNI ALLE
HAWAII SUPERERANNO I 30 MILIONI DI DOLLARI - I funzionari dell'ente per
la risposta ai disastri delle Hawaii stimano che lo Stato abbia sofferto
danni che superano i 30 milioni di dollari a causa dello tsunami che ha
interessato l'Oceano Pacifico. Le Hawaii chiederanno lo stato di
calamità naturale.
4 - GIAPPONE, DALL'11 MARZO 161MILA PERSONE HANNO LASCIATO
PAESE...
(LaPresse/AP) - Oltre 161mila stranieri hanno lasciato
il Giappone dall'11 al 22 marzo, giorno in cui il Paese è stato colpito
dal violento terremoto e dallo tsunami che ha devastato la costa
nordest. Lo rende noto Taichi Iseki, ufficiale dell'immigrazione
dell'aeroporto Narita, il maggiore del Paese. Nello stesso periodo dello
scorso anno le persone che aveva lasciato il Paese erano state 20mila, 8
volte meno. Il numero di persone arrivate a Narita dall'11 al 22 marzo è
calato invece del 60% rispetto allo scorso anno. 25-03-2011]
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1- ARPE LE SUONA A
PONZELLINI: I QUATTRINI DELL’AUMENTO DI CAPITALE CON UNA PRESA DI
POSSESSO DELLA GOVERNANCE DELLA POP MILANO. DAL MINISTERO DELL’ECONOMIA
SONO ARRIVATI A "PARA-PONZO" NUMEROSI MESSAGGI DI INCORAGGIAMENTO CHE
PREFIGURANO LA PRESIDENZA DELLA BANCA DEL MEZZOGIORNO OPPURE DELL’ENI -
2 - ANCHE A COSTO DI PASSAR SOPRA AI 70 MILIONI CHE I LIGRESTI SI SONO
SPARTITI NEGLI ULTIMI TEMPI, LE BANCHE CON UNICREDIT IN PRIMA FILA NON
VEDONO L’ORA DI CHIUDERE - 3- GENERALI, DUE MEDIATORI DI GERONZI IN
AZIONE; IL PRIMO È TARAK, L’UNICO IN GRADO DI PLACARE L’IRA DEL FRANCESE
BOLLORÈ, L’ALTRO è CALTARICCONE, L’UNICO CHE PUÒ PRENDERE DA UNA PARTE
DELLA VALLE E PARLARGLI DA PADRONE A PATRON - 3 - MARPIONNE VALUTA LA
QUOTAZIONE DELLA FERRARI. PER GLI ANALISTI SI AGGIRA INTORNO AI 5
MILIARDI E LA FIAT POTREBBE CEDERE FINO AL 39% DELLA CASA DI MARANELLO -
MASSIMO PONZELLINI
1 - ARPE LE SUONA
A PONZELLINI: I QUATTRINI DELL'AUMENTO DI CAPITALE CON UNA PRESA DI
POSSESSO DELLA GOVERNANCE
Gli amici di Romano Prodi raccontano che quando 61 anni fa in una calda
giornata di agosto nacque Massimo Ponzellini, la madre dovette
rinforzare la culla con borchie metalliche. Per due ragioni: perché la
riccioluta creatura pesava al di sopra della media ed era terribilmente
inquieto.
Questi tratti il
massiccio banchiere li ha conservati e ingigantiti nel corso degli anni,
ma non è mai apparso agitato come in questi giorni che decidono del suo
futuro e della Banca Popolare di Milano dove è diventato presidente un
paio di anni fa. Il prossimo weekend sarà fondamentale per capire il
destino di quest'uomo che, dopo essere stato allevato da Romano Prodi,
ha ricoperto un'infinità di incarichi per poi approdare nelle braccia
della Lega e di Giulietto Tremonti.
Durante la famosa
"cena degli ossi" che si è svolta all'inizio dell'anno con lo stato
maggiore del Carroccio, i "barbari" padani gli hanno assicurato che il
suo nome è dentro l'organigramma delle poltrone pubbliche che scadranno
in primavera. Prima di lasciare la banca milanese, dove è stato eletto
il 25 aprile 2009 con 5.294 voti su 10.024 soci partecipanti, il
massiccio Ponzellini vorrebbe comunque lasciarsi alle spalle una
situazione che non presti il fianco alle critiche.
L'operazione
appare molto difficile perché Bpm ha le gambe fragili e ha un assoluto
bisogno di un aumento di capitale di almeno 600 milioni. Di questo tema
il "peso Massimo" bolognese ha parlato tre giorni fa a Piazzetta Cuccia
con Alberto Nagel, ma ieri di fronte al crollo in Borsa del titolo si è
affrettato a precisare che "non è stata assunta alcuna determinazione su
presunte operazioni di aumento del capitale".
Negli ambienti
della finanza milanese questa versione non appare credibile, e si
aggiunge alle voci sulle fibrillazioni che stanno scuotendo la banca.
Tra queste, la possibile sostituzione del direttore generale Fiorenzo
Dalu, un 59enne milanese che da semplice impiegato e direttore di
filiale è riuscito nel 2007 a diventare il numero 2 dell'Istituto.
I sindacati, che
dentro Bpm sono fortissimi, chiedono la sua testa e propongono come
alternativa Enzo Chiesa, un manager più giovane (47 anni) che dopo la
Bocconi ha fatto esperienze in Olivetti, Banca Akros e nel 2005 è
diventato direttore finanziario della banca di Ponzellini.
L'appuntamento
decisivo sarà lunedì prossimo quando - come spiega il "Sole 24 Ore" - i
due problemi dell'aumento di capitale e del nuovo direttore saranno
dibattuti in un pre-consiglio informale alla vigilia del board decisivo.
In mezzo a questo bailame si inseriscono le voci riprese pochi giorni fa
da Dagospia sul dialogo che il banchiere bolognese avrebbe avviato con
Matteuccio Arpe. Oggi questi rumors che sembravano stravaganti hanno
preso più consistenza, e "Repubblica" conferma l'incontro dell'enfant
prodige Arpe con il leghista doc della finanza Ponzellini.
Secondo la
ricostruzione del giornalista Giovanni Pons, Ponzellini avrebbe proposto
a Matteuccio di sottoscrivere circa un terzo del futuro aumento di
capitale per una cifra intorno ai 200 milioni "a cui si accompagnerebbe
un contributo manageriale". E qui Dagospia è in grado di aggiungere
qualcosa di più su questo "contributo manageriale" perché nel dialogo
avviato alla luce del sole ai piani alti della Banca Popolare di Milano,
il 47enne "rothweiler" della finanza ha posto una condizione
imprescindibile.
In pratica, prima
di accettare qualsiasi intervento di natura finanziaria, l'abbronzato
ex-amministratore di Capitalia avrebbe messo un punto fermo sulla guida
futura della Banca. Matteuccio è un uomo che studia i numeri primi e si
considera il primo dei numeri primi, per cui vorrebbe accompagnare i
quattrini dell'aumento di capitale con una presa di possesso della
governance.
A quanto si dice
sembra che non sia spaventato dalla diabolica dialettica sindacale che
condiziona la vita e le scelte della Popolare di Milano. Anche quando
dovette affrontare il problema degli esuberi in Capitalia, Arpe evitò
sempre scontri frontali fino al punto di inventarsi il famoso progetto
"Delta2" che consentì il mantenimento dei livelli occupazionali. Di
sicuro comunque non potrebbe accettare una gestione su tavoli paralleli
con i sindacati che pretendono di mettere bocca su ogni decisione.
Nel weekend il
massiccio Ponzellini dovrà cercare di capire se ci sono le condizioni
per uscire senza danni personali dal piccolo inferno in cui si è
cacciato. Dal ministero dell'Economia gli sono arrivati numerosi
messaggi di incoraggiamento che prefigurano la presidenza della Banca
del Mezzogiorno oppure dell'Eni.
Per gli amici di
Prodi che l'hanno visto nella culla, il sonno del banchiere bolognese
resterà agitato fino al 4 aprile quando l'amico Giulietto fornirà le
liste per le poltrone pubbliche in scadenza.
2 - LIGRESTI,
ARCHIVIARE QUESTA STORIA DI POLVERE E DI MATTONI -GENERALI, I MEDIATORI
DI GERONZI IN AZIONE
I giornalisti che si occupano di economia non vedono l'ora di mettere la
parola fine a due vicende che sfuggono alla comprensione della maggior
parte dei lettori.
La prima sta per concludersi ed è quella che riguarda il salvataggio di
Totuccio Ligresti e della sua famiglia che le banche con Unicredit in
prima fila hanno deciso di salvare dal miliardo di debiti per evitare
ulteriori sfracelli. E anche a costo di passar sopra ai 70 milioni che
il costruttore di Paternò e i suoi figli si sono spartiti negli ultimi
tempi, non si vede l'ora di archiviare questa storia di polvere e di
mattoni.
La seconda vicenda
nella quale l'aria si è fatta pesante e la comprensione difficile
riguarda le Generali di Trieste con un conflitto che sembra attraversare
la più antica compagnia d'Italia fino al punto di rimetterne in
discussione la credibilità. Anche i più volenterosi stentano a capire
che cosa ci sia dietro il lancio quotidiano di missili che i grandi
azionisti e il top management del Leone si sparano in faccia.
Da parte loro
Consob e Isvap, i due organi di controllo della Borsa e delle
Assicurazioni, vorrebbero saperne di più soprattutto dopo aver letto
l'articolo "bomba" pubblicato ieri dall'"Espresso" sulle operazioni
condotte da Giovanni Perissi-Rotto e il miliardario cecoslovacco Petr
Kellner.
L'unica cosa certa
è che per rimettere un po' di trasparenza e di pace nella Compagnia deve
entrare in campo una mediazione. A quanto sembra i mediatori sono già in
azione; il primo è Tarak Ben Ammar, l'unico in grado di placare l'ira
del francese Bollorè che si è rifiutato di approvare l'ultimo bilancio e
ha sollevato il mattone sotto il quale si sono scoperti vermetti
pericolosi. È bene che il produttore televisivo (amico di Berlusconi)
parli in francese con il suo amico francese (amico di Sarkozy)
chiedendogli una tregua, ed è bene che il dialogo avvenga tra di loro
ben lontani da quello scarparo marchigiano che Bollorè e Tarak
considerano un maleducato.
"Non sono servo di
nessuno - ha esclamato Tarak nel programma televisivo di Piroso - non
sono un arabo di servizio, e tu Della Valle rifletti prima di parlare e
leggiti le carte prima di insultare".
Accanto al mediatore che parla francese scenderà in campo un altro
mediatore che parla italiano. È Caltagirone, per gli amici Caltariccone,
uno che crede alle potenzialità di Generali e non ha alcuna intenzione
di compromettere il suo patrimonio.
Non più tardi di
ieri l'imprenditore romano ha tirato fuori dal portafoglio 5,4 milioni
per comprare altre 360mila azioni di Generali in modo da superare di
poco la soglia del 2% nella Compagnia. Con questa fiducia e soprattutto
con questi soldi Caltariccone è l'unico che può prendere da una parte
Dieguito Della Valle e parlargli da padrone a patron. Tra loro ci sono
dieci anni di differenza, ma non è l'anagrafe a segnare la diversità
quanto il peso di un patrimonio che nel caso di Caltariccone è di almeno
cinque volte superiore a quello dello scarparo.
Questo è il
momento in cui le azioni si pesano e si contano: Dieguito di azioni non
ne ha nemmeno una e il suo tesoretto non può consentirgli di strillare
come una gazzella in calore.
I mediatori sono all'opera pronti a portare il frutto del loro lavoro
nelle mani di quel Cesarone Geronzi che si è chiuso in un silenzio
sospetto.
3 - MARPIONNE
VALUTA LA QUOTAZIONE DELLA FERRARI. PER GLI ANALISTI SI AGGIRA INTORNO
AI 5 MILIARDI DI EURO E LA FIAT POTREBBE CEDERE FINO AL 39% DELLA CASA
DI MARANELLO
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Sergio
Marpionne ha bisogno di quattrini per portare avanti i suoi progetti
americani e il fantomatico programma "Fabbrica Italia".
Questo è il motivo
per cui secondo un lancio della Reuters di poche ore fa, il manager dal
pullover sgualcito starebbe valutando la quotazione di Ferrari di cui la
Fiat non più tardi di una settimana fa ha comprato per 122 milioni il 5%
del capitale ancora in mano al fondo di investimento di Abu Dhabi,
Mubadala.
Secondo gli
analisti la valutazione di Ferrari si aggira intorno ai 5 miliardi di
euro e la Fiat potrebbe cedere fino al 39% della Casa di Maranello".
4 - ROSSANIGO IN
THE SKY
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che a Sky
Italia è arrivato un nuovo direttore per le relazioni esterne.
È Carlo Rossanigo, 46 anni, laureato alla Bocconi (la madre di tutti i
sapientoni), che per sei anni è stato direttore comunicazione in
Microsoft Italia".25-03-2011]
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STAT; VENDITE
GENNAIO IN CALO, -1,2% - Lactalis contro il rinvio dell’assemblea - LE
BORSE GUADAGNANO PUNTI - S&P FA A PEZZI IL PORTOGALLO - 2010 IN PERDITA
PER LA SARAS DEI MORATTI: SU I RICAVI, NIENTE DIVIDENDO - IL FRATELLO
INDIANO DI BUFFETT - L’EUROTUNNEL PARLA TEDESCO - LA FIAT NON ANDAVA
BENE PER LA MINI - L’HERALD TRIBUNE SU D&G: IN ITALIA L’EVASIONE È UNO
SPORT NAZIONALE - PERCHÉ I FRANCESI AMANO ENRICO BONDI - IN COREA
SCOPPIA LA GUERRA DEL 3D...
1. BORSA: INDICI
CONTINUANO A GUADAGNARE PUNTI, +0,4% MILANO...
Radiocor - Avvio ancora in rialzo per le Borse europee,
rassicurate dalle decisioni prese ieri, dal Vertice dei 27 Paesi
dell'Unione, contro la crisi. Le chiusure positive di Wall Street e
Tokyo, inoltre, incoraggiano gli acquisti. Il Ftse All Share segna un
+0,39% e il Ftse Mib un +0,41%. Bene Parmalat (+0,9%) in attesa di
novita' sul controllo. Ancora giu' Fonsai (-1,2%), penalizzata ancora
dai conti del 2010.
2. BORSA: ASIA
POSITIVA; EFFETTO RISULTATI SU BANK OF CHINA...
(ANSA) - Hanno chiuso in rialzo le principali borse di
Asia e Pacifico, favorite dalla convinzione che la ripresa economica
mondiale potrà fare fronte alla crisi del debito pubblico in Europa.
Sulla piazza nipponica è scivolata ancora Tokyo Electric Power (-6,21%),
insieme a Nec Corporation (-5,52%). A due velocità le auto con Mazda
(-3,33%) e Toyota (+1,87%). Bene Sony (+3,29%) e Nikon (+1,82%). Sugli
scudi a Hong Kong Bank of China (+2,64%) dopo risultati migliori delle
attese degli analisti, che hanno consigliato anche di acquistare il
titolo.
In luce le materie
prime a Suidney, dopo la soluzione di un contenzioso fiscale con il
governo: Kagara ha guadagnato il 5,88% e Newcrest Mining l'1,87%.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. -
Tokyo +1,07% - Hong Kong +0,71% (seduta in corso) - Shanghai +1,06% -
Taiwan +0,40% - Seul +0,85% - Sidney +0,91% - Mumbai +1,19% (seduta in
corso) - Singapore +0,76% (seduta in corso) - Bangkok +0,10% (seduta in
corso) - Giakarta -0,26% (seduta in corso).
3. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI VENERDI' 25 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Aedes,
Banco Popolare (Consiglio di Gestione), Tiscali.
Milano - 'La
Fabbrica dell'Economia', giornata dedicata all'economia, all'impresa, al
lavoro e all'innovazione. Primo incontro con la partecipazione di
Antonio Campo dell'Orto, presidente Mtv Networks. Segue l'incontro con
la partecipazione di Nichi Vendola, presidente Regione Puglia,
presidente Sinistra Ecologia Liberta'; Bill Emmott, giornalista e
scrittore. Segue il terzo incontro con Tito Boeri, Economista del
Lavoro; Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia.
Brescia - si
conclude 'Made in Steel', evento internazionale dedicato alla filiera
dell'acciaio. Organizzato da Siderweb.com in collaborazione con Brixia
Expo Fiera di Brescia. Incontro '1861-2011: 150 anni d'acciaio'.
Partecipa, tra gli altri, Antonio Gozzi, a.d. Gruppo Duferco.
Segue
'23mo Steel Market Outlook'.
Partecipano, tra
gli altri, Achille Fornasini, a.d. Isfor 2000; Zach Wang, direttore
Overseas dept. My Steel rco; Cesare Vigano' coordinatore Centro Servizio
Assofermeti. Modera Fabio Tamburini, direttore di Radiocor e Radio 24.
Bologna -
conferenza stampa Nomisma per la presentazione del primo Rapporto 2011
sul Mercato Immobiliare Italiano.
Bruxelles -
giornata conclusiva della riunione del Consiglio Europeo dei capi di
Stato e di Governo
Roma - convegno
sul sistema elettrico italiano organizzato da Assocarboni. Partecipano
Stefano Saglia, Pasquale De Vita, Stefano Pastori, Andrea Clavarino,
Guido Bortoni
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - CRISI: al vertice dei 27 Paesi Ue le intese
su competitivita', regole anti-deficit e aiuti d'emergenza. Ma la crisi
di Governo in Portogallo cambia l'agenda del summit. Previsti aiuti per
Lisbona. Rating Portogallo declassato da Fitch ( (dai giornali) 'Sui
rating decisioni inevitabili. Italia stabile, non vedo difficolta''.
Intervista a David Riley (Fitch) (La Stampa, pag. 35) Reportage sul
Portogallo: 'meglio sotto tutela che alla fame. Noi portoghesi stanchi
di sacrifici'. (La Repubblica, pag. 17)
ORO: nuovo record
a 1.448,15 dollari (dai giornali)
PARMALAT: Lactalis
contro il rinvio dell'assemblea. L'a.d. di Intesa SanPaolo, Corrado
Passera: con Ferrero progetto industriale. Emma Marcegaglia, presidente
di Confindustria, 'pronti a sostenere la soluzione italiana' (dai
giornali) La sfida di Collecchio. L'impatto industriale. La partita sul
gruppo alimentare (Il Sole 24 Ore, pag. 6-7).'Sbagliato cambiare le
regole di mercato in corsa. Una newco con Intesa nel capitale a fianco
di Ferrero (Il Messaggero, pag. 21).
Abbassiamo la
soglia di Opa'. Intervista a Matteo Colaninno, imprenditore ed esponente
del Pd (Il Corriere della Sera, pag. 35). Dall'Opa alla holding in
comune. Le strategie per fermare i francesi. A tremare sono i nostri
produttori. Ci sara' l'invasione del latte straniero (La Repubblica,
pag. 32-33).'L'unico scudo e' il mercato, ma noi non facciamo sistema'.
Intervista all'economista Alberto Quadrio Curzio (QN pag.28).
L'industria italiana deve guardare al di la' del protezionismo (Inside
Business.
Financial Times pag.17)
GENERALI: l'a.d.
Giovanni Perissinotto chiama la Consob. Pronto un esposto per le
dichiarazioni di Vincent Bollore' e Tarak Ben Ammar su Kellner (Il
Corriere della Sera, pag. 37)
Bollore'
all'attacco di Kellner per dare la spallata a Generali. Il retroscena
(La Repubblica, pag. 36)
CARIGE: rotta di
collisione con Carispe. Un altro assalto francese (La Stampa, pag. 37)
ENI: deve vendere
Snam, chiedono i fondi al ministro Giulio Tremonti (Il Corriere della
Sera, pag. 41)
EDISON: si profila
il piano B. Se salta la trattativa tra A2A ed Edf, possibile una discesa
in campo di Eni ed Enel (Il Sole 24 Ore, pag. 41)
BPM: la Borsa
crede all'aumento (Il Sole 24 Ore, pag. 41)
PREMAFIN: svaluta
Fonsai e raddoppia le perdite (dai giornali)
SEA: le banche
programmano 'il calcio d'inizio' dell'Ipo (Il Messaggero, pag. 22)
FISCO: addizionale Irpef restera' ferma fino al 2013 (dai giornali)
IMPRESE: senza
ricerca si bloccano. Intervento di Gian Maria Gros-Pietro (Il Sole 24
Ore, pag. 1-17)
GIAPPONE: danni a
un'azienda su tre a causa del terremoto (Il Sole 24 Ore, pag. 15). Sei
giorni dopo la scossa gia' ricostruita' un'autostrada (Il Corriere della
Sera, pag. 26)
INFRASTRUTTURE:
serve un'alleanza Intesa-Unicredit (Il Messaggero, pag. 22) Terzo
valico, Intesa chiama Unicredit, 'si puo' fare insieme'. Intervista
all'a.d. di Biis (il braccio di Intesa nel ramo delle infrastrutture),
Mario Ciaccia (Il Secolo XIX pag.13)
TERMINI IMERESE:
per la nuova Termini al via le trattative (La Stampa, pag. 39)
ROCHE: le liti in
famiglia sfaldano il patto di controllo (Il Sole 24 Ore, pag. 41)
CIR: De Benedetti
fa shopping per unire Sogefi e Dayco (Il Mondo pag.12)
SOROS: vuole farsi
la sua Bretton Woods. Il guru di Wall Street lancia la sua conferenza
per rifondare la finanza globale (Il Corriere della Sera, pag. 39)
FERRAGAMO: si
accelerano i tempi per la quotazione in Borsa (Il Mondo pag.14)
CULTURA: 'sto
entrando in un mare di guai. La cultura ha bisogno di fondi. Valutero'
l'ingresso dei privati nei musei'. Intervista al nuovo ministro dei Beni
culturali, Giancarlo Galan (Il Sole 24 Ore, pag. 22). 'Troppi due
festival. Per il cinema c'e' solo Venezia. Intervista a Galan (La
Stampa, pag. 12)
MATERIE PRIME: la
Cina scippa la lana venduta agli italiani (La Stampa, pag. 18-19)
5. ISTAT; VENDITE
GENNAIO IN CALO,-1,2% ANNO...
(ANSA) - Le vendite al dettaglio a gennaio sono calate
dell'1,2% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese del 2010 e dello 0,3%
rispetto a dicembre. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che su base mensile
pesa sopratutto la performance del comparto alimentare (-0,5%). Una
riduzione tendenziale così forte non si registrava da maggio 2010. Sulla
stessa linea il calo congiunturale, si tratta del più marcato da aprile
2010.
6. PORTOGALLO: S&P
TAGLIA RATING DI DUE GRADINI A BBB DA A-...
Radiocor - Standard & Poor's taglia il rating sovrano
del Portogallo di due notch, da A- a BBB (a due gradini dal livello
junk), a causa 'dell'incertezza politica generata dalle dimissioni del
premier Jose' Socrates', che potrebbe a sua volta 'compromettere la
fiducia del mercato e con essa la capacita' di rifinanziamento del
Paese'.
7. SARAS: CHIUDE
2010 IN PERDITA, SALGONO RICAVI, NO DIVIDENDO...
(ANSA) - Saras ha chiuso il 2010 con una perdita netta
consolidata di 9,46 milioni di euro a fronte di un utile netto di 72,55
milioni registrato nel 2009. Lo si apprende da una nota secondo la quale
i ricavi sono cresciuti da 5,31 a 8,61 miliardi, il risultato operativo
è sceso da 152,4 a 16,07 milioni e non è previsto la cedola, a fronte di
un precedente dividendo di 0,17 euro per azione.
8. VERTICE UE:
ACCORDO SU FINANZIAMENTO ESM, 80MLD SPALMATI SU 5 ANNI...
Radiocor - I capi di stato e di governo della Ue hanno
raggiunto un accordo sul meccanismo permanente di stabilita' che
entrera' in funzione dal 2013. Dopo lunghe riunioni, nella notte e'
stato sancito che il versamento delle quote per capitalizzare l'Esm
(European Stability Mechanism) sara' spalmato in cinque anni a partire
dal 2013. Si tratta di 80 miliardi di euro complessivi a fronte di un
'pacchetto' totale di 700 miliardi. Il resto sara' costituito da
garanzie e 'callable capital', la cui ripartizione non e' ancora nota.
9. ALLIANZ SI
ALLEA AL BANCO POPULAR IN SPAGNA...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Banco Popular, numero tre degli istituti
commerciali iberici, e il gruppo assicurativo tedesco Allianz hanno
annunciato la creazione in Spagna di una joint venture nei settori
ramo-vita, pensioni e nella gestione dei fondi di investimento. La nuova
struttura avrà un valore iniziale di 1,058 miliardi e sarà detenuta per
il 40% della banca spagnola e per il 60% dal gruppo tedesco.
10. PERCHÉ I
FRANCESI AMANO ENRICO BONDI...
A. Grass. per "Il
Sole 24 Ore" - Come si sta sotto scalata? «Sono
tranquillissimo - ha detto Enrico Bondi - mi sono divertito tantissimo».
Sarà tranquillissimo anche oggi? È da vedere. Perché questa
dichiarazione di Bondi non è di ieri e neanche della settimana scorsa: è
una battuta del 2001, quando il manager guidava Montedison e i francesi
di Edf davano l'assalto alla società. Oggi, come dieci anni fa, è sempre
alle prese con i francesi, sempre sotto scalata. Perché Bondi è un
risanatore bravissimo ma le società che guida vengono scalate.
Bondi ha salvato
la Montedison dal dissesto di Ferruzzi, creando a vantaggio di Edf il
primo produttore privato di elettricità e gas, così come ha fatto
risorgere la Parmalat dal crack dei Tanzi a vantaggio di Lactalis.
Domani, forse, avrà nuovi incarichi, magari anche i francesi lo
confermeranno ai vertici Parmalat o, magari, sarà chiamato a risanare la
Fondiaria-Sai dei Ligresti - che ha guidato fino al 2003 -. Nel caso,
potrebbe rispolverare quella dichiarazione del 2001, quando
all'assemblea di Montedison disse: «Fondiaria non è in vendita».
11. IL VAGITO DI
FEDERICO MARCHETTI CONTRO LA GERONTOCRAZIA...
A. Grass. per "Il
Sole 24 Ore" - Le donne sono poche, i giovani inesistenti.
Insomma, se la corporate governance all'italiana è accusata di essere
maschilista, il fenomeno della «gerontocrazia» è molto più clamoroso e
meno condiviso con le altre piazze finanziarie. Così, ieri il fondatore
di Yoox, Federico Marchetti, supportato dall'ex ceo di Unicredit,
Alessandro Profumo, ha lanciato la proposta delle «quote giovani». Farà
strada? È da vedere.
In un paese dove
esistono banchieri, come Lorenzo Pelizzo della Banca popolare di
Cividale, insediati alla presidenza dal 1971, o come Giovanni Cartia
della Popolare di Ragusa, al vertice dal 1970, la proposta delle «quote
giovani» sembra venire dalla luna. Un problema spazio-temporale: quando
Cartia faceva già il banchiere a Ragusa, Marchetti (classe 1969)
prendeva confidenza con il biberon a Ravenna.
12. SEMAFORO
VERDE, WILLIAMS F1 A FUOCO...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - La Formula 1 accende i motori. Questa
mattina a Melbourne, sulla pista dell'Albert Park, inizieranno le prove
libere del primo Gran Premio della stagione. La Ferrari è data fra le
favorite (Fernando Alonso è pagato vincente dalla Snai 4 volte) insieme
alla Red Bull del campione del mondo, Sebastian Vettel (3 volte). La
McLaren di Lewis Hamilton è più a rischio ( 12 volte) mentre la Mercedes
di Michael Schumacher è un vero azzardo ( 15 volte).
Chi vuole però
essere sicuro di perdere i propri soldi dovrebbe guardare più indietro
negli schieramenti: Pastor Maldonado e Rubens Barrichello sulla loro
Williams F1 sembrano essere in questo caso due scommesse perse. In Borsa
sono già giocati al ribasso, tanto che il titolo Williams F1, quotato
sul listino di Francoforte dal 2 marzo, ha già perso il 20% della
propria capitalizzazione di mercato. E il mondiale deve ancora partire.
13. IL FRATELLO
INDIANO DI WARREN BUFFETT...
M. Val. per "Il
Sole 24 Ore" - Spunta un dirigente indiano tra i successori
di Warren Buffett. A 80 anni l'Oracolo di Omaha prepara la Berkshire
Hathaway al futuro senza di lui, anche se lo fa in modo, neanche a
dirlo, sibillino. Durante un viaggio in India ha cantato le lodi di Ajit
Jain per la poltrona di amministratore delegato : il 59enne executive
assicurativo «avrebbe l'immediata approvazione del board» se volesse.
Perchè «ha fatto guadagnare a Berkshire più soldi di me» ed è come «un
fratello o un figlio».
Buffett ha
lasciato capire che verrà sostituito da un triumvirato, chief executive,
presidente e responsabile investimenti. Chairman non esecutivo dovrebbe
diventare il figlio Howard, per aiutare negli investimenti ha da poco
preso il gestore Todd Combs. Resta l'ad: nella sfera di cristallo
dell'Oracolo ci sono almeno quattro candidati. Adesso, forse, si
avvicina il momento della verità.
14. FRANCIA
SCONFITTA OK AI TRENI TEDESCHI NELL´EUROTUNNEL...
Giampiero Martinotti per "la
Repubblica" - I francesi amano l´Europa soprattutto quando
veste i colori bianco-rosso-blu: la cooperazione e l´integrazione, sulle
rive della Senna, sono una buona cosa soprattutto alle loro condizioni.
Il caso di Eurotunnel dimostra che i francesi possono anche restare con
un palmo di naso: molto probabilmente, anche i treni della Siemens
finiranno per passare nella galleria che unisce la Gran Bretagna al
continente. Per il momento, infatti, sotto la Manica corrono solo treni
fabbricati da Alstom.
Normale: Eurostar,
che gestisce la rete, è controllata al 55% dalla Sncf. In ottobre, però,
la società franco-britannica ha sorpreso tutti: la tedesca Siemens ha
vinto un appalto per dieci nuovi convogli. Apriti cielo: i francesi
hanno protestato come degli ossessi, la classe politica e il governo
hanno gridato all´imbroglio. Secondo la loro tesi, costruita pari pari
sulle argomentazioni di Alstom, le regole di sicurezza non consentono
l´omologazione dei treni Siemens, perché la loro motorizzazione è
ripartita su tutta la lunghezza del convoglio, mentre sui terni Alstom è
concentrata in testa e in coda.
Difficile, per i
non esperti, dare un giudizio. Ma fin dal primo momento i francesi sono
sembrati sportivi incapaci di accettare la sconfitta. Una nuova riprova
è arrivata quando l´Agenzia ferroviaria europea ha riconosciuto che i
treni a motorizzazione «ripartita» non sono esplicitamente vietati sotto
la Manica. Nella battaglia giuridica in corso, i francesi rischiano di
perdere su tutta la linea. Ma la difesa degli interessi nazionali è per
loro essenziale: malgrado una prima sconfitta in tribunale a Londra,
hanno già presentato altri ricorsi, compreso uno di fronte alla
Commissione europea
15. PRANZO CON
VISTA MADUNINA...
Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" - Per pranzare sulla terrazza con vista sul
Duomo di Milano c´è sempre la fila. La stessa che si è formata per
l´assalto al palazzo Rinascente: Allianz, Sorgente e l´Enpam con il suo
fondo gestito da First Atlantic. «Ha prevalso la qualità e la garanzia
offerte dalla gestione immobiliare dei fondi, amministrati e guidati, da
First Atlantic Re Sgr» dice Daniel Buaron, ad della Sgr che sul piatto
ha messo 472 milioni di euro per aggiudicarsela.
Il risultato un
po´ era scritto: fino a Natale, sul tavolo c´era un´unica offerta
targata Enpam e Crc (gruppo tailandese) per immobili e società
operativa. A complicare le cose ha pensato Borletti, in cordata con il
banchiere Gianni Tamburi, imponendo un cambio di strategia e due offerte
separate: il secondo round tra i contendenti, per l´affitto del palazzo,
sarà a maggio.
16. PERCHÉ BMW HA
ROTTO CON FIAT...
Da "il
Giornale" - Svelato l'arcano che tempo fa ha interrotto i
propositi di cooperazione industriale tra Alfa Romeo (Fiat) e Mini ( Bmw
Group). A essere stato franco, durante un caffè con alcuni giornalisti a
margine di un evento, il direttore finanziario della casa bavarese,
Friedrich Eichiner. «Tutto si è bloccato - ha spiegato il custode della
cassaforte del gruppo guidato da Norbert Reithofer perché le
piattaforme italiane non andavano bene, non erano funzionali alla nostra
Mini». Una considerazione: la lettera d'intenti risale ai primi di
luglio del 2008, quando a Torino c'erano altri piani.Nel frattempo Fiat
ha avviato nuovi progetti e piattaforme. Giocare troppo d'anticipo, a
volte, può nuocere.
17. IN COREA
SCOPPIA LA GUERRA DEL 3D...
Da "il
Giornale" - In Corea non bastava la divisione tra Nord e
Sud. Da quando il mercato delle tv 3D si è fatto più promettente è
infatti scoppiata la guerra tra i colossi dell'elettronica di consumo
coreana, ossia Samsung e Lg. La Corea vanta, infatti, un primato sul 3D,
la tecnologia che permette di vedere tramite appositi occhialini le
immagini in tre dimensioni, dove è il primo (e praticamente unico)
produttore mondiale di schermi. Peccato che Samsung e Lg, pur avendo le
rispettive fabbriche l'una di fronte all'altra, non abbiano trovato
un'intesa sullo standard da adottare. Il 3D, dunque, rischia un
rallentamento nell'evoluzione a causa della battaglia in corso tra le
due aziende.
18. «EVASIONE
FISCALE, SPORT NAZIONALE»...
Da "il
Corriere della Sera" - L' «Herald Tribune» l'ha definita
ieri una specie di sport nazionale. Un «Paese -si legge -dove l'evasione
fiscale è giudicata da molte persone, comprese alcune nel mondo della
moda, come uno sport nazionale» . E oggi potrebbe arrivare la decisione
del gup di Milano per gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana
accusati di truffa ai danni dello Stato e infedele dichiarazione dei
redditi.
19. SCANDALO SUL
LIBOR COINVOLTE BARCLAYS E UBS...
Da "il
Corriere della Sera" - Adesso ci sono anche i nomi delle
banche coinvolte. Una settimana fa il Financial Times aveva anticipato
l'indagine avviata dalle autorità di vigilanza di Gran Bretagna, Stati
Uniti e Giappone su 16 grandi gruppi sospettati di aver manipolato il
Libor, cioè il tasso di riferimento per le indicizzazioni dei mutui.
Ora il quotidiano
della City riferisce che al centro dell'inchiesta ci sono la britannica
Barclays, guidata da Bob Diamond (foto), Citigroup, Bank of America e
Ubs. Le quattro banche hanno ricevuto un mandato di comparizione per
aver manipolato il Libor tra il 2006 e il 2008. Bloomberg riferisce che
la vigilanza americana ha chiesto a Citigroup, Deutsche Bank, Bank of
America e Jp Morgan di permettere ai propri dipendenti di contribuire
all'indagine.25-03-2011]
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GUERRE UMANITARIE
- C’è MEZZO CONTINENTE NERO CHE MUORE DI FAME E DI MALATTIE? BENE, SOLO
CON I SOLDI SPESI DALL’OCCIDENTE NEI PRIMI QUATTRO GIORNI DI GUERRA IN
LIBIA SI POTEVANO SALVARE MILIONI DI VITE UMANE: 800 MILIONI DI DOLLARI
- OGNI MISSILE TOMAHAWK COSTA UN 1 MLN DI € - SPOSTARE LA PORTAEREI
“GARIBALDI” RICHIEDE 100 MILA DOLLARI DI CARBURANTE AL GIORNO - TRE ORE
DI RICOGNIZIONE AEREA SU CIRENAICA E TRIPOLITANIA SIGNIFICA 300 MILA € -
SE GHEDDAFI NON CADE IN TEMPI RAPIDI, LE CASSE SI SVUOTANO…
Francesco
Grignetti per "la
Stampa"
Le guerre costano
caro, si sa. Una guerra super tecnologica come quella dei cieli di Libia
costa carissima. Secondo le prime stime di fonte americana, in quattro
giorni di campagna aerea sono stati spesi 800 milioni di euro. Senza
parlare del sangue e del sudore, restando ai freddi conteggi economici,
si calcola che la missione «Odissea all'alba» costerà un miliardo di
dollari nel solo primo mese. Poi si vedrà.
Se le cose per il
regime dovessero precipitare presto, come si augurano nelle cancellerie
e negli stati maggiori, tutto dovrebbe andare in discesa. Anche
l'impegno militare. E quindi anche le spese relative. Ma al momento
nessuno sa come finirà.
Per arrivare a
cifre tanto stratosferiche, si pensi che ogni missile Tomahawk costa
almeno un milione di euro. È un concentrato di tecnologie e di
esplosivi. E nella prima salva di missili, nella notte tra sabato e
domenica, di Tomahawk inglesi e americani ne sono stati lanciati più di
cento da navi e sottomarini contro una ventina di obiettivi della difesa
aerea libica.
Fino a due giorni
fa, la Coalizione aveva impiegato almeno 162 Tomahawk. I bombardieri B-2
avevano totalizzato 25 ore di volo, a un costo di almeno 10 mila dollari
l'ora. Analisti di fonte inglese confermano che le missioni aeree
britanniche costano 300 mila euro a velivolo. Considerando i 10 caccia
impiegati per pattugliare la no fly zone si può arrivare alla spesa di
3-4 milioni di euro al giorno.
L'Italia ha messo
a disposizione della Coalizione otto aerei, quattro Tornado nell'assetto
antiradar e quattro caccia intercettori Eurofighter. A parte il costo
vivo del velivolo (30 milioni di euro per il Tornado e 100 milioni per
l'Eurofighter) ogni ora di volo di questi bestioni dalle accelerazioni
eccezionali costa almeno 32 mila euro.
E i conti sono
presto fatti: dalla base di Trapani i Tornado da quattro giorni si
alzano in volo a coppie, accompagnati da un terzo velivolo per il
rifornimento in volo. Sono missioni che durano circa tre ore. Ogni
missione di ricognizione su Cirenaica e Tripolitania significa quasi 300
mila euro.
Finora gli
italiani non hanno mai sparato. Non ce n'è stato bisogno. Se i piloti
dei Tornado avessero però lanciato uno dei loro speciali missili Harm
(Homing Anti-Radiation Missile) che sono in grado di riconoscere le
emissioni elettromagnetiche di un radar e le inseguono finché non lo
colpiscono, sarebbero stati altri 200 mila euro che se ne andavano in
fumo.
Per mare, intanto,
si va muovendo una piccola flotta. Nel canale di Sicilia incrociano già
la portaerei «Garibaldi» e il cacciatorpediniere «Andrea Doria»: hanno a
bordo un sofisticato sistema di missili antimissile, integrato con il
sistema di sorveglianza satellitare e aerea, per fare da scudo nel caso
malaugurato di una ritorsione del raiss. Nessuno dimentica gli Scud B
lanciati nel 1986 contro Lampedusa.
Ebbene, la sola
portaerei, che a bordo ha sette aerei Harrier a decollo verticale e un
paio di elicotteri, costa circa centomila euro al giorno in termini di
carburante. Una nave da guerra brucia infatti una quantità
impressionante di gasolio. Tanto che la nave da battaglia ha bisogno di
avere sempre nelle vicinanze una nave-rifornimento. In questo caso è la
rifornitrice «Etna».
Davanti alla
Libia, inoltre, messe a disposizione della flotta Nato che ha il compito
di far rispettare l'embargo (ma senza alcun compito anti-immigrazione)
ci sono la fregata «Euro» e il pattugliatore d'altura «Comandante
Borsini». Presumibile che tutte assieme queste cinque navi brucino, è il
caso di dirlo, almeno trecentomila euro al giorno.
In America è già
polemica sui costi di questa guerra. Per tacitare sul nascere le
discussioni, l'Amministrazione ha fatto sapere che l'operazione è pagata
con somme regolarmente stanziate dal Congresso. «Non abbiamo in
programma di fare richieste per ulteriori fondi», ha detto il portavoce
dell'Ufficio Management and Budget della Casa Bianca.
È stato mandato
avanti un militare tutto d'un pezzo come il capo di stato maggiore della
Marina americana ammiraglio Gary Roughead: «Dato che le nostre forze si
trovavano già sul posto - ha minimizzato - queste spese sono state
integrate. Vi sono alcune ore di volo supplementari di cui tener conto,
ma per esempio alcuni apparecchi per la guerra elettronica erano
comunque impegnati sull'Iraq».24-03-2011]
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IN GLORIA DI
VITTORIO GHIDELLA - L’UOMO CHE POTEVA SALVARE LA FIAT preferiva le auto
alla finanza, la "uno" alla finanza - Quando l’ingegnere vercellese fu
cacciato da Romiti, a Torino venne messa in giro la voce che fosse stato
beccato con le mani in chissà quale marmellata. Nessuno lo denunciò mai.
Nessuno glielo disse mai in faccia. La città intera se lo cucinò come
neppure nella peggiore Palermo di inizio secolo...
Francesco Bonazzi
per
Il Secolo XIX
Un sabato sera
dell'estate 1979. Una macchinina nero metallizzato, con il targhino di
prova, sgomma a folle velocità e per venti minuti buoni tutto intorno a
Bordighera vecchia. Poi inchioda di colpo sul piazzale, dove ancora
adesso si gioca a bocce. La bambina di 6 anni e il bimbo di 10 che sono
a bordo ridono come matti. Le mamme che hanno guardato lo spettacolo da
terra, un po' meno.
Il guidatore
scende felice come una pasqua e dice ai due amici di sempre: «Sentito
che motore? È una bomba. Adesso la mettiamo in produzione». «Tre mesi
che sei lì e già sei un perfetto tamarro» scherza il suo avvocato. Il
rallista della domenica è l'ingegnere meccanico Vittorio Ghidella, morto
lunedì a Lugano a 80 anni, ricordato in patria solo e unicamente come
"il papà della Uno".
Ma la prima
macchina a renderlo felice è stata proprio quella Fiat 127 Abarth, con
cui girò in Liguria per tutta l'estate trentadue anni fa. La prima da
amministratore delegato della Fiat, prima di essere defenestrato nel
1987 con l'accusa più surreale di tutti tempi: eccesso di "visione
autocentrica". Dopo un braccio di ferro di anni con Cesare Romiti.
«Io la marcia dei
quarantamila non avrei saputo organizzarla. E da Cuccia in Mediobanca
non sapevo che dire. A me piacevano le macchine e basta». Erano le
uniche parole che gli si potevano strappare se si andava a trovarlo
nell'esilio volontario di Lugano. Parole rigorosamente da tenere per sé,
giusto a futura memoria. Poi attaccava a parlare di gestioni
patrimoniali e complicati algoritmi per non perdere le fortune private
dei suoi selezionati clienti svizzeri.
Ghidella non
rilasciava interviste, a parte una, pochi mesi fa. Non si toglieva
sassolini dalle scarpe, non sdottoreggiava sui tanti successori. Neanche
dopo che la storia del Lingotto gli ha dato tristemente ragione.
Tristemente, per le migliaia di posti di lavoro bruciati, per i miliardi
di soldi pubblici e privati drenati dall'auto e investiti nelle famose
"diversificazioni".
Quando rispondeva
al telefono dal suo ritiro sulle alture di Lugano, declinava qualsiasi
commento sulla Fiat. A chi lo andava a trovare in quella splendida
casabottega, al piano terra aveva messo su una piccola boutique
finanziaria e sopra c'erano gli appartamenti suoi e della moglie
Giuliana, alla parola Fiat allargava le braccia e parlava di altro. Se
proprio provocato con la storia dell'autocentrico, si faceva una bella
risata e cambiava discorso.
Però quando
parlava con i suoi amici stretti, come i due di Bordighera con i quali
aveva spiccato il volo alla RivSkf, cuscinetti a sfera, non faceva il
finto tonto. Sapeva benissimo che a Torino aveva perso la classica
guerra di corte. E che allora quell'accusa di essere autocentrico spianò
la strada alla crescita di un'altra Fiat.
Quella che dopo la
sua cacciata si espanse nella finanza, nel settore difesa , nelle
costruzioni civili. Ma non disse una parola neppure dopo Mani Pulite,
quando i fasti di Gemina, Impregilo e SniaBorletti mostrarono la loro
faccia nascosta. Giudiziaria e finanziaria.
Quando l'ingegnere
vercellese che amava definirsi un mangianebbia fu cacciato, a Torino
venne messa in giro la voce che fosse stato beccato con le mani in
chissà quale marmellata. Nessuno lo denunciò mai. Nessuno glielo disse
mai in faccia. La città intera se lo cucinò come neppure nella peggiore
Palermo di inizio secolo. Ghidella sapeva che perfino il salumaio della
Gran Madre e l'ultimo dei tassisti avevano la loro verità: «Era bravo,
ma l'hanno beccato sui soldi».
La ditta
"incriminata" si chiamava Rotra e faceva motorini per tergicristallo.
Però era uno sputo nell'oceano dei fornitori Fiat. Un oceano nel quale
la formidabile security di Mirafiori, che secondo la Cgil dell'epoca era
dedita alle schedature degli operai, aveva invece il suo vero daffare.
Con decine e decine di alti dirigenti passati ai raggi X per le presunte
interessenze sugli acquisti.
Ghidella rideva
anche di questo, nel suo esilio svizzero. Lui che neppure i figli di
primo letto, li aveva fatti lavorare in Fiat. Come invece fecero
puntualmente i suoi detrattori. A Ghidella piacevano le macchine. A
Parigi, quando presentò la Uno ai dipendenti nel 1983, andò alla lavagna
luminosa e la disegnò perfettamente da zero. Nessuno dei suoi
successori, neppure Paolo Cantarella, avrebbe saputo ripetere uno show
del genere.
In vacanza, apriva
i cofani delle macchine, sfotteva gli amici rimasti «al soldo degli
svedesi» che guidavano Volvo e Saab: «Noi adesso le faremo meglio, anche
quelle grandi». Poi un giorno gli si è spenta la luce, di colpo. Quella
bambina che urlava di gioia sulla 127 Abarth è morta in macchina a
vent'anni, in Olanda, nel 1993. Si chiamava Amalia ed era pazzo di lei.
Casa sua era piena
di foto con quegli occhioni verdi sgranati. Gli amici di lei erano
ospiti graditi, ma bisognava andarsene presto. Troppo dolore. Chi ci ha
lavorato davvero sa che Ghidella non era un "compagno" e neppure era
stato un manager morbido, come avevano provato a descriverlo gli
sconfitti della marcia dei Quarantamila, in odio a Romiti. Era amato da
gran parte degli operai e dei quadri, ma aveva idee precise sui costi da
tagliare.
Quand'era in Fiat,
ogni tanto ripeteva questa vecchia battuta: «Se domani mattina le
centinaia di dirigenti che ci sono qui s'impiccassero tutti nei bagni,
non ce ne accorgeremmo per mesi». Però quando alla Skf scoprì che non
c'era l'aria condizionata negli stabilimenti del Sud, era il '75, la
fece installare dopo un approfondito dibattito con il capo del
personale. Di minuti cinque.
19-03-2011]
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DOPO UNIPOL E IL BOLOGNA CALCIO, CONSORTE SI ALLENA PER LA POLITICA (CON
L’OUTSIDER ALDROVANDI) - CHIAMPARINO NON PENSA ALLA PENSIONE, MA ALLA
COMPAGNIA SAN PAOLO - COL NUOVO AVVOCATO MARADONA DICHIARA GUERRA AL
FISCO - ORSONI VUOLE SFIDUCIARE SEGRE - POPOLARE VICENZA VOLA AL CINEMA
- IL LOGO DELLE DOLOMITI NON TROVA PACE - LA NUOVA LANCIA CHE PIACE A
NAPOLITANO È UNA CHRYSLER…
Da
"Panorama Economy" in edicola domani
1. CONSORTE SI ALLENA PER LA POLITICA...
Elezioni Dopo aver rilanciato il Bologna calcio, l'ex numero uno di
Unipol ci riprova con il candidato sindaco Aldrovandi.
Giovanni Consorte cambia un'altra volta mestiere. L'ex numero uno di
Unipol, infatti, ha deciso di buttarsi in politica. A rilanciarne la
popolarità è stato il tesoretto di consenso accumulato con il
salvataggio della squadra di calcio del Bologna. È riuscito, infatti, a
trovare i 13 milioni di euro e a dare una guida stabile alla squadra.
Sia dal punto di vista manageriale che sportivo. Ora le sorti sono in
mano dell'allenatore Alberto Malesani e al bomber Marco Di Vaio.
Così Consorte avrà il tempo per la nuova (ma in realtà antichissima)
passione per la politica. Seguirà la campagna elettorale dell'outsider
Stefano Aldrovandi, ex amministratore delegato di Hera. Una candidatura
a sindaco del capoluogo emiliano messa in moto un po' in ritardo. Però
la partita è tutta da giocare e Consorte ormai è abituato alle sfide
complicate.
Si occuperà dei dossier con i quali ha maggior familiarità: la Fiera, il
futuro dell'aeroporto, le infrastrutture. Le ambizioni per il momento
sono abbastanza nascoste. Tuttavia che cosa impedisce all'ex
amministratore delegato di Unipol di sognare un posto di vicesindaco o
un assessorato pesante? Certo le elezioni prima bisogna vincerle. Ma la
fantasia non ha confini.
2.
CHIAMPARINO LASCIA. ANZI, RADDOPPIA...
Anche agli amici più stretti Sergio Chiamparino dice che il suo prossimo
obiettivo è la pensione: infatti, con il riscatto della sua laurea
maturerà a giugno quarant'anni di contributi. Quanto basta per
ritirarsi. Nessuno, però, crede davvero che l'attuale sindaco di Torino
terminato il mandato andrà ai giardinetti. Già si parla di incarichi. E
la possibilità più concreta è la presidenza della Compagnia di San Paolo
che scade proprio l'anno prossimo.
Certo non sarà facile arrivare in cima alla fondazione. L'attuale numero
uno Angelo Benessia naturalmente punta alla conferma e non avere ridotto
le erogazioni economiche nonostante il periodo di crisi, a differenza di
quanto hanno fatto altre fondazioni, lo consolida al vertice.
E
poi in corsa c'è sempre Enrico Salza ormai disoccupato. Chiamparino,
però, ha sponsorizzato la candidatura di Piero Fassino come suo
successore sindaco e in caso di vittoria della sinistra avrà qualche
credito da incassare. In alternativa c'è anche la Fondazione Crt: qui il
mandato di Andrea Comba scade nel 2013 e la conferma, vista la sua lunga
permanenza, non è così scontata. Anche qui ci sono competitori di
prim'ordine: Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, e quella
pesantissima, in tutti i sensi, di Fabrizio Palenzona.
3.
MARADONA IN GOL CON IL NUOVO AVVOCATO...
El Pibe de oro non si arrende al debito con Equitalia. Dopo aver perso i
ricorsi nel 2002 e con un debito arrivato a 37 milioni, Diego Armando
Maradona tenta una nuova strada e si affida all'avvocato Angelo Pisani,
fondatore dell'associazione Noi Consumatori e docente di processo
tributario all'Università Parthenope, famoso per aver fatto dichiarare
illegittime le ipoteche di Equitalia sotto gli 8 mila euro.
«Le cartelle del 1991, alle quali si riferisce il debito Irpef» spiega a
Panorama Economy l'avvocato «non sono mai state notificate a Maradona
che in quel periodo era già andato via dall'Italia e per questo
riteniamo che le cartelle siano da considerarsi inesistenti. In più, il
debito in lire, pari a 9 milioni di euro, cresce di 3 mila euro al
giorno con un interesse che riteniamo usuraio e che finora ha superato
di tre volte la somma contestata. Per questo ricorreremo alla Corte
costituzionale e alla Corte europea per i diritti dell'uomo».
4.
ORSONI VUOLE SFIDUCIARE SEGRE...
Forse si arriverà alla mozione di sfiducia nei confronti di Giuliano
Segre, presidente della Fondazione di Venezia. A organizzarla il sindaco
della città lagunare, Giorgio Orsoni. Segre, che guida l'ente dal 1993,
è stato condannato per il crac della Trevitex ma ha conservato la
poltrona perché in consiglio non è stata raggiunta la maggioranza dei
due terzi prevista dallo statuto per la revoca. Tuttavia c'è stata una
spaccatura verticale: sei a favore, sei contro e un astenuto. Un voto
che autorizza il blitz.
5.
POPOLARE VICENZA SI DÀ AL CINEMA...
Due pellicole di successo al cinema, cofinanziate dalla Banca Popolare
di Vicenza per entrare di forza sul mercato romano. E puntare proprio su
uno dei settori più importanti dell'economia della capitale. Con 2,5
milioni messi nel piatto, l'istituto vicentino, presente già da anni a
Roma con nove filiali, ha deciso di accelerare lo sviluppo dell'area
business.
Più che puntare su operazioni di immagine e sponsorizzazioni, ha deciso
di diventare partner finanziario di due lungometraggi, contribuendo alla
realizzazione di Nessuno mi può giudicare, il film con Paola Cortellesi
e Raoul Bova attualmente in cima alla classifica degli incassi. Con la
seconda operazione invece ha sostenuto il film C'è chi dice no di
Giambattista Avellino che ad aprile sarà nelle sale.
6.
NON C'È PACE PER LE DOLOMITI...
Il logo delle Dolomiti, diventate patrimonio dell'Unesco, non trova
pace. Dopo le contestazioni da parte di imprenditori e amministratori
locali per la scelta di un marchio che sembrava far spuntare grattacieli
dalle montagne, presentato lo scorso novembre, la fondazione Dolomiti
Unesco ha chiesto al vincitore del concorso, il valdostano Arnaldo
Tranti, di rimetterci mano. Ma gli albergatori di Belluno, che hanno
visto in anteprima il nuovo marchio, sono rimasti scontenti e chiedono
un nuovo restyling all'artista
7.
LA LANCIA DELLA DISCORDIA. ITALIANA...
Giorgio Napolitano, l'americano del Pci, continua ad amare i prodotti
made in Usa, questa volta senza accorgersene. Grazie a Sergio
Marchionne, il manager di Fiat e Chrysler, altro gran sostenitore degli
States che nel weekend dei festeggiamenti dei 150 anni dell'unità
d'Italia ha presentato al presidente della Repubblica la nuova Lancia,
come prossima grande ammiraglia italiana.
Peccato che il modello altro non è che la Chrysler 300 riadattata agli
standard europei e rimarchiata Lancia. «È un'auto bellissima, aspetto di
poterla usare» ha detto Napolitano, sicuro di farne una bandiera
dell'amata patria. Ma sembra che appena rientrato in Quirinale dallo
staff gli abbiano fatto notare che si tratta di un'auto americana e
consigliato di non spingere troppo sul modello come ammiraglia italiana.
23-03-2011]
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PROFUMO (DI EURO)
- il TOP ’MAGNAGER’ Più PAGATO DI PIAZZA AFFARI è mister arrogance (40,6
MLN € DI CUI 38 DI LIQUIDAZIONE) - segue MONTEZUMA, GRAZIE AL SALARIO
FERRARI (7,5 MLN €) - BRONZO PER IL TRONCHETTO DEL PIRELLONE CHE SFIORA
I 6 MILIONI - SEGUE A RUOTA GERONZOne CHE PORTA A CASA 5 MLN - CHIUDE LA
CINQUINA, SCARONI CON 4,4 MLN - A QUESTa cuccagna S’AGGIUNGe PIANI DI
INCENTIVAZIONE A LUNGO TERMINE, BENEFICI NON MONETARI (AUTO E POLIZZE) E
QUALCHE VAGONATA DI STOCK OPTION
Giovanni Stringa
per il "Corriere
della Sera"
Alessandro
Profumo, Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera, Cesare
Geronzi e Paolo Scaroni. Sono loro i cinque top manager più pagati a
Piazza Affari nel 2010, in base ai dati finora pubblicati dalle più
importanti società quotate in Borsa. Alessandro Profumo, amministratore
delegato di Unicredit fino allo scorso settembre, guida indisturbato la
classifica con un compenso di 40,6 milioni, di cui 38 milioni come
liquidazione: 36,5 alla voce incentivo all'esodo e 1,5 milioni per un
patto di non concorrenza. In un accordo complessivo in cui - si legge in
una relazione del gruppo - Unicredit si è impegnata a versare in
beneficenza due milioni. Destinataria l'associazione di don Colmegna.
Al secondo posto,
nella classifica di presidenti e amministratori delegati le cui società
hanno già pubblicato i bilanci o le relazioni con tanto di tabella sui
compensi, c'è l'ex presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. I
milioni in questo caso sono 8,7, dovuti in gran parte non alla
buonuscita di Fiat (1,03 milioni) ma all'incarico, ancora ricoperto, di
presidente della Ferrari (7,5 milioni). Medaglia di bronzo a Marco
Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, che arriva a sfiorare i 6
milioni, di cui 2,4 da percepire nel corso del 2011.
Segue in
classifica Cesare Geronzi, che somma la presidenza di Mediobanca prima a
quella delle Generali poi. L'assegno totale, per un anno e mezzo (il
bilancio di Piazzetta Cuccia va da luglio a giugno), vale più di 5
milioni. Chiude la «top five» l'amministratore delegato di Eni Paolo
Scaroni, con un «cedolino» annuale da 4,4 milioni. Il «ranking» prosegue
con decine di milionari. Fino alla posizione 25, cui arriva la
classifica qui sopra, ma anche oltre. E tra le società che ancora
mancano all'appello delle pubblicazioni ci sono nomi molto grandi, da
cui è presumibile attendersi nuovi super compensi.
Le retribuzioni,
comunicate direttamente dalle società, possono contenere delle voci
calcolate sulla base dei risultati degli anni passati, o inquadrarsi
all'interno di complicati piani di incentivazioni a lungo termine, o
ancora includere benefici non monetari come auto e polizze.
E, naturalmente,
possono essere arricchite da cospicui schemi di stock option: i milioni
crescerebbero ancora. Non ci sono solo i numeri, però. La classifica dei
paperoni di Piazza Affari, per esempio, a oggi è dominata dagli uomini:
nessuna donna nella «top 25». La lista è provvisoria, certo, ma è
probabile che non molto cambierà una volta che si conosceranno i dati di
tutte le blue chip italiane.01-04-2011]
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1- GERONTOPAZZIA!
SI CREDONO TUTTI EREDI DI ENRICO CUCCIA E INVECE LITIGANO A MEZZO STAMPA
COME ASSESSORI SICILIANI. ALZI LA MANO CHI CI HA CAPITO UNA FAVA DELLA
GUERRA SU GENERALI E MEDIOBANCA. NOI ABBIAMO SOLO LA CERTEZZA CHE QUANDO
UN GIORNALE ITALIANO SCRIVE LA LOCUZIONE “FARO CONSOB” TUTTO POSSA
ACCADERE. ANZI, TUTTO SIA GIÀ SUCCESSO. IN BARBA AL CODICE PENALE, OFF
COURSE - 2- GUERRA PACIOCCONE: “I NOSTRI MARINAI STANNO BENE”. MA È
GIALLO SU DOVE SIANO” - 3- CON CASTELLI BOSSI TENTA DI FARE IL PIENO
NELLA PROSSIMA TORNATA DI NOMINE BOIARDE - 4- FIAT STYLE! CON APPENA
QUATTRO GIORNI DI RITARDO, LE SEGRETARIE DI YACHT ELKANN E MARPIONNE SI
RICORDANO DI DETTARE IL NECROLOGIO PER VITTORIO GHIDELLA - 5- “COMPARSI
I PRIMI SCUDI UMANI. AL PROCESSO MILLS HANNO CIRCONDATO GHEDINI”
A cura di Minimo
Riserbo e Pippo il Patriota
1 - GERONTOPAZZIA
(POTERI MARCI AI MATERASSI)...
Che bello! Si credono tutti eredi di Enrico Cuccia e invece litigano a
mezzo stampa come assessori siciliani. "Generali, il giallo
dell'operazione Kellner. Faro Consob sul put a Ppf. Gli indipendenti
contro Bollorè. Geronzi: "E' tutto chiaro" (Repubblica, p. 30). Alzi la
mano chi ci ha capito una fava. Noi, nella nostra infinita miseria,
abbiamo solo la certezza che quando un giornale italiano scrive la
locuzione "Faro Consob" tutto possa accadere. Anzi, tutto sia già
successo. In barba al codice penale, off course.
Poi, per fortuna,
passa il Pompiere della Sera e semina petali di pace: "La mossa di
Geronzi: Generali, ora coesione. Il presidente: la situazione è chiara"
(p. 34). Sì, è chiara: vi state tirando in faccia dossier e articoli di
giornale come fossero ciabatte.
2 - A DON
SALVATORE, VOI LO DOVETE SALVARE. SEMPRE!...
Poi ci sono le faccende serie, i soldi veri, le aziende e le banche tra
la vita e la morte. Le famiglie al passaggio generazionale, senza
passaggio generazionale. Cioè, senza figli capaci come il padre. E c'è,
per i banchieri che tengono famiglia, il terrore di non dare credito
alle Persone Giuste. Insomma, c'è la sacra famiglia Ligresti e il suo
buffo spaventoso.
Sul Cetriolo,
Vittorio Malagutti affonda il coltello e racconta ciò che gli altri
giornali non possono permettersi di scrivere: "Oggi Unicredit decide sul
soccorso a Ligresti. Aumento di capitale e nuovi prestiti. Nel segno del
conflitto d'interessi. Domani Fondiaria rivela le perdite del 2010.
Potrebbero superare i 500 milioni" (p. 12)
3 - GUERRA DI
NANI...
L'amicizia gassosa tra il CaiNano e il colonnello Togni del circo di
Tripoli segna un'altra pagina gloriosa nella storia della politica
estera italiana. "Italia-Francia, scontro sulla Nato. Frattini: o si
cambia o ritireremo le basi. Berlusconi rassicura la Lega e chiama
Mosca: "Noi non bombardiamo, dolore per Gheddafi" (Repubblica, p. 1).
Bella la sintesi in prima pagina del Cetriolo Quotidiano ("L'Armata
Rotta") che poi passa alla tragicommedia personale del buttafuori di
Palazzo Chigi: "La guerra di Ignazio. B. scappa: non spariamo" (p. 4).
E il falco
ligrestato restò solo, in balia della Lega. Ma per il Giornale di
Sallustioni, tutto va bene madama la marchesa: "La Lega fa pace con il
governo: "Linea unitaria" (p. 5). E soprattutto da non perdere: "I
nostri marinai stanno bene". Ma è giallo su dove siano" (Giornale, p.
10)
Ma a noi
checcefrega de' sti beduini? Ce frega, ce frega... Il Corriere delle
banche creditrici non perde mai la testa, neppure in guerra: "Il rebus
delle sanzioni per l'Eni, già persi 500 mila barili". Coraggiosa presa
di posizione di Paoletto Scaroni, un manager in scadenza: "che faremo?
Decidano i governi" (p. 12).
4 - LOMBROSIANI
PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la foto pubblicata sul Pompiere della Sera a
pagina 14. Vi si contemplano due apprezzati statisti, certi Putin
Vladimir e Medvedev Dmitrij, nell'atto di prepararsi a un summit
internazione in dacia con "Amico Silvio".
5 - NESSUNO LO
PUO' GIUDICARE...
Al processo Mills arriva un mezzo centinaio di massaie leopardate,
orfane di Sante Licheri e di Forum, con coccarde azzurre ("ma Silvio non
lo sa!!!") e slogan che neppure la mente di Emilio Fede avrebbe
partorito. Su Repubblica, Michele Serra non infierisce neppure troppo
("La claque pro-Cavaliere invade il processo Mills", p. 35). Sul
Cetriolo, Antonella Mascali non perdona le megere finto-leopardate:
"Applausi per l'imputato. A Palazzo di Giustizia c'è chi inneggia a
Berlusconi".
Meno male che
qualcuno non ha perso l'autoironia. Sul Foglio, Crippa scrive: "Com'era
inevitabile, sono comparsi i primi scudi umani. Al processo Mills hanno
circondato Ghedini". Chapeau!
6 - MA FACCE
RIDE!...
Angelino Jolie Alfano aprì i codici e diede aria: "Italiani troppo
litigiosi" (Corriere, p. 16). Domani "Italiani brava gente"?
7 - UNO SBIRRO PER
AMICO...
Per la serie, titoliamo come da velina: "Antagonisti contro il premier"
(Corriere, p. 18). Per oggi ci hanno risparmiato l'impareggiabile
formula "giovani vicini ai centri sociali".
Un uomo così
luminoso non può restare fermo ai box. Uno che ha fatto il ministro di
Giustizia in maniera tanto brillante è il candidato ideale per Eni,
Enel, Terna o qualsivoglia public inutility. Certo, si stava muovendo
con passo felpato, ma quei ragazzacci di Mf lo hanno intercettato e
sgamato: "E Castelli s'innamorò dell'energia" (Mf, p.6). Più in
generale, come spiega anche un pezzo di Libero, la Lega tenta di fare il
pieno nella prossima tornata di nomine boiarde. La Dc, ma con meno
classe. Molta meno classe.
9 - AGENZIA
MASTIKAZZI...
In festa l'ala Pigliorista del vecchio Pci. Paolo Conti si commuove per
"I 70 anni di Petruccioli" (Corriere, p. 21)
10 - FREE MARCHETT
(VIENI AVANTI CREATIVO!)...
"Sono mani e forbici che mai Wei Fengfei avrebbe sperato di vedere alle
prese con un disegno. E invece Wei, terzo anno del corso di "fashion
design", assiste alla metarmofosi: il suo figurino si trasforma in una
bozza d'abito, e a tagliare la seta nera, a cucirla e a combinarla con
un pizzo sono Domenico Dolce e Stefano Gabbana" (Corriere, p. 31).
L'unica metamorfosi alla quale sognano di assistere i curatori di questa
infima rassegna è quella delle schiene. Le schiene dei sedicenti
giornalisti.
11 - CARO,
PRENDITI UNA VACANZA...
Notizie meravigliose sulla prima pagina delle cronache romane del
Corriere: "La Fiera di Roma taglia la consulenza da 350 mila euro di
Enrico Cisnetto". Mentre si apprende con gioia risparmiosa che l'ex
Tremonti Boy Massimo Varazzani si accatta la miseria di 600 mila euro
per fare il commissario al debito di Alè-danno. Meno male che ci sono
ancora i Radicali che rompono i coglioni. Una sola domanda a don
Flebuccio de Bortoli: ma questa notizia così tremontiana perché non ha
meritato lo sfoglio nazionale?
12 - PUNTUALITA'
FIAT STYLE...
Con soli quattro giorni di ritardo, le segretarie di Yacht Elkann e
Marpionne si ricordano di dettare il necrologio per Vittorio Ghidella.
Ricordando, come si legge nell'edizione odierna di Illustrato Fiat, "il
fondamentale contributo che diede al rilancio dell'Azienda negli anni
ottanta" (p. 22)
13 - UN PAESE ALLO
SBANDO...
Fuga dei cervelli, ma i migliori restano sempre. Come ci dà conto
l'incommensurabile Fulvia Caprara, "I Vanzina tornano sotto i vestiti
d'Italia". E soprattutto, forti dei loro approfonditi studi
interdisciplinari, dichiarano: "La Milano da bere? Non si vergognava del
lusso, adesso è tornata calvinista" (Stampa, p. 45).
22-03-2011]
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- FAVOLOSO RETROSCENA SULLA SCALATA DELLA FRANCESE LACTALIS ALLA MUCCA
PARMALAT - 2- LEGGIAMO DA "IL GIORNALE": "PATRIZIA MICUCCI, CAPO
DELL’INVESTMENT BANKING IN ITALIA DI SOCGEN, HA RASTRELLATO LE AZIONI
PARMALAT PER CONTO DI LACTALIS. A ORGANIZZARE LA FANTOMATICA CORDATA
DEGLI ITALIANI CI SAREBBE DOVUTA ESSERE INTESA. CAPO DELL’INVESTMENT
BANKING DI INTESA È FABIO CANÈ. CHE COSA HA FATTO INTESA? HA PROPOSTO
PER IL CDA UNA LISTA GUIDATA DA BONDI. PROPRIO QUELLO CHE I TRE FONDI
STRANIERI CON IL 15% DI PARMALAT, VOLEVANO MANDARE A CASA. RISULTATO: I
FONDI HANNO VENDUTO A LACTALIS. CANÈ E MICUCCI SONO MARITO E MOGLIE..."
-
1-
FAMIGLIA CRISTIANA
"Il
Giornale" - Patrizia Micucci, in qualità di capo
dell'investment banking in Italia di SocGen, ha rastrellato le azioni
Parmalat per conto di Lactalis. A organizzare la fantomatica cordata
degli italiani ci sarebbe dovuta essere Intesa. Capo dell'investment
banking di Intesa è Fabio Canè. Che cosa ha fatto Intesa? Ha proposto
per il cda una lista guidata da Bondi. Proprio quello che i tre fondi
stranieri con il 15% di Parmalat, volevano mandare a casa. Risultato: i
fondi hanno venduto a Lactalis.
Canè e Micucci sono marito e moglie.
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PARMALAT, PERDE L'ITALIA MA VINCE IL MERCATO...
Nicola Porro per "Il
Giornale"
Se una bella zitella ha le forme di una trentenne e un conto in banca da
un miliardo e mezzo è difficile che resti a lungo sola. Ed è così che la
Parmalat con tutta probabilità finirà a una multinazionale francese,
Lactalis, guidata dalla famiglia Besnier. Una prima reazione, di pancia
è il caso di dire, associa il passaggio di mano a una sconfitta
calcistica. Francia batte l'Italia 10 a zero. Perdiamo un pezzo di
industria alimentare. Il governo sembra assecondare questa visione. Ha
qualche ragione.
I
francesi hanno inventato lo sciovinismo. Quando Enel aveva provato a
mettere il becco Oltralpe fu cannoneggiata. Lo stesso Berlusconi ha
preso una porta in faccia nelle sue avventure televisive parigine. E la
lista potrebbe continuare. Il decreto Chirac del 2005 ha conferito al
governo l'ultimo tocco in undici settori economici definiti strategici.
Il governo è tentato di applicare una sorta di reciprocità verso Parigi.
Si tratterebbe di una mossa di pancia e non di testa: le aziende non si
salvano per decreto e la proprietà non si impone per legge. Il caso
Parmalat spiega bene perché è stato piuttosto il capitalismo italiano a
mancare all'appello.
Ricapitoliamo velocemente la vicenda. Parmalat negli ultimi sette anni,
dopo il crac Tanzi, è stata gestita da un commissario, Bondi, che si è
fatto amministratore (e che dove tocca porta stranieri, come nel caso
Edison e Lucchini). Giace su una cassa favolosa (circa 1,5 miliardi di
euro) derivante in gran parte dalle cause fatte alle banche considerate
conniventi con il Lattaio.
Oltre a ciò fa buoni margini. Bondi si è disegnato uno statuto
societario per cui la lista che raggiunge la maggioranza in assemblea
prende anche una straordinaria maggioranza in consiglio. Il tutto con
una società quotata in Borsa: e dunque con la libertà di scambio tipica
di un regime finanziario di stampo non sovietico.
Ebbene, in tutti questi anni la gallina dalle uova d'oro era lì che
covava. Alcuni fondi avevano capito l'affare: tanto che già l'anno
scorso il 20% della società era in mano a quattro fondi istituzionali
stranieri. Certo Bondi comandava. Ma le azioni erano altrove: e insomma
il rischio che qualcuno si svegliasse era solo lì da vedere.
L'intraprendente numero uno della Lactalis non ha fatto altro che dare
un bel pacchetto di quattrini a questi fondi e si è portato a casa la
gallinella; ad un prezzo complessivo inferiore alla stessa cassa che si
troverà in dote.
Al francese inoltre basterà il 29% per avere il potere assoluto in cda:
altro regalo dell'italianissimo capitalismo. In più non dovrà lanciare
una costosa offerta pubblica sul mercato per comprare il flottante, che
avrebbe reso la scalata ben più costosa. Ma non si tratta mica di
un'invenzione parigina: è l'italianissima legge Draghi che lo prevede.
La stessa norma, per dirne una, che ha permesso agli Agnelli di Exor di
mantenere il controllo della Fiat in mani torinesi senza alcun obbligo
di Opa.
La morale è che questo si chiama mercato. Parmalat è quotata in Borsa da
anni. A renderla vulnerabile è stato il suo ex proprietario che ha
truffato migliaia di risparmiatori. E la mancanza di uno straccio di
imprenditore italiano che in sette anni non abbia pensato di fare
esattamente ciò che ha fatto Besnier.
Ora possiamo piangerci sopra. Possiamo invocare leggi protezioniste.
Possiamo chiedere al mastino delle Entrate, Befera, di fare buuu ai
francesi. E in un'ipotesi (molto remota al momento), possiamo sperare di
spaventare talmente tanto i francesi da ricondurli a più miti consigli.
Possiamo fare tutto ciò. Ma in questo scenario medievale, il primo che
si azzardi a lamentare della mancanza di investimenti stranieri in
Italia, dovremmo fucilarlo. Per decreto d'urgenza, s'intende.
23-03-2011]
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FU-KUSHIMA FOREVER
– I REATTORI INDOMABILI SPUTANO NUBI DI VAPORE TOSSICO E RIMANE ELEVATO
IL RISCHIO DI NUOVE ESPLOSIONI NELLA CENTRALE - DISASTROMETRO: ALTI
LIVELLI DI CONTAMINAZIONE IN MARE, NELLE VERDURE, NEL LATTE E NELL’ACQUA
DI RUBINETTO DELLE PREFETTURE PIÙ VICINE AL SITO - AUTORITÀ IN TILT:
TROPPE LE PERSONE DA DECONTAMINARE - A TOKYO, TRA DOMENICA E LUNEDÌ,
SONO RADDOPPIATI I VALORI DELLA RADIOATTIVITÀ…
Roberto Giovannini
per "la
Stampa"
E' stato quasi un
brusco risveglio vedere salire il fumo da quei due reattori. Anche
lunedì il lavoro per mettere progressivamente sotto controllo il sito di
Fukushima 1 sembrava dare i suoi frutti; ma un brusco aumento della
pressione nel reattore 3 e poi le preoccupanti fumate - una bianca di
vapore (contaminato) e una più scura - hanno fatto compiere un passo
indietro alla complessa operazione che mira a raffreddare via
«innaffiamento» le barre di combustibile nucleare e a riavviare
l'alimentazione elettrica delle strutture danneggiate.
Si è dovuto
sospendere tutto, e allontanare il personale finché il fumo non è
cessato: il rischio di una nuova esplosione è troppo alto. Oggi
riprenderà il lavoro sui due versanti, sperando che non ci siano altre
brutte sorprese. Ma intanto i radionuclidi rilasciati nell'ambiente
dalla centrale di cui si è perso il controllo fanno sempre più paura.
Si sono rilevati
alti livelli di contaminazione nel mare che fronteggia la centrale e
peggiorano i valori di isotopi radioattivi trovati nelle verdure, nel
latte e nell'acqua di rubinetto delle prefetture più vicine al sito, che
peraltro fornivano a Tokyo il 60% del fabbisogno. Tanto che ieri il
governo ha dovuto bloccare l'uscita da quattro province - Fukushima,
Ibaraki, Tochigi e Gunma - degli spinaci e di un'altra pianta a foglia
larga. Fukushima non potrà esportare più nemmeno il suo latte.
Il portavoce
dell'Esecutivo Yukio Edano ha spiegato che i valori rilevati sono
superiori a quelli di legge, ma «non dannosi per le persone». Gli
agricoltori avranno una «adeguata compensazione», che quasi sicuramente
dovrà sborsare la Tepco, la compagnia elettrica che possiede Fukushima
1. Adesso si comincerà a testare anche il pesce. E la stessa acqua di
rubinetto ha qualcosa che non va: è stato trovato cesio e iodio
radioattivo (in valori modesti) in ben nove prefetture, Tokyo compresa.
Adesso Fukushima è
a quota 23 becquerel di iodio per chilo (il limite è 300), Tokyo a 2,9.
Tutti dati in aumento. Nella capitale ieri pioveva, e secondo il governo
in certe aree la pioggia ha scaricato a terra molti radionuclidi sparsi
nell'aria, facendo ticchettare (sempre sotto i livelli pericolosi) i
contatori Geiger.
A Tokyo i valori
della radioattività rilevata tra domenica e lunedì sono raddoppiati
(sempre restando molto sotto i limiti). E sarà un caso, ma le autorità
hanno deciso in tutto il Paese di alzare da 6000 a 100.000 Cpm il
livello di radiazione per cui una persona è tenuta a subire una
procedura obbligatoria di decontaminazione. Troppa gente da trattare,
ora.
Non
dimentichiamoci che a parte l'emergenza nucleare, il Giappone è alle
prese con il disastro provocato dal terremoto e dallo tsunami. Con il
passare dei giorni, il bilancio si fa sempre più pesante: accertati sono
8450 morti, mentre ben 12.931 sono i dispersi. Con metodo e pazienza, i
soccorritori cercheranno e lavoreranno prima di far passare i secondi
nella colonna dei primi. Gli aiuti alle popolazioni cominciano ad
arrivare, ma affermare che le cose vanno bene non sarebbe dire la
verità.
Su a Fukushima 1,
a 240 chilometri da Tokyo, i tecnici della Tepco sono riusciti a
collegare alla rete elettrica tutti e sei i reattori. Sappiamo che un
conto è collegarli, un altro vedere se funzionano tutti i sistemi, cui
esplosioni e tonnellate di acqua di mare certo non hanno fatto bene.
Purtroppo nel pomeriggio precedente si è registrato un aumento di
pressione, e poi si sono avvistate le fumate. Certamente, almeno per
adesso, il vento ha molto aiutato a limitare i danni dei rilasci
radioattivi, disperdendoli sul mare. Mercoledì, però, secondo le
previsioni meteo il vento dovrebbe girare in direzione Sud e SudOvest.
Verso la regione del Kanto, verso Tokyo. 22-03-2011]
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Nessuna
evidenza dell'aggiotaggio Ifil
Andrea Malan19
marzo 2011
In questo articolo
Questo articolo è
stato pubblicato il 19 marzo 2011 alle ore 08:17. «Non è rilevabile
alcuna evidenza concreta e oggettiva che il comunicato diffuso in data
24 agosto 2005 da Ifil spa possa aver creato un pericolo per l'andamento
del prezzo del titolo Fiat». Questa la motivazione – depositata ieri –
della sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Torino ha assolto
lo scorso 21 dicembre Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e
Virgilio Marrone e le società Ifil Investments e Giovanni Agnelli & C.
dall'accusa di aggiotaggio informativo, ovvero di violazione
dell'articolo 185 del testo unico della Finanza (articoli 5 e 25 sexies
del D.Lgs. 231/01, per le società). Spetterà ora al sostituto
procuratore Giancarlo Avenati Bassi decidere se presentare o meno
ricorso. Gli imputati erano difesi nel procedimento dagli avvocati
Ferrero e Coppi (Gabetti), Zaccone e Briamonte (Grande Stevens),
Vercelli e Alleva (Marrone) e Giordanengo (le due società).
Nel comunicato diffuso nell'agosto del 2005 su richiesta della Consob,
Ifil – holding della famiglia Agnelli che deteneva una quota del 30% in
Fiat – affermava «di non aver intrapreso né studiato alcuna iniziativa
in relazione alla scadenza del prestito convertendo» – prestito concesso
a Fiat da otto banche nel 2002 e la cui conversione, 20 giorni dopo,
avrebbe fatto scendere la quota Ifil al 22 per cento. In realtà già
nell'aprile di quell'anno Exor (un'altra società del gruppo Agnelli)
aveva stipulato con la banca americana Merrill Lynch un contratto di
equity swap avente per oggetto azioni Fiat e che in caso di consegna
fisica sarebbe stato in grado di garantire a Ifil il mantenimento del
controllo di Fiat. Secondo il giudice Giuseppe Casalbore, che ha redatto
le motivazioni della sentenza – «non si può minimamente revocare in
dubbio che il comunicato sia falso».
«La notizia diffusa (...) è totalmente falsa perché il gruppo non solo
da mesi aveva studiato la soluzione al problema del mantenimento della
propria quota di partecipazione in Fiat, ma aveva anche nella propria
disponibilità giuridica l'esatto numero di azioni disponibili a questo
fine, con l'unica incognita della risposta della Consob al quesito
proposto dall'avv. Grande Stevens».
Secondo Casalbore, però, non basta la falsità delle dichiarazioni a
provare la violazione dell'articolo 185: l'accusa avrebbe dovuto
dimostrare, se non un impatto oggettivo sulle quotazioni, quanto meno il
fatto che sia stato «concretamente provocato il pericolo di alterazione
del prezzo di strumenti finanziari»; in altri termini, «più complesso è
il passaggio dal giudizio di astratta pericolosità a quello di
pericolosità in concreto». In queto caso invece «si può fondatamente
ritenere che il comunicato (...) non ha prodotto in concreto neppure
quel "disturbo" per il mercato finanziario, riscontrato invece in
astratto dalla Corte di Appello di Torino ed attestato nelle sentenze
prima richiamate».
La sentenza attribuisce al comunicato «una intrinseca valenza rialzista,
in quanto effettivamente avrebbe potuto contribuire ad alimentare e
rafforzare l'idea di contendibilità di Fiat». Ma il rialzo non si è però
concretizzato, anzi: se le sedute precedenti al 24 agosto avevano visto
forti impennate del titolo, proprio la seduta del 24 aveva visto invece
– affermano i periti – «una reazione blanda, pressoché neutra». Proprio
la sostanziale assenza di reazioni, dunque, e il fatto che «il mercato
ha finito per ignorare il comunicato in questione», dimostrano in
sostanza secondo il giudice l'assenza di pericolo derivante dal
comunicato.
Se il Tribunale ha assolto con formula piena gli imputati e le aziende,
non per questo ha ritenuto il loro comportamento esente da critiche.
«L'astratta e intrinseca pericolosità del comunicato – osserva Casalbore
–, dipendente dalla falsa notizia che è stata diffusa, risulta già
sanzionata sul piano amministrativo a norma dell'articolo 187-ter del
Tuf». Un articolo in base al quale la Consob nel 2007 ha sanzionato (con
provvedimento poi confermato nel 2009 in Cassazione) gli stessi tre
imputati e le due società con multe per complessivi 6,3 milioni e a
sospensioni dagli incarichi societari.
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A.A.A. cercasi
patrioti del latte per operazione in stile Alitalia-bancaintesa -
“Salviamo il made in Italy”, sbraitano, da destra a sinistra, politici e
sindacalisti assortiti. Prima per anni, Nessuno si era mosso quando
analisti di mercato e gli stessi lavoratori della Parmalat avevano
segnalato la pericolosa anomalia di un’azienda strapiena di liquidità
(1,4 miliardi cash), priva di un’azionista di riferimento e quindi
esposta agli attacchi dello scalatore di turno...
Vittorio Malagutti
per
Il Fatto Quotidiano
Aiuto, aiuto ci
scippano la Parmalat! Eccoli, i nazionalisti a scoppio ritardato. La
multinazionale francese Lactalis è appena entrata in scena sfondando la
porta, si è comprata in Borsa (per cominciare) il 14,3 per cento
dell'azienda che fu di Calisto Tanzi, ed ecco che da Roma subito si leva
il coro che chiama alla difesa della Patria. "Salviamo il made in
Italy", sbraitano, da destra a sinistra, politici e sindacalisti
assortiti. Prima per anni, nessuno aveva fatto una piega.
Nessuno si era mosso quando analisti di mercato e gli stessi lavoratori
della Parmalat avevano segnalato la pericolosa anomalia di un'azienda
strapiena di liquidità (1,4 miliardi cash), priva di un'azionista di
riferimento e quindi esposta agli attacchi dello scalatore di turno.
Nessuno si era
mosso davvero per dare un azionariato stabile, meglio se tricolore
(quello di Roma) al colosso con base in Emilia. E adesso che i barbari
(si fa per dire) sono alle porte arriva l'armata dei patrioti di
complemento. "Padroni a casa nostra", li senti declamare manco fossero
leghisti varesotti. E ti aspetti anche lo straccio di un'idea, un
progetto.
Il ministro Giulio Tremonti e il sottosegretario Gianni Letta ieri hanno
perfino convocato l'ambasciatore francese in Italia, Jean-Marc de La
Sablière, per informarlo, secondo quanto raccontano le agenzie di
stampa, che il governo sta valutando la "possibilità di adottare
provvedimenti legislativi per meglio difendere le imprese italiane
dall'offensiva francese".
Sfugge ai più come
questo sia materialmente possibile, visto che Roma e Parigi fanno parte
dell'Unione europea. Ma tant'è, questo passa il convento. Certo, se un
esplicito intervento legislativo sembra al momento improponibile, ci
sarebbe sempre il vecchio collaudato sistema della cordata dei
volonterosi.
Do you remember
Alitalia? Funziona così. Si arruola un gruppo di imprenditori amici e
disponibili, si trova una banca che finanzia il tutto, si suonano le
grancasse del nazionalismo economico e il gioco è fatto. Facile no?
Anzi, più facile, perché Parmalat, con quella cassa zeppa di quattrini,
sembra un'azienda in salute, a differenza della vecchia compagnia di
bandiera schiantata dalle perdite.
A dire il vero un progetto di questo tipo circola già da tempo. Ruota
attorno alla Granarolo, l'azienda reggiana controllata dalla Lega delle
Cooperative, diretta concorrente di Parmalat in Italia. Grande sponsor
dell'operazione è Banca Intesa, che possiede il 20 di Granarolo (oltre
al 2,1 per cento di Parmalat) e comprensibilmente mira a valorizzare
l'investimento.
L'operazione risulta però difficoltosa per almeno un paio di motivi.
Primo: un eventuale fusione sarebbe a rischio Antitrust. Perchè vero che
Parmalat ormai realizza in Italia solo il 22 per cento del proprio giro
d'affari (il primo mercato è di gran lunga il Canada con il 37 per
cento) ma è altrettanto vero che in alcuni comparti specifici del
settore lattiero caseario i due gruppi uniti conquisterebbero una
posizione di gran lunga dominante. Risultato: l'Antitrust con ogni
probabilità obbligherebbe la neonata concentrazione a una pesante cura
dimagrante.
C'è un'altra questione di rilievo. Granarolo è reduce da una grave
crisi, risolta solo nel 2009 al termine di una pesante ristrutturazione
(chiusura di sette stabilimenti su dodici). I conti sono tornati in
utile, ma di poco. Tutto da dimostrare quindi che la fusione si dimostri
un toccasana. Senza contare che messa ai voti nell'assemblea dei soci di
Parmalat, l'operazione potrebbe essere impallinata dai grandi
investitori istituzionali.
Lo stesso Enrico
Bondi, il manager che ha guidato il gruppo di Collechio dopo il crac
targato Tanzi, si era fin qui opposto alle nozze con Granarolo proprio
perché non ne vedeva i benefici strategici. Adesso invece proprio Bondi
(77 anni), che potrebbe perdere la poltrona, è al primo posto della
lista di amministratori presentata da Intesa in vista dell'assemblea di
aprile. La stessa banca che sponsorizza l'opzione Granarolo.
L'esperienza Alitalia dimostra che all'occorrenza le regole possono
essere cambiate o sapientemente aggirate (tutto legale, per carità) pur
di centrare l'obiettivo finale dell'italianità. Così, alla fine, i
patrioti di complemento avranno vinto la loro battaglia e Bondi
conserverà la poltrona.
Resta un fatto:
gli analisti segnalano che almeno sul piano industriale le attività di
Lactalis, forte soprattutto nei formaggi (in Italia possiede Galbani,
Locatelli, Invernizzi), risultano complementari a quelle di Parmalat.
Quindi l'eventuale acquisizione avrebbe le carte in regola per
funzionare. Ma questa, per i patrioti nostrani, è una questione
secondaria.
19-03-2011]
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all’attacco
violentissimo di bolloré ("CREDO CHE della valle SIA SOCIO DI GENERALI
IN ALTRI ATTIVITÀ FINANZIARIE E MOLTO VICINO A CERTI MANAGER”), la
replica dello scarparo marchigiano è stile chicago anni ’30: "Bolloré e
Geronzi devono rassegnarsi a tenere giù le mani dalle Generali" - ma
sull’accusa di conflitto di interessi in combutta con certi manager non
apre bocca...
"Non credo che se
Bollore' continuera'con questa strategia supponente' otterra' 'risultati
positivi'. 'Tutto ciò contribuirà invece ad isolarlo ancora di più nel
sistema industriale e finanziario italiano serio'. Cosi' Diego Della
Valle replica al finanziere francese, che ogg in un'intervista al
Corriere della Sera aveva posto l'accento sulla necessita' di
'chiarimenti obbligatori sulla buona governance' in Generali.
Vincent Bollore'
chiede nell'intervista "più trasparenza" nella gestione del gruppo
assicurativo di Trieste e spiega la decisione presa pochi giorni fa di
astenersi in consiglio dal voto sul bilancio 2010 con le perplessità
sugli accordi con i gruppo ceco Ppf, giudicati "squilibrati".
'Se Bolloré ha
voglia di investire in Italia in modo utile al Paese e anche con la
sacrosanta aspirazione di fare buon affari per sè - si legge nella nota
del numero uno di Tod's - sarà da tutti considerato il benvenuto, purché
tutto avvenga nel rispetto delle regole e senza tentare di influenzare,
più del dovuto e più del proprio peso, società che sono pilastri
importanti dell'economia Italiana (mi riferisco anche a Mediobanca)'.
Bolloré e Geronzi,
sostiene l'imprenditore marchigiano, 'devono rassegnarsi a tenere giù le
mani dalle Generali. Ogni loro tentativo e' stato vanificato ed il voto
unanime (escluso Bolloré) sull'approvazione del bilancio ha, con
inequivocabile chiarezza, dato il fermo punto di vista del Consiglio
delle Generali e dei suoi organi di controllo.
Bolloré e io ci
conosciamo da tempo, e francamente mi è dispiaciuto vedergli fare una
brutta figura nell'ultimo Consiglio delle Generali. Anche altri membri
del cda si sono trovati in forte imbarazzo di fronte ad argomentazioni
da lu sollevate, spesso pretestuose, vaghe e, in alcuni casi, anche
offensive per chi le ascoltava.
Del resto -
aggiunge - l'esito del voto sull'approvazione del bilancio, che lo ha
lasciato solo, non è una 'questione personale tra qualche Consigliere',
ma un fatto importante, collegiale e indiscutibile'.
A Bolloré - si
legge ancora nella nota - mi permetto di consigliare che quando si
investe in un Paese straniero' bisogna muoversi con tatto e nel rispetto
delle regole tenendo anche conto delle legittime sensibilità nazionali
che chiunque di noi, ha verso il proprio Paese.
Del resto se
Bolloré ha bisogno di buoni esempi di "convivenza industriale" tra
nazioni europee, guardi ad alcune buone operazioni fatte negl ultimi
tempi tra l'Italia e la Francia'
'Non vorrei
pensasse - rileva Della Valle - che la facilità avuta in passato nel
prendersi un ruolo centrale in Mediobanca con il minimo sforzo, sia
riproponibile oggi anche in Generali. I tempi, per fortuna, sono
cambiati. Una parte dei protagonisti di allora non ci sono più e in
alcuni casi non sono più determinanti''
Spero sinceramente
che tutto questo rumore inutile e dannoso ntorno alle Generali -
conclude Della valle - sia fermato e che si faccia, con urgenza, tutto
quanto necessario per far lavorare chi guida la Compagnia e il Consiglio
di amministrazione con la necessaria tranquillita''19-03-2011]
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1- MENTRE IL NANO
SUPREMO DELL’ELISEO SARKÒ STA PER SGANCIARE LE BOMBE SUL BEDUINO DI
TRIPOLI, IL SUO AMICO DI YACHT VINCENT BOLLORÈ SCATENA MISSILI NUCLEARI
SULLO SCARPARO A PALLINI E SULL’AMMINISTRATORE DELEGATO DI GENERALI
PERISSINOTTO - 2- ALLACCIATE LE CINTURE E TRATTENETE IL FIATO: “DIEGO
DELLA VALLE È IN CONFLITTO DI INTERESSE QUANDO CHIEDE A GENERALI DI
VENDERE LE SUE AZIONI RCS, CHE COM’È NOTO CONTROLLA IL CORRIERE DELLA
SERA, DI CUI LUI È GIÀ AZIONISTA, DICHIARANDO POI DI VOLER GIOCARE UN
RUOLO SEMPRE PIÙ IMPORTANTE. NON SOLO. CREDO CHE DELLA VALLE SIA SOCIO
DI GENERALI IN ALTRI ATTIVITÀ FINANZIARIE E MOLTO VICINO A CERTI
MANAGER. D’ALTRA PARTE NON MI PARE ABBIA ANCORA INVESTITO DENARO IN
GENERALI” - 3- AL GRIDO DI “ALLONS ENFANTS DE LA FINANCE” IL BRETONE
BOLLORè STRIZZA L’OCCHIO A GEROVITAL GERONZI E PREPARA LA BATTAGLIA
FINALE CONRO PERISSI-ROTTO
Giuliana Ferraino
per Corriere della Sera
«L'Italia è un
grande Paese democratico che amo e stimo, e nel quale investo il mio
denaro con fiducia. Quando le cose non sono chiare, il dovere di un
amministratore è di dirlo in consiglio e se non si è seguito da altri,
di astenersi, anche se ciò non fa piacere a una manciata di personaggi
influenti» , afferma Vincent Bolloré, l'uomo d'affari francese azionista
di Mediobanca e vice presidente delle Generali, per spiegare lo strappo
provocato nel consiglio del Leone dalla sua decisione di astenersi dal
voto sul bilancio 2010.
E aggiunge:
«Non
ho apprezzato l'articolo del Corriere che mi sembra molto di parte e che
in sintesi dice che porto scompiglio nelle Generali per vendere meglio
le mie azioni Mediobanca, il che è completamente falso».
La sua, però, è
una posizione isolata.
«Il caso Bolloré, come scrive il Corriere, scoppia comunque dopo
parecchie lettere dell'Isvap e le dimissioni del signor Del Vecchio.
Questo dovrebbe far riflettere sulla sostanza più che parlare di
Bolloré» .
Le Generali hanno
precisato nel comunicato di mercoledì che lo sviluppo nei Paesi dell'Est
è strategico. Anche per lei?
«Ho sempre detto di condividere gli investimenti nei Paesi dell'Est, che
sono in crescita e una zona naturale di sviluppo per la vicinanza, ma
avevo dubbi sugli accordi passati con Ppf (la joint venture con il ceco
Petr Kellner, ndr). Questi accordi a mio avviso sono squilibrati e
pongono un problema. E' quello che ripeto in consiglio da mesi.
Malgrado la mia
richiesta di vigilanza, un nuovo investimento importante di parecchie
centinaia di milioni è stato realizzato in una società (la banca russa
Vtb, ndr) che ritengo sopravvalutata.
Per me le grandi
aziende italiane quotate in Borsa non sono e non devono diventare luoghi
non collegiali o non trasparenti in cui qualcuno gestisce le cose a modo
suo. Ho già investito a titolo personale oltre 30 milioni in Generali e
il mio dovere verso il mercato italiano è di essere vigile e
responsabile.
Tengo ovviamente
in considerazione i pareri di avvocati, professori, revisori; rispetto
il punto di vista degli altri, ma poi devo prendere la mia posizione.
Alla fine del consiglio, dopo molte discussioni difficili, il management
ha infine accettato di aggiungere nelle ultime righe del comunicato che
l'impegno di Generali rappresenta potenzialmente 3 miliardi di euro per
uscire. Non è una piccola somma per un Paese straniero e con una partita
collegata. Questo meritava una discussione».
Adesso che cosa
succede in Generali?
«Sono un investitore stabile e di lungo termine in Italia, dove ho
investito più di mezzo miliardo da 10 anni. Molto tempo fa ho avuto a
che fare anche con un consiglio di Mediobanca molto agitato, ora va
tutto bene. Sono sicuro che a breve il consiglio di Generali ritroverà
la stessa serenità anche se ciò richiederà chiarimenti obbligatori sulla
buona governance».
Che cosa chiede in
sintesi?
«Più trasparenza».
Si è incrinato
l'asse con il presidente Cesare Geronzi?
«Posso dire che Geronzi ha lavorato molto bene a Mediobanca e sta
facendo bene in Generali» .
La sua astensione
sul bilancio apre un problema anche in Mediobanca visto che
l'amministratore delegato di Piazzetta Cuccia,
Alberto Nagel, pure vice presidente della compagnia, ha votato a
favore? Ne avete discusso ieri nel comitato esecutivo di Mediobanca?
«Nel board di una società ciascuno è responsabile a titolo personale del
suo operato. Nel comitato esecutivo la questione Generali non è stata
nemmeno sollevata» .
Qual è oggi il
clima in Mediobanca?
«Va tutto bene, è una società chiara e trasparente. Non c'è alcun
problema di governance. In questo senso spero che Generali diventi come
Mediobanca» .
Come giudica la
polemica di Diego Della Valle contro Geronzi?
«Le questioni di forma e di relazioni personali non devono nascondere le
questioni di fondo: il tema fondamentale è il buon andamento di Generali
per i suoi dipendenti, i suoi agenti generosi e i suoi clienti. La sua
gestione finanziaria deve essere esemplare. Per me Diego Della Valle
dovrebbe occuparsi più di questo aspetto. Inoltre è in conflitto di
interesse quando chiede a Generali di vendere le sue azioni RCS, che
com'è noto controlla il Corriere della Sera, di cui lui è già azionista,
dichiarando poi di voler giocare un ruolo sempre più importante. Non
solo. Credo che sia socio di Generali in altri attività finanziarie e
molto vicino a certi manager. D'altra parte non mi pare abbia ancora
investito denaro in Generali» .
Anche lei però è
in conflitto: è vice presidente di Generali e ha in mano il 5% di
Premafin, che controlla Fonsai.
«In Premafin sono solo un investitore finanziario, anche se a lungo
termine. Esiste un conflitto solo quando c'è un ruolo operativo, che ho
unicamente in Generali e Mediobanca. Altrimenti tutti sarebbero in
conflitto visti gli intrecci azionari» .
Crede che Generali
debba vendere Rcs, come chiede Della Valle? Dovrebbe farlo anche
Mediobanca, che ne è il primo azionista?
«Non sono italiano e stampa e politica non mi interessano molto. Ma il
fatto che Generali e Mediobanca siano azionisti di lungo termine dà
stabilità e sicurezza a Rcs» .
Anche Telecom
resta strategica? E' soddisfatto del riassetto al vertice?
«Ogni volta che c'è un nocciolo duro che possa garantire l'italianità di
un'azienda mi sembra positivo. E Bernabè capoazienda mi sta bene» .
Cambiamo tema: ci
sono novità in Pininfarina?
«Ho già detto di essere disponibili, se necessario, a partecipare come
socio di minoranza per lasciare in Italia il controllo di questo
gioiello. Sono pronto a investire 35 milioni per il 25-30% del capitale.
Per ora sono contento di aver contribuito a far si che la prima auto
elettrica a disposizione dei francesi, a Parigi e in 43 comuni
limitrofi, sia made in Italy. Sarà fabbricata a Torino: la Cecomp si
occuperà della carrozzeria, Pininfarina curerà il montaggio e ciò le
permetterà di riassumere un centinaio di persone per almeno tre anni» .
19-03-2011]
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1- ORA CHE I
CACCIA DI QUELL’IDIOTA DI SARKÒ HANNO INIZIATO A BOMBARDARE I TANK DI
GHEDDAFI PREPARIAMOCI A UNA VITA DI MERDA DISSEMINATA DI ATTENTATI
TERRORISTICI - 2- NESSUNO DIMENTICA I MISSILI LANCIATI CONTRO LAMPEDUSA
NEL 1986. MA CHE DIRE DI QUELLA DISCOTECA FATTA SALTARE IN ARIA A
BERLINO SOLO PERCHÉ FREQUENTATA DA SOLDATI USA? IN TEMPI PASSATI I
LIBICI HANNO FATTO PRECIPITARE ANCHE DUE AEREI DI LINEA: UNO FRANCESE,
PER RAPPRESAGLIA CONTRO L’INTERVENTO IN CIAD; UNO AMERICANO, PER
VENDETTA CONTRO IL BOMBARDAMENTO DI TRIPOLI AD OPERA DI REAGAN - 3-
CURIOSO: I CACCIA FRANCESI ’RAFALE’ UTILIZZATI CONTRO LA LIBIA SI SONO
LEVATI DALLA BASE DI SOLENZARA, NEL SUD DELLA CORSICA. LA STESSA DALLA
QUALE PARTÌ TUTTA L’OPERAZIONE ANTI-GHEDDAFI CHE PORTÒ ALL’ABBATTIMENTO
DEL DC9 DELL’ITAVIA
1- LETTERA
E' curioso ma i caccia Rafale francesi che vengono utilizzati contro la
Libia si sono levati dalla base di Solenzara, nel sud della Corsica. La
stessa dalla quale partì tutta l'operazione anti-Gheddafi che portò
all'abbattimento del DC9 dell'Itavia. Come passa il tempo...
2- L'ATTACCO SULLA
LIBIA È COMINCIATO - PRIME BOMBE DAI CACCIA FRANCESI
La Stampa.it
L'intervento
militare alleato in Libia è iniziato. Un aereo francese ha attaccato
oggi per la prima volta alle 17:45 un veicolo in Libia, ha annunciato il
ministero della Difesa a Parigi.
Parlando
brevemente alla fine del summit di Parigi il presidente francese Sarkozy
ha detto che gli aerei francesi stanno già impedendo gli attacchi aerei
di Gheddafi contro Bengasi e ha aggiunto che l'aviazione è pronta a
colpire i carriarmati del rais che assediano la città.
Aerei caccia
rafale francesi sono già in volo sulla Libia da ore senza incontrare
ostacoli. Quanto alla partecipazione dell'Italia, il premier Berlusconi
parlando da Parigi ha spiegato che al momento l'Italia mette a
disposizione le sue basi ma resta disponibile per eventuali raid aerei.
E sulla minaccia di possibili rappresaglie libiche Berlusconi ha
spiegato che Gheddafi non ha armi in grado di colpire l'Italia.
Il leader libico -
ha detto ancora Sarkozy alla fine del summit - ha «ancora tempo di
evitare il peggio», ovvero un'offensiva militare - se «rispetterà senza
ritardo e senza riserve» la risoluzione del Consiglio di Sicurezza
dell'Onu. «La Francia ha deciso di assumere il proprio ruolo di fronte
alla Storia», ha concluso Sarkozy.
All'immediata
vigilia del summit di parigi, il leader libico Gheddafi aveva rivolto
questa mattina un messaggio alle principali potenze che hanno sostenuto
la risoluzione 1973 dell'Onu. Rivolgendosi ai leader di Francia e Gran
Bretagna Gheddafi ha minacciato: «Rimpiangerete ogni ingerenza in
Libia». E a Obama ha detto: «I libici sono pronti a morire per me. Io
qui sto combattendo contro al Qaida».
Il summit di
Parigi è stato preceduto in tarda mattinata da una riunione preliminare
che ha visto impegnati il presidente francese Sarkozy, il ministro degli
esteri francese Juppè, il segretario di Stato americano Clinton e il
premier britannico Cameron. La comunità internazionale, come ha anche
detto il premier belga a fine summit, potrebbe lanciare un attacco
militare alla Libia «nelle ore».
L'agenzia di stato
libica Jana, in previsione di un simile evento, ha diffuso la notizie
che i possibili obbiettivi di eventuali raid sono già da adesso
presidiati dalla popolazione, che farebbe da «scudo umano» in caso di
bombardamenti. Sul terreno, le truppe libiche hanno provato a forzare la
situazione per tutta la mattinata.
Le truppe di
Gheddafi sono entrate oggi a Bengasi. Un giornalista della Bbc ha
riferito di carri armati governativi entrati a Bengasi attorno alle
10.30 locali (9.30 italiane) e secondo al Jazeera le forze di Gheddafi
starebbero dando l'assalto alla città da sud e dalla costa.
Un aereo militare
appartenente ai ribelli è stato abbattuto mentre nel frattempo si sono
diffuse contrastanti notizie su l'ex ministro dell'Interno libico, il
generale Abdel Fattah Yunis, che si era dimesso per assumere la guida
delle rivolte a Bengasi. Yunis, secondo la televisione di stato, avrebbe
ripreso le sue funzioni rientrando nei ranghi dei fedeli di Gheddafi
(circostanza questa smentita dai ribelli).
A Misurata
sarebbero stati uccisi una trentina di ribelli. E anche a Tripoli sale
la tensione per i possibili raid alleati. Centinaia di libici si sono
radunati presso il quartier generale del leader libico Muammar Gheddafi,
a Tripoli, «in previsione dei raid francesi». Le autorità libiche hanno
portato con loro circa 50 giornalisti stranieri, ha affermato la
televisione di Stato.
2- ALLARME PER LE
POSSIBILI RITORSIONI LIBICHE: INCUBO INFILTRAZIONI TERRORISTICHE TRA I
CLANDESTINI
Francesco Grignetti per La Stampa
Ora che il dado è
tratto, e che l'Italia si avvia a partecipare alle operazioni militari
in Libia, d'improvviso Gheddafi ci fa molta paura. Nelle sale del
governo si teme la reazione del dittatore. In fondo, è lui ad
avvertirci: «Se ci attaccate, sarà l'inferno». E con Gheddafi non si
scherza. L'uomo è a dir poco imprevedibile; persino al Qaeda lo bolla
come «un pazzo». A sfidarlo, poi, è facile immaginare una sua qualche
ritorsione.
Nessuno dimentica
i missili lanciati contro Lampedusa nel 1986. Ma che dire di quella
discoteca fatta saltare in aria a Berlino solo perché frequentata da
soldati americani? In tempi passati i libici hanno fatto precipitare
anche due aerei di linea: uno francese, per rappresaglia contro
l'intervento di truppe transalpine in Ciad; uno americano, per vendetta
contro il bombardamento di Tripoli ad opera di Reagan. A interrogare gli
ambienti dell'intelligence, si respira un'aria di rassegnazione.
Per loro ci sarà
molto lavoro in più. «Con tutti questi clandestini arrivati di recente,
chissà chi c'è», dice una voce anonima. Ma non è un mistero che i libici
siano di casa in Italia da molti anni. Scontato che sulle reti
spionistiche che possono far riferimento all'ambasciata libica si sta
vigilando e non da oggi. Dice un altro ufficiale della nostra
intelligence: «Che può fare, Gheddafi, se si vede perso? Quale reazione
può architettare?».
Si capisce bene,
dunque, la cautela del ministro Ignazio La Russa, che ieri diceva:
«Abbiamo cercato di seguire in tutta questa vicenda un atteggiamento di
massima prudenza e moderazione anche perché sappiamo di essere i più
vicini e i più esposti». Ma anche Massimo D'Alema è stato più che
esplicito sui «problemi per la sicurezza nazionale». Paure condivise da
Frattini, peraltro.
Da ieri, non a
caso, si susseguono le riunioni riservate. Un vertice straordinario al
mattino a palazzo Chigi con Berlusconi, molti ministri, i capi delle
polizie, delle forze armate e dei servizi segreti. Giusto per dare
l'idea della mobilitazione. Maroni subito dopo convoca al ministero il
Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica.
È la sede
ufficiale dove si prendono le decisioni operative. Scontato
l'innalzamento delle misure di sicurezza. Ci saranno presidi davanti
agli obiettivi sensibili, le ambasciate, i luoghi religiosi, ma anche i
target militari. Andranno particolarmente presidiati gli aeroporti da
cui si alzeranno gli aerei che dovranno far rispettare la «no fly
Zone».19-03-2011]
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MINZO, DAL
PADELLARO ALLA BRACE! - DOPO "IL FATTO", ANCHE TELECOM QUERELA PER
DIFFAMAZIONE MINZOLINI - IL SERVIZIETTO DEL TG1: IL QUOTIDIANO manipola
le notizie per favorire la carriera DI Bernabè. Tanta attenzione è
contraccambiata da Telecom con sei pagine di pubblicità nell’ultimo mese
- MINZO REPLICA: “È la prima volta che una tv viene querelata per aver
raccontato in video quello che si legge su un giornale senza aggiungere
né togliere niente. Neppure la pubblicità"...
1- TELECOM QUERELA
IL TG1 DI MINZOLINI
Il Fatto
- Dopo l'annuncio di querela del Fatto Quotidiano, arriva quello di
Telecom Italia: l'azienda "informa di aver dato mandato ai propri legali
di agire in tutte le sedi giudiziarie appropriate avverso la testata
giornalistica Tg1 per i contenuti diffamatori e infondati del servizio
andato in onda venerdì 18 marzo 2011".
Nella rubrica
settimanale del Tg di Augusto Minzolini, firmata dai giornalisti
Francesca Oliva e Mario Prignano, si insinuava che il Fatto seguisse con
particolare attenzione i negoziati sulle nomine dei nuovi vertici
Telecom e che l'azienda, in cambio, comprasse pubblicità sul giornale.
Minzolini risponde così: "Gli annunci di querela abbinati del Fatto
Quotidiano e di Telecom Italia mi offrono argomento per due
riflessioni".
Una è questa: "È
la prima volta che una tv viene querelata per aver raccontato in video
quello che si legge su un giornale senza aggiungere né togliere niente.
Neppure la pubblicità. Quindi, semmai, dal Fatto mi sarei aspettato un
grazie".
Secondo pensiero:
"Il Tg1 rivendica la possibilità di esercitare il diritto di cronaca e
di svolgere un giornalismo d'inchiesta su una grande azienda come
Telecom che, per unanime ammissione, da azienda gioiello dell'industria
italiana ha perso posizioni in Italia e nel mondo".
Dove siano le
inchieste su Telecom, cercando nell'archivio del Tg1, non è molto
chiaro. Si trovano solo servizi pieni di opinioni sull'azienda, ma
nessuno che racconti l'inchiesta del Fatto sui tentativi di togliere a
Telecom la sua controllata argentina. Ma è comprensibile: conteneva
notizie, merce che Minzolini preferisce maneggiare il meno possibile.
2- "IL FATTO" AL
SOLDO DI TELECOM - SPASSOSO SERVIZIO IERI ALLE 13,30. CE LO SPIEGHERANNO
DI FRONTE A UN GIUDICE, COSÌ CI DIVERTIAMO DI NUOVO
Giorgio Meletti per Il Fatto
Nell'edizione
delle 13,30 di ieri il Tg1 di Augusto Minzolini si è occupato del Fatto
Quotidiano. All'interno della rubrica "Media" i giornalisti Francesca
Oliva e Mario Prignano hanno prodotto il servizio che potete leggere qui
accanto nella sua interezza. Sintesi: il nostro giornale manipola le
notizie per favorire la carriera del numero uno di Telecom Italia,
Franco Bernabè. Tanta attenzione è contraccambiata da Telecom Italia con
sei pagine di pubblicità nell'ultimo mese.
Il consiglio
d'amministrazione dell'Editoriale Il Fatto spa ha già deciso di
incaricare i propri legali di agire in giudizio contro Minzolini e
chiedergli i danni per questa evidente diffamazione. E c'è da augurarsi
che, eventualmente, il direttore del Tg1 non paghi con la carta di
credito aziendale che sta dando in queste settimane molto lavoro alla
magistratura e alla Corte dei Conti.
É il solito
tentativo di far credere ai telespettatori che un giornale libero non
possa esistere, che ci siano sempre degli interessi occulti da tutelare,
dei padrini da omaggiare, dei favori da restituire. Così fan tutti.
Non attacca. Il
nostro giornale ha chiuso il 2010 con un fatturato di 30 milioni e una
raccolta pubblicitaria di 800 mila euro: meno di un decimo dell'utile.
Questo giornale non dipende dalla pubblicità ma dal sostegno dei
lettori. Non abbiamo bisogno di andare a promettere articoli compiacenti
per ottenere boccate d'ossigeno dai potenti investitori pubblicitari. Ci
sono parecchi giornali in Italia che vivono in questa triste condizione,
ma per loro fortuna Minzolini finge di non saperlo.
E insinua che i
contenuti di questo giornale sono messi all'asta. Come i lettori sanno,
non scriviamo sotto dettatura. Semplicemente i due giornalisti di
Minzolini hanno affermato ripetutamente il falso, per far credere che le
cattive notizie sul loro direttore venissero da una fonte inattendibile.
Ma basterebbe andarsi a rivedere l'articolo che abbiamo dedicato ieri a
Telecom Italia per misurare quanto Bernabè ci abbia addomesticato (ma
probabilmente al Tg1 non leggono, ricevono segnalazioni).
In realtà chi ha
seguito la vicenda Telecom "con particolare attenzione" è proprio il
Tg1. La partita si è decisa sabato scorso, e i lettori del Fatto ne
hanno potuto leggere sull'edizione di sabato stesso e di domenica. Il
Tg1 invece ha coperto la vicenda con quattro servizi in una settimana
nell'edizione delle 20,30: l'8, il 9, il 10 e il 13 marzo. Non si era
mai visto un tg generalista seguire così da vicino le nomine al vertice
di una società privata. Se il Fatto ha seguito la vicenda con
attenzione, per Minzolini è stata una vera ossessione.
Addirittura comica
la capriola con cui si inventa che, a 48 ore dalla pubblicazione della
nostra inchiesta sulla vicenda di Telecom Argentina, Bernabè avrebbe
"conquistato" la poltrona di presidente grazie alle notizie
sull'indagine della magistratura. Fermo restando che di quella inchiesta
il Tg1 non ha mai dato notizia, noi abbiamo raccontato un altro fatto:
sabato mattina, quando è uscita la nostra inchiesta, gli azionisti di
Telecom, a differenza di Minzolini, senesonooccupati.
I giornalisti
Oliva e Prignano accreditano alla benevolenza del Fatto la promozione di
Bernabè da amministratore delegato a presidente; il loro collega
Monfredi, l'8 marzo, aveva anticipato il passaggio alla presidenza
definendolo elegantemente "promozione in perfetto stile rimozione". Si
consultino.
Infine, abbiamo
segnalato in prima pagina l'avviso di garanzia a Luca Luciani, proprio
perché bloccava la sua corsa alla direzione generale. Si chiama notizia.
E l'idea di metterla in prima pagina c'è venuta vedendo che il Tg1 delle
20,30 ci aveva fatto un servizio. La regola è che se il Tg1 non riesce a
nascondere la disavventura giudiziaria di un amico dev'essere grossa per
davvero.
3- COSÌ IL TG1
PARLA DEL "FATTO"
Il Fatto
"Com'era prevedibile, il nuovo assetto al vertice di Telecom Italia ha
trovato ampio spazio nei tg e tra le pagine dei giornali. Già da sabato
si fanno le prime ipotesi, poi confermate nell'assemblea degli
azionisti. Tra gli altri giornali però è soprattutto il Fatto Quotidiano
a seguire la vicenda con attenzione. L'occasione il dettagliatissimo
resoconto di un'inchiesta giudiziaria in cui Franco Bernabè,
amministratore delegato uscente, viene presentato come difensore
dell'azienda contro chi vorrebbe portarle via la ricca partecipata
Telecom Argentina.
Passano solo 48
ore e il manager si ritrova sulla poltrona di presidente esecutivo con
deleghe su operazioni straordinarie, finanza e rapporti con le
authority. Poltrona conquistata, secondo il quotidiano, anche grazie
alla risonanza dell'inchiesta della magistratura.
Nello stesso
giorno, altra coincidenza, il neodirettore generale Luciani, una nomina
concepita assieme a quella dell'amministratore delegato Patuano per
ridimensionare il potere di Bernabè, viene iscritto sul registro degli
indagati per un giro di sim false.
Il Fatto
Quotidiano, sempre attento, ritiene che sia una notizia da prima pagina.
Del resto Telecom è un pallino fisso del giornale, che solo nell'ultimo
mese ha ospitato per sei volte una pubblicità a tutta pagina dell'ex
monopolista telefonico".20-03-2011]
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LA LEGGE DI
ARCORE: “Più troie siamo e più bene ci vorrà... Oltre che per le palle
bisogna prenderlo per il coso. Domani se è aperto vado in un sexy shop”
- Fede a Mora: “Quando vedrai il tg mi amerai di più” (acchiappa la
brasiliana!) -Le ultime carte depositate gettano qualche lampo di luce
sui contatti e gli affari di Mora, sempre a cavallo tra Milano e la
Svizzera....
Gianni Barbacetto
e Antonella Mascali per il
fattoquotidiano
Le ultime carte
depositate dalla procura milanese nel procedimento contro Lele Mora,
Nicole Minetti ed Emilio Fede (accusati di essere i "fornitori" delle
ragazze del bunga bunga di Arcore) gettano qualche lampo di luce sui
contatti e gli affari di Mora, sempre a cavallo tra Milano e la
Svizzera.
L'impresario ha a
che fare con altri protagonisti della vita notturna milanese: Philippe
Renalt, francese, direttore della discoteca "Shocking", accanto al
teatro Smeraldo, di cui è socio anche l'impresario Gianmario Longoni.
Con Renalt e Longoni, Mora (reduce dal fallimento della sua Lm
Management) crea la società "Passepartouts", di cui viene nominato
amministratore Flavio Morgante, marito di Diana Mora, la figlia di Lele.
L'agente
televisivo ha rapporti d'affari anche con Imerio Baresi, imprenditore
bresciano con precedenti per falsa testimonianza e bancarotta
fraudolenta, che al telefono lo chiama amichevolmente "Ratzinger". Di
Baresi, Mora parla al telefono con un funzionario di banca svizzero,
Patrick Albisetti, che è il suo punto di riferimento presso la sede di
Lugano della Banca della Svizzera Italiana, dove Mora ha un conto.
"Allora fammi una
cortesia, dagli tre mila franchi a questo rompimento di coglioni di
Baresi", dice Mora ad Albisetti. "No, no, io non glieli do!", risponde
il funzionario, "non metto il tuo nome in contatto con il suo... Io non
faccio l'ammesso disposizione cassa per quel personaggio". Mora: "Vabbè,
ci penso io allora, non ti preoccupare, faccio partire una macchina da
qua e glieli do, quanti sono in euro 3 mila franchi? Ma sono gli ultimi,
stop! Non gli do più niente... Per togliermelo dai coglioni!".
L'indagine su Ruby, la minorenne che ha messo nei guai Silvio
Berlusconi, rischia dunque di svelare qualche segreto, oltre che sulle
feste di Arcore, anche sul mondo delle notti milanesi in cui si muoveva
Karima El Mahroug, tra locali glamuor, discoteche alla moda, ragazze
troppo vistose e tanti, tanti soldi.
Le ragazze di
Arcore parlano tra di loro (intercettate) anche di Lele Mora. Quando il
settimanale Oggi, nel novembre 2010, pubblica sul suo sito il video
rubato di un viaggio a villa San Martino di Mora che porta una giovane
donna vestita di rosso, Florina Marincea (ex della Pupa e il secchione)
chiama Nicole Minetti.
"Florina dice che
l'ha chiamata Ricucci", scrive la polizia giudiziaria, "e le ha detto
che su Internet c'è un filmato dove lei (Florina) è davanti a casa di
Lele vestita con un abito rosso... Nicole risponde che lo sa, di non
aver visto il filmato, ma di aver digitato Lele Mora in Internet e di
aver visto, tra le ultime notizie, che qualcuno ha fatto due filmini che
riprendono dal momento in cui delle ragazze partono da sotto casa di
Lele con lui fino ad arrivare ad Arcore".
Poi Florina chiede a Nicole se è preoccupata per le reazioni del suo
fidanzato, Simone. "Amò, ma va... no, stai tranquilla, non gliene fotte
un cazzo a Simone... Io amò, io con lui son stata sempre, non sincera
perché non gli ho mai detto chi, come, quando e perché, no? Però tanto
io posso sempre dirgli che io non c'ero, che cazzo me ne frega, cioè nel
senso... che sono anche cazzi nostri quello che facciamo, nel senso gli
dico guarda, io non c'ero quella sera, tanto io non ci sono, capito? E
lui non può sapere se io quella sera c'ero o meno, capito?".
Lele Mora parla al telefono spesso anche con il direttore del Tg4 Emilio
Fede. Di ragazze, naturalmente. "Quando vedrai la mia intervista mi
amerai", dice Fede. E Mora: "Ma io la amo già lo stesso, direttore, lei
lo sa. Forse l'amerò di più ancora?". Fede: "Appunto! Sicuro". Mora:
"Ahahah (ride). Bene. Tutto bene lei?". Fede: "Tutto bene. Ascolta, io
ho qui questa fanciulla che fa il meteo con me che si chiama Dani,
Daniela".
Mora: "La Dani!
Quella che ho conosciuto con lei da Giannino! La brasiliana!". Fede: "È
la brasiliana allora! Lei ci terrebbe molto essere... ovviamente ad
essere nel tuo giro, poter guadagnare qualche euro". Mora: "Allora io la
vedo quando vuole eh, oggi o domani per me non è un problema, la ricevo.
Quando va bene per voi, direttore, sa che per lei io, tutto...".
Fede, in alcune occasioni, prende direttamente i contatti con le ragazze
da portare ad Arcore. Il 25 agosto 2010 chiama Imane Fadil, che dapprima
protesta: "Emilio! Ma che sparisco, scusa? Tu non mi hai più chiamato,
io t'avevo mandato un messaggio". Fede: "Vabbè, ma io ho lavorato eh?
Ora sono...". Imane: "Ah, io niente, sono qua a Milano stasera". Fede:
"Se ti prepari carina
Imane: "Si?".
Fede: "A cena con me dal presidente. Tu eri già stata dal presidente,
no?". Imane: "Sii, sì sì sì, sì sì. Certo, con te! Con te sono stata
l'ultima volta". Fede: "Ecco, allora dai, tu fai una cosa però, no, ti
mando a prendere subito". Imane: "Eh fammi, eh io adesso devo andare a
casa, vado a casa, appena arrivo a casa ti chiamo, va bene? Ti mando un
messaggio dell'indirizzo, se non ce l'hai". Fede: "L'indirizzo... e ti
mando a prendere". Imane: "Va bene, ok".
Come rivelato ieri dal Corriere della Sera, inoltre, il capo ufficio
stampa dell'ambasciata egiziana a Roma ha risposto ai pm di Milano sulla
questione "Ruby, nipote di Mubarak": "l'ambasciata voleva esprimere il
profondo rammarico per il fatto che" fosse "inserito il nome del
presidente Mubarak" ad "una notizia da respingere e senza alcun
fondamento di verità".
OLGETTINE:
"BISOGNA PRENDERLO PER IL COSO"
Melania Tumini, la ragazza invitata ad Arcore da Nicole Minetti e subito
fuggita a gambe levate, aveva spiegato tutto nei dettagli: "Qua è un
puttanaio. Siamo finite in mezzo a un'orgia, mani in mezzo alle gambe,
di tutto" raccontava a un'amica incredula . La scena è confermata dal
prefetto Carlo Ferrigno: "Ma io pensavo fosse una cena pulita, no
invece, quella mi chiamava, pur essendo lei una puttanella è rimasta
esterrefatta quando stavano tutte discinte con le mutande, mezze
ubriache, in braccia a Berlusconi. E se le baciava tutte, le toccava
tutte".
Scenette che viaggiano via sms anche il giorno di Natale: "Più troie
siamo e più bene ci vorrà" dice un'arcorina alla collega. Organizzando
il suo programma erotico per Santo Stefano: "Oltre che per le palle
bisogna prenderlo per il coso. Domani se è aperto vado in un sexy shop".
Perché soddisfare in toto il padrone di casa era davvero un lavoro senza
tregua. Tanto che Diana Gonzales, in una telefonata del 7 gennaio
scorso, confessa ad Aris Espinosa: "Guarda che io sono stata lì ieri.
No, l'altro ieri, e io non ho fatto niente grazie a Dio. Perché ero
indisposta".
Serve la
giustificazione per sottrarsi al rito, che ha ancelle predilette e
sacerdotesse qualificate: "La napoletana è la pupilla, io sono il culo",
sintetizza Ruby riferendosi a Noemi, mentre la vestale Nicole chiude
sull'ex fidanzato Silvio con amarezza: "È un pezzo di merda. Si sta
comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo
flaccido".20-03-2011]
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NON TUTTI I PM RIESCONO COL BUCO - A quattro anni dall’esplosione della
bomba Toghe lucane per il gup di Catanzaro non vi è alcuna prova
dell’esistenza dell’associazione a delinquere. MA SOLO Un impianto
accusatorio "lacunoso", senza alcuna prova. E’ questo l’epitaffio che
chiude la lunga inchiesta aperta nel 2007 dall’allora pm Luigi De
Magistris..
Gaetano Mazzuca per
la Stampa
Un impianto accusatorio «lacunoso», senza alcuna prova. E' questo
l'epitaffio che chiude la lunga inchiesta «Toghe lucane» aperta nel 2007
dall'allora pm Luigi De Magistris. A scriverlo è stato il gup del
tribunale di Catanzaro Maria Rosaria Di Girolamo che ieri ha archiviato
le ipotesi di reato a carico di trenta indagati eccellenti: politici,
magistrati, forze dell'ordine e imprenditori accusati di far parte di un
comitato di affari che avrebbe agito in Basilicata mettendo le mani sui
fondi europei, indirizzando le indagini della magistratura, coprendo gli
illeciti nella sanità lucana.
Un vero e proprio «sistema» che l'ex pm De Magistris aveva individuato
indagando sui contrasti nati all'interno del Palazzo di giustizia di
Potenza e sui presunti illeciti nella costruzione del villaggio
turistico Marinagri di Policoro (Matera) per intascare contributi
comunitari.
Un'inchiesta divenuta un «contenitore» del malaffare lucano. Nei faldoni
dell'indagine finirono i rapporti tra banche e magistrati, i legami tra
magistratura e Regione Basilicata per il tramite della sanità, ma anche
l'omicidio di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i «fidanzatini di
Policoro».
Sotto inchiesta finirono il presidente della Regione Basilicata, Vito De
Filippo, e l'ex sottosegretario del governo Prodi e ora senatore del Pd,
Filippo Bubbico; magistrati come l'ex pm della Dda di Potenza Felicia
Genovese (che per questa vicenda è stata trasferita al Tribunale di
Roma) e il marito, Michele Cannizzaro, ex direttore generale
dell'ospedale di Potenza; Vincenzo Tufano, all'epoca procuratore
generale a Potenza; Gaetano Bonomi, all'epoca pm a Potenza; Giuseppe
Chieco, all'epoca procuratore a Matera e Iside Granese, ex presidente
del Tribunale di Matera; Emilio Nicola Buccico, ex componente del Csm ed
ex sindaco di Matera.
A
quattro anni dall'esplosione della bomba Toghe lucane per il gup di
Catanzaro non vi è alcuna prova dell'esistenza dell'associazione a
delinquere. Gli elementi, sottolinea il giudice, «non consentono di
sostenere adeguatamente, nei confronti di tutti gli indagati, una
fattispecie associativa quale quella ipotizzata, essendo del tutto
carente la prova in ordine all'esistenza di un sodalizio».
Per il gup, tra l'altro, non sono neanche necessarie ulteriori indagini
«vista l'enorme mole di materiale probatorio già acquisito che spazia
dall'assunzione di informazioni all'acquisizione di documenti ed
intercettazioni».
A
chiedere l'archiviazione era stato il pm Vincenzo Capomolla nuovo
titolare del fascicolo dopo il trasferimento di De Magistris.
L'opposizione di alcune parti offese aveva portato alla celebrazione di
un'udienza preliminare che si è conclusa venerdì scorso.
Amaro lo sfogo dell'ex procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano
che «a quelli che hanno provocato questo terremoto e hanno dato dolore
alle nostre famiglie e infangato l'onore della Basilicata» ha detto:
«Vergognatevi dinanzi agli uomini e pentitevi dinanzi a Dio». Il
presidente dei deputati del Pdl, Maurizio Gasparri ha commentato:
«L'archiviazione dovrebbe causare sentimenti di vergogna per i
magistrati che la svolsero e per i giornalisti che pubblicarono articoli
pieni di fatti non veritieri. La vicenda non finisce qui».
De
Magistris, ora europarlamentare dell'Idv e candidato a sindaco di
Napoli, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.
Tutti nomi eccellenti E ora l'ex pg di Potenza dice: «Vergognatevi» Il
fascicolo fu aperto dall'ex pm De Magistris che ora non ha voluto
commentare21-03-2011]
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- LA GUERRA TI FA BELLA, CARA VECCHIA TROIA: "GLI AEREI ITALIANI CONTRO
GHEDDAFI" - 2- "TRAPANI, SPAZIO CHIUSO AI VOLI CIVILI". E DIO SOLO SA
QUALI ALTRI SPAZI SONO CHIUSI, A TRAPANI, PER LE PRINCIPALI ATTIVITà
CIVILI. BATTUTE DEL CAZZO? OK, MA LE FANNO ANCHE I MINISTRI: "CALDEROLI
CONTRO LA RUSSA: "è MINISTRO DELLA DIFESA, NON DELLA GUERRA". TRISTE
PAESE QUELLO IN CUI UN CALDEROLI DICE LA COSA PIÙ INTELLIGENTE - 3- LA
GUERRA DELLA VALLE-GEROVITAL SI COMPLICA, CON BOLLORE’ CHE CARICA A
TESTA BASSA SU LICENZA DI GERONZONE. BASITI DA GIORNI I MIGLIORI
DIRETTORI DI GIORNALE, CHE ASPETTANO ISTRUZIONI SUL DA FARSI. E NON LE
RICEVONO. ORRORE! - 4- SU "IL GIORNALE", CONTRAEREA BISIGNANI: "IL
MISTER X TRA BOCCHINO E L’INGEGNERE" - 5- ALBERTO STATERA PRENDE LE
MISURE AL RAMPANTE AURELIO REGINA E LO DEMOLISCE SENZA SPRECARE UNA
RIGA. TROPPE MARCHETTE, DI SOLITO, PRODUCONO QUESTO: CHE UN GIORNO SI
SVEGLIA UN GIORNALISTA CON LE PALLE E TE LE FA INGOIARE TUTTE -
A
cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota
1 -
LA GUERRA TI FA BELLA, CARA VECCHIA TROIA...
"Gli aerei italiani contro Gheddafi". "Partiti i nostri Tornado:
"Incursioni senza limiti" (Corriere, p 1 e p. 6) E' cosa buona e giusta,
se ce lo dice perfino l'Arcangelo Panebianco, quello del pane al pane e
del vino bianco. "Abbiamo fatto la cosa giusta, l'unica possibile,
aderendo alla "coalizione dei volenterosi" impegnati, dietro mandato
Onu, a bloccare l'azione di Gheddafi contro i ribelli di Bengasi",
inizia l'Arcangelo in doppia colonna sulla prima pagina del giornalone
diretto da Flebuccio de Bortoli.
Poi il professore bolognese svolge un saggio compitino pieno di buon
senso che tracima fino a pagina 34 e riesce nell'impresa giornalistica
del secoli: non nominare mai, neppure per sbaglio, il Caro Leader
Berlusconi Silvio.
Mentre il vero capolavoro di comunicazione e' quello che mette a segno
il sito "Hostessweb.it", con le fan prezzolate del Colonnello Togni di
Tripoli che si dicono pronte a sfilare in corteo per lui (Corriere, p.
11). Ci stanno invece ancora pensando personaggi dalla visione politica
talmente articolata da non riuscire ad articolare neppure più' se
stessi. Sempre dal Corriere, sotto la testatina rossa "Tormenti",
scopriamo che Formigoni, Ferrara e Sgarbi hanno seri dubbi sulla guerra
(p. 13).
Formigoni, per altro, ieri si e' distinto con una surreale lettera in
difesa dei Suv. Quindi e' possibile che per affrontare Gheddafi
proponga, da amministratore accorto, un superbollo e l'ecopass per i mig
libici. Questa si', gli deve sembrare una ritorsione maschia.
Non e' invece una maschia ritorsione la seguente notizia cosi' succinta
in un titolo di Repubblica: "Rimorchiatore italiani sequestrato a
Tripoli" (p. 4). Dagospia e' in grado di rivelare che per una volta il
"Rimorchiatore" non e' Papi. E che solo un direttore rimorchiato (dalla
Santadeche') poteva titolare senza ridere "Occhio agli estremisti" un
editoriale a firma "Magdi Cristiano Allam" (Giornale, p. 1)
2 -
LE VERITA'- SUPPOSTA...
"Trapani, spazio chiuso ai voli civili" (Repubblica, p. 7) e Dio solo sa
quali altri spazi sono chiusi, a Trapani, per le principali attivita'
civili. Battute del cazzo? Ok, ma le fanno anche i ministri: "Calderoli
contro La Russa: "E' ministro della Difesa, non della Guerra"
(Repubblica, p. 15). Triste paese quello in cui un Calderoli dice la
cosa più' intelligente. Ma poi, alla fine, si perplime anche il Corriere
delle banche (armate): "Caccia ai beni del Colonnello: l'Italia congela
tra i 6 e i 7 miliardi. Bloccati depositi e fondi Unicredit, dove enti
libici possiedono circa il 7,5%" (p. 10)
3 -
POTERI CORTI IN MANOVRA...
Massimo Mucchetti spara il suo missile in un taglio basso del Corriere:
"La richiesta a Geronzi per il chiarimento sull'opzione miliardaria da
parte dei consiglieri indipendenti". La guerra Della Valle-Gerovital si
complica, con Bollore' che carica a testa bassa su licenza di Geronzone
(Corriere, p. 19). Basiti da giorni i migliori direttori di giornale,
che aspettano istruzioni sul da farsi. E non le ricevono. Orrore!
4 -
CONTRAEREA BISIGNANI...
"Il mister X tra Bocchino e l'Ingegnere" e' il titolo di un siluro che
il Giornale delle intercettazioni spara contro i suoi nemici di ieri e
di oggi. Siamo in zona P4, dove tutto sembra valido, e allora si aprono
i cassetti ed escono pupi e pupari. Oggi tocca a Francesco Dini, manager
in carriera (p. 1).
5 -
DISECONOMY...
"Nel Magicland di Regina si va diretti da Valmontone a viale
dell'Astronomia". Nella sua micidiale rubrica "Oltre il giardino",
Alberto Statera prende le misure ad Aurelio Regina e lo demolisce senza
sprecare una riga (Affari&Finanza, p 11). Troppe marchette, di solito,
producono questo: che un giorno si sveglia un giornalista con le palle e
te le fa ingoiare tutte.
6 -
ORA D'ARIA...
"Mancano donatori di seme, Svizzera a caccia di italiani" (Repubblica,
p. 27). Dopo i cervelli in fuga, se ne andranno anche ....? 21-03-2011]
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SI SCRIVE CAMERON, SI LEGGE BP (BRITISH PETROLEUM) - UN MESE FA, MENTRE
L’ITALIA PENSAVA SOLO AL GIARDINO DEI FINTI POMPINI DEL CAVALIER
POMPETTA, LA GRAN BRETAGNA AFFIANCAVA AI RIBELLI DI BENGASI LE SUE
TRUPPE SPECIALI - DOPO AVER REGALATO LA PIATTAFORMA SATELLITARE A
MURDOCH IN CAMBIO DELL’APPOGGIO MEDIATICO DELL’IMPERO NEWS CORPORATION,
CAMERON (AL PARI DI SARKò) PROCACCIA A COLPI DI CACCIA POZZI PETROLIFERI
PER BP...
Andrea Malaguti per "la
Stampa"
La guerra segreta del falco David Cameron sarebbe cominciata a metà
febbraio, quando il governo di Sua Maestà, assai prima della risoluzione
1973 delle Nazioni Unite, decise che era arrivato il momento di
intervenire segretamente in Libia. E che era necessario farlo via terra.
Secondo un'indiscrezione del Sunday Mirror, centinaia di militari del
Sas, uno dei corpi più elitari del pianeta, sarebbero infatti in azione
al fianco dei ribelli da un mese, con il compito di distruggere i
sistemi di lancio dei missili terra-aria del Colonnello.
E
sarebbero affiancati da personale sanitario e ingegneri che entrerebbero
in azione nel caso in cui un jet della coalizione fosse abbattuto. Il
ministro degli Esteri William Hague ha smentito la notizia senza
convinzione, con l'ambiguità tipica della politica. «Per ora non abbiamo
in programma l'invio di truppe di terra, se non per operazioni mirate».
Ma plateale o dietro le quinte l'attivismo del governo britannico in
questa nuova guerra è innegabile.
E' difficile immaginare due persone più diverse di Gheddafi e Cameron.
L'analfabeta figlio di un pastore, un «cane matto», aggressivo e
iracondo, e il terzogenito di un magistrato e di un agente di borsa
educato a Eton, il college privato più famoso della Gran Bretagna, che
consegna ai suoi studenti un senso di autostima che tende a renderli
emozionalmente distanti.
Venerdì, prima di parlare alla Camera dei Comuni, Cameron ha studiato i
dossier militari cullando la figlia Florence di sette mesi che faticava
a dormire. Un padre guerriero che per non ritirarsi nel retrobottega
della politica ha deciso di aggredire il contrario del suo mondo per
ribadire il proprio, restando indifferente ai dubbi di Obama e allo
scetticismo della Germania.
«Mettere in discussione l'approccio statunitense e cercare di imparare
la lezione degli ultimi sette anni non fa di noi degli antiamericani»,
aveva detto in campagna elettorale, chiarendo che sulla politica estera
non sarebbe stato a guardare.
E
che soprattutto avrebbe segnato una distanza dall'interventismo
allineato di Blair. Ci è riuscito a metà. Ma la Libia, patria del
terrorista di Lockerbie Al Megrahi, liberato dalle carceri scozzesi
grazie al silenzio interessato dei laburisti, è lo scenario perfetto per
imporre la sua personalità.
Scommessa rischiosa per un uomo che ha come miti il «freedom fighter»
Giuseppe Garibaldi e il primo ministro Lord Palmerston che ne finanziò
la spedizione dei Mille e appoggiò il Risorgimento.
A
differenza di allora, oggi il conflitto arriva nelle case. Bbc e Sky lo
trasmettono incessantemente. I sottomarini Trafalgar, i bombardamenti
dei Tornado, i Thypoon che atterrano nelle basi italiane, i ministri che
entrano nel dettaglio degli obiettivi colpiti introducendo la normalità
dell'ansia. Questo l'immaginario collettivo con cui deve misurarsi il
primo ministro nel tentativo di non sembrare il clone di Blair. «Nessuna
via d'uscita è stata offerta al suo popolo da Gheddafi. O lo status quo
o niente. E anche l'inazione è una decisione», ha spiegato ieri il suo
predecessore.
Cameron non avrebbe potuto dire di meglio. Deve essere per questo che lo
chiamano Blameron. O Tory Blair. Lui sospira come se avesse la sciatica
all'anima. «Non potevamo restare a guardare un dittatore che massacra il
suo popolo». Lo dice lanciando un ultimo sguardo obliquo all'intera
nazione, come se avesse ancora addosso un avanzo non digerito di
insicurezza. 21-03-2011]
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DOPO TELE-LOMBARDIA CON MESTIZIA MORATTI, IL BERLUSCONINO PIDDINO SANDRO
PARENZO SI ALLEA ALL’OPUS DEI PIPPO GAROFANO E SI FANNO UNA TV SOTTO LA
MOLE: NASCE “TORINOW” CON I CANDIDATI SINDACO FASSINO E COPPOLA -
VENDOLA, IL FINANZIERE LOMBARDO: IERI ALLA BOCCONI, DOMANI A PIAZZA
AFFARI (MA IN PUGLIA MAI?) - COLPI GOBBI TRA I GIOVANI INDUSTRIALI: UNA
SUP-POSTA PER IL CANDIDATO DELLA FEDERICA GUIDI…
A
cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "Corriere della Sera"
IL
BIS DI PARENZO, TORINO DOPO MILANO PARTE «TORINOW» , RETE DI SOLE
NOTIZIE...
Non ha la potenza di fuoco di Mediaset ma certo Sandro Parenzo non è uno
che si perde d'animo. Mentre a Cologno preparano il varo del canale all
news , l'editore di Telelombardia e Antenna 3, nel suo piccolo, li ha
bruciati sul tempo occupando prima Milano e ora l'etere di Torino.
Insieme a Giuseppe Garofano, Parenzo si prepara infatti a lanciare
Torinow, gemello di Milanow , la rete all news dedicata alla città
lombarda che Letizia Moratti ha subito lanciato come la tv dell'Expo
2015, anche se per l'esordio l'editore ha preferito trasmettere in
diretta le primarie del Pd. Per quelle di Torino non ha fatto a tempo.
Ma ha recuperato invitando i due candidati sindaci, Piero Fassino e
Michele Coppola a presentare con lui la nuova tv.
VENDOLA RISPONDE AD EMMOTT...
Nichi Vendola ci deve aver preso gusto. Anche se la materia non è
proprio il pane del governatore della Puglia, laureato in Lettere e
Filosofia con una tesi su Pier Paolo Pasolini, dopo aver affrontato gli
studenti della Bocconi, Vendola ha deciso di essere pronto per un
upgrade .
E
così venerdì prossimo farà il bis nell'altro «tempio» della finanza
meneghina, la sede della Borsa a Piazza Affari. A far domande, però,
stavolta non ci saranno gli studenti, ma un esperto che non è abituato a
fare sconti, tanto più ai politici italiani: l'ex direttore dell'
Economist Bill Emmott .
LA
SFIDA DEL DOPO-GUIDI...
Veleni in Confindustria. Più si avvicina la nomina del nuovo presidente
dei Giovani Imprenditori e più crescono i pettegolezzi maliziosi. Nel
mirino ora è finito Jacopo Morelli, il candidato spinto dal presidente
uscente, Federica Guidi , contro il ticket Davide Canavesio-Jacopo Silva
. Non si tratta di voci anonime. Il numero uno degli imprenditori della
Valle d'Aosta, Oliviero Gobbi , si è voluto prendere la briga di fare le
pulci a Morelli e ha spedito un dossier via mail a tutti gli associati.
Nulla di provato: «Informazioni pubbliche» specifica nel suo messaggio.
E giù a radiografare vita ed opere di Morelli. Gobbi racconta
addirittura che fino a pochi giorni prima dell'apertura della corsa
Morelli non aveva i requisiti per puntare alla poltrona della Guidi. E
mette in dubbio anche le capacità di imprenditore per concludere che la
sua nomina «si tratterebbe di una infelice scelta di soci e business
partner» . E questa è la parte più gentile del messaggio di Gobbi agli
associati. 21-03-2011]
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1- BORDELLO GENERALI: TRA LO SCARPARO A PALLINI E BOLLORÈ, TRA
PERISSI-ROTTO E TAROKKO BEN AMMAR, L’ERRORE DI FONDO L’HA FATTO GERONZI
NELL’APRILE DELL’ANNO SCORSO QUANDO DOPO LA NOMINA SI È MESSO IN TESTA
DI SVEGLIARE IL LEONE CHE DORME - 2- LAPO RISORGE DAVANTI A NAPOLITANO.
D’UN SOL COLPO CANCELLATA LA BRUTTA AVVENTURA DEL 2005 QUANDO IL RAGAZZO
FU OSPEDALIZZATO DOPO UNA NOTTE DI TRANS-BUNGA - 3- PER QUALE RAGIONE
SONO SCATTATE LE INDAGINI CHE HANNO BUTTATO UN’OMBRA SULLA DESIGNAZIONE
DI LUCA LUCIANI ALLA POLTRONA DI DIRETTORE GENERALE PER L’AMERICA
LATINA? TELEFONICA CI COVA: ALIERTA HA REGISTRATO NEL 2010 UTILI
INFERIORI DEL 45%. UNA DELLE CAUSE PARE SIA STATA LA CONCORRENZA
AGGRESSIVA DI TIM BRASIL - 4- BAGNASCO, NON CI CASCO! LA RICONFERMA AI
VERTICI DELLA CEI, IL RAPPORTO SEMPRE PIÙ STRETTO CON IL PAPA CHE
APPREZZA LA RISERVATEZZA E LA SOBRIETÀ DEI SUOI INTERVENTI, CANDIDANO
ANGELO BAGNASCO AL POSTO DEL RUVIDO TARCISIO BERTONE
1-
BAGNASCO, NON CI CASCO! LA RICONFERMA AI VERTICI DELLA CEI, IL RAPPORTO
SEMPRE PIÙ STRETTO CON IL PAPA CHE APPREZZA LA RISERVATEZZA E LA
SOBRIETÀ DEI SUOI INTERVENTI, CANDIDANO ANGELO BAGNASCO AL POSTO DEL
RUVIDO BERTONE
Per le Guardie Svizzere e i bookmakers di Londra le quotazioni del
cardinale Angelo Bagnasco sono in salita.
A
scommettere sulla riconferma di questo 68enne prelato bresciano, figlio
di un pasticcere e di una casalinga, sono in molti dopo l'omelia
pronunciata giovedì scorso nella basilica di Santa Maria degli Angeli
per il 150° anniversario dell'Unità.
In ballo c'è tra poco più di un anno la riconferma ai vertici della Cei,
la Conferenza episcopale italiana nata a Firenze nel '52 per riunire in
un'unica assemblea i presidenti delle conferenze episcopali delle
regioni.
La
partita a favore di questo uomo dal profilo e il cervello sottili sembra
già chiusa ed è quindi assai probabile che Bagnasco resterà alla guida
dei vescovi fino al 2017. Nei palazzi vaticani il braccio di ferro tra
il primate dei vescovi e il suo avversario Tarcisio Bertone, Segretario
di Stato, non dovrebbe registrare colpi di scena. A favore di Bagnasco
che ha preso il posto di "Eminence" Ruini sembra che stia giocando il
rapporto sempre più stretto con il Papa che apprezza la riservatezza e
la sobrietà dei suoi interventi.
Queste caratteristiche sono emerse in modo chiaro anche nell'omelia
pronunciata giovedì 17 marzo davanti a Napolitano e Berlusconi nella
quale il capo della Cei ha evitato la retorica e le polemiche. Chi ha
avuto modo di sentirlo ha apprezzato i riferimenti a Luigi Sturzo che
definiva l'identità variegata dell'Italia un "sano agonismo della
libertà", e non è sfuggito il modo cauto con cui ha sferrato una botta
ai denti, già indolenziti, del Cavaliere quando ha parlato della
trappola mortale dell'individualismo e ha citato le parole del filosofo
austriaco Martin Buber: "nessuno è l'obiettivo di se stesso".
L'allusione era chiara, ma riprendeva un concetto già espresso da
Bagnasco a dicembre durante il X Forum culturale della Chiesa quando
aveva detto che il tessuto sociale si sfarina "quanto più l'uomo ripiega
su se stesso" e lo Stato chiuso nel palazzo diventa estraneo al suo
popolo.
Gli osservatori d'Oltretevere mettono a confronto questo linguaggio con
quello troppo duro e interventista di Tarcisio Bertone che non fa
mistero di trattare con il Premier e il Maggiordomo di Sua Santità,
Gianni Letta, per strappare più soldi per le scuole cattoliche e più
garanzie sul biotestamento. Lo stile di Bagnasco è tutt'altra cosa, e
anche se numerosi vescovi vorrebbero che pronunciasse moniti severi nei
confronti del Cavaliere libertino, il cardinale bresciano si mantiene
defilato e punta a una riconferma al vertice della Cei che un domani
potrebbe portarlo ancora più in alto.
2- LAPO RISORGE DAVANTI A NAPOLITANO. COSÌ D'UN SOL COLPO È
STATA CANCELLATA LA BRUTTA AVVENTURA DELL'OTTOBRE 2005 QUANDO IL RAGAZZO
FU PORTATO ALL'OSPEDALE MAURIZIANO DOPO UNA NOTTE DI ESAGERATI
TRANS-BUNGA
C'è un uomo di appena 34 anni che esce trionfante dalle celebrazioni
torinesi dell'Unità d'Italia.
È
Lapo Elkann, il secondogenito di Margherita Agnelli che è riuscito a
trasformare un momento di storia in un momento di gloria. Tutto è
avvenuto sabato quando il nipote dell'Avvocato ha accolto il Presidente
della Repubblica al n.40 di Corso Unità d'Italia dove si trova il
rinnovato Museo dell'Auto.
Vestito in modo impeccabile con tanto di completo blu elettrico e di
cravatta grigia, chiamma ingommata dal gel, il giovane Lapo ha fatto gli
onori di casa in quella che i torinesi hanno già battezzato la
Disneyland delle quattro ruote, un complesso museale restaurato
dall'architetto Cino Zucchi con tanto di soluzioni multimediali
scaturite dalla fervida fantasia del fratello di Yaki.
Così d'un sol colpo è stata cancellata la brutta avventura dell'ottobre
2005 quando il ragazzo fu portato all'Ospedale Mauriziano dopo una notte
di esagerati trans-bunga.
Dopo quell'episodio la Fiat lo mise in frigorifero e Lapo dovette
inventarsi il mestiere di imprenditore e di consulente con una società
che si è messa a produrre costosi occhiali in fibra. Adesso sembra
arrivato il momento del riscatto e anche se il Museo dell'Auto è ancora
presieduto da Giuseppe Alberto Zunino, un top manager Fiat, il
giovinotto non fa mistero di volervi piantare le tende perché ha detto:
"questo Museo è un simbolo del passato, del presente e soprattutto del
futuro". Quando ha pronunciato queste parole la voce si è incrinata nel
ricordo del nonno al quale è stata "appostata" - così ha detto Lapo nel
suo incerto italiano - una targa commemorativa.
3- PER QUALE RAGIONE SONO SCATTATE LE INDAGINI CHE HANNO BUTTATO
UN'OMBRA SULLA DESIGNAZIONE DI LUCA LUCIANI ALLA POLTRONA DI DIRETTORE
GENERALE PER L'AMERICA LATINA? TELEFONICA CI COVA
Gli uscieri di TelecomItalia sono ancora sotto choc.
A
distanza di una settimana dalla riconferma di Franchino Bernabè al
vertice dell'azienda, si chiedono per quale ragione siano scattate le
indagini che hanno buttato un'ombra sulla designazione di Luca Luciani
alla poltrona di direttore generale per l'America Latina.
Per gli uscieri questa coincidenza rimane sospetta, ma ritengono
infondate le insinuazioni di chi con argomentazioni insostenibili
ritiene che a muovere la Procura di Milano siano state addirittura
manine interne a Telecom. Per loro "Napoletone" rimane un mito e valgono
molto di più gli apprezzamenti del "Financial Times" che nella
prestigiosa rubrica "Lex Column" ha definito il biondo manager di
Telecom "one of its star executives".
I
giornali italiani non hanno ripreso questo giudizio lusinghiero, ma gli
uscieri non smettono di ricordare che il "Napoletone" di Copacabana ha
gestito Tim Brasil facendo aumentare del 176% gli utili netti del 2010.
Un risultato di questo genere non può aver creato mal di pancia dentro
l'azienda e tantomeno può essere stato all'origine di manovre oblique
per segare la nomina di Luciani a direttore generale. Casomai il
discorso può toccare in qualche modo gli spagnoli di Telefonica, guidati
da quel Cesar Alierta che ha visto cadere sul campo il suo amico di
master, Galateri di Genola.
È
da loro che può nascere un sentimento di invidia nei confronti di Tim
Brasil perché si sono visti danneggiati nel ricchissimo business della
telefonia mobile su un mercato dove solo nel 2010 hanno investito la
bellezza di 8 miliardi di dollari per espandersi.
Il buon Alierta, il manager di Saragozza 66enne che guida Telefonica dal
2000, ha annunciato il 25 febbraio che il suo Gruppo ha registrato nel
2010 utili inferiori del 45% a quelli dell'anno precedente. Una delle
cause pare sia stata la concorrenza aggressiva di Tim Brasil e di
"Napoletone" che con la tariffa "Infinity" ha messo in difficoltà
proprio quegli spagnoli che detengono il 46,1% delle azioni di Telco, la
scatola che governa TelecomItalia.
4- BORDELLO GENERALI: TRA LO SCARPARO E BOLLORE', L'ERRORE DI
FONDO L'HA FATTO GERONZI NELL'APRILE DELL'ANNO SCORSO QUANDO DOPO LA
NOMINA SI È MESSO IN TESTA DI SVEGLIARE IL LEONE CHE DORME
Non c'è giorno in cui la bora non soffi a Trieste squassando i battenti
delle Generali, ma sembra che nella città di Kafka e di Claudio Magris,
sia soprattutto il weekend il momento ideale per far volare le carte
dentro la Compagnia più antica d'Italia. Così è avvenuto anche tra
sabato e domenica con effetti a cascata che si leggono sui giornali di
oggi e in particolare sul "Corriere della Sera".
A
questo punto la bora sembra aver buttato in mare le obiezioni e le
angosce di Dieguito Della Valle. La velocità del vento è aumentata a
livelli mai visti e la polemichetta provinciale dello scarparo
marchigiano nei confronti della comunicazione e di Dagospia
(un'autentica ossessione) appare davvero miseranda.
In campo sono scesi uno dietro l'altro i pesi massimi di quella finanza
che non ha potere, ma è potere. Perfino chi non ha nemmeno un'azione
delle Generali come Tarak Ben Ammar si è messo in cattedra per
bacchettare con parole misteriose il management perissi-rotto di
Trieste.
Per non parlare poi del biondo Bollorè che si è messo di traverso nel
Consiglio di amministrazione di martedì scorso rifiutandosi di approvare
il bilancio, e si è divertito a lanciare insinuazioni pesanti nei
confronti dello scarparo marchigiano.
Questo spettacolo è stato definito sabato dal "Sole 24 Ore" "un gioco
delle allusioni" dietro il quale si nasconde il sospetto di una fronda.
In realtà più che un gioco delle allusioni la battaglia di Trieste
sembra in gioco delle illusioni dove poteri forti italiani e stranieri
sperano di far saltare il banco tirando fuori dal mazzo delle carte
truccate.
È
un'illusione quella di Della Valle che le Generali vogliano uscire dal
Gruppo Rcs che proprio stamane riunisce il Consiglio di amministrazione
a Milano, ed è un'illusione quella di Tarak Ben Ammar che senza avere
un'azione in mano e un ruolo dentro la Compagnia, pensa di portarla nel
grembo di Mediobanca.
E
infine sembra davvero illusorio che il franco-bretone Bollorè, dopo aver
sganciato bombe al napalm contro Dieguito per presunte operazioni
misteriose in combutta con "certi manager di Generali", voglia portare
avanti una battaglia da cavaliere solitario senza aver stipulato un
patto di ferro con gli altri azionisti e con il presidente Cesarone
Geronzi.
Ora è inutile che Massimo Mucchetti dalle colonne del "Corriere della
Sera" spieghi al popolo bue come si deve condurre un consiglio di
amministrazione. La sua lectio magistralis che appare oggi sul
quotidiano milanese dimostra soltanto che il giornalista bresciano non
ha mai partecipato a una riunione di consiglieri dove gli ordini del
giorno vengono stravolti quando gli interessi sono più forti delle
regole.
L'errore di fondo comunque l'ha fatto Geronzi nell'aprile dell'anno
scorso quando dopo la nomina si è messo in testa di svegliare il Leone
che dorme. Dopo il maggio 2007 quando avvenne la fusione tra Capitalia e
Unicredit, il banchiere di Marino arrivò a Piazzetta Cuccia e si calò
nei panni discreti e silenziosi che hanno sempre segnato la storia della
merchant bank.
L'aria di Trieste sembra avergli fatto davvero male perché dopo un
periodo in cui si è dedicato a omelie e discorsi indolori come quello al
Meeting di Rimini, ha squassato il sonno mitteleuropeo dei "cuccioli del
Leone" Perissinotto e Balbinot. E adesso oltre ai cuccioli si sono
svegliati i loro referenti e i loro protettori.
Con effetti che nessuno è in grado di immaginare.
5- FACCIAMO LE PULCI A FULCI: L'IRRISTIBILE ASCESA DEL
DIPLOMATICO SEBASTIANO FULCI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che nei corridoi
della Farnesina si chiacchiera molto su Sebastiano Fulci, il figlio
dell'ex-ambasciatore alle Nazioni Unite, che la ministra Gelmini ha
liquidato dopo averlo nominato nel febbraio del 2009 consigliere
diplomatico del suo ministero.
Sembra infatti che grazie alle pressioni del padre, il 45enne Sebastiano
stia per essere designato consigliere politico all'ambasciata italiana
di Washington".21-03-2011]
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POTERI MARCI IN MANOVRA - TRA GENERALI E MEDIOBANCA, TRA LA CORDATA
BOLLORé-GERONZI-LIGRESTI E LA FILIERA NAGEL-DELLA VALLE-PERISSINOTTO,
SBUCA L’UNICREDIT - SE GHIZZONI SALVA L’IMPERO LIGRESTI E FA PROPRIE LE
PARTECIPAZIONI IN RCS-GENERALI-MEDIOBANCA DI DON SALVATORE, PER IL
BRETONE E IL GERONZONE SON DOLORI
Francesco Manacorda per "la
Stampa"
Il salvataggio di Fondiaria-Sai e le tensioni in Generali. Gran parte
del sistema assicurativo italiano si sta muovendo a velocità inusitata e
con suggestiva sincronia. Le conseguenze sono ancora tutte da scrivere.
I sommovimenti che pure sono di segno opposto - la travagliata FonSai
punta a una situazione più tranquilla grazie a un aumento di capitale da
460 milioni e a una parallela operazione per la controllata Milano; il
Leone di Trieste attende quella che pare un'inevitabile resa dei conti
tra soci - riportano al centro della scena non solo Mediobanca, che è
socio al 13,6% delle Generali, ma anche il suo principale azionista.
Quell'Unicredit che ha l'8,7% di piazzetta Cuccia e che dopo l'uscita di
Alessandro Profumo deve ancora definire la sua nuova identità nelle
grandi partite di potere nazionali. Una prima e assai significativa
indicazione l'ha data il vicepresidente della banca, Fabrizio Palenzona,
che ha annunciato un ruolo più attivo in Mediobanca e si è candidato,
proprio tramite piazzetta Cuccia, a un ruolo stabilizzatore in Generali
a fianco di Francesco Gaetano Caltagirone e dei veneto-torinesi di
Effeti.
Il nuovo ruolo di Unicredit si gioca prima di tutto in FonSai. Oggi la
banca guidata da Federico Ghizzoni riunisce i comitati tecnici per dare
il via libera al piano di salvataggio che poi dovrà essere approvato
domani sia dal cda di Unicredit sia da quello della compagnia. Le
procedure sono complicate anche perché Salvatore Ligresti, primo socio
di Premafin che controlla FonSai, è parte correlata in qualità di socio
di Unicredit.
Con l'operazione preannunciata l'abbraccio si stringe: Unicredit è
infatti destinata ad entrare con un 6-7% in Fonsai, versando circa 170
milioni a Premafin, che li userà a sua volta per sottoscrivere,
diluendosi dal 41 al 33%, parte dell'aumento.
La banca dovrebbe anche finanziare le società personali dei Ligresti per
circa 40 milioni, ma in cambio ha chiesto garanzie. La prima è quella di
un direttore generale con delega alla finanza che affiancherà l'ad di
FonSai Emanuele Erbetta.
La scelta che si profila è quella di Claudio De Conto, già direttore
generale di Pirelli, assai stimato negli ambienti finanziari.
All'attuale dg della compagnia, Stefano Carlino, dovrebbe restare la
delega sul settore Vita. Presto potrebbero essere annunciate dismissioni
significative: da Atahotel a Banca Sai.
L'abbraccio tra Unicredit e Ligresti significa anche l'addio della
famiglia a quelli che parevano i suoi interessati salvatori francesi:
l'assicuratore Groupama, bloccato sulla strada per l'Italia dalla
Consob, ma anche quel Vincent Bollorè che ha fatto da battistrada per
Groupama e oggi è socio al 5% in Premafin.
Proprio la figura di Bolloré porta dritti a Generali. Il finanziere
bretone, che della compagnia è vicepresidente non per lo 0,7% che
possiede ma grazie alla sua quota forte - un 5% sindacato - in
Mediobanca, è in rotta di collisione con il management guidato dal Ceo
Giovanni Perissinotto e ha un'intesa consolidata, ma che adesso pare
meno salda, con il presidente del Leone Cesare Geronzi.
Dopo il durissimo scontro sulla gestione del gruppo che ha opposto
Bolloré a una serie di consiglieri e azionisti del Leone e allo stesso
management della compagnia, ieri sono stati i tre consiglieri designati
da Assogestioni a dissociarsi dalle dichiarazioni del vicepresidente
«che ritengono infondate e potenzialmente dannose per la società»,
mentre «esprimono solidarietà e apprezzamento per il management della
compagnia».
Lo scontro è destinato risolversi con uscite eccellenti o con una
mediazione? Alcuni, compreso chi è vicino a Geronzi, sostengono che il
conflitto tenderà a spostarsi in Mediobanca, dove in effetti sono
presenti molti dei protagonisti della vicenda e che esercita
tradizionalmente la sua presa su Generali.
L'ad di piazzetta Cuccia Alberto Nagel cercherà però, come è ovvio di
evitare che la conflittualità si sposti nelle sue stanze e punterà a
difendere al propria autonomia di manager, così come sostiene di voler
difendere quella di Perissinotto a Trieste.
Di
fatto tra i soci di Mediobanca gli intrecci, e dunque i potenziali
conflitti d'interesse, aumentano. C'è Bolloré che gioca almeno due parti
- Mediobanca con Generali e Premafin - da azionista in commedia, ma ora
anche Unicredit indosserà essa l'abito del socio FonSai. Se scontro ci
sarà un'alleanza rinnovata tra Unicredit e il management di Mediobanca
potrebbe essere difficile da contrastare. 21-03-2011]
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OLGETTINE REAL ESTATE – LE MUTANDE PAZZE DEL CAVALIER POMPETTA SI FANNO
UN CULO COSì PER IL MATTONE - BUNGA DOPO BUNGA, PIANIFICANO GLI
INVESTIMENTI ("MI FACCIO LA CASA IN CENTRO") E USANO IL SESSO COME
GRIMALDELLO PER APRIRE LA CASSAFORTE DEL BANANA – TRA LE ‘ROMANE’ E LE
‘MILANESI’ INVIDIE, CATTIVERIE E SGOMITATE PER SPREMERE CONTANTI E
REGALI – GUERRIGLIA SUI METRI QUADRATI: “QUESTA APPENA ARRIVATA HA LA
CASA IN CENTRO... MA IO SONO LÌ DA PIÙ DI UN ANNO E NON CE L´HO MICA…”
Piero Colaprico e Emilio Randacio per "la
Repubblica"
L´aspirazione era quella di mettersi a posto per la vita. Alcune, dopo
le numerose feste ad Arcore, a casa di Silvio Berlusconi, iniziavano a
mettere da parte i primi risparmi. Perché «Lui», papi-Silvio, «ti può
dare anche un milione di euro», ricorda alla cornetta la giovanissima
brasiliana Iris Berardi alla compagna di bunga bunga Aris Espinoza.
Parole, certo, forse solo speranze, anche se le "elette", per loro
stessa ammissione, di soldi a casa, negli ultimi mesi, ne devono aver
portati davvero tanti. Solo lo scorso 9 gennaio, Barbara Guerra al
telefono con Aris discorre dei "piccioli".
«Barbara - scrivono gli investigatori della procura milanese - ribadisce
che lei deve andare da "Spi" (nome in codice del cassiere delle
Olgettine per conto del presidente, il ragionier Giuseppe Spinelli,
ndr)». Aris, invece, «dice che lei vorrebbe comprare una casa e che se
la prenderà, se sarà possibile, farà una vita dove si trova adesso
(Dimora Olgettina, con canone a carico di Papi, ndr) e l´altra
l´affitterà». Anche la Guerra sembra tutt´altro che sprovveduta in tema
di investimenti. «Barbara - annotano nei loro brogliacci gli uomini
della polizia giudiziaria - dice che anche lei quest´anno se la
comprerà, aggiunge che dovrà solo limitarsi negli aiuti ai suoi».
E
la Espinoza pensa che i loro piani siano tutt´altro che irrealizzabili
visto che «Iris si è comprata già un bar». Le due hanno un obiettivo
comune e condiviso. Barby confida all´amica che «ieri ho visto la casa
della Sorcinelli... Amo!... Cavolo, c´ha tre camere, tre bagni,
soggiorno, cucina. Amò, è immensa, in centro...». Ma non sempre le
donazioni del premier sembrano seguire un criterio. «Lui ti può dare
anche un milione di euro e a me mille, ma io mica mi inc... con te»,
spiega ancora la Berardi ad Aris. «... mi inc... un po´, si, ma con lui
perché dico c..., ma con te, cosa c´entri te, sono contenta».
Le due giovanissime papi-girl raccontano anche delle gelosie e delle
cattiverie che circolano tra le invitate. Iris ricorda le parole che le
hanno detto «quelle di Roma», probabilmente il gruppo di ragazze che il
premier frequenta, alla sera, nelle sue residenze capitoline. «Quelle
hanno detto "cavolo, noi pensavamo che voi di Milano eravate più unite
rispetto a noi, ma invece non siete unite per un c...."». Iris si
dimostra la più battagliera di fronte ai presunti favoritismi fatti dal
premier.
E
insiste nel suo ragionamento: «Questa cosa della Dany (una ospite di
villa San Martino inclusa nel giro da poco, ndr), ti dico la verità mi è
stata troppo sui c.... perché tanto saltano fuori le cose, poi se sei
appena arrivata e hai la casa in centro... ma io c.... sono lì da più di
un anno e non ce l´ho mica la casa in centro, sono a Milano due (Dimora
Olgettina, ndr), in culo ai lupi».
Intanto, questa mattina riprende in tribunale, a Milano, il processo a
carico del premier per presunta corruzione di David Mills. In aula è
attesa la testimonianza della principale teste del pm Fabio De Pasquale.
Gabriella Chersicla, consulente della multinazionale Kpmg, sarà chiamata
a ricostruire quei flussi di denaro che rappresentano la prova
principale della corruzione giudiziaria del legale inglese.
Quei 600 mila dollari che Berlusconi, attraverso conti esteri, avrebbe
messo nella disponibilità di Mills come contropartita delle sue
reticenze nei processi All Iberian e tangenti Gdf, alla fine degli anni
‘90. Il Cavaliere, a differenza di quanto annunciato da giorni, non sarà
presente.
La
crisi libica lo terrà impegnato in un consiglio dei ministri
straordinario, anche se i suoi legali, Niccolò Ghedini e Piero Longo,
hanno annunciato che non si avvarranno del «legittimo impedimento». Oggi
il pm tenterà anche di fare fissare gli interrogatori per rogatoria
all´estero, già per il mese di maggio, quando il processo Mills sarà
aggiornato. 21-03-2011]
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ZAPATERO? VA A ZAPPARE! - AL MINIMO STORICO NEI SONDAGGI, IL PREMIER
COSTRETTO ALLA RESA: NON SI RIPRESENTERÀ AL VOTO DEL 2012 - DOPO 8 ANNI
DI “SOGNO SOCIALISTA”, LA SPAGNA SI TROVA CON RIFORME INUTILI COME LE
NOZZE GAY, L’ABORTO LIBERO E IL DIVORZIO BREVE, MA UNA DISOCCUPAZIONE DA
BRIVIDI, L’ASSALTO DEI MERCATI E IL RISCHIO DEFAULT - NON CONTENTO, IL
PACIFISTA CHE LASCIÒ L’IRAQ SFIDANDO L’IRA DI BUSH, ORA È IN PRIMA LINEA
NELL’ATTACCO A GHEDDAFI
Gian
Antonio Orighi per "la
Stampa"
Zapatero addio. Il premier socialista, 50 anni, al potere dal 2004,
getta la spugna: non si ripresenterà come candidato della Rosa alle
politiche del marzo 2012. L'annuncio, ancora non ufficiale ma dato per
certo - stava ieri sulla prima pagina di ben tre giornali madrileni -
verrà dato il prossimo 2 aprile alla riunione del Comitato centrale del
suo partito, il Psoe, di cui Zapatero è segretario generale dal 2000.
L'Agnostico Máximo resterà capo dell'esecutivo fino alla scadenza
naturale del mandato, poi ritornerà nella nativa León. Con lui finisce
un'era che ha marcato la Spagna e fatto dello zapaterismo l'ultimo
tentativo di rinnovamento della socialdemocrazia europea.
Da mesi Zapatero teneva col fiato sospeso la Spagna, rifiutandosi di
dire se si sarebbe ripresentato per un terzo mandato da premier. Ma ieri
Público, il giornale più filo-zapaterista di Spagna, scriveva: «Il
susseguirsi di sondaggi che segnalano come praticamente impossibile che
Zapatero possa recuperare il forte logoramento personale che gli ha
causato la crisi economica, insieme alla mancanza di aspettative di una
crescita economica percettibile in un orizzonte prossimo e alla
pressione dei capi regionali del Psoe, sono i fattori che hanno influito
nella decisione del premier».
L'eredità economica che Zapatero lascia è terrificante. La crisi sta
terremotando il Paese e la disoccupazione è al 20,3%, la più alta della
Ue. Non a caso i sondaggi vedono in testa il centro-destra del partito
popolare (Pp) con 16,5 incolmabili punti sulla Rosa. E i «baroni», i
capi regionali del Psoe, continuano a ripetere a Zapatero che deve
andarsene prima del 22 maggio, un appuntamento elettorale che per il
Psoe si preannuncia come uno tsunami: i conservatori dovrebbero
stravincere in 11 delle 13 regioni in lizza, persino nella «roja»
Andalusia.
Zapatero, ex docente di diritto costituzionale, sposato con la cantante
d'opera Sonsoles e padre di due figli, sta ritardando la notizia
dell'addio in vista del vertice europeo del 24 e 25 maggio. Da tempo
però ha lasciato la piazza al suo vice-premier e ministro degli Interni
Gonzalo Rubalcaba, 60 anni, il suo probabile successore. Ormai il leader
che ha vinto a sorpresa nel 2004, grazie all'attentato di Al Qaeda alle
stazioni ferroviarie di Madrid, è l'ombra di se stesso.
«Terza metamorfosi di Zapatero: prima ha sostituito l'annuale
appuntamento con i minatori con un viaggio a Wall Street, poi ha
soppresso il ministero dell'Uguaglianza (uno dei suoi fiori
all'occhiello, quando nel suo governo la quota rosa era del 50%), adesso
si lascia alle spalle il pacifismo e partecipa alla guerra contro
Gheddafi», irride il conservatore El Mundo.
Certo, le condizioni sono molto diverse, c'è la risoluzione 1973
dell'Onu che non c'era ai tempi della fuga spagnola dall'Iraq nel 2004,
ma è choccante che l'alfiere del pacifismo e del multilateralismo che
combatté l'Amministrazione Bush adesso sia diventato un guerriero e ceda
il testimone alla Merkel.
Ma di metamorfosi Zapatero ne ha fatte parecchie. Prima era
antinucleare, adesso è favorevole all'allungamento della vita delle
centrali atomiche fino a 60 anni. Un tempo difendeva lo Stato sociale,
ora congela i salari, taglia le pensioni e alza l'età di pensionamento
da 65 a 67 anni. Nel 2007 gongolava per aver superato il reddito pro
capite dell'Italia, adesso la Spagna è sotto attacco dei mercati.
Zapatero ha fallito anche come leader della nuova socialdemocrazia,
seguendo la teoria del repubblicanesimo di Pettit, che punta molto sui
diritti civili. Sarà dunque ricordato per le sue leggi sulle nozze e le
adozioni gay, il divorzio-lampo, la fecondazione artificiale, l'aborto
libero nei primi quattro mesi, la battaglia per la laicità dello Stato e
la guerra contro la Chiesa. Ma erano riforme a costo zero. E gli
spagnoli, quando votano, pensano al portafoglio, non ai gay. E al lavoro
che non c'è.
21-03-2011]
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POLVERINI SDE-RENATA - L’APPARTAMENTO DELL’ATER IN CUI LA PRESIDENTESSA
DEL LAZIO HA VISSUTO PER 15 ANNI, È OCCUPATO ABUSIVAMENTE DAL MARITO:
GUADAGNA TROPPO PER VIVERE IN UNA CASA POPOLARE, E LO AVEVA SUBAFFITTATO
ILLEGALMENTE - SONO ANNI CHE GLI HANNO NOTIFICATO IL DECRETO DI SFRATTO,
MA QUESTO È STATO CASUALMENTE SOSPESO NEL 2010, TRE MESI DOPO LA
VITTORIA DELLA MOGLIE ALLE REGIONALI - LA PROCEDURA ORA è RIPARTITA, E
MR. POLVERINI DEVE LASCIARE LA CASA…
Mauro Favale e Giovanna Vitale per "la
Repubblica"
Occupante senza titolo. Negli elenchi delle case Ater, Massimo
Cavicchioli è classificato in questo modo. Tanto che, al marito della
presidente della Regione Lazio Renata Polverini, l´Agenzia territoriale
per l´edilizia residenziale vuole togliere l´appartamento nel rione San
Saba dove Cavicchioli è nato e vissuto per tutta la vita. E dove Renata
Polverini ha abitato dal 1989 al 2004.
La conferma arriva direttamente dal neo-commissario dell´Ater, Bruno
Prestagiovanni, che l´altra sera, in una trasmissione su Radio Manà
Manà, ha spiegato: «La procedura amministrativa è avviata secondo quanto
previsto dalle normative vigenti. L´Ater ha notificato una serie di atti
per comunicare la decadenza del contratto. Stiamo aspettando la
decorrenza dei termini secondo quanto previsto dal codice civile per poi
rientrare in possesso dell´immobile».
Una dichiarazione arrivata dopo un incontro a tre tra Prestagiovanni, la
governatrice Polverini e l´assessore regionale alla Casa Teodoro
Buontempo che, insieme, hanno cercato di ricostruire l´intera vicenda.
«Voglio tranquillizzare tutti - continua il commissario Ater - non è
stato fatto nessun favoritismo. Ho ricontrollato l´iter della procedura
di assegnazione e lo posso affermare». Ciò non toglie, però, che l´Ente
voglia rientrare in possesso dell´immobile. E non da ora, visto che la
procedura era stata avviata già prima che esplodesse il caso portato a
galla da un´inchiesta dell´Espresso.
Di tutta la vicenda, Cavicchioli preferisce non parlare. Ma avrebbe
confidato agli amici più intimi di non aver alcuna intenzione di
lasciare l´appartamento, puntando anzi ad acquistarlo. E l´appiglio
potrebbe essere offerto dall´articolo 48 della legge regionale 27 del
2006 che prevede comunque, anche per gli occupanti senza titolo, la
possibilità di esercitare il diritto di prelazione per chi vi abita da
tempo (la famiglia di Cavicchioli è in quella casa dai primi del ´900),
partecipando ad un´asta pubblica.
Al momento, però, la disposizione non è stata ancora applicata perché la
dismissione degli immobili Ater è partita dagli inquilini in regola con
i criteri di assegnazione dell´alloggio. Per quelli senza titolo (in
base al censimento del 2006 quasi 7.200 unità abitative sono occupate da
persone con un reddito superiore al consentito) si procederà in una fase
successiva. Sempre che l´assessore Buontempo, che ha già sospeso le
vendite in attesa che la Commissione ispettiva faccia chiarezza sulle
vicende "Affittopoli" e "Svendopoli", non decida di bloccare tutto.
Sul versante politico, invece, continua il muro contro muro. Al centro
Renata Polverini che ieri, in un´intervista a Repubblica, ha ammesso di
aver abitato in quella casa Ater per 15 anni spiegando che delle
questioni burocratiche si è sempre occupato il marito. «La linea
difensiva della Polverini - attacca Vincenzo Maruccio, segretario
regionale dell´Idv - non sgombra il campo dal sospetto che si sia
tentato di approfittare di una situazione di privilegio occupando un
appartamento senza averne diritto».
Per il consigliere del Pd Enzo Foschi, «siamo di fronte ad una
violazione di legge che tocca i vertici della Regione e va risolta a
breve». Il presidente dei Verdi del Lazio Nando Bonessio annuncia di
aver chiesto alla Corte dei Conti «di indagare per danno erariale».
Il centrodestra, invece, difende la governatrice. Per il leader della
Destra, Francesco Storace, «la Polverini ha fatto bene a rispondere con
nettezza alle manovre. Sarà la sinistra a farsi male».
Il coordinatore romano del Pdl Gianni Sammarco è convinto di trovarsi di
fronte alla «macchina del fango che viene utilizzata contro la
presidente del Lazio». Due giorni fa il Pd aveva parlato di "fuoco
amico" nei confronti della Polverini finita nel mezzo di una guerra
interna al Pdl. Un´ipotesi che, secondo il sottosegretario Francesco
Giro, «non può lasciare indifferenti. Non credo a questa tesi ma la
vicenda è strana e se unisco questa notizia a quella dei due tentativi
di furto ai danni dell´abitazione della Polverini allora la mia
irritazione si traduce in preoccupazione e allarme».
2- LA LUNGA STORIA DELL´APPARTAMENTO POPOLARE...
Mauro Favale e Giovanna Vitale per "la
Repubblica"
Se le mura dell´alloggio Ater di via Bramante 5 potessero parlare
racconterebbero una storia lunga un quarto di secolo, in cui vicende
private e burocratiche lungaggini hanno sedimentato un castello di carte
difficile da espugnare. Fatto di avvisi di decadenza e verifiche sul
reddito, subaffitto illegittimo e dinieghi all´assegnazione. Fino al
coup de théâtre dell´agosto 2010, tre mesi dopo l´insediamento di Renata
Polverini al vertice della Regione: il decreto di rilascio
dell´appartamento occupato dal marito viene sospeso senza apparente
motivo.
L´INIZIO
Comincia nel lontano 1986 la vicenda che lega Massimo Cavicchioli
all´abitazione di 60 metri quadrati dove il non ancora consorte della
presidente del Lazio vive sin dalla nascita. Esattamente il primo giugno
di 25 anni fa, infatti, l´Ater firma il contratto di "locazione per
subentro" a favore suo, della sorella Marina e della nonna Clementina. I
legittimi assegnatari dell´alloggio Erp, ovvero i genitori, erano nel
frattempo deceduti: pertanto gli eredi ottengono di restare lì dove
hanno sempre abitato. Tutto regolare, dunque.
IL
PRIMO AVVISO
Intanto il tempo passa: nell´87 Marina lascia la casa, nell´89 Massimo
sposa Renata e, lo stesso giorno delle nozze, lei trasferisce lì il suo
domicilio, che lascerà solo nel 2004. I coniugi Cavicchioli-Polverini
vivono quindi in via Bramante già da sette anni quando, l´8 gennaio
1996, l´Ater invia il preavviso di decadenza dall´assegnazione. È allora
che la futura governatrice viene a conoscenza del fatto che la casa dove
risiede insieme al marito è sub judice. Un mese dopo, Cavicchioli
presenta le sue controdeduzioni con cui si oppone alla decadenza.
PARTE L´ITER DI DECADENZA
Trascorrono altri nove anni e nel 2005 l´Ater scopre che l´appartamento
di via Bramante non è abitato dal titolare del contratto di affitto
(ovvero Massimo Cavicchioli) bensì da un altro signore. Pertanto l´11
luglio diffida e querela lo sconosciuto occupante e, due giorni più
tardi, avvia il procedimento di decadenza nei confronti di Cavicchioli
per cessione dell´abitazione, espressamente vietata dalla legge.
GLI
ACCERTAMENTI
È il 15 novembre di quello stesso anno, alla vigilia della sanatoria
sugli immobili residenziali pubblici disposta nel 2006 dalla Regione,
che l´Ater chiede all´affittuario di produrre la denuncia dei redditi.
Tre mesi dopo, il 16 febbraio, Cavicchioli comunica l´uscita della
moglie dalla casa coniugale (che in realtà, secondo l´anagrafe, risulta
avvenuta già nel 2004) e a marzo viene convocato nell´ufficio
territoriale dell´Ente per verificare tutta la documentazione in vista
della stipula di un nuovo contratto. Che finalmente regolarizzerebbe la
sua posizione.
IL
DINIEGO AL SUBENTRO
Qualcosa tuttavia va storto. Il 9 maggio 2006 Cavicchioli richiede la
voltura del contratto, comunicando fra l´altro la separazione di fatto
dalla Polverini, ma circa un anno dopo - all´esito di ulteriori
accertamenti - l´Ater gli nega il subentro.
ULTIMO ATTO
Siamo alle battute finali. Il 24 luglio 2007 l´Agenzia territoriale per
l´edilizia residenziale comunica a Cavicchioli l´avvio del procedimento
di decadenza e, l´11 settembre, gli invia una diffida per occupazione
senza titolo in quanto non solo ha superato il reddito consentito, ma ha
pure ceduto l´alloggio a terzi. Tre anni più tardi, esattamente il 3
agosto 2010, il colpo di scena: il decreto di rilascio viene
momentaneamente sospeso.
IL
COMMISSARIO
In quell´agosto il direttore dell´Area Gestionale dell´Ater, incaricato
di seguire tutte le procedure amministrative relative agli immobili
residenziali pubblici di Roma, è Stefania Graziosi. La stessa che due
mesi più tardi verrà nominata dalla governatrice Polverini commissario
straordinario dell´Ente. E che ora, con il subentro di Bruno
Prestagiovanni, è in predicato per diventare direttore generale.
21-03-2011]
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ITALIA DEI LIVORI/2 (VIENI AVANTI, TONINO!) - "IL RIFORMISTA" RIFORMA DI
PIETRO SCODELLANDO LE TRAME DEL FAMIGERATO LIBRO-SILURO DI MARIO DI
DOMENICO, CO-FONDATORE DELL’ITALIA DEI VALORI (BOLLITI), "ODIOGRAFIA"
NON AUTORIZZATA (E QUERELATA) - AMICIZIE PERICOLOSE (PACINI BATTAGLIA) E
MILLANTATE (FALCONE E BORSELLINO) - LA CENA CON BRUNO CONTRADA, LA
RACCOMANDAZIONE PER FAR DIPLOMARE IL FIGLIO CRISTIANO E LA TRATTATIVA
PER ENTRARE NEL PRIMO GOVERNO DEL BANANA…
Ubaldo Casotto per "Il Riformista"
«Dagli amici mi guardi Iddio che...». Potrebbe diventare questo il
sottotitolo di una definitiva Autobiografia di Antonio Di Pietro scritta
di suo pugno. Per ora ci si deve accontentare di quelle, non
autorizzate, dei suoi amici, ex amici forse, come quella di Mario Di
Domenico, avvocato civilista di Capistrello in provincia dell'Aquila,
co-fondatore del partito di cui l'ex pm è leader, l'Italia dei valori.
Diciamolo subito Il "colpo" allo Stato - La legge è uguale per tutti...
salvo alcuni (EdizioniSI, 416 pp. 15 euro) non è un apologia della vita,
da magistrato prima e da politico poi, dell'eroe di Mani pulite.
Tutt'altro. E tira aria di querele. «Il giudice Tonino», così lo chiama
l'autore ogni volta che lo cita, le ha già annunciate. Peraltro Di
Domenico le chiede: «Ho sfidato Di Pietro a denunciarmi per calunnia» ha
detto recentemente.
Il libro ha andamento cronologico. Parte dal 1992, l'anno che consègnò
«il giudice Tonino» agli onori della cronaca. Con il racconto della
prima conoscenza tra Di Pietro e Di Domenico: un reciproco "vaffa"
davanti all'ospedale di Pescara dove erano ricoverati il padre
dell'avvocato e la madre del pm.
«Mentre uscivo dal cancello dell'ospedale un'auto blu mi evitò per un
soffio al centro della strada. Lanciai un esplicito invito sollevando il
braccio verso una direzione inequivocabile. Era l'auto del giudice
Tonino e lui era seduto sul sedile posteriore. Si girò e rispose
anch'egli col braccio verso di me, in maniera altrettanto chiara...».
Destinati a incontrarsi e a mandarsi a quel paese, come a distanza di
anni è risuccesso.
Il fil rouge del nuovo maleducato invito ad andare a... è il lungo
elenco degli "amici" del «giudice Tonino», una sequela di nomi, cognomi
e volti che forse Di Piero non gradirà gli venga ricordata. Si parte da
Stefano Euleterio Rea, ex comandante dei vigili urbani di Milano, che lo
rievoca così: «Quando Tonino viene a sapere che ho dovuto rivolgermi a
D'Adamo per un prestito, lu mi fa: sei un fetente. Hai chiesto i soldi
perché hai perso alla corse con Gorrini... Si mette in mezzo e come
finisce? Che chiede, lui, altri 100 milioni a Gorrini (...) Io gli avevo
detto: sei un magistrato, non metterti in mezzo... L'obiettivo di
Tonino, con il suo intervento, era quello di ottenere soldi per se
stesso, punto e basta...».
Si prosegue con il citato Gorrini, il quale gli dice: «Mi fai schifo, e
te lo dico di persona, da amico mi fai schifo» sostanzialmente
accusandolo di aver arrestato persone delle quali sapeva tutto da anni e
che aveva anche favorito (il riferimento è al concorso per i Vigili
Urbani).
Ci sono poi gli amici millantati (a dire di Di Domenico, almeno), come
quello con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il «giudice Tonino»
sostenne che le attività dei pool di Mani pulite a Milano e del maxi
processo a Palermo fossero strettamente coordinate fra loro e che lui
era in contatto operativo e personale con i due pm siciliani. Fu
smentito da Francesco Saverio Borrelli con queste parole:
«Non
vi è mai stato alcun incontro tra Di Pietro e Giovanni Falcone (...) Non
è vero che in questo procedimento né in alcun altro i prestigiosi
colleghi Borsellino o Falcone si siano mai avvalsi della collaborazione
del dottor Di Pietro né è vero che il dottor di Pietro si sia mai
occupato di riciclaggio di denaro sporco in Italia o all'estero». Ma
forse Borrelli non è ascrivibile alla lista degli "amici", secondo il
senso usuale di questa parola, dell'ex pm.
Sicuramente amica, fin dall'infanzia, gli era invece Anita Zinni,
insegnante di Sulmona, alla quale «il giudice Tonino» raccomanda il
figlio Cristiano, bisognoso di recuperare gli anni scolastici persi. Lei
provvede, con cura amorevole, sfidando la lettera della legge che vuole
che la prova orale della maturità vada sostenuta in seduta pubblica pena
la nullità. Ma ricorda lei: «A Cristiano andava solo scongiurato il
rischio che magari qualche giornalista potesse assistere a una sua
figuraccia, al suo balbettare di fronte alle domande della commissione».
Esame blindato, quindi. Porte chiuse e diploma di ragioniere.
Porte chiuse anche il 15 dicembre 1992, ma qualche fotografo di troppo.
È la sera della famosa cena di Antonio Di Pietro alla Caserma del
Reparto Operativo, Nucleo investigativo in via Selci 88, Roma. Presenti
il numero tre del Sisde Bruno Contrada, arrestato nove giorni dopo con
accuse di contiguità alla mafia, alti ufficiali dei Carabinieri, della
Polizia, dei servizi segreti e un misterioso americano che gli consegna
una "onorificenza" o una "patacca" a seconda delle versioni. Quando di
quell'incontro "ingombrante" per l'immagine di un magistrato che vantata
rapporti con Falcone e Borsellino spuntarono le fotografie, ad alcuni
finanzieri che le avevano scattate fu chiesto di restituirle con la
singolare motivazione - così racconta Di Domenico - che le avrebbero
riavute "autografate" da vip presenti alla cena.
Nell'elenco degli amici c'è ovviamente il maggiore D'Agostino, quello
che nell'agenda del banchiere Chicchi Pacini Battaglia compariva più
volte con a fianco la dicitura "pagato"; c'è l'avvocato Agostino Ruju,
«l'uomo di Hong Kong», esperto di circuiti finanziari che «il giudice
Tonino» salutò con un confidenziale «Ciao Agostì, come va?» quando andò
a interrogarlo a San Vittore, suscitando la sorpresa del suo difensore.
Hong Kong è poi la meta, secondo la testimonianza di Pio Deiana, di un
viaggio del «giudice Tonino» in veste non ufficiale nella
primavera/estate del 1993... Ma di questo, e di altre amicizie, domani.
«Un giorno mi chiama al telefono. Io ero a Roma. Sento per la prima
volta la sua voce direttamente. Dott. Di Pietro, sono Silvio Berlusconi:
le sto parlando dall'ufficio del presidente della Repubblica. Vorrei
incontrarla perché mi interessa averla nella mia squadra». L'anno è il
1994. È il primo contatto tra l'allora pubblico ministero di Mani pulite
e l'allora presidente del Consiglio in fieri. Nel frattempo il primo ha
cambiato mestiere, il secondo non ancora.
Il virgolettato è di Antonio Di Pietro, e «il giudice Tonino» - come lo
chiama il suo ex amico Mario Di Dominico - è uomo d'onore, possiamo
quindi credergli. È tratto dal libro-intervista che gli fece Giovanni
Valentini nel 2000.
Ma
non è l'ormai nota offerta del Cavaliere a quello che diventerà il suo
più acerrimo nemico («Io a quello lo sfascio!») che qui interessa,
quanto il prosieguo di quel racconto che getta una luce chiarificante
sulla polemica innestata in questi ultimi giorni dal comizio
anti-berlusconiano del pubblico ministero palermitano Antonio Ingroia e
dalle parole di fuoco di un altro rappresentante dell'ordine dei
magistrati, il segretario della loro associazione sindacale Giuseppe
Cascini, il quale è intervenuto a gamba tesa nel dibattito politico
italiano dichiarando che «questa maggioranza non ha la legittimazione
storica, politica, culturale e anche morale per affrontare la riforma
costituzionale della giustizia».
I
ricordi degli anni eroici di Mani pulite, affidati da Di Pietro a
Valentini, documentano per sua stessa ammissione uello che
pervicacemente ogni toga rifiuta di ammettere: che molti magistrati in
questo paese se ne fregano della divisione dei poteri e fanno
tranquillamente politica. E questo succede ormai (almeno) da vent'anni.
Ecco come va avanti la ricostruzione di quegli avvenimenti del 1994,
sempre con le parole di Di Pietro.
«Riattacco il telefono e telefono a Borrelli e gli racconto tutto. Il
procuratore prima mi chiede che cosa ho risposto, poi mi dice: "Ti
consiglio di non accettare", o qualcosa di simile. Ma - sia chiaro a
scanso di equivoci - il suo suggerimento era legato alla necessità di
proseguire l'inchiesta, di andare fino in fondo, di non lasciare il
lavoro a metà».
Non
si sa come prenderla questa precisazione di Di Pietro sulle reali
intenzioni - «a scanso di equivoci» - del procuratore capo di Milano e
su cosa voglia dire quel «non lasciare il lavoro a metà». Le date
possono, forse, aiutare.
Il primo governo Berlusconi ha giurato il 10 maggio 1994, le elezioni si
sono svolte il 27 e 28 marzo precedenti, l'incarico di formare il
governo fu affidato al Cavaliere il 28 aprile. La telefonata
«dall'ufficio del presidente della Repubblica» Oscar Luigi Scalfaro sarà
arrivata a Di Pietro verosimilmente negli ultimi giorni di aprile di
quell'anno.
Cinque mesi dopo, l'8 ottobre 1994, la Procura di Milano recapitava via
Corriere della sera a Silvio Berlusconi, che presiedeva a Napoli un
convegno internazionale sulla legalità nell'ambito del G7, il famoso
invito a comparire. Cosa intende Di Pietro quando dice che il suo capo
non voleva «lasciare il lavoro a metà» e che per questo gli sconsigliava
di entrare nel governo Berlusconi?
Di quella telefonata tra Di Pietro e Borrelli sono possibili le più
disparate interpretazioni, non esenti da partigianeria. Quella seguente
invece, tra Di Pietro e Piercamillo Davigo, suo collega nel pool di Mani
pulite, non lascia dubbi.
«Subito dopo la telefonata di Berlusconi, avevo chiamato Davigo per
consultarmi anche con lui. Entrambi ci siamo chiesti: possiamo fidarci
politicamente di Berlusconi? Fummo d'accordo che non ci si poteva
fidare. Ma il problema era se conveniva lasciare fare il ministro degli
Interni a qualcun altro che poteva rivelarsi un nemico di Mani pulite
oppure andarci io personalmente, proprio per non correre rischi.
In quella conversazione, Piercamillo lasciò la porta aperta a entrambe
le soluzioni, con una prevalenza per l'ipotesi negativa. Ricordo le mie
valutazioni a caldo con Davigo: "Rilanciamo - gli dicevo -, se ci danno
gli Interni e la Giustizia, siamo tranquilli che nessuno potrà
imbrigliarci, questo diventerebbe il governo di Mani pulite".
Ma
non c'era lo spazio per tutti e due. Ed è qui, per quanto mi riguarda,
che è scattata in me la decisione di rinunciare alla proposta. Se il
Polo avesse offerto concretamente anche a Davigo di entrare nella
squadra di governo, allora mi sarei orientato ad accettare».
«Il
governo di Mani pulite». Ecco il progetto "politico" del magistrato
Antonio Di Pietro sette mesi prima di togliersi platealmente la toga il
6 dicembre 1994. Sarebbe stato, quello, un governo di cui oggi Giuseppe
Cascini direbbe che ha «la legittimazione storica, politica, culturale e
anche morale per affrontare la riforma costituzionale della giustizia»?
Credo di sì.
Di
legittimazione, però, gliene sarebbe mancata una, quella delle urne.
Quella «sovranità che appartiene al popolo» che tutte le volte che si
esprime in modo difforme dai desiderata delle élites (togate e
culturali) di questo paese viene bollata di populismo. Non che l'allure
politica del Cavaliere di Arcore sia scevra da questa tentazione, ma ha
avuto finora il conforto dei risultati elettorali, «esercitati nelle
forme e nei limiti della Costituzione».
L'offesa (con rettifica pusilla) di Giuseppe Cascini, un uomo che la
Costituzione oltre che applicarla dovrebbe conoscerla, non è a Silvio
Berlusconi e al suo governo, ma a tutti colori che hanno partecipato
alle elezioni (abbiano votato a destra, a sinistra o scheda bianca)
determinando così la maggioranza politica che ha piena legittimità a
governare questo paese.
Se
una riforma della giustizia servisse anche solo a dissuadere da questi
sconfinamenti irrispettosi della democrazia chi ha il delicatissimo
potere di decidere della libertà delle persone, sarebbe la benvenuta.
21-03-2011]
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ITALIA DEI LIVORI/2 (VIENI AVANTI, TONINO!) - "IL RIFORMISTA" RIFORMA DI
PIETRO SCODELLANDO LE TRAME DEL FAMIGERATO LIBRO-SILURO DI MARIO DI
DOMENICO, CO-FONDATORE DELL’ITALIA DEI VALORI (BOLLITI), "ODIOGRAFIA"
NON AUTORIZZATA (E QUERELATA) - AMICIZIE PERICOLOSE (PACINI BATTAGLIA) E
MILLANTATE (FALCONE E BORSELLINO) - LA CENA CON BRUNO CONTRADA, LA
RACCOMANDAZIONE PER FAR DIPLOMARE IL FIGLIO CRISTIANO E LA TRATTATIVA
PER ENTRARE NEL PRIMO GOVERNO DEL BANANA
Ubaldo Casotto per "Il Riformista"
«Dagli amici mi guardi Iddio che...». Potrebbe diventare questo il
sottotitolo di una definitiva Autobiografia di Antonio Di Pietro scritta
di suo pugno. Per ora ci si deve accontentare di quelle, non
autorizzate, dei suoi amici, ex amici forse, come quella di Mario Di
Domenico, avvocato civilista di Capistrello in provincia dell'Aquila,
co-fondatore del partito di cui l'ex pm è leader, l'Italia dei valori.
Diciamolo subito Il "colpo" allo Stato - La legge è uguale per tutti...
salvo alcuni (EdizioniSI, 416 pp. 15 euro) non è un apologia della vita,
da magistrato prima e da politico poi, dell'eroe di Mani pulite.
Tutt'altro. E tira aria di querele. «Il giudice Tonino», così lo chiama
l'autore ogni volta che lo cita, le ha già annunciate. Peraltro Di
Domenico le chiede: «Ho sfidato Di Pietro a denunciarmi per calunnia» ha
detto recentemente.
Il libro ha andamento cronologico. Parte dal 1992, l'anno che consègnò
«il giudice Tonino» agli onori della cronaca. Con il racconto della
prima conoscenza tra Di Pietro e Di Domenico: un reciproco "vaffa"
davanti all'ospedale di Pescara dove erano ricoverati il padre
dell'avvocato e la madre del pm.
«Mentre uscivo dal cancello dell'ospedale un'auto blu mi evitò per un
soffio al centro della strada. Lanciai un esplicito invito sollevando il
braccio verso una direzione inequivocabile. Era l'auto del giudice
Tonino e lui era seduto sul sedile posteriore. Si girò e rispose
anch'egli col braccio verso di me, in maniera altrettanto chiara...».
Destinati a incontrarsi e a mandarsi a quel paese, come a distanza di
anni è risuccesso.
Il fil rouge del nuovo maleducato invito ad andare a... è il lungo
elenco degli "amici" del «giudice Tonino», una sequela di nomi, cognomi
e volti che forse Di Piero non gradirà gli venga ricordata. Si parte da
Stefano Euleterio Rea, ex comandante dei vigili urbani di Milano, che lo
rievoca così: «Quando Tonino viene a sapere che ho dovuto rivolgermi a
D'Adamo per un prestito, lu mi fa: sei un fetente. Hai chiesto i soldi
perché hai perso alla corse con Gorrini... Si mette in mezzo e come
finisce? Che chiede, lui, altri 100 milioni a Gorrini (...) Io gli avevo
detto: sei un magistrato, non metterti in mezzo... L'obiettivo di
Tonino, con il suo intervento, era quello di ottenere soldi per se
stesso, punto e basta...».
Si prosegue con il citato Gorrini, il quale gli dice: «Mi fai schifo, e
te lo dico di persona, da amico mi fai schifo» sostanzialmente
accusandolo di aver arrestato persone delle quali sapeva tutto da anni e
che aveva anche favorito (il riferimento è al concorso per i Vigili
Urbani).
Ci sono poi gli amici millantati (a dire di Di Domenico, almeno), come
quello con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il «giudice Tonino»
sostenne che le attività dei pool di Mani pulite a Milano e del maxi
processo a Palermo fossero strettamente coordinate fra loro e che lui
era in contatto operativo e personale con i due pm siciliani. Fu
smentito da Francesco Saverio Borrelli con queste parole:
«Non
vi è mai stato alcun incontro tra Di Pietro e Giovanni Falcone (...) Non
è vero che in questo procedimento né in alcun altro i prestigiosi
colleghi Borsellino o Falcone si siano mai avvalsi della collaborazione
del dottor Di Pietro né è vero che il dottor di Pietro si sia mai
occupato di riciclaggio di denaro sporco in Italia o all'estero». Ma
forse Borrelli non è ascrivibile alla lista degli "amici", secondo il
senso usuale di questa parola, dell'ex pm.
Sicuramente amica, fin dall'infanzia, gli era invece Anita Zinni,
insegnante di Sulmona, alla quale «il giudice Tonino» raccomanda il
figlio Cristiano, bisognoso di recuperare gli anni scolastici persi. Lei
provvede, con cura amorevole, sfidando la lettera della legge che vuole
che la prova orale della maturità vada sostenuta in seduta pubblica pena
la nullità. Ma ricorda lei: «A Cristiano andava solo scongiurato il
rischio che magari qualche giornalista potesse assistere a una sua
figuraccia, al suo balbettare di fronte alle domande della commissione».
Esame blindato, quindi. Porte chiuse e diploma di ragioniere.
Porte chiuse anche il 15 dicembre 1992, ma qualche fotografo di troppo.
È la sera della famosa cena di Antonio Di Pietro alla Caserma del
Reparto Operativo, Nucleo investigativo in via Selci 88, Roma. Presenti
il numero tre del Sisde Bruno Contrada, arrestato nove giorni dopo con
accuse di contiguità alla mafia, alti ufficiali dei Carabinieri, della
Polizia, dei servizi segreti e un misterioso americano che gli consegna
una "onorificenza" o una "patacca" a seconda delle versioni. Quando di
quell'incontro "ingombrante" per l'immagine di un magistrato che vantata
rapporti con Falcone e Borsellino spuntarono le fotografie, ad alcuni
finanzieri che le avevano scattate fu chiesto di restituirle con la
singolare motivazione - così racconta Di Domenico - che le avrebbero
riavute "autografate" da vip presenti alla cena.
Nell'elenco degli amici c'è ovviamente il maggiore D'Agostino, quello
che nell'agenda del banchiere Chicchi Pacini Battaglia compariva più
volte con a fianco la dicitura "pagato"; c'è l'avvocato Agostino Ruju,
«l'uomo di Hong Kong», esperto di circuiti finanziari che «il giudice
Tonino» salutò con un confidenziale «Ciao Agostì, come va?» quando andò
a interrogarlo a San Vittore, suscitando la sorpresa del suo difensore.
Hong Kong è poi la meta, secondo la testimonianza di Pio Deiana, di un
viaggio del «giudice Tonino» in veste non ufficiale nella
primavera/estate del 1993... Ma di questo, e di altre amicizie, domani.
«Un
giorno mi chiama al telefono. Io ero a Roma. Sento per la prima volta la
sua voce direttamente. Dott. Di Pietro, sono Silvio Berlusconi: le sto
parlando dall'ufficio del presidente della Repubblica. Vorrei
incontrarla perché mi interessa averla nella mia squadra». L'anno è il
1994. È il primo contatto tra l'allora pubblico ministero di Mani pulite
e l'allora presidente del Consiglio in fieri. Nel frattempo il primo ha
cambiato mestiere, il secondo non ancora.
Il virgolettato è di Antonio Di Pietro, e «il giudice Tonino» - come lo
chiama il suo ex amico Mario Di Dominico - è uomo d'onore, possiamo
quindi credergli. È tratto dal libro-intervista che gli fece Giovanni
Valentini nel 2000.
Ma
non è l'ormai nota offerta del Cavaliere a quello che diventerà il suo
più acerrimo nemico («Io a quello lo sfascio!») che qui interessa,
quanto il prosieguo di quel racconto che getta una luce chiarificante
sulla polemica innestata in questi ultimi giorni dal comizio
anti-berlusconiano del pubblico ministero palermitano Antonio Ingroia e
dalle parole di fuoco di un altro rappresentante dell'ordine dei
magistrati, il segretario della loro associazione sindacale Giuseppe
Cascini, il quale è intervenuto a gamba tesa nel dibattito politico
italiano dichiarando che «questa maggioranza non ha la legittimazione
storica, politica, culturale e anche morale per affrontare la riforma
costituzionale della giustizia».
I
ricordi degli anni eroici di Mani pulite, affidati da Di Pietro a
Valentini, documentano per sua stessa ammissione uello che
pervicacemente ogni toga rifiuta di ammettere: che molti magistrati in
questo paese se ne fregano della divisione dei poteri e fanno
tranquillamente politica. E questo succede ormai (almeno) da vent'anni.
Ecco come va avanti la ricostruzione di quegli avvenimenti del 1994,
sempre con le parole di Di Pietro.
«Riattacco il telefono e telefono a Borrelli e gli racconto tutto. Il
procuratore prima mi chiede che cosa ho risposto, poi mi dice: "Ti
consiglio di non accettare", o qualcosa di simile. Ma - sia chiaro a
scanso di equivoci - il suo suggerimento era legato alla necessità di
proseguire l'inchiesta, di andare fino in fondo, di non lasciare il
lavoro a metà».
Non
si sa come prenderla questa precisazione di Di Pietro sulle reali
intenzioni - «a scanso di equivoci» - del procuratore capo di Milano e
su cosa voglia dire quel «non lasciare il lavoro a metà». Le date
possono, forse, aiutare.
Il primo governo Berlusconi ha giurato il 10 maggio 1994, le elezioni si
sono svolte il 27 e 28 marzo precedenti, l'incarico di formare il
governo fu affidato al Cavaliere il 28 aprile. La telefonata
«dall'ufficio del presidente della Repubblica» Oscar Luigi Scalfaro sarà
arrivata a Di Pietro verosimilmente negli ultimi giorni di aprile di
quell'anno.
Cinque mesi dopo, l'8 ottobre 1994, la Procura di Milano recapitava via
Corriere della sera a Silvio Berlusconi, che presiedeva a Napoli un
convegno internazionale sulla legalità nell'ambito del G7, il famoso
invito a comparire. Cosa intende Di Pietro quando dice che il suo capo
non voleva «lasciare il lavoro a metà» e che per questo gli sconsigliava
di entrare nel governo Berlusconi?
Di quella telefonata tra Di Pietro e Borrelli sono possibili le più
disparate interpretazioni, non esenti da partigianeria. Quella seguente
invece, tra Di Pietro e Piercamillo Davigo, suo collega nel pool di Mani
pulite, non lascia dubbi.
«Subito dopo la telefonata di Berlusconi, avevo chiamato Davigo per
consultarmi anche con lui. Entrambi ci siamo chiesti: possiamo fidarci
politicamente di Berlusconi? Fummo d'accordo che non ci si poteva
fidare. Ma il problema era se conveniva lasciare fare il ministro degli
Interni a qualcun altro che poteva rivelarsi un nemico di Mani pulite
oppure andarci io personalmente, proprio per non correre rischi.
In quella conversazione, Piercamillo lasciò la porta aperta a entrambe
le soluzioni, con una prevalenza per l'ipotesi negativa. Ricordo le mie
valutazioni a caldo con Davigo: "Rilanciamo - gli dicevo -, se ci danno
gli Interni e la Giustizia, siamo tranquilli che nessuno potrà
imbrigliarci, questo diventerebbe il governo di Mani pulite".
Ma
non c'era lo spazio per tutti e due. Ed è qui, per quanto mi riguarda,
che è scattata in me la decisione di rinunciare alla proposta. Se il
Polo avesse offerto concretamente anche a Davigo di entrare nella
squadra di governo, allora mi sarei orientato ad accettare».
«Il
governo di Mani pulite». Ecco il progetto "politico" del magistrato
Antonio Di Pietro sette mesi prima di togliersi platealmente la toga il
6 dicembre 1994. Sarebbe stato, quello, un governo di cui oggi Giuseppe
Cascini direbbe che ha «la legittimazione storica, politica, culturale e
anche morale per affrontare la riforma costituzionale della giustizia»?
Credo di sì.
Di
legittimazione, però, gliene sarebbe mancata una, quella delle urne.
Quella «sovranità che appartiene al popolo» che tutte le volte che si
esprime in modo difforme dai desiderata delle élites (togate e
culturali) di questo paese viene bollata di populismo. Non che l'allure
politica del Cavaliere di Arcore sia scevra da questa tentazione, ma ha
avuto finora il conforto dei risultati elettorali, «esercitati nelle
forme e nei limiti della Costituzione».
L'offesa (con rettifica pusilla) di Giuseppe Cascini, un uomo che la
Costituzione oltre che applicarla dovrebbe conoscerla, non è a Silvio
Berlusconi e al suo governo, ma a tutti colori che hanno partecipato
alle elezioni (abbiano votato a destra, a sinistra o scheda bianca)
determinando così la maggioranza politica che ha piena legittimità a
governare questo paese.
Se
una riforma della giustizia servisse anche solo a dissuadere da questi
sconfinamenti irrispettosi della democrazia chi ha il delicatissimo
potere di decidere della libertà delle persone, sarebbe la benvenuta.
21-03-2011]
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IN SILVIO CARITAS
- AVRà TANTI DIFETTI MA IL CAVALIER POMPETTA MANTIENE DA SOLO IL MERCATO
AUTOMOBILISTICO DEL PAESE: PER LE SUE SGALOPPANTI PULEDRE SPESI PIU’ DI
300 MILA € IN MERCEDESE, TOYOTA, REANAULT, NISSAM MICRA, MINI (MANCO UNA
FIAT!) - FATE LELE-MOSINA: MORA INCASSA A ZURIGO I MILIONI DEL BANANA E
POI MANDA MOZZARELLE A UN FINANZIERE IN SERVIZIO ALLA FRONTIERA SVIZZERA
- MINETTI DOMANI? TORNERA’ ALL’IGIENE DENTALE
Luigi Ferrarella e
Giuseppe Guastella per "il
Corriere della Sera"
Il presidente del
Consiglio sarà pure, come dice lui, una specie di «Caritas quotidiana»
che paga alle ragazze «le tasse universitarie, le cure mediche, i mutui
ai genitori». Ma a scorrere gli atti del processo sembra più
prosaicamente pagare soprattutto altro alle ragazze (specie di
provenienza geografica esotica e di giovane età). Per esempio, auto.
Già si era
verificato nelle scorse settimane che, oltre alle buste in contanti con
cifre variabili tra i 2.000 e i 20.000 euro consegnate alle partecipanti
alle notti di Arcore, oltre ai 240.000 euro spesi solo per comprare 100
collane dello stesso tipo, oltre ai 562.000 euro di bonifici a una
dozzina di ragazze conteggiati in un solo anno dagli accertamenti
bancari sul conto corrente personale di Berlusconi, oltre ai quasi 3
milioni versati a Lele Mora (indagato per l'ipotesi che sia stato lui
con Minetti e Fede a convogliare appunto ad Arcore 33 donne
prostituitesi con il Cavaliere),
e oltre alla
sconosciuta destinazione dei 13 milioni di assegni cambiati dal suo
tesoriere Giuseppe Spinelli nel 2010, altre somme considerevoli erano
state stanziate dal premier per acquistare automobili alle ragazze del
suo giro: sinora si era a conoscenza di 13 autovetture per il quale il
premier sembrava aver speso 280.000 euro.
Adesso però, nel
deposito finale degli atti d'indagine, un rapporto della polizia
giudiziaria aggiunge alla lista gli accertamenti su altre 8 automobili,
complessivamente costate altri 160.000 euro. Due sono sicuramente regali
di Berlusconi: lo si può dire con certezza perché una ragazza russa, di
nome Raissa, esce da una concessionaria nel 2008 con una Mini Mini
acquistata grazie a un bonifico di 24.000 euro dal conto di Silvio
Berlusconi al Monte Paschi.
E lo stesso accade
a una ucraina di nome Marianna, la cui Mini Mini pare ben più
accessoriata visto che al bonifico di Berlusconi costa nel 2008 più di
37.000 euro. Altre vetture (di cui un paio usate) delle ragazze
risultano invece comprate in contanti: sono due Mercedes 180, una
Mercedes classe A, una Toyota IQ, una Renault Megan e una Nissan Micra
per complessivi 100.000 euro.
Lunedì, al
processo in cui è imputato di aver corrotto il teste David Mills con
600.000 dollari, Berlusconi aveva annunciato la prima di una serie di
sue presenze nei processi. Ma ieri un cambio d'orientamento è stato
motivato dalla concomitante fissazione di un Consiglio dei Ministri per
una informativa sulla situazione in Libia. Il premier non invocherà però
un «legittimo impedimento»: «Consentiremo che l'udienza si svolga -
anticipa il difensore Piero Longo - anche se il presidente Berlusconi è
impedito a partecipare dalla riunione di governo». In programma c'è solo
l'audizione della consulente contabile del pm, la successiva udienza
sarà solo il 9 maggio.
Via da Mills
lunedì, via dal processo Ruby il 6 aprile: non è tempo di passerelle in
Tribunale, sembra dunque valutare il premier alle prese con gli atti
dell'indagine, tra i quali affiorano anche filoni collaterali. S.R.,
finanziere alla frontiera italosvizzera di Chiasso da fine 2007 a fine
2010, è ad esempio interrogato come teste il 21 febbraio dai pm che si
interessano al versante svizzero di Mora, che alla Bsi di Lugano ha un
conto sul quale sono stati versati in gennaio e marzo 2010 gli assegni
per 2 milioni e 450.000 euro provenienti da Berlusconi tramite il
ragionier Spinelli.
A sentire il
militare, quando nel marzo 2010 gli capita di controllare l'auto di
Fedele Gentile (stretto collaboratore di Lele Mora), «questa persona mi
diede il suo biglietto da visita». E perché? «Non lo so, l'ha fatto di
sua spontanea volontà». Comincia così a frequentare sia Gentile sia
Mora. E nel frattempo accade che Gentile o Mora passino spesso la
frontiera, «è capitato 3 o 4 volte che mi avvisassero che stavano per
arrivare al confine», capita che vengano controllati «non da me ma da
altri colleghi del mio stesso turno».
E capitano
telefonate intercettate con Gentile, come quella che il pomeriggio del
26 ottobre 2010 verte sulle "mozzarelle" che il collaboratore di Mora
sembra portare al finanziere, e che costui sembra ricevere con
particolare circospezione: "Ok, allora fai una cosa, entra nell'area di
servizio. Ti aspetto qui, vengo con una busta e me la carico dentro...lì
sotto l'area di servizio, così non ci vede nessuno, hai capito?".
La risposta del
militare ai pm non è il massimo dell'attendibilità: «Non volevo che gli
altri colleghi vedessero, Fedele mi ha portato in scatole di polistirolo
campioni di buone mozzarelle di bufala che un suo conoscente produceva
in Campania, poi io le ho portate in un ristorante di Lugano al cuoco
perché le provasse». E perché? «L'ho fatto per bontà».
Il 9 marzo è
invece ascoltato come teste l'architetto P.G. perché da una
intercettazione era spuntata l'aspirazione di Nicole Minetti ad aprire
uno studio dentistico, non si capiva bene con quali soldi. L'architetto
in effetti conferma ai pm che nel novembre 2010 un suo amico gli chiese
un sopralluogo per verificare se «un piccolo appartamento in corso Como,
che il consigliere regionale Minetti era interessata a prendere in
locazione per fare uno studio dentistico», fosse adeguato allo scopo
«con un budget di 30.000 euro».
L'architetto lo
fece, ma non seppe più niente. Nelle carte, specie in alcune
intercettazioni in tempi non sospetti, Minetti pare a volte rivendicare
una propria diversità dalle altre ragazze. Come quando a Emilio Fede
racconta che «io ho detto: "Ragazze, vedetevela voi, io non voglio saper
niente, sono solo il tramite, il contatto, punto e basta. Cioè io faccio
quello che mi si dice, quello che mi dice lui (Berlusconi, ndr), non
quello che mi dite voi. Capito?».
21-03-2011]
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PRIMO GOL DI BOKASSA BOCCASSINI AL CAVALIER POMPETTA - “NIET” DEL
COLLEGIO TUTTO AL FEMMINILE DEL PROCESSO RUBY AI LEGALI DEL BANANA CHE
CHIEDEVANO UNO SLITTAMENTO DEL PROCESSO PER STUDIARE LE NUOVE CARTE:
“RIGUARDANO SOLO IL CONTO CORRENTE DEL PREMIER, DOVREBBE CONOSCERLO
BENE” - IL POVERO SILVIO SI SFOGA CON UNA “FEDELISSIMA”: “CE NE FOSSE
UNA CHE NELLE INTERCETTAZIONI PARLA BENE DI ME” - IL FINE LATINISMO
DELL’INCAZZATISSIMA MINETTI: “VITA MIA MORT TUA. SE MI ARRABBIO IO, GUAI
PER TUTTI”…
Banner new Nonleggerlo Berlusconi Minetti
Piero Colaprico e Emilio Randacio per "la
Repubblica"
Il processo a Silvio Berlusconi si farà senza rinvii e comincerà, come
previsto, il 6 aprile. È la prima sconfitta per gli avvocati di Silvio
Berlusconi.
Hanno chiesto un posticipo, con la motivazione delle «troppe pagine in
poco tempo». E questo perché, due settimane fa, era stato consegnato
loro un supplemento d´inchiesta. La procura ha replicato a brutto muso:
primo, «l´invito a comparire per il premier è stato consegnato il 14
gennaio» e per la richiesta d´immediato al gip Cristina Di Censo non
s´era atteso troppo. Secondo, gli ultimi accertamenti «riguardano il
conto corrente personale» di Silvio Berlusconi, qualcosa che l´imputato
dovrebbe conoscere bene.
È
quello da cui, come ha rivelato Repubblica, sono stati prelevati con
assegni, e solo nel 2010, ben 12 milioni e 882mila euro, tutti
trasformati in contanti. E con un incremento notevole a dicembre.
Soppesate le varie ragioni, il collegio presieduto da Giulia Turri, e
con Carmen D´Elia e Orsola De Cristofaro, dà dunque ragione alla
procura. Peraltro, la prima udienza è tecnica: serve solo a precisare il
calendario, ma è chiaro che la battaglia procedurale è serrata.
Gli avvocati del primo ministro, notando i vari «omissis», hanno chiesto
di eliminarli, per poter organizzare una lista testi adeguata. E poi
fanno istanze per ottenere ciò che non esiste, ossia i «ventitré
interrogatori» a cui, secondo loro, è stata sottoposta Ruby. Due le
fonti delle «informazioni» avvocatizie: un´intervista della stessa Ruby
a un settimanale e una chiacchiera tra Marysthelle Polanco e Nicole
Minetti dello scorso 17 ottobre.
Allora nessun giornale aveva pubblicato una riga dell´inchiesta, ma le
papi-girl sanno, confusamente, che qualcosa è accaduto. Quel mattino si
registra uno scambio di messaggini.
«Amo, tranqui, (l´invito da parte di Silvio Berlusconi) è per parlarci
della storia della Ruby», invia Minetti.
«Ok, amo, nn voglio casini. Quella chi la conosce? Ha fatto i nostri
nomi ai magistrati!».
«Si, amo, l´hanno interrogata 22 volte».
Tanto basta agli avvocati per dare una veste giuridica alle fantasie
delle ragazze. E tanto affannarsi rende l´idea del clima che c´è e che,
già a suo tempo, era stato descritto dalla stessa Ruby a un´amica: «...
è venuto il mio avvocato e ha detto: "Ruby, dobbiamo trovare una
soluzione... è un caso che supera quello della D´Addario e della
Letizia, perché tu eri proprio minorenne... adesso siamo tutti
preoccupatissimi"».
È
dunque un processo che si annuncia molto, molto scivoloso, come sa lo
stesso Silvio Berlusconi, il quale a una delle sue fedelissime aveva
detto, scoraggiato: «In tutte le conversazioni non c´è una cosa positiva
che, nessuna, abbia detto su di me».
E
poi, per quanto fedelissime, che faranno in aula queste ragazze? Anche
Nicole Minetti, consigliere regionale e «addestratrice» del bunga bunga,
può riservare delle sorprese. Come si dimostra da una delle ultime carte
depositate. C´è una grande confidenza nel rapporto che lega Nicole al
padre Antonio. Per lui, che ha 60 anni ed è titolare di diverse attività
a Rimini, nonché legale rappresentante di una società di consulenza a
San Marino, Nicole organizza una serata importante.
Lo invita il 22 settembre scorso a «una cena con ministri politici,
Bondi, la Gelmini, imprenditori vari», e, volendo, «io posso fare un
tavolo», spiega al padre la politica del Pdl.
Dalle intercettazioni, Antonio Minetti risulta essere davvero a Milano,
a fine settembre, in una cena istituzionale al Castello Sforzesco,
quando si svolge la festa del Pdl. «Loro saranno al tavolo» seduti con
Giancarlo, «uno ben inserito», gli spiega la figlia. Gli investigatori
lo identificano in Serafini, ex sindacalista, parlamentare del Pdl.
E
mentre viaggia tra Rimini e Milano, il signor Minetti parla in inglese
con la figlia e chiede: «Giancarlo cosa sa della tua relazione con
l´altro tipo? Dei favori che fai con gli appartamenti e quel tipo di
cose?». Il riferimento per i detective è chiaro: Silvio Berlusconi.
Quando, il 26 ottobre scorso, lo scandalo bunga bunga, finisce sui
giornali, Nicole, al telefono con il padre, è sempre più preoccupata:
queste cose, ammette, rischiano «di rovinarmi la vita». E la reazione è
determinata: «Se mi arrabbio io, saranno problemi grossi per tutti». E
la conclusione è uno sgangherato, ma altrettanto comprensibile progetto
da gladiatrice: «Vita mia mort tua».21-03-2011]
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1- SU "IL
GIORNALE", CONTRAEREA BISIGNANI: "IL MISTER X TRA BOCCHINO E DE
BENEDETTI" - 2- RITRATTO AL CETRIOLO DEL RAMPANTE FRANCESCO DINI,
L’EMINENZA GRIGIA E TESTA D’ARIETE DI CARLETTO DE BENEDETTI NELLA STANZE
DELLA POLITICA, CHE HA SDOGANATO L’INCARFAGNATO SOLDATINO DI FINI PRESO
"LA REPUBBLICA" DI EZIO MAURO - 3- CON BOCCHINO, DINI VANTA UN’ANTICA
CONSUETUDINE DI CENE, INCONTRI E VACANZE - 4- CURIOSO: ANCHE DINI SEGUE
UN ITINERARIO CHE VA DA BERLUSCONI ALLA CORTE DELL’ING. - 5-
L’ASSISTENTE DEL RISERVATISSIMO DINI, ROBERTA ROMITI, ENTRA ALLA CAMERA
CON UN TESSERINO DI FUTURO E LIBERTà, CHE LA INDICA COME COLLABORATRICE
DELL’ONOREVOLE E TESORIERE DEL PARTITO, CHIARA MORONI, CARISSIMA AL
CUORE DI DINI... -
Stefano Zurlo per
Il Giornale
«Francescooo,
Francescooo». Nicola Latorre, senatore del Pd e parlamentare autorevole
e potente, si sgola ma Francesco non sente. Sarà per il traffico, che
dalle parti di via del Tritone nel cuore di Roma, ha sempre un volume
moto alto. Ma Francesco Dini non è un personaggio abituato a voltarsi.
Se qualcuno vuole parlargli, non gli resta che inseguirlo. E infatti
l'autorevole Latorre si mette a rincorrerlo in mezzo alla strada.
È il febbraio 2010
e questa istantanea romana ci racconta molto bene lo spessore e la forza
di un manager perfettamente inserito nella stanza dei bottoni. Per
qualcuno, per chi lo ha incrociato solo di sfuggita, il quarantasettenne
Francesco Dini è un lobbista, insomma un testa d'ariete del gruppo De
Benedetti nella stanze della politica.
Ma in realtà
l'uomo è molto, molto di più. Una specie di braccio destro
dell'Ingegnere: «La sua ombra», lo definisce un colletto bianco che lo
conosce molto bene e che non vuole essere citato in prima persona.
«Consideri - spiega al Giornale -che quando gli amministratori delegati
del gruppo Cir scrivono comunicazioni importanti le mandano per
conoscenza anche a lui».
Così, seguire le
sue mosse, le sue frequentazioni, la mappa delle sue relazioni, aiuta a
capire un pezzo dell'Italia che si muove dietro le quinte. Sì, perché
Dini ha una biografia apparentemente piatta come un'ostia, va molto di
rado sui giornali, anche quelli di famiglia, insomma è un perfetto
sconosciuto per l'opinione pubblica. E questo dato, naturalmente,
aumenta il suo potere. Silenzio e discrezione gli sono compagni e
favoriscono la tessitura della sua complessa tela.
Una ragnatela
sorprendente e illuminante perché i suoi rapporti spaziano da destra a
sinistra. Sul lato rosso dell'emiciclo ha rapporti di confidenza con la
coppia formata da Massimo D'Alema e da Nicola Latorre, sull'altro
versante aveva familiarità con il ministro dello Sviluppo economico
Paolo Romani, che ne stima intelligenza e duttilità. Ma ultimamente i
due si sarebbero raffreddati perché Dini si è speso molto e ha fatto
fuoco e fiamme anche contro il governo per sostenere Sorgenia, la
società della galassia Cir che si occupa di energia.
Ma l'asse più
interessante è quello con Italo Bocchino, il numero due di Futuro e
libertà, con cui Dini vanta un'antica consuetudine e con cui, forse, ha
condiviso recenti scelte strategiche. Quando si studia l'evoluzione di
Fli, la rottura con Berlusconi, l'uscita dalla maggioranza e una nuova,
ambigua collocazione sul crinale scivoloso fra destra e sinistra, non si
deve dimenticare anche questo link personale fatto persino di lunghe
vacanze trascorse insieme con le relative famiglie sulla Costiera
amalfitana: se Dini è vicinissimo all'Ingegnere e Bocchino è il vice di
Fini, allora si può capire come l'amicizia possa aver facilitato la
contaminazione fra i giornali del gruppo De Benedetti e i futuristi.
Il partito
dell'Ingegnere, che si esprime attraverso la Repubblica e l'Espresso,
vede di buon occhio l'avventura dei finiani e la crepa che Fli ha aperto
nella coalizione del Pdl. Dini è uno degli artefici di questa svolta
carica di conseguenze per la politica italiana e per i suoi assetti di
potere. Curioso: anche Dini, segue un itinerario che lo porta dalla
cittadella berlusconiana alla corte dell'Ingegnere.
Francesco è figlio
di Claudio Dini, l'architetto che con la sua matita ha contribuito a
tracciare i palazzi di Milano 2 ma anche il presidente della
Metropolitana milanese risucchiato da Mani pulite. Il figlio, nello
zaino una laurea in Tecniche della comunicazione, si forma nell'ambiente
Fininvest, alla scuola di Aldo Brancher e di Fedele Confalonieri. Una
leggenda metropolitana lo vorrebbe anche assistente di Gianni Letta. Ma
la notizia è falsa come la presenza dei coccodrilli bianchi nel
sottosuolo di New York.
Poi qualcosa si
rompe. Dini litiga furiosamente e se ne va, sbattendo la porta.
L'Ingegnere, da sempre il nemico del Cavaliere, lo accoglie a braccia
aperte. È il 1999. La carriera è rapidissima. Dini diventa subito
direttore delle relazioni istituzionali di Cir, la holding del gruppo;
nel marzo 2004 è direttore degli Affari generali del gruppo.
Di fatto, è sempre
più vicino all'Ingegnere. E entra in tutti, o quasi, i consigli
d'amministrazione delle società in cui è ramificata la galassia De
Benedetti. Così è consigliere del gruppo editoriale L'Espresso, di
Audiradio, di Audiweb, di Energia, di Energia Holding, e di Energia
Molise. Insomma, è ovunque. Ma compare poco. Pochissimo. Quasi mai. Non
ne ha bisogno. I giornali non gli servono. Semmai sono uno specchio
delle sue strategie.
Le agenzie di
stampa lo snobbano. Lo sfiorano solo perché resta impigliato
nell'inchiesta per la realizzazione delle centrale Turbogas di Termoli
in cui sono coinvolti anche il presidente del Molise Michele Iorio e
l'assessore regionale Gianfranco Vitagliano. Dini, intercettato in un
valzer frenetico di telefonate, parla di politica, di soldi, di
assunzioni secondo una logica evergreen: quella clientelare. «Gianfranco
- spiega al suo interlocutore - è il papà di quella centrale».
Poi si sfoga
perché la squadra di calcio del Termoli, sponsorizzata dal gruppo, è un
pozzo senza fondo: «Questi sono sempre a chiedere. Mi hanno chiesto
delle cose folli... Questi sono come i drogati, se gli dai 100mila, poi
ne spendono 150mila». Infine il capitolo assunzioni, toccato con una
persona di Termoli: «Parlatene con il vostro sindaco, lui ha fatto
molto, parlatene con lui perché diciamo che il 90 per cento della gente
è su... su suo suggerimento».
La centrale di
Termoli - e non solo quella - porta problemi. Sorgenia, il quarto
operatore nazionale di energia dopo Eni, Enel e Edison, un colosso da
2,3 miliardi di euro, ha qualche difficoltà. Difficoltà crescenti.
Difficoltà che aumentano esponenzialmente negli ultimi tempi. Dini
prende di mira il decreto energia e il decreto sulle fonti rinnovabili,
cerca di modificare in corsa i testi, fa circolare fra i big del settore
una lettera che vorrebbe spedire a Romani in cui tenta di riaprire i
giochi e di delegittimare Assoelettrica: «Auspichiamo che sia estesa la
partecipazione al tavolo di consultazione di tutte le principali aziende
impegnate nello sviluppo della cosiddetta green economy e non sia quindi
limitata dalla presenza di associazioni di categoria».
La lettera non
parte e viene cestinata, Dini perde il round ma continua a tessere la
sua infaticabile tela. Perfettamente bipartisan. Anzi, capace di
sintonizzarsi come un sismografo con le scosse del palazzo. È vicino a
Cesare Cursi, l'ex democristiano poi aennino e oggi pidiellino
presidente della commissione industria del Senato. Ma stringe sempre più
le sue liason con Fli, sponda amica dei giornali dell'Ingegnere. La sua
assistente, Roberta Romiti, entra per qualche tempo alla Camera con un
tesserino che la indica come collaboratrice dell'onorevole Chiara
Moroni, amica come Bocchino di Dini e tesoriere del gruppo. Poi la
situazione si evolve e la Romiti viene addirittura «stabilizzata» con un
tesserino del gruppo Fli.
Niente male - e niente di illegittimo, sia chiaro - per una dipendente
di Sorgenia.
Lui frequenta l'Agcom, denuncia l'atteggiamento di Google che non paga
pedaggio per la pubblicità e segue anche il delicatissimo problema della
numerazione sul telecomando al momento del passaggio al digitale
terrestre. Dicono che Rodolfo De Benedetti, il figlio dell'Ingegnere,
non abbia gradito il suo strapotere. E abbia provato a ridimensionarlo,
sostituendolo alle riunioni fra i signori dell'energia. Poi, però, Dini
è tornato al suo posto. E alla giostra delle sue riunioni. Più saldo che
mai. A fianco dell'Ingegnere. E suo ambasciatore, fra il Fli e il Pd,
nell'eterno tentativo di fabbricare il dopo Berlusconi. 21-03-2011]
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WALL ST. PROMUOVE
LE FUSIONI E L’EUROPA ACCELERA SU LIBIA E GIAPPONE - GERONZI RISPONDE AI
CONSIGLIERI: “NON PARLO DELLE DICHIARAZIONI DI BOLLORÉ - BAZOLI BOCCIA I
“TAGLI LINEARI” DI TREMONTI - PER DELOITTE I VERTICI TELECOM SAPEVANO
DELLE SIM FALSE (ZINGALES CONTRO IL NO ALL’AZIONE DI RESPONSABILITÀ) -
IL COMPENSO DI BEBÈ (2,9 MLN) - IL CASO SPARKLE È COSTATO 425,2 MLN -
MONDADORI, CRESCE L’UTILE E ARRIVA IL DIVIDENDO (0,17 AD AZIONE). COSTA
NON ESCLUDE ACQUISIZIONI
GERONZI
1. BORSA: EUROPA
ACCELERA SU LIBIA E GIAPPONE, MILANO +1,4%...
(ANSA) - A circa un'ora dalla chiusura della seduta le
Borse europee ampliano i loro rialzi sulla scia dell'avvio molto
positivo di Wall street e dell'apparente allentamento della tensione
dell'allarme atomico in Giappone. Anche le dichiarazioni ottimistiche
dei vertici militari occidentali sulle incursioni in Libia stanno
sostenendo i listini, con l'indice Stxe 600, che registra l'andamento
dei principali titoli quotati sui mercati azionari del Vecchio
continente, che cresce di un punto e mezzo percentuale.
Salgono
soprattutto i titoli delle assicurazioni (+2,3% l'indice Dj stoxx di
settore) dopo i bruschi cali seguiti al terremoto giapponese e,
soprattutto, quelli delle telecomunicazioni, trainati da Deutsche
Telekom (+11,28%) che ha ceduto T-Mobile Usa ad At&T per 39 miliardi di
dollari.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +1,23%
- Parigi +2,34% - Francoforte +2,12% - Madrid +2,08% - Milano +1,43% -
Amsterdam +1,76% - Stoccolma +1,16% - Zurigo +2,00%
2. GERONZI, NON
ENTRO NEL MERITO DICHIARAZIONI BOLLORE'...
Radiocor - A fronte della pluralita' di dichiarazioni
espresse in questi giorni da consiglieri delle Generali, il presidente
Cesare Geronzi non intende entrare nel merito, lasciando che ognuno si
assuma le proprie responsabilita'. Questo, a quanto appreso da Radiocor,
il senso della risposta di Geronzi alla lettera con cui i consiglieri
espressi dalla minoranza hanno chiesto al presidente di intervenire per
rettificare ad informazioni errate fornite dal vicepresidente Vincent
Bollore' in un'intervista.
3. BAZOLI, TAGLIO
LINEARE SPIEGA LE PROTESTE DEL SETTORE...
(Adnkronos) - 'Il taglio lineare che non ha escluso
quella che dovrebbe essere una eccezione', cioe' la cultura e la tutela
del patrimonio storico-artistico, 'permette di spiegare tutte le
proteste e il grido di dolore che provengono dal settore'. Lo ha detto
Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa
Sanpaolo, presentando oggi a Firenze, in Palazzo Pitti, la mostra
biennale 'Restituzioni' che raccoglie nell'edizione 2011 oltre 80 opere
restaurate grazie al contributo della banca (1,2 milioni di euro).
A tal proposito,
Bazoli ha sottolineato 'l'attuale momento' in cui 'la politica italiana
e' fortemente spaccata in due' e ha ricordato come 'si riconosce al
ministro dell'Economia di aver tenuto insieme le finanze' del Paese con
una politica anche 'rigida e impopolare'.
4. TRICHET,
ANDAMENTO ECONOMIA POSITIVO, PRESSIONI PREZZI IN RIALZO...
Radiocor - 'L'andamento di fondo dell'economia europea
rimane positivo e a nostro parere beneficiera' ulteriormente nel corso
dei prossimi me si della ripresa a livello globale'. Lo ha detto nel
corso della sua testimonianza di fronte al Parlamento europeo il
presidente della commissione europea Jean Claude Trichet che ha anche
sottolineato come le pressioni sui prezzi siano in aumento e che ci si
attenda dunque una crescita generalizzata dell'inflazione a medio
termine a causa della corsa delle commodities. Rispetto alla politica
monetaria della Bce, Trichet ha spiegato di 'non avere nulla da
aggiungere' rispetto al comunicato di fine meeting dell'eurotower del 3
marzo.
5. TRICHET,
EUROTOWER NON A FAVORE INTRODUZIONE EUROBOND...
Radiocor - La Bce e' contraria agli eurobond anche se
capisce le ragioni di chi ne chiede l'applicazione. Lo ha detto nel
corso della sua testimonianza di fronte al Parlamento europeo il
presidente della commissione europea Jean Claude Trichet. Secondo
Trichet, l'adozione degli eurobond rischierebbe di 'ridurre gli
incentivi per i singoli stati ad adottare solide misure di disciplina
fiscale'. Secondo Trichet occorre un 'salto generazionale in avanti' in
tema di governance e supervisione dell'economia a livello europeo anche
se deve rimanere ai singoli stati il compito di provvedere alla
solidita' dei propri conti pubblici.
6. TELECOM:
COMPENSO BERNABE' 2,9 MLN, PARTE BONUS A BORSE STUDIO...
(ANSA) - Nel 2010 l'a.d di Telecom Franco Bernabe' ha
rinunciato a parte del bonus 2009 maturato per i risultati ottenuti (si
tratta di 194 mila euro su un bonus complessivo di 980 mila euro) per
finanziare le borse di studio per i figli dei dipendenti.
Nel 2010, si legge
nelle note al bilancio, il compenso di Franco Bernabe' e' sceso dunque a
2,925 milioni, compresi i benefici non monetari (auto, polizze
assicurative e sanitarie, previdenza complementare per un valore di
327mila euro contro i 296mila dell'anno scorso) contro i 3,43 milioni
incassati l'anno precedente. Allora la componente di remunerazione
variabile a breve termine liquidata l'anno scorso a fronte dei risultati
economici e degli obiettivi gestionali conseguiti era stata di 1,35
miliardi.
Il compenso
percepito dal presidente Gabriele Galateri invece e' rimasto pressoche'
invariato rispetto all'anno scorso (1,786 milioni).
Da segnalare che
alcuni consiglieri non hanno percepito i loro compensi ma li hanno
versati alle 'case madri'. In particolare Cesar Alierta (110mila euro) e
Julio Linares (145mila) hanno versato a Telefonica gli emolumenti
ricevuti per le loro cariche in Telecom, Gaetano Micciche' (110mila) a
Intesa Sanpaolo, Renato Pagliaro (145mila) a Mediobanca e Mauro
Sentinelli (73mila) a Ecotel.
7. TELECOM MOTIVA
'NO' AD AZIONE RESPONSABILITÀ, ZINGALES CONTRO...
(Reuters) - Telecom Italia ha deciso di non avviare
azioni di responsabilità contro gli ex-amministratori per l'incertezza
sul suo esito, sull'identificazione dei costi e sul nesso di causalità
tra la condotta degli amministratori e gli stessi costi e per possibili
danni di immagine per la società .
Lo dice la
relazione di corporate governance, disponibile sul sito del gruppo
telefonico, precisando che la decisione è stata presa con la "totale
contrarietà" del consigliere indipendente Luigi Zingales.
I fatti cui il gruppo avrebbe potuto chiedere danni agli
ex-amministratori sono legati a tre vicende: dossier illegali, sim
false, caso Telecom Italia Sparkle.
8. DELOITTE, CASO
SPARKLE COSTATO 425,2 MLN...
(ANSA) - Il caso Sparkle e' costato a Telecom 425,2
milioni di euro. Deloitte, si legge nella relazione sulla corporate
governance, ha rilevato in capo a Telecom Italia Sparkle costi fiscali
(per Iva indetraibile, sanzioni e interessi) per complessivi 418 milioni
di euro, oltre ad altri costi collegati alla vicenda per circa 7,2
milioni di euro, in particolare costi per fidejussioni rilasciate in
relazione ai procedimenti penali in corso, costi per consulenze legali e
altre correlate all'indagine penale e costi per incentivi e bonus
riconosciuti a livello di gruppo Telecom Italia.
Per evitare un
nuovo 'caso Sparkle', Telecom ha attivato uno speciale comitato
(costituito a giugno e presieduto dal direttore finanziario) che deve
vigilare su quelle carenze che sono state definite 'material weakness'.
9. SIM FALSE;
DELOITTE, VERTICE CONOSCEVA CRITICITA'...
(ANSA) - 'Gli approfondimenti di Deloitte hanno
evidenziato che taluni esponenti del vertice e del management aziendale'
di Telecom Italia 'in carica al tempo dei fatti avevano la
disponibilita' di elementi conoscitivi relativi a criticita' e carenze
nei controlli interni al tempo esistenti e piu' in generale ad alcuni
aspetti dei fenomeni in esame'. E' quanto si legge nella relazione sulla
corporate governance di Telecom Italia in relazione alla vicenda delle
'sim false'.
La relazione
contiene un'informativa sul rapporto Deloitte, cioe' l'analisi interna
commissionata dall'attuale a.d di Telecom, Franco Bernabe', in relazione
ad alcuni scandali(dossier illegali, caso Telecom Sparkle, sim false)
che hanno coinvolto il gruppo telefonico. Gli approfondimenti di
Deloitte sul fenomeno della 'sim false' hanno evidenziato 6,8 milioni di
sim card con intestazioni 'irregolari', concentrate per lo piu' nel
triennio 2005-2007 e con costi per Telecom compresi tra 19,9 e 27
milioni di euro.
Per la vicenda
sono indagati dalla Procura di Milano, anche sulla base delle risultanze
del rapporto Deloitte, l'ex amministratore delegato di Telecom, Riccardo
Ruggiero, e l'ex responsabile della direzione domestic mobile services
(e candidato alla direzione generale di Telecom), Luca Luciani.
10. EDISON: +18%
RICAVI 2010 A 10,4 MILIARDI, NO DIVIDENDO...
Radiocor - Il gruppo Edison ha chiuso il 2010 con una
crescita del 18% dei ricavi, pari a 10,4 miliardi, rispetto al 2009, un
ebitda in calo del 6,9% a 1,4 miliardi a causa dell'azzeramento dei
margini dell'attivita' di importazione e vendita di gas, l'ebit e' sceso
del 60,9% a 273 milioni e il risultato netto di gruppo e' pari a 21
milioni contro i 240 del 2009 dopo aver effettuato svalutazioni e
accantonamenti per oltre 400 milioni. Gli azionisti di Edison rimarranno
a bocca asciutta: nessun dividendo verra' distribuito a fronte della
perdita di 86 milioni della capogruppo.
11. DRAGHI,
AUMENTARE LE ALIQUOTE E' FUORI DISCUSSIONE...
Radiocor - 'Aumentare le aliquote fiscali e' fuori
discussione'. Lo dice Mario Draghi, Governatore di Banca d'Italia,
durante un convegno sull'euro a Milano , perche', spiega,
'comprometterebbe l'obiettivo della crescita, sottoporrebbe i
contribuenti onesti a una insopportabile vessazione; le aliquote
andrebbero piuttosto diminuite, man mano che si recuperino evasione ed
elusione'.
Il problema
dell'economia italiana, ricorda Draghi, 'e' la difficolta' strutturale a
crescere' e, ai fini della crescita e della riduzione dell'incidenza del
debito pubblico sul prodotto, e' necessario 'ripristinare rapidamente un
solido avanzo primario e non sottrarsi all'esigenza di mettere in campo
interventi che sostengano strutturalmente la crescita'.
12. DRAGHI,
TENSIONI SU PREZZI, VALUTARE TEMPI NORMALIZZAZIONE...
Radiocor - L'orientamento della politica monetaria
dell'Eurozona 'e' da lungo tempo espansiva', ma l'emergere di tensioni
inflazionistiche 'richiede di valutare attentamente tempi e modalita' di
una normalizzazione delle condizioni monetarie'. Lo ha detto il
Governatore di Banca d'Italia e consigliere della Bce, Mario Draghi,
intervenendo a un convegno sull'euro all'Universita' Cattolica di
Milano. E' necessario, ha continuato, 'prevenire un deterioramento delle
aspettative' ed effetti secondari su salari e prezzi. e il Consiglio
direttivo della Bce 'e' pronto a intervenire con fermezza e
tempestivita' per assicurare che tali rischi non si concretizzino'.
13. MONDADORI:
UTILE CRESCE DEL 22,7% A 42,1MLN, PROPOSTO DIVIDENDO 0,17 PER AZIONE...
(Adnkronos) - Cresce l'utile di Mondadori che nel 2010
registra un aumento del 22,7% pari a 42,1 mln di euro rispetto ai 34,3
del 2009. Il fatturato consolidato raggiunge i 1.558,3 milioni di euro,
pari a +1,2% rispetto ai 1.540,1 milioni di euro del 2009. Questi i dati
contenuti nel bilancio approvato oggi dal cda di Arnoldo Mondadori
Editore, riunitosi oggi sotto la presidenza di Marina Berlusconi,
presentati dal vicepresidente e amministratore delegato Maurizio Costa.
Il cda proporra'
alla prossima assemblea, convocata per giovedi' 21 aprile in prima
convocazione (venerdi' 22 aprile, in eventuale seconda convocazione), la
distribuzione di un dividendo unitario, al lordo delle ritenute di
legge, di euro 0,17 per ciascuna delle azioni ordinarie (al netto delle
azioni proprie) in circolazione alla data di stacco cedola.
La decisione del
cda di Mondadori di proporre alla prossima assemblea un dividendo pari a
0,17 euro per azione risponde a "una politica di didivendi coerente e
soprattutto sostenibile". Lo evidenzia, incontrando la comunita'
finanziaria, l'ad Maurizio Costa, in occasione della presentazione del
bilancio 2010.
14. COSTA
(MONDADORI): NON ESCLUDIAMO ACQUISIZIONI...
(Adnkronos) - "Non escludiamo di poter cogliere la
possibilita' di acquisizioni sia sul nostro tradizionale mercato, sia su
quello digitale, che e' effervescente". Lo annuncia l'ad di Mondadori,
Maurizio Costa, parlando oggi alla comunita' finanziaria, in occasione
della presentazione delle linee guida del prossimo triennio della
societa' editrice. "Stiamo monitorando e valutando", spiega
l'amministratore delegato.
15. FINCANTIERI:
SI AGGIUDICA CONTRATTO PER COSTRUZIONE DUE NAVI PER TIDEWATER...
(Adnkronos) - Fincantieri si e' aggiudicata un
contratto per la costruzione di due navi tipo PSV, ordinate da
Tidewater, il piu' importante operatore al mondo nel settore dei servizi
per l'industria offshore. Le unita', con consegna prevista la prima alla
fine del 2012, la seconda entro la meta' del 2013, saranno realizzate
presso lo stabilimento di Sturgeon Bay (Wisconsin, Usa), di proprieta'
di Fincantieri Marine Group, societa' del gruppo Fincantieri.
Si tratta di
unita' tipo PSV - Platform Supply Vessel, per l'assistenza alle
piattaforme di trivellazione e il supporto alle attivita' offshore. Tra
gli aspetti particolarmente innovativi che caratterizzano queste unita',
la propulsione diesel-elettrica e la possibilita' di operare a
temperature polari e in acque profonde. Queste navi, che saranno
certificate dall'American Bureau of Shipping, saranno lunghe 92,5 metri,
larghe 19, potranno raggiungere una velocita' di oltre 14 nodi e sono
progettate secondo le piu' stringenti normative antincendio e per la
riduzione dell'impatto ambientale.
Sturgeon Bay e'
uno dei quattro stabilimenti americani di Fincantieri Marine Group ed ha
una produzione principalmente rivolta ai clienti commerciali ed alle
riparazioni navali. Il cantiere di Sturgeon Bay, insieme a quello di
Marinette, e' oggetto di un significativo piano di investimenti, volti
ad aumentarne l'efficienza. 21-03-2011]
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GUERRA ALL’ULTIMO
QUADRO TRA GLI EREDI PICASSO E L’ELETTRICISTA DI PABLO - DOPO 40 ANNI
PULISCE IL GARAGE E RITROVA 271 OPERE del valore di 120 milioni di euro
DELL’AUTORE DI GUERNICA: MA NON SONO FIRMATE – LA “PICASSO
ADMINISTRATION” GRIDA SUBITO ‘AL LADRO’ - E SI APRE IL PROCESSO
SULL’INDOLE DEL GENIO CATALANO DI PAGARE A COLPI DI DISEGNI ANZICHé DI
PORTAFOGLI
Stefano Montefiori
per il "Corriere
della Sera"
I familiari del
grande scomparso - invece di difenderne la memoria - lo dipingono come
un uomo arido e calcolatore, mentre gli estranei ne lodano la generosità
senza pari: una strana polemica, a parti invertite come in uno dei suoi
celebri ritratti. Chi era, dunque, Pablo Picasso? Il genio che portò
all'infelicità le sue donne, immenso pittore e pessimo uomo incapace di
slanci, o il più grande artista del XX secolo, attraversato da mille
contraddittorie passioni tra le quali il gusto di donare, a tutti e
senza pensarci, riscattando così i tempi duri degli inizi quando frugava
nei bidoni della spazzatura a Montparnasse?
C'è l'identità e
la personalità stessa dell'autore di Guernica in gioco- oltre a 271
opere del valore di 120 milioni di euro - nel processo che a Grasse vede
opposti gli eredi di Picasso e il suo elettricista in pensione. Il 9
settembre scorso il 71enne Pierre le Guennec e la moglie Danièlle si
presentano a Parigi da Claude Picasso, figlio del pittore e a capo della
«Picasso Administration» , la società che amministra l'eredità del
maestro. Nel trolley, opere mai viste prima, che i due pensionati
vogliono fare autenticare.
Sbalordito, Claude
li lascia tornare a casa in Provenza assicurando loro che li terrà al
corrente. Poi li denuncia per ricettazione di opere d'arte, e Pierre le
Guennec passa due giorni in custodia cautelare. «Mio padre era
estremamente geloso delle sue opere - spiega Claude Picasso -, non ne
avrebbe mai regalate così tante a degli estranei. Era solito firmare
ogni quadro che lasciava il suo atelier, e invece quelli in possesso dei
le Guennec sono senza nome, anche se chiaramente dipinti da lui» .
L'elettricista e la moglie continuano invece a sostenere la solita
versione: un regalo di quaranta fa, rimasto finora in garage.
Possibile? No,
secondo gli eredi Picasso, che vogliono riprendersi i nove collage
cubisti che da soli valgono 40 milioni, un acquerello del periodo blu,
tempere su carta, alcuni studi di mani dipinti su tela, una trentina di
litografie, dei ritratti della prima moglie Olga, una caricatura del
giovane critico Andrè Salmon, e tutto il resto. Secondo i le Guennec,
Picasso era straordinariamente generoso. Con loro, e con molti altri.
«È stata
Jacqueline, l'ultima moglie di Picasso, a dare tutto a Pierre le Guennec
mentre il maestro era ancora in vita, con il suo accordo- dice
l'avvocato dei le Guennec, Evelyne Rees -. Erano una coppia che provava
piacere a fare regali. Da quando è scoppiato il caso sono entrata in
contatto con altre persone che hanno ricevuto regali simili, ma non
vogliono venire allo scoperto per paura di venire processati come i miei
assistiti» . Provare la generosità dei Picasso significherebbe
scagionare i le Guennec.
Ecco quindi il
fiorire di aneddoti: Picasso che, quando lavora alla tipografia di Henri
Deschamps, offre una litografia a ogni operaio; uno di loro non sa che
farsene, dice di preferire del formaggio, e Picasso ritorna portandogli
del port-salut. Ancora, alla padrona di un ristorante catalano di
Marsiglia dove gusta un'ottima bouillabaisse Picasso regala il disegno
di uno scampo con la scritta Merci, e ai camerieri lo schizzo di un
pesce ogni volta diverso.
Al suo cardiologo
66 acqueforti, ai bagnini di Juan-Les-Pins dipinti vari e al suo
barbiere Eugenio Arias 60 opere, tanto che ne farà un museo. La moglie
Jacqueline non è da meno: morto il maestro nel 1973, regalerà un
ritratto ad Antonio Sapone, figlio del sarto di Picasso, e un altro
dipinto al figlio di Guy, il suo autista. Geneviève Laporte, a 17 anni,
è stata la modella e amante dell'allora 69enne Picasso. Ha sentito del
processo alla radio, e ha raccontato a Le Point che è vero, il maestro
amava fare doni e la storia dei le Guennec è del tutto verosimile.
«Una volta eravamo
nel suo studio di quai des Grand Augustins, a Parigi, e degli operai
spagnoli suonarono alla porta chiedendogli dei soldi. Lui staccò subito
un assegno, ma si infuriò quando quelli pretesero anche un quadro» .
Un'altra volta, Picasso regalò un disegno a una ragazzina per strada, e
quando quella esultò con i genitori «guardate, vale milioni!» , lui
glielo riprese e lo strappò davanti ai suoi occhi. Generoso, ma pur
sempre Picasso.
21-03-2011
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FATE LELE-MOSINA -
MICA C’È SOLO BOKASSA-BOKASSINI CHE LO ACCUSA DI FAVOREGGIAMENTO DELLA
PROSTITUZIONE DI RUBY E LE ALTRE: I PM MILANESI CHIEDONO IL FALLIMENTO
(PER 18 MLN €) DEL PORTATORE MAL-SANO DI GNOCCA - E IN SVIZZERA, DOVE SI
FA VERSARE MILIONI DAL GENEROSO CAV. POMPETTA, NON LO ACCOLGONO PIÙ A
BRACCIA APERTE: SE LO CONDANNANO, LE AUTORITÀ POSSONO LEVARGLI IL
DOMICILIO TICINESE - A MENO CHE NON TROVI UN RICCONE CHE GARANTISCA PER
LUI…
Mauro Spignesi per
"il Caffè" (www.caffe.ch)
Quando era
arrivato a Vico Morcote, erano altri tempi. Lele Mora era ancora il gran
cerimoniere delle feste per vip. Lanciava un personaggio alla settimana,
qualche politico ticinese si faceva fotografe con lui al Billionaire in
Costa Smeralda, e nonostante i primi, sinistri scricchiolii, i direttori
di banca lo chiamavano ancora per chiedergli favori, biglietti e accessi
nelle zone vip del locali, e non per sollecitarlo a rientrare da una
esposizione diventata oggi gigantesca. Ovvero 18 milioni, tra debiti con
istituti di credito, fornitori e tasse. Oggi dunque c'è un altro Lele
Mora.
E la sua
situazione patrimoniale è totalmente diversa da quella di qualche anno
fa. E anche i suoi conti con la giustizia italiana nel frattempo sono
cresciuti. Ci sono ancora le condizioni per confermare il suo permesso
di dimora? Un interrogativo che per adesso si sussurra ancora a mezza
voce negli ambienti che contano. Perché se venisse ufficializzato il suo
crac finanziario, e in sovrappiù fosse anche condannato per i suoi guai
con la giustizia, verrebbe a cadere una delle condizioni per mantenere
la sua dimora in Ticino. Ovvero l'autonomia finanziaria, e un reddito di
oltre 100 mila franchi.
Certo, si tratta
di ipotesi. Ed è pur vero che "avere mezzi propri sufficienti per un
cittadino comunitario è un requisito importante, ma che può anche essere
soddisfatto chiamando un garante o avendo soldi da parte", come spiegano
alla Sezione dei permessi di Bellinzona, parlando tuttavia in generale
perché il caso Mora non è stato per ora riesaminato. D'altronde gli
accordi bilaterali sono chiari.
Il reddito "è
soltanto una condizione, se cade di per sé non ha alcun effetto. La
situazione - precisano a Bellinzona - cambierebbe davanti a una condanna
penale. Ma dovrebbe essere passata in giudicato. Inoltre, si dovrebbero
tenere presenti un'altra serie di condizioni. Come un' eventuale
recidiva, l'integrazione, il comportamento in Svizzera, il tipo di
famiglia che ha il dimorante, se ha figli e così via".
Insomma, il Ticino
ha le mani legate. Ma le ultime vicende in Italia potrebbero modificare
ancora la situazione di Mora. E di pochi giorni fa la notizia che il
manager dello spettacolo ha ottenuto dal premier Silvio Berlusconi quasi
tre milioni di euro, in gran parte depositati (dicono le carte
processuali riportate dalla stampa) alla Bsi di Lugano. Di questi soldi,
che secondo l'accusa sono stati pagati da Berlusconi per le ragazze che
Mora portava ad Arcore, mentre per la difesa erano solo un semplice
prestito a un amico in difficoltà (Mora dice che dovrà restituire i
denari in cinque anni e che le parti hanno le fotocopie degli assegni),
si parlerà sicuramente il 6 aprile al palazzo di Giustizia di Milano,
dove il giudice Filippo Lamanna dovrà decidere su due istanze.
Una presentata dai
pubblici ministeri Eugenio Fusco e Maurizio Carducci e un'altra dal
curatore fallimentare, Salvatore Sanzo: entrambe sollecitano l'immediato
fallimento personale di Mora indebitato con le sue società per svariati
milioni di euro. Richiesta che se dovesse essere accolta bloccherebbe
qualsiasi attività dell'agente delle star. Tanto da sottragli
probabilmente un reddito certo, che quando invece è arrivato in Ticino
poteva tranquillamente dimostrare, anche per ottenere il permesso di
dimora. A meno che qualcuno non faccia da garante [21-03-2011]
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DON SALVATORE
SALVATO - il salvagente lanciato dal sistema bancario, Unicredit in
testa, avrà un prezzo. Ligresti vedrà drasticamente ridursi la sua
partecipazione in Fondiaria e dovrà cedere posti di comando - un aiuto
arriverà anche dalle Generali, formalmente concorrenti di Fondiaria ma
presiedute da gerovital Geronzi, amico e sodale di Ligresti da almeno un
paio di decenni...
Vittorio Malagutti
per "il
Fatto quotidiano"
Si decide tra oggi
e domani il destino dell'impero finanziario di Salvatore Ligresti. Che
poi, stringi stringi, vuol dire il business delle polizze di Fondiaria
assicurazioni e della controllata Milano. A cui va aggiunta la rete di
partecipazioni strategiche nel cuore del capitalismo italiano. Come
quelle in Mediobanca, Pirelli, Rcs-Corriere della Sera, Alitalia, giusto
per segnalare gli snodi più importanti.
Bocciata dalla
Consob l'ipotesi di salvataggio sponsorizzata dai francesi di Groupama,
il pallino è tornato nelle mani dei banchieri di Unicredit e Mediobanca,
i due istituti più esposti nei confronti del gruppo assicurativo.
Ma un aiuto
arriverà anche dalle Generali, formalmente concorrenti di Fondiaria ma
presiedute da Cesare Geronzi, amico e sodale di Ligresti da almeno un
paio di decenni.
Vediamo allora come funzionerà questo salvataggio all'italiana, nel
segno, tanto per cambiare, del conflitto d'interessi. Tutto ruota
intorno all'aumento di capitale di Fondiaria, che nei prossimi mesi
dovrebbe incassare circa 500 milioni.
Una somma
necessaria a riportare in equilibrio i coefficienti patrimoniali della
compagnia da tempo pericolosamente vicini ai limiti imposti dai
regolamenti in materia. Chi mette i soldi? Premafin, la holding quotata
in Borsa di Ligresti, ha le casse vuote e allora ci pensa Unicredit.
La banca ha
convocato per oggi il consiglio che dovrebbe dare il via libera
definitivo all'intervento di pronto soccorso. Tra gli amministratori di
Unicredit troviamo Ligresti in persona, che, ovviamente, non potrà
partecipare al voto sulla delibera che riguarda se stesso.
L'operazione è
stata fin qui resa nota solo nelle sue linee generali. In sostanza,
Premafin sottoscriverebbe solo una parte della propria quota
dell'aumento Fondiaria. Il resto dei diritti verranno ceduti a Unicredit
che così, oltre a finanziare la holding di Ligresti, entrerà
direttamente nel capitale della compagnia.
A giochi fatti al
finanziere resterebbe una quota di Fondiaria non superiore al 35 per
cento, contro il 41,6 per cento attuale, mentre l'istituto di credito
guidato da Federico Ghizzoni arriverebbe al 7 per cento. Per conoscere i
numeri esatti dell'affare bisognerà comunque aspettare ancora un po'.
Tra l'altro
proprio domani è in calendario il consiglio di Fondiaria che dovrebbe
alzare il velo sul bilancio 2010. Sono attese perdite per oltre 500
milioni, forse anche di molto superiori. É probabile infatti che gli
amministratori della compagnia decidano di fare pulizia nei conti in
vista dell'aumento di capitale e della ristrutturazione.
Quando le cifre
del buco Fondiaria saranno chiare si capirà con precisione quanti soldi
serviranno per rilanciare il gruppo assicurativo reduce, tra l'altro,
dai 400 milioni di perdite fatte segnare già nel 2009.
Unicredit sembra comunque pronto a fare la sua parte.
Del resto sono
ormai un paio di anni che la banca fa da puntello alle pericolanti
finanze della galassia Ligresti. Operazioni immobiliari per decine di
milioni, rinnovo di linee di credito in scadenza per alcune holding
personali del finanziere, proroga di alcuni mesi di un contratto
derivato (equity swap) su titoli Fondiaria. Unicredit ha sempre
tempestivamente risposto alle richieste d'aiuto del proprio consigliere
d'amministrazione. Questa volta però è diverso.
Adesso serve un
intervento radicale per rimettere in linea un gruppo assicurativo che,
tra l'altro, negli anni scorsi è stato più volte utilizzato dai Ligresti
per i propri interessi personali. É stata Fondiaria a rilevare attività
in perdita messe in vendita dalla famiglia del finanziere, a cominciare
dalla catena alberghiera Atahotels, per non parlare di palazzi e terreni
per decine di milioni di euro. Ora però non è più tempo di giochi di
sponda. E il salvagente lanciato dal sistema bancario, Unicredit in
testa, avrà un prezzo. Ligresti vedrà drasticamente ridursi la sua
partecipazione in Fondiaria.
