DAGOSPIA 2011
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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9/04/2011 - 16.38

SARDEGNA, MORTI SUL LAVORO: CINQUE CONDANNE PER MORTI RAFFINERIA SARAS

 

 

(IRIS) - ROMA, 19 APR - “Le richieste di condanna per le tre morti alla Saras, nel 2009, arrivano beffardamente a pochi giorni dalla nuova morte di un operaio, anche questa volta dipendente di una ditta esterna”.

Federico Gandolfi, responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti, commenta con queste parole la decisione del pm, Emanuele Secci, di condannare a tot anni di reclusione i cinque imputati al processo per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch, il 26 maggio del 2009. Due anni e 8 mesi per Dario Scafardi, direttore della raffineria, e per Antioco Mario Gregu, direttore delle operazioni industriali.

Due anni e 4 mesi, invece, per Guido Grosso, responsabile dello stabilimento e due anni e 2 mesi per Antonello Atzori, responsabile dell'area dove morirono i tre operai. Un anno per il legale rappresentante della Comesa, Francesco Ledda, la ditta di cui erano dipendenti le vittime. Prevista una multa di 800 mila euro per la Saras.

“Finalmente in base alla nuova legge sulla responsabilità amministrativa – ha aggiunto l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – anche i vertici delle imprese coinvolte sono stati chiamati in causa, con capi d'imputazione e richieste di condanna pesanti, a rispondere delle morti in fabbrica. È giusto che finalmente paghino se, come ipotizzato, la sicurezza sul lavoro non fosse stata la priorità assoluta. Speriamo ora che giustizia sia fatta nel più breve tempo possibile e che il processo, come i risarcimenti, riesca a salvarsi da qualche ennesima invenzione legislativa della maggioranza di governo”.

 

 

 

MILANO DEBOLE, MAGLIA NERA LIGRESTI (-3%) - E GROUPAMA FA SAPERE A NAGEL CHE MEDIOBANCA VUOL DIRE 205 MLN € DI MINUSVALENZE - EUROZONA: INFLAZIONE SALE AL 2,7% - IL BERLUSCONE ROTELLI STRONCA I SOGNI DI “CORRIERE” DELLO SCARPARO: “NON VENDIAMO, ANZI INCREMENTIAMO” - FIAT DRAMA: -20% VENDITE EUROPA, (MA SARà SPONSOR DELLA NAZIONALE) - LA FIOM PORTA L’ACCORDO MIRAFIORI IN TRIBUNALE - LE COOP TRATTANO PER UNA COORDATA PARMALAT - BANKITALIA: MODESTA ACCELERAZIONE ATTIVITà PRODUTTIVE - GRECIA NEL BARATRO DELLO SPREAD, “NESSUNA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO”…

1 - BORSA, LA GIORNATA: MACRO DA USA-CINA, GRECIA TIRA GIÙ BANCARI...
Milano, 15 apr. (LaPresse) - Chiusura debole per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che perde lo 0,06% a 21.821,26 punti e il Ftse All-Share che cede lo 0,04% a 22.545,97 punti. Oggi si incrociano dati macro da oriente e occidente. Secondo l'istituto nazionale di statistica della Cina, l'economia nazionale è cresciuta del 9,7% nei primi tre mesi del 2011. Negli Stati Uniti la produzione industriale è balzata dello 0,8% a marzo e l'inflazione è cresciuta nello stesso mese dello 0,5%, e del 2,7% su base annua. Ma in Grecia, lo spread con i bund tedeschi ha superato i mille punti base, mettendo paura agli istituti di credito.

 

In questo contesto, chiudono sopra la parità le principali Borse europee. L'indice Ftse 100 di Londra guadagna lo 0,54% a 5.996,01 punti, il Cac 40 di Parigi mostra un lieve rialzo dello 0,l% a 3.974,48 punti e il Dax di Francoforte sale dello 0,44% a 7.178,29 punti. Milano non ce la fa e rimane negativa per le difficoltà del settore bancario del Mib. Guida i ribassi del comparto Popolare Milano, cui secondo quanto riportato dalla stampa, Bankitalia avrebbe chiesto la cancellazione del dividendo e un aumento di capitale intorno ai 600 milioni di euro. Piazza Meda crolla del 2,36% a 2,648 euro. Scendono anche Banco Popolare (-1,06%), Banca Montepaschi (-1,19%), Intesa Sanpaolo (-1,73%), Ubi Banca (-1,08%) e Unicredit (-0,29%).

La maglia nera del paniere principale è Fondiaria-Sai, con un ribasso del 3,05% a 6,35 euro. Volano invece Prysmian, tonica con un 2,9% di rialzo a 15,78 euro, e Fiat Industrial, che balza del 3,19% a 10,02 euro. Oggi dal consiglio di amministrazione di Granlatte è arrivato il via libera per proseguire nell'operazione per il controllo di Parmalat. Il cda ha dato mandato al presidente di Granarolo, Giampiero Calzolari, di proseguire la trattativa con le banche per una cordata concorrente ai francesi di Lactalis. Granlatte è azionista di controllo di Granarolo con l'80%. Il gruppo di Collecchio cede lo 0,61% a 2,284 euro.

Tra gli altri titoli, guadagnano Exor (+1,92%), Azimut (+1,04%) Enel Green Power (+1,1%), Finmeccanica (+0,17%), Enel (+0,87%) e Pirelli (+0,62%). Perdono Eni (-0,29%), Generali (-0,51%), Mediobanca (-0,97%), Saipem (-0,32%) e Impregilo (-1,32%). Fuori dal Mib, la Roma attende in Borsa con ottimismo la firma che, probabilmente stasera, chiuderà la partita per nuova la proprietà del club all'americano Thomas DiBenedetto. Il titolo guadagna lo 0,52% a 1,166 euro.

2 - ORO: BALZA ANCORA E FISSA NUOVO RECORD A 1.483 DOLLARI L'ONCIA...
Radiocor - Nuovo record per l'oro che, nel pomeriggio, ha rotto quota 1.480 dollari arrampicandosi fino a 1483,38 dollari l'oncia. Gli esperti spiegano il rally con la crisi dei debiti sovrani europei e le preoccupazioni sull'inflazione, che sta lievitando oltre le attese in Cina e negli Stati Uniti.

3 - E17: +2,7% INFLAZIONE ANNUA IN MARZO, IN NETTO RIALZO...
Radiocor - Nel mese di marzo l'inflazione annuale nell'area euro e' salita al 2,7%, in forte crescita dal 2,4% di febbraio. Un anno prima il tasso era all'1, 6%. L'inflazione mensile e' stata pari all'1,4% nel marzo 2011. L'inflazione annuale nell'intera Ue e' stata del 3,1% a marzo, contro il 2,9% di febbraio. Un anno prima il tasso era al 2,0%. L'inflazione mensile in marzo e' stata dell'1,1%. Le cifre provengono da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea.

 

4 - RCS: ROTELLI, RIBADISCO INTERESSE A INCREMENTARE QUOTA...
Radiocor - Giuseppe Rotelli, azionista di Rcs Mediagroup con circa l'11% del capitale, ribadisce il suo interesse 'ad incrementare la sua quota, avendo scelto da tempo di diversificare nell'editoria'. E' quanto comunica l'imprenditore della sanita' in una nota in cui smentisce categoricamente quanto affermato in un articolo di un settimanale in merito all'ipotesi di vendita della sua partecipazione in Rcs Mediagroup.

 

5 - FIAT: IHS STIMA -20% VENDITE EUROPA MARZO CON QUOTA AL 6,7%...
Radiocor - Marzo si chiude con una decisa frenata delle immatricolazioni del gruppo Fiat in Europa occidentale (Ue15+Norvegia+Svezia). Secondo le stime anticipate a 'Radiocor' da Pierluigi Bellini, associate director di Ihs Global Insight, le vendite del costruttore nell'area sono infatti attese in calo del 20,5% rispetto ad un anno prima a quasi 103.200 unita' con una quota pari al 6,7% (da 8%) su un mercato previsto giu' del 5,1% a oltre 1,53 milioni. Nel primo trimestre il gruppo Fiat avrebbe segnato -19,3% a circa 255.170 con una quota del 7,3% (da 8,8%) su un mercato atteso in ribasso del 2,4% a piu' di 3,51 milioni.

 

6 - FIAT: EX BERTONE, CISL-UIL,URGE INCONTRO...
(ANSA) - Un incontro ''urgente'' con l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per trovare una soluzione definitiva sullo stabilimento ex Bertone e garantire l'investimento (500 milioni di euro) e l'occupazione (1.100 posti di lavoro). Lo hanno chiesto i segretari generali di Cisl, Uil e Ugl, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella.

 

7 - FIAT: LANDINI,RICORSO MAGISTRATURA SU POMIGLIANO E MIRAFIORI...
(ANSA) - ''La Fiom fara' ricorso alla magistratura di Torino per rendere nulli gli effetti dell'accordo Fiat per gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori''. A confermarlo e' stato questa mattina il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che e' intervenuto ad un'assemblea convocata in fabbrica a Pomigliano d'Arco (Napoli) dal sindacato con i lavoratori, in occasione dell'ultimo dei due giorni di ripresa produttiva al Giambattista Vico.

 

8 - LA FIAT SARÀ SPONSOR PRINCIPALE DELLA NAZIONALE...
Da "la Repubblica" - La Nazionale di Prandelli, risalita nella top ten mondiale, presto viaggerà in Fiat. La Fiat sarà "main sponsor", e andrà ad aggiungersi agli altri due marchi (Tim e Kompass), che confermeranno la loro sponsorizzazione. Un segnale di svolta per la Figc: avere come sponsor principale la Fiat significa rilanciare il marchio del Made in Italy, nel momento in cui la Casa torinese sta riprendendo quota in tutto il mondo e ha grandi interessi anche in Brasile, dove nel 2014 si disputeranno i Mondiali.

La Nazionale di Prandelli sta riportando entusiasmo: entro fine mese, la Figc dovrebbe concludere anche il contratto tv con la Rai (circa 125 mln per 4 anni). E´ saltata invece la tournée di fine campionato in Usa. Il 7 giugno l´Italia giocherà un´amichevole in Europa (Grecia o Irlanda). La sfida del 10 giugno con la Spagna campione del mondo invece si terrà in Italia. Al Sud: Palermo, Napoli o Bari. (f.bi.)

9 - PARMALAT: GRANLATTE, DA CDA MANDATO A PRESIDENTE PER TRATTARE...
Radiocor - Le cooperative fanno un altro passo in avanti verso la cordata italiana per Parmalat. Questa mattina, secondo quanto risulta a Radiocor, un c da di Granlatte, azionista all'80% di Granarolo, ha dato mandato al presidente, Gianpiero Calzolari, per proseguire le trattative su Parmalat. Il gruppo alimentare legato al mondo Coop continuera' quindi a lavorare insieme alle banche, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Mediobanca e Bnl per trovare una soluzione italiana, alternativa ai francesi di Lactalis.

 

10 - GRECIA: JUNCKER, INFONDATE VOCI SU RISTRUTTURAZIONE DEBITO...
Radiocor - 'Tutte le voci di mercato su una possibile ristrutturazione del debito greco sono totalmente infondate. Non e' neanche un'opzione'. Lo ha detto Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo all'ingresso nell'edificio dell'Fmi dove si svolge oggi la riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G20. 'I mercati sbagliano - ha continuato - se pensano che i programmi di sostegno non siano abbastanza solidi. I fondamentali dell'eurozona sono buoni: c'e' meno deficit e meno debito e, quindi, i mercati stanno sbagliando'. Secondo Juncker, 'ci sono alcuni paesi che hanno difficolta', non si tratta di speculazione contro l'eurozona. Ci sono dei problemi a livello di debito per Grecia, Portogallo e Irlanda. La situazione di Spagna e Italia e' molto diversa e non confrontabile'.

 

11 - GRECIA: RECORD SPREAD,SFONDA 1.000 PUNTI...
(ANSA) - Impennata dello spread dei titoli di Stato ellenici rispetto al bund tedesco che ha raggiunto il nuovo record a 1.038 punti, il livello piu' alto dall'introduzione dell'euro. Contemporaneamente tocca un nuovo massimo storico il rischio default della Grecia percepito dagli investitori. I credit default swaps (cds) sono schizzati a 1.147 punti, indicando che c'e' un 63% di probabilita' che il Paese fallisca entro i prossimi cinque anni.

12 - PORTOGALLO RESTITUISCE 4,2 MLD, ALL'8,9% TASSO BOND A 10 ANNI...
(LaPresse/AP) - Il Portogallo ha restituito 4,2 miliardi di dollari di bond, evitando il rischio default in attesa del prestito internazionale. Lo ha comunicato un funzionario del ministero delle Finanze di Lisbona. Le autorità portoghesi hanno ammesso di non avere abbastanza soldi in cassa per affrontare la scadenza di giugno, in cui dovranno restituire 7 miliardi di debito. I partner europei del Portogallo e il Fondo monetario internazionale stanno discutendo con il governo per un prestito che potrebbe raggiungere gli 80 miliardi di euro, negoziati che potrebbero durare settimane. Il Paese sta affrontando costi sul debito insostenibili, con il rendimento dei suoi bond a 10 anni salito oggi all'8,9%.

 

13 - BANKITALIA: MODESTA ACCELERAZIONE ATTIVITA' PRODUTTIVA NEL I TRIMESTRE...
Radiocor - Per il primo trimestre di quest'anno 'si prefigura una modesta accelerazione dell'attivita' produttiva'. Lo rileva Bankitalia, secondo cui restano improntati alla prudenza i comportamenti di spesa delle famiglie, influenzati dalle condizioni del mercato del lavoro e dall'andamento del reddito disponibile, nel 2010 ancora diminuito in termini reali. Inoltre, per Via Nazionale, 'livelli produttivi distanti da quelli precedenti l'avvio della recessione e un'incidenza ancora elevata degli occupati in Cassa integrazione ostacolano il ritorno alla crescita dell'occupazione'.

Il rialzo dell'inflazione, annota Bankitalia, 'riflette soprattutto il rincaro dei beni energetici e alimentari, gravando maggiormente sul potere d'acquisto delle famiglie meno abbienti, per le quali essi rappresentano oltre il 40% dei consumi.

 

14 - MEDIOBANCA: GROUPAMA, 205 MLN MINUSVALENZA LATENTE QUOTA NEL 2010...
Radiocor - Ammonta a 205 milioni la minusvalenza latente di Groupama sulla quota detenuta in Mediobanca a fine 2010. Come emerge dal rapporto annual e della compagnia assicurativa, consultato da Radiocor, il costo di acquisizione al netto degli accantonamenti del 4,93% detenuto in Mediobanca e' di 493 milioni contro un 'fair value' al 31 dicembre 2010 di 288 milioni, con uno squilibrio di 205 milioni.

 

Da inizio 2011 comunque il titolo Mediobanca ha guadagnato il 15,6% rispetto all'ultima quotazione del 2010. Nel 2009 la minusvalenza latente era peraltro inferiore a quella del 2010, situandosi di 143 milioni. Le principali partecipazioni non consolidate detenute da Groupama sono in Bollore' (4,31% per un valore di 130 milioni e una plusvalenza di 42 milioni), Societe' Generale (4,22% per un valore di 1,75 miliardi e una minusvalenza di 453 milioni), in Lagardere (1,97% del valore di 97 milioni), in Veolia Environnement (5,63%, per un valore di 788 milioni), in Saint Gobain (1,91%) e in Eiffage (6,71%). All'estero, oltre a Mediobanca, c'e' la quota dell'8,28% di Otp Bank (per un valore di 629 milioni, con una minusvalenza latente di 164 milioni).

Complessivamente le quote in societa' francesi sono in bilancio per 3,4 miliardi contro un fair value di 2,76 miliardi. Nel 2010 l'a.d Jean Azema ha percepito emolumenti per 1,54 milioni contro 1,31 milioni nel 2009. Sul fronte Premafin-Fondiaria, il bilancio 2010 di Groupama si limita a riportare l'accordo siglato nello scorso autunno con la famiglia Ligresti per l'entrata in Premafin con il 17%, intesa poi 'decaduta' per l'obbligo di doppia Opa indicato da Consob. La scorsa settimana il gruppo assicurativo francese ha peraltro reso noto di avere chiesto all'Isvap l'autorizzazione per superare la soglia del 10% di Fondiaria Sai 'al fine di preservare tutta la flessibilita'', precisando di 'non avere intenzioni ostili' e che 'non c'e' alcuna certezza che procedera' all'acquisto dei titoli'.

 

15 - IRLANDA: UE-BCE-FMI, BUONI PROGRESSI, NUOVO GOVERNO E' DETERMINATO...
Radiocor - L'attuazione del programma economico per uscire dalla crisi e' 'determinata' e il nuovo governo con le misure di ricapitalizzazione e di riforma delle banche e l'impegno a raggiungere un deficit/pil al 3% nel 2015 (quest'anno sara' al 10,5%) permette al paese di 'compiere buoni progressi verso il superamento della peggiore crisi economica della sua storia'. E' questo il giudizio di Commissione Ue, Bce e Fmi.

16 - IMPRESE: PROFUMO, POLITICA INDUSTRIALE NON SI FA CON ASSETTI PROPRIETARI...
(Adnkronos) - Il Paese ha bisogno di una politica industriale ma per sviluppare una politica industriale non sono necessari gli assetti proprietari. E' l'opinione di Alessandro Profumo, ex a.d. di Unicredit, intervenuto sul tema questo pomeriggio nel corso di un incontro con i giovani organizzato in Confindustria da Isict (Istituto superiore di studi in tecnologie dell'informazione e della comunicazione). 'Un po' di politica industriale non guasta - ha detto Profumo - ma non credo che la politica industriale si faccia con gli assetti proprietari'.

 

17 - BP, AZIONISTI RUSSI TNK-BP RIVENDICANO RUOLO IN ACCORDO CON ROSNEFT...
(LaPresse/AP) - Gli azionisti russi della Tnk-Bp hanno proposto oggi che l'accordo della Bp con la società petrolifera russa Rosneft, che prevede la ricerca di petrolio sotto l'Oceano Artico, sia implementato attraverso la stessa joint venture russo-britannica. La Bp sta cercando di concludere un accordo con la Rosneft, ma gli azionisti russi della joint venture Tnk-Bp, riuniti nel consorzio Aar, sono riusciti a bloccarlo sostenendo che violasse un altro accordo secondo il quale tutte le attività della Bp in Russia possono essere svolte esclusivamente con la Tnk-Bp.

Ieri la società britannica e il gigante russo hanno deciso di prorogare il termine per l'accordo di concambio per un altro mese, sperando di risolvere l'impasse. Oggi il direttore generale dell'Aar Stan Polovets ha detto che il consorzio propone che l'accordo vada avanti, ma tramite la Tnk-Bp. 15-04-2011]

 

 

PISTOLINE FUMANTI (D’URANIO) - AL POLIGONO INTERFORZE DI QUIRRA, IN SARDEGNA, ESERCITI E AZIENDE DI MEZZO MONDO, INCLUSE QUELLE ITALIANE, HANNO SPERIMENTATO ARMI E MATERIALI SEGRETI - FATTI ESPLODERE GIGANTESCHI CUMULI DI ARMI E MUNIZIONI (DA SMALTIRE), COMPRESO QUELLE ALL’URANIO IMPOVERITO - NEI PRESSI DELLA BASE MOLTISSIMI PASTORI COLPITI DA TUMORE

 

Riccardo Bocca per "l'Espresso"

Mauro Artizzu non sospetta niente. È a Cagliari, in casa, e il 3 marzo scorso si sta confidando con la sua ragazza e un amico. Sapesse che c'è un registratore, nascosto nella stanza, tacerebbe subito. Invece ignora l'interesse che gli investigatori hanno per i suoi ricordi, e racconta ciò che ha visto e fatto nel 1997, quand'era militare di leva al Pisq: il Poligono sperimentale interforze Salto di Quirra. Dodicimila ettari di meraviglia naturale sulla costa sudorientale della Sardegna, convertiti nel 1956 in area per operazioni off limits. Un territorio dove nei decenni eserciti e aziende di mezzo mondo, incluse quelle italiane, hanno sperimentato armi e materiali segreti.

 

Ma dietro i cancelli del poligono, sarebbe successo anche altro: ed è appunto questo il retroscena che Artizzu, classe 1978, riferisce agli amici: "Ho fatto un giuramento per non dire niente!", frena all'inizio. Ma poi prevale la rabbia, la voglia di condividere quei pensieri. E ricostruisce quella che, a suo dire, era un'abitudine consolidata al poligono di Quirra: brillare giganteschi cumuli di armi e munizioni, con esplosioni avvolte dal silenzio dei militari.

"Lì hanno brillato tutte le armi di tutto, non solo della Sardegna: di tutta l'Italia", dice Artizzu. "Venivano da Milano, da ogni parte arrivavano i camion...". Entravano nella base e, a circa un chilometro e mezzo dagli uffici di Perdasdefogu, raggiungevano una buca profonda 80 metri: "un vulcano", lo definisce Artizzu, in cui scendevano mezzi articolati carichi di munizioni e armi. Dopodiché i militari piazzavano più cariche, certe volte senza neppure togliere i proiettili dai rimorchi, e procedevano con le esplosioni. Che avevano esiti indimenticabili, almeno per questo ex militare di leva: "Il posto intorno diventava bianco", dice Artizzu, "che ne so, nel mese di maggio, come se avesse nevicato!".

All'improvviso, continua, il terreno si copriva di una strana sostanza: "Ce l'hai presente un pezzo di gommapiuma? Però era pesante". E i militari "la raccoglievano... sì, la mettevano nei barili e la sotterravamo". Perché era tanta, tantissima, quella materia. Così parte dei fusti venivano trasferiti altrove, a bordo di camion, mentre la "gommapiuma" in eccesso finiva dentro contenitori seppelliti sotto al poligono: proprio dove passavano i pastori, che avevano terreni in concessione nella zona militare. Calpestavano quegli spazi con il bestiame, e le mucche "morivano perché mangiavano quell'erba...".

 

Non ha dubbi, Mauro Artizzu: "L'esercito nasconde tutto!". E parlando con gli amici, sottolinea la ragione di tanta prudenza: il problema, "quello che frega" insomma, è "quando brillavano nell'aria", dice. Perché la sostanza sprigionata da quelle esplosioni, bianca e pesante, ricadeva sui paesi vicini: "Se era il vento che andava a Jerzu, se la prendeva Jerzu, se soffiava verso Villaputzu se la prendeva Villaputzu...". Così, quando "la settimana successiva pioveva", il manto bianco era assorbito dalla terra e "inquinava le falde acquifere".

Uno scenario che pone mille domande. Le stesse che muovono il 2 aprile Domenico Fiordalisi, capo della Procura di Lanusei, provincia dell'Ogliastra, il quale scrive alla Procura generale cagliaritana citando proprio, tra le testimonianze raccolte, quella sulle "gigantesche esplosioni a Perdasdefogu che avevano provocato nubi tossiche e disperso particelle altamente nocive". La premessa da cui parte per ipotizzare reati che vanno dall'omicidio plurimo di pastori all'omissione di atti d'ufficio "per ragioni di giustizia e sanità"; dall'omissione dei controlli nel demanio militare, all'omissione di provvedimenti amministrativi e sanitari.

Fino al capitolo più delicato e importante: il sospetto, sul quale Fiordalisi indaga da mesi, di "introduzione nello Stato, detenzione e porto illegale in Ogliastra di armi da guerra all'uranio impoverito". Che si lega, in un crescendo inquietante, all'ipotesi del disastro ambientale per "dispersione di materiali all'uranio impoverito e materiali radioattivi": sparsi in parte "da vari missili", e in parte dal brillare al Pisq "tutte le munizioni e bombe obsolete d'Italia, senza cautele per l'ambiente e la salute umana e animale".

Parole pesanti e sconcertanti assieme. Accuse che, in questa fase, agitano il ministero della Difesa. Anche perché Fiordalisi, nelle carte ufficiali, parla di lunghi anni marchiati da una "totale e generalizzata inerzia", con omissioni sia dei comandanti dei carabinieri, che al poligono avevano compiti di polizia giudiziaria e controllo territoriale, sia dei "generali dell'aeronautica che hanno comandato".

Non basta, che il 10 marzo il generale Sanzio Bonotto, attuale comandante del poligono, assicuri alla squadra mobile di Nuoro che "non sono mai state effettuate operazioni di distruzioni di munizioni e armi che, trasportate a bordo di camion, venivano sotterrate e fatte brillare". A contraddirlo, lo stesso giorno, è il tenente colonnello Antonino Bertino, il quale invece ricorda quelle esplosioni: "L'attività", spiega, "consisteva nell'arrivo di camion e Tir pieni di munizionamento e bombe di aereo, suppongo radiate dal servizio e forse risalenti al periodo della Seconda guerra mondiale". Si scavavano "fornelli abbastanza capienti", si infilava all'interno il materiale da brillare, e "successivamente (i cumuli) venivano fatti esplodere...".

 

Una volta, racconta l'ufficiale, fu sbagliata la quantità di esplosivo e andarono a pezzi i vetri del paese di Perdasdefogu. Ma anche quanto tutto filava liscio, il risultato era impressionante: "Le esplosioni producevano fiamme e una colonna di fumo visibile da diversi chilometri", dice Bertino, tant'è che si fissava un'ampia zona di rispetto per "il quantitativo molto elevato di esplosivo da distruggere". E per chiarire ancor meglio il contesto globale, e l'approccio militare a simili operazioni, Bertino aggiunge che "tutte le attività del poligono sono, ed erano, programmate e regolarmente autorizzate dallo Stato maggiore della Difesa".

Da qui, derivano l'amarezza e la paura di chi abita a Quirra, Perdasdefogu, Escalaplano: tutti centri prossimi al poligono. "Vogliamo la verità, qualunque essa sia, sulle attività nel poligono", insiste dal 1997 Valentina Cao, portavoce del comitato Gettiamo le basi. Ed è una strada in salita, la sua: soprattutto quando afferma che "la dispersione di uranio impoverito, e altre sostanze tossico-radioattive, ha ucciso decine di persone e un numero incalcolabile di bestie".

Non è abbastanza, per le autorità italiane, che l'indagine affidata dal procuratore Fiordalisi a Maria Antonietta Gatti, responsabile del laboratorio dei biomateriali all'università di Modena, abbia certificato il 22 marzo "evidenze di profonda interazione tra le polveri generate dalle combustioni delle attività del poligono e la salute di uomini e animali". Non può bastare, alle autorità, che Gettiamo le basi abbia censito, con l'aiuto di medici ed esperti, almeno "27 militari e 43 civili morti o colpiti da tumori e leucemie varie, riconducibili in qualche misura al Pisq".

E neppure è sufficiente, che l'indagine di Fiordalisi sia partita dai dati shock di Giorgio Melis e Sandro Lorrai, veterinari alle Asl di Lanusei e Cagliari: anche se "nella loro relazione finale", spiegano fonti di polizia, "si illustra che entro 2,7 chilometri dalla base di capo San Lorenzo a Quirra, circa il 60, 65 per cento dei pastori è stato colpito da tumori, mentre tra gli animali sono emerse frequenti malformazioni".

Elementi al centro di infinite polemiche, nella provincia dell'Ogliastra. Certo, dicono i residenti, "lo Stato ha svolto vari monitoraggi, anche molto costosi e con risultati tranquillizzanti: ma nessuno garantisce certezze assolute". Al contrario, nell'ultimo periodo il giallo di Quirra si è fatto più cupo: "Di recente", ricordano a Gettiamo le basi, "il quotidiano "La nuova Sardegna" ha pubblicato le rivelazioni del capitano Giancarlo Carrusci, operativo al poligono di Quirra dal 1977 al 1992".

 

E dalle sue sette agende, consegnate agli inquirenti, risulta che nel 1988, durante un'esercitazione dell'Aeronautica della Repubblica federale tedesca, "un Tornado ha lanciato un missile Kormoran Due (a sentire il capitano) con uranio impoverito, il quale ha colpito un rimorchiatore ancorato in mare come bersaglio".

Circostanze, ha scritto il 17 marzo Fiordalisi ai capi di Stato maggiore della Difesa e dell'Aeronautica, che stridono con "le plurime dichiarazioni ufficiali fatte, nel corso degli anni, da autorevoli organi istituzionali italiani", i quali hanno sempre garantito "l'assenza di alcuna notizia e autorizzazione" all'uso "di armi all'uranio impoverito in tutte le basi militari della Sardegna", e in particolare "in quella del poligono di Quirra". Ma non è questo il punto, ormai. Il dettaglio spiazzante, piuttosto, è che l'11 marzo il capitano Carrusci dichiara alla polizia che fino al 1992 quella da lui descritta "è stata l'unica occasione che conosco in cui è stato usato l'uranio impoverito".

E sarà certamente vero, ma dalle ultime verifiche della Procura, esce la notizia che l'Aeronautica tedesca, d'accordo con i militari italiani, dopo aver sparato nel poligono un missile Kormoran Due il 30 novembre 1988, ne ha lanciato un altro (ancora non si sa se all'uranio impoverito) il 23 ottobre 1989, che ha mancato il bersaglio "ed è finito sui fondali di fronte al poligono".

Così parte il nuovo fronte dei riscontri investigativi: analizzando i filmati che riguardano i Kormoran. "Nel frattempo", informa un militare del Pisq, "l'attività del poligono è stata spesso interrotta dai sopralluoghi dei magistrati e del Corpo Forestale, che hanno sequestrato aree a terra e a mare con missili, proiettili e materiali radioattivi (vedi box accanto)". Mentre ulteriori novità, a breve, potrebbero arrivare anche dalle 18 salme di pastori che il procuratore riesumerà, il 20 aprile, per sottoporle al professor Marco Grandi, direttore della Scuola di specializzazione in medicina legale dell'Università di Milano.

"Cruciale", dice Valentina Cao, "è che in questa brutta storia i riscontri avvengano senza pressioni su testimoni e tecnici". Che dovrebbe essere scontato, come concetto: e invece non lo è affatto. Almeno a giudicare dall'sms che un sottufficiale della base di Teulada (anch'essa sotto accusa, in Sardegna, per il presunto nesso tra attività svolte e insorgere di tumori ) ha inviato il 5 aprile a un investigatore: "Oggi", scrive, "all'alzabandiera il comandante della caserma (...) ha comunicato che è pervenuto un dispaccio dal Comando delle forze di difesa (a) Verona, (con) il divieto assoluto di parlare di uranio impoverito. Soprattutto con i giornalisti. Siamo alle minacce e ostacolo alla giustizia".
Fino a quando, si chiedono i cittadini sardi, sarà questa la posizione dei militari?
ha collaborato Paolo Orofino

A febbraio, i quotidiani hanno pubblicato la notizia che gli investigatori avrebbero sequestrato nel poligono interforze Salto di Quirra cinque casse "altamente radioattive". Il dettaglio, importante, è stato smentito in Parlamento dal sottosegretario alla Ricerca Guido Viceconte, il quale ha spiegato che quelle casse "contengono componenti elettronici che equipaggiano i radar in servizio presso il poligono, e non già materiali altamente radioattivi".

Chi ha ragione? La risposta arriva dagli stessi investigatori che hanno partecipato ai sopralluoghi. I quali dichiarano, coperti da anonimato: "Nelle cinque casse, peraltro contenute in magazzini senza alcun segnale di pericolo, e abbinate a documenti che non coincidono né per quantità né per qualità con il contenuto, c'erano valvole radioattive di radar". Non solo: "Da ulteriori dieci casse", dicono gli investigatori, "sono usciti altrettanti metal detector, che avrebbero dovuto già essere smaltiti". Per un semplice motivo: "anch'essi sono risultati radioattivi...". 15-04-2011]

 

 

L’azionista “zittito” da Confalonieri: “Mediaset fa politica e noi perdiamo soldi”

MILANO – L’azionista Marco Bava che parla dei processi avviati a Milano sulla compravendita dei diritti tv di Mediaset e il presidente Fedele Confalonieri che gli toglie la parola facendo spegnere il microfono. Il battibecco, andato in scena all’assemblea dei soci Mediaset, ha avuto come protagonista il piccolo azionista di Mediaset che all’udienza preliminare di Mediatrade aveva chiesto – senza ottenerlo – di costituirsi parte civile per essere risarcito della mancata valorizzazione del suo pacchetto azionario.

Bava ha volutamente indossato i panni del disturbatore (”lo conosciamo, lo fa di mestiere”, e’ stato il commento di Confalonieri sul suo conto) e con un lungo intervento ha fatto il punto sulle presunte condotte illecite contestate ai vertici di Mediaset dalla procura di Milano, con particolare riferimento alla vicenda Mediatrade, che vede tra gli altri indagati i vertici del gruppo, Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi. Un fiume in piena arginato soltanto dall’intervento di Confalonieri, che dopo una decina di minuti di critiche e attacchi anche nei suoi confronti ha stabilito di staccare il microfono a Bava impedendogli cosi’ di proseguire nel suo intervento. Infine, la decisione di fissare in 10 minuti il limite massimo dei successivi interventi.

Intervistato dal Riformista Bava spiega che ha intenzione di querelare Mediaset per falso in bilancio. “Non è stato contestato questo perchè nessuno ha presentato querela. Il falso in bilancio è un reato perseguibile solo su querela. La cosa importante è che i manager di Mediaset hanno raddoppiato le fatture. Confalonieri mi ha risposto che è stato presentato un rapporto da una società di certificazione che dimostra il contrario. Non mi ha voluto dire il nome di questa società”.

C’è poi la questione Confalonieri-Pier Silvio Berlusconi: “Ogni volta che noi chiedevamo che ci rispondesse Pier Silvio Berlusconi, Confalonieri non gli ha mai dato la parola, come a voler dire “tu stai zitto”". Quello che penso è che Pier Silvio ha cariche operative ma non ha la possibilità di portare avanti le sue iniziative innovative”.

21 aprile 2011 | 12:27

 

 

1- ZORRO ZINGALES UCCELLA SUPERPASSERA CHE SVOLAZZA SUL "CONFLITTO DI INTERESSI" - SECONDO L’ECONOMISTA DI CHICAGO, IL PIANO ALITALIA DI BANCAINTESA IN AMERICA SAREBBE STATA CONDANNATO PERCHÉ “UN CONSULENTE DEL VENDITORE NON PUÒ ASSUMERE AL TEMPO STESSO ANCHE IL RUOLO DI COMPRATORE”. ZORRO Z. TRAFIGGE ANCORA: "IL CONFLITTO DI INTERESSI DI PASSERA STA PER RIPETERSI ANCHE NEL PIANO PARMALAT" - 2- I DUE MORATTI TERRORIZZATI PER LA SENTENZA CHE HA CONDANNATO I VERTICI DELLA THYSSEN TEDESCA. UN PRECEDENTE ECCEZIONALE CHE PUÒ RIMBALZARE SUI LORO IMPIANTI IN SARDEGNA DOVE IL 12 APRILE SCORSO È MORTO INTOSSICATO UN OPERAIO SARAS - 3- POSSIBILE CHE "FURBIZIO" BASILE FOSSE IGNARO DEL “BUCO” FINANZIARIO DELL’ATAC E DEL CONTESTO ALEMANNIANO NEL QUALE ANDAVA A CACCIARSI? IN ARRIVO SEMBRA ESSERE ANTONIO CASSANO (L’ATTUALE DIRETTORE FINANZA DELL’AZIENDA TRANVIARIA) - 4- BERNABÉ FA PER TRE: CADE LA STELLA DI OSCAR CICCHETTI, SALE L’ASTRO LUCA ROSSETTO -

1- ZORRO ZINGALES UCCELLA SUPERPASSERA
Non aveva l'aria molto allegra Corradino Passera quando ieri alle 16 è entrato nella sala congressi di IntesaSanPaolo a Torino.

 

Forse era stanco per il roadshow che nei giorni scorsi lo ha portato da New York a Londra per spiegare agli analisti e a pochi intimi dell'informazione le ragioni dell'aumento di capitale che il suo Istituto ha fatto per affrontare nuove avventure, oppure si aspettava una folla pari a quella che a metà settimana ha accolto Mario Draghi al teatro Carignano per la lectio magistralis della "Biennale Democrazia".

 

Eppure gli organizzatori gli avevano riservato un intervento conclusivo come sponsor principale dell'evento che ha avuto uno straordinario successo di pubblico; probabilmente l'aria infastidita del banchiere comasco era da attribuire al feroce attacco condotto da Luigi Zingales sul "Sole 24 Ore", il 48 enne economista-ragazzino di origini padovane che insegna all'università di Chicago, ma ha sempre gli occhi puntati sull'Italia.

In un articolo confinato astutamente dal giornale di Confindustria nella parte bassa di una pagina interna, il barbuto Zingales questa volta ha preso di petto la banca di Abramo-Bazoli e di Corradino Passera, mettendo a confronto il modello americano con il sistema italiano.

 

Con una manciata di righe al vetriolo ha beffeggiato le operazioni condotte da Intesa per salvare l'Alitalia con la cordata dei patrioti italiani e in maniera puntigliosa ha ricordato le anomalie del "Piano Fenice" che Corradino mise in piedi con l'aiuto del governo, un'operazione che a suo dire in America sarebbe stata condannata perché "un consulente del venditore non può assumere al tempo stesso anche il ruolo di compratore".

Secondo Zingales il conflitto di interessi sta per ripetersi anche nel Piano Parmalat dove in nome dell'italianità si stravolgono le regole e sarà concesso a IntesaSanPaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior offerente.

La conclusione del professore bocconiano, che si diverte a ficcare chiodi nella testa del Cavaliere, di Geronzi e di Franchino Bernabè, ha un tono beffardo: "dobbiamo riconoscere a Bazoli e Passera un brillante acume imprenditoriale", perché invece di operare nella patria del capitalismo spietato dove le banche perseguono il profitto alla vecchia maniera e spesso finiscono per perdere soldi, IntesaSanPaolo si mette al servizio di un Paese dove il capitalismo è temperato e riesce a ottenere leggi e favori che consentono profitti sicuri ("è un modello brillante. Per la banca, soprattutto").

 

La risposta di Corradino è arrivata a stretto giro dalla sala congressi di piazza San Carlo, ed è stata una replica piccata che ha negato qualsiasi conflitto di interessi nella vicenda Alitalia dove - ha detto l'ex-McKinsey - "siamo stati chiamati a dare un giudizio e ci hanno chiesto se si poteva trovare 1 miliardo di soldi privati".

Poi ha ammesso che la storia si ripeterà in qualche modo nella vicenda Parmalat. Alla faccia del barbuto Zingales e del conflitto di interesse.

 


2- I DUE MORATTI TERRORIZZATI PER LA SENTENZA CHE HA CONDANNATO I VERTICI DELLA THYSSEN TEDESCA. UN PRECEDENTE ECCEZIONALE CHE PUÒ RIMBALZARE SUI LORO IMPIANTI IN SARDEGNA DOVE IL 12 APRILE SCORSO È MORTO UN OPERAIO
Anche a Milano c'è qualcuno che gira con l'aria mesta.

È la famiglia dei Moratti, la dinastia del petrolio che ha creato un impero grazie al lavoro del padre Angelo, grande imprenditore e presidente dell'Inter. A preoccupare i due eredi Massimo e Marco non sono le sorti della squadra che sta affondando nel ridicolo, e nemmeno la bagarre per le amministrative dove donna Letizia Moratti di Rivombrosa, moglie di Gianmarco, cerca di ripetere l'exploit del 2006 quando vinse a mani basse contro il candidato Bruno Ferrante.

 

Ieri la sindachessa mostrava la chiostra smisurata dei denti al teatro Nuovo mentre il Cavaliere sferrava uno dei tanti attacchi alla magistratura, e non aveva l'aria nemmeno troppo preoccupata per i manifesti criminali sulle Brigate Rosse di cui un candidato consigliere Pdl si è attribuito una paternità sospetta.

Donna Letizia è convinta di farcela anche questa volta senza quei 6,3 milioni che il marito le ha dato per vincere le precedenti elezioni, e sembra estranea alla problematica che in questo momento preoccupa da vicino il consorte e il cognato Massimo. I due Moratti sono infatti molto preoccupati per le notizie rimbalzate venerdì da Torino con la sentenza che ha condannato i vertici della Thyssen tedesca.

 

La sentenza rappresenta infatti un precedente eccezionale che chiama in causa le responsabilità delle aziende nella sicurezza degli impianti, ed è stata un autentico trionfo per Raffaele Guariniello, il 70enne procuratore alessandrino protagonista di un numero infinito di cause.

 

Adesso per i Moratti si apre uno scenario inedito con conseguenze imprevedibili che toccano il problema della manutenzione dei loro impianti in Sardegna dove il 12 aprile scorso è morto un operaio siciliano per esalazioni di ossido di carbonio. Questo incidente fa seguito ai tre decessi del maggio 2009 quando in una cisterna persero la vita tre operai di una ditta di appalto esterna, e la Saras dei Moratti si affrettò a mettere in piedi un programma di manutenzione chiamato "Project Focus".

All'indomani dell'ultimo incidente il procuratore di Cagliari, Alessandro Pili, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma in Sardegna, dove papà Moratti sbarcò nel 1962, è scoppiata una polemica furibonda perché i sindacati ritengono che gli investimenti per la manutenzione si siano ridotti sensibilmente. A questo si aggiunge la crisi delle raffinerie europee e italiane per la concorrenza del mercato asiatico, ma il timore di chi come i Moratti opera nel settore è che prenda corpo la proposta dell'iperattivo Guariniello di creare un'Authority per la sicurezza.

 


3- POSSIBILE INFATTI CHE BASILE FOSSE IGNARO DEL "BUCO" FINANZIARIO DELL'ATAC E DEL CONTESTO ALEMANNIANO NEL QUALE ANDAVA A CACCIARSI? IN ARRIVO SEMBRA ESSERE ANTONIO CASSANO (L'ATTUALE DIRETTORE FINANZA DELL'AZIENDA TRANVIARIA)
Quando la nave balla, i topi fuggono.

L'antico adagio vale per il sindaco dalle scarpe ortopediche, Alemanno, che non riesce più a contenere lo sfaldamento dei collaboratori e dei manager a capo delle utilities. Purtroppo il primo cittadino della Capitale non dispone di strumenti di comunicazione che sappiano spiegare il disastro della sua amministrazione, e ancora manca quel giornaletto con la forma di Maurizio Costanzo che pare abbia in mente di distribuire ai cittadini buttando al vento in questo modo altri milioni di euro.

 

La botta più clamorosa gliel'ha data Maurizio Basile, il napoletano classe 1948 che dopo aver guidato Aeroporti di Roma è saltato sul carro di Alemanno con una bella giravolta politica. L'innamoramento del manager è stato sorprendente e il sindaco riconoscente lo ha fatto prima capo di gabinetto, poi lo ha messo alla guida dell'Atac, un'azienda con 13.600 dipendenti e un buco di oltre 130 milioni.

 

Appena nominato Basile ha esibito la grinta dei manager più incalliti e ha ricordato a tutti come suo merito la privatizzazione dell'Ente Tabacchi che nel 2003 portò l'azienda nelle mani degli inglesi di Bat con la consulenza di Franchino Bernabè. La partenza della sua gestione all'Atac è stata fulminea, e il terrore si è sparso quando ha annunciato la creazione di cinque direzioni centrali facendo piazza pulita degli uomini che stavano accanto ad Adalberto Bertucci, il discusso ex-amministratore delegato dell'Atac.

 

Dopo le dimissioni di Basile e del presidente Luigi Legnani, dall'entourage del sindaco è partita un'operazione di sputtanamento di Basile al quale si attribuiva la fuga per la riduzione dello stipendio da 350mila euro a 70mila. In realtà va detto che il manager napoletano non ha lasciato la sua poltrona per avidità; casomai gli va attribuita una dose notevole di ingenuità che è poi la caratteristica tipica dei manager ambiziosi che pensano di fornicare con la politica senza pagare pegno.

Non è possibile infatti che Basile fosse ignaro del "buco" finanziario dell'Atac e del contesto politico nel quale andava a cacciarsi. Adesso il volubile sindaco dalle scarpe ortopediche promette di risolvere la questione in pochi giorni e in pole position sembra essere Antonio Cassano (non quello altrettanto volubile che gioca al pallone, ma l'attuale direttore finanza dell'azienda tranviaria).

 


4- BERNABÉ FA PER TRE: CADE LA STELLA DI OSCAR CICCHETTI, SALE L'ASTRO LUCA ROSSETTO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che a TelecomItalia la rivoluzione continua.

Dopo la nomina di Franchino Bernabè a superpresidente con superdeleghe e superstipendio, il nuovo amministratore delegato Marco Patuano venerdì sera ha tirato fuori dal cassetto il nuovo organigramma. La novità più importante è rappresentata dall'arrivo di Luca Rossetto che si occuperà della telefonia mobile.

Costui è un manager che fino al febbraio 2005 ha lavorato in Vodafone, poi è passato alla Rinascente dove si è occupato di rimettere a posto i magazzini Upim. Secondo il "Sole 24 Ore" cade la stella di Oscar Cicchetti, il fedelissimo di Bernabè che ha perso la supervisione sulla rete fissa per occuparsi di strategie alle dirette dipendenze di Batman-Bernabè.

Sarà invece una donna, Carlotta Ventura, a curarsi delle sponsorizzazioni e del Centro Media, mentre le deleghe sulle partecipazioni in Brasile e Argentina che dovevano essere assegnate al povero Napoletone, Luca Luciani, faranno capo direttamente all'invincibile superpresidente Bernabè".18-04-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - BOTTA DEL “WSJ” A MUSSARI: DIFFICILE CAPIRE COME MPS POSSA GIUSTIFICARE I SUOI PIANI PER IL 2011-2012 - “LA TRIBUNE”: PARMALAT POTREBBE ARRUOLARE LACTEOS CONTRO LACTALIS - “FT”: L’EUROPA E IL SUO LUNGO CAMMINO DI LACRIME VERSO L’UNIONE FISCALE - UNA RIFORMA FISCALE PER SALVARE L’AMERICA - “LES ECHOS”: BERTRAND EVOCA UNA LEGGE SUI PREMI SALARIALI ENTRO L’ESTATE - PORTOGALLO: L’AUSTERITY PER IL SALVATAGGIO - FRANCE TÉLÉCOM E DEUTSCHE TELEKOM SI METTONO IN SOCIETÀ

1 - LES ECHOS
PORTOGALLO, SALVATAGGIO ABBINATO A PIANO DI "AUSTERITY"
http://bit.ly/f0w0EL

- Le discussioni in merito al salvataggio del Portogallo entrano nel vivo. Oggi, a Lisbona, i rappresentati della Commissione europea, della Bce e del Fondo monetario internazionale incontrano le autorità portoghesi.

L'aiuto previsto di 80 miliardi sarà abbinato a una cura di austerity sul modello di quelle già vissute da Grecia e Irlanda.

PREMI SALARIALI, BERTRAND EVOCA UNA LEGGE "PRIMA DELL'ESTATE"
http://bit.ly/gJEyzv

- Malgrado la levata di scudi degli industriali francesi, il ministro del Lavoro, Xavier Bertrand va avanti, torna sull'argomento dei premi salariali e annuncia una legge per "prima dell'estate".

 

FRANCE TÉLÉCOM E DEUTSCHE TELEKOM VOGLIONO MUTUALIZZARE I PROPRI ACQUISTI
http://bit.ly/hyh5So

- France Télécom et Deutsche Telekom hanno annunciato la creazione di una società comune con il fine di mutualizzare gli acquisti. Un'operazione che le due compagnie telefoniche prevedono porterà un risparmio di 1,3 miliardi di euro l'anno in tre anni.

2 - THE WALL STREET JOURNAL

SE LA GRECIA FALLISCE SONO DOLORI PER TUTTI
http://europe.wsj.com/home-page

- Per molti economisti l'idea di un default greco è quasi una conclusione scontata. Ma il sentiero è pieno di insidie.

LE GRANDI AMBIZIONI DI MPS RICHIEDONO UN'ESECUZIONE PERFETTA
http://on.wsj.com/gJGspO

- Mps ha molti anni di età, scrive il "Wall Street Journal", ma le sue origini non ci riportano alla mitologia e agli eroi. Perciò è difficile capire come possa giustificare i suoi piani per il periodo 2011-2012.

Le crescita dell'economia italiana è scarsa e la banca senese sembra destinata a veder inchiodate le sue speranze ai più alti tassi d'interesse.

 

3 - LA TRIBUNE
LA BRASILIANA LACTEOS POTREBBE ALLEARSI CON PARMALAT CONTRO LACTALIS
http://bit.ly/iiDAHf

- Per Roma si fa sempre più seducente l'idea di una partecipazione straniera all'interno dell'alleanza italiana contro la francese Lactalis. In ballo c'è la brasiliana Lacteos.

4 - FINANCIAL TIMES
VIGNI: "DOPO RISTRUTTURAZIONE IL BANCASSURANCE SARÀ SEGMENTO CHIAVE PER MPS"
http://www.ft.com/

- Intervista al "Financial Times" del direttore generale di Monte dei Paschi, Antonio Vigni. Sul ruolo che soprattutto la Banca d'Italia ha avuto nelle operazioni di ricapitalizzazione delle più grandi banche italiane Vigni risponde: "Non siamo stati obbligati da nessuno, ma sappiamo che il nostro governo ha fatto presente in molte occasioni che il sistema bancario ha bisogno di una ricapitalizzazione. Questo è ovvio e, ovviamente, siamo d'accordo".

 

Riguardo alla promessa fatta da Mps di pagare dividendi pari a due miliardi entro i prossimi tre, quattro anni, il giornalista del quotidiano inglese chiede a Vigni se sia stata una scelta dettata dall'esigenza di convincere la Fondazione, che possiede il 50% di Monte dei Paschi, ad accollarsi la ricapitalizzazione.

Vigni risponde che "No, l'impegno preso in merito ai dividendi riguarda tutti gli azionisti perché i nostri target sono target per migliorare i profitti - più di un miliardo di utile netto nel 2013 - e la politica del dividenti è indirizzata a tutti".

 

"Dopo la ristrutturazione della banca, vogliamo perseguire una nuova fase di crescita - prosegue Vigni - con uno stretto controllo di costi ed efficienza e un'attenzione privilegiata alla joint venture con Axa che sta andando molto bene. Penso che in futuro, il bancassurance, specialmente nel segmento delle pensioni, sarà un elemento chiave del nostro programma.

 

L'EUROPA E IL SUO LUNGO CAMMINO DI LACRIME VERSO L'UNIONE FISCALE
http://www.ft.com/

- A volte diventa impossibile rimandare ulteriormente le scelte difficili. Germania e Francia si trovano di fronte a un'alternativa: affrontare l'implosione dell'eurozona oppure tirare un gran respiro e accettare un bond europeo.

LA RIFORMA FISCALE PUÒ ANCORA SALVARE L'AMERICA
http://www.ft.com/

 

- Repubblicani e democratici sono in trincea e il controllo del deficit pubblico è un argomento secondario rispetto al loro scontro. Per forzare la situazione potrebbe esser necessario un totale tracollo fiscale. Oppure una riforma...

18-04-2011]

 

 

GOLDMAN ALLA SBARRA - MICIDIALE ATTO D’ACCUSA DELLA COMMISSIONE DEL SENATO AMERICANO CONTRO LA SPECTRE DELLE BANCHE D’AFFARI.: “HANNO APPROFITTATO DELLA CRISI, INGANNATO LA CLIENTELA E MENTITO AL CONGRESSO, DUNQUE MERITANO L’INCRIMINAZIONE” - IL RAPPORTO DI 639 PAGINE TRASMESSO AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA: “QUANDO ABBIAMO CHIAMATO A DEPORRE IL CEO LLOYD BLANKFEIN HA TENTATO DI INGANNARE IL CONGRESSO, CONTINUANDO A MENTIRE ANCHE SOTTO GIURAMENTO

Maurizio Molinari per "la Stampa"

 

I vertici della banca d'affari Goldman Sachs hanno ingannato la clientela e mentito al Congresso, dunque meritano l'incriminazione: è duro l'atto d'accusa contenuto nelle 639 pagine del rapporto redatto dal Senato di Washington al termine dell'inchiesta condotta sulle cause della crisi finanziaria del 2008. A firmarlo è il senatore democratico del Michigan Carl Levin, titolare della sottocommissione che ha guidato le audizioni nonché stretto alleato politico del presidente Barack Obama.

«I manager di Goldman Sachs hanno mentito alla clientela per trarre profitto dalla crisi finanziaria», scrive senza girare intorno alla questione Levin, secondo il quale «quando abbiamo chiamato a deporre il ceo Lloyd Blankfein ha tentato di ingannare il Congresso» continuando a mentire anche sotto giuramento.

La banca replica con i portavoce secondo cui «tutte le testimonianze rese sono basate su fatti reali» e «le conclusioni del rapporto non ci trovano d'accordo» ma l'affondo di Carl Levin ora è sulla scrivania del ministro della Giustizia, Eric Holder, accompagnato dal suggerimento di una possibile incriminazione per fare piena luce sul «serpente di ingordigia, conflitti di interessi e malagestione» che ha portato alla polverizzazioni di miliardi di dollari in investimenti e risparmi dei cittadini.

 

La tesi di Levin è che Goldman Sachs era al centro di una rete di complicità molto estese a Wall Street che coinvolgono anche Washington Mutual, Moody's, Standard & Poor's, Investor Service e le autorità di supervisione. Sono quattro i tipi di istituzioni sotto accusa per aver causato la crisi finanziaria più grave dalla Grande Depressione: le società che assegnano mutui misero sul mercato prestiti-trappola, gli enti di sorveglianza cooperarono nel celare le truffe, le agenzie di rating avallarono la credibilità di prodotti finanziari ad alto rischio e le banche ingannarono gli investitori spingendo ad acquistare tali prodotti finanziari, di cui ben sapevano l'origine e la pericolosità.

 

Se dunque «la responsabilità per quanto avvenuto è multipla», come spiega il senatore repubblicano dell'Oklahoma Tom Coburn che ha affiancato Levin nelle audizioni, Goldman Sachs è stata la più esposta nell'inganno ai cittadini.

 

Nei milioni di pagine di documenti interni della banca d'affari, Levin e Coburn hanno trovato le prove della genesi di tali truffe in un periodo di tre mesi fra fine 2006 e inizio 2007. «In almeno 3400 occasioni nei documenti si adoperano espressioni che lasciano intendere la carenza di coperture finanziarie» assicura Levin secondo il quale la prova del dolo sta nel fatto che se nel dicembre 2006 Goldman Sachs aveva 6 miliardi di investimenti sulle previsioni di crescita del mercato immobiliare nel febbraio 2007 ne aveva 10 miliardi sul suo collasso: fu una brusca inversione di tendenza frutto della consapevolezza di quanto stava maturando da parte di top manager che evitarono di informare la loro clientela.

Da alcuni dei documenti di Goldman Sachs trapela anche la convinzione dei manager di poter ignorare il rischio di azioni legali da parte della clientela perché «impossibilitata a competere con i nostri mezzi». La parola ora passa al Dipartimento di Giustizia.

15-04-2011]

 

 

"ECONOMIST": CACCIATO GEROVITAL, RESTANO I GUAI - il settimanale britannico invita GALATERI, l’"elegante" controfigura di nagel e perissi-rotto, a "dimostrare la propria indipendenza vendendo le partecipazioni in una miriade di compagnie italiane, considerate strategiche per il Paese" (Rcs, Atlantia, Pirelli, Intesa Sanpaolo, Telecom Italia) - la vendetta di BOLLORE’ continua: NON RINNOVA IL MANDATO DI BERNHEIM NEL CDA DI HAVAS

1- BOLLORE': NON RINNOVA IL MANDATO DI BERNHEIM NEL CDA DI HAVAS
Radiocor - Antoine Bernheim esce dal cda di Havas, il gruppo di comunicazione e pubblicita' controllato da Vincent Bollore'. A conferma del gelo sceso tra il presidente d'onore di Generali e il finanziere bretone un tempo suo 'discepolo' ed alleato, come risulta dai documenti assembleari consultati da Radiocor, il mandato di Bernheim quale amministratore di Havas, in scadenza con l'assemblea del 10 maggio, non viene rinnovato.

 

Bernheim siede anche nel cda del gruppo Bollore', di cui e' vice-presidente, con un incarico in scadenza nel 2013. In una recente intervista al quotidiano 'Les Echos', Bernheim lamentava anche di essere stato privato dell'uso dell'aereo aziendale del gruppo Bollore' per i suoi spostamenti professionali, sulla scia di alcune dichiarazioni critiche nei confronti di Vincent Bollore'.

I rapporti di lunga data tra Bernheim e Bollore' sono diventati problematici dallo scorso anno, quando Bernheim e' stato sostituito alla presidenza di Generali da Cesare Geronzi, con il bene placito di Bollore'. Da rilevare, che in base ai documenti di Havas, l'indirizzo professionale dell'87enne ex-presidente di Generali e' la sede parigina di Banca Leonardo & Co, in rue d'Anjou.

 

2- CESARE: ET TU?
Dagotraduzione da "The Economist"

Non c'è stato bisogno del coltello. La minaccia di un'estromissione forzata e l'offerta di un'enorme buonuscita pari a 16,6 milioni di euro è bastata per convincere Cesare Geronzi a rassegnare le dimissioni dalla presidenza di Assicurazioni Generali, il sei aprile scorso. Due giorni più tardi è stato sostituito dalla più rassicurante figura di Gabriele Galateri, vicepresidente di Generali dal 2003 allo scorso anno.

 

Il signor Geronzi, un motore di lungo corso nei circoli politici e di affari italiani, si era inimicato buona parte del board durante l'anno del suo incarico di presidente, grazie soprattutto a esternazioni senza peli sulla lingua riguardanti le strategie per il futuro della compagnia.

Il suo periodo da presidente non sembra aver nuociuto al bilancio di Generali, che nel 2010 ha registrato un balzo pari al 30% di utili netti, fino a 1,7 miliardi di euro. Giovanni Perissinotto, l'amministratore delegato di Generali, attribuisce la buona performance nel settore vita ai molti investimenti compiuti e ai network di distribuzione in Italia, Francia e Germania, che sono di proprietà della compagnia.

 

In base a quanto riferisce una persona che conosce bene come sono andate le cose, i buoni risultati sono dovuti a decisioni prese ben prima dell'arrivo del signor Geronzi e un prolungamento della sua presidenza avrebbe portato nuvole all'orizzonte, rendendo meno sereno il futuro di Generali. La percezione che Generali sia intrappolata in una rete di connessioni politiche e industriali può spiegare il perché il prezzo delle sue azioni è rimasto arretrato rispetto alla concorrenza.

 

I titoli potrebbero non salire alle stelle nemmeno adesso. Generali intende risparmiare nella tecnologia, settore in cui al momento la compagnia investe circa 1,5 miliardi di euro l'anno, e di dare una stretta alla gestione del contenzioso. Nei suoi mercati chiave (ormai maturi) dell'Europa Occidentale, la compagnia si concentrerà su prodotti pensionistici e di copertura sanitaria. Allargando lo sguardo, l'Europa dell'est ha un enorme potenziale, così come il private banking in Asia.

 

Ma il vento dell'economia è contrario, specialmente per quanto riguarda le polizze diverse da quelle sulla vita. Le compagnie sono disposte ad abbassare i premi assicurativi. I problemi delle RC Auto in Italia, che rappresentano un terzo del fatturato "non-vita" di Generali, sono peggiorati insieme con l'economia. Sono aumentate le truffe e le richieste di risarcimento poco chiare, e intanto le famiglie hanno cercato di risparmiare. Non c'è molto che Generali possa fare per evitare le alluvioni in Francia e nell'Europa centrale che hanno pesato sui risultati dell'ultimo anno, tuttavia è in cantiere la creazione di un dipartimento di riassicurazioni interno.

 

Nemmeno l'uscita di scena di Geronzi fuga i dubbi in merito alla libertà di movimento di Generali. Mediobanca, una banca d'affari con legami pesanti, rimane l'azionista principale della compagnia assicurativa. Generali ha partecipazioni in una miriade di compagnie italiane, considerate strategiche per il Paese. Vendendo quelle in Rcs Mediagroup, Atlantia, Pirelli e Intesa Sanpaolo, così come la sua partecipazione indiretta in Telecom Italia, potrebbe dimostrare la propria indipendenza. Ma l'elegante signor Galateri, egli stesso un ex presidente di Mediobanca, potrebbe non avere il coraggio di farlo.

 15-04-2011]

 

 

TELECOM DELLE MIE BRAME - CONGELATO CON AVVISO DI GARANZIA IL CANDIDATO DI PERISSINOTTO LUCA LUCIANI, GENERALI INFILA SOTTO BERNABé COME VICEPRESIDENTE il vice-direttore generale della compagnia triestina Aldo Minucci - "DECLASSATO" A PRESIDENTE, BEBÈ RECUPERA IL POTERE PRENDENDO LE DELEGHE FORTI - incassato anche i consensi dei piccoli azionisti dell’Asati E DI FOSSATI - TRONCHETTI NON REPLICA A BERNABé: "SIAMO SERI

ALDO MINUCCI

1 - IL GIOCO DEI RUOLI FRA MINUCCI E GALATERI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Aldo Minucci diventa vice-presidente del suo presidente. A sorpresa, il vice-direttore generale della compagnia triestina è stato infatti nominato ieri vice-presidente di Telecom Italia. Un gradino sopra il neo-presidente di Generali, Gabriele Galateri, che è stato presidente del gruppo di telecomunicazioni nel precedente triennio ed è rimasto come consigliere nel board rinnovato su proposta Telco, che riunisce la compagine Telefonica, Mediobanca, Generali e Intesa-Sanpaolo.

 

Prima del "dimissionamento" di Cesare Geronzi dalle Generali, a Galateri, che avrebbe lasciato la poltrona più alta di Telecom a Franco Bernabè, era stata prospettata l'ipotesi di assumere la presidenza di Telco. Presidenza che, per gli strani giochi del destino, è affidata almeno fino alla scadenza, vale a dire aprile dell'anno prossimo, proprio a Minucci. (A.Ol.)


2- IL CDA ELEGGE PATUANO AD. CONGELATA LA NOMINA DEL DIRETTORE GENERALE LUCIANI PRESIDENTE ESECUTIVO L'EX AD FRANCO BERNABÈ HA RICEVUTO DELEGHE FORTI
Luca Fornovo per "la Stampa"

Via libera ai nuovi vertici di Telecom Italia. Ieri il consiglio d'amministrazione del gruppo telefonico, eletto martedì dall'assemblea dei soci, ha nominato presidente esecutivo Franco Bernabè, che finora ricopriva la carica di amministratore delegato.

 

Poi sono stati nominati vice presidente Aldo Minucci e ad Marco Patuano. Nel Cda non era in agenda, ma resta per ora congelata la nomina di Luca Luciani, indicato come direttore generale, anche in attesa degli sviluppi dell'inchiesta della magistratura che ha indagato il manager per truffa aggravata per il caso delle sim false. Il consiglio si è già dato un'agenda di lavoro, aggiornandosi per una nuova riunione all'inizio di maggio. Entro quella data potrebbe essere già varata una parziale riorganizzazione della seconda linea dei manager del gruppo e non sono esclusi nuovi innesti.

 

Bernabè incassa deleghe che di fatto ne fanno il capo azienda, un presidente con poteri molto forti. Avrà la responsabilità delle operazioni straordinarie e di finanza straordinaria da proporre al Cda. Si occuperà della «rappresentanza della società» ma soprattutto del «governo complessivo del gruppo, compreso il coordinamento dell'attività dell'ad e la definizione delle linee di indirizzo strategico dell'impresa».

 

Al neo ad Patuano, invece, sono di competenza «la rappresentanza della società e tutti i poteri necessari per compiere gli atti pertinenti all'attività sociale nelle sue diverse esplicazioni» e «il governo complessivo delle operazioni nazionali». Da registrare, poi, i forti segnali che sono arrivati ieri dalla Findim, la holding della famiglia Fossati che pur avendo il 4,98% di Telecom non è riuscita ad avere in Cda neppure un consigliere.

La nomina di Franco Bernabè, afferma Findim in una nota «è segno di un nuovo indirizzo verso l'indipendenza di Telecom e rappresenta per Findim un motivo di serenità, dal momento che il presidente sarà l'interlocutore privilegiato con cui dialogare sullo sviluppo della società per creare valore per tutti gli azionisti».

 

Findim si dice dispiaciuta per il fatto che «i professionisti di elevato standing imprenditoriale che avevamo indicato non potranno dare il proprio contributo alla società e che siano invece state nominate persone con competenze più indirizzate verso gli obiettivi di governance. Pertanto, non avendo la possibilità di esprimerci in sede di consiglio, dialogheremo con il presidente e in assemblea».

 

Bernabè ha incassato anche i consensi dei piccoli azionisti dell'Asati che augurano «buon lavoro» al nuovo presidente esecutivo ma lo invitano a «non rimanere ostaggio del passato» e «a liberare la società da ogni condizionamento esterno».

Il cda, riunitosi ieri, ha anche rinnovato i comitati interni: Gabriele Galateri, ex presidente Telecom e futuro presidente di Generali, entra a far parte del comitato nomine e remunerazione, insieme a Francesco Profumo, neo consigliere in quota Assogestioni, Elio Cosimo Catania e Jean Paul Fitoussi. Profumo, Catania e Fitoussi sono anche nel comitato per il controllo interno e la corporate governance, insieme a Mauro Sentinelli e Luigi Zingales, tutti amministratori indipendenti.

 

L'esecutivo è composto da Bernabè, Minucci, Patuano, Ferdinando Beccalli Falco (neo consigliere espresso da Assogestioni), Catania, Julio Linares Lopez (Telefonica), Renato Pagliaro (Mediobanca), Sentinelli. Il ruolo di coordinatore degli amministratori indipendenti, è stato affidato a Zingales. Riguardo il rimborso per alcune fatture da 1,2 milioni chiesto da Telecom a Pirelli, il presidente della Bicocca, Marco Tronchetti Provera taglia corto: «Non commento, siamo seri».14-04-2011]

 

 

TELECOM GAFFE - NON BASTAVA LA VITTORA DI NAPOLEONE A WATERLOO DEL MITOLOGICO LUCA LUCIANI, DALLE PARTI DI BEBÈ BERNABÈ RIESCONO AD ORGANIZZARE UNO SPOT AD HOC (IN ONDA SOLO OGGI) PER CELEBRARE I 600 ANNI DALLA NASCITA DI LEONARDO DA VINCI, NUOVO “TESTIMONIAL” (COL VOLTO DI NERI MARCORÈ) E INONDANO SITI E AGENZIE CON COMUNICATI STAMPA TRIONFALISTICI - MA C’È UN PICCOLO PROBLEMA: IL GENIO DEL RINASCIMENTO È NATO 559 ANNI FA

 

DAGOREPORT
E va bene Napoleone e la "vittoria" a Waterloo, ma in Telecom davvero qualcuno si deve fare un ripassino di storia. La Tim comunica una simpatica iniziativa che vede coinvolto il comico Neri Marcoré per festeggiare il 15 aprile il 600mo compleanno di Leonardo da Vinci. Uno "spot" da 30 secondi girato apposta per l'evento che andrà in onda solo oggi. C'è solo un problema: il Genio del Rinascimento è nato sì il 15 aprile, ma di 559 anni fa, cioè nel 1452.

 


Ecco di seguito il comunicato Tim:

DA TIM SPOT CON MARCORE' PER 600 ANNI NASCITA DI LEONARDO...
(AGI) - Il 15 aprile di 600 anni fa nasceva Leonardo da Vinci. E Tim, l'operatore di telefonia mobile di Telecom Italia, lo festeggia con un originale spot da 30 secondi nel quale vedremo Neri Mercore' nei panni del grande scienziato ed artista ballare sulle note dell'arrangiamento del Concerto in G major di Antonio Vivaldi. Vuole essere questo un simpatico omaggio al "genio" italiano che andra' in onda solo domani su tutti i piu' importanti network televisivi italiani.

 

Marcore' non e' una novita' nella campagna spot di Tim perche' questa iniziativa si affianca agli spot dal tema "La storia d'Italia" on air da marzo e che vede protagonista appunto Marcore' nei panni di Leonardo da Vinci affiancato dalla top model Bianca Balti e dall'attore Marco Marzocca. L'agenzia realizzatrice dello speciale spot celebrativo e' l'argentina Santo - con il supporto locale di KleinRusso -, con la direzione creativa di Sebastian Wihelm e Maximiliano Anselmo, il copy e' Lucas Panizza e l'art e' Micol Talso. La regia dello spot e' del norvegese Harald Zwart, la scenografia e' di Tonino Zera, produzione di Indiana.15-04-2011]

 

 

1- OLTRE AI GUAI DI FAMIGLIA, LA CORSA DI "PALLENZONA" HA UN OSTACOLO: DIETER RAMPL - IL PRESIDENTE DI UNICREDIT SI è RINGALLUZZITO DA QUANDO L’AD GHIZZONI (SCELTO DA LUI) PENDE DALLE SUE LABBRA, E A RAMPL NON FA PER NIENTE PIACERE VEDERE A SETTEMBRE UN PALENZONA TRONEGGIANTE SULLA POLTRONA DI PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, DI CUI UNICREDIT È LA PRIMA AZIONISTA, COL SORRISO DEL NUOVO GERONZONE - 2- LATTE AVVELENATO PER LUIGINO ABETE: SARÀ DURA UNIRE AL POOL DI BANCHE ITALIANE SALVA-PARMALAT ANCHE LA BNL-PARIBAS, COME VUOLE CDP BASSANINI, PERCHÉ VEDREBBE CONTRASTARE I FRANCESI DELLA LACTALIS DA PARTE DI ALTRI FRANCESI - 3- DRAGHI PARLA A TORINO PERCHE’ BCE-FRANCOFORTE INTENDA: GOLDMAN SACHS CHI? - 4- NUOVA MAGIA DI POTERE DI BERNABÈ: CAMBIO POLTRONA MA IL RISULTATO NON CAMBIA -

1 - LATTE AVVELENATO PER LUIGINO ABETE
Luigino Abete ha ripreso a sudare.

Le ragioni del fenomeno che lo fa gocciolare dalla fronte alla camicia sono molteplici, ma a renderlo particolarmente agitato è soprattutto l'idea che gli anni passano senza dargli le soddisfazioni che ritiene legittime.

 

Domenica ha compito 64 anni e di sicuro avrà celebrato il compleanno con la compagna Desirè e l'amico Franco Bassanini, il politico Pd milanese che è riuscito a piazzarsi nel 2008 al vertice della Cassa Depositi e Prestiti, la macchina di guerra e di soldi controllata da Giulietto Tremonti.

È probabile che i due abbiano analizzato il quadro politico e le partite che si stanno giocando in questo momento nel mondo della finanza e dell'economia. Luigino continua a chiedersi dove potrà arrivare lo sgomitamento dell'amico di merenda Luchino di Montezemolo al quale poche settimane fa ha ricordato con un certo scetticismo che i partiti ci sono già e non è il caso di scendere in campo per costruirne un altro.

 

Il legame tra i due rimane comunque sempre forte perché insieme a Dieguito Della Valle, rappresentano quella lobby-continua di giovani-anziani che ha in animo di ribaltare gli assetti di potere. Un occhio dell'ex-tipografo romano è sempre attento alle vicende romane ed è al corrente dell'incontro che si è svolto oggi alle 12 tra la Marcegaglia e Aurelio Regina.

La presidente di Confindustria si recherà nella sede dell'Unione Industriali di via Noale per incontrare l'uomo che dopo la disastrosa kermesse nel parco giochi di Valmontone è stato definito "Gattobaleno", e insieme metteranno a punto i lavori delle sessioni dell'Assise di Bergamo che si terrà nei primi giorni di maggio.

 

Il presidente di BNL è impegnato da tempo a tirare la volata all'imprenditore del "Sigaro Toscano" Regina, ma è consapevole che il personaggio non ha ancora la statura per conquistare la poltrona di viale dell'Astronomia e battere le truppe confindustriali del Nord-Est.

Non è però questa la ragione principale che lo fa sudare quanto piuttosto il pressing che l'amico Bassanini gli ha fatto tra domenica e lunedì a proposito della vicenda Parmalat. Dopo il fallimento della cordata italiana vagheggiata da Corradino Passera con l'amico Montezemolo, la Cassa Depositi e Prestiti di Bassanini non ha alcuna voglia di gestire da sola la guerra con i francesi di Lactalis che hanno comprato il 29,5% della società di Collecchio.

Bassanini e l'amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini stanno trovando resistenze enormi da parte di Granarolo, l'unico gruppo industriale di Bologna che dopo la fuga dei piemontesi Ferrero sembrava interessato a mettere sul piatto qualche centinaio di milioni. E in una riunione che si è tenuta ieri pomeriggio, la Granarolo ha dimostrato una grande freddezza pari a quella di Unicredit e Mediobanca.

 

In questo quadro, che si dovrebbe chiarire oggi in un'altra riunione alla quale parteciperà in conference call anche Piergiorgio Peluso (impegnato a Boston con lo zio Tom per l'acquisto della Roma), arriva la notizia che al pool delle banche potrebbe unirsi la BNL di Luigino Abete.

È questa la ragione che fa sudare terribilmente il presidente dell'Istituto di via Veneto perché, come tutti sanno, BNL nel 2006 è stata comprata dai francesi del Gruppo Paribas. La situazione ha quindi dei risvolti paradossali perché vedrebbe contrastare i francesi di Lactalis da parte di altri francesi.

Per Luigino, che ogni domenica prende il caffè a villa Borghese con l'amico Bassanini, la guerra del latte tra Italia e Francia è un dilemma davvero imbarazzante.

2 - DRAGI PARLA A TORINO PERCHE' FRANCOFORTE INTENDA
Anche Mario Draghi, un uomo che nasconde le emozioni meglio di una statua, è rimasto sorpreso davanti alla lunga fila di torinesi che ieri pomeriggio alle 15 lo hanno atteso davanti al Teatro Carignano.

L'invito a tenere una lectio magistralis gli era stato formulato dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky che ogni due anni organizza la "Biennale Democrazia", e ad aspettarlo c'era il gotha della città guidato dagli esponenti della Compagnia San Paolo, uno dei principali sponsor dell'iniziativa. Nelle prime file si sono sistemati il sindaco Chiamparino, Angelo Benessia, Luciana Litizzetto ed Evelina Christillin, la signora che ha determinato le fortune del gentiluomo di campagna Galateri di Genola.

 

Qualcuno avrebbe dovuto avvisare Draghi di una presenza così massiccia in modo da mettere un po' di calore dentro le 15 pagine del suo intervento che ha letto con la solita voce atona. Si sa che i torinesi sono freddi e cortesi; non si eccitano nemmeno quando Marpionne li lascia con il culo per terra, e gli unici brividi li provano per i Giandujotti e le sorti della Juventus. Quando però il Governatore leggendo la sua lectio su "Globalizzazione e politiche economiche" è arrivato alla pagina 14, la Christillin e il pubblico distribuito nei palchi hanno rizzato le orecchie.

È stato il momento in cui Draghi ha parlato del rischio di un deficit democratico provocato "dall'affermazione di un'opaca tecnocrazia globale, formata da regolatori non eletti", e ha aggiunto citazioni di Hobbes e Max Weber sulla necessità di introdurre regole contro chi pretende il monopolio dell'uso legittimo della forza.

Per chi ha sentito Draghi in questi anni queste parole non sono di poco conto poiché mai fino ad ora il Governatore aveva preso di petto il rischio di "un'opaca tecnocrazia globale". Alla platea più raffinata questa è parsa una presa di distanza netta e definitiva dall'accusa che da tempo è stata messa sulle spalle di Draghi di essere un tecnocrate, anzi il tecnocrate di Goldman Sachs.

È chiaro che il Governatore ha parlato a Torino ma aveva già la testa a Francoforte.

 

 

3 - "PALLENZONA" HA UN PROBLEMA CHE SI CHIAMA RAMPL
C'è un uomo che gira tra Milano e Roma con l'aria dimessa.

È Fabrizio Palenzona, per gli amici "Pallenzona", l'ex-camionista di Novi Ligure che grazie alla politica è entrato nei salotti più importanti della finanza. Molti hanno notato il silenzio in cui si è chiuso dopo le nomine del "fortunato" Galateri alla presidenza di Generali e al termine dell'ultimo consiglio di amministrazione di Mediobanca.

Qualcuno pensa che a chiudere la bocca del vicepresidente di Unicredit siano i guai familiari provocati dall'arresto di Roberto Mercuri a seguito dell'indagine della Procura di Crotone su una truffa legata ai finanziamenti europei.

È pur vero che questo Mercuri non è soltanto l'assistente di Palenzona ma anche il marito di sua figlia, ma in realtà l'ex-camionista vede allontanarsi la prospettiva di mettere i suoi possenti glutei su una poltrona importante. Alle Generali si sa come è andata e in Unicredit si è ringalluzzito di colpo quel Dieter Rampl che negli ultimi tempi sembrava aver scelto un ruolo ornamentale. L'austro-tedesco è fortissimo da quando l'amministratore delegato Ghizzoni pende dalle sue labbra, essendo stato scelto da lui e non dal "camionista" di Tortona.

 

E a Rampl non fa per niente piacere vedere a settembre un Palenzona troneggiante sulla poltrona di presidente di Mediobanca, di cui Unicredit è la prima azionista, col sorriso del nuovo Geronzi. Troppo potere. Troppa visibilità. Troppa ombra. Per Rampl.

A nulla è servita l'intervista concessa poche settimane fa al "Corriere della Sera" in cui Palenzona tracciava per Unicredit il profilo "di una banca di sistema" in grado di competere alla pari con IntesaSanPaolo e Corradino Passera.

Così oggi gli sembra inopportuno esporsi su un possibile aumento di capitale di Unicredit per rispondere alle sollecitazioni di Draghi che vuole irrobustire il patrimonio delle banche. Adesso il povero (si fa per dire) Palenzona è alle prese con problemi minori quale il braccio di ferro tra Aeroporti di Roma di cui è presidente e l'Enac sul tema delle tariffe aeroportuali.

 

Domani l'ex-camionista incontrerà quello che resta di Gianni Letta per sciogliere questo nodo, ma dovrà parcheggiare il camion delle sue ambizioni davanti a Palazzo Chigi in attesa dell'autunno quando si scatenerà la battaglia nel patto di sindacato che governa Mediobanca.

Sarà quello il momento in cui a costo di passare per il "nuovo Geronzi" affonderà il coltello in nome di quel sistema di relazioni costruito per decenni, ma che nell'ultima settimana gli è servito ben poco. Rampl permettendo.

4 - L'ULTIMA MAGIA DI POTERE DI BEBÈ BERNABÈ
È bella la fotografia del "Sole 24 Ore" dove si vede Franchino Bernabè che entra in ascensore insieme al nuovo amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, e saluta con la manina.

 

Da ieri le redini dell'azienda sono in mano a questi due uomini, ma i giornali opportunamente ispirati tengono a sottolineare che quelli di Bernabè saranno superpoteri. La terminologia fa ricordare i fumetti dei Supereroi che piacciono tanto ai bambini, ma nella vicenda Telecom bisogna ricorrere a queste forzature per spiegare che Franchino non è stato spiumato e manterrà superdeleghe con supercompensi.

Fuori dai giochi rimane Luca Luciani, il biondo manager di Copacabana che per adesso resta amministratore delegato di Tim Brasil in attesa che la giustizia faccia il suo corso nelle indagini sulle Sim fasulle.

 

Per il giovane Napoletone è un colpo durissimo che non viene bilanciato dalla nomina a vicepresidente di Aldo Minucci; costui è un personaggio abbastanza anonimo che viene da Trieste dove occupa la carica di vicedirettore delle Generali. Dopo la laurea all'università locale nel 1970 è entrato nel palazzo del Leone dove ha sviluppato la sua carriera professionale. Sarà lui a prendere il posto del conte Galateri di Genola alla presidenza di Telco, la scatola che controlla TelecomItalia, ma il suo profilo non potrà far dimenticare i successi del povero Luciani che con le performances in Brasile ha salvato l'ultimo bilancio dell'azienda.

5 - PARISI SEMBRA AVER VINTO LA BATTAGLIA PER CREARE DENTRO CONFINDUSTRIA UNA NUOVA LOBBY DELLE TELECOMUNICAZIONI E DELL'INFORMATICA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Stefano Parisi sembra aver vinto la battaglia per creare dentro Confindustria una nuova lobby delle telecomunicazioni e dell'informatica.

 

Nel corso di una riunione molto accesa che si è svolta ieri mattina nella sede di Confindustria Servizi in via Barberini, i grandi player come Cisco, Telecom, Accenture e Microsoft hanno deciso di aggregarsi ad Asstel, la nuova associazione che Parisi vuole creare per contare di più dentro Confindustria e nelle politiche del settore".

14-04-2011]

 

 

MILANO CHIUDE A -1,19% - ENAV: ARRESTATO DI NUOVO COLA, EX FINMECCANICA, PER FONDI NERI - ITALEASE, INDAGATI BENASSI E MAZZEGA PER FALSO IN BILANCIO - ENEL: STRESS TEST SUL NUCLEARE ITALIANO - TRUFFA BREMBATE, MEDIOLANUM DENUNCIA IGNOTI - GRECIA E PORTOGALLO: RISCHIO RECORD SUL DEBITO - LA GERMANIA ALZA LE STIME SUL PIL - NTV SI RIVOLGE ALL’UE PER L’AUTHORITY DELLE FERROVIE - MORETTI E GHIZZONI A PRAGA CON NAPOLITANO - APONTE OFFRE 380 MLN € PER TIRRENIA - SLOT MACHINE: RICHIESTA LA CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA - DERIVATI: ACCUSATI 18 BANCHIERI - IPAD IN BRASILE - MILLE PER LA ROBIN TAX…

 

1 - CHIUSURA NEGATIVA PER LA BORSA DI MILANO, FTSE MIB -1,19%...
(LaPresse) - Chiusura negativa per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che cala dell'1,19% a 21.833,72 punti e il Ftse All-Share che mostra un ribasso dell'1,06% a 22.556,15 punti.

2 - ENAV: INCHIESTA SU APPALTI, ARRESTO PER COLA...
(Adnkronos) - Nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sugli appalti dell'Enav, un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari e' stata notificata dai carabinieri del Ros a Lorenzo Cola, l'ex consulente di Finmeccanica gia' arrestato per un presunto riciclaggio. L'ordinanza notificata oggi riguarda accuse per false fatturazioni. Un'ordinanza di custodia cautelare colpisce anche altre persone, che sono al momento ricercate dai militari del Ros.

3 - ENAV: INCHIESTA SU APPALTI, ARRESTO ANCHE PER IMPRENDITORE...
(Adnkronos) - Oltre al nuovo ordine di custodia cautelare, a domicilio, per Lorenzo Cola, gia' coinvolto la scorsa estate nell'inchiesta sul presunto riciclaggio di 2 miliardi di euro e poi sotto nuova indagine per appalti Enav, la Procura della Repubblica di Roma ha ottenuto l'arresto anche per Tommaso Di Lernia, gia' titolare della Print System specializzata in sistemi radar. Per Di Lernia l'ordinanza del magistrato e' di detenzione in carcere.

 

Per entrambi l'accusa ipotizzata e' evasione fiscale finalizzata alla creazione di fondi neri da impiegare poi in atti di corruzione. A Cola si contesta l'evasione fiscale per 1 milione di euro nell'ambito dell'attivita' dell'azienda Selex mentre a Di Lernia si contestano consulenze fasulle da parte di una societa' cipriota della quale e' titolare nell'ambito di lavori non eseguiti per l'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.

4 - ITALEASE: BENASSI E MEZZEGA INDAGATI PER FALSO IN BILANCIO, CHIUSA INDAGINE A MILANO...
(Adnkronos) - La Procura di Milano ha chiuso l'inchiesta sui conti 2008 di Banca Italease nella quale si ipotizza il reato di falso in bilancio aggravato a carico di cinque membri del comitato esecutivo della Banca, tra i quali l'ex ad Massimo Mazzega e l'ex presidente Lino Benassi.

Ad essere indagato e' anche lo stesso istituto di leasing, in virtu' della legge 231 sullaresponsabilita' penale degli enti. Secondo la ricostruzione effettuata dalla procura, nella semestrale al 30 giugno 2008 quanto indicato nella voce crediti non sarebbe stato corrispondente al vero, perche' non si sarebbe tenuto conto del rischio relativo ad inadempimenti importanti, in particolare da parte di alcuni clienti soprattutto immobiliaristi tra i quali il gruppo Risanamento, Aedes, Danilo Coppola e Statuto.

In pratica Banca Italease, nella semestrale, non avrebbe svalutato adeguatamente i crediti. Cosa che, secondo la Procura, avrebbe inciso sul risultato economico, facendolo passare da positivo a negativo. La semestrale era stata chiusa con un risultato netto della operativita' corrente, al lordo delle imposte, pari a 58,9 milioni di euro, e al netto delle imposte pari a 29,8 milioni di euro. Secondo i tecnici degli inquirenti, invece, il risultato sarebbe stato negativo se si fossero considerati diversamente i crediti. L'inchiesta chiusa dalla procura di Milano sulla semestrale 2008 di Banca Italease e' la terza sull'istituto.

 

5 - MEDIOLANUM: DENUNCIA CONTRO IGNOTI PER MANIPOLAZIONE DI MERCATO...
(Adnkronos) - Banca Mediolanum e' pronta a presentare un esposto contro ignoti per manipolazione del mercato, a seguito delle notizie che in questi giorni la mettono al centro delle cronache, dopo il caso del promotore finanziario di Brembate di Sopra (Bg) che avrebbe commesso un illecito nei confronti di alcuni clienti della banca.

L'esposto, spiega la stessa Banca Mediolanum, sara' presentato "a seguito del perdurare della diffusione sui media di notizie errate che indicano in 24 milioni di euro la cifra dell' 'ammanco'". Notizie, sottolinea Mediolanum "non corrispondenti alla realta'" e che "potrebbero avere determinato, e continuare a determinare, delle ripercussioni sulla valutazione del titolo di Mediolanum".

"Come la Banca ha gia' chiarito in un comunicato stampa diffuso lo scorso 9 aprile -spiega Mediolanum- la cifra di 24 milioni di euro, riferita dalla stampa, corrisponde al totale del patrimonio, attualmente presente in Banca, riferibile ai clienti del promotore. L'ammanco, per ora non ancora completamente quantificabile in quanto riguarderebbe anche somme mai pervenute alla Banca e tanto meno documentate dai clienti, corrisponderebbe, in base agli accertamenti ispettivi sino ad oggi eseguiti, a un importo notevolmente inferiore".

 

6 - DL SVILUPPO: TESORO LAVORA A PACCHETTO E MANUTENZIONE CONTI DA 3-3,5MLD...
Radiocor - Una manutenzione sul 2011 da 3-3,5 miliardi per spese inderogabili e missioni internazionali, la cui proroga vale da sola 750 milioni. E' la cifra su cui lavora il Tesoro, riferiscono a Radiocor fonti governative, in vista del decreto legge che potrebbe arrivare gia' a fine mese-inizio maggio e inglobare alcune misure per lo sviluppo: semplificazione per le pmi, nuovo Piano casa, pacchetto-appalti, distretti balneari, come indicato ieri dal ministro Giulio Tremonti.

Tutte misure a costo zero che non necessitano di copertura. Nessuna manovra correttiva sull'indebitamento, dunque, per quest'anno e il prossimo, mentre per il biennio 2013-2014, il raggiungimento del pareggio di bilancio (0,2% di deficit/Pil) richiede oltre 35 miliardi di manovra cumulata, secondo le stime del Def (Documento economia e finanza) approvato ieri. Su questo punto Tremonti, ieri, ha fatto riferimento alla vecchia Manovra triennale e alla necessita' di 'proiettare gli interventi sul 2014'. In questo quadro, s i valuta un intervento complessivo, ma piu' avanti, verso fine maggio oppure due interventi disgiunti: prima un decreto legge per lo sviluppo, poi quello sui conti pubblici.

7 - GRECIA: A MASSIMI RISCHIO DEBITO...
(ANSA) - Vola a nuovi massimi il rischio sul debito della Grecia: i credit default swaps (cds) sul debito ellenico sono saliti di 20 punti base al record di 1.080 punti - in base ai dati Cma riportati dall'agenzia Bloomberg - un livello che implica un 60% di possibilita' di default nell'arco di cinque anni.

 

8 - PORTOGALLO:NUOVO RECORD PER BOND 10 ANNI...
(ANSA) - Nuovo record del rendimento dei titoli decennali del Portogallo: il tasso e' volato all'8,88% il livello piu' alto dall'introduzione dell'euro.

9 - SPAGNA RITRATTA: PRESTO PER PARLARE DI CIFRE CON CINA PER LE CAJAS...
(LaPresse/AP) - E' stato un errore di comunicazione del governo spagnolo a diffondere la notizia che il fondo sovrano della Cina avrebbe iniettato 9,3 miliardi di euro nelle Cajas, attualmente in difficoltà. Un portavoce dell'esecutivo Zapatero ha smentito oggi la cifra e ha spiegato che la Cina si è impegnata ad assumersi parte del debito spagnolo e a investire sulla ristrutturazione delle casse di risparmio, ma che è troppo presto per parlare di somme concrete o di parlare dei fondi coinvolti. La Spagna aveva affermato ieri che il premier Jose Luis Rodriguez Zapatero a Pechino stava discutendo con la statale China Investment Corporation per un piano da 9,3 miliardi.

10 - GERMANIA: BERLINO ALZA STIME PIL 2011 A +2,6%, CONFERMA +1,8% IN 2012...
Radiocor - Il Governo tedesco ha alzato le stime sulla crescita del Pil tedesco quest'anno al 2,6%, dal precedente 2,3%, mentre ha confermato +1,8% per il 2012. 'La ripresa in Germania poggia su ampie fondamenta - ha osservato il ministro tedesco dell'Economia, Rainer Bruderle - la domanda interna continua a rafforzarsi e il suo contributo alla crescita salira' a oltre l'80%'.

Questo rende 'la nostra economia piu' resistente, il che ci sara' utile a fronte degli effetti legati alla tragedia in Giappone, l'aumento dei prezzi delle materie prime e la crisi del debito non ancora superata in Eurolandia', ha aggiunto Bruederle, per il quale la crescita della congiuntura tedesca sara' sostenuta in misura uguale da investimenti (+10,7% le stime per il 2011 e +8,8% nel 2012) e consumi (rispettivamente +1,3% e 1,5%). L'inflazione dovrebbe collocarsi al 2,4% quest'anno e a oltre l'1,9% nel 2012, mentre il tasso dei senza lavoro e' previsto seguire una tendenza 'molto positiva' con 2,9 milioni di dis occupati quest'anno e 2,7 milioni nel 2012.

 

11 - PREZZO PETROLIO +27% DA METÀ FEBBRAIO, WTI A 108 DOLLARI AL BARILE
New York (New York, Usa), 14 apr. (LaPresse/AP) - Il petrolio è salito del 27% a partire da metà febbraio, secondo quanto riportato dagli operatori del settore, che scommettono su ulteriori aumenti del prezzo dovuti alla crescita della domanda dalla Cina. A New York, l'indice di riferimento Wti è tornato a salire, portandosi a 108 dollari al barile con un rialzo di 89 centesimi.

12 - BCE: IN ZONA EURO TASSO INFLAZIONE SOPRA AL 2% PER L'INTERO 2011...
(LaPresse) - Il tasso di inflazione "dovrebbe restare al di sopra del 2% per l'intero 2011". E' quanto emerge dal bollettino economico di aprile della Banca centrale europea, diffuso da Bankitalia. "Secondo la stima preliminare dell'Eurostat - si legge ancora - in marzo l'inflazione sui dodici mesi è salita al 2,6%, dal 2,4 del mese precedente", un incremento "lievemente superiore alle attese, principalmente a seguito della dinamica della componente energetica". La stima sul tasso di inflazione nel 2011 è calcolata "sulla base dei prezzi impliciti nei più recenti contratti future sul petrolio".

13 - NTV: INCONTRO IN COMMISSIONE TRASPORTI UE, URGENTE AUTHORITY FERROVIE...
(Adnkronos) - Lo stato di evoluzione del processo di liberalizzazione del trasporto ferroviario nell'Alta velocita' italiana; le modifiche proposte dall'aggiornamento straordinario del Prospetto informativo della rete (Pir); la necessita' di un'Authority, e la procedura d'infrazione contro l'Italia per le inadempienze sulla separazione tra gestione della rete e societa' di trasporto. Sono stati i temi al centro dell'incontro tra la direzione Generale Trasporti della Commissione Ue, di competenza del Commissario Siim Kallas e rappresentata tra gli altri dal direttore Enrico Grillo Pasquarelli, e il vicepresidente di Ntv, Vincenzo Cannatelli.

 

Nel corso della riunione il vicepresidente di Ntv ha illustrato lo stato dell'arte della liberalizzazione, soffermandosi sulle difficolta' e i nuovi vincoli proposti di recente dall'aggiornamento delle regole per l'accesso alla rete (Pir) che penalizzerebbero in modo grave le imprese ferroviarie private, sia dal punto di vista economico, che da quello della progettazione e dell'organizzazione del servizio.

Cannatelli ha anche rimarcato l'urgente necessita', peraltro sollecitata di recente anche dal presidente Antitrust Antonio Catricala', di un organismo indipendente di tutela del mercato, cosi' come e' avvenuto nelle precedenti liberalizzazioni italiane (energia e telecomunicazioni).Il direttore Pasquarelli, in rappresentanza della Direzione Generale Trasporti della Commissione, ha espresso apprezzamento per la difficile sfida affrontata da Ntv, e ha ribadito la volonta' di supportare e monitorare con grande attenzione il processo di liberalizzazione in corso in Italia.

14 - NUCLEARE: ENEL, STRESS TEST ENTRO ANNO...
(ANSA) - ''Entro maggio'' sara' data una prima definizione delle procedure degli stress test sulle centrali nucleari, ''poi sara' indicata la tempistica di massima'' per il loro svolgimento. A fornire i dettagli sui test di sicurezza degli impianti nucleari europei, invocati dopo l'incidente della centrale giapponese di Fukushima, e' il direttore della Divisione Ingegneria e Innovazione di Enel, Livio Vido, che oggi ha partecipato alla presentazione del progetto del 'Diamante' fotovoltaico a Roma.

 

15 - TIRRENIA: DA CORDATA APONTE OFFERTA FINALE DA 380 MLN TRA CASH E RATE...
Radiocor - Compagnia italiana di navigazione ha presentato l'offerta finale da complessivi 380 milioni per l'acquisto di Tirrenia, societa' in amministrazione straordinaria. La proposta definitiva, secondo quanto risulta a Radiocor, e' composta di una quota cash da 200 milioni da pagare all'atto dell'aggiudicazione e da tre rate da circa 60 milioni che verranno liquidate una volta ottenuti i contributi pubblici.

I contributi pubblici attesi sono di circa 72 milioni annui per otto anni: le rate verranno corrisposte il terzo, il sesto e l'ottavo anno. Il piano industriale sottoposto dalla cordata di imprenditori riuniti in Compagnia Italiana - Gianluigi Aponte, Vincenzo Onorato ed Emanuele Grimaldi - prevede la conferma delle linee di trasporto in essere, servite attraverso le 18 navi Tirrenia, l'impegno di tutto il personale composto da circa 1.400 dipendenti e da investimenti per circa 10 milioni annui per la sistemazione della flotta. Il prezzo d'acquisto riconosciuto da Compagnia italian a corrisponde dunque alla valutazione economica base fatta da Banca Profilo, consulente del ministero dello Sviluppo economico, che aveva stimato in 380 milioni gli asset di Tirrenia spa.

La struttura finanziaria dell'operazione prevede che Compagnia Italiana, guidata dall'amministratore delegato Ettore Morace, paghi circa il 20% dell'ammontare con disponibilita' proprie mentre per il restante 80% verra' utilizzato un finanziamento bancario predisposto da Banca Imi e Unicredit, advisor dei compratori.

16 - GIOCHI: NEW SLOT, ALLO STUDIO RICHIESTA CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA PER OPERATORI...
(Adnkronos) - Aumentano i controlli e il rigore nei confronti di tutti gli operatori della filiera delle new slot. Tutti, concessionari, gestori, produttori ed esercenti dovranno esibire il certificato antimafia e in generale una fedina penale limpida. Lo stabilisce il decreto dei Monopoli di Stato, attualmente all'esame della Corte dei Conti e a giorni pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

 

Nel testo, riferisce Agipronews, viene definito un albo con tre categorie: concessionari, gestori e la terza con produttori ed esercenti. Tra i punti salienti del testo, l'individuazione dei soggetti che costituiscono la filiera degli apparecchi e i requisiti richiesti agli operatori per l'ammissione all'albo.

Per concessionari, gestori e produttori ed esercenti, le tre sezioni individuate, ci sara' obbligo di fare riferimento soltanto agli altri soggetti individuati dallo stesso albo e non potranno essere attivate pratiche commerciali con operatori non inseriti nell'albo. Per tutti gli iscritti all'albo, oltre all'attestazione antimafia, c'e' l'obbligo del versamento del contributo annuale di 100 euro. La cancellazione dall'albo scatterebbe alla terza violazione contestata all'operatore.

17 - POSTE ITALIANE, SARMI CONSULENTE DELLA WORLD BANK...
M. Sid. per il "Corriere della Sera" - Archiviata velocemente la conferma alla guida delle Poste, Massimo Sarmi ha portato a casa subito un altro tassello per il suo progetto di trasformazione del gruppo anche in una sorta di «McKinsey» dell'information technology. Dopo gli accordi già stretti con altre aziende postali in giro per il mondo - i più recenti in Egitto e in Russia- Sarmi avrebbe chiuso un'intesa con la World Bank per diventare il consulente nei programmi di cooperazione per la realizzazione di piattaforme di «It» nei Paesi in via di sviluppo.

L'incarico affidato a Poste sarebbe già stato formalizzato da un protocollo siglato tra Sarmi e Jose Luis Irigoyen, direttore generale dell'area Trasporti e Tecnologia delle comunicazioni della Ibrd (Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo), uno dei rami finanziari della Banca Mondiale. Per le Poste si tratta sicuramente di una vetrina internazionale importante ma senza dimenticare il business: il gruppo italiano potrà sottoscrivere infatti altri accordi con i diversi organismi di cui si compone la Banca Mondiale anche nel quadro di progetti rivolti ai Paesi nei quali Poste sta già operando in questi anni. Il manager che proviene dalle telecomunicazioni continua dunque ad aggiungere fonti di reddito «digitali» per compensare il declino del business tradizionale. Fino ad ora i bilanci delle Poste «ibride» , con un piede nell'analogico e l'altro nel digitale, gli hanno dato ragione.

 

18 - DERIVATI, LA PROCURA DI FIRENZE ORA ACCUSA 18 BANCHIERI
M. Ga. per il "Corriere della Sera" - Un sequestro preventivo di 22 milioni di euro a dicembre. Poi indagini al tappeto su un maxigiro di derivati acquistati inconsapevolmente dagli enti locali toscani e costati il pagamento di tassi di interessa da usura che avrebbero raggiunto in qualche caso il 45%. La procura di Firenze ha chiuso le indagini chiedendo il rinvio a giudizio di 18 dirigenti e funzionari di Monte dei Paschi di Siena, Merril Lynch International, Deutsche Bank, Ubs Investment Bank, Natixis e Dexia Crediop. Un caso citato, come esempio negativo, anche dal sindaco di Firenze Matteo Renzi durante Ballarò di martedì sera.

Il pm sta ancora indagando su altri tre istituti di credito e complessivamente gli indagati sarebbero 24. Secondo le ipotesi dell' accusa, gli indagati avrebbero agito in «violazione dei doveri di diligenza, correttezza, trasparenza, omettendo di comportarsi nell'interesse dei clienti e di informarli adeguatamente, in tal modo inducendoli in errore circa i rischi potenziali dei contratti e i loro effettivi costi» . I reati ipotizzati sono quelli di truffa, ma ai dirigenti e funzionari di Mps è contestato anche il reato di usura, per aver praticato tassi di interesse ad alcuni Comuni toscani del 43,95%e 44,58%. Tra gli indagati c'è anche Gaetano Bassolino, funzionario di Ubs e figlio dell'ex presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. Quella di Firenze è fra le contestazioni più dure portate dagli enti locali italiani alle banche sui derivati.

 

19 - IN SPAGNA ASTA DEI RENDIMENTI FRA LE BANCHE...
Giu. Fer. per il "Corriere della Sera" - In Spagna è ripartita la guerra dei depositi. Per rubarsi i clienti gli istituti di credito, affamati di liquidità, si sono lanciati in una corsa al rialzo della remunerazione dei conti correnti. Tanto che ormai non è difficile ottenere un rendimento che arriva fino al 4,5%. È il caso della Cam, che paga interessi tra il 4,25%e il 4,45%, di Bankia (4,45%) o del Santander (4,5%). Ma la bonanza è solo apparente. E il Banco de España, temendo che la battaglia danneggi i margini delle banche e la loro capacità di prestare a famiglie e imprese, è intervenuta prima con innumerevoli messaggi, ora con un castigo legale.

Il ministero dell'Economia, su proposta della banca centrale, prepara un decreto per che raddoppierà i fondi da mettere a riserva nel Fondo di Garanzia dei depositi da parte degli istituti che offrono tassi sui depositi «fuori mercato» . Il Real decreto allo studio, secondo quanto anticipato ieri da Cinco Dias, prevede che i depositi oltre i tre mesi, che offrono rendimenti annui pari all'euribor medio a sei mesi aumentato di 150 punti base, dovranno «pagare» garanzie doppie. Ai valori attuali significa che la nuova norma si estenderà ai conti con tassi superiori al 3,1%.

20 - CON NAPOLITANO - MORETTI E GHIZZONI ALLA STAZIONE DI PRAGA...
Da "il Giornale" - Un pezzo di Corporate Italia si è trasferito a Praga dove oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita di Stato, presenzierà all'inaugurazione della nuova stazione ferroviaria, realizzata sotto la regia di Grandi Stazioni e del suo ad Fabio Battaggia. Nella compagine economica in trasferta nella capitale ceca spicca anche la presenza di Unicredit, che nella stazione di Praga inaugura una filiale, e del suo numero uno Federico Ghizzoni. Serata di gala al teatro Obecni Dum dove suona la Filarmonica della Scala e poi cena riservatissima, con l'obiettivo di sedere insieme ai presidenti delle due Repubbliche. Con Mauro Moretti, ad di Fs (primo socio di Grandi Stazioni) in pole position per l'ambito posto a tavola.

 

21 - I PREMI ALLE TUTE BLU TEDESCHE - IN ITALIA SI SCIOPERA, IN GERMANIA SI INCASSA...
Da "il Giornale" - Chissà che cosa penseranno in questi giorni i simpatizzanti e gli aderenti alla Fiom Cgil guidata da Maurizio Landini, nell'assistere al pieno di bonus da parte degli operai dell'industria automobilistica tedesca. L'ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda le tute blu della Porsche assunte prima dell'1 agosto 2010 alle quali la direzione aziendale ha riservato un premio, nella busta paga di aprile, di 1.700 euro. È il riconoscimento per i brillanti risultati commerciali ottenuti tra l'1 agosto e il 31 dicembre scorsi. Prima era toccato ai dipendenti dell'Audi passare alla cassa: 6.500 euro il maxi- premio. Un ringraziamento i lavoratori tedeschi lo devono anche al loro sindacato Ig Metall. E in Italia si sciopera.

22 - L'IPAD SARÀ PRODOTTO IN BRASILE...
(AGI) Roma - Il presidente brasiliano, Dilma Rousseff fa sapere che la taiwanese Foxconn, che produce iPhone e iPad per la Apple, vuole investire 12 miliardi di dollari nel paese sudamericano nei prossimi 5-6 anni. Lo rivela l'agenzia Bloomberg, secondo la quale si tratta del piu' grosso investimento di Foxconn all'estero. Il gruppo impiega oltre un milione di addetti in Cina.

23 - TASSARA:MINI UTILE PER LUSSEMBURGHESE CTAM DOPO 2 ANNI DI PROFONDO ROSSO...
Radiocor - La 'cura' Modiano porta la Carlo Tassara Assets Management in utile, per quanto ridotto, dopo due anni di forti perdite. Nel 2010 la minore delle due holding lussemburghesi del gruppo Tassara-Zaleski, guidato da Pietro Modiano da fine 2008, ha realizzato un risultato netto di 207 mila euro contro il rosso di 5 milioni del 2009 e di 10 milioni nel 2008, come riportano i documenti depositati del Granducato e consultati da Radiocor. La Ctam, creata nel 2005 in Lussemburgo dove e' domiciliata anche la capogruppo Carlo Tassara International, a fine 2010 aveva asset per 58milioni di euro, per 55 milioni in immobilizzazioni finanziarie, contro 61,6 milioni nel 2009.

A fare la differenza per la 'bottom line' del 2010 sono le minori correzioni sull'attivo circolante (172mila euro contro 8,7 milioni), pur attenuate da maggiori svalutazioni sulle immobilizzazioni finanziarie (1,07 milioni contro 100mila euro). L'indebitamento e' stato ridotto a 13,7 milioni, praticamente tutto di durata superiore a un anno, dai 17,5 milioni del 2009. Il bilancio non fornisce informazioni sulle immobilizzazioni finanziarie, limitandosi ad indicare che sono 'partec ipazioni acquisite dalla societa', aventi carattere di lungo termine'.

 

Il mini-utile contribuisce ad alleggerire solo di poco la perdita riportata a nuovo che totalizza 15,7 milioni di euro a fine 2010. Il cda della Ctam e' presieduto da Jean-Francois Saglio, ex-ingegnere minerario, legato da lunga data a Romani Zaleski e con un passato nell'establishment politico in Francia, mentre l'a.d. e' Mario Cocchi, considerato il braccio destro del finanziere franco-polacco.

24 - ERG: OK SOCI A BILANCIO 2010...
(ANSA) - L'assemblea degli azionisti di Erg ha approvato all'unanimità il bilancio di esercizio 2010 della capogruppo Erg Spa, che chiude con un utile netto di 398 milioni di euro, e ha visionato il bilancio consolidato al 31 dicembre 2010, chiuso con una perdita netta di gruppo pari a 20 milioni di euro.

25 - POVERTA': MILLE ECONOMISTI CHIEDONO A G20 ROBIN TAX SU TRANSAZIONI
(Adnkronos) - "E' tempo di una Robin Hood Tax per far pagare la crisi anche agli speculatori". E' quanto hanno chiesto mille economisti, fra i quali 100 italiani, provenienti da 53 Paesi, in una lettera inviata ai ministri finanziari del G20 e a Bill Gates per chiedere loro di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf) il cui gettito possa finanziare le politiche di lotta alla poverta' globale, il contrasto ai cambiamenti climatici e il supporto alle persone che stanno subendo gli effetti della crisi economia innescata dalla finanza speculativa.

La lettera - riferisce una nota della campagna italiana 'Zerozerocinque' - e' stata consegnata ai ministri delle Finanze del G20 in occasione del meeting che li ha riuniti a Washington. Il testo e' stato consegnato anche a Bill Gates, fondatore della Microsoft che, attraverso la sua Fondazione, si e' impegnato in prima persona per proporre al G20 opzioni innovative per trovare risorse economiche per finanziarie le politiche di sviluppo e di contrasto ai cambiamenti climatici.

La lettera dei mille economisti e' l'ultimo segnale in ordine di tempo che testimonia la crescente mobilitazione internazionale a sostegno dell'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, richiesta a gran voce anche dai Governi francese e tedesco e dal Parlamento Europeo. Tra i firmatari appaiono: Jeffrey Sachs, direttore dell'Earth Institute, Colombia University e consigliere di Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite;Tony Atiknson, ricercatore senior al Nuffield College, Universita' di Oxford; Dani Rodrik, Professore di Economia Politica ad Harvard; Ha Joon Chang di Cambridge e Christian Fauliau, ex economista senior della Banca Mondiale.

26 - BANCA MONDIALE: 44 MLN DI POVERI IN PIU'...
(ANSA) - I prezzi degli alimentari sono il maggiore rischio per i poveri nel mondo, aumentando il numero di chi vive in estrema poverta',salito di 44 milioni di persone da giugno.Lo ha detto il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, sottolineando che un ulteriore aumento del 10% dei prezzi farebbe aumentare il numero di poveri di altri 10 milioni,a fronte di 34 milioni di poveri in piu' se i prezzi salissero del 30%.I prezzi degli alimentari sono in aumento del 36% rispetto allo scorso anno.

 14-04-2011]

 

 

BORSE IN LIEVE RIALZO - ORO AI MASSIMI - FIAT VUOLE IMPORRE IL CONTRATTO DI MIRAFIORI ALLE OFFICINE EX BERTONE - CORDATA PARMALAT: INTESA, MEDIOBANCA E UN SOCIO STRANIERO - LA ROMA GIOCA A PALLA CON PALLOTTA - SI ALLARGA L’AZIONE CONTRO I VERTICI MONTEPARMA - NIENTE NOMINE ALLE POSTE A CAUSA DI SILIQUINI - MOODY’S STRONCA L’IRLANDA - CINA E INDIA, CRESCITA E INFLAZIONE BOOM - RICOMINCIA LA TRATTATIVA TRA ZALESKY E I CREDITORI - MULTA CONSOB A DE’LONGHI - SARKOZY ANNUNCIA UN G8 SULLA GOVERNANCE DI INTERNET - LA LOTTA TRA NYSE E NASDAQ - NESTLÉ, CALO VENDITE DEL 9

1 - BORSA: LA CORSA DEL PETROLIO NON FRENA INDICI, +0,2% MILANO...
Radiocor - Avvio in lieve rialzo per le Borse europee, nonostante le preoccupazioni per l'andamento dei prezzi, sospinti dalla performance del petrolio, con il Brent scambiato a 122 dollari al barile. Il Ftse Mib sale dello 0,21% e il Ftse All Share dello 0,2%. Parmalat guadagna lo 0,7% in attesa di sviluppi sulla contesa per il controllo. Giu' le Bpm, mentre il mercato si interroga sull'aumento di capitale.

2 - ORO:SALE AI MASSIMI A 1.480 DOLLARI...
(ANSA) - Prezzo dell'oro ancora in rialzo: Il metallo prezioso e' stato quotato a 1.474,45 dollari a Singapore per la consegna immediata. L'oro con consegna a giugno ha raggiunto il prezzo record sui mercati di New York a 1.480,50 dollari.

3 - ENTRATE TRIBUTARIE: TESORO, A GENNAIO-FEBBRAIO +3,8% (+2,148MLD)...
Radiocor - A gennaio-febbraio 2011, le entrate totali sono risultate pari a 58,764 miliardi (+2,148 miliardi, pari a +3,8%). Lo comunica il Dipartiment o delle Finanze del ministero dell'Economia.

 

4 - BORSA: ASIA IN CALO CON DATI CINA, MERCATO GUARDA A GIAPPONE...
(ANSA) - Borse di Asia e Pacifico in calo nonostante la crescita, sopra le stime, del Pil in Cina che però sconta un'accelerazione a marzo dell'inflazione. L'indice d'area Msci segna così una flessione vicina al mezzo punto percentuale. Sul mercato, peraltro, pesa la debolezza di Tokyo, frenata dal dramma di Fukushima con la Tepco che cede il 6,2%. Male anche la finanza con Mizuho Financial (-2,2%)e Nomura (-1,9%).

Le vendite continuano poi a penalizzare le case automobilistiche e, in particolare, Mitsubishi (-2,04%). A Sydney deboli le commodoties con Alumina (-1,2%), Rio Tinto (-1,1%) e Bhp Billiton (-1%). Di seguito gli indici dei titoli guida delle principali borse del Asia e Pacifico: - Tokyo -0,65% - Hong Kong -0,10% (in corso) - Shanghai +0,24% (in corso) - Taiwan -0,96% - Seul -0,03% - Sydney -0,66% - Singapore -0,30% (in corso) - Bangkok (chiusa) - Giakarta -0,05% (in corso).

 

5 - FIAT: CONTRATTO POMIGLIANO A EX BERTONE...
(ANSA) - Se sara' raggiunto un accordo la Fiat applichera' anche alle Officine Automobilistiche Grugliasco (ex Bertone) il contratto collettivo specifico di primo livello gia' previsto per gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Lo ha ribadito l'azienda ai sindacati nell'incontro che si e' svolto oggi all'Unione Industriale di Torino. Per la Fiom ''sta prevalendo l'estremismo''. Fim e Uilm chiedono alla Rsu di indire il referendum.

6 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ECONOMIA: Confindustria chiede riforme non aiuti (dai giornali). Per le imprese insostenibili i rincari delle commodity: inevitabili gli aumenti, la Gdo non faccia muro, intervista al presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua (Il Sole 24 Ore, pag. 19). 'La moda impari dal design a essere piu' democratica', intervista all'imprenditore Renzo Rosso (Il Sole 24 Ore, pag. 24). Se la crescita non accelera al 2% tagli alle spese vive per 35 miliardi, studio Bankitalia (La Repubblica, pag. 17).

 

LAVORO: incontro Camusso-Marcegaglia. Cgil pronta a riformare i contratti (dai giornali).

PARMALAT: super-holding, la cordata italiana lavora sull'unione degli asset Granarolo-Collecchio in una newco aperta. Un prestito per rilevare la quota Lactalis. Al vaglio un socio estero (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 3 ). Il crack di Tanzi pesa meno per 32mila risparmiatori: rimborso teorico del 70% (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 2). Spunta la soluzione per Granarolo, oggi la Bnl debutta al vertice di Latco (Il Messaggero, pag. 21).

UNICREDIT: nessun aumento di capitale. Verifica sul patto Mediobanca. Le strategie di Ghizzoni (dai giornali). Fondazioni in pressing, vertice con Rampl sull'aumento (Il Messaggero, pag. 21).

 

TELECOM: pesa 500 milioni sui conti Fossati (Il Sole 24 Ore, pag. 43).

FIAT: studia lo 'sconto' su Chrysler. Se Torino acquistera' il 16% a giugno potrebbe spendere molto meno di un miliardo di euro (Il Sole 24 Ore, pag. 46). Situazione di stallo alla Oag (dai giornali). Il Lingotto sara' sponsor principale della nazionale di calcio (La Repubblica, pag. 65).

BPM: nuove tensioni dopo rilievi Bankitalia (dai giornali).

GENERALI: 'Geronzi carpo espiatorio, bene se Della Valle compra il Corriere', intervista al finanziere Tarak Ben Ammar (la Repubblica, pag. 35). Perche' le azioni hanno reso meno, Trieste dopo-Geronzi (Corriere della Sera, pag. 37).

MPS: Fondazione a caccia di 800 milioni (Il Sole 24 Ore, pag. 41).

MERCATO: faro della Finanza sul private equity (Il Sole 24 Ore, pag. 42).

FINMECCANICA: le sue favorite e il giallo appalti Trs (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 15). Selex-Elsag, ecco il piano del nuovo polo genovese (Il Secolo XIX, pag. 14).

MERLONI PROGETTI: sprint cinese (Il Sole 24 Ore, pag. 22).

 

SEAT: si allea con Pages Jaunes, tagli al debito per un miliardo (La Stampa, pag. 39).


7 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 15 APRILE...
Radiocor - CDA - approvazione dati contabili del gruppo Coin.

Milano - incontro 'Energie Rinnovabili. Strategie e finanza delle imprese nella competizione internazionale', organizzato da Althesys. Partecipa, tra gli altri, Guido Bortoni, Autorita' Energia Elettrica e Gas.

Roma - si riunisce a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri.

Italia - L'Istat diffonde i dati di marzo sui prezzi al consumo e quelli di febbraio sul commercio estero.

Washington - vertice dei ministri delle Finanze e dei Governatori delle banche centrali del G20

8 - I NODI DELLA CORDATA PARMALAT...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Avanti sì, ma piano. La cordata italiana per Parmalat si riaggiorna a lunedì per fare il punto sulla scalata a Collecchio. Il rinvio è stato deciso per trovare la quadra sul ruolo di Granarolo (il nodo sono i mezzi necessari - 500 milioni - per farla entrare in partita) e per valutare se imbarcare un partner estero. Sul tavolo ci sono le offerte di Lacteos, Lala, Saputo e Friesland ma a sparigliare le carte potrebbe essere un trattativa con Lactalis, da tenere poi come socio straniero, per ridurre al minimo i costi.

Intesa entrerà di sicuro nel capitale della newco tricolore e non solo con la sua quota del 2,3%. E dopo il discreto pressing di Giulio Tremonti, anche Mediobanca pare pronta a fare la sua parte nel capitale utilizzando la partecipazione di Collecchio (attorno all´1,3%) che già ha in portafoglio.

 

9 - SARKOZY ANNUNCIA UN G8 SULLA GOVERNANCE DI INTERNET...
Da "la Repubblica" - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha deciso di consacrare un G8 speciale a Internet, per discutere dei temi che riguardano la governance della rete. Il vertice si terrà il 24 e 25 maggio a Parigi. Sono stati invitati i responsabili dei grandi gruppi mondiali. Tra gli ospiti Bill Gates, Eric Schmidt (Google), Jimmy Wales (Wikipedia), Mark Zuckerberg (Facebook) e i rappresentanti delle imprese francesi del settore come Vente-privée e Meetic. Al vertice parteciperà Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo L´Espresso. Sarkozy, presidente di turno del G8, vuole discutere temi come diritto d´autore, privacy e sicurezza, finanziamento del settore culturale.

10 - MONTE PARMA: POSSIBILE ALLARGAMENTO AZIONE RESPONSABILITA'...
Radiocor - L'azione di responsabilita' all'ordine del giorno della prossima assemblea di Banca Monte Parma nei confronti dell'ex presidente e dell'ex direttore generale, secondo quanto apprende Radiocor, potrebbe allargarsi ad altri soggetti coinvolti nella precedente amministrazione della banca. Banca Monte Parma e' in procinto di passare sotto le insegne di Intesa Sanpaolo dopo che l'azionista di maggioranza, Fondazione Monte di Parma, ad ottobre ha deciso di rompere gli indugi e cedere il 51% del capitale per 134 milioni. All'assemblea, convocata per il prossimo 28 aprile, e' proprio la Fondazione, si legge nell'ordine del giorno, a chiedere il voto sull'azione di responsabilita' nei confronti dell'ex presidente Alberto Guareschi e dell'ex direttore generale Roberto Menchetti cessati dalle cariche nel corso del 2010.

 

Secondo indiscrezioni, dopo un'ispezione della Banca d'Italia dello scorso anno da via Nazionale sarebbero arrivate una serie di multe che avrebbero colpito anche altri espo nenti del consiglio che avevano firmato il bilancio 2009, ma non i rappresentanti in cda dei soci di minoranza (Fondazione Piacenza e Vigevano e Banca Sella) che avevano invece espresso rilievi sull'operato degli ex vertici dell'istituto. In vista dell'assemblea la banca ha aperto una vera e propria 'data room' per permettere ai soci un voto informato sulla proposta di azione di responsabilita'.

11 - POSTE: FUMATA NERA OGGI SULLE NOMINE IN ASSEMBLEA CAUSA SILIQUINI...
Radiocor - Fumata nera per il rinnovo dei vertici in Poste Italiane. L'assemblea dei soci, che si e' riunita oggi in seconda convocazione, ha approvato il bilancio 2010 ma, come apprende Radiocor, non ha provveduto alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Le nomine sono state rinviate ad un prossimo appuntamento assembleare a causa della rinuncia di Maria Grazia Siliquini che era stata indicata dal Tesoro tra i nuovi consiglieri di amministrazione.

La deputata dei 'Responsabili' ha reso noto oggi di non poter accettare l'incarico in considerazione 'del delicato momento che vive l'attuale legislatura'. Nella lista del Tesoro, publicata il 4 aprile scorso, erano confermati Giovanni Ialongo presidente e Massimo Sarmi amministratore delegato di Poste Italiane. Nel nuovo cda di Poste figurano in lista Maria Claudia Ioannucci e Antonio Mondardo. E ora rimane da ricoprire la casella lasciata libera da Siliquini.

12 - GENERALI: PRIMO INVESTITORE ITALIANO 'QUALIFICATO' IN CINA...
Radiocor - Le autorita' di Borsa cinesi (Csrc) hanno riconosciuto lo stato di 'investitore istituzionale straniero qualificato' (Qfii, Qualified Foreign Institutional Investor) ad altre tre societa' di gestione straniere, tra cui le Generali, prima societa' italiana a potersi fregiare di questa qualifica. Le altre due finanziarie sono la francese Lyxor e la Polaris Inernational Securities Investment di Taiwan.

 

Sale cosi' a 109 il numero delle societa' straniere che oggi possono operare in Cina, rispettando comunque determinate quote di investimento fissate dalle autorita' con un limite del 10% degli asset. Le societa' 'Qfii' (programma istituito da Pechino nel 2003) possono investire in Borsa, nell'obbligazionario e nei derivati, in particolare sui future degli indici azionari.

13 - IRLANDA: MOODY'S ABBASSA RATING DI DUE GRADINI A 'BAA3'...
Radiocor - Parigi, 15 apr - L'agenzia di rating Moody's Investor Service ha abbassato di ulteriori due tacche la nota di debito dell'Irlanda da 'Baa1' a 'Baa3', relegando il P aese al piu' basso livello possibile per i mutuatari affidabili. Il provvedimento, afferma Moody's, reso necessario dal deterioramento delle prospettive dell'economia del Paese.

14 - GRECIA, PRIMO MINISTRO PRESENTERÀ NUOVO PACCHETTO MISURE ECONOMICHE...
(LaPresse/AP) - Il primo ministro greco George Papandreou presenterà oggi al governo un nuovo pacchetto di misure economiche dal valore di 23 miliardi di euro. Il ministro delle Finanze George Papaconstantinou ha detto nei giorni scorsi che le misure non includeranno tagli agli stipendi e alle pensioni a tutti i livelli, né aumenti di tasse simili a quelli approvati l'anno scorso. Le misure sono state adottate in cambio dei prestiti di salvataggio da 110 miliardi di euro concessi alla Grecia dall'Unione europea e dal Fondo monetario internazionale.

 

15 - CINA: CRESCITA RESTA FORTE, MA L'INFLAZIONE ACCELERA NEL I TRIMESTRE - +9,7% IL PIL...
Radiocor - La crescita dell'economia cinese ha continuato a marciare forte nel primo trimestre, con il Pil in aumento del 9,7%, ma l'inflazione e' salita al 5,4% in marzo, il suo massimo livello dal 2008, secondo i dati ufficiali dell'Ufficio Nazionale di Statistica (Nbs). Per tutto i primi tre mesi dell'anno in corso, l'aumento dei prezzi al consumo, il principale indicatore di inflazione, e' stato del 5%, nonostante una serie di misure di inasprimento monetario adottate dal Governo, che teme che l'inflazione possa portare a tensioni sociali.

La crescita dell'economia e' rimasta allo stesso livello del trimestre precedente, quando era stata del 9,8%. Nel 2010, il Pil della Cina era aumentato del 10,3%, consentendo al Paese di occupare il posto di seconda economia piu' grande del mondo, scavalcando il Giappone e piazzandosi dietro agli Stati Uniti. Nel primo trimestre, la produzione industriale e' aumentata del 14,4% e gli investimenti fissi del 25%, ha ancora riferito il National Bureau o f Statistics (Nbs).

16 - INDIA, INFLAZIONE A MARZO SFIORA IL 9%...
(LaPresse/AP) - L'inflazione in India è salita all'8,98% a marzo, mentre aumentando i costi di produzione. Intanto i prezzi continuano ad aumentare nonostante un raccolto da record, il che dimostra che il problema va oltre i prezzi volatili dei prodotti alimentari e del carburante. A febbraio l'inflazione era pari all'8,31% e gli analisti prevedevano un aumento fino all'8,36% a marzo. Il governo ha inoltre annunciato che a gennaio l'inflazione aveva raggiunto il 9,35%, e non l'8,23% come annunciato precedentemente.

17 - TASSARA: LUNEDI' 18 RIPRENDE TRATTATIVA CON BANCHE CREDITRICI...
Radiocor - La trattativa fra la Carlo Tassara e le banche creditrici riprendera' lunedi' 18 aprile, secondo quanto riferito da fonti finanziarie all'agenzia Radiocor. Gli esponenti e i legali della holding del finanziere Romain Zaleski che custodisce importanti partecipazioni azionarie torneranno quindi al tavolo delle trattative con i cinque istituti (Intesa, UniCredit, Mps, Ubi e Bpm) per negoziare sulle condizioni per la proroga al 2013 delle scadenze per la restituzione del debito da 3,1 miliardi. Le parti si confronteranno sulle condizioni richieste dagli istituti creditori per la stesura del nuovo testo relativo all'accordo di 'stand still'.

Nel dettaglio si trattera' sull'innalzamento del quorum a 4/6 nel Cda della Tassara per le delibere importanti. Un punto su cui le parti 'in linea di massima' avrebbero gia' raggiunto un'intesa. Si trattera' inoltre per la definizione del tasso di rimborso dei debiti: a fronte di una proposta da parte degli istituti di innalzare il tasso di 100 punti base, la holding di Romain Zaleski sta cercando di spuntare 50 punti base.

Infine, le parti saranno impegnate nello stabilire o meno le modalita' del mandato a terzi - probabilmente una merchant bank - a vendere le partecipazioni azionarie custodite dalla holding. Una decisione, avevano affermato fonti ben informate, che verra' comunque adottata solo nel primo trimestre del 2013. La Tassara, guidata da Pietro Modiano, detiene pacchetti di azioni fra cui Intesa Sanpaolo (2,5%), Ubi (2%), Mps (2%), Bpm (1,9%), Edison (10%), A2A (2,5%), Mittel (20%).

18 - INTESA SANPAOLO: BENESSIA, CREDO PESO FONDAZIONI RESTERA' L'ATTUALE...
Radiocor - 'Credo che il peso delle Fondazioni in Intesa Sanpaolo restera' quello che e', e' la cosa piu' naturale'. Cosi' il presidente della Compagnia Sanpaolo, Angelo Benessia, sull'ipotesi di un rafforzamento complessivo del peso delle Fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo ad esito dell'aumento di capitale da 5 miliardi di euro annunciato la scorsa settimana della banca.

 

'Credo che il rafforzamento del peso delle Fondazioni In Intesa Sanpaolo in occasione dell'aumento di capitale non sia un'ipotesi realistica. Le Fondazioni, sottoscrivendo le quote di loro competenza, rimangono dove sono in termini assoluti. In termini di capitale possono anche essere parzialmente diluite, di poco, in quanto nell'aumento intervengono anche le azioni di risparmio. Quindi c'e' un effetto diluitivo marginale, ma c'e'', ha osservato Benessia. La Compagnia di San Paolo e' il primo azionista di Intesa Sanpaolo con il 9,88%. La Fondazione torinese ha gia' deliberato la sottoscrizione dell'aumento pro-quota.

19 - ASSEGNO DI DE' LONGHI ALLA VIGILANZA CONSOB...
Da "Il Sole 24 Ore" - L'arrivo anticipato dell'estate ha infiammato il titolo De' Longhi, che ieri ha toccato i massimi storici di 8,19 euro per azione. Tuttavia a gelare un po' gli entusiasmi del primo socio, Giuseppe De' Longhi, ci ha pensato la Consob. Il presidente di De' Longhi ha infatti dimenticato di segnalare alla Commissione alcune operazioni di internal dealing effettuate fra il 2006 e il 2008. Circa 400 operazioni di acquisto e di vendita di titoli De' Longhi.

Difficile mettersi in una situazione peggiore. Non fosse stato per la buona fede, che è De' Longhi è riuscito a dimostrare, il conto della sanzione sarebbe stato da record. Invece, una volta escluse dalla Consob «l'esistenza di una volontà diretta ad eludere dolosamente gli obblighi di comunicazione» e l'assenza di fini speculativi, la multa è stata limitata a 5mila euro per ciascuna delle 51 violazioni accertate. Insomma, 255 mila euro di sanzione. (R.Fi.)

20 - FINALE A BOSTON PER L'AS ROMA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Le trattative per l'acquisto della AS Roma da parte della cordata americana sembrano essere a un punto di svolta. Gli uomini di UniCredit sono ora a Boston nella speranza di chiudere. Ma poiché il negoziato si sta conducendo sulle garanzie finanziarie a Il Sole 24 Ore risulta che il loro vero interlocutore non sia Tom DiBenedetto, il finanziere venuto in Italia la settimana scorsa bensì Jim Pallotta.

A differenza di DiBenedetto, che a Boston è ai più sconosciuto sia nei circoli sportivi che in quelli finanziari, Pallotta ha un nome di peso. E un sacco di soldi. Li ha fatti amministrando fondi hedge quali il Raptor Global Fund. Pallotta è anche comproprietario dei Celtics, la mitica squadra di basket di Boston, che con 17 campionati vinti è la più titolata della Nba. Insomma, ha una storia di successo sia nel business che nello sport. (C.G.)

 

21 - EXTRA CEDOLA DEL NYSE PER ANDARE CON DB...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il patto Deutsche Börse-Nyse ha sfoderato la prima arma segreta per difendersi dagli assalti del rivale Nasdaq. I vertici di Nyse Euronext stanno facendo balenare davanti agli occhi degli azionisti un immediato dividendo straordinario e la promessa di ulteriori cedole e riacquisiti di titoli a sostegno delle quotazioni all'indomani del completamento della fusione tedesco-americana a fine anno.

Una strategia che mostra quanto sia senza quartiere la sfida per il consolidamento e la sopravvivenza tra i listini globali. L'offerta per il Nyse avanzata dal Nasdaq, assieme all'IntercontinentalExchange, è infatti sulla carta almeno del 15% più generosa di quella di Deutsche Börse accettata dalla borsa di Wall Street. Abbastanza, forse, da far presa sui soci. Il prezzo della loro lealtà potrebbe essere pagato anche in dividendi. (M. Val.)

 

22 - SISMA GIAPPONE, TOYOTA: PRODUZIONE DIMEZZATA TRA 10 MAGGIO-3 GIUGNO...
(LaPresse/AP) - Toyota Motor Corporation ha annunciato oggi che manterrà la produzione in Giappone a capacità dimezzata tra il 10 maggio e il 3 giugno a causa della crisi di forniture causata dal terremoto e dallo tsunami abbattutisi sul Paese lo scorso 11 marzo. La più grande casa automobilistica del mondo ha dichiarato che non è ancora chiaro quando potrà riprendere la produzione a pieno regime in Giappone e la portavoce Shiori Hashimoto ha aggiunto che l'azienda deciderà dopo il 6 giugno come procedere. Attualmente solo tre fabbriche continuano a lavorare a una capacità limitata, ma tra il 18 e il 27 aprile la produzione dovrebbe riprendere a capacità dimezzata in tutti gli stabilimenti. Successivamente, tra il 28 aprile e il 9 maggio la produzione sarà nuovamente limitata.

23 - NESTLÉ, VENDITE RAGGIUNGONO 20,3 MLD DI FRANCHI NEL PRIMO TRIMESTRE...
(LaPresse/AP) - Le vendite di Nestlé nel primo trimestre hanno raggiunto 20,26 miliardi di franchi svizzeri, il 9% in meno rispetto ai 22,34 miliardi di franchi registrati nello stesso periodo dell'anno scorso. Secondo l'azienda, il calo è dovuto alla forza della valuta svizzera contro il dollaro. Il gigante del settore alimentare con sede a Vevey ha annunciato oggi che in termini di crescita organica le vendite sono comunque salite del 6,4%. Paul Bulcke, l'amministratore delegato dell'azienda, ha dichiarato che la Nestlé "è cresciuta in tutte le categorie nei primi tre mesi del 2011, mantenendo lo slancio dell'anno scorso".

 15-04-2011]

 

 

PREGO PAGARE! - I BLOGGER DELL’HUFFINGTON POST BATTONO CASSA: 105 MLN $, OVVERO UN TERZO DI QUANTO HA INTASCATO L’AVIDA ARIANNA HUFFINGTON (SENZA DAR LORO MANCO UN CENTESIMO) DALLA RECENTE VENDITA DEL SITO ALLA AOL - IL GRUPPO HA APERTO UNA CLASS ACTION E ACCUSA: “NOI COME SCHIAVI NELLA SUA PIANTAGIONE” - ARIANNA SPREZZANTE: “NON SIETE I PRIMI CHE CERCANO DI PRENDERSI CON GLI AVVOCATI CIÒ CHE NON SIETE CAPACI DI OTTENERE DA SOLI

1 - UN PAESE DI WINKELVOSSES
http://slate.me/gVYOpl

 

- Viviamo in "una nazione di Winkelvosses". Risponde così Arianna Huffington, ai blogger che hanno deciso di intentare contro di lei e contro l'Aol una class action da 105 milioni dollari. I Winkelvosses sono i gemelli di Harvard che hanno cercato senza riuscirci di fare la guerra al fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

Come loro, dice in sostanza la Huffignton, anche voi blogger siete destinati a fallire. E, riadattandola al caso che la riguarda, cita una parte della motivazione della sentenza che ieri ha chiuso la celebre causa contro il social network più famoso del mondo: "Non siete i primi che cercano di prendervi con gli avvocati quello che non siete stati in grado di guadagnarvi sul mercato".

2 - I BLOGGER DENUNCIANO, "NOI SCHIAVI DI ARIANNA" - AZIONE LEGALE COLLETTIVA PER RISARCIMENTO DI 105 MLN DOLLARI

 

Radiocor - Arianna Huffington, il suo sito web di notizie 'Huffington Post' e AOL sono stati querelati da un gruppo di blogger che accusano la società di non averli mai pagati per il loro lavoro. Il gruppo, guidato da Jonathan Tasini, scrittore e sindacalista che ha scritto piu' di 250 articoli per il sito senza essere pagato, accusa la Huffington di aver venduto il sito per 315 milioni di dollari ad AOL senza dare ai blogger un centesimo dei profitti, e chiede un risarcimento di 105 milioni di dollari.

 

"I blogger sono essenzialmente stati trasformati in moderni schiavi nella piantagione di Arianna Huffington", afferma Tasini. Secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg i querelanti e i loro avvocati stimano che circa 9.000 persone abbiano scritto per l'Huffington Post senza essere state pagate e sostengono che i loro articoli abbiano contribuito per circa un terzo del valore di vendita del sito web, esattamente i 105 milioni richiesti.

In una dichiarazione ufficiale, l'Huffington Post ha detto che qualsiasi azione legale collettiva sarebbe "completamente infondata. I blogger utilizzano la nostra piattaforma per connettersi e garantire che le loro idee e le loro opinioni siano viste da quante piu' persone possibili".13-04-2011]

 

 

BORSE POSITIVE, DEBOLI LE BANCHE - LA CINA PADRONA RICAPITALIZZERÀ LE CASSE DI RISPARMIO SPAGNOLE - TRONCHETTI: “NO COMMENT, SIAMO SERI” E SNOBBA LE RICHIESTE DI BERNABÈ - LE PILLOLE PER LA CRISI DI DRAGHIE E TREMONTI - FMI: SERVONO SOLDI PER LE BANCHE TEDESCHE - LO SCARPARO SE LA CANTA E SE LA SUONA: LA VICENDA GERONZI “È UN BUON SEGNALE ANCHE IN CHIAVE POLITICA” - DE BENEDETTI VENDERà SORGENIA A EDF? - PARMALAT E LA SÒLA GRANAROLO - IL GARGANO NON VUOLE LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE: “RISCHIO MESSICO” - RIPARTE IL MERCATO DEL LAVORO USA - VENTURE CAPITAL SOCIALE PER BALBO, SPOSITO E MICHELI… 


1 - BORSA, LA GIORNATA: BENE MERCATI EUROPEI, PIRELLI GUIDA MIB...
(LaPresse) - Chiusura positiva per Piazza Affari, con il Ftse Mib che guadagna lo 0,36% a 22.096,96 punti e il Ftse All-Share che guadagna lo 0,38% a 22.797,99 punti. Negli Stati Uniti JP Morgan ha diffuso la sua trimestrale con conti mostrando un'ottima forma, con un utile pari a 5,6 miliardi di dollari, o 1,28 dollari all'azione, nei primi tre mesi dell'anno, in netto aumento rispetto al profitto di 3,3 miliardi di dollari del primo trimestre 2010. Tra i dati macro, le vendite al dettaglio Usa sono aumentate dello 0,4% a marzo, per il nono mese consecutivo, ma sotto le attese, e le scorte delle industrie sono cresciute dello 0,5% a febbraio, in rialzo per il 14esimo mese consecutivo. In Portogallo sono in corso le trattative per capire il prezzo che dovrà pagare Lisbona per il prestito da 80 miliardi di euro.

CDA ENEL

In questo contesto, chiusura positiva per le principali Borse europee. Il Ftse 100 di Londra guadagna lo 0,77% a 6.010,44 punti, il Cac 40 di Parigi sale dello 0,75% 4.006,23 e il Dax di Francoforte mostra un rialzo dell'1,06% a 7.177,97 punti. A Milano, in luce il titolo Pirelli, maglia rosa del paniere principale con un rialzo del 2,6% a 6,505 euro. Sopra la parità anche Eni, che sale dello 0,12% a 17,33 euro, e la controllata Snam Rete Gas, che guadagna lo 0,79% a 8,31 euro. Oggi l'assemblea dei soci della società del Cane a sei zampe si è riunita e ha approvato il bilancio 2010.

Debole il settore bancario del Mib. Secondo il Fondo monetario internazionale in Europa ci sono alcune banche che sono ancora poco capitalizzate. Perdono Banco Popolare (-1,11%), Banca Montepaschi (-1,35%), Unicredit (-0,51%) e Ubi Banca (-0,57%), Tiene sulla parità Intesa Sanpaolo, a 2,25 euro. Vendite anche su Popolare Milano, alle prese oggi con il consiglio di amministrazione del gruppo per discutere a seguito dell'ispezione della Banca d'Italia sulla governance. Piazza Meda lascia l'1,55% a 2,788 euro. Il vicepresidente di Bpm, Graziano Tarantini, ha spiegato al Corsera che non c'è solo la via dell'aumento di capitale per un rafforzamento patrimoniale.

Zapatero e Wen Jiabao

Tra gli altri titoli, acquisti su Enel, che balza dell'1,94% a 4,63 euro. Sale la scuderia Agnelli, con Fiat che registra un incremento dello 0,16% a 6,445, Industrial che guadagna l'1,03% a 9,775 euro e l'azionista Exor, che guida il gruppo con un più 0,83% a 21,97%. Scendono Autogrill (-0,36%), Fondiaria-Sai (-1,73%), Generali (-0,19%), Mediaset (-0,9%) e Telecom (-0,28%). Il ministero dello Sviluppo economico e i sindacati si sono incontrati oggi per stabilire i criteri per valutare i piani industriali che saranno presentati per l'acquisizione di Parmalat, tra cui figurano il mantenimento delle funzioni strategiche in Italia e il rafforzamanto della filiera lattiero-casearia italiana. Il gruppo di Collecchio registra un rialzo dello 0,7% a 2,298 euro.

2 - SPAGNA, CINA STUDIA PIANO DA 9,3 MLD EURO PER RICAPITALIZZARE CAJAS...
(LaPresse/AP) - La Cina sta studiando un piano per iniettare 9,3 miliardi di euro di aiuti per ristrutturare il sistema delle casse di risparmio in Spagna, le Cajas. Lo ha reso noto una fonte ufficiale del governo spagnolo che preferisce però rimanere anonima. Il vice presidente della compagnia di Stato cinese 'China Investment Corporation', Xie Ping, ha discusso del piano durante un incontro con il premier spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero, tenutosi oggi a Pechino. Il progetto di ristrutturazione delle casse di risparmio in Spagna è cruciale per gli sforzi di riemergere da due anni di recessione. La Banca di Spagna stima che il settore abbia bisogno di circa 15 miliardi di euro totali in fondi di ricapitalizzazione.

MARCO TRONCHETTI

3 - TRONCHETTI : NO COMMENT SU RICHIESTA BERNABÈ...
(LaPresse) - Il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera non vuole commentare la richiesta avanzata ieri da Franco Bernabè, neo presidente di Telecom, che ieri davanti all'assemblea degli azionisti aveva chiesto che Pirelli restituisse al gruppo telefonico le spese, stimate attorno a 1,2 milioni, sostenute nell'interesse del gruppo guidato da Tronchetti Provera. "Non commento. Siamo seri", ha detto Tronchetti a margine di un incontro sul capitalismo italiano all'Università Bocconi.

FRANCO BERNABE

4 - BANCHE: FMI, 3.600 MLD$ DI DEBITO DA RIFINANZIARE IN DUE ANNI...
Radiocor - Le banche in tutto il mondo 'dovranno rifinanziare nei prossimi due anni debito in scadenza per 3.600 miliardi di dollari'. Lo scrive l'Fmi nell'ultimo Rapporto sulla stabilita' finanziaria globale, spiegando che il fabbisogno di rifinanziamento 'e' particolarmente acuto' per gli istituti in Irlanda e in Germania che devono rifinanziare, nello stesso arco di tempo, tra il 40 e il 50% di tutto il debito di loro competenza. Politiche ancora incomplete e riforme inadeguate del settore bancario, scrive il Fondo, 'hanno lasciato fuori intere parti del sistema bancario che restano vulnerabili a ulteriori shock'. Molti istituti di credito, soprattutto le banche europee piu' fragili, sono 'in balia di pressioni di diverso tipo e collegate tra loro che stanno facendo aumentare i rischi per l'intero sistema'.

5 - BANCHE: DRAGHI, SODDISFATTO PER AUMENTI CAPITALE REALIZZATI FINORA...
Radiocor - Torino, 13 apr - 'Sono soddisfatto degli aumenti di capitali realizzati sino ad ora dalle banche italiane'. Lo ha detto il governatore della banca d'Ital ia Mario Draghi parlando a Torino a margine dei lavori del biennale della democrazia.

6 - CRISI: DRAGHI, NECESSARIO UNO STOP AI SOSTEGNI STRAORDINARI...
Radiocor - 'In tutto il mondo si delinea ora chiaramente la necessita' di far cessare il sostegno straordinario fornito nell'ultimo triennio alle economie dai bilanci pubblici e dalle politiche monetarie' e in particolare nella zona dell'euro stiamo valutando tempi e modi del rientro dall'impostazione eccezionalmente espansiva che ha caratterizzato la politica monetaria nell'area dopo la crisi; essa rimane, anche dopo il rialzo dei tassi d'interesse di riferimento deciso la scorsa settimana, molto accomodante'.

MARIO DRAGHI

Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, partecipando a Torino alla Biennale della democrazia. 'L'incidenza sul prodotto dei debiti pubblici nei paesi avanzati e' aumentata di quasi un quarto - ha osservato Draghi - e i programmi di medio termine di molti governi sono gia' orientati, con varia intensita', alla riduzione degli squilibri. Le politiche monetarie devono tenere conto dell'emergere di tensioni inflazionistiche, sospinte dal rincaro dei prodotti alim entari ed energetici.Nell'area dell'euro, dove l'inflazione e' dall'inizio dell'anno al di sopra del 2 per cento, occorre prevenire il deterioramento delle aspettative sulla dinamica dei prezzi interni'.

GIULIO TREMONTI CLAUDIO SCAJOLA

7 - TREMONTI: POLITICA DEL RIGORE SENZA ALTERNATIVE PER UE E PER MERCATI...
Radiocor - 'Una crescita duratura ed equa non e' raggiungibile, se non in un contesto di stabilita' finanziaria'. Lo scrive il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nella premessa al Piano nazionale delle riforme, segnalando che la crisi ha avviato 'processi di riforma della governance tutti allineati sul principio della prudenza e del rigore fiscale. E' chiaro che non vi sono piu' spazi per incertezze: la politica di rigore fiscale non e' temporanea, non e' la conseguenza imposta da una congiuntura economica negativa, ma e' invece la politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire.

TREMONTI profilo

Anche in assenza di una regola europea, i mercati non pretenderebbero nulla di sostanzialmente diverso. Devono essere quindi logica ed impegno comune, tanto della politica quanto di tutte le parti sociali, non avere e/o dare illusioni, attraverso messaggi contradditori, supponendo una presunta alternativa tra rigore e crescita. L'unico messaggio responsabile e nell'interesse del Paese e' che non esistono i presupposti per una crescita duratura ed equa senza stabilita' dei conti pubblici. La crescita non si fa piu' con i deficit pubblici. E' questa l'impostazione della politica italiana di finanza pubblica, iniziata nel 2008 con la Legge finanziaria triennale e da allora proseguita'.

8 - PIANO RIFORME: TESORO, IMPATTO SU PIL 0,2-0,4 PUNTI PERCENTUALI ANNO...
Radiocor - Le misure indicate dal Piano delle riforme che il Governo si appresta a varare 'determina nel periodo 2011-2014 un impatto positivo sul tasso di variazione del Pil rispetto allo scenario di base pari in media a 0,4 punti percentuali all'anno'. Lo prevede lo stesso documento, anche se uno scenario piu' prudenziale indica uno sprint alla crescita di 0,2 punti percentuali l'anno

9 - L'ECONOMISTA MARCO FORTIS: SENZA SPESA PUBBLICA, IL PIL ITALIANO SUPERATO SOLO DA QUELLO TEDESCO...
Da "Panorama Economy" in edicola domani - Secondo i dati Eurostat, lo scorso anno l'Italia ha ridotto la spesa pubblica in volume dello 0,6%, Tra i maggiori Paesi UE è stata l'unica a farlo, assieme alla Spagna (-0,7%). Tutte le altre grandi economie UE hanno invece spinto a fondo sull'acceleratore della spesa pubblica, dalla Francia (+1,5%) all'Olanda (+1,5%), dalla Germania (+2,3%) alla Gran Bretagna (+0,8%). Che cosa sarebbe successo al PIL degli altri Paesi se essi avessero ridotto la spesa pubblica dello 0,6% come ha fatto l'Italia anziché aumentarla?

La risposta, scrive l'economista Marco Fortis nel numero di Panorama Economy in edicola domani, «è piuttosto scioccante». Infatti, il PIL italiano nel 2010 sarebbe risultato quello più "dinamico" (+1,3%) dietro l'irraggiungibile Germania (la cui crescita si sarebbe ridotta però anch'essa da un +3,6% a un 3% con una spesa pubblica "all'italiana"). Mentre l'aumento del PIL olandese si sarebbe ridotto dall'1,8% all'1,2%, quello francese dall'1,6% all'1,1% e quello inglese dall'1,3% all'1%. Olanda, Francia e Gran Bretagna, dunque, senza la "stampella" della spesa pubblica nel 2010 sarebbero cresciute meno dell'Italia.

10 - GENERALI: DELLA VALLE, VICENDA E' BUON SEGNALE ANCHE IN CHIAVE POLITICA...
(Adnkronos) - 'I cambiamenti ai vertici della finanza in Italia, come quello delle Generali, sono un buon segnale, anche in chiave politica'. Ad affermarlo in una nota e' il patron di Tod's, Diego Della Valle ai microfoni di Exit, in onda questa sera su La7 alle 21.10 e condotto da Ilaria D'amico.

geronzi-della valle

'Credo sia il momento -continua il patron di Tod's- che gli imprenditori si facciano vivi, si facciano sentire e che tentino di far capire che occuparsi della societa' civile non vuol dire far politica, ma vuol dire occuparsi del bene del Paese'.

Tutto il mondo del lavoro, conclude Della Valle, 'ha bisogno adesso di prendere in mano la situazione per far capire di cosa abbiamo bisogno e tentare di farlo, se possibile, con la politica, la politica migliore, quella che ha voglia di fare le cose. Quindi farla con e non contro'.

11 - PIAGGIO: COLANINNO, 2011 IN LINEA O MIGLIORE RISPETTO AL 2010...
(Adnkronos) - "Le nostre proiezioni, sulla base dei primi tre mesi, sono in linea o migliori del 2010". Ad affermarlo e' Roberto Colannino, presidente di Piaggio, durante l'assemblea per l'approvazione del bilancio 2010. Colannino e' ottimista, ma resta cauto: "mancano 9 mesi e potrebbe succedere tutto", aggiunge.

12 - ENI, DA COMMISSIONE EUROPEA OK AD ACQUISIZIONE IRIS CON ACEGASAPS...
(LaPresse) - AcegasAps e Eni hanno ricevuto dalla Commissione europea il nulla osta al progetto di acquisizione delle attività energetiche di Iris, multiutility operante nel territorio della provincia di Gorizia. Lo comunica AcegasAps in una nota. Con la sottoscrizione dell'accordo quadro, Eni e AcegasAps hanno convenuto di costituire una società per azioni (la Newco holding), sottoscrivendone rispettivamente il 70% e il 30% del capitale sociale, mediante la quale procedere all'esecuzione dell'acquisizione.

ROBERTO COLANINNO

13 - PETROLIO: 'SIAMO A RISCHIO MESSICO', PARCO GARGANO CHIEDE MORATORIA SU TRIVELLAZIONI...
(Adnkronos) - 'Una ulteriore moratoria sulle trivellazioni'. E' una delle richieste che la Comunita' del Parco Nazionale del Gargano fa in una lettera che verra' inviata al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo dopo la decisione del suo dicastero di autorizzare le ricerche di tipo sismico nel Mare Adriatico vicino alle Isole Tremiti che prelude alla costruzione di impianti per l'estrazione di petrolio. Lo riferisce all'ADNKRONOS il commissario straordinario dell'Area Protetta del foggiano Stefano Pecorella.

Ieri a Monte Sant'Angelo, sede dell'Ente, si sono riuniti i sindaci del territorio e gli altri rappresentanti degli enti locali che fanno parte dell'organo consultivo e propositivo del Parco deliberando, tra le altre cose, l'invio di alcune lettere. Nei giorni scorsi il Ministero dell'Ambiente, unitamente a quello dei Beni culturali, ha autorizzato la societa' irlandese Petroceltic Elsa a effettuare le prospezioni sismiche in zone di mare molto vicine alle Isole Tremiti ma di competenza delle Regioni Abruzzo e Molise.

 

Nella lettera alla Prestigiacomo si chiede anche un incontro al ministro 'per esporre, al di la' della questione dei confini e della competenza - spiega Pecorella - le ragioni per cui pensiamo che le trivellazioni costituirebbero un potenziale danno all'ecosistema: qualsiasi incidente simile a quello verificatosi l'anno scorso nel Golfo del Messico, vicino alla Lousiana, provocherebbe, a causa delle correnti, un pericolo per l'Area marina protetta delle Tremiti'.

14 - ADR (GEMINA), UTILE A 22 MILIONI NEL 2010, TRAFFICO PASSEGGERI +5,9%...
(LaPresse) - L'assemblea degli azionisti di Aeroporti di Roma (Adr) ha approvato il bilancio dell'esercizio 2010. I ricavi di gruppo hanno raggiunto i 599,7 milioni di euro con un incremento del 6,7% rispetto al 2009 sia nel settore 'aviation' (+5,4%) che nel settore commerciale (+8,2%), mentre il traffico di passeggeri è aumentato del 5,9% a 40,9 milioni di passeggeri. Lo comunica la società controllata da Gemina in una nota. Il risultato netto di Adr è stato, come da proposta del consiglio d'amministrazione, interamente riportato a nuovo. L'utile di gruppo, interamente riportato a nuovo, è pari a 22,3 milioni di euro contro 5,2 milioni di euro del 2009, spiega la società.

15 - USA, A FEBBRAIO 3,1 MLN OFFERTE LAVORO,DATO PIÙ ALTO DA SETTEMBRE 2008...
(LaPresse/AP) - A febbraio le imprese americane hanno presentato 3,1 milioni di offerte di lavoro, il numero più alto da settembre del 2008. Lo ha reso noto il dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti e questo dato è la prova del fatto che le assunzioni stanno aumentando di pari passo con la crescita economica. Da luglio del 2009, un mese dopo la fine della recessione, il totale delle offerte di lavoro è aumentato di circa 900mila, ma è un dato ancora al di sotto della soglia dei 4,4 milioni registrati a dicembre 2007 quando la recessione iniziò.

 

16 - VENTURE CAPITAL SOCIALE - SPOSITO CON BALBO E MICHELI...
Da "il Giornale" - Claudio Sposito, numero uno di Clessidra, fa il suo esordio nel venture capitale sociale. L'ex uomo Fininvest ha sottoscritto una quota di Oltre Venture, primo fondo italiano specializzato nel settore. Il suo nome si unisce a un folto gruppo di soci (tra gli altri Roger Abravanel, Carlo Micheli, le famiglie Seragnoli e Zambon, ma anche la Fondazione Crt e la De Agostini). A guidare il fondo (dotazione iniziale 8 milioni) è il suo creatore Luciano Balbo, considerato uno dei padri del venture capital in Italia. Oltre Venture investe in aziende attive in campo sociale (dal microcredito all'housing) con un criterio:quello della sostenibilità economica dell'iniziativa.

17 - XOOM: IL TABLET DI MOTOROLA LO VENDE TIM...
Da "il Giornale" - Google sta diventando peggio di Apple quando si tratta di approvare la catena di distribuzione di prodotti che impiegano il suo sistema operativo Android. Ieri a Milano è stato infatti presentato il nuovo tablet Motorola pronto a far concorrenza all'Ipad di Apple. Si tratta dello Xoom con schermo a 10 pollici che sarà distribuito in Italia in esclusiva da Tim di Telecom. Questo particolare, però, non è stato comunicato in maniera ufficiale proprio perché Motorola deve ancora perfezionare tutti i termini di utilizzo di Android con Google, diventata pignola come i rivali di Apple per quan­to riguarda l'uso del suo sistema operativo. Xoom uscirà con Android in versione 3.0 Honeycomb.

 

18 - SE EDF GUARDA ALLA SORGENIA DI DE BENEDETTI...
Dal "Corriere della Sera" - Dopo la tempesta delle settimane passate, culminata con la presentazione delle liste e l'avvicendamento di Umberto Quadrino alla guida di Edison, su Foro Buonaparte è calata una calma apparente. La tregua concordata tra italiani e francesi per il momento regge, e si vedrà di prima mano all'assemblea del 26 aprile quali sono i rapporti che intercorrono tra i due azionisti transalpini. Proprio nello stesso giorno, ironia della sorte, si terrà a Roma un altro test delle relazioni Roma-Parigi con il previsto summit italo-francese con Berlusconi e Sarkozy.

In questo clima di attesa, comunque, non si è perso tempo, e sono spuntati diversi scenari di «assestamento» più o meno fantasiosi. Da quello secondo cui l'Eni avrebbe prospettato al Tesoro l'acquisto della quota Edison di A2A per poi sedersi al tavolo con i francesi di Edf, fino a quello per il quale che punta sull'Enel, che avrebbe anticipato ai suoi consiglieri di amministrazione di avere aperto un dossier al proposito.

Un'altra versione dell'Edison-game, meno passibile di fulmini antitrust, vede anche la partecipazione di altri soggetti. Come il gruppo De Benedetti, che potrebbe coronare il progetto (sempre presente e spesso smentito) di vendere Sorgenia proprio ai francesi di Edf. Che una volta accontentati sul fronte italiano con una posizione di rilievo (Sorgenia ha anche interessanti posizioni nello shale gas in Polonia) lascerebbero campo libero a Foro Buonaparte.

19 - PARMALAT E LA «GRANA» GRANAROLO...
Dal "Corriere della Sera" - Riassumiamo i fatti: tutti vogliono la Parmalat. L'affermazione è certificabile non solo alla luce della scalata francese o delle mosse del governo a protezione del «gioiellino» . Ma anche della presenza a Milano in questi giorni di importanti manager e azionisti di società come la messicana Ala, l'olandese Friesland Campina o la brasiliana Lacteos, proprietaria del marchio Parmalat in Brasile.

 

Nessuno li ha visti. Ma c'è chi giura che siano già venuti non si capisce bene se per entrare nella Parmalat o aspettare l'eventuale «spezzatino» . Poi c'è Intesa Sanpaolo, capocordata dell'italianità. Mediobanca, Unicredit e Bnl-Bnp Paribas. Clessidra e Palladio. Gli unici che possono dire di non essere interessati al gruppo di Collecchio, senza tema di smentite, sono i Ferrero. Ed è proprio qui il punto. Gli unici industriali che servivano non ci sono. Da qui la soluzione Granarolo: rispunta come ai tempi di Sita l'idea di una fusione fatta peraltro con la cassa della Parmalat.

Peccato che non si possano prendere decisioni sull'uso della cassa di una società senza prima controllarla. Gran Latte, la società che detiene l' 80%della società, non vedrebbe l'ora di «valorizzare» il tutto con una bella fusione. Ma gli altri soci sarebbero molto più prudenti. Anche perché il secondo step sarebbe allora giocoforza la vendita degli asset esteri di Collecchio, gli unici che portano ricchezza. Una mossa che rischierebbe di minare lo sviluppo della società, mettendo il difficoltà la Cdp. Oggi sarà tutto sul tavolo della «cordata» . E si vedrà chi riuscirà a risolvere questo enigma degno di Kubrik.

 

20 - LA MAGIA DI OPRAH E LA PUBBLICITÀ...
Dal "Corriere della Sera" - Un milione di dollari per uno spot di trenta secondi. E' il costo di mezzo minuto di pubblicità nella finale del 25 maggio di «The Oprah Winfrey Show» , la trasmissione della superpresentatrice americana sul canale televisivo Cbs. I numeri sono stati riportati dalla rivista «Brandweek» , rimbalzati poi su «Bloomberg» e non ancora commentati, confermati o smentiti dalla Cbs. Ma se il prezzo a sette cifre sarà quello che alla fine si troverà sui contratti con gli inserzionisti, si tratterebbe di valori record per una trasmissione non sportiva durante il giorno, secondo le stime di Horizon.

E per la pubblicità sarebbe indubbiamente un bel colpo. Più da «ripresa del mercato» che da «crisi nera» . Più da «nuova fiducia» da parte degli inserzionisti che da «navigazione a vista» dei mezzi di comunicazione che ogni giorno vendono ore e ore di spazi per «ads» e «commercials» , come si dice negli Stati Uniti. Dove oggi il valore del Pil complessivo è tornato ai livelli precrisi.

 13-04-2011]

 

 

MILANO APRE IN CALO (-0,7%), IPOTESI SOCI ESTERI PER PARMALAT - DRAGHI DÀ RAGIONE A PONZELLINI: BPM DEVE FARE UN AUMENTO DI CAPITALE ENTRO GIUGNO - FERRAGAMO VUOLE LA BORSA - LE RICETTE DEGLI EX PAESI POVERI PER L’ECONOMIA - LIGRESTI SVALUTA FONSAI (MA PER FINTA) - IL FUTURO DEL NUCLEARE ITALIANO - CGIL VUOLE ENTRARE NEL CDA INTESA - PROROGATO L’ACCORDO BP-ROSNEFT - ERIDANIA IN SUDAN - PIRELLI ALZA I PREZZI…

1 - BORSA: TORNANO GLI ORDINI IN VENDITA, -0,7% MILANO...
Radiocor - Avvio debole per le Borse europee, che sono tornate a interrogarsi sul futuro andamento dell'economia, con il prezzo delle materie prime che continua a salire. Il Ftse Mib scende dello 0,66% e il Ftse All Share dello 0,76%. Occhi puntati sulle Parmalat (-0,17%), sulle ipotesi di soci esteri in arrivo. Telecom arretra dello 0,5% all'indomani della ratifica delle nomine da parte del cda. Deboli le banche.

 

2 - BORSA: EUROPA SCENDE CON BANCHE E AUTO, MALE MILANO E MADRID...
(ANSA) - Avvio di seduta negativo per le principali borse europee, appesantite dall'andamento dei titoli bancari e automobilistici. L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600, che sintetizza l'andamento dei maggiori titoli quotati nel Vecchio Continente, cede lo 0,2%. Tutti in rosso i listini, con Londra che cede lo 0,56%, Francoforte lo 0,60% e Parigi lo 0,33%. Negativi anche i future su New York dopo che ieri Alcoa ha aperto la stagione delle trimestrali (oggi sono attesi i dati di Google) con risultati sotto le attese. Maglia nera in Europa sono Madrid e Milano (-1,%), con Piazza Affari che risente delle vendite sui bancari.

Tra gli automobilistici scivola Daimler (-2,6%), seguita da Fiat (-0,5%) mentre nel credito è la Popolare di Milano (-2,65%) a guidare i ribassi in Europa, davanti alla spagnola Bankinter (-2,3%) il cui utile trimestrale è sceso a 48 milioni dai 65 di un anno fa. Pesante il produttore di detergenti Reckitt Benckiser (-6,5%) dopo l'annuncio che l'amministratore delegato Bart Becht lascerà l'incarico. Bene Danone (+1,4%) le cui vendite trimestrali sono cresciute dell'8,5%. Di seguito gli indici dei titoli guida delle principali borse del Vecchio Continente: - Londra -0,56% - Francoforte -0,60% - Parigi -0,33% - Milano -1,03% - Madrid -1,02% - Amsterdam -0,55% - Stoccolma -0,48% - Zurigo -0,01%

3 - BORSA: IN ASIA SEDUTA POCO MOSSA, BENE TITOLI EXPORT...
(ANSA) - Seduta poco mossa per le principali borse asiatiche che si avviano a terminare le contrattazioni attorno alla parità e in ordine sparso. Tokyo ha chiuso in leggero progresso (+0,13%) mentre Hong Kong sta cedendo lo 0,38%.Ieri la Fed ha rilevato una crescita "moderata" dell'economia Usa negli ultimi due mesi in quasi tutti gli Stati dell'Unione, accompagnata da un miglioramento del mercato del lavoro mentre il presidente Barack Obama, per sistemare il deficit di bilancio, ha annunciato tagli alla spesa pubblica e maggiori tasse per i cittadini ricchi.

 

Sui listini asiatici si sono messi in luce i titoli degli esportatori, guidati dal produttore di camion Isuzu (+6,9%), che ha anche negato indiscrezioni su un ingresso nel suo capitale della tedesca Volkswagen. La produzione di due nuovi modelli in India ha spinto Hunday mentre Sanrio, la società che sforna i prodotti di Hello Kitty, ha preso il volo (+11%) grazie a utili oltre le attese degli analisti. Di seguito gli indici dei titoli guida delle principali borse del Vecchio Continente: - Tokyo +0,13% - Hong Kong -0,38% (in corso) - Shanghai -0,12% (in corso) - Taiwan +0,26% - Seul +0,90% - Sydney -0,55% - Mumbai (chiusa) - Singapore -0,28% (in corso) - Bangkok (chiusa) - Giakarta -0,45% (in corso)

4 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ITALIA: il Governo si impegna con la Ue per il pareggio di bilancio entro il 2014. Dalle riforme +1,6% di Pil in 4 anni. Via agli sgravi fiscali sulle re ti d'impresa. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti afferma che 'la solitudine di Confindustria e' durata pochi giorni' ed Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, replica: finira' quando ci sara' un piano di crescita. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi chiede 'di fare di piu' per la crescita'. Definite le regole per le pensioni dei lavori usuranti. (dai giornali) 'Bene fisco, ricerca, grandi opere, ma dopo le parole servono i fatti'. Intervista a Federica Guidi, presidente dei Giovani Imprenditori e direttore generale di Ducati Energia (QN Il Resto del Carlino pag.8)

IMMIGRAZIONE: 'L'egoismo Ue e' contro Lisbona'. Intervista al ministro degli Esteri, Franco Frattini (Il Sole 24 Ore, pag. 15)

 

EURO: 'non e' troppo forte. C'e' una crescita mondiale sostenuta che si trasmette all'Eurozona'. Intervista a Lorenzo Bini Smaghi, membro del Comitato esecutivo della Bce (Il Sole 24 Ore, pag. 7)

BRICS: da emergenti a mercati della crescita. 5 big insieme per contare nel mondo (Il Sole 24 Ore, pag. 8)

IMPRESE: ai top manager italiani un assegno anti-crisi da 300 milioni di euro. 2010 anno d'oro per 100 dirigenti (Il Sole 24 Ore, pag. 41)

SINERGIA: in utile grazie alle cessioni (dai giornali)

SEA: pronta alla quotazione. Ora abbiamo tariffe certe (Il Sole 24 Ore, pag. 42)

TELECOM: tandem Bernabe'-Patuano per il nuovo corso del gruppo (dai giornali) Rischio svalutazioni sulla cedola a Telco. Analisi (Il Sole 24 Ore, pag. 43)

FIAT: intesa tra Chrysler e Magneti Marelli. Fornira' ricambi alle concessionarie Usa (dai giornali)

PIAGGIO: il presidente Roberto Colaninno si aspetta un 2011 in crescita (dai giornali)

MOTO MORINI: asta va deserta. Nessun acquirente per lo storico marco bolognese (dai giornali) 'Cosi' e saltata la mia cordata'. Intervista all'ex campione di motociclismo Giacomo Agostini (Il Sole 24 Ore, pag. 27)

PARMALAT: arriva il socio estero. Pronte, con quote di minoranza, Lacteos, Friesland-Campina e Lala (Il Sole 24 Ore, pag.45)

BARILLA: tratta con le banche un prestito da 700-800 milioni (Il Messaggero, pag. 23)

BANCHE: gli istituti di credito italiani vogliono riprendere a pagare dividendi agli stessi livelli, o anche piu' alti, rispetto a prima della crisi finanziaria (Financial Times pag.13)

BPM: strigliata da Bankitalia, aumento necessario entro giugno (dai giornali)

SALONE DEL MOBILE: ordini boom per il Made in Italy. In crescita del 30% la domanda dall'area del Golfo (Il Sole 24 Ore, pag. 19)

FERRAGAMO: annuncia lo sbarco sul listino entro l'estate (dai giornali)

SNAM-TERNA: spunta il progetto 'societa' delle reti' (dai giornali)

SAN RAFFAELE: il salvataggio probabilmente partira' da un prestito ponte di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banca Popolare di Milano (Il Foglio pag.IV)

ERIDANIA: accordo con Ksc per la costruzione di una raffineria da 90 milioni (dai giornali). 'L'impianto entrera' a regime tra 2 anni e produrra' fino a un milione di tonnellate'. Intervista al presidente Massimo Maccaferri (QN Il Resto del carlino pag.32)

PUBBLICITA': allarme Fieg, salgono gli investimenti ma fa il pieno la tv (dai giornali)

WIND: scala il mercato. 'Siamo al 25% e cresceremo ancora'. Intervista a Maximo Ibarra, direttore Business Unit Mobile (QN Il Resto del carlino pag. 31)

5 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI GIOVEDI' 14 APRILE...
Radiocor - Milano: assemblea ordinaria (2da conv.) e straordinaria (3za conv.) Prysmian. Parte ordinaria: bilancio al 31/12/10. Parte straordinaria: proposta aumento capitale sociale, modifiche statutarie.

Milano: 2do Forum Banca & Impresa 'Sinergie e prospettive verso un nuovo dialogo tra il sistema bancario e imprenditoriale'. Organizzato da Il Sole 24 Ore. Partecipano, tra gli altri, Fiorenzo Dalu, d.g. Bpm; Sergio Dompe', presidente Dompe' Farmaceutici; Giovanni Sabatini, d.g. Abi; Federico Signorini, capo Servizio di Supervisione Gruppi Bancari Banca d'Italia e membro Comitato di Basilea3; Marco Vitale, presidente Fondo Italiano di Investimento; Raffaele Jerusalmi, a.d. Borsa Italiana; Roberto Mazzotta, presidente Mediocredito Italiano; Alberto Meomartini, presidente Assolombarda; Samuele Sorato, d.g. Banca Popolare Vicenza; Stefano Micossi, d.g. Assonime; Maria Pierdicchi, managing director S&P Italia.

- Milano: incontro organizzato da Assolombarda 'Conferenza Rischio Paese 2011'.

Torino: prosegue 'Biennale Democrazia', manifestazione culturale internazionale promossa e realizzata dalla Citta' di Torino in collaborazione con Provincia di Torino e Regione Piemonte nell'ambito di Esperienza Italia. Alle ore 16,30 'Discorsi della Biennale'. Partecipa, tra gli altri, Giuseppe Guzzetti.

 

- Roma: si aprono i lavori del convegno 'Dimensione cliente 2011 - La banca al servizio delle persone', promosso dall'Abi. Partecipano, tra gli altri, Giuseppe Mussari, Mario Moretti Polegato, Giovanni Calabro'

- Roma: conferenza stampa, promossa da Roma Capitale ed Enel, per firmare il Protocollo d'intesa per la centrale fotovoltaica 'Diamante' nella Capitale. Partecipano, tra gli altri, Fulvio Conti e Gianni Alemanno

- Roma: in asta BTp a 5 e 15 anni tra 4,5 e 6 miliardi di euro

6 - BPM: DRAGHI INVITA AD AUMENTARE CAPITALE ENTRO GIUGNO...
Radiocor - Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, invita per iscritto la Banca Popolare di Milano a valutare l'opportunita' di varare un aumento di capitale entro la fine di giugno. L'auspicio, secondo quanto risulta a Radiocor, e' contenuto nella lettera del governatore al cda di Bpm, che accompagna il verbale dell'ispezione presentato nel pomeriggio al board dell'istituto milanese.

 

L'esame dei tecnici di palazzo Koch invita Bpm a effettuare alcune ponderazioni nel valore degli asset, che provocherebbero una contrazione del patrimonio di base dell'istituto. Bankitalia, come ha fatto piu' volte nelle ultime settimane anche nei confronti della altre banche, consiglia quindi di rafforzare il patrimonio, magari valutando anche la sospensione della distribuzione del dividendo.

Bpm ha comunicato che il cda esaminera' l'esito dell'ispezione nel consiglio di martedi' prossimo, 19 aprile. Se il board, che soltanto due settimane fa aveva bocciato a maggioranza il progetto di un aumento di capitale da 600 milioni, a questo punto decidera' di varare la ricapitalizzazione, si prospetta la convocazione di un'assemblea straordinaria dopo quella ordinaria che sabato 30 aprile approvera' il bilancio 2010. Tra le altre cose infine il verbale dell'ispezione torna a sottolineare alcune criticita' della governance di Bpm, come la commistione tra attivita' sindacale e direzione dell'azienda.

 

7 - FERRAGAMO: PRESENTA DOMANDA DI AMMISSIONE IN BORSA...
Radiocor - Salvatore Ferragamo, capogruppo del gruppo del lusso Salvatore Ferragamo, informa di aver presentato oggi a Borsa Italiana la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni ordinarie sul Mta e formale richiesta a Consob di autorizzazione alla pubblicazione del prospetto informativo relativo all'Opv. Mediobanca e JP Morgan saranno coordinatori dell'Offerta globale di vendita e joint bookrunner.

 

8 - CINA, DA BRICS MISURE CONTRO INSTABILITÀ FINANZIARIA E SUPPORTO AI DSP...
(LaPresse/AP) - Severe misure per tutelarsi contro l'instabilità finanziaria e studi per espandere l'utilizzo dei Diritti speciali di prelievo nel sistema monetario internazionale. Sono questi i principali obiettivi del Brics, elaborati nel summit odierno in Cina e presentati in una dichiarazione successiva. La linea generale è la riforma dell'ordine finanziario internazionale per renderlo più vario e rappresentativo. I Diritti speciali di prelievo sono quasi una valuta creata dal Fondo monetario internazionale e vengono utilizzati nei rapporti con e tra i governi degli Stati membri.

9 - RISERVE CINESI IN VALUTA ESTERA OLTRE I 3MILA MILIARDI...
(LaPresse/AP) - Le riserve in valuta estera della Cina hanno superato i 3mila miliardi di dollari, tra le tensioni con Washington e altri partner commerciali sui suoi controlli della moneta. La Banca centrale cinese ha detto che le riserve in valuta estera sono pari a 3.040 miliardi di dollari alla fine di marzo, in crescita del 24,4% rispetto all'anno precedente. Gran parte dell'incremento è dovuto ai massicci acquisti cinesi di dollari e altre valute estere per controllare il tasso di cambio dello yuan. Washington e altri governi stanno facendo pressioni affinché Pechino allenti questi controlli, che dicono mantengano lo yuan sottovalutato gonfiando il surplus commerciale della Cina.

 

10 - SVALUTAZIONE SIMBOLICA DI LIGRESTI SU FONSAI...
Da "Il Sole 24 Ore" - La chiamano svalutazione, ma in realtà è stato solo un ritocchino. Piccolo piccolo. Premafin, la holding quotata della famiglia Ligresti, ha abbassato di un solo euro - da 19,2 a 18,2 - il valore delle FonSai in portafoglio. Quell'euro vale una perdita di 62 milioni, non poca cosa, e lascia in ogni caso il valore dato alle FonSai più alto di quasi tre volte i prezzi di mercato. Il film è sempre quello (leggi Telco e altri): la partecipazione è strategica e la perdita di valore non è ritenuta duratura.

Ma c'è un motivo di sostanza a giustificare tanta ritrosìa da parte dei Ligresti. Se solo Premafin avesse portato le FonSai a un più realistico 12 euro (il doppio comunque del prezzo di mercato) la svalutazione di 360 milioni dell'attivo avrebbe finito per mangiarsi un bel pezzo del patrimonio netto, alzando così il rapporto tra debito e mezzi propri. Con l'aria che tira dalle parti della galassia Ligresti, meglio lasciar perdere. (Fa.P.)

 

11 - SPERANZE ATOMICHE PER ANSALDO NUCLEARE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Alla luce sinistra del disastro di Fukushima suonano perlomeno intempestive le considerazioni sulle prospettive di Ansaldo Nucleare tratte dalla relazione al bilancio 2010, fresco di stampa, della controllante Ansaldo Energia. Per la società guidata da Roberto Adinolfi, scorporata dalla casa madre nel 2005, il capitolo dedicato agli eventi di rilievo del 2010 e a quelli intervenuti dopo la chiusura dell'esercizio rileva importanti novità che «consentono, per la prima volta dopo molti anni, di guardare con rinnovato interesse anche al mercato nazionale sia per quanto riguarda il settore del decommissioning che quello dei nuovi impianti». Facile desumere che lo sguardo dei 200 addetti di Ansaldo Nucleare, 45 milioni di ricavi e un risultato di 1,9 milioni al 31 dicembre scorso, sia già rivolto ben al di là dei ristretti confini del mercato domestico. (D.Ra.)

12 - CGIL PREME SU INTESA PER UN POSTO NEL BOARD...
Da "Il Sole 24 Ore" - «Chiediamo di valutare che il sindacato possa entrare nel consiglio di sorveglianza». A sorpresa, la richiesta di un seggio nell'organismo di controllo di Intesa Sanpaolo è di Giuliano Calcagni, segretario nazionale della Fisac. Svolta notevole, perché sino a oggi il sindacato dei bancari Cgil non aveva mostrato di credere nella "codecisione" alla tedesca.

Ma la Fisac non fa sconti al piano d'impresa della prima banca nazionale e chiama col loro nome (esuberi) la riduzione di 3mila dipendenti italiani nei prossimi tre anni che si aggiungono ad altri 5mila da riconvertire a mansioni commerciali. Ben più morbida la nota unitaria dei sindacati di gruppo: «Il progetto non prevede esuberi, ma un efficientamento di circa 5mila dipendenti "full time equivalent" da riconvertire... su una platea complessiva di 8mila Fte in meno». La divaricazione delle posizioni tra sindacati nazionali e aziendali apre interrogativi: cui prodest? (N. B.)

 

13 - PROROGATO AL 16 MAGGIO TERMINE ACCORDO CONCAMBIO BP-ROSNEFT...
(LaPresse/AP) - La Bp ha deciso con la società petrolifera russa Rosneft di prorogare il termine per l'accordo di concambio, che è stato bloccato da un'altra azienda russa. Bp ha detto oggi che la scadenza passa dal 14 aprile al 16 maggio. La società sta aspettando che un collegio svedese giudichi la disputa con Alfa Petroleum Holdings, partner dell'azienda britannica nella joint venture Tnk-Bp. Alfa sostiene l'affare Rosneft viola l'accordo di joint venture. Bp e Rosneft hanno annunciato a gennaio l'intenzione di unirsi per la ricerca del petrolio sotto l'Oceano Artico. Oggi, alle 11.30 italiane, inizierà l'assemblea degli azionisti Bp.

14 - JOINT VENTURE IN SUDAN PER ERIDANIA SADAM...
Da "la Repubblica" - Eridania Sadam (Gruppo Maccaferri di Bologna) e Kenana Sugar Company (Ksc), corporation partecipata dal governo del Sudan, hanno siglato una joint venture paritetica per la realizzazione di una raffineria di zucchero grezzo da 500.000 tonnellate annue.

15 - PIT STOP AL LISTINO PREZZI...
Andrea Greco per "la Repubblica" - Più che cambiare le gomme, Pirelli cambia i prezzi. Il produttore è al terzo aumento dei listini nel 2011. Gli operatori credono solo in parte alle spiegazioni («rincaro delle materie prime»). E la gomma naturale, pur salita molto in due anni, dal picco di 800 dollari a quintale è tornata a 350, salvo risalire sui 500 dollari attuali. Forse, invece, Pirelli cerca di rubare redditività ai rivali, specie il leader Michelin.

 

A gennaio l´aumento Pirelli è stato il 3% per auto e moto e 7% per i commerciali in Europa Asia e Africa, a febbraio +3% moto e +5% l´auto negli Usa, ieri (da giugno) +6% le gomme estive e +12% le invernali in Europa, +10% l´Africa. Chi ha visto Marco Tronchetti Provera lo ha trovato molto ottimista, perché i suoi impianti lavorano al 100% della capacità. Forse i clienti non rideranno, ma gli azionisti sì, specie nel secondo semestre.

 14-04-2011]

 

 

 

SUSHI DI GOMORRA A TOKYO (AVVISATE SAVIANO) - LA MAFIA GIAPPONESE STA GIÀ PREGUSTANDO I MILIARDI CHE SARANNO MESSI IN CIRCOLO PER LA RICOSTRUZIONE – PER ESSERE IN PRIMA FILA A RACCOGLIERE APPALTI E COMMESSE, LA YAKUZA SI TRAVESTE DA CARITAS E INVIA SOCCORSI (70 CAMION PIENI DI SCATOLONI CON GENERI DI PRIMA NECESSITÀ) – UN INVESTIMENTO PER INGRAZIARSI LA POPOLAZIONE, TENERE BUONE LE FORZE DELL’ORDINE E RIPOSIZIONARSI NEGLI AFFARI DOPO CHE IL GOVERNO KAN HA RISTRETTO LO SPAZIO DI MANOVRA DELLA CRIMINALITÀ NEI CONTRATTI PUBBLICI

Ilaria Maria Sala per "la Stampa"

Quando il terremoto di Kobe colpì il Giappone, all'alba del 17 gennaio 1995, fra i primi a portare soccorso alla popolazione furono alcuni gangster appartenenti a uno dei principali gruppi della yakuza (mafia giapponese), lo «Yamaguchi gumi».

All'epoca, infatti, il governo Murayama si mostrò drammaticamente incapace di agire prontamente, e la yakuza - nota tanto per i tatuaggi a tutto corpo dei suoi membri quanto per i miliardi che guadagna ogni anno grazie all'estorsione, al gioco d'azzardo illegale, all'industria del sesso, al traffico d'armi e di droga, nonché alla speculazione edilizia e nel mercato azionario - divenne improvvisamente nota anche per un inaspettato lato caritatevole.

Kobe, del resto, è la base operativa dello «Yamaguchi gumi» (così chiamato dal nome del suo fondatore, Harukichi Yamaguchi, che diede il via alla cosca di Kobe nel 1915), una delle organizzazioni criminali più vaste al mondo, con circa 55 mila membri (circa la metà del totale dei gangster yakuza nel Paese) secondo le stime degli studiosi della criminalità giapponese, e un giro d'affari enorme che ha tentacoli in quasi ogni aspetto dell'economia nazionale.

 

Con il terremoto del Tohoku che ha colpito il Giappone lo scorso 11 marzo, di nuovo la mafia si è mostrata generosa, mobilitando decine di camion (70, secondo i dati resi noti) per portare soccorso e beni di prima necessità nelle zone sinistrate, malgrado le difficoltà logistiche presentate dalla vastità dell'area colpita dal disastro, dove quasi tutte le strade e le linee di trasporto sono state danneggiate dal cataclisma. Spesso, per non vedere i loro doni rifiutati, i gangster hanno scaricato dai camion gli scatoloni, li hanno aperti e lasciati agli angoli delle strade, affinché chi avesse bisogno del loro contenuto potesse attingere liberamente senza doversi sentire in debito con la mafia.

 

Stando a quanto riportato in questi giorni da diverse fonti, i due gruppi che sarebbero più attivi negli aiuti post-terremoto, questa volta, sarebbero lo «Sumiyoshi-kai» e lo «Inakawa-kai», rispettivamente il secondo e il terzo gruppo malavitoso più importanti del Giappone.

 

Le ragioni per tanta solerzia nell'aiutare il prossimo da parte di gruppi criminali sono molteplici, e più o meno altruiste, a seconda di come si voglia analizzare la questione. Per gli osservatori più freddi, il movente principale della yakuza, anche in questa occasione, è legato alla possibilità di fare affari: l'immobiliare e la costruzione, dopo tutto, sono uno dei settori in cui la malavita è più attiva, e la distruzione che si sono lasciati dietro il terremoto e lo tsunami che hanno devastato il Nord-Est giapponese significa che, una volta finito di raccogliere le macerie e contare le vittime, bisognerà ricostruire in modo capillare.

 

La mafia ha bisogno di posizionarsi per tempo in particolare in questo frangente politico: il governo Kan, infatti, fin dalla sua inaugurazione lo scorso anno, ha cercato di restringere in modo netto lo spazio di manovra della yakuza nei contratti pubblici (interrompendo il tacito far finta di nulla rispetto ad alcune attività delle cosche che aveva contraddistinto molti governi precedenti). Non solo: la campagna anti-mafia dell'amministrazione Kan è stata molto pubblica, e ha fatto aumentare la disapprovazione popolare nei confronti della yakuza. Oltre a favorire possibili contratti di ricostruzione, la buona condotta mafiosa potrebbe anche aiutare a ingraziarsi un po' le forze dell'ordine.

 

Altri osservatori, più benevoli nei confronti delle bande criminali giapponesi, citano invece il codice d'onore dei membri delle gang, detto «ninkyo», che mette in rilievo il senso del dovere e della giustizia, due valori che al momento verrebbero adoperati.

28-03-2011]

 

 

MERKEL RADIO-PASSIVA - IN GERMANIA STRAVINCONO I VERDI SULL’ONDA DEL PANICO ATOMICO: NONOSTANTE LA PROMESSA PARACULA DI CHIUDERE LE CENTRALI, LA CDU E I LIBERALI DEL GAIO WESTERVELLE PERDONO LE ELEZIONI REGIONALI - GLI ECOLOGISTI OTTENGONO LA PRESIDENZA PER LA PRIMA VOLTA, IN TANDEM COI SOCIALISTI, CHE NON RIDONO (PERDONO 2 PUNTI) - RISCHIO DIMISSIONI PER IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, MA LA CANCELLIERA RIMANE AL COMANDO, PER MANCANZA DI ALTERNATIVE…

Alessandro Alviani per "la Stampa"

 

Storica sconfitta per la Cdu di Angela Merkel nel cuore conservatore della Germania. Dopo 58 anni il partito della cancelliera è costretto a cedere la guida del Land del BadenWürttemberg, uno dei più importanti motori tecnologici e industriali del Paese. Stando ai risultati provvisori alle regionali di ieri la formazione conservatrice ha perso il 5,2% dei voti, fermandosi al 39%. Trionfano invece i Verdi, che per la prima volta nella storia si avviano a esprimere un governatore regionale, il docente di etica Winfried Kretschmann.

Sull'onda del dibattito sul nucleare il partito ecologista ha centrato il 24,2% dei voti, un dato che non aveva mai raggiunto prima in un'elezione regionale. Rispetto al 2006 si tratta di un balzo di 12,5 punti, sufficienti per scavalcare anche la Spd, che, col 23,1% (-2,1%), raccoglie invece il peggior risultato di sempre in Baden-Württemberg. Pesante tonfo per la Fdp, finora al governo con la Cdu: i liberali dimezzano i propri voti e riescono di un pelo a superare lo sbarramento del 5% (5,3%, in calo del 5,4%).

 

Il nome della coalizione vincitrice è rimasto incerto per ore, a causa del complesso sistema elettorale, che premia la formazione più forte. In serata è arrivata la certezza del primo governo regionale in Germania guidato dai Verdi e con la Spd come junior partner. Insieme i due partiti hanno 71 seggi, uno in più della maggioranza assoluta in parlamento e 4 in più di Cdu e Fdp.

Le regionali si sono risolte in un referendum sul nucleare. Secondo un'analisi della tv pubblica ARD per il 45% degli elettori il tema decisivo è stata la politica energetica e ambientale. Il governatore uscente della Cdu, Stefan Mappus, è uno dei più convinti sostenitori dell'atomo in Germania ed è stato costretto negli ultimi giorni a una retromarcia poco credibile.

 

I trend del Baden-Württemberg sono stati confermati in parte dalle contemporanee elezioni in Renania-Palatinato. I Verdi, finora fuori dal parlamento regionale, conquistano il 15,3% dei voti, salendo del 10,7% rispetto al 2006. La Spd, al governo da 16 anni con Kurt Beck, resta sì primo partito col 35,7%, ma perde ben il 9,9% dei voti. Buona affermazione per la Cdu, che guadagna il 2,4% e sale al 35,2%. La Linke resta sotto lo sbarramento del 5%, proprio come in Baden-Württemberg.

Catastrofico, invece, il dato della Fdp: i liberali dimezzano i loro voti e, con appena il 4,2%, restano fuori dal parlamento regionale. Un risultato, questo, che può innescare il prossimo terremoto politico a Berlino. Non è infatti escluso che Rainer Brüderle, presidente della Fdp in Renania-Palatinato, si dimetta da ministro federale dell'Economia.

 

Il crollo dei liberali è attribuito anche alla sua gaffe sul nucleare, svelata alla vigilia del voto: in una riunione a porte chiuse coi vertici della Confindustria tedesca Brüderle avrebbe spiegato che il dietrofront di Berlino sul nucleare è una mossa tattica dovuta solo alle regionali. Il ministro degli Esteri e vice cancelliere Guido Westerwelle, invece, non sembra intenzionato a lasciare il posto di leader nazionale della Fpd.

Quanto alla cancelliera, i prossimi giorni si annunciano turbolenti. «Per lei è una giornata nera: il voto la danneggia, visto che non si è tirata fuori dalle elezioni e ha sostenuto apertamente il governatore Mappus», spiega Oskar Niedermayer, professore di scienze politiche alla Freie Universität di Berlino.

Ora nel partito partirà la discussione sulla correttezza di alcune scelte, come l'improvvisa svolta sul nucleare, e sulla futura linea politica. Tuttavia «non ci sarà una rivolta contro Merkel: non ci saranno né elezioni anticipate, né un cambio ai vertici della cancelleria o della Cdu - nota Niedermayer -. Per farla cadere c'è bisogno di qualcuno che lo faccia e in giro non si vede nessuno che possa farlo».28-03-2011]

 

 

 

METTITI CONTRO BERLUSCONI E FINISCI NEL MIRINO DI COSA NOSTRA - IL PENTITO GIOVANNI BRUSCA INTERCETTATO DICE DI VOLER FARE LA PELLE ALL’EDITORE DEL GRUPPO ESPRESSO - "LA GUERRA NON È FRA BERLUSCONI E QUESTI DELLA SINISTRA! LA GUERRA È TRA BERLUSCONI E DE BENEDETTI..." - "VOLEVAMO UCCIDERE DI PIETRO... COSÌ PER FARE CONFUSIONE" - LE TRE MAFIE ITALIANE UNITE PER FAR FUORI GIORNALISTI E MAGISTRATI "SCOMODI" - CONDANNE A MORTE PER LIRIO ABBATE E RAFFAELE CANTONE, NEMICO GIURATO DEI CASALESI…

Francesco La Licata per "la Stampa"

 

Anche Cosa nostra, come tutte le grandi holding, dispone di una propria strategia della comunicazione. Dunque, di volta in volta, tradisce le proprie preferenze editoriali. Ma - ovviamente - i mafiosi riescono a parlare soltanto la lingua della violenza, per cui quando alcuni giornali e giornalisti non sono graditi le conseguenze sono cruente. Tutto ciò si desume dall'analisi di alcune intercettazioni ambientali «rubate» dalle microspie ai colloqui familiari di Giovanni Brusca, il pentito recentemente finito di nuovo nei guai per essersi fatto scoprire in possesso di beni e soldi che non avrebbe potuto detenere.

 

Il quadro della «politica editoriale mafiosa», inoltre, è completato da un'indagine alquanto complessa che avrebbe portato alla luce un accordo federativo tra Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta con tanto di «interscambiabilità professionale» rivolta a operazioni speciali come l'eliminazione di giornalisti «non graditi», ad esempio l'inviato dell'Espresso Lirio Abbate.

I discorsi fra Giovanni Brusca, la moglie e i cognati Gioacchino e Salvatore Cristiano, risalgono al 19 agosto 2010. Dal tono generale si coglie un certo trasporto per l'attuale compagine governativa e quindi qualche avversione per personaggi come ad esempio Gaspare Spatuzza, il pentito che ha testimoniato al processo Dell'Utri raccontando la sua versione su un presunto coinvolgimento del senatore e del presidente Berlusconi nelle vicende mafiose.

Giovanni Brusca spiega ai cognati la reticenza di Spatuzza che «non è che ha riconosciuto uno dei servizi segreti», ma ha detto «mi sembra». Quanto basta a introdurre il sospetto di un coinvolgimento dei servizi nelle stragi del ‘92. Cosa assolutamente falsa, dice il pentito.

 

A quel punto i cognati, Gioacchino e Salvatore, auspicano un qualche intervento dall'alto: «Uno gli dovrebbe dire a Berlusconi... un giornalista a Brusca com'è che non glielo mandi? Che lo vogliono fottere a lei!». Ciò che si capisce è che qualche testata ha fatto richiesta di poter intervistare il collaboratore, ricevendo un diniego senza che Brusca fosse stato avvertito: «Perché non me l'hanno domandato»? Per provare la presunta censura, il pentito si rivolge alla moglie e la invita a raccontare ai fratelli: «Digli per Bruno Vespa... quanto ci ha messo per avere l'autorizzazione»? E lei: «Subito, in un giorno». Poi non se ne fece nulla, perché Brusca - sembra - si tirò indietro. Ma cosa vorrebbe raccontare Brusca adesso?

 

Per esempio: «... mi potrebbe chiedere come mai volevate uccidere a Di Pietro»? Ai cognati, increduli, conferma: «Volevamo uccidere Di Pietro... così per fare confusione». Perché alla mafia «non ce ne fotteva di Di Pietro», semmai «avrei motivo di uccidere no a Di Pietro ma a De Benedetti... perché ... quello che era quindici anni, vent'anni fa è ancora oggi... la guerra non è fra Berlusconi e questi della sinistra! La guerra è tra Berlusconi e De Benedetti...». I magistrati di Palermo hanno, in seguito, approfondito questo tema con Giovanni Brusca, nel corso di alcuni interrogatori avvenuti nello scorso mese di febbraio. Questa parte di documenti, però, non è ancora pubblica.

 

L'altra storia riguarda un anonimo che ha tutta l'aria di una specie di «relazione riservata», scritta da un addetto ai lavori, inviata da Catania al Centro Dia di Caltanissetta (l'ufficio che indaga sulle stragi mafiose) e alla Commissione antimafia. Il documento racconta di alcuni summit mafiosi svoltisi nel Messinese, fra Mistretta e Barcellona Pozzo di Gotto.

«Riunioni confederali» tra i vertici delle tre mafie italiane per pianificare una ripresa degli attentati contro magistrati e giornalisti. La notizia ha ricevuto una significativa conferma quando la Procura di Messina (una delle tre che indagano sulla vicenda) ha trovato una relazione (autentica) dei servizi, che segnalava l'avvenuto incontro fra un avvocato palermitano con alcuni esponenti della ‘Ndrangheta.

 

All'ordine del giorno dell'incontro «il problema Spatuzza» e il «problema 41 bis», cioè come sfuggire al carcere duro. Nell'ambito del colloquio anche la richiesta del «favore di uccidere il giornalista Lirio Abbate». Preoccupa molto quello che è avvenuto subito dopo, ovvero la scoperta di armi e ordigni nei pressi degli uffici di magistrati «citati» nella lista nera: il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone e il suo aggiunto Prestipino, il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, l'aggiunto Gozzo e il sostituto Marino. Dalla Campania sarebbe arrivata, invece, la richiesta di «colpire» Raffaele Cantone, il nemico giurato dei Casalesi. 28-03-2011]

 

 

TARANTINI BALLA LA TARANTA (LIBERI TUTTI!) - I GIUDICI DI BARI BUTTANO AL MACERO 11MILA INTERCETTAZIONI DICHIARANDOLE “INUTILIZZABILI” E MANDANO A CARTE QUARANTOTTO L’INCHIESTA DELLA PROCURA SULL’UOMO CHE FECE CONOSCERE LA PATTY D’ADDARIO AL CAVALIER POMPETTA - I REATI DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E CORRUZIONE NELLA SANITÀ PUGLIESE VANNO A FARSI BENEDIRE - PER I LEGALI “NON VI SAREBBERO PIÙ ELEMENTI CHE PROVANO LE ACCUSE…

Giampaolo Tarantini

(ANSA) - Sono inutilizzabili, secondo i giudici del tribunale di Bari, le 11.000 intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito dell'indagine che nel maggio 2010 ha portato gli imprenditori della sanita' Gianpaolo e Claudio Tarantini, accusati di associazione per delinquere, corruzione e falso per fatti risalenti a un periodo che va dal 2002 al 2004: l'indagine e' passata attraverso tre pubblici ministeri dopo che, nel 2004, e' diventato sindaco di Bari il pm che se ne occupava, Michele Emiliano. A giudizio con i Tarantini c'e' anche il consigliere regionale e coordinatore regionale del partito 'La Puglia Prima di Tutto' Salvatore Greco, accusato di essere stato un 'socio occulto' dei Tarantini.

 

L'inchiesta si basava quasi esclusivamente sulle intercettazioni telefoniche: eliminate queste dal processo, secondo i legali, non vi sarebbero piu' elementi che provano le accuse.

I giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Bari hanno deciso accogliendo l'eccezione presentata dal difensore di Gianpaolo Tarantini, l'avv. Nicola Quaranta, e annullando l'efficacia dei decreti autorizzativi di circa 120.000 conversazioni, disposte dal gip su richiesta di Emiliano.

 

Secondo i giudici, sono utilizzabili solo 15 giorni di intercettazioni, dal 6 al 21 febbraio 2002, e altri 20 (dal 29 maggio al 19 giugno 2004) delle quali, pero', la stessa Procura non aveva chiesto la trascrizione. In gran parte attraverso le telefonate erano stati ricostruiti i presunti coca party contestati a Gianpaolo Tarantini nella sua villa di Giovinazzo (Bari) per il periodo tra il luglio 2002 e il febbraio 2003.

 

I fratelli Tarantini e Greco - secondo l'accusa - avrebbero influenzato i vertici delle aziende ospedaliere pugliesi nell'acquisto dei prodotti sanitari commercializzati dalle societa' dei due imprenditori. Del resto anche tutti i collegamenti tra Greco e Tarantini erano contenuti nelle conversazioni che la Procura non potra' utilizzare.

Tra gli imputati figurano anche gli allora primari di ortopedia degli ospedali di Putignano, Raffaele Bancale, Monopoli, Paolo Dell'Aera, e San Severo, Rossano Cornacchia. Restano agli atti i documenti acquisiti nel corso delle indagini, per esempio i pagamenti dei viaggi che proverebbero il prezzo della corruzione e alcuni stralci di interrogatorio di Gianpaolo Tarantini risalenti agli ultimi anni. Si torna in aula l'11 aprile prossimo, giorno del compleanno di 'Gianpi'. 28-03-2011]

 

 

FATTA LA TASSA, TROVATO L’EVASORE – LA CGIL IMMAGINA UNA PATRIMONIALE PER I SUPER RICCHI (REDDITI A PARTIRE DAGLI 800 MILA €) PER CONSEGNARE AL FISCO 18 MLD € - IN TEORIA LA PAGHEREBBE SOLO IL 5% DEGLI ITALIANI, IN PRATICA NESSUNO SGANCERà UN EURO (SI PREVEDE FUGA DI CONTRIBUENTI IN SVIZZERA) - L’ITALIA È UNO DEI POCHI PAESI SENZA UNA TASSA SUL PATRIMONIO MA IN COMPENSO HA IL RECORD DELL’EVASIONE FISCALE (IL 10% DELLE FAMIGLIE DETIENE CIRCA IL 45 % DELL´INTERA RICCHEZZA

Roberto Mania per "la Repubblica"

 

Tassare i super ricchi. La Cgil lancia la sua proposta: un prelievo sui grandi patrimoni (a partire dagli 800 mila euro) che potrebbe far incassare al fisco fino a 18 miliardi di euro l´anno. Pagherebbe non più del 5% della popolazione e non più di mille euro l´anno. Tutti gli altri ne sarebbero esclusi.

Il pacchetto fiscale della confederazione di Corso d´Italia, preparato anche in vista dello sciopero generale del 6 maggio, si colloca decisamente più a sinistra rispetto a quello presentato qualche giorno fa dal Pd, nel quale veniva esclusa l´introduzione di una patrimoniale, e si richiama all´impostazione di chi vede nella leva fiscale uno strumento chiave per la redistribuzione delle risorse a vantaggio delle fasce sociali più basse.

In più si muove decisamente controcorrente rispetto non solo al dibattito italiano, dove le posizioni a favore di una patrimoniale sono minoritarie, ma anche rispetto a ciò che sta avvenendo in Francia, dove l´"impôt de solidarité sur la fortune" (Isf), alla quale la Cgil si ispira, è stata messa in discussione da Nicolas Sarkozy. Introdotta nel 1982 dal socialista Francois Mitterand, l´"imposta sulla fortuna" è finita a Parigi sul banco degli imputati.

 

Sostiene l´attuale governo di destra che quella tassa non abbia prodotto il gettito atteso (4,2 miliardi nel 2010 da parte di poco più di 500 mila ricchi), abbia penalizzato i proprietari di immobili, e, infine, abbia favorito la fuga all´estero (Svizzera e Belgio) di decine di migliaia di contribuenti. Ma su come riformare la tassa la maggioranza è divisa.

 

Resta il fatto che l´Italia, detentrice, tra l´altro, del record dell´evasione fiscale che indirettamente pesa sulla tassazione del lavoro e delle imprese, e che ha anche accresciuto negli ultimi decenni il tasso di diseguaglianza sociale (il 10 % delle famiglie più ricche detiene circa il 45 % dell´intera ricchezza), è uno dei pochi paesi a non avere nel suo ordinamento una tassa generale sul patrimonio immobiliare (le case) e mobiliare (le attività finanziarie).

La Cgil non propone di tassare le famiglie proprietarie di abitazioni o i piccoli risparmiatori che hanno investito in titoli di Stato (a cominciare dai Bot). La soglia che - nell´impostazione del Dipartimento economico del sindacato di Susanna Camusso - bisogna superare per dover pagare è effettivamente molto alta: 800 mila euro complessivi di patrimonio familiare (a prescindere dal reddito imponibile ai fini dell´Irpef) al netto delle detrazioni. A quel punto scatterebbe l´"imposta sulle grandi ricchezze" (Igr), così l´ha battezzata la Cgil. Che ha ipotizzato l´applicazione di due aliquote: 1% e 0,55%. Nel primo caso l´incasso arriverebbe a 17,9 miliardi di euro l´anno, nel secondo a 9,8 miliardi.

 

Non poco se si considera, tra le altre cose, che con le nuove regole sul patto di stabilità europeo già a partire dal 2012 bisognerà correggere il deficit dello 0,5 % del Pil ogni anno (pari a non meno di 7 miliardi). Grazie ai cosiddetti "fattori mitiganti" (l´innalzamento dell´età pensionabile, il basso indebitamento privato, la stabilità del sistema bancario e la composizione del debito pubblico) la correzione non dovrebbe tradursi in manovre lacrime e sangue. Ma si vedrà.

Comunque è interessante vedere l´identikit del super ricco "colpito" dall´Igr pensata dalla Cgil: una famiglia di imprenditori e liberi professionisti proprietari di una casa dove abita con un valore di 500 mila euro, di un´altra casa con un valore di 300 mila euro e che detiene 100 mila euro in depositi, titoli di Stato, obbligazioni e azioni per un totale di 900 mila euro di ricchezza netta. Con queste caratteristiche c´è il 5% della popolazione italiana. E pagherebbe solo mille euro l´anno in più.28-03-2011]

 

 

I FURBETTI DEL LATTICINO - LACTALIS ITALIA HA UN DEBITO DA 880 MLN €, IN SCADENZA NEL 2014 - E CHI GLIELI HA PRESTATI? LO STESSO PROPRIETARIO DI LACTALIS, BESNIER, ATTRAVERSO UNA SCATOLA VUOTA IN LUSSEMBURGO CHE OGNI ANNO INTASCA 50 MLN € DI INTERESSI GRAZIE A QUESTO TRUCCO FISCALE - SE PARMALAT FOSSE ASSORBITA, GLI 1,4 MILIARDI CHE HA IN CASSA SERVIRANNO PER RIPAGARE I DEBITI DI BESNIER? - LA PROCURA INDAGA PER AGGIOTAGGIO, ENRICO BONDI SOGNA DI RESTARE AL COMANDO, LA COLDIRETTI RICORDA CHE “3/4 DEL LATTE UHT È STRANIERO, MA NON SI DICE”… 1 - LACTALIS ITALIA HA 880 MILIONI DI DEBITI...
Fabio Pavesi per "Il Sole 24 Ore"

Monsieur Besnier governa su un colosso dell'alimentare. Primo produttore europeo di formaggi e terzo al mondo nella produzione di latticini. Ma ha un problema. Almeno qui da noi. La sua Lactalis Italia è poco remunerativa ed è sommersa dai debiti. Tanti. Solo quelli finanziari valevano a fine 2009 (ultimo bilancio disponibile) ben 880 milioni di euro. Un fardello gravoso, dato che pesano per oltre sei volte la capacità della controllata italiana del gruppo transalpino di produrre reddito dalle sue attività.

 

MARGINI IN CALO
Nel 2009 il margine operativo lordo, come documenta R&S Mediobanca, si è fermato infatti a 129 milioni. L'indicatore della profittabilità industriale è tra l'altro in forte calo. Nel 2008 il margine lordo del gruppo, che raggruppa tra le altre la ex Galbani acquisita nel 2006, era di 170 milioni. E negli anni dal 2005 al 2007 superava i 200 milioni. Attività in contrazione, quindi, per lo meno da noi. Niente di drammatico ed è solo l'istantanea casalinga. Che vale però, con i suoi 1,3 miliardi di ricavi, quasi un sesto dell'intero regno di Monsieur Besnier. Per il resto avvolto dal mistero. Di Lactalis si sa solo il fatturato globale di 8,5 miliardi, i suoi 125 stabilimenti e i 36mila dipendenti. Poi basta. Nebbia fitta. Niente bilanci, niente dati su redditività, debiti, liquidità disponibile.

PRESTITI CHE SCADONO
Ma è proprio la situazione delle attività italiane che aiuta in parte a squarciare il velo. E quel velo dice, oltre al passo lento sulla redditività per un gruppo che ha avuto un utile netto nel 2009 di soli 19 milioni su ricavi per 1,3 miliardi, un'altra cosa. Che Lactalis Italia convive da molti anni con una struttura finanziaria squilibrata. Ereditata dall'acquisizione di Galbani, a sua tempo riempita di debiti dal fondo di private equity Bc Partners, prima che Lactalis la acquisisse.

 

Quei debiti finanziari per 880 milioni, non gravano solo su margini per soli 129 milioni ma su un capitale di appena 167 milioni, anch'esso in calo, insieme alla redditività, almeno dal 2007. Ma il vero problema è che quasi tutta quella montagna di denaro presa a prestito sta per andare a scadenza. Ben 745 milioni di debiti andranno rimborsati entro il 2014. Sembra una data lontana ma è dietro l'angolo per chi non ha flussi di cassa copiosi. E allora l'assalto a Parmalat non ha solo un senso industriale, ma anche finanziario. Poter contare un domani sulla ricca cassa (1,4 miliardi) di Collecchio rende questa scadenza meno preoccupante.

IL DEBITO? CON LA FAMIGLIA
Già, ma con chi ha i debiti la controllata domestica di Lactalis? A parte 71 milioni di un prestito con Société Générale (la banca vicina ai Besnier), per 710 milioni l'esposizione è con sé stessi. Quel debito infatti è con una scatola lussemburghese (la Nethuns Sa) posseduta dalla famiglia e ancora da SocGen. Insomma Besnier fa da banca alle sue attività italiane.

Un vantaggio a prima vista. Forse per la famiglia francese. Meno, assai meno, per Lactalis Italia. Che paga, ogni anno, interessi a tasso fisso del 6,95 percento. Anche nel 2008 e 2009 quando spuntare un tasso più basso con qualsiasi banca era un gioco da ragazzi. E così il finanziere Besnier fa buoni soldi con i prestiti alle sue stesse industrie. Lui guadagna. Lactalis Italia di certo no.

 

Ogni anno escono dalle casse per finire in quelle di Nethuns (leggi Besnier e SocGen) interessi per 50 milioni su quei 710 milioni di debito. Un'uscita che assottiglia gli utili di Lactalis Italia.


2 - PARMALAT, ORA INDAGA LA PROCURA...
Giovanna Trinchella per "La Stampa"

L'era della scalate sembrava finita. E anche quella delle manovre più o meno oscure in Borsa. Ma la vicenda della Parmalat, ambita e ormai quasi conquistata dai francesi di Lactalis, e soprattutto le oscillazioni del titolo sono già un'inchiesta. La Procura di Milano indaga per aggiotaggio, il reato per false informazioni al mercato per influenzare il prezzo di un titolo. A condurre le indagini il pm Eugenio Fusco, già pubblica accusa del processi Parmalat e di quelli sulle scalate Bnl-Unipol e Antonveneta.

Non solo, in campo c'è anche la Consob che monitora Parmalat da quando a metà gennaio i fondi esteri sono entrati nel capitale. L'attenzione di Consob è rivolta alla verifica nel tempo del mutamento negli assetti proprietari, alla verifica della correttezza e della tempestività delle comunicazioni al mercato da parte di tutti i soci rilevanti (inclusi i fondi e la stessa Lactalis). Tornando, al fascicolo giudiziario - per ora contro ignoti - si è appreso che stato aperto all'indomani di un esposto di cui però ora si sa poco.

 

Da Collecchio non commentano né la notizia, né l'ipotesi che possa essere stato Enrico Bondi, ad dell'azienda risanata e già commissario straordinario dopo il crac del 2003, a indurre i magistrati a indagare. Ieri mattina comunque Bondi è stato ascoltato dal pm Fusco.

Gli accertamenti riguardano i movimenti del titolo a partire da fine gennaio quando, dopo un articolo pubblicato dal Corriere della Sera , tre fondi esteri che detenevano il 15,3% della società italiana - Skagen, Mackenzie, Zenit - pubblicarono una nota annunciando un accordo di coordinamento per presentare una lista di 11 candidati per l'elezione del Cda del gruppo. La lista dei fondi, secondo le indiscrezioni, sarebbe stata presentata per azzerare l'intero board, lasciando fuori Bondi e il dg Antonio Vanoli.

Nei giorni seguenti, emerse che i tre fondi avevano firmato un accordo di lock-up con il quale si impegnavano a non vendere azioni Parmalat fino all'assemblea, a meno del verificarsi di particolari condizioni. Il 2 marzo in seguito a indiscrezioni stampa i fondi ribadirono il loro impegno sulla società italiana e precisarono che non c'era nessuna «trattativa per la cessione delle azioni detenute in Parmalat con Lactalis o qualsiasi altra controparte».

Il 23 marzo il gruppo francese Lactalis ha, invece, comunicato di aver raggiunto un accordo coi tre fondi per l'acquisto del 15,3% di azioni Parmalat, arrivando così a circa il 29%. Ma anche su questa operazione la Procura di Milano fa sapere che indagherà.

Lactalis ha spiegato che «appresa la notizia di un suo coinvolgimento in un'inchiesta avviata dalla Procura in merito a movimenti di titoli Parmalat, conferma di aver sempre correttamente operato e attende serenamente di conoscere gli sviluppi della vicenda». Sul fronte politico, da registrare, infine, il siparietto di Nicolas Sarkozy. Il caso Parmalat-Lactalis? «Non ho una posizione, magari telefonate a mia moglie» ha risposto il presidente francese ai giornalisti.

 


3 - PARMALAT, BOSSI: IL GRUPPO NON ANDRÀ IN MANI FRANCESI...
(LaPresse) - Il segretario federale della Lega Nord Umberto Bossi ha escluso che, dopo le norme anti scalata varate dal governo, Parmalat finisca in mani francesi. "Parmalat intanto non va ai francesi, resta qui" , ha spiegato Bossi secondo cui il gruppo Lactalis, che detiene il 29% di Parmalat, non riuscirà a spuntarla. "Se avete seguito bene l'ultimo Consiglio dei ministri sapetete che Parmalat non va ai francesi ma resta in Italia", ha spiegato il Senatur, a margine di un convegno sulla figura di Carlo Cattaneo a Besozzo, nel varesotto. Per Bossi "sono i giornalisti che si inventano le cose".


4 - PARMALAT, COLDIRETTI: È STRANIERO 1/3 DEL MADE IN ITALY A TAVOLA...
(LaPresse) - Circa un terzo (33%) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati, deriva da materie prime agricole straniere, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti in merito al caso Parmalat, per il quale ritiene prioritario un progetto industriale che valorizzi il latte e la zootecnia italiana e si impegni su un Made in Italy che oltre al marchio contenga materie prime nazionali.

"Il fatturato del Made in Italy realizzato con prodotti agricoli stranieri è stimato apri a 51 miliardi e riguarda sugli scaffali - sottolinea la Coldiretti - due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere".28-03-2011]

 

 

EMERGENZA (INTER)NAZIONALE - DOPO IL ‘VAFFA’ A FINI, ‘GNAZIO LA RISSA VA ALLO STADIO, CON UN VOLO DI STATO, PER VEDERE L’INTER - FORSE IL MINISTRO HA SCAMBIATO MORATTI PER GHEDDAFI E PENSAVA DI BOMBARDARE SAN SIRO? - MASTELLA FECE ALTRETTANTO PER ANDARE AL GRAN PREMIO DI MONZA (E VENNE MASSACRATO PROPRIO DA LA RUSSA E CO.) - ANCHE LA BRAMBILLA HA PORTATO I SUOI REGGICALZE SU UN ELICOTTERO A SPESE DEI CONTRIBUENTI - ALTRO STILE, ALTRA CORSA: LA REGINA DI SPAGNA PER CORRERE A LONDRA DA SUO FRATELLO, RICOVERATO IN OSPEDALE, HA PRESO UN VOLO RAYNAIR…

Gianni Barbacetto per "il Fatto quotidiano"

Può un ministro della Repubblica usare l'aereo di Stato come fosse un taxi per andare allo stadio? Ignazio La Russa lo fa. Lo ha fatto martedì 5 aprile, per andare da Roma a Milano, dove giocava la sua Inter, e poi tornare in nottata nella capitale. E lo ha fatto altre volte in passato. Come un Clemente Mastella qualsiasi. È atterrato a Milano, secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, attorno alle 18.30 di martedì. Ha viaggiato a bordo di un aereo P180 dell'Arma dei carabinieri proveniente da Roma.

È poi ripartito attorno alle 23, con un aereo dell'Aeronautica militare, identificativo MM 62210. In mezzo, la partita allo stadio di San Siro, dove l'Inter è stata sconfitta 5 a 2 dallo Schalke, la squadra decima in classifica del campionato tedesco. Dopo la batosta sportiva, il ministro della Difesa ha avuto anche tempo di dare una stoccatina all'allenatore dell'Inter, Leonardo, dichiarando alla Gazzetta dello sport: "Kharja non l'avrei tolto, avrei levato Motta. Con una condizione così carente, l'atteggiamento tattico dovrebbe essere meno fantasioso".

 

La Russa stava vivendo a Roma giornate difficili. Nella mattinata di martedì 5, l'ufficio di presidenza della Camera dei deputati aveva deciso di sanzionarlo con la censura, per il suo comportamento in aula del mercoledì precedente, quando aveva tirato un "vaffa" al presidente Gianfranco Fini. Dopo quello show, il ministro rimette piede a Montecitorio proprio nel pomeriggio di martedì 5, mantenendo un basso profilo e sedendosi nei banchi dei deputati del Pdl e non in quelli (peraltro tutti occupati) del governo. "Ho attraversato gli anni di piombo senza una condanna", dichiara all'agenzia Dire, "comando il mio partito a Milano da 17 anni, anche negli anni della corruzione. E mai mi è stato contestato qualcosa".

Poi cerca di dare una spiegazione del suo ormai proverbiale nervosismo: "Non è semplice superare quello che è successo in questi mesi nel mio partito, sto metabolizzando la rottura con Fini". Poi via, verso San Siro, a bordo dell'aereo di Stato. Incassata la sonora sconfitta in campo, il ministro torna a Roma, con un altro aereo, ma sempre a spese del contribuente. La mattina del giorno dopo, la Camera vota il conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato, con l'obiettivo di bloccare il processo a Silvio Berlusconi per il caso Ruby. La maggioranza è traballante, dunque tutti i deputati Pdl sono precettati in aula, compresi i 14 ministri che (come La Russa) hanno un seggio a Montecitorio.

 

Il centrodestra attaccò duramente Clemente Mastella, quando era ministro della Giustizia del governo Prodi e usò un volo di Stato per andare, nel settembre 2007, al Gran premio di Monza di Formula 1. La Padania allora titolò: "L'inGiustizia vola al Gran premio". E il Giornale argomentò: "Non dicevano di voler tagliare i costi della politica? Forse usare l'aereo di Stato più faraonico che ci sia per assistere al Gp di Monza non è il miglior modo di risparmiare.

O no? Per dire: il Gran premio lo trasmettevano pure su Raiuno, il cui segnale, ci risulta, dovrebbe arrivare fino a Ceppaloni". Anche la partita Inter-Schalke è stata trasmessa in tv ed era visibile dunque anche a Roma, su Sky e Mediaset premium. Il malcostume di centrosinistra diventa accettabile quando ha protagonisti di centrodestra?
Ci sono dei precedenti. Il 25 maggio 2009 il ministro La Russa, accompagnato dal coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e da altri esponenti di partito, era arrivato a bordo di un Boeing 737 dell'Aeronautica militare all'aeroporto Baccarini di Grosseto.

Per partecipare a un aperitivo elettorale in sostegno di un candidato locale del Pdl. Lo stesso La Russa ha firmato nel 2009 il contratto alla Fonsai dell'amico Salvatore Ligresti che si è aggiudicato l'appalto dei servizi assicurativi per i rischi aeronautici connessi al trasporto aereo di Stato e di governo.

In quella occasione, la copertura assicurativa è stata allargata non soltanto ai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato, agli ex capi di Stato e ai presidenti del Consiglio, ma anche agli estranei imbarcati sui voli. Una copertura assicurativa amplissima: i passeggeri dovranno essere risarciti in caso di infortunio, avvelenamento, punture di insetti e molto altro; pochissimi i rischi esclusi, tra cui i danni da fusione nucleare.

Anche Berlusconi è stato al centro di polemiche per i voli di Stato: fu messo sotto indagine (e poi archiviato) per i viaggi con cui nel maggio-giugno 2008 andava a villa Certosa, in Sardegna, accompagnato da vari ospiti, tra cui il cantante Mariano Apicella. Il ministro senza portafoglio Michela Vittoria Brambilla ha invece querelato il Fatto Quotidiano per aver raccontato le sue avventure in elicottero, a spese dei contribuenti.

La direttiva sui voli di Stato voluta nel luglio 2008 dal governo Berlusconi stabilisce che per autorizzare il volo devono sussistere "comprovate e inderogabili esigenze di trasferimento connesse all'efficace esercizio delle funzioni istituzionali"; e che devono non essere "disponibili voli di linea né altre modalità di trasporto compatibili con l'efficace svolgimento di dette funzioni".

La partita dell'Inter rientra nelle funzioni istituzionali del ministro della Difesa? La regina di Spagna, Sofia, quando ha dovuto correre da Madrid a Londra per andare a trovare il fratello, Costantino di Grecia, ricoverato in ospedale, ha preso un volo Raynair, comprando il biglietto online con la carta di credito. Altro stile.8-04-2011]

 

 

1- NELL’ITALIETTA DEL PMU (POTERE MARCIO UNIFICATO) CI SONO ÒMINI DE PANZA, ÒMINI DE PANZONA E ÒMINI DE PALENZONA. “LA RAGNATELA DI POTERE DEL NUOVO GERONZI DI NOVI LIGURE”, IL CAMIONISTA CHE CONTA IL PIÙ ALTO TASSO DI POLTRONE PER CHIAPPA - 2- LA GRANDE LIBERA STAMPA D’INFORMAZIONE, QUELLA SECONDO CUI LE MARKETTE LE FANNO SOLO IN RAI, CI FA OGGI SAPERE LE ULTIME NOVITÀ SULLA GUERRA CHE SI COMBATTE A TRIESTE: "I SOCI GENERALI ALLA RESA DEI CONTI" (SALTERà GEROVITAL GERONZI?) - 4- “EXOR TORNA IN UTILE E CRESCE IL NAV". ’’LA STAMPA’’, IN VERSIONE ILLUSTRATO FIAT, OFFRE UN OTTIMO E SINCERO SPUNTO DI DIBATTITO PER I 7 MINUTI 7 DI PAUSA CONCESSI AGLI OPERAI DI MIRAFIORI E DI POMIGLIANO DALL’ILLUMINATO MARPIONNE -

a cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota

 

1 - AVVISI AI NAVIGATI/1...
Nell'Italietta del PMU (Potere Marcio Unificato) ci sono òmini de panza, òmini de panzona e òmini de palenzona. Il Cetriolo quotidiano si produce in una spettacolare doppia pagina in danno del mastodontico camionista mandrogno che conta il più alto tasso di poltrone per chiappa. "Palenzona nel mirino dei magistrati di Crotone" (p. 1) è il titolo del pezzo di Antonio Massari, che attacca così: "Il suo assistente nella società Aeroporti di Roma, Roberto Mercuri, è agli arresti domiciliari da due settimane.

Il suo (ex) braccio sinistro nella Global Wood Holding, Aldo Bonaldi, è in cella in un carcere di Kiev. E' un momento delicato per Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e presidente di Adr, da quando il pm di Crotone Pierpaolo Bruni sta indagando sulla centrale turbogas di Scandale" (un nome un programma). "Nella rete di rapporti anche i politici ex democristiani Bonferroni e Galati (indagato).

Poi passa quel caro archivio vivente di Vittorio Malagutti (solo per telefonargli, un addetto stampa dovrebbe farsi decuplicare lo stipendio) e descrive con precisione tutta "la ragnatela di potere del nuovo Geronzi di Novi Ligure" (p. 11). Imperdibile. Qualcosa ci dice che Massari e Malagutti non dirigeranno mai, nell'ordine: Il Corriere, la Repubblica, il Sole, la Stampa, Il Messaggero e tutta la cosiddetta grande libera stampa d'informazione.

 

2 - AVVISI AI NAVIGATI/2...
La grande libera stampa d'informazione, quella secondo cui le markette le fanno solo in Rai, ci fa oggi sapere le ultime novità sulla guerra che si combatte a Trieste. Il Corriere delle banche incrociate comunica: "I soci Generali alla resa dei conti. Geronzi convoca il consiglio. Vertice il 6 aprile (proprio mentre il suo amico Banana avrà un vertice con Ruby in tribunale, ndr). Le lettere di 8 amministratori al presidente" (p. 39).

 

3 - OLINDO SALLUSTIONI MANDA UNA ROSA A DONNA MESTIZIA (MIRACOLI DEL DIO MATTONE)...
L'intelligence di Olindo S. (copyright Marco Travaglio) colpisce ancora e stronca da par suo un'inchiesta di Repubblica che stava uscendo proprio oggi con l'ingeneroso titolo "Expo il fantasma delle opere. Il fallimento di Milano: a tre anni dalla vittoria per la manifestazione non ci sono né i soldi né i terreni", p. 1).

 

Ecco la risposta del Giornale: "Scadenze rispettate e fondi confermati. L'Expo farà la storia" firmato Letizia Moratti. Ovvero, "ecco l'intervento sull'Expo che il sindaco di Milano ha pronunciato ieri in consiglio comunale" (p. 1). Minchia che scoop! E' proprio vero che in questo simpatico paese al ridicolo non c'è mai fine.

 

Poi passa il Cetriolo Quotidiano e Gianni Barbacetto infilza la First Sciura mentre fa il bagno: "Cuore di mamma/ La Moratti a mollo nella Bat-piscina" (p. 5)

4 - NANO RIALZATO MEZZO SALVATO...
"Supporter, contestatori, turisti. E il Cavaliere risalì sul predellino. Prima in aula, poi una pausa seduto su una panca mangiando cioccolato bianco" (Corriere, p. 13). Poi le foto lo ritraggono con il suo bel sorrisone plasticato e uno si chiede: cazzo c'ha da ridere il premier più processato della storia?

 

Un po' di pazienza, giusto il tempo di arrivare a pagina 19 sempre del Corrierone: "Redditi, il premier raddoppia. La classifica dei deputati: primo il Cavaliere, oltre i 40 milioni. I soldi derivano da utili Fininvest registrati nel 2007". Il Giornale carica le casalinghe e il pubblico di Forum: "il ciclone Berlusconi: prima dai giudici, pi show sul predellino" (p. 1).

Poi ci sono i tre giornali dell'opposizione bolscevica: Repubblica, Cetriolo e Secolo. Eziolo Mauro, ex corrispondente da Mosca per Illustrato Fiat, commenta così il predellino-bis dello spompato di Hardcore: "L'invenzione della realtà" (Re-pubica, p. 1). Filippo Ceccarelli osserva che "lo slancio di San Babila si è spento e il bagno di folla diventa un rito stanco" (p. 15).

 

"In tribunale lo molla pure la claque. Mediatrade, solo in 100 rispondono all'adunata pro-B.. Che non trova nemmeno il microfono" (Cetriolo Quotidiano, p. 5). Non trova il microfono, ma secondo il Secolo XIX "ha finalmente incontrato il suo famoso giudice naturale: Maria Vicedomini, 35enne, fisico da indossatrice" (pp.6-7). E adesso si capisce perché il Giocherellone di Hardcore ha detto che tornerà spesso a farsi processare. Ci proverà anche con la bella Maria?

 

5 - NELLE MANI GIUSTE...
"Brusca: bisognerebbe uccidere De Benedetti. L'editore di Repubblica nel mirino della mafia. Il pentito intercettato elogia Berlusconi. "Volevamo eliminare Di Pietro, così per fare confusione. Il Cavaliere è sempre il più forte, nessuno è come lui. Io non diventerò mai comunista" (Repubblica, p. 11). Ammazzare così "per fare confusione" dovrebbe entrare nella storia dei pentimenti italiani.

 

6 - MA FACCE RIDE!...
"Videomessaggio della Carfagna: "Basta gossip, amo solo Mezzaroma" (Repubblica, p. 16). "Mezzaroma" staccato, per carità.

7 - VELINA E GOLFETTO, PEZZO PERFETTO...
"Exor torna in utile e cresce il Nav". La Stampa, in versione Illustrato Fiat, offre a pagina 26 un ottimo e sincero spunto di dibattito per i 7 minuti 7 di pausa concessi agli operai di Mirafiori e Pomigliano dall'illuminato Marpionne (per Cassino e Melfi, c'e' ancora il tempo per un approfondimento, che li' Bonanni non ha ancora fatto danni)

 

Non ci sarà invece tempo, per i suddetti operai, di compulsare avidamente le tre colonne dedicate dal Cetriolo a "La Caporetto tv di Marchionne. Report spiega a 3 milioni e mezzo di persone come fa a pagare meno tasse" (p. 11).

8 - LA FANTASIA AL TIMONE...
L'ufficio centrale di via Marenco numero 32 oggi riesce a saltare cinque pagine di giornale. Dalla 19 alla 23: "Palme d'Italia, la resa al punteruolo rosso" ; segue pubblicita'; segue "La tigre indiana ruggisce ancora"; segue pubblicita'; segue "Vestiremo arcobaleno".

 

Poi dicono che c'è il rincaro della carta e nei giornali bisogna risparmiare. Sulle notizie?

 

9 - CARO, PRENDITI UNA VACANZA...
In attesa di ottenere la meritata direzione del Corriere dei Piccoli, il nostro adorato Dario Di Vico si autoinvia nelle Langhe e ci distilla un imperdibile reportaggio che ci ripaga di tante amarezze: "Il primato nell'export. Non solo Parmalat. Estero goloso di pomodori e vini delle Langhe" (p.1)

 29-03-2011]

 

 

BORSE INCERTE, A MILANO SCIVOLANO LE BANCHE, A TOKYO CROLLA LA TEPCO DI FUKUSHINA - EBAY ACQUISTA GSI PER 2,4 MLD $ - LA FIAT VUOLE UN ALLEATO RUSSO (E ASPETTA PUTIN) - BOND A 5 ANNI PER IL LINGOTTO - PONZELLINI E IL DOSSIER DELL’AUMENTO DI CAPITALE - GIBBS, DALLA CASA BIANCA A FACEBOOK - SANTANDER CINESE - CRÉDIT AGRICOLE IN FURGONE - PICCOLI SAWIRIS CRESCONO (IN MONTENEGRO) - MEDIASET AZZERATA IN NESSMA TV - LA GRAN BRETAGNA APRE LE PORTE AI SUPER RICCHI…

 

1. BORSA: EUROPA INCERTA, MILANO (-1,4%) SCIVOLA CON BANCHE...
(ANSA) - La debolezza della Borsa di Milano causata dai timori di nuovi aumenti di capitale nel settore del credito contagia parzialmente l'Europa, le cui piazze finanziarie avevano aperto in cauto rialzo, per poi passare in terreno prevalentemente negativo. L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cede qualche frazione di punto percentuale, mentre Milano perde poco meno di un punto e mezzo, dopo aver sfiorato un calo di due punti.

Intorno al pareggio l'avvio dei mercati 'minori' di Portogallo, Irlanda e Grecia. A un'ora dall'avvio delle contrattazioni per le banche italiane rimane comunque il bollettino di guerra: Ubi -10,4%, Banco popolare -8,5%, Bpm -7,4%, Mps -5,3%, Intesa -4,2%, Unicredit -3,4%. Fuori da Piazza Affari, tra i grandi gruppi europei il peggiore e' Commerzbank, che cede il 3,1%. Tengono nel complesso le banche spagnole.

 

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,27% - Parigi -0,34% - Francoforte -0,26% - Madrid -0,39% - Milano -1,42% - Amsterdam -0,08% - Stoccolma -0,24% - Zurigo -0,06%

2. BORSA: ASIA INCERTA; VENDITE SU TEPCO, OK TITOLI ELETTRONICA...
(ANSA) - Borse asiatiche senza una direzione precisa, con gli operatori incerti anche a causa della crisi nucleare in Giappone. Tokyo nel finale e' riuscita a limitare i danni di una seduta che era partita in forte calo, anche per le nuove vendite sulla societa' di gestione della centrale danneggiata. Il titolo della Tepco non e' infatti riuscito a fare un prezzo, con un calo teorico finale di quasi il 19%. Consistenti ribassi hanno segnato il gruppo finanziario Mizuho (-6,04%) e quello industriale Fuji (-5,29%).

In ripresa invece diversi marchi dell'elettronica con chiara vocazione all'export: il titolo Sharp e' salito del 5,10%, Pioneer del 4,29%, Nec del 2,89%. Negli altri mercati azionari tutte variazioni positive o negative ampiamente contenute sotto il punto percentuale, con Shanghai che in finale di giornata si muove in calo di circa mezzo punto, in tendenza negativa. A Sidney, dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, appaiono piu' solidi i gruppi dell'energia rispetto a quelli delle materie prime minerarie.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo -0,21% - Hong Kong +0,08% - Shanghai -0,53% (seduta in corso) - Taiwan +0,51% - Seul +0,77% - Sidney +0,47% - Singapore -0,01% (seduta in corso) - Mumbai +0,89% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,11% - Bangkok +0,32% - Giakarta -0,63%

 

3. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GENERALI: l'ora della verita'. Il presidente Cesare Geronzi convoca il consiglio straordinario il 6 aprile. La lettere di oltre un terzo del board: subito chiarimento e sanzioni a Bollore' (dai giornali)

EDISON: ribaltone francese, Edf 'licenzia' il ceo Umberto Quadrino. I francesi candidano un proprio manager al vertice di Foro Buonaparte (dai giornali)

PARMALAT: i francesi di Lactalis vogliono il voto su Parmalat. Sono pronti a chiedere all'Unione europea la deroga alla notifica antitrust (dai giornali). E adesso il gruppo di Collecchio rischia lo spezzatino (Il Giornale, pagina 1-26) Lactalis contrattacca all'Italia che mostra i muscoli. Intervista a Antonio Sala, a.d. Lactalis Italia, Financial Times pag. 16

LIBIA: videoconferenza a quattro tra Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania. Italia esclusa (dai giornali)

GIAPPONE: Fusione parziale del nocciolo nel reattore 2 della centrale di Fukushima. Il Governo conferma il peggioramento della situazione. La Tepco alza le braccia: la crisi potrebbe durare mesi, forse anni (dai giornali)

 

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 29 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Bpm, Carraro, Mediolanum.

Mediobanca - riunione del comitato nomine

Milano: conferenza stampa Fondazione Ania per la presentazione del progetto 'Sicurezza stradale. La scuolatiguida'. Partecipano, tra gli altri, Sandro Salvati, presidente Fondazione Ania; Fabrizio Palenzona, presidente Aiscat. Roma: presentazione del volume 'Il cammino dell'economia italiana' realizzato in occasione dei trent'anni della rivista 'Economia Italiana' (1979-2009), edita da Unicredit. Ore 9,30. Partecipano: Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia; Paolo Savona, editor di 'Economia Italiana'; Giangiacomo Nardozzi, Politecnico di Milano; Michele Salvati, Universita' di Milano; Guido Maria Rey, Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa; Michele Barbato, 'Economia Italiana'.

5. MPS: UTILE NETTO 2010 SALE A 985,5MLN, TORNA CEDOLA DA 0,0245 EURO...
Radiocor - Utile netto in forte risalita per il gruppo Monte dei Paschi nel 2010. Un risultato di 985,5 milioni contro i 220,1 milioni del 2009. Un r isultato netto che beneficia della plusvalenza di 405 milioni dell'operazione di cessione degli immobili strumentali. Il risultato operativo netto cresce a 946 milioni (+104,6%) grazie alla riduzione delle rettifiche sui crediti (-21,2%) e al taglio dei costi operativi (-5,2%). Torna il dividendo: 0,0245 euro per le ordinarie per un ammontare complessivo di 167,7 milioni.

 

6. EBAY: ACQUISTA GSI PER 2,4 MILIARDI DOLLARI...
(ANSA) - Ebay acquista Gsi Commerce per 2,4 miliardi di dollari, o 29,95 dollari per azione, con un premio del 51% rispetto alla chiusura di venerdi'. La chiusura dell'accordo e' prevista nel terzo trimestre 2011. ''Con Ebay Marketplaces e PayPal, riteniamo che Gsi rafforzi la nostra posizione di partner strategico per i retailer'' spiega Ebay. ''Vogliamo guidare la prossima generazione di innovazione nel commercio''. L'acquisizione di Gsi rafforza in modo significativo la nostra capacita' di connettere compratori e venditori nel mondo''.

 

Ebay ritiene che l'acquisizione non avra' effetto sugli utili previsti per l'anno e stima risparmi a partire dal 2013 di circa 60 milioni di dollari. L'accordo prevede che Ebay disinvesta alcune attivita' di GSI in una holding guidata dal fondatore e amministratore delegato di GSI, Michael Rubin. GSI ha a disposizione 40 giorni per sollecitare offerte alternative. La transazione con Ebay richiedera' il via libera degli azionisti. Gsi, societa' che fornisce servizi di e-commerce e marketing, ha fra i suoi clienti Aeropostale, Adidas, Dkny e Toys R Us.

7. FIAT: MANDATO PER BOND 5 ANNI BENCHMARK, CEDOLA 6,5%-6,75%...
Radiocor - Fiat ha dato mandato per l'emissione dell'annunciato bond a un pool di banche composto da Banca Imi, Bnp Paribas, Barclays Capital, UniCredit e Credit Agricole. Lo apprende Radiocor da fonti di mercato, le quali precisano che i book sono stati aperti e il flusso della raccolta sta procedendo con rapidita'. Per la nuova emissione del Lingotto, a 5 anni, si annuncia con un rendimento nell'area 6,50-6,75%. Il taglio e' benchmark.

 

8. FIAT ASPETTA PUTIN...
Bianca Carretto per il "Corriere della Sera" - Si affolla di nomi l'orizzonte di Fiat in Russia. Nei giorni scorsi era stata la volta di TagAz, ieri il più importante quotidiano economico russo «Rbc» ha «lanciato» Derways, come prossimo alleato del Lingotto. Ma né l'uno né l'altro sono i prescelti. I manager Fiat sono al lavoro per definire possibili alleanze con due partner locali, senza aver scartato l'ipotesi, assai probabile, di affrontare il mercato russo in autonomia.

Si stanno valutando siti idonei per costruire una nuova fabbrica, mentre il governo di Vladimir Putin deve decidere- questo è l'unico motivo del protrarsi della trattativa - se Fiat dovrà attivare una joint venture, oppure se potrà avvalersi solo dei finanziamenti e delle agevolazioni statali, che potrebbero superare i due miliardi di dollari. Fiat ha dichiarato di voler investire un miliardo di euro.

Il 28 di aprile scade il termine per i piani industriali. Derways, controllata da Mercury, è un buco nero per la prima banca russa, Sberbank e non sarà la scelta, a meno di non voler ripetere l'avventura con Sollers.

 

9. IL DIFFICILE DOSSIER DELL'AUMENTO PER PONZELLINI...
Da il "Corriere della Sera" - A rompere il ghiaccio è stata ieri l'Ubi annunciando la ricapitalizzazione da un miliardo, ma più che di un'iniziativa da apripista quella della banca guidata da Victor Massiah è parsa forse una mossa strategica per bruciare sul filo di lana più di un concorrente. Se aumento deve essere, allora il timing è tutto. Il contropiede potrebbe aver sorpreso la Popolare di Milano dove ancora ieri pare si stessero limando gli ultimi dettagli di un'operazione che il consiglio potrebbe approvare e comunicare oggi insieme al bilancio 2010.

Il condizionale è d'obbligo, ma le attese sono per una richiesta ai soci di circa 600 milioni di euro. Se la cifra fosse confermata si tratterebbe di una ricapitalizzazione tutto sommato contenuta anche se il piano finanziario complessivo sarebbe complicato dal rimborso del convertendo, emesso al momento della sottoscrizione dei Tremonti bond, e in scadenza nel 2013.

L'incontro organizzato ieri dal presidente Massimo Ponzellini, e interamente dedicato all'aumento di capitale, avrebbe visto la partecipazione anche dei consulenti di Mediobanca. Gli esperti, secondo quanto riferito da «Radiocor», avrebbero confermato la buona situazione patrimoniale di Bpm e illustrato i benefici che arriveranno dalla vendita della maggioranza di Bipiemme Vita ma anche dalle norme fiscali contenute nel decreto Milleproroghe. L'aumento consentirebbe comunque di raggiungere tra i primi i requisiti stabiliti da Basilea 3.

 

10. FACEBOOK SCEGLIE IL PORTAVOCE PRESIDENZIALE...
Dal "Corriere della Sera" - Dalla Casa Bianca a Facebook. Il social network più famoso del mondo potrebbe assumere l'ex portavoce di Barak Obama, Robert Gibbs, con un incarico manageriale nella comunicazione. Una mossa soprattutto in vista della quotazione in Borsa, probabilmente all'inizio del 2012. Gibbs, che compie oggi 40 anni, aveva lasciato in febbraio il posto di responsabile dei rapporti con la stampa alla Casa Bianca, dopo due anni di lavoro, ufficialmente per preparare la nuova campagna elettorale di Obama, in vista di una rielezione nel 2012, prima di tornare al settore privato.

La trattativa con la società fondata da Mark Zuckerberg sarebbe ancora in una fase iniziale e nessuna offerta formale sarebbe stata presentata. Gibbs, tuttavia, potrebbe spuntare uno stipendio di parecchi milioni di dollari, suggerisce il New York Times. Al salario cash si aggiungerebbe inoltre un pacchetto di stock option prima dello sbarco a Wall Street di Facebook, che alcuni investitori valutano intorno ai 60 miliardi di dollari.

Una somma che compenserebbe il trasloco sulla West Coast, a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley, dove ha sede il gruppo, che ha affidato a Elliot Schrage, ex Google, comunicazione globale, marketing e public policy, nuovo boss potenziale di Gibbs.

11. L'OPA DI PARIGI E I VINCOLI PREVISTI DAL PROSPETTO...
Dal "Corriere della Sera" - Lactalis nei suoi comunicati sul caso Parmalat parla da giorni come se avesse assunto il controllo del groppo di Collecchio o aspirasse a farlo. Ultimo esempio le parole di Antonio Sala, presidente per le attività italiane del gruppo francese: «Lactalis è un gruppo industriale che si propone a Parmalat per lo sviluppo di un piano di crescita in Italia e nei mercati internazionali; sviluppo che si fonda sulla sua attuale struttura» , ha rassicurato Sala.

Non c'è dubbio che un gruppo ramificato e internazionale come Lactalis possa aiutare Parmalat a estendersi in nuovi mercati in crescita nel mondo. Perché Lactalis assuma o anche solo aspiri al controllo manca nella forma e nella sostanza solo un passaggio determinante: il superamento della soglia del 30%con il lancio di un'Offerta pubblica d'acquisto che, per questo stesso fatto, tuteli i diritti delle minoranze azionarie. Questa però per Lactalis - come in realtà per alcuni presunti cavalieri bianchi italiani - potrebbe rivelarsi una rivoluzione copernicana.

 

È infatti noto che in base alle legge sull'Opa in Italia l'entità che lancia l'offerta può anche essere non quotata, come non lo è Lactalis, ma deve fare trasparenza nel prospetto informativo sul proprio bilancio: fatturato, margini, debiti. Ma i Besnier su questo, da sempre, hanno comunicato pochissimo. Cambieranno pelle, loro o altri, in nome di Parmalat?

12. SANTANDER SBARCA IN CINA E PUNTA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il colosso spagnolo del credito Banco Santander (nella foto il numero uno Emilio Botin) cerca nuove strade in Cina e ha confermato ieri l'esistenza di un accordo preliminare con la China Construction Bank (Ccb) per uno sbarco nel gigante asiatico attraverso la costituzione di una banca (in cui la quota Santander sarà limitata al 19,9% del capitale) che opererà prevalentemente nelle aree rurali del Paese.

La notizia era stata anticipata da l'Expansion secondo cui l'investimento complessivo previsto dai partner per il primo anno sarebbe di 3,5 miliardi di yuan (pari a 380 milioni di euro). In seguito le due banche potrebbero portare il loro investimento a circa 650 milioni di euro. Per perfezionare l'operazione il Santander è in attesa del via libera delle autorità cinesi.

13. SEA E L'IPO BENEDETTA DAL COMUNE DI MILANO...
Ma. Mo. per "Il Sole 24 Ore" - Le operazioni di capital market italiane, finora alquanto asfittiche, hanno la possibilità di cambiare segno dopo la quotazione in Borsa della Sea, la società di gestione degli aeroporti di Linate e Malpensa. Ieri il consiglio comunale di Milano ha approvato il bilancio preventivo 2011 che contiene la delibera per la definizione delle linee di indirizzo.

 

La quotazione, come previsto, sarà preceduta da un aumento di capitale e comporterà la distribuzione di dividendi straordinari al Comune per circa 160 milioni di euro. Per l'assessore al Bilancio, Giacomo Beretta, la decisione è «il passo decisivo per consentire a Sea di avviare le procedure per la quotazione. Un'operazione che permetterà alla società di rafforzare la propria posizione finanziaria e patrimoniale, supportandone il piano investimenti». E per il Comune e le sue casse una boccata di ossigeno in vista delle elezioni.

14. SINGAPORE AIRLINES AL GIOCO DEGLI SCALI...
Ma. Mo. per "Il Sole 24 Ore" - Non è usuale per le compagnie aeree riuscire a ottenere l'applicazione dei diritti di quinta libertà per i voli in prosecuzione: ovvero trasportare passeggeri dal proprio paese per un secondo paese, e da quel paese verso un paese terzo, e così via. Il tentativo l'ha fatto Singapore Airlines che da Malpensa vorrebbe collegare New York.

Finora non ha ottenuto una risposta dalle autorità italiane, riuscendo però in Spagna a introdurre un collegamento verso San Paolo: da ieri infatti la compagnia asiatica volerà per il Brasile passando per Barcellona. Un triplo collegamento settimanale per un volo che dall'Asia arriva all'America Latina passando per l'Europa. E proprio il Brasile rappresenta una meta turistica e di business sempre più gettonata: è stato calcolato che il turismo rappresenterà il 3,3% del Pil brasiliano nel 2011 e contribuirà alla creazione di 2,8 milioni di posti di lavoro.

 

15. IL CRÉDIT AGRICOLE ARRIVA CON IL FURGONE...
M. Mou. per "Il Sole 24 Ore" - Ad Aix o Tarascon no, sono troppo grandi e hanno le loro belle agenzie. Ma a Fontaine de Vaucluse, con i suoi 611 abitanti, o a Suzette (130) sì. In nome della "banca universale di prossimità", lo slogan che ne caratterizza attività e ambizioni, il Crédit Agricole della Provenza ha deciso che nei paesi più piccoli, dove neanche la pur diffusissima banque verte ha uno straccio di sportello, nei giorni di mercato arriverà un camioncino dell'istituto di credito.

L'urlo «donne, è arrivato l'arrotino» lascerà il posto a un più discreto «mesdames et messieurs, voilà la banque chez-vous». Due impiegati consentiranno di fare qualsiasi operazione, dal deposito di un assegno alla concessione di un prestito. E se l'idea si rivelasse un successo chissà che le prossime tappe non siano nel Parmense, nello Spezzino o in Friuli. Dove l'Agricole, in versione italiana, è ormai di casa.

16. I SAWIRIS DAL CAIRO ALL'EUROPA DELL'EST...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Prima il fratello maggiore, Naguib, ha venduto il suo impero delle tlc ai russi, traslocando a Mosca. Adesso Samih, ultimogenito dei Sawiris, muove sul Montenegro. Vuoi vedere che la famiglia più ricca d'Egitto sta pian piano spostando il suo baricentro dei suoi interessi verso l'Europa dell'Est? Una settimana fa il magnate delle tlc ha celebrato le nozze tra la sua Wind Telecom e Vimpelcom, di fatto riposizionando tutto il suo impero in orbita ex sovietica.

Nel fine settimana è stata la volta del fratello Samih, che gestisce il ramo turistico dell'impero di famiglia, traslocare al di là del Mediterraneo: il Montenegro gli ha concesso l'onoreficenza dopo che Samih ha investito circa 15 milioni di euro nel Paese per la costruzione di un villaggio turistico nelle Bocche di Cattaro. Dal Cairo ai Balcani.

 

17. AZZERATE NESSMA TV...
Giuliano Balestrieri per "la Repubblica" - «Nessma Tv? Mi dicono vada benissimo - diceva pochi giorni fa Pier Silvio Berlusconi commentando il bilancio Mediaset - ma la situazione in Nord Africa è un´incognita». Un´incognita da 2,2 milioni di euro. Poca roba sui bilanci di Mediaset, ma quello che arriva dall´amico Tarak Ben Ammar è un "colpo basso". Insieme nel 2008 avevano investito 10 milioni per il 50% della tv del "Grande Maghreb" scommettendo su tassi di crescita del 20-25% e su una fase di start-up veloce.

Nessma Tv ha quadruplicato il fatturato da 1,3 a 5,3 milioni, ma il risultato netto è sempre in rosso: 9,7 milioni nel 2009, 10,5 lo scorso anno. Mediaset ha quindi azzerato il valore della partecipazione. Destino condiviso con il 33% detenuto in Endemol. Che valeva 127,6 milioni e potrebbe spingere il gruppo a un´operazione di consolidamento.

18. LA GRAN BRETAGNA APRE LE PORTE AI SUPER RICCHI...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Se sei ricco e disposto a investire, la Gran Bretagna ti apre le porte. Il governo di David Cameron ha predisposto una sorta di autostrada per gli stranieri ad alto reddito che vogliono emigrare nel Regno Unito. Una speciale categoria di «super - investitori» in arrivo dall´estero, intenzionati a depositare almeno 5 milioni di sterline (6 milioni di euro) in una banca britannica, riceveranno un permesso di residenza senza limiti di tempo dopo appena tre anni che vivono qui, ovvero due anni più presto che ogni altro tipo di immigrato, che in base alla legge ordinaria deve vivere, lavorare e pagare le tasse in Gran Bretagna per un minimo di cinque anni prima di ricevere un permesso di residenza non temporaneo, grazie al quale è successivamente possibile ottenere la cittadinanza britannica.

Se poi l´investitore straniero è pronto a depositare su una banca del Regno Unito una somma ancora più grossa, da 10 milioni di sterline (12 milioni di euro) in su, il permesso di residenza definitivo arriva ancora più in fretta, dopo appena due anni. Le misure per attirare i super-ricchi in Gran Bretagna, seguendo l´esempio di quanto fu fatto dal governo laburista di Tony Blair, sono state annunciate nei giorni scorsi da Downing street.