Tutte le sue
azioni della compagnia sono peraltro in pegno da un pezzo agli istituti
di credito. I banchieri vorranno anche precise garanzie sulla gestione e
per questo pretenderanno anche una rivoluzione tra i manager di comando.
Un paio di mesi fa lo storico amministratore delegato di Fondiaria,
Fausto Marchionni (legatissimo ai Ligresti) è stato sostituito da
Emanuele Erbetta.
Adesso però non
sono escluse nuove nomine sponsorizzate dalle banche. Si è fatto il nome
di Marina Natale, direttore finanziario di Unicredit, e di Claudio De
Conto, a lungo l'uomo dei numeri alla Pirelli di Marco Tronchetti
Provera. Solo ipotesi al momento. Si vedrà. Adesso i banchieri sono al
lavoro per far tornare i conti. Servono in fretta nuove risorse e alla
fine tornerà buono anche l'aiuto delle Generali guidate da Geronzi.
La compagnia
triestina già nelle prossime settimane potrebbe comprare da Fondiaria
(esercitando un'opzione negoziata mesi fa) il 27,2 per cento di
Citylife, il quartiere di lusso in costruzione nel centro di Milano. Con
il nuovo acquisto Generali arriverebbe al 68 per cento contro il 32 per
cento dell'altro socio Allianz. Fondiaria invece incasserebbe un
centinaio di milioni e soprattutto eviterebbe gli ingenti investimenti
necessari per completare Citylife. Insomma un affare quanto mai
opportuno. Chiuso con la benedizione di Geronzi. 22-03-2011]
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PARMALAT sempre
più parma-lait: I FRANCESI DI LACTALIS AL 29% - MILANO APRE POSITIVA,
TOKYO CHIUDE A +4,4%, MA SONY E TOYOTA BLOCCANO LA PRODUZIONE - PROFUMO
NELLA BANCA DI PUTIN - PALENZONA: “LIGRESTI-UNICREDIT? UNA BUONA
OPERAZIONE” - DRAGHI: “AUMENTARE LE TASSE è VESSARE GLI ONESTI” - PRODI:
CONTRO LA FRANCIA HA RAGIONE TREMONTI - GLI INUTILI SINDACI DI TELECOM -
EDISON AZZERA I DIVIDENDI E TAGLIA LE GAMBE All’imbazolito ZALESKI -
BUFFETT: “GIAPPONE? NON VENDO, ANZI INVESTO” - LIGRESTINI CRESCONO -
ENEL E IL BOND SPAGNOLO
1 - BORSA: SPICCA
MILANO IN UN'EUROPA PIATTA, +0,8% FTSE MIB...
Radiocor - Spicca Piazza Affari in uno scenario
altrimenti piatto per i listini azionari continentali. Guidata dai
finanziari, ma anche da alcuni titoli industriali. Il Ftse Mib sale
dello 0,78%, il Ftse All Share dello 0,3%. Nel paniere dei big del
listino, Mediolanum segna +2%, Intesa Sanpaolo e Bpm dell'1,5%. Scivola
Prysmian (-1,5%). Sospesa Parmalat: Lactalis salira' al 29%.
2 - BORSA TOKYO:
CHIUSURA IN RIALZO DEL 4,4%, NIKKEI A 9.608,32...
Radiocor - Nuovo deciso balzo in avanti della Borsa di
Tokyo che in chiusura guadagna il 4,4% con il Nikkei in crescita a
9.608,32 punti. Dopo la chiusura per festivita' di ieri, la borsa e'
ripartita su una nota rialzista, stimolata dalla crescita dell'euro
vicino ai livelli massimi da 14 mesi sul dollaro. La nuova immissione di
liquidita' (2000 mld yen) da parte della BoJ nel mercato interbancario
sostiene il trend.
3 - SISMA
GIAPPONE, TOYOTA ESTENDE SOSPENSIONE PRODUZIONE FINO A SABATO...
(LaPresse/AP) - Anche Toyota, come Honda e altre
aziende, estende la sospensione della produzione in Giappone a causa del
terremoto, che ha provocato la mancanza di componenti per le auto, tra
cui parti in gomma e elettroniche. Toyota lo ha reso noto in una
dichiarazione, in cui precisa che 11 delle sue fabbriche resteranno
ferme sino a sabato. La sospensione era stata annunciata in precedenza
sino a giovedì. La produzione di parti per la riparazione è stata invece
ripresa da Toyota la scorsa settimana.
4 - SISMA
GIAPPONE, SONY BLOCCA PRODUZIONE PER MANCANZA DI MATERIE PRIME...
(LaPresse/AP) - La Sony ha dichiarato oggi che
sospenderà la produzione negli stabilimenti giapponesi che producono
videocamere digitali e televisori a causa della mancanza di componenti e
materie prime a seguito del sisma dell'11 marzo. Le operazioni negli
stabilimenti di Shizuoka, Aichi, Gifu e Oita sono sospese fino alla fine
di marzo. "L'azienda intende riprendere la produzione in ognuno di
quegli stabilimenti non appena sarà possibile il rifornimento di
componenti e materie prime", è quanto si legge in una dichiarazione sul
sito internet dell'azienda.
5 - PARMALAT:
LACTALIS RILEVA 15,3% DAI FONDI A 2,80 EURO/AZIONE...
Radiocor - Il gruppo francese Lactalis ha raggiunto un
accordo per comprare dai fondi Zenit Asset management AB, Skagen AS e
Mackanzie financial corporation le loro quote in Parmalat al prezzo di
2,80 euro per azione (ieri riferimento a 2,466 euro). L'acquisto
riguarda 265.744.950 azioni, pari al 15,3% del capitale del gruppo di
Collecchio. Con questa operazione Lactalis sale al 29% di Parmalat.
6 - UNICREDIT:
PALENZONA, INGRESSO IN PREMAFIN? UNA BUONA OPERAZIONE...
Radiocor - 'E' una buona operazione. Noi dobbiamo
tutelare i nostri interessi e gli interessi dei nostri clienti. Questo
e' il mestiere della banca'. Fabrizio Palenzona, vice presidente di
UniCredit risponde cosi' a Radiocor che gli chiede dell'imminente
ingresso del gruppo UniCredit nel capitale di Premafin holding del
gruppo Ligresti. Palenzona ricorda che oggi e' in programma un cda della
banca.
7 - CAMBI: EURO AI
MASSIMI DAL 4 NOVEMBRE A 1,4236 DOLLARI...
Radiocor - Ancora un rialzo per l'euro, salito a 1,4236
dollari, nuovo massimo dal 4 novembre scorso e in rialzo da 1,4207 della
chiusura di ieri. Lo yen si ra fforza contro il dollaro a 80,91 contro
81 della chiusura precedente, nonostante la nuova immissione di
liquidita' da parte della BoJ, ma perde terreno sull'euro a 115,17 da
115,08. Il mercato punta ancora su un aumento dei tassi in aprile da
parte della Bce.
8 - MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GENERALI: 'Non sono io ad avere attaccato,
ma io ad aver subito l'attacco', parla il finanziere francese Vincent
Bollore' che sostiene: 'Nessuno mi risponde sull'operazione Ppf' (Il
Sole 24 Ore, pagina 41) L'ad del Leone di Trieste Giovanni Perissinotto
scrive al presidente Cesare Geronzi chiedendo piu' chiarezza su Bollore'
(dai giornali). 'Finita l'eta' di Cuccia, l'architrave e' la politica',
intervista a Guido Rossi (Il Corriere della Sera, pagina 34)
LIBIA: la missione
militare divide gli alleati. L'Italia alla Francia: comando alla Nato o
gestiamo le nostre basi (dai giornali)
GIAPPONE: allarme
per il cibo radioattivo. Trovati alti livelli di radiazioni nel latte e
nelle verdure provenienti dall'area di Fukushima (dai giornali)
CRISI: intesa
nell'Unione europea sul fondo salva-Stati, saranno messi sul piatto 700
miliardi di euro per poterne usare 500 miliardi. Dall'Italia arrivano 14
miliardi. Critico il presidente della Banca centrale europea,
Jean-Claude Trichet, che conferma la sua contrarieta' agli eurobond (dai
giornali) Come la Germani puo' evitare una Germania a due velocita'.
Intervento di George Soros (Financial Times,pag.11)
PARMALAT: la
Consob chiede chiarimenti sulla quota della francese Lactalis nel gruppo
italiano. A Piazza Affari impennata di scambi ma il titolo perde il 5,1%
(dai giornali)
FONDIARIA-SAI: il
rosso del gruppo assicurativo verso 800 milioni di euro. Unicredit resta
almeno tre anni. Il margine di solvibilita' sotto la quota del 100% ma
con aumenti per 750 milioni salira' al 124% (La Stampa, pagina 33)
MONDADORI: 'Piu'
digitale nel nostro core business. Pronti a studiare nuove acquisizioni,
con la carta stampata ci saranno sinergie'. Intervista a Maurizio Costa,
amministratore delegato di Mondadori (Il Sole 24 Ore, pagina 45)
FIAT: 'I motori
elettrici? Per ora meglio il metano. Le batterie hanno grandi
potenzialita' future e limiti attuali', parola di John Elkann,
presidente del gruppo Fiat (La Stampa, pagina 29)
TELECOM: svelato
il rapporto della Deloitte & Touche. Nessuna azione di responsabilita'
contro gli ex manager, ma chi era al vertice sapeva delle sim false 8dai
giornali)
FISCO: il
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, dice no ad aumenti della
pressione fiscale, sarebbe una vessazione degli onesti (dai giornali)
GIUSTIZIA: Nel
processo civile 'con la mediazione obbligatoria sia tagliano di un terzo
i tempi del processo'. Intervista al ministro della Giustizia, Angelino
Alfano (Il Sole 24 Ore, pagina 11)
ACQUA: oggi e' la
giornata mondiale dell'oro blu, un miliardo di persone non ne ha
abbastanza. Nel Primo Mondo aumentano gli sprechi, mentre si tenta di
privatizzarla. In Italia intanto cala la vendita di minerale (dai
giornali)
9 - MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MARTEDI' 22 MARZO...
Radiocor - Milano - Star Conference 2011: le piccole e
medie societa' quotate al segmento Star di Borsa Italiana presentano i
risultati 2010 alla comunita' finanziaria.
Milano - seminario
Aiaf. Partecipano, tra gli altri, Mario Noera, presidente Aiaf; Gianluca
Manca, head of Sustainability di Eurizon Capital Sgr.
CDA (approvazione
dati contabili) - Credem, Rcs MediaGroup, UniCredit.
Milano - incontro
Atm e Telecom Italia per la presentazione di 'Mobile pass: l'abbonamento
Atm sul telefonino'. Partecipano, tra gli altri, Franco Bernabe' , a.d.
Telecom Italia; Elio Catania, presidente Atm.
Milano -
nell'ambito dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario di Iap - Istituto
dell'Autodisciplina Pubblicitaria, tavola rotonda ai cui partecipano
Mara Carfagna, ministro Pari Opportunita'; Antonio Catricala',
presidente Autorita' Garante della Concorrenza.
Roma - riunione
straordinaria della Conferenza delle regioni sul federalismo regionale.
10 - PROFUMO VERSO
CONSIGLIO RUSSA SBERBANK...
(ANSA) - Alessandro Profumo, l'ex amministratore
delegato di Unicredit, e' candidato ad entrare nel nuovo consiglio di
sorveglianza di Sberbank, la piu' grande banca di Stato russa e
probabilmente dell'intera Europa orientale, di cui e' gia' consigliere
del presidente German Gref. Lo scrive l'agenzia Interfax riferendo sui
lavori dell'assemblea degli azionisti.
11 - PRODI: SULLE
LEGGI ANTI SCALATA TREMONTI HA RAGIONE...
Dal "Corriere
della Sera" - «Tremonti ha ragione sugli aspetti
particolari in cui non sono state rispettate le simmetrie, la Francia
non può approfittare del suo monopolio per fare acquisti all'estero, in
questi casi il problema della protezione giuridica è un problema che si
pone» . E' nientemeno che l'ex premier del centrosinistra Romano Prodi,
intervenendo a «Radio 24» , a schierarsi con l'attuale ministro
dell'Economia.
Al centro c'è la
decisione di Tremonti di studiare delle norme per difendere i campioni
dell'industria nazionale dagli attacchi stranieri, nel caso specifico
quelli portati avanti dai francesi. Se a favore di un intervento
anti-opa si è schierato Prodi, si è invece dichiarato contrario il
presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, mentre l'amministratore
delegato di Edison Umberto Quadrino preferisce attendere che il Governo
prenda una decisione.
12 - SINDACI CHE
NON DECIDONO...
Walter Galbiati per "la
Repubblica" - Enrico Maria Bignami (presidente eletto dai
fondi), Gianluca Ponzellini, Salvatore Spiniello, Ferdinando Superti
Furga (i tre della lista Telco) e Lorenzo Pozza (Findim). Sono i sindaci
di Telecom Italia. A loro spetta vigilare su quello che avviene in
azienda. E più a loro che al consiglio di amministrazione compete la
proposta per l´avvio di una azione di responsabilità per le vicende
Telecom finite sui tavoli delle procure.
Eppure nella loro
relazione per l´assemblea, pubblicata ieri, hanno deciso di non
decidere. Sparkle? «C´è tempo fino al 3 dicembre 2012». La Security? «Il
procedimento penale non è concluso e la prescrizione per l´azione di
responsabilità non è ancora scaduta». Le sim? «Gli accertamenti penali
sono in corso, ogni iniziativa è prematura». Vendite irregolari? «Non
sono emersi elementi».
13 - L'OPERAZIONE
(DOPPIA) SUI CONTI EDISON...
R. Ve. per il "Corriere
della Sera" - Edison abbatte drasticamente i risultati del
2010 con accantonamenti straordinari e azzera il dividendo. L'azionista
francese EdF, che aveva fatto pressioni apportando per primo pesanti
svalutazioni nel proprio (assai capiente) bilancio, viene trattato con
la stessa moneta. Svalutazioni pesanti anche nella partecipata e zero
dividendi. Gli altri soci si arrangino come meglio possono.
A2A potrà
sopportare il mancato provento, grazie alle plusvalenze incassate dalla
cessione di pacchetti azionari nella svizzera AlpiQ (l'ex Atel); potrà
comunque distribuire utili, salvando i bilanci dei comuni di Brescia e
Milano, che dipendono molto dai suoi dividendi. Peggio andrà per Delmi e
relativi azionisti, banche o altre municipalizzate, che resteranno a
bocca asciutta, ma hanno bilanci propri che fanno comunque utili.
Peggio ancora per
Zaleski /Tassara, che dei dividendi di Edison, di cui detiene il 10%
circa, avrebbe invece bisogno come dell'ossigeno. Che poi la
svalutazione e il blocco dei dividendi serva ad aumentare le
disponibilità per una soluzione futura della vicenda Edison è possibile,
ma è tutto da verificare.
14 - GIAPPONE:
BUFFETT,NON VENDO,ANZI INVESTO...
(ANSA) - Il sisma in Giappone e' 'un'opportunita' per
comprare'. Il Finanziere Warren Buffett non vede alcun pericolo per
l'economia giapponese, che sara' in grado di riprendersi. Annuncia cosi'
di non voler vendere i titoli giapponesi in suo possesso. Costretto dal
terremoto a saltare la trasferta in Giappone, Buffett dalla Corea del
Sud afferma che la Berkshire Hathway e' a caccia di nuove acquiszioni
dopo quella di Lubrizol per 9 miliardi di dollari della scorsa
settimana.
15 - PIZZA E
PASTICCERIA DA PAOLO LIGRESTI...
Da "il
Sole 24 Ore" - Paolo Gioacchino Ligresti diversifica. Il
più giovani dei tre eredi di Salvatore Ligresti si lancia nelle attività
della ristorazione a fianco dei fratelli Gorla, che guidano l'omonimo
gruppo controllato dalla Gesafin. Nelle scorse settimane Paolo Ligresti,
classe 1969, è diventato infatti socio di maggioranza col 51% di
Accademia Commerciale la cui quota restante è della spagnola Grafil
Investments (gruppo Gesafin), con Davide Gorla, classe 1970,
amministratore unico e ha rilevato il 10% di C Box, dove gli altri
azionisti sono Gesafin, Grafil Investments e Dario's Italia e che vede
Daniele Gorla, classe 1967, come amministratore unico.
Le attività di
Accademia Commerciale sono, fra le altre, la "distribuzione,
intermediazione commercializzazione e vendita di prodotti alimentari, in
particolare pizze, pasticceria fresca e gelati". C Box si occuperà
invece di «gestione di ristoranti, bar, pasticcerie, markets, tavole
calde, alberghi», ma anche di vendita al minuto di prodotti alimentari.
Paolo Ligresti, fratello di Giulia Maria e Jonella, consigliere e membro
dell'esecutivo di FonSai, ha recentemente seguito la vendita della banca
svizzera Gesfid, controllata dal gruppo assicurativo, alla Pkb
Privatbank della famiglia Trabaldo Togna. (An.Giac.)
16 - POPOLARE
SPOLETO, TUCCARI NUOVO DG...
Da "il
Sole 24 Ore" - La telenovela della Popolare di Spoleto pare
giunta a un passaggio nodale: nelle prossime ore la banca dovrebbe
annunciare il nome del nuovo direttore generale, chiamato a sostituire
Alfredo Pallini, sospeso dalle funzioni l'8 febbraio. Dopo una
laboriosissima opera di mediazione, la scelta parrebbe caduta su
Francesco Tuccari, che lascerebbe la carica di condirettore generale
della Banca Popolare Commercio e Industria del gruppo Ubi. Dopo il
master alla Sda Bocconi nel 1984, Tuccari entrò in Consob salendone i
gradini fino a giungere alla carica di condirettore della Divisione
Intermediari con responsabilità dell'Ufficio Insider Trading.
Un ruolo che lo ha
visto protagonista di vicende rilevanti: fu sua la conduzione, nelle
fasi iniziali, dell'inchiesta su Olivetti-Telecom. Dal 1999 Tuccari è
passato, per un breve periodo, a Banca Intermobiliare di Investimenti e
gestioni (Bim) e da quella poi a Bpci, dove si è occupato di governo e
controlli interni. Per le competenze del suo curriculum, a cavallo tra
istituti di credito e autorità di vigilanza, Tuccari avrebbe convinto
tanto gli azionisti quanto i regulator di possedere il «physique du
rôle» necessario a sedere su una poltrona che scotta. (N. B.)
17 - IL DEFICIT
TARIFFARIO ALLUNGA IL TERZO BOND...
Da "il
Sole 24 Ore" - Tutti pazzi per i bond del deficit
tariffario spagnolo. Le emissioni che il governo iberico sta facendo da
gennaio attraverso il Fade (già emesse due tranche per 4 miliardi in
tutto) per ripagare il deficit cumulato verso le utility spagnole (circa
la metà dell'esposizione è verso Endesa del gruppo Enel) raccolgono
fiducia e consenso tra gli investitori. Tanto che il Fade ha deciso di
allungarne la scadenza da 4/5 a 10 anni. Per oggi è attesa la terza
tranche, per un valore di altri 2 miliardi. Il mercato apprezza il
successo delle emissioni (ma anche il ritrovato equilibrio dell'economia
spagnola).
Ma apprezza ancora
di più il gruppo Enel: da inizio anno nelle casse di Endesa è entrato
già un miliardo e un altro arriverà a breve dopo l'emissione fatta a
febbraio. L'operazione attesa per oggi, se il controvalore sarà
confermato, metterà una certezza sull'incasso a breve di un ulteriore
miliardo. Tre miliardi messi al sicuro in tre mesi su 8,5 miliardi di
crediti che Endesa ha maturato verso il governo spagnolo negli ultimi 5
anni è una performance di tutto rispetto. Il governo Zapatero ha
promesso che andrà avanti con il ritmo di una emissione al mese fino a
luglio. E sembra determinato a rispettare la tabella di marcia. (L.Ser.)
18 - IL THRILLER
SULLA CRISI CERCA UN LIETO FINE...
Da "il
Sole 24 Ore" - Un attacco militare a un paese africano,
un'aggressione speculativa ai debiti sovrani, personaggi senza scrupoli
che fanno impennare l'inflazione italiana, una guerra valutaria globale
con molte vittime, in primis la moneta. Fiction o realtà? Difficile
quesito, viste le recenti cronache. Sono in realtà questi gli
ingredienti di un thriller finanziario presentato ieri sera presso
l'Università Bocconi di Milano: «La sostanza del bianco» è stato scritto
diversi mesi fa da John Stitch, al secolo Claudio Scardovi che in
Bocconi insegna Sistemi Finanziari dopo aver guidato la sede italiana di
Oliver Wyman e di Lehman Brothers e Nomura poi.
Un incontro
organizzato dagli studenti dell'ateneo milanese che a discuterne hanno
invitato Alessandro Profumo, che non si è sottratto a rispondere sul
congelamento di beni Libici in Italia; Marco Morelli di Intesa Sanpaolo
ed Ennio La Monica di Carige, che hanno marcato la differenza delle
banche commerciali italiane dalle investment bank anglosassoni; e i
docenti Franco Bruni e Giancarlo Forestieri. Davanti a una sala
stracolma di studenti. Per capire la crisi, e per uscirne, meglio un
romanzo che tanti trattati. (R.Fi.)
19 - "AUMENTARE LE
TASSE è VESSARE GLI ONESTI"...
Da "il
Fatto quotidiano" - "Aumentare le aliquote fiscali è fuori
discussione: comprometterebbe l'obiettivo della crescita, sottoporrebbe
i contribuenti onesti a una insopportabile vessazione". Così il
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi nel suo intervento
sull'euro svoltosi all'Università Cattolica di Milano. Ha aggiunto che
il patto per l'euro "si ispira a principi corretti. Lo sforzo, tecnico e
negoziale, è stato cospicuo, i risultati incoraggianti ma non
sufficienti".
Sulla crisi
economica Draghi sostiene che "gli effetti non sono destinati a passare
in poco tempo, dureranno per molti anni". Il discorso si è poi
concentrato sulla necessità di stabilità: "Stiamo seguendo con estrema
attenzione gli sviluppi dei tragici eventi in Giappone. Gli interventi
concertati sui mercati dei cambi decisi il 18 marzo mirano a evitare che
una eccessiva volatilità dei tassi di cambio possa avere implicazioni
avverse sulla stabilità economica e finanziaria".
20 - CRISI:
UE,ACCORDO SU FONDO SALVA-STATI...
(ANSA) - I ministri finanziari Ue, riuniti a Bruxelles,
hanno raggiunto un accordo sul funzionamento del futuro Fondo
salva-Stati, lo European stability mechanism, che sara' operativo dalla
meta' del 2013. Il fondo avra' una capacita' finanziaria effettiva di
500 miliardi di euro e potra' intervenire sul mercato primario dei
titoli per acquistare bond dei Paesi in gravi difficolota' finanziarie.
Non e' stata dunque accolta la richiesta della Bce di intervenire anche
sul mercato secondario.
21 - USA,
CONVENTION DI SINDACATI AUTO A DETROIT PER DISCUTERE CONTRATTI...
(LaPresse/AP) - I sindacati dell'industria
automobilistica, United Auto Wovrkers (Uaw), si incontrano oggi a
Detroit per un dibattito a livello nazionale sui diritti dei contratti
collettivi. Si attendono più di 1.200 delegati alla tre giorni, in cui
si discuterà il contratto dell'autunno. Il contratto della Uaw con
General Motors, Ford e Chrysler termina il 14 settembre e i lavoratori
chiederanno una parte dei profitti delle aziende di Detroit, anche se le
difficoltà per maggiori spese di produzione e il rallentamento
produttivo per il terremoto in Giappone potrebbero pregiudicare
l'apertura al dialogo da parte delle aziende.
22 - PREZZI DEL
CACAO ALLE STELLE, SORPRESA AMARA PER LE UOVA DI PASQUA...
(LaPresse) - Sorpresa amara per gli amanti del
cioccolato. Quest'anno le uova di Pasqua costeranno di più. I prezzi
sono schizzati alle stelle soprattutto a causa delle tensioni in Costa
d'Avorio e nelle quotazioni delle matterie prime. A raccoltarlo è
Repubblica, che aggiunge che il cacao ha raggiunto il picco più alto
degli ultimi 32 anni con aumenti fino al 20%.
22-03-2011]
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WELCOME MR.
MURDOCHONI - PER JOHN LLOYD ("FINANCIAL TIMES") NESSUNO È PEGGIO DEL
CAVALIER POMPETTA QUANDO SI TRATTA DI CONCENTRAZIONE MEDIATICO-POLITICA,
MA NON PENSATE CHE LO SQUALO SIA TANTO MEGLIO: “LA STORIELLA
DELL’EDITORE LIBERALE, IN QUANTO CONTRAPPOSTO A B., VE LA BEVETE VOI
ITALIANI” - AVVISATE CARELLI DI SKY ITALIA: DOPO LA CONQUISTA DI BSKYB,
IL VECCHIO RUPERT PREPARA LA VIRATA A DESTRA DI SKYNEWS, TRASFORMATA IN
UNA FOXNEWS EUROPEA…
Andrea Valdambrini
per "il
Fatto quotidiano"
Tra il magnate
Rupert Murdoch e il premier Silvio Berlusconi, chi è il più potente (e
pericoloso per la libertà di informazione) del Reame non è scontato.
John Lloyd, editorialista del Financial Times, non ha dubbi: "La
concentrazione di potere, mediatico e politico, fa di Berlusconi un
personaggio unico, non solo in Europa, ma anche nel mondo". Il parallelo
tra i due imperatori dei media tocca il rapporto con la politica e con
il potere in generale.
È più indiretto
per lo "squalo" australiano, che si mostra più scaltro di Berlusconi nel
gestire la sua immagine pubblica. Ma non meno invadente nei futuri
sbocchi politici americani: la murdochiana Fox News (schierata
apertamente contro Obama), starebbe individuando i perfetto candidato
conservatore "made in Fox" per le prossime elezioni presidenziali.
Ora che il governo
britannico ha dato il via libera scorporo di Sky News da BskyB (British
sky broadcasting), News Corp, la società di Rupert Murdoch, diventerà la
più grande media company della Gran Bretagna. Che il nuovo impero
mediatico austrialiano venga tentato dal seguire le orme di quello
arcoriano?
John Lloyd, il
monopolio anche in Gran Bretagna desta preoccupazioni?
Monopolio mi sembra una parola grossa. Concentrazione pericolosa è una
definizione più appropriata. La più grande pay tv del Paese si affianca
a quattro quotidiani, tra i più venduti (Times, Sun e i rispettivi
domenicali, ndr).
Reputa che il
conflitto d'interessi italiano sia più grave?
Ne sono convinto. È tutto in uno, politica e informazione, esercizio del
potere e propaganda. Murdoch non si comporta così.
Eppure di
irregolarità, nella procedura di acquisizione di Sky, ce ne sono.
Non legali ma, certo, ci sono stati passaggi inopportuni a livello
politico. Per questo il "fronte dei media" - l'alleanza di Bbc,
Guardian, Telegraph e altri - protesta e si coalizza contro il magnate.
È persino saltato
un ministro.
Vince Cable, il Lib-dem che certo non ama le concentrazioni di potere
mediatico.
Si può ipotizzare
un'imboscata per toglierlo di mezzo?
Il caso è effettivamente strano. A metà dicembre il Telegraph,
quotidiano conservatore ostile a News Corporation, intercetta una
conversazione privata del ministro, fino ad allora competente in materia
di informazione. Ai due cronisti in incognito, Cable dice: "Noi faremo
di tutto per bloccare la presa di BSkyB".
Il Telegraph, per
non darsi la zappa sui piedi, all'inizio toglie questa parte, che però
filtra comunque attraverso le rivelazioni della Bbc. Cable a quel punto
non poteva che dimettersi, ma il paradosso è che la causa di tutto sono
due autorevoli esponenti del "fronte dei media". Poi le competenze sulla
questione sono passate al ministro della Cultura Jeremy Hunt,
conservatore e già in partenza favorevole. Anche se manca un ultimo
passaggio formale, nessuno dubita più che Murdoch ce l'abbia fatta.
Dunque Murdoch
ottiene la maggioranza di BskyB in cambio della cessione, a un organismo
indipendente, di Sky News, cioè il canale che fa opinione e informa.
Attenzione, la cessione riguarda la maggioranza delle azioni, News
Corporation rimane proprietaria del 39 per cento, cioè della minoranza.
Ma, in realtà, ho il sentore che l'azionista di minoranza tenterà di
condizionare gli altri azionisti, allo scopo di creare un canale più
politicizzato a destra.
Modello americano?
Ha in testa Fox News trapiantata in Europa.
Sarebbe il primo
caso dalle nostre parti. Ma perché?
Il motivo non è soltanto, o non esclusivamente, ideologico. Al momento
Sky News è neutrale ed equilibrato. Ma perde soldi: non funziona
commercialmente. Fox invece va benissimo, perché il suo pubblico è ben
individuato. Se ti polarizzi fai più audience.
Altro che editore
"di sinistra"...
Una storiella che vi bevete voi italiani: l'ironia di un Murdoch editore
liberale in Italia, in quanto contrapposto a B.
Le differenze sono
chiare, gli intrecci pure. In che cosa sono simili?
Ricchi, potenti, imprenditori dell'informazione, con una tendenza ad
accentrare. Ma insisto, Berlusconi è più concretamente pericoloso.
22-03-2011]
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Sondaggio o son
desto? - Perdono terreno la Lega (al 10,8%) e Fini (dal 4,3% al 4%) - il
pdl guadagnerebbe lo 0,1% rispetto a una settimana fa (dal 41,3% al
41,4%) - Il Pd perderebbe lo 0,2%, portandosi dal 25,1% al 24,9% - Bene
Di Pietro (dal 5 al 5,3%) e Storace (dall’1,3% all’1,6%) - Continuano a
diminuire gli astenuti (-2,5%), che oggi sarebbero il 26,2%. stabili gli
indecisi al 13,1%... da
Blitzquotidiano.it
Perdono terreno la
Lega Nord e Fini, diminuiscono sensibilmente gli astenuti. Sono questi i
dati più rilevanti emersi dal sondaggio realizzato da Emg per il Tg di
La7.
L'attuale maggioranza, stando ai risultati del rilevamento,
guadagnerebbe lo 0,1% rispetto a una settimana fa (dal 41,3% al 41,4%).
Andando nel
dettaglio dei partiti, il Pdl guadagnerebbe un risicato 0,1% (portandosi
al 29%), mentre la Lega perderebbe lo 0,3% (il Carroccio passerebbe al
10,8%). La Destra di Francesco Storace salirebbe invece dall'1,3%
all'1,6%.
Per quanto
riguarda il Terzo Polo, la coalizione perderebbe in totale lo 0,3% di
elettori. Futuro e Libertà andrebbe dal 4,3% al 4%. L'Udc sarebbe
stabile al 7%. L'Mpa di Raffaele Lombardo passerebbe dallo 0,6% allo
0,8%. L'Api di Francesco Rutelli scenderebbe dallo 0,9% allo 0,7%.
Lieve crescita per
il centrosinistra (dal 42,1% al 42,4%), ma solo considerando organici
alla coalizione partiti in "bilico" come i Radicali (da 0,5% a 0,7%), i
Verdi (da 0,3% a 0,5%) e la Federazione della Sinistra (dall'1,1%
all'1,2%). Il Pd perderebbe invece, stando a questi dati, lo 0,2%,
portandosi dal 25,1% al 24,9%. Bene l'Idv di Di Pietro (dal 5 al 5,3%).
Stabile il Psi all'1,1%. Leggera flessione invece per Sel di Nichi
Vendola, che calerebbe dal 9% all'8,7%.
Continuano a
diminuire gli astenuti (-2,5%), che oggi sarebbero il 26,2%: si
tratterebbe comunque di più di un quarto dell'elettorato. Abbastanza
stabili gli indecisi, che si attestano al 13,1%.
22-03-2011]
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DE MAGISTRIS, UN
FLOP DA MAESTRO - TRENTA INDAGATI, TRENTA ARCHIVIAZIONI! IL GIUDICE
SEPPELLISCE L’INCHIESTA SULLE “TOGHE LUCANE”, PERCHÉ “LA PROVA È DEL
TUTTO CARENTE” - CARRIERE DISTRUTTE, MAGISTRATI TRASFERITI, CAMPAGNE
MEDIATICHE INCESSANTI, TUTTO PER UNA “CUPOLA” CHE NON ESISTE - L’EX PM
FA SPALLUCCE E NON COMMENTA, MA DOPO GRILLO, VIENE SCARICATO ANCHE DA
VENDOLA: SEL APPOGGERÀ IL PREFETTO MORCONE COME CANDIDATO SINDACO DI
NAPOLI
1 - MORCONE VINCE
IL «REFERENDUM» TRA GLI ISCRITTI SEL - DE MAGISTRIS: SONO SBALORDITO -
SU 600 VOTANTI, 350 VOTANO PER IL PREFETTO...
Da "Corrieredelmezzogiorno.corriere.it"
Un po' a sorpresa
il candidato del Pd Mario Morcone vince il referendum interno tra gli
iscritti di Sinistra e libertà (poco più di 600 i votanti su circa 2
mila aventi diritto) e ricuce un pezzetto della coalizione di
centro-sinistra alle Comunali di Napoli. Trecentocinquanta voti al
prefetto Morcone, 254 per l' eurodeputato di Idv, che ha prevalso solo
nel quartiere residenziale del Vomero. Il Pd respira ed invita, con il
responsabile enti locali Davide Zoggia, a «lavorare intensamente per la
ricomposizione dell' intero fronte del centrosinistra».
Dal commissario
del Pd di Napoli, Andrea Orlando arriva un invito a riflettere per De
Magistris e l' appello a «lavorare per battere il comune avversario del
centrodestra». Ma la reazione di De Magistris, è di chiusura. «Sono
sbalordito - afferma l' ex pm - tra il programma di Sel ed il mio
registro una sostanziale identità. Non sono però meravigliato, da tempo
si sentiva spirare un'aria torbida e negativa, in particolare da una
parte degli apparati e della nomenclatura di Sel, i quali spingevano per
procedere in continuità con il bassolinismo». Accuse in linea con quelle
lanciate dall' ex pm nei giorni scorsi con riferimenti a «schieramenti
trasversali» nel centrodestra e nel centrosinistra.
2 - IL FLOP INDECENTE DI DE MAGISTRIS...
Andrea Di Consoli per "Il Riformista"
Leggere
attentamente l'ordinanza di archiviazione dell'indagine "Toghe lucane"
condotta nel 2007 dall'allora pubblico ministero Luigi De Magistris
presso la Procura di Catanzaro, significa ripercorrere uno dei
cortocircuiti mediatico-giudiziari più drammatici degli ultimi anni.
Come si sa, "Toghe
lucane" partiva dall'assunto che in Basilicata ci fosse un "comitato di
affari", e che questo comitato fosse composto da politici, magistrati e
appartenenti alle forze dell'ordine. In totale, gli indagati erano
trenta e, come le cronache hanno ampiamente raccontato (tutti i giornali
ne hanno dato notizia tranne Il fatto quotidiano, e ci piacerebbe sapere
perché), tutti e tutti e trenta sono stati archiviati dalla stessa
Procura di Catanzaro.
Nell'ordinanza di
archiviazione il Gip Maria Rosaria di Girolamo scrive: «Si ritiene che
gli elementi fin qui esposti non consentano di sostenere adeguatamente,
nei confronti di tutti gli indagati, una fattispecie associativa quale
ipotizzata, essendo del tutto carente la prova in ordine all'esistenza
di un sodalizio». Da provare vergogna, francamente.
"Toghe lucane"
metteva in un unico calderone tutta una serie di indizi, notizie, voci e
intercettazioni, dando l'impressione che in Basilicata ci fosse una
sorta di "cupola" dedita agli affari e allo sperpero del danaro pubblico
(alcuni giornalisti diedero vita a una vera e propria gogna mediatica,
come molti lettori ancora ricorderanno). Dare conto di tutti i filoni
dell'indagine non è possibile in poche righe; tenteremo però di
raccontare - ordinanza alla mano - alcuni momenti salienti di questo
clamoroso flop giudiziario.
Il più grave, a
nostro avviso, è quello a danno della Pm Felicia Genovese e di suo
marito Michele Cannizzaro, che viene nominato direttore generale
dell'ospedale San Carlo di Potenza il 31 luglio del 2007 (il presidente
della giunta regionale era l'attuale senatore del Pd Filippo Bubbico,
mentre assessore alla Sanità era l'attuale presidente Pd Vito De
Filippo. Entrambi, va sottolineato, sono stati archiviati in "Toghe
lucane"). Bene, facciamo un passo indietro.
In data 15 ottobre
del 2001 il dottor Giuseppe Panio, all'epoca direttore dell'Asl di
Venosa, denuncia la giunta regionale per averlo sollevato dall'incarico
(dalla stessa giunta precedentemente conferito) in seguito alla sua
decisione di licenziare un medico che si era fatto operare in un'altra
struttura sanitaria rispetto a quella di appartenenza. Per la giunta
tale decisione è inaccettabile, perché limitative delle libertà
individuali, e quindi scatta il sollevamento dall'incarico.
Il dottor Panio
non ci sta e denuncia la giunta. Il 29 giugno del 2004 il Pm Felicia
Genovese, titolare del procedimento, decide di archiviare la denuncia.
Il 22 luglio del 2004 il dottor Michele Cannizzaro partecipa al bando a
direttore sanitario dell'ospedale San Carlo di Potenza, e il 31 luglio
viene nominato.
Il sospetto di De
Magistris è che la Genovese abbia archiviato la denuncia di Panio per
favorire la nomina del marito (facendo un favore alla giunta regionale).
Peccato che l'archiviazione della Genovese avvenga il 29 giugno del
2004, e che la domanda a direttore venga presentata da Cannizzaro il 22
luglio dello stesso anno. Di che stiamo parlando?
Facciamo adesso un
passo in avanti di due anni. Nel luglio del 2006 Marco Travaglio
pubblica su Micromega un articolo intitolato "Amaro lucano" e parla
della corruzione in Basilicata, citando il caso di Cannizzaro e della
moglie. L'embrione di "Toghe lucane" è lì. Il 26 febbraio del 2007 Carlo
Vulpio inizia a scrivere una serie di articoli sul Corriere della sera e
si spinge oltre: mette insieme il caso Claps e il caso dei fidanzatini
di Policoro e li ricollega a "Toghe lucane".
Lo stesso 26
febbraio, nella trasmissione Chi l'ha visto? di Rai3, viene portato
davanti agli schermi l'ex pentito Gennaro Cappiello, che era stato
considerato inattendibile dalla magistratura e di conseguenza
denunciato, e gli si permette di rifare vecchie accuse a Cannizzaro
(vecchie di almeno sette anni) in merito alla sua presunta
partecipazione nell'eliminazione del corpo di Elisa Claps (si parla di
acido e di cementificazione). Vulpio e la Sciarelli vengono querelati da
Cannizzaro e dalla Genovese, ma il battage mediatico è violento e
inarrestabile, e nessuno sa la sente di intervenire. Senza che nessuno
si degni di ascoltare i due malcapitati, Cannizzaro, il 14 maggio del
2007, si dimette dalla direzione del San Carlo.
Facciamo adesso
una pausa, e torniamo a leggere tra le pieghe dell'ordinanza di
archiviazione, che ci aiuta a capire che cosa è accaduto tra Potenza e
Catanzaro in quel cruciale 2007 (diciamola tutta: all'interno della
Procura di Potenza si era creata una spaccatura intorno alle modalità di
conduzione delle indagini: da una parte c'erano il procuratore Tufano,
Genovese e Bonomi, e dall'altra c'erano Woodcock, Montemurro e
Iannuzzi).
Ecco cosa scrive
la di Girolamo: «In particolare, una delle questioni che era stata
occasione di frizione tra il dr. Tufano ed il dr. Montemurro era quella
riguardante l'asserita tardiva iscrizione nel registro degli indagati di
Cappiello Gennaro, collaboratore di giustizia che aveva mosso delle
accuse nei confronti della dr. Genovese e del dr. Cannizzaro. Tale
ultima circostanza aveva costituito oggetto di critiche da parte del dr.
Tufano in occasione delle riunioni del Consiglio Giudiziario, nonché in
occasione del parere sulla progressione di carriera del dr. Montemurro,
ed a causa della stessa era stato avviato nei confronti del dott.
Montemurro un procedimento disciplinare».
La colpa di
Tufano? Aver ipotizzato - non siamo noi a dirlo, ma l'ex Gip di Potenza
Pavese - una «evidente critica (di Tufano, ndr) al dott. Montemurro e di
presa di posizione a favore della dr.ssa Genovese e del coniuge
Cannizzaro, facendo intuire che egli ipotizzava una sorta di accanimento
a carico degli stessi».
La vicenda
Cannizzaro-Genovese è però solo un capitolo di "Toghe lucane", e altri
bisognerebbe raccontarne. Ma tanto basti per adesso.
Com'è andata a
finire? Che Cannizzaro si dimise (per la gogna mediatica) dalla
direzione del San Carlo, e Felicia Genovese fu trasferita in via
cautelare dal Csm - su richiesta dell'allora ministro della giustizia
Clemente Mastella - presso il Tribunale di Roma, dove tutt'ora è in
servizio. Pochi però sanno che la Genovese è il magistrato che ha
sconfitto, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, i clan malavitosi
lucani, e che più volte si è tentato di farla saltare per aria con il
tritolo, e che Cannizzaro era riuscito a risanare e a rilanciare
l'ospedale che navigava in brutte acque.
Oltre, perciò,
alle spese inutili della clamorosa e interamente archiviata inchiesta di
De Magistris, siamo sicuri che la Basilicata abbia perso due esponenti
di un losco "comitato d'affari"? A perderci non è forse stata la
Basilicata? E quando terminerà il "no comment" di De Magistris? E chi e
come risarcirà il danno morale e materiale subito dalla Genovese e da
Cannizzaro?
22-03-2011]
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1- C’È UN UOMO,
TORINESE, 57 ANNI, CHE COME PRESIDENTE DI ASSOGESTIONI STA GIOCANDO UNA
PARTE IMPORTANTE PER LE NOMINE DI PRIMAVERA NELLE GRANDI SOCIETÀ
PUBBLICHE. È DOMENICO SINISCALCO L’ASSO NELLA MANICA DI GIULIETTO
TREMONTI - 2- BANCA DEL SUD, OVVERO L’ENNESIMA SCONFITTA DEL RAMPOLLO DI
CESARONE ROMITI - 3- "LA STAMPA" JUVENTINA, IN MANIERA POCO URBANA, MATA
IL TORO URBANO CAIRO - 4- QUELLO STRANO MONITO DI DRAGO DRAGHI CONTRO
L’AUMENTO DELLE TASSE: HA MESSO LE MANI AVANTI PER EVITARE CHE IL
GOVERNO DEL CAVALIERE COLGA L’OCCASIONE DELLA GUERRA PER METTERE SULLE
SPALLE DEGLI ITALIANI UNA BELLA PATRIMONIALE? - 5- A TRIESTE SONO
PARTITE LE SCOMMESSE SUL VERTICE DI GENERALI. IN CITTÀ SONO CONVINTI CHE
LE SPARATE DI BOLLORÈ E DIEGUITO DELLA VALLE FINIRANNO PRIMA DI PASQUA.
NESSUNO È IN GRADO DI DIRE IN QUESTO MOMENTO SE A MANGIARE L’UOVO SARÀ
GERONZONE O GIOVANNI PERISSINOTTO, CHE ORMAI TUTTI CHIAMANO
PERISSI-ROTTO -
1 - L'ASSO NELLA
MANICA DI GIULIETTO TREMONTI SI CHIAMA DOMENICO SINISCALCO
C'è un uomo, torinese, 57 anni, due figlie e un bel curriculum, che con
la discrezione tipica dei sabaudi sta giocando una parte importante per
le nomine di primavera nelle grandi società pubbliche.
È Domenico
Siniscalco, per gli amici Mimmo, l'economista che per due volte è stato
ministro del Tesoro e per due volte si è dimesso. I compagni di scuola
del liceo Alfieri e dell'università di Torino ricordano ancora il suo
stretto rapporto con Franco Reviglio, l'ex-professore ed ex-ministro che
portò Mimmo in cattedra e allevò la pattuglia dei "Reviglio boys" della
quale hanno fatto parte Giulietto Tremonti e Alberto Meomartini
(l'attuale presidente di Assolombarda).
Il faccione largo
di Siniscalco non deve trarre in inganno perché dietro quell'aria
paciosa si nasconde un carattere duro e malizioso; ne sa qualcosa lo
stesso Reviglio con il quale l'economista ha rotto i rapporti
disconoscendone la paternità. E più di tutti ne sa Tremonti con il quale
Mimmo ha avuto scazzi tremendi riuscendo a sostituirlo come ministro del
Tesoro nel luglio 2004, una carica che gli è stata riconfermata nel
terzo governo Berlusconi, e dalla quale si è dimesso per contrasti sul
Governatore Fazio.
Nonostante le
divergenze politiche e caratteriali i rapporti tra Giulietto e Mimmo non
si sono mai interrotti e in questo momento sembrano rafforzati. Entrambi
si considerano dei supertecnici, ma mentre l'ex-tributarista di Sondrio
non perde occasione per ostentare il suo sussiego, Siniscalco si muove
in maniera più felpata. È quanto sta facendo in questo momento come
presidente di Assogestioni, l'Associazione italiana dei gestori del
risparmio che rappresenta oltre 290 società di investimento, numerose
banche e imprese di assicurazioni, che operano nell'ambito della
gestione individuale e della previdenza complementare.
Questa struttura
semisconosciuta esercita un ruolo importante nella designazione dei
consiglieri indipendenti che devono entrare a far parte nelle società in
scadenza (Eni, Enel, TelecomItalia, ecc.). Anche dentro le Generali di
Trieste si ritrovano tre personaggi designati da Assogestioni, e ieri il
"Corriere della Sera" ha messo in bella mostra le loro fotografie
scrivendo testualmente che Siniscalco come presidente di Assogestioni "è
rimasto in sintonia con il suo predecessore e successore, Giulio
Tremonti, impegnato a contrastare la calata dei francesi in Italia".
Forse per pura
coincidenza uno di questi tre consiglieri cosiddetti indipendenti,
Cesare Calari, insegna alla John Hopkins University, la stessa
università dove Siniscalco è stato professore. Si tratta di una
casualità che non deve far pensare a un Siniscalco proteso a infilare
gli amichetti dentro le varie società. Ciò che più interessa è il
feeling politico tra lui e Giulietto. Oltre a giocare una parte decisiva
nella scelta dei vertici delle società pubbliche, il ministro
dell'Economia può contare infatti sull'aiuto dell'amico-nemico torinese
che si è sempre vantato di mantenere la "schiena diritta" anche nelle
situazioni più difficili.
2 - BANCA DEL SUD,
DELL'ENNESIMA SCONFITTA DEL RAMPOLLO DI CESARONE ROMITI
Per Cesarone Romiti e la sua famiglia sarà molto difficile entrare nella
storia delle dinastie che hanno segnato il capitalismo italiano.
Da quando è entrato come presidente nel Gruppo Rcs-Corriere della Sera,
l'ex-amministratore delegato della Fiat ha cercato di mettere a frutto
la favolosa liquidazione per ritagliarsi un'immagine nuova, e
soprattutto creare una base solida per i due rampolli Maurizio e
Piergiorgio. Quest'ultimo non ha mai sgomitato per diventare un
protagonista, mentre Maurizio (62 anni, tre figli e una laurea alla
Bocconi, la madre di tutti i sapientoni) ha sempre mostrato grandi
ambizioni.
Su questo
presupposto le ha tentate tutte; prima come amministratore delegato
della stessa Rcs, poi con il fallito tentativo di creare un polo
italiano del lusso e della moda che è costato una barca di soldi. In
questa avventura il modello di Maurizio era quello della casa francese
Luis Vuitton e Valentino avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello.
Purtroppo
l'esperimento è stato rovinoso, ma Romitino non si è arreso e ha messo i
piedi dentro gli Aeroporti di Roma e dentro la finanza dove nel 2005 ha
creato la società Pentar, una merchant bank con un capitale iniziale di
13 milioni "per accompagnare le imprese nella crescita".
Nel settembre
dell'anno scorso Pentar ha dovuto abbattere il capitale e riportarlo a
11,5 milioni a causa delle perdite evidenziate in bilancio. Molte
iniziative intraprese in vari settori (nautica, abbigliamento,
alimentari, immobiliare) sono apparse troppo deboli per soddisfare le
ambizioni del rampollo, ma a scoraggiare l'entusiasmo di Romitino è
soprattutto la Banca del Sud, un piccolo istituto napoletano.
Quando si parla di
questa banchetta non bisogna confonderla con la Banca del Mezzogiorno
che sta tanto a cuore a Giulietto Tremonti e a Massimo Sarmi. Stiamo
parlando di una realtà che in origine era siciliana, poi è finita nelle
mani della Popolare di Lodi, e adesso è in grembo a un gruppo di soci
tra cui la Fondiaria di Ligresti e la Pentar di Maurizio Romiti che
detiene il 2,2%.
I conti della
banchetta napoletana che ha solo due sportelli a Napoli e Caserta vanno
male, e come si legge sull'ultimo numero del settimanale "Il Mondo",
Maurizio ha deciso di uscire dall'azionariato. Si tratta dell'ennesima
sconfitta del rampollo che non è compensata nemmeno dalla nomina nel
2009 ad assessore al Bilancio del Comune di Orvieto dove alle ultime
elezioni è stato eletto sindaco il suo amico Toni Concina, pianista ed
ex-portavoce ai tempi di Rcs.
3 - "LA STAMPA"
JUVENTINA, IN MANIERA POCO URBANA, MATA IL TORO URBANO CAIRO
Sarà per l'amicizia storica con Berlusconi di cui è stato assistente in
Fininvest oppure per i risultati nel campionato di Serie B, ma
certamente per Urbano Cairo Torino è diventata una città invivibile.
I fischi che hanno
accolto ieri il Cavaliere nella capitale del Risorgimento sono poca cosa
rispetto alla valanga di insulti che sta sommergendo questo editore con
il pallino del pallone. Cairo è uno dei tanti imprenditori che a un
certo punto della vita hanno sentito il bisogno di mettersi in vetrina
con il prato verde.
Purtroppo la sua
esperienza di presidente del glorioso Toro si sta rivelando un autentico
fallimento. Da quando ha deciso nel 2005 di comprare la squadra non è
riuscito a collezionare i successi raccolti prima in Fininvest, poi in
Publitalia e Mondadori, e infine nella sua "Cairo Pubblicità" fondata
nel 1996.
Anche i tifosi più
scatenati della Juventus hanno un pezzetto del cuore legato al grande
Torino che scomparve nella sciagura aerea di Superga. D'altra parte
nella città sabauda si è cominciato a giocare a calcio alla fine
dell'800 per merito di industriali svizzeri e inglesi, poi nel 1906 è
nata la squadra che piace tanto a Simona Ventura e Fabrizio Del Noce.
L'alessandrino Cairo non ha mostrato la stessa passione e adesso il
quotidiano della Fiat (proprietaria della Juve) lo massacra con grande
godimento.
In un articolo che
appare oggi il povero editore viene dileggiato per le sue manie, la
mutevolezza dell'umore che lo porta a sostituire e richiamare gli
allenatori, e per la voglia di visibilità che ha preso il sopravvento
sul sentimento sportivo. Adesso è arrivato al capolinea e mentre i soci
libici della Juventus sono "congelati", gli innamorati del Toro sperano
di rimettere in piedi la squadra con gente seria come i Ferrero e i
Lavazza.
4 - IL MONITO DI
DRAGO DRAGHI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il
discorso pronunciato ieri da Mario Draghi all'Università Cattolica di
Milano va letto con molta attenzione.
Nelle 15 paginette il Governatore ha parlato dell'euro, ma soprattutto
ha lanciato un monito contro l'aumento delle tasse. È probabile che il
Governatore con le sue parole abbia messo le mani avanti per evitare che
il Governo del Cavaliere amico di Gheddafi colga l'occasione della
guerra per mettere sulle spalle degli italiani una bella patrimoniale".
5 - A TRIESTE SONO
PARTITE LE SCOMMESSE SUL VERTICE DI GENERALI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che dopo le
furibonde polemiche di ieri nei bar e nelle osterie di Trieste sono
partite le scommesse sul vertice di Generali.
In città sono convinti che le sparate di Bollorè e Dieguito Della Valle
finiranno prima di Pasqua.
Nessuno è in grado
di dire in questo momento se a mangiare l'uovo sarà Cesarone Geronzi o
Giovanni Perissinotto, che ormai tutti chiamano
Perissi-Rotto".22-03-2011]
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LEGITTIMO
GODIMENTO – IL BANANA ASSENTE GIUSTIFICATO AL PROCESSO MILLS PER UN CDM
SULLA CRISI LIBICA – TRAPPOLONE DI NOSFERATU GHEDINI AI PM: INTRODURRE
ALTRI DIECI TESTIMONI PER STIRACCHIARE IL DIBATTIMENTO FINO ALLA
PRESCRIZIONE - ’SCUDI UMANI’ IN TRIBUNALE, SIT-IN DI PENSIONATI,
DISOCCUPATI E CASALINGHE ULTRA’: "SILVIO È BRAVO, SILVIO È UNICO" - PER
LA SERIE "LA POLITICA FICTION", FOTOGRAFI E CAMERAMEN GIURANO DI AVER
RICONOSCIUTO ALCUNI FIGURANTI DEI PROGRAMMI TELEVISIVI MEDIASET
Paolo Colonnello
per "la
Stampa"
Silvio Berlusconi
non c'era: assente più che giustificato per un Consiglio dei Ministri
sulla crisi libica. Ma questa volta non ha fatto valere il legittimo
impedimento. In compenso, davanti e talvolta anche dentro l'aula del
processo per la corruzione dell'avvocato inglese David Mills, c'erano un
centinaio di suoi supporter, novità assoluta per le udienze del Premier.
Pensionati,
disoccupati e qualche giovane, perfino un extracomunitario, tutti con un
fiocco azzurro al petto, «simbolo di libertà». Ma forse non tutti così
militanti, visto che fotografi e cameramen giurano di aver riconosciuto
alcuni figuranti dei programmi televisivi Mediaset e dato che qualche
giovane si è lasciato candidamente scappare di aver guadagnato, per la
presenza un po' scalmanata a palazzo di giustizia «20 euro e un panino,
ma non si può dire».
Vocianti e
plaudenti, al grido di «Silvio è bravo, Silvio è unico», i supporter
hanno regalato delle vere ovazioni ai difensori del Cavaliere, Piero
Longo e Niccolò Ghedini, secondo il quale «questa accoglienza è il segno
che la gente comincia a capire cosa sono questi processi a carico del
Presidente».
I fan del
Cavaliere, in fondo hanno regalato qualche nota di colore a un'udienza
invece molto tecnica e dunque leggermente noiosa, dedicata alla
complicata ricostruzione dei flussi finanziari che da un fondo
fiduciario delle Isole Vergini Britanniche portarono, dopo un giro in
mezza Europa, 600 mila dollari all'avvocato Mills, vero gnomo delle
finanze Fininvest off shore, come «gift», regalo, per le sue
testimonianze omissive in vecchi processi di Berlusconi.
La ricostruzione,
operata dalla consulente dell'accusa Gabriella Chersicla di Kpmg,
arrivata ormai alla sua terza edizione (venne fatta in primo grado e in
appello anche al processo Mills) non ha ovviamente convinto i legali che
termineranno soltanto il 9 maggio il loro controesame per poi iniziare
ad ascoltare i loro esperti.
Nel frattempo
però, non senza qualche scaramuccia con l'accusa, gli avvocati hanno
presentato istanza per introdurre nel processo dieci nuovi testimoni che
non vennero ascoltati nel dibattimento gemello di Mills. E trattandosi
in gran parte di residenti all'estero, dalla Gran Bretagna a Gibilterra
alla Svizzera, se il tribunale dovesse accogliere la richiesta, il
processo al Cavaliere, senza far valere alcun legittimo impedimento,
potrebbe già considerarsi finito: troppo breve il tempo ormai rimasto
fino alla prescrizione che scatterà nel febbraio 2012.
Non solo.
L'avvocato Piero Longo ha anche depositato una cospicua documentazione
per dimostrare quello che è stato definito «il peccato originale» del
processo, cioè la veste in cui Mills fu ascoltato nei vecchi processi
per la corruzione della Gdf e il cosiddetto «All Iberian» dal nome della
galassia delle società off shore Fininvest.
Vizio procedurale?
Secondo gli avvocati di Berlusconi, già allora Mills doveva essere
sentito non come semplice testimone con l'obbligo di dire la verità ma
come indagato di reato connesso e quindi con la facoltà di mentire. In
questo, secondo loro, sarebbe caduta l'ipotesi di dover «comprare» la
sua testimonianza. Insomma, una questione di forma e non di sostanza.
Conclusione
dell'avvocato Ghedini: «Difendersi nel processo presuppone la
possibilità di prepararsi e potere partecipare. Ma questo a Berlusconi,
per la natura del ruolo svolto, è precluso». Dimostrazione che «la Corte
Costituzionale ha sbagliato» bocciando il legittimo impedimento e
creando «un grave vulnus alla difesa».
22-03-2011]
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CHI NON SALTA,
LARUSSA è! - LO SCOOP DI DAGOSPIA SULL’ELICOTTERO MESSO A DISPOSIZIONE
GRATIS ALLA FERRARI SMONTEZEMOLATA DAL MINISTRO DELLA DIFESA (PER
MANCANZA DI PROVETTE) FINISCE IN PARLAMENTO - LA BELLA PAOLINA, CAPITANO
MEDICO DELL’ESERCITO, OMBRA DI ’GNAZIO - SCOCCA L’ORA DI HOARA PER
l´Ignazio Furioso (L´ideale per ridare smalto alla produzione dei
CINE-PANETTONI)...
1- CHI PAGA PER LA
FERRARI...
Da "l'Espresso"
Ignazio La Russa
ci avrà fatto anche un figurone, ma il sostegno della Difesa al lancio
dell'ultima Ferrari non è piaciuto a tutti. Augusto Di Stanislao,
deputato Idv, ha presentato un'interrogazione dopo aver saputo che, per
consentire ai giornalisti di provare la vettura tra le nevi di Plan de
Corones (2.350 metri), un paio di "nuove Ferrari FF sono state caricate
su un Ch47 Chinook del I Reggimento di Viterbo" supportato "da tre
elicotteri Agusta 205 Superpuma".
Tutto bene, non
fosse per i costi. Il noleggio di un Superpuma costa 130 euro al minuto;
quello di un Chinook molto di più. Ma la Ferrari non ha seguito questo
iter. Vero che l'Esercito ha fatto sapere che aveva "già previsto
un'attività addestrativa per l'atterraggio su superfici nevose di
elicotteri carichi", per cui la richiesta di Maranello si sarebbe
"rivelata addirittura utile, altrimenti avremmo dovuto trasportare
materiale finto". È vero pure che la Ferrari dovrebbe fare una donazione
per gli orfani dei militari caduti. Ma a Di Stanislao non sta bene che
il ministero abbia usato "i suoi elicotteri, truppe e mezzi per l'evento
promozionale di una casa automobilistica".
P. D.N.
2- LA RUSSA /
INDISCRETO - CHIAMATE UN MEDICO...
Da "l'Espresso"
Si chiama Paolina
Coppola e alla presidenza del Consiglio si dice che è stata chiamata su
indicazione di Ignazio La Russa a far parte del Comitato etico del
ministero della Difesa. E lei, capitano medico dell'Esercito, ormai il
suo ministro lo accompagna anche a Palazzo Chigi per le riunioni del
consiglio dei ministri.
Ultimamente la
bella Paolina si è presentata in uniforme destando la curiosità e
l'ammirazione delle autorità presenti. Fino a poco tempo fa prestava
servizio in una caserma di Motta di Livenza (Treviso). Ora, invece, i
suoi impegni sono di molto aumentati: è stata vista, in borghese, al
fianco di La Russa, anche alla Camera e persino imbarcarsi sui voli di
Stato che il ministro utilizza per i suoi spostamenti. B. C.
3- E IGNAZIO
ASSUME MISS MALIZIA "INGAGGIATA PER L´UNITÀ D´ITALIA"
Da "la
Repubblica"
«Dal 10 marzo di
quest´anno la soubrette Hoara Borselli è stata assunta nella segreteria
del ministro della Difesa La Russa come collaboratrice per i grandi
eventi, con particolare riferimento alle manifestazioni del 150esimo
anniversario dell´Unità nazionale. Certo, sembra un affare: lo stipendio
è 16.120 euro annui, non degno del lungo curriculum della signora che
annovera prestigiosi riconoscimenti, che iniziano con il premio Miss
Malizia del ´92, passando per varie comparsate nel cinema fino alla
partecipazione sul piccolo schermo a Cento Vetrine e alla vittoria di
"Ballando con le stelle". Qualche domanda, tuttavia, è lecito porsela».
E la pone Andrea
Sarubbi, deputato del Pd, che sulla quindicesima consulente del
ministero, fresca di incarico, presenta un´interrogazione.
Sottolineando, tra l´altro, come il compenso della signora Borselli,
classe ´76, fisico e aspetto da modella, «equivale alla paga annuale di
due soldati in ferma prefissata annuale destinati anche ad operare in
missioni internazionali».
Ma la soubrette
Hoara Borselli - ex compagna dell´allenatore Walter Zenga - percepisce
un «semplice rimborso spese di 800 euro netti mensili» e la sua
collaborazione con la Difesa «è stato un affare», gli replica La Russa
attraverso i suoi uffici. Scelta «discrezionale», come in ogni
ministero, sottolinea, e nel caso specifico la signora «è venuta in
aiuto alle difficoltà del ministero che, per l´anno delle celebrazioni,
avrebbe dovuto sobbarcarsi il costo di ripetuti e onerosi contratti per
assicurarsi adeguate professionalità atte a condurre ogni singolo evento
previsto e prevedibile».
La Borselli già
«il 17 ha presentato il concerto della fanfara dell´Esercito in Piazza
di Spagna». Dunque - conclude la nota del ministero - «ringraziata per
aver aderito con spirito volontaristico all´invito rivoltole dalla
struttura della Difesa».
4- LA RUSSA, IL
MINISTRO ALLA MOVIOLA
Filippo Ceccarelli per "la
Repubblica"
Deve essere stata
una scena mica male quella dei tre onorevoli questori di Montecitorio
che dopo i tumulti in aula si sono raccolti in qualche ufficio, e lì
dentro in gran segreto, comprensibilmente, si sono fatti proiettare il
Moviolone per comprendere con scientifica esattezza, sequenza dopo
sequenza e con l´indispensabile scrutinio del labiale se il ministro La
Russa aveva o no mandato il presidente dell´Assemblea Fini a... alt!
(tanto si è capito dove).
E sarebbe
bellissimo poter disporre del resoconto stenografico dell´indagine, con
le varie ipotesi, le possibili assonanze, le plausibili disarmonie tra
il gesto e il logos. Ma il verdetto del ralenti non lasciava adito a
dubbi: La Russa ce l´ha proprio mandato. Donde «la più ferma
deplorazione per la particolare gravità del comportamento tenuto in aula
nei confronti della Presidenza», come si legge nel comunicato emesso dal
Collegio dei deputati Questori, da parte dell´«onorevole» La Russa. Ma
non - si fa osservare - del «ministro» La Russa.
La questione della
titolarità ordinamentale e delle eventuali sanzioni è infatti
impicciatissima e come tale rinviata a martedì. Non esistono precedenti
in materia, per quanto bassa sia, né francamente si riescono a
immaginare Taviani, Andreotti, Lagorio, Andreatta e altri ministri della
Difesa che mandano a quel paese, con il dovuto gesto di accompagnamento,
altri presidenti della Camera come Leone, Pertini, Ingrao o la Jotti.
E tuttavia, pur in
mancanza di antefatti, l´inedita liturgia del Moviolone Labiale e
Istituzionale ha dei riscontri, o almeno trova una sua ratio sotto il
dominio degli spettacoli perché la scena madre del vaffa, vista e
rivista ieri sulla rete e in tv, potrebbe benissimo trovare un posto
anche d´onore nel soggetto, nella sceneggiatura, nella proiezione e
nella fruizione di un particolare genere di film. Quali?
Ora, sarebbe
ingiusto imputare agli onorevoli questori Albonetti (Pd), Colucci (Pdl)
e Mazzocchi (pure Pdl) di aver tralasciato o peggio di ignorare un
piccolo precedente in materia. Ma è pur vero che l´autunno scorso
intervenendo alla radio in una trasmissione chiamata «ComuniCattivo»,
sul serio, lo stesso ministro La Russa dichiarò di essere stato «in modo
insistente» richiesto dal produttore De Laurentis per recitare in un
cinepanettone. «Naturalmente - spiegò poi - ebbe un rifiuto».
Naturalmente, un corno.
Nel regime delle
rappresentazioni La Russa è una risorsa narrativa completamente sfuggita
di mano, quindi è perfetto, musica, voce, faccia, parole, gestualità.
Perfetto nel senso che nessuno può sapere come può andare a finire, dove
può andare a sbattere. Lontanissimi ormai i tempi di Fiorello e
dell´«Ignazio jouer» («Acquaragia/ Mutande ragno/ Alabarda»). E sono un
pallido ricordo le innocue invenzioni creative e ricreative, i
travestimenti da top-gun in tuta arancione, la messa riparatrice, la
mini-naja, l´obbligo di cantare il Piave nelle scuole, la ginnastica per
gli impiegati del ministero.
Arrivò un giorno,
La Russa, a vantare una remota parentela con Dario Fo. E un altro giorno
volle lanciare il suo massivo test anti-droga, per amici e colleghi e
fotografi, per giunta in competizione con quello - pure discutibile -
del povero Giovanardi. Test del capello, oltretutto, alla cui risonanza
mediatica non ha corrisposto - come si notava mercoledì sera -
altrettanta energia persuasiva.
Ecco, basta: ora è
solo l´Ignazio Furioso che un po´ fa ridere e un altro po´ mette paura
(anche perché bene o male i missiloni dipendono da lui). L´ideale per
ridare smalto alla produzione dei Vanzina o di Neri Parenti. Aggressivo
come una tigre, litiga con tutti, allenatori di calcio e generali
compresi. Mette le mani addosso.
Poi si pente e
chiede scusa. Parla di calcio quando non è il caso (morte di due soldati
in Afganistan e polemica sul Siena). Dà i pestoni davanti alle
telecamere, ride, si commuove, sbraita, canta, spezza le matite in
diretta, si prende la testa fra le mani, sbarra gli occhi, grida rauco,
e ancora grida, per il 150° ha pure disegnato due gioielli tricolori con
smeraldi, zirconi, swaroski.
In costante stato
di sovraeccitazione, disposto a perdere le staffe e ad andare sopra le
righe ogni due per tre, il Moviolone di Ignazio Benito La Russa
testimonia al di là della sua stessa spiccata fantasia i guasti arrecati
al discorso pubblico dai profondi processi di personalizzazione del
potere - ma un po´ anche l´inesorabile impulso di quest´ultimo a farsi
male da solo. 01-04-2011]
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TONFO DI PARMALAT
IN BORSA (-6%), PALENZONA VUOLE UNA CORDATA UNICREDIT CON NUTELLA
FERRERO (MA GHIZZONI E NICASTRO DOVE SI NASCONDONO?) E I FONDI NON
RITIRANO LA LISTA PER IL CDA - CATRICALÀ: TENIAMO D’OCCHIO PARMALAT E
LIGRESTI - FINMECCANICA FARÀ LA METRO DELLE HAWAII - PROFUMO DI LIBIA:
“L’OCCIDENTE SI È MOSSO TARDI” - REGINA SENZA REGINE: POCHE DONNE NELLE
AZIENDE LAZIALI - IL BEL GESTO DI BEBÈ PER I PUPI TELECOM - DEUTSCHE
BANK CONDANNATA A RISARCIRE - LA SPAGNA PIAZZA 2 MLD BOND…
1 - BORSA: LIMA RIALZO A META' SEDUTA, PARMALAT -6%...
(AGI) - Piazza Affari riduce il rialzo a meta' seduta,
appesantita dall'andamento di alcuni titoli. L'indice Ftse Mib (Milano:
FTSEMIB.MI - notizie) segna un +0,60% a 21.655 punti, mentre l'All Share
guaradagna lo 0,54%. Sul paniere principale, scivola Parmalat (MDD:
PLT.MDD - notizie) (-6% a 2,32 euo) dopo l'accordo con i fondi che
permette al colosso francese Lactalis di salire al 29% del capitale
della societa' italiana. In calo anche Fonsai (-0,96%) in attesa della
definizione del piano di intervento di Unicredit (MDD: UCG.MDD -
notizie) .
Nella galassia
Ligresti, sprofonda Milano assicurazioni (Milano: MI.MI - notizie)
(-4,24%) nel giorno dei conti, mentre Premafin guadagna l'1,39%. Sale
anche Generali (Madrid: BASI.MC - notizie) (+1,39%).
2 - PARMALAT:
FONDI ACCETTANO OFFERTA LACTALIS MA NON RITIRANO LISTA PER CDA...
(Adnkronos) - I fondi Zenit Asset Management, Skagen e
Mackenzie Financial Corporation, che lo scorso 24-25 gennaio 2011
avevano sottoscritto un accordo di coordinamento relativo alla
presentazione congiunta di una lista di candidati per l'elezione della
maggioranza dei membri del cda e del collegio sindacale di Parmalat,
accettano l'offerta Lactalis ma non intendono ritirare le liste
presentate.
"Lo scenario
riguardante Parmalat e la votazione della prossima assemblea degli
azionisti e' sostanzialmente cambiato negli ultimi giorni. Tale
cambiamento -osservano in una nota- e' conseguenza della presentazione
da parte di terzi di altre liste per l'elezione degli amministratori e
sindaci e l'acquisizione degli stessi di partecipazioni significative in
Parmalat e o l'annuncio della loro intenzione di accrescere la propria
partecipazione, sia direttamente o attraverso accordi con altri
investitori".
"Questi sviluppi
-proseguono i fondi- hanno determinato un rischio crescente di un
consiglio di amministrazione diviso e di una governance inefficiente.
Questi eventi hanno indotto i fondi a concludere che l'intento iniziale
di creare le premesse per lo sviluppo di Parmalat attraverso l'elezione
di un consiglio di amministrazione altamente qualificato che i fondi
avevano individuato e' stato compromesso".
3 - PARMALAT:
PALENZONA, OPERAZIONE CON FERRERO AUSPICABILE PER UNICREDIT...
(Adnkronos) - Un'operazione insieme al gruppo Ferrero,
per l'acquisizione della Parmalat, sarebbe "profittevole" per Unicredit.
Lo afferma il vicepresidente dell'Istituto di credito, Fabrizio
Palenzona, a margine di un convegno. Rispondendo ai giornalisti che gli
chiedono di commentare l'interesse dimostrato dal gruppo Ferrero
Palenzona sottolinea che "sarebbe importante. Ho sempre detto che
occorre preservare la filiera agroalimentare e del latte in Italia".
Quanto alla
possibilita' da parte di Unicredit di appoggiare l'operazione Palenzona
precisa che "decide Gizzoni (amministratore delegato di Unicredit ndr)
ma conseguentemente se ci dovesse essere un'operazione del genere
ritengo che sarebbe profittevole per la banca".
4 - PARMALAT:
CATRICALA', SIAMO MOLTO ATTENTI A SITUAZIONE...
(Adnkronos) - "Noi siamo molto attenti, a noi interessa
la situazione quando cambia il controllo di fatto, non quando cambia il
controllo giuridico". Lo ha detto Antonio Catricala', presidente
dell'Agcom, a margine della conferenza per l'apertura dell'anno
giudiziario Iap a Milano, parlando del caso Parmalat.
Rispondendo ai
giornalisti che sottolineavano che la francese Lactalis stamattina ha
annunciato di avere una quota di Parmalat pari al 29,9%, Catricala' ha
ammesso che "probabilmente cambia il controllo di fatto. E allora e'
chiaro -ha aggiunto- che ci sarebbe un interesse di natura antitrust.
Pero' stiamo parlando ancora di ipotesi".
5 - FINMECCANICA:
VINCE GARA DA 574 MLN DOLLARI PER METRO DRIVERLESS DI HONOLULU...
(Adnkronos) - Finmeccanica, attraverso le proprie
societa' Ansaldo Sts e AnsaldoBreda, si e' aggiudicata dalla
Municipalita' di Honolulu il progetto della nuova linea metropolitana
driverless ad alta Capacita' della Citta' di Honolulu. Lo rende noto
Finmeccanica in un comunicato precisando che il contratto, che comprende
la progettazione della nuova linea, ha un valore complessivo di 574
milioni di dollari.
La quota di
Ansaldo Sts ammonta a 367 mln di dollari, mentre quella di AnsaldoBreda
ammonta a 207 mln di dollari. Questa nuova commessa rappresenta
l'eccellenza che il gruppo Finmeccanica ha sviluppato nell'ambito dei
sistemi di trasporto urbani innovativi driverless. Ne sono testimonianza
le varie gare aggiudicate dal gruppo quali Taipei, Copenaghen e Riyad.
6 - LIBIA:
PROFUMO, PROBLEMA E' CAPIRE DESTINO ASSET ITALIANI - L'OCCIDENTE SI E'
MOSSO TARDI...
(Adnkronos) - "Il vero problema per chi opera in Libia
e' capire se gli asset delle imprese italiane in Libia verranno
congelati o nazionalizzati". Ad affermarlo e' Alessandro Profumo, ex ad
di Unicredit, parlando durante il convegno 'Due anni dopo la crisi: la
luce o il buio alla fine del tunnel?' tenutosi oggi all'Universita'
Bocconi di Milano.
A proposito del
congelamento dei beni libici in Italia, Profumo ha sottolineato che "il
governo italiano ha congelato i beni insieme ad altri Paesi perche'
sulla base di una delibera dell'Onu si e' deciso di avviare una
attivita' sanzionatoria nei confronti della Libia. Dal punto di vista
italiano e' stata una scelta inevitabile e costretta. Qui il tema -ha
aggiunto l'ex ad di Unicredit- e' capire come questi fondi verrebbero
usati da chi governa la Libia".
Secondo Profumo
"l'Occidente si e' mosso tardi", pero', ha voluto sottolineare, "leggere
strutturalmente in modo negativo i rapporti con la Libia alla luce di
quanto e' accaduto a inizio anno e' sbagliato". Per l'ex ad di Unicredit
oggi la situazione e' "estremamente complessa. Se arriva il cambiamento
-ha concluso- e' un bene, ma bisogna capire come. Se il cambiamento non
c'e' la situazione e' complicata".
7 - UNICREDIT:
CATRICALA', PER ORA ANTITRUST NON DICE NIENTE SU ACCORDO CON FONSAI...
(Adnkronos) - "Per ora l'Antitrust non dice niente"
sull'accordo che Unicredit dovrebbe concludere in questi giorni con la
famiglia Ligresti per il salvataggio del capitale di Fonsai. Lo ha detto
Antonio Catricala', presidente dell'Agcom, a margine della conferenza di
apertura dell'anno giudiziario Iap a Milano. "Mi sembra -ha aggiunto-
che tutto sia ancora prematuro. Non ci sono dichiarazioni".
8 - MPS:
CALTAGIRONE, SU DIVIDENDO DECISIONE IN CDA LUNEDI'...
(Adnkronos) - Mps decidera' lunedi', quando ci sara' il
cda per esaminare il bilancio 2010, se tornare a erogare il dividendo.
Lo afferma il vicepresidente dell'istituto di credito senese, Francesco
Gaetano Caltagirone, a margine di un convegno. "I numeri li abbiamo
lunedi' e decidiamo", dice Caltagirone ricordando poi che nei precedenti
trimestri i conti sono stati positivi.
9 - QUOTE ROSA
QUESTE SCONOSCIUTE NELL´IMPRESA DEL LAZIO...
Roberto Mania per "la Repubblica" - C´erano tante
grisaglie una settimana fa sul palco del Rainbow MagicLand di
Valmontone. Solo grisaglie, zero donne. Di quote rosa nemmeno l´ombra
nella squadra di Unindustria, nata dall´aggregazione tra le
Confindustrie di Frosinone, Rieti, Roma e Viterbo. Sul palco si è
intravista, per i saluti, l´imprenditrice delle costruzioni Luisa Todini
e poi è salita per il suo intervento la presidente della Confindustria,
Emma Marcegaglia.
Nel comitato di
presidenza di Aurelio Regina, espressione di vecchi e nuovi equilibri di
potere non solo laziali, non ci sono donne. «Una cosa imbarazzante», a
detta della Marcegaglia. E forse è anche il segno di uno strano processo
regionale dove calano le donne imprenditrici insieme alle dirigenti. Lo
rivela una recentissima ricerca del Censis, "Donne e lavoro nel Lazio:
il quadro al 2010".
Si legge che
mentre nel resto del paese la presenza delle donne nelle posizioni di
vertice va aumentando, passando quella delle dirigenti dal 24,8% del
2005 al 27,4 del 2010 e quella dei quadri dal 39,6 al 41%, nel Lazio al
contrario diminuiscono sia l´una che l´altra. Passa, infatti, dal 28,5
al 25,3% l´incidenza delle donne tra i dirigenti, e dal 44 al 38,9%
quella tra i quadri.
Vanno ancora
peggio i dati sull´imprenditoria: negli ultimi cinque anni a fronte di
una diminuzione media del 24,7%, nel Lazio la discesa delle aziende rosa
è stata del 37,1%. E´ vero, c´è stata una parziale controtendenza, tutta
concentrata nel settore dei servizi, negli ultimi mesi del 2010 dove le
imprese al femminile sono aumentate dello 0,2% contro una diminuzione
sul piano nazionale.
Ma la squadra
tutta in grigio di Valmontone va proprio in un´altra direzione, pure
rispetto alla cauta legge sulle quota rosa nei cda delle aziende quotate
o a partecipazione pubblica.
10 - BERNABÈ
PREMIA I FIGLI DI TELECOM...
Da "il Giornale" - Franco Bernabè è generoso
soprattutto con i suoi dipendenti. L'ad di Telecom ha infatti
contribuito con 194 mila euro, presi dal suo bonus che è stato
complessivamente di 980 mila, al finanziamento delle borse di studio per
i figli dei dipendenti. Poca cosa di fronte allo stipendio, che
naturalmente per il 2010 è stato ben più alto: 2,9 milioni, comprensivo
di benefit non monetari (auto, polizze assicurative e sanitarie,
previdenza complementare) e bonus. Ma comunque un bel gesto. Bernabè e
il presidente, Gabriele Galateri, hanno poi 8,5 milioni di stock option,
esercitabili per tre anni dal 15 aprile 2011, a uno strike price di 1,95
euro. Ma il titolo vale circa 1 euro.
11 - SPAGNA PIAZZA
2 MLD TITOLI DEL TESORO CON RENDIMENTI IN CALO MADRID...
(LaPresse) - Con rendimenti in calo la Spagna ha
piazzato 2 miliardi di euro in titoli del Tesoro trimestrali e
semestrali. Per gli 1,2 miliardi di buoni a tre mesi il tasso
d'interesse è dello 0,9%, contro l'1,1% dell'analoga asta di febbraio,
mentre per gli 842 milioni di buoni a sei mesi il tasso è passato
dall'1,6% all'1,3%. Madrid ha registrato una buona domanda per entrambi
i titoli, superiore di quattro volte per i trimestrali e di cinque volte
per i semestrali.
12 - DEUTSCHE
BANK: CORTE GIUSTIZIA ORDINA RISARCIMENTO PER FALLIMENTO INVESTIMENTI...
(Adnkronos/Dpa) - La Corte di giustizia tedesca ha
ordinato alla piu' grande istituzione finanziaria del Paese, la Deutsche
Bank, di compensare gli investitori per le offerte speculative andate
male, sostenendo che la banca non aveva messo in guardia il cliente dai
rischi a cui andava incontro. Deutsche Bank, nel caso specifico, deve
pagare ad un cliente 540 mila euro per le perdite risultate da
investimenti in operazioni di swap spread, ovvero quanto un investitore
cerca di trarre profitto dal divario tra i tassi di interesse a lungo
termine e quelli a breve termine.
Le offerte sono
state costruite intorno all'aspettativa che i tassi a lungo termine si
potessero rialzare piu' dei tassi a breve, ma si e' verificato proprio
il contrario, causando grandi perdite.La decisone dell'Alta Corte di
Karlsruhe potrebbe aprire una voragine nei conti dell'istituto. Infatti
200 clienti hanno gia' fatto causa, tra questi molti comuni e le piccole
imprese che hanno registrato gravi perdite, chiedono indietro i loro
soldi.
13 - PREZZI:
MATERIE PRIME +33% IN UN ANNO...
(ANSA) - Sulle speranze di ripresa economica incombe il
rialzo dei prezzi delle materie prime: da gennaio 2010 a gennaio 2011 la
media dei rincari ha sfiorato il 33%. Il calcolo e' della
Confartigianato che stima un impatto potenziale sulle imprese pari a 155
miliardi in piu' a causa della fiammata dei costi per l'acquisto di beni
necessari alla produzione. I rialzi sono ben piu' alti se si considerano
i singoli materiali: cotone +147%, gomma +91,3%, stagno +65,5%, frumento
+73%, caffe' +82%.
14 - ELICA, UTILE
NETTO A 4,3 MLN E RICAVI +9,9%, DIVIDENDO 2,51 FABRIANO...
(LaPresse) - Un utile netto di 4,3 milioni di euro per
Elica nel 2010, in aumento rispetto agli 0,2 milioni del 2009, e un
dividendo di esercizio di 2,51 centesimi per azione. E' quanto emerge
dai conti 2010 del gruppo produttore di cappe aspiranti del senatore di
Forza Italia, Francesco Casoli. Elica registra ricavi in crescita del
9,9% a 368,3 milioni di euro e un ebitda in rialzo del 30,6% a 26,2
milioni. 22-03-2011]
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Corriere de’
noantri - “La Fiera di Roma taglia la consulenza da 350 mila euro di
Enrico Cisnetto” - Mentre CISNETTO SI RIPOSIZIONA SUBITO con un CONVEGNO
COn FINI E AMATO, si apprende con gioia risparmiosa che il Tremonti-Boy
Massimo Varazzani ha visto lievitare il suo stipendio "Da 100 mila a
oltre 600 mila" per fare il commissario al debito di Alè-danno - Una
sola domanda a don Flebuccio: ma questa notizia così tremontiana perché
non ha meritato lo sfoglio nazionale?..
1 - LA FIERA DI
ROMA TAGLIA LA SUPERCONSULENZA DA 350MILA EURO A CISNETTO...
Ernesto Menicucci per "Il Corriere della Sera"-Roma
Zac, una bella sforbiciata. E la superconsulenza non esiste più: Enrico
Cisnetto, giornalista economico vicino a Gianni Alemanno, organizzatore
(insieme alla moglie Iole; della quale si è parlato anche nelle ipotesi
del rimpasto di giunta capitolina) di Cortina "InConTra", la kermesse
dove il sindaco è ospite fisso, non è più un consulente della Fiera di
Roma e di Investimenti, la società della Camera di Commercio a cui fanno
capo i padiglioni sulla Roma-Fiumicino.
Cisnetto venne
preso nel 2009, quando presidente di Investimenti era Cesare Pambianchi
(Confcommercio), quello della Fiera era Roberto Bosi e all'istituto di
piazza dei Pietra c'era Andrea Mondello.
Ma il grande
sponsor (350 mila euro per due anni, come ha confermato di recenti il
giornalista) fu lo stesso Alemanno che, secondo i rumors, quasi lo
"impose" a Pambianchi (all'epoca suo grande alleato, prima della rottura
per la mancata elezione a presidente della Cciaa), come una condizione
per la sua nomina. Adesso, però, il vento è cambiato. Alla guida di
Investimenti è salito Lorenzo Tagliavanti, mondelliano, di sinistra,
vicino a Walter Veltroni.
E, appena
arrivato, tra le prime decisioni c'è stata quella su Cisnetto: il
contratto col giornalista, giunto alla sua scadenza, non è stato
rinnovato nonostante le pressioni del Campidoglio. Resta una questione
aperta: che fine farà la Roma InConTra", manifestazione gemella di
quella sulle Dolomiti che Cisnetto sta facendo sbarcare nella Capitale?
2 - CISNETTO SI RIPOSIZIONA SUBITO? CONVEGNO CON IL "TRADITORE"
FINI E CON AMATO, CHE MOLLO' ALEMANNO SULLA "ATTALI" ALL'AMATRICIANA...
Aspettando Roma Incontra è lieta di invitarvi al prossimo appuntamento
venerdì 25 marzo ore 17:30, Auditorium dell'Ara Pacis Via di Ripetta,
190
L'ITALIA CHE VORREMMO
Dal confronto tra Gianfranco Fini e Giuliano Amato cerchiamo spunti
bipartisan per disegnare il futuro del Paese. Senza trascurare le mille
difficoltà del presente
Dialogo tra
• Gianfranco Fini presidente Camera dei Deputati, autore de "L'Italia
che vorrei" (Rubbettino)
• Giuliano Amato presidente "Comitato 150 anni Unità d'Italia"
Conduce:
• Enrico Cisnetto "Roma InConTra"
3- L'AUMENTO PER
IL «RISANATORE» - IL CASO DI VARAZZANI, COMMISSARIO AL DEBITO DEL COMUNE
Ernesto Menicucci per il "Corriere della Sera"- Roma
Due righe nel Milleproroghe valgono centinaia di migliaia di euro a
carico dei cittadini. Il caso è quello di Massimo Varazzani, ex ad di
«Cassa depositi e prestiti» , manager vicino a Giulio Tremonti, dal 22
settembre commissario (il terzo) per il debito del Comune di Roma. Nel
Milleproroghe, Varazzani ha visto lievitare il suo stipendio: «Da 100
mila euro lordi a oltre 600 mila» , denunciano i Radicali. Nel testo
originario era previsto che «il compenso annuo del commissario è
stabilito in misura non superiore all' 80%del trattamento economico
spettante a figure analoghe dell'amministrazione di Roma Capitale» .
Mentre nella
versione definitiva il testo è cambiato: «Le parole- si legge nel
documento- "all' 80%del trattamento spettante a figure analoghe
dell'amministrazione di Roma Capitale"sono sostituite dalle seguenti: al
costo complessivo annuo del personale dell'amministrazione di Roma
Capitale incaricato della gestione di analoghe funzioni transattive» .
Nel Milleproroghesi si specifica anche che «le risorse destinabili per
nuove assunzioni del Comune di Roma sono ridotte in misura pari
all'importo della retribuzione del commissario» .
Il segretario
romano dei Radicali (ieri pomeriggio hanno protestato sotto il
Campidoglio su questa vicenda: Alemanno ha promesso che chiederà lumi a
Varazzani) Riccardo Magi ha chiesto informazioni alla Ragioneria del
Comune di Roma: «Da risposte informali, Varazzani viaggerebbe ad oltre
600 mila euro l'anno» . Ma chi li paga questi soldi? «La gestione
commissariale si finanzia da sola, il suo stipendio non viene pagato dal
Comune» , fanno sapere dal Campidoglio.
Funziona così: la
gestione commissariale prende 500 milioni l'anno, 300 dal Tesoro e 200
dall'aumento dell'Irpef e della tassa aeroportuale. Da questa cifra,
esce fuori il compenso per Varazzani che secondo il Comune «non supera i
400 mila euro lordi annui» . Ma è tutto il costo di funzionamento
dell'ufficio del commissario straordinario ad essere aumentato, passando
da 200 mila euro a 2,5 milioni. E su Varazzani ci sono anche altri
problemi. Intanto il «Documento di accertamento del debito» , che
contiene l'aggiornamento di quello approvato dal sindaco commissario
Alemanno nel 2008, è stato approvato dal Parlamento con voto di fiducia,
quindi «al buio» .
E Verazzani è
anche presidente della Stt spa, partecipata del Comune di Parma:
incarico che, in base alla «legge Frattini» , non potrebbe ricoprire. E
pure sulla nomina a commissario del debito di Romasi è aperto un
contenzioso. Oriani, predecessore di Verazzani che aveva saputo della
sua rimozione dai giornali, ha impugnato il decreto di nomina del 22
settembre e il Tar del Lazio ha accolto il ricorso, annullando il
decreto per «eccesso di potere» .
La presidenza del
consiglio (che il 4 gennaio ha «rinominato » Verazzani, usando come
discrimine tra lui ed Oriani la precedente esperienza nel settore
privato) si è appellata al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensiva
della sentenza del Tar, ma Palazzo Spada il 16 marzo ha respinto il
ricorso condannando Palazzo Chigi a pagare le spese di giudizio (3 mila
euro). Gli atti del supercommissario col superstipendio, adesso,
potrebbero anche essere impugnati e ritenuti illegittimi.22-03-2011]
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RISOLTO IL GIALLO
KELLNER (FIGURA BARBINA PER PERISSI-ROTTO E LO SCARPARO) - dalla nota
integrativa al bilancio del gruppo assicurativo: "Il 49% della joint
venture Generali-Ppf ha oggi un valore compreso fra 2,5 miliardi e 3
miliardi di euro" - QUINDI HA RAGIONE BOLLORè E TORTO i consiglieri
indipendenti (DA CHI?) - DELLA VALLE AL CDA RCS: CON GERONZI ANDATA
EDUCATAMENTE BENE
PERISSINOTTO E
CESARE GERONZI
1- RCS: DELLA
VALLE, CON GERONZI ANDATA EDUCATAMENTE BENE...
(Adnkronos) - L'imprenditore Diego Della Valle, oggi a
margine della consegna della borsa di studio in memoria di Maurizio
Mosca, promossa da Mediaset e Universita' Iulm, ai cronisti che gli
domandano un commento sul consiglio di amministrazione di Rcs
quotidiani, risponde che "certo" e' andato tutto bene. Avete parlato di
bilancio? "E di cosa altro si parla nel Cda?". Infine a chi gli chiede
del rapporto con Geronzi, "educatamente bene", risponde.
2- GENERALI: IL
49% DI JV CON PPF VALE TRA 2,5 E 3 MLD...
(Adnkronos) - Il 49% della joint venture Generali-Ppf
ha oggi un valore compreso fra 2,5 miliardi e 3 miliardi di euro. E'
quanto emerge dalla nota integrativa al bilancio del gruppo
assicurativo. L'opzione 'put' del gruppo ceco e' esercitabile nel luglio
2014.
L'eventuale
investimento, inoltre, e' gia' considerato nelle previsioni finanziarie
del Leone. "Non ricorrendo i presupposti tecnico-contabili -si spiega
nella nota integrativa al bilancio- la compagnia non ha effettuato
alcuna appostazione di bilancio in conseguenza della possibilita' di
acquisto nel luglio 2014 del 49% di Generali Ppf Holding in ragione
degli accordi a suo tempo sottoscritti".
"Ferma restando la
possibilita' di reperire sul mercato le risorse finanziarie necessarie
-si sottolinea- il potenziale esborso finanziario futuro, conseguente
all'eventuale decisione della compagnia di incrementare detta
partecipazione, e' stato opportunamente considerato nell'ambito delle
previsioni finanziari della compagna comprendendo, tra essere, le
politiche di destinazione dell'utile dell'esercizio e delle riserve di
utili".
Nella sua risposta
ai tre consiglieri indipendenti, Cesare Calari, Carlo Carraro e Paola
Sapienza, il presidente Cesare Geronzi ha fatto riferimento proprio alla
relazione sul bilanci: "lo stato economico, finanziario, patrimoniale,
nonche' i fatti rilevanti della gestione sono rappresentati nel bilancio
e nella relativa relazione delle Generali che saranno, nei termini di
legge, messi a disposizione del pubblico", ricordava ieri.
Il valore indicato
per il 49% della joint venture Generali-Ppf non si discosta dai 3
miliardi indicati dal vicepresidente del Leone, Vincent Bollore', nella
sua intervista di sabato scorso al Corriere della Sera. I tre
consiglieri indipendenti avevano chiesto a Geronzi di rettificare le
indicazioni date da Bollore', ritenute non veritiere.
Querelle anche
sulla tempistica della nota integrativa al bilancio del gruppo
assicurativo. Secondo i tre consiglieri, a differenza di quanto
affermato da Bollore', la nota con l'esposizione di Trieste nella joint
venture non sarebbe stata aggiunta al bilancio dopo lunghe discussioni.
Al contrario, secondo quanto sostengono altre fonti, sarebbe stata
redatta proprio a seguito delle pressioni di Bollore' e anche su
richiesta della Consob.
3- IL GIALLO
DELL'OPERAZIONE KELLNER - DELLA VALLE "FIDATEVI SOLO DI PERISSINOTTO". E
L´AD SCRIVE UNA LETTERA AL PRESIDENTE
Giovanni Pons per "la Repubblica"
Dopo l´astensione
sul voto al bilancio del vicepresidente Vincent Bolloré il clima intorno
a Generali si è surriscaldato. Anche la Consob si è interessata al caso
e il Leone di Trieste ha deciso di accelerare la pubblicazione a oggi
della nota integrativa al bilancio in cui viene spiegato nei dettagli il
trattamento della "put" concessa alla società ceca Ppf del finanziere
Petr Kellner.
Bollorè in
un´intervista aveva parlato di «impegno di Generali potenzialmente di 3
miliardi di euro per uscire». Una cifra che effettivamente non era mai
emersa prima in quanto dell´esistenza della put era stato scritto solo
nel comunicato del 26 aprile 2007 al momento dell´accordo: «L´accordo
prevede per Generali una call option in caso di stallo nella governance
e di material default e per Ppf put options in certi casi».
Quali siano questi
casi Generali non l´ha mai dichiarato fin quando l´Isvap non ha
sollevato il problema inviando al consiglio di amministrazione alcuni
rilievi sui termini dell´operazione con la società di Kellner. Nel 2007
la joint venture venne creata apportando 3,6 miliardi di asset da Ppf e
1,5 miliardi di attività assicurative nell´Est Europa di Generali. La
compagnia di Trieste per avere il 51% della società ha poi dovuto
versare a Ppf 1,1 miliardi ed, evidentemente, si è impegnata a rilevare
anche il restante 49% a determinate condizioni che però non sono mai
state spiegate per esteso.
Ora Bollorè dice
che quell´impegno può arrivare a 3 miliardi mentre i consiglieri
indipendenti di Generali, Paola Sapienza, Cesare Calari e Carlo Carraro
sostengono che l´impegno è inferiore e hanno chiesto al presidente
Cesare Geronzi di rettificare le parole di Bollorè. Il quale non ha
ritenuto di doverlo fare: «Data la chiarezza della situazione, non
ritengo che ricorrano i presupposti per una mia dichiarazione», ha
scritto il presidente in una lettera a tutti i consiglieri, aggiungendo
che ognuno, da Della Valle a Pellicioli a Bollorè, è responsabile delle
dichiarazioni che rilascia ai giornali.
Quindi è toccato a
Diego Della Valle, dopo un cda di Rcs Quotidiani, in cui si è trovato di
fronte lo stesso Geronzi, dichiarare: «Niente film, fidatevi solo di
Perissinotto». In serata si è poi saputo di un´altra lettera che l´ad ha
scritto al presidente chiedendo un suo intervento per ristabilire il
rispetto delle regole.
Generali aveva
riunito il cda il 16 dicembre scorso per discutere dei rilievi fatti
dall´Isvap e già in quella sede Bollorè aveva sollevato dubbi
sull´operazione Ppf e su come deve essere appostata in bilancio, se come
semplice impegno futuro o come un vero e proprio debito che la compagnia
è costretta ad accollarsi.
Nella riunione del
23 dicembre, poi, Bollorè torna sulla questione Ppf, si dimostra stupito
per l´acquisto di una quota nella banca russa Vtb, conclusa dall´ad
Perissinotto nell´ambito dei suoi poteri, e chiede di mettere a verbale
la sua contrarietà alle due operazioni.
Si arriva così
all´ultimo consiglio del 16 marzo in cui con una lettera Bollorè chiede
di rettificare il verbale precedente, in quanto non recepiva le sue
dichiarazioni, e si torna a discutere di come recepire nel bilancio le
indicazioni dell´Isvap sull´operazione Ppf. Oggi se ne saprà di più.
22-03-2011]
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LA MONA PIOMBA TRA
I NAUFRAGHI (COSA NON SI FA PER RACCATTARE ASCOLTI!) - MA PERCHÉ QUEL
BONAZZO DI THYAGO ALVES HA SOLO AMICI BONAZZI COME LUI E MANCO ‘NA DONNA
INTORNO? - Più paparazzi che invitati al matrimonio di Alessandra
Pierelli - CHE FLOP PER MISS ITALIA SPORT (DIETROFRONT DI CONI E
MIRIGLIANI) - “HABEMUS PAPAM”: IL SITO E POI IL FILM - DECOLLA “BASE
LUNA” DI MARCO GIUSTI - I DUE ANNI DI DOROTHEUM - STELLE DI HOLLYWOOD
SOTTO IL “TUSCAN SUN
Gabriella Sassone
per Dagospia
1 - Fermi tutti! Questa sì che è una notizia per i
reality-dipendenti! Adesso sull'Isola ci va lei, che non ha paura di
niente e di nessuno. Alla faccia di tutti i bamboccioni che si lamentano
e piangono come bambini dinanzi agli stenti. La Mona Ventura vuol
dimostrare ancora una volta di essere l'inimitabile Super Simo e ha
deciso: in Honduras ci andrà pure lei. Lo ha rivelato ad "Oggi" (in
edicola domani). Sicuramente la sua è una mossa per cercare di
risollevare gli ascolti dell'ottava edizione del reality di Rai2,
quest'anno un po' sofferenti, vista anche la chiusura della diretta
anticipata alle 23,45.
«E adesso
sull'Isola ci vado anche io. Non vedo l'ora, è sempre stato il mio sogno
raggiungere i miei naufraghi e condividere con loro per un po'
l'esperienza. Niente telefonini e aggeggi tecnologici. Il 29 marzo, poco
prima del mio compleanno che cade il 1° aprile, mi lancio
dall'elicottero nel mare dell'Honduras e raggiungo a nuoto la spiaggia.
Sarà la mia sorpresa ai naufraghi. Chissà che faccia faranno!», ha
annunciato la Mona al settimanale. In studio, a commentare la sua
impresa, ci dovrebbe essere Nicola Savino con le opinioniste e i
naufraghi già tornati a casa.
"La trasmissione è
partita lenta, ma io sono ottimista", ha detto ancora la Ventura. Quanto
al suo futuro professionale ha aggiunto: «Io a Mediaset? Il fatto non
sussiste semplicemente perché in Rai non hanno alcuna intenzione di
lasciarmi andare via. Sono stata convocata dai vertici dell'azienda, il
direttore Mauro Masi e i vice Antonio Marano e Lorenza Lei, senza che io
avessi sollecitato alcun incontro, per riconfermarmi piena fiducia.
Quindi resto in Rai».
Il discorso poi, e
te pareva, cade su Ruby. «No, Ruby sull'Isola non ce la vorrei, ascolti
o non ascolti. Semmai farei un'Isola con un'infornata di papi girls,
quelle ragazze che, a differenza di Ruby con una vita problematica e
senza una famiglia alle spalle, la famiglia alle spalle ce l'hanno, ma
che famiglia! Madri e padri orgogliosi che le loro figlie siano disposte
a qualsiasi cosa in cambio di soldi e successo facile "così ci
sistemiamo tutti quanti". Che tristezza questo depauperamento di valori!
Io non capisco come sia potuto succedere. Se penso a mia madre e a mio
padre... Ai valori forti che mi hanno trasmesso: che nella vita i propri
sogni bisogna conquistarseli con studio e impegno».
E che Isola
farebbe con le papi girls? «Un'Isola "cattiva", dove queste ragazze
dovrebbero per una volta tanto fare dei veri sacrifici: soffrire la fame
e il freddo, procurarsi il cibo fra mille difficoltà, scontrarsi fra di
loro. Imparerebbero finalmente qualcosa d'importante dalla vita. E
sarebbe una lezione anche per i loro genitori, che sono i veri colpevoli
del comportamento delle figliole».
2 - A proposito di Isola: urge al più presto (come ho
suggerito domenica alla Mona Ventura durante "Quelli che il calcio
e...") una prova del nove per accertare la virilità di Thyago Alves, il
modello brasiliano super bonazzo che sull'Isola dei Famosi sta facendo
sbavare tutte le naufraghe con quel fisico da Dio greco e quella faccia
sexy. Ma lui pare asessuato... non si fila nessuna! La prova del nove
urge perchè su Facebook girano strane voci sul conto del naufrago più
bello visto fino ad oggi nel reality.
I telespettatori
si chiedono come mai a sostenerlo in studio si son visti finora solo
amici maschi, modelli belli come lui: possibile che questo benedetto
ragazzo non ha neanche un'amica donna? Non solo: sta facendo il giro di
Facebook anche un video (tratto da youtube) alquanto hot che vede Thyago
aggrovigliarsi in una scena di sesso bollente con Massimo Poggio.
Tranquilli: non è un porno soft, come qualcuno sostiene: è la scena clou
del film "Il compleanno" di Marco Filiberti, presentato nel 2009 a
Venezia nella sezione Controcampo Italiano. E Thyago dimostra di essere
un bravo attore, ben calato nella parte. Ciò non vuol dire, però, che
abbia quei gusti... chiaro, no?
Prodotto dalla Zen
Zero e ambientato sul litorale di Sabaudia, "Il compleanno" racconta
l'estate di due coppie di amici, Matteo (Massimo Poggio) e Francesca
(Maria De Medeiros), all'apparenza legati da un rapporto tranquillo e
amorevole, e Diego (Alessandro Gassman) e Shary (Michela Cescon) che
invece vivono una relazione turbolenta giunta al capolinea. Gli
equilibri che tengono insieme il gruppo vengono messi improssivamente in
crisi dall'arrivo nella villa di David (Thyago Alves), il figlio
ventenne di Diego e Shary, proveniente da New York con la sua bellezza
sconvolgente che turberà profondamente Matteo, irrimediabilmente
attratto dal giovane.
Chissà se la Mona
Ventura, che ha promesso una sorpresa-scoop per Thyago, farà vedere
stasera il filmato bollente? Noi crediamo di sì... chissà che faccia
farà il buon Thyago... Intanto, per i più curiosi, ecco il video hot del
film: http://www.youtube.com/watch?v=kHgK1lbDVJ4&feature=related+
3 -
Più
paparazzi che invitati al matrimonio di Alessandra Pierelli, ex di
Costantino Vitagliano, lanciata da "Uomini e Donne" e poi naufragata
sull'Isola della Mona. Domenica, con il pancione di 8 mesi e abito
candido con stola, ha sposato nel Santuario di Santa Maria della
Sorresca, a pochi chilometri da Sabaudia, il suo amore, il campione di
poker Fabrizio Baldassarri.
I due convivono da
tempo a Montecarlo, ma per le nozze Ale è voluta tornare a casa. Ora che
lasciato il mondo fatuo della tv e i fidanzamenti mordi e fuggi (vedi
quello con Daniele Liotti), si divertirà finalmente a fare la moglie e
la mamma. Auguri!
4 - Dietro front! Come non detto. Dopo averla
presentata in pompa magna nel salone del Coni, oggi il Comitato Olimpico
Nazionale Italiano e l'organizzazione di Miss Italia hanno comunicato
che, di comune accordo, hanno deciso di soprassedere all'iniziativa
"Miss Italia Sport" per sopraggiunte difficoltà di carattere
tecnico-organizzativo. La patron Patrizia Mirigliani ha aggiunto che,
naturalmente, tutte le ragazze che praticano sport potranno partecipare
come hanno sempre fatto nel corso degli anni alle selezioni del Concorso
Miss Italia, compilando l'apposito modulo online disponibile sul sito
www.missitaliachannel.rai.tv. Che sarà successo in realtà?
5 - Per i morettiani convinti e di fede: oggi, martedì
22 marzo, con il manifesto di "Habemus Papam" si apre il sito del nuovo
film di Nanni Moretti, www.habemuspapam.it. Seguiranno informazioni,
immagini e curiosità che verranno aggiornate fino al 15 aprile, giorno
dell'uscita del film nei cinema italiani. Il film è prodotto da Sacher
Film e Fandango in collaborazione con Rai Cinema e in associazione con
Le Pacte. Distribuzione 01 Distribution con Sacher Distribuzione.
6 -
Debutta domani sera alle 23,40 si Raidue, "Base Luna", un nuovo
programma firmato da Marco Giusti e soci (Luca Rea, Stefano Sarcinelli,
Massimo Piesco e Carlo Bertotti) dedicato alla comicità. Solo sketch
comici di origine e gusto diversi (dalla parodia della fiction di
successo alla nuova comicità casalinga che si vede su Internet)
inquadrati da un punto di vista molto molto lontano... un bar della
luna, dove il padrone di casa è il rapper coatto romano G-Max e il suo
aiutante un vecchio computer della Rai. Tra i comici della prima
puntata: Andrea Perroni, Francesca Reggiani, Lillo e molti volti nuovi.
7 -
Per i mondani a oltranza: stasera dalle 19, per festeggiare i due anni
dell'opening nella sede romana di Palazzo Colonna della celebre Casa
d'aste austriaca Dorotheum, cocktail super Vip. Tra preziosi dipinti di
Carracci, Guercino e Van Dyck che andranno al'asta il 13 aprile prossimo
a Vienna, sono attesi per la bisboccia personaggi dello spettacolo,
della finanza e delle istituzioni appassionati estimatori di arte antica
e collezionisti. Qualche nome? Maddalena Letta, Aurelio De Laurentiis,
Sandra Carraro, Marise Stirpe e la figlia Camilla Morabito, Umberto
Croppi, Angelo Bucarelli, Paola Lucisano, Guglielmo Giovanelli e
ambasciatori vari e avariati.
8
- Ci saranno
anche le star star hollywoodiane Sharon Stone e Jeremy Irons,
quest'anno, al Tuscan Sun Festival di Cortona, nona edizione.
Stone
e Irons si esibiranno insieme il 5 agosto in "Nocturne: Seduction, Smoke
and Music - The love story of Chopin and George Sand".
Una performance di
teatro, musica, danza in cui si racconta l'insolita relazione nell'arco
di un decennio tra il leggendario compositore Frédéric Chopin e
l'anticonformista e femminista Amandine-Lucile-Aurore Dupin, conosciuta
come George Sand.
Dai primi incontri
appassionati e burrascosi con un lui scostante e una lei affascinata nei
giorni vissuti a Maiorca, fino ad arrivare ad una George Sand in un
ruolo insolitamente materno nei confronti di uno Chopin alla fine
"domato". Sharon Stone vestirà i panni del controverso personaggio di
George Sand; Jeremy Irons sarà Frédéric Chopin. Tenimenti D'Alessandro
ospiterà dopo il concerto un party con gli artisti nella splendida
Tenuta di Manzano sulle colline appena fuori Cortona. 22-03-2011]
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U.S.A. E GETTA (LA
SPUGNA) - I POZZI PETROLIFERI DELLA LIBIA NON INTERESSANO LE HALIBURTON
DEGLI STATI UNITI (MA LA FRANCESE TOTAL E LA BRITANNICA BP), OBAMA SI
DEFILA E SCOPPIA L`ANARCHIA DIPLOMATICA TRA GLI EUROPEI - NEL
MEDITERRANEO SI RITORNERÀ AI TEMPI DELLA GUERRA FREDDA: CON FRANCIA, GB
E ITALIA A SCAMBIARSI COLPI BASSI PER L’EGEMONIA ECONOMICA - IL BASSO
PROFILO DI OBAMA FINISCE SOTTO L’ATTACCO DEI REPUBBLICANI E DEL
PENTAGONO (“SE DOVEVAMO ATTACCARE ERA MEGLIO FARLO PRIMA. E POI CHI LI
CONOSCE QUESTI INSORTI?”)…
1 - GLI STATI
UNITI SI DEFILANO E SCOPPIA L`ANARCHIA DIPLOMATICA
Germano Dottori per "Il
Giornale" (Docente presso la Cattedra di Studi Strategici
Luiss-Guido Carli e membro del consiglio regionale di Limes)
Il conflitto che
oppone da tre giorni il regime libico alla comunità internazionale è
certamente atipico rispetto a quelli combattuti nel recente passato. Gli
elementi che contribuiscono a renderlo differente sono almeno due.
Il primo è
rappresentato dal ruolo tutto sommato secondario assunto dagli Stati
Uniti tanto nella sua preparazione quanto nella sua gestione. Il basso
profilo tenuto da Washington risulta da tutta una serie di indizi.
Innanzitutto, è la prima volta, almeno in tempi recenti, che il
Presidente americano comunica ai suoi cittadini l`inizio di una nuova
avventura militare nel corso di una visita di Stato all`estero.
In secondo luogo,
della gestione degli aspetti militari delle operazioni è stato investito
un comando di recente costituzione, l`Africom, che è la cenerentola tra
le strutture di questo tipo di cui il governo statunitense si serve per
proiettare nel mondo la forza di cui dispone.
Anche prima che la
parola passasse alle armi, l`impegno diplomatico statunitense è rimasto
ben al di sotto della soglia alla quale siamo stati abituati. Non c`è
stata, ad esempio, alcuna forte iniziativa diplomatica che lasciasse
intravedere l`intento della Casa Bianca di prepararsi il terreno.
E le grandi
portaerei sono rimaste lontane. Questo è un dato nuovo, che ha colto di
sorpresa molte delle potenze che si affacciano sul Mediterraneo, inclusa
l`Italia, che si è inserita nei combattimenti nella convinzione che
presto o tardi gli americani ne avrebbero assunto il controllo, con o
senza la Nato.
Così non è stato.
Da questo dato discende il secondo, che è rappresentato dal protagonismo
francese, in realtà un fatto non proprio inedito. Il Presidente Nicolas
Sarkozy, in effetti, aveva cercato sin dal proprio insediamento
all`Eliseo di inserire Parigi negli spazi dischiusi nel Mediterraneo
dalla debolezza di un`Amministrazione Bush a fine corsa, puntando su una
serie di uomini forti. Erano stati corteggiati, tra gli altri, Hosni
Mubarak, Bashir al Assad e lo stesso Muammar Gheddafi.
Il risultato è
stata l'Unione per il Mediterraneo (UpM), un`iniziativa che avrebbe
avuto un profilo certamente più alto se a contenere le ambizioni del
Presidente transalpino non fosse intervenuta la Germania. Ad ogni buon
conto, l`UpM poggiava sul presupposto che in NordAfrica e Medio Oriente
nulla cambiasse.
Invece, sono
fioriti i gelsomini e Sarkozy è stato velocissimo a riposizionarsi,
sostituendo interamente la squadra che aveva curato per lui i dossier
della politica estera e cercando di cavalcare l`onda del risveglio che
attraversava la sponda meridionale del Mare Nostro.
È stata una virata
di 180 gradi, dietro la quale tuttavia si celano le stesse ambizioni.
Parigi intende espandere la propria sfera d`influenza nel Maghreb e la
Libia è, sotto questo profilo, strategica. Ovviamente, obiettivi
nazionali tanto importanti mal si prestano ad una gestione condivisa.
Di qui, non solo
l`attuale no dell`Eliseo al coinvolgimento dell`Alleanza Atlantica nella
direzione del conflitto, che restituirebbe voce in capitolo anche a
Roma, ma altresì la spregiudicatezza delle mosse d`apertura, parse
unilaterali sia nei tempi che nei modi.
L`attacco della
coalizione, corre voce, sarebbe dovuto iniziare con un massiccio lancio
di missili da crociera anglo-americani. Invece, gli aerei francesi sono
arrivati prima del previsto, tra l`altro colpendo non solo le
infrastrutture della difesa aerea libica, ma le unità lealiste nei
pressi delle città sotto il controllo degli insorti.
Al momento,
l`impressione che si ricava dalle fonti aperte accessibili è quella di
una coalizione che si muove con almeno due centri di comando e
controllo: uno transalpino, che emana dal Presidente Sarkozy,
eseguendone le direttive; e l`altro che è invece sotto la guida
dell'Africom americano, cioè teoricamente agli ordini di un Barack Obama
che sembra però psicologicamente molto lontano dagli eventi.
Apparentemente, ad Africom parrebbero rispondere anche le forze
aeronavali britanniche.
Ma non è certo.
Almeno non al 100%.
E non è solo
l`incertezza della guerra a confondere le acque. Downing Street ha
assecondato nelle ultime settimane la gran parte dei movimenti della
diplomazia francese. E non si deve dimenticare che tra Londra e Parigi
esiste da alcuni mesi un accordo bilaterale che prevede forme di
cooperazione politico-militari molto pervasive. Sono quindi possibili in
qualsiasi momento fughe in avanti. Ecco perché alcuni importanti
giornali d`Oltralpe stanno riesumando il precedente di Suez 1956, tra
l`altro senza mostrare alcun particolare complesso.
Per noi italiani,
si tratta di un bel guaio. Al di là della solidarietà dimostrata durante
la Guerra Fredda di fronte alla comune minaccia sovietica, infatti, nel
Mediterraneo occidentale Italia, Francia e Gran Bretagna non hanno mai
smesso di scambiarsi colpi proibiti. È a questa realtà, ben nota alle
élite della Prima Repubblica, che dovremo probabilmente riabituarci.
2 - I REPUBBLICANI
CONTRO OBAMA: "UN INTERVENTO SENZA PROSPETTIVE"
Federico Rampini per "la
Repubblica"
Barack Obama ha
garantito agli americani un impegno limitato e ha escluso interventi
terrestri ma non ha indicato una exit strategy, non c´è chiarezza su
quale sia l´obiettivo finale e quindi l´orizzonte di durata di questa
operazione. Stiamo combattendo contro Gheddafi ma a favore di chi? Così
i repubblicani puntano il dito sull´inconsistenza (e opacità) degli
insorti. Che cosa sappiamo di loro? Non rischiamo di scoprire alla fine
che avremo appoggiato gli integralisti islamici?
Mentre è in visita
ufficiale in Brasile il presidente americano si scopre improvvisamente
attaccato dalle retrovie. A Washington la destra apre un «fronte
interno», sollevando sull´intervento in Libia obiezioni che i
consiglieri strategici al seguito di Obama prendono molto sul serio.
Anche perché le bordate da destra fanno affiorare i dissensi che
attraversano la stessa Amministrazione.
Perfino un «falco»
come John McCain, il senatore repubblicano dell´Arizona che fu candidato
presidenziale nel 2008, attenua il tradizionale consenso bipartisan in
tempi di guerra. Lo fa su posizione oltranziste, naturalmente, cioè
accusando la Casa Bianca di avere aspettato troppo. «Spero che non sia
già tardi - dice McCain - se avessimo preso questa iniziativa un paio di
settimane fa, una no-fly zone poteva probabilmente bastare. Ora non è
più sufficiente».
Ma l´attacco
politicamente più gravido di conseguenze è quello lanciato da John
Boehner, presidente della Camera, quindi capo della maggioranza
repubblicana in un ramo del Congresso. «Il presidente degli Stati Uniti
- dice Boehner - è il comandante in capo. La sua Amministrazione ha
tuttavia la responsabilità di precisare in cosa consista la missione in
Libia. Deve dirlo al popolo americano, al Congresso e alle nostre
truppe. Prima che sia assunto qualsiasi ulteriore impegno dobbiamo
conoscere la natura della missione libica, e le modalità per portarla a
compimento».
Queste critiche
toccano un nervo scoperto alla Casa Bianca, perché non è un mistero che
la scelta di Obama è stata osteggiata proprio dai suoi uomini più
conservatori: il segretario alla Difesa Robert Gates e i vertici del
Pentagono. Il dissenso riaffiora nelle parole dell´ammiraglio Mike
Mullen, il più alto in grado nelle Forze armate.
Intervistato dalla
Cbs, Mullen fa prova di un realismo che sconfina con il pessimismo. Alla
domanda se al termine di questa missione militare ci si può ritrovare
con Gheddafi ancora al potere, l´ammiraglio risponde secco: «Questa è
certamente una possibilità». Non è questo il tono che ci si aspetta da
un comandante capo per galvanizzare le sue forze impegnate sul fronte.
Ma l´ammiraglio fa
parte di quei realisti che avrebbero preferito tener fuori l´America da
questa guerra. Obama parlando a Rio torna a ribadire le ragioni della
sua scelta di principio. Lo fa esaltando la transizione democratica del
Brasile: «Oggi - dice Obama - vediamo la lotta per quegli stessi diritti
in Medio Oriente e in Nordafrica. Abbiamo visto il popolo della Libia
resistere coraggiosamente contro un regime determinato a usare la
violenza.
Avendo lottato per
perfezionare le nostre democrazie, gli Stati Uniti e il Brasile sanno
che il futuro del mondo arabo sarà determinato dai suoi popoli. Non
sappiamo come questo cambiamento andrà a finire, ma non dobbiamo temere
il cambiamento». Un messaggio lanciato anzitutto alla sua base storica:
perché anche dentro il partito democratico, la sinistra pacifista è
attraversata dai dubbi.
22-03-2011]
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1- SULLA CASA
POPOLARE DELLA SORA SDE-RENATA, IL CASINO POLITICO S’INGROSSA: PARTONO
GLI ACCERTAMENTI DALLA PROCURA DI ROMA SULL’APPARTAMENTO DI SAN SABA,
IPOTIZZATO L’ABUSO D’UFFICIO (ESPOSTO PRESENTATO DAI DIPENDENTI ATER) -
2- IL CASO DI S.C., INGLESE DI 53 ANNI: VIVREBBE NELLA CASA DEL MARITO
DELLA POLVERINI - 3- A.A.A. CERCASI ER PECORA DISPERATAMENTE: SCOPPIATO
LO SCANDALO AFFITTOPOLI, L’ASSESSORE ALLA CASA TEODORO BUONTEMPO
MINACCIAVA DI CACCIARE I FURBETTI DELL’APPARTAMENTINO, ORA È
DESAPARECIDO, “NON UN COMMENTO, TELEFONINO STACCATO” -
1 - AFFITTOPOLI:
ACCERTAMENTI PROCURA ROMA SU CASA POLVERINI SAN SABA...
(AGI) - La Procura di Roma svolgera' accertamenti anche
sull'abitazione in via Bramante dove ha vissuto per diversi anni il
presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. La casa, nel rione di
San Saba, fa parte della lista di immobili acquisita dagli investigatori
e all'attenzione del pm Ilaria Calo' e dell'aggiunto Alberto Caperna,
che indagano sulla cosiddetta 'svendopoli' e 'affittopoli' nella
capitale.
Le verifiche dei
magistrati riguardano presunte svendite avvenute a partire dal 2004 di
immobili riconducibili ad Ater, all'Ipab Sant'Alessio e al Comune di
Roma. Nel fascicolo, aperto a carico di ignoti, si ipotizza il reato di
abuso d'ufficio. Nei giorni scorsi la Polverini, in una nota, aveva
precisato che l'appartamento "posto al quarto piano senza ascensore, con
una metratura di circa 60 metri quadri, senza balconi, e' stato
assegnato, nei primi anni del '900" al nonno di suo marito, Massimo
Cavicchioli, da cui e' separata di fatto. Nelle ultime ore al vaglio dei
magistrati c'e' anche un esposto di alcuni dipendenti dell'Ater, dopo le
notizie di stampa riguardanti la Polverini.
2 - CASA POPOLARE DELLA POLVERINI, ESPOSTO IN PROCURA DI ALCUNI
DIPENDENTI ATER. LA SCOMPARSA DI BUONTEMPO
Paolo Foschi per "Il Corriere della Sera - Roma"
Chi abita realmente in via Bramante, nella casa dell'Ater dove Renata
Polverini ha vissuto abusivamente per 15 anni, fino al 2004? È questa la
domanda a cui probabilmente sarà chiamata a rispondere la procura di
Roma. Secondo le indiscrezioni, alcuni dipendenti dell'azienda delle
case popolari starebbero predisponendo un esposto da presentare a
Piazzale Clodio per cercare di fare chiarezza su una situazione che si
fa ogni giorno più misteriosa.
«Non vivo più lì e
io e mio marito siamo separati di fatto (ma non legalmente, ndr)», si è
difesa la presidente della Regione, che comunque ha vissuto in
quell'appartamento anche quando era proprietaria di altri immobili e
quando il proprio reddito familiare era ben superiore ai limiti di legge
per ottenere l'alloggio pubblico.
Oggi nella casa
popolare all'Aventino (380 euro di canone, compresa «l'indennità di
occupazione abusiva») dai documenti risulta residente il marito Massimo
Cavicchioli, già sfrattato dall'ente perché non in possesso dei
requisiti. Lo sfratto però è stato misteriosamente bloccato in pratica
proprio quando alla guida dell'Ater è arrivata Stefania Graziosi,
nominata commissario da Renata Polverini.
In realtà però in
quell'appartamento risulta residente anche un'altra persona: S.C.,
cittadina inglese di 53 anni. Secondo i vicini invece non si vede spesso
da quelle parti Massimo Cavicchioli. «Forse abita da qualche altra
parte», insinua qualcuno.
Era già successo
in passato che avesse dato in prestito ad altre persone l'appartamento
(cosa vietata dalla legge ed è anche questo uno dei motivi per cui in
passato era stato avviato lo sfratto). In ogni caso, essendo ancora
sposato agli effetti di legge con Renata Polverini, Cavicchioli sfora
ampiamente i tetti di reddito e disporrebbe, almeno in teoria, della
casa della moglie.
«Se ci si fidasse
delle separazioni di fatto, qualsiasi coppia potrebbe eludere la legge
per mantenere la casa pubblica, pur avendone un'altra di proprietà. E
un'amministratrice attenta come la presidente della Regione, dovrebbe
saperlo bene», spiega uno dei dipendenti dell'Ater che sta preparando
l'esposto alla procura.
L'assessore
regionale alla casa, Teodoro Buontempo, proprio il giorno prima che
scoppiasse lo scandalo, aveva annunciato insieme alla Polverini:
«Cacceremo i furbi dalle case Ater». Poi Buontempo è scomparso: non un
commento, telefonino staccato da giorni. E adesso, secondo il nuovo
commissario Bruno Prestagiovanni, l'iter dello sfratto è ripartito. Ma
la polemica non si placa: «Buontempo renda pubblici tutti i documenti
sulla casa di via Bramante», chiedono Esterino Montino, del Pd, e Luigi
Nieri, Sel.
22-03-2011]
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1- LA PROVA CHE LA
"RIVOLTA" DI BENGASI FU MANOVRATA DAL NANOLEONE SARKOZY - 2- SEI MESI FA
NOURI MESMARI, UNO DEI PIÙ ALTI PAPAVERI DEL REGIME LIBICO, DA SEMPRE A
FIANCO DEL RAÌS, SI CONSEGNA AI SERVIZI SEGRETI FRANCESI DGSE (DIREZIONE
GENERALE DELLA SICUREZZA ESTERA) E CON LORO ORGANIZZA L’INSURREZIONE DI
BENGASI - 3- MESMARI VIENE SOPRANNOMINATO “LIBYAN WIKILEAK”, PERCHÉ UNO
DOPO L’ALTRO SVELA I SEGRETI DELLA DIFESA MILITARE DEL COLONNELLO E
RACCONTA OGNI PARTICOLARE SULLE ALLEANZE DIPLOMATICHE E FINANZIARIE DEL
REGIME, DESCRIVENDO PURE LA MAPPA DEL DISSENSO E LE FORZE CHE SONO IN
CAMPO. A METÀ GENNAIO LA FRANCIA HA IN MANO TUTTE LE CHIAVI PER TENTARE
DI RIBALTARE IL REGIME DI GHEDDAFI -
Franco Bechis per
"Libero"
Prima tappa del
viaggio. Venti ottobre 2010, Tunisi. Qui è sceso con tutta la sua
famiglia da un aereo della Lybian Airlines Nouri Mesmari, capo del
protocollo della corte del colonnello Muammar El Gheddafi. È uno dei più
alti papaveri del regime libico, da sempre a fianco del colonnello.
L'unico- per
capirci- che insieme al ministro degli Esteri Mussa Koussa aveva accesso
diretto alle residence del raìs senza bisogno di bussare. L'unico a
potere varcare la soglia della suite 204 del vecchio circolo ufficiale
di Bengasi, dove il colonnello libico ha ospitato con grandi onori il
premier italiano Silvio Berlusconi durante le visite ufficiali in Libia.
Quello sbarco a Tunisi di Mesmari dura poche ore.
Non si sa chi
incontri nella capitale dove ancora la rivolta contro Ben Alì cova sotto
le ceneri. Ma è ormai certo che proprio in quelle ore e in quelle
immediatamente successive Mesmari getti i ponti di quella che a metà
febbraio sarebbe diventata la ribellione della Cirenaica. E prepara la
possibile spallata a Gheddafi cercando e ottenendo l'alleanza su due
fronti: il primo è quello della dissidenza tunisina. Il secondo è quello
della Francia di Nicholas Sarkozy. Ed entrambe le alleanze gli riescono.
Lo testimoniano
alcuni clamorosi documenti della Dgse (direzione generale della
sicurezza estera), il servizio segreto francese e una clamorosa serie di
notizie fatte circolare in ambienti diplomatici francesi da una news
letter loro dedicata, Maghreb Confindential (di cui esiste una versione
sintetica e accessibile a pagamento). Mesmari arriva a Parigi il giorno
successivo, 21 ottobre. E da lì non si muoverà più. In Libia non ha
nascosto il suo viaggio in Francia, visto che si è portato dietro tutta
la famiglia.
La versione è che
è a Parigi per delicate cure mediche e probabilmente per un'operazione.
Ma di medici non ne vedrai mai nemmeno uno. Quel che vedrà invece ogni
giorno sono funzionari del servizio segreto francese.
Sicuramente ai
primi di novembre sono visti entrare all'Hotel Concorde Lafayette di
Parigi, dove Mesmari soggiorna, alcuni stretti collaboratori del
presidente francese Sarkozy. Il 16 novembre c'è una fila di auto blu
fuori dall'hotel. Nella suite di Mesmari si svolge una lunga e fitta
riunione. Due giorni dopo parte per Bengasi una strana e fitta
delegazione commerciale francese. Ci sono funzionari del ministero
dell'Agricoltura, dirigenti della France Export Cereales e della France
Agrimer e manager della Soufflet, della Louis Dreyfus, della Glencore,
della Cam Cereales, della Cargill e della Conagra.
Una spedizione
commerciale, sulla carta, per cercare di ottenere proprio a Bengasi
ricche commesse libiche. Ma nel gruppo sono mescolati anche militari
della sicurezza francese, travestiti da business man. A Bengasi
incontreranno un colonnello dell'aereonautica libica indicato da
Mesmari: Abdallah Gehani. È un insospettabile, ma l'ex capo del
protocollo di Gheddafi ha rivelato che è disposto a disertare e che ha
anche buoni contatti con la dissidenza tunisina. L'operazione è condotta
in gran segreto, ma qualcosa giunge agli uomini più vicini a Gheddafi.
Il colonnello intuisce qualcosa.
Il 28 novembre
firma un mandato di cattura internazionale nei confronti di Mesmari.
L'ordine viene trasmesso anche alla Francia attraverso i canali
protocollari. I francesi si allarmano, e decidono di eseguire
formalmente l'arresto. Quattro giorni dopo, il 2 dicembre, viene fatta
filtrare la notizia proprio da Parigi. Non si indica il nome, ma si
rivela che la polizia francese ha arrestato uno dei principali
collaboratori di Gheddafi.
La Libia si
tranquillizza sulle prime. Poi viene a sapere che Mesmari è in realtà
agli arresti domiciliari nella suite del Concorde Lafayette. E il raìs
comincia ad agitarsi. Quando arriva la notizia che Mesmari ha chiesto
ufficialmente alla Fancia asilo politico, Gheddafi si infuria. fa
ritirare il passaporto perfino al suo ministro degli Esteri, Mussa
Kussa, accusato di responsabilità nella defezione e nel tradimento di
Mesmari. Poi prova a inviare suoi uomini a Parigi con messaggi per il
traditore: "torna, sarai perdonato".
Il 16 dicembre ci
prova Abdallah Mansour, capo della redio-televisione libica. I francesi
però lo fermano all'ingresso dell'Hotel. Il 23 dicembre arrivano altri
libici a Parigi. Sono Farj Charrant, Fathi Boukhris e All Ounes
Mansouri. Li conosceremo meglio dopo il 17 febbraio: perché proprio loro
insieme ad Al Hajji guideranno la rivolta di Bengasi contro i miliziani
del colonnello. I tre sono autorizzati dai francesi a uscire a pranzo
con Mesmari in un elegante ristorante sugli Champs Elysèe.
Ci sono anche
funzionari dell'Eliseo e alcuni dirigenti del servizio segreto francese.
Tra Natale e Capodanno esce su Maghreb Confidential la notizia che
Bengasi ribolle (in quel momento non lo sa nessuno nel mondo), e perfino
l'indiscrezione su alcuni aiuti logistici e militari che sarebbero
arrivati nella seconda città della Libia proprio dalla Francia. Oramai è
chiaro che Mesmari è diventato la leva in mano a Sarkozy per fare
saltare Gheddafi in Libia. La newsletter riservata su Maghreb comincia a
fare trapelare i contenuti della sua collaborazione.
Mesmari viene
soprannominato "Libyan Wikileak", perché uno dopo l'altro svela i
segreti della difesa militare del colonnello e racconta ogni particolare
sulle alleanze diplomatiche e finanziarie del regime, descrivendo pure
la mappa del dissenso e le forze che sono in campo. A metà gennaio la
Francia ha in mano tutte le chiavi per tentare di ribaltare il
colonnello. Ma qualcosa sfugge.
Il 22 gennaio il
capo dei servizi di intelligence della Cirenaica, un fedelissimo del
colonnello, generale Aoudh Saaiti, arresta il colonnello
dell'aeronautica Gehani, il referente segreto dei francesi fin dal 18
novembre. Il 24 gennaio viene trasferito in un carcere di Tripoli, con
l'accusa di avere creato una rete di social network in Cirenaica che
inneggiava alla protesta tunisina contro Ben Alì. È troppo tardi però:
Gehani con i francesi ha già preparato la rivolta di Bengasi. Che
scoppierà da lì a qualche giorno...
23-03-2011]
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LE BORSE
“REALIZZANO”, TUTTE IN CALO (L’EGITTO RIAPRE E CHIUDE SUBITO PER
RIBASSO) - DOPO L’ACCORDO UNICREDIT-PREMAFIN LIGRESTI SI DIMETTE DAL CDA
DI PIAZZA CORDUSIO - LUNEDI’ LA FIRMA UNICREDIT-DIBENEDETTO PER LA ROMA
- PARMALAT A LACTALIS E BULGARI A LVMH, IL FISCO VUOLE VEDERCI CHIARO -
APPLE FA CAUSA AD AMAZON.COM PER IL MARCHIO - ANTONIO BONTEMPI PER
VITROCISET - LA PAY TV MEDIASET IN PAREGGIO, MA PESA ENDEMOL - MALACALZA
IN RCS (UTILE A 7,2%)…
1. BORSA: EUROPA
APRE IL LIEVE CALO, A MILANO BENE UNICREDIT E MEDIASET...
Radiocor - Avvio di seduta in lieve calo per le Borse
europee, che risentono della debolezza accusata da Tokyo. La migliore e'
Milano, che si attesta sulla parita' (-0,02% Ftse All Share, -0,03% Ftse
Mib). Francoforte scende dello 0,56%, Londra dello 0,43% e Parigi dello
0,38%. Tra le blue chip di Piazza Affari bene Mediaset (+2,09%) e
UniCredit (+1,25%) dopo i conti 2010, mentre scivola Ansaldo (-1,53%).
2. BORSA: REALIZZI
IN ASIA; GIU' TOKYO E HONG KONG...
(ANSA) - Seduta di realizzi sulle principali borse di
Asia e Pacifico dopo la corsa di Tokyo della vigilia. La piazza
nipponica ha ceduto infatti l'1,65%, mentre Hong Kong, ancora in fase di
contrattazioni, lascia sul campo lo 0,1%. le vendite si sono concentrate
sul settore dell'energia, che più ha brillato ieri, e sulla grande
industria, su cui pesano ancora i i blocchi degli impianti produttivi
dopo lo Tsunami e l'incidente nucleare.
In particolare è
scivolata Tokyo Electric Power (-4,46%), che gestisce l'impianto di
Fukushima, mentre in campo industriale hanno segnato il passo Fujitsu
(-6,59%), Pioneer (-5,26%), Nec (-4,66%) e Tdk (-4,13%), insieme agli
automobilistici Nissan (-2,9%), Honda (-1,75%) e Toyota (-1,2%).
Pesante ad Hong
Kong China Coal Energy (-7,78%), dopo i risultati economici, a
differenza di Petrochina (+1,83%), mentre a Sidney è scivolata ancora
Equinox Minerals (-1,55%); bene invece i petroliferi Roc Oil (+1,28%) e
Woodside (+0,74%).
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. -
Tokyo -1,65% - Hong Kong -0,18% (seduta in corso) - Shanghai +1,00% -
Taiwan +0,44% - Seul -0,07% - Sidney +0,19% - Mumbai +0,95% (seduta in
corso) - Singapore +0,53% (seduta in corso) - Bangkok +0,64% (seduta in
corso) - Giakarta +0,59% (seduta in corso).
3. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MERCOLEDI' 23 MARZO...
Radiocor - Milano: giornata conclusiva di Star
Conference 2011: le piccole e medie societa' quotate al segmento Star di
Borsa Italiana presentano i risultati 2010 alla comunita' finanziaria.
Alle ore 10,00 Brembo, a seguire. Banca Finnat, Interpump, Nice, Mondo
TV, It Way, Biancamano, Terni Energia. Dalle ore 14,00 Vittoria
Assicurazioni, a seguire: El.En., Elica, Poltrona Frau, Amplifon,
Isagro.
Cologno Monzese
(Mi): incontro di Mediaset con la comunita' finanziaria per la
presentazione dei risultati 2010. Ore 11,00. Al termine, ore 13,00,
incontro stampa con la partecipazione di Fedele Confalonieri,
presidente; Pier Silvio Berlusconi, vice presidente; Giuliano Andreani,
amministratore delegato; Marco Giordani, cfo.
Londra: incontro
di UniCredit con gli analisti per la presentazione dei risultati 2010.
Ore 9,30 GMT. Segue alle ore 11,30 incontro con la stampa.
CDA (approvazione
dati contabili) - Acea, Banca Carige, Pininfarina, Risanamento.
Roma: si riunisce
il Consiglio dei ministri con all'ordine del giorno tra l'altro la
moratoria sul programma nucleare italiano
Roma: dibattito in
Senato sulla situazione in Libia
Roma: convegno
'Legge di contabilita' e finanza pubblica e nuova governance economica
dell'Unione europea'. Partecipano Luigi Giampaolino, Giuseppe Vegas,
Renato Schifani
Roma: il ministro
Roberto Calderoli incontra le Regioni sul tema del federalismo regionale
Roma: audizione
del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in commissione Finanze di
Montecitorio sui mercati finanziari
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: Gheddafi resiste, in campo la Nato
(dai giornali)
UE: Portogallo
sull'orlo della crisi. Aiuti ue in caso di elezioni (dai giornali)
ENERGIA: La scelta
nucleare slitta di un anno. Moratoria del governo (dai giornali) Lo Stop
rischia di far saltare il piano firmato con la Francia. La jv era nata
due anni fa per rilanciare l'atomo (Il Corriere della Sera, pag. 24)
PARMALAT: A
Lactalis il 29% della societa'. I fondi cedono ai francesi (dai
giornali). Ferrero a Parigi per rilanciare, due proposte alla famiglia
Besnier (La Repubblica, pag. 26). Contromossa di Intesa: soluzione
industriale con l'appoggio di UniCredit e Bnp Paribas (Il Messaggero,
pag. 18). Il colpo di scena dei fondi 'scaricati' da Intesa-Ferrero (Il
Giornale, pag. 5). Oggi il via alla legge anti-scalate (dai giornali).
L'Italia cerca di bloccare le acquisizioni straniere (Financial Times,
pag.1)
UNICREDIT: entra
in FonSai con il 6,6%. Impegno da 200 milioni per FonSai e Sinergia.
Ligresti esce dal Cda della banca (dai giornali). E con il tandem
Ghizzoni-Palenzona l'ex bin torna nei giochi di potere (La Repubblica,
pag. 29). Ghizzoni frena su Pioneer (Il Messaggero, pag. 19)
PREMAFIN: Ora
l'ultima sfida resta la governante (Il Sole 24 Ore, pag. 41)
GENERALI: Geronzi
al Ceo: 'Non intervengo'. Il 'conto' Kellner fino a 3 miliardi (dai
giornali)
BPM: Tensioni al
vertice. Ponzellini in Mediobanca (Il Sole 24 Ore, pag. 42). Studia la
fusione con legnano e Alessandria. Scontro Dalu-sindacati (Il Corriere
della Sera, pag. 41)
FIAT: Rinuncia per
ora alla Bertone: 'Fiom impedisce l'investimento' (dai giornali)
MEDIASET: Aumenta
i profitti. Il dividendo sale a 0,35 euro (dai giornali)
RCS: Ritorna in
utile. Balzo dei margini (dai giornali)
EDITORIA: esteso
al 2012 il divieto di incroci tra stampa e tv (dai giornali)
ZALESKI: ora perde
la cedola di Edison. Mancato incasso di 22 milioni (Il Sole 24 Ore, pag.
43)
ALIMENTARE: la
Cina apre al cibo italiano. Grana Padano e Prosciutto di Parma apripista
(Il Sole 24 Ore, pag. 25)
5. EGITTO: BORSA
RIAPRE ED E' SUBITO SOSPESA PER RIBASSO...
(ANSA) - La borsa egiziana ha riaperto questa mattina
dopo una pausa di 55 giorni per la rivoluzione anti-Mubarak, ed è stata
subito costretta a sospendere le contrattazione per circa mezz'ora. Lo
ha riferito alla televisione di stato il responsabile per le
contrattazioni Ahmhd Shumman, spiegando che le quotazioni sono scese in
apertura di circa il 10%, in seguito ad una serie di operazioni a
raffica di vendita di azioni.
6. PARMALAT:
PIATTA IN BORSA; OCCHI SU GOVERNO E FERRERO...
(ANSA) - Parmalat al palo in Borsa all'indomani del
tonfo seguito alla conquista da parte della francese Lactalis del 29%
dell'azienda. Il titolo, partito in timido rialzo, ora è pressoché
invariato (-0,09% a 2,29 euro). Il mercato, che ieri dava ormai per
chiusa la partita per il controllo della società, è in attesa di capire
se il governo o la Ferrero tenteranno un'ultima difesa dell'italianità
di Collecchio.
7. AS ROMA:
LUNEDI' LA FIRMA UNICREDIT-DIBENEDETTO...
(ANSA) - La firma per il passaggio della As Roma alla
cordata americana capeggiata da Thomas DiBenedetto dovrebbe avvenire
lunedì prossimo. Lo scrive oggi Il Messaggero. La firma, dopo la
delibera di Roma 2000, dovrebbe avvenire a Roma e sarà enfatizzata da
una cerimonia pubblica. Secondo il quotidiano romano, il pool di
investitori americani dovrebbe spendere 114 milioni, la banca 76.
8. PREMAFIN: SALE
IN BORSA (+1,7%) DOPO ACCORDO CON UNICREDIT. SCIVOLA MILANO (-2,32%)...
(ANSA) - Avvio di seduta positivo per Premafin in
Piazza Affari. Il titolo della finanziaria che fa capo alla famiglia
Ligresti guadagna l'1,71% a 0,62 euro. Invariata invece Fonsai a 6,6
euro, mentre scivola Milano Assicurazioni (-2,32%).
9. FONSAI: AUMENTO
DI CAPITALE 450 MLN, MILANO 350 MLN...
(ANSA) - Gli aumenti di capitale previsti per Fondiaria
Sai e Milano Assicurazioni sono rispettivamente di 450 (rpt 450) e 350
(rpt 350) milioni di euro. E' quanto si legge in una nota congiunta
delle due società all'indomani delle sedute dei rispettivi consigli di
amministrazione a seguito degli accordi con il gruppo Unicredit.
10. UNICREDIT:
-22,2% A 1,32 MLD UTILE NETTO 2010, SOPRA ATTESE...
Radiocor - UniCredit ha chiuso il 2010 con un utile
netto consolidato in calo del 22,2% a 1,32 miliardi (1,7 miliardi nel
2009), un dato superiore al consensus del mercato che era di 1,22
miliardi. Come annuncia una nota, l'utile netto del IV trimestre e' in
calo del 13,5% a 321 milioni, ma sopra la stima mediana che era di 215
milioni ed e' in miglioramento del 9% rispetto al terzo trimestre al
netto di -43 milioni legate a componenti non operative non ricorrenti.
Il Core Tier 1 e' stabile all'8,58% contro 8,47% a fine 2009. Proposto
dividendo cash di 0,03 euro per azione.
11. UNICREDIT:
SALVATORE LIGRESTI SI DIMETTE DA CDA...
Radiocor - Salvatore Ligresti ha rassegnato le
dimissioni da amministratore non esecutivo di UniCredit. E' quanto
afferma una nota della banca. La decisione e' stata presa 'in relazione
all'evolversi delle relazioni di affari del gruppo facente capo alla
famiglia Ligresti con Unicredit'. In particolare la decisione e' stata
presa per evitare conflitti di interesse in futuro. Il consiglio ha
espresso a Ligresti il proprio apprezzamento e la sua stima.
12. UNICREDIT:
RAGGIUNTO ACCORDO CON PREMAFIN...
Radiocor - E' stato raggiunto tra Unicredit e Premafin
(gruppo Ligresti) l'accordo finalizzato alla prevista ricapitalizzazione
di Fondiaria-Sai. In base all'intesa raggiunta, 'qualora Fonsai deliberi
un aumento da 450 mln, Unicredit sottoscrivera' una quota in misura tale
da detenere post aumento una partecipazione pari al 6,6% del capitale
ordinario'.
13. AGENZIA
ENTRATE: FARI SU QUOTE PARMALAT A LACTALIS E BULGARI A LVMH...
Radiocor - Faro puntato dell'Agenzia delle Entrate
sulla vendita di partecipazioni Parmalat a Lactalis e su quella di
Bulgari a Lvmh. L'amministrazi one finanziaria, informa una nota,
verifichera' il rispetto delle disposizioni normative che prevedono, al
ricorrere di determinati presupposti, la tassazione in Italia dei
redditi derivanti dalle predette operazioni.
14. GENERALI: 2,1
MLD PLUSVALENZE LATENTI SU PORTAFOGLIO TITOLI...
Radiocor - Il gruppo Generali dispone di una
plusvalenza latente netta di 2,1 miliardi sul portafoglio titoli, frutto
del raffronto tra i valori correnti alla chiusura di esercizio e quelli
di carico. L'importo, si legge nella nota integrativa al bilancio 2010
consultata da Radiocor, si compone di una plusvalenza latente di 1,9
miliardi su titoli a utilizzo durevole e di una di 0,2 miliardi sui
titoli a utilizzo non durevole.
Inoltre, la
compagnia triestina - come emerge sempre dalla nota integrativa sui
conti 2010- ha rivalutato di 1,065 miliardi di euro la controllata
Generali Properties, portando il valore della societa' cui fa capo
l'enorme patrimonio immobiliare del gruppo a 2,25 miliardi di euro. E'
grazie alla rivalutazione e all'utile di esercizio che il patrimonio
netto di Generali a fine 2010 risulta di 14,9 miliardi dai 13,8 del
2009.
15. RULLI DI
TAMBURO IN BPM...
Vittoria Puledda per "la
Repubblica" - Il rullo dei tamburi è forte ma, per ora, il
direttore generale resiste. Anzi, chi gli è vicino dice che Fiorenzo
Dalu non se ne andrà, né in punta di piedi né sbattendo la porta. Ma è
anche vero che restare in paradiso a dispetto dei santi è difficile, e
se realmente due sindacati di peso nella Bpm - Uilca e Fisac - hanno
dichiarato guerra a Dalu, la strada potrebbe essere segnata.
Dalla parte del
direttore generale infatti sembra essere rimasta solo la Fiba (verso cui
sono confluiti molti transfughi della Fisac, dopo lo shock delle
promozioni dell´estate scorsa) mentre per il momento la Fabi non si è
esposta molto. Ma sembra più vicina a Uilca e Fisac. Del resto, quando
gli amministratori non hanno più la fiducia degli azionisti - a torto o
a ragione - vanno a casa: nel caso della Bpm, gli azionisti sono i
sindacati e questa vicenda ne è l´ennesima prova.
16. LA SFIDA DI
RESOLUTION AL CAMPIONE NAZIONALE...
Ma.l.C. per "Il
Sole 24 Ore" - Dicono a Londra che addirittura Mario Draghi
si sia operato per impedire l'acquisizione di Pioneer da parte di un
player estero e favorire invece il «campione nazionale», che potrebbe
scaturire dalla fusione tra l'asset manager di UniCredit ed Eurizon
(gruppo Intesa Sanpaolo). Dicono che «Draghi wants to safeguard the
purchase of Italian government bonds by local investors»: la totale
disponibilità da parte del campione nazionale Eurizon-Pioneer a comprare
BTp senza troppo fiatare ad ogni asta.
Forse i primi soli
primaverili londinesi hanno creato qualche scompenso; o forse è solo una
polpetta avvelenata sul cammino di Mario Draghi verso la Bce. Quel che è
certo è che la Banca d'Italia non solo smentisce, ma fa sapere inoltre
che finora «non ci sono state richieste e quindi tanto meno dinieghi
verso intermediari non italiani» in relazione all'acquisizione di
Pioneer. Conteranno le offerte e i piani industriali: ma dopo l'ukase di
Tremonti contro le mire francesi in Italia restano in piedi solo il
campione nazionale Eurizon-Pioneer e quello europeo, sposorizzato da
Resolution.
17. LA SCELTA DI
BONTEMPI PER IL VERTICE VITROCISET...
G. D. per "Il
Sole 24 Ore" - È un ex dirigente del gruppo Finmeccanica il
nuovo amministratore delegato scelto da Edoarda Crociani per la sua
Vitrociset, dopo l'addio di Tommaso Pompei, il 10 febbraio. La nomina
dovrebbe essere ufficializzata oggi dal consiglio di amministrazione
presieduto dal generale Mario Arpino. Il candidato è Antonio Bontempi,
un manager di aziende della difesa, uscito dal giro da alcuni anni.
Nella primavera del 2003, durante il governo Berlusconi, fu candidato da
An alla guida dell'Enav, la società che gestisce il traffico aereo.
La candidatura fu
però respinta da Giulio Tremonti, ministro dell'Economia. Sulla poltrona
di via Salaria andò Guido Pugliesi, cresciuto in Telecom accanto ad
Ernesto Pascale, tuttora in sella. Bontempi era viceamministratore
delegato di Alenia Marconi Systems, la joint venture tra Finmeccanica e
la britannica Bae Systems, poi passata sotto il controllo al 100% del
gruppo italiano, oggi si chiama Selex Sistemi integrati. Poco dopo
Bontempi uscì dal gruppo. In precedenza aveva guidato la Wass di
Livorno, che produce siluri.
18. SEA IN ATTESA
DEL TRENO PER LA BORSA...
Ma. Mo. per "Il
Sole 24 Ore" - Potrebbe essere una questione di giorni
l'approvazione del bilancio del Comune di Milano e con esso il via
libera alla quotazione in Borsa della Sea, la società di gestione degli
aeroporti di Linate e Malpensa. Alla Sea tutto è pronto per accendere i
motori di un'operazione valutata 300-350 milioni di euro per la quota
del 25%-35% sufficiente per garantire al Comune il mantenimento del
controllo della società con il 51 per cento.
Il presidente
Bonomi freme perché alle porte ci sono le elezioni e non vede possibili
soluzioni alternative alla quotazione. Se non riuscirà nell'intento
entro l'estate, il prossimo slot potrebbe essere a novembre, ma indietro
non si torna. Il momento è positivo per il settore aeronautico: le
compagnie aeree continuano a macinare utili e stanno incrementando i
collegamenti in Europa e fuori, mentre le società di gestione degli
scali nella fase di crisi si sono rafforzate puntando anche sui ricavi
non aviation. Crisi Nord Africa permettendo.
19. APPLE FA CAUSA
AD AMAZON.COM PER IL MARCHIO...
Da "Il
Sole 24 Ore" - È guerra tra Apple e Amazon.com. Il colosso
di Cupertino ha fatto causa al sito di commercio elettronico, che
sarebbe colpevole di avere violato la legge sui marchi depositati. Apple
ha infatti chiesto al tribunale federale del Northern District della
California che sia impedito ad Amazon di utilizzare il nome "Appstore"
per il suo negozio virtuale per comprare applicazioni. Il nome sarebbe
infatti troppo simile al marchio "App Store" brevettato dalla società
guidata da Steve Jobs il 17 luglio 2008 e da allora utilizzato per i
negozi virtuali per iPhone, iPod e iPad. Apple chiede un risarcimento
economico per i danni (la cifra non é nota).
20. MEDIASET, LA
PAY-TV È IN PAREGGIO MA PESA LA SVALUTAZIONE ENDEMOL...
Da "la
Repubblica" - Mediaset archivia il 2010 con il pareggio
operativo della pay-tv e ricavi in ripresa che garantiscono una crescita
dell´utile da 272,4 a 352,2 milioni. Sui risultati del Biscione pesa
anche la svalutazione da 80 milioni di Endemol. In generale, il
fatturato è aumentato del 10,5% a 4,3 miliardi, l´ebit è salito del
35,6% a 815,5 milioni con una marginalità del 19% sui ricavi.
In Italia, dove i
ricavi netti sono cresciuti del 6,5% a 3,438 miliardi, la raccolta
pubblicitaria sulle reti generaliste è aumentata a 2,76 miliardi (da
2,633 del 2009), mentre i ricavi pubblicitari complessivi (che tengono
conto della tv digitale e del web) sono migliorati del 7% a 2,86
miliardi.
Mediaset Premium
ha infine raggiunto l´obiettivo del break even operativo grazie a ricavi
in aumento del 25% a 700,4 milioni. Per il 2011 il gruppo prevede
un´ulteriore crescita della pay-tv anche se il settore «può risentire
dei mancati ricavi generati dalla rivendita di banda trasmissiva e di
contenuti a operatori telefonici», dopo i contratti scaduti a fine 2010.
21. RCS TORNA IN
NERO PER 7,2 MILIONI VITTORIO MALACALZA ENTRA NEL CDA...
Da "la
Repubblica" - I conti Rcs tornano in nero. Nel 2010 l´utile
netto è arrivato a 7,2 milioni, dopo avere registrato, l´anno prima, un
rosso da 129,7 milioni. Risultati che nel 2011 dovrebbero migliorare
grazie a nuovi «interventi strutturali e dal continuo ed incisivo
proseguimento delle azioni di contenimento dei costi, sempre
accompagnate da investimenti e soprattutto da azioni a supporto dello
sviluppo delle attività multimediali e per la tutela ed il rafforzamento
della qualità dei prodotti».
E mentre aumentano
gli abbonati alle edizioni online dei quotidiani, nei primi due mesi
dell´anno la raccolta pubblicitaria «è in aumento» spiega l´ad Antonello
Perricone. Nel 2010 i ricavi sono cresciuti del 2,2% a 2.255 milioni
(+7% la pubblicità a 759,6 milioni), l´ebitda è passato da 133 a 199,4
milioni, l´indebitamento finanziario netto è calato di 86,3 milioni a
970,8 milioni. Sempre ieri è stato cooptato in cda Vittorio Malacalza in
sostituzione del dimissionario Claudio De Conto. [23-03-2011]
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1- LO SCARPARO
DELLA VALLE DA LERNER, TARAK BEN AMMAR DA PIROSO: A SCHIERARSI NELLE
BATTAGLIE DEI POTERI MARCI NON SONO SOLO I GIORNALI (IN GRAN PARTE
GENUFLESSI IN MODO PIÙ O MENO SFACCIATO DAVANTI A MEDIOBANCA), MA ANCHE
I TALK SHOW - 2- TREMONTI PERMETTENDO, GERONZI CONSENTENDO, ALLA BANCA
POPOLARE DI MILANO POTREBBE ARRIVARE IL DESAPARECIDO MATTEUCCIO ARPE
(PONZELLINI DECOLLA) - 3- IL MALE OSCURO DEL PRESENZIALISMO HA PRESO
POSSESSO DI UMBERTO VERONESI. - 4- C’È GIÀ CHI GONGOLA ALL’IDEA DI
OCCUPARE UNA POLTRONA AL POSTO DI ENRICO BONDI. L’ARZILLO VECCHIETTO
FRANCO TATÒ POTREBBE GUIDARE PARMALAT-LACTALIS - 5- NAPOLITANO STA
PREPARANDO LE VALIGIE PER NEW YORK PER UN VIAGGIO CHE APPARE PIUTTOSTO
STRIMINZITO RISPETTO ALL’IMPORTANZA DEL MOMENTO E DEL PERSONAGGIO -
1- NAPOLITANO STA
PREPARANDO LE VALIGIE PER NEW YORK PER VIAGGIO CHE A PRIMA VISTA APPARE
PIUTTOSTO STRIMINZITO RISPETTO ALL'IMPORTANZA DEL MOMENTO E DEL
PERSONAGGIO
Dopo gli applausi e le fatiche per le cerimonie dell'Unità d'Italia,
Giorgio Napolitano sta preparando le valigie per New York.
Il presidente
dovrebbe partire sabato e il programma avvolto fino a questo momento in
un alone di incertezza, prevede alcune iniziative che si svolgeranno tra
domenica e martedì. Non si sa ancora se la missione proseguirà per
Washington dove il più amato degli italiani potrebbe parlare con i
leader statunitensi per capire qualcosa di più del pasticcio libico.
Nella sua infinita
miseria Dagospia è in grado di raccontare ciò che avverrà nella Grande
Mela dove il primo appuntamento è previsto per domenica all'hotel St.
Regis di Manhattan per un pranzo organizzato dal console e dalla Camera
di Commercio Italo-Americana.
La lista degli
invitati non è pubblica; si sa soltanto che saranno presenti esponenti
della business community, politici di origine italiana, e ciascuno dovrà
sborsare 250 dollari per partecipare all'evento. L'aspetto curioso è che
i posti a tavola saranno soltanto 150 come 150 sono stati gli anni
dell'Unità d'Italia, una scelta bizzarra che non si sa da quale mente
sia scaturita ma che ha fatto incazzare i giornalisti esclusi finora
dall'invito.
Dopo la colazione
nel bellissimo albergo dove hanno alloggiato Frank Sinatra, Salvador
Dalì e Ronald Reagan, il nostro Capo dello Stato farà un riposino e alle
18 visiterà una mostra degli artisti italiani a New York organizzata dal
fotografo romano Fabrizio Ferri, il marito della ballerina Alessandra
che oltre ad aver firmato le campagne pubblicitarie di celebri nomi del
made in Italy (l'ultima è quella di Bulgari), dal 1998 ha messo in piedi
la Fondazione Industria Onlus dedicata alla formazione di giovani
creativi.
Il programma di
Napolitano prevede per martedì sera alle 18 una sua lezione alla New
York University sul tema "lo stato dell'Unione europea".
Fin qui le notizie
trapelate sul viaggio americano che a prima vista appare piuttosto
striminzito rispetto all'importanza del momento e del personaggio.
2 - IL MALE OSCURO
DEL PRESENZIALISMO HA PRESO POSSESSO DI UMBERTO VERONESI. PER
L'OTTUAGENARIO ONCOLOGO IL DISASTRO DI FUKUSHIMA È UN COLPO DURISSIMO
C'è un uomo di non tenera età ma ancora molto arzillo che sta vivendo un
momento d'angoscia. È Umberto Veronesi, l'oncologo 86enne che
nell'ottobre scorso è stato nominato presidente dell'Agenzia per la
Sicurezza Nucleare.
Dopo la catastrofe
giapponese il professore è entrato in crisi e soprattutto non gli è
piaciuto il balbettio del ministro ex-Opus Dei Paolo Romani quando con
linguaggio da statista ha detto che occorre "riflettere un momentino".
Adesso il governo
ha deciso la moratoria per un anno sul programma di costruzione delle
nuove centrali, e questa decisione manda per aria l'Agenzia creata per
legge nell'agosto 2010 con la spinta dell'ex-ministro dell'aeroporto di
Albenga, Sciaboletta Scajola. Fino a poche settimane fa non si era
trovata nemmeno la sede per questo "carrozzino" che secondo le
intenzioni del governo e di Veronesi dovrebbe controllare tutte le fasi
di costruzione delle centrali e di gestione dei rifiuti radioattivi.
Per l'ottuagenario
oncologo è un colpo durissimo. La sua fede nel nucleare lo aveva spinto
fin dal maggio 2007 a invocare la costruzione di 10 centrali "sicure"
con un'enfasi che aveva scatenato un'infinità di polemiche. Da molte
parti si era messo il dito sulla vanità di questo personaggio che invece
di proseguire sulla strada della scienza dove ha raccolto encomi
solenni, si è sempre fatto tentare dalla politica. D'altra parte sono
note le sue vecchie simpatie per il partito di Craxi e nel 2000 non ha
esitato a raccogliere l'invito di Amato per la poltrona di ministro.
La sirena della
politica ha continuato a sedurlo con il risultato di arrivare al Senato
nelle liste del Pd alle ultime elezioni. Il 27 luglio dell'anno scorso
Milena Gabbanelli, la Giovanna d'Arco dei poveri, aveva severamente
stroncato le scelte nucleariste di Veronesi con una lettera sul
"Corriere della Sera" in cui rilevava la totale incompetenza del
professore rispetto a chi in altri paesi e in età ben più giovane si
occupa del nucleare.
Nonostante questo
avviso al navigante il celebre oncologo ha tirato avanti imperterrito e
si è sistemato al vertice dell'Agenzia insieme ai tecnici designati dal
ministero dello Sviluppo Economico e a al vice-prefetto Stefano Laporta
indicato dalla Prestigiacomo.
Adesso si aspetta
un suo pronunciamento che vada oltre il "momentino di riflessione" e lo
porti a buttarsi alle spalle il male oscuro del presenzialismo.
3 - C'È GIÀ CHI GONGOLA ALL'IDEA DI OCCUPARE UNA POLTRONA AL
POSTO DI ENRICO BONDI. L'ARZILLO VECCHIETTO TATÒ POTREBBE GUIDARE
PARMALAT CHE NESSUN CAVALIERE BIANCO È STATO CAPACE DI SOTTRARRE AI
"COLONIZZATORI" D'OLTRALPE
La battaglia per il latte di Parma dovrebbe mandare a casa Enrico Bondi,
il manager dalle orecchie profonde che ha risanato l'azienda di
Collecchio e ha cercato in tutti i modi di difendersi dall'assalto degli
azionisti rappresentati con il 15,3% dai fondi americani.
Il colpo a
sorpresa è che a licenziare il "risanatore" non sono stati i fondi
stranieri, ma i francesi di Lactalis già proprietaria in Italia dal 2006
dei marchi Galbani, Invernizzi, Vallelata e Cademartori.
Costoro hanno
staccato un assegno di 744 milioni e salvo sorprese hanno piantato la
bandierina sugli stabilimenti di Parma. Questa vicenda rappresenta
l'ultimo tassello di un'occupazione a macchia d'olio di capitali
stranieri che solo nel 2010 ha visto passare di mano 70 aziende italiane
per un valore di 9,6 miliardi.
A piangere sul
latte versato sono in prima linea Corradino Passera e il Fondo Charme
del tandem Luchino-Della Valle che non è riuscito a mettere insieme i
soldi necessari per evitare la scalata dei francesi. L'italianità esce
sconfitta e anche se il mercatista Giulietto Tremonti cercherà di
introdurre norme di sapore protezionistico, i giochi sembrano ormai
fatti.
Qualcuno scrive
oggi che l'ultima speranza è nell'intervento del Gruppo Ferrero di Alba,
quello della nutella e dei pocket coffee. Chi conosce appena appena lo
stile di questi piemontesi che dal 1942 producono delizie con le
nocciole e giandujotti in carta stagnola, dubita che abbiano voglia di
entrare nella mischia. Per avere una conferma del riserbo con cui i
Ferrero si muovono nel business basta leggere la nota rilasciata ieri
sera alle agenzie dove è scritto: "nella vicenda Parmalat Ferrero ha
risposto con interesse e simpatia alla eventualità di un progetto
industriale di lungo periodo di stampo italiano".
Per chi ne capisce
un po' di finanza e di economia, la parola "simpatia" non solo appare
inconsueta, ma fa capire che gli industriali delle kinder brioss sono
esponenti tipici di quel mondo discreto ed elegante che si arricchisce
senza rumore e non ha voglia di camminare sottobraccio ad altri
soggetti.
Tra l'altro va
detto che a spegnere l'entusiasmo a contribuito nelle ultime ore anche
l'Agenzia delle Entrate che ha acceso un faro sulle operazioni di
Parmalat e Bulgari. L'assalto al latte bianco portato avanti dal colosso
Lactalis non è finito, ma c'è già chi gongola all'idea di occupare una
poltrona al posto di Enrico Bondi. Uno di questi è sicuramente Francesco
Tatò, il 79enne ex-tagliatore di teste di Mondadori che i francesi hanno
messo in lista per l'Assemblea di aprile.
Insieme ad Antonio
Sala, ex-amministratore di Galbani e presidente di Lactalis Italia,
l'arzillo vecchietto Tatò potrebbe guidare l'azienda del latte che
nessun cavaliere bianco è stato capace di sottrarre ai "colonizzatori"
d'Oltralpe.
4 - LO SCARPARO DA
LERNER, TARAK BEN AMMAR DA PIROSO: DA UN PO' DI TEMPO SI NOTA CHE A
SCHIERARSI NELLE BATTAGLIE DEI COSIDDETTI POTERI FORTI NON SONO SOLTANTO
I GIORNALI (IN GRAN PARTE GENUFLESSI IN MODO PIÙ O MENO SFACCIATO
DAVANTI A MEDIOBANCA), MA ANCHE I TALK SHOW TELEVISIVI
Da un po' di tempo si nota che a schierarsi nelle battaglie dei
cosiddetti poteri forti non sono soltanto i giornali (in gran parte
genuflessi in modo più o meno sfacciato davanti a Mediobanca), ma anche
i talk show televisivi.
Nelle ultime
settimane si sono visti programmi costruiti a tavolino in modo
scientifico con l'obiettivo di dare fiato alle voci dei personaggi che
si scontrano nei salotti buoni. È quanto è successo ad esempio poche
settimane fa all'"Infedele" dove Gad Lerner partendo dai massimi sistemi
ha chiuso la trasmissione con una sparata di Dieguito Della Valle nei
confronti di Geronzi e delle Generali.
La stessa cosa si
potrebbe dire per la trasmissione di Antonello Piroso che è andata in
onda ieri sera su "La7" dove la parte del leone l'ha fatta per quasi
un'ora Tarak Ben Ammar, l'imprenditore tunisino nipote di Bourguiba. Non
c'è nulla di male che a schierarsi nel far west del potere finanziario
ci siano anche i talk show, ma certe operazioni appaiono troppo puntuali
e meditate per apparire innocenti.
Nel programma "Ndp
- Niente di personale" di Piroso il buon Tarak che siede nel consiglio
di amministrazione di TelecomItalia proprietaria de "La7", ha avuto
tutto il tempo di raccontare l'epopea della sua vita e di passare per
sponsor della rivoluzione dei gelsomini che ha investito il suo Paese.
Ed è stato
certamente bravo Piroso quando al produttore del film "La passione di
Cristo" che si vantava di aver messo a disposizione il suo canale
televisivo "Nesma" per i giovani rivoluzionari, ha chiesto che cosa
avesse fatto lui durante i 23 anni di regime del dittatore Ben Alì. La
politica è realpolitik, ha risposto il furbo amico di Berlusconi proteso
a indossare i panni della vergine rivoluzionaria, e come era successo
nel programma di Gad Lerner solo verso la fine si è capito che l'arabo
miliardario era stato invitato per parlare di ciò che sta avvenendo nel
salotto di Mediobanca e di Generali.
A Tarak le parole
salotto buono non piacciono e ci ha tenuto a dire che dentro Piazzetta
Cuccia e in Telecom rappresenta solo se stesso, poi dopo aver
abbracciato idealmente il suo grande amico Bollorè, si è divertito a
menare botte in testa a Dieguito Della Valle. A suo avviso lo scarparo
marchigiano è intervenuto "infelicemente" contro Bazoli e Geronzi perché
definirli vecchietti arzilli "non è elegante", e ha aggiunto che il
patron di Tod's non ha cacciato nemmeno un euro dentro Generali ed è un
uomo senza "una grande classe".
5 - TREMONTI
PERMETTENDO, GERONZI CONSENTENDO BANCA POPOLARE DI MILANO POTREBBE
ARRIVARE IL DESAPARECIDO MATTEUCCIO ARPE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che a Milano
girano strane voci sul futuro di Massimo Ponzellini e sul futuro assetto
della Banca Popolare di Milano di cui il massiccio e improvvisato
banchiere è presidente.
Secondo rumors,
ripresi in parte anche dal "Sole 24 Ore" di oggi, ai piani alti della
banca che deve affrontare delicati problemi di management e un aumento
di capitale, potrebbe arrivare il desaparecido Matteuccio Arpe.
Tremonti
permettendo, Geronzi consentendo".
23-03-2011]
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O TEMPORA O MORA -
ATTACCO A SANTORO: "Anche loro di Annozero hanno i loro altarini…Mi
ricordo di quando ero a Milano due e Santoro lavorava a ’Moby Dick’:
all’epoca passeggiava insieme a Dell’Utri per concordare il suo
contratto, ora invece gli dà del mafioso” - MORA INTERCETTATO: "RUBY FA
LA TROIA DI PROFESSIONE, È UNA PERICOLOSISSIMA” - LO STRANO AUTOGOL DI
LELE: AMMETTE IL PRESTITO DEL BANANA, MA I SOLDI SONO SPARITI...
Piero Colaprico
per "la
Repubblica"
Ruby e Lele. Una
minorenne immigrata marocchina che, parola del padre vero, «s´è ammalata
di tv» e l´agente dello spettacolo di casa a Mediaset (e ad Arcore), che
voleva adottarla, o meglio, averla in affido. Ma in che modo Lele Mora
parla della sua «affidata»? È il 29 settembre del 2010 e il papà di
un´altra aspirante show girl chiama Lele Mora, e l´uomo insiste. L´ha
chiamato perché sua figlia, così gli ha detto, è andata a Genova a
conoscere la figlia di Lele Mora.
E Mora «sbrocca»:
«Mia figlia - dice - si chiama Diana e tu la conosci. Quest´altra è una
che mi chiama papi, ma ha fatto solo dei gran casini... tua figlia è
andata a Genova da una che è sotto controllo, perché è scappata dalla
comunità, una che ha mille problemi, hai capito, che sta creando mille
problemi al mondo... le persone che tua figlia ha incontrato a Genova
sono pericolosissime».
Frasi che sembrano
smontare ogni buon sentimento dell´aspirante padre affidatario. Anzi,
poco dopo, sul telefonino dell´agente compare la voce di un
giornalista-paparazzo. Linguaggio irriferibile, ma ad un certo punto
Mora chiosa: «Allora (questa ragazza) è andata a Genova, dalla più
disgraziata di tutti, che fa la tr. di professione, è andata casa di
questa...». E «la tr.», sottolineano gli investigatori, sarebbe Ruby: la
stessa Ruby che il sabato sera appena passato stava a cena proprio con
il Lele, in un ristorante di lusso.
Le carte
giudiziarie stanno dunque rivelando un mondo di rapporti che va ben
oltre l´ambiguità, ma ciò che qui importa sono gli indizi di reato
attribuiti dai pubblici ministeri al trio Mora-Fede-Minetti. I detective
li vedono impegnati nel portare varie donne a pagamento (tra cui una
minorenne) all´«utilizzatore finale» (copyright avvocato Niccolò
Ghedini) Silvio Berlusconi. Sono carte utili anche quando rivelano la
speranza (poi tradita) della minorenne in un affido.
Lo si capisce da
un dialogo con Nicole Minetti, igienista dentale e consigliere
regionale. Certo, quando ha chiesto e ottenuto di essere interrogata dai
pm, Minetti ha raccontato, in sintesi, che lei e Ruby erano praticamente
due estranee. Ma il 18 agosto, metà pomeriggio, squilla il suo telefono.
È Ruby, si salutano con allegria e Nicole, dalla sua casa di Rimini,
dice: «È una cifra che non ti vedo».
Ruby: «Lo sai che
sono stata affidata alla famiglia di Lele Mora».
Nicole: «Si me l´hanno detto. E come ti trovi?».
Ruby: «Sono ancora in comunità, poi mi hanno dato quindici giorni estivi
da passare da loro, poi dovrò essere affidata. Sai, le prassi
burocratiche».
Nicole: «L´importante è che stai bene, che mi hai fatto preoccupare».
È continuo questo
affannarsi intorno alla minorenne. Il 14 settembre, quando l´inchiesta
era cominciata e nessuno ne sapeva niente, Ruby parla con mamma Naima,
racconta di qualche regalino che ha avuto da Diana Mora. E la madre
domanda: «Ma questa è tua amica?». Risposta: «Diana, la figlia di Lele
Mora, quello che voleva adottarmi... Ieri sono andata a cena da loro,
abbiamo parlato delle mie questioni.
Mi ha detto:
"Pazienta, pazienta finché non compierai 18 anni, così riprenderai ad
andare da lui e ti aiuterà". Mi ha detto: "Pazienta e metti la testa a
posto, non creare problemi». «Lui ti aiuterà» e «metti la testa a posto»
sono due belle frasi, dalla prospettiva dei magistrati, anche perché
Ruby sa che il suo silenzio vale: Silvio, racconta lei stessa, «Mi copre
tutta d´oro».
Se il processo che
comincia il 6 aprile segue il suo percorso, Lele Mora prova - attraverso
le interviste, non attraverso gli interrogatori - a non perdere
l´equilibrio. Al settimanale Oggi nega ciò che lo rende vulnerabile, e
cioè il bunga bunga nelle case del premier: «Rassegnatevi: da due anni,
nel cuore di Berlusconi c´è posto soltanto per una donna».
Sinora mancava
l´abuso della parola «cuore» in una questa storia, spunta nel petto di
«una bella ragazza, molto intelligente, e si sta laureando. Credo abbia
28 anni. Preciso che non è napoletana... ed era presente a tutte le
cene».
Un fidanzamento
che dura da due anni? Qualche conto qui non torna, come non torna nel
prestito ricevuto dal generoso Berlusconi: come uomo e come amico «c´era
quando n´avevo bisogno», lo elogia Mora, parlando di tre milioni
incassati. Il problema (per Mora, ma non solo per lui) è che il manager
ammette apertis verbis di aver preso dei soldi che sono spariti,
semplicemente spariti.
E in una
bancarotta l´obbligo di legge è onorare le fatture dei creditori: se i
soldi s´involano verso (pare) la Svizzera, non è bello. Per niente.
Possibile che Mora si sia fatto un clamoroso autogol?
2- LELE MORA ALLA
ZANZARA DI RADIO 24 SU BOCCASSINI, MATRIMONIO RUBY, FIDANZATA PREMIER
"La Boccassini? E' una grande donna, un grande magistrato. E infatti
credo che capirà che, in merito alle mie accuse, non c'è nulla di vero.
I suoi fidanzati passati? Sono affari suoi. Io comunque mi presenterò
ogni volta che i giudici mi chiameranno": lo ha detto Lele Mora
intervenendo a La Zanzara, il programma condotto da Giuseppe Cruciani in
onda su Radio 24.
Mora ha fornito anche ulteriori dettagli su Karima El Marough: "La data
del matrimonio di Ruby era fissata il 17 marzo ma purtroppo non sono
arrivati dal Marocco i documenti. Appena gli arrivano si sposano, perché
Luca (Risso) le vuole bene. E' una triste storia a lieto fine".
"Da quando mi è arrivato l'avviso di garanzia - ha aggiunto - non ho più
parlato con Berlusconi. I tre milioni di euro? Lui è una persona per
bene e mi ha aiutato, senza volere garanzie. Non mi ha dato i tre
milioni per pagare le donne, perché io le donne non le ho mai pagate.
Lui non ha voluto garanzie: sulle carte che abbiamo firmato dal notaio
abbiamo scritto che glieli ridarò in cinque anni: lui è un vero amico".
Poi torna sulla celebre telefonata mandata in onda ad Annozero: "Non mi
pento delle parole a Formigli. Certo, quel giorno non era un buon
giorno: era andato male un lavoro in Svizzera, mi si era bucata una
ruota in autostrada...insomma, poi ho sbottato, ma non mi pento. Anche
loro di Annozero hanno i loro altarini...Mi ricordo di quando ero a
Milano due e Santoro lavorava a Moby Dick: all'epoca passeggiava insieme
a Dell'Utri per concordare il suo contratto, ora invece gli dà del
mafioso"
In chiusura ancora sul tormentone della fidanzata del premier: "E'
bellissima, bionda e si sta laureando, molto perbene e onesta. Potrebbe
avere dai 26 ai 30 e non è una parlamentare: non le interessa nemmeno
intraprendere la carriera politica" [23-03-2011]
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IL “RESPONSABILE”
ROMANO MINISTRO DELL’AGRICOLTURA (PRESTO GALAN AL POSTO DI BONDI) E COME
PER MAGIA PASSA IN GIUNTA IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE SU RUBY - IL
COLLE VUOLE CHE LA PROCURA CHIARISCA LA POSIZIONE DI ROMANO -SCAPPATE LE
MUCCHE, CHIUDONO LA STALLA DI PARMALAT: AL CDM IL DECRETO TREMONTIANO
PER LE IMPRESE STRATEGICHE - D’ALEMA LIBICO CONTRO VENDOLA E I MINISTRI
MARONI E FRATTINI - ORGANIGRAMMA DEI LOS BOCCHINOS FINI E
L’IRRESISTIBILE ASCESA DI CHIARA MORONI - SENZA “SECOLO”, I SENZAFUTURO
VANNO IN RETE CON UN NUOVO QUOTIDIANO - VIESPOLI AMARI PER CLEMENTE
MASTELLA
1. SALVEZZA...
Jena per "La
Stampa" - Ieri Gheddafi ha intravisto una via di salvezza:
la prescrizione breve.
2. RUBY: IL PARERE
VOTATO DALLA GIUNTA; PASSA PER UN SOLO VOTO...
(ANSA) - La Giunta per le Autorizzazioni di
Montecitorio "esprime il convincimento che la Camera, a tutela delle sue
prerogative costituzionali, debba elevare un conflitto di attribuzioni
nei confronti dell'Autorità giudiziaria di Milano essendo stata da
quest'ultima lesa nella sfera delle sue attribuzioni riconosciute
dall'articolo 96 della Costituzione".
E' questo il
parere, non vincolante, approvato per un solo voto: 11 'si'' contro 10
'no', dalla Giunta per le Autorizzazioni che ora dovrà essere trasmesso
alla presidenza della Camera. Domani mattina alle 9 si riunirà invece la
Giunta per il Regolamento, anche lei per dare il suo parere sulla
procedura da seguire, e solo dopo toccherà all'Ufficio di presidenza di
Montecitorio dire una parola definitiva sul fatto se spetti o meno
all'Aula decidere di sollevare il conflitto di attribuzioni contro i
magistrati di Milano sul caso Ruby.
In Giunta, a dire
la verità, erano state presentate tre proposte di parere: una del Terzo
polo scritta da Nino Lo Presti (Fli) e dall'Udc; una del Pd e dell'Idv
che porta la firma di Marilena Samperi e di Federico Palomba; e una
della maggioranza, messa a punto dal relatore Paniz che poi è stata
approvata.
3. PM,CONFLITTO
ATTRIBUZIONE? PROCESSO NON SI FERMA...
(ANSA) - Il processo a carico del presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi per il caso Ruby non si fermerebbe anche
qualora la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello
Stato, su cui la giunta della Camera oggi ha espresso parere favorevole,
arrivasse davanti alla Corte Costituzionale, dopo il voto di
Montecitorio. Lo spiegano fonti della Procura di Milano.
4. ROMANO GIURA DA
MINISTRO AL QUIRINALE...
(ANSA) - Francesco Saverio Romano è il nuovo ministro
per le Politiche Agricole. Il leader del Pid ha infatti giurato nelle
mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Romano è stato
accompagnato al Quirinale dalla moglie e dal figlio. Per il Governo
erano presenti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il
sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta
5. NAPOLITANO
ESPRIME RISERVE SU NOMINA ROMANO...
(ANSA) - "Il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina
dell'on. Romano a ministro dell'Agricoltura, ha ritenuto necessario
assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per
gravi imputazioni": è quanto si legge in una nota del Quirinale.
"Essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha
accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo,
e che sono previste sue decisione nelle prossime settimane, il capo
dello Stato - si legge ancora nella nota - ha espresso riserve
sull'ipotesi di nomina dal punto di vista dell'opportunità
politico-istituzionali".
"A seguito,
dell'odierna formalizzazione della proposta da parte del presidente del
Consiglio, il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non
ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un
diniego. Egli ha in pari tempo auspicato - conclude - che gli sviluppi
del procedimento chiariscano al più presto l'effettiva posizione del
ministro".
6. PALOMBA,
SOCCORSO IR SOLO DOPO NOTIZIA ROMANO MINISTRO...
(ANSA) - "Le proposte congiunte di parere di Fli-Udc, e
Pd-Idv, sarebbero passate se, all'ultimo momento, non fosse intervenuto
il soccorso al fotofinish dei cosiddetti Responsabili che, guarda caso,
hanno calato l'asso un istante dopo la notizia della nomina di Saverio
Romano a ministro dell'Agricoltura": così Federico Palomba,
vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera e capogruppo IDV,
commenta l'ok della giunta al conflitto di attribuzione. "Un raro
tempismo quello dei Responsabili che fa capire molto bene il rapporto
stretto che intercorre tra scambio e coerenza", conclude Palomba.
7. BONDI, AMAREZZA
MA SODDISFATTO DEI RISULTATI RAGGIUNTI...
(ANSA) - "Per quanto mi riguarda, insieme all'amarezza
per i miei ripetuti appelli inascoltati, con il risultato, oggi, di
ricondurre tutto ad un problema di risorse pubbliche azzerando
l'impianto riformatore da me avviato, rimane la soddisfazione per un
risultato comunque raggiunto, che consentirà al nuovo ministro di
lavorare con la necessaria tranquillità". E' un passo del commento che
il dimissionario ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, assente oggi
alla conferenza stampa in Consiglio dei ministri, ha voluto affidare ad
un messaggio scritto.
8. VIESPOLI AMARI
PER CLEMENTE MASTELLA...
Carlo Tarallo per Dagospia - Viespoli amari per
Clemente Mastella: sua moglie Sandra Lonardo e suo figlio Elio sono tra
i 20 indagati di un'inchiesta della Procura di Benevento relativa a una
presunta truffa collegata alla manifestazione "Quattro notti e più di
luna piena", organizzata a Benevento dall'Associazione "Iside Nova".
L'udienza preliminare è stata fissata davanti al gup il prossimo 12
luglio: il giudice Sergio Pezza deciderà se prosciogliere o rinviare a
giudizio gli indagati. L'accusa è di aver sostanzialmente "estorto"
denaro agli espositori che parteciparono alla manifestazione.
Ma la vicenda si
complica: a presentare un esposto per segnalare irregolarità
nell'organizazzione della manifestazione fu, nel 2006, nientedimeno che
Pasquale Viespoli, all'epoca esponente di An, ora capogruppo al Senato
di Coesione Nazionale dopo la fuoriuscita da Fli e alleato di ferro
proprio dei Mastella e dell'Udc a Benevento. Viespoli e Mastella
sostengono insieme la candidatura di Carmine Nardone. Inutile dire che
da questa mattina, a Benevento, in tanti nel Pdl e nel Pd sghignazzano
leggendo sui giornali locali di questa grana per la "coppia di fatto"
Mastella -
Viespoli...
9. DL DIFESA
SOCIETA': DUE MESI IN PIU' A CDA PER CONVOCAZIONE ASSEMBLEA...
Radiocor - Il decreto legge approvato dal Consiglio dei
ministri per la difesa delle societa' italiane strategiche da' due mesi
di tempo in piu' al consiglio di amministrazione o al consiglio di
sorveglianza delle societa' quotate per convocare le assemblee per
l'approvazione del bilancio e per il rinnovo dei vertici. Il testo del
decreto - diffuso da Palazzo Chigi - amplia da 120 a 180 giorni dalla
chiusura dell'esercizio 2010 il termine entro il quale l'assemblea deve
essere convocata, dando facolta' al cda di spostare la data anche se lo
statuto della societa' non lo preveda o la convocazione dell'assemblea
sia stata gia' pubblicata.
Qualora
l'assemblea sia stata convocata anche per la nomina dei componenti degli
organi societari - si legge nel testo del decreto - le liste
eventualmente gia' depositate presso l'emittente sono considerate valide
anche in relazione alla nuova convocazione. A proposito del
provvedimento, che potra' essere, dunque, applicato anche al caso
Parmalat - non cit ato nella nota da Palazzo Chigi - la presidenza del
Consiglio fa inoltre sapere che il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, ha illustrato al Governo stamattina anche altre ipotesi di
intervento normativo che potranno tra l'altro essere introdotte come
emendamenti a questo decreto legge previa - se del caso - consultazione
europea.
10. PANIZ,
PRESCRIZIONE BREVE NON E' PER BERLUSCONI...
(Adnkronos) - "Smentisco che possa esserci relazione
con la posizione o la persona del presidente del Consiglio". Lo dice
Maurizio Paniz, relatore alla Camera della legge sul processo breve che
introduce la prescrizione breve. Il deputato del Pdl, tra l'altro,
sottolinea: "Ruby poteva essere ritenuta parente" di Mubarak, "e' frutto
di un mio convincimento e di una corretta lettura degli atti".
11. D'ALEMA, SEL
CONTRO MISSIONE? NOI NO, SIAMO SINISTRA DI GOVERNO...
(Adnkronos) - "Hanno ragione a preoccuparsi". Massimo
D'Alema risponde cosi' a 'Repubblica Tv' quando gli viene fatto notare
che di fronte al fatto che Sel critica la missione in Libia e il Pd la
sostiene, gli italiani potrebbero preoccuparsi di trovarsi di fronte
alla solite divisioni del centrosinistra se fosse stato al governo.
"Hanno ragione gli
italiani ad essere preoccupati. Noi proprio per questo abbiamo fatto il
Pd, per dar vita a una forza di governo credibile e vorrei si
preoccupassero anche quando ci sono le elezioni di dare forza a chi
vuole rappresentare una sinistra di governo", dice D'Alema che invita
Nichi Vendola a guardare alle altre forze di sinistra in Europa che
appoggiano la missione in Libia. "Guardi alla sinistra europea e si
muova in sintonia con tutte queste voci".
12. D'ALEMA,
MARONI E FRATTINI INCREDIBILI, SEMBRA PARLINO DI CALCIO...
(Adnkronos) - "Ho letto una dichiarazione del ministro
degli Interni secondo il quale c'e' il rischio che tra gli immigrati si
infiltrino dei terroristi. Poi quella del ministro degli Esteri che lo
esclude. Ora, io trovo incredibile tutto questo, non si tratta di fare
le previsioni del campionato di calcio. Ho chiesto che il ministro della
Difesa venga di fronte al Copasir a spiegare". Lo dice Massimo D'Alema a
'Repubblica Tv'.
13. FINI, LISTE
BLOCCATE UN ERRORE? NON RIMPIANGO PASSATO...
(Adnkronos) - Per Gianfranco Fini il sistema elettorale
migliore sarebbe quello dei collegi uninominali. Il presidente della
Camera parla agli studenti del liceo scientifico "Augusto Righi". Il
tema e' quello della legalita' e della cittadinanza, con particolare
riguardo al contrasto della criminalita' organizzata.
La terza carica
dello Stato ricorda che "quando si discusse di abolire le preferenze, si
rilevo' che poteva essere un modo per eliminare l'inquinamento della
politica" legato alle spese che comporta una competizione 'forte' tra
singoli candidati di una stessa lista e cio' soprattutto in alcune
regioni.
"Io non ho
nostalgie delle preferenze -dice Fini- penso che il sistema dei collegi
uninominali sia il migliore. E se oggi si considerano sbagliate le
'liste bloccate', attenzione a non rimpiangere le preferenze".
14. FLI: ON LINE
ORGANIGRAMMA UFFICIALE CON FINI PRESIDENTE...
(Adnkronos) - E' ufficiale il nuovo organigramma di
Futuro e liberta' per l'Italia, pubblicato sul sito del partito.
Gianfranco Fini e' il presidente (com'e' noto, Fini, presidente della
Camera, si e' autosospeso dall'incarico di presidente Fli, ndr). Italo
Bocchino vice presidente. Roberto Menia coordinatore nazionale, Fabio
Granata coordinatore delle iniziative esterne. Chiara Moroni, affari
generali. Nino Lo Presti e' il segretario amministrativo.
Ci sono quindi i
responsabili tematici. Enti locali: Claudio Barbaro, vice Franco
Zaffini. Ufficio comuni: Luigi Muro. Territorio e Adesioni: Aldo Di
Biagio, vice Francesco Proietti e Giulio La Starza. Elettorale: Candido
De Angelis. Pari Opportunita': Maria Ida Germontani, vice Paola Guerci .
Propaganda: Enzo Raisi. Italiani nel Mondo: Mirko Tremaglia.
Informazione e Media: Carmelo Briguglio. Cultura: Umberto Croppi, vice
Massimiliano Simoni. Economia: Mario Baldassarri. Integrazione e diritti
civili: Flavia Perina. Giustizia: Giulia Bongiorno. Esteri: Barbara
Contini, vice Andrea Vento e Salvatore Bonanno.
Difesa: Gianfranco
Paglia. Affari legali: Antonio Buonfiglio. Legalita': Angela Napoli.
Scuola e Universita': Giuseppe Valditara, vice Fabio Fatuzzo. Credito:
Enrico Nan. Impresa e Infrastrutture: Daniele Toto, vice Alberto Arrighi
e Pietro Piccinetti. Questione meridionale: Salvatore Tatarella.
Sanita': Pierfrancesco Dauri, vice Gianmarco Surico. Welfare: Marco
Marazza. Agricoltura: Marco Saraceno, vice Stefano Losurdo. Turismo:
Nino Strano. Sport: Claudio Perruzza. Politiche europee: Cristiana
Muscardini. Liberalizzazioni e concorrenza: Piercamillo Falasca. Aree
metropolitane: Giuseppe Gismondi. Generazione Futuro: Coordinatore
nazionale Gianmario Mariniello. Capo Ufficio Stampa: Luigi Di Gennaro.
15. 'PERSO' IL
SECOLO, FINIANI SI LANCIANO SU WEB, POI GIORNALE CARTACEO...
(Adnkronos) - Futuro e liberta' non restera' senza una
'sua' voce dopo l'esonero di Flavia Perina dal 'Secolo d'Italia' deciso
dal nuovo Consiglio di amminstrazione. Appena si erano levate le prime
voci dal Pdl che indicavano la volonta' di un 'riallineamento' del
giornale, i futuristi hanno messo allo studio una soluzione alternativa.
E secondo quanto
si e' appreso, dal cantiere, al quale stanno lavorando la stessa Perina,
il vice presidente Italo Bocchino, nonche' il coordinatore Roberto Menia
ed Enzo Raisi, responsabile della propaganda, verrebbe alla luce un
quotidiano on line da mettere in rete il prima possibile. I tempi,
pero', non sarebbero immediati. Si parla di un mese, con un lancio a
geometria variabile: il giornale sul web in tempo magari per le elezioni
amministrative e, successivamente, un quotidiano cartaceo agile, di
quattro pagine. La direzione farebbe capo, in particolare nella fase
iniziale, a Flavia Perina, affiancata da un direttore responsabile.
16. MAZZUCA,
PERINA CONOSCE REGOLA CHE VALE PER TUTTI...
(Adnkronos) - 'Stimo come collega la giornalista Perina
e sono sinceramente dispiaciuto per il suo allontanamento dalla
direzione del Secolo d'Italia. Attenzione pero' a non usare termini
apocalittici per il suo defenestramento dalla direzione. La decisione
dell'editore in seguito ai nuovi equilibri dell'assetto proprietario e'
prassi. Nessuno ha usato gli stessi termini quando qualche giorno fa e'
stato estromesso Riotta dalla direzione del Sole 24 ore. Da ex direttore
di giornali non mi meraviglio piu' di tanto: i ricambi ai vertici dei
giornali sono sempre avvenuti e da che mondo e mondo e fino a prova
contraria i direttori hanno sempre saputo di poter essere cacciati da un
giorno all'altro'. Lo dichiara Giancarlo Mazzuca, responsabile ufficio
comunicazione del gruppo Pdl Camera.
17. "VERSO NORD"
DI CACCIARI ATTRAE PD DELUSI E SFIDA LEGA, A TREVISO IL 'DEBUTTO'...
(Adnkronos) - Era fine luglio quando Massimo Cacciari
diede il via a 'Verso Nord'. Un manifesto politico fu l'atto di nascita
ed ora il movimento potrebbe avere il suo 'battesimo' alle prossime
amministrative. Si sta lavorando a una lista per le comunali di Treviso.
L'impresa non e' da poco: scalfire il blocco leghista al Nord. Con
l'apporto di ex-Pd delusi, innanzitutto. Ma non solo. Il canale di
dialogo e' aperto anche con settori del Pdl.
Non a caso il
ministro Maurizio Sacconi ha commentato subito, prima ancora del Pd,
l'addio ai democratici veneti di Andrea Causin dato in avvicinamento a
'Verso Nord'. E i contatti sono frequentissimi anche con la fondazione
'Italiafutura' di Luca Cordero di Montezemolo.
Ma e' soprattutto
al Pd, per ora, che il movimento creato dall'ex-sindaco di Venezia sta
dando pensieri. Ha anche conquistato un parlamentare: il senatore
Maurizio Fistarol che ha lasciato un paio di mesi fa i democratici. E
con lui ci sono Diego Bottacin, ex-segretario dei Dl in Veneto, Giuseppe
Bortolussi, candidato del centrosinistra e sfidante di Luca Zaia alle
ultime regionali, Alessio Vianello, un altro ex-Dl. Ottimi i rapporti
con Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, e scavallate
le comunali di Torino, si conta di riannodare i rapporti con Sergio
Chiamparino che, con Cacciari, animo' mesi fa il dibattito sulla
necessita' di un 'Pd del Nord'.
18. PROCURATORE
GRATTERI, IL FEDERALISMO RISCHIA DI CONSEGNARE SUD A MAFIE...
(Adnkronos) - "Il federalismo rischia di consegnare
definitivamente il Sud alle mafie. Sara' molto piu' facile condizionare
le scelte politico-amministrative nelle regioni dove maggiormente si
sente la pressione mafiosa". Lo dichiara Nicola Gratteri, procuratore
aggiunto alla Dda di Reggio Calabria in un'intervista su 'Il Sole 24
ore' in cui spiega 'la dinamica subdola delle infiltrazioni mafiose
nella regione Lazio'. "Con il federalismo e i centri di spesa a livello
locale - dice - le cosche hanno a portata di mano non solo la politica
ma anche l'amministrazione".
"Il Lazio - spiega
Gratteri - e' la regione dove le mafie si sono meglio integrate. Qui
convivono da piu' di trent'anni Cosa nostra, camorra, 'ndrangheta, bande
nomadi e organizzazioni autoctone. A queste, si sono aggiunte alcune tra
le piu' potenti mafie straniere, come quella cinese e russa, oltre a
narcotrafficanti". Un giro d'affari secondo Gratteri, che ruota intorno
ad investimenti "in cemento, alberghi, centri commerciali, ristoranti,
nel giro degli appalti dell'ortofrutta, dei trasporti, dei rifiuti,
dell'usura con partecipazione in molte imprese illegali".23-03-2011]
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LA MADRE DI TUTTE
LE BATTAGLIE FINANZIARIE: IL CONTROLLO DELLE GENERALI - "tarocco" ben
ammar: ’’caro Della Valle, si legga le carte in mano senza insultare.
Bollorè è arrivato a settembre e ha trovato che c’era una transazione di
5,5 miliardi all’Est, ha chiesto di capire. Invece l’hanno fatta
diventare sulla stampa una guerra italo francese" - "Il bilancio
Generali poteva essere falso e invece hanno corretto una riga inserendo
un rischio di 3 miliardi’
1 - BEN AMMAR,
DELLA VALLE LEGGA LE CARTE SENZA INSULTI...
(ANSA) - Su Generali 'caro Della Valle, si legga le
carte in mano senza insultare'. Lo ha detto Tarak Ben Ammar intervenendo
nel corso di 'Niente di personale', la trasmissione su La7 condotta da
Antonello Piroso, in merito alle ultime polemiche sull'intervista sul
Leone fatta da Vincent Bollore', vice presidente della compagnia e
capofila dei soc francesi di Mediobanca. Secondo Ben Ammar 'Bollore' e'
arrivato nelle Generali e a settembre ha trovato che c'era una
transazione di 5,5 miliard all'Est, ha chiesto di capire'.
Era nel ruolo di
Bollore', ha notato l'imprenditore tunisino, 'difendere gli interessi d
tutti gli azionisti'. Invece 'l'hanno fatta diventare sulla stampa una
guerra italo francese, ma stiamo scherzando?' Piuttosto, 'dovevano dire
'grazie signor Bollore' di aprirci gli occhi su dossier che forse non
avevamo visto'.
L'imprenditore
franco-tunisino e' intervenuto anche sulle dichiarazioni polemiche di
Della Valle successive all'intervista dello stesso Ben Ammar al Corriere
della Sera: 'Ha insultato i sottoscritto', ha ricordato del presidente
Tod's, 'ha detto che sono il servitore di Geronzi (il presidente di
Generali ndr)'. 'Sono sicuro che non voleva intendere' nulla di
razzista, ma ha aggiunto, 'gli ho soltanto detto: mi fai una promessa?
Rifletti prima di parlare'.
2 - BEN AMMAR,
BILANCIO DI GENERALI POTEVA ESSER FALSO SENZA BOLLORE'...
(ANSA) - Tarak Ben Ammar sostiene che i bilancio di
Generali avrebbe potuto essere falso senza'intervento di Vincent
Bollore' e l'indicazione, che sarebbe stata fatta grazie a lui, del
valore di 3 miliardi dell'opzione n mano all'alleato ceco Petr Kellner.
Ne ha parlato i finanziere franco-tunisino, intervenendo a 'Niente d
personale', la trasmissione su La7 condotta da Antonello Piroso.
Il bilancio
Generali 'poteva essere falso', ha detto in particolare l'imprenditore
franco-tunisino, e invece 'hanno corretto una riga' inserendo 'un
rischio di 3 miliardi'. Il riferimento e' alle polemiche seguite alla
decisione d Bollore' di astenersi dal votare il bilancio 2010 delle
Generali per dei dubbi sull'alleanza con Kellner, poi ribadito
dall'imprenditore bretone anche in un'intervista al Corriere della Sera.
Nella nota integrativa al bilancio del Leone e' stato precisato ieri che
il 49% della joint venture Generali Ppf vale tra 2,5 e 3 miliardi di
euro, con un'opzione esercitabile ne 2014.
3- LA MADRE DI
TUTTE LE BATTAGLIE FINANZIARIE: IL CONTROLLO DELLE GENERALI -
INTERVISTE, SPIFFERATE, GESTI TEATRALI E SGAMBETTI TRA IL TANDEM
GEROVITAL GERONZI-BOLLORE' E L'ACCOPPIATA SCARPARO-NAGEL - IL RUOLO DI
PALENZONA E CALTARICCONE
Da "Il
Foglio"
Attorno al Leone
di Trieste si svolge un gioco delle ombre degno di Luigi Pirandello. C'è
(come può mancare?), l'ombra di Enrico Cuccia che ha fatto di tutto, ma
davvero tutto, per difendere il triangolo Mediobanca-Generali-Corriere
della Sera. C'è l'ombra, un tempo inimmaginabile, dei parvenu europei
come l'oligarca ceco Petr Kellner. C'è la haute finance prima
rappresentata da Antoine Bernheim e oggi dal suo poulain Vincent Bolloré
(lo considera sempre un figlio, anche se l'ha "tradito" nell'ultima
battaglia per la presidenza di Generali). Mentre l'ombra del potere
romano irrompe (con Cesare Geronzi e Francesco Gaetano Caltagirone) in
quel mondo da marcia di Radetzky, dove risuonano le parole di Roth,
Musil e Kafka.
E non mancano i
nuovi capitalisti, usciti dai cespugli e dai distretti, per ambire a
ruoli nazionali, come Diego Della Valle che di Generali non possiede
un'azione, ma siede in consiglio e vuole determinarne le strategie. A
mano a mano che le parvenze si rincorrono sullo schermo, cambiano anche
le trame. Uno, nessuno, centomila. A differenza da quel che accadeva un
tempo, però, le ombre vengono oggi proiettate da riflettori potenti:
interviste, spifferate, gesti teatrali.
L'ultima
incursione arriva da tre consiglieri indipendenti che chiedono al
presidente di chiarire una opzione stipulata con Kellner (tre miliardi
di euro garantiti se vende la sua quota del 49 per cento nella joint
venture Ppf creata quattro anni fa con Generali). "Data la chiarezza
della situazione, non ricorrono i presupposti di una mia dichiarazione",
ha risposto ieri Geronzi. La faccenda l'ha tirata fuori Bolloré,
giustificando così la sua astensione sul bilancio della compagnia
triestina.
Un voto che lo ha
portato in rotta di collisione con Alberto Nagel, vicepresidente di
Generali e amministratore delegato di Mediobanca della quale il
finanziere bretone è azionista nonché garante per quel 10 per cento in
mano ai soci francesi. Tra essi, Groupama con un pacchetto del 4,97. Sì,
Groupama, proprio la stessa compagnia di assicurazioni che ha cercato di
scalare Premafin, cassaforte del gruppo Ligresti in serie difficoltà.
L'interesse dei francesi non è nelle attività immobiliari dell'ingegnere
siciliano, ma nella Fondiaria Sai, terza compagnia di assicurazioni
italiana. E Bolloré ci mette del suo per dare una mano.
Che intreccio.
Nemmeno Gioacchino Rossini riuscirebbe a dipanarlo. L'operazione viene
bloccata dal nuovo presidente della Consob, Giuseppe Vegas, già vice di
Giulio Tremonti. Sconfessando un parere degli stessi uffici tecnici,
chiede che Groupama accetti le regole del mercato: se vuole la Fondiaria
se la comperi lanciando un'offerta pubblica d'acquisto. S'accende una
luce rossa anche al ministero del Tesoro. Perché non c'è solo Groupama,
c'è Lactalis che pregusta Parmalat (ma senza lanciare un'opa), Edf che
vuole Edison mettendo in un angolo A2A. Arnault si compra Bulgari.
Crédit Agricole i fondi Pioneer di Unicredit. E sullo sfondo Axa mira a
Generali.
Insomma,
un'offensiva in grande stile, fermata dalla Consob che vuol veder
circolare non solo carta, ma quattrini, e dal Tesoro che chiede
reciprocità e annuncia leggi in stile canadese. Per dipanare la matassa
è interessante capire chi sono i tre consiglieri indipendenti che
vogliono scoperchiare il pentolone triestino: tutti economisti di chiara
fama (Paola Sapienza della Northwestern University, Cesare Calari della
Johns Hopkins e Carlo Carraro di Ca' Foscari) sono stati indicati da
Assogestioni, presieduta da Domenico Siniscalco il quale, superati gli
antichi dissapori, ha ritrovato l'intesa con Tremonti. Con chi stanno?
Con Geronzi e Bolloré o con Della Valle e Nagel? Sì, perché a Piazza
Affari hanno già formato le squadre. Vecchi sodalizi si sono infranti,
gli amici di prima diventano i duellanti di oggi.
Facciamo un passo
indietro. E torniamo a Cuccia. Dopo la sua morte nel 2000, prende le
redini in Mediobanca il suo protetto Vincenzo Maranghi, il quale pensa
di poter seguire le orme del vecchio mentore, ma entra in collisione con
Unicredit di Alessandro Profumo e Capitalia di Cesare Geronzi. Insieme,
i due banchieri fanno saltare Maranghi con l'aiuto decisivo della
cordata francese guidata da Bolloré il quale dichiara di entrare in
Mediobanca per salvaguardare gli equilibri delle Generali presiedute da
Bernheim. E' il 2003 e la galassia del nord si riassesta.
Con la fusione
Unicredit-Capitalia del 2007, Geronzi va a presiedere Mediobanca,
guidata operativamente da Alberto Nagel. L'uscita di Profumo apre la
strada al passaggio successivo di Geronzi in Generali. Ma la luna di
miele dura poco più dei classici sei mesi. Della Valle, che da tempo
morde il freno, apre le danze e critica Geronzi. Bolloré prima fa da
mediatore e poi sostiene il presidente. Tuttavia, l'asse francese oggi è
più debole di prima.
Lo dimostra
proprio il caso Ligresti. Messa di fronte alla necessità di una
costosissima opa, Groupama si ferma e a salvare l'ingegnere di Paternò
scende in campo Unicredit che rientra così a pieno titolo nei giochi
finanziario-editoriali detestati da Profumo. Il gran manovratore adesso
è Fabrizio Palenzona, vicepresidente dell'istituto di Piazza Cordusio.
In una intervista al Corriere della Sera, si candida come nuovo punto di
equilibrio in Mediobanca e Generali, insieme con Caltagirone.
Con l'operazione
Ligresti, inoltre, Unicredit rientra indirettamente anche in Rcs, a
sostegno di Mediobanca, azionista rilevante del gruppo editoriale. L'ad
Federico Ghizzoni ha scelto Maurizio Beretta ex Confindustria per le
relazioni esterne, anche questo è un segnale. Le pedine sono sulla
scacchiera. Sulla graticola resta l'ad Giovanni Perissinotto. Il cda gli
ha affidato la gestione delle partecipazioni sensibili (Telecom,
Benetton, Pirelli, Rcs).
Ogni protagonista,
però, vuol fare a modo suo. Si è scritto che la rottura tra Nagel e
Bolloré spingerà questi a uscire. "Non vendo e non mi vendo", dichiara
il finanziere bretone. Ma i cinici operatori di Borsa pensano che voglia
alzare il prezzo. Certo, da otto anni in qua, non s'era visto nulla di
simile. La madre di tutte le battaglie finanziarie è cominciata.
23-03-2011]
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PALLONI D’ORO E
DORATI – SORPRESA: A COPRIRE DI MILIONI I FENOMENI DEL CALCIO NON SONO
LE SQUADRE MA GLI STILISTI A CUI PRESTANO GLI ADDOMINALI - LIONEL MESSI,
IL PIU’ PAGATO AL MONDO, INCASSA 11 MLN € DAL BARCELLONA E ALTRI 20 DA
SPONSORIZZAZIONI E DIRITTI D’IMMAGINE – IL CALCIO-BUSINESS VUOLE
CAMPIONI MA SOPRATTUTTO ‘PERSONAGGI’ – ECCO PERCHE’ MOURINHO GODE: IL
REAL MADRID GLI VERSA OGNI ANNO 13,5 MLN €…
Simone Di Segni
per "La
Stampa"
Giovani, forti e
ricchissimi. Tre virtù, un podio: Lionel Messi, Cristiano Ronaldo, Wayne
Rooney. Sono i giocatori più pagati del pianeta calcio, secondo
un'indagine di «France Football». L'assegno garantito dalle casse di
Barcellona, Real Madrid e Manchester United, i bonus per gli obiettivi
raggiunti nella stagione, ma anche i soldi che le aziende gli
riconoscono per il «prestito del volto»:
l'argentino degli
azulgrana percepisce dal proprio club 11 milioni di euro, ne arriva a
guadagnare complessivamente 31, aggiudicandosi così il titolo di re dei
re, nella speciale classifica stilata dal settimanale francese. Potere
dei piedi, effetto dell'appeal sugli sponsor: dall'Adidas alla
Pepsi-Cola, da Dolce e Gabbana alla Konami. Senza dimenticare
merchandising e affari immobiliari.
Gli stessi su cui
ha puntato il portoghese Galactico: Ronaldo incassa dal Real 13 milioni
(più 500 mila euro di premi), mentre lo sfruttamento della sua immagine
e le attività imprenditoriali gli valgono 14 milioni. A innalzare l'età
media del podio (mai così bassa) ha pensato Rooney: con l'attacante dei
Red Devils (27 anni, introiti per 20,7 milioni) il trio delle meraviglie
supera di poco la soglia dei 25.
La top 20 racconta
che l'Italia va al «risparmio»: Eto'o, Ibrahimovic e Buffon (unico
azzurro e ultimo in graduatoria con 11,3 milioni) rappresentano le spese
folli della serie A. Con 13 milioni (di cui 11 a carico dell'Inter) il
camerunense, 13º al mondo, è il giocatore più pagato del nostro
campionato. Gli contende lo scettro lo svedese, 16º nel panorama
internazionale, che pur di salutare Guardiola ha accettato di scendere
da 12 a 9 milioni di stipendio.
Cifre da capogiro
anche per i tecnici: Mourinho batte Guardiola 13,5 a 10,5 milioni. Poi
il «miracolo» Benitez (10,2) e Fabio Capello (8,5).23-03-2011]
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CDA PARMALAT:
INTESA DEPOSITA LA LISTA CON BONDI, GUBITOSI E CATANIA (ROSSI, IL
CANDIDATO DEI FONDI: SIAMO OLTRE IL 20%) - LA FIGLIA DI TANZI: “CHI CI
HA ROVINATO COMANDA L’ITALIA” (FUORI I NOMI!) - ROMA CALCIO: LA
TRATTATIVA CON DI BENEDETTO AL 30 MARZO - MARPIONNE NO DAIMLER - NUOVE
AVANCES GROUPAMA SU PREMAFIN - CONFA CHIAMA LO SCARPARO AL MASTER DEL
BISCIONE - LA “TASSA” JOBS SUGLI IBOOK - IL SALVA-IMPRESE STRATEGICHE BY
TREMONTI - BORSA: L’EUROPA RESTA POSITIVA (CON WALL ST
1. BORSA: EUROPA
RIMANE POSITIVA; OK AUTO, TITOLI ENERGIA CALMI...
(ANSA) - Entrando nella fase conclusiva della seduta,
le Borse europee rimangono tutte positive, tranne Atene che molto aveva
recuperato nel corso della settimana. L'indice Stxe 600, che fotografa
l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio
continente, sale di circa mezzo punto percentuale, con Parigi e
Stoccolma che si mostrano come le piazze azionarie più in salute della
giornata. Con l'allentamento della tensione sul mercato dei titoli di
Stato portoghesi, tra le Borse minori Lisbona cresce dell'1,66%, Dublino
è piatta (+0,04%) mentre Atene cede lo 0,98%.
Tra i diversi
settori, quello che sta attraendo la maggiore corrente di acquisti è il
comparto dell'auto, il cui indice Dj stoxx specializzato è in recupero
di oltre due punti percentuali dopo la debolezza di gran parte della
settimana, mentre qualche vendita si registra tra i farmaceutici e i
gruppi delle telecomunicazioni.
Pochi movimenti
tra i gruppi dell'energia (indice Dj stoxx di settore +0,51%), che al
momento non sembrano risentire del surriscaldamento della crisi libica.
Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee:
- Londra +0,64% - Parigi +1,32% - Francoforte +0,76% - Madrid +0,59% -
Milano +0,95% - Amsterdam +0,67% - Stoccolma +1,49% - Zurigo +0,71%
2. WALL STREET
APRE IN RIALZO, DJ +0,83%, NASDAQ +1,07%...
(ANSA) - Apertura in rialzo per Wall Street. Il Dow
Jones sale dello 0,83% a 11.874,23 punti, il Nasdaq avanza dell'1,07% a
2.664,03 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,98%
a 1.286,23 punti.
3. TREMONTI, A
BREVE PROVVEDIMENTO SU IMPRESE STRATEGICHE...
Radiocor - Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti
ha svolto in Consiglio dei ministri una relazione sulla normativa
francese a tutela delle imprese strategiche. Lo riferisce il comunicato
diffuso Palazzo Chigi nel quale si precisa che l'intervento del ministro
e' 'in vista di un prossimo provvedimento del Governo'.
4. PARMALAT:
ROSSI, OLTRE 20% CAPITALE CON NOI, PENSIAMO ESSERE MAGGIORANZA...
Radiocor - 'Pensiamo che oltre il 20% del capitale di
Parmalat sia con noi'. Lo ha detto in colloquio con Radiocor, Massimo
Rossi, candidato dei fondi Mackenzie, Skagen e Zenit per la carica di
amministratore delegato ad interim della societa'. I tre fondi esteri
hanno, come e' noto, il 15,3% del capitale, ma 'c'e' stata in queste
settimane una dimostrazione di simpatia di altri fondi, soprattutto
americani'.
Rossi tiene a
precisare che si tratta di manifestazioni di simpatia 'non sollecitate'
e che molti si sono mossi spinti 'dall'irritazione, dalla delusione per
l'approvazione del decreto milleproroghe' che congela di fatto la cassa
di Parmalat. 'Certo - aggiunge - visto i rialzi del titolo in questi
giorni, e' possibile che qualcuno abbia venduto, ma riteniamo di essere
sopra il 20%'. Nonostante Lactali, insomma, 'pensiamo di avere la lista
di maggioranza'.
5. PARMALAT:
INTESA SANPAOLO DEPOSITA LISTA CON BONDI, GUBITOSI E CATANIA...
Radiocor - Intesa Sanpaolo deposita le proprie liste di
candidati per il cda e il collegio sindacale di Parmalat. L'istituto,
che detiene il 2,14% di Parmalat, indica per il board Enrico Bondi,
Luigi Gubitosi, Roberto Meneguzzo, Patrizia Grieco, Elio Catania,
Patrick Sauvageot, Rosalba Casiraghi, Massimo Confortini, Annamaria
Artoni, Giuseppe Recchi e Carlo Secchi. Candidati a sindaci effettivi
Angelo Provasoli, Livio Torio e Giovanni La Croce, mentre Paolo Ludovici
e Giovanna Villa sono indicati come sindaci supplenti.
6. FRANCESCA
TANZI, CHI CI HA ROVINATO COMANDA ANCORA L'ITALIA...
(Adnkronos) - Callisto Tanzi ha sempre puntato l'indice
contro le banche per la vicenda Parmalat, alla domanda se sia d'accordo
con lui la figlia, Francesca Tanzi, intervistata da "La Repubblica",
risponde: "Non lo so, ma quelli che ci hanno rovinato comandano ancora
l'Italia", aggiungendo un "niente nomi" alla richiesta di dire di chi si
tratti. Alla domanda poi su quanti, tra i personaggi illustri, abbiano
girato le spalle al padre, lei risponde: "Il 90 per cento della
'corte'".
Francesca Tanzi, 43enne figlia di Calisto, dopo il patteggiamento e la
detenzione (19 giorni nel 2004, quattro mesi e nove giorni nel 2010),
oggi lavora in un hotel di provincia. la scelta di patteggiare la motiva
cosi': "Solo perche' aspettavo mia figlia, la cosa a cui tenevo di piu'
al mondo. L'ho fatto per lei. Magari questo processo sarebbe andato
avanti dieci anni e lei intanto sarebbe diventata 15enne. La gente non
ci credera' ma io della truffa, dei bilanci truccati, dei bond, non
sapevo niente. Sapevo solo che Parmatour non andava tanto bene".
"Non c'e' una sola
fattura con la mia firma, di bilanci e di conti non capivo nulla. Sopra
di me c'e' sempre stato un amministratore delegato. Io dovevo solo fare
funzionare gli alberghi e i villaggi. Dalle lenzuola ai piatti a tutto
il resto. E poi facevo scouting, andavo in giro per il mondo a cercare
posti nuovi", aggiunge Francesca Tanzi.
7. CINA: NUOVO
RIALZO DELLE RISERVE MINIME OBBLIGATORIE DELLE BANCHE...
Radiocor - Nuova mossa della Banca centrale cinese per
porre fine al rialzo dei prezzi e all'inflazione che cresce. La banca ha
alzato ancora i tas si sulle riserve minime obbligatorie delle banche di
0,50 punti base. E' il terzo rialzo per quest'anno, dopo i sei
consecutivi dello scorso anno. L'aumento, effettivo dal 25 marzo, viene
dopo l'annuncio del dato dell'inflazione di febbraio, in crescita del
4,9%.
8. CONSUMI:
CONFCOMMERCIO STIMA CRESCITA 0,9% IN 2011, 1,5% IN 2012...
Radiocor - L'Italia, nonostante i problemi strutturali
e congiunturali che attanagliano il nostro sistema economico, si e'
lasciata alle spalle la recessione, tenendo sotto controllo sia le
tensioni sociali, sia i conti pubblici. 'Non ci sono dunque numeri
negativi per il prossimo futuro, sebbene la crescita del pil risultera'
modesta e pari all'1% quest'anno e all'1,2% nel biennio 2012-2013.
I consumi delle
famiglie seguiranno un analogo profilo, con un 2012 che vedra' una
crescita della propensione al consumo che compensera' la modesta
riduzione del rapporto consumi/pil subita nel 2010 e che dovrebbe
proseguire nel 2011'. E' quanto emerge dal rapporto dell'Ufficio studi
di Confcommercio su 'Centralita' dei consumi per il rilancio
dell'economia italiana', presentato al Forum di Cernobbio. In
particolare, dal rapporto emerge che nel 2011 i consumi delle famiglie
italiane dovrebbero crescere dello 0,9%, dell'1,5% nel 2012 e dell'1,1%
nel 2013.
9. AS ROMA,
TRATTATIVA CON DIBENEDETTO ESTESA AL 30 MARZO...
(Adnkronos) - 'Con riferimento al processo di
dismissione del pacchetto azionario di controllo in A.S. Roma, Compagnia
Italpetroli comunica che, nella giornata del 16 marzo 2011, il Consiglio
di Amministrazione di Roma 2000 S.r.l. - societa' interamente
controllata da Compagnia Italpetroli e che detiene la partecipazione di
controllo in A.S. Roma - ha deliberato l'estensione del termine
dell'esclusiva negoziale con Di Benedetto AS Roma LLC fino al 30 marzo
2011'. Lo rende noto Italpetroli con un comunicato.
10. MARCHIONNE,
BASTA CON RUMORS, DAIMLER NON CI INTERESSA...
(Adnkronos) - "Smettiamola con questi rumors, non ci
interessa, lo abbiamo gia' detto". Cosi' l'amministratore delegato della
Fiat, Sergio Marchionne a margine della cerimonia per i 150 anni
dell'Unita' d'Italia al suo arrivo al Teatro Regio ha smentito
nuovamente un interesse di Fiat Industrial per Daimler.
11. PREMAFIN:
NUOVE AVANCES GROUPAMA MA FAMIGLIA PUNTA SU BANCHE...
(ANSA) - Il salvataggio del gruppo Ligresti passerà
attraverso un accordo con il sistema bancario italiano, al quale sta
lavorando Unicredit, mentre le possibilità di un rientro in gioco di
Groupama sono molto basse. E' quanto si apprende da ambienti finanziari
dopo che nei giorni scorsi ci sarebbero state nuove avances da parte dei
francesi per trovare una soluzione alternativa all'accordo firmato a
fine ottobre con Premafin e stoppato dalla Consob con l'imposizione di
una doppia opa sulla holding e su Fonsai.
Degli abboccamenti
ha dato conto oggi Milano-Finanza secondo cui Groupama avrebbe potuto
presentare a breve una nuova proposta ai Ligresti proponendo l'acquisto
di asset dalla controllata Sinergia, in modo da assicurare alla famiglia
liquidità per sottoscrivere l'aumento di capitale in Premafin, ed
entrando nella holding con il 17% del capitale (ma senza prendere
posizione in Fonsai).
12. CONFALONIERI
CHIAMA DELLA VALLE...
Da "Il
Giornale"- Mediaset chiama Diego Della Valle. Sarà signor
Tod's l'ospite d'onore dell'inaugurazione dell'anno accademico 2010-
2011 del Campus multimedia informazione, il master che il Biscione
organizza insieme con l'Università Iulm e che parte lunedì a Cologno
Monzese allo studio 20.
Il presidente di
Mediaset Fedele Confalonieri e il rettore della Iulm, Giovanni Puglisi,
condurranno la cerimonia della consegna dei diplomi e dell'apertura del
nuovo programma:un corso a numero chiuso mirato alla formazione di
manager multime¬diali, con un placement del 100%. A Della Valle il
compito di portare la propria testimonianza di innovatore di successo a
un pezzo di futura classe dirigente.
13. SE JOBS
STRAPAZZA GLI E-BOOK...
Da "Il
Giornale" - Non è ancora pronta l'applicazione iPad per
Biblet ossia lo store dei libri di Telecom. In realtà non è soltanto
Telecom ad avere qualche difficoltà a far approvare ad Apple
l'applicazione che permette di sfogliare i libri scaricati dai negozi
online per e-book. Non è infatti un mistero che Apple vuole il 30% di
ogni acquisto fatto sul suo sito lasciando il 70% al venditore.
In realtà i siti
che vendono e-book, come Ibs e il già citato Biblet, vorrebbero saltare
questo balzello facendo fare gli acquisti non dallo shop Apple (iTunes)
ma direttamente sul proprio sito. Insomma Apple non ci guadagnerebbe
nulla e quindi le trattative per l'approvazione dell'applicazione va a
rilento.18-03-2011]
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LA Grande Paura
(PLUTONIO NON è IL CANE DI TOPOLINO!) - Washington e Parigi ACCUSANO
TOKYO DI AVER NASCOSTO SOTTO IL TAPPETO (DI RADIAZIONI) LA CATASTROFE DI
FUKUSHIMA – La Tepco, gestore dell´impianto, Nel 2002, ha ammesso di
aver falsificato negli anni ´90 e ´80 i test di sicurezza delle sue
centrali (e tra questi quelli di Fukushima). Nel 2007, ha mentito
sull´entità di una fuga radioattiva dalla centrale di Kashiwazaki-Kariwa
dopo una scossa di terremoto...
Carlo Bonini per "la
Repubblica"
Nel giorno sei
della Grande Paura, sostiene Washington e, nei fatti, Parigi, che Tokyo
abbia sin qui nascosto la verità. Cosa è successo, dunque, e cosa può
ancora davvero accadere nella centrale di Fukushima Daiichi? Di quali e
di quante informazioni "privilegiate" il governo di Tokyo, l´agenzia
nazionale per la sicurezza nucleare (la Nisa), il gestore dell´impianto
(la Tepco, Tokio Electric power company) non hanno reso partecipe il
mondo?
Il pugno sul
tavolo battuto dagli americani è storia di ieri. Ma a Vienna, già
martedì sera, il giapponese Yukia Amano, direttore dell´Aiea (Agenzia
Internazionale per l´energia atomica), mette da parte ogni diplomazia:
«Abbiamo bisogno di maggiori informazioni, di più dettagli, di tempi più
rapidi di comunicazione». Nelle stesse ore, il russo Iouli Andreev, uno
degli specialisti che lavorò allo "spegnimento" del mostro di Cernobyl,
è di una franchezza brutale.
«So per esperienza
- dice alla Reuters - che le autorità giapponesi sono in una situazione
di tranquillo panico. Le loro parole e le loro azioni, come quelle della
Aiea, dipendono dall´industria atomica, che richiede disciplina e
burocrazia». Una "verità" che Kuni Yogo, ingegnere della "Japan Science
Technology Agency", declina al New York Times in modo ancora più
asciutto: «Il governo giapponese e la Tepco stanno svelando solo ciò che
ritengono necessario».
È un fatto che
l´agonia dei quattro reattori di Fukushima appare oggi non solo e non
tanto la sgomenta presa d´atto di un incidente in divenire. Ma il
progressivo svelamento di una verità che il governo giapponese e la
Tepco intuiscono già nelle prime ore della catastrofe, ma provano
ostinatamente a dissimulare. Nella speranza che quei reattori possano
tornare sotto controllo prima che il mondo cominci ad averne paura.
Conviene dunque
tornare alle 19.46, ora di Tokyo, dell´11 marzo. Sono trascorse cinque
ore dalla scossa al largo del Pacifico e meno di quattro dall´onda di
Tsunami. La Tepco sa che i sistemi di raffreddamento dei reattori 1, 2 e
3 di Fukushima sono fuori uso. È avvertita del rischio legato a un
prolungato surriscaldamento del loro combustibile.
La Tepco ha una
storia di significativa opacità. Nel 2002, ha ammesso di aver
falsificato negli anni ´90 e ´80 i test di sicurezza delle sue centrali
(e tra questi quelli di Fukushima). Nel 2007, ha mentito sull´entità di
una fuga radioattiva dalla centrale di Kashiwazaki-Kariwa dopo una
scossa di terremoto.
Anche l´11 marzo,
non brilla per loquacità. In modo asciutto informa il Governo del
«problema del raffreddamento dei reattori». Ma la circostanza, nelle
parole che alle 19.46 pronuncia Yukio Edano, portavoce del premier
giapponese, non appare neppure sullo sfondo. «È stata dichiarata
l´emergenza nucleare a scopo precauzionale - spiega - Non c´è fuga
radioattiva. La linea di evacuazione è di 3 chilometri dal sito».
Nella notte, i
toni si fanno ancora più rassicuranti. Perché se è vero che alle 21.55
fonti del governo ipotizzano già «una prima fuga radioattiva» dalla
centrale, all´1 e 27 del mattino, la prefettura di Fukushima informa che
per il pomeriggio del 12 marzo «i sistemi di raffreddamento dei reattori
saranno nuovamente in funzione».
In realtà, nella
notte tra l´11 e il 12, la Tepco sa che il sistema di raffreddamento dei
reattori non ha nessuna possibilità di riprendere vita. Al punto che,
nella mattinata del 12, il gestore avverte che nei reattori 1 e 2 il
livello dell´acqua che copre le barre di combustibile è sceso per la
progressiva evaporazione e che «un rilascio di materia radioattiva è
possibile». La notizia è propedeutica allo sfiato controllato
nell´atmosfera di vapore di idrogeno radioattivo che abbassi la
pressione nei reattori.
Manovra che il
governo autorizza. Insieme al pompaggio nel sistema di raffreddamento di
acqua marina e boro. C´è una prima esplosione che scoperchia l´edificio
del reattore 1. Ma a Vienna, la Aiea, sulla scorta delle informazioni
che arrivano da Tokyo, rassicura. La sera del 12, quando in Giappone è
ormai la mattina del 13, un comunicato annuncia infatti che «la Nisa ha
classificato l´incidente di livello 4 della scala Ines. Con conseguenze
locali».
C´è un´oggettiva
incongruenza tra le rassicurazioni di Tokyo e le misure che il governo
dispone sul terreno. Il 13 marzo, l´area di evacuazione intorno alla
centrale sale a 20 chilometri e comincia la distribuzione di pillole di
iodio alla popolazione. Mentre alle 11 del mattino del 14 marzo
un´esplosione scuote l´edificio del reattore 3. È la prova che a
Fukushima, a distanza ormai di tre giorni, le operazioni di
raffreddamento dei reattori, non hanno prodotto nessun effetto.
Ce ne sarebbe per
rivedere il giudizio sulla classificazione dell´incidente. Ma le
autorità giapponesi non tornano sui propri passi. Neppure la mattina del
15 marzo, quando si liberano due esplosioni dai reattori 2 e 4. Il primo
ministro Naoto Khan ne viene informato dalla stampa e, pubblicamente,
mostra la sua furia con la Tepco: «Vorrei sapere che diavolo sta
succedendo». Quindi, aggiunge: «Il rischio di fuga radioattiva sta
crescendo».
È Parigi, allora,
a decidere di bucare la bolla di dissimulazione. Il livello di
radiazioni registrate nella centrale il 15 marzo - i primi a essere
diffusi - documentano 400 millisievert l´ora. Duecento volte la dose che
un essere umano assorbe naturalmente nell´arco di un anno. Di più: i
francesi, sulla base di proprie informazioni (hanno un team della
Protezione civile a Sendai), ritengono di poter affermare con sicurezza
che il nocciolo e il combustibile di almeno due dei tre reattori «è
danneggiato» (circostanza che i giapponesi confermeranno solo nelle 24
ore successive).
Che l´esplosione
dell´edificio che ospita il reattore 4, in corrispondenza della piscina
di decadimento del combustibile esausto aggiunge un nuovo elemento di
assoluta criticità. Che, come era possibile prevedere, la catastrofe ora
si allarga anche a quei reattori che pure erano in manutenzione al
momento del terremoto. «È un incidente di livello 6». È la verità,
appunto. Che, ora, anche i giapponesi cominciano ad
ammettere.18-03-2011]
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1- PRESSIONI
ESTERE, TANGENTI, LOBBYSMO SFRENATO: ALTRO CHE IL SOLITO POLLAIO, DIETRO
L’ARRIVO DELL’ATOMO IN ITALIA SI COMBATTE UNA GUERRA FREDDA
INTERNAZIONALE - 2- I DOSSIER AMERICANI, SVELATI DA WIKILEAKS, ACCUSANO:
I FRANCESI HANNO UNA CORSIA PREFERENZIALE, FORSE CORROMPONO FUNZIONARI
DEL GOVERNO ITALIANO - 3- L’ATOMO PENALIZZA IL GAS DI PUTIN E MOSCA
PUNTA SU ENI PER BOICOTTARE IL NUCLEARE - 4- LE CONTROMOSSE AMERICANE:
IL PLENIPOTENZIARIO DI OBAMA SCOMMETTE SU SCAJOLA, SENSIBILE AI RICHIAMI
DELLA LIGURE ANSALDO TAGLIATA FUORI DAI FRANCESI - 5- GRILLO DA SANTORO:
LE CENTRALI NUCLEARI REGALATE ALLA FRANCIA SONO UNA CAMBIALE A SARKò A
CUI ABBIAMO SVENDUTO 511 MILIARDI DEL NOSTRO DEBITO PUBBLICO - 6- NON
DITE A DE BENEDETTI CHE PER GLI USA GIOIA TAURO È “UN BUCO NERO, UN
PORTO IN MANO ALLA MAFIA”, VISTO CHE CI STA COSTRUENDO UN
RIGASSIFICATORE SORGENIA -
1- BEPPE GRILLO AD
ANNOZERO: "5 CENTRALI ALLA FRANCIA PERCHÉ ABBIAMO SVENDUTO IL NOSTRO
DEBITO, 511 MILIARDI DI EURO"
Da "Leggo.it"
La crisi nucleare in Giappone sembra davvero lontana dall'essere
risolta. E mentre in Italia si è riaperta la discussione
sull'opportunità di costruire centrali nucleari sulla nostra penisola (e
il 12 e 13 giugno un referendum potrà decidere della sorte dei piani del
governo), anche la puntata di ieri sera di Annozero ha affrontato
l'argomento. L'inviata Francesca Fagnani ha intervistato Beppe Grillo,
che con il suo Movimento 5 stelle è stato tra i promotori del referendum
e tra i principali sostenitori del No al nucleare.
"La Prestigiacomo
è l'unico ministro dell'ambiente al mondo che parla a favore del
nucleare. Gli altri Paesi del mondo si stanno fermando, noi vogliamo
fare 5 centrali perché abbiamo svenduto il nostro debito e la nostra
sovranità popolare, 511 miliardi di euro di debito, alla Francia in
cambio di queste centrali", ha detto Grillo.
"E' l'intelligenza
l'energia del futuro. Le centrali di terza generazione non esistono,
questo nucleare è solo cemento a debito, noi scambiamo la nostra salute
per un debito. Voi avete il dovere di scendere in piazza a protestare,
siamo in guerra - ha continuato - vogliono mettere il nucleare sempre a
questi qui, ai Ligresti, ai Caltagirone, sono sempre gli stessi. Siamo
gli unici al mondo insieme alla Turchia che vogliono costruire le
centrali nucleari. Questi politici qui sono malati di mente, non sanno
di cosa parlano".
1 - INTRIGO
NUCLEARE...
Stefania Maurizi per "l'Espresso"
All'inizio è solo
un timore, poi si trasforma in più di un sospetto: la rinascita del
nucleare in Italia è condizionata dalle tangenti. Un'ipotesi
circostanziata, messa nero su bianco in un rapporto del 2009 per il
ministro dell'Energia di Obama, Steven Chu. Negli oltre quattro mila
cablo dell'ambasciata americana di Roma la parola corruzione compare
pochissime volte e in termini generici. Quando invece si parla delle
nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington
diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette
a decidere il destino energetico del Paese.
Nel momento in cui
il devastante terremoto giapponese obbliga il mondo a fare i conti con i
rischi degli impianti e lo spettro di una colossale contaminazione, i
documenti ottenuti da WikiLeaks che "l'Espresso" pubblica in esclusiva
permettono di ricostruire la guerra nucleare segreta che da sei anni
viene combattuta in Italia. Uno scontro di Stati prima ancora che di
aziende, per mettere le mani su opere che valgono almeno 24 miliardi di
euro e segneranno il futuro di generazioni.
Francesi, russi e
americani si danno battaglia su una scacchiera dove si confondono
interessi industriali, politici e diplomatici: cercano contatti nel
governo, nei ministeri, nei partiti e nelle aziende. Per riuscire a
conquistare quello che appare il mercato più ricco d'Europa. E lo fanno
- secondo i dossier statunitensi - senza esclusione di colpi.
LA FENICE ATOMICA
Gli americani cominciano a muoversi nel 2005, quando con una certa
sorpresa scoprono che l'energia nucleare sta risorgendo dalle ceneri del
referendum del 1987. Per gli Usa si tratta di un'occasione unica: lo
strumento per allontanare l'Italia dalla dipendenza nei confronti del
gas russo, l'arma più potente nelle mani di Vladimir Putin. La questione
diventa quindi "prioritaria" per l'ambasciata di Roma, che si muove
verso due obiettivi: convincere i politici a concretizzare il programma
atomico e far entrare nella partita i colossi americani del settore.
Complici il prezzo
sempre più alto degli idrocarburi, i rincari delle bollette e le
promesse di sicurezza dei reattori più avanzati, gli italiani sembrano
sempre meno ostili al nucleare. E il governo di Silvio Berlusconi non
mostra dubbi su questa scelta. Più difficile - scrivono nel 2005 -
convincere il centrosinistra che "si oppone largamente all'idea.
Comunque, i nostri contatti sostengono che, anche se dovesse tornare al
governo, il rinnovato impegno dell'Italia nei programmi nucleari non si
fermerà".
La componente
verde della maggioranza di Romano Prodi si oppone a ogni programma. Il
ministro Pier Luigi Bersani invece apre alle sollecitazioni statunitensi
e nel 2007 spiega all'ambasciatore che "l'Italia non è fuori dalla
produzione di energia nucleare, l'ha solo sospesa", per poi riconoscere
che "carbone pulito e nucleare probabilmente giocheranno un ruolo
importante nell'assicurare i bisogni del futuro". Lo stesso Bersani che
in questi giorni, dopo la crisi nipponica, è stato pronto a condannare
"il piano nucleare del governo".
Lo scontro più
feroce però è quello che avviene per costruire i futuri impianti: almeno
sei centrali, ciascuna del costo di circa 4 miliardi. Si schierano
aziende-Stato, che sono diretta emanazione dei governi e godono
dell'appoggio di diplomazie e servizi segreti. In pole position i
francesi di Areva, quasi monopolisti nel Vecchio continente dove hanno
aperto gli unici cantieri per reattori di ultima generazione: hanno 58
mila dipendenti e 10 miliardi di fatturato l'anno.
E anche i russi,
che nonostante Chernobyl continuano a esportare reattori in Asia,
cercano di partecipare alla spartizione della torta. Negli Usa ci sono
Westinghouse e General Electric che "sono interessate a vendere
tecnologia nucleare all'Italia, ma si trovano a dover affrontare una
dura competizione da parte di rivali stranieri i cui governi stanno
facendo una pesante azione di lobbying sul governo italiano".
MAZZETTE ALLA
FRANCESE
L'allerta diventa massima nel 2008, quando Berlusconi assicura agli Usa
che stavolta il suo esecutivo "rilancia sul serio il settore. Se
andranno davvero avanti, ci saranno contratti per decine di miliardi".
Con una minaccia: "Vediamo già un'azione di lobbying ad alto livello da
parte dei leader del governo inglese, francese e russo". I colloqui con
il consigliere diplomatico del ministro Claudio Scajola, Daniele
Mancini, "suggeriscono che i francesi e i russi stanno già manovrando e
facendo lobbying per i contratti".
Ed ecco la
previsione: "La corruzione è pervasiva in Italia e temiamo che potrebbe
essere uno dei fattori che dovremo affrontare andando avanti".
L'avversario è Parigi, che può sfruttare gli intrecci economici tra Enel
ed Edf per stendere la sua trama. "Temiamo che i francesi abbiano una
corsia preferenziale a causa della loro azione di lobbying ai più alti
livelli e a causa del fatto che le compagnie che probabilmente
costruiranno gli impianti in Italia hanno tutte un qualche tipo di
French connection. Continueremo i nostri energici sforzi per garantire
che le aziende americane abbiano una giusta chance".
Pochi mesi dopo i
francesi danno scacco: Sarkozy e il Cavaliere firmano l'accordo che
assegna ad Areva la costruzione di quattro reattori modello Epr in
Italia. Siamo a febbraio 2009, la diplomazia statunitense vuole impedire
che il successo di Parigi si trasformi in scacco matto. E intensifica
gli sforzi per occupare gli spazi rimasti, ossia la fornitura di almeno
altre due centrali. A maggio arriva a Roma il Mister Energia di Obama,
Steven Chu.
L'ambasciata lo
mette in guardia: "L'intensa pressione dei francesi, che forse comprende
tangenti ("corruption payment") a funzionari del governo italiano, ha
aperto la strada all'accordo di febbraio tra le aziende parastatali
italiana e francese, Enel e Edf, in modo da formare un consorzio al 50
per cento per costruire centrali in Italia e altrove. L'intesa prevede
la costruzione di quattro reattori dell'Areva entro il 2020 e, cosa
ancora più preoccupante, può imporre quella francese come tecnologia
standard per il ritorno dell'Italia al nucleare". Gli americani
ipotizzano che dietro la scelta degli standard a cui affideremo il
nostro futuro e la sicurezza del Paese ci possano essere state
bustarelle.
E chiedono al
ministro per l'Energia: "Dovrebbe far presente che abbiamo preoccupanti
indicazioni del fatto che alle aziende americane sarà ingiustamente
negata l'opportunità di partecipare a questo programma
multimiliardario". L'ambasciata è molto decisa nel delineare un contesto
di scorrettezza. Il promemoria scritto da Elizabeth Dibble, all'epoca
reggente della sede di Roma oggi diventata consigliera di Hillary
Clinton, insiste: "È anche molto importante che ricordi al governo
italiano che ci aspettiamo pari opportunità per le nostre aziende, visto
quello che abbiamo notato fino a oggi nel processo di selezione".
RUSSIA? NO GRAZIE.
Alla fine del 2008 gli Usa ritengono che Berlusconi stia per annunciare
un accordo per il nucleare anche con Mosca. Ma uno degli uomini chiave
del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, rassicura gli
americani e "ridendo" spiega la reale natura della collaborazione
atomica con i russi: "È una barzelletta, solo pubbliche relazioni".
L'ambasciata scrive che l'alto funzionario "probabilmente ha ragione:
gli italiani nel 1987 hanno chiuso il loro programma in risposta a
Chernobyl...".
Ma non si fidano
completamente "visti gli stretti rapporti tra Berlusconi e Putin". E
temono che comunque la coalizione tra Eni e Gazprom per il gas, che
alimenta anche le centrali elettriche, si trasformerà in un muro per
ostacolare il nucleare. "Si dice che l'Eni stia facendo una dura azione
di lobbying contro la riapertura della partita da parte di Enel",
registra nel 2005 l'ambasciatore Sembler, "perché ridurrebbe sia il
mercato di Eni che la sua influenza politica". Anche se le resistenze
più forti verranno dal nimby, l'opposizione delle comunità locali ai
nuovi reattori.
"L'Italia è una
penisola lunga e stretta, con una spina dorsale di catene montuose e con
coste densamente popolate. Il numero dei siti dove costruire impianti è
limitato... Se continua a decentralizzare i poteri alle regioni
attraverso le riforme costituzionali - sostengono i nostri contatti - un
revival nucleare sarà veramente improbabile". Forse per questo, in tempi
più recenti, l'ambasciata "programma" di contattare anche il leghista
Andrea Gibelli, che presiede la commissione Attività produttive della
Camera.
LA QUINTA COLONNA.
Nei ministeri di Roma la battaglia nucleare si combatte stanza per
stanza. Gli americani cercano di avere referenti fidati negli uffici
chiave e ogni nomina viene analizzata. Nel 2009 guardano con diffidenza
ai tre tecnici italiani designati per il G8 dell'energia: "Uno
attualmente lavora per la potente Eni". Fino ad allora, si erano spesso
rivolti a Garribba, "uno dei grandi esperti di energia, consulente
tecnico del ministro Scajola": è definito "uno stretto contatto
dell'ambasciata". Ma nel 2009 temono di venire tagliati fuori.
Nella gara per la
direzione del dipartimento Energia del ministero, Garribba viene battuto
da Guido Bortoni, "un tecnocrate poco noto che attualmente sta
all'Autorità per l'Energia. Avendo lavorato 10 anni all'Enel, Bortoni
potrebbe ancora avere legami stretti con l'azienda e gli investimenti
comuni tra Enel e l'industria nucleare francese ci fanno preoccupare che
Bortoni possa portare questa preferenza per la tecnologia francese nella
sua nuova posizione".
Ad aumentare i
loro timori c'è "la dottoressa Rosaria Romano, che guiderà la divisione
nucleare del nuovo dipartimento energia": un fatto "potenzialmente
preoccupante" visto che "nel corso degli anni, la Romano ha
ripetutamente rifiutato in modo deciso i tentativi dell'ambasciata di
incontrarla". Ma i diplomatici americani "stanno già lavorando per
assicurare che le nomine di Bortoni e Romano non danneggino gli
interessi delle aziende Usa (General Electric e Westinghouse)".
Nel luglio 2009,
il ritorno all'atomo diventa legge. A quel punto, Francesco Mazzuca,
presidente dell'Ansaldo Nucleare, azienda genovese del gruppo
Finmeccanica e unico polo italiano del settore, consiglia "un impegno ai
più alti livelli del governo italiano, in modo da contrastare i continui
sforzi di lobbying da parte di Parigi. Mazzuca ha detto che il governo
francese sta addirittura aumentando la sua pressione, inviando a Roma un
secondo funzionario con portfolio nucleare".
Il top manager di
Ansaldo ipotizza che il governo Berlusconi potrebbe costruire i nuovi
impianti nei siti delle vecchie centrali in corso di smantellamento:
Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano. E per l'Agenzia di
sicurezza nucleare che dovrà vigilare su reattori e scorie, Mazzuca
dichiara che la vorrebbe guidata dal professor Maurizio Cumo. Ex
presidente della Sogin, in ottimi rapporti con Gianni Letta, nel
novembre scorso Cumo è stato nominato dal Consiglio dei ministri come
uno dei cinque membri dell'Agenzia guidata da Umberto Veronesi. Cumo è
il nome che piace anche a Washington perché "è a favore della tecnologia
nucleare Usa".
Ogni mossa in
questa sfida ha ricadute anche sul futuro di tutti gli italiani. Nei
cablo non si entra mai nel merito delle tecnologie contrapposte, se
siano più sicuri i reattori francesi o americani. Ma l'attivismo
dell'ambasciata mette a segno un risultato importante: "Siamo stati
capaci di convincere il governo italiano a cambiare una bozza della
legislazione sul nucleare che avrebbe lasciato l'approvazione dei
certificati per le nuove centrali agli altri governi europei. La nuova
versione estende la certificazione a qualsiasi paese Ocse. Questo apre
la porta alle aziende americane". In pratica, si passa dagli standard di
sicurezza dell'Unione europea a quelli di qualunque membro
dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, che comprende 34
nazioni inclusi Giappone, Australia e Usa.
VIVA SCAJOLA.
Dal 2009 le attenzioni degli americani si concentrano su Claudio
Scajola, "un collaboratore di lunga data di Berlusconi, che guida un
superministero". Affidano a Chu il compito di "conquistarlo", sin dal
summit romano del maggio 2009. Ma il momento chiave è il viaggio negli
States del settembre successivo: "Vediamo questa visita come
un'opportunità decisiva per gli Stati Uniti per contrastare la
preferenza italiana nei confronti della tecnologia nucleare francese e
per aprire le porte a lucrativi contratti per le aziende statunitensi".
Scajola accetta
anche "l'invito di Westinghouse a fare un tour nei suoi impianti". Lo
strumento per fare leva sul ministro è l'Ansaldo Nucleare, la società di
Finmeccanica "che ha stretti rapporti con Westinghouse".
L'ambasciatore
Thorne scrive: "Noi abbiamo saputo che Scajola ha un'altra ragione per
appoggiare il coinvolgimento delle aziende statunitensi. L'accordo con
la Francia ha tagliato fuori dai contratti le società italiane che
vogliono contribuire a costruire le centrali. Una di queste, Ansaldo
Nucleare, ha sede nella regione di Scajola: la Liguria. E così se
Westinghouse ottiene la sua parte, Ansaldo - azienda della terra di
Scajola - ne beneficia. Noi abbiamo bisogno di tutto l'aiuto possibile
nel nostro sostegno alle aziende Usa. Se Scajola ha anche un interesse
locale nel cercare di fare in modo che le ditte americane ottengano
commesse, questo è un vantaggio da cogliere e da massimizzare a
beneficio degli Stati Uniti".
L'interesse
statunitense si è tradotto la scorsa settimana nella cessione del 45 per
cento di Ansaldo Energia - che controlla Ansaldo Nucleare - al fondo
First Reserve Corporation, con un'operazione da 1.200 milioni di euro.
E anche il tour di
Scajola negli States del 2009 si è rivelato un successo, con la firma di
due accordi di cooperazione con Chu: gli interessi del ministro e di
Washington sembrano sposarsi. Il cablo ha toni sollevati: i francesi non
sono più "l'unico protagonista ("the only game in town"). Il reattore
AP1000 della Westinghouse è diventato un forte concorrente per le
centrali nucleari che saranno costruite oltre a quelle proposte dal
consorzio Enel-Edf". E una schiera di aziende americane si prepara a
sfruttare la breccia nel dicastero di via Veneto: "General Eletric,
Exelon, Battelle, Burns and Roe, Lightbridge ed Energy Solutions",
elenca Thorne.
Il database di
WikiLeaks si ferma prima del maggio 2010, data delle dimissioni di
Scajola per la casa con vista al Colosseo "pagata a sua insaputa". Nelle
primissime dichiarazioni, il ministro ligure grida al complotto e
comincia la sua lista di sospetti con un riferimento esplicito: "Le mie
dimissioni indeboliscono il governo, ma chi può avere interesse a farlo?
La Francia, in prospettiva, ha tutto da perdere dal nostro programma
nucleare...". Ma se le scelte sul nostro futuro energetico nascono da
questi oscuri giochi di potere, a perderci rischiano di essere tutti gli
italiani.
2 - IL NO A LETTA SULLE SCORIE...
"Gentile Ambasciatore, le scrivo per richiamare la sua attenzione su un
tema di cui probabilmente è già informato. È una questione molto
importante per il governo italiano anche da un punto di vista
psicologico". Quello delle scorie della Trisaia, centro nucleare della
Basilicata, è un problema che ha fatto smuovere Gianni Letta in cerca di
"aiuto personale" a Washington fin dal 2004.
In Basilicata non
si riesce a trovare una soluzione per 64 barre di combustibile che
nessun impianto industriale al mondo può trattare, perché sono il frutto
di un programma sperimentale Italia-Usa abbandonato oltre 40 anni fa. La
quantità è piccola, ma "l'impatto psicologico e dunque anche politico
non lo è", scrive Letta all'ambasciatore Ronald Spogli". Se non
riceveremo una risposta entro febbraio, per ragioni di opportunità - in
pratica per evitare dimostrazioni popolari - saremo costretti a spedire
i due container in Russia per circa 50 anni".
Spogli si attiva
subito per Letta. "È uno dei contatti di più alto livello
dell'ambasciata. E la stretta relazione personale di Berlusconi con il
presidente Bush è un fattore chiave nel mantenere i contributi militari
italiani". Ma Washington dice no. "Ho chiesto io stesso", risponde
Spogli a Letta, "purtroppo il dipartimento per l'Energia non può
accettare il materiale". I rifiuti stanno ancora lì.
3 - A GIOIA TAURO PASSA DI TUTTO...
Un porto in mano alla mafia. Dove "ci sono occhi dappertutto". E
funzionari "disponibili a guardare dall'altra parte mentre si compiono
illegalità". È una delle più grandi preoccupazioni dell'America di
Obama: il traffico di materiale nucleare clandestino utilizzabile dai
terroristi che potrebbe essere movimentato attraverso porti come Gioia
Tauro, descritto come una falla nei controlli europei.
In una serie di
cablo dal titolo eloquente "Rilevare i materiali nucleari in mezzo alla
mafia", gli Usa ricostruiscono la difficoltà di collaborare con le
autorità italiane nel programma "Megaport", lanciato per scongiurare
l'incubo di tanti film apocalittici: il trasferimento di una bomba
atomica "sporca" nel territorio statunitense.
Per questo il
piano prevede di passare allo scanner i container navali alla ricerca di
materiale nucleare nascosto. E Gioia Tauro si rivela un buco nero, dove
può passare di tutto. "A volte", scrivono del terminal calabrese, "i
doganieri sono riluttanti a fermare i container per i controlli e
preferiscono che sia la Guardia di Finanza a farlo".18-03-2011]
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POTERI MARCI
GLOBALI – GOLDMAN SACHS (DOPO LE ORGIE DI DERIVATI E GRASSE COMMISSIONI)
CERCA LA VERGINITA’ PERDUTA CON NUOVE REGOLE PER LA “TRASPARENZA DELLE
OPERAZIONI” – IN GRECIA ANCORA BESTEMMIANO PER I CONSIGLI DELLA SOCIETA’
DI BLANKFEIN CHE, IN CAMBIO DI SUPER PARCELLE, CREO’ DERIVATI PER
TAROCCARE I CONTI GRECI AGLI OCCHI DELL’EUROPA – ALLA GOLDMAN è STATO
IMPEDITO, PER IRREGOLARITA’, DI VENDERE LE AZIONI FACEBOOK E S’E’
BECCATA PURE UNA MAXI-MULTA DA 550 MLN DI EURO…
Antonio Carlucci
per "l'Espresso"
Che notte, la
notte di martedì 16 novembre 2010. L'epilogo di una giornata che non
scorderanno mai più. Cominciata con una telefonata di buon mattino da
parte di Lloyd Blankfein, il grande capo di Goldman Sachs, che
annunciava la lieta novella: da quel giorno 110 dipendenti diventavano
partner della più grande banca di affari del mondo. Più di una
promozione, più di una medaglia sul campo, più dello stipendio da 600
mila dollari l'anno e il diritto a partecipare alla distribuzione dei
guadagni della società sotto forma di bonus.
Erano finalmente
entrati nella grande famiglia che decide i destini di una società come
di un governo, il buon esito di una fusione come il successo della
quotazione in Borsa. E la notte fu festa, descritta da Bess Levin, la
più impertinente blogger di Wall Street che imperversa su DealBreaker,
come fosse l'iniziazione a una di quelle fratellanze che sono diffuse
nei college d'America e che legano i destini di persone diverse per una
vita.
A distanza di tre
mesi, i 110 partner di Goldman Sachs sono ancora più contenti.
L'annuncio di fine gennaio del bonus 2010 è stata la conferma di far
parte davvero della Goldman family. Il premio medio è stato di 430 mila
dollari, più basso di quello del 2009 (498 mila dollari), ma più alto di
quello dell'annus horribilis 2008, quando si fermò a 400 mila. La
speranza, adesso, è che la Goldman sia sulla strada per tornare all'età
dell'oro, come nel 2007 quando il bonus medio fu di 600 mila dollari.
Che anno
formidabile, il 2007. La Goldman Sachs finì sulle prime pagine di tutto
il mondo per i regali a otto zeri tra contanti e azioni della società
che erano stati intascati dal vertice della banca d'affari. Lloyd
Blankfein, il numero uno, in azienda dal 1981 e al vertice dal 2006,
oltre ai 600 mila dollari di stipendio annuale, ricevette un premio di
quasi 67,2 milioni di dollari: 26 milioni e 800 mila in contanti, 41
milioni in azioni.
Poi arrivò lo
tsunami della recessione e anche Blankfein tirò la cinghia, niente bonus
per il 2008, solo 9 milioni l'anno successivo e 12, 6 per il 2010. La
crisi, però, si portò dietro l'interrogativo (al quale non c'è ancora
una risposta unanime e convincente) su che cosa erano diventate entità
come la Goldman Sachs.
Questa società
globale, che ha dato agli Stati Uniti due ministri del Tesoro - Robert
Rubin con Blill Clinton e Henry Paulson con George W. Bush - non è più
esclusivamente una banca d'investimento (fu fondata con questo mandato
nel 1869 ed è stata quotata in Borsa nel 1999), non è soltanto una
società di trading per conto terzi, non è semplicemente un consulente
finanziario di governi piccoli e grandi.
È tutto insieme,
uno sviluppo che l'ha resa una potenza finanziaria e politica di livello
mondiale, guidata negli anni del suo massimo splendore - e poi della
crisi - da Blankfein. Classe 1941, ebreo figlio di un impiegato delle
poste e di una centralinista, cresciuto nelle case popolari del Bronx, è
arrivato, grazie alle sue qualità e a una borsa di studio, a laurearsi
in legge a Harvard. Oggi Blankfein possiede azioni della Goldman Sachs
per oltre 600 milioni di dollari, una casa a Central Park West e una
villa agli Hamptons. Ma è un uomo che non deve aver capito fino in fondo
che cosa è successo nella società per la quale lavora e nel paese nel
quale vive.
Se si ripercorrono
alcune delle sue sortite degli ultimi due anni appare netto il divario
tra il Blankfein cittadino americano e il Blankfein numero uno di
Goldman Sachs. Nel novembre del 2009, molti mesi dopo l'inizio della
crisi, è stato capace di pronunciare queste parole davanti a una
commissione del Congresso: "Abbiamo partecipato a cose che erano
chiaramente sbagliate".
Negli stessi mesi,
quando il peggio della crisi sembrava passato anche grazie a due
iniezioni di soldi del governo (10 miliardi di dollari del cosiddetto
Tarp e altri 13 per togliere dal mercato titoli spazzatura targati Aig),
la sua tesi è stata questa: "Francamente, tutti dovrebbero essere
contenti delle buone performance della Goldman perché tutti ne
beneficeranno". Forte della ricetta "ciò che è buono per Goldman Sachs è
buono per l'America", Blankfein si è anche lasciato prendere la mano con
l'inglese "The Times": "Faccio il lavoro di Dio". Poi se ne è pentito e
ha fatto marcia indietro.
Gli interessi
della confraternita dei Goldman Boys sembrano essere sempre al primo
posto nella scala dei valori. Tanto da fa sorgere la domanda: la Goldman
Sachs facilita gli affari oppure i suoi interessi vanno oltre le
commissioni che le spettano? In Grecia stanno ancora sperimentando sulla
loro pelle i consigli della società globale presi per oro colato dal
governo di centro destra che è stato al potere per dieci anni.
I conti facevano
acqua da tutte le parti? Goldman Sachs, in cambio di grasse commissioni
e parcelle, creò dei derivati che fecero apparire virtuosa la conduzione
dell'economia greca agli occhi dell' Unione europea e dei parametri di
Maastricht. Il giochetto durò fin quando la finanza mondiale restò nuda.
Qual è la morale
nel business di finanzieri come Blankfein? Davanti ai senatori di una
commissione di indagine del Senato il numero uno della società
finanziaria rispose così sul caso che poi ha portato la Sec a infliggere
una sanzione di 550 milioni di dollari a Goldman Sachs: "Io non credo
che esista alcun obbligo di informare i clienti". Di che cosa? Che la
Goldman aveva venduto dei derivati legati ai mutui immobiliari.
Mentre faceva
questo, nello stesso istante scommetteva sul crollo del mercato dei
prestiti cui erano legati quei particolari prodotti finanziari. I
clienti hanno perso montagne di soldi, la Goldman ha guadagnato. La Sec
se ne è accorta in ritardo ma è comunque intervenuta sanzionando per
frode la società.
Barack Obama ha
provato a mettere un po' di ordine in questo mondo. Il Congresso è
riuscito ad approvare il Dodd-Frank Act che pone una serie di regole, a
cominciare da quella che le banche i cui depositi sono assicurati presso
il Tesoro (e la Goldman Sachs rientra nella categoria) non possono
investire senza limiti le loro riserve. E ogni loro mossa viene
analizzata con più attenzione.
Proprio per
questo, Goldman Sachs ha dovuto fare marcia indietro in una operazione
che sulla carta poneva le basi di buoni guadagni nel breve termine e di
grandissimi nel giro di un paio di anni: il collocamento privato a
clienti di rango di 450 milioni di azioni di Facebook, che non è quotata
e dovrebbe sbarcare a Wall Street nel giro di qualche anno. Alla fine
del 2010 Goldman Sachs ha ottenuto da Facebook 450 milioni di dollari in
azioni (portando il valore del social network a 50 miliardi di dollari)
ma il progetto di rivenderle a clienti americani è stato bloccato perché
aggirava una serie di regole a partire dal divieto per una società non
quotata di avere più di 500 soci.
Certo, regole più
chiare e fatte rispettare assicurano meno profitti. Basta leggere i
risultati 2010 per vedere come i guadagni dell'area trading siano
diminuiti mentre quelli legati all'investment banking sono rimasti
eguali. Lloyd Blankfein sta provando comunque ad adeguarsi alla nuova
situazione. A fine gennaio, a porte chiuse, sono state presentate ai
dirigenti della società le 39 disposizioni interne sul modo di fare
affari che dovrebbero assicurare come si legge nella prefazione "più
trasparenza e più comunicazione".
È l'inizio di una
nuova era alla Goldman Sachs o semplicemente un aggiustamento perché
tutto vada avanti come sempre? A Wall Street sono propensi a credere che
la musica non cambierà se sullo spartito si modificano solo poche note.
GOLDMAN SACHS IN CIFRE
(dati 2010; tra parentesi i risultati 2009)
Dipendenti 37.700
Ricavi totali 39 miliardi e 161 milioni di dollari (45,173)
Profitto netto 8,3 miliardi di dollari (12,19)
Dividendo per azione - 13 dollari e 18 centesimi (22,13)
Fondo per i bonus - 15,4 miliardi di dollari (16,2)18-03-2011]
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GRILLO, ZONA
DENUCLEARIZZATA - “No, di De Magistris non voglio più parlare. C’è una
questione più seria: oggi celebriamo il funerale dell’energia atomica -
Eliminiamo gli sprechi: soltanto per mantenere in stand-by i nostri
elettrodomestici se ne va il 5% dell’energia - con il nucleare noi ci
paghiamo i debiti. Abbiamo venduto 511 milioni di Bot ai francesi e loro
adesso fanno le nostre centrali - Andiamo a vedere che cosa succede
davvero in Francia con lo smaltimento delle scorie, se le ritrovano
dappertutto, spuntano sotto le scuole
Ferruccio Sansa
per "il
Fatto Quotidiano"
"No, di Luigi De
Magistris non voglio più parlare. È uno che ha fondato un partito, non
mi riguarda più". Beppe Grillo è perentorio. In tanti nel mondo dei
movimenti sono rimasti stupiti dalla polemica tra il fondatore del
Movimento Cinque Stelle e l'ex pm. C'è chi sperava in un confronto,
magari in un riavvicinamento. Ma Grillo non ci pensa nemmeno, quello che
voleva dire l'ha scritto sul suo blog. Basta, da cinque giorni si è
buttato anima e corpo sul nucleare.
Niente De
Magistris, quindi?
Nemmeno una parola. C'è una questione più seria: oggi celebriamo il
funerale dell'energia atomica. Dopo quello che è successo in Giappone,
dopo le dichiarazioni del governo che vuole andare avanti per la sua
strada tutto è cambiato. È guerra.
Guerra ai
nuclearisti?
Io non accetto più un dialogo tra "sì" e "no". Siamo in guerra tra vivi
e morti. Noi abbiamo mille progetti, idee di sviluppo, parliamo di fonti
di energia alternative e pulite. Loro hanno merda e cemento.
La accuseranno di
saper dire soltanto no...
Macché, noi presentiamo idee concrete. Parliamo di impianti eolici che
in molti Paesi ormai danno più energia del nucleare. Parliamo di
fotovoltaico, di geotermia. Fonti di energia pulite che se fossero
sviluppate e applicate soddisferebbero i nostri bisogni energetici. E
stimolerebbero la ricerca e l'economia dando lavoro a milioni di
persone.
Belle parole,
diranno i critici. Ma poi come si illuminano le nostre case?
Sono soluzioni concrete. L'essenziale è integrare le fonti: così in
Sicilia si potrebbe puntare sul fotovoltaico, in Sardegna sull'eolico,
in Toscana sulla geotermia. Ognuno deve sfruttare le proprie
potenzialità. Finora non è stato così, si sono costruiti mulini dove non
c'è una bava di vento, specchi solari dove non batte mai il sole. Spesso
la rete elettrica non riesce nemmeno a ricevere l'energia prodotta da
fonti rinnovabili. Questo perché tanti ci vogliono mangiare, perché
mancano controlli e coordinamento. Deve farlo chi governa.
Va bene, ma in
concreto?
Stiamo andando verso il federalismo, no? Ogni regione faccia un piano
energetico e poi si metta in rete con le altre. E poi... puntiamo sulla
micro generazione, piuttosto che sulla macro generazione di energia che
serve alle multinazionali. Insomma, i cittadini producono l'elettricità
e poi la mettono in rete, se la scambiano secondo le necessità.
Eliminando gli sprechi.
Ma lei crede
davvero che basterebbe?
Basta volerlo. Bisogna lavorare molto sull'efficienza. Noi consumiamo 6
kilowatt per persona ogni anno. In Germania si è dimostrato che a parità
di servizi si può scendere a 2. Eliminiamo gli sprechi: lo sa che
soltanto per mantenere in stand-by i nostri elettrodomestici se ne va il
5 per cento dell'energia? E io, porca miseria, devo costruire una
centrale nucleare per tenere spente milioni di televisioni. Soltanto
eliminando lo stand-by potremmo chiudere 17 centrali a carbone.
Stiamo parlando
del futuro o del presente?
Oggi, dico oggi, possiamo puntare sulla luce fredda e non su quella a
incandescenza. Sugli elettrodomestici di classe A. Soltanto con queste
due soluzioni si possono risparmiare 38 mila megawatt l'anno. Sono
tecnologie già disponibili. L'energia del futuro è l'intelligenza. Ma
poi....
Poi?
Vedo la legge Romani che è un'infamia, vedo il governo che taglia sulle
rinnovabili e punta sul nucleare. Questi sono dei morti.
Il governo non ha
dubbi: il nucleare è la strada giusta. Non saranno tutti impazziti...
La risposta è sotto gli occhi di tutti: con il nucleare noi ci paghiamo
i debiti. Abbiamo venduto 511 milioni di Bot ai francesi e loro adesso
fanno le nostre centrali. Andiamo a vedere che cosa succede davvero in
Francia con lo smaltimento delle scorie, se le ritrovano dappertutto,
spuntano sotto le scuole. Le centrali convengono soltanto a chi le
costruisce, la gestione non conviene a nessuno. Ma ve la ricordate la
Thatcher? Offrì gratis le sue centrali e nessuno accettò di gestirle.
Adesso toccherà
agli italiani decidere...
Basta che guardino il Giappone, l'Apocalisse di un'isola che non c'è
più. Sembra quasi che si stiano immolando per farci capire che errore
rischiamo di compiere. Trent'anni fa sono stato in Giappone, in un
supermercato c'erano delle lattughe che crescevano illuminate
costantemente dall'energia prodotta dalle centrali nucleari. E sa
perché? Per non dover essere lavate. Ecco, noi facciamo le centrali per
non lavare le lattughe.
Guardando la
tragedia del Giappone oggi io vedo anche questo: la natura che vomita
milioni di automobili, che sputa fuori l'energia che noi ci ostiniamo a
produrre per cose inutili... di notte abbiamo milioni di grattacieli
illuminati come alberi di Natale che non ci fanno nemmeno più vedere le
stelle. Ma l'energia non deve essere più scambiata soltanto come una
merce, deve essere pensata in modo etico, perché per la nostra vita è
fondamentale, quasi come l'acqua.
Ma il referendum
come andrà finire?
Andremo tutti a votare. A milioni. Perché il nucleare è morto, questi
che ci governano sono morti. Sono come il federale di Tognazzi, come
fascisti che non si sono accorti del 25 aprile.18-03-2011]
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CATASTROFE
NUCLEARE - NEL MONDO CI SONO 32 REATTORI COME QUELLI DI FUKUSHIMA (23 IN
USA), PRODOTTI DA GENERAL ELECTRIC - SONO TUTTI VECCHI DI 50 ANNI E
HANNO SISTEMI DI SICUREZZA INADEGUATI. GIÀ NEL ’72 GLI ESPERTI
CONSIGLIAVANO DI ABBANDONARLI - LA CASA BIANCA MANDA I SUOI ESPERTI IN
GIAPPONE - A RUBA IN GIAPPONE E CALIFORNIA LE PILLOLE DI IODIO, ANTIDOTO
ALLE RADIAZIONI CHE RISCHIA DI TRASFORMARSI IN VELENO…
DANNEGGIATI A FUKUSHIMA...
http://nyti.ms/hYY6LI
2 - NEL
MONDO CI SONO 32 REATTORI "MARK 1", COME QUELLO DI FUKUSHIMA
http://nyti.ms/hvpXwK
Solo in America
ce ne sono 23, in 16 diverse centrali. Sono prodotti dalla
multinazionale statunitense "Ge - General Electric". Il modello risale
agli anni '60, e per molto tempo gli esperti si sono lamentati con le
autorità di controllo per la scarsa sicurezza di questi impianti in caso
di surriscaldamento. Nel 1972, un funzionario della Atomic Energy
Commission aveva consigliato di abbandonarli.
Ma Joseph
Hendrie, che sarebbe poi diventato il capo della Nuclear Regulatory
Commission, disse: "Mettere al bando questi reattori è un'idea
interessante. Ma questa tecnologia è talmente diffusa che abbandonarla
vorrebbe dire la fine dell'energia nucleare". Ironicamente, è l'averla
mantenuta che ha portato al disastro di questi giorni, e molti paesi ad
abbandonare i loro piani di sviluppo nucleare.
Negli anni '80,
in USA, i reattori Mark 1 sono stati "aggiornati", aggiungendo un
ulteriore barriera di sicurezza per evitare la fuoriuscita di materiale
radioattivo in caso di surriscaldamento eccessivo del combustibile e
fusione delle protezioni. Ma a quanto pare, queste misure sono state
prese anche in Giappone, e non sono bastate.
3 - GIAPPONE ANGOSCIA ATOMICA - LA CASA BIANCA MANDA A TOKYO I
RANGER NUCLEARI...
Undici
specialisti in campo a Fukushima, un'avveniristica sala operazioni in
Maryland e migliaia di sensori in Nordamerica per scongiurare rischi per
la popolazione civile: per aiutare il Giappone a disinnescare il
pericolo dei reattori ad acqua bollente Barack Obama ha messo in campo
la stessa task force che dall'indomani dell'11 settembre protegge gli
Usa dall'incubo di un attentato con una «bomba sporca» di Al Qaeda.
La «Nuclear
Regulatory Commission» (Nrc) è un'agenzia del governo federale creata
nel 1975 con il compito di gestire in maniera indipendente la
sorveglianza su reattori, materiali nucleari, scorie e combustibili
atomici negli Stati Uniti. Ai suoi 4211 dipendenti spetta il compito di
garantire alla Casa Bianca la sicurezza di 140 reattori - il più alto
numero concentrato sul terreno di una singola nazione - e dall'indomani
degli attacchi terroristici del 2001 contro Washington e New York si è
aggiunto anche l'incarico di coadiuvare l'intelligence con il
monitoraggio dell'aria sull'intero territorio nazionale per verificare
in tempo reale la possibilità di attentati con sostanze radioattive.
A guidare
quest'esercito di scienziati nucleari, fisici, tecnici di super-computer
e analisti matematici è Gregory Jackzo, l'uomo cui si è rivolto Obama
per aiutare l'alleato. Da quel momento il centro operativo di Rockville,
in Maryland, ha esteso il proprio monitoraggio alle aree investite dai
sisma, inviando in Giappone un team di esperti - subito 2, adesso
diventati 11 - guidati da Charles Casto, vicecapo del centro ispezioni
di Atlanta, con anni di lavoro nell'impianto di Browns Ferry
dell'Alabama, che ha tre reattori ad acqua bollente simili a quelli di
Fukushima.
Casto e il suo
team sono i «boots on the ground» - stivali sul terreno -
dell'Amministrazione Obama, con il compito di dialogare con le autorità
di Tokyo e riferire all'ambasciatore Usa e alla centrale in Maryland che
segue le attività con un sistema via satellite analogo a quello
adoperato dal Pentagono per monitorare le truppe a distanza.
Le prime
conclusioni cui Casto è arrivato sono state riportate dal portavoce
della Casa Bianca, Jay Carney: «La risposta giapponese ai problemi nei
reattori è adeguata, hanno compiuto gli stessi passi che avremmo fatto
noi in una simile situazione». È sulla base delle verifiche fatte da
Casto che Washington ha deciso di non ordinare l'evacuazione dei propri
cittadini da tutto il Giappone, pur sconsigliando nuovi viaggi. Ciò
dimostra il ruolo del Nrc nel vegliare sulla sicurezza degli americani.
Ma è solo un
tassello dell'operazione in corso perché, come spiega Eliot Brenner,
portavoce della Nrc, «i tecnici dei reattori devono aiutare a
comprendere meglio l'impatto sulla popolazione e l'ambiente, ma anche
far avere consigli tecnici su cosa si può fare» per evitare la fusione
di reattori.
L'arma in più
del team di Casto sono le similitudini fra gli impianti giapponesi e
americani: i reattori danneggiati hanno disegni ed età pressoché
identici all'impianto di Vermont Yankee di proprietà di Entergy
Corporation. Senza contare che la nipponica Tepco, per costruire i
reattori numero 1 e 2 di Fukushima, si affidò a Toshiba, che adoperò
forniture ricevute dall'americana General Electric.
4 - CACCIA
SUL WEB ALLE PILLOLE DI IODIO...
Da "la Stampa" - II giapponesi in generale hanno reagito in modo
disciplinato al rischio di una catastrofe nucleare, ma ci sono stati
alcuni episodi di panico: su Internet ad esempio è scattata la caccia
alle pillole di iodio, considerate un antidoto alle radiazioni, con
prezzi alle stelle, fino a 500 dollari a pacchetto.
Alcuni siti
Internet hanno anche diffuso l'informazione secondo cui alcune marche di
colluttorio conterrebbero iodio, e la televisione Tbs ha più volte fatto
appello alla popolazione a non bere questi antisettici, dato che possono
avere effetti tossici e non aiutano in alcun modo contro le radiazioni.
Per il momento gli
esperti sconsigliano l'assunzione di pillole di iodio, capaci di
saturare la tiroide per evitare che il minerale radioattivo si fissi
nella ghiandola. Anche negli Stati Uniti è scattata la caccia alle
pillole di iodio. Sulla Costa Ovest e alle Hawaii le riserve di
pasticche sono quasi esaurite. 16-03-2011]
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COMA ITALIANO -
beha poema: "Un popolo ormai tremendamente impopolare, niente di nobile,
tutto da arrangiare, che singhiozza di democrazia e costituzione da un
letto di dolore e di livore, mentre gli viene detto che sta bene da chi
ormai ha preso a ragionare con il pene" - PAZZI e strapazzi PER IL
COMPLEANNO DEL BELPAESE
COMA ITALIANO
di Oliviero Beha
Svegliati, esci
dal coma, tocca i capelli
perché li hai ancora e pensa!, sono i tuoi,
tu non li hai tinti per parere un'altra
in un'orgiastica sub-modernità,
gli occhi forse appena cisposi
dopo un lungo sonno, ma un attimo
e vedrai il bianco,il rosso e il verde,
ti desterai, il cerume sparirà d'incanto
e ascolterai un inno così anacronistico
da sembrare nostro, al servizio del tempo.
Libera le mani,
hanno tanto da fare,
libera i piedi, riprendi a camminare,
fiuta il destino come un animale
e infallibile quasi come il Papa
sentirai che c'è ancora, ed è in attesa.
Esci dal coma,
Italia, sveglia gli italiani,
riscopri i cinque sensi e i tre colori,
inciso sulle targhe di un'unica memoria
cerca il popolo che sei stata, che eri,
oggi tradotto anche nella rima
da una colata di vergogna e di giornata
in corti di servi ladri fattucchieri.
Un popolo ormai
tremendamente impopolare,
niente di nobile, tutto da arrangiare,
che singhiozza di democrazia e costituzione
da un letto di dolore e di livore ,
mentre gli viene detto che sta bene
da chi ormai -dovrebbe essere chiaro-
ha preso a ragionare con il pene.
E allora fallo sì
tu al posto del Margravio,
ma fallo oggi, senza più rimandare
dico di svegliarti, per ritornare eretta
midollo che scorre nella spina dorsale,
per ricordare/guardare/camminare
perché il male è troppo avanzato
e il rischio ora non è che tu muoia,
Paese unito o disunito, comunque in agonia
proprio lungo le stesse vie
in cui una volta, Italia, cantavi l'allegria.
Il rischio è quello di un risveglio differente
di me, di te, di noi fronte a uno specchio
che ci ridia diversi connotati,
post-italiani assolti o condannati,
aggrumati e mollicci nel recinto del niente.
Con l'alibi di
urlare troppo tardi
magari in gita sotto storici balconi,
quasi che il coma non avesse leso
l'identità di un popolo di eroi
che regredendo nella mediocrità
è sprofondato in un letargo da coglioni.
150° CHE PASSIONE.
Cinzia Leone per
il Riformista
Cresce l'euforia
per i festeggiamenti. E i leghisti? Proprio come gli uomini l'8 marzo.
Tutti a brontolare di riti sciupacchiati, di retorica, di tricolori con
quell'accoppiata di colori da mal di testa, di piazze e ristoranti
occupati da manifestazioni e celebrazioni e liste e elenchi.
Come gli uomini
l'8 marzo si lamentano di case, fabbriche e aule del Parlamento vuote.
Per non parlare del Pil che si abbassa che per loro sembra essere peggio
del calo del desiderio. Con gli uomini, i leghisti condividono la
condizione di minoranza rumorosa. È successo 150 fa, rassegnatevi. Se
questo giorno di festa vi è capitato tra capo e collo, provate a
celebrarlo comunque lavorando di fantasia. C'è da scegliere.
AUTOLESIONISTI
Una professoressa
di Fano avvolta nel Tricolore si tuffa nelle acque ancora gelide. «Un
omaggio alla nazione» dichiarato dedicando il bagno agli eroi del
Risorgimento italiano.
GADGET
La prima "Panama Tricolore" è per Giorgio Napolitano. La cravatta sette
pieghe con stampato un panama con la fascia tricolore, ideata da Eddy
Monetti, è in seta Hans Mader acquistata in Inghilterra, stampata a Como
e cucita a Napoli. Solo trentasei pezzi venduti a150 euro. Il ricavato
in beneficenza. Un tapiro d'oro avvolto nel Tricolore consegnata da
Generazione Futuro Umbria al leghista di palazzo Cesaroni Gianluca
Cirignoni.
L'Udc regala una
sciarpa Tricolore ai consiglieri della Lega Nord tornati in aula dopo
aver disertato l'aula durante l'esecuzione dell'Inno di Mameli e la
lettura del messaggio del presidente della Repubblica. Balconi tricolori
a Milano? Meglio con la croce di San Giorgio. Il segretario provinciale
della Lega Nord Igor Iezzi, regalerà vessilli con la croce di San
Giorgio dalle 10 alle 18 nei gazebo allestiti all'uopo. Per i
ritardatari solo il tricolore.
RAP, JAZZ E FUSION
Un Fiorello pirotecnico su Radio1 apre la maratona radiofonica di Radio1
con l'inno di Mameli versione rap, e prosegue con "Italia" di Mino
Reitano, rivelando un gossip canoro: "L'aveva scritta Umberto Balsamo
per Pavarotti che poi non la volle fare. Fu poi Reitano a prenderla e a
farne un successo". "Tra tutti i personaggi mi piacerebbe essere
Garibaldi" aggiunge Fiorello.
Dal vivo ai
microfoni di RadioSegrate, il network della città in provincia di
Milano, per cantare l'inno di Mameli su basi rap, jazz, e liriche.
Cercatelo su www.youtube.com/user/Segratewebtv. E una versione
multietnica cantata dai cittadini stranieri, dei Balcani, della Costa
d'Avorio, della Cina, del Sudamerica e ragazze del centro islamico che
vivono a Segrate.
CROMATISMI
FUTURISTI
«Sarebbe bello
avere un governo tricolore, - dichiarano Filippo Rossi e Federico
Brusatelli dal webmagazine "Il Futurista"- Senza macchie di verde
padano. i leghisti, non più di governo, avrebbero tutto il tempo libero
per prendersi qualche caffè».
SINERGIE
Un sms di 500 caratteri per i 150 anni dell'Unità d'Italia. È
l'iniziativa del sito del Popolo della Libertà del Senato. Sufficienti a
Maurizio Gasparri per citare i grandi italiani da Dante a Marinetti. A
Luigi Compagna per ricordare Rosario Romeo e il suo impegno per
difendere lo Stato Nazionale da Gramsci e dalla storiografia marxista ne
serviranno molte di più?. Le telefoniche ringraziano.
SERIE CELEBRATIVE
Una serie speciale "Vespa PX 150 Anniversario Unità d'Italia" bianca con
inserti in verde-bianco-rosso sulle le fiancate e lo scudo. "Chi Vespa
mangia le mele" recitava un celebre spot degli anni 60, ma è capace
anche di avvolgeri nel tricolore.
ESCURSIONI
Il Tricolore appartenuto a Sigfrido Zipper, tenente degli Alpini durante
la campagna di Russia, sarà piantata da una squadra di volontari del
Corpo nazionale soccorso alpino in cima all'Etna.
SAVIANO A NAPOLI
Notte bianca al
teatro di San Carlo. Per l'occasione, all'ingresso un drappo bianco,
rosso e verde con al centro un gigantesco numero 150. A piazza Dante il
magistrato Raffaele Cantone, lo scrittore Roberto Saviano, Sabrina
Guzzanti, Dario Vergassola e Antonio Tabucchi. Davvero un en plein.
17-03-2011
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LE BORSE EUROPEE
RIMBALZANO - COMINCIATA LA GUERRA PER PARMALAT, RASTRELLAMENTI E PUNTE
DEL +10% - FIAT: INTESA CON DAIMLER? - LA PANDA A POMIGLIANO, VIA AL
NUOVO CONTRATTO - GRANDE FARDELLO MEDIASET: ENDEMOL, 3 MLD € DI
PASSIVITÀ, TRIPLICATE LE PERDITE - LIGRESTI VENDE CITYLIFE A GENERALI
PER FARE CASSA - LA BCE ALZERÀ I TASSI DOPO IL DISASTRO IN GIAPPONE? -
LO YEN FA BOOM, MA È UNA PESSIMA NOTIZIA - SÌ DEGLI AZIONISTI A
WIND-VIMPELCOM - ‘NY TIMES’ A PAGAMENTO - ICCREA, PROBLEMA ESUBERI - UBS
CONDANNATA PER IL BOND IRLANDESE - MR.NAPSTER SI COMPRA LA WARNER
1 - BORSA, LA
GIORNATA IN SINTESI: RIMBALZANO LE PIAZZE EUROPEE, SEGNO PIÙ OVUNQUE...
(LaPresse) - Chiusura positiva per Piazza Affari, con
l'indice Ftse Mib che guadagna l'1,46% a 21.140,59 punti e il Ftse
All-Share che sale dell'1,39% a 21.788,44 punti. Il petrolio torna sopra
i 100 dollari a New York per le tensioni in Medioriente, ma gli analisti
temono fluttuazioni e incertezze nei prossimi giorni, a seconda
dell'evoluzione della questione energetica in Giappone. Per le
conseguenze del sisma gli analisti cominciano a pensare che la Banca
centrale europea non alzerà i tassi ad aprile. Intanto, in Spagna il
Tesoro ha piazzato 4 miliardi in titoli di Stato, con rendimenti in calo
e domanda doppia rispetto all'offerta.
Dagli Stati Uniti
sono arrivati diversi dati macro. L'inflazione è salita a febbraio dello
0,5%, spinta da alimentari ed energia. Senza questi due settori
l'aumento è lo stesso di gennaio, pari a uno 0,2%. Le domande per i
sussidi di disoccupazione sono calate la settimana scorsa a 385mila,
registrando il terzo ribasso in un mese realizzando la media migliore
dal luglio 2008.
Se Wall Street
viaggia in territorio positivo, la giornata di acquisti coinvolge anche
l'Europa, con le chiusure in attivo per le principali piazze. Il Ftse
100 di Londra guadagna l'1,75% a 5.696,11 punti, il Cac 40 di Parigi
sale del 2,43% a 3.786,21 punti e il Dax di Francoforte balza del 2,2% a
6.656,88 punti.
A Milano, Parmalat
è arrivato a toccare una punta del 10% di incremento, per poi
stabilizzarsi e chiudere la seduta in rialzo dello 0,81% a 2,5 euro.
Intesa Sanpaolo, su richiesta della Consob, ha reso noto che presenterà
una lista di candidati al consiglio di amministrazione e una lista di
candidati al collegio sindacale del gruppo di Collecchio, di cui detiene
il 2,15%. Nell'assemblea del 12-14 aprile si giocherà la partita della
cordata italiana, a favore dell'attuale amministratore delegato, Enrico
Bondi, contro i fondi esteri. Intesa Sanpaolo chiude la seduta con una
crescita del 2,9% a 2,202 euro.
Nel paniere
principale, quasi tutto in territorio positivo, si segnalano vendite su
Ansaldo Sts (-0,92%), Autogrill (-0,38%), Buzzi Unicem (-0,36%),
Diasorin (-0,89%) e Impregilo, che perde l'1,15% a 2,226 euro dopo i
conti di ieri, che vedono un utile 2010 in aumento del 61% ma sono
accompagnati da timori sulla produttività nel breve-medio periodo del
gruppo, a causa della Libia. Tra gli altri, si impenna Fondiaria-Sai del
5,54% a 6,855 euro e Unicredit, impegnata nel salvataggio della galassia
Ligresti, sale dello 0,29% a 1,719 euro. Crescono anche Pirelli
(+0,96%), Stmicroelectronics (+2,77%), Prysmian (+2,76%), Saipem
(+2,47%). In luce anche la galassia Agnelli, con Fiat (+2,73%),
Industrial (+4,18%) ed Exor (+2,83%).
2 - FIAT: VOCI SU
INTESA DAIMLER-INDUSTRIAL...
(ANSA) - Nuove voci di stampa su un possibile accordo
tra la Fiat Industrial e la tedesca Daimler per i veicoli commerciali
pesanti. Questa volta a parlare di un'alleanza e' la rivista tedesca
Manager Magazin. ''No comment'' da parte di un portavoce di Fiat
Industrial. L'ipotesi e' gia' circolata nelle scorse settimane, ma non
e' mai stata confermata dalle due societa'. Oggi intanto il titolo Fiat
Industrial vola in Borsa, con un +4,7% a 9,4 euro.
3 - FIAT: VIA AL
CONTRATTO DI RETE CON FABBRICA ITALIA POMIGLIANO...
Radiocor - Prosegue il cammino di Fabbrica Italia
Pomigliano. Fiat Group Automobiles, all'inizio di marzo, secondo quanto
risulta dai documenti consultati da Radiocor, ha stipulato con la nuova
societa' partenopea il 'Contratto di Rete Fabbrica Italia Pomigliano'
allo scopo di 'rafforzare la propria competitivita' nei confronti
dell'industria automobilistica internazionale'. L'attuazione del
programma di rete e' affidata a un comitato di gestione, formato da due
rappresentanti per ogni contraente.
Il programma
consiste 'nella produzione del nuovo modello Fiat Panda presso lo
stabilimento Vico di Pomigliano' e prevede che Fabbrica Italia
Pomigliano 'provveda alla produzione del nuovo modello', mentre a Fiat
Group Automobiles spettera' 'la commercializzazione del modello in
Italia e all'estero attraverso le proprie reti di distribuzione'.
4 - PARMALAT:
ROMANI, 'MOLTO FAVOREVOLE' ALLA LISTA ITALIANA PER IL CDA...
Radiocor - Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo
Romani, si e' detto 'molto favorevole' alla lista italiana per il
rinnovo del consiglio d'amministrazione di Parmalat. Il ministro e'
stato interpellato a Montecitorio a margine dei festeggiamenti per i 150
anni dell'Unita' d'Italia in merito all'annuncio di Intesa che
presentera' una lista per il cda di Parmalat. Quanto alle mire di Edf
per il controllo di Edison, Romani ha aggiunto: 'Noi ribadiamo il
concetto che le grandi aziende energetiche di questo Paese vorremmo
rimanessero in un'area italiana. Rimaniamo nel convincimento di
riaffermare questo principio'.
5 - NUCLEARE:
OETTINGER, NON TUTTI REATTORI UE A NORMA ALTA SICUREZZA...
Radiocor - Il test sulla capacita' di resistenza dei
143 reattori centrali nucleari europee mostrera' che non tutte
rientreranno nelle norme di sicurezza piu' elevata. E' questa la
valutazione del commissario Ue all'energia, Guenther Oettinger, espressa
in una intervista alla Tv franco-tedesca Arte.
6 - MEDIASET:
ENDEMOL, 1,2 MLD ROSSO 2010, SOCI AL LAVORO SU CAPITALE...
Radiocor - Il Grande Fratello triplica le perdite nel
2010 e costringe i suoi tre azionisti a studiare interventi sul
capitale. Il gruppo di produzione tv Endemol - secondo quanto si legge
nel bilancio del socio Telecinco consultato da Radiocor - ha chiuso
l'esercizio con un risultato netto negativo per 1,239 miliardi rispetto
al 'rosso' di 337 milioni dell'anno precedente. In crescita i ricavi a
1,24 miliardi (+4,7%). Restano superiori ai 3 miliardi le passivita'
complessive che portano il patrimonio netto in negativo per 790 milioni
a causa di un valore degli attivi ridottosi a 2,2 miliardi.
La difficile
situazione finanziaria del gruppo olandese - partecipato con quote
paritetiche da Telecinco (Mediaset), dal fondatore John De Mol e da
Goldman Sachs - ha obbligato nei mesi scorsi i tre soci ad avviare un
processo di ristrutturazione: gli azionisti hanno acquistato a sconto
porzioni di debito della societa' per poi convertirne una parte in
capitale. La ricapitalizzazione, avvenuta lo scor so autunno da parte
dei tre azionisti, e' stata iscritta nei bilanci dei tre soci per totali
120,6 milioni (40,2 milioni ciascuno) anche se il valore nominale
dell'aumento di capitale effettuato da Endemol e' da ritenersi
nettamente superiore ai 120 milioni.
Nuove azioni sono
allo studio: 'E' intenzione di Telecinco - si legge nel documento di
bilancio della societa' spagnola - lavorare insieme agli altri azionisti
e con alcuni creditori di Endemol per dotare il gruppo di una struttura
del capitale stabile e duratura, anche se in questo momento non esiste
alcun accordo su un ulteriore apporto di capitale'.
7 - FONSAI: IN CDA
23/3 L'USCITA DA CITYLIFE, PUO' INCASSARE 120MLN...
Radiocor - FonSai e' pronta a uscire da CityLife, il
maxi cantiere da 2 miliardi simbolo della nuova Milano che sorge sui
padiglioni dell'ex Fiera. Il cda di bilancio del prossimo 23 marzo,
secondo quanto risulta a Radiocor, avra' all'esame l'esercizio della
put, cioe' l'opzione di vendita della partecipazione pari al 27% nei
confronti di Generali gia' azionista al 41%.
La compagnia del
Leone salirebbe cosi' al 68% della societa', mentre il restante 32% e'
in mano ad Allianz. L'eventuale introito per Fondiaria Sai non e' ancora
prevedibile con precisione, ma oscillera' tra 110 e 120 milioni di euro:
sarebbe, in particolare, il valore piu' alto tra il Net asset value (al
momento della cessione) e l'equity del progetto (maggiorata di
interessi). La mossa di Fondiaria Sai potra' essere diretta conseguenza
sia dell'analisi sugli asset del gruppo, che con ogni probabilita'
verra' presentata dal neo-ad Emanuele Erbetta in cda, sia della rottura
delle trattative con Groupama, che ha reso necessaria un'accelerazione
nel reperimento di risorse per la compagnia.
Il patron
Salvatore Ligresti aveva negoziato a giugno scorso la put su Citylife
con scadenza a settembre 2011, contestualmente all'uscita dal capitale
del costruttore romano Toti (Generali e Allianz si erano spartiti la sua
quota) e al via libera al finanziamento bancario da 1,4 miliardi per il
progetto, che comprendera' residenziale d'alta gamma e terziario.
8 - SISMA
GIAPPONE, ANALISTI DUBITANO CHE BCE ALZERÀ TASSI AD APRILE...
(LaPresse) - Secondo alcuni analisti la Banca centrale
europea potrebbe decidere di non rialzare i tassi di interesse ad aprile
per la catastrofe in Giappone. Marco Valli di Unicredit sostiene che "se
la Bce aveva questa intenzione sui tassi, dovrà rivederla nel momento in
cui i mercati azionari rimanessero sotto pressione"
9 - VALUTA
NIPPONICA AL RECORD SUL DOLLARO DA II GUERRA MONDIALE...
Radiocor - Il governo giapponese ha accusato gli
speculatori di aver provocato una fiammata storica dello yen, che
potrebbe peggiorare la situazione delle imprese esportatrici giapponesi
che gia' soffrono le conseguenze del terremoto. Lo yen e' salito al
livello piu' alto contro il dollaro dopo la seconda guerra mondiale,
spinto da acquisti molto importanti, prima a New York, mercoledi' notte
e poi, all'alba, sui mercati asiatici. Il dollaro e' sceso fino a 76,52,
prima di recuperare lievemente e ora si aggira attorno a 79,05 yen.
Il precedente
record dal 1945 datava all'aprile 1995, quando il dollaro era sceso a
79,75 yen. Questa impennata della valuta giapponese puo' sembrare
paradossale in quanto il Paese attraversa la peggiore crisi dalla fine
della guerra, e' sotto la minaccia di un disastro nucleare, oltre ai
danni pesanti causati dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo al
Nord est dell'arcipelago. Gli investitori hanno, a quanto pare,
scommesso su un rimpatrio di massa dei fondi d etenuti dalle imprese di
assicurazione all'estero per finanziare le indennita' enormi per le
vittime.
Il ministro
dell'Economia e della Politica fiscale, Kaoru Yosano, ha assicurato che
si tratta di 'voci prive di fondamento' e che gli assicuratori
giapponesi, che hanno denaro a sufficienza, non avrebbero bisogno di
vendere le attivita' detenute valuta estera. Ma gli operatori hanno
acquistato ancora grandi quantita' di yen, sperando di venderli piu'
cari in seguito.
10 - MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI QUOTIDIANI...
Radiocor - GIAPPONE: Allarme dagli Usa: radioattivita'
letale a Fukushima (dai giornali). Il Governo italiano non si ferma:
'Sull'atomo l'Italia seguira' la Ue' (dai giornali). La Cina congela il
nucleare, fermata l'approvazione di 25 centrali (Il Sole 24 Ore, pag.
5). Borse ancora giu' nonostante il rimbalzo di Tokyo (dai giornali)
PORTOGALLO: Nuovo
allarme debito, Moody's taglia il rating, per il Governo 'tassi
insostenibili' (dai giornali)
FISCO: Ecco la
nuova bozza Calderoli: addizionale Irpef subito all'1,4% (Il Sole 24
Ore, pagg 7-8)
FONDO PMI: il cda
rilancia sui target per il 2011: faremo almeno 15 operazioni (Il Sole 24
Ore, pag. 32).
GENERALI: profitti
netti a 1,7 miliardi ma Bollore' si astiene sui conti (dai giornali).
Miglietta, il torinese dall'indole lombarda salito sul Leone triestino
(Il Foglio, pag. 3).
LIGRESTI:
Unicredit studia la doppia opzione: prestiti alla famiglia e ingresso in
Fonsai (dai giornali). Al cda del 23 marzo l'uscita dal progetto
Citylife (dai giornali).
PARMALAT: Intesa
Sanpaolo ricandida Enrico Bondi nelle liste per il board (dai giornali)
FIAT: sale al 90%
di Ferrari, liquidata cash (122 milioni per il 5%) Mubadala. (Il Sole 24
Ore, pag. 43). A febbraio non cavalca la ripresa dell'auto europea e
perde ancora quote di mercato (dai giornali).
I 150 ANNI
DELL'ITALIA: il presidente Napolitano: 'Se divisi spazzati via dalla
storia' (dai giornali). Sorpresa, l'economia del Nord senza il Sud
sarebbe piu' debole (La Stampa, pag 19)
UNICREDIT: 'Non
demonizzare i soci libici in Unicredit. E sul capitale le Fondazioni
faranno la loro parte'. Intervista a Fabrizio Palenzona, vicepresidente
di Unicredit (Corriere della Sera, pag. 37)
METROWEB: scelti i
quattro finalisti per rilevarla, escluso F2I resta in corso Wind (Il
Messaggero, pag. 34).
ATLANTIA: I
vertici del gruppo in Francia per sbloccare la commessa Telepass da 2
mld, congelata dalla giustizia amministrativa (Il Messaggero, pag. 34)
TIRRENIA: La
vendita ai privati diventa una farsa, la gara ora e' davvero a rischio
(Il Secolo XIX, pag. 45).
11 - WIND: OK
AZIONISTI VIMPELCOM A FUSIONE...
(ANSA) - Wind passa in mano russa. Il contestato e
sofferto progetto di fusione tra Vimpelcom e la Wind Telecom (ex Weather
Investiments) di Naguib Sawiris ha infatti ottenuto il definitivo via
libera dell'assemblea degli azionisti del gruppo russo, che ha votato
l'aumento di capitale necessario a dar vita al nuovo colosso globale
delle tlc, il sesto al mondo con oltre 170 milioni di clienti. Sawiris
portera' con se' in dote oltre il 51% di Orascom e il 100% della
societa' italiana, che cambiera' cosi' padrone per la terza volta in 13
anni, dopo Enel e il 'faraone' egiziano.
L'ok e' arrivato
con una percentuale del 53,3% dei diritti di voto. Ad esprimersi a
favore e' stata infatti una parte degli azionisti di minoranza, ma anche
la russa Altimo, uno dei fondatori di Vimpelcom, braccio operativo nelle
tlc del gruppo Alfa del miliardario russo Mikhail Fridman, che, da
sempre schierata per l'operazione, ha fatto sentire tutto il suo peso.
L'ennesimo no e' invece arrivato dall'altro socio fondatore, la
norvegese Telenor, che non ha mai nascosto la sua contrarieta', dovuta
innanzitutto alla diluizione dei diritti di voto che subira' nel
post-fusione.
Grazie alla
mega-fusione, il nuovo gruppo avra' 174 milioni di clienti dal
Mediterraneo ai Paesi ex-sovietici. Ad oggi si calcolano ricavi netti
pro-forma pari a 21,3 miliardi di dollari, con attivita' operative in 20
paesi in Europa, Asia, Africa e Nord America. Wind portera' con se' un
debito di 8,3 miliardi di euro, ma anche circa un terzo dei ricavi
complessivi della nuova societa' ed oltre 23 milioni di clienti.
12 - USA: NYTIMES
ONLINE A PAGAMENTO DAL 28 MARZO, PREZZO BASE 15$ AL MESE...
Radiocor - Ora e' ufficiale, dal 28 marzo la versione
online del New York Times sara' a pagamento. Lo ha annunciato lo stesso
editore, Arthur Ochs Sulzberger Jr, con un lettera ai lettori sul sito
del quotidiano. 'E' un passo importante che ci auguriamo vedrete come un
investimento nel Times, che rafforzera' la nostra capacita' di offrire
giornalismo di alto livello', scrive Sulzberger annunciando che il
cambiamento avverra' in due fasi: un test iniziale in Canada, poi nel
resto del mondo a fine mese.
Nessun cambiamento
per gli abbonati al cartaceo che continueranno ad avere pieno accesso
alle notizie sul loro computer, tablet o smartphone, mentre gli utenti
che visiteranno il sito avranno la possibilita' di leggere gratuitamente
solo 20 articoli al mese. 'Dopo i 20 articoli vi chiederemo di diventare
abbonati online, con pieno accesso al sito', scrive l'editore. Il prezzo
base sara' di 15 dollari ogni 4 settimane per il sito Internet e
l'applicazione smartphone, 20 dollari per il sito e i l tablet, 35
dollari per tutti gli accessi digitali.
La sezione 'Top
News' delle applicazioni per cellulari e tablet 'rimarra' gratuita',
mentre per accedere al resto delle notizie 'sara' necessario diventare
un abbonato'. I lettori che invece, arrivano alle pagine del New York
Times da link esterni, blog e social network, come Facebook e Twitter
'potranno accedere alle notizie anche se hanno gia' raggiunto il numero
massimo di articoli gratuiti al mese'.
13 - LA ROULETTE
DEL BOND ISLANDESE...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - L´intero
patrimonio, ben 32 milioni di euro, su un´obbligazione di una banca
islandese, fallita un anno e 8 mesi dopo. A consigliare l´investimento
niente meno che Ubs. Ora il Tribunale di Milano ha condannato la banca a
risarcire il cliente, anche se esperto di finanza. Il motivo? La banca
non poteva riversare più del 5% del patrimonio del cliente su «un titolo
non quotato in un mercato regolamentato».
Qui si è arrivati
addirittura all´intero patrimonio. Un´enormità, in contrasto anche con
la prudenza che di solito consiglia la diversificazione negli
investimenti. Per di più quel titolo non era un´obbligazione qualsiasi,
ma della Landsbanki, un istituto di credito islandese finito in default
a ottobre 2008.
14 - GRUPPO
ICCREA: NON DECOLLA PIANO ESUBERI, AZIENDA CONVOCA SINDACATI...
Radiocor - Non decolla il piano di esodi volontari del
gruppo Iccrea e la holding del credito cooperativo presieduta da Giulio
Magagni ha convocato i sindacati per trovare una soluzione. Il piano
siglato lo scorso anno prevede l'uscita entro il prossimo mese di
dicembre di oltre 170 addetti, in gran parte da Iccrea Banca, la
capogruppo bancaria del sistema, ma le adesioni, come apprende Radiocor,
finora non hanno superano le 30 unita'.
Il credito
cooperativo ha un fondo per il sostegno al reddito analogo a quello
dell'Abi e il rischio, sostengono alcuni sindacati, e' che anche i
banchieri cooperativi vogliano tentare di forzare la mano, come i
colleghi delle spa bancarie guidati da Francesco Micheli, e sventolare
lo spauracchio dei licenziamenti (con l'indennita' di disoccupazione)
per ridurre il costo dell'ammortizzatore sociale. L'accordo sugli esodi
volontari che riguarda anche i dirigenti va difeso, osserva Alessandro
Spaggiari, il segretario della Fiba Cisl responsabile del settore, anc
he per consentire al gruppo bancario di completare la ristrutturazione
'necessaria per ritrovare efficienza: ci sono duplicazioni di funzioni e
altre disfunzioni'. Il gruppo Iccrea, nelle ultime settimane, ha avviato
una serie di ricambi manageriali.
Il riassetto non
puo' tardare anche perche', aggiunge il segretario della Fiba Cisl, il
contesto di mercato non e' favorevole: 'Le banche di credito cooperativo
sono entrare piu' tardi nella crisi ma ne escono piu' lentamente'. Da
altre sigle firmatarie dell'accordo sugli esodi anticipati si sottolinea
tuttavia che il piano di uscite, senza incentivi se non quelli assegnati
discrezionalmente dalle aziende (oltre a Iccrea Holding e Iccrea Banca
il piano riguarda anche Banca Agrileasing e Bcc Solutions) non e'
giudicato conveniente dai lavoratori. 'Io ho i requisiti - spiega un
dipendente rappresentante sindacale - ma ci rimetterei sul Tfr, sul
fondo pensione e sullo stipendio'.
15 - LA RIVINCITA
DI MR. NAPSTER - PARKER SI COMPRA LA WARNER...
Ernesto Assante per "Repubblica.it" - Il cerchio si
chiude: Sean Parker, il ragazzo che nel 1999 creò Napster assieme a
Shawn Fanning, aprendo l'era del download di massa e minando così le
basi dell'intera industria discografica, sta per comprarsi una casa
discografica. E non una qualunque, ma una delle major, la Warner Music.
La notizia arriva
dal Wall Street Journal: Parker è parte della cordata che ha fatto
un'offerta di acquisto per la Warner. Del gruppo di potenziali
acquirenti fanno parte anche il multimiliardario californiano Rob Burkle
e il re dei supermercati Doug Teitelbaum. La cordata avrebbe buone
possibilità di riuscita visto che, secondo il Journal, è l'unica ad aver
fatto un offerta che comprende sia la casa discografica che la parte che
si occupa di edizioni.
Il Wall Street
Journal segnala che la partecipazione di Parker "non sarà materiale",
ovvero che il suo contributo non dovrebbe essere economico, anche se il
trentaduenne imprenditore americano ha nel suo portafoglio diversi
milioni di dollari, avendo una quota del sette per cento di Facebook,
che ha contribuito a lanciare, una partecipazione in Spotify e diversi
altri interessi attraverso il venture capital di Founders Fund, di cui è
socio dirigente.17-03-2011]
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Fukushima, aumenta
il livello delle radiazioni - Nuova forte scossa 5.8 vicino a Tokyo -
Corsa contro il tempo per spegnere i reattori, smentito rischio di
maxi-black out - 5.187 le vittime, 8.606 dispersi - AMBASCIATA ITALIA:
LASCIAtE TOKYO - UE: ALLERTA IMPORT CIBO - si diffonde il timore che la
situazione possa essere più grave di quanto afferma il governo di
Tokyo...
Ansa.it
Il livello di
radiazioni alla centrale nucleare di Fukushima 1 è in aumento dopo il
getto di acqua ad alta pressione sul reattore n. 3 da parte degli
automezzi della Self-Defense Forces, le Forze armate nipponiche. I
tentativi di raffreddare i quattro reattori per scongiurare il disastro
nucleare continuano mentre si diffonde il timore che la situazione possa
essere più grave di quanto afferma il governo di Tokyo.
Da Vienna è
partito il capo dell'Aiea, il giapponese Yukiya Amano, che spera di
poter visitare il sito di Fukushima.
Una nuova scossa
di magnitudo 5.8 si è registrata con epicentro al largo delle coste
della prefettura di Ibaraki, a nord della capitale.
LIVELLO RADIAZIONI
IN AUMENTO
- Il livello di
radiazioni alla centrale nucleare di Fukushima 1 è in aumento dopo il
getto di acqua ad alta pressione sul reattore n. 3 da parte degli
automezzi della Self-Defense Forces, le Forze armate nipponiche. Lo ha
riferito la Tepco, la società elettrica che gestisce gli impianti,
citata dall'agenzia Kyodo. Il livello intorno agli edifici, in
particolare, è passato a 4.000 microsievert/h da 3.700, al termine di
questa inedita operazione di spegnimento.
CAPO AIEA PARTE
PER TOKYO,VUOLE ANDARE A FUKUSHIMA -
Il direttore
generale dell'Aiea, il giapponese Yukiya Amano, è partito oggi da Vienna
per Tokio e ha detto di sperare di poter visitare il sito della centrale
nucleare di Fukushima. Amano è partito con un aereo delle linee
austriache Austrian Airlines che continuano a coprire i collegamenti con
in Giappone.
Ieri aveva
annunciato di voler recarsi il prima possibile in Giappone,
possibilmente già oggi, per farsi di persona un'idea della situazione
nel suo Paese dopo l'incidente alla centrale di Fukishima. "La
situazione continua ad essere grave", ha detto prima di partire assieme
a una piccola squadra di esperti dell'Aiea.
5.178 VITTIME E
8.606 DISPERSI
- Sono salite a
5.187 le vittime del terremoto e dello tsunami della settimane scorsa,
mentre i dispersi sono 8.606, secondo l' ultimo bilancio stilato dalla
polizia giapponese. Data la devastazione provocata dal disastro, il
bilancio é destinato ad aumentare e si teme che possa superare le 20.000
vittime.
BLACKOUT
IMPROBABILE A LIVELLI ATTUALI
- Un mega blackout
a Tokyo potrebbe essere evitato sulla base dell'attuale domanda di
elettricità. Lo dice la Tepco, la compagnia che gestisce il servizio
nella regione del Kanto.
AMBASCIATA ITALIA,
INVITO A LASCIARE TOKYO -
L'ambasciata italiana a Tokyo "rinnova vivamente l'invito ai
connazionali di allontanarsi dalle quattro prefetture colpite dallo
Tsunami, dalle prefetture a nord della capitale e dalla stessa
capitale". Quanto all'ipotesi radiazioni, le misure "del team italiano
effettuate in ambasciata confermano il valore registrato ieri di 0.04
microsievert/ora". Le misure spettroscopiche escludono al "momento la
presenza di isotopi radioattivi artificiali".
Nell'ultimo avviso
sullo stato della crisi legata alla centrale nucleare, l'ambasciata
rinnova "vivamente la richiesta di far urgentemente pervenire via e-mail
agli indirizzi: consular.tokyo@esteri.it e ambasciata.tokyo@esteri.it i
nominativi dei membri del nucleo familiare che sono già partiti, nonché
di avvertire, sempre via e-mail allo stesso indirizzo, questa ambasciata
nel momento in cui lascerete il Paese". Infine, si legge nell'avviso,
"vi preghiamo di segnalarci presenze di italiani temporaneamente
presenti e quindi non registrati in ambasciata, se possibile dandoci il
loro indirizzo e-mail".
CINA CHIEDE
INFORMAZIONI PRECISE SU CENTRALI
- La Cina ha chiesto al Giappone di avere notizie "precise e opportune"
sulla situazione attuale circa le centrali nucleari. Lo ha detto poco fa
un portavoce del ministero degli esteri di Pechino.
ELICOTTERI
SCARICANO ACQUA SU REATTORE N.3 -
Gli elicotteri militari giapponesi hanno sganciato acqua a varie riprese
sul reattore n.3 della centrale nucleare di Fukushima. Lo si e' visto
nelle immagini trasmesse in diretta dalla tv Nhk. L'area è però
interessata da forti venti. In precedenza erano falliti due tentativi di
scaricare acqua sul n.4 a causa della forte radioattivita'.
CLINTON: DRAMMA GIAPPONE SOLLEVA DUBBI RISCHI - La
tragedia giapponese solleva dubbi sui rischi e sui costi collegati
all'utilizzo dell'energia nucleare. Lo ha detto il Segretario di Stato
americano, Hillary Clinton, intervistata dalla Msnbc.
UE: ALLERTA IMPORT
CIBO, STATI FACCIANO ANALISI
- La Commissione
europea ha raccomandato agli Stati membri ''di effettuare delle analisi
sul livello di radioattivita' nei prodotti alimentari per l'uomo e per
gli animali, importati dal Giappone''. Lo ha detto all'Ansa Frederic
Vincent, portavoce del commissario europeo alla salute John Dalli,
precisando che Bruxelles ha notificato gia' da ieri la raccomandazione
alle autorita' responsabili nei 27 Stati membri, tramite il sistema
rapido di allerta comunitario per alimenti e mangimi (Rasff).
Sulle importazioni
di alimenti e mangimi dal Giappone, tiene a rassicurare il portavoce del
commissario europeo alla salute John Dalli, ''il valore totale nell'Ue
in campo alimentare e' stato complessivamente di appena 65 milioni di
euro''. Quanto all'Italia, ha aggiunto, ''le importazioni sono minime; i
primi clienti sono Germania, Olanda, Regno Unito, Belgio e Francia''.
Dal Giappone, gli
europei importano soprattutto prodotti della pesca come molluschi
bivalvi, cibo per animali da compagnia e ortofrutticoli. In Europa i
livelli autorizzati di radioattivita' nei settori agroalimentare e della
pesca sono definiti dal regolamento del 1987 che fissa i valori massimi
ammissibili a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso
di emergenza radioattiva.
Sulla base di
queste norme quindi, ogni Stato membro e' invitato a testare i prodotti
alimentari importati dal Giappone e, in caso di presenza radioattiva
anormale, segnalarlo alla rete 'Ecuri', il sistema europeo di allarme in
campo nucleare 17-03-2011]
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WIKILEAKS SPUTTANA
TOKYO - DUE ANNI FA L’AGENZIA INTERNAZIONALE PER L’ENERGIA ATOMICA
AVVERTI’ IL GOVERNO GIAPPONESE: “LE VOSTRE CENTRALI NUCLEARI NON SONO IN
GRADO DI RESISTERE A TERREMOTI DI GRANDE INTENSITA’” – NEL 2009 IL
GOVERNO NIPPONICO BLOCCÒ UNA DECISIONE DELLA MAGISTRATURA CHE AVREBBE
COMPORTATO LA CHIUSURA DI UN IMPIANTO RITENUTO INADATTO A RESISTERE A
SCOSSE SUPERIORI AI 6,5 GRADI, MA TECNICI DELL’ESECUTIVO RIUSCIRONO A
CONVINCERE I GIUDICI CHE IL REATTORE ERA SICURO
Da
Corriere.it
L'Aiea, l'Agenzia
Internazionale per l'Energia Atomica, già due anni fa mise in guardia il
governo giapponese circa il pericolo che le centrali nucleari del Paese
asiatico non fossero in grado di resistere a sismi di particolare
potenza e poi anche il rischio di catastrofe nucleare a Fukushima.
È quanto emerge da
cablogrammi diplomatici riservati, diffusi dal sito on-line WikiLeaks,
il cui contenuto è stato ripreso sul quotidiano britannico "The Daily
Telegraph". Stando ai documenti citati dal giornale, un dirigente
dell'agenzia di controllo Onu comunicò alle autorità di Tokyo che le
misure di sicurezza negli impianti erano obsolete, e che un terremoto
davvero forte avrebbe «posto seri problemi».
La replica delle
autorità nipponiche consistette nel formale impegno a migliorare gli
standard in tutte le centrali, e in particolare a istituire un centro di
reazione rapida proprio in quella di Fukushima 1: dagli stessi cablo
risulta però che lo scenario più grave preso in considerazione
contemplava un movimento tellurico d'intensità non superiore ai 7 gradi
sulla scala aperta Richter, dunque due in meno rispetto all'effettiva
forza del terremoto di cinque giorni fa.
Dal quotidiano
londinese risulta anche che la sicurezza nelle centrali atomiche
giapponesi, cioè di uno dei Paesi più sismici al mondo, fu argomento di
discussione persino in occasione del vertice del G8 che si tenne a Tokyo
nel 2008. Un altro cablogramma, inviato a Washigton dall'ambasciata Usa
in Giappone successivamente a quel summit, e parimenti entrato in
possesso del sito di Julian Assange, riporta il parere di un esperto,
non identificato, il quale manifestò tutta la sua preoccupazione a chi
di dovere: soprattutto, segnalò come le norme di sicurezza anti-sismiche
fossero state revisionate soltanto tre volte in 35 anni, e che alcuni
terremoti avvenuti all'epoca avevano superato i criteri sulla base dei
quali erano state progettate le centrali.
Un anno dopo, come
dimostrano ulteriori messaggi secretati, il governo di Tokyo riuscì a
bloccare una decisione della magistratura che avrebbe comportato la
chiusura di un impianto nella parte occidentale del Paese, in quanto
inidoneo a resistere a una magnitudo maggiore di 6,5 gradi: i tecnici
dell'esecutivo riuscirono invece a convincere i giudici che il reattore
era sicuro, e che tutti i test avevano sortito esiti soddisfacenti.
Infine, sempre secondo i testi divulgati da WikiLeaks, tre anni fa un
parlamentare nipponico piuttosto noto, Taro Kono, confidò a diplomatici
statunitensi che in Giappone erano stati «occultati» diversi incidenti
nucleari avvenuti nel passato.
Proprio su questo
tema la Tepco - ente di gestione della centrale giapponese di Fukushima
- non gode di buona fama per quel che riguarda la tempestività e la
chiarezza delle informazioni. Come riporta il quotidiano spagnolo El
Pais, già nel luglio 2007 un sisma di magnitudo 6,8 danneggiò l'impianto
di Kashiwazaki-Karuwa, il più grande del mondo con i suoi sette
reattori: il primo giorno la Tepco minimizzò i danni per poi ammettere
24 ore dopo che i progettisti non avevano preso in considerazione
l'eventualità di un terremoto così potente.
La gestione della
crisi, secondo quanto risulta dai dispacci diplomatici statunitensi
diffusi dal sito di WikiLeaks, suscitò la forte irritazione del governo
di Tokyo, e l'allora premier Shinzo Abe criticò il fatto che i rapporti
fossero arrivati tardi: «Le centrali nucleari non possono funzionare
senza la fiducia dei cittadini, e la rapidità e la trasparenza
dell'informazione sono necessarie per ottenere tale fiducia».16-03-2011]
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Non dite a De
Magistris che la Casaleggio Associati che cura la comunicazione di Beppe
Grillo, si occupa anche della gestione dei siti di Antonio Di Pietro -
tricolore made in china - riottamato anche l’inglese - beneficenza da 25
mila euro - gli ebrei preferiscono dior? - chi ha ammazzato CARMELO
BENE? - virzì che teatro - fiorello d’ampezzo...
1-
Non dite a Luigi De Magistris che la Casaleggio Associati che cura la
comunicazione di Beppe Grillo, da lui citata nell'intervista al ‘Fatto'
(http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-23673.htm
), si occupa anche della gestione dei siti di Antonio Di Pietro. Fino a
prova contraria ancora segretario del suo partito, l'Italia dei
Valori...
2-
Alla faccia dell'Unità d'Italia, forse il sindaco di Roma non sa che le
bandiere tricolori regalate oggi, in via Barberini, dalla lista
Alemanno, sono di produzione cinese. Sul talloncino della busta che le
contiene è infatti scritto: "Importato e distribuito da Dolce Capanna
Srl (RM) - Made in P.R.C.
Per chi non lo sapesse, PRC sta per Repubblica popolare cinese ed è il
nuovo modo di chiamare il "made in China".
3-
Avviso ai naviganti - " Si avvisano i signori naviganti che Gianni
Riotta esalando l'ultimo respiro da direttore del "Sole24Ore" non ha
rinunciato a testimoniare la sua profonda conoscenza della lingua
inglese. Nell'articolo di congedo con la redazione (plaudente) del
giornale, ha scritto "...Ringrazio le coleghe e i colleghi con cui ho
condiviso l'impegno di portare in Italia le idee e le sfide del mondo
globale,you band of brothers and sisters".
Stupenda e modesta epigrafe di un uomo che si e' fottuto con le sue mani
e la sua lingua.
4-
Chi sarà quel giornalista che ebbe il coraggio di chiedere 25 mila euro
(sì, venticinquemila) per presentare una serata benefica di
un'associazione di invalidi, e al quale per risposta venne detto dagli
organizzatori un sonoro vaffa? Ah, saperlo...
5-
Chicca dell'articolo della Giacomotti su Il Foglio: "...neanche il
patron Bernard Arnault se l'è sentita di sostenere sia per questioni di
etica sia perché chez Dior vestono tutte le famiglie ebree più in vista
di Francia"
6-
Nel silenzio generale dei media-bunga si è svolto ieri, nella libreria
del Palazzo delle Esposizioni, uno degli incontri culturali più
raffinati di questo scorcio di 2011. Il più grande (e anziano) poeta
americano vivente, il premio Pulitzer Mark Strand, una faccia una ruga,
presentava e leggeva i versi della sua ultima, e definitiva, antologia
in italiano appena sfornata da Mondadori, "L'uomo che cammina un passo
avanti al buio". Il buio è stato visivamente rappresentato dal suo
traduttore, il poeta Damiano Abeni, che di nero vestito (la poesia è una
cosa seria, sembrava metaforizzare) ha fatto da controcanto a Strand.
Rapiti dalle
parole gravi come macigni scandite dall'americano, gli oltre cinquanta
presenti in sala -un'insalata russa di poeti minori, intellettuali
minori, avvocati minori e scosciate minori- sono riusciti così anche a
dimenticare la prolusione iniziale del padrone di casa, l'ubiquo
presidente Emmanuele Emanuele, che si era addirittura qualificato come
"santone", vista la processione di personaggi che ogni giorno vengono a
chiedergli qualcosa. L'austero Strand -il vero santone in sala- intanto
osservava divertito, memore dell'insegnamento per cui la santità non si
professa, ma si vive, magari in versi.
7-
Un vero parterre de roi ha assistito ieri alla prima romana
dell'attesissimo debutto teatrale di Paolo Virzì, "Se non ci sono altre
domande". Ad assistere alle vicende dell'uomo comune Michele Cozzolino,
interpretato con la solita professionalità da Silvio Orlando
(accompagnato sul palco, tra i tanti attori che compongono il numeroso
cast, anche dal nipote Francesco Brandi, nel ruolo del figlio insieme al
martoniano Edoardo Natoli, mentre la moglie è una sensualissima Lorenza
Indovina),
sono accorsi al
Teatro Eliseo, sfidando la pioggia battente, tra gli altri, gli
immancabili coniugi Berty-nights, l'elegantissimo Piero Maccarinelli,
l'accigliato Paolo Sorrentino, il rampante avvocato d'affari Nicolò Del
Dottore, e poi una nutrita rappresentanza dei mejo attori giovani
italiani, come Claudia Pandolfi, Sabrina Impacciatore, il tenebroso
Francesco Scianna, Giorgia Cardaci, Cecilia Dazzi e il bellissimo
italo-peruviano Josè (segnatevi questo nome, il cognome non serve).
Al termine dello
spettacolo grandi applausi per cast e regista, visibilmente contento.
Nonostante il titolo, però, una domanda comune serpeggiava tra nel
foyer: 'a Virzì, ma farlo durare un po' di meno, no?
8- Da "Vanity Fair"
FIORELLO D'AMPEZZO
Dopo anni di settimane bianche, Fiorello si è finalmente deciso a
entrare nella lista doc della «perla delle Dolomiti». Ha infatti
comprato casa a Cortina d'Ampezzo in località Cianderies.
DURA LA VITA DI
LORY...
Sfogo tra amiche in una palestra di Sankt Moritz: «Che vita! Non posso
rivolgere la parola a un uomo che lui pensa che ci voglio andare a
letto», e indica un ignaro (e per nulla interessato) cliente: «Ecco, se
vado lì chissà che si immagina». Così parlò Lory Del Santo, mentre
pedalava sulla cyclette.
UN BEBÈ PER IL
FREDDO
ll «Freddo» di Romanzo criminale Vinicio Marchioni aspetta il primo
figlio,un maschio, dalla fidanzata, e collega, Milena Mancini.La coppia
è uscita allo scoperto all'ultimo Festival del Film di Roma.
CHIARA SI BUTTA
L'attrice Chiara Francini (ex simpaticissima parrucchiera della seriedi
Raiuno Tutti pazzi per amore 2 e ora nel cast di Femmine contro maschi)
si è buttata nel naviglio milanese della Martesana per amore di Fabio De
Luigi. Ma è soltanto un film, La peggiore settimana della mia vita,che
presto arriverà sul grande schermo.
ROSSO ITALIANO PER
KATE
Outfit tutto italiano per la prima uscita pubblica, a St. Andrews, di
Kate Middleton e il principe William. La futura sposa ha indossato un
completo rosso fiammante di Luisa Spagnoli.È quasi sicuro, invece, che
l'abito di nozze sarà «Made in Britain».
9
- Carlo
Rossella per "Il Foglio" - Marta Marzotto ha quasi terminato di scrivere
il suo libro di memorie insieme alla giornalista Laura Laurenzi, molto
colta e molto brava. C'è molta curiosità sul capitolo riservato ai
Gheddafi, sia al colonnello sia al figliolo Seif, molto amico della
Contessa.
10
- Da
"la Stampa" - Non si arrende Maria Luisa Bene. E torna a chiedere
l'apertura di un'inchiesta che faccia luce sulla morte del fratello
Carmelo, grande genio del teatro italiano, scomparso il 16 marzo di nove
anni fa all'età di 65 anni. «Ho ricevuto un forte schiaffo dalla
giustizia - sottolinea la Bene - quando due anni fa venne archiviata una
grave denuncia penale tesa a dimostrare la morte cui fu portato mio
fratello in virtù di un isolamento forzato». E continua: «Torno a
sollecitare la riapertura di un caso anche in considerazione della
grandezza di quella "voce" cui voglio ridare vita».
11-
Da "la Stampa" - La Disney ha cancellato i progetti per il remake in 3D
del celebre film dei Beatles, Yellow Submarine, secondo l' Hollywood
Reporter . Il motore del progetto era stato Robert Zemekis, il regista
di Forrest Gump, ma l'esito non fortunato del suo attuale progetto da
150 milioni di dollari, Mars Needs Moms avrebbe spinto la Disney ad
abbandonare l'idea del remake.
12-
Dal "Corriere della Sera" - Il produttore esecutivo della popolare serie
televisiva poliziesca del Regno Unito «Midsomer murders» , trasmessa in
Italia con il titolo «L'ispettore Barnaby» , è stato sospeso per
razzismo. Brian True-May ha detto a una rivista che la serie non si
farebbe se ci fossero persone «non bianche» nel cast delle storie
ambientate nella campagna inglese: «Non abbiamo minoranze etniche
coinvolte» e la serie «semplicemente non esisterebbe» se ci fossero
minoranze.
Itv, la rete che
trasmette la serie, ha dichiarato di essere «scioccata e disgustata» dai
commenti, per cui True-May è stato sospeso dal produttore All3Media in
attesa di un'inchiesta. «Midsomer murders» è in onda nel Regno Unito da
14 anni, in cui ha raccontato costantemente atti di violenza in villaggi
di campagna, sempre risolti dall'ispettore Tom Barnaby (l'attore John
Nettles, foto) che ne è protagonista.16-03-2011]
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UNA MACCHINA DEL
FANGO ANCHE PER GRILLO? - LA SFURIATA DI DE MAGISTRIS: “A Beppe
interessa solo restare in una riserva indiana. Gli conviene
economicamente - a Grillo non interessa migliorare la politica, magari
attraverso i luoghi istituzionali, perché rischierebbe di perdere il
marchio “Beppe Grillo". So che lui ci guadagna, molto. Tutti sanno che
la sua comunicazione la gestisce un’impresa specializzata
Alessandro
Ferrucci per "il
Fatto Quotidiano"
Prima dice no:
"Meglio non replicare, chiudiamola qui". Poi gli leggiamo alcuni
passaggi a lui dedicati da Grillo e pubblicati sul Fatto. Rimane in
silenzio. Ci ripensa e tra un appuntamento e l'altro della campagna
elettorale per l'elezione a sindaco di Napoli, si sfoga e rilancia: "A
Beppe interessa solo restare in una riserva indiana. Gli conviene
economicamente".
Partiamo
dall'inizio, cosa è successo tra voi due?
Guardi, sono stati due anni intensi, durante i quali abbiamo condiviso
tante battaglie e stretto un rapporto di amicizia e affetto. Insomma, un
comune sentire.
Fino a quando...
Il primo attacco è di qualche mese fa, a causa di un'intervista a voi
del Fatto, dove proponevo, sostanzialmente: caro Beppe, caro mondo
Viola, cara politica attiva, perché non troviamo delle forme di percorso
comune?
Cosa le ha
risposto?
Di pensare a me stesso e di lasciar stare il Movimento 5 Stelle. Come se
avessi voluto inglobare qualcosa o qualcuno.
Da allora?
Ho capito che a Grillo non interessa migliorare la politica, magari
attraverso i luoghi istituzionali, perché rischierebbe di perdere il suo
profilo, la sua identità politica, economica e finanziaria. Parlo del
marchio "Beppe Grillo".
Quindi l'unico
scopo di Grillo è quello economico...
So che lui ci guadagna, molto. Tutti sanno che la sua comunicazione la
gestisce un'impresa specializzata.
La Casaleggio
associati.
Esatto: sono loro che gli scrivono e indicano le iniziative da prendere.
Le faccio un esempio: mi spiega a chi serve questa lite, questa
divisione? Solo a chi non vuole cambiare le cose, a chi fa comodo
restare in una riserva indiana.
Sul nostro sito
molto lettori sono basiti da questo scontro. Della serie: siete come
tutti gli altri.
Lo so, lo capisco. Per questo accolgo l'appello della Rete e propongo un
confronto pubblico.
La Rete e Grillo
la accusano di aver rinunciato a un incarico per il quale in tanti si
sono mobilitati. E di aver anche lavorato poco per l'Europa.
Sfatiamo subito una falsità: per prima cosa Grillo, che si spaccia come
esperto di Rete, non ha mai riportato sul suo blog le battaglie che ho
combattuto a Bruxelles. Eppure i risultati che ho riportato sono enormi.
Ma da lui solo silenzio.
Non le ha
riportate per non perdere visibilità?
Niente dietrologie, analizzo solo il dato.
Allora torniamo
all'"abbandono"...
Vogliamo fare due conti? In Europa guadagno di più, sono più tranquillo,
non ho la camorra che mi vuole fare fuori, niente cricche trasversali.
Farei il capolista al Parlamento italiano alle prossime elezioni.
Insomma, dalla partita-Napoli non ci guadagno nulla né dal punto di
vista politico né economico.
E allora perché lo
fa?
Dopo le primarie del Pd, ho ricevuto sollecitazioni enormi, mi hanno
detto di metterci la faccia.
A proposito di
faccia: con Grillo, non vi siete risparmiati dei bei ceffoni. Lei lo ha
accusato di vivere nel lusso...
Ho risposto solo a un attacco violentissimo. Vada a vedere i tempi, vada
a vedere chi ha iniziato. E comunque era una battuta, viste le sue
battaglie sui beni pubblici.
Una "battuta" che
a Grillo, da tempo, rivolgono anche quotidiani come "Libero" e "il
Giornale".
Lui non cerca mai il confronto, l'ho solo invitato a scendere in mezzo
al popolo, a togliersi le pantofole. E comunque potevo dire anche altre
cose ma non l'ho fatto.
Adesso ne ha
l'occasione...
No, no, non mi interessa.
Secondo lei, il
Movimento 5 Stelle con chi è schierato dei due?
Faccio un appello a loro di tenere fuori questo duello e di fare un
percorso comune su battaglie comuni.
Ma dopo tutto
quello che vi siete rinfacciati è ancora possibile un dialogo?
Penso di sì. Magari con un confronto pubblico, in tv, teatro o piazza.
Non ho problemi.
16-03-2011]
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TOSSIC-TOKYO - GIAPPONESI IN FUGA VERSO SUD PER SALVARSI DALLE
RADIAZIONI - NEL PAESE DEL DIO-TECNO, SI RISCHIA LA CATASTROFE ATOMICA
PERCHé UNA POMPA ALIMENTATA DA UN MOTORE DIESEL, CHE DOVEVA RAFFREDDARE
CON ACQUA DI MARE IL REATTORE 2 DI FUKUSHIMA, HA ESAURITO IL CARBURANTE
- ALLE COMPAGNIE ASSICURATIVE IL TERREMOTO COSTERà (FORSE) 35 MILIARDI
€, IL PIÙ COSTOSO DELLA STORIA (DOPO KATRINA)....
1-
TOSSIC-TOKYO
Roberto Giovannini per "la Stampa"
Non ci si riesce a credere: il mondo rischia una catastrofe nucleare
perché una pompa alimentata da un motore diesel di emergenza ha esaurito
il carburante.
Il più drammatico, il più patetico degli errori umani ha arrestato il
funzionamento di una delle pompe che stava immettendo acqua di mare
all'interno del reattore numero due del sito di Fukushima 1, esponendo
interamente le barre di combustibile nucleare.
La capitale con i suoi milioni di cittadini - in pratica isolata dal
Nord del Paese, zona irraggiungibile sia con i mezzi pubblici che con
auto private per la crescente scarsezza di carburante - assiste attonita
all'incubo che la minaccia a soli 240 chilometri.
Basta uno sguardo per capire che Tokyo tiene il fiato sospeso. Sul viale
di Roppongi, i «buttadentro» africani vestiti da rapper stazionano
pazienti: non ci sono «sarariman» (gli onnipresenti repressi impiegati
delle corporations) da attirare nei localini dove esercitano le
ballerine in topless. E nella notte, la splendida skyline di Tokyo non
mostra come al solito i grattacieli illuminati a tutti i piani.
Colpa delle direttive di risparmio energetico diramate dal governo, che
per adesso hanno però evitato i minacciati tagli programmati
nell'erogazione di energia elettrica. Treni e metropolitane rigurgitano
di persone, tanto che nelle ore di punta in certe stazioni il personale
ha limitato l'accesso ai binari per evitare il peggio. Specie nei
sobborghi più distanti, i «kombini» (piccoli supermercati sempre aperti
dove si può comprare di tutto) mostrano scaffali vuoti nei reparti
alimentari.
Un Paese che venera la tecnologia e che ha grande fiducia nelle autorità
e nella loro competenza nel risolvere i problemi, comincia a dubitare. A
dubitare delle continue dichiarazioni tranquillizzanti sui rilasci
«controllati» di acqua e vapore contaminato, sulle esplosioni che hanno
distrutto gli edifici esterni dei reattori numero uno e tre.
In città, si comincia a sentire di tokyoiti che - potendo - hanno deciso
improvvisamente di «andare a trovare i parenti» spostandosi verso Sud, a
Osaka o addirittura nell'isola meridionale di Kyushu. E cominciano anche
a diffondersi voci «complottiste»: che la centrale sta saltando, che è
già saltata, e che tutto dipenderà da come «girerà» il vento nelle
prossime giornate. Non sono solo i giapponesi ad avere perplessità sulle
spiegazioni ufficiali.
Ieri è stata addirittura l'autorità per la sicurezza nucleare francese -
un organismo certo non composto di ecologisti e figli dei fiori - ad
esprimere apertamente forti dubbi sulle dichiarazioni
ipertranquillizzanti fin qui rilasciate a ripetizione.
Peraltro, sia la Tepco che l'Agenzia per la sicurezza nucleare nipponica
hanno un non glorioso record di scarsa trasparenza: il caso
dell'incidente del reattore «fast breeder» di Monju del 1995, con tanto
di rapporti falsificati e immagini video convenientemente tagliate, o
l'incidente di Tokaimura del 1999, solo per fare due esempi.
Ieri ad aggiungere benzina sul fuoco ci si è messo l'ingegner Masashi
Goto, già dirigente della Toshiba, la ditta che costruì il «vessel»
(ossia il contenitore) del cuore nucleare del reattore di Fukushima 1 e
oggi militante del Cnic, un'organizzazione di base che lotta contro gli
impianti elettronucleari. «Il vessel - dice - non è stato progettato per
resistere a terremoti e tsunami come quelli che si sono verificati, e la
Toshiba lo sa benissimo.
E
poi nei reattori che usano barre di carburante Mox (ossidi di plutonio e
di uranio), il punto di fusione è più basso rispetto a quelli che usano
combustibile convenzionale. Le prossime 24 ore saranno decisive».
Se uno dei reattori in crisi a Fukushima andasse fuori controllo,
diventerà impossibile per il personale che sta lavorando al capezzale
degli altri continuare a lavorare per fronteggiare la crisi. Sarebbe una
catastrofe. Tutto dipenderà, dicono gli esperti, dalla tenuta delle
pareti del «vessel».
Anche se fallisse il tentativo di raffreddare con acqua di mare il
nucleo, spiegano, il peggio si potrebbe comunque evitare se le pareti di
acciaio e cemento della gabbia resisteranno alla temperatura e alla
pressione.
Sulla carta, se il «vessel» resistesse, sarebbe possibile in caso di
fusione del nocciolo - formato da una serie di tubi di una lega
metallica a base di zirconio che contengono palline di uranio, e che
fondono a circa 2200 gradi - limitare il disastro evitando una Cernobil
(ma ripetendo il caso di Three Miles Island). Ma se è vero che per
diverse ore questi tubi di combustibile sono stati esposti, senza acqua,
allora per chi sta a Tokyo è il caso di preoccuparsi.
2- IL TERREMOTO GIAPPONESE COSTA 35 MILIARDI ALLE ASSICURAZIONI
John Foley per "la Stampa"
Le grandi catastrofi generano grandi numeri. Nel caso del sisma e dello
tsunami che hanno colpito il Giappone, la stima iniziale di 35 miliardi
di dollari di perdite assicurate potrebbe dimostrarsi troppo prudente.
Ma anche se così fosse, non sarebbe un buon motivo per perdere fiducia
nelle compagnie assicurative globali. Gli esborsi potranno incidere
sulla loro situazione patrimoniale, ma le calamità naturali sono parte
integrante del ciclo assicurativo.
Da una parte fortificano la domanda, dall'altra lasciano conti salati
per le richieste di indennizzo. Mentre i mercati cercano di quantificare
i danni, le azioni del comparto assicurativo hanno perso quota.
Se la stima di 35 miliardi di dollari fornita dall'agenzia di
valutazione del rischio Air Worldwide si dimostrasse corretta, la
tragedia del Giappone rappresenterebbe il secondo evento singolo più
costoso della storia per il settore delle assicurazioni. Secondo Swiss
Re, l'uragano Katrina che colpì le coste meridionali degli Stati Uniti
nel 2005 produsse perdite due volte superiori.
Il Giappone, tuttavia, potrebbe ancora avvicinarsi all'infausto record
di Katrina. Per alcune compagnie assicurative, in particolare per quelle
che operano sul mercato concentrato e autoctono del Giappone, il danno
sarà ingente. Tokio Marine, il gruppo assicurativo più attivo nel
settore delle polizze contro incendi e terremoti, ha lasciato sul
terreno il 22% il 14 marzo, bruciando 716 milioni di dollari di valore.
Anche i riassicuratori accuseranno il colpo.
A
metà della giornata di lunedì due delle principali società di
riassicurazione, Swiss Re e Munich Re, avevano perso oltre 3,8 miliardi
di dollari sulla capitalizzazione di mercato. La catastrofe è arrivata
in un momento di relativo benessere finanziario per il settore. Secondo
Guy Carpenter & Co, a settembre i soli riassicuratori avevano riportato
un surplus di capitale di 20 miliardi di dollari.
L'abbondanza di liquidità ha fatto indebolire i premi, causando un calo
del 5-10% dei tassi di riassicurazione nella stagione di rinnovi del
2011. Molti riassicuratori stimano che occorrerebbe una perdita di oltre
50 miliardi per riportare i tassi verso l'alto e rendere le
sottoscrizioni più redditizie.15-03-2011]
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SI GON-FIAT IL
DEBITO – IL CORRIERE DELLE ELITE (DENUCLEARIZZATE) SPACCIA PER JOINT
VENTURE I 250 MLN CHE MARPIONNE INCASSA DALLA BANCA EUROPEA PER GLI
INVESTIMENTI – IL LINGOTTO STA PER INDEBITARSI ULTERIORMENTE EMETTENDO
UN BOND DA 2,2 MILIARDI € SUL MERCATO IRLANDESE DOVE NON CI SONO LE
NOIOSE NORMATIVE DI WALL STREET
Bankomat per
Dagospia
La sede distaccata
delle relazioni esterne che opera spesso per Fiat in via Solferino, in
zona titolisti, ieri ha di nuovo ben meritato. Il Corriere oggi titola
"L'Accordo Marchionne - Scannapieco. Bei e Fiat: patto da 250 milioni
per la ricerca".
Uno pensa che
siamo in presenza di accordi internazionali, questioni di politica
industriale, notizie di importanti joint-ventures.
Ma va là, direbbe
Ghedini. Vai a leggere e scopri che la Bei ha finanziato Fiat per
investimenti tecnologici. Nulla di male e nulla di rilevante. La Fiat,
come tutte le aziende mondiali, quando deve fare investimenti cerca ove
possibile dei finanziamenti.
La prossima volta che Banca IntesaSanpaolo dovesse finanzire per cento
milioni, poniamo, la Cavalier Rossetti e figli di Brembate siamo certi
che il Corriere titolerà "Joint venture fra Bazoli ed il Cav.Rossetti".
Sul Corriere si
legge pure, nel medesimo articolo sul presunto patto Fiat-Bei, che la
Fiat Industrial si sta ulteriormente indebitando emettendo un bond per
complessivi 2,2 miliardi (e questa è una notizia vera): due emissioni
obbligazionarie a tasso fisso del 5,25% e del 6,25%. La notizia più
interessante è che tali bond saranno quotati sul mercato irlandese.
Paese nel quale ci sfugge la rilevanza della presenza Fiat. Ma
ovviamente sappiamo che si tratta di tecniche consuete per i mercati
mobiliari. Diciamo che alle banche che li collocano e poi li piazzano
nei vari fondi servono titoli comunque quotati, per i quali avere dei
prezzi di mercato giornalieri. Ma alle stesse banche collocatrici ed
alla Fiat in primis magari secca curare un placement a Wall Street con
le noiose normative della SEC.
Dopo tutto il
bombardamento mediatico sul Marchionne eroe dei due mondi, comprensivo
di articolo di ieri sul Corriere che spacciava come notizia la
descrizione dei nuovi arredi dell'ufficio di Marchionne a Mirafiori, ci
si poteva attendere un'emissione obbligazionaria quotata a Wall Street e
Milano. Mah, misteri della globalizzazione.
Comunque una cosa
è certa. I bond emessi da Fiat Industrial tramite una sua controllata
finanziaria lussemburghese e da essa stessa Fiat Industrial garantiti
sono a tutti gli effetti debito finanziario. Anche se non direttamente
bancario. E sono tanti.
Al lettore le conclusioni di buon senso.14-03-2011]
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INCUBO ATOMICO -
LET’S ROCK! IN CALIFORNIA QUATTRO CENTRALI si trovano giusto sulla
Faglia di Sant´Andrea che da un momento all´altro potrebbe spezzarsi per
IL SEMPRE ATTESO Big One - UN TERZO DEGLI IMPIANTI USA HA GLI STESSI
PARAMETRI DELLA CENTRALE DI FUKUSHIMA - LA PAURA RIESPLODE PROPRIO
MENTRE ANCHE BARACK OBAMA AVEVA DATO L´OK AGLI IMPIANTI...
Angelo Aquaro per
"la
Repubblica"
Come ve la
passereste all´ombra di una centrale nucleare in un posto che si chiama
Canyon del Diavolo e si trova giusto sulla Faglia di Sant´Andrea che da
un momento all´altro potrebbe spezzarsi per quel Big One che inghiottirà
la California? Non è un macabro scherzo. Diablo Canyon e San Onofre
Obispo sono due delle quattro centrali nucleari che illuminano il Golden
State. E piazzate lì appena un quarto di secolo fa.
Alla vigilia dello
scoppio di Chernobyl che nel 1986 avrebbe aperto gli occhi sul terrore a
orologeria. E malgrado gli Usa fossero già passati attraverso l´incubo
di Three Miles Islands: quando nel 1979 si arrivò a quel parziale
meltdown - l´accidentale fusione - che ora rischia di concretizzarsi
nelle quattro centrali giapponesi flagellate da terremoto e tsunami.
Chiaro che dagli
Usa all´Europa l´incubo che si palesa dal Pacifico faccia riesplodere il
dibattito sull´energia atomica. Con il cancelliere tedesco Angela Merkel
che chiede che la questione venga sollevata a livello europeo: perché i
suoi 16 reattori ancora attivi sono circondati dai 59 impianti francesi
e dagli altri camini che si impennano nella repubblica ceca, in quella
slovacca, in Svizzera, in Svezia... Con l´Austria che chiede ai ministri
dell´Ambiente Ue che si riuniscono proprio oggi a Bruxelles di avviare
stress test obbligatori. Con il governo francese di Francois Villon che
promette di trarre gli insegnamenti utili dagli eventi giapponesi. E
naturalmente l´Italia: dove si moltiplicano le richieste al governo di
marcia indietro.
Così la paura
riesplode in tutto il mondo. Proprio mentre il nucleare aveva ricevuto
negli States la benedizione di quel Barack Obama che ha fatto delle
energie alternative un suo caposaldo e che ora Alex Flint - lobbista del
Nuclear Energy Institute - definisce «il presidente a noi più vicino
degli ultimi anni». E certo: pur di liberare gli Usa dalla schiavitù
inquinante di petrolio e carbone Obama e un altro premio Nobel come il
ministro dell´ambiente Steven Chu avevano ridato il via libera.
Otto miliardi di
prestito garantiti appena un anno fa per la costruzione della prima
centrale dopo trent´anni. E la scelta ribadita nei due discorsi sullo
stato dell´Unione - anche ora la Casa Bianca ricorda che l´atomo è solo
una delle numerose opzioni. Tant´è. Entro il 2020 dai 4 agli 8 nuovi
impianti dovrebbero entrare in funzione negli Usa.
Dove già sono
attivi 104 reattori in 31 stati. E in costruzione 3 dei 65 nuovi
reattori che stanno sorgendo in tutto il mondo coperto già da 440
impianti. Certo: tutti giurano che l´obiettivo primo è naturalmente la
sicurezza. Ma quale? Un terzo degli impianti Usa ha gli stessi parametri
della centrale giapponese di Fukushima. Che infatti aveva affrontato
stress test per una scossa che non superasse i 7.9 gradi Richter: e non
quell´8.9 ieri "corretto" addirittura a 9.0.
Eppure non c´era
bisogno di assistere al nuovo olocausto giapponese per segnalare - come
ha fatto una commissione bipartisan la settimana scorsa - che «la
raccolta di scarti nucleari in un´area a rischio sismico come la faglia
di Sant´Andrea non è più tollerabile». Niente: «È tutto a posto». Come
venerdì scorso. Quando gli Usa hanno dato l´allarme tsunami per la
California, anche a Diablo Canyon è scattato l´allarme: Unusual Event.
Poi tutto è tornato come prima.14-03-2011]
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WIKILEAKS SBUCCIA
IL BANANA AMERIKANO - NEI (ROMPI)CABLO è SPIFFERATO LO SCONTRO CON
CIAMPI, CONTRARIO AD UNA GUERRA IN IRAQ: “IL QUIRINALE NON VUOLE
L’INTERVENTO MILITARE E IL PREMIER CHIEDE PRESSIONI DELL’AMBASCIATA USA
PER CONVINCERLO” - SI DIMETTE IL PORTAVOCE DELLA CLINTON CHE CRITICò IL
PENTAGONO PER IL TRATTAMENTO CARCERARIO DI Bradley Manning, il soldato
USA considerato la principale talpa di Wikileaks
1 - "COSÌ
BERLUSCONI HA PORTATO L´ITALIA SULL´ORLO DI UNA GUERRA"
Francesca Caferri per "la
Repubblica"
«Il governo
Berlusconi ha portato un Paese che chiaramente si opponeva alla guerra
il più vicino possibile allo status di Paese belligerante». L´opinione
dell´allora ambasciatore americano a Roma Mel Sembler è contenuta in un
cablogramma classificato come "segreto" e inviato il 5 dicembre 2003 da
Via Veneto al dipartimento di Stato di Washington.
«Senza la
pressione del Vaticano, la dura opposizione di parte del mondo politico
e dell´opinione pubblica alla guerra e il disagio all´interno della
coalizione di governo di fronte alla prospettiva dell´uso della forza,
avrebbe potuto fare anche di più» continua Sembler. «Stando così le cose
comunque, l´Italia, pur non avendo mandato soldati sul terreno, ha
contribuito molto nell´aiutare la coalizione a vincere la guerra in
Iraq».
Il documento, che
fa parte di quelli ottenuti da WikiLeaks e pubblicati in esclusiva per
l´Italia da Repubblica e l´Espresso, racconta il contributo italiano a
sostegno dell´operazione Iraqi Freedom e il quadro politico che lo ha
circondato. L´Italia è stato un eccellente alleato degli Stati Uniti
nella fase di preparazione e attuazione della guerra in Iraq.
Nonostante
l´opposizione della popolazione e le perplessità dell´allora capo dello
Stato Carlo Azeglio Ciampi, il governo di Silvio Berlusconi ha fatto
l´impossibile per sostenere gli alleati americani nello sforzo bellico,
forzando la mano a Parlamento e Quirinale, arrivando ad autorizzare il
passaggio di armi di distruzione di massa sul territorio italiano e
rendendo, agli occhi dell´ambasciata di Via Veneto, Roma «un posto
eccellente dove realizzare i nostri affari politici e militari».
Sembler racconta
in dettaglio le manovre messe in atto dall´ambasciata Usa per conseguire
questo traguardo. «Consultazioni regolari hanno mantenuto parlamentari
potenzialmente non concordi in linea» scrive il diplomatico americano.
«Le autorità di pubblica sicurezza hanno evitato che gruppi di
manifestanti ben determinati fermassero treni e camion carichi di
materiale statunitense. Il governo ci ha concesso l´uso delle piste
aeree civili di Roma e Milano per i charter che trasportavano truppe e
munizioni».
E infine: «Il
supporto logistico è stato enorme: abbiamo ottenuto quello che abbiamo
chiesto riguardo l´accesso alle basi, il transito, i voli e la certezza
che le truppe potessero muoversi senza problemi attraverso l´Italia per
arrivare in territorio di guerra. Le piste aeree, i porti e le
infrastrutture sono state messe a nostra disposizione. Il porto di
Augusta, in Sicilia, è diventato una base importantissima per i
rifornimenti. Più di mille missioni sono state portate a termine da
Sigonella e Aviano ha sostenuto il maggiore passaggio di C-17 da
combattimento in partenza dal territorio italiano della storia».
Proprio su Aviano
si consumò una crisi, finora rimasta segreta, fra Berlusconi e Ciampi:
il presidente, in quel 2003, era molto perplesso di fronte alle scelte
del governo, che avrebbero portato l´Italia - che secondo i principi
fissati dalla Costituzione "ripudia la guerra" - vicinissima a uno stato
di belligeranza. Per neutralizzare il Quirinale, il capo del governo non
esitò a ricorrere all´aiuto degli americani, arrivando a chiedere che
l´ambasciatore scrivesse direttamente a Ciampi.
Riassume Sembler:
«Il governo italiano con il nostro aiuto ha fatto in modo che Ciampi non
mettesse in discussione la costituzionalità dell´assistenza fornita». Il
diplomatico poi illustra la vicenda nei dettagli: «Il presidente aveva
raggiunto un complicato patto con l´esecutivo, che prevedeva che
l´Italia non fosse coinvolta in "attacchi diretti all´Iraq". Quando ha
visto in televisione che la partenza della 173sima brigata
aviotrasportata da Vicenza per l´Iraq era descritta come un´operazione
offensiva - e quindi di combattimento ndr. - il suo primo pensiero è
stato che il governo aveva violato i patti. L´esecutivo a quel punto ha
lavorato a stretto contatto con noi per mettere a punto tattiche per
essere certi che Ciampi non mettesse in discussione la costituzionalità
della partenza dei militari e ci ha chiesto una lettera con lo scopo di
fermare un possibile intervento dello stesso Ciampi».
Del resto, osserva
Sembler, «Berlusconi ha fatto la scelta strategica di stare dalla parte
degli americani e l´ha mantenuta. Altri avrebbero potuto farsi da parte
sotto la forte pressione della loro stessa coalizione: lui non l´ha
fatto». Tanto forte è la scelta del primo ministro italiano, che non
esita a prendere una decisione inquietante: "Quando abbiamo chiesto al
governo di usare Sigonella (NAS nel documento, Naval Air Station ndr)
come pista secondaria per i voli che trasportavano campioni di armi di
distruzioni di massa (wmd nel documento originale: weapons of mass
destruction ndr.), la nostra richiesta è stata prontamente accettata».
Questo passaggio
apre uno scenario fatto di interrogativi tutti da chiarire: a quali armi
di distruzione di massa fa riferimento? A quelle - poi mai trovate - che
gli americani cercavano in Iraq? A campioni che gli stessi americani
avrebbero trasportato per analizzare eventuali similitudini? Ad armi che
gli Usa trasportarono per rispondere ad un possibile attacco chimico? E
soprattutto: sono mai passate per l´Italia, senza che il Parlamento ne
venisse a conoscenza, queste armi, qualunque fosse il loro uso? Di certo
il documento mostra che avrebbero potuto farlo.
Del resto in quei
mesi il governo italiano lavorò "mano nella mano" con l´esercito
statunitense e con l´ambasciata di Roma. Una collaborazione che spiega
il giudizio entusiasta dell´alleato con cui Sembler chiude la sua
missiva.
Ma che dice anche
perché negli anni successivi, come altri cablogrammi di WikiLeaks hanno
già messo in evidenza, gli Stati Uniti scelsero di passare sopra ai poco
chiari rapporti fra Putin e Berlusconi e alle abitudini non sempre
ortodosse del primo ministro italiano: «Ci si può fidare del governo
Berlusconi per quanto riguarda la gestione di complicate questioni di
sicurezza» conclude Sembler. «Se ci fosse stato un altro governo, in
particolare di centro-sinistra, avremmo avuto di fronte una situazione
ben più complicata. L´Italia è un posto eccellente per portare avanti i
nostri affari politici e militari, anche se va sempre usata una buona
dose di pazienza».
2 - CRITICÒ IL
PENTAGONO: WIKILEAKS IL PORTAVOCE DI HILLARY SI DIMETTE
Da "La
Stampa"
Dopo 48 ore di
polemiche, il portavoce del Dipartimento di Stato Philip J. Crowley ha
annunciato le sue dimissioni, già accettate «con rammarico» da Hillary
Clinton. Due giorni fa, parlando con gli studenti del Massachusetts
Institute of Technology, Crowley aveva detto che il trattamento
riservato dal Pentagono a Bradley Manning - il soldato americano
considerato la principale talpa di Wikileaks - era «stupido e
controproducente». Alla domanda se quella frase potesse essere citata,
Crowley aveva risposto ai giornalisti: «Certamente».
Manning è detenuto
in un braccio di isolamento a Quantico, in Virginia. Secondo il suo
avvocato, ogni notte viene spogliato e costretto a dormire in mutande.
Gli vengono inoltre confiscati gli occhiali da vista, impedendogli di
vedere chiaramente, e gli è stato imposto un «grembiule antisuicidio»,
che lui definisce particolarmente scomodo. Secondo il Pentagono, queste
sono le misure di routine per i detenuti a rischio suicidio. Venerdì,
rispondendo a una specifica domanda su questo punto, Obama aveva detto:
«Al Pentagono mi hanno garantito che il soldato Manning viene trattato
secondo gli standard appropriati».14-03-2011]
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LA NUOVA AUSTERITÀ
DI EMMA SCATENA I MALUMORI DEI PICCOLI DI CONFINDUSTRIA - LE GRANDI
RISTRUTTURAZIONI DI PASSERA: PALAZZO COMIT DI PIAZZA SCALA - ALLA
FONDAZIONE DI VENEZIA È IL GIORNO DEL GRAN CONSIGLIO SU SEGRE (DOPO LA
CONDANNA IN APPELLO): IN SOCCORSO ARRIVA REVIGLIO, "MAESTRO" AMATO - IL
GRANDE SCHERMO DI BENETTON - PROFUMO DI INKIESTA AL FORUM
SULL’INFORMAZIONE
A cura di Carlo
Cinelli e Federico De Rosa per il "CorrierEconomia" del "Corriere della
Sera"
1
- L' austerity
di Marcegaglia. Vincenzo Boccia, il presidente dei Piccoli di
Confindustria, ha un bel daffare per tenere i suoi associati uniti e
sedare i malumori provocati dal decreto sulle fonti rinnovabili. Lo sta
facendo con impegno, ancor più meritorio considerato che per quest'anno
sembra in forse il tradizionale convegno di Primavera di Confindustria
che sarebbe toccato proprio ai Piccoli promuovere e gestire. E sì perché
i «tagli» promessi da Emma Marcegaglia («meno convegni, più forza ai
territori» ...) cominciano proprio da lì. Si riparerà, forse, con
un'assise a porte chiuse a maggio.
2 -
La ristrutturazione di Passera. Disegnato nel 1911 da Luca Beltrami, il
palazzo Comit di piazza Scala, una delle sedi più prestigiose di Intesa
Sanpaolo, da oggi si prepara a nuovi allestimenti. La banca guidata da
Corrado Passera trasloca in via Verdi, nella sede Cariplo. Il palazzo,
che ora accoglie in un'ala anche la Fondazione dedicata a Raffaele
Mattioli , invece, si prepara a diventare museo e sede di iniziative
culturali.
3
- La leggerezza di Segre. Sarebbe il giorno del gran consiglio su
Giuliano Segre, il presidentissimo (dagli anni Ottanta) incappato nella
condanna a quattro anni in appello per il crac Dalle Carbonare Trevitex.
Per la condanna in primo grado il consiglio della Fondazione di Venezia
aveva rinnovato fiducia e mandato, questa volta l'unanimità vacilla.
In ogni caso in
Fondazione si ostenta serenità: oggi l'ospite è Franco Reviglio , tra
l'altro antico e grande amico di Segre, per la presentazione del suo
ultimo volume Goodbye Keynes? Le riforme per tornare a crescere .
4
- Il grande
schermo di Benetton. Per la prima anteprima dopo l'acquisto della catena
Cinecity, The Space cinema porta 120 vip stasera a Treviso. Per loro
l'anteprima nazionale di Nessuno mi può giudicare. Gli onori di casa
toccano ad Alessandro Benetton con il ceo di The Space Giuseppe Corrado
. In sala il regista Massimiliano Bruno e gli attori: Raoul Bova Rocco
Papaleo e Lucia Ocone .
5
- Bella domanda. Si può migliorare la qualità dell'informazione
economica e politica in Italia? Se ne parla mercoledì a Milano in un
incontro organizzato da Rena, il giornale online Linkiesta. it e lo
Iulm. Al tavolo Alessandro Profumo, Giovanni Puglisi ed Enrico
Giovannini.14-03-2011]
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GABA GABA HEY HEY!
– FUORI UNO! LA MITOLOGICA MI-JENA GABANELLI E SIGFRIDO RANUCCI ASSOLTI
DALL’ACCUSA DI DIFFAMAZIONE – “IL FATTO CHE NON SUSSISTE” È LA QUERELA
DEL LEGHISTA POLLEDRI (RESPONSABILE DELLE POLITICHE ENERGETICHE DEL
CARROCCIO), CHE IN CAMPAGNA ELETTORALE GRIDAVA AI QUATTRO VENTI CHE LA
CONDUTTRICE DI “REPORT” AVREBBE DOVUTO PAGARGLI UN DANNO DI 300MILA
(ANSA) -
Il
tribunale di Piacenza ha assolto perche' il fatto non sussiste, il
giornalista di Report Sigfrido Ranucci, che era accusato di
diffamazione, e la conduttrice Milena Gabanelli, cui era contestato
l'omesso controllo, che erano stati querelati dal parlamentare della
Lega Nord Massimo Polledri, per una puntata del 2 novembre 2008 sulla
Sogin e sul nucleare a Caorso (Piacenza).
L'intera vicenda
giudiziaria ha come fulcro una lettera del gennaio 2004 a cui si fece
riferimento durante la trasmissione televisiva e indirizzata
dall'onorevole Massimo Polledri (allora responsabile per le politiche
energetiche della Lega Nord) al generale Carlo Jean, allora commissario
straordinario della Sogin (la societa' che si occupa della dismissione
del nucleare in Italia).
Missiva
indirizzata anche al ministro Giulio Tremonti, a Umberto Bossi e a due
sottosegretari. Il parlamentare scrive a Jean lamentandosi che non sono
stati investiti soldi con societa' di comunicazione presenti sul
territorio. Report dimostro' come pochi mesi dopo vennero stanziati
200.000 euro alla Integra Solution di Forli', societa' con la quale il
parlamentare piacentino risulta aver avuto rapporti. Una circostanza per
la quale Polledri si senti' diffamato. Ipotesi, pero', respinta dal
tribunale piacentino.
La decisione del
giudice Adele Savastano e' arrivata al termine di un'udienza durata
circa un ora e mezza, ma dopo una camera di consiglio brevissima (10
minuti). Presenti in aula il pubblico ministero Ornella Chicca, Polledri
come parte civile (assistito dall'avvocato Guido Gulieri) e un pool di
avvocati della Rai a difesa dei giornalisti di Report, guidato da
Caterina Malavenda.14-03-2011]
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1- L’INCUBO
NUCLEARE ANGOSCIA IL GIAPPONE E IL MONDO, C’É IL RISCHIO CHE ESPLODA
ANCHE UN ALTRO REATTORE DELLA CENTRALE NUCLEARE DI FUKUSHIMA (140 MILA
EVACUATI). E SI TEME LO STOP ALL’EROGAZIONE DELL’ELETTRICITÀ A PARTIRE
DALL’AREA DI TOKYO. SOLO NELLA PREFETTURA DI MIYAGI SI CONTANO OLTRE
10.000 MORTI - 2- UN’APOCALISSE CHE HA SUBITO TROVATO, DALLE PARTI DEL
CAMPIDOGLIO, IL SUO SCIACALLO ATOMICO, NELLA PERSONA DEL PRIMO
CITTADINO, ALE-DANNO: "LA CANDIDATURA ALLE OLIMPIADI DI TOKYO ERA ED è
DA VALUTARE CON MOLTA ATTENZIONE" - 3- SI PUò APPROFITTARE DI UNA
TRAGEDIA IMMANE PER COSE DEL TIPO: "QUANDO UN PAESE DEVE ESSERE
RICOSTRUITO è DIFFICILE CHE SI DIA PRIORITà AGLI IMPIANTI SPORTIVI"?
L'ARRIVO DELLA
GRANDE ONDA
http://video.corriere.it/tsunami-si-abbatte-miyagi/45ead86c-4d51-11e0-a87d-745e25f97bf2
1- VERGOGNIAMOCI
PER LUI
(Adnkronos) - "La candidatura alle Olimpiadi di Tokyo
era ed e' da valutare con molta attenzione. Non e' mai avvenuto che si
creassero questi cortocircuiti; quando un paese deve essere ricostruito
e' difficile infatti che si dia priorita' agli impianti sportivi". Lo ha
detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della
commemorazione di Angelo Mancia, tipografo del 'Secolo d'Italia' ucciso
nel 1980 sotto la sua abitazione, in via Federico Tozzi, riferendosi a
quelle che potrebbero essere le conseguenze del terremoto giapponese
sulla questione olimpica.
"Sono due cose che
devono rimanere indipendenti per evitare strumentalizzazioni. Siamo
tutti molto vicini al popolo giapponese - ha concluso il sindaco di Roma
- che sara' aiutato anche a livello internazionale, ma la questione
olimpica e' un'altra storia".
FUKUSHIMA, RISCHIO
DI FUSIONE IN 2 REATTORI. OLTRE 10.000 MORTI IN PREFETTURA DI MIYAGI -
MAGNITUDO RIVISTA A 9.0 RICHTER. DOPO IL TERRIBILE SISMA, ORA L'INCUBO
NUCLEARE
Ansa.it
Il governo
giapponese ha parlato di possibili rischi di processo di fusione nei
reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n.1, sulla costa nordest del
Giappone, colpita venerdì scorso dal terremoto e dal seguente tsunami.
Ora rischia di esplodere il reattore n.3. E intanto continua a crescere
il bilancio delle vittime: 1.600. Ma nella sola prefettura di Miyagi se
ne stimano più di 10 mila.
E l'impatto del
sisma sull'economia giapponese sarà "considerevole". Lo ha detto il
portavoce del governo.
OLTRE 10.000 MORTI
A MIYAGI
- Sono più di
10.000 i morti stimati nella prefettura di Miyagi, una delle più colpite
dal terremoto-tsunami di verndì. Lo riferisce la tv pubblica, la Nhk,
citando fonti della polizia. "Non ho alcun dubbio", ha detto Naoto
Takeuchi, capo della polizia della prefettura di Miyagi, nel resoconto
della Nhk, in relazione alla stima catastrofica. Il capoluogo Sendai,
infatti, è stato devastato dall'onda anomala di oltre 10 metri di
altezza e centinaia di corpi sono stati rinvenuti lungo le coste della
prefettura. Il bilancio ufficiale, tuttavia, parla di poco più di 800
vittime, che fanno di Miyagi la prefettura più colpita.
RISCHIO ESPLOSIONE
A REATTORE N3
- C'é il rischio
che il reattore n3 di Fukushima, ora sotto stress, possa avere
un'esplosione simile a quella del reattore n1. Lo ha detto il capo di
gabinetto, Yukio Edano, parlando dell'accumulo di idrogeno a causa della
decompressione in corso.
"Anche se in
teoria si verificasse l'esplosione, il reattore non avrebbe problemi",
ha spiegato Edano, ripercorrendo quasi lo stesso copione di ieri,
proprio i relazione a quanto accadrebbe al cosiddetto 'piano operativo',
la grande camera sistemata sul reattore. Edano ha anche sottolineato che
"il volume delle radiazioni del reattore n1 sta scendendo velocemente.
POSSIBILE STOP
ELETTRICITA' - L'erogazione dell'elettricità potrebbe subire
un'interruzione, a partire dall'area di Tokyo, a causa dello stop degli
impianti nucleari. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e
Industria, Banri Kaieda, in una conferenza stampa.
MAGNITUDO RIVISTA
A 9
- La magnitudo del
terremoto che ha colpito il Giappone e' stata rivista a 9 contro la
precedente stima di 8.8 (era di 8,9 secondo l'Usgs). Lo ha reso noto
oggi l'Agenzia meteorologica giapponese (Jma), aggiungendo che si tratta
di un sisma tra i piu' potenti mai registrati.
I MORTI SONO CIRCA
1.600
- E' di quasi
1.600 morti l'ultimo bilancio del sisma che ha devastato venerdì il
nord-est del Giappone. Lo ha reso noto la polizia giapponese. Le persone
disperse sono 642, secondo l'ultimo bilancio della polizia. L'agenzia
Kyodo parla invece di 1.167 dispersi.
In comunicazioni
successive, la confermato oggi la morte di 688 persone alle quali si
aggiungono almeno 200-300 cadaveri ritrovati a Sendai, capitale della
prefettura di Miyagi, colpita da onde alte 10 metri. Altri 300 e 400
corpi sono stati trovati dall'esercito nel porto di Rikuzentakata e 200
nella località costiera di Higashimatsushima, sempre nella prefettura di
Miyagi. I feriti sono 1.570, secondo l'ultimo bilancio provvisorio della
polizia, mentre i dispersi sono 642 persone. Secondo l'agenzia Kyodo,
1.167 persone risultano disperse nella prefettura di Fukushima, vicina
alla zona più colpita dal terremoto e dal sisma.
RISCHI FUSIONE IN
2 REATTORI -
Il governo giapponese ha messo in guardia dai rischi di processo di
fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n1, colpita venerdì
scorso dal terremoto e tsunami. "Riteniamo sia altamente possibile che
si sia verificata una concentrazione", ha risposto in conferenza stampa
il portavoce del governo, Yukio Edano, quanto ai rischi di fusione: "non
possiamo verificare ciò che accade nel cuore del reattore, ma stiamo
facendo passi in avanti rispetto a questa ipotesi".
Parlando dei
lavori di messa in sicurezza dei due reattori di Fukushima, Edano ha
riconosciuto che i livelli di radiazione sono saliti per lo sfogo di
vapore leggermente contaminato, tra le operazioni per abbassare la
pressione combinata al pompaggio di acqua di raffreddamento.
"L'aumento dei
livelli di radiazioni è stata finora nel range previsto, mentre
continuano le attivita", ha osservato ancora Edano, aggiungendo che le
fluttuazioni dei livelli radioattivi non comportano preoccupazioni per
la salute. "E' però verosimile vedere più fluttuazioni, mentre
continuano le operazioni di decompressione", ha concluso. Da parte sua,
anche Tepco, il gestore dell'impianto, ha ribadito non ci sono rischi di
contaminazione.
AIEA, 140 MILA
EVACUATI DA AREA FUKUSHIMA
- Sono circa 140
mila le persone evacuate dall'area in cui sorgono Fukushima 1 e
Fukushima 2, le due centrali nucleari rimaste danneggiate dal violento
sisma che ieri ha colpito il Giappone. Lo ha reso noto stasera l'Aiea,
l'Agenzia dell'Onu per l'energia nucleare, in un comunicato diffuso
dalla sua sede di Vienna dopo avere ricevuto informazioni direttamente
dalle autorità nipponiche. Secondo l'Aiea, dall'area di Fukushima 1 sono
state allontanate 110 mila persone che si trovavano all'interno di un
raggio di 20 chilometri dall'impianto. Dall'area attorno alla seconda
centrale sono state fatte evacuare 30 mila persone. La procedura,
secondo l'Aiea, è stata completata. 13-03-2011]
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COTOLETTA ALLA
MILANESE - SEMPRE PIù NEI GUAI l´ex ufficiale della Finanza, originario
dell´Irpinia, che ha scalato i livelli della politica all´ombra di
Giulio Tremonti, diventando prima parlamentare e poi consigliere
politico del ministro dell´Economia - L’ACCUSA: MARCO Milanese
assicurava incarichi di prestigio nelle società controllate da
Finmeccanica in cambio di denaro - IL SUMMIT TRA I PM DI ROMA E
NAPOLI...
Conchita Sannino
per
la Repubblica
Sei ore e mezza di
perquisizione. E il computer del numero due di Finmeccanica, Lorenzo
Borgogni, insieme con alcuni corposi faldoni, lasciano quelle scrivanie,
portati via dagli inquirenti a metà pomeriggio.
La Procura di
Napoli bussa di buon´ora al quartier generale delle relazioni esterne di
Finmeccanica, il cui vertice, tuttavia, non risulta indagato. In realtà,
il pubblico ministero Vincenzo Piscitelli e i suoi detective approdano
al palazzone di piazza Montegrappa, a Roma, seguendo nuove tracce sulla
attività del deputato Pdl Marco Milanese, l´ex ufficiale della Finanza,
originario dell´Irpinia, che ha scalato i livelli della politica
all´ombra di Giulio Tremonti, diventando prima parlamentare e poi
consigliere politico del ministro dell´Economia.
Secondo l´accusa,
Milanese assicurava incarichi di prestigio nelle società controllate da
Finmeccanica in cambio di denaro. L´ipotesi: corruzione. Tra il deputato
ed ex finanziere dalle tre lauree e i beneficiati di quelle nomine,
però, non correvano buste sospette o compromettenti valigette.
Le cosiddette
«dazioni», stando alla ricostruzione, erano appena più raffinate. Si
risolvevano in formidabili giri di denaro, irrituali leasing a sei zeri,
compravendite giocate al di là di qualunque base di mercato. Tutto ruota
intorno a beni di lusso. Come la barca di 15 metri, valore iniziale 2
milioni di euro, che Milanese avrebbe venduto a condizioni irripetibili
e sospette. Come un immobile di cui il consigliere di Tremonti si
sarebbe ugualmente liberato, sempre con straordinaria fortuna. E altri
preziosi scambi.
Si tratta di un
secondo filone d´indagine dopo il blitz napoletano dello scorso
dicembre, battezzato "Operazione Malta", che aveva portato in carcere
una cricca specializzata in frodi fiscali per 30 milioni di euro. Uno di
questi indagati, Paolo Viscione, intercettato prima di finire in manette
si era sfogato al telefono contro le presunte condotte di Milanese,
indicandolo a terzi con irripetibili epiteti e lasciando credere di
avergli "dovuto" versare in più occasioni un piccolo patrimonio. Tutto
in cambio del presunto silenzio sui suoi affari illeciti.
Già in quel filone
Milanese risulta indagato per corruzione. Uno scenario per il quale il
ministro Tremonti dovette affrontare, nei giorni della scorsa vigilia
natalizia, un interrogatorio come persona informata dei fatti da parte
del pm Piscitelli. Gli indagati raccontarono infatti di aver regalato a
Milanese alcuni orologi d´oro che sarebbero poi stati offerti a
Tremonti, a sua insaputa, destinazione poi caduta.
Lo stesso
Milanese, intervistato da Repubblica dopo il blitz, raccontò di avere
incassato la fiducia del ministro e aggiunse: «Ma poi perché sarei
indagato per corruzione? I Viscione? Certo, li conosco, ma cosa
significa. Non ho preso niente da loro, ma se anche fosse stato? In
fondo, mica sono ancora un ufficiale di polizia giudiziaria».
Oggi la sua
situazione si fa più pesante. I tre incarichi di prestigio che avrebbe
ottenuto per i protetti sono stati effettivamente riscontrati nelle
società di Ansaldo Breda sede di Napoli, Ansaldo Energia e Oto Melara.
Favori ottenuti grazie ai fluidi rapporti che Milanese intratteneva con
il numero uno del colosso Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, e
con lo stesso Borgogni. Quest´ultimo sarà comunque interrogato nelle
prossime ore in qualità di teste dal pm Piscitelli.
2- «GRUPPI
SEGRETI» , IL SUMMIT TRA I PM DI ROMA E NAPOLI
Giovanni Bianconi per
Corriere della Sera
S'intrecciano le
inchieste giudiziarie su appalti, presunte associazioni segrete, lobby
potenzialmente illegittime e grandi enti pubblici condotte dalle Procure
di Roma e di Napoli. Ieri i magistrati che nella capitale indagano su
alcuni affari gestiti da società legate a Finmeccanica e sul gruppo di
potere occulto soprannominato P3 si sono riuniti con quelli che, nel
capoluogo campano, ritengono di aver individuato un «sistema parallelo»
in grado di condizionare l'attività di organi costituzionali e della
pubblica amministrazione, ribattezzato P4.
E nel corso della
trasferta romana il pubblico ministero napoletano Henry John Woodcock ha
ascoltato come persona informata sui fatti il capo della Direzione
relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgogni, a sua volta
inquisito in un troncone dell'inchiesta romana sull'ente pubblico. Il
coordinamento tra il lavoro delle due Procure s'è reso evidentemente
necessario perché ci sono punti di contatto in ciò che hanno scoperto
gli inquirenti nelle rispettive attività.
Da un lato due
inchieste separate: le presunte tangenti per gli appalti gestiti da
Finmeccanica e la cosiddetta P3 che ruotava intorno a Flavio Carboni,
Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi (tra gli indagati figurano anche i
parlamentari del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri e Nicola
Cosentino);
dall'altro quella
sul gruppo riunito intorno all'uomo d'affari Luigi Bisignani, indagato
principale per la P4, interessato a vari aspetti che coinvolgono pure le
aziende a partecipazione statale, comprese nomine e finanziamenti. È già
la seconda volta che Woodcock ascolta come testimone Borgogni.
In precedenza,
circa un mese fa, era stato ascoltato al pari del presidente di
Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini. Tra gli argomenti degli
interrogatori i rapporti con Luigi Bisignani. Il quale vanta conoscenze
influenti nel mondo della politica, della finanza e degli apparati di
sicurezza, che nella ricostruzione dell'accusa avrebbe utilizzato anche
per fini illegittimi, partecipando a un «articolato meccanismo illecito»
dedito fra l'altro alla «acquisizione illegale e alla gestione di
notizie riservate e secretate per scopi e finalità diverse e lontane da
quelle istituzionali» .
Sempre ieri
Borgogni è stato ascoltato nell'ambito di un'altra indagine napoletana
in cui il deputato del Pdl Marco Milanese, consigliere politico del
ministro dell'Economia Tremonti, è inquisito per corruzione.
L'inchiesta, condotta dal pm Vincenzo Piscitelli, ipotizza che Milanese
abbia pilotato delle nomine di dirigenti in almeno tre società
controllate da Finmeccanica - Oto Melara, Ansaldo Energia e Ansaldo
Breda - in cambio di favori dal consistente ritorno economico e altre
«utilità» .
Borgogni e il suo
ufficio avrebbero fatto da «transito» delle segnalazioni, giunte da
Milanese e arrivate fino ai vertici che poi hanno deciso l'assegnazione
degli incarichi. Per questo motivo venerdì gli uffici delle Relazioni
esterne di Finmeccanica sono stati perquisiti, e l'esame del
responsabile proseguirà in un prossimo interrogatorio
13-03-2011]
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1- CHI È IL
REGISTA DELLA PARTITA DELLE NOMINE? CHI DECIDE I NUOVI VERTICI DI ENI,
ENEL, FINMECCANICA, TERNA, POSTE? LE COPPIE CONTRO BERLUSCONI-LETTA E
BOSSI-TREMONTI? - 2- O MAGARI C’È UNA REGIA "NON MOLTO CHIARA" CHE
DECIDERÀ IL DESTINO DI SCARONI O SARMI O DEL NEO-LEGHISTA PONZELLINI
ALLA BANCA DEL SUD (CHE GESTISCE IL FONDO DI GARANZIA PER LE PICCOLE E
MEDIE IMPRESE, IL 70% DELLE QUALI SI TROVA AL CENTRO NORD)? - 3- E CHE
NE DITE DEL POSSIBILE RITORNO DI "ARROGANCE" PROFUMO NEL CDA DELL’ENI
COME AMMINISTRATORE INDIPENDENTE. UNA POSIZIONE DI SECONDA FILA, MA
OCCUPATA DA UN NOME PESANTE COME UN MACIGNO CHE OSCILLA SULLA TESTA DI
SCARONI - 4- PROFUMO, PRIMA USCITA DA EX BANCHIERE, SCORTATO DALLA
"VELINA" GAD LERNER: "LA MIA LIQUIDAZIONE DI 40 MILIONI DI EURO? IL
PROBLEMA VERO: NON È QUANTO GUADAGNA PROFUMO MA QUANTE TASSE PAGA
PROFUMO E QUANTO EVADONO ALTRI
1- BANCA DEL SUD A
PONZELLINI E IL RITORNO DI PROFUMO
Sergio Rizzo per il
Corriere della Sera
Che negli ambienti
di governo si faccia il nome di Massimo Ponzellini come futuro timoniere
della tremontiana Banca del Mezzogiorno non può essere giudicata una
sorpresa. Non tanto perché sia ormai pacifico che l'ex giovane manager
prodiano dell'Iri è tenuto da tempo in palmo di mano da Giulio Tremonti,
il quale già nel 2001 l'avrebbe voluto al ministero dell'Economia e poi
gli ha consegnato prima Patrimonio spa e quindi il Poligrafico dello
Stato.
Ma neppure perché,
grazie alla proprietà transitiva, l'ex vicepresidente bolognese della
Banca europea per gli investimenti sia entrato nelle grazie di Umberto
Bossi al punto da farsi battezzare in questo modo dal capo del
Carroccio: «Qualche amico la Lega lo ha alla Banca popolare di Milano.
Ponzellini lo abbiamo nominato noi» . C'è infatti di più. C'è la
prospettiva che anche le banche popolari, e in testa a tutte proprio
quella di Milano, siano della partita insieme alle Poste e magari ad
altri istituti di credito come le banchette cooperative.
Chi, allora,
meglio di Ponzellini per gestire una Banca del Mezzogiorno così
composta, che per giunta avrà una forte impronta nordista ? Basta dire
che la futura banca altro non è che il Mediocredito centrale: ex
istituto del Tesoro «ripubblicizzato» (Unicredit lo vende alle Poste,
mantenendo un'opzione per riacquistare il 10%) al quale verrà cambiato
nome.
E si dà il caso
che il Mediocredito gestisca il fondo di garanzia per le piccole e medie
imprese, il 70% delle quali si trova al Centro Nord. Curioso, no? Per
quanto nemmeno politicamente sorprendente, l'eventuale arrivo alla Banca
del Mezzogiorno di uno dei commensali dell'ultima cena degli Ossi di
Calalzo di Cadore con Bossi e Tremonti sarebbe davvero l'unica vera
sorpresa della nuova tornata di nomine pubbliche.
L'unica, se si
eccettua il possibile ingresso dell'ex amministratore delegato di
Unicredit Alessandro Profumo nel consiglio dell'Eni come amministratore
indipendente. Una posizione di seconda fila, ma occupata da un nome
pesante come un macigno. Per il resto, prepariamoci alla solita scena.
Assisteremo al terzo mandato di Fulvio Conti all'Enel e di Paolo Scaroni
all'Eni? Possibilissimo.
Come non è affatto
improbabile che alla Finmeccanica venga confermato Pier Francesco
Guarguaglini, il quale ha appena festeggiato i suoi 74 anni. Resterà
magari con il ruolo di presidente affiancato da manager interni come
Giorgio Zappa, Giuseppe Zampini o Giuseppe Orsi, come ha ipotizzato una
settimana fa su questo giornale Mario Sensini?
E i presidenti di
Eni ed Enel, anche quelli finiranno per essere rinnovati nonostante le
pressioni della Lega per avere una poltrona di peso anche lì? Chissà.
Roberto Poli (Eni) e Piero Gnudi (Enel) sono coetanei ed entrambi stanno
seduti su quelle poltrone da nove anni. Ma fra i due c'è qualche
differenza. Poli è stimatissimo da Berlusconi, al punto da avere anche
un posto nel consiglio di amministrazione della Mondadori.
Gnudi è invece
considerato più vicino al suo conterraneo Pier Ferdinando Casini, nove
anni fa presidente della Camera e ora invece all'opposizione. Fin troppo
facile ipotizzare chi dei due verrebbe sacrificato a Bossi se proprio
fosse necessario. Anche perché non è detto che vada in porto il disegno
della Lega: mettere le mani sulle Poste.
L'amministratore
delegato Massimo Sarmi, anch'egli ininterrottamente sullo stesso scranno
da nove anni, è stato collocato lì nel 2002 per volontà dell'attuale
nemico giurato di Berlusconi. Ovvero, Gianfranco Fini. Ma con il tempo
ha trovato il modo di crearsi altre sponde. Tanto a sinistra, quando era
necessario, quanto a destra. Soprattutto ha stretto un'alleanza di ferro
con la Cisl, organizzazione sindacale potentissima alle Poste.
Non a caso il
presidente Giovanni Ialongo è l'ex segretario dei postali di quella
organizzazione sindacale. Non è quindi da escludere che Sarmi sia
avviato a battere il record del quarto mandato consecutivo, nonostante
la Lega abbia rivendicato il suo posto. Per chi? Il loro candidato è
l'amministratore delegato della Consip Danilo Broggi.
Ma c'è pure chi
immagina sofisticate variazioni sul tema, tipo l'ex direttore generale
della Rai e attuale amministratore delegato di Terna Flavio Cattaneo
(che però difficilmente si muoverà), o l'intraprendente presidente
dell'Inps Antonio Mastrapasqua, apparso anche come protagonista negli
spot televisivi del suo istituto. Suggestioni. Ma anche se diventassero
realtà, la sostanza non cambia.
Il rituale è
identico, ingessato ormai da dieci anni. Perché è da un decennio ormai
che a decidere sono sempre le stesse persone: il governo di Silvio
Berlusconi e il suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel ruolo di
azionista. Nel breve intervallo di due anni del centrosinistra, fra il
2006 e il 2008, il governo di Romano Prodi non volle fare le nomine
delle grandi holding pubbliche pur avendone tecnicamente la possibilità.
Investito dalle
polemiche sollevate dal centrodestra ancor prima che potesse decidere,
il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, scomparso a dicembre
del 2010, rinviò le assemblee a dopo le elezioni. Restituendo così la
palla a Tremonti. E da un decennio anche i destinatari di quegli
importanti incarichi, in un Paese con una classe dirigente sempre più
vecchia, sono sempre gli stessi.
Il mercato ama la
stabilità, si dice. Così al massimo, nel gioco della lottizzazione, ci
si scambia le poltrone dei comprimari. Passando da un consiglio
all'altro. Senza sapere perché, né di chi sia davvero la regia di certi
spostamenti. Ma con il sospetto che una regia ci sia, e non molto
chiara. Forse più che un sospetto.
2- PROFUMO, PRIMA
USCITA DA EX BANCHIERE «LA MIA LIQUIDAZIONE? PAGO LE TASSE, ALTRI
EVADONO»
Paola Pica per il Corriere della Sera
Viene presentato
come «top manager e imprenditore» , è scritto anche nel programma, ma
nessuno riesce poi a rispettare la consegna: lui per primo, che risponde
sempre da banchiere, scattando in difesa della categoria. «Avete
ragione- ammette quando Gad Lerner glielo fa notare tra le risate del
pubblico- sono entrato in banca a 21 anni e ci sono rimasto fino a 54.
Il mio mestiere mi è sempre piaciuto e mi piace ancora. Con questo non
dico che continuerò a farlo, non so nemmeno io cosa farò» .
Alessandro Profumo
sceglie Trieste per la sua prima uscita pubblica a quasi sei mesi
dall'addio a Unicredit. E' qui, l'ex amministratore delegato dato in
corsa per un incarico Ue, a parlare di «Economia egoista, economia
amica. La responsabilità sociale delle imprese tra illusione e realtà» .
Incontro organizzato dal «Piccolo» con la fondazione Illy e Nordest
Europa.
«Alessandro
Profumo e io siamo legati da amicizia e affetto ma proverò a fare la
carogna» promette Lerner, che attacca a più riprese sugli eccessi della
finanza, sui compensi stellari dei suoi protagonisti, compreso quello di
Profumo liquidato con 40 milioni di euro, sulle relazioni del
capitalismo italiano con i fondi sovrani arabi. «Il mio compenso? E'
stato costruito dal consiglio di amministrazione assumendo i parametri
del terzo quartile delle banche europee- non si sottrae Profumo -. Se il
signor Profumo fosse andato a lavorare come amministratore delegato in
una di quelle banche sarebbe stato pagato più o meno così.
Detto questo- ha
aggiunto - nego che debbano essere i singoli a fare scelte contro il
mercato. Va rilevato poi che nella cultura cattolica l'alto reddito può
essere un problema, cosa che non avviene in quella protestante dove la
retribuzione è un indicatore delle tue capacità» .
Il problema vero
«non è quanto guadagna Profumo ma quante tasse paga Profumo e quanto
evadono altri. Io pago le tasse volentieri quando so che qualcuno riceve
in cambio servizi sociali, scuole e sanità» . L'altra palla che scotta è
quella dei libici in Unicredit.
«Bisogna capire-
dice Profumo - quali sono le regole di comportamento con questi paesi e
soprattutto se vogliamo " contaminarci" o no. Io ho intrattenuto
relazioni con il governatore della Central Bank of Libya, Farhad
Bengdara, un signore che ha studiato a Londra e che stava cercando di
far crescere la middle class. La sua partecipazione all'aumento del 2008
si è svolta in totale trasparenza» .
Sull'etica
dell'impresa Lerner vuole capire a che punto è la riflessione, perché
quella finanza esplosa nel 2008 ha prodotto «enormi sofferenze sociali»
. «Sono convinto- dice Profumo - che non ci sia alcuna contraddizione
tra la responsabilità e capacità di creare valore. Il capitale va
remunerato. Ma l'impresa può crescere in modo sostenibile se trova
legittimazione nella comunità» .
13-03-2011]
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ruby-gate news! -
spuntano le foto del bunga bunga: autoerotismo e baci saffici - il
progetto di uno studio dentistico per Nicole Minetti - A parte i
bonifici alle ragazze varie e avariate, ci sono sei assegni, cambiati in
contanti dal fido ragionier Spinelli nel dicembre 2010 per un totale di
1 milione e 550.000 euro - In più, un finanziere, che lavora al valico
Italia-Svizzera, e che era in contatto con Lele Mora, ha parlato con i
pubblici ministeri
Piero Colaprico
per la
Repubblica
Lo stillicidio
sull'imputato unico prosegue. Quattro nuovi "cd" sono stati consegnati
ieri dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini agli avvocati di Silvio
Berlusconi. Sono un "supplemento" d'indagine. In totale, i cd
dell'inchiesta salgono a quota ventiquattro. E bisogna tenere gli occhi
fissi sulle due accuse, concussione e prostituzione minorile.
Serve a capire
quello che sta accadendo in vista del processo del 6 aprile, senza farsi
frastornare da pezzi d'intercettazioni e lacerti d'interrogatorio. In
queste nuove carte ci sono - tra l'altro - quattro argomenti. Uno,
alcune fotografie delle ragazze e qualcuna di queste è decisamente
volgare.
Poi, il progetto
di uno studio dentistico super-vip che voleva acquistare Nicole Minetti.
Un'analisi del conto corrente "privato" di Silvio Berlusconi e il ruolo
di un finanziere che sta al valico tra Italia e Svizzera. A che cosa
servono questi "fatti nuovi"? E perché darli così urgentemente ai
difensori?
Cominciamo con "il
senso" delle fotografie. Come si ricorderà, Berlusconi, nelle sue difese
via video ai fan politici, ha raccontato che a casa sua "entrano solo
persone perbene" e che "il bunga bunga è una barzelletta", anzi venite
che vi divertirete, "è tutto lecito".
Purtroppo per lui,
in queste immagini, secondo indiscrezioni, vengono inquadrate proprio
alcune di queste "ragazze perbene" che, in primo piano, sia ad Arcore,
sia altrove, mostrano varie parti del corpo (di solito coperte) e mimano
quello che succede al "tranquillo" bunga bunga al quale aveva invitato i
giovani cattolici: autoerotismo e baci saffici, insomma siamo alla
smentita secca al Berlusconi indignato, quello che rivendica di non
pagare le donne.
Queste immagini, a
quanto si dice, avranno ulteriori riscontri nei file audio: quelli che
si scambiavano le ragazze attraverso i telefonini BlackBerry, e che
saranno allegati (martedì prossimo) all'inchiesta bis, sulla
prostituzione. Con l'ottantenne direttore del Tg4 Emilio Fede, l'agente
in bancarotta Lele Mora e la consigliere regionale Nicole Minetti
indagati principali.
Veniamo, appunto,
a Nicole Minetti. Ha 25 anni e sa quello che rischia, anche per essere
stata mandata ("Ti presenti bene, sei incensurata", le aveva detto
Silvio Berlusconi) in questura, con "l'incarico ministeriale" di
prelevare la minorenne Ruby-Karima. In alcune sue telefonate, lei parla
d'investimenti immobiliari.
In una di ottobre,
con Barbara Faggioli, sempre più triste, sempre più lontana dalle feste
di Arcore, che le domanda: "Va bene, gli chiedo anche quanto vendono al
metro?", la risposta di Nicole è netta: "Ma chi se ne frega, se è 10 o
12, dov'è che vai tu lunedì?! Ecco! chi se ne frega! Eh scusa, non ho
capito (...) chiama e senti se oggi pomeriggio riusciamo ad andare".
La procura ha
rintracciato un architetto: i tempi coincidono e l'idea di Nicole era
creare uno studio dentistico di alto livello. Affare andato a monte,
perché molto, quando si è saputo delle confessioni di Ruby, è andato a
monte nel giro delle habitué delle porno-feste di Arcore.
Infine, sui
rapporti reali tra Fede e Mora, e tra Berlusconi e Mora, e tra tutti
loro con Ruby, c'è davvero da perdere la testa. Ma un fatto è certo.
Berlusconi ha "foraggiato" Mora. E parecchio. Il concetto antimafia di
Giovanni Falcone, Follow the money, segui i soldi, è stato sviluppato
non poco in questa inchiesta.
E così gli
accertamenti sui movimenti bancari di Silvio Berlusconi continuano e le
indagini integrative ritirate ieri in procura dai difensori lo
confermano. A parte i bonifici alle ragazze del bunga bunga, a show girl
e a escort varie, ci sono sei assegni, cambiati in contanti dal fido
ragionier Spinelli nel dicembre 2010 per un totale di 1 milione e
550.000 euro. In più, un finanziere, che lavora al valico
Italia-Svizzera, e che era in contatto con Lele Mora, ha parlato con i
pubblici ministeri. 12-03-2011]
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FINI FREE:
ARCHIVIATA A ROMA L’INDAGINE SULLA CASA DI MONTECARLO - IMMORTAL
POMPETTA: “HO DAVANTI A ME 50 ANNI” - FRATTINI: NOI NON FAREMO IL
NUCLEARE IN ZONE SISMICHE (MA VA?) - RENZI, ITALIA HA PERSO IL TRENO
NUCLEARE:, ORA DIFFICILE RIPARTIRE - CICCHITTO: IL CSM INTERVENGA SU
INGROIA - IL PM: “NON C’ERANO PARTITI, HO SOLO DETTO LA MIA” - ALFANO Dà
RAGIONE A BRUTI INCARCERATI (CHE LO CRITICA) - STORAX CONTRO I
MAGISTRATI QUERELANTI - IL DEMOCRISTIANO FIORONI SI SCOPRE ROTTAMATORE…
1 - FINI,
ARCHIVIATA A ROMA INDAGINE SU CASA DI MONTECARLO...
(LaPresse) - Il Gip, Carlo Figliolia, ha archiviato il
procedimento sulla casa di Montecarlo lasciata in eredità ad AN da una
nobildonna. Nell'inchiesta era indagato il presidente della Camera,
Gianfranco Fini.
2 - GELMINI: GLI
INSEGNANTI PAGATI POCHISSIMO PERCHÉ SONO TROPPI...
Da "La
Stampa" - Gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in
Italia: lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini,
intervistata a «Che tempo che fa», la trasmissione di Fabio Fazio su
RaiTre. «Gli insegnanti sono pagati pochissimo - ha detto - perché sono
troppi», sono un quantitativo «superiore al fabbisogno». Gelmini ha
ricordato che chi insegna in una scuola superiore con 15 anni di
anzianità in Italia prende circa 20 mila euro in meno di un collega
tedesco. «Dobbiamo pagarli adeguatamente - ha sottolineato - ma se
cresce il numero all'infinito sono proletarizzati». I tagli sono stati
fatti sugli sprechi, secondo il ministro che ha detto di non aver
«licenziato alcuno». E proprio i tagli, ha spiegato, hanno permesso di
liberare Fondi serviti per pagare gli scatti di anzianità.
3 - SHOW DEL
PREMIER: HO DAVANTI A ME 50 ANNI...
Da "la
Repubblica" - «Sono stato il presidente del Consiglio che
per più anni ha avuto la responsabilità di condurre il Consiglio dei
ministri, più di De Gasperi» si vanta il premier Silvio Berlusconi sul
palco del Teatro Manzoni di Milano durante la festa per celebrare i 25
anni della sua presidenza al Milan.
Il patron si
presenta per la prima volta in pubblico senza il cerotto che ne segnava
la guancia dopo l´intervento della scorsa settimana. «Per venire qui ho
dovuto fare tre endovene» scherza. Confessa di puntare ai 120 anni con
questo stile di vita. «Ho davanti a me altri 50 anni». Poi chiede a
"Ringhio" Gattuso cosa si sia detto con l´avversario inglese in
Champions, scatenando una rissa: «Presidente, ho perso la testa». E
Berlusconi: «Noi siamo buoni, ma ogni tanto ce ne fanno di così grosse
che perdiamo la testa: a me succede con Bersani».
4 - NUCLEARE,
FRATTINI: DA NOI NESSUNO COSTRUIRÀ CENTRALI IN ZONA SISMICA...
(LaPresse) - "l'Italia non è un Paese paragonabile al
Giappone per intensità sismica. Ed è chiaro che nessuno ha mai
immaginato di fare una centrale nucleare in Italia in zona sismica". Lo
ha affermato il ministro Franco Frattini parlando con i cronisti alla
Farnesina. "Abbiamo fortunatamente zone che sismiche non sono. In più
alle frontiere fra Italia e Francia ci sono decine di centrali nucleari
a pochi chilometri da Torino". Per Frattini "le nuove generazioni non
devono pagare la dipendenza di energia da parte di paesi produttori" e
tornando a quanto accaduto in Giappone per il titolare della Farnesina:
"Non credo che questo giustifichi una rimessa in discussione del piano
italiano verso l'energia nucleare".
5 - RINNOVABILI,
FRANCESCHINI: NUCLEARE È UNA SCELTA SBAGLIATA...
(LaPresse) - "Soprattutto in queste ore è evidente
quanto sia lungimirante la scelta delle energie rinnovabili rispetto
alla scelta sbagliata del nucleare. Noi chiediamo di eliminare tutte le
norme che tolgono gli incentivi". Così Dario Franceschini, capogruppo
del Pd alla Camera, al termine della conferenza dei capigruppo.
6 - GIUSTIZIA:
CICCHITTO, CSM APRA RIFLESIONE SU INGROIA...
(ANSA) -'Qui non e' in discussione la liberta' di
opinione, ma la prevaricazione determinata da un potere giudiziario
gestito nella commistione con l'azione politica. Su questo nodo il Csm
deve aprire una seria riflessione altrimenti dobbiamo prendere atto che
lo stato di diritto e' finito'. Lo afferma il capogruppo del Pdl alla
Camera Fabrizio Cicchitto riferendosi alla partecipazione del Pm Igroia
alla manifestazione sulla Costituzione.
'Il dott. Ingroia
- spiega - ha condannato nato nel corso di una manifestazione politica
indetta contro il governo, l'ineguaglianza che sarebbe provocata dalla
riforma Alfano, ma il primo a coltivare la diseguaglianza a suo favore
e' proprio lui. Da un lato, infatti, Ingroia gode dei rilevanti poteri
di cui usufruisce chi fa parte della magistratura inquirente con le ben
note ricadute sulla liberta' delle persone, sui mezzi di comunicazione
attraverso delicatissimi processi riguardanti i rapporti mafia-politica:
di poteri quali nessun politico si sogna di avere e che possono essere
esercitati solo da chi, essendo magistrato, e' realmente terzo e
autonomo rispetto a tutte le parti processuali o politiche in campo. Per
altro , verso egli fa politica in proprio quasi a tempo pieno con
manifestazioni, articoli, interviste, libri e presentazioni di libri'. '
Un'ultima
osservazione: cosi' come un politico farebbe un atto di straordinaria
presunzione paragonandosi a Giacomo Matteotti - conclude - cosi'
qualsiasi magistrato, anche il piu' meritevole, fa davvero un fuori
d'opera se paragona se' stesso a quel gigante che e' stato Paolo
Borsellino'.
7 - GIUSTIZIA:
INGROIA, HO DETTO LA MIA SU RIFORMA MA AL C-DAY NON C'ERANO PARTITI...
(Adnkronos) - Un magistrato ha diritto di criticare la
riforma della giustizia, mentre la manifestazione del C-day non era
politica. In due interviste, a 'la Repubblica' e alla 'Stampa', il
procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, dice la sua sulla
proposta approvata dal Consiglio dei ministri e spiega che non ha
'alcuna intenzione' di scendere in politica.
'La magistratura
-spiega nel colloquio con 'Repubblica'- non vuole sostituirsi al potere
legislativo ma nel rispetto del potere legislativo un magistrato puo'
esprimere il suo punto di vista tecnico su scelte che rischiano di
essere uno strappo rispetto ai principi fondanti dell'assetto
costituzionale dela giustizia e ai diritti fondamentali dei cittadini'.
In merito alla sua
partecipazione al C-day, Ingroia spiega che 'non era una manifestazione
di partito. Era solo un'iniziativa in difesa della Costituzione. Non
vedo nulla di strano che un magistrato vi partecipi e dica la sua sua un
progetto di riforma costituzionale della giustizia'. Invece 'non mi
sembrano affatto sobri gli attacchi che gettano fango su chi non la
pensa allo stesso modo. Ecco perche'-rimarca Ingroia- ho apprezzato le
parole del ministro della Giustizia, che mostra tolleranza nei confronti
delle opinioni diverse'.
8 -
GIUSTIZIA:BRUTI, RIFORMA EPOCALE E' OCCUPARSI DELL'ORGANIZZAZIONE...
(ANSA) - "La vera riforma epocale sarebbe occuparsi
dell'organizzazione" degli uffici giudiziari. Così il procuratore della
Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, intervenendo a un convegno
in tribunale a Milano, ha fatto riferimento al ddl di riforma della
giustizia messo a punto nei giorni scorsi dal Governo. Dopo avere
premesso di non voler dare giudizi ed entrare nel merito della riforma
della giustizia, Bruti Liberati ha spiegato di avere "sentito dire che
si può varare una riforma epocale perché si sono affrontati i problemi
di organizzazione giudiziaria". Un aspetto, questo, che non convince
assolutamente Bruti Liberati, che anzi, ha spiegato come "la vera
riforma epocale sarebbe proprio occuparsi di organizzazione", cosa che
non si è fatta, secondo il magistrato, negli ultimi anni. (ANSA).
9 - GIUSTIZIA:
ALFANO, BRUTI HA RAGIONE SU ORGANIZZAZIONE...
(ANSA) - "Bruti Liberati ha perfettamente ragione:
l'aspetto organizzativo è fondamentale". Lo ha detto il ministro della
Giustizia Angelino Alfano nel corso della presentazione del piano
straordinario del governo per la digitalizzazione della giustizia. A
tale proposito, il Guardasigilli ha sottolineato: "Da quando sono
ministro ho bandito 713 posti di magistrato. Dal momento che sono un po'
meno di 9 mila in servizio, vuol dire che ho bandito l'equivalente di
circa l'8% del totale dei posti".
E ancora: "facendo
l'addizione con i magistrati assunti, questa percentuale supera il 10%
del totale". "Mi dite - chiede Alfano - quale azienda in Italia ha avuto
un incremento di personale del 10% negli ultimi due anni? Siamo
l'azienda che ha assunto di più nel pubblico e nel privato con più di
900 magistrati". Quanto all'arretrato, Alfano fa notare che "negli
ultimi 30 anni non c'é mai stato un punto di abbassamento tale come
quello dell'anno scorso".
10 - NUCLEARE:
RENZI, ITALIA HA PERSO IL TRENO, ORA DIFFICILE RIPARTIRE...
(Adnkronos) - 'Credo che discutere adesso del nucleare
sia una follia. L'Italia ha perso il treno nell'87 con il referendum.
Credo che ripartire adesso, al di la' dei facili slogan ideologici, sia
molto difficile". Lo ha dichiarato il sindaco di Firenze Matteo Renzi,
in un'intervista a Rtl 102.5 che invita a non strumentalizzare il
confronto tra favorevoli e contrari all'utilizzo dell'atomo per la
produzione di energia elettrica. "Il problema della sicurezza atomica
-osserva- e' da affrontare in ambito europeo, anche senza avere le
centrali"
"Trovo che in
Italia la posizione del governo sia molto ideologica perche' non e'
possibile tagliare i fondi alle rinnovabili e contemporaneamente
affermare un futuribile nucleare. Il nucleare e' un grande tema che
andrebbe affrontato con serieta' dagli scienziati non dai politici in
cerca di visibilita'. Per me. oggi, le condizioni non ci sono e
bisognerebbe anzi di tentare quegli aspetti di sostenibilita' energetica
che -conclude Renzi- sono stati cancellati anche dagli ultimi
provvedimenti di governo".
11 - PDL:
GASPARRI, EVITARE FRAMMENTAZIONI, SCAJOLA AIUTI IL PARTITO...
(Adnkronos) - "Tutte le presenze e le energie devono
essere coinvolte. Claudio Scajola e' un esponente qualificato del
partito, tutte le risorse vanno coinvolte ma fare un gruppo autonomo e'
proprio il contrario di quello che si deve auspicare". Lo ha dichiarato
il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, ospite della
"Telefonata" su Canale 5.
"E' giusto
rivendicare spazio e presenza all'interno di un grande progetto -ha
aggiunto Gasparri- frammentarlo vuol dire fare il gioco della sinistra.
Sono contrario alla frammentazione, tuttavia non credo che questo
avverra' perche' sarebbe il modo per fare un regalo alla sinistra. Gia'
Fini con i suoi errori ha dato speranze alla sinistra che si sono poi
rivelate infondate. Finora -ha concluso- la maggioranza e' riuscita a
respingere tutte le manovre e i voti di sfiducia della sinistra che
qualche transfuga dalla centro destra ha inteso appoggiare".
12 - GIUSTIZIA:
BINDI, PIU' CHE OFFERTE DI DIALOGO CI ARRIVANO SOLO ULTIMATUM...
(Adnkronos) - "Su questa riforma nessuno e' aperto o
chiuso al dialogo: io mi chiedo se una riforma costituzionale la possa
fare una maggioranza numerica e non politica, con un presidente del
Consiglio imputato di prostituzione minorile, concussione, corruzione di
testimoni, evasione fiscale. Vorrei inoltre capire che risposte si
attendano da noi: non ci sottrarremo al dibattito parlamentare, ma lo
faremo con le nostre proposte, perche' questa cosiddetta disponibilita'
del Guardasigilli assomiglia tanto a un prendere o lasciare". Lo afferma
la presidente dell'assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi, nel
rispondere, in un'intervista alla "Stampa", all'invito al dialogo sulla
riforma della giustizia sollecitato dal centro destra all'opposizione
"Chiedo ad Alfano:
e' disposto lui a discutere le nostre proposte? La loro non e' una
riforma della giustizia, ma una riforma costituzionale sulla
magistratura, che non portera' ai cittadini alcun vantaggio nel medio
periodo: mancano interventi sull'organizzazione, sulle risorse, sulle
procedure civili e penali. Un cambiamento profondo nei rapporti tra
potere politico e giudiziario si puo' fare solo se si condividono i
principi di autonomia e indipendenza della magistratura. Non dicendo di
essere disposti a qualche piccolo cambiamento e basta".
Anche voi avete
fatto proposte sulla distinzione dei ruoli tra giudici e pm o sulla
obbligatorieta' dell'azione penale, non cosi' distanti da quelle del
governo... "Innanzitutto -replica Bindi- noi partivano dal capitolo sul
buon funzionamento della giustizia e comunque non contemplavano una
modifica della Costituzione. Che non si puo' attuare rinviando a leggi
ordinarie e dando mandato al governo di turno di mettere le mani in un
settore cosi' delicato".
13 - API: RUTELLI,
BIPOLARISMO FALLITO, SERVE LARGA COALIZIONE
(ANSA) - "Il sistema bipolare è fallito, in Italia ci
sarebbe bisogno di una larga coalizione. Continuare con questi due poli
che non riescono a governare il paese e non fanno le riforme è suicida":
lo dichiara il leader di Alleanza per l'Italia Francesco Rutelli,
intervenendo alla trasmissione 60 minuti di GR Parlamento. "Il PdL
dovrebbe essere un partito unico, ma ogni sabato e domenica Berlusconi
deve parlare a congressi di partitini che nascono come funghi e lo
sostengono. Ci sono i responsabili, i disponibili, i servizievoli,
un'armata Brancaleone", ironizza Rutelli.
"Quanto al Partito
Democratico, penso che non sia mai nato". "Dobbiamo uscire dall'incubo
dello scontro inconcludente dei due Poli", prosegue il leader di ApI.
"Penso che dovremmo andare verso un sistema composto da 4-5 formazioni
politiche principali, come avviene in Germania. Vogliamo lasciarci alle
spalle schemi che hanno tradito tutte le promesse e non hanno portato
risultati. Quasi un italiano su due dichiara di non voler votare per
scontentezza dell'attuale sistema bipolare. Per questo - conclude
Rutelli - penso che il Nuovo Polo sarà determinante, visto che, con
l'attuale sistema elettorale, se superasse l'8% al Senato non ci sarebbe
né per la sinistra, né per la destra la possibilità di una maggioranza".
14 - GIUSTIZIA:
STORACE,VIETARE A MAGISTRATI POSSIBILITA' QUERELA...
(ANSA) -'La pretesa di intoccabilità dei magistrati la
dimostra (ancora!) il pm Ingroia, che annuncia querele al Giornale per
la richiesta di dimissioni seguita all'incredibile comizio di piazza. Se
il governo rinuncia a promuovere l'azione disciplinare, è un gesto di
pace. Non lo è quello di Ingroia che chiederà la pronuncia di un altro
magistrato. Ma non si può vietare per legge la querela da parte dei
magistrati? Non è tollerabile che siano incriticabili persino quelli che
fanno i comizi!". Lo ha affermato in una nota Francesco Storace
Segretario Nazionale de La Destra.
15 - PD: FIORONI
'ROTTAMATORE',SUBITO NUOVA GENERAZIONE DIRIGENTI...
(ANSA) - "Occorre lanciare una nuova generazione perché
il rinnovamento non è la cosmesi della politica di ieri". E' quanto
scrive Beppe Fioroni nell'editoriale del primo numero di "Il domani
d'Italia", la nuova rivista della componente popolare del Pd, che è
scaricabile tramite iPad. Secondo Fioroni "ormai una cosa è certa:
Berlusconi e la seconda Repubblica sono al capolinea". Abbandonata
l'idea di elezioni anticipate e la proposta della Grande alleanza, il Pd
deve "superare le tattiche e pensare a una vera strategia". "E la prima
domanda che onestamente dobbiamo farci - prosegue l'editoriale - è:
possiamo pensare che il domani, dopo Berlusconi, sia rappresentato da un
centrosinistra che invece ha le stesse facce di ieri? O non è forse
arrivata l'ora anche per noi di avere coraggio?".
16 - LA CAMERA IL
16 MARZO SARÀ APERTA PER LA 'NOTTE TRICOLORE'...
(LaPresse) - La camera dei deputati resterà aperta
mercoledì 16 marzo in occasione della 'Notte tricolore'. In particolare
sarà possibile partecipare a delle visite guidate nel palazzo di
Montecitorio, dalle ore 20 alle ore 2 del mattino, che comprenderanno la
mostra in corso 'Pagine di pietra - I Dauni tra VII e VI secolo a.c.'.
14-03-2011]
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chi salverà don
salvatore? - LIGRESTI-story con finale tragedy - gli inciuci consob - la
protezione di gerovital - le partecipazioni "sensibili": 5% di
Mediobanca, 5% di Rcs, Gemina, Impregilo - il buon rapporto con Profumo
grazie all’ambasciatore libico in Italia Gaddur, libia prima azionista
di unicredit - ma ora tutto è cambiato. Geronzi è sotto attacco in
Generali, in Libia è scoppiata la guerra civile e Gaddur si è dissociato
da Gheddafi
Giovanni Pons per
"Affari & Finanza" de "la Repubblica"
Salvatore Ligresti
alla tenera età di 79 anni si sta giocando la partita decisiva per la
sopravvivenza del suo gruppo. Da diversi mesi ormai l'attenzione dei
mercati è rivolta sui titoli della sua galassia, Premafin, FondiariaSai,
Milano Assicurazioni, tutti sottoposti a forti oscillazioni a seconda
delle notizie che via via li riguardano.
Tuttavia, nelle ultime settimane, è arrivato a Ligresti un segnale
inequivocabile.
Un segnale che
anche nell'entourage ovattato dell'ingegnere di Paternò hanno
interpretato in chiave politica. Il fatto è noto: la Consob non ha dato
il via libera all'operazione messa in piedi con i francesi di Groupama,
o meglio, ha subordinato l'autorizzazione al lancio dell'Opa, una parola
che Ligresti proprio non ama sentire.
Lo stop è arrivato
da una nuova commissione, quella ora guidata da Giuseppe Vegas, per
molto tempo uomo di fiducia di Giulio Tremonti al ministero
dell'Economia. La votazione in seno alla Consob è stata presa quasi
all'unanimità, se si esclude l'astensione di Paolo Troiano, il
consigliere di Stato diventato commissario Consob nell'ultima tornata di
nomine.
Troiano era capo
di gabinetto all'Antitrust quando nell'ormai lontano settembre 2002
un'indagine invasiva negli uffici di Mediobanca permise agli uomini di
Giuseppe Tesauro di dimostrare un legame molto stretto tra la banca
d'affari, la Fondiaria da poco finita nell'orbita Ligresti e le
assicurazioni Generali. Un triangolo bancario assicurativo incestuoso
che per l'Antitrust era da smantellare e che ebbe come effetto concreto
quello di sciogliere almeno parzialmente le partecipazioni incrociate,
con Fondiaria costretta a vendere il grosso della quota in Generali con
contestuale uscita di suoi consiglieri dal board di Trieste.
E poi, qualche
mese dopo, il 18 dicembre 2002, il secondo tragico effetto di
costringere la Consob a rivedere la decisione presa meno di un anno
prima che esentava dall'obbligo di Opa la Sai di Ligresti nell'acquisto
della Fondiaria avvenuto con il contributo fattivo di un gruppo di
investitori finanziari che andavano da Francesco Micheli alla Jp Morgan
di Federico Imbert, a Interbanca, Mittel e Commerzbank.
I cosiddetti
cavalieri bianchi erano scesi in campo in aiuto di Ligresti perché nel
settembre 2001 la Consob aveva in un primo tempo imposto l'obbligo di
Opa alla Sai che aveva acquistato in tutta fretta da Montedison una
partecipazione in Fondiaria, sapientemente sfilata alla Montedison dalla
Mediobanca di Vincenzo Maranghi poche ore prima che sulla società
energetica arrivasse l'Opa congiunta della Fiat e dei francesi di Edf.
Il dietrofront
tardivo della Consob fu però inutile poiché a distanza di un anno l'Opa
non era più fattibile anche perchè nel frattempo Sai e Fondiaria si
erano fuse. E così i piccoli risparmiatori rimasero a bocca asciutta
come spesso è accaduto in Italia, pur in presenza di un passaggio di
mano evidente del controllo del secondo gruppo assicurativo italiano.
Da quel momento in
poi cominciò a diffondersi in Borsa e negli ambienti finanziari la
consapevolezza che Ligresti potesse contare su un atteggiamento non
punitivo dell'organo di vigilanza per le sue iniziative. E in effetti
negli anni successivi è sembrato proprio che Ligresti potesse far
passare qualsiasi aggiustamento nella sua lunga catena di controllo.
La sua strategia,
da un certo punto in avanti, si è dimostrata veramente poco
lungimirante. Ha cominciato a scaricare ai piani inferiori, leggasi
Fonsai e Milano, tutta una serie di partecipazioni immobiliari con
l'evidente scopo di sopravvalutare i cespiti delle sue società a monte e
di far risalire in quella sede risorse finanziarie che potessero
alleviare la forte esposizione debitoria.
Il mercato ha così
dovuto assistere silente all'acquisto dell'Immobiliare Lombarda dalle
banche senza lancio dell'Opa, offerta che arrivò poi quattro anni più
tardi però a un prezzo molto discusso. La Consob non ha mai contestato
queste operazioni con parti correlate e anzi, a un certo punto si è
anche saputo che il figlio del presidente, Marco Cardia, vantava
rapporti di consulenza con alcune società del gruppo Ligresti.
L'unica autorità a
imporre uno stop alla strategia Ligresti è stata l'Isvap che ha negato
l'autorizzazione alla vendita della Tenuta Cesarina che avrebbe
appesantito ulteriormente i conti della compagnia.
Ma a un certo
punto il castello si è fatto traballante. L'esposizione debitoria nelle
holding a monte della catena, garantita con i pacchetti azionari delle
società a valle, con la discesa del titolo Fonsai è diventata sempre più
rischiosa. Ligresti ha cercato di ingessare il titolo Premafin, il cui
flottante è sempre stato ridotto anche perché il grosso delle azioni è
custodito nel portafoglio di famiglia. Il risultato è che Premafin da
molti mesi tratta in Borsa con un premio enorme rispetto al valore delle
società sottostanti, Fonsai e Milano, colpite dalla crisi internazionale
e da un andamento gestionale non certo esaltante.
La prima svolta
arriva durante l'estate scorsa quando la Consob, ringalluzzita
dall'uscita di Cardia, ha cominciato a guardare il gruppo più a fondo
arrivando anche a scoprire che per anni il Crédit Agricole di Lugano ha
detenuto un pacchetto di azioni Premafin non dichiarato, per conto di
azionisti sconosciuti ma che si sospetta appartengano alla stessa
famiglia Ligresti. Don Salvatore non si dà comunque per vinto e gioca le
sue carte anche se il quadro di riferimento a cui si è spesso aggrappato
comincia a vacillare.
La banca di
riferimento è diventata Unicredit dopo che nel 2007 ha assorbito
Capitalia, suo grande creditore ai tempi della presidenza Geronzi.
Riesce a stabilire un buon rapporto con Alessandro Profumo probabilmente
grazie a i buoni uffici dell'ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur.
I fondi sovrani
del governo Gheddafi entrano nel capitale di Unicredit nell'autunno 2008
e nella primavera 2009 immettono altri capitali freschi in una banca in
difficoltà per l'esplosione della crisi finanziaria mondiale. Così la
banca di Profumo non nega l'assistenza finanziaria alle holding di
Ligresti arrivando anche a garantire il trasferimento della sede
milanese della banca in una delle torri che il costruttore sta
realizzando nel nuovo quartiere Porta Nuova.
Con l'altro grande
alleato, Mediobanca, Ligresti ha un rapporto ondivago. Al contrario che
in passato da Piazzetta Cuccia chiedono una svolta manageriale forte per
Fonsai e una uscita dei membri della famiglia dai vari consigli di
amministrazione. Ma di tutto ciò non si può neanche parlare a Don
Salvatore che a malincuore ha sostituito Fausto Marchionni con un
manager di provenienza interna, Emanuele Erbetta.
Continuando poi
nella sua gestione a forte impronta familiare. Mediobanca, inoltre,
memore dell'intervento dell'Antitrust anni addietro, non può impegnarsi
direttamente in operazioni sul capitale di Fonsai. Ecco allora che i
Ligresti rispondono al richiamo della sirena francese, particolarmente
seducente nei confronti della figlia Jonella, la primogenita che sembra
destinata a prendere in mano le redini del gruppo.
Il piano è un po'
grezzo ma efficace. Vincent Bollorè comincia a comprare azioni Premafin
e a dichiarare pubblicamente gli acquisti alla stampa, il titolo sale, e
quando è arrivato al livello giusto scende in campo Groupama con la sua
offerta da 145 milioni che apparentemente non sposta gli equilibri del
gruppo ma in realtà lo fa.
E' un ticket
ingombrante quello staccato da Jean Azéma che rischia di ipotecare il
futuro del gruppo incluse quelle partecipazioni "sensibili" per il
sistema che le società di Ligresti hanno in portafoglio: 5% di
Mediobanca, 5% di Rcs, Gemina, Impregilo. I nuovi padroni di Unicredit,
le fondazioni di Torino e Verona, non possono permettere che quote così
importanti vadano a cadere nell'orbita di Bollorè poiché a quel punto di
rafforzerebbe enormemente la posizione del francese in Mediobanca. E
anche da Intesa Sanpaolo, da sempre sensibile a quello che avviene sulla
filiera piazzetta CucciaGenerali, guardano il tema con apprensione.
La partita non è
ancora volta al termine, Ligresti sta rinegoziando l'accordo con
Groupama, ma vi sono segnali che il quadro di riferimento per
l'ingegnere di Paternò sta cambiando. L'amico Cesare Geronzi è sotto
attacco in Generali, in Libia è scoppiata la guerra civile e Gaddur si è
dissociato da Gheddafi.14-03-2011]
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UN, DUE, TRE,
PIQUATTRO! - LETTERA DELL’ENI AL CORRIERE DEI "FINANZIAMENTI": "Eni non
ha mai operato nessun tipo di finanziamento nei confronti del sito
Dagospia - È vero invece che Eni già da alcuni anni acquista, attraverso
il proprio centro media convenzionato (Zenith Optimedia), spazi
pubblicitari su varie testate web (Corriere.it incluso), compreso
Dagospia - L’ intervento pubblicitario su Dagospia, peraltro limitato
"Corriere
della Sera"
In relazione all'
articolo «I Pm e la P4: agisce come clan e terroristi» (Corriere di
ieri) è opportuno precisare che Eni non ha mai operato nessun tipo di
finanziamento nei confronti del sito internet Dagospia né nei confronti
di altri siti o società editoriali né nazionali né internazionali.
È vero invece che
Eni già da alcuni anni acquista, attraverso il proprio centro media
convenzionato (Zenith Optimedia), spazi pubblicitari su varie testate
web (Corriere.it incluso), compreso il sito Dagospia.
L' intervento
pubblicitario su Dagospia, peraltro limitato e come molte altre
importanti aziende italiane, rientra nella politica di comunicazione
commerciale di Eni e comunque viene valutato e intermediato dalla
concessionaria di pubblicità del sito in questione, «Sole24Ore
System».14-03-2011]
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CAZZAROLA CHE
TEMPISMO! NON FA IN TEMPO LUCA LUCIANI A STAPPARE LO CHAMPAGNE PER IL
NUOVO RUOLO DI DIRETTORE GENERALE TELECOM PER IL SUDAMERICA CHE DALLA
MAGISTRATURA ARRIVA UN AVVISO DI INDAGINE PER LE SIM FALSE...
AGI) -
Luca Luciani, indicato dai soci di Telecom come nuovo direttore
generale, e' stato iscritto nel registro degli indagati dal Pm Alfredo
Robledo nell'ambito dell'inchiesta sui un giro di migliaia di Sim false
che coinvolge la societa' di telecomunicazioni. Le ipotesi di reato a
suo carico sono false comunicazioni, ostacolo all'autorita' di vigilanza
e truffa aggravata. Le stesse accuse sono contestate a Riccardo
Ruggiero, ex Ad di Telecom. [14-03-2011]
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WIKI-FICHE - LE
LESBO-AMICHETTE CHE ODIANO ASSANGE E VOGLIONO INCASTRARLO - LA RAGAZZA
CHE HA ACCUSATO DI STUPRO IL BIONDO DI WIKILEAKS E LA POLIZIOTTA CHE
L’HA INTERROGATA LA PRIMA VOLTA SONO AMICHE (DI LETTO) - LE DUE SI
SCAMBIAVANO SALUTI SU FACEBOOK, COMMENTI SUI RISPETTIVI BLOG E UN
PROPOSITO: “SGONFIARE QUEL PALLONE GONFIATO
Francesco S.
Alonzo per "la
Stampa"
La vicenda di
Wikileaks e del suo fondatore, Julian Assange, si arricchisce di un
capitolo bizzarro, che potrebbe rivelarsi la soluzione al giallo delle
accuse di violenza e molestie sessuali formulate contro di lui in
Svezia. Dallo studio degli atti depositati in tribunale è emerso infatti
che l'ispettrice di polizia che condusse il primo interrogatorio con una
delle due donne che accusano Assange - Miss A - sarebbe una sua amica
«particolare» e la denuncia fu praticamente formulata insieme. Scambi
personali di saluti su Facebook dimostrano i rapporti tra l'ispettrice
di polizia e la donna, una creola originaria di Cuba che si dice abbia
anche operato nell' isola come agente segreto della Cia.
Inizialmente,
secondo la stampa svedese, le due donne non intendevano denunciare
Assange. Si erano rivolte alla polizia solo per sapere se c'era modo di
costringerlo a sottoporsi al test dell'Hiv, dopo che aveva avuto con
loro rapporti non protetti. Sarebbe stata la poliziotta a spiegare loro
che per la legge svedese il rifiuto di usare il preservativo si
configura come stupro e a trasmettere il caso alla procura.
L'agente mostra
chiari pregiudizi contro Assange: un paio di settimane fa tifò per
l'avvocato delle due donne, scrivendo fra l'altro sulla sua pagina
Facebook che era ora di «sgonfiare quel pallone gonfiato» ed
esageratamente osannato di Julian Assange.
Il fondatore di
Wikileaks e i suoi avvocati hanno ripetutamente accusato il sistema
giudiziario svedese di parzialità, asserendo che è stata eliminata ogni
possibilità di condurre un processo equanime. Il pubblico ministero
avrebbe commesso errori di sostanza e di forma per portare a termine un
complotto di chiara ispirazione politica in una nazione che viene
definita «l'Arabia Saudita del femminismo». L'ispettrice di polizia e la
donna erano entrate in contatto nell'aprile 2009, in occasione di un
congresso socialdemocratico, ossia ben 16 mesi prima che venisse sporta
denuncia contro Assange.
La stretta
amicizia tra le due donne emerge anche dal contenuto dei testi scambiati
sui rispettivi blog. Traspare sempre più la trama politicofemminista che
sarebbe alla base delle accuse ad Assange. Si apprende, ad esempio, che
a invitare l'australiano in Svezia era stata una delle due donne che poi
lo avrebbero accusato di violenza. In un estratto del suo blog
l'ispettrice di polizia riporta una dichiarazione dell'amica secondo la
quale «sono gli uomini bianchi come Assange ad arrogarsi il diritto di
decidere che cosa è o non è offensivo per le donne».
E l'amica le
risponde nel proprio blog: «Ciao! Grazie della nota. Come ripeto, è
ignobile che uomini bianchi difendano sempre il loro diritto a usare
parole offensive... Poi negano che proprio quelle parole facciano parte
del sistema che mantiene il loro gruppo ai vertici delle strutture
sociali».
Dunque, sebbene le
due donne si frequentassero già da 16 mesi, l'ispettrice decise di
condurre lei l'interrogatorio dell'amica omettendo, come sarebbe
d'obbligo secondo la legge svedese, di dichiarare l'esistenza di un
rapporto privato che ne viziava la validità. Resta adesso da vedere se
questi elementi produrranno una ricusazione da parte della difesa del
mandato di cattura internazionle emesso dal giudice svedese Maria
Haeljebo Rosander sulla base dell'interrogatorio ora messo in
discussione.
14-03-2011]
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LA STORIA DEL
SIGNOR CECI E DEL BANCO DESIO: A BANKITALIA INTERESSA? - Il Governatore
Draghi pare interessarsi molto, e con ragione, alla diffusione delle
mafie e del malaffare che intossicano e sfruttano gangli non sempre ben
presidiati del sistema economico e finanziario italiano. bene, ecco una
storia che ha per protagonista il banco desio da ponderare per gli
uomini della vigilanza
Bankomat per
Dagospia
Il Governatore Draghi pare interessarsi molto, e con ragione, alla
diffusione delle mafie e del malaffare che intossicano e sfruttano
gangli non sempre ben presidiati del sistema economico e finanziario
italiano. L'altro ha partecipato ad un convegno di Libera, di fianco a
don Ciotti, parlando forte e chiaro. Anche a chi faceva finta di non
sentire, secondo una arguta osservazione dello stesso don Ciotti che
abbiamo còlto poi in tv dalla Bignardi.
"La criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una società, può
mettere a repentaglio la democrazia, frenarla dove debba ancora
consolidarsi". Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia,
Mario Draghi, intervenendo a un dibattito sugli aspetti economici delle
mafie, all'università statale di Milano. Le banche devono essere vigili
e mantenere "salde difese interne" contro il possibile riciclaggio
finanziario.
"La Banca d'Italia
- ha detto - utilizza tutte le leve a sua disposizione per valutare e
stimolare la capacità delle banche di essere vigili sul fronte del
contrasto al riciclaggio. Ho più volte ricordato quanto sia fondamentale
per il loro buon nome che esse mantengano salde difese interne contro il
rischio di farsi strumento di riciclaggio; ogni euro speso per
rafforzarle è ben speso".
Così testualmente un passaggio dell'intervento di Mario Draghi, ripreso
ad esempio dal sito de Il Fatto, l'11 marzo.
Chissà cosa avrà pensato mentre diceva queste cose il Governatore. Forse
ai tanti dossier ispettivi che ha sul tavolo. Forse anche alla storiella
che Bankomat ha cominciato a raccontare per gli affezionati di Dagospia
la settimana scorsa, dove si narra di un tal Enrico Ceci e di un certo
Banco Desio. Delle dichiarazioni di questo giovane impiegato del Banco,
licenziato - sostiene lui - per aver denunciato varie irregolarità in
filiale proprio sull'uso dei contanti, delle cassette di sicurezza e
sull'inosservanza di varie norme relative all'antiriciclaggio.
Storie da
ponderare, certo, ma che il Ceci aveva ritenuto di raccontare a più
riprese anche alla Guardia di Finanza che indaga su certe vicende del
Banco Desio, riscontrando interesse degli investigatori agli ordini del
PM di Roma Dott. Cascini. Per ora, come già si diceva, querele e fastidi
il Ceci le ha avute solo dal Banco Desio, mentre gli inquirenti sembra
avessero apprezzato le segnalazioni.
Chissà allora se Draghi oggi pensava alla sua piccola filiale di Parma,
alla quale il Sig. Enrico Ceci dipendente del Banco Desio a Parma aveva
scritto il 15 luglio del 2009, raccontando varie ed interessanti
cosette. Nella quale e-mail del 15 luglio 2009, alla Signora Vignoli di
Bankitalia, egli riportava una sua raccomandata precedente a Draghi
stesso, nonché un vero e proprio esposto alla Banca d'Italia, datato 27
gennaio 2009. E poi altre due missive a Draghi del 27 aprile e del 9
giugno. Anche nei giorni scorsi il Sig.Ceci ha scritto in Banca
d'Italia, per aggiornarla sulle sue vicende. Tutto tace per ora.
Per la verità, in precedenza il dipendente (allora) del Banco desio si
era determinato a tanto avendo prima denunciato le cose per via
gerarchica ai suoi capi, in filiale e poi su su fino al Collegio
Sindacale della Banca, il 20 ottobre 2008.
E cosa diceva il buon Enrico Ceci, pur fra mille altre cose narrate
magari con entusiasmo e veemenza tipici della giovane età: una cosa non
certo banale a leggersi, se io fossi Presidente dell'organo di controllo
di una Banca. "Nella documentazione da me inviata a supporto è da me
testimoniata in particolare la presenza di una "falla" nel Sistema
Informativo Aziendale di Banco di Desio e della Brianza che potrebbe
consentire a tutte le Filiali della Banca di poter gestire dei lunghi
periodi di tempo in cui la giacenza fisica afferente la valuta estera
non coincide con la giacenza informatica rilevata dalla Tesoreria
Centrale di Banco di Desio. Questo fatto è evidentemente di una estrema
gravità e, dalle verifiche da me fatte su altri importanti Istituti di
Credito, peculiarità esclusiva di Banco di Desio e della Brianza".
Chiaro che man
mano il buon Ceci si sia innervosito, insospettito, incazzato. Ha detto
e scritto le stesse cose a Banca d'Italia e Guardia di Finanza. Certo,
nessuno di questi organismi ha doveri di risposta specifica al cittadino
Ceci, se non doveri di prendere buona nota e poi procedere come la Legge
e la coscienza loro indicano...
Si deve dare atto che l'Area Vigilanza di Bankitalia, da Roma, l'8
maggio 2009, ha risposto con due pagine al Ceci, non certo argomentando
che erano tutte stupidaggini e che si guardasse bene dall'importunare
con fandonie codesto istituto, ma dandogli atto che i fatti segnalati
sono oggetto "di attento esame da parte dell'Istituto".
La vicenda intera
ha incuriosito anche il senatore Elio Lannutti, quello dell'Adusbef per
intenderci, che il 1 febbraio 2009 faceva una interrogazione
parlamentare al Ministro Tremonti sul tema della strana vicenda del Sig.
Ceci.
Una piccola considerazione per così dire "di scenario" ci sorge
spontanea: il presidente del Collegio Sindacale di Banco Desio, Eugenio
Mascheroni, che si vede recapitare le denunce del Ceci enrico impiegato
alla filiale di Parma, aveva suo fratello Carlo Maria come sindaco
supplente del Banco Desio stesso, (già curioso, no? Un collegio di
famiglia...).
E questo suo
fratello era anche sindaco di Arner bank, la famosa plurindagata e
discussa banca svizzera, commissariata in Italia. Quella del mitico
Bravetti, quella con il conto n.1 intestato a Berlusconi, quella
indagata per rapporti non chiari anche con ambienti di criminalità
organizzata.
Quella oggetto,
inter alia, di indimenticabili attenzioni del programma Report di Milena
Gabanelli su Rai3. Ecco, diciamo che i Mascheroni - scelti come sindaci
dalla Famiglia Gavazzi che da sempre controlla il Desio - sono persone
altolocate, che fanno parte di certi ambienti e che probabilmente non
amano troppo i guai che certe "ingenue" denunce interne di qualche
impiegato giovane e zelante possono comportare. Sarà per quello che non
gli hanno mai risposto.
Ma essendo
professionisti di livello, avranno di certo e professionalmente preso
atto delle denunce attivando controlli in Banca e sensibilizzando la
Famiglia Gavazzi.
Pare intanto che al Carlo Maria Mascheroni, Sindaco Supplente del Desio
e fratello del (vedi Bollettino di Vigilanza n. 7 luglio 2009) Banca
d'Italia abbia comminato una sanzione di 10.000 euro a causa di
irregolarità per "carenze nei controlli interni" di Arner Bank.
Banco Desio è stato recentemente colpito anche dalla inchiesta del pm
Fadda di Como che segue di qualche mese quella del pm Cascini di Roma.
Si configura una correità di Credito Privato Commerciale (la Banca
Svizzera di Banco Desio) e di Arner Bank : associazione a delinquere,
riciclaggio e contrabbando di oro e preziosi.
Speriamo che i due fratelli in banco Desio siano più solerti. E speriamo
che Carlo Maria lo sia anche in Banca Sella, visto che i banchieri
biellesi a settembre 2010 lo hanno nominato Consigliere e membro del
Comitato investimenti di Banca Patrimoni Sella & c. Ma il comunicato
stampa del Gruppo Banca Sella descrive il curriculum di Mascheroni
omettendo la carica e l'infortunio in Banca Arner.
Chissà intanto che riunioni a casa Gavazzi per prendere misure rapide di
maggior controllo al Banco Desio e rendersi rapidamente e meglio
"compliant", come si dice in gergo, insomma mettersi in riga verso la
Bankitalia di Draghi e la sua severità di controllo.
Comunque a Bankitalia la situazione del Desio sarà ben nota anche da
altre fonti. Ad esempio, così scriveva la Reuters il primo aprile 2010,
e non è un pesce d'aprile: "Milano, 1 aprile (Reuters) - Quattordici
persone -- tra cui cinque funzionari del Banco Desio accusati di aver
architettato un sistema per aiutare i clienti a trasferire all'estero
somme guadagnate in nero -- sono state denunciate dalla Guardia di
Finanza per riciclaggio ed evasione fiscale internazionale.
Ne danno notizia
le Fiamme Gialle, mentre non è stato al momento possibile ottenere un
commento dall'istituto di credito. Gli ideatori del sistema, che la Gdf
in una nota definisce veri e propri "esperti dell'alta finanza", si
sarebbero mossi personalmente per raccogliere contanti in tutta Italia
-- soprattutto a Roma, Milano, Firenze e Modena - e portarli in una
filiale a Lugano per depositarli su conti "cifrati".
Bankomat non è un PM ma la storia del sig. Ceci e del Banco Desio appare
sempre più interessante, e ci torneremo. Magari analizzando la imminente
approvazione del Bilancio del Banco Desio, che ci attendiamo dia ampio
riscontro agli azionisti ed al mercato circa le indagini di cui sopra.
Tanto quella comasca quanto quella romana.14-03-2011]
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- VOLANO PIETRE
TRA DE MAGISTRIS E GRILLO. IN BALLO L’EGEMONIA MILITANTE ANTI-BANANA -
2- L’EX PM, AUTOCANDIDATOSI SINDACO DI NAPOLI NEL PARTITO DI DI PIETRO E
CONTRO IL CANDIDATO DEL PD MORCONE, RISPONDE AL VAFFA DI GRILLO DANDOGLI
DEL VENDUTO! “è EVIDENTE CHE L’ATTIVITÀ DI BEPPE È IN QUALCHE MODO
GUIDATA DA BEN NOTI GRUPPI IMPRENDITORIALI E DELLA COMUNICAZIONE CHE
LAVORANO CON LUI...” - 3- ANCORA: "INVITO GRILLO A TOGLIERSI LE
PANTOFOLE E A LASCIARE LE VACANZE A CINQUE STELLE E DAL LUSSO DELLE SUE
ABITAZIONI CHE VALGONO MILIONI DI EURO, CHE HO AVUTO L’ONORE DI
FREQUENTARE E CHE BEN CONOSCO, A SCENDERE IN PIAZZA CON NOI" -
Da
"Affaritaliani.it"
"Sono allibito da
quanto dice Grillo. Lui non ha interesse che la politica cambi. E'
evidente a tutti che l'attività di Grillo è in qualche modo guidata da
ben noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione che lavorano con
lui. Evidentemente vuole mantenere il suo marchio, ma non gli importa
nulla che la politica funzioni".
Luigi De
Magistris, europarlamentare dell'Idv e candidato a sindaco di Napoli,
sceglie il quotidiano online Affaritaliani.it per replicare a Beppe
Grillo che sul suo blog lo ha attaccato dicendosi pentito di averlo
sostenuto in passato. Grillo l'accusa di evitare i processi e l'equipara
a Berlusconi: "E' lui che parla il linguaggio de Il Giornale. Io mi
difendo nei processi e rispetto la magistratura"
Come commenta le
parole di Beppe Grillo?
"Sono dispiaciuto perché è da tempo che Grillo ha deciso unilateralmente
di rompere un rapporto di amicizia: questo mi dispiace perché lo
considero un grande comico e un italiano di valore. Però adesso è andato
manifestamente fuori dal seminato e rimango allibito da quello che
dice".
Perché?
"Grillo sostiene di essere un esperto di Internet e per questo lo
inviterei a informarsi sull'enorme lavoro che sto svolgendo in Europa.
Attività a cui non ha mai dato pubblicità attraverso il suo blog".
A che cosa si deve
questo ostracismo?
"Grillo ha incominciato ad avere fastidio per l'attività politica che
svolgevo quando ho cominciato a girare l'Italia ed ho cominciato a
recepire nelle mie battaglie politiche i tanti contenuti giusti delle
iniziative che i meet-up del Movimento a cinque stelle. Da allora ho
fatto appello al percorso comune per cambiare il Paese. Ma da quel
momento è iniziata la sua resistenza. Allora mi è venuto un legittimo
sospetto e un dubbio politico".
Ovvero?
"Grillo non ha interesse che la politica cambi, ha interesse a mantenere
un marchio privatistico. E' evidente a tutti che l'attività di Grillo è
in qualche modo guidata da ben noti gruppi imprenditoriali e della
comunicazione che lavorano con lui. Evidentemente vuole mantenere il suo
marchio ma non gli importa nulla che la politica funzioni. Anzi, se la
politica funziona evidentemente Grillo non ha più ragione di esistere.
Allora questo comincia a diventare un problema politico e quindi Grillo
parla da leader di un movimento politico che sta facendo esclusivamente
degli interessi ristretti confacenti a questa sua battaglia. E poi
vorrei precisare un secondo punto...".
Cioè?
"Lui mi accusa di tradimento. Ma è una cosa che non esiste perché ho
cominciato a fare attività politica con il massimo impegno,
l'abnegazione e con la massima dedizione all'interesse pubblico.
L'attività politica poi è fatta di emergenze e imprevisti. Mi sono
candidato a sindaco di Napoli perché la città sta sprofondando nel
baratro: tra Camorra, cricche, trasversalismo degli affari e immondizia.
Dopo le primarie poi ho avuto un'enormità di sollecitazioni a
candidarmi, tra l'altro anche da ambienti molto vicini a Grillo. C'ho
messo la faccia, non tradendo nessuno. Anzi, il mio è un ulteriore passo
in quel prosieguo di quell'attività politica alla quale sto dando tutto
me stesso.
Tra l'altro lo
faccio non pensando al mio interesse personale: se volessi guadagnare di
più starei in Europa. Il mio è un atto di esclusivo amore per Napoli.
Per questo invito Grillo a scendere dalle vacanze a cinque stelle e dal
lusso delle sue abitazioni che valgono milioni di euro a togliersi le
pantofole e a scendere in piazza con noi. Non capisco perché lui stia
mantenendo un interesse personale quando invece potremmo andare insieme
a Napoli, visto che su tante cose la pensiamo allo stesso modo:
dall'acqua pubblica fino alla questione dei rifiuti. Invito Grillo a
stare più tra il popolo e un po' meno in pantofole nelle sue abitazioni
di lusso che ho avuto l'onore di frequentare e che ben conosco".
Grillo sostiene
che lei si è avvalso dell'immunità parlamentare per evitare un
processo...
"Non mi sonno mai avvalso dell'immunità in nessun processo penale tant'è
che per il coraggio delle mie battaglie mi hanno buttato sostanzialmente
fuori dalle funzioni di pm in Calabria. E poi continuo a difendermi nei
processi civili, amministrativi e penali. Questa visione del Grillo che
usa lo stesso linguaggio de il Giornale e di Libero fa veramente
sorridere.
Faccio un appello
alle persone che hanno il mio stesso comune sentire, simile a quello di
Grillo, ad unire le forze e non perdere tempo a litigare tra persone che
dovrebbero stare dall'altra parte. Invito tutti a riflettere e ragionare
sul perché Grillo sta facendo questo".
Grillo sostiene
che lei usa la stessa terminologia di Berlusconi per difendersi...
"Ma quando mai! Mi difendo nei processi, sono un uomo dello Stato che
difende i magistrati. E' Grillo che parla il linguaggio de Il Giornale
di Berlusconi. Il comico genovese sa perfettamente quanto io sia stato
contrastato da pezzi deviati delle istituzioni. L'ha detto lui stesso
quando mi difendeva ai tempi in cui facevo il magistrato. Siccome so che
Grillo mi ha difeso perché ci credeva, adesso mi sta deludendo perché
sta dimostrando di anteporre interessi economici e personali a battaglie
che potrebbero essere comuni".
2- "È STATO CITATO
PER DIFFAMAZIONE DA MASTELLA. PER CHIUNQUE SAREBBE UNA MEDAGLIA AL
VALORE MA LUI HA CHIESTO ALL'UE DI FAR VALERE LA SUA IMMUNITÀ
PARLAMENTARE"...
Beppe Grillo per Beppegrillo.it
Quando sbaglio lo
faccio in buona fede, ma subito dopo mi incazzo con me stesso. Di errori
ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più
imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai
voti del blog come indipendente che subito dopo si è iscritto per
coerenza a un partito.
Sulla sua attività europarlamentare tantissimi contavano, io per primo,
per contrastare i fondi europei destinati alle mafie. In questi mesi è
stato forse più presente sui giornali e in televisione che nei banchi di
Bruxelles. L'europarlamento è un passaggio per traguardi più importanti
e di grande visibilità. Ah, la visibilità. Ah, la coerenza.
De Magistris si è
candidato a sindaco di Napoli, ma solo lo scorso anno diceva in
un'intervista al Fatto Quotidiano: "Ringrazio chi, tra partiti e società
civile, vede in me un'alternativa a un quadro politico moribondo,
crollato sulla questione morale. Tocca a me? Certo, tocca a me ogni
giorno, da quando ho deciso di impegnarmi in politica... da
europarlamentare e presidente della commissione di controllo sui bilanci
mi sto occupando in Europa di dimostrare che l'immagine dell'Italia non
è solo quella di Berlusconi, e di impiegare al meglio i fondi europei,
spezzando ogni legame tra le risorse Ue e la criminalità organizzata...
dovrei dimettermi dal Parlamento europeo.
E in politica c'è
un valore che pochi ricordano, specie in questi giorni: la coerenza. Ho
fatto campagna elettorale in tutta Italia raccogliendo consensi ovunque
per dedicarmi ai temi dell'Europa. Lasciare il lavoro incompiuto non
sarebbe un bel segnale."
Dal blog di
Antonio Borghesi, suo compagno di partito: "ho appreso che saresti stato
rinviato a giudizio dal Tribunale di Salerno perché, quale sostituto
procuratore in servizio presso la Procura della Repubblica di Catanzaro
ed assegnatario del procedimento penale n.2552/05/Mod.21 a carico dei
magistrati di Potenza, omettendo di procedere alle indagini ordinate ...
dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro...indebitamente rifiutava di
compiere un atto del suo ufficio".
"I fatti sarebbero
i seguenti: un commerciante salentino, ridotto sul lastrico, nel vero
senso della parola perché da una posizione florida ora è un senza tetto,
denunciò alcuni magistrati per favoreggiamento con banche usuraie". De
Magistris si sarebbe "rifiutato d'indagare, come ordinato dal GIP, su
collusione fra magistrati di Lecce e magistrati di Potenza con ipotesi
di reato gravissime che vanno dall'associazione per delinquere,
all'estorsione, al favoreggiamento di banche che applicano tassi
usurari".
De Magistris,
intervistato in merito ha risposto: ".....bisogna guardare ai reati. Una
cosa è la corruzione e l'associazione mafiosa, un'altra l'omissione o
altre vicende minori. E che facciamo, lasciamo che ogni denuncia blocchi
l'attività di un politico? E' un clamoroso errore giudiziario... I
magistrati possono commettere errori...".
Una risposta all'altezza di Berlusconi, ma anche di Mastella da
Ceppaloni che vorrebbe candidarsi pure lui a Napoli. Mastellone ha
presentato al Tribunale di Benevento un atto di citazione contro de
Magistris per diffamazione. Per chiunque sarebbe una medaglia al valore
una denuncia da parte del ceppalonico con la possibilità di inchiodarlo
in tribunale, ma non per de Magistris che ha richiesto alla presidenza
dell'assemblea UE di far valere la sua immunità parlamentare. Amen.
14-03-2011]
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ADDIO AI "SACRI
PARADISI FISCALI" – su suggerimento del governatore Mario Draghi in
persona, LA SANTA SEDE DI RATZINGA-ZETA SI PREPARA AD ENTRARE NELLA
“WHITE LIST” DELL’OCSE SULLA TRASPARENZA FINANZIARIA - A BREVE L’ESITO
DELL’INCHIESTA CHE VEDE INDAGATI IL PRESIDENTE DELLO IOR LIN-GOTTI
TEDESCHI E IL DG CIPRIANI - SEMPRE IN STAND-BY I 23 MLN € PROVENIENTI
DALL’8 PER MILLE, SEQUESTRATI PER PRESUNTE VIOLAZIONI DELLA LEGGE
ANTIRICICLAGGIO
Giacomo Galeazzi
per "La
Stampa"
Mai più «sacro
paradiso fiscale»: il Vaticano è vicino all'ingresso nella «white list»
dell'Ocse. In seguito a contatti informali con alti funzionari
dell'organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo
economico di Parigi, in Curia, grazie ai richiesti adeguamenti fiscali e
tributari, viene dato per certo il sì all'entrata nel «club» dei Paesi
fiscalmente virtuosi.
Tra le autorità
pontificie c'è chi propende per il via libera di Parigi a giugno e chi,
più prudentemente, parla di settembre. La sostanza non cambia: «La Santa
Sede entrerà nella white list». L'entrata in vigore - il 1˚ aprile -
dell'Autorità di informazione finanziaria (Aif) consentirà di completare
la procedura di ingresso del Vaticano (che ha già recepito la convezione
monetaria Ue) nell'elenco dei Paesi che rispettano le normative
internazionali contro il riciclaggio del denaro sporco e il
finanziamento al terrorismo.
Su indicazione
della Vigilanza di Bankitalia e, secondo quanto riferiscono nei Sacri
Palazzi, su suggerimento del governatore Mario Draghi in persona, i
responsabili delle finanze vaticane Tarcisio Bertone e Attilio Nicora
stanno adeguando le movimentazioni dello Ior, del Governatorato,
dell'Apsa, di Propaganda Fide e degli altri organismi curiali agli
standard di trasparenza fissati dal «Gafi», il gruppo di azione
finanziaria internazionale. Completata l'ispezione sui conti bancari di
clienti laici dello Ior, e disposta l'obbligatoria indicazione della
causale sui bonifici, non esistono più ostacoli sostanziali.
Nel questionario
la Santa Sede chiarisce su scala mondiale con quali istituzioni e banche
si trova ad operare, garantendo all'Ocse lo scambio di informazioni a
fini fiscali. Oggi la Santa Sede non figura in alcun elenco: né nella
«black list» degli Stati fuorilegge, né in quella grigia delle
giurisdizioni solo parzialmente conformi alle norme antiriciclaggio.
A rendere
possibile il passaggio tra i virtuosi sarà anzitutto l'istituzione
dell'Authority incaricata di controllare tutte le attività finanziare
della Santa Sede, unitamente alla stretta sui reati di riciclaggio e
terrorismo (con pene rispettivamente di 12 e 15 anni di carcere). Così
il Vaticano attua prevenzione e contrasto delle attività illegali in
campo finanziario attraverso un organismo autonomo ed indipendente.
Ora si attende a
Roma l'archiviazione o il rinvio a giudizio per il presidente e il
direttore generale dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi e Paolo Cipriani,
iscritti nel registro degli indagati dopo il sequestro di 23 milioni di
euro, in gran parte fondi provenienti dall'8 per mille. «Con le nuove
norme non si cadrà più sulle bucce di banana delle precedenti gestioni»,
assicurano in Curia, dove la nomina del bertoniano Antonio Maria Marocco
nel Consiglio di Sovrintendenza dello Ior rafforza la linea di
risanamento e di «glasnost» affidata da Benedetto XVI alla «governance»
Bertone-Nicora-Gotti Tedeschi. «Gli scandali finanziari del passato
contrastano con la "purificazione" perseguita dal Papa in ogni settore
della Chiesa», evidenziano in Vaticano. 14-03-2011]
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FINI-AMOLA! - SI
CONCLUDE CON L’ARCHIVIAZIONE LA VICENDA PENALE DELLA CASA DI MONTECARLO:
PER I GIUDICI È GRAZIE AL FATTO CHE IL PARTITO “AN” è UN’ASSOCIAZIONE
NON RICONOSCIUTA, CHE NON PUÒ ESSERCI IL REATO DI TRUFFA - SEMMAI
STORACE & C. POTRANNO RIVALERSI IN SEDE CIVILE (NESSUNA PRONUNCIA SULLA
PROPRIETÀ DELL’IMMOBILE, VENDUTO “A PREZZO INFERIORE A QUELLO DI
MERCATO”) - GODONO I LEGALI DI GIAN-BECCHINO, STORAX INCAZZATO COME UNA
BESTIA…
1 - CASA
MONTECARLO: ARCHIVIAZIONE INCHIESTA, LE MOTIVAZIONI...
(Adnkronos) - 'Dalle indagini svolte e dalla
documentazione acquisita e' emerso che nel comportamento degli imputati
(Gianfranco Fini e Francesco Pontone, ndr) non sono configurabili gli
estremi del reato indicato in rubrica (truffa, ndr) in quanto per la
natura stessa dell'ente (An, ndr), associazione non riconosciuta
(partito politico) e per le prerogative di coloro che hanno agito, non
si e' verificata quella falsa rappresentazione della realta' per la
integrazione del reato ipotizzato'.
E' quanto scrive
il presidente dei gip di Roma Carlo Figliolia nella motivazione del
provvedimento che ha mandato in archivio la vicenda relativa alla
vendita dell'appartamento di Montecarlo in via Boulevard Princesse
Charlotte ereditato nel 1999 da An.
'Infatti
l'immobile sito in Montecarlo -si legge nella motivazione- e pervenuto
ereditariamente nella disponibilita' di An, e' stato ceduto ad un prezzo
inferiore a quello di mercato senza alcuna induzione in errore dei
soggetti danneggiati'.
'Trattasi dunque
-si legge nel provvedimento- di disposizione patrimoniale decisa e
attuata dal presidente e amministratore di un'associazione non
riconosciuta, unitamente al suo segretario amministrativo quale
rappresentante della stessa e pertanto autorizzato a disporre del suo
patrimonio.
Inoltre, quanto ai
profili asseritamente truffaldini, che caratterizzerebbero l'operazione
negoziale, va osservato, quanto agli artifizi, che non vi e' alcuna
correlazione causale tra il profilo di falsita' che attiene alla reale
titolarita' dell'acquirente dell'immobile, rispetto alla causa di
disposizione dell'atto patrimoniale che avrebbe determinato l'ingiusto
profitto, rinvenibile nel minor prezzo'.
Nel provvedimento
il magistrato dopo una serie di considerazioni oltre a disporre
l'archiviazione del caso rileva 'di non potere accogliere la richiesta
di ulteriori indagini fatta da coloro che si opponevano
all'archiviazione in quanto gli accertamenti richiesti non
permetterebbero di acquisire alcun concreto elemento ai fini della
configurazione del reato di truffa'.
Cosi' conclude il
provvedimento: 'Infine va poi rilevato che gli opponenti alla richiesta
di archiviazione sono da ritenersi non persone offese ma eventualmente
danneggiate dal comportamento degli indagati in conseguenza del valore
incongruo attribuito all'immobile alienato, cosi' da determinare loro un
danno patrimoniale, da rivendicarsi, in ipotesi, alla competente sede
civile'.
2 - SODDISFAZIONE
DIFENSORI FINI PER ARCHIVIAZIONE...
''E' una decisione giusta e assolutamente conforme a diritto, decisione
che accogliamo con piena soddisfazione''. E' quanto dichiarano gli
avvocati Giuseppe Consolo e Francesco Compagna, difensori del presidente
della Camera, Gianfranco Fini, dopo che il presidente dei gip di Roma,
Carlo Figliolia, ha depositato questa mattina il provvedimento con cui
ha pienamente accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal
pubblico ministero e dai difensori del leader di Fli riguardante la
vicenda della casa di Montecarlo.
3 - STORACE, UNA
VERGOGNA, MA NON CI FERMIAMO...
(ANSA) - 'Dice il mio portiere che la legge e' uguale
per tutti. Ma credo che stia cambiando citta', regione, paese'. Lo
scrive Francesco Storace segretario nazionale de La Destra riferendosi
alla vicenda che ha visto l'archiviazione del fascicolo sulla casa di
Montecarlo donata dalla Contessa Colleoni per 'la giusta battaglia' al
Partito.
'Spero di non
dovermi beccare la solita querela dagli incriticabili giudici di questo
paese - scrive il segretario de La Destra - ma e' davvero da lasciare
senza fiato la sentenza del gip Figliolia sulla casa di Montecarlo:
archivio. E' li' che finisce una storia che ha indignato tutti tranne i
faziosi. Da oggi, 14 marzo, si stabilisce che non e' reato vendere
sottocosto il bene di un'associazione che si presiede, qual e' un
partito. Si stabilisce che e' normale che un partito venda a societa'
offshore un bene che possiede frutto di una donazione. Si stabilisce che
e' inutile frignare se quel bene, donato per 'la buona battaglia'
finisce nella disponibilita' del cognato di chi guida il partito'.
'Tutto questo non
lo si puo' ufficialmente chiamare vergogna, altrimenti arriva la
querela, come predica Ingroia. Lo chiameremo Andrea, ma non cambia poi
molto. Abbiamo un giudizio molto negativo sulla sentenza. Almeno questo
lo si puo' dire, signor giudice?' 'Ovviamente non ci fermiamo. C'e' la
Cassazione, c'e' la sede civile, molte sono le sedi giurisdizionali dove
far valere le ragioni di una comunita' che non si arrende.
In ultima analisi,
sia maledetto quel bene e chi lo detiene abusivamente. E chi glielo ha
regalato, alla faccia di ventisette ragazzi morti ammazzati. E' alle
loro famiglie che Gianfranco Fini deve chiedere scusa. Quello che e'
successo puo' sfuggire alla legge, ma non alla morale, all'etica, alla
politica. E' grave, grave, grave. Reagiremo, eccome se reagiremo'.
Storace aggiunge
un post scriptum: 'Se Berlusconi telefona in questura va a giudizio
immediato per concussione. Se un dirigente Rai, Guido Paglia, denuncia
ai giornali che Fini lo ha chiamato per pretendere appalti (soldi
nostri) in Rai in favore della suocera, non lo e'?'.14-03-2011]
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MILANO CALA, CON
TUTTI I TITOLI FIAT - TONFO DI TELECOM, PER IL PM “LA TRUFFA DELLE SIM
ERA UNA STRATEGIA AZIENDALE” - PASSERA “IL CALOROSO”: “NON è IMPORTANTE”
CHE BANKITALIA ABBIA COMMISSARIATO BANCA UBAE, ISTITUTO LIBICO
PARTECIPATO DA SANT’INTESA - SARAS: GLI INVESTITORI SI OPPONGONO
ALL’ARCHIVIAZIONE - EDISON IN ARBITRATI CONTRO ENI E RASGAS - ANSALDO,
VERSO CONFERMA PANSA - BANKITALIA E GLI 8 MLD € AL FONDO MONETARIO -
ALITALIA E GLI AEREI BRASILIANI FINISCONO IN PARLAMENTO - GOOGLE, ZERO
BONUS AI FONDATORI - RCS: DADA IN ROSSO - FIERA MILANO TORNA ALL’UTILE…
1 - BORSA, CALA
MILANO, CROLLA TELECOM DOPO INDAGINE SUI MANAGER, MAGLIA NERA EXOR...
(LaPresse) - Chiusura in calo per Piazza Affari, con
l'indice Ftse Mib che cede lo 0,27% a 21.804,32 punti e il Ftse
All-Share che perde lo 0,36% a 22.424,01 punti. Il prezzo del petrolio è
in calo e danza intorno a quota 100 dollari al barile. La catastrofe in
Giappone l'ha prima spinto in basso, sulla stima di un calo di
importazioni nel paese dell'estremo oriente. Ma poi, a frenare un po' il
calo, sono stati i timori che, dopo i danni alle centrali nucleari,
Tokyo possa decidere di sopperire al calo energetico proprio sfruttando
di più il greggio.
La chiusura
ribassista della Borsa della capitale del Giappone, con il Nikkei sotto
del 6,18%, ha condizionato l'apertura dei mercati europei, partiti
stamane sotto la parità. Nei giorni scorsi l'eurogruppo ha deciso per
l'autorizzazione al Fondo salva Stati di acquisire, al momento
dell'emissione, i buoni del Tesoro dei Paesi in difficoltà. In
Portogallo, invece, un confronto teso tra governo e opposizione rischia
di mettere in discussione le misure di austerità decise dai lusitani. In
questo contesto, chiusura negativa per le principali Borse europee. Il
Ftse 100 di Londra lascia lo 0,92% a 5.775,24 punti, il Dax 30 di
Francoforte perde l'1,65% a 6.866,63 punti e il Cac 40 di Parigi
registra un ribasso dell'1,29% a 3.878,04 punti. Anche Wall Street
procede sotto la parità.
A Milano, giornata
negativa per Telecom Italia. Già in rosso, il titolo precipita arrivando
a un calo del 3,06% a 1,099 euro, dopo la notizia dei manager indagati
per truffa aggravata, ostacolo all'attività di vigilanza e false
comunicazioni. Si tratta di Luca Luciani, designato direttore generale
di Telecom Italia, e dell'ex amministratore delegato dell'azienda,
Riccardo Ruggiero. La questione delle nomine che ha tenuto banco la
scorsa settimana si è chiusa con Franco Bernabè nominato presidente
esercutivo, con deleghe di peso.
La maglia nera del
Ftse Mib è però Exor, che perde il 4,32% e scende sotto i 20 euro a 19,9
euro. Gli altri titoli della galassia Agnelli registrano ribassi meno
pesanti. Fiat Spa cala del 2,6% a 6,175 euro e Industrial perde l'1,44%
a 9,585 euro. Soffrono anche gli energetici del Mib, come Saipem
(-1,45%), Terna (-1,25%), Enel (-1,69%). Si salva Enel Green Power, che
sale del 2,59% a 1,789 euro. Pirelli è debole ma tiene, perdendo solo lo
0,16% a 6,035 euro.
Sono i bancari a
sostenere il paniere principale, come Banco Popolare (+1,88%), Banca
Montepaschi (1,51%), Popolare Milano (+0,75%), Intesa Sanpaolo (+1,63%),
Ubi Banca (+1,64%) e Unicredit, maglia rosa tra gli istituti di credito,
con il 3,84% di rialzo, a 1,838 euro. Bene anche Azimut, che balza del
4,02% a 7,63 euro dopo la notizia di una partnership sul mercato del
risparmio gestito in Turchia, e Tod's, che sale dell'1,77% a 77,45 euro.
Per il gruppo del lusso guidato da Diego Della Valle l'utile del 2010
vede un incremento del 28,6% e un dividendo a 2 euro.
2 - LIBIA, PASSERA
(INTESA): UBAE COMMISSARIATA? NON È IMPORTANTE...
(LaPresse) - Sul fatto che la Banca Ubae sia stata
commissariata da Bankitalia "non sono informato e non è importante". E'
quanto affermato dall'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo,
Corrado Passera, arrivando a un'iniziativa a Torino. Dell'istituto
colpito dal provvedimento perché riconducibile alla Banca centrale
libica e alla Libyan Foreign Bank (Lfb), Intesa Sanpaolo detiene l'1,8%.
3 - PARMALAT,
PASSERA (INTESA): 'CALOROSI' PER CORDATA ITALIANA...
(LaPresse) - "Parmalat è una cosa importante e un bel
marchio, che va valorizzato al meglio. Se ci fossero le condizioni per
un piano industriale serio che tenga in Italia le attività produttive,
rispetto a quello saremmo sempre molto calorosi". E' quanto afferma
l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, interpellato dai
giornalisti sulla possibilità che una cordata italiana intervenga nella
battaglia per il controllo del gruppo di Collecchio, a margine di un
incontro a Torino.
4 - TELECOM, PM:
TRUFFA SIM RIENTRAVA IN STRATEGIA AZIENDALE...
(LaPresse) - La truffa sulle sim false, per la quale
sono indagati il direttore generale di Telecom Italia Luca Luciani e
l'ex amministratore delegato Riccardo Ruggiero, faceva parte di una
precisa strategia aziendale. E' quanto scrive il pm nel decreto di
perquisizione degli uffici dei due manager, indagati nell'ambito
dell'inchiesta coordinata dal procuratore Alfredo Robledo per truffa ai
danni dello Stato, false comunicazioni sociali e ostacolo agli organi di
vigilanza.
5 - EDISON AVVIA
ARBITRATI CON ENI PER LIBIA E RASGAS PER QATAR...
(LaPresse) - Edison ha avviato le procedure di
arbitrato con l'Eni per le forniture di gas libico e con Rasgas per il
contratto a lungo termine del Qatar. Lo comunica la società di Foro
Buonaparte in una nota. Per quanto riguarda i contratti con Eni, per il
gas norvegese è stato recentemente raggiunto un accordo. "Le procedure
arbitrali proseguono con l'obiettivo di far valere il diritto di Edison
di ottenere margini ragionevoli in relazione agli impegni di lungo
termine", spiega Edison.
6 - SARAS:
INVESTITORI, NO AD ARCHIVIAZIONE PROCEDIMENTO MILANO...
(Adnkronos) - Gli investitori di Saras si oppongono
alla richiesta di archiviazione formulata dal pm di Milano Luigi Orsi
per nove manager di Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto che erano stati
indagati per la quotazione del gruppo petrolifero che fa riferimento
alla famiglia Moratti. "Il prezzo di collocamento delle azioni Saras non
si creo' da solo o per volere dello Spirito Santo", scrive l'avvocato
Fabio Belloni, che rappresenta due investitori al momento della
quotazione in Borsa e il legale rappresentante del Siti, nel documento
con il quale si oppone all'archiviazione. Nel corso dell'indagine i
titolari di Saras, Gianmarco e Massimo Moratti, furono sentiti come
testimoni. La richiesta del legale al gip e' quella di ordinare al pm
l'imputazione coatta.
"Tutti i
partecipanti all'operazione hanno apportato conoscenze e volonta' in un
complessivo meccanismo all'esito del quale il prezzo e' stato voluto da
tutti come 'giusto' risultato del procedimento di valutazione" scrive
Belloni secondo il quale "da parte degli indagati vi e' stato pieno
concorso morale. Secondo la ricostruzione del consulente del pm il
procedimento appare viziato da errori metodologici. Tali errori sono
plurimi e hanno portato univocamente verso una maggiore valutazione del
titolo. Sono dunque errori causali difficili da spiegare come casuali
attesa la loro efficienza unilaterale in favore di emittente e
intermediari".
Secondo il legale
c'era ampio consenso anche tra gli indagati sul concetto astratto che il
prezzo dell'azione Saras dovesse riflettere in modo scientifico
l'aspettativa di creazione di utili da generarsi in futuro da parte
dell'impresa. "L'errore commesso ha assoluta evidenza perche' a partire
dalla quotazione il prezzo delle azioni Saras e' sceso ininterrottamente
nell'arco di cinque anni. Tale errore ha prodotto tre effetti non
trascurabili: i proprietari delle azioni immesse sul mercato hanno
lucrato una somma fantastica, 1710 milioni; le banche coinvolte
nell'operazione sono state remunerate con 42 milioni; sul fronte degli
investitori chi ha comprato il titolo ha sborsato soldi veri per
trovarsi in mano carta sempre meno in grado di ripagare l'investimento".
7 - ANSALDO STS,
VERSO CONFERMA PANSA...
(ANSA) - Finmeccanica punta a una conferma
dell'incarico di Alessandro Pansa alla presidenza della controllata
Ansaldo Sts. L'attuale numero uno e' indicato come 'presidente' nella
lista di sei nomi presenta dall'azionista di maggioranza per il rinnovo
delle cariche in vista dell'assemblea del 4 e 5 aprile. Insieme a Pansa
compaiono l'attuale a.d. Sergio De Luca, Paola Girdinio, Giancarlo
Grasso, Filippo Giuseppe Milone e Attilio Salvetti (quest'ultimo e' gia'
consigliere dell'azienda).
8 - BANKITALIA
CONCEDE 8,11 MLD A FMI...
(ANSA) - Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha
raggiunto un accordo con la Banca d'Italia in base al quale Via
Nazionale concedera' al Fondo 8,11 miliardi di euro. Lo comunica il Fmi
in una nota, sottolineando che l'accordo rientra negli impegni presi
dall'Unione Europa nel marzo 2009 per contribuire con 75 miliardi di
euro al Fondo per aumentare la capacita' di prestiti. ''L'accordo con la
Banca d'Italia significa che il Fondo puo' ora aggiungere le risorse a
quelle gia' disponibili''.
9 - FELTRINELLI AL
17% SPAGNOLA LA CENTRAL...
(ANSA) - Il gruppo Feltrinelli entra con il 17%
nell'iberica 'La Central' con l'obiettivo di crescere in Spagna e
America Latina aprendo una decina di nuove librerie. E' quanto si legge
in una nota che non precisa i termini economici dell'accordo. Successivi
aumenti di capitale, nel corso dei prossimi 5 anni, consentiranno a Effe
2005, l'holding del gruppo Feltrinelli, di arrivare a circa il 44% di La
Central.
10 - FIERA
MILANO:TORNA UTILE IN 2010,2,1 MLN...
(ANSA) - Il gruppo Fiera Milano ritorna all'utile nel
2010. Nonostante una contrazione dei ricavi a 248,4 milioni di euro
(-16,4%), il margine operativo lordo e' stato pari 20,4 milioni di euro,
stabile rispetto al 2009, il risultato operativo netto consolidato e'
cresciuto a 2,3 milioni (contro i -2,4 milioni del 2009) mentre l'utile
netto consolidato si e' attestato a 2,1 milioni contro una perdita di
3,7 milioni del precedente esercizio.
11 - ALITALIA E
QUELL'ACQUISTO DI 20 AEREI BRASILIANI...
Da "il Messaggero" - L'interpellanza è stata già
depositata alla Camera giovedì 10. I deputati Moffa, Sardelli e Foti si
sono rivolti al Presidente del Consiglio e a tre ministri per conoscere
le ragioni che hanno indotto il Cda dell'Alitalia ad acquistare in
leasing 20 aerei ERJ 170-190 del costruttore brasiliano Embraer per
circa 500 milioni di dollari. Ai tre parlamentari risulta infatti - come
si legge nell'interpellanza - che «il prezzo di tali aeromobili sia di
valore più elevato del 30% rispetto a quello dei nuovi velivoli Superjet
100 prodotti dalla joint venture tra l'italiana Alenia Aeronautica e la
russa Sukoi».
Secondo Moffa,
Sardelli e Foti, inoltre, «l'offerta italiana presentata da Superjet
International Spa, risulterebbe non solo più vantaggiosa economicamente
rispetto a quella brasiliana, ma anche complessivamente preferibile, in
quanto, a giudizio di esperti internazionali, il velivolo Superjet
risulta più confortevole per passeggeri ed equipaggi».
In conclusione i
tre interpellanti chiedono «quali siano le ragioni di una scelta che
risulta economicamente più onerosa rispetto a quella della Superjet
International e se i ministri interroganti non ritengano tale fatto in
contrasto con le politiche industriali del nostro governo e con la
politica di risparmio messa in atto dalla stessa Alitalia il cui
obiettivo di pareggio di bilancio non è stato ancora conseguito».
12 - RCS: DADA,
2010 IN ROSSO...
(ANSA) - Dada (la societa' di servizi digitali via web
e telefonino del gruppo Rcs) archivia il 2010 con una perdita a 17,5
milioni di euro (-353% rispetto a un utile di 6,9 milioni del 2009). Lo
rileva una nota che evidenzia ricavi in lieve calo a 151,5 milioni
(-2%). Il margine operativo lordo e' a 14,6 milioni (-28%) con una
incidenza sui ricavi del 9,7%. Il risultato operativo e' negativo per
11,9 milioni.
13 - NULLA AI
CO-FONDATORI - GOOGLE, AI MANAGER BONUS PER 8,9 MILIONI...
Da "La Stampa" - Google accorda ai propri quattro top
manager bonus per 8,9 milioni di dollari e 50 milioni di dollari in
azioni per il 2010. I co-fondatori di Google e l'amministratore delegato
non hanno invece ricevuto nessuno compenso ulteriore allo stipendio.
Secondo il Wsj, il cfo Patrick Pichette e il cbo Nikesh Arora hanno
ricevuto 2,7 milioni di bonus, e i due senior vicepresidenti Alan
Eustace e Jonathan Roseberg 1,8 e 1,7 milioni.
14 - GENERALI:
PELLICIOLI, IN CDA CLIMA TRANQUILLO...
(Adnkronos) - Nel cda di Generali il clima e'
"tranquillo". E' quanto si e' limitato a dire Lorenzo Pellicioli,
consigliere di amministrazione del gruppo assicurativo. mercoledi'
prossimo si terra' una riunione del board della compagnia. Nelle ultime
settimane Leonardo Del Vecchio aveva rassegnato le proprie dimissioni
dal board e Diego Della Valle aveva attaccato duramente il presidente
delle Generali, Cesare Geronzi.
15 -
PORTOGALLO:AIUTO UE NON NECESSARIO...
(ANSA) - Il Portogallo non ha intenzione di chiedere
aiuto al Fondo salva-Stati. Lo ha ribadito il ministro delle finanze,
Fernando Texeira Dos Santos, all'Eurogruppo: ''Siamo perfettamente in
grado di finanziarci sui mercati e ottenere denaro di cui abbiamo
bisogno''. Nelle ultime settimane piu' volte e' circolata la voce di una
possibile richiesta di aiuto, con i titoli di Stato portoghesi sotto
pressione.Venerdi' Lisbona ha presentato nuove misure taglia-deficit
accolte con favore da Ue e Bce.
16 - NUCLEARE:
SPAGNA CONTINUA PIANO CHIUSURE...
(ANSA) - La Spagna non cambia la propria linea politica
sul nucleare dopo il disastro del Giappone, dove un terremoto ha
innescato esplosioni in alcune centrali. Lo riferisce alla Bloomberg un
portavoce del settore nucleare in Spagna. Il Paese punta a ridurre
gradualmente la propria dipendenza dal nucleare e chiudera' la centrale
di Garona nel 2013.
17 - LAVORO:
OPENJOB COMPRA METIS...
(ANSA) - Nozze nel settore delle agenzie del lavoro
temporaneo. Openjob acquista Metis e da' vita a un gruppo italiano con
un fatturato da 450 milioni di euro e una quota del 10% del mercato. Il
nuovo polo, oltre all'obiettivo di competere meglio con le
multinazionali del comparto, Adecco e Manpower, guarda a ulteriori
acquisti e valuta anche la quotazione in Borsa.
18 - FITCH
CONFERMA RATING GRAN BRETAGNA...
(ANSA) - ì Fitch conferma il rating di 'tripla A' della
Gran Bretagna con prospettive stabili. Lo scrive l'agenzia Bloomberg,
secondo cui l'agenzia di rating ha premiato ''il forte consolidamento di
bilancio'' varato dal ministro del Tesoro George Osborne.
14-03-2011]
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1- DIPLOMAZIE AL
LAVORO PER TENTARE DI CHIUDERE, FUORI DALLE AULE DEI TRIBUNALI, LA
“GUERRA DI SEGRATE” CHE NEL 1991 PORTÒ ALLA SPARTIZIONE DELLA MONDADORI
- 2- SECONDO LE INDISCREZIONI BERLUSCONI SAREBBE PRONTO A CONSEGNARE A
CARLETTO DE BENEDETTI LA STORICA CASA EDITRICE EINAUDI (ASSIEME A UN BEL
GRUZZOLETTO DI MONETA SONANTE PARI A METÀ DELLA SOMMA STABILITA DAL
GIUDICE MESIANO) - 3- UNA SOLUZIONE CHE, IN FONDO, NON DISPIACEREBBE
TROPPO NEPPURE AL BANANA CHE SI LIBEREREBBE COSÌ DI UN’AZIENDA DEL TUTTO
MARGINALE RISPETTO AL GIRO D’AFFARI MONDADORIANO E MAI AMATA, NONOSTANTE
NEL 1994 L’ABBIA SALVATA DAL FALLIMENTO -
http://www.lospiffero.com/
La "Guerra di
Segrate" è alle battute finali. La sensazione, però, è che neppure
l'appello metterà fine alla controversia legale che da vent'anni vede
l'un contro l'altro armati Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. E se
sul piano giudiziario l'orientamento che prevale in ambo le parti sembra
quello di ricorrere in Cassazione, le diplomazie sono al lavoro per
tentare di chiudere, fuori dalle aule dei tribunali, la tormentata
vicenda che nel 1991 portò alla spartizione della casa editrice
Mondadori e all'inizio della feroce contesa a colpi di carte bollate.
Il primo grado si
è concluso con una vittoria schiacciante per l'Ingegnere che ha ottenuto
per la sua Cir il riconoscimento del danno patrimoniale da «perdita di
chance» di un giudizio imparziale e la conseguente condanna di Finivest
a un risarcimento di 750 milioni di euro (749.955.611,93, per
l'esattezza). Il cosiddetto Lodo Mondadori si incentrava su presunte
sentenze comprate che avevano assegnato il gruppo editoriale di Segrate
al gruppo del Biscione.
Nei giorni scorsi
gli avvocati (il professor Enzo Roppo ed Elisabetta per Cir; Romano
Vaccarellla e Giuseppe Lombardi, più i consulenti Ernesto Poli e Paolo
Andrea Colombo per Fininvest) hanno presentato le rispettive memorie per
l'appello. Al massimo entro l'estate è attesa la sentenza e al momento
nessuno azzarda una previsione.
Per questa ragione
voci che rimbalzano tra Roma e Milano assicurano che sono in corse
discrete trattative tra i due contendenti per risolvere in via
extragiudiziale l'annosa questione. Il Cavaliere riconoscerebbe il
risarcimento, previo un forte sconto (si parla della metà della somma
stabilita dal giudice Raimondo Mesiano) che conferirebbe all'acerrimo
nemico parte in moneta sonante e parte in asset societari.
Uno di questi, il
più prestigioso, sarebbe proprio l'Einaudi. Un boccone prelibato per De
Benedetti che, se l'accordo andasse in porto, si ritaglierebbe l'abito
del salvatore delle sorti democratiche dell'editoria italiana,
sottraendo dalla grinfie del Berlusca lo Struzzo, emblema della cultura
comunista e azionista di rito sabaudo.
Una soluzione che,
in fondo, non dispiacerebbe troppo neppure al premier che si libererebbe
così di un'azienda del tutto marginale rispetto al giro d'affari
mondadoriano e mai amata, nonostante nel 1994 l'abbia salvata dal
fallimento.
14-03-2011]
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1- MENTRE STAVA
PREPARANDO LE CARTE E I DOSSIER PER LA BATTAGLIA CHE HA INTENZIONE DI
FARE MERCOLEDÌ PROSSIMO A ROMA NEL CDA DI GENERALI, DELLA VALLE HA
DOVUTO AFFRONTARE UN PO’ DI TERREMOTO: IN GIAPPONE REALIZZA IL 15% DEI
RICAVI TOD’S - (QUANDO LO SCARPARO E L’ARZILLO VECCHIETTO ANTOINE
BERNHEIM, NUMERO 2 DI LVMH, SI INCONTRERANNO A PARIGI QUANTI SASSOLINI
SI TOGLIERANNO DALLE SCARPE?) - 2- LA MISSIONE DI ENRICO BONDI PER
SALVARE L’ITALIANITÀ DI PARMALAT SEMBRA ARRIVATA AL CAPOLINEA.
"SCANDALO" PER IL DOPPIO RUOLO DI SALVATORI COME ADVISOR PER LA SCALATA
DI PARMALAT E CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ DELLA MOGLIE DI TANZI - 3-
ARRIVA BERETTA ALL’UNICREDIT: RISOLVERÀ IL MISTERO TOM DI BENEDETTO? CI
SONO ALTRI ACQUIRENTI CHE NON VOGLIONO VENIRE ALLO SCOPERTO? UNA
MISTERIOSA SOCIETÀ TEDESCA SI DICHIARA PRONTA A SUBENTRARE ALLA CORDATA
AMERICANA - 4- AD OCCUPARSI DELLA PARTITA DELLE NOMINE NON CI SONO
SOLTANTO LETTA E TREMONTI, BRILLA ANCHE LA MOGLIE SICULA DI BOSSI, GRAN
TIFOSA DEL VARESINO ORSI -
1- UN PO' DI
TERREMOTO ANCHE PER LO SCARPARO
Mentre stava preparando le carte e i dossier per la battaglia che ha
intenzione di fare mercoledì prossimo a Roma nel Consiglio di
amministrazione di Generali, Dieguito Della Valle ha dovuto affrontare
il "terremoto" ben più vasto e grave del Giappone.
In quel Paese lo
scarparo marchigiano realizza il 15% dei ricavi di Tod's e oggi alle
17,30, quando l'azienda comunicherà i risultati del 2010, è probabile
che nel comunicato stampa qualche parola sarà dedicata alla tragedia che
ha colpito un'area di mercato primaria per il patron del lusso.
Comunque i
risultati del Gruppo sono tali da soddisfare gli azionisti e i
consiglieri di amministrazione come Luigino Abete e Luchino di
Montezemolo che si fregheranno le mani per l'utile di 108 milioni
previsto a chiusura dell'esercizio precedente. Dopo questo appuntamento
lo scarparo si dedicherà a confezionare qualche manicaretto per tener
desta l'attenzione dei consiglieri di Generali e dell'arzillo vecchietto
Cesarone Geronzi che deve ancora sbollire l'incazzatura per le sparate
di Dieguito. Per uno strano gioco del destino l'imprenditore marchigiano
deve comunque confrontarsi con personaggi di età avanzata che siedono
nei salotti dove è riuscito a entrare.
Uno di questi è
Antoine Bernheim, il 90enne ex-presidente di Generali che lo sta
aspettando a Parigi. Nella sua infinita miseria Dagospia è riuscita a
sapere anche il luogo, il giorno e l'ora in cui avverrà l'incontro. Il
luogo è rue Rivoli, dove al Carrousel du Louvre alle 10,30 del 31 marzo
si terrà l'Assemblea generale di Lvmh, il colosso del lusso che pochi
giorni fa ha acquistato Bulgari in cambio del 3% delle proprie azioni.
Ad eccezione di un
breve cenno del giornalista Ugo Bertone sul quotidiano "Il Foglio",
nessun giornale ha ricordato che lo scarparo marchigiano siede dal marzo
2002 dentro il Gruppo guidato da Bernard Arnault. Infatti Lvmh possiede
il 3,5 di Tod's, una partecipazione acquistata nel novembre 2000 quando
l'azienda di Dieguito fu quotata in Borsa.
Se si va a
guardare si scopre che il personaggio più importante dentro il Gruppo
francese che controlla marchi come Vuitton, Givenchy, Dior, Moet &
Chandon, Fendi (e per ultimo Bulgari), è proprio l'anziano ex-presidente
di Generali che occupa ben tre cariche perché oltre a quella di
vicepresidente, guida il Comitato Audit e il Comitato Nomine e
Remunerazioni.
È probabile che
quando i due personaggi si incontreranno a Parigi avranno l'occasione di
togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
2- LA MISSIONE DI ENRICO BONDI PER SALVARE L'ITALIANITÀ DI
PARMALAT SEMBRA ARRIVATA AL CAPOLINEA - IL DOPPIO RUOLO DI SALVATORI
COME ADVISOR PER LA SCALATA DI PARMALAT E CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ
DELLA MOGLIE DI TANZI
Fine corsa per Enrico Bondi, il manager di Arezzo dalle occhiaie
profonde che sta cercando disperatamente di rimanere sulla sua poltrona.
Ormai la sua
missione per salvare l'italianità di Parmalat sembra arrivata al
capolinea. I tre fondi americani che insieme detengono il 15%
dell'azienda disintegrata da Calisto Tanzi, vogliono imporre alla
presidenza della società l'ex-banchiere Rainer Masera (un cervello
brillante che si è perso per strada) mentre la gestione del Gruppo
caseario passerebbe nelle mani di Massimo Rossi.
Il povero Bondi,
che dopo gli stipendi paurosi della Montedison si è accontentato di
compensi modesti fino al punto da essere definito "un santo", ha fatto
il giro delle sette chiese ed è sceso a Roma per incontrare il ministro
ex-Opus Dei, Paolo Romani, e Gianni Letta. I giochi ormai sembrano fatti
e insieme ai tre fondi americani che con il loro 15% possono
condizionare l'Assemblea di aprile, anche le banche italiane hanno fatto
orecchie da mercante.
La scalata degli
stranieri a Parmalat è stata pilotata dalla banca d'affari Lazard
Italia, che ha avuto dai fondi il mandato di advisor dell'operazione. E
qui salta fuori un dettaglio molto curioso che riguarda il presidente
della Lazard Italia, Carlo Salvatori. Costui è un nome noto nel mondo
della finanza che ha attraversato con diversi incarichi BNL, Banco
Ambrosiano Veneto, Intesa, Unicredit e Unipol.
A dire il vero non
è mai stato considerato un uomo geniale e un primattore, e quando
nell'aprile 2010 ha lasciato l'ultimo incarico in Unipol prima di
assumere la presidenza della Lazard Italia, a Bologna (roccaforte di
Unipol) hanno tirato un sospiro di sollievo.
Nella battaglia
per conquistare l'ex-azienda di Tanzi, Salvatori ce la sta mettendo
tutta, ma per merito di un giornalista curioso del "Sole 24 Ore" che si
chiama Giuseppe Oddo è saltato fuori quello che con parole poco
impopolari si può definire un classico conflitto di interessi.
Sembra infatti -
così ha rivelato Oddo - che il buon Salvatori faccia parte del Consiglio
di amministrazione di "Chiesi Farmaceutici", una società di Parma
fondata nel 1935 dove si ritrova seduto accanto alla moglie di Calisto
Tanzi. Il 70enne banchiere nativo di Sora ha fatto di tutto perché la
notizia sulla sua consulenza ai fondi che vogliono cacciare Bondi da
Parmalat non diventasse di pubblico dominio, ma nella città di Maria
Teresa d'Austria girano le voci più fantasiose.
Qualcuno arriva
addirittura a insinuare che dietro i movimenti di Lazard Italia e di
Salvatori si riaffacci l'ombra dell'ex-patron Tanzi, che ha lasciato un
buco di 13,4 miliardi di euro ma di sicuro non è con le pezze al culo e
ha qualche tesoretto sparso per il mondo.
Sono soltanto
rumors maliziosi e privi di ogni fondamento. L'unica cosa certa è che il
doppio ruolo di Salvatori come advisor per la scalata di Parmalat e
consigliere della società della moglie di Tanzi, è sulla bocca di tutti.
3- ARRIVA BERETTA ALL'UNICREDIT: RISOLVERÀ IL MISTERO TOM DI
BENEDETTO? ALTRI ACQUIRENTI CHE NON VOGLIONO VENIRE ALLO SCOPERTO? UNA
MISTERIOSA SOCIETÀ TEDESCA DICHIARA PRONTA A SUBENTRARE ALLA CORDATA
AMERICANA
Gli uscieri di
Unicredit hanno visto entrare questa mattina nella sede di piazza
Cordusio due nuovi top manager.
Il primo ha 50
anni, il passo svelto e quell'aria felice che deriva dai compensi
accumulati nelle esperienze professionali. È Jean Pierre Moustier, il
manager che il 10 febbraio scorso è stato nominato capo della Divisione
Corporate e Investment Banking al posto di Sergio Ermotti.
Di lui ormai si sa
tutto e gli uscieri sorvolano sulla vicenda che lo ha visto coinvolto
dentro Societe Générale per lo scandalo Kerviel del giovane trader che
lavorava nella Divisione guidata da Moustier e provocò un buco da 5
miliardi di euro.
Oggi è il primo
giorno di lavoro per Moustier ed è anche il primo giorno in cui ai piani
alti della banca milanese salirà Maurizio Beretta, il giornalista
milanese che ha lasciato la presidenza della Lega per guidare le
relazioni esterne della banca.
L'arrivo di
Beretta è salutato con sollievo dall'altro top manager Paolo Fiorentino,
l'uomo che da gennaio sta cercando di risolvere i problemi della As
Roma. Il buon Fiorentino è ancora stanco per le fatiche accumulate
durante le trattative al 51° piano di un grattacielo di Parl Avenue con
la cordata americana che dovrebbe mettere le mani sulla squadra del
"Pupone".
Adesso la palla,
anzi il pallone, passerà in qualche misura nelle mani di Beretta che
dopo aver lavorato in Rai, Fiat e Confindustria, spera di lasciare il
gioco del calcio alle spalle. Purtroppo la trattativa con la cordata del
paffuto Tom Di Benedetto continua ad essere avvolta dai fumogeni e la
conclusione prevista per giovedì slitterà almeno di una settimana.
A complicare le
cose sono arrivate le notizie del giornalista Gianni Dragoni sulla
"scatola" del Delaware (un centro finanziario offshore) che dovrebbe
acquistare il 60% del Club. Il sospetto è che dietro il paffuto
bostoniano Tom Di Benedetto ci siano altri acquirenti che non vogliono
venire allo scoperto. A questo bisogna aggiungere l'incidente di Sky dei
giorni scorsi quando durante una trasmissione sportiva un avvocato ha
tirato fuori la lettera di una misteriosa società tedesca che si
dichiarava pronta a subentrare alla cordata americana.
A quel punto il
titolo in Borsa è schizzato del 7%, ma nessun raggio laser della Consob
è stato puntato nei confronti dei "disturbatori" che vogliono rovinare
l'operazione messa in piedi da Unicredit.
4- AD OCCUPARSI DELLA PARTITA DELLE NOMINE NON CI SONO SOLTANTO
LETTA E TREMONTI, BRILLA ANCHE LA MOGLIE SICULA DI BOSSI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che ad
occuparsi delle cariche in scadenza nelle società pubbliche non ci sono
soltanto Gianni Letta e il "profeta" della globalizzazione, Giulietto
Tremonti.
Oltre a questi due
personaggi c'è anche in pista una signora siciliana di nome Manuela che
ha dato alla luce tre figli: Eridano Sirio, Roberta Libertà, Renzo.
Quest'ultimo dal 2008 si porta addosso l'appellativo del "Trota" che gli
è stato scaricato dal padre Umberto Bossi, marito in seconde nozze della
siciliana signora Manuela Marrone.
L'intraprendente
madre di famiglia, che svolge un ruolo di coordinamento importante nella
Lega, ha stilato una sua lista personale in cima alla quale c'è il nome
di Giuseppe Orsi, attuale amministratore delegato di AgustaWestland che
la signora Manuela vorrebbe portare al vertice di Finmeccanica".
5- ARZILLI VECCHIETTI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che anche nel
mondo delle relazioni esterne circolano arzilli vecchietti che riescono
a strappare incarichi a giovani professionisti.
È dei giorni
scorsi la nomina a capo ufficio stampa dell'università di Bari di Egidio
Pani, già vicesindaco della città ed ex-dirigente della Regione Puglia
che ha la tenera età di 78 anni.
La sua nomina ha
creato scompiglio tra i giornalisti locali ma l'arzillo Pani ha
dichiarato di voler rinunciare ai 18mila euro annui previsti per
l'incarico".14-03-2011]
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1- IN GERMANIA
ANGELA MERKEL, CHE AVEVA DECISO DI PROLUNGARE DI ALMENO DIECI ANNI LA
VITA DI 17 VECCHI IMPIANTI TEDESCHI, STA DECIDENDO L’USCITA DAL
NUCLEARE. - - 2- IN SVIZZERA IL GOVERNO FEDERALE SOSPENDERÀ LA PROCEDURA
PER AUTORIZZARE TRE NUOVE CENTRALI. UN BLOCCO DEL NUCLEARE SI PROFILA IN
BELGIO E IN POLONIA. - - 3- DUBBI E IMBARAZZO PERSINO IN FRANCIA, DOVE
SONO IN FUNZIONE 59 REATTORI E L’80% DELL’ELETTRICITÀ È DI ORIGINE
NUCLEARE, MENTRE SI RECLAMA IL REFERENDUM SULL’ATOMO - - 4- SAPETE QUAL
è L’UNICO PAESE IN CUI L’INCUBO DELL’EFFETTO FUKUSHIMA NON FA Né CALDO
Né FREDDO? MA è LA GRANDE ITALIA! I MINISTRI PRESTIGIACOMO E ALFANO
HANNO GIÀ DETTO CHE SI VA AVANTI: MAI CAMBIARE LINEA SULL’ONDA
DELL’EMOTIVITÀ.... -
Piero Bianucci per
"La Stampa"
Non sappiamo
ancora come si evolverà l'emergenza dei reattori nucleari giapponesi
messi in crisi da terremoto e tsunami. L'«effetto Fukushima» però è già
in atto. In Germania Angela Merkel, che aveva deciso di prolungare di
almeno dieci anni la vita di 17 vecchi impianti tedeschi, sta tornando
sui suoi passi. Ci saranno tre mesi di riflessione ma l'orientamento è
verso una chiusura immediata, atto che porterebbe Berlino all'uscita dal
nucleare.
In Svizzera il
governo federale sospenderà la procedura per autorizzare tre nuove
centrali: solo dopo una radicale revisione dei sistemi di sicurezza il
progetto potrà andare avanti. Un blocco del nucleare si profila in
Belgio e in Polonia. La Polonia si trascinerebbe dietro Paesi che come
Slovacchia e Repubblica Cèca avevano puntato sull'opzione nucleare per
conquistare autonomia energetica.
Persino in
Francia, dove sono in funzione 59 reattori e l'80 per cento
dell'elettricità è di origine nucleare, serpeggiano dubbi e imbarazzo,
mentre il movimento ecologista reclama il referendum sull'atomo. Quanto
all'Unione Europea nel suo insieme - ha comunicato il commissario
all'energia Gunther Oettinger - intende riesaminare gli standard di
sicurezza.
Nel mondo sono in
funzione 450 reattori che complessivamente forniscono il 14 per cento
dell'elettricità consumata globalmente. Molti sono di vecchia
generazione. Da vent'anni la costruzione di nuovi impianti segnava il
passo. Solo di recente era iniziata una inversione di tendenza, dovuta
soprattutto alla decisa scelta nucleare compiuta dalla Cina e
dall'India. Ora tutto ciò è messo in discussione.
La logica di una
retromarcia così generalizzata è ben comprensibile. Il Giappone ha una
forte cultura antisismica, e infatti la grande edilizia civile ha
sopportato persino la scossa devastante di un terremoto di magnitudo 9
(altro discorso vale, naturalmente, per le piccole case vicine alla
costa spazzate via dallo tsunami).
Il Giappone ha
anche una solida cultura nucleare: metà dell'energia di questa che è la
terza potenza economica mondiale viene dall'atomo. In più il Paese è,
per così dire, vaccinato dalla tragedia delle bombe che nell'agosto 1945
distrussero Hiroshima e Nagasaki. L'esperienza di quegli orrori bellici
e delle loro conseguenze ha accentuato l'attenzione al problema delle
radiazioni e della sicurezza nel nucleare civile.
Nonostante ciò,
siamo qui con il fiato sospeso a seguire gli sviluppi di incidenti
gravissimi ai reattori di Fukushima, due dei quali già semidistrutti da
esplosioni dovute all'accumulo di idrogeno. La situazione è così
difficile che per raffreddare il nocciolo dei reattori si sta pompando
acqua di mare. E' una soluzione che indica la gravità di quanto sta
accadendo: poiché è salata, l'acqua marina danneggerà gli impianti in
modo tale da renderli irrecuperabili. Ma anche così non è detto che si
riesca a evitare la fusione del nocciolo dei reattori. Un incidente ora
classificato di livello 4 balzerebbe quindi al livello 7, il più grave
ipotizzabile, quello toccato dal reattore di Cernobil.
Se il Giappone con
tutta la sua tecnologia antisismica e la sua esperienza nucleare si
trova di fronte a questa emergenza - è il ragionamento che molti
cittadini e decisori politici stanno facendo - come si può ancora
sostenere che le centrali nucleari sono sicure?
Ed ecco che
l'«effetto Fukushima» si potrebbe tradurre in un nuovo e forse
definitivo stop all'atomo. Ogni ragionamento è naturalmente legato ai
tentativi in atto per bloccare la fusione dei noccioli dei reattori, il
successo o meno di questi sforzi segnerà il corso della storia.
In Italia i
ministri Prestigiacomo e Alfano hanno già detto che si va avanti: mai
cambiare linea sull'onda dell'emotività. L'impressione però è che i
ripensamenti di Germania, Svizzera, Belgio, Polonia e altri Paesi
avvengano proprio sull'onda della razionalità. Gli eventi giapponesi
sono chiari nel loro messaggio.
D'altra parte,
anche da un punto di vista pragmatico, se fino a ieri era difficile
collocare centrali nucleari in Italia non tanto perché gran parte del
territorio è inadatta a causa della sismicità e della scarsità di acqua
per il raffreddamento, quanto piuttosto perché ci si scontra con
l'ostilità delle popolazioni, ora costruire il consenso sembra davvero
una missione impossibile.
Certo, le centrali
di Fukushima hanno la loro età e i quattro reattori Epr (European
pressurized reactor) acquistati chiavi in mano da Berlusconi al mercato
di Sarkozy dispongono di qualche precauzione in più (un ulteriore
edificio di contenimento, un «pavimento» che dovrebbe limitare i danni
dell'eventuale fusione del nocciolo, una minor produzione di scorie
radioattive).
Ma nella sostanza
gli Epr sono ancora reattori convenzionali, e solo presentando
all'opinione pubblica una generazione di reattori del tutto innovativa
si potrebbe forse rimontare quell'«effetto Fukushima» che in questo
momento sembra prevalente.
Se poi si aggiunge
che queste quattro centrali produrrebbero solo il sei per cento del
nostro fabbisogno elettrico, e non domani ma tra dieci anni, lo sviluppo
nucleare, in parte condiviso anche da settori dell'opposizione, in
queste ore sembra avere poche speranze.
[15-03-2011]
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TOKYO CHIUDE A -10%, BORSE EUROPEE IN RIBASSO - LA BANK OF JAPAN INIETTA
ALTRI 26 MILIARDI € - FIAT PERDE OLTRE IL 4%, MALE IL TITOLO ENEL NEL
GIORNO DEL PIANO INDUSTRIALE, MA UTILI IN AUMENTO (+5%) - L’ANTITRUST
INDAGA SULLE POSTE - PARMALAT, I FONDI ESTERI APRONO AL “CALOROSO”
PASSERA E A GRANAROLO - NUOVA OFFERTA PER LA ROMA DA UNA BANCA SVIZZERA
(SARÀ VERA O VOGLIONO METTERE IL PEPE A DIBENEDETTO?) - DAHLIA TV, BUIO
A SAN SIRO - BANCHE SCHIACCIATE TRA BASILEA III E TREMONTI BOND - LA
BATTAGLIA TRA FLORENTINO E IL QATAR - ALLEATI BIPARTISAN CONTRO MURDOCH…
1 -
BORSA: EUROPA APRE PESANTE DOPO NUOVO TONFO TOKYO, MILANO -2%...
Radiocor - Le Borse europee, che ieri avevano limitato
i danni, non riescono a far fronte al secondo tonfo consecutivo della
Borsa di Tokyo (-10,5%) e avviano le contrattazioni in decisa flessione.
Il Ftse All Share cede l'1,79% e il Ftse Mib l'1,86%. Cali superiori ai
due punti per Francoforte (-2,55%) e Parigi (-2,05%), mentre Londra
segna -1,81%. A Milano in controtendenza Enel Green Power (+1,8%).
2 -
BORSA TOKYO: UN NUOVO CROLLO, NIKKEI -10,55% PER TIMORI CENTRALI
NUCLEARI...
Radiocor - L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo e'
crollato del 10,55% alla chiusura, mentre gli investitori sono in preda
al panico per il peggioramento della crisi nucleare dopo il terremoto e
lo tsunami che ha devastato il nord-est del Giappone. L'indice Nikkei
dei 225 titoli principali ha perso 1015,34 punti a 8605,15 punti.
L'indice piu' ampio Topix di tutti i titoli e' sceso del 9,47% a 766,73
punti. L'attivita' ha raggiunto un livello record di 5,78 miliardi di
titoli negoziati sul mercato primario.
3 -
GIAPPONE: BOJ INIETTA ALTRI 3.000 MLD DI YEN SUL MERCATO...
Radiocor - La Bank of Japan (BoJ) ha reso noto di aver
iniettato oggi ancora 3.000 miliardi di yen (26 miliardi di euro) sul
mercato per stabilizzare l'economia dopo il terremoto. Il dato odierno
si somma ai 5.000 e 15.000 miliardi di yen messi a disposizione del
mercato ieri mattina.
4 -
BORSA: FIAT PERDE OLTRE IL 4%, MALE ANCHE ENEL E INTESA SANPAOLO...
(LaPresse) - Apertura pesantissima per Fiat Industrial
che perde il 4,33%, mentre Fiat spa cede il 3,32%. Perde anche Enel a
1,69% a quota 4,08 euro, negativa anche Pirelli a -2,44. In calo
dell'1,27% Intesa Sanpaolo nel giorno dei risultati 2010. Borsa a -1,41%
a dieci minuti dall'apertura in lieve risalita.
5 -
ENEL: +5% UTILE 2010 E CEDOLA DA 0,28 EURO, 31MLD INVESTIMENTI AL
2015...
Radiocor - Nel 2010 il gruppo Enel ha registrato un
utile netto ordinario pari a 4,405 miliardi, in aumento del 5% sul 2009.
Il cda ha deliberato di proporre all'assemblea la distribuzione di un
dividendo di 0,28 euro per azione (0,25 euro nel 2009). Tra gli
obiettivi del piano 2011-2015 Enel punta a raggiungere un ebitda di 17,4
miliardi nel 2011, di 18,5 miliardi nel 2013 e di 20 miliardi nel 2015.
A
livello di utile netto ordinario, il piano fissa un target di 4,5
miliardi nel 2011, 4,9 miliardi nel 2013 e 5,8 miliardi nel 2015. Il
piano prevede un rapporto tra indebitamento ed ebitda pari a 2,5 nel
2011, 2,3 nel 2013 e 1,8 nel 2015. Nell'arco di piano Enel prevede di
investire circa 31 miliardi e di continuare a distribuire in dividendi
il 60% dell'utile ordinario. Enel ha inoltre annunciato di aver
raggiunto un accordo con il fondo statunitense ContourGlobal per la
cessione della quota detenuta nella centrale bulgara Maritza per un
corrispettivo di 230 milioni di euro.
6 -
MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GIAPPONE: rischi nucleari, Tokyo chiede
aiuto. La Borsa riapre e perde piu' del 6%, la Boj interviene con 131
miliardi di euro. Per le assicurazioni il conto sale a 35 miliardi.
Ricostruire costera' 180 miliardi. Pil, sei mesi di crescita negativa.
(dai giornali) Turismo e shopping a rischio. Vattani 'duecento aziende
in campo'. (Il Sole 24 Ore, pag. 6)
COMPETITIVITA':
Marcegaglia a Barroso, non serve un direttorio franco-tedesco. (dai
giornali)
GRUPPO LIGRESTI:
rotte le trattative con Groupama. Dopo la rinuncia francese, ipotesi di
soluzione italiana con Unicredit. (dai giornali)
FISCO:
entrate tributarie in crescita a gennaio, ma corre anche il debito
pubblico, pesa per 90 mila euro a famiglia. (dai giornali)
CRISI:
Il fondo salva-stati cerca la dote. La Ue trova l'intesa per
raddoppiarlo, ma non sui mezzi da usare. (dai giornali)
EDISON:
Edf e A2A prendono tempo. Eliminata la disdetta anticipata del patto di
sindacato. Decisione a meta' settembre. (dai giornali)
TELECOM:
Telco vara le nomine. A Bernabe' la presidenza esecutiva. Passera, buona
soluzione. Ruggiero e Luciani indagati per le sim false. (dai giornali)
PARMALAT:
i
fondi esteri aprono a Intesa e Granarolo. Pronta la rosa di candidati
per il nuovo ceo. (dai giornali)
ZALESKI:
alza il velo sul bilancio annuale della holding Argepa ( Il Sole 24 Ore
pag.45)
NUCLEARE:
primi stop, Berlino congela i piani. Stop anche in Polonia e Svizzera.
Prestigiacomo: avanti sull'atomo. (dai giornali) - Rifkin: 'Il nucleare
adesso e' morto'. Intervista all'economista Jeremy Rifkin. (La
Repubblica, pag. 9)
INFLAZIONE:
'Quella alimentare verso il 5%'. Intervista a Filippo Ferrua, presidente
Federalimentare. (Il Sole 24 Ore, pag. 23)
FONDAZIONI:
Vegas, poche risorse. Per il presidente Consob gli enti non hanno fondi
sufficienti per rispettare Basilea3. (dai giornali)
PROFESSIONISTI:
giovani a rischio, piu' welfare. La proposta delle casse previdenziali,
prelievo all'11% sui fondi per garantire maggiori tutele. (Il Corriere
della Sera, pag. 45)
CROCIERE:
'In
Italia il settore non conosce crisi'. Intervista a Pierfrancesco Vago,
a.d. di Msc Crociere. (LiberoMercato, pag 27)
7 -
L´ANTITRUST INDAGA SU POSTE ITALIANE "ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE"...
Da "la Repubblica" - L´Antitrust ha deciso di avviare
un´istruttoria su Poste Italiane. L´Autorità vuole verificare se sia
stata ostacolata la presenza sul mercato dell´azienda Selecta, a
vantaggio di Postel (controllata della stessa Poste Italiane). Sia
Postel che Selecta operano nei servizi di intermediazione (soprattutto
fatture commerciali, bollette): le due società svolgono attività di
ricezione dati, stampa, imbustamento, affidando poi il recapito a Poste.
Secondo il provvedimento, Poste Italiane, potrebbe aver abusato della
propria posizione dominante «cambiando repentinamente strategia nella
richiesta di pagamenti a Selecta chiedendo un rientro a partire da
settembre 2010» e cambiando alcune condizioni contrattuali.
8 -
PARMALAT, I FONDI ESTERI APRONO A INTESA E GRANAROLO...
Da "la Repubblica" - Prove d´intesa tra la cordata
italiana e i fondi esteri per il futuro di Parmalat. Corrado Passera, ad
di IntesaSanpaolo, ha ribadito ieri che Collecchio «è un importante
marchio italiano», ammettendo che Ca de Sass sarebbe «molto calorosa
davanti a piani industriali che tengono nel nostro paese iniziative di
lungo periodo». Massimo Rossi, invece, candidato amministratore delegato
ad interim da Skagen, Zenit e MacKenzie, i tre fondi con il 15,9% del
capitale pronti a far eleggere un nuovo cda senza Enrico Bondi ha
ammesso di esser pronto a «esaminare il dossier Granarolo», l´azienda
partecipata al 19% da Banca Intesa pronta a fare da pivot industriale
per una cordata italiana. Un accordo più ampio, con l´ingresso nel
capitale di altri soci tricolori come auspicato dalla politica romana,
potrebbe poi decollare dopo l´assemblea del 12 aprile. A meno che Enrico
Bondi non riesca di nuovo a sparigliare le carte.
9 -
DAHLIA TV, BUIO A SAN SIRO...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Dopo una
trattativa privata durata 24 ore, la Lega di Serie B ha avviato la gara
per i diritti tv fino al 2012. Incongrua, secondo l´assemblea, l´offerta
di Europa 7 che pure garantiva le stesse cifre messe sul piatto per
salvare Dahlia: 5,2 milioni per A e B, garantendo abbonati e alcuni
posti di lavoro. Così la Serie A ha deciso di non assegnare i diritti,
in barba ai 250mila abbonati Dahlia che dovevano essere «tutelati». La B
ha chiesto, fino a giugno 2012, 4,85 milioni: troppi per Europa 7 che
sognava anche la A, molti per Mediaset che bada al pareggio di bilancio.
Ma se il Biscione conquisterà la B pareggerebbe Sky (che ha speso di
più) e completerebbe l´offerta sportiva con un prodotto che sul
satellite, in sei mesi, ha aumentato l´audience del 51%. Nel frattempo
gli abbonati ex Dahlia resteranno ancora al buio ancora un po´.
10 -
BANCHE SCHIACCIATE TRA AUMENTI, CONTROLLO E TREMONTI BOND...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Il Banco Popolare è
stata la prima banca a richiedere i cosiddetti Tremonti bond ed è ora la
prima a restituirli. L´istituto guidato da Pier Francesco Saviotti ha
dichiarato che l´apporto di queste risorse è stato «importante per
continuare a sostenere l´economia nei territori locali». Il Banco ha
appena concluso un aumento da 2 miliardi e grazie a ciò può rimborsare
1,45 miliardi al Tesoro, ma che cosa faranno Mps, Bpm e Creval, cioè le
altre tre banche che sono state sostenute dai Tremonti bond nel pieno
della crisi del 2009?
Dovrebbero a loro volta lanciare aumenti di capitale sufficienti a
rientrare dalle cifre prese a suo tempo e sfruttare l´occasione per
ripatrimonializzarsi in vista di Basilea 3. Lo vogliono fare? Finora sia
Mussari sia Ponzellini hanno negato una possibilità del genere,
nonostante Mario Draghi spinga in questa direzione. Per la verità il
governatore vorrebbe che anche le banche "too big to fail", cioè
Unicredit e Intesa Sanpaolo, ricapitalizzassero, anche cedendo asset. Ma
proprio ieri il neo presidente Consob Giuseppe Vegas ha ricordato che le
Fondazioni azioniste delle banche italiane non hanno le risorse per far
fronte agli aumenti richiesti dalle regole di Basilea 3.
«È giusto schiacciare sull´acceleratore di Basilea 3 oggi?», si chiede
il tremontiano Vegas, lanciando una ciambella ai banchieri. Siamo dunque
a un bivio: se i banchieri ubbidiscono a Draghi nei prossimi mesi
vedremo una fortissima richiesta di capitali al mercato ma il controllo
delle banche verrà messo a rischio. Se non li fanno cercheranno di
trattenere in casa più risorse possibili con la conseguenza di erogare
meno credito alle imprese imballando ancora più la crescita economica.
Forse Draghi e Tremonti dovrebbero mettersi d´accordo.
11 -
L'ULTIMA RISERVA NEL CAMPO AS ROMA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Non decolla la vendita dell'As
Roma. Il 17 marzo, festa dell'unità d'Italia, non sarà ricordato come
giorno della rinascita della Magica, come speravano torme di tifosi,
gagliardi per la vittoria nel derby. Scadono giovedì i 30 giorni per la
trattativa in esclusiva concessa da Italpetroli alla cordata DiBenedetto
As Roma Llc, società costituita nel Delaware per la bisogna. Pochi
giorni fa il banchiere di UniCredit Paolo Fiorentino aveva detto: «Ci
siamo!», facendo salire le azioni di oltre il 7 per cento.
Ma i legali della banca non hanno ancora risposto alle memorie degli
advisor di DiBenedetto. Si ragiona su un allungamento dell'esclusiva al
31 marzo. Intanto è arrivata la lettera di un sedicente avvocato
tedesco, che manifesta l'interesse di una banca, dicono la svizzera Ako
Capital di Zurigo, a comprare tutta Italpetroli, non solo la Roma. Lo
studio legale Tonucci, advisor di DiBenedetto, si ricorda come fallì nel
2008 la vendita a George Soros, con l'arrivo di un'offerta araba...
(G.D.)
12 -
BIANCO CHIAMA LA CARTA LA CONSOB VA A VEDERE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Cell Therapeutics ieri ha reso
noto di avere acquisito «i diritti esclusivi di commercializzazione e di
co-sviluppo di tosedostat», un farmaco in fase di sperimentazione che
forse «fra due anni» otterrà le autorizzazioni alla commercializzazione.
La notizia non modifica il dissesto finanziario della società, che è
sempre a caccia di capitali per ripianare le perdite, né può avere nel
breve periodo alcun impatto sulla sua cronica assenza di ricavi.
Tuttavia, la speculazione ieri ha messo in movimento la Consob e il
titolo (+48%).
Questo anche perché il ceo James Bianco ha alimentato gli ordini dei
piccoli investitori parlando a un sito finanziario di una possibile
operazione di M&A «carta contro carta» con «un'altra piccola società
europea» e spiegando che il titolo Cti «è sottovalutato» e che lui si
aspetta un «notevole rialzo». Sarà così? Difficile sostenerlo, perché è
impossibile dire cosa valga una società priva di ricavi che accumula
solo perdite da vent'anni. L'unica cosa certa è che Cell Therapeutics, a
furia di ripianare le perdite, ha emesso 900milioni di azioni. Insomma,
eventualmente la «carta» non manca. (R.Fi.)
13 -
QUELLA PARTITA INFINITA TRA PEREZ E IL QATAR...
Da "Il Sole 24 Ore" - Le strade di Florentino Perez e
del fondo sovrano del Qatar si incrociano nuovamente. E non certo per
cementare un'amicizia. Ieri il fondo ha infatti annunciato di avere
acquisito una quota del 6,16% nel capitale di Iberdrola per un
controvalore di oltre 2 miliardi di euro. Quanto basta per diluire di un
1,4% il pacchetto del 20% in mano al finanziere spagnolo, impegnato da
oltre un anno in una guerra senza quartiere, pur di conquistare il
gruppo energetico.
Da parte sua il fondo del Qatar aveva tentato, recentemente, di bloccare
la scalata di Florentino Perez anche alla tedesca Hochtief, acquisendo
una partecipazione del 9,1% per complessivi 400 milioni di euro. Così
come qualche mese fa la Qatar foundation ha annunciato la
sponsorizzazione dei blaugrana del Barcellona per 5 anni per un importo
di 30 milioni l'anno. Un vero e proprio affronto, dato che quelli del
Barça sono acerrimi nemici del Real Madrid, di cui Florentino Perez è
presidente. E la saga non è certo finita. (Mi.C.)
14 -
ALLEATI BIPARTISAN CONTRO MURDOCH...
Da "Il Sole 24 Ore" - L'alleanza è potente, capace
com'è di stringere in un unico fronte giornali di sinistra come il
Guardian e il Daily Mirror e giornali di destra come il Daily Telegraph
e il Daily Mail. Una linea comune, ulteriormente blindata da un altro
nome di peso: British telecom. Tutti insieme, più o meno
appassionatamente, hanno sollecitato i deputati dei Comuni e i lord a
fare pressioni sul ministro Jeremy Hunt. Obiettivo: indurlo alla
retromarcia sul caso BSkyB.
Nei
giorni scorsi, il governo inglese aveva dato il via libera
all'acquisizione della pay tv da parte di News Corp, il gruppo
editoriale di Rupert Murdoch che possiede il 39% del canale. Il tycoon
australiano è deciso a prendere la totalità delle azioni per consolidare
la televisione nel suo impero editoriale e sviluppare sinergie sia con
le altre Sky, da quella italiana a quella tedesca, sia con le testate
britanniche, dal Sun al Times. È proprio questo accerchiamento che la
concorrenza teme di più. Un mastodonte editoriale capace di assorbire
gran parte delle risorse pubblicitarie. (L.Mais.) 15-03-2011]
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IL BISI-NESS DELLE NOMINE - WOODCOCK E CURCIO INTERROGANO BISIGNANI PER
5 ORE E MEZZA, FACENDOSI SPIEGARE CHE LAVORO FA - PER I PM, MASSONERIA E
RICATTI, NOMINE E FAVORI. PER IL “SUPERCONSULENTE” DI LETTA, INVECE,
“SOLO RACCOMANDAZIONI E PARERI, CHE NON SONO REATO” - IN BALLO
L’INCONTRO TRA BISIGNANI, D’ALEMA E SANTINI, POI NOMINATO A CAPO DEI
SERVIZI SEGRETI - NUOVE INDAGINI SULL’“IMPRENDITORE DELLA SOLIDARIETÀ”
ANGELO CHIORAZZO, appena uscito indenne da un’inchiesta della procura di
Potenza (ancora Woodcock), in cui era stato sfiorato anche LETTA...
Niccolò Zancan per "La Stampa"
«Io sono una persona con una rete di contatti e di conoscenze pressoché
infinita. Quando ci sono delle decisioni importanti da prendere il mio
parere viene ascoltato». Eccolo, Luigi Bisignani, di mestiere
superconsulente del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni
Letta, tessitore di relazioni e dispensatore di pareri. Il suo
interrogatorio, il primo di una lunga serie, è andato in scena ieri
pomeriggio. Dopo abboccamenti e depistaggi per evitare eccessi di
curiosità.
Cinque ore e mezza davanti ai pm napoletani Francesco Curcio e Henry
John Woodcock. Così inizia a prendere forma la sagoma ancora
indecifrabile dell'inchiesta sulla cosiddetta P4. Cioè su una presunta
associazione «costituita e mantenuta in vita allo scopo di commettere un
numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e
l'amministrazione della giustizia, anche interferendo sulle funzioni di
organi costituzionali».
Massoneria. Ricatti, raccomandazioni, nomine, favori. Di questo si sta
parlando. Di un gruppo di potere che si sarebbe mosso nell'ombra per
influenzare le scelte strategiche del Paese. Secondo la procura di
Napoli Bisignani - già condannato per la maxi tangente Enimont e già
negli elenchi della P2 di Licio Gelli - è l'uomo giusto per spiegare
tutto questo.
Più di tre ore di interrogatorio sono andate su una nomina precisa,
quella del generale Adriano Santini al comando dell'Aise, i servizi
segreti militari. 3 febbraio 2010. Ma gli investigatori sono interessati
soprattutto alle fibrillazioni che l'hanno preceduta. «Sì, sono stato io
a fare incontrare Santini e il presidente del Copasir Massimo D'Alema,
ma non credo che quell'incontro sia stato decisivo. Perché - ha spiegato
Bisignani - è avvenuto dopo la nomina e prima dell'investitura». Cioè
quando la decisione sembrava ormai presa, e mancava solo il timbro
dell'ufficialità.
Ma è tutto il percorso di Santini al centro dell'attenzione. Perché
prima del faccia a faccia con D'Alema (anche lui già sentito come
persona informata sui fatti), altri avevano sponsorizzato il suo nome.
Una circostanza che Bisignani avrebbe confermato. Dunque Santini,
raccomandato e poi benedetto. «Ma raccomandare qualcuno non è un reato»,
ha sempre sostenuto Bisignani.
Accompagnato dagli avvocati Giampiero Pirolo e Fabio Lattanzi, ha
spiegato come ha conosciuto il presidente dell'Eni Paolo Scaroni,
l'origine dei suoi rapporti con l'ex procuratore di Napoli, ora deputato
del Pdl, Alfonso Papa. Ma da ieri un nome nuovo è entrato
nell'inchiesta, anche se proprio nuovo non è.
E' quello di Angelo Chiorazzo, a capo del consorzio La Cascina di Roma,
un fatturato da 200 milioni annui, una delle più potenti holding della
solidarietà: appalti su mense, ospedali e centri di accoglienza in mezza
Italia. Chiorazzo è appena uscito indenne da un'inchiesta della procura
di Potenza (ancora Woodcock), in cui era stato sfiorato anche il
sottosegretario Gianni Letta: archiviata.
Ma ora riappare sul versante della P4, già sentito dai pm: «Io non so
nulla di questa storia - dice sconsolato al telefono - sono in buoni
rapporti con alcune persone, altre non le ho mai conosciute in vita mia.
Sono sorpreso..». Eppure anche su di lui indaga la procura di Napoli. E
vuole la versione di Bisignani anche su questo argomento.15-03-2011]
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’sto CALZOLAIO È ’NA SÒLA - GLI SPAGNOLI MASSACRATI DALLA CRISI NON
VEDONO L’ORA DI MANDARE A QUEL PAESE il loro bambi prodigio ZAPATERO –
SECONDO UN SONDAGGIO DEL “MUNDO”, SOLO IL 7,3% VORREBBE ANCORA IN SELLA
L’ULTIMO LEADER “DE SINISTRA” IN EUROPA – I SOCIALISTI CERCANO DI
CORRERE AI RIPARI E PER LE ELEZIONI DEL 2012 PREPARANO LA CANDIDATURA
DEL MINISTRO DELL’INTERNO RUBACALBA – MA POTREBBE ESSERE TROPPO TARDI
Gian
Antonio Orighi per "la Stampa"
La stella di José Luis Zapatero non brilla più. Anzi è in caduta libera.
Almeno stando a un sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano El Mundo
secondo il quale appena il 7,3% degli spagnoli vorrebbe che il premier
socialista e segretario generale del Psoe, al potere dal 2004, si
presentasse ancora come capofila del partito - e candidato premier
quindi in pectore - nelle legislative del 2012. Che la popolarità del
«Machiavelli di León» (la sua città natale), fosse in discesa era cosa
nota, ma una picchiata del genere giunge a sorpresa.
Se Zapatero gode di pessima saluta (politica e agli occhi dell'opinione
pubblica), il suo partito brilla poco di più. Non solo Zapatero perde 3
milioni di voti rispetto alle ultime politiche del 2008 ed è superato
dai popolari ma il suo nome è addirittura quinto nella rosa dei
candidati socialisti.
Lui intanto nicchia. Da mesi evita la domanda cruciale se intende
correre per un altro mandato. D'altronde anche i socialisti stessi
sembrano aver dimenticato Zapatero. Appena il 12% dei simpatizzanti lo
vorrebbe ancora alla guida del Psoe (e del governo) contro il 48% che
opta per il primo vicepremier e ministro degli Interni, Alfredo
Rubalcaba. Che risulta il preferito anche per la capacità di leadership
e per l'immagine della Spagna all'estero.
La crisi zapaterista è cosí grande che il comitato elettorale per le
amministrative del prossimo 22 maggio ha deciso di annullare il
tradizionale comizio nella Plaza de toros che dal 2000, da quando il
premier è segretario generale socialista, rappresenta il lancio di ogni
appuntamento alle urne. Che quest'anno, per inciso, si preannunciano
catastrofiche.
«Sopprimere il meeting di Vistalegre è una decisione drammatica, un
sintomo d'impotenza», commenta García Abad, autore del panegirico libro
«Il Machiavelli di León». «Abbiamo sospeso il comizio perché vogliamo
sottolineare il carattere municipale e regionale del 22 maggio», replica
il comitato federale.
«I
socialisti non vogliono che l'appuntamento del 22 maggio sia un
referendum su Zapatero», chiosa invece il filo-governativo El País.
15-03-2011]
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E ORA CHI SI PIGLIA I RESTI DEL CRAC LIGRESTI? - TOTÒ ANNUNCIA: FINE DEI
GIOCHI CON I GALLETTI DI GROUPAMA - SENZA I FRANCHI DEI FRANCESI,
PREMAFIN E FONSAI DOVRANNO ESSERE SALVATE DALLE BANCHE ITALIANE
CREDITRICI, IN PRIMIS UNICREDIT, ESPOSTA PER 600 MILIONI € (GRAZIE
PROFUMO, ARI-GRAZIE GERONZI!) - MEDIOBANCA, BPM, MPS E BANCO POP Già
AVEVANO RISCADENZATO IL DEBITO - LIGRESTI SENZA ALTERNATIVE, LE BANCHE
(SE SONO SERIE) DOVRANNO IMPORRE DURI SACRIFICI…
1 -
PREMAFIN: LIGRESTI, NON ESISTONO PIU' CONDIZIONI INGRESSO GROUPAMA...
Radiocor - Stop all'operazione Premafin-Groupama. Le finanziarie della
famiglia Ligresti Canoe Securities S.A., Hike Securities S.A., Limbo
Invest S.A., Sinergia Holding di Partecipazioni S.p.A., Immobiliare
Costruzioni IM.CO. S.p.A., Giulia Maria Ligresti, Jonella Francesca
Ligresti, Gioacchino Paolo Ligresti, Salvatore Ligresti e Premafin, si
legge in una nota, 'hanno ritenuto non sussistano allo stato le
condizioni perche' proseguano utilmente i contatti per l'ingresso di
Groupama S.A. nel capitale di Premafin'. Sono allo studio soluzioni
alternative indirizzate al rafforzamento patrimoniale del gruppo,
conclude la nota.
2 - PORTA CHIUSA A UN RITORNO DEI FRANCESI...
Francesco Manacorda per "la Stampa"
Don Salvatore torna in Italia: ora bussa alla porta delle banche di casa
nostra, e in particolare a quella di Unicredit, per trovare il modo di
ricapitalizzare sia FonSai sia, a monte, Premafin.
Dopo la sostanziale bocciatura da parte della Consob dell'accordo tra i
francesi di Groupama e la famiglia Ligresti l'Ingegnere, che siede al
vertice del gruppo ha rifiutato - sostengono due distinte fonti
finanziarie - un'offerta alternativa avanzata nei giorni scorsi da
Groupama.
E
al tempo stesso ha accelerato su quella che era l'opzione originaria,
ossia il ricorso a quell'Unicredit che è il maggior creditore del gruppo
- circa 600 milioni - ed era la banca che aveva rapporti maggiormente
consolidati con i Ligresti.
Sebbene nessuna delle parti in causa commenti gli sviluppi si
concretizza così il «Piano B» targato Unicredit di cui si era riparlato
dieci giorni fa, appena arrivata la decisione della Consob che imponeva
l'Opa obbligatoria a Groupama, bloccando di fatto l'operazione
prospettata. In piazza Cordusio per ora si mantiene uno stretto riserbo,
ma le carte sono sulle scrivanie degli uomini del settore Corporate e
dalle ipotesi che circolano nelle ultime ore l'intervento di Unicredit
potrebbe assumere una duplice natura: in parte nuovi finanziamenti, in
parte ingresso nel capitale attraverso la sottoscrizione di un aumento.
A
fianco di Ligresti vuole poi restare il Credit Suisse, guidato da
Federico Imbert. E tutt'altro che escluso è l'intervento - a fianco
della banca guidata da Federico Ghizzoni - di altri istituti italiani.
C'è il pool di creditori dei Ligresti, che comprende anche Bpm, Banca
Mps e Banco Popolare che assieme a piazza Cordusio avevano riscadenziato
322 milioni di debito Premafin legando però l'operazione all'accordo dei
francesi che ora pare sfumare;
e
ovviamente c'è pure l'immancabile Mediobanca - da cui Ligresti si era
allontanato negli ultimi mesi proprio per certe pretese terapeutiche che
giudicava un po' troppo dure - che al momento sta alla finestra ma che
ha tutto l'interesse a vedere un finale di partita soddisfacente per il
gruppo assicurativo, visto che è esposta verso FonSai con un debito
subordinato di circa un miliardo di euro.
Se davvero, come sembra, i francesi mancheranno all'appello, in casa
Ligresti rimangono due problemi di capitalizzazione da risolvere, con
l'aiuto delle banche italiane. Il primo sta a monte, in Premafin, dove
era previsto un aumento di capitale da 225 milioni di euro che sarebbe
finito per circa la metà nelle tasche delle stesse holding di famiglia
controllate da Don Salvatore e dai suoi tre figli e che - soprattutto -
sarebbe servito a non allentare troppo la presa di Premafin
nell'operazione a valle.
Il secondo aumento, più urgente visto anche l'incombere della vigilanza
dell'élite e la pericolosa discesa verso la linea di galleggiamento dei
requisiti patrimoniali, riguarda infatti la FonSai, che nell'opzione
originale aveva bisogno di 460 milioni. La nuova formula potrebbe
prevedere qualche sacrificio in più - rispetto ai pochissimi
dell'opzione francese - per la famiglia, ma la situazione di FonSai non
pare offrire ai Ligresti troppi margini di trattativa.
15-03-2011]
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ALTRO CHE LO SCARPARO, E’ L’OLIGARCA CECO (MA CI VEDE BENISSIMO) KELLNER
A METTERE PAURA A GERONZI, CALTA & SOCI IN GENERALI, QUELLO PER CUI
VERAMENTE SI è DIMESSO DEL VECCHIO - I SEGRETI DEL RISERVATISSIMO PETR
KELLNER, L’OLIGARCA DI PRAGA CHE DA RAPPRESENTANTE DI FOTOCOPIATRICI HA
CREATO UN IMPERO DA 9,2 MLD $ (98ESIMO NELLA LISTA “FORBES”) – IL SUO
ATTIVISMO NON PIACE A TRIESTE E SUSCITA PERPLESSITÀ IL SUO LEGAME
“RUSSO” CON PERISSINOTTO
Michele Masneri per "Il Foglio"
E' un oligarca a tutti gli effetti, ma a differenza dei suoi colleghi
russi, ai megayacht e alle modelle, preferisce la riservatezza e i
salotti buoni della finanza. Petr Kellner, 46 anni, membro del board e
socio di Generali con circa il 2 per cento del capitale, partner chiave
del gruppo di Trieste sullo scacchiere centroeuropeo, e protagonista di
alcuni dei cortocircuiti che aleggiano in questi giorni intorno al
gruppo assicurativo, è nato in quella che allora si chiamava
Cecoslovacchia il 4 maggio 1964, ed è diventato l'uomo più ricco di
quella che oggi è la Repubblica ceca.
Novantasettesimo nella lista mondiale dei super ricchi di Forbes, 9,2
miliardi di dollari di patrimonio personale, Kellner è presenza molto
discreta a Trieste fin dal 2007. In quell'anno entra nell'azionariato di
Generali, con il gruppo triestino che acquista il 51 per cento delle sue
attività assicurative (che confluiscono in una joint venture, Generali
Ppf) in cambio di una leadership importante sul mercato assicurativo di
Repubblica ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria e molta parte dell'Europa
centrale. Kellner otterrà 1,1 miliardi di euro e un posto nel consiglio
di amministrazione di Generali.
Ma riservatezza non vuol dire accondiscendenza, e la prima indicazione
di carattere Kellner la dà tre anni dopo, quando il suo nome scompare
dalla lista di maggioranza che Mediobanca sta allestendo per il rinnovo
del cda. Sborsando circa 500 milioni di euro, rastrella il 2 per cento
di Generali e si riassicura un posto nel board.