Comprendono un pacchetto di soluzioni alternative al deposito bancario: per esempio ha diritto al permesso di residenza dopo tre anni anche l´investitore straniero che, in mancanza di un deposito bancario di 5 milioni di sterline nel Regno Unito, ha creato un´azienda britannica con almeno dieci dipendenti e un fatturato annuo di almeno 10 milioni. Il governo ha inoltre raddoppiato il numero di giorni che questa categoria di immigrati super-ricchi possono trascorrere all´estero, pur continuando a qualificarsi come residenti fiscali nel Regno Unito, portandolo dagli attuali 90 a 180 giorni all´anno.

 29-03-2011]

 

 

SIAMO UOMINI O GENERALI? - avviso allo scarparo: QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, CALTARICCONE COMPRA: DOPO I 5,4 MILIONI € INVESTITI LA SETTIMANA SCORSA, FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE ARROTONDA LA SUA PARTECIPAZIONE NEL LEONE DI TRIESTE: ALTRE 50MILA AZIONI, è AL 2,23%....

 

GENERALI, CALTAGIRONE ARROTONDA PARTECIPAZIONE, È AL 2,23%...
(Reuters) - Francesco Gaetano Caltagirone continua ad arrotondare la sua partecipazione in Generali e, con l'ultima operazione fatta giovedì scorso e comunicata oggi, è al 2,23%. L'operazione di acquisto, resa nota con le comunicazioni di internal dealing, è di 50 mila azioni a 15,24 euro per un controvalore di 762.000 euro.
Oggi alle 14,50 Generali è a quota 15,07 euro, in calo dell'1,5%.

 


24 MARZO 2011:GENERALI, CALTAGIRONE ACQUISTA 0,023% PER 5,4 MILIONI EURO
(Reuters) - Francesco Gaetano Caltagirone ha acquistato il 21 e il 22 marzo 360.000 azioni Generali (GASI.MI: Quotazione) per un controvalore di 5,4 milioni circa.

 

Gli acquisti sono stati effettuati in sei tranche distinte, tramite due veicoli differenti, e a prezzi compresi tra 14,7596 euro e 15,15 euro. Le azioni acquistate corrispondono a una percentuale del capitale Generali pari allo 0,023%. Caltagirone possiede poco più del 2% nella compagnia triestina.29-03-2011]

 

 

1- UN NAPOLITANO SBARCA A NEW YORK MA L’"AMIKO AMERIKANO" VIENE SNOBBATO DAL SINDACO BLOOMBERG - CENA CON LE FARNESINA NEWS: SCOGNAMIGLIO, FULCI, VATTANI JR. - 2- ANTONIO FAZIO È RITORNATO SUL LUOGO DEL DELITTO QUESTA MATTINA IN BANCA D’ITALIA - 3- VIAGGIO AL TERMINE DI TERMINI IMERESE CON DOMENICO ARCURI E GIAN MARIO ROSSIGNOLO - 4- MATTEOLI CONFERMA IL BAD FEELING CON MORETTI E CORRE IN SOCCORSO DI MONTEZEMOLO - 5- ROMITONE E’ ROMANISTA MA NON HA NIENTE A CHE FARE CON LO "ZIO TOM" DIBENEDETTO -

 

1 - UN NAPOLITANO A NEW YORK! L'"AMIKO AMERIKANO" SNOBBATO DAL SINDACO BLOOMBERG - FARNESINA NEWS: SCOGNAMIGLIO, FULCI, VATTANI JR.
Con un discorso di 30 minuti pronunciato in un inglese impeccabile davanti all'Assemblea dell'Onu, Giorgio Napolitano ha dato un senso al suo viaggio in America.

Il tono era appassionato e l'applauso dell'ex-ambasciatore libico e del Segretario Ban Ki-moon hanno riscattato il programma di una visita che non è stato un capolavoro organizzativo.

Domenica scorsa Napolitano e la moglie Clio hanno partecipato a un pranzo nei locali dell'Hotel St. Regis dove a fare gli onori di casa c'era la conduttrice della CNBC, Maria Bartiromo, mentre ai tavoli sedevano 150 rappresentanti della comunità italo-americana, tra cui Matilda Cuomo, l'ambasciatore Giulio Terzi e l'arcivescovo di New York, Edward Egan, con il quale il Presidente ha conversato a lungo.

 

Stranamente era assente il sindaco di New York, Michael Bloomberg, che non si è fatto vedere nemmeno nel pomeriggio quando nello studio del fotografo italiano Ferri, marito della famosa ballerina, è stata preparata una festa con i bambini della Scuola d'Italia che hanno cantato l'Inno di Mameli.

 

Qui il morale di Napolitano si è un po' risollevato e ha stretto la mano a Isabella Rossellini, a Paolo Baratta che pochi giorni prima aveva presentato la Biennale di Venezia all'Istituto di Cultura, e all'immancabile ex-ambasciatore Umberto Vattani. E proprio di quest'uomo ha parlato il codazzo dei diplomatici italiani mentre gustava la mostra sugli artisti organizzata da Ferri intorno ai tavoli preparati da Siro Maccioni, proprietario del ristorante "Le Cirque". Al centro delle conversazioni era la notizia di alcune nomine che il ministro Frattini avrebbe in animo di fare nei prossimi giorni.

 

Secondo le notizie rimbalzate dalla Farnesina il capo della nostra diplomazia starebbe per nominare console generale a New York Giuseppe Scognamiglio, un consigliere d'ambasciata, laureato all'Università Federico II di Napoli, e molto vicino alla sinistra. La designazione provoca sorprese tra le feluche perché Scognamiglio negli ultimi anni non ha percorso la carriera diplomatica ma ha preferito buttarsi nel privato dove è arrivato ad occupare la poltrona di consigliere per gli affari internazionali di Unicredit.

A questa novità occorre aggiungere la conferma dell'imminente arrivo a Washington del figlio dell'ex-ambasciatore all'Onu Fulci, che dopo essere stato liquidato dalla Gelmini al ministero dell'Istruzione, andrebbe ad affiancare l'ambasciatore Terzi in qualità di consigliere diplomatico.

 

E per finire, un'altra notizia che fa godere l'ex-ambasciatore Vattani: il figlio Mario, già noto alle cronache dell'estrema destra e consigliere diplomatico di Alemanno, è stato nominato in questi giorni ministro plenipotenziario.
Con grande gioia del padre ex-ambasciatore e inamovibile presidente dell'Ice.

2 - ANTONIO FAZIO È RITORNATO SUL LUOGO DEL DELITTO QUESTA MATTINA INTORNO ALLE 10 IN BANCA D'ITALIA
Con passo svelto e il volto abbronzato Antonio Fazio è ritornato questa mattina intorno alle 10 in Banca d'Italia.

 

Il 75enne cittadino onorario di Alvito non è entrato dall'ingresso principale e nemmeno da quella porta laterale dove nel 2005 accedeva l'amico di famiglia e di tanti guai Gianpiero Fiorani. Questa volta l'uomo che è diventato Governatore nel 1993 è entrato nel villino Huffer, un gioiello di impronta rinascimentale costruito nel 1880 dal barone tedesco Huffer dove oggi si trova l'archivio storico della Banca d'Italia.

 

Questo complesso a Fazio è sempre piaciuto e quando nel dicembre di sei anni fa si è dimesso, aveva scelto questa lussuosa dependance come ufficio privato, poi è arrivata la decisione di Draghi di estrometterlo e di negare la soddisfazione di vivere ancora a due passi da quella Bankitalia che Fazio ha conosciuto fin dal 1960 frequentando corsi di econometria.

 

Ad attenderlo stamane c'era tra gli altri Fabrizio Saccomanni, l'uomo che dall'ottobre 2006 dirige la Banca d'Italia e ha avuto con Fazio un'intensa frequentazione. Dopo una rapida stretta di mano l'ex-Governatore si è seduto in prima fila, accanto a Stefano Micossi, e ha ascoltato l'intervento dell'ex-collega che insieme all'economista Guido Rey e Michele Salvati, ha celebrato i 30 anni di "Economia Italiana", la prestigiosa rivista di Unicredit.

3 - VIAGGIO AL TERMINE DI TERMINI IMERESE CON DOMENICO ARCURI E ROSSIGNOLO
C'è un uomo calabrese di 44 anni che sta buttando anima e corpo per chiudere al più presto la vicenda di Termini Imerese.

È Domenico Arcuri, il più giovane manager alla guida di una società pubblica che dopo esperienze all'Iri e nelle società di consulenza Artur Andersen e Deloitte, nel marzo 2007 ha assunto la carica di amministratore delegato di Invitalia, l'ex-Sviluppo Italia creata come agenzia per attrarre gli investimenti.

 

Da oltre un anno Arcuri sta cercando di chiudere la partita dello stabilimento siciliano che Marpionne ha chiuso lasciando in mezzo a una strada 1.500 operai. Sul tavolo di Invitalia sono arrivate 7 offerte che all'inizio hanno eccitato l'animo dell'ex-ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta Scajola, ma che una ad una si sono rivelate inconsistenti.

All'inizio del mese è caduta per strada anche l'offerta del Gruppo Ciccolella di Molfetta, leader europeo nella produzione di fiori e piante. Vicende giudiziarie hanno portato all'arresto di Corrado Ciccolella, uno dei fratelli della famiglia di imprenditori pugliesi che pensava di occupare almeno 600 addetti nella creazione di serre alimentate da impianti fotovoltaici.

 

Adesso le speranze di Arcuri sono riposte nel progetto presentato dalla De Tomaso Automobili, un'azienda creata alla fine degli anni '50 dall'ex-pilota argentino Alejandro De Tomaso e rilevata pochi anni fa da Gian Mario Rossignolo. Costui è un imprenditore alessandrino di 81 anni con alle spalle una lunga esperienza dentro Fiat e Lancia. Molti se lo ricordano per le sue esperienze successive e non sempre felici nella Zanussi e quando nel '98 occupò per poco tempo la carica di presidente di TelecomItalia. I dirigenti e gli uscieri di Telecom di quell'epoca ricordano ancora le sue manie di grandezza che lo portarono a ristrutturare il roof dell'azienda con spese esagerate.

 

Adesso Rossignolo e i suoi figli si dicono pronti a investire 420 milioni nel ferrovecchio di Termini Imerese per produrre 38mila vetture del segmento alta gamma con l'intento di riassorbire tutti i dipendenti del polo siciliano. L'operazione dovrebbe avvenire in 18 mesi e sfruttare i 450 milioni messi a disposizione dal ministero di Paolo Romani e dalla Regione Sicilia.
I sindacati si dichiarano perplessi, ma il buon Arcuri, calabrese dai capelli corvini, incrocia le dita e spera di chiudere il dossier.

 

4 - MATTEOLI CONFERMNA IL BAD FEELING CON MORETTI E CORRE IN SOCCORSO DEL CAPOSTAZIONE MONTEZEMOLO
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che dopo le lamentele di Luchino di Montezemolo e di Ntv sulle nuove regole di accesso alla Rete stabilite da Mauro Moretti, il ministro Matteoli ha imposto alle Ferrovie di allungare fino al 15 aprile i termini per le osservazioni di Ntv sul nuovo Prospetto Informativo che regola l'accesso agli operatori.
È una boccata d'ossigeno che dimostra ancora una volta come il maremmano Matteoli non abbia un feeling particolare con l'ex-sindacalista di Rimini, Moretti".

5 - ROMITI E' ROMANISTA MA NON HA NIENTE A CHE FARE CON LO "ZIO TOM"
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che Cesarone Romiti non ha nulla a che vedere con la vendita della Roma allo "zio Tom" Dibenedetto.

L'equivoco è nato ieri quando l'automobile di Romiti ha superato i cancelli di una palazzina in via Pinciana dove si trova lo studio Grimaldi e Associati, cuore della trattativa con l'americano di Boston. In quella villa abita anche da anni Cesarone Romiti, tifoso della Roma e come tutti gli altri appassionati della "Magica" molto preoccupato per le difficoltà che Unicredit sta trovando per chiudere l'affare con lo "zio Tom" e gli altri misteriosi acquirenti".29-03-2011]

 

 

” – GINSENG E ZAFFERANO: ECCO I CIBI CHE ARRAPANO - LA MAMMA DI KATY PERRY TRAUMATIZZATA DALLE ‘TETTE’ DELLA FIGLIA - KEITH RICHARDS: STILISTA PER IL GIAPPONE - SIETE PRONTI PER UN’ALTRA “NOTTE DA LEONI”? – IL SOLITO TRUMP TRUMP: “OBAMA NON È NATO NEGLI USA” – BEVERLY HILLS PREMIA LA LOREN – FERGIE E PARIS SUDANO PER UNA BUONA CAUSA - TARANTINO WESTERN – IL DODICENNE CHE BATTE EINSTEIN – PUBBLICITA’ PER I GALEOTTI IN DIRETTA DALLE CELLE - L’UNIVERSITA’ DEI FATTONI: ESAMI SULLA MARIJUANA

RIHANNA PER "ROLLING STONE"

1 - RIHANNA CHIAPPE AL VENTO! IL CULO DELLA CANTANTE SULLA COPERTINA DI "ROLLING STONE"...
Fashionista http://bit.ly/eLH4Ff
Rihanna mostra le sue chiappone rotonde sulla copertina di "Rolling Stone". Indosso, solamente un top e dei piccoli micro-shorts che, come la cantante stessa ha chiarito su twitter non erano stati dipinti addosso al suo fondoschiena, come si pensava all'inizio.
Dago nota: Rihanna, come anticipato da "Elmundo.com", ha dichiarato alla rivista che ama essere montata e legata ma che ogni tanto usare le mani è meglio perché andare a cercare le catene non è così spontaneo.

 

2 - DOPO LADY GAGA ANCHE KEITH RICHARDS FA IL BENEFATTORE: UNA T-SHIRT PER AIUTARE IL GIAPPONE
Coco Perez http://bit.ly/gKbfTe
È il turno di Keith Richards. Dopo Lady Gaga, anche il mito dei Rolling Stones dà una mano al Giappone e lancia una maglietta per raccogliere fondi in sostegno al paese colpito dal terremoto. Sulla t-shirt, un'immagine di Claude Gassian, scattata durante il tour fatto nel paese del sol levante nel 1990. Sul sito della cantante barbadiana è comparso il seguente messaggio: "Per decenni, i fan giapponesi sono stati fra i più appassionati del Rock & Roll. Ora hanno bisogno del nostro aiuto. [...] Keith manderà cento per cento dei profitti ricavati dalla vendita di questa maglietta alla fondazione "Japan Society's Japan Earthqwake Relief Fund". Uniamoci fratelli e sorelle per aiutarli durante questo momento difficile e a ricostruire al più presto." La maglietta è in vendita per $29,99. Fantastico Keith!!!
Dago Nota: Il braccialetto disegnato da Lady Gaga per aiutare il Giappone ha già raccolto 1,2 milioni di dollari!

 

3 - COME SPUTTANO LA STAR! LA MADRE DI KATY PERRY SPARA A ZERO SULLA FIGLIA: "MI TRAUMATIZZANO LE SUE TETTE AL VENTO..."
Gawker http://gaw.kr/hy4tfd
La religiosissima Mary Perry Hudson, madre di Katy Perry, sta preparando il terreno per l'uscita del libro sulla figlia famosa. L'ultima delle sue dichiarazioni: "Vedo Katy uscire dal camerino con un costumino scollato. A nessuna madre piace vedere la propria figlia con le tette in mostra. [...] O Dio mio, come posso salvarla da tutto questo? I soldi, la fama, i network, la gente che la circonda... come posso competere?". Forse potrebbe cominciare a non sputtanare la figlia con un libro...di solito i panni sporchi si lavano in casa!

 

4 - PREPARATEVI A RIDERE: ARRIVA "NOTTE DA LEONI: PARTE DUE...
E! Online http://eonli.ne/fZcnni
Stiamo già ridendo mentre guardiamo le facce distrutte di Bradley Cooper, Ed Helms e Zack Galifianakis nel poster della seconda parte di "Notte da Leoni"!!! Justin Bartha, nell'immagine, è stato rimpiazzato da una scimmietta monella. Dov'è Doug?

 

5 - "OBAMA NON È AMERICANO": PAROLA DI DONALD TRUMP. CI RISIAMO...
Gawker http://gaw.kr/gWQS7u
"Obama non è americano". La settimana scorsa, Donald Trump ha dichiarato di avere dei dubbi sul fatto che il presidente Usa sia nato veramente negli Stati Uniti perché non ha un certificato di nascita. E non ci sarebbero nemmeno un dottore o un'infermiera in grado di affermare il contrario. Solo il Presidente dello stato delle Hawaii è sceso in campo per difendere l'obamiana americanità. Dal canto suo, Trump ha rilasciato il proprio certificato di nascita a "Newsmax", ma, sorpresa, il pezzo di carta in questione non è autentico. Che cosa sta cercando di provare l'imprenditore?

 

6 - CHICA CHICA! L'IMMAGINE DI ALESSANDRA AMBROSIO USATA PER VENDERE SESSO...
Jezebel http://bit.ly/iaHHtY
Il senatore americano Jose Peralta e altri politici del Queens hanno fatto partire la mobilitazione: "Quei volantini vanno fatti sparire". Sono giorni che in strada si trovano cartoline con l'immagine della modella di Victoria's secret, Alessandra Ambrosio, distribuiti al richiamo di "chica, chica", per pubblicizzare la prostituzione. Bambini e ragazzini hanno cominciato a scambiarsele come le figurine di calcio. Purtroppo il primo emendamento della costituzione americana ostacola il blocco della distribuzione. Forse l'avvocato dell'Ambrosio può fare qualcosa...

 

7 - ROB LOWE FA IL ‘BELLONE' PER ANNIE LIEBOVITZ: NELL'INTERVISTA A VANITY FAIR PARLA DELLA SUA AUTOBIOGRAFIA DOVE SPIFFERA I SEGRETI DEI GRANDI DI HOLLYWOOD...
Daily Mail http://bit.ly/gFhjdD
E' difficile credere che Rob Lowe abbia 47 anni: nella foto, scattata da Annie Liebovitz per la copertina di maggio di Vanity Fair USA, l'attore ha la pelle liscia, capelli folti e scuri, e un corpo asciutto e muscoloso. Nell'intervista, Lowe parla del suo libro, intitolato "Stories I Only Tell My Friends: An Autobiography". Il libro è una raccolta di memorie e racconti di Lowe sulle facce più conosciute di Hollywood, come Tom Cruise, Matt Damon, Charlie Sheen e Patrick Swayze, scomparso nel 2009. Lowe su Tom Cruise racconta: "E aperto, amichevole, divertente, ed ha una maniera di focalizzarsi sulle cose quasi robotica, con un'intensità che non avevo mai visto prima."

 

8 - SOPHIA LOREN MON AMOUR: DA LOS ANGELES UN PREMIO ALLA CARRIERA...
Digital Spy http://bit.ly/e34ldS
Sofia Loren sarà onorata dall'accademia di film di Beverly Hills, il 4 di maggio. L'accademia celebrerà la vita e carriera della storica attrice. La Loren ha vinto un Oscar per la sua interpretazione ne "La Ciociara", nel 1962. Ultimamente l'attrice ha criticato il "Grande Fratello" dicendo di non riuscire a spiegarsi il successo che il programma riscuote.

 

9 - QUENTIN TARANTINO SI DÀ AL WESTERN: "IL PROSSIMO VOLUME DI "KILL BILL" PUÒ ASPETTARE"...
Digital Spy http://bit.ly/fGxNT6
Uma Thurman rivela che Quentin Tarantino ha rimandato il progetto di "Kill Bill The Bride" per dirigere un film western di nome "A Southern". L'eccentrico regista ha già consegnato il copione finito e ha scelto l'attore Cristoph Waltz, premio Oscar per "Inglorious Bastards", come uno dei protagonisti. Il film sarà un'avventura, western appunto, ma ambientata al sud, ai tempi della schiavitù.

 

10 - LA PRIMA UNIVERSITA' PER I FATTONI? ALLA OAKSTERDAM UNIVERSITY SI STUDIA LA MARIJUANA...
Time Magazine http://ti.me/hHuI1h
All'Universita' di Oaksterdam, in California, è nato il primo ‘College di Cannabis', dove ragazzi hippy e professori di mezza età sono uniti dalla passione per la canapa. Si sono già iscritti più di 17.000 studenti da quando l'università' ha aperto le sue porte nel 2007; molti sono americani, ma ci sono anche studenti proveniente dalla Colombia e dall'Iran. Gli studenti frequentano vari corsi tra cui quello sul business della marijuana per scopi medici intitolato "Come curare e dare sollievo attraverso una pianta sicura ed efficace".

La scuola ha perfino un grande laboratorio e una serra dove vengono coltivate le piante. Il fondatore, Richard Lee, è stato ispirato da una visita in Amsterdam, dove ha avuto modo di visitare uno dei ‘cannabis college'. L'obiettivo - ha detto Lee - "è quello di eliminare il tabù della marijuana e spingere l'America verso la legalizzazione delle droghe leggere".

 

11 - FERGIE E PARIS HILTON ‘SUDANO' PER IL GIAPPONE...
Fit Perez http://bit.ly/eEZFPt
Fergie, dei Black Eyed Peas, suo marito, l'attore Josh Duhamel, Paris Hilton e la sorella Nicky erano fra le tante persone che hanno corso la maratona "Youth Run 4 Japan" a Santa Monica, in California. La maratona aveva l'obiettivo di raccogliere fondi per la Croce Rossa del Giappone.

12 - IL VIDEO DI UN PICCOLO GENIO DI 12 ANNI CHE BATTE EINSTEIN...
Time Magazine
La teoria della relatività di Einstein potrebbe essere smentita con un paio di equazioni matematiche! E a smontare la teoria potrebbe essere Jacob Barnett, di Hamilton County, nell'Indiana. La stranezza è che stiamo parlando di un bambino di 12 anni! Jacob e' un piccolo genio, a sole due settimane dal suo tredicesimo compleanno crede di poter smontare la teoria con le sue intuizioni matematiche.

 

La madre, Kristine ha deciso di realizzare un video mentre suo figlio spiega la sua personale teoria. Il piccolo genio, con un Q.I. di 170, potrebbe essere sulla strada giusta, almeno secondo i professori dell'Istituto di Studi Avanzati dell'Università' di Princeton.
Guarda il video qui: http://ti.me/eDLpSd

 

13 - FINANZE IN ROSSO E UN PENITENZIARIO S'INVENTA L'ADVERTISING PER I GALEOTTI...
Gawker http://gaw.kr/gfF0sL
La prigione di Erie County, in Upstate New York, negli USA, avendo seri problemi economici, si e' inventata una maniera singolare di recuperare un po' di fondi: trasmettere pubblicità ai...detenuti! Nelle celle sono stati installati dei monitor, che trasmettevano degli spot come quelli di alcuni studi legali locali o di alcune compagnie di "Bail Bonds", che si occupano del versamento della cauzione. I dirigenti del penitenziario sono convinti di riuscire ad incassare almeno 15.000 dollari l'anno vendendo queste pubblicità al pubblico ‘catturato'. Chissà quando verrano trasmessi i video commerciali della compagnia che produce saponette? Magari quelle fissate alla doccia con una cordicella...

 

14 - COME MIGLIORARE LA PROPRIA VITA SESSUALE? CON IL GINSENG E LO ZAFFERANO...
Gawker http://gaw.kr/evtlkk
Finalmente i ricercatori hanno capito cosa ci interessa veramente: capire quali cibi aumentino davvero il desiderio sessuale. Secondo gli studi della Guelph University, ad accrescere desiderio e passione ci pensano il panax ginseng, lo zafferano e il ‘Yohimbine' (sostanza naturale proveniente dagli alberi Yohimbe dell'Africa Occidentale). Poi ci sono: il Muira Puama (una pianta trovata in Brasile), la radice Maca tipica delle Ande e la cioccolata. Ora, ci potete spiegare dove le troviamo queste sostanze nelle nostre città? L'unico a potersele godere potrebbe essere Indiana Jones...29-03-2011]

 

 

Luca Bizzarri: "A volte Signorini dovrebbe alzare il telefono e verificare le sue "notizie". Non sono innamorato di nessuna Celeste" - Che ci faceva Mister Ranieri a parigi? -"l’irraggiungibile Irene Ghergo" - PATO è SOLO ALL’INIZIO della partita con B.B. - il nuovo love affair di clementina montezemolo - tutti al Premio Ariane de Rothschild - Agenzia Mastikazzi: lo scarparo londinese - Pericoli celebra il disegnatore Emanuele Pirella

Smentita - Caro Dago, sono Luca Bizzarri. A volte Signorini dovrebbe alzare il telefono e verificare le sue "notizie". Non sono innamorato di nessuna Celeste. O tempora, o mores.

 

1- Carlo Rossella per "Il Foglio" - Weekend a Roma. I gossip più intelligenti, inediti e ameni dall'affascinante e irraggiungibile Irene Ghergo. La millefoglie più croustillante da Cavalletti.

 

2- Agenzia Mastikazzi - Scrive il settimanale "MIlano Finanza "che Dieguito Della Valle (amico dell'editore Paolo Panerai) è sbarcato a Londra con la moglie e il figlio.cLo scarparo marchigiano, accompagnato da Carlo Rossella e da una processione di valige Luis Vuitton, e' sceso all'Hotel Claridge.

3- Che ci faceva Mister Ranieri l'altramattina in rue St. Honoré a Parigi? Shopping o Paris Saint-Germain?

4- Weekend a Londra. Colazione con Colin e Livia Firth all'Harry's Bar. Il premio Oscar e la moglie non vedono l'ora di tornare nella quiete della loro bella casa a Città della Pieve...

5- Crisi in Inghilterra. Anthony Hopkins si aggira fra gli antichi scaffali di Hatchards a Piccadilly. Si sofferma a lungo sulle collezioni dei classici inglesi e sulle biografie dei grandi. Ma non compra nulla.

 

6- Grandi famiglie allargate. Si sussurra che il produttore Lorenzo Mieli, figlio di, sia il nuovo love-affair di Clementina di Montezemolo, figlia di...

7- Che succede nella capitale amorale/1: martedì 5 aprile, al Palazzo Reale di Milano, cena di gala con 200 invitati per il Premio Ariane de Rothschild (la baronessa, moglie di Benjamin de Rothschild, del ramo franco svizzero, con il pallino dell'arte contemporanea), "Alla scoperta dei giovani artisti italiani".La giuria è composta, tra gli altri, oltre che da Ariane de Rotschild, dalla più grande collezionista italiana, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.

 

8- Che succede nella capitale amorale/2: lunedì 4 aprile dalle 18 Tullio Pericoli celebra il disegnatore Emanuele Pirella, scomparso un anno fa, con cui ha creato le ormai storiche strisce "Tutti da Fulvia sabato sera", apparse per tanti anni sui giornali italiani. Saranno esposte 59 tavole originali, dal 1976 al 2009, scelte da Tullio Pericoli e raccolte nel volume "Tutti da Fulvia", Edizioni Nuages. È un modo per ricordare e per ripercorrere la storia della società e della cultura italiana degli ultimi trent'anni. Galleria Nuages, via del Lauro 10, Milano. La mostra resterà aperta dal 4 aprile al 7 maggio 2011

9 - dalla lettera delle Gheddafine, le hostess italiane ingaggiate dal raiss e che sono scese in piazza in sua difesa...calpestando allegramente la sintassi...

 

"Ti uccideranno, perderai il potere, la tua famiglia sarà probabilmente processata, la storia poi con il tempo dirà chi eri realmente, noi non lo sappiamo bene, pensavamo due anni fa che fossi una persona "frequentabile" visto che come gli altri anche il nostro governo ti celebrava in pompa magna, certamente noi non eravamo e non siamo le figure adeguate per dare un giudizio storico nei tuoi riguardi, ci stupiamo ancora, come mai solo ora che sei in ginocchio il mondo ti contesta crimini svariati mentre prima tutti i maggiori capi di governo ti ossequiavano a volte in modi anche un pochino ridicoli».

 

10- Paola Jacobbi per "Vanity Fair" in edicola domani - Alexandre Rodrigues da Silva detto Pato - da Pato Branco, la città del Paranà (Brasile) dove è nato - quando è arrivato a Milano aveva 17 anni. Oggi, a 21, ha vissuto più della media dei giovani della sua età. In questi giorni non si parla d'altro che della sua nuova ragazza, Barbara Berlusconi, vicepresidente del Milan, da pochi mesi single dopo la fine di un lungo e solido legame con il papà dei suoi due bambini. Cenette al ristorante, baci paparazzati. Ma Pato fa molta fatica a parlarne, che ci vada piano è più che comprensibile.

 

È già stato sposato: due anni fa, in pompa magna, con una gran festa al Copacabana Palace di Rio de Janeiro. Ma il matrimonio è durato appena nove mesi e tredici giorni. Lei era Sthefany Brito, modella brasiliana. Pato le dedicava i gol, correndo per il campo con le dita a forma di cuore. Oggi le sta versando sontuosi alimenti.

 

Mi dica almeno se si è pentito di essersi sposato così presto.
«Le posso solo dire che io tengo molto alla mia felicità. E adesso sono felice».
E in questa nuova felicità c'entra Barbara Berlusconi?
«Se non le dispiace, preferirei parlare della mia squadra»
Stanno uscendo foto eloquenti dovunque.
«Difficile per me parlare di questo, adesso. È tutto all'inizio, forse più avanti».29-03-2011

 

 

CARI “ALLEATI”, CI TRATTATE COME MERDE? E NOI CI RIPRENDIAMO L’AEROPORTO DI TRAPANI (SCHIFANI) - LA SICULA FINOCCHIARO: “CI ISOLANO PERCHÉ BERLUSCONI NON È CREDIBILE” - MINACCIA LEGHISTA: “SE LA TUNISIA NON COLLABORA SUGLI IMMIGRATI, 200 € DI TASSA PER GLI ITALIANI CHE LA VISITANO” - GOVERNO BATTUTO SUL MATTONE - MAFIA: VIOLANTE, RIFIUTAI INCONTRO CON CIANCIMINO - MARGHERITA HACK: IL NUCLEARE È PULITO - MA IN SARDEGNA SI RIESUMANO 20 PASTORI AVVELENATI DALL’URANIO - IL CASO BOFFO CONTINUA A FAR VITTIME - BEATIFICAZIONE WOJTYLA, NIENTE SOLDI DALLO STATO…

1 - LIBIA, FINOCCHIARO (PD): ISOLATI PERCHÉ BERLUSCONI NON È CREDIBILE...
(LaPresse) - "La posizione di Berlusconi sulla faccenda della Libia è stata così ondivaga e a tratti sconcertante che ovviamente ha fatto prendere le distanze dall'Italia a tutti Paesi europei. L'esclusione dell'Italia dalla videoconferenza di ieri ne è la prova assolutamente conclamata". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd del Senato, conversando con i giornalisti a Palazzo Madama.

"Noi siamo un grande Paese - ha detto Finocchiaro - e lo dico soprattutto al governo perché voglio mantenere pieno lo spirito di collaborazione, siamo una grande potenza industriale, ma l'atteggiamento del presidente del Consiglio nella vicenda libica é stata talmente irresponsabile da minare la credibilità del nostro Paese agli occhi del consesso europeo e mondiale".

"Un presidente che non ha nemmeno sentito il bisogno di venire in Parlamento ad affrontare una questione di così grande rilevanza - conclude Finocchiaro - ma passa il tempo a comiziare da un predellino di una macchina contro i comunisti evidentemente non è ritenuto all'altezza dai suoi partner internazionali di sedersi intorno ad un tavolo a decidere una strategia per risolvere la crisi libica".

 

2 - SCHIFANI: LAMPEDUSA VA RESTITUITA AI LAMPEDUSANI...
(LaPresse) - "Lampedusa va restituita ai lampedusani Lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, durante il suo intervento al convegno 'Sviluppo economico e bene comune: la sfida di un nuovo umanesimo per l'Europa', presso la sala Zuccari di palazzo Giustiniani.

"Meritano - ha spiegato Schifani - la comprensione nostra e delle Istituzione nazionali, europeee, internazionale sia quanti sono accolti sia quanti accolgono. lasciare spazi di incomprensione tra cittadini del posto ed immigrati, o peggio, far percepire a chi vive in un territorio esposto, in prima linea come Lampedusa, la sensazione di precarietà o insicurezza è un rischio serio, da scongiurare senza incertezze".

3 - LIBIA, SCHIFANI: RIVEDERE DECISIONI SU AEROPORTO BIRGI...
(LaPresse) - "Vanno riviste le decisioni sull'aeroporto di Birgi che sta pagando un prezzo altissimo. Un aeroporto che dopo la risoluzione dell'ONU è da pochi giorni utilizzato esclusivamente per la missione in Libia.". Lo ha detto il presidente del Senato, renato Schifani, durante il suo intervento al convegno 'Sviluppo economico e bene comune: la sfida di un nuovo umanesimo per l'Europa', presso la sala Zuccari di palazzo Giustiniani. "Mi auguro - ha proseguito il presidente Schifani - che, proprio a seguito della recente scelta, si raggiunga al più presto un giusto equilibrio tra le esigenze militari e le altrettanto valide esigenze civili, affinché venga restituita alla sua città questa importante struttura aeroportuale".

4 - I "GRANDI" LASCIANO FUORI IL CAIMANO E SUOI SI INCAZZANO A MORTE...
Carlo Tarallo per Dagospia - Il Cavalier Pompetta si è stufato di essere estromesso da tutti i tavoli che contano, e i suoi "guardiani della rivoluzione"passano all'attacco: è il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli, straultrafedelissimo del caimano, ad attaccare:

 

" Il ritiro della disponibilità delle basi militari per le forze della coalizione nel caso persista un atteggiamento di esclusione nei confronti dell'Italia è un passo a mio giudizio doveroso e obbligato. Non voglio apparire un ultranazionalista - dice Napoli - ma il rispetto e la tutela dei legittimi interessi italiani non tollera piu' esitazioni. Dovrebbero saperlo anche coloro che dall'opposizione ogni giorno invocano il riscatto della dignità nazionale".

 

Tu non mi inviti a giocare e io non ti apro il campetto: Osvaldo Napoli (ma Frattini che ne pensa?) invita alla linea dura: "'Al governo italiano e ai ministri interessati suggerisco di porre il veto su tutti i dossier aperti finche' l'Europa non si sara' fatta carico, come e' suo dovere, del problema dei clandestini e avra' contribuito ad attivare una rete europea di accoglienza. Le pretese di primato politico della Francia e la nostalgia di una grandeur oggi del tutto fuori luogo non possono essere tollerate oltre. Invito il governo italiano a puntare i piedi e inchiodare l'Europa alle proprie responsabilita'. Ogni rifiuto deve essere seguito da una reazione precisa del nostro esecutivo".


5 - TUNISIA, FUGATTI (LEGA): OCCORRONO MISURE DRASTICHE...
(LaPresse) - "Vista la mancata collaborazione del governo tunisino con quello italiano nella gestione degli sbarchi dei migranti e visti i costi economici che il controllo dei clandestini partiti dalla Tunisia comporta per il nostro Paese, ci vediamo costretti a proporre misure drastiche di contrasto a una politica di non-cooperazione". Lo dichiara il capogruppo della Lega in commissione Finanze alla Camera, Maurizio Fugatti. "Qualora il governo tunisino dovesse insistere su questa strada - prosegue il leghista- richiederemo nei prossimi giorni l'istituzione di un contributo di 200 euro ai cittadini italiani che intendano andare in vacanza in Tunisia. Questo perché a oggi gli accordi attesi dall'Italia, dopo la visita dei ministri Maroni e Frattini, purtroppo non hanno avuto seguito, a causa di un mancato impegno del governo nordafricano".

 

6 - CEI:RICONOSCERE IMMIGRATI COME CITTADINI...
(ANSA) - Il riconoscimento degli immigrati come 'cittadini', portatori 'di diritti e di doveri', e' un traguardo che non puo' essere 'ulteriormente dilazionato, affermano i vescovi italiani. 'Sulla delicata questione dell'immigrazione, la pace e l'accoglienza risultano strettamente collegate: ci si apre all'una, solo se si e' aperti anche all'altra' si legge in una nota del portavoce della Cei, mons. Domenico Pompili che sottolinea la necessita' 'di una nuova stagione di inclusione sociale'.

7 - CAMERA: GOVERNO BATTUTO PER NOVE VOTI...
(ANSA) - Governo battuto nell'Aula della Camera su un emendamento alla disciplina dell'attivita' di costruttore edile: l'Assemblea ha approvato, contro il parere dell'Esecutivo, un emendamento del Pd. La modifica e' stata accolta con nove voti di scarto: 259 si' e 250 no. Il terzo Polo ha votato a favore con Pd e Idv. Determinanti le assenze nei banchi della maggioranza. Mancano dieci deputati di Iniziativa responsabile (assenti o in missione) e 51 del Pdl.

 

8 - GIUSTIZIA, BONGIORNO (FLI): RESPONSABILITÀ CIVILE È INTIMIDATAZIONE...
(LaPresse) - "L'emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati è intimidatorio perché la scelta di non approfondire nelle sedi opportune la materia è una scelta inaccettabile. Questo tipo di modifiche sbarra la strada al dialogo". Così Giulia Bongiorno, deputata di Fli e presidente della commissione Giustizia della Camera, al termine dell'assemblea dei parlamentari del Terzo polo a Montecitorio.

9 - MAFIA: VIOLANTE, RIFIUTAI INCONTRO RISERVATO CON CIANCIMINO...
(AGI) - "In tre occasioni l'allora colonnello Mori mi disse che Ciancimino voleva avere un incontro riservato con me. E tutte e tre le volte risposi di no". In un'audizione davanti alla Commissione antimafia, Luciano Violante, che della Commissione fu presidente tra il '92 e il '94, parla della presunta "trattativa" tra Stato e Cosa nostra.

"Pochi giorni dopo l'istituzione della Commissione (datata fine settembre '92) - ricorda - Mori, che conoscevo come eccellente investigatore dai tempi della lotta al terrorismo, venne a trovarmi in ufficio e mi informo' che Ciancimino intendeva incontrarmi riservatamente. Aggiunse che Ciancimino aveva da dire cose importanti e che naturalmente avrebbe chiesto qualcosa. Gli dissi che non facevo incontri riservati: Ciancimino, se voleva, poteva chiedere alla Commissione in forma ufficiale di essere sentito".

 

"In quella occasione - continua Violante - il colonnello mi informo' che Ciancimino aveva scritto un libro importante sulla mafia; se avessi voluto me lo avrebbe fatto avere. Lo porto' dopo qualche giorno insistendo sull'incontro riservato. Ribadii la mia posizione. Il colonnello venne da me una terza volta pochi giorni dopo la seconda, mi chiese un giudizio sul libro e ripete', sempre con cortesia la sua richiesta. Risposi che il libro mi sembrava banale e superficiale, ribadii che Ciancimino sarebbe stato sentito, dalla Commissione e da non me, solo se lo avesse richiesto formalmente. Non interpretai la richiesta del colonnello come relativa alla cosiddetta 'trattativa', ne' avrei potuto farlo perche' all'epoca non c'era alcun sospetto di questo genere".

10 - MAFIA: LABOCCETTA (PDL), DA VIOLANTE ATTEGGIAMENTO OPACO NEL 1993...
(Adnkronos) - 'Luciano Violante nel 1993, nonostante fosse a capo dell'Antimafia, non mosse un dito per contrastare le revoche del 41bis per i boss mafiosi. Anzi, si limito' a chiedere qualche burocratica informazione'. Lo dichiara Amedeo Laboccetta, deputato Pdl, componente della commissione Antimafia che ha oggi proceduto all'audizione dell'ex presidente della stessa commissione Luciano Violante.

 

'Violante non solo non prese posizione per sostenere la tesi della Dia e della Procura di Palermo, schierate per il mantenimento del 41bis, ma svolse un ruolo sostanzialmente opaco, provato dalle carte ritrovate in commissione Antimafia', conclude.

11 - CGIL, FLIRT CON UNO DELLA UIL: LICENZIATA...
Da "il Messaggero" - "Licenziata" per colpa di un flirt con un collega della Uil. E' quanto accaduto a Vibo Valentia alla sindacalista della Cgil, Donatella Bruni, allontanata dall'incarico di segretario provinciale del sindacato a causa della relazione con un collega della Uil. La Cgil provinciale assicura che le questioni di cuore non c'entrano nulla e che la Bruni è stata "licenziata" solo per questioni organizzative.

Ma lei non la pensa così. Denuncia che il love affair è solo il pretesto per cacciarla dopo che aveva denunciato connivenze e gestioni opache del sindacato in varie occasioni. «Nella motivazione di sfiducia presentata nel corso del direttivo - attacca Bruni - non c'è alcuna motivazione politica che mi viene mossa. Non c'è nessun errore nella mia gestione. E quindi per deduzione devo giungere alla conclusione che sono stata sfiduciata per una mia relazione con il segretario provinciale della Uil».

 

12 - C'È FUGA E FUGA...
Da "Libero" - Il caso Boffo non è finito. Il gup del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha disposto il rinvio a giudizio per una cancelliera del tribunale di Teramo, Paola Salvatorelli, accusata di accesso abusivo a un sistema informatico. In pratica, il 28 agosto 2009, la Salvatorelli avrebbe fatto abusivamente una ricerca nel casellario centrale giudiziario in relazione a Dino Boffo, all'epoca direttore di «Avvenire». Il processo si svolgerà davanti al giudice unico di Teramo l'8 giugno. Quando vogliono, le fughe di notizie vengono punite.

 

13 - NUCLEARE: HACK, E' PULITO E MENO RISCHIOSO DEL VESUVIO...
(ANSA) - ‘ "Che senso ha temere il nucleare e i termovalorizzatori se poi si corrono rischi ben piu' gravi?". Lo afferma l'astrofisica Margherita Hack in un'intervista su Sette, di cui e' stata diffusa un'anticipazione, ricordando che "intorno al Vesuvio abita piu' di un milione di persone. E' un vulcano vivo, che accumula energia. Io non sono un geofisico ma la logica mi fa dire che prima o poi il Vesuvio eruttera'".

Hack difende il nucleare anche perche', "scorie a parte", "e' la fonte di energia che inquina di meno l'aria". A giudizio dell'astrofisica "anche per le scorie ci sarebbe una soluzione ma e' utopistica: siamo in un villaggio globale. L'energia e' un problema globale che va risolto a livello globale". Secondo la Hack "le centrali andrebbero costruite nei luoghi del pianeta
con minor rischio geologico. E da li' si potrebbe distribuire l'energia".

Quanto all'Italia e il nucleare, sostiene l'astrofisica, "serve gente un po' piu' seria degli italiani. Immagino tempi biblici, costi in perenne lievitazione, infiltrazioni mafiose. Diciamocelo: in Italia le centrali non si faranno mai. Non si riesce nemmeno a fare una discarica". Infine sulla possibilita' di cambiare giudizio sul nucleare dopo il disastro di Fukushima sostiene che "gli incidenti devono far riflettere, far pensare a nuove precauzioni, ma non si puo' rinunciare al nucleare sull'onda emotiva degli incidenti. Anche perche' nel pianeta il problema energetico c'e'. Petrolio e gas finiranno. Noi gia' oggi dipendiamo dall'estero".

14 - URANIO:PM CHIEDE RIESUMAZIONE 20 PASTORI...
(ANSA) - Il procuratore di Lanusei ha ordinato la riesumazione di 20 allevatori morti fra il 1995 ed il 2010 a causa di tumori al sistema linfo-emopoietico. Tutti avrebbero portato al pascolo le greggi sui terreni del Poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra. I resti riesumati saranno analizzati dal fisico Lodi Rizzini, membro del Cern di Ginevra, incaricato dal procuratore di eseguire gli esami per individuare eventuali tracce di contaminazioni radioattive.

 

15 - BEATIFICAZIONE WOJTYLA, NON RICHIESTI CONTRIBUTI STATALI...
(LaPresse) - Per la cerimonia di beatificazione di papa Giovanni Paolo II, prevista a Roma il primo maggio, non è stato chiesto nessun contributo dallo Stato nè la qualifica di grande evento. "Diversamente dalle altre volte - ha spiegato monsignor Liberio Andreatta, vice-presidente dell'Opera Romana Pellegrinaggi, incaricata dalla diocesi di Roma che organizza l'evento di programmare e gestire l'accoglienza dei pellegrini - per far fronte alle spese non abbiamo voluto gravare sulle casse pubbliche. In considerazione della crisi che ha colpito il Paese e Roma in particolare, ci siamo rivolti a privati per sostenere le spese di questo grande evento".

Don Walter Insero, portavoce della diocesi di Roma, ha precisato parlando con i giornalisti che gli organizzatori hanno esplicitamente chiesto al governo che la beatificazione di papa Wojtyla non fosse inserito nell'elenco dei 'grandi eventi' che percepiscono un contributo statale. 29-03-2011]

 

 

1- DON VERZÈ, IL PRETE-SCIAMANO CHE FARÀ VIVERE IL CAINANO FINO A 120 ANNI, MA INTANTO “PAGA I FORNITORI A 575 GIORNI”, HA UN DEBITO CHE AMMONTA A SOLI 400 MILIONI, EPPERÒ NELLA SANTA GALASSIA DEL SAN RAFFAELE CI SONO “JET, HOTEL E COLTIVAZIONI DI MANGO”. PER LA COLTIVAZIONE DI GNOCCA, CITOFONARE MINETTI. IN CASO DI PROBLEMI CON GRAVIDANZE INDESIDERATE, AUTORIZZATO RICORSO ALLA MANGIAGALLI. IN CASO DI PROBLEMI CON LA COSCIENZA, VI ASSOLVE SEMPRE LUI, DON LUIGI - 2- COME PALAZZO BIGI-CHIGI HA IMPEDITO AL MAGO TREMONTINO DI COSTITUIRE L’ERARIO COME PARTE CIVILE AL PROCESSO MEDIATRADE (BEFERA: "CHI EVADE è UN LADRO") - 3- SCOPERTA LA SECONDA MISTERIOSA FIGLIA DI FRACCHIA, LA BELVA UMANA, ADESSO È CHIARO CHE COSA SUCCEDEVA AD ARCORE IN CERTE NOTTI A LUCI BASSE: IL BANANA GUARDAVA SOLO IL LATO B E NON SI ACCORGEVA SE IN REALTÀ AVEVA A CHE FARE CON UN UOMO!!! -

a cura di Minimo Riserbo e Giovanni Enrico Cippadilegno

 

CHAPEAU!...
Sul Corriere delle banche finanziatrici, Mario Gerevini, scortato da Simona Ravizza, scodella una pagina di inchiesta su don Verzè. Ovvero sul prete-sciamano che farà vivere il CaiNano fino a 120 anni, ma intanto "paga i fornitori a 575 giorni" (p. 28). Il suo debito ammonta a soli 400 milioni, epperò nella santa galassia del San Raffaele ci sono "jet, hotel e coltivazioni di mango". Per la coltivazione di gnocca, citofonare Minetti. In caso di problemi con gravidanze indesiderate, autorizzato ricorso alla Mangiagalli. In caso di problemi con la coscienza, vi assolve sempre lui, don Luigi.

SI TERRA' A SANREMO IL PROCESSO AL NANO RUBYCONDO
Un gran bel pezzo del Professor Luigi Ferrarella vi spiega come Palazzo Bigi ha impedito a Giulietto Tremonti di costituire l'Erario come parte civile al processo Mediatrade. Del resto, com'è noto, giù in Italia siete tutti eguali di fronte all'Agenzia delle Entrate (Corriere, p. 14). E anche oggi "Befera annuncia la stretta fiscale: chi evade è un ladro" (Corriere, p. 35). Poi uno si stupisce se il nano Sarkò vuole l'Italia fuori dal club A dell'euro, come ammette il mago Tremontino alla Camera (Mf, p. 6).

 

Però adesso bando alle cazzate e ci si occupi di cose serie. Come l'ingiusto processo al Sultano-ano-ano di Hardcore. La difesa di Papi Silvio scambia il Palazzo di Giustizia di Milano per il festival di Sanremo e chiama un intero sommario di "Chi" come testimoni al processo per prostituzione minorile e concussione (grande Gramellini sulla Stampa, p. 1).

 

PRONTO IL GOVERNISSIMO DI NICOLE! TOLTO IL CAPPUCCIONE PIDUISTA, RESTA LO SCOLAPASTA SULLA TESTA...
Il vero colpo di giornata lo mette a segno Rodolfo Sala di Repubblica, che riesce a interagire in apprezzabile italiano con Nicole Minetti, consigliera addetta al Pirellone Supremo del Supremo Pirellone (p. 17).

Dice l'ex ballerina anglo-romagnola che "Silvio è buono, ma ha troppe donne intorno". Un po' s'era capito, ma andiamo avanti. E lei, dopo il processo per induzione alla prostituzione che futturo immagine per se medesima? "Io resterò in politica, voglio la Farnesina".

 

Ok, il prezzo è giusto! Però allora vogliamo un nuovo esecutivo Berlusconi con Ruby Rubacazzi al Welfare, Farfallina Petruni alle Telecomunicazioni, Iva Zanicchi alla Cultura, Mills alla Giustizia, don Verzè alle Finanze e ‘Gnazio La Rissa alla Difesa.

 

STATISTI DI PROFILO. POI SI GIRANO E HANNO IL CULO AL POSTO DELLA FACCIA...
"Berlusconi arriva sull'isola: al via un nuovo piano" (Repubblica, p. 3). Simona Ventura accoglie il famoso per eccellenza ed è subito giallo: è latitante? No, è solo in gita, come quando va al tribunale di Milano o ad Antigua con i suoi cari. La Lega Nord però si mette sempre di traverso e manda il suo ministro di Polizia a spegnere le illusioni: "Maroni: pronti ai rimpatri" (Repubblica, p. 3).

 

Ma di che cazzo stiamo parlando? A sì, di negri in canotto. Mica di spalloni in yacht. Il ministro a se stesso Umberto Bossi si esprime da par suo: "I migranti? Fora da i ball" (Stampa, p. 8). Il Gran Maestro (di sci) Frattini inforca l'ennesimo paletto nello slalom libico e a microfoni spenti confessa: "E' stato un fallimento" (Stampa, p. 3).

 

FINCHE' C'E' GUERRA C'E' REPUBBLICA (W IL FAIRCHILD REPUBLIC A-10 THUNDERBOLT II, DETTO WARTHOG FACOCERO!)...
Indimenticabile pagina di Repubblica (la 10), in versione "Armi e modellismo". Sotto la testatina "Attacco alla Libia: La Strategia" (estikazzi!), il generale tascabile in pensione Fabio Mini ci spiega con parole auliche e citazioni ar-cane le strategie di terra, aria e fuoco sulla Libia di noi Occidente Progredito.

 

Letto il pezzo, all'ufficio grafico di largo Godetti si arrapano di brutto, salgono all'ultimo piano nell'ufficio centrale dell'Espresso (al quale hanno portato via il Mini Fabio) e svaligiano l'armadio del colonnello Di Feo Gianluca. Il risultato è spettacolare: una colata di piombo ingentilita da otto foto di caccia, missili e bombardieri vari, descritti con didascalie che sembrano prese dal retro di una scatola del Lego. I figli del lettore medio di Repubblica (età 8-12) ringraziano.

 

NELLE MANI GIUSTE...
(perché Romano Saverio non sbaglia un colpo) Marco Lillo affonda il Cetriolo Quotidiano con notevole coraggio sul neo ministro dei Campi. "Il braccio destro di Romano in affari con un mafioso. Il ministro inquisito per mafia si sceglie un degno collaboratore. Giovanni Randazzo, capo della segreteria tecnica al dicastero, è stato indagato a lungo per corruzione. Di lui ha parlato il pentito Campanella raccontando dei rapporti tra cosche e politica. "Dava una mano al boss Nino Mandalà" (p. 1).

 

GUARDA COME LITIGANO I SINISTRATI...
Pescata come un nobilastro qualunque tra i truffati del Madoff dei Parioli, la Guzzantina s'è risentita con Eziolo Mauro. Il Giornale gode così: "Mauro in crisi con i girotondini: insultato in rete dalla Guzzanti. Lite tra i paladini della sinistra. Repubblica pubblica i commenti poco benevoli apparsi sul sito dell'attrice. E lei: "Scrivete solo c...." (Paolo Bracalini, p. 11).

 

MA FACCE RIDE!...
Mentre il suocero Calta-riccone compra sempre nuovi pacchetti delle Generali, Piercasinando Casini sentenzia: "I ricchi siano più solidali" (Corriere, p. 17). Problemi con la quota di legittima? Ma dai, aboliamola e vaffanculo alla famiglia!

LOMBROSIANI PER SEMPRE... (non tutta Forza Gnocca venne con il buco)...
ritagliare e rimirare la sacra immaginetta di Nostra S'ignora della Pubica Istruzione Mariastella Gelmini, concessa dal Corriere a pagina 27. Vi si contempla l'ex praticante calabrese in posa mirata e sguardo truce. Ma soprattutto, superato un primo spavento e il dubbio che sia la seconda misteriosa figlia di Fracchia la belva umana, adesso è chiaro che cosa succedeva ad Arcore in certe notti a luci basse: il Cavaliere guardava solo il lato B e non si accorgeva se in realtà aveva a che fare con UN UOMO!!!

 

IL QUARTIER GENERALE BANCARIO INFORMA...,
a mezzo Repubblica, che "Intesa stringe sulla cordata per Parmalat" (p. 28).

Mentre a mezzo Stampa, ecco le ultime sull'amichetto di Abramo Bazoli: "Il fattore Zaleski inchioda i creditori" (p. 33). 30-03-2011]

 

 

A SUD DEL "CHIAGNE E FOTTI" - L’UNIONE EUROPEA HA MESSO 31 MILIARDI A DISPOSIZIONE DELLE 5 REGIONI MERIDIONALI: SAPETE QUANTI NE HANNO USATI? IL 9%! - SICILIA, CALABRIA, PUGLIA, BASILICATA E CAMPANIA PIANGONO MISERIA, MA HANNO AVUTO 4 ANNI PER AVVIARE PROGETTI, INVESTIMENTI, INCENTIVI CON QUESTA MONTAGNA DI SOLDI - INVECE L’EUROPA SE LI RIPRENDERÀ, PER ASSEGNARLI ALL’EST…

Mario Giordano per "il Giornale"

Poi dicono che il Sud è senza soldi. Balle. Il Sud è pieno di soldi. Basterebbe che li prendesse. I soldi sono lì, pronti, cash, a disposizione. Bisognerebbe solo compilare l'apposito modulo. Basterebbe averne voglia. Basterebbe un'idea. Non ci credete? Stiamo parlando di 31 miliardi, più di 60mila miliardi delle vecchie lire, tre volte il Pil dell' Islanda, per intenderci, 15 volte il fatturato di un gruppo internazionale come la Benetton. Sono i soldi che l'Europa mette a disposizione di cinque Regioni meridionali.

 

Eppure le Regioni meridionali li snobbano. Li lasciano nel cassetto. Ci sputazzano sopra, insomma. Salvo poi mettersi a piangere che non hanno soldi. Che è un po' come morire di fame quando si ha la dispensa piena di biscotti al cioccolato.Per carità, all'università del lamento noi italiani siamo tutti laureati. I governanti del Sud, però, hanno pure il master. Roba da Harvard, docenza specializzata in piagnisteo multiplo e ripetuto, con irrorazione di lacrime comparate. A volte viene da pensare che se gli amministratori meridionali sapessero gestire la cosa pubblica come gestiscono la faccia di circostanza, oggi la Calabria sarebbe una specie di Norvegia felice e la Sicilia la dimostrazione dell'esistenza del Paradiso terrestre.

Invece sono in difficoltà. Come la Puglia, come la Campania. Non riescono a gestire non diciamo le emergenze, ma nemmeno l'ordinario quotidiano. Poi se la prendono con lo Stato che li abbandona. Con l'Europa che li trascura. E con la politica filo leghista del governo. Un modo come un altro per chiedere altri soldi. Altri aiuti. Altri contributi, piccole casse del mezzogiorno d'occasione, gepi&agensud di circostanza e piani straordinari. Si può dire di no? Di fronte a tante lacrime? Di fronte a tante emergenze?

 

Si può essere così egoisti e antisolidali da non mettere mano al portafoglio? Da non far scorrere giorno dopo giorno nuovi fiumi di denaro come nei giorni dell'Iri funesta? Per l'amor del cielo. Si proceda: altri soldi. Altri aiuti. Altri contributi. Che è un po' come versare metà dello stipendio a uno che ti chiede l'elemosina, salvo poi scoprire che tiene sotto il materasso l'eredità milionaria della zia. Poi dicono che il Sud è senza soldi. Balle. Il sud è pieno di soldi. Solo che li tiene sotto il materasso come l'eredità della zia. Anzi, no: li tiene nei forzieri di Bruxelles.

La quota di fondi del programma 2007-2013 utilizzata dalle cinque Regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata) ammonta al 9 per cento. Avete letto bene: proprio 9 per cento. Trasformato in voto scolastico non sarebbe nemmeno un «1». Diciamo: «1 meno meno». D'incoraggiamento. Fra l'altro tenete presente che quei soldi, a differenza di quelli che si mettono sotto il materasso, non si conservano. Al contrario: deperiscono.

 

Svaniscono nel nulla come i conigli nel cilindro del mago Alexander. Riflettete: il programma parte nel 2007. Siamo arrivati oltre la metà e siamo al 9 per cento: l'anno scorso l'Europa voleva già decurtare la dotazione. «Tanto non la usate». Ci fu un intervento del governo, il pericolo fu scongiurato. O, per lo meno, rimandato. Ma tutto il denaro che non avremo incassato entro il 2013, cioè entro i prossimi due anni, andrà perduto per sempre. Dirottato verso le regioni dell'Est Europa, che piangono uguale. Ma almeno lavorano di più.

 

A luglio, quando Tremonti rimproverò la «cialtronaggine » dei governatori del Sud, incapaci di sfruttare i soldi messi a disposizione dall'Europa, ci fu una levata di scudi. «Non si fa, non si dice, ma per carità, il solito filo leghista, il ventriloquo di Bossi, il ragioniere della Valtellina ecc.». Tremonti, invece, aveva ragione. Eccome. Lo dimostrano i numeri che vi stiamo fornendo e che non sono stime, calcoli approssimati, opinioni varie e occasionali: sono dati della Ragioneria dello Stato.

 

Praticamente il vangelo dei conti nazionali. La bocca della verità economica. E allora ripetiamo con Tremonti: questi governanti del Sud sono dei cialtroni. Va bene, diamo pure il beneficio a quelli eletti da un anno di essere ancora non giudicabili, ma per gli altri non ci può essere pietà. Bassolino, Loiero, Vendola, Cuffaro, Lombardo: hanno governato per anni o governano da anni e hanno lasciato per strada tutto questo patrimonio.

 

Capaci soltanto di chiagnere e fottere. Perché non solo hanno peccato d'omissione, non solo si sono rivelati incapaci di sfruttare la ricchezza della loro meravigliosa terra, il talento e l'intelligenza dei loro straordinari cittadini, le bellezze naturali, le risorse storiche e culturali, mancando ogni occasione di crescita e sviluppo.

Ma hanno anche fallito nell' azione più semplice del mondo: quella di prendere i soldi (i nostri soldi, si badi bene) offerti come un regalo di Natale da Santa Claus Europa. Perché non l'hanno fatto? Boh. Forse perché si sono persi nei labirinti della burocrazia. Forse perché si sono persi nella mancanza di progetti e di idee. O forse, semplicemente, perché con i soldi in tasca sarebbero finiti gli alibi. Toccava darsi da fare. E smettere di piangere. Che, come è noto, per quanto faticoso, è pur sempre meglio che lavorare.30-03-2011]

 

 

1- ZIO TOM è TORNATO IN AMERICA O È SCAPPATO DALLA ROMA? IL MISTERO DIBENEDETTO - (IL NO A UN NUOVO STADIO E ALCUNI INTERROGATIVI SBIRCIANDO IL BILANCIO DELLA SENSI) - 2- NOMINE, ACCORDO LETTA-TREMONTI: DIMEZZATO GUARGUAGLINI, UNA SFORBICIATA IN ALTO (GNUDI E POLI) E UNA VERSO IL BASSO NELLA FORESTA DEI CONSIGLIERI (DOVE È DIVERTENTE RENDERE LA VITA DIFFICILE A PRESIDENTI E AD CHE NON HANNO ATTRIBUTI) - 3- VATICANO SPACCATO: GRANDI MOBILITAZIONI, ANCHE ECONOMICHE, IN VISTA DELLA BEATIFICAZIONE DI PAPA WOJTYLA, NESSUN VOLONTARIATO PER GLI IMMIGRATI DI LAMPEDUSA - 4- IL LATTE DI PASSERA: ABBANDONATO DA BAZOLI, SUPPORTATO DA "REPUBBLICA", ENTRO VENERDÌ IL BANCHIERE A PALLINI DOVRÀ RIUSCIRE A METTERE INSIEME PER LA SECONDA VOLTA DOPO ALITALIA UNA CORDATA DI PATRIOTI ITALIANI DISPOSTI A CACCIARE 4 MILIARDI PER ANNULLARE LA SCALATA DEI FRANCESI ALL’AZIENDA DI COLLECCHIO - 5- NON DITE A RITA RUSIC CHE L’AITANTE (VERSO IL BASSO) CANIO MAZZARO COMPRA BIOERA

1- NOMINE, ACCORDO LETTA-TREMONTI: DIMEZZATO GUARGUAGLINI, UNA SFORBICIATA IN ALTO (GNUDI E POLI) E VERSO IL BASSO NELLA FORESTA DEI CONSIGLIERI (DOVE È DIVERTENTE RENDERE LA VITA DIFFICILE AI PRESIDENTI E AGLI AMMINISTRATORI DELEGATI CHE NON HANNO ATTRIBUTI)
Invece di stare seduti comodamente sulle loro poltrone, molti manager delle imprese pubbliche in scadenza stanno aggrappati alla scrivania in attesa di conoscere il loro destino.

Ormai mancano poco più di un centinaio di ore alla definizione delle liste che Giulietto Tremonti presenterà per il rinnovo delle presidenze e dei consigli di amministrazione delle più importanti aziende controllate dal Tesoro, e qualcuno scrive che domani il ministro e Gianni Letta dovrebbero chiudere i giochi.

 

Nella giornata di ieri si è sparsa la voce del tutto infondata che le scelte di Eni, Enel, Finmeccanica e delle altre società in ballo, sarebbero slittate di un paio di mesi usando la norma governativa che ha dilazionato i tempi dell'assemblea di Parmalat.

In realtà non sembra che ci sia bisogno di questo stratagemma e nemmeno di una pausa di riflessione perché la stagione delle nomine si chiuderà nei tempi previsti applicando il manuale Cencelli già utilizzato nella Prima Repubblica.

 

In quell'epoca a dividersi poltrone e strapuntini erano numerosi partiti mentre adesso il perimetro decisionale si stringe tra la presidenza del Consiglio e la Lega. Questi due soggetti hanno già trovato l'accordo sul criterio di base che dovrà essere seguito: una sforbiciata in alto dove si trovano alcuni presidenti, e verso il basso nella foresta dei consigli di amministrazione. È una strategia che parte dall'idea di dare continuità ai vertici operativi dove si trovano amministratori delegati come Paoletto Scaroni, Fulvio Conti e Flavio Cattaneo.

Dalla cima più alta dell'albero del potere dovrebbero scendere invece personaggi come Piero Gnudi e Roberto Poli, il primo potrà tornarsene nello studio da commercialista che ha creato negli anni 60 a Bologna. E la stessa cosa potrebbe avvenire per il 73enne Poli a meno che il Cavaliere di Arcore non voglia riconoscergli l'ennesimo tributo.

 

Per la poltrona di Enel il candidato forte è Augusto Fantozzi, l'uomo che per 3mila euro al giorno ha gestito la liquidazione della vecchia Alitalia, ma il colpo a sorpresa potrebbe arrivare con Gianfranco Tosi, l'ingegnere meccanico che è stato sindaco di Busto Arsizio e dal maggio 2002 siede tra i consiglieri della società per l'energia.

Il punto più delicato riguarda il comandante supremo Guarguaglini che ieri dall'alto del suo ufficio in piazza Monte Grappa ha assistito senza battere ciglio a un piccolo assalto di anarchici con il volto coperto e lattine di vernice rossa. Già domenica sera a "Report" il Guargua aveva subito l'attacco di Milena Gabanelli, la Giovanna d'Arco dei poveri, che dopo aver parlato per circa due ore della Fiat ha appiccicato nei titoli di coda una puntina di veleno nei confronti di Finmeccanica e ha infierito con violenza (perfino esagerata) nei confronti dell'Enav.

 

C'è chi sostiene che nonostante il 2% nelle mani dei libici, la guerra in quel Paese non danneggi la riconferma di Guarguaglini che nel 2008 ha portato nella pancia di Finmeccanica il colosso americano Drs produttore di armi e di sistemi di sicurezza. Smuovere Guarguaglini in questo momento porrebbe un delicato problema di rapporti con l'alleato statunitense, quindi il discorso si stringe sulla designazione di un amministratore delegato che vada a bilanciare i suoi poteri.

 

E qui i "barbari" della Lega, guidati da Manuela Marrone, seconda moglie di Umberto Bossi, hanno già detto che il loro candidato è Giuseppe Orsi, l'attuale amministratore di AgustaWestland. Resta da capire se al Tesoro vorranno spendersi per Alessandro Pansa (ben visto dal pallido direttore generale Vittorio Grilli) piuttosto che per Zampini, l'attuale amministratore di Ansaldo Energia.

 

L'ultimo nodo da sciogliere in cima all'albero del potere riguarda Massimo Sarmi, il manager dalle orecchie generose che Tremonti porta in palmo di mano per la Banca del Mezzogiorno. L'alternativa a Sarmi continua a portare il nome di Massimo Ponzellini, il massiccio banchiere bolognese che non vede l'ora di tagliare la corda da quella Banca Popolare di Milano dove il mancato aumento di capitale ha fatto crollare ieri il titolo in Borsa di oltre il 7%.

 

La sforbiciata verso le poltrone più alte ha contorni abbastanza definiti, ma il manuale Cencelli vedrà una folla di anonimi personaggi nei consigli di amministrazione dove è divertente rendere la vita difficile ai presidenti e agli amministratori delegati che non hanno attributi.


2- VATICANO SPACCATO: GRANDI MOBILITAZIONI IN VISTA DELLA BEATIFICAZIONE DI PAPA WOJTYLA, NESSUN VOLONTARIATO PER GLI IMMIGRATI DI LAMPEDUSA
Nei palazzi del Vaticano è in corso un dibattito molto vivace sul problema degli immigrati che hanno invaso Lampedusa.

 

Nei giorni scorsi il cardinal Bagnasco ha sottolineato la necessità di politiche che portino "al riconoscimento degli immigrati come cittadini, soggetti di diritti e di doveri". Questa dichiarazione, che è stata riportata dal portavoce della Cei, Monsignor Domenico Pompili (un prelato che molti danno in uscita), è parsa troppo debole rispetto al dramma che si vive nell'isola siciliana.

Nelle stanze d'Oltretevere si sottolinea che Bagnasco non è uomo dai toni duri e che fin dal maggio di due anni fa ha insistito sul binomio accoglienza-legalità. C'è una parte della Chiesa, soprattutto quella di periferia, che stenta a capire il buonismo e preferisce rifarsi alle parole del Vangelo ("verranno da Oriente e da Occidente, da Settentrione a Mezzogiorno, su cavalli, carri, portantine, muli, dromedari") e ricorda le grandi migrazioni dei testi biblici.

Per questi esponenti vaticani valgono le parole pronunciate dall'arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi quando dieci anni fa disse che lo Stato era stato colto di sorpresa dall'ondata migratoria "mostrando incapacità di gestire razionalmente la situazione...". In quell'occasione Biffi aggiunse anche che "le comunità cristiane erano sprovviste di una visione concreta".

 

I fautori di una linea decisa in grado di mobilitare le masse del volontariato cattolico, mettono sotto accusa l'impegno che il Vaticano sta mostrando in questo momento in vista della beatificazione di Papa Wojtyla; una strepitosa mobilitazione che richiederà per il 1° maggio enormi risorse e grandi sforzi organizzativi. A Lampedusa non si è visto nulla di questo. Le varie Caritas e Comunità di Sant'Egidio non sono arrivate in massa con barconi carichi di pani e di pesci, e certamente non è bastato l'annuncio del vescovo di Agrigento che vuole celebrare la veglia pasquale nella parrocchia dell'isola.

Finora la polemica è rimasta nascosta sotto gli arazzi delle gallerie pontificie, ma il malessere comincia a serpeggiare e qualcuno chiede che l'8 per mille diventi un 8 per diecimila, tanti quanti sono i profughi che il "cattolico" Bossi vorrebbe fuori dai coglioni.


3- IL LATTE DI PASSERA: ABBANDONATO DA BAZOLI, SUPPORTATO DA "REPUBBLICA", ENTRO VENERDÌ IL BANCHIERE COMASCO DOVRÀ RIUSCIRE A METTERE INSIEME PER LA SECONDA VOLTA DOPO ALITALIA UNA CORDATA DI PATRIOTI ITALIANI DISPOSTI A CACCIARE 4 MILIARDI PER ANNULLARE LA SCALATA DEI FRANCESI ALL'AZIENDA DI COLLECCHIO
Corradino Passera sta giocando in queste ore una partita difficile.

 

Entro venerdì il banchiere comasco dovrà riuscire a mettere insieme per la seconda volta dopo Alitalia una cordata di patrioti italiani disposti a cacciare 4 miliardi per annullare la scalata dei francesi all'azienda di Collecchio.

Per adesso le risposte dei potenziali patrioti sono deludenti. Come Dagospia aveva annusato i Ferrero di Alba stanno facendo marcia indietro e preferiscono giocare in solitario secondo una collaudata tradizione di riservatezza che li ha portati a costruire l'impero della Nutella. Il 57enne capo di Intesa sa che non può contare nemmeno sull'appoggio del suo presidente Abramo-Bazoli che non ha affatto digerito l'accusa di arzillo vecchietto lanciata dall'amico di Corradino, lo scarparo Della Valle, e medita tremende vendette.

 

Ad aiutare il comasco ex-McKinsey manca anche il cosiddetto "salotto buono" che lui stesso ha snobbato in un'intervista rilasciata il 27 settembre al "Financial Times" quando ha detto (tra le risate dei lettori) di non conoscere nemmeno l'indirizzo del salotto della finanza.

A dargli una mano in prima linea è rimasto il quotidiano "Repubblica" che considera la partita aperta grazie all'aiutino legislativo dai contorni protezionistici che è stato fornito da Giulietto Tremonti. Da tempo è chiara la simpatia del giornale di De Benedetti nei confronti del banchiere di Intesa, e c'è chi ricorda il lungo articolo apparso alla fine del luglio 2008 in cui Scalfari abbracciava con parole commosse il manager ex-Olivetti.

 

"Si era fatto tardi - scrisse Scalfari - ci accommiatammo e andammo verso le auto. Il cielo era terso, splendeva sulle nostre teste il Carro dell'Orsa...ci abbracciammo...Corrado era contento della lunga rimpatriata e io pure. Ti auguro il successo che ti meriti, gli dissi montando nella mia auto, gli passai accanto e sulla strada sterrata aggiunsi: era meglio vendere ad Air France. Lui rispose: "può darsi ma a noi ci hanno chiamato dopo".

 

La stessa cosa è avvenuta per Parmalat. Palazzo Chigi ha chiamato Passera dopo che i francesi di Lactalis hanno staccato un assegno da 1,5 miliardi. Forse è tardi per ripetere l'impresa.


4- UN PEZZO DI CONFINDUSTRIA STA DECIDENDO IL SUO FUTURO
Dalle 10 di questa mattina un pezzo di Confindustria sta decidendo il suo futuro.

Si tratta dell'Associazione che fino a poco tempo fa riuniva le aziende di telecomunicazioni, informatica e radiotelevisione sotto la guida di Stefano Pileri, il manager che nel novembre 2009 ha lasciato Telecom per Italtel.

 

Da alcune settimane un altro Stefano, di cognome Parisi, ha deciso di uscire da Confindustria Servizi Innovativi e di portare le società dei telefoni in un organismo più rappresentativo. Nella riunione di questa mattina i due Stefano (Pileri e Parisi) sono assenti e la patata bollente è rimasta nelle mani del vicepresidente vicario Ennio Lucarelli, un piccolo imprenditore romano dell'informatica.

 

Dalla riunione di oggi si capirà se le multinazionali dell'informatica e le altre associazioni di servizi hanno intenzione di camminare ancora sotto la sigla della vecchia Federazione, oppure di dar vita a un nuovo organismo. In bocca a tutti resta l'amarezza per la decisione di Parisi di mettersi in proprio e per il fallimento totale della presidenza Pileri.


5- NON DITE A RITA RUSIC CHE L'AITANTE CANIO MAZZARO FA ACQUISTI (BIOERA)
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Canio Mazzaro, ex-compagno di Daniela Santanchè e Rita Rusic ha messo a segno nei giorni scorsi un colpetto industriale.

 

L'imprenditore di Potenza che piace alle donne ha deciso di rilevare l'azienda Bioera specializzata nei cosmetici e nell'erboristeria. L'aitante Mazzaro è già amministratore delegato del Gruppo farmaceutico Pierrel e ha rilevato Bioera dalla liquidazione".

6- ZIO TOM E' TORNATO IN AMERICA O È SCAPPATO DALLA ROMA? IL MISTERO DIBENEDETTO
E' questa la domanda che il popolo della "Magica" Roma si sta ponendo in queste ore dopo l'improvvisa partenza di Tom Dibenedetto, il misterioso imprenditore di Boston sul quale Unicredit ha puntato per vendere la squadra del Pupone.

 

Non si sa se abbia preso il volo di ritorno in classe turistica come aveva fatto nel viaggio che l'ha portato nella Capitale con il tripudio dei tifosi e soprattutto degli studi legali che hanno accumulato montagne di parcelle per gestire l'operazione. L'unica cosa certa è che lo zio Tom ha fatto crollare il titolo in Borsa di oltre il 5% e sembra intenzionato a portare per le lunghe la trattativa.

 

C'è chi sospetta che non se ne farà nulla e che Unicredit vada incontro a una figuraccia tale da incrinare la sua immagine sul mercato romano. D'altra parte è difficile mettere i destini della squadra nelle mani di un uomo che risulta titolare di una società offshore nel Delaware con un capitale di appena 1.000 dollari e con tre partner sconosciuti che avrebbero preso l'impegno a versare ciascuno 10 milioni di dollari.

 

"Ma i soldi a Roma ancora non si sono visti", scrive Gianni Dragoni sul "Sole 24 Ore", e forse non si vedranno mai perchè la trattativa nello studio Grimaldi di via Pinciana si è incagliata su due punti che sembrano insuperabili. Il primo è rappresentato dalle difficoltà che lo zio Tom avrebbe trovato nel progetto di costruire un nuovo stadio alternativo all'Olimpico.

Su questa idea si sono alzate le voci scandalizzate di Gianni Petrucci, e di chi attribuisce al progetto intenti soltanto speculativi. Se non posso fare lo stadio - avrebbe detto il paffuto zio Tom - non se ne fa nulla perchè di avere soltanto una squadra da ricostruire e un brand da gestire il business mi interessa ben poco.

A queste perplessità si aggiungono alcune ombre che sarebbero state sollevate nel corso delle trattative dai legali che difendono il misterioso americano. Nel bilancio della Roma avrebbero rilevato zone oscure e debiti di incerta definizione. Quanto basta per dare al bostoniano che ha una società da 1.000 dollari un alibi perfetto per riprendere l'aereo.

 30-03-2011]

 

 

SAN RAFFAELE DECOLLATO (DON VERZé FA PER TRE) - VERSO IL CATETERE E OLTRE! JET, HOTEL E COLTIVAZIONI DI MANGO, LE PROPRIETA’ DEL PRETE PREFERITO DA BERLUSCONI – PER EVITARE "CONTAGI", GLI UOMINI DI FIDUCIA DEL PIO DIN-DON-DAN, DETTI ‘SIGILLI’, HANNO BLINDATO I BILANCI E COPERTO OGNI INFORMAZIONE SULLA GESTIONE - INTANTO IL SAN RAFFAELE SPA CESSA L’ATTIVITA’ NEL LAZIO (NON DITE A SDE-RENATA CHE 2.283 PAZIENTI DOVRANNO ESSERE RICOLLOCATI IN ALTRI OSPEDALI

1 - JET, HOTEL E COLTIVAZIONI DI MANGO LA GALASSIA DEL PRESIDENTE A VITA...
Mario Gerevini e Simona Ravizza per il "Corriere della Sera"

 

«Tutti i consiglieri durano in carica tre anni. Il Fondatore Sac. Prof. Luigi M. Verzè è presidente a vita dell'Associazione». Sono poche righe di un documento riservato, che elenca i poteri di amministrazione nella Associazione Monte Tabor. Cioè il soggetto giuridico che fu creato per promuovere la costruzione dell'ospedale San Raffaele. In parte questo documento risponde a una domanda inevasa quando si parla del polo ospedaliero di don Verzè. Appunto, che significa «di don Verzè»?

In altre parole: dove comincia e dove finisce il suo potere? Di sicuro è il motore che ha portato la struttura milanese a livelli di eccellenza nella sanità e nella ricerca. Sono passati 42 anni da quando i sindaci di Milano e Segrate posarono la prima pietra del San Raffaele. Poi qualche anno dopo Silvio Berlusconi fece dirottare gli aerei che da Linate passavano sull'ospedale. «Ma no - disse don Verzè - non l'ha fatto per noi ma per i suoi appartamenti a Milano Due». Il potere di don Verzè è anche in questi rapporti con i «potenti». Bettino Craxi, per esempio, girava voce che fosse socio del San Raffaele.

 

E lui, il prete che viene da Verona? «Ma no- diceva- Craxi per noi è un paziente». Già, il San Raffaele «di don Verzè». In cima alla galassia c'è, apparentemente, la Fondazione Monte Tabor, un ente di diritto privato. Allo schema ufficiale occorre però aggiungere l'Associazione Monte Tabor, quella già citata, in cui il sacerdote veronese è presidente a vita. Ma si sa pochissimo sia dell'una che dell'altra. Viene mantenuta una riservatezza maniacale, i bilanci sono blindati, non esistono informazioni sul sistema di gestione e amministrazione.

La Fondazione governa sulla galassia ma è l'Associazione a nominare i consiglieri della Fondazione. Dunque è qui il vero potere. Per esempio è stata l'associazione poco più di un anno fa a indicare il banchiere Carlo Salvatori nel consiglio della Fondazione al posto di Giuseppe Grossi che si era dimesso. Un momento imbarazzante perché si trattava di quel Grossi, finito in galera, «re delle discariche», imputato nel processo milanese Montecity-Santa Giulia per frode fiscale, appropriazione indebita e truffa.

E socio della Fondazione in Blu Energy. Insomma sopra la Fondazione che per tutti e ufficialmente è il luogo delle decisioni, in realtà c'è un club ristretto dei fedelissimi di don Verzè tra cui spicca Raffaella Voltolini, 61 anni, vicepresidente (ma non a vita). «Il futuro dell'opera - aveva detto don Verzè a Panorama esattamente un anno fa- è affidato ai Sigilli». Sigilli? Si chiamano così i fedelissimi, una ventina, molti di loro sono dirigenti nel «sistema» San Raffaele, tutti si identificano nella missione del prete, amico al contempo di Berlusconi e di Fidel Castro. Missione?

Eccola, originale, scritta, sempre a macchina, nei documenti impolverati dell'Associazione Monte Tabor: «Finalità ... è il rinnovamento, su basi moderne, del concetto cristiano di malattia, medicina e ospitalità... in particolare richiamandosi al mandato evangelico "Andate, insegnate e guarite"(Matteo, X, 8)» . Basi moderne? Nel gruppo sono entrati un jet privato, l'hotel in Sardegna e le coltivazioni di mango in Brasile. Ormai però la strada sembra senza ritorno, don Verzè e i suoi Sigilli dovranno chinarsi ai debiti e smontare il club «segreto».

 

2 - SAN RAFFAELE CESSA ATTIVITA' NEL LAZIO, OLTRE 2 MILA PAZIENTI DA TRASFERIRE...
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Il San Raffaele Spa cessa l'attivita' nel Lazio. Il gruppo ha inviato a tutte le autorita' e Istituzioni competenti la comunicazione ufficiale di avvio delle procedure, annuncia una nota. "La drammatica e dolorosa decisione - si sottolinea - coinvolgera' 2.283 pazienti, attualmente ricoverati nelle strutture del San Raffaele e che, dal 15 aprile, dovranno essere ricollocati in altri presidi ospedalieri; gli utenti dei Centri polispecialistici ambulatoriali dove, ogni giorno, vengono rese circa 5.000 prestazioni, e 3.171 dipendenti, che verranno coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo".

 

Una decisione, spiega il gruppo, "assunta a causa dell'inerzia degli uffici della Regione Lazio nella sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione del Gruppo San Raffaele, nonché da mancati pagamenti, da parte della Regione, di prestazioni sanitarie già rese dalle strutture del gruppo per un importo pari a circa 150 milioni di Euro".

 

Per quanto riguarda la mancata sottoscrizione delle intese per la riorganizzazione, il San Raffaele Spa ricorda di "aver presentato una prima proposta fin da ottobre 2009, aggiornata, in conformità alla normativa successivamente emanata, a ottobre 2010. Tuttavia, nonostante innumerevoli incontri, sollecitati dal San Raffaele, tesi a concordare una soluzione con le autorità regionali, ad oggi nulla e' stato ancora determinato".

 30-03-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - OBAMA E HILLARY NON SANNO CHE PESCI PIGLIARE: ARMARE I RIBELLI LIBICI VUOL DIRE FORNIRE ARMI ANCHE AD AL QAEDA. CHE FARE? - IL FRONTE REPUBBLICANO SI SPACCA, LA GUERRA È GIÀ COSTATA 550 MILIONI $ - FUKUSHIMA: 70 MILA AGRICOLTORI IN MISERIA - ANCHE LA CINA POTREBBE RIVEDERE I SUOI PIANI NUCLEARI - SCINTILLE TRA APPLE E MICROSOFT SUL TERMINE “APP STORE” - LA PRIMA IMMAGINE DI MERCURIO DALLA SUA ORBITA – AMAZON SI LANCIA NEL MUSIC STREAMING -L’AEROPORTO DI HEATHROW FA SCHIFO, PEGGIO DI CALCUTTA

1 - NEW YORK TIMES
ARMI AI RIBELLI LIBICI? LA "NON DOTTRINA" OBAMA: "FORSE SÌ, FORSE NO"
http://nyti.ms/fUakkE
- L'America si interroga sull'opportunità di fornire armi ai ribelli libici. Obama porta avanti la sua "non-dottrina" che gli consente di prendere tempo e non esporsi, mentre Casa Bianca, Pentagono e Congresso si concentrano su una minoranza di combattenti vicini ad Al Qaeda e sul rischio di finire coinvolti in una guerra civile. Per giunta in un Paese dove gli Usa non hanno particolari interessi da difendere. E anche se ai ribelli fossero date delle armi, chi penserebbe ad addestrarli?

SOL RADIANTE, CONTADINI IN MISERIA PER LA MESSA AL BANDO DI FRUTTA E VERDURA
http://nyti.ms/hIRywc
- Gli alti livelli di radioattività registrati nella prefettura di Fukushima hanno spinto il governo giapponese a vietare la vendita di frutta e verdura perché a rischio contaminazione. Una decisione obbligata che tuttavia sta mettendo in crisi circa 70 mila agricoltori. Anche se una buona parte di frutta e verdura viene importata, quella prodotta nel distretto più colpito dallo tsunami dell'11 marzo ammonta all'80 per cento del totale. Così, per sopravvivere, i contadini si rivolgono al mercato nero e la merce contaminata finisce comunque sulle tavole dei giapponesi.

 

PORTOGALLO DI NUOVO DECLASSATO DA STANDARD & POOR'S
http://nyti.ms/fcBg5k

LINGUA INGLESE, SPAGNA BOCCIATA! GLI IBERICI CERCANO LAVORO ALL'ESTERO MA NON SPICCICANO PAROLA
http://nyti.ms/hDDbaY
- Sempre più psagnoli decidono di varcare il confine per trovare lavoro all'estero. IL problema (simile a quello di noi italioti) è che non sanno una parola d'inglese! Emilio Cuatrecasas: "La ha seriamente bisogno di riformare il suo sistema educativo".


2 - WASHINGTON POST
VISTO IL DISASTRO GIAPPONESE, LA CINA RIVEDE I SUOI PIANI DI SVILUPPO NUCLEARE
http://wapo.st/ig1Q2F
- L'energia nucleare rimane indispensabile per gli enormi consumi cinesi. Ma quello che sta succedendo in Giappone avrà comunque delle ripercussioni sui piani di sviluppo atomico del paese.

 

IL PENTAGONO FA I CONTI: "LA GUERRA IN LIBIA FINORA È COSTATA AGLI USA 550 MILIONI DI SPESE MILITARI EXTRA"
http://wapo.st/ho4ahA
- Finora l'intervento in Libia è costato all'America 550 miolioni di dollari. I costi futuri per mantenere la no-fly zone e proteggere i civili dai fedeli a Gheddafi, però, rimangono incerti. La portavoce del Dipartimento della Difesa americano, Kathleen Kesler , ha detto ieri che dovrebbero aggirarsi intorno ai 40 milioni di dollari per le prossime tre settimane. Le munizioni coprono il 60 per cento delle voci di spesa e per fare solo un esempio, un missile Tomahawk, di quelli lanciati a decine dalle forze aeree statunitensi, costa un milione di dollari.

 

L'OPPIO DEI POPOLI! LE COLTIVAZIONI AFGANE METTONO ALLA PROVA LE RELAZIONI USA-RUSSIA
http://wapo.st/etPfPg


3 - WALL STREET JOURNAL
SCINTILLE TRA APPLE E MICROSOFT! LINGUISTI IN CAMPO PER LA BATTAGLIA SUL TERMINE "APP STORE"
http://on.wsj.com/hFAS1I
- Quante scintille per due paroline! Apple e Microsoft hanno ingaggiato degli esperti linguisti per stabilire se il termine "App store" (di cui al momento è titolare la società di Steve Jobs) è generico o meno. La battaglia va avanti da un po' e Microsoft non sembra intenzionata a mollare. Quelle due paroline, infatti, valgono una fraccata di soldi.

 

LIBIA, REPUBBLICANI SPACCATI SULL'OPERATO DI OBAMA
http://on.wsj.com/gquF7c
- L'intervento Usa in Libia ha spaccato a metà il fronte repubblicano. E trovare una convergenza, presentandosi compatti al Congresso sembra sempre più difficile. Una parte, infatti, rimprovera a Barack Obama di aver agito tardi e timidamente. L'altra chiede di uscire dal conflitto quanto prima. Un'agguerrita fazione facente capo al movimento dei Tea Party, inoltre, sottolinea i costi che l'operazione sta comportando sia in termini economici, sia di politica estera,

4 - THE HUFFINGTON POST
GIAPPONE, RICOVERATO IL PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ CHE GESTISCE FUKUSHIMA
http://huff.to/guQdk1
- Non si era fatto più vedere dopo la conferenza stampa a cui la Tepco partecipò due giorni dopo il terremoto e lo Tsunami. Ora, la società proprietaria dell'impianto di Fukushima danneggiato dal disastro giapponese, fa sapere che il proprio presidente, Masataka Shimizu, è stato ricoverato in ospedale per dei forti giramenti di testa e un'alta pressione sanguigna.

 

5 - CNN
SERPENTE A SONAGLI SCOMPARE DA UNO ZOO DI NEW YORK E RICOMPARE SU TWITTER
http://bbc.in/hHiJq7
- Circa 35 mila persone stanno seguendo su Twitter gli aggiornamenti sul destino di un Cobra lungo mezzo metro saprito dal New York City's Bronx Zoo venerdì scorso.

 

AMAZON SI LANCIA NEL BUSINESS DELLA MUSICA IN STREAMING
http://bit.ly/eJAjYg
- Amazon fa il suo ingresso nel business della musica in streaming, lanciando "Cloud Player", un programma che permette di caricare le proprie canzoni preferite sui server di Amazon e ascoltarle via web o tramite Android.

 

L'AEROPORTO DI HEATHROW FA SCHIFO, PEGGIO DI CALCUTTA E JOHANNESBURG
http://bit.ly/eUtD9x
- Ci sono almeno altri 98 aeroporti meglio di Heathrow. Lo scalo londinese, il più importante della Gran Bretagna, figura al 99esimo posto della classifica che mette insieme i 146 hub più trafficati del pianeta. E l'Italia? Dove starà?

6 - WIRED
ECCO LA PRIMA IMMAGINE DI MERCURIO VISTO DALLA SUA ORBITA
http://bit.ly/e5AJPo
- Il Messenger spacecraft della Nasa ha inviato stamattina la prima immagine del pianeta Mercurio ripreso dalla sua orbita. [30-03-2011]

 

 

A ROMA I DELITTI SONO COME CERTI REGIMI: DURANO VENT’ANNI - COME NEL crimine DI VIA POMA, IL GIALLO DELL’OLGIATA SI CHIUDE (FORSE) NEL MODO Più DUBBIO: L’ASSASSINO è IL MAGGIORDOMO (FILIPPINO) - MA LA REALTà NON è UN LIBRO DI AGATHA CRISTHIE – TRA CORNA E CONTI IN SVIZZERA, I SOSPETTI SUL MARITO, IPOTETICI DEPISTAGGI DEI SERVIZI SEGRETI, SISDE E DI PIETRO, NON REGGE IL FILIPPINO-KILLER - CERCASI IL MANDANTE DISPERATAMENTE

Paolo Conti per il "Corriere della Sera"

 

In perfetta simmetria col delitto di via Poma, l'omicidio dell'Olgiata trova vent'anni dopo un suo possibile colpevole. Il parallelo impressiona anche per l'ovvietà dei protagonisti. Per Simonetta Cesaroni, ammazzata il 7 agosto 1990, il colpevole sarebbe (sentenza di primo grado del gennaio scorso) il fidanzato Raniero Busco.

La contessa Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio 1991, sarebbe vittima dell'ex domestico Manuel Winston. Vent'anni di indagini, di lunghe pause, di interminabili silenzi, di vite familiari spezzate per ritrovarsi al punto di partenza: il ragazzo di Simonetta, il filippino della contessa.

Non ci fossero troppi dolori, sarebbe tutto banale: fantasmi romani che cercano giustizia e la trovano accanto a loro. «Non vorrei che fosse un via Poma-bis», mormorò all'Olgiata un investigatore (prima pagina del Corriere della Sera). Profetico. Alberica Filo della Torre incarna il simbolo dell'upper class romana degli anni Ottanta: ottima nascita (nobiltà acclarata tra Bari e Napoli già verso il XIV secolo, motto «Omnia vincit amor»), prestigioso matrimonio col costruttore Pietro Mattei, magnifica residenza all'Olgiata, cittadina recinto per ricchezze da non ostentare ma vivere senza scosse, due figli.

 

Alberica è bella, bruna, sempre elegante e mai eccessiva, frequenta quella «certa Roma» in bilico tra politica (Dc), mattone, aristocrazia. Comunque privilegio. Gli amici più cari si chiamano Francesco Caltagirone, Anna Visconti di Modrone, Aspasia della Rovere, poi i Massimo Lancellotti, i Pasolini dall'Onda. Per quella sera Alberica ha organizzato, sul bordo della piscina e sul verde del prato, una festa per i dieci anni di matrimonio. Il menage appare esemplare.

Ma appena Alberica muore letteralmente ammazzata (cranio sfondato a colpi di zoccolo segni blu sul collo dello strangolamento, lenzuolo per soffocarla) tutto si frantuma in una pozza di sangue in cui finiscono troppe vite, mille insinuazioni, innumerevoli ombre. Prima di tutto i figli Manfredi e Domitilla, piccolissimi, che al funerale singhiozzano disperati e avvinghiati al padre sotto i flash dei fotografi (era un'altra Italia, i minori finivano in prima pagina) e dopo devono affidarsi a uno psicoterapeuta per non soccombere in quell'oceano di disperazione.

E c'è lui, Pietro Mattei, il marito, il più ovvio tra i sospettabili. Per mesi magistrati e legali ricronometrano i suoi spostamenti tra la villa e l'ufficio nei minuti del delitto: e il suo pianto disperato ai funerali per i colpevolisti diventa una sapiente sceneggiata. Nel 1993, sulla scena del delitto si materializza Michele Finocchi, funzionario del Sisde poi finito in carcere per i fondi segreti. Qualcuno a piazzale Clodio si ricorda di averlo visto nel giardino, appena un attimo dopo il delitto. Lì si squarcia un sipario che svela un'altra verità: Alberica sarebbe stata a un passo dalla separazione per i tradimenti del marito.

 

In Svizzera si scoprono sei conti miliardari intestati a lei e Pietro. Finocchi era lì chiamato proprio dai filippini che avevano il suo numero, «dovesse succedere qualcosa» . Un'altra esistenza sezionata è quella di Roberto Jacono, trentenne, figlio dell'insegnante di inglese dei piccoli Mattei, considerato «strano» e poi prosciolto, ma solo dopo mesi e mesi di titoli sui giornali. Se non bastasse tanta densissima materia narrativa spunta anche l'ex compagna di Pietro Mattei.

Nel 1994 Emilia Parisi Halfon va a palazzo di Giustizia a Milano per incontrare Antonio Di Pietro e gli consegna il vestito che Mattei avrebbe indossato il giorno del delitto. Come appendice, «rivelazioni» sui famosi fondi svizzeri. Ecco perché scegliersi il Di Pietro di Mani Pulite. Poi sul vestito non viene trovato nulla e la vicenda assume contorni ben più prevedibili: è la vendetta di una donna abbandonata, è la fine clamorosa di un amore nato dopo il delitto ma che ha quella scena come sfondo.

 

Il risultato operativo è che per altri mesi, anzi altri anni, la vita di Pietro Mattei viene ripassata al microscopio. Col passare ancora del tempo, come spesso succede in certe vicende che grondano dolore, gli antichi legami si rafforzano. È sempre il marito, il plurisospettato Pietro Mattei, a chiedere la riapertura delle indagini, a spingere per ulteriori analisi («glielo devo» ). A insistere. L'ultimo tassello è assurdamente grottesco e risale al 2 marzo scorso. Tra i reperti del delitto dell'Olgiata analizzati dai carabinieri del Racis, qualcuno trova i capelli del bimbo massacrato a Cogne, il figlio di Annamaria Franzoni. Altro delitto oscuro, con una madre condannata che continua a proclamarsi innocente. Anche qui: si potrebbe parlare di contrappasso. Ma è veramente troppo banale.

 

2- IL DNA INCHIODA IL DOMESTICO HA UNA FIGLIA DI NOME ALBERICA
La Stampa.it

 

Tracce del Dna di Manuel Winston, il filippino accusato dell'omicidio dell'Olgiata, sono state trovate sul lenzuolo che stringeva il collo della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa a Roma il 10 luglio del 1991. È quanto emerso nel corso di una conferenza stampa stamattina, presenti i pm del caso Olgiata, Gianfilippo Laviani e Francesca Loy, il comandante provinciale dei carabinieri di Roma Maurizio Mezzavilla e il capo dei Ris di Roma Luigi Ripani. Dagli inquirenti è arrivato anche un dettaglio incredibile: Winston Manuel Reves, fermato ieri sera, ha chiamato «Alberica» una sua figlia nata nel 1995 nelle Filippine.

 

L'omicidio sarebbe avvenuto per una lite, poi degenerata, per un prestito al filippino non restituito. Il lavoro dei Ris ha portato ad accertare che oltre al sangue della vittima, sul lenzuolo erano presenti tracce ematiche il cui Dna è risultato perfettamente coincidente con quello di Manuel Winston, il filippino fermato ieri a vent'anni dal delitto. Manuel Winston quando avvenne il delitto, il 10 luglio del 1991, non lavorava più da alcuni mesi presso la famiglia della contessa.

Winston, da subito sospettato assieme a Roberto Iacono, figlio dell'allora insegnante di inglese dei figli della vittima, anche dopo il delitto è sempre rimasto in Italia a lavorare. Ieri è stato fermato mentre si trovava presso la famiglia dove ora presta servizio, nella zona nord della capitale.

 

La contessa Alberica Filo della Torre fu strangolata e colpita alla testa con uno zoccolo nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991. Il domestico filippino ha 41 anni e all'epoca lavorava nella villa. . Il domestico filippino è stato sottoposto al fermo motivato dall'accusa con il pericolo di fuga. La procura dovrà ora chiedere la convalida del fermo.

La traccia ematica lasciata sul lenzuolo, e che ha segnato la svolta nel delitto, sarebbe compatibile con un'abrasione che Winston si sarebbe procurato nella colluttazione con la vittima. Il fermo è stato deciso in base al pericolo di fuga dell'indagato. Manuel Winston sposato e con figli, viveva e lavorava stabilmente a Roma ma spesso si recava nelle Filippine. Se avesse saputo che i risultato degli ultimi esami sul Dna lo incastravano «avrebbe potuto fuggire», hanno fatto notare gli inquirenti.

 

Le nuove indagini erano state sollecitate da Pietro Mattei, vedovo della contessa, con un'istanza nella quale si chiedeva, attraverso l'uso delle nuove e più sofisticate tecnologie, specie quelle relative all'identificazione delle tracce biologiche, il riesame degli oggetti repertati nella stanza in cui avvenne il delitto. Tra questi, un fazzoletto di carta con del muco, i pantaloni di Winston e di Roberto Iacono, figlio della governante della contessa, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il quale fu colpita alla testa ed alcuni suoi indumenti intimi. 30-03-2011]

 

 

A CIASCUNO IL SUO IMPEDIMENTO - DE MAGISTRIS SOLLEVA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO E NON SI PRESENTA IN AULA PER IL PROCESSO "WHY NOT" - L’EX PM: "IO COME BERLUSCONI? Non fuggo dai tribunali, non mi avvalgo di scudi ad hoc o di leggi che stravolgono la norma esistente. Al contrario, ho indicato ai magistrati i giorni in cui ero impegnato a causa della mia funzione di europarlamentare"...

 

1- DE MAGISTRIS NON SI PRESENTA IN AULA, SOLLEVA IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO...
Da "il Messaggero" - Non si è presentato in aula per l'udienza preliminare che lo vede sotto accusa, motivando la sua assenza con il legittimo impedimento. Una strana scelta per l'ex magistrato Luigi De Magistris, proprio lui che fa parte dell'Italia dei Valori, il cui leader Antonio Di Pietro contesta la legge perché la considera una scusa per non essere processati.

E invece, proprio lui ha preferito sollevare la questione e rinviare il momento della decisione, quando il gup Barbara Callari dovrà stabilire se mandarlo a giudizio, insieme con l'esperto informatico Gioacchino Genchi. Sono accusati di abuso d'ufficio per aver fatto intercettare i telefoni di diversi parlamentari senza averne l'autorizzazione.

 

La vicenda che vede coinvolti De Magistris e Genchi nasce intorno all'inchiesta "Why not", l'indagine con la quale il pm ha tentato di fare luce su presunti illeciti nella gestione di alcuni fondi in Calabria. Secondo il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il pm Caterina Caputo, proprio in quel periodo, sarebbero stati intercettati otto numeri telefonici di parlamentari: dall'ex presidente del consiglio Romano Prodi, all'ex guardasigilli Clemente Mastella.

 


2 - WHY NOT, DE MAGISTRIS: HO FATTO VALERE MIO DIRITTO. NON USATO SCUDO PERSONALE...
"L'accostamento fra una norma stabilita dal codice di procedura penale ed una norma ad personam è un'operazione strumentale rispetto a cui non posso tacere. Soprattutto quando mi riguarda e quando questo accostamento ne richiama un altro conseguente: quello della mia persona con Berlusconi.

Mi sono avvalso del legittimo impedimento, previsto da sempre dal codice di procedura penale, perché il giorno dell'udienza ero impegnato come presidente della Commissione controllo sul bilancio a votare il bilancio in Commissione, quindi un appuntamento istituzionale importante visto il mio incarico in Europa.

 

Non fuggo dai tribunali, non mi avvalgo di scudi ad hoc o di leggi che stravolgono la norma esistente. Al contrario, anche nel caso in questione, ho indicato ai magistrati i giorni in cui ero impegnato a causa della mia funzione di europarlamentare, con lo scopo di facilitare l'iter del processo che ho tutto l'interesse sia svolto il prima possibile, non avendo nulla da temere poiché ho solo compiuto il mio dovere di pm in rispetto della Costituzione.

Come per altro dimostrato dall'esito dei procedimenti fino ad oggi subiti, che mi hanno visto sempre uscire archiviato, prosciolto o assolto: ultima la decisione del Tribunale di Salerno. Quegli stessi procedimenti dall'esito per me positivo di cui spesso alcuni media non danno conto, preferendo cavalcare questioni inesistenti come quella che oggi viene riportata da alcuni quotidiani". Lo afferma Luigi de Magistris, candidato sindaco dell'IdV a Napoli. 30-03-2011]

 

 

è CHIARO CHE LA GUERRA NON è TRA LIBIA E FRANCIA MA TRA FRANCIA E ITALIA - DA BOLLORé IN GENERALI A LACTALIS IN PARMALAT, DA EDISON A PARBORIZ (RISO SCOTTI), IL NANO DI CARLà STA PRENDENDO LE MISURE A BERLUSKAZZI (LA COVER DI "PANORAMA" CON TITOLO "SARKOFAGO" HA FATTO IMBUFALIRE L’ELISEO) - MA I SUOI GIORNI SONO CONTATI: DOPO LA BATOSTA ELETTORALE ALLE CANTONALI, IL PARTITO DI SARKOZY È SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO...

Francesca Pierantozzi per "il Messaggero"

 

Dietro Nicolas Sarkozy, un'armata Brancaleone. E davanti, un precipizio, una discesa ormai inarrestabile nei sondaggi. L'Ump, l'Unione per un movimento popolare, il partito del presidente, la macchina da guerra che dovrebbe aiutarlo a vincere la disperata battaglia per restare all'Eliseo, non ha retto all'onda d'urto della disfatta alle cantonali di domenica scorsa. All'interno del partito e della destra liberal-radical-gollista che nel 2007 ha portato trionfalmente Sarkozy alla presidenza è ormai guerra civile e il rischio di implosione è chiaramente evocato dalla stampa.

 

Ad aprire le ostilità - e, fatto senza precedenti, in diretta tv - è stato il segretario dell'Ump, l'ambizioso e indocile Jean-François Copé, che si è scagliato senza ritegno contro il primo ministro François Fillon, reo di avere - prima del secondo turno delle cantonali - sconfessato la strategia del partito nei confronti del Fronte Nazionale di estrema destra, e poi di aver pubblicamente ripudiato anche il dibattito sull'Islam e la laicità sponsorizzato dall'Ump. Apriti cielo: Fillon «non ha perso l'occasione per pontificare» e «non ha fatto gioco di squadra», ha detto Copé.

 

Fillon, solitamente pacato e molto zen, ha ribattuto ieri mattina sempre davanti ai microfoni, giudicando «inammissibile» che Copé «abbia espresso in questo modo in televisione il proprio disaccordo con il primo ministro».

 

E la guerra è esplosa. Il portavoce del governo François Baroin ha a sua volta puntato le armi contro Copé, auspicando la fine «di tutti questi dibattiti» sulla laicità e l'Islam; «bisogna allontanarsi da tutto quello che rischia di stigmatizzare» una categoria di cittadini, come per esempio i musulmani, che in Francia sono oltre sei milioni.

 

Come se non bastasse, la famiglia politica del presidente potrebbe ricevere il colpo di grazia finale dalla secessione dei centristi, guidati dal carismatico ex ministro dell'Ecologia Jean-Louis Borloo, che puntava a palazzo Matignon, a e diventare primo ministro, e adesso potrebbe mirare all'Eliseo, e a fare lo sgambetto finale a Sarkozy.

 

Ieri, il presidente è dovuto intervenire personalmente per cercare di placare la rissa. Con risultati soltanto apparenti. Copé ha ribadito di aver detto a Fillon «quello che pensava» ma che ormai «l'ascia di guerra è riposta sottoterra». Fillon ha concesso che «tutti possono sbagliare», e Sarkozy ha invitato a non litigare «per motivi inesistenti». Ma il male ormai è fatto. Al palazzo del Lussemburgo svariati senatori dell'Ump hanno apertamente criticato lo «stile» di Sarkozy e la sua politica «a destra tutta» che ha per ora avuto l'unico risultato di rafforzare il Fronte Nazionale di Marine Le Pen.

 

Per il momento tuttavia la destra allo sbando non sembra avere altro candidato possibile alle presidenziali della primavera del 2012. Se Sarkozy continua ad esibire grande ottimismo sulle sue possibilità di restare all'Eliseo, i sondaggi continuano a sconfessarlo.

L'ultimo, pubblicato ieri, è addirittura apocalittico: Sarkozy è sconfitto al primo turno delle presidenziali da tutti gli sfidanti, siano i socialisti Dominique Strauss-Khan e Martine Aubry, o la leader del Fronte Nazionale Marine Le Pen. Sarkozy perde addirittura otto punti rispetto all'ultimo sondaggio: mai così in basso.

2- L'ASSALTO DI PARIGI AL RISO PARBORIZ
Laura Guardini e Antonia Jacchia per il "Corriere della Sera"

 

Ai francesi piace sempre più la «tavola» italiana. E dopo il latte di Parmalat vorrebbero anche il riso di Parboriz. I numeri sono diversi ma la scalata del gruppo Marbour di Marsiglia assomiglia a quella di Lactalis per la società di Collecchio: diventare socio di maggioranza dell'azienda di Mortara (Pavia), specializzata nel riso parboiled, il «risone» , acquistando il 30% in mano a Riso Scotti. Operazione che ha fatto fare un salto sulla sedia ai soci italiani (in tutto 15 ) di Parboriz.

«È un tentativo di scalata ostile - dice Mario Preve, presidente di Riso Gallo e dell'Associazione industrie risiere italiane, una quota del 4%in Parboriz -. Se Scotti vuole vendere perchè non si è rivolto agli italiani: noi, insieme con gli altri, siamo pronti a comprare parte di quella quota» . Con i suoi 27 milioni di fatturato, Parboriz è una piccola realtà ma con un business strategico. «Una sorta di consorzio» spiega Previ costituito nel 1988 da varie risiere del Pavese (più qualche socio straniero) che non potevano (o non volevano) produrre in casa il parboiled, il riso parzialmente bollito, poco presente sul mercato italiano ma molto richiesto a livello internazionale.

 

«Non si è mai fatto caso alle quote» , chi aveva il 7%come Riso Principe, chi il 3,7%(Riserva Grazia), un insieme di quote minori dunque (dal 3 al 7%) per i vari soci tra cui il 5%di Van Sillevoldt (di proprietà di Marbour). A fare la differenza è la partecipazione di Scotti, quel 30%che oggi fa gola a Jean Bourdillon, il patron di Marbour. Il colosso francese, oggi tra i primi quattro in Europa per la produzione e la trasformazione del riso, nel 2000 lancia un obiettivo strategico: diventare leader nel Vecchio Continente, un mercato molto frammentato, organizzato intorno a numerosi brand nazionali.

 

Nel 2003 Bourdillon posa la prima pietra della sua espansione con l'acquisizione di Van Sillevoldt, una delle più importanti realtà olandesi (che gli garantisce un posto nel consiglio di Parboriz, nella persona di Gerard van Arendonk). Poi (nel 2005) è la volta della polacca Rol Ryz. E ora vorrebbe Parboriz. Gli italiani ora si affidano alla mediazione di Intesa Sanpaolo, che sta lavorando a un'offerta alternativa da presentare a Scotti mettendo insieme una «cordata pavese» .

 

Intanto cresce la preoccupazione della categoria.
«Non è una questione di campanilismo- spiega Giovanni Roncalli, direttore Coldiretti di Pavia -, né, in tempi di globalizzazione, di paura dello straniero. Il problema è: che tipo di filiera stiamo costruendo con i nostri industriali? Perché l'agroindustria italiana è pronta a sfruttare il valore aggiunto dei prodotti italiani, ma non a restituirlo ai produttori. E ancora: gli stranieri rilevano aziende che fanno utili. Ma per i lavoratori che tipo di garanzie ci sono? Se come è già accaduto, un'azienda legata al territorio della produzione diventa, una volta rilevata, un'azienda di sola trasformazione, cosa succede?»30-03-2011]

 

 

1- LA STANGATA DEL MADOFF DEI PARIOLI HA ASPETTI STRANI: 700 TRUFFATI E POCHISSIME DENUNCE. COME MAI? FORSE QUALCHE RAGGIRATO NON SA COME GIUSTIFICARE ALLA FINANZA L’ORIGINE DEI PROPRI SOLDI CHE VENIVANO INVESTITI NELLE SOCIETÀ LUSSEMBURGHESI? - 2- IN UNA ROMA CHE SE NE IMPIPPA CON UNA GRATTATINA DELLE SIMPATICHE PROFEZIE DEL CARDINAL MARTINI (“STIAMO ANDANDO VERSO L’APOCALISSE"), PER NON DIRE DEL TERREMOTO ATTESO FRA L’11 E IL 15 MAGGIO, SI DISCUTE SOLO DI UN ARGOMENTO: LA STORIA, PER CERTI VERSI ROMANZESCA, DI GIAMPY CASTELLACCI, IL MADOFF DEI PARIOLI - 3- I MIGLIORI PENALISTI SONO ASSEDIATI DA CENTINAIA DI PARIOLINI INFURIATI CON LA CRICCA DEI CONSULENTI VIP E C’È CHI È ANDATO SOTTO CASA DEL SOCIO PER ASSESTARGLI DUE SCHIAFFONI PRIMA CHE LA GIUSTIZIA SI OCCUPASSE DI LUI (E NON ERA UNA SCENA DA FILM, ANCHE SE LA VITTIMA È UN SUPERCINEMATOGRAFARO SMALIZIATO ASSAI) -

1- APOCALISSE PARIOLI
Barbara Palombelli per "il Foglio"

 

I casi sono due: i lettori di quotidiani italiani sono tutti laici, massoni, atei, mangiapreti, miscredenti di tutte le categorie. Oppure non c'è nulla - a parte il triangolo Bocchino- Buontempo-Carfagna - che possa scuotere un pubblico che si annoia ormai perfino a contare le catastrofi. Domenica scorsa, in prima pagina e con grande rilievo, il cardinale Carlo Maria Martini ha annunciato l'Apocalisse (ovvero la fine del mondo) con queste paroline: "Stiamo andando verso l'Apocalisse? E' questa l'impressione che hanno molti di noi rispetto ai grandi cataclismi di questi ultimi tempi e anche alle guerre e agli odi che travagliano molti popoli. La risposta vera dovrebbe essere di sì".

 

Più chiaro non poteva essere. I segnali inequivocabili, secondo il grande teologo, li aveva annunciati il Vangelo: "Vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo". Ci siamo, ho pensato leggendo il Corriere della Sera, dove Martini tiene una rubrica settimanale di posta molto apprezzata. Ho cercato di chiedere, commentare, confrontare con amici e colleghi l'Annuncio. Collima perfettamente con le profezie Maya. E con i nuovi allineamenti planetari che sarebbero responsabili di un mutato magnetismo terrestre, all'origine di terremoti, tsunami e maremoti. Il cardinale legittima anche le profezie geologiche che vorrebbero Roma antica distrutta da un sisma che potrebbe manifestarsi fra l'11 e il 15 maggio prossimi. Allarme?

 

Macché. Stupore, indifferenza, scetticismo. Nessuno pensa a un futuro così lontano, nessuno ragiona nemmeno fino al 2012. Nulla può distrarre i romani, in questi giorni. Stanno pigramente sdraiati nei bar e nei ristoranti all'aperto di ogni ordine e grado (per parlare ormai si esce da case e uffici, senza telefonini). Nemmeno la beatificazione dell'adorato Giovanni Paolo II, calendarizzata per un primo maggio che s'immagina infuocato, e non soltanto dal sole. Zero reattività. Si discute solo di un argomento: la storia, per certi versi romanzesca, di Giampy.

 

Bellino, di buonissima famiglia, mamma altolocata, cognomi e titoli a seguire, automobili sensazionali da esibire e da imprestare o vendere agli amici del bar Euclide: Giampy Castellacci è il Madoff dei Parioli. Gli hanno affidato i risparmi di una vita, le eredità, i guadagni e le risorse anche un po' segrete centinaia di persone in buona fede. C'è chi, come una signora bene di una dinasty editoriale, lo ha inseguito - quando era ancora a piede libero - fino davanti al portone di piazza don Minzoni per insultarlo e urlare davanti a tutti il suo dolore e la sua rabbia, "erano i soldi di mia figlia, disgraziato".

C'è chi è andato sotto casa del socio, dalle parti di largo Messico, per assestargli due schiaffoni prima che la giustizia si occupasse di lui (e non era una scena da film, anche se la vittima è un supercinematografaro smaliziato assai). I migliori penalisti sono assediati da centinaia di pariolini infuriati con la cricca dei consulenti vip.

 

In una città in cui tutti sono parenti, compagni di scuola, di circolo o di cazzeggio, lo scandalo attraversa le famiglie dell'alta borghesia, l'aristocrazia vera e quella televisiva e politica. La lista dei raggirati sembra infinita e sorprendente. Si apre la caccia al tesoro residuo, chissà dove è finito (o nascosto, come ha fatto un ex agente di cambio con due cognomi, figlio di un galantuomo stimato: 6 milioni e passa di euro spostati dai clienti all'isoletta-paradiso fiscale). Si parla molto di soldi, in città, e poco di Apocalisse.


2- PARIOLI AL CENTRO DELLA GRANDE STANGATA AI VIP - I CLIENTI RACCOLTI COL PASSAPAROLA NEL QUARTIERE. NEI PARADISI FISCALI I SOLDI INVESTITI
Ilaria Sacchettoni per il Corriere della Sera

Una sede prestigiosa tra le autorevoli griffe del centro storico. Una reputazione costruita con il passaparola nella Roma confortevole dei Parioli. Un portafoglio di 700 clienti, fra nobili romani e liberi professionisti, al top della carriera e dei guadagni. Dopo 3 anni d' indagini il procuratore aggiunto Nello Rossi e i colleghi Luca Tescaroli e Francesco Ciardi hanno ricostruito un profilo diverso da quello patinato (e remunerativo) che la Egf Italia, con sede in via Bocca di Leone, vantava nei salotti romani.

 

Una fama che rimbalzava tra i caffè di piazza Ungheria e quelli di piazza delle Muse. I suoi vertici sono ora accusati di «associazione a delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, truffa e appropriazione indebita». Promettendo rendimenti tra l' 8 e il 15% la Egf attirava i ricavi di avvocati, medici, attori, calciatori, soubrette, signore dei salotti. Le indagini partite nel 2009 dalla denuncia di trenta di loro, sono arrivate a una svolta nei giorni scorsi e, ieri mattina, i magistrati hanno dato il via anche a perquisizioni e sequestri preventivi di somme per 170 milioni di euro.

Tra le vittime che con le loro denunce hanno dato il via all' inchiesta nel 2009, la principessa Claudia Ruspoli, Maria Carla Clavet di Briga, Gloria Von Euduck, Alessandro D' Aste Stella, Gianfranco Serraino Flory. Tra i clienti (ma non tra i raggirati) professionisti come l' avvocato Titta Madia, l'attrice Sabina Guzzanti e il padre Paolo, il cantante Massimo Ranieri, Samantha De Grenet, il giocatore Stefano Desideri e la famiglia Piperno (costruttori).

 

I magistrati hanno firmato cinque ordinanze d' arresto per i vertici societari e 11 provvedimenti di perquisizione eseguiti ieri mattina dal nucleo di polizia valutaria guidato dal generale Leandro Cuzzocrea. Dalla sua sede in via Bocca di Leone la Egf era arrivata a gestire un patrimonio superiore ai 237 milioni di euro, investendolo in «azioni, obbligazioni e liquidità negli stati fuori dal circuito dei controlli legali, previsti dalla normativa vigente».

Ora Gianfranco Lande, Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci de Villanova, Raffaella e Andrea Raspi ai vertici della società sono accusati di esercizio abusivo di attività finanziarie. Dice Remo Pannain, legale del collega Marco Di Fazi, una delle vittime che ha perso centinaia di migliaia di euro, alcuni appena versati per mettere da parte dei soldi per la figlia. «Sono soddisfatto di questo primo risultato dell' inchiesta, la nostra collaborazione è stata decisiva. Non mi spiego ancora però - ha aggiunto - per quale motivo il giudice civile non ha accolto il nostro ricorso e ha anche condannato il mio cliente al pagamento delle spese di giudizio».30-03-2011]

 

 

UN-DUE-TRE-PiQUATTRO! - E ORA SBUCA IL MISTERO DI LUDMILLA - woodcock si chiede Come mai e da chi è stata assunta l’ucraina all’eni - Assunzione sospetta E non solo: se qualcuno si preoccupava di garantirle uno stipendio a fine mese, c’era anche chi le assicurava vita facile pagandole il fitto di casa, il fitto della sua abitazione romana - convocati dalla Procura di napoli anche imprenditori del gruppo fratelli Amadori...

Leandro Del Gaudio per "Il Messaggero"

Una segnalazione, poi l'assunzione. E non solo: se qualcuno si preoccupava di garantirle uno stipendio a fine mese, c'era anche chi - in parallelo - le assicurava vita facile pagandole il fitto di casa, il fitto della sua abitazione romana. Un caso che emerge dall'inchiesta napoletana sul presunto sistema informativo parallelo e occulto.

 

Gestione dei dati sensibili, nomine, appalti. Ma anche assunzioni. Quanto basta a spingere gli inquirenti napoletani a convocare una donna in Procura, a farle domande specifiche sulla sua carriera, sul suo soggiorno e - probabilmente - sulle sue amicizie. Si chiama Ludmilla, nazionalità ucraina, impiegata all'Eni. Come è stata assunta? C'è stato un interessamento da parte di qualcuno? Inchiesta che punta a mettere in luce il presunto (e per il momento tutto da dimostrare) asse tra l'ex pm napoletano, oggi parlamentare Pdl, Alfonso Papa e il lobbista Luigi Bisignani. La donna è stata assunta su segnalazione di Papa e Bisignani? Ipotesi al vaglio della Procura di Napoli.

Inchiesta condotta dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, coordinata dall'aggiunto Francesco Greco, nel corso della quale è stato in passato ascoltato anche Paolo Scaroni, «ad» del colosso energetico nazionale.

 

Assunzioni sospette, ma non solo. Un altro capitolo investigativo punta a verificare l'esistenza di pressioni esercitate dal presunto «sistema informativo parallelo» a carico di imprenditori contattati e vessati a colpi di informazioni sensibili. Funzionava più o meno così, stando alla prima ricostruzione investigativa: in cambio di copertura giudiziaria (vera o presunta), qualche imprenditore avrebbe versato soldi o avrebbe garantito utilità di vario tipo. Conferme da diversi imprenditori ascoltati in questo periodo sarebbero arrivate nel corso dell'ultima fase istruttoria di un'inchiesta che macina notizie e riscontri.

 

Difeso dai penalisti Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, sembra che lo stesso Bisignani stia offrendo chiarimenti proprio su questo versante, mentre proprio in queste ore sono stati convocati in Procura come potenziali testi anche imprenditori del gruppo fratelli Amadori, azienda specializzata sul fronte alimentare. Anche loro finiti nelle maglie del sistema informativo parallelo? Si parte dagli investimenti sull'eolico nel Beneventano e da pressioni del «sistema» finito al centro delle indagini napoletane.30-03-2011]

 

 

GENERALI O CAPORALI? - LO SCARPARO AFFILA LE SUOLE A PALLINI CONTRO GERONZI: VUOL FAR INSERIRE I COSTI DELLA SUA PRESIDENZA ALL’ODG DEL CONSIGLIO - BOLLORÉ: "SU PPF NON PARLO" (analisti finanziari hanno giudicato eccessive le informazioni a tutto vantaggio della concorrenza, Axa e Allianz in primis) - CASINI (Calta-genero): "A TRIESTE LITIGANO COME I GIOVANI DC DEGLI ANNI´70

Giovanni Pons per "la Repubblica"

 

Raffica di consultazioni tra i vari protagonisti della guerra in Generali in vista del cda del 6 aprile. Intanto Francesco Gaetano Caltagirone, lontano dai riflettori, continua a rimpolpare il suo pacchetto di azioni Generali, essendo arrivato al 2,23%. E l´imprenditore e consigliere indipendente Diego Della Valle studia un modo per far inserire all´ordine del giorno del consiglio anche il tema dei costi della presidenza Geronzi. Un argomento su cui aveva chiesto lumi proprio in qualità di consigliere indipendente e a cui gli era stato replicato attraverso un parere legale: le risposte sarebbero state fornite direttamente al consiglio nella prima riunione possibile.

 

Cesare Geronzi però nella convocazione effettuata l´altroieri non ne ha tenuto conto e non ha introdotto il tema dei costi all´ordine del giorno del consiglio del 6 aprile. Così ora Della Valle sta a sua volta consultando i suoi avvocati per capire il da farsi e non si può escludere una richiesta ad hoc per allargare l´ordine del giorno.

Sulla contesa Generali, poi, cominciano a scendere in campo i politici di professione, come Pier Ferdinando Casini (genero di Caltagirone), leader dell´Udc, il quale ha dichiarato che «nel tempio dell´italianità, le Generali, litigano come nel movimento giovanile della Dc degli anni ´70».

 

Più tecnica, invece, la riunione svoltasi ieri in Mediobanca dove si è tenuto il comitato nomine, in cui è stata confermata la lista dei sindaci uscenti di Generali. Il presidente spetterà invece a una lista che dovrà essere predisposta da Assogestioni per conto delle minoranze.

 

Alla riunione era presente anche Vincent Bollorè, calato appositamente da Parigi forse per incontrare Geronzi anch´esso ieri nella capitale meneghina. «Non posso parlare», ha detto il finanziere bretone al termine della riunione, forse alludendo al fatto che da quelle parti si sta cercando di stemperare gli animi, anche dopo la risposta più che esauriente fornita dal management del Leone sull´operazione con la Ppf di Petr Kellner. Anzi, alcuni analisti finanziari hanno giudicato eccessive le informazioni a tutto vantaggio della concorrenza, Axa e Allianz in primis. 30-03-2011]

 

 

PARMALAT AVARIATO NELLA GUERRA ITALIA-FRANCIA - LACTALIS PROMETTE BATTAGLIA LEGALE CONTRO IL “DE-CRETINO” ANTISCALATE: SE IL CDA RINVIA L’ASSEMBLEA PER DARE TEMPO A PASSERA DI FARE LA CORDATA (E IL CAPPIO) PER PARMALAT, I FRANCESI IMPUGNERANNO LA DELIBERA - NON SOLO: VOGLIONO BYPASSARE L’ANTITRUST ITALIANO E ANDARE A PIANGERE DAL COMMISSARIO AL MERCATO UE MICHEL BARNIER, CHE -SORPRESA!- È FRANCESE ED EX CONSIGLIERE E DEPUTATO DI SARKÒ

1 - LACTALIS AFFILA LE ARMI SU PARMALAT...
Da "il Messaggero"

 

Lactalis affila le armi su Parmalat dove il governo - per bocca del neo ministro delle politiche agricole Saverio Romano - aumenta il pressing perchè resti in mani italiane: «Bisogna fare il possibile e l'impossibile». Il gruppo agroalimentare francese che tra quote dirette e indirette, ha il 28,9% di Collecchio, secondo quanto risulta a Il Messaggero, potrebbe rivolgersi al giudice civile per impugnare l'eventuale delibera del consiglio di venerdì 1° aprile di rinvio dell'assemblea, recependo quanto previsto dal decreto anti-scalata. Il gioco si fa sempre più duro e rischia di spostarsi nelle aule giudiziarie.

Il board di Parmalat per decidere di posporre a fine giugno l'assise programmata per il 14 aprile, potrebbe aver bisogno di un "committment" di Intesa Sanpaolo a nome di una cordata intenzionata a muoversi: la Superbanca continua a cercare i fondi (circa 2,8 miliardi fra equity e prestiti) per lanciare un'opa preventiva parziale sul 60% di Parmalat: i sondaggi in corso in queste ore sono rivolti in particolare verso i fondi allo scopo di rastrellare in tutto almeno 1,2-1,3 miliardi di equity.

 

Intesa che mette 300 milioni di capitale, confida che la pressione governativa convinca Ferrero a rompere gli indugi: l'obiettivo sarebbe di coinvolgerli con 4-500 milioni affidandogli un ruolo industriale. Nella partita entrerebbe anche Granarolo. A latere delle grandi manovre finanziarie, l'attenzione si sposta sul cda di dopodomani nel quale Enrico Bondi, Massimo Confortini e Bruno Secchi candidati da Intesa nella lista per il rinnovo degli organi, per questa ragione sarebbero costretti a non partecipare alla votazione perchè in conflitto di interesse.

Ma il faro dei legali di Lactalis resta acceso su una eventuale decisione che di fatto, prendendo tempo per l'approvazione del bilancio 2010, rimetterebbe pienamente in gioco la cordata italiana. E l'appiglio giuridico viene offerto dall'articolo 2388 del codice civile che al quarto comma prescrive: «Possono essere altresì impugnate dai soci le deliberazioni lesive dei loro diritti». Nella valutazione di Lactalis, il rinvio dell'assise potrebbe configurarsi quindi come una lesione dei suoi diritti, visto che sul mercato ha acquisito la partecipazione di socio di maggioranza relativa.

 

Disquisizioni giuridiche che caricheranno le armi dei legali lasciando intravedere una battaglia senza esclusione di colpi. Ma a parte le armi legali Lactalis si sta muovendo anche sul piano delle autorità Antitrust europee. Il presidente del gruppo francese ha contattato la Commissione europea, come indicato dal portavoce del commissario al mercato interno Michel Barnier.

Non c'è stato un colloquio perchè il commissario è attualmente in viaggio, ma a quanto risulta il presidente del gruppo francese ha indicato una serie di questioni aperte, come una possibile deroga ai termini per la presentazione della notifica che Lactalis avrebbe dovuto già depositare visto che da tempo da assunto una posizione nel capitale del gruppo del latte italiano. Parigi infatti punta a bypassare l'Antitrust italiano che pure attende per la fine di questa settimana le risposte da Lactalis e da Parmalat su una serie di quesiti formulati relativi all'ascesa francese nel capitale di Collecchio.

 


2 - CHI È MICHEL BARNIER (DA WIKIPEDIA)...

INCARICHI DI GOVERNO ED EUROPEI
Ministro dell'Ambiente nel governo di Edouard Balladur (1993-1995). Ministro delegato per gli Affari Europei nel governo di Alain Juppé (1995-1997).

Dal 1999 al 2004 è membro della Commissione europea, con l'incarico della politica regionale e della riforma delle istituzioni. Dei due membri francesi, è quello nominato dal presidente della Repubblica Jacques Chirac, essendo il secondo membro Pascal Lamy espressione del primo ministro socialista Lionel Jospin.

Nella primavera 2002 aderisce all'Unione per un Movimento Popolare (UMP)

 

Ministro degli Affari Esteri nel terzo governo di Jean-Pierre Raffarin (31 marzo 2004 - 31 maggio 2005).

CONSIGLIERE E POI MINISTRO DI NICOLAS SARKOZY
Il 31 maggio 2005 è escluso dal governo di Dominique de Villepin, probabilmente perché ritenuto uno dei responsabili della disfatta al referendum sulla Costituzione Europea del 29 maggio 2005, che ha visto una netta prevalenza del voto contrario.

 

Consigliere di Stato dal 15 settembre 2005. Dal 2006 è uno dei consiglieri più ascoltati del candidato alla presidenza della Repubblica Nicolas Sarkozy, eletto presidente il 6 maggio 2007. Non fa parte del governo di François Fillon insediatosi il 18 maggio di quell'anno, ma all'indomani delle elezioni legislative del 17 giugno 2007, in occasione di un rimpasto, è nominato Ministro dell'Agricoltura.

 

Candidato dell'UMP alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 4 giugno 2009, è eletto e, di conseguenza, il 24 giugno lascia l'incarico ministeriale per incompatibilità con il mandato parlamentare.

Il 27 novembre 2009 è designato dal governo di François Fillon come commissario europeo. Il presidente della Commissione José Manuel Barroso gli ha affidato il portafoglio del Mercato interno e dei Servizi finanziari. Il suo mandato ha avuto inizio il 10 febbraio 2010. 30-03-2011]

 

 

PROVE DI SUCCESSIONE AL TRONO: RUPERT MURDOCH SPEDISCE IL TERZOGENITO A LONDRA A RICOPRIRE IL RUOLO DI VICECAPO OPERATIVO DELLA NEWS CORP. - GOODBYE SARKÒ! I SOCIALISTI PER PRECAUZIONE PREPARANO DELLE PRIMARIE “LIGHT” - “UNA FUKUSHIMA FRANCESE NON È IMPOSSIBILE” - COSTA D’AVORIO, OUATTARA CONQUISTA QUATTRO CITTÀ – MARI DI "NEVE" DALLA COLOMBIA – RONDE ANTIPUTTANE IN CALIFORNIA – CARNE DI MUCCA CLONATA PRESTO SULLE TAVOLE INGLESI? – I 25 MIGLIORI BLOG DI FINANZA SECONDO IL ’TIME’

1 - THE GUARDIAN
DINASTY! UN RUOLO DI VERTICE A NEW YORK PER IL TERZOGENITO DI MURDOCH
http://bit.ly/eYUqzU
- L'erede è designato. Il più piccolo dei tre figli del magnate Rupert Murdoch, avuto dalla seconda moglie, volerà a Londra per salire ai vertici della News Corporation. James Murdoch diventerà il vicecapo responsabile del conglomerato mediatico che comprende, tra gli altri, il Time di Londra e sarà anche presidente e Chief executive di News Corp's international businesses, mantenendo le competenze per i mercati europeo e asiatico.

 

2 - LE FIGARO
IN FRANCIA, PER EVITARE DI SCANNARSI, I SOCIALISTI FARANNO DELLE PRIMARIE "LIGHT"
http://bit.ly/gXlxed
- Budget di 30 mila euro a candidato, un solo dibattito televisivo e nessun raduno in programma. Il partito socialista francese studia delle primarie in versione "light". La Direzione, infatti, vuole evitare uno scivolone. I socialisti sono i favoriti per le elezioni presidenziali del prossimo anno, ma il rischio è che si scateni una guerra interna. Le candidature verranno presentate tra il 19 giugno e il 9 ottobre.

 

SARKOFAGO IN PICCHIATA: UN SONDAGGIO REGISTRA UN CROLLO DI CONSENSI DELL'8%
http://bit.ly/grgke3
- Secondo un sondaggio effettuato da l'observatoire BVA pour Orange/L'Express/FranceInter, Sarkofago continua a soffrire un'inesorabile emorragia di consensi. Si parla di un crollo di 8 punti percentuali che all'appuntamento elettorale del 2012 non gli permetterebbe nemmeno di passare il primo turno, mandando al secondo turno contro i socialisti solo Marine Le Pen.

 

SVOLTA IN COSTA D'AVORIO, OUATTARA CONQUISTA 4 CITTÀ - FUOCO CONTRO UN ELICOTTERO DELLE NAZIONI UNITE
http://bit.ly/eLDK5J
http://bit.ly/dIhmYe
- Quattro mesi dopo la crisi post elettorale che ha spaccato la Costa d'Avorio, le forze del presidente Alassane Ouattara hanno preso il controllo di tre città strategiche nell'ovest del paese. Ouattara è stato eletto il 28 novembre scorso, avendo la meglio sul presidente uscente Gbagbo che però si è rifiutato di accettare i risultati delle elezioni, innescando la guerra civile.
- Lunedì alcuni membri delle Forze repubblicane della Costa d'Avorio che sostengono Ouattara hanno fatto fuoco contro un elicottero delle Nazioni Unite che stava effettuando un volo di ricognizione.

 

3 - LE MONDE
UNA FUKUSHIMA FRANCESE? "NON È IMPOSSIBILE..."
http://bit.ly/gDzFRR
- Intervistato da Le Monde, il presidente dell'Autorità francese per la Sicurezza nucleare, André-Claude Lacoste, dice: "Non si può affermare che non ci saranno mai incidenti nucleari gravi in Francia. L'unica cosa che si può fare, nonché l'unica filosofia da abbracciare per perseguire la sicurezza nucleare, è fare di tutto per ridurre la probabilità che si verifichino, anziché correre ai ripari dopo".

 

4 - TIME
UN MARE DI COCAINA! DALLA COLOMBIA SOTTOMARINI "FAI DA TE" PIENI ZEPPI DI POLVERE BIANCA
http://ti.me/gfLrhK
LE FOTO http://ti.me/g60IRq
- Fino a qualche tempo fa i narcos colombiani usavano i semisommersi. Attraversavano i mari scivolando appena sotto la superficie del mare, lasciando fuori soltanto i tubi per assicurarsi l'approvvigionamento di ossigeno. Poi sono stati scoperti e così hanno fatto l'upgrade: nel febbraio scorso le forze militari colombiane hanno intercettato un sottomarino vero e proprio (anche se "artigianale") lungo la costa pacifica del paese. A bordo c'erano tre tonnellate di cocaina.

 

I 25 MIGLIORI BLOG DI FINANZA AL MONDO SECONDO IL TIME
http://ti.me/gvaC4l

RONDE ANTIPUTTANE! IN CALIFORNIA CITTADINI IN STRADA CONTRO LA PROSTITUZIONE
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A Vallejo, 25 mila abitanti a nord-est di San Francisco, i cittadini si sono messi a scimmiottare il Veneto e le sue ronde (ammesso che ci sia ancora qualcuno che le fa). La sola differenza è che nella cittadina californiana vanno a caccia di prostitute anziché di immigrati.


5 - THE TELEGRAPH
MAGNA CHE TI FA BENE! IN GRAN BRETAGNA PRESTO IN VENDITA CARNE DI MUCCA CLONATA?
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- Carne e latte dalla progenie di animali clonati potrebbero arrivare nei supermercati inglesi già dalla fine della prossima estate. E si prevedono polemiche, perché l'etichetta sarà quella di sempre. 30-03-2011]

 

 

SALVATE IL SOLDATO BERSANI! - SUL CASO DEL DALEMONE TEDESCO IL PD NON SA DOVE SBATTER LA TESTOLINA - IL VOTO SULL’ARRESTO DELL’EX ASSESSORE DI VENDOLA INDAGATO PER LO SCANDALO SANITÀ IN PUGLIA TERRORIZZA IL PARTITO - I DEMOCRATICI PREGANO CHE ALLA FINE A DECIDERE SIA IL TRIBUNALE DI BARI A CUI TEDESCO HA PRESENTATO APPELLO - IL PDL CONCEDE AL MASSIMO UN GIORNO E INFIERISCE: “DOV’è IL FUMUS PERSECUTIONIS? VOGLIONO ALLUNGARE IL BRODO”…

Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

 

Rinvio del voto sull´arresto di Alberto Tedesco, ex assessore della Sanità in Puglia e oggi senatore del Pd. E il suo partito può tirare un sospirone di sollievo. Ma solo per 24 ore. Oggi si riunisce di nuovo la giunta.

Imbarazzato, diviso, spaccato: così appare il Partito democratico su una vicenda che mette in difficoltà tutta la linea seguita fin qui nella delicata partita giustizia. Ieri sera si è riunita la giunta delle immunità di Palazzo Madama presieduta dal Pd Marco Follini per decidere il sì o il no all´ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bari. I nove membri democratici sono entrati nella riunione senza una posizione comune, orfani anche di un´indicazione chiara dei vertici del partito, ossia di Pier Luigi Bersani.

 

E di questo si sono tutti lamentati. La capogruppo Anna Finocchiaro ha tenuto chiusi in una stanza i senatori democratici per l´intero pomeriggio cercando una via di uscita unitaria. Alla fine, l´unica strada l´ha fornita lo stesso Tedesco presentando proprio ieri mattina un appello contro la richiesta di arresto. Una novità nell´iter processuale che giustifica il rinvio e che potrebbe togliere le castagne dal fuoco all´incerto Pd. Se arrivasse un giudizio terzo dal tribunale barese contrario al carcere, il caso sarebbe risolto.

 

Almeno a livello parlamentare. Se invece fosse confermata la decisione del gip, il Pd a quel punto sarebbe quasi costretto a votare per l´arresto del suo senatore. Ma adesso il Pdl cerca di approfittare dell´impasse democratica. Il relatore del provvedimento Alberto Balboni (Pdl) dichiara di non «vedere fumus persecutionis» contro Tedesco. Quindi fa pendere la bilancia verso l´arresto. Accetta lo slittamento ma solo di un giorno perché «il Pd ci ha accusato di perdere tempo, adesso mi sembra che siano loro a voler allungare il brodo».

 

Il capogruppo del Pd nella giunta Francesco Sanna prova a tenere in equilibrio una scelta che tanto in equilibrio non è. Bisogna evitare clamorose spaccature democratiche. «Tedesco dimostra di volersi difendere nel processo con la richiesta di appello. E non di contare sull´immunità di casta come fanno altri - osserva Sanna -. Ora abbiamo bisogno di qualche giorno per leggere le nuove carte». Ma le ore corrono, oggi si ricomincia. E le ultime indiscrezioni sugli orientamenti dei membri Pd nella giunta danno questo verdetto: 7 contrari all´arresto e due (l´ex magistrato Felice Casson e Marilena Adamo) perplessi. Ma altre voci parlano di numeri ribaltati. Comunque resta l´imbarazzo. E la spaccatura.

 30-03-2011]

 

 

ASIA CHIUDE IN RIALZO, L’EUROPA APRE INCERTA - IN SPAGNA NON C’È POSTO PER TRE CASSE DI RISPARMIO - CONSOB, ARRIVA CAPUTI - A MEDIASET LE TORRI TELEVISIVE DMT - A BRESCIA UN SUMMIT “SUPERPOPOLARE” - PER AVIO C’È CAIO - ZONIN FA DUE FILM - Ponzellini contro i sindacati - LA POLITICA LOMBARDA NEL CICLO DI A2A - LA BANCA PROSSIMA DI CARIPLO - DA BNP A DEUTSCHE BANK, L’AMERICA CHIEDE I PIANI ANTI-CRAC - A MOGLIANO VENETO GENERALI IN SCIOPERO

1. BORSA: EUROPA INCERTA CON BANCHE, ENERGIA IN EVIDENZA...
(ANSA) - Borse europee incerte nei primi scambi dopo sei sedute in positivo. L'indice d'area Stxe 600 è poco sotto la parità. Crollo del 4,1% per H&M, dopo aver indicato in caduta i profitti del primo trimestre. Taylor Wimpey registra, invece, un rialzo dell'1,5% con la decisione di vendere le sue unità in Nord America per 955 milioni dollari a fronte di una riduzione del debito. Guadagna l'1% Shell con l'autorizzazione di avviare lo operazioni per un pozzo nel Golfo del Messico.

 

A livello settoriale frenano i bancari (-0,94%) con Kbc (-4%) e le italiane Intesa SanPaolo (-3,4%) e Bpm (-2,1%). Segno positivo per materie prime (+0,17%) e auto (+0,25%). Ben comprata l'energia (+0,53%) con Vestas (+1,6%) e Saipem (+1,1%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,09% - Parigi -0,12% - Francoforte +0,11% - Madrid -0,59% - Milano -0,75% - Amsterdam -0,08% - Stoccolma -0,47% - Zurigo -0,31%.

2. BORSA: ASIA IN RIALZO, OTTIMISMO SU RIPRESA ECONOMIA
(ANSA) - Borse di Asia e Pacifico in gran parte positive, con i mercati di riferimento in ripresa dopo le perdite record in seguito al terremoto che ha devastato il Giappone. A dare forza ai listini anche alcuni report che indicano una sostanziale ripresa dell'economia globale. L'indice d'area Msci gudagna così oltre mezzo punto percentuale. In Australia le vendite al dettaglio sono salite per il quarto mese e segnali incoraggianti arrivano dal mercato del lavoro negli Stati Uniti e in Germania. A Sydney si mostrano in evidenza le commodoties con Bhp Billiton (+2,08%) e Alumina (+1,2%).

Acquisti a Tokyo su Nikon (+3,5%), Mitsubishi Ufj (+2,6%), e Konika Minolta (+1,6%). A Shanghai rialzo dell'1% di Industrial & Commercial Bank of China sulla scorta delle buone indicazioni arrivate dagli utili. Mentre a Seul gli acquisti valorizzano Korean Airlines (+5,6%) e Daewoo Engineering (+3%). Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico: - Tokyo +0,48% - Hong Kong +0,37% (seduta in corso) - Shanghai -0,78% - Taiwan +0,43% - Seul +0,73% - Sydney +0,33% - Mumbai +1,33% (seduta in corso) - Singapore +0,31% - Bangkok +0,21% - Giakarta +0,77% (seduta in corso).

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI GIOVEDI' 31 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Gruppo Ceramiche Ricchetti, Terna.

 

Milano: incontro organizzato da Confindustria Lombardia con il sostegno di Intesa Sanpaolo, su 'L'attrattivita' della Lombardia e l'Internazionalizzazione delle imprese lombarde'. Partecipano, tra gli altri, Alberto Barcella, presidente Confindustria Lombardia; Giuseppe Recchi, presidente GE Sud Europa, Comitato Investitori Esteri Confindustria.

Roma: si riunisce a palazzo Chigi il Consiglio dei ministri.

Roma: il presidente dell'Autorita' Antitrust, Antonio Catricala', interviene al Postal Services Summit.

Roma: si riunisce l'assemblea di Confagricoltura per il rinnovo della cariche sociali.

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - CONTESA ITALIA-FRANCIA: Il Tesoro studia un fondo nazionale strategico per rilevare quote significative delle imprese con il sostegno di Cdp (Il Sole 24 Ore, pag. 2). Proglio congeda Quadrino, giro di poltrone nella filiera A2A-Edison (dai giornali).

PARMALAT: faro Ue sul blitz di Lactalis: manca la richiesta dell'ok all'Antitrust europeo (dai giornali). Per Collecchio pronte a intervenire in cordata Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca insieme a Fintecna (Il Messaggero, pag. 17). Lo shopping italiano all'estero vale 460 miliardi (La Stampa pagg 14 e 15).

POLTRONE PUBBLICHE: Ieri nuovo vertice di Governo: la Lega alza il tiro (Il Sole 24 Ore, pag. 40) Fantozzi verso Enel Green Power, Roth da Terna (dove arriva Castelli) alle Poste (Corriere della Sera, pag. 35). In arrivo due ad per Finmeccanica (La Repubblica, pag. 31)

 

CREDITO: Con Basilea 3 crescita a rischio. Una ricerca Ambrosetti avverte: 'Minori prestiti a imprese e famiglie italiane per 436 miliardi' (Il Sole 24 Ore, pag. 3).

BCE: Jurgen Stark, membro dell'esecutivo di Francoforte, difende il prossimo rialzo dei tassi (Financial Times, pag. 1)

SALINI: Il costruttore italiano vince una maxi commessa per un impianto in Etiopia sul Nilo da 3,3 miliardi (Il Sole 24 Ore, pag. 21).

FIAT: Si allunga i tempi per l'Ipo di Chrysler. Marchionne: 'Niente fretta, ma entro quest'anno saliremo al 51%' (dai giornali).

GENERALI: limiti ai poteri d'urgenza, autonomia al ceo solo in caso di impossibilita' di convocare un cda (Il Sole 24 Ore, pag. 36). Al cda del 6 aprile le scuse di Bollore' e l'affondo sui poteri di Geronzi (La Stampa, pag. 31).

BPM: Il presidente Ponzellini contro i sindacati, e' scontro sull'aumento di capitale (dai giornali)

MEDIASET: Punta al 60% di Dmt, nasce il numero uno in Italia delle torri (dai giornali)

AS ROMA: La firma della cessione a DiBenedetto il 15 aprile a Boston. Sconto di 10 milioni sul prezzo (Il Messaggero, pag. 26).

5. I DIPENDENTI DI GENERALI DI MOGLIANO VENETO SCIOPERANO...
Riceviamo e pubblichiamo:
Buonasera, vi invio comunicato sindacale dello sciopero del 1 aprile dei dipendenti di Assicurazioni Generali a Mogliano Veneto con presidio. Dopo lo sciopero del 28 c.m., torneremo a scioperare per altre quattro ore venerdì 1 aprile. Non abbiamo scelta, l'Ania (associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) ha respinto la nostra piattaforma contrattuale, presentandocene un'altra peggiorativa. Ci chiedono sacrifici quando il settore assicurativo va benissimo, sia il ramo vita che quello delle rc auto, senza contare che arriverà una grossa cedola per gli azionisti. La salute del gruppo è costruita però anche dai dipendenti, ai quali va riconosciuto l'impegno. La controproposta dell'Ania smantellerebbe i diritti acquisiti dagli addetti per avere la gestione completa del personale.

 

Vengono colpiti direttamente aspetti fondamentali del contratto assicurativo a tutela dei lavoratori, e anche sul piano economico non è disposta a concedere l'aumento richiesto. Vi segnalo che la seconda parte dello sciopero a Mogliano sarà venerdì 1 aprile con presidio dalle ore 7. Lo sciopero del 28 ha avuto un grande successo:
l'adesione è stata ampissima, come da tempo non si vedeva:
la partecipazione numerosissima ed attiva di tanti dipendenti giovani al presidio è stata un vero successo. A testimonianza di ciò i tre servizi mandati in onda dal tg regionale RAI lunedì.
Mirko Simionato

6. SPAGNA: FALLITO IL PROGETTO DELLA TERZA CASSA DI RISPARMIO SPAGNOLA...
Radiocor - Il progetto di dar vita alla terza Cassa di risparmio spagnola, Banco Base, e' fallito. Lo ha annunciato La Banca di Spagna. La mega banca doveva nascere dalla fusione di Cajastur, Caja Cantabria, Caja Extremadura e la piu' grande - ma anche indebitata - Caja del Mediterraneo (Cam), dopo che le assemblee generali delle prime tre entita' hanno votato contro l'unione per i problemi di solvibilita' della Cam.

Il principale ostacolo all'operazione, che avrebbe creato un'entita' con asset per 125 miliardi di euro, erano i 2,78 miliardi che Banco Base avrebbe dovuto chiedere al fondo di salvataggio Frob - il doppio di quanto previsto inizialmente - e che, assieme ai circa 1,5 miliardi gia' patteggiati in forma di partecipazioni preferenziali dello Stato, avrebbe messo la nuova entita' vicina alla nazionalizzazione.

7. CONSOB: SINDACATI, IN ARRIVO SEGRETARIO GENERALE GAETANO CAPUTI...
Radiocor - E' atteso nei prossimi giorni l'arrivo alla Consob del nuovo segretario generale. Secondo fonti sindacali dell'Autorita' di via Martini interpellate da Radiocor, la scelta del presidente Giuseppe Vegas e' caduta su Gaetano Caputi, dal 2002 a fianco di Giulio Tremonti all'Economia, prima al Gabinetto, poi all'Ufficio legislativo, anche se il nome non e' stato ancora comunicato ufficialmente.

 

La delibera organizzativa che attiva la funzione del segretario generale, ruolo inserito gia' sotto la presidenza di Lamberto Cardia ma finora mai attivato, e' gia' stata firmata, rivelano i sindacati. La decisione di Vegas di nominare un segretario generale non e' vista con favore da alcune sigle sindacali, in particolare Falbi, Fisac e Uilca ed era tra le motivazioni che avevano spinto allo sciopero dello scorso mese di febbraio.

8. BCE: BINI SMAGHI, ALZEREMO TASSI INTERESSE IN MODO GRADUALE...
Radiocor - La Banca Centrale europea alzera' i tassi di interesse gradualmente, garantendo nel contempo l'aiuto e la disponibilita' per le banche degli Stati membri che incontrano difficolta' per oneri finanzari piu' elevati. Lo ha detto il membro del consiglio direttivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, in un'intervista a Mosca con Russia Today. 'Aumenteremo i tassi gradualmente, mantenerli a questi livelli non e' appropriato perche' rifletterebbero una politica espansiva', ha spiegato Bini Smaghi. 'Abbiamo un solo tasso d'interesse e quindi deve soddisfare tutti', ha aggiunto, sottolineando, inoltre che la Bce 'possiede anche altri mezzi per fornire liquidita' al sistema ed assicurare che tutte le banche del sistema abbiano accesso ai finanziamenti'.

9. LA POLITICA LOMBARDA NEL CICLO DI A2A...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - A poche settimane dalle elezioni amministrative di Milano, si prepara il travaso dal mondo politico a quello manageriale, dai consigli comunali a quelli d'amministrazione, da Palazzo Marino ad A2a e partecipate. Insomma, le ex-municipalizzate si rafforzano di ex-municipalizzati: l'assessore uscente al decoro urbano Maurizio Cadeo viene designato da A2A alla vicepresidenza dell'Amsa, mentre l'assessore alle infrastrutture Bruno Simini è candidato alla presidenza della società di trattamento rifiuti.

 

La lega vede sfumare la candidatura del bresciano Bruno Caparini al consiglio di Edison ma ottiene da A2a l'indicazione di Franco Baiguera alla presidenza di Delmi, la holding che riunisce i soci italiani di Edison. La presidenza di Edison andrà dunque a Gabriele Albertini? Forse più avanti. Per ora all'ex sindaco di Milano è stata proposta la presidenza di Edipower.

10. A MEDIASET LE TORRI TELEVISIVE DMT LA SOCIETÀ VALUTATA 400 MILIONI...
Da "la Repubblica" - Mediaset scommette sulle torri e riporta sotto il suo cappello Dmt, lo spin off del 2004 quotato in Borsa e controllato da Alessandro Falciai. Un´operazione che valuta Dmt 400 milioni. A spingere Mediaset anche le difficoltà finanziarie di Dmt e i timori che finisse nelle mani di un operatore concorrente che da oggi, per trasmettere, dovrà rivolgersi anche al Biscione.

11. QUEL SUMMIT A BRESCIA SULLA «SUPERPOPOLARE»...
N. B. per "Il Sole 24 Ore" - Tutta la Brescia bancaria ne parlava. Poi i boatos si sono diffusi a Bergamo, Verona, Lodi, sino a Novara e anche più in là. Ubi Banca, contattata, smentisce categoricamente. Ma numerosi testimoni concordano: nei giorni scorsi si sarebbero incontrati nella "leonessa d'Italia" Carlo Fratta Pasini, presidente del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, Emilio Zanetti e Corrado Faissola, presidenti rispettivamente del consiglio di gestione e di sorveglianza di Ubi Banca.

 

Cosa si siano detti non è dato sapere. Ma, a giudicare dai rumors ai piani alti del management dei due maggiori istituti mutualistici nazionali, qualche discorso avrebbe riguardato il progetto «superpopolare». Un piano nuziale che appare e scompare, in funzione delle interpretazioni sull'antico detto bresciano «chi lontà ìl se va a maridà, o l'embròia o i la 'mbroièrà». (N.B.)

12. UN GATTO A NOVE CODE CONTRO NOERA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Assemblea rovente all'Aiaf, l'associazione cui fanno capo oltre un migliaio di analisti finanziari di Piazza Affari. La convention annuale, ieri sera, ha approvato il bilancio ma si è infiammata sulla governance e si è aggiornata riguardo il rinnovo di revisori e probiviri. Nove "past president" hanno firmato una dura presa di posizione contro l'attuale numero uno, Mario Noera. Guido Brignone, Francesco Caretti, Ferruccio Carminati, Gregorio De Felice, Franco Carlo Papa, Gianni Pasini, Luciano Pichler, Giorgio Tagi e Giampaolo Trasi: tutti, in una lettera, si sono detti molto preoccupati della «lacerante conflittualità all'interno del Consiglio direttivo e tra direttivo e Collegio dei probiviri». E oltre a «un passo indietro di tutti», sollecitano «un percorso di rifondazione dell'associazione».

 

13. LEONE MA NON BANCHIERE...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - la governance delle Generali è sotto osservazione continua. Così come la razionalizzazione delle partecipazioni: varie decine concentrate nel cuore della finanza italiana da Rcs a Telecom Italia. Partecipazioni strategiche e di sistema, cui si aggiungono ancor più numerosi investimenti di dimensioni ridotte e bassa rilevanza. Che però talvolta per gli azionisti triestini non si rivelano certo un affare. È il caso della presenza in Banca di Credito dei Farmacisti o nel Banco di Lucca e del Tirreno (partecipato attraverso Sofibar, la finanziaria delle banche romagnole): la prima ha un capitale sociale di 12 milioni, il secondo di 21. In comune hanno l´urgenza di ricapitalizzare (i farmacisti nati nel 2007 non hanno ancora chiuso un bilancio in utile) perché «il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite».

14. TORNA CAIO GUIDERÀ AVIO...
Dal "Corriere della Sera"- Il consiglio di Avio ha nominato ieri Francesco Caio nuovo amministratore delegato del gruppo. Caio, 53 anni, è vicepresidente Investment Banking per l'Europa di Nomura, e consigliere non esecutivo di Ivensys, Indesit e il «Sole 24 Ore» . Assumerà il nuovo ruolo a partire dal 2 maggio.

 

15. LA RIVOLTA IN BANKITALIA CONTRO I TAGLI...
Dal "Corriere della Sera" - L'austerity arriva anche in via Nazionale. La Banca d'Italia si è infatti allineata al blocco triennale delle retribuzioni e al taglio degli stipendi più elevati stabilito per la Pubblica Amministrazione dai provvedimenti del governo sul contenimento della spesa pubblica integrati poi dal Milleproroghe.

Il Consiglio Superiore della Banca ha così deciso di bloccare per tutti i dipendenti gli adeguamenti economici di carattere generale per il periodo 2011-2013 e di ridurre le retribuzioni sopra i 90 mila euro del 5%per la parte eccedente tale cifra fino ai 150 mila euro e del 10%per la parte oltre i 150 mila euro. Interrompendo la trattativa coi sindacati avviata sei mesi fa.

«Non potevamo più rinviare» , hanno spiegato a Palazzo Koch a fronte della protesta dei sindacati che con la Fabi hanno subito annunciato «l'ampia mobilitazione del personale di ogni ordine e grado» giudicando la decisione «lesiva dell'autonomia dell'istituto» . Si tratta di un «provvedimento eccezionale» , passato all'esame della Bce, che potrà rientrare se verranno modificate le norme del Milleproroghe e comunque quando ne saranno esauriti gli effetti, spiegano ancora in Banca d'Italia dove resta la convinzione di poter mantenere in piedi il dialogo col sindacato con cui è in corso un ampio negoziato sulla previdenza complementare, sulla riforma delle carriere e sull'efficienza aziendale.

Il taglio degli stipendi del personale della Banca d'Italia è stato comunque preceduta dalla autonoma decisione del governatore Mario Draghi e degli altri componenti del Direttorio di tagliarsi del 10%la retribuzione.

 

16. IL BANCHIERE ZONIN GIRA DUE FILM...
Dal "Corriere della Sera" - Banche e vino, le due passioni note di Gianni Zonin. Ma ora il presidente della Popolare di Vicenza si dà anche al cinema. Forse è un ricordo di quando era uno dei principali azionisti della Bnl, la banca che per tradizione ha finanziato il cinema italiano. Di certo, il debutto ha a che fare con la nuova sede romana nello storico palazzo di Generali a piazza Venezia.

E con la possibilità di diventare partner bancario delle case di produzione. Si parte con «Nessuno mi può giudicare» , il film con Paola Cortellesi e Raoul Bova (co-prodotto con i Lucisano) e «C'è chi dice no» , la nuova pellicola di Luca Argentero (con Catleia). E dopo il cinema la tv. La Vicentina, che chiude il 2010 con una crescita degli impieghi (+14%) e della raccolta diretta (+14,3%), esordisce domenica con una campagna su reti nazionali.

17. BANCA PROSSIMA ENTRA CARIPLO...
Dal "Corriere della Sera" - Fondazione Cariplo entra in Banca Prossima, l'istituto di Intesa Sanpaolo dedicato al terzo settore, con una quota del 12%. Anche altre fondazioni socie stanno valutando un passo simile.

18. DA BNP A DEUTSCHE BANK, L'AMERICA CHIEDE I PIANI ANTI-CRAC...
Dal "Corriere della Sera" - Stress test? In teoria possono rassicurare la Bce e i governi europei. Ma non l'America che preferisce fare di testa sua. Invece di lanciare una nuova tornata di test per verificare la solidità delle banche, come quelli del 2009 post fallimento di Lehman, la Fdic, l'autorità di vigilanza sul settore bancario, ha deciso di andare dritta al sodo ed evitare simulazioni e quant'altro per capire davvero cosa potrebbe succedere, non tanto se lo scenario macroeconomico dovesse peggiorare, quanto se dovesse saltare una grande banca.

 

Così ieri la Fdic ha chiesto ai big di Wall Street di presentare alle autorità federali un piano dettagliato di come intendono procedere in caso di fallimento. L'invito è stato esteso anche alle grandi banche europee che hanno attivi superiori ai 50 miliardi di dollari negli Usa. Perché, anche se non sono americane e quindi le decisioni verrebbero prese altrove, gli Usa vogliono sapere in anticipo come si muoverebbero per prevedere così anche i possibili effetti sull'economia.

Un approccio più pragmatico rispetto agli stress test europei, tipico degli americani. Che con l'occasione avranno modo di sapere anche qualcosa di più su cosa fanno negli Usa le concorrenti di Oltreoceano. Saranno infatti obbligate a presentare il piano alla Fdic la Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland, SocGen, Bnp Paribas, Barclays, Hsbc. Probabilmente anche Unicredit, che attraverso Pioneer ha importanti attività negli Usa, mentre Intesa Sanpaolo potrebbe essere fuori.31-03-2011]

 

 

PIù BOLLITI CHE BOLLORé! - IL FINANZIERE BRETONE E GEROVITAL GERONZI HANNO PERSO LA PARTITA PER SCALZARE PERISSINOTTO (DOV’è LA "PISTOLA FUMANTE" SULL’AFFARE KELLNER?) - al consiglio delle Generali DEL 6 APRILE PRESENTERANNO IL LORO "MEA CULPA" - basteranno le scuse? DELLA VALLE & C. si preparano a chiedere la revisione delle deleghe di Geronzi, specie quella sulla comunicazione...

Francesco Manacorda per "la Stampa"

 

Come antipasto le scuse di Vincent Bolloré al consiglio delle Generali. Poi il piatto forte: l'affondo dei consiglieri per stringere - costringere, preferirebbe qualcuno - Cesare Geronzi nel suo ruolo di presidente non esecutivo della compagnia e portarlo ad allinerasi con il Ceo Giovanni Perissinotto. Come? Attraverso una revisione delle deleghe del presidente e un regime ipocalorico di esternazioni.

A una settimana dal cda straordinario delle Generali in calendario per mercoledì 6 aprile il menù, non ufficiale e provvisorio, dell'incontro più atteso per capire dove va la finanza italiana è questo. Con la possibile aggiunta di qualche contorno assai piccante. Ieri il consigliere del Leone Diego Della Valle ha chiesto informalmente che all'ordine del giorno venga messo anche il capitolo delle spese del presidente.

Geronzi, a sua volta, sarebbe pronto a sollevare temi controversi. Qualche piatto potrebbe sparire all'improvviso, ma insomma il menù si annuncia per palati forti. E per clientela internazionale: anche il consigliere ceco Petr Kellner, sotto strumentale attacco - l'obiettivo principale è Perissinotto - per la joint-venture Generali-Ppf, sarà presente il 6.

 

Il «mea culpa» di Bolloré è, allo stato, uno dei punti prevedibili del cda. Il vicepresidente delle Generali, socio debole nella compagnia ma forte nella controllante Mediobanca, avrebbe già espresso in alcuni colloqui riservati la sua intenzione di rettificare le opinioni espresse nel consiglio del 16 marzo, quando si astenne sul bilancio citando tra l'altro i dubbi su Generali-Ppf.

 

La posizione di Bolloré è in linea con quanto in queste ore va dicendo Geronzi. Obiettivo del presidente è arrivare a un consiglio dove non ci siano spaccature: come ha già detto ritiene che tutti debbano «compiere uno sforzo di coesione per il bene della compagnia».

E' un obiettivo plausibile la pax geronziana? E per ottenerla basteranno le scuse di Bolloré? Per un numero consistente di consiglieri - probabilmente gli otto che si sono già mossi per chiedere al convocazione di un cda straordinario (i tre eletti da Assogestioni, Della Valle, Kellner, l'ad di De Agostini Pellicioli e il segretario generale di Crt Miglietta), ma non solo per loro è difficile che la mossa del vicepresidente francese sia sufficiente.

 

Ancora più arduo appare che si accontentino di un'unanimità di facciata. Non a caso c'è chi ha chiesto che Bolloré si presenti in cda dimissionario dalla vicepresidenza, anche se difficilmente sarà accontentato. «Qui - sostiene comunque un consigliere - non si tratta più di una questione personale, ma di questioni sostanziali e ben più ampie».

 

Di cosa si tratti è presto detto: Geronzi e Bollorè, secondo la visione della maggioranza dei consiglieri e del management guidato da Perissinotto - hanno agito di concerto per delegittimare gli uomini alla guida del Leone. Per questo alcuni componenti del cda si preparano a chiedere che le deleghe di Geronzi - specie quella sulla comunicazione, dove negli ultimi mesi il presidente si è dimostrato invidiabilmente iperattivo vengano ridimensionate.

 

A rasserenare gli animi non contribuisce il mistero del verbale del cda Generali del 16 dicembre 2010. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera in quel documento sono indicate alcune perplessità di Kellner su Ppf-Generali. Muovendo dal verbale l'Isvap contatta Kellner, il quale però risponde all'Autorità, e ricorda a Geronzi, che lui alla riunione del 16 non era nemmeno presente.

 

Tra i soci del Leone c'è chi vede dietro questi eventi l'ennesimo tentativo teso a delegittimare Perissinotto. Anche per questo il consiglio del 6 aprile non si concluderà con un brindisi di pace. E se tregua sarà, come appare probabile, resta da capire quanto è destinata a durare. 31-03-2011]

 

 

ALLARME ROSSO PER GHEDDAFI - IL POTENTISSIMO MINISTRO DEGLI ESTERI E UOMO CHIAVE DEI SERVIZI LIBICI SCAPPA DA TRIPOLI E ARRIVA TUTTO CONTENTO A LONDRA (DOVE SPIATTELLERÀ TUTTI I SEGRETI MILITARI DEL RAIS) - COME AL SOLITO LA FRANCIA SPINGE PER ARMARE I RIBELLI, STOP DELLA RUSSIA, GIOCO DELLE TRE CARTE DI USA E GB - LA REALTÀ È CHE NESSUNO CONOSCE LA VERA NATURA DEGLI INSORTI (GLI JIHADISTI TRA I RIBELLI POTREBBERO ESSERE IL 2, IL 20 O L’80%)…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

Il potente ex capo dell'intelligence libica è fuggito a sorpresa in Gran Bretagna mettendo in luce l'indebolimento del regime di Gheddafi mentre Parigi, Mosca e Washington si dividono sulla decisione di fornire armi ai ribelli bengasini. Moussa Koussa da alcuni giorni aveva fatto perdere le sue tracce e ieri l'agenzia di stampa tunisina ha svelato che nelle ultime 48 ore è stato in Tunisia, da dove è partito dall'aeroporto di Gerba giungendo a Londra in serata.

 

La conferma è arrivata da Downing Street: «È arrivato qui di sua volontà». Moussa Koussa è l'attuale ministro degli Esteri libico ma per molti anni è stato l'onnipotente capo dell'intelligence di Gheddafi: a lui si attribuiscono i complotti per colpire i dissidenti all'estero negli anni Ottanta e ogni sorte di trame terroristiche come anche la trattativa con gli Stati Uniti che portò nel 2003 allo smantellamento del programma nucleare di Tripoli che lo stesso super 007 era riuscito ad acquistare su ordine personale del colonnello.

 

Considerato uno degli uomini più fedeli a Gheddafi nonché in possesso dei segreti - militari ed economici della Jiamahyria, Moussa Koussa incarna il regime di Tripoli e la sua defezione lascia intendere che fra i più stretti collaboratori del colonnello serpeggia il malumore. La decisione di Koussa premia gli sforzi di Washington, Londra e Parigi che negli ultimi giorni hanno più volte rivolto all'entourage del colonnello appelli alla defezione.

 

Tale sviluppo coincide però con la bagarre internazionale sulla fornitura di armi ai ribelli libici. Fonti diplomatiche a Washington assicurano che «sono stati i francesi ad aprire questo fronte» facendo sapere agli alleati di essere pronti a inviare ai ribelli le armi necessarie per fronteggiare le forze di Gheddafi. Il ministro degli Esteri di Parigi, Alain Juppé, ha confermato il sostegno all'ipotesi ma la contromossa è arrivata da Mosca, dove il collega russo Sergey Lavrov ha ribattuto: «Il Segretario generale della Nato ha detto che si sono mossi per difendere i civili non per armarli, e noi pensiamo che lui abbia ragione».

 

Come dire: Parigi sta rompendo gli accordi alla base della coalizione che Mosca non ha ostacolato evitando di opporre il veto alla risoluzione Onu 1973. A metà strada fra Mosca e Parigi si colloca il premier britannico, David Cameron, che dice di «non escludere» le forniture di armi adoperando una formula molto simile a quella del presidente americano Barack Obama che in tre interviste tv ha ripetuto di «non escludere del tutto» l'invio di armi pur non essendo a favore di tale ipotesi.

 

L'incertezza della Casa Bianca tradisce la presenza di opinioni differenti dentro l'amministrazione, dove il Pentagono teme che armare i ribelli porti ad un impegno di lungo termine in Libia e l'intelligence conferma la presenza di «piccoli gruppi di miliziani di Al Qaeda in Cirenaica». Secondo la Reuters, Obama avrebbe già autorizzato, firmando un ordine segreto, operazioni di appoggio ai ribelli da parte della Cia. Operazioni che secondo il sito web del New York Times sono già iniziate «da alcune settimane».

 

C'è poi il nodo dell'identità dei ribelli che Gene Cretz, ambasciatore Usa a Tripoli, riassume così: «Non sappiamo se possiamo fidarci di loro al 100 per cento». Bruce Riedel, ex consigliere di Obama sull'antiterrorismo, aggiunge: «I jihadisti libici che hanno combattuto in Iraq e Afghanistan stanno tornando, non sappiamo se sono il 2, il 20 o l'80% dei ribelli». A fare da deterrente è il precedente dell'Afghanistan, quando l'amministrazione Carter decise di armare i mujaheddin contro l'Armata Rossa aiutando a formare combattenti che poi sono confluiti nelle fila di Al Qaeda. [31-03-2011]

 

 

INPS INPS HURRà! - IL PIO PRODI INCASSA TRE PENSIONI AL MESE AL PARI DELLl’economista finiano Mario Baldassarri - IL COMPAGNO KOSSUTTA NE BECCA SOLO DUE (PAGATE IN EURO E NON IN RUBLI) COME VIOLANTE, CHE PORTA A CASA 16 MILA € LORDI AL MESE - L’EX SINDACALISTA D’ANTONI è ANDATO IN PENSIONE, A 55 ANNI, CON 40 ANNI DI CONTRIBUITI (MA S’è LAUREATO A 15?) - Sommano una pensione all’indennità parlamentare sia Rocco Buttiglione sia Franco Marini…

Mario Giordano per "il Giornale"

 

Prodi prende oltre 14mila euro di pensione al mese. Anzi: pensioni. Al plurale. Eh sì, perché il Professore di vitalizi ne incassa addirittura tre: uno da 5.283 euro come ex presidente della Commissione europea, uno da 4.725 euro come ex parlamentare e uno da 4.246 come ex professore universitario. Totale 14.254 euro lordi. La somma lo deve imbarazzare non poco.

 

E infatti poco tempo fa, in una dichiarazione Ansa del 24 novembre 2010, si è abbassato l'assegno previdenziale, esattamente come le donne si abbassano l'età: citava sì correttamente i 5.283 della commissione europea, ma poi parlava di 1.797 euro lordi da ex parlamentare e di 2.811 lordi come ex professore universitario, mostrando una prematura ma quanto mai conveniente smemoratezza senile: in realtà quelle cifre cui lui si riferisce sono al netto. E al lordo corrispondono appunto a 4.725 (esattamente 4.725,04) e 4.246 (esattamente 4.246,43) euro mensili.

 

Tutti strameritati, per carità: non c'è trucco, non c'è inganno. Ma allora, perché, Professore, dire le bugie? A sfrucugliare nei meandri della previdenza italiana si fanno scoperte assai interessanti. Per esempio, il cumulo di vitalizi d'oro è una consuetudine piuttosto diffusa, anche fra coloro che fanno professione di pauperismo operaio.

 

Prendete il vecchio Cossutta: l'uomo dei rubli incassa una pensione Inps dal 1980, cioè dall'anno in cui a Mosca c'era ancora Breznev, Aldo Maldera era il capitano del Milan e Bobby Solo a Sanremo cantava «Gelosia». E lo sapete perché incassa quella pensione? Grazie alla famosa legge Mosca, con cui l'odiato Stato borghese ha riconosciuto a dirigenti di partito e sindacalisti contributi mai versati. Dal 2008, poi, il tovarisc Armando di pensioni ne riceve due: all'assegno dell'Inps unisce infatti il sostanzioso vitalizio parlamentare, 9.604 euro lordi al mese, una cifra che è quasi una beffa per il compagno operaio.

 

Ma tant'è: per non farsi mancare nulla, al momento di lasciare il Parlamento, dove aveva piantato le tende da ben 10 legislature, Cossutta ha anche incassato una liquidazione monstre pari a 345.744 euro, pudicamente definita «assegno di solidarietà». Eccome no: solidarietà. Ma con chi? Con il suo conto corrente? Due pensioni riceve anche Luciano Violante: 9.363 euro lordi come ex parlamentare e 7.317 come ex magistrato, per un totale di 16.680 euro lordi al mese.

 

Tre pensioni riceve l'economista finiano Mario Baldassarri, che con Prodi condivise la famosa seduta spiritica sui colli bolognesi durante il rapimento Moro: diventato presidente della Commissione finanze, non ha fatto un gran che per risanare i bilanci pubblici, ma per quel che riguarda i bilanci privati, beh, non si può certo lamentare. Due pensioni vanno in tasca al compagno Giovanni Russo Spena: quella parlamentare ( pari a 5.510 euro netti dal 2008) si va a sommare a quella da professore universitario (2.277 euro netti dal 2002, cioè da quando aveva 57 anni), per un totale di quasi 8mila euro netti.

 

Sommano una pensione all'indennità parlamentare sia Rocco Buttiglione (3.258 euro netti come professore universitario dal 2007) sia Franco Marini (circa 2.500 euro grazie alla legge Mosca dal 1991, cioè da quando aveva 57 anni). Ancor più giovane è andato in pensione Sergio D'Antoni, deputato del Pd, vicepresidente della commissione Finanza, già sindacalista assai favorevole ai rigori sulla previdenza altrui: prende una pensione Inpdap di 5.233 euro netti al mese (8.595 euro lordi al mese, 103.148 euro lordi l'anno) dal 1º aprile 2001, cioè da quando aveva 55 anni.

Ma il bello è che la pensione è stata liquidata sulla base di (udite bene) 40 anni di servizio. 40 anni di servizio? A 55 anni? E dunque D'Antoni era in università a 15 anni? E faceva già il docente? Possibile? Forse siamo davanti a un genio precoce della scienza giuridica e non ce ne siamo mai accorti? Si badi bene: lo scandalo qui non sono tanto i 5.233 euro netti di pensione Inpdap (che pure non sono pochi per un sindacalista che ha sostenuto la necessità di tagliare le pensioni dei lavoratori) e nemmeno il fatto che essi vadano a sommarsi senza colpo ferire all'indennità parlamentare.

 31-03-2011]

 

 

1- LE IDI DI MARZO SULLE GENERALI SONO PASSATE, MOLTI STILETTI SI STANNO RINFODERANDO, NESSUNA SCUSA O DIMISSIONI MA BOLLORÈ FARÀ METTERE A VERBALE UNA “PRESA D’ATTO” DELLE SPIEGAZIONI FORNITE ALLA CONSOB DA PERISSINOTTO SULLA JOINT VENTURE PPF-GENERALI. A TUTTI CONVIENE SCAMBIARSI IL SEGNO DELLA PACE - 2- C’È UN MANAGER NAPOLETANO CHE STA FACENDO LE CAPRIOLE NELLO SPAZIO: CAIO - 3 - GIALLO-ROSSO AMERICANO: SI APPRENDE CHE ZIO TOM DIBENEDETTO METTERà LA FIRMA A BOSTON IL 15 APRILE E NON SI CAPISCE DAVVERO LA RAGIONE PER CUI I VERTICI DI UNICREDIT DEBBANO TORNARE IN AMERICA PER IL CLOSING DELL’OPERAZIONE - 4- BRESCIA IN DELIRIO: IL GOTHA DI CIÒ CHE RESTA DEL CAPITALISMO “BIANCO” IN GLORIA DI GREGORIO "JONATHAN" GITTI, CHE NEL NOVEMBRE DEL ’92 HA AVUTO LA SPLENDIDA IDEA DI SPOSARE FRANCESCA BAZOLI, FIGLIA DEL PRESIDENTE DI INTESASANPAOLO - 5- MPS SCIOGLIERÀ IL NODO DELL’AUMENTO DI CAPITALE COME DESIDERA BANKITALIA? -

1 - LE IDI DI MARZO SONO PASSATE, MOLTI STILETTI SI STANNO RINFODERANDO, E A TUTTI CONVIENE SCAMBIARSI IL SEGNO DELLA PACE
Se volete vedere o addirittura toccare con mano la tunica di Cesarone Geronzi dovete recarvi oggi pomeriggio alle 17,10 in punto al Vittoriano.

Qui il presidente di Generali accoglierà Giorgio Napolitano per l'inaugurazione della mostra "Regioni e testimonianze d'Italia" dove accanto alle opere d'arte che rappresentano quattro periodi storici dell'Unità d'Italia, è stato allestito anche uno spazio espositivo per le Generali di Trieste. È probabile che l'ex-banchiere di Marino mostri un'aria distesa e motivata. Dopo l'ultimo consiglio di amministrazione, che per un pelo stava per coincidere con le Idi di Marzo in cui Giulio Cesare fu colpito da 23 pugnalate, il Cesarone de noantri è convinto di arrivare al consiglio di amministrazione "straordinario" del 6 aprile con un ramoscello d'ulivo.

 

I presagi degli aruspici sembrano confortare questa ipotesi e la tempesta di primavera scatenata dal finanziere bretone Bollorè potrebbe rientrare senza quei litigi che hanno portato Pierfurby Casini a dire che "dentro Generali gli azionisti litigano come si faceva nel movimento giovanile della Dc" (una battuta che il suocero Caltariccone non avrà gradito).

Qualcuno ha scritto che l'inquieto Bollorè, l'uomo che ha sollevato la mattonella della joint venture con il cecoslovacco Kellner, potrebbe dimettersi; altri ritengono che il finanziere amico di Sarkozy presenterà le sue scuse ai consiglieri per non aver votato il bilancio 2010.

 

Non accadrà nessuna delle due cose: il ricco bretone che siede in Mediobanca e nella Compagnia di Trieste non vede la ragione di dimettersi e, come tutti i francesi, chiede "pardon" soltanto quando pestano per la strada i cagnolini delle signore. Al massimo il biondo Bollorè farà mettere a verbale una "presa d'atto" delle spiegazioni fornite alla Consob dal management della Compagnia sulla joint venture Ppf-Generali che non sembra danneggiare i prossimi bilanci della società.

 

Ciò non toglie che il prossimo consiglio sarà vivace e consentirà ancora una volta allo scarparo marchigiano Dieguito Della Valle di esibirsi. Nonostante abbia sponsorizzato il restauro del Colosseo, mister Tod's questa sera probabilmente non sarà vicino a Geronzi e a Napolitano perché è troppo impegnato a spulciare le note spese del presidente della Compagnia. Agli uffici di Trieste ha chiesto di capire quanti soldi ha sprecato Geronzi nelle osterie locali dove di solito Cesarone mangia un panino con Perissi-Rotto, e quanto costa il soggiorno nell'albergo che ha scelto dopo aver deciso di non affittare un appartamento.

 

È curioso che queste domande non siano state poste durante la lunga gestione dell'arzillo Bernheim che disponeva di una casa bellissima anche a Venezia e che si batté fino all'ultimo respiro per salvaguardare i benefits di Parigi.

 

Qualche parola sarà dedicata anche alla comunicazione dove, al di là di un'esternazione poco felice di Geronzi a cui ha fatto seguito un fiume di interviste degli stessi consiglieri e di Tarak Ben Ammar, il pasticcio è nato con un ordine di servizio del 9 agosto scorso in cui le deleghe venivano ripartite in maniera confusa tra il presidente e l'amministratore delegato.

Resta il fatto che la voglia di andare verso una Pasqua di resurrezione in grado di tirar su il titolo in Borsa, attraversa l'animo di numerosi consiglieri. Tra questi spiccano in prima fila gli uomini di Mediobanca che stanno esercitando una intensa moral suasion, il furbo Pelliccioli di De Agostini che non è caduto nelle trappole dell'"Infedele" di Gad Lerner, e Caltariccone con il suo portafoglio sempre aperto a comprare azioni della Compagnia.

 

Le Idi di Marzo sono passate, molti stiletti si stanno rinfoderando, e a tutti conviene scambiarsi il segno della pace.

2 - C'È UN MANAGER NAPOLETANO DI 54 ANNI CHE STA FACENDO LE CAPRIOLE NELLO SPAZIO: CAIO
C'è un manager napoletano di 54 anni che sta facendo le capriole.

È Francesco Caio, l'ingegnere milanese che il 2 maggio diventerà amministratore delegato del gruppo Avio. Per gli studiosi di management la carriera di quest'uomo è una specie di case-history perché nell'arco degli ultimi vent'anni il barbuto ingegnere laureato al Politecnico di Milano e specializzato in Francia, ha occupato un'infinità di cariche.

 

Il suo frenetico percorso professionale divide gli studiosi in due categorie: da una parte c'è chi dice che i cambiamenti troppo vorticosi nella carriera di un manager sono un cattivo segno; altri invece sostengono che passare da una società all'altra è sinonimo di vitalismo.

Resta il fatto che il buon Caio, dopo una prima esperienza negli anni '80 dentro la società Sarin di Pomezia del Gruppo Stet e dentro Merloni, è salito nel '93 al vertice di Omnitel, poi di Netscalibur fino al 2006 e di Cable&Wireless fino ad approdare alla vicepresidenza di Nomura Italia. Qui il suo profilo ha cominciato a cambiare, e nel 2008 ha scelto il terreno della consulenza per conto del governo inglese e italiano sui temi della banda larga.

 

Ogni tanto il suo nome è affiorato per qualche carica importante, ma dopo aver messo a punto un Piano per le infrastrutture tecnologiche che è caduto nel vuoto, la fortuna di Caio è apparsa compromessa. Con la nomina di ieri il longilineo napoletano che ha cancellato dal suo curriculum le esperienze giovanili dentro la piccola società della Stet, avrà a che fare con i satelliti di Avio e potrà lanciarsi in un nuovo spazio.

 

3 - GIALLO-ROSSO AMERICANO: ADESSO SI APPRENDE CHE LA FIRMA DI TOM DIBENEDETTO DOVREBBE AVVENIRE A BOSTON IL 15 APRILE E NON SI CAPISCE DAVVERO LA RAGIONE PER CUI I VERTICI DI UNICREDIT DEBBANO TORNARE IN AMERICA PER IL CLOSING DELL'OPERAZIONE
Lo zio Tom non è scappato.

La notizia diffusa ieri che Tom Dibenedetto fosse salito su un aereo per tornarsene a Boston rompendo la trattativa con Unicredit per l'acquisto della Roma, si è rivelata falsa anche se ha provocato il crollo in Borsa del titolo della squadra capitolina.

 

La cronaca de "Il Messaggero" lo descrive alle prese con un giro turistico per la città inseguito dai motorini dei fotografi e con l'aria paciosa di un uomo felice. Nella giornata di ieri ha avuto il tempo di incontrare l'ambasciatore statunitense David Thorne e il cardinale Francis Law, l'ex-arcivescovo di Boston che nel 2002 si è dimesso dopo il clamoroso scandalo dei preti pedofili in America.

Nel tour romano lo zio Tom pare che non abbia avuto il coraggio di infilare la mano nella Bocca della Verità, il mascherone di marmo dove i turisti mettono alla prova la sincerità. E non poteva davvero farlo dopo le ombre che sono calate su questa bizzarra trattativa che non è certo un capolavoro di trasparenza.

 

Adesso si apprende che la firma dovrebbe avvenire a Boston il 15 aprile e non si capisce davvero la ragione per cui i vertici di Unicredit guidati da Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso debbano tornare in America per il closing dell'operazione. I due top manager (il primo napoletano e il secondo romano) in America erano volati alla fine di gennaio per chiudere l'operazione, e tutto faceva pensare che dietro lo zio Tom e i suoi misteriosi soci ci fossero palate di milioni.

Adesso salta fuori che il bostoniano ha ottenuto uno sconto da Unicredit di altri 10 milioni sul prezzo pattuito, facendo leva probabilmente su qualche capitolo oscuro nel bilancio della Roma. Questo regalino è comprensibile perchè rientra nella logica di una trattativa finale che vede la banca di piazza Cordusio protesa a togliersi il pallone dalle palle. Ciò che desta invece enorme stupore e grandi sospetti è che fino a questo momento il paffuto Dibenedetto non abbia ancora messo sul tavolo i quattrini e le garanzie.

 

Ora si dà il caso che in Italia a qualsiasi disgraziato che chiede un fido di 20mila euro in qualsiasi banca viene chiesto di dare in garanzia lo stipendio, il motorino, la moglie, e se ce l'ha, anche l'amante. Per lo zio Tom Unicredit ha fatto una stupefacente eccezione chiedendogli di fornire la prova che dentro le tasche ha i requisiti e i quattrini necessari. In questo scenario la città è divisa: il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno auspica che il Natale di Roma da celebrare il 21 aprile porti il bambinello nuovo a Trigoria, mentre i tassisti che seguono le radio delle emittenti sportive, parlano senza mezzi termini di una "sola".

4 - BRESCIA IN DELIRIO: IL GOTHA DI CIÒ CHE RESTA DEL CAPITALISMO "BIANCO" GREGORIO GITTI (PER GLI AMICI JOHNATAN), CHE NEL NOVEMBRE DEL '92 HA AVUTO LA SPLENDIDA IDEA DI SPOSARE FRANCESCA BAZOLI, FIGLIA DEL PRESIDENTE DI INTESASANPAOLO
La Brescia che conta si ritrova oggi pomeriggio alle 16,30 per un convegno dedicato all'internazionalizzazione delle imprese.

 

L'iniziativa è della Fondazione Etica, un organismo creato tre anni fa con l'intento di "elaborare una nuova idea di Paese". A fare gli onori di casa saranno il presidente della Camera di Commercio, Franco Bettoni, e l'avvocato Gregorio Gitti (per gli amici Johnatan), che nel novembre del '92 ha avuto la splendida idea di sposare Francesca Bazoli, figlia del presidente di IntesaSanPaolo.

 

In prima fila ci sarà il gotha di ciò che resta del capitalismo "bianco" di Brescia, e a discutere del tema sotto la guida del moderatore Massimo Mucchetti, ci saranno tra gli altri Gaetano Miccichè, direttore generale di IntesaSanPaolo, Andrea Montanino del ministero del Tesoro, Massimo Tononi, il supponente ex-collaboratore di Prodi, e Victor Massiah, il capo di quell'Ubi Banca che due giorni fa è crollata in Borsa in maniera spaventosa.

 

Per Johnatan Gitti questa iniziativa deve dimostrare che mentre in giro per l'Italia ci sono fondazioni come quelle di Luchino di Montezemolo che balbettano di politica, al Nord c'è qualcuno che porta avanti il testimone di una cultura etica che tanti anni fa ha portato il suocero Abramo-Bazoli a diventare un protagonista della finanza.

Il giovane avvocato ha la passione per la politica e la cultura che salvano i valori più nobili, e a questa passione aggancia l'elenco delle numerose cariche che ricopre come consigliere dentro aziende di primaria importanza.

 

5 - MUSSARI SCIOGLIERÀ IL NODO DELL'AUMENTO DI CAPITALE NELLA BANCA SENESE CHE ALLA BANCA D'ITALIA RITENGONO INEVITABILE?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il presidente di MontePaschi, Giuseppe Mussari (per gli amici Peppiniello) ha cominciato a scrivere il testo del discorso che pronuncerà alla prossima riunione organizzata dal "Canova Club" all'Hotel Parco dei Principi di Roma.

L'appuntamento è per il 2 maggio alle ore 18,30 e per quella data il boccoluto Mussari dovrebbe aver sciolto il nodo dell'aumento di capitale nella banca senese che alla Banca d'Italia ritengono inevitabile".31-03-2011]

 

 

L CANCRO DI MICROSOFT - PAUL ALLEN, COFONDATORE DELL’IMPERO DI BILL GATES, SFORNA LA SUA ODIO-GRAFIA E RIVELA CHE IL SUO AMICO D’INFANZIA E SOCIO VOLEVA SCARICARLO PERCHÉ MALATO DI TUMORE - ERA IL 1982, ALLEN POI LASCIÒ LA SOCIETÀ NEL 2000 (DA MULTIMILIARDARIO) - NEL LIBRO, GATES VIENE DIPINTO COME UN UOMO SENZA SCRUPOLI, CHE PASSEREBBE SUL CADAVERE DI CHIUNQUE PUR DI FARE UN AFFARE, UN’IMMAGINE MOLTO LONTANA DA QUELLA DI NERD FILANTROPO CHE SI È COSTRUITO NEGLI ULTIMI ANNI

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

«Nel dicembre del 1982, passando davanti all'ufficio di Gates, sentii Bill e Steve Ballmer che discutevano animatamente. Parlavano di me. Rimasi ad origliare. Parlavano del mio recente calo di produttività e di come ridurre il mio peso nell'azionariato della società. Ipotizzavano una diluizione della mia quota in Microsoft con l'emissione di opzioni destinate a loro stessi e ad altri soci» .

 

Paul Allen, che da quattro mesi combatteva con un tumore scoperto in estate, racconta che a quel punto entrò infuriato nella stanza urlando: «È incedibile, questo mostra il vostro vero carattere una volta per tutte!» . Se ne andò sbattendo la porta. Bill gli scrisse una lettera di scuse, ma da lì cominciò il lento distacco del cofondatore di Microsoft, Paul Allen - amico fin dall'infanzia di Gates - dalla società.

La vendetta sarà anche un piatto che si serve freddo, ma Allen ha dato alla sua molto tempo per raffreddarsi: il libro biografico nel quale racconta alcuni particolari inediti della sua avventura in Microsoft viene pubblicato 11 anni dopo che Paul ha lasciato la società (è rimasto in consiglio d'amministrazione fino al novembre del 2000) e a quasi trent'anni di distanza dagli episodi che provocarono la frattura nel rapporto umano tra i due. Idea Man, memorie del cofondatore di Microsoft uscirà nelle librerie americane il 17 aprile, ma un estratto delle pagine essenziali è stato pubblicato ieri da Vanity Fair e dal Wall Street Journal.

 

Non un risveglio piacevole per Bill Gates, descritto come un genio, un imprenditore determinato, di enormi capacità, ma anche come un uomo senza scrupoli, pronto a passare sul cadavere di un amico pur di raggiungere i suoi obiettivi manageriali. Amici comuni dicono che il libro scava un solco tra i due che in tutti questi anni hanno mantenuto buoni rapporti. Allen racconta anche di essere stato raggirato da Gates quando questi decise di far entrare Ballmer (oggi capoazienda) nella compagine azionaria e riferisce di varie dispute sulla divisione della «torta» azionaria: all'inizio dovevano essere due parti uguali, poi Gates lo convinse ad accontentarsi del 40 per cento, visto che era stato Bill a fare il grosso del lavoro per il programma Basic.

Poi la sua quota venne ulteriormente ridotta al 36 per cento. Allen racconta del suo crescente disagio a lavorare in una società in cui tutti sgomitavano a caccia di successo e sgobbavano 24 ore al giorno. Troppo per uno come Paul, meno aggressivo e desideroso di avere qualche ora libera per godersi altri aspetti della vita. Una ricostruzione, quella di Allen, che ha suscitato rabbia e imbarazzo in Microsoft: «no comment» di Ballmer mentre vari dirigenti (o ex) testimoni di quegli anni pionieristici dicono che il cofondatore ricorda male.

 

Gates ha rilasciato solo una breve dichiarazione scritta nella quale conferma l'amicizia per Allen «anche se la mia ricostruzione di molti eventi di quegli anni può essere diversa da quella di Paul» . Asciutta anche la replica del portavoce di Allen: «Il libro contiene un ritratto ben bilanciato del rapporto tra Paul e Bill» . In realtà questo libro sconvolge il rapporto tra i due, ieri imprenditori di successo, oggi grandi filantropi.

Allen, che ha 58 anni, dopo aver lasciato la società, si è dato alla beneficenza e lo stesso ha preso a fare da diversi anni anche Bill Gates. Soprattutto da quando, a metà del 2008, ha lasciato la guida del gruppo proprio a Ballmer, dedicandosi alla filantropia a tempo pieno. Gates ha deciso di donare più di metà del suo patrimonio e ha man mano fatto dimenticare quel tratto di aggressività e prepotenza manageriale che gli era stato rimproverato per tanti anni.

 

Il filantropo che volge al bene il suo genio tecnologico ha da tempo soppiantato, nell'immaginario collettivo, l'imprenditore dagli artigli d'acciaio che schiaccia i concorrenti. Con la sua ricostruzione storica, ora Allen prova a spezzare l'incantesimo della nuova narrativa. In Idea Man c'è tutto: l'incontro a Seattle negli anni delle medie, quando Bill aveva 10 anni e Paul 13, i primi entusiasmi per computer rudimentali come la macchina a schede perforate Teletype della Lakeside School. Poi gli anni di Boston con Allen, nel frattempo divenuto un programmatore della Honeywell, che convince Gates a lasciare l'università di Harvard e a fondare insieme Microsoft (che all'inizio si chiama Micro Soft).

 

Quindi la nascita della società ad Albuquerque, in New Mexico, nel ' 75, la creazione del programma Basic, lo sviluppo del sistema operativo Dos in collaborazione con Ibm, il trasferimento della società a Seattle. E poi, nell'agosto del 1982, la scoperta del cofondatore di essere affetto da un linfoma Hodgkin. La malattia non è in stato troppo avanzato, la terapia è molto aggressiva: Paul sopravvive, anche se indebolito. La sua progressiva uscita da Microsoft è stata sempre considerata una scelta di Allen che, segnato dal linfoma, aveva preferito rallentare il ritmo, pur mantenendo una partecipazione azionaria sostanziale nella società. L'autobiografia che sta per uscire conferma che la malattia è stata all'origine del «divorzio» . Ma getta una nuova luce sulle sue modalità.

 31-03-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - “BOMBE” SU OBAMA! L’EX CONSIGLIERE ECONOMICO: “A LUI DEI LAVORATORI NON GLIENE FREGA UNA MAZZA” - LA SPORCA GUERRA SEGRETA DEL PAKISTAN - SORPRESA SOKOL: IL SUCCESSORE DESIGNATO MOLLA WARREN BUFFET - NUOVE ALLEANZE: TEA PARTY A BRACCETTO CON LE LOBBY INDUSTRIALI - GIAPPO-FOLLIE: VIVERE DENTRO UN REATTORE - GRAN GALÀ A LONDRA PER GORBY 80 - MAREA NERA? E CHI SE LA RICORDA! A UN ANNO DAL DISASTRO LA SHELL OTTIENE IL PERMESSO PER UN NUOVO POZZO IN MESSICO - GOOGLE SCIMMIOTTA FACEBOOK E LANCIA IL TASTO “MI PIACE” - ANDROID SARÀ LA WINDOWS DEI CELLULARI - NUOVE IMMAGINI DA MERCURIO…

Christina Romer

1 - USA TODAY
FUOCO AMICO SU OBAMA: "DEI LAVORATORI NON GLIENE FREGA UNA MAZZA"
http://usat.ly/gvhse6
- "A volte la verità arriva da chi meno te lo aspetti", comincia così l'articolo di "Usa Today" che racconta come Obama sia finito nel mirino di Christina Romer, ex presidente (obamiana) del White House Council of Economic Advisor. La scorsa settimana Romer ha duramente attaccato Obama dicendo di essere "esterrefatta per la totale indifferenza di Washington verso le problematiche del lavoro" e definendo il dato che registra una disoccupazione all'8,9 % "una crisi assoluta".

 

2 - EW.COM
ARRIVA "THE GOVERNATOR": SCHWARZENEGGER DIVENTA UN SUPEREROE DEI CARTONI
http://bit.ly/flZSxU
Prima culturista, poi Terminator, infine eccentrico governatore della California. Chi pensava che la carriera di Arnold Schwarzenegger fosse già abbastanza ricca e variegata si ricreda: l'ex pompato più famoso del mondo sta per diventare un supereroe dei cartoni. Si chiamerà "The Governator".

 

3 - LE FIGARO
COSTA D'AVORIO, OUATTARA PRENDE LA CAPITALE, GBAGBO PREPARA LA CONTROFFENSIVA, L'ONU IMPONE SANZIONI ALL'EX PRESIDENTE
http://bit.ly/hkVaDl
http://bit.ly/ftcU0C
http://bit.ly/eokoIt

- Ouattara avanza. Dopo aver preso il controllo di varie città nell'ovest della Costa d'Avorio, ieri, al terzo giorno di offensiva, le forze del presidente eletto il 28 novembre scorso e riconosciuto dalla Comunità Internazionale, hanno preso la capitale Yamoussoukro e il porto strategico di San Pedro. L'ex presidente Gbagbo, che si è rifiutato di lasciare il potere, continua a controllare Abidjian, centro economico del paese, e si prepara a rispondere all'attacco.

 

- Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità una risoluzione (la 1975) che impone nuove sanzioni a Gbagbo e a sua moglie Simone e autorizza tutte le "tutte le misure necessarie" per proteggere i civili.

RADIAZIONI D'OLTRALPE, LE CINQUE LEZIONI FRANCESI DI FUKUSHIMA
http://bit.ly/hGulEL

- Dopo il disastro giapponese, la Francia si interroga sui rischi che corre (e corriamo pure noi dato che le sue centrali sono a uno schioppo): dai terremoti, agli tsunami, fino alla reale capacità di gestire un'emergenza come quella di Fukushima.

 

4 - WASHINGTON POST
GIAPPO-FOLLIE: ONAGAWA, LA CITTÀ CHE HA TROVATO RIFUGIO NELLA CENTRALE
http://wapo.st/hd67eN

- Mentre il mondo si interroga sui rischi che l'energia nucleare comporta, 240 residenti di Onagawa si stringono attorno ai tre reattori della centrale. Anche qui il terremoto ha fatto scoppiare un incendio nell'impianto e si contano più di mille tra morti e scomparsi, per un totale di circa 10 mila abitanti. Ma per questi sopravvissuti allo tsunami, la centrale è come una nuova casa e un rifugio sicuro.

 

5 - THE NEW YORK TIMES
SORPRESA SOKOL!
IL SUCCESSORE DESIGNATO MOLLA WARREN BUFFET

- Il successore designato David Sokol ha sorprendentemente rassegnato le dimissioni dalla Berkshire Hathaway, la compagnia del finanziere più ricco del mondo, Warren E. Buffet. La Sec sta facendo un'indagine sull'acquisto delle azioni Lubrizol, la società di materiali chimici che Buffet doveva acquistare per 9 miliardi. L'affare era stato proposto da Sokol.

 

STRANE ALLEANZE, IL TEA PARTY A BRACCETTO CON LE LOBBY INDUSTRIALI
http://nyti.ms/eZVrgF
http://huff.to/erFUG4

- Uno studio statunitense dell'"Institute for Liberty" ha evidenziato come le lobby industriali abbiano imparato a fare i conti il Tea Party fino a sposarsi perfettamente con il linguaggio populistico del movimento lanciato da Sarah Palin. Una "Strana alleanza", titola il New York Times.

6 - CNN
ANDROID PER I CELLULARI SARÀ COME WINDOWS PER I PC
http://bit.ly/gVeHtJ

 

- Entro la fine del 2011 Android avrà preso il totale dominio dei dispositivi mobili, diventando la Windows degli smartphone. È la previsione fatta nell'ultimo "Worldwide quarterly mobile report". La Nielsen, negli Usa, ha già registrato un netto vantaggio di Android sulle altre piattaforme per cellulari.

7 - THE GUARDIAN
LA SPORCA GUERRA SEGRETA DEL PAKISTAN
http://bit.ly/hZm3EX

 

BUON COMPLEANNO GORBY! LE FOTO DEL GALÀ PER GLI 80 ANNI DELL'EX LEADER DELLA PERESTROJKA
http://bit.ly/ebVtGV

- Kevin Spacey e Sharon Stone hanno presentato al Royal Albert Hall di Londra il concerto di beneficenza per Mikhail Gorbachev. Sfilatona di vip, da Arnold Schwarzenegger a Lech Walesa.

8 - EL MUNDO
A UN ANNO DALLA MAREA NERA, IN MESSICO SI SCAVA PER UN NUOVO POZZO PETROLIFERO
http://bit.ly/gcrjnW

- Nel Golfo del Messico si riprende a perforare per estrarre petrolio. Il Bureau of Ocean Energy Management, Regulation and Enforcement (Boemre) ha rilasciato il primo permesso alla Shell Offshore. Un anno fa, il disastro della British Petroleum: l'esplosione del pozzo petrolifero che liberò in mare 4,9 milioni di barili di "marea nera".

 

9 - WIRED
GOOGLE COPIA FACEBOOK E LANCIA IL TASTO "MI PIACE"
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NUOVE IMMAGINI DI MERCURIO: CRATERI E PROSPETTIVE DEL PIANETA MAI VISTI
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- Le ultime immagini di Mercurio inviate dal Messenger Spacecraft della Nasa mostrano i crateri e la superficie del pianeta da prospettive inedite.31-03-2011]

 

 

LA CAPARRA DELLO ZIO TOM (CHE NON SI VEDE MAI) - PRIMA DI FIRMARE E FAR VEDERE IL DIO QUATTRINO, IL PAISA’ DIBENEDETTO HA MOLTI MISTERI DA CHIARIRE - LA SUA SOCIETÀ (CAPITALE SOCIALE 1000 DOLLARI!) HA SEDE NEL PARADISO FISCALE USA DEL DELAWARE - POSSIEDE QUOTE DEL LIVERPOOL (ESCLUDEREBBE LA ROMA DALLE COPPE EUROPEE) E DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDA SI SA POCO O NULLA - INCONTRO TRA BOSTONIANI: IL CARDINALE LAW, QUELLO DELLA PEDOFILIA - LA PRIMA VITTIMA: UN FOTOREPORTER...

Guglielmo Buccheri per "la Stampa"

 

Segreterie telefoniche e molti silenzi. Il mondo che ruota attorno a Thomas R. DiBenedetto, candidato unico alla proprietà della Roma, è come se si fosse eclissato tutto d'un colpo. Così mentre il bostoniano di origini campane si diverte a seminare la scorta fatta di motorini per le vie della Capitale («Sembriamo un mostro con la coda», dirà ai suoi uomini della security), sui venti giorni che si sono dati le parti per la fumata bianca cominciano a mettersi di traverso alcuni interrogativi.

 

Il primo rompicapo è quello che sta più a cuore al popolo giallorosso. Come mai lo sbarco di DiBenedetto a Roma non si è concluso con la firma annunciata, ma è sconfinato in nuovi tempi supplementari? La spiegazione tecnica è chiara: bisogna riscrivere gli accordi perché a cambiare è la natura giuridica della Newco, ora italiana e partecipata dagli americani al 60 per cento e da Unicredit al 40. Per farlo servono passaggi obbligati e non brevi, ma, soprattutto, nuove garanzie, o almeno la conferma da parte dei rappresentanti la cordata Usa delle precedenti, compresi, però, gli impegni per assicurare alla Roma un futuro da protagonista in Europa.

I supplementari dovranno, giocoforza, ri-coinvolgere i tre soci di DiBenedetto, dunque. Chi sono e in che settori operano? Poco o nulla si sa di Michael Ruane, James Pallotta e Richard D'Amore, amici del capo cordata e chiamati a mettere in campo dieci milioni di euro a testa. Ma altrettanto poco si conosce dello stesso DiBenedetto, la cui società - la DiBenedetto LCC che inizialmente avrebbe dovuto acquistare le azioni della Roma aveva sede nel Delaware, il secondo stato più piccolo degli Usa, dove è impossibile entrare in possesso dei nomi dei soci e della natura dei loro investimenti perché paradiso fiscale, seppur non iscritto alla black-list.

 

Roma si interroga e aspetta. Come il sindaco Gianni Alemanno che se da un lato si dice ottimista, dall'altro ingrana la retromarcia quando gli chiedono se può dirsi sicuro che l'affare andrà in porto. «La certezza arriverà solo dopo la firma», precisa Alemanno.

 

Oltreoceano in pochi hanno voglia di rispondere al telefono e, come riporta il Sole24 Ore, di mister Tom non rivela niente nemmeno il cugino Larry DiBenedetto perché preferisce tapparsi la bocca quando è interrogato sulla quota di partecipazione del futuro patron giallorosso in Fenway Sports Group. Già, la FSG. Quest'ultima società è la nuova denominazione della vecchia New England Sports Ventures, gruppo che detiene il 100 per cento del Liverpool.

 

Si può possedere contemporaneamente due club di calcio in Europa? DiBenedetto, una volta alla guida della Roma, si troverebbe in una posizione di conflitto di interesse perché le norme Uefa spiegano come ai singoli sia vietato un coinvolgimento in più di una squadra «a livello manageriale, amministrativo e sportivo in qualità di azionista». E quindi sarebbero i giallorossi a rischiare l'esclusione dalla coppe in quanto meno «nobili» dei Reds nel ranking Uefa.

 

Non c'è alcun conflitto di interessi, replicano i legali di DiBenedetto perché, fanno sapere, l'uomo d'affari non ha nel Liverpool alcun potere decisionale o di influenza, ma solo una marginale quota. Roma aspetta la firma (l'appuntamento, stavolta, è a Boston entro il 20 aprile), intanto il titolo va sotto (meno 7,5 per cento). DiBenedetto semina i motorini con una sosta nella Basilica di Santa Maria Maggiore per un saluto al Cardinale Law, anche lui di Boston e, da Boston, costretto ad andarsene perché al centro del caso pedofilia.

 

2- LA PRIMA VITTIMA: UN FOTOREPORTER
Luca Valdiserri per il "Corriere della Sera"

[...] L'eccesso di interesse per il suo arrivo ha già fatto una prima vittima. Roberto Tedeschi, fotografo del sito internet Romanews. eu, martedì notte, è rimasto coinvolto in un incidente all'uscita di Di-Benedetto dallo studio Grimaldi e associati. Nella grande ressa fuori dal cancello, l'autovettura che trasportava il businessman, lo ha colpito alla gamba sinistra. Doppia frattura del malleolo e una doccia gessata da portare per un mese.

31-03-2011]

 

 

dE MAGISTRIS SINDACO? WHY NOT! - UN SONDAGGIO SWG PER IL “CORRIERE DEL MEZZOGIORNO” METTE PAURA AL PD (E PURE AL PDL) - A COMPATTARE LA SINISTRA NON È IL PREFETTO MORCONE CANDIDATO DEI PIDDINI, MA L’EX PM DELL’ITALIA DEI LIVORI - SOLO LUI AL BALLOTTAGGIO POTREBBE BATTERE IL CENTRODESTRO LETTIERI - CROLLO DEI PARTITI MAGGIORI: MENO 7 PER IL PDL E MENO 5 PER IL PD - GLI INCERTI SONO ANCORA IL 40%...

Carlo Tarallo per Dagospia

 

La swg sondaggia le intenzioni di voto a Napoli, e Luigi De Magistris è la sorpresa di questa primavera partenopea: il sondaggio esclusivo per il Corriere del Mezzogiorno di questa mattina ha l'effetto di scontentare tutti, tranne l'ex pm. "A poco più di un mese dalle elezioni amministrative - analizza Simona Brandolini - l'indecisione e l'incertezza regnano sovrane a Napoli: hanno contagiato il 40 per cento dell'elettorato. Detto questo la vera sorpresa, però, è Luigi De Magistris.

 

Attualmente è lui il vero competitor di Gianni Lettieri e non il prefetto Mario Morcone. E sempre l'ex magistrato, in un ipotetico ballottaggio, sarebbe l'unico in grado di battere il centrodestra".

Crollano Pdl e Pd, a Napoli i grandi partiti non tirano più: rispetto alle regionali del 2010 i berluscones perdono 7 punti (dal 33,8 % al 27 %) i piddini 5 (dal 25,4 % al 20,5 %). Morcone, il candidato di Pd e Sel, al ballottaggio perderebbe contro Gianni Lettieri, candidato di un centrodestra comunque in gravissima flessione: rispetto alle politiche 2008 lo schieramento passa dal 47% al 33,5%, con un crollo di -14%.

 

L'unico che riuscirebbe a giocarsela con Lettieri sarebbe proprio De Magistris: " Tra Lettieri e Morcone - nota la Brandolini - vincerebbe l'industriale raggiungendo il 52 per cento dei voti. Chi riesce a battere la corazzata Pdl? Attualmente solo l'ex magistrato con il 52 per cento, perché conquisterebbe l'intero bacino morconiano di democratici e vendoliani. A conti fatti, ed è questo il dato politico che emerge prepotentemente da questo primo sondaggio, è De Magistris a ricompattare il centrosinistra e non Morcone, come hanno argomentato i vertici del Pd".

 [31-03-2011]

 

 

NOMINE IN NOMINE DI LETTA E TREMONTI CON LA RICONFERMA DI SCARONI (ENI) E CONTI (ENEL), SARMI (POSTE) E CATTANEO (TERNA) - SOLO IN FINMECCANICA, O’GUARGUAGLIONE DOVREBBE MANTENERE SOLO LA PRESIDENZA AFFIANCATO DA DUE MANAGER-BADANTI (A SCELTA TRA ORSI, PANSA E ZAMPINI) - LA LEGA SCALPITA PER AVERE UNA POLTRONA PESANTE (LA PRESIDENZA DI TERNA O DI ENEL) - E SOLBES, EX COMMISSARIO UE AI TEMPI DI PRODI, ENTRA NEL CDA ENEL

Roberto Mania per "la Repubblica"

 

Paolo Scaroni e Fulvio Conti saranno confermati ai vertici di Eni e Enel. Così come Flavio Cattaneo a Terna e Massimo Sarmi alle Poste. Resiste Pier Francesco Guarguaglini alla presidenza di Finmeccanica ma sarà affiancato da due amministratori delegati. La soluzione per piazza Monte Grappa potrebbe servire ad accontentare gli appetiti neo-lottizzatori della Lega di Umberto Bossi che punta anche a una presidenza, Enel o Terna.
Il puzzle delle nomine pubbliche è ormai in via di composizione.

 

Martedì notte Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Giulio Tremonti, ministro dell´Economia, hanno sostanzialmente chiuso il pacchetto. Ieri il ministro è partito per la Cina. Lunedì prossimo gli ultimi ritocchi a ridosso della presentazione delle liste per i consigli di amministrazione. Dove ci sarà anche il nome di Pedro Solbes, già commissario Ue nella squadra di Romano Prodi, poi ministro dell´Economia nel secondo governo di José Luis Zapatero.

 

Entrerà nel consiglio di Enel come rappresentante indipendente nelle liste di Assogestioni che ha anche deciso di indicare l´ex ad di Unicredit Alessandro Profumo per il board dell´Eni. La scelta di Solbes risponde alla forte espansione dell´Enel nei mercati latino americani attraverso la controllata Endesa: primo operatore privato in Spagna, Portogallo, Brasile, Argentina, Perù, Colombia, Cile.

 

L´ultimo nodo da sciogliere riguarda il "governo" di Finmeccanica. Guarguaglini (74 anni, al secondo mandato) dovrebbe restare presidente ma non più amministratore delegato. L´ipotesi più probabile è che la carica di ad venga divisa tra due manager. E tre sono i candidati: Alessandro Pansa, attuale condirettore generale, uomo di finanza, fortemente sostenuto dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli; Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Agusta Westland, sponsorizzato dalla Lega; Giuseppe Zampini, ceo di Ansaldo Energia, che trova sponde nel Pdl.

 

Ma Guarguaglini, coinvolto ma non indagato nell´inchiesta sulla Selex della moglie Marina Grossi, pare che negli ultimi giorni stia cercando di strappare un nuovo mandato forte o almeno alcune deleghe. Finmeccanica opera su un mercato particolare come quello della difesa, dove i rapporti personali contano molto più che in altri settori. Ed è questa la carta che sta giocando l´anziano manager toscano.

 

Se Orsi sarà uno degli ad di Finmeccanica, la Lega potrebbe rinunciare a chiedere una presidenza. Altrimenti potrebbe tornare a guardare a quella dell´Enel (Piero Gnudi è considerato troppo vicino a Pier Ferdinando Casini) oppure a quella di Terna dove ora siede Luigi Roth, uomo vicino a Comunione e liberazione.

Nel caso, il candidato forte del Carroccio (l´alternativa è Gianfranco Tosi) si chiama Roberto Castelli, attuale viceministro alle Infrastrutture. Ma questo è anche l´ostacolo alla nomina di Castelli: una legge del ‘63 impedisce il passaggio dal governo a una società partecipata dal Tesoro. Castelli dovrebbe dimettersi e stare in stand by per almeno un anno. E Roth dovrebbe essere disponibile a un patto per la staffetta. Molte incognite.

Insieme a Scaroni è destinato a restare all´Eni, per il quarto mandato, il presidente Roberto Poli (preferito all´ipotesi Mario Resca). E anche Giovanni Ialongo rimarrà alla presidenza delle Poste, casella che spetta alla Cisl: ha rinsaldato il rapporto con Raffaele Bonanni e trovato buone sponde in Letta e Maurizio Gasparri.31-03-2011]

 

 

FLASH! Crollo in Borsa delle banche e in particolare di Intesa SanPaolo che perde quasi il 6% - Per la banca di Corradino Passera si parla di un aumento di capitale da 1 a 5 miliardi e non piace l’idea di lanciare un’OPA per fermare la scalata francese a Parmalat... 31-03-2011]

 

 

FINMECCANICA, FINE VITA - SI è AMMAZZATO nel pomeriggio di ieri a Roma il viceprefetto Salvatore Saporito sparandosi un colpo di pistola con la sua arma di ordinanza - Saporito era indagato dalla procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per la realizzazione del Cen nel capoluogo partenopeo...

PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI

(AGI) - Si e' tolto la vita nel pomeriggio di ieri a Roma il viceprefetto Salvatore Saporito sparandosi un colpo di pistola con la sua arma di ordinanza. Saporito era indagato dalla procura di Napoli nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per la realizzazione del Cen nel capoluogo partenopeo, il 'cervellone elettronico' dove sarebbero confluite le immagini delle telecamere ai fini della sicurezza e dell'ordine pubblico.

 

Il viceprefetto Saporito prestava servizio al ministero dell'Interno e secondo l'accusa avrebbe avuto un ruolo nell'aggiudicazione dell'appalto a un'azienda del gruppo Finmeccanica. Il viceprefetto Saporito si e' ucciso all'interno di un alloggio in un complesso della polizia di Stato nella zona di Castro Pretorio a Roma.31-03-2011]

 

 

AHò CHE TOCCA FA’ A ROMA PER ESSERE PAGATI DALLO STATO! - LA FAMIGLIA ANGELUCCI MINACCIA LA POLVERINI DI CHIUDERE 12 STRUTTURE OSPEDALIERE SE LA REGIONE LAZIO NON SALDA IL DEBITO DI 150 MILIONI € E NON REVOCA IL TAGLIO DI 361 POSTI LETTO - SE SDE-RENATA NON PAGA GLI ARRETRATI, IN 3 MILA RISCHIANO DI PERDERE IL POSTO E Più DI 2 MILA PAZIENTI DEVONO ESSERE SISTEMATI ALTROVE...

Mario Reggio per "il Fatto quotidiano"

 

Il braccio di ferro tra la famiglia Angelucci e la presidente della Regione Lazio Renata Polverini è al rush finale. Gli Angelucci, proprietari della catena di cliniche per la riabilitazione San Raffaele (12 strutture nel Lazio), ha lanciato l'ultimatum: se entro il 15 aprile del 2011 la Regione non salderà il debito di 150 milioni di euro e non rivedrà il taglio di 361 posti letto, saremo costretti a chiudere le nostre strutture e licenziare i dipendenti. Quindi 2.283 pazienti da sistemare altrove e 3.171 dipendenti licenziati.

Un bluff? Di certo è la prima volta che la famiglia Angelucci, che non ha mai avuto rapporti tranquilli con le giunte regionali, minaccia la chiusura e il licenziamento. La Polverini tranquilizza ma non chiarisce: "Per attivarci non abbiamo aspettato ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Stiamo riconvertendo: negli uffici dell'assessorato stiamo cercando di dare una risposta tempestiva proprio perchè nessun lavoratore possa avere delle difficoltà e tanto meno i pazienti". Vai a capire cosa vuol dire.

Dice ancora il governatore: "Qui parliamo anche di ordine pubblico non solo di sanità: tremila famiglie senza lavoro sarebbero un problema serio. Mi sento di tranquillizzare tutti". Replica la Tosinvest, la società che controlla le cliniche degli Angelucci: "Il piano di tagli della Polverini parla di 361 posti letto in meno per la riabilitazione nelle nostre strutture. Il decreto, che scadeva il primo gennaio 2011, è stato prorogato al 31 marzo. Con la Regione abbiamo avuto una serie di incontri, ma senza trovare una soluzione".

Quindi se i tagli venissero confermati la Tosinvest dovrebbe sostenere direttamente le spese di ricovero e cura per 361 pazienti, senza alcun rimborso. Di questi, 91 sono in carico all'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico San Raffaele alla Pisana. "Per legge i posti letto degli Ircss sono incomprimibili - dicono dalla Tosinvest - poi ci sono i 147 milioni di euro di rimborsi che la Regione non ha mai pagato. Siamo disposti a riconvertire ma non a queste condizioni. Così la chiusura e i licenziamenti sono irrevocabili". E dire che in campagna elettorale uno degli slogan degli Polverini era: "Non un solo posto letto verrà cancellato".

 

Il gruppo Angelucci fattura centinaia di milioni di euro l'anno, il patron è Antonio Angelucci, oggi senatore del Pdl, secondo in classifica tra i parlamentari per reddito, con sei milioni di euro dichiarati nel 2009, battuto solo da Silvio Berlusconi. Negli anni Ottanta "Tonino" Angelucci era portantino o autista, a seconda delle versioni, all'ospedale San Camillo. Diventa sindacalista della Uil, di simpatie socialiste. Anche a Roma arriva Mani pulite e Angelucci compra una serie di cliniche convenzionate sull'orlo del collasso per i ritardi nei pagamenti della Regione Lazio. Alla fine del 2003 salva i Ds dalla bancarotta.

Nel frattempo, assieme al figlio Giampaolo, compra Libero e poi il Riformista (due giorni fa la presidenza del Consiglio ha stabilito definitivamente che le due testate non ha diritto a oltre 40 milioni di contributi pubblici all'editoria, di cui oltre la metà già incassati e il resto comunque contabilizzati). Il colpo grosso è l'operazione San Raffaele a Mostacciano. Don Luigi Verzè, della Fondazione Monte Tabor e del San Raffaele di Milano, aspettava la convenzione con la Regione Lazio, che non arriva. Il confessore di Berlusconi rifiuta l'offerta di 181 miliardi del ministero della Sanità e vende l'ospedale agli Angelucci per 270 miliardi. La Tosinvest poi lo rivende alla Regione Lazio per 320 miliardi. Una plusvalenza secca di 50 miliardi.

 

Ma il vero gioiello di famiglia è l'Ircss San Raffaele alla Pisana. Costo medio della degenza 300 euro al giorno. Ma l'assistenza non è sempre all'altezza delle aspettative, come dimostra la vicenda di A.B. che nel 2008, a 88 anni, cade e si frattura il femore. Viene operata al Policlinico Umberto I. Dopo una breve degenza viene trasferita al San Raffaele per la riabilitazione.

All'ingresso pacchi del quotidiano "Libero". Ad ogni piano un maxischermo a tutto volume e tanti anziani sulla sedia a rotelle. Il personale è numeroso. Infermieri ed ausiliari, quasi tutti dipendenti da cooperative, affollano i corridoi. La signora A.B. viene ricoverata. Si rivolge a un'infermiera: "Dovrei andare al bagno". La risposta: "Se la faccia addosso, ha il pannolone". Riabilitazione. La cartella clinica ripete ossessivamente: "La paziente si rifiuta". La signora A.B. è tornata a casa dopo 10 giorni.31-03-2011]

 

 

NPS INPS HURRà! - LA MOGLIE DEL NEMICO DI ROMA LADRONA, TALE BOSSI, CIUCCIAVA ANCORA IL BIBERON E GIà RISCUOTEVA IL VAGLIA DELLA PENSIONE! A 39 ANNI, IN ITALIA, SI PUò! – MARIO GIORDANO NEL SUO ULTIMO LIBRO “SANGUISUGHE” SCODELLA UNA LISTA DI BABY-PENSIONATI CHE COMPRENDE CELENTANO, DE BENEDETTI, CESARE ROMITI, RAFFAELLA CARRÀ, SOPHIA LOREN, CARLO CALLIERI - POI C’È IL CASO DEL DISGRAZIATO MORTALE, CHE TRA TRATTENUTE E SALDO PRENDE 0,78 CENTESIMI…

1 - GIORDANO RIVELA TUTTE LE VERGOGNE DELLA PREVIDENZA...
Da "il Giornale" - C'è il pensionato Inps più ricco d'Italia: 90mila euro al mese. L'onorevole che è stato in Parlamento un solo giorno e potrà contare per tutta la vita su una pensione da deputato. L'ex premier che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una da 31mila euro al mese. L'ex capo di Stato che, oltre al vitalizio, incassa 4766 euro al mese come ex magistrato, pur avendo svolto questa attività per soli 3 anni.

 

E poi le baby pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple pensioni: è la casta dei pensionati d'oro, per i quali la legge viene applicata con sorprendente rapidità, mentre centinaia di comuni cittadini devono attendere anni per veder riconosciuti i loro diritti previdenziali. In Sanguisughe (Mondadori, 176 pagg, 18,50 euro), in libreria dal 5 aprile, Mario Giordano ci guida nel labirinto degli scandali della previdenza italiana: un buco nero che grava sulle spalle dei contribuenti e mette a rischio il loro futuro.

 

Luca Telese per "il Fatto quotidiano
La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca. La notizia è questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby pensionata. Proprio così, avete letto bene.

La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall'insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po' meno da quello dell'opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l'altro pure contro i parassiti di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l'ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader.

 

Eppure nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta ("Sanguisughe", Mondadori, 18 euro, in uscita martedì prossimo), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l'indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni.

Il libro di Giordano (sottotitolo: le pensioni d'oro che ci prosciugano le tasse) però ha un attacco folgorante. Ed è la riproduzione dell'estratto conto di una pensione di 78 centesimi. Una incredibile "busta paga" autentica che nasce così: "Pensione lorda 402,12 euro, trattenute Irpef 106,64 euro, saldo Irpef 272.47, addizionale regionale 23.00, arrotondamento 0.78.

Totale: 0.78". Scrive Giordano: "Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni regalati a qualche burocrate d'oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente".

 

Allora, forse, si può leggere questo libro saltando da un assurdo all'altro. Dalla "pensione centesimale" a quella della signora Marrone in Bossi, che è - in Italia - non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell'agenzia NewsMediaset, "che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant'anni di età". Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava "la palude romana" e chiedeva di cambiare. "Come no? - chiosa Giordano - Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però".

 

Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, siciliana d'appartenenza attraverso il nonno Calogero "che arrivò a Varese come impiegato dell'anagrafe e finì deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare" custodì Bossi nella convalescenza dopo l'ictus e favorì l'ascesa del figlio Renzo. "Fra le attività che ha seguito con più passione - annota Giordano - la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel 1998, ‘la scuola della tua terra', che educa i bambini attraverso la scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende, fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali.

 

E sarà un caso che nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento, (800 mila euro) proprio alla Bosina?". Tutto sembrerebbe fuorché un caso. La signora Bossi, d'altronde, ha molto tempo libero perché riceve un vitalizio regolarmente. "Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni mese, ha diritto a percepire l'assegno, che in effetti incassa regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in triciclo, anziché andare in carrozza al consiglio regionale" (Già, perché se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da quasi trecentomila euro a zero).

 

Ma Manuela non è sola: il corposo capitolo sui baby pensionati si apre con la storia di Francesca Z., che si è messa a riposo nel 1983, quando aveva appena 32 anni ("L'ex collaboratrice scolastica ha già ricevuto dallo Stato 280 mila euro, cioè 261 mila euro più di quanto abbia versato in tutta la sua carriera - si fa per dire - lavorativa"). E prosegue con i casi di Carlo De Benedetti (in pensione a 58 anni), Cesare Romiti (2.500 euro a 54: ai tempi della marcia dei quarantamila, nel 1980, era pensionato da tre anni!). Ma non mancano i grandi moralisti.

 

Adriano Celentano è in pensione da quando aveva 50 anni. Oppure le artiste: Raffaella Carrà e Sophia Loren (in pensione da quando avevano 53 anni) e i duri come Carlo Callieri (l'ex uomo forte della Fiat) che prende la bellezza di 5 mila euro al mese da quando aveva 57 anni. Ecco perché, in mezzo a questa selva di nomi il consiglio è di non leggere i capitoli sulle pensioni onorevoli, sulle pensioni d'oro, e sulle pensioni truffa. Vi incazzereste troppo. 31-03-2011]

 

 

FATTI ‘NA SCOPATA E CARICA IL TELEFONO: ECCO I NUOVI GADGET ALIMENTATI DAL CUORE UMANO - “ANGRY BIRDS” SPIEGA GHEDDAFI AGLI ASINI – IL NY TIMES E LE PORNO STAR GIAPPONESI – BRITNEY SPEARS DIVENTA UNA “JACKASS 3D” - UNA STATUA PER WARHOL – LADY GAGA PURE GIORNALISTA –IL FONDATORE DI “GIRLS GONE WILD” SI DIFENDE DA SOLO IN TRIBUNALE – PER DI CAPRIO UNA TELEFONATA CINESE DA 5 MLN $ - LA ‘BELLA’ VITA: MANGIA MENO E GUADAGNA DI PIU’ – ‘GUERRA’ ALLA MODELLA DAL SEDERE FAMOSO – MILA JOVOVICH SCAPEZZOLATA SUL RED CARPET– IN COLOMBIA, SI VA ALLA PARTITA COL MORTO!…

1. "ANGRY BIRDS" SPIEGA GHEDDAFI E LA LIBIA (VIDEO DIVERTENTISSIMO)...
The Smoking Jacket
Un gioco per iPhone-Android, "Angry Birds", sta avendo un successo enorme al punto da aver creato una dipendenza tremenda (vogliono farne pure un film). L'ultima idea dei creatori è spiegare la situazione in Libia attraverso il gioco così da farla capire perfino ai più asini. Dove molti giornalisti e presentatori hanno fallito...un videogame ci è riuscito. Nel video, la situazione di Gheddafi in Libia è paragonata alla favola dei tre porcellini, e fa morire dal ridere!!
Guardate il video, non vi pentirete: http://bit.ly/fzJPVL

 

2. LADY GAGA GIORNALISTA PER "V"...
Perez Hilton http://bit.ly/ibHthT
Lady Gaga sarà la nuova opinionista della rivista "V". La pop star ha detto di aver bisogno dell'aiuto dei suoi ‘piccoli mostri', a cui ha chiesto di illustrare i suoi editoriali. Manda i tuoi disegni a: drawnthisway@vmagazine.com
Dago Nota: Abbiamo trovato questo video imperdibile di Lady Gaga in posa per Terry Richardson. Gaga è quasi totalmente nuda con addosso soltanto dei nerissimi Wayfarer Ray Ban.
Guarda il video qui: http://bit.ly/dQuoG4

 

3. ‘L'ANDY MONUMENTO': ANDY WARHOL CONTINUA A VIVERE A UNION SQAURE...
Gothamist http://bit.ly/euwFb4
Andy Warhol continuerà a vivere attraverso la mega-statua che è stata innalzata ieri a Union Square, a New York (vicino alla sua ‘factory' e al luogo dove subì un attentato nel 1968). L'artista Rob Pruitt, ieri, ha finalmente mostrato al mondo il monumento metallico alto di più di tre metri, ribattezzato "The Andy Monument", commissionato dal "The Public Art Fund".

 

4. IL FONDATORE DI "GIRLS GONE WILD", JOE FRANCIS, SI DIFENDE DA SOLO IN TRIBUNALE...
GAWKER http://gaw.kr/i6CEy9
Joe Francis, il fondatore di "Girls Gone Wild", dopo l'ennesima causa contro di lui, ha deciso di auto-rappresentarsi in tribunale. In una causa civile contro di lui a Panama City, Francis è stato accusato dall'ennesima ragazza per essere stata ripresa, a sua insaputa, nuda e ubriaca. I video sono stati poi trasmessi durante una puntata di "Girls Gone Wild", una serie incentrata sul divertimento più estremo a cui le ragazze si lasciano solitamente andare alle feste. La trasmissione ha fatto dell'uomo un milionario, perseguitato però da mille cause penali e da genitori furiosi. In un'intervista Francis si è dato un bel ‘10' per la sua difesa a corte. Prevediamo guai...

 

5. VUOI ESSERE PIU' RICCO? METTITI A DIETA!
Gawker http://gaw.kr/frN3ov
Uno studio scientifico conferma che è meglio per i belli. Economisti dell'Università' di Austin in Texas, hanno analizzato i dati provenienti da cinque sondaggi condotti fra il 1971 e il 2009 negli USA, Canada, Inghilterra e Germania. Hanno riscontrato che le persone più gradevoli esteticamente sono generalmente più felici. La ragione? I benefici economici che derivano dalla bellezza. I belli, infatti, hanno tendenzialmente più soldi. Studi antropologici hanno confermato, inoltre, che le persone in sovrappeso attirano su di sé disapprovazione e antipatie.

 

6. VIDA ‘GUERRERA': TRE UOMINI L'ACCUSANO DI...LESIONI PERSONALI!
TMZ http://bit.ly/h1oISd
La modella dal sedere famosissimo, Vida Guerra, è stata accusata da tre uomini di lesioni personali. Secondo questi ultimi, infatti, la modella dal nome guerriero li avrebbe fatti malmenare dai suoi bodyguard, durante la sua festa di compleanno.

 

7. I GADGET DEL FUTURO SARANNO ALIMENTATI DAL CUORE UMANO...
Techland http://ti.me/fldWUF
Grazie alle ultime scoperte della nanotecnologia potremmo un giorno caricare i nostri gadget semplicemente vivendo e respirando. Gli scienziati hanno inventato un microchip che genera energia dai movimenti corporei. Si dice che ogni nanogeneratore è mille volte più potente dei suoi predecessori. Si spera che, continuando con la ricerca, questi nanogeneratori potranno un giorno essere alimentati dal battito del nostro cuore. Per la serie, lai l'amore per ricaricare il tuo iphone!

 

8. OOOPS DELLA GIORNATA! A MILA JOVOVICH SCAPPA IL CAPEZZOLO!...
Socialite Life http://bit.ly/dLeGOm
L'attrice...Mila Jovovich si è presentata sul red carpet della serata per l'ottantesimo compleanno di Mikhail Gorbaciov mostrando più di quanto volesse...La star di "Resident Evil" ha indossato un vestitino nero che lasciava intravedere un capezzolo! Che stra-figuraccia gente!!! Si dice che a fine serata la donna avesse ricevuto svariate proposte di lavoro...

 

9. ALLARME FATTONI! SBALLARSI A NYC È SEMPRE PIU' DIFFICILE...
Gothamist http://bit.ly/en6rBC
Il NYPD, la polizia di NY, ha sequestrato 8.000 piante di marijuana in una retata da un ‘pot farm' (piantagione d'erba). Poco dopo un'altra retata a Staten Islan ha portato al sequestro di 376 piante; altre 56 nel New Jersey. La Drugs Enforcement Administration, in collaborazione con il NYPD, ha sequestrato 3.000 piante di marijuana per un valore di otto milioni di dollari.

 

10. ANCHE IL NEW YORK TIMES AMA LE PORNO STAR GIAPPONESI...
The Smoking Jacket http://bit.ly/g7PADa
Il "New York Times" ha recentemente riportato la storia della "Maxima Pictures", una compagnia cinematografica indonesiana che ha iniziato a produrre film horror con attrici porno giapponesi come protagoniste! L'unico problema? L'Indonesia è un paese tradizionalista e poco tollerante verso le porno star, anche se impegnate in un horror! Tra le star arruolate per "Kidnapping Miyabi" e "Evil Nurse 2" ci sono Maria Ozawa e Sola Aoi (il trailer qui: http://bit.ly/gEXxL0 ).

 

11. VIDEO DI BRITNEY SPEARS: DIVENTA UNA "JACKASS 3D"...
Too Fab
Britney Spears ha partecipato allo show televisivo "Jimmy Kimmel Live" dove ha scioccato il pubblico con un video: uno stunt tagliato dal film "Jackass 3D", intitolato "Poo Cocktail Supreme". Il video è leggermente disgustoso ma molto divertente!
Se non state mangiando guardate il video qui: http://bit.ly/eUZ3Nv

 

12. FEDELE ALLA CURVA, ANCHE DALL'ALDILA'...
Fitperez.com
Lo hanno portato a vedere l'ultima partita della sua squadra del cuore. Peccato che il tifoso in questione fosse...già morto. E' accaduto in Colombia, dove un gruppo di ragazzi, del gruppo ultrà "Barra del Indio", ha deciso di portare in curva la bara con il corpo di un loro amico, Christopher Jacome 17 anni, ucciso durante una sparatoria mentre giocava a calcio. Non ci credi? Guarda il video qui: http://bit.ly/h3qXNg

 

13. REALITY SUDAFRICANO: "SCEGLIAMO LA MIGLIORE PORNOSTAR"
Perez Hilton http://bit.ly/dGQMVG
Nuovo reality in Sudafrica: cercare la migliore porno star del paese. Un po' come "Next Top Model" versione piccante. Le ragazze si affronteranno a suon di prestazioni sessuali per vincere la corona di reginetta dell'hard. I produttori assicurano: "Nessuna problema, ci saranno ceste di preservativi a disposizione"...

 

14. TELEFONO CHINA ... LEONARDO DI CAPRIO: OFFERTI CINQUE MILIONI DI DOLLARI PER UNA PUBBLICITA' DI CELLULARI...
E! Online http://eonli.ne/hhhnkq
Per la misera cifra di cinque milioni di dollari, Leonardo Di Caprio ha accettato di girare una pubblicità televisiva per una compagnia cinese di cellulari: la Guangdong OPPO Mobile Telecommunications Corp. La pubblicità sarà girata in aprile e andrà in onda in Asia entro il 2011.

15. IL PADRE DI MARK ZUCKERBERG: "SONO PAPA' FACEBOOK"...
Gawker http://gaw.kr/h4i3PR
Edward Zuckerberg, padre di Mark fondatore di Facebook, ha cercato di fare pubblicità al proprio studio dentistico inviando a potenziali clienti una lettera con su scritto "Sono letteralmente il padre di Facebook". Dopo essere stato sbeffeggiato da "Time Magazine" per la singolare campagna marketing, l'uomo ha capito di averla fatta grossa e ha così deciso di pubblicizzare il suo studio non ‘con' Facebook e ma ‘su' Facebook, aprendo un gruppo promozionale sul noto social network.

16. LIZ LASCIA UN MILIARDO DI DOLLARI
Dal "Corriere della Sera" - Elizabeth Taylor ha lasciato un patrimonio personale stimato in un miliardo di dollari (più di 700 milioni di euro). La diva, morta il 23 marzo a 79 anni, sebbene da trent'anni non ottenesse una parte importante in un film, apparteneva al gruppo delle 14 «self-made women» miliardarie. Liz fu capace di negoziare i contratti più costosi di Hollywood.

17. CANNES, OMAGGIO A BELMONDO...
Dal "Corriere della Sera" - Omaggio a Jean-Paul Belmondo al festival di Cannes. Il 17 maggio è in programma una serata speciale dedicata all'attore francese, durante la quale Belmondo assisterà alla prima del documentario di Vincent Perrot e Jeff Domenech Belmondo, «Belmondo, Itinéraire» . Al festival attesa anche per la versione restaurata di «Arancia meccanica» di Kubrick. 31-03-2011]

 

 

 

1- DELIRIO ASSOLUTO A ROMA PER LA STANGATA AI ’’CELEBRO-LESI’’ DEL MADOFF DE’ NOANTRI - 2- L’ELENCO DEI 700 NOMI DI VIP VITTIME (NON SOLO ROMANI) SI È ALLUNGATO ANCORA. LA FINANZA HA TROVATO UN’ALTRA ”LISTA” CON 500 ”NUOVI” CLIENTI DELLA ROMA BENE: AVEVANO CONSEGNATO RISPARMI A SEI ZERI A GIANFRANCO LANDE, IL BROKER FINANZIARIO CHE ADESSO, IN CARCERE, HA COMINCIATO LO SCIOPERO DELLA FAME - 3- DA ENRICO VANZINA (“MACCHÈ FURBETTO, SONO UNA VITTIMA”) AL DEPUTATO PD MARTINO. LA PRINCIPESSA CLAUDIA RUSPOLI: “IO SCEMA E LORO MEFISTOFELICI E GENIALI” - 4- QUEI PALAZZINARI PUGLIESI CHE ASPETTAVANO "GIAMPY" PER SPEZZARGLI LE GAMBE - 5- CRISI DI NERVI PER LA GUZZANTINA: "COME S’È PERMESSO DI CHIAMARMI SUL CELLULARE? LEI NON DEVE! NON ME NE FREGA NIENTE SE LE DISPIACE, CAPITOOO? CHIAMI l’UFFICIO STAMPA!" -

1 - NELLA LISTA DEL BROKER ALTRI 500 NOMI...
Valentina Errante per "Il Messaggero"

 

I fratelli del cinepanettone, Enrico e Carlo Vanzina, ma anche il deputato del Pd, Pier Domenico Martino, insieme al "re" del ciambellone più famoso a Roma, Franco Gargani, e a un prelato che investiva per conto di un paio di confraternite domenicane, e persino a un sottosegretario. E' lungo l'elenco delle vittime della "truffa dei Parioli", quella che ha inghiottito circa 300 milioni di euro e la scorsa settimana ha portato all'arresto di cinque persone.

Ieri, l'elenco dei 700 nomi di vip, vittime dell'azzardo, si è allungato ancora. Gli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno trovato un'altra "lista" con 500 "nuovi" clienti della Roma bene: avevano consegnato risparmi a sei zeri a Gianfranco Lande, il broker finanziario che adesso, in carcere, ha cominciato lo sciopero della fame.

 

L'elenco era nascosto in un garage, ma qualcuno l'ha raccontato agli inquirenti e così gli investitori truffati noti alla procura sono diventati mille e duecento: professionisti, sportivi, politici e gente di spettacolo. Perché Lande frequentava i salotti buoni e il 20 per cento di interessi che garantiva ai clienti erano la migliore presentazione. Poi però il meccanismo si è inceppato: il denaro, investito in azioni, obbligazioni e liquidità alle Bahamas, in Lussemburgo e in Belgio, fuori dal circuito dei controlli previsti, non è più tornato indietro. E' successo con i risparmi degli ex calciatori Ruggero Rizzitelli e Stefano Desideri, con quelli del senatore Pdl Paolo Guzzanti e della figlia Sabina. Tra le vittime l'attore Massimo Ranieri e la showgirl Samantha De Grenet.

 

«Erano i soldi che mia suocera aveva lasciato ai figli - spiega Federica, moglie di Enrico Vanzina - siamo rimasti sconvolti. Aspettavamo che i magistrati ci chiamassero e di aderire a una class action. Per questo non abbiamo presentato denuncia». E alla procura non si è rivolto neppure il deputato Pd, Domenico Martino che spiega: «Non sono neppure soldi miei, sono di mia moglie. Noi Lande non l'avevamo mai visto, tranne alla fine, quando ha licenziato dalla società i nostri referenti e chiedevamo conto dei soldi. E' stato il mio avvocato a sconsigliarmi di presentare una denuncia - aggiunge il deputato - perché l'avevano già fatto altri e dunque non sarebbe cambiato nulla».

 

Associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, truffa, appropriazione indebita e ostacolo alla vigilanza, sono i reati contestati a Lande e soci, ma delle mille e 200 vittime soltanto in 36 hanno si sono rivolti ai pm. Alcuni avevano deciso di aderire allo scudo fiscale, ma Lande li avrebbe, almeno parzialmente, fregati anche in questo. Altri a "sanare" la propria posizione non ci pensavano affatto. «Vuol dire che non si ritengono truffati - commenta il penalista Salvatore Sciullo, che difende il broker - erano investimenti ad alto rischio e il mio cliente aveva già preparato un piano di risanamento».


2 - LA STANGATA DEI PARIOLI - «C'ERA UN MADOFF TRA NOI»...
Goffredo Buccini per il "Corriere della Sera"

 

I primi nomi danno il senso del contesto: un avvocato di fama come Titta Madia, una pattuglia di nobili tra cui Gianfranco Serraino Flory, attori, cantanti, costruttori, Massimo Ranieri accanto ai Piperno, a Sabina Guzzanti, a suo padre Paolo e alla showgirl Samantha De Grenet. Sono tanti soprattutto ai Parioli quelli che hanno affidato i loro soldi a Giampiero Castellacci de Villanova, il «Madoff alla vaccinara».

Era il ragazzo di casa, nella Roma pariola: quello con cui manderesti tranquillo tua sorella a mangiare una pizza da Celestina, belloccio, educatissimo, inoffensivo. Era il vicino di sdraio sulla spiaggia di quella Roma, la Castiglioncello ruggente degli anni Sessanta, dove l'ombra dell'ombrellone accanto rinfrescava i Risi e i Vanzina, Susi Cecchi d'Amico e Mastroianni, Sordi e Panelli, e ancora si sentiva il rombo del Sorpasso di Gassman sull'Aurelia che scorreva lì dietro piena di promesse.

 

Sua mamma, la nobildonna Edvige Delfino, cui la morte nel 2009 ha risparmiato questa vergogna, chiacchierava e beveva soft drink al caffè Ginori d'estate e al bar Euclide d'inverno, con le mamme di quelli che, quarant'anni dopo, lui ha raggirato. Perché questa di Giampiero Castellacci de Villanova è soprattutto una storia di amicizia tradita, di memoria offesa. E, in fondo, la storia d'un modo d'essere dei Parioli, nuovo, rampante e trafficone, che ne sovrasta un altro, antico, colto e discreto, quello di cui, per dire, si trova traccia nella "Casa del padre" di Giorgio Montefoschi: villini non pretenziosi, minuscoli giardini, «il rumore delle stoviglie raccolte e portate in cucina».

Il mistero di questo attempato rampollo della Roma dal sangue blu - arrestato la scorsa settimana con quattro complici per una stangata da 170 milioni di euro a 700 clienti in buona parte vip- è che lui, Giampi, racchiude il vecchio e il nuovo, è l'alfa e l'omega di un'Italia a cui il sorpasso sta finendo in carambola. E contiene anche i tormenti di molti di quegli amici, che pensavano di avere trovato l'Eldorado - rendimenti prima al 20, poi al 12 per cento- e adesso stanno in un limbo tra vittime e furbastri. «Posso dirle quanto sono scema io e quanto sono mefistofelici e geniali questi signori» , sbotta Claudia Ruspoli, figlia del principe Lilio: «Nobile Giampiero? Da nobile non si è davvero comportato. Ma non le farò i nomi dei miei compagni di sventura».

Che sono tanti e, tra Roma e Milano, hanno scatenato il giochino di società su chi s'è fatto fregare dal Madoff alla vaccinara. Perché in questa storia - scritta tra quella via dei Monti Parioli dove abitava Giampi con la moglie Consuelo, sua fidanzatina di gioventù, piazza don Minzoni, prima base della sua società di truffatori, e via di Villa Grazioli, ultima e più sfarzosa sede sociale - le denunce, una cinquantina, sono meno di un decimo dei clienti. Insomma, i conti non tornano... Roberto D'Agostino, uno non amato da tutti, ma che in una certa Roma conosce quasi tutti, la mette giù piatta: «Il problema è che se fai denuncia ti possono chiedere da dove venivano i soldi che avevi dato a questa gente».

 

Già, perché c'è in ballo lo scudo fiscale e, a fronte di un certo numero di povericristi che magari hanno visto polverizzare i loro risparmi, impazza la vulgata su vip ingordi e soldi sottratti alle tasse; senza dimenticare un'idea radicata in un pezzo d'Italia: che il denaro sia, in fondo, sterco del demonio, ragione che ha spinto certi fan di Sabina Guzzanti, vittima del raggiro, a dirle «ben ti sta» via Internet.

«La materia è delicata, bisogna evitare scivolate» , mormora infine il papà di Dagospia, colto da un'inconsueta cautela che la dice lunga sulla qualità dei clienti. I primi nomi danno il senso del contesto: un avvocato di fama indiscussa come Titta Madia, una pattuglia di nobili tra cui Gianfranco Serraino Flory (golfista: galeotto fu il golf club di Prima Porta frequentato anche da Giampi), attori, cantanti, costruttori, Massimo Ranieri accanto ai Piperno e a Stefano Desideri detto er Sarsiccia nei suoi anni a metà tra la maglia giallorossa e quella nerazzurra.

 

Gli aneddoti rendono il clima: ecco la piccola ma famosa editrice che aspetta il nostro in piazza don Minzoni per azzannarlo, «hai fregato mia figlia!» , ecco il duo di palazzinari pugliesi che s'apposta sotto via di Villa Grazioli giurando «ci pensiamo noi» . Non è detto che la galera sia la sorte peggiore che poteva capitare a Giampi e ai suoi amici: specie a Gianfranco Lande, una bella grinta plebea da contrapporre ai quarti di nobiltà di questa storia, vero padre-padrone del gruppetto. «Giampiero è stato l'amo, con le sue amicizie, i suoi rapporti. Chi voleva che desse ascolto a uno come quel Lande?» , medita una sciura del nord che pure ci ha rimesso una buona barca di quattrini inseguendo il miraggio.

Molti si stavano svegliando. Alcuni di malumore. Come quei pugliesi inferociti che, dai e dai, riusciranno infine a rifilargli due ceffoni per strada. Come le distinte dame che aspettavano Lande e fidanzata davanti al Caminetto, altro ristorante simbolo dei Parioli, per prenderli a male parole. O come i melomani che gli facevano la posta addirittura al teatro dell'Opera, rovinandogli la Bohème. Naturalmente è un antipasto. Dalla pattuglia dei clienti ancora in ombra, il primo nome che spunta, forse proprio per via dell'antica malia di Castiglioncello, è quello di Enrico Vanzina, un altro eterno pariolino della porta accanto.

 

Il figlio del grande Steno non vorrebbe parlare, poi dice «qualcosa, ma solo per amicizia» , così dimostrando che, fidandosi d'un giornalista, poteva fidarsi in perfetta buonafede anche di Giampiero Castellacci. «Sono una vittima, è una truffa colossale, che non provino a rovesciare la storia sui giornali! Quella gentaglia mi ha fregato i soldi» . Soldi affidati a Giampi dalla madre di Enrico, morta nel ' 93. Passare da furbetti che inguattano quattrini all'estero è un comprensibile incubo per molti dei personaggi pubblici tirati in ballo. «Io sono uno di quelli che paga più tasse in Italia e ogni anno faccio lavorare migliaia di persone con i film».

Sapere che il nobiluomo Castellacci, con le sue vacanze quasi obbligate al Quisisana di Capri e a Saint Tropez, è forse la prima vittima di questa catena di sant'Antonio, col suo ruolo di specchietto per le allodole, non è gran consolazione. Persino alla sorella Consuelo e al fratello Mino ha portato via i quattrini, pur di obbedire a Lande, che intanto si candidava al premio faccia di tolla, spiegando ai clienti: «C'è una crisi di fiducia, sa, dopo quel Madoff...».

 

Ora, sulla chat del sito dell'Aduc, l'associazione dei consumatori, i pariolini e non, per adesso coperti da nomignoli anonimi come Jonnyny o Doris Day, si scambiano pensierini di questo tipo: «Sono banditi come Tanzi o Cragnotti e presto saranno liberi di godersi i nostri soldi» . Ma certi paragoni sono avventurosi. Ai Parioli apparve negli anni Ottanta tale don Antonio Leghissa, ex superiore dei Clarettiani. Non era un Cagliostro della finanza, ma prometteva «un passaggio per il Paradiso» e interessi al 19 per cento. Prima d'accorgersi che li stava fregando tutti, gli misero in mano 25 miliardi di vecchie lirette.