Prometterà di salire anche al 5 per cento, ma non lo farà mai. Una mossa
e un attivismo che lo rendono sospetto a parte del vertice del Leone e
ad alcuni azionisti, come Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano
Caltagirone, che cominciano a fare più attenzione al personaggio.
Sintomatico un passaggio dell'intervista di Paolo Madron sul Corriere
della Sera di giovedì scorso in cui il finanziere Tarak Ben Ammar dice:
"Se fossi Della Valle mi preoccuperei più di certe operazioni fatte in
Russia con il finanziere Kellner che di Rcs".
Un
faro vero l'ha acceso l'Isvap a fine 2010, quando l'Authority sul
settore assicurativo presieduta da Giancarlo Giannini ha chiesto
chiarimenti sul ruolo e i rapporti di Kellner con il gruppo
assicurativo; ma a parte i rischi di conflitto di interessi, anche
dentro il board qualcuno bofonchia pure su altri temi, come il fatto che
a gestire la joint venture Generali Ppf, molto attiva in centro-Europa,
sia Kellner, quando la maggioranza è in capo a Trieste.
A
destare perplessità è poi la vicinanza di Kellner con il group ceo di
Generali, Giovanni Perissinotto, che incrocia proprio le questioni
emerse nelle ultime settimane a Trieste. In particolare il caso della
banca russa Vtb, di cui Perissinotto ha acquistato, pare all'oscuro del
cda e dei grandi azionisti, l'1 per cento. Una mossa che secondo diversi
osservatori sarebbe tra l'altro alla base delle dimissioni dal board di
Del Vecchio e dei mugugni di Caltagirone.
Eppure è una vicenda che viene da lontano, e in cui un ruolo da
protagonista gioca proprio lo stesso Kellner. Il Leone e l'oligarca
possiedono infatti insieme una quota del 38,5 per cento in Ingosstrakh,
primo gruppo assicurativo russo, controllato dal magnate Oleg Deripaska.
A
novembre scorso Perissinotto aveva proposto ai soci di cedere il 38,5
per cento di Ingosstrakh alla Vtb, in cambio di una sua quota. Una mossa
che non era piaciuta ai soci Generali, e dietro la quale era evidente la
longa manus di Kellner, che in Russia controlla diverse attività
creditizie e assicurative, e che con Deripaska ha una vecchia diatriba
in corso almeno dal 2006. "Guerra tra oligarchi", aveva scritto il
Financial Times, e in effetti Kellner pur essendo per molti versi
un'eccezione, ha il curriculum tipico del tycoon d'oltrecortina.
Dopo una laurea in Economia industriale all'Università di Praga, fa il
rappresentante di fotocopiatrici, ma già nel 1991 insieme a due soci e
grazie a un fido da un milione di dollari allestisce il fondo Ppf, che
in breve conterà partecipazioni in 200 aziende statali e che nel 1995
darà la scalata a Ceska Pojistovna, primo gruppo assicurativo del paese,
che oggi, risanato, vale 2,7 miliardi di dollari.
Poi arriva Komercni Banka, leader del settore del credito, e nel
frattempo oltre a Trieste Kellner coltiva la sua visione globale: banche
e assicurazioni, aziende metallurgiche in Russia, e dal 2004 entra sul
mercato di Cina e Vietnam, due paesi con cui ha eccellenti rapporti.
A
Pechino la sua Home Credit è l'unico gruppo straniero autorizzato a
operare nel credito al consumo. "Prestiti medi da 230 dollari
rimborsabili in un anno", ha detto Kellner in una delle rare interviste,
a Forbes, specificando che "mentre le grandi banche occidentali puntano
sulle classi affluenti", lui mira alla micro-borghesia nascente.
Venendo da un'ex repubblica comunista, sa bene che "tutti sognano una tv
o un frigo a rate". Un altro business che alletta Kellner è quello dei
media: nel 2005 ha venduto per 580 milioni di dollari la stazione tv
Nova al colosso Usa Cme, e adesso sta investendo nel citizen journalism
con una serie di giornali locali online chiamati Nase Adresa e con la
scuola per giornalisti Futuroom mentre a dicembre ha acquistato il
gruppo dei media Euronews.
Di personale si sa pochissimo, a parte che è sposato e ha quattro figli.
Insieme alla moglie Renate, oltre alla passione per la privacy,
condivide quella per l'"education". Hanno finanziato la creazione di
OpenGate, un college internazionale con galoppatoi e impianti sportivi
da vecchia Inghilterra ma a 20 km da Praga, che garantisce borse di
studio a ragazzi meritevoli.
Altri pallini sono l'architettura e la fotografia: Ppf sponsorizza da
anni Maximum Photography, un importante concorso internazionale nel
castello di Praga. Unica passione conosciuta da autentico oligarca, gli
aerei, i più grossi e costosi: possiede un Gulfstream G500 e un Boeing
737. Con i quali molto raramente ha fatto rotta su Trieste Ronchi dei
Legionari. Almeno fino a oggi. 15-03-2011]
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1- CON QUEST’ARIA STRANA DA FINE REGIME I POTENTI VERI HANNO PIACERE DI
VEDERSI E RICONOSCERSI VIVI L’UNO CON L’ALTRO. E MAGARI TESSERE ALLEANZE
PEL DOPO-BANANA - 2- E PER INCIUCIARE COSA C’È DI MEGLIO DELLA
PRESENTAZIONE DI UN LIBRO, SCRITTO DALL’ENFANT PRODIGE FABIO CORSICO E
DAL DIRETTORE DI "FORMICHE" PAOLO MESSA? - 3- A TORINO PASSERELLA DI
ALL-STAR SUL PALCO: DA VEGAS A PASSERA, DA BENESSIA A PALENZONA, DA
GALATERI A GAETANO MICCICCHÈ, SINISCALCO EX MINISTRO, FRANCO
DEBENEDETTI, GROS PIETRO, LUCCHINI, SALZA, IL NOTAIO MAROCCO, LA PROF.
FORNERO - 4- LA PERLA DI PALENZONA: "MEGLIO SBAGLIARE CON GUZZETTI CHE
AVER RAGIONE DA SOLI!"
Bankomat per Dagospia
Da Vegas a Passera, da Palenzona a Galateri a Benessia, passando per Il
Prof. Comba, Gaetano Miccicchè, Siniscalco ex Ministro, senatore Franco
DeBenedetti, Gros Pietro, Stefano Lucchini, Salza, il Notaio Marocco, la
Prof.sa Fornero, oggi un sacco di veri potenti non avevano di meglio da
fare che presenziare alla presentazione del libro sulle Fondazioni
Bancarie di Fabio Corsico e Paolo Messa.
C'era pure l'ex reggitore (con scarso successo) della Fiat, Cantarella.
Guzzetti non c'è ma ha scritto la postfazione, e Benessia la legge e la
commenta, interpretandola e ovviamente condividendola. Grandioso!
Mario Calabresi dirigerebbe 'La Stampa' ma prende appunti come un
giovane cronista. Infatti l'establishment lo stima molto. Di direttori
che dettano anziche' scrivere è gia' del resto piena l'Italia.
Solo Corsico, il giovane e influente capo delle relazioni esterne del
gruppo Caltagirone (il Catariccone vero) poteva mettere tanti capoccioni
d'amore e d'accordo. Del resto non a caso il Ministro Tremonti che non
ama i mediocri lo aveva scelto come suo giovanissimo capo della
segreteria a meno di trent'anni, durante il suo primo ministero negli
anni Novanta.
Parte il valzer dei partecipanti alla tavola rotonda, introdotta ma non
moderata dal presidente (per mancanza di prove) della Fondazione CRT
Prof. Comba, pur sempre il padrone di casa. Alla sua destra incombe,
nella sua enormità, Palenzona.
Il camionista di Alessandria, in questo ore in ambasce per le sorti
giudiziarie del suo braccio destro Roberto Mercuri, osserva che le donne
in sala sono poche. Ohibò, gli sembrava intelligente osservarlo.
Il vice presidente extralarge di Unicredit parla come se fosse vittima
di una classe dirigente della quale non fa parte. Stupendo.
Dice che non ne può più di ipocrisie e demagogie. Evviva le Fondazioni e
che cresca il loro ruolo nelle banche. Come se ci fossero sintomi
contrari. Essenno' lui come ci arrivava dove è arrivato?
Prosegue, coraggioso, criticando l'assente Profumo che voleva fare a
meno delle Fondazione.
Conclude dando ragione alla linea democrista del grande vecchio
Guzzetti: "Meglio sbagliare con Guzzetti che aver ragione da soli!".
Poi tocca all'Amm. Delegato di Santa Intesa. Bene comune, welfare e
crescita del territorio stanno cuore al prossimo sposo Passera. E che
altro? Su quello Corradino va proprio d'accordo con le Fondazioni che lo
vedono come un invasore che ha strappato a Torino, in duplex con Bazoli,
la banca più liquida e forte d'Italia, l'Imi-San Paolo.
Ma il Palenzona show prosegue. Approva e benedice la fresca nomina di
Vegas, seduto due poltrone a destra, prima uscita pubblica a capo della
Consob (un Vegas che sarebbe poi il suo controllore) e sentenzia con la
lingua a penzoloni: "Dio ce lo ha dato guai a chi ce lo tocca! Ho gia'
visto che sa far bene...".
Vegas sorride e tace. E' una persona seria. Sa poco di Borsa ma è una
persona seria. Palenzona ma chi sei? Vegas è il Presidente della Consob!
Però poi la cortesia ha il sopravvento anche sul buon Vegas.
Rivolgendosi ad un altro suo controllato, Passera: "...come diceva
giustamente Corrado...". Eh no, Senatore e Presidente Vegas, si dice
Dottor Passera.
Del libro di Fabio Corsico e Paolo Messa si parla poco. Sembravano tutti
li' per altri motivi.
Forse con quest'aria strana da fine regime i potenti veri hanno piacere
di vedersi e riconoscersi vivi l'uno con l'altro. E magari progettare il
dopo.
CHI
È FABIO CORSICO...
Gianni Dragoni per "Sole 24 Ore del 02 febbraio 2011
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-22368.htm
Nel palmarès di Fabio Corsico, da sei anni direttore relazioni esterne
della Caltagirone Spa, ci sono una dozzina di incarichi in consigli di
amministrazione. Per l'ex capo della segreteria tecnica del ministro
dell'Economia Giulio Tremonti, nato a Torino nel 1973, l'incarico più
altisonante è nel cda di Fondazione Crt. Corsico è inoltre consigliere
di Cementir, Energia, Gazzettino, Grandi Stazioni (Fs), Cassa di
risparmio di Biella e Consum.it (Mps), Alleanza Toro (Generali).
È
consigliere del Teatro Regio di Torino, guida Orione Investimenti
(Fondazione Crt), siede nel cda del mensile Formiche. Gli impegni sono
aumentati il 29 aprile 2009, con la nomina nel cda di Avio, voluta dal
fondo Cinven, che possiede l'85% (il 15% è di Finmeccanica). Il
passaggio in Avio è stato una mosconata. Corsico si è dimesso l'11
agosto 2010. A causa dei troppi impegni, che nel 2009 lo avevano fatto
mancare a metà dei cda della Cementir, dove c'è anche il suo amico
Flavio Cattaneo.15-03-2011]
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Mafia a misura
Duomo - La cornice è nota. Meno i pericolosi incroci con il Ruby gate e
personaggi vicini al Cavaliere come Lele Mora e l’avvocato Luca
Giuliante, ex legale della giovane marocchina -Entrambi, pur non
indagati, sono risultati in stretti rapporti con il boss della
‘ndrangheta Paolo Martino - Il padrino calabrese è in contatto con Vito
Cardinale, uno dei titolari della discoteca “Hollywood”, per anni covo
di lele.... –
Davide Milosa per
"il Fatto Quotidiano"
Al telefono i boss
alla milanese pianificano la campagna elettorale. In Lombardia le
Regionali sono vicine. È il gennaio 2010 ed è tempo di piazzare qualche
gazebo. Sì, perché i voti raccolti tra la Comasina e Bruzzano, regno del
clan Flachi da oltre trent'anni, andranno ad Antonella Maiolo, già
sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia. Così è stato
deciso dalla ‘ndrangheta.
Anche perché, si
legge nei brogliacci, "qua nella zona è facile che prendiamo tanti
voti". E del resto l'Antonella, sorella della più famosa Tiziana, quei
padrini in doppio petto li vedrà per due volte. Saranno strette di mano
decisive per squadernare il progetto politico-mafioso. Le
intercettazioni completano il quadro: "L'altro giorno è venuto pure
Formigoni, e altri politici sempre del Popolo della Libertà".
Sì perché quello è
il fronte su cui puntare. Contatti e incontri sono poi delegati a
Massimiliano Buonocore, figlio di Luciano, fra i cento fondatori di
Forza Italia e segretario nazionale di Destra libertaria. Tra le varie
cose, Max è anche presidente di un centro sportivo di proprietà comunale
"nella completa disponibilità della ‘ndrangheta". Un particolare
importante per il gip, che annota: "Il comune di Milano, senza averne
consapevolezza, finanzia il gruppo Flachi". Come sempre nulla si fa a
caso.
E così, nel
disegno rientrano sponsorizzazioni politiche in cambio, ad esempio,
della promessa di gestire negozi e bar della metropolitana milanese.
Questo raccontano le settecento pagine di ordinanza di custodia
cautelare firmate ieri dal gip Giuseppe Gennari. Trentacinque arresti e
una vicenda nerissima sulla ‘ndrangheta padana capace di gestire
pacchetti di voti, di avere contatti privilegiati con la sanità lombarda
o ancora di giocare sui tavoli della logistica infiltrandosi nei lavori
della Tnt global service, azienda leader nel settore. In altre parole:
business.
È Mafia spa sotto
al Duomo. La cornice è nota. Meno i pericolosi incroci con il Ruby gate
e personaggi vicini al Cavaliere come Lele Mora e l'avvocato Luca
Giuliante, ex legale della giovane marocchina. Entrambi, pur non
indagati, sono risultati in stretti rapporti con il boss della
‘ndrangheta Paolo Martino, anche lui finito nella rete degli
investigatori. Il padrino calabrese è in contatto con Vito Cardinale,
uno dei titolari della discoteca "Hollywood", per anni covo
dell'impresario televisivo.
L'ordinanza di
ieri così tiene assieme due indagini che, pur distinte, hanno trovato
col tempo decisivi punti di contatto. La prima, condotta dal Gico,
riguarda il clan Flachi e suoi interessi nel settore della movida
notturna. Qui, boss e comprimari gestiscono oltre allo spaccio nelle più
note discoteche meneghine, anche tutto il comparto della security, i
parcheggi e addirittura i cosiddetti paninari, ovvero i baracchini
ambulanti, costretti a pagare il pizzo ai pretoriani del boss.
Il pallino
dell'altra inchiesta invece sta nelle mani del Ros, i quali, indagando
sull'imprenditore Peppe Romeo agganciano la figura di Paolo Martino,
classe '55, organico alla cosca De Stefano. Lui è uno dei protagonisti
di questa storia. Ed è sempre lui a chiamare la sorella perché si
informi su eventuali indagini a suo carico.
C'è, però, un
particolare: Rosa Martino è una religiosa dell'Ordine Paolino e
vicedirettore sanitario dell'Ospedale "Regina Apostolorum" di Albano
Laziale in provincia di Roma. Al telefono con il fratello dirà: "Il
personaggio sta a cantà, meglio non muoversi". Atteggiamento definito
dal gip "sorprendente in una persona che ha votato la propria vita alla
Fede".
L'altro
protagonista di questa storia è Giuseppe Flachi, vecchia conoscenza
delle cronache milanesi per aver diretto assieme al compare Franco Coco
Trovato un'organizzazione in grado di commerciare quintali di droga ogni
anno. Quelli erano gli anni Ottanta. Oggi, don Pepè, svestiti stivali a
punta e giacche a quadrettoni, è diventato un boss con il pallino per la
politica e gli affari. Il tutto pianificato nelle stanze del Galeazzi.
Qui, grazie alla
compiacenza di due funzionari calabresi don Pepè, assieme al figlio
Davide, ha incontrato più volte Martino. "Riducendo - scrive il gip -
l'ospedale a luogo d'incontro a servizio delle ‘ndrine". Stesso discorso
per il Niguarda, dove, dal 2009, è ricoverato Francesco Pelle, influente
boss di San Luca.
Il comparto della
sanità comprende anche il Pio Albergo Trivulzio, i cui vertici sono
stati travolti dallo scandalo di "affitto-poli". È qui che la storia
intreccia la vicenda di Ruby e dei festini ad Arcore. L'interlocutore
privilegiato di Martino è, infatti, Luca Giuliante, ex legale della
giovane marocchina e avvocato di Lele Mora nel processo per il crac
della LM Management.
Che fa Giuliante?
In quanto membro della commissione aggiudicatrice, sostiene lui, parla
al telefono con Martino e gli riferisce di un appalto al Pat di Milano.
Valore: 19 milioni di euro. La gara alla fine andrà al Consorzio di
cooperative ravennate. Al bando, però, partecipa anche la Mucciola spa,
impresa calabrese i cui titolari (non indagati) sono in contatto con
Martino. Un anno prima, nel 2008, la stessa Mucciola, sempre al Pat, si
era aggiudicata l'appalto per la ristrutturazione della ex Casa albergo.
Una torta da cinque milioni.
Di nuovo Milano,
dunque. E di nuovo, la ‘ndrangheta. Con l'immancabile presenza di Expò
sul quale convergono gli interessi del duo Flachi-Martino. La logistica
e l'edilizia. Tradotto: da un lato, le infiltrazioni nei subappalti
della Tnt attraverso cooperative vicine ai boss. Dall'altro, l'edilizia
con società schermo che permettono di lavorare nei più importanti
cantieri pubblici.
Questo il quadro
della ‘ndrangheta che in riva al Naviglio si fa impresa e stringe
rapporti con la Pubblica amministrazione. Tanto che, nonostante il
plauso ai magistrati del sindaco Moratti, il gip scrive di come questa
penetrazione avvenga "nella sostanziale indifferenza dei vertici
politici".
15-03-2011]
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MILANO
MALA-‘NDRINA - SCOPERTO UN GIRO DI INFILTRAZIONI MAFIOSE IN LOMBARDIA
PER IL CONTROLLO DELLA COCA-MOVIDA - ARRESTATI UOMINI D’ONORE IN
“STRETTO CONTATTO” CON LELE (A)MORA-LE, IL PRIMO AVVOCATO DI RUBY LUCA
GIULIANTE E IL TRONISTA RINTRONATO, COSTANTINO VITAGLIANO - OBIETTIVO:
CONTROLLARE I LOCALI, GESTIRE I SERVIZI DI SICUREZZA E METTERE LE MANI
SUL BUSINESS DELLA NOTTE…
Gianni Barbacetto
e Antonella Mascali per "il Fatto Quotidiano"
Ilda Boccassini
non se l'aspettava. Impegnata a indagare sulle infiltrazioni mafiose a
Milano, ha accettato di occuparsi del caso Ruby solo dopo molte
insistenze del suo capo, il procuratore Edmondo Bruti Liberati. Non
immaginava certo di trovare punti di contatto tra le due realtà
investigative.
Invece eccoli qua:
nelle carte dell'inchiesta sulla 'Ndrangheta a Milano che ieri ha
portato in carcere 35 uomini della criminalità organizzata calabrese,
fanno capolino alcuni protagonisti della storia di Karima e delle feste
del bunga-bunga ad Arcore. Lele Mora, l'impresario delle veline, e Luca
Giuliante, il primo avvocato di Ruby. Ma non solo. In comune le due
storie hanno anche lo sfondo: il mondo delle notti milanesi, delle
discoteche, dei tronisti e delle ragazze bellissime che le popolano.
Il punto di
contatto è un insospettabile manager molto milanese nei modi, molto
calabrese nei contatti: Paolo Martino. Oggi si presenta come
imprenditore, ma è una vecchia conoscenza per chi si occupa di
'Ndrangheta. Pluricondannato per associazione mafiosa e traffico di
droga, è cugino di Paolo De Stefano, il boss dei boss di Reggio
Calabria.
Ormai opera in
Lombardia, ma sempre in contatto con la "casa madre" calabrese. "Nel
corso della presente attività", scrive il giudice Giuseppe Gennari, "è
stato certificato che tuttora Martino intrattiene rapporti con
personaggi riconducibili alla famiglia De Stefano". Gli anni e
l'esperienza lo hanno fatto crescere nelle gerarchie mafiose: "Si è
inserito all'interno della cosca con l'autorevolezza e la forza del
mafioso di rango. Le sue vicende criminali lo hanno progressivamente
qualificato come elemento di vertice di quell'aggregato mafioso".
Il legame inedito
che la nuova inchiesta rivela è quello tra Martino e Davide Flachi,
figlio di Pepè Flachi, già boss delle attività illegali nella Milano tra
gli anni Settanta e gli Ottanta. Martino però, scrive il giudice
Gennari, oggi è "in contatto con imprenditori che operano nel mondo dei
locali notturni", tra cui Vito Cardinale.
È il
comproprietario della discoteca Hollywood, il più noto dei locali
milanesi, dove spesso passava le sue notti anche Ruby, prima di
diventare la minorenne più famosa d'Italia. Cardinale, grande amico di
Mora, è un personaggio centrale della movida a Milano, tanto da essere
già finito tra gli indagati dell'inchiesta su discoteche e cocaina.
Boss con relazioni
pesanti, Martino ha rapporti anche "con alcuni personaggi del mondo
dello spettacolo, alcuni dei quali di fama nazionale", scrive il gip.
Tra questi, i due manager delle veline Lele Mora e Luca Casa-dei
(specializzato nell'Isola dei famosi) e il più noto dei tronisti
televisivi, Costantino Vitagliano.
Martino parla al
telefono (intercettato) con Mora per esempio la sera del 3 marzo 2009.
Sente Costantino il 28 gennaio di quell'anno. La sua non è soltanto
voglia di fare quattro chiacchiere con personaggi con la faccia spesso
in tv. Il suo è un interesse imprenditoriale. Vuole entrare nel business
della notte. Ha puntato, per esempio, sulla rivista Macao, da cui si
possono trarre contatti, rapporti e, con la gestione della pubblicità,
anche soldi.
La coppia
imprenditoriale Martino-Flachi ha però ambizioni più alte: è entrata
nella gestione della security in molti locali notturni, controlla i loro
posteggi e cerca d'acquisire anche la proprietà delle discoteche più
celebri. Ci è già riuscita, attraverso prestanomi, per il De Sade di via
Valtellina. Stretto il contatto tra Martino e l'avvocato Giuliante,
difensore di Ruby e di Lele Mora. Con lui Martino parla di cose molto
concrete: un appalto del Pio Albergo Trivulzio che interessa a
imprenditori "amici", i fratelli Mucciola, calabresi con impresa a Roma.
È una mattina del
10 marzo 2009 quando l'esponente della 'Ndrangheta telefona a Giuliante,
presentandosi come un "amico di Lele". Lo vuole incontrare. Il nome di
Mora apre subito le porte dello studio Giuliante. L'avvocato vede
Martino più volte. "Ero un componente della commissione che valuta i
titoli d'ammissione alle gare d'appalto del Trivulzio", spiega Giuliante
al Fatto Quotidiano. "Non avevo certo potere di far vincere questa o
quella impresa. E alla fine, si aggiudicherà la gara una coop rossa di
Ravenna".
Sta di fatto che
Giuliante rivela al boss per filo e per segno le offerte in campo, con
tanto di punteggi: "Mucciola è la quarta con l'offerta tecnica... non
c'è molta distanza, eh, io le ho qua le offerte... Ascolta, loro sono a
44,35... mentre la più alta, che è il Consorzio fra Cooperative di
Produzione Lavoro - Cooperative Conscoop, cioè Ravenna... per intenderci
i ‘compagni', sono a 49,166... Contro i nostri... quelli di Mucciola,
44,350... In mezzo c'è Arcas spa che ha 46,4 e poi c'è Pessina
Costruzioni che ha 46,9 e poi ci siamo noi".
"I nostri", "Ci
siamo noi": Giuliante, evidentemente, si identifica con gli amici
imprenditori del boss Martino. Ilda Boccassini scorre le pagine
dell'ultima inchiesta sulla 'Ndrangheta a Milano. Se voleva per un
attimo dimenticare Ruby e i suoi amici del bunga-bunga, non c'è
riuscita.
15-03-2011]
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C’è UNA NUBE
RADIOATTIVA IN VIAGGIO VERSO LA CALIFORNIA - RICOVERATI D’URGENZA 17
MARINAI DELLA PORTAEREI “REAGAN”, Arrivata a 160,9 km di distanza dalle
coste orientali del Giappone - LA CORRENTE DEL PACIFICO POTREBBE
SPINGERE LA RADIOATTIVITÀ FINO ALLE COSTE DELLA CALIFORNIA – GLI STESSI
DEMOCRATICI AVVISANO LO SBARACKATO: “STOP A NUOVE CENTRALI”, MA OBAMA VA
AVANTI COME UN PAOLO ROMANI QUALUNQUE: “LE NOSTRE CENTRALI SONO SICURE
1 - ADESSO ARRIVA
LA PAURA DELLA NUBE RADIOATTIVA...
Maurizio Molinari per "la Stampa"
Arrivata a 160,9 km di distanza dalle coste orientali del Giappone, la
portaerei Uss Reagan è stata investita da radiazioni provenienti
dall'impianto nucleare di Fukushima e da quel momento l'America si
interroga su dimensioni e percorso di questa nube spinta dai venti
stagionali verso il Pacifico.
L'equipaggio della
Uss Reagan nell'arco di 60 minuti ha assimilato il quantitativo di
radiazioni che normalmente un essere umano riceve in 30 giorni.
L'allarme conseguente ha portato ad accertamenti sui marinai, 17 dei
quali sono stati ricoverati. Da qui l'ordine del Pentagono di
allontanare la portaerei, assieme ad altre unità, affidando la missione
umanitaria ad un contingente di marines, che sta operando ad ovest delle
zone investite dallo tsunami.
L'importanza della
localizzazione geografica si deve ai venti che in questa stagione
soffiano sul Giappone nordorientale, da ovest verso est, con il
risultato di proteggere le popolazioni dell'entroterra dal rischio di
fallout nucleare ma anche di spingere le radiazioni verso il Pacifico,
oltre il quale ci sono gli Stati Uniti. Fra gli esperti meteo c'è
convergenza nel ritenere che gli 8 mila km di oceano che separano
Fukushima dall'Alaska sono una barriera geografica difficile da superare
e Gregory Jackso, presidente della Nuclear regulatory commission, che
veglia sulla politica nucleare Usa, ritiene «molto bassa la possibilità
che le radiazioni ci raggiungano», ma ciò non toglie che la costa
occidentale è in fibrillazione.
I maggiori network
tv hanno dedicato approfondimenti alle possibili rotte della nube sul
Pacifico che ha tenuto banco anche nel briefing della Casa Bianca mentre
la National oceanic and athmospheric administration ha diffuso una
previsione in base alla quale le radiazioni giapponesi finirebbero
nell'Artico. «Monitoriamo con attenzione quanto sta avvenendo in
Giappone - spiega Michael Sicilia, portavoce del Dipartimento della
salute della California - e se necessario il nostro sistema di
rilevamento delle radiazioni potrebbe essere rafforzato».
All'origine dei
timori c'è la corrente del Pacifico, un fenomeno atmosferico che
trasporta particelle d'aria dal Giappone agli Stati Uniti, fluttuando
fra Seattle e San Francisco. E' tale corrente che potrebbe spingere le
radiazioni sulle isole Aleutine in 72 ore e sulla California in dieci
giorni.
«Ci sono pochi
dubbi sul fatto che il vento spinge l'inquinamento nucleare verso il
Pacifico» osserva Andre-Claude Lacoste, dell'Ente francese per la
sicurezza nucleare, anche se Ken Bergeron, un fisico già protagonista di
molte simulazioni di incidenti, assicura che «le radiazioni viaggiano a
livello di terra» e dunque saranno verosimilmente catturate dall'oceano.
E' una previsione che l'amministrazione Obama fa propria e per
rassicurare l'opinione pubblica afferma che «sulla base delle
informazioni in nostro possesso non ci aspettiamo di vedere livelli
pericolosi di radioattività in America».
2 - I DEMOCRATICI
SFIDANO LA CASA BIANCA: "STOP A NUOVE CENTRALI"...
Maurizio Molinari per "la Stampa"
Le esplosioni
nella centrale di Fukushima spingono più voci del Congresso di
Washington ad invocare un momento di pausa nello sviluppo dell'energia
nucleare ma la Casa Bianca non ferma la costruzione di nuovi impianti:
«I nostri sono sicuri». Le richieste di time out sul nucleare arrivano
da Ed Markey, deputato democratico del Massachusetts volto di punta
della commissione sulle Risorse, che propone una «moratoria sulla
costruzione di nuovi reattori in zone sismiche fino a quanto non sapremo
con esattezza cosa è avvenuto in Giappone».
D'accordo con lui
è Joseph Lieberman, senatore indipendente del Connecticut, secondo cui
«bisogna mettere il freno alle nuove centrali nucleari fino a quando le
ramificazioni di quanto avvenuto non saranno più chiare per tutti».
L'obiettivo di tali iniziative è di spingere il presidente Barack Obama
a rivedere la decisione presa nel febbraio 2010 di assegnare 8,3
miliardi di dollari in garanzie finanziarie alla costruzione di due
nuovi reattori in Georgia in quella destinata ad essere la prima
centrale nucleare costruita negli Usa negli ultimi trent'anni.
La risposta della
Casa bianca arriva dal briefing quotidiano del portavoce Jay Carney, che
si presenta sul podio con accanto un molto determinato Gregory Jaczko,
presidente della Nuclear regulatory commission che veglia sulla
sicurezza delle centrali. «Gli impianti nucleari americani sono
costruiti e testati per superare l'impatto di fenomeni naturali» spiega
Jaczko, sottolineando come «in questo momento continuiamo a ritenere che
le centrali atomiche qui operano in sicurezza».
A conferma della
linea scelta da Obama, il Dipartimento dell'energia affida al
viceministro Dan Poneman il compito di rammentare al Congresso che «al
momento l'energia nucleare copre il 20 per cento del fabbisogno
nazionale di elettricità e continua a svolgere un ruolo importante nel
garantire un futuro in cui verranno usati meno gas inquinanti». Come
dire, il nucleare resta una componente della strategia di Obama per
ridurre la dipendenza dall'importazione di greggio e per arginare il
surriscaldamento del clima.
Sul fronte opposto
sono invece i repubblicani a sostenere la linea di Obama. Mitch
McConnell, capo della minoranza al Senato, liquida le richiesta di time
out nucleare come «inappropriate»: «Non credo che l'indomani di una
catastrofe ambientale sia il momento migliore per discutere la revisione
delle nostre politiche interne sull'energia, non possiamo basare le
nostre scelte su quanto avvenuto in Giappone». Sulla stessa linea la
Heritage foundation, bastione del pensiero conservatore a Washington, il
cui analista di energia nucleare Jack Spencer ritiene che i problemi
della centrale di Fukushima «siano dovuti anche a politiche nazionali
nipponiche influenzate dall'opposizione al nucleare» mentre negli Stati
Uniti «gli impianti sono di proprietà di privati che hanno ogni
possibile incentivo a mantenerli in condizioni di assoluta sicurezza».
Il sostegno dei
repubblicani garantisce alla Casa bianca la copertura politica
necessaria per guadagnare tempo. «Stiamo ancora raccogliendo
informazioni su quanto sta avvenendo in Giappone e siamo determinati a
trarne le necessarie lezioni per poter continuare a produrre in America
energia nucleare in condizioni di sicurezza» commenta Clark Stevens,
portavoce della Casa banca.15-03-2011]
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COSE DI COSA LORO
- UN BRUSCA RISVEGLIO PER DELL’UTRI E NICOLA MANCINO – IL MAFIOSO
PENTITO PARLA DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA E INDICA MARCELLINO COME
REFERENTE E L’EX MINISTRO DELL’INTERNO COME TERMINALE: “MANCINO CI USÒ E
POI CI TRADÌ” (E FU PROGETTATO UN ATTENTATO PER VENDICARSI) –
L’ATTENTATO DELL’’86 ALLA VILLA DI BERLUSCONI PER “INDURLO A TORNARE A
PAGARE” – SUL 41 BIS PER CIAMPI ERA TUTTO OK – AL PROCESSO MORI ATTI DEL
DAP E DEI MINISTERI…
- BRUSCA: COSA
NOSTRA PROGETTO' UN ATTENTATO A MANCINO "CI USO' E POI CI TRADI',
DOVEVAMO VENDICARCI"...
Salvo Palazzolo per "La Repubblica"
«Mancino era il
terminale finale della trattativa Stato-mafia intavolata col papello, me
lo disse Riina. Dell´allora ministro dell´Interno mi parlò anche Leoluca
Bagarella, dopo l´arresto di Riina: voleva fargli un attentato.
C´eravamo sentiti usati, traditi».
Le parole del
pentito Giovanni Brusca irrompono nell´inchiesta dei magistrati di
Palermo sulla trattativa fra mafia e Stato. «Riina mi parlò di Mancino
come del soggetto che gli aveva fatto sapere, "Cosa volete per finirla
con le stragi"?»: questo ha messo a verbale l´ex boss di San Giuseppe
Jato nelle scorse settimane. E adesso il procuratore aggiunto Antonio
Ingroia e il sostituto Nino Di Matteo hanno depositato tre verbali di
Brusca al processo che vede imputato il generale del Ros Mario Mori,
l´ex direttore del Sisde, per favoreggiamento a Cosa nostra.
Secondo i
magistrati, i colloqui avvenuti nel 1992 fra Mori e Vito Ciancimino
sarebbero stati un pezzo significativo della trattativa di cui parla
Brusca. Ma poi, le aspettative di Cosa nostra sarebbero andate deluse.
«Ecco perché dopo l´arresto di Riina, Bagarella voleva fare un attentato
a Mancino», spiega il collaboratore. L´ex ministro replica: «L´unica
cosa che volevo era l´arresto di Riina. È assolutamente risibile - dice
- che il ministro dell´Interno potesse interloquire con il capo della
mafia. Mai sono stato messo a conoscenza di una qualsivoglia trattativa
con la mafia».
Ma di trattativa
fra boss e pezzi delle istituzioni ce ne sarebbe stata anche un´altra.
Secondo Brusca, i vertici di Cosa nostra l´avrebbero messa in campo nel
´93, con l´attuale senatore Marcello Dell´Utri: «Si era già fatto avanti
con Vito Ciancimino dopo il delitto Lima (marzo ‘92) - dice il pentito -
e aveva proposto come possibile referente anche la Lega Nord». Brusca
spiega che fu il cognato di Riina, Leoluca Bagarella, a contattare
Dell´Utri tramite l´ex stalliere di Berlusconi, il boss Vittorio
Mangano: «Quando tornò da Milano, Mangano era soddisfatto perché aveva
incontrato Dell´Utri - dice oggi Brusca - anche se non era riuscito a
incontrare Berlusconi. Aveva avuto comunque una risposta positiva».
Brusca spiega che
le richieste dei boss durante la seconda trattativa sarebbero state le
stesse del papello scritto nel ‘92 dall´entourage di Riina: «Dell´Utri
fece sapere che loro avrebbero fatto tutto ciò che serviva per le nostre
richieste. Ecco perché - spiega il pentito - nel ‘94 sostenemmo Forza
Italia».
Per Brusca sono
dichiarazioni davvero inedite. Al processo Dell´Utri, il boss aveva
sostenuto di non sapere nulla del senatore di Forza Italia. Oggi dice:
«Non mi ero ancora liberato dalla cultura mafiosa e non mi pareva perciò
giusto accusare persone, come Ciancimino e Dell´Utri, di cui c´eravamo
serviti per ottenere vantaggi. Quando ho poi scoperto che mi stavate
intercettando, ho deciso di raccontare tutto».
Nell´estate
scorsa, i pm di Palermo avevano messo sotto controllo il pentito perché
sospettavano che gestisse un tesoretto di soldi e appartamenti di cui
non aveva mai parlato. Ora, a 14 anni dall´inizio della sua
collaborazione, Brusca dice di volere parlare di tutto quello che sa. E
annuncia dichiarazioni anche su un altro capitolo riaperto di recente
dai pm di Palermo con le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, quello
degli investimenti di Cosa nostra nelle imprese di Silvio Berlusconi.
2 - BRUSCA,
NELL'86 ATTENTATO A VILLA BERLUSCONI PER FARLO PAGARE...
(Adnkronos) - Tra l'86 e l'87 Cosa nostra avrebbe
preparato un attentato al cancello della villa del premier Silvio
Berlusconi "per indurlo a tornare a pagare". E' quanto dice il pentito
di mafia Giovanni Brusca nell'interrogatorio reso il 29 settembre del
2010 davanti al procuratore capo di Palermo Francesco Messineo e il pm
Lia Sava. E' stato lo stesso Brusca a volere essere sentito dalla Dda.
"Nell'86 o '87,
ora non mi ricordo, il mandante era Ignazio Pullara' (boss di Palermo
ndr) e gli esecutori erano Peppuccio Contorno della famiglia di Santa
Maria di Gesu' e un certo Francesco o Salvatore Zanca, questo e'
scomparso per lupara bianca - dice ancora Brusca nel verbale depositato
oggi al processo Mori a Palermo - Costoro sono stati quelli che hanno
fatto l'attentato al.. nel cancello della villa di Berlusconi per
indurlo a tornare a pagare la cosiddetta messa a posto, che dopo la
morte di Stefano Bontade l'aveva sospeso, e credo che si trattava di 600
milioni l'anno, ora non mi ricordo, comunque Ignazio Pullara' mi ha
detto la cifra". E prosegue: "Avevano sistemato tutto attraverso Cina',
quello morto. Dopodiche' a causa di questo fatto che Ignazio Pullara'
aveva preso di iniziativa sua senza dire niente a Riina, piu' altre cose
che io purtroppo non ho avuto il tempo di approfondire".
Il pentito
sostiene che il boss "Ignazio Pullara' diciamo fu estromesso dal suo
ruolo di reggente, che poi fu il ruolo che prese Pietro Aglieri. So che
la gestione di questi soldi poi passo' in mano a Salvatore Riina, che io
non ho mai visto, so che arrivavano questi soldi, li gestiva, in
particolar modo li dava alla famiglia di Resuttana dove era impiantato
l'antenna e poi pensava per tutti gli altri, cioe' necessita' di
processi, carcerati. So che li divideva in questa maniera, li faceva
arrivare alle famiglie". Notizie che Brusca aveva fino ad oggi
volutamente taciuto ma e' stato lo stesso a volere parlare con i
magistrati. "Chiedo scusa, perche' ho taciuto... taciuto inizialmente...
purtroppo dal dire al fare, collaborare non e'... inizialmente
inquadravo le situazioni...".
DellUtri
e Berlusconi
3 - CIAMPI, NON
RICORDO DIVERGENZE SU APPLICAZIONE 41BIS...
(Adnkronos) - "Non ho alcun ricordo in merito a
possibili problematiche e divergenze di opinioni all'interno del governo
da me presieduto inerenti l'applicazione del cosiddetto 41 bis". E' uno
dei passaggi principali del verbale reso lo scorso 15 dicembre dall'ex
Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi davanti ai pm di
Palermo nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta 'trattativa' tra lo
Stato e Cosa nostra. Ciampi nel periodo della trattativa cioe' nel '93,
di cui parla tra gli altri Massimo Ciancimino, era Premier.
Ciampi non ricorda
invece i contenuti di un appunto inviato dall'ex direttore del Dap,
Nicolo' Amato al Capo di Gabinetto del ministero di Grazia e Giustizia
"dove venivano riportate, tra l'altro, le perplessita' del capo della
Polizia prefetto Vincenzo Parisi - spiega Ciampi - circa l'applicazione
del regime carcerario, devo dire che non conservo alcun ricordo. Posso
affermare con assoluta certezza che la linea del governo in tal senso
era estremamente rigida. Non ricordo che vi fossero ministri che avevano
opinioni diverse in tema di contrasto alla criminalita' organizzata".
"Voglio ancora
aggiungere che, sugli argomenti sui quali vengo compulsato, potrebbe
essere per voi utile consultare le mie agende del tempo, tuttora
custodite presso gli uffici del Quirinale", avverte Ciampi. "Nelle
agende, oltre a riportare le annotazioni sugli accadimenti della
giornata, in alcune occasioni riportavo anche mie riflessioni",
aggiunge.
Per quanto
riguarda la mancata proroga del regime detentivo 41 bis Ciampi non
ricorda "nulla", come detto dallo stesso ai magistrati che lo hanno
sentito.
In particolare per
il carcere duro in scadenza nel novembre del 1993 "a carico di circa 300
detenuti per reati di mafia. Non venni avvertito ne' prima ne' dopo
quella mancata proroga. Non so nemmeno dare una spiegazione per la
condotta del ministro Conso (ex ministro della Giustizia ndr) che, con
la mancata proroga di tali decreti, certamente andava in netta
contrapposizione con le linee guida del governo da me presieduto in tema
di lotta alla mafia".
"La mia
convinzione che, in quei frangenti coincidenti con le bombe di Roma,
Milano e Firenze, si concretizzasse il pericolo di un colpo di Stato
nasceva dalla eccezionalita' oggettiva di quegli avvenimenti (compresa
l'interruzione delle linee telefoniche di Palazzo Chigi nella notte tra
il 27 ed il 28 luglio 1993) e non da notizie precise in mio possesso',
ha proseguito Ciampi ricordando un'intervista rilasciato tempo prima.
'Ricordo
perfettamente - ha aggiunto Ciampi - che effettivamente convocai, in via
straordinaria, il Consiglio Supremo di Difesa. Di tale convocazione
venne informato sicuramente anche il Presidente della Repubblica.
Ricordo che, in un clima di smarrimento generale, nel corso di quella
riunione (della quale certamente venne redatto regolare verbale, credo
custodito presso gli Uffici della Presidenza del Consiglio) qualcuno
avanzo' l'ipotesi dell'attentato terroristico di origine islamica.
Altri, tra cui certamente il Capo della Polizia Parisi, escludevano la
fondatezza di quella pista avanzando l'ipotesi della matrice mafiosa".
E ha concluso:
"Non ricordo se in occasione di quel Consiglio Supremo di Difesa, o in
momento successivo, sia stata mai prospettata da alcuno l'ipotesi che
gli attentati di Roma Milano e Firenze costituissero una risposta della
mafia al regime della detenzione carceraria del 41 bis. Io personalmente
ho maturato il convincimento che quelle bombe fossero contro il governo
da me presieduto. Cio' perche' ho constatato che gli attentati
iniziarono, con quello via Fauro, poco dopo l'insediamento di
quell'esecutivo e cessarono pressoche' contestualmente al momento in
cui, nel dicembre del 1993, rassegnai le dimissioni".
4 - MORI; NOTE DAP
E VERBALI MINISTRI E PREMIER IN ATTI PM...
(ANSA) - Nel faldone di 1.800 pagine di cui il pm Nino
Di Matteo ha chiesto l'acquisizione, nel processo ai carabinieri Mario
Mori e Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato la
mafia, c'e' anche un nuovo verbale dell'ex ministro della Giustizia,
Claudio Martelli, in cui ribadisce di aver detto a Mancino quanto aveva
appreso da Liliana Ferraro sui contatti tra Vito Ciancimino e il Ros
dopo la morte di Giovanni Falcone.
Tra i documenti
anche una nota del 6 marzo 1993 firmata dall' allora dirigente del Dap
(Dipartimento di amministrazione penitenziaria) Nicolo' Amato e
indirizzata al capo del gabinetto del ministero della Giustizia in cui
si fa riferimento all' opportunita' di abrogare il 41 bis, a cui sarebbe
stato favorevole l'allora capo della Polizia, Vincenzo Parisi'.
Nel faldone anche
altre note del Dap sulla corrispondenza tra Amato e Conso nel febbraio
del 1993 concernenti l'avveuta revoca del 41 bis primo comma ai detenuti
del carcere di Poggioreale e Secondigliano e l'elenco dei detenuti a cui
e' stato revocato o non rinnovato il 41 bis tra il 1993 e il 1996.
Potrebbero entrare nel processo anche le testimonianze di alcuni
dirigenti del Dap sul 'dimissionamento', come lui stesso l'ha chiamato,
di Nicolo' Amato, che nel 1993 al vertice del Dap.
Infine il pm ha
chiesto l'acquisizione dei verbali resi da Carlo Azeglio Ciampi, che nel
1993 era presidente del Consiglio, da Oscar Luigi Scalfaro, allora
presidente della Repubblica, e da Giovanni Conso, ex ministro della
Giustizia. La difesa di Mori, rappresentata dall'avvocato Basilio Milio,
ha chiesto un termine per pronunciarsi sull'acquisizione dei documenti e
sulle nuove audizioni. L'udienza e' stata rinviata al 22 marzo, quando
il Tribunale decidera' sulle richieste del pm.15-03-2011]
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SIM ‘E TELECOM,
PAISA’! - PERISSINOTTO, NAGEL E MICCICHé VOLEVANO DISCONTINUITA’ PER I
VERTICI DELL’AZIENDA? E L’HANNO AVUTA: IL NUOVO DG LUCA LUCIANI, NEMMENO
NOMINATO UFFICIALMENTE, è GIà SOTTO INCHIESTA PER LE SIM FALSE: OSTACOLO
ALLA VIGILANZA, TRUFFA AGGRAVATA ALLO STATO E 50 MLN DI DANNI - I
BILANCI GONFIATI SERVIVANO A MASCHERARE IL CROLLO DEGLI AFFARI E LA
PERDITA DI CLIENTI - MA LUCIANI S’E’ GUADAGNATO I GALLONI SUL CAMPO
(COME NAPOLEONE VITTORIOSO A WATERLOO)…
Da "il Foglio"
Il complesso
equilibrio raggiunto nel fine settimana al vertice di Telecom Italia
rischia di essere messo in discussione dalla magistratura. L'indagine
sulle sim false crolla, infatti, sull'ascesa di Luca Luciani, designato
per il posto di direttore generale, di fatto numero tre del gruppo
telefonico dopo Franco Bernabè, presidente esecutivo, con ampi poteri
sulla gestione, e Marco Patuano, nuovo amministratore delegato.
La notizia è
arrivata ieri all'ora di pranzo, quando le agenzie hanno informato che
Luciani è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm milanese
Alfredo Robledo. Diverse le ipotesi di reato: false comunicazioni,
ostacolo alla vigilanza e truffa aggravata ai danni dello stato. Insieme
con lui viene indagato anche Riccardo Ruggiero, ex amministratore
delegato di Telecom Italia, considerato la mente di tutta l'operazione
che coinvolge quasi sette milioni di carte irregolari, pari circa al 20
per cento del totale delle sim attivate tra il 2005 e il 2007.
Secondo una fonte
consultata dal Sole 24 Ore, i danni sono stati quantificati in 50
milioni di euro. L'indagine originaria era partita nel 2008 da Vicenza
in base alle denunce di qualche centinaio di clienti che avevano
segnalato irregolarità nei loro conti. Ma a dicembre è entrata in azione
la procura di Milano, messa in moto da un rapporto della Deloitte
Financial Services.
Su incarico di
Bernabè, amministratore delegato di Telecom dal 3 dicembre 2007, la
società di consulenza aveva svolto un'indagine per stimare le
conseguenze delle vicende giudiziarie relative al periodo 2005-2007 e
valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti della passata
gestione (il cda nel dicembre scorso aveva deciso che non era il caso di
avviarle). Era già sorto il caso di Telecom Italia Sparkle (società per
il traffico internazionale), che aveva coinvolto Ruggiero.
Il rapporto
Deloitte finisce alla magistratura con la quale, fanno sapere, i vertici
di Telecom hanno collaborato fin dall'inizio. Il pm, leggendo le pagine
da 107 a 109, si accorge di alcune stranezze: ci sono due milioni e
mezzo di carte ricaricate con appena un centesimo, per prolungarne la
validità. E tutte queste operazioni sono partite direttamente dalla
stessa Telecom. Ai primi di febbraio, la procura manda i finanzieri a
perquisire gli uffici milanesi di Deloitte e di Telecom.
Qual è il
sospetto? Fino ad allora si pensava a manovre truffaldine che partivano
dall'esterno per i più vari motivi. Per gli amanti delle spy story, va
ricordato che carte coperte o intestate a stranieri o nomi fittizi sono
pratica corrente dei servizi segreti. Del resto, che interesse avrebbero
avuto dei manager interni, visto che i premi e i benefici sulle carte
vendute sono minimi?, fanno notare alcuni osservatori. Ma, vista
l'entità dell'affare, i pm hanno cominciato a pensare che le operazioni
servissero a gonfiare i bilanci e a mascherare la caduta del volume
d'affari sotto l'incalzare della concorrenza.
Del resto, la
perdita di clienti nel mobile è continuata in questi anni e rappresenta
anche il principale punto debole della stessa gestione Bernabè, una
delle critiche che gli sono state mosse dai grandi azionisti. Adesso
l'inchiesta compie un salto di qualità perché fa cadere le ombre del
passato su un dirigente in grande ascesa.
Luciani, balzato
alle cronache per alcune sue clamorose gaffe storiche (per lui Napoleone
aveva vinto a Waterloo), se l'era cavata bene nella complicata gestione
di Tim Brasil, incrociando le armi con la compagnia che fa capo a Carlos
Slim, diventato l'uomo più ricco del mondo.
Su di lui hanno
puntato gli azionisti strategici di Telecom, in particolare Giovanni
Perissinotto, ad delle Generali, inquieti per le modeste performance del
titolo (sceso del 46 per cento dal 2007, con una perdita di valore pari
a 19 miliardi di euro, secondo i calcoli di Bloomberg) e per una
gestione ritenuta eccessivamente prudente da parte di Bernabè al quale,
pure, si deve il controllo del debito (ridotto da 34 a 31 miliardi, a
fronte di ricavi pari a 27 miliardi) e una pulizia nei conti.
Alberto
Nagel e Renato Pagliaro
Non solo Generali,
ma anche Alberto Nagel, presidente di Mediobanca, e Gaetano Miccichè per
Intesa Sanpaolo, hanno chiesto un "segno di discontinuità" promuovendo
forze giovani. L'operazione non era facile e per settimane è circolata
la voce di un ribaltone che mettesse in discussione lo stesso Bernabè: a
lui era stato proposto di diventare presidente lasciando la gestione in
mano a un amministratore delegato. Mediobanca e Intesa puntavano su
Patuano capo del business italiano.
Il cambiamento
sacrificava Gabriele Galateri al quale sarebbe comunque riservato, come
ex presidente, un posto in cda. César Alierta, il socio spagnolo, ha
puntato i piedi a sostegno della continuità, appoggiando Bernabè il
quale ha insistito per restare il vero capoazienda. Il compromesso,
raggiunto sabato scorso, è stato ratificato ieri da Telco, la scatola
finanziaria che possiede un quinto della compagnia (Telefonica è entrata
con il 46 per cento, Generali con il 30, Mediobanca e Intesa con l'11,6
ciascuna).
"Buona la
soluzione del nuovo assetto", ha commentato ieri il consigliere delegato
di Intesa, Corrado Passera. Bernabè mantiene le deleghe chiave: finanza,
relazioni istituzionali ed esterne, rapporto con l'autorità di
vigilanza, partecipazioni e strategie. A Patuano la parte
tecnico-operativa. A Luciani l'intera America latina. Ma la sua ascesa,
a questo punto, viene di fatto oscurata dall'inchiesta. Pur essendo
innocente fino a prova contraria, è evidente che la magistratura lo
rende un'anatra zoppa.
Sono 15 i nomi
della lista di Telco per il nuovo cda di Telecom. Nell'elenco, che
conferma gran parte dei consiglieri attuali compresi Bernabè e Gabriele
Galateri, entra Marco Patuano, candidato appunto a essere l'ad. Il
consiglio di Telco, che in assemblea (9 o 12 aprile) proporrà di
mantenere invariato il numero di consiglieri, ha quindi depositato una
lista composta da 15 candidati (ne entreranno 12).
Oltre a Bernabè,
Galateri e Patuano, nella lista figurano i nomi di César Alierta, Tarak
Ben Ammar, Elio Catania, Jean-Paul Fitoussi, Julio Linares, Gaetano
Miccichè, Aldo Minucci, Renato Pagliaro e Mauro Sentinelli. Tutti nomi
già presenti nel board di Telecom. Seguono nella lista Francesco Coatti,
Filippo Bruno ed Oliviero Edoardo Pessi.15-03-2011]
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DOPO IL TRACOLLO
DI IERI L’ASIA RIMBALZA E TOKYO CHIUDE IN RIALZO - L’EUROPA PARTE
INCERTA - VOLA L’INFLAZIONE (2,8%) - IN EUROPA CRESCONO LE
IMMATRICOLAZIONI (+1,4%), SOLO LA FIAT VA SEMPRE GIù (-16%) -
INVESTIMENTI E SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV - BENETTON ALZA IL
DIVIDENDO - MOODY’S DECLASSA IL PORTOGALLO - TELEFONICA CI RIPROVA CON
ATENTO IN BORSA - MULTE CONSOB PER L’ALTALENA SEAT PG
1. BORSA: EUROPA
INCERTA IN AVVIO CON BANCHE, MALE HSBC (-2%)...
(ANSA) - Apertura generalmente positiva per le Borse
europee, grazie al rimbalzo dei titoli dell'auto e delle materie prime,
ma con qualche segnale di debolezza nel settore bancario e una tendenza
generale degli scambi che appare poco convinta. L'indice Stxe 600, che
fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del
Vecchio continente, cresce di poche frazioni di punto percentuale, con
Londra e Milano che oscillano in territorio anche negativo.
Il settore del
credito è appesantito dalla partenza debole soprattutto del gigante Hsbc
(-2,26%), ma vendite si registrano anche su Intesa SanPaolo (-1,59%) e
Barclays, che cede lo 0,82%. Si muove invece in discreta crescita Dexia,
in rialzo iniziale dell'1,64%.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,12%
- Parigi +0,09% - Francoforte +0,68% - Madrid +0,21% - Milano +0,02% -
Amsterdam +0,48% - Stoccolma +0,81% - Zurigo +0,35%
2. BORSA: ASIA
RIMBALZA TRAINATA DA TOKYO, RIALZO MATERIE PRIME...
(ANSA) - Dopo il più brusco calo dal 1987 ed essere
arrivata ai livelli minimi da oltre due anni, la forte ripresa della
Borsa di Tokyo, che ha chiuso in crescita di oltre cinque punti
percentuali, ha aiutato anche gli altri listini asiatici e del Pacifico,
tutti in positivo tranne Hong Kong, ancora cauto.
Il rimbalzo
maggiore è comunque proprio quello della piazza azionaria giapponese,
che si è mossa in netto rialzo anche grazie alla ripresa dei prezzi
delle materie prime, un segnale che, almeno dal punto di vista
finanziario, decreta come la prima fase del disastro che ha colpito il
Giappone sia conclusa.
Ora gli operatori
guardano allo sviluppo dell'allarme nucleare, allo stato della
produzione di energia e alle conseguenze sulle infrastrutture, che
comunque andranno ricostruite. In questo quadro, sul mercato nipponico,
comunque ancora molto volatile, il titolo della Tokyo electric power ha
ceduto il 24,57%, mentre quello della Mitsui chemical è cresciuto del
19,23%.
Tra questi due
estremi, la Mitsubishi electric è salita del 14,80%, Sumitomo
dell'11,35%, Isuzu del 10,49%. Molto bene anche Sanyo (+10,20%), Nomura
holding (+9,82%), Toyota (+9,14%) e Sony (+8,78%), ma anche Honda, che
ha annunciato rallentamenti alla produzione, è salita del 3,90%. Ancora
vendite invece su Japan steel works, in calo finale del 6,45%.
I recuperi delle
altre Borse dell'area non raggiungono i due punti percentuali. A Sidney,
dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro
settori in Europa, appaiono in rialzo diversi gruppi dell'energia e
delle materie prime, mentre cali si registrano nel comparto dei media e
dell'alimentare.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: -
Tokyo +5,68% - Hong Kong -0,04 - Shanghai +1,20% - Taiwan +1,09% - Seul
+1,77% - Sidney +0,65% - Singapore +0,57% (seduta in corso) - Mumbai
+1,14% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,23% - Bangkok +0,48% -
Giakarta -0,54%
3. ISTAT CONFERMA,
FEBBRAIO VOLA 2,4%,TOP 2008...
(ANSA) - A febbraio l'inflazione è volata al 2,4% su
base annua, dal 2,1% di gennaio. Si tratta del dato più alto dal
novembre del 2008. Su base mensile, invece, il tasso è stato pari al
+0,3%. Lo rileva l'Istat, confermando le stime e aggiungendo che
sull'aumento hanno pesato i rincari dei servizi relativi ai trasporti,
dei carburanti e dei beni alimentari.
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GIAPPONE: il nucleare spaventa le Borse (dai
giornali).
FONSAI: Ligresti
liquida Groupama (dai giornali). UniCredit, il piano per salvare
Ligresti: la banca studia di entrare con il 7-8% tramite aumento
capitale (Repubblica, pag. 30).
FIAT: stringe per
partner russo (dai giornali). Tregua con Fiom, accordo possibile sul
contratto Bertone (La Repubblica, pag. 30).
GENERALI: sale
Miglietta. Bollore', Mediobanca prioritaria (dai giornali).
INTESA SANPAOLO:
presenta i conti del 2010. la redditivita' crescera' nel 2011 (dai
giornali).
ENEL: alza le
stime sui profitti (dai giornali).
B.CA SPOLETO:
magistratura indaga (Il Sole 24 Ore, pag. 43).
CRISI: via al
nuovo patto Ue (dai giornali).
INDUSTRIA:
Marcegaglia 'imprese lasciate sole a competere' (dai giornali).
NUCLEARE: in
arrivo gli stress test su centrali europee (dai giornali). Per l'ad di
Enel, Fulvio Conti, 'i piani non cambieranno' (dai giornali). 'Nucleare,
riflessione necessaria. In Italia la scelta piu' facile e' il gas',
parla Rodolfo De Benedetti, a.d. di Cir (La Repubblica, pag. 31).
GOVERNO: rimpasto,
oggi Berlusconi al Colle (dai giornali). L'Esecutivo 'non e' contro il
Sud', intervista al ministro della Salute, Ferruccio Fazio (Il Sole 24
Ore, pag. 20).
CASO RUBY: 'Accuse
allucinanti, andro' in tv a difendermi. I Bonifici? Solo aiuti',
intervista al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (La
Repubblica, pag. 15).
GE: la ricerca
sbarca in Toscana (Il Sole 24 Ore, pag. 25).
SOLE 24 ORE:
taglia i costi e riduce le perdite 2010. Gianni Riotta lascia la
direzione, arriva Roberto Napoletano. (dai giornali)
5. AUTO EUROPA:
+1,4% IMMATRICOLAZIONI FEBBRAIO, GRUPPO FIAT -16,7%...
Radiocor - Le immatricolazioni di nuove automobili sono
cresciute nel mese di febbraio dell'1,4% nella Ue piu' Paesi dell'Efta a
1.014.519 unita' da 1.000.041 nel mese precedente. Nei primi due mesi
dell'anno l'incremento e' stato dello 0,1% a 2.087.121 dai 2.084.809
modelli immatricolati in gennaio-febbraio 2010.
La maggior parte
dei mercati ha segnato un'espansione in febbraio, compresa tra il +1,2%
della Polonia e il +112,6% della Lituania. Solo cinque Paesi hanno
registrato un calo, tra cui l'Italia (-20,5) e la Spagna (-27,6%). I due
altri Paesi maggiori Francia (+13,2%) e Germania (+15,2%) hanno
registrato una crescita. Tra le singole case automobilistiche il gruppo
Fiat ha perso il 16,7% a 76.808 modelli in febbraio, con un calo della
quota di mercato dal 9,2% al 7,6%.
6. PORTOGALLO:
MOODY'S ABBASSA DI DUE LIVELLI RATING AD 'A3'...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha reso noto
stanotte di avere abbassato di due livelli il rating del debito del
Portogallo ad 'A3', sulla base di una situazione di incertezza economica
che si pone l'ambizioso programma di governo rigoroso. Moody's ha detto
in una dichiarazione che la nota e' accompagnata da un 'outlook
negativo', che significa che il rating potrebbe essere ulteriormente
abbassato.
7. BENETTON ALZA
LA CEDOLA A 0,25 EURO...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Benetton ha chiuso l'esercizio 2010 con un
utile netto consolidato in calo da 122 a 102 milioni di euro. Il
dividendo proposto dal board agli azionisti sale da 0,23 a 0,25 euro per
azione.
I ricavi netti sono stabili a 2,05 miliardi di euro.
8. INVESTIMENTI E
SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV...
G. Ve. per "Il
Sole 24 Ore" - Dalle tessiture alle televisioni locali il
cammino è lungo. Almeno cento anni di storia. L'ex Centenari e Zinelli,
nata nel lontano 1907 come industria del settore tessile, nella sua
lunga storia ha visto non pochi cambi di azionisti e di core business.
Ora la società, che ha assunto il nome di Investimenti e Sviluppo, ha
nuovi soci e una rinnovata vocazione: l'a.d. Corrado Coen ha deciso di
puntare sul modello di investment company.
Così, mentre va
avanti con la valorizzazione delle partecipazioni non strategiche, il
gruppo ha appena sottoscritto un accordo per assicurarsi il 51% della
Profit Group al prezzo di 16 milioni. Se la due diligence avrà successo
l'ex Centenari e Zinelli metterà le mani sul quinto gruppo televisivo
italiano (Odeon e Telereporter), rafforzando la propria presenza nel
settore dell'intrattenimento, dove già è presente attraverso
partecipazioni nell'home video e nella commercializzazione di diritti
tv. Rispetto alle tessiture, tutto un altro programma.
9. UBS CHIAMA
PIGNATELLI PER SVILUPPARE L'EMEA...
L. Te. per "Il
Sole 24 Ore" - Promozione per un manager del ramo italiano
della banca elvetica Ubs. Diego Pignatelli è stato nominato presidente
della divisione Investment Banking per l'area Europa, Medio Oriente,
Africa (Emea). Con James Hartop e Nick Reid, joint head, Pignatelli
dovrà attuare le strategie di sviluppo nell'area. Pignatelli conserva
l'incarico di country head Italia e di ceo di Ubs Italia Sim. La notizia
è arrivata in una giornata molto densa per Ubs.
L'istituto ha
infatti annunciato una revisione all'insù, di 373 milioni di franchi,
dell'utile netto 2010, che sale quindi a 7,5 miliardi di franchi. Ubs ha
anche reso noto che i 13 massimi dirigenti l'anno scorso hanno
guadagnato un terzo in più rispetto al 2009, nonostante un taglio dei
bonus dell'11%. Le remunerazioni non legate ai bonus sono dunque andate
meglio. Il più pagato? Carsten Kengeter (Investment Banking) con 9,3
milioni di franchi, qualcosa in meno del 2009 ma pur sempre una bella
cifra.
10. MULTE CONSOB
PER L'ALTALENA SEAT PG...
Mo. D. per "Il
Sole 24 Ore" - I broker pagano le montagne russe del titolo
Seat Pg nella primavera del 2009. La Consob ha multato con 250 mila euro
la società olandese Scrocca Option Trading e con 100 mila euro la
britannica Mf Global Uk. Alla prima viene contestato di aver posto in
essere tra il 30 marzo e il 14 aprile operazioni di vendita su 12,1
milioni di azioni Seat Pg (circa il 30% del capitale), con 811
operazioni «senza avere la disponibilità e la proprietà dei titoli».
Più ridotta
l'operatività di Mf Global, che ha messo in vendita con 172 proposte di
negoziazione 9 milioni di azioni Seat (il 22% del capitale). Tutte nella
sola seduta del 15 aprile, per conto di tre clienti professionali, cui è
andato «un profitto stimabile in 400mila euro». La multa Consob, in
questo secondo caso, brucia quindi un quarto dei guadagni.
11. TELEFONICA CI
RIPROVA CON ATENTO IN BORSA...
Mi. C. per "Il
Sole 24 Ore" - Telefonica ha deciso di collocare in Borsa
il "call center" Atento, affidando l'incarico a Goldman Sachs. La
filiale, infatti, non rientra più da tempo nei piani strategici del
gruppo tlc spagnolo e per questo ha deciso una operazione in due fasi:
la Borsa, per poi cedere la maggioranza del capitale al miglior
offerente. Il tutto in tempi abbastanza rapidi.
Diciamo entro fine
anno. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti finanziari, dal
collocamento (già fallito nel 2007 a causa della crisi dei mercati)
Telefonica vorrebbe raccogliere dagli 1,5 ai 2 miliardi di euro. Una
cifra importante anche se la taglia di Atento: 152mila dipendenti, un
fatturato di 1,66 miliardi, un operativo di 145 milioni a fine 2010, la
merita. Ricordiamo che il "call center" è il terzo gruppo del settore
nel mondo e che il suo principale mercato è il Brasile, che contribuisce
a oltre il 50% del giro d'affari.16-03-2011]
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1- LE TESTE
D’ATOMO TRABALLANO, MA PER FORTUNA SCENDE IN CAMPO IL CORRIERE CHE FA IL
SOLITO FINTO ESERCIZIO DI TERZISMO SCHIERANDO DUE “ESPERTI” SU POSIZIONI
DIVERSE. A DIFENDERE L’ATOMO INVITA EDOARDO BONCINELLI. PER SCRIVERE
(SCRIVERE?) CONTRO INGAGGIA ADRIANO CELENTANO. VI PIACE VINCERE FACILE,
EH? - 2- SULLA REPUBBLICA DI SORGENIA NON TRAMONTA MAI IL SOLE (DELLE
RINNOVABILI E DEL SEDICENTE CARBONE PULITO). QUINDI FIATO ALLE
TROMBETTE. “RODOLFO DE BENEDETTI: “NUCLEARE? IN ITALIA LA SCELTA PIÙ
FACILE È IL GAS”. INTESO COME “CANNA DEL GAS” - 3- SVANITY BOCCHINO: LA
MOGLIE GABRIELLA RIVELA IL FAMOSO SECRETO DI PULCINELLA - 4- “INTESA
CONFERMA UTILI MA CADE IN BORSA”. NON SEMPRE IL MERCATO HA RAGIONE. A
VOLTE NON CAPISCE PROPRIO. RIEDUCARE LE BORSE AL VERBO DI ZIO CORRADO,
PLEASE - 5- IL CAVALIER POMPETTA, ZOCCOLANDO ZOCCOLANDO, NEL GIARDINO
DEI FINTI POMPINI
A cura di Minimo
Riserbo e Pippo il Patriota (Special guest: Dj Wise)
1 - TESTE D'ATOMO
UN TANTO AL CHILO (DI CALCESTRUZZO)...
L'atomo traballa, ma per fortuna scende in campo l'Angelo Panebianco che
sfodera lo spadone radioattivo e fonde una colonna di piombo così
intitolata: "La paura e la ragione" (Corriere, p. 1). La ragione
ovviamente sta dalla parte degli interessi economicamente più forti. E
il Corriere fa il solito finto esercizio di terzismo schierando due
"esperti" su posizioni diverse. A difendere l'atomo invita Edoardo
Boncinelli. Per scrivere (scrivere?) contro ingaggia Adriano Celentano.
Vi piace vincere facile, eh?
Sulla Repubblica
di Sorgenia non tramonta mai il sole (delle rinnovabili e del sedicente
carbone pulito). Quindi fiato a trombe e trombette. "Rodolfo De
Benedetti: "Nucleare, riflessione necessaria. In Italia la scelta più
facile è il gas" (p. 31). Inteso come "canna del gas". Sul Cetriolo
Quotidiano, Giorgio Meletti scrive un sacrosanto pezzo: "Centrali sicure
com in Giappone". L'imbarazzo della lobby nuclearista" (p. 4).
Poi ci sono i
poveri di spirito della politica italiana, quelli che sgranano il
rosario dei sondaggi prima di aprire bocca e dare fiato. "Il governo:
sul nucleare avanti tutta, ma i sondaggi preoccupano il premier. Da Zaia
a Lombardo, ora i governatori si ribellano all'atomo" (Repubblica, p.
11).
2 - IL CAVALIER
POMPETTA NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI...
"33 prostitute nell'Harem di B. Chiusa l'inchiesta: Minetti, Mora e Fede
gestivano un plotone di ragazze. Ruby, 13 volte sesso col premier. Al
bunga bunga, Ruby aveva 16 anni" (Cetriolo Quotidiano, pp. 2-3). Pattina
da par suo il Messaggero: "I pm: Ruby 13 volte a letto col premier.
Ghedini: incontri sessuali inesistenti" (p.1).
Ok, inesistenti.
Ma nel dubbio, come racconta Re-pubica, "Rispunta la prescrizione
breve". Con il pdl che passa alla minacce: "il Quirinale non può
fermarla" (p. 14). Mentre sul Corriere, viene "svelata" la linea del
Banana: "Cene, non festini" (Corriere, p. 23). Oltre che di grido, ha
anche avvocati di genio, il nostro caro Papi.
3 - IO E L'UNITA'
D'ITALIA (AGENZIA MASTIKAZZI)...
"Trapattoni: Bearzot il Garibaldi del calcio" (Corriere, p. 21). Come
direbbe Caparezza, il tricolore sapete sventolarlo solo in curva.
4 - A SCIABOLE',
MA FACCE RIDE!...
Rimpastate rimpastate, qualcosa (di puzzolente) resterà. Sul Giornale di
famiglia, utile pezzo di Adalberto Signore: "Berlusconi fa i conti col
"signor No" Tremonti. Il premier si lamenta del ministro dell'Economia
perché non trova risorse su sicurezza e cultura. Telefonata a Bossi:
fallo ragionare. Rimpasto, forse oggi i ministri. Ma è gelo con Scajola"
(p. 7)
5 - UN DUE TRE,
PIQUATTRO!...
"Nomine e affari, Bisignani parla della Santanchè. Verifiche dei pm di
Napoli sulle società del sottosegretario. Sentito anche Tavaroli, che
indicò il lobbista come partecipe di "un network eversivo" (Repubblica,
p. 18). Intanto la moglie di Bocchino, come dago anticipato, rivela a
Vanity Fair il famoso secreto di Pulcinella: "Sapevo di Italo e
Carfagna. Mara è stata telecomandata da lui, mica li prendeva tutti quei
voti in Campania" (Repubblica, p. 19).
6 - FREE
MARCHETT...
"Intesa conferma utili e cedole ma cade in Borsa" (Repubblica, p. 31).
Non sempre il mercato ha ragione. A volte non capisce proprio. Rieducare
le Borse al verbo di zio Corrado, please.
Sul Corriere della banche, ecco l'ultima (pericolosa) barzelletta su don
Salavatore: "Una soluzione italiana per Ligresti. In campo Unicredit"
(p. 37). Per fortuna che c'è G
7 - IL FAMOSO
MERCATO DEI DIRETTORI (L'ULTIMO ORDINI UNA PIZZA PER NAPOLETANO)...
Nelle redazioni di tutt'Italia, centinaia di sedicenti giornalisti e
addetti stampa anche ieri non hanno fatto un cazzo o, peggio, sono stati
di danno ai giornali e iai loro quattro lettori. Che c'è di nuovo?
C'è che impazza il
toto-direttori, il toto-vicedirettori, il toto-inviatoni, il
toto-caporedattori, il toto-assunzioni, il toto-stagiste, il
toto-trombate. Il tutto, rigorosamente, non in un'ottica di merito ma di
mero feudalesimo e-o sessisimo (Tizio è uomo di Caio, Sempronia l'ha
data a Nevio). E nonostante questo, anche oggi, però alcune quintalate
di carta sono andate in edicola, grazie al (triplo) lavoro di altre
centinaia di cronisti e deskisti impermeabili.
Sulla vicenda,
ecco che scrive un professionista fuori dai giochetti come Giovanna
Lantini, sul Cetriolo quotidiano: "Roberto Napoletano ce l'ha fatta,
sarà il nuovo direttore del Sole 24 Ore al posto di Gianni Riotta,
silurato ieri dal cda del gruppo editoriale. Dopo due anni di "cura"
Riotta, con oltre 50 mila copie perdute e un tracollo anche negli
abbonamenti, anche i giornalisti del Sole 24 Ore, che nel 2009 avevano
alzato un muro contro la sua nomina alla guida del giornale della
Confindustria, sono ora pronti ad accoglierlo, a braccia aperte. Del
resto l'ormai ex direttore del Messaggero di Francesco Gaetano
Caltagirone (che sarà guidato da Umberto La Rocca, attuale numero uno
del Secolo XIX) è un candidato che ha saputo raccogliere consensi
trasversali all'interno della Confindustria" (p. 25).
8 - DIRETTORI DE
PANZA...
Forte della succitata lezione di mercato e competitività impartita con
la direzione Riotta e la guida manageriale del Sole, Emma Marcegaglia
ieri ha sentenziato: "Ora una spinta alla crescita" (Repubblica, p. 29).
Intendeva la crescita della panza. La panza dei direttori.
16-03-2011]
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DOPO IL TRACOLLO
DI IERI L’ASIA RIMBALZA E TOKYO CHIUDE IN RIALZO - L’EUROPA PARTE
INCERTA - VOLA L’INFLAZIONE (2,8%) - IN EUROPA CRESCONO LE
IMMATRICOLAZIONI (+1,4%), SOLO LA FIAT VA SEMPRE GIù (-16%) -
INVESTIMENTI E SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV - BENETTON ALZA IL
DIVIDENDO - MOODY’S DECLASSA IL PORTOGALLO - TELEFONICA CI RIPROVA CON
ATENTO IN BORSA - MULTE CONSOB PER L’ALTALENA SEAT PG
1. BORSA: EUROPA
INCERTA IN AVVIO CON BANCHE, MALE HSBC (-2%)...
(ANSA) - Apertura generalmente positiva per le Borse
europee, grazie al rimbalzo dei titoli dell'auto e delle materie prime,
ma con qualche segnale di debolezza nel settore bancario e una tendenza
generale degli scambi che appare poco convinta. L'indice Stxe 600, che
fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del
Vecchio continente, cresce di poche frazioni di punto percentuale, con
Londra e Milano che oscillano in territorio anche negativo.
Il settore del
credito è appesantito dalla partenza debole soprattutto del gigante Hsbc
(-2,26%), ma vendite si registrano anche su Intesa SanPaolo (-1,59%) e
Barclays, che cede lo 0,82%. Si muove invece in discreta crescita Dexia,
in rialzo iniziale dell'1,64%.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,12%
- Parigi +0,09% - Francoforte +0,68% - Madrid +0,21% - Milano +0,02% -
Amsterdam +0,48% - Stoccolma +0,81% - Zurigo +0,35%
2. BORSA: ASIA
RIMBALZA TRAINATA DA TOKYO, RIALZO MATERIE PRIME...
(ANSA) - Dopo il più brusco calo dal 1987 ed essere
arrivata ai livelli minimi da oltre due anni, la forte ripresa della
Borsa di Tokyo, che ha chiuso in crescita di oltre cinque punti
percentuali, ha aiutato anche gli altri listini asiatici e del Pacifico,
tutti in positivo tranne Hong Kong, ancora cauto.
Il rimbalzo
maggiore è comunque proprio quello della piazza azionaria giapponese,
che si è mossa in netto rialzo anche grazie alla ripresa dei prezzi
delle materie prime, un segnale che, almeno dal punto di vista
finanziario, decreta come la prima fase del disastro che ha colpito il
Giappone sia conclusa.
Ora gli operatori
guardano allo sviluppo dell'allarme nucleare, allo stato della
produzione di energia e alle conseguenze sulle infrastrutture, che
comunque andranno ricostruite. In questo quadro, sul mercato nipponico,
comunque ancora molto volatile, il titolo della Tokyo electric power ha
ceduto il 24,57%, mentre quello della Mitsui chemical è cresciuto del
19,23%.
Tra questi due
estremi, la Mitsubishi electric è salita del 14,80%, Sumitomo
dell'11,35%, Isuzu del 10,49%. Molto bene anche Sanyo (+10,20%), Nomura
holding (+9,82%), Toyota (+9,14%) e Sony (+8,78%), ma anche Honda, che
ha annunciato rallentamenti alla produzione, è salita del 3,90%. Ancora
vendite invece su Japan steel works, in calo finale del 6,45%.
I recuperi delle
altre Borse dell'area non raggiungono i due punti percentuali. A Sidney,
dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro
settori in Europa, appaiono in rialzo diversi gruppi dell'energia e
delle materie prime, mentre cali si registrano nel comparto dei media e
dell'alimentare.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: -
Tokyo +5,68% - Hong Kong -0,04 - Shanghai +1,20% - Taiwan +1,09% - Seul
+1,77% - Sidney +0,65% - Singapore +0,57% (seduta in corso) - Mumbai
+1,14% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,23% - Bangkok +0,48% -
Giakarta -0,54%
3. ISTAT CONFERMA,
FEBBRAIO VOLA 2,4%,TOP 2008...
(ANSA) - A febbraio l'inflazione è volata al 2,4% su
base annua, dal 2,1% di gennaio. Si tratta del dato più alto dal
novembre del 2008. Su base mensile, invece, il tasso è stato pari al
+0,3%. Lo rileva l'Istat, confermando le stime e aggiungendo che
sull'aumento hanno pesato i rincari dei servizi relativi ai trasporti,
dei carburanti e dei beni alimentari.
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GIAPPONE: il nucleare spaventa le Borse (dai
giornali).
FONSAI: Ligresti
liquida Groupama (dai giornali). UniCredit, il piano per salvare
Ligresti: la banca studia di entrare con il 7-8% tramite aumento
capitale (Repubblica, pag. 30).
FIAT: stringe per
partner russo (dai giornali). Tregua con Fiom, accordo possibile sul
contratto Bertone (La Repubblica, pag. 30).
GENERALI: sale
Miglietta. Bollore', Mediobanca prioritaria (dai giornali).
INTESA SANPAOLO:
presenta i conti del 2010. la redditivita' crescera' nel 2011 (dai
giornali).
ENEL: alza le
stime sui profitti (dai giornali).
B.CA SPOLETO:
magistratura indaga (Il Sole 24 Ore, pag. 43).
CRISI: via al
nuovo patto Ue (dai giornali).
INDUSTRIA:
Marcegaglia 'imprese lasciate sole a competere' (dai giornali).
NUCLEARE: in
arrivo gli stress test su centrali europee (dai giornali). Per l'ad di
Enel, Fulvio Conti, 'i piani non cambieranno' (dai giornali). 'Nucleare,
riflessione necessaria. In Italia la scelta piu' facile e' il gas',
parla Rodolfo De Benedetti, a.d. di Cir (La Repubblica, pag. 31).
GOVERNO: rimpasto,
oggi Berlusconi al Colle (dai giornali). L'Esecutivo 'non e' contro il
Sud', intervista al ministro della Salute, Ferruccio Fazio (Il Sole 24
Ore, pag. 20).
CASO RUBY: 'Accuse
allucinanti, andro' in tv a difendermi. I Bonifici? Solo aiuti',
intervista al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (La
Repubblica, pag. 15).
GE: la ricerca
sbarca in Toscana (Il Sole 24 Ore, pag. 25).
SOLE 24 ORE:
taglia i costi e riduce le perdite 2010. Gianni Riotta lascia la
direzione, arriva Roberto Napoletano. (dai giornali)
5. AUTO EUROPA:
+1,4% IMMATRICOLAZIONI FEBBRAIO, GRUPPO FIAT -16,7%...
Radiocor - Le immatricolazioni di nuove automobili sono
cresciute nel mese di febbraio dell'1,4% nella Ue piu' Paesi dell'Efta a
1.014.519 unita' da 1.000.041 nel mese precedente. Nei primi due mesi
dell'anno l'incremento e' stato dello 0,1% a 2.087.121 dai 2.084.809
modelli immatricolati in gennaio-febbraio 2010.
La maggior parte
dei mercati ha segnato un'espansione in febbraio, compresa tra il +1,2%
della Polonia e il +112,6% della Lituania. Solo cinque Paesi hanno
registrato un calo, tra cui l'Italia (-20,5) e la Spagna (-27,6%). I due
altri Paesi maggiori Francia (+13,2%) e Germania (+15,2%) hanno
registrato una crescita. Tra le singole case automobilistiche il gruppo
Fiat ha perso il 16,7% a 76.808 modelli in febbraio, con un calo della
quota di mercato dal 9,2% al 7,6%.
6. PORTOGALLO:
MOODY'S ABBASSA DI DUE LIVELLI RATING AD 'A3'...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha reso noto
stanotte di avere abbassato di due livelli il rating del debito del
Portogallo ad 'A3', sulla base di una situazione di incertezza economica
che si pone l'ambizioso programma di governo rigoroso. Moody's ha detto
in una dichiarazione che la nota e' accompagnata da un 'outlook
negativo', che significa che il rating potrebbe essere ulteriormente
abbassato.
7. BENETTON ALZA
LA CEDOLA A 0,25 EURO...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Benetton ha chiuso l'esercizio 2010 con un
utile netto consolidato in calo da 122 a 102 milioni di euro. Il
dividendo proposto dal board agli azionisti sale da 0,23 a 0,25 euro per
azione.
I ricavi netti sono stabili a 2,05 miliardi di euro.
8. INVESTIMENTI E
SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV...
G. Ve. per "Il
Sole 24 Ore" - Dalle tessiture alle televisioni locali il
cammino è lungo. Almeno cento anni di storia. L'ex Centenari e Zinelli,
nata nel lontano 1907 come industria del settore tessile, nella sua
lunga storia ha visto non pochi cambi di azionisti e di core business.
Ora la società, che ha assunto il nome di Investimenti e Sviluppo, ha
nuovi soci e una rinnovata vocazione: l'a.d. Corrado Coen ha deciso di
puntare sul modello di investment company.
Così, mentre va
avanti con la valorizzazione delle partecipazioni non strategiche, il
gruppo ha appena sottoscritto un accordo per assicurarsi il 51% della
Profit Group al prezzo di 16 milioni. Se la due diligence avrà successo
l'ex Centenari e Zinelli metterà le mani sul quinto gruppo televisivo
italiano (Odeon e Telereporter), rafforzando la propria presenza nel
settore dell'intrattenimento, dove già è presente attraverso
partecipazioni nell'home video e nella commercializzazione di diritti
tv. Rispetto alle tessiture, tutto un altro programma.
9. UBS CHIAMA
PIGNATELLI PER SVILUPPARE L'EMEA...
L. Te. per "Il
Sole 24 Ore" - Promozione per un manager del ramo italiano
della banca elvetica Ubs. Diego Pignatelli è stato nominato presidente
della divisione Investment Banking per l'area Europa, Medio Oriente,
Africa (Emea). Con James Hartop e Nick Reid, joint head, Pignatelli
dovrà attuare le strategie di sviluppo nell'area. Pignatelli conserva
l'incarico di country head Italia e di ceo di Ubs Italia Sim. La notizia
è arrivata in una giornata molto densa per Ubs.
L'istituto ha
infatti annunciato una revisione all'insù, di 373 milioni di franchi,
dell'utile netto 2010, che sale quindi a 7,5 miliardi di franchi. Ubs ha
anche reso noto che i 13 massimi dirigenti l'anno scorso hanno
guadagnato un terzo in più rispetto al 2009, nonostante un taglio dei
bonus dell'11%. Le remunerazioni non legate ai bonus sono dunque andate
meglio. Il più pagato? Carsten Kengeter (Investment Banking) con 9,3
milioni di franchi, qualcosa in meno del 2009 ma pur sempre una bella
cifra.
10. MULTE CONSOB
PER L'ALTALENA SEAT PG...
Mo. D. per "Il
Sole 24 Ore" - I broker pagano le montagne russe del titolo
Seat Pg nella primavera del 2009. La Consob ha multato con 250 mila euro
la società olandese Scrocca Option Trading e con 100 mila euro la
britannica Mf Global Uk. Alla prima viene contestato di aver posto in
essere tra il 30 marzo e il 14 aprile operazioni di vendita su 12,1
milioni di azioni Seat Pg (circa il 30% del capitale), con 811
operazioni «senza avere la disponibilità e la proprietà dei titoli».
Più ridotta
l'operatività di Mf Global, che ha messo in vendita con 172 proposte di
negoziazione 9 milioni di azioni Seat (il 22% del capitale). Tutte nella
sola seduta del 15 aprile, per conto di tre clienti professionali, cui è
andato «un profitto stimabile in 400mila euro». La multa Consob, in
questo secondo caso, brucia quindi un quarto dei guadagni.
11. TELEFONICA CI
RIPROVA CON ATENTO IN BORSA...
Mi. C. per "Il
Sole 24 Ore" - Telefonica ha deciso di collocare in Borsa
il "call center" Atento, affidando l'incarico a Goldman Sachs. La
filiale, infatti, non rientra più da tempo nei piani strategici del
gruppo tlc spagnolo e per questo ha deciso una operazione in due fasi:
la Borsa, per poi cedere la maggioranza del capitale al miglior
offerente. Il tutto in tempi abbastanza rapidi.
Diciamo entro fine
anno. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti finanziari, dal
collocamento (già fallito nel 2007 a causa della crisi dei mercati)
Telefonica vorrebbe raccogliere dagli 1,5 ai 2 miliardi di euro. Una
cifra importante anche se la taglia di Atento: 152mila dipendenti, un
fatturato di 1,66 miliardi, un operativo di 145 milioni a fine 2010, la
merita. Ricordiamo che il "call center" è il terzo gruppo del settore
nel mondo e che il suo principale mercato è il Brasile, che contribuisce
a oltre il 50% del giro d'affari.16-03-2011]
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PAGHE-RAI - I
CONSIGLIERI CHE NOMINARONO MEOCCI DIRETTORE GENERALE, CONDANNATI A
PAGARE 11 MILIONI, DEVONO RINGRAZIARE Il parere di Malinconico, attuale
presidente degli editori italiani, EX segretario generale della
Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi - Oramai obbedire
all’azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria -
La sentenza della Corte dei conti conferma che anche la giustizia
amministrativa, oltre a quella penale, considera la Rai come un pezzo di
Stato...
Da "Blitzquotidiano.it"
La tormentata
vicenda della nomina di Alfredo Meocci a direttore generale della Rai è
tornata di attualità per una serie di notizie che riguardano gli ex
componenti dell'Autorità delle Comunicazioni tra il 1998 e il 2005, di
cui lo stesso Meocci faceva parte, e i componenti del Consiglio di
Amministrazione della Rai che nominarono Meocci alla carica di direttore
generale.
Si tratta di
notizie positive per Meocci e i suoi ex colleghi consiglieri dell'Agcom
in cerca di un lavoro nel settore dell'editoria o delle comunicazioni e
molto ma molto negative per quei consiglieri della Rai che votarono la
sua nomina, Giuseppina Bianchi Clerici, Gennaro Malgieri, Angelo
Petroni, Marco Staderini, Giuliano Urbani e per il ministro delle
Finanze in carica all'epoca, Domenico Siniscalco.
Meocci e gli altri
suoi colleghi consiglieri dell'Agcom ai suoi tempi (Enzo Cheli, Silvio
Traversa, Vincenzo Monaci, Antonio Pilati, Giuseppe Sangiorgi,
Alessandro Luciano, Mario Lari, Paola Manacorda) hanno ottenuto una
vittoria nei confronti della stessa Autorità, grazie alla Avvocatura
dello Stato, che ha stabilito che avevano diritto a farsi rimborsare
delle spese legali, da 6 a 30 mila euro a testa, sostenute per
difendersi in un procedimento giudiziario a loro carico, per fatti
legati alla attività di consiglieri, che si era poi concluso
positivamente per loro con una archiviazione.
Meocci inoltre, e
con lui tutti gli altri, ha ricevuto conferma dal presidente
dell'Autorità Corrado Calabrò, circa la fine del termine di
incompatibilità nei confronti dello stesso Meocci in quanto ex
consigliere in relazione alla possibilità di rapporti di consulenza o di
lavoro con aziende sottoposte al controllo della Agcom.
Proprio dalla
incompatibilità per Meocci di diventare direttore generale della Rai è
partito il tegolone che si è abbattuto sul capo dei consiglieri
d'Amministrazione che a suo tempo ne votarono la nomina, nell'agosto
2005: Marco Staderini, Gennaro Malgieri, Giovanna Bianchi Clerici,
Angelo Maria Petroni e Giuliano Urbani, e sull'ex ministro Siniscalco,
che la condivise, proponendola.
Tutti quanti
dovranno risarcire lo Stato di 1,8 milioni di euro a testa, almeno
stando alla sentenza di primo grado della Corte dei Conti, per danno
erariale. Meocci, che ha già dovuto pagare salate multe, è stato anche
lui condannato a risarcire allo Stato circa 107 mila euro, pari alla
differenza tra lo stipendio preso e quello che gli sarebbe toccato nella
qualifica con cui era partito per l'Agcom.
Altri imputati
sono stati, prosciolti, come l'ex direttore generale del Tesoro,
Vittorio Grilli, e altri condannati per la gestione operativa della
nomina, come l'ex capo dell'ufficio legale della Rai, Rubens Esposito,
per un problema di consulenze.
Intorno alla
nomina, infatti, ci fu un vero e proprio turbine di consulenze legali,
per confortare la decisione che aveva obiettivi elementi controversi, ma
per la Corte, quelle richieste dopo la nomina, pur in presenza di un
piccolo esercito di venti avvocati interni all'ufficio legale della Rai,
non sono giustificate e ci sono stati anche aspetti non graditi dai
giudici nella comunicazione al Consiglio degli incarichi dati a illustri
e costosi docenti universitari.
Meocci infatti,
prima di essere eletto, dal Parlamento, consigliere della Autorità
Agcom, era dipendente Rai, come giornalista, caposervizio del Tg. Dopo
la nomina si mise in aspettativa e quindi, anche secondo chi fu
contrario al suo nuovo incarico, aveva diritto a rientrare nei ranghi
aziendali.
Il punto centrale
della controversia è stato in tutti questi anni, dal 2005, se la nomina
a direttore generale fosse nella normalità del rientro in servizio dopo
l'aspettativa o costituisse una "novazione", cioè un a tale novità di
rapporto da poter essere paragonata a una assunzione alla Telecom, a
Mediaset o al Corriere della Sera.
Per l'Autorità
delle comunicazioni, il cui consiglio peraltro si spaccò sul voto
decisivo, per il Tar, per il Consiglio di Stato e anche per la Corte dei
conti la nomina era illegittima. Di qui la multa inflitta alla Rai, per
14 milioni di euro, calcolati in base a un parametro di legge che indica
l'entità della multa nello 0,5 per cento del fatturato dell'azienda
colpevole.
La cifra, con una
serie di passaggi, dividendo e aggiungendo interessi e rivalutazione, si
sono trasformati nella stangata di 11 milioni per danno erariale da
dividersi in sei di cui alla sentenza: un po' è la parte che spetta ai
condannati della multa e in parte è un risarcimento dovuto alla Rai per
il danno che avrebbe subito la sua immagine a causa di questa storia.
Forse le recenti
paradossali vicende della Rai ci hanno abituato a ben altro ormai. Solo
in Italia può accadere che il direttore generale Mauro Masi irrompa in
diretta nella trasmissione di Michele Santoro per avvertirlo di un
potenziale rischio legale o che lo stesso Santoro in diretta gratifichi
Masi di "vaffa" che fanno impallidire i più volgari cinepanettoni.
Ma il generale
imbarbarimento dei rapporti non esonera dalle loro responsabilità, per
la Corte dei conti, i consiglieri Rai che votarono Meocci. Tutti erano
convinti di avere agito non solo secondo le indicazioni dell'azionista
della Rai, cioè il Governo, occupato da esponenti della loro stessa
parte politica e guidato da Silvio Berlusconi; erano stati convinti
della validità della deliberazione anche dai pareri legali raccolti
dall'ufficio legale della Rai.
In realtà non
tutti i pareri sottoposti ai consiglieri dicevano la stessa cosa, un po'
perché i quesiti posti ai legali toccavano aspetti e prospettive diversi
e un po' anche perché non erano tutti d'accordo sul nodo centrale, se
Meocci potesse o no diventare direttore generale della Rai.
Quattro sono i
pareri che la Corte dei conti considera validi, ai fini della formazione
della volontà del consiglio, perché espressi prima della nomina, quelli
di Pace, Luciani, Malinconico e Ripa di Meana, tutti importanti giuristi
e avvocati. Il prof. Pace, riassume la Corte, fu radicale: Meocci in Rai
non ci doveva proprio tornare, in nessun modo. Per Luciani invece si
poteva fare: ma forse perché non gli fu chiesto, si limitò a dire che il
giornalista Meocci poteva tornare a fare il giornalista.
Ripa di Meana
diede parere contrario proprio alla nomina a direttore generale, perché
la nomina a quella carica avrebbe richiesto un nuovo contratto e quindi
anche se l'azienda era la stessa, il rapporto che si instaurava era
nuovo di zecca e quindi era come con una qualsiasi altra azienda
proibita.
Non ci furono
invece dubbi per Malinconico, il cui parere è così riassunto dalla
sentenza: "cessata la causa d'incompatibilità, il rapporto di lavoro si
riespande", quindi "non vi sarebbero" stati ostacoli al fatto che "il
soggetto interessato, reinserito in Azienda", fosse "chiamato a svolgere
qualsiasi incarico o funzione, ivi compreso quello di direttore
generale".
Il parere di
Malinconico, attuale presidente degli editori italiani, era un parere
pesante, perché, oltre a essere consigliere di Stato, era stato anche,
dal '96 al 2001 capo del Dipartimento degli Affari giuridici e
legislativi della Presidenza del Consiglio. Sarebbe poi diventato
segretario generale della Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi.
Sono dettagli che non compaiono nella biografia diffusa dalla
Federazione editori, ma che confortarono i consiglieri della destra in
Rai nel voto pro Meocci.
Non è da escludere
che questo otto volante di governi e incarichi abbia finito per creare
qualche imbarazzo a Malinconico, al punto da indurlo, nel dicembre 2006,
pochi mesi dopo la nomina a Palazzo Chigi, a rinnegare il suo parere di
un anno prima: "Stilai il parere in poche ore, senza la possibilità di
operare una attenta riflessione su tutte le problematiche che mi erano
state poste. [...] Se avessi avuto la possibilità di riflettere e
studiare meglio il punto, lo avrei rappresentato in maniera più
problematica".
C'è anche una
affermazione di Malinconico che contrasta con il credito che a suo
parere sembra dare la Corte dei conti. Dice Malinconico che formulò quel
parere non solo in poche ore e senza riflettere bene, ma anche senza
incarico formale dalla Rai e senza alcun compenso.
C'è da avere i
brividi a pensare che sei signori pagheranno milioni di euro per essersi
fidati di una simile opinione, cui peraltro la Corte riconosce piena
dignità al pari delle altre e della cui gratuità sembra inconsapevole,
al punto di esporre in sentenza il compenso che Malinconico avrebbe
percepito, 18.360 euro. Si tratta di una cifra inferiore a quanto
liquidato agli altri professionisti (27.450 euro ciascuno) ma non zero
lire.
La vicenda Meocci
ha occupato per parecchio tempo i giornalisti specializzati nella
politica che avvolge radio e tv in Italia ed è probabile che ci sia
ancora da scrivere in futuro. Essa infatti costituisce una bruciante
lezione per chiunque pensi che agire secondo le direttive del partito
esoneri da ogni responsabilità personale.
Per Meocci e
quelli che lo hanno sostenuto si dimostra che avere obbedito a
Berlusconi è costato molto caro e questo vale per chiunque si allinei a
decisioni non corrette, chiunque le abbia prese. Vale anche che i pareri
non servono a molto, anche se vengono dalla cattedra più alta.
C'è poi un'ottima
notizia per Berlusconi, una conseguenza certo non voluta della decisione
sul caso Meocci, che però può dare un duro colpo alla capacità
competitiva della Rai. La sentenza della Corte dei conti conferma che
anche la giustizia amministrativa, oltre a quella penale, considera la
Rai come un pezzo di Stato. Anzi la sentenza formalizza il principio con
parole chiare, semplici e micidiali. La Corte dei conti non dà peso
alcuno al fatto che la Rai sia una società per azioni: la sua natura, la
sua missione pubblica, ne fanno un pezzo dell'apparato statale.
La Corte nega, e
lo fa con una certa durezza, che la RAI sia "una società per azioni di
diritto privato "speciale", strutturata come impresa operante in un
mercato concorrenziale" e quindi sottratta alla giurisdizione della
giustizia contabile.
La Rai, "ancorché
società per azioni, a differenza di altre società partecipate dallo
Stato, ha evidenti e non contestabili peculiarità che la fanno definire
sul piano sostanziale e malgrado la veste formale, pur con innegabili
particolarità, quale "ente assimilabile ad una amministrazione
pubblica".
La possibilità di
operare sul mercato concorrenziale non può, [secondo la Corte,
costituire] elemento discriminante di natura tale da far venir meno
l'interesse, anch'esso costituzionalmente garantito, ad
un'amministrazione efficiente ed efficace, così da mandare esenti i suoi
amministratori, che operano con capitale pubblico, da quella
responsabilità amministrativa che astringe tutti i pubblici agenti".
La tesi della
Corte è che quando "la maggioranza o totalità del capitale sia in mano
pubblica", allora "l'interesse perseguito dalla società diviene una
componente del più generale interesse sociale, con conseguente
compressione di quello squisitamente lucrativo".
Secondo la Corte
la legge è chiara: anche se "la RAI è assoggettata alla disciplina delle
società per azioni, anche per quanto concerne l'organizzazione e
l'amministrazione,€ afferma la sussistenza di due importanti elementi
identificativi dell'attrazione nell'alveo pubblico della stessa società
(e della conseguente giurisdizione per le ipotesi di responsabilità
amministrativa):
l'essere titolare
di una concessione esclusiva (comma 1) e il dover garantire "il corretto
adempimento delle finalità e degli obblighi del servizio pubblico
generale". [Quindi] alla luce della perseguita funzione pubblica della
Rai, ancorché assoggettata ad un regime di libera concorrenzialità, va
riaffermata la giurisdizione contabile in ipotesi di responsabilità
amministrativa dei suoi amministratori o dipendenti"
Conseguenza di ciò
è che chi lavora in Rai a tutti i livelli, corre dei rischi che il
dipendente di un'azienda privata non corre. Ciò impone una cautela che
chi opera nel privato deve solo attribuire alla dovuta diligenza di
gestione, ma che non può frenarlo nel prendere decisioni anche
azzardate.
Anzi anche a
prendere decisioni sotto precisa indicazione dell'azionista di
controllo, la cui capacità di comando è peraltro analoga a quella di un
azionista privato che disponga di una maggioranza pari al 50 per cento o
superiore del capitale di una società totalmente privata. Opporsi alle
sue indicazioni e proposte significa una guerra aperta tra azionista e
consiglio che può portare solo al suo scioglimento: questo vale tanto
nel pubblico quanto nel privato.
Se per avere
eseguito le indicazioni del capo del Governo cinque ex consiglieri e un
ex ministro devono spartirsi l'onere di 11 milioni di euro, difficile è
prevedere cosa accadrà quando si ripresenterà l'occasione.
Oramai obbedire
all'azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria.
16-03-2011]
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PAGHE-RAI - I
CONSIGLIERI CHE NOMINARONO MEOCCI DIRETTORE GENERALE, CONDANNATI A
PAGARE 11 MILIONI, DEVONO RINGRAZIARE Il parere di Malinconico, attuale
presidente degli editori italiani, EX segretario generale della
Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi - Oramai obbedire
all’azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria -
La sentenza della Corte dei conti conferma che anche la giustizia
amministrativa, oltre a quella penale, considera la Rai come un pezzo di
Stato...
Da "Blitzquotidiano.it"
La tormentata
vicenda della nomina di Alfredo Meocci a direttore generale della Rai è
tornata di attualità per una serie di notizie che riguardano gli ex
componenti dell'Autorità delle Comunicazioni tra il 1998 e il 2005, di
cui lo stesso Meocci faceva parte, e i componenti del Consiglio di
Amministrazione della Rai che nominarono Meocci alla carica di direttore
generale.
Si tratta di
notizie positive per Meocci e i suoi ex colleghi consiglieri dell'Agcom
in cerca di un lavoro nel settore dell'editoria o delle comunicazioni e
molto ma molto negative per quei consiglieri della Rai che votarono la
sua nomina, Giuseppina Bianchi Clerici, Gennaro Malgieri, Angelo
Petroni, Marco Staderini, Giuliano Urbani e per il ministro delle
Finanze in carica all'epoca, Domenico Siniscalco.
Meocci e gli altri
suoi colleghi consiglieri dell'Agcom ai suoi tempi (Enzo Cheli, Silvio
Traversa, Vincenzo Monaci, Antonio Pilati, Giuseppe Sangiorgi,
Alessandro Luciano, Mario Lari, Paola Manacorda) hanno ottenuto una
vittoria nei confronti della stessa Autorità, grazie alla Avvocatura
dello Stato, che ha stabilito che avevano diritto a farsi rimborsare
delle spese legali, da 6 a 30 mila euro a testa, sostenute per
difendersi in un procedimento giudiziario a loro carico, per fatti
legati alla attività di consiglieri, che si era poi concluso
positivamente per loro con una archiviazione.
Meocci inoltre, e
con lui tutti gli altri, ha ricevuto conferma dal presidente
dell'Autorità Corrado Calabrò, circa la fine del termine di
incompatibilità nei confronti dello stesso Meocci in quanto ex
consigliere in relazione alla possibilità di rapporti di consulenza o di
lavoro con aziende sottoposte al controllo della Agcom.
Proprio dalla
incompatibilità per Meocci di diventare direttore generale della Rai è
partito il tegolone che si è abbattuto sul capo dei consiglieri
d'Amministrazione che a suo tempo ne votarono la nomina, nell'agosto
2005: Marco Staderini, Gennaro Malgieri, Giovanna Bianchi Clerici,
Angelo Maria Petroni e Giuliano Urbani, e sull'ex ministro Siniscalco,
che la condivise, proponendola.
Tutti quanti
dovranno risarcire lo Stato di 1,8 milioni di euro a testa, almeno
stando alla sentenza di primo grado della Corte dei Conti, per danno
erariale. Meocci, che ha già dovuto pagare salate multe, è stato anche
lui condannato a risarcire allo Stato circa 107 mila euro, pari alla
differenza tra lo stipendio preso e quello che gli sarebbe toccato nella
qualifica con cui era partito per l'Agcom.
Altri imputati
sono stati, prosciolti, come l'ex direttore generale del Tesoro,
Vittorio Grilli, e altri condannati per la gestione operativa della
nomina, come l'ex capo dell'ufficio legale della Rai, Rubens Esposito,
per un problema di consulenze.
Intorno alla
nomina, infatti, ci fu un vero e proprio turbine di consulenze legali,
per confortare la decisione che aveva obiettivi elementi controversi, ma
per la Corte, quelle richieste dopo la nomina, pur in presenza di un
piccolo esercito di venti avvocati interni all'ufficio legale della Rai,
non sono giustificate e ci sono stati anche aspetti non graditi dai
giudici nella comunicazione al Consiglio degli incarichi dati a illustri
e costosi docenti universitari.
Meocci infatti,
prima di essere eletto, dal Parlamento, consigliere della Autorità
Agcom, era dipendente Rai, come giornalista, caposervizio del Tg. Dopo
la nomina si mise in aspettativa e quindi, anche secondo chi fu
contrario al suo nuovo incarico, aveva diritto a rientrare nei ranghi
aziendali.
Il punto centrale
della controversia è stato in tutti questi anni, dal 2005, se la nomina
a direttore generale fosse nella normalità del rientro in servizio dopo
l'aspettativa o costituisse una "novazione", cioè un a tale novità di
rapporto da poter essere paragonata a una assunzione alla Telecom, a
Mediaset o al Corriere della Sera.
Per l'Autorità
delle comunicazioni, il cui consiglio peraltro si spaccò sul voto
decisivo, per il Tar, per il Consiglio di Stato e anche per la Corte dei
conti la nomina era illegittima. Di qui la multa inflitta alla Rai, per
14 milioni di euro, calcolati in base a un parametro di legge che indica
l'entità della multa nello 0,5 per cento del fatturato dell'azienda
colpevole.
La cifra, con una
serie di passaggi, dividendo e aggiungendo interessi e rivalutazione, si
sono trasformati nella stangata di 11 milioni per danno erariale da
dividersi in sei di cui alla sentenza: un po' è la parte che spetta ai
condannati della multa e in parte è un risarcimento dovuto alla Rai per
il danno che avrebbe subito la sua immagine a causa di questa storia.
Forse le recenti
paradossali vicende della Rai ci hanno abituato a ben altro ormai. Solo
in Italia può accadere che il direttore generale Mauro Masi irrompa in
diretta nella trasmissione di Michele Santoro per avvertirlo di un
potenziale rischio legale o che lo stesso Santoro in diretta gratifichi
Masi di "vaffa" che fanno impallidire i più volgari cinepanettoni.
Ma il generale
imbarbarimento dei rapporti non esonera dalle loro responsabilità, per
la Corte dei conti, i consiglieri Rai che votarono Meocci. Tutti erano
convinti di avere agito non solo secondo le indicazioni dell'azionista
della Rai, cioè il Governo, occupato da esponenti della loro stessa
parte politica e guidato da Silvio Berlusconi; erano stati convinti
della validità della deliberazione anche dai pareri legali raccolti
dall'ufficio legale della Rai.
In realtà non
tutti i pareri sottoposti ai consiglieri dicevano la stessa cosa, un po'
perché i quesiti posti ai legali toccavano aspetti e prospettive diversi
e un po' anche perché non erano tutti d'accordo sul nodo centrale, se
Meocci potesse o no diventare direttore generale della Rai.
Quattro sono i
pareri che la Corte dei conti considera validi, ai fini della formazione
della volontà del consiglio, perché espressi prima della nomina, quelli
di Pace, Luciani, Malinconico e Ripa di Meana, tutti importanti giuristi
e avvocati. Il prof. Pace, riassume la Corte, fu radicale: Meocci in Rai
non ci doveva proprio tornare, in nessun modo. Per Luciani invece si
poteva fare: ma forse perché non gli fu chiesto, si limitò a dire che il
giornalista Meocci poteva tornare a fare il giornalista.
Ripa di Meana
diede parere contrario proprio alla nomina a direttore generale, perché
la nomina a quella carica avrebbe richiesto un nuovo contratto e quindi
anche se l'azienda era la stessa, il rapporto che si instaurava era
nuovo di zecca e quindi era come con una qualsiasi altra azienda
proibita.
Non ci furono
invece dubbi per Malinconico, il cui parere è così riassunto dalla
sentenza: "cessata la causa d'incompatibilità, il rapporto di lavoro si
riespande", quindi "non vi sarebbero" stati ostacoli al fatto che "il
soggetto interessato, reinserito in Azienda", fosse "chiamato a svolgere
qualsiasi incarico o funzione, ivi compreso quello di direttore
generale".
Il parere di
Malinconico, attuale presidente degli editori italiani, era un parere
pesante, perché, oltre a essere consigliere di Stato, era stato anche,
dal '96 al 2001 capo del Dipartimento degli Affari giuridici e
legislativi della Presidenza del Consiglio. Sarebbe poi diventato
segretario generale della Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi.
Sono dettagli che non compaiono nella biografia diffusa dalla
Federazione editori, ma che confortarono i consiglieri della destra in
Rai nel voto pro Meocci.
Non è da escludere
che questo otto volante di governi e incarichi abbia finito per creare
qualche imbarazzo a Malinconico, al punto da indurlo, nel dicembre 2006,
pochi mesi dopo la nomina a Palazzo Chigi, a rinnegare il suo parere di
un anno prima: "Stilai il parere in poche ore, senza la possibilità di
operare una attenta riflessione su tutte le problematiche che mi erano
state poste. [...] Se avessi avuto la possibilità di riflettere e
studiare meglio il punto, lo avrei rappresentato in maniera più
problematica".
C'è anche una
affermazione di Malinconico che contrasta con il credito che a suo
parere sembra dare la Corte dei conti. Dice Malinconico che formulò quel
parere non solo in poche ore e senza riflettere bene, ma anche senza
incarico formale dalla Rai e senza alcun compenso.
C'è da avere i
brividi a pensare che sei signori pagheranno milioni di euro per essersi
fidati di una simile opinione, cui peraltro la Corte riconosce piena
dignità al pari delle altre e della cui gratuità sembra inconsapevole,
al punto di esporre in sentenza il compenso che Malinconico avrebbe
percepito, 18.360 euro. Si tratta di una cifra inferiore a quanto
liquidato agli altri professionisti (27.450 euro ciascuno) ma non zero
lire.
La vicenda Meocci
ha occupato per parecchio tempo i giornalisti specializzati nella
politica che avvolge radio e tv in Italia ed è probabile che ci sia
ancora da scrivere in futuro. Essa infatti costituisce una bruciante
lezione per chiunque pensi che agire secondo le direttive del partito
esoneri da ogni responsabilità personale.
Per Meocci e
quelli che lo hanno sostenuto si dimostra che avere obbedito a
Berlusconi è costato molto caro e questo vale per chiunque si allinei a
decisioni non corrette, chiunque le abbia prese. Vale anche che i pareri
non servono a molto, anche se vengono dalla cattedra più alta.
C'è poi un'ottima
notizia per Berlusconi, una conseguenza certo non voluta della decisione
sul caso Meocci, che però può dare un duro colpo alla capacità
competitiva della Rai. La sentenza della Corte dei conti conferma che
anche la giustizia amministrativa, oltre a quella penale, considera la
Rai come un pezzo di Stato. Anzi la sentenza formalizza il principio con
parole chiare, semplici e micidiali. La Corte dei conti non dà peso
alcuno al fatto che la Rai sia una società per azioni: la sua natura, la
sua missione pubblica, ne fanno un pezzo dell'apparato statale.
La Corte nega, e
lo fa con una certa durezza, che la RAI sia "una società per azioni di
diritto privato "speciale", strutturata come impresa operante in un
mercato concorrenziale" e quindi sottratta alla giurisdizione della
giustizia contabile.
La Rai, "ancorché
società per azioni, a differenza di altre società partecipate dallo
Stato, ha evidenti e non contestabili peculiarità che la fanno definire
sul piano sostanziale e malgrado la veste formale, pur con innegabili
particolarità, quale "ente assimilabile ad una amministrazione
pubblica".
La possibilità di
operare sul mercato concorrenziale non può, [secondo la Corte,
costituire] elemento discriminante di natura tale da far venir meno
l'interesse, anch'esso costituzionalmente garantito, ad
un'amministrazione efficiente ed efficace, così da mandare esenti i suoi
amministratori, che operano con capitale pubblico, da quella
responsabilità amministrativa che astringe tutti i pubblici agenti".
La tesi della
Corte è che quando "la maggioranza o totalità del capitale sia in mano
pubblica", allora "l'interesse perseguito dalla società diviene una
componente del più generale interesse sociale, con conseguente
compressione di quello squisitamente lucrativo".
Secondo la Corte
la legge è chiara: anche se "la RAI è assoggettata alla disciplina delle
società per azioni, anche per quanto concerne l'organizzazione e
l'amministrazione,€ afferma la sussistenza di due importanti elementi
identificativi dell'attrazione nell'alveo pubblico della stessa società
(e della conseguente giurisdizione per le ipotesi di responsabilità
amministrativa):
l'essere titolare
di una concessione esclusiva (comma 1) e il dover garantire "il corretto
adempimento delle finalità e degli obblighi del servizio pubblico
generale". [Quindi] alla luce della perseguita funzione pubblica della
Rai, ancorché assoggettata ad un regime di libera concorrenzialità, va
riaffermata la giurisdizione contabile in ipotesi di responsabilità
amministrativa dei suoi amministratori o dipendenti"
Conseguenza di ciò
è che chi lavora in Rai a tutti i livelli, corre dei rischi che il
dipendente di un'azienda privata non corre. Ciò impone una cautela che
chi opera nel privato deve solo attribuire alla dovuta diligenza di
gestione, ma che non può frenarlo nel prendere decisioni anche
azzardate.
Anzi anche a
prendere decisioni sotto precisa indicazione dell'azionista di
controllo, la cui capacità di comando è peraltro analoga a quella di un
azionista privato che disponga di una maggioranza pari al 50 per cento o
superiore del capitale di una società totalmente privata. Opporsi alle
sue indicazioni e proposte significa una guerra aperta tra azionista e
consiglio che può portare solo al suo scioglimento: questo vale tanto
nel pubblico quanto nel privato.
Se per avere
eseguito le indicazioni del capo del Governo cinque ex consiglieri e un
ex ministro devono spartirsi l'onere di 11 milioni di euro, difficile è
prevedere cosa accadrà quando si ripresenterà l'occasione.
Oramai obbedire
all'azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria.
16-03-2011]
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LIBIA GRAND CIRCUS
PRESENTA IL PAGLIACCIO SARKO’ - ORA CHE GHEDDAFI SI è RIPRESO IL PAESE,
L’EREDE AL TRONO SAIF SPUTTANA QUEL SARKOZY CHE SOGNAVA DI PRENDERE I
POZZI PETROLIFERI PER TOTAL - “COI NOSTRI SOLDI HA FINANZIATO LA SUA
CAMPAGNA ELETTORALE: ABBIAMO DOCUMENTI, CONTI BANCARI E PRESTO
RIVELEREMO TUTTO” - SULLA POSSIBILITA’ DI UN INTERVENTO MILITARE DELLA
NATO, SAIF SE LA RIDE: “NELLE PROSSIME 48 ORE SARÀ TUTTO FINITO. LE
NOSTRE FORZE SONO QUASI A BENGASI. QUALUNQUE SIA LA DECISIONE SARÀ
TROPPO TARDI”…
Da euronews.net
Sarkozy è un
pagliaccio. Coi soldi della Libia ha finanziato la sua campagna
elettorale. Così Saif Al-Islam, figlio del Colonnello Gheddafi, in
un'intervista rilasciata al nostro inviato a Tripoli Riad Muasses. Lo
stile è quello di famiglia. Conclamato il disprezzo per chi ha
riconosciuto i ribelli.
Cosa farete a chi
ha combattuto contro il regime?
"Prima di tutto si sono salvati, sono fuggiti. Alle frontiere c‘è una
folla che si ammassa per andare in Egitto. Noi abbiamo detto: lasciate
un passaggio sicuro per questi militanti benché siano dei traditori. Ce
ne sono che hanno contattato gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la
Francia, c‘è chi ha chiesto il ritorno delle forze britanniche e
dell'esercito statunitense e l'intervento della Nato. Loro e le loro
famiglie stanno partendo per l'Egitto. Non vogliamo ucciderli, non
vogliamo vendicarci. Ma voi, traditori, mercenari, voi avete commesso
dei crimini contro il popolo libico. Prego, salvatevi, andate in pace in
Egitto".
L'Onu sta
studiando una risoluzione per definire una zona d'esclusione aerea. Come
reagireste se venisse adottata?
"Le operazioni militari sono finite. Nelle prossime 48 ore sarà tutto
finito. Le nostre forze sono quasi a Bengasi. Qualunque sia la decisione
sarà troppo tardi".
La Francia è stato
il primo Paese ad aver riconosciuto il Consiglio Nazionale della
Rivoluzione. Che cosa ne pensa e soprattutto qual è la sua opinione sul
Presidente Sarkozy?
"Per prima cosa bisogna che Sarkozy restituisca alla Libia i soldi con
cui ha finanziato la sua campagna elettorale. Siamo noi ad aver
finanziato la sua campagna, abbiamo a disposizione tutti i documenti e
siamo pronti a renderli pubblici. Ecco la prima cosa che chiediamo a
questo pagliaccio: ridarci i soldi del popolo libico. Ci hai deluso:
ridacci il nostro denaro. Abbiamo ogni dettaglio: conti bancari,
documenti, operazioni di trasferimento e presto riveleremo
tutto".16-03-2011]
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1- LE TESTE
D’ATOMO TRABALLANO, MA PER FORTUNA SCENDE IN CAMPO IL CORRIERE CHE FA IL
SOLITO FINTO ESERCIZIO DI TERZISMO SCHIERANDO DUE “ESPERTI” SU POSIZIONI
DIVERSE. A DIFENDERE L’ATOMO INVITA EDOARDO BONCINELLI. PER SCRIVERE
(SCRIVERE?) CONTRO INGAGGIA ADRIANO CELENTANO. VI PIACE VINCERE FACILE,
EH? - 2- SULLA REPUBBLICA DI SORGENIA NON TRAMONTA MAI IL SOLE (DELLE
RINNOVABILI E DEL SEDICENTE CARBONE PULITO). QUINDI FIATO ALLE
TROMBETTE. “RODOLFO DE BENEDETTI: “NUCLEARE? IN ITALIA LA SCELTA PIÙ
FACILE È IL GAS”. INTESO COME “CANNA DEL GAS” - 3- SVANITY BOCCHINO: LA
MOGLIE GABRIELLA RIVELA IL FAMOSO SECRETO DI PULCINELLA - 4- “INTESA
CONFERMA UTILI MA CADE IN BORSA”. NON SEMPRE IL MERCATO HA RAGIONE. A
VOLTE NON CAPISCE PROPRIO. RIEDUCARE LE BORSE AL VERBO DI ZIO CORRADO,
PLEASE - 5- IL CAVALIER POMPETTA, ZOCCOLANDO ZOCCOLANDO, NEL GIARDINO
DEI FINTI POMPINI -
A cura di Minimo
Riserbo e Pippo il Patriota (Special guest: Dj Wise)
1 - TESTE D'ATOMO
UN TANTO AL CHILO (DI CALCESTRUZZO)...
L'atomo traballa, ma per fortuna scende in campo l'Angelo Panebianco che
sfodera lo spadone radioattivo e fonde una colonna di piombo così
intitolata: "La paura e la ragione" (Corriere, p. 1). La ragione
ovviamente sta dalla parte degli interessi economicamente più forti. E
il Corriere fa il solito finto esercizio di terzismo schierando due
"esperti" su posizioni diverse. A difendere l'atomo invita Edoardo
Boncinelli. Per scrivere (scrivere?) contro ingaggia Adriano Celentano.
Vi piace vincere facile, eh?
Sulla Repubblica
di Sorgenia non tramonta mai il sole (delle rinnovabili e del sedicente
carbone pulito). Quindi fiato a trombe e trombette. "Rodolfo De
Benedetti: "Nucleare, riflessione necessaria. In Italia la scelta più
facile è il gas" (p. 31). Inteso come "canna del gas". Sul Cetriolo
Quotidiano, Giorgio Meletti scrive un sacrosanto pezzo: "Centrali sicure
com in Giappone". L'imbarazzo della lobby nuclearista" (p. 4).
Poi ci sono i
poveri di spirito della politica italiana, quelli che sgranano il
rosario dei sondaggi prima di aprire bocca e dare fiato. "Il governo:
sul nucleare avanti tutta, ma i sondaggi preoccupano il premier. Da Zaia
a Lombardo, ora i governatori si ribellano all'atomo" (Repubblica, p.
11).
2 - IL CAVALIER
POMPETTA NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI...
"33 prostitute nell'Harem di B. Chiusa l'inchiesta: Minetti, Mora e Fede
gestivano un plotone di ragazze. Ruby, 13 volte sesso col premier. Al
bunga bunga, Ruby aveva 16 anni" (Cetriolo Quotidiano, pp. 2-3). Pattina
da par suo il Messaggero: "I pm: Ruby 13 volte a letto col premier.
Ghedini: incontri sessuali inesistenti" (p.1).
Ok, inesistenti.
Ma nel dubbio, come racconta Re-pubica, "Rispunta la prescrizione
breve". Con il pdl che passa alla minacce: "il Quirinale non può
fermarla" (p. 14). Mentre sul Corriere, viene "svelata" la linea del
Banana: "Cene, non festini" (Corriere, p. 23). Oltre che di grido, ha
anche avvocati di genio, il nostro caro Papi.
3 - IO E L'UNITA'
D'ITALIA (AGENZIA MASTIKAZZI)...
"Trapattoni: Bearzot il Garibaldi del calcio" (Corriere, p. 21). Come
direbbe Caparezza, il tricolore sapete sventolarlo solo in curva.
4 - A SCIABOLE',
MA FACCE RIDE!...
Rimpastate rimpastate, qualcosa (di puzzolente) resterà. Sul Giornale di
famiglia, utile pezzo di Adalberto Signore: "Berlusconi fa i conti col
"signor No" Tremonti. Il premier si lamenta del ministro dell'Economia
perché non trova risorse su sicurezza e cultura. Telefonata a Bossi:
fallo ragionare. Rimpasto, forse oggi i ministri. Ma è gelo con Scajola"
(p. 7)
5 - UN DUE TRE,
PIQUATTRO!...
"Nomine e affari, Bisignani parla della Santanchè. Verifiche dei pm di
Napoli sulle società del sottosegretario. Sentito anche Tavaroli, che
indicò il lobbista come partecipe di "un network eversivo" (Repubblica,
p. 18). Intanto la moglie di Bocchino, come dago anticipato, rivela a
Vanity Fair il famoso secreto di Pulcinella: "Sapevo di Italo e
Carfagna. Mara è stata telecomandata da lui, mica li prendeva tutti quei
voti in Campania" (Repubblica, p. 19).
6 - FREE
MARCHETT...
"Intesa conferma utili e cedole ma cade in Borsa" (Repubblica, p. 31).
Non sempre il mercato ha ragione. A volte non capisce proprio. Rieducare
le Borse al verbo di zio Corrado, please.
Sul Corriere della banche, ecco l'ultima (pericolosa) barzelletta su don
Salavatore: "Una soluzione italiana per Ligresti. In campo Unicredit"
(p. 37). Per fortuna che c'è G
7 - IL FAMOSO
MERCATO DEI DIRETTORI (L'ULTIMO ORDINI UNA PIZZA PER NAPOLETANO)...
Nelle redazioni di tutt'Italia, centinaia di sedicenti giornalisti e
addetti stampa anche ieri non hanno fatto un cazzo o, peggio, sono stati
di danno ai giornali e iai loro quattro lettori. Che c'è di nuovo?
C'è che impazza il
toto-direttori, il toto-vicedirettori, il toto-inviatoni, il
toto-caporedattori, il toto-assunzioni, il toto-stagiste, il
toto-trombate. Il tutto, rigorosamente, non in un'ottica di merito ma di
mero feudalesimo e-o sessisimo (Tizio è uomo di Caio, Sempronia l'ha
data a Nevio). E nonostante questo, anche oggi, però alcune quintalate
di carta sono andate in edicola, grazie al (triplo) lavoro di altre
centinaia di cronisti e deskisti impermeabili.
Sulla vicenda,
ecco che scrive un professionista fuori dai giochetti come Giovanna
Lantini, sul Cetriolo quotidiano: "Roberto Napoletano ce l'ha fatta,
sarà il nuovo direttore del Sole 24 Ore al posto di Gianni Riotta,
silurato ieri dal cda del gruppo editoriale. Dopo due anni di "cura"
Riotta, con oltre 50 mila copie perdute e un tracollo anche negli
abbonamenti, anche i giornalisti del Sole 24 Ore, che nel 2009 avevano
alzato un muro contro la sua nomina alla guida del giornale della
Confindustria, sono ora pronti ad accoglierlo, a braccia aperte. Del
resto l'ormai ex direttore del Messaggero di Francesco Gaetano
Caltagirone (che sarà guidato da Umberto La Rocca, attuale numero uno
del Secolo XIX) è un candidato che ha saputo raccogliere consensi
trasversali all'interno della Confindustria" (p. 25).
8 - DIRETTORI DE
PANZA...
Forte della succitata lezione di mercato e competitività impartita con
la direzione Riotta e la guida manageriale del Sole, Emma Marcegaglia
ieri ha sentenziato: "Ora una spinta alla crescita" (Repubblica, p. 29).
Intendeva la crescita della panza. La panza dei direttori.
16-03-2011]
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L’APOCALISSE
GIAPPONESE COMPLICA I GHIOTTI PIANI DEI LOBBYSTI DELL’ATOMO - GIà PRONTI
A INFILARE LA FORCHETTA NEI 20 MLD DEL PIANO NUCLEARE ITALIANO, ADESSO
MORDONO IL FRENO PREDICANDO IL “VA TUTTO BENE” - SEI MESI FA ENEL
PUBBLICò UNO STUDIO SULLE FUTURE CENTRALI NOSTRANE DEFINENDOLE “SICURE
COME IN GIAPPONE” - IL GOVERNO VA AVANTI, MA CON I CETRIOLI GIUDIZIARI
ALLE PORTE, IL BANANA NON VUOLE INCIAMPARE ANCHE NEL REFERENDUM CONTRO
IL NUCLEARE…
Giorgio Meletti
per "il
Fatto Quotidiano"
Per capire
l'imbarazzo della lobby nuclearista italiana basta leggere a pagina 20
dello studio intitolato "Il nucleare per l'economia, l'ambiente e lo
sviluppo", pubblicato sei mesi fa dall'Enel: "I moderni criteri di
progettazione e le procedura di sicurezza adottate consentono alle
centrali nucleari di resistere perfettamente a situazioni estreme, quali
calamità naturali, come dimostra il caso del Giappone, uno dei Paesi a
maggior rischio sismico".
Lo studio,
commissionato a The European House-Ambrosetti, doveva rappresentare la
summa del nostro sapere in materia nucleare, e voleva essere il primo
passo per costruire consenso attorno al Rinascimento nucleare lanciato
dal governo Berlusconi con la costruzione di otto nuove centrali
atomiche.
La ricerca è stata
coordinata da un Comitato guida così composto: Faith Birol, capo
economista dell'Agenzia internazionale per l'Energia, Gianluca Comin,
direttore delle relazioni esterne dell'Enel, Bruno D'Onghia,
responsabile per l'Italia dell'Edf (il gigante elettrico-nucleare
pubblico francese), Sergio Garribba, consigliere del ministro dello
Sviluppo economico, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl),
Carlo Rossella, presidente della Medusa Film (gruppo Fininvest),
l'economista Nicola Rossi e l'oncologo Umberto Veronesi, in seguito
nominato presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare.
Veronesi ha
dimostrato la sua equanimità dichiarando solo una settimana fa: "Senza
nucleare l'Italia muore".
Se dunque le
centrali giapponesi, con tecnologia di 40 anni fa, hanno finora
resistito a terremoti come quello di Kobe del 1995 (7,2 Richter), ed
erano quindi stimate resistenti fino al grado 7,75 Richter, un terremoto
di grado 8,9 con tsunami conseguente fa saltare tutti i calcoli. Come
quelli per cui i nostri esperti hanno messo nero su bianco che le nuove
centrali italiane avrebbero una probabilità di incidente catastrofico
ogni cento milioni di anni (testuale).
La parola d'ordine
del governo è sempre la stessa: "Si va avanti". Il ministro dello
Sviluppo economico Paolo Romani ha detto ieri di volersi rimettere a un
coordinamento europeo sul tema della sicurezza, invitando a non farsi
prendere dall'emotività.
Il problema è che
mentre la Francia di Nicolas Sarkozy ha detto che andrà avanti senza
problemi con le sue decine di centrali, alcune molto vecchie, il
cancelliere tedesco Angela Merkel si è rimangiata la recente decisione
di allungare la vita produttiva delle centrali più vecchie.
Una mossa che
getta nello scompiglio i lobbisti dell'atomo: la Merkel aveva deciso su
dati errati o ha cambiato idea su base irrazionale? Qualsiasi risposta
mette in crisi i dogmi del nucleare sicuro.
E infatti,
complice la scarsa voglia di Berlusconi di mettersi nei guai con un
referendum nucleare che rischia di far da traino a quello sulla
giustizia, quelli che contano stanno già preparando la frenata.
Ieri il ministro
dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha diffuso una nota dal tono
diverso: "A noi sta a cuore l'indipendenza energetica dell'Italia, ma
prima e di più sta a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini e non
sarà mai assunta alcuna decisione che la possa metterle a rischio".
Nel frattempo c'è
da segnalare un berlusconiano "malpancista", il deputato Fabio Rampelli,
che ha chiesto al governo di abbandonare la strada nucleare e comunque
di lasciare agli elettori Pdl la libertà di scelta al referendum. Mentre
il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha insistito ieri
sulla linea "no all'emotività" e "andiamo avanti con il nucleare".
Apparentemente la
stessa posizione l'ha mantenuta il numero uno dell'Enel Fulvio Conti.
Anche lui ha detto, parlando a Londra dove ha presentato il brillante
bilancio 2010, che non dobbiamo "reagire in maniera emotiva", e che
l'unico problema che si pone adesso è "aspettare e analizzare" quanto
sta accedendo in Giappone, per poi lavorare ulteriormente sulla
sicurezza delle centrali.
E' improbabile che
l'Enel punti ad aumentare la sicurezza passando dalla probabilità di un
incidente ogni cento milioni di anni a quella di un incidente ogni
miliardo di anni. Più realisticamente Conti sta già allungando i tempi.
Ha detto che rinunciare al nucleare sarebbe un grave danno per l'Italia
(ma non per l'Enel) e ha annunciato che nel piano industriale 2011-2015
"sono previsti 300-400 (a fronte di 20 miliardi totali del piano
nucleare, ndr) milioni di investimenti per preparare le procedure di
autorizzazioni per arrivare entro il 2015 ad un progetto definitivamente
approvato e cantierabile".
Traduzione: il
sogno di Berlusconi e Scajola, cantieri aperti entro la legislatura
(primavera 2013) è già rinviato di almeno due anni e mezzo. Già nei mesi
scorsi segnali simili a un "rompete le righe" erano arrivati dal
governo. Conti sta concretamente tirando il freno. Ma l'ordine di
servizio non è ancora arrivato ai lobbisti, che continuano imperterriti
la loro propaganda del "tutto va bene".16-03-2011]
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DOPPIETTA SAVOIA!
- “PRESIDENTE NAPOLITANO, NON STRINGA QUELLA MANO” - LA SORELLA DI DIRK
HAMER, L’UOMO UCCISO DALL’IMPUNITO VITTORIO EMANUELE SULL’ISOLA DI
CAVALLO, SCRIVE AL CAPO DELLO STATO: “LEGGO CHE DOMANI INCONTRERÀ I
SAVOIA, LA PREGO DI PRENDERE PUBBLICAMENTE LE DISTANZE DA QUEL
CRIMINALE, DI NON INCONTRARLO. DI PRIVILEGIARE L’ETICA RISPETTO
ALL’ETICHETTA”…
Birgit Hamer per "il
Fatto Quotidiano"
Gentile Giorgio
Napolitano, caro presidente della Repubblica italiana, sono la sorella
di Dirk Hamer, il ragazzo tedesco che fu ucciso da Vittorio Emanuele di
Savoia sull'isola di Cavallo, in Corsica, il 18 agosto 1978. Proprio a
Lei ho mandato, quando ancora nessuno osava pubblicarlo, una copia del
mio libro "Delitto senza Castigo" perché so che ha a cuore la verità.
E Lei mi ha
risposto (il 9 giugno 2006 e il 18 dicembre 2007) con due lettere piene
di compassione per l'infamia che la mia famiglia ha subito e di
comprensione per la mia battaglia in nome della giustizia. Lei mi ha
consolata quando nessuno mi ascoltava, e ha riacceso la speranza nella
giustizia italiana, dopo che quella francese aveva fallito. Per queste
ragioni so che Lei è al corrente della mia storia.
Mi hanno
comunicato una notizia a cui non riesco a credere: che Lei incontrerà i
Savoia al Pantheon domani 17 marzo, in occasione della celebrazione dei
150 anni dell'Unità d'Italia.
Immagino che Lei
abbia saputo del video registrato dai magistrati di Potenza, pubblicato
dal "Fatto Quotidiano", nel quale si vede Savoia che si vanta con i
compagni di cella di aver ucciso mio fratello. E ne ride. E prende in
giro i giudici francesi che "ha fregato", come dice lui tronfio.
Presidente, quell'uomo l'ha fatta franca per una vita intera, ma mio
fratello Dirk non c'è più. Aveva solo 19 anni quando il Savoia "gli ha
sparato un colpo così e uno in giù", come ricorda il "Re" nel video.
Io ho sempre avuto
un grande rispetto per Lei, Signor Presidente, e per la Sua statura
morale. Quello che Lei fa ha un peso notevole. Anche per chi, come me, è
straniero. Pertanto la supplico di non disonorare la memoria di mio
fratello. Per la festa dei 150 anni dell'Unità d'Italia, La prego di
prendere pubblicamente le distanze da quel criminale, di non
incontrarlo: di privilegiare l'etica rispetto all'etichetta.
La supplico di non
far prevalere le ragioni formali, o il pragmatismo, ma di onorare i
valori della democrazia, della Repubblica. E di quella giustizia che
anche le persone come me, che non hanno santi in Paradiso, devono poter
ottenere. Per una vita ho subito la derisione del potente e prepotente
Savoia: spero che Lei possa farsi rappresentante di chi, come me, non ha
amici nelle alte sfere, ma solo la forza della ragione e la speranza
nella giustizia.
Molti cittadini
italiani sono profondamente indignati per quello che Savoia ha fatto:
Dirk ha vissuto 111 giorni di agonia, gli hanno amputato una gamba, è
morto che era solo un ragazzino. E oggi un uomo, solo perché è ricco e
potente, ne ride: stringere la mano in pubblico a un simile personaggio
sarebbe come sputare sulla tomba di mio fratello. E anche, me lo
consenta, sul buon nome dell'Italia. Con tutta la stima che Lei si
merita, e con la consapevolezza che farà la scelta più giusta.
16-03-2011]
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1- LA LATITANZA DI
BERLUSCONI ALLA CONVENTION DI AURELIO REGINA, CANDIDATO AL
DOPO-MARCEGAGLIA E IMPRENDITORE-SOCIO DI MONTEZEMOLO, NON è STATA
CASUALE - MA C’È STATA UN’ALTRA ASSENZA: QUELLA DI RENATONA POLVERINI,
ORMAI IN URTO CON ALE-DANNO (E IL SINDACO, COME UNICO ASSET, è UN PO’
POCO PER AURELIO REGINA) - 2- ESPLODE UN DUELLO DI MEGATONI NEL CARRELLO
DEI BOLLITI: CELENTANO E CHICCO TESTA - 3- L’APOCALISSE GIAPPONESE
RISCHIA DI COMPROMETTERE ANNI DI LAVORO DELL’EX AMBASCIATORE UMBERTO
VATTANI. E SOPRATTUTTO DI METTERE FINE PER LUNGO TEMPO A QUELLE COSTOSE
E IN GRAN PARTE INUTILI MISSIONI CHE L’ISTITUTO PER IL COMMERCIO ESTERO
(ICE) HA ORGANIZZATO AL FINE DI PROMUOVERE IL MADE IN ITALY - 4- PARISI
SI AGITA MA SALGONO LE CRITICHE DELLE AZIENDE CHE NON LO CONSIDERANO UN
IMPRENDITORE E NON CAPISCONO LA NECESSITÀ DI FARE IL “MARPIONNE
DIGITALE”
1 - LA LATITANZA
DI BERLUSCONI ALLA CONVENTION DI AURELIO REGINA NON è STATA CASUALE
Anche se i suoi collaboratori più stretti gli dicono che è stato un
trionfo, Aurelio Regina è perplesso.
Rivedendo il film
dell'Assemblea degli Industriali che si è svolta ieri a Valmontone
dentro un parco-giochi, l'imprenditore-socio di Luchino di Montezemolo
nel Sigaro Toscano, è convinto che qualcosa non abbia funzionato a
dovere. I dubbi non riguardano soltanto la location che, rispetto al
maestoso hangar di Fiumicino dove l'anno scorso si è svolta la
convention, si è dimostrata una scelta poco felice.
E l'imprenditore
di origine pugliese non si sente nemmeno in colpa per il contenuto del
suo discorso che per un'ora ha toccato un'infinità di temi. In fondo
agli Industriali e alla loro presidente Emma Marcegaglia certe cose
bisognava dirle con forza e con chiarezza.
Lui l'ha fatto
toccando le corde che piacciono ai padroni e ai padroncini: fisco,
sanità, Irap e mercato del lavoro, sono temi sui quali ha raccolto una
buona dose di applausi, e non gli è sfuggita la gioia di Franchino
Bernabè quando ha richiamato la necessità dell'innovazione e delle
infrastrutture tecnologiche.
A queste
proposizioni Regina ritiene di aver aggiunto altre parole stimolanti del
tipo: "se l'Italia non è cresciuta è colpa della politica, non dell'11
settembre, né della globalizzazione oppure della concorrenza cinese".
Tutto sommato il discorso aveva i toni caldi per l'occasione, come caldo
è stato il richiamo al ruolo di Roma Capitale e all'avventura olimpica
del 2020. Forse può rimproverare a se stesso di aver esagerato con quei
ringraziamenti ad Alemanno che ai presenti hanno dato l'impressione di
un asse politico troppo stretto.
Ripassando la
pellicola della convention tra le giostre e mucche di Valmontone, Regina
non può ignorare che ieri in platea mancavano troppi personaggi
importanti. Il riferimento non è ai vari Caltagirone, Moretti e
Mondello, che hanno disertato l'assise, quanto e soprattutto a
Berlusconi e ai ministri che si sono giustificati con vari impegni.
L'assenza del
Premier non è casuale. È bene sapere infatti che quando un presidente
del Consiglio deve partecipare a una convention pubblica, gli uffici di
Palazzo Chigi chiedono di ricevere in anteprima il testo del discorso
che l'ospite intende pronunciare. Questa procedura è una prassi
consolidata e non si può sbagliare dicendo che, dopo aver dato
un'occhiata veloce al discorso di Regina, il Cavaliere abbia preferito
mandare in avanscoperta Gianni Letta.
E qui salta fuori
la diffidenza nei confronti del presidente di Unindustria che ha
attribuito alla politica le colpe della mancata crescita ("una politica
che ha le sue distrazioni").
In quest'ottica
occorre valutare il rimpallo di responsabilità tra imprenditori e classe
politica che ha segnato gli interventi di Gianni Letta e della
Marcegaglia (quest'ultima particolarmente efficace nel respingere le
colpe degli imprenditori).
Ma c'è un'altra
assenza che va considerata ed è quella di Renata Polverini, la
presidente della Regione Lazio con il volto da massaia, che non si è
fatta vedere tra le fate, i manager e gli industriali di Valmontone. Qui
la spiegazione è più banale e non va cercata in presunti impegni
istituzionali quanto nel duplice conflitto che divide la governatrice
con Alemanno e con lo stesso Regina. Chi segue le vicende davvero
modeste della politica laziale, sa che ormai la 49enne ex-sindacalista
romana è barricata nel suo ufficio alla Pisana, non parla con gli
assessori, e tantomeno vuole dialogare con il sindaco dalle scarpe
ortopediche.
A questo occorre
aggiungere il fatto che quando a marzo del 2010 è stata eletta alla
presidenza della Regione, il serbatoio più grande dei voti è stato la
provincia di Latina dove l'Associazione degli Industriali si è rifiutata
finora di entrare dentro Unindustria, la federazione-modello che Regina
si è inventato per riunire le rappresentanze delle cinque province
laziali.
2 - DUELLO DI
MEGATONI NEL CARRELLO DEI BOLLITI: CELENTANO E CHICCO TESTA
C'è un manager che in queste ore si sta ponendo interrogativi gravi e
pesanti.
È Chicco Testa, per gli amici Testa di Chicco, il dirigente d'azienda
che dopo la laurea in filosofia alla Statale di Milano è diventato
leader degli ambientalisti e ha guidato nell'86 la marcia
anti-nuclearista di 200mila persone dopo il disastro di Chernobyl.
Dopo quelle
battaglie che portarono al primo referendum dell'87 dove l'energia
nucleare fu bocciata, Testa di Chicco è diventato presidente di Acea,
poi dal '96 al 2002 è salito al vertice dell'Enel con una conversione
stupefacente.
Forse un giorno
quest'uomo spiegherà per bene le ragioni che lo hanno portato a una
svolta di 360° in materia energetica. È un personaggio versatile e
dotato di mutevole intelligenza e una capacità di scrittura che tre anni
fa ha messo alla prova in un libro che ripercorreva la storia del
nucleare in Italia.
Dopo la lettura
dei giornali di oggi, Testa di Chicco ha accentuato quel tic nervoso che
piace tanto alle donne perché sul "Corriere della Sera" Adriano
Celentano sgancia nei suoi confronti megatoni verbali. In un lungo
articolo dal titolo "La trappola radiattiva", il 73enne cantante se la
prende con il povero Chicco accusandolo di essere "ormai appassito per
mancanza di clorofilla", e ricostruisce le parole piuttosto incaute che
l'ex-leader di Legambiente ha pronunciato poche sere fa davanti a Lilli
Gruber.
In quell'occasione
il manager ha definito sciacallo "chi trae spunto dalla tragedia del
Giappone per dare vita a una polemica politica", ma Celentano ironizza
sul fatto che un'ora dopo la centrale nucleare di Fukushima è esplosa
("un tempismo davvero sorprendente quello del Chicco").
È probabile che
durante il ponte festivo che comincerà domani il 59enne manager di
Bergamo si chiuda nella villa di Capalbio per riflettere sulle terribili
domande che riguardano la sicurezza delle centrali atomiche. E non potrà
cavarsela come ha fatto davanti a Lilli Gruber dicendo semplicemente che
per evitare le catastrofi "si devono seguire le procedure di sicurezza".
3- L'APOCALISSE
GIAPPONESE RISCHIA DI COMPROMETTERE IL LAVORO DI VATTANI
C'è un altro italiano che attaccato al telefono sta seguendo con ansia
la tragedia del Giappone.
È Umberto Vattani, il diplomatico nato in Macedonia che nella sua lunga
carriera ha collezionato un'infinità di incarichi fino a diventare nel
2005 presidente dell'Istituto per il Commercio Estero.
Quest'uomo ha
un'autentica passione per il Paese del Sol Levante, un amore condiviso
dal figlio Mario Andrea che ha lavorato all'ambasciata di Tokyo come
consigliere diplomatico e ha sposato una giapponese. Adesso Vattani
Junior lavora al cerimoniale del Campidoglio e questo incarico ben
retribuito è stato al centro di violente polemiche.
Papà Vattani da
oltre 12 anni ha fatto la spola tra Roma e il Giappone dove sulla scia
di Umberto Agnelli ha contribuito a creare la Fondazione Italia-Giappone
diretta attualmente da Umberto Donati, un ex-uomo di pubbliche relazioni
delle Partecipazioni Statali che da anni è emigrato nel Paese dei
terremoti sposando anche lui una donna giapponese.
Per il 73enne
Vattani la tragedia di questi giorni rischia di compromettere anni di
lavoro e soprattutto di mettere fine per lungo tempo a quelle costose e
in gran parte inutili missioni che l'Istituto per il Commercio Estero ha
organizzato al fine di promuovere il made in Italy.
4 - PARISI, IL
"MARPIONNE DIGITALE"
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Stefano Parisi
continua a marciare imperterrito verso la costituzione di una nuova
associazione di Confindustria che rappresenti il mondo delle
telecomunicazioni, informatica e media.
Dopo la rottura
annunciata venti giorni fa nell'ambito della Federazione Confindustria
Servizi (presieduta da Stefano Pileri), Parisi sta aspettando che la
Marcegaglia approvi la sua scelta per creare una lobby più incisiva.
In attesa di
ricevere una lettera di benedizione dai piani alti di Confindustria,
intorno a Parisi stanno montando le critiche delle aziende che non lo
considerano un imprenditore e non capiscono la necessità di fare il
"Marpionne digitale".16-03-2011]
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VENI, VIDI,
VISIBILIA! - CHEZ WOODCOCK SI PARLA DEI TENTATIVI DI BISIGNANI PRESSO
FINI PER RIMUOVERE IL VETO CONTRO LA SANTADECHé - I PM HANNO CHIESTO AD
ENI ED ENEL DI COMUNICARE EVENTUALI RAPPORTI CON VISIBILIA, LA SOCIETÀ
PUBBLICITARIA DELLA SANTA (MAI CONVOCATA) - SENTITI ANCHE D’ALEMA
SULL’INCONTRO COL GENERALE SANTINI (“È ARRIVATO CON BISIGNANI CHE HA
ATTESO FUORI DALLA PORTA”) E TAVAROLI (SENTI CHI PARLA!) CHE DENUNCIò UN
“NETWORK EVERSIVO” - NESSUNO FINORA RISULTA INDAGATO… Dario Del
Porto per "la
Repubblica"
Fini era contrario
all'ingresso di Daniela Santanché nella compagine di governo. E Luigi
Bisignani si sarebbe adoperato, sia pure non da solo, per rimuovere il
veto di natura politica opposto dal presidente della Camera a causa
della scelta dell'ex esponente di An, poi divenuta sottosegretario
all'Attuazione del programma nel marzo 2010, di guidare La Destra alle
ultime elezioni politiche. Si è parlato anche di questo retroscena,
nella prima "dichiarazione spontanea" di Bisignani.
I pm di Napoli
Henry John Woodcock e Francesco Curcio, che coordinano l'indagine
partita dall'ipotesi di notizie riservate usate a fini di dossier e
ricatti e poi estesa alla rete di relazioni intrecciata da Bisignani ai
livelli più alti della gestione del potere, hanno rivolto al lobbista
domande anche su Visibilia, la concessionaria di pubblicità
riconducibile alla Santanché.
Bisignani, che è
assistito dagli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, ha smentito
qualsiasi cointeressenza nella società. Nei giorni scorsi i pm hanno
inviato una lettera agli uffici di alcune fra le principali aziende a
capitale pubblico, come Eni e Enel, chiedendo di comunicare eventuali
rapporti con Visibilia o con la società di relazioni pubbliche Dani
comunicazione, di cui la Santanché è amministratore.
Tutte le
circostanze delineate da Bisignani, che sarà ancora interrogato,
dovranno essere verificate dagli inquirenti. La Santanché invece non è
ancora stata convocata dai pm e, va chiarito, non è indagata.
In una nota,
intanto, il presidente del Copasir Massimo D'Alema ha ricostruito la
circostanza dell'incontro con il capo dell'Aise (l'ex Sismi), il
generale Adriano Santini, riferita ai magistrati da Bisignani. Questi ha
collocato l'episodio dopo la nomina dell'alto ufficiale ma prima
dell'investitura.
«Come ho già detto
ai magistrati - dichiara D'Alema - ho incontrato il generale Santini il
9 febbraio 2010, dopo che qualche giorno prima, precisamente il 4
febbraio, avevo ricevuto comunicazione ufficiale da parte del governo
che egli era stato designato come nuovo direttore dell'Aise. Non vedo
come avrei potuto raccomandare qualcuno che era già stato nominato».
Aggiunge poi
D'Alema: «La mia segreteria ha ricevuto, a nome del generale, una
richiesta di incontro che mi è parsa del tutto normale in vista di una
futura collaborazione. In effetti il generale Santini si presentò con il
dottor Bisignani il quale, tuttavia, non prese parte al nostro incontro,
peraltro assai breve».
Ieri pomeriggio è
stato sentito l'ex manager della Security Telecom Giuliano Tavaroli il
quale, in un'intervista rilasciata il 22 luglio 2008 a Repubblica, nel
pieno della bufera collegata all'indagine milanese che lo aveva
coinvolto, aveva citato Bisignani come uno degli attori principali di
un'area di potere paragonata a un «network eversivo».
Lunedì era stata
disposta la perquisizione nei confronti dell'imprenditore Angelo
Chiorazzo (non indagato) allo scopo di approfondire i suoi rapporti con
Bisignani ma soprattutto con il deputato del Pdl Alfonso Papa, che non
risulta indagato ma viene indicato come «coinvolto» nel filone sulle
informazioni usate indebitamente.
La perquisizione a
Chiorazzo ha riguardato la consulenza da 1000 euro lordi, stipulato
dalla società Auxilium a Maria Elena Valanzano, all'epoca dei fatti capo
della segreteria politica di Papa. Un incarico «fittizio», secondo
quanto ricostruito anche sulla base della testimonianza della Valanzano.
L'avvocatessa non svolse alcun tipo di prestazione per sei mesi, poi si
dimise. 16-03-2011]
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L’EUROPA GIRA IN
NEGATIVO - PORTOGALLO: I TASSI BOND SONO INSOSTENIBILI - SCARONI ALLA
CAMERA: “LA PRODUZIONE IN LIBIA È FERMA, MA IL RESTO DEL NORDAFRICA È
OK” - PROFUMO CANDIDATO AL BOARD ENI - ZINGALES VERSO LA CONFERMA IN
TELECOM - DUE OFFERTE PER TIRRENIA - I CONTI DI GENERALI ALL’ESAME DI
MIGLIETTA - EMMA SERRA I RANGHI, 7 MAGGIO ASSISE GENERALI - CON TREMONTI
SIAMO MENO “ACCOGLIENTI” CON I FRANCESI - GHOSN RISCHIA PER LE SPIE
IMMAGINARIE DI RENAULT
1. BORSA: EUROPA
PASSA IN NEGATIVO CON BANCHE DEBOLI, OK ATENE...
(ANSA) - Avvicinandosi a metà giornata le maggiori
Borse europee sono passate tutte in perdita soprattutto a causa della
debolezza dei titoli bancari, con timori anche per l'inflazione nel
Continente, che potrebbe portare a un inasprimento dei tassi maggiore
delle previsioni. In un clima nervoso e molto volatile, l'indice Stxe
600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini
europei, cede circa mezzo punto percentuale, ma alcune piazze fanno
decisamente peggio.
E' il caso
soprattutto di Madrid e Parigi, mentre Atene segna una controtendenza
dell'1,21%. Tra i gruppi bancari i più pesanti sono ancora Hsbc, che
cede il 2,88%, seguita da Bnp Paribas e Bbva che perdono rispettivamente
il 2,71% e il 2,13%. Intesa SanPaolo è in calo del 2,30%.
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,57%
- Parigi -0,81% - Francoforte -0,21% - Madrid -1,14% - Milano -0,78% -
Amsterdam -0,43% - Stoccolma +0,36% - Zurigo -0,71%
2. PORTOGALLO,
TASSI BOND INSOSTENIBILI A LUNGO...
(ANSA) - Le attuali condizioni di finanziamento del
Portogallo sono "insostenibili" nel lungo termine. Lo ha detto il
ministro delle Finanze portoghese José Socrates dopo il forte rialzo dei
tassi nell'asta di titoli di Stato a 12 mesi di stamani, che ha visto un
balzo dei rendimenti. Moody's, in nottata, ha tagliato di due livelli il
merito di credito del Paese.
3. SCARONI, IN
ULTIMI 6 ANNI TITOLO HA FATTO MEGLIO DI CONCORRENZA...
(Adnkronos) - "Non faccio ragionamenti astratti ma
molto concreti" sull'andamento del titolo. Cosi' l'ad di Eni, Paolo
Scaroni, ha risposto interpellato nel corso dell'audizione in
Commissione Bilancio della Camera. "Ci sono -ha detto Scaroni- sei
compagnie simili a noi che si chiamano Exxon, Chevron, ConocoPhillips,
Bp, Total, Shell e mi confronto con loro. Se tutti scendono e io scendo
meno, sono contento. Se tutti salgono e io salgo meno, sono triste".
"Vi posso
assicurare -ha proseguito Scaroni- che negli ultimi sei anni il titolo
si e' comportato meglio della media del 'peer group'. Questo lo
considero il metro di giudizio". "Certo -ha concluso- non si puo'
mettere a confronto il titolo Eni con quello Microsoft perche' parliamo
di settori completamente differenti".
4. SCARONI,
INTERROTTA PRODUZIONE PETROLIO IN LIBIA
(ANSA) - L'Eni ha interrotto la produzione di petrolio
in Libia. Lo ha annunciato l'ad Paolo Scaroni a margine di un'audizione
alla Commissione Bilancio della Camera. "Abbiamo terminato la produzione
anche a causa di un problema di spedizioni", ha detto Scaroni,
aggiungendo che in Libia l'Eni "produce gas per uso domestico,
alimentando tre centrali elettriche nella zona di Tripoli". E', ha
concluso, "un'attività che consideriamo positiva per i libici e che
vorremmo evitare di interrompere".
5. SCARONI, SUL
RESTO DEL NORDAFRICA ENI NON HA PROBLEMI...
(Adnkronos) - "Sul resto del Nordafrica", oltre alla
Libia, "non registriamo e non vediamo problemi". Lo ha affermato
l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, che, nel corso
dell'audizione oggi in Commissione Bilancio della Camera, ha aggiunto
che in Nordafrica "noi siamo i principali attori".
"Siamo primi -ha
detto Scaroni- in Egitto, Algeria, Libia, e coprimi in Tunisia". "In
Egitto -ha quindi rilevato Scaroni- la rivoluzione e' avvenuta senza che
perdessimo un solo barile di petrolio". "In Algeria e Tunisia -ha
concluso l'ad del cane a sei zampe- e' tutto normale".
6. SCARONI, CON
GAZPROM RAPPORTO SOLIDO MA LITI FURIBONDE SU PREZZI GAS
(Adnkronos) - Anche se con Gazprom c'e' una "lite
furibonda sui prezzi del gas" il rapporto "e' solido" e "Eni e' ben
contenta" di questo. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Eni,
Paolo Scaroni, nel corso dell'audizione in Commissione Bilancio della
Camera.
Scaroni ha quindi
ricordato che l'alleanza con il colosso russo e' di antica data, "risale
-ha detto- a 40 anni fa, ai tempi di Mattei e continuiamo a mantenere
questo rapporto che consideriamo un punto di forza, uno dei punti
principali su cui si basa la nostra strategia del gas".
Guardando alla
crisi dell'Africa mediterranea, per Scaroni Gazprom rimane "uno dei
fornitori che consideriamo tradizionalmente affidabile" e, ha
sottolineato l'ad del cane a sei zampe, "quando vediamo tempi tempestosi
sul nordafrica ci ricordiamo che la Russia non ha mai dato problemi in
questo senso. Siamo percio' ben contenti di mantere i rapporti con
Gazprom". "Poi -ha riferito Scaroni- adesso stiamo litigando in maniera
furibonda sui prezzi ma fa parte dei rapporti di mercato".
7. SCARONI, QUELLO
CHE ABBIAMO IN CHIMICA FRUTTO DI SALVATAGGI...
(Adnkronos) - "Quello che abbiamo nella chimica non e'
frutto della strategia che qualcuno ha fatto all'interno di Eni, ma il
risultato di salvataggi che i governi imponevano all'ente di stato Eni
controllato al 100%". Lo ha affermato l'amministratore delegato di Eni,
Paolo Scaroni, nel corso dell'audizione in Commissione Bilancio alla
Camera.
"Mettersi a
gestire una somma di pezzetti di aziende, oltre tutto fallite
evidentemente per qualche buona ragione, - ha detto Scaroni - e' un
compito piuttosto titanico su cui io e i miei predecessori ci siamo
impegnati negli ultimi 20 anni". Scaroni quindi ha sottolineato che
percio', "ogni volta che abbiamo l'opportunita', cerchiamo di mettere
mano a questa situazione".
8. ENI: PROFUMO,
HO DATO LA MIA DISPONIBILITA' PER NUOVO CDA...
Radiocor - 'Ho dato la mia disponibilita'. Certo, non
possono candidarmi senza avermelo chiesto. Comunque, deve chiedere ad
Assogestioni'. Cosi' Alessandro Profumo, ex numero uno di UniCredit,
sulla candidatura avanzata da Assogestioni perche' entri come
consigliere indipendente nel board di Eni. Riguardo alla possibilita' di
poter salire ai vertici della compagnia petrolifera, Profumo ha chiarito
che: 'essere consigliere indipendenti non significa essere alla guida'.
9. MARCEGAGLIA
SERRA I RANGHI, 7 MAGGIO ASSISE GENERALI...
(Adnkronos) - Emma Marcegaglia chiama a raccolta
l'intero sistema confindustriale per un'analisi a tutto campo sulla
competivitia' del Paese e convoca le 'assise generali' di Confindustria
e della piccola Industria, per il 7 maggio prossimo a Bergamo. In un
momento di difficolta' e di incertezza dell'economia e del quadro
politico gli imprenditori cercano dunque di serrare i ranghi per
guardare avanti.
Sara' percio'
affidata ad una riflessione interna, piu' che a un confronto con la
politica e le istituzioni, la messa a punto di una nuova agenda delle
priorita' che serva a rafforzare la crescita del Paese. Un appuntamento
che arriva a dieci anni dagli ultimi 'stati generali' di Confindustria,
convocati nel 2001 dall'allora presidente Antonio d'Amato a Parma, e che
dovra' servire ad ascoltare e a tastare il polso della base di viale
dell'Astronomia che, per questo, si svolgeranno, almeno per ora,
rigorosamente a porte chiuse.
Una decisione,
annunciata oggi dallo stesso leader degli industriali dal palco
dell'assemblea generale di Unindustria, allo studio da qualche tempo,
vistata dal comitato di presidenza, e presa d'intesa con il presidente
della Piccola industria, Vincenzo Boccia, che per questo ha ceduto il
passo e si e' prestato a a 'trasformare' cosi' il tradizionale convegno
biennale in programma la prossima settimana, sempre a Bergamo.
10. ADR: RIGGIO,
APPROVAZIONE CONTRATTO PROGRAMMA ENTRO GIUGNO...
(Adnkronos) - L'Enac accelera sul nuovo contratto di
programma di Aeroporti di Roma. L'Ente per l'aviazione civile punta a
chiudere la partita in tempi stretti e, comunque, entro giugno, con
l'approvazione del piano che, a fronte dei nuovi investimenti che
mettera' in campo Adr, definira' le nuove tariffe aeroportuali. Si
trattera' di un primo 'step' con il via libera agli interventi per 1,2
miliardi relativi al periodo 2010-2015.
A indicare la
tabella di marcia, e' stato il presidente dell'Enac, Vito Riggio,
parlando a Fiumicino, a margine dell'iniziativa organizzata negli
aeroporti italiani, nell'ambito delle celebrazione del 150mo
anniversario dell'Unita' d'Italia. E Riggio ha parlato di tempi stretti
visto che 'dopo piu' di otto mesi, la trattativa conclusa puo' dirsi
conclusa e che, per quanto ci riguarda, non ci sono ulteriori margini
negoziali'.
Mentre sembra
archiviata l'anticipazione di aumenti tariffari a 1 a 3 euro, previsti
da una norma della legge finanziaria per il 2010, ora, dunque, si guarda
oltre. 'L'aumento dei 3 euro era stato concepito in una logica
transitoria in attesta della definizione del contratto di programma.
Questi aumenti avrebbero dovuto scattare subito ma ora questo non ha
piu' senso', ha evidenziato Riggio, commentando le dichiarazioni del
ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, il quale,
nei giorni scorsi, aveva detto a chiare lettere che gli aumenti delle
tariffe aeroportuali, per Adr, scatteranno a fronte di un piano completo
e bancabile per lo sviluppo di Fiumicino.
11. TELECOM,
ZINGALES VERSO LA CONFERMA...
Da "la
Stampa" - Saranno due le liste, come accadde nel 2008, a
contendersi le tre seggiole del consiglio di amministrazione (confermato
a 15 componenti) che la governance di Telecom Italia riserva alle
minoranze. Allo scadere del termine sono state depositate - dopo quella
di maggioranza proposta da Telco - sia la lista di Findim, che fa capo a
Marco Fossati, sia quella dei fondi riuniti in Assogestioni, che sono
riusciti a raccogliere più dell'1% del capitale necessario per la
presentazione della compagine.
La Findim, che ha
il 5% di Telecom (e nel cda in scadenza ha due consiglieri) si presenta
con il superconsulente, ex managing director di McKinsey, Gianemilio
Osculati, l'ex ad di Wind, Paolo Dal Pino, e il manager portoghese (con
all'attivo diverse esperienze in società di tlc) Carlos Manuel De Lucena
E Vasconcelos Cruz.
Assogestioni,
invece, punta a riconfermare il consigliere in scadenza Luigi Zingales,
economista. E presenta pure Ferdinando Beccalli Falco, presidente e ad
di General Electric Europa e Nord Asia, oltre a Francesco Profumo,
rettore del Politecnico di Torino.
12. GENERALI,
CONTI 2010 ALL'ESAME MIGLIETTA AL COMITATO ESECUTIVO...
Da "la
Stampa" - Cda sui risultati d'esercizio oggi per le
Generali, con la nomina prevista anche di un componente del comitato
esecutivo, da sostituire dopo le dimissioni di Leonardo Del Vecchio.
Il consensus degli
analisti sui conti 2010 converge inverso un utile a 1,69 miliardi, in
crescita del 29% dal 2009. Nell'esecutivo verrà proposto dal comitato
governance della compagnia il segretario della Fondazione Crt Angelo
Miglietta, espressione anche dei soci Ferak, che assieme alla stessa Crt
controllano complessivamente il 4,1%.
13. TIRRENIA: DUE
OFFERTE,CONSENTONO PROCEDERE A AGGIUDICAZIONE...
(ANSA) - Due "plichi" per Tirrenia e due per Siremar
sono arrivati al commissario straordinario delle due società di
navigazione, Giancarlo D'Andrea. Nel comunicarlo con una nota, il
commissario precisa "con particolare riferimento a Tirrenia", che "le
offerte pervenute consentono la prosecuzione dell'ulteriore fase che
precede la definitiva aggiudicazione". Con riguardo a Siremar, per
l'aggiudicazione si potrà procedere in virtù dei provvedimenti previsti
dalle misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi
imprese in stato di insolvenza.
14. STRATEGIA
CONTRO LA GRANDEUR...
Luca Pagni per "la
Repubblica" - Gli italiani? «Troppo accoglienti», secondo
la definizione di uno che se ne intende di scorrerie nella penisola come
il finanziere francese Vincent Bolloré. Ma quanto accaduto negli ultimi
giorni fa pensare che l'atteggiamento del sistema politico-economico non
sia più così accomodante. Soprattutto con le multinazionali francesi.
A cominciare dal
governo, come ha dimostrato l'intervento del ministro Giulio Tremonti
che ha impedito a Edf di prendere il controllo di Edison. O la decisione
della Consob che ha portatoa cancellare le mire di Groupama su Fonsai e
a spingere Ligresti verso Unicredit.
Per non dire di
Intesa pronta ad appoggiare un polo Parmalat-Granarolo in funzione
anti-Latctalis. Con un po' di ritardo, i tempi di Gucci, Fendi, Bnl,
Alitalia e Bulgari, all'improvviso, sono più lontani.
15. SPIE
IMMAGINARIE CAOS ALLA RENAULT ORA GHOSN RISCHIA...
Giampiero Martinotti per "la
Repubblica" - «L'inverosimile dilettantismo di questa
vicenda non potrà restare senza conseguenze», dice François Baroin,
ministro del Bilancio e portavoce del governo. «Le scuse vanno bene ma
non bastano», gli fa eco il titolare dell'Industria, Eric Besson. E a
sinistra si alzano voci per chiedere le dimissioni di Carlos Ghosn.
Considerato dagli esperti una specie di «mago» dell'industria
automobilistica, il presidente e amministratore delegato della Renault
affronta senza convincere la formidabile crisi aperta dal falso
spionaggio industriale alla casa automobilistica. Dopo aver licenziato
tre dirigenti ed essere andato in tv, nel gennaio scorso, assicurando di
avere le prove di uno spionaggio ai danni del costruttore, Ghosn ha
dovuto far marcia indietro: l'inchiesta giudiziaria ha lavato i tre
dirigenti dalle accuse. Probabilmente, la Renault è stata vittima di una
truffa, per la quale è finito in carcere un agente della sicurezza
interna.
Lunedì sera Ghosn
è tornato in tv per fare atto di contrizione. Ha ammesso l'errore («mi
sono sbagliato, ci siamo sbagliati, siamo stati ingannati»), ha chiesto
scusa ai tre innocenti, promesso la loro reintegrazione e sostanziose
indennità, ha dichiarato di aver rinunciato al suo bonus per il 2010
(1,6 milioni) e per il 2011. E ha respinto le dimissioni del suo vice,
Patrick Pélata. Una posizione avallata dal cda, ma insufficiente agli
occhi del mondo politico (lo Stato possiede il 15% dell'azienda) e dei
sindacati.
La vicenda è stata
disastrosa per l'immagine della Renault e solo il carisma di Ghosn e
l'imminente lancio della nuova auto elettrica gli consentono di
resistere: malgrado il mea culpa e le scuse pubbliche, la sua posizione
appare delicata, anche se il governo, per ora, non chiede le dimissioni.
16-03-2011]
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IL CAVALIER
POMPETTA VEDE NAPOLITANO: “IPOTESI SULL’ALLARGAMENTO DEL GOVERNO” (E A
PALAZZO GRAZIOLI ARRIVA TREMONTI) - GOVERNO BATTUTO SULL’INFANZIA -
MERCOLEDì LA GIUNTA DECIDE SUL CONFLITTO D’ATTRIBUZIONE - FEDE DAI PM
TRA DIECI GIORNI - BRIGANDì FA IL LEGHISTA ANTI-ITALIANO ANCHE AL CSM -
GRANATA VS URSO E RONCHI: “LA CORRENTE DEGLI SMEMORATI” - ANCHE VERDINI
RILANCIA SCIABOLETTA SCAJOLA - AMARCORD MARTELLI: MANCINO NEGA MA IO LO
AVVERTII SUI ROS - IL CARDINAL BAGNASCO: “RESTO A GENOVA
1. CELEBRAZIONI...
Jena per "La
Stampa" - Siamo tutti italiani, questo è il dramma.
2.
BERLUSCONI-NAPOLITANO, PER ORA NO SCELTE, SOLO IPOTESI...
(ANSA) - Nel corso del colloquio di questa mattina al
Quirinale tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano e il presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sarebbero affrontate varie ipotesi
per il rafforzamento della compagine dell'Esecutivo. Secondo quanto si è
appreso vi sarebbe stato un confronto su una serie di proposte. Tocca
ora al governo, viene sempre riferito, il compito di valutare quale
proposta sottoporre al capo dello Stato.
Il premier, viene
riportato da altre fonti, non sarebbe salito al Quirinale solo con i
nomi dei nuovi ministri ma anche sottoponendo a Napolitano l'esigenza di
mettere mano - aumentandolo - al numero dei sottosegretari. Un
intervento, questo, che però necessita della modifica della legge
Bassanini che pone un tetto al numero dei componenti del Governo.
Napolitano, rispondendo ad una domanda, si era limitato a spiegare che
"il presidente del Consiglio mi ha prospettato problemi ed esigenze di
rafforzamento della compagine governativa".
3. TREMONTI DA
BERLUSCONI A PALAZZO GRAZIOLI...
(ANSA) - Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è
arrivato a Palazzo Grazioli per incontrare il premier Silvio Berlusconi.
L'incontro è durato circa tre quarti d'ora. Al termine nessuna
dichiarazione.
4. INFANZIA:
CAMERA, GOVERNO BATTUTO SU EMENDAMENTO PD...
(ANSA) - Governo battuto nell'Aula della Camera su un
emendamento del Pd alla legge che istituisce il Garante per l'Infanzia
su cui l'esecutivo aveva espresso parere contrario. Sono state decisive
le assenze nei banchi della maggioranza. L'emendamento è passato con 262
no e 271 sì e un astenuto.
5. CASO RUBY:
GIUNTA SENTIRA' COSTITUZIONALISTI, POI DECISIONE CONFLITTO
ATTRIBUZIONI...
(Adnkronos) - Arrivera' probabilmente mercoledi'
prossimo la decisione della Giunta per le Autorizzazioni della Camera
sulla richiesta presentata dai capigruppo del centrodestra di sollevare
il conflitto di attribuzioni nei confronti della Procura della
Repubblica e del gip di Milano in relazione al cosiddetto caso Ruby.
Prima l'organismo di Montecitorio, nella giornata di martedi', svolgera'
una serie di audizioni con cinque costituzionalisti per approfondire gli
aspetti della vicenda. Una decisione arrivata dopo una richiesta in tal
senso formulata dall'Udc e da tutta l'opposizione.
Verranno cosi'
ascoltati Giorgio Spangher e Ida Nicotra, indicati dal centrodestra;
Stelio Mangiameli, indicato dal Terzo Polo; Alessandro Pace, indicato
dal Pd; e il professor Piras indicato da Italia dei Valori. La
maggioranza ha invece respinto la proposta di Pierluigi Mantini,
esponente dell'Udc, di ascoltare il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi.
"Era importante
-ha spiegato- che fosse lo stesso Berlusconi a spiegarci di aver agito
nella convinzione di perseguire un interesse delo Stato di preminente
rango costituzionale e che avesse esplicitato in sede parlamentare la
convinzione che fosse in presenza di una
parente di Mubarak".
6. DIFESA FEDE,
DIRETTORE TG4 DAVANTI A PM NON PRIMA DI DIECI GIORNI...
(Adnkronos) - "Emilio Fede si fara' interrogare dai
magistrati, ma non prima di una decina di giorni, giusto il tempo di
prendere visione di tutti gli atti che ancora non conosciamo". Lo ha
dichiarato l'avvocato Nadia Alecci, difensore del direttore del Tg4,
indagato nel caso Ruby per induzione e favoreggiamento della
prostituzione e prostituzione minorile.
In mattinata il
legale ha incontrato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini che
coordina l'inchiesta. In 'teoria', secondo quanto stabilisce il codice,
Fede ha venti giorni di tempo per presentare memorie a difesa o chiedere
di essere sentito.
7. GRANATA, URSO E
RONCHI SONO CORRENTE DEGLI 'SMEMORATI'...
(Adnkronos) - Fabio Granata, ospite del programma di
Radio2 'Un Giorno da Pecora', oggi ha individuato una nuova corrente nel
Fli: quella degli 'smemorati', composta da Adolfo Urso e Andrea Ronchi.
'Oltre al fenomeno dei disponibili, ovvero dei cosidetti 'responsabili',
oggi registriamo un nuovo fenomeno: quello degli 'smemorati'', ha
esordito Granata. E chi sarebbero? 'Sono quelli che dimenticano cio' che
e' successo negli ultimi sei mesi nel centrodestra, dall'espulsione di
Fini ad oggi".
E chi sono gli
smemorati in Fli? 'All'interno del partito, per esempio, chi si pone
come fanno Urso e Ronchi'. Quindi loro due sono gli smemorati di Fli?
'Si, perche' fingono di non ricordare cio' che e' avvenuto dalla
direzione nazionale al 14 dicembre, dove loro erano assolutamente
d'accordo con noi nel presentare la sfiducia'.
Pero' pur non
essendo d'accordo su tutto, sono rimasti in Fli al contrario di altri.
'Loro sono rimasti dicendo che non condividevano la nuova politica, solo
che lo hanno fatto dopo aver letto l'organigramma...'. E che soluzioni
propone? 'Faremo tornare loro la memoria', ha scherzato Granata. A 'Un
Giorno da Pecora', Urso ha definito Fini 'Findus', lei e' d'accordo? 'Se
Findus vuol dire essere incapace di esprimere le passioni, e' Findus
molto piu' Urso che Fini", replica Granata.
8. VERDINI, FEDELI
A SCAJOLA SONO ANCHE FEDELI A BERLUSCONI...
(ANSA) - "Scajola sarebbe perfetto per gestire a
livello centrale il completamento del tesseramento", lo ha detto Denis
Verdini, uno dei coordinatori del PdL, in un'intervista al settimanale
Panorama, a proposito del ruolo nel partito rivendicato dall'ex ministro
dello Sviluppo economico. "Un ruolo importante - sottolinea Verdini -
teso a valorizzare i più meritevoli sul territorio". Verdini rimprovera
a Scajola di aver fatto balenare l'idea di un gruppo autonomo e gli
ricorda che gli aut aut non servono perché "i parlamentari che gli sono
fedeli sono fedeli anche a Berlusconi".
9. CSM: SI PARLA
DI CELEBRAZIONI UNITA' D'ITALIA, BRIGANDI' LASCIA PLENUM
(Adnkronos) - Il consigliere laico del Csm Matteo
Brigandi', ex parlamentare della Lega, si e' allontanato per qualche
minuto dal plenum del Consiglio, in apertura di seduta, nel momento in
cui l'aula, su sollecitazione del togato Riccardo Fuzio, avviava una
riflessione sulle celebrazioni per i 150 anni dell'Unita' d'Italia.
Il consigliere
Fuzio aveva definito 'doveroso' da parte del Csm rivolgere 'un pensiero
alle celebrazioni'. Invito accolto dal vicepresidente Michele Vietti,
che ha sottolineato come sia 'giusto che il Csm partecipi convintamente
alle celebrazioni del 150° anniversario' e ha aggiunto: 'e' mia
intenzione promuovere un convegno sul ruolo della magistratura nella
storia dell'Unita' d'Italia'.
10. MARTELLI,
MANCINO NEGA MA IO LO AVVERTII SUI ROS...
(Adnkronos) - "Mancino io non ho mai voluto tirarlo per
la giacca o sollevare il dito accusatorio, pero' poi quando leggo che...
insomma che non si ricorda... non ho mai detto e poi non ho mai pensato,
neppure all'epoca, che lui avesse dei dubbi o delle riserve o chi sa che
cosa, ho semplicemente detto che ricordo perfettamente di averne parlato
con il ministro degli Interni lamentandomi del comportamento dei Ros,
'che stanno facendo questi? Perche' pigliano iniziative autonome?
Le indagini sono
affidate a dei Magistrati e per quello che riguarda l'aspetto politico o
legislativo ce ne occupiamo noi nel Governo, cosa c'entrano i Ros con
questa storia, perche' pigliano delle iniziative', e lui nega
risolutamente, mi dispiace, ma io ricordo di averlo avvertito".
L'ex ministro
della Giustizia Claudio Martelli torna a ripetere, questa volta davanti
ai pm della Dda di Palermo, di avere riferito all'ex ministro
dell'Interno Nicola Mancino quanto appreso dal direttore degli Affari
penali Liliana Ferraro dopo la strage di Capaci del maggio '92 sugli
incontri avvenuti tra il Ros e l'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino.
Per il figlio di
don Vito, Massimo Ciancimino, quegli incontri avrebbero dato vita alla
cosiddetta 'trattativa' tra lo Stato e Cosa nostra. Le dichiarazioni di
Martelli sono state rese lo scorso 15 febbraio al procuratore aggiunto
di Palermo, Antonio Ingroia e ad altri tre pm della Dda e ora depositati
al processo Mori.
11. CARD.
BAGNASCO, IO A MILANO? FANTASIE...
(Adnkronos) - 'Fantasie'. Cosi' l'arcivescovo di Genova
e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha definito alcune
voci riportate dalla stampa in questi giorni secondo le quali sarebbe
destinato a succedere al cardinale Dionigi Tettamanzi alla guida della
diocesi di Milano. Il cardinale Bagnasco e' intervenuto sull'argomento
questa mattina, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della
sua visita pastorale al liceo artistico Barabino.
'Mi sembrano
fantasie - ha detto mons. Bagnasco - mi spiace per queste fantasie. Io
amo Genova, dove il Santo Padre mi ha inviato, sono qui molto
volentieri. Ricostruzioni fantasiose, non c'e' altro'.16-03-2011]
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MAGNANAPOLI! -
RUBATO UN QUADRO DI LUCA GIORDANO DALL’UFFICIO DELLA IERVOLINO - SECONDO
IL MATTINO “AL POSTO DELL’ORIGINALE E’ STATO PIAZZATO UN EVIDENTE FALSO”
- LA SCOPERTA E’ AVVENUTA IL 2 MARZO, QUANDO LE OPPOSIZIONI AL COMUNE
HANNO DATO LE DIMISSIONI IN BLOCCO E ROSETTA HA INIZIATO A SBARACCARE
(PRIMA DI SCOPRIRE CHE LE FIRME DEI DIMISSIONARI NON ERANO REGOLARI) -
MANCANO ALL’APPELLO ANCHE UNA VENTINA DI PASTORELLI DA UNA COLLEZIONE
PER IL PRESEPE…
Luigi Roano per
"il Mattino"
Cartoline di
saluti finali (amari) da Palazzo San Giacomo: rubato dalla stanza del
sindaco Rosa Russo Iervolino un Luca Giordano, un «santo in ascensione»
senza titolo. Sembra impossibile ma è proprio così, la povera Rosetta è
stata oggetto di un furto alla Arsenio Lupin, al posto dell'originale è
stato messo un evidente falso, che apre significativi scenari sulla
sicurezza del primo cittadino.
Come è possibile
accedere alla stanza del sindaco al secondo piano di Palazzo San Giacomo
e trafugare qualcosa indisturbati? Quali sono i sistemi di sorveglianza?
Quali sono le persone addette a tale delicato compito di custodia del
Palazzo? La Iervolino è un ex ministro dell'Interno che gode di una
validissima e fidatissima scorta e infatti mai ha avuto problemi fuori
dal palazzo. Il punto è la sede del Comune che potrebbe avere qualche
buco importante nel suo centro vitale, la stanza del primo cittadino. I
fatti.
È la notte del 2
marzo scorso quando la Iervolino si accorge del furto. È la notte delle
dimissioni farsa delle opposizioni. Il sindaco non sa ancora che quelle
firme non sono regolari e che sarebbe rimasta in sella a Palazzo San
Giacomo fino al termine della consiliatura. Così - come il resto della
giunta - comincia a riempire scatoloni e a fare inventari. Nella
sostanza l'ex ministro dell'Interno comincia a mettere a posto quintali
di pratiche e di posta dei napoletani, materiale suo. E a verificare
rispetto a quando è entrata nel giugno del 2001 come è messo il suo
studio al secondo piano di Palazzo San Giacomo.
Così getta
l'occhio verso quel gioiello, quel Luca Giordano insieme ad altri suoi
assessori. Fra questi ce ne sono parecchi molto ferrati e appassionati
d'arte, in primis il vicesindaco Tino Santangelo che cura anche una
rubrica sul giornalino del Comune che ha al centro proprio l'arte. E in
quel momento che i presenti nell'ufficio del sindaco, praticamente quasi
tutta la giunta, si accorgono che qualcosa non va.
I tratti delle
figure non sono certo quelli del maestro di pittura del '600. Così la
Iervolino chiede un consulto ai suoi esperti d'arte che impiegano
davvero pochissimo tempo per capire che quello che c'è dentro la cornice
tutto è tranne che un Luca Giordano.
Scatta
immediatamente la denuncia alla Ps e ora la pratica è in mano alla
polizia. Indagini difficili e complesse e chissà mai se se ne verrà a
capo.
Non per mancanza
di qualità degli ufficiali, piuttosto perché nessuno sa quando quel
quadro sia stato effettivamente rubato. Il sindaco se ne è accorto la
notte del 2 perché convinta che doveva lasciare il Palazzo San Giacomo
nel giro di poche ore stava mettendo a postole sue cose e a fare
l'inventario. Ma chi può dire quando realmente c'è stato il furto? Un
giallo dunque e pensare che l'ufficio del sindaco ha custodito e
custodisce ancora oggetti che vengono spesso dalle chiese che non sono
in grado di metterli in sicurezza.
Al di là del
quadro la Iervolino sta approfondendo effettivamente se ci sono altre
cose che sono sparite. E allora spuntano fuori dubbi su una collezione
di pastori del ‘700 napoletano. Classici e tradizionali il cui valore è
rilevante. Custoditi in una bacheca che sta sempre nell'ufficio del
sindaco.
Si tratta di
statuine che adornano spesso i presepi delle chiese. Ebbene la bacheca è
quasi vuota. Su 30 pezzi censiti se ne contano solo 10. Dove sono andati
a finire? L'esperto sulla materia il sindaco ce l'ha in casa e che
esperto: l'ex Guardasigilli Luigi Scotti, oggi assessore alla Legalità
che è un grandissimo appassionato di pastori tradizionali. Scotti è
l'unico assessore che ogni anno prepara il presepe con le sue mani che
installa nel suo assessorato. Lui lo Sherlock Holmes che dovrà risolvere
il caso.
16-03-2011]
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1- NON SI PLACA
ANCORA LA POLEMICA COL TG1 SU BENEDETTO CROCE CHE SAVIANO S’IMBARCA CON
RIOTTA: "CACCIATO DAL "SOLE" PERCHé SGRADITO AL POTERE POLITICO" - 2- E
L’AUTORE DI "GOMORRA" VIENE SUBITO SBUGIARDATO DA UNA TERRIBILE LETTERA
DI NICOLA BORZI, GIORNALISTA ED EX COMPONENTE DEL CDR DEL "SOLE":
"RIOTTA RIFIUTÒ LO SCOOP SU BERLUSCONI E DELL’UTRI IN ODOR DI MAFIA" -
3- "SE SAVIANO AVESSE LETTO ALMENO IL “SOLE” DEL SUO SODALE RIOTTA, SI
SAREBBE ACCORTO CHE SU QUESTO GIORNALE È STATA REALIZZATA LA
“SANTIFICAZIONE” DI UN ALTRO EX BANCHIERE SICILIANO, GERLANDO MICCICHÉ"
- 4- "MA C’È DI PIÙ: QUANDO SAVIANO SCRIVE CHE “IL FANGO INSINUA CHE CON
LA DIREZIONE RIOTTA IL SOLE PERDEVA COPIE” FA UN TORTO ALL’INTELLIGENZA
DEI LETTORI, OFFENDE NOI CHE VIVIAMO E LAVORIAMO IN UN’AZIENDA IN CRISI"
-
1- LETTERA DI
NICOLA BORZI, GIORNALISTA ED EX COMPONENTE DEL COMITATO DI REDAZIONE DEL
"SOLE 24 ORE"
Riceviamo e pubblichiamo:
Signor direttore,
Ammiro molto Roberto Saviano per il suo coraggio civile. Quando parla di
ciò che conosce, quando combatte la camorra dimostra che l'impegno non è
una categoria estranea agli intellettuali italiani.
Non apprezzo per
nulla invece Roberto Saviano quando, nella foga di dimostrarsi maître à
penser all'altezza di tutte le questioni, si imbarca in discussioni e
polemiche su argomenti dei quali non ha alcuna informazione diretta.
Le dichiarazioni
di ieri di Saviano sulla passata direzione del "Sole 24 Ore" per mano di
Gianni Riotta certificano la sua totale ignoranza su quanto è successo
nell'ultimo biennio nel quotidiano dove lavoro. Saviano ha affermato
all'Ansa che "la direzione" di Riotta "ha realizzato un giornale libero,
con al centro la battaglia antimafia".
Purtroppo per lo
scrittore la sua eccessiva vicinanza a Riotta nuoce alla sua obiettività
e distorce la prospettiva con cui racconta i fatti.
Il tono della
"lotta antimafia" di Riotta è sempre stato a corrente alternata: forte
con la criminalità "bassa", quella che strangola i commercianti col
pizzo (specie se i commercianti in questione sono i suoi cugini della
"Antica Focacceria San Francesco" di Palermo), debolissimo, quasi
assente, con la criminalità "alta", quella dei colletti bianchi.
Se Saviano si
fosse peritato di leggere i giornali avrebbe scoperto che proprio ieri
"Il Fatto Quotidiano" riportava la notizia di uno scoop del collega del
"Sole 24 Ore", Giuseppe Oddo (l'intervista a un banchiere siciliano che
negli anni '80 incontrò Vito Ciancimino e Marcello Dell'Utri che
chiedevano prestiti indicando come imprenditore di riferimento Silvio
Berlusconi ) che non è stato mai pubblicato da Riotta sul "Sole".
Se Saviano avesse
letto almeno il "Sole" del suo sodale Riotta, si sarebbe accorto che su
questo giornale è stata realizzata la "santificazione" di un altro ex
banchiere siciliano, Gerlando Micciché, che subito dopo l'omicidio del
prefetto Dalla Chiesa, di sua moglie e di un agente di scorta per mano
di mafia da vicedirettore del Banco di Sicilia sostenne che i banchieri
non dovevano interrogarsi sulla provenienza dei capitali dei clienti.
I colleghi del
"Sole" che si occupano di giudiziaria sanno bene quante volte i loro
articoli sulla criminalità organizzata non hanno trovato spazio sulle
pagine del quotidiano e sono stati costretti a pubblicarli sui loro
blog. Lo strabismo di Saviano è ingiustificato e offensivo per chi
lavora al "Sole 24 Ore" e in due anni ha subito la "cura" Riotta!
Ma c'è di più:
quando Saviano scrive che "il fango insinua che con la direzione Riotta
il Sole perdeva copie" fa un torto all'intelligenza dei lettori, offende
noi che viviamo e lavoriamo in un'azienda in crisi (solo ieri sono stati
pubblicati i risultati del bilancio 2010: 40 milioni di perdite dopo i
52 e mezzo del 2009), sputa sui 27mila piccoli risparmiatori che hanno
visto il loro investimento in azioni del "Sole 24 Ore" decurtato del 75%
da una gestione editoriale fallimentare. Non lo dico io: lo dicono i
dati di diffusione di fonte aziendale, certificati dall'ADS, lo
affermano i bilanci di una società quotata.
Se Saviano conosce
altre cifre in grado di smentire quelle della nostra azienda, le
pubblichi e dimostri che le cifre ufficiali sono false. Altrimenti stia
zitto, perché si espone a legittime richieste di danni per aver
sostenuto di fatto che i bilanci di una società quotata, la nostra,
sarebbero fasulli.
Caro Saviano, "ne supra crepidam judicaret"!
Nicola Borzi
Giornalista ed ex componente del Comitato di Redazione del "Sole
24 Ore"
2- SAVIANO RIOTTAMATO
(ANSA) - «Mi dispiace molto che Gianni Riotta abbia
deciso di lasciare il Sole24Ore perchè la sua direzione ha realizzato un
giornale libero, con al centro la battaglia antimafia che una parte
responsabile di Confindustria aveva deciso di combattere». Lo dice
Roberto Saviano in una dichiarazione.
«Un giornale che
era riuscito a far arrivare ai lettori giovani le argomentazioni spesso
non facili dell'economia e della finanza. Il fango - continua Saviano -
insinua che con la direzione Riotta il Sole perdeva copie, la verità è
un'altra e basta vedere i dati reali, in Italia fare il giornalista è un
mestiere pericoloso se si vuole essere liberi e senza condizionamenti.
La libertà dei giornalisti è sgradita al potere politico».
3- RIOTTA RIFIUTÒ LO SCOOP SU BERLUSCONI E DELL'UTRI
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/15/riotta-rifiuto-lo-scoop-su-berlusconi-e-dellutri/97779/
L'intervista-scoop
al banchiere palermitano che negli anni '80 incontrò Vito Ciancimino e
Marcello Dell'Utri che chiedevano prestiti indicando come imprenditore
di riferimento Silvio Berlusconi , pubblicata sul Fatto Quotidiano,
doveva uscire sulle pagine del Sole 24 Ore. Ma il suo direttore, Gianni
Riotta, decise che ‘'non era il momento''. Lo ha rivelato lo stesso
banchiere, Giovanni Scilabra, ormai pensionato, interrogato dai pm di
Palermo Antonio Ingroia, Lisa Sava, Paolo Guido e Nino Di Matteo che
oggi ha depositato il verbale nel processo al generale Mori.
"Sono arrivato
alla determinazione di concedere un'intervista alla stampa dopo avere
incontrato nel luglio scorso, insieme ad altri amici, il giornalista
Giuseppe Oddo del Sole 24ore - dichiara Scilabra - con il predetto
intrattengo da sempre rapporti cordiali. Avendogli io riferito
l'episodio della proposta di Ciancimino e Dell'Utri, Oddo mi ha chiesto
la disponibilità a rilasciare un'intervista al suo giornale.
Alla mia risposta
positiva, dopo pochi giorni, mi ha però comunicato che il suo direttore,
Gianni Riotta, gli aveva detto che non era il momento''. E conclude: ‘'A
quel punto, essendo ormai determinato a esternare le mie conoscenze ho
preso io contatto con il giornalista Marco Lillo che poi mi ha
effettivamente intervistato e ha pubblicato le mie dichiarazioni sul
Fatto Quotidiano. Intervista il cui contenuto confermo integralmente''.
(g.l.b.)
4- SAVIANO: "DAL
TG1 INSINUAZIONI SUL CASO CROCE"
Da
"la Repubblica" - «È triste che il Tg1 si occupi di una
vicenda di un secolo fa, perché? L'obiettivo è insinuare il dubbio. Mi
dispiace che gli eredi si siano prestati a questa polemica vana».
Roberto Saviano torna a Otto e mezzo sulla polemica innescata dal tg.
Sul rapporto con la Mondadori, Saviano dice: «Sul piano contrattuale non
ho obblighi, il mio vincolo è di passione verso editors che mi hanno
sempre seguito».16-03-2011]
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GEROVITAL GERONZI
E DRAGO DRAGHI ASSICURATI FINO ALLA MORTE, GRAZIE A PERISSINOTTO - AMATO
SI CHIEDE SE NELLA TRECCANI CI SIANO LE NIPOTI DI MUBARAK - LECCA-LECCA
TRA "STANLIO" REGINA E ALE-DANNO, ZINGARETTI SI INCAZZA, POLVERINI
POLEMICAMENTE ASSENTE - FRANCESCO GIRO LASCERÀ LA CULTURA SPODESTANDO
PAOLO BONAIUTI A PALAZZO CHIGI, AL SUO POSTO ARRIVA LA LEGA PADRONA…
Da "Italia Oggi"
1 - GERONZI FA LA
POLIZZA VITA A DRAGHI. GENERALI ASSICURA BANKITALIA PER IL CASO DI MORTE
DI DIPENDENTI....
Per Cesare Geronzi la Banca d'Italia ha pochi segreti. Il presidente di
Generali ha lavorato per circa 15 anni nell'istituto centrale. E ora è
al vertice del Leone di Trieste, che è tra i grandi azionisti di via
Nazionale. Insomma, devono essersi chiesti dalle parti di palazzo Koch,
chi meglio di Geronzi può fornire un'assicurazione per il rischio di
morte e di invalidità permanente dei dipendenti della Banca d'Italia?
Per carità, il
tutto è arrivato all'esito di una gara, alla quale si erano presentati
quattro pretendenti. La commessa, in effetti, con i suoi 33,5 milioni di
euro di base d'asta si presentava più che appetitosa.
Alla fine l'ha
spuntata l'offerta presentata da un raggruppamento temporaneo di imprese
composto proprio da Generali e da Ina Assitalia, che comunque sempre nel
perimetro del gruppo triestino rientra. Il colosso assicurativo fornirà
così il servizio di copertura assicurativa per tutta la struttura
guidata da Mario Draghi. Dai documenti di gara si apprende che oggetto
dell'appalto è «un contratto quinquennale con il quale l'impresa
assicuratrice, dietro versamento di un premio da parte della Banca
d'Italia, garantisce, in caso di morte e di invalidità permanente
dell'assicurato, la corresponsione del capitale pattuito».
In termini
economici, Generali si è assicurata la commessa per 27.787.368 euro,
garantendo all'istituto di palazzo Koch uno sconto di circa 6 milioni di
euro rispetto alla base d'asta che era stata fissata in 33 milioni e 500
mila euro. Nel raggruppamento temporaneo di imprese che è risultato
vincitore compare anche Ina Assitalia. La compagnia di assicurazione fa
capo sempre al Leone di Trieste, che infatti ha indicato all'interno del
consiglio di amministrazione Giovanni Perissinotto, amministratore
delegato di Generali.
Lo stesso
Perissinotto nei confronti del quale, al di là delle dichiarazioni di
facciata, Geronzi non ha mai nutrito grandi simpatie. Sono tanti gli
episodi in cui i due protagonisti non hanno rinunciato a velenose
«frecciatine». Fino ad arrivare all'ultimo show down andato in scena in
occasione di un recente consiglio di amministrazione del gruppo di
Trieste.
Oggetto del
dibattito erano le partecipazioni di Generali in alcune società con
attività non coincidenti con il business assicurativo, in primis i
pacchetti detenuti in Rcs e Telecom. Partecipazioni che, contrariamente
a quanto pensa Geronzi, il cda ha ritenuto di qualificare non
strategiche. Un punto a favore di Perissinotto, è stato detto, e di
tutti quei consiglieri per i quali la filosofia del gruppo deve essere
la creazione di valore. (Stefano Sansonetti)
2 - ALLA TRECCANI
I DUBBI DI AMATO SULLE NIPOTI DI MUBARAK...
Enciclopedia Italiana, martedì mattina: Giuliano Amato e Franco Tatò
presentano il sito web www.treccani.it. L'ex presidente del consiglio è
pronto a scherzare, guardando i contenuti enciclopedici disponibili su
internet di Treccani 2.0, tanto che al tecnico che prova a digitare
«Egitto» Amato chiede subito: «Ma la Treccani ha l'elenco delle nipoti
di Mubarak?» Nella sala Igea di palazzo Paganica si ride, con Amato che
si lamenta guardando l'home page del sito: «Ma ci deve sempre essere
l'immagine di Tatò, e così grande?».
In effetti,
l'amministratore delegato incombe. Un fedelissimo di Kaiser Franz non
gradisce l'ironia di Amato, e buttà lì, a bassa voce, che «sarà anche il
presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni per i
centocinquanta anni dell'unità d'Italia, ma si fa scorrazzare su un'auto
tedesca, non certo una vettura italiana».
Per la cronaca,
Amato gira su una Bmw. Ma l'ex premier, in vena di stoccate, si lamenta
anche delle voci apparse sulla Treccani digitando «Milano»: sì, perché
tra i protagonisti dell'economia meneghina appare subito Fininvest, e
Amato con l'occasione provoca l'uditorio, e la sua attenzione, con le
dita tamburellanti sul tavolo presidenziale.
Invocando: «Ma ci
faccia vedere non solo i primi risultati, vada anche oltre». Amato oggi
apparirà come uno dei lettori dei «Promessi Sposi...d'Italia. Questa
cittadinanza s'ha da fare!», reading promosso da Save the Children e
Rete G2- Seconde Generazioni a Roma, nel tempio di Adriano. (Pierre de
Nolac)
3 - UN LEGHISTA
ALLA CULTURA...
Un sottosegretario ai beni culturali della Lega: il partito di Umberto
Bossi punta alla poltrona di Francesco Maria Giro, nell'atteso rimpasto
del governo di Silvio Berlusconi. Non si tratta di un improvviso amore
per le biblioteche e gli istituti culturali: i leghisti vogliono
semplicemente ottenere la delega al paesaggio (tema centrale nel
federalismo demaniale).
Senza dimenticare
che un componente del Carroccio, nel dicastero di via del Collegio
Romano, potrebbe mettere a dura prova la pazienza di colui che viene
indicato da mesi come il successore di Sandro Bondi, e che risponde al
nome dell'ex governatore della regione Veneto Giancarlo Galan. Giro
verrebbe dirottato, come sottosegretario, a palazzo Chigi, alla
presidenza del consiglio, al posto di Paolo Bonaiuti, ma senza fare il
portavoce. (Donato de' Bardi)
4 - REGINA PAGA
L'AMICIZIA CON ALEMANNO...
Aurelio Regina paga l'amicizia con il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Sì, perché il presidente di Unindustria nel suo discorso valmontonese è
riuscito a citare esclusivamente Alemanno, dimenticando Nicola
Zingaretti e Renata Polverini. Quest'ultima, che ricopre la carica di
governatore della regione Lazio, era assente (in rappresentanza
dell'istituzione c'era Mario Abbruzzese, presidente del consiglio
regionale);
ma il presidente
della provincia di Roma c'era, e non ha affatto gradito il discorso di
Regina, tanto da andarsene senza aspettare la fine della cerimonia,
esponendo un volto imbronciato. Era assente anche il numero uno di
Confcommercio Roma, Cesare Pambianchi.
Regina ha come
alleato solamente il sindaco di Roma: eppure il suo raggio d'azione, con
Unindustria, comprende Rieti, Viterbo e Frosinone (manca all'appello
Latina). L'orizzonte politico è limitato, nonostante la presenza a
Valmontone di un manager bipartisan qual è Carlo Fuortes, amministratore
delegato della Fondazione Musica per Roma (dove ora il presidente è
proprio Regina).
Con Zingaretti i
rapporti possono solo migliorare, ma un discorso come quello di ieri non
aiuta a uscire dall'impasse: e l'attuale presidente della provincia di
Roma è l'uomo destinato a correre la prossima sfida per il Campidoglio.
Con Polverini ci sono da risolvere problemi insolubili sul fronte della
sanità, argomento caro alle cliniche private.
Dal sindaco
Alemanno, Regina ha ottenuto già l'incarico dell'Auditorium, e le parole
mielose rivolte al primo cittadino erano quindi motivate. Alemanno, dal
canto suo, dopo la musica ascoltata durante la mattinata a Valmontone ha
voluto ricambiare gli apprezzamenti del presidente di Unindustria:
«Quello di Aurelio Regina mi è sembrato un ottimo discorso.
È riuscito da un
lato a delineare con chiarezza quali sono le opportunità del nostro
territorio e ha sottolineato lo sforzo delle Olimpiadi e gli stati
generali e lo sforzo che stiamo facendo per la collaborazione tra le
istituzioni e le imprese. Dall'altro lato ha sollecitato il governo per
una spinta economica complessiva».
E ancora: «Abbiamo
visto la forza di questo sistema nuovo di imprese. Credo sia molto
positivo che questa realtà si faccia sentire. Il Lazio può diventare
veramente la prima regione italiana dal punto di vista dello sviluppo
economico. Con una realtà di questo genere ce la possiamo fare». Ma
sembra essere solo a pensarla così. (Donato de' Bardi).
16-03-2011]
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LA NASA VENDE
COCAINA AGLI ALIENI? - NUOVA CARRIERA HIP HOP PER KATE MOSS? – ROBERT
PATTINSON TIRCHIO E CONTENTO - MORDE UNA TETTA E MUORE AVVELENATO (VIDEO
IMPERDIBILE) - HUGO CHAVEZ E LA GUERRA ALLE TETTE FINTE – I PRIMI
‘SQUARCI’ DI SCREAM - PENTAGONO FURIOSO: EREDITA MISSILE E LO VENDE AL
BANCO PEGNI – JACKO INEDITO CON FREDDY MERCURY – PER IL GIAPPONE LADY
GAGA RACCOGLIE UN QUARTO DI MILIONE IN DUE GIORNI …
1. KATE
MOSS: DUETTO ‘HIP-HOP' CON KANYE WEST...
Digital Spy
http://bit.ly/hDRQ0n
Kanye We
st ha invitato Kate Moss a duettare con lui nel suo prossimo show. I due
si sono visti a Parigi durante la settimana della moda, dove hanno
stretto amicizia. Moss ha invitato il rapper americano all'afterparty di
Givenchy, dove hanno improvvisato una brano rap durante il quale Kanye
ha si e' inventato del ‘freestyle' per Kate, che arrossendo lo
accompagnava. Adesso, Kanye vorrebbe che Kate si unisse a lui sul palco
al festival ‘South by Southwest', in Texas.
2. UN SERPENTE
MORDE UNA TETTA E MUORE DI AVVELENAMENTO DA SILICONE...
VIDEO IMPERDIBILE (!!!) SU Gawker
http://gaw.kr/gHcd9p
Il video ‘top' della settimana? Quello della modella Israeliana, Orit
Fox, che mentre posava con un serpente è stata addentata al seno dal
rettile. Ma non c'e' da preoccuparsi per la tettuta ragazza perché il
malcapitato è stato il povero serpente, morto avvelenato... dalla tetta
al silicone!!!
3. HUGO CHAVEZ E
LA GUERRA ALLE TETTE FINTE...
Jezebel
http://bit.ly/eHIbZz
Rifarsi le tette e' molto alla moda in Venezuela...Hugo Chavez combatte
questo uso, dichiarandolo "anti-rivoluzionario"! Chavez ha criticato la
chirurgia plastica in un'intervista televisiva dicendo che "e' colpa dei
dottori che fanno sentire male le donne che non hanno il seno grande", e
che queste procedure, "non vanno d'accordo con le sue priorità
rivoluzionarie".
Un paese con 28
milioni di abitanti, il Venezuela ha 40.000 donne che si rifanno le
tette ogni anno!
4. LA NASA VENDE
COCAINA AGLI ALIENI?...
Gawker
http://gaw.kr/hreFXO
Un piccolo pacchettino di cocaina e' stato trovato al Kennedy Space
Center della NASA, esattamente 14 mesi dopo un analogo incidente nello
stesso luogo. Vorrà dire che l'Ente Spaziale Americano e' solamente una
grande copertura per uno ‘spaccio' di droga interplanetario? Sarà ora
per una squadra di detective dello spazio? La droga scoperta potrebbe
avere a che fare con la morte di un collaboratore della Nasa lunedì
scorso. Ovviamente la loro risposta e' stata ‘no comment'.
5. FIGLIA EREDITA
MISSILE E LO VENDE AL BANCO DEI PEGNI - PENTAGONO FURIOSO: QUELLI DI TMZ
L'HANNO TROVATO PER PRIMI...
TMZ
http://bit.ly/glRacu
L'aviazione Americana ha mandato degli agenti speciali a Las Vegas, dopo
che i Federali hanno letto la notizia di TMZ , che il locale banco dei
pegni aveva acquisito parti missilistiche sofisticate. I due Agenti
Speciali hanno controllato il missile AIM- 120 AMRAAM e confermato che
non era attivo e fatto domande sulla donna che gliel'aveva venduto,
dicendo di averlo ‘ereditato' dal padre.
6. ROBERT
PATTINSON HA PAURA DI COMPRARSI CASA - SENTO PUZZA DI TIRCHIETTO...
Perez Hilton
http://bit.ly/ifKedy
Il giovane bello e maledetto di "Twilight" dice di avere paura a
comprarsi una casa, invece di spostarsi sempre per alberghi, per colpa
della sua fama. Pattinson ha paura che se si spostasse definitivamente
in un posto...tutte le sue fan lo invaderebbero immediatamente. Che
tristezza, povero ragazzo! D'altro canto, ha guadagnato abbastanza per
comprarsi una casa con un sistema di sicurezza da paura...anche voi
sentite puzza di tirchietto?
7. MICHAEL JACKSON
CANTA CON FREDDY MERCURY: TRE CANZONI INEDITE SARANNO PUBBLICATE!!!
Perez Hilton
http://bit.ly/gpL8ru
Una notizia molto frizzante per i fan di Michael Jackson e Freddy
Mercury! I due avevano registrato tre canzoni insieme negli anni '80,
intitolate "Victory", "State of Shock" e "There must be more to Life
Than This". Sembrerebbe che le canzoni saranno finalmente pubblicate,
secondo la dichiarazione di Roger Taylor, dei Queen. Dice che non può
parlarne molto ma che tutte e tre hanno un suono pazzesco.
8. SCREAM 4:
FINALMENTE I PRIMI ‘SQUARCI' DEL FILM...
Perez Hilton
http://bit.ly/eqmhmV
Tutte le foto nella galleria di Dagospia qui sotto !
Il quarto e sanguinoso episodio del film "Scream", di Wes Craven, uscirà
a fine primavera nei Stati Uniti, prima di arrivare in Europa. Qui
potete vedere le prime immagini del film ‘cult', che moltissimi stanno
aspettando. Tornano David Arquette, come l'ufficiale Seth Cohen, e
Courteney Cox, come la giornalista arrivista; ma anche Hayden Panettiere
(Amanda Knox nel film tv), Emma Roberts (nipote di Julia), e Lucy Hale,
si sono unite al cast.
9. LADY GAGA:
RACCOGLIE $250.00,00 IN DUE GIORNI(GRAZIE AI BRACCIALETTI PER IL
GIAPPONE)...
The Hollywood Reporter
http://bit.ly/hyoNHh
In soli due giorni di vendita, i braccialetti, creati da Lady Gaga per
aiutare il Giappone, hanno raccolto $250.000,00. "Mostri: in sole 48 ore
avete raccolto un quarto di milione di dollari per l'aiuto al Giappone",
ha scritto ai suoi fan su Twitter la icona bionda. 16-03-2011]
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1- GAD LERNER, IL
PELUCHE MEDIATICO DI BERNA-BEBè (LA7), PRIMA DI ESSERE SBUGIARDATO DALLA
SIGNORA GABRIELLA BUONTEMPO (“NESSUN RICATTO DA PARTE DI ROBERTO
D’AGOSTINO”) DA’ DELLO “SMEMORATO” A DAGOSPIA CHE, INVECE, AVEVA
RICORDATO LE SUE IMPRESE GIORNALISTICHE LUI SI’, DA “ASTUTO SOVVERSIVO”
DEI POTERI MARCI - 2- E L’”INFEDELE” DI CASA TELECOM DEVE ANCHE PRENDERE
ATTO CHE LUIGI VIANELLO (GERONZI) HA UN RUOLO ISTITUZIONALE IN
“GENERALI” E NON è LA NOSTRA “GOLA PROFONDA” - 3- IL GADGET MEDIATICO DI
BERNABè, PRIMA LANCIA IL SASSO DELLA CALUNNIA CONTRO DAGOSPIA (CASO
BOCCHINO), POI SI LAGNA SE DIMOSTRIAMO, SENZA POSSIBILITà DI SMENTITA,
ALCUNE SUE MEMORABILI PERFORMANCE SU “LOTTA CONTINUA”, “LA STAMPA” DI
GIANNI AGNELLI E SUL CORRIERONE DI ROMITI. IL SOLITO E RICCO MILIEU
TORINESE… -
DAGOREPORT
Gad Lerner è un uomo intelligente e un gagliardo giornalista della
scuderia di Bebè Bernabè, il presidente di Telecon che possiede La7. A
volte però, ammoniva Dostoevskij in "Delitto e castigo", "per agire
intelligentemente non basta l'intelligenza".
E nella sua prima
replica a Dagospia, apparsa venerdì 11 marzo sul suo blog "il bastardo",
Lerner sembra essere più affezionato al proprio furbismo professionale
che alla verità (dei fatti). Già, la verità "sollecita il naso", ma
occorre cavarla fuori dal mucchio. Magari scartando pregiudizi e infamie
(gratuite). E senza negare l'evidenza.
Stiamo parlando
delle calunnie contro Dagospia (tirata in ballo anche l'altra sera su
La7 di Bebè Bernabè) che sono state smentite, clamorosamente, dalle
stesse presunte vittime della querelle (i coniugi Bocchino).
"Non c'è stato
nessun ricatto da parte di Roberto D'Agostino nei miei confronti", ha
dichiarato al settimanale "Vanity Fair" Gabriella Buontempo. La moglie
del portavoce (politico) del presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Eppure il conduttore di casa Telecom, giudicava "improbabile" che la
notizia del presunto ricatto (morale) da parte nostra non fosse vera.
Includendoci, bontà sua, tra gli "astuti sovversivi". Attività, a quanto
pare, che l'appassiona sin da giovanissimo studente.
In attesa delle
scuse, nella sua ultima nota "il bastardo" di casa Telecom, aveva la
faccia tosta di sostenere che era "zeppo di errori l'elenco delle sue
malefatte professionali" attribuitegli da Dagospia. E che, aggiungeva il
peluche mediatico di Bebè Bernabè, "nessuno degli episodi a me
addebitati è esatto, si tratta solo di fesserie...". Ancora, bontà sua.
L'insistenza di
Gad Lerner su una polemica offensiva (da lui provocata maldestramente)
non deve sorprendere. Forse aveva ragione lo scrittore Emile Cioran. Lo
scrittore rumeno sosteneva che un certo modo d'"incaponirsi è da
adolescenti" oppure "un sintomo di senilità".
Non è da bambini
(viziati) dare, come ha fatto Lerner, dell'"astuto sovversivo" a
Dagospia per poi lagnarsi nel vedere respinta al mittente l'infamia?
Non è da
vecchietti della virgola (con gotta) l'accusare Dagospia di essere un
"accessorio" dei Poteri Marci? e lamentarsi poi se la carognata gli
ritorna sulla testa, come un pesante boomerang?
Di cosa si lagna
Lerner con Dagospia?
Di avergli ricordato, una volta tirati per i tatuaggi, che nella
compagnia degli "astuti sovversivi" lui aveva ricoperto e ha, ben
pagato, un ruolo di primissimo piano? E noi, ahimè, no. E se ci siamo
dimenticati il nome di Alessandro Profumo (ex Unicredit) tra i Poteri
Marci suoi amici, facciamo pubblica ammenda.
Quanto alle
"fesserie" dello "smemorato" Dagospia, siamo disponibili a verificare
con lui se risultano al vero o meno alcune delle sue miglior
"performance" giornalistiche da "astuto sovversivo". Da noi menzionate
soltanto a mo' di polemica (e senza alcuna demonizzazione) dopo aver
incassato l'accusa gratuita di "accessorio" dei Poteri Marci:
1) E' vera o no,
l'intervista per "Lotta continua", in coppia con Andrea Marcenaro, al
figlio del vice direttore de La Stampa, Andrea Casalegno, dopo il
ferimento del padre?
A proposito di quell'intervista, Andrea Casalegno ha raccontato ad Aldo
Cazzullo del Corriere della Sera: "A noi di Lotta continua quel
rapimento non era dispiaciuto (Macchiarini, 1972)... Però quello era il
primo passo nella logica che li ha portati a sparare in faccia a mio
padre...."
2) C'è stato o
meno, il resoconto del viaggio in elicottero di Gad "verso il Monviso",
ospite dell'Avvocato, ai tempi della sua vice direzione de "la Stampa"
-, in occasione di una manifestazione sindacale?
E falso il suo paginone, sempre su "La Stampa" (26 agosto 1997), al
momento dello "storico" trasloco di Gianni Agnelli nei nuovi uffici del
Lingotto? Già, il solito milieu torinese...
3) E' frutto della
nostra fantasia la serie di articoli pubblicati nel 1996 sul Corrierone
(editore Cesare Romiti) in occasione del viaggio in Cina con Gianni De
Michelis (ex Psi) e signora? Una trasferta, programmata ai piani alti di
via Solferino, in cui Lerner poté raccogliere dalla bocca dell'ex
ministro (inquisito) anche questa battuta (forte): "Tangentopoli fu
fatta dai ladri contro gli onesti".
Il solito milieu
romano-veneto...
E sul perché di
quell'interesse del Corrierone per la Cina di De Michelis, finito fuori
gioco per effetto di Mani pulite, sicuramente Cesare Romiti e Gianni De
Michelis non parlerebbero di "fesserie".... Come fa ora Gaddinoi,
l'"accessorio"-peluche più amato da Bebè Bernabè.
Già, spirito
ribelle in gioventù, oggi Gad sembra navigare ondeggiante come un
truciolo alla deriva nel mare limaccioso dei Poteri Marci. Diceva Karl
Kraus: "La verità è un servitore maldestro che rompe i piatti quando fa
le pulizie". Ed è l'unico mestiere che cerchiamo di fare a Dagospia.
[16-03-2011]
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1- ATTENTI ALLA
PROSSIMA VANZINATA: FARÀ TREMARE LA MILANO DELL’AGO E DEL FILO - 2-
"SOTTO IL VESTITO NIENTE - L’ULTIMA SFILATA" NON HA NULLA A CHE VEDERE
CON IL PRECEDENTE DI VENTICINQUE ANNI FA: è UN THRILLER INZEPPATI DI
RICHIAMI ALLA REALTà. DAL PAPARAZZO PRIVO DI SCRUPOLI A CERTI STILISTI
STRA-FROCI OSSESSIONATI DAL DESIDERIO DI METTERE AL MONDO FIGLI. ECCO:
IL VERO GIALLO SARà ANCHE QUELLO DI RICONOSCERE IL CHI-È-CHI DIETRO A
CERTI PERSONAGGI-STILISTI -
Avviso ai navigati
dell'ago e del filo - Il prossimo 25 marzo arriva nelle sale l'ultima
vanzinata di Carlo & Enrico: "Sotto il vestito niente - L'ultima
sfilata". Bene, Lor signori che hanno avuto il piacere e il privilegio
di visionare in anteprima la pellicola, alla Casa del Cinema in Villa
Borghese, sono usciti molto colpiti. Anche un po' preoccupati dalle
possibili reazioni della scena permalosissima della moda milanese.
Intanto, il film
non ha nulla a che vedere con il "Sotto il vestito niente" di
venticinque anni fa. Infatti, si tratta di un film che ha sempre per
sfondo e trama il mondo della moda meneghina ma trattasi di un thriller
bell'e buono.
Secondo. Il film
di Carlo ed Enrico Vanzina decolla da una sfilata e finisce copn una
modella travolta da un'auto. Non è un incidente casuale ma un delitto.
Di qui parte un groviglio zeppo di richiami e addentellati con la nostra
realtà. Dal paparazzo privo di scrupoli a certi stilisti stra-froci
ossessionati dal desiderio di mettere al mondo figli. Ecco: il
divertimento è riconoscere il chi-è-chi dietro a certi personaggi.
Terzo. Attenti al
protagonista, Francesco Montanari. Il "libanese" di "Romanzo criminale",
finalmente un attore drammatico in mezzo a una pletora di macchiette
comiche, è la vera sorpresa del film.16-03-2011]
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1- COME MAI
BOCCHINO, L’UOMO CHE DENUNCIA A DESTRA E A MANCA LA "MACCHINA DEL
FANGO", HA BISOGNO DI RICORRERE ALL’"AUTISTA" DELLA FANGOSA AUTO, ALIAS
LUIGI BISIGNANI, PER FAR INCONTRARE IL CANDIDATO ALLA DIREZIONE DEL
SERVIZIO SEGRETO MILITARE, ADRIANO SANTINI, E IL PRESIDENTE DEL COPASIR,
MASSIMO D’ALEMA? - 2- E PERCHÉ IL MAGO DALEMIX ACCETTA L’INCONTRO SOLO
SU PRESSIONE DI BISIGNANI? - 3- UN’ORA DI FACCIA A FACCIA TESISSIMO
DAVANTI AI PM. L’INCARFAGNATO BOCCHINO E BISIGNANI SI CONOSCONO DA UNA
VITA E IL LORO RAPPORTO ERA DIVENTATO STRETTO DOPO LA MORTE DI
TATARELLA. MA LUNEDÌ SERA, MESSI A CONFRONTO, ERANO DUE NEMICI - 4-
WOODCOCK INDAGA SUI CONTATTI CON L’AMMINISTRATORE DELEGATO DELL’ENI
PAOLO SCARONI (DA PARTE DI BISIGNANI, MA ANCHE DEL SOTTOSEGRETARIO LETTA
AL QUALE IL MANAGER È MOLTO VICINO) PRIMA DI INCONTRI COL PREMIER
BERLUSCONI - 5- LE ATTIVITÀ D’INDAGINE DEGLI ULTIMI GIORNI HANNO
RIGUARDATO ANCHE IL RUOLO DI VISIBILIA E DANI SRL, SOCIETÀ DI RACCOLTA
PUBBLICITARIA ENTRAMBE RICONDUCIBILI A DANIELA SANTADECHÈ, A SUO TEMPO
LEGATISSIMA ALL’UOMO-OMBRA DI GIANNI LETTA
1- L'AFFARE
S'INGROSSA: FACCIA A FACCIA BOCCHINO E BISIGNANI
Francesco Bonazzi per il Secolo XIX
Un'ora di faccia a
faccia tesissimo davanti ai pm. Italo Bocchino e Luigi Bisignani si
conoscono da una vita e il loro rapporto era diventato stretto dopo la
morte di Pinuccio Tatarella. Ma lunedì sera, quando Francesco Curcio e
Henry John Woodcock li hanno messi a confronto, sono sembrati
addirittura nemici.
Da quando ha
contribuito a fondare Futuro e libertà, Bocchino si è sentito
"massacrato" da inchieste uscite su giornali di area berlusconiana.
Parallelamente, i pm che indagano sulla presunta P4 stanno focalizzando
la propria attività su genesi e funzionamento di quella che Bocchino ha
definito "macchina del fango".
Non solo, proprio
quando Fli ha imboccato la strada della scissione, i rapporti tra
Bocchino e Bisignani sono improvvisamente cessati. E le attività
d'indagine degli ultimi giorni hanno riguardato anche il ruolo di
Visibilia e Dani srl, società di raccolta pubblicitaria entrambe
riconducibili a Daniela Santanchè, a sua volta legatissima all'ex
caporedattore dell'Ansa già incappato nella P2.
Intanto, i pm
hanno chiesto all'Eni di Paolo Scaroni di chiarire quanta pubblicità è
stata affidata alle due società
2- L'INCONTRO TRA
D'ALEMA E IL GENERALE BISIGNANI: È STATO BOCCHINO A CHIEDERMI DI
ORGANIZZARLO
Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera
Luigi Bisignani
organizzò l'incontro fra il candidato alla direzione del servizio
segreto militare, Adriano Santini, e il presidente del comitato
parlamentare di controllo, Massimo D'Alema, su richiesta di Italo
Bocchino, all'epoca vice presidente dei deputati del Pdl. Così l'uomo
d'affari ha raccontato ai magistrati che indagano sul suo conto per una
presunta associazione segreta ribattezzata «P4» .
Ma fra la
richiesta e la visita (avvenuta il 9 febbraio 2010) passò del tempo, e
così quando l'appuntamento si realizzò il generale Santini era stato
nominato da cinque giorni al vertice dell'Aise, sebbene non ancora
nell'esercizio delle funzioni. Bocchino, riascoltato dai pubblici
ministeri di Napoli Curcio e Woodcock, nega però di essersi interessato
della questione.
E di fronte alle
conferme di Bisignani, l'altra sera i magistrati hanno messo faccia a
faccia l'indagato e il testimone, in un confronto dove ciascuno ha
ribadito la sua versione. Nei suoi interrogatori Bisignani ha spiegato
che nel corso del 2009 era stato lo stesso generale Santini a cercarlo,
ma per vari motivi i due non erano riusciti a parlarsi. Finché a
chiamarlo fu Bocchino, che gli chiese conto del mancato contatto e se
avesse qualche problema con Santini.
Bisignani negò, e
annunciò che si sarebbe attivato per far incontrare il candidato alla
guida dell'Aise con D'Alema, come poi successe. Durante la precedente
gestione dell'Aise, Bocchino aveva denunciato indebiti pedinamenti e
«attenzioni» da parte di agenti segreti.
E il 4 febbraio
2010, giorno della designazione del nuovo capo del Servizio, le agenzie
di stampa diffusero un'entusiastica dichiarazione del deputato: «La
nomina di Santini alla guida dell'Aise rappresenta un'ottima scelta
fatta dal governo, e può essere l'occasione per il rilancio dei nostri
servizi di intelligence che recentemente erano apparsi indeboliti in
alcune aree strategiche» .
Per gli
inquirenti, l'episodio della visita a D'Alema mediata da Bisignani
rappresenta un ulteriore indizio dell'influenza del manager sospettato
di aver messo in piedi un «sistema parallelo» in grado di condizionare
l'attività delle istituzioni e della pubblica amministrazione.
Così come i
contatti con l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni (da parte
di Bisignani, ma anche del sottosegretario Letta al quale il manager è
molto vicino) prima di incontri col premier Berlusconi, di cui pure i
magistrati si starebbero interessando.
3- BISIGNANI IL
"FARO" DI PAOLO SCARONI - L'AD DELL'ENI SI RIVOLGE AL FACCENDIERE PRIMA
DI UN INCONTRO CON BERLUSCONI
Antonio Massari per Il Fatto Quotidiano
L'inchiesta sulla
"P4" continua a svelare i retroscena del potere. Siamo nel 2010 e il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi convoca l'amministratore
delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, a poche ore dal summit con il
presidente russo Vladimir Putin.
Stiamo parlando,
quindi, dell'incontro tra la massima autorità politica del Paese e il
vertice della più grande azienda petrolifera italiana. Un incontro che,
a sua volta, prelude il vertice con Putin dove - evidentemente - si
discuterà di gas russo e si consolideranno accordi e progetti
internazionali.
È questo il
livello che bisogna tenere a mente quando si scopre - come emerge
dall'inchiesta napoletana - che il "numero uno" dell'Eni, Paolo Scaroni,
in una sorta di gioco d'anticipo sull'appuntamento con Berlusconi,
decide di rivolgersi a Luigi Bisignani. Un incontro preliminare. Il
sospetto degli investigatori è che l'uomo forte dell'Eni, prima di
parlare con il presidente del Consiglio, abbia cercato un orientamento.
Su cosa,
precisamente, ancora non è chiaro. Ma c'è un fatto: la cronaca del 2010,
ad aprile, registra il vertice italo-russo di villa Gernetto, a Lesmo,
in provincia di Monza. E al vertice partecipano, oltre Scaroni, Putin e
Berlusconi, anche il ministro russo Serghej Shmatko e Alksej Borisovich,
presidente della Gazprom spa e diversi ministri di entrambi gli Stati.
Quanto avranno
pesato, se hanno pesato, le parole di Bisignani con Scaroni, nella
politica energetica italiana e internazionale? Come mai - dopo la sua
condanna , negli anni '90 per la maxitangente-Enimont, il nome di
Bisignani continua a influire sul nostro colosso petrolifero? - di lì a
poco, comunque, Gazprom ed Eni annunciano un progetto comune, il "South
stream", al quale parteciperà anche la francese "Edf". "La
collaborazione - dice Scaroni all'Ansa - è stata discussa anche con
riferimento ai colloqui di lunedì, alla presenza di Putin e Berlusconi".
Quello del South
stream è il progetto di un gasdotto che dovrebbe attraversare Turchia e
altri paesi tra Italia e Russia: nasce dalla collaborazione tra Gazprom
ed Eni e si allarga a diversi partner di caratura mondiale. A ottobre
entra in scena la tedesca "Wintheshall" e Putin chiede a Berlusconi la
sua opinione in merito: "Un fatto eccezionale" è il commento del
premier, mentre il commento di Scaroni, riportato dall'Ansa come
"laconico" è un freddo "non mi stupirebbe". A questo punto - visti gli
altri episodi emersi dall'inchiesta - non stupiscono neanche gli
incontri tra Scaroni e Bisignani.
Lo scenario sembra
quello già incontrato in altri passaggi di quest'indagine: Bisignani
appare ancora una volta il "consigliere". Un consigliere parecchio
influente sull'amministratore delegato dell'Eni, se Scaroni s'affretta a
fissare un appuntamento, e a volerlo incontrare, prima di parlare con
Berlusconi.
Un "consigliere"
davvero molto potente se la sua parola è talmente utile, per Scaroni, da
ritenerla necessaria, nell'orientarsi Berlusconi sulla fu-tura visita di
Putin. Non sappiamo quanta rilevanza pena-le abbia questo retroscena,
inquadrato dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, nell'inchiesta
sulla "P4", l'associazione segreta che avrebbe influenzato nomine
istituzionali e gestito informazioni riservate.
Ma come una
"wikileaks" italiana, sappiamo che l'indagine sta svelando un altro
volto dei rapporti di potere in Italia, che vedono al centro Luigi
Bisignani e ruotare, intorno a lui, personaggi pronti a chiedergli aiuto
per situazioni nevralgiche negli equilibri del Paese.
È l'ombra di Bisignani che spunta, tra i vertici dell'Aise, l'ex Sismi,
e l'ufficio di Massimo d'Alema, quando il direttore dei servizi segreti
esterni, Adriano Santini, sta per essere nominato. È Bisignani che
accompagna Santini da d'Alema, presidente del Copasir, il nostro
comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. E' Bisignani
che "convoca" Santini nelle more della sua nomina.
È ancora
Bisignani, come ha rivelato il Fatto Quotidiano pochi giorni fa, che fa
giungere i propri consigli al direttore della Rai, Mauro Masi, sui
provvedimenti disciplinari da adottare contro Michele San-toro,
direttore di Annozero.
Ed è sempre a
Bisignani che bisogna tornare, stando alle notizie che trapelano dalla
sua "collaborazione", per comprendere l'origine d'una nomina
governativa: quella di Daniela Santanché, pasionaria del Pdl, dal marzo
2010 sottosegretario al ministero dell'Attuazione del programma.
C'era un veto dei
finiani, ha spiegato ai pm, e ho soltanto contribuito a superarlo, visto
che nelle precedenti elezioni s'era candidata con la Destra.
Ma il potente
Luigi, sulla Santanché, dice anche altro, fa riferimento alle sue
società di comunicazione e relazioni pubbliche, la "Visi-bilia" e la
"Dani comunicazioni", tanto che la procura ha inviato - a Eni ed Enel -
una lettera ufficiale per sapere se hanno mai avuto rapporti commerciali
con le due aziende.
Un ultimo dato: Bisignani tre giorni fa è stato interrogato dai pm
napoletani dopo aver annunciato di voler collaborare alle indagini per
fornire la propria versione. Una versione che, però, inizia già a
risultare contrastante con le dichiarazioni di altri testimoni, come il
parlamentare di "Fli" Italo Bocchino, che non è indagato ma è stato
sentito più volte dai pm. Nella serata di tre giorni fa, infatti, il
tribunale di Napoli s'è trasformato nel set d'una scena degna d'un film:
il faccia a faccia tra Bisignani e Bocchino proprio sul versante delle
nomine.
Prima i pm
interrogano Bisignani, per circa cinque ore, poi è il turno di Bocchino.
Le versioni dei due, rispetto ad alcune domande, non collimano. Woodcock
e Curcio decidono una mossa ulteriore. Bisignani, che aveva atteso nei
corridoi, viene invitato nuovamente a sedersi per l'interrogatorio: di
fronte a lui c'è Bocchino e i pm cercano di scoprire chi stia mentendo e
perché. 17-03-2011]
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CAPRI E CAVOLI
AMARI - MARCO LILLO SVELA LA MANCATA ACQUISIZIONE DI UNA VILLA DI
ANACAPRI DA 2,3 MILIONI DA PARTE DI SADO-MASI - DESTINO VUOLE CHE IL
proprietario della villa ottiene il via per una fiction da 1,5 milioni -
VOLANO DENUNCE DAL SETTIMO PIANO DI VIALE MAZZINI - LA SPASSOSA
INTERVISTA DELLa mancata sposa: "era il regalo di nozze di mauro"...
Marco Lillo per
"il Fatto Quotidiano"
Susanna Smit, 35
anni, insieme al suo ex compagno, il direttore generale della Rai Mauro
Masi, 57 anni, è la protagonista dell'affaire immobiliare raccontato
ieri dal Fatto Quotidiano. È lei ad aver firmato il 19 dicembre 2009 il
preliminare di acquisto della villa da 2,3 milioni di euro di Anacapri.
È lei l'amica di
infanzia di Umberto Mattone, proprietario della villa e autore del
soggetto biografico della fiction da 1,5 milioni di euro inserita nel
piano di produzione della Rai durante le trattative con Masi. Ed è
sempre lei ad aver firmato il secondo atto del 16 dicembre 2010 con il
quale Umberto Mattone si impegna a restituirle 100 mila euro (di Masi)
dopo la risoluzione del preliminare.
Qualche giorno fa
l'abbiamo contattata.
Susanna Smit ci
parla della villa di Anacapri che stava comprando.
È la casa di un mio amico di infanzia (Umberto Mattone, ndr). La vendeva
e l'ho solo visitata, un anno e mezzo fa perché con Mauro Masi avevamo
pensato di prendere una casa a Capri.
Ha firmato un
contratto preliminare non l'ha solo visionata.
Perché poi ho lasciato Masi. Finita la storia, finisce la casa.
L'agenzia chiedeva
2,6 milioni di euro.
È una casa da ristrutturare. Si poteva dividere in due appartamenti ma
poi si è visto che era una cosa che non si poteva fare.
A fine gennaio
Masi aveva interessato la ditta Anemone per la ristrutturazione. Il 10
febbraio 2010 arrestano Anemone. Perché Masi decide di non comprare?
Sono stanca di questa storia. Ora basta. Sono l'unica persona a
rimetterci. Mio fratello Anthony, un tecnico subacqueo, da un anno e
mezzo non lavora (era stato assunto su raccomandazione di Masi al
circolo Salaria di Anemone, ndr). Io pure non lavoro da un secolo. È
allucinante. Per agevolare gli amici mi rovinano.
Perché il
contratto preliminare era intestato a lei?
Era il regalo di nozze. Eravamo dopo il 24 giugno e la festa del
Vittoriano organizzata da Mauro per me. Lui aveva annunciato a tutti che
mi avrebbe sposato.
Per lei è stato un
colpo duro?
No. Masi l'ho lasciato io. Una donna non si compra con una casa.
La villa però era
molto bella.
Era bellissima. C'è un panorama pazzesco. Sono cresciuta in quella casa,
Umberto Mattone era mio amico di infanzia. Lo adoro. Era grande, ma
andava ristrutturata e costava tantissimo.
Quanto costava la
ristrutturazione?
Non lo so. Ho un rapporto strano con il denaro.
Era Masi che si
occupava di tutto?
Sì. Magari ero ingenua e non mi occupavo di tante cose.
Ricorda il prezzo?
No, era il regalo di nozze.
L'avrebbe
intestata a lei?
Se uno vuole sposare una donna è normale.
Il dipendente di
Anemone, Angelo Stallocca, è venuto a vedere la villa con voi in vista
di una ristrutturazione
Non me lo ricordo.
Dove li prendeva
Masi i milioni di euro necessari per comprare e ristrutturare?
Io pensavo di lasciarla così. Comunque, appena si è visto che la
ristrutturazione era grande, non l'ha presa. Forse i soldi Mauro li
avrebbe chiesti a quelli del Fatto, (ride, ndr). Un dirigente che
guadagna così tanto può permettersi una rata di mutuo elevata.
Ma doveva
anticipare subito un milione di euro più la ristrutturazione.
E infatti i soldi non c'erano. È stata solo una presa per il culo per
me.
Che vuol dire che
i soldi non c'erano?
Lo sta dicendo lei.
No, lo ha detto
lei.
Mauro ha lavorato alla Banca d'Italia, alla Siae, alla Presidenza del
Consiglio, e quindi si poteva permettere una casa così. Io comunque non
so nulla dei nomi che mi ha fatto prima (Anemone, ndr). Li ho letti sui
giornali e mi hanno creato solo problemi.
Entro il 25
febbraio 2011 Mattone doveva darle indietro 100 mila euro. Lo ha fatto?
Nessuno mi ha contattato. Erano soldi di Masi. Tra me e Mauro c'era un
accordo privato prematrimoniale. Quella era la prima casa da marito e
moglie.17-03-2011]
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SCOPARE COSTA! - 3
MILIONI € TONDI TONDI VERSATI (IN SVIZZERA, ESENTASSE) DAL CAVALIER
POMPETTA A LELE MORA, ATTRAVERSO IL BANCOMAT “SPINAUS” SPINELLI, NEI
PRIMI MESI DEL 2010, QUANDO RUBY RUBACAZZI COMINCIAVA A FREQUENTARE LA
CASA DEL PREMIER - “ERO IN DIFFICOLTÀ, LUI È GENEROSO, SE HO BISOGNO ME
NE DARÀ ALTRI”, replica il PORTATORE (MAL)SANO DI VAGONATE DI GNOCCHE
PER LE SERATE BUNGA - PER LA SERIE “L’ECONOMIA GIRA”: ‘CON I PRIMI SOLDI
HO RESTITUITO un PRESTITO A FEDE’
1 - LELE MORA: DAL
PREMIER 3 MLN IN PRESTITO...
(ANSA) - 'Sono 3 i milioni di euro che mi ha prestato
il presidente Berlusconi, li restituiro' appena posso, ma lui mi ha
detto di farlo con calma e che se ho bisogno me ne dara' altri'. Lo ha
detto Lele Mora. 'Ho avuto quei soldi lo scorso anno in tre tranche - ha
aggiunto - Abbiamo sottoscritto un documento privato'. Il danaro, ha
spiegato il manager, e' stato versato su un suo conto in Svizzera, 'dove
risiedo dal 2005'. 'Con i primi soldi - ha detto Mora - ho restituito un
prestito a Emilio Fede''.
2 - DAL PREMIER
ALTRI ASSEGNI A MORA DUE MILIONI E MEZZO A INIZIO 2010...
Piero Colaprico, Emilio Randacio per
La Repubblica
Nessuno, salvo la
tv del Biscione e Silvio Berlusconi, possono giudicare se Mora abbia o
non abbia svolto un «eccellente lavoro a Mediaset». Ma le ultime carte
giudiziarie, appena depositate, hanno scoperto due pagamenti inediti.
Ammontano alla bella cifra di 2 milioni e 450mila euro. E dimostrano
quanto cospicui (e mai spiegati) fossero i flussi di denaro che dal
conto personale del premier sono finiti all´agente dello spettacolo.
Ricapitoliamo.
Berlusconi, lo scorso gennaio, all´indomani del deposito delle 389
pagine dell´invito a comparire per concussione e prostituzione minorile,
prova a sdrammatizzare qualsiasi accusa: il bunga bunga è una
barzelletta. A casa sua entra «solo gente perbene». E poi: «Lele Mora?
Lo conosco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Mediaset. L´ho
aiutato in un momento di grande difficoltà economica e di salute e sono
orgoglioso di averlo fatto. So che, quando potrà, mi restituirà quanto
gli ho prestato».
L´aiutino di cui
Berlusconi si dice orgoglioso, stando alle telefonate tra Emilio Fede e
Lele Mora che sembravano il gatto e la volpe, risaliva allo scorso
settembre. E cioè in un preciso momento storico. Ruby-Karima aveva
parlato con i magistrati, le indagini erano in corso, le serate ad
Arcore s´erano fatte più pericolose. E Berlusconi, così si raccontano al
telefono Fede e Mora, finalmente accetta di «aiutare» chi, come Mora,
garantiva «la riservatezza dei programmi».
Programmi tv?
Riservati? Non sono poche le perplessità degli investigatori sul dialogo
tra «il gatto e la volpe». Avevano parlato, nelle telefonate, un po´
criptiche, di soldi. Siccome «(Lele) ha paura di quello che gli hanno
detto gli avvocati ... va aiutato», e Fede, così racconta, fa anche la
cifra a Berlusconi: «Beh (gli ho detto), almeno uno, uno e mezzo»». E
c´erano anche delle suddivisioni: «Male che vada è "uno", di cui tu sei
"sei" e "quattro" io», suggeriva Fede. In realtà, erano stati trovati
tre versamenti da 100mila euro, dalla fine di agosto al 25 ottobre 2010.
Ma lo schema
corrispondeva a quello scambio di idee: «Consegna di Spinelli di assegni
circolari a Mora Dario, che poi consegna una somma di denaro a Fede
Emilio», scrivevano i detective sul passaggio di denaro, tra il
direttore del Tg 4 e Mora, che aveva inquietato molto Berlusconi: che
c´entrava Fede, in quel «prendere» soldi da Mora? È un mistero non
ancora chiarito, nemmeno ad Arcore.
Ma quei soldi
risalivano allo scorso autunno. Le nuove carte svelano una «beneficenza»
più ampia, e più antica: «Sono stati emessi - si legge nelle carte della
polizia giudiziaria - numero tre assegni circolari per un importo di
euro 500mila cadauno di cui due versati presso la Bsi Sa di Lugano e uno
versato presso il Monte dei Paschi di Siena intestato a Mora Dario».
Le date degli
assegni? Il 19 e il 29 marzo del 2010. Quindi siamo all´anno scorso,
poco dopo quel 14 febbraio che porta Ruby-Karima ad Arcore: Lele Mora
riceve un milione e mezzo da Berlusconi. Ma non è l´unica volta che
Berlusconi paga Mora. Esiste una «distinta di richiesta emissione
assegni presentata da Giuseppe Spinelli», e cioè il ragioniere di
Berlusconi, chiamato anche «Spino», «Spin», e «Spinaus» dalle ragazze
della Dimora Olgettina. E su questa distinta, scrivono ancora i
detective «si nota la dicitura scritta a penna "Ok per fondi", e sono
altri 950mila euro, alla fine del gennaio del 2010.
Quindi, 2 milioni
e 450 mila euro nei primi tre mesi del 2010. In quel momento Ruby non
era ancora finita in questura (27 maggio) e nessuno, a parte gli
«addetti ai lavori», conosce la verità sulle «notti del drago» a Villa
San Martino. Quindi, qual è il senso di questo fiume di denaro? Se si
tratta dell´aiuto a un «bisognoso» o di qualcos´altro lo stabilirà il
processo.17-03-2011]
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PROFUMO a sei
zampe - L’ex numero uno di Unicredit entra nel consiglio di
amministrazione dell’Eni. A candidarlo, come consigliere di minoranza,
sarà Assogestioni - In molti sostengono che la pausa lo abbia aiutato a
riavvicinarsi a Tremonti, azionista di riferimento dell’eni - altri lo
vedono già presidente al posto di roberto poli - quello che è certo è
che l’invito è partito da scaroni
Giovanna Lantini
per
"il Fatto Quotidiano"
Da banchiere
antisistema a uomo di sistema. Dalla Libia alla Libia. L'ex numero uno
di Unicredit, Alessandro Profumo, sarà nelle liste dei candidati per il
rinnovo del consiglio di amministrazione dell'Eni. A candidarlo, come
consigliere di minoranza, sarà Assogestioni, associazione che
rappresenta il sistema della banche e delle assicurazioni che operano
nel risparmio gestito e nella previdenza, che sta preparando la sua
lista per l'Eni. Società in cui, tra l'altro, lavora anche la moglie di
Profumo, Sabina Ratti, che del Cane a sei zampe è responsabile della
sostenibilità, e i cui consiglieri hanno incassato nel 2009 poco più di
1 milione di euro a testa.
"Ho dato la mia
disponibilità. Certo, non possono candidarmi senza avermelo chiesto", ha
ammesso ieri lo stesso banchiere uscito burrascosamente da Unicredit lo
scorso autunno che, con una buonuscita da 40 milioni e i suoi 4 milioni
di stipendio, aveva fatto tanto parlare di sé. Da allora di tempo ne è
passato. Lontano da Piazza Cordusio, ha avuto il tempo di riflettere su
diverse questioni.
Prima fra tutte
quella dell'ingresso dei soci libici nel capitale della banca e del modo
in cui è stato messo alla porta per "motivazioni di sistema". E poi
anche il rapporto con l'editoria, tema che aveva visto il banchiere
disfarsi delle azioni Rcs in mano a Unicredit e sostenere l'autonomia
"editoriale" proprio sulle colonne del Corriere della Sera. Salvo poi,
con l'acquisizione di Capitalia, trovarsi in pancia una quota del gruppo
Class, cui fa capo il quotidiano economico finanziario Mf/Milano
Finanza.
Riflessioni di
peso, insomma, per Profumo che, nel frattempo, oltre a investire
personalmente nell'editoria, ha anche potuto godere un meritato riposo.
Non è un caso, dunque, che ora, alla ricerca di nuove alleanze politiche
romane, trovi anche il tempo di prendere parte a convegni universitari
sul tema "Dati, bugie, politiche, si può migliorare la qualità
dell'informazione economica e politica in Italia?".
In molti
sostengono però che la pausa lo abbia soprattutto aiutato a
riavvicinarsi a Roma e al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, cui i
rapporti sono stati a lungo freddi. Ma non abbastanza per conquistare la
poltrona di presidente dell'Eni, la massima azienda di Stato che, ironia
della sorte, ha pesanti interessi in Libia.
Per sua stessa
ammissione "essere consigliere indipendenti non significa essere alla
guida" dell'Eni. Ma è indubbio che Profumo, meglio di chiunque altro,
possa diventare, in questa delicata fase, uomo strategico nelle
complesse comunicazioni con i libici.
Tema non da poco,
dato che il gruppo petrolifero in Libia ha investimenti per miliardi di
dollari e, prima della rivolta contro il regime di Gheddafi, l'Italia vi
acquistava 500mila barili di petrolio al giorno. Dallo scoppio della
crisi, gli impianti di Greenstream, il più grande gasdotto del
Mediterraneo che porta il gas dalla Libia alla Sicilia, sono fermi e le
importazioni bloccate. Una situazione che ha spinto l'ad dell'Eni, Paolo
Scaroni, a criticare le sanzioni contro il Paese nordafricano.
Un bel problema
per il governo di Silvio Berlusconi e per lo stesso Ministro
dell'economia Giulio Tremonti che potrebbero essersi visti costretti a
riaprire i canali con il banchiere genovese. La posta in gioco è alta e
sia Tremonti che Profumo lo sanno bene. Al punto che per l'ex numero uno
di Unicredit potrebbe aprirsi la strada di ben altri "incarichi di
sistema" romani, sempre in ambito bancario.17-03-2011]
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riottamare
riotta/1 - Che bello perdersi nel new journalism del direttore
dimessionato (pare con due anni di stipendio assicurato) del ’sole 24
ore’ - "si prende un articolo del Washington Post, tradurlo (senza
citarlo), tagliare qualche riga e poi firmare il tutto e sbatterlo non
solo sul sito, ma anche - dopo - sul quotidiano" - la recensione-gaffe
del libro di canfora...
Paolo Bracalini
per Lettera43.it
Tonni, saraghi,
delfini, persino cetacei. Totani molti. Che bello perdersi nei tweet di
Gianni Riotta, direttore del Sole24Ore prematuramente dimissionato (pare
con due anni di stipendio assicurato) dopo una telenovela di tira e
molla confindustriale che va avanti da mesi.
Che bello
immergersi nel suo spazio Twitter soprattutto d'estate, quando affiorano
specie acquatiche e infiniti azzurri nei messaggini del direttore
cinguettante, spesso illeggibili, senza verbi e articoli, perché «poco
tempo direttore very busy e inter stasera forza azzurri dopo cena gnam
gnam ehm ehm ;-)».
CINGUETTII IN
RIOTTESE.
Il sito IlPost ha fatto una classifica dei dieci migliori tweet del
direttore american-palermitano, eleggendo questo come il più mirabile:
«Per anni scritto che sognare un'Italia staccata dal mondo avrebbe
portato al botto. Ecco il botto e varrà per tutti. Un mondo per tutti».
Riottese puro,
anche se a essere pignoli mancherebbe un'espressione americana o almeno
un link al New york times sulle ultime scoperte etnografiche circa la
scomparsa di Toro seduto o sulle reali calorie del Big cheese-burger
(non dimentichiamoci che Riotta è «palermitano siciliano italiano
europeo del West Side di Manhattan newyorkese e americano interista
adoro la mia identità») .
Visti gli ultimi
eventi, però, si fa avanti un vincitore alternativo, un tweet in cui
Riotta, quand'era stato da poco chiamato a dirigere il primo quotidiano
economico italiano, dice (ma con molti smile) di non capire un accidente
di economia («libro sera Il nuovo Abc dell'economia di Mariani: ci ho
capito perfino io ;-)))»).
Uno stile da
principe delle nuvole
Ecco già lì,
malgrado le faccine quadruple, si poteva sospettare che, nell'abbinata
Riotta-Sole24ore, qualcosa non quadrasse. Se poi ci aggiungi il clima
generato in redazione (la maggioranza lo detesta, 171 giornalisti su 244
lo hanno sfiduciato il mese scorso), gli esperimenti falliti prima di
iniziare (il formato tabloid, abortito perché avrebbe tramortito gli
introiti pubblicitari), lo tsunami su abbonamenti e copie prodotto dal
ciclone Johnny (50 mila lettori in meno, diminuzione dei ricavi pari a
16 milioni di euro) e una perdita generale di prestigio del primo
quotidiano economico nazionale, la frittata è servita.
Il suo stile di
guida gli è valso, in redazione, lo stesso titolo che lui aveva dato a
un suo libro (ovviamente premiato e applaudito dalle solite giurie che
premiano sempre i soliti), Il principe delle nuvole.
ATTENZIONE AI
POTERI.
Le sue nuvole sono le disamine geopolitiche dei columnist americani, la
Cina che avanza e l'India pure, il mondo 2.0, il «tu ci sei su
Facebook?» e le pippe sulla fine dell'impero americano (Riotta pare
affetto da "foglismo" acuto e fuori tempo: Giuliano Ferrara le scriveva
10 anni fa quelle storie), e qualche applauso a Giorgio Napolitano e
altri poteri adorati da Riotta perché non si sa mai.
I quasi quattro
quinti del Sole che non aspettava altro che le dimissioni di Riotta (che
esordì al Manifesto prima di scoprire le gioie a stelle e strisce della
Columbia University Graduate School of Journalism), contesta - insieme
con tutto il resto - le fumoserie intellettuali che hanno fatto perdere
smalto al Sole24ore, un appiattimento generale attestato sulla linea
«non disturbiamo i piani alti», che è emersa in più occasioni e anche in
malomodo.
REFERENDUM FATTO
IN CASA.
Come quando pubblicò il risultato di un referendum interno al Sole24ore,
che però non era un referendum ma l'esito di una rapida riunione di
redazione guidata da lui stesso («un colpo di mano», si disse), e che
incoronò con sprezzo del pericolo il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti come protagonista dell'economia nazionale 2009 e il suo
editore, Emma Marcegaglia, al secondo posto tra gli imprenditori
italiani.
Ma poi - per non
scontentare nessun che conti, vera linea editoriale di Riotta - nella
classifica dei più tosti c'erano pure Mario Draghi, governatore della
Banca d'Italia, ma poi anche la Banca d'Italia stessa (sia mai che
qualcuno ci rimane male), e poi Paolo Scaroni, Silvio Berlusconi, Carlo
De Benedetti.
DANNO CERTIFICATO
AL SOLE: 50 MILA LETTORI PERSI
Manca qualcuno?
Sì, le notizie, spesso latitanti. «Il giornale viene smantellato sotto i
nostri occhi», scrisse Nicola Borzi, giornalista del Sole24Ore, nella
lettera con cui si dimise dal comitato di redazione per totale
divergenza con il direttore, «abbiamo uno straordinario problema di
contenuti, che scompaiono (come i fatti) dalle nostre pagine quando sono
sgraditi ai poteri forti, per essere sostituiti da opinioni, da
interpretazioni, da tutto quanto non pare essere comunque di interesse
dei nostri lettori. Non a caso è stato perso per strada, negli ultimi
tempi, un sesto della diffusione certificata dall'azienda».
Danno certificato,
come si diceva, in 50 mila lettori persi, e abbonamenti scesi a 100 mila
unità. Forse la gente non è all'altezza del new journalism riottesco,
quel genere che, sempre secondo Borzi, «consiste nel prendere un
articolo del Washington Post, tradurlo (senza citarlo), tagliare qualche
riga dove si parla delle sanzioni subìte da un generale per le opinioni
espresse in modo troppo rude, prendere queste opinioni (da Wikiquote,
senza citare la fonte) e poi firmare il tutto e sbatterlo non solo sul
sito, ma anche - dopo - sul quotidiano. Un lavoro che a casa mia, in
altri tempi, si sarebbe potuto definire "farsi inviato con le piume
altrui" ».
TREMONTI GIOVANNI
MALAGO - copyright Pizzi
CULTURA UN PÓ SNOB.
Accuse forse eccessive che però non fanno onore a un professionista che
ha introdotto una novità di portata storica nel giornalismo italiano: la
camicia bianca senza la giacca.
La cifra di Riotta, mescolanza di snobismo culturale condito di
provincialissime citazioni di autori americani, ossequio al potere
(memorabili le sue recensioni allo scrittore Walter Veltroni) e
approssimazione (recentemente ha scambiato la Somalia con la Libia), è
tutta in una gaffe esilarante di cui fu protagonista conducendo la
rubrica di libri al Tg1 (messo lì come direttore dal centrosinistra) da
lui inventata.
Passano le
recensioni rapidissime di una serie di volumi, arriva il turno
dell'ultimo libro di Luciano Canfora, introdotto ossequiosamente da
Riotta come «bravissimo e coltissimo». Riotta però sconsiglia agli
ascoltatori di leggere La storia falsa, perché mirerebbe a «rivalutare
le dittature del Novecento».
PIERFERDINANDO
CASINI GIANNI RIOTTA - copyright Pizzi
Peccato che Riotta
sbagli libro, come Canfora rivelerà - molto divertito - qualche giorno
dopo: «Si tratta con tutta probabilità di un altro libro, uscito la
settimana scorsa da Laterza, intitolato La natura del potere. L'altra
domenica ne scrisse molto autorevolmente e del tutto soggettivamente
Sergio Romano. Il titolo della recensione era Il fascino del buon
tiranno, donde il disastro».
Cioè non solo
Riotta sbagliava libro, ma non aveva neppure letto la recensione del
libro sbagliato, soltanto il titolo, da cui lo sfondone. «Peccato,
concludeva Canfora su Riotta: «Quando ha fretta, la gatta fa i gattini
ciechi, e tutti ci restano male, gattini inclusi».
Ora Riotta deve
fare i conti con vere gatte da pelare, altro che gattini. Però il
principe delle nuvole, anche detto «sempre in piedi», riesce sempre a
cadere bene, probabilmente a New York, in esilio dorato, in attesa di
riprendere quota. Non finirà, c'è da giurarci, insieme con i tonni e i
totani che popolano i suoi tweet 17-03-2011]
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1- GONG! SUL RING
DI GENERALI SALE GEROVITAL GERONZI E SCATENA LA CONTROFFENSIVA - 2- DOPO
L’INTERVISTA DEL GERONZINO BEN AMMAR AL "CORRIERE", CHE INVITAVA AD
OCCUPARSI DELLA GESTIONE DELL’AD PERISSINOTTO ANZICHÉ DELLA
PARTECIPAZIONE RCS, CARA A DELLA VALLE, PARTE L’AFFONDO DI BOLLORÈ,
ALTRO ALLEATO DI GERONZI - 3- IL FINANZIERE FRANCESE, ANCORA SCOTTATO
DAL NO DELLA CONSOD ALL’AFFAIRE LIGRESTI, ATTACCA L´ACQUISIZIONE DA 300
MILIONI DI DOLLARI DELL´1% DELLA BANCA RUSSA VTB E CHIEDE PIÙ
TRASPARENZA NELLA PARTNERSHIP IN PPF CON L’AZIONISTA CECO E
ANTI-GEROVITAL DI GENERALI PETR KELLNER, IN FLAGRANTE CONFLITTO DI
INTERESSI - 4- AVVISO AI NAVIGATI: CHI METTERÀ LE MANINE SULL’IMPERO IN
DECOMPOSIZIONE DI LIGRESTI INTASCHERÀ TRE PARTECIPAZIONI
"SENSIBILISSIME" (5,4% RCS, 4% MEDIOBANCA, L’1% GENERALI) E AVRÀ QUINDI
LA POSSIBILITÀ DI CAMBIARE I CONNOTATI AI POTERI MARCI - 5- LA RESA DEI
CONTI S’AVVICINA E LA BORSA ANNUSA SANGUE: RCS +4,45% -
Andrea Greco per
La Repubblica
L´affondo di
Vincent Bolloré sulla gestione Generali. Nel giorno del cda sui conti
2010 il vice presidente francese, piccolo socio in proprio ma tra i
maggiori attraverso Mediobanca, ha buttato la maschera di algido
finanziere.
E ha espresso
critiche aperte alla gestione dei dossier strategici: la joint venture
Ppf, l´acquisizione dell´1% della banca russa Vtb, le scelte di
governance nella partecipata Telecom. Ne è conseguita l´astensione di
Bolloré sul bilancio, e la diffusa irritazione degli altri consiglieri
che lo hanno approvato, anche perché presenta un utile netto in aumento
del 30%, idem la cedola (0,45 euro), grazie a un´annata in cui i
risultati del Vita (+23%) hanno tenuto in piedi la baracca.
«Nonostante il
perdurare del difficile contesto - ha detto l´ad Giovanni Perissinotto -
Generali cresce in maniera robusta con un risultato Vita che è il
migliore mai raggiunto». Il capoazienda ha detto agli analisti, che oggi
vedrà a Londra, che «la priorità è far salire il titolo che tratta a
multipli molto "cheap", poi guardare a eventuali acquisizioni. Ora siamo
principalmente focalizzati sull´efficienza e la crescita interna».
L´azione ieri ha perso il 3% a 14,54 euro, ma i conti sono usciti a
Borsa chiusa.
Le critiche di
Bollorè hanno riguardato l´opportunità di promuovere Luca Luciani a dg
della nuova Telecom, un attimo prima della sua iscrizione come indagato
a Milano nell´inchiesta sulle sim card false. Poi l´investimento da 300
milioni di dollari per Vtb, infine la richiesta di più trasparenza nella
partnership in Ppf con Petr Kellner, l´oligarca ceco che si dice avrebbe
accordi non pubblici e assai favorevoli per rivendere il suo 50% ai
triestini.
Il cda ha risposto
inserendo nella nota dei conti che «si conferma l´elevata strategicità
dell´attività dei paesi dell´Est Europa, la cui incidenza sul risultato
operativo di gruppo è cresciuta in tre anni dall´1,8% al 9,3%».
Quanto a Vtb, un
investimento entro le deleghe di spesa del management - che difatti non
ne informò il cda - Perissinotto ha detto: «È una banca con ottimi
manager e ragguardevoli risultati. Crediamo ci possa dare una buona
soddisfazione futura».
Le schermaglie
hanno spostato l´attenzione del cda dai conti al "sistema", anche perché
rischiano di destabilizzare l´asse di controllo che passa per
Mediobanca, primo socio con il 14% e di cui il finanziere bretone presto
avrà il 6%. La maggior parte dei presenti all´ennesimo consiglio-fiume
romano (7 ore) ha trovato le ragioni di Bolloré pretestuose, e le ha
lette nel segno di un cambio di stagione nei salotti buoni, partito dal
doppio schiaffo della Consob ai pretendenti francesi (Groupama e lo
stesso Bolloré) al gruppo Premafin-Fonsai.
L´assicurazione
dei Ligresti, e prima rivale di Generali, è infatti socia di Mediobanca
con il 5%. E inizia a farsi evidente che chi salverà i Ligresti - i
francesi paiono fuori gioco dopo il verdetto Consob, Unicredit sta per
presentare un suo piano - sposterà a suo favore gli equilibri in
Piazzetta Cuccia (anche Unicredit né è grande socio, con il 9%).
In questo clima
che più d´un consigliere definisce «grottesco, kafkiano», si avvicina
l´assemblea Generali del 30 aprile, che voterà il bilancio ma non
coopterà il consigliere uscente Leonardo Del Vecchio. Il suo posto
nell´esecutivo è stato assegnato ad Angelo Miglietta, numero uno di
Fondazione Caritorino. 17-03-2011]
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L’Onu dà il via
libera all’attacco a Gheddafi - Sarà guerra nel Mediterraneo - Gheddafi
marcia su Bengasi - Gli Usa: il Giappone mente, è una catastrofe.
Dietrofront di Romani: fermiamoci sull’atomo - Acqua sul reattore ma
Tokyo teme il blackout - Generali, si apre il caso Bolloré - Lactalis
all’11,4 per cento di Parmalat diventa il primo azionista - Il tricolore
disunisce il Carroccio...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA
SERA
- In apertura: "L'Onu dà il via libera all'attacco a Gheddafi".
Editoriale di Franco Venturini: "L'errore del raìs". Al centro:
"Napolitano: Viva l'Italia unita", con il commento di Gian Antonio
Stella: "Un patriottismo mite", e "Il governo frena sull'energia
nucleare". In taglio basso: "Generali, si apre il caso Bolloré".
LA REPUBBLICA
- In apertura: "L'Onu: sì ai raid sulla Libia". A sinistra: "Napolitano:
l'Italia è una. Bossi lo applaude. Fischi a Berlusconi". Editoriale di
Ezio Mauro: "La festa di un popolo". Al centro foto-notizia: "Gli Usa:
il Giappone mente, è una catastrofe. Dietrofront di Romani: fermiamoci
sull'atomo". In taglio basso: "Le confessioni delle ragazze di Arcore".
LA STAMPA
- In
apertura: "Gheddafi marcia su Bengasi. Il mondo pronto a fermarlo" e in
taglio alto: "Una festa di popolo. Napolitano: uniti reggeremo le
prove", "Il tricolore disunisce il Carroccio" e "La sapienza di Cavour".
Di spalla: "Ora il Giappone tenta con le bombe d'acqua. Nucleare,
l'Italia frena". Editoriale di Marcello Sorgi: "Decisione saggia ma di
bottega". A fondo pagina: "Sordi e Muti".
IL SOLE 24 ORE
- In apertura: "L'Onu vota sui raid in Libia" e a sinistra: "Napolitano:
il Paese vince con l'unità e la Costituzione". In taglio alto: "In
arrivo 300 milioni per i trasporti locali. Rischio aumenti Irpef sui
redditi più bassi". Editoriale di Stefano Folli: "Un nuovo patriottismo
per ridare l'Italia agli italiani". Al centro la foto-notizia: "Acqua
sul reattore ma Tokyo teme il blackout". In taglio basso: "Lactalis
all'11,4 per cento di Parmalat diventa il primo azionista" e "La Ue
introduce stress test più rigidi per le banche: nel conto i ‘trading
book' ".
IL MESSAGGERO
- In apertura: "Italia in festa. Napolitano: uniti si vince".
Editoriale: "Il diritto e il dovere per il Paese di crederci". Al centro
foto-notizia: "Dal Gianicolo a Lampedusa il grande giorno del tricolore"
e "L'Onu: sì all'intervento aereo in Libia. Gheddafi assedia e bombarda
Bengasi". In un box: "Nucleare, gli Usa criticano Tokyo". In taglio
basso: "Lazio esondazioni e frane" e "Licei, il test Invalsi farà media
in pagella. Il partito dei ‘no-quiz' studia il boicottaggio".
IL GIORNALE
- In apertura: "Frenata nucleare", con editoriale di Nicola Porro. Al
centro la foto-notizia: "Se la patria unisce il rosso e il nero". Di
spalla: "La Francia: ‘Bombardiamo subito la Libia' ". A fondo pagina:
"Così le quote arcobaleno cancellano il merito".
LIBERO
- In apertura: "I bamba del nucleare". Editoriale di Maurizio Belpietro:
"Professionisti dell'opinione intercambiabile". A fondo pagina: "Il
mondo dichiara guerra a Gheddafi".
IL TEMPO
- In apertura: "Bombardare la Libia. Ora si può".
IL FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Così Napolitano celebra l'Italia unita
superando le cieche partigianerie". In apertura a destra: "Ora che Obama
reagisce si capisce com'è inattivo il mondo senza America". Al centro
"La tragedia invisibile è già avvenuta?".
L'UNITÀ
- In apertura foto-notizia a tutta pagina: "L'Italia s'è desta". In
taglio alto: " ‘Sarà guerra nel Mediterraneo' ".18-03-2011]
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1- PREPARATE
ELMETTO E SECCHIELLO, SARà UN’ESTATE CALDA NEL MARE NOSTRUM - 2- LA
FRANCIA DEL PETROLIO DICHIARA GUERRA ALLA LIBIA E GHEDDAFI BOMBARDA
MISURATA - 3- COME IN KOSOVO, LA SOLITA IPOCRISIA: "L’INTERVENTO
MILITARE NON SARÀ UN’OCCUPAZIONE DEL TERRITORIO LIBICO, MA UN
DISPOSITIVO DI NATURA MILITARE PER PROTEGGERE LA POPOLAZIONE LIBICA E
AIUTARLA A REALIZZARE LA SUA ASPIRAZIONE DI LIBERTÀ" - 4- STATI UNITI,
CANADA, NORVEGIA E GRAN BRETAGNA HANNO SUBITO FATTO SAPERE CHE UN
ATTACCO AEREO CONTRO LE FORZE FEDELI A GHEDDAFI È POSSIBILE "NELL’ARCO
DI ORE" - 5- NON PARTECIPERANNO ALL’INTERVENTO MILITARE, INVECE, I
SOLDATI TEDESCHI. SULLA NO FLY ZONE LA MERKEL SI È ASTENUTA: COMPORTA
"RISCHI E PERICOLI CONSIDEREVOLI" - 6- FRATTINI: "DAREMO LE BASI MA NON
I NOSTRI AEREI" - HILLARY CLINTON è D’ACCORDO - 7- IN UNA LETTERA
INVIATA A NEW YORK DAL MINISTRO DEGLI ESTERI LIBICO SI DICE: "ABBIAMO
GIÀ ATTUATO IL CESSATO IL FUOCO E DECISO UN’AMNISTIA GENERALE,
PERSEGUIREMO SOLO I TERRORISTI". LA PROVA DI QUANTO GHEDDAFI TEME LA NO
FLY ZONE -
1- LA FRANCIA DEL
PETROLIO DICHIARA GUERRA ALLA LIBIA E GHEDDAFI BOMBARDA MISURATA
la Stampa.it
Gheddafi lancia la
sfida all'Onu. Le forze fedeli al leader libico hanno bombardato oggi la
città di Misurata, controllata dai ribelli, dopo una notte di scontri
d'arma da fuoco: lo ha detto un portavoce dei ribelli. "Decine di bombe
di qualsiasi tipo sono state sganciate sulla città da ieri sera", ha
indicato questo portavoce sotto copertura di anonimato. "Ci sono sempre
scambi di colpi d'arma da fuoco intensi in città", ha aggiunto,
affermando di ignorare il numero di vittime per il momento.
L'Alleanza, però,
è già pronta a intervenire. Le operazioni militari sulla Libia per
fermare le forze di Muammar Gheddafi avverranno «in tempi rapidi». E'
«questione di ore», e la Francia vi parteciperà. Lo ha detto il
portavoce del governo francese, Francois Baroin. La stessa fonte ha
sottolineato che «l'intervento militare non sarà un'occupazione del
territorio libico, ma un dispositivo di natura militare per proteggere
la popolazione libica e aiutarla a realizzare la sua aspirazione di
libertà».
E mentre anche la
Norvegia annucia stamane la partecipazione alle operazioni militari al
fianco di Stati uniti, Canada e Gran Bretagna, sui tempi dell'intervento
non c'è chiarezza. La Royal Air Force britannica si è detta pronta a
mobilitarsi per fare rispettare la no-fly zone sulla Libia, ma fonti di
Downing Stret, secondo la Bbc, si sono mostrate caute sull'ipotesi che
gli aerei britannici possano raggiungere lo spazio aereo libico «nel
giro di ore» e non si sono volute sbilanciare su un calendario preciso
dell'azione militare. Il premier, David Cameron, presiederà a breve una
riunione del governo e farà una dichiarazione sulla questione dinanzi
alla Camera dei Comuni.
Seif al-Islam,
figlio del leader libico, commenta dal canto suo le notizie sulla «no
fly zone» con un «La Libia non ha paura».«La Libia non ha paura» ha
detto Seif al-Islam, figlio del leader libico. Ieri il Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973 che
autorizza la no fly zone sulla Libia e il ricorso a «tutte le misure
necessarie» per proteggere la popolazione civile dalla minaccia
rappresentata dalle forze leali al colonnello Muammar Gheddafi, fatta
eccezione per un intervento terrestre. La misura è stata varata con
dieci voti favorevoli, zero contrari e cinque astenuti, tra cui Cina e
Russia, che non hanno esercitato il proprio diritto di veto, e Germania.
Funzionari
americani ed europei hanno subito fatto sapere che un attacco aereo
contro le forze fedeli a Gheddafi è possibile «nell'arco di ore». E
nella notte il presidente degli Stati uniti Barack Obama ha chiamato il
capo di stato francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro britannico
David Cameron per coordinare una strategia: «La Libia deve conformarsi
immediatamente alla risoluzione e le violenze contro la popolazione
civile devono finire», hanno concordato i tre leader.
Alla notizia
dell'approvazione della no fly zone, scene di giubilo hanno avuto luogo
a Bengasi, dove i ribelli potrebbero essere presto attaccati dalle
truppe di Gheddafi. Anche se ieri sera, secondo quanto riferisce la Cnn,
le autorità di Tripoli avrebbero cambiato strategia: «Ho appena ricevuto
una chiamata da uno dei figli di Gheddafi, Seif - ha spiegato un
corrispondente della Cnn a Tripoli, Nic Robertson. - Ha detto che
stavano cambiando tattica su Bengasi, che l'esercito non sarebbe entrato
in città. Prenderà posizione attorno al bastione dei ribelli». La
ragione di questo cambiamento di tattica «è che si aspettano un esodo
umanitario. La gente avrà timore di ciò che potrà accadere e Seif
Al-Islam ha detto che l'esercito andrà lì per aiutarli a uscire dalla
città».
Tripoli, che si è
detta pronta a un cessate il fuoco, ha fatto sapere che «la risoluzione
traduce un atteggiamento aggressivo della Comunità internazionale,
minaccia l'unità della Libia e la sua stabilità».
Intanto, l'Unione
europea ha salutato con soddisfazione l'approvazione della risoluzione
1973 e si è detta pronta a metterla in pratica, nei limiti delle sue
competenze. La Nato, da parte sua, esaminerà oggi il testo della
risoluzione per decidere la sua strategia. Qualsiasi decisione della
Nato si baserà sulle tre condizioni che ha ricordato giovedì scorso il
segretario generale Anders Fogh Rasmussen, cioè la necessità dimostrata
di un intervento, l'esistenza di un mandato giuridicamente chiaro e il
sostegno delle organizzazioni regionali interessate, ha sottolineato una
fonte diplomatica.
Il Canada, da
parte sua, ha già fatto sapere di essere pronto a inviare sei
cacciabombardieri CF-18 per partecipare alle operazioni militari per la
messa in pratica della no fly zone, al fianco di Stati uniti, Francia e
Gran Bretagna. Per il dispiegamento dei velivoli serviranno circa 24
ore.
Non parteciperanno
all'intervento militare, invece, i soldati tedeschi. Sulla no fly zone
Berlino si è astenuta: comporta «rischi e pericoli considerevoli», ha
spiegato il ministro degli Esteri Guido Westerwelle. «La nostra
posizione nei confronti del regime libico resta però la stessa: il
dittatore deve fermare immediatamente tutte le violenze contro il suo
popolo, deve lasciare il potere e subire le conseguenze dei suoi
crimini», ha commentato il capo della diplomazia di Berlino.
2- FRATTINI:
"DAREMO LE BASI MA NON I NOSTRI AEREI" - LA CLINTON RICONOSCE LA
"POSIZIONE PARTICOLARE" DI ROMA
Antonella Rampino per
la Stampa
La risoluzione varata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu nella notte
permette bombardamenti mirati a difesa di Bengasi e dell'Est della Libia
liberata dagli insorti. Anche se non è dato sapere quando verranno
attuati, Rasmussen ha fatto sapere già ieri pomeriggio che «la Nato è
pronta», e che se ne parlerà oggi alla riunione del Consiglio Atlantico.
E l'Italia, in considerazione anche della sua posizione particolarmente
esposta nel Mediterraneo, per la presenza sul campo di operatori
umanitari, nonché per la speciale conoscenza di tutti gli attori che
operano sul terreno della crisi libica, è stata costantemente informata
delle decisioni - che al momento in cui scriviamo sono ancora a
geometria variabile - prese all'Onu a New York e, soprattutto, al
Dipartimento di Stato a Washington e al quartier generale del Patto
Atlantico a Bruxelles.
Di più: all'Italia
è stato chiesto quali misure avrebbe voluto veder inserite nella
risoluzione Onu. Alla telefonata di Hillary Clinton, che era al Cairo,
ha risposto un Franco Frattini appena uscito dal vertice di Palazzo
Chigi sulla Libia mercoledì sera. Il ministro ha ricordato che
«l'obiettivo deve essere il cessate il fuoco», e che l'Italia consiglia
«il blocco navale, per motivi di sicurezza e per il rischio
immigrazione», oltre che per poter fermare le navi operando in modo che
l'embargo venga rispettato.
E la no fly zone,
da istituire comunque sotto egida Onu, «va portata avanti in un quadro
di legittimazione regionale». Quest'ultimo punto si è tradotto nella
missione che l'Unione Africana disporrà in Libia già domenica prossima
al fine di un ultimo tentativo per convincere Gheddafi a mollare, e che
dovrebbe essere condotta dai presidenti del Sud Africa, dell'Uganda e
del Mali, e al quale potrebbe aggiungersi anche la Nigeria.
Hillary Clinton ha
risposto, sul punto della legittimazione regionale, di aver contattato
dal Cairo Paesi della Lega araba «disponibili all'implementazione della
no fly zone». Tradotto: a partecipare ai bombardamenti mirati al fine di
neutralizzare l'aviazione del Colonnello. Questi Paesi sembra siano del
Golfo, a cominciare dal Qatar, mentre l'Egitto ha fatto ufficialmente
sapere che non parteciperà all'operazione.
Centrale nella
determinazione americana, spiegano fonti diplomatiche, è stato proprio
il consenso della Lega Araba, e anche la disponibilità dell'Italia ad
accogliere positivamente la richiesta interventista, di bombardamenti
mirati e no fly zone in Libia, di Francia ed Inghilterra. Al recente G8
di Parigi l'Italia l'aveva detto, niente in contrario di fronte a tutto
quello che occorrerà mettere in campo per ottenere il cessate il fuoco.
E in quella sede era stato anche offerto un «monitoraggio» delle
posizioni delle tribù. Per quanto possibile, visto che sono 140 in
tutto, 30 solo le più grandi.
All'implementazione della no fly zone non è previsto partecipi
attivamente l'Italia. Non perché Gheddafi ci abbia minacciato, assieme
alla Francia, di ritorsione, né perché l'adesione alla Nato sia «non
belligerante», dato che come ricorda spesso il presidente della
Repubblica (anche ieri nel discorso per il centocinquantenario
dell'Unità), l'Italia dà all'Alleanza «partecipazione attiva».
No, è che «è
impossibile, dato il nostro passato coloniale proprio in Libia» ha
ripetuto, trovando condivisione, il ministro degli Esteri a tutti gli
interlocutori internazionali. L'Italia darà, ovviamente, le basi.
Continuando a tenere, per quanto possibile e finché l'offensiva sarà
ancora diplomatico-militare, il fronte degli aiuti umanitari in
Cirenaica.
Il vertice che
mercoledì sera si è tenuto a Palazzo Chigi ne ha disposti di nuovi,
potrebbe essere prossimo l'invio di altre 65 tonnellate di beni di prima
necessità a Bengasi. «Per avere rapporti con la Libia, non dev'essere
più guidata da Gheddafi», diceva ieri pomeriggio Frattini ricordando la
necessità di un cessate il fuoco. Ma a dare una svolta al tavolo delle
trattative all'Onu è stata l'ennesima risposta negativa dei libici
proprio a quella richiesta.
In una lettera
inviata a New York dal ministro degli Esteri libico si dice: «Abbiamo
già attuato il cessato il fuoco e deciso un'amnistia generale,
perseguiremo solo i terroristi». La prova di quanto Gheddafi teme la no
fly zone.18-03-2011]
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RIOTTA
TRAVAGLIATO/2 - "Non sappiamo per il "Sole", ma per il "Fatto" la
dipartita di Gianni Riotta è un brutto colpo. Con questo giornalista
palermitano, il nostro giornale perde uno dei suoi più validi
collaboratori. Non si contano infatti le notizie che molti cronisti e
inviati del Sole, nei due anni della sua direzione, ci hanno passato a
titolo gratuito dopo aver tentato invano di pubblicarle sul loro
giornale"- GRAN FINALE DI TRAVAGLIO CONTRO SAVIANO
Marco Travaglio
per "il
Fatto Quotidiano"
Non sappiamo per
il Sole 24 Ore, ma per il Fatto Quotidiano la dipartita di Gianni Riotta
è un brutto colpo. Con questo giornalista palermitano, da molti
scambiato per americano per via della camicia bianca e della cravatta
blu, il nostro giornale perde uno dei suoi più validi collaboratori. Non
si contano infatti le notizie che molti cronisti e inviati del Sole, nei
due anni della sua direzione, ci hanno passato a titolo gratuito dopo
aver tentato invano di pubblicarle sul loro giornale.
Giorni fa il
vecchio banchiere siciliano Giovanni Scilabra ha raccontato di aver dato
a un inviato del Sole uno scoop su Dell'Utri, Berlusconi e Ciancimino,
ma poi l'intervista non uscì perché Johnny Raiotta aveva deciso che "non
è il momento": così la regalò a noi.
Piuttosto
allergico alle notizie vere ("non è il momento"), il partigiano Johnny
adora quelle taroccate. Come quando, direttore del Tg1, fece
un'intervista muta a B. che negò di aver mai fatto l'editto bulgaro: "Ho
tentato - mentì il premier - fino all'ultimo di trattenere Biagi alla
Rai", e il direttore balbettò "lasciamo stare, l'amico Enzo non c'è
più...".
O quando nascose i
rimbrotti della Regina d'Inghilterra a B. che, in pieno G8, s'era messo
a strillare "Mister Obamaaaaa!". O quando si accommiatò dal Tg1 con un
autoelogio mortuario affidato alle sapienti labbra di Susanna Petruni:
"Ascolti record registrati in tutte le edizioni della giornata del
terremoto in Abruzzo". Più gente moriva, più lo share s'impennava: un
trionfo. O quando esordì sull'house organ di Confindustria annunciando
trionfante che un referendum tra le "grandi firme" del Sole aveva eletto
Giulio Tremonti "Uomo dell'anno 2009".
Seconda
classificata: la Marcegaglia, casualmente l'editore del giornale. Bastò
una rapida ricognizione tra le grandi firme del Sole per scoprire che
nessuna di esse era stata consultata, né dunque si era mai sognata di
issare il ministro sul podio. Aveva fatto tutto Johnny: si era riunito
con se stesso e, dopo lunghe consultazioni allo specchio, aveva votato
l'uomo forte del governo B. A scrutinio segreto, si capisce, trattandosi
di un caso di coscienza. Il bilancio di due anni di cura Riotta al Sole
è riguardevole: 50 mila copie perse per strada in edicola, crollo degli
abbonati, 92 milioni persi dal gruppo.
Una catastrofe
epocale di quelle dimensioni, nella demeritocrazia italiana, va
premiata. E lo sarà presto con un nuovo incarico di alto prestigio per
il suo artefice: se Ferrara, direttore di un giornale che non legge
nessuno, ha avuto un programma quotidiano tutto per sé su Rai1, dal
quale naturalmente milioni di persone fuggono a gambe levate in un esodo
biblico che fa impallidire la Libia, anche Raiotta avrà presto quel che
merita. Già si parla di un bel posto al Pompiere della Sera, o di nuovo
in Rai.
Per qualche ora
abbiamo temuto che venisse rimpiazzato da uno che ama le notizie. Poi
per fortuna è arrivato Roberto Napoletano, che è un po' il Riotta di
Caltagirone. È l'ex direttore del Messaggero che, nel 2006, la notte in
cui non si capiva se le elezioni le avesse vinte Prodi o Berlusconi, fu
immortalato da un fuorionda di Striscia mentre ordinava ai capiredattori
di inventarsi un titolo purchessia per mettere in prima pagina
Piercasinando, genero del padrone. Insomma, l'erede naturale.
Ps. Giunge in
redazione un comunicato chiaramente apocrifo attribuito a Roberto
Saviano: "Mi dispiace molto che Gianni Riotta abbia deciso di lasciare
il Sole 24 Ore perché la sua direzione ha realizzato un giornale libero,
con al centro la battaglia antimafia... Il fango insinua che con la
direzione Riotta il Sole perdeva copie, la verità è un'altra e basta
vedere i dati reali, in Italia fare il giornalista è un mestiere
pericoloso se si vuole essere liberi e senza condizionamenti. La libertà
dei giornalisti è sgradita al potere politico".
Essendo
impossibile che Saviano abbia anche solo pensato queste cose, attendiamo
trepidanti una smentita.18-03-2011]
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VELINE E VELENI -
Sembra, pare, dicono che l’odio dELL’ANTI VELINISTA Gad Lerner per
Antonio Ricci nasca tempo fa (2006), quando L’INFEDELE DE LA7 con una
delle sue buone uscite multimilionarie acquista un rustico in Piemonte.
infestato dalle zanzare. MA anziché chiamare un’azienda per
disinfestare, chiamA striscia. e ricci lo sbertucciA su "gente": "Provi
a mettersi due pipistrelli vivi sotto le ascelle..."
DAGOREPORT
Tutto nasce dalle zanzare. Sembra, pare, dicono che l'odio di Gad Lerner
per Antonio Ricci nasca tempo fa quando Lerner con una delle sue buone
uscite multimilionarie acquista un rustico in Piemonte. Il Lerner chiamò
Striscia la notizia per denunciare una massiccia invasione di zanzare
nel Monferrato nel tentativo di mettere sotto scacco la Bresso
(Mercedes).
Striscia mandò una
telecamera ma quando ricevette il filmato pare che Ricci lo reputò non
adatto al tipo di inchieste svolte solitamente dal tg satirico. Inoltre,
Ricci si sarebbe macchiato di lesa maestà, parlando così di zanzare e
Lerner in estate sulle pagine del rotocalco familiare "Gente":
"Antonio Ricci ama
le zanzare. O almeno, non le odia, le difende. Da Gad Lerner. Tra lui e
le zanzare sceglie le zanzare". Che cosa c'entra Gad Lerner? "C'entra,
c'entra. Lerner, per fare l'agrifigo, si è comprato una magione in
Piemonte, nell'Alessandrino, e adesso si lamenta perché il suo giardino
è infestato dai fastidiosi insetti. Vi sembra che abbia senso?
E' come se io
comprassi una casa a Venezia e iniziassi a lamentarmi dell'umidità.
Oppure di quelle strane barche chiamate gondole che girano per i canali.
È come se andassi in gita nel deserto e poi volessi far togliere la
sabbia, perche mi dà fastidio nelle scarpe. Insomma, l'imperialista
Lerner pretende che la Regione, chiaramente a spese di tutti i
contribuenti, stermini chimicamente le zanzare in una zona dove da
sempre le zanzare le fabbricano.
Per farsi alla
sera un barbecue in pace vorrebbe sganciare l'atomica. Ormai è lo
zimbello delle zanzare, lui mette fuori lo zampirone e loro glielo usano
come toboga. Oltretutto la sua è una guerra fratricida, una faida".
Guerra fratricida? "Certo. Guardatelo: è lui stesso una zanzara. Avete
presente quelle zanzare della pubblicità del Raid le ammazza stecchite?
Lui è uguale. Guardatelo bene, è uno zanzarone. Per vederlo arrivano in
gita nugoli di zanzare anche dal Vercellese, per loro è un'attrazione,
una specie di Ciclope".
Quindi dalle
zanzare non ci si deve difendere? "Certo, ma ad armi pari. Ho rinunciato
addirittura alla ciabatta e all'asciugamano bagnato. Ormai io le
combatto a morsi. Anche a Gad Lerner suggerisco una soluzione più
bio-naturale. Provi a mettersi due pipistrelli vivi sotto le
ascelle...". 18-03-2011]
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SOSTEGNO ALLO YEN
DAL G7, LE BORSE SALGONO (PARMALAT IN VOLO CON LACTALIS) - IN GERMANIA
CRESCONO I PREZZI, IN GB CROLLA LA FIDUCIA, IN ITALIA è DEFICIT RECORD
PER L’IMPORT-EXPORT - L’ORGOGLIO “SICULO” DEL BRETONE BOLLORè -
BLANKFEIN LASCIA GOLDMAN - FONSAI CORRE E LIGRESTI NON VENDE IL PORTO DI
LOANO - BANCHE: STRESS TEST PIU’ SEVERI, AUTORITA’ UE NON PUBBLICA LISTA
ISTITUTI - IL MAXI CAVO DI CATTANEO - CON LA “DIET” GIUSTA COCA BATTE
PEPSI…
1. BORSA: EUROPA
SALE CON SOSTEGNO G7 A YEN, BENE COMMODITIES...
(ANSA) - Borse europee in rialzo dopo che il G7 ha
deciso un intervento coordinato sui mercati valutari per vendere yen e
scongiurare il rischio che il Giappone, alle prese con i danni del
terremoto e l'emergenza nucleare, scivoli nella recessione. I principali
listini del Vecchio Continente segnano rialzi vicini al punto
percentuale e anche a New York i future sono in rialzo.
Salgono i titoli
delle materie prime e i petroliferi, in scia alla corsa delle
commodities e del petrolio dopo che l'Onu ha deciso di applicare una 'no
fly zone' alla Libia. Bp e Statoil crescono dell'1,40%, il minerario Bhp
Billiton dell'1,2%. Bene Parmalat (+3,76%) dopo che la francese Lactalis
ha acquistato l'11,4% del gruppo di Collecchio, vola la società svizzera
di pubblicità, Publigroup (+9,3%) dopo il ritorno all'utile nel 2010.
Di seguito gli
indici dei titoli guida delle principali borse del Vecchio Continente: -
Londra +0,73% - Parigi +0,97% - Francoforte +0,87% - Madrid +0,66% -
Milano +0,43% - Amsterdam +0,99% - Stoccolma +1,12% - Zurigo +1,11%
2. BORSA: ASIA
SALE CON SOSTEGNO G7 A YEN, CORRONO PETROLIFERI...
(ANSA) - La promessa del G7 di un intervento coordinato
sui mercati valutari a sostegno dello yen concede una tregua alla borsa
di Tokyo e agli altri mercati asiatici. I listini si avviano così a
chiudere la seduta in rialzo, trainati proprio dalla borsa nipponica
(+2,7%) e dalla corsa dei titoli petroliferi. In luce, assieme a Tokyo,
i listini di Taiwan, Seul e Sidney, in rialzo di oltre un punto
percentuale.
Il ministro delle
finanze giapponese ha detto che la Fed, la Bce e la Banca centrale
d'Inghilterra, insieme alle autorità canadesi e di Tokyo, parteciperanno
alla vendita di yen contro dollari all'apertura dei mercati per frenare
la corsa della valuta nipponica, oggi in calo sul biglietto verde dopo
il massimo dalla fine della seconda guerra mondiale toccato ieri.
"La veloce
reazione ai rialzi dello yen e l'intervento coordinato che mostra
sostegno al Giappone offre un supporto di breve termine ai mercati", ha
affermato un gestore di Mizuho Asset Management alla Bloomberg anche se
"i reali danni economici provocati dal terremoto, dalle radiazioni
nucleari e dai tagli di energia non sono ancora chiari e i movimenti
dello yen sono ancora difficili da stabilizzare".
Corsa del petrolio
dopo che le Nazioni Unite hanno autorizzato una 'no fly zone' sulla
Libia e il ricorso a raid aerei contro Gheddafi. I future sul greggio
salgono del 2,2% a New York e la corsa dell'oro nero spinge i titoli del
settore come Petrochina (+2,3%) e Woodside Petroleum (+3,6%).
Di seguito gli
indici dei titoli guida delle principali borse dell'area
dell'Asia-Pacifico: - Tokyo +2,72% - Hong Kong +0,55% (in corso) -
Shanghai +0,33% - Taiwan +1,35% - Seul +1,13% - Sydney +1,56% - Mumbai
-1,15% (in corso) - Singapore +0,33% (in corso) - Bangkok +0,69% -
Giakarta +0,39% (in corso)
3. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI VENERDI' 18 MARZO...
Radiocor - Torino: visita del Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione delle celebrazioni del
150mo Anniversario dell'Unita' d'Italia.
- Cernobbio (Co):
forum 'I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000'.
Organizzato da Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti.
Partecipano, tra gli altri, Giulio Tremonti, ministro Economia; Raffaele
Bonanni; Susanna Camusso; Roberto Maroni; Giuseppe Mussari; Maurizio
Sacconi. Alle ore 11,00 conferenza stampa del presidente Confcommercio,
Carlo Sangalli.
4. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: si' dell'Onu ai raid (dai giornali).
PARMALAT: Lactalis
all'11,4% (dai giornali). I francesi puntano a diventare socio
industriale e presentano una lista, c'e' Tato' (Il Messaggero, pag. 24).
'Granarolo e' distante dai francesi', parla il presidente Gianpiero
Calzolari (Il Sole 24 Ore, pag. 41). Francesca Tanzi, 'che errore dare
retta a mio padre' (La Repubblica, pag. 25).
ENI: i dubbi di
Mosca sul gasdotto South Stream, l'ostacolo turco (Il Sole 24 Ore, pag.
14). 'Petrolio, noi onoreremo i contratti', intervista a Shukri Ghanem,
ministro del Petrolio e presidente della Noc (Il Messaggero, pag. 12).
LIGRESTI: pressing
di UniCredit per le garanzie al piano Premafin-Fonsai. Vorrebbe un
secondo a.d. (Il Messaggero, pag. 23).
GENERALI: si
incrina l'asse tra Geronzi e i francesi. E ora di apre il 'caso
Bollore'' in Mediobanca (Corriere, pag. 37).
RCS: Palenzona
vuole che Mediobanca venda la sua quota. Ma chi compra? (Il Fatto
quotidiano, pag. 13).
FIAT: la Borsa
crede a Industrial-Daimler (dai giornali). Pomigliano va in rete (Il
Sole 24 Ore, pag. 23). Addio a Ghidella padre della Uno (dai giornali).
NUCLEARE: Romani
ora frena (dai giornali). 'Lombardia autosufficiente, ma non ci tiriamo
indietro', intervista al Presidente della Regione, Roberto Formigoni (La
Repubblica, pag. 17). 'Atomo troppo caro, meglio puntare su rinnovabili
e gas', intervista all'economista Paolo Leon (Qn, pag. 11).
GIAPPONE: Banche
centrali in soccorso dello yen (dai giornali). E' sempre allarme
nucleare (dai giornali).
PUBBLICITA': 'dai
nuovi media la chance per spot mirati. Opportunita' per gli editori',
intervista a Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente Upa (Il Sole 24 Ore,
pag. 21).
LAVORO: Cig a zero
ore per 400mila. 'Contratto positivo, la Cgil ci ripensi', intervista a
Francesco Rivolta, d.g. di Confcommercio (Il Sole 24 Ore, pag. 23).
BANCA MB: 40
milioni dal Fondo per l'arrivo di UniCredit (Il Messaggero, pag. 25).
BANCHE: gli stress
test saranno piu' severi (dai giornali).
PIONEER: Credit
Agricole tratta ancora (dai giornali).
WIND: arriva
Vilpelcom, approvata la fusione (dai giornali).
FISCO: 'Aiuti
fiscali ai redditi bassi e tasse sui patrimoni oltre 800 mila euro',
intervista al segretario Cgil, Susanna Camusso (La Repubblica, pag. 28).
5. BILANCIA
COMMERCIALE: ISTAT, A GENNAIO DEFICIT RECORD A 6,6 MLD...
Radiocor - La bilancia commerciale con l'estero ha
segnato a gennaio 2011 un disavanzo di 6,6 miliardi, in peggioramento
rispetto al disavanzo di 4 miliardi di gennaio 2010. Lo comunica l'Istat
sottolineando che l'aumento del deficit e' imputabile in misura
significativa all'energia. Il comparto energetico (il cui disavanzo a
gennaio 2011 e' a -5,8 miliardi rispetto a -3,9 del primo mese del 2010)
contribuisce per oltre due terzi all'incremento del deficit complessivo.
Si tratta del
deficit mensile a prezzi correnti piu' elevato che sia mai stato
registrato. Le esportazioni sono cresciute a livello congiunturale del
4,3%, una crescita particolarmente rilevante, +8,9%, verso i Paesi extra
Ue, e a livello tendenziale del 25,1 per cento. Le importazioni sono
cresciute del 2,8% su mese e del 31,3% su anno.
6. GERMANIA: +0,7%
PREZZI ALLA PRODUZIONE FEBBRAIO, +6,4% ANNO...
Radiocor - I prezzi alla produzione in Germania sono
aumentati a un ritmo piu' veloce rispetto all'anno scorso nel mese di
febbraio, in gran parte a causa dei prezzi dell'energia piu' alti, anche
se l'aumento mensile dei prezzi e' rallentato. Lo rende noto l'Ufficio
federale di statistica. I prezzi alla produzione sono saliti dello 0,7%
rispetto al mese di febbraio e del 6,4% sull'anno, comunica Destatis. Le
cifre sono in linea con le previsioni. Nel mese di gennaio, il Ppi
tedesco era salito dell'1,2% sul mese e del 5,7% sull'anno. Il tasso
annuo di inflazione dei prezzi alla produzione in febbraio e' stato il
piu' alto dall'ottobre 2008, quando aveva raggiunto il 7,3%, ha
informato ancora Destatis.
7. RECORD NEGATIVO
PER FIDUCIA CONSUMATORI IN GB...
(ANSA) - La fiducia dei consumatori in Gran Bretagna
crolla al minimo storico a febbraio, sul crescente pessimismo nei
confronti di una possibile ripresa economica e del mercato del lavoro.
E' quanto emerge dal sondaggio mensile di Nationwide Building Society
(Nbs), secondo il quale l'indice di fiducia è sceso di 10 punti a 38, il
più basso livello da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2004.
L'indice che misura l'utilità di effettuare spese in questo momento è
sceso a 52, altro minimo storico.
8. BANCHE: STRESS
TEST PIU' SEVERI, AUTORITA' UE NON PUBBLICA LISTA ISTITUTI...
Radiocor - Stress test piu' severi per le banche
europee sulla base di uno scenario economico e dell'andamento dei
mercato negativo, con particolare attenzione all'esposizione al rischio
del debito sovrano. Oggi l'Autorita' bancaria europea ha pubblicato il
dettaglio della prova di resistenza del sistema bancario i cui risultati
dovranno essere pronti il 29 aprile, ma che saranno pubblicati in
giugno. L'Eba, pero', non ha ancora divulgato la lista delle banche
coinvolte, come aveva promesso il 4 marzo.
9. L'IRA DI
BOLLORÉ «NOI BRETONI COME SICILIANI»...
Da "la
Stampa" - «Moi, je suis Breton, comme les Siciliens, et je
fais comme-ça!». Mentre l'interesse di Lactalis su Parmalat muove
un'altra pedina negli intensi - ma a senso unico - rapporti
italo-francesi, mercoledì i consiglieri d'amministrazione delle Generali
hanno assistito allo sfoggio di orgoglio gallico di Vincent Bolloré. Il
finanziere per l'appunto bretone che del Leone è vicepresidente, ha
deciso - in polemica con alcune mosse del management - di astenersi dal
voto di approvazione del bilancio.
A qualche
consigliere che - conscio della gravità del gesto - gli proponeva di
uscire dalla sala per evitare l'astensione, la piccata risposta in
lingua madre. Ieri, intanto, mentre il Ceo del gruppo Giovanni
Perissinotto ha incontrato a Londra gli analisti, il titolo Generali è
salito dell'1,31%, in linea con gli indici.
10. «BLANKFEIN
PRONTO A LASCIARE GOLDMAN»...
Dal "Corriere
della Sera" - Il numero uno di Goldman Sachs, Lloyd
Blankfein, potrebbe fare un passo indietro. L'addio, secondo quanto
rivelato dalla tv americana «Fox» , avverrebbe l'anno prossimo. Voci su
una sua possibile uscita erano circolate già un anno fa dopo le accuse
di frode avanzante dalla Sec.
Stavolta, però,
secondo l'emittente americana ci sarebbe qualcosa di più concreto delle
semplici voci. Blankfein è salito alla guida di Goldman Sachs nel 2006
quando l'ex numero uno, Henry Paulson, è stato chiamato da George W.
Bush alla Casa Bianca come segretario a Tesoro. Il banchiere detiene
azioni Goldman per un valore pari a 615 milioni di dollari che
monetizzerebbe con l'uscita.
11. FONSAI CORRE E
LIGRESTI NON VENDE IL PORTO DI LOANO...
S. Bo. per il "Corriere
della Sera" - Balzo di Fonsai in Borsa: ieri il titolo
della compagnia assicurativa ha guadagnato il 5,54%. Dopo che i Ligresti
hanno deciso di chiudere con i francesi di Groupama e di esplorare una
via italiana per la ricapitalizzazione rivolgendosi a Unicredit, il
mercato sembra accreditare che la soluzione possa arrivare in tempi
brevi. In direzione soprattutto di un rafforzamento in particolare di
Fondiaria Sai (la holding Premafin ieri ha ceduto il 2,31%).
I contatti fra gli
uomini dell'ingegnere e quelli della banca guidata da Federico Ghizzoni
dovrebbero proseguire non stop nei prossimi giorni. Il 23 marzo il
consiglio di Fonsai approverà i conti con una probabile criticità nel
margine di solvibilità. Perciò si attende che Piazza Cordusio metta a
punto lo schema dell'intervento in tempo perché venga approvato dal
consiglio della banca in calendario martedì 22, passo necessario visto
che si tratta di operazioni con parti correlate.
Ma a parte la
soluzione finanziaria, che dovrà permettere il rafforzamento
patrimoniale senza una eccessiva diluizione dei Ligresti, le attese sono
concentrate anche per una ripresa delle cessioni di attività non
strategiche al momento congelate dal neoamministratore delegato Emanuele
Erbetta, che ha ritenuto necessaria una preventiva «analisi diagnostica»
.
Il blocco delle
vendite ha posto uno stop anche alle trattative relative al porto di
Loano (Savona). Il negoziato con il fondo infrastrutturale di Vito
Gamberale F2i erano ormai praticamente concluse con due diligenze e
presentazione di offerta. Secondo stime di mercato l'incasso al netto
dei debiti per il gruppo Ligresti potrebbe essere intorno a un centinaio
di milioni.
12. AMERICAN EAGLE
IL MARCHIO COOL PIACE A WALL STREET...
Angelo Aquaro per "la
Repubblica" - Chi inghiottirà l´Aquila Americana? Sarà
anche la regina del casual ma è seducente quanto basta American Eagle.
Con 734 milioni di dollari cash, cioè il 24 per cento dei suoi 3,1
miliardi di valore, debito zero, un amministratore delegato in uscita
per limiti d´età, il brand della moda giovane ha tutte le carte in
regola per diventare la prossima preda degli investitori.
I famelici
private-equity shopper, sempre a caccia di nuove prede, quest´inverno si
sono già pappati J. Crew, il trendissimo marchio newyorchese che Tpg
Capital e Leonard Green & Partners hanno acquistato per 3 miliardi.
American Eagle è invece da sempre l´alternativa cheap a
quell´Abercrombie & Fitch idolatrato dai modaioli di tutto il mondo. Per
fare tornare i conti sballati dalla recessione, però, A&F ha da
quest´anno abbassato i suoi prezzi: facendo bene alla causa (Bank of
America Merryll Lynch ha promosso il suo rating da «neutral» a «buy») ma
pugnalando la rivale. Così negli ultimi mesi l´Aquila Americana è finita
nella rete dei private equity in esplorazione.
A Wall Street la
corsa continua dopo un febbraio sfavillante con un più 9,1 per cento
guadagnato appunto sulle voci martellanti di un imminente compravendita.
E scatenando quella che gli esperti hanno già battezzato la battaglia
per l´abbigliamento cool, cioè giovane e alla moda. Dove American Eagle,
la stessa Abercrombie & Fitch ma anche Aeropostale - altro marchio
vietato ai maggiori - aspettano soltanto l´arrivo del prossimo principe
azzurro. Per la gioia degli investitori pronti a scommettere al rialzo.
13. TERNA, UN MAXI
CAVO TRA LAZIO E SARDEGNA...
Da "la
Repubblica" - E´ l´elettrodotto dei record: 435 km, fino a
1.640 metri di profondità. Un maxi cavo da 1.000 MW tra Latina e la
Sardegna, con un risparmio di 70 milioni l´anno per il sistema. Terna lo
ha inaugurato ieri, dopo un investimento di 750 milioni, «il più
importante in una singola infrastruttura elettrica in Italia», ha detto
l´ad Flavio Cattaneo.
14. LA DIFESA IN
TRIBUNALE DI AIRBUS E AIR FRANCE...
Le. M. per "Il
Sole 24 Ore" - Le scatole nere dell'A330 di Air France in
volo tra Rio de Janeiro e Parigi, precipitato nell'Atlantico il primo
giugno 2009, provocando la morte di 228 persone, non sono mai state
ritrovate, nonostante diversi tentativi. Per questa ragione si riteneva
assai improbabile il rinvio a giudizio di Airbus, il costruttore, e
della compagnia aerea. E invece ieri sera il giudice responsabile del
delicato dossier, Sylvie Zimmerman, ha deciso di mettere sotto accusa il
produttorre aeronautico.
Oggi lo stesso
magistrato ha convocato in tribunale i vertici di Air France, alla quale
dovrebbe essere riservata la stessa sorte. Gli esperti del Bea,
organismo pubblico di inchiesta nel settore, hanno già giudicato «troppo
tardiva e inefficace» la reazione di Air France ai problemi riscontrati
prima di quel tragico volo dalle sonde Pitot, che servono al pilota per
calcolare la velocità del velivolo. E che potrebbero essere la causa del
crash.
15. IN EDISON
SVALUTAZIONI DI PACE...
L. G. per "Il
Sole 24 Ore" - Le svalutazioni sono state il grimaldello
che ha costretto francesi e italiani a sedersi al tavolo, in seconda
battuta si sono trasformate in un'arma a doppio taglio, ora potrebbero
addirittura rappresentare il sigillo per la pace in Edison. Mancano
pochi giorni al consiglio di amministrazione di Foro Buonaparte,
convocato per il 21 marzo, che dovrà approvare il bilancio e pare che
finalmente Edf e A2A abbiano trovato la quadra anche in tema di
revisione del valore degli asset.
In particolare,
stando agli ultimi aggiornamenti, è possibile che si scelga una sorta di
compromesso tra la posizione oltranzista francese (più o meno 700
milioni) e quella conservativa del consulente Maurizio Dallocchio (210
milioni). Complice anche l'intervento dell'advisor scelto dai
consiglieri indipendenti, ossia Goldman Sachs. Il week end in arrivo
servirà per mettere a punto gli ultimi dettagli ma una volta superato
anche quest'ostacolo A2A e Edf potranno tornare a concentrarsi sul
riassetto di Edison.
16. CON LA DIETA
GIUSTA COCA COLA BATTE PEPSI...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - È ufficiale: anche le bevande si sono messe
a dieta. Diet Coke - secondo le anticipazioni lanciate ieri dal Wall
Street Journal - ha battuto PepsiCo, consegnando a Coca Cola
un'importante vittoria nella decennale guerra tra le bollicine più
famose del mondo. Per la prima volta, nel 2010 la quota di mercato di
Diet Coke negli Stati Uniti ha infatti superato quella di Pepsi, che è
scivolata così al terzo posto. Al secondo, infatti, resta ancora la Coca
Cola "tradizionale". Ma nel gradino più alto del podio, ora, c'è la Diet
Coke.
I dati ufficiali
saranno resi noti da Beverage Digest, ma PepsiCo sta già affilando le
armi per cercare di tornare ai vertici della classifica. Per rilanciare
le vendite, il gruppo prevede una maxi campagna pubblicitaria da 60-70
milioni di dollari. Vedremo se riuscirà a recuperare posizioni. Vedremo
se riuscirà a vincere le prossime battaglie di questa guerra decennale.
Per ora, però, una cosa è certa: con meno calorie, la Diet Coke guadagna
più quote di mercato. È proprio vero: con la dieta si diventa più
scattanti...
17. A BAGNOLI IL
CARTELLO DELLE ASSICURAZIONI...
G. D. per "Il
Sole 24 Ore" - Cinque grandi compagnie di assicurazione
sono state attratte dalla gara per i servizi assicurativi di
Bagnolifutura, la società controllata dal Comune di Napoli guidata da
Mario Hubler, incaricata della trasformazione dell'ex area Italsider ed
Eternit, 330 ettari a Bagnoli e Fuorigrotta. In ballo la polizza per tre
anni dei rischi per responsabilità civile verso terzi e dipendenti,
incendio e rischio accessori, infortuni.
Prezzo base di
246mila euro all'anno, comprensivo di ogni onere e imposta, dunque
738mila euro per tre anni, col criterio di aggiudicazione del prezzo più
basso. C'è stata però una sola offerta. Le cinque compagnie si sono
unite e l'appalto è stato aggiudicato alla Fondiaria-Sai di Salvatore
Ligresti («delegataria»), insieme alle altre quattro come
«coassicuratrici»: Reale Mutua, Ugf (Unipol), Ina Assitalia (Generali),
Groupama. Il valore di aggiudicazione è di 229.608 euro l'anno, con un
ribasso di appena il 6,66 per cento.
18-03-2011] |
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Tutti muti -
Perché fare incontrare in tutta fretta l’orgoglioso Tremonti con quel
supponente del maestro Muti? Per evitare - grazie ad Ale-danno e Letta -
che la sera dopo, giovedì, alla replica del ’Nabucco’, alla presenza del
banana e di Napolitano, Muti facesse pubblica polemica sui tagli di
giulietto - E intanto Galan fa sapere da Bruxelles che non farà "il
sottosegretario di Tremonti". Martedì l’aspettano al Collegio Romano. Ma
sarà la volta buona
1- MUTI SUL FUS:
«BENE L'IMPEGNO DEL MINISTRO DELL'ECONOMIA»...
Da "la
Stampa" - Nei giorni scorsi si è molto parlato della
questione dei fondi destinati al mondo dello spettacolo. E ieri è
intervenuto uno dei suoi più alti rappresentanti. «Sono problemi gravi
che ci sono da decenni, il fatto che il ministro si sia reso disponibile
dicendo che dava la parola di affrontare il problema e risolverlo è un
fatto positivo».
A parlare così dei
problemi della cultura dopo i tagli al Fus e dell'intervento positivo di
Giulio Tremonti è stato Riccardo Muti al Tg1 ieri sera, prima di
dirigere il Nabucco al Teatro dell'Opera di Roma alla presenza del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Muti l'altro ieri,
insieme al sindaco di Roma Alemanno, ha avuto un incontro con il
ministro Tremonti proprio al Teatro dell'Opera. Sull'italianità ha così
replicato: «Quando penso a Dante penso a un italiano, quando penso a
Tiziano o Antonello da Messina penso a due italiani, quella di oggi è
una data storica ma non un inizio, che è da ricercare tanti anni fa».
2- SERVONO ALMENO
300 MILIONI DI EURO SE SI VUOLE EVITARE IL COLLASSO
Michele Anselmi per "il Riformista"
Politicamente, per
il governo, sarebbe stata una débâcle. Si spiega così, per evitare che
ieri sera la replica del "Nabucco" verdiano alla presenza del premier
Berlusconi e del presidente Napolitano fosse punteggiata da nuove
sottolineature polemiche sui tagli ignominiosi alla cultura, l'incontro
organizzato in tutta fretta, l'altro pomeriggio, tra il maestro Muti e
il ministro Tremonti.
Diciamo un'azione
diplomatica preventiva, pilotata dal sindaco Alemanno d'intesa con
Gianni Letta e il capo di gabinetto del ministro Bondi, Salvo Nastasi,
per scongiurare l'ennesima contestazione pubblica, con tanto di ripresa
su Raitre, in un giorno così cruciale sul piano simbolico.
Il blitz, almeno
sul piano mediatico, ha funzionato. Anche se bastava osservare in tv la
faccia di Tremonti, tra lo sconsolato e lo spazientito, per capire
quanto gli sia costato quel gesto pacificatore. Cioè recarsi al Teatro
dell'Opera per omaggiare il grande direttore d'orchestra che ogni santo
giorno critica l'operato del governo in materia di cultura e spettacoli.
Ieri, soprattutto
al ministero dei Beni culturali, ci si interrogava sulla frase
pronunciata da Tremonti: "Oggi ho incontrato il presidente del Consiglio
e adesso il maestro Muti, a cui credo dobbiamo tutti moltissimo anche
come conoscenza e riconoscenza. Ho visto, ho sentito e ho capito. Avete
la mia parola d'onore che, per quanto di mia competenza, affronterò il
problema. Mi hanno fatto dare la parola".
La parola, cioè,
di allentare i cordoni della borsa e scucire nei prossimi giorni una
manciata di milioni di euro per raffreddare la situazione e riaprire il
dialogo dopo le dimissioni di Andrea Carandini (Consiglio superiore dei
Beni culturali), Bruno Cagli (Accademia di Santa Cecilia), Sergio
Escobar (Piccolo Teatro di Milano).
La domanda vera è:
in che tempi e come? Fondi di riserva al ministero dell'Economia non
esistono. L'unico modo è preparare un decreto legge d'urgenza. Venerdì
prossimo ci sarà lo sciopero nazionale dello spettacolo organizzato dai
sindacati, e ci si augura che, a differenza dell'ultima volta, cinema,
teatri, sale da concerto e set restino davvero chiusi. Berlusconi sa che
il dossier-cultura, sulle prime sottovalutato nonostante gli
avvertimenti di Letta, è diventato un banco di prova per il governo.
Ma il premier deve
anche stare attento a non offendere il dimissionario ministro Bondi, che
pure s'è detto , forse con una punta di ironia, dopo l'incontro
Tremonti-Muti. Tirare fuori adesso, d'incanto, i fondi negati per mesi a
Bondi, tanto da spingerlo a mollare, non sembra una gran mossa. Sa di
disperazione. Ma alla fine succederà, pena l'ennesima figuraccia
internazionale.
Tremonti non ha
parlato di soldi, mercoledì. Ma, realisticamente, servono almeno 300
milioni di euro se si vuole evitare il collasso: 150 per rimpolpare il
Fondo unico dello spettacolo e riportarlo ai livelli già bassi del 2010
(attualmente, dopo l'ultima sforbiciata di 27 milioni, è sceso a quota
231); circa 150 per la tutela del paesaggio, dei siti archeologici e dei
musei.
Dove trovarli in
quattro e quattr'otto? Una cosa è certa: Galan non ha nessuna voglia di
fare la fine dell'attuale ministro ai Beni culturali, esecrato e irriso.
Infatti ha subordinato il suo arrivo al Collegio Romano a precise
garanzie sul fronte dei finanziamenti. Da Bruxelles dice di essere
contrario alla filosofia dei tagli lineari e assicura che non sarà mai
"il sottosegretario di Tremonti".
Intanto le
associazioni di categoria, a partire dall'Anica che è un po' la
Confindustria del cinema, sono sul piede di guerra, decise a non
partecipare più a nessuna riunione presso il ministero finché non sarà
nominato il nuovo titolare; e martedì Federculture, Anci, Upi, Agis,
Conferenza delle Regioni, Fai spiegheranno alla stampa l'articolazione
delle tre giornate di protesta "per la cultura e lo spettacolo"
programmate per il 26, 27 e 28.
Berlusconi
vorrebbe chiudere a inizio settimana la pratica del rimpasto, almeno per
quanto riguarda i due ministri in ballo, cioè Saverio Romano
all'Agricoltura e Galan ai Beni culturali. Ci riuscirà dopo lo stop
imposto dal Quirinale alla superfetazione dei sottosegretari? Galan ci
spera.
Mentre "Il Fatto
Quotidiano" ha ripreso a bombardarlo per la vicenda veneziana di
Michelle Bonev e del film "Goodbye Mama", ribattezzandolo ironicamente
"ministro dell'agricultura", l'ex governatore veneto sarebbe pronto a
incontrare già martedì sera, a giuramento fatto, i dieci direttori
generali del ministero. La situazione è drammatica. Il bilancio dei Beni
culturali è sceso a 1 miliardo e 420 milioni, significa che, tolti
stipendi, utenze e strutture, ne restano solo 500: per tutto il
resto.18-03-2011]
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IL MINISTERO
TAGLIA MA LA PRESTY RISTRUTTURA (E SI LAMENTA ANCHE DEL COLORE DEL
COMPUTER) - SUL “FINE-VITA” BUTTIGLIONE CHIEDE LUMI AL VATICANO - ARTÈ
SPUTTANA IL CAVALIER POMPETTA E L’AMBASCIATORE A PARIGI ANNULLA LA CENA
- OLTRETEVERE PER LA RAI C’È SOLO LEI (LORENZA) - PISA “NORMALIZZA”
D’ALEMA - NICHI A PIAZZA AFFARI - IL SENATO DICHIARA GUERRA A BNL - COTA
IL RISPARMIOSO - AL MONSIGNORE NON PIACE LA PUBBLICITÀ DI FINMECCANICA
SU “AVVENIRE”…
Da "l'Espresso"
1 - MINISTRI E
SINDACATI - CON STEFANIA SI VA IN BIANCO...
Sindacati sul sentiero di guerra al ministero dell'Ambiente. A causa di
una ristrutturazione che si è trasformata in una battaglia telematica
con i vertici ministeriali. "L'on. Sig. Ministro", scrivono ironicamente
il 2 marzo i sindacalisti di Rdb-Cub sul server ministeriale in un
messaggio intitolato "Costosi estetismi", "ci ha lasciati soli"
trasferendosi "armi e bagagli nella sede di rappresentanza di largo
Goldoni", a due passi da Montecitorio. Solo che per questa sede la
Prestigiacomo ha voluto una ristrutturazione che, secondo il capitolato
d'appalto, dovrebbe essere costata almeno 170 mila euro.
Una spesa
criticata anche perché, a lavori ultimati, il ministro avrebbe avuto da
ridire sul colore dei computer. Non soddisfatta, ne avrebbe infatti
voluti di nuovi, rigorosamente bianchi. Un dettaglio che ha mandato in
bestia i sindacalisti spingendoli a scrivere la mail.
Non lo avessero
mai fatto: la direzione del personale ha replicato difendendo il
ministro, la sua facoltà di scegliere anche arredi che "possono esulare
dai comuni standard della pubblica amministrazione" e soprattutto
minacciando sanzioni disciplinari per l'uso della posta interna e
"l'intento caricaturale" usato nella mail nei riguardi della
Prestigiacomo. O. F.
2 - VATICANO 1 - BUTTIGLIONE NON FA BIOTESTAMENTO...
Ora che la battaglia per la legge sul "fine vita" alla Camera sta
entrando nel vivo, il fronte cattolico sbanda. La promessa del
capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto di procedere al varo del
biotestamento senza emendamenti, è caduta nel vuoto: Montecitorio
provvederà eccome, in vista del dibattito in aula fissato per aprile, a
modificare il testo uscito dal Senato.
Ma il Pdl e l'Udc,
i due partiti più vicini alla posizione della Chiesa, faticano a trovare
interlocutori nelle gerarchie ecclesiastiche con cui concordare le
modifiche. "Dateci almeno qualcuno con cui ragionare", è sbottato nei
giorni scorsi il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione rivolgendosi al
Vaticano. In veste di mediatore sarebbe prontissimo a intervenire Rino
Fisichella, capo del pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione.
E sia il Pdl sia i centristi cattolici accoglierebbero a braccia aperte
l'ex presidente dell'Accademia per la vita. Ma la Santa Sede non ha
ancora fornito a Fisichella le credenziali ufficiali. S. AN.
3 - DIPLOMAZIA - A LETTO SENZA CENA...
E per protesta l'ambasciatore annullò la cena. Per celebrare il nostro
cinema e l'Unità d'Italia, domenica 27 febbraio a Parigi la televisione
franco-tedesca Arte aveva fatto le cose in grande. Al Théâtre du
Chatêlet, in presenza del ministro Frédéric Mitterrand e di molti
esponenti della cultura, Mario Martone era giunto dall'Italia per
presentare il suo film "Noi credevamo", coprodotto da Arte.
La cena
all'Ambasciata d'Italia, retta da Giovanni Caracciolo di Vietri, è stata
però improvvisamente cancellata. Il motivo? La recente presenza, tra i
programmi della rete televisiva di "Le dossier Berlusconi", documentario
al vetriolo realizzato da Maria Rosa Bobbi e Michael Busse. Così, per
lesa maestà, i dirigenti di Arte, a cominciare dal vicepresidente Jérôme
Clément, sono rimasti a digiuno. E sbigottiti. T. M.
4 - VATICANO 2 - PER LA RAI C'È SOLO LEI...
Il Vaticano insiste perché Lorenza Lei diventi al più presto direttore
generale della Rai. Dato ormai prossimo all'uscita Mauro Masi, il
ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani continua a ricevere dal
segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, chiare
indicazioni - perfino via telefono in pieno Transatlantico di
Montecitorio - per la promozione al vertice di Viale Mazzini della vice
direttore generale tanto cara Oltretevere. B. C.
5 - POLEMICHE TOSCANE - D'ALEMA NON DECOLLA...
A Pisa, città rossa e intellettuale, sono abituati agli sberleffi nei
confronti dei leader della sinistra. Famosa l'interruzione, nei primi
anni Sessanta, del discorso di Palmiro Togliatti alla Normale da parte
dello studente Adriano Sofri. Stavolta lo sberleffo è toccato a Massimo
D'Alema, che fu anche lui studente a Pisa. Parlando di aeroporti toscani
concorrenti, l'ex premier ha benedetto la linea della Regione favorevole
alla fusione tra Pisa e Firenze.
Fusione che molti
pisani, forti della loro superiorità (4 milioni di passeggeri contro 1,7
di Firenze) non gradiscono. E il consigliere regionale Paolo Tognocchi,
braccio destro di Enrico Letta, è sbottato, accusando D'Alema di aver
fatto "una dichiarazione approssimativa" e di aver ripetuto "la logora
tiritera sui guelfi e i ghibellini" senza conoscere la realtà economica
dei due scali. Per un tipo suscettibile come D'Alema, un affronto. M.
LA.
6 - L'INTERROGAZIONE - MISSIONE UGANDA...
Il deputato Idv Augusto Di Stanislao si è rivolto al ministro della
Difesa affinché sia riconfermata la missione "Quattro stelle per
l'Uganda", svolta dall'esercito italiano nel dicembre 2010. Per due
settimane, un team di 20 militari (medici, infermieri, addetti alla
logistica) ha operato all'ospedale St Joseph di Kitgum, al confine con
il Sudan.
Centinaia di
interventi e visite specialistiche, attività didattica e di
aggiornamento per il personale ugandese. E tutto è costato solo 101 mila
euro. Di Stanislao propone che la missione sia presa a modello per altri
interventi di cooperazione in Africa. (interrogazione alla Camera
5/04321) a cura dell'associazione Openpolis
7 - ESORDI - NICHI SBARCA A PIAZZA AFFARI...
Per il mondo dell'economia Nichi Vendola è ancora un oggetto misterioso.
Per questo il governatore pugliese ha preparato il suo esordio in piazza
Affari in ogni dettaglio. Il 25 marzo Vendola sbarcherà nel tempio della
finanza milanese, evento paragonabile, almeno, alla prima passeggiata di
D'Alema nella City di Londra, nel '95.
A Palazzo
Mezzanotte, la vecchia sede della Borsa, discuterà per una giornata di
lavoro e innovazione con Tito Boeri, Pierluigi Celli, Marina Salomon,
Antonio Campo Dall'Orto, Ivan Lo Bello più imprenditori, banchieri,
finanzieri, sindacalisti. E concluderà con una strana coppia: il patron
di Slow Food Carlo Petrini (Vendola lo vedrebbe ministro in un suo
ipotetico governo) e Bill Emmott, l'ex direttore dell'"Economist". M. D.
8 - IL SENATO DICHIARA GUERRA ALLA BNL...
La guerra del senatore dell'Idv Elio Lannutti contro le banche non
conosce soste. Dopo il libro "Bankster" ad esse dedicato ("Tiranneggiano
i cittadini come i gangster dell'America", la tesi sostenuta), Lannutti
ha scatenato in Senato una battaglia contro la Bnl che sulla base di una
convenzione ha uno sportello a Palazzo Madama attraverso il quale
gestisce contributi ai gruppi, diarie e stipendi, oltre ai depositi di
dipendenti e senatori.
Qualche settimana
fa la banca ha notificato agli illustri clienti l'intenzione di imporre
quello che Lannutti definisce un "vero e proprio "pizzo"" pari a 3 euro
per ogni prelievo e 4,50 euro per effettuare bonifici. Apriti cielo: con
il sostegno di 137 senatori, Lannutti ha inviato una lettera ai questori
chiedendo la revisione dello condizioni imposte da Bnl e una nuova gara
tra le banche in grado di offrire condizioni migliori. La minaccia ha
funzionato: Bnl ha operato una pronta marcia indietro. P. D. N.
9 - SPOT ANTIDROGA - GIOVANARDI FILM MAKER...
Tra gli addetti ai lavori è già considerato un cult. Parliamo dello spot
contro la droga "Non ti fare. Fatti la tua vita" voluto dal
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi e anzi da
lui direttamente pensato: almeno nell'idea centrale, una bella ragazza
che, al momento di essere baciata dal suo amico, si trasforma in un
mostro e lo morde.
Intorno a questa
scena pulp è stato costruito una sorta di B-movie in stile anni
Settanta. Giovanardi era così entusiasta della sua idea della vampira
che pare volesse ambientarla al mare, ma gli hanno spiegato che era un
po' presto, meglio la montagna. Lui ne è così soddisfatto, comunque, da
voler portare una versione dello spot da 90 secondi alla sezione corti
del prossimo Festival di Venezia. Come politico non si sa, ma come
filmmaker la sua memoria resterà imperitura. VI. P.
10 - UNIRE - IL CONSULENTE È A CAVALLO...
Non saranno troppe 260 consulenze in un anno? Se lo chiedono i
magistrati della Corte dei conti che hanno aperto un fascicolo sugli
incarichi esterni affidati dall'Unire nel 2010. L'ente di Stato per la
promozione delle razze equine, a quanto pare, è uso elargire generosi
gettoni. Quasi 3 milioni l'anno scorso, documenta il ministro Brunetta
nel sito istituzionale "Operazione trasparenza". Soldi elargiti
soprattutto a veterinari che prestano assistenza durante le corse dei
cavalli. Ma l'occhio della Corte è caduto anche su una mega-consulenza
da 200 mila euro in favore dello studio legale romano Puoti-Longobardi e
associati, a quanto pare meritevole di approfondimenti. M. D. B.
11 - ALLA CAMERA VENTI VOTI PER GIUDA...
"Giuda": lo hanno scritto una ventina di deputati, per la maggior parte
di Fli, sulle schede per l'elezione di un segretario di presidenza della
Camera in rappresentanza del gruppo dei Responsabili che sostiene il
governo. Alla fine è risultato eletto Michele Pisacane, e il contenuto
delle schede incriminate, in quanto nulle, resta segreto. I finiani non
perdonano chi ha lasciato: "Siccome sono tutti traditori", ha detto uno
di loro prima di votare, "basta scrivere sulla scheda un nome solo,
Giuda". B. C.
12 - CONSULENZE A RISCHIO - AL ROGO GIORDANO BRUNO...
Pescara non sembra portare bene allo storico Giordano Bruno Guerri. Un
anno fa il sindaco di centrodestra Luigi Albore Mascia lo aveva nominato
consulente d'immagine della città, colpita dagli scandali che negli
ultimi anni hanno visto coinvolta l'amministrazione comunale. In
particolare, Guerri avrebbe dovuto rilanciare il Festival Dannunziano,
una delle manifestazioni di punta cittadine.
Ma il suo lavoro
non pare apprezzato dagli esponenti del Pd locale, soprattutto dal
consigliere Enzo Del Vecchio, deciso a denunciare Mascia alla
magistratura contabile per danno erariale, a proposito di questa e di
altre consulenze, concesse secondo lui "al di fuori dei limiti di legge
stabiliti". A Guerri non vengono mossi appunti particolari, ma la
battaglia scatenata dal Pd rischia di bruciare il rinnovo del suo
contratto annuale da 90 mila euro. P. D. N.
13 - ELEZIONI / BOLOGNA - LA BERNINI SORPASSA A DESTRA...
Anna Maria Bernini, vice portavoce del Pdl, è tra i nomi più accreditati
per sfidare a Bologna, dopo un anno di commissariamento, il candidato
del centrosinistra Virginio Merola. La sua corsa a sindaco la
allontanerebbe dall'eventuale poltrona di vice ministro allo Sviluppo
economico o alle Comunicazioni, per la gioia di personaggi come La Russa
e Gasparri. In città, secondo alcuni sondaggi, Bernini ha un gradimento
che potrebbe stroncare le ambizioni del leghista Manes Bernardini. N. R.
14 - ELEZIONI / MILANO - RICCARDO PER SEMPRE...
Ormai lo paragonano a Tiziana Ferrario. Se la giornalista è stata per 28
anni conduttrice al Tg1, Riccardo De Corato è da 26 un arredo fisso del
Comune di Milano: 12 anni da consigliere (Msi, An) e 14 da vicesindaco
(Albertini, Moratti). Lui sostiene che il vice conta più del sindaco, ma
adesso, con le elezioni in arrivo, De Corato (che è pure parlamentare,
da cinque legislature) per la prima volta corre un serio rischio.
Intorno alla sua
resistentissima poltrona sta maturando una singolar tenzone Bossi-La
Russa. Il leader della Lega reclama il vicesindaco in una nuova giunta
Moratti (e già sparge zizzania sui pretendenti). Ma il ministro della
Difesa alzerà barricate pro De Corato. I due sono legati: dalle radici
meridionali e da un cameratismo che risale agli anni delle spavalderie
in San Babila, con loden e cane lupo contro gli incursori in eskimo
dell'estrema sinistra. E. A.
15 - COTA IL RISPARMIOSO...
Il trasloco è cosa fatta. Roberto Cota ha preso alloggio nella nuova
sede di rappresentanza della Regione Piemonte a Roma. Si tratta di un
appartamento di 180 metri quadri, affittato a 100 mila euro l'anno, al
primo piano di un palazzo in via della Scrofa dove, tra l'altro, opera
la delegazione trentina nella capitale.
Il governatore,
che in Regione è sotto tiro per i tanti incarichi ai leghisti, nella
capitale fa esercizio di virtù: ha abbandonato il palazzo di via delle
Quattro Fontane lasciatogli dal predecessore Mercedes Bresso, un
immobile di 750 metri quadri interamente requisito dai funzionari
piemontesi, che costava 360 mila euro alle casse regionali. Cifra
giudicata eccessiva da Cota, che intende spostare da Roma a Torino la
gran parte delle manifestazioni promozionali. M. D. B.
16 - CATTOLICI - UN AVVENIRE PIENO DI ARMI...
L'accusa per "Avvenire", il giornale della Cei diretto da Marco
Tarquinio, non è da poco. Avrebbe "sorvolato" su due comandamenti, "non
ammazzare" e "non dire falsa testimonianza". A lanciare l'accusa è l'ex
vicario della diocesi di Pisa monsignor Antonio Cecconi. Motivo?
"Avvenire" il 30 dicembre scorso, alla vigilia della giornata mondiale
della pace, ospitò una pubblicità di Finmeccanica, produttrice di armi.
Don Cecconi ha
inviato una lettera di protesta al quotidiano, che non l'ha pubblicata,
al contrario di "Settimana", periodico del clero, edito a Bologna.
"Quella pubblicità mi è sembrata emblematica di una Chiesa che fa sempre
più fatica a parlare di pace", osserva il monsignore. Che ha ricevuto il
plauso di diversi vescovi e molti sacerdoti, scandalizzati dalla
presenza sul giornale della società di Guarguaglini, al centro di varie
inchieste giudiziarie. M. LA.18-03-2011]
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1- RIPIEGATO IL
TRICOLORE DEL "NAZIONALISMO PARRUCCONE, BELLICOSO E BOLSO" E IN ATTESA
CHE NAPOLITANER TORNI IN LETARGO, ECCOCI ALLA CONSUETA MONNEZZA - 2- IL
PICCOLO INCIDENTE DI PERCORSO DEL NUCLEARE IN GIAPPONE "IMPONE UNA
RIFLESSIONE" AL GOVERNO. E IL CORRIERE DELLE BANCHE FINANZIATRICI E
DITTE COSTRUTTRICI ESPONE ALLA BERLINA GLI ATOMICI ROMANI, PRESTIGIACOMO
E VERONESI - 3- LO PSICODITTATORE CHAVEZ: "NO AL SENO RIFATTO, NON E’
SOCIALISTA". MA SAPESSE IN ITALIA QUANTE DONNE DI SOCIALISTI SI SONO
RIFATTE LE TETTE CON I SOLDI DEI PADRONI! - 4- TORINESI FALSI E CORTESI.
"LA STAMPA" PIANGE LA MORTE DI GHIDELLA, L’ULTIMO AMMINISTRATORE
DELEGATO CHE SAPEVA FARE AUTO E NON ALTRO. E CI TOCCA LEGGERE CHE
"SCELSE L’ESILIO DOPO IL CONFLITTO CON ROMITI". A VOLTE, è MEGLIO TACERE
-
A cura di Minimo
Riserbo e Falbala'
1 - NON SIETE
STATO, VOI (COPYRIGHT: CAPAREZZA)...
Ripiegato il tricolore d'ordinanza e in attesa che Napolitaner torni in
letargo, eccoci alla consueta monnezza. Che ha molti difetti (puzza e in
Italia non la smaltisci mai), ma almeno non si presta alla retorica.
Bella la definzione che sceglie Gian Antonio Stella: "nazionalismo
parruccone, bellicoso e bolso" ("Un patriottismo mite", Corriere p. 1).
Da oggi, mancano di nuovo i soldi nelle scuole pubbliche e i servitori
dello Stato che hanno mentito in tribunale per salvare il culo ai loro
capi ricominceranno a far carriera. Pero' abbiamo messo il tricolore
anche alla finestra del cesso.
Oppure ci si
divide sulle peggio belinate, come questa di Genova: "Diaz, no a
Bagnasco "con la sua scorta rievoca il G8". Anche un altro liceo ha
cancellato l'incontro" (Corriere tricolore, p. 29). Segue dibattito tra
poveri di spirito e come al solito quello che dice la cosa più furba e'
quello che gira in gonnella: "Il cardinale: "succede in democrazia".
E cio' che non fa lo Stato, lo fa la beneficenza. Come nell'Ottocento:
"Una credit card ai poveri per i pasti ritirati al bar. Piano Caritas e
Qui Group" (Corriere, p. 31)
2 - UN PAESE ALLO
SBANDO...
Parlano come mangiano, cioe' male, per non far capire la loro pochezza.
Il piccolo incidente di percorso del nucleare in Giappone "impone una
riflessione" al governo. Il Corriere delle banche finanziatrici e delle
ditte costruttrici comincia a innervosirsi per il tradimento della
nostra classe digerente, che come sempre sceglie solo dopo aver
consultato i sondaggi. E oggi espone alla berlina tre personaggi (p.
15).
"Romani:
aspettiamo gli stress test sulle centrali europee" (una minchiata in
inglese e' meno minchiata). "Prestigiacomo: Non facciamo niente. Si
decide tra un mese" (quando i tiggi' si occuperanno d'altro). Veronesi:
"Mi pongo delle domande. Rivedere i piani" (anche personali, magari
torna a fare il suo mestiere).
Poi su Repubblica
leggiamo: "Gli Usa: "Mazzette a funzionari per favorire le centrali
francesi" (p. 16). E sull'Espresso di Manfellotto, tornato con la E
maiuscola dopo la cura rimpicciolente della precedente piccina gestione,
ecco un'altra bella inchiesta: "Affari atomici, Scajola nella sfida
Parigi-Washington" (si ride).
3 - IL CAVALIER
POMPETTA NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI...
"Ruby, negli atti il disappunto dell'ambasciata egiziana. Esibizioni
della ragazza, indagato per pornografia minorile il fidanzato Risso".
Gran pezzo del professor Luigi Ferrarella e dell'incalcolabile Giuseppe
Guastella sul Corriere (p. 21). Chissa' se il matrimonio di Luca e Ruby
sara' di vero amor. Oppure li fanno sposare gli avvocati del Banana.
Oppure lei si sposa per il permesso di soggiorno, che oggi ha solo come
testimone di giustizia? Oppure si amano davvero e allora come si fa a
contestare al suo fidanzato di avere foto porno di lei, manco fosse un
commercialista di Alzate di ritorno da Bangkok? Boh, vedremo come andra'
a finire.
Intanto non cambia
la strategia meschina del duo Ghedino-Longhi, come racconta bene Paolo
Colonnello sulla Stampa: "Caso Ruby, la difesa chiede un rinvio "Troppe
carte" (p. 23)
4 - LOMBROSIANI
PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la sacra immaginetta pubblicata da Re-pubica con
la seguente prece: "I cardinali cantano. Anche i cardinali Bagnasco e
Bertone hanno cantato l'inno ieri a Montecitorio". Ma la foto non
riflette la marchetta patriottarda, perche' vi si contemplano i
popporati a denti stretti e che battono le mani come Andropov. Ma il
giornale di Eziolo Mauro ieri ha scoperto il popolo. Ieri il popolo di
Roma, tra parentesi, "ha fischiato e contestato Berlusconi". Poi
comunque si votano Ale'danno e Renatona Polverina, l'ex sindacalista di
se stessa prestata a se stessa.
5 - CARO BURLONE,
CONNETTI IL NEURONE...
Lo psicodittatore Chavez Ugo sentenzia: "No al seno rifatto, non e'
socialista" (Corriere, p. 23). Ma sapesse in Italia quante donne di
socialisti si sono rifatte le tette con i soldi dei padroni!
6 - DISECONOMY
TRICOLORE...
Poi succede che la famosa globalizzazione colpisce anche nei giorni di
festa: "Blitz francese su Parmalat, Lactalis all'11 per cento" (Corriere
delle banche con sede in Italia, p. 35). Pare che il ministro con la
mutanda tricolore 'Gnazio La Rissa non ne sapesse nulla, del Lactalis.
E non a caso la
domanda che in queste ore si fanno al governo e' questa che vi svela
Dagospia: "Ma il Lactalis ha meno controindicazioni cardiache del
Cialis?" E se si', puzza di fermento lattico avariato? Al Cavalier
Pompetta "non piacciono i cattivi odori e ci fa lavare continuamente",
confermano le zoccole al telefono. Intanto il povero Bondi Sandro viene
chiamato a chiarire ai colleghi che non e' lui il Bondi scalato.
Poi salti due
pagine e ancora i francesi tra le palle: "Generali, si incrina l'asse
tra Geronzi e i francesi" (P. 37). Perche' anche a liberarci da
Gerovital Geronzi, uomo pronto per la pensione, ci devono pensare gli
stranieri. A questo punto, ci manca solo il ritorno di Bernheim (il
padre segreto di Rold, in realta' ha 185 anni) e la farsa e' compiuta.
7 - FREE
MARCHETT...
"La nuova vita di Francesca Tanzi: "Non dovevo dare retta a papa'"
(Repubblica p. 1). Ma vai a lavorare e ringrazia papa' che qualche
soldino se lo sara' imbertato. E molte cazzate le ha fatte per te. A
proposito, a Berizzi la Franceschina dice pure "ho patteggiato per mia
figlia". Che faccia di latte!
8 - CORAGGIO,
MINZOLINI!...
Ora rischia brutto: "Indagine sulle note spese del direttore del Tg1"
(Cetriolo Quotidiano, p. 1). Noi siamo garantisti e non abbiamo paura di
farti gli auguri. Li facciamo anche a Luchino di Montepariolo: "Favori a
Montezemolo, il gup decide il 29 marzo" (CQ, p. 7)
9 - TORINESI FALSI
E CORTESI. (IN MORTE DI GHIDELLA)...
La Stampa piange la morte di Vittorio Ghidella, l'ultimo amministratore
delegato che sapeva fare auto e non altro. Ci tocca leggere che "scelse
l'esilio dopo il conflitto con Romiti" (p. 36). A volte, e' meglio
tacere. Lo faremo anche noi, che con lui e la figlia Amalia abbiamo
fatto una delle vacanze più' surreali della vita. Poi lei e' morta a 20
anni in auto e se oggi leggera' il giornale di Mariopio Calabresi,
sicuramente sorridera'.18-03-2011]
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QUELLA TUA
MIGLIETTA FINA - MENTRE IN GENERALI, TRA I BOLLORI DEL BRETONE-SICULO
BOLLORè, VOLANO GLI STRACCI BAGNATI, ZITTO ZITTO AL POSTO DI DEL
VECCHIO, ENTRA IL VENTO DEL NORD COL PALENZONIANO ANGELO MIGLIETTA,
FORSE LEGHISTA, DI CERTO BOCCONI BOY, UNA CARRIERA TUTTA ALL’OMBRA DELLA
MOLE (DI PALENZONA) E DELLA MADUNINA, UN GIANNI LETTA PADANO CON
RELAZIONI A 360 GRADI
Michele Masneri
per
Il Foglio
Se l'obiettivo era quello di ristabilire la rappresentanza geografica
"padana", dalla decisione di ieri del board di Generali il target è
stato raggiunto, con l'entrata di un nordico doc come Angelo Miglietta
al posto del dimissionario Leonardo Del Vecchio.
Padano
naturalmente tra virgolette, perché questo manager-accademico di lungo
corso, pur se under 50, segretario generale della Fondazione Crt, vanta
origini saldamente piemontesi (è di Casale Monferrato, classe 1961) e di
sicuro è dato in ascesa tra le forze del Nord, ma non può certo essere
ricondotto direttamente alla Lega (con la quale pure coltiva buoni
rapporti).
Di sicuro il
legame più forte è quello con Fabrizio Palenzona, vicepresidente di
Unicredit e anch'egli uomo del nord, suo mentore fin dagli inizi e alla
comune origine geografica (Palenzona è di Novi Ligure), ma Miglietta ha
l'attitudine a coltivare ottime relazioni bipartisan, nella politica
come nel mondo dell'impresa.
Lo conferma il
fatto che in un cda come quello di ieri del Leone - dove non sono
mancate le turbolenze con l'astensione del vicepresidente Vincent
Bolloré sui conti 2010 approvati per le operazioni con il socio ceco
Petr Kellner - la sua nomina è passata senza intoppi: gradito anche a
Francesco Gaetano Caltagirone, ha avuto il placet forse inatteso del
presidente Cesare Geronzi e quello scontato del group ceo Giovanni
Perissinotto.
Più che uomo
d'azienda (siede in realtà come F2i di Vito Gamberale, il mondo Benetton
con Atlantia, il gruppo dell'energia E.On), Miglietta è uomo di
università. Anzi, bocconiano doc, appassionato tra le molte altre cose
di innovazione. Laureato cum laude in economia aziendale nell'ateneo
lombardo, è stato uno degli allievi prediletti (e poi collaboratore) del
mitico rettore Luigi Guatri.
Si è poi
specializzato in marketing e strategia alla Stanford University, dalla
quale ha importato in Crt il concetto di venture philanthropy, la
beneficenza 2.0 che oggi è alla base di esperienze come la fondazione
Gates.
Altre sue aree di
competenza vanno dalle utilities alla valutazione d'azienda, alla
governance e al controllo interno, alla logistica, alla finanza
straordinaria. E straordinaria è stata la sua ascesa, che pur nella
sobrietà piemontese che contraddistingue il personaggio è stata veloce e
progressiva, sempre all'ombra della Mole e della Madonnina, e di
Palenzona.
Nel 1994, a soli
33 anni, Miglietta entra, assieme ad Alessandro Penati, in Fondazione
Cariplo, direttamente nella stanza dei bottoni, in quella che allora si
chiamava la commissione centrale di beneficenza, appoggiato dal sindaco
leghista Marco Formentini. Erano gli anni in cui a presiedere la
Cariplo, oggi capitanata da Giuseppe Guzzetti, c'era Sandro Molinari.
Gli anni che
seguirono poi furono quelli caldi dello scontro tra Guzzetti e Bruno
Ermolli, uno scontro senza esclusione di colpi entro la cui cornice
Palenzona preparava l'ingresso dell'allora 39enne Miglietta nella Crt,
superando le iniziali perplessità di ambienti salziani e portando una
ventata di attivismo a via Venti Settembre, sede di Crt.
Attivismo
dimostrato anche nell'acquisto l'anno scorso del 2,84 per cento delle
azioni del Leone di Trieste, rilevando proprio la quota che fu di
Unicredit tramite la cordata "padana" di Ferak (Amenduni, Palladio,
Fiminte Veneto Banca) che gli ha spalancato le porte del board di
Trieste.
Meneghina, o
meglio piemontese, è infine l'indole del personaggio: riservato e
sobrio, l'unica passione che gli si conosce è quella per i viaggi (e non
solo per il tragitto tra la facoltà torinese di Giurisprudenza, dove
insegna Economia, e palazzo Perrone di San Martino, dove ha sede la
Fondazione).
Poca mondanità
(solo eventi e charity sponsorizzati dalla Fondazione, e non sono poche)
ma anche una certa ironia. Quella che ad esempio lo porta a non
arrabbiarsi quando qualcuno lo ha scambiato per l'immobiliarista (in
crisi) Luigi Zunino. Una vaga somiglianza, nell'aspetto nordico,
c'è.18-03-2011]
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1- CHI È SENZA UNA
CASA DEGLI ENTI SCAGLI IL PRIMO MATTONE! MENTRE COMUNE DI ROMA E REGIONE
LAZIO SPARANO A ZERO CONTRO AFFITTOPOLI SPERANDO DI IMPALLINARE I
SINISTRATI DELL’ERA VELTRONICA, SPUNTA IL FRENETICO GIRO DI APPARTAMENTI
E AFFITTI A TASSO AGEVOLATO DELLA SORA POLVERINI E DEL MARITO. PER 15
ANNI RENATONA HA ABITATO IN UNA CASA POPOLARE DOVE SI PAGANO SOLO 130
EURO AL MESE! - 2- NEL 2002 HA COMPRATO NEL CENTRALE QUARTIERE DI SAN
SABA UN APPARTAMENTO DA 9 VANI E 3 BALCONI PER SOLI 272MILA EURO.
PROPRIETARIO: LA BANCA VATICANA IOR - 3- IL VORTICE DI ACQUISTI
DELL’IMMOBILIARE POLVERINI: BOX AUTO, CASE AL TORRINO E IN UMBRIA,
L’APPARTAMENTO “GEMELLO” DELL’AVENTINO. LA COMPRAVENDITA DALLA MARINE
INVESTIMENTI SUD, UNA SOCIETÀ IMMOBILIARE DA SEMPRE IN AFFARI CON LA
SANTA SEDE, UN TEMPO PARTECIPATA DALLA FINNAT DI GIAMPIERO NATTINO, OGGI
CONTROLLATA DA SOCIETÀ OFF-SHORE CHE RIMANDANO FINO A MONTEVIDEO, IN
URUGUAY - 4- NELLA CASA DELL’ENTE CAPITOLINO ATER RISULTA ANCORA
RESIDENTE L’AUGUSTO CONSORTE, CHISSÀ SE L’INCHIESTA ANNUNCIATA DA
ALE-DANNO GLIENE CHIEDERÀ CONTO…
1 - LINK AI
DOCUMENTI...
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/polverini-laffarone-allaventino-i-documenti/2146956
2 - LE FOTO DELL'APPARTAMENTO CON LA TARGHETTA "POLVERINI"...
http://espresso.repubblica.it/multimedia/fotogalleria/28767750
3 - LA FURBETTA DEL QUARTIERINO...
Emiliano Fittipaldi per "L'Espresso"
Renata Polverini ci è andata giù pesante. Lo scandalo Affittopoli e
delle case di proprietà di enti locali svendute a quattro soldi ai
soliti potenti l'ha davvero scandalizzata. «L'era dei privilegi è giunta
al capolinea», ha detto in un'intervista pochi giorni fa: «Sono
contratti assolutamente fuori dai valori di mercato». Una vera
indecenza.
Sotto il fuoco di
fila del Popolo della Libertà sono finite le giunte di centrosinistra,
da quella di Francesco Rutelli a Walter Veltroni. Accusate di aver
girato appartamenti a sindacalisti e politici amici per pochi spicci,
per non parlare degli immobili di lusso svenduti a prezzi di favore in
aste pubbliche.
L'indignazione del
presidente della Regione Lazio ha contagiato anche il suo assessore alla
Casa, l'ex fascista Teodoro Buontempo, che ha ordinato di bloccare
all'istante la vendita dei gioiellini dell'Ater, l'Azienda territoriale
per l'edilizia residenziale pubblica. «Non ci saranno sconti per chi ha
violato la legge. Ecco perché ho voluto una commissione straordinaria
che faccia chiarezza». Gianni Alemanno s'è subito accodato allo
sconcerto generale, varando un'altra commissione ad hoc. Stavolta al
Campidoglio: «Non voglio fare né allarmismo né dossieraggio, solo
appurare la verità».
Chissà se per far
luce sull'Affittopoli romana il sindaco farà un salto anche a via
Bramante, nel cuore di San Saba. Uno dei quartieri più belli della
capitale, a pochi passi dall'Aventino, dove chi vuole acquistare una
casa ai valori correnti può sborsare anche 10 mila euro al metro
quadrato. Al numero civico 3 e 5 ci sono i due ingressi di un condominio
degli inizi del Novecento, sei palazzine di proprietà dell'Ater con
giardinetto interno annesso.
In tutto una
novantina di alloggi, destinati per legge a quei cittadini indigenti che
non possono permettersi i canoni d'affitto imposti dal mercato. Entrando
nel vialetto, nascosto da felci e alberelli, in fondo a sinistra c'è
l'edificio B. Scorrendo i cognomi perfino Alemanno strabuzzerebbe gli
occhi leggendo sul citofono, accanto al pulsante in alto a destra,
"Cavicchioli-Polverini-Berardi".
Massimo
Cavicchioli lui lo conosce bene: è infatti il marito del governatore
Polverini. Un uomo schivo, ex sindacalista della Cgil, oggi esperto
informatico da sempre lontano dalle luci della ribalta. Berardi è il
cognome di sua madre Pierina, morta anni fa. «Un errore, forse un
omonimo, non possono essere loro, lei guadagna oltre 10 mila euro al
mese», penserebbe il sindaco di Roma passando dal portoncino, dove è
attaccato un avviso del Comitato Inquilini Ater San Saba che annuncia
l'apertura di un nuovo sportello di zona.
Eppure sulla buca
delle lettere al piano terra ci sono anche le iniziali degli inquilini:
"Cavicchioli M.-Polverini R.". Due indizi non fanno una prova. Ma tre?
La targhetta accanto alla porta dell'abitazione, al quarto piano,
riporta gli stessi cognomi. Una chiacchierata con i vicini fuga altri
dubbi: «Mi ricordo della signora Clementina, la nonna del signor
Cavicchioli. Lei non c'è più, anche i genitori di lui sono morti, e da
sempre vedo entrare solo il figlio e i suoi amici. Quanto si paga qui?
Dipende dalla metratura, ma la mia bolletta è di 130 euro al mese».
A "l'Espresso"
risulta che nell'appartamento (quattro vani più bagno e cucina) risieda
proprio il marito della Polverini. Ma non è tutto: i documenti
dell'Anagrafe dimostrano che la governatrice ha vissuto per ben 15 anni
nella casa popolare di via Bramante. Per la precisione, dal giorno del
matrimonio (celebrato il 21 giugno del 1989) al settembre del 2004.
Periodo in cui Renata ha fatto carriera, diventando prima responsabile
delle relazioni internazionali e comunitarie dell'Ugl, poi - dal 1999 -
vice segretario della Confederazione sindacale di destra.
Non si sa quanto
la famiglia Cavicchioli-Polverini guadagnasse al tempo (da leader
dell'Ugl Polverini prendeva 3.500 euro al mese; nel 2008, secondo la
dichiarazione dei redditi, sfiorava i 140 mila euro annui), ma i maligni
sospettano che i due non avessero i requisiti per vivere negli
appartamenti dell'ex Istituto autonomo case popolari. «Se il reddito del
nucleo familiare supera il limite stabilito, ora fissato a 38 mila euro
lordi annui, l'assegnazione decade automaticamente.
Chi ci resta
diventa un occupante abusivo non sanabile», ragionano dall'Ater. Forse
le entrate dichiarate erano più basse, ma la coppia presidenziale non
doveva passarsela male, visto che la Polverini - restando ferma a San
Saba - chiedeva mutui e comprava altri immobili. Per centinaia di
migliaia di euro.
Già. Il
governatore sembra avere una vera passione per il mattone, e grande
fiuto per gli affari. Mentre risiedeva nella casa popolare, si dava da
fare per acquistare appartamenti a Roma, e non solo.
Andiamo con
ordine. Nel marzo del 2001 la Polverini compra un pied-à-terre nel
piccolo borgo di Torgiano, tre vani più box in provincia di Perugia.
Città a lei cara, visto che sua madre è nata lì. Firma l'atto di
compravendita il giorno 21 dal suo notaio di fiducia, da cui torna dopo
meno di una settimana per formalizzare l'acquisto di un'altra casa
romana, quartiere Monteverde. Cinque stanze, bagni e cucina a due passi
da Villa Doria Pamphilj. La casa forse non le piace (in effetti San Saba
è molto più trendy), di certo un anno dopo la gira alla madre Giovanna.
L'atto di donazione è del 19 marzo 2002.
Dieci giorni dopo,
il 28 marzo, un nuovo colpo da maestra: la Polverini compra un altro
appartamento, stavolta al Torrino. La zona è semicentrale, vicino
all'Eur, ma l'abitazione è molto grande, sette vani più box.
Soprattutto, è un immobile ex Inpdap, e il prezzo è da record: come ha
scritto Marco Lillo su "Il Fatto", la Polverini se lo prende sborsando
appena 148 mila euro. E' la cifra chiesta a tutti gli inquilini del
palazzo dalla società di cartolarizzazione di Stato (Scip) che vendeva
con forti sconti.
Sui documenti
dell'Anagrafe consultati da "l'Espresso" risulta però che la Polverini
al Torrino non abbia mai avuto residenza: chissà come ha fatto a
condurre in porto l'operazione. Anche stavolta l'appartamento non deve
essere di suo gusto, tanto che nel 2007 lo vende a prezzo ben più alto
(234 mila euro dichiarati) a un suo collega sindacalista, Rolando Vicari
dell'Ugl.
Lo slalom tra gli
acquisti di Renata non è finito. Perché sette mesi dopo, a dicembre del
2002, quando ancora risiede nella casa Ater, compra dallo Ior una bella
casa con nove stanze, due box e tre balconi sull'Aventino. Un posto da
sogno, che la Banca Vaticana dà via per 272 mila euro.
Dopo due anni, il
20 settembre del 2004, l'ex leader dell'Ugl si allarga comprando
l'appartamento gemello confinante con terzo box annesso. Stavolta dalla
Marine Investimenti Sud, una società immobiliare da sempre in affari con
la Santa Sede, un tempo partecipata al 90 per cento dalla Finnat di
Giampiero Nattino, ma oggi controllata da società off-shore che
rimandano fino a Montevideo, in Uruguay.
Renata spende
altri 666 mila euro ed è finalmente soddisfatta. Una settimana dopo il
rogito dal notaio Giancarlo Mazza (finito sulle cronache dei giornali
come recordman dell'evasione nazionale) cambia finalmente la sua
residenza e dà l'addio alla casa dell'Ater, a soli 850 metri di
distanza, dove lascia la sua residenza il marito Massimo (seppure sulle
Pagine Bianche anche lui risulti all'indirizzo della moglie). L'ultimo
acquisto sull'Aventino la Polverini lo fa lo scorso agosto, quando
compra un quarto box (ma di quanti posti auto ha bisogno la presidente?)
nel condominio in cui abita da sola.
Nel palazzo di
mattoncini rossi a via Bramante la vita scorre tranquilla. Dei business
immobiliari di Renata nessuno sa nulla. Non sanno che per le valutazioni
del Cerved su dati dell'Agenzia del Territorio solo la maison può valere
1,8 milioni di euro. «Massimo e Renata sono persone gentilissime», dice
un'anziana che s'appresta a portare a spasso il cane. Anche il barista
che conosce la coppia da vent'anni ha parole affettuose, e racconta -
senza mai esserci andato - delle feste che Renata organizza nella casa
dell'Aventino. «Una donna forte e onesta, una che si è fatta da sola»,
chiosa un altro avventore.
«Ecco lì
Cavicchioli, vede, è quello con le buste della spesa», dice un'inquilina
del condominio Ater mentre appende i panni fuori dalla finestra.
«Scrivete che qui il giardiniere non viene mai, e che le aiuole sono
incolte. E soprattutto che a lor signori, quelli che comandano, non
venisse mai in mente di aumentarci l'affitto».18-03-2011]
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TUTTI SULLA
STESSA BARÇA - MESSI, PUYOL & LE ALTRE STELLE DEL BARCELLONA SCHERZANO
SU TWITTER E SENTONO PUZZA DI COMPLOTTO: “OGGI È ARRIVATO UN CONTROLLO
ANTIDOPING DELL’UEFA. CHE COINCIDENZA” - È IL SECONDO esame IN UN MESE
PER UNA SQUADRA TROPPO FORTE PER ESSERE NORMALE - SULLA STAMPA SPAGNOLA
VOCI DI PASSATI CONTROLLI ALL’ACQUA DI ROSE, MENTRE SPUNTA IL NOME DI
EUFEMIANO FUENTES, IL DOTTOR DOPING COINVOLTO NELLO SCANDALO DEL
CICLISMO…
Roberto Perrone
per "il
Corriere della Sera"
Massimo Moratti si
aspetta il Barcellona oggi dal sorteggio per i quarti di Champions
League a Nyon, il Barcellona si aspettava un controllo antidoping. A
sorpresa? Non tanto, almeno secondo quello che ha scritto su Twitter (e
dove se no?) il fidanzato di Shakira, Gerard Piqué: «Oggi è arrivato un
controllo antidoping dell'Uefa. Che coincidenza».
E il compagno
Carles Puyol ha risposto con un «oooohhhh». Ironie, ma il Barcellona
sente la stretta del complotto. «Il Real Madrid è molto potente» aveva
sibilato il tecnico Pep Guardiola mercoledì. Si riferiva alle
tradizionali polemiche di José Mourinho (quello di «manette a San Siro»
) sui poteri forti che starebbero spingendo il Barcellona alla
riconquista della Liga grazie ad arbitri, calendario e presunti favori
delle avversarie.
Ma soprattutto
sull'ultimo attacco arrivato da Madrid, quello sferrato dalla radio
«Cadena Cope» (tra i proprietari la Chiesa spagnola) che aveva avanzato
sospetti- citando fonti del Real- sull'uso di sostanze illecite da parte
dei medici di Barcellona e Valencia.
Ovviamente la
notizia ha provocato reazioni furibonde da parte del Barça, che ha
querelato l'emittente, e chiesto ragione al Real Madrid (telefonata del
presidente Florentino Perez al collega Sergio Rosell: «Noi non
c'entriamo nulla» ) e poi dei media catalani e valenciani che hanno
alzato il tiro contro i colleghi di Madrid, rei di essere «embedded» con
la Casa Madre fino al punto di farsi braccio armato per ostacolare la
marcia della capolista.
Per il Barcellona
si tratta del secondo controllo in meno di un mese, dopo quello del 23
febbraio. E anche un anno fa, due giorni prima della semifinale di
ritorno con l'Inter, il club blaugrana venne visitato dai controllori.
Anche allora, come in questo caso, furono dieci i giocatori esaminati.
L'elenco di ieri
comprende tutte le star: Lionel Messi, Xavi, David Villa, Piqué,
Iniesta, Mascherano, Victor Valdes, Afellay, Jeffren e Pinto. E il
portiere Valdes ha commentato, facendo riferimento anche al caso del
compagno di squadra Abidal, ieri sottoposto a intervento (riuscito bene)
al Clinic Hospital per la rimozione tumore al fegato: «Dopo quello che
era accaduto in settimana, pensavamo a uno scherzo» ha detto il
portiere. Non lo era. «Ma se dobbiamo passare altri 20 controlli lo
faremo. Non si può dubitare di questa squadra».
La calunnia è un
venticello che diventa tempesta, però. In passato, infatti, sempre da
parte di giornalisti di Madrid erano arrivate insinuazioni su controlli
non proprio puntuali nei confronti dei giocatori del Barça. E in queste
occasioni è tornato a galla il nome del famigerato dottor Eufemiano
Fuentes, l'uomo al centro dell'Operacion Puerto, scoppiata nel 2006 e
che ha coinvolto principalmente il mondo del ciclismo.
Però c'è sempre
stato il sospetto che in realtà ci fosse molto di più e nel giro del
dottor doping entrassero atleti di altri sport, compresi tennisti e
calciatori. In difesa della squadra di Pep Guardiola si è mosso Arrigo
Sacchi, strenuo sostenitore del calcio-spettacolo: «Il vero doping del
Barcellona è la loro cultura del gioco» . Fino a prova contraria, è
così.
18-03-2011]
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LETIZIA TI MANDA
IN PARADISO (FISCALE) - CHIEDERE ALLA SINDACHESSA MENEGHINA PERCHÉ MAI
LA METROWEB (CHE POSSIEDE LA FIBRA OTTICA CHE SCORRE SOTTO MILANO), NON
SIA STATA OFFERTA AGLI OPERATORI DI TLC MA ACQUISITA DA UN GRUPPO DI
IGNOTI INVESTITORI REGISTRATI IN VARIE SOCIETÀ OFFSHORE, CHE
GUADAGNERANNO UN 520% NETTO IN MENO DI 5 ANNI - UNO STRANO ACCORDO IN
CUI I COMPRATORI INVESTONO MENO DEI VENDITORI.…
Luca Piana per "l'Espresso"
Un guadagno del
520 per cento in meno di cinque anni. Un incasso colossale, stimabile in
almeno 135 milioni di euro, rispetto ai 26 investiti nel 2006. Per un
gruppo di ignoti investitori e di società registrate in vari paradisi
fiscali sarà questo il frutto di una privatizzazione molto discussa,
quella della società milanese Metroweb, predisposta quando era sindaco
Gabriele Albertini ma portata a termine dall'attuale primo cittadino
Letizia Moratti.
Metroweb possiede
la rete in fibra ottica sotto la città e, dopo alcuni passaggi
tormentati, era finita all'Aem, la municipalizzata di luce e gas. Nel
2006, la cessione. Per motivi mai chiariti l'azienda non viene offerta
ai maggiori operatori di comunicazioni che in quegli anni puntano sulla
fibra, da Telecom Italia in giù. A comprare è il fondo inglese - con
manager italiani - Stirling Square Capital, che mette in piedi una
complessa operazione che valorizza Metroweb 232 milioni: 32 vengono
pagati in contanti, mentre i restanti 200 sono i debiti presi in carico
dai nuovi proprietari.
Curiosamente,
però, nella privatizzazione alla milanese i compratori investono meno
quattrini dei venditori. I soldi messi sul piatto da Stirling e da una
serie di soci con sede a Bermuda, Guernsey e alle Isole Vergini, non
superano i 26 milioni. Aem, invece, riacquista a sorpresa una quota
della nuova Metroweb e in più sottoscrive un prestito convertibile, con
un esborso totale di 32 milioni.
Il risultato
appare oggi discutibile: l'azienda è di nuovo in vendita e le cifre che
circolano dicono che, senza considerare i debiti, dovrebbe passare di
mano ad almeno 225 milioni, 135 dei quali destinati a Stirling e ai suoi
misteriosi soci, e 90 milioni a A2A (come si chiama ora Aem). Altri
dettagli sono destinati ad alimentare le polemiche che da sempre la
vicenda suscita.
Primo: interessati
all'acquisto si sono detti anche operatori telefonici che all'epoca
erano stati tenuti fuori. Secondo: fra i manager che lavorano con
Stirling, in Metroweb e altrove, c'è Luigi Predeval, molto vicino ai
Moratti. Ex amministratore delegato dell'Inter, Predeval di recente è
stato chiamato dal sindaco alla guida della Sogemi, la società comunale
che gestisce i mercati generali.18-03-2011]
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DOPO GLI SMACK
SMACK A TREMONTI (SEMBRAVA VESPA ALLE PRESE CON IL CAINANO), Santoro si
è guadagnato l’iscrizione all’Aspen Institute, club dei padroni del
mondo - l’ordine diramato segretamente DAL BERLUSCA ai deputati Pdl,
alle sue tv, ai suoi giornali è stato chiaro: "Nessuno tocchi Matteo"
(RENZI) - LA POSTA DEL CUORE: "Una donna di sinistra anche se è bella, è
brutta dentro"...
Denise Pardo per "l'Espresso"
1- CAVALIER
UNCINO.
Silvio Berlusconi è così onnipotente e complottista da accarezzare
l'idea di poter scegliere i suoi avversari, mettendoli persino al riparo
dei suoi cannoni mediatici. Fino a qualche tempo fa, il diletto era
Nichi Vendola (memorabile un'ansiosa telefonata al caro leader di Sel
dopo aver saputo che non si era sentito bene ed era stato ricoverato
all'infermeria della Camera), grande ammirazione per il suo status di
outsider, un sovversivo rispetto al potere costituito.
Ora, l'idolo è
Matteo Renzi, il sindaco di Firenze che nell'horror generale ha varcato
i cancelli brianzoli di Arcore, l'aspirante rottamatore degli elefanti e
dei Bimbi sperduti della sinistra. Così l'ordine diramato segretamente
ai deputati Pdl, alle sue tv, ai suoi giornali è stato chiaro: "Nessuno
tocchi Matteo", non sul serio almeno. Dal Caimano al Capitan Uncino (del
Pd).
2- IN HOC SIGNO.
Agli Stati Generali del Comune di Roma, Gianni Letta, dopo aver
benedetto l'epocale avvenimento con la sua introduzione, inciampa e
sembra sprofondare. "Gianni Letta cade, paura sul palco" titola un
colonnino ("Corriere della Sera", Ernesto Menicucci) che dà conto del
passo falso. Il giorno dopo, riecco il sottosegretario alla presidenza
del Consiglio: sta per sedersi quando improvvisamente barcolla, annaspa,
e finalmente riacquista l'equilibrio. In sala, gelo e silenzio ("la
Repubblica", Giovanna Vitale). Ma Letta precisa e scherza gioviale come
sempre: "Alcuni colleghi hanno scritto sui giornali che ero caduto.
Ecco, così saranno contenti, faccio finta che accada oggi quello che
sarebbe successo ieri".
Finora tutto ha
potuto barcollare ed essere sul punto di cadere: il governo, il premier,
la maggioranza. Mai (quasi) Letta. Sarà per questo che al segno
naturale, giornalisticamente raccolto, l'alter ego del Cavaliere ha
pensato bene di far seguire e al più presto un segno intenzionale.
Soprattutto perché quando è inciampato stava per intraprendere un
percorso, per molti versi, anche futuri, molto sensibile: lasciare il
palco del Palazzo dei Congressi per salire al Quirinale.
3- IL RATTO DELLA
LAVAGNA.
Ha battuto Mauro Masi che non doveva proprio mandarlo in onda. E in una
serata Michele Santoro si è guadagnato l'iscrizione all'Aspen Institute,
club dei padroni del mondo. Nella puntata "Rischi fatali" di "Annozero",
il talk con più pathos che c'è in giro, la corrispondenza con Giulio
Tremonti, vate del suddetto club - costola italiana - è stata sublime:
una perfetta rappresentazione tv del federalismo voluto dal Nord che
trova l'accordo con il Meridione (nei vertici Ue Tremonti chiede per il
Sud le deroghe avute da Angela Merkel come aiuto alle sue banche).
Santoro, non più
assatanato bolscevico e nel ruolo di uno chicchissimo conte Michele
(tranne quando gli fotografano la casa), ha offerto lo strumento pop e
populista di cui è magistrale primo attore, divertendosi in un perfido
ratto della lavagna, fortissima icona tv della leadership e delle
promesse berlusconiane, sottratta così al pantheon del Cavaliere e di
Bruno Vespa, platealmente preparata con tanto di pennarello per il
ministro. Da par suo, Tremonti, più Churchill che mai, con una presenza
così complice da farlo rimanere dopo i titoli di coda a discutere con la
piazza in studio piuttosto concitata, gli ha reso l'onore delle armi,
visto che il ministero è l'azionista unico della tv pubblica.
Così Santoro,
interprete numero uno dell'informazione "anti", nonostante gli ordini
supremi di eliminazione impartiti al direttore generale, da bravo
ragazzo meridionale che il sistema voleva espellere, con furbizia e
un'insperata leggerezza, è riuscito a riportarsi al centro del sistema.
L'eterna lezione del Sud, quello migliore, ovvio, che il pantheon padano
non deve mai dimenticare.
4- PERFIDA
ALBIONE.
Su"Libero" Nicholas Farrell ha una rubrica (?) delle lettere. Farrell è
un giornalista inglese folgorato anni fa dal Cavaliere che intervistato
da lui si lasciò andare sui giudici "antropologicamente diversi" e su
Mussolini, buontempone che non aveva mai ammazzato nessuno. Bene, la
lettrice Marta chiede se siano meglio le donne di destra e di sinistra.
La leggiadra penna risponde così (questo è il pietoso riassunto): "Una
donna di sinistra anche se è bella, è brutta dentro. Ecco perché i
comunisti romagnoli sono costretti ad andare a trans. Le "rosse" puzzano
metaforicamente. Vogliono essere indipendenti. Cosa vuol dire? Tagliare
le teste a migliaia di polli dall'Amadori di Cesena per 1.200 euro
puliti al mese? Voglio lavorare come un uomo, strilla (la donna di
sinistra). Deficiente!". Il nome della rubrica è "La posta del cuore".
Con che cuore!18-03-2011]
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WEB KILLED
TV-STAR! - E’ INIZIATA LA CORSA ALL’ORO PER PORTARE INTERNET IN TV - I
MEGA BROADCASTER, DA SKY A MEDIASET, SI FIONDANO SUI DECODER CON CUI
POTRANNO PILOTARE CONTENUTI, MONITORARE LE ABITUDINI E SVUOTARE DI
SPETTATORI LA RETE GENERALISTA – MENTRE TUTTI SI LANCIANO SULLA TORTA,
LA RAI SONNECCHIA PER NON INTRALCIARE LA CORSA BISCIONE – MA C’è UN MA:
CON I NUOVI ACCESSI ALLA RETE DALLA TV SERVIRANNO ENORMI INVESTIMENTI
NELLA BANDA LARGA E NELLE INFRASTRUTTURE. CHI PAGA?...
1 - E LA TIVÙ
MANGIÒ IL WEB...
Alessandro Longo per "l'Espresso"
Con un clic sul
telecomando possiamo vedere quella puntata di "Dr. House" che ci siamo
persi ieri sera. Oppure mettere in pausa la partita per andare a
rispondere al telefono. La videoteca di quartiere è stata chiusa, come
tante altre? No problem: con un altro clic scegliamo un film, da un
catalogo che ne ha centinaia, su uno speciale menù del televisore. Non
troviamo niente di buono in televisione all'ora in cui ci stravacchiamo
sul divano? Da un altro menù accediamo ad altri programmi da far
iniziare quando pare a noi.
Sono tutte opzioni
già possibili, senza dover cambiare apparecchio né scegliere un
particolare operatore telefonico. E sono tutte offerte molto attraenti,
per il telespettatore. Peccato che, in diversi casi, possano avere un
rovescio della medaglia. Vale a dire la selezione dei contenuti Internet
da parte di un broadcaster potente, che decide cosa far passare,
dall'infinito mondo dell'on line, al nostro televisore.
Ma andiamo per
ordine. La novità tecnologica è questa: per rivoluzionare la propria tv
è sufficiente uno scatolotto ("set top box"), al costo di circa 150-200
euro. Va collegato a un qualsiasi televisore a schermo piatto e a una
connessione Internet banda larga. Compare così sullo schermo uno
speciale menù con servizi e contenuti diversi da quelli che stanno
trasmettendo con i palinsesti tradizionali. Un clic, e via Internet ci
arriva il programma scelto.
Da quest'anno
scommettono sugli "scatolotti" anche i big del vecchio mondo televisivo.
Mediaset ha appena presentato la propria offerta Internet tv e quella di
Sky è in arrivo.
Lo scatolotto di
Mediaset propone un menù che si chiama Premium Net Tv. A Cologno hanno
integrato la nuova esperienza tv con quella tradizionale, così anche per
utenti non esperti è facile accedere, dai menù ai contenuti extra: film
(200), serie tv e la possibilità di rivedere i programmi Mediaset andati
in onda nei sette giorni precedenti. L'integrazione è anche tariffaria:
Premium Net Tv è gratis per gli abbonati al digitale terrestre premium
dell'emittente (da 14 euro al mese in su).
Si pagano a parte
solo i film appena usciti in dvd. Sono mosse per corteggiare il pubblico
di massa. "Noi ci crediamo: il mondo della tv sta evolvendo a grande
velocità. Sempre più spettatori vogliono liberarsi dalla schiavitù del
palinsesto", dice Marco Leonardi, direttore contenuti e marketing
Mediaset Premium.
I limiti, ora:
sono quelli della mentalità chiusa della grande emittente tradizionale.
L'offerta è centrata infatti solo sul mondo Mediaset. Paradossale, se ci
si pensa, visto che lo scatolotto accede a Internet e potrebbe essere
una finestra aperta sull'infinito. Quindi niente YouTube, né Web tv, né
i programmi mandati in onda da altre emittenti nei giorni prima.
Soltanto contenuti del Biscione. Per aprirci al resto del Web dobbiamo
avere altri scatolotti (di Telecom Italia e Tiscali per esempio), che
però non hanno le opzioni Mediaset.
La rivoluzione
appena sbocciata ha potenzialità che vanno ben oltre il visibile. Lo
scatolotto Internet consente infatti di sapere in tempo reale che cosa
vedono e preferiscono i clienti. "Il che ci servirà per migliorare
l'offerta, al momento non pensiamo di lanciare pubblicità
personalizzate, basate sulle abitudini dei clienti", assicura Leonardi.
Queste invece
hanno appena debuttato negli Stati Uniti. Le emittenti, grazie a
scatolotti o tv connessi a Internet, sanno dove sei, che cosa ti piace,
se hai figli: e regolano gli spot di conseguenza. L'esercito degli Stati
Uniti, per esempio, ha mandato quest'anno i primi spot di arruolamento
personalizzati, per le famiglie con figli maggiorenni.
Anche la Rai ha
una Internet tv, con i suoi programmi, ma a oggi è accessibile solo da
pc e da tivù Sony. Le aziende di set top box aspettano da mesi di poter
offrire questa Web tv, come sarebbe normale: il contratto di servizio
impone alla tv statale di essere presente su tutte le piattaforme.
Così, voci
dell'industria dei set top box riportano che la Rai sta temporeggiando
sul lancio solo per non rubare la scena al prodotto Mediaset. "è
possibile, ma credo che i ritardi siano più dovuti alla consueta
indifferenza Rai nei confronti dell'innovazione. Qui se ne ha paura,
anzi", dicono fonti vicine a Rai Nuovi Media.
Sky lancerà il
proprio scatolotto entro fine anno: come già nel Regno Unito, offrirà in
Italia alcune centinaia di film in video on demand via Internet, tramite
il decoder MySky HD (già nelle case del 30 per cento della clientela).
Ma è un altro scatolotto "chiuso", quello di Murdoch.
Gli operatori
telefonici hanno scelto invece vie Internet tv più aperte. è della
scorsa settimana il lancio del Tiscali Tvbox. A dicembre è stata la
volta del Cubovision di Telecom Italia. Sono più aperti perché ospitano
contenuti e servizi di terze parti, come Web tv e notizie da Internet.
In particolare il set top box di Tiscali (creato da Telesystem) ha tante
cose del Web: accesso a social network e servizi vari (YouTube,
Facebook, Picasa, possibilità di prenotare poltrone al cinema).
Entrambi sono
anche videoregistratori "intelligenti" (registrano e consentono di
mettere in pausa programmi non criptati) e decoder per il digitale
terrestre. Cubovision ha alcuni aspetti innovativi, tra l'altro è il
primo prodotto ad avere un catalogo di contenuti in 3D. Alla prova però
risulta ancora immaturo, per usabilità e disponibilità di contenuti Web.
A differenza del Blobbox, un altro decoder Internet tv di Telesystem (ma
antecedente al Tvbox).
"Tante migliorie
sono in arrivo. Avremo anche il primo esempio di YouTube ottimizzato per
lo schermo televisivo", dice Paolo D'Andrea, responsabile broadband
content di Telecom e padre del Cubovision (che lì amorevolmente chiamano
solo "il Cubo", per la forma). "A giugno arriverà anche lo store", cioè
un negozio on line, accessibile dal Cubo, un po' come l'App Store
dell'iPhone: con tante applicazioni e contenuti creati da terze parti.
Tra le prime ci
sarà quella per fare scommesse on line dal televisore. Vodafone ha già
il proprio set top box, mentre si attende a breve la mossa di Fastweb,
che sta costruendo una piattaforma Web tv, con tanti contenuti di terze
parti. La diffonderà su tv e set top box vari. È palese che solo set top
box e piattaforme aperte, su set top box, contribuiscono al pluralismo
dell'informazione.
Il tutto avviene
in un contesto in cui i big internazionali hanno già lanciato i propri
prodotti di Internet tv: Sony, Apple, Microsoft, Google. Così si va
verso una rivoluzione non solo del modo di vedere la tivù, ma anche
della stessa Internet. è un dilemma di rapporti di forza.
Da una parte ci
sono i soggetti chiamati "over the top", come Google, che offrono
contenuti video attraverso Internet. Dall'altra ci sono gli operatori,
che si lamentano: dicono che gli over the top dovrebbero partecipare
agli investimenti per la Rete banda larga, dal momento che la stanno
affollando di contenuti. È una tesi di Telecom Italia, Vodafone,
Telefonica, tra gli altri.
È evidente che se
i video via Internet diventano accessibili non solo da pc ma anche da
tv, il fenomeno accelererà. Fino a un punto di rottura. L'esito dello
scontro è incerto, ma si sa che è in ballo la libertà di Internet. E che
ormai Mediaset è uno degli attori della partita. Fedele Confalonieri, il
presidente di Mediaset, è stato invitato dal commissario Ue Neelie
Kroes, a marzo, insieme con altri over the top (Apple, Google...) e i
principali operatori. Stanno costruendo le prime basi per un accordo:
tutti gli invitati al tavolo di Kroes vogliono che le regole di Internet
vadano cambiate, per tutelare i diversi interessi. Gli interessi dei
leader, s'intende: chissà se coincideranno con quelli degli utenti.
2 - SET TOP BOX: CI SONO GIÀ QUESTI...
Alcuni degli "scatolotti" con cui aggiungere contenuti extra, via
Internet, alla tv.
Apple Tv Il box Apple costa 119 euro e collega la tivù a iTunes, per
accedere a musica, foto e film (da noleggiare o da acquistare).
SONY QRIOCITY
Alla piattaforma Sony si accede da vari strumenti, tra cui lettori
blu-ray da collegare alla tivù (prezzi da 200 euro in su). Offre milioni
di canzoni e centinaia di film.
MICROSOFT XBOX 360
La console per videogame Xbox360 dà accesso anche a una libreria di film
(400) e a social network. Da 199 euro.
MEDIASET NET
PREMIUM TV
Piattaforma che dà accesso a film, serie tv e a un catalogo con i
programmi trasmessi da Mediaset nei sette giorni precedenti. Sarà su
vari set top box del digitale terrestre (per ora solo il TS7900 HD di
Telesystem, a 159 euro).
TISCALI TVBOX
è il set top box Tiscali, a 199 euro, con funzioni di digitale
terrestre, media player (legge file audio-video-foto di vario tipo),
videoregistratore intelligente e accesso a contenuti Internet (social
network, Web tv, Web radio e altro).
DLINK BOXEE
è arrivato anche in Italia lo scatolotto dell'azienda inglese Boxee,
prodotto da Dlink. Accede a vari video e Web tv presenti sul Web. A 229
euro.
CUBOVISION DI
TELECOM ITALIA
Accede a un catalogo di film, anche in 3D, e a Web tv. è anche digitale
terrestre, media player e videoregistratore intelligente. A 199 euro.
VODAFONE TV
CONNECT
Questo decoder Internet e digitale terrestre costa 79 euro (ora 39 in
promozione). Accede a web radio, web tv, meteo notizie, partite di
calcio. I contenuti Internet funzionano solo con Adsl di
Vodafone.18-03-2011]
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1- DOPO SCAJOLA E
POLVERINI, UNA MATTONATA DI CASE SEPPELLIRÀ IL CENTRODESTRA? - 2-
ALE-DANNO STREPITA SU AFFITTOPOLI MA DIMENTICA IL SUO APPARTAMENTO DA
140 METRI AI PARIOLI: COMPRATO DALL’INAIL NEL 2006 PER SOLI 533 MILA
EURO, METÀ DEL PREZZO DI MERCATO, DOPO ANNI DI AFFITTO AGEVOLATO. LA
COMMISSIONE ANNUNCIATA DAL CAMPIDOGLIO, GUARDO IL CASO, SI OCCUPERÀ SOLO
DEGLI IMMOBILI COMUNALI… - 3- L’AUTOGOL DELLA POLVERINI: PER SMENTIRE
"L’ESPRESSO", CONFERMA CHE LA CASA ATER DI SAN SABA È DEL MARITO E SVELA
IL CANONE MENSILE, “NON 130 EURO, MA CIRCA IL TRIPLO”, OVVERO 390 EURO
SCARSI! I RADICALI: È UNA FURBA CHE DEVE ANDARSENE - 4- NON SOLO I
MALDESTRI: LA VILLETTA AD ANACAPRI DI MONTEZEMOLO. IL 29 MARZO IL GUP
DECIDE SUI PRESUNTI FAVORI AVUTI DA SINDACO E VIGILI URBANI CAPRESI,
OVVERO CHIUDERE UN OCCHIO SUGLI ABUSI EDILIZI. OVVIAMENTE A INSAPUTA
DELLO SMONTEZEMOLATO
1- CASA ALEMANNO:
L'APPARTAMENTO AI PARIOLI COMPRATO A META' PREZZO DALL'INAIL, DOPO ANNI
DI AFFITTO DI FAVORE
Scrive Marco Lillo sul "Fatto
Quotidiano": Nonostante i loro scheletri di cemento
nell'armadio, i massimi esponenti della destra laziale continuano
incautamente a cavalcare l'onda di Affittopoli. Anche Gianni Alemanno
non è stato con le mani in mano.
Il sindaco di
Roma, quando la Procura della capitale ha aperto un'indagine sui criteri
di assegnazione delle case popolari e sulle procedure di vendita, ha
pensato bene di istituire una commissione di inchiesta. "non vogliamo
fare polveroni, allarmismi o dossieraggi", ha detto con tono pacato ma
severo, "vogliamo solo appurare la verità".
Tutta la verità.
Per questo proseguiva il sindaco: "noi abbiamo istituito una commissione
di inchiesta che sta studiando gli affitti e le vendite fatte dal 2001
al 2007 e sottolineo questa data perché da quando ci siamo insediati non
è avvenuto nulla di tutto questo". La commissione, ovviamente, si
occuperà solo del patrimonio del Comune. Se avesse esteso la sua azione
anche al patrimonio degli enti previdenziali (nazionali) si sarebbe
scoperto che un appartamento al primo piano di sette vani catastali,
corrispondenti a circa 140 metri quadrati, nel cuore dei Parioli, una
delle zone più care di Roma, è stato acquistato l'8 novembre del 2006 da
un tal Gianni Alemanno al prezzo di 533mila euro, metà del prezzo di
mercato per un appartamento di quel taglio in quel punto.
Come il duo
Cavicchioli-Polverini con l'Ater, anche la famiglia Alemanno aveva prima
pagato un canone di poche centinaia di euro all'Inail e poi il politico
era riuscito a rendere eterno il privilegio comprando con lo sconto
riservato agli inquilini.
2- LAZIO: REGIONE SU CASA ATER, NESSUN CASO DI FAVORE PER
POLVERINI =
(Adnkronos) - "In merito alle presunte notizie apparse
sul settimanale L'Espresso, e' utile innanzitutto chiarire che
l'appartamento di cui trattasi, posto al quarto piano senza ascensore
con una metratura di circa 60 mq, senza balconi, e' stato assegnato, nei
primi anni del Novecento, a Cesare Berardi, padre di Pierina Berardi,
mamma di Massimo Cavicchioli, consorte della Presidente della Regione
Lazio, Renata Polverini".
E' quanto comunica
una nota della Regione Lazio. "Negli anni Settanta - si legge ancora
nella nota - la nonna paterna di Massimo Cavicchioli, Clementina
Baratti, e' subentrata legittimamente nell'appartamento in forza del
principio della necessaria tutela dei nipoti Massimo Cavicchioli e della
sorella, nel frattempo rimasti orfani di entrambi i genitori.
Nell'appartamento, dunque, e' sempre vissuta la famiglia di Massimo
Cavicchioli, il quale nasce e vive da sempre nell'immobile. Tali
circostanze sono sempre state riportate in tutti i censimenti effettuati
dallo Iacp prima e dall'Ater poi, senza mai occultare nessuna notizia o
stato di fatto".
"E' evidente,
allora, come non si tratta di un 'affitto' alla Presidente della Regione
ne' tantomeno di favore, ma di una questione che riguarda esclusivamente
il marito che tutelera' in ogni sede i suoi diritti ed il suo diritto
alla riservatezza non trattandosi di persona con incarichi od interessi
pubblici. Tantomeno, nella vicenda esiste alcun disegno speculativo, in
considerazione del fatto che l'immobile in questione, come tutto il
complesso al quale appartiene, non e' stato mai inserito in alcun piano
di vendita, per complesse questioni di carattere giuridico urbanistico
mai risolte. Ovviamente, il canone, regolarmente pagato, non ammonta a
130 euro come l'articolo fa intendere in maniera subdola, ma a circa il
triplo", conclude la nota.
3-RADICALI: POLVERINI DIA RETTA A BUONTEMPO..."I FURBI DEVONO
ANDARSENE".
(DIRE) - "Se le notizie riportate dall'Espresso in
relazione all'abitazione dell'Ater avuta in locazione dalla presidente
Renata Polverini per 130 euro al mese fossero vere, la presidente
apparterrebbe alla categoria dei 'furbi che devono andarsene' di cui ha
giustamente parlato, alcuni giorni fa, l'assessore Buontempo". Lo dice
il consigliere regionale Giuseppe Rossodivita, capogruppo della Lista
Bonino-Pannella Federalisti europei alla Regione Lazio.
4- FAVORI A MONTEZEMOLO PER LA VILLA DI ANACAPRI, IL GUP DECIDE
IL 29 MARZO
Da
il Fatto Quotidiano
C'è un'altra
bellissima villa di Anacapri che continua a fare notizia. Il 29 marzo il
gup di Napoli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio di tre
vigili urbani, un tecnico municipale e l'ex sindaco del comune
dell'isola azzurra, accusati di aver "coperto" i presunti abusi edilizi
compiuti in Villa Caprile. Si tratta della dimora estiva del presidente
della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, per questa vicenda già
rinviato a giudizio per abuso edilizio e falso: prima udienza il 18
aprile.
Il pm Milena
Cortigiano, del pool reati ambientali guidato dall'aggiunto Aldo De
Chiara, sostiene che vigili, tecnico e sindaco dell'epoca abbiano a
vario titolo allentato, omesso od ostacolato i controlli mentre la villa
veniva ristrutturata oltre il lecito. Nelle carte si ricostruisce una
storia di ispezioni non ultimate, relazioni truccate, un'informativa
scritta ma non spedita in Procura. Mentre l'ex sindaco, secondo
l'accusa, suggeriva di non segnalare gli abusi in atto. Favori, è bene
chiarirlo, che Montezemolo non ha mai chiesto. Ma di cui avrebbe
comunque goduto. (vin.iur.)18-03-2011]
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SARKÒ IL PARA-GURU
– IL NANO DELL’ELISEO MOSTRA I MUSCOLI CON LA LIBIA E MA IN NORDAFRICA
PARIGI HA MOLTI INTERESSI ECONOMICI, CHE E’ BENE MASCHERARE DIETRO IL
PARAVENTO DEI DIRITTI UMANI – DOPO I BALBETTII DELLA DIPLOMAZIA
FRANCESE, IN EGITTO E IN TUNISIA (BEN ALI E MUBARAK ERANO CONSIDERATI
‘AMICI’ PRIMA DI ESSERE SCARICATI), IL SARKÒFAGO DI CARLà NON VUOLE
ALTRI FIASCHI – A POCO PIÙ DI UN ANNO DALLE ELEZIONI, SAREBBE PERICOLOSO
ESSERE CONSIDERATO AMICO DEI TIRANNI ARABI
Alberto Mattioli
per "la
Stampa"
Se la guerra a
Gheddafi si farà, sarà soprattutto la guerra della Francia. Nessun Paese
si è tanto impegnato per ottenere un intervento contro il regime;
nessuno, a oggi, ha riconosciuto il Comitato di Bengasi come legittimo
rappresentante del popolo libico. Nicolas Sarkozy fatto la sua scelta il
10 marzo, quando i due emissari dei ribelli sono usciti dall'Eliseo con
un riconoscimento formale e la promessa di un intervento militare.
Pare che questa
improvvisa accelerazione abbia preso alla sprovvista, oltre che il resto
del mondo, anche il suo ministro degli Esteri, Alain Juppé. Ma non è
stato un colpo di testa, magari provocato dalle infiammate filippiche
del filosofo Bernard Henry Lévy, che ha fatto da intermediario fra il
Presidente e i ribelli.
Da settimane, la
diplomazia francese spinge a tutti i livelli (Ue, Nato e Onu) per
ottenerli. Prima di partire per New York per partecipare di persona al
Consiglio dell'Onu, Juppé si è sbilanciato sul suo blog impegnando
addirittura l'«honneur»: «E' spesso capitato nella storia contemporanea
che la debolezza delle democrazie abbia lasciato campo libero alle
dittature. Non è ancora troppo tardi per smentire questa regola. L'onore
della Francia sarà di aver tentato tutto per riuscirci».
Il rovesciamento
delle posizioni rispetto alla guerra in Iraq, quando la Francia fu la
capofila di chi non la voleva, è totale. Anche a costo di irritare
l'alleato più stretto, perché la Germania di avventure militari non
vuole nemmeno sentir parlare.
Sarkozy,
naturalmente, ha due buoni ragioni per «giocare a fare Rambo», come
scrivono i giornali. Una di politica estera: il Quai d'Orsay è convinto
che la svolta nei Paesi arabi sia storica e soprattutto irreversibile,
quindi prima si schiera la Francia accanto ai popoli e contro i
dittatori e meglio è. Tanto più che in Africa del Nord oggi (e in Medi
Oriente domani) la Francia difende un ruolo morale e concreti interessi
materiali.
Poi, naturalmente,
c'è la politica interna. Bisogna far dimenticare i fiaschi a ripetizione
della diplomazia di Parigi, che in Tunisia e in Egitto ha dato
l'impressione di muoversi male e tardi: Ben Ali e Mubarak erano molto
amici della Francia in generale e di molti politici francesi in
particolare.
Peggio: i due
pilasti del grande progetto del Presidente, l'Union pour la
Méditerranée, erano appunto loro. La penultima ministra degli Esteri,
Michèle Alliot-Marie, è stata silurata per questo e, a poco più di un
anno dalle elezioni, per Sarkozy sarebbe pericoloso essere considerato
amico dei tiranni arabi. Così, con la Libia è stata un'escalation di
parole dure e schiaffi diplomatici.
Gheddafi e i suoi
cari, naturalmente, hanno reagito. Il raiss ha detto che Sarkozy «è
diventato pazzo. Soffre di una malattia psichica». Suo figlio Seif, ieri
l'altro, si è fatto intervistare da Euronews per far sapere che la Libia
ha finanziato la campagna elettorale del Président, che ha i documenti
per provarlo, che li renderà pubblici e che Sarkozy, «questo clown»,
prima di parlare deve restituire i soldi. A seguire, le smentite
indignate dell'Eliseo.
E un rigurgito di
Grandeur: pronti a bombardare. Corsi e ricorsi: nel 2007, Sarkozy
abbracciò Gheddafi sulla stessa scalinata dell'Eliseo dove ha ricevuto i
suoi oppositori. Allora, fra i sarcasmi dei giornali e perfino di parte
del centrodestra, il raiss piantò le sue celebri tende all'hotel
Marigny. Adesso la Francia vuol fargliele levare anche da Tripoli.
18-03-2011]
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SCOPARE COSTA! –
IL CAVALIER POMPETTA FA GIRARE L’ECONOMIA: DAL SUO CONTO, NEL 2010, SONO
STATI PRELEVATI 13 MLN DI EURO E L’ANNO PRIMA ALTRI 9 – BANCOMAT ROVENTE
A DICEMBRE SCORSO, MENTRE SI DISCUTEVA LA FIDUCIA ALLA CAMERA - TUTTO
QUESTO CASH E’ SERVITO PER I SOLLAZZI DELLA SCUDERIA DI SMUTANDATE?
MANNO’: IL BANANA HA UN CUORE DI PANNA: “IO SONO COME UNA CARITAS
QUOTIDIANA. PAGO INTERVENTI CHIRURGICI, IL DENTISTA, LE TASSE
UNIVERSITARIE A TUTTI COLORO CHE NE HANNO BISOGNO”…
Giuseppe D'Avanzo
per "la
Repubblica"
Il comodo con
Berlusconi è che non ti delude mai. Per giorni e settimane ha ripetuto,
con il petto gonfio, che non vedeva l'ora che il processo - quel
processo che lo umilia e l'angoscia, il "processo Ruby" - avesse inizio.
Che avesse inizio
per dimostrare dinanzi al Paese, al popolo che lo ha voluto a capo del
governo, al mondo che sempre lo ammira, la sua innocenza,
l'inconsistenza di "accuse allucinanti", la barbarie di un'eversiva
inquisizione togata. "Andrò a tutte le udienze". Gliela avrebbe fatta
vedere lui, sempre presente in aula, vigile e parlante, a quella "certa
magistratura politicizzata", l'avrebbe screditata in diretta tv.
Gli ingenui
credono alle sue parole. Pensano che ancora una volta il Cavaliere ce la
farà - ed è tutto un vivamaria - a venir fuori dall'angolo in cui lo
hanno cacciato caotiche abitudini. I creduloni si convincono che davvero
il capo del governo voglia difendersi nel processo e non dal processo,
come ha sempre fatto affatturandosi cavilli, pretesti, legittimi
impedimenti, legge ad personam, immunità.
La faccia feroce
del Cavaliere non dura molto. Qualche ora, diciamo. Il tempo di dare uno
sguardo all'esito delle indagini supplementari consegnate dal pubblico
ministero di Milano ai suoi avvocati e il collegio di difesa chiede
subito e in gran fretta il rinvio della prima udienza fissata per il 6
aprile. In realtà, un'udienza tecnica: un presidente di sezione assegna
a uno dei suoi tre collegi il processo, ma tutto torna buono per
prendere tempo e cercare altre vie - politiche, parlamentari,
legislative - per venir fuori da guai che gli hanno cancellato dal viso
ogni sorriso e ribalderia.
Ci si deve
chiedere allora che cosa c'è in questi atti istruttori integrativi che
lo hanno costretto a gettarsi a corpo morto in pubblico, accettando
addirittura qualche domanda, incontrando nientemeno quel che egli
considera un ostinatissimo "nemico" come Repubblica che ha documentato
le sue ragioni in un colloquio: "per parlare con la mano sul cuore e
spiegare come stanno davvero le cose".
Il Gran Venditore
sa come vanno queste faccende. Non deve imparare nulla. Le mosse gli
nascono d'istinto, come per un riflesso immediato. Meglio anticipare i
passi dell'avversario, organizzare una "narrazione" diversa e contraria
per neutralizzare il racconto e i documenti che teme. Al peggio, ne
nascerà una confusione che renderà indifferente l'opinione pubblica.
Ecco allora sciorinare l'intera gamma della fenomenologia della
menzogna.
Nasconde il vero
dissimulandolo ("Io in questura ho chiesto solo informazioni di Ruby,
nessuna pressione sui funzionari"). Modifica la natura del vero ("Hanno
messo in piazza 33 ragazze che passeranno il resto della loro vita con
il marchio della prostituta"). Deforma la realtà rimpicciolendone il
formato (altro che "bunga bunga", "cene spensierate, eleganti. Le
ragazze facevano quattro salti in discoteca, Da sole, perché a me non è
mai piaciuto ballare. Niente di più").
Dice l'assoluto
contrario del vero ("Non ho mai pagato una prostituta e poi può mai
essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari una prestazione
sessuale?"). Infine, non maschera soltanto la realtà, la inventa di sana
pianta ("Ho sempre avuto vicino a me la mia fidanzatina che per fortuna
sono riuscito a tenere fuori da questo fango. Se avessi fatto tutto
quello che dicono, mi avrebbe cavato gli occhi. E assicuro che ha anche
le unghie lunghe).
Ora per
comprendere l'ansia che agita il presidente del Consiglio bisogna
scorrere, anche rapidamente, gli atti d'indagine integrativi, gli esiti
dell'istruttoria - ora conclusa - contro Lele Mora, Emilio Fede, Nicole
Minetti. Si scoveranno immagini, parole, ricordi, resoconti che
sbriciolano il racconto del Cavaliere svelandone menzogne che non
potrebbero reggere con decenza a una verifica processuale.
Si possono vedere
fotografie di ragazze mascherate da poliziotte seminude con le manette
bene in vista. Si apprenderà delle istruzioni cui bisognava attenersi,
ai travestimenti necessari (in un caso, "come un giocatore del Milan"),
a quel che bisogna fare, come e con chi e in quale occasione.
Naturalmente questi convegni possono essere "eleganti", come dice il
Cavaliere, ma ammesso che ci sia stata anche grazia e distinzione, non
si elimina il nocciolo della questione: decine di ragazze venivano
retribuite per fare sesso con il Sultano e tra di loro una minorenne.
Le ragazze ne
parlano tra di loro, discutono di quanto "hanno preso", si invidiano
l'attenzione del Cavaliere perché maggiore interesse significa maggiori
ricavi. Per dire, si legge in un sms: "Sappiamo che uno dei venti uomini
più potenti del mondo ti muore dietro e ti ha pensato tutta la sera...".
Alcuni documenti liquidano l'argomento principe del capo del governo.
Questo: "Può mai essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari
una prestazione sessuale?".
È utile dare uno
sguardo alle carte degli accertamenti bancari sul conto corrente di
Berlusconi, il numero 1.29 presso la banca del Monte dei Paschi di
Siena. Sappiamo, dalle testimonianze raccolte dal pubblico ministero,
che le ragazze ricevevano i loro emolumenti in moneta sonante, in buste
di 500, 1000, 2000, 5000 euro in fogli da 500. Sappiamo che da quel
conto si muovono bonifici di dieci, ventimila euro a favore delle
"ragazze".
Dice a Repubblica
Berlusconi: "Io sono come una Caritas quotidiana. Pago interventi
chirurgici, il dentista, le tasse universitarie a tutti coloro che ne
hanno bisogno. Alcuni di questi bonifici servivano a pagare il mutuo ai
genitori di una ragazza. Dei signori in difficoltà".
Tuttavia, se si
guarda a quanto denaro contante ogni mese muove Silvio Berlusconi si
rimane stupiti. Non usa troppi bonifici, il Cavaliere. Forse non se ne
fida. Nemmeno negli assegni o nelle carte di credito ha fiducia. Il
Cavaliere firma al suo ragioniere, Giuseppe Spinelli, un assegno e
Spinelli nello stesso giorno lo negozia con un'operazione "cambio
assegni".
Le cifre sono
importanti e, se nel 2009 hanno raggiunto i sette milioni 675 mila euro,
nel 2010 hanno superato i 12 milioni e 880 mila euro. Le tranche mensili
sono molto variabili. Oltre il milione in gennaio, aprile, maggio.
Vicino al milione in luglio, settembre e ottobre. Meno di ottocentomila
euro in febbraio, marzo e giugno. Un modesto 344 mila euro in agosto e
un'impennata a fine anno: un milione e 496 mila euro a novembre e
addirittura 2 milioni e 555 mila in dicembre. Assegni per 250 mila, 300
mila euro.
Per sedici volte
incassato il lunedì; in cinque occasioni il martedì; in quattordici e
undici occasioni il mercoledì e giovedì e per tredici volte il venerdì,
dunque alla vigilia del week end abitualmente destinato ai bunga bunga.
Questo denaro contante palesemente non è tutto destinato alle feste
"eleganti" per la retribuzione delle ragazze.
È legittima una
domanda (forse): ma perché il capo del governo ha bisogno di tanto
contante? A chi lo consegna e per quali ragioni? Che cosa deve comprare
o finanziare con il cash che non possa essere sostenuto con un pagamento
che lascia una traccia (assegno, bonifico)?
Ognuno avrà la sua
congettura (forse ne avranno anche i pubblici ministeri), soprattutto se
si scrutinano gli assegni e le cifre trasformate in contante nel
dicembre del 2010, in quel mese orribile che ha visto Berlusconi, a un
passo dalla bocciatura parlamentare, combattere voto su voto per
sopravvivere. Vale la pena darne conto. In dicembre ci sono undici
"cambi assegni" in quattordici giorni, a cavallo del 14 dicembre quando
la Camera vota la fiducia al governo.
Due soli
negoziazioni sono trascurabili , il 21 dicembre per 40 mila euro e il
giorno successivo per 14.687 euro. Al contrario, i restanti nove "cambi
assegni" sono rilevanti. Ecco la sequenza. 9 dicembre, 270 mila. 10
dicembre, 274 mila. 13 dicembre, 250 mila. 14 dicembre, 250 mila. 15
dicembre, 250 mila. 16 dicembre, 250 mila. 21 dicembre, 350 mila. 22
dicembre, 350 mila. 23 dicembre, 257 mila. A chi sono finiti questi
soldi? È anche di questo che ha paura il presidente del Consiglio? Si
raccolgono anche qui le ragioni che gli impediscono di affrontare il
processo?
Nel "carnevale
permanente" dell'Italia di oggi - un mondo rovesciato dove gli ipocriti
recitano da iconoclasti, la menzogna diventa verità e la realtà
s'adultera in quinta di cartapesta - si agita un bizzarro argomento: chi
s'azzarda a raccontare le patologiche abitudini del capo del governo è
soltanto un voyeur anche quando quelle disordinate pratiche si mostrano
come un reato. Anzi come due reati.
Il premier si
riempie la casa di prostitute. Nulla quaestio, fatti suoi, se non lo
rendessero pericolosamente ricattabile come suggeriscono le parole
rassicuranti dedicate nel colloquio con Repubblica alle 32 ragazze. Tra
le prostitute però dal febbraio al maggio del 2010, per tredici volte,
c'è anche una minorenne e non è più un fatto suo, privato, ma un reato
(sfruttamento della prostituzione minorile). Per nasconderlo, una notte
di maggio il presidente del Consiglio è costretto a giocare tutta la sua
influenza nella questura di Milano per liberare la ragazza minorenne
accusata di furto e troppo linguacciuta. È il secondo reato
(concussione).
La storia è tutta
qui, se di guarda all'affare penale. Ma c'è anche una questione politica
che accompagna l'affare penale e impone al capo del governo di rendere
disponibile la verità perché "chi mente - non importa su che cosa - è un
pericolo per la libertà e la democrazia" (Gustavo Zagrebelsky, Quando il
potere teme la verità, 17 luglio 2009). C'è stato un tempo che anche
Berlusconi fingeva di essere d'accordo. Era il 2 marzo 1994 e il Sultano
così ammoniva il popolo: "La gente deve fidarsi solo di chi dice la
verità".
18-03-2011]
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LA CONSULENZA IN
AMICIZIA DELL’AUTORITY DI CATRICALà: INCARICO DA 50MILA € AL FIGLIO
DELL’EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA ANNIBALE MARINI - LA PASQUA WEB DI
RATZINGER CON VATICANO 2.0 - SGARBI CICERONE PER I TURISTI DI PALAZZO
MASSIMO - LEI (LORENZA) A MESSA DA BAGNASCO, SADO-MASI INVECE NO…
Da "Italia Oggi"
1 - CATRICALA', CONSULENZA IN AMICIZIA. INCARICO DA 50MILA EURO
AL FIGLIO DELL'EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA...
La descrizione dell'incarico rende noto che si tratta di un «supporto
giuridico al collegio in ordine all'attività istituzionale». Il collegio
in questione è l'Autorità garante del mercato e della concorrenza,
guidata da Antonio Catricalà. E il beneficiario dell'incarico,
retribuito con un gettone di 50 mila euro per un anno, è un giovane
giurista che si chiama Francesco Saverio Marini.
Diciamo subito che
si tratta del figlio di Annibale Marini, ex presidente della Corte
costituzionale, oggi componente laico del Consiglio superiore della
magistratura e calabrese di Catanzaro, esattamente come Catricalà. Il
figlio ha veramente bruciato le tappe. Classe 1973, Marini junior è
stato uno dei più giovani accademici italiani a potersi fregiare del
titolo di professore universitario. «A 29 anni», recita un suo
curriculum disponibile sul sito dell'Antitrust, «ha vinto il concorso
per un posto di professore di prima fascia bandito dall'università di
Roma Tor Vergata».
Ancora oggi, del
resto, risulta professore ordinario di istituzioni di diritto pubblico
presso lo stesso ateneo capitolino. Coincidenze e curiosità vogliono che
Tor Vergata sia il medesimo ateneo nel quale il papà, Annibale Marini, è
professore emerito di diritto civile, dopo avervi insegnato per molti
anni istituzioni di diritto privato. Ed è proprio la stessa università
in cui Catricalà, in passato, ha insegnato diritto privato come
professore a contratto. Insomma, la scelta dell'Antitrust, per questo
incarico di supporto giuridico (dal primo maggio 2010 al 30 aprile
2011), è caduta su un giovane giurista in grande ascesa.
Già qualche anno
fa, tanto per estrarre un altro esempio dal suo denso curriculum, Marini
junior era stato chiamato a occupare l'incarico di esperto presso la
presidenza del consiglio dei ministri. Una struttura che Catricalà
conosce molto bene, essendone stato segretario generale per diversi
anni. Volendosi poi soffermare sull'origine calabrese di Catricalà e
Marini senior, si può far notare come i due siano molto attivi
all'interno della C3International, che altro non è se non l'associazione
dei calabresi nel mondo. Nel comitato d'onore della C3, presieduta da
Peppino Accroglianò, figurano sia Catricalà che Marini senior.
A far loro
compagnia nel comitato, naturalmente, ci sono tanti altri profili di
spicco accomunati dalla medesima estrazione calabrese. Per esempio c'è
un altro presidente di Authority, come Corrado Calabrò (Agcom), del
quale proprio recentemente, a Montecarlo, la C3 ha celebrato le doti di
poeta. Ma ci sono anche Giuseppe Bono, amministratore delegato di
Fincantieri, Andrea Monorchio presidente della Consap (società 100%
Tesoro) ed ex Ragioniere generale dello stato, Cesare Mirabelli, altro
presidente emerito della Corte costituzionale, Fulvio Lucisano,
produttore cinematografico. Insomma, tutti uniti, per la Calabria.
(Stefano Sansonetti)
2 - RATZINGER
SCOMMETTE SU VATICANO 2.0, DOPO PASQUA IL NUOVO SITO WEB...
Da piazza San Pietro si parlerà in cinese, grazie a internet. Papa
Ratzinger scommette su Vaticano 2.0, il nuovo portale web della Santa
Sede che sarà operativo dopo Pasqua: l'arcivescovo Claudio Maria Celli,
presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, ha
anticipato all'Osservatore Romano, sul giornale oggi in edicola, la
nuova frontiera dell'evangelizzazione grazie alla cultura digitale.
Si comincerà
parlando in italiano, inglese, e francese, per poi dare il via alle
altre lingue: «La Chiesa deve certamente imparare ad annunciare Cristo
secondo il linguaggio più facilmente e più direttamente comprensibile
dall'uomo al quale si rivolge. Oggi si tratta dell'uomo dell'era
digitale, della cultura digitale. E il Papa ha orientato la nostra
riflessione in questo senso».
Letteralmente,
Papa Benedetto XVI aveva chiesto a «quanti hanno responsabilità nella
Chiesa a essere in grado di capire, interpretare e parlare il nuovo
linguaggio dei media in funzione pastorale». E Celli spiega la strategia
vaticana: «Il punto fondamentale è cogliere le dimensioni più profonde
dei processi comunicativi che via via emergono. La persona umana, come
soggetto comunicativo, si esprime infatti attraverso un'attrezzatura
tecnica che veicola un nuovo linguaggio, un modo nuovo di capire il
mondo. È questo che va approfondito nei centri formativi della Chiesa,
che già adesso vede tanti episcopati in prima linea».
Tanto che, dopo
l'incontro delle università cattoliche del mondo a Roma lo scorso anno,
«abbiamo avviato noi stessi una serie di riunioni continentali proprio
per incentivare questa attività formativa. Siamo già stati in Spagna,
Thailandia e Stati Uniti. Prossime mete l'America latina e l'Africa».
Avendo ben presente che «non si comunica per sé, perché
l'autoreferenzialità è uno dei rischi maggiori di tutta la
comunicazione. Da questo pericolo il Pontificio consiglio intende stare
molto alla larga». Una regola che nella Chiesa vale da duemila anni?
(Pierre de Nolac)
3 - SGARBI
CICERONE...
Non capita tutti i giorni di visitare un monumento e trovare come
cicerone Vittorio Sgarbi. È successo a Roma ai turisti presenti a
palazzo Massimo alle Colonne. Palazzo aperto al pubblico solo un giorno
all'anno, il 16 marzo per ricordare la scomparsa, nel 1583 di Paolo
Massimo, benedetto in punto di morte dal giovane san Filippo Neri (si
racconta che, ponendo una mano sul capo del ragazzo che nel frattempo
era tornato in vita, il santo lo accompagnò con la frase: «Va', e che
sii benedetto et prega Dio per me». Detto questo, Paolo, «subito tornò
di novo a morire»). Da allora la cappella, dedicata al santo, è meta di
pellegrinaggi. L'ultimo con Sgarbi come guida d'eccezione. (Donato de'
Bardi)
4 - LEI A MESSA,
MASI ALTROVE...
Mauro Masi non c'era, alla santa messa celebrata dal cardinale Angelo
Bagnasco nella basilica di Santa Maria degli Angeli: la Rai, che offriva
la diretta dell'evento, era presente con Lorenza Lei, vicedirettore
generale, e solo con i consiglieri d'amministrazione di opposizione,
Nino Rizzo Nervo e Rodolfo De Laurentiis.
Dei componenti del
cda che fanno parte della maggioranza, invece, nessuna traccia. Altra
musica nel pomeriggio: a Montecitorio, per le celebrazioni del
centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia a camere riunite, il
direttore generale della Rai Masi c'era. (Pierre de Nolac)18-03-2011]
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LE TELE PREZIOSE
DI PALAZZO MADAMA – IL SENSO DI IAIA FORTE PER GLI AFFARI IMMOBILIARI –
I RITARDI DISSANGUANO LE COMPAGNIE AEREE– NAPOLI: NESSUNO TOCCHI GLI
ABUSIVI! (E IN EFFETTI NESSUNO LO FA) – LA RISCOSSA TELECOM DI GERONZI
FRENATA DALLE SIM - TROPPO LAVORO, GLI AVVOCATI SCIOPERANO – PARA PONZI
PONZELLINI, L’EMILIANO CON SIMPATIE LEGHISTE PER LA TREMONTIANA BANCA
DEL MEZZOGIORNO – ALE-DANNO OBBEDISCE AL VICARIATO: CONCERTO POP PER
GIOVANNI PAOLO II – SBARCA A ROMA LA “BIRRA DEL PAPA
a "Panorama"
1. E SCHIFANI
SCOPRÌ UN TESORO...
I più stupefatti saranno i senatori in transito verso l'aula, quelli che
forse non hanno mai alzato gli occhi percorrendo la cosiddetta
anticamera della balaustra: i due quadri di fianco alla finestra si sono
rivelati capolavori del napoletano Francesco Solimena. Il più tranquillo
sarà il presidente Renato Schifani: la Madonna con Bambino che tiene in
ufficio non perderà bellezza passando dalla scuola del Pinturicchio a un
«seguace toscano del Perugino».
E tranquillo sarà
pure il gruppo Pd: i suoi Santi Apollinare, Canzio, Canziano,
Canzianilla e Maddalena restano attribuiti a Niccolò Rondinelli. Antonio
Paolucci, direttore dei Musei vaticani, Nicola Spinosa, ex direttore di
Capodimonte, e Rossella Vodret, sovrintendente del polo museale romano,
hanno vagliato con parecchie sorprese i dipinti dal XV al XVIII secolo
sparsi per il Senato, procedendo in diversi casi a nuove attribuzioni.
Molte opere
valgono assai di più di quanto si credeva, ma il censimento curato da
Tiziana Ferrari, consulente artistica di Schifani, non aumenterà il
bilancio del Senato poiché è «patrimonio indisponibile». Su 55 dipinti
solo quattro (tra cui i Solimena) sono di proprietà di Palazzo Madama:
gli altri sono in prestito dagli anni Trenta. Dopo 80 anni qualche museo
se n'era dimenticato. (Laura Maragnani)
2. IL FIUTO DI
IAIA PER GLI IMMOBILI...
Altro che attrice, una vera imprenditrice. Per aggiudicarsi un
appartamento di sei vani sulla salita del Grillo, prestigiosa zona della
capitale sopra i Mercati di Traiano, a 815 mila euro ci vuole fiuto per
gli affari. A mettere a segno il colpo immobiliare è stata l'attrice
Iaia Forte che nell'ottobre del 2006 ha acquistato l'importante dimora
nel cuore di Roma in un modo rocambolesco. L'appartamento era di
proprietà della regione ed era stato inserito nell'operazione di
cartolarizzazione degli immobili gestita dalla Bnl.
Per questo era
stato acquistato dall'inquilina che ci abitava e aveva titolo per
comprarlo a prezzo scontato. Il fatto curioso è che nello stesso giorno
della vendita l'appartamento è stato poi riacquistato da Iaia Forte.
Doppio atto, doppie spese, ma che importa: i notai li ha pagati tutti
Iaia. Probabilmente le è convenuto. (C.M.)
3. RITARDI IN
AEROPORTO: L'UE LANCIA L'ALLARME...
L'estate 2011 si annuncia piena di ritardi per il traffico aereo.
Secondo le previsioni della Commissione europea, circa 250 mila dei 9,6
milioni di voli nella Ue atterrerebbero con almeno mezz'ora di ritardo,
altri 25 milioni con 20 minuti. Un volo su quattro, poi, sarebbe più di
un quarto d'ora fuori orario. E i costi per le compagnie aeree sarebbero
salatissimi: si stima che potrebbero perdere fino a 800 milioni di euro.
(A.M.A.)
4. NAPOLI: NESSUNO
CONTROLLA GLI ABUSIVI...
A Napoli 11 mila inquilini del comune non pagano l'affitto e la guerra
contro i parassiti va a rilento. Lo segnala l'assessore al Patrimonio
Marcello D'Aponte nella relazione sulle iniziative antievasione avviate
nell'ultimo biennio: «A fronte di 11.298 richieste di accertamento delle
occupazioni abusive, i vigili urbani ne hanno riscontrate appena 266
(dati 2010)». In attesa di risposta, non si procede né agli sgomberi né
alla riscossione del canone. Alle prese con mille emergenze, il
comandante della polizia municipale Luigi Sementa fa quel che può. E non
è poco.(M.P.)
5. ANCHE
NAPOLITANO A CENA DA GUIDO ROSSI...
Roma si ferma per festeggiare gli 80 anni di Guido Rossi, ex numero 1 di
Telecom, Consob e Figc e crocevia del potere economico degli ultimi 50
anni. Il 22 marzo, all'Università Roma Tre, al convegno in suo onore ci
saranno da Giulio Tremonti a Cesare Geronzi, passando per Francesco
Gaetano Caltagirone, Giuseppe Mussari, Giovanni Perissinotto e Giuliano
Amato. In serata cena per pochi eletti: si dice che ci sarà anche
l'amico Giorgio Napolitano. (C.R.)
6. TROPPE
SENTENZE, AVVOCATI IN SCIOPERO...
Clamoroso il caso di Lanusei, in Sardegna, dove gli avvocati hanno
deciso di sospendere l'attività giudiziaria e di proclamare uno sciopero
a oltranza per protestare contro il presidente del tribunale, accusato
di... applicare i principi costituzionali della ragionevole durata del
processo e in tal modo di «macinare» pratica su pratica, recuperando
l'arretrato accumulatosi nel corso degli anni. (A.C.)
7. TELECOM, LA
RISCOSSA DI GERONZI...
Il siluro non è giunto inaspettato. Ma con una puntualità sospetta:
manco il tempo di brindare alla nomina a direttore generale della
Telecom Italia e Luca Luciani si è trovato alle prese con l'indagine
sulle sim false. Una complicazione in più per il consiglio di
amministrazione della controllante Telco che sperava di avere trovato la
quadratura del cerchio: conferma di Franco Bernabé, stavolta in qualità
di presidente, con un ruolo di spicco per Luciani, artefice del boom in
Sud America, e un nuovo amministratore delegato, Marco Patuano.
Una soluzione
caldeggiata da Alberto Nagel della Mediobanca, ma che porta l'impronta
di Cesare Geronzi, convinto che, per ridare slancio alle
telecomunicazioni nostrane, fossero necessari nuovi equilibri in Telecom
Italia. Un'indicazione che i consiglieri della Telco hanno raccolto, a
dimostrazione che il carisma di Geronzi, nonostante le spallate di Diego
Della Valle, ha ancora il suo peso. (Ugo Bertone)
8. DAL NORD AL
SUD, LE GIRAVOLTE DI PONZELLINI...
Emiliano purosangue, banchiere prediletto da Umberto Bossi, Massimo
Ponzellini è in pole position per guidare la neonata Banca del
Mezzogiorno, cara a Giulio Tremonti. Ponzellini lascerà la presidenza
della Bpm per il vertice della nuova banca controllata dalle Popolari
assieme alle Poste, un'istituzione cui la Lega guarda con grande
interesse in vista delle prossime nomine. In Bpm interregno affidato al
vicepresidente Mario Artali fino al 2012.
9. ALLA FINE
ALEMANNO OBBEDISCE AL VICARIATO...
Vicariato batte Campidoglio 1-0. Dopo un lungo braccio di ferro Gianni
Alemanno ha capitolato: il 2 maggio non si farà il concerto di musica
classica, come voleva il sindaco sperando, forse, di avere anche Papa
Ratzinger. La beatificazione di Giovanni Paolo II sarà festeggiata
invece con un concerto pop (come proposto dal Vicariato) in piazza del
Campidoglio con Tosca, Ron, Amedeo Minghi e Stelvio Cipriani.
Megaschermi in piazza Venezia e Fori Imperiali.
10. LA BIRRA DEL
PAPA ARRIVA ANCHE A ROMA...
«Luppolo e malto, doni di Dio» dice un proverbio bavarese, così la Papst
bier, la birra del Papa, è arrivata a Roma, con il via libera ufficioso
dei Sacri palazzi. Prodotta dalla ditta Weideneder, la birra utilizza la
foto di Benedetto XVI e il disegno della casa natale del Pontefice a
Marktl am Inn. La vende una storica e antica birreria a 100 metri dal
Vaticano.
18-03-2011]
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1- L’INCUBO NUCLEARE ANGOSCIA
IL GIAPPONE E IL MONDO, C’É IL RISCHIO
CHE ESPLODA ANCHE UN ALTRO REATTORE DELLA CENTRALE NUCLEARE DI FUKUSHIMA
(140 MILA EVACUATI). E SI TEME LO STOP ALL’EROGAZIONE DELL’ELETTRICITÀ A
PARTIRE DALL’AREA DI TOKYO. SOLO NELLA PREFETTURA DI MIYAGI SI CONTANO
OLTRE 10.000 MORTI - 2- UN’APOCALISSE CHE HA SUBITO TROVATO, DALLE PARTI
DEL CAMPIDOGLIO, IL SUO SCIACALLO ATOMICO, NELLA PERSONA DEL PRIMNO
CITTADINO, ALE-DANNO: "LA CANDIDATURA ALLE OLIMPIADI DI TOKYO ERA ED E’
DA VALUTARE CON MOLTA ATTENZIONE" - 3- SI PUò APPROFITARE DI UNA
TRAGEDIA IMMANE PER COSE DEL TIPO: "QUANDO UN PAESE DEVE ESSERE
RICOSTRUITO E’ DIFFICILE CHE SI DIA PRIORITA’ AGLI IMPIANTI SPORTIVI"? -
1- VERGOGNIAMOCI PER LUI
(Adnkronos) - "La candidatura alle Olimpiadi di Tokyo
era ed e' da valutare con molta attenzione. Non e' mai avvenuto che si
creassero questi cortocircuiti; quando un paese deve essere ricostruito
e' difficile infatti che si dia priorita' agli impianti sportivi". Lo ha
detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della
commemorazione di Angelo Mancia, tipografo del 'Secolo d'Italia' ucciso
nel 1980 sotto la sua abitazione, in via Federico Tozzi, riferendosi a
quelle che potrebbero essere le conseguenze del terremoto giapponese
sulla questione olimpica.
"Sono due cose che devono rimanere
indipendenti per evitare strumentalizzazioni. Siamo tutti molto vicini
al popolo giapponese - ha concluso il sindaco di Roma - che sara'
aiutato anche a livello internazionale, ma la questione olimpica e'
un'altra storia".
FUKUSHIMA, RISCHIO DI FUSIONE IN 2 REATTORI. OLTRE 10.000 MORTI IN
PREFETTURA DI MIYAGI - MAGNITUDO RIVISTA A 9.0 RICHTER. DOPO IL
TERRIBILE SISMA, ORA L'INCUBO NUCLEARE
Ansa.it
Il governo giapponese ha parlato di
possibili rischi di processo di fusione nei reattori 1 e 3 della
centrale Fukushima n.1, sulla costa nordest del Giappone, colpita
venerdì scorso dal terremoto e dal seguente tsunami. Ora rischia di
esplodere il reattore n.3. E intanto continua a crescere il bilancio
delle vittime: 1.600. Ma nella sola prefettura di Miyagi se ne stimano
più di 10 mila.
E l'impatto del sisma sull'economia
giapponese sarà "considerevole". Lo ha detto il portavoce del governo.
OLTRE 10.000 MORTI A MIYAGI
- Sono più di 10.000 i morti stimati
nella prefettura di Miyagi, una delle più colpite dal terremoto-tsunami
di verndì. Lo riferisce la tv pubblica, la Nhk, citando fonti della
polizia. "Non ho alcun dubbio", ha detto Naoto Takeuchi, capo della
polizia della prefettura di Miyagi, nel resoconto della Nhk, in
relazione alla stima catastrofica. Il capoluogo Sendai, infatti, è stato
devastato dall'onda anomala di oltre 10 metri di altezza e centinaia di
corpi sono stati rinvenuti lungo le coste della prefettura. Il bilancio
ufficiale, tuttavia, parla di poco più di 800 vittime, che fanno di
Miyagi la prefettura più colpita.
RISCHIO ESPLOSIONE A REATTORE N3
- C'é il rischio che il reattore n3 di
Fukushima, ora sotto stress, possa avere un'esplosione simile a quella
del reattore n1. Lo ha detto il capo di gabinetto, Yukio Edano, parlando
dell'accumulo di idrogeno a causa della decompressione in corso.
"Anche se in teoria si verificasse
l'esplosione, il reattore non avrebbe problemi", ha spiegato Edano,
ripercorrendo quasi lo stesso copione di ieri, proprio i relazione a
quanto accadrebbe al cosiddetto 'piano operativo', la grande camera
sistemata sul reattore. Edano ha anche sottolineato che "il volume delle
radiazioni del reattore n1 sta scendendo velocemente.
POSSIBILE STOP ELETTRICITA' -
L'erogazione dell'elettricità potrebbe subire un'interruzione, a partire
dall'area di Tokyo, a causa dello stop degli impianti nucleari. Lo ha
affermato il ministro dell'Economia e Industria, Banri Kaieda, in una
conferenza stampa.
MAGNITUDO RIVISTA A 9
- La magnitudo del terremoto che ha colpito il Giappone e' stata
rivista a 9 contro la precedente stima di 8.8 (era di 8,9 secondo
l'Usgs). Lo ha reso noto oggi l'Agenzia meteorologica giapponese (Jma),
aggiungendo che si tratta di un sisma tra i piu' potenti mai registrati.
I MORTI SONO CIRCA 1.600
- E' di quasi 1.600 morti l'ultimo bilancio del sisma che ha
devastato venerdì il nord-est del Giappone. Lo ha reso noto la polizia
giapponese. Le persone disperse sono 642, secondo l'ultimo bilancio
della polizia. L'agenzia Kyodo parla invece di 1.167 dispersi.
In comunicazioni successive, la
confermato oggi la morte di 688 persone alle quali si aggiungono almeno
200-300 cadaveri ritrovati a Sendai, capitale della prefettura di
Miyagi, colpita da onde alte 10 metri. Altri 300 e 400 corpi sono stati
trovati dall'esercito nel porto di Rikuzentakata e 200 nella località
costiera di Higashimatsushima, sempre nella prefettura di Miyagi. I
feriti sono 1.570, secondo l'ultimo bilancio provvisorio della polizia,
mentre i dispersi sono 642 persone. Secondo l'agenzia Kyodo, 1.167
persone risultano disperse nella prefettura di Fukushima, vicina alla
zona più colpita dal terremoto e dal sisma.
RISCHI FUSIONE IN 2 REATTORI -
Il governo giapponese ha messo in guardia dai rischi di processo di
fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n1, colpita venerdì
scorso dal terremoto e tsunami. "Riteniamo sia altamente possibile che
si sia verificata una concentrazione", ha risposto in conferenza stampa
il portavoce del governo, Yukio Edano, quanto ai rischi di fusione: "non
possiamo verificare ciò che accade nel cuore del reattore, ma stiamo
facendo passi in avanti rispetto a questa ipotesi".
Parlando dei lavori di messa in
sicurezza dei due reattori di Fukushima, Edano ha riconosciuto che i
livelli di radiazione sono saliti per lo sfogo di vapore leggermente
contaminato, tra le operazioni per abbassare la pressione combinata al
pompaggio di acqua di raffreddamento.
"L'aumento dei livelli di radiazioni è
stata finora nel range previsto, mentre continuano le attivita", ha
osservato ancora Edano, aggiungendo che le fluttuazioni dei livelli
radioattivi non comportano preoccupazioni per la salute. "E' però
verosimile vedere più fluttuazioni, mentre continuano le operazioni di
decompressione", ha concluso. Da parte sua, anche Tepco, il gestore
dell'impianto, ha ribadito non ci sono rischi di contaminazione.
AIEA, 140 MILA EVACUATI DA AREA FUKUSHIMA
- Sono circa 140 mila le persone
evacuate dall'area in cui sorgono Fukushima 1 e Fukushima 2, le due
centrali nucleari rimaste danneggiate dal violento sisma che ieri ha
colpito il Giappone. Lo ha reso noto stasera l'Aiea, l'Agenzia dell'Onu
per l'energia nucleare, in un comunicato diffuso dalla sua sede di
Vienna dopo avere ricevuto informazioni direttamente dalle autorità
nipponiche. Secondo l'Aiea, dall'area di Fukushima 1 sono state
allontanate 110 mila persone che si trovavano all'interno di un raggio
di 20 chilometri dall'impianto. Dall'area attorno alla seconda centrale
sono state fatte evacuare 30 mila persone. La procedura, secondo l'Aiea,
è stata completata.13-03-2011]
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ESPLOSIONE A
FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, TOKYO ORDINA DI LASCIARE LA
ZONA AI RESIDENTI NEL RAGGIO DI 20 KM - OLTRE 700 LE VITTIME DEL SISMA -
"Caro DAGO, è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia
Lilli) che il reattore N.1 di Fukushima è esploso? P.S. nel frattempo
chiediamogli chi realmente ci guadagna dal nucleare in Italia
1-
LETTERA
Caro DAGO,
è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia Lilli) che il
reattore N.1 di Fukushima è esploso?
Ciao
FG
P.S. nel frattempo chiediamogli chi
realmente ci guadagna dal nucleare in Italia!
2- ESPLOSIONE A FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, AIEA
CHIEDE INFORMAZIONI
Ansa.it
Il violento terremoto di magnitudo 8.9
e lo tsunami che ieri hanno devastato il nord-est del Giappone hanno
provocato almeno 700 vittime. Questo secondo l'ultimo calcolo
preliminare aggiornato dai media nipponici. Continuano a susseguirsi le
scosse, almeno una ventina nelle ultime ore. Sale l'incubo nucleare.
Violenta esplosione a Fukushima: feriti alcuni impiegati, entrano in
azione super-pompieri. Area evacuata per 20 km. Aiea chiede informazioni
a Tokyo.
ANCORA SCOSSE, SALE ATTIVITA' NIIGATA-NAGANO
- Sono almeno una ventina le scosse di rilevante entità (di magnitudo
compresa tra 3-7) che sono state registrate nelle ultime dieci ore in
Giappone, tra quelle sulla costa di nordest, già devastata ieri, e il
nuovo fronte di Niigata-Nagano, sulla parte occidentale, che si è aperto
a sorpresa durante la notte mostrando segnali di particolare vivacità.
Il terremoto più potente è delle ore 10.46 (le 2.46 in Italia), ha
riferito l'Agenzia meteorologica giapponese, con una magnitudo di 6.4 ed
epicentro individuato di fronte alla prefettura di Fukushima, nelle
acque del Pacifico alla profondità di 40 km.
ESPLOSIONE NELLE CENTRALE DI FUKUSHIMA
- Una potente esplosione si è verificata nella centrale di Fukushima, al
punto che si sarebbe polverizzata la gabbia di esterna di contenimento
di uno dei reattori. Alcuni impiegati sono rimasti feriti. Il tetto del
reattore di Fukushima con forti problemi di tenuta dell'impianto di
raffreddamento è crollato. Lo conferma il gestore dell'impianto Tepco,
spiegando che l'esplosione dell'impianto nucleare si è verificato
durante le scosse di assestamento.
Il governo ordina di lasciare la zona
ai residenti nel raggio di 20 km.
Nel frattempo l'esecutivo ha disposto
l'invio immediato di una squadra di 'super pompieri' a Fukushima,
all'impianto n1.
Le radiazioni ricevute in un'ora da
una persona che si trova nel sito della centrale nucleare di Fukushima
corrispondono al limite di radioattività che non deve essere
oltrepassato in un anno. Lo dice la tv pubblica giapponese Nhk citando
esperti che hanno misurato il livello di radiazioni all'entrata dalla
centrale.
E' alta la probabilità che sia in
corso una fusione in un reattore nucleare. L'Agenzia giapponese sulla
sicurezza nucleare ha rilevato cesio radioattivo in prossimità della
centrale di Fukushima. La fusione potrebbe essere in atto "nel reattore
n1 della centrale nucleare di Fukushima", a causa del violentissimo
sisma e dello tsunami scatenatisi ieri sul nord-est del Giappone. La
rilevazione del cesio radioattivo, annunciata dall' Agenzia, è di solito
associata con gli elementi del combustibile e rappresenta un segnale di
allarme, in quanto potrebbe essere rilasciato, ad esempio, per problemi
al nocciolo del reattore.
AIEA CHIEDE INFORMAZIONI A TOKYO
- L'Agenzia internazionale dell'Onu per l'energia atomica (Aiea) sta
chiedendo "con urgenza" informazioni alle autorità nipponiche
sull'esplosione avvenuta nell'impianto nucleare di Fukushima 1.
"Conosciamo i resoconti dei mezzi d'informazione e stiamo chiedendo con
urgenza altre informazioni", ha detto alla Reuters un funzionario
dell'organizzazione basata a Vienna.
12-03-2011]
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1- è POSSIBILE
CHE IL MINISTRO DELLA DIFESA (PER MANCANZA DI PROVE) LARUSSA TRASPORTI
LE FERRARI SMONTEZEMOLATE COI CHINOOK DELL’ESERCITO ITALIANO? CHI PAGA ?
- 2- DA "QUATTRORUOTE": "LE FERRARI FF SONO ARRIVATE IN CIMA CON
L’ELICOTTERO DA TRASPORTO CH-47 CHINOOK DEL 1° REGGIMENTO ANTARES DI
VITERBO E AL SUPPORTO DI TRE ELICOTTERI AGUSTA 205 DEL 4° REGGIMENTO
ALTAIR DI BOLZANO DELL’AVIAZIONE" - 3- "COSA CI FANNO QUI LE FF?
SEMPLICE: ATTENDONO I GIORNALISTI, CHE FINALMENTE LA POTRANNO GUIDARE.
LASSÙ, FRA LE NEVI, ALLESTITA UNA SPECIALE PISTA GHIACCIATA"
1- LETTERA
E' possibile che LaRissa (Esercito Italiano) trasporti le Ferrari del
Montezemolo con i Chinoouk dell'Esercito ?
Chi paga ?
2- FERRARI FF - VIDEO E FOTO DALL'ALTO ADIGE
http://www.quattroruote.it/notizie/auto-novita/ferrari-ff-video-e-foto-dall-alto-adige
Volano alto le Ferrari: è proprio il
caso di dirlo, dopo che un paio di esemplari della nuova granturismo
Ferrari FF è stato trasportato in elicottero sulle cime innevate di Plan
de Corones, la conosciuta stazione sciistica delle Dolomiti, a quota
2.350 metri.
Esercito Italiano. Le Ferrari FF sono
arrivate in cima con l'elicottero da trasporto CH-47 Chinook del 1°
Reggimento Antares di Viterbo e al supporto di tre elicotteri Agusta 205
del 4° Reggimento Altair di Bolzano dell'Aviazione dell'Esercito
Italiano.
Cosa ci fanno qui le FF? Semplice:
attendono i giornalisti, che finalmente la potranno guidare, dopo averla
ammirata al Salone di Ginevra nelle giornate riservate alla stampa.
Lassù, fra le nevi, è stata allestita una speciale pista ghiacciata per
provare l'inedito e particolarissimo sistema di trazione integrale
sviluppato dalla Ferrari. C.D.G.
11-03-2011]
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1- APERTA UN’INCHIESTA SU UN COMPLOTTO PER INDURRE BEBé BERNABÈ A
CEDERE IL PACCHETTO DI MAGGIORANZA DI TELECOM ARGENTINA, DA DECENNI IN
MANI ITALIANE - 2- TUTTO NASCE DA UN BONIFICO INTERNAZIONALE CONSIDERATO
SOSPETTO: CINQUE MILIONI DI DOLLARI PARTITI DALL’ARGENTINA. BENEFICIARIA
L’AGENZIA DI STAMPA ’IL VELINO’ - 2- LO SCOOP DI DAGOSPIA DEL 5-10-2009
- "CHE CI FACEVANO IN ARGENTINA IL BERLUSCONIANO MARIO VALDUCCI,
PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE TRASPORTI E TELECOMUNICAZIONI DELLA CAMERA,
IN DUPLEX CON L’UDC MARIO BACCINI? MAGARI A PARLARE IN GRAN SEGRETO
DELLE SORTI DI TELECOM ITALIA IN CASA KIRCHENER?..."
1- ASSALTO A TELECOM - APERTA UN'INCHIESTA SULLE PRESSIONI PER
INDURRE BERNABÈ A CEDERE LA CONSOCIATA IN ARGENTINA
Sandra Amurri e Giorgio Meletti per
Il Fattopquotidiano
Tutto nasce da un bonifico
internazionale segnalato dalla Banca d'Italia alla Guardia di finanza e
considerato sospetto: cinque milioni di dollari partiti dall'Argentina.
Beneficiaria la società di comunicazione Tfgcom, proprietaria
dell'agenzia di stampa Il Velino, fondata da Stefano De Andreis,
giornalista che risultò iscritto alla loggia P2, e diretta fino al
giugno scorso dal portavoce del Pdl, Daniele Capezzone.
Gli inquirenti hanno accertato che i
soldi, accreditati il 7 maggio 2010, provenivano dall'imprenditore
argentino Matias Garfunkel, famoso in tutta l'America Latina per la sua
ricchezza. Proprio in quei primi giorni di maggio Garfunkel si era
acquartierato a Roma, nel lussuosissimo Hotel De Russie, a pochi passi
da Piazza del Popolo, ma soprattutto a 500 metri in linea d'aria dal
quartier generale di Telecom Italia. Garfunkel era deciso a portare a
termine un affare colossale: l'acquisto del pacchetto di maggioranza di
Telecom Argentina, da decenni in mani italiane.
Sulla vicenda il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, ha
aperto un fascicolo. Le indagini stanno portando alla luce un intreccio
fittissimo di interessi economici e sponde politiche. Una storia
esemplare del funzionamento del cosiddetto "capitalismo relazionale"
che, anche con alleanze internazionali, mette nel mirino le grandi
aziende pubbliche e private per "spolparle", secondo una definizione
cara al numero uno di Telecom Italia Franco Bernabè. In questo caso lo
stesso Bernabè ha subito pressioni, a volte di provenienza sorprendente,
che volevano indurlo a vendere Telecom Argentina, da lui considerata un
gioiello irrinunciabile.
La vicenda parte a Buenos Aires due anni fa, quando l'Autorità antitrust
Argentina ordina a Telecom Italia di vendere entro 12 mesi il suo 50 per
cento nella finanziaria Sofora, azionista di maggioranza di Telecom
Argentina. Nel 2007 Telefonica de España era entrata nel controllo di
Telecom Italia e le autorità di Buenos Aires avevano messo nel mirino la
dominanza sul mercato nazionale della possibile tenaglia costituita da
Telecom Argentina e dalla controllata spagnola Telefonica de Argentina.
Ne è nata una controversia giudiziaria che ha fatto a lungo considerare
la cessione della partecipazione italiana inevitabile.
Così credevano anche Eduardo Eurnekiàn, poliedrico imprenditore 78enne
di origine armena, noto in Italia per il suo coinvolgimento nel crac
della Volare Group, e il suo socio Ernesto Gutierrez, 54enne, uomo
considerato potentissimo in Argentina dove guida tra l'altro il sistema
aeroportuale attraverso la presidenza di Aeropuertos Argentina 2000. I
due, nell'autunno 2009, sono in pista per acquistare da Telecom Italia
il prezioso pacchetto Sofora. Bernabè, infatti, mentre si dipana la
guerra dei ricorsi con l'Antitrust di Buenos Aires, ha impostato imposta
per prudenza la procedura di vendita.
Qui si inserisce il movimento degli italiani. Ai primi di ottobre il
sito di gossip argentino Ambito Financero, subito ripreso da Dagospia,
segnala la presenza a Buenos Aires del presidente della Commissione
trasporti e telecomunicazioni della Camera, Mario Valducci,
berlusconiano della prima ora, e di Mario Baccini, ex deputato (Dc, Ccd,
Udc, Rosa Bianca per l'Italia, ancora Udc, Federazione cristiani per la
libertà e infine Pdl: questo il suo percorso politico conosciuto).
I due politici italiani partecipano a
una fastosa grigliata (il tradizionale rito dell'asado) nella villa di
Gutierrez. A quanto pare alla festa non partecipa Luca Simoni,
intraprendente professionista con tutte le carte in regola per essere
invitato: non solo è legatissimo a Baccini, ma è anche genero di Carlos
Sergi, uomo d'affari argentino noto per essere stato a lungo a capo
della filiale della tedesca Siemens, leader mondiale degli apparati
telefonici. Soprattutto Simoni è proprietario del Velino attraverso la
Tfgcom, la società beneficiaria del misterioso bonifico.
Il 5 febbraio del 2010 entra in scena
Matias Garfunkel Madanes, l'uomo che ha effettuato il bonifico. Ha
ereditato prima dal padre e poi dalla madre una fortuna valutata in due
miliardi di dollari, e per questo è soprannominato nel suo paese
"heredero serial". In un'intervista al magazine Fortuna spiega di essere
entrato in società con Eurnekiàn e Gutierrez (50 per cento lui, 50 per
cento gli altri due) per comprare da Bernabè il controllo di Telecom
Argentina per 580 milioni di dollari.
Scopre le sue carte in modo un po'
ingenuo: "Telecom Argentina è un gioiello, parliamo di un'impresa
importante che si può comprare a sconto". Nel gergo finanziario
significa "per molto meno del suo valore". La vulgata argentina vuole
che nell'affare Eurnekian e Gutierrez ci mettessero le relazioni e
Garfunkel i soldi.
Passano poche settimane e, mentre i giornali argentini e italiani danno
per imminente la vendita di Telecom Argentina, "heredero serial" rompe
la società con Eurnekian e Gutierrez e annuncia che correrà da solo. Il
4 maggio 2010 sbarca in pompa magna in una suite dell'Hotel De Russie,
accompagnato, secondo il giornale argentino Perfil, da 15 avvocati e
dall'amico e socio Raul Moneta. Con loro c'è un altro noto imprenditore
argentino, Jorge Rodriguez detto "el Corcho" (il sughero).
Secondo un resoconto comparso settimane dopo sul blog del popolare
giornalista argentino Jorge Asis, le giornate romane sono convulse.
Nella hall del De Russie compare Giancarlo Elia Valori, l'uomo che
introdusse Licio Gelli ai segreti delle relazioni con l'Argentina di
Juan Do-mingo Peron e del successivo regime dei generali. Si fa vedere
anche il senatore Pdl Esteban Caselli, detto "el Cacho" ma anche "el
obispo" (il vescovo), sulla cui elezione nel collegio dell'America
Latina sta indagando da tempo lo stesso procuratore Capaldo.
E arriva Luca Simoni. Racconterà in
seguito "el Corcho" che era a Roma per caso: niente a che vedere con
l'affare Telecom Argentina, doveva semplicemente incontrare esponenti di
Mediaset, il gruppo televisivo che fa capo a Silvio Berlusconi. "Le
chiacchiere sono nate dal fatto che sono amico da molti anni di Luca
Simoni, che ha lavorato per il governo italiano e conosce quelli di
Telecom Italia", ha dichiarato il 13 agosto 2010 a Fortuna.
La Procura di Roma sta verificando quanto raccontato dai giornali
argentini: Garfunkel avrebbe ordinato il bonifico da cinque milioni di
dollari dalla hall del De Russie, attraverso il palmare, pensando di
assicurarsi così preziosi sostegni lobbistici romani. Il giornalista
Asis definisce l'operazione una "depilazione a secco": in italiano
meglio rende l'idea il verbo spennare.
Sentito dalla Guardia di Finanza, Simoni ha giustificato quel pagamento
con un contratto datato 21 gennaio 2010, con cui Garfunkel ha affidato
alla Tfgcom un anno di promozione della sua immagine in Italia
impegnandosi a pagare anticipatamente i cinque milioni di dollari. La
magistratura sta ricostruendo il percorso dei 5 milioni di dollari dopo
il transito sul conto della Tfgcom.
Sicuramente ha già accertato che il 26
maggio 2010 dal conto bancario della Tfgcom è partito un bonifico di 390
mila euro in favore di Maria Veronica Lozano, nota conduttrice
televisiva argentina e soprattutto fidanzata di Jorge "el Corcho"
Rodriguez, il vecchio amico di Simoni che doveva solo incontrare quelli
di Media-set.
A Roma in quei giorni la pressione lobbistica sale alle stelle. In due
giorni Il Velino dà cinque notizie su Telecom Argentina. Nei primi
cinque mesi del 2010 ha dedicato all'argomento una sessantina di
articoli. Il 6 maggio, mentre si riunisce il consiglio di Telecom
Italia, il senatore Caselli chiede e ottiene un incontro con il ministro
degli Esteri Franco Frattini e gli chiede di prendere a cuore
l'imminente cessione di Telecom Argentina.
Il giorno dopo, mentre il bonifico di
Garfunkel atterra sul conto della società di Simoni, il viceministro
dello Sviluppo economico Paolo Romani (che sarà poi promosso ministro)
si spende pubblicamente a favore della nuova rete telefonica nazionale
da affidare a una sorta di consorzio di tutti gli operatori: una
soluzione che per Telecom Italia è sinonimo di esproprio della rete, e
che trova subito l'entusiasta sostegno di Valducci.
Per Bernabè le ripetute sortite di Romani suonano come messaggi in
codice. Il braccio di ferro sulla rete è in corso da mesi. Per Telecom
Italia il pieno controllo dell'infrastruttura è strategico. Mentre il
governo, in consonanza con Mediaset, vuole la soluzione di tipo
consortile controllata dallo Stato e quindi orientabile al servizio di
interessi particolari. Curiosamente questa linea piace anche a Cesare
Geronzi, presidente di Mediobanca e poi delle Assicurazioni Generali, i
due maggiori azionisti di Telecom. Lo scontro tra Geronzi e Bernabè
rimane sottotraccia ma è durissimo.
Ne è un esempio il caso di Enrico
Mentana, tenuto per un anno a bagnomaria prima della nomina al Tg La7
(proprietà Telecom) per il niet imposto dall'azionista Geronzi dopo che
Berlusconi aveva fatto sapere di non gradire. Per mesi gli uomini di
comunicazione di Geronzi hanno fatto circolare l'indiscrezione di un
imminente siluramento di Bernabè per fare posto a Francesco Caio,
consulente di Romani, e prima ancora a Stefano Parisi, vicino a palazzo
Chigi ma inciampato nello scandalo Fastweb-Sparkle. Nel settembre 2010,
sentito a verbale dalla Procura di Roma proprio nell'ambito
dell'inchiesta Fastweb-Sparkle, Bernabè ha riferito di essere stato
oggetto di forti pressioni per scorporare da Telecom Italia la rete
telefonica.
Torniamo a maggio 2010. Mentre infuria
la battaglia Garfunkel non riesce a farsi ricevere da Bernabè, che nelle
stesse ore sta trattando riservatamente con la presidente argentina
Cristina Kirchner per risolvere il contenzioso con l'Antitrust di Buenos
Aires. Gli uomini di Telecom Italia, mentre stringono i tempi per
l'armistizio con la politica di Buenos Aires, fanno sapere a Garfunkel
che deve rivolgersi alla Credit Suisse, la banca incaricata della
procedura di vendita di Telecom Argentina.
Ed è qui che il 38enne ambizioso
imprenditore va fuori strada. Dovendo dimostrare di disporre dei
capitali sufficienti per trattare l'affare, esibisce a Credit Suisse
lettere di credito platealmente e inspiegabilmente, false. In tutto
questo non solo uomini politici ma anche esponenti di rilievo
dell'azionariato di Telecom Italia, i cui nomi sono al vaglio degli
inquirenti, premono su Bernabè perché acceleri la vendita di Telecom
Argentina. Il manager rimane perplesso: tutti gli interessati sono
perfettamente a conoscenza che svendere quella partecipazione in America
Latina costituirebbe un serio danno per l'azienda e quindi per gli
azionisti cosiddetti di minoranza, i risparmiatori che detengono il 77
per cento del capitale. Ma i "padroni senza capitali", come li chiama
Bernabè, non sembrano curarsene.
2- DAGOSPIA SCOOP DEL 5-10-2009 - CHE CI FACEVANO IN ARGENTINA IL
BERLUSCONIANO MARIO VALDUCCI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE TRASPORTI E
TELECOMUNICAZIONI DELLA CAMERA, IN DUPLEX CON L'UDC MARIO BACCINI?
MAGARI A PARLARE IN GRAN SEGRETO DELLE SORTI DI TELECOM ITALIA IN CASA
KIRCHENER?...
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-9750.htm
[05-10-2009]
Nella rubrica di gossip
politico-economico, Ambito Financiero di oggi parla della presenza ad
una grigliata tenutasi in casa di Eurnekian (Aeropuertos 2000) di Mario
Valducci, presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni
della Camera che loro chiamano per errore Vanucci, e di Mario Baccini
(presidente del Comitato per il Microcredito).
E così, mentre Telecom Italia è
ostaggio degli argentini, un autorevolissimo esponente politico va a
farsi una grigliata in casa del brasseur d'affaires di Kirchner, guarda
caso fortemente interessato ad accaparrasi il boccone di Telecom
Argentina, e molto gradito alla Casa Rosada. Strano modo di tutelare gli
interessi delle aziende italiane all'estero, come tutti gli altri paesi
fanno con puntualità, magari evitando di partecipare a feste e festini
più o meno ufficiali.
L'incontro sarebbe avvenuto domenica a
pranzo, presso la villa di campagna di Ernesto Eurnekian, tra
l'imprenditore argentino (accompagnato da Ernesto Gutierrez, braccio
destro dell'imprenditore attivo nel tentativo di accaparrarsi il boccone
per conto del suo capo) e due esponenti della politica italiana che
ricoprono importanti cariche nel Governo e nel Parlamento: il presidente
della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera,
Mario Valducci (il giornalista, per errore, lo chiama Vanucci) e il
presidente del Comitato per il Microcredito, Mario Baccini.
Lo scopo della visita degli italiani
secondo il giornale è quello di raccogliere informazioni utili per
disegnare un panorama completo sulla questione Telecom Argentina.
In pubblico non sarebbe stata pronunciata alcuna parola sul caso
Telecom, ma dopo pranzo il gruppo si sarebbe riunito privatamente per
parlarne.
12-03-2011]
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IL "VELINO" DELLE PAMPAS - BACCINI E VALDUCCI VOLANO IN ARGENTINA PER
L’OPERAZIONE TELECOM E L’EDITORE DEL SITO LUCA SIMONI INTASCA 5 MILIONI
DI DOLLARI PER LA "PROMOZIONE DI IMMAGINE" DI UN IMPRENDITORE DI BUENOS
AIRES INCAPRICCIATO DELLA QUOTA DI TELECOM ARGENTINA IN MANO A BERNABé -
QUANDO SI DICE IL CASO: TRA L’UDC BACCINI E SIMONI IL LEGAME è STRETTO
AL PARI DI QUELLO CON I CONTRIBUTI ELARGITI DA PALAZZO CHIGI...
Stefano Feltri per
Il Fatto
Se cerchi "Luigi Bisignani" nell'archivio del sito web dell'agenzia Il
Velino, compaiono solo citazioni nelle rassegne stampa. Mai una notizia
su di lui. E, sapendo quanto il super-lobbista ami la discrezione,
questa è un po' la certificazione della sua influenza sull'agenzia
diretta da Lino Jannuzzi.
Chi conosce le dinamiche del potere romano giura che Bisignani, privo di
rapporto formale con Impronta srl che edita Il Velino, non guadagni un
euro dall'agenzia. Ma la possa esibire come un sofisticato biglietto da
visita, uno strumento indispensabile nella gestione delle relazioni che
sono il bene più prezioso per chi si muove tra politica e affari.
È questo patrimonio di rapporti che Luca Simoni rileva quando diventa
socio di maggioranza dell'agenzia, dopo che l'editore storico Stefano De
Andreis aveva dovuto vendere in fretta e furia le sue quote per ragioni
finanziarie. De Andreis è un ex giornalista, amico di Bisignani da
quando erano giornalisti dell'Ansa, anche lui ex piduista (tessera
numero 939).
Le sue quote passano per le mani di
Daniele Capezzone e dell'avvocato Marco Drago (un consulente della
Farnesina) prima di finire quasi per intero a Luca Simoni, che ora ne
detiene l'80 per cento. Il 20 è in mano a una società che si chiama
Promec. Simoni, 45 anni, non è un giornalista ma adesso, oltre a fare
l'amministratore delegato e presidente di Impronta, fa il direttore
editoriale, con una forte attenzione ai contenuti dell'agenzia che,
formalmente, è di nuovo guidata dal suo storico direttore, l'83enne Lino
Jannuzzi.
Ma Simoni è soprattutto un imprenditore attivo da anni nel sottobosco
romano, è legato da tempo al parlamentare Pdl Mario Baccini che, da
sottosegretario agli Esteri, lo aveva nominato nel consiglio
dell'Istituto Italo-Latino Americano. Simoni conosce il Sud America
anche per aver lavorato in quelle zone con Donatella Zingone (moglie
dell'ex primo ministro Lamberto Dini ) sia per aver sposato Gabriela Ana
Sergi, rampolla di un'importante famiglia argentina. Il padre Carlos è
un ex alto dirigente Siemens il cui nome è stato di recente citato in
un'inchiesta su un colossale traffico di droga, una tonnellata di
cocaina trasportata via aereo da Buenos Aires a Barcellona.
Da quando Simoni controlla Il Velino, il legame tra l'agenzia e Palazzo
Chigi è diventato sempre più stretto. Su un fatturato di circa 3,5
milioni circa, i contributi della Presidenza del Consiglio prima
pesavano per 700 mila euro, ora per 2,2 milioni. È vero che Il Velino
riceveva molto meno di altri e che il numero di "lanci" è triplicato in
pochi anni (ora sono 900 al giorno) ma resta il fatto che il flusso di
denaro è cresciuto in modo consistente.
Un piccolo
miracolo di cui Simoni si dichiara grato proprio a Bisignani e ai suoi
ottimi rapporti con Elisa Grande, la responsabile del dipartimento
editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri considerata molto
vicina a Mauro Masi e a Gianni Letta.
Stando all'ultimo bilancio disponibile, quello del 2009, Il Velino è in
perdita di circa 50 mila euro. Per il 2010 era atteso un aumento di
ricavi di 4 milioni. Si vedrà nel prossimo bilancio. 12-03-2011]
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I FURBETTI DI
FORBES - PAPERONI SONO 1210 E LA LORO RICCHEZZA SUPERA IL PIL TEDESCO -
VERTICE STABILE: PRIMO CARLOS SLIM, SECONDO GATES - SCIVOLONE DEL
CAVALIER POMPETTA (SARANNO LE SPESE LEGALI?, LE PRETESE DEI FIGLI E DI
VERONICA?), CHE PERDE 1,2 MLD E CROLLA DAL 74ESIMO AL 118ESIMO POSTO
GLOBALE - IL PIÙ RICCO DEL BELPAESE È IL CIOCCOLATAIO FERRERO, IN
CLASSIFICA ENTRA LO SCARPARO (938ESIMO, MENTRE IL FRATELLO ANDREA È
993ESIMO) - ESCE DI SCENA IL FONDATORE DI FASTWEB INQUISITO, SILVIO
SCAGLIA…
Fabio
Pozzo per "La
Stampa"
Non c'è solo Bill Gates a perdere
«sostanza» nella classifica dei Paperoni del pianeta (causa beneficenza)
stilata da Forbes , che conferma il fondatore di Microsoft anche nel
2011, così come un anno fa, al secondo posto dopo il magnate messicano
Carlos Slim. In Italia, Silvio Berlusconi fa una scivolata, da un anno
all'altro, di un miliardo e 200 milioni di euro che lo fa scendere al
118˚ posto globale, dal 74˚ del 2010.
Le cose, però, più in generale, per i
ricchi non vanno male. La 25ª edizione della classifica della rivista
segna il nuovo record di miliardari: 1.210 (+214 sul 2010) per una
ricchezza complessiva di 4.500 miliardi di dollari, più del pil tedesco.
Guidano gli Stati Uniti con 413 miliardari, 10 in più rispetto al 2010
per 1.500 miliardi di dollari, Per la prima volta da dieci anni, l'Asia
supera l'Europa con 332 miliardari a fronte dei 300 del Vecchio
Continente. Brics in evidenza: il Brasile conta su 30 miliardari, la
Russia su 101 con il boom delle commodity, l'India su 55 e la Cina su
115. Mosca è la città con più miliardari al mondo (79) a fronte dei 58
che risiedono a New York. E le nuove tecnologie sono uno dei settori che
hanno prodotto il maggior numero di miliardari.
Quanto poi ai nomi, si conferma in
testa Slim, il presidente e amministratore delegato di Telmex e America
Movil (74 miliardi di dollari contro i 53,5 del 2010), seguito da Gates
(56; 53) e da Warren Buffett (50; 47). I primi tre posti non mutano
rispetto al 2010. Al quarto posto sale, invece, un europeo: è Bernard
Arnault, numero uno di Lvmh, con 41 miliardi di dollari (l'anno scorso
era settimo con 27,5 miliardi). Ha rubato la posizione a Mukesh Ambani,
presidente di Reliance Industries, scivolato alla nona con 27 miliardi.
Passiamo gli italiani. Sono 14 - dai
13 del 2010 - quelli con almeno un miliardo di dollari «in tasca». Il
valore complessivo della loro ricchezza passa dai 58 miliardi e 400
milioni di dollari del 2010 ai 62 miliardi e 600 milioni di dollari di
quest'anno. Il più ricco è sempre il «re della Nutella» Michele Ferrero,
al 32˚ posto nel mondo (l'anno scorso era al numero 28, ma il suo
patrimonio è salito da 17 a 18 miliardi di dollari).
Seguono il fondatore di Luxottica
Leonardo Del Vecchio (11 miliardi, è 71˚, era 59˚ nel 2010 con 10,5
miliardi). Terzo Berlusconi, che scivola dal 74˚al 118˚ posto, con un
patrimonio sceso da 9 a 7,8 miliardi di dollari. Quarto si conferma
Giorgio Armani (7 miliardi), mentre Carlo Benetton (2,4), Gilberto
Benetton (2,4), Giuliana Benetton (2,4), Luciano Benetton (2,4)
scavalcano Mario Moretti Polegato (2,3), Francesco Gaetano Caltagirone
(1,5), Ennio Doris (1,5), Stefano Pessina fondatore di Alleanza
Farmaceutica (1,4). New entry, i fratelli Diego e Andrea Della Valle,
rispettivamente 938˚ esimo e 993˚ nel mondo, con patrimoni per 1,3 e 1,2
miliardi di dollari). Esce di scena il fondatore di Fastweb, Silvio
Scaglia.
10-03-2011]
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1- I SOGNI DI GLORIA DI ANDREA AGNELLI SI STANNO TRASFORMANDO IN
INCUBI QUOTIDIANI - 2- LA PRESIDENZA DELLA JUVENTUS è ORMAI UN INFERNO
DI SCONFITTE CONSECUTIVE - 3- FERMO AI BOX DI MARANELLO L’ARRIVO IN
FERRARI AL POSTO DELLO SMONTEZEMOLATO - 4- CHI GODE è IL CUGINO DAL
BRACCINO CORTO ELKANN, CHE TIENE I CORDONI DELLA BORSA DI FAMIGLIA EXOR,
STRAFELICE DI NON SGANCIARE UN EURO PER LA JUVE (COSì ANDREA PAGA IL FIO
DI AVER FATTO FUORI IL SUO STAFF BIANCONERO, DA BLANC A FERRARA) - 5-
L’ULTIMO SCHIAFFO DI YAKI AD ANDREA: NO AD UN RUOLO OPERATIVO IN FIAT
(LA SCELTA è CADUTA SULL’ALTRO CUGINO ALESSANDRO NASI, PADRINO DEL
FIGLIO OCEANO) - 6- E ALLORA IL RAMPOLLO DI UMBERTO, L’ULTIMO RIMASTO A
POTER SPENDERE IL BLASONE DI FAMIGLIA, CI PROVA CON LA SUA HOLDING, UNA
EXOR BONSAI IN SOCIETÀ CON GLI AMICI DI SEMPRE (GIRAUDO), MENTRE MOGGI
PER ORA STA ALLA FINESTRA -
Stefano Feltri per "il
Fatto quotidiano"
Andrea Agnelli non ha seguito il
consiglio del padre che gli suggeriva di stare lontano da Torino, magari
rimanere alla Philip Morris e scalare le posizioni interne. Mentre John
Elkann, coetaneo anche se di una generazione successiva (Andrea è figlio
di Umberto, John nipote di Gianni) diventa sempre meno torinese e sempre
più globale, Andrea Agnelli deve preoccuparsi degli editoriali di
Giampiero Mughini su Libero. Il giornalista juventino gli intima:
"Agnelli dia la scossa, richiami Luciano Moggi!". Intende in tribuna
all'Olimpico di Torino a vedere la Juventus di cui Agnelli è presidente.
Ma, in prospettiva, alla testa della
società, dimenticando Calciopoli, gli arbitri chiusi negli spogliatoi,
la retrocessione in B e tutto il resto. Agnelli, 35 anni, molto
probabilmente ignorerà anche questo consiglio, perché Elkann non
potrebbe mai accettare un ritorno al passato di questo genere (anche se
da tempo Agnelli jr si fa vedere con Antonio Giraudo, un altro pilastro
della Juve di Calciopoli). E la tensione sotterranea dentro l'ultima
generazione della famiglia potrebbe degenerare.
"Andrea non è solo un rappresentante
della nostra famiglia, ma è anche una persona che ama la Juventus in
modo genuino", assicurava Elkann quando, nell'aprile 2010, gli lasciava
la poltrona più alta del club. Un Agnelli alla guida della Juve 48 anni
dopo Umberto. I primi risultati si misurano dal campionato e dal
bilancio. In classifica la Juventus arranca al settimo posto, sconfitta
dopo sconfitta. Nonostante la rivoluzione Agnelli (o la
controrivoluzione Agnelli-Giraudo, dicono i maligni) ci sia stata
eccome: nuovo direttore generale, Giuseppe Marotta, nuovo allenatore,
Luigi Delneri, entrambi dalla Sampdoria.
Nuovi giocatori, quasi tutti bidoni:
il simbolo del flop l'ala Jorge Martinez, arrivato dal Catania per la
ragguardevole cifra di 12 milioni. Ma i giochi contabili dei prestiti
con diritto di riscatto e dei pagamenti differiti fanno miracoli e il
mercato risulta in attivo per 23 milioni. Peccato che la Juventus, nel
complesso, a dicembre fosse in rosso di 39,5 milioni, con la previsione
di chiudere la stagione (e il bilancio) a giugno in passivo di 56,8
milioni. Una voragine, se confrontata con i 6,4 di attivo del 2010.
Colpa anche dell'assenza degli introiti dalla Champions League, dove la
squadra non è riuscita a qualificarsi.
Il giovane Agnelli, insomma, non si
sta giocando al meglio l'opportunità. Tanto che di quelle sue velleità
di avere un ruolo operativo in Fiat (lo confidò a Paolo Madron per il
Sole 24 Ore due anni fa) non si è mai più parlato. Ormai è chiaro,
infatti, che il coetaneo su cui Elkann punta non è certo Agnelli ma il
cugino Alessandro Nasi (padrino al battesimo dell'ultimo Elkann,
Oceano).
Nella recente riorganizzazione della
Exor, la società di investimenti che controlla la Fiat e che muove i
capitali della famiglia, Elkann è diventato amministratore delegato e ha
subito incaricato Nasi di andare a curare la parte americana del
business, quella che una volta era affidata a Gianluigi Gabetti, mentore
di John, in un'ideale passaggio di testimone tra epoche diverse.
Eppure Agnelli, in Exor, era un
parigrado di Nasi, entrambi consiglieri di amministrazione, ma non è
stato considerato per alcuna promozione. Così come sembra tramontata da
tempo l'ipotesi di assegnargli la presidenza della Ferrari, dove è
rimasto Luca Cordero di Montezemolo dopo aver lasciato la presidenza
della Fiat.
Forse perché si sente un po' ai
margini, forse per dimostrare di non essere da meno di John, Agnelli sta
provando a costruirsi un proprio braccio finanziario. Provando a
proporsi come un'alternativa a Elkann nella galassia Agnelli.
Come riportava il Sole 24 Ore di ieri,
la Newco Roveri ha completato l'aumento di capitale: da 10 a 534 mila
euro. Pochi spiccioli, ma è il segnale che la holding di Andrea Agnelli
si sta espandendo con il sistema di relazioni sottostante: tra i nuovi
soci ci sono infatti Maria Elena Rayneri (moglie di Giraudo, sempre lui)
e Gloria Cravotto, sposata con uno dei partner finanziari ormai abituali
per Agnelli, cioè Roberto Ginatta.
La piccola Newco Roveri ha come
oggetto sociale "l'assunzione, la compravendita, la gestione di
partecipazioni in altre società". Un po' come Exor, anche se in versione
bonsai. Così come resta piccola l'altra gamba finanziaria del lato
Agnelli della famiglia, la Lamse (fusione di luoghi amati, l'allevamento
La Mandria e le piste del Sestriere), che ha investimenti per poco meno
di 5 milioni di euro, in altre holding e nel settore delle energie
rinnovabili. Nell'ultimo bilancio, quello 2009, era in rosso di 256 mila
euro.
Si vedrà nei
conti 2010, per ora la partecipazione al centro dei pensieri di Agnelli
è quella della Lafico di Muammar Gheddafi nella Juve (7,5 per cento):
"Se riceveremo disposizioni di congelamento quote ne prenderemo atto, ma
non siamo preoccupati". Ottimista come sempre, ancora il 21 febbraio
diceva: "Adesso servono 12 vittorie". Da allora la squadra di Alex Del
Piero (anche lui con un piede sulla porta, viste le scarse prospettive
di fare il dirigente) ha infilato tre sconfitte consecutive. 09-03-2011]
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IL TERREMOTO
GIAPPONESE FA CROLLARE IL PETROLIO - BORSE IN ROSSO - UNICREDIT CONGELA
I LIBICI, IPOTESI WYAND AL POSTO DI RAMPL - LA BANCA EUROPEA FINANZIA
MARPIONNE - TREMONTI, COI DERIVATI SIAMO COME PRIMA - PARMALAT, ARRIVANO
LE COOP (GRANAROLO) E I BRASILIANI - BERNABÈ SI LODA E SI IMBRODA DAI
PICCOLI AZIONISTI - LA BORSA TORNÒ AL VECCHIO FAX - BULGARI, BOOM DEGLI
UTILI (ARNAULT RINGRAZIA) - 1 ITALIANO SU 4 ESENTE DALL’IRPEF - IL
MITOLOGICO MURDOCH FA 80: “UN MONOPOLIO E’ UNA COSA ORRENDA, FINCHE’ NON
NE POSSIEDI UNO
1 -
BORSA: EUROPA ANCORA IN ROSSO, SISMA GIAPPONE ALIMENTA NUOVI TIMORI...
Radiocor - Ancora una seduta negativa per le Borse
europee, mentre ai timori legati alla Libia e alle condizioni del debito
pubblico europeo si sono aggiunti quelli sulla situazione in Estremo
Oriente dopo il violento terremoto che ha colpito il Giappone. Il Ftse
All Share ha ceduto lo 0,95% e il Ftse Mib l'1%. Male il settore
assicurativo, mentre ha chiuso in buon rialzo Lottomatica dopo i conti.
2 - PETROLIO SOTTO I 100 DOLLARI AL BARILE DOPO TERREMOTO GIAPPONE...
(LaPresse/AP) - Il prezzo del petrolio è sceso sotto i
100 dollari, condizionato dal terremoto che ha colpito il Giappone. Nel
primo pomeriggio (ora italiana) l'indice di riferimento del petrolio a
New York registra nel trading elettronico un calo di 2,82 dollari a
99,88 dollari al barile. A Londra, il Brent cala di 2,86 dollari a
112,57 dollari al barile.
3 - UNICREDIT: CONGELA DIRITTI VOTO SOCI LIBICI DOPO DECISIONI UE...
Radiocor - 'Alla luce delle decisioni pubblicate oggi
dall'Unione Europea, UniCredit dichiara che - con riferimento agli
azionisti libici - l'esercizio dei diritti relativi alle azioni
possedute sara' congelato in conformita' a tali decisioni'. E' quanto
annuncia la banca in un comunicato.
4 - CRISI: DA BCE 116,9 MLD A BANCHE IRLANDA...
(ANSA) - I prestiti della Banca centrale europea alle
banche irlandesi ammontavano a 116,9 miliardi a fine febbraio, in calo
rispetto a un mese prima ma ben al di sopra degli 89,4 miliardi di
febbraio 2010. Lo si rileva dai dati pubblicati dalla Banca d'Irlanda,
che essa stessa ha aumentato i prestiti a 70 miliardi agli istituti
nazionali sotto forma di ''liquidita' straordinaria di assistenza''. La
cifra e' in forte aumento rispetto ai 51,1 miliardi di fine gennaio.
5 - FIAT RICEVE DA BEI 250 MLN PER RICERCA E SVILUPPO IN ITALIA...
(LaPresse) - La Banca europea per gli investimenti
(Bei) e Fiat Spa hanno firmato oggi a Torino un contratto di
finanziamento da 250 milioni di euro finalizzato a sostenere i piani in
ricerca e sviluppo (R&S) della casa automobilistica. Lo comunica Fiat in
una nota. Il progetto riguarda i centri di ricerca e sviluppo del
Lingotto in Italia, la cui attività è focalizzata sull'obbiettivo
dell'incremento dell'efficienza energetica delle automobili, sia grazie
alla riduzione di emissione di anidride carbonica dei motori, sia
attraverso lo studio di nuove strutture delle vetture stesse.
Tra gli obiettivi anche quello di
arrivare a una riduzione delle emissioni di Co2 e di altre sostanze
nocive permettendo così a Fiat di raggiungere gli obiettivi di emissione
di Co2 fissati dall'Unione europea per il 2015 e il 2020
(rispettivamente 122/123 g/km e 95 g/km). L'operazione Fiat è realizzata
in continuità con le previsioni dell'European clean transport facility (Ectf),
il pacchetto di misure della Bei rivolto ai produttori europei per
investimenti finalizzati alla riduzione di emissioni di anidride
carbonica e alla maggiore efficienza energetica, sviluppato due anni fa
per arginare gli effetti della crisi economica. L'ultimo finanziamento
in ordine di tempo risale al 2009, quando sempre all'interno delle
previsioni della Ectf fu siglato un prestito di 400 milioni per i
progetti in R&S di Fiat.
6 - LA BORSA TORNÒ (PER UN GIORNO) AL VECCHIO FAX...
C. Ci. per il "Corriere
della Sera" - Per un giorno Piazza Affari è tornata
all'antico. No, niente «grida» , ma fax e telefoni. Sono giorni caldi
per Borsa Italiana, le comunicazioni dei risultati societari affollano i
circuiti, ma ieri il Nis, ossia il Network Information System, è andato
in panne. La quindicina di quotate che, soltanto ieri, doveva comunicare
i propri risultati al mercato, si è affidata ai buoni vecchi strumenti
di una volta: invio con il fax, telefonata di riscontro, quindici minuti
d'attesa e poi sul mercato.
Per la verità gli investor relator, in
generale notoriamente poco inclini all'amarcord non foss'altro per
motivi generazionali, non ricordano che sia mai successo nei dieci anni
del sistema organizzato e gestito da Borsa spa per veicolare le
cosiddette notizie price sensitive. E non hanno gradito. Poi come sempre
succede in questi casi, hanno messo in fila gli ultimi incidenti, dal
blackout di cinque ore del 22 febbraio al pasticcio degli indici nella
prima seduta dell'anno per la doppia quotazione Fiat.
Ma gli uomini della finanza sono
concreti e più che recriminare sul presente (e il futuro) del listino
italiano, si sono preoccupati per le risposte sulla funzionalità del
sistema che dovrebbe assicurare in tempo reale, a tutti, le stesse
notizie ed evitare asimmetria informativa: i tempi di ripristino non
sono certi.
7 - PARMALAT: CALZOLARI, GRANAROLO PRONTA MA SOLO IN UNA CORDATA
ITALIANA...
Radiocor - 'Abbiamo confermato a tutti i tavoli in cui
ci siamo incontrati che dove ci fosse la condizione per una cordata
italiana noi possiamo essere un pezzo di quella cordata'. E' quanto ha
detto a Radiocor Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo, su
Parmalat. Calzolari ha aggiunto: 'siamo consapevoli che la dimensione
del problema e' molto rilevante, quindi non e' risolvibile con
l'incontro di due aziende soltanto'. Calzolari ha anche espresso
'rammarico per un'azienda che e' stata salvata in gran parte con i soldi
degli italiani e che oggi rischia seriamente di andare in mano altrui'.
La presenza di un azionista comune,
tra le due realta' del latte, Intesa Sanpaolo, comunque 'non e'
sufficiente per il buon fine dell'operazione'. Da parte sua il
presidente di Legacoop, Giuliano Poletti, ha indicato: 'Parmalat e' una
grande impresa italiana e sarebbe bene che rimanesse tale, anche perche'
c'e' un problema di filiera dei produttori di latte oltre che di
consumi'.
Riferendosi a Granarolo, che fa capo
alle cooperative, Poletti ha precisato: 'se ci saranno le condizioni per
essere coinvolti in una ipotesi che aiuti una filiera importante come
quella del latte italiano, siamo disponibili a valutarla. I protagonisti
di questa operazione pero' non possiamo essere noi, ne' tanto meno solo
noi. Siamo interessati in chiave industriale - ha aggiunto - non da un
punto di vista finanziario o di trading. Dunque ci vuole una volonta' da
parte di diversi soggetti economici finanziari e imprenditoriali'.
8 - PARMALAT E LA MISSIONE BRASILIANA...
Fr. Bas. per il "Corriere
della Sera" - Lo avevano annunciato una settimana fa e così
è stato. Da ieri i manager di Lacteos Brasil, la società concessionaria
dei marchi Parmalat in Brasile, sono in trasferta a Milano dove hanno
avuto una serie di incontri per discutere dell'operazione Parmalat,
ovvero secondo rumors insistenti e non confermati una Ops sul gruppo di
Collecchio: nei giorni scorsi hanno dato mandato alla Banca Leonardo di
Gerardo Braggiotti di assisterli nell'operazione.
Gli uomini di Lacteos non avrebbero
però incontrato Massimo Rossi, l'ex amministratore delegato della
Swedish Match candidato dai fondi a sostituire Enrico Bondi come
amministratore delegato. E fonti vicine alla cordata d'investitori
composta da Mackenzie, Skagen e Zenit, che a breve depositeranno la
lista per il rinnovo del board, hanno precisato che nessun
rappresentante della cordata di investitori istituzionali ha avuto
incontri con manager del gruppo brasiliano.
L'unico ad aver avuto un incontro è
stato invece lo stesso Bondi che il giorno prima si è recato a palazzo
Chigi da Gianni Letta. Insomma, tutti in ordine sparso verso l'assemblea
del 14 aprile.
9 - SCIOPERO 24 ORE TRENI E BUS 31/3-1/4...
(ANSA) - Sciopero nazionale di 24 ore il 31 marzo e il
1 aprile nel trasporto pubblico locale e ferroviario. A proclamarlo
unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa
Trasporti, Faisa e Fast ''a sostegno della vertenza per la
sottoscrizione del nuovo contratto della mobilita'''.
10 - TELECOM: BERNABE', AZIENDA HA BISOGNO DI STABILITA' NEL TEMPO...
Radiocor - Roma, 11 mar - 'L'azienda ha bisogno di
stabilita'' perche' 'di instabilita' ne ha avuta fin troppa. Oggi
servono risultati non clamorosi ma continuativi'. Lo ha detto
l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabe', a un
convegno dell'Asati, l'associazione che riunisce i piccoli azionisti del
gruppo. Bernabe' ha quindi sottolineato che 'la stabilita' serve nel
tempo'.
Il numero uno di Telecom ha citato tra
i risultati piu' importanti conseguiti in questi ultimi anni, quello
della riduzione del debito e a questo proposito ha detto: 'Arriveremo al
2012 con un debito alla normalita''. 'Ho detto anche agli analisti' nel
recente road show che Telecom 'non ha bisogno di fuochi di artificio' ma
di una 'prospettiva in cui gradualmente continueremo a migliorare,
crescere, sviluppare'. Quanto alla politica dei dividendi, il top
manager ha ribadito 'una crescita prudente ma stabile' degli stessi.
11 - TELECOM: BERNABE', GOVERNANCE NON SIA OSSIMORO, DEVE
GOVERNARE...
Radiocor - Roma, 11 mar - 'La governance perche' non
sia un ossimoro bisogna che governi', altrimenti sarebbe una
contraddizione in termini. Risponde cosi' l'amministra tore delegato di
Telecom Italia, Franco bernabe' sul tema della governance durante un
convegno dell'Asati, l'Associazione dei piccoli azionisti del gruppo. Il
tema della governance e' uno di quelli su cui si sta discutendo piu' a
fondo tra i soci di Telco anche riguardo ai futuri assetti del vertice
manageriale di Telecom Italia. 'Deve esserci un sistema di governance -
ha aggiunto - che assicura che l'azienda venga gestita con una corretta
distribuzione dei ruoli'.
12 - UNICREDIT, L'IPOTESI WYAND...
Pa. Pic. per il "Corriere
della Sera" - Il superlavoro non gli ha lasciato tregua sin
dall'estate proprio quando sulla questione libica, con il blitz degli
investitori della Lia nel capitale, si è aperta una nuova fase di
Unicredit. L'impegno di Dieter Rampl, il presidente tedesco di Piazza
Cordusio, è poi lievitato con la rottura del ticket professionale con
l'amministratore delegato Alessandro Profumo, l'uscita di quest'ultimo e
la riorganizzazione radicale della governance.
In pochi mesi Rampl ha dovuto gestire
tra le altre cose la mini rivoluzione operativa portata dalla scomparsa
dei deputy Ceo, i viceamministratori delegati voluti da Profumo,
all'introduzione di un direttore generale. Un passaggio critico, per il
presidente, era stato quello del confronto sui destini della divisione
corporate. L'uscita del responsabile del settore, il manager svizzero
Sergio Ermotti, chiamato a ricoprire l'incarico di numero due in Ubs,
non aveva migliorato il quadro e anzi aveva aumento i timori di una
perdita di peso internazionale della prima banca paneuropea. Le
dimissioni del presidente forse solo ipotizzate in un momento di
stanchezza sono poi state ripetutamente smentite dalla banca e dallo
stesso Rampl.
Ancora ieri si escludeva qualsiasi
segnale di avvicendamento al vertice. E tuttavia i rumor sulla possibile
uscita anzitempo del banchiere di Monaco di Baviera il cui mandato scade
nel 2012 riaffiorano a scadenze regolari in Piazza Affari. Nelle sale
operative, qualcuno ipotizza che si tratti di voci di «disturbo» messe
in circolo magari da chi punta alla poltrona che apre la porta, tra le
altre cose, alla vicepresidenza di Mediobanca. Altri ragionano invece
sul completamento della fase due, suggerendo addirittura il nome di un
possibile candidato alla transizione, Anthony Wyand, il francese di
SocGen da molti anni consigliere di Unicredit dove ricopre anche le
cariche di presidente del comitato controllo e rischi e componente del
comitato permanente strategico.
13 - SACE: GARANZIA DA 500 MLN PER GASDOTTO...
(ANSA) - ROMA, 11 MAR - Sace ha garantito 500 milioni
del finanziamento concesso nell'ambito della fase 2 del progetto Nord
Stream per la progettazione e posa in realizzazione, ad opera
dell'italiana Saipem, della seconda linea del gasdotto sottomarino che
attraversera' il Mar Baltico collegando Russia e Germania. Nord Stream,
indicato come 'progetto prioritario' dall'Ue per lo sviluppo delle Reti
Trans-Europee dell'Energia, consentira' all'Europa di diversificare le
fonti di approvvigionamento di gas naturale.
14 - ATLANTIA, UTILE NETTO +21,4% NEL 2010, DIVIDENDO A 0,746 EURO...
(LaPresse) - Un utile netto per Atlantia nel 2010 di
683 milioni di euro, in aumento del 21,4% rispetto all'esercizio 2009, e
una proposta di dividendo invariato pari a 0,746 euro per azione. E'
quanto emerge dalla nota del gestore delle autostrade italiane in una
nota. Per effetto dell'aumento di capitale gratuito di giugno 2010, in
ragione di 1 nuova azione ogni 20, il dividendo complessivo risulta in
crescita del 5%. Nel 2010 i ricavi consolidati di Atlantia si attestano
a 3.750 milioni di euro, in aumento del 7,5% rispetto al 2009 e il
traffico sulla rete italiana mostra una sostanziale stazionarietà, ma
con una ripresa della componente veicoli pesanti, che nel 2010 fa
registrare una crescita dell'1,3% sul 2009, con un beneficio addizionale
sui ricavi da pedaggio dello 0,5%. Le società concessionarie controllate
e partecipate all'estero nel corso del 2010 registrano complessivamente
un incremento del traffico, pari al 7% rispetto al 2009. I clienti
Telepass sono invece 7,5 milioni (+447.200 unità sull'esercizio
precedente).
15 - BULGARI: 38MLN UTILE 2010 (+181%), DIVIDENDO RADDOPPIA A 12
CENT...
Radiocor - Il gruppo Bulgari ha realizzato nel 2010 un
utile netto di 38 milioni, con una crescita del 180,7% rispetto alla
perdita di 47,1 milioni del 2009. Il fatturato consolidato e' stato pari
a 1,069 miliardi, in crescita del 15,4% a cambi correnti (+8,3% a cambi
comparabili). Gli investimenti si sono attestati a 50,3 milioni, in calo
del 30% rispetto al 2009. L'indebitamento netto era pari a fine 2010 a
135,3 milioni, in calo del 37,6% rispetto a fine 2009. Il consiglio di
amministrazione ha deliberato di proporre all'assemblea dei soci,
convocata il 18 e 20 aprile, un dividendo di 0,12 euro, piu' che
raddoppiato rispetto a 0,05 euro dello scorso esercizio, con pagamento
il 26 maggio (stacco cedola il 23).
16 - EDITORIA: MURDOCH, COMPIE 80 ANNI IL MAGNATE CHE HA CAMBIATO I
MEDIA...
(Adnkronos) - "Un monopolio e' una cosa orrenda,
finche' non ne possiedi uno". C'e' tutta l'essenza umana e professionale
di Keith Rupert Murdoch, che domani compie 80 anni, in questa sua
celebre battuta, ironica ma non troppo. D'altronde, se c'e' una qualita'
che anche i suoi detrattori (e non in questi decenni non sono mancati)
devono riconoscere al magnate australiano - oggi cittadino americano -
e' stata quella di pensare in grande, osando l'inosabile. Come quando
nel 1981 mise le mani - fra le proteste di Fleet Street - sui gioielli
della stampa britannica, il 'Times' e il 'Sunday Times'.
Ma, sfruttando un'altra qualita',
ovvero quella di spiazzare i suoi critici e i concorrenti, i due
giornali non si sono 'tabloidizzati', anzi, a trent'anni di distanza
sono sempre piu' il punto di riferimento del giornalismo di qualita'. E,
cosa che sta molto a cuore all'ottantenne magnate, hanno smesso di
perdere soldi.
Denaro e potere sembrano d'altronde il
tratto distintivo dell'ascesa di Murdoch, che ha saputo trasformare il
piccolo impero editoriale locale (suo padre, Sir Keith Murdoch
possiedeva il quotidiano Adelaide News) in un colosso dei media globale,
che spazia dalla carta stampata alle tv satellitari ed ha esteso la sua
azione ai giornali via web, con 'The Daily', appena lanciato. Essendo
diventato direttore del gruppo di famiglia a soli 22 anni, alla morte
del padre (che lo costrinse a interrompere gli studi a Oxford), Murdoch
conosce il mestiere 'dall'interno', ma rispetto agli altri editori
australiani ha da subito mostrato una capacita' di pensare in grande.
17 - FINANZA: TREMONTI, MASSA DERIVATI TORNATA COME PRIMA CRISI...
(Adnkronos) - "Il volume dei derivati e' tornato come
prima della crisi". E' quanto sostiene il ministro dell'economia, Giulio
Tremonti, parlando ad 'Anno zero'. Il ministro descrive il cambiamento
radicale che c'e' stato da quando la finanza "non e' piu' al servizio
dell'economia reale", come avveniva prima della caduta del muro di
Berlino e prima "della accelerazione della storia".
Prima, sostiene il ministro, "c'erano,
a fronte di una operazione reale tre o quattro operazioni finanziarie".
Oggi, "a fronte di una operazione reale ci sono circa venti operazioni
finanziarie": "si e' sviluppata una massa finanziaria colossale",
sintetizza Tremonti.
La premessa del ministro e' che "e'
evidente che la storia si e' rimessa in cammino" e che "se uno vuole
essere aggiornato deve rileggere la Bibbia, con Mose' e con il mare che
si apre". Sul passato, aggiunge, "abbiamo abbastanza dati e il discorso
e' piuttosto fondato; su quello che accadra' ci sono piu' ipotesi che
dati".
18 - IRPEF, UN ITALIANO SU QUATTRO ESENTE, IMPOSTA MEDIA 4.720
EURO...
(LaPresse) - Un italiano su quattro non ha pagato
l'Irpef nel 2009. Non perché evasore, ma perché contribuente con un
reddito compreso nelle soglie di esenzione. Lo comunica il dipartimento
delle Finanze del ministero dell'Economia. L'imposta netta Irpef ha
raggiunto un valore medio di 4.720 euro (in aumento rispetto ai 4.700
euro del 2008) ed è stata dichiarata da circa 31 milioni di soggetti (il
75% del totale contribuenti). In linea con l'anno d'imposta 2008, circa
10,5 milioni di soggetti hanno avuto imposta netta pari a zero.
19 - ASSICURAZIONI: ANIA, +6,9% NEL 2010 RACCOLTA PREMI A 126 MLD...
Radiocor - Nel 2010 la raccolta dei premi complessiva
delle imprese di assicurazione ha sfiorato i 126 miliardi con una
crescita, in termini nominali, del 6,9% rispetto al 2009 (+5,2% in
termini reali). La dinamica - informa una nota dell'Ania - e' il
risultato di un aumento dei premi del settore vita (+11,1%) e di una
diminuzione dei premi del settore danni (-2,3%).
Per quanto riguarda la raccolta del
solo comparto danni (e di conseguenza la raccolta complessiva), le
variazioni sono influenzate significantemente dall'uscita dal
portafoglio diretto italiano di un'impresa nazionale e di una
rappresentanza in Italia di impresa extra europea, i cui portafogli sono
stati assegnati a due rappresentanze in Italia di imprese europee. Le
stesse variazioni rideterminate in modo omogeneo (ossia escludendo dai
dati del 2009 la raccolta premi delle due imprese uscite nel 2010)
determinerebbero una variazione nominale del +2,1% per il settore danni
e del +8,4% per il totale.
20 - LVMH: 1 MLD DA INVESTIMENTI IN HERMES...
(ANSA) - Gli investimenti in Hermes hanno gia' portato
alle casse del gigante francese del lusso Lvmh oltre un miliardo di
euro: e' quanto emerge dal rapporto annuale del gruppo citato dal sito
di informazioni Wansquare. Lo scorso dicembre Lvmh ha comunicato in una
nota di aver superato la soglia del 20% nel capitale della maison
Hermes, detenuta per oltre il 70% dagli eredi del fondatore.
21 - AIG: VUOL RIACQUISTARE TITOLI MUTUI...
(ANSA) - Aig ha offerto 15,7 miliardi di dollari per
acquistare dalla Fed il portafoglio di titoli legati ai mutui. Il
salvataggio da 180 miliardi di dollari di Aig ha lasciato il Tesoro con
il 92% della societa' e la Fed con due speciali veicoli di investimento,
Maiden Lane II e Maiden Lane III, nella quale ci sono gli asset a
rischio. Ora Aig si e' offerta di acquistare gli asset di Maiden Lane
II, con un accordo che potrebbe tradursi in 1,5 miliardi di dollari di
profitti per la Fed.11-03-2011]
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PARAGURU DE
NOANTRI - LEGGERE IL LIBRO “OCCULTO ITALIA” DI DEL VECCHIO E PITRELLI E
SCOPRIRE L’ESISTENZA DI ANTONIO MENEGHETTI, CREATORE DELL’ONTOLOGIA,
MISTERIOSA DISCIPLINA CHE MISTERIOSAMENTE INTERESSA I CIRCOLI DEL
BUONGOVERNO DI DELL’UTRI, UNA CONTROLLATA FININVEST CHE FINANZIA
L’ENCICLOPEDIA MULTIMEDIALE “OVO” (MEGAFLOP) E, INCREDIBILMENTE, ANCHE
LA SAPIENZA, CHE GLI AFFIDA CATTEDRE E CORSI DALL’IMPROBABILE TITOLO “LA
CINELOGIA, CINEMA E INCONSCIO
Gianluca
Di Feo per "l'Espresso"
Quando si parla di sette, subito si
pensa al satanismo e a un esoterismo pacchiano, ma soprattutto a
movimenti marginali, lontani dalla quotidianità. La realtà è diversa.
Nel nostro Paese oggi operano alcune grandi organizzazioni, di diversa
ispirazione, che catturano nel loro meccanismo persone d'ogni ceto,
inclusi laureati e professionisti.
E che sognano di inserirsi nella
politica, accolti spesso con interesse da parlamentari di destra e
sinistra anche perché "la struttura verticistica e autoritaria di una
setta è il sogno inconfessato di ogni partito". Gianni Del Vecchio e
Stefano Pitrelli per la prima volta hanno descritto la rete di queste
confraternite insospettabili in un saggio completo e di facile lettura:
"Occulto Italia" (Bur-Rizzoli, pp. 509, o 12,50).
I due giornalisti, collaboratori de
"l'Espresso", analizzano le sette della porta accanto, con un occhio di
riguardo ai metodi con cui si inseriscono nelle dinamiche del potere:
nelle aziende, nei comuni, fino alle Camere. Descrivono in modo
esaustivo la trama italiana di Scientology, quella dei buddisti di Soka
Gakkai, dei misteri di Damanhur o del Movimento Umanista. Il caso più
clamoroso di questo contagio istituzionale è l'Ontologia, disciplina
creata dal professor Antonio Meneghetti che ha avuto per anni come
profeta un volto celebre tra gli under 30, il vj e conduttore tv Andrea
Pezzi.
È sorprendente scoprire come nel
novembre 2006 Pezzi e Meneghetti si siano presentati sul palco del
raduno nazionale dei Circoli giovanili del Buongoverno, voluti da
Marcello Dell'Utri per forgiare la nuove leve del partito berlusconiano.
Il professore lì ha ripetuto il suo credo che esalta individualismo e
leaderismo. Ha attaccato "la sinistra prezzolata dagli americani, che
statalizza tutti i beni". Ha parlato del Sessantotto come "un grande
imbroglio indotto da Washington per bloccare lo sviluppo europeo".
E di Tangentopoli "voluta dagli Stati
Uniti per devastare la capitaneria più valida dell'economia italiana".
Chi è Meneghetti? Scrivono Del Vecchio e Pitrelli: "Quando il ministero
dell'Interno, nel 1998, inserisce l'Associazione italiana di
Ontopsicologia fra le sette religiose e i nuovi movimenti magici nel
nostro Paese fornisce una sintetica ma precisa descrizione del fondatore
e della sua dottrina: "Il promotore è un pluripregiudicato, ex frate
francescano, coniugato con una ex religiosa, anch'essa
pluripregiudicata, soprannominato il Professore perché laureato in
Sociologia, Teologia e Filosofia".
Il rapporto continua delineando una
breve descrizione dell'Ontopsicologia, "una sorta di psicoterapia non
riconosciuta dalla scienza ufficiale", e si conclude con una notazione
allarmante: "Secondo alcune segnalazioni, nei corsi tenuti dal sodalizio
verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la
personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento
e devozione nei confronti del fondatore".
Parole forti, pesanti, forse fin
troppo, visto che Meneghetti è poi riuscito a ottenere dal Viminale un
risarcimento civile per danni d'immagine di una cinquantina di milioni
delle vecchie lire (siamo nel 2000)".
Nonostante il risarcimento, le denunce
degli ex adepti o dei loro familiari si sono moltiplicate, assieme al
muro degli ordini professionali degli psicologi contro la singolare
scienza del Meneghetti. Senza però ostacolarne l'ascesa. Il gruppo
sfiora il colpaccio con il progetto Ovo, sovvenzionato per il 43 per
cento da una controllata di Fininvest: un'enciclopedia in videoclip, da
diffondere su tv e Web. Nel 2008 sono pronte le prime voci, dedicate a
Hitler e Stalin, descritti senza giudizi critici: quasi una riscrittura
della storia, che affonda in un mare di debiti.
Il professore invece corona il suo
sogno accademico. Ottiene un corso alla Sapienza di Roma: "La cinelogia,
cinema e inconscio". E poi "dal 2010, la facoltà di sociologia promuove
un master post laurea gestito in house dagli ontopsicologi, che tratta
di: Ontopsicologia, Cinelogia, Comunicazione e Leadership". Una cattedra
che premia la sua disciplina, ignorando denunce e polemiche.11-03-2011]
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SCARONI: LA
PRODUZIONE DI PETROLIO IN LIBIA SI FERMERÀ A GIORNI - SNAM RETE GAS
CEDIBILE A UN PARTNER GRADITO AL POMPETTA - BORSE MONDIALI NEGATIVE,
LIGRESTI TRACOLLA - FINITO INCONTRO MARONI-MARPIONNE-ELKANN - MOODY’S
SEGA ANCHE LA SPAGNA, LA GRECIA INSORGE - MERKEL: METTEREMO IL VETO A
SALVATAGGI SREGOLATI - GEMINA IN PERDITA - 11 MLD € DI BOT, AUMENTA IL
RENDIMENTO - AOL, DOPO L’ACQUISTO DI HUFFINGTON LICENZIA 900 PERSONE -
CREMONINI DIVORZIA CON JBS E I DIPENDENTI ESULTANO - MARRA: IL FUTURO
DEI GIORNALI è NELLA TECNOLOGIA… - 1 - BORSA, LA GIORNATA IN
SINTESI...
(LaPresse) - Chiusura negativa per la Borsa di Milano,
con l'indice Ftse Mib che lascia l'1,59% a 22.084,46 punti e il Ftse
All-Share che perde l'1,46% a 22.721,66 punti. Il rally del petrolio
rallenta e a New York il prezzo al barile cala avvicinandosi ai 100
dollari. Ma il deficit commerciale negli Uniti è balzato a gennaio del
15,1% proprio per l'aumento del greggio e le richieste dei sussidi di
disoccupazione a Washington sono tornate a salire, a 397mila, dopo aver
toccato nella precedente rilevazione il minimo in tre anni.
L'Europa torna a tremare per la crisi
del debito. La Merkel ha detto alla rivista Bild che intende porre il
veto su qualsiasi misura di salvataggio che non risponda a criteri
severi e che non sia una scelta estrema. Stamattina Moody's ha abbassato
il rating della Spagna ad 'Aa2' e in giornata il ministro delle Finanze
greco, George Papaconstantinou, ha protestato proprio contro
l'irresponsabilità delle agenzie di rating con l'Unione europea. In
questo contesto, le principali Borse europee chiudono in rosso. Il Ftse
100 di Londra perde l'1,55% a 5.845,29 punti, il Cac 40 di Parigi cala
dello 0,75% a 3.963,99 punti e il Dax di Francoforte dello 0,96% a
7.063,09 punti. L'Ibex a Madrid registra un ribasso dell'1,17% a
10.435,60 punti.
A Milano la maglia nera del Ftse Mib è
Fondiaria-Sai. Il titolo crolla del 4,69% a 7,21 euro. Ieri Standard &
Poor's ha rivisto il rating di FonSai e della sua controllata
principale, Milano Assicurazioni, da 'BBB' a 'BBB-', in seguito alla
decisione della Consob sulla doppia opa obbligatoria di Groupama. Milano
Assicurazioni guadagna invece il 2,55% a 1,37 euro. La holding della
famiglia Ligresti, Premafin, cede il 2,45% a 0,755 euro.
Nel paniere principale, Eni vede un
ribasso dell'1,01% a 17,59 euro. Durante la presentazione del piano
strategico al 2014, l'amministratore delegato del Cane a sei zampe,
Paolo Scaroni, ha detto che la produzione in Libia si è ridotta a un
terzo della normale capacità. Secondo Scaroni, però, si tratterà di
un'interruzione "temporanea", che non impedirà a Eni di incrementare la
produzione del 3% annuo al 2014. Il Cane a sei zampe ha raggiunto nel
2010 un utile netto di 6,3 miliardi e ha proposto un dividendo di un
euro per azione.
Tra i titoli che hanno sofferto di più
le vendite, nel paniere principale ci sono Tenaris (-3,22%), Generali
(-2,41%), Prysmian (-3,1%), Stmicroelectronics (-3,74%). Va meglio a
Parmalat (+0,51%), Tod's (+0,32%), Ansaldo Sts (+0,61%), Bulgari
(+0,25%) e Autogrill (+0,41%). "Non dico niente su Telecom, sarebbe
scorretto", ha detto oggi il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, al
termine del comitato nomine che si è riunito questa mattina in
Mediobanca. Dalle indiscrezioni sembra che l'attuale amministratore
delegato del gruppo di telecomunicazioni, Franco Bernabè, potrebbe
diventare presidente con deleghe operative. Telecom chiude in calo
dell'1,31% a 1,129 euro.
2 - LIBIA: S&P TAGLIA RATING A SPAZZATURA...
(ANSA) - ROMA, 10 MAR - Standard & Poor's taglia a
spazzatura il rating della Libia. L'agenzia ha declassato il debito a
lungo termine di quattro gradini a BB da BBB+.
3 - SCARONI,A GIORNI STOP PRODUZIONE PETROLIO IN LIBIA...
(ANSA) - "Credo che la produzione di petrolio in Libia
si fermerà molto presto, questione di giorni". Lo ha detto
l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, rispondendo alle
domande degli analisti finanziari sull'attività del Cane a sei zampe nel
Paese nordafricano
4 - SCARONI (ENI): LIBIA, PRODUZIONE A UN TERZO MA NO DANNI
STRUTTURE...
(LaPresse/AP) - La produzione di Eni in Libia si è
ridotta a un terzo della normale capacità. Lo ha spiegato
l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, presentando a Londra
agli analisti finanziari il piano strategico al 2014. Scaroni ha
spiegato che l'Eni ha interrotto la produzione a Bu Attifel per carenza
di personale. Secondo l'amministratore delegato, le strutture di Eni non
hanno subito danni e l'azienda potrà riprendere immediatamente la
produzione non appena la situazione si sarà stabilizzata
5 - ENI: PRODUZIONE +3% ANNO 2011-2014, SEMPRE CHE LA CRISI LIBICA
SIA TEMPORANEA...
(ANSA) - La produzione di idrocarburi di Eni crescera'
nel periodo 2011-2014 con un tasso medio annuo di oltre il 3%. Lo rende
noto il gruppo annunciando il piano strategico per il 2011-2014 e
specificando che il tasso di oltre il 3% rappresenta un incremento
rispetto al target precedente (nel piano 2010-2013 era stimata una
crescita del 2,5%).
L'obiettivo, specifica ancora l'Eni, ''e' raggiungibile sempre che la
sospensione di alcune produzioni libiche sia temporanea''.
6 - SCARONI (ENI): NESSUNA FRETTA VENDITA QUOTA IN GALP, OTTIMO
AFFARE...
(LaPresse) - L'Eni "non ha alcuna fretta" di vendere la
partecipazione del 33,3% nella società portoghese Galp, che è stato un
"investimento importantissimo". E' quanto afferma l'amministratore del
Cane a sei zampe, Polo Scaroni, durante la conferenza stampa di
presentazione agli analisti del piano strategico 2011-2014 della
compagnia.
7 - SNAM RG: SCARONI, CESSIONE CON PREMIO E PARTNER GRADITO
GOVERNO...
Radiocor - Eni potrebbe valutare l'ipotesi di cedere la
propria quota in Snan Rete Gas qualora si trovasse 'l'opportunita' di
creare un valore aggiunto rispetto al prezzo di mercato e un acquirente
gradito al governo italiano'. Lo ha detto l'a.d. di Eni Paolo Scaroni
nel corso della presentazione del piano strategico 2011-2014 aggiungendo
che, 'se non si verificassero queste condizioni, l'Eni manterra' questo
investimento' (Eni detiene il 50,1% di Snam Rg, ndr). 'Se avessimo
venduto Snam - ha aggiunto Scaroni - avremmo fatto un errore
nell'interesse dei nostri azionisti. Oggi abbiamo le mani libere e
possiamo scegliere cosa fare'.
8 - FIAT, CONCLUSO INCONTRO A PORTE CHIUSE
MARONI-MARCHIONNE-ELKANN...
(LaPresse) - Si è concluso alle 17.15, dopo circa
un'ora e mezza, l'incontro al Lingotto tra il ministro dell'interno
Maroni, il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e
l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne e il presidente
John Elkann. Il ministro Maroni ha lasciato il Lingotto in auto blu
senza rilasciare dichiarazioni.
9 - MERKEL: FONDI SALVATAGGIO SONO MISURA ESTREMA, GERMANIA USERÀ
VETO...
(LaPresse/AP) - Il cancelliere tedesco, Angela Merkel,
ha detto che la Germania continuerà a sostenere che i fondi di
salvataggio per i Paesi dell'eurozona largamente indebitati saranno
erogati solo come misura estrema e in cambio di stretti programmi di
austerity. La Merkel ha detto alla rivista Bild che intende porre il
veto su qualsiasi misura di salvataggio che non risponda a questi
criteri. "L'aiuto può essere stabilito solo all'unanimità, quindi la
Germania potrà esercitare il proprio diritto di veto se i requisiti non
saranno rispettati", ha affermato il cancelliere. Questi commenti, che
saranno pubblicati domani, sono stati fatti proprio mentre i leader
dell'eurozona stanno discutendo di un possibile incremento del fondo di
salvataggio. La Germania si oppone a questa proposta.
10 - GRECIA A TRICHET E UE: AGENZIE RATING SCORRETTE, CAMBIARE
REGOLE...
(LaPresse/AP) - "Dopo non aver segnalato il rischio che
ha portato alla crisi finanziaria del 2008, le agenzie di rating fanno a
gara per essere i primi a identificare i rischi che porteranno alla
prossima crisi". Così il ministro della Finanze della Grecia, George
Papaconstantinou, che ha chiesto all'Unione europea di riformare
urgentemente il modo di operare delle agenzie di rating dopo quello che
ha definito "l'ingiusto e squilibrato" downgrade del suo Paese e di
altre economie europee in difficoltà. In una lettera diretta al
presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, e ai
commissari europei, Olli Rehn, Michel Barnier e Jean-Claude Junker, il
ministro greco Papaconstantinou ha spiegato che i tagli del rating come
quello di questa settimana di Moody's, rischiano di rivelarsi delle
"profezie che si auto-avverano".
Secondo Papaconstantinou, "deve essere
motivo di preoccupazione il fatto che certe decisioni compromettono il
ritorno sui mercati interazionali". Il ministro aggiunge che "il
declassamento del debito della Grecia da parte di Moody's, rivela la
mancanza di responsabilità delle agenzie di rating rispetto alla
condizione reale dell'economia greca".
11 - EDITORIA: MARRA, IL FUTURO DEI GIORNALI E' NELLE NUOVE
TECNOLOGIE...
(Adnkronos) - I quotidiani 'non moriranno mai. La
diffusione e' destinata a diminuire a causa dei nuovi dispositivi e
anche se si tardera' a mutarne il tipo di informazione. Il lettore di
oggi, e sempre piu' quello di domani, vuol sapere tutto, conoscere anche
le notizie che non condivide, altrimenti si rivolgera' sempre piu' ai
mezzi che guardano alla realta' a 360 gradi'. Ad affermarlo, in
un'intervista a 'Il Sole 24 Ore', e' Giuseppe Marra, il presidente del
Gruppo GMC Adnkronos, che si dice convinto che il futuro dei giornali
'e' nelle nuove tecnologie'.
Per Marra i tablets indirizzeranno le
scelte nell'editoria 'piu' di quanto non abbia fatto il world wide web.
La crescita cosi' repentina -spiega- e i nuovi dispositivi imporranno di
confrontarsi con le grandi potenzialita' di questi strumenti soprattutto
nel caso dell'accoppiata dispositivo/marketplace, che permettera' agli
editori di rilasciare contenuti a pagamento in maniera semplice. Saranno
agevolati anche i test di diffusione di contenuti pay sul mercato
italiano, finora refrattario al pagamento online'.
Specie in Italia dove e' ancora
limitata la connettivita' disponibile in mobilita' (Umts, Wifi),
sottolinea Marra, 'il tablet e', per ora, in prevalenza oggetto da
salotto. Molti lo utilizzano vedendo la televisione, cercando
approfondimenti o 'second opinion' magari in relazione a quanto vedono o
ascoltano. Questa tendenza crea una abitudine nuova all'approfondimento
e a una maggiore interattivita''.
12 - GEMINA, PERDITA RIDOTTA A 37,2 MLN NEL 2010, RICAVI +6,7%...
(LaPresse) - La holding Gemina chiude l'esercizio 2010
riducendo la perdita a 37,2 milioni di euro, contro i 43,7 milioni
dell'esercizio 2009. Lo comunica in una nota con i conti 2010 la società
d'investimento che, tra l'altro, controlla gli aeroporti di Roma.
Nell'anno il traffico passeggeri ha raggiunto le 40.909.255 unità, con
un aumento del 2,2% rispetto al 2008 e del 5,9% rispetto al 2009. Alla
crescita di Fiumicino, pari al 7,5%, si contrappone il calo del 5,0% di
Ciampino. I ricavi di Gemina rispetto all'esercizio precedente sono
aumentati del 6,7% a 597,6 milioni di euro, mentre l'ebitda della
società si è attestato a 245,9 milioni, in crescita del 18% sul 2009.
13 - AZIMUT: UTILE 2010 A 94,3 MILIONI...
(ANSA) - Azimut chiude il 2010 con ricavi in lieve
crescita rispetto al 2009 e un utile sensibilmente in calo. Il gruppo di
risparmio gestito, spiega una nota, ha registrato infatti ricavi
consolidati per 358,4 milioni (347,4 milioni nel 2009) e un risultato
netto di 94,3 milioni (118,2 milioni). Agli azionisti verra' proposto un
dividendo di 0,25 euro per azione (in miglioramento rispetto agli 0,20
euro di un anno fa).
14 - TESORO COLLOCA 11 MLD DI BOT CON RENDIMENTI IN AUMENTO...
(LaPresse) - Il Tesoro ha collocato 11 miliardi di Bot
con rendimenti in aumento. Si tratta di 3,5 miliardi di titoli a tre
mesi, con rendimento dell'1,034%, e di 7,5 miliardi di buoni a scadenza
annuale, con un tasso del 2,098%. La domanda è stata superiore
all'offerta di poco meno del doppio.
15 - LOTTOMATICA: SALA, AVVIO DI SLANCIO 2011...
(ANSA) - Lottomatica Group ha chiuso il bilancio 2010
in pareggio, e con ricavi e Ebitda in crescita del 6 e del 4%, come gia'
previsto in sede di preconsuntivo. E registra un buon avvio del nuovo
anno: ''Lo slancio con cui abbiamo iniziato il 2011 ci incoraggia e ci
da fiducia sulla nostra guidance'', commenta l'ad Marco Sala. Il Cda ha
approvato oggi il bilancio consolidato. ''Il 2010 e' stato un buon anno
per il gruppo - dice Sala - ed i risultati ottenuti sono in linea con le
aspettative''.
16 - AOL: TAGLIA FORZA LAVORO DI 900 UNITA'...
(ANSA) - Aol potrebbe ridurre la propria forza lavoro
di 900 unita' in seguito all'integrazione con Huffington Post e al
processo di riorganizzazione e ristrutturazione. Lo riporta l'agenzia
Bloomberg citando un messaggio ai dipendenti firmato dall'amministratore
delegato Tim Armstrong. Aol potrebbe tagliare 700 posti di lavoro in
India e 200 negli Stati Uniti.
17 - VENETO BANCA: LANCIA RMBS DA 1,3 MILIARDI, LA PRIMA DEL 2011...
Radiocor - Veneto Banca ha collocato sul mercato del
debito una cartolarizzazione Rmbs, garantita da un pacchetto di mutui
residenziali di prima qualita' grazie al quale l'operazione puo' vantare
il massimo rating ('Aaa' da Moody's e Fitch), per un importo complessivo
di 1,3 miliardi. Lo apprende Radiocor da fonti vicine alle banche che
hanno curato la Rmbs: Jp Morgan Chase e Natixis. Grande risposta del
mercato, con le due tranche finite nelle mani degli istituzionali
sovrascritte piu' volte. Per il mercato italiano e' la prima Rmbs di
quest'anno e la seconda in assoluto (la prima e' stata quella emessa da
Mps lo scorso novembre) dall'esplosione della crisi: 2007.
18 - CREMONINI: OPERAI REGALANO ORA STIPENDIO...
(ANSA) - I lavoratori dello stabilimento Cremonini di
Ospedaletto lodigiano, il piu' grande macello d'Europa, si autoriducono
di un'ora lo stipendio 'per dimostrare la vicinanza e la stima per la
scelta coraggiosa compiuta'. Lo scrivono in una lettera indirizzata al
fondatore Luigi Cremonini, dopo che il gruppo ha riacquistato dai
brasiliani di Jbs il 50% di Inalca, riprendendo cosi' il controllo
completo della societa'. Probabilmente Cremonini rifiutera' l'offerta
dei lavoratori.
19 -
CAMFIN: 18,3 MLN UTILE 2010...
(ANSA) - Camfin ha chiuso il 2010 con un utile netto di
18,3 milioni. L'indebitamento e' pari a 414,8 milioni di euro (413,2
milioni al 30 settembre 2010). E il risultato netto della capogruppo e'
positivo per 36,6 milioni di euro (in forte miglioramento rispetto alla
perdita di 14,3 milioni del 2009). Niente dividendo pero': il cda,
precisa una nota, proporra' all'assemblea degli azionisti di destinare
il 5% dell'utile d'esercizio a riserva legale e di destinare a nuovo la
parte restante.
10-03-2011]
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- gad LERNER DIFFAMA DAGOSPIA SUL CASO BOCCHINO: "MI AUGURO CHE SIA
TUTTO INVENTATO, MA PARE IMPROBABILE" ("PARE IMPROBABILE"? LO VEDREMO IN
TRIBUNALE) - 2- AVENDO AVUTO PER PADRONI AGNELLI (LA STAMPA), ROMITI
(CORRIERE), DE BENEDETTI (REPUBBLICA), COLANINNO, TRONCHETTI E BERNABÈ
(LA7) E PRODI (TG1-RAI), FORSE IL “PURISSIMO” E LIEVISSIMO GAD NE SA PIÙ
DI NOI SU COME FUNZIONA LA GIOSTRA DELL’INFORMAZIONE AZIONATA (E UNTA)
DAI POTERI MARCI - 3- BEI TEMPI QUANDO CON L’AVVOCATO, VOLÒ IN
ELICOTTERO SULLE TESTE DEGLI OPERAI IN SCIOPERO PER NARRARE, CON
MIGLIORE DISTACCO E OBIETTIVITÀ?, LE GESTA EPICHE - 4- FORSE NON STIAMO
FORSE PARLANDO DELLO STESSO LERNER CHE DOPO IL FERIMENTO DEL PADRE CARLO
ANDÒ A INTERVISTARE PER “LOTTA CONTINUA” SUO FIGLIO ANDREA CASALEGNO?
S’IMPRESSIONÒ ANCHE ALLORA L’”ASTUTO SOVVERSIVO” DI LOTTA CONTINUA NEL
REALIZZARE QUELLO SCOOP, COME OGGI PER I BOCCHINO? A CIASCUNO IL SUO
MILIEU (E LE SUE LIQUIDAZIONI MILIONARIE) -
1- DAGOSPIA, ALTRO CHE GOSSIP!
martedì, 8 marzo 2011
il Bastardo -
http://www.gadlerner.it/category/attualita
Non sono interessato alla "querelle"
sulla vera natura del sito Dagospia e del suo fondatore Roberto
D'Agostino, omaggiato dai potenti che sfotte o, talvolta, finge di
sfottere. Senza bisogno di particolare dietrologia, il lettore navigato
riconosce le fonti privilegiate di Dagospia in un milieu romano e
milanese che di volta in volta annovera personaggi variabili interessati
alla manovra. Con due soli punti fermi, consolidati negli anni: Luigi
Vianello, abile portavoce di Cesare Geronzi; e soprattutto il lobbysta
Luigi Bisignani, buon frequentatore di Palazzo Chigi (alias Gianni
Letta) e dei vertici delle aziende pubbliche.
Fa impressione leggere sul "Corriere della Sera" di oggi l'articolo di
Fiorenza Sarzanini sul trattamento cui sarebbero stati sottoposti Italo
Bocchino e sua moglie Gabriella Buongiorno dopo la rottura fra Fini e
Berlusconi. Mi auguro che sia tutto inventato, ma pare improbabile. E
allora è bene ricordare che anche nel caso di Dagospia (come già nel
caso di Striscia la Notizia) gli "astuti sovversivi" che pretendono di
decostruire col sarcasmo il potere, alla fine ne divengono sempre un
accessorio. Consapevole o inconsapevole, a me non importa.
2- DAGOREPORT: REPLICA A LERNER
Più portati all'ironia e al sano sberleffo in nome della ricerca della
"verità" e in omaggio all'Italia "Cafonal" guidata al meglio dal
Cavalier Pompetta, non avremmo immaginato mai di dover correre dietro ai
tanti "pregiudizi" che, di volta in volta, sembrano accompagnare il
lavoro ormai ultra decennale di Dagospia. A cominciare dal rumor che il
vero proprietario del sito era l'allora onnipotente Cesarone Romiti. E
altri ne seguirono, perfidi. Sempre smentiti dal tempo galantuomo (e dai
fatti).
Nel suo "Abbecedario" appena edito da
Adelphi, lo scrittore polacco, Czeslaw Miloz, confessa di "aver sempre
avuto una tendenza ai pregiudizi spinta fino al fanatismo". Anche se
spesso i pregiudizi, aggiungeva il premio Nobel, "ci fanno risparmiare
energie". Non ci costringono, insomma, a riscontrare le ragioni dei
nostri preconcetti.
Una mano anonima ha lasciato scritto sui muri di "non fidarsi di uno che
non si lasci corrompere". La citazione oggi sembra andare a fagiolo per
l'ex militante di "Lotta continua", Gad Lerner. Che di "pregiudizi",
appunto, sembra intendersi. Nel suo blog "il bastardo", occupandosi di
noi e del "caso" Bocchino, il giornalista "accessiorato" dai Poteri
Marci a colpi di milioni, dichiara di conoscere, beato lui, "due soli
punti fermi" tra le gole profonde del sito: i chiacchieratissimi Luigi
Vianello, "abile portavoce di Geronzi"; e, soprattutto, il lobbysta
Luigi Bisignani. Il resto degli informatori appartiene, bontà sua, "al
milieau romano e milanese" di volta in volta interessato alle nostre
"manovre".
Che dire?
Provenendo dalla potentissima lobby giornalistica di "Lotta continua"
(che non demonizziamo) e, in sovrappiù professionale, avendo avuto per
padroni - come scriba di loro fiducia -, editori del calibro di Agnelli
(la Stampa), Romiti (Corriere della Sera), De Benedetti
(Espresso-Repubblica), Colaninno, Tronchetti Provera e Bernabè (La7) e
Romano Prodi (RaiTv), forse il "purissimo" e lievissimo Gad ne sa più di
noi su come funziona la ruota mediatica.
La giostra dell'informazione azionata
(e unta) dai Poteri Marci. E dai loro addetti alle pubbliche relazioni.
O, magari, Lerner continua a immaginare che l'intero sistema dei media
funzioni come una sorta di Lc2 (Lotta continua2) di extraparlamentari
settari (e omertosi).
I ribelli rossi di Adriano Sofri che,
a suo tempo, attraverso le colonne del loro quotidiano comunista
"rivendicarono", in pratica, l'uccisione del commissario Luigi
Calabresi. La stessa Lc2 che prima dell'esaurirsi della spinta
rivoluzionaria, nell'anno di piombo 1977 assistette silente
all'ammazzamento - da parte delle Brigate Rosse -, del vice direttore de
"la Stampa", Carlo Casalegno. Di cui Lerner erediterà qualche anno dopo,
per meriti o grazia ricevuta?, la scrivania.
Il che, sia pure tirati per i tatuaggi
nella polemica, non ci porterà mai a diffidare delle doti professionali
di Lerner e della bontà delle sue fonti giornalistiche. Anche quando,
insieme all'Avvocato, volò in elicottero sulle teste degli operai in
sciopero per raccontarne, con migliore distacco e obiettività?, le gesta
epiche.
O quando Cesare Romiti, che l'aveva
assunto profumatamente al "Corriere della Sera", lo spedì in Cina per
accompagnare in un misterioso viaggio di lavoro Gianni De Michelis e la
sua signora. Forse l'ex amministratore delegato della Fiat doveva
scontare qualche cambialuccia (giudiziaria) con l'ex ministro
socialista? E per quel Dante già in odore di tangenti quale guida
migliore c'era sulla piazza se non il Gad-Beatrice. E lui ci viene a
parlare di "accessori del potere". Un po' di pudore non guasterebbe.
"Fa impressione leggere sul Corriere
della Sera (...) sul trattamento cui sarebbero stati sottoposti Bocchino
e sua moglie (...) mi auguro che sia tutto inventato, ma pare
improbabile". Prego: "pare improbale"? Lo vedremo magari in un aula di
tribunale se si tratta di una calunnia o meno. Ovviamento nessun accenno
alla smentita di Dagospia sul presunto "ricatto". La sensibilità
rivelata dal conduttore dell'"Infedele" sui destini incrociati dei
coniugi Bocchino lascia in realtà un tantino sgomento.
Non stiamo forse parlando dello stesso
Lerner che dopo il ferimento del padre Carlo andò a intervistare per
"Lotta continua" suo figlio Andrea Casalegno? S'impressionò anche allora
l'"astuto sovversivo" di Lotta continua nel realizzare quello scoop,
come oggi per i Bocchino? A ciascuno il suo milieu (e le sue
liquidazioni milionarie).
POST SCRIPTUM/1
L'unica "fonte privilegiata" accreditata presso Dagospia è stato
l'eccellentissimo Gatto Sardo, Francesco Cossiga. E non l'abbiamo
nascosto a nessuno. E tra i tanti consigli ricevuti dallo scomparso
Picconatore ce n'è uno che abbiamo cercato di seguire: mai avere a che
fare con i portaborse, ma con i loro padroni.
Quanto ai "sospettati", i soliti noti
Luigi Vianello Luigi Bisignani come nel film "Casablanca", ogni smentita
sul loro ruolo in Dagospia non sarebbe presa per buona. A causa,
appunto, dei soliti pregiudizi.
Sul primo, Vianello, va solo ricordato
che ha svolto un ruolo istituzionale sia in Capitalia, sia in
Mediobanca. E ora in Generali.
Sul secondo, Bisignani, il conduttore
dell'Infedele dovrebbe chiedere ai direttori dei grandi quotidiani (e ai
loro editori): da "L'Espresso" al "Corriere della Sera", se hanno avuto
mai rapporti con il noto lobbysta (piduista). E se qualcuno dei
fortunati si trova su quella poltrona anche grazie al lavoro di qualche
manina invisibile.
POST
SCRIPTUM/2
Parlare con un piduista come Bisignani fa bene alla salute? E l'Italia
che conta e che canto che ha riempito per 25 anni 25 il palco del
Costanzo Show, si è mai chiesta se Ciccio Baffo era la stessa persona
che scrisse, in una albergo di Milano, con l'allora direttore del
Corriere della Sera, Franco Di Bella, il famigerato Piano di Rinascita
Nazionale per conto del venerabile Licio Gelli? E quando si parla
dell'eroe caduto sotto i colkpi della mafia, il generale Carlo Alberto
Dalla Chiesa, perché nessuno aggiunge anche il numero della sua tessera
di piduista? 10-03-2011]
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BANCAROTTA A
TUTTO GAS - NEL SILENZIO STAMPA PIù ASSORDANTE, SOLO "IL FATTO" SCODELLA
LA ENERGOPOLI CROTONESE IN CUI è DENTRO FINO AL COLLO ROBERTO MERCURI,
BRACCIO DESTRO DEL POTENTISSIMO PALENZONA, FINITO DIETRO LE SBARRE PER
UNA CENTRALE VENDUTA A CARO PREZZO - MERCURI AVEVA COME SUOI REFERENTI
POLITICI, IL PIDIELLINO CALABRESE GIUSEPPE GALATI, MARITO DELLA LEGHISTA
LUSANNA
Antonio
Massari per "Il
Fatto Quotidiano"
Questa è la storia di una bancarotta
fraudolenta, di un uso spregiudicato dei fondi pubblici, ma non solo.
Dietro gli arresti ordinati per Aldo Bonaldi (per il momento ancora
latitante) e Roberto Mercuri si cela un blocco di potere che - stando
agli atti - arricchisce se stesso e impoverisce una delle aree più
depresse del Paese: la Calabria e, per la precisione, Crotone.
Partiamo da un dato: trecento posti di
lavoro sono svaniti. In compenso - sebbene la storia "finisca" con una
bancarotta - diversi milioni di euro, secondo l'accusa, sarebbero stati
dirottati in società del Lussemburgo. Mercuri è considerato il braccio
destro di Fabrizio Palenzona, presidente di Aeroporti di Roma e
vicepresidente di Unicredit, considerato il Gianni Letta dell'alta
finanza per la sua capacità d'incidere sulle nomine ai vertici di banche
e fondazioni.
Ma questo è solo un tassello. Come
spiega un testimone al pm Pierpaolo Bruni, titolare dell'inchiesta
"Energopoli", Mercuri è anche uno stretto parente del parlamentare Pdl
Giuseppe Galati: "Il referente politico di Mercuri - dice il teste
Alberto Jampaglia - è sempre stato l'onorevole Giuseppe Galati
sottosegretario alle attività produttive nel precedente governo. Posso
dire che, oltre a essere cugini, erano in realtà la stessa cosa".
Calabrese di nascita - sposato con la
leghista Carolina Lussana - Galati sembra l'uomo di Mercuri al
ministero: Mercuri - dice Jampaglia - riusciva, in particolare
attraverso i suoi collegamenti con la politica, a far ottenere alla
Pianimpianti lavori e commesse in Calabria.
Difatti è a lui riconducibile
l'operazione finalizzata alla realizzazione della centrale di Scandale.
Al Mercuri, nonché anche ad altri soggetti calabresi, è riconducibile la
società Eurosviluppo Industriale". E con la Eurosviluppo entriamo nel
cuore di questa storia che - è importante sottolinearlo - nasce proprio
mentre Galati era sottosegretario al ministero delle Attività
produttive.
Nel 2001 - grazie ai fondi elargiti
dal ministero per le attività produttive - viene finanziato il
"contratto di programma per la realizzazione di una 'filiera energetica'
nel comune di Scandale (Crotone). Il progetto sarà realizzato, dal
Consorzio Eurosviluppo, grazie ai fondi del ministero Attività
Produttive. Nello stesso anno, con una delibera, la Regione Calabria
"concede alla Eurosviluppo Industriale il cofinanziamento per 149
miliardi di lire".
Servono alla "iniziativa progettuale
per la crisi dell'area "Pertusola" di Crotone, che prevede un
investimento di 650 miliardi di lire e una previsione occupazionale di
oltre 300 unità lavorative". Tra gli obiettivi: la "realizzazione di
infrastrutture", di "un impianto multi-servizi", un "pastificio, un
"impianto alimentare biologico". Preventivo dell'operazione: 133,9
milioni di euro.
Ma c'è di più. Ed è il nodo più
interessante della vicenda: "il Consorzio - si legge negli atti -
avrebbe dovuto realizzare anche una "piattaforma integrata di servizi"
alimentata da energia termica". E chi deve occuparsi della fornitura di
energia termica? "La Eurosviluppo industriale": la società di Mercuri.
Il Cipe - l'organismo del ministero dove il cugino di Mercuri, Pino
Galati, è sottosegretario - approva il contratto di programma in appena
27 giorni.
A questo accordo di programma, però,
si aggiunge "la costruzione della centrale turbogas di Scandale". Ed è
proprio questa vicenda, sottolinea il Gip Gloria Gori, che "seppur non
facente parte dell'accordo di programma, seppur non destinataria di
erogazioni pubbliche, ha - di fatto - influenzato il buon esito
dell'accordo stesso". La centrale, insomma, divora tutto il resto.
Dieci mesi dopo - il 20 gennaio 2003 -
la "Eurosviluppo Elettrica", interamente controllata da "Eurosviluppo
industriale", fa "richiesta di autorizzazione unica" per la "costruzione
e l'esercizio della centrale a ciclo combinato di Scandale". Un impianto
termoelettrico da 762 MW, alimentato a gas naturale. Ed ecco cosa accade
un anno e mezzo dopo: "Nel dicembre 2004, Endesa Europa e ASM Brescia
formalizzano gli accordi per l'acquisto, ciascuno al 50 per cento, della
Eurosviluppo Elettrica, e del progetto della nuova centrale".
Un affare da parecchi milioni di euro
per la società di Mercuri e Bonaldi. Un affare che si può realizzare
soltanto perché, dal 2001 al 2004, si sono realizzate due condizioni. La
prima: l'accordo di programma per l'occupazione di 300 lavoratori, con
la costruzione di pastifici, impianti alimentari, piattaforme
multi-servizi.
La seconda: per "mettere in moto" il
progetto (dopo l'approvazione del ministero) è necessario costruire la
"filiera energetica". Ottenuta l'autorizzazione per costruire la
centrale a turbogas, la coppia Bonaldi-Mercuri, può vendere la società.
Aumentata notevolmente di valore, rispetto al 2001, come si può bene
intuire.
Ma del progetto iniziale - cioè il
contratto di programma che avrebbe portato 300 posti di lavoro- che ne è
stato? Il 14 ottobre 2008 il ministero dello Sviluppo decreta "la revoca
delle agevolazioni finanziarie concesse al Consorzio Eurosviluppo, a
seguito del mancato avvio e dei notevoli ritardi nell'esecuzione delle
opere".
Il pm Bruni scopre che "fra il 2002 e
il 2006", delle "risorse finanziarie di Eurosviluppo Industriale, 5
milioni di euro finiscono sul conto corrente di Bonaldi presso la
filiale di Montecarlo (Principato di Monaco)".
Fatture per 10
milioni di euro transitano verso Pianimpianti" che "di fatto", scrive il
gip, "era di Bonaldi". Mercuri ne era stato l'amministratore delegato. E
per entrambi è stato disposto l'arresto con l'accusa di bancarotta
fraudolenta. 10-03-2011]
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IERI SERA
L’AGENZIA RADIOCOR HA LANCIATO UNA NOTIZIA DAVVERO GOLOSA CHE NESSUN
GIORNALE OGGI HA GRADITO PUBBLICARE: L’ARRESTO DEL BRACCIO DESTRO
DELL’EX CAMIONISTA FABRIZIO PALENZONA - Per una presunta truffa legata
ai finanziamenti Ue e’ finito aI domiciliari Roberto Mercuri che e’
APPUNTO L’assistente del presidente di Aeroporti di Roma e vice
presidente di UniCredit
(Il Sole 24 Ore Radiocor) -
Per una presunta truffa legata ai
finanziamenti Ue e' finito agli arresti domiciliari Roberto Mercuri. Il
provvedimento e' stato emesso nell'ambito di un'inchiesta della Procura
di Crotone denominata Energopoli che ha, nei giorni scorsi, portato
all'arresto di sei imprenditori due dei quali risultano irreperibili.
Le persone coinvolte nell'inchiesta
sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere
finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio
dei proventi ottenuti grazie all'utilizzo dei finanziamenti ottenuti
dagli indagati e utilizzati per fini diversi da quelli previsti dalla
concessione. Si tratta di 15 milioni di euro liquidati attraverso l'ex
ministero delle Attivita' Produttive.
Oltre a Mercuri, che e' assistente del
presidente di Aeroporti di Roma e vice presidente di UniCredit Fabrizio
Palenzona, sono coinvolti gli imprenditori Aldo Bonaldi, di 52 anni, di
Soresina (Cremona), residente nel Principato di Monaco, e Roberto Baroni
(58), di Pavia e residente a Tunisi, principale collaboratore, secondo
gli inquirenti, di Bonaldi ed ideatore con lui della truffa.
Entrambi,
irreperibili, sono ricercati in ambito internazionale. In carcere e'
finito Giuseppe Carchivi, di 49 anni, di Isola capo Rizzuto ma residente
a Colle Val D'Elsa (Siena). Per le altre persone coinvolte
nell'inchiesta sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Oltre allo stesso Roberto Mercuri,
sono coinvolti Annunziato Scordo (65), di Bovalino (Reggio Calabria) e
residente a Catanzaro; Michelangelo Marinelli (40), di Modena; Corrado
Ciccolella (55), di Molfetta (Bari) e Alessandro Argentini (51), di
Torino. L'accusa nei confronti delle persone coinvolte nell'inchiesta
e', a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata alla truffa,
alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio dei proventi ottenuti
grazie all'utilizzo dei finanziamenti ottenuti dagli indagati.