3- «LE ACCUSE SUL BLOG? SONO POVERINI GASATI IO IN CRISI DI NERVI»
Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"

 

(Sabina Guzzanti risponde al telefonino. Voce nervosa, rauca, inizialmente tremante). «Io... non... ca-pi-sco...» .

Cosa, signora Guzzanti?
«No, dico: come s'è permesso di chiamarmi sul cellulare? Eh? Lei non deve...» .

Mi spiace se...
«Non me ne frega niente se le dispiace, capitooo? Ho un ufficio stampa, chiami il mio ufficio stampa!».

Non credevo che...
«Non credeva? Non credevaaa? Che vuole da me?» .

Se mi lasciasse spiegare... Non ho neppure potuto dirle buongiorno...
«Ecco, buongiorno. Fatto. Allora?» .

Allora c'è questa storia della truffa e...
«E voi, sui giornali, la state raccontando male, malissimo... Uff!» .

 

Prosegua.
«No, non proseguo».

Su...
«Allora. Mi ascolti bene: la notizia è che io sono stata truffata. Punto e basta. Invece, per assurdo, qui sta passando il concetto che io debba giustificarmi di aver fatto qualche investimento... Pazzesco, non trova?».

Senta: non sarà che a lei sembrano pazzesche e anche seccanti, molto seccanti, le critiche che le vengono mosse sul suo blog? Da giorni lei viene accusata, e rimproverata, di aver cercato guadagno facile con i trucchi della finanza...
«Ma lo sa bene anche lei, lo sa bene che sui blog scrivono quelli più ossessionati...».

Non offenda quelli che scrivono sui blog.
«Io non li offendo, ma è esattamente così. Si sono gasati, poverini, hanno letto certi articoli e si sono messi a pontificare, a dirmi quello che avrei dovuto fare e non fare, con i miei soldi».

 

Lei li ha anche definiti «svitatelli» , «persone poco strutturate» , «esaltati che non hanno capito una cippa».
«Senta: uno è arrivato a scrivere che i miei soldi avrei dovuto investirli aprendo un bar... Io? La barista? No, dico: si rende conto di qual è il livello della polemica? E però la colpa è vostra, di voi che sui giornali avete parlato solo di me e di Massimo Ranieri, mentre ad essere truffati siamo stati a decine. Perché non avete pubblicato anche le foto degli altri? È giornalismo, questo?».

Signora Guzzanti, è molto gentile a fornirci una lezione di giornalismo: ma non negherà che dovendo scegliere tra una sua foto e quella di uno sconosciuto, forse è più utilizzabile la sua...
«Ehm... sì sì, certo... ha ragione. Però gli articoli sono stati scorretti! Alcuni, anzi, particolarmente scorretti».

Lei, sul suo blog, ha scritto una severa lettera aperta al direttore di «Repubblica» , Ezio Mauro.
«Sì, severa...» .

 

Lo accusa di aver condotto una «campagna di disinformazione» , gli chiede a «cosa devo tanto scorrettezza? Tanta vigliaccheria? Tanta spudoratezza?».
«Va bene, okay, lo ammetto: ho esagerato. Ho scritto in preda a una crisi nervosa, oggi non userei certi toni... però è andata, la lettera l'ho pubblicata, e va bene così» .

Ripensandoci: questi truffatori che l'hanno...
«No, aspetti, piano con le parole: c'è un'inchiesta, in corso. Ci sono alcune denunce. Aspettiamo».

Come mai è così prudente, signora? Non ha perso 400 mila euro?
«E chi lo dice?» .

L'ho letto.
«È una cifra che non confermo».

 

È vero o no che lei avrebbe già recuperato parte del denaro?
«No... no... è una sciocchezza...».

(Sabina Guzzanti, attrice e regista, 47 anni, è figlia di Paolo, deputato dei «Responsabili» berlusconiani, e sorella di altri due attori, Caterina e Corrado. Secondo il parere di numerosi esperti, il vero fuoriclasse del palcoscenico sarebbe Corrado).


4- PARLA GIANFRANCO LANDE, IL «MADOFF DEI PARIOLI»: «SONO INNOCENTE, FACCIO LO SCIOPERO DELLA FAME»
Da "Panorama" in edicola domani

Gianfranco Lande, ribattezzato «il Madoff dei Parioli», il consulente finanziario romano arrestato il 24 marzo con l'accusa di un crac finanziario da 170 milioni di euro che ha coinvolto almeno 600 investitori (molti vip), ha smesso di mangiare dal giorno in cui è entrato in cella. Lo rivela il settimanale Panorama, che pubblica un'intervista esclusiva al detenuto nel numero in edicola da domani venerdì 1 aprile.

 

«Sto facendo lo sciopero della fame per sostenere con decisione le mie ragioni» spiega Lande attraverso il suo legale, Salvatore Sciullo. «Sono stato mandato in galera nel momento in cui mi ero totalmente messo a disposizione degli inquirenti e degli organi di vigilanza. In questo modo non si fa solo un danno alle indagini, ma soprattutto agli investitori che attraverso il mio piano di ristrutturazione potevano recuperare almeno in parte i loro risparmi». Lo sciopero è anche per la liberazione della compagna, Raffaella Raspi, arrestata insieme con lui: «Anche se non sono credente, è un fioretto per la sua liberazione».

Lande sostiene che la colpa del crac è dei suoi ex soci: «Ho capito che agivano per interessi personali ed egoistici» dichiara a Panorama. «In questa cattiva gestione alcuni clienti sono stati volontariamente favoriti con tassi d'interesse esorbitanti e rapidi disinvestimenti del capitale a discapito di tutti gli altri, ma questo non è colpa mia».

I magistrati romani accusano Lande di aver accettato consapevolmente di far rientrare con lo scudo fiscale capitali che esistevano solo sulla carta e che gli investitori non sono più riusciti a riavere: «Potevo immaginare, delle difficoltà, ma non conoscevo tutta la situazione, così piena di strani movimenti e comunque ero convinto di riuscire a risolverla con le mie capacità».

 

Lande poche ore prima di essere arrestato aveva messo a punto un piano di ristrutturazione da presentare al commissario che sta gestendo la sua società dopo la liquidazione coatta di gennaio: «Mi fa impazzire l'idea di essere in carcere» dice Lande a Panorama «mentre potrei risolvere, almeno in parte, la situazione con il mio piano. Prima, però, devono farmi uscire di qui».

31-03-2011]

 

 

CLORO AL CLERO - L’EX VESCOVO DI ORVIETO, COSTRETTO AL RITIRO DOPO IL SUICIDIO DEL SUO SEGRETARIO SOSPETTATO DI ESSERE GAY, SPARA A ZERO SUL VATICANO: “SONO COLPITO DAL CANCRO CHE CONSUMA LA CHIESA: LA MANCANZA DI AMORE” - “GLI UOMINI DI CHIESA NON SI AMANO TRA LORO E QUESTA OSTILITÀ SI RIVERSA SULLA GENTE” - “SE SI VUOLE LA TOLLERANZA ZERO SU PEDOFILIA E OMOSESSUALITA’ ALLORA BISOGNEREBBE COMINCIARE DA QUELLO CHE ACCADE NEI SEMINARI MINORI”…

Stefania Rossini per "l'Espresso"

 


Il vescovo che ha conquistato Orvieto brandendo il Vangelo se ne è andato a meditare nel ritiro di Cascia. Resterà lì il tempo necessario a capire dove ha sbagliato, come sia potuto accadere che tutto quell'amore cristiano, quelle parole di misericordia, quel soccorso ai deboli che era convinto di aver dedicato alla sua diocesi siano diventate micidiali accuse contro di lui, fino a indurre il Vaticano a chiedere le sue dimissioni.

La sera prima di partire, con indubbio senso dello spettacolo, ha indossato il suo vecchio saio da frate agostiniano per accogliere la fiaccolata di saluto della cittadinanza che da settimane si era mobilitata a suo favore sotto la guida di Toni Concina, primo sindaco di destra di Orvieto, con il sostegno della stampa locale, con appelli pubblici delle scrittrici Susanna Tamaro e Rosa Matteucci, e anche con un'insistente campagna de "Il Foglio" di Giuliano Ferrara che è tornato a riflettere sull'inclinazione umana al peccato.

Nella piazza del Duomo gremita come uno stadio l'ormai ex vescovo Giovanni Scanavino non è tornato a spiegare i dettagli della sua vicenda, culminata nel suicidio del suo segretario particolare a cui era stato vietato il sacerdozio per sospetti di omosessualità. Ha fatto però la sua ultima predica, di quelle che per sette anni hanno strappato il cuore agli orvietani, producendo conversioni improvvise e risuscitando movimenti spiritualisti e radicali.

Dicono che lei sia un predicatore irresistibile. È vero?
«Senza presunzione, devo ammettere che me la cavo bene. San Paolo diceva che la fede passa attraverso l'ascolto e io mi accorgo subito quando la gente è catalizzata, pronta all'evangelizzazione. È come se avesse fame e sete di qualcosa di solido».

In un'epoca in cui l'immagine è tutto e domina la devozione a un leader, non si è mai interrogato su questo suo potere?
«Ogni giorno ho pregato per capire se volevo imporre la mia immagine o invece trasmettere valori forti che aiutassero la gente a maturare».

 

Questo travaglio vale per lei, non per chi corre ad ascoltarla.
«È vero, ma io mi sono sempre regolato come Sant'Agostino, che pianse quando lo vollero fare vescovo perché sapeva quale responsabilità si assumeva. Lui diceva ai fedeli: "Attenzione, se mi applaudite semplicemente perché sono un retore, andremo tutti all'inferno, io e voi". Nel mio piccolo anch'io ho cercato di trasmettere contenuti forti».

Ce ne dica qualcuno.
«Gliene dico uno, per me fondamentale. Ha presente la parabola del figliol prodigo? Ebbene, io la chiamerei invece "la parabola del padre buono", colui che aspetta il ritorno del figlio, non gli rimprovera nulla e fa vincere l'amore. Non si unì a loro il fratello maggiore offeso, ma a lui oggi dovremmo puntare».

Perché?
«Perché nella teologia della Grazia, il perdono vince sempre. Ci sono anche gli esempi di Matteo, della Maddalena, persone squalificate moralmente che ritrovano la dignità incontrando Gesù. O capiamo questo oppure rischiamo di creare due chiese: la chiesa del padre che accoglie il figliol prodigo e la chiesa del fratello maggiore che sa puntare soltanto il dito accusatore».

Attraverso le parabole siamo arrivati alla questione che la esilia da Orvieto. Anche lei ha raccolto uomini squalificati. Anzi, come dicono i suoi accusatori, se ne è circondato.
«I delatori o gli spioni, per usare un gergo popolare, non sanno quello che riferiscono. Il mio criterio è accogliere la persona, ascoltarla, vivere con lei e capire se c'è davvero qualcosa che non va. Se non dimostri che quello è un delinquente, non lo puoi condannare sulle voci. Alla fine mi hanno fatto capire che ho sbagliato ma, per favore, non pretendano che cambi le mie idee. Sempre Sant'Agostino mi ha insegnato che non si può vivere soltanto con la grazia, senza il peccato».

 

Però uno dei suoi diaconi, Luca Seidita, che non è stato accettato come prete per presunta omosessualità, si è suicidato gettandosi dalla rupe di Orvieto.
«Quella vicenda tristissima è stata usata per colpire un intero lavoro pastorale. Io non ho avuto le certezze di chi si è voluto basare su vaghe impressioni. Forse Luca era fragile, d'accordo, ma io non butto via un uomo per questo».

C'erano altri diaconi problematici, e anche un prete accusato di abuso su un minore.
«È bene che si sappia che in questa diocesi c'è Colle Valenza, una comunità dove opera un'équipe specializzata voluta dalla Conferenza episcopale per recuperare i preti in difficoltà. Se questa équipe mi segnala il caso di un sacerdote, a suo tempo condannato, che ha fatto il carcere e poi anni di riabilitazione, io ho il dovere di aiutarlo a reinserirsi come prete, anche se con tutta la prudenza possibile».

Invece...
«Invece qualcuno avverte il cardinale che prende il telefono e chiede: "Ma è vero?". Rispondo: "Sì, è vero, ma è tutto sotto controllo, Colle Valenza l'avete voluta voi". Dopo un mese il sacerdote è stato ridotto allo stato laicale».

Non pensa che su questo tema il Vaticano paghi lo scotto dei troppi scandali?
«Il papa ha fatto benissimo a insistere su questa piaga. Ma io gradirei che fosse posta più attenzione alle persone coinvolte, caso per caso, per arrendersi solo quando è sicuro che sono irrecuperabili. Se si vuole davvero la tolleranza zero, allora bisognerebbe cominciare da quello che accade nei seminari minori».

 

Che cosa vi accade?
«Le dico soltanto che io e i miei confratelli, alla fine del nostro percorso, ci siamo detti: "Siamo arrivati ad essere preti nonostante i seminari"».

Lei è così controcorrente anche su altri temi osteggiati dalla chiesa? Che cosa pensa, ad esempio, di una legge che regoli le convivenze gay?
«Io mi preoccupo soltanto quando queste due persone cominciano a dire che vogliono adottare un bambino. Su questioni così serie va riproposto il valore della natura, per la quale la famiglia è composta da un uomo, una donna e dei figli».

Ma la cultura incide sulla natura, monsignore, altrimenti non avremmo la civiltà.
«È questo il motivo per cui è necessario dialogare, capire il mutamento, convincere. Il cardinal Martini diceva che era giunto il momento di aggiornarci, rivedendo il concilio Vaticano II. Ma in questo momento tutto ciò per la chiesa è out».

Le dimissioni di un vescovo restano comunque un fatto straordinario. Lei deve averli davvero spaventati.
«Sì, ma non solo per le scelte vocazionali. Hanno avuto paura che mandassi la diocesi alla deriva anche per alcune scelte economiche».

Quali?
«Volevo fare della cattedrale una sede eucaristica, visto che abbiamo qui nientemeno che il miracolo del Corpus Domini. Sarebbe stata anche una grande occasione di rilancio per l'economia della città. Ma l'idea non è piaciuta. Volevo poi affittare uno stabile di nostra proprietà al Gordon College, un'istituzione americana che lo avrebbe ristrutturato come sede per gli stage italiani dei propri studenti. Ma in quel caso è stata la pastora a spaventare».

La pastora?
«Si tratta di anglicani e il sacerdote che li guida è donna».

 

È favorevole anche al sacerdozio femminile?
«Finora per noi ha vinto la tradizione. Però dico: accogliamo gli anglicani, sono fratelli nostri, guardiamo come funziona da loro una donna. Potrebbe aiutarci a capire se sarebbe praticabile anche nella nostra chiesa».

È ancora molto arrabbiato, vero?
«Sono colpito dal cancro che consuma la chiesa: la mancanza di amore. Gli uomini di chiesa non si amano tra loro e questa ostilità si riversa sulla gente. Il mio peccato è stato quello di cercare il contatto diretto con le persone. Ne ho tratto grande soddisfazione ma ho suscitato la gelosia dei baciapile».

Che ne sarà di lei ora?
«Me ne starò per un po' in convento. Voglio ripensare a quanto è successo per aiutare la nostra gente, il clero, a non tornare indietro».31-03-2011]

 

 

L’INFLAZIONE VOLA - MOODY’S E GLI STRESS TEST METTONO PAURA ALLE BORSE (INTESA KO) - ALLE BANCHE IRLANDESI SERVONO 24 MLD - SCAGLIA PRECISA: NEL 2005 FASTWEB NON ERA IN CRISI E POTEVA ACQUISIRE WIND - SUSSIDI ILLEGALI AIRBUS: LA BOEING GODE - LACTALIS: IL NOSTRO 29% NON VUOL DIRE CONTROLLO - LANCI LASCIA ACER - IMPREGILO, PONZELLINI IN CDA IL 6 APRILE IL CDA GENERALI…

1. BORSA: MOODY'S E STRESS TEST COMPROMETTONO LA SEDUTA, MILANO -1,24%...
Radiocor - La minaccia di Moody's di tagliare il rating di altri paesi della zona euro ha penalizzato le borse, che hanno chiuso contrastate. La peggiore e' stata Milano (-1,24%), zavorrata dalle banche, in attesa dell'esito degli stress test sugli istituti irlandesi, comunicato a fine seduta. Maglia nera per Intesa Sanpaolo (-4,4%). Tiene Parmalat, alla vigilia del cda che dovra' decidere sul rinvio dell'assemblea.

 

2. INFLAZIONE: ISTAT; A MARZO SALE A 2,5%,MASSIMO DA 2008. PRIMA STIMA, PREZZI +0,4% SU BASE MENSILE...
(ANSA) - Il tasso di inflazione a marzo è salito al 2,5%, dal 2,4% di febbraio. Lo rileva l'Istat in base alle stime provvisorie che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,4%. Il tasso tendenziale è il più alto da novembre 2008, quando l'inflazione si attestò al 2,7%.

L'accelerazione dell'inflazione, spiega l'Istat, risente in primo luogo delle tensioni sui beni alimentari e sui beni energetici non regolamentati (carburanti, gasolio da riscaldamento ecc...). L'inflazione di fondo al netto di energetici e alimentari freschi è infatti pari all'1,8%, mentre esclusi solo i beni energetici l'indice è pari all'1,9%. A sostenere la dinamica dei prezzi contribuiscono però anche i servizi ed in particolare i trasporti e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.

Per quanto riguarda l'indice Ipca armonizzato europeo, l'Istat registra un aumento del 2% rispetto a febbraio e del 2,6% rispetto a marzo 2010, con un'accelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto a febbraio 2011 (+2,1%). La forte variazione congiunturale, spiega ancora l'istituto di statistica, "é in gran parte dovuta al venir meno dei saldi stagionali". Per quanto riguarda l'inflazione acquisita infine, il tasso calcolato è dell'1,8%.

3. IRLANDA: BANCHE NECESSITANO 24 MLD DI CAPITALI FRESCHI...
Radiocor - Le banche irlandesi nel loro complesso necessitano di capitali freschi per 24 miliardi di euro per potersi considerare al sicuro da nuovi choc. E' la stima fornita oggi dalla banca centrale irlandese che ha pubblicato i risultati degli stress test. Oltre la meta' di questa somma, ben 13,3 miliardi, rappresenta il buco teorico trovato nei bilanci di Allied Irish Banks mentre per Bank of Ireland il fabbisogno e' di circa 5,2 miliardi.

 

4. SCAGLIA,NEL 2004 E 2005 FASTWEB NON ERA IN CRISI ED ERAVAMO PRONTI A FARE OFFERTA PER ACQUISIZIONE WIND...
(ANSA) - "Vorrei correggere l'immagine di una Fastweb in difficoltà economica negli anni 2004 e 2005 al punto di non poter pagare gli stipendi. Contrariamente era in un momento di grande sviluppo: sono state assunte mille e 500 persone e realizzati un miliardo di euro di investimenti".

E' quanto affermato da Silvio Scaglia, ex fondatore di Fastweb nel corso di alcune dichiarazioni spontanee fatte al processo che lo vede imputato per reati fiscali assieme ad altre 25 persone tra cui ex dirigenti della stessa azienda telefonica e di Telecom Italia Sparkle ritenute responsabili del maxiriciclaggio di due miliardi di euro. L'ex fondatore ha spiegato che in quel periodo "era stato approvato un piano di altri tre miliardi di investimenti per arrivare ad estendere la rete alla copertura nazionale. Inoltre c'erano delle negoziazioni con le banche per le linee di credito sino a 12-13 miliardi di euro ma erano per una offerta destinata all'acquisizione di Wind, un'offerta poi abbandonata per l'arrivo di Sawiris che alzò la posta".

Scaglia ha preso la parola al termine della deposizione di Giuseppe Crudele, ex responsabile del settore Vendita e Servizi voce di Fastweb. Crudele aveva detto di avere saputo che tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005 Fastweb era in difficoltà, tanto da rischiare di non pagare le tredicesime, e che lui decise di coinvolgere nell'operazione traffico telefonico Telecom Italia Sparkle perché non c'era abbastanza cassa per proseguire da soli.

5. PARMALAT: LACTALIS A UE, ACQUISTO 29% NON DETERMINA CONTROLLO...
Radiocor - Lactalis conferma in una nota di avere avuto contatti con il gabinetto del commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, per aggiornarlo sugli sviluppi della sua entrata in Parmalat. La societa' francese specifica che ha spiegato a Bruxelles 'che il suo ingresso nel capitale di Parmalat non possa essere considerato come un'acquisizione del controllo di Parmalat' e che 'pertanto non vi sia necessita' di notifica preventiva'. Lactalis intende inoltre fare quanto necessario per esercitare il suo diritto di voto in assemblea per le quote acquisite, pari al 29% del capitale.

6. GENERALI: VERSO SCHIARITA IN CDA 6 APRILE, SI LAVORA A STATUS QUO...
Radiocor - Proseguono gli incontri di preparazione al cda delle Generali del 6 aprile. L'obiettivo, secondo quanto risulta a Radiocor, e' raffreddar e gli animi dopo le tensioni delle ultime settimane sfociate nella decisione del vicepresidente, Vincent Bollore', di astenersi sul bilancio. A questo punto, fonti vicine al consiglio sottolineano che l'ipotesi prevalente e' che la riunione della prossima settimana si possa chiudere con un chiarimento e niente di piu'.

'Non credo ci saranno dimissioni di Bollore' dalla vicepresidenza - viene riferito - e anche una ridefinizione delle deleghe del presidente Cesare Geronzi appare poco probabile'. Il tentativo e' anche quello di chiudere il piu' in fretta possibile la vicenda Ppf, la jv nell'Est Europa con il finanziere e socio Generali, Petr Kellner. Come si e' visto anche dal comunicato - riferiscono le stesse fonti - non c'e' alcun obbligo di acquisto da parte di Generali e quindi la vicenda potra' rientrare.

 

7. IMPREGILO: IGLI CONFERMA PONZELLINI IN CDA, IN LISTA PINI...
Radiocor - 'Il cda di Igli ha approvato oggi la lista per la formazione del nuovo consiglio di amministrazione di Impregilo, composta da 14 membri. Nella lista e' compreso il nome di Massimo Ponzellini'. E' quanto ha anticipato una fonte finanziaria all'Agenzia Radiocor riferendosi alla lista per il rinnovo del Cda di Impregilo che sara' depositata entro fine settimana. Fra i nomi proposti per il consiglio c'e' Massimo Pini al posto di Andrea Novarese.

8. WTO: VITTORIA PER LA BOEING, ALLA AIRBUS SUSSIDI ILLEGALI PER 20 MLD...
Radiocor - Importante vittoria per la Boeing nei confronti dell'Airbus presso il tribunale della World Trade Organization. Secondo il testo della sentenza resa pubblica oggi dall'organizzazione di Ginevra, infatti, nel corso della sua storia il produttore di Chicago ha ricevuto aiuti illegali da parte del governo americano per soli 2,7 miliardi a fronte dei quasi 20 ricevuti dal consorzio europeo.

 

'Questa sentenza della Wto - ha detto il vicepresidente e direttore dei servizi legali della Boeing, Michael Luttig - manda in frantumi quel mito molto conveniente secondo cui i governi europei devono fornire sussidi illegali all'Airbus per rispondere agli aiuti del governo americano alla Boeing. La sentenza respinge l'80% delle accuse della Ue contro gli Stati Uniti e identifica aiuti illegali a cui non si sia gia' posto rimedio in precedenza per soli 2,7 miliardi'. Lo scorso giugno la stessa Wto aveva convalidato l'80% delle accuse di parte americana alla Ue identificando in 20 miliardi di dollari gli aiuti illegali ricevuti dal consorzio nel corso della sua storia.

9. SINTONIA: CEDE QUOTA 2,06% TELECOM E SALE IN ATLANTIA AL 42,25%...
Radiocor - Sintonia, holding di partecipazioni che fa capo per il 66,4% alla famiglia Benetton, comunica che nel corso del 2010 ha aumentato la propri a partecipazione diretta e indiretta in Atlantia dal 38,06% al 42,25% investendo in totale 392 milioni di euro. Inoltre la holding informa che la partecipazione del 2,06% in Telecom Italia e' stata interamente ceduta per un ammontare di 302 milioni di euro.

10. UNICREDIT: OK RIAPERTURA COVERED BOND 2017, MOLTI ORDINI TEDESCHI...
Radiocor - Si e' chiusa con successo la riapertura da parte di UniCredit del covered bond 2017. L'operazione da 500 milioni di euro, che fa diventare il prestito un jumbo da un miliardo, e' andata 'molto bene' riferiscono a 'Il Sole 24 Ore Radiocor' gli istituti che ha curato l'emissione. L'importo, si limitano a dire, e' stato completamente sottoscritto.

 

Gli ordini sono arrivati soprattutto dalla Germania, con i fondi e le banche che hanno rappresentato gli investitori piu' interessati. Il coupon annuo riconosciuto dal titolo e' del 2,625%, con un prezzo di riofferta fissato a 95,733, pari a un premio di 17 punti base sul midswap. La riapertura e' stata seguita da BayernLb, Hsh Nordbank, Nord/Lb, WestLb e dagli stessi uffici di UniCredit. Il regolamento e' in agenda per il prossimo 7 aprile, mentre il bond giungera' a maturazione il 31 maggio 2017. Al Mortgage Pfandbriefe di UniCredit l'agenzia di valutazione Moody's ha assegnato il rating di 'Aa1' e Fitch 'Aaa'.

11. ACER; LANCI LASCIA GRUPPO, WANG ASSUME CARICA AD...
(ANSA) - Gianfranco Lanci, l'italiano che dal 2008 è alla guida di Acer, il colosso taiwanese dei Pc, ha dato le dimissioni dal ruolo di amministratore delegato e presidente. Alla base della decisione, spiega una nota, la differente visione, rispetto agli alti membri del consiglio d'amministrazione, sullo sviluppo futuro dell'azienda.

 

Le dimissioni hanno effetto immediato e J.T. Wang, presidente di Acer ricoprirà ad interim il ruolo esecutivo che aveva Lanci. La carica di Acer Emea President, ricoperta da Gianfranco Lanci, viene assunta da Walter Deppeler. "I personal computer restano il nostro core business - commenta Wang dopo che il cda ha preso atto delle dimissioni di Lanci - inoltre ci stiamo muovendo nel nuovo mercato degli apparecchi 'mobile', dove investiremo con prudenza e puntiamo a diventare uno dei principali operatori".

 31-03-2011]

 

 

CHE CI FACEVANO DI BELLO OGGI, ATTOVAGLIATI AL RISTORANTE SAN TEODORO, ALLE SPALLE DEL CAMPIDOGLIO, EZIO MAURO E NICOLA ZINGARETTI? NUOVO LEADER PER IL PD? - GELO TRA RONCHI E GIULIA COSENZA - POLVERINI ATTOVAGLIA - SCAPAGNINI: BERLUSCONI A LETTO E’ UNO VALIDO - LA COLOMBARI E PIERFURBY - 2 MAGGIO PER IL VECCHIO SGARBONE IN TV - NAGEL E PROFUMO SI BEVONO PELLICCIOLI - GILETTI CREA UN INCIDENTE DIPLOMATICO CON MALTA - SANTADECHÉ: IO SONO PER LA VERGINITÀ

1- Che ci facevano di bello oggi, attovagliati al ristorante San Teodoro, alle spalle del Campidoglio, Ezio Mauro e Nicola Zingaretti? Nuovo leader per il PD? L'oncologo Veronesi e Flebuccio de Bortoli pasteggiavano invece a Milano, da Peppino. Pesce e Bianco di Custoza.

 

2- Ieri sera la destra di Storace ha organizzato una cena per la gloria del primo anno della Polverini alla Regione, a Villa Miani. Atteso invano vana l'arrivo di Berlusconi.

3- Stasera ora 19 concerto con Morricone e cena all'Auditorium del Parco della Musica, sala Petrassi, per i soliti 150 anni de 'sto cavolo di paese, la presidentessa Polverini accoglie Napolitano...

4- Ieri è tornata a Montecitorio Giulia Cosenza e tutti gli occhi erano puntati su Andrea Ronchi: i due deputati, che hanno rotto la liason per ragioni indicibili dopo la nascita di una bimba, non si sono rivolti uno sguardo.

 

5 -http://www.daw-blog.com/2011/03/31/saviano-copia-dagli-albanesi/
L'Albania è inviperita con Roberto Saviano. Motivo della rabbia è un'inchiesta sui legami tra la Camorra e la polizia segreta albanese all'epoca della dittatura comunista di cui Saviano si sarebbe preso i meriti e la paternità senza aver fatto alcunché. Come spiega il direttore del settimanale Investigim in un editoriale dal titolo "Saviano! Chi è questo?", l'autore di Gomorra avrebbe infatti rilasciato un'intervista ad un emittente locale in cui illustrava i suoi teoremi sulle losche manovre delle due mafie. E il tutto senza dire che quelle inchieste erano state realizzate proprio dal settimanale Investigim, dopo mesi di duro lavoro sui documenti declassificati del regime comunista.

 

6 - Il deputato PDL ironico sul nuovo medico del Premier: il dottor Zangrillo? Un ottimo anestesista...
"Per come me lo ricordo, e non è tantissimo che non lo vedo, vi dico che Berlusconi a letto è uno valido". E' il giudizio di Umberto Scapagnini, deputato del Pdl ed ex medico del Premier, sul Berlusconi 'tombeur de femme'. Ma secondo lei - chiedono curiosi i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro - il Presidente del Consiglio è un tipo da 'sveltina'? "Dipende, per me la sveltina media era tre quarti d'ora, ma lui è capace di fare ancora di più". E cosa ne pensa del nuovo medico del Cavaliere, il dottor Zangrillo? "Beh, lui è un ottimo anestesista..."

 

7 - "Il mio programma sulla Rai potrebbe partire in qualunque momento, una volta stabilito il contratto. Non essendo mai stato pagato alla Rai, perché hanno inventato la contro indicazione per cui un deputato o anche un assessore deve andare gratis... e invece Benigni viene pagato 370 mila euro". Esordisce così Vittorio Sgarbi ospite di Antonello Piroso a Niente di personale, con una stilettata contro Roberto Benigni, per parlare dello slittamento del suo programma previsto in prima serata su Raiuno.

 

Alla domanda di Piroso se non si è commosso quando Benigni ha cantanto l'inno di Mameli al Festival di Sanremo, Sgarbi ha replicato: "Non mi commuovo mai, però è stato pagato bene e se sono andati in beneficienza a me non risulta. Io invece per tentare di valutare una compatibilità con la Rai devo fare il sindaco gratis". Sulla data di partenza, Sgarbi poi precisa: "Tra par condicio e partite, l'unica data libera è lunedì 2 maggio, però Fabio Fazio, che è il conduttore, mentre io sono il condottiere ovvero gli do la parola, è contrario ad apparire in primavera, perché in primavera ha dei turbamenti, dice che gli viene poco la parola. Se Fazio volesse concederci di essere con noi a settembre - conclude - altrimenti il 2 maggio".

 

8- Jonathan Franzen a "Panorama": "Che orrore l'italiana polenta e osei", che "idiozia" il Nobel a Obama. E una stoccata a Philip Roth. Jonathan Franzen, lo scrittore ai vertici delle classifiche con "Libertà" (Einaudi), attesissimo ritorno dopo il successo planetario di "Le correzioni" (2001), non ha trascorso gli ultimi dieci anni scrivendo il suo nuovo romanzo. Per gran parte degli ultimi due lustri ha girato il mondo spiando uccelli e battendosi per la conservazione delle specie a rischio.

Lo scrittore parla anche di Barack Obama ("una monumentale idiozia il Nobel per la pace, ma ho ancora fiducia in lui"), della guerra in Libia e della questione nucleare dopo il disastro giapponese. Non risparmia infine qualche stoccata al suo rivale Philip Roth: "Ha raggiunto vette indimenticabili, ma come romanziere ha qualche deficienza" dice. Confessando però che dal narratore in eterno odore di Nobel lo divide non una diversa
visione della letteratura, bensì "motivi personali e privati".

 

9- Dall'intervista di Martina Colombari a "Novella 2000"
Domanda: Invece, una volta, ha detto di no a Pier Ferdinando Casini
Risposta: "Avevo appena finito le prove per un reading in un teatro. E la notte non avevo dormito. Ero struccata e in tuta. Arrivo all'aeroporto di Verona e mi metto in un angolino sperando che il mio agente riesca a uscire dall'ingorgo della tangenziale al più presto. E che nessuno mi riconosca. Chi mi becca? Casini mi vede e fa: "Dai, ti accompagno io". È stato un attimo e mi sono vista paparazzata con lui su Novella.
"No, grazie", gli ho risposto. Ma era insistente, ci ho messo un bel po' per convincerIo ad andarsene."

10 -Da "Oggi" - Pino Insegno si risposa: l'ex di Roberta Lanfranchi, mattatore della Premiata Ditta, sposerà l'attrice Alessia Cacciotti. La cerimonia sarà estiva e romana.

 

11- I gioielli di Nanda. Nella mostra "Fernanda Pivano. Viaggi, cose, persone" che sarà ospitata dal 6 aprile (inaugurazione il 5) alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano, ci saranno anche i gioielli raccolti dalla scrittrice e traduttrice e dal marito, il designer Ettore Sottsass. Dal "Venerdì": "Fernanda ed Ettore hanno comprato gioielli di ogni materiale e forma: lei interessata al lato antropologico, lui alla forma».

Acquisita in parte dal Centre Pompidou di Parigi, la collezione mostra «i gioielli realizzati dallo stesso Sottsass» dice Ida Castiglioni «e i tesori creati per la Pivano da Arnaldo Pomodoro. Gioielli ideati rivisitando in veste moderna i ricchi, preziosi e ben più classici preziosi della famiglia di Fernanda. I monili di Pomodoro sono sculture da indossare realizzate nei materiali più svariati. Domina l'oro, arricchito da pietre preziose, in cui sono cesellate le trame leggere che diventano anelli e spille».

12- Il perbenismo sta per tornare. Questo almeno sostiene Tommaso Labranca, autore
di "Andy Warhol era un coatto: vivere e capire il trash", nel suo nuovo libro "Astrakhan. Manifesti di estetica perbenista" (Excelsior 1881, pp. 204, euro 10,50).

13- Carlo Rossella per "Il Foglio" - Ginnastica mondana. Sulle più importanti agende d'Italia è segnata in rosso una data: sabato 9 aprile. E' la festa di compleanno di Nerio Alessandri, il giovane e miracoloso fondatore di Technogym. Cesena non avrà mai visto così tanti personaggi da "Chi" e da "Sole 24 Ore" in una notte sola.

 

14- Lettera alla Post@ di "Chi":
Caro Rossella, ha visto che ha combinato l'Ambra Angiolini? Che poi, Angiolini mica tanto, appunto... Ma non voglio fare la moralista. Se non era felice della sua vita di coppia ha fatto bene a cercare un po' di felicità altrove. In fondo, se non fosse stata sorpresa dai paparazzi, non avrebbe mica fatto del male a nessuno, né al suo compagno né, di conseguenza, ai suoi figli. O forse, chi lo sa, magari ha fatto del bene a tutti senza saperlo. Lei che ne pensa, illuminato Rossella? Rosa, Lecco

Risponde Carlo Rossella: Lo scoop di "Chi" non mi ha sorpreso. Mi piacciono le donne con la doppia vita. Meno quelle col doppio mento.

 

15- Da "il Giornale" - C'erano tutti gli amici di una vita passata nella finanza senza mai perdere di vista altri interessi, nella serata che Lorenzo Pelliccioli ha scelto per lanciare i vini dell'Abbaye de Pierredon, cioè del suo rifugio provenzale che, da ieri, è anche on line su www.abbaye­depierredon.com, dove si trovano i suoi bianchi, rossi e rosè. Ad assaggiarli per la prima volta, martedì sera all'enoteca milanese N'ombra De Vin, c'erano i protagonisti dell'epopea Seat come Sergio Erede, l'ad di Autogrill Gianmario Tondato, che Pelliccioli ha voluto nel cda di Lottomatica, e i gli amici banchieri Profumo e Nagel. Unico divieto: parlare di Generali.

16- www.davidemaggio.it - Come se non bastassero le gatte da pelare nel Mediterraneo, ci si mette anche Massimo Giletti a complicare i tesi rapporti diplomatici che contraddistinguono questa fase storica. Il Ministero degli Affari esteri dell'isola di Malta condanna il presentatore de L'Arena per le dichiarazioni sulla gestione del traffico dei migranti da parte del piccolo stato a sud della Sicilia. In particolare ad aver irritato i maltesi è stata l'affermazione di Giletti sulla pratica, che tale popolazione avrebbe, di sparare ai barconi dei migranti per impedirgli l'approdo sull'isola.

 

Dichiarazioni cariche di superficialità secondo l'ambasciatore maltese Walter Balzan, che proprio ieri, intervistato da Agorà magazine, ha dichiarato: ‘non potevo accettare che qualcuno facesse delle dichiarazioni, così gravi ed irresponsabili, su uno Stato sovrano senza alcuna prova di quanto affermato' - e rincara la dose affermando: ‘Un giornalista deve dire sempre la verità, specialmente su temi così importanti'.

Dalle parole di Balzan filtrerebbe anche il parere del nostro ambasciatore a Malta, che pare abbia preso le distanze dal modo di gestire la vicenda da parte della trasmissione domenicale esprimendo una posizione di comprensione del Governo Italiano per l'irritazione suscitata dalla vicenda presso il popolo maltese.

 

17- "Io sono per la verginità e la castità. L'amore va coltivato in una dimensione intima. E' bellissimo non concedersi o rimanere fedeli mentre oggi le donne vengono trasformate in bancomat del sesso". Così il sottosegretario Daniela Santanchè, ospite nella trasmissione 'La zanzara' di Radio 24. Dove ha anche aggiunto: "La mia prima volta è stata molto tardi perché ero bruttina, avrò avuto 16-17 anni."

 

"Berlusconi è vittima delle ragazze che lo circondano. E' un uomo affascinate, potente e con molti soldi per questo tutte lo cercano e lo ossessionano con bigliettini e telefonate". Così il sottosegretario Daniela Santanchè, ospite nella trasmissione 'La zanzara' di Radio 24. La Santanchè conclude dicendo che "alla fine è difficile resistere".31-03-2011]

 

 

Napolitano: ‘Così non si va avanti’ - Berlusconi a Tunisi per gli immigrati - Bomba anarchica in caserma. Grave un ufficiale dei parà - L’esercito di Gheddafi è indistinguibile dai ribelli. Così la guerra si fa lunga - Scudo del Tesoro su Parmalat - Prelievi, bonifici, sms, in Italia le banche più care - Appalti Finmeccanica, suicida viceprefetto - Rise del terremoto: tenta il suicidio - Cattelan: addio all’arte, basta pupazzi, mi ritiro...

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Napolitano: ‘Così non si va avanti' ". Editoriale di Michele Ainis: "Deriva pericolosa". Di spalla: "Quel nostro complesso di superiorità" e "Un eterno tango fuori tempo". Al centro foto-notizia: "Berlusconi a Tunisi per gli immigrati" e "Colonnello dei parà ferito e mutilato da un pacco bomba". In taglio basso: "Rise del terremoto: tenta il suicidio" e "Ecco i 25 manager più pagati d'Italia".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Parlamento nel caos, allarme del Colle". Editoriale di Curzio Maltese: "Barbarie a Montecitorio". Di spalla: "All'Aquila l'anno zero del terremoto". Al centro foto-notizia: "Pacco bomba alla folgore gravi ferite per un ufficiale" e "Scontro sui profughi. Berlusconi: vado a Tunisi". In taglio basso: "Prelievi, bonifici, sms, in Italia le banche più care" e "Cattelan: addio all'arte, basta pupazzi, mi ritiro".

 

LA STAMPA - In apertura: "Napolitano: basta scontri" e in taglio alto: "Bomba in caserma. E' grave un parà". Editoriale di Mario Calabresi: "Lo specchio deformato del Paese". Di spalla: "I patti locali che rilanciano le imprese". Al centro foto-notizia: "Berlusconi a Tunisi per fermare gli sbarchi" e "Noi, cavie per la carne clonata". A fondo pagina: "Diversamente".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Scudo del Tesoro su Parmalat" e in taglio alto: "I correttivi agli studi di settore mettono sotto controllo i costi" e "Scoperto dall'Eni un maxi giacimento nel mare di Barents". Editoriale di Carlo Bastasin: "L'economia è l'arma per vincere le guerre". Al centro la foto-notizia: "Stress test in Irlanda. Alle banche servono altri 24 miliardi". Di spalla: "Un'idea di Italia per tornare grandi". In taglio basso: "L'inflazione sale al 2,5 per cento con energia e alimentari" e "Altre liti sul processo breve. Napolitano ai capigruppo: basta tensioni in Parlamento".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: "Napolitano: basta risse" e in un box: "Quella distanza dal Paese reale". Editoriale: "Che cosa spinge così in alto l'inflazione". Al centro foto-notizia: "Pacco bomba in caserma, grave un colonnello dei parà" e "Truffa a Roma, ecco i nomi". In due box: "Olgiata, il domestico accusato dai sei testimoni" e "Appalti Finmeccanica, suicida viceprefetto". In taglio basso: "Rivolta tunisina a Lampedusa" e "Medici, il sorpasso delle donne".

 

IL GIORNALE - In apertura: "I tormenti di Berlusconi", con editoriale di Alessandro Sallusti. Al centro la foto-notizia: "Ha tagliato le pensioni: ma non la sua", "La giustizia fa una vittima, viceprefetto di toglie la vita" e "Bomba anarchica in caserma. Grave un ufficiale dei parà". In due box: "La Guzzanti? Vietato criticarla" e "Vasco risponde a Veneziani". Di spalla: "Elogio di Mantovano, uomo da non far scappare". A fondo pagina: "Quell'Italia soffocata dall'odio".

 

LIBERO - In apertura: "Capitano tutte a lui", con editoriale di Vittorio Feltri. Al centro: "Tunisi ci sfotte: tenetevi i tunisini" e in un box: "Obama odia l'Occidente". Di spalla: "Troppo odio si rischia la guerra civile". A fondo pagina: "Saviano copia anche gli albanesi" e "L'Unità d'Italia sdogana il fascismo". In un box: " ‘Dopo il via libera di Mirafiori alziamo i salari' ".

IL TEMPO - In apertura: "Tragicomico show a Montecitorio".

 

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Processo breve, Parlamento lungo". In apertura a destra: "L'esercito di Gheddafi è indistinguibile dai ribelli. Così la guerra si fa lunga". Al centro: "I Want My Growth Back" e "Colbertismo antifrancese".

 

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Le invasioni barbariche". In taglio alto: "Misurata sotto il tiro dei cecchini". A fondo pagina: "Bomba alla folgore. Grave un ufficiale dei paracadutisti".01-04-2011]

 

 

ARCHEO BISIGNANI - Quattro appartamenti a Roma, un’operazione in titoli azionari, il rientro dei capitali con lo scudo fiscale del 2001, il primo targato Giulio Tremonti. Così è stata usata, quella che la cronaca definì “maxitangente Enimont” - IL SUPERCONSULENTE Nega che si tratti di tangente, ma spiega come li ha usati - l’inchiesta sulla “P4” prosegue, con L’interrogatorio del poliziotto Giuseppe Nuzzo...

Antonio Massari per "il Fatto quotidiano"

 

Quattro appartamenti a Roma, un'operazione in titoli azionari, il rientro dei capitali con lo scudo fiscale del 2001, il primo targato Giulio Tremonti. Così è stata usata, da Luigi Bisignani, quella che la cronaca definì "maxitangente Enimont". È lui stesso a spiegarlo ai pm Henry John Woodcok e Vincenzo Piscitelli, il 29 marzo, quando racconta come utilizzò i quattro miliardi di lire per cui fu condannato a 3 anni e 4 mesi per appropriazione indebita, nel 1996.

Nega che si tratti del frutto della maxi tangente, o dell'appropriazione indebita, poiché spiega che i soldi arrivati dalla "famiglia Ferruzzi, mi furono dati per l'attività da me svolta in Ferruzzi, ma che tuttavia sono stati oggetto di un processo che mi ha visto condannato per appropriazione indebita". Nega che si tratti di tangente, ma spiega come li ha usati: "Un miliardo e mezzo lo utilizzai nel 1991 per acquistare le case dal Salini, gli altri 3 miliardi circa furono quelli dell'operazione Codepamo che io, tramite la Tucci, volevo far rientrare dall'estero".

 

La commercialista Stefania Tucci, vecchia amica di Bisignani, è indagata con lui in un procedimento per violazione della normativa fiscale (per Bisignani non si tratta di riciclaggio, come scritto ieri, ma di un reato simile, l'attribuzione fittizia ad altri di titolarità o disponibilità di denaro, con iscrizione nel registro degli indagati che risale al 2006). E Bisignani continua a spiegare: "Nel 2001 avevo la necessità di far rientrare alcuni capitali dall'estero e siccome ci fu lo scudo fiscale, la Tucci mi propose un''operazione che doveva passare attraverso la società Codepamo. Ritengo di aver fatto personalmente lo scudo".

 

La Codepamo è il filo che lega la vecchia inchiesta sulla violazione della normativa fiscale a quella sulla "P4", condotta da Woodcock e Francesco Curcio, che perquisendo l'autista di Bisignani hanno trovato 19 titoli al portatore della Codepamo. La prima operazione, però, risale al 1991 e riguarda l'acquisto di quattro case: "Le altre quattro case di via Trionfale sono state acquistate nel corso del 1991 senza che il rogito venisse perfezionato perché, nel frattempo, vi fu la vicenda Enimont. Vennero acquistate in parte con i cct (per 1,5 mld di lire) datimi dalla famiglia Ferruzzi. (...). Nel 1991 diedi un anticipo al venditore, Simone Salini, e poi, una volta conclusa la vicenda Enimont, nel 1996 gli versai un saldo".

 

E le somme all'estero? "Le avevo accantonate sulla Bruxelles & Lambert in Svizzera". Nessun conto alle Bahamas, aggiunge, mentre sulla Tucci dice: "Non ci fu bisogno di spiegarle la provenienza di tali somme. La vicenda Enimont e il mio processo erano un fatto noto, tanto più per la Tucci che era una mia amica".

Nel frattempo, l'inchiesta sulla "P4" prosegue, con un interrogatorio tenutosi ieri: quello del poliziotto Giuseppe Nuzzo, arrestato due giorni fa nell'ambito di un'altra inchiesta e che, sospettano gli inquirenti, potrebbe aver fatto parte del gruppo di persone che acquisivano notizie riservate finite poi in mano alla "P4", nel suo livello napoletano che, sempe secondo la procura, vede il magistrato e parlamentare del Pdl, Alfonso Papa, tra i membri principali. 01-04-2011]

 

 

1- LA MIGLIOR SINTESI È LA VIGNETTA DI VINCINO. MONTECITORIO: “SI È FUSO IL NOCCIOLO!” - 2- UN VERO ARDITO DELLA MINCHIATA GALATTICA. RIGOROSAMENTE A SPESE DEL CONTRIBUENTE. “E IGNAZIO LARUSSA ASSUME MISS MALIZIA HOARA BORSELLI PER L’UNITÀ D’ITALIA”. LA DIFESA: “UN AFFARE". GUARDATE LE SUE GALLERIE FOTOGRAFICHE SUL WEB, COSÌ POI CAPITE MEGLIO “L’AFFARE”. LE ABBIAMO DATO 16 MILA EURO, COSÌ (OGGI, IL MINISTRO ‘GNAZIO LA RISSA POTREBBE RISCATTARSI PORTANDO IL SUCCITATO “AFFARE HOARA” IN VISITA ALLA CASERMA DELLA FOLGORE DI LIVORNO, DOVE UN TENENTE COLONNELLO HA PERSO 8 DITA ED È MEZZO ACCECATO PER UN PACCO-BOMBA) - 4- DEL SUICIDIO DEL PREFETTO INDAGATO A NAPOLI, DA DOMANI, NON SENTIRETE PIÙ PARLARE. POI TRA QUALCHE ANNO, INVECE, FORSE SÌ - 5- SU ILLUSTRATO FIAT, PREGEVOLE PESCE D’APRILE A PAGINA 28 DE "LA STAMPA" LINGOTTATA: "LA FIAT CINQUECENTO IN VENDITA IN AMERICA. IL GRANDE START E’ OGGI" -

A cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota

 

1. STATISTI DI PROFILO. FACCE DI CULO DA DAVANTI...
Volete per caso sapere tutto sull'ultima odiosa "bacchettata" (che fantasia, eh?) del Quirinale al Cainano-ano-ano? O avete bisogno di altro, dopo i fotogrammi dell'onorevole Scilipoti che si affretta per votare una qualche legge vergogna? Volete una sintesi dell'intervista di Angelino Jolie Alfano al Corpera "La scheda tirata? Non sono un robot", p. 8)? Volete il contro-titolo della Stampa di Mariopio "L'ira di Berlusconi: "Datevi una calmata"?

Ma no, dai! Tanto la miglior sintesi di giornata è la vignetta di Vincino che raffigura Montecitorio: "Si è fuso il nocciolo!" (Corriere, p. 6).

 

2. L'AFFARE DEL SIGNOR MINISTRO (UN PAESE ALLO SBANDO)...
Poi, comunque, c'è sempre uno statista che va oltre. Un vero ardito della minchiata galattica. Rigorosamente a spese del contribuente. "E Ignazio assume Miss Malizia. "Ingaggiata per l'Unità d'Italia". Polemica sulla consulenza assegnata alla soubrette Hoara Borselli. La Difesa: "Un affare" (Re-pubica, p. 9). Guardate le sue gallerie fotografiche sul web, così poi capite meglio "l'affare". Le abbiamo dato 16 mila euro, così.

 

Oggi, il ministro ‘Gnazio La Rissa potrebbe riscattarsi portando il succitato "Affare Hoara" in visita alla caserma della Folgore di Livorno, dove un tenente colonnelo ha perso 8 dita ed è mezzo accecato. "Pacco bomba ai parà della Folgore: grave un ufficiale, firma anarchica" (Repubblica, p. 12).

3. NESSUNO LO PUO' GIUDICARE...
Essendosi già abbondantemente esibito in un'udienza in cui non c'era un cazzo da dire, il Nano Rubycondo decide che farà sega ai prossimi processi milanesi. "Scontro sui profughi. Berlusconi: vado a Tunisi" (Repubblica, p. 1). In festa gli agenti immobiliari del simpatico Paese nordafricano.

4. IL PREFETTO INDAGATO SI SPARA. OVVIAMENTE "ERA MOLTO DEPRESSO DA TEMPO"...
Si spara a Roma un viceprefetto addetto alla logistica (insomma, agli acquisti), indagato come i suoi capi per l'inchiesta sugli appalti del Piano Sicurezza di Napoli. Il Corriere (p. 25), la Repubblica (p. 24) la Stampa (p. 19) accreditano la tesi della "grave depressione" personale e lasciano sullo sfondo tutto il resto.

 

Sul Sole 24 Ore (p. 16), si fa invece notare che rispetto a Nicola Izzo e Annamaria Iurato, super-prefettoni indagati per la stessa storia, "Saporito era uno degli anelli più piccoli di questa catena decisionale e, comunque, a detta di tutti i colleghi, il suo coinvolgimento nell'inchiesta era più formale che sostanziale". Molti dettagli fuor di velina anche sul Giornale (p. 14) e sul Secolo XIX (p. 8). Di questa storia, da domani, non sentirete più parlare. Poi tra qualche anno, invece, forse sì.

5. RAISET, SALDI DI META' REGIME...
Bisignani o non Bisignani, Letta o non Letta, Bunga o non Bunga, il nominificio di Viale Mazzini è una supposta sempre mal posta. "Rai, polemica per le nomine. Oggi il cda sulla Petruni al Tg2. L'Usigrai annuncia scioperi per la scelta si un uomo Sky" (Corriere, p. 9)

 

6. IL QUARTIER GENERALE BANCARIO INFORMA...
...a mezzo Repubblica: "Intesa e Unicredit, sindrome aumento. Altri 24 miliardi per le banche irlandesi". Nel pezzo, ci fanno apprezzare "la stretta di Bankitalia su stipendi e bonus dei banchieri" (p. 33). E bravo Drago Draghi. Dal Sole 24 Ore, organo della Conf-latte, si inneggia a tutta prima all'ultima magia del Mago Tremontino: "Scudo del Tesoro su Parmalat. Nel decreto omnibus la norma per blindare le imprese: in campo anche Fintecna e controllate pubbliche". La notizia è questa: Fintecna esiste ancora e lotta insieme a Lorsignori delle banche creditrici (di Granarolo). Splendido pezzo di Stefano Feltri sul Cetriolo quotidiano: "Torna l'Iri con la scusa di Parmalat" (p. 13).

 

7. DISECONOMY...
"Ecco i 25 manager più pagati d'Italia", spara in prima il Corriere delle Elite corrucciate. Guidano la classifica degli imbottiti (dagli azionisti) Alessandro Arrogance Profumo, Luca Cordura di Montezemolo, Marco Tronchetti Dovera, Gerovital Geronzi e Paoletto Pilkington Scaroni. Insomma, la mejo gioventù. Alla faccia di Drago Draghi.

A proposito, per la poltronciona di presidente dell'Eni "spunta l'ipotesi Colombo", commercialista milanese di 51 anni (Corriere a 6 zampe, p. 32). Praticamente un bambino.

 

8. FREE MARCHETT...
Su Illustrato Fiat, pregevole pesce d'Aprile a pagina 28: "La Fiat Cinquecento in vendita in America. Il grande start e' oggi". Notare la didascalia della foto: "Success story. Alfredo Gulla e' arrivato in America nel '56 e nel '61 ha cominciato a vendere Fiat e poi Alfa. Prima ancora del lancio di oggi, Gulla ha gia' venduto 30 Cinquecento". Cazzo, che uomo!

9. AGENZIA MASTIKAZZI...
"Auguri Gorby. Tua Sharon Stone" (Corriere, p. 23).01-04-2011]

 

 

il “Financial Times”, con la firma di Paul Betts, il giornalista che piace alla gente che piace (montezemolo, passera, arpe), sotterra Bolloré (e geronzi) - "I consiglieri indipendenti di Generali hanno una insolita opportunità mercoledi. gli dovrebbero imporre di lasciare il consiglio d’amministrazione fino almeno a marzo 2012. In pratica, un cartellino giallo - anche se alcuni credono che dopo il fallito affare Fondiaria-Sai, Bolloré dovrebbe ricevere solo un cartellino rosso

Dagotraduzione dell'articolo di Paul Betts per il "Financial Times"

Non è il migliore dei momenti per i francesi in Italia. Arrabbiata per quello che considera essere imperialismo aziendale francese, Roma sta facendo tutto il possibile per impedire che le compagnie d'oltralpe inghiottiscano asset strategici per l'Italia. Ma Vincent Bolloré non dovrebbe consolarsi col fatto che questa è una delle ragioni principali per cui lui sta diventando così impopolare in Italia.

 

Il finanziere francese non è estraneo al dissenso. Anzi, sembra aver costruito gran parte della sua fortuna creando scompigli. Questo lo ha aiutato a mettersi in tasca delle aziende (come ha fatto col gruppo Havas, attivo nelle comunicazioni); oppure ha potuto trarre bei profitti dalle liti tra azionisti, come è successo con Bouygues.

Però il suo ultimo assalto italiano potrebbe regalargli più problemi che soldi. Il suo recente rifiuto di firmare i conti 2010 di Assicurazioni Generali, di cui è vicepresidente e di cui possiede una piccola quota, era chiaramente una mossa per agitare le acque. Voleva sottintendere che c'era qualcosa di seriamente storto nei numeri presentati dal terzo più grande gruppo assicurativo europeo.

Bolloré sembra aver scelto l'obiettivo sbagliato al momento sbagliato. Apparentemente non imbarazzato dal suo recente fallimento nel favorire l'acquisizione da parte della francese Groupama del più grande rivale italiano di Generali, Fondiaria Sai - un piano davvero discutibile se portato avanti dal vicepresidente di Generali - Bolloré ha lanciato la sua ultima offensiva contro l'amministratore delegato di Generali Giovanni Perissinotto.

 

Per giustificare il suo rifiuto di approvare il bilancio, nonostante i risultati 2010 fossero abbastanza buoni, il francese ha messo in discussione due investimenti voluti da Perissinotto.

Il primo è l'accordo raggiunto nel 2007, grazie al quale Generali condivide gli affari nel mercato dell'Europa centro-orientale con il gruppo ceco PPF. Bolloré ha accusato Perissinotto di non essere stato trasparente nelle clausole che regolano la possibile uscita, nel 2014, di PPF dalla joint venture.

La sua seconda lagnanza riguarda l'OK dato da Perissinotto all'acquisizione da parte di Generali dell'1% della banca russa VTB. Secondo Bolloré, il prezzo di 215 milioni € era gonfiato.

Sembra che il piano di Bolloré sia questo: indurre lo schivo Petr Kellner, fondatore di PPF, azionista e membro del board Generali, ad abbandonare l'affare, non gradendo la pubblicità che l'accusa di essere al centro di uno schema fraudolento porterebbe.

Anche se Kellner ha un debole per Perissinotto, è famoso per avere poca pazienza proprio per questo tipo di intrighi aziendali, che vede come delle inutili distrazioni dal serio proposito di fare soldi.

Il problema per Bolloré è che il progetto Generali-PPF è palesemente un successo. Infatti, la quota della joint-venture (49%) che ha in mano Kellner potrebbe alla fine valere fino a 3 miliardi €. Perissinotto ha rapidamente messo a tacere le lamentele di Bolloré sulla trasparenza mettendo a disposizione della stampa i termini dell'accordo con PPF (che erano già disponibili per i consiglieri d'amministrazione). Riguardo all'investimento in VTB, se Bolloré avesse controllato il prezzo dell'azione della banca, avrebbe notato che ora il titolo è scambiato in borsa a prezzi maggiori.

 

Se Bolloré sperava che altri membri del consiglio di amministrazione lo appoggiassero, sarà rimasto deluso. Con l'esclusione del suo alleato Cesare Geronzi, il "roman power broker" che Bolloré ha aiutato a diventare presidente l'anno scorso, tutti gli altri membri del board si sono schierati in difesa di Perissinotto. Anche la fedeltà di Geronzi per il francese è stata messa alla prova.

Geronzi stesso è stato indebolito dopo una recente lite con un altro membro del board Generali, il magnate delle scarpe Tod's, che ha invitato molto pubblicamente Geronzi a limitarsi al suo ruolo non esecutivo. Questo scontro seguiva una recente intervista del Financial Times a Geronzi in cui il presidente ha dichiarato che l'America Latina era la nuova priorità strategica per il gruppo assicurativo.

 

Questo, e l'attacco finora fallito di Bolloré a Perissinotto, stanno inducendo gli osservatori italiani più esperti a chiedersi se non ci sia qualcosa di più profondo in ballo per Generali.

Geronzi e Bolloré vengono entrambi da Mediobanca, il più importante azionista del Leone di Trieste. Il loro arrivo è stato visto come una stretta del controllo della banca d'affari milanese sul gruppo assicurativo, e un indebolimento del potere decisionale dei manager. Ma qualunque tipo di sconfitta di Geronzi e Bolloré nel cda straordinario della prossima settimana - convocato per discutere i passi falsi dei due dirigenti - darebbe nuove speranze a quelli che vedono l'ingerenza di Mediobanca come un blocco alla crescita di Generali.

 

I consiglieri indipendenti di Generali hanno una insolita opportunità mercoledi. In risposta ai guai combinati da Bolloré e in ragione del suo evidente conflitto di interessi, gli dovrebbero imporre di lasciare il consiglio d'amministrazione finché non si sente pronto a mettere la sua firma sotto ai conti di Generali. Ciò lo sospenderebbe fino almeno a marzo 2012, quando saranno presentati i conti per l'anno in corso. In pratica, un cartellino giallo - anche se alcuni credono che dopo il fallito affare Fondiaria-Sai, Bolloré dovrebbe ricevere solo un cartellino rosso. 01-04-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - LA CINA CI RIPROVA E INDAGA GOOGLE PER EVASIONE FISCALE - SCANDALO BERKSHIRE HATHAWAY: “BUFFET SI È GIOCATO LA REPUTAZIONE?” - IL VIDEO DEL FIGHETTO ASSANGE CHE SCULETTA IN DISCOTECA - IN FILA PER RILEVARE JEAN-PAUL GAUTIER - “QUEL PADIGLIONE SEMBRA UN TOTANO”: ZAHA HADID NON PIACE ALLA CALIFORNIA - COSTA D’AVORIO, LA BATTAGLIA FINALE - MA QUALE CILINDRI E CAVALLI? BMW BUTTA 100 MLN € NELLE APPLICAZIONI PER SMARTPHONE - LA SUPERGRU CHE AGGIUSTERÀ I REATTORI DI FUKUSHIMA - LA CASA PIÙ CARA DEL MONDO…

1 - LES ECHOS
TUTTI IN FILA PER RILEVARE JAUN PAUL GAUTIER
http://bit.ly/ffhAeA

 

- La maison ha bisogno di un aumento di capitale e la vendita non è esclusa. Tra gli acquirenti potenziali c'è Hermes, già proprietario per il 45 % della casa di moda.

2- THE NEW YORK TIMES
IL PADIGLIONE FUTURISTICO DI ZAHA HADID CHE DIVIDE LA CALIFORNIA
http://nyti.ms/eXTdfF

- "Totano", "Polipo", "stella marina": il Consiglio cittadino di Elk Grove ha definito in questi termini il nuovo centro civico che l'archistar Zaha Hadid ha progettato per la città californiana (poco più di 150 mila abitanti). Per adesso la creazione dell'autrice del Maxxi è stata giudicata soltanto dai rendering ma le prime reazioni non preannunciano niente di buono. Un consigliere ha detto che sembra "un essere arrivato da un altro pianeta", mentre il sindaco della città, Steven Detrick, ha sarcasticamente affermato: "Mi aspettavo di sentir partire la colonna sonora di Star Wars...".

 

3 - TIME
SCANDALO BERKSHIRE HATHAWAY: "WARREN BUFFET POTREBBE ESSERE IL PROSSIMO TITANO DI WALL STREET CHE SI ROVINA LA REPUTAZIONE"
http://ti.me/h8gJ1N
http://nyti.ms/ejgbsd

- Mercoledì la Berkshire Hathaway di Warren Buffet, aveva reso noto l'acquisto da parte del super dirigente David Sokol di azioni Lubrizol per 10 milioni di dollari effettuato poche settimane prima che la compagnia venisse acquisita dalla stessa Berkshire. Ieri Sokol ha rassegnato le sue dimissioni e adesso sull'operazione indaga la Sec. L'editoriale del "Time".

- L'analisi del "New Yor Times"

 

4 - GAWKER
LA CASA PIÙ CARA DEL MONDO COMPRATA DA UN RUSSO PER 100 MILIONI DI DOLLARI
http://gaw.kr/fQnI0I

L'ha comprata un miliardario russo, sborsando la bellezza di 100 milioni di dollari. È una magione in stile francese nel bel mezzo della Silicon Valley. È il prezzo più alto mai pagato negli Stati Uniti per un'abitazione monofamiliare. Il neoproprietario si chiama Yuri Miller, ha 49 anni, è a capo di Digital Sky Technologies e ha investimenti anche in Facebook.

 

ASSANGE RIPRESO IN DISCOTECA MENTRE BALLA IL "FUNKY DEL POLLO"
http://gaw.kr/ghXRZA

- Il giornalista di Gawker parla già di "rivoluzione": "un'altra rivoluzione" portata avanti dal fondatore di Wikileaks Julian Assange. Solo che stavolta indiscrezioni e cablogrammi non c'entrano nulla. Qua si parla di tutt'altro e si guarda (perché c'è il video tutto da godere) l'australiano dalla candida chioma ballare in discoteca "come un pollo". È "una dance revolution", scrive il Gawker, che racconta anche come il dj del club non avesse affatto riconosciuto Assange.

 

5 - THE WALL STREET JOURNAL
BMW SI LANCIA NEL BUSINESS DELLE APPLICAZIONI IPHONE E IPAD
http://on.wsj.com/hywIwA

- Bmw Ag ha in programma di investire circa 100 milioni di dollari per lo sviluppo di applicazioni per smartphone sul genere di quelle che esistono già per trovare parcheggio o pianificare viaggi. Spera così di aiutare il mercato delle auto, guardando a un futuro in cui i clienti saranno sempre più interessati all'efficienza negli spostamenti che alle alte performance che caratterizzano la casa tedesca.

 

6 - THE AUGUSTA CHRONICLE
LA SUPERGRU LUNGA 70 METRI CHE AGGIUSTERÀ I REATTORI DI FUKUSHIMA
http://bit.ly/iaB3oF

- Ha un braccio meccanico lungo 70 metri la gru che aiuterà a rimettere in sesto i reattori dell'impianto nucleare di Fukushima. Partirà presto dagli Stati Uniti alla volta del Giappone. Nel mondo ne esistono soltanto tre.

 

7 - THE TELEGRAPH
SCOPERTO IN CINA IL "CUGINO" DEL T-REX
http://bit.ly/g7GgHO

- Si muoveva tra il Nord America e l'Asia orientale nel periodo compreso tra 65 e 99 milioni di anni fa. I ricercatori guidati dal professor David Hone, della University College Dublin, hanno trovato frammenti fossili di una specie di dinosauro finora sconosciuta. La scoperta è stata fatta nell'est della Cina, nella provincia di Shandong. Il dinosauro può essere definito un cugino del famoso T-rex: come lui camminava su due zampe ed era un feroce predatore.

 

8 - LE FIGARO
COSTA D'AVORIO, AD ABIDJAN IN CORSO L'ULTIMA BATTAGLIA
http://bit.ly/g2Aai8

Le forze di Ouattara sono entrate nellla notte a Abidjan, cuore economico della Costa d'Avorio e ultima roccaforte di Laurent Gbagbo, l'ex presidente sconfitto nelle elezioni del novembre scorso ma refrattario a lasciare il potere. L'offensiva di Ouattara va avanti da quattro giorni. Il ministro della Difesa di Ouattara, il capitano Léon Kouakou Alla, ha dichiarato che le forze repubblicane del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, hanno preso il controllo della televisione di stato Rti.

 

9 - WIRED
IL SOLE A METÀ. LA SPETTACOLARE "ECLISSI" VISTA DALLO SPACECRAFT
http://bit.ly/ekrVOY

 

- La spettacolare immagine (e il video) del sole visto dal Solar Dynamics Observatory mostra la stella tagliata quasi a metà. La foto è stata scattata il 29 marzo, quando tra l'Osservatorio e il sole si è frapposta la terra, generando un'eclissi del tutto eccezionale.

 

10 - NEWS.XINHUANET.COM

CINA, INCHIESTA SU GOOGLE PER EVASIONE FISCALE - "PRESSIONE SUL MOTORE DI RICERCA"
http://bit.ly/ibPmwi
http://bit.ly/dJekR3

- Tre compagnie legate al motore di ricerca Google sono state messe sotto inchiesta in Cina per evasione fiscale. Lo riporta il quotidiano "Economic Daily" parlando di circa 6 milioni di dollari che sarebbero stati evasi. Secondo lo stesso giornale la stessa Google sarebbe indagata.

 

- L'inchiesta va ad arricchire la storia dell'eterna guerra tra il gigante asiatico e il motore di ricerca più famoso al mondo. Uno scontro fatto di pressioni e censure che Pechino ha periodicamente imposto o cercato di imporre a Google. Due delle tre compagnie coinvolte appartengono alla società californiana, mentre la terza è un motore di ricerca suo partner. Google ha già fatto sapere in un comunicato che oggi stesso agirà "secondo la legge cinese".01-04-2011]

 

 

VAFFABANCA! (ATTENTI, IL LADRO è DIETRO LO SPORTELLO) - L’ASSENZA DI CONCORRENZA TRA ISTITUTI DI CREDITO SIGNIFICA COSTI ESORBITANTI PER OGNI OPERAZIONE - FINO A 6 EURO PER UN BONIFICO E 3 PER SALDARE UNA BOLLETTA - SI PAGANO ANCHE ESTRATTI CONTO, ASSEGNI, FIDI E PERSINO GLI SMS - STANGATE SU SCOPERTI E SERVIZI FINANZIARI E LA REDDITIVITÀ DEI DEPOSITI È RIDOTTA A NIENTE - RISPETTO ALL’EUROPA, LE BANCHE ITALIANE SUCCHIANO AI CITTADINI 4,2 MLD € DI SPESE EXTRA…

Andrea Greco per "la Repubblica"

 

Il primato che nessuno ci insidia è di avere le banche più costose d'Europa. L'Antitrust ha avviato l'ennesima indagine conoscitiva sui costi dei conti correnti, ma è anche il segnale della capacità del mondo bancario di evitare ogni tentativo di ridurre le commissioni. Il Garante è piuttosto esplicito nell'indicare le caratteristiche del problema.

"Nonostante un assetto del sistema bancario profondamente modificato che avrebbe dovuto innescare una forte spinta concorrenziale - spiega il Garante - il livello dei prezzi dei servizi e le criticità in termini di trasparenza continuano a segnalare un confronto competitivo ancora debole". Ne fanno le spese (davvero) gli italiani, che nella fatica di districarsi tra migliaia di prodotti - ogni banca ne offre una decina per ognuno dei sei profili standard stilati dalla vigilanza - spesso rinunciano al ruolo di consumatori attenti e contribuiscono a meritarsi i conti correnti tra i più cari d'Europa, con un "sovrapprezzo italiano" stimato in 4,2 miliardi di euro annui.

 

Come stanno le cose? È vero che gli istituti italiani si fanno pagare troppo il loro più diffuso servizio? Su quali si vanno diffondendo balzelli odiosi che scatenano la furia dei risparmiatori e le critiche di Antitrust e Mr. Prezzi? Perché agli italiani continuano a piacere le file allo sportello, simbolo di quell'approccio "fisico" alla transazione che ha costi ormai esorbitanti? Quali sono le malizie e le voci più insidiose da cui il correntista si dovrebbe guardare?

Intanto bisogna dire dove si sta. E non è facile. Il conto corrente non è un formaggio, peso netto, costo al chilo. È tante altre cose: la porta d'accesso al mondo dei servizi bancari, uno strumento di transazione indispensabile ma anche il totem della relazione uomo-banca. I suoi costi variano moltissimo secondo la quantità delle operazioni e lo strumento - agenzia, telefono, internet - utilizzato. Bankitalia, per rendere più trasparente l'offerta, ha introdotto un anno fa l'Isc (indicatore sintetico di costo) che obbliga a fornire il costo annuo per un uso standard, e profila i clienti in sei "griglie di adeguatezza": giovani, famiglie con operatività bassa/media/alta, pensionati con operatività bassa/media.

Le banche non possono più vendere prodotti inadatti al singolo profilo, come accadde talvolta in passato, quando la rendita di posizione garantita dal potere sovrano sui contratti permise sfracelli a danno dei correntisti. Per far capire il trend, l'Associazione bancaria italiana segnala dal 2004 a oggi un calo del 30% per il costo della singola operazione media: da 1,02 euro a 0,7 euro. Merito anche dell'introduzione dell'online banking che minimizza i costi, ma riguarda in modo sistematico appena 5,5 milioni di utenti (dato Nielsen).

A fine 2010 il costo medio per la media dei profili, conteggiato dall'Abi, è di 114 euro l'anno, cui però vanno aggiunti i 34,2 euro di bolli. Il costo medio sale a 129 euro (163,2 con i bolli) per chi si appoggia di più alle filiali, mentre chi preferisce il web spende 97 euro (131,5). La Banca d'Italia, con rilevazioni proprie, giunge agli stessi 114 euro dell'Abi. Di altro tenore la reportistica della Commissione europea, che sei mesi fa ha commissionato uno studio, pubblicato da Der Spiegel, in cui l'Italia ha il primato dei costi: 295,66 euro medi annui, contro 114 euro della media dell'Europa a 27.

Quei dati sono stati contestati dall'Abi: "La Commissione - spiega Gianfranco Torriero, capo del centro studi - richiama un'indagine non corretta, perché usa solo i prezzi massimi di listino, include le tasse, non contempla i conti "a pacchetto". E include i costi associati allo scoperto di conto come forma di finanziamento alle famiglie, poco usata all'estero dove invece c'è ampio ricorso al credito al consumo".

Dal canto suo, il commissario europeo ai servizi finanziari Michel Barnier critica la prassi Abi di comprendere, nella formazione del costo medio, solo alcune operazioni dei sei profili standard di vigilanza, e non tutte le operazioni possibili come fanno a Bruxelles.

Sono anni che su simili numeri Bruxelles e Roma litigano. Chi dei due ha ragione? Molto dipende da come e quanto si usa il conto. Secondo l'Adusbef perfino le stime di Barnier sono per difetto. "Sfido chiunque a entrare in uno dei 34mila sportelli italiani e vedere quante operazioni può compiere con 114 euro - dice Elio Lannutti, leader di Adusbef e senatore dell'Idv -. Le banche danno per scontato che i consumatori abbiano conti a pacchetto, mentre da listino prezzi bastano 11 operazioni al mese per spendere 500 euro l'anno".

Del pari, tra convenzioni, sconti e offerte civetta si può spendere anche poco. O nulla, come attesta l'Isc del Conto corrente arancio Ing, che a chi accredita uno stipendio rimborsa i bolli e passa le carte Visa e Bancomat. Ponderando dati ufficiali, ricerche private, consumatori, non pare irrealistico un costo annuo medio sui 200 euro. Con l'aggiunta di 34,2 euro di bolli si arriva 234 euro, quindi 120 euro più dei 114 euro di costo medio Ue. Moltiplicato per 35milioni di c/c italiani fa 4,2 miliardi di euro, corrispondenti al sovrapprezzo italiano, di cui 1,2 miliardi all'erario, il resto (3 miliardi) è costo paese bancario.

 

Ma quali sono i principali costi di un rapporto di corrispondenza? Quali le malizie e i caveat cui prestare attenzione? Due mesi fa 20 milioni di famiglie hanno ricevuto gli estratti conto 2010. L'Isc permette di verificare se si spende il giusto: basta comparare il "Riepilogo annuale spese" dell'estratto con la scheda sintetica dei 40 costi tipo che gli istituti inviano periodicamente. Se c'è troppo divario, è meglio reclamare.

Oltre ai bolli e alle spese di tenuta (è sempre più diffuso il canone fisso, ma è molto variabile), le grandi spese riguardano Bancomat (10-15 euro l'anno in media), carte di credito (una trentina di euro), poi l'eventuale dossier titoli (fino a un centinaio di euro). Poi le spese per operazioni: pagamenti, domiciliazioni, prelievi, rate di mutui o altri fidi. E qui il costo sale verso le stelle se si fa ricorso allo sportello, molto più costoso dei canali remoti, per la banca e per il cliente. L'Abi stima in 6,23 euro il costo di un bonifico per cassa verso una banca diversa dalla propria, mentre la cifra si dimezza se l'addebito è in conto corrente, e cala a 0,87 euro sui bonifici via internet.

Stessa dinamica per pagare le utenze domestiche: 3,16 euro al cassiere, 2,17 euro con addebito, 0,77 euro via internet e 0,09 euro con domiciliazione. Il contante incide anche se prelevato a sportelli della concorrenza, con una commissione media di 1,62 euro. In realtà, escludendo le banche online - che per questo rendono gratuiti i prelievi su tutto il circuito - ci si avvicina a 2 euro, a fronte di un costo all'ingrosso di 0,56 euro che le banche si pagano a vicenda (da poco ridotto su richiesta Antitrust, ma finora senza benefici per i clienti). Infine, occhio alla "fu" commissione di massimo scoperto, tra le più invise, e soppressa ope legis dal Tesoro a metà 2009.

 

Salvo che le banche l'hanno riesumata con spoglie e nomi diversi, tanto da meritarsi un'indagine Antitrust e la reprimenda di Bankitalia. Tre mesi fa la vigilanza ha chiesto al Senato di migliorare la normativa, perché "consente di mantenere commissioni opache, complesse e molto diversificate".

Poco prima il garante della concorrenza aveva segnalato al governo che le nuove commissioni erano peggiorative per i clienti senza fido in cinque casi su sette analizzati, e sempre per quelli affidati. L'Abi rispose ricordando che, in pochi mesi, la nuova legge aveva decurtato del 41% le commissioni sui fidi, di un terzo sugli scoperti.

Sul sito www. pattichiari. it, curato dai banchieri, si possono confrontare singoli pregi e difetti. Basta inserire un indirizzo, un profilo di c/c predefinito (in questo caso, "famiglie con operatività media") e scegliere i canali preferiti ("sportello e virtuali"). Si paragonano fino a 5 prodotti per volta, e si possono scovare alcune "perle" che il buon correntista dovrebbe evitare, o almeno rinegoziare.

Il "Conto molto" di Antonveneta (gruppo Mps), per esempio, la carta intestata se la fa pagare: 4 euro per l'estratto conto, e 12 euro per l'invio della posizione titoli. Al conto "Armonia Light" del Credito Artigiano invece il web non piace: 3,5 euro per un bonifico online su altra banca, un livello simile a quello degli istituti per i bonifici in addebito (che all'Artigiano costa 6,5 euro), o addirittura cash.

 

La "Formula friend" della Popolare di Novara (gruppo Banco popolare) trattiene 3 euro per pagare utenze via telefono, e 2,75 euro per pagare la rata del mutuo, sia per cassa sia con addebito. La "Formula amico", poi, prevede una carta revolving con tasso a debito globale (Taeg) sugli utilizzi a rate del 22,07% l'anno.

Occhio poi all'avviso via sms sul cellulare, comodo ma che a Novara non è gratis: 2 euro al mese. Il correntista di Banca Carige, "Stile evoluto", è meglio non perda la tessera Bancomat, o bloccarla gli costerà 12,91 euro (almeno c'è il numero verde). Il conto "Un due tre" della Bpm strapazza chi paga le utenze per cassa (5,80 euro), e chiede un euro perfino a chi le paga al Bancomat. Costa un euro anche chiedere al cassiere la lista movimenti, mentre ricevere a casa le comunicazioni di trasparenza (obbligatorie) fa 1,35 euro.

Dove i solipsismi bancari diventano un coro è sugli scoperti dei conti, siano affidati o no. Intesa Sanpaolo - conto "Facile" - tassa un 18,11% annuo il rosso senza fido, più una commissione di 2 euro al giorno, gli stessi che chiede Unicredit "Genius one" a chi sconfina il fido. Carige commina, oltre alla commissione di 5 euro per i senza fido, una "penalità" - concetto oscuro ma ricorrente - fino a 3,5 euro al dì per somme oltre 500 euro. E la straniera Deutsche Bank (conto "All inclusive") applica un forfait di 35 euro sopra i 500 di scoperto. Ma commissioni e penali, per chi va in rosso, restano la prassi.

 

Dopo due anni di costo del denaro ai minimi storici la redditività bancaria è ridotta al lume. La caduta all'1% del tasso dell'euro ha ridotto gli interessi dovuti al cliente a uno zero virgola zero, e tagliato ancor più quelli a favore delle banche. Dal '98 la cosiddetta forbice dei tassi è scesa dal 5,8% al 3,1%, quasi azzerando l'utile che gli istituti traggono dai clienti minuti. E ora molte banche italiane sono costrette a ristrutturare le attività commerciali.

C'è rischio che ne derivino aumenti dei costi di conto corrente? Qualche rincaro qua e là si vede. Soprattutto è in corso un riprezzamento dell'offerta: per Patti Chiari (Abi), nel secondo semestre 2010 sono aumentati i conti online per giovani (+11%) e famiglie ad alta operatività (+3%), mentre è sceso del 5% il costo per pensionati poco operativi. Ambienti sindacali segnalano, poi, nuove strategie commerciali intonate ai tempi grami.

Da inizio anno Unicredit fa pagare un costo fisso di 10 euro per cambiare il pacchetto di conto, e ha introdotto nuove voci per i più economici, tipo 1 euro di costo al mese per ogni cointestatario, od assegno. La rivale Intesa Sanpaolo ha invece soppresso a fine 2010 conto Zerotondo (perché non guadagnava più nulla, si dice), e ne sta lanciando uno modulare con canone che cala se si sottoscrivono altri prodotti. Un modo per rafforzare i ricavi incrociati e fidelizzare i clienti. Un altro andazzo indicativo è la commissione sul prelievo dei propri contanti allo sportello, che si diffonde malgrado suoni grottesca e susciti polemiche e interventi del Garante.

 

A livello ufficiale, con l'inflazione all'1,9%, l'Istat ha registrato nel 2010 un calo annuo dello 0,5% dei "servizi finanziari". E l'Abi ha stimato, tra giugno e dicembre, un calo dell'1,7% dei costi medi annui del conto. Ma i consumatori del Codacons ritengono che l'anno scorso il costo dei conti sia salito di 28 euro, oltre il 10%. E nel 2011? "Non prevediamo aumenti dei prezzi - dice Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi - piuttosto il rilancio delle attività retail passa per lo sviluppo dei canali remoti e della qualità del servizio".

Il leader del Monte dei Paschi e dei banchieri si difende: "Al costo annuo di due cene in pizzeria con la famiglia, o due pieni di benzina, si può ogni giorno disporre dei propri denari custoditi al sicuro, fare pagamenti, essere garantiti sotto i 100mila euro se la banca fallisce. Non mi pare esorbitante. Piuttosto, vanno ricordati i costi industriali che comporta questo strumento.

Altrimenti finisce che le banche devono guadagnare con la finanza spinta". L'Abi ricorda con toni caustici "alcuni modelli stranieri" come Olanda, Belgio e Gran Bretagna, senza rivali per costi dei conti ma che rivelatisi deboli nella crisi, perché "la raccolta veniva premiata con costi bassi e poi dirottata a gonfiare attivi finanziari rischiosi - aggiunge Mussari-. L'Italia invece raccoglie sui depositi o all'ingrosso e impiega su famiglie e imprese. È un modello che ha retto e va rivendicato".01-04-2011]

 

 

PENSO CHE UNA PENSIONE COSì, NON RITORNI MAI PIù - E Giuliano Amato? Ha tagliato le pensioni di tutti gli italiani. Ma per lui s’è riservato una pensione d’oro. Alla fine di ogni mese, infatti, incassa la bella cifra di 31.411 euro. Proprio così: 31.411 euro, esattamente 1.047 euro per giorno - IL FUSTIGATORE DEI BABY PENSIONATI E DEI CUMULI HA INIZIATO A PRENDERE IL VITALIZIO A 59 ANNI…

Mario Giordano per "il Giornale"

 

E Giuliano Amato? Ha tagliato le pensioni di tutti gli italiani. Ma per lui s'è riservato una pensione d'oro. Alla fine di ogni mese, infatti, incassa la bella cifra di 31.411 euro. Proprio così: 31.411 euro, esattamente 1.047 euro per giorno che il buon Dio manda sulla Terra. Non male per l'uomo per primo ha impugnato le forbici per ridurre le aspirazioni nazionali di serena vecchiaia. Ricordate? Era il 1992. «Così non si può andare avanti, serve una riforma delle pensioni», tuonò l'allora presidente del Consiglio.

E la riforma delle pensioni, in effetti, si fece. Amato mandò di traverso il caffellatte ai nonnetti di provincia, spaventò milioni di onesti padri di famiglia. E diede il via all'era della previdenza lacrime&sangue. Da quel momento, com'è noto, non c'è stata più certezza sul futuro previdenziale. Retributivo? Contributivo? Finestre? Non finestre? Ulteriore innalzamento dell'età pensionabile? Domande che divennero assillanti.

E il Dottor Sottile sempre lì, con la sua aria da professore ascetico, a spiegarci le storture del sistema del welfare, i segreti della gobba demografica, le esigenze di bilancio di Bruxelles... Un'intervista dopo l'altra, non ha smesso di illustrarci l'importanza dei sacrifici, tanto che per abituarci alla sofferenza una bella notte ha pensato bene di mettere le mani anche nei nostri conti correnti bancari.

 

Si capisce: i sacrifici sono importanti. Ma solo per gli altri, è ovvio. Mica per lui. Giuliano Amato, infatti, dal 1 gennaio 1998 incassa una pensione Inpdap da ex professore universitario di 12.518 euro netti al mese, cioè 22.048 euro lordi, che corrispondono esattamente a un totale annuo di 264.577 euro. Però non s'accontenta. E dunque, visto che i sacrifici sono necessari, ai 12.518 euro netti che gli entrano in tasca ogni mese aggiunge la pensioncina da parlamentare (9.363 euro).

In totale appunto 31.411 euro lordi al mese, circa 17mila euro netti. Una cifra che non gli impedisce, per altro, di continuare a prendere incarichi: due pubblici (presidente Treccani e presidente comitato dei garanti per il 150˚ dell'Unità d'Italia) e uno privato (senior advisor della Deutsche Bank).

Che ci volete fare? Il Dottor Sottile è così: sa difendere con altrettanta gagliardia il bene pubblico e i suoi interessi privati. E se, quando si occupa del benessere degli altri, è il paladino del massimo rigore, quando si tratta del benessere suo, beh, preferisce trasformarsi in generoso dispensatore.

 

Non sfuggirà ai lettori il fatto che il nemico di tutti i baby pensionati è andato in pensione a 59 anni (e mica con due lire: 12.518 euro netti...); non sfuggirà che il nemico di tutti i cumuli cumula allegramente; e non sfuggirà soprattutto che, avendo passato gli ultimi anni a chiedere al Paese di tagliarsi le pensioni, non abbia mai pensato nemmeno lontanamente di tagliare la propria, fosse solo di cento euro, per un beau geste.

Quello che però forse sfugge è che la pensione Inpdap da 12.518 euro al mese, formalmente elargita per il lavoro svolto da Amato come professore universitario, nasce in realtà da un cavillo. Per fortuna delle casse previdenziali, infatti, non tutti i professori universitari, seppur illuminati da brillante carriera, arrivano a tali somme. E allora perché Giulianetto mani di forbice invece sì? Facile spiegarlo. Nel 1996, quando stava scadendo il suo mandato a presidente dell'Antitrust, il dottor Sottile pose agli altri membri della solenne authority, il problema della pensione.

 

Il dilemma era il seguente: il ricco assegno che regolarmente prendiamo alla fine di ogni mese va considerato come semplice indennità o come un vero e proprio stipendio? La legge istitutiva dell'Antitrust non diceva nulla al riguardo, ma voi capirete che la differenza non era da poco: se le retribuzioni fossero state considerate come veri e propri stipendi lo Stato avrebbe dovuto versare i contributi previdenziali, facendo lievitare in modo considerevole i costi delle casse pubbliche ma anche le rendite dei soggetti interessati.

 

Sarebbe bastato infatti ai commissari chiedere il ricongiungimento dei contributi, et voilà ... Va notato che fino a quel momento nessuna altra authority si era posta il problema. La prima a sollevarlo fu proprio quella del Gengis Khan dell'Inps, Giulianetto nostro, appunto. E va da sé che il Consiglio di Stato diede il parere che egli sperava di avere.

Risultato? Lodo Giuliano approvato, ricongiungimento effettuato, ricca pensione garantita. Ma siccome le casse pubbliche rischiavano un tracollo, lo Stato fu costretto rapidamente a correre ai ripari: con la Finanziaria del 2000, infatti, il governo D'Alema, di cui Amato faceva parte, sterilizzò gli effetti della decisione del Consiglio di Stato. E così, da quel momento, i membri delle authority percepiscono una pensione commisurata non all'indennità super da commissari, ma allo stipendio che avevano prima di essere nominati.

 

Dove sta il trucco? Come sempre, in un cavillo: non essendo infatti la misura retroattiva quelli che hanno smesso di fare i commissari all'Antitrust fra il '96 (anno della decisione del Consiglio di Stato) e il 2000 (anno della Finanziaria riparatrice) hanno potuto avere ricongiungimento di contributi e conseguente superpensione.

Solo loro, s'intende. I più fortunati. Fra questi, ma guarda un po' il caso, anche il nostro Giulianetto, che così, pur avendo una carriera nel pubblico impiego da professore universitario ordinario (stipendio massimo 5-6mila euro al mese), dal primo gennaio 1998 incassa un vitalizio davvero straordinario, pari appunto a 12mila euro netti al mese.

Non male, no? Amato presidente dell'Antitrust ottiene un beneficio e Amato ministro lo sterilizza, ma la sterilizzazione vale per tutti gli altri e non per sé. Così lui può incassare la superpensione e, nel frattempo, tagliare le pensioni altrui. Meraviglioso. Il Dottor Sottile non ha nulla da dichiarare al proposito?

Per carità: predicare tagli previdenziali è giusto e sacrosanto, ma non sarebbe meglio, di grazia, se d'ora in avanti lo facesse qualcun altro? Magari qualcuno che non prende 12mila euro netti al mese in virtù di un cavillo? E infine: la prossima volta che Amato interviene predicando contro l'egoismo, chi è che gli fa una pernacchia?

 01-04-2011]

 

 

NEL NOME DI NICHI - L’EX ASSESSORE PUGLIESE, PENDENZA D’ALEMA, ALBERTO TEDESCO INGUAIA VENDOLA: “ERA SEMPRE INFORMATO DELLE NOMINE DI PRIMARI E DIRIGENTI DELLE ASL” - NELL’INTERROGATORIO AL GIP L’ATTUALE SENATORE PD, ACCUSATO DI CONCUSSIONE E CORRUZIONE PER LA GESTIONE DELLA SANITÀ PUGLIESE, LANCIA UNA POLPETTA AVVELENATA AL GOVERNATORE GAIO - ACCUSE ANCHE AL PIDDINO FRISULLO - E RACCONTA LA QUESTUA IN CORSIA: MEDICI E DIPENDENTI ASL IN FILA COME I MALATI A LOURDES PER AVERE IL ‘MIRACOLO’Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

 

Scosse in arrivo per il «sistema- Vendola». Col Pd che si spacca sempre più sulla richiesta d'arresto per i reati di concussione, corruzione, turbativa d'asta dell'ex assessore della Regione Puglia, Alberto Tedesco (oggi senatore Pd) nuovi segnali tellurico-giudiziari minano la serenità dell'amministrazione di centrosinistra. Inchieste note e meno note prossimamente rischiano di far precipitare la situazione. Nel frattempo ci pensa Tedesco, nel suo interrogatorio al gip, a tirare in ballo pesantemente Nichi.

 

In oltre 200 pagine di verbale il parlamentare spiega che il governatore era sempre informato sulle nomine di primari e dirigenti Asl. Questione, questa, che a Tedesco è costata la richiesta di manette e a Vendola una tirata d'orecchie. «Vendola sapeva tutto. Sempre». Dal verbale: «Ho detto qual era la mia modalità di azione che ho sempre seguito in questi quattro anni. Quando c'erano vicende nelle quali ritenevamo vi fossero interferenze oppure gestione improprie di questioni attinenti alle gestioni delle Asl - dice Tedesco - io ho sempre riferito al presidente Vendola e ho sempre richiesto l'intervento del presidente Vendola. Sempre».

 

Non a caso Tedesco si dilunga sul duro faccia a faccia con l'ex assessore ai Trasporti Mario Loizzo nella stanza del governatore per la nomina di determinati dirigenti. Tedesco parla di «interferenze » della politica allargandola ad altri big del centrosinistra pugliese. Tira dentro l'ex vice di Vendola, Frisullo, coinvolto nel caos-Tarantini. Tira dentro, per l'appunto, Loizzo che a detta di Tedesco si sarebbe interessato per un primariato in particolare: «È stato dimostrato che nel caso del primario De Fini, a sostegno del dottor De Fini, c'era un'interferenza: quella dell'assessore Loizzo. Questo glielo dice anche la dottoressa Cosentino nell'interrogatorio».

 

Tedesco ammette che lo stesso De Fini gli chiese un appoggio per il concorso e in cambio disse che si sarebbe messo a sua completa disposizione per motivi politici: «Gli risposi che si doveva mettere a disposizione dei suoi pazienti! ». E ancora su Loizzo: «Sono stato costretto a un confronto nella stanza del presidente della Regione con l'assessore Loizzo che con un atteggiamento proprio irruento e assolutamente degno di miglior causa sosteneva le ragioni del De Fini».

 

E ancora: «Loizzo era abbastanza determinato nel difendere persone con le quali nel frattempo si era costruito rapporti (...) e c'era un altrettanto forte interesse di Frisullo a operare su Lecce attraverso il dottor Sanapo» indicato in lettere anonime «arrivate anche a Vendola» come «ricevitore di questuanti e dipendenti Asl, per raccogliere postulazioni varie», direttamente nella segreteria di Frisullo.

Fra le «interferenze » politiche Tedesco cita, a mo' d'altro esempio, la nomina di Alessando Calasso a direttore sanitario dell'Asl di Bari. E l'intromissione, per l'appunto, l'attribuisce al dottor Fiore ( Tommaso, successore di Tedesco, attuale assessore alla Sanità, ndr ): «Di questa interferenza continua di Fiore attraverso il dottor Lonardelli nei confronti della dottoressa Cosentino io ho parlato con il presidente Vendola (...) col risultato che Lonardelli è stato rimosso ed è stato nominato Calasso ». E Vendola? «Non so se questo risultato sia stato il frutto di questa mia - diciamo - informativa nei confronti del presidente Vendola, di fatto questo è avvenuto».01-04-2011]

 

 

NON SOLO FRANCIA: IL PERICOLO NUCLEARE ARRIVA DALLA SLOVENIA - VERDI INCAZZATI CON L’ECOLOGISTA VENDOLA - CLASSIFICHE FARLOCCHE: SOLO 79 PARLAMENTARI RIVELANO I REDDITI - IL CINQUE PER MILLE AI POLITICI - GIANNI RIVERA E MAGDI ALLAM SI CONVERTONO PER MESTIZIA MORATTI - PALAZZINARI SARDI, SORU INCOMBE - NAPOLITANO IN LOVE CON OBAMA (CIAO SILVIO) - BUONITALIA IN TRIBUNALE - CIMOLI CUMULA E LA CORTE DEI CONTI SCONTA - GRANDE SUCCESSO (EDITORIALE) PER LA MAFIA A MILANO - tg3, dalla sicilia CANNOLI E MARCHETTE…

Da "l'Espresso"

 

1 - CINQUE PER MILLE - NON È COSA PER POLITICI...
Se il consenso e la popolarità, invece dei voti e dei sondaggi, la misurasse il fisco, sarebbe un bel guaio per i politici italiani. Il termometro del 5 per mille, nel 2010, dice che i contribuenti, quando si tratta di dare parte delle loro tasse a una associazione o a un ente, si tengono lontani dal Palazzo e dalla Casta e premiano in massa chi fa ricerca scientifica, si batte per i diritti umani o difende i bambini. Ai primi cinque posti nelle scelte, ecco dunque Medici senza frontiere, Emergency, Unicef, Airc e Ail, che raccolgono più di un milione di preferenze e 36 milioni di euro, mentre le fondazioni politiche si ritrovano tra le mani pochissimi spiccioli.

 

Tra le più gettonate, si fa per dire, Nuova Italia di Gianni Alemanno: su circa 40 milioni di contribuenti ha ricevuto la miseria di104 preferenze e 7 mila euro; Italianieuropei di Massimo D'Alema e Giuliano Amato può contare solo su 93 sostenitori e 15 mila euro. Per non parlare delle poche decine di scelte cadute sulle Fondazioni Ugo La Malfa, Liberal di Ferdinando Adornato e sulla Fondazione Craxi. Sino al fanalino di coda: l'unica preferenza destinata alla Fondazione Fanfani con soli cinque euro di incasso. M. D. B.

2 - ELEZIONI A MILANO - TANTE LISTE PIENE DI LETIZIA...
È riuscita a convincere anche un antiberlusconiano come Gianni Rivera, l'ex golden boy del calcio, sinora sempre schierato nel centrosinistra. È in continua crescita l'elenco delle liste, per ora 15, più di quelle delle Comunali 2006, a sostegno di Letizia Moratti. Oltre a Pdl e Lega, il cartello del sindaco di Milano può contare persino sugli assessori che lei stessa aveva licenziato: nella lista Moratti sindaco riappare Vittorio Sgarbi, sollevato dall'incarico, tre anni fa, per aver dato il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale; mentre Edoardo Croci, ex assessore alla Mobilità, schiera una lista ambientalista, Progetto Milano migliore.

 

Ci sono poi, uniti in una lista civica, i fedelissimi Mariolina Moioli e Giovanni Terzi; c'è Giovani per l'Expo-Grazie Letizia; il Nuovo Psi; la Nuova Dc Lombardia; Io Amo Milano di Magdi Cristiano Allam; la Fiamma tricolore; Udeur-Popolari; Pensioni e Lavoro; Socialdemocratici e la Destra di Storace. Infine, c'è l'imprenditore Gianfranco Librandi, che fino a poche settimane fa la Moratti voleva addirittura sfidarla. Quanto a Berlusconi, deve ancora decidere se fare il capolista. O. Pi.

3 - COSTA SMERALDA - BARRACK FERMATO A ROMAZZINO...
Brutto colpo per Tom Barrack e per il piano casa elaborato dalla Regione sarda di Ugo Cappellacci: il Tar ha sospeso la concessione edilizia grazie alla quale la Sardegna Resort del magnate americano intendeva costruire alcune suite a sette stelle a ridosso della spiaggia dorata di Romazzino, in Costa Smeralda. Le nuove strutture per villeggianti iperdanarosi avrebbero violato le norme del piano paesaggistico voluto dall'amministrazione di Renato Soru.

Ma la bocciatura, provvisoria in attesa del giudizio di merito, non riguarda solo le lussuose stanze che Barrack avrebbe offerto alla modica cifra di 20 mila euro a notte: è l'intero piano casa, scrivono i magistrati, che non può essere applicato se prima il consiglio regionale non modificherà le regole stabilite in precedenza dalla giunta Soru. M. Lis.

4 - OBAMA CONQUISTA IL QUIRINALE...
La foto è del maggio scorso e a spedirgliela è stato il presidente degli Stati Uniti. Un gesto di amicizia che Giorgio Napolitano ha molto apprezzato. L'immagine è finita nel suo studio al Quirinale: su un tavolino, accanto alla scrivania, campeggiano due sole foto, una con Altiero Spinelli, padre dell'Europa, e l'altra con Obama nello Studio Ovale. Il feeling era nato nel luglio 2009 proprio al Quirinale con la visita di Obama e Michelle, poi suggellato alla Casa Bianca l'anno scorso. A missione compiuta è giunto l'omaggio fotografico. V. P.

 

5 - BONELLI CONTRO VENDOLA - VERDI DI RABBIA...
Angelo Bonelli, leader dei Verdi, si dichiara scandalizzato. Da mesi scrive invano lettere a Nichi Vendola per chiedergli di avviare un'indagine epidemiologica per stabilire se c'è un nesso tra l'inquinamento del polo siderurgico dell'Ilva (dove si produce il 90 per cento della diossina italiana) di Taranto e l'alto tasso di malattie tumorali registrate nella zona. Il problema, denuncia Bonelli, è che l'indagine è di competenza della Regione, "ma Vendola nemmeno si degna di rispondere alle nostre lettere: un immobilismo inaccettabile per i cittadini colpiti da patologie gravissime e che da tempo aspettano questa indagine per avviare le loro azioni di risarcimento". P. D. N.

6 - TROPPO ONORE, MR THORNE...
Posto d'onore per l'ambasciatore Usa al concerto di Riccardo Muti nell'Aula di Montecitorio per i 150 anni dell'Unità d'Italia. David Thorne ha preso posto negli scranni dei deputati e non, come tutti gli altri ambasciatori, nella tribuna diplomatica sopra il banco della presidenza. Una cortesia particolare, quella riservata da Gianfranco Fini a Thorne (accompagnava la ex speaker del Congresso Nancy Pelosi). Non tutti i colleghi del corpo diplomatico hanno apprezzato. B. C.

7 - PARLAMENTO IN CIFRE - 79 SU 630...
È il numero dei deputati (pari al 12,5 per cento del totale) che hanno dato il consenso agli uffici della Camera per la pubblicazione on line della situazione patrimoniale riportata nelle loro dichiarazioni dei redditi e contenenti anche informazioni e dati su azioni, immobili, auto, moto e barche possedute, oltre alle spese elettorali sostenute in occasione dell'elezione in Parlamento. I parlamentari sono tenuti per legge a depositare la documentazione presso la Camera o il Senato, ma occorre il consenso esplicito per la pubblicazione on line.

8 - POLITICHE AGRICOLE - BUONITALIA IN TRIBUNALE...
Uno degli ultimi atti del ministro Giancarlo Galan prima di lasciare le Politiche Agricole per i Beni culturali, è stato occuparsi di Buonitalia, la Spa con capitali pubblici che dovrebbe promuovere le produzioni di qualità dell'agroalimentare. Il presidente Rodrigo Cipriani, suo uomo di fiducia, gli ha riferito della disastrosa situazione dei conti informandolo delle azioni giudiziarie promosse da vari creditori con pesanti ingiunzioni di pagamento.

 

Negli ultimi anni, anche durante la gestione del leghista Luca Zaia e prima dell'arrivo di Galan al ministero delle Politiche agricole, che la sovvenziona con copiosi finanziamenti, Buonitalia avrebbe speso decine di milioni di euro con procedure borderline ora al vaglio dei tecnici. Lapidario l'ordine finale di Galan a Cipriani: "Portate i libri in tribunale". P. D. N.

9 - STIPENDI D'ORO - CIMOLI CON SUPERSCONTO...
Non è parso vero, a Giancarlo Cimoli, di pagare solo il 10 per cento di quanto gli chiedeva il Procuratore generale della Corte dei Conti. L'ex amministratore delegato di Alitalia era sul banco degli imputati, con il consigliere Roberto Ulissi e il revisore dei conti Bruno Steve, per aver incassato 1 milione e mezzo nel 2005 come premio di produttività.

Non male, peccato che non fossero stabiliti i criteri per valutare i risultati. Scoppiò la polemica degli stipendi d'oro, intervenne la Procura della Corte dei Conti. Ma i giudici contabili, riconoscendo una prassi diffusa nelle pubbliche amministrazioni, hanno fatto il maxi sconto a Cimoli e colleghi, chiedendo al top manager solo 150 mila euro. Per il bene, come si dice, della compagnia. M. PO.

10 - LEGHISTI IN ASCESA...
Gad Lerner è stato assai duro con la Lega, sul suo blog: "Non possono dichiararlo apertamente, ma i leghisti fanno il tifo per Gheddafi. Perché considerano gli arabi esseri inferiori da sottomettere col pugno di ferro dei dittatori-amici". Parole urticanti per il leghista Davide Boni, ospite presentissimo dell'"Infedele" su La7. L'ambizioso Boni mal sopporta le cattiverie di Lerner sul suo partito, ma ci va lo stesso: per evitare che la Lega risulti marginale nei programmi tv di qualità, e per la brama di brillare (dipendesse da lui, si sarebbe già candidato sindaco a Milano) dopo tanto oscuro lavoro sul territorio.

 

Quanto a stile, però, ha molto da imparare: il 21 marzo a Varese, da presidente del consiglio regionale, ha accolto Giorgio Napolitano con una combinazione cravatta-pochette d'un verdaccio chiassoso da prendersi fischi doppi: dei patrioti e dei benvestiti. E. A.

11 - CENTRALI NUCLEARI - MA QUANTO PIACE L'ATOMO SLOVENO...
"La centrale di Krsko è già ora una delle più pericolose in Europa, essendo stata costruita in un'area sismica. Non sarebbe in grado di resistere a un terremoto superiore al 6 grado della scala Richter". La denuncia è di Greenaction Transnational, associazione di ambientalisti italiani, sloveni, croati e dell'Est Europa. La centrale è in Slovenia, a circa cento chilometri da Trieste. Allarmismo? In funzione dal 1983, nel 2000 vennero installati nuovi reattori, ma nel 2008 si verificò una perdita nel sistema di refrigerazione primario del reattore, che fece attivare la procedura di spegnimento dell'impianto.

Non fu riscontrata fuga radioattiva ma, secondo esperti di enti nazionali dell'Unione europea, tra cui l'Agenzia di sicurezza nucleare francese, l'incidente fu comunicato in forma errata e la Slovenia rifiutò la richiesta di ispezione da parte europea. Renzo Tondo, il governatore del Friuli, anche dopo il disastro in Giappone, vuole che la Regione entri in società con gli sloveni per la costruzione del nuovo reattore. Per garantirsi l'energia e anche la sicurezza, perché "non è piacevole avere centrali nucleari in aree sismiche". Proprio nei giorni scorsi, la centrale di Krsko è stata fermata e riavviata per problemi legati all'elettrodotto. P. T.

12 - COTOLETTA ALLA CALABRESE...
Dicevano che a Milano la mafia non esiste: È "una favola" (sindaco Paolo Pillitteri, 1989), al massimo c'è una generica "criminalità organizzata" (Letizia Moratti, 2010). Invece esiste, ed è pure un fenomeno editoriale. Mentre la cronaca racconta di racket mille chilometri a nord di Corleone, escono due libri che declinano in salsa nordica vicende di padrini e politici collusi. Uno è "Mafia a Milano. Sessant'anni di affari e delitti", di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni (Melampo), prima storia completa della colonizzazione mafiosa della Lombardia, dagli anni Cinquanta a oggi.

 

Con buona pace dei negazionisti, ci sono famiglie di 'ndrangheta e Cosa nostra radicate da due o tre generazioni. Il secondo è "Alveare" di Giampiero Catozzella (Rizzoli), romanzo basato su dettagliate esperienze personali dell'autore, cresciuto nell'hinterland di Milano tra compagni di scuola che studiavano da boss e famiglie calabresi minacciose. Anche Gianni Barbacetto e Davide Milosa stanno scrivendo un libro sul tema del momento, per l'editore Chiarelettere. T. M.

13 - SORRY, SI CHIUDE...
Il più dispiaciuto è lo storico inglese Paul Ginsborg ("Firenze rischia di perdere il suo tratto cosmopolita"), ma il dado è tratto: il 31 dicembre prossimo chiuderà la sede del consolato inglese in riva all'Arno. Persino Bona Frescobaldi, grande amica dei reali inglesi, ha assicurato che il 29 aprile, al matrimonio tra il principe William e Kate Middleton, proverà a difendere la causa di Firenze, ma non sarà facile.

 

Il premier Cameron ha varato un piano di tagli feroce. Con tanti saluti al glorioso fenomeno degli "anglobeceri", i numerosi inglesi approdati in Toscana nei secoli. Dallo scrittore Sir Harold Acton fino alla rockstar Sting che in Chianti coltiva vino e olio. Per non parlare dell'ex premier Tony Blair, che in Toscana ha trascorso molte vacanze estive. Ora tutto ciò è un po' più lontano da Londra. M. La.

14 - CANNOLI E MARCHETTE...
La pubblicità occulta in Sicilia è una "pratica ampia e diffusa". È scritto nell'esposto di un giornalista a Luciano Calamaro, magistrato della Corte dei conti, e a Giulio Cesare Gatto, presidente del collegio sindacale Rai. La redazione siciliana del Tg3 avrebbe polverizzato il record dei sei servizi realizzti dal Tg1 sul mondo delle crociere. Il Tg3 isolano ha dedicato infatti 20 reportage (più le repliche) a una pasticceria delle Madonie, "con un ricchissimo corredo di immagini di indiscutibile effetto promozionale e più di 15 interviste al titolare e ai suoi familiari". M. G.

15 - CAMERA CHIUSA...
Una volta era sempre aperta, ma da qualche tempo la porta che al primo piano di Montecitorio dà accesso, dall'anticamera condivisa con il segretario generale della Camera, alle stanze occupate dalla segreteria del presidente Gianfranco Fini, resta rigorosamente chiusa. Un segno del progressivo chiudersi a riccio del leader di Fli alle prese con le difficoltà del suo progetto politico? B. C. 01-04-2011]

 

 

CACCIA TOSTA E FACCIA TOSTISSIMA PER IL TESORO PARMALAT (UN MILIARDO E 400) - PER AVVELENARE LO STRANIERO LACTALIS, TREMONTI RICICCIA LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI - UNA RIEDIZIONE PASTORIZZATA DELL’IRI PER APRIRE LA STRADA A UNA CORDATA DE’ NOANTRI AFFAMATA DI SOLDI - AMORALE DELLA FAVA: INTESA BY PASSERA SI SARÀ LIBERATA DEI DEBITI DI GRANAROLO, LO STATO CHE UNA VOLTA VENIVA SBERTUCCIATO PER FARE PERFINO I PANETTONI (MOTTA) ORA SI OCCUPERÀ DI YOGURT, PARMALAT NON AVRÀ PIÙ SOLDI PER FARE INVESTIMENTI (LA CASSA SE LA PRENDERANNO I SOCI SCALATORI) E I FRANCESI SE NE ANDRANNO PIÙ RICCHI DI QUANDO SONO ARRIVATI

Stefano Feltri per "il Fatto quotidiano"

Ora si fa sul serio nella battaglia per il controllo e la cosiddetta "italianità" di Parmalat. Il Consiglio dei ministri ha dato ieri il via libera al Tesoro per entrare direttamente nel capitale dell'azienda per contrastare i francesi di Lactalis che detengono il 28,97 per cento delle azioni, un filo sotto la soglia che fa scattare l'obbligo di offerta pubblica di acquisto.

 

Il governo ha autorizzato ieri Giulio Tremonti a "predisporre e attivare strumenti di finanziamento e capitalizzazione, analoghi a quelli in essere in altri Paesi europei, strumenti mirati ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale rilevante in termini di strategicità del settore, di livelli occupazionali, etc". Poi, per non lasciare dubbi, il comunicato finale del Consiglio dei ministri precisa che "Parmalat è inclusa nella casistica di cui sopra". Nessun riferimento a Edison, l'altro terreno di scontro con i francesi.

Oggi Il Consiglio di amministrazione dell'azienda alimentare deciderà se approfittare del primo provvedimento protezionistico approvato pochi giorni fa, cioè la facoltà di rinviare a fine giugno l'assemblea degli azionisti in cui Lactalis potrà far pesare il suo 29 per cento silurando l'amministratore delegato Enrico Bondi e imponendo i suoi manager. Per evitarlo da domani il Tesoro sfrutterà le indicazioni del governo per combattere i francesi nel solo modo che è vagamente compatibile con la normativa europea: con i soldi, in Borsa.

 

L'idea è quella di usare come strumento principale la Cassa depositi e prestiti, che è la cosa più simile a un fondo sovrano di cui dispone il governo. Lo Stato ne detiene il 70 per cento, le Fondazioni bancarie il resto. Da quando nel 2008 la Cdp ha ampliato il suo spettro di azione, dal Tesoro le sono state trasferite le partecipazioni dello Stato in Eni (26,4) e Terna (29,9). Ma si tratta di aziende decisamente più strategiche di Parmalat che in Italia, peraltro, ha solo una piccola frazione del suo business (il 22 per cento).

 

Comunque, ormai il governo ne ha fatto una questione di principio, più che di politica industriale. Ma risulta comunque poco probabile che Tremonti usi la Cassa depositi e prestiti in una guerra finanziaria, lanciando un'opa su Parmalat che potrebbe costare diversi miliardi di euro alla Cdp e quindi, indirettamente, allo Stato. Oggi Parmalat capitalizza circa 4 miliardi di euro, e un'opa a prezzi superiori a quelli di mercato rischia di essere parecchio costoso. Tanto più che a quel punto si rischierebbe di avere come risultato una Parmalat di fatto nazionalizzata con i francesi di Lactalis che potrebbero vendere le loro quote ricavando ricche plusvalenze.

E quindi rinuncerebbero all'espansione italiana ma se ne andrebbero comunque soddisfatti. Dai messaggi che sta mandando in queste ore, Lactalis non sembra interessata a uno scontro frontale con la politica, anche se ha segnalato le barricate italiane alla Commissione europea. Ieri il gruppo francese ha detto di essere disposto a "dialogare con altri azionisti interessati allo sviluppo industriale di Parmalat, nell'interesse dell'azienda e dei suoi collaboratori".

 

E ha precisato che il suo ingresso nell'azionariato non equivale a un cambio di controllo (altrimenti ci sarebbero problemi di Antitrust europeo) e neppure a un cambio di nazionalità dell'azienda. Tradotto: gli allevatori italiani non devono preoccuparsi troppo anche se vendono il latte a prezzi molto più alti dei concorrenti francesi.

Oggi sul tavolo del Consiglio di amministrazione di Parmalat arriverà una lettera spedita dalla costituenda cordata italiana che è l'appiglio burocratico necessari per motivare il rinvio dell'assemblea dei soci. Così da dare la possibilità a questa cordata trovare un assetto. Al momento sembra che Ferrero non sia molto incline a cimentarsi nella conquista di Parmalat, che avrebbe un senso industriale ma è fuori dalle logiche di prudenza del gruppo piemontese (che non l'ha voluta comprare anche un paio di anni fa, quando costava la metà).

 

Sarà quindi soprattutto un'operazione finanziaria simile a quella Alitalia, imperniata sempre su Intesa Sanpaolo che in questa vicenda ha un'interesse diretto. Visto che servirà un partner industriale e Ferrero è fuori causa, resta la Granarolo, di cui la banca di Corrado Passera è creditrice e detiene il 20 per cento di azioni. Ma non disdegna l'ipotesi di venderle il prima possibile visto che, dopo una pesante ristrutturazione, le prospettive del polo alimentare bolognese non sono comunque rosee.

 

Intesa è anche azionista con il 2,4 di Parmalat e con l'aiuto della Cassa depositi e prestiti può guidare l'operazione, magari perfino con un'opa per cacciare i francesi. Visto che tanto Parmalat ha in cassa 1,4 miliardi di euro che potranno poi essere usati per recuperare parte dei costi della scalata.

Risultato: Intesa si sarà liberata di Granarolo, lo Stato che una volta veniva sbertucciato per fare perfino i panettoni (Motta) ora si occuperà di yoghurt, Parmalat non avrà più soldi per fare investimenti (la cassa se la prenderanno i soci scalatori) e i francesi se ne andranno più ricchi di quando sono arrivati.01-04-2011]

 

 

L BANANA ESCE DALL’INCONTRO CON LE REGIONI E COME AL SOLITO SI SPARA LA PATACCA: “TSUNAMI UMANO, LA SOLUZIONE È IL RIMPATRIO E TUNISI DIRÀ SÌ” - CASINI: ORA LA SVOLTA, SI PUO’ VOTARE A GIUGNO - STRANE VISITE A PALAZZO GRAZIOLI: CARLITO ROSSELLA E L’APE REGINA SABINA BEGAN - PANICO PANIZ: “A SILVIO IL PROCESSO BREVE NON SERVE” - ALFANO NERVOSO - PD: LETTERA MODEM, PARTITO GIA’ DIVISO, RINVIO ASSEMBLEA LUNEDI’ - MASTELLA A GIUDIZIO MA NON C’È L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE…

1. PARLAMENTO...
Jena per "La Stampa" - Un bivacco dei suoi manipoli.

2. BERLUSCONI, TSUNAMI IN ARRIVO; SOLUZIONE E' RIMPATRIO...
(AGI) - Sulle coste del nostro Paese e' in arrivo "uno tsunami umano" ed e' per questo che e' necesario fermare l'ondata di sbarchi e rimpatriare i migranti che sono gia' arrivati in Italia. Silvio Berlusconi scende in conferenza stampa a palazzo Chigi dopo aver presieduto la cabina di regia con gli enti locali e alla vigilia della sua visita a Tunisi di lunedi' prossimo, chiede alla Tunisia un impegno per i rimpatri. "L'incontro di Tunisi previsto lunedi' con il governo tunisino - dice - deve portare all'impegno della Tunisia per l'accettazione dei rimpatri".

 

"Quello che abbiamo di fronte - aggiunge Berlusconi - e' uno tsunami umano che puo' assumere dimensioni importanti: piu' di 20 mila clandestini hanno raggiunto il nostro Paese. Stiamo affrontando la situazione in modo da sgravare Lampedusa da questa massa di persone. Il mare e' agitato e questo ha ritardato operazioni di imbarco che riprenderanno il prima possibile". Il premier premette che l'Italia e' disposta ad aiutare Tunisi anche sul piano finanziario, "a fronte dell'impegno a fermare l'uscita illegale di loro cittadini dal loro paese" e spiega che l'Italia si e' impegnata "in linee di credito ed equipaggiamenti a forze di polizia impegnate nel controllo per un valore vicino ai 100 milioni dalla meta' del mese di aprile".

Berlusconi torna a sottolineare che la questione immigrati non e' solo un problema italiano e chiede ancora l'aiuto dell'Unione Europea: "anche l'Europa deve intervenire e dare il suo apporto - ribadisce - noi continuiamo a esercitare pressioni sulla Commissione europea. Nell'ultima riunione abbiamo fatto introdurre l'impegno di un intervento diretto nei confronti dei Paesi che sarebbero stati toccati da questa immigrazione".

Pressione che in realta' e' gia' inziata da tempo e che viene spiegata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni: la concessione di permessi di soggiorno temporanei, spiega il numero uno del Viminale, "e' anche uno strumento di pressione per fare capire all'Europa che, di fronte al diniego di collaborazione, noi intendiamo attuare i principi di solidarieta' europea e chi vuole andare in Francia non puo' essere costretto a rimanere".

Concetto ripreso e sottolineato dal premier: "molti di questi immigrati hanno manifestato la volonta' di rincongiungersi con famigliari in Francia o Germania, ma anche in altri Paesi. In base all'articolo 20 queste persone hanno la possibilita' di circolare, per ricongiungimenti famigliari, liberamente in Europa e daremo loro permessi di soggiorno temporanei per farlo".

 

La cabina di regia convocata con gli enti locali intanto, subisce uno stop: le Regioni dicono 'no' alle tendopoli e chiedono al governo di "gestire l'emergenza con senso delle istituzioni". L'incontro con i rappresentanti dei territori e' riaggiornato a martedi' mattina, quando Berlusconi sara' rientrato da Tunisi.

3. ERRANI A PREMIER,TROPPA CONFUSIONE SU TENDOPOLI...
(ANSA) - "Leggo dalle agenzie di stampa che oggi ci sarebbe stato accordo fra le Regioni e il Governo sulla soluzione provvisoria di tendopoli. Non è così come abbiamo detto chiaramente in questi giorni, e ancora stamattina al Governo. C'è già troppa confusione, non aggiungiamone altra". Lo ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, replicando ad alcune dichiarazioni del premier Berlusconi. "Anche per questo al Governo - ha concluso Errani - abbiamo chiesto un nuova proposta che l'Esecutivo si è riservato di presentare martedì".

4. PANIZ, OK PROCESSO BREVE ENTRO PROSSIMA SETTIMANA (A BERLUSCONI NON SERVE)...
(Adnkronos) - Il processo breve "verra' approvato nel corso della settimana prossima". Lo assicura il relatore del provvedimento, Maurizio Paniz del Pdl, a 'Mattino cinque'.

Il processo breve "e' totalmente indifferente per Berlusconi", argomenta Paniz, "Perche' il processo Mills va in prescrizione a gennaio. E' un processo agli inizia e non si arrivera' mai a giudizio definitivo entro gennaio del 2012. Quindi, dichiarare la prescrizione a gennaio 2012 o a settembre o maggio 2011 non cambia niente".

 

Poi, aggiunge Paniz, "per tutti gli altri processi di Berlusconi, il tempo per completarli e' talmente lontano che giudici faranno in tempo a fare tutti i gradi di giudizio e non si prescrive nulla".

5. BERLUSCONI, NESSUNO PENSI DI FERMARMI, AVANTI SU PROCESSO BREVE...
(Adnkronos) - L'imperativo categorico che arriva da palazzo Grazioli e' 'serrare i ranghi' e stare uniti per non cadere nelle trappole di chi rema contro. Non a caso Silvio Berlusconi, oggi in collegamento telefonico con la convention dei Cristiano popolari, ha chiesto alla maggioranza di marciare compatta. Dividersi in questo momento non porta da nessuna parte, avrebbe detto ai suoi il premier, determinato ad andare avanti sulla giustizia.

Ai vertici del Pdl riuniti a palazzo Grazioli il Cavaliere, raccontano, avrebbe chiesto di non fermarsi sul cosiddetto processo breve, evitando di cadere nelle provocazioni e di non dare al presidente della Camera pretesti per mettersi di traverso. Nessuno pensi di fermarmi, abbiamo il dovere di proseguire, sarebbe stato il suo ragionamento.

La bagarre in Aula non e' certo piaciuta al presidente del Consiglio, che non vuole alimentare nuove polemiche in un clima politico gia' arroventato dal caso Ruby e dall'emergenza immigrati. Ieri sera Ignazio La Russa e' stato ricevuto in via del Plebiscito: il ministro della Difesa (tornato nel pomeriggio per il summit tra i capigruppo del Pdl, presente il Guardasigilli, Angelino Alfano) avrebbe spiegato le ragioni del suo sfogo alla Camera, ribadendo tutte le sue perplessita' sull'atteggiamento di Gianfranco Fini.

 

6. ALFANO, LA SCHEDA TIRATA? MI SONO INNERVOSITO MA NON L'HO GETTATA CONTRO L'OPPOSIZIONE...
(Adnkronos) - "Nell'aula di Montecitorio non abitano i robot" dice Angelino Alfano al Corriere della Sera. Il ministro della Giustizia spiega come la sua tessera per votare sia finita ieri, in uno dei tanti momenti di caos in aula, tra i banchi dell'Idv. Colpa del nervoso per non essere riuscito a votare sul processo verbale. Ma, assicura, "non l'ho scagliata contro qualcuno. L'ho lanciata in aria" contro l'opposizione.

"Avevo fatto una corsa per votare -racconta il Guardasigilli- il processo verbale (...) non ho fatto in tempo e con me altri tre ministri. E' stato quando ho sentito l'esito della votazione che mi sono innervosito". Ed allora, "diciamo cosi', mi sono liberato della tesserina in maniera sbrigativa. Sapevo che quel voto avrebbe condizionato tutta la giornata. E non e' bello che si blocchi un provvedimento a causa del ministro della Giustizia. Sebbene non sia stato certo colpa mia".

Di chi allora? "Un mix tra un blocco tecnologico e una frazione di pazienza in piu' che avrebbe dovuto avere il presidente della Camera". Quanto al destino del processo breve, il guardasigilli osserva: "Non ci saranno problemi".

7. CASINI, ORA LA SVOLTA, SI PUO' VOTARE A GIUGNO...
(Adnkronos) - "I tempi tecnici ci sono". Il tempo per sciogliere le Camere e votare prima dell'estate c'e', secondo Pier Ferdinando Casini. "Non si puo' andare avanti cosi'", "c'e' un disagio fortissimo. Anche nello stesso partito di Berlusconi", dice il leader dell'Udc al Corriere della Sera che ieri ha incontrato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, insieme ai capigruppo di Pdl e Pd.
"Napolitano e' preoccupato? E chi non lo e'? Siamo tutti preoccupati. Il presidente Napolitano ha richiamato tutti alle proprie responsabilita'", spiega Casini.

 

8. ZANGRILLO, A BERLUSCONI HO CONSIGLIATO DI SMETTERE CON POLITICA. FA VITA INFERNALE E SI ANNOIA MOLTISSIMO...
(Adnkronos) - 'Da medico ho consigliato spesso, anche ieri, a Silvio Berlusconi di uscire dalla politica: ora fa una vita infernale, non fa mai moto e si annoia'. Lo ha detto oggi ai microfoni del programma di Radio2 Alberto Zangrillo, medico personale del presidente del Consiglio.

"Non avete idea di che tipo di vita faccia, secondo me si annoia moltissimo', ha spiegato Zangrillo. E' depresso? 'No, depresso no. E' scocciato, annoiato, e penso anche incazzato e stufo'. E Berlusconi sarebbe disposto a lasciare la politica? 'Lui dice di no, che non puo''. E per quale motivo? 'Lui e' un bastian contrario, piu' gli dicono di smettere, piu' lui si sente stimolato ad andare avanti'.

9. LA RUSSA, MI AUGURO CHE CLIMA DIVENTI SEMPRE PIU' MITE...
(Adnkronos) - "Mi auguro che il clima sia sempre piu' mite come la giornata primaverile di oggi". E' l'auspicio espresso dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine delle celebrazioni per l'88° anniversario della fondazione dell'Aeronautica Militare.

Al ministro e' stata rivolta una domanda sui rapporti all'interno della maggioranza e del governo, anche alla luce degli incontri che sta svolgendo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con i capigruppo di maggioranza e opposizione allo scopo di rasserenare il clima politico dopo le due accese sedute della Camera, impegnata nell'esame del ddl sulla prescrizione abbreviata. Proprio in questo quadro al ministro e' stato chiesto se avesse incontrato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, con il quale, l'altro ieri, ha avuto una accesa discussione proprio nell'ambito dell'esame del ddl sul processo breve. "Oggi qui non c'era" si e' limitato a dire La Russa facendo intendere che con Fini non c'e' stato alcun faccia a faccia.

10. CARLO ROSSELLA E SABINA BEGAN A PALAZZO GRAZIOLI...
(Adnkronos) - Gran via vai questa sera in via del Plebiscito. Alle prese con il nodo immigrazione, Silvio Berlusconi ha riunito alcuni ministri per fare il punto della situazione (Maroni, La Russa e Fitto) e ha avuto un colloquiio anche con Alfredo Mantovano che ieri ha annunciato le sue dimissioni da sottosegretario all'Interno. Sono stati ricevuti anche l'attrice Sabina Began e il presidente di Medusa Film Carlo Rossella. Nel pomeriggio il Cavaliere ha presieduto un vertice con lo stato maggiore del Pdl per parlare anche della giustizia.

 

11. MASTELLA A GIUDIZIO, CADE ACCUSA ASSOCIAZIONE...
(ANSA) - Cade l'accusa di associazione per delinquere contestata agli imputati coinvolti nell'inchiesta sulla gestione dell' Arpac, l'Agenzia regionale per l'Ambiente, in cui è coinvolto l'ex ministro e leader dei Popolari per Il Sud Clemente Mastella. Lo ha deciso il gup di Napoli Eduardo De Gregorio al termine dell'udienza preliminare. Diversi imputati, tra cui lo stesso Mastella, sono stati rinviati a giudizio per altri reati.

Clemente Mastella è stato rinviato a giudizio per le accuse di truffa, appropriazione indebita e abuso d'ufficio. I primi due capi di imputazione si riferiscono all'acquisizione al patrimonio familiare dell'europarlamentare di due appartamenti romani di proprietà dell'Udeur nonché della testata giornalistica Il Campanile. L'abuso d'ufficio è invece relativo all'assegnazione di incarichi da parte dell' Arpac. Vanno a giudizio anche la moglie di Mastella, Sandra Lonardo, e l'ex assessore regionale Andrea Abbamonte. Il processo comincerà l'11 ottobre davanti alla I sezione del Tribunale, collegio A. Mastella è tra i candidati a sindaco di Napoli.

12. PD: LETTERA MODEM, PARTITO GIA' DIVISO, RINVIO ASSEMBLEA LUNEDI'...
(Adnkronos) - La decisione era maturata ieri pomeriggio quando si e' visto che la giornata di lunedi' prossimo sarebbe stata la vigilia di una nuova seduta caldissima del Parlamento: il voto sul conflitto di attribuzione sul caso Ruby. Di qui la decisione di Modem di rinviare l'assemblea dei dirigenti del l'area fissata appunto per lunedi' 4 aprile a Roma. Con ogni probabilita' la riunione slittera', a questo punto, dopo le amministrative.

 

Stamattina Walter Veltroni, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni hanno inviato una lettera a tutti i dirigenti di Modem per spiegare i motivi del rinvio. Il primo e' "il senso di responsabilita'" perche' l'assemblea sarebbe caduta proprio alla vigilia "di delicatissime sedute parlamentari, con un confronto e delle votazioni su questioni di grande impatto politico. Ci riferiamo a quelle relative al conflitto di attribuzione dei procedimenti nei confronti di Berlusconi, a quelle legate al cosiddetto 'processo breve' e alla responsabilita' dei magistrati", si legge nella lettera.

E vista la delicatezza dei provvedimenti in questione, i leader di Modem hanno valutato che non fosse il caso di aggiungere 'carne al fuoco' dopo le divisioni su Aventino si', Aventino no che hanno caratterizzato i giorni scorsi: "Il Pd possa in questo momento " deve avere "il massimo di incisivita' e coesione politica. Cio' non e' avvenuto in questi giorni, quando abbiamo visto, con preoccupazione, la diffusione di posizioni diversificate assunte da dirigenti di primissimo piano del nostro partito (tutti tra l'altro esponenti della stessa maggioranza interna) posizioni che hanno dato l'impressione di divisioni e crepe su un punto fondamentale, come quello del ruolo di una forza di opposizione".01-04-2011]

 

 

’CRICCA’, MON AMOUR - RIPARTE IL PROCESSO A BALDUCCI-ANEMONE. TRA I TESTIMONI ANCHE GIANNI LETTA - NEL MIRINO IL “SALARIA SPORT VILLAGE” COSTRUITO IN VIOLAZIONE DEI PIANI URBANISTICI E DI OGNI AUTORIZZAZIONE, CON INTENSA ATTIVITA’ DI RICICLAGGIO (E DI MASSAGGIO, CHIEDERE A BERTOLASO) - UNO DEI SUOI UOMINI DI FIDUCIA, BENTIVOGLIO, GODEVA, CON ANEMOME, PER IL DISSEQUESTRO DEL CENTRO SPORTIVO DISPOSTO DA PALAZZO CHIGI (POI ANNULLATO): “GRAZIE A NOI I PM SE LA PRENDONO NEL CULO”

Rita Di Giovacchino per "il Fatto quotidiano"

 

Nella lista dei testimoni al processo sui Mondiali di nuoto, che aprirà i battenti il 5 aprile prossimo a piazzale Clodio, c'era anche il nome di Gianni Letta. I pm ritenevano necessaria la sua presenza, il gip ha preferito non scomodare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Peccato, il primo processo romano sulla Cricca è un po' la madre di tutti i misfatti che si sono consumati all'ombra dei Grandi Eventi, dalla Scuola dei marescialli al G8, e forse più di altri dimostra quanto fossero stretti e privilegiati i rapporti tra Angelo Balducci e Palazzo Chigi. Al centro dell'inchiesta c'è il Salaria Sport Village, il circolo sportivo costruito sulle rive dell'Aniene in violazione dei piani urbanistici e in assenza di ogni autorizzazione, posto sotto sequestro su richiesta del pm Sergio Colaiocco il 25 maggio 2009.

 

Ebbene già il 26 maggio, appena 24 ore dopo, la presidenza del Consiglio aveva approntato un provvedimento che disponeva l'immediato dissequestro della sede sportiva. Un provvedimento che come una saetta approdò sul tavolo di Silvio Berlusconi che lo firmò il 30 maggio, appena quattro giorni dopo. Purtroppo, nella fretta, a Palazzo Chigi non si erano accorti che si trattava di un provvedimento incostituzionale: nessun atto amministrativo può intervenire su un'indagine penale sopraffacendo la decisione del giudice. Il Circolo sportivo rimase sotto sequestro e lo è tuttora.

Fatto che per Balducci e Diego Anemone pesa più dell'arresto, delle accuse di corruzione, riciclaggio, abuso d'ufficio e quant'altro perché, come la procura fiorentina scoprì grazie a una lettera anonima, i due soci avevano investito nel Salaria village decine di miliardi, provenienti da un'intensa attività di riciclaggio avviata in Tunisia tramite Hidri Fathi, l'autista prestanome di Balducci cui venivano intestate ville, poi rivendute nel giro di un paio di anni, che hanno garantito la liquidità necessaria a un investimento importante come l'imponente circolo sportivo sull'Aniene.

 

Scriveva l'Anonimo: "Con l'autista la rottura ci fu nel 2004...lui gli aveva assicurato che sarebbe divenuto il direttore di un grande centro sportivo al 15° chilometro sulla Salaria...per risalire al tutto andrei in Tunisia a Cartagine...questi soldi ripuliti li ritrovate nel centro sportivo nella via Salaria e in appartamenti a Parigi".

Le indagini confermarono che l'origine della lite tra Balducci e l'autista fu la mancata promessa di farlo divenire direttore del centro sportivo. L'incarico Balducci preferì assegnarlo al figlio, ma tutto finora dimostra quanto alta fosse la posta in gioco del Salaria village. Quando ai primi di maggio l'Espresso pubblicò un'inchiesta sui Mondiali di nuoto Angelo Balducci, Diego Anemone e Claudio Rinaldi, che dell'evento era commissario straordinario, cominciarono a preoccuparsi seriamente.

E prima ancora che quest'ultimo fosse invitato a comparire in Procura, cosa che avvenne il 6 maggio, decisero di predisporre una "difesa" da inviare a Gianni Letta che, secondo la procura di Perugia, veniva informato di tutto in corso d'opera. Lo dimostra lo scambio di sms tra Balducci e Rinaldi alle 20,09 del 9 maggio: "Bisogna trovare una linea comune".

 

Balducci ordina alla segretaria di preparare due buste, con la copia della memoria difensiva sul Salaria Village. Una è intestata proprio a Letta. Ma è dallo scambio di telefonate del 26 maggio 2009, intercorse tra Balducci ed Enrico Bentivoglio, un funzionario della presidenza del Consiglio molto vicino a Letta, e poi tra Bentivoglio e Anemone, che si comprende quanto la questione del Salaria village fosse nel cuore del Sottosegretario. Bentivoglio rassicura entrambi che la questione è risolta.

Come? L'atto, poi giudicato incostituzionale, stabiliva che i Mondiali di Nuoto quale "grande evento" fosse trasferito dal Comune di Roma alla Regione Lazio, facendo così decadere le violazioni compiute in deroga alle norme comunali.

Nelle telefonata delle 18,31 Enrico Bentivoglio rassicura Balducci: "...E' stato firmato.. rimanda al Piano delle Opere". E' risolutivo? chiede con ansia Balducci. "E sì! E poi sostituisce l'intesa non con il Comune, ma con la Regione..che di fatto c'è già stata...ci sono i pareri favorevoli".

 

Poco dopo Balducci rassicura Anemone, che alle 18,50 parla con Bentivoglio, dando per scontato che l'indagine giudiziaria vada ad esaurirsi. E Bentivoglio ridendo conferma: "Se la pigliano nel culo...capito? Se la pigliano nel culo...esatto". Anemone muore dalla voglia di saperne di più: "Enrì, ma tu ce l'hai sott'occhio?" Bentivoglio: "Non ce l'ho io...ce l'ha lui...ce l'ha lui però me l'hanno raccontata..diciamo è sanata".

L'entusiasmo provocato da tali rassicurazioni, fu tale che il 12 giugno successivo Anemone e Filippo Balducci acquistarono un terreno adiacente al Circolo Sportivo che certamente incrementava il valore del Salaria Sport village, ma procurava un ulteriore danno al comune di Roma di 10 milioni di euro, pari ai mancati contributi.01-04-2011]

 

 

1- BUM! SALGONO A 1300 LE VITTIME DEI MADOFF DEI PARIOLI, MA ALCUNE POTREBBERO PASSARE DALL’ELENCO DEI TRUFFATI A QUELLO DEGLI INDAGATI PER RICICLAGGIO: SOMME IN NERO AFFIDATE TRA 2009-10 PER POI FARLE RIENTRARE CON LO "SCUDO" FISCALE - 2- AFFIORANO DETTAGLI SCONCERTANTI. AI CLIENTI SI PROMETTEVANO RENDIMENTI "FINO AL 19%" DELLA SOMMA INVESTITA (PERCENTUALI CONSENTITE SOLO DAL PRESTITO A USURA) E NELLE TRANSAZIONI SI UTILIZZAVANO METODI TANTO RISCHIOSI QUANTO AMBIGUI - 3- TRAVAGLIO IN CAMPO CONTRO IL CORRIERE DI FLEBUCCIO IN DIFESA DI SABINA GUZZANTI: "ORRORE: UN’ATTRICE DI SINISTRA HA DEI SOLDI E, DOPPIO ORRORE, NON LI TIENE NEL MATERASSO, NON LI PORTA ALL’ESTERO, NON FA SCUDI FISCALI, CI PAGA LE TASSE, LI INVESTE E, TRIPLO ORRORE, SI FA TRUFFARE. CE N’È ABBASTANZA PER MASSACRARLA, DANDOLE IL RESTO CHE NON S’ERA ANCORA PRESA PER AVER OSATO SBERTUCCIARE LA DESTRA E LA SINISTRA MENTRE TANTI PARACULI SE NE STAVANO ACQUATTATI" -

1- I VIP TRUFFATI ORA RISCHIANO L'ACCUSA DI RICICLAGGIO - I NOMI SALGONO A 1300. CI SONO ANCHE RIONDINO E LO CHEF BECK...
Lavinia Di Gianvito e Ilaria Sacchettoni per il "Corriere della Sera"

 

Salgono a 1300 le vittime dei Madoff pariolini, ma alcune potrebbero passare dall'elenco dei raggirati a quello degli indagati per riciclaggio di denaro. La svolta nelle indagini del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei pm Luca Tescaroli e Francesco Ciardi coincide con nuove denunce e con il recente ritrovamento, tra i molti faldoni Egp (ultima sigla con cui operavano gli arrestati), di un altro elenco di nomi.

Clienti che avrebbero avuto fiducia nei promotori abusivi (mai iscritti alla Consob) fin quasi all'alba del collasso, tanto da affidargli somme ancora tra il 2009 e il 2010 per far rientrare i capitali con lo «scudo» varato dal governo Berlusconi.

 

L'inchiesta è divisa in due tranche. Una prima è sfociata nelle misure cautelari e nei sequestri dei giorni scorsi, mentre l'altra dovrà stabilire se tra gli investitori aderenti allo scudo fiscale c'è chi ha commesso irregolarità. Intanto affiorano dettagli sconcertanti. Ai clienti si promettevano rendimenti «fino al 19%» della somma investita (percentuali consentite solo dal prestito a usura) e nelle transazioni si utilizzavano metodi tanto rischiosi quanto ambigui. «Portavamo i contanti o l'assegno e ricevevamo una fotocopia o un foglio informale, magari scritto a mano come ricevuta» , ha raccontato agli investigatori una vittima. Nell'elenco dei 1300 clienti compaiono nobili romani e signore dei palinsesti televisivi, avvocati famosi e autori della radiofonia.

 

Tutti passati per la centralissima sede della Egp in via Bocca di Leone con molte delusioni. Fra i nomi anche quello di Heinz Beck, pluripremiato chef che vanta tra i suoi ammiratori anche il Papa: Joseph Ratzinge, allora cardinale, cenò da Beck per i suoi 70 anni. Cliente Egp il doppiatore Claudio Sorrentino (voce di Mel Gibson) e Nori Corbucci, vedova del regista Sergio. Ma il passaparola aveva attratto investimenti anche di colleghi come Sabina Guzzanti e il suo ex compagno David Riondino, danneggiandoli nella maggior parte dei casi.

Nella lista spuntano poi Pierdomenico Martino del partito Democratico, il dirigente di Raitre Fernando Masullo, il regista Ruggero Deodato, la costumista Eleonora Bonicelli, Francesca De Cecco (industriale della pasta), la stilista Daniela Malpighi (Denny Rose), l'architetto Angelo Bucarelli, nipote di Palma, famosa direttrice del Museo d'Arte Contemporanea di Roma, già compagno di Edwige Fenech, Maria Arabella Salviati, discendente del cardinale che nel Cinquecento fece costruire a Roma l'ospedale San Giacomo, e l'ex calciatore Giovanni Stroppa.

 

E nei faldoni dell'inchiesta tra i nomi si leggono anche quelli dell'avvocato Stefano Bortone e di Giancarlo Umani Ronchi, per molti anni direttore dell'istituto di medicina legale della Sapienza. Nel complicato e plastico intreccio di truffati e truffatori capitava anche che gli uni e gli altri fossero imparentati, come nel caso di Giuseppe Torregiani, cliente e familiare di Roberto, tra gli amministratori della Egp arrestati il 25 marzo scorso.

Ieri il pm Tescaroli ha interrogato Gian Piero Castellacci De Villanova, anch'egli finito in carcere nei giorni scorsi: assistito dall'avvocato Mattia La Marra, il promotore ha spiegato, tra l'altro, che «dal ' 95 al 2009 nessun cliente si è mai lamentato» . E da una settimana, secondo Panorama, ha deciso di fare lo sciopero della fame Gianfranco Lande, l'altro responsabile della società che avrebbe organizzato la maxitruffa.

2- LEI È VITTIMA? SI DISCOLPI...
Marco Travaglio per "il Fatto quotidiano"

 

Nel Paese di Sottosopra, sgovernato da un colpevole impunito per legge (fatta da lui), è perfettamente coerente che le vittime diventino colpevoli. È la nuova frontiera del garantismo all'italiana. Il Pompiere della Sera - che ha dedicato all'ennesimo rinvio a giudizio del suo editore Ligresti una notiziola rilevabile solo dal microscopio elettronico - racconta così gli insulti di La Russa a Fini: "Rissa alla Camera. Duro scontro tra ministro della Difesa e presidente della Camera".

 

Come se chi grida vaffanculo e chi se lo prende fossero sullo stesso piano. Pigi Cerchiobattista lamenta la "reciproca delegittimazione" da cui "nessuno esce con un profilo di decoro e di innocenza. Non la maggioranza... non l'opposizione... non i ministri che scambiano col presidente della Camera battute irripetibili... Difficile distribuire le colpe". Già: bisognerebbe scrivere "La Russa" e "vaffanculo", per capire di chi è la colpa. A pagina 2 altro titolo memorabile: "Quel giorno davanti al Raphael che portò Craxi verso l'esilio". Cioè latitanza, ma fa lo stesso.

Sotto, Aldo Cazzullo denuncia: "18 anni dopo siamo ancora qui col Cavaliere, i magistrati, i processi politici...". Processi politici? Questi sono processi "ai" politici, anzi a un politico, per reati comuni che con la politica non c'entrano nulla (mafia, stragi, corruzione, concussione, frode fiscale, appropriazione indebita, falso in bilancio, prostituzione minorile). Ma il meglio arriva a pagina 27, dove una settimana dopo l'arresto di un presunto truffatore accusato di aver raggirato 700 persone, si continuano a pubblicare le foto segnaletiche dei truffati. Soprattutto uno: Sabina Guzzanti.

 

Da un anno, come le altre vittime, Sabina aspettava che la magistratura si muovesse, nella speranza di recuperare qualche euro di quelli affidati ai promoter del Madoff italiota. Poi, quando finalmente è scattato il blitz, s'è resa conto che non era peggio per lui. Ma per lei. Nel Paese di Sottosopra, stampa e tv han preso a sbattere in prima pagina le vittime, come se fossero loro a doversi vergognare. Solo perché alcune hanno il grave torto di non essere povere in canna o, peggio ancora, di essere famose. Orrore: un'attrice di sinistra ha dei soldi e, doppio orrore, non li tiene nel materasso, non li porta all'estero come certi editori del Pompiere, non fa scudi fiscali, ci paga addirittura le tasse, li investe e, triplo orrore, si fa truffare.

 

Ce n'è abbastanza per massacrarla, dandole il resto che non s'era ancora presa per aver osato sbertucciare la destra e la sinistra mentre tanti paraculi se ne stavano acquattati aspettando che passasse la nuttata. Lei sulle prime la prende sul ridere e scrive un pezzo ironico per il Fatto, "Confesso, mi hanno truffata", "Posso solo sperare nella clemenza di Minzolini. Sono un verme, chiedo solo di poter continuare a vivere nell'ombra". Poi capisce che c'è poco da ridere.

 

C'è una campagna di pestaggio con i soliti rimbalzi sul blog. Ecco il titolo di Libero: "La toccano nel portafogli e l'avida Sabina insulta i fan". Ed ecco l'intervista-interrogatorio che le ha fatto, sul Pompiere divenuto piromane, Fabrizio Roncone. Un reperto dei nostri tempi: "Sabina Guzzanti è figlia di Paolo e sorella di altri due attori, Caterina e Corrado. Secondo il parere di numerosi esperti, il vero fuoriclasse del palcoscenico sarebbe Corrado", mentre Sabina ha pure la "voce nervosa, rauca, tremante".

Parte il terzo grado: "Allora, c'è questa storia della truffa...", "Non sarà che a lei sembrano pazzesche e seccanti, molto seccanti, le critiche che le vengono mosse sul suo blog? Da giorni lei viene accusata, e rimproverata, di aver cercato guadagno facile coi trucchi della finanza...", "Non offenda quelli che scrivono sul suo blog", "Come mai è così prudente, signora? Non ha perso 400 mila euro?", "È vero o no che lei avrebbe già recuperato parte del denaro?". Domande che parrebbero eccessive anche se rivolte al truffatore. Roncone le riserva alla truffata. Secondo il parere di numerosi esperti, col truffatore sarebbe molto più conciliante. 01-04-2011]

 

 

CHE FINE HA FATTO MISTER CALUNNIA? - IL CONTE CONTABALLE IGOR MARINI (ADESSO IN CARCERE) STA ASPETTANDO LA SENTENZA PER AVER SPUTTANATO PRODI E MEZZO CENTROSINISTRA, ACCUSANDOLO DI AVER INCASSATO TANGENTI PER L’OPERAZIONE TELEKOM-SERBIA - UNA PATACCA COLOSSALE A CUI NON AVREBBE CREDUTO NEANCHE IL CORRIERE DEI PICCOLI - DOPO TELEKOM SERBIA NIENTE È STATO PIÙ COME PRIMA - IL PM DE FALCO: “LA VICENDA È STATA LA MADRE DI TUTTI I TENTATIVI DI DENIGRAZIONE DELL’AVVERSARIO

Rita Di Giovacchino per "il Fatto quotidiano"

 

La macchina della giustizia è spesso lenta, ma in qualche caso il tempo trascorso rende giustizia a vicende che per mesi tengono banco sulle prime pagine dei giornali, poi improvvisamente scompaiono, inghiottite dal polverone che esse stesse hanno sollevato. Ricordate l'affaire Telekom-Serbia che, a partire dal 2003, per quasi due anni ha tenuto sotto scacco Prodi, Fassino, Dini, Rutelli, Veltroni e perfino i cardinali Ruini e Martini? Una patacca, una colossale bufala, ormai è accertato.

L'autore, Igor Marini, è in carcere dal 20 settembre scorso, dopo la condanna a cinque anni per aver calunniato il pm romano Maria Bice Barborini che accusò di non aver offerto abbastanza credito alla patacca medesima. Una vicenda legata al primo processo, quello sugli autori della finta truffa, ormai archiviato a Torino. Ora, dopo cinque anni, sotto accusa è finalmente Igor, il calunniatore, e alcuni soci. La sentenza è alle porte, i pm Francesca Loy e Giuseppe De Falco hanno chiesto 12 anni per Marini e pene varianti tra i 3 e i 6 anni per un'altra decina di imputati.

 

Igor è un personaggio surreale, da vecchia commedia all'italiana. C'è chi ancora ricorda quando si presentava a San Macuto accompagnato da Bmw con autista. Diceva di essere conte, parlava con eloquio fiorentino, ingentilito da erre moscia, poi perdeva le staffe e cominciava a berciava in romanesco verace. Un po' attore, un po' stantman, marito dell'attrice Isabel Roussinova, improbabile consulente finanziario, il conte Marini in questa storia deve rispondere di calunnia e false tangenti.

Come i due pay order da 125 mila euro destinati ai fantomatici Ranoc e Mortad, abbreviato di Ranocchio e Mortadella, cui aggiungere anche Cigogna che altri non erano se non Lamberto Dini, Romano Prodi e Piero Fassino. Tutto in questa storia fa acqua a partire dai nomi in codice degni del Corrierino dei Piccoli. Uno dei coimputati, Giovanni Romanazzi, durante il processo ha spiegato: "I pay order erano falsi, se ne accorgeva anche un bambino, li costruiva lui stesso al computer. Quando chiesi all'avvocato Fabrizio Paoletti di andare allo Ior,. per incassare gli ordini di pagamento, lui rifiutava dicendo che aveva paura di fare la fine di Calvi".

 

Tutto falso, pure l'impiegato firmatario non è mai esistito. I pm infieriscono su Igor, le cui panzane venivano appoggiate da una stampa asservita all'uso politico che della vicenda si fece e che ha segnato la nascita della "macchina del fango". Dopo Telekom Serbia niente è stato più come prima e stavolta lo sostiene l'accusa. Interpellanze, interviste, strepitanti articoli di Paolo Guzzanti, all'epoca presidente della commissione Mitrokhin. Tutti a chiedere la testa di Prodi. Dice il pm De Falco: "Telekom Serbia è la madre di tutti i tentativi di denigrazione dell'avversario".

E il pm Loy lapidaria aggiunge:"Le indagini hanno accertato l'inesistenza delle tangenti, al contrario hanno provato l'esistenza di calunnie verbali e documentali". Parole pesanti anche nei confronti della commissione parlamentare, istituita nel marzo 2003, e presieduta da Enzo Trantino, pdl, la quale dopo un anno di audizioni e costose trasferte non arrivò a presentare in Parlamento neppure uno straccio di relazione finale (peraltro obbligatoria per legge). Convocato in udienza, Trantino non si è smentito avvalendosi di un "improbabile segreto di ufficio" si è defilato. La vicenda esplose il 16 febbraio 2001 con uno sfortunato scoop di Repubblica che titolò in prima pagina: «Le tangenti di Milosevic-Telekom in Serbia: il protocollo segreto tra Roma e Belgrado».

Nel 2002 Berlusconi decise di istituire la Commissione d'inchiesta. L'opposizione diede battaglia: una truffa impossibile perché, in base al nuovo sistema predisposto dal ministro del Tesoro Ciampi, per le società a partecipazione statale non era previsto alcun controllo da parte del governo, né alcuna autorizzazione su accordi di compravendita. A che titolo pagare una tangente a Prodi? Ma gli occhi erano tutti su Igor e le sue fantastiche ricostruzioni.

 

Lui arrivò a sostenere che "Mortadella", "Cicogna" e "Ranocchio" erano i mandanti di un tentato omicidio ai suoi danno. L'apice fu raggiunto con il viaggio a Lugano della delegazione parlamentare-composta da due deputati, due poliziotti un magistrato e lo stesso Igor- a caccia di documenti da recuperare nello studio del notaio Boscaro, nel frattempo deceduto precipitando con il parapendio. Una missione rocambolesca. La polizia elvetica, non informata, trattenne la delegazione per cinque ore paventando l'accusa di «spionaggio economico».

Dei documenti che dovevano provare le accuse naturalmente nessuna traccia. Fassino accusò Palazzo Chigi di essere il mandante di Igor Marini, Berlusconi lo querelò chiedendo 15 milioni di euro, poi non se ne fece niente. In realtà, come ha ricordato il pm De Falco, "l'unico a guadagnarci qualcosa fu Italo Bocchino". Due miliardi e mezzo di vecchie lire, incassati dall'esponente di Fli per un'intermediazione nell'acquisto di quote da parte di Telecom Italia. Fatto che non costituiva reato, ma forse conflitto d'interesse sì visto che era membro della commissione d'inchiesta Trantino. Ora il conte Igor dovrà studiare un'altra parte nella commedia di Telecom Serbia, quella del nobile detenuto.01-04-2011]

 

 

GIUSTIZIA O MORTE - COSA TRASFORMA UNA SEMPLICE PREOCCUPAZIONE PER UN AVVISO DI GARANZIA IN UN TERRORE CHE SFOCIA NEL SUICIDIO? 48 ORE PRIMA DI SPARARSI, SALVATORE SAPORITO, IL VICEPREFETTO INDAGATO, ESCE “SCONVOLTO” DA UN TESISSIMO INCONTRO AI PIANI ALTI DEL VIMINALE - LA TESI DELLA DEPRESSIONE RILANCIATA DALLE AGENZIE NON È CONFERMATA DA CHI LO FREQUENTAVA - PER UNO STRALCIO DELLA STESSA INCHIESTA CAMPANA SUGLI APPALTI NELLA SICUREZZA SI UCCISE NEL 2008 L’ASSESSORE NUGNES…

1 - VICEPREFETTO INDAGATO SI SPARA IN BOCCA
Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"

Il viceprefetto l'hanno trovato in caserma in una pozza di sangue nel bagno delle donne, verso le 4 e mezzo di pomeriggio. Ovvero almeno un paio d'ore dopo che s'era sparato in bocca con la sua Glock d'ordinanza. Adesso, come in un film già visto per i suicidi di Adamo Bove (inchiesta Telecom) e dell'assessore Giorgio Nugnes (discariche e camorra), è tutta una gara a dire, sotto garanzia di anonimato, che Salvatore Saporito era depresso per il coinvolgimento nell'inchiesta sugli appalti per la sicurezza di Napoli.

Come se un semplice avviso di garanzia, nell'Italia e nelle forze di polizia di oggi, fosse chissà quale insostenibile onta.

Certo, a volte dipende da quanto si è onesti. E di Saporito, cinquantenne dirigente del settore acquisti della Polizia di Stato, non c'è un collega che non dicesse, ben prima che si sparasse, che era una persona specchiata. Insomma, un prefetto al di sopra di ogni sospetto. Certo, tecnicamente non la pensavano forse così i quattro pm della Dda campana, coordinati dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, che nel maggio scorso lo avevano interrogato come testimone nell'inchiesta sull'appalto da 39 milioni per la sicurezza di Napoli, varato nel 2007 dal governo Prodi con Giuliano Amato come ministro degli Interni.

Quel pomeriggio, le risposte di Saporito non li avevano convinti appieno e al termine dell'interrogatorio gli avevano notificato un avviso di garanzia per concorso in turbativa d'asta. Nella stessa inchiesta, che sfiora anche il gruppo Finmeccanica (il quale nega qualsiasi coinvolgimento), sono indagati anche l'allora questore Annamaria Iurato, promossa prefetto dell'Aquila; l'ex questore di Napoli Oscar Fiorolli e il vicecapo della Polizia Nicola Izzo, diventato nel frattempo il vicario di Antonio Manganelli.

 

A metà pomeriggio, ieri, le agenzie accreditavano già la tesi della depressione per Saporito. E invece, chi gli ha parlato nelle ultime settimane, giura che proprio non era così. Al massimo, era «un po' preoccupato per aver messo qualche firma al posto di altri, o senza aver letto bene tutto quanto».

Ma nelle ultime 48 ore, dopo una riunione tesissima andata in scena la sera di martedì ai piani alti del Viminale, l'uomo delle convenzioni con le aziende telefoniche aveva cambiato bruscamente umore. Pare che volessero togliergli delle deleghe e c'era rimasto malissimo.

Così mercoledì pomeriggio, quando non si è presentato a una riunione prevista per le 15 e 30, un prefetto lo ha fatto cercare per tutto il complesso di Castro Pretorio, con licenza di sfondare qualsiasi porta. Sapevano che aveva passato il badge alle 13 e 30. Sapevano che era sempre puntuale. In mattinata, chi l'aveva visto l'aveva trovato stravolto. Ma i colleghi sono arrivati tardi e nessuno ha sentito il colpo di pistola con cui si è tolto di scena, lasciando una moglie e una figlia ventenne.

 

Saporito lo hanno trovato alle quattro e mezza, chiuso in un bagno per le poliziotte, nell'ala del primo piano appena ristrutturata e non ancora utilizzata. Secondo il poco che filtra, si sarebbe sparato intorno alle due, due e un quarto.

Che cosa hanno in comune i suicidi di Saporito e dell'assessore Nugnes, avvenuto nel 2008? Poco, se non che entrambi erano indagati dalla procura di Napoli per stralci diversi di una stessa maxi-inchiesta: quella sugli appalti della Global Service del costruttore Alfredo Romeo.

Il collegamento con Bove, invece, è una suggestione che gira tra gli amici di Saporito. L'ex dirigente Telecom si lanciò da un viadotto della tangenziale di Napoli nel 2006. Era un ex super-poliziotto della Dia campana, ma temeva di diventare il capro espiatorio dello scandalo delle security Telecom, gestita da Giuliano Tavaroli.

 

Chissà se anche Saporito ha improvvisamente temuto di diventare un cireneo. Il cireneo del filone d'inchiesta che tocca il Viminale. Certo è che negli ultimi sei mesi l'indagine era andata avanti a fari spenti. Ma ora che un vice prefetto si è sparato un colpo in bocca, si apprende che sarebbe quasi terminata.

Non solo: avendo come indagati tutti incensurati, e con la prescrizione breve in arrivo, anche eventuali processi avranno probabilmente vita dura, perché i fatti sui quali indaga la procura risalgono al biennio 2007- 2008. Chissà se Saporito, prima di premere il grilletto, aveva letto i giornali.

2 - L'INCHIESTA:
L'inchiesta nella quale era indagato il viceprefetto Salvatore Saporito, insieme ad alcuni suoi superiori tra i quali il vicecapo vicario della Polizia, Nicola Izzo, è quella per l'appalto da 37milioni della videosorveglianza del comune di Napoli.

 

L'indagine è scattata nel 2010 e vede coinvolte anche varie aziende di elettronica per la difesa, tra le quali il colosso pubblico Finmeccanica e la Vitrociset. I pm campani, coordinati dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, ipotizzano che gli appalti siano stati aggiudicati illecitamente.

Nell'estate del 2006, l'ex superpoliziotto Adamo Bove vola da un viadotto della Tangenziale di Napoli. Era il responsabile dei rapporti con l'Autorità giudiziaria della Timedera indagato nell'inchiesta Tavaroli-Sismi. Ad alcuni colleghi aveva riferito di sentirsi "scaricato" dai superiori ed era convinto che avrebbe finito per pagare per tutti.

 

[01-04-2011]

 

 

"IL FATTO" è UN FATTO (CHE FA MALE A MOLTI) - NEL 2010 UTILE NETTO DI 5,82 MLN, dopo aver stanziato 3.046.082 euro ad imposte - VENDITE IN CRESCITA in controtendenza con il mercato che ha registrato una flessione del 5,7%: UNA MEDIA DI 75 MILA COPIE, PIù 35 MILA ABBONAMENTI - A CHI HANNO CIUCCIATO ’STO PACCO DI COPIE PADELLARO E TRAVEGLIO? AH SAPERLO...

 

(Adnkronos) - Editoriale Il Fatto ha chiuso il 2010 con un utile netto di 5.823.027 euro dopo aver stanziato 3.046.082 euro ad imposte. Lo rende noto il gruppo in un comunicato dopo che ieri il Cda di Editoriale Il Fatto spa ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2010. Tale risultato, si legge in una nota, 'e' stato determinato da un netto incremento delle vendite de 'Il Fatto Quotidiano' in controtendenza con il mercato che ha registrato una flessione del 5,7%'.

Molto positivo, sottolinea la societa', 'il lancio e il consolidamento del sito online 'Ilfattoquotidiano.it' che in poco tempo e' riuscito a collocarsi nelle prime posizioni italiane in termini di visitatori unici e pagine viste.

 

 

Il Cda, conclude la nota, 'ha espresso un ringraziamento non formale alla direzione del quotidiano, alla direzione del sito on line e a tutto il personale giornalistico e non, per l'alta qualita' professionale mostrata e per il forte spirito di collaborazione'.

 

 

[01-04-2011]

 

 

AR-CORE NON SI COMANDA! - LELE AMORALE FORNISCE DONNE PER TUTTI I GUSTI, COME I GELATI - LA PUTTANOTECA FUNZIONA SUL MECCANISMO “TE NE MANDO UNA DUE O TRE, TE LE SCOPI E POI GLI FAI IL REGALINO" - INCONTRI SESSUALI ‘À LA CARTE’ PER AMICI, CONOSCENTI, AVVOCATI, L’EX PREFETTO FERRIGNO - VENEZUELANE E BRASILIANE RECLUTATE, AMMAESTRATE E SPEDITE COME PACCHI DI MATERASSO IN MATERASSO - INSIEME ALLE SOLITE SARA TOMMASI, AIDA YESPICA, TEODORA RUTIGLIANO, BARBARA GUERRA

Paolo Berizzi per "la Repubblica"

 

«Io faccio l´agente, non il magnaccio». Si difende così, Lele Mora, dall´accusa di fornire ragazze a pagamento. Chiusa l´inchiesta che lo vede indagato (induzione e favoreggiamento alla prostituzione) nell´ambito del Rubygate assieme al suo amico Emilio Fede, a tre collaboratori e a Nicole Minetti, le parole del manager dei vip - «non porto le tr... in giro» - rischiano però di squagliarsi di fronte alle carte giudiziarie. Dalle quali emerge un quadro un po´ diverso.

INCONTRI E REGALINI
Mora contatta e mette in contatto; si sbatte per combinare incontri; promette e porta donne - molte fanno parte della sua scuderia, altre, tipo Ruby, sono «come una figlia» - a amici e conoscenti. «Te ne mando una due o tre, quante ne vuoi, te le scopi e poi gli fai il regalino». Istruisce ragazze ventenni («vestiti da infermiera, con sotto niente», dice alla torinese Roberta Bonasia il 13 agosto 2010) inviate a fare compagnia - assieme a molte altre - a Silvio Berlusconi. Passa dal ruolo di anfitrione a quello di sensale: perché le donne - anche a pagamento - nel "sistema Mora" sono centrali.

 

Dai tempi di Verona (era l´88-89, l´agente fu arrestato e condannato a 3 anni di carcere per traffico di cocaina; il giudice Michele Dusi nel motivare la condanna spiega che Mora cercò di difendersi sostenendo che di notte ai calciatori - del Verona, ndr - non portava droga ma solo «belle fanciulle») fino ai bunga bunga di Arcore. Dove Mora - stando ai verbali - contribuisce ad allietare le serate del premier - dal quale riceve 3milioni di euro - con un flusso notevole di ragazze.

 

DONNE E "PACCHI"
«Da quello che ho capito, comanda tutto lui». E´ il 3 ottobre 2010 e a parlare al telefono sono l´ex prefetto Carlo Ferrigno e Mario Sacco, assistente di Mora, anche lui indagato. Ferrigno, che chiede in più occasioni compagnia femminile, arriva a questa deduzione. Che a gestire il giro di donne è lui, l´agente dei vip. «Quella volta lì, il 22 luglio, a Lugano, (Mora) me lo disse: "Mi dici dove vuoi che io te le mandi: a Roma, a Milano, a Torino. Anche due te ne mando...bellissime". Naturalmente - aggiunge Ferrigno - mi disse "al telefono non parliamo di donne, parliamo di pacchi che ti devo mandare, ti mando due pacchi, un pacco... E mi ha fatto l´esempio delle due venezuelane».

 

Le due venezuelane sono Yenny Isabel Montoia, 33 anni, e sua cugina Carmen Rodriguez Lopez, 23 anni, «che è arrivata in Italia a giugno e fa marchette». Yenny e Isabel sono in contatto con la loro più celebre connazionale, Aida Yespica. Ferrigno le definisce «prostitute» che «all´inizio stavano con Mora e facevano le escort». Perché - spiega l´ex prefetto ai suoi interlocutori - «Mora c´ha le attrici e poi ha tutte queste qua... che dà agli amici diciamo».

Yenny, parlando in spagnolo con un amico, dice di avere «voglia di sniffare». Il 12 ottobre 2010 chiama Fede e si mettono d´accordo per cenare insieme. C´è il presidente di una squadra di serie A che le chiede di procurargli ragazze dell´Est. Ma torniamo a Ferrigno e Sacco. E alle «venezuelane». «A Lugano Lele mi disse: hai visto quelle due lì? Le ho portate perché poi vanno in macchina con due amici avvocati».

 

E Sacco: «...lui combina l´incontro». «Sì ma a me ne basta una, quelle lì, le escort, quelle che conosce Lele. Lui mi ha detto "quando vuoi te, gli dai un regalino e te le scopi"... Questo è favoreggiamento della prostituzione. L´ha detto a me, figurati se non l´ha fatto con Silvio».

 

DA VIALE MONZA A ARCORE
Yenny e Carmen, seguendo i racconti dell´ex prefetto, sono state ospiti a Arcore. «Il 12 luglio Mora portò Maria (Maria Makdoum, la danzatrice del ventre che riferì particolari boccacceschi dei bunga bunga, ndr) a villa San Martino, fece la danza, poi Lele si portò via le due venezuelane assieme a Maria, e Berlusconi rimase con Flo Marincea e le due sorelle De Vivo. Queste sono tutte ragazze di Lele, hanno dormito a casa sua (in viale Monza, ndr), gliele ha presentate lui». Quando ci sono amici e conoscenti facoltosi che gradiscono attenzioni femminili, Mora si muove. E le sue girl con lui.

 

Se poi si tratta di Berlusconi... L´11 agosto 2010 Fede avverte il pigmalione: «Trova ragazze per una serata a Arcore». Ci sarebbero due brasiliane. Ma non fanno in tempo coi voli. Lele chiama Daniele Salemi, suo collaboratore su Torino: «Devi organizzare una cosa veloce... devi venire con Roberta (Bonasia, miss Torino) e Ambra». Arriverà solo Roberta, l´infermiera.

 

Che poi Berlusconi inviterà in Sardegna. La filiera Mora è sempre in attività. E´ così dai tempi di Vallettopoli (l´agente fu prima indagato e infine prosciolto). Dalle intercettazioni e dagli interrogatori di alcune "stelline" venne a galla un giro di donne "a gettone": spedite tra Saint Tropez, Roma, Parigi e Londra alla corte di un imprenditore italoamericano chiamato Ivan. Alcuni nomi? Sara Tommasi, Aida Yespica, Teodora Rutigliano, Barbara Guerra: tutte dell´agenzia di Mora. E due cubiste del Pineta di Milano Marittima. A ingaggiarle - come ricostruisce il direttore di Adgnews24 Antonello Di Gennaro in un libro di prossima pubblicazione - furono, anche allora, persone vicine allo stesso Mora.

 01-04-2011]

 

 

PARA-PONZELLINI CHI? SULLA NOMINA DEL BANCHIERE ALLA BANCA DEL SUD VIENE MENO L’ASSE LEGA-TREMONTI (no di bossi) - SOLE 24 ORE, BENETTON CHIEDE UNA SVOLTA - Un deficit da 800 mila euro e una nuova legge elettorale: incognite sulla rielezione di Pacifici alla presidenza della Comunità ebraica di Roma - LA “STRUTTURA DELTA” DELLA CEI - in nomine di RATZINGa - TORINO INGRATA, SLOW FOOD EMIGRA? - LA NIPOTE DI NAPOLITANO PORTAVOCE DI VENDOLA - PER COMBATTERE LA RESPONSABILITÀ CIVILE IL CSM NON BADA A SPESE

Da "Panorama"

 

1 - PONZELLINI NON È DEI NOSTRI...
Stando alle insistenti voci sembrava fatta. Invece, per la Lega nord, Massimo Ponzellini, attuale presidente della Banca popolare di Milano, non sarebbe affatto benvenuto al Sud. Molti già davano il banchiere, benedetto da Umberto Bossi alla cena degli ossi di Calalzo di Cadore («Qualche amico la Lega lo ha alla Popolare di Milano, Ponzellini lo abbiamo nominato noi»), in partenza per la guida della Banca del Mezzogiorno.

Ma, secondo accreditate fonti leghiste, non è nei piani del Carroccio la nomina di Ponzellini alla presidenza della nuova creatura voluta fortemente dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Anche se calibrata in versione nordista, la Banca per il Mezzogiorno ha sempre generato perplessità leghiste.

E sulla destinazione di Ponzellini per una volta viene meno l'asse Lega-Tremonti. C'è chi in via Bellerio, quartier generale leghista, sostiene che a volere il presidente della Bpm alla Banca del Mezzogiorno è proprio Tremonti, che ha grande stima di Ponzellini. Ma se la Lega non vuole? (Paola Sacchi)

 

2 - E «DON GIULIO» BENEDÌ I CRISTIANO RIFORMISTI...
Fondato nel 2007, il partito dei cristiano riformisti già conta su 350 amministratori locali e otto parlamentari. Ora, con la Rubettino, esce il volume Cristiano riformisti, curato dal presidente Antonio Mazzocchi e dedicato al contributo dei Cr dalla Costituente a oggi. Con le testimonianze di Paolo Pombeni, Francesco Malgeri, Luisa Santolini, Gerardo Bianco e Savino Pezzotta, il libro ha la prefazione di Giulio Andreotti.

 

3 - FINI VS BERLUSCONI, IL DUELLO INFINITO...
Sono lontani i tempi dell'idillio Berlusconi- Fini. Per capire le conseguenze di questa profonda spaccatura Andrea Pannocchia ha interpellato i sostenitori dei due leader, trasformando il suo viaggio in un libro: "Alla base del Fini vs Berlusconi" (Eclettica edizioni). Il duello fra i protagonisti per l'autore è destinato a riservare nuovi (forse) avvincenti capitoli: «Si stanno formando due tribù contrapposte che difficilmente conviveranno».

 

4 - COMUNITÀ EBRAICA AL VOTO CON I DEBITI...
Un deficit da 800 mila euro e una nuova legge elettorale: sono le due incognite che pesano sulla rielezione di Riccardo Pacifici alla presidenza della Comunità ebraica di Roma. Pacifici, che dal 2000 ha vinto tutte le consultazioni elettorali, il 10 aprile deve vedersela con le liste di Victor Majar e Raffaele Sassun. Dopo decenni di voto sui singoli candidati si passa a quello per lista (proporzionale con premio di maggioranza). La novità rende l'esito più incerto.

 

5 - LA "STRUTTURA DELTA" DELLA CEI...
Addio bollettini parrocchiali e annunci in chiesa: il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, mette in campo una vera e propria struttura «Delta» per la comunicazione, con lo scopo di fare lobbying in Parlamento e nel Paese. Primo obiettivo l'approvazione della legge sul fine vita, con il divieto di sospendere «idratazione e alimentazione artificiali » per i malati terminali. Il 26 marzo, lontano da occhi indiscreti di telecamere e giornalisti, si sono riuniti a Roma i vertici di 23 associazioni e movimenti cattolici impegnati nella comunicazione per mettere a punto le strategie a sostegno della campagna contro l'eutanasia.

La regia è stata affidata a Mimmo Delle Foglie (organizzatore del Family day nel 2007). La struttura «Delta» si completa con il quotidiano Avvenire, diretto da Marco Tarquinio, che il 12 marzo ha lanciato un appello al Parlamento per l'apporvazione della legge, e Tv 2000, l'emittente della Cei, diretta da Dino Boffo e Stefano De Martis. (Ignazio Ingrao)

 

6 - IL RISIKO DI RATZINGER: NOMINE IN ARRIVO...
In attesa di scegliere il nuovo arcivescovo di Milano, Benedetto XVI deve risolvere anche una complessa partita interna con le nomine ad alcuni posti chiave della curia, con importanti risvolti finanziari: il prefetto e il delegato della Congregazione de propaganda fide, il presidente del governatorato, il presidente e il segretario della prefettura degli affari economici. In lizza, fra gli altri, il nunzio Giuseppe Bertello, il sostituto Fernando Filoni e l'attuale segretario del governatorato, Carlo Maria Viganò.

 

7 - PERMESSI ABUSIVI DA PAGARE IN NATURA...
Che fine hanno fatto i 5 milioni che i sindacati (1,7 la Cgil, 1,2 la Cisl, 1,2 la Rdb, 1 la Uil) devono allo Stato per permessi goduti abusivamente? Il ministro Renato Brunetta nel 2009 chiese indietro il dovuto, ma ancora non si è visto nulla. Ora toccherà all'Aran recuperare la somma: Brunetta, infatti, ha autorizzato l'agenzia a proporre una restituzione dilazionata in ore lavorate. (S.C.)

 

8 - TORINO INGRATA, SLOW FOOD EMIGRA?...
Il patron di Slow food, Carlin Petrini, minaccia di lasciare Torino se non arriveranno da regione e comune i 2 milioni di euro promessi per l'edizione 2012 di Terra Madre (il network dei produttori di cibo). «Sono già 700 mila euro in meno rispetto all'edizione 2010» fa notare il presidente Roberto Burdese.(D.P.)


9 - L'AQUILA: PER I BIMBI IL SISMA NON È FINITO...
Ogni giorno, ancora oggi, il 5,4 per cento dei bambini dell'Aquila, tra i 3 e i 5 anni, rivive il trauma del terremoto: ansia e disturbo dell'attenzione sono le sindromi ricorrenti, secondo una ricerca dell'ospedale Bambino Gesù su 1.886 bambini a due anni dal sisma. L'associazione Save the children il 4 aprile all'Aquila presenterà un decalogo su come difendere i bambini nelle emergenze. Grave la mancanza di asili nido: dei 12 esistenti prima del sisma, solo cinque hanno riaperto. Massiccio anche l'abbandono scolastico.

 

10 - BENI CULTURALI: «A VOLTE RITORNANO»...
Via un «comunista», dentro un altro. Al ministero per i Beni culturali parte Sandro Bondi, ma ecco arrivare il suo alter ego. Non Giancarlo Galan, ma il suo spin doctor: Franco Miracco. Dieci anni in Regione Veneto e poi al ministero delle Politiche agricole, ora approda alla cultura. Un passato al Manifesto, critico d'arte, laurea in filosofia e poi all'ufficio stampa del Consorzio Venezia Nuova, Miracco, visti i trascorsi «sinistri», già viene indicato come la «reincarnazione » di Bondi. (D.P.)

11 - LA NIPOTE DI NAPOLITANO PORTAVOCE DI VENDOLA...
Susanna Napolitano, classe 1956, è nipote di Giorgio Napolitano, in quanto figlia di Massimo, lo scomparso fratello architetto del capo dello Stato. Giornalista, già redattrice del servizio stampa regionale, l'11 marzo è stata nominata da Nichi Vendola sua addetta stampa. Come da delibera regionale, contestuali sono la promozione a caporedattrice e un «superminimo forfettario », con un compenso di 91.701 euro lordi l'anno, suddiviso in 13 mensilità. (C.P.)

 

12 - RESPONSABILITÀ CIVILE: IL CSM NON BADA A SPESE...
Tempo di tagli al Csm, su auto blu e indennità. Ma non si bada a spese se c'è da bloccare la legge sulla responsabilità civile delle toghe. La convocazione straordinaria della VI commissione per il 29 marzo arriva via sms ai consiglieri, disseminati in tutt'Italia per la «settimana bianca».

Tra aerei, auto e alberghi, il rientro costerà almeno 1.000 euro a testa. Ma per il presidente Vittorio Borraccetti non si poteva aspettare il 4 aprile. Magari la mossa gli servirà ad assicurarsi un nuovo posto, visto che il tar ha appena bocciato la sua nomina al Csm.

 

13 - SOLE 24 ORE, BENETTON CHIEDE UNA SVOLTA...
Non basta avere cambiato il direttore del Sole 24 ore, occorre anche un cambio di marcia nella gestione che lascia a desiderare in molti sensi: Gilberto Benetton lo ha scritto chiaro e tondo in una lettera all'azionista di controllo del quotidiano, Emma Marcegaglia, presidente Confindustria. Tanto che, se non sarà rassicurato sull'imminente svolta, potrebbe votare contro il bilancio nella prossima assemblea, visto che, con la sua Edizione Holding, è il secondo azionista dell'editrice col 6,5 per cento e a oggi ha una minusvalenza di circa l'85 per cento del valore investito. (J.L.) 01-04-2011]

 

 

IL GENIO DELLA FUFFA - PER LA MOGLIE CONSUELO (E PER MOLTI ROMANI), IL MADOFF DEI PARIOLI GIAMPY CASTELLACCI è “UN FREGNONE. UN FARFALLONE CON POCHE COSE IN TESTA, MANIPOLATO DA QUEL CICCIONE DI LANDE, VERA MENTE DELLA TRUFFA” - EPPURE, TUTTI QUEI DE CHIRICO E FONTANA ALLE PARETI DI CASA, DA QUALCHE PARTE DOVEVANO PUR VENIRE - INTERVISTA-PARAFILOSOFICA A UN ALTRO FARLOCCO: DAVID RIONDINO, EX DELLA GUZZANTINA

 - DAGOREPORT
E' vero che Consuelo, moglie di Giampiero Castellacci de Villanova, è stata avvistata a Cortina nelle scorse settimane, ma secondo i bene informati dei Monti Parioli, era lì per il suo lavoro di architetto, non per villeggiare nella casa comprata negli ultimi anni in barba alle inchieste in corso. Quello che non è sfuggito a molti (dei non truffati), era però il numero sempre crescente di tele di de Chirico, Fontana, e di altri artisti dalle opere milionarie, che abbellivano le pareti della casa romana di Giampy. Da sempre benestante, ma mai milionario, almeno fino all'incontro con Lande...

 

2 - «MIO MARITO IL MADOFF DEI PARIOLI? È UN FARFALLONE. E PURE INGENUO»...
Goffredo Buccini per il "Corriere della Sera"

La voce è energica, benché sembri venire dalla stiva di una nave in tempesta: «Sono Consuelo Castellacci, basta fango!» . Prego? «Lei ha scritto un pezzo tremendo, mio marito Giampiero l'avete già bell'e condannato. Ora deve far parlare anche me. Il mio avvocato mi ha detto di non telefonarle che è peggio, ne ricaverò altro fango: ma sono troppo arrabbiata, mi ascolti, non le mentirò» .

Nella grande truffa dei Parioli non ci sono solo gli stereotipi sul Madoff alla vaccinara, che tanto offendono la signora Consuelo; non soltanto le copertine di qualche periodico patinato che fotografano il glamour fasullo di affaristi ingordi, bellone in decolleté e bamboccioni sessantenni disposti a tutto; e nemmeno la disperazione di chi, non essendo milionario, aveva puntato, o la va o la spacca, sulla moltiplicazione dei risparmi promessa da questi furbetti del quartierino-bene.

 

C'è anche una voce di donna che trova il coraggio di levarsi dal lussuoso appartamento di Monti Parioli dove ormai da anni s'è consumata la fine di un matrimonio, «siamo separati in casa da prima che cominciassero questi guai, per ragioni sentimentali... lui era un farfallone» .

Eccola qui, dunque, la moglie di Giampi, al secolo Giampiero Castellacci de Villanova: che nonostante rovesci giudiziari e amarezze affettive continua a fare la moglie, anche perché ha da difendere, comprensibilmente, il futuro di Francesco, il figliolo ventitreenne con la passionaccia per la Formula Tre, e quel tanto o poco che resta dei quattrini di famiglia. «Siamo sul lastrico» , dice.

Non tutti sono disposti a crederle. «Quindici giorni fa li hanno visti a Cortina, altro che lastrico» , mormora qualche vocina dalla platea inviperita dei truffati. «Non tollero che mio marito venga definito truffatore, non lo è» . Scusi, signora, ma il giudice che l'ha arrestato, per ora, la vede diversamente.

«Beh, mio marito ci ha messo pure i soldi suoi, ci credeva, eccome, a quel Gianfranco Lande, il capo di tutto l'affare. E ci ha messo anche i soldi dei fratelli, che non ha affatto portato via come lei scrive: anche loro ci hanno creduto, anche loro hanno messo i danari spontaneamente. Come migliaia di clienti in tutti questi venticinque anni. Mica li ha minacciati con la pistola alla testa, sa? Ci credevano. Pure Enrico Vanzina, ho letto quello che dice: beh, funzionava talmente bene questo affare che lui ha portato la moglie direttamente da Lande, per farle investire i suoi soldi. Lo sapeva o no?» .

Vanzina, per la verità, dice piuttosto che era «come a Monopoli: soldi di carta» , quelli veri se li erano già fregati Giampi e Lande mentre sparavano ai clienti cifre a casaccio di cui nessuno aveva la disponibilità: «una truffa enorme» . Consuelo, che di mestiere fa l'architetta, difende la trincea di famiglia come un avvocato ostinato: «Senta, Lande è la vera mente, un disgraziato. Ha arraffato i soldi e li ha nascosti chissà dove, io lo sapevo che prendeva certi aerei per l'estero» .

 

Ma tutti, nella Roma salottiera rimasta con un palmo di naso, giurano che senza il bel Giampi, il rampollo di buona famiglia arcinoto dalla spiaggia di Castiglioncello ai circoli di golf romani, nessuno si sarebbe fidato di una brutta grinta come quello lì. «Beh, questo è vero» , sospira la signora Consuelo: «Mio marito è stato un fregnone. S'è consegnato ciecamente a questo tipo che aveva conosciuto alla San Paolo tanti anni fa.

Lande faceva certe conferenze all'hotel Parco dei Principi illustrando la bontà dei suoi prodotti finanziari, Giampiero ha imboccato. Come lui, tanti, che non erano sicuramente cerebrolesi. Mio marito è stato il primo truffato» . E naturalmente questa è una storia a due facce, proprio come il quartiere dove è nata, quei Parioli che sono vecchio e austero benessere ma anche spaparanzata ricchezza piovuta chissà come. Il Giampi «truffato» non pare uno che passava di lì bendato: nelle 162 pagine con cui il gip ne ordina l'arresto assieme a Lande e tre complici dell'imbroglio, è indicato come «amministratore della E. i. m.» , la società dei miracoli nel cuore della Roma pariolina.

Vero è che anche molte sue vittime vere o presunte lo descrivono come un batuffolo di leggerezza. Dunque? «Mio marito è nato molto bene. Mia suocera, che era una cugina di Mimosa Parodi Delfino, ha mandato i figli in collegi svizzeri, hanno studiato tedesco. Lui ogni tanto si sbagliava ancora, incespicava su qualche parola italiana. Non si è laureato. Quando l'ho conosciuto avevo trent'anni, lui 38. E uscivo da una relazione cervellotica. Volevo uno semplice, con poche cose in testa. Giampiero era così» .

 

Ma per quanto uno abbia la testa lieve, è dura immaginare che rendimenti al 15 o 20 per cento non nascondano inghippi... «E allora perché tanti gentiluomini non ci hanno pensato? Perché non denunciano? Glielo dico io: perché in certi ambienti appena senti parlare di guardia di finanza il panico è completo, nessuno vuole rogne» . E questo intrigo già da adesso si profila come un gigantesco scaricabarile, rogna tua salvezza mia. «Mio marito non è un agnello di Dio, d'accordo. Però ha portato ai giudici il suo contratto di consulenza, lui era un dipendente di Lande, capisce?» .

Andiamo... «Giampiero non merita di stare in cella coi delinquenti, non me lo fanno vedere e ha anche l'ulcera come suo papà: ha perso dieci chili. Lande di promotori ne aveva una ventina, Giampiero era uno dei venti. Li faceva motivare anche dagli psicologi, quando erano giù di corda. Adesso pare che mio marito sia il Male e gli altri Alice nel paese delle meraviglie. Ma allora venivano» . I soliti avidi, magari. Magari gli stessi che ricordano come l'ultima casa a Cortina se l'era comprata appena l'anno scorso, Giampi: quando le cose già volgevano al brutto. «È tutto sequestrato» .

Consuelo lo giura sul figlio: «A settembre abbiamo capito che Lande era un delinquente» . Lento, oltre che lieve, il nostro Giampi. «Lei non faccia lo spiritoso, io Giampiero lo rispetto» . Gli ha mai chiesto come facevano ad avere rendimenti così alti? «Sì» . E lui? «Diceva: Lande è un genio» . Lande in cella fa lo sciopero della fame. «Ciccione com'è, gli farà bene» .

 


3 - "UN COLLEGA MI PORTÒ DA UN ‘AMICO FIDATO´ DA ALLORA NON HO PIÙ RIVISTO I MIEI SOLDI"...
Federica Angeli per "la Repubblica - Roma"

«Recentemente stavo riflettendo sull´essenza spirituale del denaro e ne ho tratto una certezza: l´invisibilità». Il cantautore David Riondino, ironizza così sulla truffa di cui è rimasto vittima.

Quanto tempo fa ha investito i suoi soldi?
«Una decina di anni fa. Dal finto broker mi portò un amico del mondo dello spettacolo. Aveva tutti i requisiti della persona perbene e seria, il broker dico. Così mi sono fidato».

E in tutti questi anni non ha mai chiesto conto del denaro che aveva investito?
«Certo. Ma mi rispondevano sempre che il denaro fermentava e cresceva sereno, come le opere buone. Siccome non l´ho mai più rivisto, nel tempo mi sono domandato se esisteva ancora. Insomma sono stato benestante in tutti questi anni senza di fatto esserlo. Ah l´impalpabilità del denaro: appare come una lotteria e scompare all´improvviso, come il silenzio di Dio».

 

Lei ha denunciato i truffatori?
«Sì, l´ho fatto un mese fa».

Quando si è accorto di essere vittima di un colossale raggiro?
«Qualche mese fa, quando qualcuno mi ha detto che su quei soldi c´era un problema. E quando ho chiesto conto, a Torregiani prima e a Lande dopo, mi hanno iniziato a dire una serie di bugie, fino via via a negarsi al telefono».

Ma quali spiegazioni le davano quando lei reclamava?
«Discorsi farneticanti, ma ci hanno messo dentro una specie di verità: si trattava di fondi che si potevano recuperare solo se qualcuno avesse rilevato la mia quota. Una specie di gioco dell´aereo, una trappola senza uscita in pratica. A quel punto mi sono rivolto ai magistrati».

Ci tolga una curiosità. Quanti soldi ha consegnato nelle mani del Madoff dei Parioli?
«Miliardi di miliardi. Scherzo, non era una cifra straordinaria».01-04-2011]

 

 

1- VITTORIA! VITTORIA DE CHE? DOLCE & GABBANA SALVI IN TRIBUNALE MA NON DAL FISCO - 2- CI SONO DUE VICENDUOLE DI TUTTO RISPETTO IN BALLO: L’ESTEROVESTIZIONE DELLA GADO SRL (ACRONIMO DELLE INIZIALI DI GABBANA E DOLCE). ALTRA GRANA, PRESSO LA COMMISSIONE TRIBUTARIA DI PRIMO GRADO: LA CESSIONE DEL MARCHIO “D&G” ALLA GADO. PER 360 MILIONI DI EURO, DICONO I SARTI CESAREI. NOSSIGNORI, RIBATTONO ALLA GUARDIA DI FINANZA: ALMENO TRE VOLTE TANTO VALE IL VOSTRO MARCHIO, UN MILIARDO - 3- MA SU TUTTI I QUOTIDIANI, ECCETTO "IL FATTO", SI CELEBRA IN POMPA "L’ASSOLUZIONE" -

 

Leo Sisti per Il Fattoquotidiano

 

Vittoria! Quando il giudice dell'udienza preliminare Simone Luerti ha letto ieri la sua decisione nell'inchiesta per evasione fiscale sugli stilisti Dolce e Gabbana, i due avvocati che li difendono, Massimo Dinoia Francesco Miglioretti, non hanno trattenuto un sorriso.

 

Il duo amato da Madonna può esultare: prosciolto dalle accuse di dichiarazione infedele e truffa allo Stato per un miliardo di euro. Si potrebbe solo parlare di elusione, ma senza rilevanza penale. Qualcosa "border line", anche se la formula esatta è: "Il fatto non sussiste". Proscioglimento pieno.

Da un punto di vista tecnico giuridico ciò che ha creato intoppi è stata una sentenza delle sezioni unite della Cassazione di ottobre che sosteneva che quando c'è un reato fiscale non ci sarebbe truffa. Ma con tutta probabilità il pm Laura Pedio impugnerà il verdetto di Luerti quando, dopo il deposito, avrà letto le motivazioni.

Se per ora l'aspetto penale sfuma, rimane quello amministrativo. Ci sono due vicenduole di tutto rispetto, già scoppiate, la premessa del giudizio penale appena parzialmente accantonato. E tutt'e due oggetto di contestazione da parte dell'erario.

 

La prima è legata all'esterovestizione della Gado srl (acronimo delle iniziali di Gabbana e Dolce), creatura lussemburghese alla quale nel 2004 la società milanese "D&G" ha ceduto il marchio per gestire dal Granducato le royalties sui prodotti venduti in licenza, dagli occhiali alle mutande.

 

Il Lussemburgo era però una cortina di fumo: Milano comandava sempre su tutto. Nel 2007 dopo aver fatto rientrare la Gado in Italia, D&G hanno pagato 40 milioni di euro tra Iva, sanzioni e interessi.

Per l' esterovestizione della Gado i due hanno già perso davanti alle commissioni tributarie di primo e secondo grado (rimane la Cassazione). E' ancora aperta però un'altra grana, presso la commissione tributaria di primo grado: la cessione del marchio "D&G" alla Gado. Per 360 milioni di euro, dicono alla maison milanese.

Nossignori, ribattono alla Guardia di Finanza: almeno tre volte tanto vale il vostro marchio, un miliardo. Nelle retrovie, studi legali e Fiamme Gialle stanno negoziando una strada mediana.02-04-2011]

 

 

senza vergogna - Un moralizzatore in pen¬sione a 44 anni? di pietro (circa 2mila euro al mese) - La moglie di Bossi? a 39 anni - Il banchiere d’oro: Rainer Masera in pen¬sione a 44 anni (prende 18mila euro) - Marrazzo a 52 anni: solo 2000 euro al me¬se - il pasdaran dei fi¬niani Fabio Granata in pen¬sione a 50 anni. E che ha subito unito il baby vitalizio (8.000 eu¬ro) al maxistipendio da onore¬vole...

Mario Giordano per il Giornale

Qualche anno fa scrisse su Oggi, che bisogna «disboscare il sistema previden¬ziale di tutte le rendite parassitarie e esa¬gerate ». E chissà se fra le rendite parassi¬tarie ed esagerate considerava anche quella di chi va in pensione a solo 44 an¬ni, prende circa 2mila euro al mese e poi cumula quell'assegno con uno stipendio da parlamentare. Perché se fosse così Antonio Di Pietro, l'eroe di Mani pulite, il moralizzatore d'Italia, l'uomo che tuona contro ogni privilegio, dovrebbe cominciare a disboscare la sua, di rendita.

 

In effetti: che c'azzecca, per dirla in diepietre¬se, un 44enne con la pensione? Eppure eccolo lì: 1 settembre 1995, decorrenza originaria, numero iscrizione 03167..., co¬dice fiscale DPTNTN50etc, il cedolino «in carico alla provin¬cia di Bergamo » che ogni mese fa transitare sul conto corrente dell'onorevole Di Pietro la pen¬sione da magistrato: 2.644,57 euro lordi al mese, 1956 euro netti.

 

Che forse non saranno molti, ma sono sempre quasi cinque volte più della minima. E che si vanno a cumulare sen¬za alcuna decurtazione al ricco stipendio da parlamentare. Non male per chi passa le sue giornate a tuonare contro i pri¬vilegi altrui, non è vero?

La coerenza per l'uomo ve¬nuto da Montenero di Bisaccia è sempre stato un optional, un po' come la grammatica. E così succede che l'uomo che tuona contro le rendite della casta, il moralizzatore d'Italia, il censo¬re di ogni malcostume, ebbe¬ne, proprio lui, è andato in pen¬sione a 44 anni. E oggi, che è ap¬pena sessantenne, può vantar¬si ( ah, la moralizzazione!) di ri¬cevere un vitalizio previdenzia¬le dal 1995, cioè da 15 anni, cioè da quando c'era ancora la Jugoslavia e Toto Cutugno a Sanremo cantava «Voglio an¬dare a vivere in campagna».

Se la sua esistenza dovesse durare quanto quella media di un italiano (lunga vita!), finirà per incassare il vitalizio alme¬no per altri 20 anni. E dunque è evidente che il magistrato Di Pietro ha versato all'ente previ¬denziale solo una minima par¬te di quello che il pensionato Di Pietro dall'ente previdenzia¬le ha preso e prenderà. È così che nascono i buchi nei conti, ma che importa? «Tanto alla fi¬ne è sempre il cittadino che pa¬ga ». Lo sapete di chi sono que¬ste parole? Di Tonino, natural¬mente. Un moralizzatore baby pensionato. Un uomo sempre molto attento ai valori. Così at¬tento che ha cominciato a in¬cassarli già a 44 anni...
La moglie di Bossi? In pen¬sione a 39 anni.

 

Del resto quel¬lo dei baby pensionati in Italia è un vero esercito, all'interno del quale si nascondono molte sorprese. Per esempio Manue¬la Marrone, la moglie di Bossi, che oggi ha 57 anni, prende la pensione dal 1º settembre 1992, cioè da quando ne aveva 39. L'assegno non è molto so¬stanzioso (766,37 euro), ma lo riceve regolarmente da 18 anni e mezzo: non male per la com¬pagna di vita dell'uomo che ha dichiarato guerra a tutti gli spre¬chi, no?

 

Il banchiere d'oro: in pen¬sione a 44 anni (prende 18mila euro). Assai più ricco l'assegno del professor Rainer Stefano Masera, oggi preside della facoltà di economia del¬l'Università Marconi di Roma. Nel '95 come ministro del Bi¬lancio nel governo Dini, quello del ribaltone, partecipò alla ri¬forma che ha reso più severe le norme per i pensionati: severi¬tà di cui, per altro, non si trova traccia nell'assegno che l'Inps versa ogni mese al super baby pensionato Masera: 18.413 eu¬ro lordi al mese.

Ma il fatto sin¬golare è che il professor Mase¬ra, che oggi ha 66 anni, prende il vitalizio da quando ne aveva 44, cioè da 22 anni: correva l'an¬no 1988, il Muro di Berlino era ancora in piedi, Massimo Ra¬nieri vinceva il festival di Sanre¬mo. E Masera, dal canto suo, la¬sciava la Banca d'Italia per as¬sumere una serie infinita di al¬tri incarichi privati e pubblici (ministero compreso). Del re¬sto uno che ha 44 anni può mi¬ca fare il pensionato anche se ha una pensione che arriva a 18mila euro al mese?

 

Marrazzo in pensione a 52 anni. Deve accontentarsi di una cifra inferiore, invece Piero Marrazzo: solo 2000 euro al me¬se. Che ci volete fare? Troppo breve la sua permanenza in Re¬gione, causa transessuali e coca¬ina. Ricordate? Dopo le dimis¬sioni da governatore, Marrazzo è tornato a fare quello che face¬va prima di diventare governa¬tore del Lazio: il giornalista in Rai. Ma appena timbrato il car¬tellino di viale Mazzini, come al¬¬tri trenta ex consiglieri laziali, ha presentato apposita domanda per ottenere il vitalizio che gli spetta per legge. Si badi bene: Marrazzo ha appena 52 anni.

 

I baby pensionati Fabio Gra¬nata e Leoluca Orlando. An¬cor meglio è riuscito a fare la nuova stella del moralismo un tanto al chilo, il pasdaran dei fi¬niani Fabio Granata, l'uomo che sventola la bandiera del fu¬turo ma nel fr¬attempo si crogio¬la nei privilegi del passato: infat¬ti è st¬ato uno degli ultimi politi¬ci viventi a poter andare in pen¬sione a 50 anni.

E che ha subito unito il baby vitalizio (8.000 eu¬ro) al maxistipendio da onore¬vole, oltre che a qualche altro gettone, come quello di vice¬presidente di un ente regiona¬le ( Cinesicilia srl). Fabio Grana¬ta, come l'ex sindaco di Paler¬mo, esponente di spicco del¬¬l'Idv, Leoluca Orlando, figura nell'elenco di 13 fortunati, ex consiglieri regionali che som¬mano la pensione da ex consi¬glieri regionali all'indennità parlamentare, un privilegio che non è previsto in nessun al¬tro posto del mondo e che ha suscitato l'indignazione anche del medesimo presidente del¬l'Assemblea siciliana, France¬sco Cascio: «Come possiamo chiedere sacrifici ai cittadini se poi lasciamo passare simili sciali?»,si è chiesto.Nessuna ri¬sposta, naturalmente.

 

Frisullo e i baby pensionati pugliesi. Vi ricordate Sandro Frisullo, l'ex vicepresidente della Regione Puglia indagato e arrestato nello scandalo della sanità? Ebbene: riceve regolarmente la baby pensione. A 55 anni prende 10.071 euro lordi al mese (circa 7mila netti) e li prenderà per il resto della sua vita in virtù di 15 anni passati in Regione. Quindici anni di con¬¬tributi, 10mila euro al mese: non male no?

Sono 19 i consi¬glieri pugliesi che dopo le ele¬zioni regionali della primavera 2010 hanno usufruito della via agevolata alla previdenza: eb¬bene solo 3 di loro hanno 65 an¬ni, 9 ne hanno meno di 59, uno addirittura ne ha 52. Gli asse¬gni vanno dai 4mila ai 10mila euro al mese.

 

Nel luglio 2010 la Regione Puglia, fra l'altro, ha aumentato i vitalizi a tutti gli ex consiglieri a riposo (152): la spesa è stata piuttosto rilevan¬te, 2 milioni e 600mila euro. Ed è stata finanziata tagliando i sol¬di destinati agli studenti. 7 anni con 10.980 euro al mese.

A volte si pensa che le ba¬by pensioni d'oro siano un re¬taggio del passato. O che riguar¬dino solo gli onorevoli. Mac¬ché: nel luglio 2009 il funziona¬rio della Regione Sicilia, Pier Carmelo Russo, è andato in pensione con un assegno men¬sile pari a 10.980 euro lordi, pa¬ri a 6.462 netti.

Questo accade in virtù di una legge siciliana per cui con appena 25 anni di contributi (uomini) o 20 (don¬ne) si può avere diritto al vitali¬zio, se si ha un malato da accu¬dire. E chi non ha un padre che dev'essere accompagnato in ospedale? Chi non ha una zia che necessita assistenza?

In ef¬fetti: fra il 2003 e il 2010 le baby pensioni concesse grazie a que¬s¬ta leggina sono state oltre mil¬le. Età media delle persone a ri¬poso: 53 anni. Chi non aveva un malato a disposizione,se l'è inventato come una donna ge¬niale che si è fatta adottare da un'anziana non autosufficien¬te.

E così zac, appena adottata, ha presentato richiesta per an¬dare in pensione. Esattamente come ha fatto il 47enne funzio¬nario Pier Carmelo Russo: «De¬vo accudire mio padre», ha di¬chiarato con una lettera strap¬palacrime. Subito dopo s'è fat¬ta nominare assessore, aggiun¬gendo così alla baby pensione (10.980 euro al mese) un'in¬dennità da 300mila euro. E la¬sciando tutti con un dubbio: ora che lui fa l'assessore, il po¬vero babbo chi lo cura? 02-04-2011]

 

 

PARIOLI-TRUFFA - È stata una denuncia per estorsione, subita dal clan indranghetista Piromalli, a far finire Lande & co. nel mirino della guardia di finanza, un anno fa - Una minaccia di morte, fatta nell´ufficio del "Madoff dei Parioli", ha fatto inceppare la macchina mangia soldi - spuntano altri nomi di clienti truffati - Appartamenti ai Parioli, case acquistate nel quartiere Mayfair di Londra, una barca di 18 metri e multiproprietà a Cortina. Così investiva i soldi delle sue vittime...

Federica Angeli - Francesco Viviano per La Repubblica-Roma

Tutto è cominciato così. O forse sarebbe più giusto dire: tutto è finito così. Dipende dalla prospettiva dalla quale si osserva il tracollo della colossale stangata «made in Parioli».

 

Un anno fa il Madoff dei Parioli, Gianfranco Lande, dopo aver raggirato mille e duecento clienti, sicuro ormai di riuscire a farla franca, ha alzato il tiro. Un passo più lungo della gamba che lo ha portato dritto nel mirino della Finanza e gli ha fatto rischiare la pelle. È successo infatti che il re della truffa ha accettato di investire, sempre alla sua maniera, 14 milioni di euro appartenenti al clan indranghetista dei Piromalli.

 

A lui quei soldi sono stati consegnati da due imprenditori di Forlì: il commercialista Matteo Cosmi, peraltro implicato nella loggia P3 come mediatore d´affari di Flavio Carboni, e il broker Giuseppe Giuliani Ricci. Ma il messaggio era stato chiaro: trattasi di soldi "speciali". Ma il trattamento riservato al clan della indrangheta non è stato diverso da quello usato per tutti gli altri. Così Lande si è ritrovato nei guai.

Due affiliati del clan sono entrati all´improvviso nel suo ufficio di via Bocca di Leone e senza mezzi termini, di fronte al cugino dell´onorevole Guzzanti (pure lui tra le vittime del raggiro), il signor Sandro Balducci, è stato minacciato di morte. «O ci ridai i nostri soldi, oppure ammazziamo te e la tua famiglia». Tanta è stata la paura che otto dei 14 milioni sono stati immediatamente riconsegnati. Poi ha sporto una denuncia ai carabinieri per estorsione.

Se da una parte la denuncia lo ha salvato da una morte annunciata, dall´altra ha aperto una crepa nella macchina ruba-soldi. Gli uomini del nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza hanno infatti cominciato a tenere d´occhio i movimenti di denaro di Lande & co.

Ma questo il re del raggiro pariolino deve averlo intuito. Tanto che, qualche mese dopo la denuncia per estorsione, ha incaricato un suo stretto collaboratore, marito della sua segretaria personale, di andare a recuperare tutto il carteggio nel suo ufficio in Belgio con liste di nominativi, documenti sui giri parabolici che il denaro consegnato dalle vittime aveva fatto e atti di compravendita.

 

Il collaboratore ha noleggiato un furgoncino, incartato tutto e procurato al boss della truffa un appartamento a Roma in cui nascondere quelle carte. Ma il giochino ormai era alla frutta. In procura hanno cominciato a presentarsi alcune delle vittime che denunciavano di non aver più rivisto i soldi investiti e consegnati a Lande.

Il Madoff romano è così finito in carcere, seguito dai suoi quattro complici. E il suo fidato collaboratore ha deciso di collaborare con la giustizia e, prima di finire anche lui nei guai, ha consegna alla finanza le chiavi dell´appartamento. Ed è da lì che sono uscite nuove importanti carte: una lista con 500 nomi, tra vittime "non scudate" e riciclatori, e il tesoro di Lande. Appartamenti ai Parioli, case acquistate nel quartiere Mayfair di Londra, una barca di 18 metri e multiproprietà a Cortina. Così investiva i soldi delle sue vittime.

E NELLA LISTA DEI CLIENTI SPUNTANO NUOVI NOMI
(Federica Angeli) Spuntano nuovi nomi, nuove vittime di uno dei raggiri più colossali che la capitale ricordi. La lista dei truffati sembra essere infinita e il lavoro del nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza romana è gigantesco. L´ingranaggio mangia-soldi costruito ad arte dal finto broker Gianfranco Landi e dai suoi soci Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci di Villanova, Andrea e Raffaella Raspi, tutti detenuti nel carcere di Regina Coeli, ha trascinato dentro una valanga di clienti.

 

Non solo personaggi del mondo dello spettacolo, calciatori, imprenditori e aristocratici di Roma che, "grazie" al passaparola sono cascati nella rete del Madoff dei Parioli. Non solo dunque gli ormai noti vip, dall´artista Guzzanti all´ex calciatore della Roma Desideri, dal doppiatore Claudio Sorrentino alla soubrette Samantha De Grenet, dal cantautore David Riondino ai registi e produttori Vanzina, sia Carlo che Enrico.

 

Nella lunga lista dei 1.200 ci sono cascati anche "piccoli" investitori che hanno affidato i lori risparmi nella speranza che gli investimenti all´estero e la promessa di facili guadagni, con interessi fino al venti per cento, potessero dar loro una svolta. Così ecco che, accanto ai nomi dei vip, spuntano anche altri cognomi meno noti. Eccone alcuni.

 

Giorgio e Maria Antonietta Flores D´arcais, Guido Guidi, Anna, Stella e Vera Blanc; Maria Concetta Paternò del Grado; Teresa Sarli; Stefano Salvini; Fabio e Patrizia Magliocchetti; Velia Tortora; Caterina Vernacchia; Cristina Trinca; Simone Teofilatto; Paolo Starmieri; Sabotino e Gianni Papandrea; Pasquale Sacco; Franco Maggiulli; Chiara e Rita Mazza; Demetrio Tallarico; Roberto Gafo; Antonello Grossi; Antonio Pietro e Salvatore Leone; Nora Martinelli; Alessandro Montanari; Vladimiro Tabocchini; Valerio e Livia Moretti; Maria Pia Paolantoni; Gianfranco Serraino Fiori; Saverati; Giuseppina Vitale; Maria Grazie Zigame.

La lista è ancora molto lunga e capire quante di queste persone, più o meno note, fossero davvero all´oscuro di tutta la magagna è il compito che, per diverse settimane, terrà impegnati gli uomini del nucleo valutario della finanza romana. 03-04-2011]

 

 

scalfari scalcia e smaschera il tremonti lattaio - "la Parmalat è un pretesto. il vero obiettivo è di far entrare lo Stato nel sistema bancario - In particolare nelle banche popolari, le banche cooperative, le Casse di risparmio. Quelle più a corto di capitali, quelle alle quali la Lega guarda con occhi avidi, quelle che procurano voti, organizzano interessi e clientele. Di fatto la politicizzazione del credito - La chiamano democrazia ma in realtà è soltanto un grandissimo schifo

1- TREMONTI ALLA SCOPERTA DELLO YOGURT
Stefano Feltri per Il Fattoquotidiano

"Il protezionismo è deleterio non solo per le economie, ma soprattutto per le società". Perché? "Protezionismo vuol dire opposizione dura, contrasti forti e alla fine una catena di ripicche infinita". Coì parlava Giulio Tremonti in un'intervista alla televisione Class CNBC meno di due anni fa, nel febbraio 2009. Il Tremonti sciovinista che decide di regolare i conti una volta per tutte con la Francia è un inedito.

 

La giravolta intellettuale è notevole perfino per gli standard del personaggio, che in politica economica ha sostenuto praticamente tutte le posizioni disponibili, da campione della finanza creativa a difensore del rigore contabile, da superconsulente di San Marino a fustigatore dei paradisi fiscali, da esecutore della "rivoluzione linberale" berlusconiana ispirata al mito della flat tax a no global di destra che difende Dio-Patria e famiglia e vuol tassare le transazioni finanziarie.

Ma il protezionismo contro gli altri Stati europei non l'aveva mai caldeggiato. Anzi. Nel 2006 Tremonti si crogiolava nella soddisfazione per la caduta del protezionista del credito Antonio Fazio, il governatore della Banca d'Italia che voleva difendere l'italianità di Bnl e Antonveneta. E intervistato da Massimo Giannini su Repubblica sosteneva che l'Unione europea era "protezionista dalla parte sbagliata. L'Europa è liberista con la Cina e protezionista con se stessa".

Perché il protezionismo interno tra Paesi dell'Unione "non è una prova di forza, ma all'opposto di debolezza. All'alba di questo secolo si va avanti con le politiche di due secoli fa".

 

In altre occasioni, sempre in quell'epoca, si faceva addirittura prendere la mano fino ad affermare che "Il protezionismo fa tornare l'Europa di Kaiser e Zar" (Il Messaggero, 26 febbraio 2002). Memorabili certi passaggi che i francesi di Lactalis avevano preso probabilmente sul serio: "Ho ereditato la legge sulle Opa più liberale d'Europa e non l'ho cambiata. Non ci sarebbe neppure bisogno di riscriverla. Basterebbe un decreto di una riga: in caso di Opa dall'estero si applica la lagge di un altro Paese europeo, a piacere. Ma è una soluzione che non auspico, preferirei invitare tutti a fermarsi e a riflettere".

E il ministro ci ha riflettuto. Ma nei citatissimi (soltanto da lui) pamphlet pubblicati negli anni successivi era giunto a questa versione schematica della globalizzazione: il problema è la Cina, l'Europa deve farle guerra a colpi di dazi e dogane anche in spregio alle regole sul libero scambio dell'Organizzazione mondiale del commercio. E per farlo deve essere più coesa, attorno ai suoi valori fondanti.

Con uno dei suoi aforismi ermetici concludeva la parte dedicata alla paura (nel libro "La paura e la speranza") dicendo che: "Fallito il piano mercatista di neocolonialismo, rischiamo infatti, soprattutto noi in Europa, di essere colonizzati dall'Asia". Non dalla Francia. Anzi, quando Parigi ha bocciato la Costituzione europea nel 2005, pur di non criticare un Paese affine lui si limitava a commentare: "Mi sono messo la legion d'onore", che il Paese gli aveva concesso.

 

Quando Lvmh è calato in Italia per prendersi uno dei marchi storici del lusso italiano, Bulgari, il mese scorso, il ministro protezionista non rilascia alcuna dichiarazione. Anche di Alitalia, dove il primo azionista è Air France, si è sempre occupato poco, il dossier era dominio esclusivo di Gianni Letta e Silvio Berlusconi.

 

Guai a toccare il tasto Fiat, dove il governo è stato compatto nel considerare le logiche della globalizzazione e della competizione globale forze a cui la politica non si può opporre. Tremonti si è occupato di Edison, dove Edf è poco sotto il 20 per cento, ma per ora non ha alzato barricate. Soltanto lo yogurt è strategico.

2- LA CHIAMANO DEMOCRAZIA MA IN REALTÀ È SOLTANTO UN GRANDISSIMO SCHIFO
Eugenio Scalfari per La Repubblica
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Le vicende della Libia, dell´immigrazione, della lunga e sempre più agitata paralisi del Parlamento, dell´intervento ammonitorio del Capo dello Stato, hanno messo in ombra un altro tema che deve invece essere affrontato per quello che è: una sterzata estremamente grave della politica economica verso un intervento sistemico dello Stato nell´economia e nel mercato, in palese contrasto con la legislazione dell´Unione europea.

 

Parlo del decreto promulgato giovedì scorso dal consiglio dei Ministri e voluto da Giulio Tremonti per impedire che un´impresa alimentare francese assuma il controllo della Parmalat.

Se fosse questo il solo obiettivo di Tremonti, potrebbe anche essere accettato sebbene si concili assai poco con l´auspicio più volte ripetuto di un aumento di investimenti esteri nel nostro paese. Siamo il fanale di coda nella classifica degli investimenti esteri rispetto agli altri paesi europei.

 

Ce ne lamentiamo, se ne lamenta il governo, la Confindustria e gli operatori finanziari e imprenditoriali, ma quando finalmente qualcuno arriva dall´estero per investire i suoi capitali in iniziative italiane viene preso a calci e rimandato indietro dimenticando che oltre di essere cittadini italiani siamo anche cittadini europei. Il mercato comune non è nato per abolire frontiere e consentire il libero movimento delle merci, delle persone e dei capitali?

Ma Tremonti ricorda - ed ha ragione di farlo - che la Francia protegge la nazionalità delle imprese ritenute strategiche e quindi - sostiene il ministro - se lo fa la Francia perché non può farlo l´Italia? Difficile dargli torto. Bisognerebbe sollevare il tema nelle sedi europee e speriamo che venga fatto, per ripristinare il funzionamento del libero movimento degli investimenti contro ogni protezionismo. Comunque, su questo tema, Tremonti per ora ha ragione. Senonché...

Senonché la questione Parmalat è soltanto un pretesto o perlomeno un caso singolo dentro un quadro assai più ricco di possibilità. Infatti il testo del decreto non dice affatto che l´obiettivo è la difesa dell´italianità delle aziende nazionali. Dice un´altra cosa: autorizza la Cassa depositi e prestiti (di proprietà del Tesoro al 70 per cento) ad intervenire in caso di necessità per finanziare aziende ritenute strategiche per fatturato o per importanza del settore in cui operano o per eventuali ricadute sul sistema economico nazionale.

Il caso Parmalat rientra in questo elenco ma non lo esaurisce perché il decreto va molto più in là. Praticamente resuscita l´Iri di antica memoria rendendo possibile che lo Stato prenda il controllo delle imprese che abbiano requisiti ritenuti strategici dal governo (da Tremonti) nella sua amplissima discrezionalità.

 

Tutto ciò avviene per decreto. Dovrà essere convertito in legge ma intanto produrrà effetti immediati sul mercato. Ma se il decreto non fosse convertito in legge? è realistico pensare che il governo, per evitare che quest´ipotesi si avveri, chieda per l´ennesima volta l´ennesima fiducia. Ma se in sede europea quella legge fosse bocciata in quanto aiuto indebito dello Stato ad un´impresa, vietato dalla legislazione comunitaria?

 

Ho detto prima che la Parmalat è un pretesto. Infatti il vero obiettivo di Tremonti è di far entrare lo Stato non soltanto nelle aziende che hanno necessità di finanziamento ma direttamente nel sistema bancario. In particolare nelle cosiddette banche territoriali: le banche popolari, le banche cooperative, le Casse di risparmio. Quelle più a corto di capitali, quelle alle quali la Lega guarda con occhi avidi, quelle che procurano voti, organizzano interessi e clientele. Una rete immensa di sportelli, di prestiti, di mutui. Di fatto la politicizzazione del credito.

È una delle più gravi malattie la politicizzazione del credito. Il decreto di giovedì scorso ne segna l´inizio. Che cosa ne pensano i partiti d´opposizione? Che cosa ne pensa il governatore della Banca d´Italia? Che cosa ne pensa il Quirinale?

La politicizzazione del credito è un altro modo per deformare la democrazia, forse il più insidioso insieme al monopolio dell´informazione. Chi può manipolare le notizie e il danaro è il padrone, il raìs, il Capo assoluto, circondato da una clientela enorme e solida. Inamovibile. O ci si arruola o se ne è esclusi. La clientela vota. Chi spera di entrarci se ancora non ne fa parte, vota nello stesso modo.

La chiamano democrazia ma in realtà è soltanto un grandissimo schif 03-04-2011]

 

 

ali-crac - a corto di quattrini, l’Alitalia ha cancellato dal Registro aeronautico italiano ben 22 dei suoi 150 aerei, e li ha immatricolati in Irlanda: serve per garantire nuovi debiti, per un valore stimabile in 4-500 milioni - La gestione colaninno-sabelli alla canna del gas. Nel suo primo anno di vita, il 2009, ha perso 350 milioni. Il 2010, 168 milioni. anche quest’anno si prevede di perdere un centinaio di milioni di euro...

Giorgio Meletti per il Fattoquotidiano

 

In un solo mese, novembre 2010, l'Alitalia ha cancellato dal Registro aeronautico italiano ben 22 dei suoi 150 aerei, e li ha immatricolati in Irlanda. Le fonti ufficiali della compagnia smentiscono seccamente che si tratti del fenomeno di cui parlano da tempo le voci di mercato: il cosiddetto lease back.

Funzionerebbe così: quando un'azienda ha problemi di soldi vende un suo bene a una società di leasing che glielo restituisce in affitto. Si fa con gli immobili, si fa anche con i macchinari e si fa con gli aerei. Normalmente ci si rimette, perché il canone di leasing che paghi è superiore al costo del capitale immobilizzato, se non altro in misura del legittimo guadagno della società di leasing. Però quando i conti sono scassati bisogna fare, appunto, cassa.

 

Nel caso dell'Alitalia siamo comunque di fronte a un nuovo fenomeno. I 22 aerei trasferiti a Dublino, in proprietà a una società controllata da Alitalia che si chiama Aircraft Purchase Company, sono tutti vecchi Airbus: i più anziani hanno 15-17 anni, i più giovani 7-8 anni. Sono aerei che la compagnia ha da poco finito di pagare, e quindi non sono più ipotecati dalle banche che avevano finanziato l'acquisto. Il trasferimento in Irlanda serve a renderli disponibili per garantire nuovi debiti dell'Alitalia, per un valore stimabile in 4-500 milioni.

La ragione del trasferimento in Irlanda è molto tecnica, ma significativa: è l'unico Paese europeo ad aver aderito alla convenzione di Cape Town, che vieta ai creditori di una compagnia insolvente (per esempio una società aeroportuale) di bloccare un suo aereo. In pratica una banca presta soldi all'Alitalia, o a simili aziende, solo se gli aerei dati in garanzia sono di targa irlandese, sennò chi presta i soldi rischia di vedersi sfilare la garanzia da un altro creditore.

Tutto questo significa che a soli due anni dalla nascita, e a due anni dalla prevista cessione a Air France, programmata per il 2013, la compagnia di Colaninno sta già lavorando alacremente alla gestione del debito, fissato a fine 2010 a 839 milioni.

La gestione della nuova Alitalia infatti non va bene. Nel suo primo anno di vita, il 2009, ha perso 350 milioni di euro. Il 2010 si è chiuso con una perdita di 168 milioni. Il 2011 doveva essere l'anno del ritorno ai profitti, secondo le ottimistiche previsioni dei "patrioti" chiamati da Silvio Berlusconi a strappare la compagnia di bandiera dalle mani degli odiati cugini d'Oltralpe, l'Air France a cui il governo Prodi aveva già venduto nella primavera del 2008. Invece anche quest'anno si prevede di perdere un centinaio di milioni di euro.

Ma è la gestione industriale a dare serie delusioni agli azionisti della variopinta cordata di nomi blasonati dell'industria italiana che nel 2008 risposero all'appello di B. per acquisire benemerenze agli occhi del governo che si era appena insediato. Nel 2010 le compagnie di analoga dimensione e ambizioni hanno fatto lauti profitti.

 

L'azienda guidata dall'amministratore delegato Rocco Sabelli, che pure è nata senza debiti, lasciando in eredità allo Stato italiano circa 3 miliardi di euro di zavorra della vecchia gestione pubblica, non marcia. Nel 2007, sommata con l'Air One che ancora era indipendente, trasportò 32 milioni di passeggeri. Nel 2010 i passeggeri trasportati sono 23 milioni, seppure in lieve recupero rispetto ai 22 del 2009. Gli aerei viaggiano un po' vuoti: i posti sono occupati al 72 per cento contro il 79 per cento della media mondiale.

Ma soprattutto il mercato italiano, che l'operazione sponsorizzata da palazzo Chigi doveva difendere, è diventato terra di conquista per i concorrenti stranieri. La presa sul mercato dei voli nazionali, che doveva essere garantita dalla fusione con Air One benedetta da apposita deroga dell'Antitrust, si è ridotta a un 50 per cento del mercato. Sui collegamenti internazionali invece Colaninno e Sabelli sono andati sotto: adesso il leader di mercato come posti offerti è la Ryan Air dell'Irlandese Michael O'Leary, il re del low cost. Ma anche la Lufthansa, come numero di voli internazionali negli aeroporti italiani, ha sorpassato Alitalia.

Ancora più deprimente è il bilancio in termini di efficienza. Gli aerei Alitalia del corto e medio raggio (tutti esclusi i pochi voli intercontinentali), volano poco, a causa di un'organizzazione del cosiddetto network evidentemente poco ottimizzata: 7 ore al giorno contro le 8 della media mondiale. Il che significa un aumento del costo per ogni singola ora volata.

Ancora più sorprendente è il dato sull'utilizzo dei piloti. Tutti ricordano che nel 2008 uno dei punti più caldi della dura vertenza tra i dipendenti Alitalia e la Cai di Colaninno riguardava le ore volate. I piloti, accusati di essere un po' pelandroni, venivano inchiodati alla colpa di volare solo 560 ore all'anno contro le 700 dei colleghi tedeschi di Lufthansa.

Dicevano Colaninno e Sabelli, ma anche molti sindacalisti che li sostenevano, che bastava indurre i piloti a volare quanto i tedeschi per far diventare ricca l'Alitalia. Risultato: adesso i piloti Alitalia volano meno di prima, 530 ore all'anno. Ed è evidente che non è per colpa loro, visto che un comandate di Airbus non può accendere e partire come un tassista animato da spirito d'iniziativa.

Secondo dati pubblicati dal Sole 24 Ore, il costo medio del dipendente Alitalia è sceso dagli 82 mila euro del 2007 a 49 mila euro nel 2009. La cura low cost di Sabelli però, per quanto severa, si è rivelata un autogol. Nel 2007, infatti, i dipendenti Alitalia, molto più numerosi (troppi, si diceva allora) hanno prodotto 86 mila euro di valore aggiunto (più del loro costo), nel 2009 i pochi dipendenti imbarcati dalla nuova Alitalia hanno generato solo 45 mila euro di valore aggiunto a testa, meno del loro costo. Adesso quindi lavorano in perdita. 03-04-2011]

 

 

1- GIANNI LETTA, BONDI E ALE-DANNO SI SONO "SVENDUTI" IL COLOSSEO ALLO SCARPARO! - 2- IN CAMBIO DI APPENA 25 MILIONI DELLA VALLE HA IN MANO L’ESCLUSIVA DELL’ANFITEATRO FLAVIO: PER OLTRE 15 ANNI, CHI VUOLE USARLO, DEVE CHIEDERE IL PERMESSO. A LUI - 3- ESPOSTO DELLA UIL ALLA PROCURA: "IL PROBLEMA STA NELLA ERRATA E GRAVE SOTTOVALUTAZIONE FATTA DAL COMMISSARIO NELLA VALUTAZIONE ECONOMICA DI UN ACCORDO CHE QUALSIASI ECONOMISTA VALUTA SUPERIORE AD OLTRE 200 MILIONI DI EURO" - 4- LASCIANO PERPLESSI LE MODALITÀ DELLA STIPULA DELL’ACCORDO E LA SUA COMUNICAZIONE. IL COMMISSARIO STRAORDINARIO ROBERTO CECCHI AVEVA INDETTO UNA GARA CON SCADENZA IL 30 OTTOBRE DEL 2010 CHE EFFETTIVAMENTE È ANDATA DESERTA. SUBITO DOPO PERÒ HA AVVIATO LE TRATTATIVE SOLO CON TOD’S, CHIUSE VELOCEMENTE SENZA COINVOLGERE L’UFFICIO LEGISLATIVO E IL GABINETTO DEL MINISTRO NÉ L’AVVOCATURA - 5- MARIO RESCA, DG DEL MINISTERO: “RISCHIAMO DI PERDERE OCCASIONI MILIONARIE”

1- DELLA VALLE COMPRA L'ESCLUSIVA DEL MONUMENTO: CHI VUOLE USARLO, DEVE CHIEDERE IL PERMESSO. A LUI
Marco Lillo e Vito Laudadio per Il Fattoquotidiano.it

Il principe Antonio De Curtis ci aveva provato con la Fontana di Trevi nel celebre Tototruffa. Cinquanta anni dopo il Governo Berlusconi è riuscito nell'opera con il Colosseo. Il nostro monumento più famoso al mondo è stato ceduto alla Tod's, nel senso che l'Anfiteatro Flavio e la sua immagine non sono più liberamente utilizzabili dal ministero dei Beni Culturali.

 

Se, per esempio, lo Stato volesse affittare il Colosseo a una società cinematografica o a una casa automobilistica per usarlo come location di uno spot o come sfondo per una campagna dovrebbe chiedere il permesso alla Tod's e a un'associazione ancora da costituire da parte della società calzaturiera che rivestirà in essa un ruolo predominante.

 

L'accordo stipulato il 27 gennaio scorso dal Commissario straordinario all'area archeologica di Roma, l'architetto Roberto Cecchi, e da Diego Della Valle prevede l'impegno da parte della società di pagare i lavori di restauro del Colosseo per complessivi 25 milioni di euro e in cambio riserva alla Tod's il diritto esclusivo sull'utilizzazione commerciale dell'immagine del Colosseo e permette allo sponsor dei lavori di costruire un centro servizi nell'area archeologica più vincolata del mondo.

Oltre a una serie di diritti correlati come quello di apporre il marchio Tod's sui cantieri del Colosseo e sui biglietti acquistati dai visitatori. L'accordo, descritto dall stampa come un atto di puro mecenatismo del valore di 25 milioni di euro "presenta molti lati oscuri", secondo il segretario generale della Uil Beni Culturali, Gianfranco Cerasoli.

Il sindacalista ha presentato un esposto alla Procura di Roma e alla Procura della Corte dei Conti, per chiedere di accertare eventuali profili di illegittimità. Nell'esposto Cerasoli cita un primo effetto dell'accordo: la richiesta presentata al Ministero (e sospesa a causa dell'accordo con la Tod's) della Volkswagen di usare il Colosseo per il lancio di un nuovo modello.

 

"Il problema sta", scrive Cerasoli nell'esposto, "nella errata e grave sottovalutazione fatta dal Commissario nella valutazione economica di un accordo che qualsiasi economista valuta superiore ad oltre 200 milioni di euro considerando l'esclusività concessa e la durata superiore ai 15 anni con un piano di comunicazione e di commercializzazione spendibile in tutto il mondo".

 

Nell'articolo 4 dell'accordo si prevede che i "diritti concessi all'Associazione e allo Sponsor sono concessi senza limitazione territoriali e, pertanto sono esercitabili sia in Italia che all'estero". La durata dei diritti in capo all'associazione è di 15 anni eventualmente prorogabili mentre i diritti dello sponsor Tod's decorrono "dalla data di sottoscrizione dell'accordo e si protraggono per tutta la durata degli interventi di restauro e per i successivi due anni".

Il permesso per il lancio del nuovo modello della Volkswagen, insomma, potrebbe essere solo il primo di una lunga serie, come lo stesso Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero, ha confermato nell'intervista che pubblichiamo sotto. Il Fatto ha contattato il Commissario straordinario Roberto Cecchi ma non ha avuto alcuna risposta.

 

Fonti vicine alla Tod's, invece, spiegano: "Ci stupiamo dello stupore. Una società quotata in borsa che investe 25 milioni di euro nel restauro di un monumento deve motivare agli azionisti il suo comportamento. Sarebbe assurdo non prevedere un'esclusiva in favore di Tod's nel periodo dei lavori".

 

Secondo le fonti vicine alla Tod's "l'accordo è un esempio da seguire perché porta un vantaggio al paese, che restaura il suo patrimonio senza spendere un euro, e alla società sponsor. Ma non si può pretendere di realizzare una simile operazione senza concedere l'esclusiva". La posizione di Tod's è legittima.

Quello che lascia perplessi sono le modalità della stipula dell'accordo e la sua comunicazione. Il Commissario straordinario Roberto Cecchi aveva indetto una gara con scadenza il 30 ottobre del 2010 che effettivamente è andata deserta. Subito dopo però ha avviato le trattative solo con Tod's, chiuse velocemente senza coinvolgere l'ufficio legislativo e il gabinetto del ministro né l'avvocatura.

 

Anche la comunicazione dei contenuti dell'accordo è stata poco trasparente. L'allora ministro Sandro Bondi aveva parlato di "accordo storico". Il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva detto: "Della Valle fa un grande regalo all'Italia". Mentre per il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta "Della Valle non è uno sponsor, ma un mecenate moderno".

 

Tutto vero. L'accordo sottoscritto dal patron della Tod's prevede effettivamente un onere importante per la sua azienda. Ma accanto al 'do' esiste un importante 'des' rimasto finora sotto traccia.

 

2- MARIO RESCA, DIRETTORE GENERALE MINISTERO BENI CULTURALI: "RISCHIAMO DI PERDERE OCCASIONI MILIONARIE"
Marco Lillo per Il Fattoquotidiano.it

Mario Resca è un uomo forte del ministero ma più che un burocrate si sente un manager della cultura nella duplice veste di consigliere per le politiche museali e Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero dei Beni culturali.

È stato spesso accusato di avere una visione troppo commerciale e berlusconiana del patrimonio artistico nazionale. Stavolta però l'ex amministratore delegato di Mc Donald's Italia, scelto da Silvio Berlusconi per sfruttare al meglio i monumenti, è stato scavalcato a destra dal segretario generale del ministero Roberto Cecchi con il suo accordo con la Tod's. Il Fatto Quotidiano gli ha chiesto un parere su quello che sta accadendo e lui non si è tirato indietro.

Direttore, è vero che lo Stato italiano non è più padrone di concedere il Colosseo a un'impresa che voglia usarlo per un evento come ha scoperto la Volkswagen, costretta a chiedere il permesso a Diego Della Valle?
È vero che c'è una proposta arrivata tramite un consulente del gruppo Volkswagen per avere la disponibilità dell'uso del Colosseo per un evento che riguarda il lancio di un nuovo modello. Effettivamente io ne ho parlato con Diego Della Valle e ora dovremmo vederci a breve perché, anche se il contratto non l'ho visto, mi sembra di capire che ci sia questo problema.

 

Il segretario della Uil Gianfranco Cerasoli sostiene che, solo questo evento della Volkswagen, poteva fruttare una cifra intorno al milione di euro.
No, la cifra è più bassa. Prima ci è stata scritta una lettera che conteneva un'offerta molto più bassa. Poi a voce mi è stata fatta un'ipotesi che, in caso di accordo poteva arrivare a un ammontare molto più alto, fino a una cifra di 500 mila euro. Ma non c'è stata negoziazione perché devo prima incontrare Diego Della Valle per capire bene come si possa risolvere questo problema.

Non ritiene che l'uso del Colosseo e del suo sfruttamento commerciale sia stato concesso in esclusiva per 15 anni con troppa leggerezza?
Guardi, l'unica cosa che posso dirle è che, da quando sono arrivato, io ho sempre detto che bisogna attrarre i privati perché è sempre un fatto positivo. I privati possono mettere soldi e competenze. Ad esempio ad Ercolano da dieci anni collaboriamo con la Fondazione Packard (David Woodley Packard, con la sua fondazione Packard Humanities Institute Ndr) che però ha fatto mecenatismo puro. Ha messo denari e ha messo competenze ed Ercolano è un esempio molto positivo.

È vero che in questo caso non l'hanno coinvolta e non hanno coinvolto nemmeno il gabinetto del ministro e il suo ufficio legislativo?
Preferirei non parlare di questo argomento. In fondo io non ho competenza perché ricade sotto il commissario straordinario, l'architetto Roberto Cecchi. C'è un decreto della presidenza del consiglio che gli dà i poteri.

La Volkswagen cosa voleva fare?
Voleva fare un lancio della nuova autovettura con una serie di serate all'infuori degli orari per invitare i loro distributori provenienti da tutte le parti del mondo. Poi però si è tutto bloccato e so che stanno valutando altre sedi europee. Peccato. Loro avevano un forte interesse perché lei capisce che il Colosseo è un'icona mondiale ma la cosa non è andata avanti e penso si stiano ritirando.

Il Colosseo secondo lei ha delle potenzialità di sfruttamento commerciale inespresse?
Ma certo. Lei pensi al Gladiatore. Siamo a dieci anni dall'uscita del film Il Gladiatore e abbiamo visto con grande chiarezza che certamente ci ha portato in tutto il mondo grandissima notorietà. Non a caso noi stiamo parlando adesso con Woody Allen perché vuole fare un film ambientato a Roma (il regista ha annunciato che trascorrerà l'estate nella Capitale per girare la sua nuova pellicola, ndr) e noi gli abbiamo detto che siamo disponibilissimi ad aiutarlo se ha bisogno di ambientazioni nei monumenti di Roma, musei. Lei immagini 'Il fantasma del Louvre' quanto ha aiutato Il Louvre. Io mi occupo di comunicazione il mio obiettivo è proprio quello di portare più visitatore. Io da quando sono arrivato ho puntato su questo e il mio obiettivo non è la mercificazione ma l'avvicinamento dei monumenti al popolo. In due mesi abbiamo fatto più 27 per cento di visitatori.

Se Woody Allen volesse usare Il Colosseo, dovrebbe chiedere il permesso alla Tod's?
Preferisco non rispondere. Chieda al ministero e al sottosegretario Giro. Io le posso dire solo che incontrerò Della Valle al ritorno dal mio viaggio negli Stati Uniti, tra un paio di settimane poiché abbiamo questa richiesta specifica della Volkswagen. Ci potrebbero essere i numeri uno del mondo in quell'evento e fare un party simile al Colosseo non sarebbe male.

Volkswagen ha rinunciato?
Io ho parlato due giorni fa con chi ha in mano la cosa e sono scoraggiati ma vediamo di risolverla. Io vorrei condividere con Della Valle una strategia di valorizzazione che la mia direzione generale ha in mente e che è lontana dalla mercificazione.

3- CESSIONE COLOSSEO: IL PROBLEMA NON E' DELLA VALLE MA E' IL RUOLO SVOLTO DAL COMMISSARIO ED I DANNI AL MIBAC.
Sulla polemica che sta infuriando in queste ore , la Segreteria Nazionale della Uil Beni e Attività Culturali chiarisce che nell'esposto presentato alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti il problema che viene rappresentato non è il ruolo di Tod's bensi' quello esercitato dal Commissario delegato all'area archeologica Arch R Cecchi e semmai dalla Soprintendenza archeologica di Roma.

Il dott Della Valle fa il suo mestiere attraverso una operazione commerciale e promozionale di grande effetto.
La Uil non è contro l'intervento dei privati ma è contro le dismissioni.
Il problema è un altro, chi per lo Stato ha curato , elaborato, realizzato e firmato l'accordo ha compiuto tutte le valutazioni del caso?

Perché tutto questo segreto sull'accordo che ad oggi vede addirittura dinieghi a richieste di accesso formulate da studi legali come nel caso dell'avvocato Orazio Castellana ed un ricorso pendente davanti al Tar del Lazio iscritto al n. RG10461/10.
E' singolare che oggi nessuno conosce il testo dell'accordo.
Per questo la Uil ha chiesto di vederci chiaro. [03-04-2011]

 

 

Accordo sulle nomine Eni ed Enel, cambiano i presidenti - Le carte sui fondi esteri fanno tremare D’Alema - Profughi, vertice Italia-Francia - Frattini: 150 milioni alla Tunisia - Il Pd in piazza per la giustizia’ - Colosseo ai privati, è polemica sul restauro - Cina, in cella l’artista star dei Giochi - Milano e Napoli capitali dei reati - E’ il Napoli l’anti-Milan. Roma ko con la Juve...

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Il piano italiano per i migranti". Editoriale di Ernesto Galli Della Loggia: "Lega di lotta non di governo". Di spalla: "Il record (amaro) dell'invasione mediatica". Al centro foto-notizia: "Valentino-Stoner, motoscontro con lite" e "Accordo sulle nomine Eni ed Enel, cambiano i presidenti". In taglio basso: "La lezione dimenticata dell'Impero romano" e "L'incubo di Anna Oxa: lo stalker".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Profughi, vertice Italia-Francia" e a sinistra: "Nomine, ecco i nuovi presidenti per Eni ed Enel", con il commento di Massimo Giannini: "La promessa di Tremonti: lo Stato padrone non torna". Editoriale di Tito Boeri: "Il governo che non c'è". Al centro foto-notizia: " ‘Il Pd in piazza per la giustizia' " e "Gheddafi invia un viceministro in Grecia: ‘Stop alle armi' ". In taglio basso: "Se il teatro per salvarsi si dimezza l'orario" e "E' il Napoli l'anti-Milan. Roma ko con la Juve".

 

LA STAMPA - In apertura: "Frattini: 150 milioni alla Tunisia" e in taglio alto: "Presidenza Eni: Recchi in ‘pole' " e "Colpaccio Juve con Krasic e Matri". Editoriale di Giovanna Zincone: "Una difficile strada obbligata". Di spalla: "Processi e leggi: la settimana della verità per la giustizia" e "Cina, in cella l'artista star dei Giochi". Al centro foto-notizia: "Costa d'Avorio, incubo massacri" e in un box: " ‘Dateci armi e anche Tripoli s'infiammerà' ". A fondo pagina: "L'Aquila, il tempo di è fermato a due anni fa".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Albi in lite sulle esclusive". Editoriale di Gian Paolo Prandstraller: "Il rischio di fermare un percorso comune". Al centro la foto-notizia: "Export. La mappa dei vincoli per le imprese Ue" e "L'aumento dei tassi costerà alle Pmi seicento milioni". Di spalla: "Il risveglio del catasto arma in più per i sindaci" e "Milano e Napoli capitali dei reati". In taglio basso: "Gimkana sul web per spuntare la polizza migliore".

IL MESSAGGERO - In apertura: "Italia-Francia, torna il dialogo" e in un box: "Il Pdl: ora basta con i veti della Lega". Editoriale: "L'Aquila e il Paese che non fa sistema". Al centro foto-notizia: "Roma, che notte amara. Lazio, scandalo arbitro" e "Eni ed Enel, ecco i nomi nuovi". In un box: "Colosseo ai privati, è polemica sul restauro". In taglio basso: "Parioli, s'indaga per evasione" e "Tutti al distrretto militare, c'è la soubrette con le stellette".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Le carte sui fondi esteri fanno tremare D'Alema" e a sinistra: "Emergenza immigrati, presto il vertice Cav.-Sarkò". Editoriale di Magdi Cristiano Allam: "Serve un ministro ad hoc". Al centro: "Gli evasori? Non sono solo i soliti noti". A fondo pagina: "Quei raid anti-fascisti più liberticidi del fascismo".

 

IL TEMPO - In apertura: "La lista Ferrari". Al centro la foto-notizia: "Sarkozy chiama Berlusconi".

 

IL FOGLIO - In apertura: "Tremonti sta creando un'altra Iri". Editoriale di Giuliano Ferrara: "Noi prigionieri dell'ingombro dell'Io, la Chiesa no".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Sciupone l'Africano". In taglio alto: "L'evasione fiscale al 38 per cento grazie a Berlusconi". Di spalla: "Missione Onu per la Libia"04-04-2011]

 

 

1- NON SIETE STATO, VOI! IL DUELLO TREMONTI-LETTA PARTORISCE UN PRESIENTE AMERIKANO ALL’ENI, CON GLI OCCHI PUNTATI SULL’ASSE PUTIN-GHEDDAFI-BANANA, E UN EX DIPENDENTE DELL’EX STUDIO TREMONTI E SUPER-COMMERCIALISTA DI MEDIASET ALL’ENEL - 2- IN FINMECCANICA, LA LEGA(?) PIAZZA ORSI COME AD, AL FIANCO DI UN MINI-GUARGUAGLIONE. MA A DAGOSPIA RISULTA CHE IL MARITO DI MARINA GROSSI POTREBBE SALTARE PER FAR POSTO ALL’EX AMBASCIATORE A WASHINGTON, L’AMERIKANO CASTELLANETA - 3- NANO-POLITICS (A CHI I NEGRI? A VOI!) ECCO LA MAGIA: TORNA IL COLONIALISMO STRACCIONE - 4- SUL CORRIERE, IL PROF. FERRARELLA CI DIMOSTRA LA PROFONDA INUTILITA’ DELLA VIA GIUDIZIARIA PER LIBERARSI DEL CAINANO: "CASO RUBY, DOPO MERCOLEDÌ’ PROSSIMA UDIENZA TRA DUE MESI. E SE INTERVERRA’ LA CONSULTA, SOSPENSIONE QUASI CERTA" -

a cura di Minimo Riserbo e Falbala'

 

NANO-POLITICS (A CHI I NEGRI? A VOI!)
"Profughi, vertice Italia-Francia. Sarkozy chiama Berlusconi. Oggi il premier a Tunisi in cerca di un accordo. Rivolta a Lampedusa, ancora fughe dalle tendopoli. Nuova strage in mare: 70 morti" (Repubblica, p.1). "Frattini: 150 milioni alla Tunisia" (Stampa, p. 1)

Prendi due leaderini in scala 1 a 2, con il braccino teso da Ventennio a colori, e affida loro gli aeroplanini, i carriarmatucci e tanti bei poliziotti sugli autoblindi. E magari anche a cavallo, come nel far west. Ed ecco la magia: torna il colonialismo straccione.

 

Poi prendi la Chiesa di due nazioni ultracattoliche (la domenica), falla accogliente ma silente. E i cittadini in coda per il rientro dal mare entro cena, con la radio sintonizzata sull'informazione di Stato. Cristodio! Ne arrivano 600; mille, forse addirittura 5900!. E dove cazzo li mettiamo tutti 'sti negri alla vigilia della stagione turistica? Ai caselli, c'e' coda. Alla mensa della Caritas, c'e' coda.

Davanti ai multisala, c'e' coda. Una volta, nella famosa Europa cristiana, c'erano famiglie dove i genitori dicevano: dove c'e' posto per tre c'e' posto per quattro. C'era l'Italia dell'Albero degli zoccoli. Abbiamo tagliato gli alberi e sono aumentate solo le zoccole (meglio se minorenni ed extracomunitarie).

 

NON SIETE STATO, VOI
Il Governo c'è e governa. Il duello Tremonti-Letta partorisce
un amerikano General Electric all'Eni, con gli occhi puntati sull'asse Putin-Gheddafi-Banana, e un ex dipendente dell'ex studio Tremonti e super-commercialista di Mediaset all'Enel. Più cauta l'analisi dei giornalisti economici: "Chiusa la partita delle nomine, nuovi presidenti per Eni ed Enel" (Repubblica, p. 2).

Alla presidenza dell'Eni va Giuseppe Recchi, dell'omonima famiglia di costruttori torinese, attuale capo di General Electric per il Sud Europa. Alla presidenza dell'Enel va Paolo Andrea Colombo, amicone del finanziere Arnaldo Borghesi e super-commercialista di Mediaset.

 

Paoletto Pilkington Scaroni e Fulvio Conti restano inchiodati tranquilli sulle loro sacre cadreghe di amministratori delegati, come il Gran Postino (di raccomandazioni) Sarmi Massimo. Confermato anche Bellicapelli Cattaneo a Terna (gli tocca solo un ciellino alla presidenza, l'infinito Roth).

 

In Finmeccanica, invece, la Lega(?) piazza Giuseppe Orsi come ad, al fianco di un ridimensionato (forse) Guarguaglione. Ma a Dagospia risulta che il marito di Marina grossi potrebbe saltare per far posto all'ex ambasciatore a Washington, l'amerikano Castellaneta. Nel dubbio, oggi i giornali leccano il culo più o meno a tutti e parlano di ringiovanimento (si ride).

 

Intanto torna l'Iri, con la scusa di salvare la poltrona a Enrichetto Bondi e sgravare Intesa da Granarolo. Massimo Giannini verga un signor pezzo in cui smonta la politica economica di Giulietto Tremendino (Repubblica, p. 3). Quando scrive di quel che sa, l'ex cantore di Geronzi è davvero bravo.

 

NESSUNO LO PUO' GIUDICARE
"Ruby, la Camera vota. Il Csm attacca. Domani in aula il conflitto con i pm. Prescrizione, settimana di fuoco. I falchi del Pdl: adesso l'improcedibilita' per bloccare il dibattimento" (Repubblica, p. 12). Un quadro semplice e chiaro della settimana giudiziaria del Capo lo si trova in una bella pagina della Stampa (p. 11).

Poi, sul Corriere, passa il professor Ferrarella e ci dimostra la profonda inutilita' della via giudiziaria per liberarsi del CaiNano: "Caso Ruby, dopo mercoledì' prossima udienza tra due mesi. E se interverra' la Consulta, sospensione quasi certa"
(p. 9). Sui muri di una citta' del nord, ieri sera, abbiamo letto questa scritta: "La crisi ve la cagate voi!". Togliete la parola "crisi", metteteci "il Banana" ed ecco fatto il nostro modesto editoriale

 

MA FACCE RIDE!
Mentre Bersani chiama in piazza quel che resta del Piddi' sulla giustizia (un po' tardi, magari, dopo che le violante e le finocchiesse hanno partecipato a qualunque mediazione per anni), il Mago Dalemix torna sulla prima pagina del Giornale. "Le carte sui fondi esteri fanno tremare D'Alema. Diventano pubblici i documenti sugli affari dei Ds; i pm li hanno ignorati per anni. Un vortice di denaro, prestanome e misteriose raccomandazioni di silenzio". Bel colpo di Gian Marco Chiocci e Luca Fazzo. Ok, e' la famosa roba della ditta Cipriani-Tavaroli-Tronchetti Dovera. Ma leggere e' sempre meglio che distruggere.

 

REGOLAMENTO DI CONTI IN SINAGOGA
Sulla Stampa di Mariopio Calabresi il valoroso Coccolino Molinari scrive: "Goldstone ritratta su Gaza: "Sbagliato il mio rapporto". Nuovi dati sulla guerra del 2008."Israele non diede l'ordine di colpire i civili". Netayahu reagisce chiedendo al Palazzo di Vetro di "buttare quel documento nel cestino della Storia" (p. 14).

 

FREE MARCHETT
"Vendo all'estero il brand Italia. Il prossimo passo, nella moda". Andrea Bonomi: Investindustrial pronta a sfilare in passerella con 200 milioni" Sulla Stampa, il massiccio Teodoro Chiarelli s'innamora del nipote di Anna Bonomi Bolchini e scrive cose tipo "Per Bonomi il mondo e' più' facile di quello che sembra" (p. 23). Un po' s'era capito. Anche fare il giornalista, a volte, e' più' facile di quello che sembra.

CARO, PRENDITI UNA VACANZA
attacco dell'editoriale, un filo egocentrico, che trovate oggi in prima sul Giornale di Mortimer Sallustioni: "Il primo dicembre del 2005 incontrai Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli offrendogli la mia disponibilita' ad assumere la responsabilita' di un nuovo dicastero, che denominai ministero dell'Integrazione, dell'Identita' nazionale e della Cittadinanza". Lo firma un palloncino gonfiato che si spaccia per Magdi Cristiano Allam. Pesce d'Aprile scaduto? 04-04-2011]

 

 

CHIAMALA DEMON-CRAZIA (LA CINA è MEGLIO DELLA LIBIA?) - IN GALERA AI WEIWEI, L’ARCHITETTO DELL’OLIMPIADE, ACCUSATO DI SOVVERSIONE - LA PAURA DEL CONTAGIO DELLE RIVOLTE ARABE FA TREMARE PECHINO - LE AREE DEL DISSENSO SONO LE STESSE: I GIOVANI E I DISOCCUPATI - L’OCCIDENTE FA SPALLUCCE, OVVIAMENTE: LA CINA è LA PRIMA CREDITRICE DEGLI STATI UNITI E IL SUO MERCATO GIGANTESCO FA GOLA AI GOVERNI DEMOCRATICI EUROPEI

1 - CINA GIRO DI VITE SUI DISSIDENTI IN CARCERE L'ARCHITETTO DELL'OLIMPIADE...
Ilaria Maria Sala per "la Stampa"

 

Ai Weiwei è uno dei più conosciuti artisti contemporanei cinesi. Porta la sua firma anche lo stadio olimpico di Pechino, il celeberrimo «Nido d'uccello». Ma la sua celebrità è sembrata interessare poco alla polizia cinese, che ieri mattina lo ha bloccato mentre partiva per Hong Kong: prima lo ha trattenuto all'aeroporto, impedendogli di imbarcarsi, e poi lo ha condotto in questura. Da allora non si hanno più sue notizie. Ma lo studio dell'artista, il Caochangdi , alla periferia di Pechino, rimane circondato dalla polizia.