La presunta
truffa riguarda la mancata realizzazione di una centrale a turbogas
provocando un danno per il bilancio dello Stato e della Regione Calabria
di 4 milioni di euro. Il denaro incassato sarebbe, secondo l'accusa,
finito in conti esteri nella disponibilita' degli indagati. 05-03-2011]
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SIETE PRONTI
PER "Energopoli"? - L’ULTIMA TRUFFA ALL’UNIONE EUROPEA FA IMPAZZIRE LA
PROCURA CROTONE E METTE NEI GUAI IL MITOLOGICO PALENZONA, IL
POTENTISSIMO MILLEPOLTRONE DEI POTERI FORTI, - AL CENTRO DEGLI ARRESTI
C’è INFATTI ROBERTO MERCURI, L’assistente del presidente di Aeroporti di
Roma e vicepresidente di Unicredit, CON IL RUOLO CERNIERA TRA POLITICA E
IMPRESE
(Il Sole
24 Ore Radiocor) -
Decine e decine di conti esteri sono al centro delle verifiche avviate
dalla Procura di Crotone nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta
truffa all'Unione europea. Proprio per ricostruire nei dettagli le
entrate e le uscite di denaro sono in corso, come risulta a Radiocor,
diverse rogatorie internazionali in almeno tre Paesi.
Lontano dall'essersi esaurita
continua, dunque, sul fronte economico l'inchiesta denominata Energopoli
che lo scorso venerdi' 4 marzo ha portato all'arresto di 6 persone (una
in carcere, 5 ai domiciliari), mentre restano latitanti gli imprenditori
Aldo Bonaldi e Roberto Baroni raggiunti dal mandato di cattura.
Si fa intanto piu' chiaro il ruolo che
avrebbe assunto nella presunta truffa Roberto Mercuri. Secondo quanto
emerge dalle carte che hanno motivato gli arresti domiciliari disposti
nei suoi confronti, Mercuri avrebbe ricoperto il ruolo di trait-d'union
tra la politica e gli imprenditori coinvolti nell'inchiesta. Mercuri,
assistente del presidente di Aeroporti di Roma e vicepresidente di
Unicredit, Fabrizio Palenzona ,"e' risultato essere - e' scritto
nell'ordinanza con cui il Gip ha disposto gli arresti - colui che,
grazie ad uno stretto legame con l'onorevole Giuseppe Galati (oggi
deputato del Pdl, ndr), sottosegretario dal 2001 al 2006 presso il
ministero delle Attivita' produttive con le deleghe per le agevolazioni
alle imprese, riusciva ad ottenere cospicui finanziamenti per la
realizzazione di insediamenti produttivi nella Regione Calabria".
Mercuri, e' stato amministratore della
societa' Pianimpianti - coinvolta nella presunta truffa all'Ue - nel
periodo in cui vengono contestate fatturazioni per operazioni
inesistenti. Secondo il gip, l'imprenditore "ha agito dall'interno di un
sistema criminale, consapevole delle dinamiche e delle finalita' ultime
dell'organizzazione volta al controllo delle attivita' imprenditoriali o
meglio del denaro pubblico destinato a finanziare iniziative
imprenditoriali che avrebbero dovuto risollevare le sorti della Calabria
ed in particolare del territorio crotonese e che invece e' stato
abilmente distolto ed incanalato in iniziative volte all'arricchimento
dei soggetti che potevano fornire una rete di agganci politici per una
celere definizione positiva di ulteriori iniziative imprenditoriali".
A capo "dell'organizzazione criminale"
ci sarebbe stato Aldo Bonaldi che "prima crea societa' di scopo e poi le
svuota facendo venire meno qualunque possibilita' di prosieguo delle
iniziative finanziate". Fine ultimo della presunta truffa, stando alle
accuse contestategli, e' l'utilizzo dei "finanziamenti per la
sopravvivenza di societa' satellite, tutte riconducibili al Bonaldi
Aldo, distogliendo di fatto denaro pubblico che ben avrebbe potuto
essere destinato alla realizzazione di opere utili a far decollare un
territorio bisognoso come quello calabrese".
Sarebbe infatti stato accertato che
Eurosviluppo Industriale (soggetto attuatore del Contratto di programma
che ha percepito i fondi Ue) ha trasferito proprie risorse finanziarie
all'estero con unico scopo di sottrarle al patrimonio aziendale e
consegnarle in forma liquida ad Aldo Bonaldi sui conti correnti accesi
presso una banca monegasca, anche la fine di evitare la tassazione di
plusvalenze realizzate. Piu' in dettaglio, fra il 2002 ed il 2006 e'
stato accertato che, delle risorse finanziarie di Eurosviluppo
Industriale, 5milioni e 142mila euro sono finiti sul conto corrente UBS
di Bonaldi presso la filiale di Montecarlo dopo esser transitati su
diversi rapporti intestati da societa' riconducibili allo stesso
Bonaldi.09-03-2011]
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SILENZIO,
PARLA IL RAÌS ANDREOTTI - “DIETRO IL CAOS A TRIPOLI CI SONO I PETROLIERI
USA” - RISPUNTA L’ULTRANOVANTENNE DIVO PER DARE LA SUA VERSIONE DEI
FATTI SULLA RIVOLUZIONE MEDIORIENTALE: “ANNI FA DISSI CHE SUL PROBLEMA
LIBICO INFLUIVA UNO SCONTRO INTERNO ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE
AMERICANE; NON CHE IO ABBIA MAI AVUTO LE PROVE, MA UN SOSPETTO È PIÙ CHE
LEGITTIMO” - E POI DIFENDE L’AMICIZIA ITALIANA CON GHEDDAFI: “NON
POSSIAMO PRETENDERE CHE TUTTO IL MONDO SIA ALLINEATO AI NOSTRI MODELLI
Da
Blitzquotidiano
Il caos in Libia? Secondo Giulio
Andreotti dietro ci sarebbero "gli interessi dei petrolieri Usa". Il
senatore a vita ha pubblicato un editoriale pubblicato sulla rivista "30
giorni" e ripreso da Il Giornale.
Sembra paradossale, scrive Andreotti,
"che veniamo presi alla sprovvista da questi avvenimenti pur vivendo in
un mondo dove, molto più che in passato, siamo raggiunti ogni giorno da
una mole impressionante di dati e notizie. Forse perché non andiamo mai
ad approfondire i fenomeni, ma restiamo all'impressione immediata che
una notizia ci suscita. Sommiamo i fatti uno dopo l'altro, ma non
facciamo mai una comparazione".
Poi l'affondo contro gli americani:
"Anni fa dissi che sul problema libico influiva uno scontro interno alle
compagnie petrolifere americane; non che io abbia mai avuto le prove
matematiche, ma un sospetto che sia un elemento che influisce ancora
sulla situazione è più che legittimo".
Invece Andreotti spezza una lancia a
favore del nostro Paese: "L'Italia è stata molte volte accusata - e a
torto - di avere un atteggiamento troppo indulgente verso Gheddafi.
Certamente Gheddafi ha idee e caratteristiche diverse da noi, ma non
possiamo pretendere che tutto il mondo sia allineato ai nostri modelli.
Noi abbiamo sempre voluto dare
l'impressione ai libici, perché rispondeva al vero, che rispettavamo le
loro caratteristiche particolari, anche quando emergeva il loro orgoglio
contro l'epoca del colonialismo italiano. Allora i libici ci vedevano
come avversari ma non come nemici e questa è forse la differenza con il
momento attuale".10-03-2011]
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TELECOM,
POTERE apertO - sul “Corriere” Mucchetti lega lA sorte DI BERNABè alle
decisioni di Mediobanca e degli arzilli vecchietti Geronzi e Bazoli che
“in caso di impasse dovranno intervenire” - Ma GeroVITAL non è forse lo
stesso che alla presidenza di Generali non ha deleghe e poteri?, e come
è possibile che BEBè si trovi adesso in questa situazione di debolezza e
non abbia saputo costruire in questi anni con gli azionisti di Telco una
relazione tale da metterlo a riparo da ogni insidia?...
1 -
TELECOM: RAMPL, OGGI PRIMO INCONTRO SU NOMINE...
(Adnkronos) - Il comitato nomine di Mediobanca riunito
stamani "e' il primo incontro" per decidere sull'assetto di Telecom
Italia, il cui cda verra' a scadenza con la prossima assemblea. A
sottolinearlo arrivando stamani nella sede della banca d'affari e' il
presidente di Unicredit Dieter Rampl, membro del comitato.
A chi gli chiede se oggi sia un buon
giorno per una decisione, Rampl replica: "Spero di si'". Ma aggiunge:
"Non so quale sara' la decisione oggi, e' il primo incontro". Oggi il
comitato nomine di Mediobanca, iniziato alle 9.30, dovrebbe indicare i
propri rappresentanti da inserire nella lista dei consiglieri di Telecom
che dovra' essere varata formalmente dal cda di Telco, primo socio della
compagnia telefonica, in agenda per lunedi' prossimo.
Scontata la conferma di Renato
Pagliaro e Tarak Ben Ammar. Telco ha altri tre soci, oltre a Mediobanca:
Generali, Intesa SanPaolo e Telefonica. Per l'assetto di vertice,
invece, e' possibile, a quanto si apprende da fonti vicine alla
situazione, che oggi non si arrivi ad una decisione. L'orientamento
sarebbe quello di mantenere Franco Bernabe' nel ruolo di capo azienda,
ma e' ancora da vedere con quale articolazione.
Si parla da giorni di un ruolo di
presidente operativo per il manager di Vipiteno, che oggi rientra dagli
Usa. Il dialogo tra i soci di Telco, comunque, sarebbe buono e resta
tutto il fine settimana per trovare una soluzione.
2 - LE CONDIZIONI DI BERNABÈ, PRESIDENTE CON POTERI...
Massimo Mucchetti per il "Corriere
della Sera"
Franco Bernabè torna oggi a Roma dopo
il road show negli Usa. L'amministratore delegato di Telecom Italia ha
già fatto sapere di non essere interessato a una presidenza senza
poteri. La promozione del management interno è stata una sua iniziativa.
Come fu all'Eni. Marco Patuano e Luca Luciani possono avere più
responsabilità sull'Italia e sul Sud America, ma sarebbe un errore una
diarchia con un presidente di campanello.
La partita è aperta. I gerenti di
Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo non hanno mostrato finora
candidati esterni credibili e non possono incartarsi come nel 2007,
quando sei mesi di incertezze vennero risolti da Giovanni Bazoli e
Cesare Geronzi, con la nomina di Gabriele Galateri presidente di Telecom
e di Bernabé capo azienda. Bazoli e Geronzi, ancora alla finestra, in
caso di impasse dovranno intervenire.
In passato il ministero per lo
Sviluppo economico sponsorizzava Francesco Caio, autore di uno studio
sullo scorporo della rete fissa. Ma la Cassa depositi e prestiti ha
avviato il confronto con Bernabé per un approccio condiviso allo
sviluppo, regione per regione, della rete in fibra ottica. Per questo al
ministro Tremonti non dispiacerebbe la continuità.
3 - TELECOM, STRETTA SUI NUOVI VERTICI...
Francesco Spini per "La
Stampa"
Quattro giorni per definire i nuovi
equilibri e trovare una coesione piena tra i soci. La partita del
rinnovo degli assetti di vertice di Telecom Italia si chiuderà lunedì,
quando si riunirà il consiglio di amministrazione di Telco, la scatola
di controllo che riunisce Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo e
Telefonica. Le nubi tra i grandi azionisti sono sìmeno nere, il dialogo
è bene avviato. Ma, evidentemente, il lavoro non è concluso. Nello
schema messo a punto negli ultimi giorni l'attuale amministratore
delegato Franco Bernabè è destinato a ricoprire la carica di presidente
esecutivo, a lui sarebbero affiancati due amministratori delegati nelle
vesti di country manager.
Uno è Marco Patuano, ex direttore
finanziario passato poi alle domesticmarket operations: a lui andrebbero
le responsabilità del mercato italiano. L'altro è Luca Luciani, a capo
di TimBrasil, che diverrebbe il numero uno operativo del gruppo in
America Latina. Lo schema prevederebbe per Bernabè deleghe che
includerebbero il rapporto con le authority, le strategie e le
operazioni straordinarie. Ed è proprio all'attuale ad che toccherà
sciogliere la riserva se accettare o meno il passaggio a presidente
esecutivo.
Negli ultimi giorni il topmanager era
impegnato in un road show negli Stati Uniti. Prima San Francisco, quindi
New York. Oggi tornerà in Italia. In base alle deleghe e allo schema di
governance proposti (i dettagli si stanno ancora mettendo a punto)
deciderà il da farsi: è chiaro che accetterà di proseguire il suo
impegno in Telecom nel nuovo ruolo solo se sarà inequivocabilmente lui
il capoazienda;
un po' come lo era Marco Tronchetti
Provera ai tempi degli ad Carlo Buora e Riccardo Ruggiero. L'unico
interlocutore dei grandi azionisti, insomma, dovrà continuare ad essere
lui. Cosa che, in una soluzione - presa in considerazione nei giorni
scorsi - che dovesse prevedere un solo amministratore delegato sotto il
presidente, sarebbe assai meno scontata.
Gli azionisti - che tendono a
declinare in modo diverso la discontinuità decisa per dare un segnale al
mercato - escludono che per Bernabè si tratti di un depotenziamento. Il
nuovo schema viene definito come un'evoluzione manageriale e
generazionale. Insomma, va bene Bernabè ma si vuole promuovere nel
contempo la squadra, puntando su un suo maggior coinvolgimento teso a
migliorare ilmercato della telefonia mobile in Italia e a spingere a
tutta forza i propulsori latinoamericani, nella speranza che ciò
convinca anche Piazza Affari.
La prima occasione per discutere in
via ufficiale ci sarà nella mattinata di oggi, quando si riunirà il
comitato nomine diMediobanca.Nell'incontro saranno indicati i due
consiglieri di pertinenza per la lista dimaggioranza - probabile la
riconferma di Renato Pagliaro e di Tarak Ben Ammar - e verrà illustrata
la possibile soluzione per i vertici. La discussione, dentro e fuori
Piazzetta Cuccia, proseguirà poi per tutto il fine settimana.10-03-2011]
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LIGRESTI
"BALLA" SU 2 MILIARDI DI DEBITI! - ALTRO CHE AZEMA, PER SALVARE DON
SALVATORE CI VORREBBE ANCORA IL MAGO CUCCIA - è DI Cento milioni circa
l’assegno che stacca alle banche per pagare gli interessi sui suoi
debiti - IL GRUPPO HA IN PANCIA TITOLI PROPRI A VALORI TRIPLI A QUELLI
DI BORSA - I TITOLI MILANO ASSICURAZIONI SONO IN PORTAFOGLIO A 3,79
MENTRE IN BORSA VALGONO 1,34
1 -
FONSAI: LES ECHOS, PER GROUPAMA IPOTESI ACQUISTO MILANO ASSICURAZIONI...
(Adnkronos) - Milano Assicurazioni potrebbe essere una
soluzione per Groupama nel dossier Premafin-Fonsai. A scriverlo oggi e'
'Les Echos'. Il gruppo guidato da Jean Azema, scrive il quotidiano
economico francese, 'non ha abbandonato le sue ambizioni nel dossier
Premafin-Fonsai' e Milano Assicurazioni 'potrebbe essere uno dei termini
dell'alternativa'.
2 - I DEBITI DELL'INGEGNERE A 2 MILIARDI...
Nicola Borzi e Fabio Pavesi per "Il
Sole 24 Ore"
Cento milioni circa: euro più, euro
meno. È la dimensione dell'assegno che Salvatore Ligresti stacca alle
banche per pagare gli interessi sui suoi debiti. Secondo la Centrale dei
Rischi di Banca d'Italia, al 31 dicembre 2010 l'ingegnere di Paternò si
trovava in capo, direttamente o indirettamente, 2 miliardi e 68 milioni
di euro di affidamenti bancari utilizzati.
Tanta è la mole dei prestiti bancari
al finanziere siciliano. I fidi accordati, invece, erano pari a 2
miliardi 627 milioni. Dunque ha ancora a disposizione - in via teorica -
un "cuscinetto" di linee di credito disponibili e inutilizzate per altri
560 milioni. Ma farvi ricorso non sarà semplice.
Infatti dall'inizio del 2009 a fine
2010, secondo via Nazionale, gli affidamenti bancari di Ligresti hanno
registrato forti rientri. Rispetto a 3,3 miliardi accordati a marzo
2009, 21 mesi dopo le aperture di credito erano calate di circa 600
milioni. I fondi utilizzati sono invece scesi di 500 milioni da aprile
2009. Ma debiti e sopratttuto perdite sempre più elevate restano un
problema aperto. Il consolidato del gruppo Premafin, da solo, registrava
a fine 2010 1,9 miliardi di indebitamento finanziario netto, dei quali
oltre un miliardo erano prestiti subordinati.
A fine settembre dell'anno scorso
Premafin, la prima delle quotate della famiglia Ligresti, registrava una
perdita netta di 457 milioni contro un "rosso" di appena 8 milioni a
fine settembre 2009. A cascata, ecco che anche Fondiaria-Sai non se la
passa per niente bene: a settembre 2010 la perdita netta di FonSai era
di 431 milioni. Per non parlare di Milano Assicurazioni che, sempre a
fine settembre dell'anno scorso, ha perso 372 milioni.
Altro fronte caldo della famiglia di
assicuratori-costruttori sono i valori di carico delle azioni nel
conglomerato. Basti pensare che le azioni Milano Assicurazioni sono in
carico a FonSai a 3,79 euro, mentre in borsa hanno chiuso ieri a 1,34. I
titoli propri di FonSai per Ligresti valgono 11,1, mentre il mercato,
nonostante il rialzo del 6,47% di ieri, li quota ad appena 7,565. Le
stesse Premafin sono a bilancio a 1,046 euro, mentre per la borsa
valgono solo 0,77. Oltre ai debiti quindi c'è, di fatto, un attivo più
che sopravvalutato a tenere artificiosamente alti i bilanci della
famiglia.
Insomma l'intera galassia di Ligresti
vive momenti difficili che, inevitabilmente, si riverberano a monte
della catena di comando: e non da ieri. La stessa Sinergia holding, una
delle cassaforti non quotate di famiglia, è reduce da un biennio di
perdite e ci si attende un 2010 altrettanto in rosso. Ecco perché tutta
la partita Groupama è essenziale per il futuro del gruppo. Senza un
sostanzioso innesto di capitali freschi, difficile nel 2011 reggere la
mole di quel debito accumulato negli anni.10-03-2011]
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PER “LES
ECHOS”, GROUPAMA SI COMPRERÀ MILANO ASSICURAZIONI PER SCAVALCARE L’OPA
SU LIGRESTI - IL BREVETTO EUROPEO SI FARÀ SENZA ITALIA E SPAGNA - SCAZZI
EDISON/A2A: VOCI INCONTROLLATE SU UN CDA EDF. TARANTINI: PROROGA DEL
PATTO - L’UE BLOCCA I BENI LIBICI - DON VERZÉ: APRIREMO IL S.RAFFAELE
ALL’AZIONARIATO - MULALLY DI FORD SBERTUCCIA MARPIONNE SUL FUTURO
DELL’AUTO E SULLA 500: “POCO MERCATO IN USA” - TELECOM CRESCE IN
ARGENTINA, MA CALA IN BORSA MENTRE SI DECIDONO LE NOMINE - 180 MLN DI
FINANZIAMENTI PER FELTRINELLI - MISTER PREZZI VERSUS ABI
1 -
FONSAI: LES ECHOS, PER GROUPAMA IPOTESI ACQUISTO MILANO ASSICURAZIONI...
(Adnkronos) - Milano Assicurazioni potrebbe essere una
soluzione per Groupama nel dossier Premafin-Fonsai. A scriverlo oggi e'
'Les Echos'. Il gruppo guidato da Jean Azema, scrive il quotidiano
economico francese, 'non ha abbandonato le sue ambizioni nel dossier
Premafin-Fonsai' e Milano Assicurazioni 'potrebbe essere uno dei termini
dell'alternativa'.
2 - LIBIA: OK UFFICIALE UE A BLOCCO ASSET LIA E BANCA CENTRALE...
Radiocor - La Ue ha esteso le misure restrittive contro
il regime libico bloccando gli asset di cinque entita' finanziarie della
Libia. Lo ha annunciato ufficialmente la Ue. Tra le entita' nel mirino
delle sanzioni europee la Lia e la Banca centrale libica.
3 - UNICREDIT: RAMPL, SU QUOTE TRIPOLI SEGUIREMO LA LEGGE...
(Adnkronos) - Per il congelamento dei diritti di voto
degli azionisti libici in Unicredit "seguiremo la legge". A confermarlo
e' il presidente del gruppo, Dieter Rampl, dopo il comitato nomine di
Mediobanca riunitosi stamani a Milano.
"L'Ue deve fare un passaggio - ha
ricordato Rampl - l'Italia ne deve fare un altro. Si sta decidendo e noi
seguiremo esattamente cio' che verra' deciso. Non conosco ancora la
decisione, aspettiamo e vedremo".
4 - UNICREDIT: BENGDARA, NON CREDO MIA PRESENZA IN CDA SIA UN
PROBLEMA...
(Adnkronos) - 'Non mi e' stato chiesto' di dimettersi
da vicepresidente di Unicredit. 'Non credo che la mia presenza nel
consiglio di Unicredit costituisca un problema per la banca'. Ad
affermarlo, in un'intervista al 'Corriere della Sera', e' il
vicepresidente di Unicredit e Governatore della Banca centrale della
Libia dal 2006, Farhat Omar Bengdara, che sottolinea di essere rimasto
in contatto con i vertici della banca italiana: 'ho parlato con il
presidente Dieter Rampl piu' di una volta' e con l'ad Federico Ghizzoni
'una volta'.
Per quanto riguarda un'eventuale
cessione della quota libica in Unicredit, Bengdara afferma: 'decidere
non tocca piu' a me. Comunque questo non e' un buon momento per vendere,
le quotazioni sono basse. E poi, perche'? Dopo aver smobilizzato le
quote, anche il denaro liquido sarebbe bloccato. Non riusciremmo
comunque a rimpatriarlo'.
5 - LIBIA: GERMANIA CONGELA CONTI BANCARI...
(ANSA) - Il ministero dell'economia tedesco ha
annunciato oggi di aver congelato i conti bancari in Germania della
Banca Centrale e dell'Authority per gli investimenti libiche. Nei giorni
scorsi il governo tedesco aveva congelato un conto bancario intestato a
uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi.
6 - EDISON: VOCI DI UN CDA EDF...
(ANSA) - Edf ha in programma di riunire oggi il suo
consiglio di amministrazione per esaminare il dossier Edison. Lo hanno
riferito alcuni esponenti dei consigli di A2A al termine della riunione,
chiamata oggi a esaminare le ipotesi di riassetto di Foro Bonaparte. La
possibile riunione di un board del gruppo transalpino, viene pero'
seccamente smentita da fonti vicine a Edf.Non e' quindi escluso che si
tratti di riunioni informali o di organismi interni di Edf diversi dal
consiglio di amministrazione.
7 - EDISON: TARANTINI, 'RAGIONEVOLE' PROROGA TECNICA PER RINNOVO
PATTO...
Radiocor - I presidenti del consiglio di gestione e
sorveglianza di A2A, Giuliano Zuccoli e Graziano Tarantini, prevedono
una proroga tecnica per il patto di Edison attualmente in fase di
rinegoziazione con Edf. 'Mi sembra ragionevole - ha dichiarato Tarantini
all'uscita dai consigli di amministrazione di A2A oggi a Milano - non
sappiamo ancora quanto tempo servira' forse 4 mesi, forse 6 mesi, forse
un anno, in ogni caso il tempo ragionevole per fare le cose bene'.
Zuccoli dal canto suo ha sottolineato
'Sapevamo che i tempi erano stretti, oggi i consigli sono andati bene e
ora teniamo aperti tutti i canali per proseguire nelle trattative.
Certo, non dipende solo da noi'. Zuccoli ha poi concluso dichiarando che
al momento A2A non ha nessun incontro con i francesi.
8 - MULALLY (FORD): «DOPO LA CRISI PIù DI 6 CASE AL MONDO». «LA FIAT
500? NON VEDO GRANDI SPAZI NEGLI USA»...
Da "Panorama"
in edicola domani - Il mercato mondiale dell'automobile crescerà nel
2011 di «almeno il 10 per cento», e saranno vendute «tra 75 e 85
milioni» di vetture. Sono queste le previsioni formulate da Alan
Mulally, presidente e amministratore delegato della Ford Motor Company,
in un'intervista esclusiva che il settimanale Panorama pubblica nel
numero in edicola da domani, venerdì 11 marzo. Dopo la crisi del
settore, saranno possibili altre aggregazioni: ma alla fine Mulally dice
di credere «che esisteranno più di 6 società automobilistiche in tutto
il mondo. E credo che il problema non sia quante auto produrranno ma
quanto riusciranno a guadagnare con le auto che venderanno».
Nell'intervista con Panorama, Mulally
spiega quali siano i progetti nel settore dell'auto elettrica della
Ford, che nel 2010 ha chiuso il miglior bilancio degli ultimi 11 anni
con profitti netti per 6,6 miliardi di dollari: «Nel 2020 tra il 10 e il
25 per cento delle auto vendute avrà una qualche forma di
elettrificazione e pensiamo che la maggior parte di questa percentuale
riguarderà auto ibride».
Attualmente la Ford produce tre
modelli di auto ecologica. Con Panorama, Mulally parla anche della
competizione con Fiat-Chrysler e, a proposito delle prospettive di
mercato della Fiat 500 negli Stati Uniti, prevede: «Non vedo grandi
spazi di mercato in Usa per una macchina più piccola della Fiesta». E
aggiunge: «Chi ci ha provato ha fallito».
9 - TELECOM: ACQUISTA 10% SOFORA, SALE AL 21,1% IN ARGENTINA...
(Adnkronos) - Telecom Italia annuncia di aver
acquistato, tramite la sua controllata Telecom Italia International, il
10% del capitale sociale di Sofora Telecomunicaciones - holding di
controllo di Telecom Argentina - dal partner locale Werthein per un
importo di 145 milioni di dollari, incrementando dunque la propria
partecipazione in Sofora dal 58% al 68% del capitale della societa'.
L'incremento della partecipazione in
Sofora "porta -spiega il gruppo di tlc- l'economic interest del gruppo
Telecom Italia in Telecom Argentina al 21,1%, dal precedente 18,3%".
L'operazione "non altera o modifica
ne' i diritti di governance del gruppo Telecom Argentina stabiliti
nell'accordo tra gli azionisti siglato dal gruppo Telecom Italia e
Werthein, tutt'ora in vigore, ne' gli impegni assunti dal gruppo Telecom
Italia dinnanzi alle autorita' antitrust argentine".
10 - TELECOM PERDE IN BORSA (-0,61%). OGGI COMITATO NOMINE
MEDIOBANCA...
(LaPresse) - Telecom Italia viaggia in Borsa sotto la
parità, dopo la mattinata di scambi. Il titolo perde lo 0,61% a 1,137
euro, dopo il comitato nomine di Mediobanca, decisivo per cda e
governance del colosso della telecomunicazioni.
11 - FELTRINELLI,OTTIENE 180MLN FINANZIAMENTI...
(ANSA) - Feltrinelli ha ottenuto linee di credito
bancarie per 180 mln di euro a supporto della propria attivita' e del
piano pluriennale di sviluppo. Il piano prevede anche investimenti nei
quattro settori di attivita': editoria, promozione e distribuzione
editoriale, retail con librerie e-ecommerce, e immobiliare.
All'operazione, organizzata da Banca Imi (in qualita' di arranger),
hanno partecipato tra gli altri Intesa Sanpaolo (agent), Bnl e Unicredit
(co-arranger), Bpm, Credito Valtellinese.
12 - BREVETTO UE: OK 25 MINISTRI COMPETITIVITA' A 'COOPERAZIONE
RAFFORZATA'...
Radiocor - Il Consiglio Competitivita', formato dai
ministri dell'Industria dei 27 paesi membri della Ue, ha dato il via
libera alla procedura per la cooperazione rafforzata sulla creazione del
brevetto europeo, annunciata dalla presidenza inglese della Ue.
Confermata la posizione contraria di Italia e Spagna.
13 - DON LUIGI VERZÈ: APRIREMO IL SAN RAFFAELE ALL' AZIONARIATO...
Da "Panorama"
in edicola domani - «Se il San Raffaele è proprietà del Paese Italia,
non potrebbe essere avviato un azionariato nel quale la Fondazione San
Raffaele avesse la maggioranza utile a garantire le finalità
fondazionali e la migliore gestione? Certo! È quello che, per coerenza,
si sta programmando con l'ausilio di un prestigioso advisor finanziario,
al quale è stato affidato l'incarico di assistere la Fondazione nella
predisposizione e realizzazione, in tempi brevi, di un piano di
ristrutturazione del debito a tutela di tutti i creditori».
Questo è l'annuncio che don Luigi
Verzé, fondatore dell'Ospedale San Raffaele di Milano, dà con uno
scritto che il settimanale Panorama pubblica nel numero in edicola da
domani, venerdì 11 marzo. Su Panorama, don Verzé risponde anche alle
critiche sui bilanci del San Raffaele, avanzate il 4 marzo scorso dal
settimanale L'Espresso: «La mia vita è stata un continuo conflitto con
il denaro necessario a coprire le attività atte ad assicurare al San
Raffaele nuovi reparti, nuovi ricercatori, nuovi macchinari; a far
venire dall'estero tecnologie all'avanguardia per guarire, così da farne
un tempio della medicina, come ci ha insegnato Gesù. Il continuo
ingrandirsi del San Raffaele è procedere in coerenza con uno stile che,
non mi stanco di ripetere, deve essere degno di Dio, il che significa
anche tribolare e, qualche volta, far tribolare».
«Quanto alle banche» aggiunge don
Verzé «si può dire che con gli interessi che ricavano dal San Raffaele,
sempre puntualissimo, per i prestiti concessi con debite garanzie,
possono pagarsi lo stipendio di diversi loro dirigenti. Basti sapere che
dal 1990 a oggi gli interessi pagati dal San Raffaele per il denaro
prestato assommano a oltre 500 miliardi di vecchie lire, ovvero 260
milioni di euro». Conclude Don Verzé: «Né banche, né fornitori hanno
avuto dubbi sulla solidità del San Raffaele. Quel titolo dell'Espresso,
insomma, che non mi scoraggia, anche se mi affligge, è contro la verità
e contro il buon senso, capace solo di danneggiare operatori e
ammalati».
14 - VOLKSWAGEN, 50.000 POSTI LAVORO IN PIU'...
(ANSA) - WOLFSBURG, 10 MAR - Il gruppo Volkswagen
prevede di creare 50.000 posti di lavoro in piu' nel mondo entro il
2018. Lo ha affermato Martin Winterkorn, presidente del consiglio di
gestione della casa tedesca, durante la conferenza annuale di bilancio.
Winterkorn ha ricordato che l'obiettivo e' di aumentare le vendite di 10
milioni di veicoli entro il 2018 e una crescita dell'utile di gruppo
prima delle tasse di oltre l'8%.
15 - ENI: DIVIDENDO 2010 A 1 EURO, UTILE 6,32 MLD...
(ANSA) - MILANO, 10 MAR - Eni distribuira' per
l'esercizio 2010 un dividendo complessivo di 1 euro per azione, di cui
0,50 euro gia' distribuiti a settembre. Lo annuncia la societa' in una
nota, confermando l'utile netto consolidato gia' annunciato a livello di
preconsuntivo a 6,32 miliardi di euro.
16 - FIAT: INVITALIA RIAPRE 'DOSSIER' CICCOLELLA, A RISCHIO PRESENZA
IN SHORT LIST...
(Adnkronos) - Invitalia si appresta a riaprire il
'dossier' Ciccolella, l'azienda florovivaistica di Molfetta che, assieme
ad altre sei, fa parte della short list di imprese individuate per
concorrere al rilancio industriale del sito Fiat di Termini Imerese che
il Lingotto dismettera' entro il 31 dicembre prossimo. Ad accendere i
riflettori dell'advisor del ministero dello Sviluppo economico i
risvolti dell'indagine giudiziaria che, nei giorni scorsi, ha portato
agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta e associazione a
delinquere, il presidente e ad dell'azienda pugliese, Corrado
Ciccolella.
Cosi', oggi, con una lettera inviata
ai nuovi vertici dell'impresa e per conoscenza al Ministro Romani oltre
che al Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, al presidente della
provincia e al sindaco di Termini Imerese, Domenico Arcuri, ad di
Invitalia, ha chiesto 'urgenti chiarimenti e informazioni' sulla vicenda
giudiziaria anche "per valutare la sua presenza nella short list per il
polo industriale di Termini Imerese'.
L'advisor, in sostanza, 'considerata
la gravita' dei fatti contestati' vuole conoscere 'i motivi del
coinvolgimento giudiziario e la posizione societaria, incluso un
eventuale avvicendamento nella carica' di Corrado Ciccolella. Ma
l'azienda e' chiamata a chiarire "anche i rapporti intercorsi o
intercorrenti tra la 'Fratelli Ciccolella spa' e tutte le societa'
coinvolte nell'inchiesta'.
17 - BANCA SUD: ASSOPOPOLARI, DECISIONE SU INGRESSO ENTRO FINE
MARZO...
(Adnkronos) - Il sistema delle banche popolari
prendera' una decisione sull'ingresso nella Banca del Mezzogiorno "entro
fine marzo". E' la data indicata all'Adnkronos dal segretario generale
di Assopopolari, Giuseppe De Lucia Lumeno. "Siamo ancora nella fase
preliminare e tecnica della valutazione, ora serve la valutazione
politica. L'interesse delle popolari e' stato manifestato da tempo. Il
Tesoro ha tempo fino alla fine di marzo per prendere la sua decisione e
la nostra sara' contestuale".
A giorni, comunque, Giovanni De Censi,
presidente dell'Isituto centrale delle banche popolari dovrebbe
comunicare al Ministro Tremonti le condizionali formali delle Popolari
per aderire all'iniziativa.
18 - POP.VICENZA: ALLO STUDIO LANCIO NUOVO BOND, TAGLIO 250-500 MLN -
PROSSIMA SETTIMANA IL ROAD SHOW...
Radiocor - La Banca Popolare di Vicenza scalda i motori
per portare sul mercato un nuovo prestito obbligazionario dal taglio
benchmark che, secondo quanto apprende Radiocor da fonti di mercato,
potra' essere nella fascia 250-500 milioni. L'istituto, al riguardo, ha
in calendario per la prossima settimana un road show in cui presentera'
l'operazione che sara' dedicata principalmente al mercato domestico. Il
bond, la cui durata non e' stata ancora decisa (dipendera' anche dalla
risposta del mercato) fa parte del programma Emtn dell'emittente. Banca
Popolare di Vicenza come rating vanta 'Bbb+' sia da S&P sia Fitch.
L'istituto, interpellato, non commenta l'indiscrezione.
19 - BANCHE: 'BOTTA E RISPOSTA' MISTER PREZZI E ABI SU TASSA
CONTANTE...
(Adnkronos) - Botta e riposta tra Mister prezzi e
l'Abi, sulla tassa che alcuni istituti di credito applicano a chi ritira
denaro contante e sul massimo scoperto. A iniziare e' stato il garante
per il controllo dei prezzi, Roberto Sambuco, che nel corso di
un'audizione al Senato ha criticato l'introduzione della 'tassa sul
contante' perche' 'rischia di creare disagi per alcune tipologie di
consumatori'.
Mister prezzi ha quindi annunciato
che, attraverso un'indagine, saranno effettuati controlli sulle 'voci di
costo a carico dei consumatori'. Inoltre gli istituti saranno messi
sotto la lente anche sul fronte del rispetto delle norme sul massimo
scoperto.
Pronta la replica dell'Abi:
'Apprendiamo da fonti di informazione delle intenzioni di 'Mister
Prezzi' di introdurre nuovi vincoli all'operativita' del sistema
bancario, intervenendo sul sistema dei prezzi', si legge in una nota.
'Misure che -afferma l'associazione- ricordano tanto un passato di cui
non si sente alcuna nostalgia. Le banche italiane sono trasparenti e fra
loro in concorrenza'.
20 - BANK OF ENGLAND LASCIA TASSO RIFERIMENTO A MINIMO STORICO
0,5%...
(LaPresse/AP) - La Banca centrale inglese ha mantenuto
il tasso di riferimento al minimo record dello 0,5%, come atteso dal
mercato nonostante i crescenti timori legati all'inflazione. Il tasso
non viene modificato da due anni, nel tentativo di stimolare la ripresa.
21 - CGIA: RITARDI GIUSTIZIA COSTANO A IMPRESE 2,66 MLD...
(LaPresse) - Il cattivo funzionamento della giustizia
italiana costa 2,66 miliardi di euro alle imprese italiane. E' quanto
emerso da un'elaborazione effettuata dalla Cgia di Mestre, che ha
ottenuto questo risultato sommando i costi aggiuntivi delle aziende per
i ritardi nelle procedure fallimentari (1,03 miliardi di euro), i costi
dei ritardi nelle procedure civili di primo e secondo grado (1,09
miliardi) e le spese burocratiche relative alle sole procedure
fallimentari (532 milioni). Gli ultimi dati statistici disponibili,
spiegano gli artigiani mestrini, sono relativi al 2007.
I ritardi legati alle procedure
fallimentari sembrano i più preoccupanti. tra il 2000 e il 2007, la
durata dei processi civili di primo grado si è ridotta di 230 giorni e
quella relativa ai processi di secondo grado, di 137, mentre la durata
media delle istanze fallimentari è aumentata di ben 604 giorni. A
livello territoriale, va peggio nel Mezzogiorno. La maglia nera tra le
regioni spetta alla Basilicata, dove la durata media dei processi civili
di primo grado è stata (nel 2007) di 1.463 giorni. Segue la Puglia con
1.335 e la Calabria con 1.288. La regione più efficiente è la Valle
d'Aosta, con una durata media di 614 giorni.
22 - CINA:DEFICIT COMMERCIALE, EFFETTO CAPODANNO E TIMORE SU
RIPRESA GLOBALE...
Alberto Forchielli per "Radiocor" - I dati sul deficit
commerciale della Cina sono spiegabili ma non fanno svanire le
incertezze. Le aspettative di una flessione soltanto parziale sono state
infatti disattese. A febbraio, rispetto all'anno precedente, le
esportazioni sono cresciute del 2,4% e le importazioni del 19,4%,
percentuali molto minori delle attese. I valori assoluti hanno quindi
determinato un inconsueto deficit per la Cina, il primo da un anno, il
piu' grande da sette anni, a 7,3 miliardi di dollari.
Esiste comunque un 'fattore
calendario' che spiega il deficit: la coincidenza con il Capodanno
Cinese di febbraio che tradizionalmente causa un fortissima riduzione
dell'attivita' lavorativa e dunque delle esportazioni. Va rilevato poi
l'aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e minerarie che la
Cina e' costretta ad acquistare dall'estero e che non riesce
immediatamente a trasferire sui prodotti finali. E ovviamente ne risente
il volume delle importazioni.
Aleggia infine un timore piu'
strutturato, che la ripresa internazionale sia ancora flebile. E questo
si traduce in un rallentamento dell'attivita' produttiva che colpisce la
Cina su entrambi i flussi commerciali per la sua caratteristica di
economia di trasformazione. Con i probabili aggiustamenti nel corso
dell'anno, e' verosimile che la Cina trasformi il deficit in surplus, ma
avviandosi verso una sua ulteriore riduzione, come sta avvenendo da tre
anni. Pur eccentriche rispetto al passato, le statistiche di febbraio
accelerano una tendenza. Rappresentano l'accensione di una spia, piu'
che un campanello d'allarme.10-03-2011]
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TRIPOLI, BEL
SUOL D’ARMI (ITALIANE) - LE “LIMETTE PER UNGHIE” CHE SECONDO ‘GNAZIO
LARISSA SAREBBERO LE UNICHE ARMI SPEDITE A GHEDDAFI, IN REALTÀ
SOMIGLIANO PIÙ AD UN ARSENALE: 7.500 PISTOLE, 1.900 CARABINE E 1.800
FUCILI CONSEGNATI NELLE MANI DEGLI UOMINI DEL DITTATORE LIBICO - UN BEL
CARICO PARTITO DA LA SPEZIA ED ARRIVATO IN LIBIA DOPO UNO SCALO MALTESE
- L’AFFARE MESSO A PUNTO SOTTO LA TENDA DI VILLA PAMPHILI DURANTE LA
VISITA DEL COLONNELLO A ROMA NEL GIUGNO 2009…
Daniele
Martini per "Il
Fatto Quotidiano"
Altro che limette per le unghie di cui
ha continuato a parlare per giorni il ministro della Difesa, Ignazio La
Russa, per buttarla in ridicolo e sviare il forte sospetto che l'Italia
avesse fornito negli ultimi tempi tante armi micidiali a Gheddafi. Buona
parte di quegli ordigni con cui il raìs fa massacrare gli insorti in
realtà sono italiani, venduti a Tripoli alla fine del 2009 e fabbricati
dalla Beretta di Gardone Val Trompia.
Si tratta di un vero e proprio
arsenale: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili consegnati nelle
mani del capo del Settore di pubblica sicurezza del Comitato popolare
del dittatore nordafricano. Cioè, in pratica, i giannizzeri del raìs.
Valore della fornitura, circa 8 milioni di euro.
Quelle esportazioni negli atti
ufficiali vengono qualificate come armi di "non specifico uso militare",
poco più che fuciletti da caccia, insomma, una dicitura forse usata per
poter sfruttare al meglio le incongruenze della legislazione italiana
sulle esportazioni di armi, rigorosa per quelle militari, molto più
blanda per le altre. Tra gli oltre 11 mila pezzi inviati alla Libia,
però, ci sono perfino centinaia e centinaia di fucili di un particolare
modello da 13 anni in dotazione ai marines americani, l'M4 Super 80 ad
anima liscia, un'arma progettata per uso bellico e prodotta dalla
Benelli, antica fabbrica di Urbino controllata dal gruppo Beretta.
Anche gli altri oggetti consegnati a
Gheddafi presentano caratteristiche che con la caccia a lepri e fagiani
hanno poco a che vedere. Ci sono, per esempio, le pistole PX4 calibro 9
semiautomatiche, con un peso ridotto di soli 800 grammi e un caricatore
di 10 colpi che con un elemento supplementare può arrivare a 15. E poi
le carabine CX4, anche queste calibro 9, su cui possono essere montati
sistemi di puntamento ottico e laser.
L'affare delle armi fu affrontato il
10 giugno 2009, in un'occasione considerata a suo modo storica dal
governo italiano per quanto riguarda i rapporti con la Libia, il giorno
in cui il raìs arrivò a Roma, accolto con tutti gli onori da Silvio
Berlusconi, accompagnato da un codazzo di auto e furgoni blindati,
decine e decine di guardie del corpo e gli fu consentito di piantare la
sua tenda berbera nel giardino di villa Pamphili.
La consegna di fucili e pistole
avvenne a tambur battente pochi mesi dopo. Quattro container di armi
furono sistemati a bordo di una nave che dal porto di La Spezia fece
scalo a Malta per dirigersi infine verso le coste libiche. La fornitura
fu effettuata con modalità che, per una serie di circostanze fortuite
emerse nel tempo, hanno ingenerato una sfilza di sospetti, fino
all'emersione di una verità che le autorità italiane di governo fino
all'ultimo hanno sostanzialmente negato.
La ricostruzione di tutte le tappe
dell'affare delle armi alla Libia è stata effettuata con precisione da
un ricercatore della Rete italiana per il disarmo e redattore di
Altreconomia, Francesco Vignarca. Il 24 febbraio Vignarca si è accorto
insieme ad un collega che in un rapporto del 13 gennaio della Gazzetta
dell'Unione europea era riportata una fornitura di armi alla Libia da
parte di Malta per un importo veramente considerevole: 79 milioni di
euro.
La gigantesca partita era catalogata
sotto la colonna ML 1, cioè armi leggere ad anima liscia di calibro
inferiore a 20 millimetri, automatiche di calibro 12,7 millimetri e
accessori e componenti vari. Le autorità maltesi interrogate a
proposito, non avevano negato la toccata nel porto della Valletta di una
nave con container pieni di armi, anzi avevano fornito una serie di
particolari, specificando che quel materiale non era roba loro, ma
proveniva dall'Italia e come destinazione finale aveva la Libia.
Immediatamente alcuni avevano pensato
a fucili e pistole prodotte dalla Beretta, ma il gruppo bresciano aveva
smentito nettamente l'invio a Tripoli di un carico per un importo
simile. Le autorità maltesi avevano aggiunto, inoltre, che la consegna
era stata regolarmente effettuata dopo una telefonata di verifica con
l'ambasciata italiana in Libia. Di quella fornitura, però, non c'era
traccia né nelle comunicazioni italiane all'Unione europea né nel
rapporto ufficiale del Servizio di coordinamento della produzione di
materiali di armamento della presidenza del Consiglio.
Solo nelle tabelle dell'Istat,
l'istituto di statistica, era registrata un'esportazione complessiva
verso la Libia del valore di 8 milioni di euro di armi italiane definite
per uso civile. Sembrava un giallo in piena regola che nel frattempo è
stato risolto. Le autorità portuali maltesi hanno confermato la loro
versione, ammettendo, però, di essere incorse in un grossolano errore di
"trascrizione", cioè di aver registrato il carico con uno zero in più,
79 milioni di euro mentre invece l'importo esatto sarebbe 7,9. Sul
versante italiano si è appurato che dietro la dicitura statistica di
esportazioni verso la Libia di armi per uso civile, si celavano
forniture di pistole, carabine e fucili di tipo bellico.10-03-2011]
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FINI-AMOLA! -
ORMAI PRENDERSELA CON GIAN-BECCHINO È COME SPARARE SULLA CROCE ROSSA -
L’EX SENATORE NICOLA DI GIROLAMO TESTIMONIA AL PROCESSO FASTWEB-TELECOM
SPARKLE (LUI HA GIÀ PATTEGGIATO LA CONDANNA A 5 ANNI E 5 MLN€) E RIVELA:
“LA MIA CANDIDATURA L’HA DECISA FINI” - LE CANDIDATURE PDL IN QUOTA AN
VAGLIATE DALL’ONOREVOLE ZACCHERA MA DECISE DAL PRESIDENTE DELLA CAMERA -
PER L’ACCUSA L’ELEZIONE FU FAVORITA DA UN BROGLIO ELETTORALE SOSTENUTO
DALLA ‘NDRANGHETA
Carlo Tarallo per Dagospia
Tipini Fini nei guai: in aula per
deporre come testimone nel processo in corso davanti alla prima Sezione
penale del Tribunale di Roma Nicola Di Girolamo, senatore dimissionario
del Pdl, fa risalire direttamente al Presidente della Camera la
decisione di candidarlo: "La decisione fu presa da Gianfranco Fini.
La mia candidatura fu deliberata da
Alleanza Nazionale": così De Girolamo, (come riporta l'adnkronos)
rispondendo in Tribunale questa mattina all'avvocato Giosuè Naso, che
difende nel processo Paolo Colosimo. L'inchiesta è quella sul
maxiriciclaggio da due miliardi di euro con il coinvolgimento degli ex
vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Rispondendo ad alcune
domande su chi fosse stato a decidere la sua candidatura nelle file del
Pdl nel collegio Estero Europa, l'ex parlamentare ha detto che la scelta
fu fatta da An con il placet dell'attuale presidente della Camera.
Alla domanda se all'epoca avesse
incontrato fisicamente Fini o altri dirigenti del partito, Di Girolamo
ha risposto: "Non vi era facolta' da parte di nessuno, in quel momento
storico, di potere incontrare i vertici del partito. Il Pdl aveva
delegato espressamente l'onorevole Marco Zacchera per quel che
riguardava le candidature di An. I miei incontri si erano limitati, in
sede e nell'ambito del partito, all'onorevole Zacchera".
Ha chiesto, dunque, l'avvocato Naso:
"Fu quindi Zacchera a decidere la sua candidatura?". La risposta: "No,
sempre Fini ha deciso. Mi fu riferito da Zacchera che era stato dato il
placet per la mia candidatura da parte di Fini. Che abbia deciso Fini e'
un fatto. Si puo' poi discutere sul fatto che questo sia stato deciso
sulla base della relazione dell'onorevole Zacchera o di altre
considerazioni".
Di Girolamo, che ha concordato con la
procura la condanna a 5 anni di carcere oltre alla restituzione di quasi
5 milioni di euro, e' accusato, oltre che di associazione per delinquere
finalizzata al riciclaggio, anche di avere violato la normativa
elettorale con l'aggravante mafiosa.
Secondo il procuratore aggiunto
Giancarlo Capaldo e i pm Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti, la
sua elezione nel collegio estero di Stoccarda sarebbe stata favorita da
un broglio elettorale realizzato dalla famiglia Arena, della ndrangheta
di Isola Capo Rizzuto, che avrebbe acquistato numerose schede elettorali
fra gli immigrati calabresi nella citta' tedesca, apponendo poi sulle
schede il voto per Di Girolamo.
10-03-2011]
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VELTRONI
SVENDE CASA - Perché venticinque case nel cuore di Roma (da Termini al
Colosseo), la cui asta pubblica è andata deserta, sono state acquistate
con trattativa privata senza che l’elenco sia stato adeguatamente
pubblicizzato? - Anzi l’elenco era praticamente fantasma. Non c’è stato
avviso sui quotidiani nazionali. Non c’è stata traccia nemmeno sul sito
ufficiale del Campidoglio... Davide Desario per "Il Messaggero"
Gli immobili del Comune di Roma
potevano essere venduti all'asta oppure con trattativa privata. In
entrambi i casi l'operazione andava pubblicizzata adeguatamente. Lo
diceva una delibera del Consiglio comunale e un contratto di gestione
della vendita. E, invece, tra il 2001 e il 2007, durante
l'amministrazione di centrosinistra, 25 appartamenti in zone di pregio
della Capitale (da Termini al Colosseo) sono stati acquistati in
silenzio.
L'elenco di quelle case non è stato
reso noto nè sui quotidiani nazionali nè sul sito internet ufficiale del
Campidoglio. Ma solo sulle pagine web della società Risorse per Roma.
Insomma una gara fantasma. Altro che trasparenza e correttezza. La punta
di un iceberg che riguarda tanti settori, un vero e proprio sistema sul
quale occorre fare chiarezza.
La vendita degli immobili del Comune
di Roma, cosiddetta cartolarizzazione, doveva essere preceduta da una
adeguata pubblicità anche commerciale. Sia che avvenisse con asta
pubblica e sia che avvenisse con trattativa privata. Ma così non è
stato. Perché venticinque case nel cuore di Roma, la cui asta pubblica è
andata deserta, sono state acquistate con trattativa privata senza che
l'elenco sia stato adeguatamente pubblicizzato.
Anzi l'elenco era praticamente
fantasma: lo si poteva visionare solo e soltanto consultando il sito
internet della società Risorse per Roma. Non c'è stato avviso sui
quotidiani nazionali. Non c'è stata traccia nemmeno sul sito ufficiale
del Campidoglio.
Eppure l'obbligo era previsto dalla
delibera 50 votata dal consiglio comunale nel 1999: «Dovrà essere data
in ogni forma adeguata pubblicità anche commerciale all'alienazione del
patrimonio comunale». Un obbligo ripetuto anche dal successivo contratto
di gestione delle vendite siglato tra il Comune e la società Campidoglio
Finance srl che nel frattempo aveva acquistato tutti gli immobili.
All'articolo 8, proprio quello relativo alle trattative private, si
legge: «Sarà sollecitata da parte del gestore delle vendite e/o del
sub-gestore delle vendite la presentazione di offerte scritte di
acquisto da parte dei potenziali clienti».
Invece la vendita dei quei 25
appartamenti-gioiello in stradine a due passi da Fontana di Trevi, Campo
de' Fiori e Colosseo è avvenuta in gran silenzio, nell'estate del 2006.
E nella maggior parte dei casi alla trattativa privata ha preso parte un
solo soggetto che così è riuscito a spuntare il massimo dello sconto
previsto dalla legge, ovvero il 10% sul valore stimato per la base
d'asta che era già molto basso.
Qualche esempio? Una casa di 100 metri
quadrati in via Cialdini (stazione Termini) era stimata per 195.600 euro
e a trattativa privata è stata aggiudicata alla società Second Chance
srl a un prezzo di 176.040 euro. Sempre in via Cialdini un appartamento
di 107 metri quadrati stimato 215.500 euro, dopo che l'asta pubblica è
andata deserta, è stato venduto alla Guedo ltd srl a 192.950 euro.
E ancora in via Giolitti (Esquilino)
una casa di 79 metri quadrati era stimata 191mila euro e poi è finita al
Tf Immobiliare a 172.000. Altri casi riguardano un locale (non
residenziale ) in via Ruggero Bonghi (zona Colosseo): 210 metri quadrati
che era stimati 256.200 mila euro. Un prezzo che nessuno ha giudicato
vantaggioso al punto da presentare un'offerta all'asta pubblica. Così
l'immobile è stato ceduto a trattativa privata ad un prezzo scontato
delcanonico 10% ovvero 230.580 euro.
Ma viene da chiedersi: se l'elenco
degli immobili rimasti invenduti all'asta pubblica fosse stato
adeguatamente pubblicizzato (non solo su un indirizzo web) quanti altri
si sarebbero interessati e avrebbero presentato la loro offerta? Quanti
soldi in più, da questa trattativa privata a buste chiuse, avrebbero
potuto entrare nella casse del Comune di Roma? Chi ha deciso questa
procedura?
Domande alle quali probabilmente darà
una risposta l'inchiesta aperta dalla procura della repubblica su questa
svendopoli romana che ha tutto l'aspetto di essere solo la punta
dell'iceberg di un sistema consolidato che viene applicato anche in
tutti gli altri settori.
Nella lista anche appartamenti meno
centrali: uno invia Castl di Leva (laurentina) stimato per 130715 è
stato venduto a 117,700; un altro di 105 metri quadrati nella stessa
strada stimato per 176mila euro è stato acquistato a 159mila euro.
Il reato ipotizzato è abuso d'ufficio
e per ora è contro ignoti. Ma proprio nei prossimi giorni i magistrati
dovrebbero ascoltare alcuni dei funzionari, dei dirigenti che hanno
gestito la cartolarizzazione del patrimonio del Comune di
Roma.09-03-2011]
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più gheddafi
per tutti! - in italia vi lamentate della presenza libica in unicredit,
eni, finmeccanica, juve, etc? In Gran Bretagna il fondo di Tripoli
dilaga in Glaxo, Shell, nella banca Standard Chartered, in Vodafone, in
Pearson (editrice del Financial Times) e in Bp (caso Lockerbie) -
Sorprendenti anche le partecipazioni libiche negli Stati Uniti: Exxon,
Chevron, Pfizer, Xerox e due gruppi che lavorano con il Pentagono come
Halliburton e Honeywell (aerospazio
Federico
Fubini per il "Corriere
della Sera"
A fine febbraio l'Onu decise il blocco
dei beni controllati «direttamente o indirettamente» dalla famiglia
Gheddafi. Sono bastati dieci giorni - e una breve nota di Tarak Ben
Ammar - per capire che una lettura restrittiva di quella risoluzione può
creare imbarazzo in tutte le grandi economie avanzate dell'Occidente.
Dagli Stati Uniti alla Germania, passando per Italia, Francia e Gran
Bretagna, i fondi sovrani della Libia detengono partecipazioni di cui
spesso fino a ieri i gruppi coinvolti non hanno fatto sapere nulla.
Di diramare qualche informazione in
più si è fatto carico ieri Tarak Ben Ammar. L'uomo d'affari
franco-tunisino ha inviato in serata una precisazione all'agenzia
Adnkronos, che poche ore prima aveva dedicato un servizio a Quinta
Communications. Com'è noto la Quinta Communications di Parigi, a
differenza dell'omonima società italiana di Ben Ammar, conta con
l'imprenditore franco-tunisino altri due soci di rilievo: con il 10%la
società maltese Lafi Trade, controllata dal fondo sovrano Lybian Arab
Foreign Investment Company, e con il 22%Fininvest attraverso la
controllata lussemburghese Trefinance.
Fin qui la precisazione inviata
all'agenzia di stampa. Poi però Ben Ammar coglie l'occasione per mettere
in una prospettiva più ampia la posizione dei libici e mostrare come
Quinta sia in realtà solo una delle tante società su cui Tripoli ha
delle partecipazioni. È vero che i fondi sovrani arabi, che in Europa
hanno già investito circa 340 miliardi di dollari, di solito non rendono
nota la composizione del loro portafoglio. Ma Ben Ammar dispone di
alcuni dettagli di rilievo sulle quote gestite dalla Lafi-Lybian Arab
Foreign Investment Corporation.
In Gran Bretagna- scrive- il fondo di
Tripoli ha partecipazioni in GlaxoSmithKline, Royal Dutch Shell, nella
banca Standard Chartered, in Vodafone, in Pearson e in Bp. Questi ultimi
due sono i casi più di rilevo: Pearson, società editrice del Financial
Times, è il solo gruppo quotato a Londra ad aver riconosciuto di avere i
libici fra i propri azionisti ed il solo ad aver fatto sapere di averne
congelato la quota (del 3,2%). Gli altri non hanno reagito in nessun
modo al decreto del Tesoro britannico che sette giorni fa ha recepito la
risoluzione Onu.
Bp poi, che ora emerge come una delle
società partecipate da Tripoli, nel 2004 svolse un ruolo assai
controverso nel disgelo con Gheddafi dopo il caso Lockerbie e ha oggi
concessioni e investimenti per oltre un miliardo di euro in Libia.
Sorprendenti anche le partecipazioni libiche negli Stati Uniti:
comprendono Exxon, Chevron, Pfizer, Xerox e due gruppi che lavorano con
il Pentagono come Halliburton (la società di infrastrutture petrolifere
guidata negli Anni 90 dall'ex vicepresidente Dick Cheney) e Honeywell
(aerospazio).
Nei giorni scorsi, gli Stati Uniti
hanno annunciato di aver congelato beni libici per circa 30 miliardi di
dollari, senza però specificare di quali investimenti si trattasse.
Quote in società sensibili in realtà i libici ne hanno acquistate anche
sul Cac 40, il listino di Parigi. In Francia hanno investito in Alcatel
Lucent (comunicazioni e difesa), in Lagardère (giornali, tv e il 7,5%del
gruppo di difesa aerospazio Eads), in EdF, Vinci e nella banca Bnp
Paribas. Per l'Italia note le partecipazioni in Unicredit (7,5%),
Finmeccanica ed Eni, mentre erano sconosciute fino a ieri quelle nella
tedesca Siemens, nella spagnola Repsol e nella svizzera Nestlé.
Tutti investimenti sui quali
l'Occidente si sta muovendo in ordine sparso: l'Italia le rende note, ma
non le congela perché mette in dubbio il controllo «diretto o indiretto»
di Gheddafi in questa fase di caos. Londra invece agisce a metà e fa
trasparenza a metà. Altri, nel dubbio, tacciono.07-03-2011]
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GROUPAMA AVVISA LIGRESTI: SU PREMAFIN L’OPA NON S’HA DA FARE - BORSE
IN PARITÀ - INARRESTABILE BENZINA: GASOLIO A 1,50 € - L’EURO SCENDE DOPO
IL TAGLIO DELLA GRECIA - ROMA BOND, NIENTE PIÙ GARANZIE PER I
RISPARMIATORI - SFIDA PER UN FURGONE, TRA FIAT E CHRYSLER - LA VOLPE
ALEDANNO E L’UVA DI ACEA - FINITO IL FINTO RIMORSO, PIOGGIA DI BONUS SU
BARCLAYS - IBERDROLA FERMA FLORENTINO PEREZ - TOYOTA PUNTA TUTTO SUI
MERCATI EMERGENTI
1 - PREMAFIN: GROUPAMA SCARTA OPA FONSAI...
(ANSA) - Groupama non ha intenzione di lanciare un'opa
su Fonsai ma sta esplorando assieme ai Ligresti la possibilita' di
riscrivere gli accordi sull'ingresso nel gruppo Premafin in modo da
superare il parere della Consob che ha imposto alla compagnia
transalpina - sulla base dell'intesa raggiunta a fine ottobre - un
obbligo d'opa su Fonsai e la stessa Premafin. Lo riferiscono fonti
vicine al dossier.
2 - BORSA: LISTINI SULLA PARITA', A MILANO BRILLANTI PIRELLI E
FONSAI...
Radiocor - Apertura mista per le Borse europee in
attesa di novita' dalla Libia. A Milano il Ftse Mib e l'All Share
guadagnano lo 0,03%, Parigi registra un -0,02% mentre Francoforte
recupera lo 0,26%. A Piazza Affari ancora forte Pirelli (+1,1%) dopo i
conti 2010 e il rialzo dei target, recupera FonSai (+1,1%) con la
riapertura del dialogo Premafin-Groupama e rimbalza Autogrill (+1%).
3 - EURO: IN NETTO CALO A 1,3866$ DOPO TAGLIO RATING BANCHE GRECHE...
Radiocor - Rapido ribasso dell'euro alla notizia che
Moody's ha tagliato il rating a tutte le principale banche greche. La
divisa comune e' scesa nel giro di pochi minuti da 1,3905 a 1,3866
dollari. La notizia, per quanto logica conseguenza del ribasso del
rating sovrano della Grecia, praticato lunedi' da Moody's, si e'
inserita in un mercato nervoso sul risorgere dei problemi del debito
sovrano dei Paesi fragili dell'area euro
4 - BORSA TOKYO: NIKKEI +0,61% IN CHIUSURA, AIUTANO CALO GREGGIO E
YEN...
Radiocor - L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha
chiuso in progresso dello 0,61% a 10.589,50 punti, aiutato dal leggero
indebolimento del prezzo d el petrolio e dal calo dello yen, ma la
prudenza continua a regnare sovrana sul mercato. Il piu' ampio indice
Topix e' salito dello 0,55% a 944,29 punti. Il declino dello yen
favorisce i gruppi rivolti all'export.
5 - BENZINA: ANCORA RIALZI...
(ANSA) - Ancora rialzi sul fronte dei carburanti,
nonostante le flessioni sui prezzi internazionali di benzina e gasolio.
E' quanto emerge dall'analisi di Staffetta Quotidiana, che mostra come
sul mercato nazionale arrivi un allineamento dei prezzi al rialzo, con
gli ultimi movimenti di Q8 (+1 cent su entrambi i prodotti) e TotalErg
(+0,7 cent sulla benzina). Al Sud, ancora una volta, i prezzi sono piu'
alti, con la benzina in Campania (a 1,616 euro) e in Sicilia sul gasolio
(1,497 euro).
6 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: bloccati beni per 45 miliardi, le
sanzioni Ue sui fondi analoghe a quelle Usa. UniCredit pronta a
congelare i diritti di voto di Tripoli (dai giornali).
CRISI: record negativo nel 2010,
trenta fallimenti al giorno. Famiglie, conti piu' magri e allarme tassi
(dai giornali). 'Serve subito la riforma fiscale, troppe tasse sui
lavoratori', intervista al leader Cisl, Raffaele Bonanni (Qn - Il Resto
del Carlino, pag. 3). Record di nuove aziende Usa (Il Sole 24 Ore, pag.
10). L'euro scalera' la montagna dei debiti, di Martin Wolf (Il Sole 24
Ore, pag. 1 e 15).
BANCA DEL MEZZOGIORNO: le Popolari
puntano al 60% (Il Sole 24 Ore, pag.1-42).
PREMAFIN: Groupama riapre il caso (dai
giornali).
CONSOB: in pressing sulle regole (Il
Sole 24 Ore, pag. 42).
BANCA ESPERIA: punta a 20 miliardi di
masse gestite (Il Sole 24 Ore, pag. 42).
EDISON: riassetto allo stop politico
(dai giornali).
NOMINE PUBBLICHE: restera' tutto cosi'
com'e' (Il Giornale, pag. 22).
TELECOM: i soci si ricompattano,
Bernabe' con due capi-azienda: Patuano e Luciani per la carica di a.d.
(Il Messaggero pag. 17) Svolta dei soci, riassetto al vertice. Analisi
(Corriere della Sera, pag.1-33).
CANDY: lancia l'offensiva cinese (Il
Sole 24 Ore, pag. 23).
ACQUA MARCIA: le banche incalzano sul
piano (Il Messaggero, pag. 19).
BULGARI: 'Ho venduto la Dolce Vita',
intervista a Paolo Bulgari (La Repubblica, pag. 1 e 22).
CONTRATTI: sui premi di produttivita'
accordi-quadro territoriali Confindustria-sindacati su detassazione al
10% (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 33).
7 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 9 MARZO...
Radiocor - Milano - conferenza stampa Amplifon per la
presentazione dei risultati 2010.
Milano - conferenza stampa Candy Group
per la presentazione dei risultati e nuove strategie.
Milano - conferenza stampa Yoox Group
per la presentazione dei risultati 2010 e le linee strategiche dei
prossimi anni.
Roma - si riunisce il Consiglio
Supremo di Difesa al Quirinale con il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano
Roma: la commissione Bilancio della
Camera ascolta l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti e il
presidente e a.d. di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini,
nell'ambito dell'indagine conoscitiva relativa al documento della
Commissione Ue sulla crisi
8 - ROMA BOND SENZA GARANZIE...
Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" - La boccata d´ossigeno per Roma arriva
nascosta tra le pieghe del Milleproroghe, ma suona come una beffa
(potenziale) ai danni di chi per anni ha sostenuto la Capitale
acquistandone il debito. Il decreto, infatti, permette al commissario
straordinario Domenico Oriani, anche in deroga alle norme
sull´ammortamento dei debiti, di rinegoziare quei prestiti «anche al
fine dell´eventuale eliminazione del vincolo di accantonamento,
recuperando, ove possibile, gli accantonamenti già effettuati».
Tradotto: il Comune di Roma non ha più
l´obbligo di mettere a bilancio i soldi necessari a pagare i suoi
debiti, anzi se riesce può recuperare quelli accantonati in passato.
Ossigeno per le casse della città, su cui grava un passivo di 12
miliardi di euro. Ma brutta notizia per chi ha i Roma bond, e perderà
tale garanzia
9 - LA CORSA DEI CARRI FRA FIAT E CHRYSLER...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Sfida per un furgone, tra Fiat e Chrysler.
La gestione di Sergio Marchionne prevede anche questo, un'amichevole ma
serrata concorrenza fra le due aziende che dirige per produrre lo stesso
veicolo. In questo caso il Ducato, conteso dalla Fiat in Brasile e dalla
Chrysler in Messico. A rivelarlo è stato il direttore generale della
Chrysler messicana Joseph ChamaSrour. Le due proposte dovrebbero
arrivare a Marchionne, per una decisione, entro fine mese.
L'obiettivo: premiare l'efficienza,
identificando l'opzione migliore - a conti fatti - per il gruppo. In
Messico Chrysler, se vincerà la battaglia in famiglia, ha ambizioni che
vanno oltre il Ducato: intende dar vita a un nuovo impianto,
probabilmente sostenuto da incentivi del governo locale e capace di
sfornare anche altri veicoli destinati al mercato delle Americhe. (M.
Val.)
10 - LA VOLPE ALEMANNO E L'UVA DI ACEA...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno,
annuncia una moratoria della privatizzazione del 20% di Acea in attesa
del referendum sul decreto Ronchi (in base al quale, per non mettere a
gara le concessioni sugli acquedotti, il socio pubblico deve scendere
almeno al 40%). Ma la sua strategia sembra quella della volpe con l'uva
della celebre fiaba di Fedro.
Vendere quote di Acea in questa fase
vorrebbe dire svendere: l'utility ha appena archiviato una partnership
con i francesi di Gdf Suez, non ha ancora chiarito bene cosa vuole fare
da grande e della gara per la rete del gas di Roma, di cui lo stesso
Comune dovrebbe pubblicare il bando, non c'è ancora traccia.
Come se non bastasse, Gdf Suez ha
annunciato che intende vendere un 5% che possiede in Acea, alimentando
un effetto overhang, ovvero un eccesso di titoli sul mercato, che
deprimerebbe le quotazioni. È facile prevedere che quella moratoria
andrà ben oltre il referendum. (L.Ser.)
11 - RIMORSO ADDIO, PIOGGIA DI BENEFIT SUI CAPI BARCLAYS...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Dicevano che "il tempo del rimorso" era
finito: anzi lo ha detto proprio lui, Bob Diamond, presidente e
amministratore delegato della Barclays Bank, un paio di mesi fa, a
un´udienza della commissione parlamentare che cercava di tirare le somme
del collasso economico e finanziario 2008-2009. E infatti, spazzato via
ogni residuo rimorso per le responsabilità che banche e banchieri hanno
avuto nella crisi, ora nella City di Londra è tornato il tempo
dell´avidità, anzi de "l´avidità è bella", la frase diventata
proverbiale grazie al film "Wall Street".
Diamond e 4 altri top bankers della
Barclays hanno ricevuto 110 milioni di sterline (130 milioni di euro) in
bonus di vario genere per il 2010. Diamond, il cui salario è 250 mila
sterline l´anno, vi ha aggiunto un premio di 6 milioni e mezzo di
sterline, un incentivo a lungo termine di oltre 2 milioni e altri 13
milioni in azioni. Ma due suoi colleghi, direttori del braccio
Investimenti della Barclays, hanno preso ancora di più: 47 milioni di
sterline in bonus e azioni sono andati a Jerry del Missier, 44 milioni a
Rich Ricci. In tutto, 231 alti dirigenti della banca hanno portato a
casa 554 milioni di sterline di premi, una media di 2 milioni e mezzo di
sterline a testa.
L´opposizione laburista protesta,
suggerendo di reintrodurre una tassa sui bonus e di usare il ricavato
per finanziare i settori in difficoltà dell´economia. La Barclays si
difende ricordando che non ha ricevuto aiuto diretto (indiretto sì,
però) dallo Stato durante la crisi e che ha accettato di aumentare il
livello dei prestiti alle piccole aziende, come chiedeva il governo. Ma
un tabloid laburista, il Daily Mirror, ritrae i banchieri milionari nei
panni di fuorilegge del Far-West, con la scritta "ricercato" sopra la
testa.
12 - IBERDROLA FERMA PEREZ CON I MULINI A VENTO...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Compleanno amaro per Florentino Perez. Nel
giorno dei suoi 65 anni, il gruppo Iberdrola di cui possiede il 20% del
capitale e che sta scalando per arrivare al 30%, ha deciso di procedere
al riassorbimento della filiale Iberdrola Renovables, quotata in Borsa
nel novembre del 2007. Nella sostanza il presidente dell'energetica
spagnola, Ignacio Sanchez-Galan propone di riaccorpare le due aziende
mediante un concambio di 0,49 azioni Iberdrola ogni azione Renovables,
valutando quest'ultima 12,64 miliardi, vale a dire 2,978 euro per
azione, la metà rispetto ai 5,3 euro per azione del collocamento in
Borsa. Così facendo la quota di Florentino Perez verrebbe diluita
dall'attuale 20 a poco più del 17%. Come a dire che l'attacco sferrato
dal presidente della holding Acs e del Real Madrid verrebbe per il
momento "stoppato" (Mi.C.)
13 -
TOYOTA: IL 50% DELLE VENDITE NEI PAESI EMERGENTI ENTRO IL 2015...
Radiocor - Il piu' grande fabbricante automobilistico
del mondo, la Toyota ha annunciato l'intenzione di effettuare la meta'
delle sue vendite nei mercati emergenti entro il 2015, contro il 40% nel
2010. 'La Toyota vuole un migliore equilibrio tra le vendite in
Giappone, negli Stati Uniti, in Europa e nei mercati emergenti ', e'
scritto in un documento consegnato alla stampa. 'Vogliamo che il 15% del
nostro fatturato totale a livello mondiale sia fatto in Cina il piu'
presto possibile', ha detto l'amministratore delegato della societa',
Akio Toyoda, in una conferenza stampa. Il colosso automobilistico ha
inoltre indicato di puntare a un margine dell'utile operativo al 5% 'il
prima possibile', dal target del 2,9% atteso per quest'anno fiscale.
09-03-2011]
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MILANO IN PARITà, BULGARI E LIGRESTI BOOM - L’INFLAZIONE IN-FLAGELLA
TUTTI: RECORD STORICI PER BENZINA, ORO, ARGENTO, COTONE, GRANO - I TASSI
CONTINUANO A SALIRE - SARANNO CONGELATI I BENI DELLA LIA (CHE HA il 2,5%
di UNICREDIT) - MARPIONNE, ciao italia: DOPO LA RUSSIA, PRODUZIONE IN
MESSICO. E A MIRAFIORI Più CIG DEL PREVISTO - BRUNETTA, L’ITALIA
CRESCERà AL 2% - L’ANTITRUST MULTA LE AGENZIE DI VIAGGIO ONLINE -
PIAGGIO, CALA L’UTILE - INTESA AMICA DEL DRAGONE…
1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI...
(LaPresse) - Chiusura sulla parità per la Borsa di
Milano, con il Ftse Mib che guadagna lo 0,03% a 22.145,79 punti e il
Ftse All-Share che sale dello 0,1% a 22.779,11 punti. Il prezzo del
petrolio continua a salire, sospinto dai timori di una sospensione
prolungata delle forniture dalla Libia. Il Wti a New York sfiora i 106
dollari al barile, dopo aver toccato nel trading elettronico i 107
dollari, il massimo dal settembre 2008. Il presidente della Banca
centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha detto a Basilea a nome dei
banchieri centrali di tutto il mondo che l'obiettivo comune "è di
continuare ad ancorare saldamente le aspettative di inflazione".
Anche Wall Street soffre il rincaro
del petrolio e viaggia sotto la parità nella mattinata di scambi.
Inoltre, oggi l'agenzia Moody's ha abbassato il rating della Grecia di
tre gradini a 'B1' da 'Ba1'. In questo contesto, chiudono in rosso le
principali Borse europee. Il Ftse 100 di Londra lascia lo 0,28% a
5.973,78 punti, il Dax di Francoforte cede lo 0,24% a 7.161,93 punti e
il Cac 40 di Parigi registra un ribasso dello 0,74% a 3.990,41 euro.
A Milano riflettori su Bulgari. Il
gruppo francese Louis Vuitton, ha annunciato di aver trovato un accordo
per il controllo della società italiana. L'intesa prevede uno scambio di
azioni e il lancio di un'opa a 12,25 euro per le azione ai soci di
minoranza. Il titolo guadagna il 59,42%, chiude a 12,1 allineandosi
sostanzialmente all'offerta pubblica di acquisto. L'operazione su
Bulgari trascina in alto tutto il comparto del lusso nel Ftse Mib.
Luxottica vede un rialzo dell'1,24% a 22,8 euro e Tod's schizza in su
del 5,59%, attestandosi a 77,4 euro.
In evidenza anche la galassia
Ligresti. Fondiaria-Sai registra un incremento dell'8,61% a 7,255 euro e
Premafin dello 0,68% a 0,745 euro. Oggi la holding della famiglia
Ligresti ha detto che "valuterà attentamente le possibili opzioni
dirette al rafforzamento patrimoniale del gruppo e terrà
conseguentemente informato il mercato", dopo la decisione sull'obbligo
per Groupama di doppia opa su Premafin e FonSai, presa dalla Consob. Sia
i francesi che la società della famiglia dei Ligresti stanno valutando
come procedere nell'operazione.
Fiat
Industrial ha annunciato oggi l'intenzione di voler procedere a
un'emissione obbligazionaria e il titolo perde in Borsa lo 0,50% a 9,96
euro. Mentre tra i titoli della famiglia Agnelli, Exor guadagna lo
0,46%, dopo che il presidente del fondo, John Elkann, in una intervista
al Financial Times, ha annunciato di avere a disposizione un miliardo di
euro per nuovi investimenti. Contrastato il comparto bancario. Perdono
Popolare Milano (-1,2%), Intesa Sanpaolo (-1,67%), Ubi Banca (-1,46%) e
Unicredit (-1,44%). Salgono, al contrario, Banca Montepaschi (+0,32%),
Banco Popolare (+0,75%) e Mediolanum (+1,32%).
2 - ORO: NUOVO TOP A 1.445,10 $, ARGENTO VOLA AI MASSIMI DA 31
ANNI...
Radiocor - L'oro segna nel primo pomeriggio un nuovo
massimo storico a quota 1.445,10 dollari/oncia. A fare da propellente
ancora le tensioni nei Paes i del Nord Africa e, in particolare, il
peggioramento degli scontri in Libia tra le truppe fedeli al colonnello
Gheddafi e l'opposizione. Una situazione che spinge gli investitori
verso strumenti difensivi come e' appunto il metallo giallo, rincarato
ormai di circa il 6% da inizio anno. La nuova accelerazione registrata
dai corsi petroliferi contribuisce a sostenere la performance dell'oro,
sulla cui scia (e per gli stessi motivi) si muove anche l'argento, che
nel pomeriggio ha aggiornato a 36,740 dollari il nuovo massimo degli
ultimi 31 anni (marzo 1980).
3 - BENZINA, RECORD STORICO 1,568 A LITRO. IN CAMPANIA PUNTE 1,61
EURO...
(LaPresse) - Il prezzo della benzina non si ferma.
Secondo quanto rilevato dal giornale online Staffetta Quotidiana, nel
Sud Italia la benzina tocca la punta in Campania di 1,616 euro al litro,
con il gasolio che arriva al suo massimo in Sicilia a 1,497 euro al
litro. I prezzi più bassi si registrano nel Nord Est, con 1,549 euro al
litro per la benzina e 1,441 euro al litro per il diesel. La compagnia
Esso consiglia il prezzo record di 1,568 euro al litro, dopo il massimo
del luglio 2008, pari a 1,560 euro al litro.
Per quanto riguarda la media
nazionale, il prezzo si attesta a 1,556 euro al litro per la benzina e a
1,453 euro al litro per il gasolio. La compagnia Q8 è quella con i
prezzi consigliati più bassi, 1,548 euro al litro per la benzina e 1,444
euro per il gasolio. Inoltre, nel fine settimana Eni ha di nuovo messo
mano ai listini, applicando da sabato un aumento di 1 centesimo dei
prezzi di benzina e gasolio.
4 - COTONE ANCORA RECORD A NY A 2,197 DLR...
(ANSA) - Cotone ancora record a New York, dove le
quotazioni salgono il massimo consentito su base giornaliera, 7 cent, a
2,197 dollari a libbra. L'aumento sembra segnalare che l'offerta non e'
in grado di soddisfare la forte domanda cinese. Le importazioni cinesi
di cotone sono aumentate del 31% in gennaio rispetto all'anno
precedente.
5 - ALLARME PASTIFICI, BOOM PREZZO GRANO...
(ANSA) - I pastifici italiani sono preoccupati: le
quotazioni delle materie prime sono in continuo rialzo e la situazione
si presenta simile al 2007, quando l'incremento dei prezzi tocco' i
massimi storici e la conseguenza fu la crisi di molti piccoli pastifici
che in molti casi abbassarono le serrande. ''In questi ultimi sei mesi -
dice Pietro Marcato, vice presidente Unionalimentari-Confapi - il prezzo
della semola di grano duro ha subito un incremento rapido e continuo''.
6 - LIBIA: SANZIONI UE SARANNO ESTESE A LIA E ALTRI FONDI...
(ANSA) - Il congelamento dei beni del regime Gheddafi
da parte dell'Ue sarà esteso anche alla Libyan investment authority
(Lia) e altri fondi d'investimento libici: lo si apprende a Bruxelles
dove è in corso la procedura per ampliare la lista dei beni libici
sottoposti a blocco da giovedì scorso. Su questa nuova iniziativa,
secondo fonti comunitarie, "c'é già una sostanziale intesa politica tra
i 27" e il provvedimento sarà operativo nell'arco di pochissimi giorni.
7 - BRI: TRICHET, FORTI MINACCE INFLAZIONE NEI PAESI EMERGENTI...
Radiocor - I paesi emergenti mostrano 'importanti
segnali' di inflazione. Lo ha detto oggi, al termine della riunione
bimensile della banca dei regolamenti internazionali a Basilea, il
presidente della Bce Jean Claude Trichet, facendo riferimento alla
drastica ascesa dei prezzi delle materie prime sulla scia del rincaro
del greggio. 'Vediamo chiaramente che vi sono dei rischi di inflazione -
ha detto in conferenza stampa - che sono particolarmente visibili nelle
economie emergenti'.
Trichet ha aggiunto che vi e' piena
'unita' di intenti' fra le banche centrali nell'ancorare le attese di
inflazione mentre per quanto riguarda la crescita ha aggiunto che appare
ormai confermata a livello globale a 'un passo relativamente robusto'.
La crescita, ha aggiunto, e' trainata dalle economie emergenti, in
particolare dall'Asia, mentre nelle economie avanzate permane una
maggiore incertezza e per questo occorre procedere sul binario di
politiche fiscali sane. Corrado Poggi
8 - PIL: BRUNETTA, CRESCITA 2011 PIU' VICINA AL 2% CHE ALL'1,5%
(RADIO 24)...
Radiocor - 'La ripresa in atto e' vera, forte ed estesa
e non potra' essere messa in discussione dalle crisi geopolitiche del
Mediterraneo'. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione,
Renato Brunetta, intervistato da Radio 24. 'Io ero stato tra i pochi che
aveva previsto una crescita per il 2010 piu' vicina all'1,5% che all'1%,
mentre altri come Confindustria pronosticavano uno 0,7%-0,8%. Il
risultato, l'1,3%, ha dato ragione al sottoscritto.
Per l'anno in corso - ha aggiunto
Brunetta - credo che staremo piu' vicini al 2% che all'1,5%'. Il 2%, ha
ricordato il ministro, 'e' un valore di equilibrio di una crescita
mediamente sufficiente, non esaltante, ma e' un tasso di crescita che ci
consente di aumentare posti lavoro e far rientrare i lavoratori dalla
cassa integrazione. Un numeretto magico - ha concluso - che consente di
guardare al futuro con un paio di occhiali rosa'.
9 - EURIBOR: CONTINUA LA RISALITA DEI TASSI, IL 3 MESI ALL'1,172%...
Radiocor - Prosegue la risalita dei tassi interbancari
dopo che la settimana scorsa la Bce ha chiaramente indicato l'intenzione
di alzare il costo del d enaro di 25 punti base nella prossima riunione
di inizio aprile mettendo fine all'attuale politica monetaria
ultra-accomodante. Dopo il balzo dall'1,098% all'1,162% fatto registrare
il giorno dopo la riunione della Bce, oggi il contratto a tre mesi fa
segnare un ulteriore aumento all'1,172%. In rialzo anche l'Euribor a 1
mese, a 0,904% da 0,897% venerdi', e quello a sei mesi, fissato a 1,487%
da 1,475%.
10 - FIAT: FT, JOHN ELKANN INTERVISTATO...
(Adnkronos) - Con questo titolo si apre il
profilo-intervista del Financial times su John Elkann, la cui carriera
inizio' con un'esperienza di lavoro in incognito in una fabbrica per
l'assemblaggio di fari a Birmingham. "Lavorando in linea di montaggio
-ricorda Elkann allora ventenne- eri parte del processo produttivo e
capivi subito se facevi qualcosa che non funzionava: li' ho imparato che
in un ambiente di lavoro devi saperti dare da fare, se non vuoi
danneggiare gli altri".
Fu Elkann, si legge sul Ft, a portare
Sergio Marchionne alla guida di Fiat e a dare il via libera alla
possibile diluizione della quota detenuta dalla famiglia Agnelli,
aprendo cosi' la strada alla conquista del 20% di Chrysler e alla
successiva operazione di spin off. Due operazioni, scrive il quotidiano,
impensabili per le generazioni che lo avevano preceduto e anche per
altre famiglie dell'automobile europee, quali i Peugeot e i Quandt della
Bmw.
Recentemente Elkann ha assunto i pieni
poteri in Exor, la societa' d'investimento controllata dalla famiglia
Agnelli, che ha un valore netto degli attivi di 9 miliardi di euro e
oltre un miliardo di euro a disposizione per nuovi investimenti:
"dobbiamo anzitutto -spiega Elkann- accettare la sfida con il mondo: ci
sono un sacco di opportunita', ma dobbiamo attrezzarci per essere in
grado di affrontare meglio i problemi".
11 - FIAT VALUTA ALTRA PRODUZIONE IN MESSICO...
(ANSA) - L'amministratore delegato di Fiat e Chrysler,
Sergio Marchionne, sta valutando la possibilita' di produrre un altro
modello Fiat, il secondo, in Messico nell'impianto Chrysler. Lo ha detto
- riporta l'agenzia Bloomberg - lo stesso Marchionne.
12 - FIAT: ALTRI 4 GIORNI CIG A MIRAFIORI...
(ANSA) - La Fiat ha annullato quattro giorni di rientro
dalla cassa integrazione straordinaria previsti alle Carrozzerie di
Mirafiori nelle giornate dell'11, 18, 21 e 25 marzo. Lo rendono noto i
sindacati. Secondo Federico Bellono, segretario generale della Fiom
torinese, ''e' una pessima notizia, anche alla luce degli ultimi
risultati di mercato. Siamo a una correzione al ribasso dei programmi
produttivi gia' comunicati''.
13 - PIAGGIO, UTILE -9,7% NEL 2010 A 42,8 MLN. DIVIDENDO E RICAVI
STABILI...
(LaPresse) - I ricavi consolidati del gruppo Piaggio si
attestano a 1.485,4 milioni di euro, in lievissimo calo rispetto ai
1.486,9 milioni del 2009. In calo anche l'utile netto del gruppo di
Roberto Colaninno, a 42,8 milioni di euro contro i 47,4 milioni
dell'esercizio precedente (-9,7%), dopo che Piaggio ha pagato imposte
per 41 milioni di euro (26,7 milioni nel 2009). L'ebitda scende a 197,1
milioni contro i 200,8 milioni dell'esercizio precedente. Il dividendo
proposto dal consiglio di amministrazione si attesta a 7 centesimi per
azione, invariato sul 2009. Piaggio sottolinea un forte sviluppo nei
mercati asiatici, sia per le due ruote che per i veicoli commerciali.
14 - INTESA SP: SETEFI OPERERA' COME ISTITUTO DI PAGAMENTO...
(Adnkronos) - Setefi, la societa' del gruppo Intesa
Sanpaolo attiva nel settore dei pagamenti elettronici, e' tra i primi
operatori del mercato italiano ad aver ottenuto l'autorizzazione dalla
Banca d'Italia per operare come istituto di pagamento, la nuova veste
giuridica introdotta nell'ordinamento italiano a seguito del recepimento
della Direttiva 2007/64/Ce. Setefi dispone di una rete di circa 300 mila
Pos e gestisce oltre 10 milioni di carte di pagamento.
Setefi ha inoltre stretto un accordo
con China UnionPay, il maggiore operatore cinese di carte di credito,
che rende possibile utilizzare carte di credito emesse nella Repubblica
Popolare Cinese per effettuare in Italia pagamenti tramite Pos.
15 - ELECTROLUX, SINDACATI: GRANDE SUCCESSO SCIOPERO, ORA GOVERNO A
TAVOLO...
(LaPresse) - "La grande riuscita dello sciopero di oggi
ci dà più forza quando diciamo che non siamo disponibili ad accettare
nessun licenziamento e che non siamo d'accordo sulla delocalizzazione
delle produzioni di frigoriferi a libera installazione. Electrolux deve
modificare il piano industriale, decidendo di investire in Italia in
ricerca e sviluppo e, quindi, in innovazione".
Lo ha detto Laura Spezia, segretaria
nazionale e responsabile del settore elettrodomestici della Fiom-Cgil,
concludendo, a nome delle segreterie nazionali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e
Uilm-Uil, al termine della manifestazione nazionale del gruppo
Electrolux, svoltasi oggi a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso.
"Al Governo - ha affermato inoltre Spezia - diciamo che è giunta l'ora
di aprire un tavolo di settore che discuta seriamente di politiche
industriali in relazione a un comparto di eccellenza quale è, nel nostro
Paese, quello degli elettrodomestici".
16 - BENZINA, COLDIRETTI: RINCARO PETROLIO COSTA 200 MLN AD
AGRICOLTURA...
(LaPresse) - Il prezzo del gasolio destinato
all'attività agricola provoca un aggravio di costi stimabile in 200
milioni di euro. E' quanto afferma la Coldiretti in una nota, in
riferimento agli aumenti del prezzo del petrolio e conseguentemente del
carburante. "Oltre all'aumento dei costi per il movimento delle macchine
come i trattori - precisa la Coldiretti - in agricoltura il caro
petrolio colpisce le attività agricole che utilizzano il carburante per
il riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali come
le stalle, ma anche per l'essiccazione dei foraggi destinati
all'alimentazione degli animali".
Secondo l'associazione, "a rischio
sono gli oltre 30mila ettari di coltivazioni specializzate in serra che
producono fiori e piante ornamentali e ortaggi, per le quali la
Coldiretti chiede che sia annullata l'accisa sui carburanti destinati al
riscaldamento, come già è avvenuto negli anni passati".
17 - AGCM MULTA AGENZIE VIAGGIO ONLINE PER 415MILA EURO: POCA
TRASPARENZA...
(LaPresse) - Offerte vantaggiose a prezzo finale molto
più alto, blocco delle somme pagate dai consumatori, offerte non
trasparenti di garanzia assicurativa e ostacoli e costi eccessivi per i
reclami. Sono le motivazioni che hanno portato alla sanzione per
complessivi 415mila euro a tre società che gestiscono agenzie di viaggio
online. Lo ha deciso e comunicato l'Antitrust che, al termine di tre
distinte istruttorie, ha sanzionato Expedia con multe per complessivi
210mila euro, Expedia Italy per 45mila euro, eDreams con multe per
135mila euro e Opodo Italia con multe di complessivi 25mila euro.
07-03-2011]
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UN, DUE, TRE
PIQUATTRO! (why not?) - la rivincita dell’ex pm De Magistris:
"Bisignani? Il detonatore finale della miccia che, da tempo, avevano
piazzato su di me e sulle mie inchieste. Le indagini su di lui incisero
sulla fine della mia carriera" - Anche le indagini su un certo Saladino,
il "cancro" di Comunione e fatturazione. ancora meglio: Scarpellini da
San Marino, amicone di Prodi, travolsero la sua carriera
Antonio
Massari per "il
Fatto quotidiano"
"Se vogliono sentirmi, sono
disponibile in qualsiasi momento, perché sono convinto che l'inchiesta
napoletana ha inquadrato il cuore del sistema. Luigi Bisignani è il
detonatore finale della miccia che, da tempo, avevano piazzato su di me
e sulle mie inchieste: è un elemento fondamentale nell'esito nefasto
della mia carriera in magistratura.
I problemi che hanno portato alle
ispezioni ministriali, alla punizione del Csm e alla sottrazione delle
mie inchieste, ne sono convinto, nascono in un momento ben preciso: la
sua perquisizione nel 2007. E si moltiplicano quando scopro il sistema
che ruota intorno a lui. Lo stesso che ha individuato la Procura di
Napoli. E su questo argomento - se lo riterranno opportuno - sono
disponibile a fornire ogni elemento ai pm Henry John Woodcock e
Francesco Curcio".
Luigi de Magistris, ex pm di
Catanzaro, oggi europarlamentare dell'Idv e candidato sindaco di Napoli,
iscrisse Bisignani nel registro degli indagati, con l'accusa di
violazione della Legge Anselmi, nell'estate del 2007. Lo perquisì nel
luglio dello stesso anno. Spulciando tra le carte che portarono
all'incolpazione di de Magistris, la presenza di Bisignani si trova in
un esposto a sua firma. Scrive di essere stato contattato da un ex
vicedirettore di Panorama, che gli chiede - è il 3 luglio 2007 - notizie
sulla sua iscrizione nel registro degli indagati. Iscrizione che,
secondo le accuse, sarebbe avvenuta però due giorni dopo.
L'ex ministro di Giustizia Clemente
Mastella (amico di Bisignani) aggiunge l'esposto alla mole di addebiti
che il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller (sentito dai
pm nell'inchiesta sulla P4) depositerà al Csm. L'accusa di essere troppo
disinvolto nei rapporti con i giornalisti, per de Magistris, è destinata
a cadere: nessuna fuga di notizie.
Di giornalisti vicini a Bisignani,
invece, nell'inchiesta sulla "P4" ce ne sarebbero parecchi. E non solo
giornalisti: a quanto pare un intero sistema di potere parallelo che,
sul mercato delle informazioni, avrebbe potuto condizionare l'intera
vita pubblica del Paese. E Bisignani si ritrova indagato, questa volta
dalla Procura di Napoli, per un'altra vicenda legata all'attività di un
"sistema parallelo".
De Magistris, lei dice di
essere a disposizione della Procura di Napoli e accusa Bisignani di
essere un elemento fondamentale per la sua fuoriuscita dalla
magistratura: perché?
Non è stato un caso, secondo me, che l'ispezione ministeriale nei miei
riguardi sia stata accelerata e chiusa subito dopo la sua perquisizione.
Avevo individuato lo stesso sistema sul quale sta indagando la procura
napoletana: un mix di alta finanza, servizi segreti deviati,
magistratura, imprenditori e grandi appalti. Bisignani, a mio avviso,
era il cuore di questo sistema.
Bisignani però, in "Why Not", è stato archiviato: questo è un fatto.
Il resto sono sue congetture.
Non fu archiviato da me. L'inchiesta mi fu sottratta ed era già in mano
ad altri. Ma le dirò di più: io non ebbi neanche modo di poter leggere
l'informativa sulla sua perquisizione. Anche questo è un fatto. Ed è
inquietante per molti motivi. Stranamente, il giorno della
perquisizione, Bisignani non era a casa: partì per Londra. E il suo
appartamento, da quanto ne so, fu trovato "pulito": non trovammo nulla
di interessante, stando a quanto mi riferì la polizia giudiziaria, ed
ebbi la netta impressione che lui fosse al corrente dei miei movimenti.
Un'impressione. Niente di più.
Ho avuto la netta impressione di essere spiato e controllato durante le
indagini. Ho ricostruito analiticamente la vicenda ai pm di Salerno che
hanno indagato sul mio caso, sul sistema che ha vanificato le inchieste
che conducevo e - guarda caso - anche i pm Gabriella Nuzzi, Dionigio
Verasani e Luigi Apicella sono stati estromessi dalle inchieste e poi
puniti dal Csm. Sono disposto a rispiegare tutto alla Procura di Napoli,
se può essere utile, perché sono convinto che stiamo parlando della
scoperta di una potente rete occulta. I nomi che emergono dall'inchiesta
di Napoli, spesso, coincidono con quelli che avevo individuato io.
Ieri i pm napoletani hanno perquisito l'abitazione di Anselmo
Galbusera e Francesco Micheli. Anche in questo caso stanno verificando i
rapporti tra imprenditori e uomini dell'alta finanza con Luigi
Bisignani. Il nome di Galbusera (non indagato, né in Why Not, né per la
P4), emerse proprio nella sua inchiesta. E anche il nome della Italgo,
sulla quale i pm stanno cercando di effettuare degli approfondimenti,
per verificare la legittimità degli appalti ottenuti dalla Presidenza
del Consiglio.
Il nome è quello. Ma non è l'unico. E il livello che stavo inquadrando
era davvero molto alto. Perquisendo il principale indagato in Why Not,
Antonio Saladino, trovai un biglietto dove, in riferimento ad alcuni
appalti ministeriali, era affiancato il nominativo di Alfonso Papa. Lo
stesso Papa che troviamo coinvolto nella P4. E in collegamento con
Bisignani. Mi sembra sempre la stessa rete.
Lei pensa che sia stata questa "rete" a bloccarla?
Ne sono convinto. La rapidità con la quale mi hanno sottratto le
indagini e il ministero ha istruito l'attività ispettiva è lampante. A
giugno 2007 inizio a indagare su uomini dei servizi segreti, della
Guardia di Finanza, di Finmeccanica. A luglio iscrivo Bisignani nel
registro degli indagati. La sua perquisizione - stranamente, a mio
avviso - va a vuoto. E di lì a poco accelera l'attività ispettiva. Per
non parlare delle tante delegittimazioni che hanno accompagnato la mia
vicenda e quella dei pm di Salerno che indagavano sul mio caso.
09-03-2011]
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MESTIZIA
SCARICA IL SUO BAT-MORATTI: “MIO FIGLIO GABRIELE È INDIPENDENTE, ha 32
anni, SI ASSUMERÀ LE SUE RESPONSABILITÀ” - LA FINANZA E I PM INDAGANO
SULLA CAVERNA abusiva DI BATMAN, la stampa SULLA VITA Del MORATTIno: LA
RISSA CON EDDY IRVINE, I BODYGUARD, LE NOTTI ALL’HOLLYWOOD -
L’ARCHITETTO CHE GLI HA FATTO CAUSA RACCONTA: RISTRUTTURAZIONI DA
MILIONI DI EURO - uno PARI e PALLA AL CENTRO: PISAPIA HA L’AFFITTOPOLI
Della compagna CINZIA SASSO, IL SINDACO L’ABUSO DEL FIGLIO. COS’ALTRO
TIRERANNO FUORI I RISPETTIVI SEGUGI A 2 MESI DALLE ELEZIONI?...
1 -
MILANO: MORATTI, MIO FIGLIO E' INDIPENDENTE E SI ASSUMERA' LE SUE
RESPONSABILITA'...
(Adnkronos) - "Mio figlio e' indipendente, ha 32 anni,
l'ho seguito quando era piu' piccolo". Cosi' il sindaco di Milano,
Letizia Moratti, parla del figlio Gabriele indagato per presunti abusi
edilizi. "Ognuno si assumera' le proprie responsabilita'" replica il
primo cittadino. "Confermo che anche in questo caso, come sempre, sara'
fatta la massima chiarezza".
In giornata e' attesa una riunione dei
capigruppo dei partiti in consiglio comunale. Il vicesindaco Riccardo De
Corato leggera' una relazione degli uffici tecnici in cui si
ripercorrono le tappe dell'acquisto e della trasformazione della casa in
via Airaghi, ribattezzata la 'casa-Batman' di proprieta' di Gabriele
Moratti.
Una trasformazione abitativa che e'
costata al 32enne Gabriele un'indagine da parte della Procura di Milano.
"C'e' un'indagine della magistratura -spiega il sindaco- Indagini a cui
guardo con serenita'". A chi le chiede se ha sentito il figlio Gabriele,
la Moratti replica: "Ci siamo sentiti brevemente. L'ho sentito
-conclude- sereno".
2 - LA MORATT-CAVERNA: INDAGINE SUL LOFT DEL FIGLIO DEL SINDACO
DI MILANO...
Alessandro Da Rold per "Lettera43.it"
Negli ambienti della politica e della
finanza meneghina lo chiamano l'enfant gatè di casa Moratti. Perché
Gabriele, 32 anni, secondogenito di Gianmarco e Letizia, in questi anni
ha spesso creato qualche grattacapo al prossimo candidato sindaco del
centrodestra nel capoluogo lombardo.
L'ultimo lo ha segnalato il
settimanale L'Espresso venerdì 4 marzo, raccontando di quei cinque loft
in stile Batman in via Cesare Ajraghi 30, zona viale Certosa, circa 447
metri quadri sotto vincolo di destinazione industriale. E, proprio nella
serata del 4 è stata aperta un'indagine della Guardia di finanza, che ha
bussato alla sua porta, per aquisire documentazione e rilievi
fotografici su ordine del procuratore Alfredo Robledo. Ora Gabriele
Moratti è indagato per abuso edilizio per quella che i quotidiani hanno
soprannominato la Batcaverna.
COME BRUCE WAYNE.
Del resto con Bruce Wayne, l'eroe dei fumetti ideato da Bob Kane, il
rampollo del primo cittadino meneghino ha molto altro in comune oltre
alla ricchezza.
Da poco, nel 2008, Gabriele Moratti ha
fondato la Manta Security, società che come si legge sul sito «offre
soluzioni personalizzate e integrate capaci di soddisfare ogni singola
esigenza di sicurezza». Sarà quel mantello nero simile alle pinne del
pesce marino ad avergli dato il suggerimento? La sede della società è in
via Durini al 28, nei palazzi dove un tempo aveva sede l'Inter, squadra
di calcio presieduta prima dal nonno e poi dallo zio Massimo.
LA MANTA E LE BONIFICHE AMBIENTALI.
Il servizio offerto viene utilizzato da personalità del mondo dello
spettacolo, dell'imprenditoria e della politica. Ma la Manta interviene
anche in casi di eventi e inaugurazioni. E a quanto pare, la società,
garantisce la «messa in sicurezza» di qualsiasi struttura e, con le sue
varie diramazioni, si occupa anche di indagini private, con la Manta
Investigations, che, come si legge sempre sul sito «offre servizi
speciali di investigazione, bonifiche ambientali e telefoniche».
Insomma, l'enfant gatè e il
personaggio di Kane sembrano avere molto in comune. Non solo la passione
per «la sicurezza», già dichiarata dallo stesso sindaco che raccontò di
girare mascherata insieme a suo figlio di notte per controllare i
quartieri di Milano, ma anche quella per i muscoli ben scolpiti. Grande
amante della palestra, secondo chi lo conosce bene, Gabriele, in questi
anni, ha sempre lavorato nell'ambito della security bazzicando anche il
mondo delle notti milanesi.
QUEL TAVOLO AL PRIVÈ DELL'HOLLYWOOD
«Due lauree, in Psicologia e Storia dell'Arte, alla Duke University. Un
passato in JPMorgan a Londra e Milano. Un ruolo di dirigente nella
societá di famiglia. Un naturale spirito imprenditoriale, e la capacitá
di capitalizzare le proprie esperienze, trasformandole in
professionalitá». Così si definisce Gabriele Moratti sulla sua pagina
web. Su Facebook il suo profilo è Gabriele 'Bebe' Moratti, soprannome
con cui si fa chiamare tra gli amici. Tra i contatti, quelli di Alessia
Fabiani e di altre note showgirls.
Amante del volontariato e degli
animali, può vantare un posto nella Saras di famiglia come assistente
del direttore generale Dario Scaffardi. Decise di aderire «all'idea
imprenditoriale di Manta», si legge,« dopo avere apprezzato in prima
persona l'eccezionale preparazione tecnica, psicologica e manageriale di
Andrea Vittori, in occasione di una delicata operazione di sicurezza».
Non è dato sapere quale sia stata la
delicata operazione condotta, di certo c'è che negli ultimi anni
Gabriele è stato spesso visto alla discoteca Hollywood di Milano. Lì,
come testimoniano gli assidui frequentatori della discoteca che fu
chiusa nel luglio dello scorso anno per spaccio di cocaina, ha avuto
sempre un tavolo fisso nel privè.
VICINO AL TRONO DI CORONA.
Il tempio di Vallettopoli e di Fabrizio Corona, frequentato da
imprenditori, calciatori, belle ragazze e sportivi, lo catapultò nel
2008 sui quotidiani italiani per una rissa con l'ex pilota della Ferrari
Eddy Irvine. Entrambi decisero di autodenunciarsi a vicenda, per lesioni
gravi e minacce aggravate. L'irlandese sostenne che il figlio del
sindaco, per questioni di gelosia relative a una sua ex ragazza, lo
avrebbe assalito con pugni in testa. Moratti jr invece, lo denunciò per
averlo colpito al volto: il processo è iniziato lo scorso febbraio.
Nel mondo delle discoteche si
suggerisce di come anche in passato Gabriele abbia avuto a che fare con
altre scazzottate nel mondo della movida notturna. In particolare quando
compì i suoi primi passi nel settore della security, con il servizio di
sicurezza dell'Armani Privè.
LA BATCAVERNA DALLE MILLE E UNA NOTTE
La vicenda dei loft era già esplosa nell'estate di quest'anno, quando un
gruppo di architetti che aveva lavorato sull'immobile aveva deciso di
protestare per il mancato pagamento. Secondo quanto ricostruisce
l'Espresso, il titolare della società di ristrutturazione, l'architetto
Gian Matteo Pavanello, ha portato le carte in tribunale, raccontando poi
un aneddoto: «Il modello è la casa di Batman».
LA PISCINA SALATA.
Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere» si legge, «ha visto il
progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di
«200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco,
piscina salata e soppalco-palestra»; «ponte levatoio che sale in un
enorme soggiorno con cinema privato»; e al piano superiore «immense
camere da letto».
UNA BOTOLA CON ACCESSO AL 'BUNKER'.
Quella di Gabriele è «particolare», con «mobili in pelle di squalo».
L'effetto-Batman è garantito soprattutto da una «botola motorizzata» che
porta in un bunker sotterraneo in cemento, con «ring da boxe» e
«poligono di tiro insonorizzato». La mossa delle fiamme gialle segue
l'audizione di Pavanello, titolare del gruppo che ha ristrutturato lo
stabile, sentito oggi dalla polizia giudiziaria: ora Moratti jr dovrà
vedersela in tribunale.
3 - "MORATTI JR VIDE IL FILM DI BATMAN
E CI CHIESE DI COSTRUIRE
LA BOTOLA"...
Alessia Gallione per "Repubblica.it"
Dallo schermo del cinema al progetto
per la maxiristrutturazione. Il bunker sotterraneo di via Ajraghi non è
sempre stato presente nei disegni degli architetti di Gabriele Moratti.
La Bat-caverna sarebbe spuntata in corso d'opera, quando gli operai
erano ormai pronti a iniziare i lavori. E dopo l'uscita dell'ennesimo
capitolo della saga dell'uomo-pipistrello: Il cavaliere oscuro.
Un'illuminazione cinematografica, a sentire il racconto di Gian Matteo
Pavanello. È lui, l'amministratore e titolare del gruppo Hilite che ha
portato in tribunale la vicenda (una causa civile per un mancato
pagamento) e acceso l'attenzione sulla ristrutturazione dei laboratori,
a ricostruire l'ispirazione.
I lavori di nostra competenza -
ricorda - dovevano iniziare a luglio del 2008, poi slittarono a
settembre. Fu allora che l'architetto che si occupava del progetto ci
chiamò dicendo che il disegno doveva essere rifatto. Moratti aveva visto
l'ultimo film su Batman, si era entusiasmato e voleva aggiungere un
piano interrato». Proprio quei sotterranei con tanto di botola
meccanizzata, ring da pugilato e poligono di tiro, che sarebbero
"rispuntati" durante il sopralluogo della finanza dello scorso venerdì.
LA CASA CONDONATA GRAZIE AL PGT
Alla fine, Pavanello dice di essere entrato in via Ajraghi a febbraio
del 2009. Quando gli spazi erano già un cantiere. La storia della
Bat-casa, quindi, sarebbe iniziata prima del 4 agosto del 2009. È in
questa data che gli archivi del Comune conservano la prima richiesta di
Gabriele Moratti: "Ampliamento di unità a uso laboratorio". C'è anche la
«formazione di piano cantina» per realizzare la Bat-caverna.
«Il progetto - continua Pavanello -
prevedeva un piano sotterraneo costruito con l'utilizzo di cemento
armato speciale». Ma oltre ai sotterranei, sono molte le meraviglie di
quello che per gli avvocati di Moratti jr è uno spazio commerciale.
Tutto tornato alla luce durante l'ispezione disposta dal procuratore
aggiunto Alfredo Robledo. Quei 447 metri quadrati sono una casa o uno
show room? «Questo sta al magistrato stabilirlo - commenta Pavanello -
posso dire che anch'io, come Moratti, ho la massima fiducia nella
magistratura».
Durante le quattro ore di sopralluogo,
le Fiamme gialle hanno scattato decine di foto a stanze dove niente
sembrava abbandonato: camere da letto, un armadio pieni di abiti, la
cucina e il frigo fornito, perfino uno stendino con i panni stesi.
All'immobile si accede da due ingressi (uno per auto e moto) e, varcata
la soglia, ecco la piscina con ponte levatoio. Il designer, che ha
accompagnato i militari, non parla di quello che ha visto venerdì. Ma di
quello che prevedeva il progetto: «Quello che anche i giornali hanno
scritto: piscina, palestra, sauna, bagno turco...».
Una "casa giocattolo" e
supertecnologica. «Siamo stati contattati dal progettista - dice - e le
nostre tre società sono state tutte coinvolte: due si sono occupate
degli impianti convenzionali, della progettazione e delle forniture
illuminotecniche per l'impresa generale di costruzione.
Brera 30, che
ha la causa in corso, ha fatto un appalto diretto con un contratto di
380mila euro al netto dell'imponibile controfirmato da Gabriele Moratti.
Prevedeva l'esecuzione degli impianti domotici speciali: audiovisivi,
integrazione dei sistemi di climatizzazione e supervisione. In totale
circa 700mila euro di forniture».
E, a giudicare dagli impianti, la
ristrutturazione non può che essere costata qualche milione di euro.
Pavanello ha detto all'Espresso che, in vista dell'ispezione di
settembre 2010 furono realizzate pareti di cartongesso. E ora spiega:
«Mi fu riferito dalle maestranze che, a loro volta, avevano avuto la
notizia dai vicini di via Ajraghi che notavano un gran trambusto
notturno».
Tutto vero? Qualche traccia di
cartongesso sarebbe riemersa dalle ultime indagini. Per i legati di
Moratti i racconti di Pavanello sarebbero «falsità». Ma lui, perché, ha
deciso di far emergere la vicenda? «Vado avanti - dice - perché non ho
niente da nascondere. Dico la verità, sono un cittadino che ama la
legalità e vorrebbe vivere in uno stato di diritto».
07-03-2011]
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MILANO DEBOLE
- SILURO CONSOB CONTRO I SOGNI (DI DEBITO) DI LIGRESTI: GROUPAMA DEVE
FARE L’OPA - GRILLI (FUTURO GOVERNATORE?) AI VERTICI DELL’UE - MORETTI
SBERTUCCIA LUCHINO E LO SCARPARO: “CI VUOLE CORAGGIO A DIRE CHE AVETE
CORAGGIO” - DRAGHI RICEVE UN’ALTRA LECCATA DAL “FINANCIAL TIMES” -
UNICREDIT: NESSUN INCONTRO SULLA LIBIA - FASSINO, A SANT’INTESA BENESSIA
APPENA RICONFERMATO - CONFALONIERI: “A NOI IL ‘CORRIERE’ NON INTERESSA -
- ZINGALES BIS - ALITALIA, CASSA E MOBILITÀ PER 700…
- BORSA,
LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO DEBOLE...
(LaPresse) - Chiusura debole per Piazza Affari, con il
Ftse Mib che perde lo 0,07% a 22.138,44 punti e il Ftse All-Share che
lascia lo 0,11% a 22.756,59 punti. Milano non tiene ritmi del mattino di
scambi, con il comparto bancario spinto dall'annuncio di ieri del
presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, di un
possibile rialzo dei tassi ad aprile. Una decisione che, applicata,
porterebbe a un incremento degli utili per le banche. Pesanti timori
però arrivano dal prezzo del petrolio, che a New York ha sfondato quota
103 dollari al barile.
Anche Wall Street viaggia in
territorio negativo nella mattinata statunitense. Il dato degli ordini
all'industria Usa registra a gennaio il balzo più significativo da
quattro anni, ma è gonfiato dalla domanda di aerei. Più importante
sembra il dato sulla disoccupazione, scesa a un tasso dell'8,9% a
febbraio, il livello più basso dall'aprile 2009. In questo contesto, le
principali Borse europee chiudono in rosso. Il Ftse 100 di Londra lascia
lo 0,24% a 5.990,39 punti, il Dax di Francoforte cala dello 0,65% a
7.178,90 punti e il Cac 40 di Parigi vede un ribasso dell'1% a 4.020,21
punti.
A Milano Premafin e Fondiaria-Sai
rimangono sospesi per tutta la giornata, in attesa della decisione della
Consob su Groupama. Sono gli stessi francesi a comunicare che
l'Antitrust ha deciso per l'obbligo di opa su Premafin e FonSai,
affinché Groupama possa entrare con il 17% nella holding della famiglia
Ligresti. I francesi prendono tempo e, spiegano, attendono di ricevere
le motivazioni ufficiali della Consob per decidere se procedere con
l'operazione.
Seduta di vendite per Prysmian. L'ex
Pirelli cavi è la maglia nera del Ftse Mib, con un crollo del 3,91% a
15,25 euro. A tirare giù il titolo i conti del 2010 diffusi ieri, con un
risultato netto rettificato scivolato del 16% a 173 milioni di euro.
Rimane invece sulla parità Parmalat, con un lieve incremento dello 0,09%
a 2,286 euro. A prendere parte alla lotta per il gruppo di Collecchio
c'è anche il fondo d'investimento Charme della famiglia Montezemolo, che
starebbe valutando di acquisire una quota per opporsi ai fondi
stranieri, che possiedono il 15,3% di Parmalat.
Chiude tendenzialmente in positivo il
comparto bancario del paniere principale. Salgono Popolare Milano
(+1,42%), Banca Montepaschi (+0,86%), Unicredit (+0,33%), Ubi Banca
(+1,20%), Intesa Sanpaolo, che sale dello 0,93% a 2,394 euro,
beneficiando anche degli utili in aumento della controllata Banca Imi.
Scendono Banco Popolare (-1,24%) e Mediolanum (-0,33%). Fuori dal Ftse
Mib, Geox vola dopo l'uscita dei conti. Il gruppo del patron Mario
Moretti Polegato sale del 7,70% a 4,25 euro.
2 - PREMAFIN: GROUPAMA, CONSOB IMPONE OPA SU HOLDING E FONSAI...
Radiocor - Una doppia Opa su Premafin e sulla
controllata Fondiaria Sai. Questo il parere di Consob in risposta al
quesito avanzato da Groupama in merito all'operazione che prevede
l'entrata del gruppo francese nel capitale di Premafin con il 17-20%.
'Groupama prende atto del parere di Consob che un'offerta pubblica
d'acquisto debba essere promossa sul capitale di Premafin e di Fondiaria
Sai nel caso in cui Groupama, anche in quanto azionista di minoranza,
partecipasse all'operazione cosi' come presentata a Consob', si legge
nella nota diffusa dal gruppo francese. 'Poiche' Consob non ha al
momento comunicato le motivazioni della propria decisione, Groupama
esaminera' la situazione creatasi quando ne sara' debitamente
informata', precisa il comunicato.
3 - CONSOB A GROUPAMA: PER PREMAFIN E FONSAI SERVE UN'OPA...
(LaPresse) - "Come previsto dall'accordo con gli
azionisti di maggioranza di Premafin e comunicato al mercato - spiega
Groupama - l'investimento previsto nell'ambito dell'aumento di capitale
di Premafin è condizionato dall'assenza dell'obbligo di lanciare
un'offerta pubblica d'acquisto sul capitale di Premafin e/o delle sue
controllate". La Consob non ha ancora comunicato le motivazione ai
francesi che esamineranno, si legge nella nota, la situazione "quando ne
sarà debitamente informata".
4 - UE: GRILLI ELETTO PRESIDENTE COMITATO ECONOMICO E FINANZIARIO...
(Adnkronos/Aki) - Il direttore del Tesoro italiano
Vittorio Grilli e' stato eletto oggi presidente del Comitato economico e
finanziario dell'Ue, organo che si occupa in particolare di fornire gli
indirizzi politici all'Ecofin. E' quanto si apprende da fonti
diplomatiche italiane.
5 - GENERALI: MIGLIETTA (CRT), CRISI SUPERATA SENZA COSTI PER I
SOCI...
Radiocor - Nel considerare l'operato dei manager di
Generali 'bisogna guardare alle cose importanti' raggiunte in passato,
soprattutto durante la crisi finanziaria mondiale, e tenere a mente che
'quello che conta sono i risultati'. Lo ha detto a Radiocor Angelo
Miglietta, segretario generale della Fondazione Crt e consigliere della
compagnia, a margine della presentazione delle nuove borse di studio
dell'ente, azionista di Generali attraverso Effeti. Generali, ha
spiegato Miglietta, 'nel panorama delle grandi compagnie assicurative
italiane ed europee, ha superato la crisi senza nessun aumento di
capitale, mantenendo la posizione competitiva e anzi rafforzandola'.
La qualita' del management 'si vede in
queste cose', ma anche 'nella capacita' di ammortizzare gli effetti
della crisi senza scaricarne il costo sugli azionisti e questo in una
situazione che non era certamente facile. Si tratta di un grande
precedente'. Detto questo, ha continuato Miglietta, 'il consiglio ha
ribadito che l'orient amento di base di tutte le operazioni e' quello di
massimizzare la creazione di valore, naturalmente non solo dal punto di
vista speculativo, perche' Generali non e' di certo un hedge fund'.
6 - UNICREDIT: COMBA (CRT), NON RISULTA INCONTRO FONDAZIONI A
BREVE...
Radiocor - Non ci sono per ora in programma incontri
tra le principali Fondazioni azioniste di UniCredit per parlare delle
quote in mano agli azionist i libici. 'Non mi risultano appuntamenti a
breve termine', dice a Radiocor Andrea Comba, presidente della
Fondazione Crt, a margine della tavola rotonda 'Diamo credito ai
giovani' organizzata a Torino dalla Fondazione. Comba non si sbilancia
sull'evolversi degli eventi in Libia e sulle sue ripercussioni per la
governance di UniCredit anche se, sottolinea lo stesso Comba, 'siamo
azionisti di peso'. E alla domanda se la situazione sia in qualche modo
preoccupante e da monitorare ha annuito.
7 - COMPAGNIA SANPAOLO: FASSINO, IMPROPRIO DISCUTERE DI SCADENZE
LONTANE NEL TEMPO...
(Adnkronos) - 'Sono rumors del tutto infondati anche
perche' se non ricordo male Angelo Benessia restera' in carica per molto
tempo, e' stato rinnovato recentemente'. Cosi' il candidato sindaco di
Torino per il centrosinistra, Piero Fassino, replica ad alcune
indiscrezioni pubblicate da un settimanale secondo cui lo stesso Fassino
sarebbe orientato a sostenere alla presidenza della Compagnia di
Sanpaolo Sergio Chiamparino al posto di Benessia.
'Mi pare del tutto inopportuno ed
improprio discutere di scadenze e rinnovi che sono molto lontani -ha
aggiunto Fassino a margine della presentazion della 'biennale
democrazia'- in ogni caso non ho discusso con nessuno di nulla'.
8 - MEDIASET: CONFALONIERI, A NOI CORRIERE NON INTERESSA, CREATO CASO
SU NULLA...
(Adnkronos/Aki) - "A noi il Corriere non interessa e
neanche a Berlusconi", e' quindi stato "creato un caso su una cosa che
non esiste". E' quanto ha affermato il presidente di Mediaset Fedele
Confalonieri, a margine di un incontro a Bruxelles con i grandi gruppi
europei invitati dalla commissaria Ue Neelie Kroes a un incontro sulla
realizzazione dell'agenda digitale Ue.
"Noi non abbiamo nessuna voglia di
prendere giornali che, figuriamoci, in questo momento van tutti male",
ha detto il presidente di Mediaset, ribadendo la sua posizione nella
polemica con il presidente onorario di Rcs Cesare Romiti dovuta a una
norma contenuta nel decreto Milleproroghe sulla combinazione della
proprieta' di tv e giornali. "E poi il Corriere chi ce lo da'? Ci sono
27 proprietari, a me non interessa e a Berlusconi neanche", ha
continuato Confalonieri, che ha affermato di avere sentito al telefono
lo stesso Romiti e di avergli detto che "cercano di farci litigare".
9 - FERROVIE: MORETTI A SCIARRONE, CI VUOLE CORAGGIO A DIRE CHE AVETE
CORAGGIO...
(Adnkronos) - Scintille sui binari dell'alta velocita'.
Prima ancora che entri nel vivo la sfida tra il Frecciarossa e Italo, i
toni della polemica tra Fs e Ntv rimangono sempre alto. E una nuova
occasione e' stata offerta oggi dal workshop organizzato da
Federmanager, alla cui tavola rotonda hanno partecipato i due diretti
contendenti: l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro
Moretti, e l'amministratore delegato di Nuovo Trasporto Viaggiatori,
Giuseppe Sciarrone.
A dare il la' e' stato proprio
Sciarrone che ha rivendicato il 'coraggio' di Ntv che ha messo in campo
'il piu' grande investimento mai fatto in Europa da un soggetto non
pubblico' e, al contempo, respinto l'accusa mossa alla societa' fondata,
tra gli altri, da Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle di
puntare soltanto al mercato ricco dell'alta velocita'. Parole, quelle di
Sciarrone, che Moretti non ha perso l'occasione di commentare.
'Ci vuole coraggio- ha commentato
ironicamente al termine della tavola rotonda- a dire che hanno avuto
coraggio...'. Ed ecco perche': 'fanno solo la tratta Roma-Milano - ha
detto Moretti - e deciso di abbandonare la Roma-Bari, che, invece,
inizialmente, volevano fare. Altro che crema! E' come se in un cesto di
ciliegie stessero scegliendo quelle migliori'.
E parlando di mercato ricco e mercato
non remunerativo, Moretti ha voluto lanciare oggi una proposta: quella
di distribuire equamente i 149 treni a lunga percorrenza su tratte non
remunerative e non sussidiati da finanziamenti pubblici, oggi operati
dalle Fs.
10 - USA, TASSO DISOCCUPAZIONE 8,9% A FEBBRAIO, MINIMO DA APRILE
2009...
(LaPresse/AP) - Il tasso di disoccupazione negli Stati
Uniti è sceso a febbraio all'8,9%, il punto più basso dall'aprile 2009.
L'economia del Paese ha visto un incremento di 192mila posti di lavoro
nel mese scorso. Il tasso di disoccupazione è sceso per il terzo mese
consecutivo dal 9,8 di novembre, segnando il più forte calo in tre mesi
dal 1983. I disoccupati americani sono 13,7 milioni, ancora quasi il
doppio rispetto al periodo precedente alla recessione.
11 - PORTOGALLO: DANNOSO AUMENTO TASSI INTERESSE ANNUNCIATO DA
TRICHET...
(LaPresse/AP) - Le dichiarazioni del presidente della
Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, sul probabile aumento dei
tassi di interesse europei dal mese prossimo ha fatto scattare i
campanelli d'allarme in Portogallo. Secondo gli analisti il Paese
potrebbe ripiombare nella crisi, che sarà più lunga e più dura. Le rate
dei mutui aumenteranno, i prestiti alle imprese diventeranno più costosi
e gli esportatori avranno più problemi se l'euro continua a rimanere
così forte.
Queste prospettive sono gestibili in
Paesi come Germania o Francia, ma saranno difficili da affrontare dal
Portogallo, il cui tasso di disoccupazione è superiore all'11% e ci sono
aumenti delle tasse e diminuzioni degli stipendi per fare in modo che il
governo riesca a sistemare le proprie finanze. "Sono decisamente cattive
notizie per il Portogallo e i portoghesi", ha detto Joao Pereira Leite,
a capo degli investimenti della banca portoghese Banco Carregosa. "Si
tratterebbe, indirettamente - ha commentato - di un'altra misura di
austerity".
12 - TELECOM: ASSOGESTIONI RICANDIDA ZINGALES IN CDA, ASSE CON FONDI
ESTERI...
Radiocor - Assogestioni, l'associazione che rappresenta
le sgr italiane, e' pronta a ricandidare Luigi Zingales come
rappresentante dei fondi nel cda di Telecom Italia, in vista
dell'assemblea di aprile, chiamata a rinnovare il consiglio dopo tre
anni di mandato. La novita' rispetto a tre anni fa, secondo quanto
risulta a Radiocor, e' che la lista di Assogestioni, composta da tre
nominativi, tra cui quello dell'economista, primo della lista, potra'
rappresentare anche i fondi esteri azionisti di Telecom. Nelle settimane
precedenti ci sono stati inoltre contatti tra Assogestioni e la Findim
di Marco Fossati, socio di Telecom con quasi il 5%, contatti che si sono
conclusi con un nulla di fatto.
Attualmente, secondo le comunicazioni
Consob, tra i soci di Telecom figurano anche BlackRock con il 2,9%
circa, AllianceBernstein con il 2% e Brandes Investments con il 4% del
capitale ordinario e il 7,12% delle risparmio (come reso noto da un
filing Sec del 14 febbraio). Le liste dovranno essere prese ntate entro
il 15 marzo: il 10 marzo sono in calendario sia il comitato nomine di
Mediobanca sia il cda Telco, azionista con il 22,5% di Telecom. Dalla
lista di Telco, quella di maggioranza, saranno tratti i quattro quinti
degli amministratori da eleggere. Tre anni fa i fondi italiani, con lo
0,5417% del capitale, avevano presentato una lista composta da quattro
candidati.
13 - BANCHE: FT, CRISI EVITABILE CON CONTROLLI EFFICACI COME QUELLI
ITALIANI...
(Adnkronos) - "La debolezza della supervisione" sugli
istituti di credito "e' stata uno degli elementi principali della crisi:
se i controlli fossero stati piu' efficaci (come quelli in Canada,
Italia e Francia) si poteva evitare il peggio". E' il commento del
'Financial Times', a firma di Jacques de Larosie're, presidente del
think tank Eurofi, in un'analisi del settore bancario dopo il varo delle
norme di Basilea 3.
Fra le riforme del sistema, sottolinea
l'economista, "non sembrano esservi misure significative per rafforzare
la funzione di controllo, che nel prevenire le crisi sembra essere piu'
importante delle stesse regole" di sistema.
Rilanciando l'allarme espresso da
Mario Draghi proprio in un recente incontro all'Eurofi, de Larosie're
evidenzia inoltre la contraddizione fra "un settore bancario sempre piu'
regolato e un vasto sistema 'ombra'", composto da veicoli strutturati di
investimento, da particolari categorie di hedge fund e da fondi di
investimento attivi nel mercato monetario. Cosi', per "giocare alla
pari", conclude l'economista, "sara' cruciale" il ruolo del Financial
Stability Board nel definire le regole di supervisione e dell'Fmi nel
verificarne l'applicazione.
14 - FINANZA: DRAGHI, COMPLETARE RIFORMA REGOLE INTERNAZIONALI...
(Adnkronos) - Andare avanti con la riforma della
regolamentazione finanziaria internazionale. E' l'invito che arriva dal
Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel suo intervento a
Parigi a una conferenza organizzata dalla Banca di Francia. "Dobbiamo
continuare a migliorare la cooperazione internazionale e le priorita'
sono tre: primo, va completata la riforma del sistema finanziario
internazionale; secondo, va sviluppato un sistema migliore di
sorveglianza macroprudenziale, puntando sulla capacita' delle Autorita'
di individuare ii rischi sistemici e, soprattutto, di agire sugli
avvertimenti preventivi; terzo, e cruciale, servono norme e regole di
condotta per coordinare le politiche nazionali", spiega il numero uno di
Via Nazionale.
15 - ACCORDO ALITALIA-SINDACATI, CASSA E MOBILITÀ FINO A 700
LAVORATORI...
(LaPresse) - Accordo raggiunto fra Alitalia e sindacati
per l'uscita dalla compagnia di un massimo di 700 lavoratori, attraverso
cassa integrazione e mobilità su base volontaria. I contenuti
dell'intesa, siglata oggi nella sede di Confindustria, sono stati
riferiti da fonti sindacati, l'azienda per il momento non ha commentato.
La Cigs potrà essere richiesta da personale di terra, assistenti di volo
e piloti e potrà andare da 12 mesi a 48 mesi. L'accesso alla mobilità
potra essere richiesto per un massimo di ulteriori tre anni.
Per gli assistenti di volo, l'azienda
accoglierà 550 richieste di part-time a fronte di 700 ricevute. Tra
queste richieste verranno reintegrati nell'azienda 160 lavoratori a
tempo indeterminato, e 110 domande di trasferimento di base, ovvero da
un aeroporto all'altro, verranno accettate. Per i piloti è prevista
l'accettazione di un minimo di 32 richieste di part-time e in 10
torneranno dalla Cigs. Tra il personale di terra l'accordo prevede che
vengano stabilizzati a tempo indeterminato tutti i dipendenti con un
contratto a termine da prima del 2004, circa 130 lavoratori.
Dal primo marzo verrà istituita una
commissione paritetica tra azienda e sindacati, per verificare che a
livello strettamente operativo l'intesa proceda in modo funzionale. I
sindacati non escludano che si possa ricorrere a corsi di formazione o
perfino a nuove assunzioni, per colmare i vuoti nei vari settori che il
piano di Cigs potrebbe lasciare. A siglare l'accordo con l'azienda sono
stati Filt-Cgil, Cisl, Uil-trasporti e Ugl-trasporti.
16 - SIAE: RONDI, ESTENDERE I DIRITTI D'AUTORE A TUTTI I NEW MEDIA...
(Adnkronos) - Estendere i diritti d'autore a tutti i
new media. E' questo l'obiettivo ambizioso che il neo commissario
straordinario della Siae, Gianluigi Rondi, ha dato a se stesso. Ma i
target da centrare, come annuncia, sono molti. "Assumo questo incarico -
dice all'ADNKRONOS - con l'obiettivo di mantenere l'equilibrio tra tutti
i componenti della Societa', sia autori che editori e, soprattutto, con
il desiderio di sostenere gli autori comunque e dovunque si esprimano".
"Un commissario straordinario - spiega
- non fa altro che mettere nelle condizioni un'azienda di ben funzionare
con gli strumenti normativi di cui dispone. Ed e' questa la mia
ambizione. Alla fine del mio mandato - dice Rondi guardando al medio
periodo - vorrei predisporre uno statuto in accordo con il direttore
generale Gaetano Blandini. Uno statuto - rimarca - che soddisfi tutti,
che metta d'accordo i diversi gruppi e i vari esponenti della Societa'.
Sono convinto che, consultando tutti e riassumendo cio' che mi diranno,
si arrivera' ad uno strumento che permettera' alla Siae di incamminarsi
sulla via del futuro".
17 - YUNUS NON SI ARRENDE, ORA VOLA A WASHINGTON...
Romeo Orlandi per Radiocor - Continua con un'acredine
inedita la guerra del governo del Bangladesh contro Mohammad Yunus, il
padre del microcredito. Lo scorso dicembre l'esecutivo dell'Awami
league, presieduto da Sheikh Hasina Wajed, figlia dell'eroe
dell'indipendenza, ha iniziato una campagna mediatica senza precedenti
contro il premio Nobel per la Pace 2006. La sua attivita', riconosciuta
in tutto il mondo come nobile e meritoria, e' stata etichettata come 'un
modo di succhiare il sangue dei poveri in nome della riduzione della
poverta''. A Febbraio, il Governo ha formalmente chiesto a Yunus di
dimettersi da Direttore della Grameen Bank.
L'istituzione,
fondata nel 1976, e' la memoria, il cuore e la cassaforte del
microcredito. Il suo nome e' sinonimo di Yunus che continua a dirigerla
ed a raccogliere fondi da donatori internazionali che danno fiducia alla
benemerenza della sua attivita'. Ammontano oggi a $ 955 milioni i
prestiti concessi a 8,3 milioni di creditori. Si tratta quasi sempre di
donne dei villa ggi che non potrebbero accedere ai normali canali delle
banche perche' non offrono sufficienti garanzie. Le piccole somme
servono a costruire una casa, ad avviare un'attivita' commerciale, a
costruire un sentiero. La restituzione delle somme ha registrato negli
anni livelli sorprendentemente alti, superiori al 90%. Ora la tenaglia
contro Yunus registra l'intervento della Bangladesh Bank (l'Istituto
centrale) che l'ha sospeso per decorrenza dei limiti d'eta'. 04-03-2011]
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1- SULLO SFONDO DEL GOLFO PARTENOPEO E PARTE-WOODCOCK, L’INDAGINE CHE
RUOTA INTORNO A LUIGI BISIGNANI, UOMO-OMBRA DI GIANNI LETTA, OGGI SI
INGROSSA DI UN NUOVO CAPITOLO DELLA GUERRA TRA L’EMINENZA AZZURRINA E
TREMENDINO TREMONTI PER RIDISEGNARE LA GEOGRAFIA DEL POTERE IN VISTA,
NON SOLO DEL POST-BANANA, MA SOPRATTUTTO DAVANTI ALLE NOMINE IN APRILE
NELLE SOCIETÀ DETENUTE DAL TESORO COME ENI, ENEL, FINMECCANICA E TERNA,
IL "POTERE REALE" DEL PAESE - 2- ATTRAVERSO LE PAGINE DE "IL GIORNALE"
DI FAMIGLIA, ARRIVA OGGI IL SEGUENTE, BOMBASTICO "AVVISO AI NAVIGATI":
"A ROMA FANNO NOTARE COME PURE TREMONTI SIA STATO A SUO TEMPO TOCCATO DA
UNA VICENDA GIUDIZIARIA: È L’"OPERAZIONE MALTA", UN’INCHIESTA SU FRODI
FISCALI, ANCHE QUESTA DELLA PROCURA DI NAPOLI, CHE COINVOLGE IL BRACCIO
DESTRO DEL MINISTRO MARCO MILANESE, E PER LA QUALE È STATO SENTITO UNA
VOLTA ANCHE LO STESSO MINISTRO. PARITÀ? NON SI SA, MA PARE CHE
BERLUSCONI ABBIA DI RECENTE DETTO CHE: "O TROVATE UN ACCORDO O DECIDO IO
DA SOLO". CHE QUALCUNO INTERPRETA COME UN MANTENIMENTO DELLO STATUS QUO"
1 - NAPOLI, NUOVI INTERROGATORI NELL´INCHIESTA SUI SOLDI
ALL´EDITORIA...
Dario Del Porto e Francesco Viviano per "la
Repubblica"
I dossier. Gli appalti. E adesso i
criteri utilizzati per le provvidenze all´editoria. L´inchiesta della
Procura di Napoli, partita dall´ipotesi di un «sistema informativo
parallelo» destinato all´utilizzo di notizie riservate per dossier o
ricatti, apre un nuovo capitolo. I pm Francesco Curcio e Henry John
Woodcock, con il procuratore aggiunto Francesco Greco, indagano per
comprendere se il meccanismo dei contributi all´editoria erogati dalla
presidenza del Consiglio sia stato talvolta utilizzato, in questi anni,
anche per elargire premi o punizioni.
Un´ipotesi di lavoro, per il momento.
I magistrati hanno sentito fra gli altri come testimoni Italo Bocchino,
braccio destro di Gianfranco Fini ma anche esponente politico di
riferimento del quotidiano napoletano "Roma", Daniele Capezzone,
portavoce del Pdl, già direttore editoriale dell´agenzia di stampa "Il
Velino" e l´attuale capo dipartimento Informazione ed editoria di
Palazzo Chigi Elisa Grande.
L´indagine, che vede indagato solo un
sottufficiale dei carabinieri, ruota attorno alle relazioni e agli
affari di Luigi Bisignani. Ad alcuni testimoni, i pm hanno rivolto
domande anche sul periodo nel quale la concessionaria di pubblicità
"Visibilia" era nella disponibilità di Bisignani. Ieri la Procura ha
restituito spontaneamente il materiale (fra cui 19 certificati di
deposito azionario accesi presso una società anonima lussemburghese)
sequestrato nelle perquisizioni nei confronti della segretaria,
dell´autista e della madre di Bisignani.
La scelta, comunicata ieri all´udienza
di Riesame sul ricorso degli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo,
conferma la volontà dei pm di non scoprire le carte. Martedì sera hanno
chiesto e ottenuto di essere sentiti dai magistrati l´imprenditore
Anselmo Galbusera e il manager Angelo Rovati, destinatari poche ore
prima delle perquisizioni disposte nell´immobile di via della Mercede a
Roma nell´ambito del filone sull´appalto per il riordino del sistema
informatico della presidenza del Consiglio. Gara che, ha precisato in
una nota Palazzo Chigi «ha consentito un´ottimizzazione dei costi e una
razionalizzazione delle risorse precedentemente ripartite su oltre 50
società».
La procedura, si legge ancora, «è
stata espletata ai sensi dell´articolo 17 del codice degli appalti, ha
visto coinvolte primarie società di servizi munite del prescritto nulla
osta e già operanti presso amministrazioni pubbliche» e ha ricevuto il
«parere del tutto favorevole» dell´ente preposto alle valutazioni di
«congruità economica».
Palazzo Chigi ricorda che il prefetto
di Roma «non ha alcuna competenza nelle procedure di appalto della
Presidenza del Consiglio» e spiega che Italgo, la società di Galbusera,
«inizialmente non invitata, è stata successivamente ammessa a presentare
offerta in un raggruppamento temporaneo d´impresa su richiesta della
Selex service management come previsto dal disciplinare di gara e dalla
vigente normativa. La gara è stata aggiudicata al prezzo più basso e ha
consentito un risparmio annuo del 15 per cento».
2 - I PM DI NAPOLI, LA P4, E LO STRANO TEMPISMO DI ATTACCARE LETTA E
SCARONI ALLA VIGILIA DELLE NOMINE...
Marcello Zacché per "Il
Giornale"
Questa sembra una di quelle volte in cui a pensar male ci si azzecca. E
poco importa se si fa anche un piccolo peccato. Ma capita che nei giorni
decisivi per le nomine delle società a controllo pubblico, un'inchiesta
giudiziaria della procura di Napoli, guidata dal noto pm Henry John
Woodcock e da Francesco Curcio, insinui veleni e sospetti intorno al più
grande gruppo industriale italiano, l'Eni, e al suo ad Paolo Scaroni.
Coinvolgendo anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio,
Gianni Letta.
Entrambi (Letta c'è già stato, Scaroni
è atteso a giorni) sono chiamati a testimoniare in merito all'esistenza
di un'associazione segreta (detta «P4»), che avrebbe al centro il
manager di relazioni istituzionali Luigi Bisignani e che - attraverso
l'uso di informazioni ottenute anche dai servizi segreti - sarebbe in
grado sia di interferire nelle «funzioni di organi costituzionali» sia
di esercitare pressioni attraverso «attività di dossieraggio».
Né Scaroni, né Letta sono indagati. Ma
il solo loro ventilato coinvolgimento in un'inchiesta di cui per ora si
sa nulla, ne indebolisce la posizione. E questo avviene quando mancano
solo 30 giorni alla presentazione delle liste per il rinnovo dei vertici
di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e Poste.
Oltre che di tutta una serie di
società controllate e collegate che, secondo un calcolo fatto da tempo
del Giornale, riguardano il 15-16% del nostro Pil e mezzo milione di
lavoratori. Il 4 aprile vanno presentate le liste dei cda (9 membri) di
Eni ed Enel. Tre giorni prima scadono i termini per quelle di Poste e
Finmeccanica (rispettivamente 9 e 5 posti in cda). Per Terna (altri 9
posti) c'è qualche giorno di più.
La partita la gioca prima di tutto
Silvio Berlusconi, che si muove di concerto con Letta. Mentre l'altro
protagonista è Giulio Tremonti che, da ministro dell'Economia, detiene i
pacchetti azionari di controllo. E tra i due, è noto, la rivalità sul
fronte delle nomine (come si è visto per Consob ed autorità
dell'Energia, dove l'ha spuntata Tremonti), è all'ordine del giorno. Per
questo un indebolimento di Letta ha un bel peso in questa partita.
Anche se a Roma fanno notare come pure
Tremonti sia stato a suo tempo toccato da una vicenda giudiziaria: è
l'«operazione Malta», un'inchiesta su frodi fiscali, anche questa della
procura di Napoli, che coinvolge il braccio destro del ministro Marco
Milanese, e per la quale è stato sentito una volta anche lo stesso
ministro. Parità? Non si sa, ma pare che Berlusconi abbia di recente
detto che: «O trovate un accordo o decido io da solo». Che qualcuno
interpreta come un mantenimento dello status quo.
Nel merito, per quanto riguarda le
cariche operative, è difficile pensare che la posizione di Scaroni,
possa indebolirsi. Soprattutto alla luce della vicenda libica: sono in
gioco il 10% del nostro gas e il 25% del petrolio. Cambiare il capo
dell'Eni proprio adesso pare una follia. E se non cambia Scaroni, che
occupa la casella più alta, rimangono al loro posto anche Fulvio Conti,
ad dell'Enel, e Flavio Cattaneo ad di Terna (che ha ribadito anche ieri
di non voler muoversi). Mentre negli ultimi giorni si è rinforzata la
posizione di Pier Francesco Guarguaglini, gran capo di Finmeccanica, che
rimarrebbe presidente ottenendo deleghe importanti come quella per
l'estero.
Mentre nella posizione di ad potrebbe
arrivare un manager del gruppo come Giuseppe Orsi (Augusta Westland),
gradito alla Lega. Politicamente, nelle presidenze e nei cda cambieranno
gli equilibri tra finiani e Udc da un lato (tutti in uscita) e la Lega,
appunto, che si rafforzerà: potrebbe collocare Giancarlo Galan all'Enel
o Massimo Ponzellini all'Eni al posto dei presidenti Piero Gnudi e
Roberto Poli giunti già al quarto mandato. O puntare al vertice delle
Poste dove il presidente Giovanni Ialongo è in uscita.03-03-2011]
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PALLE EOLICHE
E SÒLE SOLARI - EVVIVA LE ENERGIE RINNOVABILI! PECCATO CHE SIAMO
RIUSCITI A TRASFORMARE PURE QUELLE IN UN RACKET, FATTO DI SPRECHI,
INCENTIVI FOLLI, INEFFICIENZE E CRIMINALITÀ ORGANIZZATA - L’UNICA COSA
SICURA È QUESTA: NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI, PRESENTATE DOMANDE PER 130
MILA MEGAWATT, A FRONTE DI UNA POTENZA ELETTRICA INSTALLATA, NEL CORSO
DELL’ULTIMO SECOLO, DI 105 MILA MW. LA NOSTRA RETE NON POTREBBE MAI
SOPPORTARLI - ORA IL GOVERNO TAGLIA GLI INCENTIVI, TANTO PER L’ENERGIA
INVENDUTA PAGHIAMO NOI CON LE BOLLETTE: 1 MLD € SOLO NEL 2010…
Sergio
Rizzo per il "Corriere
della Sera"
Il conto alla rovescia è cominciato
già da qualche settimana, quando è stato chiaro che da un giorno
all'altro, improvvisamente, poteva finire la pacchia. Quel giorno si
stava pericolosamente avvicinando. Tremavano in migliaia. Tremavano le
imprese che avevano costruito autentiche fortune. Tremavano le 20 mila
persone che ruotano intorno a quel business. Tremavano perfino le
banche, che avevano trovato nei finanziamenti alle fonti rinnovabili una
lucrosa alternativa al credito tradizionale, azzannato dalla crisi. È
successo che lo scorso anno si è deciso di mettere un limite agli
incentivi concessi per realizzare impianti fotovoltaici.
Incentivi che, per dirla con
l'Authority, sono fra i «più profittevoli al mondo» .
Un assaggio: mentre il costo medio
dell'energia in Italia si aggira sui 60-70 euro al chilowattora, chi
produce elettricità con il fotovoltaico intasca ancora oggi fino a 402
euro. Vi chiederete: chi paga? Ovviamente gli utenti. Gli incentivi
finiscono per gravare sulla bolletta. E sono così grandi da aver
generato una ubriacatura generale, di cui fa le spese l'intero sistema.
Basti pensare che negli ultimi quattro anni sono state presentate
domande di impianti alternativi per 130 mila Megawatt, a fronte di una
potenza elettrica installata, nel corso dell'ultimo secolo, di 105 mila
Megawatt.
Una quantità assurda, che la nostra
rete non potrebbe mai sopportare. Ma nel frattempo gli investitori
prenotano le connessioni, anche se poi non produrranno un chilowattora.
Tanto non costa nulla. Per scoraggiare i buontemponi l'Autorità per
l'energia aveva decretato l'obbligo di fideiussioni bancarie che
sarebbero state escusse nel caso di mancata realizzazione degli
impianti.
Ma il Tar ha sospeso tutto: e ti
pareva? La corsa al pannello è stata così frenetica che quest'anno gli
utenti dovranno pagare, fra maggiore costo della bolletta e quant'altro,
una sovrattassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative. Di
cui soltanto 3 miliardi per il solo fotovoltaico. Nel solo 2009 se
l'elettricità prodotta con fonti rinnovabili è salita del 13%e l'eolico
è cresciuto del 35%, gli impianti solari hanno registrato un balzo
clamoroso: +418%. Ecco perché nel 2010 si è stabilito un tetto. Una
volta raggiunta la soglia di 8 mila Megawatt di potenza installata,
stop. Gli incentivi sarebbero finiti.
Il fatto è che per raggiungere quel
limite ci sarebbe stato tempo fino al 2020, ma l'accelerazione che si è
registrata negli ultimi tempi, legata anche al fatto che gli incentivi
decrescono man mano che passa il tempo, ha fatto bruciare le tappe. E
sarebbe stata solo questione di mesi. Secondo l'autorità per l'energia
sarebbero stati già installati, al 31 dicembre 2010, 6.500 Megawatt. Ma
stime di Alessandro Clerici, presidente del gruppo di studio del World
Energy Council su «Risorse energetiche e tecnologiche» dicono che
dovremmo essere già a 7.400 Megawatt.
Per giunta avrebbe regnato
l'incertezza più totale. Nei prossimi giorni dovrebbe essere pronto un
nuovo decreto del governo per razionalizzare l'intera materia. E proprio
lì c'è la soluzione al problema. Naturalmente al netto delle divergenze
di opinioni che già si sono manifestate all'interno dell'esecutivo,
perché un punto fermo sarebbe stato già acquisito: quel tetto di 8.000
megawatt non esiste più. Abbiamo scherzato. Per quel che ne sappiamo,
inoltre, il provvedimento dovrebbe abolire il meccanismo dei certificati
verdi, sistema con il quale sono incentivati anche gli impianti eolici.
Di che cosa si tratta? Sono veri e
propri titoli che si vendono e si comprano alla borsa elettrica.
Mediamente valgono 80 euro a Megawattora, cui si aggiungono i soldi che
il produttore incassa per l'energia messa in rete. Il decreto dovrebbe
poi prevedere una barriera dimensionale degli impianti fotovoltaici (5
Megawatt), al di sopra della quale per accedere agli incentivi sarebbe
necessaria una gara. Più o meno come in Francia. Piccolo particolare,
sul livello dei futuri incentivi è buio totale. Quelli dovranno essere
stabiliti con successivi decreti dai singoli ministeri: certo ne vedremo
delle belle.
Normale, per un Paese dove si passa
facilmente da un estremo all'altro. E può davvero accadere di tutto. Il
cosiddetto provvedimento Cip 6 del 1992, per esempio. Dopo la vittoria
dei Sì al referendum antinucleare del 1987 venne stabilito di
incentivare la produzione di energie rinnovabili. Ma al dunque una
manina probabilmente indirizzata dai petrolieri aggiunse due paroline «e
assimilate» che stravolsero il principio, aprendo la porta dei ricchi
incentivi perfino agli scarti inquinantissimi delle raffinerie.
Risultato, soltanto dal 2001 al 2010
il Cip 6 è costato agli utenti 22,8 miliardi di euro, per almeno metà
finiti a chi produceva con combustibili fossili. Si sperava che la
pacchia finisse subito dopo che l'Unione Europea aveva fissato
l'obiettivo secondo il quale entro il 2020 il 17%di tutti i consumi
energetici dovrebbe essere soddisfatto con fonti rinnovabili. Ma c'erano
i vecchi contratti in essere. E a questi si sono aggiunti i nuovi
superincentivi necessari, si diceva, per centrare l'obiettivo
continentale.
Peccato che siano superiori in media
anche dell' 80%a quelli concessi dagli altri Paesi europei, come ha
dimostrato sul Corriere Massimo Mucchetti. Come risultato, l'Italia si è
riempita in pochi anni di impianti fotovoltaici. E non soltanto sui
tetti delle case, dove c'è circa metà della potenza installata. I
pannelli hanno invaso pure il territorio. Del 295 Megawatt operativi in
Puglia, 239 sono prodotti da 497 impianti collocati su 358 ettari di
terreni agricoli. Per non parlare delle pale eoliche, diventate
l'ossessione degli ambientalisti.
Grazie a un sistema assurdo di
incentivazione hanno finito per metterle anche dove tira una leggera
brezza. Con la scusa poi delle carenze nella trasmissione, è stato
previsto una specie di indennizzo di «mancata produzione» dovuta alla
impossibilità di immettere l'elettricità nella rete. Nel 2009 sono stati
pagati ai produttori 12,5 milioni. La verità è che le reti sono
frequentemente sature non solo per ragioni strutturali, ma anche a causa
dell'offerta elevatissima.
La dimostrazione sta nella somma
enorme che il Gestore dei servizi energetici (la società pubblica a cui
fa capo la Borsa elettrica) paga per acquistare i «certificati verdi»
invenduti: 940 milioni nel 2010, forse 1,4 miliardi quest'anno. Va da sé
che con tutti questi soldi in ballo l'affare delle energie alternative
ha attirato speculatori, faccendieri, e truffatori.
Romani ha raccontato in una lettera al
Corriere che a dicembre in Puglia un impianto aveva comunicato l'entrata
in funzione di 8 Megawatt, ma quando i tecnici del ministero sono andati
a fare una verifica, non hanno trovato che pannelli per 40 Kilowatt: 200
volte meno della potenza dichiarata.
Per non
parlare dell'offensiva delle organizzazioni criminali, dalla Sardegna
alla Sicilia alla Puglia, partita dall'eolico e ora approdata
all'energia solare. Durante una trasmissione di Radio 24 il magistrato
della Procura antimafia Maurizio De Lucia ha azzardato il paragone con
il sacco di Palermo. Un caso? Nella sola provincia di Siracusa la
Finanza ha sequestrato impianti fotovoltaici mai entrati in funzione e
ammessi a incentivi per 10 milioni di euro. 03-03-2011]
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MILANO NEGATIVA, TRICHET LASCIA I TASSI ALL’1% (MA DA APRILE SALGONO,
COME L’INFLAZIONE) - SCIOPERO GENERALE IL 6 MAGGIO - LA SEDE DEL
NUCLEARE A ROMA - PINAULT CARICO DI SOLDI VUOLE FARE SHOPPING IN ITALIA
- CONFALONIERI QUERELA ‘REPUBBLICA’ - IL FUTURO DI DAHLIA IN MANO
ALL’ANTITRUST - SARMI DI “POSTE DEL SUD”: “I MANAGER SEGUONO
L’AZIONISTA” (PAPI) - LARDO AI GIOVANI: RONDI COMMISSARIO SIAE -
ANTONVENETA: I PM CHIEDONO DI CONFERMARE LA CONDANNA A BRANCHER - IKEA
ITALIA BOOM - GEOX, CALA L’UTILE - MAZDA, RICHIAMO PER UN RAGNO - FITCH
SEGA IL BAHREIN…
1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO NEGATIVA, TASSI
INVARIATI...
(LaPresse) - Chiusura negativa per Piazza Affari, con
il Ftse Mib che cala dello 0,38% a 22.154,23 punti e il Ftse All-Share
che perde lo 0,37% a 22.781,25 punti. In Libia l'aviazione di Muammar
Gheddafi ha colpito le città di Brega e Ajdabya, ma il prezzo del
petrolio ha rallentato la corsa attestandosi sotto i 102 dollari al
barile a New York. In Europa, la Bce ha deciso di mantenere invariato
all'1% il costo del denaro, ma il presidente dell'istituto, Jean-Claude
Trichet, ha annunciato che i tassi di interesse potrebbero essere alzati
ad aprile.
Trichet ha garantito una "attenta
sorveglianza" della Bce sui prezzi che sono in aumento e ha spiegato di
essere pronto "ad agire in maniera ferma e tempestiva". In questo
contesto, le principali Borse europee chiudono sopra la parità. A Londra
l'indice Ftse 100 sale dell'1,52% a 6.005,09 punti, a Parigi il Cac 40
guadagna lo 0,66% a 4.060,76 punti e a Francoforte il Dax registra un
rialzo del'0,62% a 7.226 punti.
A sollevare la piazza di Milano non è
bastato neanche Wall Street, che segna un rialzo sopra il punto
percentuale nella mattinata di scambi, dopo la diffusione dei dati sui
sussidi di disoccupazione, che hanno toccato la scorsa settimana il
minimo da tre anni, a 368mila. Nel Ftse Mib, si registrano vendite su
Finmeccanica, che ieri ha diffuso i conti del 2010 che hanno visto un
calo dell'utile netto del 22,4% a 557 milioni di euro. Il titolo lascia
il 2,80% a 8,86 euro e la controllata Ansaldo Sts cede l'1,85% a 9,8
euro.
Buona la seduta di scambi per
Parmalat, che chiude con un incremento dell'1,96% a 2,28 euro.
Continuano le mosse intorno al gruppo di Collecchio. Il consiglio di
amministrazione guidato da Enrico Bondi, sotto il tiro di fondi
stranieri, ha deciso la distribuzione di una bonus share gratuita ogni
venti possedute. Nel frattempo le indiscrezioni insistono su una cordata
italiana che sarebbe pronta a rilevare il 30% di Parmalat.
Nel paniere principale, salgono anche
Popolare Milano (+1,99%), Buzzi Unicem (+1,39%), Saipem (+1,35%),
Prysmian (+1,60%) e Tenaris (+1,39%). Scendono invece Telecom Italia
(-1,66%), Unicredit (-1,47%), Mediolanum (-2,19%) e Banca Montepaschi
(-1,91%). Male anche la galassia Agnelli, con Fiat che lascia il 2,20% a
6,435 euro, Industrial che cede lo 0,30% a 9,965 euro e l'azionista Exor
che registra un ribasso dell'1,08% a 21,89 euro.
2 - PARMALAT: BONDI, SU CDA SIAMO SPETTATORI, DECIDANO AZIONISTI...
Radiocor - 'L'atteggiamento che noi abbiamo e' passivo,
siamo spettatori'. Lo ha sottolineato l'a.d. di Parmalat, Enrico Bondi,
rispondendo alle domande degli analisti che gli chiedevano se il
management Parmalat avesse dato mandati a banche d'affari per preparare
una lista in vista del rinnovo del cda a cui sara' chiamata la prossima
assemblea. 'Decidano gli azionisti', si e' limitato a dire Bondi. Da
tempo il mercato si interroga sull'eventualita' di una 'lista Bondi'
alternativa a quella che presenteranno i fondi internazionali per
guidare la societa' nei prossimi tre anni.
3 - BCE: TRICHET, AUMENTO DEI TASSI POSSIBILE GIA' IN APRILE...
Radiocor - Un aumento dei tassi di interesse
dell'Eurozona, fermi da tempo all'1%, 'e' possibile, non certo, ma
possibile gia' in aprile'. Lo ha detto il presidente della Bce,
Jean-Claude Trichet, spiegando che la cosa e' dovuta al fatto che i
rischi per la stabilita' dei prezzi sono ora prevalenti. 'Sarebbe
comunque sbagliato - ha aggiunto Trichet che non ha voluto fornire alcun
dettaglio sull'eventuale entita' della stretta - interpretare le mie
parole come l'inizio di una serie di aumenti dei tassi di interesse'.
4 - BCE: TRICHET, IN AUMENTO I RISCHI DI INFLAZIONE...
Radiocor - La Bce suona l'allarme sui rischi di
inflazione: 'sono in aumento', ha detto il presidente della Bce,
Jean-Claude Trichet, aprendo la consueta conferenza stampa mensile e
'aumentano' anche i rischi per la stabilita' dei prezzi nel medio
termine, il barometro principale della Banca centrale. E' necessaria
'una forte vigilanza' sull'evoluzione futura, tenendo sempre a mente che
e' 'imperativo evitare effetti secondari', quindi piu' ampi
sull'economia nel suo insieme, compresi i salari, da queste 'pressioni a
breve termine' che derivano dall'aumento dei prodotti energetici e di
molte materie prime
5 - CGIL: CAMUSSO, IL 6 MAGGIO SCIOPERO GENERALE...
Radiocor - 'Il 6 maggio sara' sciopero generale:
quattro ore con manifestazioni territoriali'. Lo ha annunciato il
segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parland o a un attivo
dei delegati sindacali a Modena. La decisione di indire lo sciopero,
spiega una nota, era stata gia' presa la scorsa settimana durante una
riunione del comitato direttivo nazionale della Cgil che aveva dato
mandato alla segreteria confederale di decidere la data e le modalita'
dello sciopero.
Lo sciopero generale, secondo il
documento approvato dal direttivo, serve perche' 'e' necessario
rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare
un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi
separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato,
estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una
nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignita'
del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della
rappresentanza'
6 - NUCLEARE: SEDE AGENZIA SARA'A ROMA...
(ANSA) - La sede dell'Agenzia per la sicurezza nucleare
e il personale sono gia' stati individuati: la sede sorgera' a Roma. Lo
ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, con delega
all'Energia, Stefano Saglia, a margine dei lavori della conferenza
unificata. 'Sta per essere portato all'attenzione del Consiglio dei
ministri - ha detto il sottosegretario - il regolamento dell'Agenzia e
quanto attiene ai compensi del personale. La sede sara' Roma'.
7 - IKEA: A 1,5 MLD FATTURATO ITALIA...
(ANSA) - L'Italia e' il terzo fornitore di Ikea nel
mondo dopo la Cina e la Polonia, e batte perfino la Svezia, dove ha sede
il gruppo. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Ikea Italia Lars
Petersson nel corso di un incontro a Milano. Il Bel Paese, dove il
gruppo fondato nel 1943 da Ingvar Kamprad ha visto crescere il fatturato
dell'11,3% a 1,5 miliardi di euro nel 2010, copre l'8% delle forniture
mondiali del colosso svedese dell'arredamento, dietro al 24% della Cina
e al 17% della Polonia.
8 - GEOX: UTILE 2010 A 58 MLN (-13%)...
(ANSA) - Il gruppo Geox chiude il 2010 con un utile
netto in calo a 58 milioni di euro (-13%). La capogruppo ha archiviato
un risultato netto di 49,7 milioni (-33,5%) e il cda che ha approvato il
bilancio ha deciso di proporre un dividendo di 0,18 euro per azione
(0,20 euro l'anno scorso). 'Il 2010 si e' chiuso con un fatturato
consolidato pari a 850 milioni (-2%), grazie ad un soddisfacente secondo
semestre,in crescita del 9%', dice Mario Moretti Polegato, presidente e
fondatore di Geox in una nota.
9 - PINAULT: PUNTO TUTTO SUL LUSSO E MAGARI FACCIO SHOPPING IN
ITALIA...
da "Panorama"
in edicola domani - «Sto per incassare 2,6 miliardi dalla
vendita di Conforama e la mia liquidità di cassa è destinata ad
aumentare con la cessione prevista di Fnac e Redcats». François-Henri
Pinault, a poche settimane dall'annuncio di voler definitivamente
trasformare la PPR da conglomerata a holding del lusso e dello sport
&lifestyle, rivela i suoi progetti in una intervista esclusiva a
Panorama in edicola da venerdi 5 marzo. I fondi per le acquisizioni al
patron del Gruppo Gucci non mancheranno. Anche se, dichiara «non voglio
indebolire la società, quindi parte dei proventi delle dismissioni è
destinata a ridurre l'indebitamento». Ma è innegabile che la ricerca di
possibili prede è partita, con un occhio particolare al made in Italy.
«Ho sulla mia scrivania oltre una decina di dossier. Ho visitato di
persona solo in Italia cinque o sei aziende ».
Nel mirino di Pinault, nel settore
dello sport&life style, imprese attive nell'outdoor che siano
complementari a Puma. Quindi, niente Lacoste. «Ha prodotti dello stesso
genere della Puma». E niente Tiffany o Burberry. «Troppo grandi e
costose». L'ideale? Medie aziende del lusso a controllo familiare.«Ma
non conosco banche di investimento che abbiano mandato a vendere».
Quanto a Hermès, finita nel mirino del rivale Bernard Arnault, patron
della Lvmh, Pinault dichiara di non aver alcuna intenzione, neppure se
sollecitato, di intervenire come cavaliere bianco come accadde ai tempi
di Domenico De Sole e Tom Ford per la Gucci. «Non sono in questa guerra
e non ho intenzione di entrarci. Hermès è una magnifica azienda. Io sono
fuori dai giochi. E poi preferisco le vie amichevoli».
10 - LAVORO: INPS, A FEBBRAIO RICHIESTE CIG CALANO DEL 27,3% SU
ANNO...
Radiocor - A febbraio sono state autorizzate 70,6
milioni di ore di cassa integrazione: il 27,3% in meno rispetto allo
stesso mese del 2010. Complessiva mente, comunica l'Inps, nei primi due
mesi dell'anno si e' giunti a quota 130,9 milioni, contro i 178 milioni
dei primi due mesi del 2010 (-26,5%). La cassa integrazione ordinaria
scende del 51% rispetto allo stesso mese del 2010, la straordinaria del
17%, quella in deroga del 2,6%
11 - SIAE: CDM NOMINA GIAN LUIGI RONDI COMMISSARIO STRAORDINARIO...
(Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri di oggi, su
proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro
dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha nominato commissario straordinario
della Siae, Gian Luigi Rondi. Il professor Mario Stella Richter e
l'avvocato Domenico Luca Scordino sono stati nominati sub commissari.
12 - BANCA SUD: SARMI, ENTRO UN PAIO DI MESI VIA LIBERA BANCA
D'ITALIA SU MCC...
(Adnkronos) - "Aspettiamo, entro un paio di mesi il via
libera da Banca d'Italia". Ad affermarlo e' l'ad di Poste Italiane,
Massimo Sarmi, aggiungendo che il via libera sulla propria offerta di
acquisto a Unicredit sul Mcc, Medio Credito Centrale, uno dei passaggi
per la costituzione della Banca del Sud, "potrebbe arrivare anche un po'
prima".
Per quanto riguarda la compagine
azionaria, l'ad di Poste Italiane ha spiegato che si tratta di un tema
"ancora da definire, che si consolidera' nei prossimi mesi". Sarmi ha
ricordato che l'offerta per Mcc e' stata presentata solo come Poste "per
dare una maggiore celerita'" al progetto.
"Stiamo procedendo -ha continuato
Sarmi- sotto il profilo tecnico con il piano di attivita' che avevamo
previsto. L'interlocuzione con i soggetti regolatori procede, in
particolare con Banca d'Italia. E abbiamo ritenuto di informare anche la
Consob di questa iniziativa". Banca d'Italia, ha concluso l'ad di Poste
Italiane, deve "valutare la congruenza e la validita' dell'iniziativa
sotto il profilo attuativo".
13 - NOMINE: SARMI, OGNI MANAGER SEGUE INDICAZIONI AZIONISTA...
(Adnkronos) - "Ogni manager per definizione segue le
indicazioni del proprio azionista". Risponde cosi' Massimo Sarmi, ad di
Poste Italiane, oggi a Milano al margine della conferenza stampa di
presentazione della Atm PostePay&Go, ai giornalisti che gli chiedevano
delle voci che accostano il suo nome a varie grandi aziende a
partecipazione statale, in vista della scadenza del Cda prevista per
aprile.
Sarmi ha poi sottolineato che sta
lavorando 'benissimo, con grande entusiasmo, nel campo dell'innovazione,
nell'auspico di aiutare a portare avanti dei progetti importanti per il
Paese".
14 - CASO ANTONVENETA: PG MILANO, CONFERMARE CONDANNA A 2 ANNI A
BRANCHER...
(Adnkronos) - Il sostituto procuratore generale di
Milano, Maria Elena Visconti, ha chiesto ai giudici della quarta sezione
penale d'Appello, di confermare la condanna a due anni di reclusione
all'ex ministro Aldo Brancher. Le accuse a suo carico sono quelle di
appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio dell'inchiesta
sulla tentata scalata ad Antonveneta.
Brancher fu condannato il 28 luglio
scorso, dopo essersi dimesso in seguito alle polemiche suscitate dalla
sua nomina. Ora dopo la richiesta dell'accusa, la parola passa ai
legali, Filippo Dinacci e Piermaria Corso, pronti a chiedere
l'assoluzione dell'ex ministro. Al termine delle arringhe i giudici si
chiuderanno in Camera di consiglio, il verdetto potrebbe arrivare nel
pomeriggio.
15 - MEDIASET: CONFALONIERI AVVIA AZIONE LEGALE CONTRO QUOTIDIANO
REPUBBLICA...
(ASCA) - Fedele Confalonieri ha dato mandato ai suoi
legali di agire nei confronti del giornalista di 'Repubblica' Emilio
Randacio e del direttore responsabile Ezio Mauro per la diffamazione
contenuta in un articolo pubblicato sul quotidiano lo scorso 1 marzo, lo
comunica una nota di Mediaset. Nell'articolo, spiega la nota di
Mediaset, si afferma testualmente che 'Silvio Berlusconi e un lungo
elenco di manager a partire dal suo braccio destro, Fedele Confalonieri,
iniziano a stornare a tavolino parte degli utili del gruppo
indebitamente'. Il passaggio, continua la nota, 'e' falso e diffamatorio
in quanto nel procedimento penale cui l'articolo si riferisce nemmeno la
Procura ha mai ipotizzato che tali comportamenti siano stati commessi da
Mediaset o dal suo presidente. Fedele Confalonieri non e' mai stato
accusato di appropriazione indebita danni della societa''.
16 - MAZDA RITIRERÀ 50MILA AUTOMOBILI: COLPA DI UN RAGNO
SABOTATORE...
(LaPresse/AP) - La casa automobilistica giapponese
Mazda ritirerà dal mercato oltre 50mila veicoli Mazda6 immatricolati nel
2009 e 2010 per un problema insolito: un ragno. La società ha riferito
che l'insetto potrebbe tessere una ragnatela nel condotto collegato al
serbatoio del carburante, bloccando il sistema di ventilazione. La
pressione nel serbatoio potrebbe così provocare una crepa, causando
perdita di carburante e il rischio di incendio. La società
automobilistica ha spiegato al governo di aver ricevuto due lamentele su
problemi con il serbatoio, in uno dei due casi c'era proprio un ragno
all'interno del condotto. I veicoli che verranno ritirati sono stati
tutti costruiti tra l'aprile del 2008 e il febbraio 2010.
17 - BAHRAIN,FITCH ABBASSA RATING DA A AD A- NON ESCLUDENDO ALTRI
DOWNGRADE...
(LaPresse/AP) - L'agenzia Fitch ha abbassato il rating
del Bahrain da A ad A-, in un periodo di forte instabilità politica nel
Paese. Fitch ha anche detto in un rapporto di oggi che "un peggioramento
sostanziale della sicurezza e o dei protratti ritardi nel processo di
riforme politiche" potrebbe portare ad un ulteriore abbassamento. Il
Bahrain è stato soggetto a settimane di proteste che hanno causato la
morte di sette persone.
18 - USA, PRODUTTIVITÀ ULTIMO TRIMESTRE 2010 +2,6% SU ANNO...
(LaPresse/AP) - La produttività negli Stati Uniti è
aumentata nell'ultimo trimestre del 2010 al ritmo più veloce degli
ultimi nove mesi. Il dipartimento del Lavoro ha comunicato che la
produttività è aumentata con un tasso annuale del 2,6% nell'ultimo
trimestre, mentre il costo del lavoro è caduto dello 0,6% rispetto allo
stesso periodo dell'anno precedente.
Entrambi i dati sono rimasti invariati
rispetto a quanto definito nel rapporto preliminare del mese scorso. Nel
corso di tutto il 2010 la produttività è cresciuta del 3,9%, il maggior
aumento in otto anni. Gli economisti però ritengono che la produttività
possa crescere della metà nel 2011, mentre le aziende raggiungeranno il
limite della produttività che possono ottenere dalla forza lavoro già
assunta e dovranno assumere nuovi dipendenti.
19 - DIRITTI TV, ANTITRUST: TRATTATIVA PRIVATA SU DAHLIA SOLO PER
2010-2011...
(LaPresse) - Altolà dell'Antitrust alla Lega Calcio,
per chiarire che la trattativa privata in corso per la riassegnazione
dei diritti tv a suo tempo acquisiti da Dahlia è ammessa in via
eccezionale solo per il campionato in corso. E un procedimento per
possibile pratica commerciale scorretta attuata dalla stessa Dahlia nei
confronti degli utenti, che sarebbero rimasti privi non solo della
visione delle partite ma anche di qualsiasi informazione sui loro
diritti. Sono le due iniziative adottate dall'Antitrust sulla vicenda
dell'emittente in via di liquidazione, comunicate dall'Authority in una
nota.
In particolare, l'Antitrust ha scritto
alla Lega Calcio per ricordare che "l'assegnazione dei diritti
attraverso trattativa privata, svolta peraltro in tempi particolarmente
ristretti, è giustificabile solo con riferimento alla stagione in
corso". Per i diritti relativi al Campionato 2011-2012, invece, "non
appaiono sussistere esigenze di urgenza e necessità che possano
giustificare il mancato ricorso alle procedure concorsuali previste
dalle linee guida in materia".
Per quanto
riguarda gli abbonati a Dahlia Tv, l'Autorità ha avviato un procedimento
per "pratica commerciale scorretta", per verificare se l'emittente abbia
fornito adeguate informazioni sull'interruzione della trasmissione delle
partite e se abbia adottato iniziative per evitare che proseguissero gli
acquisti presso la rete commerciale. Nell'ambito dell'istruttoria,
l'Antitrust ha chiesto informazioni anche a Lega Calcio e Telecom, per
conoscere eventuali misure adottate per evitare l'interruzione delle
trasmissioni e le informazioni fornite agli utenti finali. 03-03-2011]
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WIKILEAKS
PRESENTA: LA PADANIA VISTA DALLA CASA BIANCA - MA QUALE MARONI O
TREMONTI, IL DOPO BOSSI SI CHIAMA GIORGETTI - "PROTEZIONISTI E XENOFOBI,
LA LEGA manca di finezza intellettuale, si affida pesantemente alla
mitologia e al simbolismo folcloristico" - Bossi: "Se cresciamo ancora,
a danno del Pdl, si può rovesciare l´equilibrio nella maggioranza, e il
Pdl ci attaccherà in ogni occasione"... Rodolfo Sala per "la
Repubblica"
La Lega sotto i riflettori degli Stati
Uniti. Riguarda il Carroccio il nuovo capitolo di documenti segreti
diffusi da WikiLeaks. Pagine e pagine che raccontano Umberto Bossi e il
suo partito, così come li vedono i rappresentanti della diplomazia
americana in Italia. Le nuove rivelazioni sono parte integrante dei
cablo riservati sul nostro Paese. E documentano la forte preoccupazione
dell´Alleato per il peso crescente della Lega. Documenti che l´Espresso
pubblica in esclusiva nel numero di domani e che Repubblica anticipa.
IL PRANZO COL CONSOLE
Aprile 2009, Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti incontrano Daniel
Weygandt, console Usa a Milano. Manca ancora un anno alle elezioni
regionali che segneranno un exploit per la Lega, e il ministro della
Semplificazione confessa al diplomatico che il Senatùr ha,
paradossalmente, paura di stravincere. Ecco le parole di Bossi riportate
da Calderoli: «Se cresciamo ancora, a danno del Pdl, si può rovesciare
l´equilibrio nella maggioranza, e il Pdl ci attaccherà in ogni
occasione».
Ma «il nostro obiettivo - continua il
ministro - è diventare la forza egemone nell´Italia settentrionale».
Giorgetti, il potente capo della Lega in Lombardia, secondo il console
«sente che Berlusconi sta cercando di creare attriti per spingere la
Lega verso posizioni estremistiche e aumentare così il sostegno al Pdl».
«Ma non ci cadremo», fa sapere al suo interlocutore.
Dunque non sono tutte rose e fiori tra
i due partiti alleati. Ancora Giorgetti. Se Berlusconi dice rosso?, gli
domanda il commensale. Risposta: «Noi diciamo rosso; e se dice nero,
allora nero va bene anche per noi. La strategia della Lega è quella di
stargli il più vicino possibile, tenerlo stretto come nell´abbraccio di
un orso. Almeno per ora...».
LA METAMORFOSI DEL SENATUR
Ne è passata di acqua sotto i ponti dal 2002, annotano gli americani,
quando Bossi era più debole: «Accetta un ruolo secondario nel governo;
si rende conto che il 4 per cento dei voti non lo rende un partner alla
pari, sembra accontentarsi della della sua posizione, appare più maturo
e ragionevole di quanto la sua immagine pubblica suggerisce». Adesso è
un´altra storia, con i voti triplicati: «In tempi di debolezza e
vulnerabilità, Berlusconi ha già dovuto fare concessioni alla Lega per
ottenere sostegno alla sua agenda legislativa personale».
GIORGETTI, IL DELFINO
Nell´agosto nel 2009 il Consolato Usa a Milano invia un rapporto
dettagliato alla Casa madre. Riguarda lo stato di salute di Bossi e
l´imminente (per gli americani) successione alla guida del movimento:
«Bossi è un guru spirituale», ma dopo la malattia «si è rifiutato di
smettere di fumare e a causa della sua salute è sempre meno
indipendente, il suo declino è fonte di crescente preoccupazione, in
genere non discussa apertamente, tra i leghisti». I fari sono puntati
soprattutto su Giorgetti: «Laureato alla Bocconi, proveniente dalla
provincia chiave di Varese, l´unico che conosce sia la macchina del
partito che gli apparati romani. In pubblico dice di non ambire alla
successione, ma in privato tende a non negarlo».
DISCOTECA LEGA
Primavera del 2008, Pdl e Lega hanno stravinto le elezioni e Ignazio La
Russa, a colloquio con un diplomatico americano, aspetta la nomina a
ministro: «Con i leghisti non ci saranno problemi, la loro retorica è
come la musica a volume troppo alto in discoteca: se non sei un habitué,
farai fatica a capire cosa succede e non riuscirai a distinguere la
musica, ma se diminuisci il volume (o se sei abituato a quell´atmosfera)
allora ti accorgi che la musica non è così male».
Insomma: i leghisti abbaiano, ma non
mordono: «La base apprezza questa retorica brutale, ma se abbassi i toni
il programma della Lega non è così diverso da quello del Pdl». Però
Oltreoceano sono molto preoccupati, come si evince da un rapporto del
Consolato di Milano datato febbraio 2010: «La retorica sull´immigrazione
spazia dal vago protezionismo alla xenofobia più pesante, e la Lega è
riuscita ad associare l´immigrazione alla delinquenza in una fetta di
elettorato sempre più larga».
BOSSI E MILOSEVIC
Così il leader della Lega ricostruisce, in un colloquio con
l´ambasciatore Sembler, l´appoggio al serbo Milosevic nel 1999: «Fu il
governo dell´epoca (c´era D´Alema, ndr) che mi mandò a Belgrado per
convincerlo a trattare; Milosevic era un uomo intelligente, ma non aveva
capito che il mondo era cambiato».
Gli Usa si preoccupano anche nel
luglio del 2009, con il quasi disimpegno leghista sull´Afghanistan, e un
rapporto lo sottolinea: «Bossi ha citato l´alto costo e il numero
crescente di caduti, sostenendo che gli obiettivi - portare democrazia e
prosperità all´Afghanistan - sono probabilmente irraggiungibili
nonostante i più grandi sacrifici».
IL ROZZO
BARBAROSSA
«Film dimenticabile», si legge in un rapporto al Dipartimento di Stato a
proposito del lungometraggio voluto da Bossi. «È un po´ come il partito
che ne ha sostenuto la realizzazione, manca di finezza intellettuale, si
affida pesantemente alla mitologia e al simbolismo
folcloristico».04-03-2011]
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LA GALASSIA LIGRESTI SOSPESA IN BORSA IN ATTESA DEL VERDETTO CONSOB -
I DATI USA SPINGONO IN ALTO LE BORSE IN ASIA ED EUROPA - IL PATRIMONIO
PUBBLICO DI CUI TREMONTI VUOLE DISFARSI VALE OLTRE 550 MLD - IN BORSA IL
LAVORO AD INTERIM BATTE IL POSTO FISSO - L’ESPRESSO RESPIRA E RITROVA I
MARGINI PRE-CRISI - LE SPIE CINESI IN CASA RENAULT? TUTTA UNA BUFALA -
UN DECRETO D´AZZARDO PER GIOCARE ONLINE
1. BORSA: EUROPA IN RIALZO; ATTESI DATI STIPENDI USA...
(ANSA) - Cauto ottimismo sulle principali piazze
finanziarie europee, in attesa di conoscere la dinamica degli stipendi
Usa a febbraio, che gli analisti prevedono in deciso rialzo. Positivi
anche i future su Wall Street, mentre Stoccolma (+0,9%) e Francoforte
(+0,8%) guidano i progressi. Gli acquisti si concentrano sui titoli
automobilistici e finanziari, a scapito delle banche, contrastate, e
delle telecomunicazioni. In particolare corre Bmw (+1,79%), seguita da
Porsche (+1,4%) e Peugeot (+1,13%), che, secondo indiscrezioni di
stampa, prevede di vendere 0,5 milioni di auto in Iran nel 2011.
Più caute Volkswagen (+0,84%), Renault
(+0,61%) e Fiat (+0,23%). In campo finanziario spicca il volo Cie
(+18%), dopo l'offerta da 1,5 milioni di euro del miliardario belga
Albert Frere e di Bnp (-0,15%) di acquistare le quote di minoranza della
compagnia di investimenti. Bene anche il gestore inglese Schroders
(+1,42%). A due velocità i bancari, con Bank of Ireland (+4,02%) in
corsa solitaria, seguita da Kbc (+2,08%) ed Efg Ergasias (+1,31%),
mentre segnano il passo Credit Suisse (-1,4%), Ubs (-1,35%) e Santander
(-0,62%). Tra i telefonici limature al ribasso per France Telecom
(-0,19%) e Telefonica (-0,11%). In luce a stoccolma Atlas Copco (+2,27%)
ed Hennes & Mauritz (+0,98%).
Di seguito, gli indici dei titoli
guida delle principali borse europee. - Londra +0,40% - Parigi +0,13% -
Francoforte +0,65% - Madrid +0,01% - Milano +0,56% - Amsterdam +0,36% -
Stoccolma +0,90% - Zurigo +0,07%
2. BORSA: ASIA POSITIVA CON OTTIMISMO USA;BENE LE MATERIE PRIME...
(ANSA) - Chiusura positiva per le principali borse di
Asia e Pacifico, in linea con Wall Street e l'Europa, favorite dalle
previsioni sul dato dei salari Usa, previsto per le 14.30 di oggi. "Wall
Sreet ha chiuso bene ieri - commenta da Sidney un operatore di IG
Markets - spinta dall'ottimismo sull'economia Usa e dalla speranza che
in Libia si possa evitare un'ulteriore degenerazione della situazione".
Sugli scudi l'estrattivo minerario Newcrest Mining (+4,68%) spinto dalle
quotazioni dell'oro. Bene anche Oz Minerals (+3,12%) e Rio Tinto
(+1,57%). A Tokyo acquisti su Sumitomo Electric (+8,07%), che ha
annunciato gli obiettivi per la produzione delle batterie agli ioni di
litio fino al 2015.
Bene anche Konica-Minolta (+4,21%) e
gli automobilistici Mazda (+3,45%) e Toyota (+1,2%). Acquisti ad Hong
Kong sull'espoprtatore di capi d'abbigliamento Li&Fung (+4,35%),
particolarmente esposto negli Usa, e su Aluminium Corporation of China
(+1,64%). Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse
di Asia e Pacifico. - Tokyo +1,02% - Hong Kong +1,25% (seduta in corso)
- Shanghai +1,35% - Taiwan +0,53% - Seul +1,73% - Sidney +1,20% - Mumbai
+0,46% (seduta in corso) - Singapore +1,18% - Bangkok +0,60% - Giakarta
+1,09% (seduta in corso)
3. FONSAI: GALASSIA LIGRESTI SOSPESA IN BORSA, IN ARRIVO VERDETTO
CONSOB...
Radiocor - Galassia Ligresti sospesa temporaneamente a
Piazza Affari in attesa del verdetto della Consob sull'esenzione o meno
dall'opa per Gro upama in seguito al suo ingresso in Premafin e
all'eventuale entrata anche nel capitale di Fondiaria Sai.
Intorno alle 9 i titoli Premafin,
Fonsai e Milano Assicurazioni sono stati sospesi temporaneamente in
attesa di una nota che, secondo quanto si apprende, conterra' la
risposta della Commissione guidata da Giuseppe Vegas sul quesito
presentato dal gruppo francese in merito all'esenzione o meno dall'opa
su Premafin e a cascata su Fonsai e Milano Assicurazioni. Groupama e' in
procinto di entrare con una quota del 17% circa nel capitale della
holding quotata dei Ligresti nell'ambito di un aumento di capitale da
225,7 milioni.
4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 4 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) -
Italcementi, Prelios.
- Milano: conferenza stampa di
presentazione di Micam ShoEvent - manifestazione dedicata alla calzatura
di gamma medio-alta, organizzata da Associazione Nazionale Calzaturifici
Italiani - Anci.
- Torino: nell'ambito della
presentazione delle Borse di Studio Marco Polo, tavola rotonda 'Diamo
credito ai giovani. Valorizzare il merito per investire sul futuro'. Ore
10,00. Partecipano, tra gli altri, Andrea Comba, presidente Fondazione
Crt; Roberto Cota, presidente Regione Piemonte; Cristina Siletto, Fiat
Group Automobiles; Angelo Miglietta, segretario generale Fondazione Crt.
-Helsinki: Vertice del Ppe, partecipa
anche il premier italiano Silvio Berlusconi.
5. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: la Casa Bianca autorizza voli
militari per rimpatri al confine tunisino e dice che Gheddafi se ne deve
andare via. Il rais indagato all'Aja per crimini contro l'umanita' (dai
giornali)
BCE: pronta ad alzare i tassi.
Possibile stretta in aprile per fermare l'inflazione da shock
petrolifero (dai giornali) Il Brasile aumenta il costo del denaro di
mezzo punto (dai giornali)
ENERGIA: il Governo vara il decreto
legislativo sui nuovi incentivi alle rinnovabili (dai giornali)
FONDI: il nuovo regime fiscale crea le
condizioni per competere in Europa. I fondi italiani sono salvi.
Intervista al presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco (Il Sole
24 Ore, pag. 37) Il bilancio 2010 del settore e' in attivo per 26
miliardi (dai giornali)
IMPRESE: 'no agli aiuti, ma
l'industria va difesa. Faremo di tutto per trattenere la Fiat'.
Intervista al vicepresidente della Commissione Ue e responsabile
dell'Industria e Turismo, Antonio Tajani (Il Corriere della Sera, pag.
37)
SEA: accelera i tempi dell'Ipo, punta
alla quotazione prima dell'estate. (Il Sole 24 Ore, pag. 38) Il sindaco
di Milano, Letizia Moratti, pregusta il cedolone Sea (Il Mondo
pag.16-17)
FINMECCANICA: da' il via alle cessioni
per tagliare il debito (dai giornali) Lunedi' cda straordinario su
cessione 45% Ansaldo Energia. Valutazione 1,072 miliardi di euro (Il
Messaggero, pag. 23)
PARMALAT: il ceo Enrico Bondi apre a
un'acquisizione. Il fondo Charme esamina il dossier (dai giornali) Piano
Braggiotti con Lacteos Brasil (Il Messaggero, pag. 21)
BPM: la campagna Cisl spacca i
sindacati (Il Corriere della Sera, pag. 39)
BANCA MARCHE: risultati in netta
crescita nel 2010 (Il Messaggero, pag. 23)
ENEL: collocamento lampo della prima
tranche del bond da un miliardo (dai giornali)
ENI: conquista il primato nella
classifica del Paese stilata da Fortune sulle imprese italiane con la
migliore reputazione (dai giornali)
BSKYB: Rupert Murdoch piu' vicino
all'acquisto della totalita' delle azioni della pay tv britannica (dai
giornali)
CAMION: indagine Antitrust Ue su
possibile cartello prezzi e consegne da parte di Man, Daimler, Scania,
Iveco e Volvo (Financial Times pag. 18)
FERROVIE: l'a.d. delle Fs, Mauro
Moretti, chiede concorrenza sui servizi interni. Per Giuseppe Sciarrone,
a.d. di Ntv, in Italia serve un aggiustamento che includa il trasporto
regionale (di giornali)
LAVORO: a febbraio balzo della cassa
integrazione. Il 6 maggio lo sciopero generale della Cisl (dai giornali)
In fabbrica diminuiscono gli incidenti. 'Raccogliamo i primi frutti
della prevenzione'. Intervista al presidente Inail, Marco Fabio Sartori
(Il Sole 24 Ore, pag. 28) 'Ecco perche' gli operai tedeschi guadagnano
il 40% piu' dei nostri'. Intervista al segretario della Uil, Luigi
Angeletti (Libero pag. 25)
6. SPAGNA, PRODUZIONE INDUSTRIALE, A GENNAIO +3,8%...
(ANSA) - In Spagna la produzione industriale ha
registrato un aumento del 3,8% a gennaio, rispetto a gennaio 2009, dopo
il -0,1% di dicembre. E' il maggior incremento da marzo 2010. Lo ha
comunicato l'Istituto nazionale di statistica di Madrid.
7. FISCO: CANTIERE RIFORMA, PATRIMONIO PUBBLICO VALE OLTRE 550
MILIARDI...
Radiocor - Il patrimonio pubblico vale oltre 550
miliardi, ai prezzi di mercato. Le cifre, apprende Radiocor, sono state
illustrate al tavolo su bilancio e patrimonio pubblico guidato da Piero
Giarda, nell'ambito del cantiere per la riforma fiscale che si e'
riunito oggi. Pur trattandosi di valori ancora provvisori e incompleti,
secondo le tabelle illustrate, valgono 420 miliardi gli immobili di
proprieta' dello Stato, delle Regioni e dei Comuni, delle Universita' e
degli enti pubblici e previdenziali, di cui 20 miliardi sono relativi a
immobili a uso governativo, quindi non cedibili.
Le partecipazioni, tra cui quelle
delle grandi societa' Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, ma anche Cassa
Depositi e Prestiti e Sace, valgono oltre 63 miliardi, mentre le
concessioni demaniali (infrastruture, autostrade, porti, aeroporti)
sfiorano i 70 miliardi (69,8). Ma ci sono anche i crediti fiscali da
riscuotere. L'ultimo Censimento dei beni pubblici risale al 2007:
l'obiettivo e' produrne un altro aggiornato e completo, perche' - com'e'
scritto sui documenti esaminati al tavolo - 'al momento lo Stato non sa
con esattezza cosa possiede'.
Si tratta di un lavoro che, nelle
intenzioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, servira' da base
per un programma di dismissioni finalizzate alla riduzione del debito
pubblico e al reperimento di risorse per l'annunciata riforma fiscale.
8. LE PORTE GIREVOLI DI CASA COLLECCHIO...
A. Ol. per "Il
Sole 24 Ore" - Dario Trevisan ha seguito in sala stampa la
presentazione dei risultati Parmalat che si è tenuta ieri al Four
Seasons di Milano. Trevisan non è un giornalista, bensì l'avvocato che
da anni rappresenta i fondi esteri in assemblea. «Lei non è un esponente
della comunità finanziaria», gli è stato detto sbarrandogli l'accesso
alla sala riservata agli analisti. E in effetti è così: nella
fattispecie Trevisan è uno dei legali che sta assistendo i fondi Zenit,
MacKenzie e Skagen che hanno vincolato il 15,3% del capitale per
rinnovare il cda e dare una svolta più "finanziaria" alla gestione del
gruppo di Collecchio.
Dopo l'assemblea le parti potrebbero
invertirsi, perchè sulla carta i tre fondi hanno già la vittoria in
tasca e la cordata tricolore ha scarse chance di decollare in tempo
utile. L'unica sorpresa, considerati i segnali non esattamente
promettenti usciti dal Governo, potrebbe arrivare da un compromesso in
extremis con il risanatore di Collecchio, Enrico Bondi. Il quale, in
perfetto stile suo, si è trovato un legale da opporre come interfaccia a
qualsiasi tentativo di approccio.
9. L'ULTIMA PROFEZIA DI CELL THERAPEUTICS...
A. Grass. per "Il
Sole 24 Ore" - Attenzione! James A. Bianco, ceo della
fallimentare biofarmaceutica Cell Therapeutics, ha fatto una nuova
previsione sull'iter autorizzativo dell'annunciato farmaco Pixantrone.
L'ultima volta, nel giugno 2009, il manager aveva annunciato il
possibile arrivo dell'«autorizzazione al commercio del Pixantrone nel
quarto trimestre 2009». Previsione corretta? Non esattamente. La Food
and Drug Administration ha risposto alla richiesta di Cell Therapeutics
solo nell'aprile del 2010 e ha respinto l'autorizzazione al commercio
del farmaco per «perplessità in relazione alla sicurezza e all'efficacia
del Pixantrone».
Bianco, che da vent'anni sopravvive
alle perdite di bilancio e al tracollo in Borsa del titolo, non si è
perso d'animo, ha fatto ricorso contro la decisione delle autorità
americane e ieri, dopo «aver articolato il proprio convincimento» in una
riunione con i funzionari dell'Office of New Drugs del Fda, ha fatto una
nuova previsione: «Cti prevede una decisione entro il secondo trimestre
del 2011». Auguri ai martoriati azionisti.
10. IL LAVORO AD INTERIM BATTE IL POSTO FISSO...
L. Te. per "Il
Sole 24 Ore" - Il titolo Adecco vola alla Borsa di Zurigo e
forse, al di là di alcuni movimenti tecnici sull'azione, si possono
capire le ragioni dell'impennata. Il gruppo elvetico è leader nel lavoro
ad interim e ha presentato conti 2010 che sono andati al di là delle
aspettative. Con un utile netto di 423 milioni di euro (8 milioni nel
2009) e con un fatturato di 18,7 miliardi di euro (+26%), il gruppo ha
fatto il pieno. L'azione è salita ieri del 5,3%, confermando la tendenza
di fondo positiva dell'ultima fase.
Negli ultimi sei mesi in effetti il
titolo Adecco è progredito di oltre il 20%. Il fatto è che la ripresa
economica mondiale c'è ma sin qui sta portando molti posti di lavoro
temporanei, mentre il numero dei posti a tempo indeterminato resta al di
sotto delle attese, a causa delle incertezze e del cambiamento continuo
della geografia dei mestieri. Adecco sta quindi ora aumentando il suo
ritmo di crescita. Non tutto sarà sempre rosa, i cicli economici, si sa,
mutano. Lo sanno anche i vertici di Adecco, che però si godono la fase e
restano ottimisti per il 2011. Il mercato prende atto.
11. L'ESPRESSO RITROVA I MARGINI PRE-CRISI...
Fa. P. per "Il
Sole 24 Ore" - Per i dati ufficiali sui conti occorrerà
aspettare l'8 marzo, ma per il gruppo L'Espresso c'è già oggi una
certezza. Il 2010 si chiuderà, infatti, archiviando di fatto la stagione
più dura dell'editoria. E il dato più significativo, secondo la gran
parte degli analisti che seguono il titolo, è quel valore tra 145 e 150
milioni. Cos'è? È la stima del margine operativo lordo, cioé la
redditività industriale, realizzata l'anno scorso dal gruppo.
Un numero per niente casuale. Se sarà
così è la stessa cifra realizzata nel 2008, poco prima dell'ingresso,
con tutto il settore, nel vortice della crisi. Tra l'altro quei 145-150
milioni sono realizzati su un fatturato più basso del 2008. Poco meno di
900 milioni, quando il giro d'affari fu all'epoca di un miliardo. Quindi
redditività relativa più elevata. Determinata certo da un forte taglio
dei costi. Ma, nota lieta, è anche tornata la pubblicità: un buon +7%
tra il 2009 e il 2010.
12. LE SPIE CINESI IN CASA RENAULT TUTTA UNA BUFALA...
Giampiero Martinotti per "la
Repubblica" - Spionaggio industriale, furto di brevetti,
sospetti sulla Cina: due mesi fa, la Renault ha sospeso e poi licenziato
tre dirigenti, accusati di essere stati corrotti per rivelare i segreti
delle nuove auto elettriche. Dopo aver fatto il giro del mondo, la
notizia si sgonfia giorno dopo giorno: tutto lascia pensare che nessuno
abbia spiato il costruttore di Boulogne-Billancourt e che i suoi servizi
di sicurezza abbiano preso un granchio.
Tanto che la vicenda sta diventando
fonte di serio imbarazzo per Carlos Ghosn, presidente e amministratore
delegato, e per il suo vice, Patrick Pelata, che hanno pubblicamente
difeso la tesi dello spionaggio industriale. L´inchiesta aperta dalla
magistratura e portata avanti dai servizi segreti smentisce i vertici
della Renault: finora, non è stata trovata nessuna prova contro i tre
sospetti. L´ipotesi di un regolamento di conti interno è la più
accreditata: la Renault avrebbe abboccato a una lettera anonima di
denuncia.
Le ultime notizie trapelate sulla
stampa sono spinose per la casa automobilistica. I tre dirigenti
licenziati erano sospettati di aver ricevuto soldi su conti all´estero,
due in Svizzera e uno in Liechtenstein. Ma secondo le autorità dei due
Paesi è tutto falso: nella Confederazione non ci sarebbero conti a nome
dei due francesi, nel principato il numero di conto comunicato sarebbe
addirittura «inesistente».
Certo, i servizi hanno smentito le
indiscrezioni, la Procura della Repubblica attende comunicazioni
ufficiali da parte dei sue Stati. Ma la frittata è fatta, i dirigenti di
Renault evitano, per quanto possibile, i contatti con la stampa. E
Pelata sarebbe andato all´Hotel Matignon, residenza del primo ministro,
per ammettere che Renault sarebbe vittima di una «macchinazione».
13. UN DECRETO D´AZZARDO...
Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" - È più facile riciclare denaro giocando online
che facendo la stessa cosa nel punto vendita sotto casa? Domanda
stupida, secondo gli addetti ai lavori. Tuttavia il ministero
dell´interno che nell´ultimo decreto antiriciclaggio di febbraio neppure
cita i punti fisici: una dimenticanza vistosa, anche perché il
riferimento al gioco d´azzardo - legalizzato - nei centri autorizzati
c´era già nel Dlgs 231 del 2007.
Le malelingue dicono che sia un favore
ai big del settore, perché fino ad oggi non si sarebbero attrezzati per
registrare i loro clienti: così, pur di non perdere il gettito fiscale,
il governo preferirebbe chiudere un occhio. La conseguenza però è
chiara: mentre ogni giocata online viene tracciata, nel punto vendita si
può scommettere più dei 15mila euro a settimana di legge, anonimamente,
senza essere segnalati alle autorità.
04-03-2011]
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JOBS
APPARECCHIA LA TAVOLETTA - APPARE IL REDIVIVO FONDATORE, E TUTTI SI
SCORDANO DELL’IPAD 2 - IERI A SAN FRANCISCO HA VOLUTO FAR VEDERE A TUTTI
CHE, NONOSTANTE LA MALATTIA, APPLE È COSA SUA - IL NUOVO TABLET
MIGLIORATO, SENZA ECCESSI: 2 FOTOCAMERE, PROCESSORI PIÙ VELOCI, COLORE
BIANCO OLTRE AL NERO, PIÙ SOTTILE, UNA COVER GENIALE - COSTA UGUALE, E
CHI L’ANNO SCORSO RIDEVA QUANDO JOBS MAGNIFICAVA IL SUO “PREZZO
INCREDIBILE”, ORA GUARDA I PIÙ CARI TABLET DI GOOGLE, E NON RIDE PIÙ
Paolo
Ottolina per il "Corriere
della Sera"
«Stiamo lavorando a questo prodotto da
un po', non volevo perdermelo» . Steve Jobs appare a sorpresa e i muri
dello Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco tremano, scossi
da un'ovazione da stadio. Il guru di Apple, l'uomo sulla cui salute sono
state fatte infinite speculazioni dal 18 gennaio scorso, data in cui
annunciò una pausa dal lavoro per concentrarsi sulla lotta alla
malattia, è sul palco a presentare l'iPad 2.
Magro, magrissimo, quasi etereo nella
sua divisa d'ordinanza (jeans e girocollo nera) ma magnetico come sempre
e anche più ironico del solito, sferzante con i concorrenti, Google in
testa. Resta sotto i riflettori per 33 minuti con la seconda versione
del pc-tavoletta, senza lasciar trasparire apparente sforzo. Poi cede la
parola a uno dei suoi collaboratori e rientrerà sul palco altre 4 volte
prima del commiato, dopo un'ora e venti di vero show. Le speculazioni
sul futuro di Apple riprenderanno presto ma almeno per una sera Jobs ha
fugato i dubbi sul suo stato, dimostrando di essere ancora il volto e il
cuore della Mela morsicata.
L'uscita a sorpresa di Jobs ha messo
quasi in ombra l'iPad 2, che arriva nel segno dell'evoluzione e non
della rivoluzione. Il primo iPad d'altronde ha venduto 15 milioni di
pezzi in 9 mesi (aprile dicembre 2010), portando a Apple ricavi per 7,1
miliardi di euro. Il secondo tablet Apple migliora la prima versione,
senza stravolgerla. A livello estetico, si alleggerisce (90 grammi
circa) e si assottiglia, scendendo a 8,8 millimetri (un terzo di meno).
Di fatto sparisce il bordo piatto di
alluminio sui lati. Una riverniciata anche alla carrozzeria: sarà nero o
bianco («Il bianco arriverà dal primo giorno» ha detto Jobs, facendo
auto-ironia sul fantomatico modello bianco dell'iPhone 4, annunciato e
poi mai uscito). Il display resta di 10 pollici (9.7 di diagonale ),
considerato dalla Mela il più adeguato per l'esperienza tablet. Anche la
risoluzione dello schermo resta a 1024 x 768. Il nuovo iPad guadagna
però come previsto una doppia videocamera: una anteriore per le
videochiamate e un'altra posteriore per foto e filmati.
È più potente: il processore, il
«cuore» del sistema, è un dual-core. Farà girare senza problemi anche le
applicazioni più pesanti, come i nuovi giochi in arrivo. iPad 2 non avrà
alcuna porta di connessione in più del primo modello, né Usb, né slot
per schedine Sd (quelle delle fotocamere digitali, per capirci). In
compenso con un cavetto sarà possibile collegarlo a tv o monitor
esterni. Il sistema operativo iOS sarà aggiornato alla versione 4.3
(dall' 11 marzo, data di uscita del tablet negli Usa), con diverse
migliorie e nuovi software, da FaceTime per le videochat ad iMovie per i
videomontaggi.
I prezzi restano quelli del primo
iPad: si parte dai 499 dollari della versione base (16 GB e solo wi-fi)
per arrivare agli 829 dell'ammiraglia (64 GB, wi-fi e modem 3G). In
Italia, dove arriverà il 25 marzo, con la solita «conversione» dollaro
euro made in Apple parliamo di 499 euro e via a salire. «L'anno scorso
avevo parlato di un "prezzo incredibile".
E la gente
sorrideva. Ma avete visto i nostri concorrenti?» , ha detto in uno dei
suoi passaggi Jobs tirando una stilettata ai rivali, i cui tablet si
preannunciano più cari. L'avversario numero 1 è Google che ha appena
lanciato una versione del sistema Android per tablet pc, la 3.0:
arriverà entro poche settimane (da aprile in avanti) su prodotti quali
Samsung Galaxy Tab 10.1, Motorola Xoom o Lg Optimus Pad. Tablet dalle
caratteristiche hardware superiori ad iPad 2 ma che dovrebbero costare
di più. E così, probabilmente anche quest'anno iPad si terrà il trono
dei pc tavoletta, facendo leva anche sulle oltre 65 mila applicazioni
già disponibili nell'App Store. 03-03-2011]
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LABELLARTE DI
FINIRE NEI GUAI - DA BARI ARIA DI BURRASCA PER LA TOPOLONA ELVIRA
SAVINO, ACCUSATA DALLA PROCURA DI ESSERE STATA TITOLARE DI UN CONTO
USATO DAL CLAN PARISI PER RICICLARE DENARO - COINVOLTA ANCHE L’APE
REGINA SABINA BEGAN - ENTRAMBE NATE ALLA CORTE DEL DEFUNTO BANCAROTTIERE
MICHELE LABELLARTE E FINITE A QUELLA DEL CAVALIER POMPETTA - SONO LE DUE
BELLEZZE VENUTE DAL SUD A PRESENTARE AL BANANA AMICI POCO
RACCOMANDABILI. A COMINCARE DA GIANPY TARANTINI… Lirio Abbate
per "l'Espresso"
in edicola domani
Tutte le strade portano a Bari. Dove
sesso, politica e affari sono i pilastri di un sistema di potere
vincente. Lo usava Giampaolo Tarantini, piazzando escort nel lettone di
palazzo Grazioli e nelle ville dei padroni della sanità pugliese. Lo
usano ancora oggi altri imprenditori senza scrupoli che riforniscono di
allegra compagnia chi arbitra gli appalti. Ma prima di loro c'è stato un
imprenditore, spregiudicato negli affari e nelle conquiste galanti, che
è riuscito a creare una scuderia vincente. E a metterla al servizio del
più feroce boss della mafia pugliese.
Il cervello di queste operazioni che
mette insieme piacere, corruzione e riciclaggio è Michele Labellarte, un
bancarottiere morto a 48 anni nel settembre 2009, passato dagli
investimenti nella new economy a quelli nel mestiere più antico del
mondo. Il suo fascino di playboy gli ha permesso scoperte che poi si
sono imposte alla corte di Silvio Berlusconi. A partire da due ragazze
che a Roma si sono fatte valere: Elvira Savino, oggi deputata del Pdl, e
Sabina Began, una modella slavo-tedesca, famosa come "l'ape regina"
intorno a cui ronzavano le ragazze che hanno allietato tante nottate del
premier.
Un tempo le due vivevano insieme,
dividendo una camera in affitto nella capitale. Poi come in una favola,
Elvira ha conosciuto il Cavaliere e nel 2008 è stata eletta in
Parlamento. «Non è però stata Sabina a presentarmi Berlusconi. Il fatto
che vivessimo entrambe lì è solo un caso», assicura l'onorevole Savino.
In Puglia però ha lasciato pessimi
ricordi, peccati di gioventù che rischiano di avere una pesante
rilevanza penale. In questi giorni nel Tribunale di Bari si è aperto il
processo contro di lei per riciclaggio. L'accusa è semplice: avrebbe
fatto da prestanome al clan Parisi, intestandosi uno dei conti usati per
ripulire i guadagni della famiglia mafiosa.
Nel 2009, quando una maxiretata decimò
la cosca cittadina, la neoparlamentare sembrava intenzionata a farsi
interrogare dal pm Elisabetta Pugliese per chiarire la sua posizione.
Poi ha preferito tacere e affidarsi a una nota difensiva in cui respinge
ogni accusa.
Tutta colpa di Labellarte. Uno che si
era lanciato nella bolla informatica di inizio millennio, tra party,
società web e pacchi di fatture gonfiate per frodare il fisco. Poi
l'arresto e l'amicizia in cella con il padrino più temuto e più ricco di
Puglia, che gli affiderà il suo tesoro. I boss, spiega il pm Elisabetta
Pugliese ai giudici, «avevano ben capito che dovevano investire il
denaro», creando «legami che con il tempo si sono consolidati col mondo
imprenditoriale, delle professioni, delle banche, della pubblica
amministrazione, insinuandosi nella società civile e inquinandola».
La mafia pugliese, dunque, «non è più
una questione tra gruppi malavitosi». E il pubblico ministero accusa: «È
una questione che coinvolge tutti noi e che deve farci interrogare su
quello che possiamo e dobbiamo fare, salvo diventare complici se non
tecnicamente almeno moralmente».
A fare breccia nella borghesia
provvedeva Labellarte, che tutti conosce e tutto riesce ad ottenere. Ma
l'imprenditore dalla tripla vita non può aprire conti a suo nome e così
arruola le sue amiche più care. Come Sabina Began, che si sarebbe messa
a disposizione per l'intestazione di un altro deposito bancario. Poi lei
si trasferisce a Roma, dove incontra Berlusconi e diventa di casa a
palazzo Grazioli, dove introduce aspiranti veline, cubiste e
accompagnatrici.
È con lei che Silvio festeggia la
vittoria del 2008 che lo ha riportato a Palazzo Chigi: stando alle
cronache, la teneva sulle ginocchia cantando "Malafemmina". Ed esclamava
divertito: «Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila
euro». Un anno dopo "il Tempo" scrive: «Sabina Began sfoggia un nuovo
tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla circondata dalla frase:
"L'incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.". Che sono le sue
iniziali, ma non solo». Sono le due bellezze venute dal Sud a presentare
al Cavaliere amici poco raccomandabili.
La Began gli fa conoscere Giampy
Tarantini, invitandolo a villa Certosa: l'inizio di un feeling tra
l'industriale barese e il capo del governo, testimoniato da decine di
telefonate e da schiere di escort convogliate da Bari fino alla
capitale. Il matrimonio della Savino, con il premier testimone della
sposa, è l'occasione che il brillante riciclatore Labellarte sfrutta per
avvicinare il presidente del Consiglio e - secondo alcune testimonianze
- conversare a lungo con lui.
Questa capacità di infilarsi ovunque è
la forza di Labellarte. Che aveva fornito al clan le relazioni per
concretizzare un'operazione senza precedenti: costruire il più grande
campus universitario d'Italia, un megaprogetto nel comune barese di
Valenzano. L'opera - stando all'inchiesta - sarebbe stata lanciata
grazie all'intercessione dell'onorevole Savino. Il suo intervento si
rivela prezioso soprattutto per ottenere le «manifestazioni d'interesse»
di due ministeri, Istruzione e Sviluppo economico. Di fatto l'inchiesta
è come un ascensore in continuo movimento dai sotterranei del crimine ai
tetti più alti del potere.
Da una telefonata a un incontro, da un
prestanome a un nuovo affare, un unico filo finisce per collegare i
criminali agli avvocati, i boss ai colletti bianchi, i soldi sporchi
alla politica. Come in un domino impazzito, le mosse dei mafiosi
provocano ripercussioni che arrivano fino alle stanze del governo, con
il ministro Mariastella Gelmini che si trova a raccomandare un
maxi-campus segnalato dall'onorevole amica del riciclatore. O
dell'opposizione, con il senatore Nicola Latorre del Pd citato da
Labellarte come possibile terminale di uno scambio tra «voti» e
«accordini».
La morte dell'imprenditore, stroncato
da una malattia, tra la paura del boss di vedere sfumare i suoi
investimenti, non ha ostacolato le indagini della procura. C'è un filone
dell'inchiesta che continua ad andare avanti e a ricostruire i rapporti
di potere sotterranei nella capitale della Puglia.
Nel mirino ci
sono affari benedetti da politici di sinistra. Nel troncone originario
restano ancora indagati gli avvocati Gianni Di Cagno, ex componente del
Consiglio superiore della magistratura ed ex vicepresidente della
provincia di Bari, e Onofrio Sisto: due nomi notissimi in città,
entrambi considerati vicini politicamente a Massimo D'Alema. E nella
nuova inchiesta di Bari salta fuori ancora una volta il "metodo
Tarantini": oltre alle mazzette in denaro c'erano le escort, pronte ad
ammorbidire gli uomini di partito e convincerli ad assegnare gli
appalti. Vecchia storia, nuovissimi affari. [03-03-2011]
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MILANO NEGATIVA, TRICHET LASCIA I TASSI ALL’1% (MA DA APRILE SALGONO,
COME L’INFLAZIONE) - SCIOPERO GENERALE IL 6 MAGGIO - LA SEDE DEL
NUCLEARE A ROMA - PINAULT CARICO DI SOLDI VUOLE FARE SHOPPING IN ITALIA
- CONFALONIERI QUERELA ‘REPUBBLICA’ - IL FUTURO DI DAHLIA IN MANO
ALL’ANTITRUST - SARMI DI “POSTE DEL SUD”: “I MANAGER SEGUONO
L’AZIONISTA” (PAPI) - LARDO AI GIOVANI: RONDI COMMISSARIO SIAE -
ANTONVENETA: I PM CHIEDONO DI CONFERMARE LA CONDANNA A BRANCHER - IKEA
ITALIA BOOM - GEOX, CALA L’UTILE - MAZDA, RICHIAMO PER UN RAGNO - FITCH
SEGA IL BAHREIN…
1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO NEGATIVA, TASSI
INVARIATI...
(LaPresse) - Chiusura negativa per Piazza Affari, con
il Ftse Mib che cala dello 0,38% a 22.154,23 punti e il Ftse All-Share
che perde lo 0,37% a 22.781,25 punti. In Libia l'aviazione di Muammar
Gheddafi ha colpito le città di Brega e Ajdabya, ma il prezzo del
petrolio ha rallentato la corsa attestandosi sotto i 102 dollari al
barile a New York. In Europa, la Bce ha deciso di mantenere invariato
all'1% il costo del denaro, ma il presidente dell'istituto, Jean-Claude
Trichet, ha annunciato che i tassi di interesse potrebbero essere alzati
ad aprile.
Trichet ha garantito una "attenta
sorveglianza" della Bce sui prezzi che sono in aumento e ha spiegato di
essere pronto "ad agire in maniera ferma e tempestiva". In questo
contesto, le principali Borse europee chiudono sopra la parità. A Londra
l'indice Ftse 100 sale dell'1,52% a 6.005,09 punti, a Parigi il Cac 40
guadagna lo 0,66% a 4.060,76 punti e a Francoforte il Dax registra un
rialzo del'0,62% a 7.226 punti.
A sollevare la piazza di Milano non è
bastato neanche Wall Street, che segna un rialzo sopra il punto
percentuale nella mattinata di scambi, dopo la diffusione dei dati sui
sussidi di disoccupazione, che hanno toccato la scorsa settimana il
minimo da tre anni, a 368mila. Nel Ftse Mib, si registrano vendite su
Finmeccanica, che ieri ha diffuso i conti del 2010 che hanno visto un
calo dell'utile netto del 22,4% a 557 milioni di euro. Il titolo lascia
il 2,80% a 8,86 euro e la controllata Ansaldo Sts cede l'1,85% a 9,8
euro.
Buona la seduta di scambi per
Parmalat, che chiude con un incremento dell'1,96% a 2,28 euro.
Continuano le mosse intorno al gruppo di Collecchio. Il consiglio di
amministrazione guidato da Enrico Bondi, sotto il tiro di fondi
stranieri, ha deciso la distribuzione di una bonus share gratuita ogni
venti possedute. Nel frattempo le indiscrezioni insistono su una cordata
italiana che sarebbe pronta a rilevare il 30% di Parmalat.
Nel paniere principale, salgono anche
Popolare Milano (+1,99%), Buzzi Unicem (+1,39%), Saipem (+1,35%),
Prysmian (+1,60%) e Tenaris (+1,39%). Scendono invece Telecom Italia
(-1,66%), Unicredit (-1,47%), Mediolanum (-2,19%) e Banca Montepaschi
(-1,91%). Male anche la galassia Agnelli, con Fiat che lascia il 2,20% a
6,435 euro, Industrial che cede lo 0,30% a 9,965 euro e l'azionista Exor
che registra un ribasso dell'1,08% a 21,89 euro.
2 - PARMALAT: BONDI, SU CDA SIAMO SPETTATORI, DECIDANO AZIONISTI...
Radiocor - 'L'atteggiamento che noi abbiamo e' passivo,
siamo spettatori'. Lo ha sottolineato l'a.d. di Parmalat, Enrico Bondi,
rispondendo alle domande degli analisti che gli chiedevano se il
management Parmalat avesse dato mandati a banche d'affari per preparare
una lista in vista del rinnovo del cda a cui sara' chiamata la prossima
assemblea. 'Decidano gli azionisti', si e' limitato a dire Bondi. Da
tempo il mercato si interroga sull'eventualita' di una 'lista Bondi'
alternativa a quella che presenteranno i fondi internazionali per
guidare la societa' nei prossimi tre anni.
3 - BCE: TRICHET, AUMENTO DEI TASSI POSSIBILE GIA' IN APRILE...
Radiocor - Un aumento dei tassi di interesse
dell'Eurozona, fermi da tempo all'1%, 'e' possibile, non certo, ma
possibile gia' in aprile'. Lo ha detto il presidente della Bce,
Jean-Claude Trichet, spiegando che la cosa e' dovuta al fatto che i
rischi per la stabilita' dei prezzi sono ora prevalenti. 'Sarebbe
comunque sbagliato - ha aggiunto Trichet che non ha voluto fornire alcun
dettaglio sull'eventuale entita' della stretta - interpretare le mie
parole come l'inizio di una serie di aumenti dei tassi di interesse'.
4 - BCE: TRICHET, IN AUMENTO I RISCHI DI INFLAZIONE...
Radiocor - La Bce suona l'allarme sui rischi di
inflazione: 'sono in aumento', ha detto il presidente della Bce,
Jean-Claude Trichet, aprendo la consueta conferenza stampa mensile e
'aumentano' anche i rischi per la stabilita' dei prezzi nel medio
termine, il barometro principale della Banca centrale. E' necessaria
'una forte vigilanza' sull'evoluzione futura, tenendo sempre a mente che
e' 'imperativo evitare effetti secondari', quindi piu' ampi
sull'economia nel suo insieme, compresi i salari, da queste 'pressioni a
breve termine' che derivano dall'aumento dei prodotti energetici e di
molte materie prime
5 - CGIL: CAMUSSO, IL 6 MAGGIO SCIOPERO GENERALE...
Radiocor - 'Il 6 maggio sara' sciopero generale:
quattro ore con manifestazioni territoriali'. Lo ha annunciato il
segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parland o a un attivo
dei delegati sindacali a Modena. La decisione di indire lo sciopero,
spiega una nota, era stata gia' presa la scorsa settimana durante una
riunione del comitato direttivo nazionale della Cgil che aveva dato
mandato alla segreteria confederale di decidere la data e le modalita'
dello sciopero.
Lo sciopero generale, secondo il
documento approvato dal direttivo, serve perche' 'e' necessario
rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare
un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi
separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato,
estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una
nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignita'
del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della
rappresentanza'
6 - NUCLEARE: SEDE AGENZIA SARA'A ROMA...
(ANSA) - La sede dell'Agenzia per la sicurezza nucleare
e il personale sono gia' stati individuati: la sede sorgera' a Roma. Lo
ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, con delega
all'Energia, Stefano Saglia, a margine dei lavori della conferenza
unificata. 'Sta per essere portato all'attenzione del Consiglio dei
ministri - ha detto il sottosegretario - il regolamento dell'Agenzia e
quanto attiene ai compensi del personale. La sede sara' Roma'.
7 - IKEA: A 1,5 MLD FATTURATO ITALIA...
(ANSA) - L'Italia e' il terzo fornitore di Ikea nel
mondo dopo la Cina e la Polonia, e batte perfino la Svezia, dove ha sede
il gruppo. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Ikea Italia Lars
Petersson nel corso di un incontro a Milano. Il Bel Paese, dove il
gruppo fondato nel 1943 da Ingvar Kamprad ha visto crescere il fatturato
dell'11,3% a 1,5 miliardi di euro nel 2010, copre l'8% delle forniture
mondiali del colosso svedese dell'arredamento, dietro al 24% della Cina
e al 17% della Polonia.
8 - GEOX: UTILE 2010 A 58 MLN (-13%)...
(ANSA) - Il gruppo Geox chiude il 2010 con un utile
netto in calo a 58 milioni di euro (-13%). La capogruppo ha archiviato
un risultato netto di 49,7 milioni (-33,5%) e il cda che ha approvato il
bilancio ha deciso di proporre un dividendo di 0,18 euro per azione
(0,20 euro l'anno scorso). 'Il 2010 si e' chiuso con un fatturato
consolidato pari a 850 milioni (-2%), grazie ad un soddisfacente secondo
semestre,in crescita del 9%', dice Mario Moretti Polegato, presidente e
fondatore di Geox in una nota.
9 - PINAULT: PUNTO TUTTO SUL LUSSO E MAGARI FACCIO SHOPPING IN
ITALIA...
da "Panorama"
in edicola domani - «Sto per incassare 2,6 miliardi dalla
vendita di Conforama e la mia liquidità di cassa è destinata ad
aumentare con la cessione prevista di Fnac e Redcats». François-Henri
Pinault, a poche settimane dall'annuncio di voler definitivamente
trasformare la PPR da conglomerata a holding del lusso e dello sport
&lifestyle, rivela i suoi progetti in una intervista esclusiva a
Panorama in edicola da venerdi 5 marzo. I fondi per le acquisizioni al
patron del Gruppo Gucci non mancheranno. Anche se, dichiara «non voglio
indebolire la società, quindi parte dei proventi delle dismissioni è
destinata a ridurre l'indebitamento». Ma è innegabile che la ricerca di
possibili prede è partita, con un occhio particolare al made in Italy.
«Ho sulla mia scrivania oltre una decina di dossier. Ho visitato di
persona solo in Italia cinque o sei aziende ».
Nel mirino di Pinault, nel settore
dello sport&life style, imprese attive nell'outdoor che siano
complementari a Puma. Quindi, niente Lacoste. «Ha prodotti dello stesso
genere della Puma». E niente Tiffany o Burberry. «Troppo grandi e
costose». L'ideale? Medie aziende del lusso a controllo familiare.«Ma
non conosco banche di investimento che abbiano mandato a vendere».
Quanto a Hermès, finita nel mirino del rivale Bernard Arnault, patron
della Lvmh, Pinault dichiara di non aver alcuna intenzione, neppure se
sollecitato, di intervenire come cavaliere bianco come accadde ai tempi
di Domenico De Sole e Tom Ford per la Gucci. «Non sono in questa guerra
e non ho intenzione di entrarci. Hermès è una magnifica azienda. Io sono
fuori dai giochi. E poi preferisco le vie amichevoli».
10 - LAVORO: INPS, A FEBBRAIO RICHIESTE CIG CALANO DEL 27,3% SU
ANNO...
Radiocor - A febbraio sono state autorizzate 70,6
milioni di ore di cassa integrazione: il 27,3% in meno rispetto allo
stesso mese del 2010. Complessiva mente, comunica l'Inps, nei primi due
mesi dell'anno si e' giunti a quota 130,9 milioni, contro i 178 milioni
dei primi due mesi del 2010 (-26,5%). La cassa integrazione ordinaria
scende del 51% rispetto allo stesso mese del 2010, la straordinaria del
17%, quella in deroga del 2,6%
11 - SIAE: CDM NOMINA GIAN LUIGI RONDI COMMISSARIO STRAORDINARIO...
(Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri di oggi, su
proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro
dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha nominato commissario straordinario
della Siae, Gian Luigi Rondi. Il professor Mario Stella Richter e
l'avvocato Domenico Luca Scordino sono stati nominati sub commissari.
12 - BANCA SUD: SARMI, ENTRO UN PAIO DI MESI VIA LIBERA BANCA
D'ITALIA SU MCC...
(Adnkronos) - "Aspettiamo, entro un paio di mesi il via
libera da Banca d'Italia". Ad affermarlo e' l'ad di Poste Italiane,
Massimo Sarmi, aggiungendo che il via libera sulla propria offerta di
acquisto a Unicredit sul Mcc, Medio Credito Centrale, uno dei passaggi
per la costituzione della Banca del Sud, "potrebbe arrivare anche un po'
prima".
Per quanto riguarda la compagine
azionaria, l'ad di Poste Italiane ha spiegato che si tratta di un tema
"ancora da definire, che si consolidera' nei prossimi mesi". Sarmi ha
ricordato che l'offerta per Mcc e' stata presentata solo come Poste "per
dare una maggiore celerita'" al progetto.
"Stiamo procedendo -ha continuato
Sarmi- sotto il profilo tecnico con il piano di attivita' che avevamo
previsto. L'interlocuzione con i soggetti regolatori procede, in
particolare con Banca d'Italia. E abbiamo ritenuto di informare anche la
Consob di questa iniziativa". Banca d'Italia, ha concluso l'ad di Poste
Italiane, deve "valutare la congruenza e la validita' dell'iniziativa
sotto il profilo attuativo".
13 - NOMINE: SARMI, OGNI MANAGER SEGUE INDICAZIONI AZIONISTA...
(Adnkronos) - "Ogni manager per definizione segue le
indicazioni del proprio azionista". Risponde cosi' Massimo Sarmi, ad di
Poste Italiane, oggi a Milano al margine della conferenza stampa di
presentazione della Atm PostePay&Go, ai giornalisti che gli chiedevano
delle voci che accostano il suo nome a varie grandi aziende a
partecipazione statale, in vista della scadenza del Cda prevista per
aprile.
Sarmi ha poi sottolineato che sta
lavorando 'benissimo, con grande entusiasmo, nel campo dell'innovazione,
nell'auspico di aiutare a portare avanti dei progetti importanti per il
Paese".
14 - CASO ANTONVENETA: PG MILANO, CONFERMARE CONDANNA A 2 ANNI A
BRANCHER...
(Adnkronos) - Il sostituto procuratore generale di
Milano, Maria Elena Visconti, ha chiesto ai giudici della quarta sezione
penale d'Appello, di confermare la condanna a due anni di reclusione
all'ex ministro Aldo Brancher. Le accuse a suo carico sono quelle di
appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio dell'inchiesta
sulla tentata scalata ad Antonveneta.
Brancher fu condannato il 28 luglio
scorso, dopo essersi dimesso in seguito alle polemiche suscitate dalla
sua nomina. Ora dopo la richiesta dell'accusa, la parola passa ai
legali, Filippo Dinacci e Piermaria Corso, pronti a chiedere
l'assoluzione dell'ex ministro. Al termine delle arringhe i giudici si
chiuderanno in Camera di consiglio, il verdetto potrebbe arrivare nel
pomeriggio.
15 - MEDIASET: CONFALONIERI AVVIA AZIONE LEGALE CONTRO QUOTIDIANO
REPUBBLICA...
(ASCA) - Fedele Confalonieri ha dato mandato ai suoi
legali di agire nei confronti del giornalista di 'Repubblica' Emilio
Randacio e del direttore responsabile Ezio Mauro per la diffamazione
contenuta in un articolo pubblicato sul quotidiano lo scorso 1 marzo, lo
comunica una nota di Mediaset. Nell'articolo, spiega la nota di
Mediaset, si afferma testualmente che 'Silvio Berlusconi e un lungo
elenco di manager a partire dal suo braccio destro, Fedele Confalonieri,
iniziano a stornare a tavolino parte degli utili del gruppo
indebitamente'. Il passaggio, continua la nota, 'e' falso e diffamatorio
in quanto nel procedimento penale cui l'articolo si riferisce nemmeno la
Procura ha mai ipotizzato che tali comportamenti siano stati commessi da
Mediaset o dal suo presidente. Fedele Confalonieri non e' mai stato
accusato di appropriazione indebita danni della societa''.
16 - MAZDA RITIRERÀ 50MILA AUTOMOBILI: COLPA DI UN RAGNO
SABOTATORE...
(LaPresse/AP) - La casa automobilistica giapponese
Mazda ritirerà dal mercato oltre 50mila veicoli Mazda6 immatricolati nel
2009 e 2010 per un problema insolito: un ragno. La società ha riferito
che l'insetto potrebbe tessere una ragnatela nel condotto collegato al
serbatoio del carburante, bloccando il sistema di ventilazione. La
pressione nel serbatoio potrebbe così provocare una crepa, causando
perdita di carburante e il rischio di incendio. La società
automobilistica ha spiegato al governo di aver ricevuto due lamentele su
problemi con il serbatoio, in uno dei due casi c'era proprio un ragno
all'interno del condotto. I veicoli che verranno ritirati sono stati
tutti costruiti tra l'aprile del 2008 e il febbraio 2010.
17 - BAHRAIN,FITCH ABBASSA RATING DA A AD A- NON ESCLUDENDO ALTRI
DOWNGRADE...
(LaPresse/AP) - L'agenzia Fitch ha abbassato il rating
del Bahrain da A ad A-, in un periodo di forte instabilità politica nel
Paese. Fitch ha anche detto in un rapporto di oggi che "un peggioramento
sostanziale della sicurezza e o dei protratti ritardi nel processo di
riforme politiche" potrebbe portare ad un ulteriore abbassamento. Il
Bahrain è stato soggetto a settimane di proteste che hanno causato la
morte di sette persone.
18 - USA, PRODUTTIVITÀ ULTIMO TRIMESTRE 2010 +2,6% SU ANNO...
(LaPresse/AP) - La produttività negli Stati Uniti è
aumentata nell'ultimo trimestre del 2010 al ritmo più veloce degli
ultimi nove mesi. Il dipartimento del Lavoro ha comunicato che la
produttività è aumentata con un tasso annuale del 2,6% nell'ultimo
trimestre, mentre il costo del lavoro è caduto dello 0,6% rispetto allo
stesso periodo dell'anno precedente.
Entrambi i dati sono rimasti invariati
rispetto a quanto definito nel rapporto preliminare del mese scorso. Nel
corso di tutto il 2010 la produttività è cresciuta del 3,9%, il maggior
aumento in otto anni. Gli economisti però ritengono che la produttività
possa crescere della metà nel 2011, mentre le aziende raggiungeranno il
limite della produttività che possono ottenere dalla forza lavoro già
assunta e dovranno assumere nuovi dipendenti.
19 - DIRITTI TV, ANTITRUST: TRATTATIVA PRIVATA SU DAHLIA SOLO PER
2010-2011...
(LaPresse) - Altolà dell'Antitrust alla Lega Calcio,
per chiarire che la trattativa privata in corso per la riassegnazione
dei diritti tv a suo tempo acquisiti da Dahlia è ammessa in via
eccezionale solo per il campionato in corso. E un procedimento per
possibile pratica commerciale scorretta attuata dalla stessa Dahlia nei
confronti degli utenti, che sarebbero rimasti privi non solo della
visione delle partite ma anche di qualsiasi informazione sui loro
diritti. Sono le due iniziative adottate dall'Antitrust sulla vicenda
dell'emittente in via di liquidazione, comunicate dall'Authority in una
nota.
In particolare, l'Antitrust ha scritto
alla Lega Calcio per ricordare che "l'assegnazione dei diritti
attraverso trattativa privata, svolta peraltro in tempi particolarmente
ristretti, è giustificabile solo con riferimento alla stagione in
corso". Per i diritti relativi al Campionato 2011-2012, invece, "non
appaiono sussistere esigenze di urgenza e necessità che possano
giustificare il mancato ricorso alle procedure concorsuali previste
dalle linee guida in materia".
Per quanto riguarda gli abbonati a
Dahlia Tv, l'Autorità ha avviato un procedimento per "pratica
commerciale scorretta", per verificare se l'emittente abbia fornito
adeguate informazioni sull'interruzione della trasmissione delle partite
e se abbia adottato iniziative per evitare che proseguissero gli
acquisti presso la rete commerciale. Nell'ambito dell'istruttoria,
l'Antitrust ha chiesto informazioni anche a Lega Calcio e Telecom, per
conoscere eventuali misure adottate per evitare l'interruzione delle
trasmissioni e le informazioni fornite agli utenti finali.03-03-2011]
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Bombe sulle
città ribelli. Obama a Gheddafi: via - Gheddafi bombarda i pozzi - La
Bce pronta ad alzare i tassi - Affittopoli a Roma: ecco le case al
centrosinistra - Casa superscontata al figlio di Visco - Fini la sa
lunga: ‘I giudici archivieranno’ - Prescrizione, scoppia un caso nel Pdl
- La Cgil ha deciso, sciopero il 6 maggio - Roma, detenuta denuncia: io
violentata in cella di sicurezza da due carabinieri...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA SERA
- In apertura: " ‘Tassi più alti contro l'inflazione' ". Editoriale
di Francesco Giavazzi: "Il reddito degli italiani". Di spalla: "Il 17
marzo ricordiamoci ‘Va pensiero' è italiano". Al centro foto-notizia:
"Bombe sulle città ribelli. Obama a Gheddafi: via" e "Giallo sulla
prescrizione breve. Federalismo, no delle Regioni". In taglio basso: "La
felicità in Cina diventa un dovere" e "Affittopoli a Roma: ecco le case
al centrosinistra".
LA REPUBBLICA -
In apertura: "Libia, l'ultimatum di Obama" e a sinistra: "Giustizia,
corsa al salva-premier. Lite sul federalismo", con il retroscena di
Liana Milella: "E Ghedini disse: è autogol". Al centro: " ‘Violentata in
caserma dai carabinieri' " e "La Cgil ha deciso, sciopero il 6 maggio".
In taglio basso: "Il partito consumista cinese" e "Salerno-Reggio
Calabria, la finta autostrada che non finisce mai".
LA STAMPA - In
apertura: "Obama: rovesciate i libici" e in taglio alto: "Il governo
dice no all'election day: ‘Buttati 300 milioni' " e "Prescrizione breve,
proposta del Pdl scatena il caos". Editoriali di Lucia Annunziata: "Il
raiss paghi gli aiuti" e di Domenico Quirico: "L'avvento del profugo
globalizzato". Al centro foto-notizia: "Venezia, il gelo e la neve non
rovinano il Carnevale". A fondo pagina: "La mamma di Batman".
IL SOLE 24 ORE -
In apertura: "La Bce pronta ad alzare i tassi" e in taglio alto:
"Siniscalco: con la riforma fiscale i fondi italiani sono competitivi".
Editoriale di Sorrentino: "La gioventù bruciata delle valute". Al centro
la foto-notizia: "Libia. Obama minaccia Gheddafi con l'‘opzione
militare' " e "Governatori contro Calderoli sul patto per il
federalismo". Di spalla intervento del sottosegretario Gianni Letta:
"Quei ragazzi caduti per un'idea di pace". In taglio basso: "In
tribunale cittadino-pubblica amministrazione 2 a 0".
IL MESSAGGERO -
In apertura: "Gheddafi bombarda i pozzi" e in un box: "Petrolio, allarme
della Bce sui prezzi: possibile un rialzo dei tassi ad aprile".
Editoriale: "Perché l'Italia non può stare ferma". Al centro
foto-notizia: "Roma, immobili comunali venduti e affittati al 20 per
cento del prezzo di mercato" e "Prescrizione, scoppia un caso nel Pdl".
In un box: "Federalismo, stop delle Regioni". In taglio basso: "Roma,
detenuta denuncia: io violentata in cella di sicurezza da due
carabinieri" e "Bolle: ‘Il mio sogno è Caracalla' ".
IL GIORNALE - In
apertura: "Affittopoli, nuovi elenchi vip" e a sinistra: "Santoro contro
Rodotà, la sinistra si scanna su Bmw e vino francese". Editoriale di
Vittorio Macioce: "Prodi, Monti, ‘Repubblica', la politica del salotto".
Al centro la foto-notizia: " ‘Io in cella e Vendola no?' Brutta aria nel
Pd pugliese", "Bersani e la raccolta patacca di 10 milioni di firme
anti-Cav" e "Che ipocriti, ora si svegliano per far fuori Gheddafi". In
un box: "Fini la sa lunga: ‘I giudici archivieranno' ". A fondo pagina:
"Mentana e i giornali di famiglia".
LIBERO - In
apertura: "Questo signore è un pataccaro", con editoriale di Maurizio
Belpietro. Di spalla Vittorio Feltri: "Fini ha perso il partito e cerca
lavoro in tv". A fondo pagina: "Casa superscontata al figlio di Visco".
IL TEMPO - In
apertura: "Obama carica il fucile".
IL FOGLIO - In
apertura a sinistra: "Chavez offre a Gheddafi la chance per allentare la
stretta dell'Occidente". In apertura a destra: "Così il Pd non chiude,
anzi rilancia, sugli stati generali dell'economia". Al centro intervento
di Walter Veltroni: "Meglio fermarsi prima della fine" e "Nel Pdl c'è
chi ci credere. Con due disegni di bella politica".
L'UNITÀ - In
apertura foto-notizia a tutta pagina: "Ha paura degli italiani". A fondo
pagina: "Cgil: affossano il Paese, il 6 maggio sciopero
generale".04-03-2011]
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Si mette male
per il bocchinesco quotidiano napoletano "Roma" (ma Nelle società
Bocchino non compare: azionista è la moglie Gabriella Buontempo) - "LA
FORZA GENTILE" DI PISAPIA CONTRO BAT-MORATTI - LE ASSENZE DI MARIA STAR
GELMINI CONSIGLIERE COMUNALE - quelle STRANE PROMOZIONI AI SERVIZIETTI
SEGRETI PER MANCINI E PAOLETTI - QUERELA-AUTOGOL PER FABIO GHIONI -
CELESTINI SI SCORDA LA DANDINI. Svista o censura
A cura di
Enrico Arosio e Primo Di Nicola per "l'Espresso"
1 - SORPRESE - MARIA STELLA, CHI L'HA VISTA?...
Salta fuori un'altra perla dalla sorprendente biografia del ministro
dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. Risale al lontano 2000. A
Desenzano sul Garda, allora, era presidente del consiglio comunale e i
colleghi la chiamavano Maria Star (era stata eletta nel '98, con il suo
voto determinante). Ma accumulava assenze su assenze, al punto da
meritarsi una mozione di sfiducia. Tra le accuse riportate, questa: "Ha
dimostrato scarsa sollecitudine nell'adempimento dei suoi doveri, è
venuta meno ai compiti istituzionali e alle funzioni attribuitele".
Le critiche più pesanti arrivarono
dalla stessa maggioranza, da tre consiglieri di Forza Italia, che
parlarono di "inspiegabile attaccamento esclusivo orientato alle
cariche". Messa ai voti, nel 2000, la revoca da presidente passò con 13
favorevoli, cinque contrari e due astenuti. Contro di lei, non solo la
minoranza di sinistra, ma pure i suoi alleati, sia di Forza Italia sia
della Lega Nord. Caduta Maria Star, ebbe inizio una seconda vita, che
avrebbe portato la giovane avvocatessa prima alla Camera, poi, nel 2008,
sullo scranno di ministro. Ma la delibera di Desenzano, da allora, è
introvabile: sparita dall'albo pubblico del Comune, negata a chi la
chiede. P. T.
2 - SERVIZI SEGRETI/1 - DIMENTICARE CALIPARI...
La messa in ricordo? Una iniziativa inadeguata: Nicola Calipari andava
ricordato con una cerimonia di Stato. È con queste motivazioni, scritte
in una lettera al direttore dell'Agenzia per le informazioni e la
sicurezza esterna (Aise), il generale Adriano Santini, che Rosa Villecco
Calipari, deputata del Pd e vedova del dirigente del Sismi ucciso in
Iraq mentre riportava a casa la giornalista Giuliana Sgrena sequestrata
dagli iracheni, ha comunicato che avrebbe disertato, con i figli e il
resto della famiglia, la funzione religiosa organizzata il 4 marzo per
ricordarlo a sei anni dalla morte.
La semplice messa è stata la goccia
che ha fatto traboccare il vaso. Gli scorsi anni, infatti, Calipari
veniva ricordato con ben altra ufficialità, una cerimonia nella sede dei
servizi alla presenza dei vertici degli apparati di sicurezza e
dell'autorità politica, nel caso il sottosegretario Gianni Letta, che ha
la delega per l'intelligence. In più, Letta e i capi dei servizi non
hanno mantenuto la promessa di intitolare la sede dell'Aise, Forte
Braschi, allo stesso Calipari. Un comportamento che agli occhi della
vedova suona come un tentativo di "rimuovere una vicenda scomoda e il
ricordo di un servitore dello Stato morto in circostanze ancora da
chiarire". P. D. N.
3 - SERVIZI SEGRETI/2 - MISSIONE PROMOZIONE...
Nell'ultima settimana, tre promozioni stanno facendo discutere le barbe
finte italiane, alle prese con un'ondata di prepensionamenti. La prima è
quella di Alberto Manenti a numero due dell'Aise, promozione che gli ha
risparmiato l'uscita per limiti d'età. La seconda riguarda Marco
Mancini, coinvolto nelle inchieste Telecom-Abu Omar e salvato dal
segreto di Stato, a capocentro del servizio militare a Vienna.
Ma la più sorprendente coinvolge
l'Aisi, dove l'ultrasessantenne Giancarlo Paoletti è stato promosso
caporeparto. Paoletti fu travolto dall'inchiesta sulla banda della
Magliana e accusato di false dichiarazioni ai pm sugli intrecci tra
servizi segreti e criminalità. Salvato dalla prescrizione, è stato
ripescato grazie alla legge Carnevale sul reintegro dei prosciolti. Il
rientro è legittimo, la promozione appare invece discrezionale. F. B.
4 - ELEZIONI MILANO - PISAPIA CONTRO GOLIA...
Contro la macchina da guerra che Letizia Moratti scatenerà a ridosso
dell'election day a metà maggio per confermarsi sindaco di Milano, il
candidato dell'opposizione, Giuliano Pisapia, tenta la via della
leggerezza dopo la campagna sulle case della Baggina. Per le strategie
di marketing e comunicazione è una strada obbligata, viste le ben
diverse risorse in campo: poco più di un milione di euro, contro un
budget di oltre 5 milioni per la Moratti, più eventuali extra di fonte
famigliare.
Pisapia, sulla scia della "force
tranquille" di Mitterrand per le presidenziali francesi del 1981, lancia
lo slogan "La forza gentile", studiato dal suo team di cui fanno parte
Civicom e l'agenzia Com.unico, la stessa che aveva lavorato con Renato
Soru quando vinse le regionali sarde. La Moratti non ha fretta, ma ha
già ingaggiato l'hub creativo KleinRusso per il coordinamento
dell'immagine e il gigante Aegis Media per le pianificazioni. "Letizia
Moratti sindaco di Milano", dovrebbe essere il semplice claim, mentre
più sofisticate saranno le foto, scattate dal ritrattista Bob Krieger.
Vi. P.
5 - GHIONI FA AUTOGOL - CASO TELECOM...
Querela-autogol per Fabio Ghioni. L'ex capo del Tiger Team di
Pirelli-Telecom, condannato per i casi di spionaggio informatico ai
danni del "Corriere della Sera" e altre aziende e persone ritenute
"nemiche", ha accusato di diffamazione il padre di Adamo Bove, il
dirigente Tim morto nel 2006 a Napoli, un suicidio pieno di misteri. Nel
mirino la lettera, pubblicata dal "Corriere", in cui Vincenzo Bove
denunciava (inutilmente) ai top manager il ruolo di Ghioni nella manovra
per isolare suo figlio Adamo, tentando di farne l'unico capro espiatorio
dello scandalo della security guidata da Giuliano Tavaroli.
Ora il gip milanese Luigi Varanelli,
accogliendo la motivata richiesta del pm Stefania Carlucci, ha assolto
Vincenzo Bove (e il "Corriere") perché la sua lettera riferiva "fatti
veri". Nell'ordine: nel febbraio 2006 Adamo Bove esautora Ghioni
sospettandolo di illegalità; i vertici aziendali dell'era Tronchetti
invece lo promuovono, con una scelta "incredibile" che affida proprio
allo spione dei computer l'indagine interna sullo spionaggio; e Ghioni
usa quel potere "per vendicarsi di Adamo Bove". In giugno, quando scopre
che la sua azienda si schiera con Ghioni perfino nell'esposto ai pm,
Adamo ne resta "ossessionato". E pochi giorni dopo vola nel vuoto da un
cavalcavia. P. B.
6 - PELLEGRINAGGI TRASVERSALI - MADONNA CHE DEVOZIONE!...
Tutto è partito dal senatore del Pdl Salvatore Piscitelli, devotissimo
alla Madonna. Piscitelli era già stato più volte a Medjugorje, ma a
novembre ha avuto l'idea di coinvolgere altri parlamentari con una
lettera di invito. Così a novembre sono partiti per Medjugorje deputati
e senatori di vari partiti, di maggioranza e opposizione.
Tra questi, i berlusconiani Giuseppe
Esposito, Paolo Tancredi, Alfredo Mantovano, Ada Spadoni Urbani, Maria
Alessandra Gallone, Elena Centemero; il senatore democratico Giovanni
Procacci; il finiano Candido Da Angelis, la leghista Angela Maraventano.
Un bel gruppo trasversale che ha deciso di dare un seguito romano
all'iniziativa riunendosi per un rosario settimanale tutti i mercoledi
nella chiesa di Santa Maria in Via. Prossimo pellegrinaggio a Medjugorje
il 17 marzo, dove per settembre Piscitelli e colleghi hanno messo in
calendario anche un raduno internazionale di europarlamentari cattolici.
P. D. N.
7 - L'INTERROGAZIONE - NIENTE BRACCIALETTI PER I DETENUTI...
Perché non si usano i braccialetti elettronici come strumento di
controllo alternativo dei detenuti? La deputata del Partito democratico
Magda Negri ha chiesto spiegazioni ai ministri della Giustizia e
dell'Interno Angelino Alfano e Roberto Maroni. Risultano impiegati solo
dieci braccialetti a fronte di una fornitura di 400 pezzi costata ben
110 milioni di euro. La parlamentare ha evidenziato lo spreco di risorse
pubbliche ma soprattutto ha chiesto di rilanciare il progetto,
ricordando i risultati positivi riscontrati in altri Paesi europei: in
Gran Bretagna ne sono in funzione 50 mila (interrogazione S.3/01925). (A
cura dell'associazione Openpolis)
8 - SATIRA - CELESTINI OSCURA LA DANDINI...
Ha suscitato una certa sorpresa l'arrivo nella redazione di "Parla con
me", la trasmissione di Serena Dandini su Rai Tre, delle copie-staffetta
del libro di Ascanio Celestini "Io cammino in fila indiana", edito da
Einaudi. Per un'omissione molto rumorosa: la mancata citazione del talk
show "Parla con me" dove quei testi erano andati in onda. Certo,
l'Einaudi ha avuto coraggio a pubblicare i monologhi di Celestini,
attaccato sia da esponenti del Pdl sia da Silvio Berlusconi.
Il premier, ad esempio, aveva visto se
stesso rappresentato nel personaggio di Tony Mafioso, un omaggio di
Celestini a Peppino Impastato. Nonostante questo, però, non è stata
segnalata l'origine dei testi. Così, come per magia, il riferimento
compromettente a "Parla con me" è sparito. Sebbene la sponda tv sia il
modo migliore per lanciare un libro. Svista o censura? A. F.
9 - CASO USTICA - NON TOCCATE I GENERALI...
I familiari delle vittime sono avvertiti: rischierà una sonora querela
chiunque sosterrà che il Dc9 dell'Itavia fu abbattuto sui cieli di
Ustica il 27 giugno del 1980 durante un combattimento aereo tra velivoli
militari o da un missile, tirando in ballo depistaggi della nostra
Aeronautica militare. Per il governo, che mette in campo i risultati di
tutti i processi e di tutte le commissioni di esperti che hanno lavorato
intorno alla tragedia, c'è una sola verità: a fare esplodere l'aereo fu
una bomba.
E 31 anni dopo ha incaricato il
ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi di vigilare
sul rispetto di questa versione, anche tramite l'Avvocatura dello Stato,
onde tutelare l'onore dell'Aeronautica e dei suoi generali se qualche
scettico dovesse tornare a ipotizzare loro responsabilità. O. F.
10 - MA LA SICILIA È MEGLIO DEL VIAGRA...
Dolce & Gabbana, nella loro lunga carriera, hanno avuto "un colpo di
genio", sostiene Alberta Marzotto nel suo libello tutto pepe sul fashion
system, "L'abito fa il monaco?", appena uscito da Mondadori: "Hanno
trasformato la Sicilia, il cuore di una Terronia reietta e retrograda,
maschilista e ancestrale, nell'epicentro di un universo dannatamente
glamour", tra bei picciotti e vedove in reggicalze.
La seduttività di D&G, scrive la
giornalista di moda, si basa sull'attrazione sessuale più schietta, la
vera specialità regionale: "Altro che Viagra", assicura: "Un uomo e una
donna siculi sono due macchine del sesso sempre e comunque, a ogni età.
E il sesso, si sa, vende". L. Q.
11 - PAROLA DI GESUITA - I FESTINI DI ERODE...
Quando un gesuita prende la frusta son dolori. Il dotto biblista Silvano
Fausti, su "Popoli", la rivista web internazionale della Fondazione San
Fedele, storico baluardo della Compagnia di Gesù a Milano, se la prende
con "i festini di Erode e la vergogna nazionale" (s'è capito a chi
allude). I media fanno confusione, denuncia, favorendo chi pesca nel
torbido, mentre c'è bisogno di chiarezza: "Il male è il male, e chi lo
fa va denunciato. Soprattutto se sta in alto, perché dà scandalo e
induce altri a imitarlo".
E qui, ormai, "la nefandezza" diventa
"puzza". Aggiunge, sferzante: "Necessitiamo di politici al di sopra, non
al disotto di ogni sospetto. Che finisca ciò che ci rende ridicoli al
mondo intero!". La Chiesa, insiste Fausti, non deve più svendersi al
perdonismo. "Chiediamo che i vescovi siano meno yes-men e più yes-Lord".
E conclude: "Basta reggere il moccolo. I cristiani hanno il dovere di
cambiare la situazione". Messaggio: coi salesiani chissà, ma coi gesuiti
non si scherza. T. M.
12 - ROMA NEI GUAI...
Si mette male per il quotidiano "Roma", creatura del vicepresidente di
Fli Italo Bocchino, la vicenda dei contributi ricevuti dal dipartimento
per l'editoria della presidenza del Consiglio. Oltre ad avere aperto un
procedimento che potrebbe portare a una multa e alla revoca dei
contributi incassati negli ultimi anni a causa del controllo sul
giornale che le Edizioni del "Roma" (proprietarie della testata)
eserciterebbero sulla società che lo edita, L'Autorità per le garanzie
nelle Comunicazioni ha deciso di segnalare l'affaire alla Procura di
Napoli.
Sotto accusa, le dichiarazioni inviate
dalla società alla presidenza e all'authority, per le quali si ipotizza
il reato di false comunicazioni sociali. Nelle società Bocchino non
compare: compare come azionista sua moglie Gabriella Buontempo. P. D. N.
13 - MONTECITORIO - LA TRUFFA PAGA...
I vertici della Camera avevano promesso che la loro posizione "sarebbe
stata valutata con il massimo rigore sotto il profilo disciplinare". E
infatti i 17 dipendenti indagati lo scorso anno dalla Procura di Roma
per falso e truffa ai danni dello Stato perché con tesserini falsi si
facevano segnare al lavoro mentre erano assenti, erano stati sospesi dal
servizio. Oggi, dopo poco più di un anno da quel 28 gennaio in cui
scoppiò il caso che agitò Montecitorio, tre di essi sono tornati al
lavoro dopo avere patteggiato in tribunale e pagato alla Camera un
risarcimento danni fino a 50 mila euro. D. C.
14 - SAIA IL TEMPOREGGIATORE...
È durato una settimana l'allineamento fra le scelte politiche del
senatore Maurizio Saia e il suo blog. Come reso noto da "l'Espresso",
fino a qualche settimana fa sul suo sito campeggiava il simbolo del Pdl,
nonostante da quai un anno fosse approdato in Futuro e libertà. La
dimenticanza era stata notata, e così Saia si è affrettato ad aggiornare
l'homepage. Ma nel giro di qualche giorno gli eventi lo hanno rimesso in
contraddizione. Dopo il congresso fondativo di Milano, infatti, Saia è
uscito dal Fli; il suo blog, però, reca il logo del partito in bella
vista. "Forse temporeggia in attesa di decidere dove andare", malignano
i finiani. P. FA.
15 - RIDATEMI LE MIE SALSICCE...
I giornalisti sono alla fame, deve aver pensato Pasquale Laurito, patron
della "Velina rossa", l'agenzia di stampa che detiene l'interpretazione
autentica del pensiero di Massimo D'Alema, quando ha scoperto che nella
sala stampa di Montecitorio qualcuno gli ha fatto sparire un pacchetto
regalo contenente salsicce. Laurito aveva riposto i pregiati salumi in
un sacchetto di plastica, insieme ai giornali. Al suo rientro dal
Transatlantico i giornali c'erano ancora, il resto non più. "È
inammissibile, una cosa così qui non si era mai vista", ha detto
sconsolato l'ultraottantenne giornalista parlamentare. B. C.
16 - NORDEST - POCHI SOLDI PER IL PAPA...
Fede vacillante o crisi economica? Nel Nord-est imprenditori e
parrocchiani rispondono con poco entusiasmo alla raccolta fondi per la
visita del papa. La Chiesa triveneta ospiterà Benedetto XVI il 7 e 8
maggio ad Aquileia e a Venezia. E proprio Venezia, con la messa al parco
San Giuliano di Mestre, sta mettendo in imbarazzo il patriarca Angelo
Scola e il vescovo ausiliare, Beniamino Pizziol, organizzatore
dell'evento.
Tra palco (scenografia di una
basilica, 800 mila euro, poi ridotti a 400 mila), vestiti (quasi 300
mila euro che una sartoria ha osato chiedere a Regione e Province),
servizi, sicurezza e gadget, è uscito un preventivo di 2 milioni.
Pizziol ha cercato sponsor tra banche e imprese, promettendo di
valorizzare i loro marchi, addirittura un incontro con il pontefice. Ma
le risposte sono state fredde. Si è allora lanciata una campagna di
elemosine in tutte le chiese delle diocesi, ma i sacerdoti hanno
raccolto più proteste che oboli per "Pietro nelle terre di Marco". G.
SB.04-03-2011]
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LIBYAN SCHOOL
OF ECONOMICS - TERREMOTO ALLA BLAIRIANA LSE, LA Più PRESTIGIOSA
UNIVERSITà DI LONDRA: PER ANNI, LA LIBIA CI HA RIVERSATO MILIONI DI
STERLINE, PER FAR ISTRUIRE I SUOI FUNZIONARI E FAR LAUREARE FRA GLI
ONORI IL NOVELLO RAISS SAIF GHEDDAFI (GRAZIE A UNA TESI COPIATA, TRA
L’ALTRO) - IERI SI è DIMESSO IL DIRETTORE, E GLI ILLUSTRI ACCADEMICI CHE
PER ANNI HANNO BACIATO LA PARRUCCA DI GHEDDAFI, ORA FANNO LA FIGURA DEI
CINICI CALCOLATORI O, AL MASSIMO, DEGLI UTILI IDIOTI
Andrea
Malaguti per "La
Stampa"
Fred Halliday era un uomo brillante.
Tendeva ad alzare il gomito di quando in quando ma parlava dieci lingue
(molte mediorientali), insegnava relazioni internazionali alla London
School of Economics (Lse) e sapeva distinguere i buoni dai cattivi. Era
una sua ossessione. Così quando Saif al Islam, figlio del Colonnello
Muammar Gheddafi, chiese di iscriversi al suo prestigioso ateneo,
Halliday scosse il capo. «Io sono contrario. Si fa presto a giocarsi la
reputazione internazionale».
Profetico. Era il 2002. I colleghi del
board, il consiglio dell'Ateneo guidato allora da Lord Anthony Giddens,
lo guardarono come si fa con i matti. Lui incassò con stile. Ma
aggiunse: «Mi rimetto alla volontà della maggioranza, una cosa però
vorrei che fosse chiara: prendere soldi dalla Libia è un errore
madornale». La reazione dei cattedrattici fu la stessa di pochi secondi
prima. Ovviamente lo ignorarono.
WIKILEAKS
Qualche anno più tardi, nel 2009, Halliday morì per colpa di un tumore
implacabile, mentre Howard Davies, nuovo rettore della Lse, sentito il
parere degli illustri colleghi, per la gran parte ex consiglieri di Tony
Blair, decise di accettare prima un milione e mezzo dalla fondazione
Gheddafi da destinare allo sviluppo dell'Ateneo, quindi un ulteriore
milione di sterline dal governo di Tripoli per formare centinaia di
membri - 450 per la precisione - della futura élite del potere libico.
Dirigenti di aziende pubbliche e private.
A rivelarlo sono ancora una volta i
file di WikiLeaks. Sir Howard Davies oggi confessa di essere piuttosto
imbarazzato di fronte a questo scenario. «Il nostro voleva essere uno
sforzo puramente educativo». Ma, travolto dalle polemiche, ieri sera si
è dimesso. In una dichiarazione ha riconosciuto che la reputazione
dell'Università «ha sofferto» a causa sua..
UTILI IDIOTI
Il rapporto tra la Lse e il complicato mondo del raiss è sempre stato
forte e decisamente più largo del puro orizzonte accademico, ma adesso
che l'angosciante visione del mondo del leader libico e dei suoi
famigliari è stata consegnata ai cannoni e alla misericordiosa visione
di Saif al Islam («Scorreranno fiumi di sangue»), i giorni degli
abbracci, degli inchini, e soprattutto delle donazioni, scivolano sul
buon nome dell'università come un veleno mortale. Ricordare è doloroso.
E non tutti hanno la stessa dignità di
Shami Chakrabarti, direttrice di Liberty, gruppo di pressione per i
diritti civili dell'Alma Mater, che diede il suo entusiastico appoggio
all'idea di farsi finaziare con i soldi del raiss. «La verità è che
siamo stati completamenti inadeguati». Utili idioti o cinici
calcolatori?
NEL SEGNO DI BLAIR
Il mondo della London School of Economics è sempre stato sofisticato e
pieno di equilibrio. Donne dagli abiti sobri. Un filo di perle, magari,
e l'espressione amabile. Uomini disinvolti in completi vecchi ma di buon
taglio. Brillanti e new labour.
Sir Mark Allen, ex spia dell'MI6 e
consigliere della Lse, ha avuto un ruolo decisivo nel ricucire i
rapporti tra la Gran Bretagna e la Libia. È stato lui a unire Gheddafi e
Blair (capaci di firmare un accordo valso alla Bp 15 miliardi di
sterline) e sempre Allen ha avuto un ruolo importante nel rilascio di Al
Megrahi, il terrorista condannato per la strage di Lockerbie. Lord
Giddens è stato più volte in Libia e ha applaudito in prima fila il
raiss a Londra definendo il suo lavoro «impressionante» e la sua figura
«immensamente popolare».
Lord Desai ha discusso per due ore la
tesi di Saif al-Islam (rivelatasi poi un plagio, presumibilmente frutto
di un ghostwriter) sottolinenadone la «tensione ideale». E la dottoressa
Alia Brahimi, astro nascente dell'universo accademico britannico, è
stata spesso a Creta per concordare con il figlio di Gheddafi l'uso
delle generose offerte. «Non ho nulla di cui chiedere scusa. Saif mi
diceva di essere pronto a grandi riforme liberali. Ero certa che amasse
il suo popolo».
Un abbaglio collettivo, insomma. Ma in
questo zelo pubblico che aveva contagiato una delle istituzioni più
importanti e progressiste della Gran Bretagna ferveva un eccesso, uno
spreco che non dava tregua. Innocente o doloso che fosse.
Sir Karl
Popper, professore di Scienze Economiche e Politiche alla Lse, era
solito dire con la chiarezza degli illuminati: «Conoscenza, scienza e
libertà. Tutto dipende dalla capacità di distinguere tra una società
aperta e i suoi nemici». Lo diceva anche Fred Halliday, magari con altre
parole. 04-03-2011]
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1- MALEDETTA, CASA MALEDETTA! E MENTRE VISCO PREDICAVA LACRIME,
SUDORE E SANGUE SPARANDO PIù TASSE PER TUTTI, LA ROMA VELTRONICA DI
WALTER-EGO CONCEDEVA AL FIGLIO DEL MINISTRO UNA CASA A CAMPO DE’ FIORI
CON AFFITTO STRACCIATO - 2- IL COMUNE DI ROMA HA LE PEZZE ANCHE NEL
COLON E NEL PANCREAS, MA NEGLI ANNI D’ORO DELLE GIUNTE DI SINISTRA SI
POTEVA AFFITTARE (GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO) UN APPARTAMENTO NELLA
PERIFERICA PIAZZA NAVONA A 12 EURO AL MESE, 152 € L’ANNO! - 2- LA VERA
AFFITTOPOLI, GIUSTAMENTE, È NEL CUORE DELLA CITTÀ. LADDOVE OGGI IN MEDIA
UNA PERSONA NORMALE SPENDE DA 4MILA AI 20MILA EURO AL METRO QUADRATO -
3- E CHISSÀ COME MAI DELLE ASSOCIAZIONI CARITATEVOLI (CANONI RIBASSATI
ALL’80%) POI DIVENTANO SEDI DEL PD O DI SEL BY VENDOLA OTTENGONO SEMPRE
CANONI PRIVILEGIATI
1 - E CASE DEL COMUNE ALLA SINISTRA - E IL PD NON PAGA NEANCHE IL
CANONE
Brunella Bolloli per "Libero"
Ecco le case dell'Affittopoli romana.
Elenchi lunghissimi di nomi, indirizzi e prezzi con una costante: nella
città più cara d'Italia l'amministrazione comunale, tra il 2001 e il
2007, è stata super generosa. Un patrimonio di oltre 2mila immobili ha
fruttato alle casse capitoline appena il 15 per cento del suo valore di
mercato.
C'è chi è riuscito ad affittare un
appartamento a piazza Navona (mica alla Borgata Finocchio) a soli 152,40
all'anno. Centocinquantadue euro e quaranta centesimi di canone annuale,
praticamente 12 euro al mese. In romanesco volgare si dice: mortacci! .
E se non fosse scritto nero su bianco
non ci si crede, invece è così: abitazione a piazza Navona, quinto
piano, canone: 152,40. Sarà pure un palazzo vetusto, ma pagare così poco
nel cuore di Roma è quasi un miracolo. Merito dei prezzi low cost del
patrimonio immobiliare del Campidoglio: case dal centro alla periferia
"cedute", durante le gestioni precedenti a quella di Gianni Alemanno, a
canoni irrisori rispetto al valore reale. Abitazioni private, esercizi
commerciali, alberghi, studi e ristoranti.
MOROSITÀ DA 25 ANNI
- Un capitolo a parte sono le associazioni. E qui sta il bello
perché, proprio in virtù delle loro finalità sociali o di volontariato,
hanno dei canoni ribassati all'80 per cento rispetto alle quotazioni di
mercato. Però, un conto sono i volontari della Caritas, un altro sono le
sedi di partito, che hanno usufruito di sconti come se fossero realtà
poverissime. Scorgendo gli elenchi, infatti, ci sono locali nati per
ospitare gruppi con finalità sociali che poi, per magia, si sono
trasformati in uffici di partito. Guarda caso, quasi sempre di
centrosinistra.
Prendiamo ad esempio l'Associazione
culturale Marcella Valentini di via Diego Angeli 141-143, zona Casal
Bruciato. Chissà come mai adesso, al civico 143, campeggia una bella
insegna del Partito democratico. Poi si scopre che il partito di
Bersani, per queste stanze, paga 491,99 euro di affitto, ma prima ha
sborsato ben poco, visto che risulta moroso per 13.279,89 euro, cioè da
venticinque anni. Idem per il circolo culturale sportivo Pietro Nenni di
via Vicopisano 91-93. Come mai al civico 91, al posto del centro
culturale sportivo, compare l'insegna con la scritta Sinistra e Libertà
in XV municipio? Al 93, invece, ci sono le Acli.
Nel tabulato della Romeo (la società
che si occupa della manutenzione degli stabili di proprietà comunale) è
citato solo il civico 91. Canone: 213,20. Morosità di 2.027,76 euro. E
il discorso potrebbe proseguire così anche per il circolo culturale
Palmiro Togliatti di via Vaiano 3-5. Ancora una volta, dove doveva
esserci un'associazione di quartiere oggi c'è il Pd. La concessione è
pure scaduta e restano da saldare 60 morosità di 1.112,19 euro.
Possibile che il partito dell'ex
sindaco di Roma non abbia i soldi per pagare l'affitto di 254,60 euro?
Ma se queste sono sedi di borgata, e non appartamenti di pregio, diversa
è la situazione di Rifondazione comunista. Per sistemarsi a Trastevere,
un'altra bellissima parte della Capitale, i bertinottiani hanno chiesto
aiuto al Comune e hanno ottenuto dei locali a piazza Belli. Indennità di
locazione: 3.755,64 euro. All'anno, però. Più o meno la stessa cifra che
sborsa una non bene identificata sezione del Pci Albuccione a Guidonia,
venti chilometri fuori città.