 

Nell'ambito dell'operazione è stata fermata anche sua moglie, Lu Qing, assieme a diversi suoi assistenti. Circa trenta computer che erano nello studio, con i loro dischi rigidi, sono stati sequestrati dalla polizia.

Non è la prima volta che questa star internazionale dell'arte contemporanea cinese, fortemente critica nei confronti del governo, si trova nei guai con le autorità: dopo il terremoto del Sichuan, nel 2008, Ai diede il via a un progetto artistico incentrato sugli zaini degli scolari morti nel sisma, raccoglieva nomi e immagini documentarie per cercare di capire come mai tante scuole fossero crollate, uccidendo centinaia di bambini, mentre gli edifici governativi della regione erano rimasti in piedi (le autorità locali furono accusate di corruzione e di aver intascato fondi pubblici costruendo le scuole con materiali scadenti).

 

Il suo attivismo a favore delle vittime del terremoto del Sichuan gli valse l'ira delle autorità locali, che lo rinchiusero in un albergo dove venne malmenato: le conseguenze delle percosse lo costrinsero a un'operazione di urgenza, in Germania, a causa di un ematoma cranico. L'operazione e la convalescenza furono trasformate da Ai, grande utilizzatore del Web e di Twitter, in una performance multimediale postata su Internet.

 

Lo scorso novembre, Ai venne bloccato all'aeroporto mentre stava recandosi in Corea del Sud, quando le autorità cinesi cercavano di impedire al maggior numero possibile di noti attivisti di lasciare il Paese per recarsi in Norvegia, alla cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per la Pace al dissidente cinese - condannato a undici anni di prigione - Liu Xiaobo.

La detenzione di Ai giunge dopo circa sei settimane di un pesante giro di vite repressivo in tutto il Paese, che ha portato a numerosi arresti di attivisti, dissidenti, avvocati, e semplici utilizzatori di Internet e dei sistemi di microblogging come Twitter e Weibo (il Twitter cinese) che hanno messo online commenti giudicati inaccettabili dalle autorità. Alcuni di loro sono a tutti gli effetti «desaparecidos», e, secondo gruppi per la difesa dei diritti umani, a rischio di tortura.

 

Le cause di quest'inasprirsi del clima politico non sono state rese note, ma in parte hanno coinciso con degli appelli, lanciati tramite Internet, affinché la Cina seguisse l'esempio della Tunisia, dell'Egitto, e di altri Paesi dell'Africa del Nord in rivolta e chiedesse maggior democrazia. Le proteste di questa «rivoluzione dei gelsomini», mai avvenuta, sono però state soffocate sul nascere da una massiccia presenza poliziesca nei luoghi previsti per gli assembramenti. Secondo Nicholas Bequelin, ricercatore di Human Rights Watch sulla Cina, si tratterebbe anche di una «specie di riaggiustamento, da parte delle autorità cinesi, per riportare nei ranghi una popolazione ormai usa a un livello di libertà di espressione e comunicazione ben superiori a ciò che il sistema politico reputa accettabile».

In particolare su Internet, infatti, malgrado i numerosi filtri di censura imposti dalle autorità nazionali, molti utilizzatori esperti sanno come «scavalcare il muro» censorio per accedere liberamente a informazioni nazionali e internazionali. Tutte le persone detenute negli ultimi tempi, infatti, hanno in comune l'appartenenza a comunità online attive e molto dirette nell'esprimere opinioni politiche anti-governative.

 

2 - "PECHINO HA IL TERRORE DEL CONTAGIO ARABO". L'EX CONSIGLIERE DI BUSH SENIOR, PAAL: REALE IL RISCHIO DI PROTESTE...
Maurizio Molinari per "la Stampa"

L' arresto di Ai Weiwei svela il timore di Pechino di essere contagiata dalle rivolte in corso nel mondo arabo»: così Douglas Paal, ex titolare dell'Asia nel Consiglio di Sicurezza nazionale del presidente George H. W. Bush e attuale vicepresidente della Fondazione Carnegie, legge la stretta cinese contro il dissenso.

Perché hanno arrestato Ai Weiwei?
«Il regime è intimorito dalle rivolte nel mondo arabo. Da settimane stanno operando in maniera sistematica, arrestano dissidenti, artisti, studenti. Qualsiasi persona che ritengono possa originare una minaccia viene fermata o minacciata».

Quale pericolo porta Ai Weiwei al regime comunista?
«È un libero pensatore, una voce molto conosciuta in Cina e nel mondo. Deve la sua notorietà non solo allo stadio costruito a Pechino per le Olimpiadi ma a numerose opere assai conosciute. È possibile che abbiano visto in lui un vettore di dissenso fra l'opposizione interna in Cina e quanto sta accadendo all'estero».

 

A cosa si riferisce?
«Alle rivolte arabe».

Pechino ne teme il contagio?
«Sì, molto».

Ma il mondo arabo è molto distante e diverso dalla Cina. Da dove nasce tale timore?
«È un mistero ma questa è la realtà. Chi studia e osserva la Cina si sta interrogando su questa paura cinese di contagio. In effetti sulla carta si tratta di due mondi distanti, differenti, che si conoscono poco e si parlano ancora meno. Ma forse la chiave di questo mistero è in qualcosa che il regime cinese ha osservato ed a noi sfugge».

 

A cosa pensa?
«Sono due le aree di dissenso che preoccupano di più le autorità cinesi: i giovani e i disoccupati. È possibile che esistano dei fermenti di protesta al di sotto del radar degli osservatori occidentali. Magari sono state le immagini via Web giunte dal Nord Africa o dal Bahrein a spingere qualche gruppo a mobilitarsi. D'altra parte Ai Weiwei è molto attivo su Internet, se non erro su Twitter ha decine di migliaia di seguaci.

 

Non possiamo escludere che Pechino stia tentando di disinnescare il meccanismo che ha portato in Tunisia ed Egitto a mobilitare le piazze ovvero la convergenza fra l'uso di Internet da parte dei giovani e lo scontento delle masse dei senza lavoro. Potrebbero essere arrivati alla conclusione che il pericolo di proteste è molto reale».

 

Cosa può fare l'Occidente di fronte alla repressione del dissenso in Cina?
«L'Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, è troppo distratto da quanto sta avvenendo nel mondo arabo. Non ha tempo né desiderio di guardare alla Cina ma è un grave errore».

 04-04-2011]

 

 

LA TRIBÙ OBA-OBA - UN REGISTA INGLESE RICOSTRUISCE LA DISCENDENZA AFRICANA DI OBAMA: DAL SUDAN DEL 1200 AL NONNO KENYOTA, CHE SI CONVERTE ALL’ISLAM PER AVERE “UN NUMERO MAGGIORE DI DONNE SOTTOMESSE E DOCILI” - IL PADRE RIBELLE, USCITO DI PRIGIONE VOLÒ ALLE HAWAII E SPOSÒ (DA BIGAMO) LA BIANCA STANLEY ANN - AL SUO RITORNO IN AFRICA, SI RISPOSÒ ALTRE 2 VOLTE E MORÌ IN CIRCOSTANZE MISTERIOSE: UFFICIALMENTE UN INCIDENTE, MA FORSE FU OMICIDIO…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

 

Una tribù che adorava in Sudan la divinità Nyasaye, un avo guerriero in Uganda, il trisavolo sfuggito ai mercanti di schiavi, il nonno cristiano convertito all'Islam e un padre con quattro mogli che forse morì assassinato: questa è la stirpe da cui proviene il 44˚ Presidente degli Stati Uniti, che Peter Firstbrook racconta nel libro «The Obamas», edito da Crown.

L'autore è un regista di documentari della Bbc e in coincidenza con l'insediamento di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca scelse di seguirne le tracce africane mettendo insieme in tre anni di ricerche una quantità tale di materiale da convincersi che il modo migliore per raccoglierlo fosse un libro. Ne esce un racconto tribale che intreccia le origini dell'Africa, l'epopea delle esplorazioni, il dominio britannico e le rivolte post-coloniali con una miriade di personaggi stampati nella memoria di dozzine di testimoni ma quasi sempre assenti da ogni anagrafe.

 

La genesi dei Luo, la tribù di Obama, è in Sudan, dove il capostipite Sin-Kuru attorno al 1250 prende 12 mogli dando origine a tre ceppi: i niloti delle pianure, degli altipiani e dei fiumi-laghi. Questi ultimi discendono da Opiyo Podho Koma, figlio di Sin-Kuru, che si insedia nel Sud, a Bahr al Gazal, lungo il Nilo Bianco, da dove hanno bisogno di due secoli per percorrere i circa 400 km che li separano dal Lago Alberto, in Uganda. Quando vi arrivano a guidarli è un re guerriero di nome Podho II, che erige a PackwachPubungu un accampamento-fortezza da cui estende i domini sconfiggendo ogni tribù che gli si oppone.

 

Nasce così la «Terra dei Luo» che scivola verso Sud, seguendo il Nilo, fino a trovare a metà Settecento la definitiva sede sulle sponde del Lago Vittoria, nella regione del Kenya occidentale che porta il nome di Nyanza, dove a K'ogelo ci sono le tombe del padre e del nonno di Obama e a K'Obama c'è un intero villaggio popolato da parenti, più o meno lontani, appartenenti a una tribù che oggi conta 5 milioni di anime ed è la terza della nazione dopo i Kikuyu e i Luhya.

Il primo Luo a portare il nome di Obama nasce attorno al 1830 ed è il fratello gemello di Opiyo, all'epoca uno dei leader più influenti di Luoland. La sua occupazione principale è proteggere i villaggi dai mercanti di schiavi arabi che vengono dal Sud per razziare intere famiglie e portarle a Zanzibar, dove vengono vendute ai trafficanti europei. Opiyo deve vedersela anche con le epidemie e l'arrivo dei colonizzatori britannici. Quando gli nasce un figlio lo chiama Obama: avrà cinque mogli inclusa Nyaoke, da cui nel 1895 nasce Onyango Obama, nonno paterno del Presidente Usa. Il Kenya è ormai saldamente nelle mani di Sua Maestà, ha dunque un'anagrafe e questa data è la prima che appare senza punto interrogativo nell'albero genealogico redatto da Firstbrook.

 

I Luo professano il credo di Nyasaye, una divinità incarnata nel Sole, nella Luna e negli animali selvatici, ma quando Onyango nasce sono stati convertiti al cristianesimo dai missionari europei e anche lui viene battezzato. Lo chiamano Johnson. Da giovane Onyango veste pelli e ornamenti metallici come gli altri Luo, ma l'arrivo della Prima Guerra Mondiale lo obbliga a vestire la divisa dei reparti coloniali britannici con la quale serve in Birmania prima di tornare a Zanzibar, dove cambia fede e sceglie l'Islam prendendo il nome di Hussein.

 

Il motivo sono le donne perché, come confessa a parenti che ne tramandano la spiegazione, «quelle musulmane sono più sottomesse e docili», senza contare che la fede di Maometto consente la poligamia che il cristianesimo avversa, e lui di mogli ne prende cinque. È Habiba Akumu la madre di Barack Obama senior, che però viene cresciuto da Sarah, denominata «Mama Sarah», e ancora vive nel villaggio di K'ogelo a Kendu Bay.

I Luo sono noti per avere modi gentili, parlare troppo e avere a cuore l'educazione, e così nonno Onyango spinge il figlio Barack a studiare a Nairobi. Ma il risultato sono frequentazioni universitarie che lo portano nelle file dei gruppi indipendentisti, e poiché sono gli anni della rivolta dei Mau Mau finisce in prigione. Onyango va su tutte le furie e si rifiuta di pagare la cauzione.

 

Quando il figlio viene rilasciato, lo spinge a cogliere l'occasione di una borsa di studio per volare in America. Barack senior alle Hawaii incontra la bianca Stanley Ann Dunham e la sposa senza aver divorziato da Kezia, e dunque il figlio omonimo quando nasce, il 4 agosto 1961, per la legge americana è illegittimo. Barack senior è un ateo che, tornando in Kenya, avrà altre due mogli - inclusa Ruth, un'americana di Boston - e la sua morte nel 1982 è tinta di giallo perché i parenti che vanno a vedere la salma dubitano della tesi dell'incidente stradale sostenuta dalla polizia, in quanto il corpo non presenta alcuna frattura. Dunque potrebbe essere stato un omicidio.04-04-2011]

 

 

1- PRIMA O POI LE VOLPI FINISCONO IN PELLICCERIA: PASSERA UCCELLATO DA TREMONTI - 2- INTESASANPAOLO, LA PRIMA BANCA ITALIANA, ANNUNCIA UN AUMENTO DI CAPITALE DI 5 MILIARDI. UNA DECISIONE CLAMOROSA MA NON PER I COMPIACENTI GIORNALI DE’ NOANTRI - 3- INUTILE DIRE CHE DI FRONTE A UN’OPERAZIONE STRAORDINARIA COME QUESTA, CHE BUTTA UN’OMBRA MOLTO PESANTE SULLE CAPACITÀ DI BANCHIERE E DI MANAGER DI PASSERA, C’È ANCHE CHI GODE IN MANIERA PARTICOLARE: IL TREMONTI DELLA "POLITICIZZAZIONE DEL CREDITO" BASTONATO IERI DA SCALFARI, GRAN SUPPORTER DI CORRADINO, E IL PRESIDENTE ABRAMO BAZOLI CHE NON HA MAI METABOLIZZATO CERTI "SALVATAGGI", DA ZUNINO AD ALITALIA, DAI TRENI DI MONTEZEMOLO-DELLA VALLE ALLA PARMALAT - 4- DI CERTO È CHE TREMONTI NON SEMBRA AVERE FIDUCIA NELLE CINQUE PRINCIPALI BANCHE ITALIANE E NEMMENO DI INTESA COSÌ “SISTEMICA” DA AVER BISOGNO DI 5 MILIARDI -

Il miglior pesce d'aprile è stato senza dubbio quello che porta la firma di Corradino Passera, il 57enne banchiere comasco che insieme al presidente Abramo-Bazoli guida IntesaSanPaolo.

Venerdì la sua banca ha annunciato un aumento di capitale di 5 miliardi per rafforzare il patrimonio in vista dei criteri di Basilea che saranno applicati a partire dal 2013. La sorpresa nel mondo della finanza, dove in genere si ride soltanto quando arrivano i bonus milionari, è stata davvero grande, e molti analisti hanno pensato che si trattasse di una bufala.

Solo dopo la sollecitazione della Consob l'Istituto di Ca' de Sass ha precisato le sue intenzioni e ha alzato il velo su una problematica inaspettata. Nessuno infatti pensava che la prima banca italiana (18esima nell'elenco delle banche europee) facesse un annuncio così clamoroso. Per chi non lo sapesse Intesa detiene il 17% dei depositi, ha 11,4 milioni di clienti, 5.800 sportelli e ha chiuso i conti del 2010 con un utile netto di 2,7 miliardi.

 

Solo la cortina di compiacenza che attraversa in lungo e in largo il mondo dell'informazione economica, non ha sottolineato nei toni giusti il valore dirompente di una decisione così importante.

 

Fino alla settimana scorsa si sapeva che altre banche italiane avevano le gambe fragili e una necessità assoluta di procedere ad un aumento di capitale. Tra queste, in prima fila, UBI, MontePaschi, Banco Popolare di Milano e forse Unicredit. A scoperchiare il vaso di Pandora ci ha pensato per prima l'UBI con un aumento di 1 miliardo e il titolo è crollato in Borsa di oltre il 12%. L'amministratore delegato Victor Massiah ha detto che "quando bisogna distinguersi per il merito creditizio c'è bisogno di capitale", un giro di parole adatto alla retorica ma non al mercato.

 

Da parte sua il vertice di MontePaschi ha continuato a negare ciò che i contradaioli senesi davano per scontato, e oggi arriva la notizia che Mediobanca e Jp Morgan sarebbero già al lavoro per convincere il boccoluto Mussari e la Fondazione che controlla con il 56% l'Istituto di Rocca Salimbeni, a rafforzare il patrimonio con un'operazione da 2,2-2,3 miliardi (ben più robusta del taglio dei costi che ha portato i due big della banca senese a imporre un limite di spesa di 48 euro sui cellulari aziendali).

 

Per il momento sulla sponda del fiume rimane Unicredit dove il buon Ghizzoni (con fiducia discutibile) dice di essere in anticipo di 7-8 anni su Basilea III. Gli analisti non ci credono e nell'operazione-principe di Corradino Passera trovano la piena conferma di ciò che Mario Draghi ha detto il 26 febbraio al Forex di Verona.

 

In quell'occasione lo stato maggiore di IntesaSanPaolo era platealmente assente e non ha potuto cogliere il sorrisetto amaro con cui il Governatore arrivato alla pagina 12 del suo intervento, ha alzato gli occhi dai fogli e ha detto che le maggiori banche avrebbero fatto bene ad aumentare il capitale prima dell'arrivo dei famosi stress-test.

Il monito di Draghi sembrava rituale, ma era preceduto da un avviso ai naviganti sul rischio Paese che stanno correndo "anche le banche più efficienti, penalizzate nella provvista sui mercati". Come se non bastasse sono arrivate le parole di una donna, Anna Maria Tarantola, l'alto dirigente di Bankitalia, che indica in 40 miliardi il fabbisogno degli istituti italiani per reggere la sfida dei prossimi anni.

 

Qualcuno come ad esempio il direttore di "MilanoFinanza", Paolo Panerai, ha scritto sabato che si tratta di una cifra spropositata, ma questo giudizio non toglie nulla all'effetto bomba che nel mondo del credito ha avuto il "pesce d'aprile" di Corradino Passera.

Domani i vertici di IntesaSanPaolo saranno a Torino per la presentazione dei risultati 2010 che si possono leggere nel comunicato stampa di 14 pagine sul sito della banca, poi mercoledì alle 10,30 al centro congressi di via Romagnosi a Milano, Corradino presenterà il Piano di impresa che dovrebbe buttare un po' di luce sulle strategie dei prossimi anni e giustificare la richiesta agli azionisti e al mercato di una colletta stratosferica.

 

Le mani nel portafoglio per trovare 5 miliardi di euro dovranno metterle prima di tutti le Fondazioni che piangono da tempo per i striminziti dividendi, ma che sotto la guida del "grande vecchio" di Cariplo, Giuseppe Guzzetti, non potranno tirarsi indietro. E insieme a loro a fare la colletta dovrebbero provvedere le Generali che detengono il 4,9% in Banca Intesa, il fondo americano BlackRock, mentre gli altri soci Credit Agricole e Carlo Tassara (la società dell'ungherese Zaleski salvato da Bazoli) non saranno della partita.

 

Inutile dire che di fronte a un'operazione straordinaria come questa c'è anche chi gode in maniera particolare: sono le sei banche del consorzio di garanzia che sotto la guida di Merrill Lynch avranno il compito di collocare sul mercato l'aumento di capitale portandosi a casa robusti guadagni.

 

Chi gode di meno invece è il capomastro del cantiere di Ca' de Sass (il palazzo storico con tanto di bifore e bugnato dove ha sede il vertice di Intesa) perché questa operazione straordinaria butta un'ombra molto pesante sulle sue capacità di banchiere e di manager. Fino a venerdì la storia di Corradino è stata una collezione di performances che lo hanno portato a immaginare IntesaSanPaolo come una "vera banca locale" capace di giocare al momento opportuno il ruolo di "banca di sistema".

Così ha fatto in numerose operazioni tra cui spicca il salvataggio di Alitalia con la cordata dei patrioti italiani, un'impresa che avrebbe voluto ripetere anche per Parmalat con quei compagni di merenda Luchino e Dieguito Della Valle ai quali ha staccato un assegno di 700 milioni per far volare i treni "Italo" dell'Alta Velocità.

 

Ma nella storia professionale di quest'uomo che ha iniziato il suo percorso nel 1980 in McKinsey ci sono altre operazioni importanti verso Fiat, Piaggio, Prada alle quali bisogna aggiungere la soluzione di dossier di crisi profonde come quella (ricordata ieri con malizia dal giornalista Mucchetti) del gruppo Risanamento del finanziere Zunino che aveva un debito di 476 milioni con l'Istituto.

Non è roba da poco, e comunque tale da ritagliargli il profilo di un superbanchiere, relativamente giovane, dotato di una cultura tecnocratica e di passioni umane espresse non solo tra le mura domestiche con un secondo matrimonio atteso a Cernobbio prossimamente e una nuova paternità, ma anche in pubblico con una buona dose di arroganza.

 

C'è ancora chi ricorda il modo brutale con cui tre anni fa al Meeting di Rimini di "Comunione&Fatturazione", Corradino liquidò l'idea della Banca del Sud di Giulietto Tremonti dicendo "no, grazie, non ne sento un gran bisogno, serve una scossa al sistema". E addirittura c'è stato un momento in cui il tecnocrate comasco è stato indicato per la poltrona di ministro del Tesoro.

 

E qui si arriva a parlare inevitabilmente del suo rapporto con Giulietto Tremonti, un rapporto dialettico che dicono sia migliorato negli ultimi tempi ma rientra a pieno titolo nella casistica dei conflitti tra primedonne. Se questa analisi ha un pizzico di verità allora si può capire meglio l'altro pesce d'aprile che ha sconvolto il mondo della finanza.

 

Questa volta a firmarlo è stato proprio Giulietto Tremonti durante il Meeting di Cernobbio. Appena sceso dall'aereo che l'ha portato da Nanchino a Milano, l'ex-tributarista di Sondrio per colpa del jet lag e per un improvviso rigurgito di nostalgia ha dichiarato che "per come è messo adesso il mondo sarebbe meglio avere la vecchia Iri e la grande Mediobanca".

Parole di questo genere hanno bloccato il respiro di Enrico Letta e le acque del lago dove si affaccia la villa dei Meeting si sono increspate all'improvviso. Il proclama neostatalista o colbertista (come scrive scandalizzato oggi su "Repubblica" il vicedirettore Massimo Giannini, il più zelante dei sapientini) fa rivoltare nella tomba Enrico Cuccia e chiunque abbia conosciuto la stagione dell'Iri e delle Partecipazioni Statali.

Soprattutto avrà lacerato l'animo di quei personaggi come Alberto Nagel e Renato Pagliaro che si stanno dissanguando nel tentativo di cancellare la lunga stagione in cui pochi cavalieri dell'Apocalisse (primo fra tutti Gianni Agnelli) ingessavano il sistema economico attraversando i cancelli di Piazzetta Cuccia. Ciò che più interessa è capire la ragione di questo pronunciamento che è arrivato a 24 ore esatte di distanza dal pesce d'aprile di Passera. La domanda di fondo è a che cosa possa servire la massa d'urto della Cassa Depositi e Prestiti e l'idea di un Fondo strategico per salvare le grandi aziende del Paese.

 

Qualcuno ha tentato di dare una risposta e l'elenco comincia con quella Parmalat per nulla strategica che produce latte e yogurt e dove Luchino, Dieguito e i Ferrero della nutella hanno già detto di non voler mettere il becco di un quattrino. Per altri il bulldozer della Cassa Depositi e Prestiti guidata da Franco Bassanini (uno statalista sposato con la "privatizzatrice" Linda Lanzillotta) dovrebbe entrare nei business delle reti, del gas, delle telecomunicazioni e della Rai. C'è però chi si spinge più in là e avanza un'ipotesi che alla luce degli ultimi eventi non sembra peregrina.

È il caso di Angelo De Mattia, il prolifico ex-collaboratore di Fazio, adesso in Generali, che si chiede se per caso questa Cassa non serva anche un domani a sostenere le banche. Il discorso diventa a questo punto davvero delicato. L'Iri come tutti sanno nacque nel '33 per salvare le tre banche nazionali in crisi (Comit, Credito Italiano, Banco di Roma), e se è vero che le condizioni delle cinque principali banche italiane non sono per nulla paragonabili a quelle dell'epoca fascista, un pensierino in questa direzione comincia a serpeggiare.

 

L'Italia non è l'Irlanda dove nei giorni scorsi si è detto che servono 34 miliardi per salvare il sistema. Tremonti non è Beneduce ma il rimpianto dell'Iri e della vecchia Mediobanca per avviare una politica industriale quando il governo è in coma, suona davvero strano.

L'unica cosa certa è che il ministro del Tesoro non sembra avere fiducia nelle cinque principali banche italiane e nemmeno di quella BancaIntesa così "sistemica" da aver bisogno di 5 miliardi. Forse qualcosa si potrà capire di più domani durante la conferenza stampa che Draghi terrà al termine della riunione del "Financial Stability Forum" che si tiene a via Nazionale con i rappresentanti del G20.

Dopo i due pesci d'aprile di Corradino e Giulietto, è il momento della chiarezza.

 04-04-2011]

 

 

non perdetevi il carteggio fra Mucchetti, contrario ai sussidi pubblici, ed il presidente degli industriali del fotovoltaico - che fa un accenno velenoso: non dimentichiamoci quani sussidi pubblici vanno ai produttori privati delle cosiddette energie "assimilabili" alle rinnovabili - Indovinate chi sono fra i principali percettori di contributi "assimilati"? I Moratti

1 - BANKOMAT PER DAGOSPIA
Oggi non perdetevi il carteggio - le lettere al Corriere - fra Mucchetti Prof Massimo ed il presidente degli industriali del fotovoltaico. 150 mila addetti, precisa subito il signor presidente, in un Paese dove per tradizione la verità è figlia dei voti, del numero dei lavoratori e delle tessere più che del ragionamento.

 

Il presidente difende la categoria, e fa bene, dai legittimi corsivi di Mucchetti contrario ai sussidi pubblici. Duello ineccepibile con buone ragioni da entrambe le parti.

Solo che il presidente butta lì un accenno: non dimentichiamoci quani sussidi pubblici vanno ai produttori privati delle cosiddette energie "assimilabili" alle rinnovabili. Lo scandalo lessicale dai pingui riflessi finanziari fu a suo tempo denunciato da una delle mitiche inchieste della Mi-Jena Gabanelli. Indovinate chi sono fra i principali percettori di contributi "assimilati"? I Moratti. Ma ovviamente non sono i soli.

Mucchetti non pare raccattare il velenoso accenno. Lo raccoglierà? Magari con una bella inchiesta e articolessa domenicale sui fruitori di soldi pubblici "assimilati"?


2 - LETTERA DI VALERIO NATALIZIA, PRESIDENTE GIFI (GRUPPO IMPRESE FOTOVOLTAICHE ITALIANE), A MASSIMO MUCCHETTI...
Dal "Corriere della Sera"

 

Ho letto l'articolo di Massimo Mucchetti sulle bollette e i sussidi per le rinnovabili ( Corriere, 31 marzo). È la seconda volta in pochissimi giorni che Mucchetti sviluppa i suoi ragionamenti per bocciare i fondi all'energia rinnovabile e per mettere in discussione l'intero settore fotovoltaico. Legittima posizione.

Io che rappresento le principali aziende del settore fotovoltaico che vanta circa 150 mila lavoratori, ritengo, però, che sia fuorviante sostenere che le bollette elettriche aumentino solo per colpa dei sussidi dati dal governo alle imprese produttrici di energia rinnovabile.

Un'accusa diretta eccessiva. La bolletta aumenta anche per la dipendenza dell'Italia dal petrolio e per altre voci che andrebbero analizzate meglio per far diminuire la spesa dei cittadini. Mi riferisco ad esempio al costo per il Cip 6 delle famigerate fonti "assimilate" piuttosto che alle tariffe speciali per le ferrovie o ancora alla quota per la dismissione delle centrali nucleari ed altro ancora.

In quanto lettori del Corriere, vorremmo che anche la nostra voce venisse ascoltata. Specialmente in questa fase in cui il nucleare è momentaneamente « sospeso » , dove il prezzo del petrolio aumenta per le tensioni in Libia e in Medio Oriente, bisogna con forza sviluppare alternative valide.

L'Italia dipende per più dell' 80% da fonti convenzionali ( importando dall'estero le materie prime e l'energia) e pertanto crediamo che il ricorso alle fonti rinnovabili sia doveroso. Inoltre, non viene mai sottolineato l'aspetto industriale del settore che ha permesso a tante aziende italiane di crescere e svilupparsi creando benefici diffusi sul territorio italiano.

 

Parliamo di migliaia di giovani molti dei quali laureati a cui è offerta la possibilità di esprimere le proprie competenze nel proprio Paese. Ci piacerebbe che l'argomento venisse affrontato anche considerando le opportunità che il Paese potrebbe cogliere attraverso lo sviluppo di questo settore e non solo dal punto di vista dei costi che genera.


3 - RISPOSTA DI MASSIMO MUCCHETTI...
Non sono contro i sussidi alle rinnovabili, ma contro il loro eccesso, che risulta sia dal paragone con i sussidi europei che dai ritorni anormali sul capitale di rischio che i sussidi italiani rendono possibili. L'Autorità per l'Energia, non il sottoscritto, spiega che lo 0,9% dell'aumento tariffario dipende dai combustibili e il 3% dalle rinnovabili. Quanto al Cip 6, l'abbiamo denunciato fin dagli anni 90, nel silenzio ufficiale di Confindustria. In ogni caso, un errore- o meglio, uno scandalo - non ne giustifica un altro.

 

Le Fs hanno lo sconto? Senza lo sconto dovrebbero aumentare il biglietto o lo Stato dovrebbe aumentare i trasferimenti, visto che l'Italia non può stare senza treni. Il nucleare l'ha fatto chiudere la maggioranza degli italiani, ed è normale che si sopporti l'onere di quella decisione. Ma dare 6 miliardi di sussidi l'anno per 20 anni al fotovoltaico di oggi, a tecnologia ancora in evoluzione, non le pare un'enormità?

Un'impresa fa il business plan con costi e benefici quando investe un milione. Le pare giusto che il governo impegni 120 miliardi a valuta corrente trattando in silenzio con le imprese del settore senza illustrare in pubblico le ricadute ambientali, sociali ed economiche dell'investimento con i numeri e senza retorica?04-04-2011]

 

 

SILVIO E MARONI EMIGRANO A TUNISI MENTRE LAMPEDUSA SI SVUOTA - IL GOVERNO TUNISINO batte cassa: “CE LI RIPRENDIAMO MA AIUTATECI” - DELL’UTRI: VERDINI E’ GIA’ COORDINATORE UNICO. LA RUSSA E BONDI? FANNO ALTRO - bondi si vendica di TREMONTI - BELEN: MAI STATA AD ARCORE MA ANDRO’ A TESTIMONIARE - PROCESSO MEDIATRADE: ANCHE DA PREMIER, BERLUSCONI SOCIO OCCULTO - GASPARRI: D’ALEMA CI SPIEGHI IL FONDO OAK - PELUFFO col cappuccio: DAlla MASSONERIA CONTRIBUTO FONDAMENTALE ALL’UNITà D’ITALIA

1. ALTRIMENTI...
Jena per "la Stampa" - Gli immigrati vanno rimpatriati altrimenti ci uccidono le contesse.

2. BERLUSCONI E MARONI ARRIVATI A TUNISI...
(ANSA) - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, sono arrivati a Tunisi. In programma prima l'incontro con il Presidente tunisino Foued Miebazaa e poi con il premier del governo transitorio, Beji Caid Essebsi.

3. BERLUSCONI,AMICI DI TUNISI,CERCHEREMO SOLUZIONE...
(ANSA) - "Siamo in una paese amico e cercheremo di risolvere i nostri problemi con uno spirito di collaborazione e di amicizia". Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è entrato nel palazzo del governo provvisorio tunisino per incontrare il premier Beji Kaidessebsi. Si tratta del primo vertice ufficiale dopo la rivoluzione dei gelsomini e la deposizione di Ben Ali

 

4. LAMPEDUSA SI SVUOTA, VIA ALTRI 700 SU NAVE...
(ANSA) - A Lampedusa altri 700 migranti stanno per essere imbarcati sulla nave 'Catania'. Si aggiungono agli oltre 3.600 portati via ieri. L'esodo è quasi completato: stamane, infatti, gli extracomunitari presenti a Lampedusa erano circa 1.400, cifra che comprende i 921 arrivati da ieri in 11 sbarchi e i circa 250 minori ospitati nella base Loran e che oggi saranno tutti identificati. I migranti partiti ieri con tre navi hanno come destinazione Trapani, Catania, Napoli e Taranto. Oltre alla nave 'Catania' nell'isola è ferma in rada anche la 'Flaminia', pronta a portare via il resto degli stranieri. Stamane per le strade di Lampedusa non c'era un solo migrante, mentre al porto commerciale sono in corso lavori di pulizia.

L'aereo della Guardia costiera, il Piaggio T 166, che sta compiendo una ricognizione nel Canale di Sicilia, per il momento non ha avvistato altri barconi. Le condizioni meteo sono buone e nel Canale di Sicilia il mare è Forza 3. Intanto è stato rettificato il dato sugli immigrati arrivati da ieri nell'isola: non sono 921, come detto in precedenza, ma 705.

 

5. CONSIGLIERE PREMIER TUNISI,INTESA OK MA AIUTI...
(ANSA) - La Tunisia è pronta "a riprendersi i suoi figli" ma non "con operazioni spettacolari con navi cariche come se trasportassero bestiame". Lo dice, in una intervista al Corriere della Sera, Moez Sinaoui, tra i più stretti consiglieri del premier tunisino Beji Caidi Essebsi, che farà parte della delegazione che incontrerà oggi quella italiana guidata da Silvio Berlusconi.

"Siamo pronti a trovare una soluzione responsabile", dice, accettando anche i rimpatri, che si possono però prevedere "in piccoli gruppi, con rientri settimanali". Bisogna, aggiunge, "trovare un compromesso: l'Italia ci mandi gli aiuti per vigilare le coste e ci dia una mano per rilanciare l'economia in modo da trattenere i nostri giovani in Tunisia".

 

6. TREMONTI: USIAMO UNA PARTE DELL´IVA PER AIUTARE I PAESI DEL NORD AFRICA...
Da "la Repubblica" - Il ministro Tremonti rispolvera la Detax per risolvere il problema dell´immigrazione dai paesi Nordafricani. Rispondendo a una domanda dalla platea del Workshop Ambrosetti ha detto che i governi europei dovrebbero rinunciare a un pezzettino di Iva, o imposta sulle accise o sugli scambi, da destinare a organizzazioni di volontariato in grado di convogliare le risorse verso i paesi poveri. L´idea era già stata illustrata dal ministro nel 2009 durante la presidenza italiana del G8 e il primo studio in questo senso del governo Berlusconi risale al 2001-2002.

 


7. PM PROCESSO MEDIATRADE: BERLUSCONI SOCIO OCCULTO ANCHE DA PREMIER...
(ANSA) - Silvio Berlusconi sarebbe stato socio occulto del produttore americano di origine egiziana, Frank Farouk Agrama, anche quando svolgeva le funzioni di presidente del Consiglio. E' quanto avrebbe detto il pm di Milano, Fabio De Pasquale, nel corso della discussione nell'udienza preliminare Mediatrade in corso al settimo piano del palazzo di giustizia milanese.

Nell'udienza, che si svolge a porte chiuse, il pm De Pasquale avrebbe spiegato, da quanto si è saputo, che Berlusconi era socio occulto di Agrama anche nel periodo in cui era presidente del Consiglio. Berlusconi infatti è accusato di appropriazione indebita fino al 2006 e di frode fiscale fino al 2008. Secondo la ricostruzione dell'accusa, dalla fine degli anni '80 sarebbe stato utilizzato un sistema di frode per gonfiare i prezzi dei diritti televisivi e il denaro transitava poi su societa' di comodo riconducibili ad Agrama, considerato dalla procura socio occulto di Berlusconi.

8. BELEN, MAI STATA AD ARCORE MA ANDRO' A TESTIMONIARE...
(ANSA) - "Se mi chiameranno dovrò andare, ma non sono mai stata ad Arcore": così Belen Rodriguez ha risposto a chi le ha chiesto se andrà a testimoniare al processo Ruby che si apre il 6 aprile a Milano. Belen ha risposto a margine di una conferenza stampa di presentazione di un programma tv. La showgirl argentina è stata convocata come teste dalla difesa.

 

9. DELL'UTRI, VERDINI E' GIA' COORDINATORE UNICO. LA RUSSA E BONDI? FANNO ALTRO...
(Adnkronos) - Gli screzi nel partito sono "fisiologici", ma il Pdl e' coeso sotto la guida di Denis Verdini che si puo' ritenere il coordinatore unico a tutti gli effetti. E' il giudizio espresso dal senatore Marcello Dell'Utri in un'intervista al "Messaggero" nella quale sostiene che nel Pdl "non esistono due anime ma una sola ed e' quella di Berlusconi. Il resto sono chiacchiere, Verdini fa ottimamente il coordinatore del partito".

Sandro Bondi e Ignazio La Russa hanno lo stesso incarico ma "sulla carta", puntualizza il senatore del Pdl. "Quei due fanno altro, il coordinatore e' Verdini. Mi sembra evidente e non c'erano alternative. E poi Verdini e' l'unico a non essere ministro".

 

Nemmeno Bondi, pero', e' piu' ministro. "Bene -osserva Dell'Utri- cosi' potra' dedicarsi ad altro", come La Russa che gia' lo fa perche', sottolinea il senatore del Pdl, "appunto fa il ministro". Il ricambio della classe dirigente del Pdl ci sara'. "Anche nelle aziende e' cosi', dopo qualche anno occorre mutare il management. Berlusconi lo fara', ma non ora".

10. UN «TECNICO» NON IRONICO...
Da "il Giornale" - Giulio Tremonti scherzava. «Nel mio intervento parlerò di G20, Europa e Italia ». E quando è arrivato al terzo punto, con una battuta ha detto «che ora i giornalisti non dovrebbero ascoltare».

Detto fatto: l'audio è sparito dalla sala stampa dove l'interventoche era a porte chiuse e in via eccezionale era stato diffuso proprio su richiesta dello stesso Tremonti - era trasmesso in diretta a circuito chiuso. La battuta del ministro, che era evidentemente tale, è stata interpretata invece alla lettera da qualche zelante operatore del Workshop Ambrosetti. Pare un «tecnico». Sicuramente qualcuno dotato di scarso senso dell'umorismo. Infatti dopo qualche minuto la voce è tornata. E per evitare speculazioni sul curioso blackout, alla fine dell'intervento è stata trasmessa la registrazione integrale.
Incidente chiuso.

 

11. 'YEDIOT AHARONOT', PER BERLUSCONI CONSENSO RESTA MOLTO ALTO...
(Adnkronos) - "Molti in Israele e nel mondo si chiedono: come fa quest'uomo a fare tutto quello che fa ed uscirne regolarmente incolume"? E' la domanda con cui inizia un commento dell'inserto settimanale dell'israeliano Yediot Aharonot, dedicato al premier Silvio Berlusconi. La risposta che viene data dall'autore Daniel Bettini, e' che "bisogna essere italiani per capire l'appoggio popolare di cui gode Berlusconi, che continua ad essere molto ampio" visto che "gli italiani solidarizzano con il loro presidente de Consiglio proprio per via del suo stile di vita"

Nell'articolo si ricorda che "prima dell'ingresso di Berlusconi in politica, ed anche nei pochi anni della sinistra al governo, governi italiani cadevano con un ritmo da capogiro e l'instabilità politica era abituale. Berlusconi ha introdotto la stabilità al potere; e' stato il primo a riuscire a portare a termine un intero mandato come presidente del Consiglio, il che non era mai avvenuto prima".

"La sinistra in Italia, come negli altri Paesi europei, ama attaccare la politica dei governi di centrodestra, ma in Italia e difficile vedere, persino oggi, una vera alternativa. La sinistra si e' impegnata negli ultimi anni -prosegue l'autore, che non nasconde le sue simpatie politiche per il centrodestra- ad attaccare Berlusconi in maniera pesante, ma le soluzioni politiche ed economiche dell'opposizione non hanno ottenuto molto successo, e la mancanza d alternative permette a Berlusconi di continuare a detenere il potere".

12. «TREMONTI SI DIMOSTRI FUNZIONALE AL PARTITO»...
Dal "Corriere della Sera" - Chissà se è perché non ha ancora digerito i tagli che ha dovuto subire quando era ministro o per altri motivi, ma ieri Sandro Bondi, con un articolo sul Giornale è intervenuto a gamba tesa contro Giulio Tremonti. Secondo il coordinatore nazionale del Pdl, è ora che il ministro dell'Economia «scopra le carte»: «La questione è di sapere se la personalità, l'esperienza e il ruolo del ministro siano funzionali al rafforzamento di un partito nazionale», il Pdl, «oppure se la sua figura è destinata, per propria scelta o per altre ragioni, a risplendere maggiormente in una rispettabile solitudine partitica».

Non è un mistero che molti nel Popolo della Libertà si chiedono, al riparo dai microfoni ma senza giri di parole, quali siano le reali intenzioni di Tremonti, che partita politica stia giocando, anche in rapporto al - Dopo Berlusconi. Se cioè lavori per il Pdl o per se stesso, aiutato dalla Lega. Voci e malignità che circolano da tempo, sempre smentite dai diretti interessati. Del resto la versione ufficiale del Pdl è che nel partito non ci sono divisioni.

 

13. GASPARRI, D'ALEMA PARLI E FACCIA CHIAREZZA SU 'FONDO OAK'...
(AGI) - Il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri ha dichiarato: "A sorpresa nel processo in corso a Milano su vecchie vicende della Telecom hanno fatto irruzione delle carte che riguardano la ben nota vicenda del 'Fondo Oak'. 'Oak' vuol dire 'quercia' e da sempre si e' ipotizzato un collegamento di queste vicende con alcuni ambienti, partiti ed esponenti della sinistra. Nelle carte emerse nel processo milanese si fa riferimento a Massimo D'Alema. Non sono una novita' fatti di questa natura. Ovviamente va tutto verificato. Un'impostazione seriamente garantista non puo' portare a nessuna affrettata o impropria conclusione".

"Tuttavia - prosegue Gasparri - e' bene chiarire la portata di questa vicenda che da anni ed anni circola. D'Alema ha sempre mostrato fastidio quando se ne e' parlato. Bisogna esaminare le carte, capirne il contenuto e se i riferimenti sono impropri o hanno un fondamento. Si tratta di ambienti complessi ed a tratti torbidi e quindi possono anche portare ad affermazioni prive di fondamento. Ma riteniamo che la questione non possa e non debba essere elusa. D'Alema parli. Dica quello che sa. E una sinistra sempre pronta a bacchettare e ad accusare questo o quello faccia i conti con il suo recente passato. Sulla vicenda di questo fondo ci interroghiamo da anni e sarebbe bene prima o poi conoscere la verita'".

14. STORACE, FINI VUOLE LISTA ROSSONERA MA MAGLIA CITTA' E' NEROAZZURRA...
(Adnkronos) - 'Fini e soci non ci azzeccano neppure a Latina. Vogliono fare una lista rossonera e non sanno che la maglia del Latina e' neroazzurra...'. Lo dichiara con una nota Francesco Storace segretario nazionale de La Destra.

15. PELUFFO, DA MASSONERIA CONTRIBUTO FONDAMENTALE ALL'UNITà D'ITALIA...
(Adnkronos) - 'C'e' una grande voglia di celebrare e festeggiare i 150 anni dell'Unita' d'Italia: senza fasti, ma con il senso di ritrovarsi come comunita'. La Massoneria, che ha dato un contributo fondamentale all'Unita' d'Italia, sta facendo un lavoro scientifico e prezioso, che ha il patronato del Comitato, e ci sta seguendo in alcuni dei luoghi della memoria, aiutando a riscoprire tanti patrioti che sono stati massoni.

 

I monumenti vengono restaurati e cerchiamo di raccontarli ai giovani, insieme al Grande Oriente d'Italia'. Cosi' Paolo Peluffo, consigliere della Presidenza del Consiglio dei ministri per i 150 anni dell'Unita' d'Italia, intervenendo al talk show 'L'Italia che non c'e', tra silenzi e ombre', che ha aperto stamane la Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia, a Rimini.

'Le celebrazioni per i 150 anni dell'Unita' d'Italia - sottolinea Peluffo - sono un'occasione per dare una testimonianza e aumentare la coesione nazionale, allontanando i rischi di divisione. Non solo e' possibile questo dialogo tra la cultura e la nostra gente - conclude - ma sarebbe colpevole non promuoverlo'.04-04-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - INTIFADA “SU FACEBOOK”, ZUCKERBERG CITATO A GIUDIZIO PER UN MILIARDO DI DOLLARI - COME L’AMERICA AIUTA I GOVERNI MEDIORIENTALI A CENSURARE INTERNET - FILLON SI SMARCA DAL NANO DELL’ELISEO, ma per il partito “IL MIGLIOR CANDIDATO È SARKOZY” - COME FALSIFICARE I MESSAGGI DI TWITTER E SPACCIARCI PER MR OBAMA - IL CEO DI GOOGLE CERCÒ DI TRUCCARE I SUOI RISULTATI - L’UE ALLA F1: “SERVE UN GRAN PREMIO DI AUTO ELETTRICHE”IL PC PORTATILE COMPIE 30 ANNI

1 - THE WASHINGTON POST

 

"MARTIN LUTHER KING ERA UN UOMO, NON UN SANTO"
http://wapo.st/ew2OnU
- L'editoriale: "Martin Luther King era una persona diversa da quella che siamo abituati a venerare. Ricordiamo sempre il suo celebre discorso, "I have a dream". Ma Il Martin Luther King che arrivò a Memphis cinque anni dopo quel discorso, nell'aprile del 1968, è differente e porta con sé anche l'idea di una radicale redistribuzione del benessere..."

2 - GAWKER
FACEBOOK CITATO PER UN MILARDO DI DOLLARI
http://gaw.kr/gbDC6Z

 

- Larry Klayman, fondatore del Judicial and Freedom Watch, ha citato a giudizio il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg per un miliardo di dollari. La motivazione? Si è sentito minacciato dalla pagina web palestinese che invitava a una nuova Intifada e che nei giorni scorsi ha gettato il social network più famoso al mondo in un mare di polemiche. Facebook, contro il quale si era mosso anche il governo israeliano, aveva subito provveduto a eliminare la pagina.

COME GLI SVILUPPATORI AMERICANI AIUTANO I GOVERNI MEDIORIENTALI A CENSURARE INTERNET
http://gaw.kr/eF2jAb

- Gli utenti di internet egiziani o libici si ritrovano disconnessi dal resto del mondo a causa di sistemi informatici in grado di interrompere le connessioni in caso di disordini o guerre civili. Ebbene, la tecnologia che sta dietro a questi sistemi, stando a un report dell'Harvard University's Berkman Center for Internet & Society, arriva soprattutto da Usa e Canada.

 

IL CEO DI GOOGLE CHE CERCÒ DI TRUCCARE I PROPRI RISULTATI
http://gaw.kr/id2PXP

- Molti ricordano quando il Ceo di Google, Eric Schmidt, suggerì ai giovani utenti di internet di camuffare il proprio nome cambiandolo con uno fittizio se volevano evitare di lasciare le proprie impronte "digitali" in tutti i siti visitati (compresi quelli più imbarazzanti)". Adesso viene fuori che Schmidt ha a sua volta cercato, senza riuscirci, di dare una bella ripulita ai propri risultati all'interno di Google. Lo racconta Steven Levy nel libro "In the Plex".

 


3 - FINANCIAL TIMES
L'UNIONE EUROPEA SPINGE SULLA F1: "SERVE UN GRAN PREMIO CON AUTO ELETTRICHE"
http://on.ft.com/fqAyZD

- La commissione Europea ha chiesto alla Formula 1 di creare un campionato per auto elettriche. Un modo per sensibilizzare e coinvolgere il pubblico a proposito di ambiente e veicoli a impatto zero. Il presidente della Federazione internazionale dell'automobile ha detto al Financial Times che i lavori sono già iniziati. Tra i progetti, nuove macchine elettriche, go-kart e monoposto.

 

"PERCHÉ POSSEDERE AZIONI ENEL? LA SOCIETÀ ITALIANA È BEN DIVERSIFICATA GEOGRAFICAMENTE"
http://on.ft.com/gUpjrI

- "La compagnia è carica di debiti e i suoi mercati di riferimento, Spagna e Italia, non stanno esattamente crescendo. Ma in un mondo dove i rischi, e in particolare i rischi energetici, aumentano, la società italiana potrebbe avere le qualità perfette per difendersi al meglio".


4 - LE FIGARO
FILLON SI SMARCA DA SARKOZY, MA IL SEGRETARIO GENERALE DELL'UMP COPÉ RICHIAMA TUTTI ALL'UNITÀ
http://bit.ly/gBpMDg

 

- Secondo un sondaggio effettuato da "Libération" la maggioranza dei francesi preferirebbe François Fillon per la corsa alle presidenziali del 2012. L'attuale Primo ministro ha dato segnali che lasciano intendere una sua possibile disponibilità a candidarsi, ma il segretario generale dell'Ump, Jean-François Copé, ha richiamato tutti all'unità, invitando ad evitare candidature multiple e affermando che "Sarkozy rimane il miglior candidato".

AUBRY, HOLLANDE E ROYAL SI CONTENDONO LA GIOVENTÙ FRANCESE
http://bit.ly/h8mdvD

 

- Chi saprà intercettare i giovani? Dentro al partito socialista, sono in tre a cercare di appropriarsi di un tema, quello della gioventù, che ciascuno crede sarà il cuore della campagna presidenziale del 2012. François Hollande ne ha fatto il perno dei suoi dirscorsi. Martine Aubry l'ha elevato a priorità per il partito. Ségolène Royal l'ha difeso anche nella campagna del 2007. Ma per ora nessuno dei tre è riuscito a imporsi sugli altri.

5 - TIME
SPACCIARSI PER BARACK OBAMA? CON TWITTER SI PUÒ
http://ti.me/fCsS0B
- Si chiama Tweet Forger (falsificatore di tweet) ed è un programma che consente di lanciare in rete i celebri micro messaggi di 140 caratteri, spacciandosi per chiunque ci passi per la testa, anche il presidente Obama.

 

BUON COMPLEANNO PC! IL COMPUTER PORTATILE COMPIE 30 ANNI
http://ti.me/gVk5lX
- Il pc compie 30 anni. Nel 1981 nasceva il primo modello commerciale di portatile, l'Osborne 1, . Pesava 11 chili e aveva una memoria Ram di 64 Gbyte. Tre mesi più tardi uscì il primo pc da tavolo Ibm. [04-04-2011]

 

 

1- QUEL FATTACCIO BRUTTO DEI PARIOLI HA UN SEPOLCRO IMBIANCATO CHIAMATO CONSOB - 2- DAI DOCUMENTI CHE ABBIAMO RACCOLTO SALTA EVIDENTE COME LA FAMIGERATA SOCIETÀ EGP DI GIANFRANCO LANDE CHE È RIUSCITA A INFINOCCHIARE LA ROMA PARIOLA (E DINTORNI) PER LA SOMMETTA DI 170 MILIONI DI EURO ERA ISCRITTA ALL’ALBO DEGLI INTERMEDIARI AUTORIZZATI DALLA CONSOB. COME MAI L’EGP È RISULTATA IMMUNE DA OGNI CONTROLLO E VIGILANZA DELL’ENTE ALL’EPOCA PRESIEDUTO DA LAMBERTO CARDIA? - 3- PUBBLICHIAMO LA SENTENZA NUMERO 6681 DELLA CASSAZIONE DEL 9 GENNAIO 2011, RESA PUBBLICA IL 23 MARZO, CHE CONDANNA LA CONSOB, PER OMESSO CONTROLLO E VIGILANZA AI SENSI DELL’ART. 2043 DEL CODICE CIVILE. (RISARCIMENTO PER FATTO ILLECITO) -

DAGOREPORT

IL PDF DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

 

1- DOV'ERA LA CONSOB?
Quel fattaccio brutto del Madoff dei Parioli ha un sepolcro imbiancato chiamato Consob. Dai documenti che abbiamo raccolto salta evidente come la famigerata società EGP di Gianfranco Lande che è riuscita a infinocchiare la Roma pariola (e dintorni) per la sommetta di 170 milioni di euro era iscritta all'albo degli intermediari autorizzati da Consob.

Come mai l'EGP è risultata immune da ogni controllo e vigilanza dell'ente all'epoca presieduto da Lamberto Cardia (contrallare i bilanci, investimenti, flussi finanziare, indagare sul rispetto delle norme di legge)?

Essì: ecco i documenti che provano l'iscrizione di EGP

La Consob <http://www.consob.it/main/consob/index.html> - Comunicati, interventi e convegni <http://www.consob.it/main/consob/comunicati_interventi/index.html> - Comunicati Stampa <http://www.consob.it/main/consob/comunicati_interventi/comunicati/index.html>


2- CRONOLOGIA DELLA TRUFFA
Ma procediamo con ordine, anche cronologico, per sbrogliare la matassa:

 

1- Almeno da settembre-ottobre 2010 si sapeva del crac di EGP. La finanziaria prima zompa in Francia e poi si chiude la stalla in Italia.

2- Il 13 dicembre 2010 l'EGP viene cassata dall'elenco delle imprese francesi di investimento.

3- Il 10 gennaio 2011, su proposta della Consob e su parere di Bankitalia, il Ministero Economia e Finanze emette un provvedimento per la messa in liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana dell'EGP.

 

(Intanto. Una società "qualunque" va in liquidazione normale oppure fallisce. Per entrare in liquidazione coatta significa essere un soggetto di rilevanza pubblica assoggettato a controllo pubblico, e in questo caso da parte della Consob. E l'EGP brillava come iscritta all'albo degli intermediari autorizzati da Consob.)

4- L'11 gennaio, Consob e Bankitalia, emettono un comunicato stampa congiunto con il quale informano di questo decreto del Ministero dell'Economia. - La Consob - Comunicati, interventi e convegni - Comunicati Stampa

5- Sempre l'11 gennaio del 2011 sono stati nominati i commissari della liquidazione coatta - (pubblicati su Gazzetta Ufficiale del 11 febbraio 2011 con la nomina del Commissario liquidatore avv. Gianluca Brancadoro )

 

6- Infine, pubblichiamo la sentenza numero 6681 della Cassazione del 9 gennaio 2011, resa pubblica il 23 marzo, che condanna la Consob, sulle basi delle sue responsabilità di ente di controllo e di vigilanza, per omesso controllo e vigilanza ai sensi dell'art. 2043 del codice civile. (risarcimento per fatto illecito)


7- EUROPÉENNE DE GESTION PRIVÉE (EGP): LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA DELLA SUCCURSALE ITALIANA DELL'IMPRESA DI INVESTIMENTO DI DIRITTO FRANCESE (COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CONSOB-BANCA D'ITALIA DELL'11 GENNAIO 2011)

 

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, su proposta della Consob e con il parere della Banca d'Italia, ha disposto con decreto del 10 gennaio 2011, ai sensi dell'art. 58, comma 1, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana dell'impresa di investimento di diritto francese Européenne de Gestion Privée S.A. (EGP, con sede in Roma, Viale di Villa Grazioli, n. 15).

 

Il decreto si è reso necessario in relazione a irregolarità e violazioni normative di eccezionale gravità poste in essere nell'amministrazione della succursale dell'impresa e accertate dalla Consob, nell'esercizio della propria attività di vigilanza, anche ispettiva, in raccordo con la Banca d'Italia e le competenti Autorità di vigilanza del Paese d'origine.

L'avvio della liquidazione coatta amministrativa si è reso possibile, conformemente alle vigenti disposizioni, a seguito del provvedimento adottato in data 13 dicembre 2010 dall'Autorité de Contrôle Prudentiel, che, sentita l'Autorité des Marchés Financiers e anche sulla base della collaborazione fornita dalla Consob e dalla Banca d'Italia, ha disposto l'intervento del Fondo di garanzia francese (Fonds de Garantie des Dépôts), con la conseguente cancellazione della EGP dall'elenco delle imprese di investimento autorizzate ("radiation").

 

La Banca d'Italia, cui spetta la direzione della procedura ai sensi delle disposizioni in materia, ha nominato, con provvedimento dell'11 gennaio 2011, gli organi liquidatori nelle persone dei sigg.: prof. avv. Gianluca Brancadoro, quale Commissario Liquidatore, e prof.ssa Simona Arduini, dott. Francesco Costantino e prof. avv. Luigi Salamone, quali componenti del Comitato di sorveglianza. La procedura ha avuto inizio in data odierna con l'insediamento dei predetti organi liquidatori. 04-04-2011]

 

 

ADIOS ZAPATERO - IL MIRACOLO ECONOMICO SPAGNOLO È DIVENTATO UN INCUBO: EDILIZIA E BANCHE NON TIRANO PIÙ E ZAP ANNUNCIA IL RITIRO (A 51 ANNI!) - ADORATO DALLA SINISTRA ITALIANA SEMPRE A CORTO DI LEADER, LAICISTA, PRO-GAY, CONTRARIO ALLA GUERRA IN IRAQ (PARTECIPA INVECE A QUELLA CONTRO GHEDDAFI) JOSE’ È STATO TUTT’ALTRO CHE SOCIALISTA: IL LAVORO PRECARIO IN SPAGNA NON HA PARAGONI IN EUROPA E VERSO I BARCONI DEGLI IMMIGRATI CLANDESTINI NON HA RISPARMIATO PALLOTTOLE… Antonio Polito per il "Corriere della Sera"

Viva Zapatero. Verrebbe da dirlo adesso che lascia, quello che la Guzzanti diceva quando cominciò. Sapete perché? Perché il premier spagnolo ha annunciato il ritiro all'età di 51 anni, cioè 4 in meno delle giovani promesse Veltroni e Casini, 9 in meno del leader della sinistra nostrana Bersani, e - neanche a dirlo - 24 in meno del premier italiano, che a lasciare non ci pensa nemmeno. Tanto di cappello: ecco un uomo che sa quando togliere il disturbo.

 

Bambi- come lo soprannominò un avversario per denigrare quella sua faccia da cerbiatto, senza sapere che sarebbe diventato un marchio di successo - ha lasciato una traccia duratura ma delebile nella storia della Spagna, è volato come una meteora nel cielo della politica europea, prima sull'altare e poi nella polvere nel breve volgere di pochi anni. Ma se ne va come arrivò: con un certo stile. In Italia è stato oggetto di servo encomio da parte di quella sinistra al caviale che si innamora sempre di un leader straniero pur di parlar male del leader che ha (arrivò ad entusiasmarsi perfino per Jospin).

 

Finì immortalato nel titolo del film di Sabina Guzzanti perché autore di una riforma televisiva che la compagnia dei comici anti-berlusconiani avrebbe voluto replicare da noi. Ma il suo nome venne invocato in tutte le piazze d'Italia per un'altra ragione: appena eletto, ritirò le truppe spagnole dall'Iraq, dove ce le aveva portate il predecessore Aznar, bushiano della prima ora.

La cosa mandò in visibilio il mondo di Gino Strada (che proprio ieri si è ritrovato in piazza per manifestare contro un'altra guerra, quella a Gheddafi, cui invece Zapatero partecipa). E, naturalmente, esaltò i duri e puri del laicismo nostrano con le sue leggi per il matrimonio dei gay, l'estensione dell'aborto e l'accorciamento del divorzio, le stesse che gli sono valse in patria massicce manifestazioni di protesta promosse dai vescovi spagnoli e in Italia l'odio imperituro di Giuliano Ferrara, che lo considerava un blasfemo frutto dell'era trans e trash di Almodovar.

 

L'entusiasmo progressista era basato su un equivoco: e cioè che alla sinistra blairiana, di successo perché liberal, se ne potesse opporre un'altra più socialista ma ugualmente di successo. In realtà, pochi sanno che Zapatero salì al vertice del Psoe come un discendente diretto della rivoluzione blairiana che cinque anni prima aveva conquistato il Labour. Fondò anzi una corrente nel suo partito che chiamò «Nueva Via» , con riferimento esplicito alla «Terza Via» del modello inglese.

 

E infatti in economia Zapatero è stato tutt'altro che socialista, cambiando poco o nulla della politica di «laissez faire» con cui Aznar aveva avviato il miracolo spagnolo: la percentuale di contratti di lavoro atipici (noi diremmo precari) nella Spagna socialista è senza paragoni in Europa, altro che legge Biagi. E la durezza della sua politica contro l'immigrazione clandestina, attuata attraverso un patto con il Marocco solo un po' meno leonino di quello che Berlusconi ha stretto con la Libia, è stata paragonata alla Bossi-Fini.

Anche grazie a queste politiche, Zapatero si è goduto la più rapida crescita economica della Spagna dal dopoguerra, conquistandosi così il diritto di far digerire ai suoi concittadini, ormai a pancia piena e vestiti all'italiana, una specie di socialismo a costo zero da lui chiamato «ciudadano» , cioè dei diritti (durante il suo governo è stata perfino votata una legge per i «diritti civili delle scimmie antropomorfe» ).

 

Gli spagnoli hanno gradito anche perché, dopo tutto il tempo perso nella lunga notte del franchismo, un po' di libertà e di movida ha dato loro l'idea di essere finalmente entrati nella modernità. Però, da popolo saggio e pragmatico, così come si sono tenuti Bambi quando l'economia volava, erano pronti a scaricarlo adesso che è collassata sotto il crollo dell'edilizia e delle banche, veri e propri motori del miracolo zapateriano.

 

Questo di solito avviene nei regimi democratici: non considerando la politica come una guerra civile, il popolo usa un leader finché gli serve e poi lo butta (il che spiega anche la giovane età di entrata e di uscita). Festeggerà ora la destra italiana, che non aveva gradito gli annunci di sorpasso del Pil in cui Zapatero si era avventurato. Ma per noi il suo vero lascito è quello sguardo tra l'allibito e l'attonito con cui assisté, durante una conferenza stampa congiunta, all'arringa di Silvio Berlusconi contro un giornalista di El Pais.

 

Il nostro premier, parlando di escort, si faceva vanto di non aver mai dovuto pagare una donna in vita sua perché il bello della caccia è la conquista. E il giovane premier spagnolo che guidava il governo più rosa d'Europa non sapeva più che fare. Tacque, lo sventurato. Ma con quel suo silenzio - che si può rivedere al cinema in uno spezzone di «Silvio forever» - ci mostrò che almeno in un campo, il rispetto delle donne, il sorpasso spagnolo c'era effettivamente stato. 04-04-2011]

 

 

UNIVERSITA’ DEL PIFFERO - COS’HANNO IN COMUNE BILL GATES, STEVE JOBS E MARK ZUCKERBERG? NON SONO LAUREATI! - IL PROGRESSO TECNOLOGICO SE NE SBATTE DEI 110 E LODE - I COMPUTER SOSTITUIRANNO PRESTO COLLETTI BIANCHI, TECNICI E STATISTICI - SOPRAVVIVERANNO CAMIONISTI E SARTI - SU TRENTA LAVORI, DI CUI SI PREVEDE UNA RAPIDA CRESCITA NEL PROSSIMO DECENNIO, SOLO SETTE RICHIEDONO UNA LAUREA - LA SOVRAQUALIFICAZIONE PONE UN INTERROGATIVO: LA NOSTRA SOCIETÀ HA PIÙ CONOSCENZE DI QUELLE CHE SERVONO?...

Marina Valensise per "il Foglio"

Strano, ma in fondo mica tanto. Molti dei grandi geni d'oggi, gli inventori d'eccezione che con le loro diavolerie hanno cambiato i nostri costumi, abitudini e i nostri modi di pensare non sono laureati. Non hanno frequentato le aule universitarie. Il che è certamente un elemento di preoccupazione per quanti riflettono su istruzione e innovazione, cercando di associarle in un binomio indissolubile.

 

Per esempio il fondatore di Microsoft, Bill Gates, figlio di un famoso avvocato di Seattle e di una direttrice di banca, a 13 anni era stato iscritto all'esclusiva Lakeside School di Haller Lake, prestigiosa scuola privata, ma appena scoprì la bellezza di un computer, cominciò ad arrivare tardi in classe, a marinare le lezioni, e smise di fare i compiti a casa.

Di scuola e di programmi scolastici non ne voleva proprio sapere, tutto preso com'era dalla sua passione di hacker e di programmatore. A 18 anni si iscrisse a Harvard, prima a Legge, per far piacere al padre, poi a Matematica. Ma dopo i primi tempi, abbandonò corsi e seminari, lasciando spalancate le porte della sua cella nel dormitorio, per passare le giornate con Paul Allen a fare esperimenti al Centro di informatica.

Steve Jobs, peggio ancora. L'industriale e il creativo più famoso del mondo, cofondatore di Apple, inventore dell'iPod, dell'iPhone, dell'iPad, è coetaneo di Gates. Nato nel 1955 da uno studente siriano e da una ragazza che sarebbe diventata ortofonista, venne adottato da una coppia californiana, lui tecnico lei contabile.

Era una peste, un ragazzo difficile. Dopo il liceo al-l'Homestead High School di Cupertino, si iscrisse al Reed College di Portland, istituzione liberal, progressista e antiautoritaria, il cui motto ufficioso era "Communism, Atheism, Free Love". Ma l'abbandonò dopo un solo semestre, anche se continuò a frequentare i corsi di calligrafia come auditore libero, dormendo sul pavimento delle stanze degli studenti amici, raccogliendo bottiglie di Coca-Cola per racimolare qualche dollaro, e mangiando a sbafo dagli Hare Krishna. Un bel giorno partì per l'India come monaco mendicante, perché buddista, avrebbe voluto praticare il buddismo per tutta la vita.

 

Poi, col vicino di casa Steve Wozniak, con cui aveva iniziato a frequentare l'Homebrew Computer Club, si mise a lavorare sui circuiti di un video-gioco dell'Atari, e insieme a lui fondò la Apple che ebbe come prima sede il garage di casa Jobs e come primo finanziamento, vuole la leggenda, il ricavato dalla vendita del pulmino Volkswagen di Jobs e dalla calcolatrice di Wozniak.

Anche l'ultimo golden boy dell'informatica, Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook che ha cambiato il modo di gestire i nostri rapporti personali, si distingue per un curriculum senza laurea. Nato trent'anni dopo Bill Gates e Steve Jobs, in una cittadina dello stato di New York da un dentista e una psichiatra, Zuckerberg ha masticato informatica sin da piccolo, quando il padre gli insegnò i rudimenti della programmazione Atari Basic, e lo fece seguire da un professore privato di software, che si arrese subito di fronte ai prodigi del genietto.

Pur essendo stato uno studente modello, che a scuola collezionava premi di matematica, astronomia e fisica, e inanellava straordinarie performance in latino e greco (famose le sue recite dell'Iliade) anche Zuckerberg è un "drop out" in termini universitari. E' stato per breve tempo a Harvard, dove da matricola creò quasi per scherzo il programma e il sito che avrebbero fatto la sua fortuna.

Dunque, che ci sia qualche difficoltà nelle istituzioni accademiche per stare al passo coi tempi e soprattutto col genio che inventa i nostri tempi, sembra evidente. E' un dato di fatto, almeno a giudicare dalla biografia dei grandi. Ma che nell'epoca dell'informatica e della rivoluzione tecnologica continua esista un problema di formazione della massa, non legato solo alla formazione dei singoli geni, ma all'organizzazione stessa delle nostre società, e che esista un problema culturale e forse anche simbolico, al fine di garantire attraverso un'istruzione qualificata un buon livello di reddito, è un tema che in America, dove tutto avviene prima che in Europa, sta appassionando esperti e specialisti.

Di impatto della tecnologia sulla divisione del lavoro, recentemente, se ne è occupato anche Paul Krugman, professore a Princeton e premio Nobel per l'Economia nel 2008. In un articolo uscito all'inizio di marzo sul New York Times, Krugman ha preso spunto da un'inchiesta di Time Magazine per ribadire come grazie ai computer si possono fare in breve tempo tantissime ricerche di tipo legale, si possono analizzare milioni di documenti e confrontarli tra loro, cosa che un tempo richiedeva centinaia di avvocati. Dunque, ha concluso Paul Krugman, il progresso tecnologico, in questo caso, riduce la domanda di lavoratori qualificati, con un alto livello di istruzione universitaria.

 

E questo è un fatto nuovo. Un tempo, in effetti, l'idea dominante era un'altra: si pensava che la tecnologia avrebbe eliminato solo i lavori meno qualificati, le mansioni più modeste. Errore, dice Krugman. Quest'idea adesso viene smentita dai fatti. Dal 1990 a oggi, il mercato del lavoro negli Stati Uniti ha registrato uno svuotamento dell'occupazione per quanto riguarda le mansioni ad alto reddito, mentre le mansioni a basso reddito sono cresciute rapidamente, e i lavori a reddito medio hanno avuto una crescita più lenta. Come mai? Non eravamo abituati a pensare che il progresso tecnologico avrebbe favorito chi svolgeva un lavoro intellettuale, danneggiando invece i lavoratori manuali?

In realtà, questa teoria ha fatto il suo tempo. Si fonda su un ragionamento sbagliato. E già due economisti di Boston, anni fa, l'avevano dimostrato: Frank Levy, che insegna Economia urbana al Massachussetts Institute of Technology, e tiene corsi di Microeconomia destinati ai futuri laureati in Pianificazione urbana, e Richard Murnane, che insegna alla Graduate School of Education di Harvard, hanno studiato il modo in cui il cambiamento legato ai computer e alla tecnologia digitale altera il mercato, determinando una nuova divisione del lavoro ("The New Division of Labor: How Computers are Creating the Next Job Market", Princeton University Press).

 

Diversamente da quanto si riteneva in passato, i computer infatti eccellono nei lavori di routine, quei lavori che si possono compiere seguendo procedure esplicite. Dunque impiegati, colletti bianchi, tecnici, statistici si trovano a essere le categorie professionali più esposte e vulnerabili. Al contrario, i computer hanno scarsa presa sui quei lavori manuali che non seguono regole esplicite, per esempio il lavoro di camionista, di rammendatrice, di custode di museo. Sono lavori manuali difficili da automatizzare e quindi impermeabili alla tecnologia. Di conseguenza, la previsione è che questi lavori tenderanno ad aumentare nonostante il progresso tecnologico.

Da liberal progressista, Krugman dunque invita a mettere ordine nel settore dell'istruzione, ponendo fine all'immenso spreco di risorse che la diseguaglianza delle condizioni di partenza rappresenta per l'America. Ma da realista avvertito Krugman riconosce pure che è una "pia illusione" sperare che mandando molti più ragazzi all'università si possa riportare in vita la società borghese. Quel tempo, dice, è definitivamente tramontato. Se vogliamo una società fondata sul benessere condiviso, l'istruzione non basta. Non è quella la risposta. Bisogna innanzitutto recuperare il potere contrattuale che la manodopera ha perso negli ultimi trent'anni, per fare in modo che sia i lavoratori ordinari sia i lavoratori superqualificati possano contrattare una buona retribuzione.


Sullo sfondo della preoccupazione di Krugman, del resto, c'è un problema spinoso di evoluzione e di governo della società, che da tempo dilania l'opinione pubblica americana. Quanto conta l'università per trovare lavoro? Serve davvero a trovare un buon lavoro? La domanda l'ha posta un anno fa Daniel Indiviglio sulla rivista Atlan tic. E la risposta è stata senza equivoco: prendere un diploma universitario è una scelta ottusa, dal momento che molti lavori non lo richiedono più.

 

Questo l'argomento, corroborato da alcuni dati del Bureau of Labor Statistic presentati dal New York Times, in base ai quali su trenta lavori, di cui si prevede una rapida crescita nel prossimo decennio, solo sette richiedono una laurea. E tra i dieci lavori in espansione so- lo due richiedono la laurea, e cioè quello da contabile e quello di professore universitario, anche se già si prevede che la loro espansione verrà ad essere limitata per la crescente domanda di infermieri specializzati, di addetti all'assistenza a domicilio, di rappresentanti del servizio clienti e di impiegati nei grandi magazzini, tutti lavori che non richiedono una laurea.

E' anche vero, osserva sempre Daniel Indiviglio, che la domanda da porsi è un'altra. Non quali siano i lavori per i quali serve la laurea, ma cosa chiedono i datori di lavoro. Poiché di solito chi ha un diploma di laurea ha prospettive di retribuzione migliori, c'è chi sostiene che per questo valga la pena frequentare l'università.

E se si analizza la curva delle retribuzioni settimanali negli ultimi trent'anni, si scopre che per i laureati è aumentata da 900 a 1.000 dollari, mentre per i semplici diplomati è diminuita da 600 a 400 dollari. Questo però non vuol dire - obietta Indiviglio - che la laurea sia necessaria, ma soltanto che i datori di lavoro preferiscono chi ce l'ha. Sicché, il valore del diploma di laurea è diventato come una profezia che si autoavvera, vale tanto solo perché sono in molti a pensare che debba avere un valore.

 

Ma se il 10 per cento dei lavori che vengono svolti dai laureati non ha bisogno di un diploma di laurea per le competenze richieste, e se il 10 per cento di quei laureati non fosse andato all'università, è anche vero che ci sarebbe stata comunque una domanda per quei lavori e quei lavori sarebbero andati a gente senza diploma di laurea. Perciò, conclude l'Atlantic, il fatto che i laureati guadagnino di più non vuol dire che il loro diploma dia loro delle conoscenze in più necessarie per avere successo; significa soltanto che i datori di lavoro li trovano più attraenti a causa del loro diploma di laurea.

Molti studenti poi si laureano in materie che servono poco sul piano professionale, come l'antropologia o la letteratura russa, e finiscono per intraprendere carriere che nulla hanno a che fare con la loro formazione. Eppure, la laurea continua a offrire loro una marcia in più rispetto a chi ha fatto soltanto il liceo, perché i datori di lavoro preferiscono assumere uno che abbia studiato pure una materia irrilevante ai fini del lavoro, piuttosto che uno che non abbia studiato per niente.

Allora la vera domanda è un'altra, e cioè: la sovraqualificazione è o non è un problema sociale? Dopo tutto, che c'è di male in una società che ha più conoscenze di quelle che servono? Semplice, risponde l'Atlantic, c'è un problema di costi e di spese. Gettando soldi nella formazione, molti studenti contraggono enormi debiti prima di vedere il primo stipendio, o forse i loro genitori spendono i risparmi che avrebbero potuto godersi negli anni della pensione. E questo si aggiunge ai problemi del debito pubblico. I giovani adulti avrebbero risparmiato di più e forse anche investito un po' nell'economia, mentre tutti i loro guadagni extra finiscono nel rimborso del prestito contratto per frequentare l'università.

 

Infine, c'è anche il costo-opportunità del tempo passato a studiare invece che a lavorare. Il mercato del lavoro, per il momento, non ha bisogno di un maggior numero di lavoratori, ma in una sana economia queste persone avrebbero potuto contribuire più presto alla crescita del pil e mandare avanti la loro carriera qualche anno prima. Dire che l'università conta ed è importante per molti giovani è fuori discussione. Ma dire che serve per tutti o per la maggior parte dei giovani, non è così evidente.04-04-2011]

 

 

1- ECCO PERCHé LA SPONSORIZZAZIONE A PALLINI DEL COLOSSEO PUZZA DI BRUCIATO - 2- SEGUITE ATTENTAMENTE LE DATE: IL 14 APRILE 2010 ALE-DANNO ANNUNCIA IL RECUPERO IN POMPA MAGNA DELL’ANFITEATRO FLAVIO CON 25 MILIONI DELLO SCARPARO - 3- DOPO LA FANFARA NON SUCCEDE NULLA CON DELLA VALLE MA IL 28 LUGLIO 2010 BONDI E ALE-DANNO PRESENTANO IL BANDO DI GARA PER IL RESTAURO DEL COLOSSEO - 4- LA GARA VA SORPRENDENTEMENTE DESERTA: NEMMENO DELLA VALLE PARTECIPA AL BANDO - 5- TRANQUILLI: A METÀ GENNAIO 2011 MISTER TOD’S RICICCIA CON IL COMMISSARIO PER LE AREE ARCHEOLOGICHE DI ROMA E OSTIA ANTICA ROBERTO CECCHI E IL CONTRATTO SI FIRMA - 6- AMORALE DELLA FAVA: COME MAI LO SCARPARO MARCHIGIANO SI è BEN GUARDATO DI PARTECIPARE ALLA GARA E HA ATTESO CHE ANDASSE DESERTA PER CHIUDERE LA TRATTATIVA? - 7- SEMPLICE: NEL BANDO NON SI PARLA DI USARE L’IMMAGINE DEL COLOSSEO IN ESCLUSIVA - 8- MA SOPRATTUTTO, MAI NEL BANDO SI PARLA DI NON CONCEDERE A TERZI IL DIRITTO DI ASSOCIARE A FINI PROMO-PUBBLICITARI LA PROPRIA IMMAGINE E/O I PROPRI SEGNI AL COLOSSEO - 9- QUESTO È IL PUNTO FONDAMENTALE: QUANDO VOLKSWAGEN HA CHIESTO DI USARE IL COLOSSEO PER UNA PUBBLICITÀ, GLI è STATO DETTO DI RIVOLGERSI A DELLA VALLE

1- 14 APRILE 2010: CORDATA DI IMPRENDITORI GUIDATA DA DELLA VALLE PER RESTAURARE IL COLOSSEO
Ernesto Menicucci per il "Corriere della Sera" del 14 aprile 2010
http://bit.ly/ibmYJ4

 

L'annuncio arriva da Tokyo, dove il sindaco di Roma Gianni Alemanno è in missione per una doppia motivazione: il viaggio della memoria, che ha portato i ragazzi delle scuole romane a Hiroshima, e per una serie di iniziative sul piano turistico, commerciale ed imprenditoriale col Sol Levante. Alemanno, in un meraviglioso giardino dove si tiene la riunione dell'Italy-Japan business group racconta: «Ho parlato con Diego Della Valle: sarà lui il capofila degli imprenditori italiani nel recupero del Colosseo ».

Un intervento che il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro ha quantificato in 23 milioni di euro, che durerà diversi anni e che ha un obiettivo ambizioso: ripulire, e fare una profonda opera di restyling, al monumento più famoso di Roma, uno dei più conosciuti del mondo.

.....Della Valle è stato in Campidoglio da Alemanno qualche settimana fa, e lì è nata l'iniziativa, nel segno della diversificazione aziendale del patron della Fiorentina. Per il sì definito, si aspettava solo la quantificazione economica dell'intervento, che ora è arrivata. Alemanno, la notizia dei 23 milioni che servirebbero per il Colosseo, l'ha accolta con un mezzo sospiro di sollievo: «Pensavo ne occorressero molti di più: 30 o 40, addirittura».

28 LUGLIO 2010: BONDI (MINISTRO DEI BENI CULTURALI) E ALEMANNO (SINDACO DI ROMA) PRESENTANO IL BANDO PER IL RESTAURO DEL COLOSSEO
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-miBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_699911161.html

4 AGOSTO 2010: PUBBLICATO l'"AVVISO PUBBLICO PER LA RICERCA DI SPONSOR", QUI IL PDF
http://bit.ly/fCrZYR

 

Sito del Commissario delegato all'archeologia di Roma e Ostia
http://www.commissario-archeologiaroma.it/

"Le proposte di sponsorizzazione per i lavori dell'ambito A del "Piano degli Interventi" dovranno essere presentate entro le ore 12 del giorno 30 ottobre 2010, presso la sede del Commissario delegato, sita in Roma"

ARTICOLO 7: "IMPEGNI GENERALI DEL SOGGETTO PROMOTORE"

Al/i soggetto/i individuato/i come sponsor, il soggetto promotore garantisce i diritti relativi
all'uso di immagini, logo, spazi e informazioni, che sono nella disponibilità
dell'Amministrazione, in funzione delle esigenze evidenziate nel "Piano di Comunicazione"
(di cui al punto 9), nel rispetto del dettato degli artt. 106-108 del D. lgs. n. 42/2004 e ss.
mm. e ii.

 

La disponibilità dei diritti d'uso è stabilita per la durata dei lavori prevista dal "Piano degli Interventi", decorrente dalla data di effettiva consegna dei cantieri, e non può essere protratta oltre, anche in presenza di eventuali proroghe dei termini di esecuzione degli interventi motivatamente concesse dalla Soprintendenza vigilante.

A titolo esemplificativo e non esaustivo, si elencano di seguito le tipologie di diritti di cui lo
sponsor può assicurarsi la disponibilità per la durata del contratto.

a. Inserimento del proprio logo o, comunque, pubblicizzazione dell'erogazione del proprio contributo per la realizzazione dei lavori sulla recinzione di cantiere7 in forme compatibili con il carattere artistico o storico, l'aspetto e il decoro del bene (art. 120, c. 2, del D.lgs n. 42/2004 e ss mm. e ii ) ;

b. Inserimento del proprio logo nel retro del biglietto di ingresso8;
c. Sviluppo di una campagna informativa e di comunicazione con logo dedicato, in esclusiva, con il Ministero per i beni e le attività culturali;
d. Campagne di scatto e comunicazione sui lavori e sullo stato di avanzamento degli
stessi;

 

e. Riproduzione tridimensionale e animata dei lavori ultimati;
f. Predisposizione di percorsi di visita legati ai restauri;
g. Materiali editoriali relativi all'esecuzione dei lavori;
h. Collana di eventi on site e internazionali.

[DAGONOTA: Nessun riferimento a diritti di esclusiva sull'immagine del Colosseo]

2- DAGOREPORT:
PRINCIPALI DIFFERENZE TRA IL BANDO PUBBLICATO IL 4 AGOSTO 2010 E L'ACCORDO STIPULATO IL 21 GENNAIO 2011 CON DELLA VALLE

A - Nel bando non si parla del

"diritto in esclusiva (...) di utilizzare un logo raffigurante il Colosseo, nonché di depositare una o più domande di registrazione e di registrare, in Italia e all'estero a proprio nome e per proprio conto un marchio per contraddistinguere l'associazione, comprendente il Logo (...). Il marchio e il logo e gli altri segni distintivi potranno essere utilizzati senza limitazione territoriale alcuna..."

che permette a Della Valle di usare l'immagine del Colosseo in esclusiva.

B - Ma soprattutto, mai nel bando si parla dei diritti al punto 5 dell'accordo firmato ("Clausole di esclusiva")

"...l'esclusiva concessa agli sponsor (...) a:

- non concedere a terzi l'uso, a qualsiasi titolo, di marchi, nomi, immagini o altri segni distintivi relativi al Colosseo con riferimento ai lavori di restauro del Colosseo di cui al Piano degli interventi;

- non concedere a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine e/o i propri segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori di restauro del Colosseo di cui al Piano degli interventi"

..questo è il punto fondamentale: quando Volkswagen ha chiesto di usare il Colosseo per una pubblicità, gli hanno detto di rivolgersi a Della Valle. In pratica, da ora in poi Della Valle e i suoi soci potranno impedire qualunque pubblicità che usi l'immagine del Colosseo (anche senza che si faccia riferimento al restauro!), facendo perdere potenzialmente milioni di euro al Comune e al Ministero dei Beni Culturali.

C - Nel bando si legge

Articolo 7: (...) La disponibilità dei diritti d'uso è stabilita per la durata dei lavori prevista dal "Piano degli Interventi", decorrente dalla data di effettiva consegna dei cantieri, e non può essere protratta oltre, anche in presenza di eventuali proroghe dei termini di esecuzione degli interventi motivatamente concesse dalla Soprintendenza vigilante."

...mentre l'accordo dà all'Associazione diritti PER 15 ANNI (anche se i lavori ne durassero 3) e a Tod's diritti per la durata dei lavori PIÙ DUE ANNI

 

3- COLOSSEO, ECCO I DOCUMENTI DELL'ACCORDO CON DELLA VALLE...
Marco Lillo e Vito Laudadio per "ilFattoQuotidiano.it"

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, parla di "accordo di massima trasparenza" e annuncia la pubblicazione del documento. Ma il protocollo d'intesa tra il Commissario per l'area archeologica della Capitale, la Soprintendenza e la Tod's di Diego Dalla Valle per il restauro del Colosseo resta ancora chiuso nei cassetti, anche dopo la denuncia della Uil Beni Culturali e l'inchiesta pubblicata domenica 3 aprile su Il Fatto Quotidiano.

Per questo, abbiamo deciso di pubblicare l'intero documento (vedi in fondo), sulle pagine de illfattoquotidiano.it, e mettere in pratica una vera "operazione trasparenza" su quello che era stato definito uno storico accordo ma che nessun cittadino, nessun turista, nessun imprenditore e possibile sponsor aveva potuto, fino a ora, conoscere nel dettaglio.

 

Con l'accordo siglato il 21 gennaio scorso, lo "Sponsor", la Tod's di Diego Della Valle, si impegna a finanziare con 25 milioni di euro (incluso di Iva e deducibili fiscalmente secondo legge, ndr) 8 opere per il recupero del Colosseo: si va dal restauro del Prospetto settentrionale a quello meridionale, dagli ipogei agli ambulacri, fino all'illuminazione. Il dieci per cento della dotazione, tuttavia, 2,5 milioni di euro, è destinato alla realizzazione di un Centro Servizi.

In pratica "Casa Tod's" all'ombra del'Anfiteatro Flavio, come è facile dedurre dalla lettura del comma b) del punto 4.1 dell'accordo: "sempre al fine di perseguire la propria attività istituzionale, (l'associazione, ndr) avrà il diritto di realizzare una struttura temporanea e/o allestire una struttura fissa, direttamente o tramite lo Sponsor, (d'ora innanzi, Il Centro) per l'accoglienza dei sostenitori dell'Associazione... (tale Centro) potrà fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello Sponsor".

Un primo, significativo ritorno di immagine per l'investitore che avrà, inoltre, la possibilità di ricoprire i lavori di restauro col proprio logo (comma e del punto 4.2) o imprimere il proprio marchio sul retro dei biglietti di ingresso (comma d), fino a poter ottenere l'accesso esclusivo al Colosseo per gruppi di persone. Vale a dire: se un gruppo di buyers cinesi in Italia per chiudere un accordo con Della Valle ne ha voglia, lo Sponsor potrà accompagnarli comodamente dentro l'Anfiteatro. Piccoli privilegi, di fronte alla lettura del punto 4.1 con cui Commissario e Soprintendente concede, a un'associazione appositamente costituita dallo Sponsor, la possibilità di utilizzare in Italia e all'estero un logo raffigurante il Colosseo.

Una clausola che, secondo la denuncia della UIL Beni Culturali, potrebbe fruttare fino a 200 milioni di euro. Diritti che sembrano andare ben oltre i doveri, l'ut des che sovrasta il do anche nei termini: "I diritti concessi all'Associazione avranno la durata di quindici anni", mentre per lo sponsor "si protraggono per tutta la durata degli interventi e per i successivi due anni". Questo, a fronte di lavori che al massimo dureranno 24 mesi.

L'ESPOSTO DELLA UIL CULTURA ALLA CORTE DEI CONTI E L'ACCORDO TRA COMUNE E DELLA VALLE..
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/04/documenti-esposto-e-accordo/102011/

 


4- COLOSSEO-DELLA VALLE: IL TESTO DELL'ACCORDO. FIRMATO A GENNAIO; AD ASSOCIAZIONE SPONSOR DIRITTI PER 15 ANNI
(Silvia Lambertucci per l'ANSA) - "Il Soggetto Promotore (il commissario all'archeologia di Roma, segretario generale del ministero di beni culturali Roberto Cecchi ndr) e la Soprintendenza concedono all'Associazione (realizzata dallo sponsor Della Valle ndr) il diritto in esclusiva (...) di utilizzare un logo raffigurante il Colosseo, nonché di depositare una o più domande di registrazione e di registrare, in Italia e all'estero a proprio nome e per proprio conto un marchio per contraddistinguere l'associazione, comprendente il Logo (...). Il marchio e il logo e gli altri segni distintivi potranno essere utilizzati senza limitazione territoriale alcuna...".

E' uno dei passi dell'accordo - di cui l'ANSA è entrata in possesso - per la sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo siglato il 21 gennaio del 2011 dal commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti delle aree archeologiche di Roma Roberto Cecchi e dalla soprintendente per i beni archeologici della capitale Anna Maria Moretti con l'imprenditore Diego Della Valle. Il testo dell'accordo si compone di 9 pagine ognuna delle quali siglata dai tre contraenti, e di 11 articoli.

Nell'accordo lo Sponsor si impegna a finanziare il piano di interventi con 25 milioni di euro ('Iva ed altre imposizioni fiscali inclusé), somma per la quale potrà godere della deducibilità fiscale, e si sottolinea che "Il puntuale pagamento dello somme riferite a ciascun piano di spesa esaurisce gli obblighi dello Sponsor". Si precisa anche che lo Sponsor, "potrà ottenere informazioni sullo svolgimento delle varie fasi di restauro (...) anche avendo accesso al cantiere secondo modalità da concordare con la direzione lavori".

 

A commissario e soprintendenza spettano fra l'altro oltre alla nomina dei responsabili, redazione dei progetti, individuazione dei contraenti per i lavori,gestione della fase esecutiva per i contratti d'appalto, "la copertura dei costi eventualmente eccedenti il contributo". Si sottolinea che le funzioni di "direzione scientifica di vigilanza su tutte le attività relative agli interventi" spettano alla Soprintendenza. Al punto 5, sono riportate quattro clausole di esclusiva, che obbligano tra l'altro il soggetto promotore a "non concedere a terzi l'uso, a qualsiasi titolo, di marchi, nomi, immagini o altri segni distintivi relativi al Colosseo con riferimenti ai lavori di restauro del Colosseo di cui al Piano degli Interventi".

E a "non concedere a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine e/o i propri segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori di restauro del Colosseo di cui al piano degli interventi". Nel testo si legge -al 4.1- tra i diritti concessi alla Associazione/Fondazione senza fini di lucro che dovrà essere costituita dallo Sponsor, la possibilità di "realizzare una struttura temporanea e/o allestire una struttura fissa (...) per l'accoglienza dei sostenitori dell'Associazione".

Si tratterà di un centro, viene precisato, "ubicato nelle immediate vicinanze del Colosseo" che "sarà allestito per tutta la durata dei lavori di restauro e per i successivi due anni" e "che potrà fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor". Tra i diritti concessi allo Sponsor - previsti al punto 4.2- : quello di "ottenere l'accesso al Colosseo per gruppi di persone con modalità da concordarsi con la soprintendenza". O quello di utilizzare "il logo e gli altri segni distintivi dell'associazione abbinati a quelli di Tod's (...); di "Inserire il proprio marchio dietro i biglietti del Colosseo (..)", di "Inserire il proprio marchio sulla recinzione del cantiere".

 

Estensione e durata dei diritti concessi ad Associazione e Sponsor sono ricordati al punto 4.3, dove si legge fra l'altro a pag.7 : "I diritti concessi alla associazione avranno una durata di 15 anni a partire dalla data di costituzione della associazione eventualmente prorogabili mediante apposito accordo sottoscritto tra le parti". I diritti "concessi allo Sponsor - prosegue il testo - decorrono dalla data di sottoscrizione del presente accordo e si protraggono per tutta la durata degli interventi di restauro ed i successivi due anni".

5- GIRO, VIETATA COMMERCIALIZZAZIONE SENZA REGOLE E VINCOLI TUTELA...
(Adnkronos) - "Il Colosseo e' un monumento preziosissimo che non verra' affittato ne' oggi ne' mai ma sara' tutelato e difeso nella sua integrita' storica e culturale". Ci tiene a chiarirlo il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, che in una nota afferma: "Prendo atto della dichiarazione della segreteria generale Uil per i Beni Culturali assai piu' prudente di quelle diffuse nei giorni scorsi. Come abbiamo piu' volte dichiarato e precisato, la trattativa e la successiva intesa con Tod's Spa e' stata coordinata dal Commissario delegato di Governo e non delega (e non potrebbe mai delegare) a soggetti privati la tutela del Colosseo che era, e', restera' sempre una prerogativa dello Stato, attraverso il rigoroso lavoro delle sue soprintendenze statali, cosi' come prevede l'articolo 9 della Costituzione e il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio".

In questo senso, prosegue, "non comprendo esattamente cosa voglia dire la Uil quando insiste nel denunciare una dismissione del Colosseo. Deve essere chiaro alla nostra Amministrazione, come a tutti coloro che operano nel settore dei Beni Culturali, che il Colosseo e' un monumento dall'immagine e dal brand molto potente, ma, proprio per questo, sottoposto ad una speciale tutela e quindi l'uso commerciale di questa imponente struttura architettonica e' e verra' sempre sottoposta, al di la' dell'intesa con Tod's Spa, a forti limitazioni".

Quanto alla polemica "sul presunto diniego al progetto della Wolkswagen, che peraltro non e' mai stato presentato in maniera formale e dunque mai valutato, e' costruita sul nulla perche' sarebbe stato giudicato in base ai principi della tutela prescritta dal Codice e dalle leggi e dunque non c'entra un bel nulla con Tod's perche' anche essa deve sottostare a tali vincoli'.

 

6- UIL, AL BANDO POLEMICHE, ABBIAMO SOLO CHIESTO CHIAREZZA...
(Adnkronos) - La Uil "ha chiesto solo chiarezza" sulla vicenda del restauro del Colosseo. Non e' suo interesse aizzare la polemica. A chiarirlo in una nota la segreteria nazionale della Uil Beni e Attivita' Culturali che "si vede costretta" a ribadire alcuni punti fermi.

La Uil "non ha nulla contro la Tod's ed il suo Presidente poiche' fa il suo mestiere e lo sa fare bene; non ha niente contro il sindaco Alemanno che giustamente si preoccupa di trovare soluzioni ai problemi della citta' che amministra ed e' del tutto evidente che il restauro del Colosseo e' un obiettivo prestigioso da conseguire. Non ha nulla contro i privati ed i mecenati ( se ci sono) a patto che non vi siano dismissioni ma risorse da investire a fianco della mano pubblica, senza per questo cedere o rinunciare ai diritti che possano incrementare le esigue risorse disponibili".

Per questo chiariamo, prosegue la segreteria nazionale, "che la Uil non vuole mettere i bastoni tra le gambe a nessuno , anzi siamo i primi a dire che i lavori di restauro del Colosseo devono essere fatti con urgenza. Il problema che abbiamo posto nel segnalare alla Procura della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica e' quello della legittimita' di un atto che dal nostro punto di vista presenta molte anomalie ed e' stato sottostimato dai vertici del Mibac o meglio da chi, in tutta la trattativa ha rappresentato il Mibac".

7- ALEMANNO, NON LO REGALIAMO A NESSUNO...
(Adnkronos) - "Non regaliamo a nessuno il Colosseo. Le sponsorizzazioni sono state attentamente valutate dal ministero per i Beni culturali e non saranno nulla di invasivo. Siamo riusciti a fare il miracolo di far restaurare l'Anfiteatro con un costo di 25 milioni di euro interamente pagato dai privati. Chi e' contro questo miracolo o e' matto o e' nemico di Roma". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in occasione della presentazione dei dati di bilancio 2010 della fondazione Musica per Roma.04-04-2011]

 

 

LA BORSA SALE, LE BANCHE NO - FONDAZIONE CARIPLO: TIRIAMO FUORI I SOLDI (SE SERVE DAVVERO) - BANCA POPOLARE E IL DIVIDENDO MODESTO- MORATTI CEDE PIRELLI E COMPRA GPI - VOLA, COLOMBO BIANCO VOLA (DA TREMONTI E VERSO L’ENEL) - IL VATICANO TI GUARDA (LE TASCHE): NUOVE NORME ANTIRICICLAGGIO - UNICREDIT VENDE LA BANCA AGRICOLA - CAPROTTI INCAPRETTA LA COOP (E VINCE IN TRIBUNALE) - AVIO SUL LISTINO, MANDATO A ROTHSCHILD - L’ANTITRUST HA DETTO SÌ: WIND A FUSIONE CON VIMPELCOM

1. BORSA: MILANO CHIUDE IN LIEVE RIALZO, MA BANCHE ANCORA IN ROSSO...
Radiocor - Chiusura sulla parita' per i listini europei all'inizio della settimana che dovrebbe portare alla decisione della Bce di rialzare i tassi di interesse. A Milano, il Ftse Mib ha fatto segnare un +0,18% e il Ftse All Share un +0,22%. Ancora vendite sui bancari in attesa degli aumenti di capitale. Mps ha ceduto l'1,85% mentre ha ripreso quota Intesa Sanpaolo (+0,95%).

2. INTESA: ENOC (F.CARIPLO), DISPONIBILI CONSIDERARE AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - 'Saremo disponibili a prendere in considerazione, alla luce del piano industriale, l'ipotesi di un aumento di capitale di Intesa Sanpaolo nella misura in cui questo aiuta lo sviluppo del Paese'. Cosi' il vicepresidente della Fondazione Cariplo, Mariella Enoc, interpellata da Radiocor alla vigilia dei consigli di Intesa Sanpaolo che potrebbero decidere la ricapitalizzazione della banca. L'operazione, ha precisato Enoc, non e' stata fino ad ora sottoposta agli organi della Fondazione Cariplo.

3. B.POPOLARE: LETTERA AI SOCI,DIVIDENDO MODESTO MA NON INSIGNIFICANTE...
Radiocor - E' 'modesto, ma non insignificante' il dividendo di 3 centesimi per azione proposto all'approvazione dei soci del Banco Popolare. Lo rileva la lettera inviata dal presidente del Consiglio di sorveglianza, Carlo Fratta Pasini e del presidente del Consiglio di gestione, Vittorio Coda ai soci in vista dell'assemblea dei soci e consultata da Radiocor. Il bilancio, che si e' chiuso con un utile consolidato di circa 300 milioni di euro, 'e' il frutto di un anno molto impegnativo e complesso' per 'il perdurare e il ripetersi delle crisi, l'aumento della disoccupazione e la stagnazione dei consumi'.

 

Il Banco 'nella consapevolezza del proprio ruolo e della propria vocazione, ha gestito con decisione il rafforzamento del patrimonio per mettere la banca nella condizione di assolvere pienamente alla propria funzione di intermediazione creditizia', un linea con i piu' stringenti parametri di Basilea 3, prosegue la lettera, ricordando l'aumento di capitale da 2 miliardi, la cessione di asset n on strategici e l'emissione di un prestito obbligazionario convertibile per un miliardo.

4. ENEL: COLOMBO INCONTRA TREMONTI, INVESTITURA ALLA PRESIDENZA...
Radiocor - Investitura con il ministro Giulio Tremonti per il futuro presidente dell'Enel, Paolo Andrea Colombo. Il candidato alla presidenza del gruppo elettrico e' stato visto entrare da Radiocor intorno dopo le 14 nella sede milanese del ministero dell'Economia e delle Finanze dove ha avuto un colloquio con il titolare del dicastero, primo azionista di Enel. Nell'incontro, Tremonti ha formalizzato a Colombo l'intenzione di inserirlo come capolista tra i candidati del socio di maggioranza per il rinnovo del consiglio di amministrazione dell'Enel rivolgendo al manager il proprio augurio per il prossimo incarico.

 

Le liste per il rinnovo degli organi sociali delle societa' partecipate dal Tesoro in vista delle assemblee degli azionisti saranno diffuse in serata. All'uscita Colombo non ha voluto rilasciare dichiarazioni circa la sua candidatura a numero uno dell'Enel. Intorno all'ora di pranzo era passato nella sede milanese del ministero anche l'a.d. dell'Eni, Paolo Scaroni, che, secondo le ultime indiscrez ioni, va verso la riconferma nel ruolo di guida operativa del gruppo.

5. MORATTI COMPRA DA TRONCHETTI ED ENTRA IN GPI CON 6%...
(ANSA) - Massimo Moratti, dopo aver alleggerito la sua posizione in Pirelli (é sceso allo 0,49%), confluisce in Gpi, la holding che controlla Camfin, al fianco degli altri soci industriali (i Malacalza, che hanno il 30,94%). Da quanto si apprende dopo l'anticipazione del Corriere della Sera, Moratti acquisterà il 6% di Gpi dalla Marco Tronchetti Provera Sapa (che dal 61,89% scenderà dunque al 55% circa) investendo circa 10 milioni di euro (ne ha incassati oltre 19 milioni dall'inizio dell'anno cedendo le azioni Pirelli).

6. PARMALAT: LACTALIS NOTIFICA A CONSOB QUOTA 28,9%...
(ANSA) - Lactalis notifica anche alla Consob di possedere una quota del 28,969% in Parmalat. E' quanto emerge dalle comunicazioni alla Commissione di sorveglianza sulle partecipazioni rilevanti, in cui viene precisato che l'aggiornamento è stato effettuato in seguito alla "consegna fisica anticipata delle azioni Parmalat sottostanti il contratto di equity swap" siglato con Credit Agricole e Societé Generale. Dallo scorso 30 marzo, la holding della famiglia Besnier, Bsa, non detiene "alcuna partecipazione potenziale" nel gruppo di Collecchio.

 

7. S.MARINO, UNICREDIT CEDE BAC ALL'IBS PER 62,2 MLN...
(ANSA) - E' stato firmato giovedì sera l'accordo tra il gruppo Unicredit e il socio di maggioranza dell'Istituto bancario sammarinese (Ibs), la Demas s.a. con sede in Lussemburgo, per l'acquisto del pacchetto di maggioranza della Banca agricola commerciale (Bac) di San Marino, detenuto da Unicredit Private Banking spa per l'85,35%. Lo confermano il direttore generale Bac, Pier Paolo Fabbri e una nota dell'Ibs. "Sull'accordo - ha detto Fabbri- ora dovrà esprimere il proprio parere Banca centrale di San Marino" alla quale verrà sottoposto, oltre all'accordo di acquisto anche un piano di business a medio termine.

La nota dell'Ibs spiega i particolari dell'operazione: "Il prezzo della partecipazione è stato fissato in 62,2 milioni euro. - si legge -. L' operazione, che ha come obiettivo l'aggregazione tra i due istituti, è sospensivamente condizionata all'autorizzazione della Banca Centrale di San Marino. Con il perfezionamento della transazione nascerà il primo polo privato bancario sammarinese con masse gestite che ammonteranno ad oltre 2 miliardi di euro ed impieghi alla clientela superiori a 800 milioni".

Con 11 filiali sul territorio, 109 milioni di euro di capitale e una raccolta, al netto dello scudo fiscale, di 1 miliardo di euro, la Bac, con i suoi 90 anni di storia è uno degli istituti di credito consolidati del Titano. Di più recente costituzione, l'Ibs iscritto nel registro degli istituti autorizzati nel 2006: gli azioni di maggioranza sono appunto la Demas s.a., con sede in Lussemburgo, 77% e Alessia Valducci al 7%. A privati le rimanenti quote inferiori al 5%.

 

8. ANTIRICICLAGGIO IN VATICANO LA SOGLIA A DIECIMILA EURO...
Dal "Corriere della Sera" - Chiunque entri o esca dalla Città del Vaticano con una cifra in contanti superiore ai diecimila euro dovrà dichiararlo o agli uffici antiriciclaggio o alla Gendarmeria, e se non lo farà sarà multato. Lo stabilisce il Regolamento sul trasporto al seguito di denaro contante che entra in vigore oggi, insieme alle norme antiriciclaggio volute dal Papa con il motu proprio del 30 dicembre scorso. La Santa Sede, che intende adeguarsi agli standard internazionali sulla trasparenza finanziaria, ha anche messo a punto degli «indici di anomalia per la segnalazione delle operazioni sospette».

La Gendarmeria potrà perquisire bagagli delle persone e bagagliai delle auto in caso di fondati sospetti, il che non vuol dire che verranno perquisite tutte le macchine di chi entra in Vaticano, magari per fare la spesa all'Annona.

9. MPS: CENTRALE GENERALE FINANZIARIA COMPRA 22% MPS VENTURE...
(ANSA) - La Centrale Generale Finanziaria spa, società presieduta da Giancarlo Elia Valori (vicepresidente, il finanziere Tarak Ben Ammar), ha sottoscritto un accordo per l'acquisto da Mps Capital services di una partecipazione del 22% in Mps Venture sgr, società attiva dal 2003 nella gestione di fondi comuni di investimento mobiliare di tipo chiuso. A seguito dell'operazione, la partecipazione detenuta dal Gruppo Montepaschi in MPS Venture scende dal 70% al 48%.

 

Il perfezionamento della cessione è subordinato all'autorizzazione della Banca d'Italia ai sensi della normativa vigente. Il residuo 30% del capitale è detenuto da Intermonte SIM Spa. Mps Venture sgr Gestisce fondi di private equity specializzati in investimenti in imprese di medie e piccole dimensioni operanti nel settore manifatturiero, commerciale e dei servizi, affiancandole nelle strategie di sviluppo, anche internazionale. Dalla costituzione la società ha gestito 7 fondi chiusi, con un capitale sottoscritto di circa 400 milioni di euro. Ad oggi i fondi gestiti hanno realizzato 41 investimenti e 20 disinvestimenti.

 

10. CAPROTTI VINCE CONTRO LA COOP...
Dal "Corriere della Sera" - Il tribunale di Milano boccia le Coop contro Bernardo Caprotti. È stata la stessa Coop Estense ad annunciare che «non sono state accolte dal Giudice di Milano le proprie richieste risarcitorie avanzate a seguito della pubblicazione del libro "Falce e Carrello"» del patron di Esselunga. Coop Estense ha preannunciato appello e criticato la decisione, perché per gli stessi fatti Esselunga era stata condannata dal medesimo giudice in una causa promossa dalla Coop Liguria.

11. AVIO SUL LISTINO, MANDATO A ROTHSCHILD...
Massimo Sideri per il "Corriere della Sera" - In attesa dell'arrivo da Londra del nuovo amministratore delegato Francesco Caio, Avio inizia i lavori per l'Ipo con l'advisor finanziario Rothschild che l'ha spuntata su Lazard. Sono partite ieri pomeriggio le lettere alle principali banche internazionali con l'invito a partecipare alla gara per la selezione del team di consulenti per quella che è già considerata una delle operazioni di quotazione più interessanti del 2012.

 

La società torinese, oggi di proprietà del fondo di private equity inglese Cinven (81%) e con una partecipazione di Finmeccanica (14%), specializzata nella progettazione e produzione di componenti per motori aeronautici e sistemi di propulsione spaziale, arriva in borsa forte di un business internazionale e anni di crescita interrotta in un settore che gli analisti ritengono tra i più promettenti.

Con un fatturato di 1,7 miliardi di euro nel 2010, clienti del calibro di GE, Pratt&Whitney, Rolls Royce, e una redditività ai vertici del settore (circa 340 milioni di euro l'anno scorso, pari al 19,3%dei ricavi e in crescita di quasi il 10%rispetto al 2009), Avio secondo le prime stime potrebbe valere al momento dello sbarco sui listini fino a un massimo di 3,5- 4 miliardi, tenendo conto dei multipli di mercato delle società comparabili nello sviluppo dei sistemi e componenti di precisione per settori come aerospazio, difesa, energia e oil &gas (10 volte l'Ebitda).

 

Che il settore d'altronde dimostri valutazioni importanti, lo dimostra l'acquisizione di Microtecnica annunciata ieri da parte di Goodrich, che ha pagato l'azienda attiva nel settore dei sistemi per il controllo di volo 330 milioni (11,5 volte l'Ebitda atteso). Cinven aveva rilevato Avio nel 2006 da Carlyle, con una operazione da 2,6 miliardi.

12. WIND: OK ANTITRUST A FUSIONE CON VIMPELCOM...
(ANSA) - Via libera dell'Antitrust all'acquisizione del controllo esclusivo di Wind da parte di VimpelCom. Secondo l'autorità garante della concorrenza e del mercato l'operazione in esame non determina la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sui mercati interessati, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza.04-04-2011]

 

 

I FURBETTI DI PARIOLI - ORA LA PROCURA DI ROMA VUOLE SPULCIARE ANCHE NEI CONTI DEI TRUFFATI DAL MADOFF DE NOANTRI, LANDE - MOLTI SONO RISPARMI PRIVATI, MA TRA I 1.500 CHE SI SONO FATTI FREGARE (una quaratina di denunce) è MOLTO PROBABILE CHE SI NASCONDA CHI QUEI CAPITALI NON LI AVEVA MAI DENUNCIATI - CACCIA AL TESORETTO DI LANDE (FINITO IN QUALCHE PARADISO FISCALE) - FUORISERIE E CASE IN ZONE DI PREGIO: COSÌ LA BANDA SI ARRICCHIVA CON I FONDI… Valentina Errante per "Il Messaggero"

 

Adesso il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Luca Tescaroli guardano in tasca agli investitori che hanno perso tutto. Per capire da dove provenivano quelle ricchezze. E anche per sapere se chi ha incassato i rendimenti, ha anche pagato le tasse. La procura ha infatti intenzione di esaminare una per una le posizioni dei tanti che da anni si fidavano di Lande e gli consegnavano i soldi, certi che il broker ne avrebbe moltiplicato i rendimenti, i magistrati chiederanno la provenienza di quel denaro.

In molti casi si tratta effettivamente di risparmi o eredità, ma l'ipotesi è che tra i mille e 500 truffati ci sia chi non avesse mai dichiarato quelle cifre in Italia e che i soldi siano volati direttamente nei paradisi fiscali per mano del broker dei Parioli. Evitando così le maglie del fisco. In tanti dovranno anche dimostrare la propria buona fede e sostenere che ignorassero il fatto che Lande non avesse i titoli per la raccolta dei capitali.

Ed è caccia anche al tesoretto che Gianfranco Lande, dominus della truffa dei Parioli, ha fatto sparire. I pm sperano di recuperarlo nei paradisi fiscali, dove il Madoff di casa nostra faceva fruttare i risparmi dei suoi mille e 200 clienti, quelli di Paolo e Sabina Guzzanti, come quelli di Giuseppe e Paolo Piromalli. Le rogatorie internazionali sono già pronte e partiranno nei prossimi giorni per Malta, il Regno Unito, la Svizzera, il Lussemburgo, le Jersey Island, le Isole Vergini Britanniche e la Bahamas, dove di certo Lande ha investito una parte di quel denaro in due fondi bloccati.

 

Circostanze che mettono nei guai anche clienti truffati. Molte delle vittime potrebbero presto trasformarsi in indagati, per concorso nell'esercizio abusivo dell'attività finanziaria, ma anche per evasione fiscale e, come ultima ipotesi, per riciclaggio. Così il primo passo è rintracciare i 300 milioni che Lande dice di non possedere. Perché quello che finora gli uomini del nucleo valutario, della Guardia di Finanza, guidati dal colonnello Leandro Cuzzocrea, hanno rintracciato è ben poco rispetto alle somme sparite nel vorticoso giro di investimenti della Eim, della Egp e della Dharma.

Su disposizione del gip Simonetta D'Alessandro sono stati sequestrati a Lande "soltanto" una casa di sei stanze accatastata tra l'altro come popolare (che il broker possiede insieme ad alcuni parenti) e un magazzino sulla Tiburtina, in via Edoardo Arbib, poi una villa a Orani, in provincia di Nuoro.

 

Nel corso dell'interrogatorio, poi Lande ha informato gli inquirenti di essere il proprietario anche di un appartamento a Londra, nel quartiere Mayfair, e di una barca. Troppo poco. Anche gli immobili sequestrati alla compagna di Lande, Raffaella Raspi, direttrice della Egp anche lei in carcere da dieci gioni, sono briciole rispetto alla quantità di denaro scomparso.

In via Paolo Frisi, ai Parioli, la Finanza ha sequestrato a Raffaella Raspi un appartamento di sei stanze, un magazzino e un garage, mentre in via Fauro, sempre ai Parioli, il dispositivo del gip ha interessato un appartamento e un magazzino, tutti intestati alla Farren limited. I beni più consistenti sono stati sequestrati invece a Roberto Torreggiani: una multiproprietà a Venezia, nell'isola della Giudecca.

 

Poi due appartamenti a Roma in via Giacinta Pezzana, a due passi da Villa Ada, dove Torreggiani aveva anche un garage. Poi un appartamento all'Argentario e una multiproprietà a Cortina, intestata alla sua compagna, Fausta Pugliese. A Giampiero Castellacci de Villanova invece sono stati sequestrati tre appartamenti ai Parioli, uno in viale Bruno Buozzi, l'altro in via Luigi Luciani, il terzo in via dei Monti Parioli. Poi ci sono la Porsche, l'Audi e la Bmw di Lande; la Jaguar, la Mini Minor e la Minicooper di Raffaella Raspi; la Mercedes e la Smart di Torreggiani; la Golf e la Mercedes di Castellaci.

 

Nulla rispetto al tesoro sparito. Tanto che il pm Luca Tescaroli ha disposto anche il sequestro dei motorini degli indagati, oltre a quelle 26 società che sarebbero, però, scatole vuote. Nulla invece ad Andrea Raspi, il cognato di Lande. Oggi intanto il Tribunale del Riesame esaminerà la posizione di Roberto Torreggiani. E' probabile che la decisione dei giudici sulla scarcerazione non arrivi subito. Per gli indagati le accuse vanno dall'associazione a delinquere transnazionale finalizzata all'abusivismo finanziario, truffa e appropriazione indebita.

 

Ma all'esame della magistratura c'è anche la posizione dei broker che qualche anno fa avevano consegnato a Lande 14 milioni dei fratelli Piromalli. E quale fosse il ruolo di Antonio Coppola, un altro calabrese che a luglio si presentò da Lande per avere indietro i soldi spariti. Di quella cifra il broker dei Parioli aveva restituito solo sei milioni. Il denaro era finito nelle mani di Lande attraverso un mediatore finanziario e un commercialista di Forlì, Matteo Cosmi e Giuseppe Guliano Ricci, adesso indagati con l'ipotesi di riciclaggio.

 04-04-2011]

 

 

Scacco diplomatico. Da Tunisi rimpatria solo Berlusconi - Acquisto diritti tv, premier a giudizio - Il Tesoro chiude la partita nomine - Finmeccanica cambia guida - L’Italia riconosce i ribelli: ‘Potremmo anche armarli’ - La nuova corsa in salita di Obama - E ora la Lega vuole gli eserciti regionali - Parioli, la catena delle truffe. Indagine su un’altra società - Madoff dei Parioli, ecco le cifre perse dai clienti eccellenti... Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Immigrati, per ora niente intesa". Editoriale di Giuseppe Bedeschi: "E di liberale rimase poco". Di spalla: "La toccata e fuga dei presidenti della Corte". Al centro foto-notizia: "L'Italia riconosce i ribelli: ‘Potremmo anche armarli' " e "Negli atti le telefonate del premier". In taglio basso: "Tonnellate di acqua radioattiva in mare".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Tunisi dice no a Berlusconi" e a sinistra: "Ruby, processo al via. I pm: 13 ragazze con lei ad Arcore". Editoriale di Giuseppe D'Avanzo: "Il teatro del ricatto". Di spalla: "E ora la Lega vuole gli eserciti regionali". Al centro: "Frattini: armi ai ribelli libici" e "Madoff dei Parioli, ecco le cifre perse dai clienti eccellenti". In taglio basso: "Tonna e il crac Parmalat: ‘Tanzi è un codardo' " e "Stangata sui traghetti, la Sardegna costa il doppio".

 

LA STAMPA - In apertura: "Immigrati, si tratta sui rimpatri" e in taglio alto: "Il Tesoro chiude la partita nomine" e "Rapinatori in fuga uccisi dal vigilante". Editoriale di Domenico Quirico: "Lusinghe e riti bizantini". Di spalla: "Palermo regala un tutor ad ogni operaio" e "Firenze cerca i resti della Gioconda". Al centro foto-notizia: "Un sms da Obama: mi ricandido", con il commento di Alberto Bisin: "La sfida del lavoro" e " ‘Acquisto diritti tv, premier a giudizio' ". In un box: " ‘Un esercito in ogni regione' ". A fondo pagina: "Idiozia insostenibile".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Finmeccanica cambia guida" e in taglio alto: "Premier in Tunisia: non c'è intesa. Bossi apre ai permessi a tempo" e "La Lega sotto pressione come non mai". Editoriale di Franco Debenedetti: "Ristabiliamo un principio, il mercato è tutto". Al centro la foto-notizia: "Generali. Anna Botìn si dimette dal cda: ‘Troppi impegni' " e "Caso Mediatrade, i pm chiedono il rinvio a giudizio per Berlusconi". Di spalla: "Da fondi speciali a ‘tappabuchi' ". In taglio basso: "Lactalis vuole la svolta: per Parmalat Opa o addio" e "Aumento di capitale Intesa: c'è anche Unicredit nel consorzio di garanzia".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: " ‘Sì al permesso temporaneo' ". Editoriale: "La nuova corsa in salita di Obama". Al centro foto-notizia: "Cecchi, ecco l'accordo sul restauro. Non abbiamo venduto il Colosseo" e "Parioli, la catena delle truffe. Indagine su un'altra società". In un box: " ‘L'Aquila non è morta', il governo al contrattacco". In taglio basso: "Lotito: arbitri come i giudici" e "A Latina con i fasciocomunisti".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Scudo fiscale, i 700 nomi della lista che scotta". Editoriale di Alessandro Sallusti: "E arrivò il giorno della macelleria". Al centro la foto-notizia: "Lampedusa liberata in 96 ore" e "Fondi esteri Ds, spunta il ‘nuovo Greganti' ". In un box: "Usa, Obama si ricandida e ha già (quasi) vinto". Di spalla: "Con il rigore fuori dalla crisi". A fondo pagina: "Chi scappa, ci rincorre e chi raccoglie i cocci".

 

LIBERO - In apertura: "Meglio pagarli che tenerli", con editoriale di Maurizio Belpietro. Al centro la foto-notizia: "Nuovi processi: tocca a Cavour e Andreotti" e "I colpi dei pm sono a salve e Di Pietro lancia monetine". Di spalla: "Montezemolo in politica? Figuriamoci...". A fondo pagina: "Lasciamo l'Europa: ci costa e non ci aiuta".

IL TEMPO - In apertura: "Permesso leghista". Al centro la foto-notizia: "Meglio i suoi 25 milioni che il Colosseo a pezzi".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Il Cav. tratta con Tunisi sui rimpatri, ma teme il fuoco amico di Bossi". In apertura a destra: "Obama si sfila dalla campagna Nato prima che diventi poco ‘cool' ". Al centro: "I grandi menzogneri".

 

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Uscire dal buio". In taglio alto: "Gli ‘eserciti' padani spaccano il governo". A fondo pagina: "Scacco diplomatico. Da Tunisi rimpatria solo Berlusconi"05-04-2011]

 

 

MOODY’S TAGLIA ANCORA IL PORTOGALLO MA LE BORSE TENGONO - A TOKYO CROLLA TEPCO (-18%) - ENI ROMPE LA TREGUA E RINCARA LA BENZINA - ANCHE ANA BOTIN SBATTE LA PORTA, GENERALI nel caos - IL RUGBY ELETTRICO DI EDISON ED ENEL - LIGRESTI SERRA LE FILA E POSIZIONA PINI IN IMPREGILO - FRANCIA AMARA PER VODAFONE - ROSSI CADE IN DUCATI, YAMAHA RISORGE IN BORSA - CARINERIE NERAZZURRE TRA MORATTI E TRONCHETTI…

1. BORSA: EUROPA NON ACCUSA MOODY'S SU PORTOGALLO, LISBONA TIENE...
(ANSA) - Nessuna ripercussione sulle Borse europee dall'atteso taglio di Moody's al rating del Portogallo: tutti i listini si muovono attorno alla parità, così come Lisbona che cede lo 0,10%. L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ondeggia in avvio tra segno negativo e positivo, con davvero pochi spunti. In un clima che tende a un lieve peggioramento, qualche acquisto si vede sui titoli delle auto e dell'hi tech, mentre le banche appaiono mediamente deboli con un calo dello 0,60% per l'indice Dj stoxx di settore.

 

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,03% - Parigi -0,11% - Francoforte +0,03% - Madrid -0,25% - Milano -0,22% - Amsterdam +0,07% - Stoccolma -0,09% - Zurigo +0,28%

2. BORSE: ASIA INCERTA, TOKYO DEBOLE CON CROLLO TEPCO (-18%)...
(ANSA) - Seduta incerta per le Borse asiatiche, con Tokyo che si mostra debole (-1,06% finale) soprattutto a causa del un nuovo crollo per la Tepco: il titolo del gestore della centrale nucleare di Fukushima, dove si sta scaricando nell'oceano 11.500 tonnellate di acqua a "bassa radioattività", ha ceduto il 18,10%. Male sul mercato azionario giapponese anche altri gruppi dell'elettricità (Oki -4,35%, Furukama -3,04%) mentre si muovono in controtendenza i tipici titoli 'difensivi', con Japan Tobacco che ad esempio sale dell'1,94% e il gruppo della birra Asahi in rialzo dell'1,09%.

L'indebolimento dello yen sostiene anche qualche titolo nipponico che guarda all'export: il gigante dei pneumatici Bridgestone ha chiuso in aumento dello 0,53%. Sulle altre piazze azionarie, con quelle cinesi tutte chiuse per festività, timidi acquisiti a Sidney, che ha concluso in rialzo dello 0,27% e dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa. Bene, in particolare, il gruppo dei metalli Murchison (+13,49%), mentre ha accusato un forte ribasso il marchio della farmaceutica Sigma, che ha perso il 28,87% finale.

 

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo -1,06% - Hong Kong chiusa per festività - Shanghai chiusa per festività - Taiwan chiusa per festività - Seul +0,69% - Sidney +0,27% - Singapore +0,57% (seduta in corso) - Mumbai -0,52% (seduta in corso) - Kuala Lumpur -0,14% - Bangkok -0,20% - Giakarta -0,44%

3. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - NOMINE: Finmeccanica cambia guida, il Tesoro sceglie Giuseppe Orsi come ad e lascia a Pierfrancesco Guarguaglini la presidenza. Restano invariati i vertici di Poste e Terna. Giuseppe Recchi e' il nuovo presidente di Eni, confermato Paolo Scaroni ad, alla presidenza Enel arriva Paolo Andrea Colombo con Fulvio Conti che resta ad (dai giornali).

PARMALAT: Lactalis vuole la svolta, opa o addio. Il gruppo transalpino allo scontro (Il Sole 24 Ore, pagina 1-5). Il gruppo francese ha depositato al tribunale di Parma la richiesta di sospensiva della delibera di rinvio dell'assemblea (Il Messaggero, pagina 17) 'Chiedo scusa per il crac. Tanzi codardo, banche colpevoli. Lo Stato sarebbe potuto intervenire prima', intervista a Fausto Tonna, ex direttore finanziario del gruppo di Collecchio (La repubblica, pagina 1-21)

COMPETITIVITA': 'Nessuna nostalgia dell'Iri. Drammatico il lascito di quell'esperienza', intervento del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a Torino per il road show preparatorio dell'Assise (Il Sole 24 Ore, pagina 19). Ristabiliamo un principio, il mercato e' tutto. Contributo di Franco Debenedetti (Il Sole 24 Ore, pagina 1-5)

 

LSE: 'Il listing di Stato fa lievitare i prezzi. La risposta a Vegas: se un servizio e' affidato a un operatore commerciale i costi calano'. Intervista a Xavier Rolet, ceo del London Stock Exchange (Il Sole 24 Ore, pagina 4)

INTESA SANPAOLO: nel consorzio di garanzia per l'aumento di capitale c'e' anche Unicredit. Atteso oggi il via libera all'operazione (dai giornali)

GENERALI: Ana Botin si dimette dal cda per troppi impegni (dai giornali) Piu' poteri a Perissinotto, Caltagirone vice presidente vicario: via alla nuova governante. (Il Sole 24 Ore, pag.36) La verita' di Bernheim: 'Con Kellener piu' forti all'Est, Bollore' non ha una strategia', parla il presidente onorario del Leone di Trieste alla vigilia del cda della resa dei conti (la Repubblica, pagina 27)

FONDAZIONE MPS: Per sostenere l'operazione della banca potra' cedere asset (dai giornali)

CARLO TASSARA: si limano i dettagli con le banche del nuovo accordo di moratoria al 2013 sul debito. Ieri incontro con i rappresentanti di Intesa Sanpaolo e Unicredit (Il Messaggero, pagina 20)

BANCA LEONARDO: Braggiotti vende in Francia. La cessione dei fondi Dnca, l'aumento della quota di Exor e le prossime tappe. I piani della banca sull'asset management (Il Corriere della Sera, pagina 35)

 

ALPITOUR: Al via l'asta competitiva per acquistare la controllata di Exor. Tra gli interessati I Grandi Viaggi, Carlyle e Bc Partners (Il Sole 24 Ore, pagina 37)

FINCANTIERI: scontro tra futuri alleati per Costa. Il colosso pubblico e Genova industrie navali, possibili nuovi soci per il rilanciare il cantiere Genova Sestri Ponente, si contendono un doppio ordine da 150 milioni di euro (Il Secolo XIX, pagina 15)

TOD'S: L'esclusiva sul Colosseo e' solo per i restauri. Diego Della Valle interviene nella polemica sull'accordo fatto con il Comune di Roma: 'Nessun equivoco, sul Colosseo non faremo spot' (dai giornali)

TAV: 'Ancora troppe incognite: servono certezze', intervista a Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte (Il Sole 24 Ore, pagina 19)

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 5 APRILE...
Radiocor - Milano - si riunisce il Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo per l'approvazione dei dati contabili e piano per l'aumento di capitale.

 

Milano - seminario di Standard & Poor's '2011 International Economic Outlook'.

Milano - MolMed Investor & Analyst presentation.

Milano - presentazione del libro 'Verso l'Italia unita. Viaggio di un giurista tra cronaca e storia' di Achille Cutrera. Partecipano, tra gli altri, Massimo Ponzellini, presidente Banca Popolare di Milano; Michele Salvati, professore di Economia Politica.

Roma - conferenza stampa del presidente del Financial Stability Board, Mario Draghi.

Roma - iniziativa di amicizia e solidarieta' Italia-Giappone con il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il direttore genera di Finmeccanica, Giorgio Zappa e il vice presidente di Confindustria, Paolo Zegna.

Parigi - conferenza stampa Ocse di Pier Carlo Padoan, capo economista, per la presentazione G7.

5. PORTOGALLO: MOODY'S RIDUCE ANCORA IL RATING A BAA1 DA A3...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha ribassato ancora di una tacca la nota di debito a lungo termine del Portogallo, portandola a Baa1 da A3 in precedenza e mettendo il rating sotto osservazione, per possibili ulteriori declassamenti. Lo rende noto la stessa agenzia di rating.

 

6. ENI ROMPE TREGUA E RINCARA CARBURANTI DI 1 CENT...
(ANSA) - Eni rompe la prolungata tregua sulla rete carburanti. Sull'onda del nuovo balzo in avanti dei prodotti in Mediterraneo (+9 dollari a 1.059 dollari la tonnellata la verde, +8 dollari a 1.040 la tonnellata il diesel), il market leader ha aumentato il prezzo raccomandato di benzina e diesel di 1 centesimo. Rincara di 0,5 cent anche TotalErg, ma solo sulla benzina. Fermi per ora tutti gli altri. Prezzi praticati che, spiega quotidianoenergia.it, riflettono una più generale tendenza al rialzo.

Con punte massime come di consueto accentuate soprattutto al Sud (benzina a 1,612 euro/litro, diesel a 1,501). Ô quanto emerge dal monitoraggio effettuato in un campione di stazioni di servizio rappresentativo della situazione nazionale per Check-Up Prezzi QE. A livello Paese, oggi la media dei prezzi praticati della benzina (in modalità servito) va dall'1,558 euro al litro degli impianti Esso all'1,563 dei punti vendita Q8 e Tamoil (no-logo in salita a 1,488 euro al litro). Per il diesel si passa invece dall'1,465 euro al litro delle stazioni di servizio Esso all'1,474 rilevato negli impianti Eni (le no-logo a 1,407). Il Gpl, infine, si posiziona tra lo 0,781 euro al litro registrato nei punti vendita Esso allo 0,798 euro al litro degli impianti Tamoil (0,772 euro al litro le no-logo).

 

7. E17: PMI SERVIZI IN RIALZO A 57,2 IN MARZO, SOPRA LE STIME...
Radiocor - L'indice Pmi servizi per l'area euro, elaborato da Markit, e' salito a marzo a 57,2 contro 56,8 del dato di febbraio e al di sopra delle stime che puntavano su una crescita moderata a 56,9. L'indice composito invece scende a 57,6 da 58,2, ma resta sopra le stime, fissate a 57,5. Il rialzo e' ancora una volta guidato dalla Germania che sale a 60,1 da 58,6 di marzo, anche se in linea con le attese.

8. LE TANTE DOMANDE SUL CASO GENERALI...
A. Pi. per "Il Sole 24 Ore" - Ma che cosa succede in Generali? È quanto si chiede il mercato dopo le dimissioni a sorpresa di Ana Botin, figlia di Emilio Botin e rappresentante nel board del Leone della famiglia spagnola che guida il prestigioso Banco Santander. Le sue dimissioni dal consiglio della compagnia italiana - un tavolo a cui è sempre stato un onore e un privilegio partecipare - per quanto motivate con «impegni professionali», sono infatti destinate a lasciare il segno: la rappresentante di una delle famiglie di banchieri più rispettati d'Europa decide di lasciare il board della più importante compagnia assicurativa italiana (e tra le prime tre nel continente) proprio alla vigilia di uno dei più delicati consigli di amministrazione nella storia delle Generali.

 

Non solo. L'uscita della Botin segue quella di Leonardo Del Vecchio, il fondatore della Luxottica che solo un mese fa ha rassegnato le dimissioni dal board in polemica sulla governance. Senza parlare dell'astensione di Bollorè, vicepresidente del Leone e rappresentante del suo azionista di riferimento Mediobanca, nel voto sul bilancio d'esercizio: un gesto che ha spinto 8 consiglieri a chiedere la convocazione d'urgenza del board delle Generali. Mai prima d'ora si era verificata una situazione del genere.

Ebbene, proprio a poche ore di distanza dalla riunione di chiarimento tra i grandi soci, la Botin ha deciso di uscire di scena: ora, sono due i consiglieri da rimpiazzare e molte di più le domande a cui rispondere.

9. IL SEI NAZIONI ELETTRICO DI EDISON ED ENEL...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Mentre infuria la "guerra elettrica" tra la parigina Edf e la lombarda A2A su Edison, un'altra partita, sportiva, va in campo tra Italia e Francia. In mezzo c'è la nazionale azzurra di rugby, da sempre sponsorizzata da Edison e Cariparma (Credit Agricole). Forse approfittando dell'empasse di Edison, distratta da questioni ben più importanti, Enel sta cercando di diventare main sponsor della squadra a fine anno.

 

Tra i pubblicitari gira voce che la somma offerta sia sopra i 2 milioni di euro, una cifra a cui la federazione non rimarrebbe indifferente. Ma, sostenuta dal co-sponosor e connazionale indiretto, Edison vuole rilanciare. L'asse francese potrebbe spuntarla ma ilrinnovo dura solo un anno e nel 2012 l'Enel tornerà all'attacco.

10. LIGRESTI SERRA LE FILA E POSIZIONA PINI..
L. G. per "Il Sole 24 Ore" - Un manager fidato. Massimo Pini, da tempo braccio destro fedele di Salvatore Ligresti, allarga il raggio d'azione a un'altra partecipata chiave dell'Ingegnere: Impregilo. Confermato il vertice con il tandem Ponzellini-Rubegni alla guida, i cambiamenti nel general contractor arrivano dal board e non sono irrilevanti.

 

Pini, 74 anni, è da sempre una figura chiave della galassia che fa capo alla famiglia Ligresti al punto che la rappresenta nel patto di Rcs e dal 2003 è vicepresidente di Fondiaria-Sai, un ruolo che ricopre ancora oggi, con deleghe ancora più ampie che in passato. Evidentemente l'Ingegnere, dopo aver deciso di affrontare di petto il dossier assicurazioni, ha intenzione di aprire anche il "file" costruzioni.

11. ROSSI SCIVOLA YAMAHA IN RIALZO...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Che siano capolavori o disastri, Valentino Rossi dà sempre il meglio di sé. Certo, ultimamente si sta specializzando nei secondi ma, almeno, gli vengono bene e i loro effetti si vedono persino in Borsa. Anzi, ieri il «Dottore» si è superato: è l'unico pilota Ducati riuscito con una caduta a mettere in movimento i titoli Yamaha e Honda a Tokyo.

 

Casey Stoner, abbattuto domenica da Rossi, resta il favorito mondiale di MotoGp (gli allibratori lo pagano vincente 2,30), ma Jorge Lorenzo si è avvicinato (2,60) e la Borsa si è riposizionata sul vincitore del titolo, aiutando la discesa delle azioni Honda (-1,31%) e il recupero di Yamaha (+0,50%). Insomma, quest'anno Rossi va persino peggio del compagno di squadra Nicky Hayden, ma lui è Rossi: guai non considerarlo.

12. FRANCIA AMARA PER VODAFONE, SFR A VIVENDI...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica" - Vodafone getta la spugna, abbandona, probabilmente con un certo rammarico, il mercato francese della telefonia mobile: Vivendi ha annunciato l´acquisto della partecipazione di minoranza che i britannici detengono nella Sfr, secondo operatore mobile transalpino. Per controllare la società al 100 per cento, il gruppo francese sborserà 7,95 miliardi di euro. Il pagamento sarà fatto in contanti, grazie ai quattrini incassati con la vendita del 20% della Nbc Universal e con la risoluzione di un contenzioso che la opponeva alla Deutsche Telekom in Polonia. Gli accordi commerciali all´estero fra i due gruppi saranno prolungati di tre anni.

Per Vivendi, il pieno controllo della sua filiale era considerato indispensabile per lanciarsi all´assalto di nuovi mercati: quello francese è saturo e l´arrivo di un quarto operatore mobile finirà per pesare sugli equilibri che si erano creati con Orange e Bouygues Telecom. L´azienda guidata da Vittorio Colao utilizzerà invece i soldi ricevuti dai francesi per comprare azioni proprie e per investire in un operatore indiano.

 

Resta un fatto non trascurabile nel momento in cui si parla tanto degli appetiti francesi all´estero e della protezione del mercato transalpino: la telefonia mobile resta un affare franco-francese. Orange è infatti controllata dall´operatore storico, France Telecom, di cui lo Stato è ancora azionista; Sfr appartiene a Vivendi; Bouygues Telecom dipende dal francesissimo gruppo omonimo (lavori pubblici, edilizia e tv); Free, che sta per entrare in lizza, è controllato da Xavier Niel, che è anche comproprietario di Le Monde. Vodafone, che in passato aveva sognato di prendere il controllo della Sfr, dovrà consolarsi: la Francia sarà l´unico grande paese europeo senza il marchio britannico.

13. CARINERIE NERAZZURRE...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera sono amici e fratelli di fede (interista). Soci-amici che si sostengono nei momenti difficili come il gol di Cassano nel derby. E forse avranno deciso proprio allora di stringere una nuova - onerosa - alleanza. Almeno per Moratti che ha rilevato dall´amico il 6,5% della sua holding Gpi per 10 milioni.

 

Valutandola 153,8 milioni, contro gli 86,3 messi a libro dai genovesi Malacalza che lo scorso anno ne hanno rilevato (da Carlo Puri Negri) il 30,9%. La ratio dell´investimento è ignota: anche perché i Malacalza (tra le famiglie più liquide d´Italia con un miliardo di contanti) quella quota non l´hanno voluta. Eppure Gpi controlla Camfin e a cascata Pirelli, di cui, a inizio anno Moratti ha venduto lo 0,5% per 19 milioni. Forse si è pentito o è questione di fiuto, ma adesso risale al piano di sopra.05-04-2011]

 

 

DISCARICA GIAPPONE - DALLA CREPA NEL REATTORE DI FUKUSHIMA OGNI ORA SI RIVERSANO NELL’OCEANO 7 TONNELLATE DI ACQUA ALTAMENTE CONTAMINATA (IL LIVELLO DI TOSSICITÀ DEL MARE È 7,5 MILIONI DI VOLTE PIÙ ALTO DEI LIMITI DI LEGGE) - ORA I TECNICI HANNO DECISO DI SCARICARE IN UN COLPO SOLO 11.500 TONNELLATE DI ACQUA PIÙ “DILUITA”, MA CHE COMUNQUE DISTRUGGERÀ L’ECOSISTEMA, AVVELENERÀ GLI ALIMENTI, E CAUSERÀ MUTAZIONI GENETICHE A PIANTE E ANIMALI MARINI, NON SOLO IN GIAPPONE

1 - IN MARE 11 MILA TONNELLATE DI ACQUA RADIOATTIVA...
Giusi Fasano per il "Corriere della Sera"

 

Il funzionario della Tepco che parla in conferenza stampa lo dice con le lacrime agli occhi: «Siamo molto dispiaciuti per Fukushima e per chi ne rimane coinvolto» . La sua società, la Tokyo Electric Power Company, ha dovuto fare un altro passo indietro davanti al «mostro» nucleare, l'ennesimo. Ieri gli ingegneri della Tepco si sono visti costretti a dare il via a un'operazione che fino a pochi giorni fa non avrebbero mai pensato di sostenere e cioè riversare nell'Oceano Pacifico 11.500 tonnellate di acqua radioattiva: 10 mila usate per raffreddare le barre di combustibile nucleare surriscaldate e 1.500 pompate dai sotterranei dei reattori numero 5 e numero 6.

 

«Una misura eccezionale, necessaria e resa possibile dai bassi livelli di radioattività di quell'acqua» ha spiegato Hidehiko Nishiyama, dell'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare. «Livelli bassi» significa che l'acqua il in questione è contaminata 100 volte più del limite massimo consentito. «Necessaria» vuol dire invece che senza questa operazione secondo i gestori della centrale atomica si sarebbe rischiato un disastro di proporzioni enormi.

 

Perché nell'impianto di Fukushima ci sono tonnellate e tonnellate di acqua decisamente più contaminata di quella che in queste ore sta finendo nell'oceano ((valori migliaia di volte più alti di 100). Quindi la scelta è diventata obbligata: bisognava raccogliere l'acqua ad alta contaminazione e metterla in sicurezza, cosa molto più urgente rispetto allo stoccaggio dell'altra, raccolta nella prima fase dell'emergenza.

 

Ma siccome non c'erano più vasche di contenimento e non c'era abbastanza tempo per cercarle e farle arrivare ecco la soluzione più veloce: svuotare nel mare le cisterne usate fino a oggi e utilizzarle per immagazzinare l'acqua più pericolosa, soprattutto quella nell'edificio che contiene la turbina del reattore numero 2. L'emergenza più grave arriva proprio dal reattore numero 2 dove tre giorni fa è stata scoperta una falla di venti centimetri attraverso la quale finisce direttamente nell'oceano acqua con livelli di radioattività 10 mila volte superiore ai limiti legali.

I tecnici provano e riprovano a riparare la crepa ma tutti i tentativi finora sono andati a vuoto e il portavoce del governo Yukio Edano ieri ha ammesso: «Se questa situazione dovesse continuare a lungo avremmo un impatto enorme sull'oceano. Dobbiamo assolutamente chiudere quella falla, chiediamo alla Tepco di agire rapidamente» . Secondo i calcoli degli tecnici dalla crepa del reattore 2 escono ogni ora sette tonnellate di acqua altamente contaminata e «tracciata» grazie a una polvere colorata che mostra come si disperde una volta finita in mare.

 

La diluizione dovrebbe mettere al riparo le aree lontane dall'impianto ma per l'ecosistema davanti alla costa di Fukushima le cose sembrano peggiorare di giorno in giorno. Gli esperti vedono sempre più probabile il rischio della contaminazione alimentare e, adesso, anche le possibili mutazioni genetiche degli organismi marini. E tutt'e due le cose, una volta accadute, andrebbero ben oltre lo specchio d'acqua davanti a Fukushima.


2 - RADIOTTIVITÀ IN MARE 7,5 MILIONI DI VOLTE SUPERIORE AI LIVELLI NORMALI - ANCORA PRIMA CHE LA TEPCO RIVERSASSE ACQUA CONTAMINATA NELL'OCEANO PACIFICO...
Da "Corriere.it"

Lo iodio radioattivo trovato nell'acqua marina dinanzi al reattore numero 2 dell'impianto atomico di Fukushima, in Giappone, è 7,5 milioni di volte superiore al limite legale. Lo scrive la stampa nipponica, precisando che il campione è stato raccolto il 2 aprile e dunque prima che la società che gestisce la disastrata centrale, la Tepco, cominciasse a riversare tonnellate di acqua radioattiva nell'Oceano Pacifico.

 

RILASCIO DI ACQUA CONTAMINATA - Il rilascio di acqua contaminata in mare è una violazione senza precedenti delle normative di sicurezza, ma è stato ritenuto inevitabile: il governo ha giustificato l'azione come una sorta di male minore; e nonostante il governo nipponico abbia assicurato che non c'è alcun rischio per la salute, la Corea del Sud ha già protestato ufficialmente. Intanto la società ha annunciato l'intenzione di pagare indennizzi, probabilmente a partire dalla fine del mese, ai residenti e agli agricoltori che abitano attorno all'impianto (rimborsi per le spese mediche, per il reddito perso a causa dell'evacuazione e per il costo della vita dopo le nuove linee guida imposte dal governo); ma non è chiaro dove l'azienda troverà i soldi considerato che continua ad affondare in borsa (oggi ha toccato il record storico negativo).

 

E l'allarme cresce. La prefettura di Fukushima ha cominciato a misurare i livelli di radiazione nei campi da gioco delle scuole: nei prossimi due giorni, più di 1.400 scuole e asili nido saranno testati per rispondere al'ansia crescente dei genitori, ma il governo continua a ripetere che non ci dovrebbe essere alcun rischio se i bambini vengono tenuti fuori di una raggio di 30 km dall'impianto.

 

TEST NELLE SCUOLE - Sono anche iniziati i test di radioattività in 1400 fra scuole materne, elementari e superiori della prefettura di Fukushima. I test, riferisce l'agenzia stampa Kyodo, sono stati autorizzati dalle autorità della prefettura su pressione dei genitori preoccupati dopo la riapertura della scuole il primo aprile. I test non riguardano la zona compresa nel raggio di 20 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, che è stata evacuata dopo la fuoriuscita di radioattività seguita al terremoto e lo tsunami dell'11 marzo.

 

Escluso anche l'anello successivo, fra i 20 e i 30 chilometri di distanza, dove è stato ordinato alla popolazione di rimanere chiusi in casa. Secondo le autorità non vi sono problemi nel far andare i bambini nelle scuole che si trovano oltre un raggio di 30 chilometri dalla centrale, ma questa rassicurazione non è parsa sufficiente ai genitori e sono stati quindi avviati i test nelle aule e i cortili esterni delle scuole. 05-04-2011]

 

 

UN TUFFO DOVE L’ACQUA È MARRONE - COMINCIA IL PROCESSO PER GLI ABUSI EDILIZI DEI MONDIALI DI NUOTO (ROMA 2009): TRA GLI IMPUTATI, L’ORGANIZZATORE MEGALÒ MALAGÒ, E I COMMISSARI BY BERTOLASO, BALDUCCI E RINALDI - E 120 TESTIMONI. TRA LORO BERLUSCONI, ALEMANNO, VELTRONI - 724 MILIONI € DI SOLDI PUBBLICI BUTTATI PER COSTRUIRE PISCINE E STRUTTURE MAI USATE, O ILLEGALI, O A RISCHIO CROLLO (QUELLA COSTRUITA DA FRANCESCO DE VITO PISCICELLI, CHE RIDEVA DEL TERREMOTO DELL’AQUILA), O SFRUTTATE POI SOLO DAI PRIVATI

Corrado Zunino per "la Repubblica - Roma"

 

Dei Mondiali di nuoto due anni dopo si avvistano, lungo la Colombo, scendendo sugli argini del Tevere, le travi a vista dei cantieri sotto sequestro, le armature del cemento rugginite dalle piogge. Due anni dopo la grande operazione "Roma 2009" s´infila dentro un maxi-processo con 33 indagati tra cui i commissari Angelo Balducci e Claudio Rinaldi, l´imprenditore Giovanni Malagò e 120 testimoni. Tra loro Silvio Berlusconi, Gianni Alemanno, Walter Veltroni.

Il processo parte oggi, pm Sergio Colaiocco, giudice Daniela Rinaldi. Trentatré a giudizio per 15 abusi edilizi. Recentemente il Tar ha sancito: la Protezione civile non può fare politica urbanistica, né le veci di un Comune. Il parere amministrativo peserà.
Due anni fa "Repubblica" visitò i cantieri dei più ambiziosi e imponenti Mondiali di nuoto mai organizzati. Si compresero rapidamente gli atti illegittimi, la presunzione nell´avviare grandi fabbriche sportive su parere unico dei commissari di Guido Bertolaso.

 

Si scoprirono, allora, l´eccesso di cemento e l´arrischio delle aree prescelte. Oggi si possono fare i conti, sono tutti in rosso. Una miliardata di euro (il 10 per cento del debito del Comune di Roma, per capire) fin qui è stata buttata in piscine pubbliche e private che - la maggioranza - non hanno ospitato un atleta del Fina World championships 09. Delle dieci vasche pubbliche, oggi solo cinque funzionano a pieno regime.

 

L´investimento istituzionale (Comune di Roma, Provincia, Regione e singoli municipi) è stato di 724 milioni, ma gli impianti di Anzio, costruito a trecento metri da un´esistente piscina comunale, e Anguillara, open, funzionano solo in estate. Tivoli (vasca e palazzetto di Arci) è chiusa da sempre. A Civitavecchia i costi sono lievitati: 600 mila euro solo il riscaldamento.

Nella capitale lavorano i poli di Pietralata e Ostia (questo dedicato alle attività federali, con poca richiesta esterna e dieci camere di foresteria finite su 79). Lo scandaloso Valco San Paolo è nato zoppo, con un pilone di sostegno costruito già fallato dalla Opere pubbliche e ambiente di Francesco Maria De Vito Piscicelli: «Perché non reggono, non reggono le torri... Quando vanno in crisi collassano e saltano», raccontavano le intercettazioni.

 

La struttura, 30 milioni di euro, è chiusa da due anni, attorno, area che nei Novanta ospitò il più grande campo nomadi d´Europa, si stanno riaccomodando clandestini stranieri.
Sul fronte delle piscine private, di 21 opere licenziate dal sindaco Alemanno sei sono ancora sotto sequestro, due hanno parti inaccessibili (area ristorante e centro benessere lo "09" del Torrino, la terrazza lo Sporting Palace sull´Appia) e sull´Area B dei Colli Portuensi campi da tennis in sintetico sono diventati rifugio per profughi.

 

L´investimento privato totale è stato sui 180 milioni e ha regalato gioielli in tek costruiti su terreni non propri (Aquaniene), abusi rischiosi pagati con tangenti in natura (Salaria Sport Village) e una fila di costruttori che ha inserito nel piano Mondiali piscine per fare parcheggi (Cristo Re), sale relax (Villa Flaminia ed Eschilo 1) abbattendo alberi su terreni intoccabili (Flaminio Sporting Club) o insediandosi di fronte alla tomba di Cecilia Metella (Sporting Palace).

 

A due anni di distanza, poi, si litiga su chi deve pagare i debiti, 9 milioni rimasti a galla. La Jumbo Grandi eventi ha avviato causa - altri fornitori sono già passati ai decreti ingiuntivi - per recuperare i suoi 5 milioni e 718 mila euro: «Ti scrivo a titolo personale per rappresentare la mia profonda delusione, la mia rabbia e la mia indignazione», ha scritto l´executive della Jumbo, Rossella Bussetti, a Paolo Barelli, presidente della Federnuoto, che ha replicato scaricando le colpe su Giovanni Malagò, presidente del Comitato organizzatore. Guido Bertolaso aveva messo per iscritto che il debito era della Federazione, ma lui, ormai, è uscito di scena.05-04-2011]

 

 

1- CHI HA VINTO (GIULIO E SILVIO) E CHI HA PERSO (BOSSI) ALLA BATTAGLIA DELLE NOMINE - 2- I “BARBARI” DELLA LEGA SI ATTRIBUISCONO LA PATERNITÀ DELLA NOMINA DI ORSI IN FINMECCANICA, MA LE FREQUENTAZIONI PIÙ INTENSE LE HA AVUTE CON L’UDC DI PIERFURBY E TABACCI. IL DISEGNO ORIGINARIO DEI VARI MARONI E GIORGETTI AVREBBE DOVUTO PORTARE A METTERE IL CAPPELLO SULLE POSTE E SULL’ENEL (DUE ENORMI SERBATOI DI CONSENSI E DI DENARI) MA SU TUTTO HA PREVALSO IL “METODO TREMONTI" (ASPEN*CENCELLI) - 3- CAOS GENERALI: DALLA RIUNIONE DI DOMANI SI CAPIRÀ SE IL BIONDO BOLLORÈ HA INTENZIONE DI TIRARE LA CORDA, MA TUTTO FA PENSARE A UNA "RITIRATA" CON SCUSE - 4- LA STORIA DEI RAPPORTI TRA LA DINASTIA DELLA CATTOLICISSIMA FAMIGLIA BOLLORÈ E IL DIABOLICO BANCHIERE D’AFFARI BERNHEIM IMPARENTATO CON IL RABBINO CAPO DI FRANCIA - 5- COME MAI L’ANNUNZIATA HA SENTITO IL BISOGNO PROROMPENTE DI INVITARE ALLA SUA TRASMISSIONE “MEZZ’ORA” L’EX-FURBETTO DEL QUARTIERINO DANILO COPPOLA? - 6- ALE-DANNO BAD NEWS! DOPO CISNETTO, IN CAMPIDOGLIO CORRE VOCE DI UN CLAMOROSO TAGLIO ALLA CONSULENZA DI UN ALTRO CELEBRE GIORNALISTA ECONOMICO

1- CHI HA VINTO E CHI HA PERSO ALLA BATTAGLIA PER LE NOMINE (IL "METODO ASPEN")
La battaglia per le nomine nelle imprese pubbliche è finita e finalmente si mette fine al tormentone che fino a ieri ha tenuto sulla corda i big delle grandi società e la schiera dei loro portaborse.

 

È andata come previsto senza quella discontinuità che alcuni avrebbero voluto per occupare soprattutto le roccaforti dell'Eni e di Finmeccanica, due delle tre multinazionali (l'altra è l'Enel) che ancora resistono all'assalto degli stranieri.

Adesso si cerca di capire chi ha vinto e chi ha perso e quale metodo abbia prevalso. C'è chi ha scritto che nella scelta di personaggi come Giuseppe Recchi e Paolo Andrea Colombo è stato applicato il "metodo Aspen", cioè un criterio che porta a scegliere tecnocrati giovani e competenti. Per altri si evoca il manuale Cencelli della vecchia tradizione democristiana che spartiva poltrone e strapuntini tra i partiti di governo.

 

Per dare una risposta sensata bisogna tener conto del ruolo del Cavaliere di Palazzo Chigi che prima di tuffarsi nelle acque di Lampedusa ha chiesto al suo Maggiordomo Azzurrino, Gianni Letta, di salvare soprattutto la guida di Scaroni all'Eni. Di tutto il resto Berlusconi non ha voluto sentir parola, e ha lasciato che la trattativa tra Letta e Tremonti andasse avanti per la sua strada. Alla fine della giostra ha vinto il "metodo Tremonti", una miscela di furbizia e di potere che è riuscita a mettere insieme lo spirito della tecnocrazia più giovane con quello antico del manuale Cencelli.

 

A farne le spese sono stati in prima battuta i presidenti dell'Eni e dell'Enel che ritorneranno ai loro studi professionali di Milano e di Bologna con il cuore e il portafoglio gonfi di amarezza e di quattrini. Bisogna però dire che questa battaglia sui presidenti è abbastanza patetica perché la categoria va divisa in due filoni: i presidenti "pesanti" e quelli "leggeri". I poveri Gnudi e Poli facevano parte fino a ieri di questo secondo filone che in tempi recenti ha annoverato figure del tutto ininfluenti come Galateri di Genola, Innocenzo Cipolletta e perfino Luchino di Montezemolo per il quale la presidenza della Fiat è stato soltanto un ricco lascito della famiglia Agnelli.

 

Nel novero dei presidenti "pesanti" bisogna inserire il comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, il 74enne manager di Castagneto Carducci che insieme a Paoletto Scaroni ha rappresentato il rompicapo della trattativa. Adesso il Guargua si ritrova spiumato e costretto a una convivenza con Giuseppe Orsi, il manager di AgustaWestland di cui conosce benissimo le virtù e i limiti.

I "barbari" della Lega con alla testa la moglie siciliana di Umberto Bossi, si attribuiscono la paternità della nomina di Orsi, ma è un'operazione molto forzata perché chi conosce un po' di storia di questo 66enne lodigiano sa che le frequentazioni più intense le ha avute con l'Udc di Pierfurby Casini e Bruno Tabacci. Non a caso nelle file padane il numero degli incazzati per l'esito delle nomine è altissimo.

 

Il disegno originario dei vari Maroni e Giorgetti avrebbe dovuto portare a mettere il cappello sulle Poste e sull'Enel (due enormi serbatoi di consensi e di denari) ma su tutto ha prevalso il "metodo Tremonti" cioè la miscela tecnocratico-personalistica di Giulietto che ha distribuito gli strapuntini nei consigli di amministrazione pensando prima di tutto alla sua credibilità.

A placare gli animi dei "barbari" padani non può certo bastare la paternità "forzata" di Orsi in Finmeccanica, e la manciata di paggetti che si andranno a sedere nei consigli di amministrazione non può soddisfare gli appetiti della Lega che pretende di condizionare il governo. Un governo con un presidente che racconta barzellette oscene in un dialetto napoletano più che osceno.

 


2- CAOS GENERALI: LE INTENZIONI DEL BIONDO BOLLORÈ
Domani nella sala consiglio delle Generali che si trova al terzo piano del palazzo in piazza Venezia, si ritroveranno in 17, ed è probabile che qualcuno dei consiglieri si toccherà gli attributi.

 

Il numero non porta fortuna come sanno i napoletani quando parlano della "smorfia" e gli studiosi dell'antica Roma che lo incidevano sulle pietre funerarie. È notizia di oggi che dal consiglio si è dimessa Ana Botin, la figlia di don Emilio, il potente banchiere della banca spagnola Santander. Sull'organismo che governa il Leone di Trieste non aleggia soltanto l'ombra della sfortuna, ma anche l'invadenza di un "grande vecchio" che non conosce le virtù della temperanza e della magnificenza. È l'87enne Antoine Bernheim, l'uomo che è entrato nella Compagnia come consigliere nel 1973 e non è riuscito ancora a digerire le dimissioni date nell'aprile dell'anno scorso per far posto a Cesarone Geronzi.

 

L'ex-banchiere parigino adesso è arroccato in un palazzotto di Banca Leonardo che si trova al numero 68 di Faubourg St-Honorè a due passi dall'Eliseo; qui lo vanno a cercare i giornalisti zelanti che vorrebbero eccitare il suo rancore nei confronti di Cesarone Geronzi, ma l'impresa non riesce perché il vero nemico di Bernheim oggi è Vincent Bollorè, il figliol prodigo che lo ha tradito.

 

Se qualcuno ha tempo da perdere si vada a rileggere un articolo pubblicato il 2 aprile dell'anno scorso sul "Riformista" in cui Michele Masneri racconta la storia dei rapporti tra la dinastia della cattolicissima famiglia Bollorè e il diabolico banchiere d'affari Bernheim imparentato con il rabbino capo di Francia. È una storia degna della penna di Balzac dalla quale comunque si capisce che Bollorè è un uomo che va al sodo e ha l'abitudine di entrare e uscire dai business con ricche plusvalenze. Dalla riunione di domani si capirà se il biondo Bollorè ha intenzione di tirare la corda fino al punto di ripetere ciò che ha fatto in altre circostanze, ma tutto fa pensare che il finanziere franco-bretone non abbia alcuna voglia di sbattere le porte delle Generali.

 

Se fosse vivo Enrico Cuccia oggi chiamerebbe davanti alla scrivania i due francesi e metterebbe fine a una dialettica penosa che vede Bernheim protagonista pieno di rancore nonostante i benefits che ancora oggi riceve dalle Generali di Trieste (1 milione l'anno di compenso come presidente onorario non è da buttare). Ma il padre del salotto buono non c'è più e al suo posto ci sono "pontieri" di caratura minore come Nagel e Pagliaro che si sforzano di mettere pace tra i "frondisti" di lusso come Bollorè e gli scarpari di provincia come Della Valle.

 

C'è anche Caltagirone (per gli amici Caltariccone) che oggi il quotidiano "Il Foglio" indica come "il terzista" in grado di pacificare Trieste. Il costruttore romano alle Generali ci crede tanto è vero (la notizia è di questa mattina) che tra mercoledì e venerdì ha tirato fuori un altro milione e mezzo di euro per comprare 100mila azioni di Generali che lo portano al 2,24% del capitale.

È la dimostrazione di una fiducia e di una forza che valgono molto di più del rancore e dei sassolini che escono dalle scarpe firmate.

 


3- COME MAI L'ANNUNZIATA SENTITO IL BISOGNO PROROMPENTE DI INVITARE ALLA SUA TRASMISSIONE "MEZZ'ORA" IN ONDA LA DOMENICA POMERIGGIO, L'EX-FURBETTO DEL QUARTIERINO DANILO COPPOLA?
Nessuno ha capito la ragione per cui Lucia Annunziata abbia sentito il bisogno prorompente di invitare alla sua trasmissione "Mezz'ora" in onda la domenica pomeriggio, l'ex-furbetto del quartierino Danilo Coppola.

 

È vero che l'attuale panorama degli imprenditori e dei banchieri italiani si presenta modesto ma dio solo sa per quale motivo una giornalista di razza come Lucy abbia voluto disquisire con un personaggio così marginale. Da parte sua Coppola, soprannominato "er Cash", avrà fatto le capriole di gioia perché a differenza di Ricucci che si è ritirato nell'ombra con ironia, il romano arrestato nel marzo 2007 per bancarotta, riciclaggio e altri reati, ha una passione folle per la televisione e i media.

 

Nel dicembre 2007 scomparve dall'ospedale dove era stato ricoverato per un infarto poi contattò la redazione di SkyTg24 dichiarando di essere vittima di persecuzione. Il ritorno in televisione fa parte comunque di una strategia mediatica che serve a tornare sulla scena dopo aver sistemato le partite con il Fisco.

 

In questa logica si inserisce anche il rilancio del quotidiano "Finanza&Mercati" che la moglie di Coppola Silvia Necci ha tenuto in vita negli ultimi due anni.

Ed oggi sul giornale appare per la prima volta la firma del nuovo direttore Gianni Gambarotta.

 


4- IN CAMPIDOGLIO CORRE VOCE DI UN CLAMOROSO TAGLIO ALLA CONSULENZA DI UN ALTRO CELEBRE GIORNALISTA ECONOMICO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che in Campidoglio corre voce di un clamoroso taglio alla consulenza di un altro celebre giornalista economico.

In questo caso le forbici sarebbero state usate dallo stesso sindaco Alemanno che non vuole prestare il fianco ad altre critiche". [05-04-2011]

 

 

ALLE 15 SI VOTA SUL CONFLITTO D’ATTRIBUZIONE (IL PG DI MILANO: AL PROCESSO RUBY NO TV E FOTO) - DALLA PRESIDENZA DELLA CAMERA SOLO UNA CENSURA PER IL “VAFFA” DI LARUSSA A FINI - QUAGLIARIELLO E LE TELEFONATE-OMISSIS DEL CAVALIER POMPETTA: “TRASCRITTE IN SPREGIO ALLA COSTITUZIONE” - L’ANM VA A PIANGERE DA NAPOLITANO - PAOLO B. CHIEDE DI PATTEGGIARE PER L’INTERCETTAZIONE FASSINIANA DI “ABBIAMO UNA BANCA” - LELE MORA INSISTE: LA FIDANZATA DI SILVIO è SARDA - LA MADIA INCINTA PROMUOVE TUTTE LE MINISTRE (CARFAGNA COMPRESA

1. VOLONTARI...
Jena per "La Stampa" - In migliaia si sono già offerti volontari per gli eserciti regionali della Lega, sono tutti immigrati.

 

2. BREVIARIO...
Antonello Caporale per "la Repubblica"
"Lei è folkloristico".
"Lei è un farabutto".
"Sono un uomo, lei no".
"Sembri la Santanchè"
Confronto tra De Magistris e Mastella

3. CAMERA, ALLE 15 AULA VOTA SU CONFLITTO ATTRIBUZIONI...
(ANSA) - L'Aula della Camera esaminerà oggi, a partire dalle 15, la proposta di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sul caso Ruby relativamente al giudice che dovrà vagliare la posizione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La votazione sarà preceduta dalle dichiarazioni di voto, trasmesse in diretta televisiva, dei rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari alla Camera. Per questo in Aula è annunciato il tutto esaurito: i gruppi parlamentari di maggioranza ed opposizione hanno intimato ai deputati di "essere presenti senza eccezione alcuna".

 

4. PG RIBADISCE, NO TV E FOTOGRAFI A PROCESSO PREMIER...
(ANSA) - La Procura generale di Milano non cambia idea sul provvedimento con cui la scorsa settimana è stato vietato l'accesso al Palazzo di giustizia di Milano alle telecamere e ai fotografi che in molti hanno chiesto l'accredito per partecipare al processo di domani nel quale è imputato Silvio Berlusconi per il caso Ruby. Nonostante le riunioni tra i vertici degli uffici e i tentativi di mediazione anche per salvaguardare il diritto di cronaca, da quanto è stato fatto sapere, la decisione rimane quella di non fare entrare in Tribunale i cameraman e i fotografi. E' consentito l'accesso invece alle radio e dunque anche alle registrazioni audio e ai giornalisti della carta stampata.

5. UFFICIO PRESIDENZA CAMERA, CENSURA PER LA RUSSA...
(Adnkronos) - L'ufficio di presidenza della Camera ha approvato a maggioranza la proposta dei questori di sanzionare il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, con una lettera di censura, che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, mandera' per conoscenza anche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La sanzione e' stata decisa nei confronti del ministro che la scorsa settimana in Aula alla Camera aveva avuto uno scontro verbale con il presidente Fini mentre si discuteva il processo breve.

 

- Pdl, Lega e responsabili hanno approvato la proposta dei deputati questori di inviare una lettera di censura, in base all'articolo 60 del regolamento, che per conoscenza sara' inviata anche al premier. L'Idv, con Silvana Mura, ha votato no; si sono astenuti l'Udc, con Rocco Buttiglione e Renzo Lusetti, e Donato Lamotre per Fli. Il deputati del Pd, Rosy Bindi e Giampiero Bocci, sono usciti al momento del voto per venire incontro alla richiesta del
presidente della Camera di avere 'la massima coesione' sulla decisione.

Spiega Lusetti: 'La sanzione nei confronti di La Russa e' riduttiva, ma visto il momento politico molto delicato, abbiamo deciso di venire incontro alla richiesta del presidente della Camera di rasserenare il clima'.

I rappresentanti del Pd, riferisconto, sono usciti dalla riunione al momento della votazione, per rispetto del presidente e del loro questore Gabriele Albonetti.

 

6. DONADI, ATTO DI CODARDIA DA UFFICIO PRESIDENZA CAMERA...
(Adnkronos) - 'I ministri sono liberi di offendere le istituzioni. La sanzione irrisoria comminata a La Russa e' un vero e proprio atto di codardia da parte dell'ufficio di presidenza'. Lo afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.

'Si sono trincerati -afferma Donadi- dietro la mancanza di norme sulle sanzioni ad un ministro, ma si tratta di un problema di facile soluzione. Ignazio La Russa avrebbe dovuto essere sanzionato come qualsiasi altro deputato e questo non avrebbe avuto ripercussioni sulle sue funzioni da ministro. Perche' come deputato non avrebbe potuto votare, ma come ministro della Difesa avrebbe potuto tranquillamente svolgere le sua mansioni in Aula'.

'Questa decisione -conclude il capogruppo Idv- e' un'offesa alle istituzioni, che ancora una volta non sono state tutelate dal centrodestra'.

 

7. QUAGLIARIELLO, TELEFONATE PREMIER TRASCRITTE IN SPREGIO COSTITUZIONE...
(Adnkronos) - 'Oggi leggiamo telefonate dell'onorevole Berlusconi trascritte e depositate agli atti del processo Ruby, in assoluto spregio delle leggi e della stessa Costituzione'. Lo denuncia Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, sottolineando che "nei mesi scorsi il presidente Berlusconi e' stato piu' volte invitato, anche molto autorevolmente, ad affidarsi con fiducia al sistema giudiziario italiano con la certezza che nei principi della Costituzione e nelle leggi che li attuano avrebbe trovato le garanzie di un giusto processo e lo spazio per far valere le sue ragioni ed esercitare il diritto di difesa".

"Siamo certi - conclude Quagliariello - che un abuso di queste proporzioni non passera' sotto silenzio e sara' valutato con la dovuta severita' e con adeguata indignazione da parte degli organismi preposti e dei vertici e garanti delle nostre istituzioni, Camera dei deputati compresa".

 

8. ANM, RINFRANCATI DA NAPOLITANO...
(ANSA) - "Ci sentiamo rinfrancati, abbiamo colto una grande attenzione da parte del capo dello Stato". Lo dicono i vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati, che oggi sono stati ricevuti dal capo dello Stato al quale hanno espresso tutte le loro preoccupazioni per le riforme che riguardano la giustizia.

9. 'IL SECOLO', INIZIA LA MARATONA PER SALVARE IL CAVALIERE...
(Adnkronos) - 'In piena emergenza libica, con l'invasione degli immigrati da affrontare, il Parlamento questa settimana sara' impegnatissimo sui temi della giustizia, in particolare quelli cari al presidente del Consiglio. Ruby e processo breve, intrecciati con le udienze su Mediatrade, con la mannaia del Csm che in questi giorni si esprimera' sulle leggi 'ad personam' e sulla responsabilita' civile dei giudici, inserita in un emendamento della legge comunitaria anch'essa in discussione alla Camera'. In un articolo in prima pagina dal titolo 'Giustizia, inizia la maratona per salvare il Cavaliere...' il 'Secolo' da' una lettura critica della settimana che vede impegnato il premier e la sua maggioranza sul fronte della giustizia, a cominciare dal voto di oggi alla Camera sul conflitto di attribuzione.

 

10. VERDINI, PRONTO A DISCUTERE DI COORDINATORE UNICO PARTITO...
(Adnkronos) - Sono 'pronto a discutere' dell'ipotesi di un coordinatore unico del Pdl, 'se serve a dare un segno di modernita' e unita' attorno a Silvio Berlusconi'. In una intervista al 'Corriere della Sera', Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, replica 'a chi avanza critiche sulla gestione del partito, sulla sua organizzazione, sostenendo che non c'e' amalgama nel gruppo dirigente', guarda caso 'in una fase delicata'.

Verdini non ha dubbi: 'La fusione' tra ex An e ex Fi 'c'e' gia' stata nelle urne, dove il Pdl ha sempre vinto'. Ma se ora 'c'e' qualcuno che si sente dimenticato o sottovalutato','adottiamo la formula classica, che e' quella del tesseramento e del radicamento sul territorio'. Ora, avverte, bisogna 'anticipare un po' i tempi e andare ai congressi locali', da 'settembre', per arrivare 'la prossima primavera' alle assise nazionali. Intanto 'entro luglio concluderemo il tesseramento'.

 

11. CASO UNIPOL, PAOLO BERLUSCONI CHIEDE DI PATTEGGIARE...
Da "la Stampa" - I difensori di Paolo Berlusconi nei giorni scorsi hanno preso contatti con la procura di Milano per un eventuale patteggiamento del fratello del premier imputato in qualità di editore del Giornale, con altre tre persone, per la vicenda del «passaggio di mano» dell'intercettazione ai tempi dell'indagine sulla scalata a Bnl da parte di Unipol nella quale Piero Fassino aveva detto a Giovanni Consorte la ormai famosa frase «abbiamo una banca».

I contatti per un eventuale patteggiamento di Paolo Berlusconi, indagato per ricettazione e millantato credito e concorso in rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio, secondo quanto è trapelato da fonti legali vicino all'inchiesta, sarebbero avvenuti in vista dell'udienza preliminare che si aprirà il prossimo 8 aprile davanti al gup Stefania Donadeo.

12. LELE MORA: 'BERLUSCONI E' FIDANZATO CON UNA RAGAZZA SARDA, SI FREQUENTANO DA 2 ANNI...
(Adnkronos) - Lele Mora - ai microfoni della trasmissione radiofonica 'Un giorno da pecora' - traccia anche l'identikit della fidanzata di Silvio Berlusconi: "e' sarda, giovane, laureanda per la seconda volta". E il Premier "la frequenta da due anni". Alla domanda se la misteriosa fidanzata sia "la cantante sarda Francesca Ravot", l'agente si limita a un secco: 'Non dico niente'.

13. MADIA, SONO AL QUARTO MESE DI GRAVIDANZA MA VIVO DA SOLA...
(Adnkronos) - "E' vero, sono al quarto mesi di gravidanza. Per ora continuo a vivere da sola e ad andare a messa ogni domenica. Al matrimonio ci pensero'". Marianna Madia, la 27enne imposta da Walter Veltroni come capolista del Pd a Roma nelle politiche del 2008, in una intervista ad 'A' ammette di aspettare un bambino.

 

A proposito del padre, Mario Gianani, 41 anni, produttore, la deputata del Pd racconta: "Ci siamo capiti al volo. Non ce lo siamo detto, ma abbiamo pensato subito che un figlio insieme era la cosa che desideravamo di piu'. Adesso ho bisogno di tempo. Non ho mai vissuto con nessuno, non si puo' fare tutto insieme. Pero' al matrimonio magari ci arrivero'".

Impegnata come parlamentare contro il precariato e per nulla pentita della sua discussa frase 'metto a disposizione la mia inesperienza', delle ministre del centrodestra dice: "Sono stata contentissima quando Berlusconi ha nominato ministro Stefania Prestigiacomo. Peccato che nel governo sia stata cosi' schiacciata dalle competenze degli altri e peccato che sul nucleare non abbia assunto una posizione nettamente contraria fin dall'inizio.

Il ministro Giorgia Meloni invece e' un'amica, e' una ragazza intelligente, mi piace confrontarmi con lei. E Mara Carfagna ha fatto leggi importanti come quella sullo 'stalking'. Nei suoi confronti secondo me c'e' stato un accanimento eccessivo. E' una donna bella e forse questo ha suscitato molte invidie".

14. LA MUSSOLINI CONTRO LA BRUNI "I CLANDESTINI LI OSPITI NEI SUOI CASTELLI"...
Da "la Repubblica" - «Visto che Carla Bruni ha dei castelli perché non ospita lei i clandestini, visto che loro vogliono andarsene in Francia?». Ancora una frecciata alla première dame dell´Eliseo dall´onorevole Alessandra Mussolini. Questa volta l´occasione è stata un´intervista telefonica pubblicata sulla pagina Facebook "Porca Italia" di Klaus David.

«I rapporti in Europa hanno raggiunto il livello più basso di solidarietà tra paesi: ognuno pensa per sé, vedi la Francia che ha chiuso le frontiere, dimenticandosi che ora i nostri confini sono i confini dell´Europa», dice la Mussolini. Carla Bruni questa volta non parla, le dice David. «La Francia ha chiuso le frontiere e lei mica ha detto al marito: accogliamo questi tunisini. Quindi è colpevole come Sarkozy».

 

Già in passato la Mussolini se l´era presa con Carla Bruni quando, all´indomani della storica gaffe di Berlusconi su Obama «abbronzato», si disse «felice di essere diventata francese». Immediata, all´epoca, la risposta della Mussolini: «Meglio Berlusconi tutta la vita che la Bruni per una sera».

15. LA GAFFE, POLVERINI IN BARCA SUL TEVERE: SALUTATEMI I TUNISINI L´OPPOSIZIONE: FRASE RAZZISTA. LEI: STAVO SCHERZANDO...
Da "la Repubblica" - «Salutateci i tunisini», ha detto sorridendo e sventolando il cappellino la governatrice del Lazio Renata Polverini. La battuta gaffe è arrivata ieri mattina al Circolo canottieri Lazio, all´inaugurazione del progetto dei Tevere Rangers, 40 volontari (28 uomini e 12 donne) che monitoreranno il fiume percorrendo le banchine in bici o il corso d´acqua in catamarano. Prima di salire a bordo del catamarano con cui i Rangers pattuglieranno il fiume, il governatore ha sventolato il cappellino e ha lanciato il suo saluto che è stato giudicato «xenofobo e di pessimo gusto» da Italia dei Valori e da Sinistra Ecologia e Libertà. Poi spiegherà: «Stavamo scherzando».05-04-2011]

 

 

MALAFFARE TEDESCO - DOMANI AL SENATO LA GIUNTA PER LE IMMUNITA’ DECIDE SULL’ARRESTO DELL’EX ASSESSORE PD COINVOLTO NELLO SCANDALO SANITA’ IN PUGLIA - IL GIP TOGLIE OGNI DUBBIO: “IL SUO ERA UN COLLAUDATO SISTEMA CRIMINALE, PILOTAVA LE NOMINE DEI DIRIGENTI GENERALI DELLE ASL VERSO PERSONE DI PROPRIA FIDUCIA” - MA IL PD FA ORECCHIETTE DA MERCANTE E MENTRE STASERA PARTECIPA, CONVINTAMENTE, ALLA NOTTE BIANCA CONTRO LA PRESCRIZIONE BREVE, DOMANI VOTA (COME?) SULL’ARRESTO DEL SUO SENATORE

1- IL PD PARLA TEDESCO - DOMANI AL SENATO LA GIUNTA DECIDE SULLA RICHIESTA D'ARRESTO DELL'EX ASSESSORE DEMOCRATICO...
Paola Zanca per "il Fatto quotidiano"

 

"Vuole sapere 36 ore prima quello che voterò mercoledì?". Il senatore Luigi Lusi non trattiene lo stupore. Mai come sull'autorizzazione all'arresto di Alberto Tedesco - l'ex assessore alla Sanità pugliese, indagato e subentrato in Senato a Paolo De Castro, finito a Strasburgo - si è vista tanta "discrezione". Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani non ha dato indicazioni di voto. Eppure, nemmeno lo scudo della libertà di coscienza, scuce qualcosa dalle bocche dei 9 parlamentari democratici della Giunta per le immunità del Senato che domani sera alle 20.30 decideranno se Tedesco deve andare in carcere (come dicono i giudici) oppure no.

"Mi sembra corretto parlare prima nelle sedi parlamentari - spiega Marco Follini, che in giunta fa il presidente - Tra i miei colleghi ne trova altri sicuramente più loquaci di me". Mica tanto. "Non dovreste nemmeno sapere quando ci riuniamo", esagera la senatrice Marilena Adamo. "Ho l'obbligo della riservatezza", insiste la Pd Francesca Marinaro. Sì, ma i vostri elettori si aspettano una risposta... "Voteremo (pausa) secondo coscienza".

 

Federalista la collega Maria Leddi: "Non dico niente, su questo sono davvero un po' sabauda". "Non mi faccia parlare", implora il senatore Gianni Legnini. Ma tra un no comment e l'altro si lascia scappare che questo, effettivamente, "non è il momento migliore per decidere in serenità". Stasera i parlamentari Pd partecipano convinti alla Notte bianca della democrazia contro la prescrizione breve, domani votano indecisi sull'arresto di Tedesco. L'accusa dei due pesi e delle due misure incombe minacciosa sul Partito democratico.

Almeno questa, aiuta Lusi a superare lo shock della domanda iniziale: "Dobbiamo spiegare agli elettori che il processo cammina lo stesso, noi su questo non mettiamo parola. Quello che ci viene chiesto è se sussistono i requisiti per l'arresto. E noi dobbiamo rispondere con la legge, non con la pancia. Sarebbe un errore se tutti quelli di cui si chiede l'arresto li buttassimo ar gabbio".

Il romanesco è stretto, ma lo capiscono tutti. "Non siamo mica handicappati", chiarisce il senatore Vidmer Mercatali. "Noi rispettiamo il lavoro dei magistrati, loro rispettino il nostro: sull'arresto possiamo decidere". Inutile provare a discutere sull'opportunità di difendere, proprio ora, chi ha dei conti in sospeso con la giustizia: "Se ragiona così abbiam già finito di parlare - dice Mercatali - A me non me ne frega niente dei processi di Berlusconi, noi dobbiamo guardare le carte di Tedesco". I 23 commissari della Giunta (oltre ai 9 Pd, 9 Pdl, 2 leghisti, D'Alia dell'Udc , Li Gotti dell'Idv e Piscitelli di Coesione nazionale) le hanno esaminate nel corso di sei sedute.

 

Alla fine, il relatore Alberto Balboni (Pdl) ha deciso che il fumus persecutionis non c'è: i giudici non si sono accaniti sull'ex assessore alla Sanità. È questo che la giunta dovrebbe valutare, ma i pidiellini (salvo trappoloni) ritengono che Tedesco vada difeso, perchè a suo carico non ci sono né "reati di straordinaria gravità", né "esigenze cautelari di eccezionale rilevanza". Li "ripugna", precisano, "solo il pensiero di poter autorizzare la limitazione delle libertà personali per calcolo politico".

Oggi, in una riunione, anche i 9 Pd decideranno il da farsi. Ma non troveranno l'unanimità: "Per noi è una riflessione complicata - ammette il senatore Francesco Sanna - Non ce la caviamo mettendo la polvere sotto il tappeto. C'è il problema dell'articolo 68 della Costituzione: cosa tutela, solo l'esercizio della funzione parlamentare o anche la dignità del Parlamento, il fatto che gli eletti devono essere al di sopra di ogni sospetto?".

Sanna un'idea sulla risposta ce l'ha: "Certo, se dovessimo ragionare politicamente diremmo: cosa ci chiede la base?". Venerdì sera a Borgomanero, in provincia di Novara, un cittadino si è alzato in piedi e lo ha chiesto a Felice Casson, anche lui senatore del Pd. "L'ho scritto una settimana fa su Facebook: non esistono né i presupposti giuridici né le motivazioni politiche per negare l'autorizzazione all'arresto. La trasparenza e moralità della politica ci impongono di non ostacolare il lavoro della magistratura. D'altronde - conclude Casson - se non fosse diventato senatore, non saremmo qui a parlare di Tedesco: la magistratura avrebbe fatto il suo corso, secondo il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge".

 

2- "COLLAUDATO SISTEMA CRIMINALE" QUESTO SCRIVE IL GIP...
Antonello Massari per "il Fatto quotidiano"

Secondo l'accusa, il senatore del Pd Alberto Tedesco, "pilotava le nomine dei dirigenti generali delle Asl pugliesi verso persone di propria fiducia". Attraverso i dirigenti, poi, puntava a "controllare la nomina dei direttori amministrativi e sanitari in modo da dirottare le gare di appalto e le forniture verso imprenditori". E gli imprenditori, secondo la procura, erano legati a Tedesco da "vincoli familiari o da interessi economici ed elettorali".

Il gip Giuseppe De Benedictis, firmando la richiesta d'arresto per Tedesco, poi trasmessa alla Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere, descrive un "collaudato sistema criminale, stabilmente radicato nei vertici politico-amministrativi della sanità regionale". L'ex assessore regionale alla sanità è indagato per vari episodi di concussione. Le indagini condotte dai pm Desirèe Digeronimo, Francesco Bretone e Marcello Quercia sono iniziate quando era ancora al vertice della sanità regionale.

La richiesta di arresto, invece, è arrivata quanto Tedesco già sedeva in Parlamento. A indagini in corso, infatti, è stato nominato senatore: primo dei non eletti alle ultime elezioni politiche, ha preso il posto dell'ex senatore Paolo De Castro quando quest'ultimo, alle elezioni europee, s'è candidato al Parlamento europeo in quota Pd.

 

Le 316 pagine firmate dal gip De Benedictis sono un duro atto di condanna alla politica pugliese: "Le indagini hanno dimostrato che l'invasività della politica non era una cosa sporadica ma, purtroppo, tutte le decisioni e gli indirizzi di politica sanitaria erano orientati quasi esclusivamente in una prospettiva clientelare di ritorno del consenso elettorale e di acquisizione d'indebite utilità nelle gare pubbliche".

È in questo contesto che Tedesco risulta indagato - spesso in concorso - per associazione per delinquere, concussione, abuso d'ufficio, turbativa d'asta, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, corruzione, falsità materiale in atti d'ufficio. Gli atti dell'inchiesta - inclusa la richiesta d'arresto firmata dal gip - si soffermano a lungo sulla presenza, nel mercato sanitario pugliese, delle aziende della famiglia Tedesco.

Il gip scrive che già un'inchiesta del 1998 "consentirebbe di delineare un quadro preciso delle modalità operative di Alberto Tedesco, e di suo figlio Giuseppe (non è indagato, ndr), finalizzate all'acquisizione di fette di mercato sempre più vaste per la vendita di prodotti sanitari (in particolar modo protesi) e dei meccanismi di partecipazione alle gare pubbliche bandite dalle asl pugliesi sulla base di compiacenza e/o cointeressenza intessuti con personale medico e amministrativo operanti in tali strutture pubbliche".

S'è così riversato, in un ambito giudiziario, il problema politico del conflitto d'interessi che riguardava la figura di Tedesco, da un lato "imprenditore", dall'altro assessore alla Sanità. Un rischio che il presidente della Regione, Nichi Vendola, ben conosceva sotto il profilo politico, già al momento della sua nomina.

 

Nel 2008 però accade qualcosa: "Nel corso della 56esima seduta del consiglio regionale pugliese - scrive il gip - a seguito d'interrogazione urgente, veniva sollevato il problema del conflitto d'interessi dell'assessore Tedesco, con particolare riferimento alla titolarità della società Euro hospital, costituita in data 6 settembre 2005 da suo figlio Carlo, dopo la cessione delle quote, operate dai familiari del Tedesco, delle due precedenti società di famiglia, la Aesse hospital e la Medical surgery.

La Euro hospital - come ammetteva sol stesso Tedesco durante il dibattito consiliare - acquisiva in esclusiva la rappresentanza della multinazionale Biomet, azienda fornititrice di protesi utilizzate sia nel settore della sanità pubblica, sia nel settore della sanità privata dal figlio Giuseppe Tedesco. Del resto, la circostanza di forti interessi nel settore sanitario, da parte di Alberto Tedesco, così come il costante incremento del fatturato della Euro hospital, per la fornitura di protesi, risulta consacrata in un'informativa d'indagine della Guardia di Finanza".

La posizione di Vendola, a suo tempo indagato, è stata nettamente archiviata. Ed è proprio Tedesco, in un interrogatorio di pochi giorni fa, che prova a tirarlo in ballo dicendo ai pm che Vendola "sapeva tutto". [05-04-2011]

 

 

DIO LI FA E POI LI ACCOPPIA: LA NEO-SINGLE NICOLE MINETTI NON PERDE TEMPO E SI ACCOMPAGNA CON MARCO CARBONI (FIGLIO DI FLAVIO ED EX DI FRANCESCA LODO E MARA CARFAGNA) - UN DIESEL PER LA CABELLO - SCOPPIA LA TETTA ALL’AMICA DI BELEN (EX GF5) - L’ARCURI NON È PIÙ “MOBILIATA” - GUAI A TOCCARE “LA CORRIDA” - L’INCINTA MARCUZZI SU FACEBOOK - PASSERA VA A NOZZE - DA PLATINETTE “LE PRIGIONI” DI LELE…

Da "Chi" in edicola domani"

 


1. LA MINETTI SUI CARBONI ARDENTI...
Nicole Minetti non ha perso tempo e, dopo Simone Giancola, adesso si accompagna con Marco Carboni, imprenditore, ex di Francesca Lodo e Mara Carfagna, e figlio di Flavio, il noto faccendiere coinvolto in alcune inchieste giudiziarie dagli Anni 80 in poi.

2. ROSSO PER LA CABELLO..
Victoria Cabello, chiusa definitivamente la storia con l'artista Maurizio Cattelan, frequenta sempre più spesso Andrea Rosso, figlio di Renzo, patron della Diesel.

3. "LE MIE PRIGIONI" PER LELE...
Al compleanno di Lele Mora grasse risate ha strappato il regalo che Platinette ha fatto all'agente. Plati, infatti, si è presentata con "Le mie prigioni" di Silvio Pellico. E Mora... ha gradito.

 

4. LA PETINEUSE FA BOOM...
Esplode il seno "plastico" di Patrizia Griffini, la petineuse del Grande Fratello 5, nonché migliore amica di Belen Rodriguez. «Succede a una persona su 500 mila. Ovviamente sono la solita sfortunata! Vado in giro con una tetta penzoloni. Devo operarmi», commenta lei.

5. ARCURI... AL PALO...
Radetzky Café, Milano. Gianluca Mobilia (fotografato sul n. 13 di "Chi" con Manuela Arcuri), si avvicina a Vanessa Ravizza, ex concorrente del GF, e le dice: «Sei tu la donna della mia vita?». Lei risponde: «Scusa? Nemmeno ti conosco!». Interpellata sulla vicenda, Manu commenta: «Non era amore, ma un calesse. Pazienza. Resto sfortunata con gli uomini».

 

6. A BRUXELLES ARRIVA MAELLE...
Eddy Martens, dopo avere trascorso un weekend a Barcellona con Antonella Clerici, non è tornato in Italia, ma è volato a Bruxelles. In Belgio, dopo pochi giorni, è arrivata la figlia Maelle, ma di Antonella nessuna traccia. Il perdono è ancora a un bivio. Poi, nel weekend, la bimba è rientrata a Roma e il papà è rimasto all'estero.

 

7. DONATI VS. D'URSO...
Alcuni giorni fa, a Pomeriggio Cinque, è andata in onda una puntata dedicata ai "fenomeni in provetta" scovati in giro per l'Italia. Talenti amatoriali che, in qualche modo, ricordavano i partecipanti della Corrida. E infatti dal telefono di Marina Donati (vedova di Corrado e produttrice del celebre programma) sono partite chiamate infuocate contro la produzione di Barbara D'Urso.

 

8. ALESSIA DIVENTA OFFICIAL...
Francesco Facchinetti ha trascorso il weekend su Internet per comunicare a tutti che la sua fidanzata Alessia Marcuzzi, ora in dolce attesa, ha inaugurato la sua pagina ufficiale sul social network Facebook. Così i fan potranno anche ammirarla mentre si prepara, prima della diretta del Grande Fratello, facendo la maschera al viso.

9. CORRADO PASSERA VA A NOZZE...
Pubblicazioni di matrimonio per il numero uno di Intesa Sanpaolo Corrado Passera e la compagna Giovanna Salza, l'esperta di comunicazione d'impresa al suo fianco da tre anni. L'anno scorso hanno avuto una bambina, Luce. 05-04-2011]

 

 

CAPITALISMO RANCIDO - IL CASO PARMALAT OFFRE ALLA POLITICA LA GHIOTTA OCCASIONE DI RIMETTERSI IN SELLA ALLE BANCHE PER DIRIGERE INVESTIMENTI E ACQUISIZIONI - LA MANOVRA DI TREMONTI: SPINGERE LE BANCHE A RICAPITALIZZARE POI A MUOVERSI PER UNA CORDATA ITALIANA PER SALVARE PARMALAT (CON IL COINVOLGIMENTO DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI) E LA CREAZIONE DI UN FONDO SOVRANO PER INVESTIRE NEI SETTORI STRATEGICI -LACTALIS, CHE HA FIUTATO IL PACCOTTO, VA IN TRIBUNALE CONTRO IL RINVIO DELL’ASSEMBLEA - L’OCSE CI BACCHETTA: “SIAMO FAVOREVOLI AD UN MERCATO DEGLI INVESTIMENTI APERTO”…

1- LATTE E RICAPITALIZZAZIONI - LA POLITICA E' TORNATA IN BANCA
Francesco Manacorda per "la Stampa"

 

Quello che non poté la Lega riescono a farlo la crisi dei debiti sovrani e l'ondata di protezionismo antifrancese. La politica torna infatti a bussare prepotentemente alla porta delle banche. Non lo fa, come si temeva nei mesi scorsi, all'epoca delle nomine in alcune fondazioni, infilando suoi nuovi esponenti - quelli vecchi, spesso con un lungo cursus honorum democristiano, ci sono già - negli organi direttivi degli enti che mantengono quote di rilievo negli istituti di credito.

Questa volta, anche sull'onda di situazioni che travalicano di gran lunga i confini nazionali, la pressione politica non si esercita attraverso una spartizione lottizzatoria, ma con un intervento diretto del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. E' lui che cerca la regia del mondo bancario su più fronti e sfrutta l'asse consolidato con gli uomini delle fondazioni, in testa quel Giuseppe Guzzetti che è grande azionista di IntesaSanpaolo e presidente di tutte le fondazioni riunite nell'Acri.

Ed ecco dunque gli effetti della nuova manovra dirigista: forte spinta dell'esecutivo, in parallelo con quella esercitata dalla Banca d'Italia, per una ricapitalizzazione rapida e in forse ipertrofica delle banche; appello al mondo bancario - finora pienamente recepito - per l'appoggio a una soluzione italiana per Parmalat; coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti che vede nel capitale il Tesoro e le fondazioni bancarie - per la creazione di un nuovo fondo di investimento, accanto alle banche, di nuovo alle fondazioni e magari ad assicurazioni e casse previdenziali, per investire nei settori strategici individuati proprio dal governo.

 

«E' sotto gli occhi - commenta così ieri sera a Torino il numero uno di Intesa-Sanpaolo Giovanni Bazoli - un ritorno dell'incidenza di autorità della mano pubblica sia dal punto di vista regolatorio che di incidenza effettiva». Ma, avvisa , «non mi lascerei infatuare da concezioni come il colbertismo».

Proprio il caso Parmalat, con l'assegno in bianco firmato da Mediobanca, Intesa-Sanpaolo e Unicredit nei confronti di un eventuale nuovo offerente per la società, cui le banche s'impegnano a dare consulenza senza escludere però il sostegno finanziario, segna sia una mutazione genetica di qualche istituto, sia la provetta nella quale si sta sperimentandola possibile riedizione un sistema di simil-Bin, quelle banche di interesse nazionale che hanno dato origineproprio ai colossi attuali e che anche all'epoca vantavano stretti rapporti con piazzetta Cuccia.

A cambiare pelle, sotto gli occhi di tutti, è in queste settimane specialmente l'Unicredit sotto la nuova guida di Federico Ghizzoni. Alessandro Profumo, l'ad «licenziato» dal cda a settembre sostiene di aver pagato, tra l'altro, anche la sua indisponibilità a prestare la banca ad operazioni guidate dalla politica. Il nuovo corso di Unicredit, al di là delle gerarchie ufficiali, viene attribuito in larga parte a Fabrizio Palenzona, nominalmente uno dei quattro vicepresidenti dell'istituto, di fatto uomo sempre a cavallo tra le fondazioni e la banca.

A chi gli dice che sotto la sua influenza Unicredit sta diventando banca di sistema, Palenzona replica con poche parole: «Se posso fare una cosa che sia nell'interesse dei soci della banca e allo stesso tempo sia nell'interesse del paese allora la faccio». La prova del nove sul nuovo corso di Unicredit sarà anche la sistemazione di Pioneer, il gruppo del risparmio gestito: Profumo, e poi Ghizzoni, avevano in programma di far entrare un socio estero e in gara erano rimasti due operatori francesi e uno britannico. Anche qui il governo si è mosso perché Pioneer rimanesse in mani tutte italiane e l'opzione di non fare più nulla è tornata tra quelle in esame. Se davvero Unicredit deciderà di non vendere una parte di Pioneer sarà difficile negare che la decisione sia stata eterodiretta.

 

Paradossalmente, proprio mentre il volere di Tremonti fa breccia nel settore bancario, le stesse fondazioni cercano di alzare qualche barriera all'invasione della politica. Guzzetti, questa volta in veste di presidente dell'Acri, ha deciso di presentare ai suoi associati il 4 maggio - in occasione dell'assemblea di approvazione del bilancio - una bozza di quella che ha già battezzato «Carta delle fondazioni» e che punta a vedere approvata dalle fondazioni per il prossimo autunno.

Che cosa è questa Carta? Una serie di norme che le fondazioni si autoimporrebbero e che dovrebbero, nelle intenzioni del proponente, assicurare una rigorosa selezione dei loro esponenti. Da qui, ad esempio, anche la proposta di Guzzetti per la quale chiunque abbia avuto incarichi in una fondazione debba, quando ne esce, prendersi un anno «sabbatico» prima di concorrere a cariche elettive con l'obiettivo di smorzare le velleità di chi potrebbe usare le fondazioni come trampolino di lancio in politica.

 

2- PROCEDURA D'URGENZA: UDIENZA GIOVEDÌ 7. E BONDI INCONTRA TREMONTI
Rosario Dimito per "il Messaggero"

Affondo di Lactalis contro il governo su Parmalat. Il gruppo francese che ieri ha ufficializzato in Consob il possesso del 28,9% di Collecchio, secondo quanto risulta a Il Messaggero, ha dato il via alla controffensiva legale depositando al tribunale di Parma una richiesta di sospensiva della delibera di rinvio dell'assemblea a fine giugno. La notifica sarebbe stata effettuata sabato scorso dai legali dello studio d'Urso Gatti e Bianchi con procedura d'urgenza e il tribunale emiliano ha fissato la prima udienza per giovedì 7.

 

Ieri mattina intanto si sarebbe svolta un'altra riunione fra i rappresentanti di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca, all'opera per costruire la cordata italiana, approfittando del maggior tempo a disposizione concesso dal decreto anti-scalate: al vertice avrebbe preso parte per la prima volta un rappresentante di Cdp collegato in conference call.
Il contrattacco parigino che era nell'aria, muove proprio dalla motivazione giuridica su cui ha fatto leva il consiglio Parmalat di venerdì scorso che, a maggioranza (hanno votato contro il capo di Carlyle Marco De Benedetti e l'a.d. di Luxottica Andrea Guerra) ha rinviato l'assise in calendario per il 14 aprile adducendo l'intervento del provvedimento legislativo.

Lactalis aveva diffidato il cda presieduto da Raffaele Picella con una lettera con la quale si sosteneva la strumentalità dell'appiglio costituito dal mancato rilascio dell'autorizzazione alla concentrazione da parte della Ue. E a caldo i francesi hanno espresso «sconcerto per una decisione illegittima e priva di motivazioni». Il consiglio Parmalat ha ricevuto anche la lettera di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca con la quale si annuncia la costruzione di un progetto industriale di lungo termine.

Nell'impugnativa della decisione con richiesta di congelamento, i legali del gruppo della famiglia Besnier sostengono che il decreto del governo non poteva essere applicato a Parmalat in quanto il bilancio 2010 è stato già approvato dal board. Inoltre la diffida formulata di pubblicazione della data dell'assemblea è stata ottemperata con un giorno di ritardo (sabato sul sito del gruppo del latte) per indire l'assise nella nuova scadenza del 28 giugno.

Il caso-Parmalat quindi, prende decisamente una piega giudiziaria mentre le tre banche italiane cercano di confezionare la soluzione industriale per tenere in mani italiane Collecchio, approfittando della riconfigurazione della mission di Cdp. La Cassa dovrà cambiare lo statuto per avere la possibilità di acquisire quote dirette o indirette - tramite il nuovo maxi-fondo sovrano - in società che rivestono un interesse strategico. La riunione di ieri è servita per proseguire nell'esame del piano: il punto cruciale è la ricerca degli investitori che dovranno partecipare all'equity.

Nel corso del vertice sarebbe stata presa in considerazione l'eventualità in cui non fosse individuato il partner industriale, visto che Ferrero è ormai fuori gioco: sarebbe stato chiesto a Cdp se in questa eventualità rivestirà un ruolo-guida della cordata che potrebbe contare sulla presenza di Granarolo. La risposta naturalmente dipenderà dal governo ed è correlata anche alla struttura dell'operazione che si andrebbe a fare su Parmalat.

 

Ieri pomeriggio intanto, come riportato da Radiocor, Enrico Bondi, accompagnato dal legale Giuseppe Lombardi sarebbe stato ricevuto a Milano da Giulio Tremonti. Top secret il contenuto del colloquio. «Sono venuto all'Agenzia delle Entrate per pagare le tasse» ha scherzato Bondi. E' possibile che l'incontro possa aver trattato l'intera partita in corso con l'appendice giudiziaria provocata da Lactalis.

3- OCSE: PADOAN, LEGGI ANTI-SCALATA? REGOLE E TRATTAMENTO UGUALI PER TUTTI
Radiocor - 'L'Ocse e' fortemente a favore di un mercato degli investimenti aperto. Ci sono regole che devono essere uguali per tutti, quindi ci deve essere un trattamento uguale per tutti da parte di tutti i governi sul modo in cui c'e' accesso ai capitali di un Paese'. Cosi' Pier Carlo Padoan, capo-economista e vice-direttore generale dell'Ocse, interpellato sulle leggi anti-scalate, a margine della presentazione della valutazione interinale dell'Organizzazione sull'economia dei Paesi piu' industrializzati.05-04-2011]

 

 

PROCESSI BREVI? COL TURBO! - INVECE DI INFILARE LEGGINE OVUNQUE PER PARARSI IL CULO E DIRE CHE SOLO IN ITALIA IL PREMIER È COSTRETTO A FARSI PROCESSARE, IL BANANA BUTTI UN OCCHIO ALL’INGHILTERRA, DOVE UN DEPUTATO LABURISTA CI HA MESSO POCO PIÙ DI UN ANNO PER BECCARSI 16 MESI DI RECLUSIONE. LA COLPA? AVER TRUCCATO UN PO’ SUI RIMBORSI SPESE. ED È GIÀ IL QUARTO CONDANNATO PER LO SCANDALO WESTMINSTER

Caterina Soffici per "il Fatto quotidiano"

 

Jim Devine, 57 anni, ex deputato laburista, è andato ieri davanti al giudice per rendere conto dei rimborsi spese falsi per 8.385 sterline (circa 10 mila euro) ed è stato condannato a scontare 16 mesi di reclusione. All'Old Bailey, come si chiama il Tribunale Penale di Londra, non si scherza. Qui non si fanno sconti a nessuno, tantomeno ai parlamentari. Anzi, i parlamentari pagano di più, perché oltre al reato commesso, devono anche rendere conto dell'oltraggio al buon nome dell'istituzione.

Devine è stato accusato per aver chiesto il rimborso di lavori di ristrutturazione e ritinteggiatura mai eseguiti. È il quarto parlamentare a essere condannato nell'ambito dello scandalo sulle note spese che l'anno scorso aveva scosso Westminster. David Chraytor, 61 anni, sta scontando 18 mesi per 22 mila sterline; Eric Illseley, 55, è stato mandato in prigione l'anno scorso per 14.500 sterline di rimborsi ottenuti "disonestamente" e il conservatore Lord Taylor of Warwick, 58 anni, è in attesa di giudizio per una frode da 11 mila sterline.

 

Nei guai erano finiti anche altri 381 parlamentari definiti "disonesti" dai giornali per aver chiesto il rimborso di spese personali. Laburisti, conservatori e liberaldemocratici, senza distinzione di colore politico, erano stati tutti colti con le mani nel sacco. Chi aveva presentato il conto della gabbietta del pappagallo, chi lo scontrino del cibo per il gatto, l'hi-fi, la scopa nuova, la donna delle pulizie... Nella maggior parte cose da poco, un piccolo danno all'erario statale, ma gravissimo per chi è abituato alla legge inglese, a quel "Theft Act" che punisce ladri e truffatori, ma soprattutto stigmatizza chi viola la moralità politica.

 

 

Per Devine le note spese erano riferite al periodo tra il luglio 2008 e il maggio 2009: in Italia finire in carcere con una condanna definitiva dopo un anno potrebbe essere considerato un processo per direttissima.

Interessante il motivo della condanna di Devine, fin dall'inizio in una condizione giudiziaria peggiore per aver presentato note per spese mai avvenute (quindi doppia frode). Il tutto aggravato dal fatto che ha mentito di fronte alla Corte durante il processo, tentando di incolpare il suo amministratore e ha perseguito nella truffa nonostante i giornali fossero già pieni di notizie riguardanti lo scandalo. Leggere i giornali inglesi stamattina e immaginare il premier italiano costretto a varcare il portone dell'Old Bailey e rivolgersi al giudice con un "My Lord", come è uso per i magistrati dell'Alta Corte, è un pensiero che non ho potuto scacciare.05-04-2011]

 

 

AMERICAN DISASTERS - QUALCUNO HA LA CODA DI PAGLIA? OBAMA HA RICEVUTO IL “PREMIO TRASPARENZA” MA, INCREDIBILE, HA BEN PENSATO DI LASCIARE LA STAMPA FUORI DALLA PORTA - LA TRANSOCEAN LTD, PROPRIETARIA DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA ESPLOSA UN ANNO FA NEL GOLFO DEL MESSICO (11 MORTI E UN ECO-DISASTRO), HA PREMIATO I SUOI DIRIGENTI CON UN SUPER BONUS PER “IL MIGLIOR ANNO DELLA STORIA SOCIETARIA IN TERMINI DI SICUREZZA”. OGGI LE SCUSE…

1 - "TRANSPARENCY AWARD PER OBAMA". MA IL PRESIDENTE NON AMMETTE I GIORNALISTI
The Washington Post: http://wapo.st/fmscFD

 

- "È un po' come se il presidente ringraziasse gli ambientalisti per un ipotetico "eco-premio", servendo loro un pranzo su piatti di carta e con forchette di plastica". Il paragone del Washington Post stigmatizza al meglio l'ultima gaffe di Barack Obama.

Questa settimana l'inquilino della Casa Bianca ha ricevuto il "Transparency award", un riconoscimento alla trasparenza. Una cosa di cui si dovrebbe andar fieri. Ma evidentemente lo Sbarackato è consapevole di non aver la coscienza propriamente limpida e così, colmo dei colmi, ha lasciato la stampa fuori dalla porta.

2- LA SOCIETÀ PROPRIETARIA DELLA DEEPWATER DÀ BONUS AI MANAGER PER "IL MIGLIOR ANNO IN TERMINI DI SICUREZZA". POI LE SCUSE...
Gawker.com: http://gaw.kr/h99kHL

 

- Oggi sono arrivate le scuse, ma ormai la frittata è fatta. La scorsa settimana la Transocean Ltd, proprietaria della piattaforma petrolifera che un anno fa è esplosa nel golfo del Messico, causando la morte di 11 persone e un disastro ambientale di dimensioni pazzesche, ha fatto sapere che stava distribuendo dei bonus ai suoi dirigenti per premiare un impegno che ha permesso alla società di chiudere "il miglior anno della sua storia in termini di sicurezza".

"We are really sorry", ha fatto sapere oggi Transocean, ammettendo che forse ha peccato di "insensibilità". Intanto, l'amministratore delegato Steve Newman si è beccato 374062 dollari di bonus. In totale, il suo stipendio dell'anno scorso è stato di 5,8 milioni.

05-04-2011]

 

 

IL GRANDE TRENINO BANCARIO (CHI RIMARRÀ COL CERINO IN MANO?) - COSE MAI VISTE: TUTTI HANNO PAURA DEGLI STANDARD DI BASILEA III, E UNICREDIT INVECE DI PENSARE A CONSOLIDARE I SUOI CONTI, PARTECIPA ALL’AUMENTO DI CAPITALE DI SANT’INTESA - LE DUE PRINCIPALI BANCHE ITALIANE INVECE DI FARSI CONCORRENZA, SI FANNO I FAVORI - CORRADINO PASSERA, CHE DEVE RACCOGLIERE 5 MLD €, AVRÀ POI ANCHE I SOLDI PER RIFINANZIARE MONTEPASCHI (ALTRO TEORICO RIVALE), CHE DEVE RIPAGARE I 2 MLD € IN TREMONTI BOND

1 - IN DODICI PER LA GARANZIA INTESA: C'È ANCHE UNICREDIT...
Estratto dell'articolo di Alessandro Graziani per "Il Sole 24 Ore"

 

Ci saranno anche i "cugini italiani" di UniCredit nel consorzio di collocamento e garanzia dell'aumento di capitale da 5 miliardi di Intesa Sanpaolo. Oggi l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, nel corso dei consigli di gestione e di sorveglianza che si terranno a Torino, alzerà il velo sul progetto di ricapitalizzazione che andrà di pari passo con il nuovo piano industriale, che domattina saranno presentati alla comunità finanziaria. Ma l'aumento può già darsi come acquisito, poichè dodici banche internazionali hanno già garantito con lettere di pre-underwriting l'operazione.

 

La lunga lista comprende Bofa-Merrill Lynch e Banca Imi nel ruolo di global coordinator e joint book runners (con Banca Imi che non parteciperà alla garanzia, per motivi di conflitto di interesse con la capogruppo Intesa Sanpaolo). A queste banche capofila, si aggiungono quattro istituti internazionali che assumono il ruolo di joint bookrunners: i tedeschi di Deutsche Bank, gli americani di Goldman Sachs e Morgan Stanley e gli svizzeri di Credit Suisse. A cui sono aggregate altre sei banche con il ruolo di co-bookrunners: la britannica Hsbc, i francesi di Bnp Paribas, gli americani di Citigroup, gli spagnoli di Santander e i tedeschi di Commerzbank. Un consorzio "multinazionale", tipico dei collocamenti delle grandi banche di dimensione internazionale cui si aggiunge, a sorpresa, UniCredit.

Un coinvolgimento, quello dell'unica altra grande banca italiana, che forse in altri momenti - quando gli aspetti competitivi, aldilà della concorrenza di business che ovviamente resta, superavano qualunque coesione di sistema - non sarebbe stato neanche immaginabile.

 


2 - INTESA SANPAOLO: VARALDO, CORE TIER 1 AL 10% DOPO AUMENTO...
Radiocor - Il core tier 1 di Intesa Sanpaolo dopo l'aumento di capitale sara' 'al 10%'. Lo ha detto il consigliere di sorveglianza Riccardo Varaldo intercettato in una pausa dei lavori in attesa della ripresa del consiglio alle 17,00 proprio per il varo dell'aumento di capitale della banca e del piano industriale. A chi gli chiedeva se il ratio della banca sarà un benchmark per il sistema bancario Varaldo ha risposto: 'penso di si', e' quello che ci auguriamo. Questo e' un obiettivo, fare prima cose che altri dovranno fare dopo per avere un vantaggio competitivo anche in termini di adeguamento' ai nuovi parametri regolamentari.

 


3 - INTESA TROVA I SOLDI ANCHE PER SIENA...
Francesco De Dominicis per "Libero"

Tutto pronto per Intesa-Sanpaolo. Ultimi ritocchi per il Monte dei Paschi di Siena. E Uni- credit ancora in stand by. Il panorama degli aumenti di capitale delle prime grandi banche italiane è fatto. Dopo il là arrivato la scorsa settimana con Ubibanca, altri due colossi del sistema bancario italiano si preparano alla ripatrimonializzazione chiesta dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.

 

Andiamo con ordine. Il verdetto di Ca' de Sass è atteso per oggi. A Milano si riuniscono i due consigli. Che sono chiamati a dire «sì» a iniezione di denaro fresco fino a 5 miliardi di euro. E così con un'operazione di questo calibro il principale coefficiente patrimoniale (Tier 1) del gruppo Intesa, già oggi in linea coi requisiti minimi richiesti, salirebbe dall'attuale 7,9 al 9,5% circa. Nel corso del fine settimana, frattanto, si sarebbe formato il consorzio di garanzia che vedrebbe schierate Banca Imi, come capofila dell'operazione, al fianco di Merrill Lynch, Deutsche Bank e Goldman Sachs.

Quanto alla sottoscrizione, le fondazioni azioniste - insieme detengono circa il 25% della banca - sono intenzionate a sostenere la banca. In primis la Cariplo (4,68%) che potrebbe fare richiesta di ritirare anche una parte dell'inoptato: l'argomento potrebbe finire al consiglio dell'ente in agenda per il 12 aprile. Pronte all'aumento risultano anche la Compagnia di San Paolo (9,88%), Cariparo (4,92%), CariFirenze (3,37%) e Carisbo (2,73%). Resta da capire invece qual è la posizione di altri soci come Generali (4,97%) e Credit Agricole (4,99%), BlackRock (3,17%) e la Carlo Tassara (2,5%, ma 4,5% secondo il sito Consob).

Occhi puntati anche sulla Borsa con il titolo che ha proseguito il recupero dopo lo scivolone di giovedì scorso. Al termine della seduta ha segnato un rialzo dello 0,95% a 2,13 euro. Ancora intensi gli scambi: sono passati di mano oltre 210 milioni di pezzi, pari all'1,8% del capitale. Qualche preoccupazione fra gli investitori, specie quelli che hanno in mano le azioni risparmio ai quali potrebbero essere offerti diritti di opzione (warrant) sulle più rischiose ordinarie.

 

Anche Mps, come già accennato, potrebbe procedere a una ricapitalizzazione in tempi piuttosto brevi. Il sacrificio per i soci non sarebbe irrilevante. In effetti, l'ammontare è stimato nell'ordine dei 2 miliardi di euro e sarà sufficiente per rimborsare anticipatamente gli 1,9 miliardi dei cosiddetti Tremonti Bond. La metà della sottoscrizione sarà carico della Fondazione Monte dei Paschi, che ha sempre assicurato di non avere intenzione di scendere sotto la maggioranza dell'istituto.

Per questo, l'aumento potrebbe comportare per la Fondazione Mps almeno in parte il ricorso all'indebitamento. In cassa ci sono circa 500 milioni di euro e bastano a coprire al massimo metà del denaro necessario alla Fondazione che ha in mano oltre il 51% dell'istituto e che quindi sarebbe chiamata a un esborso di 1 miliardo di euro sui 2 indicati per l'aumento. Serve un finanziamento e tra le banche pronte a contribuire ci sarebbe proprio IntesaSanpaolo. I rapporti tra Ca' de Sass e la Fondazione Mps sono consolidati.

 

Peraltro nel portafoglio dell'ente senese c'è sempre una partecipazione in Intesa (anche se considerata non più strategica) pari allo 0,42%. L'ente che controlla l'istituto di Rocca Salimbeni, comunque, ha bisogno del via libera del Tesoro, cui spetta per legge la vigilanza sulle ex casse di risparmio. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non perde tempo e avrebbe già fissato un appuntamento con il numero uno di palazzo Sansedoni, Gabriello Mancini, per domani negli uffici di via Venti Settembre.

Se Tremonti dovesse negare l'autorizzazione all'indebitamento, la Fondazione potrebbe essere costretta a diluirsi nel capitale della banca. Ipotesi fino a ora respinta dallo stesso Mancini, ma sulla quale comincia a interrogarsi seriamente più di un banchiere. Se per la ripatrimonializzazione di Intesa sembra tutto fatto, in casa Mps il quadro va ancora definito più a fondo. Ieri la banca ha comunicato che grazie al regalo del governo col decreto Mille- proroghe il core Tier 1 è passato dall'8,4% all'8,8% (si tratta di una norma che consente di contabilizzare alcune poste di bilancio nei conteggi di Basilea3). In ogni caso l'aumento di capitale sembra scontato. E il titolo sui listini continua a soffrire (ieri -2,24%). Una giornata nera per tutti i bancari, compresa Unicredit (-1,68%) che per ora resta ancora alla larga dalla costosa partita del rafforzamento patrimoniale.05-04-2011]

 

 

BOCCHINO, NON MI SERVI PIÙ! - L’INCARFAGNATA SA DI AVER INTORTATO LA GALLINA DALLE PALAZZINE D’ORO E HA SCARICATO BEN VOLENTIERI IL FALCHETTO DEI SENZA FUTURO - IL SUO PROMESSO SPOSO, MARCO MEZZAROMA, È IL RAMPOLLO DEI ‘DALLAS DE NOANTRI’, UNA CASATA PARTITA DA UNA FALEGNAMERIA CHE HA TIRATO SU INTERI QUARTIERI DI ROMA - I MEZZAROMA, CHE IN PASSATO SI SONO SCORNATI PER RUBERIE TRA FRATELLI, AVEVANO RAPPORTI CON LA DC E IL VATICANO - E, DOPO LOTITO (COGNATO DI MARCO) ADESSO IMBARCANO PURE LA MINISTRA…

Nico Arse per Lettera 43

 

Il piano casa della Carfagna è perfetto e inesorabile. Per realizzarlo si è portata avanti con Mezzaroma, nel senso di Marco, rampollo dei Dallas de ‘noantri, la casata (clan per i detrattori: tre fratelli, otto figli, svariati nipoti) di palazzinari romani di cui il promesso sposo della bella Mara è un rampollo, per nulla pollo.

Tatuatissimo e aitante, il futuro Mr.Carfagna è un ottimo partito anche per una stellina di partito come è ormai l'ex soubrette di Mengacci e Magalli.

PALAZZINARI ADDIO. Ma non ditegli che è un palazzinaro, perché non ci crede: «I palazzinari? Una razza in via d' estinzione» spiegò a Repubblica qualche tempo fa, aggiungendo, scuro in volto per l'abbronzatura ottenuta dopo una settimanina di relax in Sardegna, che i vecchi palazzinari «sono residui di una stagione esaurita, come un' era geologica, durata del resto mezzo secolo. Dico che quel mondo di arricchimenti veloci, coi soldi pubblici e tanti patronage politici, e magari pure con l'amicizia di certi magistrati, è vecchio. E non è il mio mondo. Non è quello della mia generazione che continua a fare affari col mattone».

 

Un bravo e bel partito, Marco, figlio di Gianni Mezzaroma, la cosiddetta «ala pentita» della famiglia, già in guerra contro Pietro Mezzaroma, capo assoluto del vasto clan parentale, ex patron della Roma, definito «il traditore» perché accusato di aver rubato ai fratelli - Gianni e l'ex europarlamentare di Fi, Roberto - una robetta, circa 700 miliardi di lire, spicciolo più spicciolo meno.

«Ala pentita» perché furono proprio Gianni e Marco, nel ‘96, a mettere in moto l'inchiesta della procura di Perugia su Impreme, la holding della famiglia Mezzaroma, patrimonio di 235 miliardi, un'insolvenza di 10 miliardi e mezzo.

 

Di lì la faida interna, tra Gianni papà di Marco e Pietro, detto «er Texano» sempre in ossequio alla serie tivù Dallas (altra variante, Gianni a Pietro: «Sei peggio de Ggei Ar...»). Una fortuna costruita dal mitico nonno di Marco Mezzaroma, Amerigo, falegname poverissimo. Poi arrivarono il boom edilizio, gli infissi in legno e i soldi.

Alla fine degli anni Cinquanta il primo terreno e le prime case, a Ostia. In 30 anni i Mezzaroma hanno comprato e venduto terreni in mezza città e costruito interi quartieri: Cinecittà, Tor Bella Monaca, San Basilio, Torrino, Dragoncello. E la parte nuova dell' Eur.

RAPPORTI CON DC E VATICANO. «Nel giardino della sua villa all'Eur», raccontò il Corriere della Sera anni fa, «Pietro ha costruito la baracca-ufficio da cui ha sempre gestito affari miliardari. Con un solo vanto: quello di non aver completato nemmeno le elementari».

 

Gianni, altro autodidatta, si occupava dei cantieri; Roberto, il laureato, delle pubbliche relazioni. Ma di pubbliche relazioni i fratelli Mezzaroma non ne facevano molte. Soltanto rapporti con la Dc romana e con il Vaticano. Niente vita mondana, niente interviste. Fino al ' 93, quando Pietro salì agli onori della cronaca per aver salvato la Roma rilevando la quota di Ciarrapico.

MEZZAROMA E MEZZA LAZIO. Il calcio è una passione dei Mezzaroma, anche attraverso le parentele. Claudio Lotito, il presidente della Lazio, ha sposato Cristina, una delle figlie di Gianni Mezzaroma (che Lotito chiama «er socero»), cioè la sorella del fidanzato della Carfagna, che sarà dunque imparentata con Mezzaroma ma anche con mezza Lazio.
Poi c'è Massimo Mezzaroma, presidente del Siena calcio, un altro parente, esattamente il figlio di «Gei Ar» Pietro Mezzaroma, zio di Marco.

Loro, tutti romanisti, hanno dovuto accogliere in seno alla famiglia il presidente della Lazio, una prova di forza. E gli intrecci non sono rimasti sono a livello nuziale. Gianni Mezzaroma e Claudio Lotito sono legati anche da una questione proprietaria che in famiglia ha aperto una sorta di guerra dei Roses: i terreni sulla Tiberina.

LA TRASPARENZA PAGA. Lotito vuole costruirci lo stadio della Lazio, ma Massimo Mezzaroma ha detto stop: «Troppe situazioni da risolvere, dobbiamo metterci a un tavolo prima di avviare qualsiasi vendita». Il promesso sposo della Carfagna è l'attuale amministratore delegato della Mezzaroma Costruzioni srl, società di sviluppo immobiliare nata nel 1989, di cui il padre Gianni fa il direttore generale.

E il rampollo ha le idee molto chiare per cambiare le cose rispetto all'epoca dei palazzinari rampanti e pronti a tutto pur di edificare. Ma a Roma nell'edilizia si poteva lavorare senza il «passi» dei politici e l'aiuto dei magistrati?, gli chiese un giornale tempo fa: «Io so che oggi è possibilissimo. Che la trasparenza paga di più», rispose Mezzaroma. Imprenditore senza il «passi» della politica, al massimo solo una moglie ministro.05-04-2011]

 

 

BOTIN, BOTTE ALLE GENERALI - L’ADIOS A TRIESTE DA PARTE DELLA “DONNA PIÙ POTENTE DI SPAGNA” ATTRIBUITO AL DISAPPUNTO PER I PROGETTI FALLITI (L’ALLEANZA STRATEGICA NELLA “BANCASSURANCE”) - IN ATTESA DEL CDA DELLA RESA DEI CONTI SEMBRA CHE PER ALCUNI AZIONISTI IL LEONE ABBIA LE PORTE GIREVOLI DI UN GRAND HOTEL DOVE SI ESCE PERCHÉ NON CONVIENE. PER NON PARLARE DI QUELLI CHE CON LE SCARPE FIRMATE SI DIVERTONO A BUTTARE FANGO IN FACCIA A CHI PREFERISCE LA VERITÀ ALLE POLIZZE

DAGOREPORT -

 

Due parole su Ana Botin, la banchiera spagnola del Santander che dopo Del Vecchio ha deciso di uscire consiglio di amministrazione delle Generali. Nei bar di Plaza Mayor, frequentati da Dagospia, la definiscono senza mezzi termini "la piu' potente donna di Spagna", e oltre alla sua fortuna che nelle stupide classifiche dei miliardari l'ha collocata nel 2009 al 45mo posto, viene descritta come una testa brillante, poliglotta, madre di tre figli e sopratutto figlia di Emilio Botin grande amico di Bernheim e di Geronzi.

Ama l'arte e la musica,ma sopratutto la banca dove e' entrata nel 1986 per continuare la storia di una dinastia iniziata 150 anni prima; oggi Patricia Ana guida un impero con 65 milioni di clienti che nel corso degli anni si e' allargato dall'Europa all'America Latina arrivando fino a Trieste.

Fino al settembre scorso la Compagnia italiana deteneva nel Santander l'1,4% (poi diluito allo 0,78) e l'intento di Ana Botin e' sempre stato di creare un'alleanza strategica nella "bancassurance". Cosi' non e' stato, e la banca madrilena ha tentato per almeno due volte di vendere a Bernheim e alle Generali il suo ramo di attivita' nelle assicurazioni.

 

Mentre questi tentativi cadevano nel vuoto il tandem Bernheim-Perissinotto guardava ad Oriente e tesseva la sua trama all'Est con il cecoslovacco Kellner.
Adesso arrivano le dimissioni della senora Ana e nei bar di Madrid si attribuisce il gesto al disappunto per i progetti falliti.

Insomma, sembra che per alcuni azionisti del Leone di Trieste come Del Vecchio e Ana Botin, la prima Compagnia italiana delle assicurazioni abbia le porte girevoli di un Grand Hotel dove si esce perche' non conviene. Per non parlare inoltre di quelli che con le scarpe firmate fanno un rumore terribile e si divertono a buttare fango in faccia a chi preferisce la verita' alle polizze.

 

2- GENERALI, ANCHE LA BOTIN SI DIMETTE DAL CONSIGLIO DOMANI LA RESA DEI CONTI - VERSO IL CHIARIMENTO DEI SOCI SU GERONZI E BOLLORÉ
Da "la Stampa"

Adios Trieste. Ana Botin rassegna le dimissioni da consigliere di amministrazione delle Generali alla vigilia da un cda che si annuncia tutt'altro che tranquillo. Ed è il secondo consigliere, dopo Leonardo Del Vecchio, ad abbandonare la compagnia negli ultimi due mesi. Le dimissioni, spiega un comunicato, sono state date per i nuovi incarichi nel gruppo Santander, guidato dal padre Emilio Botin, che «hanno accresciuto le sue difficoltà, già preesistenti, ad assolvere appieno ai doveri inerenti alla carica di amministratore di Generali».

 

Di fatto la Botin, reinserita nella lista di maggioranza di Mediobanca all'assemblea dell'aprile 2010 con il sostegno di Vincent Bolloré, è stata raramente presente agli appuntamenti consiliari degli ultimi dodici mesi. L'uscita di Antoine Bernheim - il precedente presidente del Leone con il quale la Botin ha un rapporto di filiale amicizia - e la situazione che si è fatta piuttosto agitata a Trieste devono averla adesso convinta che è meglio concentrarsi sulla guida del Santander in Gran Bretagna.

Ma gli occhi della comunità finanziaria sono puntati adesso sui restanti consiglieri che si riuniscono domani a Roma per un chiarimento sulle posizioni del vicepresidente Bolloré e per una ridefinizione dei rapporti di forza tra il presidente Cesare Geronzi e Perissinotto. La ricucitura dello «strappo» di Bolloré, che al cda del 16 marzo propose prima di approvare il bilancio solo se ci fosse stata una mozione di sfiducia su Perissinotto e sul Cfo Raffaele Agrusti e poi decise di astenersi, è in fondo la parte più semplice.

 

 

Gli otto consiglieri che si sono mossi contro il finanziere bretone, che dopo il cda rincarò anche la dose con un'intervista nella quale accusava il management del Leone di scarsa trasparenza, si aspettano adesso da lui una marcia indietro.

 

Ma il vero punto del contendere, che difficilmente vedrà però domani una soluzione definitiva, è il ruolo di Geronzi come presidente non esecutivo. Un ruolo che secondo buona parte dei grandi soci il presidente ha interpretato in modo assai estensivo, finendo per dettare - ad esempio in un'intervista al Financial Times - linee strategiche assai diverse da quelle ufficiali della compagnia.

 

 

Diego Della Valle, consigliere indipendente del Leone che ha messo da tempo Geronzi nel Leone, lancia una sorta di appello a Bolloré in un'intervista a Les Echos: «L'idea di fare pressione sul management di Generali per difendere un'opinione non mi sembra giusta», dice. E poi aggiunge: «Conosco Vincent Bollorè da molto tempo e abbiamo una stima reciproca. Ma piuttosto che seguire i metodi del passato di Geronzi, credo che dovrebbe comportarsi da vero industriale come fa nel suo gruppo in Francia».05-04-2011]

 

 

ENI, VIDI, VICI - L’AMERICA di obama, che tanto APPREZZA LA NOMINA A PRESIDENTE Dell’aitante GIUSEPPE RECCHI, sa che è una presidenza "leggera", cioè che è solo "chiacchiere e distintivo"? - non a caso GLI ANALISTI AVVERTONO: FINCHÉ C’È SCARONI AMMINISTRATORE DELEGATO IL RAPPORTO CON LA RUSSIA NON CAMBIERÀ…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

 

La nomina di Giuseppe Recchi a presidente di Eni è stata al centro di messaggi di tenore diverso trasmessi da Roma a Washington nella giornata di ieri: a ricostruire quanto avvenuto sono fonti diplomatiche a Washington e personaggi di spicco del settore energetico a Wall Street che, chiedendo l'anonimato, descrivono il comune interesse per l'impatto che avrà il manager di General Electric chiamato a sostituire l'uscente Roberto Poli.

Sul fronte diplomatico il governo di Roma avrebbe presentato la sostituzione di Poli, veterano dell'Eni proiettata a difendere gli interessi tradizionali in Russia e nel mondo arabo, con Giuseppe Recchi, capo di General Electric nell'Europa del Sud, come un segno di discontinuità con il passato teso a facilitare il dialogo fra il gigante energetico italiano e gli Stati Uniti.

Tali messaggi, giunti a Washington attraverso l'ambasciata in Via Veneto, si legano ad un'atmosfera più distesa fra i due governi sul terreno energetico: se nel 2009 e 2010 l'amministrazione Obama aveva sollevato dubbi sugli stretti legami fra Eni e Gazprom - come evidenziato anche da alcuni cablogrammi resi pubblici da Wikileaks - negli ultimi sei mesi si è registrata una maggiore comprensione, soprattutto a seguito della possibile convergenza fra i progetti di oleodotti caucasici Southstream e Nabucco considerati a lungo come alternativi.

 

A provare la fase di distensione energetica fra Roma e Washington è stato il recente convegno su greggio, gas naturale e nucleare svoltosi nella sede della nostra ambasciata a Washington durante il quale Richard Morningstar, inviato Usa per l'Energia in Eurasia, è intervenuto mostrando aperture ed interesse per il gasdotto italo-russo Southstream.

Ma a contrastare con la presentazione agli americani dell'avvento di Recchi come una svolta politica rispetto al recente passato sono stati i messaggi che l'Eni avrebbe invece recapitato ai propri interlocutori nel mercato energetico, sottolineando piuttosto la «continuità» con il passato garantita dalla permanenza di Paolo Scaroni sulla poltrona di amministratore delegato.

«Se Scaroni resta al suo posto il cambiamento è minore e l'accelerazione con gli Stati Uniti è tutta da riscontrare» commenta uno degli esperti di settore al corrente di quanto avvenuto nelle ultime 36 ore.

 

In realtà la contraddizione potrebbe però essere solo apparente, in quanto proprio Scaroni è stato protagonista della maratona di incontri che, a partire dallo scorso autunno, ha portato l'amministrazione Obama a conoscere meglio i piani di investimento dell'Eni in Paesi delicati come l'Iran e la Russia, facendo rientrare molte delle preoccupazioni che erano state espresse.

 

«L'equilibrio fra Poli e Scaroni osserva un'analista del settore energetico che lavora a Wall Street portava l'Eni a ondeggiare fra le politiche del passato, spesso in contrasto con Washington, e le aperture più recenti, che hanno avuto per protagonista Scaroni» soprattutto a seguito del suo impegno personale - secondo alcune versioni addirittura scritto - a non autorizzare nuovi investimenti in Iran, in ottemperanza alle sanzioni Onu.

 

Sostituendo Poli con Recchi si viene potenzialmente a creare dunque un «equilibrio nuovo più favorevole a convergenze con gli Stati Uniti» conclude una fonte diplomatiche a Washington, pur esprimendo «cautela» nell'attesa che «il nuovo arrivato si insedi ed abbia tempo di dimostrare cosa ha in mente di fare».

 

Non c'è dubbio tuttavia sul fatto che trattandosi di un top manager di General Electric, a Washington si guardi a lui come un possibile interlocutore anche sul fronte dello sviluppo delle energie rinnovabili a cui l'amministrazione Obama lega le prospettive di crescita economica globale nel lungo periodo.05-04-2011]

 

 

IL PARCO FERRARI LO SMONTEZEMOLATO LO FA IN SPAGNA, NON IN ITALIA - ALLO SCARPARO IL COLOSSEO COSTA MENO DI UN TESTIMONIAL IN CARNE ED OSSA - GIUSTO DARE VANTAGGI A CHI FINANZIA RESTAURI - SARKÒ BOMBARDA LA COSTA D’AVORIO: MANCA UN ANNO ALLE ELEZIONI, TUTTI NEI RIFUGI! - PURTROPPO NON POSSO ADOTTARE UN TUNISINO - IL NOBEL RUBBIA CENSURATO SULL’ATOMICO - I VESSATI DI MEDIASET PREMIUM - ARMARE I LIBICI? DI PIÙ: REGALIAMOGLI LA RUSSA! - CAFONAL, LA COCCARDA SBAGLIATA DI ’o GUARGUAGLIONE…

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Lettera 1
Va bene che Sarko' deve dimostrare che con lui non si scherza, ma chi glielo ha ordinato di far bombardare il palazzo dell' ex presidente della Costa D'Avorio, Laurent Gbagbo. Prima la Libia , poi la Costa D'Avorio: ma gli elettori francesi volgiono capire che il nanetto di Carla' vuole essere rieletto ? Manca un anno al voto: tutti nei rifugi!

Lettera 2
Caro Dago, Cacciari sega le parole " futuro " e " democratici "..
Può sempre provare ad imporre le parole " avanti-Cristo " e " illiberali ".. tanto poi Montezemolo ne farà una griffe di abbigliamento o di poltrone..!
Gianni Morgan Usai

Lettera 3
gentile dottore, sono un pensionato delle ferrovie di stato. sono andato nelle settimane scorse con mia moglie in vacanza in crociera con la nave della costa, luminosa, che fa una settimana nei porti del Golfo persico. Nella sosta a Abu Dhabi, capitale degli Emirati, ci hanno portato a visitare il nuovo Parco tematico della Ferrari, il primo ad essere costruito nel mondo. La guida ci ha detto che il parco e' stato fortemente voluto dal Presidente della Ferrari Montezemolo e che impiega quasi 900 persone. La stessa guida ci ha anche detto che il prossimo parco tematico dovrebbe essere costruito in Spagna nei prossimi anni.

 

Mi chiedo e vi chiedo: posso a limite capire il primo parco costruito ad Abu Dhabi in quanto molti dei soldi, ha detto la guida, li ha messi il Governo locale, che ha anche regalato una villa al signor Montezemolo; ma il secondo parco tematico non poteva essere costruito in Italia, magari al sud e magari in Sicilia a Termini Imerese dove la Fiat (Montezemolo era presidente) ha mandato a casa esattamente 900 impiegati, quanti ne impiega il parco Ferrari? o forse il dottor Montezemolo vuole guadagnare anche da questo progetto? altra domanda perche' in Spagna? se lo fanno in Spagna non ci saranno piu' possibilita' di farlo poi in Italia. Forse il signor Montezemolo ha interessi in Spagna con la sua azienda di viaggi Alpitour?

Spero proprio, e con me lo sperano tanti italiani, che l'Italia del futuro non sia governata da persone come il dottor Montezemolo che non ha sessun interesse per il nostro Paese ma solo per le sue tasche. E da pensionato delle Ferrovie dello Stato, che nel bene e nel male hanno fatto tanto per l'Italia, mi auguro veramente che il Governo non svenda a Montezemolo anche le ferrovie. grazie e complimenti per il lavoro che fate per dire la verita' sulle schifezze del nostro mondo politico e imprenditoriale. Povera nostra Italia.
Grossi Settimio - Palermo

 

Lettera 4
Caro Dago, l'affaire Della Valle-Colosseo. L'industriale offre 25 milioni di euro per la ristrutturazione del celeberrimo monumento e chiede in cambio alcune "agevolazioni" per la durata di 15 anni. Prebende che non sono certo quelle sbandierate dall ' Alemanno, ma che certamente si trovano nell'accordo sotto forma di codicilli difficili da scoprire e da interpretare. Mica tonto lo scarparo.

Facendo il conto della serva, al Della Valle l ' operazione verrebbe a costare 1.666.666 euro all'anno, considerati i 15 anni di, per così dire, usufrutto del Colosseo. Meno di quanto gli costerebbe pagare un testimonial in carne ed ossa. Solo che il Colosseo è uno di quei testimonial che non avanza pretese, non sciopera ed è presente tutto l'anno, festività comprese. Se prende piega questo andazzo, occhio alla Torre di Pisa.
Renor

 

Lettera 5
Il Colosseo ha circa 2000 anni, è nelle condizioni che tutti vediamo, ha necessità di lavori urgenti di restauro. Come peraltro la stragrande maggioranza dei monumenti italiani. Il costo complessivo di questi interventi supererebbe, ampiamente, il bilancio dello Stato italiano. Concedere temporaneamente lo sfruttamento dell'immagine a chi decide di finanziare il restauro di un monumento mi pare, francamente, il minimo che gli si possa riconoscere. Quanto poi alla gara andata deserta ecc. ecc. il guaio sta' nel fatto che per arrivare a un accordo vantaggioso per il Paese e, giustamente, anche per il finanziatore, non esista una norma che lo consenta, dato che da noi, paese assolutamente illiberale, ciò che non è espressamente consentito è vietato.

Quindi io mi scandalizzo si, ma (per fortuna) esattamente per il motivo opposto rispetto al Fatto Quotidiano. Com'è che se, come affermano assai arditamente, lo sfruttamento dell'immagine del Colosseo frutterebbe 200 milioni di euro abbiamo dovuto aspettare 2000 anni per trovare un farabutto profittatore che ci gabbasse? Ce ne fossero tanti!
Il punto è: siamo d'accordo (io lo sono) con il restauro dei monumenti da parte dei privati in cambio dello sfruttamento dell'immagine del monumento oppure non siamo d'accordo?

Se non siamo d'accordo, con quali risorse intendiamo restaurare i nostri monumenti? Se siamo d'accordo, come incentivare l'intervento dei privati? Quanto poi ai risibili paragoni con la Torre Eiffel direi proprio che sono quantomeno improvvidi. Infatti in ultimo faccio osservare, concludete poi voi come vi pare, che Charles Lindbergh, autore nel 1927 della prima trasvolata atlantica, diresse la rotta verso il campo di atterraggio di Le Bourget avvistando le 250.000 lampadine che, sulla Torre Eiffel, componevano la scritta "CITROEN". Sempre per la cronaca quelle lampadine stettero sulla torre per nove anni.

 

Lettera 6
Volevo adottare un tunisino poi ho pensato che non ho la playstation,non ho internet (sto scrivendo grazie ad un amico),mangio prosciutto e mortadella ,bevo un po' di vino e a volte un digestivo,ho solo un divano letto e un bagno piccolissimo e mia sorella spesso mangia il gorgonzola che purtroppo manda il suo olezzo,mio nonno e' stato in Libia come militare.Ho rinunciato all'idea,non vorrei si sentisse oppresso.
Saluti dal figlio di Caino Nessuntocchi.

Lettera 7
Serra e Riondino. Giusto. Mi fa star male per quanto è vero.
Berlusconi resta il peggiore, ma è appunto il peggiore, e quindi il capo, di un'armata invincibile, il nostro paese.

Lettera 8
Egregio Direttore, mi ero ripromesso d'inviare una lettera, citando uno per uno, tutti i nomi e cognomi delle pensioni facili, letti su Il Giornale, scritti da Mario Giordano. Ebbene, non serve: mi fanno schifo tutti, senza distinzione! Mentre, per quanto riguarda i diritti acquisiti, qualcosa però, se si vuole, si può fare: non c'è un criterio con il quale si tassano i contribuenti che vanno oltre una certa cifra? Essi si distinguono, sempre senza retroattività, in soggetti A-B o C, e si tassano in modo diverso.

 

Allora, perchè non si può fare una leggina, nella quale si elencano certe caratteristiche di certi signori, politici contribuenti, del tipo pensionati con mini e supermini periodi lavorativi e si tassano con aliquote ad hoc fino a far restituire loro ...il malloppo? Senza retroattività, ma per esempio, chi è parlamentare pensionato, con attività al di sotto di cinque o dieci anni, paga X di aliquota! E' anticostituzionale? E perchè, chi ha scritto che lo schifo che avviene ora è costituzionale? Sapete chi c'era a scriverlo? Anche i viventi ...Tizio e Caio, democristiani con pensioni privilegiate: i nomi veri sono nell'articolo di Giordano! Non è sufficiente? Grazie per l'attenzione e buon lavoro
Valeria Monteforte - Siracusa (Sr)

Lettera 9
Vorrei segnalare al disinformato sig. Ceccarelli che ai tempi nei quali vi soggiornava Bettino Craxi non esisteva la classificazione "5 stelle Lusso" introdotta molti anni più tardi ed il Raphael era comunque un 4 stelle. Grazie.
Perluigi Fonzi

Lettera 10
Caro Dago, ti formulo un'ipotesi. Dato che non voglio credere, come più volte ti ho scritto, ad un Fini così ingenuo da auto-infliggersi il suicidio politico, ti chiedo: se ci fosse un accordo tacito tra gli ex di AN e gli attuali finiani, una manovra per togliersi di torno l'irremovibile Silvio, troppo forte e con troppi soldi per essere affrontato politicamente. Meglio allora far finta di prendersi a pesci in faccia manovrando nell'ombra, ad esempio mettendosi d'accordo su quel "tantinello" di ritardo sufficiente a Fini per chiudere la votazione ma abbastanza breve da far scatenare una polemica istituzionale. In sintesi, nemici in pubblico ma amicissimi in privato.

 

Altrimenti, Dago, come te lo spieghi che uno fatichi tanto per fare approvare una legge vergogna e poi vanifichi l'intero lavoro per un minuto di ritardo. A mio parere Alfano, così come altri esponenti PDL, ha capito la parata. Se continua a dar retta a Berlusconi, si troverà tra 20 anni a cucire legge ad personam a tutta la famiglia Berlusconi. Meglio allora lasciarlo cuocere nel brodo dei processi. Forse Silvio non andrebbe in galera, ma la sua carriera politica (e quella dei figli) verrebbe definitivamente compromessa. In fondo basterebbe una sola piccola condanna.
johnkoenig

Lettera 11
Salve! Il 30 marzo scorso è comparsa una pagina di Televideo RAI (162 se non erro), in cui il grande scienziato nobel prof. Carlo Rubbia affermava che il Torio, elemento chimico di non difficile reperibilità in natura, persino in Italia in Abruzzo, è capace di produrre grandi quantità di energia, al punto da sostiruire in apposite centrali l'Uranio. 1 tonnellata di Torio, avrebbe la resa energetica di 20 tonnellate di Uranio. E non ci sarebbero pericoli, con queste nuove centrali al Torio, di incidenti nucleari tipo Cernobyl o Fukujama, nè più il problema tuttora irrisolto per l'Uranio, lo smaltimento delle scorie residue dei reattori.
Il giorno dopo, il 31 marzo, c'è stato un servizio di Maria De Medici con intervista al prof. Rubbia, senza un accenno a quanto egli aveva sostenuto il giorno prima a Televideo.

Mi chiedo e Vi chiedo come mai una notizia di questa portata non abbia la risonanza che merita, nè l'applicazione immediata nella produzione energetica, specie in Italia che è ad un passo cruciale per il costruire nuove centrali nucleari ad Uranio o Plutonio.
Sono abbastanza "stagionato" per capire che su queste cose possono esserci grandi interessi economici e politici, ma mi rifiuto di credere che una soluzione energetica pulita, economica ed esente da terribili rischi di contaminazione mondiale, possa essere accantonata o trattata come una semplice curisità di margine, in un mondo sempre più affamato di energia e sempre più inquinato.
Con i miei più cordiali saluti e ringraziamenti.
Claudio Ferradino - Lamezia Terme

 

Lettera 12
Caro Dago, il momento è transfertico, è stato individuato il motivo per il quale Silvio è detestato da comici, sacerdoti e magistrati. Lo vedono come un concorrente che invade il loro campo, mi spiego meglio: come comico fa più ridere della media di quelli in circolazione e come delirio di onnipotenza supera la media dei preti e dei magistrati.
Molti non sanno che in molte cliniche svizzere, in fase di anamnesi sugli schizofrenici, si chiede se in famiglia ci siano casi di pazzia, preti o magistrati.

Per il pragmatismo calvinista degli svizzeri, scegliere di salire al livello del Creatore che giudica condanna o assolve equivale a sentirsi Napoleone, ergo nel soggetto c'è un latente principio di schizofrenia. Seguendo la loro logica il modo migliore per scegliere magistrati e preti sarebbe quello di cooptarli o eleggerli democraticamente.
Amabo

Lettera 13
una segnalazione che ritengo interessante i "consumatori" di MediasetPremium subiamo,
a mio parere, una vessazione incredibile con il silenzio di tutti. Attivata una nuova tessera, opla', scompare il credito precedente e, per riaverlo in qualsiasi forma devi spedire richiesta raccomandata A.R. (circa 8,00 euro) piu' COSTI PRATICA di euro 3,00 Saluti
Pietro Morando

 

Lettera 14
Caro Dago, diventi pure FIAD la FIAT, l'impulloverato si faccia pure re, riduca a vassalli anche de facto il sempre sorridente Yacht Elkann e la opaca progenie ereditaria (ed ereditiera) dell'ultimo e compianto re d'Italia, il sempre bene-detto dalla stampa (con e senza S maiuscola) Avvocato Giovanni Agnelli II°, detto Gianni. Chissà pero'come mai in un mercato dell'auto USA ancora abbastanza asfittico, le Chrysler/Jeep ecc. le vedi solo ai noleggiatori e flotte aziendali? Uè, e ne vedi anche abbastanza, lì. Saran pur belli i clienti Business... ma non è che per far bella figura col numero degli esemplari prodotti, si sbraca poi su sconti quantità suicidi?

E poi la qualità? Il bifolco qualunque -che è poi l'americano medio- non parla tanto bene di Chrysler. Qualcuno addirittura la depreca. Lo scalatore Marpionnato -essendo uomo molto di management e poco di prodotto- per arrivare sulle cime di Torino invece che inerpicarsi sul versante Italiano a fare auto decenti, ha preferito il passaggio nevoso di Detroit, sul versante USA. E forse gli riuscirà di arrivarè per primo su quella vetta proibita e maledetta a tutti sinora, per carità.A Milano pero' - quando ancora si parlava il Milanese - si diceva "Padrùn del numer cent".Per inciso nelle vecchie case di ringhiera la porta numero cento era il cesso.

Quando uno si dava delle arie inutili, tutta la ringhiera sapeva che lui poteva vantare titoli importanti su quell'appartamento.Vedi cosa succede a voler spodestare la famiglia reale? Per fortuna l'onore affaristico e maneggionesco di Re Gianni è tenuto alto dal figliuolo Pariolino, il ferroviere. Viva la Penisola dei Famosi.
Baxtor

 

Lettera 15
Capitan Dago, dopo aver letto e riletto le dichiarazioni del maestro di sci sull'opportunita' di armare i ribelli libici, non solo mi sono convinto che sia una buona idea (potrebbe anche sferzare la nostra economia industriale), ma mi permetto di rilanciare col mio stile propositivo che da sempre mi distngue dall'opposizione massimalista: oltre ai fucili, diamogli il Generale Colonnello Maggiore La Russa. Uomo risoluto e pragmatico, ha una visione a 360° , e sa scalciare il nemico anche quando gli sta alle spalle, oltre che sulle palle. Chiedi al giornalista di Annozero.
Un abbraccio bellicoso
Lo scrondo

Lettera 16
Caro Dago, se c'è qualcuno che crede che all'estero abbiamo ancora un soldo di rispetto si ricreda. La BBC News in rete ha scritto della visita del cavalier pompetta ed oggi del problema dei migranti a Lampedusa. Nella sezione Europa? No nella sezione Africa! Vedere per credere. Ciao
Gianni Lombardi

Lettera 17
Dago darling, mentre é confusamente in corso la "quarta guerra" punica (stavolta però veramente umanitaria), si apprende dal Corrierone (Pagina 6) di Via Solferino che a Campobasso c'é un porto (sic sic sic) dove sarebbe stata dirottata la nave Clodia carica di migranti punici. Non si parla più invece (il S.E.&.O é d'obbligo in tanta confusione) di una tendopoli punica a Montichiari, città natale dell'Aldissimo (Busi) e, S.E.& O., sua principale residenza. Da morir dal piangere la "débacle" di ieri del nostro Premier a Tunisi, quasi fosse una voglia di rivincita dei cartaginesi dopo più di duemila anni dalla loro sconfitta a Zama, dove Scipio cinse il famoso elmo tanto venerato nelle celebrazoni del 150mo anniversario del Far West Italia.
Natalie Paav

 

Lettera 18
cafonal - le coccarde di tutti quei pezzi grossi, pezzi di cosa poi? sono tutte sbagliate.
la coccarda corretta x i colori della bandiera italiana ha il verde al centro. Guarguaglione potrebbe almeno guardare gli aerei che vende... con la coccarda giusta.
Giovanni Achille

Lettera 19
Caro DAGO, Montezemolo ha appena finito di dire che forse entrerà in politica che subito i professionisti della medesima hanno sollevato il ditino e aperto la boccuccia. Franceschini, per esempio, gli impone di dichiarare subito con chi si andrà ad alleare e con quali programmi. Come se in democrazia per candidarsi bisogna avere il placet preventivo di chi c'è già dentro, e in caso di rifiuto zitto e mosca. Ovvio che Montezemolo o chiunque in quella posizione debba dichiarare intenti alleanze programmi eccetera è pacifico, ma AGLI ELETTORI, e non al sinedrio dei già eletti. Questo, almeno, in democrazia. Qualcuno, prego, lo dica a Franceschini. Con stima
BLUE NOTE

 

Lettera 20
Caro Dago, una volta la coerenza era una virtù politica. Adesso (ci racconta Striscia) scatta l'allarme sulla frontiera svizzera? Ma ci ricordiamo quando (era il 1994) il Corriere titolava: "Frontiere colabrodo. I clandestini passano a migliaia", a proposito del valico tra Italia e Svizzera? O quando (era il gennaio '98) il ministro degli Interni tedesco Manfred Kanther chiedeva: ""Fermateli con ogni mezzo" all'Italia colpevole di far entrare frotte di curdi che poi passavano in Germania (e Fabio Evangelisti rispondeva piccato)?