TEATRI E HOTEL - La vera Affittopoli,
però, è nel cuore della città. Laddove oggi in media una persona normale
spende da 4mila ai 20mila euro al metro quadrato per un alloggio, c'è
chi, come il celebre ristorante "Checco Er carrettiere", riesce a
cavarsela con soli 3.957,36 euro annuali. Affitto irrisorio anche per il
Teatro della Cometa, di fronte al Campidoglio: 2.482,56 euro per 12
mesi. E che dire poi dell'hotel Richmond di largo Corrado Ricci, con
affaccio sui Fori Imperiali? Solo 30mila euro annuali, niente se si
considera la zona di pregio. E mentre il Pd si difende, il PdL chiede di
aprire un fascicolo in procura e il sindaco ha già disposto una
commissione d'inchiesta «per vederci chiaro». Ma non finisce qui.
2 - CASA SUPERSCONTATA AL FIGLIO DI VISCO
Franco Bechis per "Libero"
Il governo di Romano Prodi è stato
breve, d'accordo. Ma ha proprio cambiato la vita di Gabriele Visco,
figlio dell'allora viceministro dell'Economia, Vincenzo. Il 30 ottobre
2006, mentre papà stava battagliando in parlamento per fare passare la
finanziaria delle cento tasse, lui riusciva ad acquistare la casa dei
sogni alle spalle di piazza Campo dei Fiori a Roma.
A vendergliela dopo un'asta andata
deserta è stato il Comune di Roma guidato da Walter Veltroni attraverso
la finanziaria Campidoglio finance. Non c'è dubbio sui chi dei due abbia
fatto il migliore affare: chi ha comprato. Perché Visco jr è riuscito a
strappare a Veltroni un superprezzo: 910 mila euro per un appartamento
al piano nobile da 154 metri quadrati più una cantina da 40 metri
quadrati. La base d'asta era di 748 mila euro per l'appartamento e
23.100 euro per la cantina. L'offerta è stata in rialzo del 20 per cento
contro un 60 per cento medio dei rialzi alle aste per immobili comunali.
Il prezzo a metro quadrato ottenuto è
stato di poco superiore ai 5.500 euro, anche se all'epoca quello di
mercato risultava essere in quella zona superiore ai 20 mila euro. Ora
il mattone è sceso sensibilmente e oggi gli immobili offerti nella
stessa via o in quelle adiacenti da agenzie private oscillano fra i 12
mila e i 17 mila euro al metro quadrato. Non c'è dubbio che Visco jr
fece un affarone. Altri grazie alla scarsa conoscenza del mercato
immobiliare del povero Veltroni, strapparono in contemporanea affari
ancora più scandalosi, a scorrere la lista delle vendite del mattone di
Roma fra il 2005 e il 2007.
Ma anche il figlio di Visco fu
particolarmente fortunato. Aveva solo 33 anni e già da parte 640 mila
euro. La casa infatti fu pagata in gran parte con i risparmi di famiglia
e per la restante parte (270 mila euro) accendendo un mutuo ipotecario
presso il San Paolo Banco di Napoli, la stessa banca dove aveva il conto
papà allo sportello di Montecitorio, al tasso di interesse nominale
annuo del 4,86%.
Periodo fortunatissimo, quello del
governo Prodi per il giovane Visco. Mentre papà tassava, pochi mesi dopo
lui trovava prima una buona consulenza (dal primo luglio 2007) e infine
un'assunzione come dirigente a Sviluppo Italia, società controllata
proprio dal ministero dell'Economia. Un caso che fece scalpore e che
venne difeso a spada tratta dall'amministratore delegato di Sviluppo
Italia, Domenico Arcuri, che giunse perfino a sostenere che Visco jr
avesse mostrato un coraggio leonino ad accettare la sfida di quella
assunzione nella società vigilata da papà.
Nell'elenco della svendopoli romana
all'epoca di Veltroni quello di Visco jr è forse il nome di acquirente
più famoso, ma i casi clamorosi sono decine. Perfino società immobiliari
hanno approfittato a man bassa dei saldi dell'allora sindaco di Roma.
C'è la Pasquino di Alado Salini & c che ha portato via un intero piano
in via Panama, cuore esclusivo dei Parioli a 1,6 milioni di euro.
Un'altra società, Roma caput mundi, ha acquistato 325 metri quadrati al
terzo piano di fronte alla Fontana di Trevi per 1,8 milioni di euro, un
saldissimo.
In zone meno pregiate, a fianco della
stazione Termini, altre immobiliari sono riuscite a prendersi
appartamenti a 2 mila euro al metro quadrato. In via Ruggero Bonghi, a
due passi da via Merulana e poco lontano dal Colosseo, la Mecenate srl
si è portata via 210 metri quadrati a 230 mila euro. Ha fatto scalpore
la casa di Claudio Scajola pagata poco più di 910 mila euro davanti al
Colosseo perché qualcun altro avrebbe aggiunto "a sua insaputa" somma di
poco inferiore per pareggiare i prezzi di mercato.
Ma a pochi metri di distanza, in via
del Colosseo Veltroni ha venduto a sua insaputa 223 metri quadrati
al'asta nel 2005 per 802.500 euro. L'anno dopo ancora meglio: nello
stesso palazzo a un inquilino che già abitava dentro è stata venduta
casa da 248 metri quadrati per 422.730 euro. Con il diritto di
prelazione gli inquilini in quegli anni di fatto hanno messo in mutande
il generoso sindaco e soprattutto il comune che lui avrebbe lasciato a
Gianni Alemanno in quelle condizioni disastrose.
Per fare un esempio: in via dei
Coronari, dietro piazza Navona, si potevano comprare 82 metri quadrati
per 209 mila euro. In corso del Rinascimento, a due passi dal Senato,
venduti più alloggi da 150 mq a meno di 200 mila euro. Con i saldissimi
se ne è andato un intero immobile in viale Mazzini 73, vicino alla Rai:
tutte metrature superiori ai 150 mq per prezzi che al massimo arrivavano
a 330 mila euro. Uno solo ha comprato a 565 mila euro: ma erano 303
metri quadrati. Affari così senza Walter non li fa più
nessuno.04-03-2011]
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"IL FATTO"
DIMENTICA I CONTRATTONI CHE HANNO FABIO FAZIO E SERENA DANDINI, SANTORO
E FLORIS, E STREPITA PER IL CONTRATTO DELL’ELEFANTINO: 1.5 MLN IN TRE
ANNI EQUIVALE A 3MILA € LORDI A PUNTATA - CERTO, PER FERRARA IL
CARROZZONE DI SADO-MASI HA RISCOPERTO UN’EFFICIENZA PERSA DA TEMPO:
STUDI PRONTI IN UN ATTIMO, TRATTATIVA IN DIS CESA E CDA ALL’OSCURO DI
TUTTO - AMARCORD ANNUNZIATA: IL NIET DEL CAVALIER POMPETTA A DE BORTOLI
AL POSTO DI BIAGI
Carlo
Tecce per "il
Fatto Quotidiano"
Giuliano Ferrara completerà la
legislatura, Silvio Berlusconi chissà. Il direttore del Foglio firmerà
un contratto di due anni (e l'opzione per il terzo) con la Rai: Qui
Radio Londra inizierà tra due settimane e finirà a marzo 2013, nei
giorni di campagna elettorale salvo dimissioni e ribaltoni a Palazzo
Chigi.
Ferrara può prolungare al 2014 il suo
editoriale quotidiano, per centinaia di serate avrà l'ultima parola in
coda al Tg1 di Augusto Minzolini. La burocratica Rai con l'Elefantino ha
scoperto un'efficienza che mancava da tempo: l'incontro di ieri a viale
Mazzini è durato pochi minuti, però, il servizio pubblico investe su
Ferrara per i prossimi tre anni e per circa 1,5 milioni di euro.
Qui Radio Londra sarà in onda per
cinque giorni a settimana dal lunedì al venerdì, senza pubblicità (e
dunque senza ricavi per la Rai) appena si chiude la sigla del Tg1. Per
ogni puntata l'ex ministro berlusconiano guadagnerà poco più di 3 mila
euro lordi e, calcolando che le serate saranno oltre 150 l'anno,
l'ingaggio annuale sarà di 500 mila euro.
Il compenso di Ferrara è inferiore al
minimo garantito di Bruno Vespa, in linea con lo stipendio di un
responsabile di rete, ma è un'enormità rispetto a Travaglio e Vauro che
lavorano per Annozero senza contratto da sei mesi. In un'azienda piegata
da tagli e crisi, per nessuno è facile strappare un accordo triennale e
avere carta bianca per un programma sperimentale con il rischio che sia
un fallimento.
Il direttore generale Masi per Ferrara
ha superato se stesso: studi pronti in un attimo, via vecchie
scenografie, trattativa comoda e Cda all'oscuro di tutto, nonostante il
palinsesto sia stato approvato cinque settimane fa. Per spiegare il
significato dell'avvento di Ferrara basta citare il caso di Lucia
Annunziata: il suo speciale sul Potere, un settimanale di sei puntate,
da mesi avanza e arretra nei progetti di viale Mazzini.
E mentre Qui Radio Londra è al via,
l'Annunziata aspetta: "Il mio programma doveva già partire a ottobre. La
data prevista è ora il 28 marzo, ma il dg non ha firmato ancora la
scheda di programma. Non si capisce per quale motivo". E c'è una
differenza tra Ferrara e l'Annunziata: Potere impegna Rai3 per sei
settimane, Ferrara occuperà uno spazio sensibile di Rai1, tra il
telegiornale più seguito e il varietà per le famiglie.
L'Elefantino avrà quel pezzetto di
palinsesto che fu del Fatto di Biagi e che da sempre Berlusconi guarda
con attenzione. L'Annunziata racconta un episodio inedito di qualche
anno fa: "Quando ero presidente Rai (dal marzo 2003 al maggio 2004,
ndr), mi svegliarono alle 4 di mattina spiegandomi che c'era l'accordo
su chi affidare lo spazio dopo il Tg1: una settimana a Vespa e una
settimana a Ferruccio de Bortoli, che era stato allontanato dal Corriere
da Berlusconi.
Un'intesa raggiunta - spiega la
conduttrice di In mezz'ora - dopo una lunga trattativa, che mirava a
garantire il massimo di equilibrio. Poco prima del Cda, però, un
consigliere mi disse che era stato a Palazzo Chigi e che lui gli aveva
detto che non avrebbe mai consentito a chi gli aveva messo contro il
Corriere della Sera di avere quella visibilità. L'accordo saltò e lo
spazio fu affidato a Pierluigi Battista".
Ora il vento è
diverso e l'equilibrio vale zero. La nuova Rai con Ferrara, Vittorio
Sgarbi e Bruno Vespa in prima serata sarà un bottino per Mauro Masi da
spendere con il Cavaliere per decidere la sua prossima destinazione, una
poltrona nei Cda di enti pubblici come Eni, Enel, Terna e Finmeccanica
che saranno rinnovati ad aprile. Ieri Masi è stato ricevuto a Palazzo
Chigi, ufficialmente per illustrare le dirette Rai per i 150 anni
dell'Unità d'Italia che cominciano il 16 marzo con un evento al
Quirinale. Ma nemmeno per le celebrazioni di rito c'è posto per volti
sgraditi: sarà Vespa con Pippo Baudo a raccontare ai telespettatori
com'era l'Italia e com'è oggi.
04-03-2011]
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CONFERITO A CESARE ROMITI, IN QUALITÀ DI PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA DI
BELLE ARTI DI ROMA, IL TITOLO DI MEMBRO ONORARIO DELL’ACCADEMIA RUSSA DI
BELLE ARTI -
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
AISE -
"L'Accademia Russa di Belle Arti" e "ZurabTsereteli. Incanto delle
Origini. Radici del Mondo": sono le due mostre inaugurate all'interno
dei Musei di San Salvatore in Lauro, da Francesco Maria Giro,
Sottosegretario di Stato per il Ministero dei Beni e le Attività
Culturali e Andrei Busygin, Vice Ministro della Cultura della
Federazione Russa.
La duplice esposizione, patrocinata
dal Ministero per i Beni Culturali, dal Ministero degli Affari Esteri
della Federazione Russa, dal Ministero della Cultura della Federazione
Russa e dall'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma,
nasce dall'idea di Lorenzo Zichichi, Evelina Schatz e Olga Strada
nell'ambito del progetto delle relazioni culturali Russia - Italia 2011,
ed è promossa dal Pio Sodalizio dei Piceni e da Il Cigno GG Edizioni.
All'inaugurazione due importanti
consegne: conferito a Cesare Romiti, in qualità di Presidente
dell'Accademia di Belle Arti di Roma, il titolo di membro onorario
dell'Accademia Russa di Belle Arti ed il Presidente di Palaexpo e
Fondazione Roma, Emmanuele Emanuele, ha conferito a Zurab Tsereteli il
Premio Emilio Greco.
2- L'ULTIMA ROMITATA DEL SOR CESARE: LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE
Alessandro Sallusti per Il Giornale - DEL 28 FEBBRAIO 2011
Cesare Romiti è un anziano signore
molto rispettato, famoso per aver salvato la Fiat dai disastri provocati
prima dal '68 poi dalla crisi economica degli anni Settanta e infine da
alcune scelte della famiglia Agnelli. Fu lui a riportare in mare la
corazzata industriale e a pilotarla per oltre vent'anni. Tra i suoi
meriti, il principale fu forse quello di essere riuscito a tenere
l'Avvocato fuori dalla plancia. In quel tempo Romiti aveva due passioni:
l'impresa e i giornali.
Attraverso Fiat prima e Gemina poi
aveva le mani sul Corriere della Sera (La Stampa faceva parte del
patrimonio di casa, la Repubblica era di un parente stretto). E fu una
presa forte, perché oltre alla passione l'uomo sapeva bene che potere e
informazione vanno a braccetto.
Dopo un lungo periodo di assenza,
Romiti ieri è tornato in tv, ospite di Maria Latella (sua ex
giornalista) nel pomeridiano di Sky. Tra l'altro ha detto: spero che
Mediaset non si interessi alla carta stampata perché sarebbe un duro
colpo alla libertà di informazione. Ha poi dubitato con sarcasmo delle
parole di Fedele Confalonieri, che nei giorni scorsi aveva definito
stupidaggini le voci su possibili ingressi di Mediaset nella proprietà
di importanti quotidiani.
Sono convinto che Confalonieri non
mente, ma resta comunque triste vedere un ex grande dell'impresa
italiana allinearsi all'antiberlusconismo militante pur di strappare un
ultimo titolo di prima pagina, farsi strumento del Santoro di turno. Ma
chi vuole prendere in giro, dottor Romiti? Nei suoi giornali (io ci sono
stato) non si poteva scrivere non dico una notizia ma neppure una riga
che Fiat (cioè lei) non volesse, ligi al motto: ciò che serve a Fiat
serviva al Paese.
E questo accadeva non solo nei fogli
di proprietà diretta o indiretta. Attraverso la ragnatela del potere e i
soldoni della pubblicità, il condizionamento della carta stampata e
della magistratura era generale. Scontato che Fiat (le sue aziende, le
sue banche, le sue assicurazioni) era intoccabile, lei crede, dottor
Romiti, che qualche pm, direttore o cronista, durante il suo regno fosse
libero di indagare sui conti esteri della famiglia Agnelli? Di curiosare
tra i giovani amorazzi dell'Avvocato, che in quanto a bunga bunga la
sapeva più lunga di Berlusconi? Di infangare la real casa pubblicando,
per esempio, i veri motivi che portarono al suicidio del povero Edoardo?
Se questo Paese ha perso molti treni
non è soltanto perché quelli costruiti dalla Fiat erano inadeguati
(ricordate i primi pendolini, sempre fermi in mezzo alla campagna?) ma
anche per il tappo che l'era tanto cara a Romiti provocò sulla libertà
di informazione. Il più colossale conflitto di interesse mai visto in
questo Paese non è quello che oggi Romiti paventa ma quello di cui lui
fu, impunemente, artefice e protagonista.
L'ex numero uno di Fiat non è in
queste ore l'unico furbetto della comunicazione. Sempre ieri Diego Della
Valle, imprenditore di successo (Tod's e non solo), ha sferrato un
violento attacco a Cesare Geronzi, presidente delle Generali. Le
Generali sono una delle più grandi casseforti private del Paese, tanto
grande da poter incidere sul futuro della stabilità del sistema Italia
forse anche più del governo stesso.
Questo concetto, direi questa
responsabilità, è ben presente a Cesare Geronzi che di conseguenza
dirige i lavori a modo suo, che è poi quello dell'interesse degli
azionisti prima di tutto ma con un occhio a interessi generali. Ciò non
è una cosa disdicevole. Dal punto di vista strettamente di mercato e di
redditività, probabilmente sarebbe stato più conveniente vendere
l'Alitalia ai francesi, o Telecom agli spagnoli, tanto per fare due
esempi concreti. Se così fosse stato oggi saremmo l'unico Paese
occidentale a dipendere dall'estero per la telefonia e il trasporto
aereo.
Ma questo rischio non è considerato
tale da imprenditori che evidentemente e legittimamente, pur arrivando
per meriti nel cuore del sistema finanziario del Paese (Della Valle è
nel consiglio di amministrazione di Generali), pensano sempre, comunque
ed esclusivamente agli affari loro. Che se poi di questi affari (
investimenti in grattacieli francesi, banche russe o nuovi treni
italiani via consociate estere) non se ne sa nulla, neppure in consiglio
di amministrazione, tanto meglio.
Geronzi è accusato di voler capire che
cosa succede nella più grande impresa italiana che gli è stata
liberamente affidata. Non mi sembra un reato, anche se capisco che la
cosa possa innervosire chi pensava che fosse giunto il momento di poter
fare gli affari propri senza troppi intralci. In questo la parabola di
Della Valle assomiglia molto a quella di Gianfranco Fini: rompere con il
grande capo per ottenere qualche vantaggio personale. Fini sbagliò
parole, modi e tempi. Della Valle vedremo.09-03-2011]
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MILANO
POSITIVA - LIGRESTI RISALE, MA S&P LO STRONCA. AZEMA SI SCERVELLA PER
EVITARE L’OPA - TELECOM: NOMINE LUNEDÌ - LO SPREAD RICOMINCIA A CORRERE
- IL PETROLIO RISALE, LA BENZINA PURE - SCAZZI A2A-EDISON, DOMANI IL
VERTICE - MEDIOBANCA, PER FUMAGALLI IL PATTO NON CAMBIERÀ - UNICREDIT SI
PREPARA AL CDA, UTILE SARÀ IN CALO - MOODY’S SEGA 6 BANCHE GRECHE - IL
ROTTAME TIRRENIA VALE 380 MLN, MA CHI SE LA COMPRA? - COLANINNO: RYANAIR
PAGHI LE TASSE IN ITALIA - SALGONO LE VENDITE ALL’INGROSSO USA - YOOX FA
IL BOOM, MA NIENTE DIVIDENDI - BYE BYE FIAT: VW E BMW SEMPRE MEGLIO…
1 - FONSAI, STANDARD & POOR'S LA DECLASSA A BBB- DOPO DECISIONE
CONSOB...
(LaPresse) - Standard & Poor's ha rivisto il rating di
Fondiaria-Sai e della sua controllata principale Milano Assicurazioni da
'BBB' a 'BBB-', in seguito alla decisione della Consob sulla doppia opa
obbligatoria di Groupama. Lo spiega il gruppo assicurativo in una nota.
"Standard & Poor's - si legge nel comunicato - ha affermato che quanto
comunicato da Consob, in risposta al quesito posto da Groupama, e da
questa reso noto al mercato, potrebbe alimentare delle incertezze circa
la realizzazione dell'aumento di capitale della controllante Premafin e
conseguentemente di Fondiaria-Sai".
Secondo l'agenzia di rating, il
livello di patrimonializzazione di FonSai "non è adeguato al rating
finora attribuito". Standard & Poor's ha inoltre deciso di mantenere il
creditwatch negativo su FonSai e Milano Assicurazioni, "come conseguenza
del perdurare delle incertezze sulla realizzazione dell'annunciato
aumento di capitale", ma potrebbe rivederlo se si avessero novità
positive in merito entro un mese.
2 - PREMAFIN: GROUPAMA, STUDIA NUOVO ACCORDO CON LIGRESTI...
Radiocor - Il cda di Groupama ha chiesto alla direzione
generale della societa' di 'studiare le opzioni possibili per la
negoziazione di un nuovo accordo con la famiglia Ligresti che risponda
ai limiti posti dalla Consob'. Cosi' una nota di Groupama. Il direttore
generale e' Jean Azema.
3 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO POSITIVA, BOOM LIGRESTI,
PETROLIO TORNA A SALIRE...
Milano, 9 mar. (LaPresse) - Chiusura positiva per
Piazza Affari, con il Ftse Mib che guadagna lo 0,39% a 22.441,24 euro e
il Ftse All-Share che registra un rialzo dello 0,38% a 23.058,91 punti.
Il prezzo del petrolio torna a salire, dopo la frenata di ieri dovuta
all'annuncio di un vertice dei Paesi Opec per decidere su un aumento di
produzione del greggio. A New York, il Wti supera i 105 dollari al
barile. A Londra, il Brent torna sopra quota 115 dollari al barile.
In Europa i rendimenti dei buoni
decennali del Tesoro portoghese tornano a far tremare l'eurozona. Il
tasso è salito ancora di 0,06 punti percentuali al 7,68% e nell'asta di
oggi i titoli con scadenza biennale hanno toccato un rendimento del
5,99%, in aumento rispetto al 4% registrato nella precedente asta
analoga. In questo contesto, l'euro si rafforza leggermente sul dollaro,
ma sotto i massimi di ieri, Wall Street viaggia debole e le principali
Borse europee chiudono in rosso.
A Londra l'indice Ftse 100 cala dello
0,63% a 5.937,30 euro, a Parigi il Cac 40 lascia lo 0,55% a 3.993,81
punti e a Francoforte il Dax perde lo 0,46% a 7.131,80 punti. Milano si
mantiene sopra la parità, con la galassia Ligresti in grande evidenza,
mentre si attendono le mosse di Groupama per l'ingresso in Premafin e
FonSai, dopo lo stop della Consob a un'operazione senza offerta pubblica
di acquisto. Ieri la famiglia Ligresti ha incontrato a Milano il numero
uno dei francesi, Jean Azema, alla ricerca di una strategia comune. Oggi
Fondiaria-Sai chiude gli scambi con un rialzo del 6,47% a 7,565 euro,
Premafin balza del 4,03% a 0,774 euro e Milano Assicurazioni vola a
1,336 euro, con un incremento del 9,51%.
Pirelli sale per il secondo giorno
consecutivo, spinto dai conti 2010. Il titolo registra un rialzo del
2,13% a 6,225 euro. L'energetico A2A sale dell'1,49% mentre proseguono
le trattative con Edf per ristrutturare il patto di sindacato che
controlla Edison. Secondo indiscrezioni di stampa, il ministro
dell'economia, Giulio Tremonti, avrebbe chiesto di bloccare la
trattativa per un'ulteriore riflessione, preoccupato che un altro pezzo
strategico di Paese passi in mani straniere. Il titolo di Edison sale
nella seduta di scambi dell'1,57% a 0,907 euro.
Nel paniere principale, Eni perde l'1%
attestandosi a 17,77 euro, dopo che l'amministratore delegato, Paolo
Scaroni, ha detto che la produzione in Libia è scesa ancora, portandosi
a 100mila barili al giorno. Per venerdì è previsto un incontro tecnico
in Bankitalia sulle procedure da attuare per la banche che saranno
interessate dagli stress test europei. I cinque istituti nel Ftse Mib
chiudono tendenzialmente in positivo. Perde Banco Popolare (-0,41%). Ma
guadagnano Intesa Sanpaolo (+0,33%), Unicredit (+1,22%), Ubi Banca
(+1,47%) e Banca Montepaschi (+0,69%).
4 - RENDIMENTI BTP SUI MASSIMI, SALE SPREAD...
(ANSA) - Aumenta la tensione sui titoli di Stato di
Portogallo e Italia che registrano un incremento dei rendimenti e del
differenziale rispetto al bund tedesco. Il rendimento dei decennali
portoghesi al record del 7,70% (il massimo dal debutto dell'euro nel
1999), mentre quello sui Btp italiani ha toccato il 5,03%, per la prima
volta da novembre 2008. Per quanto riguarda lo spread con il titolo
tedeschi, l'italiano e' balzato a 172,5 (da 164 di ieri), il portoghese
e' a 440 (dai 430 di ieri).
5 - BANCHE: EBA, ANCORA IN DISCUSSIONE 'DETTAGLI IMPORTANTI' STRESS
TEST UE...
Radiocor - Le ipotesi che saranno alla base dello
stress test bancario condotto dall'Autorita' di supervisione Ue non sono
state ancora fissate in modo definitivo. I documenti circolati nelle
ultime ore costituiscono la versione presentata alle autorita'
nazionali, ma 'ci sono importanti dettagli tecnici attualmente in fase
di discussione'. Lo ha dichiarato la portavoce dell'Eba.
6 - TELECOM: CONVOCATO IL CDA DI TELCO PER LUNEDI' PROSSIMO...
Radiocor - Il cda di Telco, la finanziaria che detiene
il 22,5% delle azioni di Telecom Italia, e' stato convocato per lunedi'
prossimo 14 marzo. Le convocazioni, secondo quanto risulta a Radiocor,
sono state inoltrate ai consiglieri che lunedi' stileranno la lista dei
nomi per il nuovo consiglio di Telecom Italia. Domani si riunira' il
comitato nomine di Mediobanca per designare i candidati della banca al
board della compagnia di tlc.
Si profila poi un fine settimana di
serrati confronti tra i soci italiani di Telco, Intesa Sanpaolo,
Generali e Mediobanca. Confronto che coinvolgera' lo stesso a.d. di
Telecom, Franco Bernabe', di ritorno da un road show in Usa. Secondo
indiscrezioni di stampa alcuni soci prospettano la poltrona di
presidenza con deleghe esecutive a Bernabe', con Luca Luciani e Marco
Patuano che assumerebbero responsabilita' rispettivamente per il
Sudamerica e per l'Italia. In forse quindi l'attuale presidente,
Gabriele Galateri di Genola. Per adesso, comunque, la situazione appare
fluida e una decisione definitiva non e' stata ancora presa.
7 - BENZINA SI ALLINEA A RIALZO: SU Q8 E TOTALERG, ESSO A 1,578 AL
LITRO...
(LaPresse) - I prezzi dei carburanti si allineano al
rialzo. Secondo quanto rilevato dal giornale online Staffetta
Quotidiana, la Q8 e la TotalErg hanno rivisto i prezzi, rispettivamente
di 1 centesimo di euro (a 1,563 euro al litro) e di 0,007 euro (1,567
euro al litro). I prezzi della benzina consigliati vanno da un massimo
di 1,578 euro al litro della Esso agli 1,561 di Eni e Ip. La Q8 ha
rivisto al rialzo anche il prezzo del gasolio di un centesimo, a 1,464
euro al litro.
8 - RIALZO BENZINA,SAMBUCO: CONGELARE ACCISA...
(ANSA) - 'Qualora fosse confermato il trend al rialzo
dei prezzi dei carburanti sara' necessario pensare ad interventi mirati
di congelamento temporaneo dell'accisa'. Lo ha detto il garante per la
sorveglianza dei prezzi Roberto Sambuco. 'Nel contempo - ha aggiunto -
si deve procedere nella riforma di settore' perche' 'e' l'unico modo per
attenuare strutturalmente gli effetti dannosi dell'aumento del prezzo
dei carburanti'.Sambuco non reputa necessario convocare per il momento i
petrolieri.
9 - WEF: 4 ITALIANI FRA LEADER GLOBALI 2011...
(ANSA) - ROMA, 9 MAR - Ci sono 4 italiani tra i 190
'Young global leaders' scelti dal World economic forum nel 2011 per
'doti professionali, impegno nella societa' e potenziale contributo per
dare forma al futuro del mondo'. Sono Francesca Colombo, sovraintendente
al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Lily Lapenna, fondatrice e ad
di MyBnk; Pasquale Salzano, responsabile dei Rapporti istituzionali
internazionali Eni; Diana Verde Nieto,fondatrice di Clownfish. 42
europei tra i 190 prescelti provenienti da 65 Paesi.
10 - EDISON: STRETTA RIASSETTO, CONSIGLI A2A...
(ANSA) - Si riuniranno domani mattina in forma
congiunta i consigli di sorveglianza e di gestione di A2A: sul tavolo il
riassetto di Edison. La riunione, viene riferito, servira' ad esaminare
e discutere le opzioni nella trattativa con i francesi di Edf per
rivedere i patti di sindacato di Foro Buonaparte, in vista della
scadenza del termine per la loro disdetta il 15 marzo. Venerdi' invece
la bozza di intesa con i francesi finira' all'esame del comitato
direttivo di Delmi.
11 - UNICREDIT: TRIS COMITATI IN VISTA CDA...
(ANSA) - Tris di comitati domani in Unicredit in
previsione del cda convocato per il 22 marzo chiamato ad approvare il
bilancio d'esercizio. In agenda ci sono il comitato strategico, nomine e
remunerazione. Piazza Cordusio, secondo il consensus di 25 analisti che
coprono il titolo, dovrebbe chiudere il 2010 con un utile intorno a 1,2
miliardi di euro (1,7 miliardi nel 2009), mentre il 4/o trimestre si
dovrebbe attestare a 215 milioni di euro. Confermata, come per lo scorso
anno, una cedola a 0,03 euro.
12 - ARABIA SAUDITA, SCEICCO SOSTIENE ECONOMIA CON 130 MLN DOLLARI
AZIONI...
Riyadh (Arabia Saudita), 9 mar. (LaPresse/AP) - Il
principe miliardario saudita, Alwaleed bin Talal, che ha una
partecipazione in Citigroup, ha investito nel suo Paese più di 130
milioni di dollari, per tenere in piedi il mercato azionario. Nelle
ultime due settimane il principe miliardario ha immesso liquidità nei
settori bancario, petrolchimico, delle telecomunicazioni, industriale e
dei consumi finali. Alwaleed dice che potrebbe investire altri 130
milioni di dollari. Il mercato azionario saudita è sceso dall'inizio
dell'anno di circa il 7,7% del valore.
13 - MOODY'S TAGLI RATING A SEI BANCHE GRECHE...
(ANSA) - Moody's ha tagliato il rating delle sei
principali banche greche dopo aver fatto lo stesso con il debito sovrano
nei giorni scorsi. L'agenzia ha declassato da Ba1 a Ba3 la Banca
nazionale di Grecia, Eurobank, Alpha Bank e Piraeus Bank; e da Ba2 a B1
l'Agricultural bank of Greece e l'Attica Bank. La prospettiva di questi
istituti e' definita 'negativa' da Moody's. Il ministero delle Finanze
aveva reagito con durezza al downgrading del debito sovrano da Ba1 a B1
definendolo 'ingiustificato'.
14 - SAIPEM: CONTRATTI IN ARABIA PER 2,2 MLD...
(ANSA) - Saipem si e' aggiudicata nuovi contratti E&C
(engineering & construction) offshore per un valore di oltre 2,2
miliardi di dollari. In Arabia Saudita, Saudi Aramco ha assegnato il
contratto Epic per lo sviluppo dei giacimenti offshore Arabiyah e
Hasbah, situati circa 150 chilometri a nordest della citta' industriale
di Jubail, nel Golfo Persico. Lo sviluppo dei due giacimenti prevede
l'ingegneria, l'approvvigionamento, la fabbricazione e l'installazione
di un totale di 15 piattaforme fisse.
15 - AEROPORTI: ACCELERA MAXI POLO DEL NORD, DOMANI VERTICE
VERONA-SEA...
Radiocor - Verona punta sulla Sea, che controlla Linate
e Malpensa, per costituire un maxi polo degli aeroporti del Nord che
comprende anche gli scali di Brescia e Bergamo. La scelta strategica,
secondo quanto risulta a Radiocor, sara' esaminata dal vertice di domani
tra i soci scaligeri dell'Aeroporto Valerio Catullo, che in questi
giorni sta anche finalizzando l'alleanza con Brescia, e il management
della Sea, a sua volta impegnato nelle trattative con la Sacbo di
Bergamo (Orio al Serio) e nell'iter di quotazione in Borsa.
Nell'incontro di domani, il sindaco veronese Flavio Tosi chiedera' al
presidente Giuseppe Bonomi di illustrare il progetto che potenzialmente
coinvolge anche la Sacbo.
I soci forti del Catullo (Camera di
Commercio, Comune e Provincia), non intendono limitarsi all'alleanza con
Brescia e, prima di definirne i dettagli, vogliono precisare il futuro
strategico del proprio polo aeroportuale, puntando all'intesa con
Milano, anziche' con Venezia. Brescia, a breve, dovrebbe sot toscrivere
un aumento di capitale che la porterebbe al 25% del Catullo, ma ci sono
da limare alcuni dettagli su governance e valutazioni.
Di pari passo, in questi giorni,
procedono le grandi manovre per un'eventuale aggregazione tra Sea e
Sacbo con la creazione di una holding comune. Un'architettura che
continua a lasciare perplessi alcuni soci pubblici bergamaschi, anche se
Ubi Banca (primo azionista privato di Sacbo con il 17,9%) non avrebbe
preclusioni se si trova una soluzione valida per tutti in termini di
numeri e governance.
16 - TIRRENIA: SOCIETA' VALUTATA 380 MLN, UNA SETTIMANA PER OFFERTE
Radiocor - Tirrenia spa vale 380 milioni. E' questa,
secondo quanto risulta a Radiocor, la stima effettuata da Banca Profilo,
advisor del ministero dello sviluppo economico, che costituira' il
riferimento economico per la vendita della societa' napoletana dei
traghetti. La valutazione, messa oggi dall'istituto guidato da Matteo
Arpe a disposizione dei concorrenti in gara per rilevare la societa', si
basa sulle considerazioni del piano industriale della compagnia in
amministrazione straordinaria e sulla perizia tecnica di un consulente
terzo per le 18 navi di Tirrenia.
La stima degli asset era molto attesa
dai soggetti al lavoro sul dossier in vista della presentazione di
un'offerta vincolante entro il 15 marzo: per l'acquisto di Tirrenia sono
in corsa Compagnia Italiana di Navigazione (che riunisce la Snav-Grandi
Navi Veloci di Gianluigi Aponte, la Moby di Vincenzo Onorato e Grimaldi
Lines), la cordata americana Xlt, il fondo Strategic value partners.
Possibile outsider Corsica Ferries. Tirr enia ha chiuso il 2010 con
ricavi per 210 milioni, a cui vanno aggiunti circa 55 milioni di
contributi derivanti da convenzioni pubbliche. La bozza del contratto
d'acquisto per la societa' riguarda le 18 navi di Tirrenia con
sovvenzioni garantite per 8 anni e obbliga l'acquirente ad assumere
tutto il personale della societa'.
17 -
ADR: NEL 2010 RICAVI A 599,7 MLN (+6,7%), UTILE NETTO SALE A 22,3 MLN...
(Adnkronos) - Adr ha chiuso il 2010 con ricavi pari a
599,7 milioni di euro, in crescita del 6,7% rispetto al 2009 sia nel
settore 'aviation' (+5,4%) che nel settore commerciale (+8,2%). L'utile
ante imposte, dedotti i costi di gestione, gli ammortamenti, i proventi
e oneri finanziari e straordinari, ammonta a 58,8 mln di euro contro i
33,1 mln del 2009, mentre il risultato netto di gruppo e' pari a 22,3
mln di euro contro 5,2 mln di euro del 2009. Lo rende noto Adr al
termine del Cda presieduto da Fabrizio Palenzona che ha approvato oggi
il progetto di bilancio e il bilancio consolidato del gruppo.
Il traffico ha mostrato ritmi di
crescita piu' che soddisfacenti. Il totale dei passeggeri ha, infatti,
sfiorato i 41 milioni (+5,9% rispetto al 2009) grazie al risultato
dell'aeroporto Leonardo da Vinci (+7,5%). L'aeroporto G.B. Pastine -
assoggettato al contingentamento del traffico per i noti vincoli
ambientali - registra un numero di passeggeri pari a 4,6 milioni con una
lieve flessione (-5,0%) rispetto al 2009.
18 - HAVAS: BOLLORE', PRONTI A VALUTARE ACQUISIZIONI...
(Adnkronos) - 'La solida struttura finanziaria' di
Havas permette di valutare eventuali acquisizioni. 'Havas non ha fatto
acquisizioni importanti dal mio arrivo nel 2005. Questa crescita esterna
sara' misurata ma determinata'. Ad affermarlo, in un'intervista a 'Le
Figaro', e' il presidente e primo azionista di Havas, Vincent Bollore'.
'Il nostro obiettivo per i prossimi
tre anni -sottolinea- e' di raggiungere un fatturato di 2,5 miliardi di
euro, ossia una crescita di oltre il 50%. Ma questa politica di sviluppo
non fara' a danno della redditivita''.
Havas, spiega il finanziere bretone,
'fara' in priorita' delle acquisizioni mirate piuttosto che grandi
operazioni. Da un punto di vista strategico dobbiamo rafforzarci nel
digitale, nei social network e nella geolocalizzazione. Dobbiamo
svilupparci in America del Nord dove siamo gia' molto presenti ma anche
in Gran Bretagna e in Germania. Poi dobbiamo puntare alle aree in forte
sviluppo come l'Asia o il Brasile. Penso anche all'Africa dove il gruppo
Bollore' a sviluppato forte competenze'.
19 - MEDIOBANCA: FUMAGALLI (CANDY), CREDO CHE PATTO SARA' RINNOVATO
TALE E QUALE...
(Adnkronos) - "Credo che verra' rinnovato tale e
quale". Ha risposto cosi' Aldo Fumagalli, presidente di Candy Group, ai
giornalisti che, a margine della conferenza di presentazione dei
risultati del 2010 del gruppo, gli chiedevano cosa prevedesse per il
patto di sindacato di Mediobanca, in scadenza tra sei mesi. "Credo che
-ha aggiunto- non succedera' molto nei prossimi anni".
Candy e' azionista di Mediobanca
(0,13%) e fa parte del blocco di azionisti privati del patto di
sindacato. "Noi siamo entrati nel patto di sindacato -ha concluso il
presidente di Candy- e non lo abbiamo mai rimpianto. Vediamo cosa
succedera'".
20 - COLANINNO (ALITALIA): RYANAIR COMINCI A PAGARE TASSE IN
ITALIA...
(LaPresse) - "Non parliamo di Ryanair, cominci a pagare
le tasse in Italia e a gestire i lavoratori secondo i contratti
italiani". Lo ha detto il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno,
rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento su alcune
proposte della compagnia low cost, durante la presentazione del nuovo
centro ricambi della Piaggio a Pontedera.
21 - CARO-GREGGIO: NO CAMBIO TARGET ALITALIA...
(ANSA) - Il caro petrolio non portera' ad una revisione
degli obiettivi di Alitalia. 'Non c'e' nessuna idea di revisione degli
obiettivi', dice il presidente Colaninno. Ai giornalisti che gli
chiedono un commento sull'idea avanzata dall'Ad di Ryanair, a proposito
dei controllori di volo in Spagna, che questi vengano equiparati alle
forze dell'ordine in tutta Europa per quanto riguarda gli scioperi,
risponde: 'comincino a pagare le tasse in Italia e a gestire i
lavoratori secondo il contratto italiano'.
22 - SNAI: OK DEFINITIVO A FINANZIAMENTO...
(ANSA) - Snai spa ha sottoscritto il contratto per
un'operazione gia' annunciata che mette a disposizione da parte di
Unicredit, Banca Imi e Deutsche Bank in qualita' di 'mandated lead
arrangers', un finanziamento a medio-lungo termine, in diverse tranches,
per un importo massimo di 490 milioni. Le tre banche avevano gia'
sottoscritto con Snai e Global Games una lettera d'intenti per il
rifinanziamento del debito della societa' toscana attiva nelle scommesse
in vista dell'opa lanciata da Global Games.
23 - USA, VENDITE INGROSSO +3,4%, È L'INCREMENTO PIÙ FORTE DA 14
MESI...
(LaPresse/AP) - Le vendite all'ingrosso negli Stati
Uniti sono cresciute a gennaio 2011 del 3,4%, il balzo più significativo
da novembre 2009. Lo comunica il dipartimento del Commercio, che spiega
che le aziende statunitensi hanno aumentato le scorte in magazzino
dell'1,1%, nel primo mese dell'anno. L'aumento delle vendite dovrebbe
fare da traino alla produzione industriale nei prossimi mesi. Il livello
delle scorte si attesta a 436,9 miliardi di dollari, il 13,1 in più
rispetto al punto più basso toccato nel settembre 2009.
24 - YOOX VOLA IN 2010, BENE ANCHE PREVISIONI 2011...
(LaPresse) - Yoox, società di internet retail dedicata
all'alta moda, ha terminato il 2010 con ricavi netti pari a 214,3
milioni in crescita del 40,8% rispetto a fine 2009. L'Ebitda è stato di
18,8 milioni (+ 25%), il risultato netto di 9,1 milioni (+122,5%). La
società aveva una posizione finanziaria netta positiva per 22,8 milioni
al termine del 2010 rispetto ai 34 milioni di fine 2009. L'azienda
varerà anche una nuova piattaforma tecno-logistica globale altamente
automatizzata. I vertici della società ritengono che anche nel corso del
2011 il gruppo possa riconfermare una crescita del fatturato netto e
della reddittività, anche alla luce del buon andamento del settore
retail.
25 - YOOX, GUIDOTTI (CFO): SOCIETÀ NON DISTRIBUIRÀ UTILI IN 2011...
(LaPresse)- Yoox, società di internet retail che ha
chiuso il 2010 con 9,1 milioni di euro di utili (+122,5%), non prevede
di distribuire dividendi a breve. Francesco Guidotti, direttore
finanziario del gruppo, precisa che: "Continuiamo a investire nello
sviluppo, in una crescita molto sostenuta. E questo richiede risorse".
"Non prevediamo dividendi a breve - aggiunge Guidotti - ma in un
orizzonte quinquennale non è detto che questo non avvenga".
26 - LUFTHANSA, TORNA UTILE A 1,1 MLD NEL 2010, DIVIDENDO 0,6 EURO...
(LaPresse/AP) - Torna all'utile nel 2010 Lufthansa, con
un profitto di 1,1 miliardi di euro. La compagnia aerea tedesca aveva
registrato nel 2009 una perdita di 34 milioni. Il dividendo proposto da
Lufthansa pari a 0,6 euro per azione per l'esercizio finanziario 2010. I
ricavi si attestano invece a 27,3 miliardi di euro, in crescita se
confrontati con quelli del 2009, a 22,3 miliardi di euro. La compagnia
ha ricevuto benefici fiscali una tantum pari a 400 milioni di euro nel
2010. A Francoforte, il titolo di Lufthansa è in crescita del 3,4% a
15,11 euro.
27 - ISLANDA, ARRESTATE 9 PERSONE IMPLICATE IN BANCAROTTA
KAUPTHING...
(LaPresse/AP) - Nove persone implicate nella bancarotta
della banca islandese Kaupthing sono state arrestate a Londra e in
Islanda. Lo ha riferito il Serious Fraud Office del Regno Unito
(dipartimento governativo che indaga sulle frodi), spiegando che sette
uomini tra i 42 e i 54 anni sono stati fermati a Londra in uffici e
abitazioni e altri due uomini di 42 e 43 anni sono stati arrestati a
Reykjavik, capitale dell'Islanda. L'economia del Paese nordico è implosa
quando la Kaupthing bank e altri importanti istituti di credito sono
collassati in seguito a un debito di dimensioni enormi nei primi giorni
della crisi economica mondiale del 2008.
28 - E.ON, UTILE NETTO 2010 CALA DEL 4% A 4,9 MLD, DIVIDENDO 1,5 EURO
(LaPresse) - Utile netto rettificato per E.On nel 2010
in flessione del 4% a 4,9 miliardi di euro e una proposta di dividendo
pari a 1,5 euro per azione. E' quanto comunica la società energetica in
una nota con i conti relativi al 2010. Il debito di E.On si è ridotto di
7 miliardi di euro a fine 2010 rispetto all'esercizio 2009 e i ricavi
2010 hanno registrato un incremento del 16% raggiungendo i 92,9 miliardi
di euro. Per il 2011 la società prevede un utile netto rettificato
ancora in calo, compreso tra 3,3 e 4 miliardi di euro, e un dividendo di
almeno 1,3 euro per azione. I fattori che condizioneranno i risultati,
secondo E.On, sono "la tassa sul nucleare in Germania, il ritardato
effetto di prezzi inferiori dell'elettricità fissati all'epoca della
crisi economica e la pressione sui margini della vendita all'ingrosso di
gas".
29 - OFFERTA DAIMLER E ROLLS ROYCE PER TOGNUM...
(ANSA) - Daimler e Rolls Royce hanno fatto un'offerta
da 3,2 miliardi di euro per l'acquisto della tedesca Tognum produttrice
di motori diesel. Le due societa', che intendono costituire una joint
venture in questo business pagheranno 24 euro ad azione, secondo un
comunicato di Daimler riportato da Bloomberg. L'offerta e' superiore del
30% alla quotazione di chiusura del 4 marzo scorso, l'ultimo giorno di
scambi prima che le due societa' hanno espresso il proprio interesse
all'acquisto.
30 - VW: +14,1% CONSEGNE A GENNAIO-FEBBRAIO...
(ANSA) - Volkswagen ha consegnato in gennaio-febbraio
758.100 autovetture nel mondo, +14,1% rispetto allo stesso periodo
dell'anno scorso. ''L'eccellente performance registrata a inizio anno e'
proseguita a febbraio'', ha detto Christian Klingler, responsabile
vendite-marketing e membro del cda Vw. La Volkswagen Passenger Cars ha
consegnato 245.200 auto in Europa (+3,3%), 301.200 nell'area
Asia-Pacifico (+22,8%), 274.300 in Cina (+19,6%), 64.600 in Nord America
(+12,2%) e 121.000 in Sud America (+14,8%).
31 - BMW: +21,7% VENDITE FEBBRAIO...
(ANSA) - Il gruppo Bmw ha venduto 111.720 autovetture a
febbraio, il 21,7% in piu' rispetto allo stesso periodo 2010. Il
risultato, che include tutti i marchi del gruppo (Bmw, Mini e
Rolls-Royce), conferma l'ottimismo espresso dal vertice Bmw. 'Prevediamo
che la dinamica di crescita continuera' nella prima meta' del 2011', ha
commentato Ian Robertson, responsabile vendite e membro del cda Bmw. Il
mese scorso, le vendite in Europa sono aumentate del 17% a 57.381
unita', quelle in Asia del 49% a 25.722.
09-03-2011]
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PROFUMO DI
DERIVATI - 28 DIRIGENTI DI UNICREDIT, TRA CUI L’EX AD, INDAGATI IN
PUGLIA PER AVER ABUSATO DEI DERIVATI (I TITOLI SPECULATIVI CHE HANNO
PORTATO ALLA RECESSIONE AMERICANA)ALLE SPALLE DI PICCOLE E MEDIE IMPRESE
(SOLO FINO AL 2005, PERSI 2 MILIARDI €). IMPUTAZIONE: ESTORSIONE,
TRUFFA, APPROPRIAZIONE INDEBITA - UNICREDIT FU MULTATA DA BANKITALIA PER
AVER “AVVANTAGGIATO LA BANCA E SVANTAGGIATO LA CLIENTELA" - L’INCHIESTA
PARTITA DALLA DITTA DIVANIA, STRANGOLATA DAI DERIVATI E CHE CHIEDE ALLA
BANCA 280 MLN…
Paolo
Biondani per "l'Espresso"
LA BUCCIA DI DIVANIA
Il primo maxi-processo alla super sbornia dei derivati all'italiana
rischia di essere innescato dalla denuncia di un imprenditore del Sud
contro un gigante bancario del Nord. Saverio Parisi è il titolare di
Divania, un'industria di Bari che fino al 2003 dava lavoro a 430 operai.
Sostiene da sempre che la sua fabbrica di divani è stata strangolata dai
derivati: contratti finanziari ad alto rischio, con cui le banche
facevano scommettere i clienti sull'andamento delle valute o dei tassi.
Tre anni fa, quando l'imprenditore
pugliese fece causa civile a Unicredit chiedendo rimborsi per 280
milioni, i vertici dell'istituto reagirono con una contro-citazione:
sarebbe stato lui a impoverire la banca. Quindi Parisi ha denunciato
Unicredit alla Procura. A Bari un solo pm, Isabella Ginefra, e una
piccola squadra di finanzieri hanno indagato per due anni in silenzio.
Mentre esplodeva la crisi, spiegata
dagli esperti proprio con l'abuso di derivati su scala mondiale, hanno
perquisito le sedi centrali del gruppo a Milano e Verona. Ora
l'inchiesta è vicina alla chiusura. La lista degli indagati (aggiornata
a due settimane fa) comprende 28 dirigenti di Unicredit, tra cui
primeggia l'ex amministratore delegato Alessandro Profumo. Molti sono
già stati interrogati in via riservata ed è possibile che le difese
convincano la Procura ad archiviare qualche posizione. Gli altri
rischiano un processo per estorsione, truffa e appropriazione indebita,
in un quadro di associazione per delinquere.
Questo significa che, oltre a Divania,
tra le parti offese potrebbero trovare posto altre imprese pugliesi. Il
reato associativo scatta quando si ipotizza non una singola deviazione,
ma una struttura organizzata a sistema.
Un'accusa-choc che finisce per
coincidere con i risultati delle ispezioni di Bankitalia e Consob, che
multarono i vertici di Unicredit dopo aver analizzato i rapporti con
12.700 piccole e medie imprese tra il 2003 e il 2006: "Nonostante la
dichiarata politica di vendita dei derivati solo per finalità di
copertura dei rischi della clientela, in concreto (la banca) ha
costruito operazioni geneticamente prive della finalizzazione
affermata", scrivevano le autorità nelle motivazioni (inedite).
Contratti-trappola, insomma, nati per
"avvantaggiare la banca e svantaggiare la clientela". Risultato
provvisorio ("mark to market") al maggio 2005: quasi tutte le imprese in
perdita, per ben 1 miliardo e 970 milioni di euro.
Il caso Divania è il più grave in
Italia tra le aziende private. Altre procure indagano su derivati
venduti a enti pubblici, perlopiù da banche estere: qui il processo
pilota è stato aperto dal pm Alfredo Robledo a Milano. A Bari la lista
degli indagati ricostruisce la catena di comando di Unicredit: gli
"ingegneri finanziari" (Ubm) e i "venditori" (Ubi). Tra gli indagati
compaiono Luca Fornoni e Davide Mereghetti, già collocati da Bankitalia
nel doppio ruolo di "artefici dei derivati" e "superiori gerarchici di
tutta la rete commerciale".
Nessuna accusa invece per Pietro
Modiano, che nel 2004 fu l'unico a lanciare l'allarme sulle "continue
rinegoziazioni con gli stessi clienti". Quando "L'Espresso" pubblicò il
primo articolo su Divania, Profumo difese con forza tutta la gerarchia:
"Falsità. Non siamo la banca dei derivati".
Parisi intanto
continua ad aspettare giustizia. "La perizia del tribunale civile mi ha
dato ragione, come la consulenza tecnica della Procura. La banca ha
dovuto ammettere che i contratti all'origine di tutti i derivati erano
manipolati! Se il tribunale li riconoscerà nulli, Unicredit dovrà
restituirmi non solo 15 milioni di perdite nette, ma altri 221 di
pagamenti indebiti, con anni di interessi. I periti hanno scoperto una
realtà capovolta perfino nei contratti a termine: ero io, il cliente, ad
assicurare la banca con opzioni senza premi e rischi illimitati. Quanti
altri imprenditori italiani sono stati costretti a firmare derivati
rovinosi pur di avere prestiti in tempi di crisi? Spero che il ministero
dell'Economia e la Banca d'Italia si decidano a fare pulizia. Non mi
accontento di un po' di soldi: io voglio riaprire la
fabbrica".04-03-2011]
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AFFITTOPOLI TU, CHE AFFITTOPOLO IO: TOCCA AI CIRCOLI NAPOLETANI -
GULIANO FERRARA SINDACO DI TORINO? - PER IL DOPO MASI, PAGLIA O LEI -
CON FASSINO, PER SANT’INTESA SI MUOVONO BENESSIA E CHIAMPARINO - LA
CARICA DEI 100 (DEL PD) CONTRO CONCITA - A MILANO, FUOCO AMICO CONTRO IL
CARDINAL SCOLA - MORGAN FA IL DIVO, LA RAI LO TAGLIA - NIENTE CLASS
ACTION IN TOSCANA - VACANZE MASSONE, RAFFI PAGA RAFFI - IL LIBRO
“SCILIPOTI RE DEI PEONES”, PREFAZIONE DEL CAINANO - SPIE CINESI, GLI 007
ITALIANI IN ALLARME - RICOMPENSA FINIANA PER NINO STRANO
Da "Panorama"
1 - AFFITTOPOLI A NAPOLI, LO SCANDALO DEI CIRCOLI...
Altro che sconti. Al Comune di Napoli i club sportivi più prestigiosi
pagano un canone di locazione irrisorio. Il ribasso supera del 90 per
cento i prezzi di mercato. Frequentato da vip come Peppino Di Capri, il
circolo Posillipo è fra i più decorati d'Italia. L'affitto: 5.940 euro
mensili. Sul mercato dei privati, rivela un'indagine commissionata
dall'amministrazione guidata da Rosa Russo Iervolino, il complesso
potrebbe fruttarne 84 mila.
«Pur applicando le agevolazioni per
l'attività meritoria, quella cifra non è tollerabile» dice l'assessore
Marcello D'Aponte, alle prese con il rinnovo del contratto. Il Circolo
del tennis (fra i soci, il governatore Stefano Caldoro), disponibile ad
adeguare l'importo, invece versa 9 mila euro al mese. Prezzo «pieno»:
136 mila euro. Contratto che scade nel 2013. (M.P.)
2 - IN CENTO SFIDUCIANO CONCITA...
Fosse accaduto ai tempi dell'Unità, organo del Pci, il direttore sarebbe
stato quantomeno deferito ai probiviri. Ma anche ora, ai tempi
dell'Unità di Concita De Gregorio, una lettera firmata da più di 100
parlamentari del Pd contro il quotidiano fondato da Antonio Gramsci non
è cosa da poco. Il malumore verso il giornale, giudicato «troppo
radicalchic», covava da tempo, soprattutto fra i parlamentari dell'ex
Pc-Pds-Ds.
A farlo esplodere è stato il 25
febbraio un titolo a caratteri quasi cubitali: «Aula corrotta», sul caso
di Gino Bucchino, il deputato del Pd che ha denunciato di avere subito
un tentativo di corruzione per passare nel centrodestra. Si è formata
quasi la fila per firmare la lettera a Concita. «È un'espressione
infelice. Ammesso che ci siano corrotti, non vuol dire che tutti lo
siano. Si rischia la gogna mediatica» dice a Panorama la deputata Emilia
Grazia De Biasi, tra i firmatari. Precisa: «Finora siamo riusciti a
parlare solo con il vicedirettore. E pensare che per vent'anni ho
diffuso L'Unità». (Paola Sacchi)
3 - TORINO, A QUALCUNO PIACEREBBE FERRARA...
All'inizio degli anni 80 Giuliano Ferrara e Piero Fassino erano
dirigenti del Pci a Torino. Poi le loro strade si sono divise ma ora
potrebbero ritrovarsi. Esponenti del Pdl torinese capeggiati da Angelo
Mastrullo, vicecapogruppo in Regione Piemonte, vogliono candidare
Ferrara sindaco per il centrodestra. Mastrullo ha in mente di spedirgli
una lettera. L'invito pare avere lusingato Ferrara, che però non ha
ancora risposto. (G.P.)
4 - MORGAN INDISCIPLINATO, RAI 2 TAGLIA LE PUNTATE...
È in alto mare, a partire dal titolo (Morgan's music quello
provvisorio), il programma di Rai 2 nel quale Morgan in primavera
dovrebbe dare vita a una sorta di enciclopedia della musica. Dovevano
essere 60 puntate ma pare che ci si fermerà a 10. Troppi ritardi alle
registrazioni, assenze e atteggiamenti da divo. Tanto che il direttore
Massimo Liofredi avrebbe deciso di mandare in onda solo le puntate
registrate. (G.S.)
5 - RAI: MASI PUNTA SU PAGLIA DIRETTORE...
Mauro Masi è intenzionato a regnare in Rai almeno per tutta la
primavera, fin quando non gli assicureranno una poltrona di prestigio. E
i boatos dicono che gli piacerebbe abdicare in favore dell'ex finiano
Guido Paglia, ora suo braccio destro, con cui è recentemente andato in
udienza da Silvio Berlusconi. La favorita alla successione resta però
Lorenza Lei, vicedirettore generale, sorretta dal Vaticano. In ribasso
anche le quotazioni di Antonio Verro e di Umberto Novari. (A.P.)
6 - E FASSINO MARCIA SU INTESA SAN PAOLO...
Angelo Benessia è convinto di restare presidente della Compagnia di San
Paolo (principale azionista dell'Intesa Sanpaolo) grazie al suo
attivismo nelle primarie che hanno incoronato Piero Fassino candidato
sindaco di Torino. Ma Fassino non sembra avere dimenticato le strizzate
d'occhio che Benessia ha rivolto nei mesi scorsi al centrodestra. Sul
palcoscenico dei candidati a guidare la Compagnia ha fatto irruzione
Sergio Chiamparino. Fassino, se diventerà sindaco, si è già impegnato a
sostenerlo fino in fondo. (G.P.)
7 - PENDOLARI BLOCCATI, DIETROFRONT DI ROSSI...
Per i pendolari toscani che il 17 dicembre scorso rimasero in stazione
intrappolati dalla neve nessuna class action all'orizzonte, come
annunciò in pompa magna il governatore Enrico Rossi. Il quale ha
preferito accordarsi con la Trenitalia per un rimborso: 20 euro
sull'abbonamento. La «retromarcia» di Rossi non è piaciuta all'Aduc.
(C.M.)
8 - MASSONI: TUTTI A RIMINI CON L'AGENZIA DI RAFFI...
Ma che città fraterna è Rimini. Anche quest'anno, dal 1° al 3 aprile,
ospiterà la gran loggia del Grande Oriente d'Italia. A organizzare i
viaggi dei fratelli sarà, come al solito, l'agenzia Tamarindo di
Ravenna. Ma non tutti apprezzano: la Tamarindo fa infatti capo alla
Erasmo Viaggi srl, di cui è amministratore unico Roberto Maria Raffi. Il
fratello del gran maestro, Gustavo Raffi. (L.M.)
9 - SCILIPOTI IN LIBRERIA, LA
PREFAZIONE È DEL CAV...
Nel passaggio dall'Idv al gruppo dei Responsabili ha trovato il tempo
per dedicarsi a una vecchia passione: la scrittura. Domenico Scilipoti
re dei peones: si intitolerà così il libro autobiografico del
parlamentare, noto per essere un asso dell'agopuntura e per avere votato
la fiducia abbandonando Antonio Di Pietro. Il libro potrà vantare una
prefazione di prestigio, firmata dal premier Silvio Berlusconi in
persona. (C.M.)
10 - SEGRETI INDUSTRIALI: ALLARME DEGLI 007...
Pericolo giallo per i nostri segreti industriali: riguarda soprattutto
telecomunicazioni ed elettronica, ma i servizi segreti indicano anche
altri settori dell'economia soggetti a investimenti più o meno
trasparenti. Nella relazione al Parlamento relativa al 2010, gli 007 del
Dis guidato da Gianni De Gennaro invitano infatti a fare attenzione alle
manovre di acquisizione estere su telecomunicazioni ed elettronica che,
«pur dichiaratamente dirette a conseguire un miglioramento produttivo,
sottendono in realtà l'interesse ad appropriarsi del know-how
tecnologico nazionale».
Non si fanno nomi, ma è la Cina il
pericolo maggiore. Gli stranieri sono interessati anche ai settori
bancario, biotecnologico, energetico, delle utility e dei giochi online.
E in quest'ultimo caso la relazione sottolinea che l'aumento delle
comuni slot machine spinge chi detiene le licenze a «esplorare un ampio
spettro di fonti di finanziamento». (S.V.)
11 - LA RICOMPENSA AL FINIANO DI FERRO...
«Sono un marinettiano e un almodovariano». Così l'ex senatore pdl Nino
Strano, ora finiano d'acciaio, legittima le sue stravaganze, tra cui
l'abbuffata di mortadella a Palazzo Madama nel 2008 per la caduta del
governo Prodi. Della passione per gli avanguardismi ora Strano potrà far
mestiere: è diventato vicepresidente della Cinesicilia, società della
regione che produce film. Ambito strapuntino già di Fabio Granata.
Strano si dimise da assessore al Turismo in nome dell'alleanza tra Pd,
Fli e Mpa di Raffaele Lombardo. Un gesto ben ricompensato. (A.R.)
12 - FUOCO AMICO CONTRO SCOLA...
Il patriarca di Venezia, Angelo Scola, è nel cuore di Joseph Ratzinger.
Dai tempi in cui cenavano insieme con don Massimo Camisasca e don Luigi
Giussani a Roma. Chissà se questo basterà a farlo nominare arcivescovo
di Milano. Il fuoco amico minaccia infatti la via che può portare Scola
da Venezia a Milano. Nel movimento di Comunione e liberazione il
cardinale ha l'appoggio di don Camisasca. Ma gli manca il sostegno del
vescovo di San Marino, Luigi Negri, e della «colonna» romana di Cl,
guidata da don Giacomo Tantardini, amico di Giulio Andreotti.
Fra i sostenitori non ciellini c'è il
cardinale Angelo Bagnasco, che nel 2012 attende la riconferma alla
presidenza della Cei, e con Scola a Milano avrebbe un concorrente in
meno. Tiepido il cardinale Tarcisio Bertone, che ha chiesto al nunzio
Giuseppe Bertello di allargare la consultazione per la scelta
dell'arcivescovo di Milano anche ai vescovi emeriti. Così sono cresciuti
i voti favorevoli agli altri due candidati, Gianfranco Ravasi e Gianni
Ambrosio, a scapito di Scola. Ma l'ultima parola spetta al Papa.
(Ignazio Ingrao)
13 - CALCIO NEGLI SLUM: ROSSONERI IN CAMPO...
Il primo «campionato degli slum» si terrà a Nairobi con la
partecipazione di 16 squadre provenienti dalle baraccopoli del Kenya. È
l'ultimo dei 70 progetti di solidarietà promossi dalla Fondazione Milan,
per 6,5 milioni di euro.
14 - CAMERA NASCOSTA DI GIANCARLO MAZZUCA PARLAMENTARE DEL PDL...
PALLONE BIPARTISAN
Che ci faccio con Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e il questore
della Camera Gabriele Albonetti (Pd)? Nessuna compravendita di deputati,
ci unisce solo la fede per il Bologna calcio. Abbiamo, infatti, dato il
fischio d'inizio all'associazione amici parlamentari della squadra
rossoblù e, nel nome di Marco Di Vaio, sono state messe da parte le
divisioni politiche.
LA VENDETTA /1
Sono spaparanzato su una poltrona del Transatlantico con il collega pdl
Giuliano Cazzola. Passa il ministro Renato Brunetta •, definito
corazziere su «Camera nascosta», e si vendica: «Ecco i gemellini tutto
pepe: panzoni e tardoni». Incasso il colpo: Cazzola ha 8 anni più di me.
LA VENDETTA /2
L'esodo di Pasquale Viespoli & C. ha rilanciato il ruolo di Francesco
Rutelli a Palazzo Madama. Con il forfait di alcuni finiani decolla,
infatti, un nuovo gruppo Fli-Api: i «rutelliani », finora cenerentola
del terzo polo, si prendono la rivincita, facendo la parte del leone
(sei senatori). Chi l'avrebbe detto dopo il kolossal di Bastia
Umbra?04-03-2011]
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1- DOPO CHE
TUTTI, DA SINISTRA A DESTRA, DALL’"ESPRESSO" A "IL GIORNALE", DAGO
COMPRESO, SI SONO INGRASSATI DI NOTIZIE E DI SCOOP DA LUIGI BISIGNANI,
ORA ANCHE WOODCOCK AVRà IL PIACERE DI INCONTRARE "L’UOMO PIù POTENTE
D’ITALIA" (SILVIO DIXIT) - 2- E IL SETTIMANALE DI CARLO DE BENEDETTI
GIUSTAMENTE DEDICA UN BELLISSIMO RITRATTO, CON QUALCHE OVVIA OMISSIONE,
AL 57ENNE LOBBISTA DI STIRPE ANDREOTTIANA - 3- TUTTI I PALAZZI DEL
POTERE ROMANO (E NON SOLO: MILANO PURE) SEGUONO GLI SVILUPPI E I
PETTEGOLEZZI DELLA P4 CON IL FIATO SOSPESO, PERCHÉ LOR SIGNORI TEMONO
CHE GLI INCONTRI RISERVATI DI BISIGNANI, ATTRAVERSO INTERCETTAZIONI
TELEFONICHE E AMBIENTALI, SIANO STATI REGISTRATI DAGLI INQUIRENTI DI
WOODCOCK - 4- IL PIÙ PREOCCUPATO DI TUTTI SEMBRA ESSERE GIANNI LETTA,
CHE GESTISCE LA RETE INSIEME A BISIGNANI E CHE È GIÀ STATO ASCOLTATO IN
PROCURA. L’ALTRA METÀ DEI POTERI FORTI CHE GOVERNA, QUELLA CHE FA CAPO A
TREMONTI E ALLA LEGA, STA INVECE ALLA FINESTRA: SE CADE BISIGNANI, PER
LORO SI SPALANCHERANNO LE PRATERIE -
1- CI VEDIAMO IL 15 MARZO
Dario Del Porto per "la
Repubblica"
Luigi Bisignani è pronto a farsi
interrogare dai magistrati napoletani che indagano sul "sistema
informativo parallelo" architettato per utilizzare notizie riservate a
fini di dossieraggio e ricatti. Nei giorni scorsi erano stati perquisiti
madre, autista e segretaria dell´influente uomo d´affari. Poi sono
scattati accertamenti sull´appalto per il riordino del sistema
informatico della Presidenza del Consiglio e sui contributi erogati per
l´editoria.
E ora, attraverso gli avvocati Fabio
Lattanzi e Gianpiero Pirolo, Bisignani ha chiesto di presentarsi
spontaneamente in Procura per parlare con i pm Francesco Curcio e Henry
John Woodcock, titolari del fascicolo con il procuratore aggiunto
Francesco Greco.
I pubblici ministeri hanno fissato
l´interrogatorio per il 15 marzo. L´interrogatorio di Bisignani, che non
risulta indagato ma nei confronti del quale il pressing investigativo
appare evidente, può rivelarsi fondamentale per il futuro dell´indagine.
All´uomo d´affari i magistrati attribuiscono un "ruolo chiave" non solo
nell´attività di lobbing che influenza scelte e nomine di alto livello,
ma anche in alcune delle vicende adesso sotto inchiesta.
Ma sarà un incontro quasi "al buio".
In questi giorni di intensa attività investigativa, caratterizzata
dall´audizione di numerosi testimoni, la stragrande maggioranza dei
quali inserita in alcuni dei gangli centrali delle istituzioni
(parlamentari, esponenti della burocrazia statale, del mondo
dell´economia, vertici dei servizi) la Procura si è mossa senza mai
scoprire le carte, come conferma la scelta di restituire spontaneamente
il materiale sequestrato durante le perquisizioni così da non depositare
atti al Tribunale del Riesame.
Si partirà, presumibilmente, dagli
aspetti affrontati nei decreti di perquisizione notificati nei confronti
delle persone vicine a Bisignani, dove viene citato come unico indagato,
con l´ipotesi di associazione per delinquere, un sottufficiale dei
carabinieri, Enrico La Monica. Il militare si trova in Africa da
dicembre, dopo le prime perquisizioni.
L´ipotesi di lavoro al vaglio degli
inquirenti configura un´attività di procacciamento di informazioni
spesso coperte da segreto d´ufficio e utilizzate in maniera illegale. Il
gruppo comunicava attraverso schede telefoniche fornite da un
commerciante napoletano e intestate a extracomunitari. Il sospetto è che
questi canali siano stati adoperati anche per azionare la "macchina del
fango" che avvelena la vita pubblica italiana.
Nel filone iniziale dell´indagine la
Procura ha ipotizzato anche l´accusa, contestata formalmente sempre al
solo La Monica, di violazione della legge Anselmi sulle società segrete.
Non risulta indagato, ma ha chiesto tutela al Parlamento ritenendo di
essere stato sottoposto a pedinamenti e fotografie, il deputato del Pdl
Alfonso Papa, chiamato in causa da uno dei testimoni, l´ex presidente
della Corte d´Appello di Salerno Umberto Marconi, che accusa il
parlamentare di essere "regista" di un complotto organizzato ai suoi
danni. Vicende sulle quali, il 15 marzo, Bisignani potrebbe contribuire
a fare chiarezza.
2- MI CHIAMO BISIGNANI E RISOLVO PROBLEMI
Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"
Nel centro di Roma c'è un taxi che è
sempre occupato, e che non prende mai chiamate. Inutile alzare la mano o
fare un fischio se qualcuno lo incontra tra i vicoli dietro piazza di
Spagna o davanti a Palazzo Chigi: il taxi inevitabilmente tira dritto
per la sua strada. Perché da anni il conducente, Paolo, ha un unico
affezionato cliente, un imprenditore che ha trasformato la macchina in
una specie di ufficio mobile, con palmari, computer e attrezzature
tecnologiche sparpagliate sui sedili. Il passeggero indossa sempre un
vestito blu (sartoria napoletana) una camicia bianca e una cravatta blu,
e si chiama Luigi Bisignani. Per gli amici, semplicemente Gigi.
Chi è? "Come chi è? Oggi è l'uomo più
potente in circolazione. Più potente di me", ha detto Silvio Berlusconi
a un fedele collaboratore che gli chiedeva informazioni sull'individuo
che usciva da quel taxi bianco.
Forse Berlusconi esagera, ma il suo
amico Gigi, ex piduista che non girerebbe mai in un'auto blu, condannato
negli anni Novanta a due anni e otto mesi per aver portato decine di
miliardi di lire della maxitangente Enimont nella banca vaticana dello
Ior e oggi di nuovo al centro di un'inchiesta della procura di Napoli
denominata "P4", è di sicuro uno dei personaggi più influenti e
misteriosi d'Italia. Un cinquantasettenne che ufficialmente amministra
una stamperia, la Ilte, ma che è considerato da tutti, nei palazzi del
potere, il capo indiscusso di un network che condiziona la vita del
Paese.
"La ditta", lo chiamano ministri,
onorevoli e boiardi che fanno la fila nel suo ufficio a piazza
Mignanelli per omaggiare, chiedere favori, consigli e discutere di
nomine pubbliche e affari. "Che lavoro fa davvero Gigi? Diciamo che è un
maestro nel mettere insieme persone e interessi convergenti", spiega chi
lo conosce dai tempi della P2. "Un uomo curioso e geniale con un
portafoglio relazionale pazzesco. Decine di potenti gli devono la
carriera. La rete su cui si fonda il sistema romano di Berlusconi l'ha
creata lui, ed è lui a saper muovere più di tutti le leve".
NELLA RETE DI GIGI
È il profilo di un "grande vecchio" tipico della tradizione nazionale,
tanto che qualcuno sorride definendo Bisignani "un bluff". Ma è un fatto
che in queste ore senatori e deputati non facciano altro che parlare del
lobbista (qualcuno dice persino che è partito, destinazione Emirati
Arabi), del suo uomo Alfonso Papa (ex magistrato oggi deputato Pdl
coinvolto nell'inchiesta), e delle indagini che i pm campani stanno
portando avanti da mesi.
Mezza Roma segue gli sviluppi con il
fiato sospeso, perché teme che gli incontri riservati di Gigi,
attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, siano stati
registrati dagli inquirenti. Il più preoccupato di tutti sembra essere
Gianni Letta, che gestisce la rete insieme a Bisignani e che è già stato
ascoltato in procura. L'altra metà dei poteri forti che governa, quella
che fa capo a Giulio Tremonti, al banchiere Massimo Ponzellini e alla
Lega, sta invece alla finestra: se cade Bisignani, per loro si
spalancheranno le praterie.
Difficile elencare tutte le persone
che hanno un rapporto diretto con Gigi: sono troppe. Rapporti con il
lobbista appassionato di gialli (ne ha scritti due: "Il sigillo della
porpora" e "Nostra signora del Kgb", successi che gli hanno procurato
per un po' la nomea del Ken Follet tricolore) ha per esempio
l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni, della cui nomina con
Bisignani certamente si è parlato. Anche la Carfagna lo rispetta.
È stato lui a tessere la tela per
riavvicinare la ministra al premier dopo lo strappo dello scorso
dicembre. Gigi non fa mistero di stimarla molto: sulla scrivania del suo
ufficio, insieme a un libro del portavoce dell'Opus Dei Pippo
Corigliano, fa bella mostra di sé "Stelle a destra", la fatica
letteraria firmata dalla Carfagna e impreziosita dalla prefazione di
Francesco Cossiga. Nel governo anche il ministro degli Esteri Franco
Frattini, Stefania Prestigiacomo e Mariastella Gelmini conoscono assai
bene Bisignani. Pure Daniela Santanchè gli deve molto, anche se
ultimamente i rapporti tra i due sembrano essersi raffreddati.
Grande uomo di comunicazione, Gigi ha
le conoscenze giuste anche alla Rai. Nel 2008 fu proprio lui a spingere
- anche contro il volere di Letta - affinché Mauro Masi tornasse alla
segreteria generale della presidenza del Consiglio, mentre l'attuale
direttore degli affari legali è Salvatore Lo Giudice, suo avvocato di
fiducia. "Ma Bisignani si vede spesso anche con Augusto Minzolini,
direttore del Tg1", racconta una fonte che chiede l'anonimato. Da
politici come Andrea Ronchi a Lorenzo Cesa, a uomini degli apparati come
Giorgio Piccirillo, capo del servizio segreto Aisi, il generale della
Guardia di Finanza Walter Cretella e il prefetto di Roma Giuseppe
Pecoraro, Gigi dà del tu a tutti. Senza dimenticare che (quasi) tutti i
responsabili delle relazioni istituzionali delle aziende pubbliche fanno
riferimento a lui.
DA GELLI AL CAVALIERE
La storia di Bisignani è simile a quella dei protagonisti delle sue spy
story. Nato a Milano nel 1953 (il padre era un potente manager della
Pirelli con ottimi rapporti negli ambienti massonici, il fratello
Giovanni è a capo della Iata), si laurea in economia e si trasferisce a
Roma per fare il giornalista. Mentre scrive per l'agenzia Ansa, il
giovane mostra doti non comuni, viene individuato e cresciuto a pane,
intrighi e politica da personaggi come Giulio Andreotti (è uno dei pochi
che entrava nel suo ufficio di piazza in Lucina senza bussare) e i capi
della P2, Licio Gelli - per cui stendeva ogni mattina la rassegna stampa
- e Umberto Ortolani, amico di famiglia.
Inevitabile l'iscrizione alla loggia
Propaganda Due, da lui sempre negata: nelle liste la sua tessera è la
numero 1689, fascicolo 203, data dell'iscrizione 1 gennaio 1977. Quando
scoppia lo scandalo il ragazzino che già parlava con generali, ministri
e finanzieri batte un altro record: è il più giovane piduista scovato
dai magistrati.
Nonostante gli intoppi, la sua scalata
non si ferma. Diventa uomo di fiducia di Raul Gardini e della Ferruzzi,
si attiva per portare i 93 miliardi della madre di tutte le tangenti
allo Ior, entra nelle grazie di Cesare Geronzi. Dopo la condanna
definitiva e altre disavventure giudiziarie (tra cui il procedimento Why
Not su una presunta loggia massonica, archiviato) la sua stella sembra
in declino. Ma è solo apparenza. Gigi Bisignani torna in auge nel 2001,
con la vittoria elettorale di Berlusconi, e da lì spicca il volo.
Nell'ombra, diventa uno dei
consiglieri più fidati del Cavaliere, anche lui tra gli iscritti alla
P2. "Tutti dicono che lui è solo il factotum di Letta", chiosa la fonte
autorevole che chiede l'anonimato: "Sbagliano. Tra i due il rapporto è
paritario. Anche perché fu Bisignani in persona a presentare Gianni a
Berlusconi. Paradossalmente è più corretto dire che Letta - che fu suo
testimone di nozze - è un uomo di Gigi, non viceversa".
AMICI E DENARI
Del Bisignani privato pochi osano parlare. Il suo profilo è bassissimo.
Impossibile vederlo a un appuntamento mondano, a una festa o a un
cocktail. Laziale doc, allo stadio non è mai apparso. Non fuma, non
beve: l'unico vizio è la Coca-Cola (non più di due dita). Risponde al
suo cellulare una volta su dieci, chi vuole parlare con lui deve
contattare la sua storica segretaria Rita.
Gli appuntamenti importanti vengono
organizzati a casa della madre (lui vive in affitto), quelli di routine
in mezzo alla strada ("Gli piace passeggiare, si sente più tranquillo")
o nel mitico ufficio della Ilte. Dove campeggia una foto del suo
gingillo preferito: un grosso gommone, parcheggiato a Fiumicino, che gli
serve per fare la spola con la casa in Toscana. Una tenuta spettacolare
vicino a Porto Santo Stefano, buen retiro con cavalli annessi. Lì ogni
tanto vanno a trovarlo gli amici del cuore, come Stefania Craxi e il
marito Marco Bassetti, o Fabrizio Palenzona.
Gli affari, ovviamente, non gli
dispiacciono. Bisignani vive per avere informazioni e maneggiarle,
creare personaggi, ma non disdegna di fare un po' di soldi. Tanti soldi.
Giorni fa i pm, come ha scritto "Il Fatto", hanno sequestrato al suo
autista Paolo Pollastri 19 titoli al portatore di una holding belga, la
Codepamo, che negli ultimi anni ha investito decine di milioni in varie
operazioni.
L'ex piduista controlla la societa
Four Consulting, e ha un terzo di un'azienda che costruisce treni e
metropolitane in Campania: le sue quote fino al 2002 erano in mano al
gruppo Finmeccanica. Bisignani è stato anche socio dei suoi amici Mario
e Vittorio Farina, che oltre a essere editori sono anche importanti
immobiliaristi. Qualcuno vocifera che qualche volta abbia investito
insieme a Valerio Carducci, il costruttore vincitore di decine di
appalti di governo, diventato famoso durante lo scandalo del G8 alla
Maddalena.
Di certo il fiuto per il denaro non
gli manca. Tranne, forse, in un caso: le cronache raccontano che una spa
riconducibile a Bisignani è stata coinvolta nel crac della banca
Italease, dove aveva sottoscritto derivati per 75 milioni di euro per
una perdita stimata di 12,8 milioni. Bazzecole, per l'uomo che risolve
in silenzio i problemi dei potenti del Paese.
3 - SFILATA DI VIP DAI PM DI NAPOLI...
Claudio Pappaianni per "l'Espresso"
La chiamano P4, ma solo perché è stata scoperta dopo la "cricca" di
Flavio Carboni e soci. Ma quella su cui indagano i magistrati della
procura di Napoli sembra un'organizzazione degna della P2 messa in piedi
da Licio Gelli. Da qualche settimana i pm Henry John Woodcock e
Francesco Curcio stanno ascoltando decine di testimoni eccellenti:
ministri, deputati, personaggi dell'alta finanza e dei servizi segreti.
Dalle ministre Carfagna e
Prestigiacomo a Guarguaglini, numero uno di Finmeccanica, passando per
Massimo D'Alema e il direttore dell'Aise Adriano Santini, fino a Nicolò
Pollari, l'ex direttore del Sismi. Anche Gianni Letta è stato sentito: i
pm lo hanno interrogato a Roma nei giorni che hanno preceduto la
perquisizione ai danni di Luigi Bisignani, uno dei cardini
dell'inchiesta. Il giorno di San Valentino, gli uomini della Gdf hanno
perquisito gli uffici e le case della madre, della segretaria e
dell'autista.
L'indagine ha contorni ancora tutti da
chiarire: l'unico indagato per ora è un carabiniere volato in Africa,
accusato di violazione della legge Anselmi - quella che vieta la
costituzione di società segrete - associazione a delinquere e concorso
in rivelazione di segreto d'ufficio. Ma di certo gli inquirenti lavorano
anche su presunte attività di dossieraggio (è stato coinvolto Valter
Lavitola, l'uomo che scovò le carte sulla casa di Montecarlo dove vive
Giancarlo Tulliani, il cognato di Fini) e sugli appalti del settore
energetico.
Se ne è parlato nel corso
dell'interrogatorio a Pasquale Lombardi, il geometra di Cervinara tra i
promotori della cosiddetta loggia P3, al quale i magistrati hanno
chiesto conto dei rapporti con il deputato Pdl Alfonso Papa, altro
protagonista dell'inchiesta. Un ex pm che nel 2008 approda in Parlamento
dopo essere stato negli uffici di vertice del ministero della Giustizia,
sia con la destra sia con la sinistra.
A introdurlo nella galassia
berlusconiana era stato Marcello Fasolino, manager con interessi
nell'energia: proprio a lui è riconducibile l'affaire di una centrale
elettrica a Benevento, che - nonostante un ricorso pendente davanti al
Tar - ha ricevuto lo scorso 21 dicembre il via libera dal ministero
dello Sviluppo economico.04-03-2011]
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1- NON DITE
ALLA POVERA SIGNORA BEATRICE EX PASSERA CHE, IN QUEL DI VILLA D’ESTE, IN
DATA 28 MAGGIO, IL SUO EX CONSORTE CORRADINO IMPALMERÀ GIOVANNONA SALZA,
IN TREPIDA ATTESA DEL GRAN GIORNO DEL SÌ DOPO DIeCI ANNI DI OSCURO
RAPPORTO. TESTIMONE IL SUO EX GANZO (SIAMO TUTTI UNA GRANDE FAMIGLIA),
GIOVANNINO MALAGÒ DA SABAUDIA - 2- NON ANDRÀ IN ONDA SULLE RETI RAI LO
SPOT DI "SILVIO FOREVER", MASI NON VUOLE - 3- MENTANA SMENTISCE "OGGI":
IO E MIA MOGLIE MICHELA NON ASPETTIAMO UN ALTRO FIGLIO - 4- GRAN SERATA
MONDANA, IERI SERA, IN CASA DELLA DEPUTATESSA CARA A FELTRI E A LETTA,
MELANIA RIZZOLI. STARRING, ALFANO, SACCONI, CICCHITTO, POLITO, GUIDO
PAGLIA - 5- GALEOTTO FU IL FILM "LA VITA FACILE": ACCORSI LASCIA LA
CASTA PER VITTORIA PUCCINI - 6- SANGUE E LIQUIDO SEMINALE. IL PROFUMO
CHE LADY GAGA LANCERÀ IL PROSSIMO ANNO -
1- Non dite alla
povera signora Beatrice ex Passera che, in quel di Villa d'Este, in data
28 maggio, il suo ex consorte Corradino impalmerà Giovannona Salza, in
trepida attesa del gran giorno del sì da 10 anni di oscuro rapporto. E,
la gloriosa fanciulla, che Passera conobbe all'epoca di Poste Italiane,
non ha atteso nemmno una settimana dall'agognato divorzio per spararsi
la sua bella zuppa di nozze, che avrà come testimone il suo ex ganzo
(siamo tutti una grande famiglia), Giovannino Malagò da Sabaudia. A
dimenticavamo: siete tutti invitati al gran ballo per 500 a Villa
d'Este, Cernobbio.
2- Da
Repubblica.it - Non andrà in onda sulle reti Rai lo spot di "Silvio
forever", biografia non autorizzata del Presidente del Consiglio di
Roberto Faenza e Filippo Macelloni e scritta da Gian Antonio Stella e
Sergio Rizzo. La decisione è stata motivata con non meglio specificati
approfondimenti in corso da parte dell'ufficio legale di viale Mazzini.
E' quanto si legge sul sito del film, gestitito dalla casa di produzione
Lucky Red.
http://tv.repubblica.it/copertina/silvio-forever-la-rai-sospende-lo-spot/63396?video=&ref=HRER2-1
3 - Gran serata
mondana, ieri sera, in casa della deputatessa cara a Feltri e a Letta,
Melania Rizzoli. Si sono attovagliati tre capoccioni: Alfano, Sacconi e
Cicchitto. A seguire Guido paglia e Grazia Volo, Ferrara e Selma,
Palombelli e Rutelli, Piroso e Polito, per Forza Gnocca Anna Grazia
Calabria, e Malagò in versione Megalò.
4- Galeotto fu
il film "La vita facile". Sarebbe ormai naufragato il matrimonio di
Stefano Accorsi con la Marianna di Francia, Laetitia Casta. Vittoria
Puccini, ex moglie dell'agitatissimo Alessandro Preziosi, avrebbe preso
il suo posto.
5- Sondaggio o
son desto? Imperdibile ricerca, dal fortissimo impatto demoscopico, sul
sito dell' "Espresso". I boatos vogliono l'ex premier Romano Prodi
interessato al Quirinale, visto che negli ultimi tempi è un pe-diluvio
di apparizioni, conferenze, dichiarazioni. Il periodico, senza indugio,
lancia quest'ipotesi nel pezzo di apertura del sito, chiedendo ai suoi
lettori: "Cosa ne pensi di Romano Presidente?" (solo il nome di
battesimo, che fa ggiovane). Cliccando sul sondaggio, si scoprono le 3
opzioni:
- Sì, è un galantuomo e sarebbe una
garanzia
- No, ha detto che avrebbe lasciato la politica e deve mantenere la
parola
- Non so
Cioè, sia che uno lo voglia o no al
Quirinale, non ha molta scelta: o sì perché "è un galantuomo", o no
perché "deve mantenere la parola", che in fondo è un altro modo per dire
"è un galantuomo"...
Parafrasando un famoso detto: "Saint if you do, saint if you don't". E
la maggioranza ha già scelto: "saint subito!"
6- Durante il
meeting di ieri a Milano organizzato da Visibilia sulla moda maschile -
gusti e tendenze - la patronne Daniela Santanché ha confessato di non
guidare mai più la sua Aston Martin. "Oggi ci vuole rigore e austerità,
il troppo storpia" !
7- Ai
telespettatori più attenti non è sfuggito che quest'anno l'Isola dei
Famosi della Mona Ventura chiude la diretta del mercoledì un po' prima,
alle 23,45. La Mona ha seguito alla lettera la direttiva Rai, che ha
chiesto agli show di chiudere i battenti entro la mezzanotte. Ma la
regola pare non essere uguale per tutti. Sabato scorso il "Ballando con
le stelle" di Milly Carlucci è finito alle 24,30. E' c'è già chi maligna
che la regoletta sia stata fatta per tutelare il "Porta a Porta" di
Brunello Vespa, che sennò la gente va a nanna e nessuno lo guarda più!
(G.S.)
8- Come avranno reagito Martina Stella e Nicolas
Vaporidis sapendo che per il secondo anno si sono aggiudicati il
CineMattone? Che cos'è? Il contro-premio ideato dal portale Cinemotore
che segnala i film peggiori della stagione e le interpretazioni da
dimenticare. Più di mille appassionati di cinema hanno votato "contro"
Martina e Nicolas per le loro deludenti performance in "Ti presento un
amico" (che vince anche il "CinePacco", ovvero la peggior fregatura
presa al cinema) e "Maschi contro femmine". Sergio Castellitto col suo
"La bellezza del somaro" è "il CineMattone dell'anno". Sul podio per la
peggior scena hot, salgono Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti di
"Manuale d'amore 3". Che dire? Ritentate, sarete più fortunati! (G.S.)
9- Non fate sapere a Silviuccio Er Banana che un
pillolone gigante di Viagra si aggira per le vie del centro storico di
Roma e prende pure la metro, tra lo stupore e il divertimento dei
passanti. E' la trovata pubblicitaria ideata per lanciare "Holy Water"
di Tom Reeve, il film che vi tirerà su, un'esilarante commedia a metà
strada tra "Full Monthy" e "L'erba di Grace", incentrata su quattro
amici che rapinano un carico di Viagra. Imperdibile, nella sale dall'11
marzo. (G.S.)
10- L'onorevole
del Pdl Giorgio Jannone è diventato padre a soli 4 mesi dalle nozze. La
giovane moglie Marta Carolina Carminati, sposata lo scorso 23 ottobre a
Bergamo, ha partorito domenica 27 febbraio all'Ospedale di Alzano
Lombardo la piccola Luce. Jannone, pazzo di felicità, ha fotografato
subito col telefonino la piccola per farla ammirare agli intimi e ha
scritto via Sms: "Dal Cielo è arrivata la nostra meravigliosa Luna! Pesa
3 chili e 450 grammi e già sorride. La mamma sta bene e il papi ha il
cuore colmo di gioia. Benvenuta Luni in questo fantastico mondo!". Che
tenerone! Auguri! (G.S.)
11- Il più felice per l'Oscar conquistato
dall'italoamericana Melissa Leo per "The Fighter"? E' il cinegiornalista
Pascal Vicedomini, papà delle kermesse "Capri, Hollywood" e "Los
Angeles, Italia". Che ora rivendica tronfio il suo fiuto da
talent-scout. Ecco il messaggio che ha mandato appena Melissa ha
conquistato la prestigiosa statuetta: "La Leo è arrivata al mio Festival
a Capri nel 2010 che nessuno la conosceva. L'ho fatta premiare come
attrice dell'anno da Peppino di Capri e dal vice direttore generale
della Rai Gianfranco Comanducci e ora ha vinto l'Oscar come miglior
attrice non protagonista. Wow!". (G.S.)
12- Pare che
Pierfurby Casini sia molto incazzato con i suoi che hanno firmato le
dimissioni contro la Iervolino. "Napoli è sempre la più grande città del
sud e certe cose vanno concordate con Roma".
13- Il
giornalista Pietrangelo Buttafuoco, in diretta su LA7 a G' DAY con Geppi
Cucciari, parlando dell'ipotesi di alternanza dei conduttori tv, ha
dichiarato: "L'idea di alternare i conduttori è autolesionismo puro
tipico della destra, che in quanto a televisione non ci capisce niente,
perché immediatamente verrebbe fuori il confronto fra i conduttori di
sinistra e quelli di destra, e il confronto sarebbe impari. Quelli di
destra per esempio non solo sbagliano le cravatte, ma non sanno fare la
televisione, perché la televisione per sua definizione è di sinistra".
14- Per favore
avvisate Ruby che non può fuggire in Messico dove "... non è conosciuta
e può ricominicare una nuova vita senza che nessuno le punti il dito
addosso..."
E' conosciuta anche lì:
http://www.jornada.unam.mx/2011/01/21/index.php?section=mundo&article=026n1mun
Marco
15- Da "il
Giornale" - Sangue e liquido seminale. Di questo è fatto il profumo che
Lady Gaga lancerà il prossimo anno. Lo ha reso noto «El Mundo» spiegando
che la popstar ha assicurato che la fraganza non avrà un cattivo odore.
Per realizzarla Lady Gaga ha detto di aver dovuto catturare l'essenza
del profumo dopo aver praticato del sesso, mentre il sangue, che lei
definisce «un componente fondamentale» della nuova creazione, viene
dalle sue mestruazioni. «È come aver me sulla pelle», ha detto la
cantante.
16- Ci chiama
Enrico Mentana per smentire la notiza uscita sul settimanale "Oggi"
secondo la quale il direttore del TgLa7 e la moglie Michela Rocco di
Torrepadula sarebbero in attesa di un altro figlio.
17- da "la
Repubblica" - Ringo Starr torna in concerto in Italia dopo un'assenza di
quindici anni. L'ex Beatles suonerà il 3 luglio a Milano, il 4 a Roma.
18- Carlo
Rossella per "Il Foglio" - Dinner a Santa Barbara. Nancy Reagan, sempre
di rosso vestita, è molto tonica. Parla con amore dell'indimenticabile
marito, ma non trascura lo champagne californiano.
19- Da "la
Repubblica" - Emilio Fede è geloso di Augusto Minzolini. Il direttore
del Tg4, per anni il tg italiano sicuramente più berlusconiano, ha
rivelato il suo sentimento nei confronti del collega del Tg1 davanti ai
microfoni del programma radiofonico di Radio2 "Un giorno da pecora".
«Che effetto fa sapere che oggi il Tg1 sia considerato più berlusconiano
del Tg4?» gli hanno chiesto i conduttori del programma. E Fede ha
risposto: «Mi crea una certa gelosia». «Santoro era un bravissimo
giornalista, che viene dalla trincea, e che poi ha fatto una scelta
politica sbagliata - ha anche detto Fede - Vespa ha sempre fatto il
conduttore, se dobbiamo parlare di processi in tv, certamente lui è
quello più equilibrato».
20 - Da "La
Stampa" - Blitz di Fiorello a Parla con me di Serena Dandini su Rai3.
«C'è nessuno?», chiede lo showman entrando nello studio vuoto. «Mi dici
vieni da me, non vieni mai e poi non ci sei? Comunque c'ha ragione lui,
è un bel covo di comunisti qui, Dandini, Fazio... Occhio che vi seguono,
altro che bandiera rossa, se quello s'arrabbia...». Dopo un'imitazione
di Camilleri Fiorello s'addormenta sul divano.
21- (LaPresse) -
Donne ammiccanti e svestite invitano all'acquisto del dominio del sito
ancora libero. Peccato che la dicitura dell'indirizzo del portale non
richiami parole come sesso, porno o 'xxx', ma sia
www.palazzograzioli.com, riprendendo interamente il nome della residenza
romana del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. L'ideatore della
trovata promozionale non si è di certo fatto sfuggire l'occasione
fornita dalle cronache recenti, ma ora è caccia all'acquirente.
22-
(LaPresse) - Ennesimo scandalo per Charlie Sheen, che ormai sembra non
poter fare a meno di far parlare di sé. La sua fidanzata e pornostar
Bree Olson e la ex bambinaia Natalie Kenly, entrambe 24enni, hanno
confessato di dormire tutte e due con la star tv. Bree ha detto:
"Facciamo tutto ciò che Charlie ci chiede. E' la vita che ho sempre
voluto e ne sono entusiasta". Lo ha rivelato il sito di 'The Sun'.
Il loro,
comunque, e un trio aperto: Bree ha spiegato che se un giorno Charlie
volesse uscire dal gruppo per soddisfare i suoi desideri sessuali, lei e
Natalie non avrebbero niente in contrario. I tre si sono prestati ad
essere ripresi in uno show televisivo mentre Charlie baciava prima una e
poi l'altra ragazza. Questo sicuramente non aiuterà l'attore a
riottenere la custodia dei figli. 04-03-2011]
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ALLERTA
INTERPOL SU GHEDDAFI E ALTRI 15 (NON È UN MANDATO DI CATTURA MA “METTE
IN GUARDIA SUL PERICOLO POSTO DAGLI SPOSTAMENTI DI QUESTI INDIVIDUI E
DEI LORO BENI”) - GUERRA DI ANNUNCI TRA I PRO-RAIS (“ABBIAMO RIPRESO
ZAWIYA”) E I RIBELLI (“PRESO L’AEROPORTO RAS LANUF”) - CHAVEZ ANNUNCIA:
“GHEDDAFI ACCETTA IL MIO PIANO DI PACE” - IL COLONNELLO NOMINA UN NUOVO
AMBASCIATORE ONU - TREMONTI: POSSIBILI SANZIONI UE SUGLI INVESTIMENTI
1. LIBIA:
ALLERTA INTERPOL SU GHEDDAFI E 15 ALTRI...
(ANSA) - Interpol, con sede a Lione, nel centro della
Francia, ha diffuso un'allerta alle polizie mondiali riguardante Muammar
Gheddafi e altre 15 personalità libiche.
Interpol ha reso noto di aver
allertato oggi le polizie dei suoi 188 stati membri riguardo il
colonnello Muammar Gheddafi e 15 delle persone del suo entourage, al
fine di facilitare l'applicazione delle sanzioni dell'Onu e l'inchiesta
aperta dalla Corte penale internazionale.
L'allerta di Interpol alle polizie di
tutto il mondo su Gheddafi e 15 suoi fedelissimi, non chiede l'arresto
delle persone citate ma mette a disposizioni informazioni che li
riguardano. La procedura, ha precisato Interpol, intende "mettere in
guardia gli stati membri sul pericolo posto dagli spostamenti di questi
individui e dei loro beni", "assisterli nei loro sforzi di applicare" le
sanzioni delle Nazioni unite e sostenere l'inchiesta aperta dal
procuratore del Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro
l'umanità nei confronti del capo di stato libico.
Interpol considera Gheddafi e 15
"membri della sua famiglia o stretti collaboratori" come coinvolti
"nella pianificazione di attacchi, compresi dei bombardamenti aerei,
sulle popolazioni civili".
2. TV STATO, PRO-GHEDDAFI RIPRENDONO ZAWIYA...
(ANSA-AFP) - La città di Zawiya, circa 60 km a ovest di
Tripoli, è stata ripresa dalle forze fedeli al colonnello Muammar
Gheddafi. Lo ha annunciato oggi la televisione libica.
Il "capo del gruppo terroristico"
della città - ha affermato l'emittente - Hussein Darbuk e il suo vice
sono stati uccisi, mentre altri capi ribelli sono stati fatti
prigionieri. Sono inoltre stati sequestrati, sempre secondo la tv di
Stato, "31, 19 veicoli da trasporto truppe, 45 batterie di contraerea e
altre armi". "Il popolo di Zawiya e i dirigenti dei comitati popolari
hanno posto Zawiya al riparo dalle forze armate terroriste", ha
insistito il primo canale della tv, mentre il secondo canale ha
affermato che le forze di sicurezza libiche hanno "ripreso il controllo
della maggior parte di Zawiya".
3. INSORTI, ZAWIYA SOTTO IL FUOCO DELL'ARTIGLIERIA. CONFERMATA
L'UCCISIONE DEL COMANDANTE DEI RIBELLI...
(ANSA-REUTERS) - L'esercito libico ha martellato con
l'artiglieria la città di Zawiya, a ovest di Tripoli, dove il comandante
degli insorti è stato ucciso in combattimento con le forze fedeli a
Muammar Gheddafi. Lo ha riferito un portavoce dei ribelli, Mustafa
Gheriani, aggiungendo che nella città si registrano molte vittime. In
precedenza la tv di Stato libica aveva annunciato che le truppe
pro-Gheddafi hanno ripreso il controllo di Zawiya e che il "capo del
gruppo terroristico" della città, Hussein Darbuk, e il suo vice sono
stati uccisi, mentre altri capi ribelli sono stati catturati.
4. RIBELLI, ABBIAMO PRESO AEROPORTO RAS LANUF...
(ANSA-REUTERS) - Forze anti-Gheddafi hanno preso
l'aeroporto nella città portuale e petrolifera di Ras Lanuf. Lo
riferiscono alla Reuters due fonti dei ribelli.
5. TRIPOLI NOMINA NUOVO AMBASCIATORE ALL'ONU...
(ANSA-REUTERS) - La libia ha nominato l'ex ministro
degli Esteri Ali Treki al posto di ambasciatore alle Nazioni Unite, per
rimpiazzare il predecessore passato tra le file degli anti-Gheddafi. Lo
ha reso noto una fonte governativa libica di alto rango.
"Treki è stato nominato ambasciatore
libico alle Nazioni Unite per rimpiazzare (Abdurrahman) Salgham", ha
detto alla Reuters la fonte, che ha chiesto l'anonimato.
6. CHAVEZ, GHEDDAFI HA ACCETTATO COMMISSIONE PACE...
(ANSA) - Il leader libico Muammar Gheddafi ha accettato
la proposta di formare una commissione mediatrice che aiuti a risolvere
in modo pacifico il conflitto interno del Paese. Lo ha assicurato,
riporta la statale Agencia Venezolana de Noticias, il presidente Hugo
Chavez nel corso di un evento svoltosi ieri sera nel Teatro Carreno di
Caracas, in cui ha anche precisato di aver parlato l'altro ieri con il
Rais.
7.
TREMONTI, UE DISCUTE NUOVE SANZIONI INVESTIMENTI...
(ANSA) - Sulle sanzioni alla Libia l'Italia sta
"applicando esattamente quanto si conviene nelle sedi internazionali".
Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, spiegando che
"abbiamo applicato la delibera dell'Onu e stiamo discutendo in sede
europea sugli altri investimenti". A livello europeo è in discussione la
possibilità di allargare le sanzioni alla Libia - per ora limitate alle
operazioni direttamente riconducibili Gheddafi - al complesso degli
investimenti libici all'estero. 04-03-2011]
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Dunque:
vacilla Berlusconi e il geronzo-letta Ligresti ne paga subito il fio -
quello che è certo è che la consob guidata dal tremontino Vegas non ha
fatto nessuno sconto don salvatore e ai loro futuri, o forse già
passati, soci francesi - e senza i soldi freschi di groupama, il
fallimento è alle porte - Tace Unicredit, il grande creditore; non parla
Mediobanca
Francesco
Manacorda per
La Stampa
Siccome l'Italia è l'Italia, ma
nemmeno la Francia scherza, le dietrologie già si sprecano. Dunque:
vacilla Berlusconi e il non ostile Ligresti ne paga subito il fio;
oppure: tra Edison e Alitalia, c'era la necessità di dare uno stop
politico alla «grandeur» d'Oltralpe.
Ma al netto del riflesso condizionato
cospirativo quel che resta è che la Commissione guidata da Giuseppe
Vegas non ha fatto nessuno sconto ai Ligresti e ai loro futuri, o forse
già passati, soci di risibile minoranza.
Ovviamente anche in questo caso -
visto che Vegas è esemplare scelto di una razza politica giunto alla
guida di un'Autorità indipendente senza fermate intermedie - si apre
spazio per ulteriori dietrologie...
Ma qui sarà meglio stare ai fatti e ai
primi risultati: la squadra della Consob ha battuto il rigore, il goal
l'ha subito Groupama, ma la partita rischia di farsi difficile
soprattutto per Salvatore Ligresti. I francesi appaiono al momento avere
tre possibilità. La prima è suonare la ritirata, tenendo fede a quanto
detto fin dall'inizio: l'operazione con i Ligresti si fa se non c'è
l'Opa.
La seconda opzione è speculare alla
prima e improbabile: lanciare un'Opa sia su Premafin sia su FonSai, come
esige per l'appunto la Commissione. Mossa difficile anche perché secondo
la Consob dovrebbe coinvolgere i Ligresti, ma che lo stesso gran capo di
Groupama, Jean Azema negli ultimi tempi non ha escluso esplicitamente.
Il 16 febbraio rispondeva infatti che in caso di no della Consob
Groupama avrebbe riunito il consiglio per «valutare le ipotesi».
Terza strada: riscrivere gli accordi
con i Ligresti, eliminando ad esempio quel «lock up» di due anni che ha
messo in allarme la Consob. Ma i francesi possono davvero investire in
Premafin - pagando un ricco premio - senza assicurazioni aggiuntive? E'
da vedere. Parigi dovrà riflettere con calma sul da farsi. E
probabilmente, come preannunciato, la questione passerà anche in
consiglio.
Certo è, comunque, che l'eventuale
uscita dei francesi dall'orizzonte di Premafin (ri) mette seriamente in
discussione il risanamento del gruppo Ligresti. Un risanamento che ha
come punto centrale la ricapitalizzazione di FonSai, in affanno sui
requisiti patrimoniali, alla quale i Ligresti non sono in grado di far
fronte senza un aumento di capitale Premafin e senza mani amiche che li
affianchino.
Le assemblee straordinarie hanno dato
delega ai consigli per entrambe le operazioni, ma i cda non hanno ancora
«chiamato» le rispettive ricapitalizzazioni - che fra le premesse
avevano proprio l'ingresso di Groupama. Anche il Credit Suisse, che ha
formato il consorzio di garanzia per le quote eccedenti quelle dei
Ligresti e dei francesi, si trova ora spiazzato.
E altri
problemi potrebbero venire dal riscadenziamento del debito raggiunto da
Premafin appena prima di Natale con le banche visto che in alcuni casi,
come la proroga di un equity swap da parte di Unicredit, legava
l'impegno all'arrivo di Groupama.
E' già il
momento del «piano B», quello alternativo al soccorso francese? Nelle
banche italiane la prudenza era ieri palpabile. Tace Unicredit, grande
creditore che pure aveva proposto nei mesi scorsi a Ligresti alcune
ipotesi di soluzione; non parla Mediobanca dalla quale l'Ingegnere si
era allontanato perché considerava troppo dure le condizioni proposte
per il suo risanamento. Ma appena la nebbia si diraderà a Parigi, c'è da
scommetterci, anche a Milano si tornerà a vedere qualcosa. 05-03-2011]
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1- FAMILISMO AMORALE/1 - ELISA TOTI, DOPO UNA SETTIMANA CON "LUI", SI
CONFIDA ALLA MADRE: "UNA COSA ALLUCINANTE. SONO IN CONDIZIONI PIETOSE...
QUEI SOLDI 6 MILA MI SERVIRANNO PER RIMETTERMI A POSTO. LA MAMMA FA DUE
CONTI: "MA SONO DODICI MILIONI!" - 2- FAMILISMO AMORALE/2: "QUANDO IO
VADO A QUESTE CENE, E SONO MOLTO RARE, C´È SOLO LUI COME UOMO. È UNICO E
SOLO PROTAGONISTA ESCLUSIVO. NON C´È UN ALTRO MASCHIO AL DI FUORI DI
BERLUSCONI. QUINDI IL PAPÀ DELLE TUA AMICA NON LO TROVI MAI E POI MAI.
PERCHÉ QUANDO CI SONO ALTRI UOMINI, CI SONO SOLO LUI E GLI UOMINI" - 3-
PIÙ PASSANO I GIORNI, PIÙ IL COSIDDETTO "AVVISO DI FINE INDAGINE", IN
PROGRAMMA DUE SETTIMANE FA, RITARDA. RITARDA SEMPRE. SLITTA ALLA
PROSSIMA SETTIMANA. COME MAI? C´È SOTTO QUALCHE COSA D´IMPORTANTE?
PERCHÉ PIÙ SI LEGGONO LE TANTE, PERSINO TROPPE CARTE, PIÙ SI RENDE
EVIDENTE LA VULNERABILITÀ DEL BANANA - 4- ARIS ESPINOSA AVVERTÌ L´AMICA
MARYSTHELL: "ABBIAMO MICROSPIE A CASA E IN AUTO" - 5- LA SAGGIA ELENOIRE
CASALEGNO CONSIGLIA BARBARA FAGGIOLI CHE SI LAGNA: "SII FURBA E BASTA,
PRENDITI QUELLO CHE TI DEVI PRENDERE E POI LEVATI DAI COGLIONI..."
1- "ALLE CENE LUI È IL PROTAGONISTA E UNICO UOMO" LA DE VIVO E LE
SERATE AD ARCORE. LA FAGGIOLI: GIÀ SEI CAPODANNI CON SILVIO
Piero Colaprico per
La Repubblica
Più passano i giorni, più gli avvocati
si rendono conto della qualità del «materiale» che è stato depositato
dalla procura milanese. Più passano i giorni, più si chiedono quale
altra tegola giudiziaria possa precipitare sulla testa del premier
grazie alle indagini, non ancora finite, nell´inchiesta parallela.
Quella su Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, indagati, con altri
tre personaggi minori, per sfruttamento e favoreggiamento della
prostituzione.
Il cosiddetto «avviso di fine
indagine», in programma due settimane fa, ritarda. Ritarda sempre.
Slitta alla prossima settimana. Come mai? C´è sotto qualche cosa
d´importante?
Per comprendere la situazione - che sembra realmente in movimento -
esiste qualche minima traccia. Vanno tenuti in considerazione tre
fattori.
Innanzitutto un´intercettazione. A
parlare è Imma, e cioè una delle due gemelle De Vivo, napoletane: «Il
mio portafortuna», scherzava Berlusconi. È il 25 settembre e Imma cerca
di convincere un´amica a partecipare a una seratina ad Arcore. La
ragazza tergiversa: «Allora ti dico una cosa, parla con me che comunque
sono competente, nel senso che non ti dico una cazzata. Non ci sono
altri uomini - assicura Imma - al di fuori di (Berlusconi), quindi non
puoi trovare il papà della tua amica. Impossibilissimo! Quando io vado a
queste cene, e sono molto rare, c´è solo lui come uomo. È unico e solo
protagonista esclusivo. Non c´è un altro maschio al di fuori di
(Berlusconi). Quindi il papà delle tua amica non lo trovi mai e poi mai.
Perché quando ci sono altri uomini, ci sono solo lui e gli uomini. Non
ci sono le ragazze».
Forse una solidale solitudine lega
Papi-Silvio alle sue giovani e giovanissime invitate? Ma non è la
reiterazione di questo schema fisso di feste da «disperaticion più
totale» (copyright Nicole Minetti) che importa alla procura: importa che
su questo scenario compaia Ruby-Karima. È marocchina, scappata da casa
in Sicilia, e ha diciassette anni e mezzo: e il premier, sostiene sempre
l´accusa, lo sa.
Il secondo indizio incrocia il destino
di Barbara Faggioli. È da un po´ che il premier ha cambiato gusti, tanto
che lei, davvero una delle più fedeli papi-girl, se ne lamenta con
Emilio Fede: «So che stasera fa cena, non mi ha chiamato, ormai
preferisce invitare le cubane, le venezuelane, sai, va Maristhell,
Iris...».
E, in effetti, in un sms delle 22.36,
mandato da una delle habitué De Vivo proprio all´italo-brasiliana Iris
Berardi, si legge che intorno al premier ci sono «2 di Roma, 2 gemelle
di Brescia Miriam Annina, Raffa l´infermiera e altre che non conosco».
Quindi, è una Barby Faggioli sempre più in crisi quella che, lo scorso
gennaio, dice a un´altra papi-gilr, Airis Espinoza: «É il primo anno
dopo sei anni che non passo un capodanno con lui, e me ne vado a fare
una vacanza mia. Dopo sei estati, sei capodanni, sei compleanni, uno ci
sta».
Ma questa ragazza, per la quale
sembrava disegnarsi anche un futuro in politica, è nata il 5 giugno 1986
a Cagliari. E allora: quando ha cominciato ad essere così assidua del
premier? A che età? «Sii furba e basta, prenditi quello che ti devi
prendere e poi levati dai c...», le consiglia Elenoire Casalegno, ma è
chiaro che un interrogatorio sarà irrinunciabile.
Perché più si leggono le tante,
persino troppe carte, più si rende evidente la vulnerabilità di Silvio
Berlusconi nelle sue serate di bunga bunga e dintorni. Non si sa mai
bene chi sia in casa sua: amiche di amiche. E se di una di queste è
«tutto preso», le altre non concordano: «Hai presente una zingara? Ma
infatti, più è disperata meglio è...».
È, secondo indiscrezioni, questa
rivalità tra ragazze, miscelata alla delusione nei riguardi del premier
che tanto ha promesso e poco ha mantenuto (pure nelle feste), a
diventare esplosiva. Mentre un altro pericolo per il premier si annida,
secondo gli avvocati, in quello che ha detto Nicole Minetti durante
l´interrogatorio assistito da Daria Pesce. Perché, chiedono i magistrati
al consigliere regionale, andò proprio lei a recuperare la minorenne
Ruby-Karima in questura? Risposta: «Berlusconi mi disse "Vai tu perché
sei una persona per bene, sei incensurata, ti presenti bene"» eccetera.
Ecco, quest´«incensurata» sembra
pericolosissimo: se quella di Nicole fosse stata una missione
diplomatica per liberare la nipote di Mubarak, ci sarebbe stato bisogno
di tanta preoccupazione? Di tanta «apparenza»? Insomma, se la terra
sotto i piedi di Berlusconi già trema, altre scosse sembrano in arrivo.
2- ARIS
ESPINOSA AVVERTÌ L´AMICA MARYSTHELL "ABBIAMO MICROSPIE A CASA E IN AUTO"
A Maristhell Polanco, ballerina pigra di Colorado café («I provini, che
noia»), non manca mai l´iniziativa. Il 14 gennaio, quando scattano le
perquisizioni, non sta su tanto a prendersela come le altre. Un po´
perché è abituata, visto che ad agosto le hanno portato via il «moroso»,
con l´accusa di essere un narcotrafficante e nella sua cantina hanno
trovato droga. Un po´ perché ha sempre Silvio Berlusconi da chiamare
Sono le 19.45, l´operazione della
polizia sta terminando, e lei chiama un collaboratore di Berlusconi: «Ho
un´urgenza di parlare con il presidente... per quello che è successo a
Milano, non so se lui lo sa». Risposta: «Si, si eh, lo sa, lo sa, lo
sa», altro che, aveva ricevuto l´invito a comparire con l´accusa di
concussione e prostituzione minorile. E sempre Marysthell riceve una
chiamata dall´amica Aris: «A casa...hanno messo delle "cose", anche
nelle macchine (...) per poter ascoltare quando uno parla».
3- ELISA TOTI, 6 MILA EURO PER UNA SETTIMANA DA LUI, SONO IN
CONDIZIONI PIETOSE; MADRE,MA SON 12 MLN DI LIRE!
(ANSA) - Per «una settimana» trascorsa con «lui»,
assieme ad altre ragazze, Elisa Toti ha portato «a casa» sei mila euro,
«dodici milioni» di vecchie lire. Lo racconta la stessa giovane in una
telefonata alla madre, che si trova tra le molte intercettazioni
depositate insieme alla richiesta di giudizio immediato per Silvio
Berlusconi nell' ambito del caso Ruby e che l'ANSA ha potuto consultare.
Conversando con la mamma, lo scorso 9
gennaio, la ragazza, una delle ospiti alle feste di Arcore, spiega di
essere «appena tornata a casa» e dice di essere «preoccupata per la
salute di lui». La madre, invece, sembra preoccuparsi di altro: «Senti
eeee quanto v'ha dato?». La figlia: «Cinque più quegli altri mille
quindi, quindi sei». La madre è contenta: «Dici niente? Capito? eee poi
che vi ha detto quando lui vi ripotrà vedere». Risposta: «Ce lo dirà
lui».
La ragazza
racconta di essere stata «una settimana (...) alcune sono arrivate
martedì io mercoledì (...) mamma mia una cosa allucinante». E ora è
stanca: «Non ti puoi immaginare in che condizioni sono guarda (...) sono
in condizioni pietose, pietose proprio (...) ora mi ci vorrà un mese
perrr, ora quei, quei soldi che ho preso mi (...) serviranno per
rimettermi a posto dopo questa settimana». La mamma fa due conti: «Sono
dodici milioni», di vecchie lire. E la Toti: «Si ma no, non dire niente
eè». La signora, quindi, la saluta: «Ti lascio perchè ti devi, devi
andare a riposare» [05-03-2011]
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1- LETTERA APERTA DEL DIVINO QUIRINO CONTI CONTRO LA "SARTA
INQUISIZIONE" DI BERNARD ARNAULT, PROPRIETARIO DI DIOR E DELL’INFELICE
DESTINO DI JOHN GALLIANO - 2- "PUR CONDANNANDO SENZA RISERVE IL
GRAVISSIMO COMPORTAMENTO DELLO STILISTA (INGIURIE ANTISEMITE, "AMO
HITLER"), LO SCRITTORE ED ESPERTO DI MONDA SI CHIEDE: "FINO A CHE PUNTO
UN ALCOLISTA (O PEGGIO) PUÒ ESSERE RITENUTO RESPONSABILE, NEL CORSO
DELLA SUA DIPENDENZA, DI QUEL CHE FA O DICE, ANCHE SE RACCAPRICCIANTE?"
- 3- "PUNENDOLO, LEI HA PUNITO SE STESSO E UN PO’ TUTTO IL MONDO.
GIACCHÉ UN POETA È RARO E PREZIOSO COME UN RAGGIO VERDE AL TRAMONTO. E
VA PROTETTO. DA SE STESSO" - 4- UNA BELLISSIMA, AMARISSIMA LETTERA CHE
TERMINA RICORDANDO LE PAROLE DIVINATORIE DI MARCEL PROUST: "TUTTO CIÒ
CHE ABBIAMO DI GRANDE CI VIENE DAI NERVOSI: SONO LORO E NON ALTRI, CHE
HANNO FONDATO LE RELIGIONI E CREATO CAPOLAVORI..." -
Cher monsieur Arnault...
Back stage post-Galliano: tutto quello che ogni esperto di moda, pur
condannando senza riserve il suo gravissimo comportamento, avrebbe
voluto dire ma non ha potuto dire... Da Parigi, lettera aperta di
Quirino Conti a Bernard Arnault, proprietario di Dior e dell'infelice
destino di John Galliano
Quirino Conti per Dagospia
La storia è sempre la stessa: e
dunque, dopo tumultuose ore di passione trascorse in un'arroventata
alcova odorosa di ogni piacere tra le braccia frementi dell'eterna,
incomparabile Marilyn, l'uggioso, colpevolizzato ritorno al proprio
ossuto talamo nuziale; in una famigliola certo perfetta, tanto ordinata
e regolare, ma quanto mai triste e glaciale, lontano da quelle burrose,
morbide ore profumate di tuberosa. E sempre, purtroppo, fuggevoli.
E poiché per reggere la bellezza, come
il piacere e la felicità, ci vuole fegato, è così che nella mente ancora
eccitata del nostalgico fedifrago può addirittura nascere l'idea di
sopprimerla, quella difficile, capricciosa, incostante fonte di ogni
seduzione.
Di cancellarla del tutto,
sommergendola con un mare di ragioni (tutte elevatissime e sensatissime,
naturalmente), piuttosto che doverla rimpiangere a ogni passo; o peggio,
subirne il peso, per la rischiosa diversità di quel desidero e per
l'eccezionale, esigentissimo vigore dei suoi eccessi.
Allora, meglio togliersela di torno.
Meglio che non ci sia più. Anche solo come possibilità. Se, a ogni piè
sospinto, tutto, proprio tutto, al suo confronto appare tanto banale e
così smorto. Privo di ogni attrattiva.
Ecco, nella razionalissima mente del
plurimiliardario magnate Bernard Arnault, proprietario di un'infinità di
cose e, tra le tante, orgoglioso signore della moda parigina e di Dior
soprattutto, ecco appunto cosa potrebbe essere balenato come una
tentazione liberatrice. Come sempre, e come da copione. Poiché il
talento, come la lussuria, è merce difficilissima da trattare. E dunque
tanto meglio rinunciarvi e dimenticare. Tornandosene al proprio
focolare, quello più simile e prossimo alla propria regolarissima
condizione.
Ai rendiconti cioè, ai fatturati, alla
Borsa e a tutto quel fiume di denaro. E dunque, che Marilyn muoia! Come
ogni volta. E con lei, naturalmente, tutti i suoi difetti, certo, i suoi
capricci, le discontinuità, gli sbalzi d'umore e, purtroppo, le
dipendenze. Le sue follie, insomma. Ma, nonostante tutto ciò, cosa potrà
poi essere paragonato a quelle carni, a quell'abbraccio morbido e
fragrante?
Messo alla porta Galliano, non le
resterà che consolarsi tornando ai suoi volenterosissimi "epigoni"
aziendali, ai suoi fervorosi e docilissimi stilisti - tutti frementi
ora, in spasmodica attesa - già sotto contratto o quasi. Con molto
talento per essere qualunque cosa e nessuno per essere qualcuno. Il
sonno, loro, non glielo toglieranno di certo.
Ma ora, Monsieur, d'ora in avanti, chi
riempirà d'eccitazione i suoi sogni? E le sue notti di desiderio e di
nostalgia? Quali ore di tristezza e di rimpianto l'aspettano, Monsieur!
Dopo aver assaporato quelle labbra, cosa le resterà d'altro? Anche se
lei, freddo come - dicono - i suoi occhi glaciali, farà in modo di
sembrare, se non altro, ugualmente in pace.
Persino, come ieri, evitando di sedere
ai piedi di una pedana già privata del tumulto del suo tragico eroe.
Mentre il suo orgoglio intellettuale sarà piagato dall'eterna pena dei
ricchi, dal loro inesorabile destino: possedere la Bellezza,
comprandola, ma mai la sua fonte. Averla, la Bellezza, e mai generarla.
E tra le fragili braccia di Galliano,
quante volte ha invece creduto di esserne capace? Ora nel suo nuovamente
ordinatissimo, casto letto s'illuderà di poter dormire sonni tranquilli.
Ma quali erano le sue insonni notti solo al ricordo di quella
travolgente perfezione?
Punendo senza misericordia Galliano -
ma fino a che punto un alcolista (o peggio) può essere ritenuto
responsabile, nel corso della sua dipendenza, di quel che fa o dice,
anche se raccapricciante? -, dunque punendolo, lei ha punito se stesso e
un po' tutto il mondo. Giacché un poeta è raro e prezioso come un raggio
verde al tramonto. E va protetto, difeso da se stesso, più che dagli
altri. Poiché fragile e gracile come un glorioso énervé.
...Ma lei questo forse non ha saputo o
voluto farlo. Per tutto ciò, d'ora in poi, inesorabile l'aspetta una
castità frigida e senza alcuna speranza. Gentile signor Arnault, nel
corso dei suoi lunghi studi ha mai sentito parlare di un certo Bergotte?
E, dalle pagine di un capolavoro che lei sicuramente conoscerà, ha mai
compreso cosa voglia dire per taluni scambiare la propria vita con il
proprio lavoro? (1)
E così
perdersi. Com'è solo dei geni. Ma, grazie a Dio, lei ora di quella razza
tanto impegnativa non ne ha più alcuno intorno. Non corre più pericoli.
Christian Lacroix, Alexander McQueen, John Galliano... Complimenti,
Monsieur, una bella strage!
(1) "Quel povero maniaco è
l'intelligenza più alta che io conosca. Accettate di essere chiamata
nervosa: voi appartenete ad una famiglia splendida e miserevole, che è
il sale della terra. Tutto ciò che abbiamo di grande ci viene dai
nervosi: sono loro e non altri, che hanno fondato le religioni e creato
capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto
essi hanno sofferto per produrlo.
Noi gustiamo musiche delicate, bei
quadri, e mille squisitezze; ma non sappiamo quanto esse sono costate,
ai creatori, di insonnie, di pianti, di risa spasmodiche, orticarie,
asme, epilessie; e quel terrore della morte che è la cosa peggiore di
tutte..." (MARCEL PROUST, Alla ricerca del tempo perduto, I
Guermantes)
2- JOHN GALLIANO INSULTA GLI EBREI
Nel video, diffuso dal tabloid britannico "Sun", lo stilista compare
seduto a un tavolo nello stesso locale "La Perle del Marais" dove la
scorsa settimana avrebbe insultato Geraldine Bloch, una donna di 35
anni, e minacciato di uccidere il suo amico Philippe Virgitti.
"Gente come te dovrebbe essere morta. Tua madre, i tuoi antenati
sarebbero tutti finiti nelle camere a gas", dice Galliano.
La ragazza chiede allo stilista, che appare ubriaco, se ha qualche
problema, e lui risponde: "Ho un problema con te. Sei brutta", e
continua con le ingiurie.
La scena, sarebbe stata filmata da un amico della coppia insultata: un
francese e un'italiana, nessuno dei due ebrei.
"Era solo
davanti al suo bicchiere quando alcuni di noi si sono seduti al tavolo
vicino - hanno raccontato - continuava a inserirsi nelle nostre
conversazioni. Noi sapevamo chi era ed eravamo stupiti da quel che
diceva, ma poi ha cominciato a pronunciare insulti antisemiti. Era
disgustoso. Ed era chiaro che le ragazze italiane non erano benvenute e
che avrebbero dovuto andare a casa. Era razzismo puro".
E ha terminato con "Amo Hitler!" 06-03-2011]
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POTERI FOTTUTI
(FRONTE TREMONTI) - Prosegue l’inchiesta napoletana che vede indagato,
per corruzione, il braccio destro del ministro TREMENDINO: il deputato
PDL Marco Milanese - il pm Vincenzo Piscitelli HA INTERROGATO Manuela
Bravi, portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è considerata
molto vicina a Milanese...
Antonio
Massari per
Il Fatto
Prosegue l'inchiesta napoletana che vede indagato, per corruzione, il
braccio destro del ministro Giulio Tremonti: il deputato Marco Milanese.
Dopo l'arresto dell'imprenditore Paolo Viscione, avvenuto a dicembre, il
pm Vincenzo Piscitelli continua la sua attività istruttoria. Nei mesi
scorsi ha convocato il ministro Tremonti. Due giorni fa invece Manuela
Bravi. La Bravi è portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è
considerata molto vicina a Milanese. Nell'inchiesta condotta da
Piscitelli, tra le ipotesi da accertare, c'è che Viscione abbia elargito
parecchi doni a Milanese.
E proprio
questo è stato l'oggetto dell'interrogatorio di Manuela Bravi, sentita
come persona informata sui fatti, nell'ambito di un'altra inchiesta
napoletana - nata scoprendo un gruppo di professionisti dediti a grandi
frodi fiscali - che sembra puntare molto in alto. Sul versante frodi,
Viscione, non s'è sottratto alle domande dei pm. Ma ha anche lasciato
intendere d'essere stato vittima di un sistema "politico". Un sistema
sul quale, il pm Piscitelli, sta cercando di far luce. 06-03-2011]
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POTERI FOTTUTI
(FRONTE TREMONTI) - Prosegue l’inchiesta napoletana che vede indagato,
per corruzione, il braccio destro del ministro TREMENDINO: il deputato
PDL Marco Milanese - il pm Vincenzo Piscitelli HA INTERROGATO Manuela
Bravi, portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è considerata
molto vicina a Milanese...
Antonio
Massari per
Il Fatto
Prosegue l'inchiesta napoletana che vede indagato, per corruzione, il
braccio destro del ministro Giulio Tremonti: il deputato Marco Milanese.
Dopo l'arresto dell'imprenditore Paolo Viscione, avvenuto a dicembre, il
pm Vincenzo Piscitelli continua la sua attività istruttoria. Nei mesi
scorsi ha convocato il ministro Tremonti. Due giorni fa invece Manuela
Bravi. La Bravi è portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è
considerata molto vicina a Milanese. Nell'inchiesta condotta da
Piscitelli, tra le ipotesi da accertare, c'è che Viscione abbia elargito
parecchi doni a Milanese.
E proprio
questo è stato l'oggetto dell'interrogatorio di Manuela Bravi, sentita
come persona informata sui fatti, nell'ambito di un'altra inchiesta
napoletana - nata scoprendo un gruppo di professionisti dediti a grandi
frodi fiscali - che sembra puntare molto in alto. Sul versante frodi,
Viscione, non s'è sottratto alle domande dei pm. Ma ha anche lasciato
intendere d'essere stato vittima di un sistema "politico". Un sistema
sul quale, il pm Piscitelli, sta cercando di far luce06-03-2011]
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POTERI FOTTUTI
(SI SCRIVE BISIGNANI, SI LEGGE LETTA) - CHE COSA AVRà MAI DICHIARATO
GUARGUAGLINI A WOODCOCK? - NEI GUAI IL DEPUTATO PDL PAPA: "sistema
informativo parallelo" - "INDEBITE RICHIESTE A IMPRENDITORI" - IL
PARLAMENTARE AVREBBE USATO A FINI STRUMENTALI NOTIZIE "SENSIBILI"
OTTENUTE IN MODO ILLECITO
1-
DOSSIER, LE VERITÀ DI GUARGUAGLINI CONTINUA IL PRESSING SU BISIGNANI. IL
CASO DELLE SIM SEGRETE
Dario Del Porto per
La Repubblica
I magistrati gli attribuiscono un
«ruolo chiave» negli episodi sotto inchiesta, i palazzi gli riconoscono
influenza determinante nel "risiko" delle nomine. Al centro c´è sempre
lui, Luigi Bisignani. Ma in questi giorni scanditi dalle tappe sempre
più forzate assunte dall´inchiesta napoletana sui dossier e la macchina
del fango, a preoccupare l´uomo d´affari ci sono anche le dichiarazioni
che potrebbe aver fornito ai magistrati il numero uno di Finmeccanica,
Pier Francesco Guarguaglini, già sentito come testimone dai pm Francesco
Curcio e Henry John Woodcock coordinati dal procuratore aggiunto
Francesco Greco.
Il ruolo di vertice ricoperto da
Guarguaglini in uno dei comparti nevralgici dell´economia nazionale
lascia intravedere la volontà della Procura di aprire nuovi scenari in
un´indagine che molti, nelle stanze che contano, temono. Ad esempio
sulle logiche che hanno ispirato Bisignani nella sua riconosciuta
attività di "king maker" per le caselle più importanti.
In questo senso potrebbe rivelarsi
significativa l´audizione di un altro testimone, l´amministratore
dell´Eni Paolo Scaroni, che potrebbe essere ascoltato nei prossimi
giorni. Con lui come con molti altri manager Bisignani era solito
confrontarsi da una posizione tutt´altro che subordinata, forte delle
relazioni intrecciate in tanti anni trascorsi a stretto contatto con il
potere.
Dopo le perquisizioni nei confronti di
madre, autista e segretaria di Bisignani, l´istruttoria prevede la
convocazione di altri testimoni appartenenti all´entourage dell´uomo
d´affari o da questi proposti per incarichi prestigiosi. Il 15 marzo,
poi, toccherà al diretto interessato, come concordato con la Procura dai
suoi difensori, gli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo. Una
mossa, quella di presentarsi spontaneamente ai pm, dettata dalla volontà
di rispondere agli interrogativi dei magistrati e forse anche dalla
necessità di non lasciar cadere nel silenzio eventuali dichiarazioni
provenienti dai testimoni.
Nell´indagine, dove risulta come unico
indagato il sottufficiale dei carabinieri Enrico La Monica, è coinvolto
anche il deputato del Pdl Alfonso Papa, che secondo l´accusa avrebbe
utilizzato notizie riservate per avanzare «indebite richieste e indebite
pretese» a imprenditori ai quali avrebbe offerto «protezione
giudiziaria». Papa e Bisignani avrebbero usato schede telefoniche
intestate a extracomunitari fornite dallo stesso "dealer" napoletano.
Venerdì la Guardia di Finanza ha
perquisito le abitazioni dell´armatore Nicola D´Abundo e
dell´imprenditore del settore della protezione civile Luigi Matacena.
Entrambi sarebbero stati avvicinati da Papa e ora i pm vogliono
verificare i loro rapporti con il parlamentare e definirne la posizione
processuale, che allo stato appare come quella di vittime.
Attraverso l´avvocato Giuseppe
D´Alise, Papa fa esprime «fiducia nell´operato della magistratura», si
dice «completamente estraneo alle ricostruzioni che ho letto sui
giornali e dispiaciuto per i fastidi arrecati da questa vicenda da due
persone alle quali - afferma - sono legato da rapporti di amicizia».
2- NEI GUAI IL DEPUTATO PDL PAPA: "INDEBITE RICHIESTE A IMPRENDITORI"
- IL PARLAMENTARE AVREBBE USATO A FINI STRUMENTALI NOTIZIE "SENSIBILI"
OTTENUTE IN MODO ILLECITO
Dario Del Porto per
La Repubblica
Un parlamentare si procurava notizie
riservate e le utilizzava per «avanzare indebite pretese e indebite
richieste» nei confronti di imprenditori e finanzieri resi più
vulnerabili da qualche grattacapo con la giustizia. In cambio, il
deputato avrebbe offerto ai suoi interlocutori «protezione giudiziaria»,
vera o presunta, oppure informazioni sulle vicende che li turbavano. Si
fa più nitido, e allarmante, il quadro dell´inchiesta della Procura di
Napoli sugli ingranaggi della "macchina del fango" che avvelena il
Paese.
Per ordine dei pm Francesco Curcio e
Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco
Greco, la Guardia di Finanza ha perquisito le abitazioni di due
facoltosi imprenditori napoletani: Luigi Matacena, 47 anni, e l´armatore
Nicola D´Abundo, 60 anni.
Nella ricostruzione degli inquirenti,
sono due dei nomi emersi nel corso di quelle che i magistrati
definiscono come «precise e circostanziate risultanze istruttorie»
acquisite con riferimento alla posizione del deputato del Pdl Alfonso
Papa, ex magistrato eletto alla Camera nel 2008. Papa non risulta
indagato, in tutti i (pochissimi) atti pubblici figura sotto inchiesta,
con l´ipotesi di associazione per delinquere, solo il sottufficiale del
Ros Enrico La Monica, che si trova in Africa ormai da dicembre.
Ma adesso i pm indicano espressamente
Papa come di un parlamentare ritenuto «coinvolto» nel «sistema
informativo parallelo» che avrebbe utilizzato in maniera strumentale
notizie «sensibili», riguardanti prevalentemente indagini giudiziarie,
acquisite in maniera illecita. Informazioni che sarebbero state
adoperate allo scopo di avvicinare soggetti, in prevalenza imprenditori,
che attraversavano un momento di difficoltà, se non addirittura di
prostrazione.
In questo versante delle indagini i
magistrati hanno individuato D´Abundo e Matacena come due delle persone
che potrebbero essere state contattate da Papa. Così hanno deciso di
disporre le perquisizioni per chiarire il ruolo dei due imprenditori,
verificarne la posizione processuale (che al momento appare quella di
vittime) e comprendere anche la natura del rapporto con il parlamentare.
Nei mesi scorsi, quando il suo nome
era stato accostato per la prima volta all´inchiesta napoletana, Papa
aveva lamentato di essere stato sottoposto a indagini in violazione
delle tutele previste per i parlamentari. Sul caso era stata presentata
un´interpellanza da 100 deputati del Pdl che aveva spinto il ministro
della Giustizia Angelino Alfano a chiedere informazioni.
La Procura ha
sempre ribadito, documenti alla mano, di aver operato nella massima
trasparenza e legittimità. E l´indagine è andata avanti. Si sono aperti
capitoli nuovi, su appalti e sui contributi all´editoria. Sono stati
sentiti come testimoni esponenti di primissimi piano delle istituzioni e
sono scattate perquisizioni all´indirizzo, fra gli altri, di madre,
segretaria e autista di Luigi Bisignani, l´uomo d´affari al quale gli
inquirenti attribuiscono un «ruolo chiave» nelle vicende al centro
dell´inchiesta, oltre che in alcuni passaggi fondamentali della vita
pubblica. Bisignani ha fatto sapere ai magistrati di essere pronto a
chiarire. Il 15 marzo sarà in Procura. 06-03-2011]
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1- ANCHE “MILANO FINANZA” SI CHIEDE DA DOVE NASCE IL “RODIMENTO” DI
CAPITAN FREGNACCIA DELLA VALLE NEI CONFRONTI DELL’EX COMPARE GEROVITAL
GERONZI - 2- IL RACCONTO DI PAOLO PANERAI SUI GIORNI DEL FALLITO “GOLPE”
IN VIA SOLFERINO SULLE PELLE DI FLEBUCCIO DE BORTOLI CONFERMA APPIENO LE
RIVELAZIONI DI DAGOSPIA - 3- DELLA VALLE COME IL MALDESTRO ONEREVOLI
TRITONI-TOGNAZZI DI “VOGLIAMO I COLONNELLI”: ABBANDONATO DAI CONGIURANTI
ALLA VIGILIA DELLE IDI DI MARZO - 3- E A PALAZZO CHIGI L’EMINENZA
AZZURRINA GIANNI LETTA NON VESTI’ I PANNI DI BRUTO NEI CONFRONTI DI
CESARE (GERONZI) SCEGLIENDO LA PARTE DEL GIUDA (BUONO) - 4- QUALCUNO
RICORDI A VANITAS FAY CHE L’ITALIA NON E’ NE’ “CASA VIANELLO” NE’ IL
GAUDENTE E GODERECCIO “CLUB DI BERLINO” GESTITO INSIEME ALLO
SMONTEMOLLATO LUCHINO -
DAGOREPORT
Da dove sgorga il risentimento
improvviso e impetuoso di Diego Della Valle nei confronti di Cesare
Geronzi? Quel "rodimento" che il filosofo tedesco Max Scheler chiamava
"autoavvelenamento dell'anima". Neppure Paolo Panerai, direttore di
"Milano e Finanza" e amico dei due contendenti, ha saputo dare una
risposta plausibile al duello nella sua lucida, e argomentata analisi,
che qui di seguito riportiamo.
La sua è anche una ricostruzione su
quanto accaduto nelle scorse settimane in Rcs e Generali. Un racconto
dettagliato (e informato) in cui, tra l'altro, trovano conferma molte
delle rivelazioni di Dagospia. A cominciare dal proposito
(inconfessabile) di Dieghito El Dritto (forse il suo reale obiettivo) di
fare le scarpe sia al direttore del Corrierone, Flebuccio de Bortoli,
sia al presidente del "patto di sindacato" dell'Rcs, Piergaetano
Marchetti.
E riuscire, magari, lì dove non
arrivarono i "furbetti del quartierino" capitanati da Stefano Ricucci:
conquistare via Solferino e ingraziarsi per l'impresa (impossibile),
come allora, il solito premier Silvio Berlusconi.
Un "golpe" fallito sul nascere. Alla
fine, come il maldestro Tognazzi-Tritoni di "Vogliamo i colonnelli",
anche Capitan Fregnaccia è stato abbandonato, a mezza via, dai suoi
compagni d'avventura. Da Montezemolo a Tronchetti Provera; dal giovane
Yaki Elkan agli ex Maranghi boy's, Nagel e Pagliaro. La crema dei Poteri
Marci, mascherati per l'occorrenza da editori, che nel giro di
consultazioni svolto da Diegito El Dritto si era mostrati (almeno a
parole) disponibili all'assalto alla fortezza Solferino.
E nella fretta, qualcuno si è
dimenticato pure di recapitare la "lettera" anti-Flebuccio ai portieri
di via Solferino. Mentre Corradino Passera (Banca Intesa) e Giovannello
Perissinotto (Generali) sono stati costretti alla ritirata dopo (o già
prima?) che i loro capatz, Bazoli e Geronzi, erano stati bollati come
"arzilli vecchietti".
A palazzo Chigi, intanto, Gianni Letta
non poteva assistere impotente al misfatto che la principale vittima
della "congiura" fosse il suo amico Cesare. No, la parte di Bruto non si
addice davvero al Camerlengo del Cavalier Pompetta. E le Idi di Marzo
furono rinviate a data da destinarsi.
Ieri lo Scarparo di Casetta d'Ete nel
programma condotto da Lucia Annunziata, è tornato ad accusare il
"banchiere dei Colli Albani" di fare un "uso improprio" del potere
ricevuto. E, contemporaneamente, ha voluto separare nuovamente il suo
sprezzante giudizio iniziale su Abramo Bazoli ("arzillo vecchietto unto
dal signore") dal medesimo epiteto che, invece, resta appiccicato al
pre-potente Cesare Gero-vital. L'escamotage usato dal ribaldo Capitan
Fregnaccia, tuttavia, non appare destinato a far smaltire, almeno nel
breve periodo, l'incazzatura del presidente di Banca Intesa provocata
dall'offensiva esternazione di Dr.Hogan&Mr.Tod's.
"Né per Della Valle, né per Geronzi",
inizia il commento Paolo Panerai. Uno slogan che ci sentiamo di
condividere, con qualche distinguo. Nonostante L'ex numero uno di
Capitalia, "cliente" da tempo delle attenzioni del perfido Dagospia, non
è stato mai "socio" nella proprietà (unica) di questo sito. A differenza
dell'editore di "Milano Finanza", che ha avuto Geronzi tra i suoi
munifici finanziatori.
Il marchio Tod's poi non è tra' i
nostri inserzionisti pubblicitari, che dalla ditta Dagospia non ricevono
sconti di alcun tipo. E se ne lamentano assai. Infine, come durante la
campagna "porta a porta" contro Dagospia affidata alle scalcagnate
truppe mastellate albanesi, Capitan Fregnaccia sbaglia obiettivo
(target?) indicando stavolta nell'incolpevole portavoce di Geronzi,
Luigi Vianello, la "gola profonda" di Dagospia.
Ma torniamo al suo ressentiment
(meglio, rodimento) nei confronti di Geronzi e, bontà sua, di Dagospia.
Forse qualcuno a Vanitas Fay dovrebbe ricordare che il Paese non è né
"Casa Vianello" né un grande "Circolo di Berlino" in cui tra una
Rossella (Carlo) all'occhiello, una Mentana (Enrico) ghiacciata e un
tazza di tè al Mieli (Paolo), si piantano Abeti (Luigi), si scalano
Monte (zemoli) e, gaudenti, si va all'(av) Ventura (Simona).
A proposito della libertà di pensiero
che sta così in uggia oggi a Capitan Fregnaccia, il filosofo Voltaire
nell'immaginare un dialogo tra il povero conte Medroso e il milord
conquistatore Boldmind, fa dire a quest'ultimo: "Quando si assiste a uno
spettacolo, ognuno esprime liberamente il suo giudizio, e l'ordine non
viene affatto turbato; ma se il protettore insolente di un pessimo poeta
volesse costringere tutte le persone di buon gusto ad applaudire ciò che
loro trovano brutto, allora i fischi sì che si farebbero sentire...".
2- NÉ
PER DIEGO DELLA VALLE, NÉ PER CESARE GERONZI
Paolo Panerai per
"Milano Finanza"
Ma MF-Milano Finanza, il giornale dei mercati, della finanza, delle
banche, della comunità economica, deve domandarsi che cosa mai ci sia
dietro questa guerra combattuta senza esclusione di parole e di azioni
da parte di un imprenditore di prima qualità come DDV verso un banchiere
e ora assicuratore che da molti anni è protagonista di questo mondo
oltre che, per un periodo anch'esso lungo, amico stretto dello stesso
Della Valle.
Amico al
punto di avergli chiesto di rimanere amministratore (con la qualifica di
indipendente) nella lista di maggioranza di Generali quando il banchiere
chiamato cardinale si è trasferito da Mediobanca a Generali. Della Valle
era già stato nominato amministratore nel precedente consiglio di
Generali guidato da Antoine Bernheim e con gli amici confidava che non
avrebbe accettato un nuovo mandato, tanto rare erano le occasioni di
poter partecipare alle riunioni, impegnato com'era ed è in giro per il
mondo a promuovere la sua Tod's e a concludere affari milionari nei tre
continenti, come da ultimo Saks Fifth Avenue, operazione nata proprio
nelle stanze di Mediobanca quando Geronzi era ancora presidente.
Tutti, anche i più formali nel rispetto delle cariche e dell'età,
continuano a considerare Della Valle un uomo prudente ed equilibrato, di
una prudenza e un equilibrio intaccati neppure dall'episodio del vecchio
conflitto a Vicenza con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Un episodio, peraltro, cancellato dalla recente riconciliazione con il
capo del governo.
Tutti,
quindi, si domandano a che cosa miri la sua forte azione, al limite
della creanza, verso un uomo più anziano e canuto, o che cosa ci sia
dietro. Domande alle quali MF-Milano Finanza confessa di non essere in
grado di rispondere, nonostante la mia amicizia di moltissimi anni con
tutti e due i protagonisti della vicenda più aspra degli ultimi anni.
MF-Milano Finanza può invece cercare di definire il perimetro o lo
scenario nel quale questo scontro (o attacco) si sta verificando.
Definire l'habitat forse aiuta a capire o intuire, anche se senza
certezze.
Si può partire appunto dall'amicizia fra i due. Nata a Roma, quando
Lamberto Dini, l'allora ministro del Tesoro del primo governo
Berlusconi, con la sicura adesione del capo del governo, nel clima di
rinnovamento successivo alle elezioni del '94, scelse Della Valle per il
consiglio dell'Iri.
Per molti fu
una sorpresa, ma il vigore e la capacità manageriale riscontrate da chi
aveva avuto modo di conoscere lo scarpaio di Casette d'Ete
giustificavano ampiamente la scelta. Il ministro Dini era ed è amico
stretto di Geronzi non solo per la comune origine in Bankitalia. Geronzi
era ed è da sempre amico di Gianni Letta, il più saggio e capace
consigliere e collaboratore di Berlusconi.
È in questo contesto che Della Valle salì alla ribalta nazionale,
diventata piattaforma anche per alcune operazioni successive, come
l'ingresso nel capitale e nel consiglio di Comit, l'altro palcoscenico
nel quale il giovane imprenditore ebbe la possibilità di dimostrare le
sue qualità di intelligenza e di diplomazia oltre che di coraggio quando
si trattò di difendere il management dagli attacchi di Enrico Cuccia in
particolare nei confronti di Pier Francesco Saviotti. Un'azione
perfettamente condivisa dagli amici romani e in particolare da Geronzi,
che come direttore generale e poi presidente di Banca di Roma sedeva nel
consiglio di Mediobanca senza nascondere il dissenso dalla vecchia
filosofia cucciana.
Quando quindi Geronzi arrivò a chiudere, con la fusione di Capitalia in
Unicredito, la missione affidatagli molti anni prima da Guido Carli e
Carlo Azeglio Ciampi di evitare il fallimento di Banco di Santo Spirito
e Banco di Roma, diventati Banca di Roma per la fusione con Cassa di
risparmio di Roma, e a conquistare la poltrona di presidente di
Mediobanca, per Della Valle era come se fosse arrivato un vero amico e
aiuto al vertice della banca d'affari un tempo dominata da Cuccia e da
Vincenzo Maranghi.
Del resto,
nel liberare la banca dall'ingombrante figura del delfino di Cuccia,
l'abilità proverbiale di Geronzi era stata supportata da una filiera di
amici di Della Valle, entrato poi nel sindacato della banca d'affari con
lo 0,50% delle azioni. Amici a cominciare da Marco Tronchetti Provera,
che con Geronzi si era assunto la responsabilità e l'ingrato compito di
andare ad annunciare a Maranghi la decisione del sindacato di non
rinnovarlo, nominando alla carica di presidente, per tenere caldo il
posto proprio per Geronzi, il torinese Gabriele Galateri.
E quando Geronzi si insediò, dovendo passare a Milano buona parte della
settimana, fra i pochi amici da incontrare c'erano appunto Della Valle e
Tronchetti. Mai uno screzio, salvo che per un problema che poi ricorrerà
anche all'esordio del recente attacco: la presunta politica di
depistaggi o peggio di pistaggi che Della Valle intravvedeva nell'azione
sui media di Luigi Vianello, arrivato a Mediobanca con Geronzi per
essere responsabile della comunicazione della banca.
Della
Valle riteneva, e lo disse più volte a Geronzi, che ci fosse la mano di
Vianello negli attacchi riservati al creatore della Tod's dal sito
Dagospia. Della Valle non pensava ancora che dietro Vianello ci fosse
Geronzi, che d'altra parte non era certo risparmiato da Roberto
D'Agostino. Ma, da amico, DDV ripeteva a Geronzi che l'attività di
Vianello non gli giovava.
Fino al rientro dalle vacanze dell'estate scorsa fra i due, nonostante
Vianello, regnava l'armonia e per questo potevano essere visti talvolta
anche a cena al Baretto in fitta conversazione. Della Valle non aveva
approvato del tutto la decisione di Geronzi di lasciare Mediobanca, che
definiva più una scelta obbligata che una libera scelta, ma aveva
appunto accettato di rimanere in consiglio a fianco dell'amico
cardinale.
Come un fulmine a ciel sereno, il primo attacco e la prima dura risposta
sono arrivati durante un consiglio d'amministrazione dell'autunno.
Geronzi aveva esposto il calendario e la sede dei successivi consigli,
in prevalenza a Roma. E Della Valle a muso duro aveva censurato quelle
scelte romane, sostenendo che Geronzi portava le Generali in mezzo alla
politica. Il presidente di Generali gli rispose di non dire cretinate.
Della Valle gli replicò che simili giudizi li accettava solo dal padre
Doro.
E Geronzi di
rimando: siccome tuo padre adesso non c'è, te lo dico io di non dire
fesserie. È stato l'inizio ufficiale dell'attacco. Certo, Della Valle
non ha digerito quelle parole, come altrettanto Geronzi, il quale
sostiene che il calendario romano era dovuto ai lavori in corso nella
sede milanese, tradizionalmente sede dei consigli visto che a Trieste è
stata finora la Regione ad accogliere in una sala adeguata le riunioni
degli amministratori, in attesa di una sala propria nella città di
residenza della grande compagnia di assicurazioni.
Fatto sta che con la circostanza di questo primo battibecco, è riemerso
un episodio che Della Valle non aveva mai mandato giù. La sostituzione
di Paolo Mieli con Ferruccio de Bortoli al vertice del Corriere della
Sera. Il candidato, una volta deciso di sostituire Mieli, era stato
individuato in Carlo Rossella.
Ma quando
Geronzi e Luca Montezemolo, ancora presidente della Fiat e quindi
secondo azionista di Rcs dietro Mediobanca, si erano recati a cercare il
consenso di Giovanni Bazoli, da sempre dominus negli organi del Corsera,
la risposta era stata un secco no.
Della Valle,
amico vero di Rossella, era dispiaciuto e imbarazzato al punto di
suggerire, allora, di non muovere più Mieli nonostante il passo falso
fatto con l'indicazione di voto per le elezioni del 2008 a favore della
sinistra. Ma a Roma, sostiene Geronzi, Montezemolo aveva convenuto o
accettato che il nuovo direttore fosse de Bortoli, un professionista di
grande rettitudine, comunque più gradito di Mieli dal professor Bazoli
Una sconfitta
su tutta la linea per chi, come Della Valle, aveva investito oltre 150
milioni di euro in Rcs , comprando azioni a caro prezzo anche durante il
tentativo di scalata del furbetto del quartierino, Stefano Ricucci, nel
rispetto di una decisione suggerita ai soci da Bazoli di comprare azioni
vere sul mercato invece che opzioni, come avevano fatto altri pattisti.
A conti fatti, anche per quelle azioni comprate a 6 euro, Della Valle ha
oggi una minusvalenza di circa 100 milioni di euro.
In realtà, quell'episodio sembrava poi superato dalla decisione comune
che gli azionisti entrassero direttamente nel consiglio di Rcs
quotidiani, assumendo quindi direttamente il controllo del quotidiano.
Ma Della Valle non aveva mai digerito che a comandare al Corriere,
secondo lui, fossero due «vecchietti» come li chiamerà poi, che non
avevano messo un becco di quattrino proprio nella casa editrice, come in
altre società pur tutte sotto l'influenza di Bazoli e Geronzi. E per
questo, prima di portare l'affondo nel penultimo consiglio di Generali
sulla necessità che la compagnia mettesse all'ordine del giorno la
vendita della partecipazione del 3,4% in Rcs, le dichiarazioni (non
ancora esplicite) erano che ci dovesse essere un rinnovamento del
sistema e che il potere effettivo non rimanesse ancora a lungo nelle
mani di due vecchietti (Geronzi ha 75 anni, Bazoli tre di più).
Non è poi chiaro che cosa sia successo, ma dall'attacco in consiglio
delle Generali per la vendita di Rcs, i «vecchietti» pericolosi da due
sono diventati uno, appunto Geronzi. Con la breve parentesi di apparente
pace, seguita da stretta di mano, nella nuova riunione del consiglio
Generali, le successive dichiarazioni, abili e cardinalizie di Geronzi
al Forex di Verona («ho rispetto e stima per l'imprenditore») ma che
ritornavano anche sulla necessità di rivedere la governance del mattone
Generali, la successiva vampata di Della Valle (preceduta da
un'intervista a l'Espresso) e un comunicato duro, anzi durissimo,
contenente l'esplicita richiesta a Geronzi di dimettersi perché non più
adeguato al mondo contemporaneo. Intendendo, per tale, un mondo dove
sono gli analisti e i manager che contano e le società devono essere
gestite solo per fare profitto, non per dare potere a chi le presiede,
non avendo investito in esse neppure una lira.
E sullo
sfondo, sempre quel sospetto (per Della Valle in realtà certezza) che le
voci di un mese fa riprese da Dagospia e altri giornali secondo cui
sarebbe stato lui a chiede la testa di de Bortoli, fossero state messe
in giro ad arte da Vianello, questa volta sicuramente su indicazione di
Geronzi.
Non può sorprendere che Geronzi abbia maturato più una filosofia di
raffinato compromesso e di attenzione a tutti i poteri piuttosto che di
esasperata gestione solo per il profitto. A testimoniarlo è la sua
storia prima in Bankitalia e poi come grand commis incaricato da Carli e
da Ciampi di evitare che saltassero in aria le due banche romane con
pieni gli armadi di scheletri politici e non. Una storia tuttavia anche
di capacità di portare a compimento il mandato.
E qual è il mandato che ha ricevuto dagli azionisti di Generali , quanto
ha accettato (o secondo Della Valle ha brigato) per diventare presidente
delle Generali ? Per quello che se ne sa e si è visto, liberare tutte le
risorse del grande gruppo assicurativo, finora frenate dal vincolo
imposto da Mediobanca , che ha nelle Generali il suo asset fondamentale:
se le Generali non pagano il dividendo, per Mediobanca è più difficile
pagare a sua volta il dividendo.
E
gli esordi a Trieste sono stati in tal senso, ottenendo l'iniziale
consenso del management (in primo luogo il ceo, Giovanni Perissinotto)
visto che anche per i dirigenti della compagnia non era piacevole dover
riportare ogni mese a Piazzetta Cuccia, con la visita tradizionale del
direttore centrale Bruno Prevedello, manager peraltro di alto spessore e
onestà intellettuale.
Un passaggio importante di questa strategia è stata la fine scoperta, da
parte del nuovo capo dell'ufficio studi Angelo De Mattia, ex Banca
d'Italia nonché editorialista di questo giornale, che le disposizioni di
Bankitalia per il calcolo del capitale di vigilanza delle banche (quindi
anche di Mediobanca ) escludono il valore delle partecipazioni in gruppi
assicurativi anche se questi non arrivano al 20% (la partecipazione in
Generali è al 14%), ma sono permanenti e comunque importanti o decisive
per il conto economico. Alberto Nagel, capo azienda in Mediobanca , e il
presidente (maranghiano) Renato Pagliaro hanno sempre sostenuto che
Bankitalia non avrebbe mai sollevato obbiezioni sulla partecipazione in
Generali . Così è stato, visto anche il periodo di instabilità del
sistema bancario. Ma non si sa se questa accettazione di Bankitalia
durerà anche in futuro.
Sta di fatto che fra Geronzi e i ragazzi di Mediobanca, come vengono
chiamati il bravissimo Nagel e il freddo Pagliaro, non c'è convergenza
di vedute sul futuro di Generali. Della Valle sta dalla parte dei
ragazzi di Piazzetta Cuccia? È il loro paladino? E il management, con
Perissinotto in testa (oggi con poteri assoluti che mai si sarebbe
sognato in passato), è in rotta con Geronzi? Per quale motivo?
È successo
qualcosa che nessuno sa? E Della Valle è lo sponsor anche di
Perissinotto? O mira soltanto ad avere un sostegno per prendere il
controllo di Rcs ? Ma allora, se è vero quanto ha dichiarato il
dimissionario Leonardo Del Vecchio, e cioè che sia uscito dal consiglio
Generali perché tutto il potere è dei manager mentre Geronzi è senza
poteri operativi e semplicemente rappresentante legale della compagnia,
la missione è compiuta?
Dice il
presidente di una importante banca popolare del Nordest: ma Geronzi ha
sette vite per sé e per il mandato da compiere! Sono attesi, quindi,
giorni prossimi molto elettrici, da osservare con occhio freddo anche da
chi è amico di tutti e due i protagonisti del confronto-scontro-attacco.
L'importante è che il mercato possa capire.
07-03-2011]
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1- CHI AVREBBE BLOCCATO LA CORDATA "CHARMALAT" DI LUCHINO & DIEGUITO?
COME MAI INTESA, LA BANCA DI QUEL CORRADO PASSERA CHE HA AIUTATO I
PATRIOTI DI CAI E HA MESSO 700 MILIONI NEI TRENINI DI NTV, HA PREFERITO
PASSARE LA MANO?(MA C’È CHI AGGIUNGE CON MALIZIA CHE LO STOP AI
PATRIOTI-LUSSEMBURGHESI SAREBBE ARRIVATO DALL’ARZILLO VECCHIETTO BAZOLI,
INFASTIDITO DAGLI SGOMITAMENTI DI DELLA VALLE) - 2- QUALCOSA DI SICURO,
GIOVEDì PROSSIMO, I SOCI DI TELCO CHIEDERANNO AL “CATENACCIARO” TELECOM
BERNABÈ: LA NECESSITÀ DI RIMETTERE MANO ALLA SQUADRA DEI COLLABORATORI
PIÙ STRETTI CHE INSIEME A LUI MANDANO AVANTI L’AZIENDA - 3- E LA
SINDACHESSA DI MILANO BAT-MORATTI CON UNA TELEFONATA PERENTORIA INVITÒ
L’AREOPORTUALE GIUSEPPE BONOMI A MOLLARE UNICREDIT A FAVORE DI
BANCAINTESA - 4- “FINANSIAL” DELLA VALLE: LOOK ALLA D’ARTAGNAN E INGLESE
ALLA MARCHIGIANA
1- CHI HA BLOCCATO LA CORDATA "CHARMALAT" DI LUCHINO & DIEGUITO?
Non è una disfatta, ma una ritirata precipitosa quella compiuta dal
Fondo Charme di Luchino di Montezemolo e del suo compagno di merenda
Dieguito Della Valle, che volevano scalare Parmalat.
L'idea di mettere le mani sul latte
dell'azienda di Collecchio sembrava affascinante e nelle loro intenzioni
voleva ripetere il modello già sperimentato per il salvataggio
dell'Alitalia con la cordata dei patrioti italiani. La notizia aveva
preso di sorpresa gli operatori e soprattutto Enrico Bondi, il manager
aretino dalle occhiaie profonde che dal 2005 ricopre la carica di
amministratore delegato. Da mesi Bondi sta cercando di salvare il
"gioiellino" dalle mani dei tre fondi stranieri (Zenit, McKenzie,
Scaghen) che detengono il 15,3% delle azioni e vogliono utilizzare i
1.300 milioni di liquidità che si trovano nelle casse del Gruppo.
Si dà il caso che in questi giorni sia
uscito nelle sale cinematografiche il film "Il Gioiellino" che
ricostruisce le vicende del crac da 14 miliardi di Parmalat con l'attore
Remo Girone nei panni di Tanzi e Tony Servillo in quelli del suo
bracciodestro, Fausto Tonna. Nella ricostruzione cinematografica i due
personaggi si scambiano battute del tipo: "i soldi non ci sono più!,
dove li troviamo?, facciamo una rapina?, no, allora inventiamoli".
Questo linguaggio non ha nulla a che
vedere con i dialoghi che sono corsi tra i titolari del Fondo Charme
quando si sono trovati di fronte al problema di cacciare un miliardo per
acquisire il 30% del Gruppo caseario. L'unica analogia si può ritrovare
casomai nelle ultime parole: "i soldi non ci sono!", perché è proprio
questo il problema contro il quale è andato a sbattere il Fondo
lussemburghese del lusso guidato da Matteo Montezemolo, figlio del
presidente di Ferrari.
In realtà la speranza di Luchino padre
e di Dieguito era che a mettere i denari sul tavolo fosse la Banca Imi
di IntesaSanPaolo, l'Istituto dove al vertice si trova quel Corradino
Passera che ha aiutato i patrioti di Cai e ha messo 700 milioni in Ntv,
la società dei treni per l'Alta Velocità. Così non è stato, e con un
laconico comunicato il Fondo Charme si è ritirato dall'avventura con la
scusa che i tempi erano troppo stretti per costruire un'operazione così
imponente. La giustificazione non convince perché non è immaginabile che
uomini scaltri come Luchino e Dieguito abbiano deciso di gestire il
dossier del latte all'ultimo momento.
Certamente a farli riflettere sono le
voci rimbalzate da Rio de Janeiro di un'offensiva del colosso dello
yogurt e del latte Lacteos do Brasil che con l'aiuto di Banca Leonardo
di Leonardo Braggiotti sarebbe pronto a lanciare un'Opa su Parmalat per
diventare il primo azionista con circa il 20% del capitale. Gli analisti
sono scettici su questa scalata straniera e scettico più di tutti è il
77enne Enrico Bondi che cerca di difendere l'italianità dell'azienda sia
contro i brasiliani di Lacteos che arriveranno in Italia giovedì, sia
contro l'improvvisa fiammata patriottica del Fondo Charme.
In questo scenario vale la pena di
segnalare l'opinione che circola negli ambienti della finanza milanese
secondo la quale IntesaSanPaolo avrebbe bloccato la cordata di Luchino
per evitare di finire in un altro tunnel di polemiche. Su questa linea
si sarebbero trovati in pieno accordo sia Gaetano Miccichè che Corradino
Passera, ma c'è chi aggiunge con malizia che lo stop ai
patrioti-lussemburghesi sarebbe arrivato dall'arzillo vecchietto
Abramo-Bazoli, infastidito dagli sgomitamenti polemici di Dieguito Della
Valle.
2- QUALCOSA DI SICURO I SOCI DI TELCO CHIEDERANNO AL
"CATENACCIARO" BEBé BERNABÈ: LA NECESSITÀ DI RIMETTERE MANO ALLA SQUADRA
DEI COLLABORATORI PIÙ STRETTI CHE INSIEME A LUI MANDANO AVANTI L'AZIENDA
Gli uscieri di TelecomItalia si guardano bene dal disturbare la
passeggiata mattutina che Franchino Bernabè compie ogni giorno a Villa
Borghese.
Il manager di Vipiteno percorre con
passo da montanaro i viali del parco tenendo d'occhio i movimenti del
suo cane e lasciando alle sue spalle per un paio di metri la guardia del
corpo. Anche in questi giorni che precedono il consiglio di
amministrazione di Telco (la scatola che controlla l'azienda), Franchino
non rinuncia alla passeggiata che in genere lo porta fino al museo di
Villa Borghese dove si trovano le opere dei grandi maestri italiani. Tra
queste c'è il famoso "Davide e Golia" di Caravaggio, un dipinto che
Bernabè, amante dell'arte antica e di quella moderna (nel suo ufficio si
vede alle spalle un grande Andy Warhol), ha osservato in molte
occasioni, e sul quale ha riflettuto molto negli ultimi mesi.
Per quanto lo riguarda non ha alcuna
intenzione di lasciare la testa sul piatto degli azionisti di Telco che
giovedì si riuniranno a Milano dopo il Comitato nomine di Mediobanca.
Dal suo punto di vista il bilancio 2010 è stato più che soddisfacente e
non gli piace quella definizione di "catenacciaro", capace solo di
giocare in difesa, che è stata ricordata nell'ultima pomposa intervista
sull'"Espresso" dal giornalista Orazio Carabini.
In verità la chiacchierata è apparsa
sciropposa al limite dell'agiografia perché con inconsueto pudore il
giornalista ha evitato di infierire sui dati di bilancio che hanno
lasciato perplessi molti analisti.
Ciò non toglie che, tirate le somme,
Franchino possa dimostrare di aver ridotto i costi e il debito mostruoso
che pesava sui conti di Telecom. Con queste credenziali il manager di
Vipiteno dovrebbe andare verso una sicura riconferma anche perché tra i
soci di Telco si è smorzata la voglia di discontinuità che faceva
pensare a uno sdoppiamento del vertice con Bernabè presidente e un
manager interno sulla poltrona di amministratore delegato.
In questa situazione il semaforo verde
dovrebbe consentirgli di arrivare con serenità all'appuntamento del 17
marzo quando verrà depositata la lista dei consiglieri di Telecom in
vista dell'Assemblea di aprile. Qualcosa però di sicuro i soci di Telco
chiederanno a quest'uomo che rifiuta l'aggettivo di "catenacciaro" ed è
facile immaginare che la richiesta più impellente sia quella di
recuperare quote di mercato in Italia dove Telecom ha perso l'anno
scorso il 10,5% della telefonia mobile (pari a 1 miliardo di ricavi) e
il 4,3 nella telefonia fissa (pari a meno 700 milioni).
E qui scatterà per Franchino la
necessità di rimettere mano alla squadra dei collaboratori più stretti
che insieme a lui mandano avanti l'azienda. Negli ultimi anni alcuni di
questi sono stati falciati per strada mentre altri sono stati
ridimensionati. Tra le vittime più recenti si ricorda Fabrizio Bona, il
manager strappato a Wind che è approdato nel luglio 2009 e a novembre
dell'anno scorso è stato licenziato su due piedi. La testa è caduta
cinque giorni prima che Bona venisse colpito dalla richiesta di rinvio a
giudizio per estorsione continuata dalla Procura di Spoleto. Bona, che
era riuscito a far assumere il suo uomo di fiducia Andrea Cimino, si è
appellato al licenziamento in tronco.
Prima di lui se ne era già andato Luca
Tommassini, un perito tecnico fedelissimo con cui Bernabè aveva
condiviso attività private prima di rientrare a capo di Telecom. Anche
Tommassini, autore del lancio del fallimentare CuboVision, ha lasciato
Telecom nel luglio 2009.
A questo punto la squadra di Franchino
conta sui due pilastri: Marco Patuano e Oscar Cicchetti, che gli amici
romani chiamano "Oscare" e sfottono per le sue bretelle e per le
orecchie generose. Se non vorrà portarsi addosso per tutta la vita la
qualifica di "catenacciaro", il buon Bernabè, che si è sempre dimostrato
acuto e lucido nelle sue scelte, dovrà avere la forza del Davide di
Caravaggio e rimettere sul piatto qualche testa.
3- E LA SINDACHESSA DI MILANO CON UNA TELEFONATA PERENTORIA
INVITÒ BONOMI A MOLLARE UNICREDIT A FAVORE DI BANCAINTESA
C'è un uomo a Milano, brianzolo, 53enne, tre figli, che in questi giorni
ha ricevuto un paio di telefonate da rovinargli la primavera.
È Giuseppe Bonomi, l'avvocato che dopo
due anni di presidenza della Sea, la società di Linate e Malpensa, è
diventato presidente di Alitalia, poi di Eurofly e nel 2006 è stato
richiamato da donna Letizia Moratti di Rivombrosa a guidare la società
degli aeroporti milanesi.
Nelle ultime settimane Bonomi si è
dedicato anima e corpo alla quotazione in Borsa della società e non più
tardi di otto giorni fa si è incontrato con gli advisor Mediobanca e
Morgan Stanley che stanno guidando l'operazione. A guastargli l'umore ci
ha pensato nei giorni scorsi la sindachessa di Milano con una telefonata
perentoria in cui lo ha invitato a mollare Unicredit come banca
collocatrice presso gli investitori a favore di BancaIntesa.
Per il manager brianzolo il boccone da
trangugiare è pesante perché parte della sua fama si deve a quando
strillò e puntò i piedi contro BancaIntesa che stava costruendo la
cordata per infilare AirOne in Alitalia e lasciare a spasso l'aeroporto
padano della Malpensa. La seconda telefonata pare che gli sia arrivata
da Gaetano Miccichè, il potente banchiere siciliano che sempre dentro
IntesaSanPaolo segue questa operazione.
4- "FINANSIAL" DELLA VALLE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che alle Generali
di Trieste sono piuttosto infastiditi per le sulfuree interviste di
Dieguito Della Valle.
Tra i manager della Compagnia
assicurativa che ieri hanno visto l'esibizione da Parigi dello scarparo
marchigiano, c'è chi ha notato l'abbigliamento alla D'Artagnan e la
pronuncia inglese. Questa è saltata fuori quando, ricordando per
l'ennesima volta l'intervista di Geronzi al quotidiano inglese
"Financial Times", Dieguito, che ha portato le sue scarpe fino ai
magazzini Saks di New York, ha storpiato il nome del giornale con la
pronuncia marchigiana "Finansial". Una doppia caduta di
stile".07-03-2011]
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POTERI FOTTUTI
(UN, DUE, TRE, PIQUATTRO!) - MI CHIAMO BISIGNANI E RISOLVO OGNI TIPO DI
PROBLEMI: DALLO SCONTRO MASI-SANTORO AI vertici dei nostri servizi
segreti -Tra il gennaio e il febbraio 2010 lo Stato deve scegliere il
capo dell’Aise – la nostra intelligence militare – e la scelta sta per
cadere su un generale dell’esercito: Adriano Santini - L’INCONTRO COL
MAGO DALEMIX, CAPO DEL COPASIR - LAVITOLA, IL FOX-DOSSIER DEL CASO FINI
Marco
Lillo e Antonio Massari per
Il Fatto
Si preoccupa della Rai: al direttore
generale, Mauro Masi, consiglia come costruire un addebito disciplinare
per Michele Santoro. Si preoccupa dei servizi segreti: incontra Adriano
Santini, futuro direttore dell'Aise, il servizio segreto militare. Fissa
con lui un appuntamento. Prima della sua nomina. Poi l'accompagna dal
presidente del Copasir: Massimo D'Alema.
L'inchiesta sulla P4 condotta dai pm
napoletani Henry John Woodcock e Francesco Curcio vede al centro del suo
scenario un personaggio chiave: Luigi Bisignani. È lui che intrattiene
rapporti con Masi e Santini. Un uomo riservato. Estremamente riservato.
Ma anche estremamente potente: la sua rete di relazioni spazia dall'Eni
alla presidenza del Consiglio. Ha una grande esperienza nel settore
dell'informazione e dei mass media.
È lo stesso Masi, come vedremo, ad
ammettere di essersi consigliato con Bisignani per un motivo ben
preciso: la sua grande esperienza nel settore della comunicazione. Ex
giornalista dell'Ansa, prima di essere indagato nella P4 è stato
iscritto, come il più giovane degli adepti, alla P2 del venerabile Licio
Gelli. Negli anni Novanta fu condannato a due anni e otto mesi: l'accusa
era di aver portato una parte della maxi tangente Enimont, parecchie
decine di miliardi di lire, nella banca vaticana dello Ior.
E dalla P2 alla P4 lo scenario non
sembra mutare: mancano le iscrizioni, vergate nero su bianco, mancano i
grembiulini, ma l'inchiesta della procura napoletana punta al cuore di
un network (per ora soltanto presunto) in grado di condizionare la vita
del Paese. E i due episodi che il Fatto Quotidiano è in grado di
rivelare sembrano provarlo: al di là della loro eventuale attinenza a
fatti penali, tutta da dimostrare, questi episodi rivelano che i
personaggi chiave della P4, un'influenza sui centri vitali del Paese,
come la Rai e le nomine dei servizi segreti, puntano a esercitarla. Per
entrare nelle segrete stanze del potere, però, bisogna immaginare un
paio di scene.
Il piano per la punizione
La prima. Sono le ventuno circa di
giovedì 23 settembre 2010: il primo piano di Michele Santoro viene
trasmesso nelle case di milioni di telespettatori. Inclusi due
spettatori d'eccezione. Il più noto ai lettori è Mauro Masi, direttore
generale della Rai, il più sconosciuto si chiama invece Luigi Bisignani.
I due sono in rapporti strettissimi. Parlano e s'incontrano (quasi)
quotidianamente. Da quel 23 settembre in poi però - e per qualche giorno
- i loro intenti sembrano convergere. Un fatto interessante per
comprendere le relazioni di potere nel nostro Paese.
Quel 23 settembre, infatti, Santoro
firma un editoriale durissimo. Annozero è sotto pressione sin dalla
prima puntata. Giusto per dirne una: mancavano allora (come mancano
tuttora) i contratti di Vauro e Travaglio. Il direttore si rivolge al
pubblico parlando di una ipotetica fabbrica di bicchieri: è questa la
metafora, scelta da Santoro, per spiegare in quali condizioni è
costretto a lavorare. Poi - paragonandosi al ragionier Fantozzi e
rivolgendosi al direttore megagalattico nato dalla fantasia di Paolo
Villaggio - chiude l'editoriale con un finale ormai storico: "Ma
vaffa... nbicchiere".
Bene. Questa è la scena che milioni di
italiani hanno visto in diretta su Rai 2. C'è un'altra scena, però, che
è rimasta segreta fino a oggi. E che il Fatto Quotidiano è in grado di
rivelare. Nelle stesse ore Masi pensa di punire Santoro per il suo
editoriale. Secondo Masi era rivolto a lui, al direttore generale della
Rai, mentre Santoro replica che si rivolgeva al metaforico direttore
della fabbrica di bicchieri. La questione dovrebbe essere di pertinenza
della Rai e della dialettica tra giornalista e direttore generale.
Invece accade un fatto diverso. Gli investigatori stanno seguendo già da
tempo la pista della P4.
Luigi Bisignani evidentemente è sotto
controllo. E si scopre che i due - Masi e Bisignani - sulla punizione di
Santoro non solo convergono ma, se non bastasse, l'ex piduista elabora
una sorta di strategia amministrativa. Bisignani fa redigere ad alcuni
legali di sua conoscenza un atto contro Santoro: il primo atto verso
l'addebito disciplinare. Un atto di cui Masi viene a conoscenza. Non
sarà mai notificato. L'operazione non andrà mai in porto. Anche se negli
stessi giorni avviene un ulteriore fatto strano: Masi dichiara al
Messaggero - salvo poi smentire - che ha intenzione di licenziare
Santoro.
La punizione arriva comunque: si
tratta di una sospensione, disposta per dieci giorni, a partire dal 18
ottobre 2010. "Santoro - dirà Masi - si è reso responsabile di due
violazioni disciplinari ben precise. L'uso del mezzo televisivo a fini
personali e un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore
Generale".
Resta da capire, però, perché sulla
vicenda, Masi, abbia accettato di dialogare proprio con Luigi Bisignani.
"Per la sua esperienza nel settore", avrebbe dichiarato ai pm. Il punto
è che Bisignani, che di esperienza ne ha sicuramente molta, non ha però
alcun titolo per agire, come consigliere, sulla Rai e su Santoro.
Eppure si preoccupa di fare redigere -
sebbene non sarà mai utilizzato - l'atto che dovrà mettere Santoro
nell'angolo. E lo fa redigere da persone di sua fiducia. Può Bisignani
permettersi di dettare a Masi la linea? Può permettersi di abbozzare una
strategia che riguarda la Rai e la punizione di Santoro?
Come Richelieu
Stando all'indagine sulla P4,
Bisignani ci prova, pur non avendo alcun titolo. Masi lo incontra
costantemente. Parla con lui per la sue "esperienza" ma la Rai non è
un'azienda privata: è pubblica. Ed è per questo motivo che, la scena in
questione, il carteggio tra gli uomini vicini a Bisgnani e quelli vicini
a Masi, diventa rilevante. I due sembrano le facce della stessa
medaglia.
Se Masi è il volto del potere,
Bisignani è il potere che non mostra il volto. Stando all'ipotesi della
P4, se in questo caso Masi rappresenta il potere "osceno", quello che si
mostra, Bisignani incarna invece un potere "occulto", nel senso di
nascosto. La Rai è uno snodo cruciale nell'equilibrio dei nostri poteri.
E Santoro sembra il nodo inestricabile
che nessuno riesce a sciogliere. L'ha dimostrato l'inchiesta di Trani -
rivelata dal nostro giornale un anno fa - dove il pm Michele Ruggiero
scopre le pressioni di Silvio Berlusconi, che interviene direttamente su
Masi e sull'ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, proprio per
fermare Santoro. L'inchiesta sulla P4, un anno dopo, lo conferma.
Al posto di Berlusconi, questa volta,
spunta però il volto di uomo che la maggior parte degli italiani
ignorano: se c'è un cardinale Richelieu, in questo Paese, il suo nome
sembra emergere proprio dagli atti di quest'inchiesta. È Luigi
Bisignani. E per capirlo - sempre al di là di qualsiasi responsabilità
giudiziaria che, ribadiamo, è tutta da dimostrare - basta immaginare
un'altra scena.
Messaggi e ambasciatori
Siamo tra gennaio e febbraio 2010. E
il "cardinale" è sempre lì: all'ombra degli appuntamenti che contano. Lo
confermano nomi eccellenti, quelli convocati in procura i giorni scorsi,
del calibro di Massimo d'Alema e Adriano Santini. Bisignani non si
preoccupa soltanto di Santoro e della Rai. Si preoccupa anche dei futuri
vertici dei nostri servizi segreti. Tra il gennaio e il febbraio 2010 lo
Stato deve scegliere il capo dell'Aise - la nostra intelligence militare
- e la scelta sta per cadere su un generale dell'esercito: Adriano
Santini. E Santini lo sa. L'inchiesta dimostra che, anche questa volta,
entra in scena Bisignani.
Prima della
nomina, Santini, viene raggiunto da una sorta d'ambasciata: Bisignani lo
vuole incontrare. Ma - anche in questo caso - non si comprende a quale
titolo. Stiamo parlando di un ufficiale di 64 anni, generale di corpo
d'armata, con incarichi di Stato Maggiore, che indossa la divisa dal
1968 e nel 2003 ha comandato il Contingente Nazionale Interforze
nell'ambito dell'operazione "Antica Babilonia" in Iraq. Bisignani lo
convoca. Santini si presenta all'appuntamento. Di cosa parlano? "Del più
e del meno", dirà Santini ai pm, come se fosse il fatto più naturale del
mondo. Ma chi cerca l'appuntamento?
Chi fissa l'incontro? "Bisignani",
dice direttore dell'Aise. Il fatto strano è che l'incontro avviene prima
della sua nomina, e non dopo, avviene cioè mentre Santini è ancora uno
dei candidati ai vertici dell'Aise. Santini conosceva già Bisignani? No,
a quanto pare, però accetta ugualmente il suo invito e si presenta
all'appuntamento. Se non bastasse - ma in questo caso le versioni di
Santini e D'Alema, entrambi convocati come persone informate sui fatti,
sono parzialmente discordi - Bisignani decide di accompagnare il
generale Santini dal presidente del Copasir, Massimo D'Alema.
Il Copasir è il comitato parlamentare
di controllo dei servizi segreti. A quale titolo, Bisignani, accompagna
Santini da D'Alema? L'ex segretario dei Ds dice che, durante l'incontro
con Santini, Bisignani ha aspettato fuori dalla porta. Ma il fatto è
riscontrato: Bisignani accompagna Santini da D'Alema. L'incontro tra i
due (i tre se contiamo Bisignani fuori adll'uscio) è avvenuto prima o
dopo la nomina di Santini ai vertici dell'Aise? Secondo Santini, prima.
Secondo D'Alema, dopo. Il dettaglio
non è irrilevante ma, ciò che conta, è che Bisignani - nel periodo della
sua nomina ai vertici dell'Aise - incontra Santini per ben due volte
accompagnandolo fino all'ingresso dell'ufficio di D'Alema, quello della
Fondazione Italianieuropei di via piazza Farnese, a due passi da Campo
dei Fiori. Chi ha fissato l'appuntamento tra D'Alema e Santini:
impossibile stabilirlo, spiega D'Alema, perché la telefonata è arrivata
alla sua segreteria. Ma perchè Santini e Masi incontrano Bisignani? La
loro versione è che l'ex piduista è un uomo molto vicino a Gianni Letta.
Passando da Santini a Masi, comunque,
le frequentazioni di Bisignani emerse dall'inchiesta, sono sempre ai
vertici del potere: si va dall'amministratore delegato dell'Eni Paolo
Scaroni - sarà sentito nei prossimi giorni - a Gianni Letta, dalle
ministre Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo al dissidente del Pdl
Italo Bocchino, passando per Alfonso Papa, il parlamentare del Pdl,
magistrato e membro della commissione Giustizia, anch'egli coinvolto
nell'indagine sulla P4.
Soldi e fango
E proprio il rapporto con Papa avrebbe
messo gli investigatori sulla pista di Bisignani. Ora i pm indagano ad
ampio raggio. Nei giorni scorsi è stata perquisita l'abitazione di
Bisignani e anche il suo studio. Il gip a disposto anche la
perquisizione di un'altra casa, quella della madre di Bisignani dove,
secondo gli investigatori, si sarebbero potuti tenere incontri riservati
tra uomini chiave della P4.
E perquisendo il suo autista Paolo
Pollastri, infine, sono stati ritrovati 19 certificati di azioni
depositate all'estero: titoli al portatore di una holding belga, la
Codepamo, per diversi milioni di euro. E tra i vari filoni
dell'inchiesta non manca, anzi è uno dei principali, quello sul presunto
dossieraggio e sulla "macchina del fango". Un'inchiesta che sta facendo
tremare molti potenti.
Un'indagine
ancora piena di sorprese che ha visto, tra le prime persone perquisite,
il giornalista Valter Lavitola, l'uomo che, impiegando ingenti risorse,
s'occupò a lungo della casa di Montecarlo dove vive Giancarlo Tulliani,
fratello di Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera
Gianfranco Fini. 07-03-2011]
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POTERI FOTTUTI
- contatti, incontri, riunioni tra Roma (P3) e NAPOLI (P4) - tra
lobbysmo e attività massonica illegale i confini sono troppo incerti per
riuscire a mettere le manette alla scatola grigia del Paese, quella dove
vanno in equilibrio i diversi poteri che animano gli affari. A meno che
non intervenga una gola profonda, un ex importante dirigente di un
gruppo statale che sentendosi magari scaricato inizi a riempire pagine
di verbali
Gianluigi
Nuzzi per
Libero
La gola profonda di Finmeccanica, gli
appalti Eni, le gare per i lavori alla presidenza del Consiglio e ai
ministeri strategici della Repubblica, i sistemi di ricatto e
delegittimazione organizzati a tavolino con gli scarti delle attività di
indagini, penalmente irrilevanti ma assai utili per convincere
incorruttibili o presunti tali. Sotto tutto, metri cubi di brogliacci
con le intercettazioni a cascata sugli uomini dei palazzi del potere.
Dopo dieci, vent'anni di
indagini-catapulta che dalla collina di Potenza il pubblico ministero
John Henry Woodcock faceva precipitare sull'Italia tutta, dagli esiti,
in verità, abbastanza incerti, ora stanno arrivando dal golfo di Napoli
i fuochi d'artificio giudiziari. Tra meno di un mese illumineranno il
Paese. Le anticipazioni sui giornali (con la richiesta di misure
cautelari in elaborazione da settimane e anticipate proprio da Libero)
erano previste e inevitabili dopo la fila di notabili ascoltati come
testimoni in febbraio.
All'appello manca Paolo Scaroni, il
timoniere dell'Eni, dopo che al suo responsabile delle relazioni
esterne, Stefano Lucchini è stato chiesto di spiegare gli intrecci delle
relazioni che coinvolgono nell'indagine il cane a seizampe e che con il
protagonista in ombra di tutta l'inchiesta, il lobbysta Luigi Bisignani,
divide stima, ammirazione per Raul Gardini.
Le indiscrezioni indicano questa
inchiesta come la nuova indagine sulla P4, dopo la P2 di Licio Gelli e
la P3 emersa secondo la ricostruzione che la procura di Roma con
Giancarlo Capaldo hanno compiuto di quel gruppo di persone (politici e
magistrati) che cercavano, in realtà senza quasi mai riuscirci, a
condizionare la vita di organi come la Corte Costituzionale come appunto
prevede la legge Anselmi.
In realtà la P3 è strettamente
collegata e si intreccia in alcuni suoi personaggi, dal parlamentare
Papa al capo degli ispettori di via Arenula Arcibaldo Miller, che
compaiono anche nell'inchiesta napoletana. Per questo tra Roma e
l'ufficio di Woodcock, ci sono stati contatti, incontri, riunioni.
Tra le numerose carte al vaglio della
polizia giudiziaria alla quale il pubblico ministero ha affidato alcune
deleghe mirate ecco quelle sugli appalti per sicurezza e
informatizzazione, ecco affitti e rogiti, finanziamenti a giornali di
partito, e soprattutto, la gestione degli investimenti pubblicitari
compiuti da colossi nazionali come, appunto, l'Eni.
Un intreccio tra affari alla luce del
sole, lobbysmo spregiudicato che Woodcock dipinge come un'associazione
segreta capace di piegare le regole per il dettame di questa
organizzazione massonica che avrebbe ereditato la potenza della vecchia
P2.
Anello di congiunzione tra vecchio e
nuovo ritroviamo appunto Bisignani, cresciuto da andreottiano doc ai
tempi di capo ufficio stampa del ministro Gaetano Stammati negli anni
'70, oggi capace di far arrivare ambasciate (quasi) direttamente a
Silvio Berlusconi, Massimo d'Alema o persone diverse come il segretario
di Stato Tarcisio Bertone tramite giovani monsignori zelanti e capaci di
annodare e sciogliere i complicati intrecci politici nazionali.
Bisignani è personaggio influente,
sull'agenda annovera rapporti privilegiati con decine e decine di
prefetti, generali divisionari o di corpo d'Armata, manager di Stato di
primo piano (da Scaroni a Guarguaglini a Mauro Masi), direttori di
importanti quotidiani, leader di partito (da Letta in giù).
E gli anedotti raccontano come sempre:
qualche anno fa la Guardia di Finanza andò a compiere una perquisizione
da Bisignani con un colpo di scena. Quando i militari entrarono il
lobbysta stava chiacchierando con un alto generale delle Fiamme Gialle,
i finanzieri si misero sull'attenti con tanto di saluto per poi svuotare
cassetti e mobili.
Bisignani c'è
abituato da quando sono iniziate le sue alchimie con il potere, lasciata
una carriera da giornalista all'Ansa, insieme ai Ferruzzi, a Gardini,
sono iniziati i titoli dei giornali, le indagini come appunto quella per
la maxi tangente Enimont che colpirono uno dei cuori pulsanti i rapporti
Ior- Bonifaci-Ferruzzi.
Bisignani nel 1990 aveva aperto alla
banca del Papa il conto fondazione "Louis Jonas Foundation", portò i cct
della grande tangente al prelato mons. Donato De Bonis e venne
condannato dal tribunale di Milano. Sono passati tanti anni e Woodcock è
ben consapevole dei rischi di fare un buco nell'acqua: questi signori
non sono le vallette di Vittorio Emanuele e Fabrizio Corona, tra
lobbysmo e attività massonica illegale i confini sono troppo incerti per
riuscire a mettere le manette alla scatola grigia del Paese, quella dove
vanno in equilibrio i diversi poteri che animano gli affari.
A meno che non
intervenga una gola profonda, un ex importante dirigente di un gruppo
statale che sentendosi magari scaricato inizi a riempire pagine di
verbali. A Napoli come a Roma. Una situazione talmente incandescente da
portare il silente Bisignani a muovere in contropiede e chiedere di
essere interrogato. Prima di tutto. [07-03-2011]
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DAL LUSSO AL
LUTTO - Un simbolo DEL MADE IN ITALY cambia bandiera: il marchio Bulgari
passa nelle mani del colosso francese della moda Lvmh, acquisito IL
50,45% - L’accordo prevede uno scambio azionario in base alla quale la
famiglia romana entrerà nel capitale di Lvmh. quest’ultima sarà tenuta a
lanciare un’Opa obbligatoria sulle restanti azioni di Bulgari cui farà
seguito la revoca della quotazione
Da "ilsole24Ore.it"
Un simbolo del lusso italiano cambia
bandiera: il marchio Bulgari passa infatti nelle mani del colosso
francese della moda Lvmh. Un comunicato della società transalpina
riferisce infatti che Lvmh ha acquisito la partecipazione della famiglia
Bulgari pari al 50,45%.
L'accordo prevede uno scambio
azionario in base alla quale la famiglia romana entrerà nel capitale di
Lvmh. Inoltre, quest'ultima sarà tenuta a lanciare un'Opa obbligatoria
sulle restanti azioni di Bulgari cui farà seguito la revoca della
quotazione di Bulgari.
ACCORDO VOTATO ALL'UNANIMITÀ
L'alleanza, si legge in un comunicato della maison italiana creata da
Sotirio Bulgari nel 1884, ha l'obiettivo «di rinforzare, nel rispetto
della sua storia, dei suoi valori, della sua artigianalità e della sua
identità, lo sviluppo a lungo termine del Gruppo Bulgari. L'accordo,
concluso questo fine settimana, è stato approvato all'unanimità da parte
del consiglio di amministrazione del Gruppo Lvmh domenica sera. Anche il
consiglio di amministrazione di Bulgari ha approvato all`unanimità il
progetto di conferimento a Lvmh della partecipazione di controllo della
famiglia nel capitale sociale di Bulgari».
LO SCAMBIO AZIONARIO
Al termine del processo di conferimento delle azioni, Lvmh emetterà 16,5
milioni di azioni in concambio dei 152,5 milioni di azioni Bulgari
attualmente detenute dalla Famiglia Bulgari, che diventerà così il
secondo maggior azionista familiare del Gruppo Lvmh.
OPA SUL GRUPPO ITALIANO
In osservanza degli obblighi di legge previsti dalla Borsa italiana,
prosegue la nota, Lvmh promuoverà un'Offerta Pubblica di Acquisto al
prezzo di 12,25 euro per azione sulle azioni detenute dagli azionisti di
minoranza. Un premio consistente se si pensa che alla chiusura degli
scambi di venerdì 4 marzo l'azienda italiana quotava 7,58 euro.
GLI
INCARICHI
Paolo e Nicola Bulgari resteranno, rispettivamente, presidente e vice
presidente del consiglio di amministrazione di Bulgari. La Famiglia
Bulgari, inoltre, potrà nominare due membri nel consiglio di
amministrazione di Lvmh e Francesco Trapani, amministratore delegato di
Bulgari, entrerà nel comitato esecutivo di Lvmh, assumendo, nel secondo
semestre 2011, anche la direzione di tutte le attività «Orologeria -
Gioielleria» di Lvmh. Philippe Pascal, attuale responsabile di tali
attività, resterà nel comitato esecutivo di Lvmh e gli saranno affidate
nuove responsabilità in seno al Gruppo. 07-03-2011]
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1- AH, SE I
POTERI MORTI SI PRENDONO A SCARPATE IN FACCIA! DELLA VALLE CI PROVA
CONTRO IL CAINANO E GEROVITAL GERONZI. E TROVA ANCHE UNA QUALCHE
DIFFERENZA TRA ABRAMO BAZOLI E IL BANCHIERE DI MARINO, “I DUE ARZILLI
VECCHIETTI” DELLA FINANZA NAZIONALE: “IL PRIMO PENSA SOLO AL BENE DEL
SISTEMA, IL SECONDO ALLA CARRIERA” - (POI UN GIORNO, LO SCARPARO
SPIEGHERÀ ALLA NAZIONE CHE COSA SIA “IL BENE DEL SISTEMA” E CHI LO DEBBA
DECIDERE E SU DELEGA DI CHI (IN SOSTANZA, CHI METTE I SOLDI PER
COMANDARE?). E POI MAGARI CI SPIEGHERÀ ANCHE PERCHÉ SIA MALE PENSARE
ALLA CARRIERA. CIÒ DETTO, SIA GERONZONI CHE BAZOLONI POTREBBERO
ANDARSENE IN PENSIONE SENZA CHE “IL SISTEMA” NE RISENTIREBBE IN ALCUN
MODO) - 2- SECONDO BEN AMMAR, L’AMICHETTO TUNISINO DI PAPI SILVIO,
“TRIPOLI HA INVESTITO IN SOCIETÀ USA LEGATE AL PENTAGONO E IN IMPORTANTI
GRUPPI FRANCESI”. IN ITALIA, RICORDIAMOLO SEMPRE, SI SONO PRESI I SUOI
SOLDI GRUPPI IL CUI MANAGEMENT HA SPESSO TENDENZE MORALISTE NEI
CONFRONTI DEL POPOLO ITALIANO: ENI, FINMECCANICA, UNICREDIT, JUVENTUS.
GIÀ, LA GGIUVE. GHEDDAFI È QUASI MORTO E ANCHE LA GGIUVE SI SENTE POCO
BENE - 3- TORNA AL GOVERNO DI SCAJOLA. A SUA INSAPUTA, NATURALMENTE. E
INTANTO IN GIAPPONE, PAESE NOTORIAMENTE ABITATO DA COGLIONI INCIVILI, IL
MINISTRO DEGLI ESTERI SI DIMETTE PER 2MILA € DI FONDI ILLEGALI. RICEVUTI
A SUA INSAPUTA, NATURALMENTE
a cura di Minimo Riserbo e Falbalà
1 - SE I POTERI MORTI SI PRENDONO A SCARPATE IN FACCIA...
"Il premier non può scalare la Rizzoli. Geronzi? Fa un uso improprio del
suo piccolo ruolo per conto delle Generali" (Repubblica, p. 16).
Dieguito Della Valle, Gran Calzolaio e usatore proprio di risorse
finanziarie proprie, parte lancia in resta contro il CaiNano e Gerovital
Geronzi. E trova anche una qualche differenza tra Abramo Bazoli e il
banchiere di Marino, "i due arzilli vecchietti" della finanza nazionale:
"Il primo pensa solo al bene del sistema, il secondo alla carriera".
Poi un giorno, quando avrà finito di
ingrassare i propri pacchetti di minoranza, Della Valle spiegherà alla
nazione che cosa sia "il bene del sistema" e chi lo debba decidere e su
delega di chi (in sostanza, chi mette i soldi per comandare?). E poi
magari ci spiegherà anche perché sia male pensare alla carriera. Con
calma, ma con parole sue. Ciò detto, sia Geronzoni che Bazoloni
potrebbero andarsene in pensione senza che "il sistema" ne risentirebbe
in alcun modo.
Sul Corriere, ... vabbè, lasciamo
perdere che è meglio (p. 15). Solidarietà al compagno in carcere Sergio
Bocconi.
2 - AFFARACCI E AFFARINI, DIETRO IL COLONNELLO TOGNI DI TRIPOLI...
Il Corriere delle banche preoccupate traduce e pubblica una delirante
intervista del Pagliaccio di Tripoli al Journal du Dimanche. Gheddafi
ormai avrebbe bisogno di una giacca a tre petti per appiccicarvi tutte
le sue cazzo di medagliette, il che non lo fa sembrare esattamente un
personaggio normale. Ma quando a un potente viene consentito di girare
con lo scolapasta sulla testa, di solito ci sono di mezzo i dobloni.
Tanti dobloni.
Ce lo spiega bene, con corredo di
messaggi mafiosi incorporati, un bel pezzo di Federico Fubini: "Bp,
Exxon, Siemens. La ragnatela delle quote libiche". Secondo Ben Ammar,
l'amichetto tunisino di Papi Silvio, "Tripoli ha investito in società
Usa legate al Pentagono e in importanti gruppi francesi" (p. 6). In
Italia, ricordiamolo sempre, si sono presi i suoi soldi gruppi il cui
management ha spesso tendenze moraliste nei confronti del popolo
italiano: Eni, Finmeccanica, Unicredit, Juventus. Già, la Ggiuve.
Gheddafi è quasi morto e anche la Ggiuve si sente poco bene.
3 - IL NANO RUBY-CONDO NEL GIARDINO DEI BRUTI LIBERATI...
"Il ragioniere Spinelli e le ragazze: "Non posso darvi più di 10 mila
euro". La Minetti si lamenta: "Silvio non mi risponde più" (Repubblica,
p. 14). Salviamo il salvabile, dei festini di Hardcore. Per esempio
Marina Berlusconi, che i giornali della real casa ci dipingono da anni
come mamma modello, manager di ferro e altre cazzate del genere. Dice
Saviano: "Marina mi attacca per paura" (Repubblica, p. 16). Forse ha
torto, forse ha ragione. Ma dei due, nella vita, finora, chi ha
dimostrato più coraggio?
Più coraggio di tutti lo sta
dimostrando Mortimer Sallustioni, capace di prime pagine come questa, da
leggere tutte d'un fiato: "Giustizia malata. I pm guardoni si eccitano.
Nell'inchiesta di Milano sequestrati persino i cellulari con gli
autoscatti sexy delle ragazze. L'ultima follia dei giudici: in un anno
dati a un carcerato 12 permessi per il compleanno. Santanchè e Messori
fanno cadere il tabù delle toghe infallibili". Ah, se non ci fosse la
Santadechè che paese sarebbe?
4 - NELLE MANI GIUSTE...
Dall'alto della sua condanna di secondo grado a 7 anni per mafia,
Marcello Dell'Utri si fa intervistare da Fabrizio Roncone e ne
approfitta, stranamente, per lanciare qualche messaggio. "Il pdl va
ristrutturato subito. Per il partito puntiamo su Verdini. Scajola? Non è
più il suo tempo. Il processo Ruby avrà un effetto mediatico
eccezionale, Berlusconi si presenti e si difenda" (p. 11). Peccato,
proprio nel giorno in cui il Secolo di Genova annuncia il ritorno al
governo di Sciaboletta Scajola. A sua insaputa, naturalmente.
E intanto in Giappone, paese
notoriamente abitato da coglioni incivili, il ministro degli esteri
Seiji Maehara si dimette per aver ricevuto 2mila euro di fondi
illegali (Repubblica, p. 19). A sua insaputa, naturalmente.
5 - IL LATO "B" DELLA SCUOLA...
Assurta al rango di ministra della Pubblica Distruzione per meriti
speciali, Mariastella Gelmini continua nella sua metodica opera di
smantellamento della scuola di Stato. "Gelmini, la scuola reggerà
nonostante i tagli. "Ventimila cattedre sospese perché inutili". Ma già
oggi è emergenza: pochi presidi, classi stipate e insegnanti in fuga.
Alla fine a pagare sono le famiglie: si moltiplicano le richieste di
contributi volontari" (Repubblica, p. 9).
"Non metteremo le mani nelle tasche
delle famiglie", chi è che la diceva questa? La nostra sensazione è che
questo piccolo Attila della Padania, che ha fatto l'esame da procuratore
in Calabria, si fermerà solo quando avrà ottenuto il ritorno al
precettore privato. Suggeriamo anche la versione neo-fascista del
"precettore di fabbricato". Che Maroni potrebbe chiamare "Istruzione di
prossimità". Tanto ormai in Italia si può fare tutto: basta trovare lo
slogan giusto.
6 - LOMBROSIANI PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la foto pubblicata dalla Stampa a pagina 9
(splendido pezzo). Vi si contemplano Umberto Bossi, il ministro (!!!)
Calderoli e il consigliere regionale Renzo Bossi nell'atto di formulare
un pensiero in tre. Ma che fatica, però.
7 - DISECONOMY...
In assenza del Cetriolo Quotidiano, tocca leggere la Stampa per capire
che cosa succede nella galassia di ricotta di Don Salvatore da Paternò.
"Pressing dell'Isvap su Fondiaria-Sai. Ispezione dell'autorità sulla
compagnia. Nel mirino solvibilità e operazioni infragruppo" (p. 23).
8 - FREE MARCHETT...
Dopo aver convinto le masse operaie del Lingotto che Marchionne è il
Bene, e in attesa di tornare al suo eremo in Spagna, Salvatore Tropea ci
regala una pagina onirica su R2, il molesto bambino obeso di Repubblica.
Cucinata e rivenduta come "LA STORIA", ecco a voi "Il genio e lo stile
al museo l'auto diventa capolavoro". "Un grande santuario
dell'automobile nell'ex capitale dell'automobile e, nonostante questo,
al posto giusto. Perché le crisi possono mutarne il corso ma non
riscrivono la storia" (p. 36).
Nel caso qualcuno dei nostri amati
lettori volesse creare online il Museo della Marchetta, noi abbiamo
un'idea per il direttore.
9 - IL
RUFFIANO IN REDAZIONE...
Lodevole apertura del Corriere degli imbalsamati dedicata alle donne.
Peccato che se ne ricordino alla vigilia dell'8 marzo. Per il resto
dell'anno le lasciamo in mano a una classe digerente rigorosamente
maschile e corrotta, libere solo di prostituirsi con il Capo e vestirsi
secondo le paranoie di una banda di sedicenti creativi che odiano le
donne. 07-03-2011]
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OPA LVMH SU BULGARI, IL TITOLO FA BOOM (+60%) - L’EUROPA APRE
INDECISA, L’ASIA CHIUDE NEGATIVA, LA CINA NO - MOODY’S TAGLIA IL RATING
GRECO - TRONCHETTI APRE RCS A MALACALZA - LO SPIN-OFF CARREFOUR PER
PLACARE GLI AZIONISTI - TRA LIBIA E LIGRESTI, UN PO’ DI DIRIGISMO NON
GUASTA - CREMONINI, CON I BRASILIANI UNA PACE DA 218 MILIONI DI EURO -
LA (COSTOSA) BEFFA DEI RIMBORSI PARMALAT USA - LODO MONDADORI, SENTENZA
A MAGGIO
borsa di milano
1. BORSE EUROPEE: ANDAMENTO LISTINI ORE 10.00...
(ASCA) - Ultima borsa rilevazione var% stato
Milano 22767,30 +0,05 aperta
Londra 5991,33 +0,02 aperta
Parigi 4013,10 -0,18 aperta
Francoforte 7169,95 -0,12 aperta
Zurigo 6488,26 -0,65 aperta
Amsterdam 367,43 -0,14 aperta
Madrid 10499,50 +0,01 aperta
2. BORSA: ASIA GIU' CON IMPENNATA PETROLIO, CINA CONTROTENDENZA...
(ANSA) - Seduta in calo per i mercati asiatici, dopo il
conflitto in Libia e l'escalation dei prezzi del petrolio che minaccia
di far deragliare la ripresa economica globale. Ne soffrono i titoli
delle compagnie aeree come la Air China (-4,2%), la Korean Air Lines
(-3,1%) e a Taipei la Eva Airways (-2,7%). Tonfo per i titoli export con
Honda Motor in ribasso del 3,1% Sony dell'1,8% e Samsung Electronics del
4,1 per cento.
Di seguito, gli indici dei titoli
guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo -1,76% - Hong
Kong -0,64% (seduta in corso) - Shanghai +1,83% - Taiwan -0,80% - Seul
-1,22% - Sidney -1,37% - Mumbai -2,02% (seduta in corso) - Singapore
-0,09% - Bangkok +0,69% - Giakarta +0,32% (seduta in corso).
3. BORSA: BULGARI VOLA DEL 60,4% A 12,17 EURO DOPO OPA LVMH...
Radiocor - Bulgari vola a Piazza Affari: i titoli della
maison romana di gioielli e orologi, mettendo a segno un progresso del
60,4%, si approssimano al prezzo dell'opa che lancera' Lvmh a 12,25
euro: passano di mano a 12,17 euro. Con un annuncio a sorpresa questa
mattina e' stato reso noto che la famiglia Bulgari ha ceduto a Lvmh
l'intera partecipazione allo stato sindacata nel gruppo italiano, pari a
circa il 50,43% del capitale sociale.
In cambio i Bulgari riceveranno azioni
Lvmh di nuova emissione, diventando i secondi azionisti familiari del
gruppo francese. All'esito del conferimento, che avverra' dopo il
pagamento del dividendo 2010 da parte di entrambe le societa', Lvmh
sara' tenuta a lanciare un'offerta pubblica di acquisto totalitaria al
prezzo di 12,25 euro per azione. A Parigi le azioni del colosso francese
del lusso cedono l'1,7% attestandosi a 109,7 euro.
4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI LUNEDI' 7 MARZO...
Radiocor - Milano - Assogestioni diffonde il rapporto
statistico sui fondi, relativo al mese di febbraio.
Milano - incontro di Italcementi con
gli analisti finanziari per la presentazione dei risultati 2010.
CDA (approvazione dati contabili) -
Piaggio & C.
Milano - cerimonia di inaugurazione
del 148mo anno accademico del Politecnico di Milano. Partecipano, tra
gli altri, Emma Marcegaglia, presidente Confindustria; Roberto
Formigoni, presidente Regione Lombardia.
Basilea - riunione BRI - Banca dei
regolamenti Internazionali.
- Roma: convegno alla Camera su 'Le
donne nelle istituzioni' con Gianfranco Fini, Susanna Camusso, Cristiana
Coppola, Giorgia Meloni.
- Roma: firma dell'accordo per l'avvio
dei lavori del tratto di linea ad alta velocita' fra Treviglio e Brescia
sulla Milano-Venezia. Con Mauro Moretti, Pietro Franco Tali e Altero
Matteoli.
5. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - INFLAZIONE: Il carovita presenta il conto su
affitti, multe, tariffe e polizze (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1,6)
CRISI LIBICA: 'O me o Al Qaeda.
L'Europa tornera' ai tempi del Barbarossa'. Intervista a Muammar
Gheddafi (Il Corriere della Sera, pag. 1-5). Speciale Nordafrica: le
mosse per non fermare il business (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1,
17-19). Bp, Exxon, Siemens. La ragnatela delle quote libiche (Il
Corriere della Sera, pag. 6). Il rebus dei fondi senza Sovrani
(Affari&Finanza, pag.1-2)
PETROLIO: Allarme per l'occidente, le
rivolte segnano la fine del greggio facile (La Stampa, pag. 6). Gli Usa
pronti a sbloccare le riserve (dai giornali). Confindustria: se la crisi
non si ferma bolletta energetica piu' cara di 23 miliardi (Il
Messaggero, pag. 4)
RCS: Della Valle: 'Il premier non puo'
scalare la Rizzoli' (dai giornali). 'Corriere' e ferrovie. Ecco perche'
Della Valle attacca Geronzi (Il Giornale, pag. 1-21). Rcs, il cavaliere
in agguato all'incrocio tra giornali e Tv (Affari&Finanza, pag.1-10)
PREMAFIN: Groupama al lavoro sul
dossier Premafin, le garanzie di Credit Suisse (Il Corriere della Sera,
pag. 15). Pressing dell'Isvap su Fondiaria-Sai. Ispezione dell'autorita'
sulla compagnia. Nel mirino solvibilita' e operazioni infragruppo (La
Stampa, pag. 23)
NOMINE: da Eni a Terna l'ipotesi della
conferma dei vertici (Il Corriere della Sera, pag. 13)
EXOR: Gli Agnelli sostengono una nuova
diluizione della quota Fiat. La strategia aiuterebbe i programmi di
espansione. L'erede atipico che ha salvato i gioielli di famiglia.
Intervista a John Elkann, presidente di Fiat e Exor (Financial Times,
pag. 12 e 15)
EDISON: La spada della Consob sulla
spartizione con i francesi (Affari&Finanza, pag.18)
PARMALAT: La multinazionale risorta
alla resa dei conti della 'public company'. Lettera al risparmiatore (Il
Sole 24 Ore, domenica, pag. 7)
BANCHE: Unicredit, Intesa,
Montepaschi: adesso il capitale non basta piu' (Affari&Finanza,
pag.1-6). Ora le Fondazioni pensano a come ridurre le erogazioni
(Affari&Finanza, pag.6). Fondazioni: dividendi in arrivo. Alle banche
pero' servono capitali (CorrierEconomia, pag.1-6)
DEL VECCHIO: Del Vecchio e le
Generali, una grande uscita per dire no agli affari oscuri
(Affari&Finanza, pag.9)
ASSICURAZIONI: Compagnie. Immobili,
una cotta da 18 miliardi (CorrierEconomia, pag.7)
UNICREDIT: tenta il Leone. Piazza
Cordusio pensa a distribuire le polizze Generali in Germania
(CorrierEconomia, pag.6)
NATUZZI: 'I segnali di ripresa si
rafforzano. Ci confermiamo un'azienda solida'. Intervista a Pasquale
Natuzzi, presidente di Natuzzi (Il Giornale, pag. 21)
ENERGIA: Fotovoltaico appeso al filo
dei bonus (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.4)
6. GRECIA: MOODY'S TAGLIA RATING A B1 DA BA1, OUTLOOK NEGATIVO...
Radiocor - Moody's ha abbassato di tre 'gradini', a
'B1' da 'Ba1', la nota di merito sul debito sovrano della Greci a e
lasciandola sotto osservazione 'con implicazioni negative'. La decisione
dell'agenzia, intervenuta al termie di un'analisi cominciata lo scorso
16 dicembre, e' spiegata da tre ragioni: le misure di consolidamento
fiscale e le riforme strutturali di cui ha bisogno il Paese rimangono
ambiziose e sono soggette a significativi rischi, il Paese continua ad
affrontare considerevoli difficolta' nella riscossione delle entrate,
c'e' un rischio che il Paese non soddisfi i criteri si solvibilita' (e
quindi avrebbe bisogno di continuo sostegno) anche dopo il 2013.
7. PETROLIO: WTI SEMPRE IN RIALZO, SI AVVICINA A QUOTA 106 $ IN
ASIA...
Radiocor - La tendenza rialzista dei prezzi del greggio
e' proseguita sui mercati asiatici, sotto l'effetto della controffensiva
di Gheddafi in L ibia. Il Wti, consegna aprile, e' salito di 1,33
dollari a 105,75 dollari a barile e il Brent del Mare del Nord, stessa
scadenza e' salito di 59 cents a 116,56.
8. TRONCHETTI APRE RCS ALL'ALLEATO MALACALZA...
A. Ol. per "Il
Sole 24 Ore" - Un Malacalza nel salotto buono
dell'editoria. Al prossimo consiglio di amministrazione di Rcs
Mediagroup sarà cooptato il vice-presidente di Pirelli, Vittorio
Malacalza, al posto dell'ex direttore generale della Bicocca, Claudio De
Conto, che, dopo la sua uscita dal gruppo, aveva dato la sua
disponibilità a restare nel board della holding editoriale fino al
termine del 2010.
A proporre la cooptazione di Malacalza
è stato lo stesso presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, che,
a quanto risulta, avrebbe già informato i consiglieri della sua
proposta. I rapporti con il partner industriale piacentino-genovese sono
ottimi e la designazione del patron del gruppo sottolinea il rapporto di
fiducia che è stato costruito in questi mesi. Tronchetti resterà invece
nel consiglio della Rcs Quotidiani e nel patto di sindacato del gruppo
che edita il Corriere della Sera. D'amore e d'accordo con il nuovo
socio, con il quale i legami diventano sempre più stretti.
9. IL TESTIMONE BLANKFEIN SUI MISTERI DI GALLEON...
M. Val. per "Il
Sole 24 Ore" - Lloyd Blankfein alla sbarra, non da accusato
ma da testimone d'accusa. L'amministratore delegato di Goldman Sachs
avrebbe accettato l'invito dei procuratori federali americani di
comparire a sorpresa, se necessario, in un'aula di tribunale di
Manhattan in occasione del grande processo per insider trading contro
Raj Rajaratnam, il fondatore del defunto hedge fund Galleon, che
comincerà martedì e durerà sei settimane.
Blankfein potrebbe rivelarsi un teste
chiave, oltre che il più prestigioso, a favore del governo: tra i 14
reati di insider e truffa attribuiti a Rajaratnam, almeno uno ha avuto
per vittima Goldman. Il gestore di hedge avrebbe ottenuto informazioni
riservate, come l'investimento nella banca da parte di Warren Buffett,
attraverso Rajat Gupta, un esponente - ora ex esponente - del board
della società di Wall Street.
10. AL CEO DI UBS BASTA LO STIPENDIO...
L. Te. per "Il
Sole 24 Ore" - Oswald Grübel ama andare controcorrente. Il
ceo di Ubs infatti rinuncerà al bonus del 2010, dopo aver già rinunciato
a quello del 2009; si accontenterà dei 3 milioni di franchi di stipendio
fisso. Nei giorni scorsi, il Ceo tedesco del gruppo bancario elvetico
aveva anche criticato l'idea dei Coco bond, le obbligazioni convertibili
in funzione anti-rischio, su cui tra l'altro sta massicciamente puntando
la rivale Credit Suisse. Che Grübel non ami seguire la corrente, ebbene
si sapeva. Ora, con queste mosse, ci sono però altre conferme.
Il top manager tedesco ha lavorato a
lungo proprio nel Credit Suisse e nel 2009 è stato richiamato dalla
pensione, per guidare Ubs fuori dalle secche della crisi. Obiettivo in
buona parte raggiunto. Ogni tanto si parla di un successore e Grübel non
ha negato che la banca pensi già al Ceo dei prossimi anni. Ma intanto
lui ha ancora molta voglia di svolgere il suo lavoro, ha spiegato. Anche
solo con lo stipendio fisso.
11. AVVIATE LE SVENDITE SUL TITOLO CARREFOUR...
M. Mou. per "Il
Sole 24 Ore" - Il progetto di doppio spin-off deciso dal
consiglio di amministrazione di Carrefour - il 100% della divisione hard
discount e il 25% di quella immobiliare - dovrebbe placare l'ansia da
risultati (finanziari) dei principali azionisti (il fondo americano
Colony Capital e Bernard Arnault), che dovrebbero ricevere la simpatica
somma di 570 milioni, ma non è apprezzata da tutti.
Non dal consigliere, indipendente, e
vicepresidente Jean-Martin Folz, ex numero uno di Psa, che la giudica
un'operazione senza interesse strategico per la società e si è dimesso.
Non per S&P, che ha abbassato il rating del gruppo. Non per Citigroup,
secondo cui l'azione è da vendere. Con il risultato che Carrefour è di
nuovo nell'occhio del ciclone e ieri in Borsa ha perso il 4,4 per cento.
12. CYBERCRIMINALI: RAGAZZI BRUFOLOSI E SPIE CINESI...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Non è più il caso di sottovalutarlo: il
cybercrimine, ovvero i reati commessi sul web, tra pirateria
informatica, diritti d´autore ignorati, spionaggio industriale, furti di
informazioni o di denaro, ha causato nel 2010 una perdita di 17 miliardi
di sterline (circa 21 miliardi di euro) all´economia britannica.
Lo ha reso noto il governo, nella
prima stima di questo genere mai pubblicata nel Regno Unito. L´industria
farmaceutica è fra le vittime principali, con un passivo di 1 miliardo e
800 milioni di sterline (oltre 2 miliardi di euro) lo scorso anno,
seguito dal settore dell´elettronica e da quello del software.
I cybercriminali sono di tre tipi,
afferma il rapporto: ci sono quelli «sponsorizzati da Stati», come Cina
e Russia, più volte accusate di avere lanciato attacchi cibernetici
contro l´industria britannica; ci sono le più sofisticate mafie, fino ai
«teen-ager brufolosi che fanno tutto dal computer della loro cameretta».
Il governo britannico invita le
aziende private a essere più vigili davanti a questa minaccia, creando
di sistemi di difesa «di stile militare» per proteggere i propri
network. Non a caso il generale Richards, capo delle forze armate
britanniche, ha ammonito che il commercio della Gran Bretagna è oggi
talmente dominato da servizi finanziari che vivono quasi interamente
online da avere reso «Internet vitale per il nostro Paese come lo erano
le rotte marittime al tempo del British Empire un secolo fa». Il Gchq,
sigla del servizio segreto di ascolto elettronico del Regno Unito,
calcola che l´80% dei cyberattacchi potrebbero essere respinti con
semplici misure, ma molte aziende «non sanno nemmeno distinguere tra un
funzionamento normale e anormale» dei propri siti.
13. DIRIGISMO ALL´ITALIANA...
Andrea Greco per "la
Repubblica" - Sarà l´effetto centocinquantenario. Comunque
dall´inizio del 2011 il "sistema Italia", che a opinione diffusa versa
in condizioni non buone, ha battuto dei colpi. Le pressioni di
istituzioni e azionisti su Intesa e Unicredit perché creino il polo del
risparmio (che fa gola ai francesi). Il "trattato di amicizia"
italo-libico sospeso, o forse peggio, dirà il Parlamento.
Lo schiaffo della Consob sul quesito
d´Opa su Premafin e Fonsai (che fanno gola ai francesi). E il monito del
ministro Sacconi su Parmalat, sotto scacco dei fondi esteri ma
«patrimonio nazionale». Gli affamati francesi, del resto, l´hanno
insegnato al mondo: un po´ di dirigismo a volte ci sta, specie se i
tempi sono duri. Forse l´Italia, dove l´ultimo dirigismo fu opera del
duo Fazio-Fiorani, torna a rammentarselo. I francesi (gli fa gola anche
Edison) stiano avvisati.
14. LA (COSTOSA) BEFFA DEI RIMBORSI PARMALAT USA...
A. Pu. per il "Corriere
della Sera" - Caro-banche, quando la spesa supera il valore
dell'assegno. Sono arrivati nei giorni scorsi i risarcimenti per il crac
Parmalat decisi dal tribunale americano: 47 milioni di euro, distribuiti
dal 10 febbraio ai 21 mila creditori che hanno aderito alla class action
negli Usa. Sono i soldi dalla transazione di Credit Suisse e Bnl e si
tratta di importi anche di poche decine di euro. Il rimborso copre
infatti soltanto l' 1%del danno e fra gli aderenti all'azione collettiva
ci sono risparmiatori esposti per meno di 5 mila euro. Ebbene, per i
consumatori italiani c'è una sorpresa.
La spesa bancaria per incassare
l'assegno, tratto su banca estera (la Royal Bank of Scotland) è spesso
superiore all'importo indicato sull'assegno stesso. Oltre al danno, la
beffa. Non solo i risparmiatori truffati da Parmalat vengono risarciti
(quando accade) pochissimo, ma perdono tutto o quasi in commissioni
bancarie. Alle associazioni dei consumatori stanno arrivando le
proteste. «Ho ricevuto 41 euro ma mi è stato detto dalla banca che le
spese per l'incasso sono fino a 30 euro» scrive una risparmiatrice ad
Altroconsumo.
E un altro: «Devo ritirare 27 euro, mi
conviene?» . L'associazione presieduta da Paolo Martinello, il 21
febbraio, ha scritto a Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi (e per
conoscenza al governatore Mario Draghi) per chiedere l'abolizione di
questa spesa, nel caso Parmalat: «Alla luce di un accresciuto senso di
responsabilità del sistema bancario» . Martinello consiglia di
«aspettare qualche giorno a incassare» .
15. CREMONINI, CON I BRASILIANI UNA PACE DA 218 MILIONI DI EURO...
A. Jac. per il "Corriere
della Sera" - «Un ottimo affare» . Vincenzo Cremonini è
sollevato: la fine della partnership con Jbs, il socio brasiliano in
Inalca, chiude un anno di contenziosi, tra battaglie legali, audit e
comunicazioni via stampa. Oltretutto il gruppo di Castelvetro ricompra
l'azienda senza pagare un euro in più di quanto il colosso brasiliano
delle carni avesse versato nel 2008 al momento della costituzione della
joint venture: 218.855.219,50 euro per il 50%delle azioni di Inalca.
«Ma oggi è un'azienda diversa sia in
termini di sviluppo sia di redditività: con un ebidta più che
raddoppiato rispetto a tre anni fa e investimenti fatti che cominciano a
dare i loro frutti» . Un'azienda che punta a «rafforzarsi sui mercati
già presidiati, a partire da Russia, Polonia e Africa» spiega
l'amministratore delegato del gruppo, figlio di Luigi Cremonini. Forte
anche dei buoni risultati di fine anno: un utile netto di 32 milioni
contro i 7 del 2009, mentre l'intero gruppo prevede un fatturato
complessivo di 3,04 miliardi. Il pool di banche (che hanno finanziato
l'operazione) e Cremonini hanno colto poi l'occasione per rimodulare
l'intero debito, con il gruppo alimentare che non esclude per Inalca «un
equity: ma eventualmente socio di minoranza» .
Intanto i brasiliani, nonostante il
divorzio dai Cremonini, non hanno alcuna intenzione di lasciare
l'Italia. L'acquisizione contestata («ci hanno portato in casa i
concorrenti» ) di Bertin (2009) ha portato in dote a San Paolo il 70%di
Rigamonti. E in questi giorni il primo produttore mondiale di carne ha
ufficializzato l'acquisto del rimanente 30%dalla famiglia valtellinese
della bresaola. La concorrenza continua.
16. YUNUS BUSSA A WASHINGTON...
A. Jac. per il "Corriere
della Sera" - Missione americana per Muhammad Yunus.
L'economista bengalese, premio Nobel per la Pace (2006), sarà ricevuto
martedì prossimo a Washington da Hillary Clinton. Il segretario di Stato
americano è ansiosa di «discutere con Yunus il problema che lo vede
opposto al governo bengalese sulla direzione della Grameen Bank
(specializzata nel microcredito) e altre questioni di comune interesse»
scrive il Daily Star.
Il «banchiere dei poveri» è stato
appena «licenziato» dalla Banca centrale del Bangladesh (ma dietro c'è
la lunga mano della premier Sheikh Hasina) dall'istituto di mediocredito
da lui fondato e di cui è alla guida da 30 anni. L'economista e nove
direttori del consiglio della Grameen hanno fatto ricorso all'Alta corte
di Dacca che domenica si esprimerà in merito. Intanto l'ambasciatore Usa
James Moriarty ha dichiarato al governo locale che gli «Stati Uniti sono
fortemente turbati dall'iniziativa del governo» . Mentre lo stesso Yunus
ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche affermando di
volere trovare «una via d'uscita amichevole» a questa crisi.
17. LODO MONDADORI, SENTENZA A MAGGIO...
Dal "Corriere
della Sera" - Ultima udienza d'appello ieri per l'affaire
Mondadori. I legali di Fininvest e Cir hanno ribadito le loro posizioni:
per il gruppo Berlusconi la sentenza che nel 2009 ha riconosciuto un
danno di 750 milioni alla Cir per la spartizione dell'impero di Segrate
è sbagliata, nel merito e nel metodo, mentre per la società di Carlo De
Benedetti il danno non solo c'è ma sarebbe anche superiore. Un collegio
di periti, incaricati dal tribunale, aveva successivamente ridotto il
danno a poco meno di 500 milioni di euro.
Ieri, al
termine dell'udienza è circolata la voce di una proposta transattiva da
150 milioni che sarebbe stata presentata dai legali del gruppo
Berlusconi. «Nulla di più falso, nessuna richiesta di questo tipo è
stata avanzata» ha fatto sapere però il gruppo in una nota. La sentenza
è attesa per maggio. 07-03-2011]
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SE CHIAMI
MARPIONNE, RISPONDE EMINEM - AURELIO REGINA RADUNERÀ GLI INDUSTRIALI, E
IL CAV. POMPETTA, NEL CASTELLO INCANTATO DELLE WINX - BONOMI AFFONDA GLI
ALTRI FONDI - AVVOCATI POCO PATRIOTTICI E MOLTO LEGHISTI: METÀ DEGLI
STUDI LEGALI RESTERÀ APERTA IL 17 MARZO…
A cura di
Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "Corriere
della Sera"
1 - REGINA, SIGNORE DEL CASTELLO INCANTATO...
L' Auditorium di Renzo Piano ? No, troppo inflazionato. Il Palazzo dei
Congressi dell'Eur. Nemmeno. È «antico» . Meglio qualcosa di nuovo,
leggero, divertente. Anche perché, deve aver pensato Aurelio Regina ,
una sferzata di allegria di questi tempi non fa male. E così il potente
presidente di Unindustria ha scelto di celebrare la sua prima assemblea
nel Castello Incantato.
No, non è uno scherzo. Martedì
prossimo i mille associati e la delegazione del governo, che sarà
guidata probabilmente da Silvio Berlusconi , si ritroveranno tra animali
immaginari, titani giganti, e costruzioni horror del Rainbow MagicLand,
il parco tematico alle porte di Roma. E chissà che tra maghi, stregoni,
e fattucchiere, gli industriali del Lazio non riescano a scoprire la
formula magica per uscire dalla crisi.
2 - BONOMI PREMIATO....
Andrea Bonomi fa il bis. Per la seconda volta. E lascia a bocca asciutta
i big del private equity. Il patron di Investindustrial anche quest'anno
si è aggiudicato il Private Equity International Awards, il premio più
ambito tra i fondi chiusi. Di premi, in verità, Bonomi ne ha vinti due:
uno come migliore fondo per Italia e l'altro per la Spagna.
3 - AVVOCATI POCO PATRIOTTICI...
Forse non tutti ricordano che 150 loro «antenati» parteciparono alla
spedizione dei mille guidata da Giuseppe Garibaldi Ci ha pensato il sito
TopLegal. it con un sondaggio tra i principali studi legali italiani o
con sede in Italia: quanti onoreranno la festa del 17 marzo? Ecco i
risultati.
Oltre il 46% delle law firm resterà
aperto, a chiudere saranno soprattutto gli studi internazionali. Tra i
big, lavoreranno Grimaldi e associati , Cba, Carnelutti,
Pavesi-Gitti-Verzoni. Il network A. L. festeggerà con l'apertura della
nuova sede a Padova. Un terzo di quelli che resteranno aperti sono
associati di studi internazionali, tra questi Cleary Gottlieb , Orrick e
Watson Farley .
4 -
EMINEM E MARCHIONNE...
Torino o Detroit? Per ora Eminem per tutti. Anche ai centralini sabaudi
di Fiat Group Automobiles è sbarcato il rapper autore dello spot
milionario Imported from Detroit trasmesso durante il Superbowl.
Aspettando di parlare con Sergio Marchionne , sempre più presente nei
corridoi del secondo piano della divisione auto del Lingotto, si ascolta
in sottofondo Born of Fire per il quale il musicista di Detroit ha
interpretato Lose Yourself il motivo di 8 Mile, primo film del cantante.
07-03-2011]
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GLI AMABILI
RESTI DI LIGRESTI - DOPO IL SILURO DI VEGAS CHE IMPONE L’OPA A GROUPAMA,
ORA CI SI METTE L’ISVAP: LA SOLVIBILITÀ DEL GRUPPO ASSICURATIVO È
PERICOLOSAMENTE VICINA AL LIMITE DEL 100% (UN ANNO FA AL 121%) - SENZA
IL CAPITALE DEI FRANCESI, CHE PER ORA NON MOLLANO, FONSAI DOVRÀ FARE
CASSA. MOLTI IMMOBILI GIÀ CEDUTI, RESTANO LE QUOTE IN MEDIOBANCA, RCS,
GENERALI, GEMINA, IMPREGILO E ALITALIA - FANNO GOLA A MOLTI, PER I
LIGRESTI SAREBBE L’USCITA DAL SALOTTO BUONO - IL TITOLO BALLA IN BORSA,
DA -3,6% A +5,3% IN POCHI MINUTI
1 -
PREMAFIN E FONSAI, DOPO IL TONFO, IL RECUPERO...
Intorno alle 9.30, Premafin segna un
-2,97% a 0,73 euro e peggio fa Fondiaria Sai a -3,59% a 6,4 euro.
Alle 11:08, Fonsai rimbalza a +4,34%,
Premafin a +2,57%
2 - PRESSING DELL'ISVAP SU FONDIARIA-SAI...
Luca Fornovo per "La
Stampa"
Su Fondiaria Sai arriva la stretta
dell'Isvap, che con ispezioni in corso sta tenendo sotto osservazione la
situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia assicurativa
(terza in Italia), controllata dalla famiglia Ligresti.
Dopo il doppio no imposto venerdì
dalla Consob ai francesi di Groupama che per entrare nel gruppo Ligresti
avevano chiesto l'esenzione dall'obbligo di Opa sulla holding Premafin e
su FonSai appare più incerto, agli occhi del mercato, il varo
dell'aumento di capitale di FonSai da 460 milioni di euro. Ma Premafin,
in una nota diffusa ieri sera, ha precisato che viste le motivazioni
della Consob, «valuterà attentamente le possibili opzioni dirette al
rafforzamento patrimoniale del gruppo e terrà conseguentemente informato
il mercato».
Tornando all'Isvap, secondo fonti
finanziarie, già da ottobre l'Authority ha avviato delle ispezioni,
ancora in corso, negli uffici di FonSai per monitorare, in un primo
tempo, le operazioni infragruppo e con le parti correlate, come la
cessione da parte dei Ligresti di Atahotels a FonSai. A inizio anno,
poi, riferiscono fonti finanziarie, l'Authority delle assicurazioni ha
messo sotto stretta sorveglianza anche la situazione finanziaria e
patrimoniale della compagnia assicurativa.
Ora l'Isvap continua a tenere d'occhio
la situazione e si aspetta chiarimenti e rassicurazioni sul futuro della
ricapitalizzazione. A preoccupare l'Authority, presieduta da Giancarlo
Giannini, è soprattutto il margine di solvibilità di FonSai, il
patrimonio della compagnia al netto degli elementi immateriali. Il
livello minimo di sicurezza, previsto secondo la normativa Solvency I, è
il 100%, mentre il margine di solvibilità di FonSai è in forte calo dal
109% al 30 settembre 2010 (121% a fine 2009) al 104-106% a fine 2010
stimato dagli analisti. Vicino al livello di guardia del 100%, sotto il
quale si va a intaccare le riserve degli assicurati.
Nei mesi scorsi i vertici di FonSai
avevano rassicurato l'Isvap facendo presente che con l'operazione
Groupama e l'aumento di capitale, il margine di solvibilità sarebbe
tornato a quota 120%, ben sotto la media di Generali (140%) e di altri
concorrenti, ma a un livello di sicurezza. Ora il doppio no della Consob
rimette in discussione l'aumento di capitale. Stamattina gli occhi degli
operatori di Borsa saranno puntati sui titoli FonSai e Premafin (venerdì
sospesi per tutta la seduta) che andranno alla prova di Piazza Affari.
Se non ci sarà una ricapitalizzazione, l'Isvap dovrà chiedere un
reintegro del margine di solvibilità che FonSai potrà effettuare
attraverso pesanti cessioni.
Ma al momento Groupama non ci pensa
affatto a mollare la presa e rinunciare a un'operazione che
consentirebbe ai francesi di entrare nel mercato assicurativo italiano
dalla porta principale. Nel weekend ci sono stati contatti tra le
banche, i Ligresti e Groupama.
Il Credit Suisse, una banca svizzera
vicina ai Ligresti, sembrerebbe disposta a esaminare le ipotesi
alternative che arriveranno dai francesi. Groupama starebbe studiando
una riformulazione dell'accordo di governance coi Ligresti, andando
incontro alle motivazioni della Consob.
Uno dei temi di discussione è il patto
di sindacato di Premafin, che unisce i fratelli Jonella, Paolo e Maria
Giulia e il padre Salvatore e che Consob ha definito «debole», sia
perché i legami familiari non hanno rilevanza, sia perché il patto scade
a giugno. L'altro tema in discussione è la clausola di lock up contenuta
nell'accordo a cui si vincolano i Ligresti.
Continua anche
il pressing delle banche che non hanno certo abbandonato il piano B. In
caso di ritirata dei francesi, i Ligresti potrebbero essere convinti a
cedere partecipazioni strategiche come il 4% di Mediobanca, il 5,4% di
Rcs, l'1% di Generali, le quote nella holding Gemina, nel colosso delle
costruzioni Impregilo e in Alitalia. Partecipazioni che potrebbero far
gola a molti. 07-03-2011]
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mine calibro
p4 sulle NOMINE - FINI AVVERTE I MANAGER AMICI: A ‘STO GIRO VI DICE MALE
- PROBABILI CONFERME PER SCARONI, GUARGUA, SARMI, CATTANEO, E GLI ALTRI
BOIARDI GAJARDI - MA CI SONO DUE INCOGNITE PESANTI: LA LEGA, CHE SPINGE
ORSI, TOSI (GIANFRANCO), E PONZELLINI. E L’INCHIESTA di woodcock SU
BISIGNANI, CHE POTREBBE SCONVOLGERE TUTTI GLI EQUILIBRI, COMUNQUE A
FAVORE DI LEGA E TREMONTI
Mario
Sensini per il "Corriere
della Sera"
«Fli non conta assolutamente nulla
nell'ambito delle nomine. Anzi, quei manager che hanno avuto o hanno
simpatie nei miei confronti è meglio che dicano subito che è stato un
abbaglio» . Gianfranco Fini ci scherza su, i suoi amici dirigenti forse
un po' meno, ma la situazione è proprio questa.
A tre settimane dalla presentazione
delle liste dei consiglieri, la partita per le nomine nelle società
pubbliche appare come un braccio di ferro esclusivamente politico.
Sentite Gianfranco Rotondi, che guida l'area degli ex Dc e Psi del Pdl.
«Noi siamo saldamente nel partito e non dobbiamo trattare. Possiamo far
valere le nostre opinioni dall'interno e questo vale sia per le
amministrative che per le nomine, Enel e Finmeccanica comprese» dice
Rotondi, che oggi stesso riunirà i suoi per fare il punto sulle
candidature.
Anche la Lega ha già messo in chiaro
le sue pretese: rimasta finora fuori dagli incarichi più prestigiosi
nelle big di Stato, e forte del patto di governo stretto con Silvio
Berlusconi, la Lega stavolta vuole poltrone pesanti. Non bastasse, su
tutto pende un altro rischio «politico» mica da poco. La possibilità che
la partita per Eni, Enel, Finmeccanica, Terna, Poste, finisca per
intrecciarsi con quella del rimpasto di governo. Si aprirebbe uno
scenario da brivido, difficile da spiegare ai fondi internazionali che
investono nelle grandi società pubbliche italiane.
Anche per questo c'è chi spinge per la
linea più «tecnica» possibile, che passa per la conferma di gran parte
dei management attuali. A dispetto dei crescenti appetiti politici, le
quotazioni dei vertici in carica di Eni, Enel, Poste, Terna e
Finmeccanica sono quasi tutte in rialzo. Paolo Scaroni all'Eni e Fulvio
Conti all'Enel appaiono solidi, e così i due presidenti, Roberto Poli e
Piero Gnudi (anche se Bossi vorrebbe la guida della società elettrica
per Flavio Tosi).
Lo stesso Francesco Guarguaglini,
presidente di Finmeccanica finito in mezzo alle inchieste della
magistratura, dopo il record di fatturato e due anni e mezzo di lavoro
garantiti dagli ordini acquisiti, è in gran recupero. Potrebbe essere
confermato, magari con due amministratori delegati: Giuseppe Orsi (capo
azienda di AgustaWestland, spinto dalla Lega) per la difesa, Giuseppe
Zampini (oggi all'Ansaldo Energia) per il civile. Flavio Cattaneo,
amministratore delegato di Terna, dice di voler restare al suo posto.
E anche alle Poste salgono le
possibilità di una conferma per Massimo Sarmi, benché al suo posto
puntino anche Danilo Broggi, oggi in Consip (da verificare l'appoggio
della Lega) e Massimo Ponzellini, vicino sia a Umberto Bossi che a
Giulio Tremonti. La situazione, al momento, è ancora fluida. Molto
dipenderà dall'atteggiamento di Silvio Berlusconi di fronte alle
pressioni della politica, ma non tutto.
Perché c'è un'altra bella incognita
che pende su tutta la vicenda, e che forse non a caso agita da giorni
molti palazzi romani. L'inchiesta su Luigi Bisignani, ex uomo di fiducia
di Raul Gardini, una condanna passata in giudicato per Enimont, al
centro di un potentissimo network di relazioni. Nel mondo
imprenditoriale, nella politica e nel governo.07-03-2011]
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L LEONE SI è
ADDORMENTATO (da almeno un decennio!) - "IL SOLE 24 ORE" FA IL
CONTROPELO ALLE GENERALI E "CERTIFICA" CHE IL CASO GERONZI SOLLEVATO
DALLO SCARPARO è SOLO UN PRETESTO: IL TITOLO In borsa ha perso il 40% a
5 anni e il 50% a dieci anni - Del resto come fai a guadagnare se su 320
miliardi di investimenti, ben 270 miliardi (un quinto del Pil italiano)
stanno da sempre investiti in BTp e Bund tedeschi? - ANCHE il
portafoglio partecipazioni da 5 anni ha rendimento negativo. colpa
soprattutto della Telecom
Fabio
Pavesi per "PLUS 24-Il Sole 24 Ore"
È, o meglio era, il titolo per
eccellenza dei cassettisti di Piazza Affari. E Generali è tuttora la
meta ambìta della finanza che conta. Il salotto buono dove i grandi
protagonisti vogliono sedere. Quasi a tutti i costi. Ma sia per i
piccoli risparmiatori che per i grandi soci, il Leone di Trieste non è
stato granché munifico.
TITOLO SOLIDO, MA FERMO
Certo il titolo è solido, ma la sua marcia è stentata. Solo nell'ultimo
anno ha perso il 4 percento. Poca cosa si dirà. Ma a tre anni la
performance è negativa per il 42%; a 5 anni per il 40% e a 10 anni il
titolo ha dimezzato il suo valore. Anni difficili per le borse e tutto
il settore assicurativo europeo ha sofferto, ma la compagnia italiana
non ha tenuto il passo di Piazza Affari. E non è che con l'incasso delle
cedole sia andata granché meglio: il ritorno totale di un investimento
in Generali è negativo del 43% a dieci anni contro un -19% della borsa.
Ovvio che con questi risultati i soci
forti comincino a scalpitare. Prima l'affondo di Della Valle sulle
partecipazioni addormentate, poi Leonardo Del Vecchio che ha lasciato in
polemica il consiglio di amministrazione.
L'investimento in Generali del patron
di Luxottica ha una minusvalenza potenziale di 350 milioni. Ma con
perdite potenziali ci sono i Benetton che hanno le Generali in carico a
19 euro e la De Agostini che ha già lasciato sul terreno oltre 200
milioni. Solo Mediobanca e pochi altri grandi soci sono in attivo ai
prezzi attuali di borsa. Ma cosa provoca l'apatia borsistica del colosso
assicurativo?
Forse l'eccessiva prudenza nella
gestione degli asset. Prudenza che, va sottolineato, ha salvato Generali
dagli scivoloni di borsa occorse ad altri colossi europei che hanno
pagato caro il portafoglio pieno di azioni negli anni della crisi.
Al contrario Generali - che siede su oltre 320 miliardi di attivi - è
una sorta di forziere inattaccabile.
FORZIERE DI BOND
L'80% di questa montagna di denaro è investita in titoli governativi
della zona euro. BTp italiani, Bund tedeschi e Oat francesi. Una bella
garanzia di protezione del capitale che però ha sofferto dei tassi bassi
degli ultimi anni. Gli analisti ora attendono un rialzo dei tassi come
il grimaldello che può rifar salire Generali in borsa. Solo il 9%
dell'intero attivo è investito in azioni. Ovvio che così ti ritrovi un
portafoglio ultra-difensivo quando le borse cadono e al contrario non
hai la possibilità di fare rendimenti a due cifre quando le borse
salgono.
Solido forziere, ma senza grandi
slanci. Il portafoglio immobiliare è l'altra garanzia di Generali: ha
plusvalenze implicite per 5 miliardi e ogni anno sforna proventi medi
per 600 milioni con un rendimento medio annuo, calcolato da R&S
Mediobanca, attorno al 5 percento. La nota dolente è il portafoglio
partecipazioni che negli ultimi tre anni non ha certo dato grandi
soddisfazioni: il rendimento medio è più vicino all'1% che al 2
percento. Poca cosa.
Senza contare
che il rendimento diventa negativo nell'ultimo quinquennio in virtù
delle perdite per 372 milioni subite nel solo 2008. Lì pesa molto
Telecom Italia e le svalutazioni sui valori di carico in Telco, la spa
che controlla Telecom Italia e di cui Generali ha il 28 per cento. Una
quota importante. Che pesa. 07-03-2011]
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TUTTI GLI
AFFARI (QUELLI BUONI E QUELLI CATTIVI) DELLO SCARPARO - DAI 240 MILIONI
DI PLUSVALENZA SULLE AZIONI BNL NELL’ESTATE DEI FURBETTI DEL QUARTIERINO
AI GUADAGNI CONTABILI SUL VALZER DEI PROPRI IMMOBILI con una plusvalenza
contabile di 70 milioni - DAL GIOIELLINO TOD’S AL BUCO MILIONARIO SU RCS
(107 milioni di svalutazioni finora), BIALETTI E PIAGGIO (altri 52
milioni di buco)...
Fabio
Pavesi per "PLUS24 - Il Sole 24 Ore"
La sua Tod's macina profitti a ritmo
da orologio svizzero da molti anni. Gli 86 milioni di euro di utile
netto con cui l'azienda simbolo di Diego Della Valle ha archiviato il
2009 verranno con ogni probabilità surclassati nel 2010. Gli analisti si
aspettano infatti utili superiori ai 100 milioni per l'anno appena
chiuso. E il 2011 promette di fare altrettanto bene. Del resto Tod's non
è una sorpresa. Dal 2005 il margine operativo lordo del gruppo viaggia
costantemente ben sopra il 20% dei ricavi totali. Una redditività
industriale di tutto rispetto.
IL GIOIELLO TOD'S
E Tod's scoppia di salute anche sul fronte patrimoniale con capitale
netto per oltre 650 milioni e debiti finanziari ridotti al lumicino.
Scoppia così tanto di salute che pochi mesi fa la famiglia ha deciso di
collocare sul mercato un 10% del capitale a 76 euro. Con una plusvalenza
plurimilioniaria da 230 milioni.
E così la famiglia è passata in parte
alla cassa. E solo in parte. Non avverrà mai che mister Tod's si separi
dalla sua creatura. Sta di fatto che nella Di.Vi finanziaria, una delle
due accomandite di famiglia, il 53% di Tod's era in carico a fine 2009 a
soli 369 milioni. Basti pensare che tutto il gruppo capitalizza in borsa
oltre due miliardi di euro, per dare un'idea del valore inespresso in
mano a Diego Della Valle.
LE SVALUTAZIONI FINANZIARIE
Ma accanto al Della Valle imprenditore, protagonista in questi giorni
dell'attacco alla governance di Rcs e delle Generali e alla messa in
discussione del ruolo di Cesare Geronzi, c'è anche il Della Valle
finanziere. Il Della Valle che siede nei salotti buoni della finanza che
conta, il Della Valle che fa affari al di fuori del mondo dorato della
moda. E qui le cose, rispetto al gioiellino Tod's, vanno meno bene.
Tra le scommesse che sotto il profilo
della "creazione del valore", o più prosaicamente dei guadagni dagli
investimenti, hanno dato più di un grattacapo a Mr. Tod's c'è senza
dubbio l'avventura in Rcs. Tra il 2007 e il 2008, la Diego Della Valle
sapa, ha visto svalutazioni sui valori delle azioni Rcs per 107 milioni
di euro. Soldi andati in fumo pur di sedere in cima al più importante
quotidiano italiano.
Ma Della Valle non ha avuto fortuna
neanche su Bialetti e Piaggio. Altri due investimenti finanziari che
sono costati svalutazioni complessive per 52 milioni. Ora Piaggio ha
recuperato tutto il terreno perso, mentre Bialetti è ancora in perdita
per il portafoglio di Della Valle. Poca cosa ma tra il 2007 e il 2008 la
Diego Della Valle & C. Sapa ha chiuso i bilanci con un "rosso"
complessivo di 140 milioni. Fortuna che l'anno prima, il 2006, è
arrivata la plusvalenza record da 240 milioni di euro sulle azioni Bnl,
vendute a Bnp Paribas, dopo la contesa del 2005. Un colpo grosso che non
si è più ripetuto.
Tengono bene invece con plusvalenze
latenti gli investimenti in Mediobanca, in Safilo, in Poligrafici
editoriale. Per non parlare di Marcolin, l'azienda di occhiali
protagonista l'anno scorso della perfomance migliore a Piazza Affari e
di cui Della Valle possiede il 20%, che è in carico alla DDv
partecipazioni a soli 18 milioni contro i 54 milioni del valore attuale.
Altra plusvalenza implicita record per
mister Tod's. Poi ci sono gli affari di passione che vedono Della Valle
protagonista insieme a Montezemolo. Come la partecipazione nella
lussemburghese Charme che ha in pancia Poltrona Frau, Ballantyne, e Gnv
e che è reduce da tre anni di perdite per una ventina di milioni. O i
treni veloci di Ntv ancora sulla rampa di lancio e che vedono in prima
fila oltre a Montezemolo e Della Valle anche Punzo e Intesa.
C'è poi un tocco di cinema e
spettacolo con Cinecittà e Italian Entertainment. Senza dimenticare la
Fiorentina, in carico per 125 milioni. La squadra di calcio ha perso a
livello di risultato operativo, dal 2005 al 2009, ben 370 milioni in
parte compensati da proventi non caratteristici che però non bastano a
colmare perdite nette per 37 milioni negli ultimi 5 anni.
IL VALZER DEGLI IMMOBILI
Ma Della Valle ha anche un altro modo di fare affari. Nel 2008 ha girato
a se stesso, tramite il passaggio tra le sue due accomandite, propri
immobili per un valore di 140 milioni. Ottenendo una plusvalenza
contabile di una settantina di milioni. Era l'anno, guarda caso, delle
perdite messe a bilancio su Rcs, Piaggio e Bialetti.
07-03-2011]
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UN PALAZZO IN
BELLAVISTA - LA CONTESA DEL MATTONE SU UNO STABILE ROMANO DA 120 MLN,
TRA IL PATRON DI ACQUA MARCIA bellavista caltagirone E IL FONDO
IMMOBILIARE DELLA CASSA DI RISPARMIO FERRARESE - SARÀ UN CASO CHE IL
VENDITORE (ACQUA MARCIA) SIA UNO DEI PRINCIPALI DEBITORI DI CARIFE,
PRIMO SOCIO (30%) DEL GESTORE (VEGAGEST) DEL FONDO? - E NEL
PASTICCIACCIO BRUTTO FINISCONO IMPELAGATI 36MILA RISPARMIATORI…
Mario
Gerevini per "CorrierEconomia - Corriere della Sera"
Trentaseimila risparmiatori, quelli
che hanno i soldi all'ufficio postale. Hanno investito dopo aver sentito
solo una parte della storia, l'altra no. Ed è quella più interessante.
Loro sono i sottoscrittori del fondo immobiliare Europa 1 gestito da
Vegagest, una società controllata da un gruppo di banche di cui la Cassa
di Risparmio di Ferrara (Carife) è da anni il dominus. Europa 1 sta
litigando in tribunale con Francesco Bellavista Caltagirone per la
compravendita di un immobile a Roma da 120 milioni. Un valore pari a
oltre un terzo del patrimonio del fondo.
Il patron di
Acqua Marcia vuole vendere e andare a rogito. Il fondo non vuole più
acquistare perché l'immobile - dice - non è pronto come pattuito.
Intanto il mancato incasso costringe Acqua Marcia, controllata da
Bellavista, a chiedere ossigeno alle banche. Però questa è solo l'ultima
parte, nota, della storia. Il collocamento Il punto è: come arriva un
fondo per piccoli risparmiatori a decidere l'acquisto di un gigantesco
immobile da 120 milioni?
Ed è un caso che il venditore (Acqua
Marcia) sia uno dei principali debitori di Carife, primo socio (30%) del
gestore (Vegagest) del fondo? Per capire partiamo dall'autunno 2004
quando le Poste e Carife collocano a 2.500 euro le quote del fondo
immobiliare Europa 1 che investe in Italia e Paesi Ue. Il patrimonio
iniziale è di 283 milioni. Due anni dopo viene quotato e oggi langue
intorno ai 900 euro con pochi scambi.
Ma i risparmiatori possono continuare
a sperare fino alla scadenza fissata a fine 2014, anche se alcuni,
preoccupati hanno scritto ai siti dei consumatori. «Nel lontano 2004 mi
sono recato in posta per investire 115 mila euro, sudore di 42 anni di
servizio utile nello Stato, e mi hanno fatto sottoscrivere quote del
fondo immobiliare Vegagest Europa 1» .
Un altro, nel 2004: «Mia suocera è
andata in posta per rinnovare dei buoni postali e il direttore
dell'ufficio le ha fatto sottoscrivere tutti i suoi risparmi (55 mila
euro) nel fondo immobiliare Europa 1» . I finanziamenti Intanto in
quegli anni alla Carife brilla la stella di Gennaro Murolo,
intraprendente direttore generale che amplia (fin troppo
disinvoltamente, dirà poi Bankitalia) gli orizzonti della banca e si
scopre gran finanziatore di Bellavista Caltagirone e in particolare dei
suoi alberghi siciliani. Tra l'ingegnere romano e il direttore ferrarese
c'è grande sintonia.
Di Piazza Navigatori a Roma si parla
per la prima volta in un consiglio di amministrazione di Vegagest nel
2007. Acqua Marcia sta costruendo un complesso misto direzionale e
commerciale con parcheggi. Il dossier in Cda viene portato proprio da
Murolo. L'ipotesi è che il fondo Europa 1 acquisti una fetta consistente
di quel progetto. La prima bocciatura Presidente della sgr era, allora,
Paolo Ranuzzi, un professore universitario di politica economica. La
pratica Piazza Navigatori/Acqua Marcia non decolla, ma la pressione di
Carife è forte.
Che cosa fa Ranuzzi? Chiede pareri
tecnici. Henri Schmit, il manager che si occupa dei progetti speciali,
boccia l'operazione. E anche Alberto Bollea, all'epoca responsabile dei
fondi immobiliari, si schiera contro. I pareri esterni sono assai
tiepidi: prezzo elevato (e pare fosse inferiore ai 120 milioni
concordati due anni dopo), difficoltà di copertura finanziaria,
eccessivo ricorso alla leva. Così il cda delibera di non procedere.
Per un po' non se ne parla, intanto
Ranuzzi viene sostituito e qualcuno dice che paga l'opposizione a
Murolo. A inizio 2009, due anni dopo, si torna a parlare di Piazza
Navigatori. Il potere di Murolo è ai massimi, ma si intravede qualche
crepa e Bankitalia sta avviando un'ispezione in Carife. L'«affare» con
Bellavista ritorna sul tavolo di Vegagest.
Si accumulano carte e approfondimenti.
L'operazione, però, sembra avere una sponsorizzazione «politica» più che
tecnica. Tra i favorevoli i consiglieri Murolo, Felice Cirulli e il
presidente di Vegagest Ermanno Rho. Freddi se non apertamente contrari i
tecnici e i gestori (Bollea, diventato nel frattempo direttore generale,
Massimo Morlotti, Salvatore Ciccarello, attuale amministratore delegato)
e i consiglieri espressi dalla Cassa di San Miniato. Retromarcia Il 29
luglio 2009 la delibera passa, ma agli atti restano le perplessità del
direttore generale Bollea: operazione rischiosa, non ci sono soldi, la
leva finanziaria arriva pericolosamente vicino ai limiti consentiti da
Bankitalia.
Esattamente come due anni prima.
Bollea qualche mese dopo lascerà Vegagest. Dunque il fondo Europa 1 con
i suoi 36mila sottoscrittori si impegna ad acquistare entro il 2010 per
120 milioni (25 li sborsa subito) l'immobile romano per il quale
Bellavista Caltagirone garantisce un rendimento del 7%per sei anni. Per
Carife, esposta con Acqua Marcia, è un bel sollievo. soldi del fondo, in
teoria, potrebbero servire ad alleggerire la posizione. Ma nel cda che
vara l'operazione (assente Ciccarello) Murolo dice: nessun conflitto
d'interessi.
Lo stesso Murolo poche settimane dopo
viene «dimissionato» e Carife, scossa dall'ispezione di Bankitalia, è
informalmente e temporaneamente «commissariata» da Giuseppe Grassano, un
banchiere d'esperienza apprezzato da Mario Draghi. Arriviamo così al
2010 con il contenzioso tra Acqua Marcia e Vegagest. Un giudice
deciderà. Ma ai 36 mila rimarrà il dubbio che quell'operazione fosse
pilotata e non nell'interesse del fondo.
07-03-2011]
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HUFFINGTON NEL
POST-ERIORE! - OGGI SI PERFEZIONA LA VENDITA DEL SITO PER 315 MLN $ AD
AOL, E L’INIEZIONE DI SOLDI PORTA UN BEL REGALO: IL TAGLIO DELLA
REDAZIONE - NON SOLO, I BLOGGER CHE NON VOGLIONO Più SCRIVERE AGGRATIS,
PREPARANO LO SCIOPERO. MA LA CRUDELE MILIONARIA HUFFINGTON LI SFIDA:
“SCIOPERATE PURE, NESSUNO SE NE ACCORGERÀ. SCRIVERE PER IL POST VUOL
DIRE VISIBILITÀ MASSIMA. SE QUALCUNO DECIDE DI ANDARSENE, TANTI SONO
PRONTI A OCCUPARE QUEGLI SPAZI
1 - AOL
HA COMPLETATO ACQUISIZIONE SITO HUFFINGTON POST...
(LaPresse/AP) - La Aol ha completato la sua
acquisizione da 315 milioni di dollari dell'aggregatore di notizie
americano Huffington Post. Aol, ditta pioniera nell'accesso dial-up a
internet, sta cercando di proporsi come fornitore di notizie online e di
altri contenuti. Si tratta della più grande acquisizione che la
compagnia ha fatto sotto la direzione di Tim Armstrong, ex dirigente
pubblicitario di Google assunto da Aol per mettere a punto una svolta.
L'Huffington Post è uno dei 10 siti più importanti di notizie globali ed
eventi in diretta, con oltre 27 milioni di visitatori mensili negli Usa.
2 - HUFFINGTON POST, LICENZIAMENTI IN ARRIVO. BLOGGER IN RIVOLTA...
Da "BlitzQuotidiano.it"
Prima è arrivata la vendita, affare da
315 milioni di dollari, al gigante dei media Aol. Ora arrivano i tagli
di organico e la rivolta dei blogger. Per l'aggregatore di informazione
Huffington Post, il momento non è decisamente dei più tranquilli.
Tutto è iniziato qualche settimana fa,
quando la creatrice del sito, Arianna Huffington, ha deciso di vendere
ad Aol: ai nuovi proprietari è bastato qualche giorno di studio dei
bilanci per riunire la redazione e spiegare, per bocca
dell'amministratore delegato Tim Armstrong, che ci saranno dei tagli.
In una prima fase, in realtà, si
pensava solo a tagli amministrativi. Invece, per la redazione di
Huffington Post è arrivata la doccia fredda: si licenzierà anche nella
redazione. In tutto la macchina di Arianna Huffington occupa 143
persone, tutte pagate, secondo La Repubblica, sopra la media Usa.
Il nuovo scenario, però, non piace ai
blogger, da sempre decisivi nel successo del sito grazie alla grande
mole di informazione fornita a titolo gratuito. Due in particolare,
Visual Art Source e ArtScene, minacciano lo sciopero e lo stop all'invio
del materiale sperando che la loro protesta "contagi" gli altri
fornitori di contenuti.
Le richieste dei blogger, spiega
Repubblica, sono semplici: "Bill Lasarow, una delle menti dietro Visual
Art Source, chiede di stabilire una tabella di retribuzioni per chi
collabora col Post, al momento inesistente. Inoltre, chiede la
dissociazione di contenuti forniti a titolo gratuito dalle inserzioni
pubblicitarie e dai comunicati stampa".
Arianna
Huffington, però, non fa una piega, si dice convinta che "il pagamento
per i blogger sia la visibilità" e provoca: "Coraggio, scioperate,
nessuno se ne accorgerà. Scrivere per il Post equivale ad andare in tv
in un talk show di grande popolarità. Vuol dire visibilità massima. E se
qualcuno decide di andarsene, sono in tanti pronti ad occupare quegli
spazi".07-03-2011]
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Obama evoca
azioni Nato anti-Gheddafi: ‘Basta stragi’ - L’Europa congela i beni
libici - Ma per ora vince il raìs - Gheddafi prepara la battaglia
perfetta contro i ribelli di Sirte - Il Papa risponderà alle domande in
tv - Ruby, Fli all’attacco: ‘No al conflitto d’attribuzione’ -
Svendopoli a Roma, il giallo delle gare fantasma - La Francia conquista
Bulgari - Berlusconi sotto i ferri
Il
VELINO.IT
CORRIERE
DELLA SERA - In apertura: "L'Europa congela i beni libici". E a
sinistra: "Così saranno conciliati i tempi lavoro-famiglia". Editoriale
di Beppe Severgnini: "Il fattore donne e il Paese". Al centro
foto-notizia: "Il francese Arnault aggiunge Bulgari ai suoi gioielli" e
"La benzina corre e arriva a 1,61. Un record storico". In taglio basso:
"Il Papa risponderà alle domande in tv" e "Troppi laureati senza lavoro.
Matricole in fuga dall'università".
LA REPUBBLICA -
In apertura: "La Nato: pronti a fermare Gheddafi" e a sinistra: "Ruby,
Fli all'attacco: ‘No al conflitto d'attribuzione' ". Editoriale di
Maurizio Ferraris: "Il desiderio del Sultano e l'etologia della
politica". Di spalla: "Il ritorno dell'8 marzo. Un futuro rosa è
possibile". Al centro foto-notizia: "Università, crollano le nuove
iscrizioni" e "Bulgari diventa francese, se ne va un altro marchio". In
taglio basso: "Niente tv, ora è Internet a darci la buonanotte" e "La
canzone di Grossman per il figlio caduto al fronte".
LA STAMPA - In
apertura: "La Nato avverte Gheddafi". Editoriale di Lucia Annunziata:
"Ma per ora vince il raìs". Di spalla: "Bulgari diventa francese" e "Ho
fatto il testamento biologico". Al centro foto-notizia: "Benzina oltre
ogni record: 1,56" e "Operazione alla mandibola, Berlusconi 4 ore sotto
i ferri". A fondo pagina: "Masoch Italy".
IL SOLE 24 ORE -
In apertura: "La Nato in campo per la Libia" e in taglio alto: " ‘Poche
infrastrutture per il web, ma l'industria deve innovare' ", "Maxi
riordino per le professioni della sanità" e "Lavoro e famiglia: spazio a
part time e orari flessibili". Editoriale di Francesco Sisci: "Quattro
assi per domare il dragone nuova Cina". Al centro la foto-notizia: "La
Francia conquista Bulgari" e "Moody's boccia il governo greco". Di
spalla: "8 marzo, la mimosa e il welfare" e "Quote rosa? Con le ali
volano meglio". In taglio basso: "Lo sviluppo del sud, dal Gattopardo al
Grande Fratello".
IL MESSAGGERO -
In apertura: "Ultimatum a Gheddafi" e in un box: "Nuovi sbarchi a
Lampedusa, l'allarme di Maroni". Editoriale: "L'onore dell'arma un bene
prezioso". Al centro foto-notizia: "La fuga, l'inseguimento, l'omicidio:
ecco gli ultimi istanti di Yara" e "Berluscono operato per quattro ore
alla mandibola: è già a casa". In un box: "Otto marzo, inezie e lunghi
coltelli". In taglio basso: "Bulgari diventa francese" e "Svendopoli a
Roma, il giallo delle gare fantasma".
IL GIORNALE - In
apertura: "Berlusconi sotto i ferri, il partito dell'odio fa festa". A
sinistra: "Le toghe minacciano. E il pm Spataro guida la rivolta".
Editoriale di Alessandro Sallusti: "Ricatto a mano armata". Al centro:
"Libia, venti di guerra vera. Ultimatum Nato al raìs" e in box "La Cina
ci compra, ci copia e ci chiude" e "Se il made in Italy ha perso i
gioielli". A fondo pagina: "Il diritto alla vita e i diritti delle
vita".
LIBERO - In
apertura: "Il pistolero pistola". Editoriali di Vittorio Feltri: "Lo
sciopero ad personam" e Maurizio Belpietro: "Le domande scomode che
irritano Fini". Al centro la foto-notizia "Silvio si è fatto la
dentatura nuova". A fondo pagina: "La famiglia Bocchino costa 9 milioni
l'anno".
IL TEMPO - In
apertura: "Gheddafi resiste e noi paghiamo".
IL FOGLIO - In
apertura a sinistra: "Gheddafi prepara la battaglia perfetta contro i
ribelli di Sirte". In apertura a destra: "Pattugliare la Tunisia. La
Lega lo vuole, il Cav lo chiederà all'Europa". Al centro "Alla sbarra
francese".
L'UNITÀ
- In apertura foto-notizia a tutta pagina: "La metà che manca". Di
spalla: "Obama evoca azioni Nato anti-Gheddafi: ‘Basta stragi'
08-03-2011]
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UDC, UnIONE DI
CALTA! (A ciascuno il suo conflitto di interessi) - La Regione Lazio sta
per dare il via libera alla cementificazione di diverse aree naturali
protette, a ridosso delle quali operano le ruspe dell’immobiliarista
Roberto Carlino, caro a Caltariccone, già rivenditore del “Quartiere
Caltagirone” e di altre lottizzazioni romane - La decisione verrà presa
dalla commissione Ambiente presieduta, indovinate un po’, dallo stesso
Carlino in quota Udc! - Non è finita: assessore regionale
all’Urbanistica è il casiniano di ferro Ciocchetti… -
Marco
Sarti per "Linkiesta.it"
Roberto Carlino non vende sogni, ma solide realtà. Il presidente di
Immobildream Spa lo ricorda spesso ai telespettatori che da anni
assistono i suoi monologhi/spot sulle reti Mediaset. A scanso di
equivoci, la Regione Lazio guidata da Renata Polverini si appresta a
fornire al re del mattone della Capitale un'ulteriore dose di
concretezza. Sotto forma di un nuovo Piano Casa.
Un progetto -
già approvato dalla Giunta - che per la prima volta renderà possibili
«interventi di ampliamento, ristrutturazione, sostituzione edilizia con
demolizione e ricostruzione, cambiamento di destinazione d'uso da non
residenziale a residenziale», anche nei Parchi Regionali.
I palazzinari romani festeggiano.
Anche perché il provvedimento - i consiglieri torneranno ad esaminare il
testo la prossima settimana - quasi sicuramente non incontrerà ostacoli
in commissione Ambiente. Il motivo è semplice: il presidente
dell'assemblea è lo stesso Roberto Carlino, eletto l'anno scorso alla
Pisana sotto le insegne dell'Udc. E sempre dell'Udc è l'assessore
all'Urbanistica della Regione Luciano Ciocchetti, il proponente del
nuovo Piano Casa. Quando si dice il caso.
Il presidente di Immobildream respinge
l'accusa di conflitto di interesse. Anzi, quando la scorsa estate si è
alzato un polverone sulla sua nomina alla presidenza della commissione
Ambiente, si è persino stupito. Il re della cementificazione capitolina
a difesa del verde pubblico. E allora? «L'unico motivo di tutte queste
polemiche - si è sfogato in quei giorni - È che io sono uno famoso».
Del suo ruolo
di costruttore, del resto, il politico Carlino non ha mai fatto mistero.
Anzi, ha provato persino a trarne vantaggio. Come durante la campagna
per le elezioni europee del 2009. Nei mesi prima del voto, Roma fu
tappezzata di manifesti. Lo slogan, un raffinato gioco di parole:
«Carlino, Uno Di Casa».
Più di venticinquemila preferenze non
furono sufficienti per trasferirsi a Strasburgo. Bastarono, però, per
una candidatura alle successive regionali. Al partito di Pierferdinando
Casini, il costruttore è arrivato dopo un passato nella Dc e in Forza
Italia. Un'adesione non del tutto disinteressata, insinuano le
malelingue. Nata da un'attrazione non tanto per la figura del leader
centrista. Quanto per quella del suocero, il collega del mattone
Francesco Gaetano Caltagirone.
Il nuovo Piano Casa della Regione
Lazio. Secondo un dossier di Legambiente, le aree naturali protette che
saranno soggette agli interventi di edilizia sono numerose. Si tratta
anzitutto dei Parchi provvisti di Piano d'Assetto. Di questa categoria
fanno parte le riserve naturali di Monte Mario, dell'Insugherata e della
Tenuta dei Massimi. Aree che la Immobildream conosce bene. A ridosso di
due di queste tre realtà, infatti, le ruspe di Carlino stanno già
operando.
Sul sito internet della società
immobiliare è possibile consultare le offerte. Il Centro residenziale
"Case e Campi", ad esempio. Alla periferia Nord della Capitale.
«Realizzato per voi in via Carlo Gherardini - si legge - fuori dal caos
cittadino, nel verde di una campagna da sempre celebrata come una delle
più rigogliose». L'ubicazione? «Subito a ridosso del parco
dell'Insugherata».
Altre offerte immobiliari sorgono
attorno alla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi, vicino via
Portuense. Da una parte i centri residenziali lungo l'autostrada
Roma-Fiumicino. Dall'altra «il delizioso complesso residenziale» in zona
Casetta Mattei.
Le aree protette dove presto sarà
possibile "operare" sono molte di più. Secondo lo studio di Legambiente,
il nuovo Piano Casa della Regione autorizza interventi anche in alcuni
Parchi sprovvisti di Piano d'Assetto. Tra questi ci sono le Riserve
Naturali di Decima Malafede e della Marcigliana e il Parco di Bracciano.
Inutile dire che anche qui ci sono offerte della Immobildream già nelle
vicinanze (è il caso del "quartiere Caltagirone" e del centro
residenziale "Attici" a Prima Porta).
Ma è vicino al Lago di Bracciano che
il consigliere Udc ha dato il meglio di sé. Nel comune di Monterosi - di
cui fanno parte 90 ettari del Parco Regionale - Carlino ha costruito
"Terre dei Consoli". Il fiore all'occhiello della sua azienda. Un parco
residenziale edificato interamente all'interno di un campo da golf. «Nel
dolce paesaggio collinare dell'Alto Lazio - si legge nella presentazione
- In una natura rigogliosa e ancora incontaminata». Ancora.
08-03-2011]
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SIAMO UOMINI O
GENERALI? - E mentre si avvicina per il Leone il consiglio sul bilancio
in calendario il 16 marzo, appuntamento che vedrà di nuovo faccia a
faccia lo scarparo e Gerovital, sulla "piazza mediatica" circolano i più
svariati rumor. Un’agenzia ieri riportava fra l’altro che alcuni soci
privati sarebbero intenzionati a chiedere un audit interno a Geronzi -
tarak e bolloré contro della valle
S. Bo.
per il "Corriere
della Sera"
Tarak Ben Ammar difende il presidente
delle Generali Cesare Geronzi: «Le accuse di Diego Della Valle sono
infondate» . Il consigliere di Mediobanca vicino al socio francese
Vincent Bolloré (che è anche vicepresidente del Leone) è intervenuto
ieri dopo l'ultimo affondo dell'imprenditore Della Valle, che domenica
in un'intervista a Lucia Annunziata è tornato sui temi Generali e Rcs,
accusando il presidente della compagnia triestina di «fare in Rcs un uso
improprio del suo piccolo potere» .
Ben Ammar dice che «Geronzi non ha
utilizzato questo suo potere in Generali per comandare su Rcs, è uno fra
tanti» . Ma aggiunge anche che Della Valle su un punto «ha ragione:
credo sia stato sbagliato mettere tutto sulla pubblica piazza mediatica.
Sarebbe stato meglio parlarne in consiglio»
E facendo riferimento a uno dei temi
che negli ultimi tempi ha percorso la «piazza mediatica» , ieri un
portavoce delle Generali è intervenuto sulla «Torre Generali» in
Francia, oggetto di varie ipotesi e indiscrezioni di stampa che lo hanno
messo in relazione anche alle recenti dimissioni di Leonardo Del
Vecchio.
Da Trieste si precisa che nell'area
della Defense a Parigi «Generali non ha fatto alcun investimento e
possiede attualmente solo un immobile di 8 piani per 11 mila metri
quadrati, entrato a far parte delle proprietà del gruppo nel 2004» .
Il portavoce smentisce poi che
nell'area siano stati realizzati investimenti per 500 milioni: «Dal 2006
è stato sviluppato un progetto per la valorizzazione di tale attivo che
prevedeva la demolizione dell'edificio esistente e la costruzione di una
torre di 46 piani. Progetto che però, in seguito alla crisi dei mercati
del 2008, non è stato realizzato» .
E mentre si avvicina per il Leone il
consiglio sul bilancio in calendario il 16 marzo, appuntamento che vedrà
di nuovo faccia a faccia Della Valle e Geronzi, sulla «piazza mediatica»
circolano i più svariati rumor. Un'agenzia ieri riportava fra l'altro
che alcuni soci privati sarebbero intenzionati a chiedere un audit
interno a Geronzi. Voce che gli azionisti privati in consiglio
smentiscono senza riserve dicendo di non averne mai sentito parlare.
Qualcuno per sovrappiù ricorda l'esistenza e il lavoro compiuto dal
comitato di controllo interno presieduto da Alessandro
Pedersoli.08-03-2011]
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GIù LE MANI DA
BEBé! (VELENI TELECOM) - IL VISPO AZIONISTA FOSSATI VORREBBE SILURARE IL
DUPLEX BERNABÈ-GALATERI, MA I RIVALI ZOPPICANO - SENTINELLI, NEMICO DI
TRONCHETTI, NON È APPOGGIATO DAL LEONE DI TRIESTE - WATERLOO-LUCIANI È
NEL MIRINO DELLA PROCURA PER LE SIM FALSE - non si esclude che IL 9
APRILE il cda Telco venga fatto slittare di qualche giorno per dar tempo
ai rappresentanti di Generali, Mediobanca e Intesa di trovare la
quadra... Giovanni Pons per "la
Repubblica"
Si scalda l´atmosfera intorno al
rinnovo dei vertici e dell´intero consiglio di amministrazione della
Telecom. A tre giorni dalle riunioni chiave del comitato nomine di
Mediobanca e del successivo cda di Telco da cui dovrà uscire la lista
del socio di maggioranza, cominciano a trapelare i primi nomi e
organigrammi.
L´attuale ad Franco Bernabè sarebbe
riconfermato nella funzione di capo azienda ma alcuni soci vorrebbero
dare un segnale di discontinuità rispetto al passato. Ecco allora che
allo scoperto esce Marco Fossati, azionista con il 5% di Telecom che
avrà diritto a due posti in consiglio, e che ieri ha buttato lì l´idea
di Bernabè presidente esecutivo con tre direttori generali per le aree
geografiche di competenza: Italia, Brasile e Argentina.
A fare le spese di questa nuova
organizzazione sarebbe l´attuale presidente non operativo Gabriele
Galateri che verrebbe estromesso, per far posto a uomini che stanno già
all´interno del gruppo. Ma anche Bernabè non gradirebbe questa soluzione
anche perché i manager che si vorrebbero far crescere non sono di suo
gradimento.
Mario Sentinelli, per esempio, uno dei
papabili, era stato proposto nel cda Telecom quando uscì il
rappresentante del gruppo Benetton, anche se non ha un curriculum
all´altezza del ruolo. Sentinelli si era costruito una reputazione come
propulsore dello sviluppo di Tim dei primi anni 2000 ma poi sono rimaste
ombre sulla sua uscita tumultuosa dal gruppo nel 2005, in seguito a una
brusca rottura con l´allora presidente Marco Tronchetti Provera.
Si è solo saputo che a carico del
manager era stata commissionata un´indagine della security interna,
allora guidata da Giuliano Tavaroli, dal nome in codice "Garitta", i cui
contenuti non sono mai venuti alla luce. Negli ambienti finanziari si
ipotizzava che la dipartita di Sentinelli fosse legata alla storia di
un´altra società di tlc, tuttora quotata in Borsa, di nome Acotel e
partecipata anche da Intesa Sanpaolo.
Sentinelli al momento del suo ingresso
nel cda Telecom era presidente di Onda Communications, società
fornitrice di chiavette il cui amministratore delegato è Michelangelo
Agrusti, fratello del più noto Raffaele, l´attuale direttore generale
del Leone di Trieste. Generali però al momento non sembra disposta ad
avallare un ruolo operativo di Sentinelli nel gruppo Telecom. La Onda ha
ricevuto molte commesse dalla società di tlc sia quando il capo delle
attività italiane nel mobile era Luca Luciani, sia quando quest´ultimo
fu trasferito alla guida di Tim Brasil.
Luciani è anche al centro
dell´inchiesta portata avanti dalla procura di Milano sui milioni di sim
card false che erano state prodotte da Tim nel periodo in cui era a capo
della divisione incriminata. Tra i soci forti di Telecom, comunque, non
c´è ancora accordo su nomi e cariche da portare all´assemblea del 9
aprile e a questo punto non si esclude che il cda Telco venga fatto
slittare di qualche giorno per dar tempo ai rappresentanti di Generali,
Mediobanca e Intesa di trovare la quadra.08-03-2011]
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CHI VUOLE I
RESTI DI LIGRESTI? - I FRANCESI DI Groupama non hanno né la
disponibilità, né l´intenzione di scucire quel miliardo di euro
necessario a comprare la catena Ligresti in Borsa - ma c´è da
scommettere che la famiglia siciliana sia in cerca di opzioni
alternative - Una è vendere la Milano Assicurazioni, che vale sui 700
milioni ed è scritta nel bilancio Fonsai a 1.300 - AZEMA INCONTRA
LIGRESTI - calo in borsa...
1 -
LIGRESTI CHIUDE IN NEGATIVO...
(MF-DJ) - Chiudono in borsa con il segno meno Fonsai
(-2,07%) e sul Ftse Italia Mid Cap Premafin (-0,13%).
2- PREMAFIN: AZEMA INCONTRA LIGRESTI, 'TUTTO BENE, SONO
SODDISFATTO'...
Radiocor - 'Va tutto bene, sono soddisfatto'. Cosi' a
Radiocor Jean Azema, amministratore delegato di Groupama, all'uscita di
una delle sedi del gruppo Ligresti a Milano al termine di un incontro.
3 - SCOMMESSA OPA SULLA GALASSIA LIGRESTI...
Andrea Greco per "la
Repubblica"
Comprare la galassia Ligresti, come ci
fosse un´offerta in arrivo, o forse più d´una. Al rientro dei titoli
della galassia Ligresti, dopo che la Consob ha imposto a Groupama la
doppia Opa su Premafin e Fondiaria-Sai se vuole ricapitalizzare nella
holding, gli investitori sommergono di acquisti le controllate. Dopo un
breve calo nell´avvio, Fonsai sale dell´8,61% a 7,255 euro, con quasi il
6% del capitale girato. La Milano guadagna il 5,26% a 1,22 euro con
volumi quadrupli, trascurata Premafin (+0,68% a 0,745 euro).
L´impressione dei più saggi è che ci
sia il rischio di scottarsi, perché un happy end tipo quello riservato
agli azionisti Bulgari da Lvmh non si vede neanche da lontano. La
differenza la fanno i miliardi, di cui dispone monsieur Arnault, mentre
Groupama non ha né la disponibilità, né l´intenzione di scucire quel
miliardo di euro necessario a comprare la catena Ligresti in Borsa. «Al
momento non è prevista nessuna riunione del cda», ha detto una portavoce
di Groupama, che ieri ha subito da Fitch il ribasso di prospettive da
"stabili" a "negative", per «il deterioramento della redditività del
gruppo e dei requisiti patrimoniali, così come il difficile contesto».
Groupama, che non intende ritirarsi
dall´avventura, sta ragionando coi propri legali su come rifilare il
testo del patto di ottobre con i Ligresti, per poi sottoporre un nuovo
quesito sull´eventuale Opa in Consob. Un patto più "leggero", magari
senza il divieto di vendita biennale della famiglia siciliana azionista;
o all´opposto un rafforzamento dell´altro patto, quello tra i Ligresti
(è solo di consultazione e scade a giugno). Se i Ligresti per esempio
votassero in comune, sarebbe più difficile ai francesi spostare gli
equilibri futuri nel gruppo.
Le morning note degli analisti avevano
scritto di tutto, lasciando spazio a ogni scenario: ritirata dei
francesi, loro rilancio in forze, "piano B" delle banche creditrici,
vendita di parti del gruppo Fonsai per avere i 150 milioni che Groupama
ha promesso di mettere in Premafin.
Di certo, sia Premafin sia Fonsai
devono ricapitalizzare, per rispettare i ratio patrimoniali chiesti
dall´Isvap, che ha in corso da settembre un´ispezione; ma i Ligresti non
hanno i fondi per seguire gli aumenti, già votati dalle assemblee previa
delega ai due cda (in agenda, per i bilanci, il 23 e 24 marzo).
Formalmente la palla è in campo
francese; ma c´è da scommettere che la famiglia siciliana sia in cerca
di opzioni alternative, perché l´ipotesi che Groupama si sfili e i
Ligresti debbano diluirsi e perdere il controllo assoluto senza
riceverne un premio sarebbe la peggiore per la famiglia siciliana. Le
alternative più possibili sono due. Una è vendere la Milano
Assicurazioni, che vale sui 700 milioni ed è scritta nel bilancio Fonsai
a 1.300. Una perdita sanguinosa per il conto economico, ma un beneficio
patrimoniale che farebbe guadagnare un po´ di tempo.
Su uno
scenario del genere - che spiega l´oscuro volo del titolo ieri, senza
che la Consob avesse compreso Milano nelle offerte a cascata - si
starebbe esercitando Banca Leonardo, con Gerardo Braggiotti da tempo
molto attivo per ottenere un mandato dall´ex socio Ligresti. L´altra
alternativa è tornare dai grandi creditori della galassia Ligresti.
Unicredit e Mediobanca in primis, anche se non hanno voluto fin qui
avere alcun ruolo (la prima più per ragioni "politiche", l´altra perché
in conflitto). E sperare che le banche italiane comprino le azioni
inoptate, per poi decidere il destino dei Ligresti. Un´operazione tipo
quella vista sul gruppo Zunino. 08-03-2011]
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Riassetto al
vertice in casa Telecom - I ribelli a Gheddafi: hai 72 ore - Bloccati 45
miliardi libici - Carriere separate e Csm sdoppiato, se è così va bene
anche a Fini - Il governo frena la legge sulle quote rosa in azienda -
Napolitano: basta donne oggetto - C’è Bocchino dietro lo scandalo Noemi
- Le gare fantasma nella Capitale, case svendute da Termini al
Colosseo...
Il
Velino.it
CORRIERE DELLA SERA
- In apertura: "I ribelli a Gheddafi: hai 72 ore". In taglio alto la
foto-notizia: "Il governo frena la legge sulle quote rosa in azienda".
Editoriale di Piero Ostellino: "La profezia di Oriana". Di spalla:
"Riassetto al vertice in casa Telecom". Al centro: "Giustizia, la bozza
al Quirinale. Aperture da finiani e Udc". In taglio basso: " ‘Ma quale
Bat-casa, è una montatura' ".
LA REPUBBLICA -
In apertura: "Giustizia, ecco la riforma". Editoriale di Barbara
Spinelli: "Le procure sotto tutela". Di spalla la foto-notizia: "Libia,
l'ultimatum dei ribelli. ‘Gheddafi salvo se se ne va' ". Al centro:
"Napolitano: basta donne oggetto. Il governo blocca le quote rosa" e
"L'allarme di Bankitalia: ‘Sale il debito delle famiglie' ". In taglio
basso: "Bulgari, i gioielli e le attrici. ‘Ho venduto la Dolce vita' ".
LA STAMPA - In
apertura: "Napolitano: basta donne oggetto" e a sinistra: "I ribelli a
Gheddafi: ‘Via entro 72 ore'. Ma lui li bombarda". Editoriale di
Marcello Sorgi: "La politica del cortile di casa". Di spalla: "Chi si
laurea guadagna meglio", "La scuola è il segreto del successo" e
"Studiare è più utile che mai". Al centro: "Giustizia, passa la linea
morbida" e in un box: " ‘Prestiti boom e meno soldi' ". A fondo pagina:
"La divorziata".
IL SOLE 24 ORE -
In apertura: "Bloccati 45 miliardi libici" e in taglio alto:
"Napolitano: basta donne oggetto. Sulle quote rosa il governo frena".
Editoriale di Martin Wolf: "L'Euro scalerà la montagna dei debiti". Di
spalla: "Alla segretaria dell'avvocato le stesse tutele dell'industria".
In taglio basso: "Sui premi di produttività accordi territoriali-quadro"
e "Banca del Mezzogiorno: per le Popolari l'obiettivo è il 60 per
cento".
IL MESSAGGERO -
In apertura: "Azione penale, obbligo ridotto" e a sinistra: "Libia, gli
insorti: Gheddafi lasci o sarà processato". Editoriale: "La speculazione
all'ombra del raìs". Al centro foto-notizia: "Roma, niente miracolo in
Champions: perde ancora e va fuori" e "Le gare fantasma nella Capitale,
case svendute da Termini al Colosseo". In taglio basso: "Abusa di una
paziente sotto anestesia" e "Io, Nino, lo ‘smemoriato' ".
IL GIORNALE - In
apertura: " ‘Sistemiamo zietto Silvio e i suoi fan' ", con editoriale di
Alessandro Sallusti. Al centro la foto-notizia: "C'è Bocchino dietro lo
scandalo Noemi" e " ‘La camorra nel Pd ha ucciso mio fratello' ". Di
spalla: "Se la Nato chiama non possiamo tirarci indietro". A fondo
pagina: "Il Tiranno prezzemolino la mascotte dell'8 marzo".
LIBERO - In
apertura: "Vogliono colpire Letta", con editoriale di Maurizio
Belpietro. Al centro la foto-notizia: " ‘Spiego io perché Bocchino è in
bambola' " e "Occhio, il beduino mira a fregarci". Di spalla: "Che festa
penosa l'8 marzo delle sinistrate". A fondo pagina: "L'Italia strangola
le imprese, la Cine se le pappa".
IL TEMPO - In
apertura: "La Padania beduina". Al centro la foto-notizia: "Il Papa
diventa multimediale".
IL FOGLIO - In
apertura a sinistra: "Carriere separate e Csm sdoppiato, se è così va
bene anche a Fini". In apertura a destra: "Riad ha speso 100 miliardi di
dollari per esportare il wahabismo". Al centro "DAT, appello di Bondi e
Manconi".
L'UNITÀ - In
apertura foto-notizia a tutta pagina: "Il governo rovina la festa". In
taglio alto: "Il rimpasto dell'impunità". A fondo pagina: "Non si spenga
la scuola, luce del futuro".
09-03-2011]
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1- LA PRESA DI POTERE DI RE BERNABÉ (SI VEDE PROPRIO CHE GERONZI È IN
DEMOLIZIONE) - 2- DALLA MEDIOBANCA DI NAGEL & PAGLIARO, DA SEMPRE FEDELI
ALLEATI DI BEBÉ NELLA GUERRA ALL’"ABUSIVO DEI COLLI LAZIALI" (COPY DELLA
VALLE) GEROVITAL GERONZI, FILTRA AL CORRIERE DI MUCCHETTI LA GRANDE
SVOLTA SUL POTERE TELECOM: BERNABÉ PRESIDENTE ESECUTIVO CON DELEGHE E
DUE PROCONSOLI FIDATISSIMI AL FIANCO: UNO RESPONSABILE DELL’ITALIA,
MARCO PATUANO, E L’ALTRO DEL BRASILE, LUCA LUCIANI -
Massimo Mucchetti per
Corriere della Sera
L'inizio della Svolta è cominciato
ieri quando da Mediobanca è filtrata la proposta di un nuovo
organigramma per Telecom Italia con Franco Bernabé presidente con
deleghe e due proconsoli, con la qualifica di amministratori delegati o
di direttori generali si vedrà nei prossimi giorni: uno responsabile
dell'Italia, Marco Patuano, e l'altro del Sudamerica, Luca Luciani.
Il progetto di rinnovamento del
vertice verrà sottoposto allo stesso Bernabé al suo ritorno dagli Stati
Uniti dove al momento è impegnato nel road show con gli analisti sul
preconsuntivo 2010 e sul piano industriale.
Il consiglio di amministrazione di
Telco, la holding che controlla il 22,45%dell'ex monopolio dei telefoni,
slitta dunque di qualche giorno. Che questo nuovo equilibrio sia un
depotenziamento dell'amministratore delegato in scadenza ovvero una
conferma della sua leadership in forme nuove dipende dall'effettiva
assegnazione dei poteri.
Certo è che le decisioni stanno
maturando all'ultimo momento e rappresentano una sintesi faticosa tra
l'obiettivo di dare un segnale di rinnovamento ai mercati finanziari e
l'esigenza di dare continuità al management dopo la lunga stagione di
instabilità e di invasioni di campo da parte della politica, seguite
alla privatizzazione.
Del resto, era stato faticosissimo
anche pervenire alla nomina dello stesso Bernabé e di Gabriele Galateri
alla presidenza nel 2007. Il timore è che la storia si ripeta. In
effetti, nelle scorse settimane era venuto dalle parti di Palazzo Chigi
un malcelato fastidio per i successi de «La 7» e per il rigore
aziendalistico di Bernabé sull'infrastruttura fissa, la cui segregazione
in una società autonoma da Telecom sarebbe gradita a Mediaset a sua
volta interessata ad aver voce in capitolo su tutte le piattaforme
tecnologiche atte a diffondere la pubblicità televisiva.
Si era perfino fatto, imbarazzando la
persona, il nome di Francesco Caio, uomo di formazione McKinsey e
consulente del governo, per un dopo Bernabé anticipato sotto l'egida del
ministero dello Sviluppo economico.
A suo tempo, da presidente di
Mediobanca, lo stesso Cesare Geronzi premeva per un cambio della
guardia, irritato per le indiscrezioni su una possibile fusione tra
Telecom e Telefonica, peraltro in origine assai ben vista dai manager di
piazzetta Cuccia.
Ma nelle decisioni di questi giorni
pesano maggiormente le ragioni dei soci eccellenti. Il punto di partenza
è il titolo. Dal 3 dicembre 2007, inizio dell'attuale gestione, al 7
marzo 2011, il total return annuo medio per gli azionisti (variazioni
del titolo più dividendi) è stato negativo per il 14,25%. Nello stesso
periodo, il total return della Borsa italiana ha perso il 12,18%e quello
dell'indice europeo delle telecomunicazioni il 3,4%.
La precedente gestione dal primo
agosto 2001 al 16 settembre 2006, aveva dato un total return annuo
negativo per il 6,96%, con una Borsa che tra variazione del listino e
monte dividendi guadagnava il 3,82 e un settore europeo della
telecomunicazioni che perdeva il 2,75%.
La gestione di Marco Tronchetti
Provera ha pagato dividendi sopra la media, ma nel periodo l'impresa
Telecom ha aumentato il suo debito finanziario netto dai 24,5 miliardi
di metà 2001 ai 37,2 di fine 2006 per effetto delle Opa parziali su
Olivetti e su Tim, fatte per poter procedere alle fusioni delle due con
Telecom.
In tre anni, la gestione Bernabé ha
tagliato il debito a 31,4 miliardi, salvaguardando i margini, limando un
po' gli investimenti e, soprattutto, dimezzando i dividendi. E questo si
è riflesso sul titolo. Ma Telco vuole di più. Dopo una prima, contenuta
svalutazione, Telco ha in carico le azioni Telecom a 2,2 euro quando
quotano la metà.
La fairness opinion di una primaria
banca internazionale -si dice sia Lazard -non dà più molto conforto. Un
tale valore di carico si giustificherebbe solo se includesse un
proporzionale premio di maggioranza ovvero se rappresentasse
l'attualizzazione dei flussi di cassa futuri nel presupposto di
conservare la partecipazione per un lunghissimo periodo.
Ma i fatti insidiano le opinioni.
Telco pagò un premio di maggioranza del 30%, che oggi porterebbe il fair
value delle sue Telecom attorno agli 1,5 euro, e non si ha notizia di
transazioni comparabili a prezzi davvero migliori. E poi le Generali
hanno chiarito che, per loro, Telecom è un'azienda ottima ma non una
partecipazioni strategica. I patti parasociali di Telco sono infine non
lontani dalla scadenza.
Tre anni fa gli analisti chiedevano il
colpo d'ala: la fusione con British Telecom oppure con Telefonica, la
vendita di Tim Brasil per reinvestire nell'Est Europa, lo scorporo della
rete e la sua cessione parziale per ridurre il debito. Bernabé ha
resistito a queste sirene. E ha lavorato al taglio dei costi, a
ricostituire un rapporto con i regolatori e ora, sulla rete, anche con
la Cassa depositi e prestiti.
Non sono mancati errori di marketing
in Italia, specialmente nel mobile, il cui rimedio, annotano gli
analisti di Mediobanca, si rivela più faticoso del previsto. La
conservazione dei margini consolidati sugli 11,5 miliardi a fronte di un
fatturato che soffre di un calo in parte naturale resta un risultato
tutt'altro che ovvio. Ma saranno sostenibili nel tempo questi margini?
Per quanto il Sud America, finalmente
normalizzato, rappresenti la miglior acquisizione possibile per una
Telecom indebitata, la diversificazione geografica rimane largamente
inferiore a quella di altre major. I due country manager dell'Italia e
del Sud America dovranno fare di necessità virtù e spremere ancor meglio
il limone. Ma chi guarda lontano sa che la sfida strategica sarà quella
regolatoria su scala globale con Google, Apple, Facebook, Twitter, Skype
e le legioni di applicatori che vengono ospitati sugli smartphone.
Le compagnie
di telecomunicazioni stanno perdendo irrimediabilmente terreno nei
servizi a valore aggiunto, che 10 anni fa rappresentavano la loro nuova
frontiera, e si vedono erodere anche il traffico voce da "usurpatori"che
si avvalgono delle loro reti, architrave del protocollo Internet, ma non
pagano né fanno pagare i loro clienti-applicatori assorbendo, in
compenso, crescenti capacità trasmissive. Sarà questa la partita di
Bernabé, da poco presidente mondiale degli operatori mobili? 09-03-2011]
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1- UNICREDIT, LA BANCA PREFERITA DALLA SINISTRA BANCARIA, HA UN
PROBLEMA CON IL PAGLIACCIO DI TRIPOLI E CON L’EREDITà DELLA FASTOSA ERA
PROFUMO. SE NE ACCORGE PERFINO IL CORRIERE, PER ANNI MASSIMO CANTORE
DELLE GESTA INTERNAZIONALI DI ARROGANCE - 2- LA LEGA DELLE MANI PULITE,
DELLA COSA PUBBLICA AMMINISTRATA IN NOME DELLA "NOSTRA GENTE", SI
GENUFLETTE ANCORA UNA VOLTA AL CAINANO E Dà IL VIA LIBERA ALL’ENNESIMA
VENDETTA LEGISLATIVA, DETTA DAL BANANA-CLUB "RIFORMA DELLA GIUSTIZIA" -
3- QUALCHE ANIMA PIA PUò CHIEDERE A MARIOPIO CALABRESI PERCHè "LA
STAMPA" NON SI OCCUPA DELL’INCHIESTA DI WOODCOCK E NON NOMINA INVANO IL
NOME DI BISIGNANI - 4- L’EX PM DE MAGISTRIS: "BISIGNANI? IL DETONATORE
FINALE. LE INDAGINI SU DI LUI INCISERO SULLA FINE DELLA MIA CARRIERA".
SE è PER QUESTO, ANCHE LE INDAGINI SU UN CERTO SCARPELLINI DA SAN
MARINO, AMICONE DI PRODI, INCISERO SULLA SUA CARRIERA -
a cura di Minimo Riserbo e Falbala' (Special guest: Dj Wise)
1 - POTERI CORTI IN MANOVRA...
Mentre parte l'assalto al potere di Gerovital Geronzi-Letta-Berlusconi,
il contro-asse Bazoli-Tremonti-Mediobanca intronizza al volo sul
seggiolone di Telecom Berna-bebe'. Basta leggere il pezzo bomba di Mucca
pazza Mucchetti sul Corriere delle banche (creditrici): "Riassetto al
vertice in casa Telecom" (p. 1 e non P4, fare attenzione). Sono in
arrivo due country manager di casa Bernabé, uno per l'Italia e uno per
l'America Latina.
2 - PROFUMO DI BANCA TOGNI...
Ma incredibilmente oggi si scopre che non tutti i soci sono uguali! E
Unicredit, la banca preferita dalla sinistra bancaria, ha un problema
con il Colonnello Togni di Tripoli e con l'eredita' della fastosa era
Profumo. Se ne accorge perfino il Corriere, per anni massimo cantore
delle gesta internazionali di Arrogance. "Scatta il blocco, congelate le
quote Unicredit. Il giallo del governatore della banca centrale libica,
Bengdara. Persi i contatti. Non sarebbe più' in Libia" (p. 8). Come sono
ingrati i giornalisti economici.
3 - NESSUNO LO PUO' GIUDICARE...
La Lega del perbenismo, delle mani pulite, della Cosa pubblica
amministrata in nome della "nostra gente", del crocefisso nelle scuole e
di tante altre belle cose si genuflette ancora una volta al CaiNano e
da' il via libera all'ennesima vendetta legislativa. "Bossi: "Ok la
riforma della giustizia. Oggi Alfano la illustra al Quirinale"
(Repubblica, p. 10). "Carriere separate, doppio Csm per pm e giudici,
limiti all'obbligatorieta' dell'azione penale" (p. 11).
Il Pompiere della Sera osserva
compunto, in attesa di capire se cotanta riforma potra' tornare utile ai
suoi molti azionisti che vantano problemi con la giustizia. Nel dubbio,
ci sottolinea "le aperture di Udc e Fli" (p. 10). Sorpasso a destra
sulla Stampa: "Niente norme ad personam e intercettazioni meno dure. La
linea morbida del premier. Equilibrio e moderazione per il passaggio
centrale della legislatura" (p. 8). Contenti loro, contenti tutti.
Intanto, casualmente, la Camera salva dai loro processi Gambadicemento
Lunardi e la Pecorara Scania.
4 - UN, DUE, TRE PIQUATTRO!...
Oggi da Napoli penoso pezzo di Repubblica, che cerca di recuperare dopo
le minkiate pubblicate ieri. L'articolo odierno sembra scritto da Gatto
Silvestro (p. 13). Chiedere invece a Mariopio Calabresi perche' la
Stampa non si occupa dell'inchiesta di Woodcock e non nomina invano il
nome di Bisignani. Invece sul Giornale di Sallustioni ecco una bella
notiziuola: "Sulla fantomatica loggia P4 i pm perquisiscono Micheli. Il
finanziere ex Fastweb finisce nell'inchiesta per un appalto da nove
milioni di euro sulla security di Palazzo Chigi" (p. 3).
Anche i 9 milioni sono fantomatici?
Sul Cetriolo Quotidiano il grande Antonio Massari intervista l'ex pm De
Magistris: "Bisignani? Il detonatore finale. Le indagini su di lui
incisero sulla fine della mia carriera" (p. 5). Anche le indagini su un
certo Scarpellini da San Marino, amicone di Prodi, incisero sulla sua
carriera.
Intanto e' bello sapere che il
giornalista di Panorama Giacomo Amadori e il finanziere Fabio Diani
hanno patteggiato una condanna per "accesso abusivo di dati informatici"
(CQ, p. 10). Che in realta' sarebbe il compito di ogni vero giornalista,
a patto che poi scriva. "Ricordati che devi essere un violatore
professionale di segreti", ci dice sempre l'incommensurabile avvocato
Oreste Flammini Minuto.
5 - AGENZIA MASTIKAZZI...
"A Palazzo Chigi le firme anti-Berlusconi. Costituzione day, ci sara'
anche Vecchioni" (Repubblica, p. 17)
6 - LE MAGLIE STRETTE DELLA GIUSTIZIA...
Marinella Colombo, la madre che da anni si batte contro le autorita'
tedesche per riavere i figli dopo un divorzio rovinoso, ieri e' andata a
processo a Milano in manette. Si e' quindi scatenato un dibattito
idiota, con tanto di relativismo etico all"ingrosso e garantismo da bar.
Repubblica: "La mamma nella gabbia con le manette, polemiche al processo
per i figli contesi. Il giudice ordina: liberatela. La polizia
penitenziaria: "E' la prassi".
La didascalia della foto (molto bella
a pag 21) condensa alla perfezione lo spirito del giornale di Eziolo
Mauro: "Marinella Colombo, la donna e imprenditrice italiana...".
Fondamentale, sapere che e' donna e imprenditrice. Bravo il giudice
Fabio Roia, ex ottimo pm, a far sedere la Colombo fuori dalla gabbia e
con le mani libere.
7 - MA FACCE RIDE!...
A Milano si vota e allora qualche notizia esce perfino da li'. "Ma quale
Bat-casa, e' una montatura". Gabriele Moratti, figlio del sindaco, e le
poemiche sul loft: mia madre nel mirino" (Corriere della Mestizia, p.
1). Come diceva due domeniche fa don Gallon "non ho paura di Berlusconi,
ma del Berlusconi che e' in me".
8 - DISECONOMY...
"Più debiti per le famiglie, rate pesanti. Bankitalia: meno soldi sui
correnti" (Corriere, p. 32). Ma c'e' un uomo costretto a fare Pil da
solo: "Avvocati, donne, case e regali. Tutte le spese del Cavaliere.
Dalle cravatte ai gioielli, nelle carte dell'inchiesta su Ruby pagamenti
per 34 milioni nel 2010" (p. 13).
9 - FREE MARCHETT (Scrivi come magni)...
Recensione del nuovo Museo dell'auto sul Corriere, per la penna di
Michela Proietti. Incipit da manuale: "Visto dall'alto e' un punto che
si aggiunge a un tracciato d'eccellenza, tra il Lingotto e il Palavela.
Visto da dentro, il nuovo Museo dell'Automobile e' un mischio armonico
di storia italiana, design internazionale e grandeur piemontese" (p.
31). La notizia e' che non hanno esposto Salvatore Tropea
10 - GIORNALISMO DIVERSO...
Non avra' un calco nel sullodato museo, invece, il bravo Stefano Feltri
da Modena. Oggi scodella una paginata perfetta sul Cetriolo: "Agnellino
inquieto. Andrea Agnelli si costruisce la sua finanziaria. Ma alla
Juventus accumula soltanto perdite" (p. 11). In compenso va detto che la
squadra in campo va che e' un piacere.
09-03-2011]
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UN, DUE, TRE
PIQUATTRO! (la tombola di bocchino) - L’INCHIESTA SULLA "RETE PARALLELA"
DI BISIGNANI-LETTA-GERONZI AVANZA CON LA PERQUISIZIONE DEGLI UFFICI DEL
MASSIMO FINANZIERE MILANESE, FRANCESCO MICHELI (in ballo un appalto per
il sistema informatico di palazzo chigi) - D´AGOSTINO ANNUNCIA QUERELE
CONTRO BOCCHINO, tanto caro a bisignani, CHE L´AVEVA INDICATO COME
"RICATTATORE"...
Dario Del
Porto per "la
Repubblica"
Si aggiungono nuovi tasselli
all´inchiesta della Procura di Napoli che dall´ipotesi di un «sistema
informativo parallelo» congegnato per utilizzare notizie a scopo di
dossieraggio e ricatto si è estesa alla complessa rete di affari e
relazioni intrecciata da Luigi Bisignani.
Ieri la Guardia di Finanza ha eseguito
due decreti di perquisizione: a Milano nei confronti del finanziere
Francesco Micheli, e a Monza nei confronti di Anselmo Galbusera,
l´amministratore delegato della società Italgo già destinatario il primo
marzo scorso della perquisizione disposta presso un ufficio della
società nel palazzo di via della Mercede a Roma.
Micheli e Galbusera non sono indagati.
Di Italgo (nella cui compagine sociale figura anche una società di
Micheli) i magistrati si sono occupati nel capitolo d´indagine relativo
all´appalto per il riordino del sistema informatico della Presidenza del
Consiglio. Commessa sulla cui aggiudicazione era intervenuta nei giorni
scorsi una nota di Palazzo Chigi per riaffermare la piena conformità
della procedura alle norme e la sua «congruità economica» che ha
permesso un risparmio annuo del 15 per cento.
Dopo la perquisizione del primo marzo
Galbusera ha chiesto di essere sentito dai pm per fornire tutti i
chiarimenti necessari. L´iniziativa di ieri non sarebbe però collegata
all´appalto. I pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, coordinati dal
procuratore aggiunto Francesco Greco, lavorano per ricostruire i
rapporti che hanno permesso a Bisignani di ritagliarsi un ruolo
nevralgico negli ambienti finanziari e negli snodi decisivi per le
nomine in incarichi di alto profilo. In questa fase delle indagini è
stata acquisita documentazione presso diversi istituti bancari. Per
esaminare il materiale potrebbe essere affidato un incarico di
consulenza a un esperto della Banca d´Italia.
L´inchiesta appare complessa,
articolata in diversi capitoli e davanti ai pm stanno sfilando in questi
giorni numerosi testimoni. Il nucleo di partenza resta l´uso a fini
illeciti di notizie riservate contestato a un sottufficiale dei
carabinieri, unica persona formalmente sotto inchiesta.
E in questo filone risulta
«coinvolto», ma non indagato, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa che
attraverso il suo legale, l´avvocato Giuseppe D´Alise, respinge accuse e
sospetti. Anche Bisignani non risulta indagato, i magistrati però gli
attribuiscono un «ruolo chiave» e l´uomo d´affari ha chiesto, attraverso
gli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, di presentarsi
spontaneamente davanti ai magistrati il 15 marzo prossimo.
È estraneo
all´inchiesta Roberto D´Agostino, direttore del sito web Dagospia, che
definisce «gravemente calunniose» le dichiarazioni del deputato finiano
Italo Bocchino sul presunto tentativo di danneggiarlo sul piano
familiare agitando lo spettro di foto compromettenti in realtà mai
esistite. Il parlamentare era stato sentito nei giorni scorsi dai pm su
questa e su altre circostanze anche alla luce di quanto emerso da
un´intercettazione. D´Agostino smentisce e annuncia azioni legali.
09-03-2011]
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mills, La
prescrizione è dietro l´angolo - il pm milanese Fabio De Pasquale chiede
ai giudici che sia fissato un calendario "fitto" di udienze per il
processo a carico del premier - Se entro febbraio 2012 il caso non verrà
celebrato in tutti e tre i gradi di giudizio fino alla cassazione, il
reato finirà in archivio - Che venga seguita questa via, al momento,
appare tutt´altro che scontato
Emilio
Randacio per "la
Repubblica"
Intorno al Rubygate, il processo a
carico di Berlusconi che inizierà il prossimo 6 aprile, ritorna in scena
Noemi Letizia. La giovane napoletana al cui diciottesimo compleanno si
era presentato a sorpresa e per ragioni mai del tutto chiarite, a
Casoria, il Cavaliere, accusa Ruby Karima. «L´ho querelata - ha
annunciato in un´intervista a Diva e Donna - . La ragazza mente, io non
ho mai fatto sesso con Berlusconi», ha aggiunto. Nei suoi verbali,
invece, la ragazza marocchina aveva rivelato ai pm come, tra le
frequentatrice del bunga bunga, fosse noto che Noemi avesse avuto una
relazione con il premier.
Ma soprattutto, sempre dalle carte
dell´inchiesta milanese, emergono nuove telefonate inedite. Ieri l´Ansa
ha rilanciato un dialogo, del 9 gennaio scorso, in cui Imma De Vivo, una
delle gemelle napoletane onnipresente alle feste di Arcore, racconta
alla sorella Eleonora della sua improvvisa partenza. «Te ne sei andata
da là?». «Eee sì, perché arrivava la famiglia», replica Imma sembra
riferendosi alla famiglia Berlusconi. Eleonora: «Mamma! Tutti quanti?».
E la gemella: «Sì, tranne due che una va lontano».
Ancora ieri, a rompere il silenzio
sulla vicenda ci ha pensato anche la signora Anna Toti, madre di Elisa,
più volte citata nelle carte del Rubygate. «Elisa - ha spiegato la madre
contestualizzando le telefonate - è rimasta lì due o tre giorni, non una
settimana; era stanca perché avevano ballato. I soldi? Gli aveva chiesto
un prestito perché aveva bisogno per alcune spese». Dalle
intercettazioni era emerso come, al termine di una settimana ad Arcore,
Berlusconi avesse regalato a Elisa 6000 euro.
Intanto la Procura milanese accelera
sul processo Mills, nel quale Silvio Berlusconi deve difendersi
dall´accusa di corruzione giudiziaria. Un processo con date certe, e che
abbia la possibilità di arrivare alla sua naturale conclusione in
Cassazione. È quello che rivendica il pm milanese Fabio De Pasquale, a
tre giorni dalla ripresa del procedimento.
Il magistrato ha fatto sapere il suo
parere depositando in cancelleria una lettera indirizzata ai giudici
della decima sezione penale del Tribunale di Milano e in cui chiede che
sia fissato un calendario «fitto» di udienze per il processo a carico
del premier. La prescrizione, infatti, è dietro l´angolo. Se entro
febbraio 2012 il caso non verrà affrontato dalla Cassazione, il reato
sarà prescritto. De Pasquale, nella missiva, auspica che si possano
celebrare entro quella data tutti e tre i gradi di giudizio. Che venga
seguita questa via, al momento, appare tutt´altro che scontato.
Sono tre i processi a carico del
premier «riaccesi» dalla sentenza della Consulta che ha bocciato,
parzialmente, il «legittimo impedimento». Difficile che da venerdì, il
collegio presieduto dal giudice Francesca Vitale, possa bruciare le
tappe. I legali del premier, nei giorni scorsi, sono infatti stati
chiari. «Possiamo dedicare alle udienze dei processi solo un giorno alla
settimana», aveva detto l´onorevole Niccolò Ghedini.
E se questo calendario dovesse
rimanere tale, i quattro processi finirebbero per consumarsi ognuno con
la scansione di un´udienza alla settimana, terminando così non prima di
mesi. Eppure, la possibilità di giungere alla sentenza di primo grado
del processo Mills sembra a portata di mano. Mancano solo 20 testimoni
prima delle conclusioni. Sei testimoni da sentire per rogatoria a
Londra, tre in Svizzera, otto in aula e tre consulenti. In 10 udienze,
al massimo, si potrebbe arrivare al verdetto.
La mossa di De Pasquale ha già
irritato i legali di Silvio Berlusconi. «È grave anticipare una
richiesta - ha reagito l´avvocato Piero Longo - che andava fatta in
udienza ed è ancora più grave che i giornalisti ne siano già venuti a
conoscenza».09-03-2011]
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POMPETTA-MARKET: ALTRI 2-3 DEPUTATI IN ARRIVO PER IL PDL - IMMUNITà,
DOLCE IMPUNITà: DOPO PECORARO, ANCHE PER LUNARD IL NO DELLA CAMERA AL
PROCESSO. E IL GRUPPO DEI FUTURISTI SI SPACCA - LA CAMERA APPROVA LE
QUOTE ROSA, MA MICA PER IL PARLAMENTO - GHEDINI: MAI RICEVUTO SOMME DAL
PREMIER - PER L’AQUILA IL PD VUOLE IL COMMISSARIO - BERTOLASO “CONVINTO”
CHE LA CASA VIA GIULIA FOSSE DI PROPAGANDA FIDE - BAT-MORATTI, LA
FINANZA ACQUISISCE I DOCUMENTI - TERZO POLO DEI GIOVANI: IN 3 FANNO 222
ANNI…
1 -
GOVERNO: FONTI PDL, ALTRI 2-3 PARLAMENTARI IN ARRIVO...
(ANSA) - I numeri della maggioranza potrebbero presto
aumentare. Secondo fonti parlamentari del Pdl, infatti, nei prossimi
giorni dovrebbero approdare altri due e tre parlamentari, con tutta
probabilita' tutti deputati. Voci che, ovviamente, non trovano conferme
ufficiali. Nella maggioranza, infatti, si mantiene il massimo riserbo
non solo sui nomi dei 'papabili', ma anche sulla loro provenienza.
2 - TERREMOTO:CONSIGLIERE PD,GABRIELLI SIA COMMISSARIO L'AQUILA...
(ANSA) - "Chi lo ha detto che il commissario sarebbe
una iattura per L'Aquila? Faccio appello al ministro Maroni affinché
invii quale commissario il prefetto Gabrielli": lo ha dichiarato il
consigliere comunale del Pd, Vincenzo Rivera, che non ha firmato il
documento, sottoscritto dal suo partito, di fiducia al sindaco del
capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, che due giorni fa ha rassegnato
le dimissioni.
"Sono certo che la stragrande
maggioranza dei cittadini accoglierebbe Gabrielli a braccia aperte alle
porte della città - ha aggiunto il consigliere comunale aquilano -.
Tutto ciò, consapevoli dell'eccellente esperienza che ha avuto con il
commmissario per l'emergenza, Guido Bertolaso". Rivera conferma quindi
la sfiducia a Cialente invocando l'arrivo dell'attuale capo della
Protezione civile, Franco Gabrielli, prefetto dell'Aquila dai giorni
immediatamente successivi al sisma del 6 aprile 2009 fino al maggio
2010.
3 - CAMERA: NO A USO INTERCETTAZIONI TELEFONICHE PECORARO SCANIO
(ANSA) - No dell'Aula della Camera alla concessione
dell'utilizzo delle intercettazioni telefoniche a carico di Alfonso
Pecoraro Scanio, allora ministro e deputato, sotto inchiesta per
corruzione al Tribunale dei Ministri. Per il diniego dell'uso delle
intercettazioni telefoniche dell'esponente dei Verdi si sono espressi i
deputati del PdL ed i radicali eletti nel Pd. Contro hanno votato quelli
di Pd e Idv. Udc, Lega e Fli si sono astenuti. "Il garantismo - ha
spiegato Maurizio Paniz del PdL - non è legato all'appartenenza
politica. Negando l'uso delle intercettazioni difendiamo una prerogativa
parlamentare scritta molto chiaramente nella Costituzione".
5 - LUNARDI, NO DELLA CAMERA AL PROCESSO E IL GRUPPO DEI FUTURISTI SI
SPACCA...
Da "la
Repubblica" - La Camera con 290 voti a favori, 208 contrari
e 44 astenuti, ha detto no all´autorizzazione a procedere contro l´ex
ministro Pietro Lunardi e ha rinviato gli atti relativi all´inchiesta
sugli appalti del G8 al Tribunale dei ministri di Perugia. In pratica la
Camera ha rinnovato il voto già dato sulla stessa richiesta lo scorso 10
ottobre. La decisione ha provocato una spaccatura nel gruppo di Futuro e
Libertà. Fabio Granata aveva infatti annunciato l´intenzione di lasciare
il gruppo in caso di voto favorevole al parere della Giunta. Alla fine
si è scelta la libertà di coscienza: alla fine 3 hanno detto sì, 10 si
sono astenuti e 15 erano assenti.
5 - SPATUZZA IN AULA AL BOSS GRAVIANO "HAI FATTO COSE MOSTRUOSE,
PENTITI"...
Da "la
Repubblica" - «Siamo alla vigilia della Quaresima, dai un
bel segno, pentiti». È l´appello del pentito Gaspare Spatuzza al suo
capomafia di un tempo, Giuseppe Graviano. Dopo 17 anni, si sono trovati
vicinissimi, divisi da un paravento, nel bunker di Rebibbia, per il
processo sulla morte del piccolo Di Matteo. Graviano saluta con un
«ciao». Spatuzza ribatte: «Mi dia del lei. Te lo ricordi quando ci
facesti ammazzare il figlio di quella ragazza messa incinta da un uomo
d´onore? Le procurammo un aborto - dice il pentito -. Quel bimbo che non
è mai nato nella mia mente l´ho chiamato Tobia, per avere un punto di
riferimento».
6 - RUBY: GHEDINI, MAI RICEVUTO SOMME DENARO DA PREMIER
(ANSA) - "Mai ricevuto alcun versamento dal presidente
Berlusconi". Lo sositiene l'avvocato Niccolò Ghedini commentando notizie
stampa, riferite alla vicenda Ruby, che invece affermano il contrario.
Sottolineando che queste notizie sono "in palese violazione della
privacy del Presidente Berlusconi", Ghedini, che è parlamentare del Pdl,
afferma: "Non si comprende come spese personali e familiari possano
essere oggetto di cronaca giornalistica collegandoli artificiosamente al
processo Ruby.
La somma che con grande evidenza viene
riferita all'avvocato Niccolò Ghedini ad esempio, è del tutto erronea
non avendo mai ricevuto alcun versamento da parte del presidente
Berlusconi. Ed infatti si tratta della parcella emessa dallo studio
legale associato Ghedini, di cui non fa parte l'avvocato Niccolò
Ghedini, e che ricomprende l'avvocato Vittoria Nicoletta Ghedini,
l'avvocato Luisa Ippolita Ghedini e l'avvocato Elena Dalla Costa.
Tale parcella era stata emessa per la
nota causa di separazione. A parte i grandi vincoli di affetto e di
stima che mi legano alle mie sorelle, non vi è alcuna cointeressenza, né
diretta né indiretta, di carattere economico nella professione, ma un
regime di totale divisione che prevede solo l'utilizzo comune degli
spazi presso lo studio di Padova che fu di nostro padre".
7 - QUOTE ROSA: OK DA GOVERNO, A REGIME DAL 2015...
(ANSA) - Le quote rosa nei Cda delle aziende quotate in
Borsa andranno a regime con almeno un 30% di presenza femminile dal
2015. Si è sbloccata così in Commissione Finanza al Senato l'empasse
creata ieri dal governo che era contrario all'entrata a regime dal 2015.
Oggi il governo ha ritirato il parere negativo all'emendamento
Germontani sui cui si riconosce l'intera Commissione e questo ha
consentito di approvare il ddl sulle quote rosa che ora andrà in aula.
8 - QUOTE ROSA, FINOCCHIARO (PD): BUON LAVORO INTESA IN
COMMISSIONE...
(LaPresse) - "Siamo soddisfatti del buon lavoro fatto e
dell'intesa in commissione fra maggioranza e opposizione". Lo ha detto
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico, in
merito all'accordo raggiunto questa mattina in commissione Finanze a
Palazzo Madama sul ddl che prevede, a partire dal 2015, la presenza di
almeno un terzo di donne nei cda delle aziende quotate in Borsa. "Adesso
- ha concluso l'esponente del Pd - preferiremmo che il testo venisse
approvato in deliberante, perché sarebbe una bella prova di autonomia
del Parlamento nei confronti del Governo che aveva presentato degli
emendamenti e che voleva continuare a presentarli in maniera da spingere
la vicenda in un'altra direzione".
9 - TERZO POLO DE MITA E POMICINO: ECCO IL «NUOVO» CHE AVANZA...
Da "il
Giornale" - In tre fanno 222 anni di età, eppure per il
Terzo Polo e per Fli dovrebbero rappresentare il nuovo che avanza.
Raimondo Pasquino, rettore dell'università di Salerno, demitiano di
ferro e dichiarato - tanto che sulle pagine napoletane di Repubblica è
apparsa una sua intervista dal titolo: «Mi manda De Mita» - sarà il
candidato sindaco del Terzo Polo a Napoli. Peccato che a differenza
dell'opera di rinnovamento della città che tanto va professando - «è
necessario un salto di qualità nella gestione amministrativa», ha
spiegato il giorno in cui ha sciolto le riserve - il rettore abbia già
superato la soglia delle 68 primavere: tutt'altro che un giovincello di
belle speranze, insomma.
Per non parlare del suo sponsor: è
stato proprio De Mita, 83 anni e undici legislature alle spalle, a
proporne la candidatura. E sabato l'anziano politico di Nusco è dato tra
i presenti al congresso regionale di FLi con Cirino Pomicino, che di
anni ne ha 71. Sicuramente più Passato che Futuro (e Libertà).
10 - 'NDRANGHETA: RELAZIONE DNA, IN LOMBARDIA LA PROIEZIONE PIU'
IMPORTANTE...
(Adnkronos) - La 'Ndrangheta puo' contare su
'molteplici proiezioni oltre il territorio calabrese, di cui la piu'
importante e' la Lombardia, secondo il modello della 'colonizzazione''.
E' la Direzione nazionale antimafia, nella 'Relazione annuale sulle
attivita' svolte dal procuratore nazionale antimafia nonche' sulle
dinamiche e strategie della criminalita' organizzata di tipo mafioso nel
periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010', a sottolineare gli 'elementi di
indubbia novita'' emersi dalle indagini svolte dalle direzioni
distrettuali antimafia sul territorio.
'Dal territorio calabrese, la
'ndrangheta si e' da tempo proiettata verso i mercati del Centro-Nord
Italia, verso l'Europa, il Nord America, il Canada, l'Australia.
L'infiltrazione e la penetrazione di questi mercati -si legge nel
rapporto- ha comportato la stabilizzazione della presenza di strutture
'ndranghetiste in continuo contatto ed in rapporto di sostanziale
dipendenza con la casa madre reggina. Le numerose indagini concluse e
quelle in corso confermano, vieppiu',il ruolo della 'ndrangheta quale
leader europeo nel traffico di cocaina e conclamano l'esistenza di
comprovati rapporti negoziali illeciti con potenti organizzazioni
straniere spagnole, africane, sudamericane e statunitensi. Le proiezioni
all'estero della 'ndrangheta sono riscontrabili in Germania, Svizzera
Olanda,Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia'.
11 - CSM: COMITATO DI PRESIDENZA, PER VIETTI NESSUNA
INCOMPATIBILITA'...
(Adnkronos) - Nessuna incompatibilita' per il
vicepresidente del Csm Michele Vietti all'esercizio del suo ruolo. "Il
comitato di presidenza del Csm riunito in data odierna, con riferimento
alle notizie di stampa concernenti la pretesa incompatibilita' del
vicepresidente Michele Vietti, ha deliberato con l'astensione dello
stesso vicepresidente che non sussistono le condizioni per investire
della questione la commissione verifica titoli del Csm".
Con questa comunicazione letta in
apertura della seduta del plenum di questa mattina, il comitato di
presidenza e' intervenuto su alcune notizie di stampa che facevano
riferimento ad una possibile incompatibilita' di Michele Vietti con il
ruolo di vicepresidente del Csm per la sua carica di "socio
amministratore della San Luigi Ss" che pero' sarebbe una societa'
semplice e quindi senza finalita' commerciali.
Le notizie fanno riferimento ad una
possibile "interpellanza urgente" della Lega che evocherebbe una
"disparita' di trattamento" con il caso del consigliere leghista Matteo
Brigandi' che, a causa della sua partecipazione ad una societa'
commerciale, e' stato sottoposto alla valutazione della commissione
verifica titoli che dovrebbe esprimere un parere domani.
12 - INCHIESTA G8: BERTOLASO 'CONVINTO' CASA VIA GIULIA DI P.FIDE...
(ANSA) - Guido Bertolaso era "intimamente convinto" che
la casa di via Giulia, a Roma, dove abitò per un periodo fosse di
Propaganda Fide. Lo sostengono i suoi legali nella memoria depositata
oggi al termine dell'interrogatorio davanti ai pm di Perugia per
l'inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi.
Secondo l'ipotesi accusatoria, invece,
l'appartamento sarebbe stato una delle utilità ottenute dall'ex capo
della Protezione civile in cambio dei presunti favoritismi nei confronti
dell'imprenditore Diego Anemone. Bertolaso era quindi convinto di non
dover corrispondere alcunché per l'appartamento "trattandosi di un
comodato d'uso gratuito di un immobile di appartenenza ecclesiastica".
"Bertolaso risulta completamente
estraneo ai profili accusatori contestati - afferma la sua difesa -,
avendo avuto esclusivamente rapporti con Sepe e Silvano, all'epoca
gestori del patrimonio immobiliare di Propaganda Fide". Nella memoria
vengono quindi descritti i rapporti tra Bertolaso e le autorità
religiose, dall'epoca della laurea in medicina allo sviluppo delle sue
attività professionali.
Sottolineando tra l'altro che proprio
con il cardinale Crescenzio Sepe "i rapporti rimasero sempre molto
stretti". Nella memoria i legali sostengono poi che l'ex capo della
Protezione civile il 23 settembre del 2008 non poteva avere ricevuto 50
euro in contanti da Anemone, come invece ipotizza l'accusa. Per la
difesa non coincidono infatti gli orari dell'incontro indicati nelle
intercettazioni del costruttore e quelli della giornata di Bertolaso.
Rimasto quel giorno "sempre con la scorta" - si legge nella memoria -
mentre Anemone era già pedinato nell'ambito dell'indagine sulla cricca
degli appalti.
13 - CASA: MORATTI JR; GDF ACQUISISCE DOCUMENTI IN UFFICIO COMUNE
(ANSA) - La Guardia di Finanza di Milano, in base a un
ordine di esibizione di documenti firmato dal procuratore aggiunto di
Milano Afredo Robledo, si è recata nello sportello unico per l'edilizia
del Comune di Milano per farsi consegnare alcune carte relative alla
vicenda che vede indagato Gabriele Moratti, figlio del sindaco di
Milano, per violazione edilizia in relazione a una villa in stile
'Batman' che sarebbe stata costruita senza le necessarie autorizzazioni.
In
particolare, i finanzieri nello sportello comunale hanno acquisito tutta
una serie di documenti cartacei e informatici relativi alla villa, che
si trova alla periferia ovest di Milano e che sarebbe stata realizzata
trasformando, senza permessi, cinque vecchi capannoni industriali. I
militari si sono fatti consegnare anche alcuni documenti relativi alle
ispezioni eseguite dai tecnici del Comune sui capannoni trasformati in
villa e che non avrebbero rilevato alcun abuso. Inoltre, a quanto si è
appreso, gli inquirenti milanesi starebbero valutando la posizione e
anche gli eventuali profili di reato a carico dei progettisti e dei
direttori dei lavori che si sono occupati della villa. [09-03-2011]
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ITALIA DEI
VALORI (SINISTRATI) - DI PIETRO VISTO DA DIETRO - LA ROTTURA CON BEPPE
GRILLO che da COMPAGNO DI STRADA si sta trasformando in un avversario:
“BASTA PROTESTA PURA, ADESSO SERVE SENSO DI RESPONSABILITà” - MA AD
AMMICCARE AL COMICO GENOVESE CI PENSA DE MAGISTRIS - L’EX PM PRONTO AL
SALTO DELLA QUAGLIA VERSO IL MOVIMENTO CINQUE STELLE?...
Luca De
Carolis per
il Fatto Quotidiano
Estratto di un capitolo del libro
"Dentro l'Italia dei Valori, storie e voci di un partito" di Luca De
Carolis (ed. Lìmina) da oggi in libreria.
All'indomani delle Regionali 2010, il
responso delle urne spinge Di Pietro a rimproverare gli alleati, e in
particolare il Pd: "Il centrosinistra ha perso perché ha governato male.
Mi auguro che il Partito Democratico si renda conto che deve affidarsi
all'Idv".
L'ex magistrato critica le scelte
sulle candidature ("potevano essere migliori") e, soprattutto, sulle
alleanze: "Nei mesi scorsi il Pd ha perso tempo a flirtare con l'Udc.
Adesso basta. Ora deve mettersi a fare il marito, anche se con un moglie
ostica con il mattarello".
La moglie severa chiede che venga
subito scelto un candidato premier per il 2013, e si dilunga in
consigli, anche un po' paradossali. "Bersani si deve liberare dei vari
cacicchi locali" afferma Di Pietro. Proprio la stessa richiesta che la
base del suo partito e diversi intellettuali rivolgono da tempo al
leader dell'Italia dei Valori.
Ma c'è spazio anche per una
riflessione sulle differenze con Grillo: "È giusto che lui faccia il suo
voto di protesta pura. Era quello che facevo anche io nel 2001. Ma
adesso no, adesso l'Idv ha senso di responsabilità. La politica non è
più quella di piazza Navona ma quella di piazza del Popolo. Da una parte
deve fare l'opposizione, ma dall'altra ha il dovere di costruire
l'alternativa".
Poche frasi, in cui si affollano
concetti diversi. L'ammissione di aver iniziato a fare politica
soprattutto ‘contro', e la consapevolezza che l'Idv dai grandi numeri
deve cambiare pelle, crescendo nella proposta. E poi c'è la pacata ma
chiara presa di distanza da Grillo. Un modo per segnare il territorio,
rispetto a un personaggio che da affine si sta trasformando in un
avversario. Una preoccupazione in più per il leader dell'Idv, che
nell'agosto 2009 aveva salutato la nascita del Movimento 5 Stelle con
grande entusiasmo. Sette mesi dopo, Di Pietro è gelido nei confronti dei
grillini. E così a lanciare segnali a Grillo è de Magistris.
Tanto che i giornali scrivono che
l'obiettivo dell'ex procuratore è mettersi a capo del suo movimento.
L'interessato nega ("Sono dentro l'Italia dei Valori"), ma ha voglia di
rafforzare il rapporto: "Noi dell'Idv dobbiamo essere il ponte di
collegamento con il movimento di Grillo e non solo. Dobbiamo essere il
perno di congiunzione con tutti i movimenti: ho intenzione di fare passi
politici concreti in questo senso".
Ma l'artista genovese non è sulla
stessa lunghezza d'onda. "De Magistris parla a nome del Movimento 5
Stelle senza averne l'autorità" accusa dal suo blog, concludendo: "I
passi se li faccia da solo". Un no plateale, dietro a cui c'è (anche)
l'irritazione dei grillini per la scelta dell'ex pm di iscriversi
all'Idv. "Non lo avevamo certo eletto con tutti i nostri voti perché si
occupasse di politica nazionale o andasse in televisione" riassume
Giovanni Favia, consigliere in Emilia Romagna dal Movimento.
L'ex magistrato però rilancia: "Non ho
litigato con Grillo, ho fatto una proposta. Ho detto e ripeto, dato che
condividiamo con lui, ma anche con tanti altri partiti nuovi della
sinistra, tante battaglie, perché non camminiamo insieme? Forse Grillo è
stato tratto in inganno o consigliato male".
Nel frattempo, Grillo è entrato in
contrasto anche con Sonia Alfano. Nel giugno 2010, l'europarlamentare si
rivolge al comico con una lettera pubblica sul suo blog. Si lamenta
perché per settimane ha mandato dei post al blog di Grillo sul suo
lavoro a Bruxelles "per dimostrare che in Europa siamo presenti, e che
insieme al mio staff, tutti giovani ragazzi provenienti dai meetup
stiamo lavorando senza sosta".
Eppure, "il blog ha deciso di non dare
alcuna visibilità a quello che stavo facendo". L'artista non risponde
direttamente, ma attraverso un video di due grillini del Veneto, che
rimproverano ad Alfano di aver portato in Europa "le idee dell'Idv e non
quelle del Movimento". E l'europarlamentare controreplica: "Da un anno
il mio lavoro è basato sulle linee programmatiche del
Movimento".09-03-2011]
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“IL PRINCIPE E
IL PEDOFILO” - REAL SPUTTANAMENTO A UN MESE DAL MATRIMONIO DI WILLIAM &
KATE - DI NUOVO IN SCENA, LA COPPIA ANDREW E SARAH FERGUSON SEDOTTI DA
JEFFREY EPSTIEN, EX-GALEOTTO PER ADESCAMENTO MINORILE, A COLPI DI
VACANZE, ‘MASSAGGIATRICI’ E SOLDI IN REGALO - L’IMPERDIBILE PERLA
DELL’INTERROGATORIO: “MA è VERO CHE HA IL CAZZO A FORMA D’UOVO che, una
volta in erezione, in punta diventa più piccolo
1. ECCO
TUTTE LE EVOLUZIONI DEL CASO ANDREW-EPSTEIN, DAL "CAZZO A FORMA D'UOVO"
ALLE TESTIMONIANZE DELLE MINORENNI, DA "BLITZQUOTIDIANO.IT"
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/sesso-minorenni-principe-andrew-pedofilia-775962/
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/vita-da-miliardario-pedofilo-massaggi-da-774775/
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/principe-andrea-epstein-pedofilia-prostituzione-765729/
2. SCANDALO REALE: CHE C'ENTRA LA FAMIGLIA REALE INGLESE CON UN
PEDOFILO?
Da Eonline.com
Sarah Ferguson, la Duchessa di York, e
il suo Ex-marito, il Principe Andrew, hanno ammesso di aver accettato
soldi da Jeffrey Epstein, finanziere Americano, pregiudicato per reati
sessuali, che ha patteggiato in una dozzina di casi ed e' stato 13 mesi
in carcere per aver adescato una minorenne nel 2008.
Certamente non e' il tipo di individuo
con cui dovrebbe passare le vacanze un principe della corona inglese.
Un'altra decisione non troppo saggia di Andrew, e' stata quella di farsi
fotografare abbracciato ad una delle ‘massaggiatrici', apparentemente
minorenni, alla disposizione di Epstein. Ma la gaffe piu' grande e'
stata la decisione della sua ex-moglie, Fergie, precedentemente in
bancarotta, di accettare soldi da Epstein per aiutarla ad eliminare i
suoi debiti.
La Ferguson ammette di aver accettato
un pagamento solo di $22.000,00 (primo di molti per risaldare i suoi
debiti), in modo sospetto(dato che sono stati mandati da Epstein subito
dopo una vacanza da lui passata con Andrew). "E' stato un Gigantesco
errore di giudizio", dice Fergi.
Nell' "Evening Standard Newspaper", di
Londra, la Duchessa di York dichiara: "Rimpiango personalmente di esser
stata associata a Jeffrey Epstein[...] Odio la pedofilia e gl' abusi
sessuali su minori". Inoltre, nella dichiarazione promette che, appena
possibile, restituirà i soldi ricevuti da Epstein.
Fergie difende il Principe, dicendo:
"Mi butterei sotto un treno per [Andrew]", che ancora una volta e' stato
colpito dalle sue azioni e che, secondo lei, sta subendo abusi ingiusti;
"E' un padre di prima categoria [ed] un uomo di prima categoria".
IL MILIARDARIO JEFFREY EPSTEIN ACCUSATO DI SESSO CON MINORENNI:
"E' VERO CHE IL SUO PENE È A FORMA DI UOVO?"
Da "BLITZQUOTIDIANO.IT"
Il finanziere miliardario americano
Jeffrey Epstein è stato condannato per aver fatto sesso con 40 ragazze
minorenni. Ha scontato 13 mesi di carcere ricevendo tutti i giorni o
quasi la visita di una amante, ma spezzoni dell'inchiesta condotta
dall'Fbi e sfociata in tribunale in un processo penale e svariate cause
civili continuano
Il sito Page 2 Live ricostruisce un
‘imbarazzante deposizione che si è svolta il 2 settembre del 2009
nell'aula del tribunale di Palm Beach. Qui, un avvocato, Spencer Kuvin
dopo la domanda di "rito" ("Qual è il suo nome?") pone ad Epstein una
seconda domanda piuttosto imbarazzante a cui il miliardario si rifiuta
di rispondere: "E ‘vero che il suo pene è a forma di uovo?"
A questo punto ad intervenire è il
legale del miliardario accusato di molestie sessuali. Mike Pike, questo
il nome del legale, contesta alla Corte il tipo di domanda che viene
sollevata al suo cliente. Il legale avversario però, pur scusandosi per
il tipo di argomenti trattati, riparte all'attacco e chiede: "Leggendo
il rapporto di polizia, una testimone descrive il suo pene a forma di
uovo che, una volta in erezione, in punta diventa più piccolo". La
faccia del miliardario è emblematica nel video visibile qui di seguito.
Epstein è imbarazzato per la domanda e si rifiuta di rispondere.
"È stata assolutamente una questione
importante" ha spiegato a fine udienza il giudice Kuvin. "Se (Epstein)
afferma di non aver mai incontrato queste donne, allora dobbiamo sapere
se la vittima dice la verità oppure no". Kuvin rappresenta una ragazza
che a soli 15 anni è stata adescata da Epstein e portata nella sua casa
di Palm Beach, con la pretesa di ricevere 200 dollari per un "innocuo"
massaggio che si è poi trasformato in qualcos'altro.
Jeffrey Epstein in questi giorni è
stato chiamato in causa anche per aver offerto due prostitute al
principe Andrew, duca di York, terzo figlio e secondo maschio della
Regina Elisabetta.
Qui di seguito, l'interrogatorio a cui
è stato sottoposto Jeffrey Epstein:
http://www.youtube.com/watch?v=I6cDF9nSYaU&feature=player_embedded
09-03-2011]
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HEDDAFI SUL
CARROCCIO – IL COLONNELLO LA BUTTA LÌ: “LA LEGA MI CHIESE SOLDI PER LA
SECESSIONE” – BOSSI NEGA TUTTO E SI METTE A VANEGGIARE DI “ARMI CHE SI
FANNO IN LOMBARDIA”, MA L’ABBOCCAMENTO TRA IL CARROCCIO E IL PAZZO DI
TRIPOLI RISALE AI PRIMI ANNI ’80 ED È MESSO NERO SU BIANCO NEL LIBRO
“UMBERTO MAGNO” – LA “DELEGAZIONE AFRICANA” GUIDATA DAL PRIMO AUTISTA
DEL SENATUR PARTE PER TRIPOLI E CHIEDE UNA CIFRA FOLLE PER COMPRARE “IL
GIORNO”, MA I LIBICI LI FANNO TORNARE A CASA CON UNA CAMPIONATURA
D’AGLIO...
Giovanni
Cerruti per "La
Stampa"
Gheddafi che la butta lì,
nell'intervista alla tv francese: «La Lega mi ha chiesto aiuto». E
Umberto Bossi che replica dal Transatlantico di Montecitorio: «Ma vi
pare... Abbiamo tantissimi uomini e le armi si fanno in Lombardia.
Gheddafi è un gatto che sta affogando e si arrampica. La storia insegna
che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate Umberto I, fu
ucciso». Risposta secca, che dovrebbe chiudere la partita con Bossi
vincitore. E invece potrebbe essere un pareggio. Vero che Bossi non ha
mai chiesto armi. Però ha le sue ragioni anche il Colonnello. Almeno una
richiesta ci fu. Soldi. «Anni Novanta», è la data fissata da Roberto
Bernardelli, allora parlamentare leghista e consigliere comunale a
Milano.
E così comincia il racconto riportato
da pagina 379 di «Umberto Magno», il libro di Leonardo Facco pubblicato
l'anno scorso da Aliberti editore. Il racconto in presa diretta di
un'impresa che si avvia con grandi onori e ambizioni, sfiora più volte
il comico e finisce con un fallimento. Con Bernardelli, albergatore
milanese che negli Anni 80 s'era inventato il Partito dei Pensionati,
anche Pino Babbini, il primo autista di Bossi, pure lui consigliere
comunale. Era la «delegazione africana».
«Babbini riuscì ad ottenere le
credenziali per andare in Libia - racconta Bernardelli -. Partimmo da
Linate e atterrammo a Djerba. Insieme a noi c'era una specie di alpino,
un valligiano del Bergamasco che doveva farci da interprete, dato che
aveva lavorato per anni in quel Paese. Motivo della nostra missione?
Dovevamo farci dare i soldi da Gheddafi per acquistare «Il Giorno», l'ex
quotidiano dell'Eni che in quegli anni era stato messo in vendita. Due
Mercedes nere che ci aspettavano sotto l'aereo. Ci portarono a Tripoli,
dove probabilmente pensavano che fossimo due ministri. A Babbini diedero
una suite, a me un'altra, roba di gran lusso».
L'obiettivo era incontrare il
Colonnello. «Ma ci fecero incontrare il ministro degli Esteri, persona
colta che parlava perfettamente italiano. Babbini, che si rivolgeva a me
in milanese, iniziò una specie di comizio finché lo obbligai a calare
gli assi. Avanzò al ministro la richiesta di acquistare "Il Giorno" in
cambio dell'appoggio leghista contro l'embargo della Libia. Mi lasciò
sbigottito la cifra abnorme che venne richiesta, roba tipo 300 miliardi
delle vecchie lire.
Il ministro non fece una piega e
iniziò lo scambio di doni. Pezzo forte due spillette di Alberto da
Giussano in oro, una per Gheddafi». Diffidenti, però, i due leghisti più
l'alpino bergamasco della «Delegazione africana». Ancora Bernardelli:
«Babbini, mentre stava per consegnare al ministro il gingillo da donare
al Colonnello, mi guarda e in milanese mi disse: ‘'Ma queschì ghe ‘l dà
a Gheddafi''».
Non hanno mai saputo se il Colonnello
abbia davvero ricevuto il gingillo d'oro, o l'altro omaggio, il libro
«Quattro Gatti sul Po» pubblicato nel 1996 dall'Editoriale Nord. Ma
quella sera nelle suite con guardie del corpo fuori dalla porta era
cominciata una notte di ansia e angoscia. «Ovviamente arrivò la ferale
notizia che non ci avrebbero dato i soldi - aggiunge Bernardelli-.
Babbini ci restò male.
Non sapendo come chiudere il
colloquio, tirò fuori il progetto di un albergo costruito a Sesto San
Giovanni e propose ai libici l'acquisto dell'edificio. Anche lì il
ministro storse il naso. Preso dallo sconforto, tentò poi di instaurare
un rapporto di tipo commerciale, citando la zona della Sirte...».
Niente, il
libico non ci sente. E Bernardelli la ricorda così: «Siam partiti per
cercare di avere i soldi per acquistare un giornale e siamo tornati in
Italia con una campionatura d'aglio!». Anche Gheddafi non ha
dimenticato. 09-03-2011]
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Brunetta,
COPIA E INCOLLA/2 - CORREVA IL 12 febbraio 2009 E L’"ESPRESSO" METTEVA
IN PAGINA: "UNO DEI POCHI TESTI SCIENTIFICI FIRMATI DAL MINISTRO
ANTI-FANNULLONI È LETTERALMENTE PLAGIATO DA UN BEN PIÙ NOTO STUDIO
AMERICANO DEL 1980" - LETTERA: "ricordo male o il nostro Montezemolo
pochi anni fa si vantò pubblicamente, di essere, testualmente, "il
campione del mondo di copiatura"?...
1- "UNO
DEI POCHI TESTI SCIENTIFICI FIRMATI DAL MINISTRO ANTI-FANNULLONI È
LETTERALMENTE PLAGIATO DA UN BEN PIÙ NOTO STUDIO AMERICANO DEL 1980"
da
L'Espresso
Non sarà un fannullone, ma un po'
copione sì. Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, docente
di Economia, ha pubblicato nel 1987 (editore Marsilio), assieme ad
Alessandra Venturini, una delle sue (poche) opere scientifiche,
"Microeconomia del lavoro".
Ora che il politico veneziano ha
toccato i vertici della notorietà, non lesinando le critiche ai
dipendenti pubblici nullafacenti, insegnanti inclusi, qualche suo (ex)
collega è andato a riprendesi il trattatello. E ha scoperto, già a un
primo sguardo, che interi brani erano letteralmente tradotti o
parafrasati, e numerosi grafici ricopiati pari pari, da un più noto
testo americano del 1980 ("Labor Economics", prima edizione del 1970,
edito da Prentice-Hall, Inc.) dei professori Belton M. Fleisher e Thomas
J. Kniesner .
Qualche esempio? A pagina 96 del
Brunetta-Venturini c'è la copia identica, con gli stessi valori
numerici, della figura pubblicata a p. 50 del Fleisher-Kniesner; grafici
plagiati si trovano anche alle pagine 104, 108, 112, 240, 242, 243, 245
del manuale italiano; a p. 100 alcune righe sono puntualmente tradotte
dal testo Usa (p. 50); a p. 101 c'è una riga tradotta e un lungo brano
parafrasato da p. 56 del volume d'oltreoceano; a pagina 153 c'è una nota
con citazioni bibliografiche identica alla nota di p. 87 del testo
americano; e via elencando. Fin qui al peccato brunettiano si può
concedere un'attenuante: il suo libro non è un'opera scientifica da
Nobel (anche se lui va in giro dicendo di essere uno dei più bravi
economisti del lavoro "d'Italia, anzi d'Europa") ma un manuale:
inevitabili i debiti di riconoscenza verso gli autori che l'hanno
preceduto sullo stesso terreno.
Ma c'è anche un'aggravante assai più
pesante: nell'amplissima bibliografia contenuta nel suo volume Brunetta
si "dimentica" di citare "Labor Economics". Dimenticanza imperdonabile,
specie dopo un così esteso saccheggio
2- LE IENE E IL ‘MINISTRO COPIONE': "BRUNETTA, CONOSCE QUESTO LIBRO?"
Blitzquotidiano.it - Siparietto tra Le Iene e il ministro
della Pubblica amministrazione Renato Brunetta a margine di un convegno
del Pdl sull'acqua. Un inviato del programma televisivo ha fermato il
ministro mostrandogli un libro e chiedendogli se lo conosceva: alla
risposta negativa del ministro, l'inviato ha iniziato a incalzarlo
chiedendogli perché ne avesse copiato alcune parti senza citarlo, e
ricordandogli che in Germania l'ex ministro della Difesa, Karl Theodor
zu Guttenberg, si è dimesso per aver copiato la tesi di laurea. "Lei è
un provocatore", ha ripetuto più volte Brunetta, che prima di lasciare
la sede del convegno ha minacciato querela contro l'inviato e il suo
programma.
3- LETTERA
Caro Dago,
a proposito del ministro copione Guttemberg, della partaccia del
ministro Brunetta nei confronti dell'inviato delle Iene (perché
sbraitare e minacciare invece di metterli in mutande, se si hanno gli
argomenti?).
Ma ricordo male o il nostro Luchino Cordero di Montezemolo pochi anni fa
si vantò pubblicamente, di essere, testualmente, "il campione del mondo
di copiatura"?
Con stima,
vostro Sandrillo
http://www.metaforum.it/archivio/2009/showthread3674.html?t=1107
Il presidente di Confindustria: «Mi mettevo vicino a uno bravo e
generoso»
Montezemolo: «A scuola ho sempre
copiato»
Confessione agli studenti della Luiss:
«Ero campione mondiale di copiatura
e questo dimostra che anche chi copia ha speranza»
ROMA - Non è
proprio la cosa di cui in genere ci si vanta. E del resto qualche
maligno potrebbe domandarsi: chissà se lo fa ancora? Il presidente di
Confindustria Luca Cordero di Montezemolo confessa di aver avuto a
scuola un antico amore sempre gelosamente custodito: copiare. «A scuola
ero campione mondiale di copiatura» e questo dimostra «che anche chi
copia ha speranza».
CONFESSIONE - La
confessione sulla pratica scorretta sui banchi di scuola arriva di
fronte alla platea di giovani studenti della Luiss (di cui è il
presidente), che hanno partecipato a una giornata di orientamento
professionale. «Credo di non aver rivali per tecniche e sofisticatezza.
Trovavo sempre il modo per mettermi vicino a uno bravo e generoso che mi
permettesse di copiare», ha detto Montezemolo. Il leader degli
industriali ha quindi ricordato di quando l'avvocato Agnelli gli
raccontava l'episodio del nonno che mandò alcuni dipendenti della Fiat
in visita agli stabilimenti americani della Ford raccomandandosi con
loro: «osservate bene ma non vi venga in mente di inventarvi nulla,
copiate e basta».
30 maggio 2007
http://www.corriere.it/ <http://www.corriere.it/>
09-03-2011]
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- TERREMOTO PER LE NOMINE PUBBLICHE? PER "IL GIORNALE" RESTA TUTTO
COSÌ COM’È - 2- SCARONI, GNUDI, SARMI, FULVIO CONTI, LUIGI ROTH,
CATTANEO, PERFINO ’O GUARGUAGLONE NON VERREBBE DEFENESTRATO: CONFERMATO
ALLA PRESIDENZA DI FINMECCANICA - 3- LA BUFERA LIBICA E I GUAI DEL
BANANA COSTRINGONO LETTA E TREMONTI A UNA TREGUA - 4- QUALCHE
CAMBIAMENTO DI NOMINA PUBBLICA POTREBBE RIGUARDARE L’USCITA DI MEMBRI
VICINI A CASINI O FINI A FAVORE DI UOMINI DI FEDE LEGHISTA. MA NON NEI
VERTICI - 5- ANCHE PERCHÉ SULLO SFONDO DELLA PARTITA NOMINE PENDONO DUE
INCHIESTE GIUDIZIARIE: LA "P4" CHE COINVOLGE SIA SCARONI SIA LETTA. LA
SECONDA È L’"OPERAZIONE MALTA", E RIGUARDA IL BRACCIO DESTRO DI TREMONTI
MARCO MILANESE
Marcello Zacche' per "Il
Giornale"
Tutto così com'è. I vertici delle
grandi società a controllo pubblico - Eni, Enel, Terna, Finmeccanica,
Poste, tutti in scadenza- resteranno gli stessi, salvo qualche piccolo
aggiustamento. A 20 giorni dal termine per la presentazione delle liste
per i consigli d'amministrazione (previsto tra il 2 e il 4
aprile),l'orientamento che arriva da Roma è questo. E non solo per gli
amministratori delegati, ma anche per i presidenti che in alcuni casi
sembravano destinati a lasciare la mano.
Così sono saldi più che mai, all'Eni,
l'ad Paolo Scaroni e il presidente Roberto Poli: toccare la governance e
la squadra Eni in questo delicato momento significherebbe lanciare nuovi
manager sul fronte della polveriera libica e più in generale su quello
della politica energetica in piena crisi petrolifera.
Nessun problema anche all'Enel, per
l'ad Fulvio Conti e il presidente Piero Gnudi; e per la coppia Flavio
Cattaneo e Luigi Roth di Terna. Rimane al vertice di Finmeccanica anche
Pier Francesco Guarguaglini, presidente e ad, che pure quest'estate
sembrava spacciato per l'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto la
moglie, Marina Grossi, ad della controllata Selex. Guarguaglini, mai
indagato, ha recuperato terreno al punto che per lui si prospetta la
conferma alla presidenza, con l'assegnazione di deleghe pesanti (si
parla dell'estero che per Finmeccanica è quasi core business).
Mentre per la guida operativa
potrebbero arrivare due manager del gruppo a spartirsi le deleghe:
Giuseppe Orsi, oggi ad di Augusta Westland, fortemente voluto dalla
Lega, e Giuseppe Zampini di Ansaldo Energia. In ogni caso il ruolo di
Guarguaglini resterebbe strategico.
Qualche certezza in meno esiste su
Poste, società non quotata, nella quale Massimo Sarmi è ancora più saldo
al comando dopo aver presentato un bilancio record con un miliardo di
utile netto. E dopo aver risposto alla chiamata di Giulio Tremonti per
la Banca del Sud. Eppure anche in questo caso il disturbo della Lega si
fa sentire e il nome che continua a girare è quello di Danilo Broggi,
oggi alla Consip.
A lasciare le
cose relativamente immobili è il combinato disposto tra eventi esterni e
clima interno al palazzo. Sul primo fronte,come detto,l'instabilità
internazionale sconsiglia di modificare gli assetti di gruppi attivi
all'estero come Eni e Finmeccanica. Mentre per quanto riguarda il
secondo lato si registra un sostanziale stallo tra i due king maker
delle nomine: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni
Letta e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
Entrambi sono dati in eterno contrasto
sui nomi e le strategie. Ma proprio per questo, in un momento politico
di particolare incertezza e di inedita debolezza per il centrodestra, il
mantenimento dello status quo appare la soluzione più saggia e meno
invasiva. Anche perché sullo sfondo della partita nomine pendono due
inchieste giudiziarie che, almeno in linea teorica, indeboliscono
entrambi i contendenti. Due inchieste napoletane: la prima, guidata dai
pm Woodcock e Curcio e denominata «P4», riguarda una presunta
organizzazione segreta che influenza istituzioni e affari, e coinvolge
come testimoni sia Scaroni sia Letta. La seconda, emersa qualche tempo
fa, è l'«operazione Malta», e riguarda il braccio destro di Tremonti
Marco Milanese.
L'altro elemento che sembrava poter
incidere su qualche cambiamento è il desiderio della Lega di contare di
più. Ma l'orientamento emerso è quello di tutelare il mercato e gli
investitori esteri senza dare l'impressione che le nomine, ancorché
quelle di presidenti non operativi, rispondano a logiche politiche.
Dunque qualche cambiamento di nomina pubblica, nei cda, potrebbe
riguardare l'uscita di membri vicini a Casini o Fini a favore di uomini
di fede leghista. Ma non nei vertici.09-03-2011]
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IL RIBALTONE
DEL PECORARO - COME MAI l’ex ministro DI AMATO E PRODI VIENE SALVATO
DALLE INDAGINI DI WOODCOCK DAL VOTO DEL CENTRODESTRA? Contro solo Pd e
Idv! - Come se il caso Pecoraro Scanio fosse una prova generale del
salvataggio del premier nel caso Agcom-Trani oggi e magari domani nel
caso Ruby (TUTTI INTERCETTATI, NESSUN INTERCETTATO!)... Marco
Lillo da "Il
Fatto Quotidiano"
Leader dell'ambientalismo italiano dal
dicembre 2001 al luglio 2008, ministro delle Politiche agricole nel
governo Amato e dell'Ambiente nell'ultimo governo Prodi. Candidato alle
primarie come leader del centrosinistra nel 2006, Pecoraro Scanio non
era un politico qualsiasi. Lunedì scorso la Camera lo ha salvato negando
al tribunale dei ministri la possibilità di usare le intercettazioni
telefoniche del pm Henry John Woodcock per processarlo.
Eppure la politica ha rimosso il
problema. In suo favore hanno votato il Pdl e i radicali più - con il
trucchetto dell'astensione - Udc, Lega, Fli. Contro l'ex ministro del
centrosinistra si son ritrovati solo i partiti del centrosinistra: Pd e
Idv. Il dibattito successivo è stato lo specchio di questo ribaltamento.
Come se il caso dell'ex ministro fosse una prova generale del
salvataggio del premier nel caso Agcom-Trani oggi e magari domani nel
caso Ruby.
Nessuno si è curato del merito della
richiesta del Tribunale dei ministri. Eppure quelle carte, che
imbarazzano destra e sinistra, meritano di essere lette. A partire dalla
motivazione della richiesta del Tribunale dei ministri: "Dalle
intercettazioni emerge che l'imprenditore Mattia Fella si è interessato
al reperimento di una sede (nel centro di Roma) per una fondazione che
sarebbe stata intitolata al ministro nonché all'acquisto per conto del
ministro, di un terreno nei pressi di Bolsena dove quest'ultimo avrebbe
dovuto realizzare un complesso agrituristico dotato di piscina ed
eliporto. lnfine, dalle predette telefonate risulta che il ministro ha
sempre manifestato disponibilità a esaudire le richieste del Fella".
Ecco perché i giudici chiedevano al
Parlamento di usare le intercettazioni: "le conversazioni telefoniche
cui ha preso parte Alfonso Pecoraro Scanio costituiscono la prova
dell'esistenza di sistematici accordi illeciti di natura corruttiva fra
l'ex ministro e Fella in base ai quali il primo poneva in essere, in
favore del secondo, atti e prestazioni relative alla pubblica funzione
da lui esercitata ricevendo in cambio da quest'ultimo i più disparati
favori e utilità.
In particolare, dalle telefonate fra
Fella e Pecoraro Scanio si evince chiaramente , tra le altre cose, che
il primo ha sostenuto le spese per vari soggiorni turistici e
spostamenti del ministro, interessandosi a volte anche della scelta
della destinazione, occupandosi dei minimi dettagli dei viaggi (dalla
scelta delle stanze d'albergo al soggiorno dei collaboratori del
ministro, ecc.) ed accontentandolo in tutte le richieste relative al
comfort nelle strutture alberghiere".
Fella ambiva a stipulare convenzioni
con il ministero e con l'Apat e alla nomina del fratello gemello
Stanislao Fella come membro di una commissione ministeriale (incarico
retribuito con circa 40mi-la euro), il ministro in cambio del suo
interessamento avrebbe ottenuto: "numerosi trasferimenti e spostamenti
con un elicottero interamente pagato da Fella per un importo pari a 120
mila euro; numerosi viaggi-soggiorno in Italia e all'estero (Stati
Uniti, Parigi, Saturnia, Milano, Perugia) per un valore pari a diverse
decine di migliaia di euro; l'acquisto di un terreno - pagato 265 mila
euro interamente da Fella - da utilizzarsi per l'edificazione di un
agriturismo biologico e di una villa con annessa piscina ed eliporto,
destinata alla persona del Pecoraro Scanio" tra l'altro in zona
destinata a verde agricolo, aggiungono i magistrati con sorpresa, visto
l'incarico dell'indagato.
Ora il Tribunale dei ministri dovrà
decidere se procedere senza intercettazioni. Le telefonate erano
fondamentali ma il previdente Woodcock - prima di spedire tutto a Roma
per ragioni di competenza - aveva sentito a verbale decine di testimoni.
Tra questi l'ex segretario particolare del ministro Pecoraro, Renato
Mazzocchi, che ha raccontato così la storia del terreno sul lago di
Bolsena:
"Fella propose al Ministro che lo
avrebbe portato a vedere questo posto. Andarono lì, un fine settimana, e
mi ricordo che in quell'occasione, il lunedì avevamo un incontro
istituzionale, io raggiunsi il Ministro con la macchina di servizio
lunedì mattina, in questo agriturismo (...) al Ministro interessava il
posto, perché gli era piaciuto e quindi propose a Mattia Fella di
acquistare un terreno lì per poi costruire una casa o eventualmente un
agriturismo (...) Fella mi ha detto che ha acquistato questi terreni e
mi ha anche detto che lo stesso Ministro aveva ingaggiato anche un
ragazzo per la progettazione di questo agriturismo, che all'inizio
doveva essere solamente la casa del Ministro, poi da casa si è trasformò
in agriturismo e appartamento sopra per il Ministro".
Chi avrebbe pagato? "Da quello che
diceva il Fella", spiega sempre Mazzocchi, "il ministro non aveva mai
cacciato dei soldi per l'acquisto di questi terreni, anche perché da
quello che mi risulta, erano stati solo acquistati da Fella".
Il pm si sorprende ma Mazzocchi spiega
serafico: "Pecoraro Scanio ha un cattivo rapporto con il denaro...
almeno per quello che è stato il mio mandato, è più quello che ci ho
rimesso che quello che mi è stato dato. Cioè con Alfonso Pecoraro Scanio
si inizia la mattina con il caffè e si finisce la sera con il pranzo,
paghiamo tutto noi, nel senso che: si è in dieci al bar, il segretario
particolare paga; si va a cena, il segretario particolare paga; si
prendono cento caffè al giorno...guardi, non ha mai pagato, cioè io...
non mi ha mai offerto un caffè, l'ho sempre pagato io".10-03-2011]
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1- SULLA BILANCIA DEL CORRIERE DI FLEBUCCIO SALE, PER GERONZI, TARAK
BEN AMMAR - 2- PRIMO CALCIO DEL BERLUSCONE TUNISINO: "PERCHÉ DELLA VALLE
DICE DI CREDERE NEL FUTURO DELLA RCS E DI ESSERE PRONTO A INVESTIRCI PIÙ
SOLDI E POI CHIEDE A GENERALI, CHE DI RCS È AZIONISTA, DI VENDERÀ LA SUA
QUOTA? MI SEMBRA UN CONTROSENSO" - 3- SECONDA BOTTA: "IN GENERALI IL
POTERE OPERATIVO LO HA PERISSINOTTO, NON GERONZI. LEGGO SUI VOSTRI
GIORNALI CHE ALCUNI AMMINISTRATORI SI STANNO INTERROGANDO SULLA
CONGRUITÀ DI CERTE OPERAZIONI FATTE IN RUSSIA E CON IL FINANZIERE
KELLNER. SE FOSSI DELLA VALLE MI PREOCCUPEREI PIÙ DI QUELLE CHE DI RCS"
- 4- "POI PENSO CHE DIEGO POTREBBE ESSERE SOSPETTATO DI UN PICCOLO
CONFLITTO DI INTERESSI. LUI È AZIONISTA DI RCS, MA NON DI GENERALI. COME
AMMINISTRATORE DI GENERALI HA DIRITTO DI PARLARE, MA IN CONSIGLIO. E
COME SOCIO DI RCS PUÒ PARLARE, MA NON ALIMENTARE IL SOSPETTO DI FARLO
PER IL PROPRIO INTERESSE" -
Paolo Madron per il "Corriere
della Sera"
Lunedì 7 marzo Tarak Ben Ammar è
venuto per poche ore a Milano dove «non metteva piede da un mese» perché
doveva occuparsi delle sue aziende in Tunisia. Ovvero degli studios di
Cartagine dove, per dirne una, Jean-Jacques Annaud ha appena finito di
girare «Oro nero» , colossal epico con Antonio Banderas, ma soprattutto
di Nesma, la televisione che gestisce in comproprietà con Mediaset. Ma
dove voleva anche «dare una mano a costruire la democrazia nel suo
paese» .
Però, siccome in Italia le cose non
stanno ferme e tra signori del salotto buono si litiga su chi ha ormai
fatto epoca e chi invece vorrebbe farla, ha pensato bene come
consigliere di Mediobanca e di Telecom, nonché amico da sempre di Silvio
Berlusconi, d'esser titolato a dire la sua sulle vicende che stanno
mettendo l'un contro l'altro capitalisti e capitali.
Signor Ben Ammar, perché secondo lei il denaro dei fondi sovrani non
puzza?
«Perché trovo ipocrita scoprire solo adesso che non c'è democrazia nei
paesi dei fondi sovrani arabi, specie in quelli che come produttori di
petrolio fanno affari con l'Occidente. Per non dire di altri paesi, come
Russia, Cina e Iran» .
Finora però nessun capo di fondi sovrani aveva bombardato la sua
gente.
«Infatti per quel che riguarda la Libia è un problema molto serio» .
Lei che è tunisino non si era accorto che nel Nord Africa stava per
scoppiare la rivolta?
«Sapevo che i giovani tunisini avevano voglia di libertà, dignità e
lavoro. Quel che tutti non avevamo previsto è stata la rapidità con cui
il loro bisogno è esploso. Ma il sacrificio del giovane martire Bouzizi,
che si è dato fuoco diventando il simbolo della rivolta, ha risvegliato
nel popolo il senso dell'ingiustizia» .
Fino a ieri era buon amico di quel Ben Alì che adesso critica.
«Ben Alì ha estromesso dal potere la mia famiglia, mio zio Habib
Bourguiba, il padre dell'indipendenza tunisina. Ne ha consolidato i
risultati in fatto di libertà delle donne, educazione obbligatoria per
tutti e lotta al fondamentalismo. Ma malgrado le promesse non ha
instaurato la democrazia» .
Come è messo con i nuovi arrivati?
«Fouad Mebazaa, l'attuale presidente della Repubblica, fu capo gabinetto
e ministro di Bourghiba, così come il nuovo primo ministro Beji Caid
Sebsi era il titolare degli Esteri» .
E la sua televisione come si è comportata?
«Nesma, è stato l'unico tra i media arabi a criticare un regime ancora
al potere. Il 30 dicembre ha fatto una diretta dando voce agli
oppositori, tanto che il giorno dopo Ben Alì mi ha chiamato infuriato
minacciando di chiudere l'emittente» .
Tremonti sostiene pragmaticamente che i sovrani passano ma i fondi
restano.
«E ha ragione, sono il frutto della ricchezza della terra araba. Sono
del suo popolo, e non di un solo leader» .
Secondo lei il governo italiano non deve rimproverarsi di aver
accolto Gheddafi con tutti gli onori e dato corda alle sue bizze?
«Ognuno ha i suoi metodi e costumi. Nel caso di Berlusconi e Gheddafi
l'obiettivo era che l'Italia riconoscesse che il colonialismo dell'epoca
fascista fu un'ingiustizia e un errore storico. Il fatto che sia stato
l'unico paese occidentale a farlo rimarrà nella storia» .
Abdulhafed Gaddur, l'ambasciatore libico a Roma, che è stato molto
legato a Gheddafi, ha abiurato per tempo.
«Gaddur è patriota libico e una persona molto per bene, è stato
l'architetto della pace tra il suo paese e Italia. Se lui ha rinnegato
Gheddafi, avendo la sua famiglia in Libia, vuol dire che è venuto a
conoscenza delle atrocità del regime. Il suo non è stato opportunismo,
ma coraggio» .
Veniamo a cose più prosaiche, e più italiane. Lei sta con Geronzi o
Della Valle?
«Io non amo la polemica pubblica tra un presidente e un amministratore,
i panni sporchi si lavano in famiglia» .
Della Valle dice che il mondo cambia e anche il capitalismo italiano
deve cambiare di conseguenza.
«Condivisibile. Ma perché dice di credere nel futuro della Rcs e di
essere pronto a investirci più soldi e poi chiede a Generali, che di Rcs
è azionista, di venderà la sua quota? Mi sembra un controsenso».
Della Valle dice anche: basta con chi comanda senza metterci i soldi.
«Primo: in Generali il potere operativo lo ha Giovanni Perissinotto, non
Geronzi. Leggo sui vostri giornali che alcuni amministratori si stanno
interrogando sulla congruità di certe operazioni fatte in Russia e con
il finanziere Kellner. Se fossi Della Valle mi preoccuperei più di
quelle che di Rcs. Secondo: la partecipazione della compagnia in Rcs
risale a molto tempo prima che Geronzi ne diventasse presidente. Sul
tema poi penso che Diego potrebbe essere sospettato di un piccolo
conflitto di interessi».
Cioè?
«Lui è azionista di Rcs, ma non di Generali. Come amministratore di
Generali ha diritto di parlare, ma in consiglio. E come socio di Rcs può
parlare, ma non alimentare il sospetto di farlo per il proprio
interesse. Anche se ammetto che la società convive con un peccato
originale: l'avere un patto di sindacato che vincola quasi il 70%delle
azioni di una compagine con troppi soci» .
Lei è amministratore di Mediobanca, che è primo azionista di Rcs.
Invece di parlare si faccia promotore del suo scioglimento.
«Posso dirlo in consiglio di Mediobanca, non sui giornali. Altrimenti
ripeterei l'errore di Della Valle. Ma in passato ho dichiarato che un
giornale deve avere un editore, non 17. Se Della Valle vuole il Corriere
chieda lo scioglimento del patto e se lo compri. Faccia l'editore,
mestiere che gli piace particolarmente» .
Per sciogliere un patto bisogna che gli altri siano d'accordo. Lei lo
è?
«Se usciamo tutti dal patto Rcs io sono perché lo faccia anche
Mediobanca. Per il Corriere si copi Le Monde, che ha un paio di
azionisti forti più delle quote in mano ai giornalisti» .
Se lei fosse stato Geronzi avrebbe fatto quell'intervista al
"Financial Times"che tanto ha urtato i soci?
«No, non l'avrei fatta così. Ma conoscendo bene Geronzi so che voleva
dire che una società italiana così importante per il bene del paese non
può ignorare il sistema economico dove opera» .
Più che per quello del paese, gli azionisti vogliono che operi per il
loro bene.
«Gli azionisti non si sono irritati per l'intervista al Financial Times,
quanto perché sanno che in un sistema di investimenti che non si tiene
sono scarse le possibilità di migliorare i risultati» .
In che senso non si tiene?
«Siccome non faccio parte del consiglio di Generali non voglio
commentare» .
Il suo amico Vincent Bolloré è contento di come sta andando la
compagnia di cui è vicepresidente?
«Avendo investito molto in Mediobanca è chiaro che per Bolloré Generali
è sempre stata importante. E'contento dalla presidenza di Geronzi, della
qualità del consiglio, un'opinione che del resto lo stesso Della Valle
ha fatto sua» .
Pensa che il capitalismo di
relazione in Italia sia in affanno?
«E'così in tutto il mondo, anche se il capitalismo di relazione è quello
che ha portato il sottoscritto nei consigli di Mediobanca e Telecom, e
Della Valle in quelli di tante altre società» .
A
proposito di Telecom. Riconfermerete Franco Bernabé alla sua guida,
magari come presidente?
«Decide Telco, ma posso dire come amministratore che siamo contenti dei
conti, della riduzione del debito e delle strategie in Sud America.
Dunque di Bernabé che ne è l'artefice» . 10-03-2011]
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1- RISSA TRA COATTI TRA LO SCARPARO MARCHIGIANO E IL BANCHIERE DEI
COLLI LAZIALI - 2- L’INTERVISTA DI TARAK BEN AMMAR SUL CORRIERE DI
FLEBUCCIO FA ESPLODERE IL FEGATO DI DIEGUITO: "GERONZI SI VERGOGNI PER
IL COMPORTAMENTO CHE STA TENENDO E PER L’IMBARAZZO IN CUI STA METTENDO
LA SOCIETÀ E LE PERSONE CHE CI LAVORANO" - 3- E VOLANO SCARPATE
CHIODATE: "SORVOLANDO SULLA QUANTITÀ DI STUPIDAGGINI DETTE, CHE NULLA
AGGIUNGONO ALLA REPUTAZIONE DEL PERSONAGGIO INTERVISTATO, TROVO
GRAVISSIME LE SUE AFFERMAZIONI CHE RIGUARDANO LE ASSICURAZIONI GENERALI,
TANTO PIÙ SE SI CONSIDERA CHE IL SIGNOR BEN AMMAR È UNA PERSONA A
DISPOSIZIONE DI GERONZI E NON SOLO SUA NELL’AMBITO DEL CONSIGLIO DEL
LEONE" - 4- BEN AMMAR HA SUBITO REPLICATO: "SONO ONORATO DI ESSERE AMICO
DI GERONZI DA ANNI, E DELLA VALLE CONFONDE LEALTÀ ED AMICIZIA CON UN
PRESUNTO SERVILISMO PERCHÉ FORSE AVENDO IO UN NOME ARABO MI SCAMBIA PER
"L’IMMIGRATO DI SERVIZIO"" - 5- AMORALE DELLA RISSA: TRA I DUE LITIGANTI
GODE IL TERZO POTERE (ABRAMO BAZOLI) -
S. Bo. per il
Corriere della Sera
"Cesare Geronzi farebbe bene a
vergognarsi per il comportamento che sta tenendo e per l'imbarazzo in
cui sta mettendo la società e le persone che ci lavorano» . Diego Della
Valle interviene con una nota dopo l'intervista a Tarak Ben Ammar
pubblicata ieri sul Corriere della Sera. L'imprenditore marchigiano,
consigliere del Leone, lancia il nuovo affondo nei confronti del
presidente delle Generali per le dichiarazioni rilasciate nel colloquio
dall'imprenditore franco-tunisino, consigliere di Mediobanca espresso
dal nucleo dei soci francesi guidati da Vincent Bolloré.
Dice Della Valle: «Sorvolando sulla
quantità di stupidaggini dette, che nulla aggiungono alla reputazione
del personaggio intervistato, trovo gravissime le sue affermazioni che
riguardano le Assicurazioni Generali, tanto più se si considera che il
signor Ben Ammar è una persona a disposizione di Geronzi e non solo sua
nell'ambito del consiglio del Leone», dove Bolloré è vicepresidente.
Ben Ammar ha subito replicato: «Sono
onorato di essere amico di Geronzi da anni, e Della Valle confonde
lealtà ed amicizia con un presunto servilismo perché forse avendo io un
nome arabo mi scambia per "l'immigrato di servizio". Ma c'è una
differenza: mentre lui, italiano, sta attaccando il presidente di una
delle più grandi società italiane, io invece dedico il mio tempo alla
costruzione della democrazia nel mio Paese, la Tunisia, che rappresenta
oggi un esempio mondiale di solidarietà e coraggio» .
Nell'intervista al Corriere Ben Ammar
sottolinea che a Trieste il potere operativo lo ha il group ceo Giovanni
Perissinotto e non Geronzi. Poi invita Della Valle, che ha chiesto che
il Leone esca da Rcs vendendo il proprio 3,7%, a preoccuparsi non della
quota Rizzoli, società della quale lo stesso imprenditore della Tod's è
azionista con il 5,4%, ma di operazioni del Leone «fatte in Russia e con
il finanziere Kellner» sulla cui congruità, aggiunge Ben Ammar «leggo
sui vostri giornali che si stanno interrogando alcuni amministratori» .
L'imprenditore franco tunisino dice
poi che i soci di Generali si sono irritati non per l'intervista di
Geronzi al Financial Times ma «perché sanno che in un sistema di
investimenti che non si tiene sono scarse le possibilità di migliorare i
risultati» , affermazione che non commenta perché, spiega, non fa parte
del consiglio triestino.
Ecco dunque che Della Valle nella nota
sottolinea che «voler insinuare faziosamente una cattiva gestione» delle
Generali «è un fatto grave e soprattutto falso, che rispecchia
perfettamente la strategia di delegittimazione del management messa in
atto da Geronzi». Obiettivo del presidente della compagnia, secondo
l'imprenditore marchigiano, è «indebolire chi guida l'azienda con ampio
mandato ricevuto dal consiglio di amministrazione, per cercare poi di
mettersi lui al centro delle cose che contano» .
Il tentativo di indebolire il
management «è come noto miseramente fallito e Geronzi farebbe bene a
prenderne atto, evitando così ridicoli e inutili comportamenti come
quello messo in atto facendosi supportare e sostenere da uno come Ben
Ammar» .
«Da quando Geronzi e i suoi dipendenti
sono arrivati alle Generali, non passa purtroppo giorno che la compagnia
non venga portata alla ribalta sui mezzi di comunicazione, trascinata
spesso in polemiche di bassissimo livello e soprattutto inesistenti
nella realtà. Vorrei ricordare a Geronzi che le Generali sono una delle
più importanti società italiane ed europee, che contribuiscono
moltissimo a tenere alta la reputazione del Paese e vanno trattate con
tutto il rispetto e la serietà che si meritano» .
Ben Ammar
nella sua replica afferma «che la qualità degli amministratori» di
Generali «è tale da non avere bisogno» di lui «come portavoce» . E
aggiunge: «Peraltro non ho mai espresso giudizi in merito a una cattiva
gestione» . Quindi conclude: «Non posso che essere felice di apprendere
dal consigliere Della Valle che le Generali vanno bene in quanto, come
consigliere di Mediobanca» , la compagnia triestina rappresenta «un
asset importante e strategico» . 11-03-2011]
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IL TERREMOTO NIPPONICO SPAVENTA LE BORSE ASIATICHE (L’EUROPA APRE IN
CALO) - PIL 2010 A 1,2% - L’INFLAZIONE TEDESCA SALE AL 2,1% - AOL TAGLIA
POSTI MA RISPARMIA L’HUFFINGTON POST - TEGOLA PER IL BANCO SANTANDER:
L’AD CONDANNATO E INIBITO ALLA PROFESSIONE - TWITTER PREVEDE IL DOW
JONES - GDF-SUEZ ALLA PROVA DEL BOND - MICHELI IN CATTEDRA ALL’ABI - LA
TELA DI BONDI E LA CORSA PARMALAT…
1. BORSE EUROPEE: ANDAMENTO LISTINI ORE 10.00...
(ASCA) - Ultima borsa rilevazione var% stato
Milano 22725,71 +0,02 aperta
Londra 5835,94 -0,16 aperta
Parigi 3944,11 -0,50 aperta
Francoforte 7008,26 -0,78 aperta
Zurigo 6376,52 -0,44 aperta
Amsterdam 360,32 -0,50 aperta
Madrid 10445,20 +0,09 aperta
2. BORSA: ASIA IN CALO, TERREMOTO SPAVENTA TOKYO...
(ANSA) - Il terremoto che ha colpito il Giappone
spaventa le Borse. Chiusura in calo per i mercati asiatici gia' provati
dall'instabilita' provocata dai disordini in Medio Oriente e sulle
attese dei dati Usa attesi per oggi sulla fiducia dei consumatori e
sulle vendite al dettaglio. In calo dell'1,5% sia Honda Motor che
Toyota. Giu' BHP Billiton (-1%). Nella tabella l'andamento degli indici
di riferimento delle principali Borse dell'area Asia-Pacifico. - Tokyo
-1,72% - Hong Kong -1,94% (in corso) - Shanghai -0,79% - Taiwan -0,87% -
Seul -1,31% - Sydney -1,17% - Mumbai -1,26% (in corso) - Singapore
-1,48% (in corso) - Bangkok -1,32% - Giakarta -1,56% (in corso)
3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 11 MARZO...
Radiocor - Milano: intervento del Governatore della
Banca d'Italia, Mario Draghi, al seminario 'Mafie a Milano e nel Nord:
aspetti sociali ed economici'.
Vicenza: incontro 'Federalismo, avanti
chi puo! Federalismo a piu' velocita': una spinta concreta verso il
cambiamento', organizzato da Confindustria Veneto, Confindustria Vicenza
e Confindustria Lombardia. Partecipa, tra gli altri, Emma Marcegaglia,
presidente Confindustria; Roberto Zuccato, presidente Confindustria
Vicenza; Achille Variati, sindaco di Vicenza; Andrea Tomat, presidente
Confindustria Veneto; Alberto Barcella, presidente Confindustria
Lombardia; Antonio Costato, vice presidente Confindustria; Daniele
Franco, capo servizio Studi Bankitalia; Luca Zaia, presidente Regione
Veneto; Franco Bassanini, presidente Cassa Depositi e Prestiti.
Roma: convegno sul futuro delle reti
di comunicazione elettronica con l'a.d. di Telecom, Franco Bernabe',
l'a.d. di Winf Tlc, Luigi Gubitosi, l'a.d. di Bt Italia, Corrado Sciolla
e il presidente dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni,
Corrado Calabro'.
Roma: il ministro dello Sviluppo
economico, paolo Romani riunisce la Commissione di valutazione delle
dinamiche dei prezzi dei carburanti.
4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - FISCO: gettito invariato nel 2009, ma meno
contribuenti sopra i 70mila euro: nuovo redditometro dovrebbe essere
pronto in aprile (Il Sole 24 Ore, pag. 1- 2-3-31)
ENERGIA: entro poche settimane le
nuove norme sulle rinnovabili. Per il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, i timori degli imprenditori sono ingiustificati. E'
necessario adeguare gli incentivi (dai giornali)
IMPRESE: Necessario un taglio netto
alla burocrazia. Intervista a Giuseppe Tripoli, nuovo responsabile per
l'Italia per le Pmi (Il Sole 24 Ore, pag. 24)
SPAGNA: Moody's declassa rating per le
banche in rosso e debito fuori controllo (dai giornali) Per la crisi del
debito sovrano in corso in Europa la ristrutturazione del debito non
serve. Intervista a Carlos Braga, nuovo rappresentante della Banca
Mondiale in Europa (Il Sole 24 Ore, pag. 4)
CINA: la bilancia commerciale va in
rosso a febbraio (dai giornali). 'La politica del figlio unico pesa sul
futuro del welfare'. Intervista a Peter Lighte, presidente della JP
Morgan Chase Bank China (Il Sole 24 Ore, pag. 15)
ENI: potrebbe cedere Snam con il si'
del Governo. Produzione di petrolio in Libia si fermera' molto presto
(dai giornali)
EDISON: A2A chiede la proroga dei
patti (dai giornali)
FONSAI/GROUPAMA: speculazioni sulla
vendita della Milano (Il Sole 24 Ore, pag. 37)
PARMALAT: stretta dei fondi sulla
lista dei consiglieri. I brasiliani di Lacteos a Milano per incontri con
i legali e l'advisor Lazard (dai giornali) Il 'ramo secco' muove alla
conquista di Collecchio. Scenari da takeover (Il Sole 24 Ore, pag.38)
TELECOM: piu' forte in Argentina, sale
al 68% di Sofora. Mediobanca punta su Bernabe' presidente esecutivo (dai
giornali)
INTESA SANPAOLO: risponde a Antitrust
e chiude il nuovo caso Agricole (Il Messaggero, pag. 21)
UNICREDIT: Anthony Wyand possibile
candidato alla transizione, nuovi rumors su possibile uscita presidente
Dieter Rampl (Il Corriere della Sera, pag. 45)
CIR/COFIDE: tornano al dividendo nel
2010 (dai giornali)
POPOLARE VICENZA: un piano per
investire nel cinema (Il Sole 24 Ore, pag. 27)
FINMECCANICA: grandi manovra in vista
dei rinnovi delle nomine (Il Secolo XIX pag. 13)
TERMINI IMERESE: un flop i cavalieri
bianchi che vogliono salvarla (Il Fatto Quotidiano pag. 11)
SWATCH: l'Italia resta strategica.
Intervista al presidente, Arlette Emch (Il Sole 24 Ore, pag. 28) Il ceo
Nick Hayek stima un aumento dell'organico fino al 6% (Financial Times
pag.19)
LUSSO: Armani Tiffany e.....ecco i
prossimi deal (Il Mondo pag.30-31)
5. PIL: ISTAT, IN IV TRIMESTRE +1,5% SU ANNO, NEL 2010 +1,2% DATO
CORRETTO PER CALENDARIO...
(Adnkronos) - Nel 2010 il Pil corretto per gli effetti
di calendario e' aumentato dell'1,2 per cento. Nel quarto trimestre del
2010 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e
destagionalizzato, e' aumentato dello 0,1 per cento rispetto al
trimestre precedente e dell'1,5 per cento nei confronti del quarto
trimestre del 2009. Lo rende noto l'Istat ricordando che la stima
preliminare diffusa il 15 febbraio scorso aveva rilevato un aumento
congiunturale dello 0,1 per cento e una crescita tendenziale dell'1,3
per cento.
6. ISTAT, CRESCITA ACQUISITA 2011 +0,4%...
(ANSA) - La crescita acquisita per il 2011, quella che
si verificherebbe per il puro effetto trascinamento del 2010 se in tutti
e quattro i trimestri dell'anno si registrasse crescita zero, e' pari
allo 0,4%. Lo rende noto l'Istat, rivedendo a rialzo le stime
preliminari (+0,3%).
7. GERMANIA: A FEBBRAIO INFLAZIONE SALE AL 2,1 PER CENTO...
(Adnkronos) - A febbraio in Germania l'inflazione e'
salita al 2,1 per cento su base annua, il livello piu' alto dall'ottobre
2008. Lo comunica l'Istituto federale di statistica di Wiesbaden. Il
dato mostra una crescita dello 0,1 per cento rispetto alle stime
preliminari e vede un aumento rispetto al mese precedente dello 0,5%.
All'origine del balzo dei prezzi, soprattutto il rincaro dei prodotti
petroliferi e dell'energia elettrica.
8. L'ONDATA DI TAGLI AD AOL RISPARMIA L'HUFFINGTON POST...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Il colosso Aol taglia la forza lavoro del
20%, licenziando 950 persone di cui 200 negli Usa, in particolare nei
settori media e tecnologia, e 750 in India. La decisione é stata presa
dopo che Aol ha rilevato il sito e blog di notizie Huffington Post per
315 milioni di dollari. Nessuno dei 250 ex dipendenti del blog fondato
da Arianna Huffington dovrebbe essere licenziato.
9. TWITTER IL «FARO» DELLE IPO...
G. Ve. per "Il
Sole 24 Ore" - Un social network adatto a ogni occasione.
Se c'è chi ha visto in Twitter uno degli strumenti decisivi
dell'organizzazione delle rivolte in Nord Africa, non manca chi
attribuisce al sito di messaggistica online anche poteri divinatori del
mercato. Lo scorso autunno, un professore dell'Indiana University, Johan
Bollen, ha stupito la comunità finanziaria sostenendo che il social
network fosse capace di prevedere l'andamento dell'indice Dow Jones con
un accuratezza del 87%.
Ora Bollen ha incontrato qualcuno che
vuole mettere alla prova questa teoria: un fondo inglese, Derwent
Capital, è pronto a sbarcare su mercato ad aprile con un metodo a dir
poco innovativo: un sistema passerà al setaccio milioni di "tweet" per
cercare di capire il sentiment degli investitori e poi scommetterà di
conseguenza. L'avventura parte con 25 milioni di sterline di capitale e
un obiettivo ambizioso: ottenere, grazie al social network, un ritorno
fra il 15 e il 20 per cento.
10. GDF-SUEZ ALLA PROVA DEL BOND A 100 ANNI...
Ma. Ce. per "Il
Sole 24 Ore" - Cento anni sono una gran bel lasso di tempo.
Gli ultimi racchiudono fra l'altro un paio di guerre mondiali, l'ascesa
e il fallimento delle grandi ideologie e uno sviluppo economico senza
precedenti costellato da shock improvvisi. Proprio per questo, oltre che
naturalmente per i limiti biologici umani, è difficile per un
investitore concepire un titolo obbligazionario che vada a scadenza fra
un secolo. Eppure simili strumenti, definiti scherzosamente «matusalem
bond», esistono, anzi vengono emessi sempre più di frequente.
Negli ultimi giorni, per esempio, Gaz
de France Suez ne ha piazzato uno da 300 milioni riscuotendo un discreto
successo. Si sa, in tempi di rendimenti magri il 6,125% offerto dalla
utility transalpina non è cosa da poco e le richieste fioccano, con
buona pace delle massime di John Maynard Keynes sul lungo periodo. I
primi a fare la fila sono ovviamente fondi pensione e assicurazioni, e
non c'è da stupirsi perché questi strumenti si adattano a meraviglia
alle loro attività. A proposito, il bond centenario di Gdf è il primo
denominato in euro. Chissà se nel 2011 la moneta unica ci sarà ancora.
11. SCIVOLONE GIUDIZIARIO PER L'AD DEL SANTANDER...
Mi. C. per "Il
Sole 24 Ore" - Tegola in testa per il Banco Santander. Il
suo amministratore delegato, Alfredo Saenz, è stato infatti, non solo
condannato a 3 mesi di carcere, ma anche inibito da svolgere la
professione di banchiere, in relazione a una vecchia vicenda che risale
a una ventina di anni fa di recupero crediti, quando Saenz era
amministratore del Banesto, banca che ora fa parte del gruppo Santander.
Immediata la reazione di Emilio Botin
e della banca, che hanno espresso la loro solidarietà e ribadito la loro
fiducia al banchiere, anche se questo gesto (peraltro dovuto) certamente
non basta a Saenz per rimanere in sella e per cancellare la macchia. Per
questo è stato presentato ricorso nelle opportune sedi e c'è la speranza
che il banchiere possa essere riabilitato e continuare nel suo incarico.
Altrimenti il Santander dovrà cercarsi al più presto un nuovo
amministratore delegato. In casa o facendo shopping al di fuori. Inutile
dire che qualcuno già pensa ad Ana Patrícia Botin, figlia di Emilio e
attualmente a capo delle operazioni britanniche
12. SUMMIT ABI A FIRENZE, MICHELI IN CATTEDRA...
N. B. per "Il
Sole 24 Ore" - «La porti un bacione a Firenze / lavoro sol
per rivederla un dì». Quando Carlo Buti compose una delle più note
canzoni italiane non pensava certo all'Associazione bancaria italiana
che proprio nella città toscana riunirà un summit per discutere di
lavoro. Francesco Micheli, capo del Comitato per gli affari sindacali
dell'Abi, ha convocato la delegazione trattante dell'associazione
mercoledì 23 marzo nei dintorni di Palazzo Vecchio per discutere del
rinnovo del contratto nazionale degli oltre 300mila bancari italiani.
I manager chiamati alla scuola del
senior advisor del Ceo di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, discuteranno
di questioni fondamentali per le banche, strette tra ricavi che latitano
e costi che crescono: inquadramenti e mansioni professionali, recupero
dell'inflazione, retribuzione variabile, salario di produttività. Non
sappiamo se qualcuno di loro porterà un bacione a Firenze. Di certo però
ne torneranno con un piano di azione da contrapporre a quello dei
sindacati.
13. BONDI TESSE LA TELA PER RISPONDERE ALLA CORSA A PARMALAT...
Ettore Livini per "la
Repubblica" - La partita per il futuro della Parmalat si è
trasformata in una guerra di posizione in cui nessun protagonista sembra
disposto a scoprire le sue carte prima del 18 marzo, termine ultimo per
la presentazione delle liste per il cda in vista dell´assemblea di
aprile.
Skagen, Zenit e MacKenzie, i tre fondi
con il 15,3% del capitale che vogliono defenestrare Enrico Bondi, hanno
ultimato la loro proposta ma attendono probabilmente il deposito in zona
Cesarini. Il risanatore di Collecchio, come tradizione, tace.
Ma certo non sta con le mani in mano.
Mercoledì ha incontrato ancora una volta Gianni Letta a Roma. Ieri ha
avuto un meeting con alcuni azionisti anglosassoni, in attesa di capire
se ci sono i numeri per provare ad andare al braccio di ferro in
assemblea. E mentre Luca Cordero di Montezemolo - che con il suo fondo
Charme ha esaminato l´ingresso in Parmalat - ha ribadito il suo
interesse "intellettuale" sul dossier («sarebbe un peccato se andasse
fuori dall´Italia senza fare degli sforzi da parte di tutti»), i
brasiliani di Lacteos hanno avviato il loro roadshow tricolore in vista
di una possibile alleanza strategica con il gruppo.
Ieri si
sarebbero visti con consulenti vicini alla cordata dei fondi, ribadendo
di essere per il momento passivi ma dicendosi disponibili a esaminare
una fusione dopo l´appuntamento d´aprile. Chi sarà allora l´ad di
Collecchio allora resta tutto da vedere. L´impressione in effetti è che
prima di quella data sono da mettere in preventivo altri fuochi
d´artificio e che dietro le quinte i giochi non siano ancora chiusi del
tutto. 11-03-2011]
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In Mediobanca
STAT VIRTUS-TELECOM - A PIAZZETTA CUCCIA, PRIMO AZIONISTA DEL COLOSSO
TELEFONICO, SONO DIVISI SU BERNABé: rinnovamento nella continuità (Pagliaro
e NAGEL), continuità che porterà al rinnovamento (Ben Ammar e Bolloré) -
È una diversità non irrilevante E Dall’America, Bebé ha fatto sapere che
o resta capo azienda oppure lascia
Massimo
Mucchetti per il "Corriere
della Sera"
Il comitato nomine di Mediobanca,
riunito ieri in piazzetta Cuccia sotto la presidenza di Renato Pagliaro,
conferma lo stesso Pagliaro e il consigliere Tarak Ben Ammar nella lista
che Telco, la holding cui partecipano anche Telefonica, Generali e
Intesa Sanpaolo, deve depositare entro il 16 marzo per il consiglio di
Telecom Italia. La scelta fotografa le difficoltà del momento. Pagliaro,
infatti, intende spostare Franco Bernabé dalla poltrona di
amministratore delegato a quella di presidente, che Gabriele Galateri
dovrebbe lasciare. Promuoverebbe poi ad amministratori delegati Marco
Patuano e Luca Luciani, per l'Italia e il Sud America.
Nel comitato nomine, Marco Tronchetti
Provera ne ha disegnato i profili: più rotondo e affidabile il primo,
più spumeggiante il secondo. Nello stesso giorno, in un'intervista al
Corriere, Ben Ammar sostiene la conferma di Bernabé capo dell'azienda.
In Mediobanca c'è dunque diversità d'accenti: rinnovamento nella
continuità (Pagliaro e il management), continuità che porterà al
rinnovamento (Ben Ammar e Bolloré). È una diversità non irrilevante. Un
presidente con deleghe politiche tratta con i regolatori, parla con i
giornali, affronta i governi, presiede l'organo amministrativo, segue il
servizio legale.
Ma lascia agli amministratori delegati
investimenti, personale, budget, tecnologie, costruzione delle alleanze.
Il capo azienda ha i poteri dell'amministratore delegato. Se li avesse
da presidente, sarebbe un pdg alla francese. Questi tuttavia sono gli
estremi di un ragionamento entro il quale si ricerca un compromesso che
Bernabé dovrebbe avallare. Dall'America, Bernabé ha fatto sapere che o
resta capo azienda per costruire il futuro oppure lascia. D'altra parte,
la Federdirigenti di Telecom si è ieri schierata a favore degli attuali
vertici, Galateri compreso.
Nei giorni scorsi, il consiglio
uscente di Telecom aveva disegnato l'identikit del capo azienda ideale.
E l'indipendente Luigi Zingales ha proposto sul Sole 24 Ore che a
decidere sia proprio il consiglio indicato dai soci e non i soci
direttamente. Arun Sarin, gran capo di Vodafone, ingaggiò Vittorio Colao
come numero due con la prospettiva, non la promessa, della successione
di lì a qualche anno. Colao superò l'esame di Sarin e degli altri membri
del board a ciò deputati, e all'assemblea ci fu il passaggio delle
consegne.
Ma Telco è un'altra cosa. Nel 2007
impiegò più di sei mesi prima di scegliere, più contorta e
indecisionista di una maggioranza parlamentare. E questa volta si è
ridotta all'ultimo, parlando con il top manager solo alla fine. Eppure,
la posizione di Bernabé può aiutare a rispettare le scadenze. A lui va
bene la promozione di Patuano e Luciani a country manager per i due
principali mercati: lui stesso li ha lanciati consentendo loro di
emanciparsi da errori del passato.
Non è ancora il tempo di farli
amministratori delegati, e certo non giova all'equilibrio generale
l'averlo loro prospettato. Le posizioni di Bernabé e Galateri, d'altra
parte, hanno l'appoggio del socio spagnolo Telefonica, irritato per le
manovre italiane. E anche quello del ministero dell'Economia, Giulio
Tremonti, che ieri ha visto alcuni banchieri.
E Mediobanca? Fa sapere che i primi
colloqui con Bernabé procedono bene. Bene perché il top manager è venuto
a miti consigli o perché si profila un accordo per una successione
graduale nel tempo guidata dallo stesso Bernabé? La risposta verrà con
l'attribuzione delle deleghe. Per ora niente barricate.11-03-2011]
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- CON UNA PERFIDIA INFINITA E CHIRURGICA TRAVAGLIO Dà IL BENVENUTO TV
A GIULIANONE FERRARA, "UNO CHE IN VITA SUA HA FATTO IL PICCHIATORE
COMUNISTA, LA SPIA DELLA CIA, LA TROMBETTA DI CRAXI E BERLUSCONI, MA MAI
PER UN SOLO ISTANTE IL GIORNALISTA" - 2- "DA B. E FAMIGLIA, RICEVE GIÀ
TRE STIPENDI: DA DIRETTORE DEL ’FOGLIO’, DA RUBRICHISTA DI ’PANORAMA’,
DA EDITORIALISTA DEL ’GIORNALE’ (POI OGNI TANTO ARROTONDA: ORA CON LA
CIA, ORA CON TANZI, ORA CON LA DIARIA DI EURODEPUTATO ASSENTEISTA, ORA
CON QUELLA DI MINISTRO E PORTAVOCE). INSOMMA, È UN TIPO INDIPENDENTE’’ -
3- ULTIME RIGHE: "TRISTE DESTINO QUELLO DI FERRARA. FONDA ’IL FOGLIO’ E
NON LO COMPRA NESSUNO. SI CANDIDA AL MUGELLO E NON LO VOTA NESSUNO. FA
’OTTO E MEZZO’ E NON LO GUARDA NESSUNO. PERO’ LUI INSISTE. TANTO LO
PAGANO A PESO" -
Marco Travaglio per "il
Fatto Quotidiano"
L'intervista di Giuliano Ferrara a
Goffredo De Marchis, su Repubblica di ieri, andrebbe studiata nelle
scuole di giornalismo perché ha il raro pregio di sintetizzare chi è
Ferrara, cos'è la Rai e cos'è diventato il giornalismo italiano.
"L'Italia - esordisce Ferrara - è occupata non da B., ma da una
mentalità, da una cultura e da un modo di essere delle élite che mi fa
venire l'orticaria".
La palla del pallone pallista giunge
all'indomani degli ultimi dati sulle presenze dei politici nei tg Rai a
gennaio: B. ha totalizzato 6 ore e 40 minuti, il doppio di tutti gli
altri leader messi insieme. Dev'essere per questo che, da lunedì, avremo
Ferrara ogni santo giorno dopo il Tg1: per riequilibrare un po'.
De Marchis gli domanda che credibilità
può avere un conduttore che è anche consigliere del premier. Ferrara fa
l'offeso: "Non sono il consigliere di B. Faccio un giornale, scrivo
commenti... se lavorassi per B. il mio nome sarebbe nella lista dei
bonifici del ragionier Spinelli".
E qui il giovanotto si sopravvaluta: i
bonifici di Spinelli erano per le mignotte, tutte fra l'altro
carinissime, mica per ceffi come lui. E poi lui, da B. e famiglia,
riceve già tre stipendi: da direttore del Foglio, da rubrichista di
Panorama, da editorialista del Giornale (poi ogni tanto arrotonda: ora
con la Cia, ora con Tanzi, ora con la diaria di eurodeputato
assenteista, ora con quella di ministro e portavoce). Insomma, è un tipo
indipendente.
De Marchis gli ricorda le riunioni dei
giornalisti della ditta a Palazzo Grazioli. E lui barrisce orripilato:
"Di che parliamo? Posso andare a pranzo con chi mi pare? Montanelli non
andava a pranzo con Spadolini, coi segretari dei partiti? È
assolutamente normale per un giornalista andare dal premier".
Certo che è normale, ma a patto che il
premier non stipendi il giornalista. Altrimenti, in un paese serio, il
giornalista non deve mai occuparsi del premier. Montanelli incontrava
Spadolini (suo ex collega e direttore al Corriere), ma Spadolini non
stipendiava Montanelli. Infatti Montanelli criticava spesso Spadolini,
mentre Ferrara, quando proprio ha un attacco di temerarietà, scrive che
B. ha sbagliato cravatta.
Ora annuncia: "Il Cavaliere mi darà
mille occasioni per parlare male di lui" (sì, quando sbaglierà i calzini
o la tintura del toupet). Ma eccolo commentare i bunga bunga con
minorenni: "Sapevamo cosa faceva Gronchi nella sua vita privata? E
quello che combinava Merzagora?".
A parte la bruciante attualità di
Gronchi e Merzagora, abbiamo come il sospetto che, se i due avessero
telefonato in questura per far rilasciare una ladra marocchina minorenne
senza documenti che passava le notti con loro, la cosa si sarebbe saputa
e avrebbero dovuto dimettersi.
Ma per Ferrara il vero "scandalo è
sapere di Berlusconi quello che sappiamo". Osservazione più che
comprensibile, per uno che in vita sua ha fatto il picchiatore
comunista, la spia della Cia, la trombetta di Craxi e B., ma mai per un
solo istante il giornalista. Solo un paese malato può scambiare per
giornalista uno che detesta le notizie a tal punto da desiderare che non
si vengano a sapere. De Marchis gli domanda del processo Ruby, e lui: "È
un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e
magistrati".
Un processo messo in piedi da
magistrati e pedinatori: ma siamo matti? Dove andremo a finire, signora
mia. Nel '93 Ferrara bruciò in tv il bollettino dell'Intendenza di
Finanza per l'abbonamento Rai. Poi spiegò di averlo fatto per chiedere
le dimissioni dell'allora direttore generale Locatelli, accusato di aver
favorito gli affari di sua moglie. Locatelli non aveva condanne, ma per
il garantista Ferrara era colpevole lo stesso. Fortuna che gli abbonati
non gli diedero retta, altrimenti oggi la Rai non saprebbe come pagargli
un milione e mezzo per il nuovo programma.
Triste destino, quello di Ferrara.
Fonda Il Foglio e non lo compra nessuno. Si candida al Mugello e non lo
vota nessuno. Fa Otto e mezzo e non lo guarda nessuno. Però lui insiste.
Tanto lo pagano a peso.
LETTERA -
Il collettivo di via Dei Volsci colpisce ancora. Nella loro edificante
rubrichetta del mattino, Minimo Riserbo e Falbalaà giudicano il ritratto
di Travaglio su Giulianone Ferrara fatto con la "consueta precisione".
A parte il fatto che parlare di "consueta precisione" per Travaglio
appare una cortesia un po' leccacula, questa volta la perfidia di
Travaglio (che, nel caso di Ferrara, è invidia), fa cilecca.
Non è infatti per nulla vero che il Foglio non lo legge nessuno, la
trasmissione Otto e mezzo è ripianta da tutti coloro che non vogliono
veder gente scannarsi ma parlare serenamente, al Mugello Ferrara ci andò
conscio di perdere, come gesto di sfida.
Quel Bertoldo di Travaglio se ne sta invece sempre al riparo delle sue
tiritere antiberlusconiane, scrive articoli scritti già 200 volte, va a
parlare in teatri pre-parati senza contraddittorio, e rischia come può
rischiare Venditti facendo un concerto al Foro Italico. Bell'eroe.
Paolo11-03-2011]
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P4, PRIMO
INCONTRO BISIGNANI-WOODCOCK - TALPE NELLE FORZE DELL´ORDINE? - chi
AVVERTÌ CHE LE SIM SEGRETE ERANO INTERCETTATE? - I rapporti tra il
lobbysta di letta e i pm devono essere piuttosto buoni, visto che gli
sono stati restituiti gli oggetti sequestrati nelle perquisizioni,
compresi i titoli al portatore trovati dal suo autista. Che non sono
stati parcheggiati in Bankitalia
Dario Del
Porto per "la
Repubblica"
Il primo incontro è avvenuto un paio
di giorni fa, dunque con una settimana d´anticipo rispetto alla scadenza
del 15 marzo. Luigi Bisignani, attraverso i suoi avvocati aveva fatto
sapere alla Procura di Napoli di essere pronto a collaborare per fornire
tutti i chiarimenti ritenuti necessari dai magistrati che indagano su
dossier e ricatti del «sistema informativo parallelo».
Accusa e difesa hanno così concordato
un primo colloquio per individuare gli argomenti da affrontare nella
«presentazione spontanea» che dovrà prendere in esame tutti gli aspetti
centrali dell´indagine scandita in questi mesi da pedinamenti,
intercettazioni, perquisizioni e audizioni di testimoni di altissimo
profilo.
Sia gli avvocati Fabio Lattanzi e
Gianpiero Pirolo, sia la Procura smentiscono invece categoricamente che
si sia già tenuto un interrogatorio formale di Bisignani. D´altra parte
l´ampio spettro dell´inchiesta, condotta dai pm Francesco Curcio e Henry
John Woodcock con il procuratore aggiunto Francesco Greco, fa pensare
che Bisignani avrà bisogno di molto tempo per rispondere a tutte le
domande.
L´indagine rappresenta infatti lo
stralcio di un diverso fascicolo su illeciti in alcuni appalti per la
manutenzione ferroviaria. Indagando su questa vicenda i pm sono venuti a
conoscenza della storia di un imprenditore che, dopo essere stato
escluso da una gara, aveva presentato una denuncia poi insabbiata, forse
dalla stessa persona che gli aveva invece lasciato intendere di essere
in grado di farla camminare.
Gli accertamenti hanno poi condotto
gli investigatori alla scoperta di schede fornite da un commerciante
napoletano, intestate a extracomunitari ed usate, secondo l´accusa, per
le comunicazioni segrete fra i componenti del «sistema parallelo».
Non è indagato, ma viene definito
«coinvolto» in uno dei decreti di perquisizione eseguiti nei giorni
scorsi, il deputato del Pdl Alfonso Papa, sospettato di aver avvicinato
imprenditori in difficoltà con la giustizia offrendo notizie o una
presunta «copertura giudiziaria. L´unica persona formalmente sotto
inchiesta è il sottufficiale dei carabinieri Enrico La Monica.
Ma si indaga sull´ipotesi che il
gruppo potesse contare su altre "talpe" nelle forze dell´ordine grazie
alle quali procacciarsi le informazioni da utilizzare a fini illeciti.
Non a caso infatti nella prima fase delle indagini il «sistema» fu
avvertito che una delle schede sim segrete era stata individuata e
intercettata.
E questi elementi vengono ora letti
con grande attenzione dai magistrati, che stanno lavorando a ritmi
serrati cercando "blindare" il più possibile i contenuti del lavoro
svolto fino a questo momento. Su tutti gli argomenti emersi fino a oggi
saranno chieste spiegazioni a Bisignani, a cominciare dal suo contatto
con Papa e ai nodi legati al giro di schede sim che gravitava attorno a
un "dealer" del centro di Napoli.
Nell´indagine si fa riferimento anche
a flussi finanziari, appalti, erogazioni di fondi pubblici. Affari al
centro dei quali secondo gli inquirenti Bisignani si ritrovava spesso e
volentieri, forte dell´influenza maturata in tanti anni di
frequentazione nei piani più alti dei palazzi del potere. Il punto di
partenza però resta la gestione di notizie per confezionare azioni di
dossieraggio o di ricatto. Quella "macchina del fango" che costituisce
il nucleo centrale dell´inchiesta. Anche su questo, Bisignani potrebbe
aggiungere nuovi elementi alla ricostruzione della Procura.11-03-2011]
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COSA HANNO IN
COMUNE L’AMBASCIATORE USA IN ITALIA E CHIAMPARINO? LO STESSO GIUDIZIO
SUI SINISTRATI: “IL PD è UN PARTITO MORIBONDO, ORMAI SENZA FUTURO”, E IL
SINDACO USCENTE DI TORINO PREPARA LA SUA LEADERSHIP - ANCHE IL DEFILATO
ZINGARETTI ASSESTA IL COLPO A UN PARTITO “FATTO DA DIRIGENTI CHE PARLANO
SOLO MALE DI BERLUSCONI O SOLO MALE DEL PD” - CULATELLO S’INCAZZA,
VELTRONI FA IL PESCE IN BARILE, FRANCESCHINI SI RAMMARICA, E IL POMPETTA
SMASCELLATO GODE…
1 -
WIKILEAKS: IL PARTITO DEMOCRATICO È MORIBONDO...
Da "il
Fatto Quotidiano"
Un Partito democratico in "caduta",
"moribondo". Così l'ambasciata Usa di Roma nei rapporti ottenuti da
WikiLeaks, che L'Espresso pubblica oggi, descrivono il maggior partito
dell'opposizione. Una sinistra in via di estinzione, dunque, quella
ritratta dalla diplomazia americana che racconta di un Pier Luigi
Bersani buon ministro ma di un Massimo D'Alema vero leader.
E della parabola di Walter Veltroni
passato dall'essere un emulo di Robert Kennedy a un "whipping boy", una
sorta di giullare schiaffeggiato per gli errori altrui. Entusiasta,
invece, il giudizio Usa su Massimo D'Alema: "Altamente ambizioso, molto
furbo, intelligente, più pungente e dogmatico degli altri leader".
Nel 2007 per gli Usa Veltroni è "un
outsider e un volto nuovo, anche se da anni al centro della politica...
Ci sa fare con i media e dice di non essere mai stato veramente un
comunista".
Due anni dopo: "È ancora il capitano;
ma il Pd va alla deriva". "Dopo il trionfo di Berlusconi - si legge nel
rapporto - ha tentato diverse tattiche senza successo". E Bersani? Nel
2006, da ministro, sorprende piacevolmente la diplomazia. "Finalmente
abbiamo un interlocutore". Ma l'entusiasmo scema per il Bersani
segretario. C'è un solo cablogramma in cui si parli di lui.
2 - CHIAMPARINO CONDANNA IL PD "UN PARTITO ORMAI SENZA
FUTURO"...
Goffredo De Marchis per "la
Repubblica"
Non è un fulmine a ciel sereno perché
molti democratici temono la stessa fine. Ma Sergio Chiamparino squarcia
un velo: «Sono in una fase di pessimismo: il Pd non ha futuro». Voce dal
sen fuggita, fuori onda della trasmissione di Radio due Un giorno da
pecora. Poi il sindaco torinese precisa: «Penso che così com´è il
partito non ha futuro». Quasi peggio. Sembra mettere direttamente in
discussione l´attuale segretario Pier Luigi Bersani.
Al telefono, appena arrivato a casa a
Torino, chiarisce ancora: «È una frase decontestualizzata. Non ho
parlato con Bersani, ho sentito Migliavacca. L´ho spiegato anche a lui.
Quando ho qualcosa da dire non faccio battute, cerco di costruire un
discorso compiuto. Comunque che una fase si è chiusa, le elezioni non ci
sono più a breve. Ora arrivano le amministrative. Poi si dovrà aprire
una fase diversa».
Uno dei sindaci più amati del
centrosinistra, insieme con Matteo Renzi, scuote il Pd. Tutti e due sono
critici con la condotta del vertice. Le parole di Chiamparino fanno
addirittura temere un addio. Sarebbe un colpo durissimo. Ma per ora va
registrata l´ira di Bersani sul sindaco torinese. Che traspare dalla
reazione del coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca.
«Chiamparino ha esperienze politiche e di governo importanti, tali da
poter dare una mano al Pd - dice il dirigente vicino al segretario - .
Spiace quindi ascoltare battute che, ad ogni occasione, creano
disorientamento e non aiutano il lavoro di ricostruzione di cui ha
bisogno il Paese e di cui il Pd è protagonista».
C´è malizia in questa risposta, la
velata insinuazione che il sindaco, una volta chiusa l´esperienza
torinese, ambisca a scalare la leadership democratica. Lo pensano in
molti nella maggioranza del partito. «Ogni giorno una picconata, è
difficile fare dei passi in avanti», dice il capogruppo Dario
Franceschini. Ma il Pd resta sotto il fuoco incrociato dei suoi
dirigenti più autorevoli. Molti dei quali sono amministratori sul
territorio.
Anche le parole di Nicola Zingaretti
suonano come una sveglia per il gruppo dirigente, un allarme rosso. «A
volte i dirigenti del Pd sembrano dividersi tra chi parla solo male di
Berlusconi e chi parla male solo del Pd. Che noia», sbuffa il presidente
della Provincia di Roma. Che parla di un radicale cambio di passo: «Così
non si va da nessuna parte, forse è tempo di muoversi e pensare di
costruire qualcosa di veramente nuovo, non contro qualcuno ma
sicuramente senza padrini. Qualcosa per indicare una via e dire agli
italiani: tenete duro l´Italia ce la farà».
Proprio all´assemblea degli
amministratori locali democratici riuniti a Milano parlerà Bersani. Da
quella sede oggi arriverà la sua risposta agli attacchi, a dichiarazioni
che mettono in discussione la tenuta stessa del partito. Walter Veltroni
condivide molte delle critiche di Renzi e Chiamparino. Ma difende il
progetto complessivo: «Il Pd ha futuro. Anzi, ha grandi e intatte
possibilità, le stesse che aveva nel 2008. Proprio per questo il compito
è puntare sul Pd».
E Chiamparino?
«Crede nell´idea di un riformismo che abbia il partito al centro. Come
ha detto anche al Lingotto». Si preparano giorni difficili per la
segreteria Bersani. Giorgio Merlo lusinga Chiamparino cercando di
tamponare la falla: «Non possiamo permetterci di perdere una grande
risorse per la ditta». Sandro Gozi difende i destini democratici. Ma fa
notare: «Il futuro del Pd è tutto da costruire. Se il partito saprà
investire sulla nuova classe dirigente, sulle nuove forze e le idee
emergenti», precisa. 11-03-2011]
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FEDE &
POLITICA - LA LINEA BERLUSCONA DI TARCISIO BERTONE FA GIRARE I TACCHI Al
vaticanista Andrea Tornielli, SEGUACE DI RUINI: ADDIO A "IL GIORNALE" di
famiglia E APPRODO NELLA NUOVA PARROCCHIA DI MARIO PIO CALABRESI: "La
Stampa", una volta chiesa laica, prepara un sito d’informazione
cattolica per un pubblico internazionale: i in duplex con lo squalesco
Murdoch...
Carlo
Tecce per "il
Fatto Quotidiano"
Ormai c'è una diaspora al Giornale di
Alessandro Sallusti, già svuotato con l'addio di Vittorio Feltri e le
fughe a Libero. Prossima destinazione Torino, La Stampa di Mario
Calabresi. Il vaticanista Andrea Tornielli lascia il Giornale
berlusconiano, più volte in contrasto con la Chiesa, per un quotidiano
un tempo laico (azionista, borghese) e oggi in sintonia con la Santa
Sede. Così in sintonia che La Stampa prepara un sito d'informazione
cattolica, un portale italiano per un pubblico internazionale: i
contenuti saranno venduti ai media stranieri attraverso una società che
può distribuire il prodotto e attirare la pubblicità, forse la News Cop.
del magnate Rupert Murdoch.
I progetti di Calabresi s'incrociano
perfettamente con le richieste di Tornielli che - come dicono fonti
qualificate e come ieri ha scritto il Secolo d'Italia - faticava a
sopportare la linea di Sallusti con la Chiesa: morbida quando ignora
Ruby e i festini, durissima quando Famiglia Cristiana o un vescovo
criticano i vizi del Cavaliere.
Sallusti conferma con parole al miele
l'uscita di Tornielli: "È il più bravo vaticanista d'Italia. Va via
perché ha ricevuto un'offerta per lui importante. Nessun dissidio tra di
noi: è lui che decideva come e quando scrivere di Chiesa".
Il direttore del Giornale dimentica i
numerosi articoli senza firma e con un linguaggio criptico che - ricorda
sempre il Secolo d'Italia - da un paio di mesi, esattamente da gennaio,
completano le notizie sul Vaticano. Una penna diversa e meno
giornalistica di Tornielli, apprezzato per le sue riflessioni e la sua
cultura religiosa, e poco appassionato dei retroscena sul potere
vaticano.
Non è un caso che l'anonimo del
Giornale debuttò con una biografia-elegia di Tarcisio Bertone,
segretario di Stato e che Tornielli, vicino al cardinal sottile Camillo
Ruini, chiude i suoi 15 anni al Giornale con un'intervista al successore
Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.
E ora La Stampa di Torino, nel
150esimo dell'Italia unita, sarà l'epicentro per le notizie che
provengono da San Pietro. Tornielli completa una rosa di giornalisti
cattolici, cari al Vaticano e ai movimenti dei fedeli . L'ex vaticanista
del Giornale raggiunge Michele Brambilla, vicedirettore, autore di Gesù
spiegato a mio figlio e di Qualche ragione per credere con Alberto
Messori, l'editorialista del Corriere della Sera che Calabresi voleva
con sé a Torino. Ma Calabresi è riuscito a strappare Alberto Simoni
all'Avvenire, corrispondente a New York del quotidiano dei vescovi e
anche l'ex portavoce di Comunione e liberazione, Marco Bardazzi.
Il direttore del sito sarà Paolo
Mastrolilli, ex collaboratore di Radio Vaticana e per pochi mesi
responsabile della redazione romana de La Stampa. Il progetto di
Calabresi ha un valore editoriale e commerciale, ma consolida pure i
suoi ottimi rapporti con la Santa Sede: l'anno scorso è stato ospite al
meeting di Cl a Rimini e relatore a un convegno in Vaticano su media,
Internet e Chiesa.
Un titolo
impegnativo (e profetico), approfondito per tre giorni anche con
l'intervento finale di papa Benedetto XVI: "Scoprire il complesso
continente digitale per gestirlo con responsabilità per una
testimonianza missionaria anche in rete". Calabresi disse che a volte
"la realtà è testarda", per rispondere a chi temeva le notizie che
possono falsificare i fatti. Anche per non correre rischi, il Vaticano
benedirà La Stampa che investe migliaia di euro per un sito
d'informazione cattolica.
11-03-2011]
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1- DOPO I
PICCHIATORI ANDRINI & VATTANI, L’EX NAR FRANCESCO BIANCO ASSUNTO IN
ATAC, IL CAPOSCORTA ED EX PUGILE MARINELLI PIZZICATO A PIAZZARE I FIGLI
NELLE MUNICIPALIZZATE, UN ALTRO CASO INGROSSA LE FILE DEGLI
“IMPRESENTABILI” DI ALE-DANNO - 2- IL SINDACO DI PIGNATARO (CASERTA)
ARRESTATO QUESTA MATTINA PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA
ERA MEMBRO DELLA “SEGRETERIA POLITICA” DEL SINDACO, DOPO ESSERE STATO
CONSULENTE DEL CAPO DI GABINETTO DEL CAMPIDOGLIO - 3- ADERENTE ALLA
CORRENTE DI ALEMANNO “AREA”, GIORGIO MAGLIOCCA AVEVA LAVORATO ANCHE PER
LANDOLFI MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI. GIÀ NEL 2007 ERA STATO BECCATO
DAI GIORNALISTI LOCALI A CENA CON I MEMBRI DEL CLAN
LIGATO-LUBRANO-NUVOLETTA. FACEVA IL SINDACO IN CAMPANIA MA AVEVA ANCHE
UNO STIPENDIO DA 62MILA EURO AL COMUNE DI ROMA… IL PD CHIEDE UNA
COMMISSIONE D’INCHIESTA
1- ARRESTATO IL SINDACO DI PIGNATARO, ERA CONSULENTE DELLA SEGRETERIA
DI ALEMANNO AL COMUNE DI ROMA. L'ACCUSA: CONCORSO ESTERNO IN
ASSOCIAZIONE MAFIOSA
Da "Repubblica.it - Napoli"
Il sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, del Pdl,
è stato arrestato questa mattina dalla polizia con l'accusa di concorso
esterno in associazione mafiosa. Magliocca, che ha 37 anni, è avvocato
ed è stato consulente del ministero delle Telecomunicazioni quando era
retto da Mario Landolfi; recentemente è stato nominato consulente anche
dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
Secondo l'accusa, avrebbe consentito
al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che
erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al
sindaco. In particolare, anziché destinare una villa e alcuni
appezzamenti di terreno a scopi sociali, avrebbe permesso che l'edificio
fosse devastato, anche con l'asportazione degli infissi, e che i terreni
fossero coltivati. A Magliocca gli agenti della squadra mobile hanno
notificato ordinanze emesse su richiesta del procuratore aggiunto
Federico Cafiero de Raho e dei sostituti Giovanni Conzo, Alessandro
Milita e Liana Esposito.
Oltre a fare il sindaco di Pignataro
Maggiore, Magliocca nel dicembre 2010 era stato nominato ("per chiamata
diretta", secondo il consigliere Pd Athos De Luca) dirigente del Comune
di Roma: coordinatore di gabinetto della segreteria di Alemanno. Al
costo di 90 mila euro l'anno.
"Siamo sicurissimi che il sindaco
Magliocca, al quale rinnoviamo fiducia e solidarietà, non avrà
difficoltà alcuna a chiarire la sua posizione e ad evidenziare la sua
totale estraneità rispetto alle ipotesi di reato a lui attribuite". E'
quanto affermano, in una nota, l'onorevole Mario Landolfi,
vicecoordinatore regionale vicario della Campania del Pdl, e il senatore
Gennaro Coronella, vicecoordinatore provinciale del PdL di Caserta.
"Auspichiamo nel contempo che la magistratura, nei cui confronti
ribadiamo rispetto e fiducia - aggiungono Landoldi e Coronella - proceda
con la massima celerità all'accertamento della verità".
2- LA FOTOGALLERY DI MAGLIOCCA CON ALEMANNO, STORACE, LARUSSA,
COSENTINO...
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/03/11/foto/giorgio_magliocca-13468724/1
3- DA QUATTRO ANNI GIORNALISTI E OPPOSIZIONE ACCUSAVANO MAGLIOCCA:
"ANDAVA A CENA CON GLI ESPONENTI DEL CLAN CAMORRISTICO"
Raffaele Sardo per "La Repubblica - Napoli"
Un terremoto. A Pignataro l'arresto del primo cittadino Giorgio
Magliocca è arrivato di sorpresa, ma forse non del tutto inaspettato. Il
clima politico in paese è da anni surriscaldato proprio da vicende che
girano attorno all'amministrazione comunale e in particolare sull'uso
sociale dei beni confiscati al clan Ligato-Lubrano-Nuvoletta, referente
del clan di Lorenzo Nuvoletta di Marano, protagonista di assassini
eccellenti come quelli di Franco Imposimato e del carabiniere Salvatore
Nuvoletta.
Vi sono state denunce pubbliche, ma
soprattutto alla magistratura, per la vicenda del riutilizzo dei beni
confiscati ai boss della camorra. Protagonisti alcuni cronisti locali,
tra cui il giornalista Enzo Palmesano, e il capo dell'opposizione di
centro sinistra in Consiglio Comunale, Raimondo Cuccaro. Ed è proprio
quest'ultimo a rievocare le vicende che hanno portato all'arresto del
sindaco.
"Si - conferma Cuccaro - tra me e il
primo cittadino ci sono in corso azioni giudiziarie, perché nel
consiglio comunale del 5 giugno 2007, ripresi un'accusa del giornalista
Palmesano che aveva rivelato che il sindaco Magliocca era stato a cena
con esponenti locali del clan Ligato-Lubrano.
Nel corso del dibattimento, la cui
sentenza dovrebbe essere pronta per la fine di questo mese, i testimoni
ascoltati hanno confermato la presenza di esponenti del clan alla cena.
Ma le accuse a Magliocca non si fermano qui. Io stesso ho presentato
diversi esposti sul fatto che alcuni beni confiscati ed in particolare
la villa bunker di via del Conte, confiscata ai Ligato è stata ridotta
ad un rudere e ritornata di fatto nella disponibilità dei vecchi
proprietari, come pure i terreni".
Il 28 maggio 2007 i giornalisti Carlo
Pascarella e Davide De Stavola entrarono nella villa per documentare lo
stato di degrado dell'immobile e trovarono Pietro Ligato a colloquio con
l'imprenditore Tommaso Verazzo. Un episodio che poi ebbe come seguito
minacce di morte ai due cronisti.
Ma le intimidazioni sono arrivate in
varie occasioni anche per Enzo Palmesano, che ha sempre definito il suo
paese "la Svizzera della Camorra", Un luogo cioè dove gli affari i clan
continuano a farli in modo del tutto indisturbati. E per questo gli sono
arrivati proiettili in una busta, minacce telefoniche, molotov alla
porta della sua abitazione.
Ora l'arresto di Magliocca, accusato,
tra l'altro di "consentire ai camorristi di continuare a gestire e a
godere dei redditi derivanti dai beni", sembra aver chiuso il cerchio
sulle denunce fatte dall'opposizione e dai giornalisti di Pignataro.
Giorgio Magliocca venne eletto nel 2000 alla carica di consigliere
provinciale, in quota AN. Ed ha ha ricoperto l'incarico di presidente
della Commissione Attività Produttive.
Nel 2005 è stato riconfermato
consigliere provinciale del collegio Pignataro - Grazzanise. Nel luglio
del 2005 è stato nominato consulente giuridico-politico del ministro
delle Comunicazione, Mario Landolfi. Incarico ricoperto fino al 2006.
Nel 2006 è stato rieletto sindaco, dopo un primo mandato (2002-2005) con
quattro voti di scarto sulla lista di centro sinistra guidata da
Raimondo Cuccaro. Ha ricoperto la carica di capogruppo di Alleanza
Nazionale al Consiglio Provinciale di Caserta.
Il Comune di Pignataro, tra l'altro,
venne sciolto nell'anno 2000 per condizionamenti di camorra. Ma quella
volta a capo dell'amministrazione c'era un sindaco di sinistra, Giovan
Giuseppe Palumbo.
"Tra poco si voterà per il rinnovo
dell'amministrazione comunale - afferma ancora Raimondo Cuccaro che si
presentare nella competizione con una lista civica, - e spero che tutto
il centro sinistra voglia contribuire fortemente a voltare pagina dopo
quello che è accaduto."
4- CAMORRA/ ARRESTO MAGLIOCCA, ALEMANNO: SUBITO SOSPESO DA
SERVIZIO - LE ACCUSE MOSSE NON RIGUARDANO L'AMMINISTRAZIONE DI ROMA
CAPITALE
(TMNews) - Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro
Maggiore in quota Pdl, dopo la notizia dell'arresto disposto dalla
procura di Napoli con l'accusa di concorso esterno in associazione
camorristica, "è stato immediatamente sospeso dal servizio in attesa
degli esiti dell`inchiesta, così come prevedono le disposizioni di legge
sul pubblico impiego".
Lo specifica in una nota il sindaco di
Roma Gianni Alemanno, visto che Giorgio Magliocca, assunto dal Comune di
Roma con un concorso pubblico bandito dalla precedente amministrazione
nel 2005, "in base al suo ruolo di dipendente pubblico, alla sua
qualifica di avvocato e alla sua esperienza di sindaco di un piccolo
comune, è stato chiamato nel 2009 a far parte delle segreteria del capo
di Gabinetto pro tempore, il magistrato Sergio Gallo. Dopo le dimissioni
del dottor Gallo da capo di Gabinetto - spiega il Campidoglio - è
passato alla segreteria politica del sindaco con uno stipendio di 62.000
euro lordi annui e nessun incarico di consulenza".
"Prendo atto delle dichiarazioni dei
vertici del Pdl campano e casertano, onorevole Mario Landolfi e senatore
Gennaro Coronella - dice Alemanno - che ribadiscono la loro assoluta
convinzione della estraneità di Giorgio Magliocca ai fatti contestati.
E` evidente che gli addebiti mossi dalla magistratura all`avvocato
Magliocca non hanno nulla a che fare con la sua attività lavorativa
presso Roma Capitale, mentre la sua qualificazione in rapporto
all`incarico da lui assunto presso il Gabinetto è stata positivamente
valutata dal precedente Capo di Gabinetto. Confidiamo - conclude il
sindaco di Roma - che l`inchiesta della magistratura possa concludersi
in tempi brevi e accerti la realtà dei fatti contestati".
5- (LZ) COMUNE. MAGLIOCCA, DE LUCA: SERVE COMMISSIONE INCHIESTA
"ASPETTIAMO RISPOSTE DAL SINDACO ALEMANNO".
(DIRE) - "È davvero incredibile che il sindaco di Roma
scelga, in ruoli delicati e dirigenziali dell'amministrazione,
personaggi con pesanti precedenti o indagati per gravissimi reati". Lo
dice in una nota il consigliere comunale del Pd, Athos De Luca, che
riporta il "caso Andrini, o di Giorgio Magliocca, sindaco di Pignatara
Maggiore (Caserta), aderente alla corrente di Alemanno dell'Associazione
Area, assunto come dirigente alla modica cifra di 90.000 euro l'anno e
destinato a capo del suo staff di segreteria, oggi arrestato per
connivenze con la camorra, ma all'epoca dell'assunzione in Campidoglio,
gia' indagato per questa vicenda e sotto processo al tribunale di Santa
Maria Capua Vetere per corruzione, voto di scambio e falso".
De Luca chiede: "E' possibile che il
sindaco abbia tutti questi amici a dir poco 'imbarazzanti' che hanno a
che fare con la giustizia per gravissimi reati? Come si dice a Roma,
'bell' amici che c'hai'. Quanti altri personaggi di questo tipo dovremmo
scoprire in Campidoglio ai quali Alemanno ha affidato compiti
dirigenziali? Continuando cosi', quando Alemanno se ne andra', dovremmo
scoprire di essere stati governati da gente cui non avremmo affidato
neppure un cerino usato?
Credo sia
nostro dovere di cittadini e di rappresentanti del popolo in Campidoglio
di sapere ora e subito se ci sono altri 'amici fidati' di questo genere
in Campidoglio". De Luca, che ricorda come "gia' a dicembre aveva
sollevato il caso Magliocca", chiede al sindaco di Roma di "avviare tra
le tante commissioni di inchiesta attivate anche una commissione
d'inchiesta per verificare che i dirigenti da lui nominati rispondono ai
requisiti previsti dal codice di comportamento del Comune di Roma, di
comprovata professionalita' e specchiata moralita'. Restiamo in attesa
di risposte pubbliche da parte del sindaco- conclude De Luca- Un
consiglio ad Alemanno: in futuro scelga meglio gli aderenti alla sua
corrente politica dell'Associazione Area".11-03-2011]
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VIENI AVANTI,
COSENTINO! - "Nel ’96, con il voto di preferenza, il candidato che ha
vinto in questo collegio che oggi si definisce controllato dalla
camorra, non sono stato io, ma Bocchino - Se avessi avuto dietro la
camorra, le pare che avrei dovuto aspettare il ’94 e Berlusconi per
approdare alla Camera? - Bocchino in Campania mi fa la guerra, perché
lui qui non tocca palla. Quanto alla Carfagna presunto sindaco di Napoli
stoppata da Cosentino, sono tutte fesserie"...
Francesco
Bonazzi per "Il Secolo XIX"
Nicola Cosentino arriva puntualissimo
alla prima udienza del processo che lo vede imputato di concorso esterno
in associazione camorristica e presunte collusioni con il clan dei
Casalesi. Perché, spiega l'ex sottosegretario del governo Berlusconi e
attuale coordinatore campano del Pdl, vuole «chiudere il più in fretta
possibile con questa vicenda». Per l'occasione, c'erano tutte le tv
italiane, persino la Bbc inglese: solo Mediaset non ha chiesto di fare
riprese. Ma la macchina processuale si interrompe subito: manca una
notifica dell'avvocato dello Stato e l'udienza viene rinviata.
Allora, onorevole Cosentino, per i pm lei sarebbe stato eletto alla
Camera con i voti dei Casalesi.
«Ma quando mai. Oggi i deputati sono tutti nominati dalle segreterie e
io sarei l'unico eletto? Dalla camorra, per giunta? E poi basta fare un
piccolo ragionamento. A 20 anni, nel 1980, ero già consigliere
provinciale di Caserta con il Psdi. Se avessi avuto dietro la camorra,
le pare che avrei dovuto aspettare il '94 e Berlusconi per approdare
alla Camera? E se avessi qualcosa da nascondere, perché allora ho
chiesto il giudizio immediato?»
Classico "o la va o la spacca"...
«A parte che va, e non spacca. Sono qui a farmi processare perché ho
chiesto in tutti i modi di essere sentito dai pm, ma non c'è stato
verso.
Adesso confido in un giudice terzo, al
quale poter finalmente spiegare che sono innocente. Sono l'unico
deputato accusato di voto di scambio, quando da anni ormai non ci sono i
voti di preferenza. Ho guidato prima Forza Italia e adesso il Pdl in una
regione dove il centrosinistra aveva in mano tutte le provincie e l'85%
delle amministrazioni comunali».
Che cosa ha fatto l'onorevole Cosentino contro la camorra?
«Molte cose che spiegherò al processo. Senza entrare nel merito delle
accuse, per rispetto della Corte, mi limito a ricordare la mia amicizia
con don Peppino Diana (il prete ucciso dalla Camorra, ndr) e il fatto
che ho organizzato la festa nazionale della Polizia a Casal di
Principe».
Lei ha detto che al processo dimostrerà la sua storia assolutamente
cristallina. Che significa?
«Significa che uscirò senza una sola macchia. Significa, come ho detto
stamattina uscendo di casa ai miei figli, che alla fine di tutto ciò
sarò il quarto illustre assolto d'Italia, nella storia dei processi
mediatici, dopo Enzo Tortora, Giulio Andreotti e Calogero Mannino.
Nel '96, con il voto di preferenza, il
candidato che ha vinto in questo collegio che oggi si definisce
controllato dalla camorra, non sono stato io, ma Italo Bocchino. Mentre
io ero nel collegio più pulito d'Italia, a Piedimonte Matese. E dopo
sono sempre uscito nel collegio Campania 2, che non è quello di Casal di
Principe, messo nel listino bloccato per volontà di Silvio Berlusconi
solo perché ho fatto un grande lavoro "in terra straniera"».
Lei non ce l'ha solo con Roberto Saviano, ma anche con Italo Bocchino
e Mara Carfagna, vero?
«I libri di Saviano mi hanno fatto diventare, insieme a questa
inchiesta, il deputato di Gomorra. E parte della sinistra ci ha
speculato sopra, ottenendo le mie dimissioni da sottosegretario in un
momento in cui, se avessero votato la mozione di sfiducia contro il
sottoscritto, il governo Berlusconi avrebbe rischiato di cadere per la
guerra coni finiani. Le inchieste, poi, mi sono costate la candidatura a
presidente della Regione, è un fatto. Quanto alla Carfagna presunto
sindaco di Napoli stoppata da Cosentino, sono tutte fesserie».
Ormai avete scelto Mario Lettieri, è ufficiale?
«Sì, è come se lo fosse. Ma guardi che Bocchino in Campania mi fa la
guerra, perché lui qui non tocca palla. E quella della Carfagna era una
buona candidatura, ma né Bocchino, né lei, né Berlusconi hanno mai
seriamente pensato a un suo impegno per Napoli».
Con Saviano farebbe un confronto pubblico sulla camorra?
«All'inizio l'ho anche cercato, ma lui non voleva. Ora, francamente, non
so più se sia il caso. Comunque non avrei problemi particolari".
Lei dice di avere piena fiducia nella magistratura giudicante e si
difende "nel" processo, come Dell'Utri, Mannino, Andreotti, Cuffaro.
Invece Berlusconi sembra difendersi "dal" processo. Non le pare una
situazione singolare?
«No, perché io sono un semplice deputato, mentre lui è il presidente del
Consiglio ed è sottoposto da 17 anni a un'evidente esagerazione della
Procura di Milano».
Ma Berlusconi lo ha sentito in questi giorni, alla vigilia di un
processo così delicato per l'intero Pdl e in pieno Rubygate?
«No, ognuno gestisce secondo le proprie valutazioni».
E Giulio Tremonti, del quale lei è stato sottosegretario fino al
luglio scorso?
«Su questa storia ci scherzava e ogni volta che m'incontrava nei
corridoi di Via XX Settembre mi diceva "Bacio le mani"; oppure
"Buongiorno don Camorra"».11-03-2011]
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FISCHIA IL
FISCO PER LA CALTA FAMILY - I RAMPOLLI CALTAGIRONE SONO FINITI NEL
MIRINO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE: IL CONTO PIÙ SALATO È QUELLO PER
IMPOSTE DIRETTE E IVA - LA SOLA CEMENTIR COSTRETTA A VERSARE NELLE CASSE
DI TREMONTI 7,3 MLN - SPUNTA ANCHE UN’IPOTECA SU ALCUNI BENI IMMOBILIARI
DELLA SOCIETÀ, LA CUI CANCELLAZIONE VA A RILENTO
Stefano
Sansonetti per Italia Oggi"
Si sono schierati tutti gli avamposti
del Fisco nella lotta all'evasione. Per questioni separate, hanno mosso
i loro mezzi l'Agenzia delle entrate ed Equitalia, la società pubblica
che riscuote i tributi a suon di ipoteche. L'obiettivo è Cementir, la
società del gruppo Caltagirone, quotata in borsa, che produce cemento e
calcestruzzo.
I conti, più o
meno, sono stati regolati dopo una serie di confronti tra le parti in
causa. Partiamo dall'esborso più salato a cui l'amministrazione
finanziaria ha costretto Cementir, presieduta da Francesco Caltagirone
jr. La società, nel cui consiglio di amministrazione siedono molti
parenti e rampolli di famiglia come Azzurra, Alessandro, Edoardo e
Saverio Caltagirone, ha chiuso un accertamento con adesione riguardante
imposte dirette e Iva relative agli anni 2004 e seguenti.
In base all'accordo raggiunto con
l'Agenzia delle entrate, che anni prima aveva attivato tutte le varie
procedure di verifica, la società ha versato 7,3 milioni di euro. La
storia di questa «partita fiscale» è piuttosto risalente nel tempo.
L'Agenzia delle entrate, oggi guidata da Attilio Befera, aveva portato a
termine le verifiche nel 2006. Lo si può agevolmente apprendere dai
documenti contabili della società che si sono succeduti nel tempo.
Tra i rilievi mossi
dall'amministrazione, si legge per esempio nella relazione finanziaria
annuale 2009, «quelli di maggior consistenza hanno riguardato la
deducibilità in un solo esercizio, e non in quote costanti, degli
interventi a copertura delle perdite della partecipata Intercem spa e
l'indeducibilità della sanzione antitrust irrogata dalla Commissione
europea».
Nel corso del 2009, prosegue il
documento, «la società ha ricevuto da parte dell'Agenzia delle entrate
gli avvisi di accertamento relativi al predetto verbale di constatazione
e ha proposto immediata domanda di accertamento con adesione». Si tratta
dell'istituto che consente alle parti di arrivare una sorta di
«accordo», all'esito del quale il contribuente può sfruttare il
vantaggio di una riduzione delle sanzioni amministrative».
Insomma, si arriva al 2010 con la
Cementir che sborsa 7,3 milioni di euro per tirarsi fuori da una vicenda
che si portava avanti da un bel po' di tempo. Separata da questa
vicenda, invece, è la storia che nell'agosto del 2010 ha portato
Equitalia a iscrivere un'ipoteca su alcuni beni immobiliari della
società.
La holding del Fisco, per la
precisione, si è mossa attraverso Equitalia Gerit, la controllata che
fondamentalmente riscuote i tributi nel Lazio. E così, il 18 agosto del
2010, la Gerit ha iscritto a carico di Cementir un'ipoteca il cui
importo capitale è di 116.702 euro (come avviene di prassi in casi del
genere l'importo iscritto risulta pari al doppio, ovvero 233.404 euro).
La società guidata da Caltagirone,
interpellata sul punto da ItaliaOggi, ha spiegato che la procedura
avviata dall'amministrazione finanziaria fa riferimento a un vecchio
contenzioso Irap. Cementir ha aggiunto che questo contenzioso si è
recentemente concluso con il riconoscimento delle ragioni che la società
aveva opposto al Fisco.
Ne consegue che la società si attende
la cancellazione dell'ipoteca, operazione che procede un po' a rilento
visto che è passato ad altro incarico il legale di Cementir che seguiva
la questione. Al momento, quindi, l'ipoteca rimane iscritta, anche se
tra non molto dovrebbe essere del tutto cancellata.11-03-2011]
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UNA NUVOLA DI
FUMO - WALTERLOO VELTRONI AVEVA PROMESSO IL CENTRO CONGRESSI DELL’EUR
PRONTO PER IL 2009. ALE-DANNO RILANCIA AL 2013. CHI OFFRE DI PIÙ? TANTO
L’ARCHI-STAR FUKSAS AVREBBE GIà INTASCATO I SUOI 17 MILIONI € -
STRAVOLTO IL PROGETTO FUTURISTICO: “ORA LA ‘NUVOLA’ È VOLGARMENTE
POGGIATA SU PILASTRI, NON PIÙ SOSPESA, ED È DIVENTATA UN ‘PALLOIDE’” -
CHE NASCERÀ SENZA CHE IL COMUNE ABBIA COSTRUITO UNA SOLA INFRASTRUTTURA
Paolo
Bracalini per
Lettera43.it
Una super parcella che inizia con 17
milioni di euro (già fatturati, a quanto ci risulta), per la prima
nuvola che non vola ma sta attaccata a terra. Siamo in pieno Fuffas,
come il memorabile personaggio di Crozza in versione archistar (quello
che voleva «soppalcare Napoli» e «impiantare 900 milioni di alberi a
Milano» sradicandoli da Brescia).
INFRASTRUTTURE O DESIGN?
Solo che stavolta è tutto vero, in carne, ossa e vetroresina.
Massimiliano Fuksas, il grande genio del design soffice , e il suo
progettone, la Nuvola, potrebbero diventare l'effige architettonica
della politica romana (da Veltroni ad Alemanno): maxi spese, maxi fuffa.
La domanda è: ma in una città dove le
strade sono cosparse di buche, profonde come voragini, e dove non
esistono parcheggi (se non in terza fila), non era meglio spendere in
infrastrutture piuttosto che in progetti faraonici da capitale del
design (alle cotiche)?
La domanda se la sta facendo un
esponente del centrodestra cittadino come Fabio Rampelli, deputato Pdl e
architetto. «L'operazione Fuffas è l'esempio più chiaro di come non si
deve progettare la trasformazione urbana», attacca Rampelli .
IL NOVELLO MICHELANGELO.
«Anche se gli amministratori capitolini dal 2000 a oggi hanno scambiato
l'architetto-stregone per un novello Michelangelo», presegue il
politico, «dovrebbe essere nota la necessità di iniziare dalla
realizzazione delle infrastrutture e non dall'oggetto architettonico.
Invece non si riesce a correggere questo vizio, che significa non avere
alcuna considerazione per i cittadini».
I sindaci vogliono lasciare tracce del
loro passaggio ai posteri (manco fossero Traiano e Nerone), e quindi si
capisce perché puntino alle grandi opere (spesso non proprio necessarie)
invece che alle piccole manutenzioni domestiche (indispensabili).
DA VELTRONI AD ALEMANNO. Il "segno" architettonico della stagione Walter Veltroni sindaco (e
poi anche di Gianni Alemanno, perché rischia di inaugurarla proprio lui
nel 2013) sarà probabilmente questa Nuvola di Fuksas, ovvero il nuovo
centro congressi dell'Eur, un'area di 27 mila metri quadrati che, nelle
mani di Fuffas e con 250 milioni di investimento, diventerà un simbolo
universale.
«La Nuvola», ha sospirato l'archistar,
«rappresenta l'arte che guarda la pace e non la guerra, perchè un'opera
si fa pensando alla pace».
(Fuksas però è pacifico solo quando
sta con amici o committenti danarosi. Diventa invece bellicoso se al
ristorante entra Guido Bertolaso. In quel caso può prendere una
formaggiera e lanciarla in faccia al nemico, chiamandolo «ladro, pezzo
di m...», come successe l'anno scorso a Roma quando l'ex capo della
Protezione civile era stato appena travolto dallo scandalo P3).
SOSPIRI DI AMMIRAZIONE.
Ancora più estasiato fu Veltroni nel marzo 2006 alla posa della prima
pietra: «È uno dei progetti più belli del mondo. Me ne accorgo quando
sento i sospiri di ammirazione di chi vede i disegni su carta. L'opera
sarà il simbolo dell'architettura della città moderna, oggi c'è bisogno
di leggerezza, e la nuvola è l'emblema della sublimazione. Sarà
straordinario tenere un congresso in una nuvola, farlo qui diventerà uno
status symbol».
Peraltro Veltroni previde che saremmo
«entrati nella Nuvola entro tre anni», cioè nel 2009. Nel frattempo le
cose si sono un po' complicate e la data si è leggermente spostata (ma
con sublime leggerezza) al 2013.
UN PROGETTO STRAVOLTO.
Peccato però che ci siano parecchi problemucci, secondo l'architetto
Rampelli. «Il progetto originario è stato stravolto. L'effetto
sospensione è venuto meno, il che ha costretto a modifiche progettuali
che hanno riportato il "maestro" con i piedi per terra. Ora la Nuvola è
volgarmente poggiata su pilastri, come una qualunque altra mortale
struttura. È diventata un "palloide". Ma resteranno proibitivi i costi
di esercizio, in testa quelli per climatizzare il buffo oggetto di
cristallo gettato, a dispetto, tra le bianche simmetrie dell'Eur».
Ma il danno non finirebbe qui.
«L'albergo che dovrebbe sostenere economicamente il peso della gestione
dello scarabocchio, una lama di cemento che cresce ogni due mesi di un
piano, creerà un diaframma artificiale tra il laghetto e il pentagono di
fortissimo impatto ambientale».
CHI PAGA LE INFRASTRUTTURE?
E ancora: «Non è chiaro chi metterà i soldi per realizzare le
infrastrutture necessarie a non far deflagrare il quartiere
razionalista. La nuvola di Fuksas si doveva e si poteva fermare. Se
fossimo in un Paese serio verrebbe impedita fisicamente l'inaugurazione
di qualunque struttura non accompagnata dalle relative infrastrutture».
E Alemanno? Non si discosta un
millimetro dal solco veltroniano, anzi promette fondi per l'opera e
aspira a tagliare lui il nastro per inaugurarla.
Un po' come i
velleitari annunci, appena insediato, tipo «abbatteremo la Teca dell'Ara
Pacis e il mostro di Corviale». Slogan finiti nel cassetto di Alemanno.
Un sindaco sempre più tra le nuvole. Di Fuffas. 11-03-2011]
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COSÌ BISIGNANI È DIVENTATO L’OSSESSIONE DEI PM de magistris e
woodcock - da Andreotti a D’Alema, da Cossiga a Letta, da Santanché a
Tarcisio Bertone, sotto intercettazione da sempre, identikit di un
negoziatore di potere senza frontiere - La migliore definizione è
autobiografica: "Se ci fosse in politica gente capace, intelligente noi
non serviremmo a nulla, saremmo disoccupati"...
Gianluigi Nuzzi per "Libero"
La migliore definizione di Luigi
Bisignani è abbastanza recente e autobiografica: «Se ci fosse in
politica gente capace, intelligente - spiegava ad un amico - noi non
serviremmo a nulla, saremmo disoccupati». E quel "noi" racchiude quella
strettissima comunità di negoziatori che in un'Italia ingessata come
questa riescono a colmare differenze e distanze tra i faraoni della
politica e i luoghi sacri della finanza pubblica.
Bisignani è quindi prima di tutto un
negoziatore di alto profilo, capace di raccogliere e rilanciare le
relazioni potenti del padre, responsabile della Pirelli in Argentina,
dividere le intuizioni con il fratello al vertice della Iata, e
costruire una ragnatela fittissima di relazioni.
Ieri con Francesco Cossiga, Giulio
Andreotti (a 23 anni Bisignani era il capo ufficio stampa del ministro
dell'Economia Stammati), Raoul Gardini (Carlo Sama lo volle alla corte
dei Ferruzzi convincendolo a lasciare la carriera da giornalista
all'Ansa), gli amici di Washington e gli ambienti della P2 di Licio
Gelli (iscrizione con tessera n.1689 attribuita nel 1977 e sempre
smentita dall'interessato).
Nella seconda Repubblica con un
rapporto assai solido con Gianni Letta (conosciuto dagli anni del
Tempo), Lamberto Dini, Massimo D'Alema, Silvio Berlusconi, ma l'elenco
sarebbe davvero lungo per spiegare come Bisignani con la sinistra firma
contratti per consulenze strategiche ben retribuite e con la destra
coltiva queste relazioni tra pubblico (Finmeccanica, Enel, Eni, e tutto
il mondo delle vecchie partecipazioni statali), politica, forze armate e
dell'ordine fino ai salotti decisivi delle banche (Cesare Geronzi).
Per non dimenticare il complesso mondo
del Vaticano, grazie a un legame di parentela con i Lefebvre d'Ovidio,
quindi rapporti con i porporati che seguivano Paul Casimir Marcinkus
fino agli anni del cardinale segretario di Stato Angelo Sodano.
A Bisignani viene attribuito il colpo
di far passare la maxi tangente Enimont dai forzieri dello Ior (condanna
definitiva in Cassazione), di portare Giovanni Paolo II in visita al
Messaggero dei Ferruzzi, al matrimonio che il prelato dello Ior
monsignor Donato de Bonis (uomo chiave del riciclaggio proprio della
tangente per sciogliere il polo chimico tra Eni e Montedison) celebrò
nella chiesetta a pochi passi dal torrione Niccolò V che ospita affari e
segreti, uffici e misteri della banca del Papa.
Relazioni oltretevere che Bisignani ha
coltivato e condiviso, talora, anche con politici sui quali aveva
scommesso, come Daniela Santanché, con i fedeli collaboratori
dell'attuale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Relazioni osteggiate
e mal viste invece dall'area "progressista" oltre le mura.
Ora, quanto Bisignani condizioni la
vita politica italiana e quanto l'attività di questo lobbista sia
realtà, chiacchiera o leggenda, in un paese complottista,
autolesionista, è difficile dirlo. John Henry Woodcock dai tempi di
Potenza ha annusato i mondi riferibili a Bisignani, da anni il telefono
di quest'ultimo è sotto controllo a intermittenza.
Sarà la magistratura a fare chiarezza?
Sarebbe interessante, ad esempio, capire quanto dell'inchiesta Why Not
di Luigi De Magistris è stata oggi travasata nell'indagine partenopea
visto che Bisignani, da più parti si malignò di aver avuto la forza di
spegnere le luci di quell'inchiesta quando, forse, furono altri centri
di interesse, altri gruppi di potere a intervenire. Ma sono storie nel
retrobottega di questo paese che non hanno mai sortito verità
certificate.
Molti magistrati hanno provato ad
aprire quella porta senza grande fortuna. Anche stavolta l'esito è
incerto se non fosse che questa inchiesta incrocia le nomine nei cda più
importanti del Paese e coincidenza vuole cada in una fase appena avviata
di riassetti strategici con partite destinate ad aprirsi tra Telecom,
Corriere della Sera e scacchieri sui quali Bisignani sarebbe stato uno
dei negoziatori. Insomma, dipende sempre dalla prospettiva.
Dopo un periodo di fuoriuscita di
notizie incontrollate, chi ad esempio dialoga con Gianni Letta, primo
mentore del lobbista, lo descrive «tranquillo e sereno», soprattutto
dopo l'interrogatorio da testimone avuto a Napoli. «Lei conosce
Bisignani?», «È vero che il sottoufficiale del Ros Enrico La Monica
voleva entrare nei servizi segreti e venne segnalato a palazzo Chigi?
(cosa che puntualmente non si verificò, ndr)», insomma domande così.
Per Bisignani, invece, è periodo in
tempesta tra boatos sempre più insistenti che indicano un'inchiesta
pronta a partorire fuochi d'artificio dal golfo. Chissà se il furetto,
come lo descrisse vent'anni fa Alberto Statera, resisterà anche questa
volta e tornerà a gestire un potere sorprendente, a spingere per
assunzioni e licenziamenti di direttori, amministratori delegati, amici.
E anche, raramente a vedersi respinto:
«Bisignani? Mi cercò in ogni modo - racconta un alto funzionario dello
Stato - quando in ambienti ristretti circolava il mio nome come papabile
per un incarico di prestigio. Non lo volli mai incontrare e venni scelto
a prescindere».11-03-2011]
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ROMA,
COMINCIAMO BENE! - LA SOCIETÀ DEL BOSTONIANO DIBENEDETTO È REGISTRATA
NEL DELAWARE - CENTRO FINANZIARIO OFF SHORE, ANCHE SE NON È NELLA LISTA
NERA DEI PARADISI FISCALI, CHE EVOCA UNA SOCIETÀ IN CUI SI SONO PERSI I
DENARI DEI RISPARMIATORI PARMALAT - PERCHÉ IL MAI VISTO DIBENEDETTO NON
HA UTILIZZATO UNA DELLE SUE SOCIETÀ ANZICHÉ CREARNE UNA NUOVA? LO
SCHERMO DEL DELAWARE NON CONSENTE DI VEDERE CHI CI SIA TRA I SOCI...
Gianni
Dragoni per
il Sole 24 Ore
Da Trigoria al Delaware. Il futuro
dell'As Roma, se avrà buon esito la trattativa per la cessione alla
cordata guidata da Thomas DiBenedetto, potrebbe essere radicato nel
piccolo Stato sulla costa orientale degli Stati Uniti, il secondo più
piccolo degli Usa.
Minuscolo, ma con una legislazione
molto favorevole alle imprese. Il Delaware è un centro finanziario off
shore, anche se non è nella lista nera dei paradisi fiscali. Qui hanno
la sede legale più di metà delle società quotate negli Usa.
È registrata nel Delaware anche la
società statunitense che - secondo Italpetroli - «ha formulato l'offerta
più competitiva tra quelle pervenute» per l'acquisto del 67% dell'As
Roma, la DiBenedetto As Roma Llc. È una nuova società, a responsabilità
limitata, il veicolo per dare l'assalto alla Magica. È a questa che i
venditori, UniCredit insieme alla famiglia Sensi, hanno deliberato di
«concedere un'esclusiva negoziale per un periodo di 30 giorni».
Colpisce che la società sia in
Delaware visto che il capocordata, Tom DiBenedetto, è di Boston. I suoi
consulenti spiegano che la scelta di una nuova società, una «Newco»,
basata nel Delaware è dovuta alla semplicità della legislazione locale e
ai costi più contenuti. Qui si può contare sul segreto bancario e su un
carico fiscale leggerissimo: non si paga l'Iva, le imposte sugli utili
delle aziende si fermano all'8,7%, le tasse sul reddito non superano il
5,95 per cento.
Il Delaware però evoca anche brutti
ricordi. Qui era registrata una società in cui si sono persi i denari
dei risparmiatori che hanno dato fiducia alla Parmalat. Vengono in mente
le parole del lussemburghese Jean-Claude Juncker, presidente
dell'Eurogruppo, il 31 marzo 2009, alla vigilia del G-20, quando accusò
gli Stati Uniti di ospitare paradisi fiscali: «Il G-20 è un organismo
senza alcuna credibilità se sulla cosiddetta lista nera dei paradisi
fiscali non ci saranno anche Delaware, Wyoming e Nevada, più le isole
remote degli Stati Uniti».
Perché l'imprenditore DiBenedetto non
ha utilizzato una delle sue società anziché crearne una nuova? Lo
schermo del Delaware non consente di vedere chi ci sia nella piccola
società. I consulenti assicurano che hanno firmato gli accordi per
aderire alla cordata altri tre uomini d'affari americani: Richard
D'Amore, James Pallotta, Michael Ruane. La cordata tuttavia non sembra
al completo.
Permane un'aura di riservatezza
intorno alla vicenda. Il direttore generale di UniCredit, Paolo
Fiorentino, ha espresso ieri ottimismo. I 30 giorni per l'esclusiva
scadono giovedì 17 marzo. È «tutto come programmato», ha detto
Fiorentino all'Ansa. Interpellato sui tempi, ha risposto: «Ci siamo!»,
con DiBenedetto «va tutto bene». Queste parole hanno infiammato le
azioni della Roma, in rialzo del 7,64% a 1,127, mentre l'indice Mib ha
perso l'1,46 per cento.
Ma chi è DiBenedetto? A Roma nessuno
lo ha visto, malgrado circoli una sua foto sulle gradinate
dell'Olimpico. C'è curiosità anche tra gli americani che vivono a Roma.
«L'ambasciatore David Thorne è di Boston, ma non lo conosce», ha detto
al Sole 24 Ore un autorevole diplomatico.11-03-2011]
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ROMA,
COMINCIAMO BENE! - LA SOCIETÀ DEL BOSTONIANO DIBENEDETTO È REGISTRATA
NEL DELAWARE - CENTRO FINANZIARIO OFF SHORE, ANCHE SE NON È NELLA LISTA
NERA DEI PARADISI FISCALI, CHE EVOCA UNA SOCIETÀ IN CUI SI SONO PERSI I
DENARI DEI RISPARMIATORI PARMALAT - PERCHÉ IL MAI VISTO DIBENEDETTO NON
HA UTILIZZATO UNA DELLE SUE SOCIETÀ ANZICHÉ CREARNE UNA NUOVA? LO
SCHERMO DEL DELAWARE NON CONSENTE DI VEDERE CHI CI SIA TRA I SOCI...
Gianni
Dragoni per
il Sole 24 Ore
Da Trigoria al Delaware. Il futuro
dell'As Roma, se avrà buon esito la trattativa per la cessione alla
cordata guidata da Thomas DiBenedetto, potrebbe essere radicato nel
piccolo Stato sulla costa orientale degli Stati Uniti, il secondo più
piccolo degli Usa.
Minuscolo, ma con una legislazione
molto favorevole alle imprese. Il Delaware è un centro finanziario off
shore, anche se non è nella lista nera dei paradisi fiscali. Qui hanno
la sede legale più di metà delle società quotate negli Usa.
È registrata nel Delaware anche la
società statunitense che - secondo Italpetroli - «ha formulato l'offerta
più competitiva tra quelle pervenute» per l'acquisto del 67% dell'As
Roma, la DiBenedetto As Roma Llc. È una nuova società, a responsabilità
limitata, il veicolo per dare l'assalto alla Magica. È a questa che i
venditori, UniCredit insieme alla famiglia Sensi, hanno deliberato di
«concedere un'esclusiva negoziale per un periodo di 30 giorni».
Colpisce che la società sia in
Delaware visto che il capocordata, Tom DiBenedetto, è di Boston. I suoi
consulenti spiegano che la scelta di una nuova società, una «Newco»,
basata nel Delaware è dovuta alla semplicità della legislazione locale e
ai costi più contenuti. Qui si può contare sul segreto bancario e su un
carico fiscale leggerissimo: non si paga l'Iva, le imposte sugli utili
delle aziende si fermano all'8,7%, le tasse sul reddito non superano il
5,95 per cento.
Il Delaware però evoca anche brutti
ricordi. Qui era registrata una società in cui si sono persi i denari
dei risparmiatori che hanno dato fiducia alla Parmalat. Vengono in mente
le parole del lussemburghese Jean-Claude Juncker, presidente
dell'Eurogruppo, il 31 marzo 2009, alla vigilia del G-20, quando accusò
gli Stati Uniti di ospitare paradisi fiscali: «Il G-20 è un organismo
senza alcuna credibilità se sulla cosiddetta lista nera dei paradisi
fiscali non ci saranno anche Delaware, Wyoming e Nevada, più le isole
remote degli Stati Uniti».
Perché l'imprenditore DiBenedetto non
ha utilizzato una delle sue società anziché crearne una nuova? Lo
schermo del Delaware non consente di vedere chi ci sia nella piccola
società. I consulenti assicurano che hanno firmato gli accordi per
aderire alla cordata altri tre uomini d'affari americani: Richard
D'Amore, James Pallotta, Michael Ruane. La cordata tuttavia non sembra
al completo.
Permane un'aura di riservatezza
intorno alla vicenda. Il direttore generale di UniCredit, Paolo
Fiorentino, ha espresso ieri ottimismo. I 30 giorni per l'esclusiva
scadono giovedì 17 marzo. È «tutto come programmato», ha detto
Fiorentino all'Ansa. Interpellato sui tempi, ha risposto: «Ci siamo!»,
con DiBenedetto «va tutto bene». Queste parole hanno infiammato le
azioni della Roma, in rialzo del 7,64% a 1,127, mentre l'indice Mib ha
perso l'1,46 per cento.
Ma chi è
DiBenedetto? A Roma nessuno lo ha visto, malgrado circoli una sua foto
sulle gradinate dell'Olimpico. C'è curiosità anche tra gli americani che
vivono a Roma. «L'ambasciatore David Thorne è di Boston, ma non lo
conosce», ha detto al Sole 24 Ore un autorevole diplomatico.
11-03-2011]
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ESPLOSIONE A
FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, TOKYO ORDINA DI LASCIARE LA
ZONA AI RESIDENTI NEL RAGGIO DI 20 KM - OLTRE 700 LE VITTIME DEL SISMA -
"Caro DAGO, è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia
Lilli) che il reattore N.1 di Fukushima è esploso? P.S. nel frattempo
chiediamogli chi realmente ci guadagna dal nucleare in Italia
1-
LETTERA
Caro DAGO,
è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia Lilli) che il
reattore N.1 di Fukushima è esploso?
Ciao
FG
P.S. nel frattempo chiediamogli chi
realmente ci guadagna dal nucleare in Italia!
2- ESPLOSIONE A FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, AIEA
CHIEDE INFORMAZIONI
Ansa.it
Il violento
terremoto di magnitudo 8.9 e lo tsunami che ieri hanno devastato il
nord-est del Giappone hanno provocato almeno 700 vittime. Questo secondo
l'ultimo calcolo preliminare aggiornato dai media nipponici. Continuano
a susseguirsi le scosse, almeno una ventina nelle ultime ore. Sale
l'incubo nucleare. Violenta esplosione a Fukushima: feriti alcuni
impiegati, entrano in azione super-pompieri. Area evacuata per 20 km.
Aiea chiede informazioni a Tokyo.
ANCORA SCOSSE, SALE ATTIVITA' NIIGATA-NAGANO
- Sono almeno una ventina le scosse di rilevante entità (di magnitudo
compresa tra 3-7) che sono state registrate nelle ultime dieci ore in
Giappone, tra quelle sulla costa di nordest, già devastata ieri, e il
nuovo fronte di Niigata-Nagano, sulla parte occidentale, che si è aperto
a sorpresa durante la notte mostrando segnali di particolare vivacità.
Il terremoto più potente è delle ore 10.46 (le 2.46 in Italia), ha
riferito l'Agenzia meteorologica giapponese, con una magnitudo di 6.4 ed
epicentro individuato di fronte alla prefettura di Fukushima, nelle
acque del Pacifico alla profondità di 40 km.
ESPLOSIONE NELLE CENTRALE DI FUKUSHIMA
- Una potente esplosione si è verificata nella centrale di Fukushima, al
punto che si sarebbe polverizzata la gabbia di esterna di contenimento
di uno dei reattori. Alcuni impiegati sono rimasti feriti. Il tetto del
reattore di Fukushima con forti problemi di tenuta dell'impianto di
raffreddamento è crollato. Lo conferma il gestore dell'impianto Tepco,
spiegando che l'esplosione dell'impianto nucleare si è verificato
durante le scosse di assestamento.
Il governo ordina di lasciare la zona
ai residenti nel raggio di 20 km.
Nel frattempo l'esecutivo ha disposto
l'invio immediato di una squadra di 'super pompieri' a Fukushima,
all'impianto n1.
Le radiazioni ricevute in un'ora da
una persona che si trova nel sito della centrale nucleare di Fukushima
corrispondono al limite di radioattività che non deve essere
oltrepassato in un anno. Lo dice la tv pubblica giapponese Nhk citando
esperti che hanno misurato il livello di radiazioni all'entrata dalla
centrale.
E' alta la probabilità che sia in
corso una fusione in un reattore nucleare. L'Agenzia giapponese sulla
sicurezza nucleare ha rilevato cesio radioattivo in prossimità della
centrale di Fukushima. La fusione potrebbe essere in atto "nel reattore
n1 della centrale nucleare di Fukushima", a causa del violentissimo
sisma e dello tsunami scatenatisi ieri sul nord-est del Giappone. La
rilevazione del cesio radioattivo, annunciata dall' Agenzia, è di solito
associata con gli elementi del combustibile e rappresenta un segnale di
allarme, in quanto potrebbe essere rilasciato, ad esempio, per problemi
al nocciolo del reattore.
AIEA
CHIEDE INFORMAZIONI A TOKYO
- L'Agenzia internazionale dell'Onu per l'energia atomica (Aiea) sta
chiedendo "con urgenza" informazioni alle autorità nipponiche
sull'esplosione avvenuta nell'impianto nucleare di Fukushima 1.
"Conosciamo i resoconti dei mezzi d'informazione e stiamo chiedendo con
urgenza altre informazioni", ha detto alla Reuters un funzionario
dell'organizzazione basata a Vienna.
12-03-2011]
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IL "VELINO" DELLE PAMPAS - BACCINI E VALDUCCI VOLANO IN ARGENTINA PER
L’OPERAZIONE TELECOM E L’EDITORE DEL SITO LUCA SIMONI INTASCA 5 MILIONI
DI DOLLARI PER LA "PROMOZIONE DI IMMAGINE" DI UN IMPRENDITORE DI BUENOS
AIRES INCAPRICCIATO DELLA QUOTA DI TELECOM ARGENTINA IN MANO A BERNABé -
QUANDO SI DICE IL CASO: TRA L’UDC BACCINI E SIMONI IL LEGAME è STRETTO
AL PARI DI QUELLO CON I CONTRIBUTI ELARGITI DA PALAZZO CHIGI
MARIO BACCINI
Stefano Feltri per
Il Fatto
Se cerchi "Luigi Bisignani" nell'archivio del sito web dell'agenzia Il
Velino, compaiono solo citazioni nelle rassegne stampa. Mai una notizia
su di lui. E, sapendo quanto il super-lobbista ami la discrezione,
questa è un po' la certificazione della sua influenza sull'agenzia
diretta da Lino Jannuzzi.
Chi conosce le dinamiche del potere romano giura che Bisignani, privo di
rapporto formale con Impronta srl che edita Il Velino, non guadagni un
euro dall'agenzia. Ma la possa esibire come un sofisticato biglietto da
visita, uno strumento indispensabile nella gestione delle relazioni che
sono il bene più prezioso per chi si muove tra politica e affari.
È questo patrimonio di rapporti che Luca Simoni rileva quando diventa
socio di maggioranza dell'agenzia, dopo che l'editore storico Stefano De
Andreis aveva dovuto vendere in fretta e furia le sue quote per ragioni
finanziarie. De Andreis è un ex giornalista, amico di Bisignani da
quando erano giornalisti dell'Ansa, anche lui ex piduista (tessera
numero 939).
Le sue quote passano per le mani di
Daniele Capezzone e dell'avvocato Marco Drago (un consulente della
Farnesina) prima di finire quasi per intero a Luca Simoni, che ora ne
detiene l'80 per cento. Il 20 è in mano a una società che si chiama
Promec. Simoni, 45 anni, non è un giornalista ma adesso, oltre a fare
l'amministratore delegato e presidente di Impronta, fa il direttore
editoriale, con una forte attenzione ai contenuti dell'agenzia che,
formalmente, è di nuovo guidata dal suo storico direttore, l'83enne Lino
Jannuzzi.
Ma Simoni è soprattutto un imprenditore attivo da anni nel sottobosco
romano, è legato da tempo al parlamentare Pdl Mario Baccini che, da
sottosegretario agli Esteri, lo aveva nominato nel consiglio
dell'Istituto Italo-Latino Americano. Simoni conosce il Sud America
anche per aver lavorato in quelle zone con Donatella Zingone (moglie
dell'ex primo ministro Lamberto Dini ) sia per aver sposato Gabriela Ana
Sergi, rampolla di un'importante famiglia argentina. Il padre Carlos è
un ex alto dirigente Siemens il cui nome è stato di recente citato in
un'inchiesta su un colossale traffico di droga, una tonnellata di
cocaina trasportata via aereo da Buenos Aires a Barcellona.
Da quando Simoni controlla Il Velino, il legame tra l'agenzia e Palazzo
Chigi è diventato sempre più stretto. Su un fatturato di circa 3,5
milioni circa, i contributi della Presidenza del Consiglio prima
pesavano per 700 mila euro, ora per 2,2 milioni. È vero che Il Velino
riceveva molto meno di altri e che il numero di "lanci" è triplicato in
pochi anni (ora sono 900 al giorno) ma resta il fatto che il flusso di
denaro è cresciuto in modo consistente.
Un piccolo miracolo di cui Simoni si
dichiara grato proprio a Bisignani e ai suoi ottimi rapporti con Elisa
Grande, la responsabile del dipartimento editoria della Presidenza del
Consiglio dei ministri considerata molto vicina a Mauro Masi e a Gianni
Letta.
Stando all'ultimo bilancio disponibile, quello del 2009, Il Velino è in
perdita di circa 50 mila euro. Per il 2010 era atteso un aumento di
ricavi di 4 milioni. Si vedrà nel prossimo bilancio.
12-03-2011]
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UN, DUE, TRE
PIQUATTRO! - qualcuno spieghi all’ottimo bianconi del corriere della
sera, un po’ digiuno di economia, che un conto è comprare pubblicità, un
altro conto è "finanziare" un sito internet - se questo è il metro di
via solferino, allora tutti quelli che fanno pubblicità sul corriere
fanno finanziamenti (illegali?) al giornale di de bortoli?...
Giovanni Bianconi per
Corriere della Sera
L'interrogatorio è stato anticipato a
sorpresa, ma altri ce ne saranno. Sempre che Luigi Bisignani- uomo
d'affari dalle influenti relazioni nel campo politico, economico e
istituzionale- decida di rispondere ai magistrati della Procura di
Napoli che indagano sui di lui e altri presunti componenti di una
presunta associazione a delinquere. È l'inchiesta sulla cosiddetta «P4»
, che nell'ipotesi dell'accusa è stata «costituita e mantenuta in vita
allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la
pubblica amministrazione e l'amministrazione della giustizia» , nonché a
«interferire sulle funzioni di organi costituzionali» .
Tre giorni fa Bisignani, difeso dagli
avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, s'è presentato al
procuratore aggiunto Francesco Greco e ai sostituti Francesco Curcio e
Henry John Woodcock. Ha raccontato la sua storia ricca di amicizie e
rapporti, dall'ex ministro Gaetano Stammati a Giulio Andreotti, fino a
Gianni Letta, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
passando per intrecci e legami col mondo della finanza, dell'industria,
forze dell'ordine e apparati di sicurezza.
Il suo nome è comparso, trent'anni fa,
negli elenchi della loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli, ma
Bisignani ha sempre negato di avervi fatto parte. L'ha ripetuto ai
pubblici ministeri, aggiungendo di non sapere nulla dell'associazione
segreta di cui ha letto qualcosa nelle cronache giudiziarie pubblicate
nelle ultime settimane.
Terminate le «dichiarazioni spontanee»
, i pubblici ministeri hanno cominciato a fare domande, partendo dal
modo in cui Bisignani e i suoi presunti complici sono venuti a sapere di
essere stati intercettati e controllati. Il «sodalizio tuttora
permanente» , secondo la Procura, utilizzava «schede telefoniche
"coperte"ed illegali» , alcune «falsamente intestate a soggetti
extracomunitari» , che improvvisamente, nell'autunno scorso, hanno
smesso di funzionare.
Perché? Chi è la «talpa» ? Bisignani
ha spiegato di non aver ricevuto «soffiate» , ma di aver intuito di
essere pedinato e fotografato, e di aver letto i giornali che riferivano
dell'indagine napoletana accostandola al suo nome. Una versione che
probabilmente contrasta con gli elementi raccolti dagli inquirenti,
soprattutto intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate anche
nell'ufficio romano dell'uomo d'affari. Pochi altri argomenti sono stati
affrontati.
Tra questi i
rapporti tra Bisignani e Alfonso Papa, ex magistrato oggi deputato del
Popolo della libertà, pure lui sospettato di far parte del «sistema
criminale» che- nel disegno dell'accusa - si muove «con modalità
operative tipiche delle più sofisticate compagini associative di stampo
terroristico e mafioso» , come appunto l'utilizzo delle schede
telefoniche «coperte» per evitare di essere ascoltati; i magistrati
ritengono che il deputato «abbia utilizzato e utilizzi strumentalmente
"notizie sensibili"illecitamente acquisite al fine di avanzare indebite
pretese e indebite richieste di vario genere» .
Bisignani ha spiegato di aver
conosciuto Papa quando era ancora magistrato e vicecapo di gabinetto del
ministro della Giustizia leghista Roberto Castelli, e di averlo
successivamente aiutato a candidarsi nelle liste del Pdl attraverso il
coordinatore del partito Denis Verdini.
L'interrogatorio è stato interrotto e
rinviato ai prossimi giorni, se Bisignani deciderà di rispondere ad
altre domande che potrebbero svariare fra i diversi filoni che
compongono l'indagine: dalla nomina dell'attuale direttore del servizio
segreto militare ai rapporti con il direttore del sito Internet Dagospia
(compresi i finanziamenti arrivati attraverso l'Eni), dalla «attività di
dossieraggio» che gli inquirenti addebitano alla presunta associazione
segreta all'appalto per la sicurezza della trasmissione dati di palazzo
Chigi, assegnato alla società Italgo amministrata da Anselmo Galbusera,
altro amico di Bisignani.
Ieri su questo
punto è stato ascoltato come testimone Francesco Micheli, uno dei soci
che controllano la Italgo, mentre nell'elenco dei «testimoni eccellenti»
sfilati nelle scorse settimane compare anche il sottosegretario
all'Attuazione del programma di governo Daniela Santanchè.
12-03-2011]
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no foto per
santoro - il condicator di "annozero" equivoca per paparazzi f un gruppo
di volontari della protezione civile di Camerota, questa mattina in
"trasferta" ad Amalfi per un corso di aggiornamento, desiderosi di
portarsi a casa un ricordino fotografico del golfo partenopeo - e sono
subito insulti...
ANSA)
- Fatti oggetto di
'invettive da parte del conduttore di 'Annozerò Michele Santoro mentre
stavano scattando delle fotografie all'incatenvole panorama di Amalfi. È
quanto denuncia un gruppo di volontari della protezione civile di
Camerota, la 'Cilento Emergenzà, questa mattina in «trasferta» ad Amalfi
per un corso di aggiornamento nella sede dell'associazione di Protezione
Civile 'Millennium', in località Pogerola.
«Stavamo scattando alcune foto del
panorama mozzafiato di queste zone - spiega il volontario Fabio Del
Gaudio, di Camerota - quando da un giardino un uomo ha iniziato a
inveire nei nostri confronti. Con un linguaggio tutt'altro che
oxfordiano, ci ha invitati a rivolgere l'obiettivo altrove, perchè
stavamo minando la sua privacy».
Del Gaudio ha poi spiegato che, solo
in un secondo momento, il gruppo di volontari si è accorto che l'uomo
era i giornalista Michele Santoro: «non avevamo idea di chi fosse
quell'uomo, - prosegue - e comunque mai e poi mai avremmo immaginato si
trattasse del conduttore di 'Annozerò e che quella fosse, da quanto ho
potuto capire, la sua casa».
«Siamo dispiaciuti e molto delusi: - aggiunge Del Gaudio - questa storia
ci ha lasciato l'amaro in bocca».
Per il presidente dell'associazione di
Camerota, Vincenzo Rubano, «quanto accaduto è davvero disarmante. Se
abbiamo violato la presunta privacy del signor Santoro, ne siamo
costernati. Detto questo, ora mi attendo che il signor Santoro chieda
scusa ai ragazzi dell'associazione per il linguaggio utilizzato. Per chi
non lo sapesse, i volontari della protezione civile mettono a rischio la
loro incolumità affrontando situazioni spesso molto
rischiose».12-03-2011]
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BRUNETTA COPIA E INCOLLA! (COME GUTTENBERG?) - BURRASCOSO INTERMEZZO
TRA UN INVIATO DELLE JENE E RENATINO-INO-INO - CARO MINISTRO, LEI SA CHE
UN SUO PARI GRADO TEDESCO SI È DIMESSO PERCHÉ AVEVA COPIATO LA TESI DI
LAUREA? E LEI COSA ASPETTA? - DAVVERO BRUNETTA HA COPIATO PARI PARI
ALCUNE PARTI NEL SUO LIBRO SULLA "MICROECONOMIA DEL LAVORO"?..
RENATO BRUNETTA
1- LETTERA
Riceviamo e pubblichiamo:
Ero presente ieri al convegno
sull'acqua. Dopo il convegno uno delle Iene si è avvicinato a Brunetta
citandogli il ministro tedesco che si è dimesso perchè hanno scoperto
che aveva copiato la tesi di laurea, mostrandogli il libro di un
americano, mi pare Flesher, che Brunetta ha copiato pari pari per il suo
testo "microeconomia del lavoro" senza citarlo assolutamente.
Alla sola domanda, la reazione del
ministro è stata violentissima. Ha cercato di strappare il libro, ha
minacciato querele, ha insultato e si è infilato in macchina dicendo
"chiamo il tuo capo".
Dago ti prego indaga è uno schifo è stata un scena davero triste!!!!!
Janine Maurz
p.s. Oggi lo riporta in parte solo un
sito:
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/iene-brunetta-copione-libro-germania-guttenberg-776794/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29
LE IENE E IL ‘MINISTRO COPIONE': "BRUNETTA, CONOSCE QUESTO LIBRO?"
Blitzquotidiano.it - Siparietto tra Le Iene e il ministro
della Pubblica amministrazione Renato Brunetta a margine di un convegno
del Pdl sull'acqua. Un inviato del programma televisivo ha fermato il
ministro mostrandogli un libro e chiedendogli se lo conosceva: alla
risposta negativa del ministro, l'inviato ha iniziato a incalzarlo
chiedendogli perché ne avesse copiato alcune parti senza citarlo, e
ricordandogli che in Germania l'ex ministro della Difesa, Karl Theodor
zu Guttenberg, si è dimesso per aver copiato la tesi di laurea. "Lei è
un provocatore", ha ripetuto più volte Brunetta, che prima di lasciare
la sede del convegno ha minacciato querela contro l'inviato e il suo
programma.
09-03-2011]
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1- IL RAMPOLLO DI LADY MESTIZIA E DEL "BENZINAIO" MILIARDARIO GIANMARCO
MORATTI SI È FATTO COSTRUIRE UNA BELLA VILLA SUL MODELLO DEL RIFUGIO DI
BATMAN CON "PISCINA SALATA", "PONTE LEVATOIO CHE SALE IN UN ENORME
SOGGIORNO CON CINEMA PRIVATO", “MOBILI IN PELLE DI SQUALO”, "BOTOLA
MOTORIZZATA" CHE PORTA IN UN BUNKER SOTTERRANEO IN CEMENTO, CON "RING DA
BOXE" E "POLIGONO DI TIRO INSONORIZZATO" - 2- TUTTO TRENDY. SOLO CHE IL
PUPO DELLA SINDACHESSA SI è DIMENTICATO UNA BAGATELLA: PAGARE L’ULTIMA
RATA AGLI ARCHITETTI, CHE GLI HANNO FATTO CAUSA E RACCONTATO TUTTO,
COMPRESO IL FATTO CHE SI TRATTAVA DI CAPANNONI NON ABITABILI - 3- ABUSI?
NO PROBLEM! ORA IL PIANO REGOLATORE DI MAMMà PERMETTE DI CAMBIARGLI
DESTINAZIONE. COSì VILLA BATMAN-MORATTI VARREBBE ALMENO UN MILIONE DI
EURO IN PIÙ
Paolo Biondani per "L'espresso"
in edicola domani
Affari edilizi alla Batman per il figlio del sindaco di Milano. Mentre
sull'ex capitale morale infuria l'ennesima "Affittopoli" - case
pubbliche a canone agevolato per politici e amici non sempre bisognosi -
salta fuori che il nuovo superpiano urbanistico della città, fortemente
voluto da Letizia Moratti, è oro sonante per una selezionatissima
cerchia di proprietari di immobili. Tra cui spicca un certo Gabriele
Moratti, 32 anni. Sì, proprio lui, il figlio di Letizia e di Gianmarco
Moratti, petroliere della Saras e grande finanziatore delle campagne
elettorali della moglie.
I
fortunati incroci tra edilizia e politica sono stati denunciati da un
libro-inchiesta ("Le case della libertà", Aliberti editore) firmato da
Andrea Sceresini, Maria Elena Scandaliato e Nicola Palma. Ma quello che
"l'Espresso" ha verificato, con documenti e testimonianze, è che il
Piano di governo del territorio (Pgt), il nuovo codice urbanistico
approvato tra mille polemiche dal centrodestra milanese, è in grado di
garantire al rampollo del sindaco un vantaggio economico personale che
gli esperti quantificano in «almeno un milione di euro».
Al centro del caso c'è una maxi-ristrutturazione nella prima periferia
nord-ovest di Milano, in via Cesare Ajraghi 30. Qui Gabriele Moratti,
che dopo una dura gavetta a New York si è meritato uno stipendio da
manager nell'azienda di papà, compra cinque capannoni di ben 447 metri
quadrati. Il vincolo di destinazione è industriale: vietato trasformarli
in abitazioni. Il 4 agosto 2009 Moratti junior chiede solo di
«accorparli in un unico laboratorio», pagando al Comune oneri minimi:
stando alle visure, 6.687 euro.
I
lavori sono quasi ultimati, quando scoppia la grana: il gruppo
Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case da nababbi, accusa
Gabriele di non aver pagato l'ultima rata del prezzo. Il titolare,
l'architetto Gian Matteo Pavanello, ottiene un decreto ingiuntivo per
127 mila euro. E nelle carte portate in tribunale spunta la sorpresa: al
posto dei capannoni c'è una villa da sogno.
Che l'architetto riassume così: «Il modello è la casa di Batman». Il
figlio del sindaco, dunque, si sarebbe ispirato al palazzo dell'eroe del
fumetto. Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere, ha visto il
progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di
«200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco,
piscina salata e soppalco-palestra»; «ponte levatoio che sale in un
enorme soggiorno con cinema privato»; e al piano superiore «immense
camere da letto».
Quella di Gabriele è «particolare», con «mobili in pelle di squalo».
L'effetto-Batman è garantito soprattutto da una «botola motorizzata» che
porta in un bunker sotterraneo in cemento, con «ring da boxe» e
«poligono di tiro insonorizzato».
"Il Giornale" è l'unica testata milanese che, curiosamente, dedica al
caso due servizi opposti. Il 9 luglio 2010 titola: «Moratti junior si fa
la mega-casa, ma non vuol pagare». Due giorni dopo, doppia smentita. «La
società Brera 30 ha lavorato male, il dottor Gabriele Moratti si è già
opposto al decreto ingiuntivo», scrive il suo legale. Che si preoccupa
anche di negare «qualsiasi irregolarità urbanistica», sostenendo che
«l'effettiva destinazione d'uso dell'immobile» (residenza o capannoni?)
si potrà verificare solo «dopo la fine dei lavori».
Il destino vuole che poco dopo arrivi la variante: la proprietà versa
102 mila euro di oneri urbanistici e il 12 agosto l'immobile diventa
«commerciale». Solo allora il Comune manda i controlli: tutto ok. E la
villa da Batman? Scomparsa. Anzi, mai esistita. L'architetto Pavanello
però giura che «tutte le maestranze, l'impresa edile, idraulici e
tecnici possono testimoniare che in quei capannoni è stata costruita una
residenza di lusso. Il giovane Moratti ci ha pure abitato e fatto feste:
l'abbiamo visto tutti».
Ma come ha fatto a superare i controlli comunali? «I locali sono stati
risistemati con strutture in cartongesso proprio in vista
dell'ispezione». Un intervento-tampone «affidato all'architetto N. B.»,
precisa Pavanello, «ma non mi risulta che abbia demolito le piscine o il
bunker». Toccherà al tribunale civile decidere sulla parcella per la
casa-fantasma: il processo si aprirà in novembre. Ma la politica intanto
ha cambiato le regole.
Il libro dei tre giornalisti è andato in stampa quando il nuovo codice
urbanistico di Milano era ancora in alto mare. Ora "l'Espresso" ha
verificato gli effetti del Pgt, approvato in febbraio, sulla proprietà
di Gabriele Moratti. «L'immobile di via Ajraghi 30 è stato inserito in
uno degli "ambiti di rinnovamento urbano" in cui cadono tutti i vincoli
di destinazione», dichiara un altro architetto, Enrico Dodi: «E per gli
abusi già commessi il Pgt è come un condono».
Dodi è il professionista che ha firmato una specifica «osservazione»
contro i nuovi "ambiti", partendo proprio dal caso di Moratti junior.
«Finora, per farsi un loft abitabile, bisognava ottenere apposite
autorizzazioni e pagare oneri molto costosi», spiega: «Ora, per tutte le
proprietà inserite negli "ambiti", la deregulation è totale: basta fare
domanda e la città perde anche gli oneri».
Ma il consiglio comunale ha potuto discuterne? «No, perché la giunta ha
imposto il voto in blocco su tutte le osservazioni contrarie», denuncia
Basilio Rizzo, il consigliere dell'opposizione che ora prepara ricorsi
al Tar. E se Gabriele Moratti, a questo punto, approfittasse nelle nuove
regole per rivendicare la destinazione residenziale, quanto ci
guadagnerebbe?
Secondo l'ufficio studi della Gabetti, nella zona di via Ajraghi un
capannone costa tra 800 e 900 euro al metro quadrato, mentre una casa
vale più del triplo (da 2.500 a 3.700). Con il Pgt, insomma, villa
Batman varrebbe almeno un milione in più. Grazie mamma!
03-03-2011]
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CIRIO story - PRIMA ci pensa LA CRAGNOTTI FAMILY & C. a spolparla COME
UN POMODORO A FURIA DI CASE DI LUSSO, MAXI YACHT E CALCIATORI
STRAPAGATI. Poi le banche, e in particolare la Banca di Roma Geronzina,
che quando si sono accorte del disastro imminente, hanno favorito senza
pensarci troppo il recupero dei propri crediti, passando la patata
bollente nelle mani dei risparmiatori attraverso il collocamento di
1,125 miliardi di euro di bond, PRESTO DIVENTATI CARTA STRACCIA
Walter Galbiati per "la
Repubblica"
L´hanno spolpata pian piano, senza lasciare nulla, se non una massa di
carta straccia che si chiama bond e azioni. Prima Sergio Cragnotti e i
figli, il primogenito Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero e
direttore finanziario, Filippo Fucile e buona parte dei consiglieri che
si sono succeduti sulle poltrone di comando del gruppo Cragnotti &
Partners, un crogiuolo di società tanto esteso quanto inestricabile da
apparire irricostruibile, come ammesso dagli stessi pm.
Poi le banche, e in particolare la Banca di Roma dell´allora presidente,
Cesare Geronzi, che quando si sono accorte del disastro imminente, hanno
favorito senza pensarci troppo il recupero dei propri crediti, passando
la patata bollente nelle mani dei risparmiatori attraverso il
collocamento di 1,125 miliardi di euro di bond. Chi doveva vigilare, i
revisori della Deloitte, ora Dianthus, non ha fatto nulla e ora siede
tra gli imputati. Per la procura di Roma, questa è la storia della
Cirio.
È
avvenuto «un illecito trasferimento di risorse finanziarie - scrivono i
pm nella richiesta di giudizio - dalla Cirio Holding spa in favore di
soggetti terzi, tra i quali la Cragnotti & partners con sede all´estero,
che determinava una situazione di illiquidità cui si faceva fronte con
ricorso sempre più massiccio al credito di terzi, aggravando
l´indebitamento verso le banche, in parte sostituito dall´anno 2000 con
l´indebitamento verso il mercato del risparmio». L´esito finale non
poteva che essere la bancarotta.
Cragnotti era un padre padrone che utilizzava la cassa della Cirio come
se fosse un portafoglio personale, spostando soldi dentro e fuori del
gruppo, spesso senza una giustificazione finanziaria. Gli serviva
qualche milione per saldare i propri debiti personali? C´era il bancomat
Cirio, prontamente usato quando, dopo aver ricevuto un prestito da 2,6
milioni di euro dal gruppo Marcegaglia e altri 5 milioni da Enichem, tra
il 2000 e il 2002 restituisce il tutto distraendo soldi dalla cassaforte
lussemburghese della Cirio.
Doveva arredare una casa? Cragnotti pensa bene di trasferire a se stesso
«beni mobili di arredamento e antiquariato della Cirio» a un valore
inferiore a quello di bilancio (4 miliardi di lire contro 7,3 miliardi),
e ciò nonostante, non li paga, perché il debito viene stornato su
un´altra società del gruppo. Mancava qualche miliardo per pagare una
rata per la realizzazione di una barca, la Admiral 30? Ecco pronto un
assegno da 1,8 miliardi di lire, sempre della Cirio. Cragnotti tuttavia
non pensava solo a se stesso, ma anche al resto della famiglia.
Nel 2000, al figlio Andrea viene riconosciuto un premio per la
riorganizzazione del gruppo un bonus da 500 milioni di lire e al genero
Filippo Fucile tra ottobre 2000 e febbraio 2001 un premio una tantum di
400mila euro, per l´accusa entrambi senza una adeguata giustificazione.
E se alle società delle moglie serviva un prestito per comprare un
terreno in Toscana, ecco ancora la solerte Cirio mettere a disposizione
poco più di due miliardi di lire.
La Cirio non faceva mancare neppure i soldi alla Lazio, la squadra
capitolina, a quei tempi piena zeppa di talenti e di trofei. Con
Cragnotti vince il suo secondo scudetto, nel 2000, la Coppa Italia, la
Supercoppa europea e la Coppa delle Coppe. Vi giocano Nesta, Crespo,
Mancini, Vieri, Nedved, Stankovic, Simeone e Veron. Ma chi paga? La
Cirio: oltre 40 milioni di euro per far fronte ai debiti tra agosto e
luglio 2002 e 8,4 milioni girati in premio ai calciatori nel corso del
2001. In tutto 140 milioni di pagamenti preferenziali.
Ma le cifre pesanti che portano al dissesto sono i sistematici
trasferimenti dalla Cirio alle società estere di valanghe di quattrini,
sempre senza apparente motivi reali o comunque per disastrose operazioni
finanziarie. Nelle British Virgin Island, per esempio, sono finiti 155
miliardi di lire, oltre 500 miliardi in Lussemburgo, 350 milioni di
dollari in Brasile, e altri ancora, per i pm tutti spariti nel nulla.
Quando poi tra il luglio 1999 e il settembre 2002 il gruppo si trovava
già in stato di dissesto, le banche «eseguivano pagamenti preferenziali
per circa 500 milioni di euro» a danno degli altri creditori. Sul
mercato finivano 1,125 miliardi di bond. E nelle tasche di Banca di Roma
308 milioni, del SanPaolo Imi 82 milioni, di Intesa 49 milioni, della
Lodi 34 milioni, della Bnl, Cariparma e Factorit 16 milioni, e importi
minori per altri istituti, tutti soldi «in larga misura provenienti
dalla cessione alla Parmalat della Eurolat, contenente il settore latte
di Cirio». Ad agosto 2003 fallisce la Cirio, a dicembre tocca alla
Parmalat.
03-03-2011]
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- CI MANCAVANO SOLO I FURBETTI DEL FORMAGGINO ALL’INSEGUIMENTO DI
PARMALAT! - 2- LA TRIADE MONTEZUMA-DELLA VALLE-PASSERA RIPROPONE LA
CORDATA DEI PATRIOTI CAI CHE RIUSCÌ A METTERE LE MANI SU ALITALIA. DOVE
TROVERANNO I SOCI TARGATI CHARME 1 MILIARDO DI EURO? QUESTI SOLDI IL
FONDO CON BASE IN LUSSEMBURGO NON LI HA - 3- C’È POI L’ASPETTO NEMMENO
SECONDARIO DELL’IDENTITÀ DI ALCUNI AZIONISTI DI CHARME FASHION GROUP, LA
SUBHOLDING SEMPRE LUSSEMBURGHESE CONTROLLATA DA CHARME INVESTMENTS.
ALCUNI DI LORO COME GULGONG INC. HANNO SEDE NELLE ISOLE VERGINI E C’È
CHI DICE CHE DIETRO QUESTA SIGLA SI NASCONDANO CAPITALI RUSSI - 4- SON
CIAPPAZZI AMARI PER GERONZI: DOPO IL CRACK PARMALAT, LE ACQUE MINERALI -
5- QUALCUNO AVVISI LILLIBOTOX GRUBER CHE UNO SCONTRO SI STA CONSUMANDO
NEL SALOTTO DI RCS E DEL “CORRIERE”. MAGARI, INTERVISTANDO ROMITI, PUÒ
VENIRE UTILE -
1- I
FURBETTI DEL FORMAGGINO ALL'INSEGUIMENTO DI PARMALAT
Sarà per il clima patriottico dei 150 anni dell'Unità d'Italia, oppure
più semplicemente un'irresistibile voglia di business, ma ecco spuntare
sulla scena un'altra cordata italiana disposta a entrare dentro
Parmalat, l'azienda alimentare di Collecchio capitanata da Enrico Bondi.
A guidare la squadra dei patrioti sarebbe questa volta il Fondo Charme
che Luchino di Montezemolo ha lanciato sei anni fa e affidato al figlio
Matteo. Secondo i giornali che riportano la notizia, il Fondo
lussemburghese che controlla le iniziative dei Montezemolo
nell'industria e nel lusso, sarebbe pronto a pilotare una cordata di
imprenditori disposti a investire 1 miliardo di euro per una quota fino
al 30% del capitale di Parmalat. In questo modo verrebbero
definitivamente sventate le manovre dei tre fondi di investimento
stranieri che hanno in mano il 15% dell'azienda e che nelle ultime
settimane si sono agitati per cacciare Enrico Bondi in modo da prendere
le redini della società nell'Assemblea del prossimo 4 aprile.
Da
tempo i fondi stranieri chiedono al 77enne manager di Arezzo di dare al
Gruppo una gestione più dinamica e di investire il tesoretto di 1,4
miliardi di liquidità che Parmalat ha nelle casse. Ancora una volta
Bondi ha fatto orecchie da mercante e oggi in un hotel di Milano
mostrerà i conti del 2010 con un fatturato in crescita dell'8,5%
rispetto all'anno scorso (anche se l'utile si è ridotto di 257 milioni a
causa dei minori proventi derivanti da transazioni per vecchie cause
legali).
Poco tempo fa questo laureato in chimica che dopo la Montedison è
arrivato a Parma, è andato a Palazzo Chigi per incontrare Gianni Letta e
molti si sono chiesti la ragione di questo incontro. È probabile che in
quella occasione l'aretino dalle occhiaie profonde abbia chiesto il
parere del Governo sull'operazione che oggi viene alla luce per
garantire l'italianità dell'azienda.
In
pratica si ripropone l'operazione di tre anni fa con cui la cordata dei
patrioti Cai riuscì a mettere le mani sulla vecchia Alitalia. Ciò che
stupisce è l'imponenza dei numeri in ballo perché se è vero che a
Luchino, al figlio Matteo, al compagno di merenda Dieguito Della Valle e
agli altri soci targati Charme serve 1 miliardo di euro, di sicuro
questi soldi il Fondo con base in Lussemburgo non li ha.
Dentro il Fondo c'è - come ha scritto tempo fa il giornalista Malagutti
- una coda di perdite e debiti che toccano gli investimenti fatti
nell'arco di sei anni. Tra questi Grandi Navi Veloci, il cachemire
Ballantine e gli arredi di lusso Poltrona Frau, tutte aziende che non
hanno certamente brillato e hanno chiuso i loro bilanci in rosso.
Basti pensare che il titolo di Poltrona Frau, quando l'azienda fu
quotata, valeva 3 euro mentre oggi viaggia al di sotto di 1 euro. C'è
poi l'aspetto nemmeno secondario dell'identità di alcuni azionisti che
fanno parte di Charme Fashion Group, la subholding sempre lussemburghese
controllata da Charme Investments. Alcuni di loro come ad esempio
Gulgong Inc. hanno sede nelle isole Vergini e c'è chi dice che dietro
questa sigla si nascondano capitali russi.
Ma
non bisogna preoccuparsi perché la cordata dei nuovi patrioti per
Parmalat ha trovato anche questa volta una sponda formidabile in Banca
Imi di IntesaSanPaolo, l'Istituto dove si trova al vertice quel
Corradino Passera che ha già firmato l'operazione Alitalia e fa parte
della lobby di Luchino e Dieguito. Il disegno potrebbe diventare ancora
più vasto nel caso in cui dentro Parmalat finisse anche Granarolo,
l'altra azienda del latte e del formaggio dove IntesaSanPaolo è già
dentro con il 19,78%.
Così, dopo i treni di Ntv e il lusso, il buon Luchino potrà aggiungere
un altro tassello alla sua collezione di affari tirando fuori dal
portafoglio qualche spicciolo.
Il
latte fortifica, il formaggio irrobustisce, gli affari si gonfiano e la
politica può aspettare. 2- CIAPPAZZI AMARI PER GERONZI
La bomba sganciata dalla Procura di Roma che ha chiesto la condanna a 8
anni per Cesarone Geronzi, ha avuto per il momento effetti limitati. Di
fronte a una richiesta particolarmente dura nei confronti
dell'ex-banchiere di Marino, nemmeno Dieguito Della Valle che nei giorni
scorsi ha avuto scontri furibondi ha rilasciato alcun commento. D'altra
parte lo scarparo marchigiano, che ieri era impegnato nell'alluvione che
ha colpito i suoi stabilimenti di Casette d'Ete, non è così sciocco da
cavalcare adesso la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai
giudici. Casomai lo farà più avanti per aggiungere altre critiche
all'arzillo vecchietto che siede sulla poltrona di Generali. Il suo
silenzio si accompagna ovviamente a quello della Compagnia di Trieste
che è stata investita dalle polemiche sulla gestione Perissinotto e oggi
si preoccupa sul "Sole 24 Ore" di spiegare la bontà dell'investimento
fatto nella Banca russa Vtb, uno dei temi caldi che ha provocato le
dimissioni di Leonardo Del Vecchio
Anche i principali giornali tengono un profilo basso. È il caso di
"Repubblica" dove la richiesta di condanna per Geronzi è relegata a
pagina 22 in un articoletto anonimo al quale si accompagna un ritratto
al vetriolo dell'ex-patron della Cirio, Sergio Cragnotti. La stessa cosa
avviene per il "Corriere della Sera" dove a confutare le accuse dei
magistrati è il penalista Ennio Amodio, che si riserva di smontare le
accuse contenute nelle 300 pagine della Procura.
L'unico a darci dentro con toni drammatici è stato ieri sera il tg di
Enrichetto Mentana che ha "strillato" la vicenda nei titoli d'apertura
senza fare cenno alle argomentazioni dei difensori.
L'impressione è che la mazzata dei Pm abbia soprattutto un valore
esemplare, ma che i tempi della giustizia italiana riusciranno a mettere
nel dimenticatoio. La ferita comunque rimane e si aggiunge a quelle già
provocate nel passato di questo personaggio che in 50 anni è riuscito a
ritagliarsi un ruolo da protagonista nella finanza. E oggi c'è chi
ricorda che appena arrivò a Mediobanca subì una sospensione di 20 giorni
dal suo incarico di presidente senza dover lasciare la poltrona.
L'unica cosa certa è che il percorso nei prossimi mesi di Cesarone non
sarà facile, perché oltre alla vicenda Cirio ci sono da superare gli
ostacoli del crack Parmalat e soprattutto della questione Ciappazzi,
l'azienda delle acque minerali in provincia di Messina che fu acquistata
da Tanzi per sistemare i conti di Ciarrapico.
È
inutile chiedersi dove fosse la Consob in quegli anni. L'unica domanda
che vale la pena di porre è se l'ex-banchiere, oggi assicuratore e
puntello del sistema politico berlusconiano, ce la farà a salvare la
pelle.
3- QUALCUNO AVVISI LILLIBOTOX GRUBER CHE UNO SCONTRO SI STA
CONSUMANDO NEL SALOTTO DI RCS E DEL "CORRIERE". MAGARI, INTERVISTANDO
ROMITI, PUÒ ESSERE UTILE
Alla bella età di 88 anni Cesarone Romiti si permette il lusso di
chiamare le cose con il loro nome, anche se non sfugge alla reticenza.
Per lui che sta dedicando gli scampoli della terza età alla Cina, vale
il proverbio dei contadini gialli secondo il quale "chiamare le cose con
il loro nome è l'inizio della saggezza". Ieri sera se ne è avuta una
prova nel salotto di Lilli Gruber dove ha tranciato giudizi pesanti su
Gheddafi e sulle vicende italiane.
Senza mezzi termini ha detto che il beduino di Tripoli è un criminale al
quale non avrebbe mai fatti il baciamano e ha ricordato che oltre ad
aver fatto cadere un aeroplano con 300 passeggeri, il leader libico tirò
un missile contro Lampedusa.
E
quando la rossa conduttrice gli ha ricordato i vecchi rapporti della
Fiat con i libici, Romiti ha rivelato che prima di fare quelle intese
l'Avvocato chiese permesso alla Cia, a Bush e al Governatore Ciampi. Poi
si è dilungato sulla "vergogna", cioè quel senso che deve far scattare
la dignità in un Paese ormai degradato. La Gruber ha tentato insieme al
giornalista Massimo Franco di tirargli fuori un giudizio su Marpionne,
ma l'ex-manager romano che è entrato in Fiat nel 1976, non ha voluto
infierire e ha detto soltanto che "sarebbe un dolore gravissimo se la
Fiat lasciasse l'Italia".
Poi il discorso è caduto sul violento articolo pubblicato nei giorni
scorsi dal direttore del "Giornale", Sallusti, dove si attaccavano la
Fiat e Romiti per le censure e i limiti dell'informazione. Anche in
questo caso l'anziano presidente onorario di Rcs ha girato alla larga
senza ricordare che in quell'epoca Sallusti lavorava al "Corriere della
Sera" sul quale Romiti ha rivelato di essere intervenuto una volta sola
quando Flebuccio De Bortoli gli sottopose l'ipotesi di un editoriale in
cui proponeva Ciampi al Quirinale.
La
chiacchierata nello studio televisivo è andata avanti in modo stentato e
la povera Lilli con il collega Massimo Franco ha avuto la percezione di
sbattere contro un muro. Un po' di colpa ce l'ha anche lei perché invece
di farlo parlare del caso Ruby e di Matteo Renzi ("un giovane coraggioso
che ha commesso l'errore veniale di andare ad Arcore") avrebbe potuto
toccare il tasto dello scontro che si sta consumando nel salotto di Rcs
e del "Corriere".
Evidentemente la rossa conduttrice ha dimenticato l'antico proverbio
cinese che indica l'inizio della saggezza nella capacità di chiamare le
cose con il loro nome.
4- LA SOLITUDINE DI ALE-DANNO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il sindaco
dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno, si sente terribilmente solo.
Dopo l'inutile e costosa passerella degli Stati Generali si aspettava un
coro di consensi politici. In realtà anche gli amici e gli assessori più
vicini gli contestano di avere tagliato fuori da quell'evento le
componenti più rappresentative del territorio. Adesso Alemanno ha
chiesto al suo capo dipartimento, Antonio Lucarelli, e al
superconsulente Paolo Glisenti, di ritrovare il bandolo che può legare
il Campidoglio alla città".
03-03-2011]
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LESA MAESTÀ - "Il
gioiellino" sul caso Parmalat, dove è evocato anche GEROVITAL Geronzi, è
LA RECITAZIONE DI UN BRAVISSIMO REMO GIRONE CHE SURCLASSA TONI SERVILLO
- Ma PER TUTTA LA STAMPA FA PIù CHIC INTERVISTARE L’ATTORE NAPOLETANO
ANCHE SE ormai è l’accademia, quasi la parodia, di se stesso: sempre
uguale, stessa faccia, stessa voce, stessO SUSSIEGO, cambia solo il
parrucchino...
Michele Anselmi
per "il Secolo XIX"
Ma Toni Servillo
non starà esagerando un po'? Per essere bravo, è bravo. A teatro si
cimenta con Marivaux e Goldoni facendo il tutto esaurito; al cinema,
grazie a Paolo Sorrentino che lo scovò per il suo film d'esordio "L'uomo
in più" e lo richiamò altre due volte, sembra essere diventato un volto
indiscutibile, il protagonista unico, il carismatico genio del
camuffamento. Addirittura, come azzardò una copertina di "Sette", «il
più grande attore del mondo».
E tuttavia, senza
nulla togliere al suo talento, Servillo rischia di ripetersi sullo
schermo. Nei gesti, nelle intonazioni, nelle posture ingessate col collo
eternamente rigido, nella ruvida antipatia che ama indossare, perfino
nell'uso reiterato dei parrucchini. Il cliché è in agguato.
Prendetelo nel
"Gioiellino" di Andrea Molaioli, che esce venerdì in 170 copie. Incarna,
con altro nome, Fausto Tonna, l'ex direttore finanziario della Parmalat,
una delle due anime nere del terribile crac. Un ragioniere dalla corazza
di ferro, uno che ama comandare, anaffettivo, implacabile, pronto a
tutto per l'azienda, anche a truffare gli azionisti dopo aver
sbianchettato i bilanci in rosso. Un solitario con la sola passione per
i vini, ma non insensibile alla sensualità rapace della nipote del capo,
una manager che lo seduce annusando il medesimo cinismo. Puro
Servillo-style.
Il 51enne attore
spiega di non essersi ispirato al vero Tonna, scomoda Manzoni e il
romanzesco «che permette l'elaborazione dei personaggi a partire dalla
realtà», dice di essersi sentito «libero dalla zavorra di un confronto
con la cronaca, anche perché questi uomini li abbiamo raccontati in una
sfera che esula dall'inchiesta giornalistica, nel quotidiano,
nell'intimo, mentre montano le loro strategie finanziarie
Senza impacci,
inoltrandosi in quelli che chiama i territori liberi della fantasia, s'è
cucito addosso questo ragioniere capitalista al quale nulla sfugge,
cercando di farne un antieroe tragico e repellente insieme. Uno che, per
dire, scandisce in manette ai giornalisti (come fece un furente Tonna):
«Auguro e a voi e alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa».
Vedrete che anche
stavolta fioccheranno gli elogi sperticati dei critici, perché Servillo
è Servillo: appunto, non si discute. Che incarni un cantante
cocainomane, un contabile intristito della camorra, un poliziotto
scorticato, un killer della malavita riciclatosi come oste in Germania,
un boss dello smaltimento illegale dei rifiuti, Andreotti in persona.
Va bene, l'attore
ama le sfide difficili, è artista pensoso, esclusivo, aristocratico, che
poco si concede in tv e nelle interviste tiene le distanze. A suo modo
un divo. Solo che, come tutti i divi, ormai rifà perennemente
(pigramente) se stesso, pur fingendo di essere uno, nessuno, centomila.
02-03-2011]
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POLPA DI CRAGNOTTI
CON TRITATO DI GEROVITAL - I PM VOGLIONO PORTARE MEZZA FAMIGLIA
cragnotti E TUTTI GLI AMMINISTRATORI DELLA CIRIO IN GALERA - STESSA
SORTE PER GERONZI E NOTTOLA, ALL’EPOCA BANCA DI ROMA - NON SOLO le
sbarre, PER TUTTI INTERDIZIONI PERPETUE O DECENNALI DA PUBBLICI UFFICI E
AZIENDE - CRAGNOTTI: “IL MIO CASO NON è COME PARMALAT (TANZI CONDANNATO
A 18 ANNI, NDR), LA CONSOB SAPEVA TUTTO DELLA CIRIO” - GERONZI: “FIDUCIA
NEI GIUDICI, FINORA HO SEMPRE DIMOSTRATO CONDOTTA CORRETTA
1 - CIRIO: LE
RICHIESTE DELLA PROCURA DI ROMA PER IL CRAC DELLA SOCIETA'...
(Adnkronos) - Trentadue sono complessivamente le
condanne richieste dai pubblici ministeri. Ecco le richieste sulle quali
si dovra' pronunciare la prima sezione penale del Tribunale: 15 anni di
reclusione per Sergio Cragnotti, imputato di bancarotta e come pene
accessorie interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione
legale e inabilitazione all'esercizio di un'impresa commerciale o
all'assunzione di uffici direttivi per dieci anni. Dodici anni per
bancarotta per il genero Filippo Fucile con le medesime pene accessorie.
Otto anni di
reclusione ciascuno sono stati chiesti per Andrea ed Elisabetta
Cragnotti nonche' per gli amministratori delle societa' che facevano
capo alla Cirio, Riccardo Riccardi Bianchini, Ernesto Chiacchierini,
Alfredo Gaetani, Paolo Micolini, Ettore Quadrani, Vittorio Romano e
Francesco Scornajenchi. Anche per loro e' stata chiesta l'interdizione
perpetua, legale e l'inabilitazione per dieci anni.
La condanna a sei
anni ciascuno di reclusione, con le pene accessorie, e' stata chiesta
per un altro figlio di Cragnotti, Massimo, per la moglie
dell'impreditore Flora Pizzichemi, nonche' per un altro gruppo di
amministratori delle societa': Emma Benedetti, Tomaso Farini, Luis Silva
Pontes, Grazia Scartaccini, Lucio Velo, Gianluca Marini, Annunziato
Scordo, Francesco Maria Matrone, Francesco Sommaruga, Angelo Fanti,
Pietro Celestino Locati, Remo Martinelli, Giampiero Fiorani (gia'
presidente della Banca Popolare di Lodi), Giovanni Benevento e Ambrogio
Sfondrini.
Per Cesare Geronzi
e il funzionario della Banca di Roma Antonio Nottola i pubblici
ministeri hanno chiesto 8 anni di reclusione nonche' interdizione
perpetua dei pubblici uffici, interdizione legale, l'inabilitazione
all'esercizio di un'impresa commerciale per dieci anni e incapacita' ad
esercitare uffici direttivi.
Quattro anni di
reclusione poi sono stati chiesti per Michele Casella gia' funzionario
della Banca di Roma che e' stato anche inabilitato temporaneamente dai
pubblici uffici. Infine i pubblici ministeri hanno chiesto 'una sanzione
pecuniaria nella misura di 300 quote per la societa' Dianthus'.
2 - CIRIO:
CRAGNOTTI, UNA RICHIESTA ASSURDA...
(ANSA) - 'Una richiesta assurda'. Cosi' Sergio
Cragnotti, ex patron della Cirio, ha commentato, parlando con uno dei
suoi difensori, Lorenzo Contrada la richiesta di condanna a 15 anni di
reclusione fatta a conclusione della requisitoria sul crack del gruppo
agroalimentare. Cragnotti ha sollecitato quindi i suoi legali a
preparare, in sede di arringa difensiva, una 'risposta adeguata al fine
di dimostrare - ha detto a Contrada - che di tutte le operazioni finite
sotto processo erano a conoscenza, e furono approvate, dagli organismi
di controllo'.
Dal canto suo
Contrada ha definito 'folle e sproporzionata, rispetto alle risultanze
del dibattimento' la richiesta del pubblico ministero Gustavo De
Marinis, rappresentante dell'accusa insieme con Rodolfo Sabelli e
Tiziana Cugini. 'Piu' volte ho sentito dire nel corso del processo - ha
dichiarato - che il caso Cirio non aveva nulla a che vedere con quello
della Parmalat (Calisto Tanzi condannato a 18 anni di reclusione ndr). A
Cragnotti e' stata contestata la tipologia delle operazioni eseguite, ma
tutto e' stato fatto alla luce del sole. Addirittura la Consob e' stata
sempre messa al corrente di tutte le operazioni e dei piani di rientro,
bond compresi'.
3 - CIRIO:
GERONZI, FIDUCIA NEI GIUDICI, CONDOTTA SEMPRE CORRETTA...
(Adnkronos) - Dopo le dichiarazioni degli avvocati
della difesa sulle richieste del pubblico ministero nel processo Cirio,
fonti vicine alla presidenza delle Generali informano, "nel rispetto
dell'autorita' giudiziaria, di confidare pienamente in una decisione del
collegio giudicante che, per le ragioni esposte dalla difesa, riconosca
la correttezza dell'operato del presidente Geronzi, ricordando altresi'
che tutte le volte che la sua condotta, nell'esercizio dell'attivita' di
banchiere, e' stata sottoposta al vaglio della magistratura, essa e'
risultata sempre corretta, con la conseguenza della dichiarazione di non
colpevolezza".
4 - CIRIO:
AVVOCATI GERONZI, GIUDICI RICONOSCERANNO CORRETTEZZA NOSTRO CLIENTE...
(Adnkronos) - "I giudici sapranno certamente andare al
di la' delle implausibili presunzioni contenute in una requisitoria
generica e immotivata. Potranno cosi' riconoscere che tutti i manager
della allora Banca di Roma, a cominciare dal suo presidente Cesare
Geronzi, che, peraltro, non aveva specifici poteri in materia, hanno
agito con la correttezza e l'equilibrio di chi e' attento alle esigenze
del cliente, ma si guarda bene dal farsi trascinare dalle sue
incontrollate aspirazioni". Cosi' gli avvocati Ennio Amodio e Paola
Severino, difensori di Cesare Geronzi, commentano la condanna richiesta
oggi a conclusione della requisitoria dai pubblici ministeri Gustavo De
Marinis, Rodolfo Sabelli e Tiziana Cugini nel processo per il dissesto
della societa' agroalimentare Cirio.
"Anche quando il
cliente e' solido e vitale - proseguono gli avvocati - le banche
dovrebbero coltivare la logica del sospetto e pronosticare esiti
rovinosi pur se si convincono che una impresa gode di buona salute. E'
questo il pensiero cui si ispira la requisitoria dei pubblici ministeri
nel processo Cirio, la' dove prospetta responsabilita' penali al di
fuori della cerchia degli amministratori del gruppo Cragnotti".
"In questo modo
pero' - concludono - si trasforma la fisiologia del credito in una
patologia del finanziamento, una condotta che le prove raccolte dal
Tribunale di Roma hanno invece persuasivamente escluso".
02-03-2011]
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MILANO IN PARITÀ,
NUOVO RECORD PER L’ORO - BENE TELECOM IN BORSA, I PICCOLI AZIONISTI:
TRONCHETTI SI ASTENGA - CATTANEO, NIENTE TOMBOLA: “INTERESSATO SOLO A
TERNA” - PARMALAT: UTILE GESTIONE +68% - BERNANKE (QUELLO CHE STAMPA
SOLDI) è PREOCCUPATO PER IL DEBITO USA - FIAT INDUSTRIAL, ALMENO 100 MLN
€ DI DIVIDENDI - KEPLER: GERONZI SE NE VADA - COOP: INDAGINE ANTITRUST
SU POSIZIONE DOMINANTE - PAPAMOBILE ELETTRICA, MERCEDES CONTRO TUTTI -
FITCH TAGLIA PURE LA TUNISIA - PERQUISIZIONI PER GLI EDITORI FRANCESI -
IL PREMIO NOBEL DEL MICROCREDITO CACCIATO DALLA SUA BANCA
1 - BORSA, LA
GIORNATA IN SINTESI - MILANO IN PARITÀ, BUONE PERFORMANCE PER TELECOM ED
ENEL GP...
(LaPresse) - Chiusura poco sopra la parità per Piazza
Affari, con il Ftse Mib che guadagna lo 0,05% a 22.238,75 punti e il
Ftse All-Share che vede un rialzo minimo dello 0,01% a 22.864,90 punti.
La giornata di scambi comincia in rosso, ma si riprende nel pomeriggio.
Il prezzo del petrolio continua a salire, a New York il Wti viaggia
sopra i 100 dollari al barile e in Medioriente le Borse crollano, con il
principale indice dell'Arabia Saudita che segna un calo oltre il 4% e
perde un quinto del valore dall'inizio dell'anno. Fitch oggi ha
abbassato il rating della Tunisia a 'BBB-'.
In Europa, il
Portogallo ha piazzato un miliardo di euro in buoni del tesoro, con una
domanda circa tre volte l'offerta, ma con rendimenti ancora molto alti
che non tranquillizzano sulle finanze del Paese. E il cancelliere
tedesco, Angela Merkel, è tornata a spingere per una tassa sulle
transazioni finanziarie da adottare nei Paesi dell'euro, appoggiata
anche dal premier austriaco. In questo contesto le principali Borse
europee registrano vendite. Il Ftse 100 di Londra perde lo 0,35% a
5.914,89 punti, il Cac 40 di Parigi lo 0,81% a 4.034,32 punti e il Dax
di Francoforte lo 0,58% a 7.181,12 punti.
A Milano giornata
contrastata per la galassia Agnelli. Fiat vede un ribasso dello 0,83% a
6,58 euro, dopo l'uscita dei dati sul mercato dell'auto a febbraio in
Italia, che segnalano per il Lingotto un calo di immatricolazioni del
27,1% e un quota di mercato che si restringe del 2,6% al 28,4%. Per Fiat
Industrial, che annuncia una politica di dividendi invariata nel 2011
con un pay-out al 25%, il rosso è dello 0,15% a 9,995 euro. Si salva
solo l'azionista Exor, che cresce dello 0,50% a 22,13 euro.
Tra i titoli in
luce nel Ftse Mib, Enel Green Power (+2,38%), Mediolanum (+1,91%),
Telecom Italia (+2,42%), Stmelectronics (+1,73%) e Azimut (+1,36%).
Scendono invece Ansaldo Sts (-1,09%), Banca Montepashi (-0,94%),
Luxottica (-1,07%) e Buzzi Unicem, maglia nera del Ftse Mib con un calo
del 2,23% a 10,09 euro. Perde anche Parmalat, dello 0,44% a 2,24 euro.
Oggi il Sole 24 Ore ha parlato di una battaglia per il controllo del
gruppo di Collecchio, tra i fondi esteri che hanno il 15,3% della
società e un'ipotetica cordata italiana.
Intanto Bankitalia
ha precisato di non aver congelato beni libici, ma ha chiesto di
segnalare operazioni sospette che riguardano la famiglia Gheddafi o il
governo del Paese nordafricano. Unicredit chiude la seduta di scambi
guadagnando lo 0,22% a 1,831 euro, Finmeccanica lo 0,33% a 9,12 euro e,
fuori dal paniere principale, la Juventus registra un rialzo dello 0,23%
a 0,882 euro.
2 - ORO: NUOVO
RECORD STORICO, L'ONCIA A 1437,70 DOLLARI...
Radiocor - Nuovo record storico per l'oro che si
conferma bene rifugio per eccellenza nei momenti di grandi turbolenze,
in questo caso legate alla crisi in Libia . Un'oncia del metallo
prezioso viene scambiata ora a 1437,70 dollari, nuovo massimo assoluto,
mentre l'argento sale a 34,90 dollari, il livello piu' alto dal febbraio
1980.
3 - PARMALAT:
UTILE 2010 CALA A 282 MLN, +68% UTILE GESTIONE INDUSTRIALE...
Radiocor - Parmalat ha chiuso il 2010 con un utile di
gruppo a 282 milioni di euro, in calo rispetto ai 519 milioni dello
scorso anno a causa del venir meno delle transazioni. L'utile della
gestione industriale, invece, ha mostrato un progresso del 68% a 128,1
milioni. Il fatturato e' cresciuto dell'8,5% a 4,3 miliardi mentre il
Mol e' salito del 2,6% a 377,3 milioni. Le disponibilita' finanziarie
sono salite da 1,38 a 1,43 miliardi. Il cda ha deciso di proporre
all'assemblea un dividendo di 0,036 euro per azione (da 0,104). Inoltre
proporra' un'emissione di un'azione gratuita ogni 20 fermo restando
l'ammontare complessivo del capitale sociale
4 - BERNANKE,
DEBITO USA SERIO PROBLEMA...
(ANSA) - Il dollaro non sta perdendo lo status di
principale valuta di riserva. Lo ha detto il presidente della Federal
Reserve, Ben Bernanke, nel secondo giorno dell'audizione semestrale al
Congresso statunitense. 'Non vedo segnali di un maggiore allontanamento'
dei mercati dal dollaro, ha detto il numero uno della Banca centrale Usa
sottolineando che i conti pubblici degli Stati Uniti rappresentano un
'problema molto serio' e che il paese ha bisogno di un piano credibile
di risanamento.
5 - TELECOM:
ASATI, TRONCHETTI PROVERA SI ASTENGA IN COMITATO NOMINE MEDIOBANCA...
(Adnkronos) - L'Asati, l'associazione dei piccoli
azionisti di Telecom Italia, chiede che Marco Tronchetti Provera, membro
del comitato nomine di Mediobanca, si astenga "dal partecipare alle
designazioni e alla eventuale votazione sui componenti che faranno parte
della lista" per il cda di Telecom. Il prossimo 10 marzo si dovrebbe
tenere un comitato nomine di Mediobanca, in vista della riunione di un
cda di Telco, la holding che detiene il 22,45% di Telecom, che dovra' a
sua volta presentare entro il 15 marzo una lista per il rinnovo del cda
del gruppo di tlc per il prossimo triennio.
Asati, dice il
presidente dell'associazione Franco Lombardi, "auspica che Tronchetti
Provera, per ovvie ragioni di opportunita', si astenga dal partecipare
alle designazioni e alla eventuale votazione sui componenti che faranno
parte della lista per il cda di Telecom Italia, in attesa di conoscere i
contenuti della propria relazione al bilancio 2010 che il collegio
sindacale di Telecom Italia dovra' formalmente depositare nei prossimi
giorni, in tempo utile per lo svolgimento della assemblea societaria".
6 - FIAT
INDUSTRIAL: POLITICA DIVIDENDI 2011 INVARIATA, PAY-OUT 25%...
(LaPresse) - Fiat Industrial manterrà invariata la
politica dei dividendi per il 2011. E' quanto emerge dalle slide della
presentazione per gli analisti riuniti al roadshow di Londra. Il pay-out
è previsto al 25% rispetto al risultato consolidato del gruppo e il
monte minimo che verrà redistribuito agli azionisti è pari a 100 milioni
di euro.
+
7 - CRISI
ECONOMICA: MARCEGAGLIA, SCIOPERO CGIL NON RISOLVE PROBLEMI...
(Adnkronos) - 'Piu' che scioperare serve lavorare
insieme perche' in un momento come questo occorre proporre una serie di
inizative per migliorare la vita delle imprese, la loro capacita' ad
essere competitive e di aumentare l'occupazione. Per questo non e' con
lo sciopero generale che si risolvono i problemi'. E' il leader di
Confinsustria, Emma Marcegaglia, a commentare l'annuncio di un prossimo
sciopero generale da parte della Cgil. 'Il sindacato e' libero di
decidere ma in un momento come questo, dove c'e' un enorme problema di
crescita serve lavorare insieme per trovare strade alternative', ha
ribadito.
8 - TERNA:
CATTANEO, 'SONO INTERESSATO ALL'AZIENDA DOVE STO'...
Radiocor - 'Mi interessa Terna. Tutto il resto sono
chiacchiere'. Lo ha dichiarato a Radiocor l'amministratore delegato
Flavio Cattaneo, a margine di un convegno sull'energia oggi a Roma. Alla
domanda se sia vero che circola il suo nome per nomine in altre aziende,
Cattaneo ha risposto: 'Sono interessato all'azienda dove sto, ovvero
Terna. E' da piu' di un anno che ho ribadito, piu' volte, pubblicamente
e privatamente, alla stampa e ai soggetti interessati, che continuo a
lavorare in Terna e al suo progetto di sviluppo. Tutto il resto sono
chiacchiere. Le nomine le fanno gli azionisti, non le chiacchiere'.
9 - MALTEMPO:
TOD'S, NESSUN DANNO, AZIENDA PIENAMENTE OPERATIVA...
(Adnkronos) -
'L'azienda e' pienamente operativa e non ha subito alcun danno'. A
precisarlo in una nota e' il gruppo Tod's in riferimento al maltempo che
sta interessando la regione Marche. Le esondazioni e le alluvioni,
sottolinea Tod's, 'hanno interessato il paese di Casette d'Ete, ma non
la zona industriale, in cui si trovano la sede principale e lo
stabilimento produttivo dell'azienda'.
10 - GENERALI:
KEPLER CAPITAL MARKETS, TROPPI MESSAGGI CONTRADDITTORI...
(Adnkronos) -
"Geronzi non e' piu' sostenibile, deve andare via". E' il giudizio,
tranchant, di Fabrizio Croce, capo dell'Insurance Sector Research di
Kepler Capital Markets. "Ci sono state tante promesse non mantenute,
prima fra tutte che, senza deleghe operative, non avrebbe influito nella
sua posizione", premette, aggiungendo: il presidente "si intromette
continuamente nella gestione. Della Valle ha ragione, e' diventato un
fattore di disturbo, bisogna trarne le conseguenze".
11 - PAPAMOBILE
ELETTRICA: MERCEDES CONTRO TUTTI...
Da "Il Giornale" - Chissà se a sbirciare tra gli stand
del Salone di Ginevra ci sono anche gli emissari del Vaticano incaricati
di trovare, per il Santo Padre, una nuova «Papamobile» a emissioni zero,
cioè elettrica. L'ordine è partito dallo stesso Benedetto XVI,
desideroso di dare il suo contributo a favore di una mobilità sempre più
ecosostenibile. La richiesta ha fatto alzare le antenne a costruttori e
carrozzieri, e messo in allarme Mercedes, che attualmente fornisce il
veicolo utilizzato dal Pontefice. E se ad accontentare i desideri
«verdi» del Papa ci pensasse l'ingegnosità italiana? La gara è aperta.
12 - INDUSTRIA:
CSC, A FEBBRAIO PRODUZIONE +0,3%, +4,3% TENDENZIALE...
Radiocor - Prosegue il recupero dell'attivita'
industriale. A febbraio, secondo il Centro studi di Confindustria, la
produziopne industriale e' cresciuta dello 0,3% su gennaio, quando si
era avuto un incremento dello 0,7% su dicembre, e del 4,3% rispetto a
febbraio 2010. Sulla base delle indicazioni fornite a consuntivo dalle
aziende, la dinamica in gennaio e' stata rivista al rialzo dal +0,5%
indicato nella stima preliminare. Il livello di attivita', sottolineano
gli economisti del CsC, rimane inferiore del 16,7% rispetto al picco
pre-crisi (aprile 2008), avendo recuperato il 12,3% dai minimi di marzo
2009. L'attivita' industriale nel primo trimestre del 2011 ha ora una
crescita congiunturale acquisita dell'1,5%, dopo il -0,2% del quarto del
2010, che aveva interrotto un recupero in corso da cinque trimestri. Le
aziende che lavorano su commessa segnalano in febbraio un incremento del
volume degli ordini dell'1,2% su gennaio e del 3,4% su febbraio 2010. In
gennaio erano aumentati del 2,6% su dicembre e del 4,7% annuo.
13 - TUNISIA,
FITCH ABBASSA RATING A BBB-...
(LaPresse/AP) - L'agenzia Fitch ha abbassato il rating
della Tunisia a BBB- a causa dell'instabilità economica di questo
periodo politico di transizione dopo che a gennaio Ben Ali ha lasciato
il potere. Fitch ha aggiunto che l'outlook del Paese dipende dalle
elezioni in programma per luglio.
14 - TEMPESTA SU
EDITORI PARIGINI,PERQUISITE SEDI...
(ANSA) - 'Tempesta sugli editori parigini', tra cui
Albin Michel, Hachette, Flammarion e Gallimard: questo il titolo di un
articolo pubblicato oggi dal giornale on-line francese 'Atlantico',
secondo cui 'oltre un centinaio di inquirenti' della Commissione Ue ha
cominciato ieri pomeriggio ad ispezionare le principali sedi degli
editori parigini. 'In particolare - prosegue Atlantico, giornale on-line
fondato da pochi giorni in Francia - gli editori sono sospettati dalla
Commissione europea di un cartello illegale sul prezzo dei libri
digitali. Gli inquirenti hanno sequestrato computer e documenti di
contabilita' di diversi editori.
'Sono un rullo
compressore (...) Hanno agito in modo molto brutale', ha detto la
direttrice di una
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