Ora, ci stupisce solo come mai il ministro dell'interno dei Föra da i ball non abbia mai avuto il coraggio di fare come i francesi, cioè quello che i suoi elettori gli chiedono (e che, è lecito sospettare, anche un po' di votanti a sinistra si augurerebbero, pur senza poterlo dire)...Cerchiobottismo, o semplice italica incapacità dei nostri governanti (di destra o sinistra) di compiere una qualunque azione (nel bene o nel male) decisiva, cioè non reversibile o diversamente interpretabile, e quindi assoggettabile a chiari plausi o critiche?
Walter, Bologna

 

Lettera 21
Ciao Dago, dimmi se ho capito bene... il Pdl Maurizio Bianconi presenta un nuovo testo in Commissione Giustizia per far sì che le intercettazioni non possano più essere usate come prove in giudizio. 2 giorni dopo si scopre che 3 telefonate del premier finiscono negli atti su Ruby. Che bello vedere i topini che si agitano a spifferare e i toponi che cercano di sistemare. Per che cosa poi, che il boss è già da portare alla Neuro...
Se a questi gli tiri le monete, se le fottono pure...
PotereAiPiccoli

Lettera 22
Il Principetto Ballerino Canterino de' Sottaceti va all'Isola dei Penosi. Ci va disarmato?
Vittorio Cavallo InFeltrito ImBelpietrito

Lettera 23
Gentilissimo, -la domanda è :
-ma è mai possibile che nessuno abbia LE PALLE di dire ai tunisini e ......farlo :
-finchè arrivano dei barconi di immigrati noi blocchiamo tutti i voli dei turisti verso la tunisia ............CAUSA FORZA MAGGIORE ?
-ma vuoi vedere che in un paio di giorni .....TUTTO RITORNA A POSTO ? Buon lavoro
Alex 05-04-2011]

 

 

SARKÒ-SPIA ("intelligence economica") - Il sistema politico e finanziario di Parigi non punta soltanto su acquisizioni di aziende estere, ma pure su un attivismo dei servizi segreti che sono spesso al servizio dei campioni nazionali, pubblici o privati - Anche per questo in Italia, oltre i casi di Parmalat ed Edison, politica e istituzioni seguono con apprensione mista a timori l’offensiva economico-politica di Nicoletto

Michele Arnese per "Italia Oggi"

 

La volontà espansionistica francese si nutre anche di intelligence economica. Il sistema politico e finanziario di Parigi non punta soltanto su acquisizioni di aziende estere, ma pure su un attivismo dei servizi segreti che sono spesso al servizio dei campioni nazionali, pubblici o privati. Anche per questo in Italia, oltre i casi di Parmalat ed Edison, politica e istituzioni seguono con apprensione mista a timori l'offensiva economico-politica di Nicolas Sarkozy.

Il ruolo degli 007 in Francia non è secondario, anche e soprattutto sulle vicende imprenditoriali. Per lo stato trasnsalpino, in un mondo globalizzato in cui le pratiche commerciali scorrette sono considerate come l'equivalente di un atto di guerra, «l'intelligence economico-finanziaria diventa uno strumento di espansione sistemica, perseguita tutelando e promuovendo i singoli attori, le cui informazioni non sono più condivise all'interno di alleanze militari e politiche», si legge in un rapporto dell'istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli. Alleati militari e politici possono, dunque, essere potenziali avversari economici.

 

L'intelligence economica dei Servizi viene orientata dal governo affinché tutte le azioni (pubbliche e private) sui mercati esteri abbiano un riverbero utile per gli attori economici nazionali coinvolti e, di conseguenza, per lo sviluppo dello Stato stesso. Per fare questo, ricorda il centro Machiavelli, nel 2011 il finanziamento della Direction Générale de la Sécurité Extérieure (Dgse) francese è aumentato del 6%, con lo scopo di coprire il costo di 165 nuovi posti di lavoro nel Servizio e attrarre analisti e dirigenti (non militari, e di elevata qualificazione accademica) attribuendo loro il rango di alto funzionario dello Stato».

Alla base dell'espansione economica strategica francese vi è una cultura sempre più profonda di «intelligence economica». Oltre alle attività della potentissima Ecole de Guerre Economique, l'esecutivo ha previsto dal settembre 2013 che ogni laurea in materie economiche dovrà comprendere, nel programma di studi, un approfondimento delle basi dell'intelligence economica, dunque del concetto di «informazione competitiva», di protezione di asset strategici e soprattutto delle tecniche di influenza.

 

La Dgse non svolge soltanto attività di intelligence a favore di enti governativi: «Svolge anche direttamente compiti di sostegno alle imprese francesi, attivando il governo perché faccia valere il proprio peso politico soprattutto nei grandi appalti internazionali», scrivono Carlo Jean e Paolo Savona nel saggio «Intelligence economica» edito di recente da Rubbettino. Il Service 7 della Dgse si occupa dello spionaggio economico, in particolare negli Usa, ma effettua anche attività covert per favorire l'assegnazione ad imprese francesi di appalti all'estero.

 

«L'attività di spionaggio», aggiungono Jean e Savona, «comporta in particolare la sottrazione di documenti, l'intercettazione delle comunicazioni dei concorrenti stranieri e il bugging esercitato sistematicamente nella classe business dei voli dell'Air France. Talvolta, tale attività ha creato attriti soprattutto con i Servizi di sicurezza americani. Provocò anche la plateale assenza della Boeing dal Salone Aeronautico di Le Bourget nel 1993». Jean e Savona delineano gli obiettivi anche reconditi dell'attivismo sarkoziano: negli ultimi anni, specie dopo la crisi del 2007-08, «Parigi si trova nella condizione di dover rincorrere Berlino, divenuto il centro dell'Europa».

 

I settori hi-tech richiedono mercati di grandi dimensioni e questo ha sempre spinto la Francia a cercare con ogni mezzo l'espansione all'estero. Inoltre, la crescente rapidità con cui si verificano progressi tecnologici impone consistenti sforzi di ricerca scientifica e tecnologica. Ciò costringe le imprese a ricorrere al sostegno dello Stato. Quest'ultimo rafforza il suo settore industriale mantenendo campioni nazionali nei settori ad alta tecnologia. «L'opinione pubblica francese», commentano Jean e Savona, «non conosce le remore esistenti in parte di quella statunitense sull'interventismo dello Stato in campo economico e industriale. Anzi, lo considera naturale e necessario».05-04-2011]

 

 

TASSI CINESI E IL CALO DELLO YEN PESANO SULL’ASIA - EUROPA FIACCA - CON GROUPAMA CORRE FONSAI - EURO E ORO AI MASSIMI - INTESA AUMENTA IL CAPITALE (5 MLD €) - PROFUMO “INVESTITORE ISTITUZIONALE” PER IL CDA ENI - COMMERZBANK: AUMENTO CAPITALE DA 11 MLD PER RIMBORSARE LO STATO - MICHELI E LIGRESTI SUL TANDEM PREMAFIN - S&P NON SA PERCHé TAGLIA IL RATING - TIRRENIA: gara verso il fallimento - AL NASDAQ: APPLE PESERÀ MENO DI MICROSOFT

1. BORSA: EUROPA FIACCA; GIU' LE BANCHE, ATTESA SU MUTUI USA...
(ANSA) - Si muovono senza una direzione le principali borse europee, in attesa di conoscere il dato sulle richieste settimanali di mutui negli Usa, previsto per le 13 di oggi, e con i future su Wall Street in rialzo. Prevalgono però le vendite, che colpiscono soprattutto i titoli bancari a due giorni dalla decisione della Bce sui tassi d'interesse di Eurolandia. Scivola Bank of Ireland (-4,67%), insieme alla portoghese Banco Espirito Santo (-4%), che sconta il ribasso del rating di Moody's su una serie di istituti di credito lusitani.

 

Giù anche Societé Generale (-2,76%), Credit Agricole (-2,11%), Deutsche bank (-2,47%) e Bnp Paribas (-1,32%), a differenza di Commerzbank (+2,05%), pronta a restituire al tesoro tedesco aiuti per 14,3 miliardi di euro. Contrastati gli automobilistici Renault (-0,78%), Peugeot (-0,4%) e Daimler (+0,55%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,04% - Parigi -0,48% - Francoforte -0,14% - Madrid -0,05% - Milano -0,82% - Amsterdam +0,12% - Stoccolma -0,15% - Zurigo invariata.

2. BORSA: ASIA CONTRASTATA; GIU' TASSI CINA, PESA MINIYEN...
(ANSA) - Seduta contrastata per le principali borse di Asia e Pacifico, con Tokyo in calo (-0,3), frenata dall'ennesimo calo dello yen, che ha portato la valuta nipponica ai minimi dei 6 mesi nei confronti del dollaro, e Shanghai (+1%) positiva insieme a Hong Kong (+0,4%, dopo il quarto rialzo dei tassi d'interesse cinesi dallo scorso ottobre. Sulla piazza nipponica si registra l'ennesimo scivolone di Tokyo Electric Power, gestore dell'impianto nucleare di Fukushima (-6,91%), che da inizio anno ha asciato sul campo 25 yen di valore, pari a circa 0,2 euro, a quota 337 yen, pari a circa 2,7 euro per azione. Secondo indiscrerzioni di stampa, il colosso dell'energia dovrebbe pagare indennizzi pari a 1 milione di yen (8.214 euro) a titolo di compensazione preliminare per ogni famiglia residente nei pressi dell'impianto.

 

Sotto pressione la grande industria, le cui attività sono bloccate per via del disastro nucleare: Japan Steel Works ha ceduto il 4,62%, Mitsubishi Electric il 4,35% e Sumiomo Metal il 3,8%. In calo i finanziari Nomura (-3,09%), Daiwa Securities (-2,72%) e Mitsubishi Ufj (-2,62%), insieme ai grandi esportatori come Panasonic (-2,69%), Sharp (-2,46%), Nikon (-1,43% e Honda (-1,33%).

Occhi puntati ad Hong Kong, ancora in fase di contrattazioni, sui bancari Hsbc (+1,34%), Hang Seng (+1,28%) e Bank of China (+0,9%), mentre hanno segnato il passo l'esportatore tessile Li & Fung (-3,6%) e il petrolifero Cnooc (-2,64%). In luce le materie prime con Minmetals Development (+4,88%) e Xiamen Tungsten (+3,66%) a Shanghai e Alacer Gold (+5,29%), Eldorado Gold (+4,17%) e Medusa Mining (+4,51%) sulla piazza di Sideny.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo -0,32 - Hong Kong +0,40% (seduta in corso) - Shanghai +1,03% (seduta in corso) - Taiwan +1,69% - Seul -0,17% - Sidney +0,27% - Mumbai +0,02% - Singapore +0,23% (seduta in corso) - Bangkok chiusa per festività - Giakarta +0,44% (seduta in corso).

 

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 6 APRILE...
Radiocor - Milano - incontro di Intesa Sanpaolo con la comunita' finanziaria per la presentazione del Business Plan.

Milano - al via i lavori del Salone del Risparmio 'Opportunita' di investimento per il prossimo decennio', organizzato da Assogestioni. Conferenza inaugurale. Partecipano, tra gli altri, Domenico Siniscalco, presidente Assogestioni; Giuseppe Vegas, presidente Consob; Letizia Moratti, sindaco di Milano; Guido Tabellini, Rettore Universita' Bocconi. Segue l'Osservatorio sui risparmi delle famiglie Gfk Eurisko - Prometeia. Segue conferenza Pimco 'E' ancora possibile pensare il lungo termine?'. Partecipa, tra gli altri, Andrea Beltratti, presidente Intesa Sanpaolo.

Milano - al Tribunale di Milano, davanti ai giudici della quarta sezione penale, si celebra la prima udienza del processo che vede imputato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per concussione e prostituzione minorile, in relazione al caso Ruby.

 

Roma - cda straordinario di Generali

Roma - il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti incontra le Fondazioni bancarie

Roma - si aprono i lavori del 38mo congresso di Legacoop 'Cooperativa Italia. L'impresa in armonia con il futuro'. Partecipano, tra gli altri, Gianni Alemanno, Giuliano Poletti, Sergio Chiamparino, Emma Bonino, Renata Polverini, Raffaele Bonanni, Maurizio Sacconi, Giorgio Guerrini, Giuliano Amato

Roma - presentazione del V Rapporto 'Generare classe dirigente. Le risorse dei territori italiani, le sfide del mondo nuovo', realizzato dall'Associazione Management Club con Emma Marcegaglia, Stefano Caldoro, Sergio Chiamparino, Andrea Guerra, Giuseppe Mussari, Giuseppe Sala

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - INTESA SANPAOLO: vara il maxiaumento (dai giornali).

BORSA: la Consob aggiorna la disciplina per le Opa (dai giornali). 'L'Italia sbaglia ad alzare le difese, non si ostacolano gli investimenti', intervista al direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Khan (La Repubblica, pag. 13).

GENERALI: Giannini, l'Isvap ha fatto il suo dovere. 'Faro sulla Governance dal 2007' (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 35). Oggi nel Cda assalto finale a Geronzi (dai giornali).

PARMALAT: rispunta l'ipotesi di una 'Telco' del latte (Il Sole 24 Ore, pag.37). Lactalis tratterebbe l'uscita (dai giornali). In gioco Granarolo, ecco il piano della cordata italiana (Il Messaggero, pag. 17).

FONSAI: il ritorno di Groupama (Il Sole 24 Ore, pag. 38).

MEDIASET: spot, l'Autority si spacca, ruolo dominante nel mercato (La Repubblica, pag. 24).

 

TELECOM: Fossati scrive ai soci Telco 'c'e' il controllo' (La Repubblica, pag. 27).

BANCHE: Draghi, ok gli aumenti di capitale (dai giornali). Gran consulto da Tremonti con fondazioni e istituti per sollecitare il rafforzamento patrimoniale (dai giornali).

ECONOMIA: Ocse, la ripresa trova slancio ma l'Italia resta il fanalino di coda tra i grandi (dai giornali)

MERCATI: 'Pimco investira' nelle banche' intervista al Mohamed El-Erian, Ceo del fondo (Il Sole 24 Ore, pag. 5).

IMPRESE: L'Europa accelera su Pmi (Il Sole 24 Ore, pag. 19).

MONCLER: si prepara per la Borsa (dai giornali).

EXOR: Elkan, pronta a investire. Spin off perfetto. Da Chrysler nuovo valore (dai giornali).

VOLVO TRUCKS: cerca prede ma non si espone su Iveco (Il Sole 24 Ore, pag. 39).

PORTOGALLO: a un passo dal salvataggio (dai giornali).

TIRRENIA: gara verso il fallimento (Il Secolo XIX, pag. 15).

SAN RAFFAELE: hotel, aerei, fazendas e ospedali, ecco il piano delle vendite per incassare subito 120 milioni (Corriere della Sera, pag. 24).

IMMIGRATI: 'l'Ue ha gia' aiutato l'Italia, ma se gli sbarchi continuano siamo pronti a fare di piu'', intervista al commissario europeo per gli Affari interni, Cecilia Malmstroem (La Repubblica, pag. 11).

5. CAMBI: EURO SALE AI MASSIMI DAL 18 GENNAIO 2010 A 1,4281 DLR...
Radiocor - Prosegue il rialzo dell'euro sul dollaro in attesa della riunione Bce di domani. La valuta unica arriva a toccare un livello di 1,4281, nuovo massimo dal 18 gennaio 2010, prima di cedere a 1,4270, comunque in forte apprezzamento da 1,4221 di ieri sera a New York. Contro lo yen l'euro ha segnato il top degli ultimi 11 mesi a 121,91 in Asia e quota ora 121,68 da 120,66 di ieri. Il dollaro sale a 85,27 yen da 84,84.

 

6. ORO: NUOVO RECORD STORICO A 1.460,2 DLR L'ONCIA...
(ANSA) - L'oro sfonda la barriera dei 1.460 dollari l'oncia sui sui mercati internazionali e segna un nuovo record storico. A New York il metallo prezioso con consegna a giugno schizza a 1.460,2 dollari l'oncia.

7. INTESA: AUMENTO CAPITALE DA 5 MLD, ESECUZIONE ENTRO LUGLIO...
Radiocor - I consigli di Intesa Sanpaolo hanno deliberato di proporre all'assemblea straordinaria convocata per il 9-10 maggio 2011 un aumento di capitale per un importo complessivo massimo di 5 miliardi di euro, comprensivo del sovrapprezzo. L'operazione, la cui esecuzione e' prevista entro luglio 2011, avverra' mediante emissione di azioni ordinarie del valore nominale di euro 0,52 e vedra' l'offerta in opzione ai soci titolari di azioni ordinarie e a quelli titolari/portatori di azioni di risparmio. Il prezzo complessivo sara' stabilito dal consiglio di gestione in prossimita' dell'offerta.

 

8. COMMERZBANK: AUMENTO CAPITALE DA 11 MLD PER RIMBORSARE LO STATO...
Radiocor - La banca tedesca Commerzbank ha annunciato stamani di essere pronta a rimborsare da qui a fine giugno 14,3 miliardi di euro allo Stato tedesco, che ha sostenuto la banca ai tempi della crisi. I mezzi saranno raccolti soprattutto tramite un maxi aumento di capitale da 11 miliardi di euro. La banca prevede di ricominciare a distribuire il dividendo dall'esercizio 2012.

9. SINISCALCO,AUMENTI PORTERA' LE BANCHE ITALIANE ALL'AVANGUARDIA IN UE...
(ANSA) - "Le banche italiane sono impegnate in un'opera di rafforzamento che le porterà all'avanguardia in Europa. Lo ha detto il presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco a margine del Salone del risparmio. "Il capitale è il cuscino - ha poi aggiunto - che consente al sistema finanziario e bancario di operare in tutta tranquillità".

10. L´ULTIMO GIAPPONESE IN BANCA...
Luca Pagni per "la Repubblica" - Unicredit si era portata avanti da tempo. Seguita poi dal Banco Popolare. Alla fine c´è arrivata anche Ubi. Intesa Sanpaolo l´ha deliberato ieri pomeriggio. E il prossimo istituto che si iscriverà al club degli aumenti di capitale è il Monte dei Paschi. Davanti all´emergere delle nuove regole sulla solidità patrimoniale delle banche volute dall´Europa, ma anche pressate dalla moral suasion del duo Mario Draghi e Giulio Tremonti, le principali banche italiane alla fine si sono dovute arrendere.

Tutte tranne una. La Popolare Milano tiene duro: «La questione è chiusa», ha ribadito ieri il presidente Massimo Ponzellini, nonostante le dimissioni di uno dei membri del cda in quota CariAlessandria fa intuire che il fronte non sai così compatto. Ma quanto potrà resistere senza fare la figura dell´ultimo giapponese che resiste a guerra finita?

 

11. EON PUNTA 2,6 MILIARDI SULLE RINNOVABILI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Eon prevede di investire 2,6 miliardi nelle rinnovabili al 2013, e questo dopo aver investito nel 2010 più di 1 miliardo nell'energia pulita, portando la capacità eolica e solare da 600 Mw a oltre 3.600 Mw. In Europa Eon sta ampliando la capacità sia da fonte eolica che solare e i suoi progetti più grandi sono due parchi eolici offshore: London Array e Masdar, che una volta completato sarà il più grande parco eolico offshore al mondo.

12. ENI: PROFUMO NELLA LISTA DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI PER CDA...
Radiocor - Alessandro Profumo e' nella lista depositata dagli Investitori istituzionali, come consigliere indipendente, per il nuovo cda di Eni. Accant o ai nomi indicati dal Tesoro: Giuseppe Recchi (presidente), Paolo Scaroni (ad), Cesare Gatto, Paolo Marchioni, Mario Resca e Roberto Petri, l'ex numero uno di UniCredit figura accanto a Francesco Taranto e Alessandro Lorenzi tra i nomi indicati dagli Investitori istituzionali.

13. MICHELI E LIGRESTI SUL TANDEM PREMAFIN...
L. G. per "Il Sole 24 Ore" - Fra parenti e amici, i Ligresti prenotano tutto. È di ieri la notizia che per il rinnovo del collegio sindacale di Premafin sono state presentate due liste: una che fa capo a Salvatore Ligresti e ai figli e l'altra a due storici alleati di famiglia, Francesco e Carlo Micheli. Già nel 2008 Micheli, presentandosi in assemblea con l'1,9% del capitale di Premafin, si è ritagliato una poltrona nell'organo di vigilanza della holding, in particolare quella del presidente, Vittorio De Cesare.

 

Dopo quella sortita il finanziere è scomparso dal libro soci Premafin: negli anni successivi, infatti, non ha più depositato le proprie azioni alle assemblee. Aveva venduto la propria partecipazione? Ora l'ha ricomprata? E la sua lista per il collegio sindacale è collegata a quella dei Ligresti? Difficile rispondere. Tuttavia il sodalizio fra Ligresti e Micheli è storico e si è rafforzato di recente con l'ingresso di FonSai e di Micheli in Hines Italia.

14. CHI DOPO GHIZZONI SE ANDASSE AI CARAIBI?...
Al. G. per "Il Sole 24 Ore" - L'executive development plan è un meccanismo di successione automatica al vertice delle grandi aziende. Può una grande multinazionale quotata in Borsa lasciare vacante per settimane o mesi la carica di capo azienda se, per qualunque evenienza, il chief executive officer non dovesse essere disponibile? La risposta è no. E tutti i grandi gruppi sono attrezzati in questo senso, con designazioni preordinate per la successione dei ceo.

A questa regola non fa eccezione UniCredit che, secondo la relazione sulla governance, proprio in base all'executive development plan aveva già indicato in Federico Ghizzoni il successore di Alessandro Profumo alla carica di amministratore delegato. Ma chi succederebbe a Ghizzoni, se il nuovo ceo dovesse fuggire in Polinesia? Il toto-nomine interno punta su Roberto Nicastro. Ma la soluzione è riservata. E soprattutto puramente ipotetica.

 

15. SE È S&P A CHIEDERSI PERCHÉ TAGLIA I RATING...
L. Ser. per "Il Sole 24 Ore" - Perchè S&P ha declassato il rating long term dell'iberica Endesa a BBB+ mentre la Spagna sta ripagando il deficit tariffario e la performance operativa 2010 della società è stata forte? Non se lo chiede il mercato, ma la stessa società di rating in un documento allegato al comunicato sul giudizio, consapovole che la decisione lascia qualche perplessità. La risposta che si dà l'agenzia fa perno sui criteri interni di S&P e sul modo di classificare la solidità di una società sussidiaria di una capogruppo controllata dallo Stato di un altro paese, come Enel.

La sintesi è che, dopo 3 mesi e due settimane di creditwatch, S&P ha concluso che lo Stato italiano non può esplicitare la garanzia di un intervento diretto in caso di default di Endesa. Nulla a che vedere con i fondamentali della società. Più che altro con il fatto che le agenzie non vogliono più assumersi la responsabilità di emettere giudizi solidi se non c'è chiara visibilità su chi paga in caso di guai.

16. LE QUOTE ROSA SALTANO IL TURNO...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore" - C'era attesa per le liste di consiglieri di gruppi italiani partecipati dal dicastero dell'Economia. Ma nei nuovi ingressi ai vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e Terna, ancora una volta, non c'è alcuna donna.

Un'occasione persa in un momento cruciale. Alla Camera è in via di approvazione il ddl bipartisan Golfo-Mosca, che prevede un quinto al primo rinnovo e un terzo al secondo rinnovo di posti dedicati al genere meno rappresentato; il governo (Tremonti in testa) e la maggioranza hanno appoggiato il ddl; eppure alla prova dei fatti le donne restano fuori dalla stanza dei bottoni. Certo due sono candidate al board di Poste Italiane: Maria Claudia Ioannucci e Maria Grazia Siliquini. Quest'ultima, però, ha dovuto rendere pubblico il proprio cv dettagliato per dimostrare di poter sedere a quel tavolo e fugare i dubbi di una candidatura solo politica.

 

17. SVOLTA AL NASDAQ: APPLE PESERÀ MENO SPAZIO A MICROSOFT...
Arturo Zampaglione per "la Repubblica" - Ad ogni starnuto di Steve Jobvs l´intero Nasdaq reagiva con un sussulto. E ogni nuovo traguardo degli iPhone o degli iPad faceva sobbalzare molto più del dovuto l´indice dei cento maggiori titoli quotati alla borsa di Times square. Così, con un blitz notturno poco prima dell´apertura dei mercati europei, il board del Nasdaq ha deciso di riequilibrare il peso delle varie società che compongono il suo indice. E la Apple, che ora incide per il 20,5 per cento sul valore del Nasdaq 100 Index, scenderà al 12,3, mentre crescerà il ruolo della Microsoft (da 3,4 a 8,32 per cento), oltre che di Oracle, Intel e Cisco.

 

L´operazione di riequilibrio scatterà il 2 maggio, ma l´annuncio ha già provocato una intensificazione degli scambi. La misura del Nasdaq, infatti, ha conseguenze dirette su PowerShares QQQ e altri indici ETF basati sull´andamento dell´indice, costringendoli a cedere titoli Apple (che ieri hanno perso qualche punto) e a comprarne di Microsoft.
In questi giorni il Nasdaq è soprattutto impegnato nella battaglia per soffiare Nyse-Euronext, cioè la maggiore borsa newyorkese, dalle mani dei tedeschi della Deutsche Boerse.

Ha controfferto 11,3 miliardi di dollari e la proposta sarà esaminata dal board del Nyse il 14 aprile. «Ma non potevamo ritardare ulteriormente il riequilibrio del nostro indice tecnologico», spiegano al Nasdaq, ricordando che l´aumento vertiginoso delle quotazioni Apple non solo ha portato la sua capitalizzazione a 314 miliardi di dollari, ma ad avere un peso inaccettabile sull´intero indice Nasdaq.06-04-2011]

 

 

I FURBETTI DI SU-DARIO! - NELLA LISTA DEL MADOFF DEI PARIOLI LA FANNO DA PADRONI I FEDELISSIMI DI FRANCESCHINI - DAL PORTAVOCE PIERDOMENICO MARTINO (IN RAPPORTI CON LANDE DAGLI ANNI ’90) AL NUMERO DUE DELLA SUA LISTA, FRANCESCO GAROFANI - ATTACCAVANO LO SCUDO FISCALE, PER POI USARLO DI NASCOSTO FACENDOSI PURE FREGARE I SOLDI! - LA CURIOSA ASSENZA NEL GIORNO IN CUI IL PARLAMENTO AVREBBE POTUTO BOCCIARLO - GUERRIGLIERI CONTRO TREMONTI SOLO NELLA CERTEZZA CHE LA LEGGE FOSSE ANDATA IN PORTO…

1- L'UOMO DI FRANCESCHINI: ATTACCA LO SCUDO, POI LO USA DI NASCOSTO E SI FA FREGARE I SOLDI
Franco Bechis e Roberta Catania per "Libero"

Per un po' è stato all'indice dei militanti del suo stesso partito. Preso a sberle (metaforiche) dai blogger di sinistra insieme agli altri 58 colleghi del Pd era assente in aula quando la Camera votò la pregiudiziale di incostituzionalità sull'odiato scudo fiscale di Giulio Tremonti.

 

Pierdomenico Martino, deputato e portavoce di Dario Franceschini, ha cercato subito di recuperare. Il giorno del voto finale sullo scudo fiscale era in prima fila, ben visibile a urlare il suo no. E ha messo pure il carico da 90, fumando in solitaria un ordine del giorno che tuonava contro l'operazione che riportava in patria i capitali "detenuti illegalmente all'estero", spiegando che "dietro lo scudo fiscale troveranno copertura non solo i reati tributari, ma una serie molto più ampia fino al riciclaggio e alla corruzione".

Era il 30 settembre 2009. Nemmeno due mesi dopo, il 20 novembre, l'onorevole del Pd ha bussato alla porta di Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli. E si è fatto lo scudo fiscale, rimpatriando 338.208 euro e pagando 16.910 euro di imposta.

Gli investimenti dell'uomo-ombra di Franceschini erano a quella data così divisi: 83.257,39 euro nel Blue water fund, 19.468,27 euro nell'obbligazione Euxbb 0,05%, 41.282,29 euro nell'obbligazione Eim hl fund.

 

Povero Franceschini. Lui, che sullo scudo fiscale aveva impostato la campagna congressuale del Pd tuonando contro il governo che dava "uno schiaffo in faccia agli onesti volendo premiare i furbi", non si era accorto di essere circondato di furbissimi da tre cotte. Perché non solo il suo portavoce predicava in un modo e razzolava assai diversamente.

Ma pure il numero due della sua lista da segretario del Pd, Francesco Saverio Garofani. Pizzicato ora nella lista dei clienti del Madoff dei Parioli, Garofani (deputato e per 8 anni direttore de il Popolo) ha messo subito le mani avanti: «Io? No. Ne sono uscito da tempo. Erano restati solo gli investimenti di mia moglie, e faremo causa».

E invece in quei conti sono finiti i risparmi di tutta la famiglia. Rigorosamente investiti all'estero e poi rimpatriati in Italia grazie al denigrato scudo fiscale di Tremonti, di cui hanno usufruito i fratelli del deputato Pd di rito franceschiniano Giovanna (305.576 euro) e Carlo (436.371 euro).

 

Anche loro avevano investito negli stessi fondi e obbligazioni in cui si era impegnato Martino. Schema identico quello usato dai gemelli del goal di Franceschini: assenti nel giorno in cui il parlamento avrebbe potuto bocciare lo scudo (che così è entrato in vigore), poi guerriglieri contro Tremonti solo nella certezza che la legge fosse andata in porto.

E infine beneficiari al momento buono insieme a tutta la famiglia. Con un dubbio: il Madoff avrà davvero versato le imposte dovuto sullo scudo o anche lì ha truffato i malcapitati? Perché se così fosse i deputati Pd rischiano ancora ulte­riori guai pronti ad aggiungersi alle non poche disavventure vissute.

 

Ai Parioli insomma è riandato in onda il film più classico della sini­stra italiana, che in pubblico dice una cosa e in privato fa l'esatto contrario. Come accadde nel 2003 con il condono fiscale di Giulio Tremonti. I Ds e il loro segretario Piero Fassino tuonarono in pub­blico. Poi lo usarono in privato. Perfino per tutte le società del par­tito.

2- IL RUOLO DI PIERO MARTINO: DAGLI ANNI NOVANTA SPONSORIZZAVA IL MADOFF DEI PARIOLI
Non doveva essere proprio l'ultimo della lista, il portavoce di Franceschini Pierdomenico Martino. Sembra, infatti, che il fedelissimo del capogruppo Pd, "vittima" del Madoff dei Parioli, in realtà sponsorizzasse gli investimenti ad alto rendimento finiti in truffa da parecchio tempo, addirittura dagli anni Novanta.

 

Lo ha dichiarato ieri Mario Adinolfi, l'ex candidato alle primarie Pd uscito indenne dalla cricca pariolina di Lande, in alcune dichiarazioni rilasciate alla giornalista del "Messaggero", Valentina Errante: "Erano gli anni Novanta, tra il '94 e il '95, credo. Ho tenuto i soldi ‘fermi' per circa quattro anni e già mi sembrava tantissimo. Poi ho capito che l'aria non era buona. Andavo negli uffici, ma non c'era una targa, né accanto al portone, né sul citofono.

Dopo qualche anno ho avuto indietro il denaro e gli interessi. E' andata molto bene. (...) Io allora ero giovane, avevo investito circa 50 milioni di lire. Lande me lo aveva presentato Pierdomenico Martino, l'ex democristiano (oggi deputato Pd ancora nell'elenco dei clienti di Lande ndr). Ma io ero diverso dagli altri. C'erano tanti nomi noti, ‘pariolini' io non avevo le stesse origini e forse ero meno ingenuo".

 

Un altro compagno di partito di Martino indirettamente lo chiama in causa. E' l'ex presidente del primo municipio di Roma, Giuseppe Lobefaro, che ha perso 36mila euro. In un'intervista a "Repubblica Roma", Gabriele Isman gli domanda: "Sull'elenco lei è indicato come amico del deputato Pd Martino Pierdomenico". Risposta incerta: "No, non c'entrano altri politici. Torregiani me lo indicò un imprenditore, mi pare". Intanto in Transatlantico è caccia al cognome della signora Garofani: si parla di altre centinaia di migliaia di euro di investimento... 06-04-2011]

 

 

SFIDUCIARE GERONZI! - La lettera avrebbe già l’adesione di 10-11 consiglieri compresi Nagel a Vinci, i due esponenti di Mediobanca che è la principale azionista del Leone di Trieste con il 14% - Perissinotto aveva anche minacciato un esposto alla Consob e i consiglieri indipendenti avevano sollecitato il presidente Geronzi a prendere una posizione chiara e netta contro Bollorè, ma niente è stato fatto. E così si va allo scontro diretto....

1 - GENERALI, COLPO DI SCENA AL CDA MOZIONE DI SFIDUCIA PER GERONZI...
Giovanni Pons per "Repubblica.it"

 

Colpo di scena nella vicenda Generali. Il tanto atteso cda di chiarimento chiesto da otto consiglieri è al momento in corso e si è saputo da fonte autorevole che verrà presentata una mozione di sfiducia al presidente Cesare Geronzi. La lettera avrebbe già l'adesione di 10-11 consiglieri compresi Alberto Nagel a Saverio Vinci, i due esponenti di Mediobanca che è la principale azionista del Leone di Trieste con il 14%.

 

Dopo due mesi di battaglie anche e soprattutto sui media, iniziate con l'attacco di Diego Della Valle agli "arzilli vecchietti" Geronzi e Bazoli, ora si sta giungendo a un redde rationem. L'idea della maggior parte dei consiglieri sarebbe quella di arrivare a una svolta definitiva dopo le dichiarazioni avventate di Vincent Bollorè che aveva criticato fortemente l'operazione nei paesi dell'est con il ceco Petr Kellner, arrivando a sospettare un falso in bilancio.

 

L'amministratore delegato Giovanni Perissinotto aveva anche minacciato un esposto alla Consob e i consiglieri indipendenti avevano sollecitato il presidente Geronzi a prendere una posizione chiara e netta contro Bollorè, ma niente è stato fatto. E così si va allo scontro diretto con la mozione di sfiducia che probabilmente verrà messa ai voti e il cui esito potrà essere favorevole o meno.


2 - OGGI IL CDA-SCONTRO DI GENERALI...
Giuseppe Milano per "il Riformista"

 

Oggi alle 10 del mattino, nella sede romana delle Generali, avrà inizio lo showdown all'interno del consiglio di amministrazione del Leone. I punti all'ordine del giorno sono cinque. Come sollecitato, tra l'altro, dai consiglieri indipendenti il consiglio sarà chiamato a discutere sulle informazioni circolate sui media prima e dopo il consiglio di amministrazione del 16 marzo scorso e a verificare ed eventualmente deliberare sulle deleghe in materia di comunicazione, attualmente suddivise tra Cesare Geronzi e Giovanni Perissinotto.

 

I primi tre punti all'ordine del giorno sono quelli indicati da Geronzi: comunicazioni del presidente (punto 1), lettura dell'ultima lettera inviata dall'Isvap al cda delle Generali (punto 2) e rapporti con la Consob (punto 3). Nell'ordine del giorno, secondo quanto si apprende, mancherebbe il punto "varie ed eventuali", ma questo non significherebbe, in termini assoluti, che il menù non possa essere ampliato con tematiche fuori sacco, ma perché ciò avvenga dovranno essere tutti d'accordo.

Non è un mistero che tutti i consiglieri si aspettino una riunione frizzante. Nessuno, allo stesso modo, dubita che alla fine dovrà uscire una posizione unitaria. Il ruolo del grande mediatore lo vestirà, con ogni probabilità Francesco Gaetano Caltagirone, onorando in questo modo la sua qualifica di vicepresidente vicario (fra il 31 marzo e il primo aprile ha comprato altre centomila azioni della compagnia, raggiungendo così il 2,24 per cento).

 

Il punto più delicato riguarda la posizione del vicepresidente Vincent Bolloré. A oggi sembra improbabile che la vicenda delle critiche, a tratti feroci, rivolte dal finanziere francese all'operato dell'ad Giovanni Perissinotto, possa concludersi con un'uscita di Bolloré dal consiglio così come auspicato dal consigliere indipendente Diego Della Valle.

Più semplice che Bolloré seppellisca (temporaneamente) l'ascia di guerra e faccia ammenda per il modo con cui le critiche sono state portate, soprattutto sulla stampa. Rischia di rimanere senza risposta la critica relativa alla comunicazione al mercato dei termini dell'operazione Ppf di cui Antoine Bernheim, ex presidente delle Generali scontratosi con Cesare Geronzi e Vincent Bolloré, ha rivendicato la paternità congiuntamente ai manager operativi. Un tentativo, prevedibile, di consumare una vendetta a freddo su coloro che lo hanno estromesso dall'amata presi- denza delle Generali.

 

Inevitabilmente, comunque, qualunque pace venga raggiunta oggi sarà una pace armata che si tradurrà nuovamente in guerra dentro Mediobanca, in occasione della prossima scadenza del patto di sindacato. La prossima occasione di lotta, secondo più di un osservatore, sarà la decisione in merito all'aumento di capitale di Intesa Sanpaolo, o meglio, se sottoscrivere o meno proquota la ricapitalizzazione della banca, di cui l'as- sicurazione controlla il 5 per cento circa del capitale.

Il mediatore Caltagirone, e tutti coloro che desiderano che il conflitto interno alle Generali ritorni nell'alveo della normalità, dovranno profondere molti sforzi per trovare la quadra sul tema deleghe relative alla comunicazione. È noto che Diego Della Valle desideri un allontanamento di Luigi Vianello, da sempre braccio destro di Geronzi sul fronte della comunicazione.

 

Secondo più di un osservatore è di fatto impossibile che il legame Geronzi-Vianello si sciolga, ma è plausibile che il budget a diposizione del presidente per la comunicazione possa essere tagliato con la conseguenza che Geronzi sarebbe costretto a non sottoscrivere alcuni contratti di consulenza strategica che aveva in animo di stringere, così come fece all'epoca della presidenza in Mediobanca.

Sullo sfondo del consiglio vi sarà il ruolo che le Generali hanno intenzione di giocare nello scacchiere italiani ed europeo a breve. Se le Generali, come amava ripetere Bernheim quando era presidente, sono l'esercito dell'Italia, resta da capire dove muoveranno le sue truppe in questa fase di conflitto, ormai evidente, con la Francia. L'unica certezza, a oggi, è che non potranno rimanere imbelli. [06-04-2011]

 

 

SFIDUCIARE GERONZI! - La lettera avrebbe già l’adesione di 10-11 consiglieri compresi Nagel a Vinci, i due esponenti di Mediobanca che è la principale azionista del Leone di Trieste con il 14% - Perissinotto aveva anche minacciato un esposto alla Consob e i consiglieri indipendenti avevano sollecitato il presidente Geronzi a prendere una posizione chiara e netta contro Bollorè, ma niente è stato fatto. E così si va allo scontro diretto....

1 - GENERALI, COLPO DI SCENA AL CDA MOZIONE DI SFIDUCIA PER GERONZI...
Giovanni Pons per "Repubblica.it"

 

Colpo di scena nella vicenda Generali. Il tanto atteso cda di chiarimento chiesto da otto consiglieri è al momento in corso e si è saputo da fonte autorevole che verrà presentata una mozione di sfiducia al presidente Cesare Geronzi. La lettera avrebbe già l'adesione di 10-11 consiglieri compresi Alberto Nagel a Saverio Vinci, i due esponenti di Mediobanca che è la principale azionista del Leone di Trieste con il 14%.

 

Dopo due mesi di battaglie anche e soprattutto sui media, iniziate con l'attacco di Diego Della Valle agli "arzilli vecchietti" Geronzi e Bazoli, ora si sta giungendo a un redde rationem. L'idea della maggior parte dei consiglieri sarebbe quella di arrivare a una svolta definitiva dopo le dichiarazioni avventate di Vincent Bollorè che aveva criticato fortemente l'operazione nei paesi dell'est con il ceco Petr Kellner, arrivando a sospettare un falso in bilancio.

 

L'amministratore delegato Giovanni Perissinotto aveva anche minacciato un esposto alla Consob e i consiglieri indipendenti avevano sollecitato il presidente Geronzi a prendere una posizione chiara e netta contro Bollorè, ma niente è stato fatto. E così si va allo scontro diretto con la mozione di sfiducia che probabilmente verrà messa ai voti e il cui esito potrà essere favorevole o meno.


2 - OGGI IL CDA-SCONTRO DI GENERALI...
Giuseppe Milano per "il Riformista"

 

Oggi alle 10 del mattino, nella sede romana delle Generali, avrà inizio lo showdown all'interno del consiglio di amministrazione del Leone. I punti all'ordine del giorno sono cinque. Come sollecitato, tra l'altro, dai consiglieri indipendenti il consiglio sarà chiamato a discutere sulle informazioni circolate sui media prima e dopo il consiglio di amministrazione del 16 marzo scorso e a verificare ed eventualmente deliberare sulle deleghe in materia di comunicazione, attualmente suddivise tra Cesare Geronzi e Giovanni Perissinotto.

 

I primi tre punti all'ordine del giorno sono quelli indicati da Geronzi: comunicazioni del presidente (punto 1), lettura dell'ultima lettera inviata dall'Isvap al cda delle Generali (punto 2) e rapporti con la Consob (punto 3). Nell'ordine del giorno, secondo quanto si apprende, mancherebbe il punto "varie ed eventuali", ma questo non significherebbe, in termini assoluti, che il menù non possa essere ampliato con tematiche fuori sacco, ma perché ciò avvenga dovranno essere tutti d'accordo.

Non è un mistero che tutti i consiglieri si aspettino una riunione frizzante. Nessuno, allo stesso modo, dubita che alla fine dovrà uscire una posizione unitaria. Il ruolo del grande mediatore lo vestirà, con ogni probabilità Francesco Gaetano Caltagirone, onorando in questo modo la sua qualifica di vicepresidente vicario (fra il 31 marzo e il primo aprile ha comprato altre centomila azioni della compagnia, raggiungendo così il 2,24 per cento).

 

Il punto più delicato riguarda la posizione del vicepresidente Vincent Bolloré. A oggi sembra improbabile che la vicenda delle critiche, a tratti feroci, rivolte dal finanziere francese all'operato dell'ad Giovanni Perissinotto, possa concludersi con un'uscita di Bolloré dal consiglio così come auspicato dal consigliere indipendente Diego Della Valle.

Più semplice che Bolloré seppellisca (temporaneamente) l'ascia di guerra e faccia ammenda per il modo con cui le critiche sono state portate, soprattutto sulla stampa. Rischia di rimanere senza risposta la critica relativa alla comunicazione al mercato dei termini dell'operazione Ppf di cui Antoine Bernheim, ex presidente delle Generali scontratosi con Cesare Geronzi e Vincent Bolloré, ha rivendicato la paternità congiuntamente ai manager operativi. Un tentativo, prevedibile, di consumare una vendetta a freddo su coloro che lo hanno estromesso dall'amata presi- denza delle Generali.

 

Inevitabilmente, comunque, qualunque pace venga raggiunta oggi sarà una pace armata che si tradurrà nuovamente in guerra dentro Mediobanca, in occasione della prossima scadenza del patto di sindacato. La prossima occasione di lotta, secondo più di un osservatore, sarà la decisione in merito all'aumento di capitale di Intesa Sanpaolo, o meglio, se sottoscrivere o meno proquota la ricapitalizzazione della banca, di cui l'as- sicurazione controlla il 5 per cento circa del capitale.

Il mediatore Caltagirone, e tutti coloro che desiderano che il conflitto interno alle Generali ritorni nell'alveo della normalità, dovranno profondere molti sforzi per trovare la quadra sul tema deleghe relative alla comunicazione. È noto che Diego Della Valle desideri un allontanamento di Luigi Vianello, da sempre braccio destro di Geronzi sul fronte della comunicazione.

 

Secondo più di un osservatore è di fatto impossibile che il legame Geronzi-Vianello si sciolga, ma è plausibile che il budget a diposizione del presidente per la comunicazione possa essere tagliato con la conseguenza che Geronzi sarebbe costretto a non sottoscrivere alcuni contratti di consulenza strategica che aveva in animo di stringere, così come fece all'epoca della presidenza in Mediobanca.

Sullo sfondo del consiglio vi sarà il ruolo che le Generali hanno intenzione di giocare nello scacchiere italiani ed europeo a breve. Se le Generali, come amava ripetere Bernheim quando era presidente, sono l'esercito dell'Italia, resta da capire dove muoveranno le sue truppe in questa fase di conflitto, ormai evidente, con la Francia. L'unica certezza, a oggi, è che non potranno rimanere imbelli.06-04-2011]

 

 

1 - GEROVITAL GERONZI SI è DIMESSO DALLA PRESIDENZA DI GENERALI - 2 - LE IDI DI MARZO SONO ARRIVATE CON UN PO’ DI RITARDO PER CESARONE - 3- UNA MOZIONE DI SFIDUCIA DI 10 CONSIGLIERI, SU 17 CHE COMPONGONO IL CONSIGLIO: NAGEL, VINCI, MIGLIETTA, CARRARO, CALARI, DELLA VALLE, PELLICIOLI, POHL, PETR KELLNER, PAOLA SAPIENZA. ALLA NOTIZIA DELLE DIMISSIONI, IL TITOLO IN BORSA HA GUADAGNATO IL 4,5 - 4- CDA ANCORA IN CORSO: FORTI PRESSIONI DA PARTE DEI CONSIGLIERI PER FAR FUORI ANCHE IL VICE PRESIDENTE VINCENT BOLLORÈ, COMPAGNO DI MERENDE DI GERONZI - 5- DA MEDIOBANCA-TREMONTI è PARTITA LA MANNAIA PER LA TESTA DELL’ARZILLO VECCHIETTO"

1- GERONZI SI E' DIMESSO...
(ANSA) - Il presidente di Generali Cesare Geronzi si è dimesso, durante la riunione del cda della compagnia. Secondo quanto si apprende da fonti finanziarie dopo poco dall'inizio della riunione alcuni consiglieri avrebbero manifestato la loro intenzione di presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

2- GENERALI, COLPO DI SCENA NEL CDA - MOZIONE CONTRO GERONZI CHE SI DIMETTE...
Andrea Greco e Giovanni Pons per "Repubblica.it"

Dopo un anno finisce la stagione di Cesare Geronzi a Trieste. Tre mesi di scontri tra consiglieri, alti dirigenti e azionisti, con un alto tasso di instabilità e ingovernabilità, hanno trovato un esito clamoroso stamani a Roma. A Piazza Affari gli investitori festeggiano: in pochi minuti il titolo Generali è salito di quasi il 5% con una fiammata di scambi, a conferma del fatto che tra il mercato e l'ex banchiere di Capitalia non c'è mai stato troppo feeling.

Sembra che le dimissioni siano giunte prima del cda straordinario convocato stamattina a Roma, e che il presidente abbia preso la sua decisione una volta appreso della possibile mozione di sfiducia consiliare che portava le firme di 10 consiglieri, compresi quelli del primo azionista Mediobanca.

 

Una potenziale maggioranza, visto che il consiglio triestino è composto di 17 membri. Ora la riunione di consiglio è in forse, poiché il cda straordinario - richiesto sempre "forzatamente" da otto consiglieri settimana scorsa - era stato convocato proprio per discutere del ruolo del presidente, della sua comunicazione esterna e del caso del vice presidente Bolloré, il suo alleato francese che il 16 marzo si era rifiutato di votare il bilancio 2010. Sembra da indiscrezioni che filtrano dalla riunione romana che anche su Bollorè ci sarebbero pressioni per indurlo alle dimissioni.

Il 16 marzo si erano create le premesse per il chiarimento finale, perché si era troppo acuito lo scontro tra gli investitori francesi (Bolloré è tra i primi azionisti di Mediobanca, a sua volta primo socio di Generali con il 14%) e le restanti forze del cda, composte dal trio dei consiglieri indipendenti e dagli altri investitori privati come Diego Della Valle e Lorenzo Pellicioli. Proprio Della Valle, due mesi fa, aveva iniziato un martellamento pubblico contro la gestione del cda da parte di Geronzi, e nel periodo è riuscito a compattare una maggioranza concorde.

 

Anche le dimissioni di Leonardo Del Vecchio (altro grande investitore nel Leone, con una quota del 2%) e di Ana Patricia Botin (figlia del patron del Santander, storico alleato di Trieste) avevano contribuito ad alimentare le polemiche e aumentare l'instabilità. Così, da una decina di giorni, sia Mediobanca sia l'inquilino del Tesoro Giulio Tremonti avevano preso consapevolezza della necessità di cambiare. Proprio Tremonti un anno fa aveva favorito l'ascesa di Geronzi a Trieste, ma chi gli aveva parlato negli ultimi tempi lo aveva sentito pentito di quell'appoggio.

In caso di interim il sostituto di Geronzi potrebbe essere l'azionista al 2,2% Francesco Gaetano Caltagirone, suo vicario secondo la relazione di governance di Generali. Se non saranno prese rapide soluzioni potrebbe toccare al costruttore romano condurre l'assemblea di bilancio, già convocata a Trieste per il 30 aprile.

 

3- GENERALI: PRESSIONI IN CDA PER DIMISSIONI BOLLORE'...
(Adnkronos) - Nel cda di Generali ci sarebbero state forti pressioni da parte dei consiglieri per un passo indietro anche da parte del vice presidente Vincent Bollore'. A quanto apprende l'Adnkronos, la richiesta sarebbe conseguente all'azione intrapresa nei confronti di Cesare Geronzi che ha gia' portato alle dimisissioni del presidente.

4 - GENERALI: SALE ANCORA (+5,49%) E TRASCINA MEDIOBANCA...
(Adnkronos)- Le dimissioni di Cesare Geronzi hanno dato una forte scosa al titolo Generali che sale di oltre cinque punti percentuali trascindo anche Mediobanca, primo azionista della compagnia assicurativa triestina. Il titolo di Piazzetta Cuccia cresce infatti del 5,46% dopo una prima parte di seduta in modesto guadagno.

5- A TRIESTE CAMBIA IL MENÙ: AL BANDO LA CONSUETA TRIPPA, SALTIMBOCCA E OSSOBUCHI DEI CASTELLI...
Trambusto al cerimoniale Generali. Già per la colazione di oggi al bando la consueta trippa, saltimbocca e ossobuchi dei castelli per far posto a partite fresche di sardoncini del Piceno, stoccafisso alla Perissinotto, olive ascolane, cremini e scroccafusi d'Ete.
E nuove scarpe e nuove camicie dai colloni per tutti i dipendenti,
compreso portachiavi a forma di colosseo.
Dalla più bella foresteria del mondo han preso Trieste per la gola.

Il Gufo de La notte     06-04-2011]

 

 

 

1- LUCA, NON SALIRE SULLA LOCOMOTIVA DELLA POLITICA! DIEGUITO, SCIARRONE, PUNZO SCONSIGLIANO LO SMONTEZEMOLATO CHE VUOLE "SALVARE LA PATRIA". SE QUESTO DOVESSE AVVENIRE ALLORA IL FUTURO DEI TRENI NTV SAREBBE DAVVERO COMPLICATO - 2- UNICREDIT FOLLIES! SUL "SOLE": “CHI SUCCEDEREBBE A GHIZZONI SE DOVESSE FUGGIRE IN POLINESIA? IL TOTO-NOMINE INTERNO PUNTA SU ROBERTO NICASTRO". MA NON BASTA. SU "MF" SI LEGGE CHE UNICREDIT HA DECISO DI “PRESTARE” PELUSO A FONSAI AFFINCHÉ PRENDA IN MANO LE REDINI DELLA FINANZA DEL GRUPPO LIGRESTI - 3- CIFRE DA CAPOGIRO PER LA "500" USA: A NEW YORK, VENDUTE BEN 30, DETROIT NE HA PIAZZATE 12 E ALTRE 5 “NE HA PRONTE PER LA CONSEGNA IN QUESTA SETTIMANA”! - (MA SONO ALTRE LE CIFRE DA CAPOGIRO: PER OGNI “500” IN VERSIONE ELETTRICA, IN VENDITA NEL 2012, LA FIAT PERDERÀ 10MILA DOLLARI E SARÀ VENDUTA INTORNO AI 45MILA) -

1 - LUCA, NON SALIRE SU QUALCHE LOCOMOTIVA ELETTORALE. SE QUESTO DOVESSE AVVENIRE ALLORA IL FUTURO DI NTV SAREBBE DAVVERO COMPLICATO
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie non hanno alcuna voglia di partecipare alla guerra che Mauro Moretti ha scatenato nei confronti dei francesi che hanno il 20% di Ntv, la società di Luchino di Montezemolo e dei suoi compagni di merenda.

Sono uomini pacifici che di guerre ne hanno viste fin troppe dai tempi in cui al vertice dell'azienda c'erano personaggi come Ligato, Necci, Cimoli e il "tramviere" Elio Catania.
Così quando ieri davanti alla Commissione Trasporti l'ex-sindacalista di Rimini ha affondato la lama nel petto di Luchino & Company dicendo "sono sempre loro ad attaccare per primi", gli uscieri hanno sorriso e la stessa reazione l'hanno avuta dopo le dichiarazioni del presidente della Commissione, Mario Valducci, e del ministro Matteoli.

 

Per loro Valducci è soltanto un milanese che si è laureato in marketing alla Bocconi e ha partecipato nel '94 alla fondazione di Forza Italia, ma resta un politico pallido e insignificante. E non credono nemmeno che il maremmano Matteoli abbia tutta questa voglia di rendere la vita difficile alla compagine di Ntv. Troppe volte il politico ex-An ha dimostrato di tenere in conto la direttiva europea che dal 2012 liberalizza il trasporto ferroviario, e troppe volte si è divertito a smarcarsi rispetto all'ira funesta di Moretti. D'altra parte gli uscieri conoscono alla perfezione le difficoltà che la società di Luchino sta incontrando in questo momento.

 

A parlarne è stata per prima Dagospia una quindicina di giorni fa quando ha elencato i problemi di natura tecnologica e regolamentare che la società guidata da Giuseppe Sciarrone sta incontrando per problemi ancora irrisolti e per colpa dei vincoli introdotti da Ferrovie.

L'insieme di queste criticità sta facendo slittare i tempi per la partenza dei 25 treni "Italo" che sono stati appaltati ai francesi di Alstom nel gennaio 2008; fino ad oggi la società francese ne ha consegnati 11 in grado di fare i test per ottenere i certificati di qualità e di sicurezza. La decisione di Rfi (Rete ferroviaria italiana) di anticipare ad agosto i certificati di sicurezza per omologare i treni ha messo in grande difficoltà Sciarrone e gli altri soci tra cui i francesi di Sncf che dentro Ntv hanno una quota del 20%.

 

Nella sua infinita miseria Dagospia aveva percepito sui marciapiedi di Parigi l'inquietudine dei francesi e aveva preannunciato un meeting di chiarimento. In un'intervista della settimana scorsa a "Panorama Economy", l'ineffabile Giuseppe Sciarrone ha dichiarato che la notizia dell'appuntamento era "una balla, una balla incredibile". Con buona pace di questo manager che guida la cordata di Ntv, è il caso di riconfermare in pieno la notizia del meeting che i francesi vorrebbero tenere al più tardi in aprile. L'unica incertezza riguarda la sede dell'incontro che il capo delle Ferrovie d'Oltralpe, Guillaume Pepy (un ingegnere di 53 anni), vorrebbe comunque tenere a Parigi oppure a Nantes.

In questa situazione non è il caso di parlare di una guerra Italia-Francia per difendere i sacri principi dell'italianità e della reciprocità. Allo stesso modo secondo gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie non pare ci siano le condizioni politiche per difendere con un decreto Tremonti la strategicità del settore.

 

Il nodo sembra piuttosto un altro, ed è rappresentato dal balletto di annunci che Luchino di Montezemolo sta facendo sulle punte dei giornali per la sua discesa in campo nella politica. L'Amleto dei Parioli continua a cercare le folle e i partiti che lo invochino a salvare la Patria, ma gli amici Dieguito, Sciarrone, Punzo e perfino Flebuccio De Bortoli che non ha alcun interesse ferroviario, gli sconsigliano di salire su qualche locomotiva elettorale.
Se questo dovesse avvenire allora il futuro di Ntv sarebbe davvero complicato.

 

2 - CHE SUCCEDE A UNICREDIT? CHI SUCCEDE A GHIZZONI?
Ai piani alti di piazza Cordusio i manager e i dipendenti di Unicredit stamane sono in preda all'emicrania.

In effetti bisogna capirli perché sulla banca guidata da Federico Ghizzoni sono uscite oggi notizie di ogni genere. La più curiosa è sicuramente quella contenuta in un corsivo del "Sole 24 Ore" che suona così: "chi succederebbe a Ghizzoni se dovesse fuggire in Polinesia? Il toto-nomine interno punta su Roberto Nicastro. Ma la soluzione è riservata. E soprattutto puramente ipotetica".

 

Francamente non si capisce se il breve scritto sia un semplice divertissement oppure un messaggio ai naviganti. Ma non basta perché su un altro giornale si legge che Unicredit ha deciso di "prestare" il romano Piergiorgio Peluso, classe 1968, a FonSai affinché prenda in mano le redini della finanza del Gruppo Ligresti.

 

Secondo il quotidiano "MF" questo distacco sarebbe funzionale al piano di salvataggio del costruttore di Paternò al quale Unicredit ha prestato e presterà ancora una montagna di quattrini. Francamente riesce difficile capire la ragione per cui Peluso, che ha sta inseguendo lo zio Tom Dibenedetto per vendere la As Roma, venga messo in disparte dalla triade Nicastro, Fiorentino, Mustier che mena la danza a piazza Cordusio.

 

In questo bailamme di notizie spicca per fortuna la serenità del piacentino Ghizzoni che, dopo aver incassato nei primi tre mesi dalla nomina 653mila euro (come si legge sul "Messaggero"), continua a esternare fiducia e a negare la necessità di un aumento di capitale. Non solo: Unicredit ha deciso di entrare nel giardinetto delle grandi banche straniere disponibili a cacciare 5 miliardi di euro per l'aumento deciso da Corradino Passera in BancaIntesa.

Eppure gli osservatori e la Borsa sono convinti che prima o poi anche Unicredit debba fare appello al mercato per rafforzare il proprio patrimonio. Secondo gli analisti di Hsbc, Berstein e Barkclays, alla prima banca italiana servono non meno di 8 miliardi per avvicinarsi ai livelli patrimoniali che Mario Draghi non più tardi di ieri ha riconfermato indispensabili per rafforzare il sistema creditizio.

 

La stessa opinione è stata riaffermata ieri in quel divertente salotto che è diventato "SkyTgEconomia" dove padrona di casa è la piemontesina bella, Sarah Varetto. Nello studio che ormai ha le sembianze di un salottino per amici, dove ruotano economisti scravattati come Daniel Gross e spettinati come Stefano Micossi, si è detto che Unicredit dovrà inevitabilmente fare un aumento di capitale fino a 6,6 miliardi. La convinzione è apparsa così diffusa che perfino un banchiere lugubre come Mario Sarcinelli ha allargato la bocca in un sorriso.

 

A questo punto non resta che capire quale sarà la strada che il buon Ghizzoni vorrà percorrere. L'importante è che non ripeta la gaffe del suo predecessore Alessandro Profumo che in un mercoledì di ottobre del 2008 dichiarò al Tg1 che la banca non aveva nessun problema e la domenica successiva propose al Consiglio di amministrazione un aumento di capitale di 3 miliardi.
Se così fosse Ghizzoni dovrebbe fuggire in Polinesia.

 

3 - PER OGNI "500" IN VERSIONE ELETTRICA CHE SARÀ VENDUTA NEL 2012 LA FIAT PERDERÀ 10MILA DOLLARI E SARÀ VENDUTA INTORNO AI 45MILA.
È IL BRUTTO DELLA CONCORRENZA, BELLEZZA!
Un premio speciale va dato all'ufficio stampa della Fiat che oggi è riuscito a far pubblicare su "Il Giornale" un meraviglioso articolo sul delirio che attraversa l'America da venerdì scorso quando è iniziata la vendita delle nuove "500".

 

A quanto si legge i concessionari americani sono stati sommersi dalle richieste della "piccola-grande" city-car italiana. In poche ore Alfredo Gulla, storico concessionario Fiat di New York, ne ha vendute ben 30, mentre un altro venditore di Detroit ne ha piazzate 12 e altre 5 "ne ha pronte per la consegna in questa settimana".

Sono cifre da capogiro alle quali bisogna aggiungere le 3 pagine che - sempre secondo quanto scrive "Il Giornale" - domenica scorsa sono state dedicate dal "New York Times" "al primo inaspettato successo delle nuove 500 sul mercato americano".

 

Come sempre accade non mancano i figli di buona donna che nel selvaggio mercato statunitense si divertono a criticare la concorrenza. Un caso eloquente si trova sul sito specializzato in automobili www.engadged.com dove si legge che per ogni "500" in versione elettrica che sarà venduta nel 2012 la Fiat perderà 10mila dollari e sarà venduta intorno ai 45mila.
È il brutto della concorrenza, bellezza! 06-04-2011]

 

 

GERONZI, LA VENDETTA DI MEDIOBANCA - indicato come dimissionario, gerovital partecipa alla riunione DEL CDA - il siluramento è la vendetta (a freddo) DI MEDIOBANCA: il banchiere dei colli laziali appena sbarcato a Piazzetta Cuccia cercò di far fuori Nagel e Pagliaro - INDOVINATE QUALE CONSIGLIERE HA INVIATO, DAL SUO CELLULARE A REPUBBLICA.IT, LA NOTIZIA della cacciata...

1- GENERALI: VERSO INIZIO CDA, GERONZI PARTECIPA ALLA RIUNIONE - IL PRESIDENTE DELLA COMPAGNIA E' DIMISSIONARIO...
Radiocor - Riunione del cda Generali verso l'inizio dei lavori, in ritardo rispetto ai tempi previsti. Cesare Geronzi, indicato come dimissionario, non e' stato visto uscire dalla sede romana della compagnia e, secondo quanto risulta a Radiocor, partecipera' alla riunione. L'incontro, previsto alle 10, e' stato rinviato di qualche ora e i consiglieri hanno approfittato anche per una breve pausa pranzo.

 

2- GERONZI, LA VENDETTA DI MEDIOBANCA
Andrea Giacobino per ITALPRESS

La vendetta è un piatto che si mangia freddo. Il motto che Cesare Geronzi, pur dall'alto del suo consumato aplomb, ha più volte tenuto a mente e praticato nel corso della sua più che quarantennale carriera, si ritaglia anche sulle sue dimissioni dalla presidenza delle Assicurazioni Generali avvenute oggi in modo traumatico e che per un curioso caso del destino coincidono con l'inizio del processo milanese a Silvio Berlusconi, che ha avuto nel 76enne banchiere di Marino il suo maggior punto di riferimento per sbarcare nel Salotto Buono della Finanza.

La vendetta è stata consumata non tanto e non solo dai 10 consiglieri del Leone di Trieste che avevano preparato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente, quanto dalla circostanza che fra quei componenti del board c'è Alberto Nagel. Che è da una parte il vicepresidente delle Generali messosi di traverso all'operato dell'altro vicepresidente, il finanziere bretone Vincent Bolloré che ha invece appoggiato la lunga campagna destabilizzante di Geronzi nei confronti del ceo Giovanni Perissinotto.

 

Ma Nagel è anche l'amministratore delegato di quella Mediobanca che con il 14% circa è l'azionista di riferimento del big assicurativo e tra le firme dei consiglieri c'è anche quella di Francesco Saverio Vinci, direttore generale dell'istituto.

Insomma, a Geronzi il benservito glielo ha dato il suo padrone. E la cosa può sembrare paradossale, visto che proprio quello che fino a ieri era considerato il più potente "power broker" italiano è stato presidente della stessa Mediobanca fino a metà del 2010.

 

Ma il paradosso si dissolve presto e assume la logica della vendetta che si consuma a freddo quando si riflette che il banchiere di Marino appena sbarcato a Piazzetta Cuccia cercò di depotenziare i ruoli di Nagel e di Renato Pagliaro, delfini e pupilli di quel Vincenzo Maranghi, erede fiero della tradizione del fondatore di Mediobanca Enrico Cuccia. Proprio quel Maranghi, poi defunto, che Geronzi aveva contribuito a cacciare forte dell'appoggio di Bolloré che in seguito lo aveva portato alle Generali silurando il presidente francese Antoine Bernhein, cui il finanziere bretone deve gran parte dei suoi successi.

 

Insomma, Geronzi paga oggi il suo "stile", quello di aver sempre cercato di minare l'autorevolezza dei suoi manager. Lo fece in Banca di Roma nei confronti di Matteo Arpe, continuò a farlo quando Capitalia si fuse con Unicredit nei confronti di Alessandro Profumo; lo fece - come dicevamo - in Mediobanca.

 

Potè farlo così a lungo e fino ad allora perché aveva in mano le leve del credito bancario ed è noto l'"ecumenismo" delle politiche di erogazione degli istituti guidati da Geronzi nei confronti di tutti i partiti politici della Prima Repubblica. In Mediobanca era quasi riuscito a compiere il suo capolavoro: il Salotto Buono per eccellenza, dal quale Cuccia aveva sempre tenuto fuori colui che il vecchio banchiere siciliano definiva l'"impresario" Berlusconi, spalancò invece le porte e stese il tappeto rosso alla Fininvest del premier che debuttò persino nel patto di sindacato assieme alla Mediolanum dell'amico e socio Ennio Doris, e Marina Berlusconi fu accolta nel board dell'istituto.

 

Sbarcato a Trieste, Geronzi pensò di comportarsi allo stesso modo, dimenticando due circostanze: di non avere più la leva del credito bancario e tralasciando che Generali è vista dai suoi soci piccoli e grandi come il "salvadanaio" dei propri risparmi. Non era pensabile, quindi, che Geronzi cercasse di piegarla - contro il management - a logiche di "sistema", come incautamente disse appena insediatosi, magari per sostenere le politiche del governo nel social housing o - peggio - per intervenire su partite bancarie e industriali (vedi il dossier Ligresti).

 

Di qui la resistenza di Perissinoto, forte della "tecnocrazia" delle Generali, attorno alla quale si sono compattati gli azionisti privati come Diego Della Valle e Lorenzo Pellicioli (De Agostini). Ma, è bene ripeterlo, il "power broker" è stato licenziato in primo luogo da Nagel e Pagliaro.

 

Un cosa è certa: con quella che è a tutti gli effetti la cacciata di Geronzi da Trieste (peraltro salutata con entusiasmo dall'andamento del titolo Generali in Borsa, segno inequivocabile del giudizio del mercato) per la finanza italiana e per il cosiddetto Salotto Buono comincia una nuova era il cui primo banco di prova sarà il rinnovo del patto di sindacato proprio di Mediobanca, atteso per quest'autunno.

Qualcuno potrà forse dire che il benservito a Geronzi non dispiace al ministro dell'economia Giulio Tremonti, che toglie al premier Berlusconi il suo fondamentale punto di riferimento finanziario. Ma, interpretazioni politiche a parte, da oggi a Trieste e nel Paese inizia una nuova era, nel segno della volpe più astuta finita in pellicceria.

06-04-2011]

 

 

1- INCASSATI I DIRITTI IN ESCLUSIVA DELLA CHAMPIONS LEAGUE, QUELLI DEI MONDIALI DI CALCIO, DELLE OLIMPIADI, TUTTI PERSI DALLA RAI TROPPO OCCUPATA A DECIDERE CHI SARÀ IL NUOVO DIRETTORE GENERALE DOPO SADO-MASI, DA CANNES, DOVE SI STA SVOLGENDO IL MERCATO DELLA TV, DAGOSPIA È IN GRADO DI ANTICIPARE CHE SKY ITALIA HA CHIUSO UN ACCORDO PER TRASFERIRE "X FACTOR" IN ESCLUSIVA SU SKY UNO - 2- FACCHINETTI, LA MAIONCHI, E TUTTO IL GRUPPO SI TRASFERISCE IN BLOCCO SULLA TV DI MURDOCH DIRETTA DA MOCKRIDGE, CON UNA FORMULA CHE DOVREBBE ESSERE ANCORA PIÙ FEDELE ALL`ORIGINALE PER LA GIOIA DEGLI APPASSIONATI. UN ACCHIAPPO CHE DOVREBBE VEDERE IL RITORNO DEL VISPO MORGAN DOPO L`ESILIO IMPOSTO DALLA RAI - 3-L`ITALIA SARÀ COSÌ L`UNICO PAESE AL MONDO DOVE IL TALENT-SHOW PIÙ GETTONATO SUI DUE LATI DELL’ATLANTICO (MA NON PER RAIDUE) ANDRÀ IN ONDA SU UNA PAY-TV

1- DAGOREPORT: "X FACTOR" PASSA IN ESCLUSIVA SU SKY. MURDOCH E MOCKRIDGE BEFFANO LA RAI. RITORNA MORGAN?
Oggi "TvBlog.it" annuncia che "X Factor" potrebbe andare in onda, anziché sulla rete diretta da Liofredi, questa volta su Rai1 (vedi articolo in fondo).

 

Da Cannes, dove si sta svolgendo il mercato della Tv, Dagospia è invece in grado di anticipare che Sky Italia ha chiuso un accordo con Freemantle, che detiene i diritti del talent show musicale, per trasferirlo in esclusiva su Sky Uno.

L`Italia sarà così l`unico paese al mondo dove ''X-Factor'' andrà in onda su una pay-tv, un accordo che farà molto rumore non solo qui ma anche all`estero. Il format, infatti, che è il talent musicale più gettonato sui due lati dell'Atlantico, in Italia è stato penalizzato dalla concorrenza del talent "Amici" di Maria la Sanguinaria.

 

Facchinetti, la Maionchi, e tutto il gruppo si trasferisce in blocco sulla tv di Murdoch diretta da Mockridge, con una formula che dovrebbe essere ancora più fedele all`originale per la gioia degli appassionati. Un acchiappo che dovrebbe vedere il ritorno di Morgan dopo l`esilio imposto dalla Rai.

Si tratta di un nuovo colpo clamoroso che si aggiunge al recente acquisto dei diritti in esclusiva della Champions League, a quelli dei mondiali di calcio, delle Olimpiadi, tutti persi dalla tv pubblica occupata a decidere chi sarà il nuovo direttore generale dopo Sado-Masi.


2- X FACTOR 5 VERSO RAI1?
Da "TvBlog.it"

 

Il talent show che ha portato al successo artisti apprezzati come Giusy Ferreri, Noemi e Marco Mengoni torna a far parlare di sè. Il 23 novembre scorso Rai2 chiudeva la quarta edizione del programma con la vittoria di Nathalie ed un ascolto di 2.704.000 telespettatori (12,30% share) schiacciato dalla concorrenza delle fiction di Rai1 e Canale5. Nei mesi seguenti alla chiusura, l'abituale toto-giuriati che seguiva l'attesa per una nuova edizione è stato sostituito quest'anno dalla possibilità di cancellazione definitiva per X Factor dal palinsesto di Rai2.

 

Il direttore di Rai2 Massimo Liofredi sembra infatti deciso a non confermare il talent show per la prossima stagione televisiva, scoraggiato dagli ascolti incassati e dal budget troppo alto per la realizzazione della trasmissione. A questo punto TvBlog vi rivela una clamorosa trattativa che sembra si stia materializzando tra i corridoi degli uffici Rai. Una quinta edizione di X Factor potrebbe infatti trovare posto addirittura nel palinsesto di Rai1. La rete di Mauro Mazza potrebbe essere interessata all'ipotesi di ospitare il talent canoro plasmandolo però a sua immagine e somiglianza.

 

X Factor 5 potrebbe quindi andare in onda, questa volta su Rai1, in una versione meno pop e più nazionalpopolare con una giuria totalmente restaurata ed un confezionamento più rassicurante probabilmente in diretta dal Teatro delle Vittorie di Roma, puntando così anche al target più maturo della rete ammiraglia Rai. Una rivoluzione che lascerebbe però spazio alla conferma di Francesco Facchinetti. Dai risultati del suo imminente impegno al comando di "Ciak si Canta" arriverebbero infatti le prime valutazioni sulla possibile realizzazione di questo clamoroso progetto Rai, che per ora è ancora in stato embrionale, ma che abbiamo deciso di segnalare comunque ai nostri lettori.06-04-2011]

 

 

DOPO LE NOMINE, LE MINE - IL FUTURO DI FINMECCANICA SI DECIDERÀ IL 29 APRILE, GIORNO DEL PRIMO CDA - IN BALLO CI SONO LE DELEGHE PER O’GUARGUAGLIONE DIMEZZATO (PENDENZA LETTA) E LA NOMINA DEL DIRETTORE GENERALE - SERVIRA’ UN PATTO D’ACCIAIO CON IL NUOVO CEO ORSI (TENDENZA TREMONTI) PER DECIDERE CHI stabilisce la strategia, le alleanze, le acquisizioni, le cessioni, gli obiettivi...

Andrea Nativi per "il Giornale"

 

Occorrerà attendere qualche settimana per conoscere quali saranno gli assetti e il futuro di Finmeccanica, l'unica grande azienda «di Stato» che ha rinnovato il suo ceo, con la nomina di Giuseppe Orsi. Vista la delicatezza delle attività di Finmeccanica e la sua rilevanza strategica, è importante che si sia percorsa la via «interna», puntando su manager che hanno esperienza e conoscenza approfondita di aerospazio e difesa, il core business del gruppo.

E proprio per questo ci si aspetta anche una certa continuità nelle linee guida, mentre riceverà un nuovo impulso la ricerca di efficienze, riduzioni dei costi, integrazioni per migliorare le performances finanziarie. Nel tempo anche il perimetro di attività potrà essere rivisto, come del resto sta avvenendo per tanti gruppi internazionali concorrenti di Finmeccanica: da Boeing a Northrop Grumman da Bae Systems ad Eads.

 

Due le questioni ancora sul tappeto: innanzitutto la ripartizione dei poteri tra il presidente ed ex ceo Pier Francesco Guarguaglini e Orsi, ma anche l'organizzazione e il modello gestionale del colosso aerospaziale e della difesa, nonché i rapporti tra la capogruppo e le società controllate.

Ufficialmente la questione sarà risolta il 29 aprile, quando dovrebbe anche tenersi il primo cda. In realtà, del contenuto delle deleghe si è già parlato anche animatamente nel corso dello scorso week-end, tanto che a un certo punto sembrava quasi che Guarguaglini fosse costretto a rinunciare, per essere sostituito da un presidente non operativo,che avrebbe potuto essere l'ambasciatore Giovanni Castellaneta, che ben conosce Finmeccanica. Poi la frattura si è ricomposta, ma ora occorre riempire di contenuti l'accordo.

Di sicuro quello che Finmeccanica non può permettersi è una ripetizione degli antagonismi che la hanno contraddistinta in passato: basta pensare all'era Bono-Lina o a quella Guarguaglini-Testore. E visto che Orsi e Guarguaglini si conoscono bene, al di là del contenuto delle deleghe, un accordo operativo può essere raggiunto. Il punto essenziale è decidere chi stabilisce la strategia, le alleanze, le acquisizioni, le cessioni, gli obiettivi.

 

Poi sarà rivisto un modello che funzionava bene solo con l'accentramento in Guarguaglini delle responsabilità. Basta guardare l'organigramma del gruppo per rendersene conto: oggi c'è un vicedirettore generale che risponde direttamente al presidente e non riporta al direttore generale, tanto per dirne una. Il 29 ci sarà una prima riorganizzazione all'insegna della verticalizzazione, con la probabile nomina di un direttore generale che dipenderà dall'ad Orsi. Ci sono alcuni nomi in lizza, tutti interni. Con lo sdoppiamento dei poteri di vertice tra presidente e ad il ruolo di direttore generale avrà meno rilevanza. O potrebbe anche mancare.

E ci sarà un generale rinnovamento di almeno parte delle figure di top management di Finmeccanica, come è normale in circostanze come queste. A cascata ci saranno anche modifiche negli assetti di vertice delle società controllate, nella loro organizzazione e nei rapporti con la capogruppo. Per quanto riguarda AgustaWestland, il candidato naturale per succedere a Orsi è Bruno Spagnolini, che già da tempo sta crescendo nella società elicotteristica. Per le altre scelte c'è un po' più di tempo 06-04-2011]

 

 

Nel valzer delle nomine, attenti a siniscalco! - L’arrivo dell’ex ministro alla guida dell’associazione dei fondi di investimenti sta producendo effetti di tutto rispetto non solo alle Generali (dove i tre indipendenti indicati da Assogestioni hanno fatto pendere la bilancia contro Geronzi), ma anche nei cda delle società pubbliche. Con un referente istituzionale non più a palazzo Chigi ma a via XX settembre....

DAGOREPORT

 

L'arrivo di Domenico Siniscalco alla guida dell'associazione dei fondi di investimenti sta producendo effetti di tutto rispetto non solo alle Generali (dove i tre indipendenti indicati da Assogestioni hanno fatto pendere la bilancia contro Geronzi), ma anche nei cda delle società pubbliche.

 

In Finmeccanica ad esempio sono entrati Paolo Cantarella, ex ad di Fiat auto ai tempi di Romiti, Christian Streiff (ex Airbus), Marco Iansiti e Silvia Merlo (di Profumo all'Eni e di Pedro Solbes all'Enel si è parlato di più). Sino alle tornate scorse nella lista di Assogestioni entravano anche personaggi in qualche modo segnalati da uomini del governo, segnatamente da Palazzo Chigi.

O stalvolta Siniscalco ha rotto il cordone ombelicale, oppure i nuovi ingressi sono nati sull'asse tra il cotè torinese del presidente di Assogestioni e i suoi legami con Banca Intesa. Con un referente istituzionale non più a palazzo Chigi ma a via XX settembre.

 06-04-2011]

 

 

1- NELL’ARCIPELAGO PDL SI MUOVE UN ICEBERG CHE PUÒ CAUSARE FALLE PERICOLOSE AL BARCONE DELLA MAGGIORANZA. NON A CASO L’ICEBERG "CRISTOFORO COLOMBO" è UNA FONDAZIONE-PARTITO: PRESIDENTE IL REDIVIVO SCIABOLETTA SCAJOLA, PRESIDENTE D’ONORE ANTONIO MARTINO, PRESIDENTE DEL COMITATO POLITICO MARIO BACCINI, ETC. TANTO PER NON LASCIARE EQUIVOCI SULL’INDIPENDENZA DEL POSIZIONAMENTO C’È PERSINO UN RESPONSABILE DEI RAPPORTI CON IL PDL, CHE È OSVALDO NAPOLI - 2- UN MINI PARTITO CHE PUÒ CONTARE ALL’INCIRCA SU 50 TRA DEPUTATI E SENATORI E SU DI UNA NON TRASCURABILE RETE SUL TERRITORIO, BEN PIÙ DELLE ANIME IN PENA DI FINI, CHE SI STA AVVICINANDO A GRANDI PASSI VERSO L’ ORA DELLE FATALI DECISIONI...

DAGOREPORT

Nell'apparente bonaccia del dopo voto parlamentare su Ruby, dove il margine di 12 voti a favore di Silvio B. può apparire buono o meno buono a seconda delle aspettative di ciascuno soggetto politico, nell'arcipelago Pdl si muove un iceberg che a seconda della direzione che il vento e il mare gli imprimeranno può causare falle pericolose al barcone della maggioranza.

Non a caso l'iceberg porta il nome di un grande navigatore, Cristoforo Colombo. La forma giuridica è la fondazione, l'organigramma è pari pari quello di un partito: presidente Claudio Scajola, presidente d'onore Antonio Martino, presidente del Comitato politico Mario Baccini, tesoriere Giustina Destro, Salvatore Cicu organizzatore nazionale, Sandro Biasotti organizzatore del Nord Italia, Gianfranco Conte del Centro, Guido Viceconte del Sud. Tanto per non lasciare equivoci sull'indipendenza del posizionamento c'è persino un responsabile dei rapporti con il Pdl, che è Osvaldo Napoli.

Perché, anche se la cosa affiora poco, tutti hanno gli occhi puntati sulle mosse di Scajola e dei suoi? Intanto perché si tratta di un mini partito strutturato che può contare all'incirca su 50 tra deputati e senatori e su di una non trascurabile rete sul territorio, ben più delle anime in pena di Gian-Elisabetto, e poi perché si sta avvicinando a grandi passi l' ora di decidere cosa fare da grandi.

Il termine che l'ex ministro tornato alla politica attiva dopo la fase dell'isolamento da casa avuta parzialmente in regalo "a sua insaputa" si è dato è uno solo: le prossime amministrative. Dopo scatterà l'offensiva, o Silvio B. lo riporta al timone del partito oppure l'iceberg si mette le vele e si sposta verso l'alleanza con Casini, Miccichè, Montezemolo e chi più ne ha più ne metta.

La differenza con Fini è una sola: fino alle prossime elezioni politiche sosterrà il governo, contrattando volta per volta. Poi si vedrà.

In ogni caso, l'obiettivo è quello di sedere al tavolo dove si decidono le candidature per la prossima legislatura: o quelle del Pdl tornandone alla guida, o quelle da costruire con i nuovi alleati.

Poiché Silvio B. non è in grado di scaricare Verdini e compagni, deve tirar fuori qualche coniglio dal cilindro, oppure l'iceberg degli scajoliani farà danni seri perché è composto dai dorotei del pdl, gente che non ha le smanie di protagonismo di Bocchino e dei suoi ma che sa come muoversi.

 06-04-2011]

 

 

MA QUANTI MADOFF CE STANNO AI PARIOLI? - LA PROCURA APRE UN ALTRO FASCICOLO - QUESTA VOLTA SULLA ‘ORCONSULT’ DI CESARE FUSCO, CHE GESTIVA RISPARMI ALTRUI ATTRAVERSO IL "PASSAPAROLA" - PER CHI CI HA RIMESSO I SOLDI, IL BUCO TOTALE POTREBBE ESSERE DI 10 MLN DI € - SUL FRONTE EGP-PARIOLI UNA PISTA AUSTRIACA CONFERMA LEGAMI DI LANDE CON LA MALA - CATERINA GUZZANTI, TRUFFATA LIGHT (24 MILA €), "TRAUMATIZZATA" - "CUCINATO" ANCHE LO CHEF HEINZ BECK

1 - DAL CALCETTO ALLA FINANZA, POI IL CRAC - LA PROCURA APRE UN ALTRO FASCICOLO...
Valentina Errante e Massimo Martinelli per "Il Messaggero"

 

La conferma è stata un po' tormentata, perché dopo lo scandalo che ha travolto la Egp di Lande, su questo secondo Madoff dei Parioli, in procura, preferivano muoversi con discrezione. Però alla fine è arrivata: a piazzale Clodio c'è un fascicolo di indagine che riguarda Cesare Fusco, broker e titolare della Orconsult Capital Management Italia spa, una società finita nel mirino di Bankitalia e della Consob per una serie di irregolarità che riguardavano la raccolta del risparmio. Adesso se ne occupa il pool di magistrati esperti in reati finanziari diretto dal procuratore aggiunto Nello Rossi.

E insieme a quella di Fusco, che ieri è stato introvabile, con qualche probabilità, i magistrati prenderanno in esame anche la posizione degli altri soci della Orconsult che, nell'aprile 2007, erano già stati sanzionati dalla Consob. Uno di loro, l'avvocato Aldo Sabelli, ha negato ieri l'esistenza di qualsiasi inchiesta giudiziaria sulla Orconsult, spiegando che anche le osservazioni della Consob avevano riguardato solo piccoli difetti organizzativi della società e, segnatamente, un ritardo nelle comunicazioni alla clientela circa l'andamento dei titoli.

 

Eppure, raccogliendo qualche testimonianza tra coloro che avevano affidato i loro risparmi a Cesare Fusco, l'impressione che se ne ricava è diversa. La platea è certamente più ristretta rispetto a quella di Gianfranco Lande, raccontata dalle cronache di questi giorni: si parla di alcune decine di persone, soprattutto ex soci del circolo sportivo Tennis Club Parioli e parenti più o meno lontani. Il crack risalirebbe a qualche mese fa; e per chi ci ha rimesso i soldi, il buco totale potrebbe essere di circa dieci milioni.

Finora nessuno degli investitori che si erano fidati di Cesare Fusco ha presentato una denuncia in Procura, anche se i pubblici ministeri si sono mossi dopo la segnalazione degli organi di vigilanza sull'attività di intermediazione mobiliare. La descrizione del metodo-Fusco, dunque, è affidata al racconto di chi, per ora, ci ha perduto qualche centinaia di migliaia di euro e spera ancora di recuperarli.

E' la storia di un operatore di borsa che probablmente non aveva i requisiti previsti dalla legge per la raccolta e la gestione del risparmio altrui, ma che avendo dimostrato capacità e lungimiranza, si era guadagnato la fiducia di amici e conoscenti, soprattuto al circolo Parioli.

Il passaparola aveva fatto il resto, consentendo a Cesare Fusco di cambiare pelle: da compagno di squadra al calcetto "sociale" a broker affidabile, fino a socio di riferimento della Orconsult Management. Gli interessi standard che riconosceva erano del sei per cento, di molto superiori a quelli proposti da qualsiasi promotore finanzario ufficiale. E gli affari, per un certo periodo, sono andati bene.

 

Fino a quando la Consob e Bankitalia non si sono accorte di lui e della sua società. Nell'aprile del 2007 è arrivata la prima stangata della Commissione di controllo sulle operazioni di borsa per violazione dell'articolo 21 del decreto legislativo 58 del '98, che fissa i corretti comportamenti degli operatori di borsa. Più nel dettaglio, la Consob aveva sanzionato Fusco e soci per inadempienza alla dispozione di "disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi".

Fioccarono sanzioni salate per tutti i soci: 18.600 euro per Sabelli e Fusco; oltre diecimila per Georges Philippe; oltre quindicimila per Flavio Pizzini; undicimila e rotti per Paola Scillamà, mentre Giorgio Giovannoni se la cavò con 2.800 euro. «Il tutto - chiariva il provvedimento - con ingiunzione cumulativa ex art. 195, co. 9, d.lgs. 58/1998, rivolta alla Orconsult, per il pagamento della complessiva somma di euro 106.100,00». Fusco e soci provarono ad opporsi, incardinando un processo in corte d'Appello a Roma.

Che però, nell'aprile 2008 gli diede nuovamente torto, confermando le sanzioni. Poi è arrivata la decisione di commissariare la società e, più tardi, la segnalazione in procura. In ogni caso, le prospettive di recupero dei risparmi per chi si è fidato di Fusco sono maggiori rispetto a quelle delle vittime di Lande. Perché il commissario liquidatore che sta gestendo Orconsult avrebbe verificato una certa disponibilità di beni mobili e immobili. E il controvalore potrebbe essere sufficiente a risarcire in tutto o in parte tutti i creditori.

 


2 - CASO EGP, UNA PISTA AUSTRIACA CONFERMA LEGAMI CON LA MALA...
Valentina Errante per "Il Messaggero"

C'è una pista che porta in Austria, quella di una società alla quale Gianfranco Lande versava, senza apparente motivo, 600 mila euro all'anno. E poi ci sono i beni della "gang" sfuggiti ai sequestri, come un conto al Crèdite agricole di Ginevra e uno in Messico. E ancora una casa a Parigi, a Pereire, e una a Sharm El Sheik al Coral bay.

Perché il patrimonio degli indagati, congelato con il decreto del gip Simonetta D'Alessando, è solo una piccola parte delle fortune dei broker finiti in manette. E questo gli inquirenti lo sanno. Il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm Luca Tescaroli hanno già avviato rogatorie per sequestrare i beni Oltralpe, come la casa a Londra che Lande, nel corso dell'interrogatorio, ha dichiarato di possedere nel quartiere Mayfair.

Ma adesso, insieme agli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza, guidati dal generale Leandro Cuzzocrea, seguono la pista dei soldi e lavorano per individuare possibili prestanome. C'è un arcipelago di società all'estero da monitorare. E c'è soprattutto una società austriaca alla quale, ogni anno, la Egp versava centinaia di migliaia di euro. Passaggi di denaro apparentemente immotivati sui quali la Finanza cerca di fare chiarezza. Per stabilire chi incassasse i soldi o se quei versamenti servissero proprio farli sparire. Perché quella società appare proprio come una scatola vuota.

 

E mentre il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza presentata dall'avvocato Riccardo Olivo, confermando il carcere per Roberto Torreggiani, dalle liste dei clienti emergono altri nomi "noti". Come quello di Anna Blefari Melazzi, ex ambasciatrice in Polonia e cugina di Diana, la br morta suicida in carcere un anno e mezzo fa. Un investimento di oltre un milione di euro. Poi Arturo Bianco, il fratello dell'ex ministro e sindaco di Catania Enzo, che con Lande aveva investito 87.169 euro. E ancora, la documentarista Chantal Personè, i calciatori Stefano Di Fiordo e Carlo Taldo, l'ex calciatore Andrea Pazzagli.

Intanto la procura ha diffuso un comunicato stampa, precisando che nessuna delle vittime della "stangata" messa a segno da Gianfranco Lande, Roberto Torreggiani, Raffaella e Andrea Raspi e Gianpiero Castellacci de Villanova è accusato di riciclaggio o evasione fiscale. «È doveroso chiarire - si legge in una nota - a prescindere da ogni necessaria verifica sulla genuinità e veridicità delle liste di clienti pubblicate su alcuni quotiani, che la presenza di un nominativo in tali liste non autorizza in alcun modo a ipotizzare la commissione o il coinvolgimento in reati fiscali o di riciclaggio».

 

Ad essere diffusa perché depositata dalla procura in occasione del ricorso degli indagati al Riesame, è la lista dei 730 clienti di Lande che hanno aderito allo scudo fiscale. Ma in mano agli inquirenti c'è un altro elenco: 500 persone che non avevano "scudato" gli investimenti.

Intanto Gustavo delli Paoli Carini, che ieri sul Messaggero ha raccontato come Lande gestisse il denaro e gli interessi dei clienti, precisa di non avere mai lavorato per il Madoff dei Parioli, ma di essere stato soltanto un consulente esterno.


3 - CATERINA GUZZANTI: «MI FIDAVO DI LUI LO VEDEVO A CASA FIN DA BAMBINA»...
Alessandro Capponi per il "Corriere della Sera"

Caterina Guzzanti si è fidata così tanto di Torregiani e soci che un anno e mezzo fa voleva affidare loro «altri soldi. Sicuramente di più dei 24 mila che avevo consegnato all'inizio. Quelli erano i risparmi messi da parte con i primissimi lavori. L'ultima volta invece avrei dato loro un'altra cifra. Ma quando sono andata me l'hanno sconsigliato. Insomma, non li hanno voluti».

Scusi Caterina, ripeta: lei ha offerto soldi e loro hanno rifiutato?
«Sì. Io conosco Torregiani fin da bambina: veniva in casa, mi ricordo che fumava il sigaro e tutta la stanza si riempiva di quell'odore» .

 

Ma come mai Torregiani veniva a casa sua?
«Si occupava dei risparmi della mamma. La quale, adesso, a settant'anni, ha perso tutto. Senza pensare ai soldi di mio padre Paolo (deputato nel gruppo dei Responsabili, ndr), che poi erano dei nonni, e quelli di mia sorella Sabina (attrice e regista, ndr). E il fatto che la truffa sia stata compiuta da una persona di fiducia, di casa, fa ancora più male. Insomma, questa storia mi toglie il sonno» .

Caterina Guzzanti ha trentaquattro anni, è un'attrice: negli anni, con dedizione e talento, s'è scrollata di dosso i paragoni. E si è affermata facendo radio e teatro, lavorando in tv in trasmissioni spiritose e intelligenti. Adesso è al cinema con «Boris» , un film comico. Com'è comprensibile, lei oggi non ha voglia di fare battute. La voce morbida e bassa: addolorata, sfiduciata, «traumatizzata» .

Caterina, soldi persi a parte, cosa le ha dato più fastidio?
«Il fatto di venire raccontati come avidi. Ho letto di interessi al 20 per cento, ma i miei erano del 4, forse del 5. Poi si parla di cifre virtuali, mai viste: io non ho mai investito 88 mila euro. Anzi, di quelli che ho sborsato la metà me l'ha prestata mamma...».

In ogni caso, con ventiquattromila euro più interessi cosa voleva fare?
«Pensavo di dare l'anticipo per comprare casa. Io e mia mamma ci abbiamo anche scherzato: pensa se Lande scappa coi soldi... Ma la cosa strana è che non è scappato, diceva che il momentaccio dipendeva dalla crisi. E io ci credevo pure».

Ma perché quasi tutta la sua famiglia s'è fidata di Torregiani?
«Perché con mia mamma si era sempre comportato onestamente, almeno fino a quando ha lavorato da solo. Poi quando ha preso quei soci, quelle brave persone di Lande e gli altri, per i vecchi clienti sembrava non fosse cambiato nulla. E invece poi il cugino di mio padre, Sandro Balducci, ha chiesto di riavere i soldi indietro, e lì s'è capito cosa ci aspettava. E ci è preso un colpo, ecco sì, un colpo».

E pensare che lei voleva affidare a quella società anche altri soldi...
«Che fessa eh?» .
Ma non la dice come una battuta, sorride appena.

 


4- LO CHEF HEINZ BECK: «IO NELLA LISTA? IMPOSSIBILE, NON HO PERSO UN EURO»...
Dal "Corriere della Sera"

«Lo ripeto da una settimana, e non ne posso più: non ho investito non quella gente, e non ho perso neanche un euro» . Lo chef Heinz Beck ha 47 anni, da 16 è in Italia. Lavora al ristorante «La Pergola».

Beck, sembra che lei abbia investito seicentomila euro, con scudo fiscale.
«Ma non è così, giuro, e non so più cosa fare. Ogni giorno c'è un nuovo dettaglio, adesso anche la cifra. Ma cosa devo fare, affermare il falso e ammettere di aver investito soldi? Di averli persi? Non so cosa pensare. Sembra una situazione kafkiana. Ma io non sono andato dall'avvocato, né dal magistrato. Avessi perso denaro, l'avrei fatto».

Sua moglie ha fatto lo scudo fiscale?
«Anche mia moglie? Lo dico l'ultima volta: non è vero. E se lo fosse: come vittima di una truffa non dovrei essere tutelato?» . 06-04-2011]

 

 

SCAZZO LEGA-FINI SULL’OSTRUZIONISMO (BOSSI: “SE DÀ 5 MINUTI A TUTTI…”) - IL CSM CONTRO IL PROCESSO BREVE: “È UN’AMNISTIA” (NAPOLITANO DISPERATO: “FACCIO QUELLO CHE POSSO”) - CONFALONIERI DIFFAMATO: VELTRI PAGA - DE SIERVO, APPENA NOMINATO VA GIÀ IN PENSIONE - IL PROBLEMA BRIGANDÌ RINVIATO ALLA PROSSIMA SETTIMANA - GHEDINI SMENTISCE MIELI: “LA CASA DI LAMPEDUSA È STATA COMPRATA SUL SERIO” - IL PD INCAZZATO CON L’ELEFANTINO: “FERRAR FAZIOSO E MASI È SUO COMPLICE

1. FINI, PRONTO A RIDURRE TEMPO INTERVENTI SU VERBALE...
(Adnkronos) - Dopo la seduta di questa mattina durante la quale gli interventi di deputati di Pd e Idv sul verbale della riunione di ieri hanno di fatto bloccato lo svolgimento dell'ordine del giorno previsto, "ove dovessero riproporsi nelle prossime sedute situazioni analoghe, la presidenza, in mancanza di un'espressa previsione regolamentare sulla durata degli interventi, ridurra' il tempo massimo degli interventi in relazione al numero degli iscritti a parlare". Lo ha annunciato il presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso della Conferenza dei capigruppo, convocata dopo quanto accaduto in Aula.

2. REGUZZONI, FINI DOVEVA INTERVENIRE PRIMA, NON C'E' STATA TERZIETA'...
(Adnkronos) - "Ho espresso la contrarieta' circa la conduzione della seduta odierna, perche' questo poteva essere fatto stamattina alle 10 quando io e Cicchitto abbiamo chiesto esplicitamente un suo intervento e che invece ha negato concedendo a tutti cinque minuti, con intenzione chiaramente dilazionatoria rispetto ai punti all'ordine del giorno. Oggi non e' una bella pagina di terzieta' della terza carica dello Stato". Lo ha sottolineato il presidente dei deputati della Lega, Marco Reguzzoni, dopo le decisioni annunciate nella Conferenza dei capigruppo dal presidente della Camera Gianfranco Fini, a proposito della durata degli interventi sul processo verbale della seduta.

 

3. BOSSI, FINI HA SBAGLIATO A DARE 5 MINUTI A TUTTI...
(ANSA) - Dopo le critiche della Lega alla gestione dell'Aula di questa mattina da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini, arrivano anche le critiche del leader, Umberto Bossi. Fini ha sbagliato nella gestione dell'ostruzionismo dell'opposizione? Gli chiedono i cronisti. "Penso di sì. Se dà cinque minuti a tutti...", risponde il ministro.

4. FRATTINI, MINISTRI IN AULA? PD RICORDI I TEMPI DI PRODI...
(ASCA) - 'Chi non ricorda il passato e' condannato a riviverlo. Parole che dovrebbero tornare utili in questi giorni al Segretario del PD e ai suoi colleghi di emiciclo, instancabilmente occupati a puntare il dito contro quei membri del governo che, essendo deputati prima ancora che ministri, nel partecipare alle votazioni nelle Aule parlamentari adempiono con responsabilita' al proprio mandato'. E' quanto scrive il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sul suo blog (http://francofrattinidiarioitaliano.blogspot.com).

 

'Ci sono fior di democrazie che risolvono questo conflitto consentendo la delega o un'agenda del voto che consenta alla maggioranza di organizzare la propria presenza secondo i numeri che il mandato popolare le ha affidato per una legislatura. Troppo fair play per noi - prosegue Frattini -. Che ci limitiamo allora ad osservare come la nostra scelta non ha la presunzione di essere diversa da quella dei ministri-senatori della XV legislatura.

La sola differenza con allora: la minor frequenza dei richiami ai ministri, rintracciati allora con il 'cercapersone' e sollevati ripetutamente dai loro incarichi ministeriali - in pratica quotidianamente - per pompare ossigeno al loro governo. Quello stesso esecutivo che lasciava a due senatori (Mastella e Turco) l'ingrato compito di fare la spola tra Palazzo Madama e le sedi dei loro ministeri'.

 

5. NAPOLITANO: STOP P. BREVE? FACCIO QUELLO CHE POSSO...
(ANSA) - "Presidente, non consenta la prescrizione breve e il processo breve. Glielo chiedo in ginocchio. Faccia di tutto". "Questo lei non deve dirmelo. Conosco le questioni e le seguo come posso". Questo lo scambio di battute fra la madre di una delle 32 vittime della strage del treno di Viareggio del 2009 e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, all'uscita della Basilica di Collemaggio dell'Aquila dove si è svolta la messa in ricordo delle vittime del terremoto di due anni fa.

6. TESTO PROCESSO BREVE A ESAME CSM, E' AMNISTIA PER I PROCESSI IN CORSO, E SOPRATTUTTO PER CORRUZIONE...
(ANSA) - Avrà l'effetto di una "sostanziale amnistia" per i processi in corso la norma sulla prescrizione breve. Inciderà soprattutto su quelli riguardanti i reati contro la pubblica amministrazione e la corruzione. E' questa la testi sostenuta nel documento che sarà discusso oggi pomeriggio dal plenum del Csm. Si tratta di un testo messo a punto dal togato del Movimento per la giustizia, Nello Nappi, dopo un confronto con altri consiglieri di Palazzo dei Marescialli.

 

7. FEDELE CONFALONIERI DIFFAMATO DA VELTRI, SARA' RISARCITO...
(Adnkronos) - Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri sara' risarcito per la diffamazione subita in un passaggio del volume 'Le toghe rosse' di Elio Veltri, edito da Baldini Castoldi Dalai. Lo ha stabilito la Cassazione (Terza sezione civile), convalidando un risarcimento pari a 22 mila euro (di cui 20 mila a titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali e la restante parte a titolo di pena pecuniaria) nei confronti di Confalonieri.

 

In particolare, la Suprema Corte, bocciando il ricorso della casa editrice che si era appellata all'esercizio del diritto di critica politica trattandosi di un libro di 'carattere politico', ha evidenziato che "resta accertato che i toni e le espressioni adoperate dall'autore del libro, quanto meno nei confronti di Fedele Confalonieri, sono, in se' e nel contesto espressivo e comunicativo in cui sono state inserite, diffamatorie, cioe' tali da screditare la reputazione" del presidente di Mediaset. In questo modo e' stata confermata la decisione della Corte d'appello di Milano dell'aprile 2008.

8. CONSULTA: 20 APRILE SEDUTA COMUNE PARLAMENTO PER ELEZIONE NUOVO GIUDICE...
(Adnkronos) - E' stato convocato per mercoledi' 20 aprile, alle 9, Parlamento in seduta comune per l'elezione di un giudice costituzionale chiamato a sostituire l'attuale presidente della Consulta, Ugo De Siervo, che terminera' il suo mandato il prossimo 29 aprile.

 

9. PLENUM RINVIA VOTO SU DECADENZA BRIGANDI' A PROSSIMA SETTIMANA...
(Adnkronos) - E' stato rinviato alla seduta del plenum della prossima settimana il voto sulla proposta di decadenza del consigliere laico Matteo Brigandi' sottoposta all'assemblea dalla Commissione verifica titoli. La decisione e' stata annunciata dal vicepresidente Michele Vietti al termine di un dibattito durato oltre tre ore. Il consigliere Brigandi' aveva lasciato l'Aula all'inizio della discussione. La richiesta di decadenza per incompatibilita' era stata motivata con l'omessa dichiarazione e la non rimozione nei tempi previsti del ruolo dello stesso Brigandi' di amministratore di una societa' con finalita' commerciali.

 

10. GHEDINI, BERLUSCONI HA RAGGIUNTO ACCORDO PER ACQUISTO CASA A LAMPEDUSA...
(Adnkronos) - "La dichiarazione del dottor Paolo Mieli che l'acquisto da parte del presidente Berlusconi di una casa a Lampedusa si tratterebbe di una 'bugia', e' destituita di ogni fondamento e palesemente erronea". Lo afferma Niccolo' Ghedini, legale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Gia' la settimana scorsa -aggiunge- si e' raggiunto un accordo con la proprieta', che afferma di non aver mai parlato con il dr. Mieli, per l'acquisto fissando definitivamente il prezzo. Ovviamente l'acquisto e' stato subordinato ai consueti accertamenti burocratici che obbligatoriamente debbono svolgersi prima dell'acquisto di qualsiasi immobile. Tra i legali delle parti e il notaio gia' incaricato per il rogito, sono intercorsi in questi giorni continui contatti con numerosi scambi di mail e documenti, facilmente riscontrabili, che comprovano la totale inconsistenza della grave accusa del dr. Mieli, guarda caso subito fatta propria all'onorevole Veltroni".

 

"E' ovvio quindi -conclude Ghedini- che il passaggio di proprieta' si perfezionera' all'esito, certamente breve, delle verifiche di legge ma la volonta' delle parti e' assolutamente chiara ed univoca".

11. ORFINI (PD), FERRARA FAZIOSO, SILENZIO COMPLICE DI MASI...
(ANSA) - "Probabilmente ieri sera il direttore generale della Rai era distratto, altrimenti avrebbe senz'altro telefonato in diretta a Giuliano Ferrara per chiedergli maggiore equilibrio, come è solito fare in altre occasioni. Il direttore del Foglio si è infatti sostituito alla magistratura celebrando il processo Ruby, naturalmente assolvendo il premier e censurando i magistrati, il tutto in 5 minuti. Un processo in effetti assai breve, che probabilmente è il modello a cui si ispira il ministro Alfano". Lo afferma Matteo Orfini, responsabile cultura della segreteria nazionale del Pd.

 

"Sempre in 5 minuti i giudici sono stati paragonati a integralisti islamici, con tanto di video di un dibattito polemico in diretta tra un mufti e una giovane attrice. A Gad Lerner è andata appena meglio. La trasmissione di Ferrara - prosegue Orfini - ha un format particolare, si tratta di un editoriale nel momento di massimo ascolto della rete principale del servizio pubblico. Non c'é nulla di paragonabile nel palinsesto Rai, le trasmissioni che tanto irritano la maggioranza e il direttore generale prevedono sempre una pluralità di voci."

"Chiediamo al direttore generale, è normale? E lo chiediamo anche a Giuliano Ferrara, che è abbastanza esperto e intelligente da sapere - conclude Orfini - che trasformare uno spazio di informazione in un momento di propaganda è tutto fuorché buon giornalismo".

 06-04-2011]

 

 

MILANO IN ATTIVO, GENERALI DE-GERONTIZZATA A +4,78%, BENE LE BANCHE AFFAMATE DI CAPITALI - ORO SEMPRE Più RECORD - TREMONTI E IL FISCO AGEVOLATO, SI COMINCIA DA MILANO. MA “NESSUNO è COSì PIRLA DA RIFARE L’IRI” - FERRERO, CRESCE IL FATTURATO - VEGAS: NESSUN QUESITO PER UN’OPA UNICREDIT-LIGRESTI, ECCO LE NUOVE REGOLE - PONZELLINI, SULL’AUMENTO DI CAPITALE LA QUESTIONE è CHIUSA - DUE OFFERTE PER SIREMAR - SCARONI: “POSSIAMO VIVERE SENZA GAS LIBICO, MA UN’ALTRA CRISI E SONO GUAI” - COLANINNO: PIAGGIO SEMPRE Più ASIATICA - NOMURA ITALIA CHIUDE - I FONDI RINUNCIANO ALLA CAUSA CONTRO PROFUMO
1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI...
(LaPresse) - Chiusura positiva per la Borsa di Milano, con l'indice Ftse Mib che guadagna l'1,21% a 22.326,52 punti e il Ftse All-Share che sale dell'1,09% a 23.023,23 punti. Milano è trainata dal settore bancario del Ftse Mib, dopo la presentazione del piano di impresa di Intesa Sanpaolo 2011-2013/2015, che prevede 13,5 miliardi di monte dividendi. Il consigliere delegato dell'istituto di credito, Corrado Passera, ha detto oggi che l'aumento di capitale da 5 miliardi di euro non è dovuto agli stress test. Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha spiegato che l'operazione è stata decisa nelle ultime 3-4 settimane. Il titolo della banca balza del 5,35% a 2,244 euro.

 

E si trascina dietro le altre banche: Ubi Banca (+3,96%), Unicredit (+3,46%), Mediolanum (+0,67%), Banca Montepaschi (+4,69%), Banco Popolare (+3,31%) e Popolare Milano, che registra un rialzo del 3,81% a 2,78 euro, dopo aver smentito i rumors su un aumento di capitale in arrivo. Nel Ftse Mib si mette in evidenza anche Pirelli, che mostra un balzo del 4,31% a 6,65 euro. Ma la quantità di denaro maggiore affluisce su Fondiaria-Sai, che chiude come maglia rosa del paniere principale, con un incremento del 6,17% a 6,365 euro. Ma le invece Parmalat, che cede l'1,9% a 2,268 euro. Ancora Corrado Passera illustrando il piano di Intesa Sanpaolo ha parlato del gruppo di Collecchio, sottolineando che "non si tratta di un'operazione facile".

Ma il colpo di scena della finanza italiana sono le dimissioni del presidente di Generali, Cesare Geronzi, "per contrasti che non lo vedono partecipe" nel gruppo, spiega il Leone di Trieste in una nota. Il titolo si stabilizza su un guadagno del 2,97% a 15,93 euro, dopo la fase altamente volatile all'uscita dell'indiscrezione dal consiglio di amministrazione di Roma, che ha portato l'attivo ad oltre cinque punti percentuali in un'ora. Secondo quanto trapelato, Geronzi avrebbe preso la decisione a seguito di una mozione di sfiducia spinta da 10-11 consiglieri del board. Mediobanca, al 14% nell'azionariato del Leone di Trieste, registra in Borsa un rialzo del 4,78% a 7,675 euro.

Oggi l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha spiegato in audizione alla Camera che in Italia "possiamo vivere senza il gas libico, ma certamente i nostri gradi di sicurezza sono diminuiti". Il Cane a sei zampe ha risposto nel mercato con un calo dello 0,68% a 17,57 euro. In Europa, che secondo Scaroni "non potrà fare a meno del gas della Russia", c'è attesa alla vigilia dell'aumento dei tassi d'interesse di 25 punti base che potrebbe essere deciso dalla Bce. Il Portogallo ha piazzato oggi 1 miliardo di euro in titoli di Stato con rendimenti molto alti. In questo contesto, chiudono sopra la parità le principali Borse europee. L'indice Ftse 100 di Londra sale dello 0,57% a 6.041,13 punti, il Cac 40 di Parigi registra una crescita dello 0,16% a 4.048,16 punti e il Dax di Francoforte aggiunge lo 0,55% a 7.215,11 punti.

 

2 - ORO: RECORD SOPRA 1,460 DLR, TOP ANCHE PER L'ARGENTO A 39,57 DLR...
Radiocor - L'oro si porta per la prima volta sopra 1.460 dollari e aggiorna il proprio record storico a 1.460,40. Sulla sua scia si muove l'argento c he ha ritoccato il suo massimo assoluto a 39,57 dollari. La marcia sostenuta dei due metalli preziosi prende origine da un concorso di fattori che va dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Nord Africa alle rinnovate minacce inflative nelle principali aree economiche del pianeta, dalle attese di nuovi rialzi dei tassi ai timori per lo stato dei conti pubblici in alcuni Paesi dell'Eurozona.

 

3 - FERRERO: FATTURATO GRUPPO A 6,6 MLD...
(ANSA) - La Ferrero International, societa' che controlla il gruppo Ferrero, ha chiuso il bilancio al 31 agosto 2010 con un fatturato consolidato di 6,6 miliardi di euro, in crescita del 4,3% rispetto al periodo precedente, e ha raggiunto un utile prima delle imposte di 893 milioni di euro.

4 - FISCO: TREMONTI, PRONTA BOZZA PER REGIME AGEVOLATO, TEST A MILANO...
Radiocor - 'L'idea e' di applicare regimi fiscali di favore di altri Paesi, fare shopping legislativo: se una cosa e' buona altrove, magari lo e' anche qua'. Cosi' il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo al Salone del Risparmio. La citta' di Milano potrebbe fare da test: 'Per l'attivita' finanziaria, l'idea e' di applicare a Milano regimi fiscali che per esempio ci sono in Irlanda per un tempo determinato e a certe condizioni'.

 

Tremonti non e' entrato nello specifico, ma ha sottolineato che 'la bozza del decreto e' pronta' e verra' presto divulgata sul sito del ministero e sui giornali per raccogliere le osservazioni. Pochi minuti prima, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, aveva parlato di 'rimodulare l'Imu al ribasso creando le premesse per facilitare imprese che vengano a investire nel nostro Paese e nella nostra citta''.

5 - IMPRESE: TREMONTI, FONDO CDP NON HA LOGICA DIFENSIVA, MA ESPANSIVA...
Radiocor - 'Il fondo per le pmi e il fondo strategico, sul modello francese, non hanno una logica espansiva, ma una logica accrescitiva'. Lo ha dett o il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo al Salone del Risparmio. Nelle ultime settimane e' emersa la proposta di un fondo strategico realizzato con l'intervento della Cdp che potrebbe essere utilizzato nei casi Parmalat ed Edison per mantenere l'italianita' delle societa'. Sulla proposta sono arrivate molte critiche, ma Tremonti lo difende: 'Credo sia la via giusta'.

6 - IMPRESE: TREMONTI, NESSUNO E' COSI' 'PIRLA' DA VOLER RIFARE L'IRI...
(Adnkronos) - 'L'Iri e' stata inventata 80 anni fa, ma nessuno e' cosi' pirla da pensare di rifarla'. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento al Salone del risparmio a Milano.

 

'Si e' parlato di vecchia Iri e di grande Mediobanca -ha continuato Tremonti- ma nessuno vuole rifare l'Iri'. Ma, ha aggiunto Tremonti, 'tanto era orrenda l'ultima fase dell'Iri, altrettanto poco belle sono state alcune privatizzazioni fatte a debito'.

7 - FONSAI: VEGAS, NESSUN QUESITO IN CONSOB SU ACCORDO CON UNICREDIT...
(Adnkronos) - In Consob non e' arrivato nessun quesito per l'esenzione dell'obbligo di Opa dopo l'accordo raggiunto tra Unicredit e il gruppo Fonsai. Lo ha detto Giuseppe Vegas, presidente della commissione che vigila sulle societa' quotate, a margine del Salone del Risparmio di Milano. "Non che io sappia", si e' limitato a rispondere Vegas a chi gli chiedeva del quesito.

8 - BANCHE: MUSSARI, SU RICAPITALIZZAZIONI NESSUNA IMPOSIZIONE...
Radiocor - 'Ogni intermediario ha la liberta' di decidere, nessuno ci ha ordinato di fare alcunche''. Cosi' il presidente dell'Abi e del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, riferendosi agli aumenti di capitale in corso da parte del sistema o prossimi all'annuncio. Mussari, al temine dell'incontro al Tesoro con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il direttore generale, Vittorio Grilli e i maggiori rappresentanti delle banche e delle fondazioni italiane, ha detto che le banche 'vogliono continuare a seguire le imprese e le famiglie'. Inoltre 'le banche italiane non sono mai state un problema per il Paese ma sono una risorsa e continueranno ad esserlo'.

 

9 - BORSA: VEGAS,NON TUTTE LE 300 QUOTATE HANNO CARATTERISTICHE GIUSTE...
Radiocor - Non tutte le 300 societa' quotate hanno le caratteristiche per stare in Borsa. Lo ha sottolineato il presidente Consob, Giuseppe Vegas, nella tavola rotonda in corso alla giornata del risparmio. 'Forse non tutte le 300 quotate - ha detto - hanno le caratteristiche per stare in una Borsa moderna. Un'azione approfondita di verifica sulle imprese quotate e sulle loro caratteristiche, flottante eccetera, sarebbe abbastanza utile'. Vegas ha poi rivendicato il ruolo importante della Borsa come 'luogo fondamentale' per l'economia e per il risparmio, 'ma purtroppo e' rimasto il ricordo di episodi spiacevoli del passato: bisogna che la Borsa diventi uno specchio, che la trasparenza sia sempre piu'' centrale'.

10 - PM: PONZELLINI, SU AUMENTO CAPITALE QUESTIONE CHIUSA...
(Adnkronos) - "Questione chiusa". Cosi' Massimo Ponzellini presidente della Banca Popolare di Milano, risponde a margine della presentazione di un libro, ai giornalisti che gli chiedono sull'aumento di capitale da 600 mln dopo il no del cda E a chi gli chiede se la questione sia defnitivamente archiviata risponde: "Il termine definitivamente non esiste".

 

11 - TIRRENIA: D'ANDREA, GIUNTE DUE OFFERTE PER SIREMAR...
(Adnkronos)- Sono due le offerte pervenute per l'acquisto del compendio aziendale di Siremar, la compagnia di navigazione regionale siciliana in amministrazione straordinaria, nel rispetto del termine prorogato. A comunicarlo e' il commissario straordinario della societa', Giancarlo D'Andrea, in una nota. 'Dette offerte -riferisce D'Andrea- consentono, fermi i principi di trasparenza e di non discriminazione, la prosecuzione dell'ulteriore fase che precede l'aggiudicazione'.

 

12 - GAS: SCARONI, POSSIAMO VIVERE SENZA QUELLO LIBICO...
(Adnkronos) - 'Possiamo vivere senza il gas libico, ma certamente i nostri gradi di sicurezza sono diminuiti. Guai, se nel prossimo inverno, in aggiunta ad una eventuale carenza di gas libico se ne dovesse aggiungere un'altra. Questo sarebbe un problema serio per l'Italia e forse anche per l'Europa'. L'ad dell'Eni, Paolo Scaroni, ha risposto cosi' ai cronisti, al termine di un'audizione in Commissione attivita' produttive della Camera sui temi dell'approvvigionamento energetico.

13 - PIAGGIO: COLANINNO, NUOVA FASE SVILUPPO IN ASIA, IN 4 ANNI 1MLD...
(Adnkronos) - Piaggio si prepara a 'una nuova e decisiva fase di sviluppo' delle proprie operazioni in Asia, che portera' a 'una importante espansione delle attivita' industriali e commerciali in tutta l'area, con l'obiettivo di raggiungere nell'arco di quattro anni un fatturato sui mercati asiatici pari a circa 1 miliardo di euro'. L'annuncio e' stato dato dal presidente e amministratore delegato del gruppo Piaggio, Roberto Colaninno, nel corso della cerimonia di inaugurazione della nuova area industriale su cui si espandera' lo stabilimento vietnamita del gruppo (che si espandera' dagli attuali 26.000 mq a circa 50.000 mq), situato nella provincia di Vinh Phuc nei pressi di Hanoi.

In tale area il gruppo realizzera' il primo centro di Ricerca e Sviluppo per il settore due ruote nel continente asiatico e triplichera' la capacita' produttiva dello stabilimento vietnamita - la cui attivita' industriale e' iniziata nel giugno del 2009 - che passera' a regime dagli attuali 100.000 a 300.000 scooter l'anno, per rispondere alla notevole crescita della domanda di veicoli a due ruote del mercato vietnamita e degli altri mercati del Sud-Est Asiatico. Nell'area di Vinh Phuc, il gruppo Piaggio realizzera' inoltre uno stabilimento per la produzione di motori per scooter, con una capacita' produttiva di 250.000 unita' l'anno.

 

'Quello di oggi - ha affermato Roberto Colaninno - e' un evento di notevole importanza per il nostro gruppo, che pone le basi per diventare una delle piu' grandi presenze industriali italiane nell'intera regione asiatica. Forti dello straordinario successo del nostro investimento iniziale in Vietnam, oggi entriamo nella seconda fase della nostra strategia di espansione'.

14 - TREVI: DRILLMEC SI AGGIUDICA NUOVO CONTRATTO DA 39 MLN DOLLARI...

(Adnkronos) - Drillmec, societa' del gruppo Trevi, si e' aggiudicata una nuova importante commessa per la fornitura di 25 impianti idraulici di perforazione da 75 tonnellate (serie 'HH') per idrocarburi per un valore complessivo pari a circa 39 milioni di dollari; l'accordo prevede l'opzione di acquisto, riservata al cliente, di ulteriori 125 impianti idraulici. Gli impianti saranno prodotti nello stabilimento Drillmec di Piacenza. Gli impianti sono stati commissionati dal cliente Greka Drilling, societa' quotata alla Borsa di Londra, principale operatore indipendente non convenzionale in Cina, dove gli impianti Drillmec opereranno, nella provincia di Shanxi, per la ricerca di Gas, comprendendo CBM (Coal Bed Methane), e Shale Gas.

15 - LEGACOOP: NEL 2010 CIRCA 500MILA OCCUPATI E OLTRE 57 MLD FATTURATO...
(Adnkronos/Labitalia) - Il 2011 e' un anno di importanti ricorrenze. Insieme al 150° anniversario dell'Unita' d'Italia, festeggia il suo 125° compleanno anche la Legacoop (Lega nazionale delle cooperative). A testimonianza della validita' del modello, parlano i numeri: oggi le imprese cooperative rappresentano il 7% del Pil, vi lavorano piu' di 1 milione e 100mila occupati, contano 12 milioni di soci, e rivestono posizioni di eccellenza in molti settori economici.

 

Secondo i dati di preconsuntivo 2010, presentati a Roma, nel corso del 38° Congresso nazionale, le cooperative aderenti a Legacoop, sono 14.257, e contribuiscono a un fatturato aggregato pari a 57.293 miliardi di euro. Esse danno lavoro complessivamente a 469.847 occupati e sono l'espressione della volonta' di 8.778.327 soci. Tra le cooperative aderenti a Legacoop ve ne sono ancora 200 ancora attive, nate da piu' di un secolo.

16 - BANCHE D'AFFARI, MAGNONI CHIUDE NOMURA ITALIA: VINCE LO STILE LEHMAN...
Da "il Giornale" - Le attività della Lehman Brothers, dopo il clamoroso crac che nel 2008 ha fatto esplodere la crisi finanziaria, sono state rilevate da Nomura. Il big del credito e della finanza giapponese, superata la grande la crisi, divenne addirittura compratore del simbolo del contagio della finanza allegra made in Usa. Così Nomura Italia inglobò i bankers di Lehman, guidati da Ruggero Magnoni. Ma ora la filiale italiana chiude i battenti e diventa una branch della sede di londinese. Una scelta in contrasto con la logica Nomura, ma pienamente coerente con lo stile Lehman. Che ha preso il totale sopravvento.

17 - COMMERZ, 10 MILIARDI...
Dal "Corriere della Sera" - Commerzbank dovrebbe dare il via oggi ai piani per un aumento di capitale fino a 10 miliardi di euro. Lo ha scritto il «Financial Times» , per cui la banca tedesca potrà così ripagare in buona parte il sostegno fornito dallo Stato durante la crisi.

 

18 - L'OPA SI POTRÀ RIAPRIRE...
Dal "Corriere della Sera"- Via libera della Consob alle nuove regole sulle offerte pubbliche d'acquisto. Dall'organo di vigilanza presieduto da Giuseppe Vegas arrivano maggiori tutele per le minoranze, più trasparenza e semplificazione delle procedure. Il nuovo regolamento entrerà in vigore il 2 maggio.

Tra le novità, la possibilità, in caso di successo di Opa promosse dal socio di controllo o da altri soggetti insider, di riaprire il periodo d'offerta, per consentire l'adesione anche agli azionisti che in un primo momento hanno scelto di non conferire i titoli; l'estensione della best price rule ai 6 mesi successivi alla chiusura dell'offerta; e il computo, per determinare il superamento della soglia del 30%e il prezzo, anche degli acquisti di strumenti finanziari derivati di qualsiasi tipo.

19 - UNICREDIT-HVB, GLI HEDGE FUND RINUNCIANO AL RICORSO...
Dal "Corriere della Sera"- Il 1 aprile otto fondi speculativi stranieri e un'associazione tedesca per la tutela dei diritti degli azionisti hanno rinunciato all'azione in cui reclamavano presunti danni per 17,35 miliardi contro Unicredit, l'ex ad Alessandro Profumo e di Wolfgang Sprissler, ex ad di Hvb. L'azione era stata avviata a giugno 2007 davanti alla Corte regionale di Monaco.

 

20 - FACEBOOK E IL TESORETTO DI INTERPUBLIC...
Dal "Corriere della Sera"- Cinque milioni di dollari investiti nel 2006 oggi potrebbero valere fino a 300 milioni. Come dire: il valore iniziale si sarebbe moltiplicato per 60 volte in circa 5 anni. Ma se volete sapere chi è «l'uomo della pioggia» , non cercate in banca o in un hedge fund. L'artefice (e il beneficiario) dell'eclatante quanto inatteso ritorno è Interpublic, terzo gruppo mondiale della pubblicità.

Nel 2006 il gruppo, che controlla tra l'altro McCann Erickson, ha comprato una piccola quota di Facebook, quando il sito di social network era popolare soprattutto tra gli studenti universitari. Per meno dello 0,5%del capitale ha pagato meno di 5 milioni di dollari. A quel tempo, Facebook era valutata tra 1 e 2 miliardi di dollari, ricorda il Financial Times. Ma appena un anno dopo, quando Microsoft investì 240 milioni nel sito, la valutazione è lievitata a 15 miliardi.

Ed è salita a 50 miliardi l'anno scorso, dopo l'ingresso nel capitale di Goldman Sachs. L'inteso trading sul mercato secondario, in attesa della quotazione ufficiale, nel frattempo ha fatto intervenire la Sec, l'autorità di controllo sul mercato Usa, e Interpublic è stata costretta a render pubblica la propria partecipazione. Oggi una quota dello 0,4%varrebbe 200 miliardi, se la valutazione di Facebook fosse di 50 miliardi. Ma nella ultime settimane la valutazione della società fondata da Mark Zuckerberg è arrivata fino a 85 miliardi sul mercato secondario, una cifra che farebbe arrivare a 300 milioni la rivalutazione dell'investimento di Interpublic.06-04-2011]

 

 

OK GENERALI NEL PRIMO GIORNO POST-GERONZI - DALLA BANCA DEL GIAPPONE 1.000 MLD DI YEN E TASSI STABILI - BANKITALIA, +4,9% PRESTITI BANCARI A FEBBRAIO, SOFFERENZE IN CALO - NIENTE ACCORDO SUL BUDGET USA, DA DOMANI DIPENDENTI PUBBLICI IN CONGEDO? - GROUPAMA CONFERMA: VOGLIAMO SUPERARE IL 10% DI FONSAI (CHE S&P TIENE NEL MIRINO) - ricapitalizzazione: RUGGINI TRA PASSERA E MEDIOBANCA - NASDAQ VESTE PRADA - ALLA POPOLARE MILANO L’AUMENTO È INDIGESTO - MA QUANTO VALE GRANAROLO?...

1. BORSA:EUROPA POCO MOSSA IN ATTESA BCE,BENE BANCHE PORTOGALLO...
(ANSA) - Borse europee poco mosse dopo la decisione del Portogallo di accettare gli aiuti dell'Unione Europea per sistemare i problemi nei conti pubblici e in attesa che la Bce comunichi la sua decisione sui tassi di interesse. L'attesa del mercato è per un aumento del costo del denaro di 25 punti base, all'1,25%. Il salvataggio del Portogallo ha ridato forza alle banche del Paese spingendo il Banco Espirito Santo e il Banco Comercial Portugues a guadagnare oltre il 4%. Il credito è il migliore tra i diversi settori, con Intesa (+1,60%) premiata per il piano industriale presentato ieri e nonostante un aumento di capitale da 5 miliardi.

La ricapitalizzazione, annunciata per restituire gli aiuti di stato, penalizza invece Commerzbank (-4,2%). L'indice Dj Stoxx 600, il principale indicatore dell'andamento dei listini dell'area, sale dello 0,3%. Londra guadagna lo 0,03%, Parigi lo 0,11% mentre Francoforte cede lo 0,09%. Tra i titoli scivolano Bmw (-1,8%) e Telefonica (-1%) dopo che Morgan Stanley ha abbassato il giudizio sulle azioni dei due gruppi.

Di seguito l'andamento dei principali listini del Vecchio Continente: - Londra +0,03% - Parigi +0,11% - Francoforte -0,09% - Madrid -0,56% - Milano +0,06% - Amsterdam +0,03% - Stoccolma -0,36% - Zurigo +0,51%

 

2. BORSA: ASIA POCO MOSSA, DA BOJ 1.000 MLD YEN PER ECONOMIA...
(ANSA) - Seduta poco mossa per le principali borse asiatiche che si avviano a chiudere la giornata in ordine sparso e senza strappi. I listini hanno perso terreno dopo che la Bank of Japan ha rilevato come l'economia nipponica sia stata fortemente danneggiata dal sisma. La banca centrale ha anche deciso di mantenere invariati i tassi di interesse a un livello compreso tra lo 0 e lo 0,1% e di prestare mille miliardi di yen per la ricostruzione.

Oggi il costo del denaro sarà oggetto di esame da parte del board della Bce e l'attesa è per un rialzo dei tassi di 25 punti base. L'indice Msci per l'area dell'Asia Pacifico sale dello 0,1%. Tokyo ha chiuso praticamente invariata (+0,07), Hong Kong cede lo 0,19%, Shanghai lo 0,08% e Seul lo 0,21%. Di seguito gli indici delle principali borse dell'area Asia-Pacifico: - Tokyo +0,07% - Hong Kong -0,14% (in corso) - Shanghai -0,06% (in corso) - Taiwan +0,56% - Seul -0,21% - Sydney -0,10% - Mumbai -0,14% - Singapore -0,17% (in corso) - Bangkok +0,99%

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI GIOVEDI' 7 APRILE...
Radiocor - Milano - workshop Moody's Italia 'Stato Sovrano, Regioni ed Enti Locali in Italia: un aggiornamento'.

Milano - incontro Fondazione Etica in occasione della presentazione del libro 'Il federalismo che gia' c'e'. Come vengono spesi i soldi dei cittadini nei Comuni italiani'. Partecipano, tra gli altri, Sergio Chiamparino, presidente Anci; Gregorio Gitti, presidente Fondazione Etica; Giovanni Gorno Tempini, a.d. Cassa Depositi e Prestiti; Giuseppe Guzzetti, presidente Fondazione Cariplo; Flavio Tosi, sindaco Verona.

 

Bologna - nell'ambito delle MBA Lectures, organizzate da UniCredit e Alma Graduate School, incontro con Sergio Marchionne, a.d. Fiat e Chrysler.

Roma - conferenza internazionale sulla finanza e la crisi con il direttore centrale di Bankitalia, Salvatore Rossi, il vice presidente della Fed di Filadelfia, Herbert Taylor.

Roma - convegno sull'energia con il presidente del Gse, Emilio Cremona, il presidente dell'Autorita' per l'energia, Guido Bortoni, il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani e gli amministratori delegati di Acea, Terna ed Enel, Marco Staderini, Flavio Cattaneo e Fulvio Conti.

Roma - il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi e il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, prendono parte a un convegno sulla previdenza.

Roma - i segretari generali dei sindacati bancari presentano la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di categoria.

Eurozona - riunione a Francoforte del Consiglio direttivo della Bce. Segue conferenza stampa.

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GENERALI: Geronzi lascia, per la successione in pole Galateri, avanzano Monti e Berger (dai giornali). Il tappo saltato, il mercato e le risposte da dare (Il Sole 24 Ore, pag. 1). Quegli anni in Via Nazionale, intervento di Carlo Azeglio Ciampi (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 8). Ha prevalso l'indipendenza, intervento dell'economista Luigi Zingales (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 8). 'Addio alla logica dei salotti buoni', intervista al banchiere Roberto Mazzotta (La Stampa, pag. 8). Un giorno pieno di sole per la corporate Italia (Wall Street Journal , pag 32) Verso una nuova era di grande calma (Financial Times, pag.19)

 

MEDIOBANCA: il ruolo avuto in Generali riapre lo scontro nel patto (Il Messaggero, pag. 9). Il risiko del potere ora si sposta a Piazzetta Cuccia (Il Fatto, pag. 11). Gli equilibri dopo la svolta di Trieste (Corriere della Sera, pag. 15).

FONSAI: Groupama vuole il 17-20%, aspetta il via libera dell'Isvap (Il Sole 24 Ore, pag. 43). Ma Ligresti e' gia' blindato con UniCredit (La Repubblica, pag. 30). L'Isvap incalza il gruppo: cda l'11 maggio per l'aumento (Il Messaggero, pag. 23).

PARMALAT: in campo le coop, gli allevatori pronti a sostenere Granarolo, ipotesi di ricapitalizzazione (Il Sole 24 Ore, pag. 45). 'Risolto il nodo Antitrust faremo grande Collecchio', intervista a Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo (La Stampa, pag. 36). In Latco un terzo a testa tra Coop, Cdp e banche (Il Messaggero, pag. 23).

BANCHE: piu' soldi in cassa, ma non di Stato. Nelle ricapitalizzazioni l'incognita Cdp, intervento di Marco Onado, economista (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 16). 'Via gli istituti dalle societa' finanziarie o importeremo solo un fallimento', intervista al docente Giulio Sapelli (Il Secolo XIX, pag. 13).

ECONOMIA: Marcegaglia, 'la classe dirigente cambi passo' (dai giornali). 'Serve maggiore qualita' nei board', intervista a Francesco Chiappetta, group general counsel di Pirelli&C (Il Sole 24 Ore, pag. 45).

INTESA SANPAOLO: Passera, l'aumento di capitale sosterra' il piano triennale di crescita (dai giornali). Intesa San Paolo: Lex Colum (Financial Times, pag.14)

FIAT: 'Cercansi fornitori per Chrysler', intervista a Sandra Pupatello, ministro dello Sviluppo economico dell'Ontario (Il Sole 24 Ore, pag. 46).

SINDACATO: il primo maggio Cgil, Cisl e Uil divisi in piazza (dai giornali).

 

MEDIASET: l'Autority la salva nella pubblicita', piu' blanda l'indagine su raccolta di risorse (La Repubblica, pag. 31).

TIRRENIA: spunta l'ipotesi del pagamento rateizzato (Il Secolo XIX, pag. 15).

PORTOGALLO: resa agli aiuti Ue (dai giornali).

5. PORTOGALLO: GOVERNO RICONOSCE CHE AIUTO UE E' 'NECESSARIO'...
Radiocor - Il ministro portoghese delle Finanze, Fernando Teixeira dos Santos, ha riconosciuto come 'necessario' per il Portogallo avvalersi di 'meccanismi di finanziamento disponibili in ambito europeo'. Il ministro ha parlato in un'intervista al quotidiano economico Jornal de Negocios.

6. BANKITALIA, +4,9% PRESTITI BANCARI A FEBBRAIO, SOFFERENZE IN CALO...
Radiocor - A febbraio 2011 il tasso di crescita sui 12 mesi dei prestiti delle banche al settore privato, corretto per le cartolarizzazioni non rilevate dai bilanci bancari, si e' attestato al 4,9%, costante rispetto al precedente mese di gennaio. Lo afferma la Banca d'Italia. Il tasso di crescita annuo dei prestiti alle societa' non finanziarie e' salito del 4,9% dal 4,4% di gennaio, mentre il tasso di espansione del credito alle famiglie e' pari al 5,1%, valore pressoche' invariato rispetto al periodo precedente. Il tasso di crescita sui 12 mesi delle sofferenze, non corretto per le cartolarizzazioni scende a febbraio al 28,9% dal 30,4% di gennaio.

La raccolta del settore privato, si legge nella nota, registra un calo annuale dell'1,2%, inferiore a quello registrato nello scorso mese (-2%). Analogo andamento si registra per il tasso di crescita annuale della raccolta obbligazionaria: -0,5% a febbraio contro -1,6% di gennaio. Quanto ai tassi, quelli sui nuovi finanziamenti alle imprese sono aumentati di 10 punti base al 2,79%. I tassi sui mutui sono diminuiti al 3,30% dal 3,36% di gennaio, mentre quelli sul credito al consumo sono saliti all'8,89% dall'8,87%. I tassi passivi sui depositi registrano infine un lieve incremento: 0,71% contro 0,69%.

 

7. USA: BUDGET; VERTICE NOTTURNO, PROGRESSI MA NESSUN ACCORDO...
(ANSA-REUTERS) - Qualche progresso ma ancora nessun accordo: questo il risultato dei colloqui d'urgenza convocati ieri sera, e terminati nella notte, tra il presidente americano Barack Obama e membri del Congresso sul budget 2011. Obama ha incontrato in particolare lo speaker della Camera dei rappresentanti John Boehner ed il senatore leader della maggioranza democratica Harry Reid.

"Penso che sia stato un incontro franco e costruttivo: abbiamo chiarito quali sono i problemi ancora da affrontare", ha dichiarato il presidente Usa al termine del vertice, durato circa un'ora e mezza. Dal canto loro Boehner e Reid hanno assicurato di voler continuare a lavorare per raggiungere un accordo, ammettendo però che esistono ancora profonde divisioni. In assenza di un accordo entro stasera, domattina circa 800mila dipendenti statali verranno messi in congedo temporaneo, non essendoci più i fondi per pagare gli stipendi.

8. GIAPPONE: BOJ, NUOVE MISURE DOPO SISMA, TASSI STABILI...
Radiocor - La Banca del Giappone (BoJ) ha deciso, al termine dei due giorni di riunione del Comitato di politica monetaria, di mantenere il tasso di riferimento invariato tra lo 0,0% e lo 0,1% ha varato nuove misure monetarie per contrastare gli effetti negativi del sisma e dell'incidente nucleare che hanno investito il Paese e che minacciano la sua salute economica.

La Banca del Giappone valuta infatti che il dinamismo dell'economia giapponese sia stato fortemente danneggiato, sia sul versante della domanda sia dell'offerta, dal sisma, dal conseguente tsunami e dalla catastrofe nucleare. L'insieme di questi elementi ha depresso l'attivita' delle imprese e la fiducia dei consumatori. La BoJ quindi da' una lettura piu' negativa dello stato di salute dell'economia nipponica.

9. FONSAI: GROUPAMA, DOMANDA A ISVAP PER SUPERARE SOGLIA 10%...
Radiocor - 'Facendo seguito alle informazioni pubblicate sulla stampa italiana, Groupama conferma di aver fatto domanda all'Isvap per essere autorizzato a superare la soglia di possesso del 10% di azioni di Fondiaria Sai in vista di preservare ogni flessibilita', non avendo intenzioni ostili. Tuttavia, ad oggi, non esiste alcuna certezza sul fatto che Groupama procedera' a tali acquisti'. Cosi' una nota del gruppo francese.

 

10. FONSAI: S&P, CONFERMA ESAME RATING IN VISTA POSSIBILE TAGLIO ATTUALE VOTO A 'BBB-'...
(ANSA) - L'agenzia di rating Standard & Poor's ha confermato di mantenere sotto osservazione in vista di un possibile taglio (credit watch negativo) il rating 'BBB-' di Fonsai e della controllata Milano Assicurazioni. Lo riporta l'agenzia Bloomberg.

11. NOKIA: MOODY'S TAGLIA RATING, OUTLOOK NEGATIVO...
(ANSA) - L'agenzia Moody's ha tagliato il rating di Nokia ad 'A3' da 'A2' con outlook negativo.

12. ALLA POPOLARE MILANO L'AUMENTO È INDIGESTO...
W. R. per "Il Sole 24 Ore" - Ce ne fossero di giornate come quella che s'è vista ieri a Piazza Affari. Sono salite tutte le banche e le assicurazioni nell'anelito di un indiscriminato rialzo. È volata Intesa che ha annunciato l'aumento di capitale ed è salita la Popolare di Milano che di ricapitalizzare proprio non ci sente. «Non è allo studio alcuna operazione di aumento di capitale», hanno ribadito ieri i vertici della banca milanese, stizziti per le notizie «del tutto infondate», apparse recentemente sui giornali. Può darsi che sia così.

 

Ma se hanno deciso di rafforzare il patrimonio banche come la Popolare, Ubi e Intesa, e ci sta pensando pure il Montepaschi, non si capisce perché non debbano quanto meno accarezzare la stessa idea gli amministratori della popolare milanese. Tanto più che la banca ha un rapporto tra i più bassi tra patrimonio e attività e, secondo uno studio di Bernstein, è tra quelle che hanno un esiguo core Tier1: pari al 6,8%, inferiore a Ubi e Intesa che l'aumento di capitale hanno comunque deciso di farlo.

 

13. PIAZZETTA CUCCIA E LA SMORFIA DI PASSERA...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Sarà anche vero che oggi Intesa-Sanpaolo e Mediobanca collaborano, in perfetto coordinamento, nel tentativo di trovare una soluzione per Parmalat. Ma le vecchie ruggini rimangono. Alla presentazione del piano industriale della banca di Piazza della Scala, l'ad Corrado Passera non è riuscito a trattenere una smorfia all'un-due delle domande piovute in conference da due analisti di Mediobanca sull'aumento di capitale da 5 miliardi. «Ma come? - ha sbottato Passera - Eravate proprio voi a sostenere la necessità della ricapitalizzazione e adesso mi chiedete perché la facciamo?».

«Personalmente avrei preferito che Intesa-Sanpaolo rimanesse l'unica banca a non aver dovuto rafforzare il proprio capitale, ma mi sono convinto che ascoltare il messaggio dei regolatori sia la cosa giusta», ha detto, aprendo l'incontro con la comunità finanziaria. Comunque basta aspettare: i 5 miliardi che saranno raccolti sul mercato torneranno sul mercato in tre anni sotto forma di dividendi. Non è una partita di giro, ma una promessa. Del piano.

14. L'AMERICANO NASDAQ VESTE PRADA...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Il Nasdaq veste Prada. Nelle mosse del risiko borsistico che coinvolgono Wall Street, l'amministratore delegato di Nasdaq Omx, Bob Greifeld, ha addirittura deciso di scomodare la casa di moda italiana (e futura matricola di Borsa) per spiegare l'offerta formulata dalla sua piattaforma ai rivali del New York Stock Exchange. Il fatto che Prada abbia deciso di lanciare la propria offerta sul parterre di Hong Kong è, secondo Greifeld, l'ennesima occasione persa per la piazza finanziaria newyorchese che da tempo vive "un calo di vocazioni".

 

«Dagli Stati Uniti in questo momento non stiamo dando agli investitori un'immagine di unità. Dobbiamo essere più competitivi per attrarre le grandi Ipo» ha sottolineato il manager difendendo l'idea di una fusione fra i due principali mercati statunitensi. Un'affermazione indirizzata certo ai vertici di Nyse Euronext, ma che forse può suscitare qualche riflessione anche a Piazza Affari.

15. BANCHE RISANATE A SPESE DEL CLIENTE...
Ma. Mo. per "Il Sole 24 Ore" - Commerzbank restituirà al governo di Berlino circa 14,3 miliardi di euro dei 16,2 miliardi di aiuti statali, ricevuti durante la crisi, entro il prossimo giugno. Negli Usa la Federal Reserve mette all'asta i subprime rilevati dall'Aig con cui ha evitato che il colosso delle assicurazioni cadesse in default. L'uscita dello Stato dalle banche è un segnale di come si voglia velocemente lasciare alle spalle il periodo buio della crisi partita proprio dai mutui subprime e diffusasi dalla finanza all'economia reale. Per il contribuente la restituzione dei fondi allo Stato è una boccata di ossigeno nel valutare chi ha vinto e chi ha perso.

Per le banche la crisi ha richiesto il rafforzamento del patrimonio per rispettare i criteri di Basilea 3 che significa dotarsi di più mezzi propri attraverso aumenti di capitale o l'emissione di bond. Un sacrificio per le banche che dovranno recuperare presumibilmente aumentando i costi a carico della clientela e delle aziende, sterilizzando in parte i benefici effetti della restituzione degli aiuti di stato.

 

16. MA QUANTO VALE GRANAROLO?...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Quanto vale la Granarolo? Il rompicapo è da qualche giorno sul tavolo della cordata italiana pronta a scalare Parmalat. Un pool coordinato da Intesa Sanpaolo cui la società delle cooperative - partecipata al 19% da Ca´ de Sass - potrebbe conferire le sue attività in un´operazione che vede la banca di Corrado Passera con il delicatissimo doppio ruolo di venditore e compratore.

Fissare il prezzo - le ultime indiscrezioni parlano di 500 milioni per Granarolo - sarà un lavoro acrobatico specie se, come ventila qualcuno, a comprare sarà proprio Parmalat, finanziando così i suoi scalatori. Certo Granarolo, grazie al lavoro dell´ad Giampiero Calzolari, ha riportato i conti in rotta dal 2009. Ma come ha detto non più di tre settimane fa una fonte autorevole, il cfo del gruppo Stefano Palmieri, il suo valore di mercato è tra 360 e 370 milioni. 07-04-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - “FT”: LA RICAPITALIZZAZIONE DI INTESA? “ERA ORA” - L’AMICO DI OBAMA FINITO IN MEZZO A UN BLITZ ANTIPROSTITUZIONE - - ECCO PERCHÉ IL NANO DELL’ELISEO HA ATTACCATO LA COSTA D’AVORIO - EFFETTO PERVERSO: IN CINA IL CONTROLLO DELLE NASCITE RISCHIA DI FRENARE LA CRESCITA ECONOMICA - SARKò ATTACCA LE PRIMARIE DEI SOCIALISTI - TWITTER MANDA IN BANCAROTTA SAN FRANCISCO - MICROSOFT SALE A BORDO DI TOYOTA: JOINT VENTURE DA 12 MLN $ - IL NUOVO WEB-BOOM TRAINATO DAI SOCIAL NETWORK - LINKEDIN CONTRO FACEBOOK - TROVATI I RESTI DEL PRIMO GAY DELLA STORIA…

1 - NEW YORK TIMES
EFFETTO PERVERSO: IL CONTROLLO DELLE NASCITE RISCHIA DI FRENARE LA CRESCITA CINESE
http://nyti.ms/fdGAOZ

 

- Il controllo delle nascite, in Cina, è una spinta alla crescita economica oppure è un freno? Se lo stanno chiedendo sempre più economisti da quando nel gigante asiatico la legge che obbliga le famiglie ad avere un solo figlio ha cominciato a perdere utilità.

Infatti, sono in aumento le coppie che pur ricevendo la possibilità di avere una seconda chance, preferiscono non provarci a causa delle ristrettezze economiche...

FACEBOOK, TWITTER, LINKEDIN... ECCO A VOI I "MONEY NETWORK", PROTAGONISTI NEL NUOVO WEB-BOOM
http://nyti.ms/hji5KF

- Facebook, Zinga, Groupon, Twitter e Linkedin hanno disegnato il "social-web". Fondato negli ulrimi cinque anni, il quintetto ha un valore stimato in oltre 71 miliardi di dollari. Dietro queste compagnie, c'è un groviglio fatto di fondatori, investitori, ingegneri che si aspettano di guadagnare profumatamente quando queste start-up si lanceranno in borsa.

Per alcune società, l'unico problema è quando diventarlo. Groupon sta considerando un'offerta di 25 miliardi di dollari, mentre Facebook ha fatto sapere che conta di entrare nel mercato il prossimo anno.

 

GOLDMAN SACHS COMPRERÀ TUTTE LE JOINT VENTURE AUSTRALIANE
http://nyti.ms/fqRJRy

- "L'Australia e la Nuova Zelanda rappresentano un capitolo importante nella nostra strategia di espansione": così, l'amministratore delegato di Goldman Sachs Lloyd C. Blankfein ha spiegato l'annuncio di essere pronto a prendere il controllo di tutte le joint venture australiane e neozelandesi. La somma in ballo non è stata rivelata.

2- WASHINGTON POST
NETANYAHU: LE RIVOLTE ARABE RENDONO PIÙ DIFFICILE LA PACE TRA ISRAELE E PALESTINA
http://wapo.st/e3Ptr4

3 - FINANCIAL TIMES
INTESA SAN PAOLO: "UN SEGNO DI REALISMO"
http://on.ft.com/f5FglC

 

- L'editoriale del Financial Times sull'aumento di capitale di Intesa San Paolo sottolinea come sia dovuto passare un anno prima che venisse accolto l'invito del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi a ricapitalizzare. Ma anche se tardiva, afferma il quotidiano della City, l'operazione è da accogliere con favore e dimostra realismo.

4 -TIME
ECCO PERCHÉ LA FRANCIA HA DETTO SÌ ALL'INTERVENTO DELL'ONU IN COSTA D'AVORIO
http://ti.me/guQ3VB

- Sia l'Onu che la Francia descrivono la loro azione militare in Costa d'Avorio con una certa imparzialità diplomatica. Le motivazioni date per giustificare l'intervento ricalcano quanto sancito nella risoluzione delle Nazioni Unite 1975 che, accusando Gbagbo di violenze contro i civili, autorizza l'uso di ogni mezzo per proteggere la popolazione.

Ma al di là di quello che sarà il destino del presidente uscente, quando l'Onu ha chiesto alla Francia di impegnarsi, denunciando gli attacchi che stavano avvenendo nel paese contro i civili, ha mancato di citare il caso di Duekoué, una città dove potrebbero essere morte circa mille persone.

Nessuno sa chi siano i responsabili del massacro: se le forze di Gbagbo o quelle di Ouattara. O magari entrambe. Ma la strage è avvenuta tra il 27 e il 29 marzo, quando le forze di Ouattara dirette ad Abidjan hanno attraversato l'area.

 

 

5 - LE FIGARO
FRANCIA, IL MOVIMENTO POPOLARE METTE IN DUBBIO LA LEGALITÀ DELLE PRIMARIE DEL PS
http://bit.ly/f38nnF

- In Francia le primarie del Partito socialista sono finite sotto l'attacco del Movimento popolare. Il segretario generale dell'Ump, Bertrand Langlois, si è detto "preoccupato" per due aspetti legati allo scrutinio dei voti: il ricorso a schede elettorali pubbliche, "suscettibili di essere riutilizzate per altri scopi" e il fatto che per votare si dovrà pagare

5 - GAWKER.COM
L'AMICO DI OBAMA FINITO IN MEZZO A UN BLITZ ANTIPROSTITUZIONE
http://gaw.kr/gw2prw

 

- Bobby Titcomb, un amico molto stretto di Obama, lunedì scorso è stato arrestato in un'operazione di contrasto alla prostituzione tramite internet, avvenuto a Honolulu.

SAN FRANCISCO SOTTO ASSEDIO (DI TWITTER)
http://gaw.kr/g2kFbN

- Twitter sta forzando San Francisco a concedergli 22 milioni di agevolazioni fiscali. Tutto ciò mentre la città, che tra l'altro è la casa natale del servizio di microblobbing più celebre al mondo, è alle prese con drastici tagli.

 

6 - WIRED.COM
LA TECNOLOGIA MICROSOFT A BORDO DELLE TOYOTA: JOINT VENTURE DA 12 MILIONI DI DOLLARI
http://bit.ly/hUTkvd

- Accordo tra giganti: Toyota, leader mondiale del settore auto, e Microsoft, leader mondiale nel campo dei software, hanno annunciato una joint venture da 12 milioni di dollari che porterà sulle auto giapponesi la tecnologia della big dei computer.

LINKEDIN LANCIA IL SUO "FACEBOOK"
http://bit.ly/g5WmHl

- Linkedin ha annunciato il lancio di una nuova piattaforma che dovrebbe competersi con Facebook la clientela più matura, quella che utilizza il social network per lavoro.

 

La creatura di Zuckerberg, infatti, ha dimostrato di poter andare oltre il semplice "mi piace" e la condivione di foto, conquistando sempre più categorie di persone. Linkedin, adesso, cercherà di riprendersi quello che considera suo...

7 - CNN
ANDROID CRESCE, MA NON SODDISFA GLI SVILUPPATORI
http://bit.ly/dN2Xvy

 

- Le piattaforme di Google, Android, si diffondono in maniera costante fin dal loro lancio nel 2008. Uno smartphone statunitense su tre funziona con Android. Tuttavia gli sviluppatori hanno manifestato delle perplessità, lamentando la frammentazione delle versioni di Android a seconda dei supporti mobili e il fatto che non esista una sorta di Android-store sulla falsa riga dell'Applestore dove trovare tutto ciò che serve.

8 -THE TELEGRAPH
TROVATI I RESTI DEL PRIMO GAY DELLA STORIA
http://bit.ly/dTT9Qd

- In un sobborgo di Praga, nella Repubblica Ceca, un team di archeologi ha trovato i resti di quello che potrebbe essere il primo gay della storia, vissuto 5000 mila anni fa. La supposizione nasce dal fatto che all'uomo è stata data sepoltura in un modo che, secondo la tradizione, veniva riservato alle donne.07-04-2011]

 

 

IN GRAN BRETAGNA NON SE MAGNA - CAMERON TIRA LA CINGHIA: CONGELATI GLI STIPENDI, TAGLIATI 22 MILIARDI NEL SETTORE PUBBLICO, 750 MILA POSTI DI LAVORO CANCELLATI, 140 MILA NELLE AMMINISTRAZIONI DI QUARTIERE - I LABURISTI SBRAITANO CONTRO IL GOVERNO MA LA CRISI C’è E SI VEDE: UN MILIONE E 800MILA BAMBINI, IL 22% DEL TOTALE, VIVONO IN CONDIZIONI DI RELATIVA POVERTÀ (IN FAMIGLIE CHE GUADAGNANO IL 60% IN MENO DELLA MEDIA NAZIONALE)…

Andrea Malaguti per "la Stampa"

 

Il mercoledì nero della Gran Bretagna. Se c'è un giorno che gli inglesi avrebbero voluto togliere dal calendario, quello sarebbe stato ieri, partenza tecnica del nuovo temutissimo anno fiscale. Più tasse e meno benefici. Tagli per 22 miliardi nel settore pubblico, 750 mila posti di lavoro cancellati, 140 mila nelle amministrazioni di quartiere.

Stipendi congelati per tre anni. Misure che vanno ad aggiungersi all'aumento dell'Iva, cresciuta del 2,5%, e alla moltiplicazione del 200% delle tasse universitarie, passate da tre a novemila sterline. La fotografia di un mondo sull'orlo della disperazione, alle prese con una minaccia indefinibile che all'improvviso ha preso corpo.

 

Meno soldi e vita più cara. È l'inizio ufficiale dell'austerity, il più drastico giro di vite degli ultimi sessant'anni, il momento in cui la cura da cavallo annunciata dalla pragmatica rigidità del governo Cameron e dal radicalismo vampiresco di George Osborne passano dalla carta alla vita reale bussando alla porta della classe media, di quell'Inghilterra da quarantamila sterline l'anno (41.300 per essere precisi) che credeva di essere al riparo dalla crisi, cullata da standard esistenziali ufficialmente irripetibili. «Saremo un governo amico delle famiglie», aveva annunciato Cameron in campagna elettorale. Promessa infelice.

Solo con la diminuzione dei contributi per i figli - ridotti del 10% - una famiglia inglese con due bambini perderà 1.560 sterline l'anno. Le madri single le più colpite. «Beato chi è riuscito a mettere al mondo un bambino entro il 5 aprile. Ora cambia tutto», spiegava ieri alle telecamere di Sky Eleonore Schick, 29 anni, incinta da sette mesi, un marito impiegato in una multinazionale del caffè.

 

Si è seduta a tavola e ha fatto due conti, scannerizzando un piano in cui ogni dettaglio trasmette un'ostilità che lei ricambia totalmente. «Mi conviene lasciare il lavoro. Con la riduzione dell'aiuto pubblico i miei guadagni sarebbero inferiori alla spesa per la baby sitter. La mia dignità di donna lavoratrice non interessa a nessuno?».

L'ha detto abbassando gli occhi, come se fosse lei a doversi vergognare in un Paese in cui un milione e ottocentomila bambini, il 22% del totale, vivono in condizioni di relativa povertà (in famiglie, cioè, che guadagnano il 60% in meno della media nazionale) e destinato, secondo i dati dell'Organizzazione per la Cooperazione economica e lo Sviluppo, a crescere dell'1% entro giugno, contro una media delle sette economie più sviluppate del mondo pari al 2,9%.

 

Semplice la riflessione del leader dell'opposizione Ed Miliband: «Il governo è incapace, ci sta uccidendo». Il vicepremier Nick Clegg, cercando di rimediare a sondaggi disastrosi, ha provato martedì a presentare un nuovo piano per la mobilità che dovrebbe permettere alle classi svantaggiate di salire la scala sociale. Il principio è semplice. «Basta con i posti di lavoro ottenuti grazie ad amici e parenti influenti». Ma tu come hai cominciato Nick, gli hanno chiesto? È arrossito. «Mio padre mi ha messo in una banca finlandese».

Un aiutino. La storia di Cameron non è poi tanto diversa. Voleva fare politica e per mettersi in contatto con il deputato conservatore con cui avrebbe lavorato si fece precedere da una telefonata. «Questo è un ragazzo dal valore eccezionale». A chiamare fu Buckingham Palace.07-04-2011]

 

 

RIALZI IN ASIA E EUROPA, A TOKYO VOLA LA TEPCO di fukushima! (+23%) - N GRAN BRETAGNA REDDITO IN CALO PRIMA VOLTA DAL 1981 - L’AIUTO AL PORTOGALLO TRA 80 E 85 MLN € - USA: ACCORDO PONTE SUL BUDGET - ISTAT: CRESCE IL REDDITO MA CALA IL POTERE D’ACQUISTO (BENZINA DA RECORD) - SIDNEY BLOCCA LA FUSIONE CON LA BORSA DI SINGAPORE - BNL VITA A BNP PARIBAS PER 352,2 MILIONI - IL DILEMMA GROUPAMA SU FONSAI - TARANTINI (A2A) COME GERONZI SFIDUCIATO DALLA LEGA - IL PD VUOLE FONDERE SNAM CON TERNA (“TRA 5 ANNI” RISPONDE IL GOVERNO)…

1. BORSA: EUROPA IN RIALZO SI RIPRENDE DA TIMORI SU NUOVO SISMA...
(ANSA) - Hanno ripreso fiato le principali borse Europee dopo i timori per la nuova scossa di terremoto registrata ieri in Giappone, che di fatto non ha avuto gli effetti temuti, in particolare sulla centrale di Fukushima. Londra guadagna lo 0,7%, Parigi lo 0,9% e Milano lo 0,75%.

 

Positivi i future su Wall Street, mentre dagli Usa è previsto dolo il dato sulle scorte all'ingrosso per le 16 di oggi. Brillano le materie prime, gli assicurativi e le banche, mentre si muovono con più cautela i titoli dei costruttori d'automobili. Grazie ai rialzi segnati dalle quotazioni dei metalli all'asta di Londra, guadagnano terreno gli estrattivo-minerari Xstrata (+1,83%), Anglo American (+1,88%) e Bhp Billiton (+1,69%).

 

Acquisti sugli assicurativi Old Mutual (+1,89%), Axa (+1,74%) e Prudential (+1,57%), mentre in campo bancario si evidenziano Bnp (+1,9%), Barclays (+1,91%), National Bank of Greece (+1,41%) e Bank of Ireland (+1,67%). Contrastati gli automobilistici, con rialzi per le francesi Peugeot (+1,11%) e Renault (+0,71%) a differenza di Porsche (-0,71%), Michelin (-0,43%) e Volkswagen (-0,26%).

 

2. BORSA: RIALZI IN ASIA; BALZO A TOKYO DI TEPCO (+23%)...
(ANSA) - Chiusura positiva per le principali borse di Asia e Pacifico. Ha brillato Tokyo, cresciuta dell'1,8%, con in prima linea Tepco (Tokyo Electric Power), gestore dell'impianto di Fukushima, con un progresso del 23,53%, che ha annunciato di non aver riportato danni aggiuntivi dalla nuova forte scossa sismica registrata in Giappone ieri pomeriggio. Occhi puntati a Seul sui cantieri navali di Daewoo Shipbuilding (+6,58%) e Hyundai Heavy Industries (+3,6%), mentre ad Hong Kong gli acquisti si sono concentrati sul petrolifero Cnooc (+1,21%). Rialzi a Sidney per Roc Oil (+4,6%) e Alumina (+3,85%).

 

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo +1,85% - Hong Kong +0,74% (seduta in corso) - Shanghai +0,49% (seduta in corso) - Taiwan -0,08% - Seul +0,27% - Sidney +0,66% - Mumbai -0,21% (seduta in corso) - Singapore +0,17% - Bangkok -0,17% - Giakarta +0,26% (seduta in corso).

3. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - BCE: inverte rotta sui tassi. Aumenta il costo del denaro per la prima volta dal 2008 portandolo all'1,25% (dai giornali) Per le famiglie un rincaro di almeno 144 euro all'anno. Sulle imprese extra costi per 2,5 miliardi (Il Sole 24 Ore, pag. 9).'Se il Paese arranca, non puo' dare la colpa a Trichet'. Intervista all'economista Giacomo Vaciago (Il Secolo XIX pag.13)

 

PORTOGALLO: chiesto aiuto Ue (dai giornali) 'L'Italia ha controllato le finanze, non vediamo rischi di contagio'. Intervista a Moritz Kraemer, responsabile rating sovrani Europa di Standard & Poor's (La Stampa, pag. 26)

 

GENERALI: il piano di Mediobanca. Si tratta nella notte. Favorito Galateri, ma in corsa anche Roland Berger e Mario Monti (dai giornali) La doppia sfida del Leone (Il Sole 24 Ore, pag. 1-2) 'Il Leone di Trieste merita una svolta'. Intervista all'economista Marco Vitale (Il Sole 24 Ore, pag. 2). L'ira del premier Silvio Berlusconi che prova a organizzare la controffensiva (La Repubblica, pag. 1-11). 'Geronzi non poteva rimanere, ma il Patto Mediobanca ora va rivisto'. Intervista al presidente di Unicredit, Dieter Rampl (La Repubblica, pag. 13). Il finanziere Vincent Bollore' cerca vendetta in Mediobanca. Pronto a uscire se pagato bene. Il retroscena (Il Secolo XIX pag.14). Tremonti prepara il dopo-Geronzi (Il Fatto Quotidiano pag.12). La pace del Leone ora alla prova di Mediobanca. Retroscena (La Stampa pag.11). Le nozze mai consumate tra Trieste e il banchiere. Reportage (La Stampa, pag. 13) Generali, romanzo a puntate (Il Foglio pag.3)

 

MEDIOBANCA: allenta il patto. Il nuovo corso dell'istituto ridurra' l'accordo intorno al 30% (Il Sole 24 Ore, pag. 5). Piazzetta Cuccia, il coro conformista e la via stretta alla nuova stabilita' (Il Corriere della Sera, pag. 15)

UNICREDIT: archivia la gara per Pioneer. Offerte troppo basse (dai giornali)

 

BPM: faro su costi e governance. L'esito dell'ispezione di Bankitalia approda mercoledi' al board (Il Sole 24 Ore, pag. 37)

FIAT: al 30% di Chrysler in 1-2 mesi (dai giornali).

SINERGIA: i Ligresti chiedono tempo alle banche per rimettere in equilibrio la holding (Il Sole 24 Ore, pag. 35)

 

FONSAI: Groupama afferma di non avere intenzioni ostili (Il Sole 24 Ore, pag. 35). 'Groupama ancora pronta a giocare la partita Fonsai'. Intervista a Jean Azema, a.d. del gruppo assicurativo francese, di 'le Monde' (La Repubblica, pag. 34)

PARMALAT: e' battaglia legale. Il ricorso di Lactalis, se accolto, potrebbe riaprire i giochi a favore dei francesi, mentre la cordata italiana e' ferma (Il Sole 24 Ore, pag. 39). L'ultima beffa del caso Parmalat, la prescrizione blocca i risarcimenti (Il Corriere della Sera, pag. 28) Il piano italiano alla Cdp. Oggi summit tra le banche, Gorno Tempini e Granarolo per scegliere il percorso (Il Messaggero, pag. 22)

 

TELCO: Consob chiede chiarimenti su lettera inviata da Findim a Telecom (Il Messaggero, pag. 23)

SAN RAFFAELE: conti in rosso e i debiti salgono a 760 milioni (La Repubblica, pag. 35)

CASSA DEPOSITI E PRESTITI: lunedi' nuovo statuto, potra' comprare quote strategiche (dai giornali)

TERNA/SNAM: si surriscalda la partita delle reti (Il Corriere della Sera, pag. 37)

 

ENERGIA: sale il pressing sulle rinnovabili. Le imprese chiedono un intervento rapido del Governo con un nuovo meccanismo di incentivi a costi sostenibili (Il Sole 24 Ore, pag. 21). 'Bonus eccessivi, cosi il mercato non puo' funzionare'. Intervista a Giuliano Zuccoli, presidente di Assoelettrica (Il Sole 24 Ore, pag. 21)

TV: Ocse chiede a Italia piu' concorrenza (dai giornali)

IMMOBILIARE: mattone d'oro per chi investe. Via agli sgravi della cedolare secca. Il dossier (La Repubblica, pag. 33)

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 8 APRILE...
Radiocor - Rozzano (Mi) - assemblea ordinaria e straordinaria Telecom Italia Media. Parte ordinaria: bilancio al 31/12/10, nomina Cda. Parte straordinaria: modifiche statutarie.

 

Milano - 2da convention del Distretto Aerospaziale Lombardo 'Un anno di attivita': risultati, prospettive e scenari'. Partecipa, tra gli altri, Giuseppe Orsi, presidente del Distretto.

Budapest - riunione eurogruppo informale dei ministri finanziari. Segue riunione Ecofin informale.

Roma - cerimonia di premiazione delle giovani eccellenze del progetto 'Campus Mentis', promosso dal ministero della Gioventu' con la partecipazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro Giorgia Meloni

Roma - si riunisce il consiglio di amministrazione di Generali

5. ISTAT: IN 2010 RIPRESA REDDITO FAMIGLIE (+0,9%), CALA IL POTERE D'ACQUISTO...
(ANSA) - Il reddito delle famiglie nel 2010 ha registrato un aumento dello 0,9% su base annua dopo la caduta segnata nell'anno precedente. E' quanto rileva l'Istat precisando che si tratta del reddito lordo disponibile, ovvero l'ammontare di risorse correnti destinate al consumo e al risparmio.

 

Nel 2010 il potere d'acquisto delle famiglie, cioé il reddito disponibile delle famiglie in termini reali, è calato dello 0,6% su base annua. Lo comunica l'Istat. L'attuale riduzione segue la forte contrazione registrata nel 2009: -3,1% di potere d'acquisto

6. PORTOGALLO: REHN, COMMISSIONE UE HA RICEVUTO DOMANDA FORMALE AIUTO...
Radiocor - La Commissione europea ha ricevuto la domanda formale da par te del Governo portoghese 'per un sostegno finanziario da parte dell'Ue e del Fmi'. Lo ha dichiarato oggi il commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn. Un importo tra 80 e 85 miliardi di euro per il piano di aiuti del Portogallo e' 'un ordine di grandezza ragionevole', ha detto venerdi' il ministro delle Finanze belga, Didier Reynders, arrivando a un incontro con i suoi omologhi dell'Eurozona.

 

7. BENZINA: PROSEGUONO RIALZI, NUOVO RECORD A 1,584...
(ANSA) - Ancora record per la benzina: i prezzi hanno toccato oggi fino a 1,584 euro al litro. Proseguono infatti - riferisce Quotidiano Energia - le "code di rialzi sulla rete carburanti dopo i maxi-aumenti degli ultimi giorni frutto del caro-accise e delle tensioni sulle quotazioni dei prodotti petroliferi in mediterraneo". Questa mattina si registrano ritocchi ai prezzi raccomandati da parte di Shell (+1 centesimo su benzina e diesel) e Tamoil (+0,5 centesimi sul solo diesel).

 

8. BORSE: FUSIONE SINGAPORE/SYDNEY, L'AUSTRALIA BLOCCA IL PROGETTO...
Radiocor - Il ministro del Tesoro Wayne Swan ha ufficialmente respinto venerdi' la proposta di fusione tra le borse di Singapore e di Sydney, ribadendo che l'operazione avrebbe nuociuto agli interessi nazionali australiani. Le borse Asx australiana e Sgx di Singapore avevano annunciato la loro fusione in ottobre proponendosi di creare uno dei centri finanziari piu' importanti e piu' vari del mondo. L'operazione avrebbe creato il quinto polo borsistico mondiale, con l'obiettivo di competere con le piazze di Hong Kong e Shanghai. 'Cerchiamo di essere chiari - ha detto Swan - Questa non e' una fusione. Si tratta di una acquisizione che vedrebbe il settore finanziario australiano diventare la filiale asiatica di un concorrente'.

 

9. USA: CAMERA APPROVA MISURA PONTE SU BUDGET, PALLA AL SENATO..
Radiocor - La Camera americana, a maggioranza repubblicana, ha come previsto dato il via libera con 247 voti favorevoli e 181 contrari alla misura provv isoria che darebbe una settimana di tempo in piu' per trovare un accordo sulla finanziaria 2011, evitando al paralisi del Governo e la sospensione dei servizi di base.

Il provvedimento ponte dovra' ora passare al vaglio del Senato a maggioranza democratica (il leader di maggioranza Harry Reid aveva definito 'una fantasia' la misura di breve termine) e, qualora superasse lo sbarramento, essere ratificato dal presidente americano Barack Obama, che ha pero' si e' gia' detto intenzionato a esercitare il proprio diritto di veto. Senza un accordo di lungo termine entro la mezzanotte di domani, la paralisi federale resta un'opzione possibile.

 

10. UNIPOL: CESSIONE 51% BNL VITA A BNP PARIBAS PER 352,2 MILIONI...
Radiocor - Unipol Gruppo Finanziario e Bnp Paribas hanno concluso, in data odierna, un accordo integrativo del contratto di opzione, sottoscritto il 22 dicembre 2009, avente ad oggetto la partecipazione detenuta da Unipol Gruppo Finanziario in Bnl Vita, pari al 51% del capitale sociale. In virtu' di detto accordo, Bnp Paribas acquistera' la partecipazione, per il tramite della controllata Cardif Assicurazioni, a un prezzo di 325,2 milioni di euro, da regolarsi in contanti.

La vendita della Partecipazione consentira' a Unipol Gruppo Finanziario di realizzare una plusvalenza netta di oltre 50 milioni di euro sul bilancio individuale e non determinera' effetti significativi sul conto economico consolidato del corrente esercizio. La menzionata cessione determinera', altresi', un miglioramento di 7 punti percentuali del margine di solvibilita' consolidato di Unipol Gruppo Finanziario rispetto al 31 dicembre 2010. Il trasferimento della partecipazione verra' eseguito nei prossimi mesi, subordi natamente all'ottenimento, da parte del Gruppo Bnp Paribas, di tutte le necessarie autorizzazioni di legge.

 

11. COMPRO O NON COMPRO È IL DILEMMA GROUPAMA...
R. Sa. per "Il Sole 24 Ore" - L'Isvap - stabilisce l'art.68 del Testo Unico delle Assicurazioni - «autorizza preventivamente l'acquisizione» di una compagnia (oltre il 10%), non l'eventuale intenzione di acquistarla. È un po' questo il dubbio che si ricava leggendo lo stringato comunicato di Groupama con il quale l'assicuratore francese ha confermato di aver presentato la richiesta autorizzativa al regulator per rilevare almeno il 10% di Fondiaria Sai.

Ma al tempo stesso precisando di voler «preservare ogni flessibilità» e che, al momento «non esiste alcuna certezza sul fatto che Gruopama procederà a tali acquisti». Insomma, se la compagnia vuole preservare la sua flessibilità perchè non compra prima il 3, il 5 , il 7 per cento dell'oggetto dei suoi desideri e non richiede il via libera soltanto quando è arrivata in prossimità della soglia fatidica? Se alla fine non farà nulla, quanti stanno comprando Fonsai per quell'aspettativa potrebbero aversene a male.

 

12. OLIDATA: COSÌ SI PREMIA LA CHIAREZZA DI BILANCIO...
W. R. per "Il Sole 24 Ore" - Non si capisce quale motivo avessero per festeggiare i piccoli azionisti di Olidata che ieri hanno fatto volare il titolo di quasi il 10%. Festeggiavano la certificazione del bilancio 2010 da parte dei revisori, spiegava una nota d'agenzia. Il bilancio è «redatto con chiarezza» e «rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria», scrivono i revisori di Baker Tilly Consulaudit, facendo, peraltro, osservare che la continuità aziendale di Olidata «dipende dal verificarsi delle ipotesi e delle condizioni previste dal piano industriale» 2010-2018. Un piano che «presenta elementi d'incertezza», aggiungono.

Ma per i piccoli azionisti la «chiarezza» del bilancio è parsa già una promozione. Per questo hanno festeggiato una società, che negli ultimi 7 anni ha solo bruciato denaro (41 milioni), valutandola ben 20 milioni di euro: ossia quanto il suo fatturato e 5,5 volte il suo patrimonio netto. Quasi ci si scordava di dire che Olidata ha anche debiti netti per oltre 25 milioni.

 

13. NEOS FINANCE E QUEI VECCHI CREDITI AVARIATI...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Sarà anche "nuova" quell'attività, ma le svalutazioni evidentemente non hanno età per Neos Finance, la controllata di IntesaSanpaolo attiva nel credito al consumo. Nell'ultimo trimestre del 2010, su un totale di 845 milioni di rettifiche nette sui crediti dell'intero gruppo guidato da Corrado Passera, ben 100 milioni sono stati di pertinenza della piccola controllata. Che ha subìto «rettifiche non ricorrenti su crediti acquisiti da società terze», così recita il comunicato. Che vuol dire? Più prosaicamente che si è deciso di pulire il bilancio da acquisti di prestiti rivelatisi non recuperabili.

Del resto, basta andare indietro nel tempo e si scopre che era dal 2009 che qualcosa non girava per il verso giusto nei bilanci di Neos Finance. Già allora era evidente il balzo dei prestiti incagliati, saliti a 288 milioni dai soli 128 milioni del 2008. Un aumento del 125% che aveva portato il livello totale dei crediti deteriorati a un valore di 620 milioni, ben l'11% dell'intero portafoglio prestiti di Neos. Ora 12 mesi dopo pulizia è fatta. Meglio tardi che mai.

14. TARANTINI COME GERONZI SFIDUCIATO DALLA LEGA...
L. G. per "Il Sole 24 Ore" - Ha accettato che la politica entrasse nel board di alcune controllate a patto che stesse fuori dal vertice di Edison. E in quella stessa occasione A2A ha lanciato anche un segnale piuttosto chiaro ai soci: i dividendi ci saranno ma non a scapito della crescita dell'azienda. Un cambio di rotta che, stando a quanto riferito da Radiocor, gli azionisti, Comune di Milano e di Brescia, sembrano però non aver digerito.

 

In sede di Commissione sulle società partecipate del Comune di Brescia, Nicola Gallizioli, capogruppo della Lega in consiglio e molto vicino a Umberto Bossi, ha contestato duramente il presidente del consiglio di sorveglianza Graziano Tarantini: «Se non si vogliono più dare cedole è inutile che il Comune tenga le azioni». Non pago, mutuando un'espressione infelicemente "celebre" di Bossi, ha intimato: «Allora fora di ...». Aggiungendo: il futuro di Tarantini? «Come quello di Cesare Geronzi: sfiduciato». Quando si dice una politica lungimirante.

15. IN GRAN BRETAGNA REDDITO IN CALO PRIMA VOLTA DAL 1981...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Per la prima volta in trent´anni, in Gran Bretagna cala il reddito medio. La crescita dei prezzi combinata con i più pesanti tagli alla spesa pubblica dalla seconda guerra mondiale producono così un altro duro colpo alle speranze di ripresa economica del governo di David Cameron. Le statistiche pubblicate nei giorni scorsi rivelano che il salario reale portato a casa dal cittadino medio, ossia dopo le tasse e aggiustato in base all´inflazione, è calato dello 0,8 per cento nel 2010.

 

I dati dell´Office for National Statistics indicano che il declino dovrebbe accelerare quest´anno fino al 2 per cento, per stabilizzarsi su una crescita zero nel 2012: non una buona prospettiva per un´economia uscita dalla recessione 2008-2009 con il peggior deficit pubblico della sua storia e tuttora in pericolo di ricadere in una seconda flessione. «L´inflazione è alta e supera il normale livello di crescita dei salari», commenta Vicky Redwood della società di analisi finanziarie Capital Economic.

Il declino del reddito reale nel 2010 è il primo sofferto dal 1981, quando nel Regno Unito i salari calarono dello 0,2 per cento sulle ali della recessione causata dalle severe misure finanziarie introdotte da Margaret Thatcher, che appaiono tuttavia come modesti tagli in confronto a quelli varati oggi da Cameron. In assoluto, il declino dello 0,8 per cento registrato lo scorso anno è il più pesante dal 1977, quando il reddito diminuì del 2,2 per cento. Nel 2009 era cresciuto dell´1,1.

Ma il ministro del Tesoro George Osborne non fa, per ora, marcia indietro: «La manovra finanziaria che abbiamo approvato contiene dure misure, ma restiamo convinti che siano inevitabili nel breve termine per aprire la strada a una solida ripresa nel prossimo futuro».

 

16. IL PD: "FONDERE SNAM CON TERNA" SAGLIA: "NE RIPARLIAMO FRA 5 ANNI"...
Da "la Repubblica" - «Il governo sbaglia a non volere la creazione di un "campione europeo delle reti" con Snam Rete Gas e Terna». Lo ha detto Enrico Letta, vice-segretario del Pd che ha presentato un´interpellanza urgente al governo per chiedere la separazione societaria di Snam da Eni.

«Il governo conferma di voler navigare a vista senza un´idea di politica industriale», ha detto Letta. Per il governo ha risposto il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia: «Il modello scelto dal governo per lo scorporo della rete del gas prevede una verifica dopo 5 anni» e allora sarà «possibile la separazione proprietaria».08-04-2011]

 

 

OPA A CHI? - IL VELENO DI Jean Azéma di Groupama, La compagnia assicurativa francese CHE ha dovuto rinunciare ad entrare nel capitale della Fondiaria-Sai PER OBBLIGO DI OPA IMPOSTO DALLA CONSOB DEL TREMONTINO VEGAS, "Sarei curioso di sapere quale sarà la risposta della Consob per Unicredit. La banca italiana ha preso il nostro posto nei confronti della famiglia Ligresti e fa una richiesta analoga

Dominique Gallois e Stephane Lauer per "la Repubblica"

Jean Azéma, amministratore delegato di Groupama, torna a parlare della sconfitta subita dal suo gruppo in Italia a metà marzo. La compagnia assicurativa francese ha dovuto rinunciare ad entrare nel capitale della Fondiaria-Sai.

 

Come analizza lo stop che avete subito?
«L´approccio preliminare è stato fatto in accordo con l´azionista principale. Nell´ottobre del 2010, avevamo proposto alla famiglia Ligresti di acquisire il 17% del capitale della loro holding, la Premafin, che controlla FonSai. L´accordo prevedeva anche di entrare eventualmente nel capitale della FonSai, precisando, in entrambi in casi, che non eravamo intenzionati a lanciare un´Opa e a modificare la struttura di controllo delle società. Questo dossier è stato trasmesso per approvazione all´autorità di controllo della Borsa italiana, la Consob, che ci ha chiesto di lanciare un´Opa, cosa che noi non volevamo fare. A questo punto ci siamo tirati indietro».

Non era prevedibile la richiesta della Consob?
«No. Nessuno, nemmeno i nostri avvocati, aveva preso in considerazione una simile eventualità, tanto più che la famiglia Ligresti non voleva cedere il controllo. Sarei curioso di sapere quale sarà la risposta della Consob per Unicredit. La banca italiana ha preso il nostro posto nei confronti della famiglia Ligresti e fa una richiesta analoga».

 

La decisione della Consob quindi potrebbe avere un risvolto politico. Che giudizio dà di questa nuova fiammata di patriottismo economico in Italia?
«È qualcosa che va in senso contrario alla globalizzazione dell´economia. La crisi favorisce il ritorno di modelli superati e controproducenti. È normale che certe industrie strategiche siano protette dallo Stato, ma non bisogna proteggere qualsiasi cosa. Non è così che si potrà costruire l´Europa. L´Italia e la Francia sono nella zona euro e hanno forti legami culturali».

 

Gli italiani si lamentano della mancanza di reciprocità nelle operazioni di investimento azionario. È vero?
«Non è vero nel settore delle assicurazioni. Nel 1996, quando le Agf sono state privatizzate, una parte delle loro attività è stata ceduta alle Generali».

Il dossier FonSai è chiuso?
«L´Italia è il nostro secondo mercato dopo la Francia, con più di 800 agenti che realizzano un fatturato di 1,5 miliardi di euro, e abbiamo la volontà di svilupparci ancora. Anche se l´operazione non è andata a buon fine, restiamo in contatto con i protagonisti, con cui peraltro abbiamo ottimi rapporti. Non penso che una banca abbia la vocazione di restare in eterno nel capitale di una compagnia assicurativa. In quel caso potremmo rientrare in gioco».

 

Ci sono altre opportunità di acquisizioni in Europa?
«Nel 2001, quando abbiamo avviato questa strategia di sviluppo attraverso le acquisizioni, ci hanno spiegato che non c´era nulla da vendere, non solo in Francia, ma anche in Italia. Da allora, il nostro fatturato all´estero ha superato il 25%, mentre prima era al 15%. Abbiamo colto delle opportunità anche in Spagna e nell´Europa dell´est. La storia cambia. Si presenteranno altre occasioni».

 

A che punto è l´ingresso in Borsa di Groupama, annunciato da anni?
«Usciamo da due anni difficili per le assicurazioni, perciò non è il momento propizio per quotare il gruppo in Borsa. Inoltre, preferiamo aspettare che si chiarisca la situazione relativa alle nuove norme di solvibilità delle assicurazioni, dette «solvibilità 2».

La mancata quotazione in Borsa non rappresenta un problema nell´ottica di finanziare eventuali acquisizioni?
«La quotazione in Borsa ci garantisce una maggiore flessibilità per finanziare la nostra crescita esterna. Ma per quanto concerne il nostro investimento in Italia, ne avevamo chiaramente i mezzi».08-04-2011]

 

 

SPUTE-RAI! - È BASTATA UNA FOTO DELL’ODIATO SANTORO (NEANCHE ANDATA IN ONDA), PER FAR SALTARE LA MOSCA AL NASO A BRU-NEO, CHE FURIOSO LASCIA LO STUDIO DI “CENTOCINQUANTA” - CONCLUSIONE INGLORIOSA DI UN FLOP ANNUNCIATO FINITO A SPUTI (DI BAUDO ALL’AUTORE DI BRUNEO DONAT-CATTIN) - ORA PIPPO RISCHIA UNA MULTA DI 80MILA €. ANCHE VESPA SANZIONATO PER “ABBANDONO DI PROGRAMMA” - LE STAR DI VIALE MAZZINI CONTRO I COMPENSI IN RETE…

1 - BAUDO E VESPA: FLOP, LITI E QUALCHE SPUTO
Maria Volpe per il "Corriere della Sera"

 

Così è finita l'avventura di «Centocinquanta», programma di Raiuno dedicato all'anniversario dell'Unità d'Italia, nelle mani di Bruno Vespa e Pippo Baudo che mercoledì (quarta e ultima puntata, anche se avrebbero dovuto essere sei, ma gli ascolti insoddisfacenti hanno portato alla chiusura anticipata) si sono scontrati duramente. Sul finale dello show, mentre suonava la banda dei carabinieri, venivano proiettate fotografie di personaggi di punta della Rai (Frizzi, Conti, Giletti, Venier, Magalli).

 

Ecco che d'improvviso sul monitor (che il pubblico a casa però non ha visto) compare il volto di Santoro. Vespa - è noto che tra i due giornalisti non corre buon sangue - si infuria: «La serata si conclude qui». E lascia lo studio prendendosela con gli autori che hanno avuto «la trovata geniale», chiudendosi in camerino.

In diretta intanto Baudo prosegue come se nulla fosse e, a luci spente, fa partire pure un festeggiamento con tanto di brindisi, in un clima di fortissima tensione (e pure un po' surreale). Tanto che ieri sera anche «Striscia la notizia» si è chiesto che cosa fosse successo. Del resto la tensione era palpabile da 15 giorni. Perché solo la prima puntata, con ottimi ascolti, aveva illuso. Quando un pessimo 14% ha segnato gli ascolti della seconda, era stata convocata una riunione.

 

Pare che Vespa non gradisse l'eccesso di «intrattenimento» del programma e così sono cominciate a volare parole grosse tra Claudio Donat Cattin, autore storico di «Porta a porta», e Baudo, culminate in uno scambio senza precedenti. Donat Cattin avrebbe accusato Baudo di «comportamento mafioso» e Pippo avrebbe replicato con uno sputo in faccia all'autore (mancando però il bersaglio). Ora si sussurra che sia pronta una lettera di richiamo per Baudo e una possibile multa (80 mila euro?). Ma si parla pure di una sanzione a Vespa per «abbandono di programma».

2 - LO SCOOP DI LETTERE43 DEL 29 MARZO - IL FLOP BAUDO-VESPA FINISCE A SPUTI
Sabina Donadio per "Lettera 43" (http://www.lettera43.it/fatti/11806/il-flop-baudo-vespa-finisce-a-sputi.htm)

 

Fare il 14% in prima serata per due pezzi da novanta come Pippo Baudo e Bruno Vespa deve essere stato davvero un duro colpo all'orgoglio.

La seconda puntata di Centocinquantanni (andata in onda mercoledì 23 marzo), il programma Rai che vuole ripercorrere le vicende dell'Italia dal 1961 condotto da questa inedita coppia, è stata quel che si definisce in gergo televisivo un flop clamoroso.

Clima incandescente, dunque, il giorno successivo, nella riunione che si è tenuta fra autori e conduttori.
Claudio Donat Cattin, storico capostruttura di Raiuno legato a Bruno Vespa, è stato, secondo quanto risulta Lettera43.it, perentorio. «Il programma ha troppo varietà e poco approfondimento, ecco perché è stato un insuccesso»: questo il succo del suo intervento.

 

Tanto è bastato per scatenare l'ira di Pippo a cui, evidentemente, il varietà sta più a cuore della storia. Senza pensarci due volte, lo showman catanese, dopo essersi alzato in piedi, avrebbe sputato in piena faccia a Donat Cattin.

In mezzo alla vivace discussione si è trovata anche Dina Minna, storica segretaria di Baudo, un tempo indicata da Katia Ricciarelli come amante del conduttore. Non si sa se, per aver tentato inutilmente di spegnere i toni della discussione, anche lei sia stata vittima del 'fuoco amico' di Pippo.

 

3 - GLI STIPENDI DELLE STAR RAI SU INTERNET I CONDUTTORI CONTRARI: SAREBBE UN ECCESSO...
Da "la Repubblica" - Non è una ribellione ma poco ci manca. Ai conduttori della Rai piace pochissimo l´idea di pubblicare sul sito di Viale Mazzini i compensi delle star che vanno in onda sul servizio pubblico. «Bisognerebbe mettere in luce che si tratta di guadagni lordi e non netti - avverte Carlo Conti, presentatore dell´Eredità -. E sarebbe anche utile mettere in evidenza quanto i conduttori fanno guadagnare all´azienda con i loro programmi attraverso la pubblicità».

 

Molto scettico Max Giusti, altro volto notissimo di Raiuno dove conduce i pacchi: «Sono sicuramente favorevole alla trasparenza dei compensi di chi lavora nella tv pubblica, ma nelle sedi opportune. Ritengo, inoltre, che sia importante evitare gli eccessi che spesso provocano conseguenze imprevedibili».08-04-2011]

 

 

GRAZIE PER LE RESE! - IL 2010 AMMAZZA TUTTI: Il Corriere (quasi 490 mila copie) si mantiene saldo davanti a Repubblica (449,2), ma l’anno scorso ha perso il 9,1% contro il 7,4% della concorrente - il Sole di riotta lascia sul terreno l’8,2%, Libero il 7,4%, la Stampa il 6,9% - Arretrano anche gli sportivi, dal -4,1% della Gazzetta dello sport al -6,6% del Corriere dello sport - Non fanno meglio il Giorno a -10,7%, l’Unione sarda a -6%, il Resto del Carlino a -5,1%, il Messaggero e il Piccolo a -4,6%.

Marco A. Capisani per "Italia Oggi" del 26 marzo 2011

La fine del 2010 chiude un anno di diffusioni e sul campo lascia tutti i principali quotidiani, nazionali e locali, con il segno meno davanti. Guardando le ultime rilevazioni Ads sul periodo gennaio-dicembre 2010 rispetto a quello gennaio-dicembre 2009, si spazia da Avvenire (con un +0,6%) e il Giornale (-0,6%) fino al -16,5% dell'Unità, al -16,3% della Gazzetta del mezzogiorno e al -15,1% del Secolo XIX.

 

C'è qualche boccata di ossigeno per i settimanali che aumentano le vendite non solo nella fascia di prezzo intorno a un euro con Vero (+16,4%), Tu style (+6,7%) o Top (+5,2%) ma anche con Diva e donna di Cairo communication (+10,4%) e Vanity Fair (+3,8%), entrambi in edicola a prezzi superiori.

Più movimentato dai segni positivi, infine, il mondo dei mensili con testate che si consolidano trasversalmente ai settori, dall'arredamento alla moda, e ai target di riferimento, femminili quanto maschili. Ne sono solo alcuni esempi Condè Nast Traveller (su del 10,3%), Marie Claire (su del 3,7%) e Gq (su dell'1,3%).

 

È probabile avere strascichi di crisi ancora per il 2011 per l'editoria quotidiana tricolore, vista la scarsa visibilità sul mercato pubblicitario a detta delle maggiori case editrici, ma anche a causa del perdurare quest'anno degli stati di crisi aziendali e dei dati diffusionali poco confortanti.

 

Il Corriere della sera (quasi 490 mila copie) si mantiene saldo davanti a Repubblica (449,2 mila copie), ma l'anno scorso ha perso il 9,1% contro il 7,4% della concorrente. Tra le grandi testate il Sole 24 ore lascia sul terreno l'8,2%, Libero il 7,4%, la Stampa di Torino il 6,9%. Arretrano anche gli sportivi, dal -4,1% della Gazzetta dello sport al -6,6% del Corriere dello sport. Non fanno meglio i giornali locali o regionali con il Giorno a -10,7%, l'Unione sarda a -6%, il Resto del Carlino a -5,1%, il Messaggero e il Piccolo a -4,6% e ancora l'Eco di Bergamo a -4%.

 

Eccezion fatta per quelli già citati, si contrae la diffusione dei newsmagazine, tra Famiglia Cristiana (-3,8%) che punta molto sul web per la ripresa e A (-2,6%) che scommette invece su un taglio maggiormente di attualità. L'Espresso registra un -4,7%, il diretto competitor Panorama un -5,7%. Anche l'ammiraglia mondadoriana Grazia si tinge di rosso: -4,8%.

 

Tra i mensili, è vero che sono numerosi i periodici che si salvano, come Case da abitare (+8,6%), Elle (+2,8%) e Glamour (+3%), ma pesa sul comparto il -16,4% di Max, il -15,5% di Cosmopolitan, il -15,4% di Flair, il -14,8% di Focus. Riescono a mantenere le posizioni sia Vogue Italia (stabile intorno alle 103,4 mila copie) sia Wired (che lima un -0,8% a quota 87,6 mila copie). 08-04-2011]

 

 

LA DIFESA DI MINZO E SADO-MASI: “SPENDEVA UN SACCO DI SOLDI PURE RIOTTA” - L’INVIDIA DI BERSANI PER IL “SINDACO” FASSINO - I GABBIANI DI RAMPELLI CONTRO ALE-DANNO - BRUNETTA ORDINA AUTO BLU “SOBRIE” MA POI SCENDE DA UNA MASERATI - ALTRO CHE EXPO, UNA DISNEYLAND PER L’IDROSCALO - ORFEO SUPERSTIZIOSO POSTICIPA IL SALUTO - DA LUXURIA A FOLENA, GLI EX PARLAMENTARI CHE MANGIANO CON LA CULTURA - SE LA PECORA HA MENO DI 18 ANNI…

A cura di Enrico Arosio e Primo De Nicola per "L'espresso"

 

1. LE SPESE DI MINZOLINI - E RIOTTA, ALLORA?
Curioso retroscena nello scambio di lettere tra il direttore generale della Rai e Augusto Minzolini per risolvere la grana delle spese fatte dal direttore del Tg1 con la carta di credito aziendale. Nell'accordarsi per la restituzione all'azienda di circa 70 mila euro, sia Masi che Minzolini sembrano avere un'unica preoccupazione: prendersela con Gianni Riotta, il predecessore dell'attuale direttore. Scrive Masi a Minzolini: "All'atto della stipula del tuo contratto convenimmo sull'idea di assegnarti la carta di credito unitamente all'impegno di esclusiva da te concesso".

Un occhio di riguardo che la Rai usa quando c'è da assumere "figure giornalistiche di rilievo". E qui parte la prima frecciata a Riotta. "Ricordo", scrive Masi, "il pagamento per tre mesi di una stanza di prima categoria in un hotel di lusso in Roma per il tuo predecessore". Poi la palla passa a Minzolini. È paradossale che tanta attenzione come sulla carta di credito, scrive, non ci sia stata in passato "su questioni ben più concrete".

 

E siamo alla seconda stoccata per Riotta: "Ad esempio", attacca Minzolini, "resto perplesso se penso che negli studi del Tg ho trovato un macchinario (ledwall passo 20) noleggiato a circa 100 mila euro annui e tenuto lì per due anni inutilizzato e ricoperto di polvere".

 

O, ancora, "se penso alla struttura messa in piedi nell'ambito del Tg con contratti ad hoc per studiare, parliamo sempre del mio predecessore, una trasmissione d'informazione di prima serata che non è mai andata in onda. Misteri inspiegabili". Appunto. P. D. N.

2. TAFFERUGLI ALLA CAMERA - BARBATO CHIEDE I DANNI...
Quel destro gli era costato 15 giorni di prognosi e due giorni di sospensione dalle sedute della Camera. Ora Franco Barbato vuol farla pagare ai deputati del Pdl che, lo scorso 7 luglio, nell'aula di Montecitorio lo hanno a suo dire aggredito durante un dibattito. Il deputato dell'Idv ha citato in giudizio vari colleghi, tra i quali Giovanni Dima, Barbara Saltamartini e Carlo Nola (è lui che ha sferrato il pugno e per questo si è già preso 15 giorni di sospensione dall'aula). La Procura di Roma ha chiesto di acquisire le registrazioni (ottenendole dai vertici della Camera) delle immagini effettuate quel giorno con le telecamere interne all'emiciclo. Serviranno forse per la prova-moviola. B. C.

3. QUEL BEATO DI FASSINO...
Cortile di palazzo Montecitorio, scenetta che fa ipotizzare un certo stato depressivo tra i vertici del Pd. Il segretario Pier Luigi Bersani vede Piero Fassino, candidato alle comunali di Torino, parlare allegramente al cellulare. Commento di Bersani: "Beato lui. Andrà a fare il sindaco e potrà dare un senso alla sua vita...". S. AN.

4. GABBIANI CONTRO ALEMANNO...
Fronda interna nel Pdl contro Gianni Alemanno. Il deputato berlusconiano Fabio Rampelli, amico storico del sindaco (andavano assieme al liceo) e uno dei fautori della sua vittoria di tre anni fa, non ha digerito la brutale esclusione dalla giunta di Laura Marsilio, ex assessore alla Scuola. Il suo gruppo, i Gabbiani, sono ormai all'opposizione. Organizzano convegni di critica all'azione amministrativa capitolina, soprattutto sul fronte dell'urbanistica. Silenziosamente stanno addirittura preparando una candidatura di centrodestra alternativa a quella del sindaco uscente per le elezioni comunali che si dovrebbero tenere nel 2013. Quella del ministro della Gioventù Giorgia Meloni. V. D.

 

5. COMMISSIONE ANTIMAFIA, DIAVOLO D'UN VIOLANTE...
Un'occasione sprecata, forse per scarsa preparazione. Erano mesi che i commissari del Pdl aspettavano al varco il democratico Luciano Violante a Palazzo San Macuto, per interrogarlo sulla famosa trattativa Stato-mafia che avrebbe messo fine alla stagione delle stragi del 1992-93.

 

Così, martedì 29, nelle seduta a porte chiuse della commissione Antimafia, Amedeo Laboccetta e Antonino Caruso hanno chiesto all'ex presidente Violante perché nel 1992 la commissione rifiutò di sentire l'ex sindaco andreottiano di Palermo Vito Ciancimino. Violante ha spiegato che don Vito era stato appena arrestato e non era il caso di interferire con le indagini. Ma i membri del Pdl hanno insistito, con domande martellanti, su come avesse fatto lui ad avere la lettera in cui Ciancimino si offriva di parlare. Ma non era questo il gran mistero: la lettera era uscita su "La Stampa" due giorni prima che Violante decidesse di non ascoltare il boss mafioso. Scoop azzerato. F. B.

6. PARLAMENTO IN CIFRE: 4.406 - Sono gli atti parlamentari sulla giustizia presentati in questa legislatura. Così tanti da impegnare costantemente la Camera e il Senato, poco importa se poi sono state approvate solo il 5 per cento delle proposte di legge o se hanno ricevuto risposta solo il 12 per cento delle interrogazioni rivolte al governo. I temi che la fanno da padrone sono lodo Alfano, processo breve e intercettazioni.

COMMESSI FUORI CONCORSO - Alla Camera commessi sul piede di guerra. Il piano di assunzioni dell'ufficio di presidenza prevede entro il 2013 un concorso per assumere nuovi consiglieri parlamentari (non se ne facevano da dieci anni), mentre non sono alle viste selezioni per assistenti parlamentari, che a fine 2010 erano 462 rispetto agli oltre 1.600 dipendenti di Montecitorio.

 

"L'organico degli assistenti è diminuito del 23 per cento", si legge in un bellicoso comunicato dell'Aspa, uno dei sindacati dei dipendenti della Camera, che invita ad "alzare il livello dell'iniziativa" per non "ritrovarsi sospinti verso il basso da una esternalizzazione" dei servizi svolti dai commessi: prevalentemente presidiare ingressi e portare buste da un ufficio all'altro, per una retribuzione iniziale netta di euro 1.663 che, negli anni, sale pure di parecchio. B. C.

7. QUESTE MINORENNI...
In un vecchio film di Woody Allen, lo ricorda Alberto Arbasino in "America amore" (Adelphi), appena sbarcato in libreria, un medico newyorkese va in crisi perché innamorato di una pecora, Daisy. Scoperto dalla moglie in flagrante adulterio sodomita, finisce sotto processo e condannato. Perché si scopre che la pecora ha meno di 18 anni.

8. MILANO, IDROSCALO DISNEYLAND...
Mentre si litiga sul progetto Expo 2015 (quanto verde, quante nuove costruzioni), a est di Milano crescono ipotesi suggestive sull'Idroscalo. Nel 2015, infatti, nel bacino artificiale si svolgeranno i Mondiali di canoa. Da qui parte il progetto di Regione e Provincia, che hanno già stanziato 3 milioni ciascuna per sistemare alberi, aree verdi e cancelli. Ma è solo l'inizio.

 

Un piano ambizioso prevede l'annessione di un'area di 31,5 ettari, attigua alle sedi Ibm e Mondadori, che diverrebbe l'epicentro di una sorta di Disneyland dello sportivo, con un grande impianto dedicato al nuoto. All'Idroscalo, sopra il rinnovato parco giochi d'acqua, sfreccerà una monorotaia destinata a collegare la futura linea 4 del metrò con la stazione del Passante ferroviario di Segrate. E non mancherà una colata di cemento: nell'area più vicina al lago artificiale della Sea, che gestisce il vicino aeroporto di Linate, sorgerà un grande albergo. A prova, si spera, di zanzara. VI. P.

9. PAROLA DI MINISTRO: SOBRIA COME UNA MASERATI...
"Finalmente, bravo ministro, non se ne poteva più di macchinoni". La sera di martedì 29 marzo i pochi funzionari del ministero dell'Economia rimasti al lavoro in via XX Settembre non hanno ancora esaurito le lodi in onore del ministro Brunetta, protagonista di un duro giro di vite contro le auto blu. "Siano più sobrie e di bassa cilindrata", il succo della severa direttiva inviata a tutte le amministrazioni proprio quel giorno.

 

Ma l'aria di festa è turbata da una robusta frenata nel piazzale interno del ministero. Sorpresa: da una Maserati blu scuro scende Brunetta atteso da Tremonti per una riunione. Furtivi telefonini di funzionari delusi immortalano la vistosa vettura: "È la prima volta", commenta uno di loro, "che scende da una Maserati. Forse la solita auto di servizio è guasta". M. D. B.

10. PREMIATO L'ESPRESSO...
Con l'inchiesta "Il volo di Massimo" sui morti sul lavoro nei cantieri in Campania, pubblicata su "l'Espresso" lo scorso febbraio, Claudio Pappaianni ha vinto il premio giornalistico Di Donato, di Taranta Peligna. Tra i giurati, Fausto Bertinotti, Tiziano Treu e Lucia Annunziata.

11. ORFEO ANTI MALOCCHIO...
Perché il neodirettore del "Messaggero", Mario Orfeo, ha pubblicato il suo primo editoriale mercoledì 30 marzo con un giorno di ritardo, visto che al vertice della redazione romana di via del Tritone si è insediato lunedì 28? Perché, da buon napoletano, è assai superstizioso.

 

E quindi sa bene che "di venere e di marte non si sposa, non si parte e non si dà principio ad arte". Va ricordato che Orfeo si comportò allo stesso modo nel 2002, quando assunse la direzione del giornale della sua città "Il Mattino" (proprietà dei Caltagirone come "Il Messaggero"). Anche allora, seguendo il principio del non-è-vero-ma-ci credo, evitò il giorno potenzialmente infausto. V. D.

12. SUB CUSTODI E SUB LOBBISTI...
O i subacquei italiani hanno buoni lobbisti o è merito del deputato Fabio Granata, così legato a Gianfranco Fini da averlo preso a riferimento anche nella sua attività legislativa. Il parlamentare di Fli ha presentato una proposta di legge per istituire una soprintendenza marina che tuteli il patrimonio archeologico sommerso e i relitti delle guerre mondiali. Il testo, ora in commissione Cultura a Montecitorio, prevede la possibilità di svolgere il ruolo di "custodi" per i sub che, previa iscrizione a un albo, potranno impegnarsi in attività di ricerca e vigilanza. Il presidente della Camera, noto appassionato di immersioni, non potrà non apprezzare. P. FA.

13. PACE CON LE STELLINE...
Un regalo elettorale da Letizia Moratti che vale 4 milioni di euro (400 mila l'anno per dieci anni). Il sindaco di Milano chiude una doppia vertenza con la Fondazione Stelline che gestisce lo storico palazzo di corso Magenta vicino al Cenacolo, prestigioso centro congressi. Nell'atto di costituzione dell'ente, il Comune, donatore del bene, si impegnava a sostenere le spese straordinarie. Che negli anni ci sono state, eccome. Eppure la Fondazione ha visto solo spiccioli e una tantum.

 

L'anno scorso ha trascinato Palazzo Marino in tribunale e incassato una sentenza favorevole. Il giudizio pende ora presso la Corte d'Appello, l'udienza è fissata nel 2013. Ma le Stelline hanno i conti in rosso, meglio evitare rischi inutili : ed ecco l'accordo di conciliazione. T. MAC.

14. CON LA CULTURA SI MANGIA LO STESSO...
Cambio di vita per alcuni ex parlamentari di sinistra della commissione Cultura della Camera non rieletti nel 2008. Vladimir Luxuria è tornata all'attività artistica, in tv, alla radio e soprattutto in teatro. Titti De Simone, giornalista, è rientrata nella sua Palermo per fondare l'associazione Nzocchè, un circolo Arci da cui è nato un progetto editoriale, prima opera un libro intervista con la regista Emma Dante. Anche Pietro Folena, che della commissione è stato presidente, ha fondato un'associazione culturale, MetaMorfosi, con cui ha già realizzato sette mostre su Michelangelo. Chi diceva che con la cultura non si mangia? C. Co. 08-04-2011]

 

 

paghe-rai tutto! - SADO-MASI IMPONE AI DIPENDENTI UN PIANO LACRIME E SANGUE E POI SVUOTA LE CASSE PER UN MAXICONTRATTO A SGARBI (200MILA € A PUNTATA PER CINQUE SERATE) - LA TRASMISSIONE NON HA ANCORA UN NOME, NON SI SA QUANDO ANDRA’ IN ONDA MA SUCCHIA 8 MILIONI € - MEZZA RAITRE (GABANELLI, FAZIO, FLORIS, DANDINI) ATTENDE IL RINNOVO, IL DIRETTORE DI RAIUNO MAZZA pensa a un contratto per la fidanzata DI MASI a "uno-Mattina

Carlo Tecce per "il Fatto quotidiano"

 

Per un critico d'arte scegliere un nome è il compito più difficile. Vittorio Sgarbi cambia ogni giorno titolo al suo programma per il debutto in Rai: Il mio canto libero, Il bene e il male, Capra e cavoli. Sul contratto e i costi di produzione, l'arte si fa da parte, e la cifra è tonda: cinque serate su Raiuno, otto milioni di euro.

Per scongiurare lunghe riflessioni e ripensamenti, il direttore generale Masi ha offerto a Sgarbi un accordo in esclusiva di un milione di euro, spalmato in cinque comode rate: 200 mila euro a puntata. Masi con i suoi preferiti è un dirigente premuroso e sbrigativo, un mecenate grondante di soldi pubblici. Impose a Vieni via con me di ospitare gratis Roberto Benigni. Obbliga Vauro e Marco Travaglio a lavorare gratis ad Annozero. Ricordate? Roba vecchia.

 

Per l'appalto esterno con la società di Bibì Ballandi, incaricata di costruire la trasmissione X di Sgarbi, viale Mazzini spende 2,350 milioni di euro, un pelino sotto i 2,5 per evitare il fastidioso voto in Consiglio di amministrazione. E maniche larghe ovunque: 3,150 milioni di euro per i costi di rete, più 1,5 milioni per la produzione. Totale (Sgarbi compreso): 8 milioni di euro, 1,6 a serata. E per cosa? Per un programma misterioso che slitta nel palinsesto perché a maggio, il mese indicato, cadono le elezioni amministrative: Sgarbi, versione sindaco di Salemi, viola la par condicio.

 

Nessun problema, le regole in Rai mica valgono per tutti. Masi è flessibile: prima scrive nelle sue amate circolari che i nuovi contratti vanno sforbiciati del 20 per cento, poi ingaggia Giuliano Ferrara con un sontuoso triennale e temporeggia sui rinnovi di mezza (e odiata) Raitre, Fabio Fazio, Giovanni Floris, Milena Gabanelli e Serena Dandini. E fa pure una pernacchia ai dipendenti: piano industriale di lacrime e sangue, e dunque niente aumenti. Così per settembre Raitre sarà in bilico: Che tempo che fa, Parla con me, Ballarò, Report. Masi è un direttore generale che tutti danno in uscita, ma con i piedi saldamente dentro.

 

L'ultima partita per normalizzare viale Mazzini la gioca da solo, chi ha i contratti in scadenza deve passare nel suo ufficio, almeno un paio di volte, per poi sentirsi rimandato, richiamato, tenuto in sospeso. Masi mostra la sua efficienza per Ferrara, un triennale firmato all'istante (senza nemmeno avvisare il Cda) oppure per Sgarbi, invocato per fare il contraddittorio a Marco Travaglio ad Annozero e precettato a novembre per creare un Vieni via con me in salsa berlusconiana.

Una salsa talmente forte che Oliviero Toscani, già assessore a Salemi, lasciò il gruppo dell'ex ministro senza convenevoli: "Non presto il fianco al Cavaliere". La Rai investe al buio 8 milioni di euro per una trasmissione che nessuno conosce, che potrebbe esordire a giugno per una concorrenza balneare con Mediaset. Per salvare il sindaco di Salemi dal duello pubblicitario - il famoso periodo di garanzia - e farlo gareggiare con la terza replica dei Cesaroni.

 

Mai viale Mazzini ha svuotato le casse per il palinsesto estivo, il fuori stagione televisivo. Provi a chiedere a Ballandì quando andrà in onda? Risposta, mercoledì 18. Ri(provi) con la Rai? Anticipano di un paio di mercoledì. E autori, ospiti, argomenti? Chissà. L'idea di Sgarbi fu estemporanea, ispirata a Vieni via con me: "Io sarò l'anti-Saviano. Adesso prepariamo il numero zero. L'importante è che vada in onda - disse a novembre - in prima serata per avere una risonanza tale da rispondere ai dibattiti suscitati da Fazio".

 

Il prototipo è proprio lo speciale-evento di Raitre. Aspettando un confronto di ascolti, Sgarbi stravince il paragone dei costi: lo scrittore di Gomorra guadagnava 50 mila euro a serata (lui 4 volte di più), Vieni via con me con una media del 29 per cento di share legittimava i 500 mila euro a puntata (lui 3 volte in più).

 

Non serve spulciare troppo i conti dei programmi sgraditi al governo, Sgarbi casca sempre male: Annozero, 194 mila euro a puntata; Ballarò, 110 mila; Report, 139 mila. E tutti registrano ascolti che fanno incassare pubblicità all'azienda. L'ingaggio di Sgarbi (un mese!) è il doppio di quanto prendono in un anno Michele Santoro e Floris. Cinque volte lo stipendio di Gianluigi Paragone e Lucia Annunziata, per non parlare della Gabanelli. E via con moltiplicazioni e divisioni. Non pretendete che un critico d'arte sappia maneggiare i numeri: "Quelle di B. sono amanti, non escort".

 

CHE "UNOMATTINA ESTATE" SAREBBE SENZA LA COMPAGNA DEL CAPOAZIENDA?
Da "il Fatto quotidiano" - Ogni tanto ci prova, Mauro Masi. E cerca di trovare uno spazio per la sua compagna, Ingrid Muccitelli. Stavolta il suo nome - come testimonia il documento ufficiale di Rai 1 che pubblichiamo qui a fianco - è nella scheda programma di "Unomattina estate". La storica rubrica di Raiuno, da giugno a settembre, cambia facce e forma, ma resta la staffetta tra i conduttori feriali (dal lunedì al venerdì) e i conduttori festivi (il sabato e la domenica). Per il fine settimana l'azienda indica addirittura due conduttrici, e questo non è mai successo: un giorno per Elisa Isoardi, un giorno per la Muccitelli.

Ieri in Cda i consiglieri di opposizione hanno sollevando l'argomento spiegando che, seppur non ci sia nulla di personale contro la Muccitelli, che già lavora per la Rai (a "Mattino in famiglia" il sabato e spesso è inviata di "Quelli che il calcio"), forse per una questione di "opportunità" Masi dovrebbe desistere. Ma i palinsesti per l'estate sono stati rinviati, dunque il direttore generale potrà riflettere sul dilemma tra il cuore e l'azienda.

 08-04-2011]

 

 

BOCCHINO E LIBERTÀ - il gentiluomo della carfagna a sproposito dELLA MINETTI: “IL PECCATO SI FA PER LA CARNE. PER LE OSSa E SILICONE NON VALE LA PENA” - “L’intervista a mia moglie? col tempo emergerà che la macchina del fango è entrata in molte cose, anche su questa vicenda" - ma stavolta sulla "macchina del fango" c’è LA FINANZA: ACCERTATE LE VIOLAZIONI SUI CONTRIBUTI AI GIORNALI “IL ROMA” E “L’UMANITÀ”, ENTRAMBI SOVVENZIONATI CON MILIONI PUBBLICI NONOSTANTE SIANO DELLA STESSA FAMIGLIA - RISCHIA 1,5 MLN € DI SANZIONI E DI DOVER RESTITUIRE I SOLDI…

ITALO BOCCHINO

1 - ITALO BOCCHINO OSPITE IERI SERA A LA ZANZARA DI GIUSEPPE CRUCIANI SU RADIO 24...

LA MINETTI? TROPPO RIFATTA...
"La Minetti? La trovo troppo rifatta. A Napoli si dice che il peccato si fa per la carne e non per le ossa...peccare per ossa e silicone non vale la pena"

LA SILIQUINI? MI PORTA LA POSTA A CASA, LA FARANNO RESPONSABILE DELLA SEZIONE RACCOMANDATE
"La Siliquini? La vedo quando mi porta la posta a casa. E' un'esperta a tal punto che quando le hanno chiesto quanti dipendenti hanno le Poste ha risposto mille e invece sono 150 mila...Quello che le hanno dato è qualcosa di più che un risarcimento: la faranno responsabile della sezione ‘raccomandate'".

INTERVISTA A MIA MOGLIE? CREDO CHE COL TEMPO EMERGERANNO I DETTAGLI DELLA MACCHINA DEL FANGO
"L'intervista a mia moglie? Oramai dopo l'ultimo anno io non sento più i colpi, la macchina del fango è una macchina complessa, è tutto messo in conto. Io credo che col tempo emergerà che la macchina del fango è entrata in molte cose, anche su questa vicenda...ci vuole pazienza per sapere le cose... "

 

MONTEZEMOLO
"Secondo me lui non scende in campo per la guida del Paese ma scende in campo politicamente. Montezemolo è una delle opzioni in campo: non capisco quest'ansia nei suoi confronti, visto che in questo momento non si vota".


2 - I GUAI DI FUTURO E LIBERTÀ: IL BOCCHINO EDITORE SCIVOLA SUI CONTRIBUTI: MULTA DI 1,5 MILIONI...
Gian Marco Chiocci Paolo Bracalini per "il Giornale"

Un onorevole, due quotidiani. Ed entrambi finanziati dallo Stato. Peccato che la legge non consenta che i fondi per l'editoria siano erogati contemporaneamente a «imprese collegate con l'impresa richiedente o controllate dagli stessi soggetti». C'è voluta una serie lunga di indagini, prima dell'Agcom, poi della Guardia di Finanza e quindi dell'Avvocatura dello Stato, per arrivare «a ritenere sussistente un coordinamento economico e finanziario che passa attraverso legami personali tra i (...) soci di Edizioni del Roma spa (della quale è anche sindaco l'amministratore unico di Edizioni Riformiste) e la configurabilità di un unitario potere di condizionamento non legato a dati formali», cioè un legame indiretto tra le diverse proprietà.

 

Parliamo dei quotidiani Il Roma , edito dalla Edizioni del Roma, e L'Umanità , edito da Edizioni Riformiste scarl. Entrambi hanno fatto richiesta per i contributi pubblici relativi al 2007, 2008 e 2009, ottenendo i fondi per i primi due anni (a titolo di esempio, 364.616 euro nel 2008 per L'Umanità, 2.530.638 per Il Roma , sempre nel 2008), mentre il 2009 è attualmente congelato. Ed entrambi i quotidiani sono riconducibili alla galassia di Italo Bocchino. Delle Edizioni il Roma spa il colonnello di Fli è stato socio direttamente negli anni scorsi, mentre attualmente è socio maggioritario Gabriella Buontempo, sua moglie.

Mentre le Edizioni Riformiste scarl. sono guidate (amministratore unico) da Francesco Ruscigno, uomo di fiducia di Bocchino, a lui legato da diverse iniziative imprenditoriali (l'Agcom rileva come Bocchino «fosse presente con una partecipazione dello 0,40% nel capitale di Edizioni de l'Indipendente Srl»)

 

È nel 2009 che l'Agcom si insospettisce e avvia un'indagine, da cui emerge «la ricorrenza di nominativi identici o riconducibili allo stesso nucleo familiare dell'onorevole Bocchino» nelle proprietà de Il Roma e de L'Umanità . A quel punto l'Autorità sollecita un'inchiesta della Guardia di finanza, che prende in carico la questione. Una relazione della Gdf, e siamo nel 2010, evidenzia «possibili segnali di collegamento e di controllo », nello specifico una serie di legami tra le due società beneficiarie di finanziamenti pubblici, attraverso una terza società, la Gestioni immobiliari Srl, socio di maggioranza di Edizioni Il Roma ma anche titolare di diversi contratti con la stessa editrice del Roma e con la Edizioni Riformiste scarl, editrice de L'Umanità .

E coincidenze come per esempio il fatto che «entrambe le imprese editrici hanno la redazione romana nel medesimo stabile». Sulla base di queste evidenze Palazzo Chigi, chiede lumi all'Avvocatura dello Stato, che nel giugno 2010 ravvede elementi critici negli intrecci tra le due società, ma non sufficienti a negare il contributo per il 2008, che viene autorizzato. I problemi veri nascono con la successiva richiesta di contributi, quella per l'anno 2009.

 

La Guardia di finanza compie ulteriori indagini che determinano poi una decisione della Sezione Ispettiva dell'Agcom, nel marzo scorso. Nei fatti l'Autorità prende atto di tutte le indagini fatte e degli intrecci societari emersi, in particolare delle rilevazioni della Gdf circa «indizi gravi,precisi e concordanti dell'esistenza di un coordinamento della gestione dell'impresa editrice con quelle di altre imprese ai fini del perseguimento di uno scopo comune» e di «una distribuzione degli utili o delle perdite diversa da quella che sarebbe avvenuta in assenza dei rapporti stessi».

 

Si citano poi una serie di personaggi tutti nell'orbita di Italo Bocchino. Non solo Francesco Ruscigno e la moglie Gabriella, ma anche Ludovico Greco e Maria Grazia Greco, collegati a Il Roma ma anche, attraverso Gestioni Immobiliari srl, all'editrice de L'Umanità . Perciò l'Agcom chiude la sua indagine contestando a Edizioni del Roma e all'Editrice Riformista di aver violato«l'obbligo di comunicare e di rendere trasparente l'assetto proprietario comprese le posizioni di controllo, delle imprese editrici », accertando sanzioni amministrative (non ancora emesse) da 500 a 103mila euro moltiplicata per tutte le violazioni, cioè per un totale teorico di circa 1.500.000 euro.

La legge prevede poi che, una volta accertato il collegamento tra imprese beneficiarie di contributi, decada il diritto all'aiuto pubblico. Con la possibilità, per lo Stato, di chiedere indietro i milioni versati. Il Roma a sua volta ha contestato le «inutili » e «dispendiose» indagini svolte dalla Gdf, perché i rapporti commerciali tra le società editoriali sarebbero assolutamente «normali».

 

Accusando anzi «un'ulteriore macroscopica evidenza della grave situazione di illegittimità della Presidenza del Consiglio». Lo stesso teorema espresso da Bocchino in un programma tv, per cui Palazzo Chigi avrebbe «deciso di bloccare i contributi pubblici di cui ha diritto Il Roma », perché si fa di tutto «per mettere in difficoltà tutti i giornali che non si allineano». Solito fumus persecutionis , quando invece, per la Guardia di finanza, dietro gli intrecci tra società e contributi pubblici, non c'è fumo, ma parecchio arrosto.08-04-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “THE ECONOMIST”: L’ITALIA È IL TALLONE D’ACHILLE D’EUROPA - "WSJ": GLI USA OBBLIGANO HSBC A SVELARE I TITOLARI DEI CONTI SEGRETI IN INDIA - "EL CONFIDENCIAL": BATOSTA ALLA SPAGNA: TRICHET PREPARA ALTRI TRE INCREMENTI IN UN ANNO - "ZERO HEDGE": L’AUMENTO EUROPEO DEI TASSI D’INTERESSE È UN ERRORE PIUTTOSTO GRANDE - LA JP MORGAN PAGA IL SUO AD JAMIE DIMON 25 MILIONI $ - “EL PAÍS”: SCARPETTE AL COLOSSEO...

1 - THE WALL STREET JOURNAL.COM
GLI USA CONSTRINGONO HSBC A RIVELARE I NOMI DEI TITOLARI DEI CONTI SEGRETI IN INDIA
http://on.wsj.com/dOlDc1

- Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ieri ha costretto la Hsbc Holdings Plc a rivelare i nomi dei clienti americani sospettati di avere conti segreti in India. L'operazione apre una nuova frontiera nella stretta sull'evasione fiscale inaugurata dal governo. I casi precedenti avevano riguardato conti americani in svizzera.

 

L'INNALZAMENTO EUROPEO DEI TASSI D'INTERESSE SEGNA LA FINE DELL'ERA DEI PRESTITI FACILI
http://on.wsj.com/gAVkTD

- La Banca centrale europea ieri ha innalzato i tassi d'interesse fino al 1,25 %. Un segno che il lungo periodo del prestito straordinariamente facile sta cominciando a volgere al termine. Negli Stati Uniti, dove l'inflazione è minore rispetto all'Europa, la Federal Reserve è poco propensa a fare lo stesso, almeno fino alla fine di quest'anno o all'inizio del prossimo.

IN EUROPA I SALVATAGGI FINIRANNO MAI?
http://on.wsj.com/e52RoA

- È così? La richiesta di salvataggio del Portogallo segna davvero la fine della crisi del debito per i paesi dell'eurozona? La Grecia e L'Irlanda sono già stati soccorsi. In Spagna, negli ultimi mesi, lo stato d'animo degli investitori è migliorato. E allora perché preoccuparsi?

In futuro il Portogallo potrebbe aver bisogno di nuovi aiuti. Molti analisti pensano lo stesso riguardo alla Grecia e in Irlanda le preoccupazioni non sono finite.

 

2 - EL CONFIDENCIAL.COM
BATOSTA ALLA SPAGNA: TRICHET PREPARA ALTRI TRE INCREMENTI IN UN ANNO
http://bit.ly/gUCoc5

 

- Fine di un ciclo. I tassi di interesse salgono e, parallelamente, salgono i rischi per l'economia spagnola, esclusa da quelle che contano all'interno dell'Unione monetaria. Mentre l'eurozona cresce del 2%, il Pil spagnolo rimane allo 0,6%: un terzo. La Spagna, ancora convalescente, dovrà far fronte a un incremento del prezzo del denaro nel momento peggiore, quando il Pil rimane al palo.

L'economia spagnola continua ad essere eccessivamente debole e incapace di evitare una contrazione dell'occupazione. È in questo contesto che l'Ue vuole cominciare una politica di innalzamento dei tassi. Quello di ieri non è che il primo passo: altri tre incrementi è probabile che arrivino rispettivamente il prossimo luglio e a gennaio ed aprile del prossimo anno.

FUSIONE CAJA MADRID, LA BANCA SPAGNOLA PORTA IN DOTE LA TORRE DI FOSTER
http://bit.ly/fXkrsK

 

- Doveva essere l'emblema della solidità di Caja Madrid. Invece, dopo poco meno di quattro anni è caduta in disgrazia. Torre Caja Madrid, il grattacielo che l'istituto di credito comprò da Repsol per 815 milioni di euro, farà parte del patrimonio della Bfa, la holding che nascerà dalla fusione della banca spagnola con altri sette istituti.

L'edificio si staglia nel mezzo della Ciudad Deportiva del Real Madrid, è il più alto grattacielo della Spagna ed è stato progettato da Norman Foster.

3 - ZERO HEDGE.COM
L'INNALZAMENTO EUROPEO DEI TASSI D'INTERESSE? "UN ERRORE PIUTTOSTO GRANDE"
http://bit.ly/hWEAzW

- Secondo l'ex "policy maker" della Bank of England, David Blanchflower, l'innalzamento dei tassi di interesse attuato ieri dalla Bce è "un errore piuttosto grande".

4 - BLOOMBERG.COM
L'AD DELLA JP MORGAN JAMIE DIMON NEL 2010 HA GUADAGNATO 23 MILIONI DI DOLLARI
http://bloom.bg/hk5LiZ

- L'amministratore delegato della Jp Morgan, Jamie Dimon, nel 2010 ha portato a casa 23 milioni di dollari. Un bell'aumento rispetto al milione e 300 mila ricevuto nel 2009. La cifra comprende il primo bonus ricevuto dal Ceo dal 2007: un gruzzolo di 5 milioni di dollari.

5 - THE ECONOMIST
IL TALLONE D'ACHILLE DELL'EURO
http://www.economist.com/

 

- Secondo il "The Economist", l'Italia è il tallone d'Achille dell'euro. Il debito pubblico italiano è il "can che dorme nella crisi dell'eurozona e fino ad oggi i mercati lo hanno lasciato dormire. [...] La crisi dell'euro ha una volta di più lasciato a nudo la febbre cronica che affligge l'economia italiana. Quando il Pil dell'eurozona scende, quello italiano scende di più; quando invece cresce, quello italiano cresce di meno.

Il paese ha poche aziende grandi, non crea occupazione per i giovani.. [...]. La partecipazione delle donne nell'economia è superiore solo a quella di Malta, all'interno dell'eurozona". La serie di ciabattate prosegue citando il divario tra nord e sud, gli imprenditori che devono fare i conti con il crimine organizzato e la penetrazione della ‘ndrangheta al nord.

6 - EL PAÍS
SCARPETTE AL COLOSSEO
http://www.elpais.com/global/

 

- Su "El Paìs" si parla dello scarparo che ha messo le mani sul Colosseo. Il quotidiano spagnolo ricorda come, per i prossimi 25 anni, Diego Della Valle potrà gestire il più famoso monumento d'Italia come gli pare.

"Volkswagen aveva previsto di presentarvi un nuovo modello di auto, ma non ha potuto fare altro che pagar dazio al patron della Tod's", scrive "El Paìs", che sottolinea anche la "vicinanza" di Della Valle a Berlusconi e ripercorre la vicenda che visto lo scarparo concludere in tutta fretta l'affarone dopo il concorso andato "stranamente" deserto.

 08-04-2011]

 

 

GABBIANI-KILLER LASCIANO SENZA PESCI LE FONTANE DEI GIARDINI DI RATZINGER - IL PD DI “EUROPA” CONTRO I 200 MILA AVVOCATI (contro i 20 mila del Giappone): “UN PESO MORTO PER LA GIUSTIZIA” - OCCHETTO TRA I “METEORITI” DI BASSIRI - SCILIPOTI BIODEGRADABILE - FINMECCANICA METTE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SUL WEB CON BRITISH TELECOM - SCARSO SUGLI ADDOMINALI, CONGEDATO IL CAPORALE CON 21 DI SERVIZIO

Da "Italia Oggi"

 

1. RATZINGER SENZA PESCI...
Niente pesci per papa Ratzinger. Almeno nelle fontane dei giardini vaticani: come ha raccontato il direttore dei servizi tecnici del governatorato, Pier Paolo Cuscianna, i gabbiani sono i responsabili dell'azzeramento del patrimonio ittico della Santa Sede. Nel verde vaticano, infatti, ogni fontana (e sono cento) era ricchissima di numerose specie di pesci: ogni specchio d'acqua, però, nel giro di pochi giorni è stato depredato dai famelici gabbiani che volteggiano nei cieli di Roma in cerca di cibo (e che non si fidano più di mangiare ciò che si trova nelle acque inquinate del Tevere).

L'unica fontana che ha conservato i pesci dispone di una rete metallica protettiva, che regge agli attacchi di qualsiasi becco di uccello. Come dicono nei sacri palazzi, urge una miracolosa moltiplicazione dei pesci per ripopolare le acque del Vaticano. (Pierre de Nolac)

 

2. PD CONTRO GLI AVVOCATI...
L'attacco contro i professionisti sferrato da parte del quotidiano Europa, caro al Partito democratico, è davvero senza precedenti: «Duecentomila avvocati, un peso morto per la giustizia». Rispondendo a una lettera, il condirettore Federico Orlando ha accusato i legali italiani, ritenuti i soli colpevoli delle storture del sistema giudiziario nazionale, parlando di un «esercito spropositato di avvocati, che soffoca con le sue esigenze di lavoro l'efficienza della giustizia», scandalizzandosi per i professionisti «che in parlamento si trasformano in legislatori dei loro assistiti».

Fino a chiedere che «siano interdetti dall'esercizio della professione durante il mandato parlamentare», evocando Montesquieu e la «piaga avvocatizia nelle assemblee». Perché «non possiamo avere 200 mila avvocati, contro i 20 mila del Giappone», sentenzia Orlando. (Donato de' Bardi)

 

3. OCCHETTO TRA LE METEORITI...
Sempre in cerca di eventi, Achille Occhetto è entrato nella galleria La nuova pesa, nella romana via del Corso, per vedere le opere dell'artista iraniano Bizhan Bassiri. Lo spazio espositivo è quello di Simona Marchini, componente della nota famiglia di costruttori (denominata «calce e martello») che donò al Partito comunista italiano la storica sede di via delle Botteghe Oscure, il celebre «bottegone», poi abbandonato per via Nazionale. Curiosi i lavori di Bassiri, che sembrano inconsapevolmente legati alla sinistra italiana: meteoriti. (Pierre de Nolac)

 

4. SCILIPOTI BIODEGRADABILE...
Fareambiente ha invitato Domenico Scilipoti a parlare di «Additivi biodegradabili, ecosostenibili, certificati per la riconversione del mercato». Il parlamentare è stato chiamato in qualità di componente della commissione ambiente della Camera. L'associazione, presieduta da Vincenzo Pepe, è «favorevole alla plastica biodegradabile che utilizza additivi certificati perché garantisce una completa biodegradazione delle buste anche se in tempi un po' più lunghi rispetto a quelle di mais».

Secondo Pepe, le buste che derivano dall'amido di mais «oltre a non garantire la completa biodegradabilità rischiano di generare uno sfruttamento intensivo dei terreni agricoli». Un argomento che ha colpito l'attenzione di Scilipoti. Dopo l'agopuntura, ovviamente. (Donato de' Bardi)

5. LA PA NELLE MANI DI BRITISH TELECOM...
Finmeccanica sta per lanciare la pubblica amministrazione italiana nella rete. L'obiettivo è quello di collegare gli uffici statali alla Ripa, ovvero al network internazionale delle pubbliche amministrazioni. Un progetto di non poco conto, per la realizzazione del quale la società guidata dal confermato Pier Francesco Guarguaglini (almeno nella veste di presidente) firmerà un contratto che può valere fino a 175 milioni di euro. Finmeccanica, che opererà attraverso la controllata Elsag Datamat, non sarà però sola.

 

Ad aggiudicarsi l'appalto bandito nei mesi scorsi da DigitPa, l'ente che si occupa della digitalizzazione della pubblica amministrazione, sono state anche la Bt Italia, che fa direttamente capo agli inglesi di British Telecom, e la Hp Es Italia srl.

Insomma, il terzetto è riuscito a incassare una ghiotta commessa per il perfezionamento di un progetto molto caro al ministro per l'innovazione, Renato Brunetta, il cui dicastero è chiamato a vigilare proprio su DigtPa. Ma in cosa consiste il servizio che dovrà essere offerto da Elsag Datamat e compagnia? La descrizione secca del piano, così come emerge dai documenti di gara, spiega che si tratta di «servizi di telecomunicazione e informatici per la realizzazione dei Servizi e della Rete internazionale delle pubbliche amministrazioni (S-Ripa)». La gestione delle operazioni, quindi, avrà una dimensione che potrà esulare dai confini italiani.

Le carte, infatti, si affrettano a precisare che potrebbe essere in ballo «la fornitura e gestione in Italia e a livello internazionale, in ogni paese del mondo in cui le pubbliche amministrazioni li richiedano, dei seguenti servizi». I quali, subito dopo, vengono dettagliatamente elencati: «servizi di connettività Ip e internet, di sicurezza di rete, servizi VoIP (voice over Ip), di unified communication (messaggistica, videoconferenza ad alta qualità, servizi di comunicazione evoluta in mobilità), servizi di conduzione sistemi, servizi di supporto». Tra questi ultimi rientrano attività come la gestione della rete, il monitoraggio dei servizi di sicurezza, il supporto tecnico, le funzioni di contact center e via dicendo.

Insomma, come si può constatare l'attività è complessa. Finmeccanica, il cui nuovo ad sarà a breve Giuseppe Orsi, firmerà un accordo quadro, che naturalmente coinvolgerà le altre imprese aggiudicatarie, a valle del quale poi saranno stipulati singoli contratti di fornitura con le varie pubbliche amministrazioni che richiederanno i servizi informatici. Alla fine del processo, in pratica, l'importo massimo incassabile da Finmeccanica (Elsag) e British Telecom potrà arrivare a 175 milioni. Il contratto quadro, come specificano ancora i documenti di gara, ha una durata di 84 mesi, all'interno dei quali si dovrà cercare di perfezionare quanti più collegamenti sarà possibile al network internazionale delle pubbliche amministrazioni.

Progetto ambizioso, non facile da realizzare, e per questo piuttosto costoso per le casse delle strutture pubbliche che vorranno tentare il «salto» nella rete. (Stefano Sansonetti)

 

6. IN DUE MINUTI "SOLO" 27 ADDOMINALI SU 29. LA DIFESA CONGEDA IL CAPORAL MAGGIORE
Venticinque, ventisei, alla ventisettesima flessione addominale, il caporal maggiore scelto Nicola Massimo Bello si abbatte al suolo. E così, dopo 21 anni di servizio, molti dei quali trascorsi all'estero nelle varie missioni internazionali, viene posto in congedo. Praticamente licenziato perché, nel tempo massimo di due minuti, si è fermato a 27 flessioni addominali sulle 29 previste dalle prove attitudinali del concorso da superare per entrare nel servizio permanente effettivo. È tutto vero, è agli atti parlamentari.

La vicenda del caporal maggiore tradito dagli addominali, infatti, è stata trasformata in un'interrogazione parlamentare presentata alla camera dei deputati dal deputato Augusto Di Stanislao dell'Italia dei Valori. Interrogazione alla quale risponde il governo attraverso il sottosegretario della Difesa, Guido Crosetto. Che storia questa storia. Il caporal maggiore Bello è a un passo dal sogno: una vita nelle forze armate dopo avere dato tanto.

C'è la formalità del concorso. Che cosa vuoi che sia per uno che è stato in missione a mangiare pane e deserto. Le prove scritte filano lisce, anche quelle orali. Quelle attitudinali dovrebbero essere una semplice formalità. Ma dopo la 27esima flessione l'addome di Bello non ne vuole sapere di andar su: è in preda all'«ansia da prestazione. Tanto basta per il ministero della Difesa per fermarlo per «carenza fisica».

Proprio lui, che da 21 anni è un militare dell'esercito italiano? Bello non si arrende. Va all'università di Palermo su decisione del Tar e ripete la prova alla facoltà di scienze motorie, poi al reggimento lancieri di Aosta a Palermo dove gli addominali questa volta funzionano alla grande. Tutto documentato. Ma per la Difesa quell'esercizio doveva essere superato durante il concorso. E per questo, a detta di Crosetto, emerge «la legittimità del provvedimento di congedo». E così il caporal maggiore scelto Bello, sposato e padre di tre figli, all'età di 38 anni si ritrova disoccupato. (Emilio Gioventù)08-04-2011]

 

 

1- COM’è POSSIBILE CHE UN EX FUNZIONARIO DI BANCA (LANDE), UN SUO EX COLLEGA SUPERSPORTIVO (TORREGIANI) E UN ARISTO-ROMANO (CASTELLACCI DE VILLANOVA), ABBIANO POTUTO ESERCITARE PER ALMENO DUE DECENNI IN MODO ABUSIVO L’ATTIVITÀ DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA NEL CUORE DI ROMA SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGESSE? - 2- FACILE: È BASTATA METTERE SU UNA RAGNATELA DI 26 FONDI CHIUSI NEI SOLITI PARADISI FISCALI IN CUI SAREBBERO RACCOLTE AZIONI E OBBLIGAZIONI PER QUASI 140 MILIONI DI EURO - 3- CON LA CRISI FINANZIARIA INTERNAZIONALE DEL 2008, QUEI FONDI DIVENTANO BUCHI NERI - 4- SE NON FOSSE STATO PER LA DENUNCIA DI PAOLA V., CHE NON RIESCE A RIAVERE INDIETRO I SOLDI CHE AVEVA AFFIDATO A TORREGIANI, NESSUNO SE NE SAREBBE ACCORTO

Giacomo Amadori per "Panorama"

 

Per molti è già la frode del decennio. I giornali hanno riempito pagine con gli elenchi e le foto di presunti truffati, più o meno famosi. Trascurando, forse, la questione centrale: come sia stato possibile che un ex funzionario di banca (Gianfranco Lande), un suo ex collega supersportivo (Roberto Torregiani) e un aristocratico romano (Gian Piero Castellacci de Villanova), tutti dal 24 marzo finiti a Regina Coeli per associazione per delinquere e altri reati, abbiano potuto esercitare per almeno due decenni in modo abusivo l'attività di intermediazione finanziaria nel cuore di Roma senza che nessuno se ne accorgesse.

Basta davvero un elegante ufficio di rappresentanza (gli arrestati ne avevano quattro) con targhe dorate sulla porta per evitare i sospetti dei risparmiatori? Forse questa storia, vip a parte, ci racconta come il sistema globale non abbia gli anticorpi per difendersi da chi promette rapidi arricchimenti in cambio di rischi non calcolati. Secondo l'accusa, Lande ha potuto creare una struttura ambiziosa, anche se abusiva.

Infatti il guru dei Parioli, dopo l'esperienza in San Paolo-Imi Invest, nei primi anni 90 inaugura i suoi prodotti competitivi: offre rendite superiori ai concorrenti e, almeno in parte, mantiene le promesse. Il motivo è semplice: il gruppo raccoglie fondi soprattutto attraverso una rete di 26 società dall'intestazione simile (la sigla più gettonata è Eim, European investments management), quasi tutte ubicate all'estero, anche in paesi offshore.


Queste scatole esotiche non sono registrate negli albi delle nostre autorità di controllo, una scelta che per anni ha permesso di dribblare i controlli della vigilanza e di agire al di fuori delle regole, che hanno un costo, ma sono una garanzia per gli investitori. Qui, invece, si vola ad alta quota senza il paracadute. Ora i presunti truffati si fanno coraggio su internet, ben sapendo che la dura legge del 2005 sul risparmio (conseguenza dei crac Parmalat e Cirio) non restituirà loro il maltolto e che non esiste un fondo di garanzia per i clienti di società abusive.

 

Intanto gli uomini del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza stanno cercando di salvare il salvabile e attendono le risposte alle rogatorie, indirizzate nei paradisi fiscali dove Lande e soci avevano costituito fondi chiusi in cui sarebbero raccolte azioni e obbligazioni per quasi 140 milioni di euro: bisognerà vedere se contengano ancora soldi o se il presunto tesoretto sia di... carta straccia.

Dopo avere risolto questo dilemma, i magistrati di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi, potrebbero valutare ipotesi di riciclaggio e di evasione fiscale. Il gioco, in realtà, viene scoperto già nel 2009, grazie a un esposto. Quello della signora Paola V., che non riesce a riavere indietro i soldi che aveva affidato a Torregiani.

Da un anno è iniziata la crisi economica internazionale e i miracolosi rendimenti della Eim e del gruppo Dharma, con base in viale di Villa Grazioli, la preoccupano. Grazie a Paola V. parte la valanga. Sulle piste della presunta associazione per delinquere si lanciano i segugi delle Fiamme gialle. Nei computer finisce l'elenco delle tre diverse Eim: la buccia di banana su cui cadono gli attuali arrestati è la mancata iscrizione all'albo della Consob (la Commissione nazionale per le società e la borsa) e delle parallele autorità finanziarie estere.

 

La pistola fumante: l'abusivismo è un reato che prevede una pena sino a 8 anni, ben superiore ai 3 previsti per la truffa. La procura apre un fascicolo contro la presunta «banda del buco». I militari controllano sull'anagrafe tributaria i movimenti della Eim inc. che ha un conto corrente in Italia, attraverso il quale una quantità enorme di denaro vola oltre confine. Vengono effettuati accertamenti bancari per verificare se l'attività sia rivolta al pubblico: decine di bonifici lo confermano.

A questo punto i finanzieri identificano i primi clienti e li convocano come testimoni. Un viavai di persone qualunque e di vip, d'impiegati e di politici, preoccupati di avere perso i risparmi. La truffa inizia a emergere dalla nebbia degli schermi societari. Gli investigatori compulsano su internet le banche dati delle camere di commercio estere, della Companies house britannica, della Zefix svizzera, della Legilux lussemburghese.

Si ricostruisce un reticolo di società che parte dal Lussemburgo (Dharma holdings), passa per la Francia (Européenne de gestion privée, la Egp iscritta alla Camera di commercio di Parigi) e la Gran Bretagna (Eim), ma opera nel microcosmo dei Parioli di Roma, dove ha quasi tutti i suoi clienti. E proprio qui c'è il rischio di un effetto domino, visto che in un altro circolo esclusivo ha recentemente fatto decine di vittime un broker la cui società, la Orconsult, è appena finita in liquidazione coatta.

 

Nel gennaio 2010 su internet viene lanciato il primo sos: Pietro Di Prato, in un forum dell'Aduc, associazione di difesa dei consumatori, racconta la disavventura di un amico che ha investito con la Dharma holdings: «La scorsa settimana ha chiesto di avere indietro il capitale, ma gli è stato risposto di attendere fino ad aprile e che nel frattempo non riceverà più gli interessi». La Dharma holdings replica con una lunga precisazione. Per qualche mese il web tace, ma gli investigatori scoprono altre irregolarità.

Per esempio che gli investitori, in cambio dei loro soldi, non firmano alcun contratto: ricevono solo fotocopie dei propri assegni, estratti conto su carta non intestata; a volte siglano complessi documenti in lingua inglese che autorizzano Lande e soci a investire nei derivati d'Oltremanica, i prodotti più rischiosi. E nessuno, al contrario di quel che prevede la direttiva comunitaria Mifid, chiede ai risparmiatori la loro propensione al rischio.

In fondo, molti degli interlocutori sono persone con esperienza: commercialisti (persino un consulente del tribunale), avvocati, manager. Lande li convince tutti e i soldi vengono investiti nei suoi fondi chiusi non liquidabili, prodotti finanziari che studia in maniera maniacale.

Spesso si trovano in paradisi fiscali segnalati nelle liste nere della comunità internazionale. Piccole Tortuga, dove non esiste la parola impossibile. E con la crisi finanziaria internazionale del 2008, per l'accusa, quei fondi diventano buchi neri: 75 milioni di euro, raccolti da Lande e compagni, sono convertiti in azioni, 55 finiscono alle Isole Vergini britanniche (52 solo nel Blu water fund), 11,5 alle Bahamas (10 nello Eim Bahamas Eurofund). Otto milioni e mezzo prendono la strada del Belgio. Le obbligazioni, invece, inghiottono altri 63 milioni. Il fondo EuxBB 0,05, un'altra creatura di Lande, entra nei portafogli dei clienti con 35 milioni di euro di bond. Altri 10 milioni diventano titoli Dharma.

 

La banda, secondo gli inquirenti, a questo punto smette di essere una finanziaria (seppure abusiva) e inizia a «vendere il Colosseo» con una specie di catena di Sant'Antonio: i risparmi degli ultimi arrivati (cui vengono fatti sottoscrivere pacchi di obbligazioni Dharma) servono a liquidare gli investitori più preoccupati. Lande e i suoi non li avvertono delle difficoltà e anzi li rassicurano sino all'ultimo.

Per uscire dall'impasse, le varie Eim (il braccio illegale della holding) provano a trasferire i clienti alla Egp, società riconosciuta dalla Consob, e propongono ai malcapitati di avvalersi dello scudo fiscale: secondo gli specialisti delle Fiamme gialle, è l'ultimo gioco delle tre carte per rimandare ancora la restituzione dei denari.

Tra i clienti, in pochi rifiutano la proposta visto che l'importante è riavere i soldi. Per chi indaga, però, la maggioranza dei sottoscrittori Eim era in buona fede e non aveva bisogno di regolarizzare la propria posizione con il fisco, avendo investito i soldi in Italia. Al contrario, bisognerà capire se ci sia qualcun altro che ha approfittato della «invisibilità» delle Eim per far sparire i propri averi dall'Italia e farli poi rientrare legalmente con lo scudo.

 

L'inchiesta decolla nell'autunno 2010: i finanzieri perquisiscono gli uffici dei sospettati, mentre 36 persone sporgono denuncia. I giornali iniziano a occuparsi di Egp: a fine anno viene nominato un commissario liquidatore in Francia, nel gennaio 2011 in Italia (ha appena dichiarato l'insolvenza della società). Lande resta a lavorare a un piano di ristrutturazione. Sino all'arresto dei membri della banda, il 24 marzo scorso. Ora i loro piani potrebbero essere svelati dalle tre «gole profonde», legate agli inquisiti, che stanno collaborando con chi indaga.

Ma le disavventure giudiziarie del gruppo non sembrano rasserenare i vecchi clienti, anche perché i loro nomi sono finiti su quotidiani e tv. Su internet, Jonny riassume così il pensiero di tutti: «Inizio a ricevere telefonate del tipo: "Sei tu o non sei tu?". Non solo questi truffatori ci hanno rovinato la vita, ma adesso ci si mettono anche i giornali a darci il colpo di grazia».

I documenti che provano l'iscrizione di EGP

Sito della Consob - Comunicati, interventi e convegni
http://bit.ly/f9Yzfk  08-04-2011]

 

 

1- COM’è POSSIBILE CHE UN EX FUNZIONARIO DI BANCA (LANDE), UN SUO EX COLLEGA SUPERSPORTIVO (TORREGIANI) E UN ARISTO-ROMANO (CASTELLACCI DE VILLANOVA), ABBIANO POTUTO ESERCITARE PER ALMENO DUE DECENNI IN MODO ABUSIVO L’ATTIVITÀ DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA NEL CUORE DI ROMA SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGESSE? - 2- FACILE: È BASTATA METTERE SU UNA RAGNATELA DI 26 FONDI CHIUSI NEI SOLITI PARADISI FISCALI IN CUI SAREBBERO RACCOLTE AZIONI E OBBLIGAZIONI PER QUASI 140 MILIONI DI EURO - 3- CON LA CRISI FINANZIARIA INTERNAZIONALE DEL 2008, QUEI FONDI DIVENTANO BUCHI NERI - 4- SE NON FOSSE STATO PER LA DENUNCIA DI PAOLA V., CHE NON RIESCE A RIAVERE INDIETRO I SOLDI CHE AVEVA AFFIDATO A TORREGIANI, NESSUNO SE NE SAREBBE ACCORTO

Giacomo Amadori per "Panorama"

 

Per molti è già la frode del decennio. I giornali hanno riempito pagine con gli elenchi e le foto di presunti truffati, più o meno famosi. Trascurando, forse, la questione centrale: come sia stato possibile che un ex funzionario di banca (Gianfranco Lande), un suo ex collega supersportivo (Roberto Torregiani) e un aristocratico romano (Gian Piero Castellacci de Villanova), tutti dal 24 marzo finiti a Regina Coeli per associazione per delinquere e altri reati, abbiano potuto esercitare per almeno due decenni in modo abusivo l'attività di intermediazione finanziaria nel cuore di Roma senza che nessuno se ne accorgesse.

Basta davvero un elegante ufficio di rappresentanza (gli arrestati ne avevano quattro) con targhe dorate sulla porta per evitare i sospetti dei risparmiatori? Forse questa storia, vip a parte, ci racconta come il sistema globale non abbia gli anticorpi per difendersi da chi promette rapidi arricchimenti in cambio di rischi non calcolati. Secondo l'accusa, Lande ha potuto creare una struttura ambiziosa, anche se abusiva.

Infatti il guru dei Parioli, dopo l'esperienza in San Paolo-Imi Invest, nei primi anni 90 inaugura i suoi prodotti competitivi: offre rendite superiori ai concorrenti e, almeno in parte, mantiene le promesse. Il motivo è semplice: il gruppo raccoglie fondi soprattutto attraverso una rete di 26 società dall'intestazione simile (la sigla più gettonata è Eim, European investments management), quasi tutte ubicate all'estero, anche in paesi offshore.


Queste scatole esotiche non sono registrate negli albi delle nostre autorità di controllo, una scelta che per anni ha permesso di dribblare i controlli della vigilanza e di agire al di fuori delle regole, che hanno un costo, ma sono una garanzia per gli investitori. Qui, invece, si vola ad alta quota senza il paracadute. Ora i presunti truffati si fanno coraggio su internet, ben sapendo che la dura legge del 2005 sul risparmio (conseguenza dei crac Parmalat e Cirio) non restituirà loro il maltolto e che non esiste un fondo di garanzia per i clienti di società abusive.

 

Intanto gli uomini del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza stanno cercando di salvare il salvabile e attendono le risposte alle rogatorie, indirizzate nei paradisi fiscali dove Lande e soci avevano costituito fondi chiusi in cui sarebbero raccolte azioni e obbligazioni per quasi 140 milioni di euro: bisognerà vedere se contengano ancora soldi o se il presunto tesoretto sia di... carta straccia.

Dopo avere risolto questo dilemma, i magistrati di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi, potrebbero valutare ipotesi di riciclaggio e di evasione fiscale. Il gioco, in realtà, viene scoperto già nel 2009, grazie a un esposto. Quello della signora Paola V., che non riesce a riavere indietro i soldi che aveva affidato a Torregiani.

Da un anno è iniziata la crisi economica internazionale e i miracolosi rendimenti della Eim e del gruppo Dharma, con base in viale di Villa Grazioli, la preoccupano. Grazie a Paola V. parte la valanga. Sulle piste della presunta associazione per delinquere si lanciano i segugi delle Fiamme gialle. Nei computer finisce l'elenco delle tre diverse Eim: la buccia di banana su cui cadono gli attuali arrestati è la mancata iscrizione all'albo della Consob (la Commissione nazionale per le società e la borsa) e delle parallele autorità finanziarie estere.

 

La pistola fumante: l'abusivismo è un reato che prevede una pena sino a 8 anni, ben superiore ai 3 previsti per la truffa. La procura apre un fascicolo contro la presunta «banda del buco». I militari controllano sull'anagrafe tributaria i movimenti della Eim inc. che ha un conto corrente in Italia, attraverso il quale una quantità enorme di denaro vola oltre confine. Vengono effettuati accertamenti bancari per verificare se l'attività sia rivolta al pubblico: decine di bonifici lo confermano.

A questo punto i finanzieri identificano i primi clienti e li convocano come testimoni. Un viavai di persone qualunque e di vip, d'impiegati e di politici, preoccupati di avere perso i risparmi. La truffa inizia a emergere dalla nebbia degli schermi societari. Gli investigatori compulsano su internet le banche dati delle camere di commercio estere, della Companies house britannica, della Zefix svizzera, della Legilux lussemburghese.

Si ricostruisce un reticolo di società che parte dal Lussemburgo (Dharma holdings), passa per la Francia (Européenne de gestion privée, la Egp iscritta alla Camera di commercio di Parigi) e la Gran Bretagna (Eim), ma opera nel microcosmo dei Parioli di Roma, dove ha quasi tutti i suoi clienti. E proprio qui c'è il rischio di un effetto domino, visto che in un altro circolo esclusivo ha recentemente fatto decine di vittime un broker la cui società, la Orconsult, è appena finita in liquidazione coatta.

 

Nel gennaio 2010 su internet viene lanciato il primo sos: Pietro Di Prato, in un forum dell'Aduc, associazione di difesa dei consumatori, racconta la disavventura di un amico che ha investito con la Dharma holdings: «La scorsa settimana ha chiesto di avere indietro il capitale, ma gli è stato risposto di attendere fino ad aprile e che nel frattempo non riceverà più gli interessi». La Dharma holdings replica con una lunga precisazione. Per qualche mese il web tace, ma gli investigatori scoprono altre irregolarità.

Per esempio che gli investitori, in cambio dei loro soldi, non firmano alcun contratto: ricevono solo fotocopie dei propri assegni, estratti conto su carta non intestata; a volte siglano complessi documenti in lingua inglese che autorizzano Lande e soci a investire nei derivati d'Oltremanica, i prodotti più rischiosi. E nessuno, al contrario di quel che prevede la direttiva comunitaria Mifid, chiede ai risparmiatori la loro propensione al rischio.

In fondo, molti degli interlocutori sono persone con esperienza: commercialisti (persino un consulente del tribunale), avvocati, manager. Lande li convince tutti e i soldi vengono investiti nei suoi fondi chiusi non liquidabili, prodotti finanziari che studia in maniera maniacale.

Spesso si trovano in paradisi fiscali segnalati nelle liste nere della comunità internazionale. Piccole Tortuga, dove non esiste la parola impossibile. E con la crisi finanziaria internazionale del 2008, per l'accusa, quei fondi diventano buchi neri: 75 milioni di euro, raccolti da Lande e compagni, sono convertiti in azioni, 55 finiscono alle Isole Vergini britanniche (52 solo nel Blu water fund), 11,5 alle Bahamas (10 nello Eim Bahamas Eurofund). Otto milioni e mezzo prendono la strada del Belgio. Le obbligazioni, invece, inghiottono altri 63 milioni. Il fondo EuxBB 0,05, un'altra creatura di Lande, entra nei portafogli dei clienti con 35 milioni di euro di bond. Altri 10 milioni diventano titoli Dharma.

 

La banda, secondo gli inquirenti, a questo punto smette di essere una finanziaria (seppure abusiva) e inizia a «vendere il Colosseo» con una specie di catena di Sant'Antonio: i risparmi degli ultimi arrivati (cui vengono fatti sottoscrivere pacchi di obbligazioni Dharma) servono a liquidare gli investitori più preoccupati. Lande e i suoi non li avvertono delle difficoltà e anzi li rassicurano sino all'ultimo.

Per uscire dall'impasse, le varie Eim (il braccio illegale della holding) provano a trasferire i clienti alla Egp, società riconosciuta dalla Consob, e propongono ai malcapitati di avvalersi dello scudo fiscale: secondo gli specialisti delle Fiamme gialle, è l'ultimo gioco delle tre carte per rimandare ancora la restituzione dei denari.

Tra i clienti, in pochi rifiutano la proposta visto che l'importante è riavere i soldi. Per chi indaga, però, la maggioranza dei sottoscrittori Eim era in buona fede e non aveva bisogno di regolarizzare la propria posizione con il fisco, avendo investito i soldi in Italia. Al contrario, bisognerà capire se ci sia qualcun altro che ha approfittato della «invisibilità» delle Eim per far sparire i propri averi dall'Italia e farli poi rientrare legalmente con lo scudo.

 

L'inchiesta decolla nell'autunno 2010: i finanzieri perquisiscono gli uffici dei sospettati, mentre 36 persone sporgono denuncia. I giornali iniziano a occuparsi di Egp: a fine anno viene nominato un commissario liquidatore in Francia, nel gennaio 2011 in Italia (ha appena dichiarato l'insolvenza della società). Lande resta a lavorare a un piano di ristrutturazione. Sino all'arresto dei membri della banda, il 24 marzo scorso. Ora i loro piani potrebbero essere svelati dalle tre «gole profonde», legate agli inquisiti, che stanno collaborando con chi indaga.

Ma le disavventure giudiziarie del gruppo non sembrano rasserenare i vecchi clienti, anche perché i loro nomi sono finiti su quotidiani e tv. Su internet, Jonny riassume così il pensiero di tutti: «Inizio a ricevere telefonate del tipo: "Sei tu o non sei tu?". Non solo questi truffatori ci hanno rovinato la vita, ma adesso ci si mettono anche i giornali a darci il colpo di grazia».

I documenti che provano l'iscrizione di EGP

Sito della Consob - Comunicati, interventi e convegni
http://bit.ly/f9Yzfk 08-04-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - LIBIA, GLI USA PENSANO DI INTERVENIRE CON TRUPPE DI TERRA - MESSICO, 59 CORPI IN UNA FOSSA COMUNE - EGITTO, IL POPOLO IN PIAZZA CHIEDE RIFORME E PROCESSO PER MUBARAK - COSTA D’AVORIO, OUATTARA BLINDA GBAGBO - LOCKERBIE, FAMILIARI DELLE VITTIME DIVISI - “TROPPI IPAD DA ASSEMBLARE”, APPLE RITARDA IL LANCIO DEL TABLET BLACKBERRY - ORA È POSSIBILE USARE IL PC CON IL PENSIERO - TOP 10 DELLE APPLICAZIONI IPHONE A PAGAMENTO

1 - CBSNEWS.COM
LIBIA, GLI USA PENSANO DI INTERVENIRE CON TRUPPE DI TERRA
http://bit.ly/fBDm7W

 

- Gli Stati Uniti potrebbero considerare di mandare truppe di terra in Libia. È quanto affermato dal Generale Usa Carter Ham. Lo stesso Generale ha detto anche che tuttavia una maggiore partecipazione americana nella guerra potrebbe rivelarsi deleteria. E che una missione di terra potrebbe indebolire la coalizione internazionale e rendere più difficile il supporto arabo alla missione.

2 - THE TELEGRAPH
COSTA D'AVORIO, GLI ATTACCHI DELL'ONU MOSTRANO IL NUOVO APPETITO DI GUERRA DELL'OCCIDENTE
http://bit.ly/fpcNEs

- Gli attacchi dell'Onu in Costa d'Avorio dimostrano che la guerra libica non è arrivata per caso: il trauma diplomatico del conflitto iracheno sembra superato e all'occidente è decisamente tornato l'appetito di guerra.

Nel 2008 Obama si era insediato alla Casa Bianca in un momento in cui era largamente diffuso un sentimento di rigetto nei confronti dell'intervento bellico. Le due risoluzioni dell'Onu - la 1973 per la Libia e la 1975 per la Costa d'Avorio - dimostrano invece di come le cose siano cambiate. La filosofia del "qualcosa deve essere fatto" degli anni 90, sembra essere tornata in auge.

 

3 - AL JAZEERA
YEMEN, SALEH RIFIUTA L'OFFERTA DI MEDIAZIONE DEI PAESI DEL GOLFO
http://bit.ly/dP2e9H

- Il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh ha rifiutato l'offerta di mediazione dei paesi del Golfo. A Saleh era stato presentato un piano per la sua uscita di scena e per porre fine alle sanguinose proteste che scuotono il paese. Ma il presidente accerchiato ha parlato oggi attraverso la televisione di Stato denunciando una "spudorata interferenza".

"La nostra forza - ha detto con toni che ricordano le recenti arringhe di Gheddafi - arriva dalla forza del nostro popolo, non dal Qatar o da chiunque altro".

EGITTO, LA PIAZZA INVOCA IL PROCESSO A MUBARAK E CHIEDE LE RIFORME PROMESSE
http://bit.ly/dFWZUp

 

- Proseguono le proteste in Egitto. Oggi migliaia di manifestanti sono scesi in piazza al grido di "vogliamo processare Mubarak". Le proteste non si sono mai interrotte dalla caduta del presidente, l'11 febbraio scorso. Ma mai come questa volta la folla è eterogenea e comprende tutti i più rappresentativi movimenti politici.

Tra i manifestanti ci sono anche i Fratelli Musulmani, che negli ultimi tempi avevano evitato la piazza, dicendo di voler lasciare il tempo al Consiglio militare di preparare le riforme richieste dalla popolazione. Il Consiglio ha preso in mano il governo del paese, ma la sua politica sta gradualmente subendo una svolta autoritaria.

4 - LE FIGARO
OUATTARA PARLA ALLA NAZIONE E TENDE LA MANO AI FEDELI DI GBAGBO
http://bit.ly/gHKHZ6

- Alassane Ouattara ha deciso di fermare la guerra e indossare appieno i panni del capo di Stato. Poiché non sembra riuscire a togliere dal potere il presidente uscente Laurent Gbagbo con mezzi militari, ha scelto di ignorarlo.

Con un discorso trasmesso dalla televisione pubblica, Ouattara ha annunciato che tutto intorno alla residenza di Gbagbo e con l'aiuto delle forze internazionali e dei Caschi blu, verrà messo in piedi una sorta di "cordone sanitario".

 

Il neo-presidente ha quindi lanciato un appello di pace e riconciliazione nazionale, promettendo che i colpevoli dei massacri avvenuti nelle ultime settimane saranno puniti secondo giustizia.

5 - THE GUARDIAN
LOCKERBIE, IL FRONTE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME SI SPACCA
http://bit.ly/dYy0Et

- I familiari delle vittime di Lockerbie si spaccano nel chiedere nuove indagini sulla tragedia che nel 1988 costò la vita a 270 persone. Dopo la fuga di Mussa Kussa dalla Libia, Paul Hudson and Victoria Cumnock, due cittadini americani che nell'incidente hanno perso i propri cari, hanno scritto agli altri parenti delle vittime, sollecitandoli ad unire le forze per chiedere che venga fatta piena luce sul ruolo che il paese africano ha avuto nella strage.

Ieri, Kussa, sospettato di avere delle responsabilità nella strage, è stato interrogato dagli investigatori scozzesi. Quello che ha detto non è ancora stato rivelato. Ma intanto Cumnock e Hudson denunciano i governi americano e inglese di coprire la Libia e di tenere un atteggiamento troppo benevolo nei confronti di Kussa.

Alla loro lettera, tuttavia, ha risposto Jim Swire, che nella strage ha perso la figlia e che continua a impegnarsi per avere giustizia. Swire ha a sua volta inviato una copia della propria missiva a tutti gli altri parenti, definendo le accuse di Cumnock e Hudson "poco sagge" e basate su assunti difficilmente dimostrabili. Swire ha aggiunto inoltre che la loro iniziativa "è probabilmente destinata a fallire, perché cercare la verità quando è in corso una guerra è ancora più difficile".

6 - TIME
PARLARE AL NOSTRO PC CON IL PENSIERO? ORA È POSSIBILE
http://ti.me/gbA0kR

 

- Usando la tecnologia normalmente utilizzata per diagnosticare l'epilessia sui pazienti, un team di scienziati della Washington University è riuscita a muovere il cursore del computer con il pensiero.

Per l'incredibile esperimento è stato usato un precisissimo strumento medico, collegato alla regione del cervello che controlla la facoltà di articolare un discorso. Quindi è stato chiesto alla "cavia" di pensare ad alcune parole che le venivano suggerite. Il test ha avuto risultati ottimi, dimostrando una precisione nei comandi del 90%.

TROPPI IPAD DA ASSEMBLARE, APPLE RITARDA L'USCITA DEL TABLET BLACKBERRY
http://ti.me/f1g5A3

 

- Ci sono modi e modi per disturbare la concorrenza, ma stavolta la Apple è riuscita a superare anche le proprie intenzioni. Il giocattolino di Steve Jobs è così richiesto che gli addetti all'assemblaggio del touchscreen sono stati costretti a chiedere all'atra cliente in coda, nientemeno che Blackberry, di aspettare. E così il lancio del tablet "Playbook" che potrebbe disturbare il predominio della mela morsicata subirà un ritardo.

7 - BBC
MESSICO, TROVATI 59 CORPI IN UNA FOSSA COMUNE
http://bbc.in/gQmG7U

- In Messico, lungo il confine col Texas, sono stati trovati 59 cadaveri sepolti in una fossa comune. Le forze di sicurezza messicane hanno fatto la drammatica scoperta durante la ricerca dei passeggeri di un autobus scomparso nella zona.

L'area è battuta dai trafficanti di droga e i rapimenti non sono infrequenti. Lo scorso novembre una fossa comune con i cadaveri di 18 turisti che erano scomparsi due mesi prima, è stata scoperta nei pressi di Acapulco.

 

8 - WIRED
COME GLI SMARTPHONE RISOLVERANNO IL PROBLEMA DEL TRAFFICO URBANO
http://bit.ly/gyisDl

- Un interessante studio condotto a Boston e San Francisco ha rivelato che gli smartphone potrebbero fare molto per migliorare il problema del traffico cittadino. A diciotto persone è stato chiesto di lasciare la macchina a casa per una settimana.

 

Ebbene, i partecipanti sono arrivati alla conclusione che potevano farne a meno, ma solo se in grado di accedere facilmente a tutte le informazioni necessarie per utilizzare i mezzi pubblici: rotte, ritardi, servizi presenti lungo l'itinerario previsto...

9 - THE INDEPENDENT
ECCO LA TOP TEN DELLE APPLICAZIONI PER IPHONE (A PAGAMENTO)
http://ind.pn/ee1JK208-04-2011]

 

 

DAI PARIOLINI AI PADRINI - ER MADOFF ALLA CARBONARA RIVELA L’ESISTENZA DI 12 CONTI CIFRATI TOP SECRET - La lista dei 500 investitori di Lande che non hanno usufruito dello scuso fiscale, sembra essere ancora più inquietante dei 733 in cui sono apparsi nomi di vip - SPUNTANO ANCHE I NOMI DI CARBONI E DELL´UTRI (E LA BANDA P3) - LA EGP NON ERA QUOTATA IN BORSA, MA VENDEVA TITOLI IN LIBERTA’

1 - LANDE CONFESSA: "CI SONO 12 CONTI CIFRATI"...
Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

 

Dodici conti cifrati e mascherati che non sono nelle famose liste. Depositati all´estero. Quelli top, i fiori all´occhiello da tenere nascosti ad "occhi indiscreti". Di cui ha fornito i riferimenti. E, per di più, l´ammissione di aver commesso operazioni illecite cosa che, però, i suoi clienti sapevano bene. Comincia a collaborare, Gianfranco Lande, il "Madoff dei Parioli", arrestato il 24 marzo scorso per una megatruffa da 170 milioni di euro ai danni di migliaia di investitori.

Lo ha fatto durante le sei ore di interrogatorio di mercoledì sera davanti al pubblico ministero Luca Tescaroli, titolare dell´indagine che ha portato in carcere lui, ritenuto la mente della truffa, e altri quattro indagati (Raffaella Raspi, Andrea Raspi, Roberto Torregiani e Giampiero Castellacci). Un´audizione fiume durante la quale gli è stato contestato anche il reato di riciclaggio, accusa per cui il broker è stato iscritto al registro degli indagati.

E potrebbe non essere l´unica: Lande rischia di essere incriminato anche per bancarotta se le istanze presentate contro la sua società, la Egp Italia, porteranno a una pronuncia di fallimento. Intanto, però, dopo l´associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, al compimento di reati di truffa e di appropriazione indebita, nei suoi confronti si procede anche per riciclaggio. È questo, per ora, il nuovo fronte delle indagini del nucleo valutario della Guardia di Finanza coordinate dal sostituto Tescaroli e dal procuratore aggiunto Nello Rossi.

 

Un´accusa generica che non avrebbe a che vedere solo con il legame tra il "Madoff dei Parioli" e il clan dei Piromalli che gli avrebbero affidato 14 milioni di euro da investire. Anche perché, gli eventuali legami con clan mafiosi sono ancora al vaglio degli inquirenti e tutti da verificare. Così come sotto la lente dei magistrati sono presunti rapporti con la P3: Tescaroli gli ha chiesto del suo legame con Flavio Carboni e Marcello Dell´Utri.

Sei ore in cui l´argomento portante sono stati i business delle sue società. Una di queste era la Vector Aerospace Llp che, nel 2008, assicurò la tedesca Eads per i rischi di una penale (pari al 5 per cento) su un contratto che questa aveva stipulato con il governo austriaco per la fornitura di caccia. Un affare enorme, da 14 miliardi di euro, per il quale la società tedesca doveva tutelarsi. E per farlo scelse proprio Lande. A metterli in contatto, ha spiegato il broker, fu un dirigente di Finmeccanica: la Eads è infatti una consorziata di Alenia Aeronautica, a sua volta satellite del gruppo di piazza Montegrappa. Vicenda che fece incassare al "Madoff dei Parioli" il premio assicurativo.

È prevista per oggi, intanto, l´udienza del tribunale del Riesame per decidere sui sequestri del materiale dei cinque indagati. Mentre è fissato per il 14 aprile l´esame, da parte del Tribunale della libertà, della revoca dell´ordinanza di custodia cautelare in carcere per Lande, richiesta dai suoi difensori Salvatore Sciullo e Susanna Carraro. In quell´occasione il finanziere rivendicherà che i fondi gestiti da lui erano sottoposti al controllo degli organi di vigilanza e che esisteva un piano di ristrutturazione finalizzato, nel lungo termine, a restituire le somme di danaro, come ha spiegato ieri agli inquirenti.

2- LA FINANZA STA SETACCIANDO L´ALTRA LISTA: IN MOLTI AVREBBERO RINUNCIATO ALLO SCUDO FISCALE PAGANDO LE TASSE ATTRAVERSO LA EIM Federica Angeli per "la Repubblica"

 

La lista dei 500 investitori di Lande, ovvero l´elenco dei clienti Eim che non hanno usufruito dello scuso fiscale, sembra essere ancora più inquietante dei 733 in cui sono apparsi nomi di vip, notabili romani e calciatori. In questo lungo elenco di "vittime", ancora tutto da setacciare dagli uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, più che nomi di personaggi noti, a destare sospetti sono le cifre degli investimenti.

Accanto infatti a una miriade di piccoli creditori sparsi in tutta Italia - quaranta in Puglia, altri in Campania, numerosi anche in regioni del nord - ci sono nominativi di chi alla Eim ha affidato trenta milioni di euro. Prestanome legati alla criminalità organizzata? Amici di cosche mafiose? E´ presto per dirlo, spiegano gli inquirenti. L´analisi degli "appunti" che Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, ha trascritto sul suo computer e che ora è in mano alla magistratura, è all´inizio. Tutta da decifrare, collegare, comprendere.

Ma è da questa lista di 500 che si ricostruirà il patrimonio del re della truffa e dei suoi soci. Chi ha scelto di non fare lo scudo fiscale e di non passare quindi alla nuova società Egp avrà avuto i suoi "buoni motivi", fanno capire gli investigatori. Anche se, precisano, ogni singola posizione, ogni singolo individuo presente in quella lista ha sicuramente una storia diversa dall´altro.

Lì dentro c´è il piccolo investitore che ha consegnato nelle mani della gang del raggiro cinquantamila euro e che magari non ha usufruito dello scudo perché ha pagato le tasse attraverso la dichiarazione di consistenza della Eim, e chi invece voleva, in accordo con Gianfranco Lande, continuare a tenere nascosti quegli investimenti da capogiro finalizzati chissà a quale affare.

 

E, a testimonianza di questo distinguo, è degno di nota un episodio accaduto il 23 agosto del 2010. Quando Lande è stato vittima di un´aggressione. Quaranta piccoli risparmiatori, arrivati con due pullman dalla Puglia, hanno deciso di occupare la palazzina anni Venti. Erano le 11 del mattino.

Il Madoff capitolino era già nel suo ufficio quando una delle segretarie, voce colma di imbarazzo, ha avvisato il boss che, al piano terra, quaranta persone chiedevano un colloquio con lui. «Falli aspettare giù, non farli salire. Prima o poi se ne andranno». Previsione sbagliata: esasperati da mesi di bugie, infuriati per aver investito e mai più rivisto chi trenta chi cinquantamila euro, risparmi di una vita, i quaranta hanno occupato l´intero palazzo. Dal seminterrato fino ai corridoi del terzo piano. «Senza i nostri soldi, da qui non ci muoviamo». E così è stato.

L´intervento di due volanti della polizia è servito a poco: l´esercito dei piccoli risparmiatori è uscito dal palazzo, ma non si è mosso dall´entrata. Fino a mezzanotte, quando Lande, per poter lasciare l´edificio e tornare a casa, ha deciso di ricevere due rappresentanti del gruppo. Quindi ha staccato 40 assegni - tutti rigorosamente scoperti e poi andati protestati - con gli importi dovuti. Prima di andarsene però uno di loro lo ha schiaffeggiato, applaudito dal resto del gruppo.

 


3 - EGP NON ERA NEMMENO QUOTATA IN BORSA: UN PORTAFOGLIO GONFIATO SVELÒ IL RAGGIRO
Anna Maria Liguori per "la Repubblica" - Roma

È stata la Consob ad alzare il coperchio sul pasticciaccio della Egp, società di diritto francese costituita in Francia da alcuni italiani, "casa madre" della truffa del Madoff dei Parioli. Una storia che parte alla fine del 2009 e che lungo il dodici mesi del 2010 porta al baratro finanziario i suoi clienti.

I fatti sono chiari. Essendo la Egp una società francese è ovviamente sottoposta alla vigilanza dell´autorità nazionale, l´Amf, equivalente della Consob italiana. In base ad una normativa comunitaria, una società che è autorizzata ad operare nella Ue non deve chiedere ulteriori autorizzazioni nei singoli Paesi ma deve semplicemente notificarlo all´autorità competente della nazione in cui opera.

Quindi la Egp, forte dell´autorizzazione francese, ha potuto notificare alla Consob l´apertura di una succursale italiana: era il 2004. La succursale fino al 2009 raccoglie circa 50 clienti, per un totale di "massa amministrata" di circa 18 milioni di euro. Ma la Consob attiva i propri strumenti di controllo e lo fa attraverso l´unico adempimento che la succursale della Egp deve all´Italia, attraverso cioè il rapporto annuale sull´attività dell´anno precedente: nel rapporto, consegnato all´inizio del 2010 alla Consob, viene specificato che se nel 2009 la succursale ha avuto al suo attivo solo 50 clienti ma che per il 2010 ci si aspettava un aumento sostanziale di clienti, circa 800.

 

Tanto è bastato. La Consob decide di approfondire e trova gravi irregolarità: tra queste emerge che nel portafoglio c´erano titoli della società Dharma Holding Lusserburg che è la capogruppo di Egp. La Dharma non è quotata in borsa, il che significa che le obbligazioni emesse dalla società sono "illiquide", cioè nel momento in cui il possessore decide di venderle difficilmente troverà un acquirente. La Egp aveva venduto titoli di una società non quotata ed era la "controllante" della Egp cosa in contrasto con la normativa italiana. La Consob avverte l´autorità francese.

La Amf decide il commissariamento cautelare della "controllante" francese. Subito dopo la Consob chiede il commissariamento della succursale italiana, informa la procura di Roma e la Guardia di finanza. Il resto è noto.

E anche la Banca d´Italia chiarisce: «La Egp è la succursale di una Sim di diritto francese vigilata dalle autorità francesi. La Banca d´Italia non ha alcuna competenza o responsabilità di vigilanza. Le autorità francesi hanno nominato un amministratore provvisorio. La Banca d´Italia ha collaborato per favorire la ricerca di soluzioni sulla base di un accordo di assistenza tecnica richiesto dalle autorità francesi. A seguito della revoca dell´autorizzazione ad operare disposta dalla Banca di Francia, è stato possibile promuovere la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana».

A proposito di Orconsult e dei trenta milioni spariti le azioni delle Fin.Pet.Spa risultano date fiduciariamente da terzi alla Finnat Fiduciaria Spa fino al 14 febbraio 2011. Non risultano azioni di questa società intestata alla Finnat Fiduciaria né è mai esistito un rapporto di natura proprietaria o gestionale tra la Fi.Pet.Spa e Banca Finnat Euramerica Spa.

 08-04-2011]

 

 

GENERALI, GALATERI ARRIVA A RIUNIONE CDA - TABACCI: GERONZI? BERLUSCONI SI OCCUPI DEI PROBLEMI DEL PAESE - BOCCIA (PD) BOCCIA B.: "DOVREBBE ESSERE IRRITATO CON QUALCHE SUO MINISTRO" - VACIAGO: "DOPO GERONZI CAPITALISMO DI RELAZIONI VA AVANTI COME PRIMA. i consiglieri indipendenti sono stati l’ago della bilancia, i veri arbitri della qualita’ della governance" - Vitale: "hanno bisogno di un presidente che sia al servizio della compagnia e non di qualcuno che la utilizzi per scopi esterni"...

1 - GENERALI, GALATERI ARRIVA A RIUNIONE CDA A PIAZZA VENEZIA...
(LaPresse) - Il presidente uscente di Telecom Italia, Gabriele Galateri di Genola, è arrivato alla sede Generali di piazza Venezia, dove a breve avrà inizio il Consiglio d'amministrazione che dovrà indicare il nuovo presidente dopo le dimissioni di Cesare Geronzi. Galateri è il più accreditato per la successione alla guida del Leone di Trieste. L'ex presidente di Mediobanca non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai numerosi giornalisti che attendono all'esterno.

2 - BOCCIA (PD), BERLUSCONI DOVREBBE ESSERE IRRITATO CON QUALCHE SUO MINISTRO - GIUSTO FIGLIA MARINA SI LAMENTI SE NON E' STATA AVVERTITA PERCHE' E DEL CDA MEDIOBANCA...
(Adnkronos) - 'Finisce un'epoca, come ne sono finite tante. Questa forse e' l'unica del capitalismo all'italiana che si porta dietro anche un pezzo di politica. Si dice spesso che la politica deve star lontana dalle imprese, soprattutto da quelle quotate, ma in Italia quello che negli altri paesi e' un'eccezione o inconcepibile, e' una regola'.

 

Francesco Boccia, deputato Pd e responsabile economico dei gruppi parlamentari, commenta cosi all'ADNKRONOS le dimissioni di Caesare Geronzi dalle Generali: Ha ragione Berlusconi a essere irritato per non essere stato nformato, ne' lui' ne' la figlia Marina, di quanto avveniva ai vertici di Generali?

'Marina Berlusconi -replica Boccia- puo lamentarsi, perche' e' componente del cda di Mediobanca e come tutti gli altri consiglieri informati tardivamente ha diritto di farlo presente. Anzi, sono sicuro che si lamenteranno chiarendosi con gl altri consiglieri che erano al corrente degli ultimi sviluppi della vicenda. Ma l'irritazione del premier -avverte- e' francamente incomprensibile'.

2 - TABACCI (API), GERONZI? BERLUSCONI SI OCCUPI DEI PROBLEMI DEL PAESE...
(Adnkronos) - Berlusconi pensi prima ai problemi del Paese. Bruno Tabacci, capogruppo dell'Api alla Camera, parla de caso Geronzi con l'ADNKRONOS. Il deputato terzopolista risponde cosi quando gli chiedono se il premier ha ragione ad essere irritato per non essere stato informato (ne' lui, ne' la figlia Marina, che pure siede nel cda di Mediobanca), di quanto avveniva ai vertici d Generali: 'Il presidente del Consiglio farebbe bene a occuparsi de problemi del Paese distinguendo i suoi interessi personali da quelli generali, perche' finisce di essere preoccupato solo dai primi'

3 - VACIAGO, DOPO GERONZI CAPITALISMO DI RELAZIONI VA AVANTI COME PRIMA...
(Adnkronos) - Le dimissioni di Cesare Geronzi dalla presidenza delle Generali non avranno conseguenze su capitalismo relazionale italiano. Il modello italiano, fatto d ntrecci societari e relazioni fra gli esponenti del sistema finanziario, "va avanti come prima, la continuita' e' garantita".

 

Giacomo Vaciago, professore di Economia politica all'Universita Cattolica di Milano, spiega che quello italiano "e' un capitalismo con pochi capitali, dove pochi ricchi signori governano delle aziende povere, e con poche grandi 'public company' che sono di tutti e d nessuno".

In questo senso l'uscita di Geronzi dalle Generali non avra' conseguenze sul sistema. Per Vaciago "non e' la prima volta, e non sara' l'ultima, che i presidente di una societa' non interpreta al meglio gli equilibri ne consiglio di amministrazione e viene sostituito prima del tempo"

Ma, secondo l'economista, la vera novita' nella vicenda e rappresentato dagli amministratori indipendenti che siedono nel cda d Generali e che si sono schierati contro Geronzi. "Il ruolo de consiglieri indipendenti -spiega- e' una novita'. Sono arbitri competenti che giudicano nell'interesse di lungo periodo della societa'". E nelle dimissioni di Geronzi, aggiunge Vaciago, gli indipendenti "sono stati l'ago della bilancia, i veri arbitri della qualita' della governance"

 

4 - SINDACO MARINO, GERONZI? SUPERERA' ANCHE QUESTA - IL SINDACO, LA SUA CITTA' NON LO ABBANDONA...
(Adnkronos) - Cesare Geronzi "e' un uomo dalle mille risorse e di grande determinazione", che difficilmente si ascera' abbattere. Il sindaco di Marino Adriano Palozzi conosce bene l banchiere-assicuratore, nato proprio nella cittadina dei Castell Romani, a pochi chilometri dalla Capitale, e all'ADNKRONOS si dice certo che le dimissioni da presidente della Generali non scalfiranno l suo carattere determinato. Nella sua citta' natale, in realta', Geronzi non si vede piu' molto spesso. "Viene ogni tanto - spiega il primo cittadino - ma a causa del lavoro non vive piu' fisso qui".

 

In ogni caso tra ieri e oggi a Marino il banchiere, divenuto icona della finanza italiana, non si e' visto: "io non l'ho visto ne' sentito - sottolinea Palozzi - non so neppure se in questi giorni si trovi qui"."Conoscendolo comunque - sottolinea pero' il sindaco - posso dire che' e' un uomo molto caparbio, dalla mille risorse, di grande determinazione. Credo stia vivendo questo momento con la solita forza che lo contraddistingue". Insomma, dopo il passo indietro dalle Generali, non "ce lo vedo proprio avvilito a casa", osserva Palozz ricordando che Geronzi "ha segnato la storia dal punto di vista bancario"

5 - M. VITALE, MOVIMENTO POSITIVO MA NON E' QUESTIONE DI ETA'
(Adnkronos) - "C'e' una potenzialita' positiva in questo movimento". Marco Vitale commenta con il Sole 24 ore la svolta al vertice delle Generali che, dice, "hanno bisogno di un presidente che sia al servizio della compagnia e non di qualcuno che la utilizzi per scopi esterni". Per Vitale, in ogni caso, l'uscita di Geronzi non segna una vittoria dei giovani sui vecchi. "Non credo sia una questione d'eta', perche' anche Cuccia era un grande vecchio ma nessuno l'ha mai obbligato a dare le dimissioni", ricorda.

 

La chiave, prosegue, "e' altrove: nel tipo di professionalita', nel modo di rapportarsi all'impresa e ai fatti economici". Vitale si spiega: "credo che Geronzi rappresenti un campione per coloro che si servono delle proprie posizioni e delle proprie responsabilita' per aumentare il proprio potere". Questo modello, aggiunge, "oggi non funziona piu', perche' la sfida della crisi e' cosi' grande che bisogna dare risposte di altro tipo, mettersi al servizio delle imprese".

 

6 - GENERALI: BONO (FINCANTIERI), EVITEREI DI FARE GOSSIP...
(Adnkronos) - Sulle assicurazioni Generali 'eviterei di fare gossip. Ci saranno delle questioni che vanno risolte nell'ambito del Cda e degli azionisti'. Lo ha detto a Trieste l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, a margine di un evento di Costa Crociere. 'Io personalmente -ha aggiunto Bono- ho subito anche altre volte delle scelte degli azionisti diverse da quelle che avrei voluto: le ho accettate'.

L'amministratore delegato di Fincantieri ha affermato di non essere 'in grado di valutare quello che sta dietro' l'eliminazione di Cesare Geronzi dal vertice del Leone di Trieste. 'Penso siano dei fatti normali -ha spiegato- di dialettica tra il management e gli azionisti e il Consiglio di amministrazione'.

7 - GENERALI: BONO, POTREI SUGGERIRE MIO NOME MA SONO METALMECCANICO...
(Adnkronos) - Commentando a Trieste le indiscrezioni sui nomi per la sostituzione di Cesare Geronzi ai vertici di Generali, l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha ironizzato: "Potrei suggerire il mio -ha detto- se non fossi per esperienza un metalmeccanico. E voglio morire metalmeccanico".08-04-2011]

 

 

LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - STALLO LIBICO: LE FORZE INTERNAZIONALI SOTTO SCACCO - L’Unione africana annuncia che GHEDDAFI accetterà la sua mediazione - RENAULT: CDA STRAORDINARIO SULL’AFFARE SPIONAGGIO - FUKUSHIMA, UN MESE DOPO: SCORIE CHE FARE? - dubbi sui programmi Usa di conversione del plutonio - LLOYDS COSTRETTO A VENDERE CENTINAIA DI FILIALI? - Presidenziali, Barloo alle calcagna di Sarkozy

DAGOREPORT

 

1 - THE NEW YORK TIMES - In apertura, "Emergono dubbi sui programmi Usa di conversione del plutonio" - "Obama chiede ai Repubblicani l'appoggio al piano di riduzione del debito" - Al centro, "La falsità di Gheddafi continua ad emergere"

2 - THE WASHINGTON POST - In apertura, "Obama intenzionato a inaugurare un nuovo approccio per la riduzione del debito" - "La cultura va di pari passo con il censimento? Di fronte alla diminuzione della popolazione afro-americana, in molti si chiedono come cambierà l'identità di Washington" - Al centro, "Dentro la guerra in Afghanistan, dove i fratelli combattono l'uno contro l'altro"

 

3 - LE FIGARO - In apertura, "Primarie socialiste, Hollande rovina il gioco di sponda tra Aubry e Dsk" - Fotonotizia, "Il Giappone un mese dopo: si mette in moto la ricostruzione" - In alto, "Gheddafi accetta le proposte dell'Unione africana"

4 - LIBÉRATION - In apertura, "Libia: lo stallo. Dopo un mese di operazioni militari in sostegno dei ribelli le forze internazionali sono tenute in scacco" - In alto, "Presidenziali, Barloo alle calcagna di Sarkozy"

 

5 - LES ECHOS - In apertura, "Renault: per la direzione è arrivata l'ora di fare i conti. Previsto per oggi un cda straordinario. Obiettivo: determinare le responsabilità nell'affare spionaggio. In bilico diversi membri della direzione" - Fotonotizia, "Un mese dopo il dramma il Giappone cerca di tornare a una vita normale" - Al centro, "Potere d'acquisto: le misure del governo fanno discutere" - In alto, inchiesta su Arianna Huffington

 

6 - THE GUARDIAN - In apertura, "L'amministrazione bloccò l'inchiesta "hacking". Come il tentativo di Brown di aprire un'indagine fu fermato dal segretario di gabinetto" - Di spalla, "Il consulente di Clegg minaccia le dimissioni dopo i cambiamenti al disegno di legge sul sistema sanitario nazionale"

7 - THE INDEPENDENT - A tutta pagina, "La bomba (nucleare) a orologeria dell'Inghilterra. Un mese dopo lo tsunami giapponese, la più grande riserva di scorie al mondo sta per raggiungere il punto di crisi. Il plutonio doveva essere convertito e venduto, ma adesso nessuno lo vorrà. Dov'è questo enorme sito di stoccaggio? Non a Fukushima, bensì a Sellafield, Cumbria"

8 - THE DAILY TELEGRAPH - In apertura, "Brown ammette: sulle banche feci un grande errore" - Di spalla, "Cameron chiede ai comuni di smettere di ostacolare i festeggiamenti in programma per il matrimonio reale"

 

9 - FINANCIAL TIMES - In apertura, "Glencore sostiene che la Ipo rafforzerà la compagnia" - Al centro. "Bp alla stretta finale per salvare l'affare Rosneft"

10 - THE TIMES - In apertura, "Lloyds ha perso il controllo su High Street. Il gruppo bancario potrebbe essere costretto a vendere centinaia di filiali" - Al centro, "Gheddafi riappare per incontrare i leader africani"

11 - EL PAÍS - In apertura, "Libia: la Nato frena per la seconda volta l'avanzata dei lealisti. L'Unione africana annuncia che il dittatore accetterà la sua mediazione" - Di spalla, "Zapatero attacca il Pp per il suo mancato appoggio al piano di aggiustamento" - Al centro, "Arrestati i due membri dell'Eta che spararono al poliziotto francese"

 

12 - EL MUNDO - In apertura, le consultazioni sull'indipendenza della Catalogna: "Il governo catalano complice della farsa"

 

13 - FRANKFURTER ALLGEMEINE - In apertura, "Assad reprime violentemente le rivolte. Agitazioni anche in Egitto e Yemen" - La Nato estende gli attacchi aerei in Libia"

14 - DIE TAGESZEITUNG - In apertura, "Il disastro senza fine di Fukushima" - "Gli effetti globali di una catastrofe atomica"11-04-2011]

 

 

WEB-WAR! - VENDUTO IL SUO SITO ALLA AOL PER 315 MILIONI DI DOLLARI, VAMPIRIZZATI 6 MILA BLOGGER, ARIANNA HUFFINGTON PARTE ALLA CONQUISTA DELLA RETE - COME? METTENDO IN GINOCCHIO IL SITO (A PAGAMENTO) DEL ’’NEW YORK TIMES’’ E TANTE CHE C’è RUBANDOGLI UN PO’ DI GIORNALISTI - LA “REGINA DELL’AGGREGAZIONE”, CON IL SUO HUFFPOST DA 25 MILIONI DI CLIC UNICI AL MESE, APPROFITTA DEL "SUICIDIO" DI CHI METTE INTERNET A PAGAMENTO

1 - LES ECHOS
ARIANNA HUFFINGTON, LA PASIONARIA DEL WEB
http://bit.ly/erHiAC

- Nel febbraio scorso, Arianna Huffington ha annunciato la vendita del suo "Huffington Post" al colosso del web made in Usa, Aol (America on line), per 315 milioni. Adesso la sessantenne di origini greche, introdotta nel mondo politico americano dall'ex marito Michael Huffington, ha un suo ufficio nella sede newyorkese di Aol e regna su un nuovo impero di 1200 giornalisti che le ha affidato il patron Aol Tim Armstrong.

 

Nominata presidente e "editor in chief" dell'insieme dei contenuti di America on line, alla Huffington spetterà l'arduo compito di dare coerenza al mosaico di siti che appartengono al suo nuovo azionario, portando in dote i suoi 25 milioni di visitatori. Con la sua redazione di 148 giornalisti a tempo pieno l'anti-Drudgereport guiderà la riconquista di America on line nel mondo dell'informazione Usa.

Il concorrente numero uno è il New York Times, che ha da poco lanciato il suo nuovo modello di sito a pagamento. La Huffington, scettica riguardo a questa mossa, spera di approfittarne. Oltre alla nomina del cofondatore di Twitter, Biz Stone, a suo consigliere strategico, la "regina dell'aggregazione, che vampirizza i contenuti editoriali degli altri" (così la definì il direttore della "Signora in grigio", Bill Kellner), ha recentemente annunciato una nuova ondata di assunzioni di giornalisti, provenienti proprio dal New York Times.

 

Le sue recenti scelte hanno suscitato molte critiche. Alcuni dei 6000 blogger che scrivono gratuitamente per l'Huffpost hanno minacciato di andarsene, reclamando una parte dei ricavi della vendita all'Aol. Ma al di là del rumore iniziale, la battaglia contro Arianna Huffington sembra destinata a non aver seguito.

A sei anni dal lancio, l'Huffington Post è secondo solo al New York Times per numero di visitatori unici al mese. Anche se i suoi bilanci non sono pubblici, il sito ha cominciato a produrre utili nel 2010, con un giro d'affari di 31 milioni di dollari 11-04-2011]

 

 

UNA RACCOMANDATA ALLE POSTE - LA SILIQUINI, EX SFUTURATA E ORA NEI RESPONSABILI, DOPO AVER SALTATO LA BARRICATA E VOTATO LA FIDUCIA AL GOVERNO, RISCUOTE LA SUA FEDELTÀ CON UN POSTO NEL CDA DI POSTE ITALIANE - UN BISCOTTINO AVVELENATO PERCHÉ LA CARICA È INCOMPATIBILE CON QUELLA DI PARLAMENTARE - DIMISSIONI? TRANQUILLI I CASI DI FRUSCIO, VEGAS E GALLI INSEGNANO CHE IN ITALIA LE CARICHE SI ACCUMULANO COME I CHILI A NATALE - ALTRO STILE, ALTRA CORSA: ENRICO MATTEI DA PRESIDENTE DELL’ENI LASCIÒ MONTECITORIO DOPO TRE GIORNI

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

 

«I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente» .

 

Dice così l'articolo 2 di una legge del febbraio 1953. Farla passare, com'è intuibile, non fu affatto facile. Ma allora le regole si rispettavano. Tanto che, non appena quella legge venne approvata, il deputato della Dc Enrico Mattei, che era allora anche presidente dell'Ente nazionale idrocarburi, istituito tre giorni prima, presentò le dimissioni da Montecitorio. Il provvedimento fu promulgato il 13 febbraio 1953 e lui venne dichiarato decaduto il 3 marzo: diciotto giorni dopo.

Avrebbe potuto far scivolare nell'indifferenza le poche settimane che mancavano allo scioglimento delle Camere. Invece si dimise perché sapeva che anche la forma, in un'istituzione come il Parlamento, è sostanza. Un episodio dimenticato. Che torna alla memoria come una frustata ogni volta che accadono, purtroppo sempre più frequentemente, episodi simili a quello cui abbiamo assistito qualche giorno fa: la designazione di un parlamentare in carica nel consiglio di amministrazione di una società pubblica. Nella fattispecie, le Poste italiane.

 

Su Maria Grazia Siliquini sono piovute dai suoi ex colleghi di Futuro e libertà critiche pesanti: «La faranno responsabile del settore raccomandate» , ha ironizzato Italo Bocchino, alludendo al passaggio dell'ex parlamentare del Pdl, che era approdata al Fli di Gianfranco Fini, al gruppo dei «Responsabili» che ha salvato il governo di Silvio Berlusconi.

 

Lei ha tirato fuori le unghie: «Considerata la profonda disinformazione che dimostrano colleghi che si chiedono i criteri relativi alla nomina della sottoscritta nel cda delle Poste, ritengo opportuno rendere noto quello che ciascuno può tranquillamente apprendere, se solo leggesse il mio lungo e ampio curriculum d'eccellenza dal quale si deduce come le mie competenze e le mie esperienze rappresentino un'adeguata risposta alla necessità di valorizzare le figure femminili di valore esistenti nel Paese» .

 

Anche se il problema, com'è intuibile, non era certo il curriculum né il sospetto (probabilmente non infondato) di una ricompensa per aver saltato di nuovo la barricata. Il fatto è che in un Parlamento dove l'attività privata si può liberamente sovrapporre ai doveri pubblici senza che nessuno batta ciglio, dove sindaci di grandi città e presidenti di Provincia conservano imperterriti il seggio in barba ai principi sanciti dalla legge sugli enti locali, dove le società pubbliche sono lo scivolo d'oro per deputati e senatori, l' «incompatibilità» è ormai solo un fastidioso orpello.

E la parola «opportunità» , che in tutti i Paesi civili è fondamento della politica, ha perduto ogni significato. Fra gli innumerevoli casi, è sufficiente ricordare quello dell'ex senatore leghista Dario Fruscio, il quale per due anni ha cumulato il mandato parlamentare con un posto nel consiglio di amministrazione dell'Eni.

 

Oppure quello di Giuseppe Vegas, designato alla presidenza della Consob mentre rivestiva le cariche di viceministro dell'Economia e deputato: il quale nella giornata del 14 dicembre 2010 (campale per la sopravvivenza del governo), in attesa che la sua nomina venisse formalizzata, non ha fatto mancare il proprio voto di fiducia al governo dal quale era stato nominato.

 

O ancora quello di Dario Galli, presidente della Provincia di Varese, appena riconfermato dal Tesoro nel consiglio di amministrazione della Finmeccanica, società a controllo pubblico quotata in Borsa. Dando ora per scontate le dimissioni di Maria Grazia Siliquini dal Parlamento, confidiamo che verranno accolte alla velocità della luce. Non come invece accade quasi sempre, dove il gioco a rimpiattino nelle giunte per le elezioni, e fra le giunte e l'aula, si protrae anche per anni. Ma ai tempi di Enrico Mattei, si può starne certi, una cosa del genere non sarebbe successa. 11-04-2011]

 

 

STRACQUADANIO STRAVAGLIATO - MARCOLINO SFOTTE DA PAR SUO “L’EX PORTABORSE DI TIZIANA MAIOLO” (COL TOUPET MA SENZA LAUREA): "AD “ANNOZERO", HA DATO LEZIONI DI GIORNALISMO A SANTORO, DI PROCEDURA PENALE A BOCCASSINI. E DALL’ALTO DI QUALE TITOLO DI STUDIO. CEPU? SCUOLA RADIO ELETTRA?" - LO STRABERLUSCONE REPLICA: “IL vice direttore dE ’Il fango quotidiano’ HA AVUTO SETTE CONDANNE DEFINITIVE, SI AVVICINA AD UN DELINQUENTE QUOTIDIANO”…

1 - IL DOTTOR STRACQUADANIO
Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano"

 

Non essendo riuscito a dissimularla ad Annozero, tanto vale che io confessi la mia irrefrenabile passione per l'on. Giorgio Clelio Stracquadanio, milanese, classe 1959, già portaborse di Tiziana Maiolo antiproibizionista e rifondatrice comunista, poi deputato del partito più proibizionista e anticomunista della storia dopo una capatina nella Democrazia cristiana per le Autonomie, insomma "giornalista e politico italiano".

Appresa la notizia della sua partecipazione al programma di Santoro, un amico del Pdl mi aveva suggerito di insistere sul fatto che il tapino non è laureato, il che lo fa molto soffrire visto che si picca di essere un uomo di cultura prestato alla politica e se ne autocompiace nelle sue ospitate televisive finora confinate alla nicchia dell'Infedele dove anestetizza il pubblico con astruse dissertazioni storico-politologiche.

 

 

Avevo però deciso di non usare questo argomento polemico per due motivi. 1) L'Italia è piena di geni senza laurea e di coglioni con due o tre lauree. 2) È una grande conquista della democrazia che accedano alle massime cariche dello Stato persone di ogni ceto e censo, incluso chi non ha potuto completare gli studi.

Purtroppo però l'on. Giorgio Clelio se l'è cercata. Per il suo esordio nell'empireo della tv dei grandi numeri, si era messo tutto in ghingheri. Abito di sartoria vagamente metallizzato; scarpa lucidissima; toupet di saggina e licheni che, nonostante la tintura fresca a metà fra il mogano e il tramonto sul Bosforo, faceva scalino col colorito della chioma originale superstite; iPad ultimo modello da cui fingeva di attingere informazioni a getto continuo; sorriso d'ordinanza rimasto intatto dalla fresca visita a Palazzo Grazioli, dove aveva ricevuto il training presidenziale, il sacro viatico del capo e, a titolo di incoraggiamento, uno stock di cravatte Marinella.

 

Poco prima del calcio d'inizio, un giro di campo per stringere la mano agli altri ospiti, visibilmente entusiasta di essere stato invitato e, soprattutto, di essere Stracquadanio. Poi, appena avuta la parola, non l'ha più mollata. Era dai tempi di Elio Vito, l'altro misirizzi ex-radicale che mitragliava "comunista-comunista-comunista" contro chiunque si permettesse di parlare prima o dopo di lui, che non si vedeva in tv un guastatore tanto molesto.

Raggiunto finalmente, all'età di 52 anni, il suo attimo di celebrità, ha deciso di sfruttarlo fino in fondo per poi tornare dal capo e riceverne stavolta, in segno di gratitudine, una farfallina dorata o una Mini Cooper al posto delle consuete cravatte.

Così ha iniziato a incrementare l'inquinamento acustico e visivo, per giunta in fascia protetta, facendo la punta a qualunque cosa si dicesse in studio. "Bindi, non può dire queste cose", "Santoro, sia preciso", "La Costituzione è una cosa seria, bisogna conoscerla", "È falso che Ruby sia stata fermata per furto" e altre baggianate.

 

Il top l'ha toccato quando, fra una prolusione sulla storia del comunismo e una sugli anni di piombo, tutti temi di bruciante attualità, ha dato lezioni di giornalismo a Santoro e Valentini, di procedura penale a Boccassini e Bruti Liberati, di diritto costituzionale a Rosy Bindi (già assistente del giurista Vittorio Bachelet). A quel punto era proprio obbligatorio sapere da quale cattedra eserciti le sue libere docenze. E dall'alto di quale titolo di studio. Cepu? Laurea per corrispondenza? Scuola Radio Elettra?

 

Master coi punti della Miralanza? Erano, queste, le sole domande in grado di azzittirlo: avrebbe dovuto rispondere come Mourinho "zero tituli" e non gli pareva il caso. Così taceva, arrossiva, divagava. E, se uno non riusciva a trattenere le risa, intimava "Lei non rida". Ho risposto: "Smetterò di ridere quando lei smetterà di farmi ridere".

"Ma io quando parla lei non rido". "Si vede che io non faccio ridere". Al termine, dopo aver disgustato milioni di telespettatori, s'è molto beato della performance auspicando dall'imbarazzata redazione di Annozero nuovi e copiosi inviti: "Sono andato bene, mi pare: abbiamo volato alto". Come no: Icaro e Pindaro gli fanno una pippa.

 

2 - STRACQUADANIO, TRAVAGLIO DELINQUENTE QUOTIDIANO...
(ANSA) - "Marco Travaglio ha avuto sette condanne definitive e si potrebbe affermare che si avvicina ad un delinquente quotidiano. Berlusconi, invece, è l'uomo più processato d'Italia ma è anche il più incensurato".

Così il parlamentare del Pdl Giorgio Stracquadanio che si è alternato al microfono con altri esponenti del partito durante la manifestazione in atto davanti al Tribunale di Milano a sostegno di Silvio Berlusconi. Tra i presenti anche Tiziana Maiolo, numerosi consiglieri regionali della Lombardia e il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato. "Nonostante questo - ha aggiunto Stracquadanio - Travaglio ha un lauto contratto con il servizio pubblico ed è vice direttore di un giornale 'Il fango quotidiano'".11-04-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - BERNHEIM ESPLOSIVO SU “LES ECHOS”: “TRA ME E BOLLORÉ NON CI SONO PIÙ RAPPORTI. MI HA TOLTO ANCHE L’AeREO”. E POI SU GERONZI: "ha dato l’impressione di utilizzare Generali per altri fini” - LA GUERRA DI POTERE SI SPOSTA DA GENERALI A MEDIOBANCA - IL GIAPPONE FERMO IN UNA CRISI DI LUNGA DURATA - “HERALD TRIBUNE”: TORNANO A CRESCERE GLI STIPENDI DEI DIRIGENTI USA - “WALL STREET JOURNAL”: L’ASSE COL CREMLINO NON SALVA LA BP DAGLI OLIGARCHI

DAGOREPORT

1 - LES ECHOS
BERNHEIM: "TRA ME E BOLLORÈ SI SONO INTERROTTI I RAPPORTI"
http://bit.ly/e10Sxe

 

- "Tra me e Bolloré non esiste più alcun tipo di rapporto". Lo dice il presidente onorario di Generali Antoine Bernheim in un'intervista che Les Echos pubblica oggi in esclusiva.

Alla domanda su quali siano le sue attuali relazioni con Bolloré, Berneheim risponde: "Siamo stati molto vicini in passato. Purtroppo credo che i nostri rapporti si siano interrotti per sempre. Per i miei spostamenti di lavoro, mi era stato concesso di utilizzare gli aerei gestiti dalla società di Bolloré. La settimana scorsa, dopo un'intervista spacciata per esplosiva che io avrei dato a un giornale italiano, questa autorizzazione mi è stata ritirata. Non so veramente di cosa si tratti".

L'intervista a cui Bernheim fa riferimento è evidentemente quella pubblicata su Repubblica, in cui il presidente onorario di Generali affermava sostanzialmente che Bolloré era senza una strategia.

 

A "Les Echos", Bernheim smentisce anche che sia mai esistito un periodo "Geronzi Bernheim" e racconta di come i rapporti con l'ex presidente fossero buoni quando Geronzi era a capo di Mediobanca.

Poi, riguardo alla compagnia di assicurazioni: "Sono io che l'ho fatta crescere: in Cina, in India, In Argentina e nell'Europa centrale. Dopo tutti questi anni si preferì mettere Geronzi al mio posto. Io ho servito la compagnia per due decenni, lui ha dato l'impressione di utilizzare Generali per altri fini".

IN ITALIA LA GUERRA DI POTERE SI SPOSTA DA GENERALI A MEDIOBANCA
http://bit.ly/hj6fro

- Dopo l'elezione di Gabriele Galateri alla presidenza di Generali, l'attenzione si sposta su Mediobanca, che domani terrà un consiglio di amministrazione straordinario. Il dibattito ruota intorno al ruolo di Vincent Bolloré all'interno dei due gruppi. L'analisi de "Les Echos".

 

IL GIAPPONE È FERMO IN UNA CRISI DI LUNGA DURATA
http://bit.ly/euAn1k

- Dopo aver gestito la crisi nell'emergenza dell'ultimo mese, il governo giapponese deve ora fronteggiare nel lungo termine le conseguenze economiche, sanitarie e umanitarie della serie di catastrofi successive al sisma dell'11 marzo.


2 - INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE
TORNANO A CRESCERE GLI STIPENDI DEI DIRIGENTI USA
http://bit.ly/dJzG90

- Dopo la contrazione durante la crisi del 2009, gli stipendi dei dirigenti Usa tornano a crescere. Mentre milioni di americani cercano di tenersi stretti casa e lavoro, gli amministratori delegati delle più grandi compagnie, quali 3M, General Elecrtic e Gsco System - riprendono a guadagnare tanto quanto prima della recessione. Alcuni presino di più.

Lo scorso anno, la paga media dei dirigenti dei più grandi gruppi Usa è stata di 9,6 milioni dollari. Il 12 % in più rispetto al 2009.

 

3 - WALL STREET JOURNAL
L'ASSE CON IL CREMLINO NON SALVA LA BP DAGLI OLIGARCHI
http://on.wsj.com/dQUrwo

- Mentre La British Petroleum questa settimana si trova a lottare per salvare il suo storico accordo con la compagnia statale russa Oao Tosneft per la trivellazione nell'Artico, una cosa sembra chiara: avrebbe dovuto prendere maggiormente sul serio il cortese avviso di Vladimir Putin.

A gennaio, quando fu siglato l'accordo tra Bp e Oao, Putin mise in guardia tutti e disse che era semplicistico pensare che il Cremlino controllasse ogni cosa in Russia. Ebbene: un gruppo di vecchi oligarchi sovietici, partner della Bp in un'altra joint venture, ha effettivamente ostacolato l'accordo, convincendo una corte inglese a bloccarlo.

 

4 - EL CONFIDENCIAL
SPAGNA, DA GIUGNO IL CONGRESSO LAVORERÀ PER MIGLIORARE IL SISTEMA DEI MUTUI
http://bit.ly/dRpv4c

 

- Il congresso dei deputati approverà i primi di maggio la creazione di una commissione per studiare gli elementi di miglioramento nel sistema dei mutui spagnolo e, in particolare, rispetto a quelle condizioni che possono essere considerate abusive. La previsione è che inizi a lavorare già da giugno per presentare un pacchetto di suggerimenti in dicembre.

 11-04-2011]

 

 

ALTRO CHE BOCCASSINI! DAI PROCESSI IL BANANA USCIRA’ PRATICAMENTE ILLESO - I VERI TORMENTI SI CHIAMANO: PATRIMONIO E PDL - IL 4 MAGGIO LA CORTE D’APPELLO DI MILANO DOVRà STABILIRE LA CIFRA CHE FININVEST DEVE SGANCIARE A DE BENEDETTI PER IL LODO MONDADORI (IL GIUDICE MESIANO STABILÌ 750 MLN) - POI C’è LA SEPARAZIONE DA VERONICA (È IN GIOCO LA SPARTIZIONE DELL’IMPERO TRA FIGLI DI PRIMO E SECONDO LETTO) - INFINE IL PDL SCAJOLIZZATO IN CORRENTI E DRAPPELLI DI PEONES CHE, DOPO ANNI DI MANOVALANZA, RECLAMANO UN POSTO AL SOLE E RISCHIANO DI FAR DANNI…

Michele Brambilla per "la Stampa"

 

E' probabile che stamattina Berlusconi sia presente a uno dei tanti processi contro di lui: quello sui diritti tv di Mediaset. È altrettanto probabile che, come due settimane fa, la sua comparsata sia accompagnata da un paio di manifestazioni: una di oppositori e una di sostenitori. L'opinione diffusa è infatti che sia qui, sul terreno giudiziario, che si gioca la partita decisiva sul futuro del Cavaliere.

Ma è davvero così? Chi è vicino al premier è convinto che i suoi crucci siano ben altri. Dal punto di vista giudiziario, infatti, il premier non rischia granché. Al processo di oggi è accusato di una modesta frode fiscale che, anche se fosse accertata, dovrebbe comportare poco più di una multa. Gli altri processi aperti sono tre: quello per la corruzione dell'avvocato Mills, che finirà quasi certamente prescritto; quello detto "Mediatrade", che dovrebbe anch'esso finire in nulla; e quello innescato dai festini di Arcore, che s'è aperto la scorsa settimana per essere subito rinviato a fine maggio, e che potrebbe essere stoppato dalla Corte Costituzionale subendo un nuovo rinvio, questa volta alle calende greche.

 

Insomma tutti questi processi, spasmodicamente invocati e attesi da quella parte del Paese che spera in una "soluzione giudiziaria" del caso-Berlusconi, potrebbero procurare al massimo un danno di immagine. E sappiamo che sarebbe un danno molto limitato, visto che - perlomeno in Italia - l'opinione pubblica è ormai talmente arrugginita che chi detesta Berlusconi non avrebbe un solo argomento in più rispetto a quelli che ha già tuttora, e chi lo ama continuerebbe a ritenerlo la vittima di una persecuzione. In poche parole, non dovrebbero essere i processi in corso a cambiare il destino politico del premier. Il quale ha invece, piuttosto, altri grattacapi. Sono sostanzialmente due.

Il primo scenario è economico. Entro il 4 maggio la Corte d'appello civile di Milano dovrà stabilire la cifra che la Fininvest deve versare alla Cir di Carlo De Benedetti per la celeberrima, o famigerata, vicenda del «lodo Mondadori». Due anni fa il tribunale ha fissato quel risarcimento in 750 milioni di euro. Il pagamento fu sospeso, ma dopo la sentenza d'appello del prossimo 4 maggio la sentenza civile diventerà immediatamente esecutiva. Il che vuol dire che la Fininvest dovrebbe presto sborsare 750 milioni, o forse qualcosa di meno se la Corte d'appello opterà per una riduzione, ma in ogni caso una cifra enorme.

Per quanto sterminato sia il patrimonio di Berlusconi, e per quanti utili possano produrre le sue aziende, una simile perdita di contanti comporterebbe contraccolpi pesantissimi. La preoccupazione è tale che l'altro ieri il premier ha attaccato i giudici con toni persino più duri di quelli da lui riservati alle «toghe rosse» della Procura, e ha parlato di «rapina a mano armata».

 

Ma non è questo l'unico guaio economico. C'è anche la causa di separazione da Veronica Lario, che come sappiamo ha chiesto alimenti da legge finanziaria. Certo anche quelle cifre non basterebbero, da sole, a ridurre Berlusconi a chiedere l'elemosina, come auspicato da D'Alema qualche anno fa. Ma insomma, se la sentenza sul lodo Mondadori rischia di infliggere un duro colpo ai conti aziendali, quella sulla causa di divorzio rischia di colpire i conti personali. Non dimentichiamo che è in gioco anche la spartizione del patrimonio tra i figli di primo e secondo letto.

Ancor più gravida di conseguenze sul piano economico, poi, potrebbe risultare la recente defenestrazione di Cesare Geronzi dalle Generali. Geronzi era, nel mondo dell'alta finanza, l'unico alleato di Berlusconi. L'unico che, in quegli ambienti, non lo considerava come un intruso, o peggio come un parvenu. Il fatto che Geronzi sia uscito di scena (e uscito, quel che è peggio per il premier, con piena soddisfazione di Tremonti, almeno così dicono) non è una buona notizia per Berlusconi.

 

E veniamo al secondo fronte: il Pdl. Per dire in quale caos sia piombato il partito, basti tenere presente che ieri sul Giornale Giuliano Ferrara ha scritto un editoriale intitolato «Avviso ai naviganti: il Cav può mollare». Quella di Ferrara è una provocazione, certo. Ma che il Pdl si stia disfacendo per conflittualità interna, è un fatto. Gli ex di Forza Italia contro gli ex An. Scajola che minaccia una scissione. Le ministre una contro l'altra. C'è perfino chi ipotizza che qualcuno possa far saltare il processo breve per aprire a un «governissimo» senza Silvio.

 

Insomma un tutti contro tutti che potrebbe far fare al Pdl la stessa fine che fece (Iddio ci perdoni l'irriverente paragone) l'Impero asburgico, che crollò per implosione, senza che un solo colpo di cannone venisse sparato all'interno dei suoi confini.

Non è detto che questa situazione a Berlusconi dispiaccia del tutto. Alla struttura-partito il Cavaliere non ha mai creduto, credendo solo nel rapporto diretto fra sé e il popolo. Paradossalmente: più il partito si divide e si indebolisce, più si rinforza il suo capo. Per dire: un Pdl come quello di oggi, frantumato com'è, non sarebbe mai in grado di mettere in piedi un 25 luglio.

Ma guai a dimenticarsi che siamo fatti di carne, e che la carne è debole: chi accetta per molti, troppi anni di stare all'ombra di un grande capo carismatico, finisce quasi sempre con lo stancarsi. Reclama un posto al sole, chiede finalmente un po' di autonomia, magari si convince di essere ormai pronto per la successione. E' in quei momenti che escono allo scoperto i Bruto. Magari non riescono a prendere il potere, ma a far danni sì. Ecco perché anche il Pdl, di questi tempi, è diventato per il Cavaliere una preoccupazione peggiore della Boccassini. 11-04-2011]

 

 

SE LO CONOSCI LO PREVITI - AI PRIMI DI MAGGIO SI DECIDERÀ SE FININVEST DOVRÀ PAGARE I 750 MLN A DE BENEDETTI PER IL LODO MONDADORI, E “REPUBBLICA” CI RINFRESCA LA MEMORIA RICORDANDO COME SI È GIUNTI ALLA CONDANNA DI CESARONE CHE, TRAMITE ATTILIO PACIFICO, CORRUPPE IL GIUDICE METTA CON 400 MLN DI LIRE CHE nel gennaio del 1991 consegnò la Mondadori al gruppo di Berlusconi sfilandola alla Cir di De Benedetti (SILVIO USCÌ DAL PROCESSO PERCHÉ PRESCRITTO)…

Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

Sono le nove di sera del 13 luglio 2007 quando la Cassazione conferma la condanna di Cesare Previti a un anno e sei mesi di carcere. L´accusa è di aver pagato il giudice Vittorio Metta per annullare il lodo arbitrale che toglieva la Mondadori alla Fininvest e la consegnava alla Cir. «Non ci sono le attenuanti», per la Cassazione, che conferma la sentenza d´appello.

Vista «l´elevata gravità del reato e del relativo danno, l´intensità del dolo, i motivi a delinquere, i comportamenti processuali», scrive la Suprema Corte, non ci sono elementi che possano «attenuare» la «gravità dei fatti» e delle «rispettive responsabilità» nel «mercimonio» della sentenza di Metta, che nel gennaio del 1991 consegnò la Mondadori al gruppo di Silvio Berlusconi sfilandola alla Cir di Carlo De Benedetti.

 

Come andarono i fatti - quegli stessi fatti su cui Silvio Berlusconi, definendo «una rapina a mano armata» la sentenza civile che obbliga la sua Fininvest al risarcimento nei confronti della Cir, sorvola - è spiegato puntualmente nelle motivazioni della sentenza della Corte d´Appello del Tribunale di Milano, depositate il 23 marzo 2007. Il collegio giudicante era composto dal presidente Sergio Silocchi, dal consigliere Francesca Manca e dal consigliere relatore Giuliana Merola.

In quelle carte i giudici seguono il movimento dei soldi e ricostruiscono il rapporto tra il giudice Metta e il corruttore, Previti, nonché i legami con Attilio Pacifico e Giovanni Acampora. Spiegano la designazione di Metta quale giudice relatore, i tempi di stesura, dattiloscrittura e deposito della sentenza, l´anticipazione della decisione e i rapporti interpersonali tra gli imputati.

 

Nell´annullare il precedente lodo arbitrale che consegnava la Mondadori nelle mani della famiglia Berlusconi, Metta depositò la sentenza il 24 gennaio 1991, ma «la minuta di sentenza (ben 167 pagine), secondo il registro interno della cancelleria», era già pronta «il 15 gennaio, giorno successivo alla camera di consiglio alla quale Metta», giudice famoso per «tempi medi di deposito delle sentenze di gran lunga superiori a quelli previsti dal codice», si era «presentato senza alcuna bozza».

«Dopo solo 20 giorni» dal deposito della sentenza, i conti esteri Fininvest All Iberian e Ferrido bonificarono - 14 febbraio 1991 - al conto estero Mercier di Previti tre miliardi di lire, provvista (movimentata da Acampora) dei 400 milioni giunti infine in contanti a Metta tramite Pacifico.

«Ritiene la Corte - si legge nelle motivazioni - che, a fronte del provato patto corruttivo avente ad oggetto la decisione favorevole alla Fininvest della causa Mondadori, parte della provvista di 2.732.868 dollari bonificata il 14 febbraio 1991 (con valuta 15 febbraio, e cioè in stretta contiguità temporale con la sentenza, pubblicata appena 20 giorni prima) dalla Fininvest di Silvio Berlusconi sul conto Mercier di Cesare Previti arriverà a Metta quale corrispettivo del mercimonio».

E Berlusconi? «Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo - dicono i giudici - dopo aver concordato la data del suo esame, comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere».

Il giro dei soldi è tortuoso, ma alla fine «più di 400 milioni di lire in contanti - continuano i relatori - arrivano al giudice, dopo movimentazioni bancarie estere anomale e prive di qualsiasi supporto documentale, a partire dai conti riconducibili al gruppo imprenditoriale». La Fininvest.

Previti ha cercato di difendersi sostenendo che quei soldi erano una parcella per le sue attività di avvocato a favore del gruppo di Berlusconi in complesse vicende in Francia e Spagna. La Corte ha ribattuto che ciò non era possibile, perché «tutte iniziate dopo che l´ingente cifra era già stata accreditata oppure si erano svolte molto prima (1988)».

Invece, «nel 1990 l´unica controversia Fininvest alla quale Previti fornisce il suo contributo» è l´appello sul lodo, un contributo per di più fornito «all´insaputa dei legali ufficiali» e con iniziative di «tutela occulta», come «il far nominare amministratore dell´Amef (la società custode delle azioni Mondadori, ndr) «un addetto all´archivio del suo studio, Marco Iannilli, e chiedergli di partire per l´estero (spesato) per evitare la notifica di eventuali sequestri» di azioni.

«Risulta - concludono i giudici - un imponente quadro indiziario, preciso, univoco e concordante tale da assurgere, ad avviso del collegio, a piena prova che consente di affermare che il giudice Metta ha "venduto" - agli stessi intermediari e nello stesso periodo - anche la causa Mondadori, oltre che quella Imi Sir» 11-04-2011]

 

 

1- NON PAGO, SABATO, DI AVER RIDICOLIZZATO IL COLBERTISMO ALLA VALSUGANA DI GIULIETTO TREMENDINO PUBBLICANDO UN IMMAGINIFICO DECRETO TREMONTI A DIFESA DELL’ITALIANITÀ, OGGI L’ECONOMISTA PENATI RICORDA IL PROBLEMA STRUTTURALE DI TRIESTE: "CON GERONZI SI CHIUDE UN CICLO: DA CAPITALIA IN POI HA SOLO NUOCIUTO ALLE PERFORMANCE DELLE SUE AZIENDE. MA IL LEONE DI TRIESTE HA UN PROBLEMA STRUTTURALE: DAL ’91 IL TITOLO HA RESO IL 60% IN MENO DEI CONCORRENTI EUROPEI" - 2- "E TROVO CURIOSO CHE A DECIDERE IL SUCCESSORE DI GERONZI SIA, DI FATTO, UN IMPRECISATO GRUPPETTO DI CONSIGLIERI DI MEDIOBANCA (NON DI GENERALI), SENTITO IL PARERE DI UN IMPRECISATO NUMERO DI AUTOREVOLI PERSONAGGI (CHI SIANO, NON SI SA)" - 3- LAPIDE FINALE CHE NON FARà PIACERE A PERISSINOTTO-DELLA VALLE-NAGEL MA è UN CONTENTINO PER GLI SCONFITTI GERONZI E BOLLORè: "LE GENERALI DISTRUGGONO VALORE" -

Alessandro Penati per "Affari & Finanza - la Repubblica"

 

Nove anni fa, in una scherzosa, quanto immaginaria cerimonia degli Oscar per i peggiori amministratori di Piazza Affari, avevo assegnato a Cesare Geronzi un meritato riconoscimento alla carriera "per la distruzione di valore": «Capitalia: da 10 anni sistematicamente tra le peggiori società del listino, ha perso l'85% rispetto all'indice dei bancari. La banca ha cambiato nome, sono cambiati i governi, è cambiata la moneta, ma sofferenze e incagli rimangono eterni. Ritira il premio, visibilmente emozionato, Cesare Geronzi, da 10 anni suo leader incontrastato.» (Corriere della Sera, 29/12/2002).

 

Più che il suo defenestramento, sorprende (e in fondo un po' deprime) che ci siano voluti così tanti anni per farlo; e ancora di più che una persona con un tale curriculum sia potuto arrivare, di presidenza in presidenza, al vertice delle Generali. Perché non si è mica nominato da solo: in tutte le società, Generali inclusa, c'è sempre stata una maggioranza relativa di azionisti che l'ha voluto.

E trovo curioso che a decidere il successore di Geronzi sia, di fatto, un imprecisato gruppetto di consiglieri di Mediobanca (non di Generali), sentito il parere di un imprecisato numero di autorevoli personaggi (chi siano, non si sa); decisione che il Comitato nomine avrà poi cura di ratificare in una riunione formale in ottemperanza ai dettami della trasparenza e della buona governance.

 

Sono questi gli stessi consiglieri che lo hanno nominato appena un anno fa, e sempre gli stessi che lo hanno poi defenestrato, sentendosi però in obbligo di offrirgli una buonuscita da 17 milioni, secondo il sacrosanto principio italiano, che per cacciare un incompetente bisogna coprirlo d'oro. Al momento in cui scrivo, i bene informati lasciano capire che la scelta ricadrebbe sul presidente in servizio permanente effettivo Gabriele Galateri di Genola, che sta lasciando la presidenza di Telecom, che in passato era stato presidente di Mediobanca, e dalla quale era stato scalzato proprio da Geronzi (perché se il mondo è grande, quello della finanza italiana sembra proprio piccino).

Né quello di Geronzi è il primo terremoto al vertice della Compagnia. Anzi, direi che i ribaltoni sono la regola: Geronzi aveva sostituito Bernheim, che nel 2002 aveva "ribaltato" la presidenza di Gutty, che a sua volta aveva "ribaltato" Desiata l'anno prima. Quest'ultimo era arrivato al vertice da appena due anni grazie al "ribaltamento" di chi? Di Bernheim, naturalmente, a chiudere un cerchio che sembra grottesco. A dirigere l'orchestra, sempre Mediobanca. Ironico dunque che anche un suo prestigioso presidente, Maranghi, sia finito "ribaltato" non a causa della gestione della banca, ma proprio per questioni di potere legate a Generali.

 

Le cronache di tutti questi ribaltoni non parlano mai di gestioni dei rischi assicurati, di premi, di rendimento degli investimenti, insomma dei problemi tipici di una Compagnia assicurativa. Riferiscono, invece, complicate storie di alleanze, potere, tradimenti, che hanno sempre a che fare non con la gestione industriale di Generali, ma con il controllo di qualche altra banca, i loro azionisti, amministratori, e i politici al potere di turno (ha vinto Letta o Tremonti? Da che parte sta Palenzona? Berlusconi ne esce indebolito?). Lo chiamano il sobrio stile Generali. A me sembra il peggior melodramma.

Invece, è di gestione che bisognerebbe parlare. Da vent'anni sento vantare quale gioiellino sia Generali, tesoro ancora non scovato, che aspetta solo di venire alla luce. Ma, sempre in vent'anni, sembra che nessun investitore in Borsa se ne sia accorto.

Come si può vedere dalla tabella, il titolo Generali (dividendi inclusi, al netto delle imposte) ha avuto un rendimento dal 1991 a oggi complessivamente inferiore di ben il 60% a quello ottenibile investendo in un portafoglio equipesato delle principali assicurazioni europee.

 

Ancora più preoccupante il fatto che la performance sia peggiore rispetto ai principali concorrenti in ogni singolo quinquennio dell'intero periodo (lungo a sufficienza per catturare un eventuale cambiamento nella qualità della gestione): 35% anche negli ultimi cinque anni (ai prezzi di chiusura di giovedì scorso).

Generali riesce a tenere il passo solo nel quinquennio 2001-2006 ma solo grazie al crollo generalizzato dei mercati azionari seguito allo scoppio della bolla Internet, che ha premiato la politica di investimento di Generali, in titoli di stato e obbligazioni, più conservatrice di quella dei concorrenti. Politica che però l'ha penalizzata nell'ultima crisi finanziaria, e probabilmente continuerà a farlo in futuro.

Si prospetta infatti uno scenario di tassi di interesse reali bassi sui titoli di debito, per via delle prospettive di crescita sotto trend dei paesi industrializzati e il rischio di recrudescenza dell'inflazione. Ma con i tassi bassi diventa difficile coprire i costi di gestione, pagare gli impegni nei confronti degli assicurati e avanzare un margine sufficiente per remunerare adeguatamente il capitale. Per delucidazioni, consultare le compagne di assicurazione giapponesi.

 

I problemi di governance in Generali non si risolveranno definitivamente fino a quando non si risolveranno quelli di Mediobanca, dei quali sono l'immagine speculare. Il controllo di Mediobanca è un tale coacervo di azionisti riunito in un sindacato (i francesi, Berlusconi e i suoi amici, le banche, coi loro banchieri, azionisti di riferimento, fiancheggiatori politici, amici degli amici, i vecchi gruppi industriali, e quelli nuovi, quelli liquidi e i molto indebitati, quelli partecipati da Mediobanca e quelli soci in affari con Mediobanca), dove la priorità di ognuno non è trarre il massimo guadagno dall'investimento nel titolo (se così fosse avrebbero liquidato da tempo il loro investimento in preda alla frustrazione), ma ritagliarsi la fetta di potere, influenza e visibilità più grande possibile; che è amplificata dall'influenza che Mediobanca esercita su Generali, attraverso la sua quota di maggioranza relativa. La vera svolta ci sarà solo quando i destini delle due società si separeranno: ognuna per la propria strada.

 

Ma non per costruire in Generali un altro coacervo di interessi e centro di potere, opposto a Mediobanca, come Geronzi aveva in animo. Ma, banalmente, perché in questo modo è possibile sperare che gli azionisti investano in Generali solo perché si attendono che il titolo faccia finalmente meglio del settore, e per questo nominano amministratori interessati a vendere polizze, massimizzare il rendimento degli investimenti e valutare bene i rischi. E basta. E quelli in Mediobanca solo a generare commissioni, fare mutui e prestiti ai consumatori, vendere servizi alle imprese.

Non sarebbe neanche tanto complicato farlo. Per esempio, si potrebbe fare uno spin off della partecipazione di Mediobanca in Generali, sulla falsariga di Fiat, con i macchinari, e Pirelli con gli immobili. Se i titoli Generali in portafoglio fossero distribuiti agli azionisti di Mediobanca sotto forma di dividendo straordinario, il patto di sindacato non verrebbe toccato; le plusvalenze sui titoli sarebbero tassate soltanto per il 5% grazie alla Pex, mentre le imposte sui dividendi per gli azionisti rilevanti sarebbero risibili (in quanto persone giuridiche); il patrimonio di vigilanza rimarrebbe pur sempre intorno al 10% delle attività ponderate, limitando così le possibili obiezioni degli obbligazionisti.

E se i soci rilevanti di Mediobanca conferissero le loro quote in un costituendo patto di sindacato in Generali, assieme ai soci rilevanti di quest'ultima, non dissiperebbero il loro premio di controllo. Tremonti assisterebbe alla creazione dell'agognato nucleo stabile di soci a difesa dell'italianità del Leone di Trieste. E farebbe i salti di gioia nel vedere l'influenza in Generali degli odiati francesi, come Bollorè, diluirsi assieme alla sua quota di possesso diretto (avrebbe circa lo 0,7%, ovvero il 5% del 13,2% di Mediobanca).

 

Lo spin off farebbe bene anche al titolo Mediobanca. Per una banca, di questi tempi, mantenere quasi metà del patrimonio immobilizzato in una partecipazione azionaria non strumentale (come Generali) non è il modo più efficiente di gestire il proprio capitale.

E poiché l'andamento di banche e assicurazioni non si discosta troppo nel tempo, in quanto industrie limitrofe, esposte agli stessi shock, il titolo Mediobanca non trae neanche alcun possibile effetto diversificazione dal proprio investimento. Così, 100 euro investiti 20 anni fa in Mediobanca (inclusi i dividendi) oggi varrebbero più o meno lo stesso di 100 investiti in Generali. Per le fortune del titolo, quindi, la partecipazione non serve a granché.

Forse non sono così sofisticato da capire i risvolti del sottile gioco di potere che ha portato alla caduta di Geronzi, e apprezzare la portata del cambiamento. Ma non sono corso a brindare alla nuova era del capitalismo di mercato che oggi si apre al Paese; e neppure a investire tutti i miei risparmi in titoli Generali. Per quello c'è tempo.11-04-2011]

 

 

- L’ex prefetto Carlo Ferrigno, QUELLO CHE NELLE INTERCETTAZIONI DEL RUBY-GATE si mostra scandalizzato per IL BUNGA BUNGA di Arcore, arrestato su ordine del gip di Milano per AVER ricevuto prestazioni sessuali millantando agevolazioni nella pubblica amministrazione - AL FACTOTUM DI LELE MORA, MARIO Sacco, Ferrigno promette l’assunzione all’Aisi, l’ex Sisde diretto da Giorgio Piccirillo...

1- ARRESTATO L'EX PREFETTO FERRIGNO, SESSO IN CAMBIO AGEVOLAZIONI...
(ANSA) - L'ex prefetto Carlo Ferrigno è stato arrestato su ordine del gip di Milano per millantato credito, perché avrebbe ricevuto prestazioni sessuali millantando agevolazioni nella pubblica amministrazione. Ferrigno, che è stato Commissario nazionale 'antiusura' fino al 2006 e prima Prefetto di Napoli, è anche indagato per prostituzione minorile, perché avrebbe compiuto atti sessuali con alcune minorenni.

 

2- AEREI, RAGAZZE E 007...
Da "L'espresso"

Non c'è feeling fra Carlo Ferrigno e Silvio Berlusconi. A parte la passione per le giovani che i due condividono, l'ex prefetto di Napoli imputato di violenza sessuale si mostra spesso scandalizzato per i festini di Arcore. Il suo contatto è Mario Sacco, un factotum di Lele Mora che gli procura ragazze. In cambio, Ferrigno mette a disposizione del circuito Mora le sue conoscenze al ministero dell'Interno e negli apparati di sicurezza. A Sacco Ferrigno promette l'assunzione all'Aisi, l'ex Sisde diretto da Giorgio Piccirillo. Ferrigno dice che vedrà Piccirillo a cena l'8 ottobre.

Poi, in una telefonata del primo novembre, racconta di Berlusconi: "No, poi la cosa sporca che fa a Napoli. Non so se te l'ho raccontato. Le sorelle De Vivo che vanno in prefettura. Io parlo con il funzionario. Sono i miei. Arriva Silvio all'aeroporto. Loro salgono tutt'e due 'ste ragazze con lui, nella cabina dell'aereo dove non c'è nessuno. Stanno lì una mezz'ora e vanno via. Che hanno fatto in quella mezz'ora queste due ragazze con Silvio? Cioè lui non si vergogna che la gente sotto immagina che c... sta facendo. Sono due p... queste. Si sente al di sopra della legge, al di sopra di tutto".

 

3- "C'ERANO ORGE..."
Carlo Tarallo per il corrieredelmezzogiorno.it

Il nome di Carlo Ferrigno è venuto prepotentemente a galla nel bel mezzo del Ruby-gate: tra le centinaia di intercettazioni allegate agli atti dell' inchiesta alcune sono state effettuate sulla sua utenza personale. In una
descrive le feste ad Arcore: «C'erano orge lì dentro non con droga - dice al telefono - non mi risulta. Ma bevevano tutte mezze discinte. Berlusconi si è messo a cantare e a raccontare barzellette. Loro tre e 28 ragazze. Tutte
ragazze che poi alla fine erano senza reggipetto solo le mutandine strette...Capito? Bella roba, tutta la sera...». Ferrigno non è indagato nel Rubygate. è stato invece inserito nella lista dei testimoni dei pm per il processo che coinvolge il premier Berlusconi.11-04-2011]

 

 

1- EXPO 2015, CHI ALLUNGA LE MANI SU UNO DEI PIÙ GRANDI AFFARI MILANESE DEGLI ULTIMI ANNI - 2- LA CUCCAGNA SONO I TERRENI E LE MANI APPARTENGONO A GUIDO PODESTÀ, PRESIDENTE PDL DELLA PROVINCIA DI MILANO, EX NUMERO UNO DELL’EDILNORD DA CUI PARTÌ LA FORTUNA DEL CAVALIERE, E AL SUO SOCIO, LA STORICA FAMIGLIA CABASSI, IMMOBILIARISTI PROPRIETARI DI UNA GROSSA FETTA DEI TERRENI DOVE SORGERÀ L’EXPO. A LORO FA CAPO ANCHE IL 40% DEL CAPITALE DI UNA HOLDING DELLA FAMIGLIA PODESTÀ - 3- E QUI VIENE IL BELLO: CHI DOVRà GESTIRE LE ACQUISIZIONI DEI TERRENI DAI PRIVATI? IL COMUNE DELLA MORATTI E, COINCIDENZA, LA PROVINCIA DI MILANO IN MANO A PODESTà! - 4- UN GIRO DI INTRECCI FINANZIARI E POLITICI CHE SPOSTERA’ QUASI 12 MILIARDI DI EURO -

Alessandra Coppola e Mario Gerevini per Corriere della Sera

Si è sempre saputo poco della storia dei due cappelli, piccolo ma non secondario capitolo di uno dei più grandi affari immobiliari milanesi degli ultimi anni. L'affare è quello dei terreni dell'Expo, a Nord Ovest di Milano. I due cappelli appartengono a Guido Podestà: il cappello da presidente della Provincia di Milano e poi quello da socio dei Cabassi. Cioè la storica famiglia di immobiliaristi proprietaria di una grossa fetta dei terreni dove sorgerà l'Esposizione Universale. A loro fa capo anche il 40% del capitale di una holding della famiglia Podestà. «Tutto trasparente», per l'uomo politico del Pdl.

 

Sarà la Provincia insieme al Comune di Milano e alla Regione Lombardia a decidere la modalità (acquisto, newco, comodato d'uso) con cui acquisire dai privati la grande area dove si farà l'Expo 2015. Questa settimana potrebbe essere decisiva. Qualche numero: terreni per 1,1 milioni di metri quadrati (un quarto dei Cabassi, circa metà della Fiera di Milano), 1,7 miliardi di investimenti per il sito espositivo, oltre 10 miliardi per le infrastrutture di accesso. Per i terreni l'ipotesi oggi più probabile è quella del comodato d'uso, opzione preferita da Letizia Moratti e Podestà.

 

È anche l'ipotesi più gradita ai Cabassi che dal 2007 a oggi hanno sempre mantenuto una posizione coerente: siamo sviluppatori, quindi preferiamo il comodato, ma discutiamo tutto purché ci sia chiarezza. Con il comodato i terreni vengono presi in prestito e poi restituiti a fine Expo con il cambio di destinazione da agricola a residenziale. A fronte della crescita esponenziale del valore, ai privati viene chiesto di contribuire alle infrastrutture con 75 milioni.

 

È in questo mix di interessi pubblici e privati che si inseriscono i «due» Podestà: l'amministratore della res publica e l'imprenditore legato strettamente ai Cabassi. Anzi per anni quasi aggrappato ai soldi che gli immobiliaristi milanesi hanno investito nella sua holding di famiglia, di cui sono creditori (secondo patti riservati) e garanti con le banche. Se da una parte Podestà ha un peso nella decisione sui terreni Expo, dall'altra i Cabassi hanno avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza della sua holding.

 

Ma da qui a sospettare presunti do ut des ce ne passa. È una fotografia, con molti dettagli che mancavano. Architetto, 64 anni, ex numero uno dell'Edilnord da cui partì la fortuna del Cavaliere, per 15 anni parlamentare Ue, scuola berlusconiana doc, Podestà saprà certamente separare gli interessi propri da quelli pubblici.

Al vertice della Pedemontana, intanto, ha messo un uomo di fiducia, Salvatore Lombardo, 56 anni, architetto. È amministratore delegato della società, controllata dalla Provincia, che gestisce 5 miliardi per il collegamento stradale Bergamo-Malpensa. Un business enorme che richiede la dedizione totale del manager di punta. Poi però si scopre che Lombardo è rimasto a libro paga della famiglia Podestà: prende 1.200 euro al mese per amministrare la Generale di Costruzioni («Generale»), di cui è presidente.

 

Ecco, è proprio qui che si incrociano gli interessi dei Podestà e dei Cabassi. Di suo il presidente della Provincia possiede appena il 3,78% del capitale, ma è la seconda moglie, Noevia Zanella, con cui c'è una perfetta simbiosi, ad avere la maggioranza assoluta (54%). I Cabassi però hanno in mano un assai influente 40% della Generale attraverso la loro Brioschi Sviluppo Immobiliare, quotata in Borsa. Sotto l'ombrello della holding dei Podestà c'è la partecipazione in una società che gestisce una residenza per anziani (Heliopolis) e l'immobiliare proprietaria dei muri.

 

Ma la struttura, afferma il numero uno della Provincia, è stata venduta due settimane fa. «Sono tranquillo: abbiamo agito in modo trasparente» . Però, ad eccezione di una dichiarazione a Telelombardia in campagna elettorale, Podestà non ha mai parlato di questo rapporto d'affari. «Nessun altro - dice- ha mai chiesto chiarimenti, che io ricordi». La biografia sul sito della Provincia non dedica nemmeno una riga alle aziende di famiglia.

 

Con i Cabassi era stato siglato un patto parasociale, ossia un contratto (riservato) che regola le relazioni economiche tra i due soci. Secondo il bilancio 2010, la Generale ha un debito di 3,5 milioni con la Brioschi e su quei soldi paga un tasso fisso del 6%annuo. Poi è molto indebitata con Montepaschi per il finanziamento (35 milioni) che servì a comprare l'immobile delle Residenze Heliopolis. Mps ha in pegno le quote societarie. Ma c'è anche la stampella dei Cabassi che per la loro quota-parte hanno rilasciato una fideiussione da 14 milioni a favore di Mps.

Senza complicare troppo: i bilanci sono in profondo rosso da anni e nel 2011 è scattato l'allarme del patrimonio netto negativo. Cioè i soci avrebbero dovuto tirar fuori qualche milione di euro per coprire il buco. Ma la vendita dell'immobile, secondo Podestà, ha chiuso il debito e risolto i problemi patrimoniali. Per i Cabassi non è stato comunque un buon investimento. I terreni dell'Expo, invece, potrebbero esserlo. Podestà continua ad avere due cappelli, che tiene separati. Fino a prova contraria.11-04-2011]

 

 

L CAVALIER POMPETTA PROVA A IMBONIRSI I GIUDICI: “GENTILI E CORTESI, POSSIBILE UN GIUDIZIO SERENO”. POI PROVA A FARE CABARET COL PM DE PASQUALE CHE LO MANDA SUBITO AL MITTENTE: “SI CONTENGA, LE ACCUSE SONO IL MIO MESTIERE, LE BATTUTE NO” - RIDOTTI I TESTI DELLA DIFESA DA 76 A 22: PER GHEDINI È TALMENTE ILLEGALE CHE QUALUNQUE CORTE D’APPELLO DOVRÀ TENERNE CONTO - MARONI E FRATTINI CONTRO L’UE: “NOI ANDIAMO AVANTI COI PERMESSI" - TENUTA QUIRINALE: GIFUNI RINVIATO A GIUDIZIO - E BOCCHINO RESTÒ SOLO: FUGA DA FLI IN CAMPANIA

1. BERLUSCONI, DA QUESTI GIUDICI POSSIBILE GIUDIZIO SERENO...
Radiocor - 'Ho avuto un breve scambio di saluti con il presidente del collegio, il dottor Edoardo D'Avossa, ho notato una grande professionalita' e ho riportato in generale l'impressione di persone molto gentili, con un tratto di cortesia e di rispetto che mi ha fatto piacere; durante gli interrogatori dei testi il presidente ha effettuato interventi molto appropriati e tutto il collegio si e' mostrato attento e scrupoloso. Credo davvero che da questo collegio ci si possa attendere un giudizio sereno e obiettivo'.

 

Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo alla domanda dei cronisti su quale impressione avesse avuto stamane dal collegio che si sta occupando dei diritti tv di Mediaset.

2. PREMIER A PM, LEI E' QUELLO CATTIVO. PRONTA LA RISPOSTA DEL MAGISTRATO, 'SI CONTENGA'...
(Adnkronos) - Botta e risposta tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il pm Fabio De Pasquale che rappresenta l'accusa nell'ambito del processo milanese sui diritti tv.
In una pausa del procedimento il premier ha salutato i giudici in camera di consiglio poi, rientrato in aula, ha stretto la mano al magistrato apostrofandolo "lei e' quello cattivo". Pronta la replica di De Pasquale che ha invitato il leader del Pdl a "contenersi".

 

"Si contenga lei con le accuse", ha ribattuto Berlusconi, ma "le accuse sono il mio lavoro le battute no", e' stata la controreplica del magistrato.

3. GHEDINI, RIDUZIONE TESTI RENDE PROCESSO TECNICAMENTE MORTO...
(Adnkronos) - La riduzione dei testi presentati per la difesa di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo sui diritti tv "rende il procedimento tecnicamente morto perche' nessuna Corte d'Appello si esimera' dal giudicare questa decisione come una grandissima lesione del diritto di difesa". E' quanto afferma Niccolo' Ghedini, che con Piero Longo assiste il presidente del Consiglio nei procedimenti milanesi.

L'ordinanza con la quale i giudici hanno ridotto da 76 a 22 i testimoni indicati per Berlusconi "e' una decisione -aggiunge il legale- completamente contraria alle indicazioni del Codice, al diritto di difesa, che va contro tutti i principi della difesa".

4. MARONI, NOSTRI PERMESSI VALIDI, CONTINUIAMO...
(ANSA) - Nella delusione di un consiglio dei ministri Ue che ha "lasciato sola" l'Italia, "l'unica nota positiva" per il ministro Maroni è aver "constatato" che i permessi di soggiorno rilasciati dall'Italia "sono validi". E quindi l'Italia continuerà ad attuare il provvedimento di rilascio "secondo le modalità ed i tempi che abbiamo previsto".

 

"L'unica nota positiva - ha detto Maroni - è che durante la colazione, tra secondo, dessert e caffé, si è discusso dei permessi che l'Italia si è decisa di dare". "Devo dire che, com'era mia convinzione, nessuno ha eccepito che essi siano contrari alle normative europee - ha sottolineato il ministro -. Essi sono conformi. Gli stati membri hanno detto 'controlleremo che siano applicati tutti i requisiti previsti' dalle norme europee e dall'accordo di Schengen, cosa che noi non abbiamo messo in discussione. Nessuno però ha detto che 'non sono validi' perché contrari all'accordo di Schengen, il quale prevede dei requisiti, che sono tutti pienamente soddisfatti dal nostro provvedimento". Il provvedimento, ha continuato Maroni, "quindi è valido e sarà attuato secondo le modalità ed i tempi che abbiamo previsto".

5. MARONI, DELUSO DA STATI NON DA COMMISSIONE UE...
(ANSA) - L'Italia è delusa dai governi degli stati membri, non dalle istituzioni comunitarie europee. Il distinguo è stato introdotto dal ministro degli interni lasciando la riunione del consiglio dei ministri Ue sull'emergenza immigrazione a Lussemburgo, subito dopo aver notate che l'unica soddisfazione della giornata era stata la constatazione che nessuno eccepiva sui permessi di soggiorno che vengono rilasciati da Rom.

 

"Questa - ha osservato il ministro - è una magra consolazione rispetto alla delusione di aver visto ancora una volta i paesi dell'Unione europea assolutamente indisponibili ad attuare misure concrete di solidarietà. La Commissione e la Commissaria Malmstrom, cui va il mio apprezzamento e ringraziamento, è invece molto attiva nei limiti delle possibilità della Commissione". A deludere Maroni è il fatto che oggi "mi aspettavo una risposta di vera solidarietà da parte dei paesi europei i quali invece hanno detto all'Italia: 'cara Italia, sono affari tuoi'".

6. MARONI, NON SCHERZO CON UE, MA QUALCOSA NON VA...
(ANSA) - "Certo che con l'Europa non si scherza, ma quando l'Italia chiede aiuto per i rimpatri, per i pattugliamenti, per bloccare i flussi, per fare investimenti in Tunisia, la risposta è 'Cara Italia devi pensarci tu perche' la Tunisia è vicina all'Italià. Mi pare che qualcosa non funzioni". Lo ha detto il ministro dell'interno Roberto Maroni dopo aver nuovamente ipotizzato l'idea che sia meglio per l'Italia uscire dalla Ue e di fronte ai cronisti che ricordavano il monito del presidente Napolitano a "non scherzare con l'Europa".

Il ministro ha quindi ricordato i passi fatti dall'Italia con la Tunisia: "Noi abbiamo fatto un accordo bilaterale, abbiamo dato una linea di credito alla Tunisia di 150 milioni di euro, abbiamo fatto un accordo per i rimpatri, forniamo mezzi, auto e navi alla polizia tunisina. Siamo l'unico paese dell'Unione europea che si è attivato. Mi pare che se l'Europa è questa, francamente 'meglio soli che male accompagnati''.

 

7. GERMANIA, ITALIA VIOLA SPIRITO SCHENGEN...
(ANSA) - "L'Italia sta violando lo spirito delle regole di Schengen": Lo ha detto il ministro degli Interni tedesco, Hanz-Peter Friedrich, al termine del Consiglio dei ministri degli Interni della Ue. Replicando alle critiche mosse all'Europa dall'Italia, il ministro tedesco ha quindi sottolineato come "la solidarietà in Europa deve essere condivisa solo quando un Paese è realmente colpito da un problema di immigrazione di massa. E' questo non è il caso dell'Italia".

8. FRATTINI,EGOISMO UE,ORA ALTRE SOLUZIONI...
(ANSA) - "L'Europa resti con il suo egoismo. Noi troveremo altre soluzioni". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, rispondendo ad una domanda sul problema dell'immigrazione.
"Volevamo porre all'Europa il tema dell'immigrazione come un tema globale da affrontare insieme - ha detto Frattini - E' mancata la politica, l'Ue non è riuscita a parlare con una voce sola. L'Europa resti con il suo egoismo, noi troveremo altre soluzioni".

 

9. TENUTA QUIRINALE: GIFUNI RINVIATO A GIUDIZIO...
(ANSA) - L'ex segretario generale della presidenza della Repubblica, Gaetano Gifuni, e' stato rinviato a giudizio, assieme ad altre quattro persone, in relazione alla vicenda sui presunti sperperi dei fondi destinata dal Quirinale alla gestione della tenuta di Castelporziano. Lo ha stabilito oggi il gup Maurizio Caivano. Abuso d'ufficio, peculato, truffa, falso materiale e falso ideologico, i reati ipotizzati, a vario titolo, dal pm Sergio Colaiocco.

10. CAOS FUTURISTA: ADDIO «DI MASSA» AL FLI...
Carlo Tarallo per il corrieredelmezzogiorno.it

In fuga da Fli: dopo l'addio dell'ex coordinatore regionale Enzo Rivellini, fonti vicine ai "finiani" confermano che questa mattina si sono dimessi dagli incarichi e dal partito 28 presidenti di circolo e tre dei quattro componenti campani dell'assemblea nazionale, oltre a numerosi altri esponenti locali.

Addio ai "finiani", dunque, da parte dei membri dell'Assemblea nazionale di Fli Francesco Arena, Arturo Mandato e Nicola Zanfagna; lasciano il partito anche 8 componenti del coordinamento regionale della Campania (Ettore Martini, coordinatore di Benevento, Benedetto Lombardi, vice coordinatore regionale, Antonio Di Lella, coordinatore Caserta, Cristiano Ciccarese, responsabile dei circoli, Vincenzo Mormile, responsabile enti locali, Raffaele Scotto, coordinatore provinciale di Napoli, Gavino Berardesca e Pasquale Miniero).

 

Inoltre hanno rimesso il proprio incarico 28 Presidenti di Circolo di Fli (Luigi Iossa, Daniele De Martino, Alessandro Mazzone, Luigi D'Oriano, Antonio Scotto, Giovanni Tarantino, Antonio Lippolis, Pasquale Di Palma, Antonio Pennino, Carmine Violante Scherillo, Raffaele Cacciapuoti, Mario Razzano, Alessandro Monfrecola, Raffaella Di Nardo, Nicola Napolitano, Antonio Giuliano, Raffaele Infante, Pasquale Napolitano, Gennaro Rocco, Antonio Spinosa, Nunzio Ariano, Ferruccio Fiorito, Filomena Silvano, Vincenzo Coppola, Agostino Palmiero, Antonio Tanzarelli, Roberto Iovino, Antonio Galeotafiore).

IN FUGA - Lasciano poi il partito Vincenzo Cirillo, consigliere comunale a Trecase, Raffaele Restaino, consigliere a Casandrino, Lucia Pavone, responsabile femminile provincia Napoli, Michele Giuliano, già vice sindaco Camposano. Infine si dimettono dal movimento futurista i consiglieri delle municipalità di Napoli Gaetano Candelma e Giovanni Riccardi e la coordinatrice regionale Fli Pari Opportunità Marina Lanna.

 

11. PD, ESPOSTO A AGCOM CONTRO 'INVASIONE' PREMIER...
(ANSA) - "L'incredibile comizio organizzato da Silvio Berlusconi dentro e fuori il Palazzo di Giustizia di Milano è la conclusione di un fine settimana devastante dal punto di vista della sua insostenibile invasione informativa". Così Roberto Zaccaria, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali, annuncia un esposto del Pd all'Autorità Garante per le Telecomunicazioni "alla quale chiediamo di intervenire immediatamente a difesa del pluralismo informativo e della legalità".

"Siamo in piena campagna elettorale - afferma Zaccaria - ma questo non impedisce al presidente del Consiglio di parlare a ruota libera, di attaccare violentemente i giudici, e, ai Tg che controlla, di riportare tutto questo senza nessun contraddittorio. Siamo di fronte ad una rottura clamorosa delle regole fondamentali: domani sarà pronto un nostro esposto all'Autorità di Garanzia per le comunicazioni alla quale chiediamo di intervenire immediatamente a difesa del pluralismo informativo e della legalità".

 

12. FINI NEL TRAPANESE: D'ALI' (PDL), SUO ENNESIMO TOUR POLITICO...
(ANSA) - 'Gli abitanti di Trapani e Marsala hanno censurato l'ennesimo tour politico con malmessa maschera istituzionale del presidente della Camera in provincia di Trapani'. Lo afferma il senatore del Pdl, Antonino D'Ali' commentando la visita di stamane di Gianfranco Fini nel Trapanese.

'L'atterraggio con volo di Stato alla base militare di Birgi e la mobilitazione forzata di luoghi pubblici e privati, comunque non istituzionali - dice d'Ali' - come il Museo Anselmi o l'Istituto Tecnico Agrario, o l'associazione industriali di Trapani, per fare un po' di passerella assieme ai suoi referenti locali di piu' o meno variopinto passato partitico, non hanno nulla di istituzionale'. 'Del suo malcelato e poco apprezzato utilizzo a scopi politici della sua carica istituzionale - dice - se ne sono ben resi conto tutti gli italiani ed, oggi con diretta riprova dei fatti, quelli della provincia di Trapani'.11-04-2011]

 

 

Berlusconi, show anti-pm - Lo strappo di Maroni: via dalla Ue - Berlusconi show, poi il duello con il Pm. ‘Pagai Ruby perché non si prostituisse’ - Porno prefetto anti Silvio - Fini fa campagna per il partito a spese nostre - Parmalat, sprint Granarolo - Dalla cassaforte di Lande spariti più di duecento milioni...

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Berlusconi, show anti-pm" e in taglio alto: "La Ue boccia Roma sui migranti. Maroni: perché stare in Europa?". Editoriale di Pierluigi Battista: "Un litigio permanente". Di spalla: "Come superare la contesa sul volto delle donne". Al centro foto-notizia: "Assalto da film in Costa d'Avorio" e "Ex prefetto arrestato: sesso in cambio di favori". In taglio basso: " ‘Così reclutavo clienti ai Parioli' " e "Quei prof precari assunti dal reality".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "Lo strappo di Maroni: via dalla Ue". Editoriale di Barbara Spinelli: "Il tempo dei profeti" e Jurgen Habermas: "La politica senza qualità". Di spalla: "Elogio della noia che ci salva la vita". Al centro foto-notizia: "Berlusconi show, poi il duello con il Pm. ‘Pagai Ruby perché non si prostituisse' ", con i commenti "L'omelia del bugiardo" e "Così si combatte il fango". In taglio basso: "Scrivo al cuore del Giappone: ‘Ora torniamo a sperare' " e "Youcat, angeli e castità è il catechismo di Ratzinger".

 

LA STAMPA - In apertura: "Maroni: meglio uscire dall'Ue" e in taglio alto: "Cannes, a Bertolucci il Leone alla carriera". Editoriali di Gian Enrico Rusconi: "Non servono colpi di testa" e di Boris Biancheri: "Il ritorno all'Europa delle Nazioni". Di spalla: "La libertà delle volpi e delle galline" e "L'adolescenza nell'Italia dei vecchi". Al centro: "Il premier: ‘Pm contro il Paese' " e in un box: "Sesso e favori, arrestato l'ex prefetto di Napoli". A fondo pagina: "Il burqa vietato infiamma Notre-Dame".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Parmalat, sprint Granarolo" e in taglio alto: "Costamagna: ‘Il freno di Generali è l'ossessione del controllo' ". A sinistra: "Marcegaglia: rischi di una stretta sul cr4edito. No allo Stato in azienda". Editoriali di Fabrizio Galimberti: "La ruggine che corrode la crescita" e Marco Fortis: "Per fortuna c'è un'Italia che non molla". Al centro la foto-notizia: "Salone del mobile al via. Per Milano un indotto da 450 milioni" e "Mps vara un aumento da 2 e 2,4 miliardi". Di spalla: "Bruxelles boccia l'Italia sui permessi agli immigrati. Maroni: usciamo dalla Ue", con il commento di Stefano Folli: "Il fallimento europeo è figlio di un'assenza di leadership". In taglio basso: "Contratto unico, suggestione fuori dal tempo".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: "Maroni: usciamo dall'Europa" e in un box: "L'appello alla ragione che arriva dal Quirinale". Editoriale: "Il debito problema non solo italiano". Al centro foto-notizia: " ‘Ho dato soldi a Ruby per non prostituirsi' " e "Polverini, microspie in ufficio". In un box: "Dalla cassaforte di Lande spariti più di duecento milioni". In taglio basso: "San Wojtyla sarà il 22 ottobre" e "Lite tra comunisti su Gagarin".

 

IL GIORNALE - In apertura: "La verità su Berlusconi". Editoriale di Alessandro Sallusti: "Il Paese degli avvoltoi". Al centro: "Meglio soli che con lo Stato. Cara Marcegaglia, l'impresa dev'essere libera" e " ‘Fammi riavere i soldi o parlo con gli ex pm del Pd' ". Di spalla: "Egoista e insensibile, uscire da questa Europa non è una bestemmia". A fondo pagina: "Se centro e destra stanno insieme, ci sarà un perché".

 

LIBERO - In apertura: "Porno prefetto anti Silvio". Editoriale di Vittorio Feltri: "In questo processo l'unico corpo non è quello del reato". Al centro la foto-notizia: "Emma senza aiutini (e presto senza posto)" e "Lasciamo l'Europa". Di spalla: "Il Cav ha ancora un coniglio nel suo cilindro" e "Fini fa campagna per il partito a spese nostre". A fondo pagina: "Io non difendo i kamikaze ma la libertà per gli afgani" e "No, tu stai con i terroristi ma censurarti è da talebani".

 

IL TEMPO - In apertura: "Rimpatriamo l'Europa". Al centro la foto-notizia: "Spiata. Chi ascoltava la Polverini?".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Cosa abbiamo ascoltato alla cena dei ministri del Pdl, verbale in libertà". In apertura a destra: "Il candidato Obama usa il presidente Obama per spostarsi al centro". Al centro: "La rabbia di Sarkozy ad Abidjan".12-04-2011]

 

 

1- NELLE LANDE DELLE TRUFFA: CLIENTI DA "TOSARE" E CLIENTI "ECCELLENTI" DA RIMBORSARE? - 2- IL MADOFF DEI PARIOLI RACCONTA AI MAGISTRATI CAPITOLINI LE MINACCE DI PIERDOMENICO MARTINO (PORTAVOCE DI FRANCESCHINI) : “SE NON MI RESTITUISCI I SOLDI, TI FACCIO SCRIVERE CONTRO UN ESPOSTO DENUNCIA DAI MAGISTRATI-DEPUTATI DEL PD”. INTANTO AVEVA GIÀ INCASSATO E NON HA MAI DENUNCIATO GIANFRANCO LANDE - 3- NELLA LISTA CAMPEGGIA IL “CLAN” DELL’ALTRO FRANCESCHINIANO, GAROFANI: “UNA FAMIGLIA STERMINATA, 20-25 PERSONE: SONO I FIGLI CHE HANNO IN PARTE INVESTITO PER CONTO LORO, IN PARTE LEGATI ALLA POSIZIONE DEL PADRE, LE MOGLI, I COLLEGHI D’UFFICIO…” Pierdomenico Martino

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il Giornale"

Clienti da «tosare» e clienti - ça va sans dire, privilegiati - da rimborsare? Forse no. Ma clienti «normali» rassegnati, e clienti eccellenti, pronti a far pressioni e a paventare ritorsioni per riavere i soldi, sì. Tra questi anche l'ex portavoce di Dario Franceschini Pier Domenico Martino, parlamentare Pd.

A fare come primo esempio quel nome, raccontando a gip e pm la sua verità sull'allegra gestione dei «risparmi-vip», è stato Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, l'uomo che avrebbe truffato un migliaio di clienti eccellenti, soprattutto nella Roma-bene. Nel suo primo interrogatorio, il 26 marzo scorso, Lande si difende e ricostruisce la storia del «sistema» di società Eim, che muovevano i soldi per politici, calciatori, imprenditori e volti noti di cinema e tv.

Spiega che tra 2008 e 2009, prima per la crisi poi per lo scudo fiscale, il giocattolo si era rotto sull'onda delle «richieste di rientro» dei capitali. E giura di essersi messo in moto per provare a salvare il salvabile, cercando di traghettare i clienti nell'altra società, la Egp («intermediario abilitato» anche per attivare gli scudi fiscali), che avrebbe dovuto «dare più chiarezza ai clienti», fino a quel momento gestiti da una struttura «estremamente informale».

 

Ma quando i magistrati capitolini gli contestano l'esistenza di due tipologie di clienti, (quelli che «sarebbero stati rimborsati, e quelli tosati», sintetizza il gip), Lande quasi si indigna. «Diciamo che intanto non c'era l'intenzione di privilegiare dei clienti e di tosarne altri», spiega, sostenendo di aver solo tentato di mettere «una pezza a un pasticcio».

Poi però riconosce che non tutti i clienti erano uguali: «Io ho avuto delle pressioni fortissime di tutti i tipi». Il pm spara: «Da chi?». Lande non si tira indietro. «Da una pluralità di soggetti, dalla semplice lamentela alla articolata descrizione di quelli che sarebbero stati i passi legali, mediatici o altro che avrebbero intrapreso nel caso non ci fosse stata soddisfazione pronta».

 

L'elenco di chi batteva cassa annunciando contromisure «è sterminato», sospira Lande, che poi comincia: «Se vuole possiamo dire... l'onorevole Pier Domenico Martino, il quale mi ha detto "ma insomma, io nel caso non ci sia una soluzione felice della mia vicenda... - nonostante avesse già effettuato dei prelievi, e da quello che ricordo anche consistenti, nel corso del tempo - nei gruppi parlamentari ci sono molti ex magistrati, sicuramente dovranno costruire una formulazione di esposto-denuncia"».

 

Che Martino fosse tra i clienti di Lande era già noto, non così le «pressioni» che, stando al verbale del broker, il parlamentare del Pd avrebbe fatto. Martino, che non ha mai presentato denuncia per la presunta truffa, si era avvalso dello scudo fiscale. Quello che pure, pubblicamente, aveva osteggiato per assecondare la posizione del suo partito.

Nessun tentativo di costrizione al rimborso viene messa a verbale per quanto riguarda un altro parlamentare del Pd finito nell'elenco del Madoff de noantri, Francesco Saverio Garofani. Ma di curioso c'è che per Lande quel cognome è una «famiglia sterminata», un «clan» di clienti storici: «Io parlavo prima di... forse era Lorenzo Garofani, che è stato forse il primo cliente. In questo momento, appartenenti al clan Garofani credo che ci siano 20-25 persone, perché sono i figli che hanno in parte investito per conto loro, in parte legati alla posizione del padre, le mogli, i colleghi d'ufficio...».

 

Finora vip e meno vip sono solo le vittime di un maxiraggiro. Diverso il discorso per i conti «cifrati». Lande ne parla nel secondo interrogatorio, il 6 aprile scorso, spiegando che preparando l'elenco dei clienti che hanno usufruito dello scudo, ha notato «una dozzina di soggetti che, in quanto codificati, stavo cercando di identificare». Nascosti, ovviamente, per motivi fiscali. E per dare un nome al gruppetto, ora, sono al lavoro anche le Fiamme gialle. 12-04-2011]

 

 

LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - Il Pakistan intima agli Usa un taglio dell’attività della Cia - Gbagbo è caduto, una vittoria per Francia e Onu - Un alto esponente dell’Onu ammonisce gli Stati Uniti per aver bloccato le sue visite al soldato Manning - CASO RENAULT, DIMISSIONATO IL NUMERO DUE DEL GRUPPO - SCONTRO TRA CAMERON E LA OXFORD UNIVERSITY: “SOLO PER BIANCHI”, “NON È VERO” - IL NORD-EST DEL GIAPPONE È ANCORA NEL CAOS - LA LEGGE FRANCESE ANTI-VELO FA SCOPPIARE LE PROTESTE… DAGOREPORT

 

1 - THE NEW YORK TIMES - In apertura, "L'arresto di Gbagbo pone fine allo stallo della Costa d'Avorio" - Di spalla, "Il Pakistan spinge per drastici tagli all'attività della Cia" - Al centro, "Gli indiani si uniscono alla battaglia in difesa dell'Oklahoma Lake"

2 - INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE - In apertura, "La legge francese anti-velo fa scoppiare le proteste" - "Il Pakistan chiede agli Usa di tagliare il numero di agenti Cia" - Di spalla, "Costa d'Avorio, la capitolazione di Gbagbo. Ufficiali francesi e dell'Onu affermano che le forze straniere non hanno partecipato alla cattura" - Al centro, "Mentre la guerra libica si trascina, gli obiettivi Usa si fanno più difficili da raggiungere"

 

3 - THE WASHINGTON POST - In apertura, "Il Pakistan intima agli Usa un taglio dell'attività della Cia" - Di spalla, "I tagli al bilancio avranno effetti su larga scala: 38 miliardi in meno" - Al centro, "Gruppo bipartisan al lavoro per guidare il piano anti-deficit di Obama" - In basso, "Giappone, i sismologi suggeriscono un monitoraggio sul lungo periodo"

4 - THE WALL STREET JOURNAL - EUROPE - In apertura, "Con l'arresto di Gbagbo termina lo stallo della Costa d'Avorio" - Di spalla, "Pélata lascia il posto di numero due della Renault"

 

5 - LE FIGARO - In apertura, "Gbagbo è caduto, una vittoria per Francia e Onu" - Al centro, "L'Eliseo prende tempo per occuparsi del caso Barloo" - "La legge anti-velo entra in vigore senza scontri" - In alto, "Affare Renault, dimissionato il numero due del gruppo"

6 - LIBÉRATION - In apertura, "La Francia fa fuori Gbagbo. L'ex presidente ivoriano ieri è stato arrestato ad Abidjan con il sostegno delle truppe francesi" - In basso, reportage esclusivo dalla Siria: "Siamo entrati a Deraa"

 

7 - LE MONDE - In apertura, "La Francia colpisce al cuore la difesa di Gbagbo" - Di spalla, sotto a una foto di Lampedusa: "Contro inchiesta, si può controllare l'immigrazione?" - In basso, "Nord-est del Giappone ancora nel caos"

8 - THE GUARDIAN - In apertura, "Con l'aiuto francese Gbagbo è stato tirato fuori dal bunker" - Di spalla, "Brooks affronta gli interrogatori sullo scandalo "hacking"" - In basso, "Un alto esponente dell'Onu ammonisce gli Stati Uniti per aver bloccato le sue visite al soldato Manning"

 

9 - THE INDEPENDENT - A tutta pagina, "Spogliato della dignità, spogliato del potere. La cattura del dittatore dona speranza alla Costa d'Avorio"

10 - THE DAILY TELEGRAPH - In apertura, "Cameron bolla di disonore la Oxford University "solo" per bianchi. L'università accusa il primo ministro di ingannare i cittadini sul numero di studenti neri" - Fotonotizia, "Kate: le mie ansie da matrimonio reale" - Di spalla, "I clienti devono pagare per prevenire nuove crisi bancarie"

 

11 - FINANCIAL TIMES - In apertura, "Vickers mette Lloyds sulla graticola. Scelto il gruppo per le riforme. Il dirigente della banca controbatte. Si va verso la convergenza globale" - In basso, "Coppola fa un'offerta irrifiutabile a un esperto della Château Margaux"

12 - FRANKFURTER ALLGEMEINE - In apertura, "Molti morti e feriti per la bomba nella metro di Minsk" - "Gbagbo arresato ad Abidjan" - "Il Giappone estende l'evacuazione anche al di fuori di Fukushima"

 

13 - DIE TAGESZEITUNG - In apertura, "Il Giappone evacua le città contaminate. L'evacuazione viene estesa alle zone oltre la centrale di Fukushima"

14 - EL PAÍS - In apertura, "Garzón sarà giudicato per il "caso Gürtel" prima dei corrotti. Il Tribunale Supremo accusa il giudice che ricostruì la trama di corruzioni, di averlo fatto con mezzi illeciti" - Di spalla, "Secondo l'Fmi la crescita spagnola rimarrà sotto al 2% almeno fino al 2017" - "Il Giappone evacua chi abita nel raggio di 40 chilometri da Fukushima"

 

15 - EL MUNDO - In apertura, "Il Tribunale Supremo chiede la sospensione di Garzón per aver spiato gli avvocati di Gürtel" - Fotonotizia, "Libertà repubblicana contro il burqa" - In alto, "Berlusconi dette 60mila euro a Ruby "per non farla prostituire""12-04-2011]

 

 

BOLLORÈ: RESTO IN MEDIOBANCA - MARPIONNE SALE AL 30% DI CHRYSLER - FUKUSHIMA SPAVENTA LE BORSE - MPS AUMENTA IL CAPITALE E SALE IN PIAZZA AFFARI - QUANTO VALE IL CAVALLINO PER LUCHINO? PIÙ DI 5 MLD € - SANTA LIQUIDAZIONE PER L’AD DI SANTANDER: GUADAGNA 9 MLN E VA IN PENSIONE CON 86 - L’AMARO CONTO KAZAKO DI UNICREDIT - LE CONDIZIONI DI GHIZZONI A LIGRESTI - ALIERTA “PERDE” L’AMICO GALATERI - ARRIVA LVMH E I BULGARI SALGONO IN BULGARI…

1. BORSA: EUROPA IN CALO SU TIMORI GIAPPONE, MALE MATERIE PRIME...
(ANSA) - Il calo delle Borse asiatiche e la situazione instabile in Giappone pesano sui mercati azionari europei, che hanno aperto tutti in leggero ribasso. In negativo è stato letto dagli operatori Bene anche lo scatto inatteso dell'inflazione a marzo in Germania, così l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, dopo circa un'ora di scambi cede circa mezzo punto percentuale.

Con la Borsa di Milano e quella di Madrid che appaiono quelle che con più convinzione tentano di passare al terreno positivo, male i settori delle materie prime (-2,5% l'indice Dj stoxx specializzato), dell'energia e ancora quello dell'auto. Qualche acquisto sui comparti anticiclici di alimentare e utilities.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,52% - Parigi -0,64% - Francoforte -0,63% - Madrid -0,18% - Milano -0,22% - Amsterdam -0,42% - Stoccolma -0,57% - Zurigo -0,63%

2. BORSA: ASIA SCIVOLA SU SCOSSA GIAPPONE E FMI, TOKYO PEGGIORE...
(ANSA) - Seduta pesante per le Borse asiatiche, tutte in perdita dopo la nuova scossa in Giappone, l'innalzarsi dell'allarme per la crisi nucleare a Fukushima e il taglio delle stime del Fondo monetario internazionale sulla ripresa dell'economia nipponica e statunitense. In questo quadro, con lo yen che è tornato a rafforzarsi sui mercati valutari, la piazza azionaria giapponese è stata la peggiore dell'area, con un calo superiore al punto e mezzo percentuale. E il peggiore tra i titoli del listino di Tokyo è stato ancora una volta quello della Tepco, il gestore della centrale danneggiata, che ha chiuso in perdita del 10% netto.

 

Con la sola Shanghai che tiene, male anche le Borse di Taiwan, Hong Kong, Seul e Sidney, tutte in calo di circa un punto e mezzo percentuale. Sulla piazza australiana, in particolare, dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, crollo del 73% per una piccola società commerciale di condizionatori d'aria, la Hastie, ma vendite piuttosto generalizzate sono state accusate anche dai grossi gruppi dell'energia e delle materie prime.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo -1,69% - Hong Kong -1,43% - Shanghai -0,14% (seduta in corso) - Taiwan -1,66% - Seul -1,55% - Sidney -1,46% - Singapore -0,62% (seduta in corso) - Mumbai -0,97% (seduta in corso) - Kuala Lumpur -0,94% - Bangkok -0,62% - Giakarta -0,77%

3. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - PARMALAT: sprint Granarolo. Cordata con Legacoop e allevatori. Ferrero fuori. (Il Sole 24 Ore, pag 1-3) Il tribunale respinge l'istanza di Lactalis sul rinvio dell'assemblea. (dai giornali) Il ruolo della Cassa, il fine non giustifica i mezzi. Intervento di Franco Debenedetti (Il Sole 24 Ore, pag 1-14) 'L'aggregazione ha senso ma andava fatta prima', intervista a Luciano Sita, ex numero uno di Granarolo (Il Sole 24 Ore, pag. 3) Latco alle prese con il nodo-Granarolo. Rinviato a domani il summit (Il Messaggero, pag. 22) Contatti di Intesa Sanpaolo con Unipol (Libero, pag 20)

CDP: Nuovo statuto: si' all'ingresso in societa' di interesse nazionale (dai giornali) 'E' uno strumento che serve a poco, ci vuole una spinta alla produttivita'', intervista a Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria (La Repubblica, pagina 15)

IMPRESE: Marcegaglia, rischi di una stretta sul credito. No allo Stato in azienda (Il Sole 24 Ore, pagina 1-5) 'Gli imprenditori ora devono chiedere la rimozione dell'ostacolo Berlusconi', intervista al segretario del Pd, Pierluigi Bersani. (La Repubblica, pagina 14)

 

GENERALI: 'Sul Leone l'ossessione del controllo', intervista a Claudio Costamagna (Il Sole 24 Ore, pagina 1-39)

UNICREDIT: al comitato strategico le opzioni per il rafforzamento. La riunione in calendario giovedi' 21 aprile: esaminera' stato di avanzamento del piano triennale. La banca resiste all'aumento (Il Messaggero, pagina 22)

FIAT: la casa torinese a giorni salira' al 30% di Chrysler, dopo il rimborso a Usa e Canada raggiungimento del 51% (dai giornali)

LIGRESTI: Unicredit pone tra le condizioni al nuovo finanziamento da 35 milioni di euro a Sinergia che almeno il 90% delle altre banche dica si' al piano di riscadenziamento del debito (la Repubblica, pagina 22) Beffa Fondiaria, i soci pagano i lussi della famiglia (il Fatto quotidiano, pagina 1-8)

MPS: lancia l'aumento e sale in Borsa. L'operazione sara' compresa tra 2 e 2,471 miliardi e servira' a ripagare i Tremonti Bond. Il titolo guadagna l'1,45%. La Fondazione condivide la capitalizzazione ma chiede maggiore redditivita' (Il Sole 24 Ore, pagina 1-37)

CATTOLICA: la compagnia assicurativa tra Lega e l'uscita degli spagnoli. Mapfre da' mandato a Mediobanca per cedere l'8,4% (Il Sole 24 Ore, pagina 37)

BANCHE POPOLARI: strumento fondamentale per contenere gli effetti della crisi, la ripresa inizia dall'economia reale. Intervento di Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale Associazione nazionale tra le Banche Popolari (La Padania, pagina 18)

FALCK RENEWABLES: 'Adesso riparte con gli investimenti', intervista al ceo Piero Manzoni (Il Sole 24 Ore, pagina 42)

ENERGIA: F2i vuole la rete gas di GdF in Italia. Il lizza anche Italgas, suo principale competitor, e i fondi infrastrutture di Goldman Sachs e di Cube. L'obiettivo e' arrivare da 2,7 milioni a 4 milioni di clienti in un paio d'anni (Il Sole 24 Ore, pagina 42)

ARTEMIDE: la societa' ci riprova, bussa ancora a Piazza Affari (Il Corriere della Sera, pagina 43)

SALONE DEL MOBILE: al via la rassegna milanese giunta alla cinquantesima edizione (dai giornali)

 

INTERNET: il web in Italia vale 32 miliardi, il 2% del Pil. Ricerca di Boston Consulting Group per Google (dai giornali)

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 12 APRILE...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Banco Popolare (Consiglio di Sorveglianza), Cape Live.

Milano: presentazione di 'Ambizione 2015: il piano d'impresa del gruppo Montepaschi - Una storia italiana che guarda al futuro'. Partecipano: Giuseppe Mussari, presidente Banca Monte Paschi di Siena; Antonio Vigni, direttore generale Banca Monte Paschi di Siena.

Milano: Cda e comitato esecutivo Mediobanca

Rozzano (Mi): assemblea ordinaria e straordinaria Telecom Italia. Parte ordinaria: bilancio al 31/12/10, nomina Cda, autorizzazione all'acquisto di azioni proprie, long term incentive plan 2011.

Rho (Mi): inaugurazione Fiera Internazionale del Mobile 2011. Partecipa, tra gli altri, Emma Marcegaglia, presidente Confindustria; Letizia Moratti, sindaco di Milano; Umberto Vattani, presidente Ice.

Roma: II assemblea nazionale Flai-Cgil 'Donne, democrazia e rappresentanza'. Partecipano, tra gli altri, Emma Marcegaglia, Rosy Bindi, Susanna Camusso

Roma: presentazione del libro 'Anni '70. I peggiori della nostra vita', con la partecipazione di Maurizio Sacconi

Roma: audizione in commissione Finanze della Camera del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sul decreto legge a difesa delle societa' italiane

 

5. FIAT: AUMENTA AL 30% DAL 25% QUOTA PARTECIPAZIONE IN CHRYSLER GROUP...
Radiocor - La Fiat annuncia che e' stato raggiunto il secondo dei performance event previsti dal Chrysler Group Operating Agreement, come modifica to, dalla cui realizzazione deriva un incremento del 5% della propria quota di partecipazione in Chrysler. L'incremento ha effetto da oggi. La quota di Fiat in Chrysler sale al 30%. Le quote in Chrysler sono quindi cosi' divise: Uaw Veba 59,2%, Fiat 30%, Tesoro Usa 8,6%, Governo canadese 2,2%.

 

6. MONTEZEMOLO: «IL CAVALLINO? VALE MOLTO DI PIÙ DI 5 MILIARDI»...
Da "la Stampa" - Luca Montezemolo, presidente della Ferrari, ribadisce che una Ipo non è in vista ma non conferma la valutazione di 5 miliardi di euro che secondo indiscrezioni di stampa la Fiat avrebbe calcolato per il brand in caso di quotazione. «No, non mi torna» ha risposto a chi gli chiedeva di confermare la cifra. «Stiamo facendo delle valutazioni», ha detto parlando a margine della presentazione de «La grande storia Ferrari», e ha aggiunto: «non c'è Ipo, ma non mi torna il valore, è la metà». Nessuna ipotesi di vendita, assicura: «Sono voci che lasciano il tempo che trovano».

7. BOLLORE', NON ESCO DAL PATTO MEDIOBANCA...
(ANSA) - Vincent Bolloré non intende uscire dal patto di Mediobanca. "Naturalmente no. E' un investimento di lungo termine", ha detto l'imprenditore francese entrando nella sede dell'istituto.

8. MPS: DA CDA VIA LIBERA AD AUMENTO DI CAPITALE DA 2 A 2,47MLD...
Radiocor - Via libera all'aumento di capitale del Monte dei Paschi da parte del cda dell'istituto. L'aumento in opzione agli azionisti per due miliardi massimi attraverso l'emissione di sole azioni ordinare, si legge in una nota, e' incrementabile di ulteriori 471 milioni massimi per il riacquisto dei titoli ibridi Fresh 2003. Il riacquisto comporta una potenziale plusvalenza che a sua volta generera' un beneficio patrimoniale massimo di 16-18 punti per il core Tier1.

 

9. MPS: UTILE NETTO AL 2015 OLTRE 1,7MLD, CEDOLE 2011-15 OLTRE 2MLD...
Radiocor - Un utile netto che nel 2015 salira' oltre 1,7 miliardi rispetto ai circa 900 con le componenti straordinarie realizzato quest'anno e dividen di che nel quadriennio 2011-2015 supereranno i 2 miliardi di euro. Questi i numeri principali del piano industriale del Monte dei Paschi che stima anche di ridurre il cost/income al 44% nell'arco di piano.

10. MPS GUADAGNA 3,34% IN AVVIO DOPO PIANO INDUSTRIALE...
Radiocor - Avvio in deciso rialzo per il titolo Monte dei Paschi dopo che il gruppo bancario senese ha presentato in mattinata il nuovo piano industriale ch e prevede di far crescere l'utile netto a 1,7 miliardi di euro entro il 2015. Dopo un avvio in rialzo di oltre il 4% e il passaggio in asta di volatilita' per qualche minuto, il titolo sale ora del 3,34% a 0,9760 euro. Ieri sera il consiglio di amministrazione di Mps ha deliberato un aumento di capitale da 2-2,47 miliardi.

 

11. GERMANIA, ACCELERA INFLAZIONE A MARZO, +2,3%...
(ANSA) - Accelera l'inflazione in Germania toccando i massimi da due anni e mezzo a questa parte: a marzo é salita al 2,3% dal 2,2% di febbraio su base armonizzata, segnando i massimi da ottobre 2008, secondo i dati finali diffusi dall'Ufficio di statistica tedesco, citati da Bloomberg. Ad alimentare l'inflazione è il continuo aumento dei prezzi energetici e il tasso potrebbe schizzare al 2,8% in estate, spiegano gli economisti.

12. SANTANDER: ALL'A.D. 9,1 MLN STIPENDIO 2010, PENSIONE MATURATA 86MLN...
Radiocor - Alfredo Saenz, l'amministratore delegato del Santander, ha avuto nel 2010 una retribuzione totale di 9,17 milioni di euro, composta da 3,7 milioni di emolumenti fissi, 3,3 milioni di quota variabile piu' un piano azionario del valore di 1,3 milioni. E' quanto emerge dal bilancio 2010 del Santander, consultato da Radiocor.

Lo 'stipendio' del 2010 di Saenz e' inferiore di circa un milione a quello percepito nel 2009 che ammontava a 10,23 milioni. Al presidente della banca, Emilio Botin e' andato invece un totale di 3,86 milioni e 3,48 milioni costituiscono la retribuzione complessiva per il 2010 di Ana Botin, che e' anche consigliere delegato di Santander Uk. Saenz potra' contare anche su una mega-liquidazione: i diritti pensionistici maturati fino al 2010, e pertanto accantonati nel bilancio Santander, ammontano a 86,6 milioni di euro piu' altri 11,1mln di 'altre assicurazioni'. Nel 2009 Saenz ha optato per ricevere la somma in capitale.

13. ALIERTA «PERDE» L'AMICO GALATERI...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Almeno nelle tlc, Cesar Alierta dovrà rinunciare al rapporto privilegiato con Gabriele Galateri, compagno di studi ai tempi dell'università. Nell'ambito del riassetto del vertice Telecom, che vede in uscita Galateri, gli era stata infatti proposta la presidenza di Telco, nonostante non coincidessero i tempi poichè il cda della holding scade ad aprile 2012. Ma nel frattempo Galateri è stato designato alla poltrona più alta delle Generali, che però non prevede deleghe esecutive. Motivo per cui non potrà accettare neppure a scadenza la presidenza Telco, che implica l'assunzione di un ruolo operativo.

Nel frattempo, dal 1° al 28 aprile, si è aperta la finestra per l'eventuale uscita anticipata da Telco, che Telefonica non ha intenzione di utilizzare, tant'è che i suoi candidati al board Telecom sono in lista con quelli di Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo. Una cosa comunque è certa: Telefonica a Milano ci resta. È di ieri la notizia che il gruppo presieduto da Alierta è stato accolto a braccia aperte nella Fondazione Teatro alla Scala.

14. I DOLORI DI UNICREDIT PER IL KAZAKHSTAN...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Lo shopping kazako di UniCredit ha presentato il conto finale in questi giorni. Amaro. L'istituto guidato da Federico Ghizzoni ha dovuto svalutare, nel corso del 2010, avviamenti per 362 milioni. Ebbene di questi, ben 359 milioni sono in capo alla sola controllata nel Kazakhistan, la Atf Bank. L'istituto dell'Asia centrale, acquisito nel 2007 per 1,5 miliardi di euro, non ha mai portato grande fortuna agli uomini di Piazza Cordusio che sono stati costretti fin da subito a metter mano ai conti. Le attività di UniCredit in Kazakhistan, infatti, hanno segnato il passo in modo evidente.

Nel 2009 il peso dei cattivi crediti svalutati è stato di ben 499 milioni e l'anno scorso si sono aggiunte rettifiche per altri 187 milioni. E così nel biennio 2009-2010 il Kazakhistan ha prodotto perdite per 460 milioni. E ora, ecco anche arrivare la svalutazione sui prezzi d'acquisto di Atf Bank che porta il valore delle attività kazake, a fine 2010, a soli 764 milioni. Ovvio che, terminata la pulizia, il vertice di UniCredit sia oggi disposto a valutare opzioni di uscita. Ma intanto il conto è stato pagato.

 

15. NUTELLA D'ORO NEI CONTI FERRERO...
An. Giac. per "Il Sole 24 Ore" - Un utile netto di 653,8 milioni di euro, in deciso miglioramento dai 508 milioni di profitto dell'esercizio precedente, è quello segnato a fine dello scorso agosto da Ferrero International Sa, capogruppo basata in Lussemburgo che controlla il colosso alimentare guidato dalla omonima famiglia piemontese e i cui conti sono stati appena depositati. L'ultima riga del bilancio consolidato nel Granducato dei "re della Nutella" arriva dopo aver pagato 238,9 milioni di tasse (erano 203 nel precedente esercizio), a valere su un utile operativo salito da 804 a 861 milioni.

Il bilancio dà conto anche di un significativo miglioramento dell'utile risultante da attività finanziarie che dal rosso di 92 milioni del bilancio precedente è salito a un profitto di 31 milioni per l'impatto-cambio di tutte le principali valute estere rispetto all'euro. Gli attivi della capogruppo lussemburghese dei Ferrero sono saliti da 5,2 a 5,6 miliardi e la liquidità è lievitata da 253,6 a 314,8 milioni. Gli altri dati sono noti, come il fatturato consolidato di 6,6 miliardi in crescita del 4,3% rispetto al periodo precedente e l'utile anteimposte salito da 711,8 a 892,8 milioni.

16. LA «MINI-SCALATA» DI BULGARI A LVMH...
L. G. per "Il Sole 24 Ore" - I Bulgari salgono al 55,1% di Bulgari. Lo fanno in vista del passaggio del controllo della società a Lvmh. Mettendo sul piatto quasi 170 milioni di euro, la famiglia, in primis Paolo, presidente della società che ha sborsato 78,36 milioni, quindi Nicola (vice presidente e 76,47 milioni versati) e infine Francesco Trapani (amministratore delegato 14,68 milioni), ha deciso di arrotondare ulteriormente quella che sarà la presenza nel capitale del colosso francese in mano a Bernard Arnault. Lo scorso 6 aprile, pagando 12,25 euro a titolo (il prezzo dell'Opa di Lvmh su Bulgari) la famiglia ha acquistato il 4,5% della propria società.

 

Pacchetto che verrà scambiato con azioni Lvmh e che, tradotto in numeri, garantirà più o meno uno 0,3% aggiuntivo nel capitale del gruppo del lusso. In altre parole i Bulgari potranno avere fino al 3,8% di Lvmh. Che puntino al 4%? Ipotizzando che lo scorso 6 aprile abbiano rilevato le azioni in mano al Credit Suisse, resta un 2% da strappare a Credit Agricole. Ammesso che interessi.

17. LIGRESTI, IL FANTASMA DELL´OPA...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - Altri 35 milioni di nuova finanza. Ma non a scatola chiusa: Unicredit ha messo una serie di condizioni ai Ligresti, per continuare a sostenerli in Sinergia. Ad esempio, che almeno il 90% delle altre banche dica sì al piano di riscadenziamento del debito. O ancora che entri a far parte del cda un consigliere indipendente (indicato dalle banche).

Condizione che la famiglia ha accettato, così come ha detto sì al mandato ad un consulente (Jones Lang Lasalle, secondo le indiscrezioni) per vendere immobili per almeno 120 milioni. Misure sagge, dal punto di vista di Unicredit, per salvaguardare i propri crediti verso il gruppo. Certo che rischia di essere più difficile spiegare alla Consob in cosa siano tanto diversi i rapporti di Unicredit con i Ligresti, rispetto a quelli di Groupama. E, di conseguenza, evitare l´opa.

18. AFFARI E OLIMPIADI GLI ALBERGHI INGLESI VEDONO LA RIPRESA...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Ci sono una buona notizia e una cattiva notizia all´orizzonte per il business degli alberghi. La buona è il ritorno del viaggiatore per affari: il numero di voli per viaggi di lavoro, uno degli indici con cui il settore misura il suo andamento, crescerà del 5,5% nel 2011, dopo un aumento più modesto, del 2,6, nel 2010, e un declino del 5,1 nel 2009, quando il mondo era ancora pienamente investito dalla grande recessione globale.

 

La cattiva notizia è che lo tsunami in Giappone, le rivolte in Medio Oriente e uno scenario economico internazionale ancora debole non hanno rilanciato a sufficienza altri tipi di viaggi, per turismo o per ragioni personali o di famiglia. Ciononostante gli hotel stanno ricominciando a riempirsi come prima della crisi e ad aumentare i prezzi. In un panorama che dunque contiene segnali di ripresa, seppure non ancora entusiasmanti, brillano situazioni più fortunate, come quella di Londra, dove gli alberghi hanno spesso registrato il tutto esaurito nel 2010 e la media di occupazione delle camere è stata un notevole 82,6%.

Avere un albergo nella capitale britannica resta perciò un buon affare e promette di diventarlo ancora di più con la prospettiva delle nozze del principe William, delle Olimpiadi del 2012 e del Giubileo di diamante della regina l´anno prossimo. Complessivamente, per la Gran Bretagna, il numero dei visitatori è calato dello 0,9% nel 2010, dovuto a un declino di coloro che sono venuti a trovare amici e parenti, ma il turismo prospera e il fatturato complessivo del settore alberghiero è cresciuto del 7,6%. L´espansione maggiore proviene dai budget hotel, gli alberghi economici delle grandi catene, ma il 60% degli alberghi britannici sono ancora hotel indipendenti e bed&breakfast.12-04-2011]

 

 

LA (MAL)TENUTA DEL PRESIDENTE - RINVII A GIUDIZIO PER GIFUNI, STORICO SEGRETARIO GENERALE DEL QUIRINALE, E GLI ALTRI RESPONSABILI DELLA VILLA DI CASTELPORZIANO - PER DECENNI UNO DEGLI UOMINI PIÙ INFLUENTI DELLA REPUBBLICA, OGGI ACCUSATO DI ABUSO D’UFFICIO E PECULATO PER UN MOBILE DA 5MILA € - MA C’È ANCHE IL PROBLEMA DEL NIPOTE, DA LUI MESSO ALLA TENUTA NEL ’93, CON VILLA DI SERVIZIO CHE SECONDO I PM ERA ABUSIVA - UNO DEI “CONTABILI” HA GIÀ PATTEGGIATO UNA PENA DI 5 ANNI…

Paolo Festuccia per "la Stampa"

 

Abuso d'ufficio e peculato: queste le ragioni per le quali l'ex segretario generale della Presidenza della Repubblica, Gaetano Gifuni è stato rinviato ieri a giudizio dal gup Maurizio Caivano. Oltre a Gifuni andranno a processo il nipote Luigi Tripodi, ex capo del servizio «tenute e giardini» della Presidenza, e altre tre persone tra ex dirigenti e funzionari: Alessandro De Michelis, già direttore della tenuta di Castelporziano; Paolo Di Pietro, già cassiere contabile della tenuta, e Giorgio Calzolari ex responsabile della manutenzione.

 

La prima udienza è fissata per il prossimo 11 luglio, ma già ieri uno dei contabili della «tenuta», Gianni Gaetano ha patteggiato cinque anni di reclusione, ridotti a due grazie all'indulto. L'abuso d'ufficio e il peculato contestati all'ex segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni riguarderebbero «la fruizione di manodopera del valore di 2mila 520 euro e pochi centesimi, e alcuni materiali di legno per altri 2mila 187 euro»; valori, spiega il legale di fiducia Paola Severino, «accertati da una consulenza tecnica disposta dallo stesso pubblico ministero». Il tutto, insomma, per una cifra di poco inferiore ai 5mila euro.

Tant'è, però, sostiene la difesa, «che a prescindere dall'irrisorietà di tali valori, nonché dai motivi di sicurezza e di urgenza che indussero Gifuni a rivolgersi ai falegnami di Castelporziano - sottolinea l'avvocato Severino - devo rilevare che all'epoca della presunta commissione dei suddetti reati, quale risulta testualmente dagli atti del procedimento, Gifuni non ricopriva più la carica di segretario generale della Presidenza della Repubblica, dalla quale era cessato il 15 maggio del 2006».

 

Ieri Gaetano Gifuni, prima che il gup disponesse il rinvio a giudizio, si è presentato in aula per una serie di dichiarazioni spontanee: «Provo profondo disagio - ha detto - a trovarmi qui nelle vesti di imputato dopo cinquant'anni al servizio delle istituzioni esclusivamente nel pubblico interesse e non avendo mai approfittato del mio ruolo presso il Senato e la Presidenza della Repubblica».

 

Al centro della vicenda una serie di fatti in base ai quali il procuratore Giovanni Ferrara e il pm Sergio Colaiocco, hanno contestato a Gifuni di aver affidato nel 1993 a Tripodi, figlio di sua sorella, la direzione del servizio tenute e giardini assegnandogli anche un alloggio di servizio. Si tratta in particolare di una villa realizzata, secondo l'accusa, abusivamente. Quanto all'accusa di peculato, al segretario generale della Presidenza e al nipote si contesta l'illecita utilizzazione di materiali della tenuta per realizzare un mobile destinato allo stesso Gifuni. 12-04-2011]

 

 

CASTELLI E CASTELLACCI - IL VERBALE DEL SOCIO DI LANDE CHE ATTRAVERSO FESTE E INCONTRI VIP METTEVA IN CONTATTO IL MADOFF DEI PARIOLI CON I POLLI INVESTITORI: “c’erano clienti importantissimi. C’È CHI DAVA 30 MLN” - LA DOLCE VITA DI LANDE: VOLI PRIVATI E BARCHE - “L’ANNO SCORSO ABBIAMO COMINCIATO A CAPIRE CHE QUALCOSA NON ANDAVA: LANDE SI ERA IMPEGNATO A ‘SCUDARE’, MA IN MOLTISSIMI CASI NON LO HA FATTO” (E ORA I CLIENTI RISCHIANO L’ACCUSA DI EVASIONE E RICICLAGGIO)…

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

Feste al circoli del golf o nel castello della principessa Borghese per reclutare clienti da portare a Gianfranco Lande, il «Madoff dei Parioli» . Un «passaparola» che ha consentito al faccendiere ora finito in carcere di avere a che fare «con persone importantissime, che gli hanno dato anche trenta milioni di euro». Ricchi e famosi inseriti in una lista ancora segreta. A rivelare nuovi e inquietanti retroscena della truffa che sta facendo tremare centinaia di investitori è Giampiero Castellacci De Villanova, uno dei soci arrestato dalla Guardia di Finanza.

È l'uomo che si occupava dei vip, con l'amico Roberto Torregiani ha convinto attori, registi, nobili e sportivi a consegnargli i proprio soldi promettendo guadagni da favola. Il suo verbale ricostruisce il meccanismo dell'imbroglio, svelando un dettaglio inquietante: «Lande si era impegnato a "scudare" per i clienti, ma in moltissimi casi non lo ha fatto» .

E adesso quei clienti - se i loro soldi sono ancora rintracciabili - rischiano l'accusa di evasione fiscale, in alcuni casi di riciclaggio. Anche Lande parla con i magistrati e quando gli viene chiesto perché abbia effettuato una serie di operazioni finanziarie risponde: «Avevo pressioni fortissime da una pluralità di soggetti. È un elenco sterminato.

 

Se vuole possiamo dire l'onorevole Pierdomenico Martino (parlamentare del Pd, portavoce dell'onorevole Dario Franceschini ndr), il quale mi ha detto: "Nel caso non ci sia una soluzione felice della mia vicenda, nei gruppi parlamentari ci sono molti ex magistrati, sicuramente mi dovranno costruire una formulazione di esposto denuncia che (ti) mette nei guai"» .

La festa per il Golf dell'Acqua Santa È il 26 marzo scorso, negli uffici di piazzale Clodio Castellacci risponde alle domande del giudice Simonetta D'Alessandro. E conferma come «questa collaborazione è cominciata nel 1995 ed è andata avanti fino al 2010. Poi aggiunge: «La mia ricchezza era proprio la mia clientela. Io conoscendo tanta gente su Roma, frequentando i circoli eccetera eccetera, ho delle belle conoscenze». Il pubblico ministero Luca Tescaroli lo incalza: «Non sapeva che si vendevano cose strane?» .

L'indagato spiega che «soltanto nel 2010 abbiamo capito». E poi comincia a raccontare la vicenda dall'inizio. «Lande diceva: "Non c'è problema perché questa è una società inglese... Importante è che il cliente ti sottoscrive la comunicazione valutaria statistica che così è in ordine con le leggi italiane".

Allora io mi sono informato, ho visto... tutto confermava e ho portato questi miei clienti che erano un po' sbandati... Nel 2000 mi sono aperto un ufficietto mio... mi occupavo delle pubbliche relazioni, mi occupavo di eventi sono socio al club dell'Acqua Santa da quarant'anni perciò abbiamo fatto al parco di Roma, al castello della principessa Borghese, una festa non tanto per spiegare i prodotti, era più che altro una sponsorizzazione di un torneo di golf pagata con delle coppe pagate dalla Eim (una delle società coinvolte ndr)...

 

Mi sono informato e vedevo che tutto andava bene perché i clienti che volevano disinvestivano. Ero talmente sicuro che c'ho messo mia madre, mio fratello, mia cognata, il medico di famiglia... Nell'ambiente era diventato un passaparola... "Siete i nostri benefattori", i clienti lo dicevano.

Adesso quelli che hanno preso la fregatura non lo dicono più, ma io conosco tanti che sono stati veramente contenti». Centinaia di clienti senza lo «scudo» L'avvocato Mattia La Marra, che lo difende con Marco Santaroni, ha presentato ricorso al Riesame chiedendo «almeno gli arresti domiciliari perché non c'è alcun motivo per farlo rimanere in una cella».

Castellacci dice di aver capito che qualcosa non andava soltanto all'inizio dello scorso anno: «Ci siamo accorti nel 2010. Intorno allo scudo, lo scudo è stato fatto fino al 15 dicembre, poi c'è solo qualcuno che è arrivato fino ad aprile, ma insomma diciamo i primi del 2010. Quando ho visto che mio fratello chiedeva soldi perché gli serviva una certa cosa per un acquisto e non glieli davano mi sono cominciato a preoccupare. Che poi ho saputo l'altro ieri che a certi l'avevano fatto e a certi no. A me mi avevano giurato che invece l'avevano fatto per tutti lo scudo... Perché certi ce l'hanno chiesto: "Com'è che non arriva mai l'F24"((il modulo per lo scudo, ndr)» .

Case, barche e aerei privati Poi ci sono i clienti ancora misteriosi. Alcuni Castellacci sostiene di conoscerli, certamente la Guardia di Finanza ha acquisito un'altra lista di circa cinquecento nomi. Racconta l'indagato: «Una cosa che ho scoperto negli ultimi mesi è che c'erano clienti importantissimi, che erano molto più importanti, non come nome o come personaggio, ma come cifra che erano clienti di Lande. Qualcuno gli ha dato anche trenta milioni. Uno stava a Forlì, lui partiva per Bologna, Forlì. Poi un altro era Romagnoli che ha sposato quella del caffè Palombini» .

 

E quando gli viene chiesto come mai si affidavano proprio a Lande risponde: «C'ha un carisma questo tipo! All'inizio ci andavano tutti, tutti lo volevano conoscere... Persone che conoscevo io, ma conoscevo la sua prima moglie, tutte persone dell'Acqua Santa, del golf, tutta la famiglia De Cecco, pensi un po' che mio figlio che ha ventiquattro anni sta con la figlia di De Cecco, quindi si figuri se portavo i miei... bè non sono consuoceri perché non sono sposati, ma si figuri...

Lande c'ha questa famosa casa a Londra che tutti dicono che è bellissima, che io non l'ho mai vista. Poi due barche, che però le affitta. In estate andava sempre in Sardegna dove passava l'estate in questa barca. I primi tempi andava alle Bahamas, una volta l'anno raccontava che doveva andare per controllare tutti i conti delle società bahamiane.

Lo odio talmente tanto... Si è montato la testa... prendeva l'aereo privato per andare a Bordeaux all'Egp (altra società dell'inchiesta ndr)... pensi quanto costa un aereo privato da Roma a Bordeaux se lo tieni fermo là. Poi che ne so era il tipo che se partiva per Londra si faceva accompagnare dalla macchina sotto la scaletta, cioè non come i comuni mortali che prendono il bussino che ti porta all'aereo. No, la macchina privata che ti porta lì. Cose folli per uno che ai tempi del San Paolo di Torino io c'avevo già la Porsche e lui c'aveva la 127 scassata» . 12-04-2011]

 

 

IL PODESTÀ DELLA CAPITALE AMORALE - NON C’È MICA SOLO IL “SOFFRITTO DI INTERESSI” (DA 12 MILIARDI €) PER L’EXPO DI MILANO: IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA HA UN ASSISTENTE-OMBRA, ARONNE STROZZI, CHE RICEVE 500MILA € L’ANNO PER CONSULENZE AD AZIENDE PUBBLICHE GESTITE DA PODESTÀ STESSO - OLTRE A MILLANTARSI PROFESSORE DELLA LUISS, STROZZI È SOCIO DEL PRESIDENTE E DELLA MOGLIE IN UNA SERIE INFINITA DI SOCIETÀ IN CUI SI INTRECCIANO AFFARI PRIVATI E APPALTI PUBBLICI…

Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

 

«Aronne Strozzi? Ascensore in fondo a sinistra, quarto piano, appena esce alla sua destra» . Il portiere dello stabile in via Scarlatti 30 a Milano non ha esitazioni a indicare l'ufficio del «professore» , esperto in sicurezza sul lavoro. Lo stiamo cercando perché è il recordman di consulenze esterne alla Milano Serravalle, la società della Provincia di Milano che gestisce le Tangenziali e l'autostrada verso Genova. Duecentomila euro nel 2010 pagati direttamente a Strozzi, 48 anni. Qualcuno lo conosce anche come l'assistente di Guido Podestà (Pdl), presidente della Provincia.

Quando Strozzi ottenne l'onoreficenza di Ufficiale al merito della Repubblica (2009), nel curriculum aveva scritto, tra l'altro, «docente alla Luiss» . Sarà vero?

LA SCRIVANIA IN COMUNE
Su al quarto piano di via Scarlatti 30, due passi dalla Stazione Centrale, c'è una bella targa in ottone con i nomi delle seguenti società: Servizi Amministrativi e Societari, Balder, Generale di Costruzioni, Noarframar, Roly. Qui ha una scrivania Mister 200 mila euro. Però quelle società sono tutte di Podestà, 64 anni, e della moglie Noevia Zanella, 51. Possibile che i soldi della Serravalle siano andati a un compagno d'ufficio e forse socio in affari della moglie del presidente Podestà, azionista di controllo della Serravalle?

 

In realtà c'è dell'altro. Una società che era gestita dalla signora Podestà (e da Strozzi), con sede legale sempre lì, in via Scarlatti 30 («su al quarto piano ...» ), ha incassato altri 300 mila euro di consulenze dalla Serravalle. Si chiama Servizi Verdi srl. Soldi pubblici, soldi «nostri» : sono i più ricchi incarichi attribuiti a consulenti esterni dalla Serravalle da quando (giugno 2009) Podestà si è insediato alla guida dell'ente, sventolando la bandiera dell'etica e della trasparenza (intanto però un altro compagno di partito, l'architetto Franco Varini, portava a casa oltre 300 mila euro di incarichi dalla generosa Serravalle).

«La gente vuole sentire parlare di cose concrete» , dice spesso il numero uno della Provincia. Ok stiamo sul concreto: soldi, date, documenti.

 

MOGLIE «A SCOMPARSA»
Il 31 agosto 2009 la signora Zanella, moglie di Podestà appena insediato al vertice dell'ente, dà le dimissioni dal consiglio di amministrazione della Servizi Verdi. Strozzi rimane unico amministratore. Mossa strategica perché di lì a poco viene deliberata la pioggia di euro dalla Serravalle verso la Servizi Verdi (e Strozzi). Averlo fatto con la moglie del presidente ancora dentro sarebbe stato troppo.

Siamo nell'ottobre 2009 per consulenze che si sviluppano nel 2010. L'incarico da 200 mila euro al «docente della Luiss» è per «la supervisione della sicurezza sui luoghi di lavoro» . La Servizi Verdi prende 175 mila euro per consulenze nella «gestione della salute e della sicurezza» e 125 mila come «assistenza legale» per «l'audit (cioè i controlli, ndr) in tema di salute e sicurezza» .

La sede resta fino a maggio 2010 negli uffici del gruppo Podestà per poi trasferirsi a Cremona, città natale di Strozzi e di Paola Grisoli. Ecco un altro soggetto che entra in gioco: la Grisoli, insegnante, è moglie di Strozzi. Il quadro si completa: questo gruppo di persone (Podestà-Strozzi-Grisoli) è strettamente integrato.

FEDELTÀ E MASERATI
Quando la Servizi Verdi prende l'incarico da 300 mila euro (pari a quasi il 50%del suo fatturato) la totalità del capitale è in mano a Strozzi (99%) e Grisoli (1%).

 

Dunque la somma delle consulenze (il prof più Servizi Verdi) fa mezzo milione di euro che arriva in famiglia. Con i Podestà c'è un legame strettissimo, mille affari insieme e molte società in comune. Le due signore, per esempio, per anni hanno avuto una holding a Londra, la Suninvest Limited. Strozzi è una specie di uomo ombra di Podestà nonché socio e amministratore in varie holding; di sicurezza si sarebbe occupato per il G8 e dichiara di essere consulente di Finmeccanica e Telespazio; per i Podestà si occupa anche di intestarsi società e poi liquidarle. Ha molto le sembianze del prestanome.

Anni fa è stato il segretario cittadino di Forza Italia a Cremona, dove gira in Maserati, dove gli amici lo chiamano Ronni e tutti lo conoscono come «il braccio destro di Podestà» . Per dirne una: alle 9 del mattino del 22 ottobre 2010 in via Scarlatti 30, intorno al tavolo del consiglio di amministrazione della Servizi Amministrativi (100%famiglia Podestà) si riuniscono Strozzi, presidente, e i consiglieri, cioè i coniugi Podestà. La riunione dura esattamente 15 minuti per decidere un'operazione finanziaria. I rapporti sono questi: affari in comune.

 

PROF PER SCHERZO
Strozzi è stato decorato Cavaliere della Repubblica nel 2003 su proposta della Presidenza del Consiglio (Berlusconi) e a dicembre 2009 è stato ridecorato Ufficiale al merito della Repubblica per «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell'economia ...» . Per quest'ultima onoreficenza c'era un curriculum allegato, e consegnato al ministero degli Interno, che lo indicava come «assistente particolare del Presidente della Provincia di Milano» nonché «docente a contratto presso l'Università Luiss di Roma» .

Chiediamo alla Luiss se è vero, risposta: «Aronne Strozzi non è e non è mai stato un docente della Luiss» . In altre occasioni Strozzi ha spacciato una docenza alla Libera Università San Pio V di Roma. Anche qui chiediamo se è vero: «Mai stato docente» , è la replica. Però le onoreficenze al merito sono vere e le consulenze anche. «Ho avuto la fortuna -raccontava Strozzi al quotidiano La Provincia di Cremona nel luglio 2009- di incontrarlo e di seguirlo in tutti i mari, sereni e agitati, è stata un'esperienza entusiasmante» . Ovviamente parlava di Podestà. [12-04-2011]

 

 

BOLLORE’ AVVISA: "Mediobanca è una compagnia molto ben gestita e non abbiamo alcuna ragione per uscire" - La buonuscita di Geronzi da 16 milioni di euro e’ stata contestata nel cda delle Generali da qualche consigliere indipendente - COSTAMAGNA: "L’OSSESSIONE DEL CONTROLLO HA FRENATO LO SVILUPPO DEL LEONE" - ALLA BUON’ORA SI FA VIVO BERSANI: "CON CADUTA GERONZI BERLUSCONI NON CI SARA’ RIMASTO BENE" (SE è PER QUESTO ANCHE D’ALEMA

1 - GENERALI: BOLLORE', GALATERI E' UN RAGAZZO SIMPATICO...
(Adnkronos) - Il nuovo presidente di Generali, Gabriele Galateri di Genola, "e' un ragazzo simpatico e molto chiaro, che ha fatto una lunga carriera". E' il giudizio del finanziere bretone Vincent Bollore', interpellato prima del comitato esecutivo e del consiglio di amministrazione di Mediobanca, in agenda stamani a Milano.

 

Bollore' ha parlato del cambiamento della presidenza del Leone, con le dimissioni di Cesare Geronzi e l'arrivo di Galateri. "Penso -ha detto- che la forza dell'Italia sia la sua capacita' di dirsi le cose, anche quando non sono piacevoli, e poi di trovare subito l'unita'. E' quello che e' successo in Generali. Penso che siano state dette delle cose che vanno in una buona direzione, perche' permettono di far avanzare la compagnia e poi tutti sono riusciti a mettere da parte le questioni personali per costruire insieme qualcosa".

"E' quello -ha proseguito Bollore'- che io apprezzo molto dell'Italia, perche' i francesi sono dei Galli che sono sempre divisi, prima e dopo. Gli italiani invece riescono sempre a fare l'exploit di unirsi per costruire qualcosa di piu'". "Sono molto ottimista -ha concluso Bollore'- conosco bene Gabriele Galateri da molto tempo, perche' e' stato presidente di Mediobanca. Sono molto ottimista sul futuro: nulla si fa in modo uniforme".

2 - MEDIOBANCA: BOLLORE', NON HO IDEA DI CAMBI TRA SOCI FRANCESI...
(Adnkronos) - "Non ho idea di alcun cambiamento" tra i soci francesi del patto di sindacato di Mediobanca. A dirlo e' il finanziere bretone Vincent Bollore', capofila dei soci esteri del patto, prima di partecipare al comitato esecutivo di Mediobanca a Milano.

 

3 - MEDIOBANCA: BOLLORE', NON LASCERO' PATTO SINDACATO...
(Adnkronos) - Il finanziere bretone Vincent Bollore' non ha intenzione di lasciare il patto di sindacato di Mediobanca che scadra' a fine anno. "Naturalmente no -risponde, prima di partecipare al comitato esecutivo di Mediobanca a Milano- e' un investimento a lungo termine".

4 - MEDIOBANCA: BOLLORE', RESTERO' SOCIO ALMENO FINO AL 2022...
(Adnkronos) - Il finanziere bretone Vincent Bollore' restera' socio di Mediobanca "almeno fino al 2022", anno in cui prevede di trasferire la guida del gruppo ai suoi figli. A dirlo e' lo stesso Bollore', prima di partecipare al comitato esecutivo e al cda di Mediobanca in agenda stamane a Milano. "Siamo un gruppo famigliare -continua Bollore'- uno dei piu' importanti in Europa: esistiamo da 190 anni. Io rappresento la sesta generazione. La nostra strategia e' di avere investimento molto a lungo termine".

 

"A me -prosegue Bollore'- avere mezzo miliardo o 700 milioni investiti in Italia sembra molto intelligente, perche' amo questo paese, per il cibo e per la musica, ma anche per l'industria e per la finanza. Mediobanca per me e' molto stabile, e' una compagnia molto ben gestita e naturalmente non abbiamo alcuna ragione per uscire". "Abbiamo tutte le ragioni per rimanere per molti anni", aggiunge il finanziere bretone. Nel 2022, "lascero' il mio posto ai miei figli e a mia figlia e loro decideranno. Ma fino al 17 febbraio del 2022 staremo qua".

5 - INTESA: PASSERA, NON VOGLIO INFLUIRE SU DECISIONE GENERALI SU AUMENTO...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Io non voglio influire sulla loro decisione. Sono da tanti anni nostri azionisti e credo che il piano sia interessante per tutti gli azionisti". Cosi' il Ceo di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, a chi gli chiedeva se Generali partecipera' all'aumento di capitale da 5 miliardi lanciato dalla banca dopo che la partecipazione storica di quasi il 5% e' stata definita da Generali finanziaria anziche' strategica. Passera non ha rilasciato alcun commento sul recente cambio della guardia alla presidenza della compagnia.

6 - GENERALI: BUONUSCITA GERONZI CONTESTATA DA CONSIGLIERI INDIPENDENTI...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La buonuscita di Cesare Geronzi da 16 milioni di euro e' stata contestata nel cda delle Generali da qualche consigliere indipendente. E' quanto ricostruisce Il Messaggero.it sottolineando che un componente del board del Leone si e' anche astenuto al momento del voto, ma il pacchetto e' poi stato approvato nella riunione del consiglio seguita alla nomina.

 

"Lo abbiamo discusso e contestato a lungo - ricorda un consigliere indipendente -. Ma avremmo dovuto votare contro. Era pero' la prima riunione del consiglio ed era difficile capire come muoverci. E soprattutto era difficile per tutti immaginare i contrasti che sarebbero emersi". L'ex presidente di Generali, Mediobanca e Capitalia, Cesare Geronzi, in stipendi, buonuscite e premi "alla carriera" ha portato a casa 48 milioni di euro. L'ultimo emolumento, 16,6 milioni di euro, Geronzi se l'e' guadagnato dopo meno di un anno al vertice delle Generali, da dove e' stato costretto a dimettersi la scorsa settimana per contrasti con i manager e gli azionisti.

Undici mesi che peraltro erano gia' stati retribuiti, come si evince dal bilancio della compagnia, con uno stipendio di 2,32 milioni di euro. In pratica per meno di un anno di lavoro, il banchiere nato a Marino 76 anni fa e' stato pagato circa 55mila euro lordi al giorno. Che ipotizzando una aliquota fiscale del 43% fanno, euro piu' euro meno, 31mila netti al giorno.

7 - GENERALI: COSTAMAGNA, SUL LEONE L'OSSESSIONE DEL CONTROLLO...
(Adnkronos)- "Il problema di Generali non e' solo di governance. E' l'ossessione del controllo che ha frenato la crescita della compagnia". Lo afferma in un'intervista a "Il Sole 24 Ore" Claudio Costamagna, ex Goldman Sachs oggi consulente nell'm&a, commentando l'uscita di Cesare Geronzi da Generali.

 

"Con tutta la stima che ho per Geronzi -dice l'imprenditore nel settore finanziario- prima o poi il momento di uscire di scena arriva per tutti, magari non sempre in modo cosi' traumatico. Ma non sara' il detonatore al cambiamento che dovrebbe essere culturale prima ancora che societario".

 

"Finora -continua Costamagna- si e' privilegiato il controllo allo sviluppo, pur di mantenere saldo il controllo si e' messo in secondo piano la crescita. Ci sono stati tanti casi di societa' che avrebbero potuto crescere, andare in Borsa e diventare grandi e che non sono riuscite a farlo per non far perdere il controllo a una famiglia o a un gruppo di riferimento. Ogni volta, invece, che si e' superata l'ossessione del controllo si e' ottenuto lo sviluppo. Da questo punto di vista a Trieste non vedo nessun cambiamento".

 

8 - GENERALI: BERSANI, CON CADUTA GERONZI BERLUSCONI NON CI SARA' RIMASTO BENE...
(Adnkronos)- "Certo Berlusconi non ci sara' rimasto bene. Non credo che non sapesse nulla. Penso, piuttosto, che sara' stato distratto dalle sue cose". Cosi' il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta la possibile reazione del Premier all'addio di Cesare Geronzi alle assicurazioni Generali. Riguardo la possibilita' che l'uscita di Geronzi possa segnare una svolta nel capitalismo italiano, Bersani sottolinea: "Vedremo, certo la novita' c'e'".

"Bisogna aspettare -continua Bersani- per capire se si tratta di un semplice ribaltone o di un cambiamento. L'importante e' che ognuno faccia il proprio mestiere: gli assicuratori, i banchieri, gli imprenditori e i politici stessi. Quando i mestieri si mescolano il cambiamento non c'e'".

12-04-2011]

 

 

1- DOPO IL TERREMOTO PROVOCATO DENTRO LE GENERALI CON IL RIFIUTO A FIRMARE IL BILANCIO 2010, BOLLORÈ SARÀ IN CONDIZIONE DI FARE L’AGO DELLA BILANCIA NEGLI ASSETTI FUTURI DI MEDIOBANCA? AL BIONDO BRETONE LE MUNIZIONI NON MANCANO Né LA VOGLIA DI AUMENTARE LA SUA QUOTA DEL 5% PER RENDERE LA VITA DIFFICILE AI RAGAZZI DI MILANO (NAGEL, PAGLIARO) E A QUELLI DI TRIESTE (PERISSINOTTO, AGRUSTI) - 2- L’ULTIMA SMARGIASSATA DELLO "STRANIERO" MARPIONNE AGLI OPERAI DELLA BERTONE - 3- LO SCARPARO LASCIA LA PRESIDENZA DEL GRUPPO TOD’S AL FRATELLINO ANDREA. D’ORA IN AVANTI SI DEDICHERÀ “A TENERE CONTATTI IN TUTTO IL MONDO” (CHE FA, AGNELLI?) - 4- COMUNICAZIONE E FATTURAZIONE: SE ZOPPIS ESCE DALL’ABI, GIULIANA PAOLETTI AVREBBE OTTENUTO IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI CONSULENZA SUPERIORE AL MILIONE € -

1 - L'ULTIMA SMARGIASSATA DI MARPIONNE
Gli inquilini del palazzo di piazza Vittorio a Torino che si trova davanti al Po dicono che per tutta la notte Sergio Marpionne ha ascoltato a pieno volume musica classica e la celebre canzone di Bobby McFerrin, "Don't worry, be happy".

 

Non si tratta di nevrosi, ma del passatempo preferito del manager dal pullover sgualcito che ha informatizzato la sua casa torinese a due passi da quella di Galateri di Genola, Domenico Siniscalco e del sindaco Chiamparino. Ieri sera però il capo di Chrysler-Fiat non sembrava felice ed era in preda a quella solitudine che secondo il filosofo Schopenhauer accompagna la sorte degli spiriti grandi e che il grande ballerino Nureyev attribuiva a chi vola in alto.

 

Di questo stato d'animo aveva parlato domenica Emma Marcegaglia lamentando "la solitudine in cui il governo ha lasciato le imprese" e ieri Marpionne ha aggiunto di essere rimasto solo nella battaglia per Pomigliano e Mirafiori. Queste parole le ha pronunciate insieme all'ennesimo ultimatum ai lavoratori e ai sindacati dell'azienda Bertone, una firma storica del design automobilistico che ha le sue origini nel 1912 e che nel luglio 2009, dopo una tremenda crisi tra gli eredi, è stata rilevata dalla Fiat.

 

Non è la prima volta che l'italo-canadese lancia messaggi inquietanti; basti pensare a quando nell'ottobre scorso nello studio di Fabio Fazio disse che "senza l'Italia il Lingotto farebbe meglio" e in altre occasioni aggiunse: "considero veramente osceno il trattamento della Fiat in questo Paese".

 

Così, dopo fiumi di complimenti e un oceano di agiografie (come quella di Gianni Riotta che scrisse sul "Sole 24 Ore" "con una spallata Marchionne ha aperto la porta del presente") lo smemorando figlio del carabiniere Concezio piccona un altro tassello del made in Italy.

C'è qualcosa di ingiusto nell'ultimatum di questo "straniero" che dopo aver spiazzato le istituzioni, ha spaccato il sindacato, capovolto il confronto sulle regole del lavoro, diviso imprenditori e politici, facendo vedere all'orizzonte lo specchietto di quella Fabbrica Italia da 20 miliardi dalla quale sottrae i simboli della creatività e dell'eccellenza.

 

C'è da chiedersi che cosa ne pensino i sindacalisti Bonanni e Angeletti che si sono prostrati davanti a Sergio il Grande, mentre è inutile girare la stessa domanda a ministri come Paolo Romani e Maurizio Sacconi che hanno fatto tappetino davanti al manager che nel 2007 citava nei suoi discorsi Nietzsche e diceva "le grandi imprese dovrebbero togliersi il cappello dell'arroganza".

 

L'unica cosa certa rimane la volontà di trasferire oltreAtlantico sempre di più le attività della Fiat e della capitale dell'automobile. L'ennesima conferma è arrivata questa mattina alle 8,48 con un flash dell'agenzia Radiocor che annuncia l'incremento della Fiat in Chrysler di un altro 5%.

Per gli economisti, che se ne fregano della solitudine, questa si chiama semplicemente "delocalizzazione", un processo che trasferisce altrove le attività delle aziende a danno dell'occupazione. Tra di loro c'è comunque chi comincia a pensare che nel medio e lungo termine la delocalizzazione non sia un grande business e lo pensa anche qualche imprenditore solitario che non si aspetta un aiuto dal governo.

 

L'ultimo esempio è arrivato nei giorni scorsi dalla società dei call center di Alberto e Marco Tripi che ha introdotto nel proprio statuto una clausola rivoluzionaria secondo la quale l'azienda si vincola a non delocalizzare se questa scelta dovesse compromettere i livelli occupazionali in Italia.
Forse il manager dal pullover sgualcito e la Marcegaglia farebbero bene a ragionare su questi piccoli esempi di italianità piuttosto che perdersi nella solitudine.

 

2 - LO SCARPARO LASCIA LA PRESIDENZA DEL GRUPPO TOD'S: D'ORA IN AVANTI SI DEDICHERÀ "A TENERE CONTATTI IN TUTTO IL MONDO"
Dieguito Della Valle se ne va e lascia la presidenza del Gruppo Tod's.
La notizia può apparire clamorosa, ma bisogna leggere bene l'intervista concessa al quotidiano spagnolo "El Pais" e ripresa oggi dal quotidiano "MF" dell'amico Paolo Panerai. In realtà sul giornale di Madrid, che pochi giorni fa ironizzava sulla sponsorizzazione del Colosseo dove i falsi centurioni avrebbero dovuto indossare le scarpette a pallini (zapatillas), lo scarparo marchigiano annuncia la sua volontà di passare la mano nella guida del Gruppo al fratello Andrea, più giovane di quasi 15 anni.

 

"Confermo che nei prossimi mesi sarà lui ad assumere il controllo anche se naturalmente sarò sempre vicino al Gruppo e a mio fratello con le mie idee e i miei consigli". La decisione del giovane anziano arriva a sorpresa, ma non è da interpretare come un riflesso condizionato della battaglia contro gli arzilli vecchietti della finanza italiana. Certo, quando il giornale spagnolo gli chiede che cos'è il potere, Dieguito dà una risposta che ricorda da vicino quel capitalismo relazionale che ai suoi occhi è stato il grande peccato di Cesarone Geronzi.

L'imprenditore di Casette d'Ete dice infatti che d'ora in avanti si dedicherà "a tenere contatti in tutto il mondo", ma a scanso di equivoco riconferma la sua volontà di allargare il piccolo impero negli Stati Uniti dove nel maggio 2009 ha messo i piedi nei magazzini Saks della Quinta Strada, e in altre operazioni finanziarie "che faccio per dare sempre più forza al mio Gruppo e alla capofila Tod's".

 

Il passo indietro avverrà prima dell'estate quando in genere Dieguito porta sulla barca lo statista-mozzo di Ceppaloni, Clemente Mastella, che lo aiuta a capire dove va la politica. E comunque la sua decisione non dovrebbe compromettere i compensi che l'azienda gli ha riconosciuto l'anno scorso. Secondo il giornalista Gianni Dragoni, un vero maniaco che sa spulciare i bilanci delle società, lo scarparo ha ricevuto una busta paga di 3 milioni lordi dei quali 2,1 come bonus (3,83 volte il compenso dell'anno precedente).

A questi bisogna aggiungere i gettoni di presenza come consigliere di Generali (133mila euro), Rcs (30mila) e Marcolin (20mila), l'azienda degli occhiali dove detiene una quota del 20% pari a quella del suo amico di merenda Luigino Abete.

 

3 - DOPO IL TERREMOTO PROVOCATO DENTRO LE GENERALI CON IL RIFIUTO A FIRMARE IL BILANCIO 2010, BOLLORÈ SARÀ IN CONDIZIONE DI FARE L'AGO DELLA BILANCIA NEGLI ASSETTI FUTURI DI MEDIOBANCA, DOVE SI TROVA SEDUTO ACCANTO A QUEL TARAK BEN AMMAR CHE SEMBRA AVER PERSO IMPROVVISAMENTE LA LINGUA.
I fotografi sono appostati ancora una volta davanti all'ingresso di Mediobanca in Piazzetta Cuccia, e per l'ennesima volta cercheranno di strappare un'immagine dei consiglieri che oggi si riuniscono per fare il punto sulle ultime vicende.
Prima del consiglio di amministrazione si riunirà il Comitato esecutivo composto da 9 membri tra cui Vincent Bollorè, il finanziere franco-bretone che con le sue sortite maldestre ha fatto crollare il salotto delle Generali.

C'è molta attesa per le decisioni che il miliardario francese prenderà in vista del rimescolamento del patto di sindacato che governa la merchant bank milanese. Il suo arrivo a Piazzetta Cuccia è stato preceduto dalla penosa polemica nei confronti del suo vecchio padre putativo Antoine Bernheim che non si stanca di rivendicare i meriti per i successi della Compagnia di Trieste durante i lunghi anni della sua gestione.

 


Ieri in un'intervista al quotidiano "Les Echos" l'ottuagenario Bernheim ha rivelato che il "figlio" Bollorè gli ha tagliato l'utilizzo dell'aereo, un segno di ingratitudine profonda da parte di un uomo che ha costruito il suo impero grazie al più arzillo vecchietto della finanza europea. Questa però è una polemica che francamente lascia il tempo che trova; molto più importante è capire se dopo il terremoto provocato dentro le Generali con il rifiuto a firmare il bilancio 2010, Bollorè sarà in condizione di fare l'ago della bilancia negli assetti futuri di Mediobanca, dove si trova seduto accanto a quel Tarak Ben Ammar che sembra aver perso improvvisamente la lingua.

E qui va registrato che girano strane voci sui quattrini che il biondo bretone potrebbe buttare sul piatto. Qualcuno dice che la sua fortuna calcolata in 2,9 miliardi (11esima nelle classifiche francesi) comincia a scricchiolare, ma per Dagospia che è andata a spulciare nei bilanci di Financiére de l'Odet, attraverso la quale Bollorè controlla con il 67,1% le sue attività in giro per il mondo, queste voci hanno un sapore soltanto malevolo. Il gruppo fondato nel 1822 da Bollorè ha avuto un momento di crisi, ma nel 2010 ha aumentato il giro d'affari del 17% portandolo vicino ai 7 miliardi.

 

A mettere fieno in cascina sono il petrolio, i trasporti, la logistica e la pubblicità che Bollorè gestisce attraverso il colosso Havas che sperava di mettere le mani sui 40 milioni di budget di advertising delle Generali (un business probabilmente compromesso).
Come si vede al biondo bretone le munizioni non mancano e non gli manca nemmeno la voglia di aumentare la sua quota del 5% nel cosiddetto salotto di Mediobanca per rendere la vita difficile ai ragazzi di Milano (Nagel, Pagliaro) e a quelli di Trieste (Perissinotto, Agrusti).

 

4 - COMUNICAZIONE: ZOPPIS ESCE DALL'ABI, GIULIANA PAOLETTI FA TOMBOLA: AVREBBE OTTENUTO IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI CONSULENZA SUPERIORE AL MILIONE DI EURO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che nel piccolo mondo della Comunicazione si parla di un uomo e di una donna che stanno per fare le valigie.
Il primo è Giuliano Zoppis, l'ex-vicedirettore dell'Ansa che cura le relazioni esterne dell'Abi. Da quando il boccoluto Mussari ha avocato la gestione della comunicazione, la funzione di Zoppis è stata rimessa in discussione e la sua uscita sembra imminente.

La donna di cui si parla è invece Giuliana Paoletti, titolare dell'agenzia ImageBuilding che dai tempi di Alessandro Profumo è consulente di Unicredit. Secondo "Finanza&Mercati" (il quotidiano di Coppola vivacizzato dall'arrivo del nuovo direttore Gianni Gambarotta) la Paoletti avrebbe ottenuto il rinnovo del contratto di consulenza superiore al milione di euro. Una cifra che fa discutere l'intero mondo dei disgraziati addetti alla comunicazione".

 12-04-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - AFFONDO DI “FT”: L’Italia è la “gran giocatrice d’azzardo” dell’Unione europea. MENTRE SUO PREMIER SCHERZA, Negli ambienti finanziari c’è chi si preoccupa che l’Italia venga colpita dalla crisi del debito" - “DER SPIEGEL”: DRAGHI È IL MIGLIOR CANDIDATO ALLA BCE. MA LA ’’BILD’’ RIPETE: “UN ITALIANO NO” - “WSJ”: LA FED NON SEGUIRÀ L’ESEMPIO EUROPEO - “ZERO HEDGE”: SCANDALO BERKSHIRE, ECCO IL DOCUMENTO CHE SVELA I CONTATTI TRA SOKOL E LUBRIZOL PRIMA DELL’ACQUISTO - “EL CONFIDENCIAL”: IL DEBITO SPAGNOLO PER LA PRIMA VOLTA SOPRA GLI 800MILA MILIONI - “LES ESCHOS”: LA CAISSE DES DÉPÔTS SUL PUNTO DI INVESTIRE NEI GASDOTTI DI GDF-SUEZ - “NYT”: I COFONDATORI DI MARVELL FANNO CAUSA A GOLDMAN SACHS… DAGOREPORT

1 - FINANCIAL TIMES
http://on.ft.com/gETwF9

 

- L'Italia è la "gran giocatrice d'azzardo" dell'Unione europea, il paese la cui economia e il cui debito sono abbastanza grandi da poter influenzare il destino della Ue. Il Portogallo è stato relativamente facile da salvare. La Spagna potrebbe cominciare a creare qualche problemino.

Ma l'Italia è decisamente troppo grande per essere soccorsa. E mentre il Portogallo si adopera per ricevere l'aiuto necessario, il Belpaese è in altre faccende affaccendato. Berlusconi affronta il suo ennesimo processo con la sua solita voglia di scherzare. Gli italiani si dividono tra quelli che sono divertiti dalle sue follie e quelli che sono sgomenti.

Poi c'è un'altra parte di italiani preoccupata che le vicende del presidente del Consiglio distraggano dai cambiamenti economici in atto. Negli ambienti finanziari c'è chi si preoccupa che l'Italia venga colpita dalla crisi del debito.

2 - LE MONDE
DOMENICO SELVO E VENEZIA: UNA LEZIONE SULL'EXPORT
http://bit.ly/fdMbkm

- L'affermazione di Cina e India come grandi potenze economiche è il risultato di modelli di sviluppo largamente "estroversi", basati principalmente sul commercio con l'estero.

 

In questo senso la Venezia dell'XI secolo, sotto il doge Domenico Selvo, è un esempio lampante dell'importanza di aprirsi ai mercati mondiali. Un passo decisivo per l'arricchimento di un'economia.

3 - LES ECHOS
LA CAISSE DES DÉPÔTS SUL PUNTO DI INVESTIRE NEI GASDOTTI DI GDF-SUEZ
http://bit.ly/hngqbk

- La multinazionale francese dell'energia guidata da Gérard Mestrallet ha siglato un accordo di massima con un consorzio composto da Cdc (Caisse des Dépôts) e Cnp Assurances. Il consorzio dovrebbe rilevare il 25% di Grt gaz, la struttura che gestisce i gasdotti francesi. Un Cda straordinario potrebbe essere chiamato a decidere questa settimana.

4 - EL CONFIDENCIAL
IL DEBITO PUBBLICO SPAGNOLO SUPERA PER LA PRIMA VOLTA IL TETTO DI 800MILA MILIONI
http://bit.ly/fZAVTr

 

- Il debito spagnolo continua a crescere e per la prima volta supera la barriera degli 800mila milioni di euro: nientemeno che il 75% del Pil.

5 - ZERO HEDGE
SCANDALO BERKSHIRE, ECCO IL DOCUMENTO CHE SVELA I CONTATTI TRA SOKOL E LUBRIZOL PRIMA DELL'ACQUISTO
http://bit.ly/gAXcnq

- Una nuova versione della relazione agli azionisti di Lubrizol, permette di ricostruire i passaggi dello scandalo Berkshire da una prospettiva più interessante. In particolare, il linguaggio con cui viene descritto lo scambio di informazioni tra Sokol e i banchieri di Lubrizol, evidenzia quanto la compagnia stesse prendendo sul serio l'interesse di Berkshire.

 

6 - NEW YORK TIMES
I COFONDATORI DI MARVELL FANNO CAUSA A GOLDMAN SACHS
http://nyti.ms/gY2xi1

- Nel momento di apice della crisi finanziaria, due cofondatori di Marvel Technology dovettero vendere un grosso pacchetto di azioni, in virtù di un ordine di reintegrazione del margine di garanzia arrivato da Goldman Sachs.

Ieri, i due cofondatori hanno aperto un contenzioso contro la banca d'affari, sostenendo di essere stati spinti alla vendita in maniera ingannevole, così che Goldman Sachs potesse poi acquistare le azioni e reiscriverle nei propri conti di investimento.

7 - DER SPIEGEL
MARIO DRAGHI È IL MIGLIOR CANDIDATO ALLA BCE. MA LA BILD RIPETE: "UN ITALIANO NO"
http://bit.ly/ftJN5P

 

- Sulla carta Mario Draghi è forse "il miglior candidato alla presidenza della Bce che possa offrire l'Europa". Tuttavia, il governatore della Banca d'Italia non piace alla Bild che continua a ripetere: "Un italiano no". "Draghi - scrive lo "Spiegel" - è apprezzato a livello internazionale ed è l'esatto contrario di Berlusconi: calmo, educato e poco a suo agio in pubblico".

 

8 - THE WALL STREET JOURNAL
LA FED NON SEGUIRÀ L'ESEMPIO DELLA BCE
http://on.wsj.com/eE2qYa

- La Federal Reserve non ha nessuna intenzione di alzare i tassi di interesse, seguendo l'esempio della Banca centrale europea. La vice presidente della Fed, Janet Yellen, ieri ha detto che la politica monetaria degli Stati Uniti "continua ad essere quella appropriata".

 12-04-2011]

 

 

1- SPULCIANDO NELLE CASSE DEI PARTITI, BRILLANO LE REGALIE DI IMPRENDITORI E FINANZIERI ‘AMICI’, PRONTI A FORAGGIARE LA POLITICA PER SERVIRSENE ALL’OCCORRENZA - 2- A METTERE ‘BENZINA’ NEL MOTORE DEL PDL CI HANNO PENSATO, TRA GLI ALTRI, CERASI (INDAGATO PER CORRUZIONE) E LA PIZZAROTTI (TERZO GENERAL CONTRACTOR IN ITALIA) - 3- MENTRE BERSANI RINGRAZIA I BANCHIERI MUSSARI E RABIZZI (MPS), PIERFURBY DIPENDE TOTALMENTE DA CALTARICCONE (600 MILA €). SE LA CARFAGNA PRENDE 47 MILA EURO DA CINQUE DITTE, MESTIZIA MORATTI INCASSA 400 MILA € DAL MARITO BENZINAIO - 4- IL COMPAGNO SPOSETTI: "SENZA I SOLDI PUBBLICI AI PARTITI VINCERÀ SEMPRE BERLUSCONI” - 5- AL TESORIERE STORICO DELLE FINANZE ROSSE DEL PDS, REPLICA MARCO LILLO: "IL PD FACCIA COME "IL FATTO" O OBAMA CHE GRAZIE A INTERNET RACCOLSE 780 MILIONI DI DOLLARI E RIBALTÒ I PRONOSTICI DELLA VIGILIA" (E SISTEMA PER LE FESTE "IL RIFORMISTA") -

1- LA POLITICA COSTA: CACCIATE I SOLDI!
Giovanni Innamorati per ANSA

Banchieri e cooperative con il Pd, costruttori con il Pdl, compresi alcuni coinvolti nelle recenti inchieste giudiziarie. I finanziamenti di privati ai partiti nel 2010 sono sintetizzabili in questi due aspetti, secondo quanto risulta dalle dichiarazioni congiunte, cioe' le comunicazioni ufficiali che devono essere comunicate alla Camera, e che sono in questi giorni disponibili.

Tra i finanziatori del Pdl spicca, con 50.000 euro, la S.a.c di Emiliano Cerasi, indagato a Firenze per corruzione in concorso con Angelo Balducci e Fabio De Santis per l'appalto per la realizzazione del nuovo auditorium di Firenze. In attesa de processo penale il Tar ha defininto 'illegittima' la gara condannando la presidenza del Consiglio a risarcire la ditta concorrente della Sac.

A febbraio Cerasi è finito in una informativa dei Ros, con l'accusa di aver versato denaro alla moglie di Guido Bertolaso per pilotare l'appalto della ricostruzione del teatro Petruzzelli. Altri due finanziamenti di 50.000 euro portano la firma di due società (Milano 90 srl e Progetto 90 srl) che fanno capo a Sergio Scaramellini, l'immobiliarista romano che ha affittato diversi immobili alla Camera dei deputati, oggetto di un dossier dei Radicali presentato lo scorso autunno.

Un contributo di 50.000 euro e' giunto dall'Impresa Pizzarotti di Parma, finita in questi giorni nelle pagine di cronache e in un'interrogazione parlamentare del Pd, perché proprietaria del Villaggio di Mineo dove il governo ha deciso di mandare gli immigrati tunisini sbarcati a Lampedusa. La Pizzarrotti è comunque il terzo maggior general contractor in Italia e per esempio partecipa alle gare per la costruzione dell'autostrada costiera in Libia, o della Pedemontana lombarda e fa parte del consorzio che realizzerà la Brebemi.

Altri 75.000 euro sono arrivati dalla Italiana Costruzioni spa, di Claudio Navarra, anch'essa finita sui giornali perché ha realizzato su mandato della Arcus il restauro del Palazzo di Propaganda Fide a Roma, vicenda su cui si è aperta una inchiesta. Ma a parte questo è un grande committente di opere pubbliche come il MaXXI a Roma o la terza corsia sul Gra.

Un assegno da 50.000 euro e' stato staccato da Metro C d Roma, il consorzio di costruttori (Astaldi, Vianini Lavori Ansaldo STS, Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, Consorzio Cooperative Costruzioni) che sta realizzando la terza linea metropolitana della capitale. Il costruttore Pietro Mezzaroma, attraverso la Impreme spa e a Mezzaroma Ingengeria spa, ha elargito 100.000 euro al partito di Berlusconi, che ha beneficiato pure di due finanziamenti di 80.000 euro ciascuno di due immobiliari della Capitale, la Leva srl e la Master Immobiliare, ditta specializzata nei parcheggi sotterranei. Addirittura 200.000 euro, in due tranches, sono stati elargiti dal Consorzio Villa Troili.

Certo va detto che il Pdl ha a sua volta contribuito ai piccoli partiti alleati, a partire dal Circolo della Liberta' di Michela Vittoria Brambilla, che ha ricevuto 59.492,38 euro per pagare i debiti.

Il Pd può annoverare tra i suoi finanziatori due illustri banchieri, e cioè Giuseppe Mussari e Ernesto Rabizzi rispettivamente presidente e vicepresidente di Mps. Il primo e anche presidente dell'Abi. Come ogni anno l'editore bolognese Federico Enriques ha donato 50.000 euro, mentre la Lega delle Cooperative della Lombardia ha staccato due assegni di 75.000 e di 71.000 euro

All'insegna del mattone i 600.000 euro ricevuti dall'Udc d Pier Ferdinando Casini, tutti provenienti dalla famiglia Caltagirone. Quattro assegni da 100.000 euro sono stati staccati rispettivamente da Alessandro, Francesco, Francesco Gaetano e Gaetano Caltagirone, ed altri due di uguale importo sono intestati a due ditte riconducibili alla famiglia, e cioè Porto Torre spa e l'immobiliare WXIII/IE.

Tra i finanziamenti ricevuti non dai partiti ma dal singolo politico spiccano quelli di Mara Carfagna per totali 47.000 euro ricevuti da cinque ditte e un privato. Ben piu' ricco il contributo ricevuto da Letizia Moratti da marito Gianmarco: ben 400.000 euro per il suo comitato elettorale. Il suo contendente alla poltrona di sindaco d Milano Giuliano Pisapia, non solo non ha avuto appoggi finanziari, ma ha anzi a sua volta ha dato un finanziamento di 66.390 euro a Sinistra democratica di Milano.

2- IL PD FACCIA COME OBAMA... O COME IL FATTO
Marco Lillo per Il Fattoquotidiano.it

"Senza i soldi pubblici ai partiti vincerà sempre Berlusconi", così il tesoriere storico delle finanze rosse del Pds, Ugo Sposetti, ha giustificato la sua proposta di raddoppiare i contributi alla politica. La risposta che è arrivata da Gian Antonio Stella e da altri commentatori è stato un no motivato con ragionamenti etico-economici. I partiti costano già troppo e spendono male, ergo non possono raddoppiarsi i contributi, con il giochino delle fondazioni, proprio in questo momento in cui tutti tirano la cinghia.

La proposta Sposetti però merita una risposta più articolata perché le sue motivazioni tradiscono un errore di fondo sul rapporto tra soldi, consenso e democrazia moderna. La prospettiva culturale di Sposetti a mio parere andrebbe ribaltata o quanto meno completata. Non è vero che il Pd perde contro Berlusconi perché ha pochi soldi pubblici. Il possesso dei media e del denaro sonante aiuta il Cavaliere a vincere ma i finanziamenti al Pd aiutano il Pd a perdere.

Il sistema elettorale concentra il potere di scelta degli eletti sui capi dei partiti e il finanziamento pubblico ha reso i partiti di sinistra simili a confraternite autoreferenziali che si spartiscono la torta senza preoccuparsi di allargare il consenso. Si scelgono i candidati più servili nei confronti dei segretari, quelli che poi piazzeranno gli uomini più vicini ai leader (solitamente i più incapaci) nelle municipalizzate, negli enti e nei consigli di amministrazione delle banche.

Nessuno si preoccupa dell'elettorato, nessuno difende l'interesse generale dei cittadini. Tutta l'attività politica è autoreferenziale e mira a consolidare i rapporti interni dell'eletto con i suoi capi e i suoi vassalli fino ai suoi clientes al solo fine di ottenere la ricandidatura o il posto di consolazione nel parastato.

Questa strategia è favorita dalla rendita di posizione donata al Pd da un avversario "invotabile" per un terzo degli italiani. L'esistenza di Berlusconi è stata in questi anni la garanzia di sopravvivenza della peggiore classe dirigente della sinistra d'Europa.

Il Pd, per uscire da questa crisi economica e politica, non dovrebbe dare ascolto a Ugo Sposetti, bensì guardare alla campagna elettorale di Obama nel 2008. Il candidato presidente degli Stati Uniti nel 2008 partiva svantaggiato rispetto a Hillary Clinton, sostenuta da 5 mila grandi finanziatori.

Obama però non chiese soldi al partito o allo Stato per riequilibrare la differenza. Contro i 5 mila ricconi di Hillary schierò i suoi milioni di sostenitori che vedevano in lui un nuovo modo di fare politica. Non fece appello al palazzo, ma al popolo. Grazie a internet raccolse 780 milioni di dollari e ribaltò i pronostici della vigilia.

Si dirà: sono cose che succedono in America. Ma non è vero e lo dimostra proprio la storia del Fatto Quotidiano. Non è mai elegante parlare di sé, né fare confronti con la concorrenza, ma in questo caso è necessario per far comprendere il senso del ragionamento.

Proviamo a confrontare la storia del Fatto, che dalla fondazione non ha mai chiesto un euro di contributo alla presidenza del Consiglio, con quella di un giornale molto diverso, ma che presenta un formato e un costo industriale simile: Il Riformista. Nel 2009, anno della nascita del Fatto, il quotidiano diretto allora da Antonio Polito ha ottenuto un finanziamento pubblico di 2,5 milioni di euro.

Contando su questi soldi, Polito e i suoi collaboratori più stretti, come il direttore attuale Stefano Cappellini, hanno potuto impostare e mantenere una linea di sinistra moderata gradita ai referenti politico-imprenditoriali della testata, ma lontana dai cittadini. I risultati in edicola sono stati disastrosi. Nonostante l'assunzione di firme di prestigio, l'aumento della foliazione e una distribuzione capillare in tutte le edicole, Il Riformista non ha raggiunto le tremila copie. Il Fatto Quotidiano, tra edicola e abbonamenti, invece, supera le 100 mila copie.

Cosa sarebbe accaduto senza il finanziamento pubblico? Probabilmente Polito e Cappellini avrebbero dovuto prendere atto del loro fallimento e sarebbero stati costretti a scrivere qualcosa che interessasse non ai loro amici parlamentari o al loro padrone (Tonino Angelucci, imprenditore della sanità e politico del centrodestra), ma ai possibili lettori.

Il Fatto invece, anche grazie all'assenza del finanziamento pubblico, si è dovuto guadagnare la sopravvivenza ogni giorno in edicola. Per questa ragione abbiamo inventato un giornale che non era pensato per la pubblicità, per la politica o per i nostri azionisti, ma per i lettori, che lo stavano aspettando da tempo.

Dove abbiamo trovato i soldi per assumere le nostre grandi firme? Non con il finanziamento pubblico o con i soldi di un politico di destra interessato a buoni rapporti anche con la sinistra. Nel nostro piccolo abbiamo seguito la ricetta di Obama, facendo appello al pubblico sfruttando internet. Grazie a questa scelta anomala nel panorama editoriale italiano, in pochi mesi abbiamo ottenuto 40 mila abbonamenti.

In questo modo abbiamo iniziato la nostra avventura con in cassa il doppio del finanziamento pubblico del Riformista. Senza dover dire grazie a nessuno se non ai nostri lettori, con i quali abbiamo contratto un impegno virtuoso che ci vincola tuttora a fornirgli le informazioni che altri nascondono.

Risultato: nonostante il finanziamento pubblico e nonostante i soldi degli Angelucci, Il Riformista versa in una crisi profonda, Il Fatto sta benissimo.

La metafora del Riformista dovrebbe far pensare Sposetti e compagni. Come Il Riformista, il tesoriere dei Ds ha fatto affari con la famiglia Angelucci, il cui capostipite era l'editore del giornale di Vittorio Feltri ed è poi divenuto senatore del Pdl. Come Il Riformista, il Pd continua a essere in crisi e pensa di uscirne chiedendo soldi allo Stato.

Eppure l'unica speranza per il partito di Sposetti non è l'ennesimo obolo statale, ma una scalata dall'interno. Al Pd non servono i 180 milioni di euro della legge Sposetti, ma un quarantenne che abbia il coraggio di chiedere quei soldi mediante un appello su internet agli elettori del partito.

Solo allora quel quarantenne, forte del consenso e dei contributi dei suoi elettori, potrà scalzare la lobby incrostata che guida il principale partito dell'opposizione e che fa da tappo al suo giacimento elettorale inespresso, il vero tesoro del Pd.

Per scegliere questa strada ci vuole coraggio. Ma è l'unica via corretta in democrazia, dove Demos sta prima di Cratos e non c'è governo della cosa pubblica, compresi i soldi, senza passare prima dal popolo. [12-04-2011]

 

 

LA LOBBY DEL CAPOTRENO LUCHINO - NTV, OVVERO I TRENI FRANCESI DELLO SMONTEZEMOLATO E SCARPARO, PRESENTERÀ DOMANI UN’ASSOCIAZIONE CON ARENAWAYS E FERCARGO PER FAR LA GUERRA ALLE FERROVIE ITALIANE, ACCUSATE DI VOLER CHIUDERE IL MERCATO - MA MORETTI HA L’APPOGGIO DI TREMONTI IN CHIAVE ANTI-SCALATE (E ANTI-FRANCESE), E NON SOLO NON INDIETREGGIA, MA CHIEDE PIÙ SOLDI ALLO STATO PER LE TRATTE MENO REDDITIZIE…

Fausta Chiesa e Sibilla Di Renzo per "Finanza & Mercati"

 

Una alleanza anti-Fs tra Luca Cordero di Montezemolo e gli altri operatori privati. Secondo quanto risulta a Finanza&Mercati, domani Ntv annuncerà la costituzione di un'associazione assieme ad Arenaways e FerCargo. La società che farà concorrenza ai Frecciarossa di Mauro Moretti sull'alta velocità, la società piemontese che ha cominciato il servizio tra Torino e Milano e la Federazione che riunisce le imprese private di trasporto merci hanno deciso di coalizzarsi in una sorta di Confindustria ferroviaria per difendersi dal tentativo delle Fs di ostacolare l'ingresso e l'attività della concorrenza privata.

 

A provocare la reazione dei competitors sarebbe stata l'ultima forzatura del gruppo controllato dal Tesoro, ossia le modifiche straordinarie al Pir (il Prospetto Informativo della Rete) apportate di recente da Rfi, il gestore dell'infrastruttura appartenente al gruppo Fs. Su quelle modifiche, che i privati ritengono inaccettabili, è l'Ufficio regolazione servizi ferroviari (l'Ursf, che fa capo al ministero dei Trasporti) che deve dare l'approvazione, e ai privati è stata concessa una proroga fino al prossimo venerdì per presentare eventuali osservazioni. Lo scontro tra le Fs e i privati è destinato a salire di tono.

 

E non è un caso che da qualche tempo Moretti tenga a sottolineare che Ntv è la testa di ponte dell'arrivo delle ferrovie francesi in Italia, visto che Sncf ha il 20% del capitale. Ma se i concorrenti uniscono le forze contro le Fs, Moretti può contare su un alleato di ferro nella sua battaglia contro la Francia. Nel giro di poche settimane potrebbe arrivare il benestare al nuovo piano industriale 2011-2015 delle Ferrovie dello Stato e, da quanto trapela, l'azionista Tesoro condividerebbe tutte le opzioni che il numero uno delle Ferrovie, Mauro Moretti, ha messo nero su bianco per il rilancio strategico del gruppo.

C'è poi un passaggio che più degli altri rivela identità di vedute con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Si tratta delle manovre che Moretti avrebbe messo appunto in campo in chiave anti-francese. Che il numero uno di Fs stia conducendo, a sua volta, una battaglia personale e molto agguerrita per chiedere reciprocità a livello Ue nel trasporto ferroviario in Europa è risaputo. Non a caso lo scontro che si sta consumando con Ntv, partecipata appunto dai francesi di Sncf, e gli altri concorrenti diventa di giorno in giorno più aspro.

 

Ma dopo il caso Parmalat che ha spinto il governo di Silvio Berlusconi a dare il via libera, a tempo di record, al fondo anti-scalate, Moretti ha in Tremonti un alleato ancora più convinto. Il manager è pronto a tagliare 149 treni se nessuno li sovvenzionerà oppure, se si dovranno fare, propone che le perdite siano condivise con gli operatori che viaggiano solo sulle tratte ricche. Così come ha più volte lamentato il fatto che in Italia Fs incassa per il trasporto regionale 12,9 centesimi di euro a passeggero-chilometro, tra tariffe e sovvenzioni, mentre Db in Germania incassa 22 centesimi e la Sncf in Francia 25 centesimi.

 

Moretti chiede anche che, nel «recasting » delle attuali direttive, l'Ue abbia il coraggio di allargare la liberalizzazione ai servizi interni e non solo ai trasporti marginali. Il nuovo piano di Moretti punterebbe inoltre sullo scorporo e razionalizzazione del Cargo, che verrebbe fuso con le altre controllate del gruppo come la tedesca TX Logistik e poi eventualmente quotato. In caldo ci sarebbe, appunto l'ulteriore valorizzazione dell'Alta velocità per rendere il servizio ancora più appetibile rispetto a quello del concorrente Ntv e la cessione del pacchetto di controllo di Grandi Stazioni.

Il fulcro del nuovo piano industriale delle Fs è dunque il riassetto di Trenitalia Cargo che, dopo le forti perdite registrate negli ultimi anni a causa del crollo del trasporto merci, deve essere necessariamente rilanciata attraverso il taglio delle tratte meno redditizie. In passato i terminali in attività erano 300 ma già ora sono scesi a quota 240. L'obiettivo di Moretti è ancora più drastico: arrivare a quota 200 nel giro di pochi mesi.12-04-2011]

 

 

E ORA CI DIVERTIAMO - se prima la richiesta di risollevare la depressione dei titoli Generali e Mediobanca era pressante da oggi sarà ossessiva - A chi obietta che un po’ di tempo sarà necessario ai manager, soprattutto in Generali, per riprendere il filo del discorso gestionale, interrotto per il tappo-Geronzi, più di un’azionista fa notare che Perissinotto e nagel guidano Generali e Mediobanca da ben prima dell’arrivo di Geronzi - telecom, L’ULTIMA VITTORIA (MA A METÀ) di gerovital

Giuseppe Milano per "il Riformista"

 

La grande Storia offre spesso corsi e ricorsi. La piccola storia quasi sempre ci aggiunge anche piccoli e grandi paradossi. Ed ecco che, per l'ultima categoria, oggi sarà una giornata ricca di suggestioni. In mattinata infatti, a distanza di pochi chilometri, si riuniranno il consiglio di amministrazione di Mediobanca e l'assemblea di Telecom Italia. Lette attraverso la lente del geronzismo si tratta dell'ultima sconfitta e dell'ultima vittoria (benché decisamente dimezzata) di Cesare Geronzi.

Il board della merchant bank, che si riunirà nella sede di Piazzetta Cuccia e che sarà preceduto dalla riunione del comitato esecutivo, sarà la prima riunione del board dopo l'uscita di Geronzi dalle Generali. Sarà l'occasione per un confronto dei consiglieri con Alberto Nagel, che dell'ala antigeronziana è stato regista e organizzatore.

Sarà, soprattutto, l'occasione per il confronto di Vincent Bolloré, vicepresidente del Leone e consigliere di Mediobanca, e il resto del cda dopo la giravolta che lo ha portato da fan di Geronzi "senza se e senza ma", ad ammirato estimatore delle capacità strategiche di chi ha portato Gabriele Galateri.

 

Mentre a Milano centro si terrà il board di Mediobanca, una riunione di routine e che nulla di sostanzioso ha all'ordine del giorno, a qualche chilometro di distanza, a Rozzano comune della cintura milanese, Galateri chiuderà la sua esperienza a Telecom governando l'assemblea chiamata, oltre all'approvazione del bilancio, anche la nomina del nuovo cda.

Come noto ormai da settimane il prossimo presidente della compagnia telefonica sarà l'attuale amministratore delegato Franco Bernabè che però avrà una presidenza molto più esecutiva, grazie a un robusto pacchetto di deleghe che gli verranno conferite, rispetto a quella dell'uscente Galateri.

Non è un mistero per nessuno che per Geronzi la soluzione ottimale sarebbe stata quella di vedere Bernabè fuori dall'azienda. E non è un mistero che, eccezionalmente, nel giudizio non positivo su Bernabè vi fosse sintonia con l'amministratore delegato del Leone Giovanni Perissinotto. Tornando al consiglio di Mediobanca fonti bene informate fanno notare come non ci sia da aspettarsi nulla di eclatante.

 

Di certo sono da escludersi colpi di scena tipo quelli che hanno riguardato Generali la scorsa settimana. Pensare che lo scontro tra consiglieri di Mediobanca e Generali prosegua quasi fosse una lotta fra Montecchi e Capuleti è, ancora una volta da escludere. Prevarrà la "realpolitik", ma «a trecentosessanta gradi» come ha avuto modo di sottolineare un socio del patto di sindacato di Mediobanca che non ha voluto, ovviamente, essere citato.

In sostanza chi negli anni aveva seguito Geronzi in Capitalia, Mediobanca e poi nelle Generali, era abituato ad accettare alcuni sacrifici sulla patrimonilizzazione delle società, con la fulgida eccezione della gestione di Matteo Arpe di Capitalia, pur di avere in cambio la ragionevole certezza di poter usufruire o esse- re assistiti dal network di potere del banchiere.

 

«Oggi - spiega l'azionista - quello sconto non è più motivato». In sostanza se prima la richiesta di risollevare le sorti dei titoli Generali e Mediobanca era pressante da oggi sarà ossessiva. Così come sarà molto diffusa la richiesta di uscire da questo stallo, al di là di ogni consi- derazione di chi ci fosse all'origine dello stallo stesso.

Ora geronziani, antigeronziani e agnostici formulano un'unica richiesta ai manager, di portare le due società definitivamente nel terzo millennio. E di farlo se non subito, quantomeno molto velocemente. A chi obietta che un po' di tempo sarà necessario ai manager, soprattutto in Generali, per riprendere il filo del discorso gestionale, interrotto per la resistenza (erre minuscola) a Geronzi, più di un'azionista fa notare che Perissinotto guida le Generali da ben prima dell'arrivo di Geronzi e lo stesso si può dire di Nagel per Mediobanca.

Quindi, ora che il "tappo" Geronzi è saltato non hanno certo bisogno del tempo che servirebbe a un manager esterno per riprendere il cammino interrotto. Con la consapevolezza che, a torto o a ragione, gli azionisti hanno una grossa fame di rivalutazione del titolo, di cedole e, se possibile, di successi.12-04-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - FACEBOOK AGGIRA LA CENSURA E CONQUISTA LA CINA - “ECCO I DUE CHIODI CON CUI FU CROCIFISSO GESÙ” - PUTIN (180MILA $) BATTE MEDVEDEV (120) - INTERROGATO A LONDRA IL LIBICO DELL’ATTENTATO LOCKERBIE - SARKò CONCEDE A BORLOO LA “LIBERTÀ VIGILATA” - IN EGITTO I MILITARI SONO CONTRO LA RIVOLUZIONE? - QUAL È IL FUTURO DELLA COSTA D’AVORIO? - IL CRUCIVERBA FIRMATO GOOGLE - VIRGIN GALACTIC CERCA ASTRONAUTI TRA LA GENTE COMUNE - PHOTOSHOP IN AFFITTO A 35 $ AL MESE…

DAGOREPORT

 

1 - THE MOSCOW TIMES
STIPENDI D'ORO: PUTIN SUPERA MEDVEDEV (ANCORA)
http://bit.ly/f70M4M

- Lo scorso anno il Primo ministro russo Vladimir Putin ha guadagnato 180mila dollari, superando ancora una volta quanto dichiarato dal presidente Medvedev, pari a 120 mila dollari. Ma in cima alla classifica, con 13 milioni, c'è una donna: la moglie del vice primo ministro Igor Shuvalov.

2 - LE FIGARO
L'ELISEO CONCEDE A BORLOO LA "LIBERTÀ VIGILATA"
http://bit.ly/hRTBwr

 

- Da quando il presidente del Partito radicale ed ex ministro dell'ambiente Jean-Louis Borloo ha annunciato la sua fuoriuscita dal Movimento popolare, nell'entourage di Nicolas Sarkozy i toni si sono inaspriti.

ll caso Borloo, dicono all'Eliseo, servirà più avanti, quando il presidente dovrà davvero cominciare la corsa alla rielezione e dovrà richiamare tutti all'unità. Ora possiamo attendere. Come dire: Borloo per adesso è libero di fare ciò che vuole, ma la sua è pur sempre una "libertà vigilata".

3 - THE GUARDIAN
MOUSSA KOUSSA STA PER LASCIARE L'INGHILTERRA
http://bit.ly/gh31h1

- L'ex ministro degli Esteri libico Mussa Kussa è in procinto di lasciare l'Inghilterra. Kussa era arrivato nel Regno Unito dopo aver abbandonato Gheddafi. Gli investigatori scozzesi lo hanno interrogato riguardo al disastro di Lockerbie del 1988, di cui l'ex membro del regime libico è sospettato di essere un responsabile.

 

Ora all'uomo è stato concesso di lasciare il paese ed è atteso nel Qatar, mercoledì prossimo, per una conferenza sul futuro della Libia.

PROTESTA DI FRONTE ALL'AMBASCIATA LIBICA A LONDRA PER IL RILASCIO DEI GIORNALISTI DI AL JAZEERA
http://bit.ly/hqmnm1

- I giornalisti inglesi stanno organizzando una protesta di fronte all'ambasciata libica a Londra per chiedere il rilascio della troupe di "Al Jazeera" i cui membri sono stati arrestati a Tripoli.

 

4 - TIME
IN EGITTO I MILITARI SONO CONTRO LA RIVOLUZIONE?
http://ti.me/i18iuL

- Dopo la caduta di Mubarak, in Egitto, si è votato il referendum per la costituzione e l'esercito ha preso il controllo del paese, promettendo alla popolazione di fare le riforme necessarie. Ora, però, a distanza di due mesi, lo scenario futuro dell'Egitto appare meno chiaro da decifrare: come dimostra l'arresto del blogger che ha denunciato i metodi corrotti del nuovo regime militare, i soldati sembrano non essere più "gli amici della rivoluzione".

DOPO GBAGBO, QUAL È IL FUTURO DELLA COSTA D'AVORIO?
http://bit.ly/gMPUL5

- Dopo la capitolazione di Gbagbo, per il nuovo presidente della Costa d'Avorio Alassane Ouattara comincia il compito più difficile. "Ouattara dovrà agire con moderazione - spiega Richard Downie, del Center for Strategic and International Studies di Washington - La gente vorrà vedere Gbagbo davanti alla Corte Internazionale dell'Aia, cosa che probabilmente merita, ma dopo così tanti conflitti la scelta è tra la pace o la giustizia. Ouattara deve spingere per una riconciliazione politica e deve formare un governo di unità nazionale. Ed essere clemente è forse il miglior modo per riuscirci".

 

VIRGIN GALACTIC CERCA PILOTI-ASTRONAUTI TRA LA GENTE COMUNE
http://ti.me/gl3ATL

- La Virgin Galactic sta cercando nuove leve da inserire nella propria squadra e il modulo per fare domanda è aperto a tutti. I requisiti richiesti sono l'aver terminato la scuola di pilota e avere una buona esperienza sul pianeta terra.

PHOTOSHOP ORA SI PRENDE IN AFFITTO. A 35 DOLLARI AL MESE
http://ti.me/eabe1J

- Photoshop costa troppo? Adesso si potrà "affittare" per un anno, a 35 dollari al mese. La novità riguarda una miriade di altri software, da Illustrator a In Design, a Flash, a Dreamweaver. Sarà possibile anche scegliere sottoscrizioni (meno economiche) della durata di un solo mese.

 

ARRIVA "A GOOGLE A DAY", IL CRUCIVERBA QUOTIDIANO FIRMATO GOOGLE
http://ti.me/fIIV5o

- Google si lancia nell'enigmistica e lancia "A Google a day", un cruciverba al giorno da risolvere utilizzando il motore di ricerca. Le domande e gli indovinelli verranno "postati" ogni giorno sul sito di "A Google a day" e pubblicati anche sul "Times" di New York.

5 - GAWKER.COM
PRESTO FACEBOOK POTREBBE PENETRARE IN CINA
http://gaw.kr/eQg07m

 

- La stampa cinese riferisce che Facebook potrebbe aggirare il bando impostogli dalla Repubblica popolare e varcare la grande muraglia grazie a un accordo con il motore di ricerca locale più importante, "Baidu".

Insieme a Baidu, Zuckerberg potrebbe creare un social network del tutto simile a Facebook, ma opportunamente camuffato per evitare censure.

 

6 - THE TELEGRAPH
"ECCO I DUE CHIODI CON CUI FU CROCIFISSO GESÙ"
http://bit.ly/eiUHQE

- Due dei chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù sono stati ritrovati in una tomba di 2000 anni fa. Almeno questo è quanto viene sostenuto nel nuovo film "The nail of the cross", di Simcha Jacobovici.

La pellicola arriva dopo tre anni di ricerche. La tesi del regista è basata su alcuni dati empirici, altri che richiedono molta immaginazione e uno sforzo di fede.12-04-2011]

 

 

ECCOLI, MANO NELLA MANO: LA SANTADECHé E SALLUSTI! - ROMITI CAPOTAVOLA A TESTACCIO - LAPO SENZA LAPO PER FIAT - DE MATTEI (CNR): "UN PREMIER GAY SAREBBE UN PROBLEMA" - GINO PAOLI CANTA: “D’ALEMA E OCCHETTO MI CHIESERO DI SCRIVERE UN NUOVO INNO NAZIONALE” - MARRA: UNA E-MAIL CALUNNIOSA - CHICCO SU BOCCHINO - CASTELLI GAG: RENZO BOSSI LEADER DELLA LEGA TRA 5 ANNI - SPUTO: "NON ACCETTO LE SCUSE DI BAUDO"....

1- Un lunedì sera come un altro al ristorante testaccino "Flavio al Velavevodetto". Mentre il sor Cesare Romiti era addirittura al centro di una tavolata da venti persone, più defilati, con due donzelle, mangiavano il comico Enrico Bertolino e l'ex Pooh Stefano D'Orazio...

2- I fotografi di "Chi" hanno beccato Daniela Santadeché e Mortimer Sallusti, direttore del "Giornale", che felici passeggiano per le strade di Milano nel giorno del compleanno (50 anni) della sanguigna e botuligna sottosegretaria berlusconiana. Nonostante abbiano spesso smentito la loro relazione, i due si tengono la mano mentre girano per i negozi del centro.

 

3- Carlo Rossella per "Il Foglio" - Finalmente trapelano i nomi degli invitati al Royal Wedding. Sono il conte Paolo Filo della Torre e i marchesi Vittorio e Bona Frescobaldi.

4- "Tra cinque anni Renzo Bossi potrebbe essere il nuovo leader della Lega Nord": lo ha detto oggi ai microfoni del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora' il leghista Roberto Castelli, ex Ministro della Giustizia e attuale Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti. Dopo Bossi - hanno esordito i conduttori - la Lega Nord avrà un futuro? "Da un paio di anni ritengo di si. Prima pensavo che finito Bossi sarebbe finita la Lega, ma ora siamo riusciti a creare una classe politica che andrà avanti dopo di noi".

 

E chi sarà il leader? "Lo sceglierà il congresso, nomi ce ne sono tanti: Maroni, Calderoli". E poi c'è Renzo Bossi... "C'è anche lui, non subito ma se Bossi tenesse botta per altri cinque o sei anni..." Quindi tra cinque anni Renzo Bossi potrebbe essere il nuovo leader della Lega Nord? "Si, secondo me potrebbe". Ma non è troppo giovane? "Se tu hai un maestro come Umberto Bossi, e sei uno sveglio, in sette o otto anni anni può diventare un buon politico".

 

5- Da "Libero" - Povero Bocchino! Italo - perché è di lui che ci stiamo occupando, non d'altro - ieri sera si è preso un bello schiaffo in faccia da Enrico Mentana, direttore del Tg de La7, su un tema a lui molto caro: i sondaggi. Sì, perché il falco-colomba-aquila (a seconda delle necessità) di Futuro e Libertà, domenica sera a "In Onda", aveva attaccato pesantemente il sondaggista che lavora per la rete. Motivo? Molto democratico e futurista: non gli piaceva il risultato di una sua indagine, sfavorevole al Fli. Scenata sgradevole, punita ieri. Mentana, con una certa perfidia, ha ricordato a Bocchino quando era lui a toppare sui sondaggi. Caro Italo, sui numeri meglio fare «pippa».

 

6- Da "la Stampa" - Dopo annunci e false partenze, Fiorello si prepara veramente a tornare. Ad ospitare le nuove gesta dell'amato showman sarà il teatro Sistina di Roma, dove il nuovo spettacolo andrà in scena ogni lunedì per tutto il mese di maggio e di giugno. Dal 2 maggio infatti, consultando il sito del teatro Sistina, non è possibile prenotare perché non risulta nessuno spettacolo in cartellone.

 

Mettere una croce sulla Croce Rossa? Ci pensa Alberto Puliafito che pubblica per Aliberti "Croce Rossa, Il lato oscuro della virtù". Attraverso documenti e testimonianze, l'inchiesta svela, per la prima volta in Italia, tutto ciò che si nasconde dietro un simbolo universalmente conosciuto solo nel suo "volto buono".

 

7- Da Fashion Illustrated - Lunedì sera alla presentazione del progetto di Meritalia e Lapo Elkann per Fiat 500 Design Collection mancava solo Lapo Elkann. C'erano la sorella Ginevra, la sedicente showgirl Laura Barriales e Luca Soldini: il padrone di casa è arrivato troppo tardi all'aeroporto Charles De Gaulle e ha perso il volo.

Semivuota anche la showroom di Via Pestalozzi, dove Elkann è solito presentare le linee di Italia Independent. Allestimento ridotto al minimo, e la collezione - composta da un sofà, un tavolo e una consolle che prendono ispirazione dalla FIAT 500 anni 70 - appariva troppo esigua in uno spazio così importante.

 

8- "Un Premier gay? Sarebbe un problema per le leggi che potrebbe fare, se volesse introdurre leggi che istituiscono matrimoni omosessuali o legalizzare l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali". Lo ha detto il vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei, ospite questa sera a La Zanzara su Radio 24.

 

"L' omosessualità è una trasgressione morale - ha aggiunto - e ritengo non debba essere ostentata pubblicamente, come ad esempio con i Gay Pride".
"Sono anche preoccupato - ha detto poi - che in Italia possa venir introdotto il reato di omofobia. Una critica pubblica all'omosessualità viene seguita da un vero e proprio linciaggio mediatico che prepara l'introduzione nell'ordinamento giuridico del reato di omofobia: il caso Buttiglione insegna".
"Non intendo affatto - ha concluso - rassegnare le dimissioni dal Cnr in seguito a tutte le polemiche che ci sono state"

9- Blitzquotidiano - Massimo D'Alema e Achille Occhetto chiesero a Gino Paoli di scrivere un nuovo inno nazionale. A rivelarlo è lo stesso cantautore nel corso di un incontro all'Auditorium di Roma. "Mi hanno chiesto diverse volte di scrivere il nuovo inno italiano. Me lo proposero D'Alema e Occhetto ma io risposi che non c'era bisogno di farne un altro. L'inno c'è ed è ‘Và pensiero'".

Gino Paoli, che ha un passato nel Pci-Pds tra il 1987 e il 1992, parla anche della Costituzione: "E' migliore di quella francese e di quella americana - dice - Chi vuole cambiarla non l'ha neanche letta o è un c... one".

 

10- (Adnkronos) - ' A quanto apprendo, e' stata inviata a varie persone una e-mail, farneticante e dal tono ricattatorio, contenente notizie calunniose e totalmente infondate sul mio conto. La e-mail e' firmata dalla sedicente moglie di un ex-collaboratore del mio Gruppo, non so se ancora residente in Italia o, come si afferma nel messaggio, in Russia.'

'Il mio avvocato sta valutando innanzitutto se il messaggio sia stato effettivamente scritto dalla sedicente signora 'Dawn' e, compiuto questo primo accertamento, studiare tutte le iniziative giudiziarie possibili in collaborazione con le autorita' di polizia. Il cavaliere del lavoro Giuseppe Marra.'

 

11- Da "Oggi.it" - Pippo Baudo e Bruno Vespa ai ferri corti. Anzi, cortissimi. Dopo l'ultima puntata di 150, programma di Rai1 pensato per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, sono volati gli stracci. Anzi, gli insulti e perfino qualche sputo. Perché gli ascolti sono stati un vero flop. «Lo sputo di Baudo? E' un episodio assurdo, che non voglio commentare perché si commenta da solo. Per me la vicenda si è chiusa lì. Metto una pietra sopra allo sputo e al mio rapporto con Baudo. Come si può perdonare un simile gesto?».

Lo dichiara al settimanale Oggi, in edicola da mercoledì 13 aprile l'autore della trasmissione "150" e autore di fiducia di Bruno Vespa, Donat Cattin: «Lo sputo non mi ha colpito, ma resta un comportamento allucinante, seguito peraltro a una raffica di insulti che non avevano alcuna motivazione. Baudo lo conosco da vent'anni, abbiamo sempre avuto uno splendido rapporto. Ma da quando lavoravamo a Centocinquanta ce l'aveva con me.

 

Forse aveva capito che non condividevo alcune sue scelte, il suo metodo autoritario. Evidentemente, in questa fase della sua vita gli è difficile accettare le critiche». «Se oggi Baudo le chiedesse scusa?», chiede il giornalista. «So che ha detto a Vespa che sarebbe pronto a farlo. Ma, sinceramente, non mi interessa».

12-- (LaPresse) - Grande irritazione da parte dei numerosissimi fan di Michael Jackson a Londra. Lo scultore Maria Von Kohler ha realizzato una statua a grandezza naturale sistemata fuori da una finestra nell'East London che riprende le sembianze di Jackson nel momento in cui faceva pendere giù dalla finestra di un hotel a Berlino nel 2002 suo figlio Prince Michael II. La scultura in memoria di quel gesto ha sollevato numerose polemiche, ma rimane pur vero che Michael fece proprio così per mostrare suo figlio al pubblico sottostante la sua finestra. 12-04-2011]

 

 

LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - USA, I LOBBISTI OTTENGONO CONCESSIONI CHIAVE NELL’ACCORDO DI BILANCIO - LIBIA, LA MISURA DEGLI ATTACCHI DIVIDE LA NATO - PARLA IL PRIMO PENTITO DELLA MAFIA AMERICANA - FACEBOOK: ALTRO GIORNO, ALTRA CAUSA - DEUTSCHE BANK IN AMERICA TROVA UNA SCAPPATOIA - COSTA D’AVORIO, A COLLOQUIO CON GBAGBO - IN GERMANIA È BATTAGLIA TRA FAVOREVOLI E CONTRARI A UN’USCITA RAPIDA DAL NUCLEARE - REGNO UNITO, SENZA LAVORO UN GIOVANE SU CINQUE - SCIENZIATI SVELANO LA MAPPA DEL CERVELLO

DAGOREPORT

 

1 - THE NEW YORK TIMES - In apertura, "I lobbisti ottengono concessioni chiave nell'accordo di bilancio" - "La misura degli attacchi in Libia sta dividendo la Nato" - Al centro, "Un boss della mafia americana rompe il codice d'onore, si pente e parla"

2 - THE WALL STREET JOURNAL - EUROPE - "In apertura, "Deutsche Bank negli Usa trova una scappatoia" - In basso, "Bp lotta per salvare l'accordo con Rosneft" - In alto, "Scienziati svelano la mappa del cervello"

 

3 - LE FIGARO - In apertura, "Imposte: ridurre l'Isf, sopprimere lo scudo fiscale. Il ministro delle finanze François Baroin presenta il progetto del governo" - In alto, "Dominique Strauss-Kahn crolla nei sondaggi, i suoi amici si spazientiscono"

4 - LIBÉRATION - In apertura, "Ouattara si insedia a Abidjan" - Reportage da Iwaki, Giappone: "A 45 km da Fukushima, nella città della paura" - In basso, "Fisco: Sarkozy rinuncia a sopprimere l'Isf"

5 - LE MONDE - In apertura, "Costa d'Avorio, la pace da costruire" - Al centro, "Renault, sconvolta dallo scandalo, si riorganizza" - "I francesi sostengono Sarkozy sulla Libia"

 

6 - THE GUARDIAN - In apertura, "I reparti di pronto soccorso non ce la fanno. Il primario dell'Accident&emergency si unisce al coro di lamentele sul sistema sanitario inglese" - Di spalla, "Un mese dopo, la soluzione per Fukushima è ancora lontana" - In basso, "Altro giorno, altra sfida legale per il fondatore di Facebook"

 

7 - THE INDEPENDENT - Esclusivo, Costa d'Avorio: "A colloquio con il despota, nella stanza 470"

8 - THE TIMES - In apertura, "Un giovane su cinque è senza lavoro" - Di spalla, "Francia e Gran Bretagna spingono sugli alleati per rafforzare la missione in Libia"

9 - THE DAILY TELEGRAPH - In apertura, "Il sistema sanitario nazionale nega ai pazienti i medicinali più costosi" - In basso, "Familiari delle vittime di Lockerbie furiosi per la partenza di Mussa Kussa dall'Inghilterra"

 

10 - DAILY MAIL - A tutta pagina, "Un arsenale di mitragliatrici sotto al letto di uno studente"

11 - EL PAÍS - In apertura, "Batasuna accelera la rottura con l'Eta, di fronte al rischio di un attentato" - Di spalla, "Assolto l'alto esponente socialista che denunciò il caso Gürtel a Valencia" - "Il Giappone teme che Fukushima sia peggio di Chernobyl" - In basso, "Tunisi fa un passo storico verso la parità"

 

12 - EL MUNDO - In apertura, "Ivàn Chaves incassò commissioni per consulenze pagate dalla Giunta andalusa. Il figlio del vicepresidente riceveva 5mila 240 euro al mese per le sue intermediazioni" - In basso, "Il governo non solleciterà il Tribunale Supremo a metter fuori legge la coalizione Bildu"

13 - FRANKFURTER ALLGEMEINE - In apertura, "Il Giappone eleva a sette il livello di gravità di Fukushima. Come Chernobyl" - "Arresti per l'attentato a Minsk"

 

14 - DIE TAGESZEITUNG - In apertura, "Chi conosce la via più breve? Energia atomica: si dibatte sui tempi di uscita dal nucleare. Greenpeace pensa che il 2015 sia una scadenza possibile per la Germania. Ma l'Unione e le industrie avvertono: un'uscita più rapida farebbe alzare i costi dell'energia" - Di spalla, "I profughi lasciano Lampedusa"

 13-04-2011]

 

 

TUMULATO IL FARAONE NEL SARCOFAGO - L’ESERCITO ACCONTENTA LA FOLLA DI PIAZZA TAHRIR E ARRESTA MUBARAK E I FIGLI - LE ACCUSE SONO DI MALVERSAZIONE E ABUSO DI POTERE E PER LA REPRESSIONE DELLA PROTESTA ALL’INIZIO DELLA RIVOLUZIONE - CUSTODIA CAUTELARE DI 15 GIORNI MENTRE L’EX RAIS È RICOVERATO IN OSPEDALE IN TERAPIA INTENSIVA A SHARM EL SHEIKH, MA SECONDO AL ARABIYA È IN GRADO DI SOSTENERE L’INTERROGATORIO…

Da Ansa.it

 

L'ex presidente Hosni Mubarak è stato posto in custodia cautelare per 15 giorni. Lo ha annunciato la procura poco dopo aver attuato la stessa misura nei confronti dei due figli Alaa e Gamal Mubarak.

Questi ultimi hanno lasciato Sharm el Sheikh su un aereo privato sotto sorveglianza per essere trasferiti al Cairo dove verranno portato nel carcere di Tora, dove sono detenuti altri esponenti di spicco del vecchio regime. Lo riferiscono fonti dell'aeroporto di Sharm, spiegando che Mubarak è tuttora ricoverato in ospedale.

 

Alaa e Gamal erano stati convocati dalla Procura che sta indagando su accuse di corruzione e appropriazione indebita a loro carico. Il deposto presidente aveva affermato che l'esame dei loro conti bancari avrebbe confutato ogni sospetto di arricchimento illecito. L'interrogatorio dei due figli di Hosni Mubarak era cominciato ieri sera nella città di Al Tor, capoluogo del Sud Sinai.

L'ex presidente egiziano Hosni Mubarak è stato ricoverato oggi (ieri, ndr) in ospedale a Sharm el Sheikh, é in terapia intensiva e le sue condizioni sono stabili. Lo ha riferito in serata la televisione di Stato egiziana, la stessa che qualche ora prima aveva dato la notizia del ricovero di Mubarak in seguito ad una crisi cardiaca che lo avrebbe colpito proprio mentre veniva interrogato dalle autorità giudiziarie, così come annunciato nei giorni scorsi. Poi, citando fonti mediche, la Tv satellitare al Arabiya ha riferito che le condizioni dell'ex presidente, deposto due mesi fa, sono in fine buone abbastanza da consentirgli di sottoporsi all'interrogatorio.

 

Si è conclusa così una giornata di voci, spesso contraddittorie e nessuna confermata ufficialmente, segnata dall'atteso interrogatorio dell'ex rais e dei suoi figli Gamal e Alaa, in una ulteriore accelerazione da quando centinaia di migliaia di manifestanti erano scesi in piazza venerdì scorso per chiedere al Consiglio supremo delle forze armate e al suo capo, il maresciallo Hussein Tantawi, di portare a processo Mubarak, la sua famiglia e il suo entourage.

 

La prima risposta era venuta dallo stesso Mubarak che in un messaggio audio diffuso domenica aveva smentito categoricamente di avere accumulato ricchezze durante il suo regime trentennale, affermando che si sarebbe difeso con tutti i mezzi legali per rispondere alla campagna di diffamazione nei confronti suoi e della sua famiglia.

 

La magistratura ha fatto sapere che quelle affermazioni non avrebbero modificato il corso delle inchieste, una per malversazione e abuso di potere e l'altra per le violenze per reprimere la protesta dei manifestanti all'inizio della rivoluzione. Il ministro dell'Interno Mansur el Essawi ha affermato che Mubarak ha ricevuto ieri un mandato di comparizione davanti alla procura insieme ai suoi due figli e oggi più fonti della sicurezza hanno affermato che l'ex rais si trovava in mattinata nella città di El Tour nel Sinai meridionale per essere interrogato.

 

Di poco dopo la notizia che Mubarak era stato ricoverato all'ospedale internazionale di Sharm el Sheikh, la località balneare sul Mar Rosso dove è stato posto agli arresti domiciliari nella sua residenza. L'anno scorso l'ottantaduenne ex presidente è stato sottoposto ad un intervento in Germania per rimuovere la colecisti e più volte si sono rincorse voci di un suo ricovero in Arabia Saudita.

 

Mentre si diffondeva la notizia del ricovero a Sharm, piazza Tahrir, epicentro della rivolta, è stata sgomberata dagli ultimi manifestanti e presidiata pesantemente dall'esercito, che ha schierato, per la prima volta dopo qualche settimana, vari mezzi blindati.13-04-2011]

 

 

SARKÒ-STRUNZ - IL NANO DELL’ELISEO TERRORIZZATO DALL’ASCESA DI MARINE LE PEN SPOSA LA DOTTRINA DEL DURO MINISTRO GUEANT E SPEDISCE LA POLIZIA ANTI-SOMMOSSA AL CONFINE ITALO-FRANCESE - I GIORNALI D’OLTRALPE PARLANO DI COSTA D’AVORIO E SE NE SBATTONO DEI TUNISINI RESPINTI A VENTIMIGLIA - L’AVVOCATESSA DEI RIFUGIATI DÀ RAGIONE ALL’ITALIA: “COME SI PUÒ SPIEGARE CHE SI BOMBARDA LA LIBIA E, NELLO STESSO TEMPO, CHIUDERE LE FRONTIERE

Alberto Mattioli per "la Stampa"

Immigrati, quali immigrati? Visto da Parigi, il problema è di Roma e solo di Roma. Ieri, nessun quotidiano ha creduto bene di mettere in prima pagina (e alcuni nemmeno di mettere in una pagina qualsiasi) il vertice di Lussemburgo dov'è andata in scena la partita Italia contro resto d'Europa.

 

Giornali e telegiornali sono pieni dell'intervento francese in Costa d'Avorio, ma sui tunisini che vengono in Italia sognando la Francia (anche perché molti hanno lì la famiglia: su 900 mila tunisini all'estero, 600 mila vivono in Francia) poche parole. E sempre le stesse. Per Parigi la situazione è regolata una volta per tutte. La tesi è nota: Schengen non vuol dire che gli Stati nazionali abbiano rinunciato a tutti i controlli né il permesso di soggiorno temporaneo dà diritto a chi lo riceve di spostarsi per l'Europa senza soddisfare gli ormai famosi, o famigerati, cinque requisiti indicati dal ministro degli Interni, il «duro» Claude Guéant, nella sua circolare ai prefetti.

Fin qui la teoria. In pratica, lo stesso Guéant ha ordinato di rafforzare lo schieramento di polizia alla frontiera italo-francese. I rinforzi consistono in una compagnia di Crs (Compagnie républicaine de securité), i poliziotti specializzati nell'antisommossa. Secondo i francesi, la zona nella quale sono possibili i controlli si estende fino a venti chilometri dalla frontiera e il tempo per effettuarli fino a sei ore.

 

E, sempre per il ministro, se la decisione italiana sui permessi che sarà attivata oggi non è contestabile sul piano giuridico, «non è in conformità con lo spirito di Schengen». Quindi nulla cambierà nella «dottrina Guéant»: «Non bisogna dare nessun segnale che faccia pensare che noi accettiamo in Europa degli immigrati irregolari».

 

I numeri comunicati dal ministro parlano da soli: in un mese, 2.800 tunisini in arrivo dall'Italia sono stati fermati, 1.700 rispediti in Italia, 200 in Tunisia e i rimanenti lo saranno. Il tutto comunque assortito di critiche all'Europa («La risposta europea, è l'opinione della Francia, non è stata fino a ora all'altezza degli avvenimenti») e dei consueti contentini per l'Italia, come la partecipazione francese alle pattuglie aeronavali che sorveglieranno le coste tunisine.

 

L'opinione pubblica, almeno quella che si degna d'interessarsi alla sorte di questi disperati, è divisa. Patrick Weill del Cnrs, il prestigioso Centro di ricerca statale, spiega che il botta e risposta fra Italia e Francia è «della pura agitazione elettoralistica perché non c'è alcun arrivo massiccio, contrariamente a quel che afferma il governo italiano e lasciano credere le immagini spettacolari in arrivo da Lampedusa». E taglia corto: «Non c'è in realtà alcun fardello da dividere, l'afflusso è nella norma e gestibile».

 

Dall'altra parte replica Samia Maktouf, l'avvocata dei rifugiati, che in pratica dà ragione all'Italia: «Le autorità francesi possono controllare le persone alla frontiera, ma solo sulla base di un'infrazione o di turbamento dell'ordine pubblico. E anche se i rifugiati sono fermati secondo la legge, potranno sostenere che i documenti europei danno loro il diritto di circolare sul territorio francese in virtù degli accordi di Schengen».

 

E poi una domanda che è, forse, la domanda: «Come si può spiegare che si bombarda la Libia e, nello stesso tempo, chiudere le frontiere? È totalmente inumano respingere sistematicamente i migranti tunisini quando la Tunisia, che è in piena transizione democratica, accoglie con i suoi mezzi delle migliaia di rifugiati che scappano dalla Libia».

 13-04-2011]

 

 

NAPOLI SOTTOSOPRA - RAIMONDO PASQUINO, IL CANDIDATO A SINDACO DI PIERFURBY, BOCCHINO E DE MITA, ATTACCA I SUOI AVVERSARI: SONO "TRASVERSALI" E SUI RIFIUTI NON RISOLVONO I PROBLEMI - SENTI CHI PARLA! RAPIDA RICERCA NEGLI ARCHIVI E I RIVALI TIRANO FUORI LE FATTURE INCASSATE DA PASQUINO: 250.000 € DI CONSULENZE DAL COMMISSARIATO DEI RIFIUTI DIRETTO ALL’EPOCA DA BASSOLINO. CHE SE LA RIDE

El Matador por Dagospia

 

"Sui rifiuti Rutelli non fa sconti". "Pasquino attacca il trasversalismo". A leggere i titoli dei i giornali napoletani di oggi in tanti, impegnati nei vari comitati elettorali, hanno fatto un salto sulla sedia. E già: il candidato a sindaco di Pierfurby - De Mita - Bocchino - Rutelli, Raimondo Pasquino, ieri ha pesantemente attaccato "copiaeincolla" Gianni Lettieri, candidato del Pdl a sindaco di Napoli.

 

"E' scandaloso - ha detto Pasquino- che qualcuno che non ha ancora avuto il consenso elettorale, e non lo avrà, incontri gli assessori con un trasversalismo che è particolarmente becero e che va oltre quanto accadeva nella Prima Repubblica perchè è personale e colpisce le istituzioni".

A testa bassa anche sulla monnezza: "Abbiamo chiesto al presidente Caldoro e all'assessore Romano chi è responsabile del fatto che, ad oggi, non si sa ancora dove, come e quando realizzare il sito di trasferenza e ciò - ha concluso Pasquino - dimostra che la città è abbandonata".

'e ccarte !!! 'e ccarte !!!

 

Ma gli addetti ai livori hanno iniziato a rimuginare: "Non fa sconti... non fa sconti... e quando mai li ha fatti?". "Trasversalismo? Ma non è quel Pasquino che faceva il superconsulente di Bassolino?" si sono domandati. E sono spuntate fuori le carte: ovvero le fatture, quelle delle consulenze del commissariato per l'emergenza rifiuti diretto da Antonio Bassolino, dal quale Pasquino intascò ben 252mila euro per collaudi e consulenze, secondo nella classifica assoluta dei superincarichi nel periodo 1999 - 2004. Quelle fatture, dunque, ora che la campagna elettorale sta finalmente entrando nel vivo, saltano fuori in risposta alle domande di Pasquino.

 

Girando e rigirando tra le redazioni, sono finite anche nella lussuosa redazione di Dagonapoli, ed eccole servite in anteprima. Atti ufficiali, pubblici ma chi sa come mai ancora non pubblicati, che al di là del caso Pasquino toglieranno ai lettori la curiosità di scoprire i "beneficiati" di onn'Antonio (Bassolino) che oggi magari fanno a gara a chi lo insulta per primo...

LE CONSULENZE PER L'EMERGENZA RIFIUTI - PDF [13-04-2011]

 

 

CA’ NISCIUN’ È FES-BOOK - CAMERON E TYLER WINKLEVOSS, I DUE VERI ‘IDEATORI’ DI FACEBOOK, RIPROVANO A SPILLARE AL "LADRO" ZUCKERBERG QUALCHE MILIONATA DI DOLLARI COME RISARCIMENTO - IL GIUDICE HA DETTO PICCHE E I DUE FRATELLI DOVRANNO ACCONTENTARSI DI QUANTO GIA’ INCASSATO: 200 MLN DI DOLLARI, CIOE’ BRICIOLE IN CONFRONTO AL VALORE COMMERCIALE DELLA SOCIETA’ - I WINKLEVOSS, CANOTTIERI PROFESSIONISTI (SESTO POSTO ALLE OLIMPIADI DI PECHINO), SI POTRANNO CONSOLARE AI GIOCHI DI LONDRA 2012…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

 

Adesso per togliersi di dosso l'immagine di ragazzi già invecchiati - gentiluomini aristocratici un po' tontoloni, ligi a un antico codice d'onore - ai gemelli Winklevoss non rimane che una possibilità: conquistare un medaglia olimpica nel canottaggio, l'anno prossimo a Londra. L'altra opportunità di riscatto- trascinare di nuovo in tribunale Mark Zuckerberg, il nerd con cui si erano associati ad Harvard ai tempi della nascita di Facebook e da cui si sono sentiti raggirati - è tramontata l'altra sera quando un tribunale di San Francisco ha giudicato inammissibile il loro ricorso. Cameron e Tyler dovranno accontentarsi dell'indennizzo ottenuto nel 2008 da Facebook.

Un accordo col quale i fratelli di Long Island sostengono di essere stati truffati una seconda volta, ma che garantirà, comunque loro un risarcimento stimato in 200 milioni di dollari (circa 140 milioni di euro): non propriamente briciole, anche se i fratelli sostengono che, con la società ormai valutata diverse decine di miliardi di dollari, avrebbero diritto a molto di più. Sono infatti loro, come raccontato qualche mese fa anche dal film The Social Network, i padri dell'idea di rete sociale studentesca su cui è stata costruita Facebook. Sono loro a rivolgersi a Mark, il genio dei computer del campus - un «secchione» fissato coi software, spesso in giro in vestaglia e pantofole di gomma -, per realizzarla.

 

Zuckerberg dovrebbe far decollare Harvard Connection, la società fondata dai Winklevoss assieme a un altro socio, lo studente di origine indiana Diviya Narendra, poi ribattezzata ConnectU. Ma i gemelli, figli di un professore esperto di contabilità pensionistica, cresciuti in scuole e quartieri esclusivi, sono troppo impegnati nella vita mondana e nelle imprese sportive per accorgersi che il nerd Zuckerberg non solo sta lavorando al progetto con dedizione ossessiva, ma li sta anche fregando: mette ConnectU su un binario morto e, partendo dall'idea di Cameron e Tyler, crea la sua Facebook.

Quando se ne accorgono, i Winklevoss potrebbero ancora correre ai ripari, ma il loro senso dell'onore li frena. Non se la sentono di andare alla polizia a denunciare un compagno di studi. Cercano di ottenere lo stesso risultato all'interno della struttura accademica: foderati nei loro «blazer» blu, raccontano quello che è accaduto al rettore. Che, però, li mette alla porta. La causa vera e propria arriverà più tardi, quando Harvard è solo un ricordo e Facebook già una realtà commerciale: alla fine Zuckerberg, pur convinto che senza il suo genio e la sua tenacia l'idea dei Winklevoss non sarebbe servita a nulla, accetta di indennizzare i suoi ex soci.

 

Un'indiretta ammissione di colpa che frutta a Cameron e Tyler 20 milioni di dollari «cash» e un milione e 200 mila azioni di Facebook. Quei titoli non sono ancora quotati in Borsa (l'offerta pubblica d'acquisto è prevista per il 2012), ma vengono già scambiati privatamente a prezzi crescenti. Quelli attuali portano a un valore di 180 milioni per il pacchetto azionario dei due fratelli. Un pacchetto troppo esiguo, protestano oggi Cameron e Tyler: si arrivò a 1,2 milioni di titoli sulla base di un valore teorico di 36 dollari per azione.

Successivamente, però, i Winklevoss scoprirono che nel 2008, proprio mentre avallava questo calcolo nella causa con loro, in un documento interno Facebook attribuiva a ogni azione della società un valore teorico di soli 8,88 dollari. È su questa base che è stato presentato il ricorso, ma Alex Kozinski, il giudice che presiede la Corte d'Appello della California, ha dato loro torto sostenendo che ogni controversia, a un certo punto, deve essere chiusa. Questa era giunta alla sua conclusione concordata e le ragioni addotte dai Winklevoss non sono tali da giustificare una riapertura.

 

Secondo il magistrato, infatti, il calcolo del pacchetto spettante ai fratelli è stato fatto su una valutazione che, se non è quella originaria di Facebook, è, comunque, per loro molto favorevole. Ai valori attuali (schizzati in alto quando una transazione guidata dalla Goldman Sachs ha portato la capitalizzazione teorica della società oltre la soglia di 50 miliardi di dollari), i due ex studenti di Harvard avrebbero ottenuto un numero di azioni molto inferiore. I gemelli, che hanno assunto alcuni dei più agguerriti avvocati californiani esperti di economia digitale, non mollano: hanno chiesto che sulla questione si pronunci l'intero collegio giudicante e non il solo Kozinski.

 

Ma da oggi la loro attenzione finirà inevitabilmente per concentrarsi soprattutto sugli allenamenti di canottaggio: dopo il sesto posto conquistato nella finale di doppio alle Olimpiadi di Pechino, quello di Londra è l'ultimo appello per i due giganti che fra tre mesi avranno trent'anni. Comunque vada, Cameron e Tyler non diventeranno di certo gli Abbagnale d'America: dopo il 2012 verranno ricordati soprattutto per questa pellicola che li presenta come due reliquie di un mondo che non esiste più, campioni di correttezza formale e scarsa concretezza.

«È un'immagine che non ci dà affatto fastidio, ne siamo fieri» , dice Cameron. Che, però, nella sua rigidità, non riesce a spuntarla su Zuckerberg nemmeno in termini di simpatia: descritto come un determinato, prepotente imbroglione, Mark recupera accettando di confrontarsi ironicamente con autori ed attori del film.13-04-2011]

 

 

MILANO A +0,33%, BENE PIRELLI, MALE LIGRESTI - TREMONTI ABBASSA LE STIME DEL PIL - CINA PADRONA DEL MONDO: NON SOLO GLI USA, HA IL 13% DEL NOSTRO DEBITO - BEN AMMAR INSISTE: “SE HANNO CAMBIATO QUELLA RIGA SUL BILANCIO DI GENERALI VUOL DIRE CHE AVEVA RAGIONE BOLLORé” - IL KUWAIT BLOCCA L’EXPORT DEL PETROLIO - OGGI RIUNIONE DELLA NUOVA AS ROMA - FS E LA JOINT VENTURE SIRIANA - MARCEGAGLIA APRE IL PRIMO IMPIANTO IN CINA - PROCTER&GAMBLE MULTATA PER IL CARTELLO DEI DETERSIVI - SPIAGGE: 30MILA STABILIMENTI A RISCHIO - LA GRECIA NON VUOLE RISTRUTTURARE IL DEBITO…

- BORSA DI MILANO PROCEDE IN RIALZO, FTSE MIB +0,33%. BENE PIRELLI...
(LaPresse) - Dopo circa due ore di scambi, la Borsa di Milano procede in territorio positivo. Il Ftse Mib guadagna lo 0,33% a 22.091,62 punti e il Ftse All-Share è in rialzo dello 0,35% a 22.793,20 punti. All'indomani della salita al 30% di Chrysler, Fiat perde in a Piazza Affari lo 0,47% a 6,405 euro. Ieri l'assemblea di Telecom Italia ha votato il nuovo board del gruppo e 12 consiglieri su 15 sono andati alla lista della holding Telco.

 

Il colosso guidato da Franco Bernabè registra un rialzo dello 0,66% a 1,068 euro. Tra gli altri titoli, salgono Diasorin (+2,22%), Enel (+1,19%), Prysmian (+1,24%), Tod's (+0,83%), Stmicroelectronics (+1,7%), Tenaris (+0,88%), Scendono Mediobanca (-0,57%), Generali (-0,12%), Ubi Banca (-0,57%), Fondiaria-Sai (-1,58%), Banca Montepaschi (-0,52%) e Popolare Milano (-1,2%). Decolla Pirelli, maglia rosa del paniere principale, con un rialzo del 2,68% a 6,51 euro.

2 - EGITTO, INDICE RIFERIMENTO BORSA EGIZIANA SALE DOPO ARRESTO MUBARAK...
(LaPresse/AP) - L'indice di riferimento della Borsa egiziana Egx30 è salito dell'1,15% a mezzogiorno dopo che gli investitori hanno appreso la notizia dell'arresto dell'ex presidente Hosni Mubarak. Nella sessione di ieri l'indice aveva perso l'1,4%. Secondo gli analisti, la detenzione di Mubarak aiuterà a rassicurare i manifestanti, secondo cui i militari al potere in Egitto sono troppo lenti nell'introdurre le riforme promesse. Il mercato egiziano è rimasto relativamente stabile dopo la riapertura del mese scorso.

 

3 - DEF: TESORO ABBASSA STIME PIL, PAREGGIO IN 2014 MA RISALE IL DEBITO...
Radiocor - Il Tesoro abbassa ancora le stime di crescita: il Documento di economia e finanza (Def), al vaglio del Governo oggi, prevede un rialzo de l Pil dell'1,1% nel 2011 (stima di settembre: 1,3%), dell'1,3% nel 2012 (2%), mentre nel 2013 arrivera' all'1,5%. Confermate le stime per il deficit: al 3,9% del Pil quest'anno, al 2,7% il prossimo, all'1,5% nel 2013, con un sostanziale pareggio nel 2014. Rivisto al rialzo il rapporto debito/Pil: al 120% nel 2011 (a settembre 119,2%), al 119,4% nel 2012 (117,5%), al 116,9% nel 2013.

4 - CONTI PUBBLICI: ALLA CINA CIRCA IL 13% DEL DEBITO ITALIANO...
Alberto Forchielli per Radiocor - Le dichiarazioni di Zapatero sono pesanti ma non sorprendenti. La Cina detiene ora il 12% del debito pubblico spagnolo, rispetto al 4% posseduto all'inizio della crisi, alla fine del 2008. Pechino ribadisce la sua amicizia con Madrid, ma non rilascia cifre ufficiali, coperte da discrezione e da timori di apparire un drago insaziabile. Eppure il suo intervento e' una necessita' per gli Stati europei in crisi - i cosiddetti Pigs, Portogallo, Italia, Grecia e Spagna - che trovano nella Cina una ciambella di salvataggio per i loro debiti ormai fuori controllo.

 

Dei quattro Pigs l'Italia e' l'unica che e' riuscita a tenere indebitamento e tassi sotto controllo anche perche' gia' da tempo puo' contare su un sostanzioso intervento da parte della Cina, con titoli piu' appetibili per gli investitori istituzionali del Dragone. In assenza di dati inequivocabili, e' possibile stimare con ragionevolezza, incrociando varie componenti, il possesso cinese dei titoli emessi dallo Stato italiano per finanziare il proprio debito.

Quest'ultimo ha superato 1.800 miliardi di euro, il 40% del quale acquistato e finanziato all'estero. La Cina ne detiene circa un terzo, piu' del 13% del totale, in linea con la percentuale spagnola. Un tasso vicino a quello delle economie piu' esposte, mentre nell'area euro la Cina possiede il 7,3% del debito pubblico, pari al 28% di quello detenuto all'estero.

5 - DOMANI INCONTRO BRICS IN CINA, OBIETTIVO È PERSEGUIRE INTERESSI COMUNI...
(LaPresse/AP) - Le principali economie emergenti del mondo si riuniranno domani nel sud della Cina per quello che potrebbe essere un punto di svolta nella ricerca di più peso nella finanza globale. Il vertice del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e, per la prima volta, il Sud Africa) durerà un giorno e arriva in un momento cruciale, con il G20 che cerca di ristrutturare l'architettura finanziaria del mondo. I Paesi del Brics devono vedere se è possibile superare le differenze interne e agire come un blocco per perseguire interessi comuni. I cinque Paesi ospitano il 40% della popolazione mondiale, rappresentano il 18% del commercio e circa il 45% per cento della crescita attuale.

 

6 - GRECIA, MINISTRO FINANZE ESCLUDE RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO ATENE...
(LaPresse/AP) - Il ministro della Finanza greco George Papaconstantinou ha escluso qualsiasi ristrutturazione del debito del Paese, in seguito a dichiarazioni simili fatte dal presidente dell'Unione europea Herman Van Rompuy. Mentre molti analisti sostengono l'idea di modificare i termini di rimborso, "il governo non è d'accordo" con il progetto. La Grecia ha evitato il fallimento l'anno scorso con un prestito di salvataggio di 110 miliardi di euro da parte dei partner europei e del Fondo monetario internazionale.

 

In cambio, il governo socialista ha tagliato le pensioni e gli stipendi dei funzionari pubblici, e ha aumentato le tasse e l'età pensionabile. Le misure di austerità hanno scatenato una serie di proteste dei sindacati e oggi i lavoratori in sciopero hanno bloccato l'ingresso del ministero delle Finanze nel centro di Atene.

7 - MEDIOBANCA: BEN AMMAR, LA POLITICA NON C'ENTRA...
(Adnkronos) - "La politica non c'entra in Mediobanca". Ad affermarlo e' il finanziere franco-tunisinoTarak Ben Ammar, al termine del cda di piazzetta Cuccia che e' stato seguito dalle riunione controllo interno e operazione comparti correlati. "Tutto quello che avete letto -prosegue- e' political thriller che non esiste".

"Avete letto -continua Ben Ammar- che il presidente Berlusconi non era tenuto al corrente delle Generali. Da otto anni che sono in Mediobanca vedo sempre 'il finanziere tunisino vicino al presidente Berlusconi'. Ormai sono una colonia di Berlusconi. Onorato, e' un mio amico il vostro presidente del Consiglio, ma questo dimostra che separo la mia amicizia con il presidente del Consiglio e il mio ruolo in Mediobanca come consigliere, che prendo molto sul serio".

"Dunque -prosegue il finanziere e produttore cinematografico- veramente la politica non c'entra in Mediobanca. Da quando ci sono non l'ho vista entrare in Mediobanca e spero che neanche in futuro entrera'. Berlusconi ha detto 'sono stato tenuto all'oscuro'. Siccome gli sono molto amico, vuol dire che non gli ho detto niente".

 

A chi gli chiede se sia stato informato preventivamente dei cambiamenti alla testa della Generali, Ben Ammar risponde "di sicuro in Mediobanca so qualcosa. E di Generali qualcosina so, perche' Vincent Bollore' mi ha messo qui (in Mediobanca, ndr), anche se io di Generali non sono consigliere e in Generali si e' deciso in modo democratico e all'unanimita'".

Riguardo ai consiglieri ritenuti vicini al presidente del Consiglio, Ben Ammar afferma che "Marina (Berlusconi ndr) rappresenta la sua famiglia, Ennio Doris e' un grande investitore finanziario e rappresenta la sua societa' quotata in Borsa. Io sono un amministratore indipendente e, come indipendente, risposto ai requisiti di indipendenza".

Riguardo alle sue dichiarazioni in risposta al consigliere di Generali Diego Della Valle, Ben Ammar dice: "Non parlo mai per conto di qualcuno, rappresento solo me stesso. Non ero il portavoce di nessuno. il ruolo di consigliere in una societa' quotata e' quello di fare domande e di essere trasparenti sui bilanci. Se non sbaglio il fatto che sia stata cambiata una riga del bilancio (di Generali, ndr) ha confermato che sono tutti d'accordo con lui (Bollore', ndr)".

 

8 - MEDIOBANCA: VISITA DI LIGRESTI, 'SIPARIETTO' CON BEN AMMAR...
(AGI) - Visita di Salvatore Ligresti in Mediobanca. L'imprenditore e' entrato in piazzetta Cuccia nel tardo pomeriggio: "E' una vita che vengo qui e continuo a venirci", ha spiegato entrando in sede. Proprio in quel momento usciva Tarak Ben Ammar, che si era trattenuto in piazzetta Cuccia nel pomeriggio per partecipare ai comitati dopo la riunione del cda. Molto affettuoso il saluto tra i due, che sul cancello si sono concessi ai flash dei fotografi inscenando un 'siparietto'. "Tu sei un nordico rispetto a me", ha scherzato il finanziere tunisino rivolgendosi a un sorridente Ligresti, per poi salutarlo con un bacio a distanza.

 

9 - MARCEGAGLIA: APRE PRIMO IMPIANTO CINESE...
(ANSA) - Sara' inaugurato il prossimo 19 aprile, a Yangzhou, in Cina, il primo stabilimento in Asia del gruppo Marcegaglia. Si tratta del piu' importante investimento di un'impresa italiana nel celeste impero degli ultimi dieci anni e il piu' grande polo produttivo d'eccellenza per la fabbricazione di tubi di alta precisione.

10 - KUWAIT BLOCCA EXPORT PETROLIO, PRECAUZIONE DOPO TEMPESTE DI SABBIA...
(LaPresse/AP) - La Kuwait Petroleum ha annunciato di aver bloccato tutte le esportazioni di petrolio dal Paese come "misura precauzionale", a causa delle tempeste di sabbia. Il portavoce, lo sceicco Talal Al Sabah, ha scritto in un comunicato pubblicato sul sito Web della società che sono state fermate anche altre attività connesse all'esportazione, comprese le operazioni portuali e i lavori di manutenzione nelle raffinerie. Lo sceicco Talal ha detto che la società rispetta i propri impegni con i clienti. Il Kuwait, membro Opec, produce circa 2,4 milioni di barili al giorno di greggio.

 

11 - AS ROMA: CDA NEWCO, RIUNIONE PER FORMALIZZARE POTERI FIRMA...
(Adnkronos) - Questo pomeriggio si riunira' il Consiglio di Amministrazione della Newco Roma, presieduta da Attilio Zimatore, con Rosella Sensi e Antonio Muto per formalizzare, secondo quanto apprende l'ADNKRONOS, i poteri di firma, per potersi recare a Boston per firmare il preliminare di vendita dell'As Roma.

12 - UE MULTA PROCTER&GAMBLE E UNILEVER PER CARTELLO DETERSIVI...
(LaPresse/AP) - Arrivano dalla Commissione europea multe a Procter & Gamble e Unilever, per un totale di 315,2 milioni di euro, per aver fatto cartello con Henkel e aver fissato i prezzi dei detersivi per bucato in polvere in otto paesi dell'Unione europea. La Commissione ha detto che Henkel ha evitato sanzioni perché ha fatto la soffiata sul cartello. Questo sarebbe durato dal gennaio 2002 fino al marzo 2005.

 

Le tre società, i principali produttori di detersivi in Europa, hanno cercato di stabilizzare la loro posizione di mercato e coordinare i prezzi. Procter & Gamble Co. dovrà pagare 211,2 milioni di euro, mentre Unilever 104 milioni. Entrambe le società hanno avuto una riduzione delle ammende perché hanno collaborato all'inchiesta. Il cartello copriva Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Paesi Bassi.

13 - FS: IN DIRITTURA D'ARRIVO SOCIETA' MISTA CON FERROVIE SIRIANE
(Adnkronos) - E' in dirittura d'arrivo la societa' mista tra Ferrovie dello Stato e le Ferrovie siriane. Arrivano gli attesi nulla osta per la societa' fra Italferr (Gruppo FS) e Chemins de Fer Syrien (CFS), che verra' costituita entro il 2011. Lo ha annunciato oggi George Mokabari, direttore generale delle Ferrovie siriane, all'amministratore delegato del Gruppo Fs, Mauro Moretti durante un incontro tenutosi a Roma, presso la sede del gruppo Ferrovie dello Stato. Per la firma ufficiale della costituzione della societa' l'ad di Fs si rechera' personalmente in Siria nei prossimi mesi.

14 - SPIAGGE: 30MILA STABILIMENTI A RISCHIO, GOVERNO DECIDERA' SU DEROGA PER BALNEARI
(Adnkronos) - Mentre la stagione estiva e' alle porte, e' a rischio la sopravvivenza di 30mila aziende balneari per la possibile 'messa all'asta', in base dalla direttiva europea sui servizi 'Bolkestein' che prevede, dal 2015, gare pubbliche per le concessioni demaniali per gli stabilimenti. Il grido d'allarme arriva dai sindacati delle imprese del settore che, anche in considerazione del 'no' alle aste arrivato trasversalmente da molti parlamentari, hanno chiesto una deroga alla direttiva. Nel corso di un incontro, che si e' svolto oggi al ministero per i Rapporti con le Regioni, tra Fitto, sindacalisti e rappresentanti dei governatori, si e' dunque deciso che il nodo verra' sciolto dal governo.

 

15 - QUI! GROUP: IN 2010 FATTURATO SUPERA 440 MLN...
(Adnkronos) - QUI! Group si conferma anche nel 2010 al primo posto tra le societa' a capitale azionario interamente italiano nei titoli di servizio e nello sviluppo di circuiti: la crescita media si attesta intorno al 22%, con un fatturato che supera i 440milioni di euro. E' quanto si legge in un comunicato del gruppo. "Non piu' solo buoni pasto ma un mondo di servizi alle aziende e alle famiglie": il gruppo non solo e' leader nel mercato nazionale dei titoli di servizio, ma lo e' anche nello sviluppo e nella gestione delle reti, con oltre 120 mila esercizi affiliati e con 17 milioni di titolari fruitori dei propri servizi.

Grazie alla propria software house interna, QUI! Group ha realizzato Tytn, piattaforma tecnologica per la gestione di servizi a valore aggiunto su carte elettroniche e PoS, sviluppando il piu' avanzato modello di carta di pagamento elettronico. Fondamentali la partnership con Poste Italiane, che ha scelto il gruppo sia per lo sviluppo del programma di fidelizzazione cash-back di Sconti BancoPosta con oltre 12 milioni di utilizzatori, sia per l'integrazione del servizio di buono pasto elettronico sulla PostePay Lunch.

Numerose grandi realta' hanno scelto la professionalita' del gruppo, fra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ferrovie dello Stato, ma anche Enel, Eni, Unicredit e Consip 5, che vede QUI! Group fornitore di Enti pubblici di molte regioni d'Italia. Al momento in fase di sviluppo il circuito NOI CISL che prevede la raccolta punti per tutti i tesserati iscritti al sindacato, oltre 4,5 milioni di carte. 13-04-2011]

 

 

1- TELEFONICA SALVA BERNABÈ: PRESIDENTE SÌ MA CON DELEGHE "PESANTI". COSÌ FALLÌ L’OPERAZIONE PASSERA(INTESA), PAGLIARO(MEDIOBANCA), PERISSINOTTO(GENERALI), DI PORTARE GABRIELE BURGIO AD DI TELECOM. MA DOPO L’ESPLOSIVA ASSEMBLEA DI IERI SI IPOTIZZA CHE LA NUOVA GOVERNANCE, CON PATUANO E LUCIANI, SIA SOLO PROVVISORIA - 2 - CALTARICCONE’S DREAM! UNA BANCA PEL CENTRO-SUD: IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA - 3- SE NON SUPERERÀ I PASSAGGI DEL PROCESSO BREVE E DELLE AMMINISTRATIVE, IL PDL SI SQUAGLIERÀ COME LA NEVE AL SOLE. POST-SILVIO: GOVERNO DI TRANSIZIONE ALLA DINI CON FRATTINI (CARO A NAPOLITANO) O TREMONTI. MA NON IL BERLUSCONE ALFANO. IN CASO DI RIFIUTO DI B., STRADA APERTA A UN GOVERNISSIMO CON GIULIANO AMATO - 4- GERONZICIDIO: GOLPE ORDITO DA NAGEL-PELLICCIOLI, DELLA VALLE COME ARIETE. PELLICCIOLI AVVISò CALTA, CALTA AVVISò GIANNI LETTA (MA ERA TROPPO TARDI) - 5- RIUSCIRA’ UNICREDIT A OTTENERE DA DIBENEDETTO 40 MILIONI OLTRE ALLE GARANZIE PER L’OPA CHE LA NEWCO DOVRÀ LANCIARE PER LA CONQUISTA DELLA SQUADRA DEL “PUPONE”?

1 - TELEFONICA SALVA BERNABÈ: PRESIDENTE SÌ MA SENZA "CAMPANELLO" E CON DELEGHE "PESANTI". COSÌ FALLÌ L'OPERAZIONE PASSERA-PAGLIARO-PERISSINOTTO (GENERALI), DI PORTARE GABRIELE BURGIO AD DI TELECOM
Gli uscieri di TelecomItalia non sono del tutto soddisfatti per l'esito dell'Assemblea che si è tenuta ieri a Rozzano seguita in streaming minuto per minuto.
Oggi poco prima delle 12 hanno salutato con un certo distacco Franchino Bernabè e gli altri membri del Consiglio di amministrazione che deciderà il nuovo assetto della governance, ma restano convinti che nella lunga assemblea di ieri non siano stati sciolti tutti i nodi e che la conclusione sia piuttosto forzata.

Si chiedono ad esempio per quale ragione Telco, la holding che con il 22,5% è uscita vincente dall'assemblea, possa lasciar fuori un'azionista come la famiglia Fossati che dentro la società ha buttato un mare di soldi per comprare il 5% delle azioni, e alla fine sia rimasta "scandalosamente" fuori dalla porta. Di sicuro agli uscieri è piaciuto il modo con cui il conte Gabriele Galateri di Genola (fortunato collezionista di presidenze) ha svillaneggiato il consigliere Luigi Zingales, il barbuto economista di Chicago che continua a rompere i coglioni perché vorrebbe squarciare il velo sul Rapporto Deloitte, la scatola nera di tanti misteri.

Ed è parso giusto anche se del tutto minimale l'annuncio di Bernabè circa la richiesta a Pirelli di 1,2 milioni come risarcimento per alcune attività che sono state tolte "nell'interesse esclusivo del Gruppo dei pneumatici". È evidente che Franchino non ha alcuna voglia di alzare il velo sulla gestione del passato e su quelle strane operazioni che vanno da Sparkle fino alla cessione di immobili pregiati venduti da Telecom e poi affittati alla società di Tronchetti Provera.

D'altra parte bisogna capirlo il manager di Vipiteno che stamane diventerà presidente e che ieri ha esclamato con enfasi "il passato è alle spalle. È l'ora di una svolta!". Gli uscieri dubitano che questa ora sia davvero arrivata e che si possa mettere il coperchio su vicende che ancora restano oscure, e a questa sensazione aggiungono un giudizio perplesso sul nuovo assetto che guiderà l'azienda nei prossimi anni.

Anche Franchino Bernabè non dovrebbe essere molto soddisfatto per il compromesso finale che lo fa salire sulla poltrona della presidenza e mette nelle mani del 47enne alessandrino Marco Patuano le deleghe di amministratore delegato. Sullo sfondo rimane incerta la posizione di Luca Luciani, il famoso Napoletone che già nel 2006 si è imbattuto nei magistrati e nella Guardia di Finanza a Rovigo per la storia delle sim false. L'unica cosa certa è che a menare la danza di ieri e di oggi è stata Telefonica, il colosso spagnolo di Cesar Alierta che ha messo uno stop ai giochetti degli altri azionisti in assemblea e ha chiuso il sipario sulle manovre che l'hanno preceduto.

E qui gli uscieri possono raccontare con dovizia di dettagli i contorni di una manovra che aveva come obiettivo quello di mandare ai giardinetti il giovane-anziano Bernabè, l'uomo che nel novembre del '98 fu chiamato per la prima volta a guidare Telecom.

Secondo una ricostruzione attendibile il timone del Gruppo sarebbe dovuto passare dalle mani di Franchino a quelle di un altro personaggio. Sembra infatti che l'operazione concepita nel triangolo Passera (Intesa)-Pagliaro (Mediobanca)-Perissinotto (Generali), tirasse la volata a Gabriele Burgio, il manager che per 14 anni ha guidato la catena spagnola Nh Hoteles. Il nome di Burgio è poco conosciuto in Italia perché la sua esperienza professionale si è svolta prevalentemente a Madrid fin dai tempi in cui Carletto De Benedetti lo spedì a curare gli interessi di Cir-Cofide.

Invece di tornare a Milano e di continuare a tifare per la Fiorentina, squadra della sua città d'origine, Burgio classe 1954, è rimasto in Spagna e con un lavoro intenso è riuscito a creare un colosso alberghiero che fattura oltre 1 miliardo in 21 paesi e gestisce 50mila stanze d'albergo tra cui quelle della catena Jolly Hotels.

Nella società madrilena si ritrovano azionisti pesanti come il padrone di Zara e altre banche tra cui quella di Corradino Passera. È su quest'uomo che l'asse milanese e triestino aveva messo gli occhi nella convinzione che agli spagnoli di Telefonica l'idea fosse gradita. Le ragioni per cui la candidatura di Burgio è caduta poche settimane fa avrebbero origine dalla figura di Bernabé presidente con deleghe pesanti. Che varebbero condizionato il ruolo di amministratore delegato e Burgio ha preferito mollare la partita.

All'inizio, il "segnale ai mercati", cogitato da Passera e Perissinotto, con Bernabé presidente non operativo, è stato subito segato da Telefonica. E non solo perché ha sempre avuto un robusto feeling con Bebè. A scatenare le ire di Cesar Alierta pare sia stato un passo falso compiuto dallo stesso Burgio il 9 febbraio scorso in un'intervista al "Sole 24 Ore" dove attaccava la crisi delle banche spagnole accusate di non cogliere il business "sol y playa" del turismo iberico.

Resta il fatto che a distanza di due settimane Burgio ha presentato le dimissioni lasciando il posto al banchiere Mariano Perez Clavier, già presente nel board di Nh Hoteles e rappresentante del 15% detenuto da una banca azionista della catena alberghiera.

Adesso gli uscieri fanno buon viso al nuovo assetto di Telecom, ma restano convinti che si tratti di una soluzione provvisoria; qualcuno addirittura si spinge a parlare di pateracchio con una governance voluta e pilotata da quella Telefonica che in America Latina è la più forte concorrente di TelecomItalia.

2 - CALTA'S DREAM: UNA BANCA PEL CENTRO-SUD: IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA - COME CADE BERLUSCONI - RETROSCENA SUL GERONZICIDIO
C'è un uomo a Roma, molto liquido e molto solido, che non vede l'ora di mettere in mare la barca.

È Francesco Gaetano Caltagirone, per gli amici Caltariccone, l'imprenditore che ha fatto del silenzio il suo grimaldello. Al Calta piace l'idea di aggiungere al suo silenzio quello del mare dove il fruscio delle onde consente di ragionare sulle vicende di questi giorni che lo hanno visto tra i protagonisti. E nelle rare volte in cui apre bocca gli piace ricordare le parole di De Gaulle quando diceva: "niente rafforza l'autorità quanto il silenzio".

Tacendo nei momenti caldi che hanno preceduto e seguito la battaglia delle Generali, l'autorevolezza del 68enne Caltariccone è stata apprezzata e gli ha fatto guadagnare punti nel gotha della finanza. Ma come tutti sanno gli interessi di questo erede di una famiglia palermitana sono molteplici e variegati.

Appena potrà sdraiarsi come una lucertola sul ponte del suo "canotto" miliardario, il Calta potrà fare un bilancio privato sui capisaldi dei suoi interessi che toccano l'editoria, l'utility, le banche e le assicurazioni. È questo il perimetro che oggi lo intriga ben più delle costruzioni e della politica.

Su quest'ultima non ha bisogno di chiedere lumi al genero Pierfurby Casini perché ormai ha maturato la convinzione che se il Cavaliere non supererà i due passaggi della processo breve e delle amministrative, il Pdl si squaglierà come la neve al sole. Questa prospettiva sarà di sicuro vantaggio per il marito della figlia Azzurra e potrebbe lasciare aperta la strada a un governo di transizione alla Dini con Frattini (molto benvoluto da Napolitano) o Giulietto Tremonti. Ma non il berlusconissimo Alfano. In caso di rifiuto del Cavalier, si apre la strada a un governissimo con Giuliano Amato ricco di lacrime e sangue.

Poi il futuro dirà se in famiglia potrà sedersi al tavolo anche Pierfurby nei panni di presidente del Consiglio.
In tutti i casi il Calta continuerà a guardare dall'alto del suo ufficio di via Barberini il quadrilatero dei suoi business. Un occhio c'è sempre sull'editoria dove nei giorni scorsi ha risolto in pochi minuti il problema del "Messaggero" con l'arrivo di Mario Orfeo, l'ex-direttore del Tg2 che è riuscito subito a riportare il giornale alla sua vocazione romana.

Per impegni legati alle vicende di Generali, il Calta non è potuto andare come fa di solito a insediare in via del Tritone il nuovo direttore e ha lasciato che a presentare Orfeo fossero la figlia e lo storico amministratore delegato Albino Majore.

Il secondo caposaldo del quadrilatero riguarda l'Acea dove in un anno e mezzo ha incrementato la sua partecipazione del 6% continuando a cacciare soldi come ha fatto fino a ieri per arrivare a una quota che supera ormai il 15% del capitale. Questo è il segno che nella strategia dell'imprenditore romano la multiutility dell'acqua e dell'energia è un altro grimaldello per un ruolo centrale nella Capitale. Qui purtroppo deve misurarsi con il sindaco dalle scarpe ortopediche Alemanno che tergiversa sulla privatizzazione di Acea.

Nell'aprile del 2008 Caltariccone disse in una rara apparizione pubblica: "chiunque vincerà nelle prossime elezioni, questo sarà un segno di discontinuità", parole che oggi stentano a trovare conferma, ma non scoraggiano l'uomo di via Barberini. A dispetto delle polemiche su parentopoli e sulle inefficienze, Acea è un investimento strategico dal quale sta portando a casa in questi giorni 14,2 milioni di dividendi e che all'assemblea di fine mese congederà Giancarlo Cremonesi, l'attuale presidente che gli ambienti romani hanno battezzato "er Pomata".

La centralità di Roma si ritrova nella volontà del Calta di avere nella città eterna una grande banca nazionale. Questo discorso l'ha fatto con parole chiare in un'intervista sul "Foglio" del 12 febbraio dell'anno scorso al giornalista Claudio Cerasa e dietro la prosa ossuta si è capito benissimo che la banca in questione è il MontePaschi di Siena del boccoluto Mussari.

Basta vedere lo spazio enorme che "Il Messaggero" di oggi dedica alla reazione in Borsa sull'annuncio dell'aumento di capitale fatto da MontePaschi per capire quanto ci tenga il Calta (vicepresidente dell'Istituto senese) a bilanciare la milanesità della finanza con una roccaforte operativa nel Centro-Sud.

L'ultimo tassello della sua strategia riguarda il ruolo di assicuratore che si è guadagnato comprando a piene mani azioni di Generali (oggi a quota 2,11%) e soprattutto gestendo nel silenzio la sua parte da protagonista. E qui vale la pena tornare ancora per una volta (sperando che sia l'ultima) alla trama che ha portato alle dimissioni di Cesarone Geronzi, un amico storico verso il quale ha sempre detto di avere stima, rispetto e sintonia.

Secondo voci raccolte dopo il regicidio consumato la settimana scorsa nel palazzo delle Generali di piazza Venezia, Caltariccone avrebbe avuto una parte niente affatto secondaria in tutta la vicenda. Tanto per cominciare sarebbe stato informato una settimana prima del golpe preparato dal tandem Nagel-Pelliccioli, che avrebbe mandato avanti Della Valle per rompere la cristalleria.

Da Pelliccioli, in particolare, il romano più liquido e più solido avrebbe capito che per l'amico Geronzi si stava preparando una fine cruenta, e di questo avrebbe avvisato (si tratta sempre di voci e non di certezze) anche il Gran Ciambellano, Gianni Letta, l'uomo che ieri girava per le stanze di Palazzo Chigi con l'aria distrutta e le occhiaie consumate da troppi spettacoli indecenti.

Nessuno pensi di andare a via Barberini per avere conferma di questa trama nella quale il ricco e furbo Pellicioli si è trovato accanto al ricchissimo e furbissimo Caltagirone; questa è soltanto la pagina di un intreccio che si è consumato in quel silenzio, mai interrotto da dichiarazioni incaute, e considerato per tutta la vita dal Calta come l'ingrediente che citava De Gaulle per aumentare l'autorevolezza.

3 - RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI UNICREDIT A OTTENERE DA ZIO TOM DIBENEDETTO 40 MILIONI DI EURO OLTRE ALLE GARANZIE PER L'OPA CHE LA NEWCO DOVRÀ LANCIARE PER CONQUISTARE LA SQUADRA DEL "PUPONE"?
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che questa mattina all'aeroporto di Malpensa è partito un aereo carico di speranze.

A bordo sono saliti Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso, i due manager di Unicredit che raggiungeranno Boston in serata quando, nella città americana, è l'ora della colazione. Appena scesi dall'aereo avranno appena il tempo di sciacquarsi il viso poi si siederanno a colazione con lo zio Tom Dibenedetto, il candidato a comprare la As Roma. I due manager di piazza Cordusio chiederanno caffè americano, toast, marmellate della California e soprattutto 40 milioni di euro oltre alle garanzie per l'Opa che la newco con dentro lo zio Tom dovrà lanciare per conquistare la squadra del "Pupone".

4 - MARCEGAGLIA, ASSISE GENERALE 2011 SBARRATA AL GOVERNO E AI POLITICI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che ai piani alti di Confindustria fervono i preparativi per l'assise generale 2011 che si terrà a Bergamo il 7 maggio sul tema "l'Italia che vogliamo".

Il programma è ancora segreto anche se si sa che la Marcegaglia non ha alcuna intenzione di offrire una passerella al governo e ai politici. Si sa soltanto che l'Assise sarà divisa in due parti: in mattinata aprirà i lavori Vincenzo Boccia, presidente della Piccola Industria, mentre il pomeriggio sarà dedicato alla sessione plenaria e alle conclusioni della Marcegaglia. L'unica cosa certa è che la banca di Corradino Passera sarà il main sponsor dell'evento mentre altri quattrini arriveranno dalla Fiat di Marpionne e Sorgenia di Carletto De Benedetti".13-04-2011]

 

 

BARI E PATTA/1 - A BARI STA PER ESPLODERE LA BOMBA: UNA MAXI INCHIESTA, BASATA SULLE RIVELAZIONI DI TARANTINI, SU UN PACCHETTO DI APPALTI E DENARO NELLA SANITÀ PUGLIESE CHE COINVOLGEREBBE IMPRENDITORI E POLITICI LOCALI E NAZIONALI, LA MAGGIOR PARTE DEI QUALI VICINI AL PD - FRISULLO E MAZZARANO AVREBBERO GARANTITO COPERTURA A TGIANPY PER VINCERE APPALTI ALL’INTERNO DI ALCUNE AZIENDE SANITARIE - NELLE INTERCETTAZIONI SBUCA IL ‘GIOCO DEL LOTTO’: "SÌ, FACCIAMO TRE LOTTI COME DICONO TUTTI, POI UNO A TE, UNO A TE E UNO A TE, E LI DIVIDIAMO TUTTI

Giuliano Foschini per "la Repubblica - Bari"

 

Ancora una volta Gianpaolo Tarantini. Ancora una volta la gestione della sanità pugliese. E sempre l'ombra di una scossa imminente. Sulle scrivanie della procura di Bari gira da mesi una piccola, grande bomba che sarebbe pronta per esplodere: una maxi inchiesta su un pacchetto di appalti, scambio di denaro nella sanità pugliese che coinvolgerebbe imprenditori e politici locali e nazionali, la maggior parte dei quali vicini al Partito democratico.

 

L'inchiesta è condotta dai militari della Guardia di finanza, coordinata dai sostituti procuratori Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi. Gli accertamenti preliminari sono sostanzialmente conclusi. A muovere l'indagine sono state le dichiarazioni di Tarantini, raccolte in più riprese a partire del settembre del 2009. L'imprenditore ha ricostruito a verbale una rete di interessi che si sarebbe sviluppata alle spalle delle Asl pugliesi. Il lavoro dei magistrati e dei finanzieri avrebbero poi dimostrato come dietro tutto ci fosse una rete politicoimprenditoriale che controllava gran parte degli appalti.

I nomi che tornano spesso nell'indagine sono quelli di alcuni ex esponenti della giunta Vendola, a partire dall'ex assessore ai Trasporti Mario Loizzo. Ma riguarderebbe anche esponenti politici nazionali di primo livello e imprenditori sempre di area democratica. Tutti iscritti nel registro degli indagati.

 

Tarantini a verbale ha raccontato per esempio di aver versato una tangente di 10mila euro all'ex segretario regionale pugliese dei Ds (oggi consigliere del Gruppo misto), Michele Mazzarano. "Con riferimento al pagamento di tangenti preciso - aveva spiegato Tarantini in uno dei suoi interrogatori - che gli unici due politici pugliesi ai quali ho corrisposto tangenti sono Sandro Frisullo e Michele Mazzarano". Mazzarano gli avrebbe garantito copertura per vincere appalti all'interno di alcune aziende sanitarie in tutta la Puglia. L'inchiesta avrebbe in realtà dimostrato che la rete non riguardava soltanto Tarantini ma era molto estesa sia al mondo imprenditoriale sia a quello politico. In questo senso arriva in soccorso, per esempio, una intercettazione ambientale registrata all'Hotel de Russie del 21 gennaio del 2008.

 

Al tavolo c'era Tarantini con l'imprenditore Enrico Intini e l'ex direttore generale della Asl, Lea Cosentino. "Sì, facciamo tre lotti come dicono tutti, poi uno a te, uno a te e uno a te, e li dividiamo tutti". E riferendosi ad alcune imprese, l'imprenditore dice ancora: "Io so solo che li vuole Alberto dentro per forza! Secondo me, bisogna sentire almeno Mario Loizzo e almeno Alberto Tedesco (ndr, che non sarebbe però coinvolto in questa tranche dell'inchiesta)".

Tarantini risponde: "Ma tu non puoi parlare con Alberto e Mario e dire: Senti, con questi qua dobbiamo fare queste cazzo di tre cose, come dobbiamo fare, chi dobbiamo portarci dentro? Poi ve le dividete... cioè: per assurdo, facendo che in tre capogruppo, no?... Siete tu, lui e diciamo...".

Le dichiarazioni di Tarantini rappresentano però soltanto una parte dell'inchiesta. In un anno di lavoro i militari della Guardia di finanza hanno sbobinato migliaia di intercettazioni telefoniche e ricostruito una fitta rete tra appalti e grossi quantitativi di denaro. L'indagine punta molto in alto e si annuncia come un vero e proprio terremoto all'interno del centrosinistra e in particolare del Partito democratico. In Procura mantengono le bocche cucite proprio per la delicatezza dell'inchiesta. Lo stesso pool di magistrati ha in mano anche la parte, almeno mediaticamente più delicata, dell'inchiesta su Gianpaolo Tarantini: quella sulla prostituzione.

 

L'indagine - nonostante i fatti si riferiscano all'estate del 2008, quindi a più di tre anni fa e sia stata seguita praticamente in presa diretta dalla Finanza che aveva sotto controllo i telefoni dei protagonisti - è ancora nella fase dell'indagine preliminare tanto che gli stessi legali delle persone indagate sono sorpresi di continuare a ricevere proroghe delle indagini. In discussione c'è ancora la qualificazione del reato: non è ancora chiaro se Tarantini alla fine venga accusato di sfruttamento della prostituzione o di favoreggiamento, in una fattispecie che sembra molto simile a quella contestata a Milano nel processo Ruby a Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.

Indagine che risale a meno di sei mesi fa è che già a processo. Rispetto a Milano la differenza sostanziale sta però nel ruolo di Silvio Berlusconi: per la procura di Bari era soltanto un "utilizzatore finale" e non sapeva che le ragazze che Tarantini portava alle sue feste fossero a volte prostitute.13-04-2011]

 

 

POLVERINI NELLA POLVERE! - MICROSPIE E PROPAGANDA COI SOLDI PUBBLICI: È LA GOVERNATORA PIÙ CHIACCHIERATA DEL MOMENTO! - LA “MACCHINA DEL FANGO” DI SALLUSTIONI E I FATTOIDI DI TRAVAGLIO, UNITI NEL BASTONARE LA SORA RENATA - PER LO SPIONAGGIO IN REGIONE, “GIALLO” SU UNA SOCIETÀ DI LOTITO (E SU 4 PERSONE MISTERIOSE ENTRATE NELL’UFFICIO DELLA PRESIDENTE) - 500MILA € A PIOGGIA ALLA STAMPA PER FARE PROPAGANDA ALLA POLVERINI: DA “REPUBBLICA” AL “CORRIERE”, DAL “MESSAGGERO” PASSANDO PER LA COMUNISTISSIMA RADIO CITTÀ APERTA…  

1 - LE MICROSPIE DELLA POLVERINI: GIALLO SU UNA SOCIETA' DI LOTITO...
Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"

Microspie e veleni, il giallo del pezzo di carta che scotta. Trattasi di un documento lungo una pagina stilato dai sindacati dei vigilantes appartenenti a Cgil Cisl e Uil, ora in possesso della Digos incaricata di fare luce sulle microspie nell'ufficio del presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. L'esposto inviato per conoscenza anche alla Governatrice (la data è quella dell'8 marzo) dà conto di relazione di servizio redatta da alcuni vigilantes della società Roma Union Security, di cui Claudio Lotito patron della Lazio è socio di minoranza, che sovrintende la sicurezza del palazzo regionale in via Cristoforo Colombo a Roma.

Un documento che racconta di strane intrusioni notturne, di prelievi di chiavi dell'ufficio della Polverini, di ritorsioni nei confronti di chi non ha tenuto la bocca chiusa. Una relazione da prendere con le pinze, anche perché Lotito, rintracciato in tarda serata dal Giornale, lo definisce pieno «di inesattezze e falsità», scritto da qualcuno che «rischia seriamente di essere denunciato per calunnia perché arriva a trarre conclusioni senza sapere le cose come stanno».

 

E come stanno le cose, Lotito lo dice subito dopo: «Io non dovrei neanche parlare perché dovrebbero parlare il presidente e l'amministratore. Comunque le cose stanno in questo modo: la società ha operato senza commettere alcun reato. E' tutto regolare, re-go-la-re, regolarissimo. Se dico così è perché so quel che dico. Piuttosto bisogna chiedersi perché qualcuno è arrivato a scrivere certe cose.

E non è escluso che a qualcuno potrebbe presto essere contestato anche uno specifico reato». Roba d'intralcio alla giustizia. Lotito non fa mistero di essere pronto a denunciare chiunque arrivi a sostenere il contrario.

La triplice, nelle persone di Lisi, Brinati e Ariodante, racconta quanto appreso da alcuni dipendenti della Roma Union Security che il 3 marzo e il 18 marzo scorso sarebbero stati testimoni (il condizionale è d'obbligo) di «fatti che richiedono sia fatta la necessaria chiarezza». In quei due giorni, sempre intorno alle ore 23, a leggere la nota dei sindacati, nella sede della Regione si sarebbero presentati alcuni funzionari dell'istituto di vigilanza «i quali ordinavano a tutte le G.P.G. in servizio di abbandonare le proprie postazioni, di non effettuare i previsti giri periodici di controllo e di radunarsi al pian terreno dello stabile» dove sarebbero rimasti per tre ore.

 

«Nel contempo» - scrivono sempre i sindacati - i due funzionari «facevano accedere nei locali della Regione Lazio, con un automezzo aziendale, quattro persone sconosciute ed in borghese, prelevavano le chiavi degli uffici tra cui la chiave della presidenza, vi accedevano e vi si trattenevano per oltre due ore e quaranta minuti.

Successivamente venivano riposte le chiavi degli uffici "visionati" fra cui quello della presidenza e (i due funzionari, ndr) accompagnavano le quattro persone in borghese fuori degli uffici della Regione Lazio, liberavano le G.P.G. in servizio che fino a quel momento erano state trattenute all'interno della reception, ordinando loro di riprendere le proprie postazioni ed effettuare i residui giri di controllo, senza fare menzione a nessuno dell'accaduto».

A detta dei sindacati, una volta venuta a conoscenza dell'esposto, la società avrebbe reagito «trasferendo ad altri servizi al di fuori dell'appalto della Regione Lazio» coloro che non avevano rispettato la consegna al silenzio.

Accuse gravissime, sottolineate da riferimenti velenosi al Laziogate di Storace e alla conoscenza «dei fatti sopra esposti» da parte dei «vertici aziendali». Accuse rispedite duramente al mittente da un pirotecnico Lotito che al Giornale s'è mostrato sin troppo sicuro della «correttezza comportamentale» della società di vigilanza: «Le cose o sono legittime o sono illegittime.

 

Se sono regolari vuol dire che allora c'è qualcuno che sta commettendo un reato, che sta intralciando l'accertamento della verità da parte dell'autorità giudiziaria. Chi ha fatto quello che ha fatto era autorizzato a farlo, e mi fermo qui». Il presidente biancoceleste si morde la lingua. Non dice una parola di più. «C'è un'inchiesta in corso». Come dire, aspettate e vedrete.

2 - PROPAGANDA A PESO D'ORO: LA POLVERINI SI REGALA 500MILA EURO PUBBLICI
Luca Telese per "Il Fatto Quotidiano"

A Renata Polverini noi cittadini stiamo a cuore, molto a cuore. Ci teneva in così grande considerazione, la presidente della Regione Lazio, da pensare che fosse davvero necessario comunicare questo lodevole slancio sentimentale a tutti gli abitanti del Lazio con una imponente profusione di mezzi: pubblicità su autobus, radio, giornali (tutti i principali tranne l'Unità e il Fatto, per nostra fortuna), manifesti murali. Una simpatica campagna di comunicazione, divisa in più delibere, e in più tranche di finanziamento, per diversi soggetti.

Slogan ammiccante: "Mi state a cuore, Renata Polverini", con tanto di logo con coccardina azzurra. Totale della spesa? Centinaia di migliaia di euro per ogni campagna, per una spesa totale che supera (soldo di più, soldo di meno) il mezzo milione di euro. Non ci sarebbe nulla di male, nel farsi pubblicità, per un presidente di Regione, se questa campagna così smaccatamente personale non fosse stata finanziata con i fondi destinati alla comunicazione istituzionale della Regione Lazio.

In pratica la Polverini ha usato degli spazi che erano stati formalmente presi (e profumatamente pagati) per informare i cittadini, infarcendoli con il suo privatissimo slogan. Ci ha fatto sapere quanto le stiamo a cuore a spese nostre, come quegli adolescenti che telefonano a casa effettuando la chiamata a carico dei genitori.

 

Si tratta di un piccolo record. Perché è vero che le istituzioni usano spesso la promozione istituzionale in modo improprio, per favorire in modo più o meno occulto l'immagine degli amministratori (già questo non dovrebbe essere consentito) o per finanziare gruppi o clienti "amici" per procacciare delle benevolenze al potere esecutivo.

Ed è anche vero che Silvio Berlusconi è riuscito nell'impresa rara di farsi infilare da Michela Brambilla nello spot per la promozione del nostro Paese all'estero (immaginate che appeal...): ma nemmeno lui era arrivato a utilizzare slogan di chiaro sapore elettoralistico all'interno delle pubblicità progresso pagate dalla Presidenza del Consiglio.

Avevamo assistito - è vero - alla prodigiosa apparizione dell'attrice Elena Russo nello spot di Palazzo Chigi sulla risoluzione dell'emergenza rifiuti, con un passaggio spericolato dall'inchiesta di Vallettopoli alla pubblicità progresso. Ma - persino quando nel 1995 varò la famosa campagna di spot "Fatto" (nel senso di obiettivo raggiunto), il Cavaliere ebbe il pudore di non metterci la faccia. La Polverini invece, ha costruito (soprattutto sulla Sanità) un ibrido inquietante: il manifestone, in formato 4 per 3, per esempio, si apre, inequivocabilmente con la fascia blu e il marchio ufficiale della Regione Lazio.

 

Poi mostra una parata di medici in camice bianco solari e sorridenti. E quindi procede con un annuncio chiaramente (e correttamente) di servizio: "Sabato e domenica ambulatori aperti". Subito dopo, però, ecco la griffe pubblicitaria, enorme: "Mi state a cuore" (scritta e solito fiocco in azzurro) "Renata Polverini" (Scritto in nero con un corpo cubitale).

Lo stesso format veniva replicato sui torpedoni e sui mezzi dell'Atac, e anche sui flani destinati alle pagine dei quotidiani (compresa Repubblica e persino - sia pure con qualche spicciolo - alla "comunistissima" Radio città aperta!). Insomma, due piccioni con una fava: promuoversi presso il pubblico, e far circolare qualche lira fra gli addetti ai lavori, per di più in una stagione in cui tutti gli investimenti delle campagne crollano ai minimi termini. Una mossa che ha ispirato alla "bestia nera" della Polverini, la consigliera dell'Italia dei Valori Giulia Rodano, una pioggia di interrogazioni e un ricorso all'Autorità garante per le comunicazioni.

La presidente non ha ritenuto necessario rispondere ai quesiti in Consiglio regionale, per l'autorità (come sappiamo sempre molto solerte in materia radiotelevisiva) vedremo. Dice la Rodano: "Si tratta di un pericoloso precedente, che può aprire la strada a un uso indiscriminato della comunicazione istituzionale a scopi propagandistici". E non c'è dubbio che questa forzatura stupisca, in una persona come la Polverini, che aveva costruito la sua fortuna con il buonsenso e con una grande capacità di equilibrio.

 

Ma i tempi della politica impongono gli azzardi: "Con il tracollo di immagine di Alemanno e le divisioni nel Pdl - osserva la Rodano - la Polverini approfitta del denaro pubblico per rifarsi il look e posizionarsi nel nuovo scenario del Pdl". Una delle delibere più corpose (la 22076 del 21 dicembre 2010) mostra la capillarità della spesa. Alla voce "Progetto donna mi state a cuore - affidamento servizi comunicazione istituzionale " vengono erogati 97.887.60 euro, così ripartiti: "15 mila euro alla Publikompass Spa; 14.400 euro alla Manzoni e C. Spa; 14.400 euro alla Rcs Spa; 18.000 euro alla Piemme Spa; 6.600 euro alla Globo records Srl; 8 mila euro a Dimensione Advertising srl; 1.440 a Radio proletaria soc. Coop".

Nel dettaglio della delibera si scopre l'entità delle testate toccate dalla campagna: Corriere dello Sport, il Tempo, Libero, Repubblica (giornale più sito), Corriere della Sera, il Messaggero, Radio città aperta, Radio Globo, Radio Dimensione suono. Sempre per il "progetto donna" vengono stanziati in altra delibera 10.807,20 euro (per spazi sul Giornale) e altri 7.142,40 alla "Posto 9, srl", per la promozione del "Progetto donna - mi state a cuore", relativo alle popolazioni migranti. Altri stanziamenti promozionali (90 mila) per pubblicizzare "La giornata regionale della sicurezza e dello sport" (con cinque società finanziate), di cui 70 mila euro vanno in defibrillatori per i corsi e 85 mila "per realizzare, e distribuire materiale informativo e divulgativo".

 

Ma il cuore di tutta la campagna è la delibera da 280.941,96 euro per la "campagna di comunicazione per la riduzione delle liste di attesa negli ospedali". Qui le società finanziate sono 13 (tutte quelle che si occupano di affissione). Altri 265.837 euro servono per la campagna di primavera con il camper ambulatorio della regione.

La ripartizione dei fondi rivela il carattere mediatico del'iniziativa: "Solo 150 mila euro infatti - spiega la Rodano - sono destinati alla campagna vera e propria, mentre 108.694 euro vanno in comunicazione e 7.142 euro addirittura per le hostess". Di fatto quasi un euro su due della delibera (il 42%) non sono dedicati alla sanità, ma solo alla promozione dell'immagine presidenziale.

Un'ultima delibera, per una cifra molto bassa è interessante per un altro motivo. Si tratta di 720 euro che servono a stampare i manifesti da affiggere sugli autobus. Si legge nell'articolato: "Gli spazi sono stati messi a disposizione gratuitamente dall'azienda". Perché a Renata stiamo a cuore noi, ma - evidentemente - anche all'Atac "sta a cuore" Renata. 13-04-2011]

 

 

SPACCANAPOLI - LA REPLICA DEL CANDIDATO TERZOPOLISTA PASQUINO: “ALTRO CHE CONSULENZE, LE MIE ATTIVITÀ RIGUARDAVANO IL COLLAUDO DI ATTREZZATURE” - POI LA MAZZATA A VELARDI: “C’È LUI DIETRO QUESTA CAMPAGNA? OGGI SPIN-DOCTOR DEL CANDIDATO PDL, FINO A IERI ASSESSORE DI BASSOLINO. PROPRIO LUI CHE SPARSE IN GIRO SOLDI PUBBLICI PER TAPPEZZARE LA CITTÀ DI MANIFESTI CON LA SCRITTA “MONNEZZA A CHI?”… Riceviamo e pubblichiamo

 

Gent.mo dott. D'Agostino, in riferimento all'articolo pubblicato oggi sul suo portale, desidero farLe avere alcune precisazioni, con la speranza di fornirLe elementi utili e veritieri per fare chiarezza.

 

Altro che consulenze, le attività da me svolte per il commissariato all'emergenza rifiuti in Campania riguardavano il collaudo di attrezzature quali compattatori, press-container per imballaggio della carta, campane per il vetro, sacchetti per la raccolta, bidoni per oli esausti, contenitori per umido e quant'altro fosse necessario ad attivare la raccolta differenziata.

Mi chiedo, piuttosto, se dietro la campagna di aggressione nei miei confronti non ci sia il signor Claudio Velardi, un professionista del trasversalismo, oggi spin-doctor del candidato del Pdl ma fino a ieri assessore della giunta Bassolino. Proprio lui che sparse in giro soldi pubblici per tappezzare la città di manifesti recanti la scritta "Monnezza a chi?".

 

 

Questi untorelli del trasversalismo clandestino fanno mercato delle idee e si distinguono per straordinaria fragilità etica. Qualcosa di molto meno concreto e forse pure più costoso dell'attività professionale che, in tutti questi anni, ho svolto nell'interesse esclusivo della collettività.

 

Avrò molte responsabilità, non certo quella di essere ingegnere. Se poi l'esperienza professionale sviluppata nel corso di tanti anni è una colpa, ebbene sì... ammetto la colpa ma, ahimè, solo per l'anagrafe.
Raimondo Pasquino13-04-2011]

 

 

1- NEL ROMANZO CRIMINALE DEL MADOFF DEI PARIOLI MANCA QUALCUNO. è IL PESCE PILOTA - 2- COSÌ COME IL VERO MADOFF POTEVA VANTARE NOMI COME ELI WIESEL FRA I SUOI CLIENTI E DUNQUE ACCREDITARSI PRESSO LA COMUNITÀ EBRAICA MONDIALE COME UN BENEFATTORE, ANCHE QUI DEVE ESSERCI UN "TESTIMONIAL" CHE HA INTORTATO I VIP ROMANI - 3- I PRIMI NOMI CRIPTATI. NELLA RETE BANCHIERI, POLITICI ED ESPONENTI DELLE FORZE DELL´ORDINE - 4- LA FIDANZATA DI LANDE METTE IL DITO NELLA PIAGA: "I CLIENTI TACEVANO SULLA PROVENIENZA DEI SOLDI. MOLTISSIMI HANNO GUADAGNATO CIFRE IPERBOLICHE. POI IN 700 CI CHIESERO IL RITORNO PER LO SCUDO FISCALE, COSÌ IL MECCANISMO SI È INCEPPATO" - 5- CHE RUOLO HA AVUTO LA SOCIETÀ DI REVISIONE DELOITTE, CHE "ERA IL NOSTRO CONTROLLORE ESTERNO, FACEVA DA TRAMITE TRA LA SOCIETÀ E LE AUTORITÀ DI VIGILANZA"? - 5- BATTUTONA DI MAX GIUSTI: “SIAMO PASSATI DALLA BANDA ALLA BANCA DELLA MAGLIANA” -

1 - «IN 700 CI CHIESERO LO SCUDO FISCALE COSÌ IL MECCANISMO SI È INCEPPATO»
Lavinia Di Gianvito e Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

«La maggior parte dei clienti è stata remunerata sia nel capitale che negli interessi, a volte con cifre esageratamente più alte del capitale iniziale... » . È il 26 marzo scorso. Davanti al giudice Simonetta D'Alessandro parla Raffaella Raspi, 48 anni, la fidanzata di Gianfranco Lande ormai conosciuto come il «Madoff dei Parioli» .

Anche lei è stata arrestata insieme ai titolari e ai promotori delle società utilizzate per la truffa: Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci de Villanova e suo fratello Andrea Raspi. Anche lei- come gli altri- cerca di minimizzare il proprio ruolo. Ma di fronte a contestazioni specifiche non può negare.

E agli investigatori della Guardia di finanza che li hanno smascherati offre spunti anche sull'attività degli investitori, rivelando un passaggio chiave per gli accertamenti relativi all'ipotesi di riciclaggio: «Molti di loro, quando si è trattato di valutare l'ipotesi di accedere allo scudo fiscale ci hanno detto: "Io non le dico come e perché ho questi denari"» .

«ROVINATI DALLO "SCUDO"»
L'inchiesta condotta dal pubblico ministero Luca Tescaroli è ormai in una fase cruciale.
Perché nei nuovi elenchi di clienti esaminati proprio in queste ore dagli specialisti del Nucleo valutario ci sono i nomi di almeno cinquecento persone, moltissimi professionisti e imprenditori, che attraverso il meccanismo messo in piedi da Lande e dai suoi soci avevano come obiettivo l'occultamento dei fondi all'estero.

 

E infatti adesso bisognerà capire anche che ruolo abbia avuto la società di revisione Deloitte, che - come conferma Raspi- «era il nostro controllore esterno, faceva da tramite tra la società e le autorità di vigilanza» .

Così l'indagata racconta l'evoluzione della vicenda: «Nei primi anni c'è stata una gestione abbastanza trasparente e cristallina, cioè i clienti investivano dei fondi liquidi che venivano tramutati in titoli e poi, nel tempo, riliquidati e restituiti ai clienti. Via via credo che il meccanismo sia diventato estremamente diffuso, ha dilagato moltissimo» .

Tre anni fa le cose però cominciano ad andare male. Afferma Raspi: «Nel 2008 è un problema importante, perché essendoci stata una contrazione degli investimenti, un problema a livello generale di risparmi e di movimento economico deficitario, questa macchina che funzionava evidentemente deve essere sfuggita di mano, sicuramente a Torregiani che evidentemente aveva un problema gestionale» .

 

Ma il vero disastro, almeno a sentire la donna, viene provocato dallo scudo fiscale: «Nel 2009, quando si è profilata l'idea del decreto sullo scudo, io e mio fratello ci siamo resi negativi perché riguardava sei, settecento clienti, e la nostra struttura non era pronta a far fronte ad una massa così grande, in così breve tempo.

Il secondo punto era che i titoli in mano a questi clienti erano di difficile negoziabilità: fondi offshore, non quotati. Magari nel 2004 non sarebbe stata la stessa cosa, ma nel 2009 era così... Invece il fatto che Torregiani dicesse "Scudate perché così finalmente recuperate i vostri soldi e state tranquilli" che cosa ha fatto? Ha fatto sì che questi clienti abbiano scudato entro dicembre e dal primo gennaio, in massa, richiesto tutta la liquidità possibile» .

LE «OMISSIONI» DELLA CARISPAQ
Nella truffa da 300 milioni la maggior parte del denaro sarebbe transitata su un conto della Carispaq aperto fin dal ' 94, quando Lande e soci hanno iniziato a investire i soldi di nobili, professionisti e vip.

«Per il periodo compreso dal 2006 al 2008 - si legge in un'informativa del Nucleo valutario- risultano 415 movimenti di capitale per diversi milioni di euro, e precisamente per l'anno 2006 euro 16.009.693,00 con natura "denaro importato in precedenza", per l'anno 2007 euro 17.747.020,00 con natura "finanziaria"e per l'anno 2008 euro 13.939.156,00 con natura "finanziaria"ed euro 725.080,00 con natura "corrente mercantile"» .

 

Dunque i broker finiti in carcere usavano il conto della Carispaq per diversi scopi ma, stando ai risultati dell'inchiesta, la banca non avrebbe mai fatto le segnalazioni previste dalle norme antiriciclaggio. Neppure quando i promotori hanno versato cifre a molti zeri. L'informativa del 10 dicembre 2009 prende le mosse dalla denuncia di Paola V., che inutilmente avrebbe tentato di recuperare 152 mila euro investiti. Torregiani gliene avrebbe offerti soltanto diecimila aggiungendo: «Prendere o lasciare» . Ricevuta la denuncia, la Guardia di finanza ha cominciato a interrogare le banche dati.

È emerso che il broker (tra i suoi clienti Samantha De Grenet) era stato cancellato dall'albo dei promotori di via Nazionale «dal 1 ° dicembre 1999 con delibera numero 12226 per omesso pagamento » . E si è ricostruito che tra il 2001 e il 2008 Torregiani ha siglato nove compravendite di immobili e azioni. In particolare, il 28 dicembre 2001 il broker ha acquistato un fabbricato da 64.567 euro insieme a Lande e una costruzione commerciale da 2.582 euro. Il 7 marzo 2003 ha speso 204 euro in azioni e il successivo 9 dicembre 70 mila euro per un immobile.

 

Il 5 giugno 2004 ha comprato un altro fabbricato da 10.300 euro, il 12 maggio 2006 ancora azioni per settemila euro e il 4 giugno 2007 un'altra costruzione commerciale del valore di 55.058 euro. Il 25 febbraio 2008 Torregiani ha stipulato un preliminare per l'acquisto di un immobile di cui non è indicato il valore, mentre meno di un mese dopo, il 12 marzo, ha firmato un contratto di locazione finanziaria di fabbricato per 60 mila euro.

Negli stessi sette anni, aggiunge l'informativa, «risultano 28 movimenti di capitale di import ed export con Svizzera, Gran Bretagna e Francia» . A Torregiani, come agli altri promotori arrestati, sono stati sequestrati immobili e conti correnti.

Ma ora il Nucleo valutario ha individuato altri beni e anche di questi la Procura ha chiesto il sequestro. Alcuni però sono all'estero e perciò, per bloccarli, saranno necessarie diverse rogatorie. Come per la casa a Londra di Lande oppure per due fabbricati di Torregiani: un appartamento a Parigi («Da 30 metri quadri» , precisano gli avvocati Riccardo Olivo e Nicola Apa) e una multiproprietà a Sharm El Sheik. I sigilli potrebbero scattare anche domani, quando il Tribunale del riesame discuterà i ricorsi dei difensori contro le misure cautelari.

2 - ECCO I PRIMI NOMI CRIPTATI DAL MADOFF DEI PARIOLI -NELLA RETE BANCHIERI, POLITICI ED ESPONENTI DELLE FORZE DELL´ORDINE - LO SCENEGGIATORE ENRICO VANZINA: "GLI AVEVO AFFIDATO I RISPARMI DI UNA VITA DI MIO PADRE STENO"
Federica Angeli e Francesco Viviano per "la Repubblica"

 

Ecco i nomi scottanti della lista super segreta del Madoff dei Parioli. Il primo dei 500, ovvero quei clienti che la guardia di finanza sta cercando di decriptare, è «Aless.x». L´ultimo è «Zoe.x»; in mezzo ci sono «Ben.x» e «Ciol.x». Nomi in codice, clienti che dovevano rimanere coperti dal segreto. Investitori "eccellenti" che hanno deciso di non fare lo scudo fiscale quando Lande & co. hanno proposto il passaggio dalla società fantasma Eim a quella consobizzata Egp. Gli uomini della polizia valutaria della Finanza romana stanno lavorando da giorni a questo elenco di nomi che Gianfranco Lande, la mente del raggiro, ha memorizzato nel suo computer personale.

 

I "cinquecento" fanno parte di un pacchetto clienti di 1.678 persone. Non 1.200, come si era detto in un primo momento, ma quasi mille e settecento persone. Tra questi, oltre a vip, calciatori e notabili romani, che hanno affidato i loro soldi al mago della truffa capitolina - «Erano i soldi di mio padre Steno», ha dichiarato Enrico Vanzina - spuntano nomi "grossi". Banchieri, politici di spessore, uomini delle forze dell´ordine. E poi un personaggio chiave, di cui fino a oggi nessuno aveva ipotizzato l´esistenza.

Un big dell´alta finanza internazionale. Uno che in passato ha aiutato la gang dei Parioli a mettere in piedi la grande giostra mangia soldi e ha consentito operazioni velocissime di apertura e di chiusura dei conti esteri. Uno che oggi, Gianfranco Lande sta coprendo e di cui, nei vari interrogatori, non ha mai parlato.

Inquietante al riguardo una scoperta contenuta in un documento redatto da Gianluca Brancadoro (il consulente cui la procura e Bankitalia hanno affidato il compito di mettere ordine negli affari bancari del Madoff dei Parioli) e depositato lo scorso lunedì in procura. Nel lavoro eseguito dal consulente della procura si legge di conti, prospetti informativi e depositari decodificati da file super segreti di Lande.

Un passaggio risulta essere fondamentale ed è ora al vaglio degli inquirenti. Quello in cui si parla del "Depositario Crest". «Il file - è scritto nel documento - contiene i saldi alla fine di ciascun mese sul depositario Crest Euroclear per il periodo 31/12/2008-28/02/2011, suddivisi per codice del Conto deposito/ Cliente / Codice titolo e descrizione, relativi a circa n. 120 conti deposito, identificati da un codice alfanumerico di 5 caratteri maiuscoli, collegati ad altrettanti nominativi Clienti e ad un conto "pool" intestato alla Egp».

 

I conti deposito evidenziano una consistenza titoli che rimane invariata, in genere, per alcuni mesi, trascorsi i quali il deposito risulta improvvisamente azzerato. Di più: il file non evidenzia da quale intermediario o depositario risultano provenire gli strumenti finanziari e non evidenzia i beneficiari dei successivi trasferimenti dei singoli titoli o della liquidità proveniente dalla vendita di quei titoli.

Un mistero. I soldi ci sono per un certo periodo e poi improvvisamente se ne perde traccia. Si parla di decine di milioni di euro, nel documento redatto da Brancadoro, spariti senza una traccia. Ed è qui che entrerebbe in scena, secondo le ipotesi degli inquirenti, il ruolo dell´alto finanziere, qualcuno in grado di fare spostamenti senza che nessuna ponga quesiti, qualcuno in grado di aggirare ostacoli burocratici. E quel qualcuno è molto più in alto della gang dei Parioli.


3- MA QUI MANCA IL PESCE PILOTA...
Barbara Palombelli per "Il Foglio"

 

Nel romanzo criminale romano manca qualcuno. E il giallo dei Parioli non è la solita storiella dei risparmi svaniti: accanto, dietro, sopra e sotto c'è molto altro. I livelli sono tanti e sono collegati dal dio denaro (che in tempi di crisi puzza meno che in tempi di vacche grasse). Non è una certezza, è una sensazione. Ogni iniziativa speculativa ha i suoi "testimonial" (parola orribile ma quanto mai adeguata al caso in questione, visto che finiranno in aula molti vip).

E dunque, così come il vero Madoff poteva vantare nomi come Eli Wiesel fra i suoi sottoscrittori e dunque accreditarsi presso la comunità ebraica mondiale come un benefattore, anche qui deve esserci un Nome. Liste e listerelle - è sempre una questione, drammatica, di elenchi - sono state certamente sbianchettate. Almeno fino ad oggi, quei cognomi non corrispondono a coraggiosi e / o intrepidi speculatori. Si tratta spesso di borghesi e aristocratici piuttosto indolenti, non giovanissimi, molto preoccupati di crearsi una rendita per la meritata e imminente quarta età.

Non credo che senza un pesce pilota al di sopra di ogni sospetto avrebbero smosso i loro capitali per destinarli al gruppetto che ora è sotto inchiesta. Nei prossimi giorni sapremo anche - lo spero per i truffati - dove sono finiti i soldi scomparsi, al netto di case e barche comunque rivendibili e recuperabili. Nel romanzo criminale romano, in compenso, è arrivato il morto.

Una sparatoria nel tranquillo quartiere Delle Vittorie, a pochi metri dalla Rai, dai carabinieri, dai vigili del fuoco, significa molto. Chi sgarra paga: il messaggio, chiarissimo, viene mandato con forza. Non devono esserci dubbi. In queste ore le banche stanno richiedendo indietro fidi e prestiti: commercio e imprese sono sfiniti dalla recessione.

 

E' il momento d'oro per ricomprare, a prezzi scontatissimi, immobili e negozi. Girando per la città, non c'è bisogno di un detective per vedere insegne storiche cedere il passo a sigle sconosciute quanto scintillanti. Chi vende sa chi compra, chiude un occhio e incassa. Un po' di nero, molte cassette di sicurezza straripano di contanti, e via. In città i soldi lavano tutto: bastano, come dimostrano i furbetti pariolini, una bella casa, una barca giusta, belle macchine. Il biglietto d'ingresso in società è accessibile.

La differenza con le altre città, è che nella capitale il malaffare fa stare bene tutti: dal malato terminale, ottimo per intestarsi auto, testimoniare, firmare fissati bollati in Borsa, all'indigente che dorme in macchina, fino all'avvocaticchio che riceve al parco sulla panchina. L'arcipelago democratico fondato sul passaggio di cash - ora formalmente vietato dalle norme severe del Tesoro e dunque ancora più ambito e prezioso - è trasversale alle classi sociali.

Qui risiede la sua forza speciale: la speranza romanissima di "svoltà" per avere una vita migliore unisce nella sfida illegale l'alta aristocrazia e il parcheggiatore abusivo, il divo tv e il bancarellaro di strada. Ce n'è un po' per tutti, nel vuoto morale della politica e della amministrazione. Come dice Max Giusti, grande comico cittadino, "siamo passati dalla Banda alla Banca della Magliana".13-04-2011]

 

 

BARI E PATTA/2- Arrestato l’ex consulente informatico della procura barese che, a settembre 2009, avrebbe passato al Corriere della Sera i verbali, secretate dal pm scelsi, su Berlusconi e le serate con la D’Addario a Palazzo Grazioli - ai domiciliari Andrea Morrone, 39 anni, che smaniava per diventare giornalista e con lo scoop fu accontentato con un contratto di collaborazione con l’edizione pugliese del quotidiano di via Solferino

Massimo Malpica per "il Giornale"

 

Arrestato l'uomo che, a settembre 2009, avrebbe passato al Corriere della Sera i verbali su Berlusconi e le serate con la D'Addario a Palazzo Grazioli. Carte riservatissime, secretate dal pm, pubblicate nel giorno dell'insediamento del procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, spedito nel capoluogo per tentare di sanare le spaccature interne al palazzo di giustizia. Quell'esordio «amaro» è uno schiaffo che Laudati non ha mai digerito. Tanto da arrivare a promettere che la «talpa», prima o poi, sarebbe stata individuata.

E così, per la procura, è successo. Andrea Morrone, 39 anni, ex consulente informatico della stessa procura, reinventatosi giornalista con un contratto di collaborazione proprio con l'edizione pugliese del quotidiano di via Solferino, da ieri è ai domiciliari. Con l'accusa di avere, il 4 agosto del 2009, «rovistato» abusivamente nel pc del pm Pino Scelsi, collegandosi all'archivio informatico della procura con le password ancora in suo possesso, nonostante fosse stato licenziato dalla società che gestiva proprio la sicurezza del network giudiziario barese più di un anno e mezzo prima di quel giorno.

 

Un dettaglio che forse spiega anche le tante fughe di notizie di quella calda estate barese. Ma, pur se apparentemente aiutato dalla scarsa sicurezza informatica della procura-colabrodo, Morrone secondo i pm era da arrestare. E il gip l'ha pensata allo stesso modo, pur spendendo 8 mesi per accogliere la richiesta della procura, arrivata sul suo tavolo nell'agosto del 2010.

Per l'accusa, il movente dell'ex consulente informatico era lavorativo: avrebbe deciso di sottrarre i file per passarli a una cronista barese del Corriere del Mezzogiorno (che la procura ha indagato per ricettazione) proprio sperando in una assunzione nel quotidiano. E a febbraio del 2010 il Corriere pugliese ha offerto a Morrone un contratto di collaborazione presso la redazione di Lecce.

Al suo nome gli inquirenti sono arrivati, in un certo senso, per esclusione. Quei verbali erano solo nel pc del magistrato che indagava Tarantini, non erano stati dati in copia nemmeno ai legali dell'imprenditore. E il 4 agosto qualcuno aveva consultato i file della cartella «interrogatori Tarantini», collegandosi in condivisione al computer del pm.

Controllando i tabulati, e le celle «attivate» dal telefonino di Morrone, gli investigatori hanno ricostruito da un lato una serie di contatti tra l'arrestato e la giornalista del Corriere, e dall'altro hanno appurato la presenza dell'ex consulente nell'area della procura. Pur licenziato, l'uomo continuava infatti ad aver accesso a una stanza con computer al piano interrato della procura, ed era ancora in possesso delle password di accesso.

Il contenuto di sms e telefonate tra la presunta «talpa» e la giornalista sono sconosciuti, ma - scrive il gip - «pur non potendosi conoscere il contenuto delle conversazioni e dei messaggi telefonici (...) esistono elementi fattuali di natura logica che supportano l'ipotesi d'accusa». E a confermare che la cronista fosse in possesso dei verbali, all'inizio dell'agosto 2009, ci sono le dichiarazioni del colonnello della Finanza Salvatore Paglino (l'uomo che svolse le indagini sul filone D'Addario e che poi era finito indagato lui stesso, intercettato e spedito ai domiciliari con le accuse di stalking, peculato e rivelazione di atti coperti da segreto).

 

Interrogato dal pm, Paglino ha raccontato che, in quella settimana d'estate, era stata la stessa giornalista, incontrata in procura, a dirgli che aveva i verbali.

Nelle 17 pagine dell'ordinanza, il gip rimarca infine come l'unica delle esigenze cautelari a carico di Morrone sia la reiterazione del reato. Non solo per la «determinazione più che apprezzabile» nell'accedere abusivamente all'archivio informatico della procura, e nella «sicura consapevolezza del contenuto antigiuridico della condotta», ma anche perché l'ex consulente ora, appunto, fa il giornalista.

«Potrebbe nuovamente sfruttare le cognizioni tecniche di cui è dotato per violare sistemi informatici» e ottenere documenti da pubblicare, conclude il gip.13-04-2011]

 

 

GALLI LEGA-TI NEL POLLAIO (DELLA FINANZA) - IL PRESIDENTE LEGHISTA DELLA PROVINCIA MARONITA DI VARESE, DARIO GALLI, DA DUE ANNI SI è APPOLLAIATO SULLA POLTRONA DI AMMINISTRATORE DELLA ‘FINANCIÈRE FIDEURAM’ DEL GRUPPO INTESA (SOCIETA’ CON DUE DIPENDENTI E 5 PERSONE NEL CDA!) - DECLASSATO DA ONOREVOLE AD AMMINISTRATORE LOCALE, GALLI È INGEGNERE MA SI RITROVA A FARE IL BANCHIERE-STAGISTA (10 MILA EURO PER POCHE RIUNIONI ALL’ANNO): "IL MIO POSTO? GRAZIE AD ALCUNI CONTATTI PERSONALI. COSÌ CAPISCO COME FUNZIONA IL MONDO DEL CREDITO

Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

 

Dario Galli, presidente leghista della provincia di Varese, è un banchiere per caso. Se gli chiedete come mai sieda da un paio di anni sulla poltrona di amministratore della Financière Fideuram del gruppo Intesa, il diretto interessato risponde che "grazie ad alcuni contatti personali ho avuto la possibilità di capire come funziona il mondo del credito". Un uomo fortunato.

Quanti altri come lui, privi di competenze specifiche nel settore bancario, vorrebbero avere un'occasione simile. E a pagamento, perfino. Il posto di consigliere vale 10 mila euro per partecipare ogni anno a quattro o cinque riunioni del consiglio di amministrazione. Senza contare che Financière Fideuram ha sede a Parigi nella magnifica Place Vendome.

 

Niente male davvero. Galli, 57 anni, ingegnere, piccolo imprenditore, è anche consigliere di Finmeccanica, la holding a controllo pubblico che produce aerei, armi, treni e sistemi di comunicazione. Quella nomina, però, si può spiegare con la logica della lottizzazione partitica: una poltrona a un leghista, per di più espressione di un territorio dove Finmeccanica è presente con numerosi e importanti impianti. Ma che dire della banca? Financière Fideuram è una piccola società con due soli dipendenti e cinque consiglieri d'amministrazione. Quattro di loro però sono funzionari del gruppo Intesa, a cominciare dal presidente Massimo Brocca.

 

L'unico esterno è proprio Galli, che dopo una lunga esperienza da parlamentare (deputato e poi senatore tra il 1997 e il 2008) è infine diventato presidente della provincia più leghista d'Italia. Un padano doc, un tipo con le idee chiare. Giorni fa, per dire, commentò così l'emergenza sbarchi a Lampedusa: i profughi se li prendano quei "privati che votano centrosinistra e che hanno case di grandi dimensioni".

Parole che non grondano umanità ma sono già un passo avanti rispetto alle pallottole evocate da altri leghisti come Francesco Speroni da Busto Arsizio, eurodeputato a Bruxelles. Si racconta che Galli consideri la poltrona in Finmeccanica (60 mila euro di compensi annui) come una sorta di risarcimento per essere stato declassato dal rango di parlamentare a quello di semplice amministratore locale.

 

Il suo predecessore in provincia, Marco Reguzzoni, uno dei rampanti della scuderia leghista, è invece approdato alla Camera dove è diventato capogruppo del partito bossiano. Reguzzoni viene descritto come il rivale più accreditato del potente Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione bilancio della Camera, che invece sarebbe lo sponsor di Galli.

 

Questi però sono giochi di corrente nel complesso arcipelago leghista. Che c'entra la banca? Galli dichiara a Il Fatto Quotidiano di "non voler spiegare esattamente" quali sarebbero i contatti che lo hanno portato fino al consiglio di amministrazione della società parigina. Niente gite sugli Champs Élysée, assicura.

"Macchè, vado e torno in giornata", dice. Per quanto piccola e marginale la Financiere Fideuram assomiglia molto a una scatola gonfia di perdite. In bilancio ci sono oltre 130 milioni di passività ereditate dagli esercizi precedenti. Il fatto è che negli anni della bufera finanziaria la società di Place Vendome è stata costretta a svalutare titoli in portafoglio per decine di milioni.

 

Risultato: i conti 2007 si sono chiusi in rosso per 47 milioni e nell'esercizio successivo sono arrivare altri 27 milioni di perdite. E così, nel 2008, la capogruppo Banca Fideuram ha dovuto svalutare di 72 milioni la propria partecipazione nella controllata con sede a Parigi.

Adesso, in base alla legge francese, Financière Fideuram ha tempo fino alla fine di quest'anno per riportare il valore dei mezzi propri, a suo tempo falcidiati dalle perdite, al di sopra del 50 per cento del capitale sociale. Altrimenti Banca Fideuram sarà costretta a far fronte alle vecchie perdite della controllata. Missione impossibile? Vedremo. Gli ultimi due esercizi si sono chiusi praticamente in pareggio. Nel frattempo però Galli si sta facendo la sua bella esperienza da banchiere.14-04-2011]

 

 

BARI E PATTA - L’ULTIMA TRANCHE DELL’INCHIESTA SU TARANTINI (IL TIPINO CHE PORTò LA VERGINE D’ADDARIO A PALAZZO GRAZIOLI) È UNA MAZZATA MICIDIALE SUL PD: COINVOLTI I CAPOCCIONI ESPONENTI DEL CENTROSINISTRA - DOPO IL DALEMONE TEDESCO, NEI GUAI ANCHE L’EX ASSESSORE DI VENDOLA, MARIO LOIZZO - NELLE INTERCETTAZIONI LA SPARTIZIONE DELL’APPALTO: “SÌ, FACCIAMO TRE LOTTI COME DICONO TUTTI, POI UNO A TE, UNO A TE E UNO A TE, E LI DIVIDIAMO TUTTI”…

Giuliano Foschini per "la Repubblica"

 

Una nuova bufera giudiziaria potrebbe presto abbattersi sul mondo politico e imprenditoriale pugliese. Sta per chiudersi l´ultima tranche dell´indagine nata nel 2008 sull´imprenditore della sanità Gianpaolo Tarantini. Un´inchiesta che nel 2009 portò per la prima volta a scoprire il giro di escort che frequentavano le residenze del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Ma che ha anche scoperchiato un giro di mazzette e appalti truccati attorno al mondo della sanità. E´ questo secondo filone che starebbe ora per chiudersi, coinvolgendo una serie di politici locali e nazionali di primo livello del centrosinistra. In particolare del Partito democratico.

 

L´indagine - condotta dai sostituti procuratori Eugenia Pontassuglia, Ciro Angelillis e Giuseppe Scelsi - parte dalle dichiarazioni di Tarantini. Ma, grazie al lavoro attento della Guardia di finanza, è riuscita a ricostruire in più di un anno e mezzo di indagine una fitta rete di interessi di gruppi imprenditoriali che lavoravano con denaro e incentivi pubblici grazie all´appoggio di alcuni politici.

Emblematica, per raccontare il sistema, è l´intercettazione ambientale del 21 gennaio del 2009 tra Tarantini, l´ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, e gli imprenditori Cosimo Catalano, Rino Metrangolo ed Enrico Intini, tutti vicini al centrosinistra.

 

Si parlava di un appalto da spartire che la Asl di Bari stava per bandire e Tarantini come al solito aveva le idee chiare: «Rino, il problema sai cos´è? Che chi romperà i coglioni... chi può rompere i coglioni sono: o Alberto (Tedesco, il senatore del Pd per cui è stato chiesto l´arresto-ndr), se non si parlano, e con Alberto parla Enrico, o Cascina per il fatto della luce ed il gas, e ci parla Enrico, o gli altri che ora sono... Chi sono: il Cns (il Centro nazionale servizi-ndr) e chi sta? Il Cns che non è un problema, e Tre Fiammelle; ma Tre Fiammelle è un fornitore (diciamo così) locale che non è che ha tutte queste capacità di... e non è neanche il tipo che va a fare l´esposto in Procura piuttosto che la lettera a "La Gazzetta", non è assolutamente il tipo».

 

Ancora più espliciti quando si tratta di dover decidere come spartirsi un appalto. «Sì, facciamo tre lotti come dicono tutti, poi uno a te, uno a te e uno a te, e li dividiamo tutti». E riferendosi ad alcune imprese, l´imprenditore dice ancora: «Io so solo che li vuole Alberto dentro per forza! Secondo me, bisogna sentire almeno Mario Loizzo (ex assessore della giunta Vendola in quota Pd-ndr) e almeno Alberto Tedesco».

 

Tarantini insiste: «Ma tu non puoi parlare con Alberto e Mario e dire: "Senti, con questi qua dobbiamo fare queste cazzo di tre cose, come dobbiamo fare, chi dobbiamo portarci dentro?" Poi ve le dividete... cioè: per assurdo, facendo che in tre capogruppo, no?... Siete tu, lui e diciamo... «.

Questa intercettazione verrà depositata oggi integralmente dalla Procura nell´udienza al tribunale del Riesame che dovrà decidere sulla posizione di Tedesco. La Procura ha infatti chiesto che venga riconosciuta l´associazione a delinquere nei confronti del senatore del Pd. Mentre l´ex assessore regionale alla Sanità ha chiesto che venga annullata la richiesta di carcerazione a suo carico.

Non sono ancora chiari i tempi invece sulla seconda tranche dell´inchiesta: certo è che la polizia giudiziaria ha concluso la sua indagine. Nell´occhio della Procura, guidata da Antonio Laudati, non ci sarebbero però soltanto gli interessi sulla Sanità. La politica avrebbe utilizzato metodi simili per gestire anche altri business, primo tra tutti quello sull´eolico e sul fotovoltaico: l´inchiesta ha dimostrato che persone vicini a gruppi politici avrebbero creato società ad hoc per accedere ai finanziamenti.14-04-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “FT”: BERLUSCONI FA LO SPAVALDO MA I SUOI PROCESSI ISOLANO L’ITALIA - IL MESSAGGIO DI DRAGHI SULLA RICAPITALIZZAZIONE HA COLPITO NEL SEGNO LE BANCHE ITALIANE, MA PASSERA E VIGNI GIÀ PENSANO A DISTRIBUIRE DIVIDEDI ALTISSIMI - “LES ECHOS”: IL MINISTRO FRANCESE AL BILANCIO PROPONE 1000 EURO DI PREMIO AI DIPENDENTI, MA GLI INDUSTRIALI RISPONDONO PICCHE - LA FRANCIA CRESCERÀ MENO DEL PREVISTO - “EL CONFIDENCIAL”: NEI PROSSIMI TRE ANNI “TELEFÓNICA SPAGNA” TAGLIERÀ 6000 POSTI DI LAVORO…

1 - FINANCIAL TIMES
LE BANCHE ITALIANE PROGETTANO DI TORNARE AGLI ABBONDANTI DIVIDENDI DEL PERIODO PRE-CRISI
http://www.ft.com/home/europe

 

- "Le banche italiane progettano di tornare agli stessi livelli di dividendi, se non più alti, del periodo precedente alla crisi finanziaria, rovesciando la strategia di qualche mese fa. Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo, e Antonio Vigni, il suo omologo al Monte dei Paschi di Siena, in due distinte interviste hanno dichiarato al "Financial Times" che torneranno a distribuire in dividendi la metà, se non oltre, degli utili annuali". [...]

"Non ci sono restrizioni", dice Passera, "in questo mondo incerto è importante prendere impegni sui dividendi. Saranno molto alti, superiori il 50 per cento".

IL MESSAGGIO DI DRAGHI HA COLPITO NEL SEGNO
http://www.ft.com/home/europe

- In un'intervista pubblicata sul "Financial Times" di oggi, Corrado Passera parla dell'aumento di capitale di Intesa San Paolo e delle altre grandi banche italiane. "È chiaro - scrive l'"FT" - che a decidere di ricapitalizzare ora non è stato lui, ma il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, il ministro Tremonti e la European banking authority".

"Abbiamo cambiato idea riguardo al nuovo livello di capitale considerato normale dai regolatori del mercato. Un paio di giorni dopo esserci riuniti - dice Passera - ho chiamato il presidente e gli ho detto: ho cambiato idea".

 

BERLUSCONI FA LO SPAVALDO MA I SUOI PROCESSI ISOLANO L'ITALIA
http://www.ft.com/home/europe

"Sulla scena internazionale, i più autorevoli funzionari, in privato dicono che gli scandali di cui è protagonista Silvio Berlusconi e la sua vita privata, oltre ai suoi continui conflitti d'interesse, hanno fatto l'Italia oggetto del ridicolo e dell'irrilevanza. Vedono il governo italiano andare virtualmente avanti senza di lui, guidato da amministratori capaci come Giulio Tremonti e Franco Frattini. A Milano c'è disillusione anche tra le file dei suoi sostenitori.

I leader economici non mettono in dubbio il suo talento nell'intrattenimento, ma c'è una crescente frustrazione per il fatto che le sue battaglie legali hanno tolto le riforme economiche dalle priorità del governo".

DEUTSCHE BANK E GOLDMAN SACHS DEFERITE AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA E ALLA SEC
http://www.ft.com/home/europe

 

- La commissione permanente del senato americano che indaga sulla crisi finanziaria immobiliare e sul ruolo che in essa hanno avuto le banche, ha fornito al Dipartimento di Giustizia e alla Sec (l'equivalente Usa della nostra Consob) elementi riguardanti "Goldman Sachs" e "Deutsche Bank" che potrebbero dare avvio a dei procedimenti giudiziari.

- Sullo stesso argomento leggi anche ZERO HEDGE: http://bit.ly/dOXSsv

2 - LES ECHOS
LAGARDE RIVEDE AL RIBASSO LA CRESCITA FRANCESE: DAL 2,5 AL 2,25%
http://bit.ly/gq15UQ

- Il primo ministro francese Christine Lagarde, intervistato da "Les Echos", dice che l'economia della Francia crescerà del 2,25 per cento nel 2012, anziché del 2,5 come stimato in precedenza. Lagarde segnala una diminuzione della domanda estera di prodotti francesi e un aumento dei costi energetici.

L'inflazione per il 2011, aggiunge il ministro, sarà all'1,8 per cento, mentre nel 2012 sarà all'1,75. Il target per il deficit 2012 continua ad essere il 4,6 per cento del Pil, conclude Lagarde, confermando un target del 3 per il 2013. Quanto al debito pubblico, nel 2012 sarà l'86 per cento del Pil; nel 2013, l'85,6.

 

IL MINISTRO FRANCESE AL BILANCIO BAROIN: "MILLE EURO DI PREMIO AI DIPENDENTI". MA GLI INDUSTRIALI SI OPPONGONO
http://bit.ly/fyQ62k

- Ieri il ministro al Bilancio francese François Baroin, sviluppando un'idea di Sarkozy, aveva evocato un premio di 1000 euro che le imprese dovrebbero versare ai propri dipendenti, distribuendo i dividendi.

Un modo per ripartire gli utili di impresa tra azionisti e lavoratori. Ma la risposta degli industriali non si è fatta attendere: oggi la presidente di Medef (l'equivalente francese di Confindustria), Laurence Parisot, ha bollato le proposte di Baroin come "incomprensibili".

3 - EL CONFIDENCIAL
NEI PROSSIMI TRE ANNI "TELEFÓNICA SPAGNA" TAGLIERÀ 6000 POSTI DI LAVORO
http://bit.ly/gVlmf1

 

- "Telefónica Spagna", nei prossimi tre anni, prevede un taglio di dipendenti del 20 per cento. La compagnia presieduta da César Alierta, in Spagna, impiega 30mila persone. Ciò significa che la riduzione coinvolgerà circa 6000 lavoratori.

La misura rientra in un piano triennale di riduzione dei costi. Nel 2010, tuttavia, "Telefónica" ha registrato un utile netto di 10mila 167 milioni di euro, il 30,8 per cento in più del 2009. Un risultato su cui pesa anche l'acquisizione della compagnia brasiliana "Vivo".

 

4 - THE NEW YORK TIMES
GLENCORE ANNUNCIA IPO DA 12,1 MILIARDI DI DOLLARI A LONDRA ED HONG KONG
http://dealbook.nytimes.com/

- "Glencore" ha finalmente ufficializzato la sua quotazione sulle borse di Londra ed Hong Kong. Il gigante delle materie prime punta a raccogliere 12,1 miliardi di dollari.14-04-2011]

 

 

PARIOLI-BAHAMAS, SOLA ANDATA - GRAN PARTE DEL TESORO DEL MADOFF DE’ NOANTRI STAREBBE NEI CARAIBI - LA VERSIONE DI TORREGIANI, UNO DEI BROKER DI LANDE (DI CUI OGGI SI DECIDE LA SCARCERAZIONE): “TUTTI I CLIENTI SAPEVANO CHE I FONDI ERANO ALL’ESTERO. LANDE ERA STATO MINACCIATO CON LE ARMI DA CRIMINALI CHE RIVOLEVANO INDIETRO I SOLDI” - TRA I TRUFFATI, UNA CONSIGLIERA DEL MINISTRO MARONI E L’EX MOGLIE DEL DEPUTATO PDL DI CAGNO ABBRESCIA - SI INDAGA SUI 500 NOMI CRIPTATI, CHE NON AVEVANO VOLUTO LO SCUDO FISCALE (TROPPI SOLDI O MAGAGNE DA NASCONDERE), e COME PSEUDONIMI USAVANO I NOMI DEI PROPRI CANI

1 - MADOFF PARIOLI, TESORO ALLE BAHAMAS - CACCIA AI FONDI NEL PARADISO FISCALE...
TGCOM - Mentre proseguono le indagini sui conti cifrati legati alla truffa del Madoff dei Parioli, all'appello mancherebbero ancora milioni di euro. Si tratta del tesoro nascosto di Gianfranco Lande, il cervello del grande raggiro. Il bottino, secondo gli investigatori, sarebbe alle Bahamas. Il Nucleo valutario ha accertato infatti l'esistenza di alcuni fondi chiusi intestati proprio a Lande. Non sono però noti né il loro contenuto, né il valore.

 

Ma non è tutto qui. Gli inquirenti sono infatti a caccia anche degli investimenti ricostruiti dal liquidatore, Gianluca Brancadoro. Una cifra che si aggira intorno ai 30 milioni di euro negoziati tramite la banca inglese Crest Euroclear per conto di 120 clienti tra il dicembre del 2008 e il giugno del 2009 e svaniti letteralmente nel nulla.

2 - IN CORSO UDIENZA RIESAME PER LANDE E ALTRI TRE...
(ANSA) - E' in corso davanti al tribunale del riesame di Roma l'udienza sollecitata da quattro dei cinque componenti della cosiddetta 'Banda dei Parioli' per chiedere la revoca delle ordinanze di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Gianfranco Lande, ritenuto dalla procura il principale artefice della megatruffa da 170 milioni di euro, della compagna Raffaella Raspi, di Andrea Raspi e di Gian Piero Castellacci De Villanova.

Il quinto indagato, Roberto Torreggiani, è stato esaminato dal tribunale del riesame la settimana scorsa e si è visto rigettare l'istanza di scarcerazione. L'udienza è stata caratterizzata dalla sospensione di un'ora per consentire ai difensori degli indagati di consultare l'ulteriore documentazione, una ventina di allegati, depositata ieri dal pubblico ministero Luca Tescaroli.

 


3 - LE MINACCE AL MADOFF DEI PARIOLI I BOSS CON LE PISTOLE NEL SUO UFFICIO...
Federica Angeli e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

È prevista per oggi l´udienza del Riesame per la scarcerazione dei protagonisti della truffa dei Parioli. Il giudice dovrà decidere se rimettere in libertà Gianfranco Lande, la compagna Raffaella Raspi e il fratello Andrea, e Giampiero Castellacci. Lo farà alla luce dei nuovi interrogatori per i maghi della stangata da 170 milioni di euro in cui sono finiti vip, calciatori, bancari, politici e notabili romani.

E mentre dall´elenco dei 1.678 clienti truffati spuntano nuovi nomi - come quello di Mara Carluccio, nello staff del ministro Maroni come consigliere sulle politiche di genere comunitarie e internazionali e Patrizia D´Abramo, ex moglie del deputato del Pdl Simeone Di Cagno Abbrescia e dipendente alla Sogei, società informatica che lavora per conto del ministero dell´Economia e delle Finanze - vengono fuori particolari importanti che potrebbero portare all´identificazione dei "500" clienti eccellenti non ancora decriptati dalla Finanza. Molti di loro come nome in codice avevano usato quello del proprio cane.

 

A fornire la chiave di lettura di quella lista di persone che ha deciso di non avvalersi dello scudo fiscale, forse per sfuggire al fisco o magari perché non voleva essere riconoscibile nel malaffare del Parioli per via di ingenti investimenti che dovevano restare segreti (come Lande stesso ha ammesso davanti agli inquirenti), è Roberto Torregiani, uno dei broker della giostra mangia soldi. Quando il pm Luca Tescaroli gli domanda se conosca le identità degli investitori che compaiono come "Aless. x" o "Asia. x", lui risponde: «Queste persone non le conosco come molti altri investitori. Posso solo immaginare che i conti cifrati erano dovuti a motivi vari. Castellacci aveva dei clienti che avevano nomi vari. Ricordo che qualcuno si faceva chiamare come il suo cane». Un buon punto di partenza per la decodificazione.

 

Pm Tescaroli. «Per i clienti più importanti vi erano delle condizioni diverse rispetto agli altri?»
Torregiani. «Per me no. Io trattavo tutti allo stesso modo. Era il cliente che veniva da noi. Molti clienti erano contenti, come il prof. Alessandro Tella, il quale mi ringraziava per i guadagni percepiti».

Altra questione, chiarita nell´interrogatorio, è il collegamento del Madoff dei Parioli col clan della ‘ndrangheta dei Piromalli. Lande, al riguardo, aveva dichiarato di non sapere che quei soldi venivano dalla cosca.

 

Pm Tescaroli. «Ha conosciuto come investitori Giuliano Ricci e Paolo Piromalli?»
Torregiani. «Credo che fossero clienti diretti di Gianfranco Lande, il quale spiegò la mancanza di liquidità per essere stato costretto a consegnare 5 o 6 milioni di euro a seguito di minacce, anche con armi. Venne fatta una riunione in ufficio con Lande e un ufficiale dei carabinieri, il quale disse che vi erano delle telecamere per riprendere le condotte estorsive che avevano consentito di arrestare delle persone. Lande ci raccontò che l´investimento era riferito a Cosmi e che Piromalli e Coppola erano coloro che avevano posto in essere l´estorsione».

 

Pm Tescaroli. «Le risulta che Gianfranco Lande fosse iscritto a una loggia massonica?»
Torregiani. «Non lo so, ma sto scoprendo giorno per giorno cose strane. Comunque io non lo so».
Torregiani spiega poi la decisione di far aderire allo scudo fiscale i clienti che avevano investito in conti esteri. Un´operazione, secondo gli inquirenti, "irregolare" mirata a nascondere da una parte le attività del Madoff dei Parioli - che ha trascinato una parte di clienti della società Eim, quella fantasma, nelle due consobizzate Egp e Dharma - dall´altra finalizzata ad intascare il 5% (la tassa stabilita da Tremonti) che spettava allo Stato, ma che lui si faceva consegnare in contanti dai clienti o trattendendoli dal loro conto corrente. Dalle parole dell´indagato si apre un altro scenario: tutti i clienti erano consapevoli degli investimenti all´estero.

 

Pm Tescaroli. «Vuole spiegare la ragione per la quale le posizioni di investimento sono state fatte transitare da Eim a Egp?».
Torregiani. «Erano i clienti a volerlo. Pensavo che lo scudo offrisse la possibilità di avere una maggiore trasparenza. Lande faceva delle riunioni serali con i clienti ai quali spiegava la convenienza di aderire alla procedura dello scudo fiscale. Ho ritenuto che lo scudo fosse destinato a regolarizzare le posizioni e avere un rapporto migliore con il proprio capitale».

 

Pm Tescaroli. «Lande afferma che lei ha proposto ai suoi clienti di fare lo scudo e che lui ha subito la sua determinazione. Cosa può dire in proposito?»
Torregiani. «Io non avevo il potere di imporre a Lande la possibilità di proporre lo scudo fiscale. Io ripeto di non aver avuto coscienza di dover nascondere nulla, pensavo che fosse tutto regolare».

 

Pm Tescaroli. «Secondo quanto lei afferma è stata volontà dei clienti di aderire allo scudo fiscale. Ma perché il cliente avrebbe avuto questa necessità se, come lei afferma, doveva essere tutto regolare e i clienti non avevano alcuna conoscenza dell´assenza di legittimazione da parte di Eim?».
Torregiani. «Io pensavo che lo scudo fiscale fosse utile per rendere più agevole riavere i propri capitali. Tutti i clienti sapevano che gli investimenti erano all´estero. La dimostrazione di questo è che la maggior parte dei clienti chiedeva di fare la C. V. S (casuale valutaria statistica)».14-04-2011]

 

 

1- A SOLI 64 ANNI, LO CHARMATO LUCHINO DI MONTEPARIOLO STA PER CONCEDERSI ALLA NAZIONE PER IL BENE NOSTRO E DEI SUOI CARI TRENINI. REPUBBLICA LANCIA L’ATTACCO A TREMONTI IN PRIMA PAGINA. IL CORRIERE NASCONDE LA NOTIZIA IN UNA SOBRIA SPALLETTA MOTOCOLONNA A PAGINA 9. DEL RESTO SI SA CHE QUANDO CI SONO I POTERI MARCI IN MARCIA, IL GIORNALISMO È UNA SCIENZA MENO ESATTA DEL SOLITO - 2- A CIQUITO CICCHITTO LA BINDI GLI HA INTONATO ALLA CAMERA IL CORETTO “P2 P2” E ORA “IL PDL CHIEDE SANZIONI”. SANZIONI PER LA BINDI, SIA CHIARO. PARE SIA STONATA - 3- SULLA PRIMA PAGINA DI ’’LIBERO’’, UN ARTICOLO DI BECHIS CHE DOVREBBE PARLARE DELLE TANTE INCHIESTE SU BERLUSCONI, E CHE PERÒ CONTIENE UNA SOLA VERA NOTIZIA: LA MOGLIE DI ALFANO SAREBBE SOTTO INDAGINE PER LE SUE CONSULENZE E CONTATTI CON MASSIMO CIANCIMINO. CAPITA

a cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota

 

1 - NESSUNO TOCCHI IL VIDEOPOKER...
Guadagnarsi i soldi onestamente è un principio che ormai vale solo per i sudditi. Lo Stato educatore, invece, a parte stupide prediche su bamboccioni e tornelli, ama far cassa istigando al gioco d'azzardo i più poveri. E' un po' ipocrita, ok, ma fa bene anche al finanziamento dei partiti perché "la politica costa".

Il Corriere Maronita (p. 23) ci racconta la storia di un sindaco lecchese che si becca l'ennesima minaccia (pallottola in busta) per aver stoppato il videopoker. Poi, alla fine del meritorio pezzo, ci fa apprezzare che lunedì il Signor Ministro di Polizia porterà personalmente la sua solidarietà al coraggioso sindaco leghista. Poi ovviamente ne parlerà con Tremonti, no?

 

2 - VOGLIA DI NUOVE BR, VOGLIA DI LEGGI SPECIALI...
Gran brutta cosa a Roma: "Gambizzato leader di Casa Pound. "Abbiamo dato fastidio a qualcuno". Andrea Antonini, consigliere de la Destra in un municipio della Capitale, è stato colpito da due uomini in scooter. Alemanno: "no al ritorno degli anni di piombo" (Repubblica, p. 22). E neanche al ritorno degli anni di spranga, vero?

 

Il Giornale mette insieme una prima pagina curiosa. Sopra strilla "Sparano alle gambe. Clima da anni di piombo". Sotto, mette la foto del povero Celeste, nei guai per le firme false, sotto il titolo: "Colpo di coda dei magistrati: vogliono azzerare la Lombardia". Dalla Macchina del fango alla Macchina del Tuttofabrodo.

3 - LA BELLA ITALIETTA DEL CAVALIER POMPETTA...
Il Panama Napolitaner, reduce dalle patriottiche gozzoviglie per l'Unità (?) d'Italia, forse si mette di traverso sull'ennesima legge-prelibatezza cucinata dallo chef Angelino Jolie Alfano (quello che qualunque cosa faccia resta sempre "un caro ragazzo"). ‘O presidente: "Valuterà attentamente le norme sulla prescrizione breve".

Minkiazza! Allora il Pompetta si preoccupa, ma si preoccupa proprio tanto di queste ardite parole, e fa uscire su Repubblica (pp. 6-7) i seguenti "retroscena": "Il Cavaliere pronto alla prova di forza: "Se ce la boccia, la riapproviamo", come fanno con la Corte costituzionale, tanto l'importante è guadagnare tempo e far saltare i processi che lo riguardano. Non solo, ma adesso "subito pure la legge bavaglio".

 

4 - SUONA IL CAMPANELLO, PARLA IL QUAGLIARELLO...
"In un Paese normale il processo Mills, per evidenti ragioni di economia processuale, sarebbe già stato lasciato cadere", dice il senatore Gaetano Quagliarello in una intervista a Maria Antonietta Calabrò, sul Corriere delle Pera (p. 3 e non P3, fare attenzione).

Va anche detto che "in un paese normale" il premier non traffica con conti offshore e non ammutolisce i testimoni d'accusa a suon di milioni. E, sempre per stare "in un paese normale", se gli stessi fatti sono stati già accertati con sentenza in un processo dal quale uno è stato stralciato solo perché gli hanno fatto una legge incostituzionale su misura, quando poi finalmente tocca a lui, non servono più di un paio di udienze per condannarlo o assolverlo. Ma "in un paese normale" ci sarebbe un Quagliarello capogruppo dei senatori del partito di maggioranza relativa?

 

5 - SEBBENE CHE SIAMO PURE UN POCO MASSONI...
Poi succede che abbiamo ancora in giro, strabordante per ogni telegiornale di regime e salotto tv, un certo Ciquito Cicchitto. La Bindi gli ha intonato alla Camera il coretto "P2 P2" e ora "Il Pdl chiede sanzioni" (Corriere, p. 6). Sanzioni per la Bindi, sia chiaro. Pare sia stonata.

 

Succede anche che l'ex tessera P2 numero 1812, il confratello ("per sbaglio") Berlusconi Silvio, butta lì una mezza cazzata come indicare quell'avanzo di parrocchia dell'Angelino Jolie per la successione al trono. Ed è subito agitazione tra i sinceri democratici. "Su Alfano delfino, il gelo del partito. "No ad investiture". Stop all'"erede" da Cicchitto e Matteoli" (Corriere, p. 9). Adesso al CaiNano, per la par condicio, gli toccherà indicare un cappuccione per il Quirinale.

Poi c'è anche il ciellino con la mira del cecchino, ovvero Franchino Bechis. Il quale, per la serie "Avvisi ai navigati", scaraventa sulla prima pagina di Libero, un articolo che dovrebbe parlare delle tante inchieste su Berlusconi, e che però contiene una sola vera notizia: la moglie di Alfano sarebbe sotto indagine per le sue consulenze e contatti con Massimo Ciancimino. Capita.

 

6 - FOREVER YOUNG: LA DISFIDA DEI SESSANTENNI...
A soli 64 anni, lo charmato Luchino di Montepariolo sta per concedersi alla nazione per il bene nostro e dei suoi cari trenini. Repubblica lo lancia in prima pagina: "Montezemolo accusa: "Tremonti inefficace". Il Corriere nasconde la notizia in una sobria spalletta motocolonna a pagina 9: "Montezemolo critica Tremonti: meno battute e più impegno" (p. 9). Del resto si sa che quando ci sono i Poteri Marci, il giornalismo è una scienza meno esatta del solito.

 

E non dev'essere un giornalista con il tesserino dell'Ordine il misterioso Superbonus che sul Cetriolo Quotidiano racconta in modo analitico e chiaro "Tremonti e la strategia del bluff continuo" (p. 10).

7 - UN ALTRO UTILIZZATORE FINALE: FORMIGONI...
Non finiscono mai i guai per la candidatura spintanea di Nicole Minetti, l'igienista interdentale di Papi, e di Giorgio Puricelli, massaggiatore del medesimo. "Formigoni e il caos dei listini. "Falsa una firma su cinque". In 800 dicono: non sono nostre. Una decina di indagati" (Corriere, p. 26). Nel dubbio, il Giornale

8 - NELLE MANI GIUSTE...
Ok, il governatore siculo Raffaele Lombardo, "in un Paese normale" sarebbe giusto il segretario della Cisl barellieri dell'ospedale di Catania. Però guardate come risponde a quel Pd che non ha mai mosso un dito per contrastare Marcello Dell'Utri in Sicilia, e anzi faceva affari con Totò Cuffaro: "Veltroni nostalgico del 61 a 0. Miccichè? Non sa stare tre minuti a una scrivania" (Corsera, p. 11).

 

Ed è consolante apprendere che per fortuna la vita continua come sempre anche per uno che è appena diventato ministro dei Campi: "Romano resta sotto inchiesta per mafia" (Repubblica, p. 9)

9 - BARI, NESSUNO TOCCHI LAUDATI (E I CRONISTI)...
"Fondi da Vendola, verifiche sul procuratore. Organizzò una rassegna teatrale, tra gli attori il governatore poi prosciolto. Atti al Csm". Sul Corriere (p. 24), Fiorenza Sarzanini si leva un sassolone dalla scarpa e rompe il silenzio sull'operato di Antonio Laudati, la toga azzurra (o esistono solo le toghe rosse?) che lavorò al ministero prima con Mastella e poi con Alfano ed è sempre d'accordo con le migliori riforme della giustizia.

 

Storiaccia velenosa, ma girava da tempo e Laudati se l'è andata in qualche modo a cercare, intercettando fior di giornalisti per capire come era nato uno scoop del Corriere della Sera sui verbali di Giampi Tarantini.

 

L'abbiamo scritto anche ieri: nelle democrazie non si intercettano i giornalisti, a meno che siano dediti al reperimento di zoccole per il padrone.
Su Repubblica, fanno lo stesso pezzo, ma non trovano nessuno che lo possa firmare (p. 11). Del resto da Laudati hanno già subito già abbastanza. E poi, quando si finisce a giudizio con i magistrati, stranamente succede che si diano sempre ragione l'uno con l'altro.

 

10 - DISECONOMY...
Alla voce "malfunzionamenti della globalizzazione finanziaria", ci tocca registrare la seguente notizia: "Enav, trovati a Cipro i primi fondi neri "Sei milioni di euro per le tangenti". Arresti bis per Cola di Finmeccanica. Latitante negli Usa l'imprenditore Di Lernia. Fatture per operazioni inesistenti pagate dalla Selex di Marina Grossi" (Repubblica, p. 25). Marina Grossi, duole ricordarlo, è la consorte del signor presidente della Finmeccanica, il toscano dal forbito eloquio Guarguaglini Pierfrancesco. E oggi sul Sole deRiottizzato, Claudio Gatti rifila la seconda puntata della storia di Cola.

 

11 - LOMBROSIANI PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la foto pubblicata da Illustrato Fiat a pagina 35. Vi si contemplano il Tronchetti Dovera e l'Agnelli che non c'era che si guardano, e si sorridono, e si piacciono proprio un casino.

12 - UN BANCHIERE ALLO SBANDO?...
Ci vuole un plutocrate a spasso per incitare i giovani alla rivolta contro il precariato: "Profumo spinge i giovani: "Fatevi sentire in piazza". Giustamente, la Stampa lo mette nelle pagine economiche (p. 33), perché Arrogance voleva dire: "Fatevi sentire in piazza Affari". Ma i soliti giornalisti bolscevichi hanno equivocato.15-04-2011]

 

 

DALLA BANDA DELLA MAGLIANA ALLA BANCA DEI PARIOLI - "INTERVISTA" A REGINA COELI AL MADOFF ALLA CARBONARA FA GIÀ PROCLAMI DI RIENTRO IN PISTA, PER IL PM LANDE AVREBBE LAVATO, OLTRE AI 14 MLN € DEI PIROMALLI, ANCHE ALTRI SOLDI SPORCHI (COSA CHE AGGRAVEREBBE L’ACCUSA DI RICICLAGGIO) CREANDO “UN CIRCUITO ILLECITO DI INVESTIMENTO, PARALLELO A QUELLO UFFICIALE

1 - «VEDRETE, TORNERÒ A INVESTIRE APPENA USCIRÒ DAL CARCERE»
Alessandro Capponi per il "Corriere della Sera"

 

Il «Madoff dei Parioli» non vede l'ora di ricominciare. E chissà come reagiranno quelli che immaginano, nei prossimi anni, di investire denaro nella finanza: «Cosa farò quando uscirò dal carcere? Continuerò a fare il mio lavoro, il consulente finanziario» . Gianfranco «Madoff» Lande lo dice quasi come una certezza, nella sua cella della settima sezione di Regina Coeli: camicia indossata sotto una polo blu, pantaloni, baffi curati.

E quando il politico in visita, ieri pomeriggio, gli fa notare che non sarà semplicissimo riciclarsi nel medesimo settore, la finanza, dopo tutto quello che è accaduto, dopo questa truffa colossale, lui sorride, sicuro di sé: «Difficile? E perché mai? Ho venticinque anni d'esperienza, troverò chi mi darà fiducia». Ora, sia chiaro: per i magistrati è la mente di questo raggiro da 300 milioni, ed è in carcere dal 24 marzo con le accuse di riciclaggio e associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all'esercizio abusivo dell'attività finanziaria.

Eppure, di fronte all'onorevole - in un colloquio di oltre quaranta minuti, dopo quello rapido avuto nei giorni scorsi con un altro politico - di quelle accuse non vuole neanche sentire parlare: «Ho smesso di guardare la tv, troppe bugie, adesso la tengo spenta e se proprio la accendo cambio canale quando ci sono servizi che mi riguardano. I primi giorni, quando li ascoltavo, mi veniva il bruciore di stomaco». Devono essere parecchi i dettagli che gli hanno fatto venire il mal di pancia.

 

Quei soprannomi, ad esempio: per molti è la versione nostrana di Bernard Madoff, per altri lui e il suo socio Roberto Torregiani erano «il gatto e la volpe». E poi ci sono tutte quelle proteste, quei personaggi famosi che sui media si sono susseguiti per dichiararsi vittime, truffati, raggirati. Lui, seduto sul letto, scuote la testa: «Io sono vittima, io sono stato messo in mezzo. Non ho rubato, non sono scappato coi soldi, ho agito nella massima trasparenza, alla luce del sole» .

E tutte quelle proteste? Tutte quelle persone disperate? Dedica loro poche frasi, sorridendo: «Io non ho mai voluto né potuto truffare. Anzi, a volte pagavo gli investitori con i soldi miei. E poi quelli che mi hanno denunciato, quei trenta, sono quelli che hanno preso più soldi degli altri» . Il politico non entra nel merito della questione, ma gli chiede una cosa che attiene al lato umano di tutta questa storia: ma si scuserà con gli investitori, prima o poi?

«Spiegherò a tutti come ho lavorato, come ho agito con quei soldi, questo sì. Ma sono sereno. Se c'è una responsabilità mia forse è quella di aver sottovalutato la provenienza dei flussi di denaro. Questa vicenda dei Piromalli, però, mi lascia molti dubbi: io ho ricevuto telefonate di minaccia e le ho subito denunciate. A voler immaginare dove fossero quei soldi, mi viene in mente una società di assicurazioni irlandese, o una finanziaria di Milano. Chissà. Di certo, visto che tutto è stato fatto alla luce del sole, mi chiedo perché gli organismi preposti al controllo non siano intervenuti: il ministero delle Finanze, l'antiriciclaggio... » .

 

Dopo due settimane di sciopero della fame - «l'ho fatto per attirare l'attenzione, hanno arrestato la mia compagna solo perché era nella società» - adesso mangia «pane e frutta. Nei prossimi giorni, mia figlia mi porterà altro cibo». La cella ha le pareti bianche, la porta aperta, un unico letto a castello: sulla rete in alto, manca il materasso. Gianfranco Lande, adesso, è solo. Ma, a quanto pare, lui pensa sia questione di tempo: presto tutto ripartirà. I clienti, i titoli, gli investimenti. Il «Madoff dei Parioli» non vede l'ora di ricominciare.

2- L'ACCUSA: HA ACCETTATO IL RISCHIO DI RICICLARE DENARO ILLECITO CON PRECEDENTI 90 INVESTITORI
Lavinia Di Gianvito per il "Corriere della Sera"

Truffa, frode, corruzione: sono 90 i clienti di Gianfranco Lande denunciati o indagati prima ancora del loro gestore. Il «Madoff dei Parioli», oltre ai 14 milioni dei Piromalli, avrebbe lavato altri soldi sporchi. Con il rischio di vedersi aggravare l'accusa di riciclaggio. «La creazione di un circuito illecito di investimento- scrive il pm Luca Tescaroli -, parallelo a quello ufficiale, evidenzia quantomeno una concreta accettazione del rischio di porsi quale riciclatore di denaro di provenienza illecita».

 

La Finanza ha individuato i clienti di Lande «con precedenti di polizia/penali» consultando la banca dati delle forze dell'ordine. L'informativa è stata allegata a una relazione che la procura ha depositato al tribunale del riesame in vista dell'udienza di ieri. Trenta pagine per sostenere che gli arrestati (Lande, Giampiero Castellacci di Villanova, Raffaella e Andrea Raspi) devono restare in carcere perché, altrimenti, potrebbero continuare a truffare per via telematica.

«Speriamo che la misura cautelare non diventi un'estorsione giudiziaria» , sottolinea l'avvocato Salvatore Sciullo, difensore di Lande. Oggi la decisione del collegio, che nei giorni scorsi ha confermato l'arresto di Roberto Torregiani. Nella relazione si legge che, finora, il «Madoff dei Parioli» ha dimostrato «il proposito di non recidere i legami con i centri vitali dell'attività illecita» . Infatti nel caso dei Piromalli «ha asserito di aver restituito 1,9 milioni raccolti attraverso una colletta tra clienti e amici, senza voler riferire il nome degli stessi».

 

E per la fornitura di 14 caccia all'Austria «non ha trovato ragionevole spiegazione il motivo per cui i protagonisti dell'operazione si siano rivolti a Lande» . Il Nucleo valutario ha accertato che il presunto mediatore dell'affare, Pierluigi Romagnoli, già export director di Eurofighter, era tra i clienti più facoltosi del gestore: oltre 13 i milioni investiti. Se Lande era il dominus della truffa, per la procura «la mente giuridica» era Andrea Raspi.

 

Tant'è che sarebbe stato l'unico fra gli arrestati ad aver progettato di azzerare il suo patrimonio per «porsi al riparo da possibili pregiudizi anche risarcitori nei confronti dei clienti». Lo dimostrerebbe un appunto, sequestrato il 23 settembre scorso, in cui il promotore aveva annotato i possibili escamotage: «Fondo patrimoniale per la famiglia attaccabile entro 6/12 mesi; libretti al portatore di euro 10.000 in giorni diversi/uffici diversi; passaggio di proprietà con procura irrevocabile a vendere».

E del resto una testimone, Roberta Ruotolo, ha indicato in Raspi uno dei direttori dei tre fondi, uno dei quali «serbatoio di investimenti molto sospetti» , in cui sprofondavano i soldi dei clienti.

3-RESTANO IN CARCERE LANDE E ALTRI TRE...
(ANSA) - Restano in carcere Gianfranco Lande, Raffaella e Andrea Raspi e Gian Piero Castellacci De Villanova, ritenuti gli autori della maxi truffa ai danni di vip, aristocratici e professionisti. E' quanto ha stabilito il Tribunale del Riesame di Roma.

 

Per il "Madoff dei Parioli" e gli altri tre indagati il presidente del Tribunale, Renato Laviola, ha ritenuto ancora sussistenti i vizi di colpevolezza nei confronti dei quattro. L'istanza di scarcerazione presentata dal quinto indagato, Roberto Torreggiani, era già stata rigettata nei giorni scorsi. Secondo l'impianto accusatorio, l'associazione a delinquere avrebbe messo in atto una truffa da 170 milioni di euro.15-04-2011]

 

 

COLA OLIO BOLLENTE SU GUARGUAGLIONE - NUOVO ORDINE DI CUSTODIA CAUTELARE PER L’EX CONSULENTE DEL GUARGUA, LORENZO COLA (GIA’ AI DOMICILIARI), PER UN GIRO DI APPALTI DELL’ENAV, INTASCATI DALLO STESSO COLA E DA TOMMASO DI LERNIA - I DUE SONO ACCUSATI DI AVER EMESSO FALSE FATTURE PER OLTRE 5 MLN € PER CREARE FONDI NERI DA USARE PER CORROMPERE PUBBLICI UFFICIALI…

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

 

La scelta di collaborare con i magistrati forse credeva potesse metterlo al riparo da nuovi guai giudiziari. E invece Lorenzo Cola, il consulente del presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, già agli arresti domiciliari e condannato a 3 anni e 4 mesi per il riciclaggio nell'affare Digint, ieri ha ricevuto un nuovo ordine di custodia cautelare. L'accusa riguarda gli appalti dell'Enav affidati alla Selex e poi «girati» a società riconducibili allo stesso Cola e a Tommaso Di Lernia, imprenditore romano titolare della Print Sistem, che attualmente si trova negli Stati Uniti e viene ritenuto latitante.

Entrambi accusati di aver emesso false fatture per oltre cinque milioni di euro che sarebbero serviti a creare fondi neri da utilizzare per «corrompere pubblici ufficiali» . Il sospetto più grave - esplicitato nel provvedimento del giudice - è quello di non aver effettuato lavori previsti invece dalle «commesse» ; in particolare Di Lernia non avrebbe rispettato le disposizioni sull'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, così come documentato nei rapporti dei carabinieri del Ros.

 

A coordinare l'indagine è stato il pubblico ministero Paolo Ielo che nel capo d'imputazione evidenzia come i due avrebbero indicato «nelle dichiarazioni Iva e Ires, relative al 2009, elementi passivi e fittizi di entità pari ad una serie di fatture relative a operazioni inesistenti riguardanti due società cipriote: la Antinaxt Trading Limited (fatture false per 3 milioni e 393.560 euro) e la Esmako Limited (1 milione e 385.822 euro) e contesta l'aggravante di aver «realizzato le provviste per l'erogazione di fondi a pubblici ufficiali per il compimento di atti contrari ai doveri».

Per quanto riguarda lo scalo di Palermo il giudice sottolinea le «anomalie significative dello stato fittizio delle fatture emesse, derivato dall'assenza di reale causa economica ovvero di prestazioni erogate dall'emittente». E aggiunge: «A tal fine si rileva come non solo tra la documentazione sequestrata presso la Print Sistem vi siano due distinti contratti aventi il medesimo oggetto, ma anche che le cinque fatture emesse vengano emesse con numerazione progressiva significativa della unicità dei rapporti commerciali».

 

Non solo. Le verifiche hanno consentito di accertare come «la Print Sistem aveva sottoscritto un contratto per la strumentalità con la società Antinaxt sei mesi prima dell'affidamento da Selex Sistemi Integrati del contratto per l'esecuzione delle medesime opere» relative al Falcone Borsellino.

Tale dato è ancor più anomalo e inquietante ove si consideri che il cliente finale Enav solo un mese dopo la firma «scriveva una lettera a firma dell'amministratore delegato Guido Pugliesi al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli sottolineando che vi erano interventi che richiedono immediato avvio alla realizzazione per i quali si rende necessario provvedere alla copertura finanziaria, tra i quali appunto la torre di controllo di Palermo».

 

Nell'ordinanza il giudice definisce Cola «l'uomo di forza dell'illecito» e riporta le dichiarazioni dei testimoni che raccontano il suo rapporto con l'ingegner Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini all'epoca amministratore della Selex. Poi cita l'interrogatorio dello stesso Di Lernia che agli inizi di febbraio si era presentato davanti ai magistrati per cercare di chiarire la propria posizione e dopo aver negato di aver mai versato soldi a Pugliesi aveva detto di averne parlato al commercialista Marco Iannilli - indagato nell'inchiesta principale, che con la sua collaborazione ha svelato i retroscena di numerosi affari di Enav e Finmeccanica - «perché assillato dalle richieste di denaro di Cola».15-04-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “LES ECHOS” STRONCA IL PIANO DI PASSERA, CHE VORREBBE APPIOPPARE I DEBITI DI GRANAROLO A PARMALAT - “THE ECONOMIST”: L’ITALIA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI MESSA IN GINOCCHIO DALLA GLOBALIZZAZIONE - BANCHE D’AFFARI USA VICINE A CHIARIMENTO CON SEC - “FT”: IL SEGRETARIO AL TESORO AMERICANO RASSICURA GLI INVESTITORI SUL DEBITO - "EL CONFIDENCIAL": TELEFONICA SPENDERÀ 1700 MILIONI PER TAGLIARE 6000 POSTI IN SPAGNA

1 - FINANCIAL TIMES
GEITHNER RASSICURA GLI INVESTITORI SUL DEBITO USA
http://www.ft.com/

 

- Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, ha cercato di rassicurare gli investitori internazionali dicendo che il debito Usa è ora pienamente sotto controllo.

2 - THE WALL STREET JOURNAL
SIEMENS RESUSCITA LE SUE AMBIZIONI NUCLEARI
http://on.wsj.com/fiXZ7s

- Sulla scia della crisi nucleare giapponese in corso, "Siemens" sta rivalutando l'idea di investire nell'energia atomica.

BANCHE D'AFFARI VICINE A CHIARIMENTO CON SEC
http://on.wsj.com/glGwab

- La Sec ha aperto i contatti con le più grandi banche di Wall Street per avere spiegazioni riguardo al ruolo che esse avrebbero avuto nella diffusione dei titoli tossici da cui è partita la crisi finanziaria.

 

ALCATEL POTREBBE VENDERE LA DIVISIONE CELLULARI
http://on.wsj.com/f3P0aS

- "Alcatel-Lucent SA" potrebbe abbandonare il settore della telefonia mobile. La compagnia sta studiando la vendita della sua divisione telecomunicazioni, che potrebbe essere valutata un miliardo e mezzo di dollari e oltre.

3 - THE ECONOMIST
L'ITALIA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI MESSA IN GINOCCHIO DALLA GLOBALIZZAZIONE
http://econ.st/eW9BbZ

 

- Michael Porter, professore alla Harvard Business School e guru della "cluster economy", disse che i distretti aiutano la produttività, spingono l'innovazione e incoraggiano la nascita di nuove imprese. La prossimità geografica delle aziende di uno stesso settore, la competizione che ne scaturisce e il conseguente formarsi di un tessuto di fornitori specializzati, nonché di una rete produttiva, tutto intorno ad esse, rappresenta un mix di elementi vincente.
La globalizzazione, tuttavia, rende l'analisi di Porter meno granitica e costringe l'Italia dei distretti a dove fare i conti con nuovi concorrenti stranieri, specializzati nel low-cost. Senza grosse possibilità di difendersi.

 

4 - LES ECHOS
PARMALAT, LA PARTECIPAZIONE DI GRANAROLO NON SAREBBE POSSIBILE - IL 53% DEGLI ITALIANI FAVOREVOLI ALLA CORDATA CONTRO LACTALIS
http://www.lesechos.fr/

- La partecipazione di Granarolo alla controffensiva lanciata per contrastare l'avanzata della francese Lactalis, non sarebbe fattibile. La cooperativa Gran Latte, che controlla Granarolo, non è nella posizione di investire in Parmalat. Raggiunte oggi da Bnl, filiale transalpina di Bnp Paribas, le banche italiane sperano tuttavia di trovare un'alternativa a Lactalis.

 

- Un sondaggio realizzato da Ipof per "Les Echos", tra il 7 e il 12 aprile scorsi, su un campione di 500 italiani, mostra che il 53% degli intervistati ritiene giusto l'intervento dei poteri pubblici e delle banche per impedire la scalata di Lactalis. Il 47% pensa che si dovrebbe lasciar fare al mercato.

5 - EL CONFIDENCIAL
TELEFONICA SPENDERÀ 1700 MILIONI DI EURO PER FARE IL TAGLIO DI 6000 POSTI IN SPAGNA
http://bit.ly/fDzyQB

- Telefonica spenderà 1700 milioni di euro per il taglio di 6000 posti annunciato ieri. La drastica riduzione di organico riguarda solo la Spagna, dove Telefonica ad oggi impiega circa 30 mila persone. Il taglio porterà alla compagnia un risparmio di 1400 milioni. [15-04-2011]

 

 

TOTTI VENDE CASA, ASTENERSI LAZIALI - BENESSIA DIMENTICA LA FILANTROPIA E SGANCIA 500 MLN € PER INTESA - DOSSIERAGGI, SE “PANORAMA" FERISCE”, IL “CORRIERE” PERISCE - IL CRAC AIAZZONE PESA SUI GIOVANI INDUSTRIALI - LA MELANZANA DI DALEMIX - SARKÒ SPACCA LA “REPUBBLICA” - I CARDINALI RE E SILVESTRINI SNOBBANO RATZI PER WOJTYLA - IL CAMORRISTA COL RITOCCHINO - I NOMADI, MORANDI E VASCO ROSSI NEL MIRINO DELLA LEGA - NESI “STREGATO” DAL PD - ECCO I MAGISTRATI PAPABILI PER L’ANTIMAFIA…

Da "Panorama"

 

1 - BENESSIA, ALTRO CHE FILANTROPIA...
«Beh, nel migliore dei mondi possibili mi piacerebbe che le fondazioni uscissero dal capitale delle banche e si dedicassero solo alla filantropia. Ma nel mondo reale in Intesa Sanpaolo ci siamo e ci restiamo!». Così, ai pochi amici con cui si confida, Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo, ha spiegato ciò che qualche detrattore aveva definito «voltafaccia» rispetto al temerario annuncio («Contiamo di restituire interamente al mercato il capitale di controllo della banca»), lanciato l'anno scorso, a fine maggio, in consiglio comunale.

 

Altro che restituire, aveva contestato qualche consigliere: qui si crescerà di quota. Mettendo in dubbio il valore «di sistema » dell'operazione. Ma niente paura: la Compagnia sottoscriverà la sua quota, oggi del 9,8 per cento del capitale ordinario, spendendo circa 500 milioni di euro, però non la incrementerà, anzi la limerà, perché non ha azioni di risparmio. In cambio i torinesi, in aggiunta alle attuali briciole di potere (sede legale, information technology e Banca dei territori), ospiteranno anche la sede della futura compagnia del ramo danni. (J.L.)

2 - TOTTI VENDE REGGIA, ASTENERSI LAZIALI...
«Vendesi attico e superattico 500 metri quadrati, piscina sul terrazzo, grande Jacuzzi al piano di sotto, zona tranquilla, astenersi laziali e perditempo, 5 milioni e 300 mila euro trattabili». Da parecchi mesi la casa del Capitano è in vendita ma finora nessun compratore giallorosso, seppur adorante e rispettoso delle gesta del numero 10, ha trovato la cifra necessaria. Via Amsterdam è una strada elegante e silenziosa dell'Eur, da 10 mila euro al metro quadrato, abitata da professionisti, calciatori della Roma e belle ragazze.

 

Francesco Totti, Ilary Blasi e i due figli Cristian e Chanel vivono in un grandissimo appartamento in un condominio ma sembra che il Capitano abbia già individuato una collina vicino al centro commerciale Euroma2 dove costruire una villa accanto a quella dell'attore Enrico Brignano. Altre voci di quartiere danno il Capitano interessato a uno o più appartamenti del nuovo grattacielo supertecnologico Euroskytower sempre in zona, 28 piani con prezzi a salire fino a 15 mila euro al metro quadrato.

Se il Capitano traslocherà, la Rodeo drive de' noantri perderà il suo appeal: era infatti in vendita un appartamento in un palazzo davanti a quello del Pupone e su internet l'annuncio diceva: «Via Amsterdam, 100 metri quadrati, di fronte casa Francesco Totti, vendesi».

 

3 - BOLLORÉ LASCIA A PIEDI BERNHEIM...
Si lamenta l'ex presidente delle Generali, Antoine Bernheim, perché dopo le sue dichiarazioni al vetriolo rilasciate ai giornali il finanziere bretone Vincent Bolloré, vicepresidente del Leone, ha smesso di offrirgli i suoi aerei per spostarsi. Chissà se ora Diego Della Valle offrirà a Bernheim l'elicottero cui è tanto affezionato. (U.B.)

 

4 - I GIOVANI INDUSTRIALI ALLA PROVA AIAZZONE...
Anche il crac Aiazzone fra le variabili della corsa alla presidenza dei giovani della Confindustria? Risulta a Panorama che sul voto pesano anche i rapporti fra Jacopo Morelli, candidato sostenuto dalla presidente uscente Federica Guidi, e il gruppo di arredamento. L'azienda di mobili di Morelli, Emme Emme, infatti, è partecipata al 30 per cento dalla Holding dell'Arredo, proprietaria dei marchi Aiazzone ed Emmelunga, fallita a inizio anno. (S.C.)

5 - CAMERA NASCOSTA...
di Giancarlo Mazzuca, parlamentare del Pdl
L'altro giorno, alla buvette, Massimo D'Alema mi ha rimproverato perché mangiavo beato (si fa per dire) due supplì di riso. «Fanno ingrassare! » ha esclamato. E, in tono di sfida, ha ordinato una melanzana impanata. Come a dire: una melanzana al giorno toglie il medico di torno. Poco dopo Baffino si è, però, fatto perdonare tenendomi aperta la porta mentre uscivamo da Montecitorio. Aria di inciucio?

 

6 - E SARKOZY CHE FA? SPACCA «LA REPUBBLICA»...
Si fanno i salti mortali alla Repubblica sull'iperattivismo in Africa del presidente francese Nicolas Sarkozy. Il 26 marzo il francofilo Filippo Ceccarelli scrive in prima pagina che le «reazioni delle batterie mediatiche berlusconiane sull'impiccio libico appaiono un po' sopra le righe». Alludendo che Panorama (che gli aveva dedicato una puntuta copertina) non può permettersi di «misurare la propria fantasia polemica - e ancora di più le proprie forze - con una nazione come la Francia».

L'11 aprile l'inviato Bernardo Valli scrive però un sontuoso articolo dove teorizza che i conflitti di Sarkozy in Libia, Afghanistan e Costa d'Avorio non servono solo a recuperare voti per la sua rielezione nel 2012. Ci sono anche alte motivazioni, come il ritorno della Francia alla «grandeur» sulla scena internazionale. Sono le stesse «fantasie polemiche», come le aveva definite Ceccarelli, di cui aveva scritto Panorama. Non sarà che anche Valli abbia peccato di troppo ardire nei confronti di «una nazione come la Francia?». (S.G.)

 

7 - MELONI ERA COTTA PER IL BEL TERENCE...
A Cartoon on the bay, il festival Rai dell'animazione, Giorgia Meloni ha raccontato che da bambina spasimava per il bel Terence, il fidanzato di Candy Candy. Stregata dai cartoni, il ministro della Gioventù crede nella loro comunicatività, tanto da pensare di utilizzarli per una campagna contro l'alcol fra i preadolescenti. Intanto la Rai punta sui canali per ragazzi Rai yoyo e Rai gulp, svincolandoli dal primo passaggio dei cartoon su Rai 2: stanno per debuttare Mofy e Nerdy Crossworld, i primi prodotti per i due canali digitali. (A.P.)

 

8 - NAPOLITANO SCRIVE AL «LIBRO DEI FATTI»...
Oltre 16 mila notizie, cinque inserti fotografici e tabelle statistiche: è in versione tricolore il Libro dei fatti 2011, edito dall'AdnKronos libri, in omaggio all'unità d'Italia. All'evento è dedicata quest'anno un'intera sezione, con messaggi ai lettori firmati dai vertici dello Stato, in testa il presidente Giorgio Napolitano.

9 - CHI DI DOSSIER FERISCE DI DOSSIER PERISCE...
Nell'ottobre 2010 alcuni media accusarono Panorama di dossieraggio per le notizie che un cronista chiedeva a un finanziere (entrambi finirono sotto inchiesta per accesso abusivo in sistema informatico). Un mese fa il Corriere della sera, con Luigi Ferrarella, rimarcò il concetto: accesso abusivo uguale dossieraggio. Panorama replicò interrogandosi su chi (magari lo Spirito santo?) passasse le notizie al quotidiano milanese.

 

Ora la realtà si è rivelata: sembra che lo scoop dei verbali di Gianpaolo Tarantini sulle sue serate a Palazzo Grazioli sia arrivato non dal Cielo, ma da un collaboratore del Corriere. Che per questo l'11 aprile è stato arrestato per «accesso abusivo in sistema informatico». Senza l'intermediazione di un finanziere, ma utilizzando una password riservata. Ferrarella, adesso, ci spiegherà in un suo elzeviro se anche questa notizia, che colpì Berlusconi (non indagato nel procedimento) e il suo diritto alla privacy, sia dossieraggio.

Intanto alla procura di Bari proseguono le indagini sulle fughe di notizie sul premier, uno stillicidio destabilizzante che un anno fa Panorama chiamò «il Complotto» scrivendo che nel piano per screditare il premier erano coinvolti investigatori, giornalisti, politici, magistrati. Sono stati arrestati un ufficiale della Guardia di finanza (nel giugno 2010) e un cronista. Ora toccherà al livello superiore?

 

10 - I NOSTALGICI DI WOJTYLA...
Per i cardinali Giovanni Battista Re e Achille Silvestrini il tempo si è fermato a Papa Wojtyla. Al dibattito sul libro-intervista di Jas Gawronski Il mondo di Giovanni Paolo II, al Circolo canottieri Aniene di Roma, entrambi parlavano, nostalgici, di Karol Wojtyla al presente, come «il Papa», senza mai nominare Benedetto XVI. Sarà perché con l'avvento di Joseph Ratzinger i due prelati, sostenuti da Giovanni Paolo II, sono entrati nel cono d'ombra? (C.R.)

11 - IL CAMORRISTA CON IL RITOCCHINO...
La mania del ritocchino estetico contagia anche i boss della camorra. Se ne sono accorti gli uomini della squadra mobile di Napoli al momento dell'arresto di Michele Puzio, latitante fra i 100 più pericolosi d'Italia e capozona del clan Moccia di Afragola: nel covo c'era un ritratto a olio del fuggiasco. Sorpresa: sulla tela, la calvizie di Puzio era sparita per fare posto a una folta chioma corvina, ricordo dei tempi che furono. (S.D.M.)

 

12 - UN SINDACO LEGHISTA PER VASCO ROSSI...
Camicie verdi in Emilia (la Romagna nel Carroccio è un'altra «nazione») alla conquista dei paesi dei cantanti «rossi». Nel mirino della Lega alle elezioni ci sono anche i comuni di Monghidoro, paese di Gianni Morandi, e di Zocca, patria di Vasco Rossi. Ligabue e i Nomadi sono avvisati. «La prossima volta toccherà anche ai loro borghi: Correggio (Ligabue) e Novellara (Nomadi)» scherza il segretario del Carroccio in Emilia, Angelo Alessandri. A Monghidoro la Lega ha un candidato di 28 anni, Lorenzo Marchioni. (P.S.)

 

13 - PREMIO STREGA: LA RENDITA DI NESI...
Con il suo ultimo pamphlet Storia della mia gente (Bompiani), Edoardo Nesi è in corsa per il premio Strega. Se ai pratesi il romanzo non piace, non importa, piace alla sinistra. Al punto che qualcuno ha chiesto che il programma del Pd si ispiri alle sue pagine. Peccato che il cantore del «capitalismo morale pratese» e assessore provinciale pd davanti alla crisi abbia alzato bandiera bianca vendendo la storica fabbrica tessile di famiglia. Più che agli ideali Nesi forse ha pensato alla rendita, con Pd e rottamatori ad applaudirlo come un nuovo «maître à penser». (C.M.)

14 - PUNTA ALLA DNA IL PM CHE INDAGA SULLA LOGGIA P4...
In corsa per la Direzione nazionale antimafia c'è anche il pm di Napoli Francesco Curcio, titolare con Henry J. Woodcock dell'inchiesta sulla P4, come di quella sui rifiuti contro Rosa Russo Iervolino e Antonio Bassolino e sulla famiglia Mastella. I candidati sono 47, i posti quattro: la terza commissione del Csm sta valutando i curricula e a fine maggio dovrebbe scegliere i vincitori del concorso.

In un'audizione il capo della Dna, Piero Grasso, ha tracciato l'identikit del pm antimafia ideale: deve parlare inglese e altre lingue, conoscere l'Europa e avere esperienze internazionali. Potrebbe calzare bene il profilo di Filippo Spiezia, da anni impegnato a Eurojust. Ma hanno buone chance anche esperti pm antimafia come Luigi Alberto Cannavale, Elisabetta Pugliese, Franca Imbergamo e Nicola D'Amato. (A.M.G.) [15-04-2011]

 

 

ODISSEA NELL’EXPO - MOLTE OPERE SONO ANCORA AL PALO - LA GUIDA DELLE OPERAZIONI È DIVISA TRA MESTIZIA MORATTI, FORMIGONI E UNA MIRIADE DI DIRIGENTI - DA CHIARIRE IL RUOLO DELLA POLITICA SULLA PROPRIETÀ DELLE AREE (LA VERA POLPA DEL BUSINESS) OGGI AGRICOLE (VALORE SOTTO I 30 MILIONI), DOMANI EDIFICABILI (OLTRE 100); CHIEDERE INFO A PODESTA’ - VIA IL PARCO ECOLOGICO (POCO ECONOMICO) - PRONTA UNA REVISIONE CHE PERMETTERA’ DI EDIFICARE MOLTO PIÙ (CON IL PLAUSO DEI COSTRUTTORI) - IL DESTINO DELLE STRUTTURE NEL DOPO-EXPO È UN MISTERO

Enrico Arosio per "l'Espresso"

 

Nell'ultimo capitolo di "America" di Kafka, il giovane Karl, sguardo ingenuo e cuore in tumulto, viaggia in treno giorno e notte attraverso gole oscure. La sua meta è il misterioso Teatro Naturale dell'Oklahoma, da cui si ripromette lavoro, futuro, nuova vita, in un parola: la salvezza; ma di cui noi lettori non sapremo mai nulla, perché "America" rimase frammento, la storia non ebbe fine, l'utopia morì sulla pagina.

Ecco, l'Oklahoma di Kafka fa pensare all'Expo 2015: un evento salvifico per il rilancio di Milano e dell'Italia (così viene promesso) immaginato in un luogo che non esiste (una squallida landa a ovest di Milano, tra la ferrovia per Torino e le stradone di Rho-Pero) e diretto da un potente impresario che si credeva fosse l'elegante Letizia Moratti, commissario Expo, dietro la quale si staglia sempre più sornione l'ambiziosissimo Roberto Formigoni presidente della Lombardia.

Dell'Expo 2015 il milanese medio non riesce a distinguere nulla, se non una nebulosa di chiacchiere e litigi, e una serie di rendering di computer già obsoleti. Finora s'è capito questo: che da tre anni i leader e i partiti dibattono su chi deve guidare l'operazione e chi deve pagare; che i contenuti strategici, a parte lo slogan "Nutrire il pianeta, energia per la vita", sono spariti dalla discussione; e che il progetto approvato dal Bie (Bureau international des expositions) ne uscirà stravolto. Questo è ciò che s'intuisce. "L'espresso" vuol provare a diradare la nebbia.

 

CHI COMANDA.
In teoria, Letizia Moratti, commissario Expo 2015 a prescindere dalla carica di sindaco. In realtà se ne discute con furia dal 2008. Sono stati fatti fuori due top manager, Paolo Glisenti e Lucio Stanca, e due master plan, uno preliminare dello studio 5+1, e quello presentato ufficialmente al Bie nell'aprile 2010, in via di profonda revisione. Ora la Expo Spa, la società di gestione, ha una presidente, l'industriale Diana Bracco, un consiglio, uno stimato amministratore delegato, Giuseppe Sala, una squadra di dirigenti.

Ma sopra le loro teste impazza ancora in questi giorni la sarabanda politica sulla governance, legata alla polpa vera di tutto, la proprietà delle aree. Oggi agricole (valore sotto i 30 milioni), domani edificabili (oltre 100). Partita cruciale, anche per i proprietari delle aree adiacenti.

Secondo le ultimissime, che son sempre le penultime, una società di trasformazione urbana (Stu) a maggioranza di capitale pubblico acquisirà le aree. Sono quasi un milione di metri quadri, che appartengono per metà a Fondazione Fiera Milano, per un quarto al gruppo Cabassi, per il resto ai Comuni di Milano, Rho, alle Poste e altri. La Moratti preferiva il comodato d'uso, Formigoni l'acquisto; la soluzione Stu darà ragione più a lui. Entreranno Regione e Comune, la Fondazione Fiera (che comprerebbe la quota Cabassi), la Provincia con quote minime, come i restanti.

 

L'ennesima sorpresina è che Guido Podestà presidente della Provincia è in conflitto d'interessi perché attraverso la moglie risulta socio dei costruttori Cabassi. Chi resterà fuori? Il ministero dell'Economia e la Camera di commercio. Letizia Moratti negozierà un maggior peso per il Comune di Milano, ma il modello Formigoni prevarrà; perché Fondazione Fiera è controllata dalla Regione e dall'establishment formigoniano consolidatosi negli anni con la tenacia degli opliti spartani.

QUALE PROGETTO.
Lo scorso autunno ancora vigeva il masterplan approvato a Parigi. Ispirato, in principio, dal visionario agroimprenditore Carlo Petrini di Slow Food e dalla consulta di architetti, nomi di rilievo tra cui il londinese Richard Burdett, lo svizzero Jacques Herzog, il milanese Stefano Boeri. Un anno dopo, molto è cambiato. Il concetto iniziale, l'Orto planetario, impostato sulla esibizione delle biodiversità e delle culture alimentari del mondo, con grandi ambienti artificiali per divulgare i temi della "energy for life" nella chiave di un parco tematico per il dopo Expo, verrà radicalmente modificato.

Expo Spa lo considera troppo audace, troppo ecologista e poco economico. Prepara una profonda revisione, darà più autonomia ai Paesi, si costruirà di più. Con il plauso dei costruttori. Boeri denuncia questa "delegittimazione" con Claudia Sorlini e Stefano Bocchi dell'Università Statale. Citano Eden Project in Cornovaglia, Floriade in Olanda nel 2012, Kew Gardens a Londra, il Botanical Garden a New York, tutti con molti visitatori l'anno. Cambiare il masterplan, dicono, è una scorrettezza: si facciano gli stati generali a giugno per rimettere a fuoco il progetto. Boeri, nel frattempo, si è dimesso da consulente perché è entrato in politica con la squadra di Pisapia.

 

RAPPORTI CON ROMA.
Paradosso. Quando il 31 marzo 2008 Milano sconfisse Smirne a Parigi, c'erano dietro mesi di lavorìo diplomatico e leale appoggio del governo Prodi, di centrosinistra, a una Milano di centrodestra. Da quando al governo è tornato Berlusconi, e l'asse politico Roma-Milano-Lombardia è diventato il più lineare di sempre, lo zelo di Roma è scemato. Berlusconi di Expo parla molto poco, e Giulio Tremonti è stato freddo fin dal principio (è sua l'indimenticata battuta: "Letizia, il governo non è tuo marito").

In tempi grami e di debito pubblico stellare, il governo dovrebbe versare oltre 800 milioni di euro. Ora il clima sembra migliorato, e tra l'ad Giuseppe Sala, Tremonti e Vittorio Grilli direttore generale del Tesoro si è creato un buon rapporto che autorizza a un cauto ottimismo.

 

IL DOPO EXPO.
Si può parlare di un conflitto tra culture. Gli ideatori iniziali, Petrini e gli architetti (Moratti e il Comune erano privi, nel 2008, di un'idea strategica) immaginavano un parco tematico agroalimentare con elevato valore di entertainment. In due parole: un'attrazione turistico-culturale innovativa, con una piccola quota di sviluppo edilizio. Expo Spa, invece, è in pieno rethinking economicista, su un asse Fiera-Bocconi-Politecnico. Punta a una Expo più tradizionale, in cui i singoli Paesi dispongano del proprio lotto con maggior libertà. E a un dopo Expo dove si abbatteranno gran parte dei padiglioni.

 

Con l'idea di accogliere alcune istituzioni. Per esempio: la nuova sede Rai, un centro di sviluppo sostenibile, magari il nuovo Palazzo di Giustizia. Più una quota di edilizia (commerciale? uffici? residenze?) di cui si tace con discrezione. Una cosa è certa come il panettone è giallo: il giovane Karl dello struggente romanzo "America" non troverà l'Oklahoma dei suoi sogni a Pero-Rho.

LA KERMESSE IN CIFRE

L'AREA
È di 970 mila mq al margine nord-ovest di Milano, vicino ai comuni di Pero e Rho. L'area confina con la Nuova Fiera.

 

LA PROPRIETÀ
È per metà di Fondazione Fiera, per un quarto del gruppo Cabassi, per il resto dei Comuni di Rho e Milano, di Poste e altri. Le aree andranno a una società di trasformazione urbana, a maggioranza di capitale pubblico.

IL BUDGET
1,7 miliardi di euro per il sito (di cui 800 dal governo) e 1,3 miliardi per la realizzazione dell'evento, nel 2015.

 

I VISITATORI
Previsti 20 milioni di visitatori, di cui 30 per cento dall'estero. A Hannover 2000 furono 18 milioni, a Siviglia 2008 solo 5,6.

I PAESI OSPITI
Sono 130 i Paesi partecipanti, 60 gli enti nazionali e sovranazionali. 15-04-2011]

 

 

 

1- FORSE LA GUERRA PER LE DELEGHE "PESANTI" CON IL NEO AD GIUSEPPE ORSI, NON CI SARÀ. DOPO IL NUOVO ARRESTO DI COLA E LA DEVASTANTE INCHIESTA DEL "SOLE 24 ORE", SI FA PIÙ INSISTENTE LA VOCE DI UN DEFENESTRAMENTO DEL RAIS DI FINMECCANICA ANCHE DALLA POLTRONA DI PRESIDENTE PER ESSERE SOSTITUITO DALL’EX AMBASCIATORE GIANNI CASTELLANETA, CARO A LETTA MA SOPRATTUTTO A WASHINGTON - 2- NON FINISCONO QUI I BOATOS: ANCHE IL DIRETTORE GENERALE DI FINMECCANICA E PRESIDENTE DI ALENIA AERONAUTICA GIORGIO ZAPPA, FERITO DALLA MANCATA PROMOZIONE A AD (HA VINTO LA LEGA DI BOBO MARONI CHE HA PIAZZATO GIUSEPPE ORSI), SAREBBE SULLA VIA DI USCITA, PRONTO A TOGLIERSI QUALCHE SASSOLINO DALLE SCARPE - 3- TRA LE CARTE SPUNTA UNA FATTURA DI LAVITOLA ALLA FINMECCANICA PER 21 MILA EURO -

1- DAGOREPORT
Ultimi giorni per Guarguaglini? Forse la guerra per le deleghe "pesanti", vedi articolo di "Finanza & Mercati" a seguire, non avrà luogo. Dopo il nuovo arresto di Lorenzo Cola e la devastante inchiesta di Claudio Gatti sul "Sole 24 Ore", si fa più insistente la voce di un defenestramento del raiss di Finmeccanica anche dalla poltrona di presidente per essere sostituito da un altro personaggio caro a Letta e Berlusconi ma soprattutto a Washington: l'ex ambasciatore Gianni Castellaneta.

 

Non finiscono qui i boatos: anche il direttore generale di Finmeccanica e presidente di Alenia Aeronautica Giorgio Zappa, ferito dalla mancata promozione ad amministratore delegato (ha vinto la Lega di Bobo Maroni che ha piazzato Giuseppe Orsi), sarebbe sulla via di uscita, pronto a svelare golosi retroscena, dicono.

2- GUARGUAGLINI NON MOLLA LO SCETTRO - IL MANAGER NON CI STA A CONSEGNARE FINMECCANICA NELLE MANI DI ORSI E PUNTA A DELEGHE DI PESO COME QUELLA SULLE
Sibilla Di Renzo per "Finanza & Mercati"

 

Il ciclone giudiziario che ha travolto Finmeccanica avrà pure costretto Pier Francesco Guarguaglini a fare un significativo passo indietro nella gestione del gruppo, ma da qui a ritagliare per lui un ruolo di semplice presidente di rappresentanza ce ne vuole. E infatti il settantaquattrenne manager toscano che ha portato Finmeccanica a concludere affari direttamente con la Casa Bianca e il Cremlino e che tutti oramai davano per spacciato dopo le indagini a tappeto che hanno travolto i maggiori manager del gruppo, non ci pensa minimamente a deporre le armi.

 

Anzi è più attivo che mai: dall'interno dell'azienda molti assicurano che il braccio di ferro con Giuseppe Orsi, nuovo ad Finmeccanica, è già partito, anche se per ora è sotto traccia. Il primo caso si sta aprendo su una questione più spinosa, il rinnovo dei vertici in scadenza di Selex Sistemi Integrati, società attualmente guidata dalla moglie di Guarguaglini, Marina Grossi.

Sulla carta spetta al nuovo cda della capogruppo Finmeccanica, guidato da Orsi, che si insedierà dopo l'assemblea di fine aprile, decidere sulla questione. Invece Guarguaglini avrebbe già iniziato a tessere una trattativa lungo l'asse Roma-Parigi. Con un gioco a incastro in cui Guarguaglini è maestro di lungo corso, starebbe barattando la guida di Selex Sistemi Integrati con quella di Thales Alenia Space.

 

In pratica, Grossi approderebbe come ad nella società mista franco- italiana (70% Thales e 30% Finmeccanica) mentre il numero uno di quest'ultima, Luigi Pasquali, sbarcherebbe in Selex. Una manovra che a Orsi, come ovvio, non va giù. E che, al di là di questo, lascia perplessi: tutti, dentro e fuori Finmeccanica, si aspettavano un passo indietro della signora Grossi-Guarguaglini, visto che è indagata dalla magistratura nella questione riguardante gli appalti Enav.

Anzi, secondo alcuni rumor, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, avrebbe dato il suo benestare alla riconferma di Guarguaglini in Finmeccanica, anche se solo come presidente, a patto che la moglie facesse appunto un passo indietro. Il passo lo sta invece facendo di fianco: Grossi, se la manovra va in porto, trasloca dal civico 1231 al 1210 di via Tiburtina a Roma. Questo episodio fa capire che gli appoggi politici su cui può fare affidamento Guarguaglini sono ancora forti; di conseguenza il confronto-scontro con Orsi è destinato a salire di intensità.

 

Del resto, in casa Finmeccanica la convivenza al vertice ha dimostrato di funzionare assai male come nel caso Bono-Lina e Guarguaglini- Testore. Adesso le tensioni con Orsi, sarebbero legate anche a un altro fronte, quello della nomina del nuovo ad di AgustaWestland. Poltrona rimasta vacante con lo sbarco dello stesso Orsi a Piazza Monte Grappa.

Guarguaglini punterebbe su Bruno Spagnolini, già uomo di sua fiducia essendo da tempo amministratore delegato di Agusta spa, il ramo di AgustaWestland che opera in Italia. Con questa mossa, il manager toscano continuerebbe a mantenere un suo presidio nella controllata elicotteristica che di più di ogni altra ha una valenza internazionale e fa affari direttamente con Sua Maestà britannica. Di diverso avviso Orsi che vorrebbe alla guida di AgustaWestland un manager di maggiore spessore vista la mission aziendale del gruppo. Si vedrà.

 

Ma il vero banco di prova dei rapporti fra i due manager sarà la questione deleghe. Qui si capirà se Guarguaglini, l'uomo che tra stipendi, bonus e incentivi ha portato a casa in sette anni circa 25 milioni, sarà in grado di far sentire il peso della sua esperienza. Dalla sua ha il fatto che sotto la sua gestione Finmeccanica è diventata uno dei maggiori gruppi aerospaziali al mondo con acquisizioni strategiche come l'americana Drs e AgustaWestland; ha ristrutturato tutto il settore civile che ora macina utili a ritmo sostenuto e che, prima che esplodesse la rivolta in Libia, si apprestava a conquistare il mondo arabo. Oltre a questo conta anche sull'appoggio di uomini che finora gli sono stati vicini come il condirettore e cfo di Finmeccanica, Alessandro Pansa.

 

Orsi, vanta a sua volta, un curriculum di tutto rispetto, ma non sarebbe mai sbarcato in Piazza Monte Grappa, senza l'appoggio decisivo della Lega. La questione deleghe sarà risolta ufficialmente il 29 aprile, quando dovrebbe tenersi il primo cda. E Guarguaglini ha già fatto sapere di volere almeno quelle sulle strategie e i rapporti con gli enti. Il 29 ci sarà una prima riorganizzazione all'insegna della verticalizzazione, con la probabile nomina di un direttore generale che dipenderà da Orsi. Ci sono alcuni nomi in lizza, tutti interni, mentre l'attuale dg, Giorgio Zappa, è dato in uscita.

 

3- SPUNTA LAVITOLA
Questa è la fattura emessa dalla VL Consulting srl alla Finmeccanica per 21.000 euro. E a chi fa capo la società? A Valter Lavitola, editore e direttore dell'Avanti. Quello del documento del governo di Santa Lucia che attribuiva a Giancarlo Tulliani, genero di Fini, la proprietà dell'appartamento di Montecarlo. [15-04-2011]

 

 

INTER, PUNTO E A CAPO - LA FRAGOROSA ELIMINAZIONE DALLA CHAMPIONS LEAGUE (DUE PARTITE, SETTE POLPETTE DAI MODESTI DELLO SCHALKE) HA CHIUSO IL CICLO DEI ‘TITULI’ - SUL FUTURO DI UNA SQUADRA DA RIFONDARE IN OGNI REPARTO PESANO LE INCOGNITE LEGATE AL PORTAFOGLI DI MORATTI (CHE HA VINTO TUTTO E DEVE BADARE AI DEBITI) E AI PARAMETRI UEFA LEGATI AL FAIR PLAY FINANZIARIO (CHE VIETA ALLE SOCIETA’ DI SPENDERE PIÙ DI QUANTO GUADAGNANO

Andrea Sorrentino per "la Repubblica"

 

Dopo i titoli di coda, i ringraziamenti. E dissolvenza sulla grande Inter dell´ultimo quinquennio, che nel maggio 2010 ha toccato l´apice della sua epopea, col trionfo di Madrid nella finale di Champions. Due giorni fa a Gelsenkirchen, invece, con la triste sconfitta per 2-1 contro lo Schalke 04, si è come assistito all´uscita di scena di una grande star, ormai piegata dall´età e dalla sua stessa grandezza.

I titoli di coda del quinquennio stanno nella feroce sintesi del quarto di finale, offerta dai comunicati Uefa in lingua inglese: "Schalke win 7-3 on aggregate", perché è la nuda verità, in due partite l´Inter campione d´Europa si è fatta rifilare sette pappine a tre dai tedeschi (noni in Bundesliga), e non è esattamente un bel modo di congedarsi.

Però i ringraziamenti sono doverosi, alla fine di un bel film ci sono quasi sempre e spettano alla produzione, quindi a Massimo Moratti, che dirama un comunicato dal sapore vagamente nostalgico: «Vorrei oggi ringraziare la mia squadra e tutti i giocatori che negli ultimi anni, e anche nell´attuale, hanno portato a tutti i tifosi interisti, me compreso, tanta gioia e successi dei quali siamo e saremo sempre orgogliosi. Nella certezza di ritrovare la forza e la qualità che conosciamo per raggiungere i prestigiosi obiettivi che ci attendono anche quest´anno, sono convinto che l´allenatore e la squadra, insieme ai tifosi, sapranno regalarci ancora altre soddisfazioni». Ringraziamenti e buoni auspici: ci sono sei partite di campionato e una semifinale di Coppa Italia da giocare. Ma quale futuro attende l´Inter da giugno in poi?

 

I giocatori, ovvio, non prendono bene la vox populi secondo cui il ciclo sarebbe terminato: reazione umana. Ma è fin troppo chiaro che questa Inter ha bisogno di essere innervata, se non rifondata. Forze fresche, servono, ne sono consapevoli anche i tifosi che tra blog e chiacchiere da bar sottolineano il loro malumore, perché questa è una stagione che potrebbe finire con lo scudetto del Milan e si sa come procedono gli umori del popolo. Resta da capire se Moratti abbia voglia di mettere mano al tutto, ed è la questione principale.

E chissà se poi ne avrà davvero la possibilità, visti i paletti del fair play finanziario, che com´è noto danneggia soprattutto i club italiani, privi delle risorse cui altri possono attingere a piene mani: stadi e merchandising per prima cosa. Ma l´Inter ha bisogno ad esempio di centrocampisti giovani e vigorosi, in un reparto ormai allo stremo: vengono seguiti tra gli altri Modric, Montolivo, Poli e Kucka, e in fondo c´è ancora il sogno-Fabregas.

 

Servirà un attaccante come Tevez, che lascerà il City e in questi giorni frequenta spesso Milano per vicende personali (Pandev potrebbe salutare la compagnia). Interessa parecchio il diciannovenne argentino Lamela, del River Plate, sorta di nuovo Kakà, perché ad esempio non è chiaro il destino di Sneijder: qualcuno ritiene che l´olandesino sia stato straordinario nella stagione 2009-2010 ma la sua carriera racconta che non lo è stato affatto in tutte le altre annate, e allora se arrivasse una bella offerta dal Manchester United ci si potrebbe pensare.

 

Come pure se ci fossero richieste per i vari Maicon, Milito e Julio Cesar, anche se nel ruolo di portiere ci sono poche alternative da Inter sul mercato. In difesa si cercano elementi per la panchina o giù di lì (Criscito?), perché si punterà ancora su Lucio, Samuel e Ranocchia.

 

Infine, l´allenatore: Guardiola per ora non si libera e l´idea di Moratti, ufficialmente, è confermare Leonardo. Però vedremo come sarà gestito l´ultimo mese di impegni ufficiali, in ogni caso la situazione è in divenire. In bilico tra rinnovamento e rifondazione. 15-04-2011]

 

 

A MILANO I MANIFESTI “VIA LE BR DALLE PROCURE” FANNO INCAZZARE (GIUSTAMENTE) BRUTI LIBERATI: “IN QUESTA PROCURA CI SONO STATE PER AMMAZZARE MAGISTRATI” - IL DIPIETRISTA DONADI: “BERLUSCONI MANDANTE MORALE” - LA BINDI SFANCULA DEFINITIVAMENTE CICCHITTO: “HO DETTO LA VERITÀ, CASO CHIUSO” - PODESTÀ: FIRME FALSE? BALLA COLOSSALE - LA MELONI PROPONE I BABY DEPUTATI - FASSINO SFIORA LA LITE CON L’ALTRO PIDDINO PORTAS - L’ITALIA DEI LAVORI (IN NERO), EX ADDETTA STAMPA DENUNCIA IL PARTITO DI TONINO - SCATTA LA LIQUIDAZIONE DELL’EREDITÀ CRAXI…

1. MILANO MANIFESTI 'VIA LE BR DALLE PROCURE'. BRUTI LIBERATI, IN PROCURA BR HANNO ASSASSINATO MAGISTRATI...
(ANSA) - Oggi a Milano "negli spazi riservati alla propaganda elettorale, è stato affisso" un manifesto che dice 'Via le Br dalle Procure'. Lo ha comunicato con una nota il Procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, che spiega, commentando queste affissioni "a firma 'Associazione dalla parte della democrazia' ", con queste parole: "Rammento che a Milano le Br in Procura ci sono state davvero: per assassinare magistrati".

 

2. DONADI, MANIFESTI MILANO?BERLUSCONI MANDANTE MORALE...
(ANSA) - "I manifesti con la scritta 'via le Br dalle procure' apparsi a Milano sono un oltraggio alla memoria dei giudici caduti sotto i colpi dei terroristi. Un atto infame che offende la nostra storia e la nostra memoria collettiva. Chi li ha affissi è stato influenzato dal clima d'odio seminato da Berlusconi nei confronti della magistratura, dalla sua guerra personale contro i giudici che sta portando allo sfascio delle istituzioni. Berlusconi, che aveva paragonato la loro azione a quella delle Brigate Rosse, è il mandante morale di questa vergogna". Lo afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.

 

3. BINDI, CICCHITTO? HO DETTO VERITA' E CASO E' CHIUSO
(ANSA) - "Io ho detto la vertità" e poi "questa cosa la considero conclusa". Lo ha detto Rosy Bindi, presidente dell'assemblea del Pd, rispondendo ai giornalisti in merito alla richiesta di sue dimissioni avanzata da Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati del Pdl alla Camera, dopo il 'battibecco' in aula durante l'ultima seduta sul processo breve. "Cicchitto chiede le dimissioni di Fini, della Bindi..." ha detto Bindi, a margine dei lavori dell'assemblea regionale del Pd toscano. "Noi chiediamo le dimissioni di Berlusconi" ha poi aggiunto con un sorriso.

 

"Nessuno - ha continuato - può togliere la possibilità ad un parlamentare, ancorché ad un vice presidente della Camera, di esprimere il proprio punto di vista. Ho parlato dalla sedia di vice presidente della Camera, perché non ho trovato nessuno che mi sostituisse, lo avrei fatto volentieri dai banchi". "Ho parlato assolutamente a titolo personale - ha detto ancora Bindi -, ho detto la verità, con molta attenzione nei confronti delle persone. L'onorevole Verdini temeva che avessi parlato di indegnità di qualcuno; non c'é traccia di questa parola, ma se ci fosse stata preventivamente avevo chiesto scusa". "Io questa cosa la considero conclusa - ha aggiunto -, anche perché la seduta si era chiusa con gli applausi del Pdl".

4. PODESTA',FIRME PER MINETTI E' BALLA STRATOSFERICA...
(ANSA) - Che si siano raccolte in fretta e furia delle firme, presumibilmente false, per inserire all'ultimo Nicole Minetti nel listino di Formigoni per le regionali 2010 è una "balla stratosferica" secondo il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà all'epoca coordinatore regionale del Pdl. Podestà ha rivelato ai cronisti che per l'ultima posizione del listino "concorreva una richiesta della Lega, una persona indicata dalla signora Moratti e una dal ministro Bondi e la questione è stata risolta in un incontro tra Bossi e Berlusconi con l'inserimento di un leghista".

 

Più in generale riguardo al'inchiesta sulle firme false aperta dal procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, Podestà ha aggiunto che in questo momento è importante "che la magistratura svolga il suo compito e che decida per eventuali rinvii a giudizio, ma fino ad allora è giusto non anticipare sentenze di alcun tipo". Podestà ha poi rilevato come "significativo quanto detto da Franceschini, che non è della nostra parte politica, ossia che ci deve essere una riflessione sulla norma legata alla presentazione delle liste".

5. DEPUTATI A 18 ANNI: MELONI, CI ADEGUIAMO A GRANDI NAZIONI UE
(ANSA) - "Vogliamo adeguarci a tutte le grandi nazioni europee come la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna, che richiedono i 18 anni per l'ingresso in Parlamento". Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, ha motivato così la scelta di presentare un ddl costituzionale che fra le altre cose dovrebbe portare a un abbassamento dell'età dei membri delle Camere. "Solamente la Francia prevede 23 anni, ma sta lavorando perché si arrivi a 18 anni", ha aggiunto il ministro in conferenza stampa a palazzo Chigi. "Noi vorremmo dare un segnale di attenzione nei confronti dei giovani", ha sottolineato Meloni.

6. LITE ALLA BUVETTE DELLA CAMERA CON PORTAS - FASSINO SFIORA LA RISSA CON L'ALLEATO
Da "il Giornale" - Clima teso, tesissimo alla Camera, ma in questo caso l'approvazione del processo breve non c'entra nulla. Molto più locale il motivo che mercoledì sera ha messo uno di fronte all'altro fino a sfiorare la rissa alla buvette di Montecitorio, Piero Fassino e Giacomo Portas, entrambi deputati del Pd ma soprattutto alleati in quel di Torino.

 

L'ex segretario Ds è candidato sindaco, mentre il secondo è leader dei Moderati. «Non è la prima volta che litighiamo», ammette Portas, anche se i due adesso giurano di aver fatto subito pace. Eppure erano venuti quasi alle mani. Per una questione di poltrone torinesi, dicono i presenti...

7. L'EX ASSESSORE PONTICELLI PASSA CON LETTIERI - FUGGI FUGGI DA NAPOLI: ROSETTA ISOLATA
Da "il Giornale" - Perde un altro pezzo la dissestata giunta di Rosa Russo Iervolino a Napoli. Alfredo Ponticelli, assessore allo Sport, ha rassegnato ieri mattina le dimissioni dal suo incarico dopo che la direzione cittadina del Pri ha deciso di appoggiare il candidato sindaco del centrodestra, Gianni Lettieri. Rosetta cerca di prenderla «sportivamente»: «L'atto di Ponticelli conferma ancora una volta la forte eticità del suo impegno politico; qualità delle quali in dieci anni di collaborazione con il sindaco e la giunta ha dato continua te¬stimonianza.

Per quest'ultimo mese di attività assumo ad interim le sue deleghe». Ponticelli invece parla già del nuovo candidato sindaco: «Lettieri ha in programma alcuni incontri con gli assessori della giunta Iervolino. Ha chiesto di vederci per conoscere meglio il lavoro svolto in questi anni». Notizia su cui s'è fiondato il terzo incomodo Idv-Sel Luigi De Magistris: «Che Lettieri copi il Pd non è una notizia, del resto lui e Morcone (che corre per il centrosinistra) sono il vecchio che avanza...».

 

8. CAGLIARI, L'EX ADDETTA STAMPA FA CAUSA ALL'IDV - I DIPIETRISTI E L'ITALIA DEI LAVORI. IN NERO
Da "il Giornale" - L'Italia dei lavori. In nero. «Non potevo più stare zitta. Dopo aver lavorato per quattro anni e mezzo soddisfacendo le continue richieste del partito a Cagliari, anche fino alle 5 del mattino. Poi scopro che m'hanno sostituita con un altro addetto stampa». Confessione della giornalista pubblicista Igina Campus, 59 anni, che fino a ottobre scorso curava le relazioni con la stampa dell'Idv sardo e che ha presentato ricorso al Tribunale del lavoro di Cagliari.

La donna prendeva 700 euro al mese, con viaggi e spese telefoniche a suo carico, e dice di aver chiesto con insistenza un regolare contratto ai vertici del partito senza ricevere alcuna risposta. Il legale che la rappresenta nella causa fa i conti: «Dal 2006 al 2010 la Campus avrebbe diritto al riconoscimento di 62.242 euro lordi». Quante grane per Tonino il padroncino...

9. MASI A RIZZO NERVO, PRUDENZA QUANDO SI PARLA DI BUDGET...
(ANSA) - "Dopo aver giurato a me stesso di non farlo mai più , sono purtroppo costretto a replicare al consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Persona gradevole e che stimo ma che ,come a volte gli accade, si esercita con sprezzo del pericolo su temi per lui troppo ostici".

Lo sottolinea il direttore Generale della Rai Mauro Masi che aggiunge "In questo caso, ciò è particolarmente strano perché lui è, al tempo stesso, un sopravvissuto del precedente Consiglio di Amministrazione ( e quindi ben conosce il bilancio 2008) e in questa consiliatura ha votato il Piano Industriale 2010/2012 e il Bilancio Previsivo per il 2011 ( che porta, per la prima volta dal 2005, i conti aziendali in attivo) e pertanto ben sa come stanno in Rai le cose in materia di Bilancio".

 

E argomenta ancora il direttore generale di viale Mazzini "capisco e comprendo che le logiche di schieramento implichino che una dichiarazione richiesta dagli amici non si possa mai negare, ma su temi di tanta delicatezza sarebbe meglio lasciare ad altri meno aziendalmente autorevoli la propaganda e usare una sana prudenza anche solo per ribadire quello che si é fatto , peraltro lodevolmente, in Consiglio di Amministrazione".

10. CRAXI: TRIBUNALE NOMINA CURATORE, SCATTA LIQUIDAZIONE EREDITA'...
Radiocor - Scatta la liquidazione dell'eredita' di Bettino Craxi. Il Tribunale di Milano, secondo quanto apprende Radiocor, ha nominato Paola Grossini quale curatore che si occupera' di 'monetizzare' i lasciti dell'ex leader socialista (una collezione di oltre 170 cimeli garibaldini, tra cui alcune lettere autografe dell'Eroe dei Due Mondi, vari pezzi di arte antica e un paio di conti correnti bancari), stabilire uno stato di gradazione tra i creditori e infine ripartire il patrimonio.

 

Gli eredi con beneficio di inventario, la moglie Annamaria Moncini e i figli Vittorio e Stefania, avevano due possibilita': monetizzare direttamente l'eredita' e soddisfare i creditori oppure affidare l'operazione a un curatore nominato dal Tribunale. Hanno optato per la seconda ipotesi anche, sostengono fonti qualificate, per 'eliminare eventuali dubbi su preferenze o valutazione dei beni ereditati'.

Dell'intero dossier si sta comunque occupando lo studio notarile Ajello-Sormani che, gia' in gennaio, aveva i nvitato formalmente tutti i creditori di Craxi a trasmettere le dichiarazioni dei propri crediti entro lo scorso 15 marzo. Il passo successivo, determinante per l'avvio delle operazioni, e' arrivato in questi giorni con la nomina del curatore da parte del Tribunale.

 15-04-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - DIRIGENTI DI JP MORGAN DUBITARONO DI MADOFF MA NON FECERO NIENTE - VILLEPIN: FUORI LA FRANCIA DALLA NATO E FINO A 850 EURO A CHI HA BISOGNO - BANK OF AMERICA PERDE IL 37,5% - - LIBIA, LA NATO È A CORTO DI AEREI - UTILI DI GOOGLE INFERIORI ALLE ATTESE, IL TITOLO CADE - FUKUSHIMA, RISARCIMENTI ENTRO FINE MESE - LONDRA OMOFOBA - SCOPERTO IL GENE CHE FA NASCERE PREMATURI - GALLIANO LICENZIA JOHN GALLIANO - SKYPE PER ANDROID È DIFETTOSO, PRIVACY A RISCHIO - LA TOP 100 DEI GADGET DI TUTTI I TEMPI… -

DAGOREPORT

 

1 - THE NEW YORK TIMES
TRE DIRIGENTI DI JP MORGAN DUBITARONO DI MADOFF MA NON FECERO NIENTE
http://nyti.ms/fEhaPo

- Tre alti dirigenti della "JPMorgan Chase" tuttora in carica, nel giugno 2007, discussero della possibilità che Robert Madoff, l'autore della più grande truffa della storia (50 miliardi di dollari), stesse frodando gli investitori. Ciò nonostante, non fecero nulla per fermarlo, né presero provvedimenti per proteggere i clienti o avvertirono le autorità.

2 - THE GUARDIAN
LA BRITISH PETROLEUM TENTAVA DI INFLUENZARE LE VALUTAZIONI DI IMPATTO AMBIENTALE E SULLA SALUTE DELL'ATTIVITÀ ESTRATTIVA NEL GOLFO DEL MESSICO
http://bit.ly/hWPPZz

 

- Una serie di comunicazioni interne della British Petroleum, pubblicate grazie al Freedom of Information Act degli Stati Uniti (Atto per la libertà di informazione), mostrano chiaramente i tentativi della compagnia petrolifera di influenzare le ricerche degli scienziati sull'impatto che l'attività estrattiva nel Golfo del Messico ha sulle persone e sull'ambiente.

3 - LE FIGARO
TEPCO, ENTRO FINE MESE RISARCIMENTI PER LE VITTIME DI FUKUSHIMA
http://bit.ly/h23IXi

- La Tepco, società che gestisce la centrale atomica di Fukushima, indennizzerà le vittime della crisi nucleare entro la fine del mese. Si parla di un minimo di 600 milioni di dollari. L'entità dei risarcimenti è stata stabilita dal governo.

FRANCIA, LA LISTA DEI CANDIDATI UMP AL SENATO SEMINA LA DISCORDIA
http://bit.ly/e6Ma0j

 

- Polemica all'interno del Movimento Popolare (Ump). Martedì sera, in una riunione all'Eliseo presieduta da Nicolas Sarkozy, è stata stilata la lista di candidati Ump al Senato. Capolista, Chantal Jouanno. A Parigi, sette degli otto sindaci di quartiere hanno denunciato una scelta fatta "senza alcuna consultazione".

VILLEPIN: FUORI LA FRANCIA DALLA NATO E FINO A 850 EURO A CHI HA BISOGNO
http://bit.ly/e1jOcd

- L'ex Primo ministro francese Dominique de Villepin propone una "rifondazione politica, economica e sociale" del Paese. Afferma di volerne essere il promotore, ma non si pronuncia riguardo a una sua possibile candidatura alle prossime elezioni presidenziali. Tra le sue proposte: l'uscita della Francia dalla Nato e fino a 850 euro a chi guadagna da 0 a 1500 euro al mese.

4 - THE WASHINGTON POST
TORNADO UCCIDE CINQUE PERSONE IN OKLAHOMA, ARKANSAS
http://wapo.st/fJsG9x

 

- Un insieme di tempeste sviluppatesi in Oklahoma hanno prodotto un Tornado che si è abbattuto su una piccola città nel sudest del paese, uccidendo cinque persone.

IL LINGUAGGIO UMANO È NATO IN SUDAFRICA
http://wapo.st/eOad6n

- Il linguaggio umano è nato in Sudafrica. È quanto risulta da uno studio effettuato dall'Università di Aukland, Australia. Partendo dal continente africano, la comunicazione verbale si sarebbe poi diffusa in tutto il pianeta, raggiungendo da ultimo l'Oceania.

5 - HUFFINGTON POST
SKYPE PER ANDROID È DIFETTOSO, PRIVACY A RISCHIO
http://huff.to/hkEvnD

- Gli utenti della versione di Skype per Android sono messi in guardia. Un'applicazione della stessa Android, infatti, se scaricata, permette di accedere alle informazioni personali degli utenti Skype.

 

BANK OF AMERICA PERDE IL 37,5%
http://huff.to/foQ3RC

- Rispetto all'anno scorso, nel primo quadrimestre dell'anno, Bank of America segna un crollo del 37,5 %. La più grande banca Usa ha registrato un "income" di due miliardi di dollari, contro i 3,2 dell'anno passato.

6 - TELEGRAPH
GALLIANO LICENZIATO DALLA MAISON CHE PORTA IL SUO STESSO NOME
http://bit.ly/hzZo0j

- Le cose vanno di male in peggio per John Galliano. Lo stilista inglese è stato licenziato dalla maison che porta il suo stesso nome.

 

SOPPRESSO L'ORSO BIANCO DELLO ZOO DI EDIMBURGO
http://bit.ly/ezSEic

- A causa di problemi di salute, Mercedes, l'orso bianco, star dello zoo di Edimburgo, è stato soppresso.

7 - BBC
LA GRECIA RENDERÀ NOTO IL PIANO DI TAGLI DOPO PASQUA
http://bbc.in/eqsgn4

- "Passata la Pasqua, la Grecia renderà noto il piano di tagli e privatizzazioni". Lo ha detto stamani il Primo ministro greco, George Papandreou. La Grecia deve tagliare 23 miliardi di euro, per portare il deficit di bilancio dal 10% all'1% entro il 2015.

LIBIA, LA NATO È A CORTO DI AEREI
http://bbc.in/hHL6kJ

 

- La Nato è a corto di aerei. Il segretario dell'organizzazione militare internazionale Anders Fogh Rasmussen ha detto ai ministri degli Esteri che ne servono "un po' di più".

LONDRA, COPPIA GAY BUTTATA FUORI DAL PUB PER ESSERSI BACIATA
http://bbc.in/hM1sGU

- Una coppia di ragazzi gay è stata buttata fuori da un pub di Londra per essersi data un bacio. L'episodio è avvenuto a Soho, quartiere assai frequentato dagli omosessuali. Anche per questo in città la notizia ha fatto molto scalpore.

SCOPERTO IL GENE CHE FA NASCERE PREMATURI
http://bbc.in/e9sbd8

 

- Una ricerca condotta da scienziati Usa e finlandesi ha portato alla scoperta di un gene considerato la causa, o una delle cause, delle nascite premature.

YEMEN, IL PRESIDENTE SALEH APRE AL DIALOGO CON L'OPPOSIZIONE
http://bit.ly/eyhOYn

- Il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh ha aperto al dialogo con l'opposizione. L'obiettivo, ha detto, è quello di "raggiungere la sicurezza e la stabilità del paese". Da settimane lo Yemen è sconvolto da manifestazioni e proteste, quasi sempre represse nel sangue.

SIRIA, ASSAD FORMA IL NUOVO GOVERNO
http://bit.ly/hVi3B2

- Il presidente della Siria Bashar al-Assad ha formato un nuovo governo, dopo aver annunciato, due settimane fa, le dimissioni del vecchio, sulla scia delle proteste che infiammano il paese. Alla guida del nuovo esecutivo è stato messo Adel Safar, un ex ministro dell'Agricoltura.

 

8 - CNN
GIAPPONE, RIAPRE LA DISNEYLAND DI TOKYO CHIUSA DOPO IL TERREMOTO
http://bit.ly/eIFcb4

- Oggi, a poco più di un mese dal terremoto che messo in ginocchio il Giappone, ha riaperto il parco di divertimenti Disneyland di Tokyo.

FACEBOOK CERCA DI FARSI AMICI I GIORNALISTI
http://bit.ly/fgtaLB

 

- Il social network Facebook sta cercando di farsi amici i giornalisti. La compagnia di Mark Zuckerberg sta lavorando per dare alle notizie di attualità maggiore spazio su Facebook.

9 - LE MONDE
UTILI DI GOOGLE INFERIORI ALLE ATTESE, IL TITOLO CADE
http://bit.ly/gXhC2Z

- Nonostante una crescita del 17,5% degli utili netti nel primo trimestre dell'anno, le azioni di Google sono scese del 5,22%. Il motivo sono le enormi aspettative che il motore di ricerca genera.

 

10 - EL MUNDO
JUDE LAW DENUNCIA IL NEWS OF THE WORLD PER HACKERAGGIO TELEFONICO
http://bit.ly/eLuK5j

- Dopo Sienna Miller, anche l'ex Jude Law denuncia la rivista di Rupert Murdoch, "News of the world" per hackeraggio telefonico. Lo scandalo che coinvolge il periodico britannico, accusato di intercettazioni illegali fatte per procacciarsi gli scoop, ha già portato all'arresto di tre giornalisti.

11 - TIME
LA TOP 100 DEI GADGET DI TUTTI I TEMPI, DALL'ACCENDINO BIC ALL'IPOD
http://ti.me/gVlSM115-04-2011]

 

 

ORE 16, CINE SACHER, CODA ALLA CASSA E MORETTI INTRATTIENE LA PLATEA CON QUALCHE NOTIZIOLA SUL FILM. A UN CERTO PUNTO PARTE LA VOCE DI ROMA: "E VEDEMOLO! - dispettucci avvelenati tra l’Ufficio stampa del PD e il Corriere - Palazzo Chigi battuto dalle escort: PalazzoGrazioli.com è il sito istituzionale più cliccato - - INGLESI ALLA ROVESCIA: IL CONSERVATORE CAMERON VIAGGIA LOW COST, IL LABURISTA MILIBAND IN PRIMA CLASSE - Aznavour è partito CON UN rimpianto non aver cantato insieme al Cavaliere

1- Alla visione delle 16 di "Habemus Papam" al cinema Sacher, in sala è arrivato lo stesso proprietario, alias Nanni Moretti. Che ha cominciato a intrattenere gli spettatori ("scusate, c'è gente che sta facendo ancora il biglietto") con qualche pissi pissi sulla pellicola: il prete che dice messa è un vero sarcedote, durante la partita a volo dei cardinali un attore si è rotto il femore, la scenggiatura ha qualcosa di autobiografico, etc. Mentre continua col suo bla-bla, parte la solita voce de Roma "E vedemolo!"....

 

2- Chi incontra il direttore di Radiodue, Flavio Mucciante, nei corridoi di via Asiago, lo vede ridere sotto i baffi (che non ha) dopo aver letto su Dagospia la notizia, ripresa da "Italia Oggi", che Fiorello avrebbe chiesto i registi e i collaboratori che aveva ai tempi di "Viva Radiodue", pur dovendo solo mandare in onda il suo show teatrale dal Sistina su Radiouno. E coi più stretti collaboratori non si lascia sfuggire una battuta maligna; "Abbiamo raccolto il suo SOS, è auspicabile che per il suo ritorno in radio abbia i più alti standard qualitativi..."

 

3- Le vecchie ruggini, si sa, sono difficile da grattare. E pare che tra l'Ufficio stampa del PD e il Corriere della Sera serpeggi, da tempo, una guerriglia fatta di stilettate, controbordate e dispettucci avvelenati. Qualcuno ricorderà le borsettate che si sono scambiati, un paio di mesi fa, Roberto Seghetti, capo ufficio stampa dei Democratici, e il professor Ernesto Galli Della Loggia. L'editorialista del Corriere, accusato di non conoscere il programma politico del partito, aveva rimproverato a Seghetti una campagna mediatica sul tema moscia e malgestita.

Per evitare così di essere nuovamente snobbati dal Corriere e bacchettati dai suoi editorialisti, pare che i democratici abbiano affidato a Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro, il compito di inviare una roboante missiva preventiva a Flebuccio De Bortoli. Nella lettera si chiede al direttore di informare gli editorialisti "di evitare lo stanco ritornello del Pd privo di progetto, di Pd impegnato soltanto nell'anti-berlusconismo, di opposizione assente e priva di idee. L'anti-politica ha già tante frecce vere al suo arco". Pare che il Corriere abbia così apprezzato da cestinare la lettera senza neanche pubblicarla. Sarà vero?

4- Il potere del WEB, Palazzo Chigi battuto dalle escort: PalazzoGrazioli.com è il sito istituzionale più cliccato. Basta digitare Palazzo Grazioli su Google per scoprire che le url associate al palazzo romano noto per le vicende personali del Premier non rimandano alle classiche pagine istituzionali del Governo e i risultati lo dimostrano.

Pare infatti che gli utenti di internet non siano troppo interessati ai programmi del PDL ma alle giovani signorine in abiti succinti che compaiono digitando sui loro computer le url della residenza romana del Presidente Berlusconi www.palazzograzioli.com (anche .it e .org) .

 

5- Da "Nomfup.wordpress.com" - Autogol ferroviario per Ed Miliband. Andato in Lancashire per una iniziativa elettorale, il leader laburista è stato pizzicato dalle telecamere di SKY comodamente seduto sul treno in prima classe. Alla domanda diretta del giornalista della emittente televisiva, Miliband si è mostrato infastidito e imbarazzato. Tanto più che pochi giorni fa il premier David Cameron aveva sorpreso la stampa britannica con una fuga d'amore in Spagna assieme alla moglie, volando Ryanair. Una scelta low cost che, adesso, mette in crisi la campagna di Miliband, tutta votata alla sofferenza economica delle classi medie per i tagli voluti dai conservatori

6- Il sito DavideMaggio.it (www.davidemaggio.it) ha intercettato un sms autopromozionale che Alba Parietti, perseverante nel negare il suo naufragio sull'Isola dei Famosi in Honduras, martedi prossimo, ha mandato ad una cerchia di amici.

 

Eccolo: Se pensi che io mi sia comportata male con te è arrivato il momento in cui avrai soddisfazione. Vuoi vedermi soffrire in preda a crisi di panico? Guarda l'isola martedì prossimo su rai due mi lancerò dall'elicottero e farò un'incurisione dai naufraghi. In Honduras. Se vuoi vedermi in difficoltà ad espiare tutti i miei peccati non ti perdere la puntata del 21 (in realtà è il 20, ndDM)..... E' un'occasione unica per vedermi nella merda. Non ti capiterà più. Alba.

 

7- Carlo Rossella per "Il Foglio" - Aeroporto di Fiumicino. Charles Aznavour è partito ieri mattina alle 10 e 15 per Parigi, dopo il trionfale concerto della sera prima all'Auditorium. Unico rimpianto non aver cantato insieme al Cavaliere.

8- Maurizio Crippa per "Il Foglio" - Sarkò e Carlà hanno messo la no fly zone sulla loro villa di campagna. Speriamo gli arrivino almeno i barconi.

9 - Luciano Verre per il settimanale "IO SPIO" -Chi è il giovane cantante del Sud che per Pasqua ha prenotato un motoryacht Aicon 85 Fly del gruppo messinese Aicon per la modica cifra di 30 mila euro a settimana? Crociera da Napoli a Porto Cervo e ritorno.

- Chi è il presentatore TV che ha fama di essere "molto dotato" e per questo raramente scende in piscina o in spiaggia in costume preferendo abbodanti bermuda plastificati al ginocchio adatti anche per il surf? 15-04-2011]

 

 

1- DRAGHI ACCENDE LA LUCE ROSSA: PER IL PAREGGIO DI BILANCIO ENTRO IL 2014, A CUI S’È IMPEGNATO TREMONTI, SERVE UNA MANOVRA CORRETTIVA DA OLTRE 35 MILIARDI DI EURO - 2- PASSATE IL VOTO AMMINISTRATIVO, CI ASPETTA UNA VASCA DA BAGNO DI LACRIME E SANGUE - 3- LA SPARATA DEL GOVERNATORE CONTRO L’AMMINISTRAZIONE BERLUSCONI-TREMONTI è IL TRAMPOLINO PER RAGGIUNGERE LA POLTRONA DI TRICHET, IN USCITA DALLA BCE - 4- ECCO LA RICHIESTA DI UNA MANOVRA CHE SGOMBRI IL CAMPO DA QUALSIASI DIFFIDENZA E MALEVOLENZA FRANCO-TEDESCA VERSO UN ITALIANO CHE DOVRà AGIRE CONTRO IL PROPRIO PAESE INDEBITATO (AGGIUNGERE POI LA MINUS VALENZA DI UN PASSATO COME VICE PRES. EUROPEO DELLA GOLDMAN SACHS, SPECTRE DI TUTTE LE BANCHE) - 5- COME PREMIO DI CONSOLAZIONE PER TREMENDINO TREMONTI, L’USCITA DA PALAZZO KOCH DEL DISISTIMATO DRAGHI VUOL DIRE APRIRE IL PORTONE AL “SUO” VITTORIO GRILLI -

1- DAGOREPORT
Draghi accende la luce rossa: per il pareggio di bilancio entro il 2014 a cui s'è impegnato Tremonti, serve una manovra correttiva dal 2,3% del Pil: in soldi fa oltre 35 miliardi di euro. Certo, il Governatore potrà accontentarsi di una "rata" da 10/15 miliardi di euro, appena passate le elezioni amministrative ovviamente, ma di certo ci aspetta una vasca da bagno riempita di lacrime e sangue. Checché ne dica Tremendino Tremonti.

 

Ma dietro tale sparata si cela l'operazione-scalata che sta portando avanti, giorno per giorno disperatamente, Draghi per raggiungere la poltrona di Trichet, in uscita dalla BCE. Con tale "avviso di pagamento" a Giulietto ha inteso rassicurare il maggior oppositore al suo up-grade europeo, cioè la Germania della Merkel, che diffida di un italiano alle prese con il deficit malmesso del suo paese.

Ecco allora portarsi avanti il lavoro e battere subito la richiesta di una finanziaria correttiva che sgombri il campo da qualsiasi diffidenza e malevolenza (all'Italia berluscona occorre sempre aggiungere la minus valenza di un passato come vice presidente europeo della spectre delle banche d'affari, la Goldman Sachs).

 

Certo, per Tremonti, l'uscita da Palazzo Koch del disistimato Draghi vuol dire aprire il portone al "suo" Vittorio Grilli, dunque un altro tassello nella geo-politica del potere che lo vede contrapposto a Gianni Letta, dopo la presa della Cassa Depositi e Prestiti, della Consob con Vegas, della presidenza Eni con Giuseppe Recchi, etc. Ma sull'altro piatto della bilancia grava una manovra che elettoralmente pesa come un macigno legato al collo.

2- DRAGHI: MANOVRE DA 35 MILIARDI E SMONTA I NUMERI-FARSA DI TREMONTI
Marco Palombi per Il Fattoquotidiano.it

 

Bassa crescita, disoccupazione - soprattutto giovanile - e precariato, consumi contenuti, prezzi che aumentano e potere d'acquisto reale che continua a diminuire. Oltre a questo, manovre recessive di finanza pubblica fin dove l'occhio può vedere. Questo il ritratto della situazione italiana contenuto nel Bollettino economico di Bankitalia diffuso ieri, al netto ovviamente del fumo di scena sparso da Giulio Tremonti col suo Piano nazionale di riforma (Pnr), che sarà all'esame del Parlamento la settimana prossima.

 

Che la situazione non fosse per niente piacevole, l'aveva già chiarito il governatore di Bankitalia Mario Draghi mercoledì: "Il nostro paese è entrato nella crisi già debole, ha pagato un prezzo alto di riduzione del reddito e dell'occupazione e ne esce con i suoi problemi strutturali ancora da risolvere".

Tradotto dal linguaggio curiale dei governatori: cosa ha fatto il governo in questi tre anni? Le pezze d'appoggio numeriche a questo ragionamento ce le ha messe invece ieri il suddetto Bollettino: la crescita economica, come previsto anche dal recentissimo Documento di economia e finanza (Def) del Tesoro, si attesterà all'1,1% quest'anno e all'1,3% nel 2012, il che ci tiene largamente sotto i livelli pre-crisi.

L'Italia deve ritrovare la sua "capacità di sviluppo", aveva avvertito Draghi, e la politica creare le condizioni perché questa "possa dispiegarsi appieno". È evidente che Bankitalia non si fida della frustata all'economia che dovrebbe arrivare dal Pnr a costo zero: uno 0,4% di crescita in più l'anno non può essere assicurato da un documento in cui non c'è un impegno preciso, una data, in cui si ritirano persino fuori le grandi opere infrastrutturali già bloccate da questo stesso governo.

 

Così, avverte il Bollettino, per il pareggio di bilancio entro il 2014 a cui s'è impegnato l'esecutivo serve una manovra correttiva dal 2,3% del Pil: in soldi fa oltre 35 miliardi di euro. E questo senza contare che dal 2015 parte il Patto di stabilità Plus che prevede sanzioni assai pesanti per chi non riporta il debito pubblico entro il 60% del Prodotto a colpi di un ventesimo di riduzione dell'eccedenza l'anno: una roba da oltre 30 miliardi ogni 12 mesi (a cui vanno aggiunte pure cinque rate da 2,86 miliardi per il Fondo salva-Stati) che senza una crescita almeno del 2% sarà un incubo recuperare.

Ma è dal lato della crisi sociale che il Bollettino di Bankitalia morde di più l'immaginazione: "L'occupazione non riparte", scrive Palazzo Koch: "Dopo un lieve incremento nel 2010, il numero degli occupati è ripiegato nel primo bimestre di quest'anno sui livelli minimi dell'estate scorsa.

 

Sono tornate a crescere le assunzioni con contratti flessibili e a tempo parziale; è proseguita la contrazione delle posizioni permanenti a tempo pieno. Il tasso di disoccupazione rimane stabile sui valori medi dello scorso anno, mentre sono aumentate l'incidenza dei disoccupati di lungo periodo e la disoccupazione giovanile".

 

Crescono, dice Bankitalia, i "disoccupati" (+1,6% rispetto a un anno prima, 35 mila persone) e gli "inattivi" (+0,4%, 65 mila) e quelli che cercano lavoro da più di un anno (+7,4%, 73 mila) e pure gli "scoraggiati", che un posto non lo cercano neanche più (6,5%, 92 mila), mentre rimane su livelli di guardia la Cassa integrazione, specialmente in deroga.

Complessivamente il tasso di disoccupazione è dell'8,5%, con una situazione terrificante tra i giovani sotto i 25 anni: senza impiego il 29,8%. E infatti ieri, plasticamente, s'è saputo che il Fondo Gita - che doveva rilevare le attività di Vinyls Italia - non ha rispettato gli impegni e quindi si dovrà riaprire la gara e trovare un nuovo investitore: i lavoratori del gruppo chimico, insomma, rischiano seriamente di andare tutti a casa.

In una situazione del genere, ovviamente, anche i consumi soffrono: "Restano improntati alla prudenza i comportamenti di spesa delle famiglie, influenzati dalle condizioni del mercato del lavoro e dall'andamento del reddito disponibile, nel 2010 ancora diminuito in termini reali".

A gennaio, scrive Palazzo Koch, le vendite al dettaglio sono tornate a calare insieme al "clima di fiducia dei consumatori". Questo il panorama, mentre il ministro dell'Economia continua a parlare di "fase 2": se la crescita è la stella polare, la diminuzione delle spese in conto capitale e dei contributi alle imprese certificata dal Def non è un bel segnale, mentre la pressione fiscale (stessa fonte) è prevista in crescita dello 0,2%. "Più che un documento economico-finanziario, una pubblica autoaccusa", ironizza l'ex segretario della Cisl Sergio D'Antoni. 16-04-2011]

 

 

1- ROMA SVENDUTA PER 42 MILIONI: PER ORA L’AMERICA L’HA TROVATA ZIO TOM DIBENEDETTO - 2- POSSIBILE CHE CHI COMPRA LA ROMA ABBIA GIÀ BISOGNO DI UN PRESTITO DELLA BANCA? - 3- NEL COMUNICATO CONGIUNTO TSBUCA FUORI UN PRESTITO DI 40 MILIONI COSÌ CONGEGNATO: “L’EFFICACIA DEL CONTRATTO DI COMPRAVENDITA È SUBORDINATA... ALLA CONCESSIONE AD AS ROMA DA PARTE DI ROMA 2000 DI UN VENDOR LOAN (VALE A DIRE, UN PRESTITO AL COMPRATORE), DELLA DURATA DI 10 ANNI E DELL’IMPORTO DI 10 MILIONI DI EURO E ALLA SOTTOSCRIZIONE DA PARTE DI AS ROMA DI UN ACCORDO DI FINANZIAMENTO CON UNICREDIT, DELLA DURATA DI 5 ANNI E DELL’IMPORTO DI 30 MILIONI DI EURO” - 3- UNICREDIT NON HA IN PRATICA INCASSATO NIENTE MA CAMBIATO UNICAMENTE IL DEBITORE, DA SENSI A UNO PIù AFFIDABILE (NON SOLO: CI SAREBBERO UN PAIO DI “ROGNE” GROSSE RIMASTE INSOLUTE PER LE QUALI C’è UNA CLAUSOLA CHE PERMETTE ALLE PARTI DI RECEDERE) -

1- VENDUTA PER 42 MILIONI, L'AFFARE PER ORA LO HA FATTO ZIO TOM
Luca Valdiserri per il Corriere della Sera

 

Silvio Berlusconi, che si autodefinisce il più vincente presidente della storia, e il presidente della Lazio, Claudio Lotito, hanno salutato l'arrivo di Thomas R. DiBenedetto, nuovo «collega» alla guida della Roma, primo investitore straniero della serie A. Berlusconi l'ha avvisato che con il calcio, in Italia, non si guadagnano soldi ma si perdono. Lotito ha detto: «Adesso tutti esaltano lo zio Tom, ma anche lui non può portare più soldi di quelli che ha. Dovrà aumentare i ricavi dalle attività commerciali sostenute dai tifosi. Il problema è che se lo faccio io, passo per tirchio. Ma ormai i presidenti sono costretti a pensarla tutti comeme» .

 

La cordata americana non è composta da mecenati: sono uomini d'affari e vogliono che la Roma produca utili. È possibile? Il contratto preliminare per il passaggio di proprietà del pacchetto di maggioranza (67%, valore 70,3 milioni) è stato firmato negli uffici di uno studio legale di 13 piani e con 600 dipendenti. Un particolare che dà l'idea del genere di affari che trattano DiBenedetto e soci.

 

Perché, allora, nel comunicato congiunto trova spazio un prestito di 40 milioni così congegnato? «L'efficacia del contratto di compravendita è subordinata... alla concessione ad As Roma da parte di Roma 2000 di un vendor loan, della durata di 10 anni e dell'importo di 10 milioni di euro (reinvestendo in pratica una parte della somma della vendita; ndr) e alla sottoscrizione da parte di As Roma di un accordo di finanziamento con Unicredit, della durata di 5 anni e dell'importo di 30 milioni di euro» .

 

Possibile che chi compra la Roma abbia già bisogno di un prestito della banca? Unicredit ha in pratica rimodulato l'esposizione, visto che la Roma stava erodendo flussi di denaro futuri (contratti tv e di sponsorizzazione) in un'ottica di brevissimo periodo. Ora, con il finanziamento e con la prima ricapitalizzazione entro il 2011 (35 milioni), ci saranno 75 milioni di nuova finanza per fare mercato, pagare stipendi e spese vive, iscrivere la squadra al campionato facendola rientrare nei parametri, dare ossigeno a una programmazione di ampio respiro.

 

Unicredit scommette sul suo 40% e, anche se per ora gli americani hanno portato più idee che soldi, non c'era altra strada. Il piano industriale ha convinto Unicredit che c'è un futuro e la Roma era in una situazione pre-fallimentare. Nei giorni scorsi il 63% dell'Arsenal è finito nelle mani del magnate americano Stan Kroenke per una cifra vicina ai 450 milioni di sterline (501 milioni di euro). I quattro investitori americani, per ora, metteranno circa 10,5 milioni a testa, in attesa dell'Opa, le due ricapitalizzazioni e il calciomercato da finanziare.

 

È tanto? È poco? La risposta è diversa: è il massimo che si potesse fare. Ora, però, comincia il difficile. La squadra battuta ieri in casa dal Palermo ha quasi azzerato le sue speranze di quarto posto, messo in crisi le speranze di Montella di una riconferma ma indebolito anche Gian Paolo Montali, direttore operativo che doveva essere il «motivatore» per questo finale di stagione.

Di-Benedetto non ha visto la partita, stava trasferendosi da Boston a Fort Myers, in Florida. Forse è stato meglio così. Avrebbe maledetto anche lui Vucinic, che lo emozionò segnando contro l'Inter nella prima partita che lo zio Tom vide dal vivo all'Olimpico, ma che ieri non ha saputo mandare in gol un pallone a porta vuota. La stessa porta. Ma tanto è cambiato da allora e tanto, tantissimo, cambierà presto. Della Roma di ieri, nessuno è più sicuro del posto. Anzi, uno sì: Totti.

 

2- «FARANNO BUSINESS SUL MARCHIO SE NON RIESCONO, SE NE ANDRANNO»
Alessandro Capponi per il Corriere della Sera

«Cosa significano il giallo e il rosso per noi americani? Ketchup e senape. Ma è evidente che, al di là dell'aspetto sportivo, Di-Benedetto vuole tirare fuori soldi da altro. Sfruttando il brand. Forse abbinando la bandiera alla lupa capitolina. È difficile immaginare cosa voglia farne, forse negli Stati Uniti aprirà delle trattorie ‘‘Forza Roma''» .

 

Dennis Redmont è uomo spiritoso, oltre che conoscitore di business: dopo gli studi a Parigi è stato per venticinque anni il direttore dell'Associated Press per il Mediterraneo, ora è il responsabile della comunicazione del Consiglio delle relazioni Italia-Usa, cioè il salotto buono del mondo degli affari tra statunitensi e italiani. Inviato in 80 paesi, tra le sue mille attività ce n'è anche una ludica: ha adattato in italiano le domande del Trivial Pursuit, il famoso gioco da tavolo, e ha fatto «mettere molte domande sulla Roma, io sono qui da trent'anni, sono affetto dal morbo del tifo romanista...» .

Cosa pensa l'America dell'operazione portata avanti da DiBenedetto?
«L'America si chiede: gli avranno venduto il Brooklyn Bridge? È un nostro modo di dire, significa: gli avranno dato una patacca?» .

 

Lei cosa ne pensa?
«La vicenda assomiglia a un carciofo alla romana, dopo ogni foglia c'è un sapore diverso. Di certo per voi potrebbe essere un boomerang: perché gli italiani hanno bisogno di investimenti stranieri, e già molti sono andati via. Se qualcosa andasse storto non sarebbe un bel segnale...» .

Arriviamo al cuore del carciofo: prevede sorprese? Sa com'è, i tifosi ora sognano già una squadra a livello Milan...
«I tifosi della Roma sono diffidenti invece, aspettano. Ma io credo che la nuova proprietà cercherà di fare business puntando molto sul brand: se riuscirà, bene. Sennò andrà via. Gli americani si danno un tempo e degli obiettivi, se non si raggiungono...» .

Alla sua prima uscita italiana DiBenedetto s'è presentato con un maglioncino color arancio. Alcuni hanno storto la bocca...
«Hanno sbagliato. In America, per la maggior parte dei ricchi l'abbigliamento non conta. Avete visto come veste Steve Jobs?» .

Dal rapporto tifosi-proprietà cosa s'aspetta?
«Di certo, i soprannomi per DiBenedetto. Io spero che gliene diano uno, che di lui dicano così: santo subito...» . 17-04-2011]

 

 

1- SOLO ORA, SULL’ONDA DEL SUO TERRIBILE ASSASSINIO, SI DA NOTIZIA DI UN VIDEO CARICATO IL 12 OTTOBRE SCORSO, DI VITTORIO ARRIGONI CHE MASSACRA IL "SIONISTA" SAVIANO - 2- L’AUTORE DI "GOMORRA" ERA INTERVENUTO AD UNA MANIFESTAZIONE A ROMA CHIAMATA ’PER LA VERITÀ, PER ISRAELE’ DEFINENDOLA ’UNA DEMOCRAZIA SOTTO ASSEDIO’ - 3- "’SE AVESSI AVUTO IL TEMPO DI GIRARE PER TEL AVIV (CHE SAVIANO DEFINIVA UNA "CITTà CHE NON DORME MAI PIENA DI VITA E DI TOLLERANZA") TI SARESTI RESO CONTO DELLE VERE LUCI DELLA CITTà, CHE SONO LE SUE OMBRE: DEI GHETTI DOVE VIVONO SEGREGATI GLI ARABI ISRAELIANI CHE SONO GLI STESSI GHETTI DEI NERI IN SUDAFRICA. - NON HANNO DIRITTO ALLA PROPRIETÀ, NON POSSONO SPOSARSI. NELSON MANDELA SONO ANNI CHE DENUNCIA IL RAZZISMO DI ISRAELE. STO PARLANDO DI MANDELA, NON DI FABIO FAZIO. CARO SAVIANO, SCENDI DAL CARRARMATO E VIENI AD ABBRACCIARE LE VITTIME" - 4- ORA CHE FARà SAVIANO? QUERELERà ARRIGONI COME HA FATTO CON "LIBERAZIONE"?

1- ARRIGONI: IN UN VIDEO A SAVIANO, ADDOLORATO DA TUE POSIZIONI(
VIDEO: ARRIGONI RISPONDE AL SIONISTA SAVIANO.MP4 - http://www.youtube.com/watch?v=UPzZwNnq2nc

 

ANSA - Vittorio Arrigoni, il volontario taliano rapito e ucciso a Gaza City da estremisti salafiti e che da anni lottava per i diritti umani dei palestinesi, pochi mesi fa mando' un video messaggio direttamente a Roberto Saviano, che era intervenuto insieme ad altri politici e intellettuali italiani ad una manifestazione a Roma chiamata 'Per la verità, per Israele'.

 

In un video su youtube, caricato il 12 ottobre scorso, Arrigoni in collegamento da Gaza rispondeva alle affermazioni di Roberto Saviano che definiva Israele 'una democrazia sotto assedio'. L'attivista raccontava la sua esperienza e in polemica con lo scrittore diceva:

 

'Caro Saviano- diceva Arrigoni- mi permetto di darti del tu perche' siamo piu' o meno coetanei. Mi sento in dovere di inviarti questo video messaggio per compensare il dolore che ho subito nell'aver saputo del tuo appoggio a questo scempio, a questa manifestazione organizzata dai coloni sraeliani'.

Arrigoni ricorda allo scrittore di portare sulla sua pelle le cicatrici: 'per due volte sono stato imprigionato e torturato a Tel aviv, porto i segni delle catene di quando mi trascinavano..' E argomenta ancora il volontario rivolgendosi all'autore di Gomorra: 'se avessi avuto il tempo di girare per Tel Aviv (che Saviano definiva una 'citta' che non dorme mai piena di vita e di tolleranza') ti saresti reso conto delle vere luci della citta', che sono le sue ombre: dei ghetti dove vivono segregati gli arabi israeliani che sono gli stessi ghetti dei neri in Sudafrica.

 

Ti saresti accorto delle scuole e degl ospedali degli arabi, dei loro diritti quotidianamente calpestati: non hanno diritto alla proprietà, non possono sposarsi. Nelson Mandela sono anni che denuncia il razzismo di Israele. Sto parlando di Nelson Mandela, non di Fabio Fazio'.

 

2- SAVIANO QUERELA 'LIBERAZIONE' PER ARTICOLO SU IMPASTATO - IL QUOTIDIANO, CI VUOLE METTERE BAVAGLIO
(Adnkronos) - 'Roberto Saviano ha querelato Liberazione. Una denuncia penale per diffamazione a mezzo stampa e' stata depositata nei miei confronti, in qualita' di autore degl articoli messi sotto accusa, e del direttore Dino Greco. Sembra che Saviano non abbia gradito il modo in cui ho raccontato, lo scorso 14 ottobre, la vicenda della diffida inoltrata dal centro Peppino Impastato all'editore del suo penultimo libro, La parola contro la camorra'.

Lo scrive il giornalista di Liberazione Paolo Persichetti n un articolo che sara' pubblicato domani sul quotidiano 'La parola appunto - si legge nell'articolo - quella che Saviano dice fin dal titolo di utilizzare come strumento per combattere il crimine organizzato, veicolo di liberta' che lu sostiene di difendere contro le molte censure, sempre denunciate ma mai viste; quella parola che distribuisce su tutti i support mediatici, a destra e manca degli schieramenti politici, resta egittima solo se da lui pronunciata'.

 

'La sua parola - aggiunge Persichetti - intesa come unica parola possibile, che percio' stesso esclude le altre soprattutto se sono critiche nei suoi confronti, se ne raccontano imiti e inesattezze, se ne mettono in mostra la faccia nascosta o molto piu' semplicemente se dicono: 'Noi la pensiamo diversamente da te. Le verita' che affermi sembrano prese dal dizionario di monsieur de Lapalisse, per non dire le volte che travalicano la realta' dissolvendosi in fantasie'. Come dimostra la sistematica omissione delle fonti che rende impossibile la verifica di quel che scrive'.

 

La seconda querela riguarda invece un articolo, scrive Persichetti, 'un corsivo, apparso il 10 novembre del 2011, sulla sua prestazione televisiva offerta nella prima puntata di ''Vieni via con me'', non so dirvi molto di piu' se non che sono assolutamente consapevole d'aver commesso l'imperdonabile crimine di lesa maesta'. Ma dovrebbe esser noto che a 'Liberazione' non sono graditi i monarchi, tanto piu' le monarchie intellettuali'17-04-2011]

 

 

LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - ULTRADESTRA IN FINLANDIA: RISCHIO UE - Fmi e Ue vogliono evitare la bancarotta della Grecia - USA E ALLEATI CERCANO RIFUGIO PER GHEDDAFI - INGHILTERRA: SEGRETI FINITI SU INTERNET PER INCOMPETENZA DI WHITEHALL - L’ondata di profughi apre una crisi nella Ue. LA FRANCIA BLOCCA TRENI DALL’ITALIA - SCADENZA PER L’OTTANTENNE RAUL CASTRO - L’allarme dei chirurghi inglesi: I tagli al sistema sanitario costringono al “razionamento” delle operazioni

DAGOREPORT

1 - THE NEW YORK TIMES - In apertura, "I crociati anti-immigrazione. L'evoluzione di un movimento politico e il suo controverso fondatore" - Di spalla, "Un anno dopo la marea nera: una stretta regolamentazione sulle piattaforme offshore resta qualcosa di inafferrabile" - In basso, "Usa e alleati cercano un rifugio per Gheddafi"

 

2 - THE WALL STREET JOURNAL - EUROPE - In apertura, "Il voto finlandese rischia di avere una ricaduta sui salvataggi"

3 - LE FIGARO - In apertura, "Proglio: il parco nucleare di Edf è in eccellente stato" - Al centro, "Venti candidati potenziali a un anno dalle presidenziali" - In alto, "Washington cerca una via d'uscita per Gheddafi" - Fotonotizia, "Nadal a Montecarlo, sette vittorie in sette anni"

4 - LES ECHOS - In apertura, "Europa: il fallimento di uno stato non è più un tabù" - Al centro, "Tepco si dà nove mesi per mettere in sicurezza Fukushima"

 

5 - LIBÉRATION - In apertura, reportage: "Nella zona rossa di Fukushima" - Di spalla, "Ségolène Royal, difficile ritorno" - "Algeria, Bouteflika a corto di ossigeno"

6 - THE GUARDIAN - In apertura, "L'allarme dei chirurghi inglesi: I tagli al sistema sanitario costringono al "razionamento" delle operazioni"

 

7 - THE INDEPENDENT - A tutta pagina, "Miliband: Questo è un referendum sul sistema elettorale, non su Nick Clegg"

8 - THE TIMES - In apertura, "I bambini persi nel caos adozione. Campagna per raddoppiare il numero di quelli che trovano una famiglia"

9 - THE DAILY TELEGRAPH - In apertura, "Segreti finiti su internet per l'incompetenza di Whitehall" - In basso, "Cameron: Il voto alternativo minerebbe la democrazia" - "Cambridge toglie a Oxford il primo posto in classifica"

 

10 - FINANCIAL TIMES - In apertura, "Preoccupante lacuna nelle regole di Vickers" - Fotonotizia, "Cina, proteste per chiedere il rilascio di Ai Weiwei" - Al centro, "La Fed preannuncia la fine dell'easing monetario"

 

11 - DAILY MAIL - In apertura, "Famiglie al collasso. La metà dei bambini vedono i propri genitori separarsi prima dei 16 anni, mentre le nascite fuori dal matrimonio toccano il più alto livello degli ultimi due secoli" - Fotonotizia, "Britain's Got Talent perde un milione di spettatori"

12 - EL PAÍS - In apertura, "L'ondata di profughi apre una crisi nella Ue. La Francia blocca i treni dall'Italia" - Di spalla, "Il ministero del Lavoro alzerà il prezzo dei prepensionamenti nelle grandi aziende che fanno utili. Il progetto di legge obbligherà le imprese ad assumersene i costi" - In basso, "L'ultradestra fa un passo da gigante nelle elezioni finlandese"

 

13 - EL MUNDO - In apertura, "L'omaggio a Gatza apre una crisi tra PP e Governo basco" - In basso, "Il quasi ottantenne Raul Castro ora propone un limite al mandato"

14 - FRANKFURTER ALLGEMEINE - In apertura, "Fmi e Ue vogliono evitare la bancarotta della Grecia" - Al centro, "La Tepco metterà in sicurezza Fukushima entro nove mesi"18-04-2011]

 

 

BORSE IN CALO IN TUTTA EUROPA - IL TITOLO DELLA ROMA SOSPESO (CALO TEORICO -35%) - MOODY’S DECLASSA LE BANCHE IRLANDESI - IL “CAMIONISTA” PALENZONA E LA POLIZZA MILIONARIA DI GEMINA - BPM: L’AUMENTO SARÀ DA UN MILIARDO - DE BENEDETTI: “SPROPORZIONATA LA QUOTA PUBBLICITARIA DI MEDIASET. LA7? la quota di share è ancora bassa” - SACCONI: “THYSSEN NON LASCERÀ L’ITALIA, L’ACCUSA ERA SOLIDA” - COLANINNO: “ALITALIA NON LA VENDO AI FRANCESI NÉ ALLA CDP” - GLI SPECIALISTI DEI FALLIMENTI PER SEAT PG - CARIGE NON VUOLE RICAPITALIZZARE…

1 - BORSA, TUTTE NEGATIVE LE PIAZZE EUROPEE, MILANO -0,59%...
(LaPresse) - Apertura negativa per la Borsa di Milano che segna un -0,59% per l'indice all-share e -0,63% per il Mib. In controtendenza Fiat Industrial che cresce dello 0,60%, mentre Fiat spa segna un balzo dell'1,66%. Deboli tutte le piazza europee con Francoforte a -0,24%, Londra a -0,07% e Parigi a -0,25%.

2 - BORSA TOKYO: NIKKEI -0,36% IN ATTESA RISULTATI SOCIETARI...
Radiocor - Ancora una seduta attendista per la borsa di Tokyo, dove il Nikkei e' sceso oggi dello 0,36% a 9.556,65 punti, in attesa del debutto della stagione dei risultati societari. La tendenza di fondo rialzista dello yen e le persistenti inquietudini per la centrale nucleare di Fukushima non tranquillizzano gli scambi. L'indice Topix e' sceso dello 0,59% a 836,34 punti.

 

3 - AS ROMA: -35% TEORICO IN BORSA...
(ANSA) - Non riesce a fare prezzo l'As Roma che, 20 minuti dopo l'apertura della seduta di scambi a Piazza Affari, resta in asta di volatilita'. Il calo teorico del titolo e' ora del 35,76 per cento. Venerdi' aveva chiuso a 1,16 euro e il mercato lo sta adeguando al valore pagato dalla cordata americana di Thomas DiBenedetto (che sara' anche il prezzo dell'opa obbligatoria), fissato dall'accordo firmato nella notte di tra venerdi' e sabato a 0,6781 euro.

 

4 - LA SUPERPOLIZZA DI PALENZONA...
Gianni Dragoni per Sole 24 Ore - Per chi ama definirsi «un camionista», una superpolizza di assicurazioni è una gratifica migliore di un lauto stipendio. La polizza è stata stipulata da Gemina, la finanziaria che possiede il 95,76% di Aeroporti di Roma (AdR), per coprire il rischio derivante dall'impegno «ad erogare, al soggetto beneficiario designato, in caso di decesso entro 7 anni a partire dal 15 giugno 2010, un capitale decrescente compreso tra 3,6 e 3,3 milioni di euro».

Il «beneficiario» è Fabrizio Palenzona, dal 28 aprile 2010 presidente di Gemina. La polizza è stata stipulata con le Generali, compagnia che è socia di Gemina con il 3,61% e nel patto di sindacato. Palenzona ha ricevuto dalla società nel 2010 compensi per 383.019 euro, più 10mila come presidente di AdR.

Al presidente di Gemina sono conferite «alcune deleghe gestionali»: «segue» le iniziative generali per la promozione dell'immagine della società e delle partecipate e «vigila» sull'andamento degli affari sociali. Il presidente «cura» altresì i rapporti istituzionali della società e delle partecipate e «gestisce» la relativa comunicazione istituzionale.

 

Gemina nel 2010 ha perso 8,7 milioni, il consolidato è in rosso per 37,27 milioni. I compensi del «camionista» Palenzona, che si definisce tale per i trascorsi nei sindacati degli autotrasportatori, non si fermano qui. Tra le società quotate, nel 2010 ha ricevuto 333mila euro da Unicredit, di cui è uno dei quattro vicepresidenti e 150mila come consigliere di Mediobanca: in totale quindi 876.019 euro lordi. Oltre alla presidenza di Gemina, Palenzona ha altri «11 incarichi». Sarà anche per questo che l'anno scorso ha partecipato solo al 67% delle riunioni del cda.

5 - IRLANDA: MOODY'S DECLASSA IL DEBITO DELLE PRINCIPALI BANCHE...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha rivisto al ribasso lunedi' i rating del debito delle principali banche irlandesi, relegandoli alla categoria degli investimenti speculativi, dopo il downgrade del Paese di cui aveva abbassato di due gradini il rating venerdi' scorso. Le note sui depositi a lungo termine di Allied Irish Banks, Bank of Ireland, Ebs e Irish Life & Permanent sono state abbassate di due tacche, ha reso noto Moody's in una nota.

 

I rating delle banche sono stati portati a 'Ba2', salvo che per Bank of Ireland, che e' stata ridotta a 'Ba1'. Questi nuovi declassamenti sono anche accompagnati da un outlook negativo, come per il Paese, vale a dire che Moody's non esclude di degradare ulteriormente il debito nel medio termine. L'agenzia di rating ha motivato tale decisione con il taglio, annunciato venerdi', nel rating del debito sovrano d'Irlanda, sceso a 'Baa3'.

6 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - MERCATI: Aumenti di capitale. I prossimi 30 miliardi (CorrierEconomia, pag.4). Le materie prime utili al portafoglio (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.23)

RIPRESA: Draghi: fiducia nella ripresa. Ma piu' poverta' del caro-cibo (dai giornali)

SCOMMESSE: La passione per il gioco divora il 7% dei consumi (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1-14)

 

INTESA SANPAOLO: Intesa porta in consiglio il dossier Bankitalia (Il Corriere della Sera, pag. 13)

GRANDE FINANZA: Cosi' le Fondazioni salgono al potere (Il Giornale, pag. 18). Le svolte vincitori: Generali, Mediobanca, Telecom e Unicredit (CorrierEconomia, pag.6)

ENI: Tremonti e l'allarme Usa sull'Eni: 'Col gas russo spinti troppo in la'' (La Repubblica, pag. 21)

ENEL: Quei piani segreti sulle rinnovabili (CorrierEconomia, pag.1-7)

FIAT: Fiat-Chrysler, una scalata senza le auto (Affari&Finanza pag.1)

 

MEDIOBANCA: Le mire di Nagel tra Cuccia e Richelieu (Affari&Finanza pag.1-9)

UNICREDIT: la via stretta di Ghizzoni (Affari&Finanza pag.20)

PARMALAT: Granarolo e la scalata dei mille (CorrierEconomia, pag.11)

RISPARMIO: Truffe finanziarie. L'Italia del risparmio tradito (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1-3). I fondi sono affidabili? Ecco i 20 che hanno fatto meglio (CorrierEconomia, pag.1-14,15).

GAVIO: mani in pasta in tutte le autostrade. Ma il segmento emergente e' la logistica (Affari&Finanza pag.21)

INFRASTRUTTURE: Treni, strade, reti: cura federalista per otto regioni (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1-7).

ALITALIA: 'Non vendo ai francesi ma non dovete lasciarci soli'. Intervista al presidente Roberto Colaninno (Affari&Finanza pag.2)

LAVORO: Generazione 40 anni: si scrive flessibile ma si legge precario (La Stampa, pag. 9). De Rita: 'Basta con gli studi inutili, meglio andare a imparare in fabbrica' (La Repubblica, pag. 14)

ENERGIA: Raffinerie, una su quattro a rischio chiusura (Affari&Finanza pag.12)

 

MADOFF PARIOLI: Bankitalia denuncia Cassa Risparmio Aquila (Il Messaggero, pag. 11)

7 - PETROLIO: OPEC INQUIETO SUGLI ALTI LIVELLI DEI PREZZI...
Radiocor - Il segretario generale dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), Abdallah El Badri, ha indicato lunedi' che i Paesi produtto ri sono 'inquieti' per i livelli elevati raggiunti dal prezzo del greggio. Secondo El Badri i mercati sono sufficientemente approvvigionati di greggio.

8 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI LUNEDI' 18 APRILE...
Radiocor - Milano: 'Stati generali del turismo in Lombardia', organizzato dal Met, Master in economia del turismo della Bocconi e da Regione Lombardia. Partecipano, tra gli altri, Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia; Antonio Tajani, vicepresidente Commissione europea; Michela Vittoria Brambilla, ministro Turismo.

- Milano: convegno Confindustria e Assolombarda su 'Una rete al servizio della tua impresa'. Partecipa, tra gli altri, Edoardo Garrone, vice presidente Organizzazione e Marketing Associativo Confindustria; Aldo Bonomi, vice presidente per le Politiche territoriali Confindustria.

 

- Milano: incontro Inail per la presentazione delle Linee guida per il Progetto 'Sicurezza e Prevenzione Expo 2015'. Partecipa, tra gli altri, Giuseppe Sala, a.d. Expo 2015.

- Roma: si riunisce l'assemblea degli azionisti di Bulgari per approvare il bilancio 2010

- Roma: si riunisce l'assemblea di Astaldi per approvare il bilancio 2010

Roma - audizione dei sindacati in Parlamento sul Documento di economia e finanza varato dal Governo

9 - BPM VA VERSO UN AUMENTO DA UN MILIARDO...
Da "La Stampa" - Fine settimana di lavoro per i vertici della Banca popolare di Milano, che tengono continui contatti con la Banca d'Italia e che stanno studiando l'aumento di capitale da circa un miliardo di euro. L'operazione dovrebbe essere sottoposta al consiglio di amministrazione dell'istituto milanese di martedì.

Con due ipotesi: una visita a Roma alla Vigilanza di Bankitalia dei dirigenti di Bpm anche per mettere a punto i dettagli di un aumento sollecitato proprio da Bankitalia e un importo che potrebbe sfiorare o raggiungere il miliardo.Una quota superiore ai 600 milioni bocciati dal Cda di Bpm prima dell'intervento della Banca d'Italia. Oltre ai 600 milioni di aumento c'è anche il convertendo da 400 milioni di euro legato ai Tremonti bond che scade nel 2013.

 

10 - DE BENEDETTI: "SPROPORZIONATA QUOTA PUBBLICITÀ DI MEDIASET"...
Da "la Repubblica" - «Mettere un tetto alla pubblicità della Rai ha consentito a Mediaset di avere una quota di mercato sproporzionata che non ha nessun riscontro in nessun´altra democrazia occidentale» ha dichiarato Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Espresso, durante il Festival del giornalismo a Perugia. «È un condizionamento vero nel mondo editoriale: dal punto di vista economico, rappresenta una violenza sul mercato; dal punto di vista dei contenuti, è una grave ferita alla pluralità».

De Benedetti ha ribadito la funzione del giornalismo: «I giornali di carta non solo non moriranno, ma saranno sempre più un´infrastruttura portante delle nostre imperfette democrazie». Sulla tv: «Oggi non è economicamente possibile fare un terzo polo televisivo rilevante». Quanto ad un interesse per la 7: «E´ una realtà importante, ben fatta, ma la quota di share è ancora bassa».

11 - ASTALDI:OK A CONTI 2010,CEDOLA 0,15 EURO...
(ANSA) - Via libera dell'assemblea degli azionisti di Astaldi al bilancio 2010, chiuso con ricavi per 2,045 miliardi (+9,2%) e un utile netto di 63 milioni (+12,8%); l'utile per la capogruppo e' stato di 46,89 milioni (+2,8%). E' stato approvato un dividendo di 0,15 euro con stacco della cedola il 2 maggio e pagamento il 5 maggio. L'assemblea ha anche approvato l'ingresso nel Cda di Piero Gnudi, ex presidente Enel ed Eni, gia' in Astaldi prima della quotazione.

 

12 - TERNA: CDP DEPOSITA LISTA CDA, CONFERMATI CATTANEO E ROTH...
Radiocor - La Cassa depositi e prestiti, titolare del 29,86% del capitale di Terna, in vista dell'assemblea convocata per il 12 e 13 maggio prossimi, ha depos itato la lista per il rinnovo del Consiglio di amministrazione. La lista prevede la conferma degli attuali vertici del gruppo: l'amministratore delegato Flavio Cattaneo e il presidente Luigi Piergiuseppe Ferdinando Roth. Come amministratori vengono indicati anche Andrea Camporese, Matteo Del Fante, Paolo Dal Pino e Michele Polo (gli ultimi due come consiglieri indipendenti). Per il rinnovo del collegio sindacale la lista della Cdp prevede Alberto Luigi Gusmeroli e Lorenzo Pozza come sindaci effettivi e Flavio Pizzini come sindaco supplente.

13 - CRISI: TREMONTI, ANDIAMO MEGLIO DI ALTRI, NON DARE RETTA A PASTICCIONI...
Radiocor - Dai lavori dell'Fmi, in corso in questi giorni a Washington, 'l'Italia viene fuori piuttosto bene'. Lo ha detto il ministro dell 'Economia, Giulio Tremonti, a margine delle riunioni. I dati, spiega, 'raccontano che siamo messi in modo molto diverso da come ce la raccontano i pessimisti in Italia. Noi siamo persone serie. Ci sono difficolta', ma molte cose sono state fatte'.

Sulla crisi, Tremonti dice che 'dobbiamo fare molto di piu', lo stiamo facendo e lo vogliamo fare', ma, in ogni caso, le cose 'sono oggettivamente molto diverse da come vengono rappresentate. La situazione sarebbe potuta essere diversa e molto peggiore, l'Italia e gli italiani hanno fatto bene', ma 'se fossimo andati dietro ai chiacchieroni e ai pasticcioni, saremmo potuti finire male'.

 

14 - ALITALIA: COLANINNO,NON LA VENDO A FRANCESI,NO A FONDO CDP...
(ANSA) - "Non ci sono impegni, lettere o patti parasociali che ci impongano di vendere ad Air France Klm e ad oggi non prevedo nulla del genere". Ad affermarlo, in un' intervista ad 'Affari e Finanza' di Repubblica, è il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, che detta le sue condizioni per un urgente rilancio delle infrastrutture: "la concorrenza - dice - non si fa con gli aerei, ma con gli aeroporti". "Non ho investito - chiarisce Colaninno - per fare una speculazione finanziaria, ma per realizzare un progetto e le basi per andare avanti ci sono".

Alitalia, aggiunge, "non ha bisogno di risorse" del nuovo fondo della Cdp creato per difendere l'italianità delle imprese strategiche. "L' Italia - sottolinea Colaninno - è uno dei quattro maggiori paesi europei e non può non avere una sua infrastruttura di trasporto aereo; il punto è che "ora dobbiamo crescere, sviluppare le potenzialità dell'Italia e della compagnia, il che però richiede tre cose: un rafforzamento degli aeroporti, la creazione delle infrastrutture di collegamento con gli aeroporti e un rafforzamento della capacità di Alitalia di esprimere a pieno le potenzialità del suo business".

 

Insomma, "Alitalia può dare grandi risultati, ma ha bisogno di risorse e infrastrutture che rendano concorrenziale la parte che sta a terra. Se si sarà un contesto di questo genere la mia intenzione e quella degli altri principali azionisti è di portare avanti il nostro progetto, perché si tratta di un ottimo investimento. Altrimenti saremo tutti ben contenti se la prenderà qualcun altro. E, aggiungo, non mi sentirò responsabile per questo".

15 - PARMALAT:PASSERA,OCCASIONE PER ITALIA...
(ANSA) - Il progetto Parmalat ''potrebbe essere, come in altri casi, un'occasione per mettere insieme iniziative industriali italiane''. Lo ha detto l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, a margine di un incontro con i giovani a Biennale Democrazia. Passera non ha voluto dire nulla sul ruolo della Ferrero (''non posso parlare in conto di altri'') e sui margini di trattativa con Lactalis ha osservato: ''sarebbe sbagliato fare la telecronaca pubblica di questi temi''.

16 - L'ATTACCO A TRE PUNTE CON RUANE E PALLOTTA...
Da "Il Sole 24 Ore" - A UniCredit e alla Roma interessano persone «dalle spalle larghe». Spalle finanziarie, naturalmente. E sebbene nessuno si azzardi a dirlo neppure «off the record», il timore è che quelle di Tom DiBenedetto, il finanziere bostoniano che ha finora condotto la trattativa della cordata americana, non siano ritenute sufficientemente larghe. È per questo che viene ritenuta essenziale la presenza nella cordata di Michael Ruane e soprattutto di Jim Pallotta.

 

Sul patrimonio di quest'ultimo nessuno ha dubbi. Così come non si ha dubbi sul fatto che in questo momento sia alla ricerca di opportunità di investimento. Oltre ad aver lanciato un nuovo fondo hedge - il Raptor Evolution Fund - si è appena unito a una cordata di investitori nel campo dei new media. Assieme a Jim Lerer, co-fondatore dell'Huffington Post, il sito appena venduto ad Aol per oltre 315 milioni di dollari. (C.G.)

17 - SPECIALISTI IN FALLIMENTI PER LA RINASCITA DI SEAT...
Da "Il Sole 24 Ore" - La missione è più che complicata, meglio prendere un esperto in disastri societari. Seat Pg ha un obiettivo impegnativo, quello di rifinanziare i 2,7 miliardi di euro di debito. Così l'amministratore delegato Alberto Cappellini ha pensato di chiedere, insieme all'advisor Rothschild, l'intervento dei campioni mondiali del turnaround management, quell'Alvarez&Marsal che negli Stati Uniti fu chiamata dal governo americano a recuperare il recuperabile dal fallimento di Lehman Brothers e che in Gran Bretagna ha appena dovuto fare lo stesso lavoro per l'omologo di Seat European Directories.

Nei giorni scorsi il managing partner italiano Adriano Bianchi insieme al collega inglese Peter Briggs hanno presentato il proprio piano al consiglio d'amministrazione. Per loro sarà una Pasqua di lavoro. In Seat ovviamente sperano di Resurrezione. Per ora si è vista solo la Quaresima. (R.Fi.)

18 - AEROFLOT CHIEDE I DANNI PER I RITARDI DEL SUPERJET...
Da "Il Sole 24 Ore" - Un battesimo di fuoco per il Superjet-100, il primo aereo regionale civile russo post sovietico, nato dalla joint venture tra Sukhoi e l'italiana Alenia (Finmeccanica) . A maggio doveva essere in programma la prima consegna alla compagnia aerea Aeroflot, ma ieri la stessa compagnia ha fatto sapere di avere chiesto al governo di Mosca l'applicazione di sanzioni per il mancato rispetto dei contratti. «I tempi di consegna sono scaduti» ha detto lo stesso ministro dei Trasporti Igor Levitin, citato dall'agenzia Itar-Tass.

 

«Aeroflot ha anche numerose questioni riguardanti i parametri tecnici del superjet, che differiscono da quelle fissate nel contratto firmato alcuni anni fa», ha aggiunto Levitin. Che impatto avranno queste dichiarazioni? I programmi al momento non cambiano. La prima consegna del Superjet-100 è prevista entro la fine di aprile alla compagnia armena Armavia, quella ad Aeroflot a maggio, sanzioni permettendo. (Ma.Mo.)

19 - PAUSA DI BERNESCHI SUGLI AUMENTI CARIGE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Aumento di capitale? No, grazie. Banca Carige si allinea, almeno per il momento, a UniCredit e non intende seguire l'esempio di Intesa Sanpaolo e Mps. «Emmu za detu», «abbiamo già dato», si dice a Genova rammentando che l'istituto guidato da Giovanni Berneschi ha messo in cantiere, nel corso degli ultimi tre anni, un aumento di capitale da un miliardo e un bond convertibile da 400 milioni.

Una ricapitalizzazione si potrà ipotizzare probabilmente più in là, non nel 2011, finalizzata a cogliere qualche opportunità di crescita che il mercato sarà in grado di offrire. Intanto, in occasione dell'assemblea di bilancio del 29 aprile, gli azionisti della banca saranno chiamati a deliberare alcune modifiche dello statuto allo scopo di legittimare come capitale le azioni di risparmio che, sulla scorta del dettato di Basilea 3, non sono considerate tale. (D.Ra.)

 

20 - THYSSEN, SACCONI: NON CREDO CHE L'AZIENDA LASCERÀ L'ITALIA...
(LaPresse) - "Non credo dirigenti Thyssen abbandoneranno l'Italia. L'impianto dell'accusa era molto solido. Quello che deve accadere è d'ora in poi ci sia un maggiore impegno nella prevenzione di tragedie simili, è una risposta fondamentale che arriverà con un approccio che non sia solo formalistico, ma sostanziale". Così Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, intervistato da Maurizio Belpietro a Mattino 5, commenta la sentenza sul rogo della Thyssen.

21 - NESTLÉ SI ALLARGA IN CINA ACQUISENDO QUOTA DI YINLU FOODS...
(LaPresse/AP) - Il gigante svizzero del food and beverage, Nestlé, si sta allargando in Cina con l'acquisizione di una quota di controllo di Yinlu Foods Group. L'ammontare della quota non è nota. L'azienda con sede a Vevey ha dichiarato che acquisirà il 60% del noto brand cinese, che è già coproduttore del caffé istantaneo Nescafé in Cina. L'azienda svizzera si espanderà così nel grande mercato asiatico in crescita. La transazione è soggetta ad approvazione degli enti regolatori cinesi. Nestlé è in Cina da 20 anni e ha annunciato che l'amministratore delegato di Yinlu, Chen Qingyuan, resterà in carica nell'azienda di famiglia.

22 - PHILIPS, CALO PROFITTI DEL 37% IN PRIMO TRIMESTRE 2011 RISPETTO A 2010...
(LaPresse/AP) - L'olandese Royal Philips Electronics, la più grande società di illuminazione del mondo, ha registrato un calo dei profitti del 37% nel primo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Le perdite hanno colpito il settore dei televisori, parte della produzione che la Philips sta cedendo in maggioranza alla Tpv Technology, società di Hong Kong. In seguito a un accordo firmato venerdì scorso, la Tpv avrà il controllo del 70% della nuova joint venture che si occuperà delle vendite di televisori nella maggior parte dei mercati al di fuori di Stati Uniti e Cina.

 

Il gruppo olandese riferisce che il profitto netto per i primi tre mesi del 2011 è pari a 137 milioni di euro, mentre nello stesso periodo del 2010 era di 200 milioni di euro. Le vendite in generale sono cresciute del 5,6% a 5,26 miliardi di euro. In particolare, il settore delle vendite di televisori ha fatto registrare una perdita di 106 milioni di euro a causa dell'intensa competizione dei prezzi. La società prevede ulteriori problemi e interruzioni nelle forniture a causa del terremoto e dello tsunami in Giappone. [18-04-2011]

 

 

CIAO CIAO, CIA! - FUGA DI AGENTI SEGRETI E ANALISTI PER LE AGENZIE PRIVATE DI SICUREZZA, LIEVITATE DOPO L’ATTACCO ALLE TORRI GEMELLE - SOCIETà (FIGLIE DEL BUSHISMO CON LA PISTOLA) CHE PRIMA ARRUOLANO, A PESO D’ORO, I MIGLIORI CERVELLI DELLA CIA E POI ACCHIAPPANO APPALTI MILIONARI DAL PENTAGONO PER GESTIRE LE QUESTIONI PIÙ ROGNOSE - QUASI IL 30% DEGLI OPERATIVI DELL’INTELLIGENCE USA È COMPOSTO DA “CONTRACTORS” (LEGGI MERCENARI)…

rancesco Semprini per "la Stampa"

È una vera e propria fuga di cervelli, quella con cui è alle prese la Cia da dieci anni. Dagli attentati dell'11 settembre 2001 le società di intelligence e sicurezza private hanno «rubato» decine di agenti segreti in forze a Langley, con l'obiettivo di conquistare un posto tra i contractor di riferimento della emergente industria di difesa privata.

 

Le defezioni dalla Central Intelligence Agency non hanno riguardato funzionari qualsiasi, ma veterani con incarichi negli alti ranghi dei servizi segreti. Almeno 91 «cervelloni» sono passati dal pubblico al privato negli ultimi dieci anni, secondo un'inchiesta del «Washington Post», e alcuni di questi erano vertici dell'agenzia.

Oltre a tre direttori, la Cia ha perso quattro dei suoi vice, responsabili delle attività operative, tre capi del centro anti-terrorismo, e tutti i cinque capi divisione che erano in servizio al momento degli attacchi dell'11 settembre 2001. Non è una novità a Washington che dagli apparati pubblici vengano reclutati esperti dai privati.

 

Le aziende di difesa vanno a pescare al Pentagono i generali prossimi alla pensione, mentre le società di lobbying arruolano ex membri del Congresso o dell'Amministrazione. Ma quello che sta avvenendo a Langley ha fatto cadere un «codice di discrezione», una forma di consuetudine etica in base alla quale gli ex agenti quasi mai andavano a lavorare per contractor che forniscono servizi di intelligence al governo.

L'ondata di defezioni solleva interrogativi sulle perdite inflitte alla Cia: i funzionari che lasciano hanno conoscenze istituzionali e contatti nel mondo degli affari, che sono propri solo di chi lavora per la più importante agenzia di intelligence americana. Tra i «cervelloni» in fuga ci sono nomi illustri come Stephen Kappes, capo delle spie che operavano a Mosca, l'uomo che ha guidato il negoziato sul disarmo della Libia nel 2003. E c'è Henry Crumpton, uno dei primi agenti in Afghanistan subito dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, e Cofer Black, direttore dell'antiterrorismo in carica l'11 settembre.

 

L'esodo verso il settore privato, spiega il Washington Post nel suo «Top Secret America Investigation», prende piede dal boom del settore di «private security». Secondo l'indagine, delle 854 mila persone con «licenza da spia», 265 mila sono «contractor». Ciò significa che il 30% del personale in forza alle agenzie di intelligence viene dal settore privato e si occupa delle più diverse attività.

«Dall'11 settembre il profilo demografico dell'agenzia ha subito una modifica sostanziale, diverse persone hanno lasciato e sono arrivati tanti giovani», dice Robert Grenier, in forze per 27 anni alla Cia e ora presidente di Erg Partners, boutique di investimenti specializzata nel settore intelligence. Per le società private alla conquista di appalti governativi, avere alti ranghi della Cia tra le proprie file è un fattore vincente. Per questo sono disposte a pagare compensi d'oro. Sebbene l'agenzia sia generosa con i propri veterani - i loro stipendi arrivano sino a 180 mila dollari l'anno -, i «contractor» sono disposti a staccare assegni molto più corposi.

 

I picchi dell'esodo si sono registrati tra il 2002 e il 2007, in coincidenza con il boom del settore privato. L'Agenzia si era trovata impreparata in occasione dell'11 settembre a causa delle tante revisioni cui era stata sottoposta: tra il 1990 e il 1996 il Congresso aveva tagliato il suo budget, che è poi rimasto invariato sino al 2000. La guerra scatenata da Al Qaeda ha generato la richiesta di nuovi esperti e di personale aggiuntivo da impiegare nelle aree strategiche.

La Cia da sola non poteva far fronte a questa domanda, e per questo si è rivolta al settore privato. Leon Panetta ha cercato di frenare l'esodo dei «cervelloni», ma nonostante le politiche di incentivi, tre dei suoi maggiori esperti sono partiti, per un totale di 75 anni di «know-how» in fuga.

 18-04-2011]

 

 

COSÌ SI CATTURA UN PRINCIPE AZZURRO - COME UNA HOSTESS E UN OPERAIO Dell’aeroporto HEATROW SONO RIUSCITI A "COSTRUIRE" UNA FIGLIA PER IL RE - I Middleton sembrano profilati da un computer per mostrare le aspirazioni della classe media in ascesa e la Royal Family ha scelto i matrimoni come mezzo per inoculare sangue fresco evitando l’isolamento sociale dal "pubblico"...

Richard Newbury per "la Stampa"

 

Da quando i matrimoni reali non sono più connessi ai trattati internazionali, la Royal Family ha scelto i matrimoni come mezzo per legarsi alle nuove classi in ascesa e inoculare sangue fresco evitando l'isolamento sociale dal «pubblico». La regina Vittoria scelse suo marito Albert in quella che Bismarck aveva definito «la stazione di monta d'Europa», cioè la casa d'Assia. Fu lui a creare il Vittorianesimo alleando la monarchia con i prosperosi creatori dell'«Officina del mondo».

Il primo ministro Lord Salisbury dichiarò che quando scopriva quel che pensava la regina, veniva a sapere anche quel che pensava la classe media. Poi Vittoria scelse la bella e bionda danese Alexandra per suo figlio, il futuro Edoardo VII, ma egli preferiva prosperose dark lady come Jenny Churchill, madre del premier Winston, o la signora Keppel bisavola di Camilla. Per Giorgio V scelse l'assennata, benché macchiata da sangue morganatico, Mary di Teck.

 

Nel 1917 Giorgio V cambiò non solo il nome di famiglia in Windsor ma anche le regole matrimoniali, completamente. I Reali furono autorizzati a sposare gente comune, e il primo a farlo fu il padre dell'attuale regina Elisabetta, il futuro Giorgio VI che sposò Elizabeth Bowes Lyon - ma dovette insistere, perché all'inizio incontrò un rifiuto.

Sua fratello Edoardo VIII tipicamente esagerò cercando di sposare un'avventuriera americana che aveva già divorziato due volte. L'attuale regina scelse per sé il principe Filippo di Grecia all'età di 14 anni e lo sposò nel 1947 quando ne aveva 21, superando i dubbi dei genitori.

Anche il principe Carlo, come sua madre e sua nonna, decise precocemente chi voleva sposare (Camilla), ma a differenza di loro non provò a insistere, e allora Camilla, considerata dalla Corte come adatta a fare l'amante e non di più, scippò Andrew Parker Bowles alla principessa Anna. Sposando Diana, che veniva da una famiglia aristocratica decaduta, Carlo associò la Famiglia reale all'incontinenza emotiva di un reality show.

 

Adesso il principe William scegliendo Kate Middleton ha intuitivamente legato un'altra volta la Vecchia Ditta cui appartiene alla classe media in ascesa. Cari genitori, se volete dare in sposa vostra figlia a un principe, dovete capire di che cosa va in cerca la Royal Family.

I Middleton sembrano profilati da un computer per mostrare le aspirazioni della classe media nell'èra di Internet, per di più in connessione con la classe operaia. Peter Middleton, padre di Kate, incontrò la futura madre di lei, Carole, quando lavorava all'aeroporto di Heathrow con uno stipendio da classe media di 35 mila sterline all'anno. Però le 10 mila sterline all'anno per la Preparatory School della figlia e le 27 mila per il Marlborough College furono pagate dalla famiglia Middleton grazie al «trust fund» lasciato loro dall'antenato vittoriano Francis Lupton. Tutti gli inglesi di oggi vivono, in un certo senso, del capitale accumulato nell'èra vittoriana. Tuttavia per alcuni questo è vero più che per altri.

 

Invece gli antenati di Carole erano minatori e muratori; e sua madre andò in visibilio quando Carole assurse al rango di hostess della British Airways. La stessa Carole si fece ispirare dall'esplosione del commercio via Internet creando la ditta «Party Pieces» (il momento topico in ogni anno della vita di una ragazzina è la festa di compleanno, con tutti gli amici e i connessi rischi di disastro sociale se qualcosa non funziona; Party Pieces fornisce ogni cosa per un party di successo).

 

Carole ha incoraggiato sua figlia a puntare in alto, ha insistito per fornirle un'istruzione al top in scuole del tipo del Marlborough College, che sono fatte per i figli e le figlie dei gentlemen e delle lady e che hanno sempre avuto la funzione di forgiare altri gentlemen e altre lady.

Carole ha fatto questo ragionamento: se lei poteva raffinarsi abbastanza da diventare una hostess, perché la sua figliola perfettamente educata non avrebbe potuto diventare regina d'Inghilterra? Che è, dopo tutto, il sogno che Party Pieces vende online a tutte le piccole aspiranti principesse, e allo loro mamme e nonne! 18-04-2011]

 

 

 

1- IL SETTIMANALE "LE CANARD ENCHAÎNÉ" SPUTTANA IL "NANOLEONE" DELL’ELISEO: ERA GIÀ PARTITA ALL’INIZIO DI MARZO, QUINDI BEN 15 GIORNI PRIMA DELLA RISOLUZIONE ONU SUL "CESSATE IL FUOCO", LA “GUERRA UMANITARIA” DEL SARKO-FAGO CONTRO GHEDDAFI - 2- L’ATTACCO AI POZZI LIBICI (QUESTO IL VERO ’CORE BUSINESS’ DELLA GUERRA) SI PUÒ DATARE ALL’INIZIO DI MARZO CON L’ARRIVO A BENGASI DI UN CARICO DI CANNONI E DI BATTERIE ANTIAEREE, CAMUFFATO DA AIUTI UMANITARI ALLA POPOLAZIONE CIVILE - 3- E PARE CHE NON CI SIA SOLTANTO LO ZAMPINO DEI PETROLIERI FRANCESI DELLA TOTAL, MA ANCHE QUELLO DELLE POMPE BP DI LONDRA. ALL’INIZIO DI MARZO, UN DRAPPELLO FORMATO DA DUE AGENTI DELL’MI6 E SEI INCURSORI DELLE SAS BRITANNICHE AVEVANO GIÀ TENTATO DI ENTRARE IN CONTATTO CON I CAPI DELLA RIVOLTA DI BENGASI -

Andrea Morigi per Libero

 

Era già partita all'inizio di marzo la "guerra umanitaria" di Nicolas Sarkozy contro Muammar Gheddafi. L'inizio delle ostilità si può datare con l'arrivo a Bengasi di un carico di cannoni da 105 millimetri e di batterie antiaeree, camuffato da aiuti umanitari alla popolazione civile. Mittente, il governo francese, che fa accompagnare la spedizione da propri istruttori militari, i quali, non appena toccano terra, iniziano l'addestramento degli insorti.

Non ne fanno mistero, a Parigi. Anche se il settimanale Le Canard enchaîné, che ne dà conto nell'edizione del 16 marzo, nasconde la notizia in una pagina interna. Sotto un titolo che punta tutto sul dissidio fra il presidente della Repubblica, i vertici militari e il ministero degli Esteri, però, il giornalista Claude Angeli informa della consegna del materiale bellico, avvenuta già «da una decina di giorni», da parte del «servizio azione della Dgse», cioè l'intelligence francese.

 

Dunque, tutto il dispiegamento di arsenale e personale militare si svolge precedentemente alla risoluzione 1973, adottata dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 marzo, in cui si chiede «un immediato cessate il fuoco» e si autorizza la comunità internazionale a istituire una no-fly zone in Libia e a utilizzare tutti i mezzi necessari per proteggere i civili.

Non stupisce più che il ministro dell'Interno Claude Guéant nei giorni scorsi abbia definito «una crociata» l'azione svolta da Sarkozy in seno all'Onu. Ora dice di essere stato frainteso, che non intendeva bandire la crociata dell'Occidente contro l'Oriente. Eppure lo ha capito anche Jean-Marie Le Pen: «Accuso il governo francese di aver preparato questa guerra, di averla premeditata», ha dichiarato ieri l'ex presidente del Front National.

 

Ci stanno ben attenti a Parigi, a rispettare la risoluzione dell'Onu che esclude ogni «forza d'occupazione» e soprattutto a non eccitare gli animi dei musulmani con cui stanno giocando alla guerra santa. Lo sanno perfettamente che l'occupazio ne del suolo islamico da parte degli infedeli è considerata un sacrilegio, un'onta da lavare col sangue. Le insorgenze in Iraq e in Afghanistan qualcosa hanno insegnato.

Perciò ora, insieme alle aviazioni e alle marine militari statunitensi e britanniche bombardano dal cielo e dal mare, ma ufficialmente non mettono piede sul terreno,anche se non si possono escludere incursioni clandestine da parte di commandos, sabotaggi, qualche provocazione.

 

Sarebbe uno spreco rinchiudere la Legione Straniera in caserma, del resto. Tanto più che, come ha rivelato ieri Libero, l'ex braccio destro del colonnello libico, Nouri Mesmari, in cambio dell'asilo politico, ha messo a disposizione della Francia, già da ottobre, tutte le informazioni necessarie per entrare in azione.

Non è una coincidenza che gli Stati maggiori di Parigi e Londra avessero predisposto da settimane gli scenari d'intervento in Libia. Avevano già scelto anche il nome in codice dell'operazione, South Mistral. Ora la chiamano Harmattan in francese ed Ellamy in inglese, con una variante americana, Odissey Dawn, ma la sostanza è la stessa. Ed è anche la stessa ipocrisia conla quale i francesi sostengono di agire per portare soccorso alle popolazioni civili.

 

Dimenticano che, quando sono armati, i civili diventano militari. Sono arruolati nella resistenza, che notoriamente non è formata da donne, bambini, vecchi emalati indifesi. Che i rifornimenti di mortai, mitragliatrici, batterie antiaeree, carri armati e anche qualche velivolo, siano dono della Repubblica francese o provengano dai magazzini dell'esercito libico, in fondo non fa molta differenza.

E pare che non ci sia soltanto lo zampino di Parigi, ma anche quello di Londra e del Cairo post-Mubarak. All'inizio di marzo, un drappello formato da due agenti dell'MI6 e sei incursori delle Sas britanniche avevano già tentato di entrare in contatto con i capi della rivolta di Bengasi.

Appena scesi dall'elicottero che li aveva trasportati nella zona di missione, però, gli otto guerrieri erano stati bloccati dai guardiani di una fattoria e consegnati alla resistenza. Interrogati, non ave avevano svelato nulla ed erano stati poi recuperati e riportati a casa con la fregata HMS Cumberland. Il ministro della Difesa britannico aveva dovuto ammettere che erano sul posto già da tre settimane, ufficialmente per assistere piloti, nel caso in cui fossero stati abbattuti.

 

Ecco perché quello di venerdì 18 marzo non è stato affatto un attacco a sorpresa. Intendevano colpire. E avevano già dispiegato sul campo i loro uomini, come avevano fatto, dopo la caduta di Ben Alì e di Hosni Mubarak, anche i governi di Tunisi e del Cairo, consentendo rispettivamente l'ingresso in Libia di combattenti volontari e di almeno un centinaio di appartenenti alle forze speciali dell'Unità 777 egiziana, inviati per fornire armamenti e appoggio tattico.

Quando Gheddafi accusa le potenze straniere di volerlo rovesciare, sa di che cosa, e soprattutto di chi, sta parlando.

 


MISTER «FIGARO»: VENDO ARMI PER FARLE USARE
«Quando si vende del materiale, è affinché i clienti se ne servano». Così il magnate, imprenditore, politico, editore francese Serge Dassault ha risposto ad un giornalista che gli chiedeva cosa pensasse delle sue armi vendute a Gheddafi. A molti, sentendo i fischi delle bombe lanciate dai Mirage fatti decollare dal presidente Nicolas Sarkozy, il nome di Dassault ha iniziato subito a ronzare in testa.

 

Del resto, i Mirage (come i Rafale, versione francese degli Eurofighter) escono proprio dai cantieri della Dassault Aviation, colosso dell'aviazione fondato da Marcel e ora controllato dal figlio Serge. Secondo Forbes è l'89esimo uomo più ricco del mondo, con una fortuna stimata di 7,6 miliardi di dollari.

Ma per i francesi, oltre agli aerei da caccia, Dassault è conosciuto soprattutto per essere (attraverso la società Socpresse) l'editore de «Le Figaro», storico quotidiano conservatore francese. Attività a cui, dal 2004, affianca quella di senatore dell'Ump. Lo stesso partito di Nicolas Sarkozy, con cui l'im - prenditore è legato da vecchia e stretta amicizia. Armi, politica e giornali: una miscela più esplosiva dei missili sparati dai suoi Mirage [24-03-2011]

 

 

 

‘Gheddafi si fermi, poi la mediazione’ - Armi francesi ai ribelli - Torna il terrorismo a Gerusalemme - Senato diviso, ma sì alla missione - Romano ministro. I dubbi del Colle. ‘E’ indagato’ - Ci tassano la benzina per finanziare i cinematografari - Decreto contro le scalate - La Consob deve risarcire i risparmiatore truffati - Portogallo, il governo cade sui tagli. Socrates lascia - Parmalat, un freno ai francesi

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: " ‘Gheddafi si fermi, poi la mediazione' ". In taglio alto: "Merkel boccia il nucleare. In Italia deciso lo stop di un anno". In un box: "I terroristi tornano a colpire Gerusalemme". Editoriale di Massimo Nava: "Kosovo, Iraq, Libia". Di spalla: "Che succede in un mondo con meno America". Al centro foto-notizia: "Liz Taylora, la diva più grande che sfidò ogni regola" e "Romano all'Agricoltura, le riserve del Quirinale". In taglio basso: " ‘La ‘Ndrangheta cresce al Nord, reagite' ", "Scalata alla Parmalat: tre mesi per fermarla" e "Spettacolo: tornano i fondi (con una tassa sulla benzina)".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Raid su Tripoli, il raìs resiste". A sinistra: "Romano ministro. I dubbi del Colle. ‘E' indagato' ". Editoriale di Massimo Giannini: "Un premier sotto ricatto". Al centro foto-notizia: "Bomba alla fermata dell'autobus. Torna il terrorismo a Gerusalemme" e "Spettacolo, sì ai fondi ma aumenta la benzina". In un box: "Nube nucleare in Italia. A Tokyo acqua vietata ai bambini". In taglio basso: "Liz Taylor, gli occhi di Hollywood".

 

LA STAMPA - In apertura: "Libia, l'Italia comanda la flotta" e a sinistra: "Romano ministro i dubbi del Colle". In taglio alto: "Addio a Liz, la diva con gli occhi viola". Editoriale di Marcello Sorgi: "Una nomina in cambio di due voti". Al centro foto-notizia: "Torna l'incubo del terrorismo a Gerusalemme" e in un box: "Portogallo, il governo cade sui tagli. Socrates lascia". A fondo pagina: "La cultura inquina".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Decreto contro le scalate" e in taglio alto: "Ghizzoni: UniCredit migliora, focus sul mercato domestico" e "Il Cipe sblocca 1,8 miliardi per la ricerca". Editoriale di Roberto Napoletano: "L'orgoglio di un'identità". Al centro la foto-notizia: "La guerra in Libia. Roma guiderà la missione navale per garantire l'embargo sulle armi" e "Rimpasto, Romano all'Agricoltura. Riserva del Colle: chiarisca le accuse. Di spalla: "Perché l'Italia non cresce". In taglio basso: "La Consob deve risarcire i risparmiatore truffati".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: "Senato diviso, ma sì alla missione" e in un box: "Bomba esplode alla fermata del bus: un morto e 30 feriti a Gerusalemme". Editoriale: "Un'altra occasione sprecata". Al centro foto-notizia: "Addio a Liz Taylor, ultima diva di Hollywood" e "Romano ministro, dubbi del Colle". In un box: "Ruby, primo sì al conflitto di attribuzione". In taglio basso: "Parmalat, un freno ai francesi" e "Cultura, fondi dalla benzina".

 

IL GIORNALE - In apertura: "A casa i finti profughi", con editoriale di Alessandro Sallusti. Al centro la foto-notizia "Benzina più cara? Colpa di Moretti & C." e "I dubbi liberali sul governo". In un box: "Il rischio nucleare viene dalla politica". Di spalla: "Romano ministro. Giallo sul via libera del Quirinale". A fondo pagina: "Proviamo a mettere la Patria prima degli egoismi".

 

LIBERO - In apertura: "Armi francesi ai ribelli". Editoriale di Maurizio Belpietro: "Nei guai per colpa del mini Napoleone". Al centro la foto-notizia: "I figli di Silvio sono più ricchi di lui" e "Ora rischiamo l'invasione dei poligami". Di spalla: "Le penne dritte che tremano davanti al Colle". A fondo pagina: "Lauree taroccate: il nuovo vizietto tutto padano" e "Ci tassano la benzina per finanziare i cinematografari". In un box: "Romano ministro ma è scontro con Napolitano".

 

IL TEMPO - In apertura: "Gheddafi resiste. I suoi no".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Gheddafi e Sarkozy resistono nei loro bunker, l'Italia prova a fare politica". In apertura a destra: "Così il governo blinda Parmalat e attende il Pd sulle aziende strategiche". Al centro "Rivoluzione culturale" e "Elogio di un politico diverso".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: " ‘Tu ministro io impunito' ". A fondo pagina: "Annientata aviazione del raìs. Mozioni, scontro al Senato".24-03-2011]

 

 

BPM, PONZELLINI PENSA ALL’AUMENTO DI CAPITALE E IL TITOLO SBALLA (-3%) - IL PORTOGALLO BOCCIA LA MANOVRA ECONOMICA E LE BORSE ASPETTANO IL TAGLIO DI MOODY’S - ISTAT, CALA LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI - LUCHINO IN FERRARI FINO AL 2013 - INCHIESTA MILANESE, PERQUISITA TRENITALIA - BLANKFEIN GRANDE ACCUSATORE - SCARONI SPIEGA AGLI USA IL VENTO NORDAFRICANO - RETELIT NON SENTE LE BOMBE CONTRO GHEDDAFI - MA BOLLORÈ SA LEGGERE I BILANCI

1. BORSA: EUROPA TIENE CON CRISI PORTOGHESE, BANCHE INCERTE...
(ANSA) - Dopo la bocciatura della manovra economica in Portogallo con le conseguenti dimissioni del premier José Socrates e l'atteso taglio di Moody's al rating delle banche spagnole le Borse europee hanno aperto generalmente in negativo, ma senza scivoloni particolari. Le più deboli sono Lisbona, che cede in avvio lo 0,91%, e Madrid, che è partita con perdite attorno al punto percentuale per poi ridurre il calo.

 

 

L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cede poche frazioni di punto e anzi qualche mercato azionario cerca di passare al positivo. Qualche vendita sui titoli bancari (la spagnola Bbva cede l'1,60%) e delle telecomunicazioni, generalmente bene i grandi gruppi delle materie prime minerarie.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +0,06% - Parigi -0,37% - Francoforte -0,12% - Madrid -0,54% - Milano +0,02% - Amsterdam +0,01% - Stoccolma +0,15% - Zurigo -0,11%

2. BORSA: ASIA POSITIVA; BENE SEUL, INCERTE TOKYO E SHANGHAI...
(ANSA) - Borse asiatiche e del Pacifico con poche idee: gli operatori hanno guardato ai mercati valutari dove lo yen lima ancora i suoi picchi grazie all'intervento del G7, ma soprattutto c'é attesa per l'avvio delle Borse europee dopo la bocciatura della manovra economica in Portogallo e il taglio di Moody's al rating delle banche spagnole.

Sul mercato azionario giapponese, con l'indice generale in leggero calo, nuovamente in forte ribasso il titolo del gestore della centrale di Fukushima, la Tepco, che cede il 14%, mentre salgono diversi marchi delle costruzioni, dell'industria e delle materie prime. In frazionale ribasso anche Shanghai, mentre tra le altre piazze finanziarie spicca il rialzo sopra il punto percentuale di Seul, Giakarta e anche di Sidney, dove sono quotati diversi titoli che in genere possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, anche se oggi i listini del Vecchio continente dovrebbero guardare a questioni più 'interne'.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo -0,15% - Hong Kong +0,65% - Shanghai -0,06% - Taiwan +0,37% - Seul +1,22% - Sidney +1,01% - Singapore +0,64% (seduta in corso) - Mumbai +0,62% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,15% - Bangkok +0,43% - Giakarta +1,27%

3. BPM: DEBOLE IN BORSA (-3%) SU IPOTESI AUMENTO DI CAPITALE...
(ANSA) - Raccogliendo le voci di una possibile ricapitalizzazione, il titolo della Banca popolare di Milano è il peggiore tra i maggiori di Piazza Affari: dopo oltre un'ora dall'avvio della seduta cede il 3,51% a 2,86 euro. Ieri il presidente della Bpm, Massimo Ponzellini, a proposito di una possibile ricapitalizzazione della banca per circa 600 milioni di euro, ha affermato che "nessun aumento di capitale é stato definito e nel cda di martedì, oltre ad approvare i conti, ci sarà un'esame della situazione patrimoniale".

 

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI GIOVEDI' 24 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Falck Renewable, Gabetti Property Solutions, Hera, Iren, Premafin Finanziaria, Saras, Unipol.

Milano - convegno Bocconi 'School of Law conference, Diritto e Territorio'. Partecipa, tra gli altri, Piergaetano Marchetti, presidente Rcs.

Milano - incontro organizzato da Associazione Progetto Marzotto con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico in occasione della presentazione della prima edizione di Premio Gaetano Marzotto. Partecipano, tra gli altri, Federico Marchetti, fondatore e a.d. Yoox Group; Gaetano Marzotto, presidente Pitti Immagine; Alessandro Profumo, imprenditore; Roberto Siagri, presidente Eurotech; Andrea Tomat, presidente Confindustria Veneto; Alberto Orioli, direttore de Il Sole 24 Ore.

Roma - conferenza stampa sui certificati medici on line dei ministri della Pa e del Lavoro, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua e il presidente di Rete Imprese Italia, Carlo Sangalli.

 

Roma - la commissione bicamerale per l'attuazione del Federalismo fiscale ha in programma il voto del parere sul decreto legislativo sul federalismo fiscale regionale.

- Roma - presentazione dei risultati 2010 di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo illustrati da Mario Ciaccia, amministratore delegato e direttore generale di Biis.

5. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - SCALATE: decreto del governo. Il no di Confindustria, non risolve i problemi di fondo. Con il provvedimento slitta l'assemblea Parmalat. (dai giornali) 'In Europa il mercato e' libero, le norme antitrust tutelano tutti'. Intervista all'economista francese Jean-Paul Fitoussi. (La Repubblica, pag. 31) Da Parma a Trieste (via Parigi), le tappe di un Paese bloccato. Intervento di Salvatore Bragantini. (Il Corriere della Sera, pag. 37) 'Poi non lamentiamoci se nessuno investe qui'. Intervista a Alberto Mingardi, direttore dell'Istituto Leoni. (La Stampa, pag. 29)

LIBIA: raid su Tripoli, il rais resiste. Ancora scontro sul ruolo della Nato. Frattini, non siamo in guerra. (dai giornali)

GOVERNO: Romano ministro, il gelo del Colle. Berlusconi avvia il rimpasto, Galan ai Beni Culturali. Tornano i fondi per lo spettacolo, ma benzina piu' tassata. (dai giornali)

RISPARMIO: la Consob deve risarcire i risparmiatori truffati. La Cassazione, l'ente responsabile per vigilanza insufficiente. (dai giornali) 'Una pronuncia equilibrata'. Intervista a Daniele Santosuosso, docente di diritto commerciale alla Sapienza. (Il Sole 24 Ore, pag. 7)

 

PARMALAT: Mediobanca al lavoro. Piu' tempo per la formazione di una possibile cordata italiana. (dai giornali) Tanzi, 'tifo per una soluzione nazionale'. (Il Sole 24 Ore, pag. 2) Cinque ore di anticamera, cosi' Intesa ha fatto scappare i fondi. (Il Secolo XIX pag 13)

UNICREDIT: conti meglio delle attese. Ghizzoni, ora focus sull'Italia. (dai giornali) Resolution accelera su Pioneer, ma il ceo della banca frena. (Il Sole 24 Ore, pag,41) 'Unicredit banca per il Paese. Servono imprese piu' grandi'. Intervista all'a.d. Federico Ghizzoni. (Il Corriere della Sera, pag. 42)

PORTOGALLO: e' crisi di governo. Sempre piu' probabile la richiesta di aiuto a Ue e Fmi. (dai giornali)

NUCLEARE: l'atomo aspetta gli stress test. Stop di un anno alle procedure per siti e centrali, ma per ripartire determinante l'esito delle verifiche Ue. In Germania nuova frenata della Merkel. A Tokyo e' emergenza acqua, non fatela bere ai bambini. (dai giornali)

EDISON: Zuccoli, la governance ha ingessato la societa'. Dall'operazione in Egitto svalutazioni per 200 milioni. Intervista al presidente di Edison, Giuliano Zuccoli. (Il Sole 24 Ore, pag. 43)

GENERALI: Mediobanca al test della lista dei sindaci della compagnia. Allerta del comitato nomine per martedi' 29. (Il Messaggero, pag. 19)

FONSAI: perdita record a un miliardo. Il ceo Erbetta, ci concentreremo sul core business assicurativo. (dai giornali)

TASSARA: vertice il 29 con le banche. Si apre uno spiraglio di accordo. (Il Messaggero, pag. 21)

TV: Confalonieri torna all'attacco di Sky, sudditanza della Ue verso Murdoch. (La Repubblica, pag. 32, Il Giornale pag 16)

 

FERRARI: cedola di 200 milioni ai soci. Montezemolo confermato alla presidenza della societa'. (dai giornali)

6. BPM: PONZELLINI PENSA AD AUMENTO DA 600 MLN, LUNEDI' VERTICE...
Radiocor - Un significativo aumento di capitale e' il cardine del progetto che lunedi' prossimo Massimo Ponzellini, presidente della Banca Popolare di Milano, presentera' ai consiglieri. Il 28 marzo il numero uno della Bpm ha convocato infatti un incontro informale con tutto il board per affrontare i temi caldi sul tavolo dell'istituto. Il piano di Ponzellini, secondo quanto risulta a Radiocor, prevede un aumento di capitale intorno a 600 milioni.

L'aumento di capitale permetterebbe di mettere Bpm ben al di sopra delle soglie regolamentari e di darle anche una flessibilita' cui far ricorso per eventuali operazioni straordinarie. Il cda di martedi' 29, intanto, puo' gia' contare su un ordine del giorno fiume, articolato in 18 punti. Al di la' dell'approvazione del bilancio 2010 e' da segnalare il punto 12, che recita 'Analisi della situazione patrimoniale della banca. Eventuali delibere conseguenti'. Sempre lunedi' Ponzellini affrontera' inoltre per la prima volta di fronte a tutto il board la questione del direttore generale Fiorenzo Dalu, di cui alcuni sindacati chiedono l'uscita.

7. ISTAT: CALA A 105,2 DA 106,3 FIDUCIA CONSUMATORI MARZO...
Radiocor - A marzo 2011 l'indice del clima di fiducia dei consumatori scende a 105,2 da 106,3 del mese precedente. Lo rende noto Istat. Il peggioramento rispetto a febbraio e' dovuto a una caduta dell'indicatore sul clima economico del paese (da 78,5 a 75,8) e da un riduzione contenuta (da 120,5 a 119,7) di quello relativo alla situazione economica personale. Scendono anche gli indici relativi alla situazione corrente (da 114,8 a 113,9) e alle prospettive future (l'indice passa da 94,7 a 93,7). In particolare, si legge in una nota, peggiorano le valutazioni sull'andamento atteso della disoccupazione e sulle opportunita' correnti di risparmio.

 

8. INCHIESTA SULLE NOMINE, PERQUISITA TRENITALIA...
Da "il Corriere della Sera" - Gli uffici romani di Trenitalia sono stati perquisiti ieri mattina da agenti della Digos di Napoli su mandato del pm della Procura partenopea Vincenzo Piscitelli nell'ambito di una inchiesta che vede indagato per corruzione il deputato del Pdl Marco Milanese. L'indagine punta ad accertare eventuali pressioni del parlamentare- che è consigliere del ministro dell'Economia Giulio Tremonti- per condizionare importanti nomine nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali di aziende del gruppo Trenitalia.

Dal provvedimento disposto dal pubblico ministero, in cui è specificato che si tratta di perquisizione presso terzi, si evince però che nessun dirigente di Trenitalia è iscritto nel registro degli indagati. Registro nel quale per adesso compare soltanto Milanese, il cui nome emerse per la prima volta durante una indagine su una frode fiscale che portò all'arresto di dodici persone. In una delle intercettazioni telefoniche raccolte dagli investigatori si parlava del deputato e di sue presunte pressioni nei confronti di alcune aziende.

Da qui il nuovo filone di inchiesta che avrebbe individuato operazioni di condizionamento delle nomine di alcuni manager. Nell'ambito di questa inchiesta, il pm Piscitelli ha anche ascoltato, in qualità di persona informata dei fatti, il ministro Tremonti. Milanese- già coinvolto nell'inchiesta su Finmeccanica- respinge le ipotesi dell'accusa («non ho mai influito sulle nomine delle società del ministero dell'Economia» ), si lamenta «della continua fuga di notizie» , ma fa sapere di essere «comunque a disposizione dei magistrati».

 

9. MONTEZEMOLO PRESIDENTE FERRARI FINO AL 2013...
Da "il Corriere della Sera" - Ratifica dei conti e riconferma per il prossimo triennio di Luca di Montezemolo alla presidenza. L'assemblea degli azionisti Ferrari ha approvato ieri il bilancio 2010 che, come anticipato a febbraio, si è chiuso con un aumento delle vendite del 7,9%(1,91 miliardi di euro, con la cifra record di 6.573 auto consegnate); una crescita del risultato della gestione corrente a 302,7 milioni (+26,9%); redditività sulle vendite salita del 15,8%, ai massimi della storia del Cavallino, così come la posizione finanziaria netta industriale, che ha raggiunto i 630,8 milioni, tanto da permettere un dividendo per 200 milioni. Confermati nel consiglio anche tutti gli attuali amministratori.

 

10. LA STRETTA BANKITALIA SUL CONTANTE...
Da "il Corriere della Sera" - La Banca d'Italia stringe sulla gestione del contante e sollecita le banche ad aumentare le cautele, ed i controlli, nei confronti delle società professionali a cui vengono affidati i servizi di circolazione -dal trasporto alla consegna dei biglietti, dalla contabilizzazione al rifornimento dei Bancomat. Tutto nasce da una decisione della Bce che in dicembre ha rivisto, stringendoli, i criteri delle esternalizzazione del trattamento del contante.

Così in attesa delle nuove regole della Vigilanza, il governatore Mario Draghi si è mosso per sensibilizzare le singole banche sulla delicatezza della questione e con una lettera ha messo in guardia sui rischi operativi, legali e reputazionali che corrono. In sostanza gli istituti di credito, con buona pace dei banchieri insofferenti verso l'aumento dei compiti chiesti da via Nazionale, dovranno essere più attenti nella scelta dei gestori, ai quali verrà richiesta l'esclusività dell'attività, anche perché, come osserva Draghi, il mercato italiano è peculiare in quanto vi agisce un numero elevato di operatori di diseguali caratteristiche qualitative e dimensionali.

 

11. «A BRUXELLES C'È SUDDITANZA VERSO MURDOCH»...
Da "il Corriere della Sera" - Mediaset non ha paura della concorrenza di Sky Italia ma accusa Bruxelles «come minimo di sudditanza psicologica» nei confronti di Rupert Murdoch. Fedele Confalonieri difende con forza il ruolo di Mediaset, ora che Sky ha avuto dall'Europa il via libera sul digitale terrestre.

Il presidente del gruppo televisivo nell'incontro con gli analisti finanziari parla di «euroburocrati»: «In Europa si ritiene che che portare sul digitale terrestre, piattaforma aperta a tutti, il monopolista del satellite, piattaforma di proprietà esclusiva di Sky, aiuti la concorrenza: è di tutta evidenza che siamo di fronte come minimo a una sudditanza psicologica degli euroburocrati nei confronti del tycoon australiano» .

Confalonieri ha ricordato comunque «che Sky potrà correre per un solo multiplex sul quale dovrà limitarsi per cinque anni a un'offerta solo in chiaro» . Anche se «quelli che hanno capito meno cosa fare sul digitale terrestre sono quelli di Sky» , ha aggiunto Pier Silvio Berlusconi, perchè canali digitali in chiaro potrebbero «portare via clienti alla loro offerta» a pagamento. «Comunque noi siamo nati nella concorrenza e non la temiamo: il nostro spirito imprenditoriale - ha spiegato il vicepresidente Mediaset- è dimostrato dall'operazione in Spagna che ha già creato valore, ripagando ampiamente tutti gli azionisti che hanno partecipato all'aumento di capitale» .

 

12. LE POSTE DI GHEDDAFI NEL FORTINO DI RETELIT...
My. L. per "Il Sole 24 Ore" - In Libia è scoppiata la guerra, ma alla Retelit - società italiana di tlc quotata in Borsa - non è ancora arrivato l'eco delle bombe. Secondo indiscrezioni, pare infatti che la società abbia deciso di non congelare il 14,79% del capitale in mano al gruppo Libyan Post Telecommunications. In effetti la Libyan Post, che è tuttora il maggiore azionista di Retelit, non è inclusa nell'elenco degli enti libici a cui - per legge - bisogna congelare le quote azionarie.

Dunque la scelta di Retelit, se confermata nel Cda di oggi, è formalmente ineccepibile. Nella pratica, però, potrebbe creare qualche problema. Innanzitutto perché nessuno sa veramente a chi faccia capo (soprattutto oggi, durante la guerra) Libyan Post. Inoltre perché nelle ultime settimane il titolo Retelit ha registrato scambi record in Borsa: possibile che a movimentarlo siano stati proprio i libici, senza comunicare alcunché alle autorità italiane? Chissà. La risposta è sotto le bombe.

13. IL SEGRETO DI BLANKFEIN AI PIRATI DI GALLEON...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - Lloyd Blankfein finisce in tribunale, ma nei panni di grande accusatore. Il chief executive di Goldman Sachs è stato chiamato ieri a testimoniare come asso nella manica della procura di New York in uno dei più grandi processi per insider trading mai intentati, quello contro il gestore di hedge Raj Rajaratnam.

 

Ha dichiarato che un ex componente del board Goldman, Rajat Gupta, ha violato norme interne rivelando a Rajaratnam, del fondo Galleon, discussioni avvenute nel segreto del consiglio d'amministrazione. I procuratori sostengono che tra i segreti passati vi sia stato l'investimento di Warren Buffett nella banca all'apice della crisi. E, in un momento drammatico, hanno fatto ascoltare la registrazione d'una telefonata tra Gupta e Rajaratnam su piani per possibili acquisizioni. A Blenkfein è stato chiesto se questo violava la confidentiality policy. «Sì», ha risposto.

14. VENTO NORDAFRICANO SUL ROAD SHOW DI ENI...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La geopolitica fa ingresso nei road show. Anzi, li domina. I due team di Eni che stanno percorrendo gli Stati Uniti per presentare a fondi e investitori il piano strategico 2011-2014 hanno dovuto fornire, come non mai, valutazioni e report sulla crisi che sta deflagrando nel Mediterraneo (Tunisia, Algeria, Egitto e Libia).

 

Al pari degli incontri con rappresentanti dell'Onu, del Dipartimento di Stato e con il nuovo direttore del terrorismo e financial intelligence Department of Treasury, gli uomini dei principali investitori istituzionali americani (Lazard asset management, Levin Capital Strategies, Sac e molti altri) hanno voluto capire da Paolo Scaroni e dai suoi manager quali siano gli scenari per le aree più sensibili del pianeta. Così, il tour di Eni si concluderà oggi a Bruxelles presso l'Alto rappresentante per la Politica Estera dell'Unione Europea, Catherine Ashton.

15. LA FED LASCIA BOFA IN PURGATORIO...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - La Federal Reserve, al termine degli ultimi stress test americani, ha bocciato le strategie di almeno una grande banca. Anzi, della più grande per asset: Bank of America. L'istituto è stato costretto ad ammettere che la Fed ha negato l'autorizzazione all'incremento del dividendo. Nelle sue parole: le authority hanno «obiettato al proposto aumento nella seconda metà dell'anno».

Una sconfitta ancora più cocente dato che gli altri tre principali istituti, Jp Morgan, Wells Fargo e Citigroup hanno strappato il permesso federale. Sì, anche Citigroup, che ha annunciato la reintroduzione di una cedola da un centesimo smentendo previsioni che non la volevano premiare gli azionisti prima del 2012. Citi e Bank of America sono stati i colossi finanziari che hanno ricevuto più soccorsi pubblici - e maggiori controlli - durante la crisi. La banca cercherà di tornare alla carica con la Fed con un nuovo piano-dividendi in estate.

 

16. IL RAGIONIER BOLLORÈ...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - I dubbi di Vincent Bollorè riguardo l´operazione Generali-Ppf sono in via di evaporazione. La famosa put è stata scritta nel bilancio del Leone sotto forma di impegno futuro, come richiesto dall´Isvap, e il mistero della quota di Petr Kellner in Generali Ppf data in garanzia alle banche è una notizia contenuta nel bilancio 2009 del finanziere ceco.

«Nel 2008 Ppf Group ha ottenuto da un gruppo di banche guidate da Calyon un prestito sindacato per un massimo di 2.099 milioni, disponibile fino a gennaio 2015. Il prestito è garantito dalla partecipazione del gruppo in Generali Ppf Holding. A dicembre 2009 l´ammontare totale emesso era di 1.480 milioni». Dunque nessun mistero e niente che possa far pensare a un esercizio anticipato della put. Forse Bollorè dovrebbe imparare a leggere meglio i bilanci. 24-03-2011]

 

 

RAID OCCIDENTALI NON FERMANO FORZE DI GHEDDAFI: L’AVIAZIONE È NEUTRALIZZATA, MA I CARRI ARMATI NO. E GLI ALLEATI NON POSSONO SBARCARE - MERKEL: "SERVE EMBARGO PETROLIFERO TOTALE" - ANCORA NIENTE ACCORDO NATO, LA TURCHIA SI OPPONE (MA METTE LE NAVI) - IL CENTRO DI COMANDO SARÀ IN ITALIA - IL MINISTRO DEGLI ESTERI JUPPÉ CONTRO IL CAINANO: “GHEDDAFI È UN PAZZO SCREDITATO, NESSUNA MEDIAZIONE” - I LIBICI PORTANO I GIORNALISTI A VEDERE I CORPI DEI CIVILI UCCISI DAGLI OCCIDENTALI - MISSILI DA UN SOTTOMARINO INGLESE…

1 - IL PUNTO...
Guildo Olimpio per il "Corriere della Sera"

 

NUOVA FASE
La coalizione ha neutralizzato la debole aviazione libica ed è passata ad una nuova fase accompagnata da un attacco notturno sul bunker di Gheddafi. I caccia hanno ampliato i raid attorno alle città assediate dai governativi. L'intervento a Misurata avrebbe costretto i lealisti a ripiegare con perdite. Poi, con il buio, i carri armati sarebbero tornati a sparare sull'ospedale.

Drammatica la situazione a Efren, Zawiya e Zintan minacciate dal fuoco nemico. I tank sono ancora a Ajdabiya (est) nonostante le incursioni della coalizione. Per gli alleati la nuova fase è ,in difesa dei civiIi - ed è vero - ma è evidente che punta a distruggere l'apparato terrestre del colonnello. II lavoro di "ripuIitura è lungo. Non è agevole colpire i corazzati nei centri abitati. Aumentano i pericoli per la popolazione. La sola aviazione - è noto - non basta e contro i cecchini è inutile. In ogni caso, la milizia di Gheddafi ha mostrato di saper resistere sotto le bombe.

 

LE NAVI
La Nato ha affidato all'ltalia il comando di una flottiglia che dovrà far rispettare l'embargo sulle armi. Ne farà parte anche la Turchia - un dato significativo - con 6 unità. Fonti di intelligence segnalano che, anche in questi giorni, il regime ha ricevuto rifornimenti e mercenari.

LA DIPLOMAZIA
L'accordo sul passaggio del comando alla Nato è saltato. La Francia ha concesso che l'Alleanza atlantica svolga solo un ruolo di coordinamento. La guida politica deve rimanere ai membri della missione e Parigi ritiene di avere maggior peso. L'ltalia, invece, chiede con insistenza la leadership Nato. Fonti americane, infine, hanno rivelato che due personaggi di spicco del regime libico - Musa Kusa e Abdullah Senussi - hanno contattato di recente gli Usa. Non è chiaro per quale motivo. Appena martedl, Hillary Clinton ha sostenuto che figure del potere potrebbero cercare una via d'uscita. Qualcosa si muove?

 


2 - LIBIA, RAID OCCIDENTALI NON FERMANO FORZE DI GHEDDAFI...
(Reuters) - Quinta notte di bombardamenti occidentali sulla Libia, ma i jet non sono riusciti a fermare i carri armati di Muammar Gheddafi, che hanno colpito le città in mano ai ribelli, e a costringere al ritiro i suoi soldati dai crocevia strategici nell'est del Paese.

I tank di Gheddafi sono tornati a Misurata nella notte e hanno iniziato e sparare sulla zona vicino all'ospedale, come hanno detto abitanti e ribelli, riprendendo con il favore dell'oscurità un attacco che era stato bloccato alla luce del giorno dai raid aerei.

 

I cecchini fedeli al governo in città, la terza della Libia, non si sono fermati davanti alle bombe e hanno continuato a sparare su qualsiasi obiettivo, hanno riferito alcuni abitanti. Un portavoce dei ribelli ha detto che i cecchini hanno ucciso 16 persone.

"I carri armati del governo si stanno avvicinando all'ospedale di Misurata e bombardano la zona", ha detto un dottore in città, raggiunto brevemente al telefono prima che la linea fosse interrotta. E' impossibile verificare in modo indipendente la notizia

 

Una forte esplosione è stata sentita nella capitale Tripoli alle prime ore di oggi ed è visibile del fumo che sale da una zona dove si trova una base militare.

Il governo libico ha portato stamani i giornalisti in un ospedale a Tripoli per vedere quelli che ha definito i corpi carbonizzati di 18 tra soldati e civili uccisi dagli aerei occidentali o dai missili nella notte.

Le forze armate Usa hanno detto che la no-fly zone sulla fascia costiera della LIbia è pienamente in vigore e che gli attacchi puntano ora ai carri armati di Gheddafi. Gli alleati hanno compiuto 175 missioni in 24 ore, 113 delle quali compiute dagli americani.

 

La Gran Bretagna ha detto oggi di avere lanciato missili Tomahawk da un sottomarino di classe Trafalgar contro obiettivi della difesa aerea libica per far rispettare la risoluzione dell'Onu.

Mentre infuriano i bombardamenti, la Nato non è ancora riuscita a trovare un accordo al suo interno per prendere il comando delle operazioni militari dalle mani degli Usa, soprattutto a causa delle obiezioni della Turchia, come riferiscono i diplomatici.

Washington, Londra e Parigi hanno detto ieri che l'Alleanza dovrebbe svolgere un ruolo chiave nella direzione delle operazioni, ma è necessario il consenso di tutti i 28 paesi membri. E la Turchia ha impedito un accordo sul coinvolgimento della Nato nei raid per tre giorni. Oggi sono attesi nuovi colloqui a Bruxelles.


3 - JUPPÉ: "GHEDDAFI DITTATORE PAZZO"
Da "Repubblica.it"

 

PARTITI DA TRAPANI-BIRGI DUE CACCIA F18 CANADESI
E' ricominciata con il decollo di due caccia F18 canadesi, intorno alle 8.30, l'attività alla base dell'aeronautica militare italiana di Trapani Birgi, nell'ambito dell'operazione Odyssey Dawn in Libia.

PRONTO PIANO DI COMANDO NATO DA BASI ITALIANE
La Nato ha elaborato un piano di comando per eseguire le operazioni militari in Libia da base italiana. Lo riferiscono all'Afp fonti diplomatiche, precisando che il comando operativo e quello specifico per le operazioni navali saranno situati a Napoli, mentre il comando delle missioni aeree sarà realizzato alla base di Poggio Renatico, nel nord Italia.

 

TUNISIA CONGELA ASSET GHEDDAFI
La Tunisia ha congelato gli asset di Muammar Gheddafi e di cinque membri della sua famiglia. Lo riferiscono fonti del governo tunisino.

MERKEL: "SERVE EMBARGO PETROLIFERO TOTALE"
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto un "embargo petrolifero completo" contro la Libia, oltre ad "ampie restrizioni al commercio" del paese. "Spero che alla fine troveremo una posizione comune su questo punto", ha detto la Merkel durante un intervento al Bundestag riferendosi al consiglio europeo di Bruxelles.

 

JUPPÉ: "GHEDDAFI DITTATORE PAZZO"
Il ministro francese degli affari Esteri, Alain Juppé, ha definito oggi il leader libico Muammar Gheddafi "un dittatore pazzo" e si è detto convinto che "alcuni nel suo entourage iniziano a porsi delle domande" sul colonnello. "Sono convinto che a Tripoli alcuni iniziano a porsi delle domande (...). Si può continuare con un dittatore - non voglio utilizzare termini eccessivi - pazzo? ", ha il capo della diplomazia francese a radio Rtl.

 

JUPPÉ: "GHEDDAFI SCREDITATO, NESSUNA MEDIAZIONE"
"Dal nostro punto di vista Gheddafi è screditato, non abbiamo alcun contatto diretto con lui". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, durante un incontro con la stampa. Per il futuro della Libia, ha precisato Juppé, "sta ai libici di decidere come portare avanti le trattative, chi può partecipare e chi no". Dal punto di vista della comunità internazionale, però, "un dittatore che bombarda la popolazione, facendo molte vittime civili, non può essere un interlocutore accettabile".

 

JUPPÉ: "NON CI SARANNO INTERVENTI MILITARI DAPPERTUTTO"
La decisione di intervenire in Libia "non ci porterà a intervenire militarmente dappertutto" nel mondo arabo dove sono in corso rivolte. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Alain Juppé

4 - CACCIA AL SIGNIFICATO DI ODYSSEY DAWN E IL PENTAGONO RIVELA: «SCELTO A CASO»...
Da "il Corriere della Sera" - Da quando è iniziato l'intervento militare in Libia, non pochi si sono domandati quale fosse il significato del nome scelto per l'operazione: Odyssey Dawn. Sui blog, sui forum e sui siti internet le battute si sono sprecate. «Ma come, l'attacco è iniziato al tramonto e parlano di alba?» . «Ma gli americani lo sanno quanti anni è stato in giro Ulisse prima di tornare ad Itaca?» . C'è chi ha ipotizzato un riferimento a 2001 Odissea nello spazio nella cui prima scena Dawn of man (l'alba dell'uomo) le scimmie antropomorfe acquisiscono la consapevolezza delle loro potenzialità così come il popolo libico starebbe iniziando il suo percorso verso la libertà.

 

Ricostruzione non certo meno fantasiosa di chi ha letto nel nome scelto per l'operazione un nesso con l'attacco alle Torri Gemelle dato che Operation ha nove lettere e Odyssey Dawn undici proprio come 9/11. Ebbene ieri Eric Eliott portavoce dello U. S. African Command ha svelato il mistero: il nome è stato scelto in modo del tutto casuale. Nessun riferimento colto, intelligente o astruso, nessun messaggio recondito.

 

«Abbiamo avuto operazioni come Desert Storm o Iraqi Freedom che volevano trasmettere un messaggio, altre come Operation African Lion, un'esercitazione in Marocco nel 2009, sono simboliche per il luogo, ma Odyssey Dawn non è niente di tutto questo» ha spiegato. Bisognava trovare un nome che non avesse nulla a che fare con la Libia e che iniziasse con le lettere da Oa ad Os per seguire le regole con cui si assegnano i nomi in codice nei diversi comandi. Così «un gruppo di colonnelli e maggiori si è seduto intorno a un tavolo e ha iniziato a tirare fuori nomi che iniziassero con la O finché non è venuto fuori quello giusto» .

 


5 - SANZIONI CONTRO L'ENTE PETROLIFERO...
Da "il Corriere della Sera" - L'Unione Europea ha adottato ieri nuove sanzioni contro la Libia, in accordo con la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, rafforzando per la terza volta dall'inizio della crisi le misure anti-Gheddafi. In particolare le sanzioni colpiscono da oggi tutti i beni controllati dalla National Oil Company (Noc), società petrolifera della Jamahiriya, e dalle sue cinque affiliate tra le quali non risulterebbe la Raffineria Tamoil.

 

Dopo l'inserimento della Noc nella lista nera dell'Onu, erano aumentate in Italia le preoccupazioni per la sorte della holding italiana Tamoil, che ha sede a Milano e che occupa 278 dipendenti, poiché l'azienda è controllata al 70%dalla stessa Noc e lo stesso presidente di Tamoil Italia, Isam Zanati, è libico. 24-03-2011]

 

 

LATTE ALLE GINOCCHIA - TREMONTI GETTA NEL CESTINO LA Legge anti-Opa, E Vara una sola, MITICA norma: pRENDERE tempo! - PER consentire alla cordata italiana, con Ferrero capofila e Intesa in prima linea, di costituirsi e tentare di fronteggiare la scalata francese DI LACTALIS - IL FRANCESE FITOUSSI HA RAGIONE: "NON SI POSSONO FERMARE LE SCALATE PER DECRETO" - CONTRARI ANCHE CONFINDUSTRIA, ASSONIME E ANCHE PIERSILVIO...

1- CONFIDUSTRIA AUSPICA POLO INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA...
(Adnkronos) - 'Confindustria auspica che, nell'ambito delle corrette regole di mercato, possa svilupparsi un polo di riferimento dell'industria alimentare italiana'. E' quanto si legge in una nota al termine del consiglio direttivo di Confindustria.

 

2- LACTALIS, TRE EQUITY SWAP PER ARRIVARE A 28,97%...
(Adnkronos) - Il gruppo Lactalis ha stipulato in totale tre contratti di equity swap con due controparti, SocGen e Cre'dit Agricole, per arrivare a detenere il 28,97% della Parmalat. Lo chiarisce il gruppo francese in una nota diramata stamani, che conferma quanto scritto oggi dal Sole 24 Ore. Il gruppo francese ha acquistato direttamente dai fondi Zenit Asset Management, Skagen e Mackenzie Financial Corporation complessive 93.365.226 azioni ordinarie Parmalat, pari al 5,37% del capitale sociale della stessa al prezzo di 2,80 euro per ciascuna azione.

Le restanti 172.379.724 azioni possedute dai fondi, pari al 9,92% del capitale sociale di Parmalat, sono state acquistate al medesimo prezzo di 2,80 euro per azione dalle controparti dei contratti di equity swap stipulati dal gruppo Lactalis.

Oltre al primo contratto di equity swap gia' comunicato al mercato ed in base al quale la controparte Socie'te' Ge'ne'rale ha completato la provvista con acquisti di azioni pari al 5,08% del capitale sociale di Parmalat, in occasione dell'operazione con i fondi il gruppo Lactalis ha stipulato un secondo contratto di equity swap con la stessa controparte e le medesime caratteristiche avente ad oggetto una partecipazione potenziale fino al 2,42% del capitale sociale di Parmalat.

 

3- PASSERA: FERRERO POTENZIALMENTE INTERESSATA A PROGETTO LUNGO PERIODO...
(Adnkronos) - 'Il fatto di avere un po' di tempo e' uno dei presupposti positivi che abbiamo oggi'. Ad affermarlo e' il ceo di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, che, entrando al museo Maxxi di Roma, ha commentato cosi' il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri che da' due mesi di tempo in piu' ai consigli di amministrazione o di sorveglianza per convocare le assemblee degli azionisti per l'approvazione del bilancio e il rinnovo dei vertici. 'C'e' una bella azienda industriale potenzialmente interessata a un discorso industriale di lungo periodo con l'appoggio del mondo del credito', ha evidenziato Passera riferendosi a una possibile discesa in campo del gruppo Ferrero.

"C'e' anche il tempo per mettere insieme qualcosa -continua Passera- quindi ci sono tutti i presupposti per una iniziativa valida". Il ceo di Intesa Sanpaolo, incalzato dai cronisti sulle critiche al decreto venute da Confindustria, spiega che "dare del tempo in talune situazioni per valutare se esistono piu' alternative, di per se' non e' un'iniziativa sbagliata, in particolare quando c'e' di mezzo il passaggio di controllo di aziende rilevanti. Assicurarsi che ci possano essere operazioni di mercato alternative, su cui il mercato decidera', mi sembra un modo di affrontare la cosa costruttivo e concreto".

 

4- GHIZZONI, SU PARMALAT SE CI SARA' RICHIESTO COINVOLGIMENTO VALUTEREMO...
(Adnkronos) - 'Ci aspetta un 2011 in grande slancio: la Borsa ci ha dato subito un segnale di fiducia, sapremo ricompensarla'. L'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, in una intervista al Corriere della sera sottolinea che la squadra dell'istituto di credito 'e' completa ed e' motivata'. Quanto al dossier Parmalat l'ad conferma: 'al momento non siamo coinvolti. Se ci sara' richiesto valuteremo'.

5- FITOUSSI, NON SI POSSONO FERMARE LE SCALATE PER DECRETO...
(Adnkronos) - 'Non si possono fermare le scalate per decreto. Serve piuttosto un atteggiamento attivo del governo'. Lo afferma l'economista francese, Jean-Paul Fitoussi che in una intervista a Repubblica precisa: 'In Francia non c'e' nessuna legge che difenda le aziende nazionale ne' potrebbe per i vincoli europei. E proprio il quadro comunitario di antitrust, libero mercato e trasparenza, garantisce le operazioni finanziarie'.

 

Il decreto legge approvato ieri dal Cdm, che secondo le indicazioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremoni, si e' ispirato al modello transalpino, 'non deve essere una norma che blocchi gli stranieri ,a una linea governativa di comportamento, di azione proattiva, in grado di sostenere le industrie. Il tutto nel quadro della normativa Ue, non c'e' altra via per salvare i campioni nazionali'.

Fitoussi evidenzia pero' 'diversi punti del decreto che mi lasciano perplesso' a partire dal timore che 'l'approvazione governativa per dare il via a un'acquisizione incorrera' nelle incompatibilita' europee'. Quanto alle diverse facolta' tra Italia e Francia, come ad esempio la possibilita' dell'Amf di verificare l'acquirente esterno e contestarlo, secondo l'economista anche la Consob dovrebbe avere la stessa possiblita' perche' 'rientra nel concetto di proattivita''.

 

6- PARMALAT, LA CORDATA ITALIANA SI SFALDA - CONTRARI CONFINDUSTRIA, ASSONIME E ANCHE IL FIGLIO DEL PREMIER: «CIÒ CHE MODIFICA GLI EQUILIBRI DEL MERCATO NON MI FA IMPAZZIRE» -
Alessandro Barbera per "La Stampa"

Doveva essere il giorno della reciprocità. Il giorno in cui il governo prometteva di attaccare a testa bassa contro la grandeuer di Francia e gli appetiti di Lactalis su Parmalat. Autorizzazione governativa alle Opa nei settori strategici, poteri preventivi alla Consob e via difendendo.

 

Il consiglio dei ministri di ieri ha invece partorito un solo articolo di legge. Una semplice norma per concedere qualche chance in più a una cordata - quella tricolore - che stenta a decollare. Per dirla in termini bellici, in attesa di novità dal fronte l'attacco con l'artiglieria pesante promesso da Giulio Tremonti è rinviato a data da destinarsi.

 

Per dirla ancora più chiaramente, il governo prende tempo: «Nel caso in cui alla data di entrata in vigore del presente decreto l'avviso di convocazione dell'assemblea è già stato pubblicato, è consentito al consiglio di amministrazione o al consiglio di sorveglianza di convocare l'assemblea, in prima o unica convocazione, a nuova data», dice una nota di Palazzo Chigi. E «qualora l'assemblea sia stata convocata anche per la nomina dei componenti degli organi societari, le liste eventualmente già depositate presso l'emittente sono considerate valide anche in relazione alla nuova convocazione».

 

Il numero uno di Parmalat, Enrico Bondi, aveva convocato l'assemblea dei soci per il 14 aprile. Ora, se nel frattempo matureranno le condizioni per una cordata concorrente tricolore, potrà rimandare la scelta dei nuovi vertici fino al 30 di giugno senza dover rifare le liste dei candidati. La partita per la riconquista di Collecchio resta in salita: i Ferrero non sembrano determinati, Unicredit smentisce ogni voce di interessamento (ieri era stata ipotizzata una cordata a tre Intesa-Unicredit-Bnp), ma soprattutto resta ferma la determinazione dei francesi a tenersi in tasca il 29% conquistato in queste ore.

 

Nel timore che Lactalis punti al pieno controllo di Parmalat con un'Opa totalitaria, Palazzo Chigi avverte: «Il ministro dell'Economia ha illustrato al Consiglio altre ipotesi di intervento normativo che potranno tra l'altro prendere la forma di emendamenti al decreto legge di cui sopra, previa - se del caso - consultazione europea». Giulio Tremonti sa che nelle stanze della Commissione il peso di Roma non è quello di Parigi. E che un intervento a gamba tesa nei confronti di Lactalis potrebbe essere giudicato duramente. «Vigileremo sul rispetto della legislazione europea in materia di concorrenza e di mercato interno», diceva ieri il portavoce del commissario (francese) al mercato interno, Michelle Barnier.

 

Comunque vada a finire la vicenda Lactalis-Parmalat, al Tesoro danno per certa l'approvazione di un pacchetto di maggior prevenzione anti-scalata. Eppure restano agli atti un paio di fatti. Primo: fino a martedì sera, e prima del vertice di Tremonti con il premier, tutto sembrava pronto per un intervento più duro.

Secondo: non più tardi di ieri, nonostante la scelta per una linea «soft», si sono levate più voci contro interventi protezionistici. Assonime, Confindustria, il di lui figlio, nonché numero uno di Mediaset, Piersilvio Berlusconi. «Tutto quello che modifica gli equilibri del mercato non mi fa impazzire». Un giudizio che fa il paio con quello del presidente Fedele Confalonieri. La preoccupazione di tutti è la stessa: in un Paese a basso tasso di investimenti esteri, il pacchetto «alla francese» rischia di aggiungere problemi a problemi. 24-03-2011]

 

 

1- SUL CIELO DI TRIESTE E SUL CAPOCCIONE DI PERISSI-ROTTO E DELLO SCARPARO DELLA VALLE, DI PELLICIOLI E DI NAGEL, ESPLODE UN ARTICOLO-BOMBA DELL’"ESPRESSO" - 2- PETR KELLNER, IL MILIARDARIO CECO CHE CON I SUOI AFFARI STA METTENDO IN SUBBUGLIO IL VERTICE DELLE GENERALI, HA GIÀ INCASSATO FIN DAL 2008 LA CIFRA DI 2,5 MILIARDI DI EURO CHE IL LEONE DI TRIESTE DICE DI DOVERGLI DARE SOLO NEL LUGLIO 2014 - 3- LA CIFRA, ANTICIPATA A KELLNER DALLA BANCA FRANCESE CRÉDIT AGRICOLE, È STATA MESSA NERO SU BIANCO IN UN’INFORMATIVA ILLUSTRATA DALL’AMMINISTRATORE DELEGATO PERISSINOTTO, DURANTE UNA DELICATA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE -

Luca Piana per L'Espresso, in edicola domani

 


Petr Kellner, il miliardario ceco che con i suoi affari sta mettendo in subbuglio il vertice delle Generali, ha già incassato fin dal 2008 la cifra di 2,5 miliardi di euro che la compagnia triestina dice di dovergli dare solo in un lontano futuro, nel luglio 2014.

È questo il dettaglio più sorprendente che emerge da una serie di documenti interni che "l'Espresso" ha potuto consultare. La cifra, anticipata a Kellner dalla banca francese Crédit Agricole, è stata messa nero su bianco in un'informativa illustrata dall'amministratore delegato del gruppo, Giovanni Perissinotto, durante una delicata riunione del consiglio di amministrazione.

Era il 16 dicembre scorso e le Generali avevano dovuto rispondere a un'indagine sempre più insistente condotta dall'Isvap, l'authority che vigila sulle assicurazioni, proprio sui rapporti con il tycoon di Praga. Tra le altre raccomandazioni, l'Isvap aveva chiesto a Perissinotto di «aggiornare e sottoporre al consiglio» la stima di quanto potrebbero costare in futuro gli impegni con il gruppo Ppf di Kellner, che le Generali hanno sempre rifiutato di considerare un obbligo, non segnalandoli in bilancio fino a quest'anno.

 

Di qui l'informativa, dalla quale si deduce che non solo il gruppo era a conoscenza del finanziamento del Crédit Agricole ottenuto dall'imprenditore ceco. Ma che gli interessi pagati da Kellner alla banca francese sul prestito rientrano nel calcolo di quanto il gruppo triestino si è impegnato a pagargli nel 2014.

E che, se a quel punto i rapporti fra i due verranno prorogati, evitando alle Generali di liquidare la cifra miliardaria, la compagnia si è impegnata «a discutere il rifinanziamento del gruppo Ppf sia in relazione al finanziamento concesso dal Crédit Agricole sia in relazione al prestito obbligazionario (diverso dal primo, ndr) nei confronti di Ppf sottoscritto da Generali nel 2009».

Ma chi è Kellner? E perché ha scatenato un putiferio mai visto a Trieste? Tutto parte nel 2007 quando Generali e Ppf mettono insieme le attività nell'Est Europa, dando vita alla joint venture Generali Ppf Holding. Il gruppo italiano versa al partner 1,1 miliardi di euro, si garantisce il 51 per cento della società e un solido trampolino di lancio per conquistare gli emergenti mercati dell'ex blocco sovietico.

 

Come spesso avviene in questi casi, il restante 49 per cento della joint venture è sottoposto ad accordi che potranno, in futuro, dare alle Generali la totalità della società. I dettagli, però, non vengono mai rivelati.

Il caso esplode in pubblico il 16 marzo scorso, quando il finanziere francese Vincent Bolloré, da un anno vice-presidente delle Generali, si rifiuta di approvare il bilancio che, nella versione uscita da quella riunione del consiglio, rivela per la prima volta che i patti con Kellner possono - a certe condizioni - obbligare le Generali a acquistare nel 2014 il 49 per cento che le manca nella joint venture, sborsando tra i 2,5 e i 3 miliardi.

Le polemiche che sono emerse in seguito allo scontro con Bolloré (riassunte nella scheda della pagina a fianco), riflettono un clima che, durante le riunioni del consiglio, sembra piuttosto battagliero.

Lo racconta il verbale (nella versione non ancora rettificata da ogni consigliere) di una riunione precedente, quella del 23 febbraio, dove viene affrontato un altro discusso investimento: i 300 milioni di dollari spesi per acquistare una piccola partecipazione nella banca russa Vtb.

 

Bolloré è critico e trova una sponda nel costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, anche lui consigliere. Alberto Nagel, l'uomo forte della controllante Mediobanca, difende però l'operato di Perissinotto a spada tratta: dice di aver seguito «l'operazione fin dall'inizio» e che «l'iniziativa presuppone una valutazione positiva circa l'ingresso delle Generali in un mercato particolarmente importante per il futuro del gruppo».

Caltagirone però pare irremovibile. Spiega che Vtb è «sopravvalutata» e cita due punti critici: la mancanza di accordi industriali che accompagnino l'investimento e il fatto che Generali, nell'Est Europeo, abbia «già assunto con Ppf l'impegno a operare in esclusiva».

Durante la riunione si arriva anche a una specie di conta, sollecitata da Angelo Miglietta, rappresentante dell'azionista Fondazione Crt. Scontati i no di Bolloré e Caltagirone, a favore di Vtb si esprime nettamente Diego Della Valle, proprietario della Tod's, mentre gli uomini di Mediobanca, Nagel e Francesco Saverio Vinci, tendono a ribadire che gli organi che dovevano decidere sulla questione l'hanno già fatto. Tutta da decifrare la posizione del presidente Cesare Geronzi, che sembra non voler entrare nel merito: «Rispetto la decisione adottata, che rientra nella competenza di Perissinotto».

 

Se dietro queste discussioni ci sia semplice dialettica oppure la tentazione di ogni consigliere di difendere i propri interessi, è difficile dirlo. È chiaro che, in un centro di potere come le Generali, c'è sempre il rischio che qualcuno possa lavorare nell'ombra per chi, all'interno o all'esterno, ha interesse a minare l'autonomia del maggior gruppo finanziario italiano.

 

Stando ai documenti, tuttavia, resta il fatto che la più discussa delle operazioni, quella con Kellner, rappresenta per il vertice della compagnia un nervo scoperto. Il primo a muoversi su questo fronte è stato, infatti, l'Isvap.

A partire dallo scorso luglio, le Generali hanno dovuto fornire in sei diverse occasioni la relativa documentazione all'istituto guidato da Giancarlo Giannini. Il 4 novembre scorso, poi, Giannini firma una lettera di 6 pagine dove si tirano le fila dell'indagine, riassumendo le «anomalie» e le «criticità» rilevate sia nelle procedure di approvazione che nell'informativa ai soci, e concentrando in particolare l'attenzione sulla revisione degli accordi con Ppf, avvenuta nel 2009.

Quell'anno, come spiega l'informativa esposta nel consiglio di amministrazione del 16 dicembre scorso, le Generali ottengono che il socio di Praga rinvii al 2014 l'esercizio della sua opzione di vendita nella joint venture, evitando di versargli «un minimo di 2,6 miliardi di euro». Questa concessione, però, l'imprenditore ceco la monetizza alla grande.

 

In primo luogo Generali sottoscrive un prestito obbligazionario di Ppf da 400 milioni. Poi Kellner ridiscute il valore della sua opzione: se nel 2014 vorrà vendere, al prezzo base di 2,5 miliardi di euro da incassare potrà aggiungere «gli interessi pagati da Ppf sulle obbligazioni sottoscritte da Generali e sul prestito ottenuto da Calyon», la banca del gruppo Crédit Agricole che gli ha già anticipato i 2,5 miliardi, probabilmente mettendo a garanzia il contratto di vendita a Generali.

È così che, nello scenario peggiore prospettato nell'ultimo bilancio, si arriva a un esborso di 3 miliardi.

Da notare, però, che il gruppo triestino non uscirà indenne nemmeno se, nel 2014, Kellner non uscisse dalla joint venture. Nel ridiscutere i patti, le Generali dovrebbero comunque considerare «il rifinanziamento del gruppo Ppf»: è come se l'imprenditore ceco si fosse garantito una sorta di paracadute che gli permetterà di conservare la sua posizione di forza.

Una condizione, questa, che Bolloré critica. Lo dimostra una lettera inviata a Trieste dai suoi uffici di Puteaux, in Francia, nella quale chiede di rettificare il verbale della riunione del consiglio del 23 febbraio, quello dove si è parlato anche di Vtb. A suo dire, Generali ha fornito una vera e propria «garanzia» ai 2,5 miliardi anticipati da Calyon a Kellner. Era il giorno prima del consiglio del 16 marzo. Quello dove il dissenso è venuto allo scoperto.

24-03-2011]

 

 

TRANI A GO-GO PER SADO-MASI - IL DG TAGLIA E CUCE PER CERCARE DI LIBERARSI DELLE SUE STAR PIÙ RIOTTOSE (E DI SUCCESSO): IL 4 APRILE PARTE L’APPELLO CONTRO IL REINTEGRO DI SANTORO RINFORZATO DALL’ESPOSTO CUCINATO AD HOC DAL MINISTRO DI “COLPO GROSSO” PAOLO ROMANI - IL DG ATTENDE AL VARCO ANCHE FABIOLO FAZIO, CHE NON VUOLE SAPERNE DI ACCETTARE I TAGLI AI COMPENSI RICHIESTI A TUTTE LE STAR (E ANCHE ALLE ULTIME RUOTE DEL CARROZZONE RAI): I SUOI 6 MLN IN TRE ANNI NON SI TOCCANO

1 - L'ULTIMA SPALLATA DI MASI A SANTORO - RICORSO ALLA CORTE DI APPELLO PER SOSPENDERE IL REINTEGRO
Antonio Massari e Carlo Tecce per "Il Fatto Quotidiano"

 

Il "metodo Trani" è sempre di moda in Rai: una guerriglia di codici e cavilli, cercando la sponda all'Agcom, per chiudere Annozero. Prossima tappa: 4 aprile, Corte d'appello di Roma. Quando il direttore generale Mauro Masi potrebbe ricevere il via libera per bloccare il programma.

Porta la sua firma la delega del ricorso, scritto dagli avvocati Roberto Pessi e Maurizio Santori. Masi chiede di eliminare il "problema" alla radice, punta a sospendere la sentenza di Appello che non solo confermò il reintegro Michele Santoro in Rai (vittima dell'editto bulgaro), ma ne blindò il ruolo come direttore di un programma di informazione per almeno trenta puntate l'anno.

 

Masi potrebbe aver agito oltre il proprio mandato: perché la sentenza della Corte d'appello può incidere proprio sulla "collocazione aziendale" e sulla "nomina dei vicedirettori e dirigenti di primo livello". Una materia esclusiva del Consiglio di amministrazione. E non del direttore generale: lo prevede l'articolo 25, comma 2, dello Statuto della Rai. Non ci risulta che il Cda sia mai stato consultato da Masi sulla vicenda. E sono molte le somiglianze con il piano svelato dall'inchiesta di Trani: le intercettazioni che ricostruivano i rapporti (troppo) stretti tra Silvio Berlusconi e il commissario Giancarlo Innocenzi (poi dimessosi) e la parte attiva di Masi nella "caccia" a Santoro.

Ma è la tattica utilizzata da viale Mazzini e la cronologia dei fatti che ricorda il "metodo Trani". Il 27 gennaio Masi interviene in diretta ad Annozero: contesta la puntata - appena cominciata - sul caso Ruby e i festini di Arcore.

 

Nelle stesse ore, il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, ex imprenditore televisivo e vecchio amico di Berlusconi, sta ordinando una portata di pesce in un ristorante nel centro di Roma, a due passi dal Palazzaccio, la Cassazione. Quando Masi riattacca il telefono, e augura la buonanotte a Santoro, Romani lascia il tavolo - il pesce ancora nel piatto - e corre via con i suoi collaboratori.

Non sappiamo se tra le due scene vi sia un nesso diretto. C'è però un fatto certo: il giorno dopo, il 28 gennaio, all'Agcom giunge un esposto. Riguarda due puntate di Annozero e lo scandalo Ruby. È in carta intestata e firma in calce: il ministro, Paolo Romani. L'inventore di Colpo grosso e mentore di Maurizia Paradiso "consiglia" all'Agcom di visionare Annozero: nelle puntate del 20 e 27 gennaio s'è "dato ampio rilievo ad affermazioni di carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della dignità e del decoro di eminenti personalità politiche". Romani lamenta che sono state "proferite da soggetti coinvolti nell'attività di indagine della Magistratura".

L'esposto aziona l'offensiva di Masi: viene inserito nell'istanza (7 febbraio) che Masi deposita in Cassazione per anticipare di tre anni l'ultima e definitiva sentenza su Santoro e viene ampiamente citato nel ricorso (28 febbraio) alla Corte d'appello. È il chiodo che regge il quadro.

 

Nel ricorso si legge del "pericolo di un grave e irreparabile danno economico" per la Rai, visto che il ministro Romani ha "stigmatizzato" il contenuto delle puntate di Annozero. Gli avvocati si spingono oltre: sostengono che l'esposto "con ogni probabilità sarà considerato fondato dall'Agcom, con la conseguenza pressoché certa che l'Agcom sanzionerà la Rai con pene fino al 3% del fatturato aziendale". Parliamo di circa 90 milioni di euro.

Le congetture dei legali, però, si scontrano con fatto certo. Almeno per ora: l'Agcom non ha neanche aperto un'istruttoria in seguito all'esposto di Romani. Quel 3 per cento evocato dinanzi alla Corte d'appello ricorda proprio un'intercettazione ascoltata nell'inchiesta di Trani.

Nel dicembre 2009 Masi parla con il commissario Agcom Innocenzi, dicono che sia impossibile fermare Santoro con un atto ex ante, cioè prima che vada in onda: "O l'Autorità mi dice, stiamo a tre ore dalla trasmissione, che c'è una violazione ex ante fortissima oppure, che faccio io?". Innocenzi risponde che si può intervenire solo dopo. E suggerisce la multa milionaria: "L'Autorità ti può dire: sappi che se per caso tu non rispetti queste cose qui, io ti acchiappo e ti do il 3 per cento di multa". "Benissimo...", annuisce Masi.

 

È lo stesso Berlusconi a sollecitare Innocenzi nelle telefonate di Trani: "Quello che adesso bisogna concertare è che l'azione vostra sia un'azione che consenta... che sia da stimolo alla Rai per dire 'chiudiamo tutto'". L'esposto di Romani, usato da Masi per giustificare i suoi ricorsi, sembra ricalcare il "metodo" tentato nel 2009. Ma lasciamo l'inchiesta giudiziaria e torniamo ai fatti di questi giorni.

Dopo l'istanza in Cassazione di due settimane prima, il 28 febbraio l'offensiva è completa. arriva anche il ricorso in Corte d'appello: si chiede di annullare la sentenza che consente a Santoro di fare il proprio lavoro in Rai. Masi elenca le colpe di Annozero: l'intervista a Nadia Macrì, una delle donne incontrate ad Arcore dal premier, non doveva essere realizzata. Il motivo: anticipa un "atto di competenza della Procura".

Gli improperi di Lele Mora, che s'augurava un atto di squadrismo fascista contro i cronisti di Annozero, violano i diritti dei minori in fascia protetta. Non sappiamo se Masi avesse una delega talmente elastica per rivolgersi alla Corte d'appello sulla collocazione aziendale di Santoro. Sappiamo, però, che se la Corte d'appello gli darà ragione, la "chiusura" di Annozero, auspicata da Berlusconi, sarà sempre più vicina.

 

2 - FAZIO NON VIENE VIA MA VUOLE SEI MILIONI...
Enrico Paoli per "Libero"

L'anno scorso si era limitato a chiedere un po' di buon senso a tutti. Che, tradotto in euro, gli aveva permesso di ottenere una decurtazione del 10% dei compensi dai contratti delle star della Rai. Questa volta no. Questa Mauro Masi, direttore generale della tv pubblica, va girando per i piani del palazzone di viale Mazzini ricordando a tutti che bisogna «tagliare i costi » e «ridurre i compensi».

La crisi, insomma, è arrivata anche nel paese dei balocchi del piccolo schermo e il refrain «bambole non c'è una lira» sta diventando una sorta di regola certosina, volendo centrare il pareggio di bilancio previsto dal piano industriale voluto proprio da Masi.

 

Eppure c'è chi, come Fabio Fazio, di crisi, tagli, riduzione dei compensi non vuol sentir parlare. Anzi, essendo il suo uno dei contratti più onerosi della Rai, guai a parlare di decurtazioni. Il buon Fazio è disposto, al massimo, a sottoscrivere un accordo che preveda lo stesso importo, due milioni di euro all'anno garantiti per tre anni, del precedente contratto. Al quale bisogna aggiungere le serate speciali, tali sono le puntate di "Vieni via con me", ed eventuali prestazioni straordinarie. Altre condizioni non vengono prese in considerazione.

 

 

Masi, che proprio in questi giorni ha ufficialmente aperto la stagione dei rinnovi del contratti (una sorta di stagione venatoria per star e manager) ha fatto sapere che non «accetta di sedersi al tavolo delle trattative» se la controparte non è disposta a cedere sui soldi. Fazio, peraltro, rientra in quella eletta schiera di star televisive a cui l'ex direttore generale, Claudio Cappon, regalò il «privilegio» del contratto triennale garantito, andando contro tutte le regole di mercato.

La riduzione del compenso di Fazio, assieme a quella delle altre star, potrebbe essere utilizzata per riportare Fiorello in Rai, uno degli obiettivi principali dell'agenda Masi. I primi abbocchi avrebbero dato già buoni risultati, grazie anche all'impegno di Antonio Preziosi, direttore di Radio Uno e del Giornale Radio.

 

E mentre Masi taglia, il Tg1 ricuce. La redazione del giornale diretto da Augusto Minzolini ha rinnovato il proprio comitato di redazione, l'organo interno di rappresentanza sindacale. Alle elezioni hanno partecipato 160 giornalisti sui 164 , pari al 97,5%. Alla fine sono stati eletti Simona Sala, indicata dal Pd, con 82 voti, Attilio Romita, espressione della componente di centrodestra con 75 voti e Alessio Rocchi, candidato di bandiera della sinistra, con 64 voti. Con un cdr che vira verso la maggioranza (Romita è stato il più votato in assoluto), Minzolini vede rafforzata la sua posizione.24-03-2011]

 

 

1- IL NEMICO PIù INTIMO DELLO SMONTEZEMLATO è L’ETERNO CESARONE ROMITI: "NON NON LO VEDO IN POLITICA, PERCHE’ NON HA LE QUALITA’, LO CHARME (BATTUTONA, NDR). PER ANDARE IN POLITICA BISOGNA ESSERE DELLE PERSONE AL DI FUORI DI OGNI CRITICA" - 2- A CASTRARE LE VELLEITà POLITICHE DEL GAGÀ ARRIVA ANCHE MARPIONNE: "è UNA SUA SCELTA, MA LA MAGGIOR PARTE DELLE VOLTE CHE PARLIAMO CONSIGLIO A LUCA DI NON FARLO" - 3- E POI: "CON LA FERRARI HA FATTO UN MIRACOLO". SENZA ALCUN ACCENNO AI SEI ANNI PASSATI INSIEME AL LINGOTTO, CON LCDM PRESIDENTE E LUI AD FORSE NON HA FATTO MIRACOLI? - 4- INFINE ARRIVANO LE PERNACCHIE SUBLIMI DI PERNA SU "IL GIORNALE": "PAGHI UNO E PRENDI DUE: LUCA&DIEGO IN OFFERTA SPECIALE COME SOLUZIONE PER IL DOPO BERLUSCONI" - 5- "TUTTI E DUE SI TROVANO ACCANTO UNA GRANDE PENNA DI PROPRIA FIDUCIA IN CASO DI DISCESA IN CAMPO. QUELLA DI MONTEZEMOLO, È MIELI. QUELLA DI DELLA VALLE è MENTANA" -

Sandro Iacometti per "Libero"

 

È in chiaroscuro il verdetto di Sergio Marchionne sull'amico Luca Cordero di Montezemolo. Non facile da decifrare, anche se complessivamente il messaggio sembra chiaro: l'ex presidente di Confindustria se ne resti alla Ferrari, che è quello che sa fare meglio. Sul suo lavoro tra le rosse di Maranello, l'ad della Fiat non ha dubbi.

«Con la Ferrari ha fatto un miracolo», dice Marchionne in occasione di un test drive delle nuove Jeep. «Ha fatto cose incredibili», ha proseguito il manager, «per tipo di vetture prodotte, per la lista d'attesa, e nei confronti dei tedeschi che lanciano modelli di lusso ma che non ce la fanno ad arrivare a quei livelli».

LA DIMENTICANZA DEL MANAGER
Curiosamente, però, il numero uno della Fiat non fa alcun accenno ai sei anni, dal 2004 al 2010, passati insieme al Lingotto, con Montezemolo presidente e lui ad. Forse non ha fatto miracoli? O forse è solo un modo per suggerire all'amico di restarsene dove sta? La seconda ipotesi sembra confermata dalle dichiarazioni che il manager fa subito dopo in risposta a chi gli chiede un giudizio sull'attivismo politico di Montezemolo.

E qui la bocca inizia a storcersi un pochino. «Idee ne ha», premette Marchionne, «ma non so quanto possa pesare il fatto di essere stato presidente di Confindustria». Poi, la stoccata. Scendere in campo? «È una sua scelta, ma la maggior parte delle volte che parliamo consiglio a Luca di non farlo».

 

CESARE LO STRONCA
A castrare le ambizioni politiche di Montezemolo arriva, in giornata, anche un pezzo da novanta come Cesare Romiti, che Montezemolo lo conosce fin da quando era un giovanotto e curava le pubbliche relazioni nella Fiat di cui lui era amministratore delegato. I rapporti fra i due furono costellati da incomprensioni.

E ancora oggi l'idillio non sembra scoccato. Anzi. «Non lo vedo in politica, perché non ha le qualità, lo charme», va giù duro Romiti ironizzando anche sul fondo (Charme appunto), che Montezemolo gestisce insieme a Diego Della Valle.

 

«Per andare in politica», continua l'attuale presidente della Fondazione Italia-Cina, intervistato nel programma Prossima Fermata su LA7, «bisogna essere delle persone al di fuori di ogni critica». Quanto alla possibilità di entrare in politica lui stesso, Romiti rivela: «Mi è stato proposto tante volte. Mi hanno anche chiesto se volevo candidarmi come sindaco di Roma, e da romano ci ho pensato. Poi chi me l'ha proposto ci ripensò e io mi sono salvato». Le ultime mosse di Montezemolo sull'insidioso terreno della polemica politica arrivano, invece dalla conferenza di presentazione del volume «La grande storia Ferrari».

 

Come se non fossero bastate le dichiarazioni della presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia, che ha detto di non volere politici o rappresentanti del governo all'assise di Bergamo del prossimo 7 maggio, di fatto chiudendo la porta in faccia a Berlusconi che aveva programmato una visita, il presidente del Cavallino ha voluto dare il suo sostegno: «L'assemblea aperta solo agli imprenditori? Sono assolutamente d'accordo».


2- PAGHI UNO E PRENDI DUE: IL GATTO E LA VOLPE: LUCA&DIEGO IN OFFERTA - L'ASPIRANTE PREMIER MONTEZEMOLO E L'IMPRENDITORE DELLA VALLE SI OFFRONO IN COPPIA COME SOLUZIONE PER IL DOPO BERLUSCONI
Giancarlo Perna per "Il Giornale"

Ogni tre mesi, Luca Cordero di Montezemolo fa sapere che potrebbe entrare in politica. Se salta un trimestre, a ricordarci che Luca potrebbe entrare in politica è Diego Della Valle. I due sono in simbiosi e marciano insieme per il futuro d'Italia.

È un dato dell'esperienza che dietro ogni imprenditore c'è un politico e viceversa. Così, Diego il calzaturiere e Luca l'aspirante premier, si offrono in kit come soluzione per il dopo Berlusconi. Sono in offerta speciale: paghi uno, prendi due. Se ci decideremo per Luca a Palazzo Chigi sarà di gran moda indossare scarpe Tod's, arredare Frau, leggere il Corsera e circondarci di tutte le amene cose che il duo da anni cura e produce insieme. Saremo finalmente un Paese unito e omogeneo, frau disteso e tod's calzato.

 

I due avanzano come il gatto e la volpe e si scambiano il ruolo di canide o felino in base alle circostanze. Hanno molto in comune a cominciare aspetto. Capelli lunghi e più vaporosi Diego, ciuffosi l'altro; di un'eleganza commendatorizia il calzaturiere, tipo partita di cricket il candidato premier. Ma entrambi così similmente snob da evocare due tartine di caviale a passeggio sul ponte di uno yacht. Pur essendo più anziano di sei anni, il sessantatreenne Cordero è più snello e ha un'aria sportiva più dell'altro che è rotondetto e posapiano.

 

Diego però è più svelto, impiccione e provocatorio. Entrambi sono Cavalieri del lavoro, onorificenza quirinalizia. Il primo a ottenerla è stato il più giovane Della Valle, nel 1996, ai tempi di Oscar Luigi. Luca se ne è potuto fregiare solo nel 2002, grazie a Ciampi e a Schumacher che, al tempo della presidenza Ferrari, gli faceva vincere un Gran premio dietro l'altro.

 

Pur essendo un manager strapagato (il terzo d'Italia), Montezemolo non regge il confronto con la ricchezza del suo amico. L'industria scarparia di Della Valle è un gigante che gli ha consentito di investire in mille altre risorse. Con piccole quote - due per cento qua, zero virgola là -, lo zampino di Diego è ovunque: nel lusso, in Mediobanca, nel Cda del Corriere della Sera, in Piaggio, nella Ferrari, nella Fiorentina calcio. Nonostante sia spesso un lillipuziano di fronte a giganti, avere Della Valle seduto in Cda è come avere un tarlo nella sedia. È di una petulanza e di un'aggressività da cavernicolo mesozoico.

 

Negli ultimi tempi se l'è presa con Cesare Geronzi dandogli dell'arzillo vecchietto e simili inurbanità che, fossi stato io al posto di Cesare, l'avrei riempito di pacchere. E invece l'ha centrato e fatto dimettere. Adesso spara pallottole contro l'Ad della Ferrovie, Mauro Moretti, che però è una lenza quanto lui e gliele ricaccia in gola.

Secondo Diego, che con Montezemolo ha messo su un'azienda di treni alta velocità (Ntv) di cui si parla molto ma che non decolla mai, Moretti si tiene stretto il monopolio del binario e impedisce a Ntv di debuttare. Anche qui, gatto e volpe si alternano. Se non è Della Valle a pigliarsela con Moretti, lo fa Montezemolo che però, per lo sguardo mite da vitello, è meno efficace.

Dove la somiglianza della coppia rasenta l'identità è nelle complicanze della vita sentimentale. Della Valle ha avuto tre mogli, due delle quali, la prima e l'attuale, sono germane. Le sorelle Pistilli, Simona e Barbara. Da Simona ha avuto un figlio ormai grande che vive a New York e lavora nel gruppo. Con Barbara ha invece concepito un rampollo, oggi tredicenne, che abita con i genitori nella splendida Villa marchigiana di Brancadoro. Il fanciullo rappresenta una rarità antropologica essendo contemporaneamente cugino e fratello del maggiore.

 

Montezemolo ha invece avuto quattro storie importanti, con due mogli e quattro figli da tre donne diverse. L'ho scritto apposta a mo' di sciarada per incuriosirvi. Togliamo subito Edwige Fenech, il suo amore più noto e litigioso tanto che le urla dell'attrice si sentivano per tutta Capri dove sia Luca che Diego sono di casa.

È stata una lunga burrasca ma, finita, non ha lasciato code. I quattro figli li ha invece avuti, uno dalla prima moglie, due dall'attuale, il quarto - che è poi il secondo in ordine di tempo e una bambina - l'ha concepito con la giornalista Barbara Parodi Delfino che ha avuto - come ha raccontato - vari figli da diversi mariti, uno dei quali è Paolo Mieli, l'ex direttore del Corsera. Con due o tre riletture di quanto sopra, la sequenza vi sarà chiara.

Poiché abbiamo parlato di giornalisti, è grazie al contributo dei nostri colleghi che si rafforza il gemellaggio Diego-Luca. Tutti e due si trovano accanto una grande penna di propria fiducia in caso di discesa in campo. Quella di Montezemolo, è Paolo Mieli. Sì, proprio il futuro marito della madre della secondogenita di Luca (vedi sopra). Mieli, ogni volta che Montezemolo ha accennato all'eventualità che forse, in date circostanze, un domani, chissà potrebbe condizionatamente candidarsi, ha subito rotto gli indugi dicendo: fallo, ti sarò a fianco!

 

È sgradevole - ma fa parte del mestiere - ricordare che il medesimo Paolo schierò il suo Corsera con Prodi e che Prodi naufragò. Il giornalista fiduciario di Della Valle, è invece Chicco Mentana. Darò un dolore a Carlo Rossella che ha sempre pensato di essere lui il prediletto, ma è così. Chicco non ha mai mancato un lieto avvenimento Tod's, come inaugurazioni di scuole per maestranze ecc. e quando ha celebrato il suo ultimo matrimonio ha fatto festa nella dellavallesca dimora di Brancadoro.

L'unica differenza del ticket siamese sono i natali. Il nonno di Diego e fondatore della dinastia scarpesca era un calzolaio di genio. Gli avi di Cordero di Montezemolo furono cavalieri sabaudi del Basso Piemonte. Il padre, marchese Massimo, era padrone di acri in Emilia. Corre anche la leggenda che il ragazzo sia in realtà figlio di Gianni Agnelli.

 

Per puntellare favola - che fa torto alla nobildonna Clotilde Neri, la mamma novantenne - si è perfino fatto notare che corderos in spagnolo significa «agnelli». Baie. Vero invece che Luca ha percorsa l'intera carriera sotto l'ala dell'Avvocato. Non c'è settore dell'universo agnellesco dove non abbia ficcanasato. Dalla Ferrari alla Cinzano, dall'Ifi alla Juventus, dalla Stampa alla Fiat.

Contrariamente alla fama di eterno trionfatore, Luca ha avuto le sue sconfitte. Nel '91 diresse la Juventus che arrivò settima in A e fu esclusa dalle gare internazionali. Non accadeva da 27 anni. Ma l'incidente più imbarazzante, è dei primi anni '80. Luca era addetto alle pr Fiat, quando l'ad, Romiti, si accorse che «vendeva» agli industriali gli incontri con Agnelli. Il giovanotto fu allontanato immantinente dall'azienda e gli occorse tempo per recuperare la fiducia. «Certamente non lo voterei», ha detto recentemente Romiti ricordando l'episodio.

Ma Luca si piace e se ne impipa12-04-2011]

 

 

 

NON CI SONO PIÙ I MASSONI DI UNA VOLTA: LA LOGGIA TORREGGIANI SI PERDE L’ARMADIO CON L’ARCHIVIO DEI NOMI (CHI TREMA?) - ASSOLTO DE MAGISTRIS PER OMISSIONE D’ATTI D’UFFICIO - ASSOLTO ANCHE L’EX VICE PRESIDENTE PUGLIESE TARQUINIO (PDL) - VIA LIBERA A WOODCOCK PER QUERELARE STORAX - SAVERIO ROMANO CREDE DI ESSERE STATO NOMINATO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA E PARLA D’INTERCETTAZIONI INVECE CHE DI ORTAGGI - IL FEDERALISMO PASSA IN COMMISSIONE (PD ASTENUTO!)…

 

1. 'PANORAMA', SCOMPARSO ARCHIVIO LOGGIA TORREGGIANI...
(Adnkronos) - "Nomi, cognomi, fascicoli, corrispondenza: l'intero archivio della loggia massonica 'Italia Domizio Torreggiani' di Roma e' scomparso in circostanze misteriose". Lo rivela il settimanale ''Panorama'', in edicola domani. Il settimanale precisa inoltre che "ai carabinieri e' stato denunciato lo 'smarrimento' dei documenti, nei verbali interni si parla invece di 'furto'. Sospettata pure una possibile violazione della legge Anselmi. La loggia Torreggiani e' affiliata al Grande Oriente d'Italia".

2. PUGLIA; ASSOLTO EX VICEPRESIDENTE,PDL 'ATTO TARDIVO'...
(ANSA) - L'ex vicepresidente del consiglio regionale pugliese e attuale consigliere regionale del Pdl Lucio Tarquinio e' stato assolto in via definitiva in Cassazione dall' accusa di turbativa d'asta in relazione ad un'inchiesta sull' affidamento dell'appalto per il servizio di guardiania in alcune strutture sanitarie di Foggia. Tarquinio era difeso dall' avv.Francesco Paolo Sisto. L'inchiesta risaliva al 2005 e nel dicembre dello stesso anno Tarquinio, che all'epoca era appunto vicepresidente dell'assemblea regionale, venne arrestato insieme ad altre sette persone.

'L'assoluzione - commenta in una nota il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Rocco Palese, a nome del gruppo - non puo' non riempirci di sincera soddisfazione per un pur tardivo atto di elementare giustizia che non poteva non essere tale. Resta l'amarezza per le pesanti sofferenze e gli irreparabili danni inferti ingiustamente a persone innocenti, ivi compresa l'impossibilita' da parte di un eletto dal popolo di adempiere a lungo al proprio mandato, e la inquietante considerazione del periodo in cui tale privazione fu imposta, che corrispondeva pienamente ad un turno decisivo di elezioni quali le politiche del 2006'.

La vicenda 'conferma - conclude Palese - le ragioni sacrosante di una profonda ed indifferibile riforma della giustizia, che ripristini finalmente il vero Stato di diritto anche nei confronti di magistrati piu' o meno spudoratamente politicizzati, quali quelli che sono passati direttamente dai teoremi a senso unico agli scranni parlamentari e regionali'.

3. DE MAGISTRIS ASSOLTO: LA VICENDA GIUDIZIARIA...
(ANSA) - Luigi De Magistris assolto perché il fatto non sussiste. E' quanto ha deciso oggi la prima sezione del tribunale di Salerno, presidente Teresa Belmonte, che si è pronunciata sulla vicenda che vedeva l'europarlamentare imputato per il reato di omissione in atti d'ufficio. I fatti risalgono al periodo in cui De Magistris era magistrato a Catanzaro e traggono origine da una denuncia di Luigi Stifanelli, un commerciante di Nardò in provincia di Lecce, contro i suoi usurai nonostante avesse perso lavoro e casa. I pm della Procura di Lecce non riuscirono però a braccare gli estorsori.

Di qui la volontà di Stifanelli di denunciare gli stessi magistrati. Il fascicolo successivamente passò per competenza alla Procura di Potenza dove però venne archiviato. Il commerciante allora denunciò anche le toghe potentine. Subito dopo entrò in scena Luigi De Magistris. Infatti, all'ex pm della procura di Catanzaro vennero delegate le indagini nei primi giorni del 2007. Ma il 12 marzo l'ex pm chiese l'archiviazione per i colleghi di Potenza. Stifanelli presentò una denuncia per omissione in atti d'ufficio. Oggi la sentenza che ha assolto l'ex pm di Catanzaro, difeso dall'avvocato Stefano Montone del foro di Napoli.

4. FEDERALISMO: OK A CLAUSOLA E TPL, PD SI ASTIENE...
(ANSA) - La Commissione Bicamerale per il federalismo fiscale ha approvato la 'clausola di salvaguardia' chiesta dal Pd per evitare l'aumento della pressione fiscale a seguito dei tagli dovuti al decreto 78 e l'inserimento nel decreto dell'impegno per un fondo di 425 milioni per il trasporto pubblico locale alle regioni. A questo punto il Pd si asterrà sul voto finale.

 

5. FEDERALISMO: OK COMMISSIONE A DECRETO FISCO REGIONI. 15 VOTI FAVOREVOLI, PD SI E' ASTENUTO...
(ANSA) - Via libera della commissione bicamerale per il Federalismo al parere sul decreto attuativo relativo al fisco delle Regioni e delle Province. I voti a favore sono stati quindici e il Pd si è astenuto.

6. SCONTRO SU RESPONSABILITA' MAGISTRATI, SI ATTENDE PARERE COMMISSIONE...
(Adnkronos) - Sale lo scontro sull'emendamento alla legge comunitaria, presentato dal relatore, il leghista Gianluca Pini, in base al quale la responsabilita' civile dei magistrati scatta non piu' in caso di dolo o colpa grave ma in presenza di violazione manifesta del diritto. La commissione Politiche comunitarie non ha ancora esaminato la proposta, in attesa che la Giustizia esprima il suo parere vincolante. Ed e' qui che ora si e' spostato lo scontro.

 

Le opposizioni, Pd, Udc ed Idv, avanzano contestazioni di metodo, riprese anche dalla presidente Giulia Bongiorno, ricordando che e' gia' in corso l'esame di una norma analoga e parlano di "scippo e strumentalizzazione".

Poi ci sono le considerazioni di merito. "Viene stravolto il significato della sentenza della Corte di giustizia europea- ricorda l'Udc Roberto Rao- e si determina un'anticipazione del cuore della epocale riforma costituzionale della giustizia. Alfano apra gli occhi".

 

7. POLVERINI, DOMANDE DA 'L'ESPRESSO' SU CASA ATER? HO COSE PIU' IMPORTANTI...
(Adnkronos) - "Mi pare di avere altre cose molto piu' importanti da fare". Cosi' il presidente della Regione Lazio Renata Polverini ha risposto a chi le chiedeva un commento alle dieci domande pubblicate sul sito internet del settimanale 'L'Espresso' sulla vicenda della casa dell'Ater.

 

8. STORACE, WOODCOCK DUE PESI E DUE MISURE...
(ANSA) - "Sopporteremo due pesi e due misure. Woodcock fa processare me per le stesse parole usate da Fini, che però non sarà processato. W la giustizia italiana!". Lo ha affermato in una nota Francesco Storace, segretario nazionale de "La Destra", commentando la sentenza della Consulta che ha annullato la delibera del Senato di insindacabilità per le parole di Storace nei confronti del magistrato.

 

9. ROMANO, INTERCETTAZIONI TEMA MATURO, LEGGE DA APPROVARE...
(Adnkronos) - "Per noi il tema delle intercettazioni e' abbastanza maturo per approvare la legge in Parlamento e lo abbiamo posto. La questione si trascina irrisolta dai tempi del governo Prodi". Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano parlando con i giornalisti alla Camera.

 

10. DEVASTATO GAZEBO PRO BERLUSCONI DAVANTI A TRIBUNALE MILANO...
(AGI) - Un uomo, intorno alle 11 di questa mattina, di origine straniera ha strappato cartelli, volantini e materiale che si trovava nei pressi del gazebo davanti a Palazzo di Giustizia dei sostenitori di Silvio Berlusconi. L'uomo ha riversato tutti i fogli e i cartelli per strada ed e' stato poi fermato e portato via dalle volanti della Polizia chiamate dai volontari. "Sembrava fuori di se' - ha raccontato un giovane sostenitore del premier - e diceva frasi contro il Presidente del Consiglio, affermando che deve essere processato e mandato in galera". La situazione, ora, e' tornata tranquilla. Il gazebo ha 'chiuso', come tutti i giorni, alle 13.

 24-03-2011]

 

 

IN GALERA IL MADOFF DEI PARIOLI! - DA PAOLO E SABINA GUZZANTI, DA SAMNTHA DE GRENET A MASSIMO RANIERI, PASSANDO PER ATTORI, CALCIATORI E NOBILDONNE COL BLASONE IN AFFANNO, DECINE DI CELEBRO-LESI ERANO CORSI A VERSARE MILIONI DI EURO A UN FINANZIERE (SENZA MANCO UN UFFICIO) CHE PROMETTEVA RENDIMENTI DEL 20% (MEJO DI VANNA MARCHI!) - IN REALTà AVEVA MESSO IN PIEDI UNO SCHEMA PONZI E, DOPO LE DENUNCE, SONO SCATTATI GLI ARRESTI PER TRUFFA…

1 - MAXI-TRUFFA DA 170 MILIONI DI EURO: FINANZIARIA RAGGIRA ATTORI, CANTANTI E NOBILI...
Da "Corriere.it"

Una maxi-truffa che si autoalimentava con il passaparola. «Investi in quelle obbligazioni, rendono fino al 12 per cento annuo». E così attori, cantanti, nobili, imprenditori, giornalisti ci cascavano. Per un bottino di almeno 170 milioni di euro tra beni mobili e immobili, che è quello sequestrato dal Nucleo della polizia valutaria della Guardia di Finanza guidato da Leandro Cuzzocrea. In carcere sono finite 5 persone. Trai i clienti della Egp anche Paolo e Sabina Guzzanti che però non hanno subito truffe.

 

L'INDAGINE - L'indagine, condotta dai Pm, Luca Tescaroli e Francesco Ciardi, in coordinamento con il Procuratore aggiunto, Nello Rossi, riguarda un presunto raggiro che avrebbe coinvolto diversi nomi della nobiltà e del mondo dello spettacolo a Roma da parte di una serie di società riconducibili alla Egp Italia, succursale della finanziaria francese Egp (Europèenne de Gestion Privèe). I clienti venivano convinti ad investire somme ingenti in obbligazioni emesse dalla lussemburghese Dharma Holdings (la controllante di Egp) in cambio di rendimenti dal 5% al 12%, a seconda dei casi.

VIP TRUFFATI - Gli investimenti venivano rimborsati regolarmente solo ad alcuni dei clienti che, tramite il passaparola, convincevano poi altri conoscenti ad investire. A fare partire le indagini sono state le denunce di una trentina di clienti della finanziaria, tra cui la principessa Claudia Ruspoli. Egp Italia vanta a Roma circa 700 clienti, tra cui il giornalista Paolo Guzzanti, il cantante Massimo Ranieri, la soubrette Samantha De Grenet, diversi membri della famiglia di costruttori Piperno.

Gli arrestati sono Gianfranco Lande, numero uno di Egp Italia, il direttore Raffaella Raspi, il fratello Andrea Raspi, Roberto Torregiani e Giampiero Castellani de Villanova. I reati contestati sono, a seconda delle posizioni, l'associazione per delinquere, la truffa, l'ostacolo alla vigilanza, l'abusivismo finanziario, l'esercizio abusivo dell'attività bancaria. Nel registro degli indagati figurano altri 5 nomi.


2 - TRUFFE A VIP: TRA VITTIME MASSIMO RANIERI E SABINA GUZZANTI...
(ANSA) - Alcuni dei clienti truffati, come Ranieri e Desideri, non hanno sporto querela, altri ancora, invece hanno deciso di rivolgersi ai magistrati come esponenti della nobilta' quali Gloria Helen Von Heuduck, Maria Carla Clavet di Briga, Alessandro D'Aste Stella.

Singolare il caso di Sabina Guzzanti che, a fronte di 408 mila euro consegnati agli operatori, ne ha recuperati 380 mila, con una perdita di 28 mila euro. Tra i clienti del gruppo anche Samantha De Grenet, Paolo Guzzanti e l'avvocato Titta Madia.


3 - IL MADOFF ALL'ITALIANA...
Gianluca Paolucci per "La Stampa" del 12 gennaio 2011
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-21725.htm

Un piccolo Madoff all'italiana. È questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando gli ispettori della Consob, il nucleo valutario della Guardia di finanza di Roma e l'autorità francese di vigilanza sui mercati finanziari, l'Amf, che stanno indagando sul crac Egp. L'ultimo capitolo, ieri, è stata la messa in liquidazione coatta della filiale italiana della Européenne de Gestion Privée (Egp), decisa dal ministero dell'Economia su richiesta di Consob e Bankitalia.

 

Per ricostruire la storia è necessario fare un passo indietro di qualche mese. Nella seconda metà del 2010 i clienti di Egp iniziano a lievitare. Si tratta perlopiù di clienti facoltosi che chiedono di «scudare» risorse investite in fondi esteri.

 

A raccogliere i clienti era stata nel corso degli anni una piccola rete «informale» di promotori facenti capo alla Eim, società di diritto inglese che a Roma ha solo un ufficio di rappresentanza. Non è un intermediario registrato, dunque non può scudare, dunque i clienti vengono «girati» sulla Egp. Il movimento insospettisce la Consob che, un bel mattino, manda i suoi ispettori.

Quello che emerge è un quadro di «irregolarità e violazioni normative di eccezionale gravità». Il passaparola ha incastrato un migliaio di clienti facoltosi: giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e anche qualche parlamentare. Totale circa 200 milioni di euro raccolti con due facili trucchi: rendimenti eccezionali (tra il 15% e il 20%, che venivano pagati davvero) e chi chiedeva di chiudere le posizioni veniva risarcito in pochi giorni con un bell'assegno.

Il sospetto è che, almeno nell'ultima fase, i riscatti venissero pagati con i soldi dei nuovi sottoscrittori, ovvero con lo stesso trucchetto utilizzato da Bernie Madoff. Così, dopo la segnalazione della Consob, le autorità francesi mettono in liquidazione la casa madre francese della Egp. E in Italia partono le inchieste della procura di Roma. Emerge un quadro piuttosto confuso di società estero-vestite: la Egp è di diritto francese e ha sede a Bordeaux, non proprio una delle capitali mondiali della finanza.

 

Però è controllata da una società lussemburghese, la Dharma Holding, che sarebbe riconducibile al gestore di fondi Gianfranco Lande. Lande opererebbe tra Roma e Ginevra per gestire fondi hedge basati alle Bahamas gestiti da società francesi e britanniche facenti capo ad un gruppo lussemburghese. Un bel giro, con i soldi che però partivano tutti (o quasi, molti clienti sarebbero pugliesi) da Roma.

Il problema è nato proprio con lo scudo, la terza versione che si è chiusa il 31 dicembre scorso: quando qualche cliente ha chiesto il trasferimento dei soldi presso altre istituzioni, la risposta non è arrivata.

Di assistere i clienti truffati si sta occupando l'Aduc, che da mesi segnalava le anomalie della società. A cercare di capire che fine hanno fatto i soldi, da ieri, c'è Gianluca Brancadoro come commissario liquidatore e un comitato di sorveglianza composto da Simona Arduini, Francesco Costantino e Luigi Salamone. Dei risvolti giudiziari si stanno invece occupando i pm romani Luca Tescaroli e Francesco Ciardi, che hanno iscritto nel registro degli indagati lo stesso Lande e la direttrice della Egp, Raffaella Raspi, che è anche amministratrice della Dharma lussemburghese.

 24-03-2011]

 

 

Attacco alla Libia, Nato al comando - Così Sarkozy si è arreso agli alleati - L’embargo alla Libia costerà caro all’Italia. Ed è allarme attentati - L’asse Roma-Mosca-Ankara lavora alla mediazione con il regime di Gheddafi - I Responsabili diventano famelici - E ‘Striscia’ si cucina De Benedetti - Noi, le caste fidanzate nel Paese dei gay invisibili...

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Comando Nato per difendere i civili". Editoriale di Ernesto Galli Della Loggia: "Un nuovo patriottismo". Al centro foto-notizia: "Il Giappone dopo la tragedia. Autostrada rifatta in 6 giorni" e "Maxi-piano dell'Europa per salvare il Portogallo". In un box. "Ecco come possiamo tenerci Parmalat". In taglio basso: "Le 600 città del mondo che spingono la crescita" e "Indennità e poltrone. Il regalo ai consiglieri".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "Attacco alla Libia, Nato al comando", con le analisi: "Così Sarkozy si è arreso agli alleati" e "Bric, il quadrilatero della non-interferenza". Di spalla: "I bambini del Giappone e la fine del mondo". Al centro: "Giustizia, affondo contro i magistrati" e in un box: "In quattro oggetti c'è il nome di chi ha ucciso la piccola Yara". In taglio basso: "L'apartheid delle ragazze e il film segreto di Panahi" e "Noi, le caste fidanzate nel Paese dei gay invisibili".

 

LA STAMPA - In apertura: "Libia, sì al comando Nato". Editoriale di Massimo Gramellini: "L'Italia dei nuovi notabili". Di spalla: "Il Cavaliere: Io, trascinato nella missione". Al centro: "Galan: solo a Venezia il Festival del Cinema" e in un box " ‘Sento il peso di Cavour' ". A fondo pagina: "La Cina scippa la lana già venduta all'Italia".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Tre nuovi patti per l'Europa" e in taglio alto: "Lactalis all'offensiva legale contro il rinvio dell'assemblea" e "Eni ed Enel aspettano l'esito del caso Edison". Editoriali di Alberto Orioli: "La lezione di Collecchio" e Luigi Zingales: "Barricate inutili e veri interessi". Al centro la foto-notizia: "La guerra in Libia. Accordo tra gli alleati: comando alla Nato con base a Napoli" e "La commissione vara la stretta sulla responsabilità dei giudici". Di spalla: "Senza ricerca l'impresa si blocca". In taglio basso: "L'addizionale Irpef resterà ferma fino al 2013".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Il coniglio Fini", con editoriale di Alessandro Sallusti. Di spalla: "L'embargo alla Libia costerà caro all'Italia. Ed è allarme attentati". A fondo pagina: "Abbiamo tolto un ventennio ai 150 anni dell'Unità".

 

LIBERO - In apertura: "I disperati? Tutti al Nord", con editoriali di Nicholas Farrell: "Italiani, siete cinici. La guerra è giustissima" e Vittorio Feltri: "Un'accusa ridicola. Non hai capito nulla". Al centro la foto-notizia: "E ‘Striscia' si cucina De Benedetti". Di spalla: "I 90 anni di un grande narratore". A fondo pagina: "Dirige un giornale e non sa neanche leggerlo" e "Bocchino ‘becchino' pur di attaccare Silvio".

 

IL TEMPO - In apertura: "Il piano salva-Gheddafi".

 

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "L'asse Roma-Mosca-Ankara lavora alla mediazione con il regime di Gheddafi". In apertura a destra: "Nota per il Quirinale: 13 anni sotto indagine sono persecutori. O no?". Al centro: "Europa conturbante".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "I bambini ci guardano". In taglio alto: "I Responsabili diventano famelici". Di spalla: "La guerra c'era già" [25-03-2011]

 

 

TRA MOGLIE E MARITO NON METTERE IL LATTICINO - Come evitare che i coniugi, al servizio di uomini politici contrapposti, banche d’affari e studi professionali concorrenti, si scambino informazioni privilegiate? - La domanda brucia a Milano dopo che, nel caso Lactalis, Patrizia Micucci, investment banker di Socgen ha bruciato il marito Fabio Canè, responsabile del dossier Parmalat per conto di Intesa Sanpaolo...

Dario Di Vico per "il Corriere della Sera"

 

Il caso che ha fatto il giro del mondo è quello di Mary Matalin e di suo marito James Calville, per anni al servizio dei repubblicani la prima e di Bill Clinton il secondo. Stesso imbarazzo (e conflitto di interesse) anche per Christiane Amanpour, la giornalista d'assalto della politica americana, moglie (e antagonista) di James Rubin, a lungo portavoce del Dipartimento di Stato a Washington. Come regolare, dunque, i pillow talk, i colloqui del cuscino?

Come evitare che moglie e marito, al servizio di uomini politici contrapposti, banche d'affari e studi professionali concorrenti, si scambino informazioni privilegiate? La domanda è diventata attuale a Milano dopo che, nel caso Lactalis, Patrizia Micucci, investment banker di Socgen ha bruciato il marito Fabio Canè, responsabile del dossier Parmalat per conto di Intesa Sanpaolo.

E si è riproposta ancora nei giorni scorsi quando Paolo Celesia di Credit Suisse nell'affare Fondiaria-Sai ha avuto come controparte sua moglie, Ilaria Romagnoli, targata Rothschild e advisor di Unicredit nella stessa operazione.

La verità è che i matrimoni captive tra colleghi, vuoi per gli orari vuoi più in generale per stili di vita omogenei, sembrano essere in aumento e così il tema del conflitto di interesse finisce per attraversare il talamo. Che fare? Finora nessuno sembra avere la formula magica contro il sospetto di pillow talk. Da noi né le banche né gli studi hanno adottato finora codici etici che affrontino e tentino di regolare questa fattispecie. Troppo complicato.

 

Così gli avvocati si rifanno alla loro deontologia saldamente presidiata dall'Ordine e un po' tutti alla fine convengono che sarebbe meglio evitare situazioni-limite. Magari sperando che uno dei due, la moglie o il marito, alla fine si tiri indietro salvando trasparenza e matrimonio. In caso contrario alle banche e alle law firm resta poco da fare, se non affidarsi alla professionalità e alla correttezza dei coniugi-concorrenti.

1- FAMIGLIA CRISTIANA -DEL 23 MARZO
"Il Giornale" - Patrizia Micucci, in qualità di capo dell'investment banking in Italia di SocGen, ha rastrellato le azioni Parmalat per conto di Lactalis. A organizzare la fantomatica cordata degli italiani ci sarebbe dovuta essere Intesa. Capo dell'investment banking di Intesa è Fabio Canè. Che cosa ha fatto Intesa? Ha proposto per il cda una lista guidata da Bondi. Proprio quello che i tre fondi stranieri con il 15% di Parmalat, volevano mandare a casa. Risultato: i fondi hanno venduto a Lactalis.
Canè e Micucci sono marito e moglie.25-03-2011]

 

 

ODO GELLI FAR FESTA - DUBBI, SOSPETTI E MINACCE NEI DIARI DI TINA ANSELMI: POSSIBILE CHE ANDREOTTI E BERLINGUER NON SAPESSERO DELLA P2? - PERCHÉ IL PCI NON VUOLE ANDARE FINO IN FONDO - SUL RAPIMENTO MORO POSSIBILE CONVERGENZA CON LE BR - L’ONOREVOLE GIUSEPPE D’ALEMA (PADRE DI MASSIMO) “CONSIGLIA DI PARLARE” CON UN POCO CONOSCIUTO GIUDICE DI PALERMO: GIOVANNI FALCONE - LA PROFEZIA: “LE P2 NON NASCONO A CASO, MA OCCUPANO SPAZI LASCIATI VUOTI E LI OCCUPANO PER CREARE LA P3, LA P4

Marzio Breda per "il Corriere della Sera"

 

Il 17 marzo 1981 il colonnello Vincenzo Bianchi si presenta a Villa Wanda, a Castiglion Fibocchi, vicino ad Arezzo, residenza dell'allora quasi sconosciuto Licio Gelli. Ha in tasca un mandato di perquisizione dei giudici milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo, che indagano sull'assassinio Ambrosoli e sul finto sequestro di Sindona, mandante del delitto. Dopo qualche ora di lavoro, l'ufficiale riceve una telefonata del comandante generale della Finanza, Orazio Giannini.

Si sente dire: «So che hai trovato gli elenchi e so che ci sono anch'io. Personalmente non me ne frega niente, ma fai attenzione perché lì dentro ci sono tutti i massimi vertici» . Poche parole, dalle quali Bianchi è colpito per la doppia intimidazione che riassumono. Cioè per quel «non me ne frega niente», che esprime un assoluto senso d'impunità. E per quel «tutti i massimi vertici», che capisce va riferito ai vertici «dello Stato e non del corpo» di cui lui stesso indossa la divisa.

 

Ed è proprio vero: c'è una parte importante dell'Italia che conta, in quella lista di affiliati alla loggia massonica Propaganda Due, che il colonnello sequestra assieme a molti altri documenti e trasporta sotto scorta armata a Milano. Ci sono 12 generali dei carabinieri, 5 della guardia di Finanza, 22 dell'Esercito, 4 dell'Areonautica militare, 8 ammiragli, direttori e funzionari dei vari servizi segreti, 44 parlamentari, 2 ministri in carica, un segretario di partito, banchieri, imprenditori, manager, faccendieri, giornalisti, magistrati. Insomma: nella P2 ci sono 962 nomi di persone che formano «il nocciolo del potere fuori dalla scena del potere, o almeno fuori dalle sue sedi conosciute».

 

Una sorta di «interpartito» formatosi su quello che appare subito come un oscuro groviglio d'interessi dietro il quale affiorano business e tangenti, legami con mafia e stragismo, il golpe Borghese, omicidi eccellenti (Moro, Calvi, Ambrosoli, Pecorella) e soprattutto un progetto politico anti-sistema.

 

Quando, dopo due mesi di traccheggiamenti, gli elenchi sono resi pubblici, lo scandalo è enorme. Il governo ne è travolto e il 9 dicembre 1981, anche per la spinta di un'opinione pubblica sotto choc e che chiede la verità, s'insedia una commissione parlamentare d'inchiesta che la presidente della Camera, Nilde Jotti, affida alla guida di Tina Anselmi.

Da allora l'ex partigiana di Castelfranco Veneto, deputata della Dc e prima donna a ricoprire l'incarico di ministro, comincia a tenere un memorandum a uso personale oggi raccolto in volume: «La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi», a cura di Anna Vinci (Chiarelettere, pag. 576, euro 16).

 

Tra i primi appunti, uno è rivelatore del clima che investe la politica («i socialisti sono terrorizzati dall'inchiesta») e l'altro del metodo che la Anselmi intende seguire: «Fare presto, delimitare la materia, stare nei tempi della legge» . Un proposito giusto.

 

Lo sfogo del colonnello Bianchi le ha fatto percepire l'enormità dell'indagine e i livelli che è destinata a toccare. Diventa decisivo, per lei, sottrarsi all'accusa di «dar la caccia ai fantasmi» e di certificare quindi l'attendibilità delle liste (su questo si gioca la critica principale), come pure evitare che l'investigazione si chiuda con il giudizio minimalista accreditato da alcuni, secondo i quali la P2 sarebbe solo un «comitato d'affari» . È un'impresa dura e difficile, per la Anselmi. Carica di inquietudini.

 

Lo dimostrano i 773 foglietti in cui annota ciò che più la colpisce durante le 147 sedute della commissione. Riflette, ad esempio, il 14 aprile 1983: «Strano atteggiamento del Pci... non mi pare che voglia andare a fondo. La stessa richiesta loro di non approfondire il filone servizi segreti fa pensare che temano delle verità che emergono dal periodo della solidarietà. Ipotesi: ruolo di Andreotti, che li ha traditi? O coinvolgimento di qualche loro uomo? Più probabile la prima ipotesi. Mi pare che Br e P2 si siano mosse in parallelo e abbiano fatto coincidere i loro obiettivi sul rapimento e sulla morte di Moro».

 

Altro appunto, del 26 gennaio ' 84, con l'audizione di Marco Pannella: «Com'è possibile che Piccoli, Berlinguer e Andreotti non sapessero della P2 prima del 1981?» . Ragionando poi sul fatto che gli elenchi non sono forse completi e che Gelli potrebbe essere solo «un segretario», si chiede se la pista non vada esplorata fino a Montecarlo, sede di una evocata super loggia.

 

E ancora, il 16 dicembre ' 81 mette a verbale che il parlamentare Giuseppe D'Alema (padre di Massimo) «consiglia di parlare» con un poco conosciuto giudice di Palermo che cominciava a conquistarsi le prime pagine sui giornali: Giovanni Falcone. S'incrocia di tutto in quelle carte.

 

La fantapolitica diventa realtà. Ci sono momenti nei quali la commissione è una «buca delle lettere»: arrivano messaggi cifrati, notizie pilotate o false, ricatti. Parecchi riguardano la partita aperta intorno al Corriere della Sera, che era stato infiltrato (nella proprietà e in parte anche nella redazione) da uomini del «venerabile» e alla cui direzione c'è ora Alberto Cavallari, indicato da Pertini per restituire l'onore al giornale.

In questo caso sono insieme all'opera finanzieri e politici, ossessionati dalla smania di controllare via Solferino. Si agitano anche pezzi del Vaticano, il cardinale Marcinkus, senza che la cattolica Anselmi se ne turbi e lo dimostra ciò che dice al segretario, Giovanni Di Ciommo: «Non ho fatto la staffetta partigiana per farmi intimidire da un monsignore».

 

Ma a intimidirla ci provano comunque. La pedinano per strada. Qualche collega, passando davanti al suo scranno a Montecitorio, le sibila: «Chi te lo fa fare? Qua dobbiamo metterci i fiori». Fanno trovare tre chili di tritolo vicino a casa sua. Lei tira dritto. Quando, il 9 gennaio '86, presenta alla Camera la monumentale conclusione del suo lavoro, 120 volumi, definisce la P2 «il più dotato arsenale di pericolosi e validi strumenti di eversione politica e morale» (il piano di Rinascita Democratica di Gelli).

Nel diario aveva profeticamente scritto: «Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la P4...». Sono passati trent'anni e la testimonianza di Tina Anselmi, dimenticata e da tempo malata, è da riprendere. Magari riflettendo su un dato: nella lista compariva anche il nome di Silvio Berlusconi. All'epoca era soltanto un giovane imprenditore rampante e i parlamentari non ritennero di sentirlo perché era parso un «personaggio secondario».

 25-03-2011]

 

 

MAL-DESTRI - "IL GIORNALE" E "LIBERO" Se la prendono con Nanni Moretti per via del reintegro del Fus con l’aumento della benzina (tra 1 e 2 centesimi al litro) - E oscurano il fatto che il ritocco dell’accisa serve soprattutto per la missione militare in Libia e il rinnovo del contratto della Polizia - Va bene che ogni nome è buono per fare caciara, ma se c’è un regista che non chiede mai finanziamenti al ministero, quello è proprio L’AUTORE del “Caimano”..

Michele Anselmi per "il Riformista"

 

Un po' se l'aspettavano ai Beni culturali, ma non con questi toni. Così, mentre il neo-ministro Giancarlo Galan incontra ad uno ad uno i direttori generali, in quei corridoi c'è chi parla di "grettezza e disinformazione, di appello agli istinti più bassi degli elettori-lettori". Un paradosso tutto italiano? Succede, infatti, che il governo di centrodestra sia messo sulla graticola dai giornali di centrodestra. Prima la Libia, adesso questa storia del reintegro del Fus.

Naturalmente, giova ripeterlo, l'aumento dell'accisa sui carburanti, tra 1 e 2 centesimi al litro, non è stato predisposto solo per rifornire "i soliti artisti piagnoni"; la misura servirà soprattutto per finanziare la missione militare contro Gheddafi e il rinnovo del contratto delle forze dell'ordine.

 

Solo una parte minima, infinitesimale, di quelle risorse andrà a rinforzare stabilmente gli interventi a favore di spettacoli, tax-credit e tutela dei beni archeologici e museali. Eppure nell'area della maggioranza nessuno lo scrive, con l'eccezione del "Foglio" che parla di "Rivoluzione culturale". Perché non fa comodo, perché è più facile polemizzare con i cineasti, toccando corde profonde, rancori sempre facili da riattizzare.

La controprova? "Benzina più cara? Colpa di Moretti & C." titola "il Giornale" un commento di Alessandro Gnocchi. "Ci tassano la benzina per pagare i filmetti" accusa Andrea Scaglia sulla prima pagina di "Libero". In sintonia, entrambi i quotidiani, con i messaggi imbufaliti dei militanti accolti dal sito del Pdl, uno dei quali recita: "Basta aiuti di Stato ad un cinema insulso e osceno. La legge del mercato deve valere anche per questa pseudocultura".

 

Eppure quei 236 milioni trovati grazie ad un onorevole compromesso raggiunto martedì notte tra Gianni Letta e il collega Giulio Tremonti, l'uno da sempre vigile sui temi dello spettacolo e della cultura, l'altro costretto a fingersi sensibile dopo l'incontro con Riccardo Muti, non sono uno spreco; permettono anzi al governo, dopo mesi di figuracce, tentennamenti, annunci senza seguito, di sbloccare una situazione che sembrava avviata al collasso. Letteralmente.

I "filmetti" di cui parla "Libero" non c'entrano nulla. È possibile, anzi probabile, che Letta sopravvaluti un po' la pazienza italica quando dice: "Un piccolo sacrificio che tutti saranno lieti di fare". Ma i soldi, da qualche parte, bisognava pure trovarli. Non piace l'aumento del biglietto? Non piace la tasse di scopo? Non piace il ritocco dell'Iva? Intanto teatri, fondazioni liriche, compagnie di balletto, festival illustri, la Biennale, Cinecittà-Luce, solo per restare nel campo dello spettacolo, rischiavano di chiudere o di vedere compromessa l'attività.

 

Il ministro uscente Sandro Bondi, al quale Giuliano Ferrara dedica un commosso elogio, definendolo "un politico diverso" e "una brava persona", parla di "amarezza per i miei ripetuti appelli inascoltati, con il risultato, oggi, di ricondurre tutto ad un problema di risorse pubbliche azzerando l'impianto riformatore da me avviato". Ce l'ha con Tremonti, il quale avrebbe concesso al sindaco Alemanno e al maestro Muti più attenzione che al ministro dei Beni culturali, specie dopo certi commenti del "Corriere della Sera".

 

In effetti è andata proprio così, e certo non sorprende che mercoledì, in Consiglio dei ministri, anche un infuriato Brunetta abbia minacciato di votare contro le misure sul Fus. D'accordo, il ministro poco apprezza il collega e corregionale Galan, ha offeso ripetutamente il mondo del cinema dandogli del "parassita", ha implorato più volte Bondi di "chiudere i rubinetti".

 

Ma le ragioni personali, che pure contano nelle ragioni del suo distinguersi, alla fine rivelano un motivo più profondo di disaccordo. La verità? Il mondo dell'arte e della cultura è visto dal centrodestra come nemico, viene guardato con sospetto ideologico, anche quando sono in ballo riforme di impianto liberistico, come il tax-credit per il cinema.

"Francamente l'idea di finanziare con le tasse i film di Sergio Rubini o Nanni Moretti o chiunque altro non riempie d'orgoglio, un eufemismo per dire che non si vede un solo motivo perché le cose debbano andare così" scrive infatti Gnocchi, al quale "girano vorticosamente le bobine" perché "il reintegro del Fus lascia passare un brutto messaggio".

 

Va bene che ogni nome è buono per fare caciara, ma se c'è un regista che non chiede mai finanziamenti al ministero, quello è proprio l'odiato Moretti del "Caimano".
Per la cronaca, sapete a quanto ammonta la cifra amministrata nel 2010 dal ministero per coprodurre film di interesse culturale nazionale, opere prime e seconde, documentari e cortometraggi? 25,5 milioni di euro: in tutto.25-03-2011]

 

 

UNA MISSIONE D’ORO - NON SOLO PETROLIO E GAS, METTERE PIEDE IN LIBIA VUOL DIRE ANCHE ALLUNGARE LE MANI SULLA CASSAFORTE DEL PUZZONE DI TRIPOLI: 120 MLD DI DOLLARI IN PARTECIPAZIONI, ALTRI MILIONI IN CONTANTI E 143 TONNELLATE DI LINGOTTI D’ORO NASCOSTI IN CAVEAUX SOTTERRANEI – PARTIRà LA GARA PER SVUOTARE LE CASSE DEL REGIME CHE TUTTI , PER DECENNI, HANNO CONTRIBUITO AD INGRASSARE, ABBEVERANDOSI AI POZZI DI TRIPOLI…

Da "Il Foglio"

 

Un tesoretto di 120 miliardi di dollari chiuso nella Banca centrale di Libia, partecipazioni gestite con accortezza degna di un gran finanziere (a spulciare i dati, si scopre che Tripoli è ben più esposta finanziariamente con Francia e Gran Bretagna che con l'Italia, la City è la City), contanti per milioni di dollari nascosti in caveaux sotterranei da qualche parte vicino a Tripoli, assieme a 143 tonnellate di lingotti d'oro.

Chi ha riempito le casse di Muammar Gheddafi? Tutti. Quando il colonnello libico decise di rinunciare alle armi di distruzione di massa a ridosso della campagna irachena - non voglio fare la fine di Saddam, disse non appena vide le immagini dei marine che guardavano in bocca al rais di Baghdad come a un cavallo - si riaprirono gli scambi commerciali, a partire dal 2004. Dopo qualche iniziale cautela - Gheddafi era il "mad dog", uno poco affidabile - si ricominciò business as usual.

 

Il New York Times ieri ha raccontato gli "shady dealings", i loschi affari che hanno contribuito alla fortuna del regime libico, compreso il riciclaggio del denaro di Teheran in violazione delle sanzioni in vigore contro il regime iraniano, e ce n'è per tutti (anche se l'ineffabile Barbie Latza Nadeau del Daily Beast, ancora ieri, firmava il solito pezzo sugli interessi del miglior-amicodi- Gheddafi-in-Europa-Silvio-Berlusconi).

Il quotidiano newyorchese ricorda un incontro, nel 2009, tra gli uomini del colonnello e i capi delle 15 principali società che operano nel settore del petrolio in Libia, in cui il regime fece questa richiesta: tirate voi fuori il miliardo e mezzo di dollari che la Libia deve come risarcimento alle vittime di Lockerbie e degli altri attacchi terroristici. Se non lo farete, aggiunsero gli emissari di Gheddafi, "ci saranno serie conseguenze".

 

Proposta irricevibile? Mica tanto. Secondo i documenti del dipartimento di stato pubblicati da Wikileaks e le testimonianze dei manager, alcuni fecero quello che gli veniva richiesto: "Gli operatori più piccoli potrebbero cedere e pagare", dice il cable di Foggy Bottom. Il dipartimento del Commercio americano ha creato contatti tra le aziende statunitensi e il regime libico, unico detentore di appalti e commesse; l'Amministrazione Obama ha firmato un accordo commerciale con Gheddafi per migliorare le relazioni economiche, e ne hanno approfittatto tutti, dalla Boeing alla Caterpillar all'Halliburton (persino Bernard Madoff, ricorda il Nyt).

 

Funziona così, quando si tratta di affari con paesi in cui democrazia e capitalismo sono surrogati dal dispotismo proprietario a sfondo tribale. E così s'è arricchito il clan del colonnello, la sua tribù e la sua famiglia. Soprattutto i suoi figli, che hanno poi hanno ringraziato gli amici, in particolare quelli che chiudono un occhio sulla laurea scopiazzata, come dimostra il milione e mezzo di sterline versato alla London School of Economics da Saif al Islam (c'è anche la questione ancora non chiarita dei finanziamenti in Francia alla campagna elettorale di Nicolas Sarkozy del 2007).

 

Ora che la guerra dal cielo si sta rivelando politicamente inefficace, il dipartimento del Tesoro americano lavora a un ulteriore congelamento dei beni libici e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, propone: embargo completo sul petrolio.25-03-2011]

 

 

25/03/2011 19.23

Parmalat, aggiornamento partecipazioni rilevanti (Consob)

 

(Teleborsa) - Roma, 25 mar - Mackenzie Financial Corporation e Skagen AS hanno venduto tutte le azioni Parmalat detenute, rispettivamente pari al 7,569% e al 5,017%. Societe Generale, invece, ha aumentato la quota al 7,5% dal 5,081%, Credit Agricole è entrata in possesso del 7,518% e B.S.A. è salita al 13,969% per diretta ed indiretta proprietà, con il 7,597% tramite il Groupe Lactalis SA. Lo si legge nelle comunicazioni societarie alla Consob.
B.S.A. SA ha specificato che per quanto riguarda il contratto di equity swap, stipulato in data 10 marzo 2011 e reso noto in data 18 marzo 2011, la controparte Societe Generale ha completato la provvista in data 21 marzo 2011 per una percentuale pari al 5,081%. Il dichiarante ha poi aggiunto di aver stipulato, in data 22 marzo 2011, due ulteriori contratti di equity swap, uno con Societe Generale avente ad oggetto il diritto di acquistare direttamente fino ad un massimo di n. 42.035.724 azioni Parmalat pari al 2.419% del capitale, e l'altro con Credit Agricole Corporate and Investment Bank SA avente ad oggetto il diritto di acquistare direttamente fino ad un massimo di n. 130.344.000 azioni parmalat pari al 7,5%. Entrambi i contratti prevedono un meccanismo di physical settlement previsto per il 2 aprile 2012 con possibilità da parte del dichiarante di richiedere, anticipatamente rispetto alla data di scadenza, la consegna di tutte o parte delle azioni ordinarie Parmalat sottostanti i contratti di equity swap, che saranno comunque trasferite alla data di scadenza. In forza di tali contratti la B.S.A. SA detiene una partecipazione potenziale in acquisto pari al 15% del capitale Parmalat.

 

 

PARMALAT AVARIATO - IL DECRETO “PRENDIAMO TEMPO” DI TREMONTI FA INCAZZARE TUTTI, PROTEZIONISTI E MERCATISTI - MA QUALCUNO SORRIDE: È PASSERA DI SANT’INTESA, CHE ORA HA TEMPO DI ORGANIZZARE LA CORDATA, PER IMPICCARE AL GRUPPO DI COLLECCHIO ANCHE IL PESO MORTO GRANAROLO (la stessa operazione corradino la combinò con un’altrA ZAVORRA dei conti DI BANCA intesa: air one NEL SALVATAGGIO ALITALIA) - FERRERO PENSA A UNA HOLDING CON LACTALIS, CON LA BENEDIZIONE DELLE BANCHE, COSÌ CAMBIA L’AZIONISTA MA NON SERVE L’OPA

 

Stefano Feltri e Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

Il decreto del governo non basta, anzi, sembra aver innescato il caos. "Pensiamo che non si possano cambiare le regole del gioco in corsa", dichiara il responsabile in Italia di Lactalis, il gruppo alimentare francese che ora è primo azionista di Parmalat con il 29 per cento. Il Consiglio dei ministri ha offerto - per decreto - agli amministratori dell'azienda di Collecchio la possibilità di rinviare l'assemblea degli azionisti a fine giugno.

Obiettivo: dare tempo a una eventuale cordata italiana di trovare sostegni e capitali per fare un'offerta alternativa e scalzare Lactalis. Un progetto che appare sempre più vago, soprattutto per il ruolo della Ferrero che potrebbe avere interesse e risorse per acquisire Parmalat.

 

Ieri il quotidiano economico francese Les Echos ha rivelato che Ferrero, invece di prepararsi alla guerra con Lactalis, sta trattando un'alleanza: una holding di cui i due concorrenti sarebbero soci, magari assieme alle banche coinvolte, da Intesa Sanpaolo a Mediobanca (da sempre vicina al gruppo della Nutella) e Unicredit. Una soluzione simile a quella trovata nel 2007 per Telecom Italia, controllata tuttora dalla holding Telco, che permette un cambio di azionista di controllo evitando di dover lanciare un'offerta pubblica d'acquisto.

 

Se le banche siano pronte a sostenere l'operazione non è chiarissimo, però Unicredit ha dato tre versioni diverse in tre giorni: prima il vicepresidente Fabrizio Palenzona ha fatto capire di essere pronto a spendere i capitali dell'istituto a difesa dell'italianità, poi l'amministratore delegato Federico Ghizzoni ha respinto ogni ipotesi di intervento, soltanto per cambiare di nuovo idea in un'intervista al Corriere della Sera di ieri: "Al momento non siamo coinvolti. Se ci sarà richiesto valuteremo".

 

Idem la Confindustria di Emma Marcegaglia che, temendo di essere sembrata troppo anti-governativa nella bocciatura di ogni misura protezionista, ieri ha precisato: "Vediamo molto bene la cordata italiana. Ferrero è una grande impresa multinazionale, ha grandi capitali, grandi possibilità". Il nuovo ministro dell'Agricoltura, Francesco Saverio Romano, nominato giusto mercoledì, non ha molte rassicurazioni da offrire alla lobby degli allevatori che temono di essere sostituiti dai più economici fornitori di latte francesi: "Non ho ancora avuto modo di vedere il dossier, ma nei prossimi giorni incontrerò i vertici e affronteremo l'argomento".

L'unico che sembra avere le idee davvero chiare è Corrado Passera, il capo operativo di Intesa Sanpaolo. Il banchiere parla di operazione di sistema, un affare al servizio dell'Italia. Intesa però è azionista al 20 per cento di Granarolo, secondo produttore di latte nazionale dopo Parmalat. Nel nuovo polo industriale tricolore potrebbe entrare anche l'azienda partecipata da Intesa e Passera riuscirebbe così a trovare una destinazione per quella quota azionaria comprata nel lontano 2005.

 

All'epoca l'obiettivo della banca era quello di salvare in qualche modo Yomo. Intesa, pesantemente esposta verso l'azienda lombarda sull'orlo del fallimento, traghettò lo storico marchio dello yogurt verso Granarolo, di cui, appunto, rilevò il 20 per cento. Di lì a poco però fu proprio l'acquirente a finire nei guai. Assediata da debiti e perdite, il gruppo lattiero controllato dalla Lega delle cooperative è tornato a galla solo nel 2009. E adesso forse Passera spera che Granarolo possa trovare un approdo sicuro tra le braccia di Parmalat. Ma Intesa deve fare i conti con i francesi. L'intervento del governo serve a dare tempo per organizzarsi a Passera e ai suoi eventuali compagni di cordata.

 

Per rinviare la riunione dei soci di Parmalat, prevista a metà aprile, serve però la delibera del consiglio di amministrazione in carica. Sul voto favorevole di Bondi, sostenuto anche da Intesa in funzione antifrancese, non ci sono dubbi. Tra gli amministratori ci sono però nomi di peso come Marco De Benedetti, l'ex amministratore delegato dell'Eni, Vittorio Mincato, e il numero uno di Luxottica, Andrea Guerra. Resta da vedere se saranno tutti d'accordo nell'approvare un provvedimento quantomeno irrituale, anche se ammantato di nazionalismo.25-03-2011]

 

 

FOLGORATI SULLA VIA DI DAMASCO - S’INFIAMMA ANCHE LA SIRIA: DECINE DI ARRESTI NELLA CAPITALE, IN CENTINAIA SI MUOVONO DAL SUD (DARAA) AL NORD (HOMS) - LA POLIZIA REPRIME E ARRESTA - LA TV DI STATO MOSTRA MANIFESTAZIONI PRO-REGIME, MA PER L’OPPOSIZIONE RISALGONO AL 2007 - INTANTO IL NANO DELL’ELISEO PROVA A METTERSI IN PRIMA FILA ANCHE STAVOLTA: “BASTA VIOLENZE CONTRO I MANIFESTANTI”…

1. TV, DECINE DI ARRESTI A DAMASCO...
(ANSA) - Decine di siriani sono stati arrestati stamani a Damasco dalle forze di sicurezza che hanno disperso uno dei cortei anti-regime organizzati nella capitale. Lo riferiscono testimoni oculari citati dalla tv panaraba al Arabiya.

 

2. A CENTINAIA DA SUD VERSO DARAA...
(ANSA) - Centinaia di siriani del sud del Paese si stanno dirigendo verso Daraa, il capoluogo della regione meridionale, "in sostegno della città assediata". Lo riferiscono le tv panarabe al Jazira e al Arabiya.

Secondo altre fonti non confermate, decine di persone sarebbero state arrestate stamani a Daraa, dove si sono radunati migliaia di residenti subito dopo la fine della preghiera comunitaria del venerdì.

3. SI ESTENDONO PROTESTE, MIGLIAIA ANCHE A HOMS...
(ANSA) - Migliaia di siriani hanno sfilato stamani a Homs, città 180 km a nord di Damasco e luogo di nascita della first lady Assam al Assad, scandendo slogan "per la libertà". Lo si vede in un video diffuso poco fa su Internet dal canale "ShamsNN" che trasmette su Youtube. Nel video sono ben riconoscibili alcuni edifici di una piazza centrale di Homs.

"Col cuore, col sangue, ci sacrifichiamo per te oh Daraa!", gridano gli abitanti di Homs ripresi dal video, mentre un doppio cordone di polizia e agenti di sicurezza in borghese osserva il corteo a margine della strada. "Iddio, Siria, libertà e basta!", è l'altro slogan scandito dai manifestanti, che fanno così il verso allo slogan ufficiale dei lealisti (Iddio, Siria, libertà e Bashar!), in riferimento al presidente Bashar al Assad. Homs è anche la città natale del premier Muhammad Naji al Utri, zio da parte di madre della moglie del rais.

 

4. SITI, CENTINAIA MANIFESTANO NEL NORD-EST. TESTIMONI VIA TWITTER, POLIZIA SPARA PALLOTTOLE VERE...
(ANSA) - Centinaia di residenti di Qamishli, località all'estremo nord-est della Siria, al confine con Turchia e Iraq e abitata in prevalenza da curdi, sarebbero scesi in strada stamani in sostegno della "intifada" anti-regime in corso a Daraa, nel sud del Paese, e la polizia avrebbe sparato pallottole reali contro i manifestanti. Lo riferiscono testimoni oculari citati da Rassd, sito di monitoraggio che trasmette anche su Twitter.

5. TV STATO MOSTRA IMMAGINI SOSTEGNO AD ASSAD A DARAA. MA PER SOCIAL NETWORK SONO REGISTRATE E RISALGONO AL 2007...
(ANSA) - In attesa delle paventate manifestazioni anti-governative convocate per oggi, venerdì di preghiera, in tutte le città della Siria, e all'indomani delle annunciate "riforme politiche decise dal presidente Bashar al Assad", la tv di Stato trasmette da ieri sera immagini di gente in festa "a Daraa", epicentro delle violente rivolte (circa 40 morti), ma sui social network molti utenti affermano che si tratti di "immagini registrate relative al 2007".

 

L'agenzia ufficiale di notizie Sana guida la campagna mediatica del regime baathista, al potere da quasi mezzo secolo, per assicurare che "il popolo siriano è col presidente Bashar al Assad".

Nella prima pagina del sito Internet della Sana si legge: "Un'atmosfera di soddisfazione regna a Daraa e nelle regioni dopo l'annuncio del pacchetto di decisioni e decreti emessi dal presidente Bashar al Assad".

 

"Sono immagini registrate che si riferiscono a cortei organizzati dal regime nel 2007", si legge sul "muro" del gruppo Facebook "Syrian.Revolution" che conta più di 78.000 utenti. "Guardate la tv, trasmettono il passato come se fosse in diretta!", afferma su Twitter un "attivista siriano". In serata, la tv di Stato ha anche aperto un "collegamento diretto telefonico con i telespettatori", trasmettendo "in diretta" alcune testimonianze "spontanee" di sostegno al rais siriano. L'emittente non ha però mai fornito ai telespettatori il numero di telefono a cui chiamare per intervenire in diretta.

 

6. GIORNALISTI RESPINTI A INGRESSI DARAA...
(ANSA) - I giornalisti siriani e stranieri che stamani tentano di entrare nella città di Daraa, nel sud della Siria e teatro da una settimana di proteste anti-regime represse nel sangue, non possono entrare in città e sono respinti da posti di blocco dell'esercito siriano e di agenti di sicurezza in abiti civili.

Lo riferiscono all'ANSA testimoni oculari interpellati telefonicamente dalla periferia di Daraa, dove è in corso la preghiera comunitaria del venerdì. Secondo altre testimonianze non confermate, nel piazzale antistante alla centrale moschea al Omari, fulcro delle proteste, si sono radunate oggi migliaia di persone. "Ci dicono che non c'é niente da vedere e da fare e ci invitano a fare ritorno a Damasco", ha raccontato un reporter locale, che ha tentato di raggiungere Daraa e che preferisce rimanere anonimo per ragioni di sicurezza.

7. SARKOZY, BASTA VIOLENZE CONTRO MANIFESTANTI...
(ANSA) - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiesto la fine delle violenze contro i manifestanti in Siria. Nessuna democrazia, ha sottolineato Sarkozy al termine del Consiglio Ue, può accettare che si spari su chi protesta pacificamente.25-03-2011]

 

 

 

PARMALAT AVARIATO - IL DECRETO “PRENDIAMO TEMPO” DI TREMONTI FA INCAZZARE TUTTI, PROTEZIONISTI E MERCATISTI - MA QUALCUNO SORRIDE: È PASSERA DI SANT’INTESA, CHE ORA HA TEMPO DI ORGANIZZARE LA CORDATA, PER IMPICCARE AL GRUPPO DI COLLECCHIO ANCHE IL PESO MORTO GRANAROLO (la stessa operazione corradino la combinò con un’altrA ZAVORRA dei conti DI BANCA intesa: air one NEL SALVATAGGIO ALITALIA) - FERRERO PENSA A UNA HOLDING CON LACTALIS, CON LA BENEDIZIONE DELLE BANCHE, COSÌ CAMBIA L’AZIONISTA MA NON SERVE L’OPA

 

Stefano Feltri e Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

Il decreto del governo non basta, anzi, sembra aver innescato il caos. "Pensiamo che non si possano cambiare le regole del gioco in corsa", dichiara il responsabile in Italia di Lactalis, il gruppo alimentare francese che ora è primo azionista di Parmalat con il 29 per cento. Il Consiglio dei ministri ha offerto - per decreto - agli amministratori dell'azienda di Collecchio la possibilità di rinviare l'assemblea degli azionisti a fine giugno.

Obiettivo: dare tempo a una eventuale cordata italiana di trovare sostegni e capitali per fare un'offerta alternativa e scalzare Lactalis. Un progetto che appare sempre più vago, soprattutto per il ruolo della Ferrero che potrebbe avere interesse e risorse per acquisire Parmalat.

 

Ieri il quotidiano economico francese Les Echos ha rivelato che Ferrero, invece di prepararsi alla guerra con Lactalis, sta trattando un'alleanza: una holding di cui i due concorrenti sarebbero soci, magari assieme alle banche coinvolte, da Intesa Sanpaolo a Mediobanca (da sempre vicina al gruppo della Nutella) e Unicredit. Una soluzione simile a quella trovata nel 2007 per Telecom Italia, controllata tuttora dalla holding Telco, che permette un cambio di azionista di controllo evitando di dover lanciare un'offerta pubblica d'acquisto.

 

Se le banche siano pronte a sostenere l'operazione non è chiarissimo, però Unicredit ha dato tre versioni diverse in tre giorni: prima il vicepresidente Fabrizio Palenzona ha fatto capire di essere pronto a spendere i capitali dell'istituto a difesa dell'italianità, poi l'amministratore delegato Federico Ghizzoni ha respinto ogni ipotesi di intervento, soltanto per cambiare di nuovo idea in un'intervista al Corriere della Sera di ieri: "Al momento non siamo coinvolti. Se ci sarà richiesto valuteremo".

 

Idem la Confindustria di Emma Marcegaglia che, temendo di essere sembrata troppo anti-governativa nella bocciatura di ogni misura protezionista, ieri ha precisato: "Vediamo molto bene la cordata italiana. Ferrero è una grande impresa multinazionale, ha grandi capitali, grandi possibilità". Il nuovo ministro dell'Agricoltura, Francesco Saverio Romano, nominato giusto mercoledì, non ha molte rassicurazioni da offrire alla lobby degli allevatori che temono di essere sostituiti dai più economici fornitori di latte francesi: "Non ho ancora avuto modo di vedere il dossier, ma nei prossimi giorni incontrerò i vertici e affronteremo l'argomento".

L'unico che sembra avere le idee davvero chiare è Corrado Passera, il capo operativo di Intesa Sanpaolo. Il banchiere parla di operazione di sistema, un affare al servizio dell'Italia. Intesa però è azionista al 20 per cento di Granarolo, secondo produttore di latte nazionale dopo Parmalat. Nel nuovo polo industriale tricolore potrebbe entrare anche l'azienda partecipata da Intesa e Passera riuscirebbe così a trovare una destinazione per quella quota azionaria comprata nel lontano 2005.

 

All'epoca l'obiettivo della banca era quello di salvare in qualche modo Yomo. Intesa, pesantemente esposta verso l'azienda lombarda sull'orlo del fallimento, traghettò lo storico marchio dello yogurt verso Granarolo, di cui, appunto, rilevò il 20 per cento. Di lì a poco però fu proprio l'acquirente a finire nei guai. Assediata da debiti e perdite, il gruppo lattiero controllato dalla Lega delle cooperative è tornato a galla solo nel 2009. E adesso forse Passera spera che Granarolo possa trovare un approdo sicuro tra le braccia di Parmalat. Ma Intesa deve fare i conti con i francesi. L'intervento del governo serve a dare tempo per organizzarsi a Passera e ai suoi eventuali compagni di cordata.

 

Per rinviare la riunione dei soci di Parmalat, prevista a metà aprile, serve però la delibera del consiglio di amministrazione in carica. Sul voto favorevole di Bondi, sostenuto anche da Intesa in funzione antifrancese, non ci sono dubbi. Tra gli amministratori ci sono però nomi di peso come Marco De Benedetti, l'ex amministratore delegato dell'Eni, Vittorio Mincato, e il numero uno di Luxottica, Andrea Guerra. Resta da vedere se saranno tutti d'accordo nell'approvare un provvedimento quantomeno irrituale, anche se ammantato di nazionalismo. 25-03-2011]

 

 

DAI GREMBIULINI AGLI STRACCETTI – I VENERABILI FRATELLI (COLTELLI) SI DIVIDONO SULLA RICONFERMA DI GUSTAVO RAFFI ALLA GUIDA DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA – SBUCANO FIRME FALSE PER ALTERARE I RISUTATI ELETTORALI IN UNA LOGGIA ROMANA DA CUI è SPARITO ANCHE L’ARCHIVIO STORICO, FORSE PER NASCONDERE ISCRIZIONI IRREGOLARI O MEMBRI OCCULTI IN VIOLAZIONE ALAL LEGGE ANSELMI? – DA GELLI ALLE BEGHE DA COMARI: I GREMBIULINI INCAPPUCIATI ADESSO SI SCORNANO COME ACCADE IN UN QUALUNQUE PARTITELLO DI PERIFERIA…

Gianni Barbacetto e Stefano Caselli per "il Fatto quotidiano"

 

Non bastavano le declinazioni ordinali delle varie "P" a mettere in subbuglio il mondo della massoneria italiana, in perenne imbarazzo ogni volta che la creatura di Licio Gelli (e la sua discendenza più o meno legittima) viene in qualche modo evocata. Adesso ci si mettono pure firme false e archivi misteriosamente smarriti.

All'interno del Grande Oriente d'Italia, la più importante organizzazione massonica italiana (circa 20 mila iscritti), è da tempo in corso un'aspra contrapposizione tra fazioni, fin dal marzo 2009, quando, per un pugno di voti, il gran maestro Gustavo Raffi è stato confermato alla guida del Goi. I "dissidenti" contestano a Raffi di aver violato le regole, ricandidandosi - come un qualsiasi presidente di Regione - nonostante i due mandati precedenti. Il Gran maestro rivendica di aver traghettato la massoneria italiana verso una nuova verginità dopo il trauma della P2 del Venerabile Licio Gelli, tuttavia gli oppositori accusano Raffi di spese allegre e malversazioni varie.

Gli "antiraffiani", a sorpresa, si sono rifatti vincendo le elezioni del Collegio dei maestri venerabili del Lazio, arrivando a controllare una cinquantina delle 67 logge (di cui 60 solo a Roma). La spaccatura è totale, al punto che le fazioni del Goi non dividono nemmeno più le sedi: vincitori del Lazio nel palazzo dell'Archivio di Stato all'Eur, "raffiani" nella storica sede in corso Vittorio Emanuele.

Come dopo ogni ribaltone che si rispetti, è cominciata la resa dei conti: dopo la vittoria nella capitale, la nuova maggioranza ha avviato verifiche post elettorali e si è imbattuta nello strano caso della Loggia "Domizio Torrigiani" di Roma, da cui pare siano saltate fuori - come in un qualunque partitello periferico - firme false, forse per alterare (peraltro senza successo) il risultato elettorale.

I vertici della Torrigiani (il Maestro Venerabile, l'Oratore e il Segretario) sono stati espulsi, ma non finisce qui: gli "antiraffiani" scoprono che l'elenco degli iscritti fornito dalla loggia romana intitolata all'ultimo Grande maestro prima dell'epurazione del Ventennio non corrisponde a quella depositato alla sede centrale del Goi, nella villa "Il Vascello" di Monteverde. Non solo: notano anche un insolito affollamento di affiliati nativi di Siderno, in provincia di Reggio Calabria.

 

Richieste spiegazioni, i vertici della Torrigiani esibiscono una strana denuncia di "smarrimento" dell'archivio storico, fatta, chissà perché, il 13 marzo 2010, presso la stazione dei carabinieri Gianicolense (piuttosto lontano dalla sede).
I firmatari della denuncia, però, sostengono di non ricordare né la data, né il luogo dello smarrimento.

 

Il sospetto dei dissidenti "antiraffiani" è che la strana scomparsa possa nascondere iscrizioni irregolari che potrebbero essere in violazione dell'articolo uno della legge Anselmi, approvata dopo lo scandalo della P2, è chiaro: "Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall'art. 18 della Costituzione" anche quelle che nascondono " in tutto o in parte e anche reciprocamente, i soci", fattispecie che il successivo articolo due punisce con la reclusione e l'interdizione dai pubblici uffici.

Da tempo la Terza sezione civile del Tribunale di Roma è impegnata a tempo pieno per dirimere le controversie tra confratelli, e non è da escludere che anche la vicenda dello strano smarrimento della "lista Torrigiani" finisca prima o poi nelle aule di Tribunale. Questa volta penale. 25-03-2011]

 

 

GLI INTOCCABILI - UN EMENDAMENTO DELLA LEGA VIETA ALLA CORTE DEI CONTI DI AVERE RISARCIMENTI DAGLI AMMINISTRATORI DELLE SOCIETà PARTECIPATE DALLO STATO PER OLTRE IL 50 PER CENTO – MAGHEGGIO AD HOC PER GLI EX AMMINISTRATORI PDL DEL CDA RAI (STADERINI, MALGERI, URBANI, PETRONI E BIANCHI CLERICI) CHIAMATI A RISARCIRE IL TESORO PER 11,5 MLN € PER LA NOMINA, INCOMPATIBILE, DI ALFREDO MEOCCI A DG DELLA RAI - RINGRAZIANO ANCHE I VERTICI DI FINMECCANICA: O’ GUARGUAGLIONE E MOGLIE, INFATTI, SONO INDAGATI PER CORRUZIONE…

Sara Nicoli per "il Fatto quotidiano"

 

Colpo di spugna. A sorpresa, in commissione Unione europea della Camera, il relatore leghista, Gianluca Pini, crea il caos. Passa un suo emendamento alla legge comunitaria 2010 che salva gli amministratori delle società partecipate dallo Stato per oltre il 50 per cento da responsabilità civile legate a danno erariale comminato attraverso ammende o sanzioni dalla Corte dei conti.

Un emendamento che sembra scritto apposta per gli ex amministratori di centrodestra del Cda Rai (Marco Staderini, Gennaro Malgeri, Giuliano Urbani, Angelo Maria Petroni e Giovanna Bianchi Clerici) chiamati a risarcire il Tesoro per circa 11,5 milioni di euro per la nomina incompatibile di Alfredo Meocci alla direzione generale della tv pubblica. Ma non solo.

Il medesimo emendamento calza anche a pennello per gli attuali vertici di Finmeccanica, a partire da Pierfrancesco Guarguaglini, attualmente indagato, con la moglie Marina Grossi, per corruzione. L'emendamento leghista sarebbe stato scritto anche con l'intenzione di rendere gli attuali vertici delle società pubbliche così impermeabili al lavoro ispettivo e sanzionatorio della Corte dei conti da menomare la magistratura contabile della sua principale prerogativa costituzionale.

 

L'emendamento, infatti, prevede due fattispecie di violazioni in cui può incorrere l'amministratore pubblico. La prima riguarda un danno erariale conseguente a un'azione che un certo consiglio d'amministrazione ha fatto in violazione di norme vigenti. É il caso che calza a pennello al cda Rai. Nel 2005, in virtù delle pressioni di Silvio Berlusconi, Meocci fu nominato direttore generale della Rai. Ma non poteva ricoprire quell'incarico perché proveniva da un incarico di "controllore" (all'Agcom) della Rai.

La stessa Agcom inflisse una multa alla Rai da 11,5 milioni e subito dopo la Corte dei Conti chiese a ciascuno dei consiglieri che votarono a favore della nomina 1,8 milioni di euro a testa. Una cifra che questo emendamento cancella con un colpo di spugna; non solo è retroattivo, ma dispone la necessità della dimostrare il danno reale subito dall'azienda per via della nomina sbagliata.

Diversa la conseguenza che l'emendamento Pini avrà sulla questione Finmeccanica. Ai vertici dell'azienda controllata dal Tesoro la magistratura ha contestato la creazione di fondi neri attraverso delle "sopraffatturazioni" compiute nell'ambito di una serie di appalti affidati all'Enav. "In questo caso - spiega il vice presidente del gruppo Idv in commissione, Antonio Borghesi - la norma stabilisce che se si è pagata una tangente pari a cento euro, ma grazie a questa si è ottenuta una commessa pari a cinquecento euro, non si può parlare di danno erariale perché la commessa supera di gran lunga l'esborso della tangente. Dunque agli amministratori non può essere contestato in alcun modo il danno erariale: è una norma vergognosa che danneggia lo Stato e i cittadini".

E a peggiorare le cose anche in questo caso l'effetto sarà retroattivo, anche per le sentenze già emesse e si applicherà anche alle società di servizio pubblico locale (che sono circa 7 mila). L'unica cosa che viene fatta salva è la responsabilità personale "per colpa grave o dolo", ma cambiare anche il codice penale sarebbe stato forse un po' troppo. Che possibilità ci sono che la norma venga approvata definitivamente sia dalla Camera [dove arriva lunedì] che dal Senato? Molte. "La maggioranza su questo fronte è granitica - spiega Borghesi - quindi passerà senz'altro". Poi, però, il capo dello Stato Giorgio Napolitano potrà sempre alzare la penna e respingere la legge per vizi di costituzionalità. Forse lo farà. Forse.25-03-2011]

 

 

1- SCINTILLE SUI BINARI DELL’ALTA VELOCITà TRA MORETTI E MONTEZEMOLO-DELLA VALLE - 2- PRIMA ANCORA CHE ENTRI NEL VIVO LA SFIDA SU ROTAIE TRA FRECCIAROSSA E ITALO, UNA NUOVA OCCASIONE PER SCAMBIARSI QUALCHE CALCIONE NELLE PARTI BASSE E’ STATA OFFERTA OGGI DAL NUOVO PROSPETTO INFORMATIVO DELLA RETE (PIR) DELLE FS CHE CAMBIA IN MANIERA SOSTANZIALE LE REGOLE DI ACCESSO ALLA RETE FERROVIARIA - 3- UN "COLPO DI MANO" CHE POTREBBE AVERE RIPERCUSSIONI PESANTISSIME SULL’ASSETTO ECONOMICO DELLA SOCIETà SMONTEZEMOLATA, NELLA QUALE CORRADINO PASSERA HA INVESTITO 700 MILIONI DI EURO PRELEVANDOLI DALLE CASSE DI SANT’INTESA - 4- AGGIUNGERE CHE TREMONTI, CON LE ANNUNCIATE MISURE SULL’ITALIANITà DELLE SOCIETà STRATEGICHE (VEDI L’AFFAIRE PARMALAT-LACTALIS), HA AGGIUNTO UN BRUTTO OSTACOLO AL PREVISTO PASSAGGIO DI NTV IN MANO AI SOCI FRANCESI DELLA SNCF DI STATO

(Adnkronos) - Si riaprono le ostilita' fra Ntv e Fs. "Nel tentativo di impedire la partenza e l'operativita' dei treni Ntv nel 2012 e, di conseguenza, di provocare alla societa' gravi e irreparabili danni, il nuovo Prospetto informativo della rete (Pir), documento che regola i rapporti tra Rfi (Gestore della infrastruttura) e imprese ferroviarie, cambia in maniera sostanziale le regole di accesso alla rete ferroviaria", denuncia il cda della societa' presieduto da Luca di Montezemolo.

 

"All'unanimita'" il board contesta "il gravissimo comportamento del Gestore della rete che, a pochi giorni dalla presentazione della richiesta di tracce orarie per l'anno 2012, ha deciso unilateralmente di modificare la disciplina in vigore al momento della sottoscrizione dell'Accordo Quadro tra RFI e NTV (gennaio 2008)".

Proprio sulla scorta di questo Accordo, si ricorda, e' stato predisposto il piano industriale di NTV in base al quale imprenditori privati hanno investito 1 miliardo di euro nel progetto e hanno gia' assunto 300 persone, dando il via a un piano di occupazione da oltre 2.000 posti, tra diretti e indiretti.

 

Il Cda Ntv "non puo' che giudicare tale comportamento inaccettabile in un Paese di diritto e illegittimo ai sensi della vigente normativa: il nuovo Pir, infatti, cambia le regole in corsa per tutte le imprese ferroviarie, ignora le prescrizioni dell'Ufficio per la Regolazione dei Servizi Ferroviari (URSF), e concede alle imprese solo sette giorni per eventuali osservazioni".

In sostanza, insiste Ntv, "e' un vero e proprio 'colpo di mano' di Rfi che dimostra, ancora una volta, l'estrema urgenza e la necessita' di istituire un soggetto terzo, realmente neutrale, che sovraintenda al corretto svolgimento del processo di liberalizzazione del settore".

Il Cda di Ntv chiede pertanto "l'immediato intervento del Governo e in particolare del Ministero dell'Economia quale azionista unico del Gruppo FS, affinche' cessino una volta per tutte comportamenti che sono vessatori www.ntvspa.it non solo per le imprese, ma anche per il mercato e mirano a impedire ai cittadini la possibilita' di fruire dei vantaggi della concorrenza". Il Cda ha inoltre dato mandato al Presidente, al vice Presidente esecutivo e all'Amministratore Delegato di dare corso a tutte le iniziative volte a tutelare in ogni sede, italiana ed europea, i diritti della Societa' e dei suoi azionisti.

 

4 MARZO 2011: MORETTI A SCIARRONE, CI VUOLE CORAGGIO A DIRE CHE AVETE CORAGGIO...
(Adnkronos) - Scintille sui binari dell'alta velocita'. Prima ancora che entri nel vivo la sfida tra il Frecciarossa e Italo, i toni della polemica tra Fs e Ntv rimangono sempre alto. E una nuova occasione e' stata offerta oggi dal workshop organizzato da Federmanager, alla cui tavola rotonda hanno partecipato i due diretti contendenti: l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e l'amministratore delegato di Nuovo Trasporto Viaggiatori, Giuseppe Sciarrone.
A dare il la' e' stato proprio Sciarrone che ha rivendicato il 'coraggio' di Ntv che ha messo in campo 'il piu' grande investimento mai fatto in Europa da un soggetto non pubblico' e, al contempo, respinto l'accusa mossa alla societa' fondata, tra gli altri, da Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle di puntare soltanto al mercato ricco dell'alta velocita'. Parole, quelle di Sciarrone, che Moretti non ha perso l'occasione di commentare.
'Ci vuole coraggio- ha commentato ironicamente al termine della tavola rotonda- a dire che hanno avuto coraggio...'. Ed ecco perche': 'fanno solo la tratta Roma-Milano - ha detto Moretti - e deciso di abbandonare la Roma-Bari, che, invece, inizialmente, volevano fare. Altro che crema! E' come se in un cesto di ciliegie stessero scegliendo quelle migliori'.

 25-03-2011]

 

 

BECCHINO BOCCHINO ATTACCA L’INTELLIGENCE E COME PER MIRACOLO IL SUO AMICO MARCO MANCINI, FINITO FUORI DAL GIRO PER IL RAPIMENTO DI ABU OMAR E IL CASO TAVAROLI, VIENE PROMOSSO - IL PENTAPARTITO NEL PDL - I TAGLI DI FONSAI SECONDO UNICREDIT - BOLLORÈ E IL BILANCIO “FUORILEGGE” - MICHELINO, IL LEGHISTA UNITARIO - MAGGIO FIORENTINO: CLASS ACTION CONTRO RENZI - LA “TRIBOLAZIONE” DI SAN PAOLO PER NONNO CHIAMPARINO - VENDOLA E LE PRIMARIE PER POCHI INTIMI - IL FRANCOBOLLO DEI 150° CHE FA INCAZZARE LA NOBILTÀ… -

Da "Panorama"

 


1 - IL TIRO MANCINI DI ITALO AGLI 007...
L'attacco è stato così pesante da non passare inosservato. Era il 1° marzo quando Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e libertà, commentando la morte del capitano Massimo Ranzani in Afghanistan, causata dai talebani, lamentò «l'assenza dei nostri servizi segreti nelle aree dove ci sarebbe bisogno di una seria azione di intelligence. Da quando i nostri servizi sono stati riformati e normalizzati, non ne hanno azzeccata una». Bocchino aggiunse anche che in Tunisia, Egitto e Libia «non si erano accorti di quello che stava accadendo».

Bocchino è in ottimi rapporti con il numero tre dell'ex Sismi durante la gestione di Nicolò Pollari, Marco Mancini, protetto dal segreto di Stato nel processo per il rapimento di Abu Omar, ma comunque danneggiato dalla vicenda. Perciò lo 007 era assai desideroso di rientrare nel giro che conta.

Un paio di settimane dopo le dichiarazioni di Bocchino, il direttore dell'Aise, generale Adriano Santini, ha nominato Mancini capocentro a Vienna, tra le più importanti sedi europee, finestra sul mondo dell'Est. Nomina operativa nel mese di giugno. Negli ultimi giorni non sono stati registrati ulteriori attacchi di Bocchino ai servizi di intelligence.

 

2 - DC E PSI INSIEME TORNA IL PENTAPARTITO...
Il pentapartito è vivo e lotta insieme al Pdl, «dove non ci sono solo gli ex Fi ed ex An». Per contare di più i democristiani di Carlo Giovanardi e Gianfranco Rotondi e i socialisti di Stefano Caldoro si fondono nei Cattolici riformisti. Alle elezioni amministrative correranno anche da soli, dove però «si concorderanno più liste di appoggio ai candidati Pdl», anticipa Giovanardi. Liste potrebbero esserci a Napoli, Cosenza, Reggio Calabria.

Il simbolo sarà presentato il 9 aprile con Silvio Berlusconi. La componente pdl, che dà voce alla Prima repubblica, è fatta dai Popolari liberali di Giovanardi (sottosegretario alla presidenza del Consiglio), la Dc per le autonomie di Rotondi (ministro Attuazione programma) e i socialisti del governatore campano Caldoro. «Chiediamo un partito democratico: tesseramento ed elezioni degli organi dirigenti» spiega Giovanardi. (P.S.)

3 - GENERALI, BOLLORÉ: «NON VIOLERÒ LA LEGGE»...
«Ho troppo timore della giustizia italiana per approvare il bilancio così com'è». Così ha detto Vincent Bolloré nel corso dell'agitato consiglio delle Generali del 16 marzo, ribadendo la sua contrarietà sia all'operazione Ppf, sia all'acquisto dello 0,92 per cento della banca russa Vtb. La legge ha introdotto infatti la responsabilità in sede penale delle società per alcuni reati commessi dagli amministratori nell'interesse delle stesse. (U.B.)

4 - IL DIKTAT DI UNICREDIT: FONSAI DEVE TAGLIARE...
Liguria, Sasa, Atahotels: la cura dimagrante del gruppo Fonsai, ormai condiviso tra Salvatore Ligresti e Unicredit, transiterà per queste e altre cessioni. Le prime due compagnie, già al centro di una lunga trattativa con Clessidra e poi rimaste a casa per dissensi sul prezzo di vendita (ballavano 50 milioni di euro tra i 300 richiesti e i 250 offerti), potrebbero aiutare non poco i conti. Meno potrebbe fare l'Atahotels, in carico a 30 milioni di euro. Meno cassa ma più ordine... (J.L.)

 

5 - LE PRIMARIE DI VENDOLA? UN AFFARE TRA AMICI...
Se i nomi hanno ancora un valore, non solo evocativo, s'è rivelato un flop il primo «referendum democratico» promosso da Nichi Vendola per scegliere il candidato sindaco di Napoli. Domenica 20 marzo 2 mila militanti e iscritti al partito sono stati chiamati a esprimere una preferenza, in un ballottaggio, tutto interno al centrosinistra, tra il prefetto anticlan Mario Morcone e l'ex magistrato Luigi De Magistris. Hanno votato in 610: Meno del 30 per cento. Il quorum? Vana speranza (democratica).(M.P.)

 

6 - IL LEGHISTA UNITARIO E «PRESENZIALISTA»...
Quasi sicuramente è Michelino Davico, sottosegretario all'Interno, il leghista che ha festeggiato, più di tutti gli altri, l'unità d'Italia. Presente nel Transatlantico di Montecitorio, anche se non in aula, il 17 marzo durante le celebrazioni per i 150 anni, quella stessa sera ha assistito, all'Opera di Roma, al Nabucco di Giuseppe Verdi nel palco delle autorità. E, il giorno dopo, ha partecipato ai festeggiamenti al Teatro Regio di Torino, al fianco di Giorgio Napolitano. (E.C.)

 

7 - UNA CLASS ACTION CONTRO RENZI...
Musicisti e dipendenti del Maggio musicale fiorentino sono sul piede di guerra dopo la sfortunata tournée in Giappone. Oltre a presentare un esposto in procura, sono pronti a lanciare una class action contro la fondazione dell'ente lirico, presieduta dal sindaco Matteo Renzi. A spingerli verso l'esposto e verso un'azione risarcitoria collettiva è stata la mancata interruzione del loro soggiorno nella capitale nipponica all'indomani del terremoto. Gli artisti del Maggio sono dovuti restare a Tokyo esponendosi al rischio di contaminazioni.

 

La gestione dei tempi di rientro da parte dei vertici del teatro è nel mirino dei sindacati già in contatto con i legali per valutare la possibilità di chiedere un risarcimento. «Sono state violate le norme che tutelano la nostra salute» dice a Panorama Angelo Betti, delegato Cisl. E i risultati delle prime analisi parlano chiaro: oltre 100 artisti rientrati dal Giappone sono positivi, seppur lievemente, allo iodio 131. (C.M.)

8 - LA FUTURA «TRIBOLAZIONE» DI CHIAMPARINO...
Pannolini e scalate: questi i prossimi impegni di Sergio Chiamparino, che si appresta a lasciare la poltrona di sindaco di Torino. In programma c'è l'ascesa al Becco della Tribolazione (3.300 metri nel Gran Paradiso) ma soprattutto la nascita della nipotina, per la quale è già pronta la cameretta in casa del nonno. Il sindaco non fa mistero anche delle sue aspirazioni al vertice della Compagnia di San Paolo: «Parlerò con Pier Luigi Bersani, non mi dispiacerebbe mettere la mia esperienza al servizio di una fondazione bancaria».(D.P.)

 

9 - MESSA IN LATINO ECCO LE NORME...
I tradizionalisti esultano. Finalmente sono pronte per la pubblicazione le norme di applicazione del motu proprio Summorum Pontificum che liberalizza l'uso dell'antico rito tridentino in latino per la messa. Le nuove regole chiariscono una volta per tutte che non esiste un numero minimo di fedeli necessario per chiedere la celebrazione della messa con il vecchio rito. (I.I.)

10 - IL 150° E IL VATICANO: PROTESTANO I NOBILI...
«Il francobollo è sbagliato». La nobiltà nera (l'aristocrazia legata al Vaticano) nota che l'emissione della Città del Vaticano per l'unità d'Italia porta la data del 1861, quando Roma era ancora pontificia. Inoltre, «il francobollo celebra una sconfitta» e dimentica «il sacrificio di tanti che hanno scelto di andare a morire per difendere Papa Pio IX» osserva il Comitato Subiaco 1867 che riunisce l'aristocrazia papalina.

11 - LA DDA DI PALERMO VOLA A BRUXELLES...
Parlano in due, ma partono in otto: metà della Dda di Palermo la prossima settimana sarà a Bruxelles, ospite del Parlamento Ue (ma con volo a carico dei partecipanti) per una conferenza sulla mafia, voluta dall'eurodeputato Sonia Alfano (Idv). Interverranno Antonio Ingroia e Nino Di Matteo. E gli altri sei pm palermitani? Ascolteranno. Altro che gita, c'è sempre da imparare.

 

12 - MA RESTA NEGLI USA L'ALLIEVO DI FALCONE...
Giannicola Sinisi, il magistrato «pupillo» di Giovanni Falcone, resterà negli Usa. Il Csm ha confermato il suo collocamento fuori ruolo «per svolgere le funzioni di esperto per la giustizia presso l'ambasciata d'Italia a Washington». Dunque l'allievo del grande magistrato antimafia che il Congresso Usa proclamò eroe nazionale ha preferito i colletti bianchi di Washington al clima di Palermo. (A.C.)

13 - DIGIUNO/1...
È bolognese l'incubo di Dario Franceschini alla Camera e di Sergio Zavoli alla Vigilanza Rai: è il radicale Marco Beltrandi, il franco tiratore che ha affondato per un solo voto la mozione Pd per accorpare elezioni amministrative e referendum. Pochi sanno che ha l'hobby degli orologi da polso: è un grande collezionista e per un «perpetuo» è disposto al digiuno completo. Come Marco Pannella, ovviamente.

 

14 - DIGIUNO/2...
Pomeriggio di primavera davanti a Montecitorio. Due gabbiani affamati attaccano a terra un povero piccione malandato e se lo pappano. Assistono alla scena i pdl Denis Verdini, Antonio Angelucci e Melania Rizzoli. Il commento del coordinatore nazionale è salace, da toscano doc: «Saranno due gabbiani comunisti!».

15 - DIGIUNO/3...
Alla festa dei 150 anni dell'unità d'Italia, il «responsabile» Massimo Calearo ha distribuito alcuni foulard tricolori rigorosamente made in Italy. Mal gliene incolse: è stato subissato dalle proteste delle deputate che sono rimaste a digiuno.25-03-2011]

 

 

 

APPALTI G8, RINIVIATO A GIUDIZIO LIGRESTI PER CORRUZIONE - PARMALAT AVARIATO: IL PM APRE UN’INCHIESTA SUGLI ACQUISTI DI LACTALIS - PARLA KELLNER: “INFORMAZIONI PRIVATE”. QUALCUNO GLI SPIEGHI CHE GENERALI è UNA SOCIETà QUOTATA IN BORSA - INTERNATE NANOLEONE SARKò: “SU PARMALAT NON HO OPINIONE, CHIEDETE A MIA MOGLIE” - IL PORTOGALLO NON VUOLE IL SALVATAGGIO, MOODY’S NON TAGLIA - L’AMERICA CRESCE Più DEL PREVISTO - FARO DI CATRICALà SUI COSTI BANCARI - DE BENEDETTI VUOLE COMPRARE IN FRANCIA (AUGURI) - VENDUTA LA RINASCENTE DI MILANO PER 472 MLN €…

1 - DA PM MILANO INCHIESTA SU ACQUISTI LACTALIS...
(ANSA) - La Procura di Milano ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per far luce sull'operazione che nei giorni scorsi ha portato la francese Lactalis a detenere un pacchetto complessivo pari al 29 per cento in Parmalat. Il gruppo ha acquistato infatti un pacchetto azionario pari al 15,3% dai tre fondi di investimento esteri Zenit, Skagen e MacKenzie.

 

2 - INCHIESTA G8: S. LIGRESTI RINVIATO A GIUDIZIO PER CORRUZIONE...
(AGI) - Il presidente onorario di Fondiaria Sai e' stato rinviato a giudizio dal Gup del tribunale di Firenze per la questione relativa all'urbanizzazione dell'area di Castello di Firenze. In totale sono state rinviate a giudizio 7 persone fisiche e 3 societa' fra le quali la stessa Fondiaria Sai. Il processo si aprira' il prossimo 6 giugno.

Il Gup del Tribunale di Firenze, Anna Favi, ha disposto il rinvio a giudizio, oltre che per Salvatore Ligresti, anche per i dirigenti di FonSai Fausto Rapisarda e Gualtiero Giombini, per gli ex assessori comunali del Pd Graziano Cioni (politiche socio-sanitarie) e Gianni Biagi (urbanistica), accusati a vario titolo di corruzione in concorso, concussione, violenza privata e turbativa d'asta. Lo scorso 29 settembre la Procura di Firenze aveva chiesto il rinvio a giudizio per 12 persone fisiche e 3 societa': successivamente alcune posizioni sono state stralciate e affidate al tribunale di Arezzo per competenza territoriale. Oggi sono state rinviate a giudizio complessivamente 7 persone fisiche e 3 societa', fra le quali la stessa FonSai.

3 - GENERALI, PARLA KELLNER: PPF, NESSUN INTERESSE 'POLITICO' MA PER CREAZIONE VALORE - DISAPPROVIAMO DIVULGAZIONE INFORMAZIONI PRIVATE...
(Adnkronos) - PPF "non ha nessuna intenzione di essere coinvolta nella vita politica di societa' o Paesi, e non verra' quindi distratta dal suo impegno verso la creazione di valore". E' quanto dichiara la societa' che fa capo a Petr Kellner. La partnership strategica con Generali nel settore delle assicurazioni nei mercati CEE/CIS (Europa centrale e orientale e Comunita' degli Stati indipendenti), si aggiunge, "ha gia' dimostrato la sua ragion d'essere sotto il profilo del business".

 

"Le informazioni contrattuali appropriate concernenti la partnership sono state opportunamente rese note attraverso le Relazioni e i Bilanci di entrambe le parti e sono sempre stati disponibili per i membri dei consigli di amministrazione e i manager di entrambe le parti", prosegue la societa'. PPF "puo' solo disapprovare l'inappropriata divulgazione in pubblico di informazioni che sarebbe appropriato definire private".

4 - PARMALAT: SARKOZY, NON HO UNA POSIZIONE, TELEFONATE A MIA MOGLIE...
(Adnkronos) - Il caso Parmalat-Lactalis? "Non ho una posizione, magari telefonate a mia moglie". Il presidente francese Nicolas Sarkozy risponde cosi' ad un giornalista italiano che, durante la conferenza stampa finale del vertice europeo, gli chiede quale sia la sua opinione sulla scalata da parte di Lactalis all'azienda italiana. "Mi piacerebbe avere una posizione - replica all'inviato tra smorfie e sorrisi Sarkozy - Ascolti, bravo, uno a zero per l'Italia".

 

"Se vuole ripassare - scherza ancora il presidente francese, che non sa cosa rispondere - Nel frattempo mi preparero' sull'argomento". E al giornalista che gli chiede se puo' telefonargli, Sarkozy al volo risponde: "Perche' no? Anzi, telefoni a mia moglie, magari in italiano, perche' io...". "Bene - chiosa divertito infine il presidente - e' il momento di chiudere questa conferenza stampa, sta diventando molto pericolosa...".

5 - PORTOGALLO: SOCRATES, NON ABBIAMO BISOGNO DI UN PIANO SALVATAGGIO...
Radiocor - Bruxelles, 25 mar - Il Portogallo 'non ha bisogno' di un piano di salvataggio. Lo a indicato il premier dimissionario Jose' Socrates al termine del vertice Ue.

 

6 - PORTOGALLO: MOODY'S, RATING RESTA A3 PER IMPEGNO PARTITI SU CONTI...
Radiocor - Moody's 'valuta il Portogallo con un rating 'A3' e outlook negativo. Il forte impegno al consolidamento dei conti pubblici espresso da en trambi i principali partiti politici e' una ragione importante in base alla quale il rating resta nella gamma 'A''. E' quanto precisa Moody's in una nota per la stampa riguardo al rating sul debito sovrano del Portogallo.

7 - VERTICE UE: PAESI AD ALTO DEBITO ANTICIPINO RISANAMENTO...
Radiocor - Il risanamento dei conti pubblici 'dovrebbe essere anticipato negli stati che fronteggiano ampi deficit strutturali o hanno livelli di debito pubblico molto alto o in rapida crescita'. E' questo uno dei messaggi contenuti nella conclusioni finali del Vertice Ue, i cui lavori stanno per ricominciare. Secondo i Ventisette le politiche di bilancio per il 2012 devono avere l'obiettivo di riguadagnare 'la fiducia riportando l'andamento del debito pubblico su un percorso sostenibile e assicurando che i deficit siano portati sotto il 3% del pil nei tempi previsti dal Consiglio' (per l'Italia entro il 2012).

Riguardo agli stress test sulle banche i Ventisette confermano inoltre l'impegno a preparare 'prima della pubblicazione dei risultati strategie specifiche e ambiziose per la ristrutturazione delle istituzioni vulnerabili incluse soluzioni che coinvolgano il settore privato (finanziamento diretto dal mercato o vendita di asset), ma anche un solido regime per fornire sostegno pub blico in caso di necessita' in linea con le regole sugli aiuti di stato'.

 

8 - USA: CRESCITA PIL IV TRIMESTRE RIVISTA A 3,1% DA +2,8%...
Radiocor - Washington, 25 mar - La crescita del pil americano nel quarto trimestre del 2010 e' stata pari al 3,1% anziche' al 2,8% riportato nella prima revisione di un mese fa . Lo ha reso noto oggi il dipartimento del Commercio. La performance e' lievemente superiore alle attese degli analisti che si attendevano un rialzo del 3%. La crescita del pil per l'intero 2010 e' stata di conseguenza rivista al rialzo al 2,9% dal 2,8% della lettura preliminare

9 - BANCHE: ANTITRUST RIACCENDE I FARI SUI COSTI DEI SERVIZI BANCARI...
Radiocor - l'Antitrust torna a riaccendere i fari sui costi dei servizi bancari con un'indagine conoscitiva sui prezzi dei conti correnti e dei servizi di incasso e pagamento. L'indagine segue quella conclusa nel 2007, avviata dopo che l'Autorita' aveva acquisito le competenze sul settore bancario. L'obiettivo della nuova iniziativa, si legge in una nota dell'Autorita' guidata da Antonio Catricala', e' 'comprendere come mai, nonostante un assetto del sistema bancario profondamente modificato che avrebbe dovuto innescare una forte spinta concorrenziale, il livello dei prezzi dei servizi e le criticita' in termini di trasparenza continuino a segnalare un confronto competitivo tra le banche ancora debole'.

 

10 - CONSOB: CARDIA, NESSUN COINVOLGIMENTO NEL CASO SFA...
(Adnkronos) - Nessun coinvolgimento di Lamberto Cardia nella vicenda Sfa. A precisarlo in un comunicato personale e' l'ex presidente della Consob e attuale presidente della Fs, Lamberto Cardia.

'In relazione alle dichiarazioni rilasciate oggi dal senatore Elio Lannutti e a quanto riportato dal sito dell'Adusbef, preciso che la vicenda Sfa, per la quale Consob e' stata condannata a risarcire i risparmiatori coinvolti, risale al 1990-1994. Pertanto -si legge nella nota di Cardia- l'episodio ricade temporalmente a cavallo tra la gestione della presidenza Pazzi e quella della presidenza Berlanda. E' quindi del tutto privo di fondamento attribuire a Lamberto Cardia, attualmente presidente di Ferrovie dello Stato, qualsiasi responsabilita' o coinvolgimento nel caso Sfa'.

 

Nel 1990 - 1994, infatti, sottolinea Cardia, 'svolgevo la mia attivita' quale magistrato presso la Corte dei Conti e non avevo alcun incarico in Consob, dove sono arrivato nel 1997 come Commissario. E' doveroso, prima di rilasciare dichiarazioni o sostenere tesi lesive, fare le opportune verifiche per evitare falsita' che possono apparire strumentali, capziose o addirittura persecutorie'.

11 - DECISIONE SULL'EVASIONE D&G SLITTA AL 1 APRILE...
(Adnkronos) - Slitta al prossimo primo aprile la decisione del gup di Milano Simone Luerti in merito al rinvio a giudizio degli stilisti Stefano Dolce e Domenico Gabbana e altri 4 imputati che rispondono di un'evasione fiscale da oltre 1 miliardo di euro attraverso esterovestizioni in Lussemburgo. Il primo aprile replicheranno il pm Laura Pedio e gli avvocati difensori. Quindi ci sara' la decisione del gup. Nell'udienza di oggi i difensori degli indagati hanno proposto le loro conclusioni al giudice.

 

12 - TRASPORTI: D'AMICO, RIPARTONO TRAFFICI MARE, FARO SU GIAPPONE E NORDAFRICA...
(Adnkronos) - I venti della ripresa tornano a spirare sull'industria marittima italiana. Dopo il duro colpo inferto, nel 2009, dalla crisi economica mondiale, nel 2010 i traffici sono ripartiti. E, ora, i riflettori sono tutti puntati sull'evoluzione della situazione dello scenario internazionale. A cominciare dai potenziali sviluppi nel bacino del Mediterraneo, che potrebbe offrire grandi opportunita' di crescita per lo shipping in presenza di un processo di democratizzazione nell'area, o dall'impatto sui traffici del terremoto in Giappone. E' questo lo scenario che tratteggia il presidente di Confitarma, Paolo D'Amico, in un'intervista all'ADNKRONOS, disponibile anche in video sul sito Ign, testata online del gruppo (www.adnkronos.com).

'Alcuni settori dell'armamento- dice D'Amico- sono sicuramente in recupero come i container. I traffici sono aumentati: l'industria dei full container aveva messo in disarmo un grosso numero di navi che sono state riarmate tutte. Questo e' un indice di attivita' molto forte. Abbiamo situazioni di recupero sui carichi liquidi, petrolio e derivati dal petrolio, perche' evidentemente il mondo sta consumando di piu' e questo dimostra che c'e' una certa crescita economica. Il numero dei noli e' ancora basso anche se anche questo comparto sta recuperando rispetto all'anno precendete dove i noli erano veramente bassi. Sui carichi secchi, inoltre, si mantiene la domanda grazie alle esportazioni cinesi'.

 

13 - IMMOBILI: VENDUTO PALAZZO LA RINASCENTE A MILANO PER 472 MLN EURO...
(Adnkronos) - Il fondo Retail Entertainment, gestito da Prelios sgr, ha venduto lo storico palazzo interamente locato a La Rinascente in piazza Duomo a Milano. L'immobile e' stato ceduto per 472 milioni di euro al Fondo Ippocrate - First Atlantic sgr spa, "generando una plusvalenza lorda complessiva di circa 108,5 milioni di euro rispetto al valore di libro al 31 dicembre 2010".

 

Sulla base del valore di cessione il rendimento lordo (gross yield) implicito risulta pari a circa il 4,7%. Il complesso immobiliare e' formato da due corpi tra loro collegati per una superficie complessiva di 52.584 metri quadri e una superficie di vendita autorizzata di 23.419 metri quadri.

 

14 - SOGEFI: TRATTA PER CONQUISTA FRANCESE MARK IV SISTEMES MOTEURS...
Radiocor - Mentre alcune grandi aziende italiane sono impegnate a difendersi dagli attacchi provenienti da Oltralpe, c'e' chi si muove in senso opposto. Si tratta di Sogefi (gruppo Cir) che ha messo gli occhi sulla societa' francese Mark IV Sistemes Moteurs. 'I negoziati preliminari - riferisce una fonte finanziaria a Radiocor - si tengono con l'azionista di controllo americano'. L'azienda francese, che produce sistemi di gestione area motore con un fatturato di circa 300 milioni, appartiene alla Dayco Europe, a sua volta controllata dall'americana Mark IV. Di recente l'a.d. di Sogefi, Emanuele Bosio, ha dichiarato che la societa' e' disponibile 'a guardare a possibili target che si adattino a noi in termini di crescita tecnologica'. 25-03-2011]

 

 

MINZO PAGA! - L’AUGUSTO DIRETTORISSIMO ANNUNCIA: “QUELLA DELLE NOTE SPESE È UNA STORIA COSTRUITA A TAVOLINO PER TENERMI SOTTO SCHIAFFO. MA IO RESTITUIRÒ QUEI SOLDI” - GLI INTERVENTI AD OROLOGERIA DI RIZZO NERVO, “IL FATTO”, DI PIETRO E “REPUBBLICA” - MEGA-SILURO A PREZIOSI: VUOLE LA MIA POLTRONA? È SENZA CORAGGIO E CAPACE SOLO DI GENUFLESSIONI” - “RIFAREI TUTTO QUELLO CHE HO FATTO, BERLUSCONI PIÙ DI UNA VOLTA MI HA DETTO ‘CHI TE LO FA FARE’? MA IO CREDO IN QUELLO CHE DICO

1 - AUGUSTO MINZOLINI IN ESCLUSIVA SU "A": «VOGLIONO USARE QUESTA STORIA DEI RIMBORSI SPESE PER TENERMI SOTTO SCHIAFFO. MA IO QUEI SOLDI LI RESTITUISCO»
«Vogliono usare questa storia dei rimborsi spese per tenermi sotto schiaffo, ma io non ci sto. Io quei soldi ora li restituisco». Augusto Minzolini in un'intervista sul prossimo numero di "A" racconta lo scambio di lettere con Mauro Masi.

 

La prima mossa è del direttore generale della Rai: una paginetta dattiloscritta datata 19 marzo 2011. Masi riconosce a Minzolini "assoluta buona fede" e "nessuna responsabilità". Ma spiega come la "mancanza di chiarezza nella governance aziendale" abbia creato "un'incomprensione di natura amministrativa" tra Minzolini e l'azienda. Il direttore del tg1 capisce le richieste dell'azienda. Capisce meno la tempistica. «Faccio un esempio: un giornalista va fuori e presenta un rimborso spese. Se qualcosa non funziona l'azienda lo chiama subito o aspetta diciotto mesi?».

Minzolini non ci sta: «L'azienda avrebbe dovuto avvertirmi prima». Poi azzarda lo scenario del complotto tentato per farlo fuori: «La cosa in Rai è chiara e allora interviene la Corte dei Conti. Ma visto che tutto finirebbe in una bolla di sapone il consigliere Rizzo Nervo pone il problema delle conseguenze penali... Non basta. Il Fatto parla di questo cosa, poi arriva puntuale l'esposto di Di Pietro e, per l'obbligatorietà dell'azione penale, si muove la procura di Roma. Tutto costruito, tutto costruito... E Repubblica, che è sempre più un vero partito, rilancia sul suo sito la notizia con incredibile evidenza». Poi ancora una precisazione. «Nella nota spese incriminata non ci sono viaggi, non ci sono maglioncini di cashmere o bottiglie di champagne... Ci sono solo pranzi e cene di lavoro!.

2 - «PREZIOSI AL TG1? NO, STA BENE DOVE STA. È SENZA CORAGGIO E CAPACE SOLO DI GENUFLESSIONI A 360 GRADI» ...
«Preziosi direttore del Tg1? Non basta studiare, devi avere pure carattere per guidare il primo tg del Paese. E parafrasando don Abbondio dico: il coraggio se non ce l'hai nessuno te lo da. Preziosi sta bene a Radio uno e se immagina di prendere il mio posto con una genuflessione a sinistra al mattino, una al centro all'ora di pranzo e una a destra la sera non ha davvero capito nulla». Nell'intervista sul prossimo numero di "A" Minzolini poi attacca anche Bianca Berlinguer ed Enrico Mentana.

 

«I miei editoriali? Spiegavo la mia posizione e mi prendevo precise responsabilità, ma il telegiornale andava lungo i suoi binari. Al tg3 non è così: il direttore fa il conduttore e dà un giudizio su ogni servizio che viene fatto. E così è come se facesse ogni giorno un editoriale lungo trenta minuti». Mentana? «Approfondisce le notizie date dal tg3 un'ora prima. C'è una relazione tra i due tg, pescano ascoltatori nella stessa area. E lo dimostra il fatto che quando c'è Fazio, il sabato e domenica, Enrico dimezza gli ascolti passando dall'8-9 al 4-5. Ma vuole la verità: per me la sfida non è con lui, è con il tg5 su cui resto avanti di 5 punti».

3 - «RIFAREI TUTTO QUELLO CHE HO FATTO E AI NOSTRI SINDACALISTI DICO CHE SONO MENO PROPOSITIVI DEI METALMECCANICI»...
«Come può un Cdr uscente con uno dei membri addirittura in pensione preparare un libro bianco su quello che è successo in due anni al tg1 senza nemmeno parlarne con la redazione?» domanda Mizolini nell'intervista sul prossimo numero di "A".

 

«È un modo di fare sindacato senza logica. Non so che cosa farà l'azienda ma certo un sindacato che spara sulla testata per cui lavora non mi piace e voglio dire che i metalmeccanici della Cgil sono più propositivi rispetto a chi fino ad oggi ha fatto sindacato a Saxa. Purtroppo le lenti spesse dell'ideologia fanno venire meno la capacità di leggere la realtà e di capire il mondo che cambia». Il direttore poi si difende: «Rifarei tutto quello che ho fatto senza nessuna esitazione. Anche gli editoriali».

 

E rivela. «Berlusconi mi ha chiamato più di una volta e mi ha detto "chi te lo fa fare"? Ma io credo in quello che dico. Dall'immunità parlamentare che andrebbe riproposta, alla responsabilità civile per i giudici». Il direttore del Tg1 affronta poi anche i casi Busi e Ferrario.

«Dicono che c'è una strategia politica dietro il cambio di ruolo. È un non senso: un conduttore legge il gobbo, che tipo di intervento politico c'è nella lettura di un gobbo? Non inciderebbe più come caporedattore? E poi la Busi stava lì da vent'anni, la Ferrario da 28... Un maestro come Paolo Fraiese ha fatto il conduttore per sette anni poi è andato a fare il corrispondente a Parigi. L'elemento vero non è l'età biologica è l'età professionale».

 25-03-2011]

 

 

MILANO CAPITALE IMMORALE - BANCA ARNER, POLITICA E ’NDRANGHETA: GLI SPORCHISSIMI "COLLETTI BIANCHI" TRA BORSA E CRIMINALITÀ E POLITICA - UN COMMERCIALISTA (NEL MIRINO DELLA PROCURA DI ROMA SU UN MAXI-RICICLAGGIO DA 2 MILIARDI CON MOKBEL) E LA BANCA CARA A BERLUSCONI IN AFFARI CON I CLAN CHE TENTAVANO DI METTERE LE MANI SULLA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA E SULLA TORTA DELL’EXPO - LA BOCCASSINI NOVE ANNI DOPO INTERCETTA I BOSS MENTRE GLI ORDINANO DI CORRERE IN BANCA A RIPULIRE I CAPITALI DEI CALABRESI...

Nicola Borzi per "Sole 24 Ore"

Non solo le banche, ma anche i professionisti sono in prima linea nella guerra contro la criminalità organizzata. Lo dimostrano le indagini contro la 'ndrangheta della Procura di Milano. Nei piani delle 'ndrine per mettere le mani sulla ricostruzione dell'Aquila e l'Expo ricorrono i nomi di un istituto di credito pressoché sconosciuto - FlashBank -, di uno noto, Banca Arner Italia, e di un sindaco di Fastweb.

 

Le 416 pagine dell'ordinanza firmata il 6 luglio scorso dal Gip Giuseppe Gennari sull'inchiesta dei pm Boccassini, Dolci, Storari e Cecchelli per l'operazione "Tenacia" spiegano la tentata scalata della Perego General Contractor alla Cosbau. Il provvedimento, che ha portato a cinque arresti per l'accusa di associazione mafiosa, falso in bilancio e altri reati, secondo l'accusa mostra come la criminalità "aggancia" intermediari inconsapevoli per il ruolo d'interfaccia con il credito.

Perego General Contractor, sorta sulla preesistente Perego Strade, era tra le maggiori imprese di movimento terra in Lombardia. Salvatore Strangio, boss di San Luca, secondo gli inquirenti ne «acquisiva per conto delle ‘ndrine di Platì e Natile di Careri la gestione e il controllo».

Il tutto grazie a Ivano Perego che secondo i Pm «acconsentiva e favoriva l'ingresso di Strangio; ne chiedeva l'intervento per indurre i concorrenti a ritirare le offerte; intratteneva rapporti privilegiati con esponenti politici e pubblici dipendenti per ottenere l'aggiudicazione di commesse, affinché la Perego fosse favorita nei rapporti con la pubblica amministrazione; organizzava lo smaltimento illecito di rifiuti, anche tossici».

 

Per i magistrati, Andrea Pavone «favoriva l'ingresso in Perego di Strangio; suo diretto referente, si occupava di operazioni finanziarie, non andate a buon fine, acquisizione di partecipazioni in aziende».

Nel 2009 la Perego tenta la scalata a Cosbau, impresa trentina di costruzioni e lavori pubblici appaltatrice di interventi per la ricostruzione dell'Aquila. Ma le cosche, attraverso agganci politici, preparavano già la mossa successiva: infiltrare la Perego nei lavori per l'Expo. Nelle indagini, FlashBank e Banca Arner appaiono come i canali attraverso i quali la 'ndrangheta tentava di far passare i capitali illeciti necessari all'operazione.

Il 17 giugno 2009 Pavone telefona a Strangio. Pavone: «Sabato viene a casa mia a pranzo e sabato firmiamo già l'accordo... Sia l'amministratore delegato, che Walter Di Rita, quello della Flash...». Strangio: «Tu sei l'unico... raro e solo». Pavone: «Sono partito stamattina alle sei con Bontempelli da Agrate, alle otto e venti ero alla Cosbau. Ho detto: signori sabato firmiamo. Poi me ne sono tornato».

Strangio: «Hanno accettato tutto?». Pavone: «Gli ho detto la verità. Mauro Bontempelli sta andando dall'Arner Bank a vedere se ci fanno da fronting, perché lui è il presidente del collegio sindacale. Se la Arner ci fa da fronting, le banche vedono che è entrata un'altra banca». Strangio: «Minchia...». Pavone: «Un po' più soldi... Poi domani vado a Torino... lì a Londra... vediamo per venerdì di chiudere il quadro».

 

Gli inquirenti annotano: «Il passaggio è di estrema importanza per la comprensione delle dinamiche dell'organizzazione criminale, perché dimostra inequivocabilmente che tutta l'iniziativa che Pavone porta avanti in Cosbau è sponsorizzata e appoggiata da Strangio e dunque dai calabresi».

Chi è Mauro Bontempelli? Commercialista, titolare di un avviato studio milanese di consulenza amministrativa, fiscale e tributaria, è stato in politica come presidente del Consiglio di Zona 7 a Milano. Fece rumore una sua dichiarazione al Corriere della Sera che il 2 novembre 2000 riportava le denunce contro il "pizzo" dei commercianti di Baggio: «Nessuno ha mai parlato di racket o di pizzo. Il nostro non è un quartiere dormitorio: ci sono droga e prostituzione, ma non siamo al Bronx». Ha lavorato alla stesura del codice etico della Provincia di Milano ed è presidente del collegio sindacale di Core, il Consorzio recuperi energetici che brucia i rifiuti dei Comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Pioltello, Segrate e Cormano.

 

In Borsa, Bontempelli è stato consigliere di Isagro, società di agrofarmaci, sindaco supplente di Fullsix, gruppo di comunicazione integrata, carica che oggi riveste in Fastweb. È sindaco di Sintesi Global Asset Management, finita nell'operazione "Tenacia" come depositaria di quote di Perego General Contractor. È stato sindaco anche di Banca Arner Italia, prima che il 4 agosto 2008 questa finisse in amministrazione straordinaria e i suoi organi venissero sciolti dal ministero dell'Economia.

 

Secondo Bontempelli, però, i suoi rapporti con la Perego furono sempre inconsapevoli della presenza delle 'ndrine. Il suo legale specifica che il commercialista, senza avere alcun rapporto con Flash Bank, viaggiò con Pavone solo per ricevere una presentazione sommaria di Cosbau e documenti contabili in base ai quali suggerì a Pavone di rivolgersi a una società di revisione.

Durante il viaggio, è la versione di Bontempelli, Pavone gli chiese se avesse contatti col mondo bancario per reperire finanziamenti. Bontempelli rispose che il suo unico contatto era con Arner, di cui era stato sindaco, e che avrebbe provato a sentire - senza alcun impegno alla prima occasione - se la banca effettuava tali operazioni. «Ma il contatto non si concretizzò e non vi fu alcun seguito», sostiene.

Fra l'altro, a giugno 2009 Bontempelli non era più né sindaco né presidente del collegio sindacale, già sciolto dal ministero. Dunque Pavone e Strangio esprimevano congetture del tutto irrealistiche sulle capacità di "introduzione" del commercialista.

 

Ma nel mirino non c'era solo Banca Arner. Il 18 giugno 2009, da Londra, Pavone chiama Walter Di Rita, dirigente di FlashBank, sorta come Safibo nel 1986 e nel 2004 acquisita al 100% da Cassa di risparmio di Chieti. Pavone: «Un italiano che è qua a Norwich c'ha 20 milioni su Centrobanca... va bene?! Te li porta su Flash... Ha un certificato di deposito di 20 milioni di Centrobanca... Ma io te la do per fatta... Gli ho spiegato il progetto Cosbau, ho detto: "I soldi sono i miei... sai ci tengo... Porti alla Flash... Ti fai dare un fido dalla Flash e ti fai la tua operazione Cosbau tranquillamente"».

A oggi, nessun esponente dei due istituti risulta indagato. Né De Rita, che realizzò inconsapevolmente alcune operazioni per conto di Pavone, né Bontempelli. Tuttavia proprio su «carenze di organizzazione, controlli interni e gestione del credito» da parte di CariChieti una doppia ispezione della Banca d'Italia nei mesi scorsi ha mosso rilievi che hanno portato alla risoluzione consensuale del rapporto con il direttore generale Francesco Di Tizio-25-03-2011]

 

 

NAPOLITANO FIRMA IL DECRETO ANTI SCALATE - IL PD FIORENTINO A PROCESSO CON LIGRESTI - NELL’ACCORDO ITALIA-LIBIA C’È LO ZAMPINO DI BEN AMMAR - CONFA È SEMPRE FIDEL: IL DOPO SILVIO È LONTANO - STRACQUADANIO A BRIGUGLIO: “NON SEI QUELLO CHE EBBE UNA RICHIESTA DI ARRESTO DI CUI SI PERSE TRACCIA DOPO UNA VISITA DI FINI ALLA PROCURA?” - IL CONFLITTO D’ATTRIBUZIONE VALE PER MASTELLA - IL GOI DIFENDE LA TORREGGIANI: “NESSUN GIALLO, SMARRIMENTO REGOLARMENTE DENUNCIATO

 

1. DL DIFESA SOCIETA': NAPOLITANO HA FIRMATO IL DECRETO...
Radiocor - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, secondo quanto apprende Radiocor, ha firmato il decreto legge varato dal Governo per la difesa delle societa' strategiche. Il provvedimento sara' pubblicato sulla Gazzetta ufficiale per l'entrata in vigore.

2. I POLITICI PD A PROCESSO CON LIGRESTI...
(Adnkronos) - Il gup del Tribunale di Firenze ha rinviato a giudizio sette persone, tra cui il presidente onorario di Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti, nell'inchiesta sull'urbanizzazione dell'area di Castello, iniziata nel novembre del 2008.
Nell'inchiesta sono state rinviate a giudizio anche tre societa', tra cui la stessa Fondiaria-Sai. Il processo iniziera' il 6 giugno prossimo.

 

Con Ligresti saranno processati anche dirigenti di Fondiaria, architetti e professionisti, e gli ex assessori comunali di Firenze Gianni Biagi e Graziano Cioni, entrambi del Pd. Le accuse a vario titolo sojo di corruzione, abuso d'ufficio e concussione. Sette le persone fisiche e tre le societa' rinviate a giudizio dal gup Anna Favi.

3. TARAK BEN AMMAR 'AMBASCIATORE AGGIUNTO' TRA ITALIA E TUNISIA...
(Adnkronos) - E' stato il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar a rivestire il ruolo di 'ambasciatore aggiunto' oggi a Tunisi, in occasione dell'incontro tra le autorita' del paese magrebino e i ministri degli esteri e dell'interno italiani, Franco Frattini e Roberto Maroni, in missione per affrontare la grave emergenza immigrati.

 

Tutto l'evento e' stato ripreso dalla telecamere di Nessma Tv mentre Ben Ammar, nipote dell'ex presidente Bourghiba, riceveva e presentava i ministri italiani all'establishment tunisino.

4. CONFALONIERI, IL DOPO BERLUSCONI E' MOLTO AL DI LA' DA VENIRE...
(Adnkronos) - 'Il dopo Berlusconi e' molto al di la' da venire e io gli voglio allungare la vita professionalmente'. Cosi' il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, durante la seconda giornata dell'iniziativa politica promossa da '360', l'associazione promossa da Enrico Letta, risponde alle domande dei giornalisti sul tema del programma: 'L'Italia, dopo'.

 

5. BRIGUGLIO (FLI): CON ROMANO MINISTRO E' PIU' DEBOLE...
(ANSA) - "Come la vicenda Brancher quella di Romano è un caso politico che indebolirà ancora di più il governo e il premier", afferma Carmelo Briguglio, vicepresidente dei deputati di Fli.

"La nomina del nuovo ministro dell'Agricoltura, senza precedenti nella storia della Repubblica, è una fonte permanente di polemiche - è la sua spiegazione - destinate a minare la maggioranza la cui terza gamba in realtà è un gruppo che funziona a tempo con le ricariche di poltrone e nomine, che lasciano però scontenti tanti sostenitori i quali fanno pesare in chiave ricattatoria presenze e assenze in aula e nelle commissioni, come è accaduto per la mozione sulla Libia passata per soli sette voti. In queste condizioni è difficile immaginare che l'esecutivo possa durare fino al termine della legislatura".

 

6. STRACQUADANIO, DA FLI 'SINDROME STOCCOLMA'...
(ANSA) - 'Ma il Briguglio che oggi dichiara e' lo stesso che qualche anno fa, per una vicenda inerente la formazione professionale, ebbe una richiesta di arresto di cui si perse traccia dopo una visita di Fini alla Procura? Ma quelli del Fli che hanno, la Sindrome di Stoccolma? Briguglio, Bocchino... Mi sembra che l'elenco in Futuro e Liberta' di casi di persone che 'pur non potendo' dichiarano cose incomprensibili sia abbastanza lungo'. Lo afferma Giorgio Stracquadanio, del PdL.

7. CICCHITTO-QUAGLIARIELLO, SUL MINISTRO ROMANO NOTIZIE DI STAMPA SCIENTIFICAMENTE RATEIZZATE...
(Adnkronos) - "Il susseguirsi delle notizie di stampa puntuali e scientificamente rateizzate sulle vicende che riguardano il ministro Saverio Romano evidenzia ancora una volta quale profonda patologia affligga nel nostro Paese il rapporto tra giustizia e politica". Lo dichiarano in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, capogruppo del Pdl alla Camera e vice capogruppo vicario del Pdl al Senato. "In Italia -proseguono- non vige la presunzione d'innocenza, non piu' soltanto rispetto a sentenze non definitive ma addirittura di fronte a indagini preliminari concluse con una richiesta di archiviazione da parte della pubblica accusa".

 

"Non vige piu' -proseguono- il principio dell'individualita' della responsabilita' penale, se corrisponde al vero la notizia secondo la quale si sarebbe in attesa delle motivazioni della sentenza Cuffaro per valutare la posizione dell'onorevole Romano.

Soprattutto, non esiste piu' alcun argine di garanzia rispetto all'arbitrio dei pubblici ministeri, se corrisponde al vero la notizia secondo la quale la Procura di Palermo si appresterebbe nei prossimi giorni a richiedere alla Camera dei deputati l'utilizzo di intercettazioni riguardanti il neo-ministro Romano risalenti addirittura al 2004: rispetto a una circostanza del genere, diverrebbe un mero dettaglio il fatto che a condurre l'indagine in questione sia un procuratore aggiunto recentemente sceso in piazza contro la riforma proposta dal governo di cui il ministro Romano fa parte".

8. CONSULTA: CASO MASTELLA, SENATO LEGITTIMATO A DIFENDERSI...
(ANSA) - La Corte Costituzionale ha dichiarato "ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato", proposto dal Senato nei confronti dei procuratori della Repubblica presso i tribunali di Santa Maria Capua Vetere e di Napoli e del gup del tribunale di Napoli, relativo al rinvio a giudizio dell'allora ministro della giustizia Clemente Mastella, senza che gliatti fossero stati prima inviati al 'tribunale dei ministri'.

 

Il Senato è legittimato a "difendere le attribuzioni che gli spettano" ed ha tutti i "requisiti" per presentare il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato nell'ambito della vicenda giudiziaria che riguarda l'ex Guardasigilli Clemente Mastella, imputato a Napoli per tentativo di concussione. Nella vicenda Palazzo Madama sostiene che le indagini svolte dai pubblici ministeri di tre citta' erano, invece, di competenza del Tribunale dei ministri. Lo sottolinea la Consulta nell'ordinanza 104, depositata oggi e relativa all'udienza di ammissibilità del conflitto, svoltasi lo scorso nove marzo, al termine della quale era stato dato parere favorevole all'ammissibilità del ricorso sollevato dal Senato.

Il Senato sostiene anche di non essere stato debitamente informato dai giudici di merito dei procedimenti giudiziari su Mastella.

Ora la Consulta fisserà una udienza nella quale ci sarà il "contraddittorio" tra le parti che vedrà il confronto tra la posizione del Senato, quella della Procura di Santa Maria Capua Vetere, quella della Procura di Napoli, quella del gip di Napoli.
Per ora, la Consulta sottolinea di aver deliberato solo per quanto riguarda la "sussistenza della materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza, restando impregiudicata ogni ulteriore e diversa valutazione anche in punto di ammissibilità". In pratica non ha affrontato il merito della questione.

 

9. LIBRO 'FILMGATE' A ATTI PROCURA DI ROMA PER PROCESSO MEDIATRADE...
(Adnkronos/Cinematografo.it) - Il libro 'Filmgate' di Paolo Negro con l'intervista al produttore cinematografico Silvio Sardi, edito da Editori Riuniti, finisce negli atti della Procura di Roma nell'ambito del processo Mediatrade. Oggi Silvio Sardi e' stato convocato in procura come persona informata dei fatti e ha ricostruito ai magistrati inquirenti, in oltre sei ore di deposizione, cio' che ha svelato nel libro.

I contratti, pubblicati in appendice del libro, i presunti meccanismi distorti della compravendita dei diritti televisivi dei film e il panorama complessivo del mondo che ruota attorno al cinema sono stati i punti cardine delle dettagliate domande degli inquirenti.

"Mi e' stato chiesto di ricostruire e raccontare nei dettagli tutto quello che ho raccontato nel libro Filmgate -dichiara Sardi-. Mi sembra che la situazione sia piu' chiara e non resta che aspettare l'evolversi degli eventi".

10. GOI, NESSUN GIALLO SU ARCHIVIO LOGGIA ITALIA-DOMIZIO TORREGGIANI...
(Adnkronos) - 'Nessun giallo. Lo smarrimento di libri dei verbali delle riunioni, del registro delle presenze, del protocollo della posta, del libro matricola, oltre a documentazioni varie, venne denunciato ai Carabinieri dal maestro venerabile della Loggia in data 13.5.2010. Con tale denuncia il responsabile della Loggia ha attivato le ricerche a cura della Polizia Giudiziaria, cosi' investita della notizia di un reato, perseguibile d'ufficio.

 

Se ci fossero stati segreti da occultare, il Venerabile non avrebbe denunciato nulla, nemmeno lo smarrimento, atteso che non vi era nessun obbligo di legge che glielo imponesse'. E' quanto afferma il Gran Segretario del Goi, Giuseppe Abramo, in riferimento a quanto pubblicato da "Panorama" e da "Il Fatto Quotidiano", sul cosiddetto 'archivio' della Loggia Italia-Domizio Torreggiani.

 

'I dati sensibili della Loggia Italia-Domizio Torreggiani -prosegue il Gran Segretario di Villa Il Vascello- i documenti storici e attuali dell'officina e dei suoi membri, sono depositati presso la sede nazionale del Grande Oriente d'Italia, ai sensi della legge. E quelle carte -taglia corto Abramo- non nascondono misteri o tentativi di coprire alcun iscritto'.

'Si ringrazia ad ogni modo per l'interessamento alla vicenda -conclude Abramo- augurandoci che del Grande Oriente d'Italia si possa conoscere in maniera approfondita l'impegno per l'umanita' e la promozione del dialogo, e meno il solito film di trame massoniche cui ormai credono davvero in pochi'.25-03-2011]

 

 

ALLACCIAMOCI NEL FANGO! - RICCI SI SCAGLIA COME UN KAMIKAZE CONTRO "LA REPUBBLICA" E SCODELLA UN "FOTTO-ROMANZO" SU CARLETTO DE BENEDETTI CON LA "CARLINA" GAD LERNER AL GUINZAGLIO CHE TRAMANO CONTRO LE VELINE NELLA VILLONA SARDA - PER RICCI, “MEGLIO UNA FIGLIA VELINA CHE GIORNALISTA” - ’STRISCIA’ CONTRO ‘L’ESPRESSO’: “SUL FOTOVOLTAICO DI BURZI, UN ARTICOLO FALSO E DISONESTO, CHE DIO LI FULMINI...CON UN PANNELLO!”...

1 - RETTIFICA DI STRISCIA:
Caro Dago, in merito all'articolo pubblicato oggi ""Striscia la Bufala Fotovoltaica" ti invio la replica di Striscia la Notizia (già pubblicata sul sito del programma www.striscialanotizia.it) di cui ti chiedo la pubblicazione.
Michele Lanzarotto
Ufficio stampa Striscia la Notizia

Questo l'articolo contestato da ‘Striscia': http://www.dagospia.com/rubrica-2/media%20e%20tv/articolo-23955.htm


NON SI FERMA LA CAMPAGNA DI FANGO DEL GRUPPO ESPRESSO CHE OGGI PUBBLICA LA BUFALA FOTOVOLTAICA

 

CHI E' MASSIMO BURZI
Massimo Burzi, senz'altro un personaggio simpatico e originale, è stato segretario della FGCI di Nervi all'epoca in cui Massimo D'Alema, suo vicino di casa, era coordinatore di tutte le sezioni di Genova. Ha un'azienda, la ETE, che si occupa di impianti per la telefonia, impianti elettrici e di videosorveglianza. La sua azienda ha il certificato che per l'intero fabbisogno impiega energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (come da documento allegato).

Burzi è consulente del porto di Rapallo per cui ha fatto realizzare la prima esperienza di un porto interamente alimentato da energia verde grazie a un accordo con Enel (come da articolo del Secolo XIX allegato ).Nessuna invenzione di Burzi è mai stata pubblicizzata a Striscia la Notizia. Alla quale, invece, ha segnalato la possibile truffa con i pannelli del fotovoltaico. Solo per questo è stato fatto oggetto di un articolo falso e disonesto. E dovrebbe essere Ricci ad avere l'onestà di consegnarsi il Tapiro? Il Tapiro dovrebbe, invece, essere consegnato all'Espresso. Che Dio li fulmini... con un pannello!

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2011/03/24/news_6440.shtml##

 

2 - RICCI CONTRO TUTTI "MEGLIO UNA FIGLIA VELINA CHE GIORNALISTA"
Luca Dondoni per "La Stampa"

 

Per il settimo anno Ficarra e Picone siederanno sugli scranni di Striscia la Notizia prendendo il testimone da Ezio Greggio e Michelle Hunziker. Molte le novità di questa nuova tranche. La prima è il «Cicalotto», interpretato da Max Laudadio, una specie di supereroe che bacchetterà il manigoldo di turno usando violino e archetto. Confermato l'appuntamento settimanale con l'attore Sergio Friscia nei panni di Beppe Grillo. L'obiettivo dell'imitatore sarà quello di toccare temi legati allo sfruttamento del corpo delle donne.

Argomento che ad Antonio Ricci sta a cuore vista «la marea di fango» versata sulle veline. «Meglio una figlia velina che giornalista», ha detto l'autore e per questo si inaugurerà la rubrica «Svelate» dove Costanza Caracciolo e Federica Nargi faranno incursioni nelle redazioni dei quotidiani, settimanali o siti internet dei grandi gruppi editoriali per capire come la stampa utilizzi il corpo delle donne. Ma ce n'è per tutti.

 

GAD LERNER
« Drive In e Striscia - dice Ricci - sono finite nel mirino di molti editorialisti di Repubblica e in particolare di Gad Lerner che mi ha dedicato una puntata de L'Infedele . Lui, che sino a un anno fa mi chiedeva di mandare le telecamere di Striscia dalle parti della sua casa di campagna perché c'erano troppe zanzare e il Comune non aveva disinfestato, oggi fa il moralizzatore?»

LA MAFIA DEI GIORNALISTI
«Siamo finiti in mezzo a una battaglia editoriale fra Repubblica e il Fatto Quotidiano ». Per far pesare la sua dichiarazione Ricci ha distribuito ai giornalisti un fotoromanzo a colori con le foto di Carlo De Benedetti paparazzato anni fa nella villa in Sardegna o a bordo del suo motoscafo mentre è in vacanza con Gad Lerner. Nei fumetti (inventati) l'editore preoccupato per il calo di vendite di Repubblica chiama Lerner a dirigere il quotidiano.

«Volete sapere cosa penso di De Benedetti? Se quello è un compagno allora io non lo sono. L'Italia è un paese sostanzialmente mafioso come la mafia dei giornalisti che si coprono a vicenda. L'Ansa, qualche giorno fa, riportando un nostro comunicato, non ha citato il Gruppo Espresso che avevamo tirato in ballo a proposito della querelle sulle ragazze. E' giusto secondo voi?»

 

SKY
«Perché nessuno ha scritto una riga su Sky che ormai per assumere le telegiornaliste fa i casting come a Miss Italia? E il programma sul burlesque? Quello va bene, lì la donna fa una bella figura mentre le veline sono delle satanasse? A chi fa comodo questo finto moralismo?».

"Alle mie figlie dico sempre fate le veline, ma non le giornaliste - ha aggiunto - Le veline so perfettamente come vivono, come vengono trattate, da molte mie amiche giornaliste invece ho sentito racconti di stalking, di mobbing nelle redazioni, da parte di direttori e dei loro vice".


3 - LERNER A RICCI, VIVA LA SATIRA MA ABBASSO I FURBACCHIONI...
(ANSA) - "Delizioso il fotoromanzo con cui il velinaro Antonio Ricci ottempera creativamente alla direttiva aziendale di attaccare il 'nemico' Carlo De Benedetti e soprattutto ricorre al vecchio trucco: impiegare le solite armi di distrazione di massa -l'abusato 'cosi' fan tuttì- per minimizzare il disastro combinato da Berlusconi nel suo rapporto con le donne".

 

Lo scrive Gad Lerner sul suo blog 'Il Bastardo' dove rileva: "La sequenza balneare sarda in cui mi si ritrae con pancetta e in costume da bagno mentre ricevo direttive dall'Ingegnere per lanciare l'attacco a 'Striscia la notizia', é molto carina. Complimenti. Peccato solo per l'inesattezza temporale: il mio week end in Sardegna a casa De Benedetti risale al luglio del 2009. La trasmissione all'Infedele del documentario di Lorella Zanardo 'Il corpo delle donne in tv' era già avvenuta due mesi prima, a maggio. Sarà mica che gliel'ho data io l'idea, all'Ingegnere?".

 

Conclude Lerner: "Viva la satira, da qualunque parte provenga. Peccato che Antonio Ricci non si dia pace da quando la sinistra non prende più l'abbaglio di omaggiare lo spiritoso cantore del berlusconismo che pretendeva di spacciarsi per campione della controinformazione. Viva la satira, ma abbasso i furbacchioni".


4 - TV: IL GABIBBO, LERNER CONTINUA A MISTIFICARE...
(ANSA) - 'Gad Lerner continua a mistificare'. Lo dice il Gabibbo, popolare personaggio di Striscia, in risposta a quanto sostenuto oggi dal giornalista. 'E' vero - spiega - che nel maggio 2009 presenta 'Il corpo delle donne' della Zanardo, ma e' dal successivo ottobre che sferra la sua ossessiva campagna di fango contro Striscia la Notizia, che arriva fino ai giorni nostri. Ci sono le registrazioni Tv a testimoniarlo'. 'Spieghi piuttosto agli italiani perche' - continua - ha chiesto aiuto alle telecamere di Striscia per la sua lotta alle zanzare nell'alessandrino. Per gli interessi personali va bene tutto? Per cortesia un po' di serieta'!'.

 


5 - RITRATTO DEL PAPA' DEL TG SATIRICO...
Francesco Specchia per "Libero"

«...Ho passato una vita a farmi una pessima fama, poi, all'improvviso, ti danno il premio "È giornalismo" e ti dicono che sei un vero cronista -a me, che avevo avuto come modello Topolino investigatore- , la cosa è seccante...». Ecco.

Sta tutta qui la filosofia di Antonio Ricci, nel rammarico che ci concesse quando la sua "Striscia la Notizia" divenne esempio di giornalismo. Ricci, nato ad Albenga, classe '50, papà del Gabibbo, del Drive in e del primo Beppe Grillo, è un genio. Del male, ma pure sempre un genio, come diceva Berlusconi che voleva aprirgli il cranio con un fermacarte dopo che un servizio del tg satirico sulla Snam a Tangentopoli ("Il metano ti dà una manetta") gli fece evaporare 20 miliardi in pubblicità.

 

Ricci vive sottotraccia, come un eremita o certi personaggi di Scorsese. Può vantare: una laurea in storia dell'arte; un passato da cabarettista e da preside in istituti d'agraria; una costosa collezione di Juke box Wurlitzer anni'50 e un'altra, urticante al tatto, di piccoli Gabibbi. Ricci non si fa mai vedere in tv, non frequenta i salotti, non parla mai della moglie e delle figlie. È vendicativo. Quando vuole sa essere una carogna. Vuole spesso.

Ne ricordano ancora la ferocia -per dire- Del Noce, Sgarbi, Baudo, perfino il Mago Zurlì, da lui massacrati da ogni angolatura. Di Ricci non puoi scrivere male, specie sui dati d'ascolto, anche quando sbaglia; se lo fai, il giorno dopo ti sommerge di comunicati, di istogrammi e di sfottò che ti marchiano a vita. La lettera scarlatta di Hawthorne, rispetto al segno della sua ira, è un tatuaggetto fatto con l'henné.

 

Oggi l'ira tocca Carlo De Benedetti. Al quale il vate di Striscia ha dedicato un pregevole fotoromanzo "Re Carlo va alla guerra", in cui tritura l'ingegnere e Gad Lerner. Dal 2009 Ricci è il peggior nemico di Gad, in quanto con le veline emblema di un'etica pubblica marcia e maschilista che nasce a Cologno e arriva in Parlamento. Gad chiamò Ricci: «il Dante Alighieri del berlusconismo»; Ricci rispose «Lerner è il Petrarca di Telecom, il Brunetto Latini degli Agnelli».

 

In più fece notare a Gad che nei periodi di crisi la gnocca è un bene rifugio, e che avrebbe soppresso le veline solo quando la Rai l'avesse fatto con Miss Italia. Oggi Antonio ha alzato il bazooka più verso l'alto (De Benedetti) promettendo di voler ribattezzare le sue ragazze "le Carline". Il fotoromanzo di cui sopra è pagato di tasca sua. Conoscendone il leggendario braccino corto, la guerra è solo agli inizi.25-03-2011]

 

 

bordello generali - in una nota su richiesta della Consob, perinotto precisa che ’non ha prestato alcuna garanzia a favore Petr Kellner o del gruppo Ppf, che l’uscita di Ppf dalla joint venture Generali-Ppf Holding non è debito" - BEN AMMAR: "ho consigliato a Della Valle d’occuparsi di quello che aveva detto Del Vecchio che aveva dato le dimissioni dal Cda di Generali perchè non gli andava bene alcuni affari di Generali in Europa dell’est’

1- EXIT PPF DA JV ANCHE CON IPO, VENDITA TERZI O ASTA
(Il Sole 24 Ore - Radiocor) - L'uscita di Ppf dalla joint venture con Generali per le attivita' assicurative in Centro-Est Europa, di cui il gruppo del finanziere ceco Petr Kellner detiene dal 2008 il 49%, nel caso di mancato rinnovo dell'accordo, potra' avvenire anche attraverso Ipo, vendita a terzi oppure asta, oltre che tramite l'acquisto da parte della compagnia triestina, detentrice del 51% di Generali Ppf holding, 'a discrezione di quest'ultima'.

 

E' quanto indica il comunicato diffuso da Generali con i dettagli sugli accordi con il gruppo Ppf, su richiesta di Consob. La nota sottolinea che i termini dell'intesa sono stati 'approvati con voto unanime dal Consiglio d'Amministrazione e dal Comitato Esecutivo di Generali' e che nella realizzazione della jv non c'e' stato 'alcun premio di maggioranza a carico di Generali'.

2- GENERALI NON HA PRESTATO ALCUNA GARANZIA A FAVORE KELLNER O GRUPPO PPF
Radiocor - Generali, in una nota su richiesta della Consob, precisa che 'non ha prestato alcuna garanzia a favore Petr Kellner o del gruppo Ppf', che l'uscita di Ppf dalla jv Generali Ppf Holding bv non e' debito, in quanto non c'e' obbligo incondizionato per Generali all'acquisto. La compagnia sottolinea che tutte le ipotesi di uscita Ppf sono sotto il controllo di Generali e che non c'e' necessita' di un fondo rischi su exit Ppf, in quanto, a oggi, non e' configurabile alcun rischio di perdite future.

 

3 - TARAK BEN AMMAR IERI A SKY TG24, ABBIAMO CHIESTO SOLO CHIARIMENTI
(Adnkronos)
'Non abbiamo fatto altro che chiedere chiarimenti e di farlo pacificamente. Mi dispiace che sembra una guerra tra italiani e francesi. Dobbiamo tutti essere calmi. I dialogo e' la base per evitare una guerra'.

 

'Sembra una guerra italo-francese ma tutto questo -spiega Ben Ammar- e' falso. Quello che e' avvenuto e' molto semplice ed e' iniziato con un articolo di Della Valle che prendeva di mira Geronzi per ragioni in cui non voglio entrare nel merito. Da consigliere di Mediobanca -sottolinea l'imprenditore franco tunisino- ho risposto a Della Valle che il problema non era Geronzi e ho consigliato a Della Valle, una persona per bene e che rispetto, d'occuparsi piu' di quello che succedeva in Generali visto che aveva detto quello che aveva detto Del Vecchio che aveva dato le dimission dal Cda di Generali perche' non gli andava bene alcuni affari di Generali in Europa dell'est'.

 

Vincent Bollore', il vicepresidente di Generali, sottolinea ancora Ben Ammar, 'ha fatto solo il suo dovere', quello di un consigliere di amministrazione che 'ha l'obbligo di trasparenza' Comunque, aggiunge, Ben Ammar, 'non c'e' niente di cosi' drammatico'. Questa vicenda, rileva, 'e' diventata una discussione sulle persone e non sui fatti. Aspettiamo tranquillamente'. 28-03-2011]

 

 

C’ERAVAMO TANTO AMATI - VOLANO STRACCI BAGNATI TRA GENCHI-DE MAGISTRIS - L’EX SUPERCONSULENTE delle inchieste ’Toghe lucane’ e ’Why not’ SCARICATO DALL’EX PM (“MI FIDAVO DELLA SUA PROFESSIONALITÀ e mai avrei potuto sospettare che le utenze indicatemi da lui fossero dei parlamentari”) SI SFOGA PRIMA DEL PROCESSO PER ABUSO D’UFFICIO: “QUANDO SI È SAPUTO CHE C’ERANO DELLE UTENZE DI PARLAMENTARI, L’HO DETTO AL PM CHE SI è REGOLATO PER CONTO SUO" - SCAZZO ANCHE CON LA FORLEO

Leo Amato per www.ilquotidianoweb.it

 

«L'unico magistrato di cui nella mia vita mi sono veramente innamorato è mia moglie. Si chiama Tania Hmeljak. Insieme abbiamo un figlio che si chiama Walter».

Mette subito in chiaro una cosa Gioacchino Genchi, il superconsulente delle inchieste 'Toghe lucane' e 'Why not'. Ha lavorato per anni nell'oscurità per le procure di mezza Italia. Luigi De Magistris gli ha regalato la celebrità, ma gli è costata tanto, molto di più di quanto si aspettasse.

Per cominciare la sospensione dal servizio in polizia. Quindi un processo che inizierà lunedì per «lo scandalo più grande della storia della Repubblica». Così l'aveva annunciato nientedimeno che il presidente del Consiglio Berlusconi. Acquisivano, elaboravano e trattavano illecitamente i tabulati telefonici di otto parlamentari della Repubblica senza chiedere l'autorizzazione alle due camere.

 

Poi c'è l'accusa di concorso in abuso di ufficio, perché «agendo tra loro con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso arrecavano intenzionalmente un danno ingiusto (ai parlamentari, ndr) consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni».

Sentito dal magistrato che ha condotto le indagini, De Magistris ha scaricato le responsabilità sul superconsulente. «Ci tengo poi a far presente - ha dichiarato - che avendo maturato una lunga esperienza come pm mai avrei consapevolmente disposto l'acquisizione dei tabulati di un parlamentare (...) Mi fidavo della professionalità di Genchi e mai avrei potuto sospettare che le utenze indicatemi da lui fossero dei parlamentari».

Se c'era stata intesa in sostanza è finita da un bel pezzo, anche perché Genchi racconta tutta un'altra storia, ossia che allora non si sapesse che quei numeri telefonici appartenessero a dei parlamentari, e quando si è scoperto è stato fatto presente al pm (De Magistris) che si è regolato per conto suo.

 

Quanto all'inchiesta sulle 'Toghe lucane' Genchi tiene a precisare il senso del suo lavoro. «La mia relazione - risponde al Quotidiano - conta di oltre 30.000 pagine, più allegati. Dall'acquisizione e dallo sviluppo dei tabulati, all'analisi dei numerosi cellulari e personal computer in sequestro, all'analisi e dall'incrocio delle intercettazioni telefoniche e delle dichiarazioni fiume dei testi escussi, non ho trovato alcun riscontro - dico nessuno - alle postulazioni accusatorie profilate dal p.m. e dalla polizia giudiziaria».

Non è soltanto una presa di distanza, ma l'inizio di un vero e proprio sfogo.
«Invero gli unici riscontri positivi, da me rilevati e valorizzati, riguardano il possibile uso indebito di un cellulare di servizio (in uso al magistrato di turno) della procura della Repubblica di Potenza, con cui - oltre a numerosissime conversazioni di indubbia finalità privata - erano state eseguite numerose chiamate, in orari e in giorni ben precisi (che rendevano agevole l'individuazione dell'autore), a una numerazione di una hot-line, con l'addebito all'erario di costi sensibili. Verosimilmente doveva trattarsi di una cartomante».

 

Si tratta dell'accusa che è costata un'indagine per peculato al pm Claudia De Luca. Per lei Vincenzo Capomolla negli scorsi mesi ha chiesto il rinvio a giudizio ed è in corso un processo a Catanzaro.

Genchi risponde anche a un'insinuazione pubblicata dal gip della storica inchiesta sulla scalata Unipol-Bnl, Clementina Forleo, che ha attaccato De Magistris dalle pagine del suo blog di indicibili «compromessi e doppiopesismi», citando un episodio in particolare in cui si intravede una figura che per molti aspetti assomiglia alla sua.

«Troppe persone ormai 'sanno' - scrive Clementina Forleo - e anche il suo consulente prima o poi dovrà dar conto di quanto riferitomi il 9 ottobre 2009, nonché della telefonata che verso le ore 10.00 di quel giorno ebbe a fare dal suo cellulare a qualcuno che gli aveva consigliato di 'tagliare' dalla sua opera in fase di pubblicazione il capitolo che trattava di tale insigne personaggio - noto per accompagnarsi con mogli di bancarottieri salvati da sicure condanne da casuali (per carità!) errori di suoi compagni di corrente rimasti impuniti - e delle sue pressioni volte a 'rovinarmi'».

 

Dato che a fine 2009 di fatto è uscito in libreria 'Il caso Genchi', la domanda non è peregrina. «A proposito delle dichiarazioni di Clementina Forleo e Luigi De Magistris mi sovviene una espressione di Giovanni Falcone che non dimenticherò mai. Un giorno, rientrando dalla Toscana da una trasferta per una indagine su un presunto traffico d'armi su cui indagava un magistrato del luogo, Falcone, commentando il mio scetticismo su quell'indagine (e non solo sull'indagine) mi disse: «Caro Genchi, sono più d'aiuto alla mafia i miei colleghi che pensano di avere vinto il concorso per Dio di quanto non lo sono taluni affiliati, che con i lori errori ci consentono di combatterla».

 

Purtroppo rilevo che ancora oggi ci sono dei magistrati (ed ex magistrati) che pensano di «avere vinto il concorso per Dio». Per quanto mi riguarda ogni indagine è ricerca della prova e accertamento della verità su una 'notitia criminis' (notizia di reato, ndr). L'indagine non può e non deve essere lo strumento per cercare o creare la 'notitia criminis'.

L'indagine è anche fantasia ed è normale che in quell'ambito si possano profilare degli indizi che necessitano di approfondimenti finalizzati alla ricerca della prova. Ecco perché ritengo - sempre come sosteneva Falcone - che la più grande virtù di un investigatore non è quella di non sbagliare mai nel seguire una pista, ma è quella di sapere fare tanti passi indietro di quanti se ne sono fatti in avanti quando ci si accorge di avere sbagliato strada.
Tutto qui».28-03-2011]

 

 

 

DOPO TREDICI ANNI, NUOVO MIRACOLO NELLA GROTTA: UN ARTIGIANO FRANCESE RIACQUISTA L’USO DELLA GAMBA - dall’11 febbraio 1858, giorno della prima apparizione della Vergine a Bernadette, solo l’uno per cento di circa 7 mila "dichiarazioni di guarigione" sono state riconosciute "miracolose". Finora erano 67 (

Alberto Mattioli per "la Stampa"

 

Un miracolo a Lourdes può sembrare una notizia scontata. In realtà, dall'11 febbraio 1858, giorno della prima apparizione della Vergine a Bernadette, solo l'uno per cento di circa 7 mila «dichiarazioni di guarigione» sono state riconosciute «miracolose». Finora erano 67: l'ultima miracolata «riconosciuta», nel 2005, fu una siciliana, Anna Santaniello.

 

Da ieri c'è il miracolato numero 68. Si chiama Serge François, un artigiano di Angers in pensione. Il fatto risale al 12 aprile 2002. Serge aveva praticamente perso l'uso della gamba sinistra, semiparalizzata dopo due operazioni. E soffriva di terribili dolori, leniti solo da iniezioni di morfina.

Quel giorno, nella grotta, dopo aver pregato e bevuto l'acqua, Serge sentì, parole sue, «un dolore così lancinante che credevo di morire». Poi «la gamba che mi faceva tanto soffrire e che era sempre fredda si è riscaldata». Tanto che poi, per «rendere grazie», è andato in pellegrinaggio a Santiago di Compostela: 1.570 chilometri, e a piedi.

 

Ieri il suo vescovo, Emmanuel Delmas (che, ironia della sorte, è medico di formazione) ha solennemente riconosciuto il carattere «remarquable» della guarigione, senza parlare di «miracolo». «Ma per me non c'è dubbio - spiega monsignor Delmas al Figaro -. Avrei potuto usare il termine "miracolo". Tutto permetterebbe di farlo, ma mi sembrerebbe un po' presuntuoso».

 

L'eufemismo del prelato si spiega con le prudentissime regole della Chiesa in materia di guarigioni, ulteriormente irrigidite nel 2006. Il primo passaggio è la visita da parte dell'équipe medica di Lourdes, per due anni diretta da un italoamericano, Alessandro de Franciscis, che ha esaminato 38 casi nel 2009 e 33 nel 2010. La commissione prende in considerazione l'intero dossier clinico, ordina nuovi esami e lascia passare altro tempo, perché la guarigione dev'essere «permanente».

 

Poi, se tutto risulta convincente, dichiara una «guarigione constatata». Per passare allo stadio successivo servono altre due indagini. Una è ancora scientifica, con gli esami di due collegi medici - il secondo internazionale - che si riunisce a Lourdes una volta all'anno. L'altra è religiosa, effettuata da una commissione diocesana presieduta dal vescovo del «miracolato», che esamina gli aspetti spirituali della guarigione e del guarito.

Se anche questa è d'accordo, la guarigione è «confermata», come nel caso dell'artigiano di Angers. Adesso gli manca la terza tappa, la «guarigione ratificata», la sola che, secondo il diritto canonico, permette di parlare di «miracolo». Ma il signor François il suo miracolo l'ha già ottenuto. Lungo 1.570 chilometri.

 29-03-2011]

 

 

1- TUTTO PRONTO PER IL PROCESSO DEL CAZZO E DELLA FICA, L’UNICO PROBLEMA È CHE OGGI MANCHERà PROPRIO SOLO IL PROCESSO. ANCHE PARARSI IL CULO (E LA POMPETTA) NELL’ESERCIZIO DEL BUNGA BUNGA MINORILE è "FUNZIONE MINISTERIALE" UN MINIMO TIMORE, IL CAINANO CE L’HA: QUELLO CHE MINETTI. MORA E FEDE PATTEGGINO - 2- DOPO IL COLOSSEO "SVENDUTO" ALLO SCARPARO A PALLINI, SPONSORIZZAZIONE ANCHE PER IL PARTY ’KAROL SANTO SUBITO!’ "IL CARDINAL VALLINI HA CHIESTO L’AIUTO DI SPONSOR PER COPRIRE TUTTE LE SPESE DELLA BEATIFICAZIONE". FARANNO LA SOLITA COSETTA SOBRIA? - 3- IL PICCHIATELLO ELKANN è "GRATO A MARCHIONNE PER LO SCORPORO DELL’AUTO". ANCHE GLI OPERAI SONO GRATI PER LO SCORPORO. DELLO STIPENDIO. E GLI ITALIANI PER LO SCORPORO DERIVANTE DALLA CASSA INTEGRAZIONE PER UN ANNO E MEZZO - 4- STAMPA! PARTE IL FREE MARKET PER IL CELEBRATO SALONE DEL TRUCIOLATO BRIANZOLO -

A cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota

1- ANCHE PARARSI IL CULO (E LA POMPETTA) NELL'ESERCIZIO DEL BUNGA BUNGA MINORILE E' "FUNZIONE MINISTERIALE"

 

Ma che spettacolo patriottico! La Camera vota il conflitto di attribuzioni per salvare il suo Padrone, mentre il ministro (per caso) Mariastella Gelmini va a Porca a Porca per dire che "davvero quella notte il premier pensava di intervenire a favore della nipote di Mubarak".

Insomma, senza rispetto alcuno per chi li ha tolti dalla strada, lo fanno pure passare per un idiota. Per l'agile prosa del commissario Davanzoni, siamo all'"abuso di Parlamento" (Re-pubica p. 1). Per il Corriere di don Flebuccio, "Contino le aule, non le piazze" (Sergio Romano") e al massimo siamo di fronte a un "ingorgo giudiziario" (Massimo Franco, p 1). Puo' bastare cosi', oggi.

Solo una considerazione generica, da luridi cronistacci di strada. Dev'esser bella la vita dello strapagato commentatore italiano di mezza eta': basta esprimere le opinioni separate dai fatti, arzigogolarle bene fino a farli sparire, e alla fine una augusta presentazione dei propri libri (ben distribuiti) sara' sempre assicurata.

 


Comunque un minimo timore, il CaiNano ce l'ha, almeno secondo Marco Galluzzo: quello che Minetti. Mora e Fede patteggino (Corriere, p. 5). Modesta domanda: ma i loro avvocati chi li paga e per chi altro lavorano?
Condivisibile al 100 per cento l'attacco del pezzo di Luigi Ferrarella: "Con tutto pronto per il processo, l'unico problema e' che oggi manchera' proprio solo il processo" (Corriere, p. 9)


E ha ragione da vendere anche Paolo Colonnello sulla Stampa: "C'e' qualcosa di intrinsecamente berlusconiano nella decisione presa ieri dai vertici del tribunale di Milano di imbiancare a tempo di record l'aula e di nascondere con grandi pannelli le gabbie dove di solito siedono, al posto degli imputati, i giornalisti" (Stampa, p. 3).

 


Dove per "giornalisti" s'intendono anche quelli delle tv che questi processi del Capo li raccontano il meno possibile.


2- PRIMA IL PESCE, POI SANTO KAROL!
Che bella la Chiesa che santifica se stessa. Gesu' l'ha fondata proprio per questo: per santificarsi tra papi, mica per santificare le pecorelle. E allora e' salvifico leggere che "Wojtila prenota un posto nel calendario. Festa ogni 2 aprile come per i santi. Il Vaticano deroga alla norma sui beati: per lui il culto sara' universale" Ma tutto costa per la modesta Santa Acquisizione, e allora "il cardinal Vallini ha chiesto l'aiuto di sponsor per coprire tutte le spese della beatificazione " (Repubblica, p. 21). Faranno la solita cosetta sobria?

 


3- UN CETRIOLO NELLA MACCHINA DEL FANGO
per la serie il diavolo e' nei dettagli, geniale boxino sul Cetriolo Quotidiano dedicato allo scoop del Giornale sull'Oak Fund (p. 5). A volte, basta davvero un minimo di memoria.


4- DISECONOMY
"Hotel, aerei, fazendas e ospedali. Il piano vendite del San Raffaele. L'obiettivo: incassare subito 120 milioni per far fronte ai 900 di debiti" (Corriere, p. 25). Il resto li mettono le sante banche?

 


5- SCORPORERAI CON DOLORE, MA ANCHE CON PIACERE
Illustrato Fiat ci regala sempre notizie meravigliose:
"Elkann: spin off perfetto. Da Chrysler nuovo valore" e aggiunge "grato a Marchionne per lo scorporo dell'auto". Anche gli operai sono grati per lo scorporo. Dello stipendio. E gli italiani per lo scorporo derivante dalla cassa integrazione per un anno e mezzo (Stampa p.
28, Teodoro Chiarelli). Nel pezzo si legge che, "tra Mark Twain e le piantagioni di caffè', c'e' il John Elkann che forse non ti aspetti nella lettera agli azionisti Exor".


6- IL QUARTIER GENERALE BANCARIO INFORMA
a mezzo Corriere della Pica, che "Intesa Sanpaolo, si' all'aumento da 5 miliardi per crescere all'estero" (p. 29). E due pagine dopo, eccone un'altra: "Draghi promuove gli aumenti di capitale: Segni incoraggianti" (p. 31). Secco il titolo della Stampa di Torino, la citta' che s'e' fatta fottere la prima banca italiana (per liquidità) senza colpo ferire: "Intesa, via libera unanime all'aumento" (p. 27). Sulle peripezie di Urbano Cairo, l'ex badante di Veronica Lario, va detto pero' che alla Stampa sono sempre coraggiosi, liberi e indipendenti (p. 43).

 


7- AGENZIA MASTIKAZZI (NON TUTTE LE MARKETTE VENGONO COL BUCO) "Sacconi: l'Italia arretrata? Tutta colpa degli anni Settanta. Il ministro nella prefazione a un saggio sul decennio: "Dal welfare al lavoro, dobbiamo superare quei dogmi". Casa editrice dei De Michelis, autori tutti avanzi di Garofano, ricca recensione del Corriere. Ma qualcosa va storto, e gliela impaginano sotto la seguente inchiesta: "Caccia a conti e case all'estero". Larini e Mach di Palmestein son tornati? No, tranquilli, e' solo il Madoff dei Parioli. Che negli anni Settanta chissa' che lavoro faceva (p. 21)

 


8- VIENI AVANTI CREATIVO
bella pagina di pubblicita' del ministero del turismo austriaco sull'apposito inserto Viaggi di Repubblica (p. 50). Vi si vedono un tizio e una tizia in pedule che ballano il jazz davanti a un rifugio. Oh, ma due un po' meglio non li avevate in tutta l'Austria? E lei come cazzo l'avete vestita, che gia' era una cozza alpina di suo? Complimenti anche allo slogan pubblicitario: "Ma certo, e' l'Austria!"

 


9- FREE MARCHETT
Comincia il celebrato Salone del Truciolato Brianzolo, e come ogni anno i giornali si vendono anche al culo. Oggi comincia il Corriere con questo valoroso pezzo di Annachiara Sacchi, dal titolo "Perche' sono una star? Un angelo italiano ha capito le mie idee" (p. 27). Si parla di Philippe Stark, "inventore della lampada Romeo per Floss". Durissimo l'attacco: "Immaginifico, versatile, sperimentale. E concreto, instancabile, vulcanico. Difficile sintetizzare il genio di Starck, l'uomo che ha sovvertito le regole della progettazione con un'ironia iconoclasta".

 

Ecco, a parte lo spreco di affetto, ci perplime la distruzione di significato che viene operato scientificamente in certe pagine. Per esempio, la parola "iconoclasta" non ce la potete applicare a uno che disegna lampadine da mille euro.

 06-04-2011]

 

 

 

1- IL PAPA A PASQUA DOVRÀ CHIEDERE IL PERMESSO PER LA VIA CRUCIS AL COLOSSEO? - 2- COSÌ LA ROMA DI LETTA E ALE-DANNO HA CONSEGNATO IL COLOSSEO A DELLA VALLE - 3- NEL CONTRATTO ANCHE LE CHIAVI PER VISITARE L’ANFITEATRO FUORI ORARIO. SE LO SCARPARO VUOLE ENTRARE NEL COLOSSEO CON GLI AMICI SUOI IN GITA A ROMA PUÒ FARLO - 4- ANCORA. L’IMPEGNO FINANZIARIO DI TOD’S SARÀ SPALMATO LUNGO LA DURATA DEI LAVORI MENTRE I DIRITTI DI ESCLUSIVA DECORRONO DA SUBITO. UNA PARTE DELL’INVESTIMENTO DELLO SPONSOR MARCHIGIANO, PARI A 2,5 MILIONI DI EURO, SARÀ USATO PER COSTRUIRE UN CENTRO SERVIZI CHE POTRÀ PUBBLICIZZARE IL MARCHIO TOD’S - 5- NEL CONTRATTO UN RUOLO CENTRALE È RISERVATO ALL’ASSOCIAZIONE SENZA FINI DI LUCRO DEGLI “AMICI DEL COLOSSEO” BY TOD’S, NELLA QUALE POTRANNO ENTRARE TUTTI I SOGGETTI CHE VOGLIONO SOSTENERE IL RESTAURO, SOLO COL BENEPLACITO DI TOD’S

Marco Lillo per "il Fatto quotidiano"

Finalmente si discute a carte scoperte. L'accordo tra la Tod's e il Ministero dei Beni Culturali per il restauro del Colosseo, a oltre due mesi dalla firma, è pubblico. Grazie al Fatto Quotidiano che ha dato notizia domenica dei suoi contenuti e poi ieri ne ha pubblicato il testo integrale (prima che le agenzie lo rilanciassero ore dopo, senza citare la fonte) tutti possono giudicare da soli la portata e il significato della convenzione.

 

Il contratto è stato firmato il 21 gennaio scorso da Diego Della Valle, in qualità di presidente di Tod's, dall'architetto Roberto Cecchi, in qualità di commissario delegato per l'area archeologica di Roma e da Anna Maria Moretti, in qualità di soprintendente speciale.
Diego Della Valle si impegna a erogare 25 milioni di euro per finanziare i lavori di restauro prestando una fideiussione all'avvio di ogni lotto.

L'impegno finanziario di Tod's sarà spalmato lungo la durata dei lavori mentre i diritti di esclusiva decorrono da subito. Tra questi c'è anche il diritto "concesso a Tod's dall'articolo 4 comma 2: "lo sponsor avrà diritto "di accesso al Colosseo per gruppi di persone". Se Diego Della Valle vuole entrare nel Colosseo con un gruppo di partner americani o russi in gita a Roma può farlo "con modalità da concordarsi preventivamente con la soprintendenza e senza interferire con il naturale svolgimento delle attività in essere al Colosseo, come le visite del pubblico".

 

Insomma, Della Valle, pur disponendo di fatto delle chiavi del Colosseo, non dovrà escludere dal godimento chi ha pagato il biglietto. Nè i suoi ospiti, magari presi dalla foga di imitare il gladiatore potranno inoltrarsi, a norma di accordo "in ambienti in cui non sia garantita la sicurezza".

Una parte dell'investimento dello sponsor, pari a 2,5 milioni di euro, sarà usato per costruire un centro servizi sul quale la società che finanzia il restauro potrà pubblicizzare il marchio Tod's. Un ruolo centrale è riservato all'associazione senza fini di lucro degli "amici del Colosseo", da costituirsi da parte di Tod's e nella quale potranno entrare tutti i soggetti che vogliono sostenere il restauro, salvo il beneplacito di Tod's.

L'associazione potrà "realizzare una struttura temporanea e/o allestire una struttura fissa per l'accoglienza dei sostenitori dell'Associazione". Il centro sarà "ubicato nelle immediate vicinanze del Colosseo" e "potrà fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor". Il centro sarà "allestito per tutta la durata dei lavori di restauro e per i successivi due anni".

 

L'altro punto delicato dell'accordo sono le clausole di esclusiva che limitano i poteri del Commissario, che non potrà "concedere a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine e/o i propri segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori di restauro del Colosseo di cui al piano degli interventi".

Proprio in ottemperanza a questa clausola, come Il Fatto ha raccontato domenica, è saltata la serata Volkswagen per il lancio del nuovo modello della casa tedesca. Ieri - dopo le polemiche politiche suscitate dal nostro articolo - il sindaco Alemanno ha ribadito i vantaggi per la città: "Noi non regaliamo il Colosseo a nessuno. Continuare a mantenerlo così è una vergogna di fronte all'umanità".

 

Nell'accordo si prevede che Tod's abbia il diritto di "pubblicizzare, anche in abbinamento a prodotti e/o marchi dello sponsor, l'erogazione del proprio contributo per la realizzazione dei lavori di restauro del Colosseo". I diritti concessi "si intendono esercitabili sia in Italia che all'estero" e avranno "una durata di quindici anni a partire dalla data di costituzione dell'Associazione, eventualmente prorogabili". È probabile che Tod's quindi promuova, legittimamente, la sua immagine anche nei negozi di New York o Tokyo facendo riferimento al suo ruolo nel restauro.

 

Quello che invece ieri Tod's ha escluso è il puro intento speculativo: "Nessuna possibilità che il Gruppo Tod's utilizzi il monumento a fini pubblicitario-commerciali nè in via esclusiva nè in altro modo". E, probabilmente con riferimento al caso Volkswagen, mai citato per nome, il gruppo ha precisato nella sua nota: "Vogliamo solo fare in modo che l'immagine del Colosseo non sia svilita da interventi di puro stampo commerciale, proprio a evitare che possa capitare di trovare affissa al monumento la gigantografia di un'automobile".

05-04-2011]

 

 

 

WALL ST. DEBOLE DOPO LA SORPRESA DEL RIALZO DEI TASSI CINESI - L’ITALIA CRESCE DELL’1,1%, MOLTO MENO DELL’EUROZONA (+3%) - ELKANN SI VANTA DEI CONTRATTI IMPOSTI ALLE FABBRICHE FIAT - FIAMME PER DRAGHI: SCIOPERO A BANKITALIA - BANCOPOLI: STRETTA SU FRASCA, BRACCIO DESTRO DI FAZIO - “BELLI CAPELLI” COPPOLA: GALEOTTA FU MEDIOBANCA - HOPA ASSORBITA DA MITTEL, FINE DELLA “RAZZA PADANA” - A CASA DI “GOLDMAN SPECTRE” TORNANO I BONUS - RIOTTA RIOTTAMATO VA AL FORUM AMBROSETTI DA UNIVERSITARIO - LA EX BERTONE NON È BERTONE - VINO: 1 BOTTIGLIA SU 2 È TAROCCA…

1 - WALL STREET: APERTURA IN LIEVE RIBASSO (DJ -0,15%) SU RIALZO TASSI CINA...
Radiocor - Wall Street ha avviato la seduta di contrattazioni in leggero calo, dopo il rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Cinese e mentre il petrolio continua ad essere scambiato vicino ai massimi degli ultimi due anni e mezzo. Pochi minuti dopo l'inizio, il Dow Jones perde lo 0,15%, a 12.381,72, il Nasdaq lascia sul terreno lo 0,01%, a 2.788,99, e lo S&P 500 e' in calo dello 0,17%, a 1.330,62.

 

2 - OCSE: ITALIA, +1,1% PIL PRIMO TRIMESTRE E +1,6% NEL SECONDO - RITMO MOLTO PIU' LENTO DELLA MEDIA EUROZONA: +3% E +2,2%...
Radiocor - L'Economia dell'Italia dovrebbe essere cresciuta mediamente dell'1,1% (+/-1,4%) nel primo trimestre. Lo stima l'Ocse nel suo 'outlook' interinale, dove prevede per il secondo trimestre una crescita media dell'1,6% (+/- 1,6%). Si tratta di performance nettamente piu' basse rispetto alla media che l'Organizzazione ha indicato per l'Eurozona: +3% nei primi tre mesi e +2,2% tra maggio e giugno. Il Canada dovrebbe nel frattempo incarnare il ruolo di locomotiva del G7: +5,2% nella prima frazione e +3,8% in quella successiva.

3 - OCSE: +3% PIL DEL G7 NEL I SEMESTRE, GIAPPONE ESCLUSO...
Radiocor - L'economia dei Paesi del G7 nel primo semestre 2011 dovrebbe registrare una crescita annualizzata di circa il 3%. La stima pero' esclude il Giappone perche', spiega l'Organizzazione subito all'inizio del suo 'outlook' interinale, il costo totale del disastro che lo ha colpito non e' ancora quantificabile. Per l'Ocse comunque 'sembra che il recupero stia diventando autonomo', anche se sottolinea una disoccupazione sempre elevata, i rischi rialzisti del petrolio e la crisi dei conti dei Paesi periferici dell'Eurozona. Sono crescenti le aspettative d'inflazione e per questo, secondo la nota, in alcuni Paesi Ocse la politica monetaria dovra' occuparsi proprio della possibilita' che queste vadano fuori controllo.

 

4 - CINA: BANCA CENTRALE ALZA I TASSI DI INTERESSE DI 25 PUNTI BASE...
Radiocor - La People Bank of China (Pboc) con una mossa a sorpresa ha alzato oggi i tassi di interesse di 25 punti base. Il precedente rialzo risaliv a all'8 febbraio. La banca ha agito sulla leva dei tassi anche il 19 ottobre 2010 e il 25 dicembre 2010, dopo quasi tre anni in cui il tasso di riferimento restava invariato. La manovra destinata a contrastare la crescita dell'inflazione che, a marzo, dovrebbe aver superato la quota del 5%.

5 - LAVORO: INPS, A MARZO RICHIESTA CIG +45,1% SU MESE, -15,8% SU ANNO...
Radiocor - A marzo sono state richieste e autorizzate 102,5 milioni di ore di cig contro i 70,6 milioni di febbraio 2011 (+45,1%) e contro i 121,8 milioni del marzo 2010 (-15,8%). Lo comunica l'Inps: nel primo trimestre le ore di cig richieste sono state 233,4 milioni contro 299,7 milioni dello stesso periodo 2010 (-22,14%). I dati, spiega Inps, segnalano 'un andamento discontinuo dell'economia, che sembra aver superato il punto piu' alto della crisi, senza aver archiviato definitivamente le difficolta' produttive e occupazionali'.

 

6 - FIAT: ELKANN, FATTO MOLTO PER AGGIORNARE NORME SU CONTRATTI...
(Adnkronos) - "Nel corso dell'anno Fiat ha investito molto, in termini di tempo e di impegni, per aggiornare le norme che regolano i contratti di lavoro in Italia. Sono stati fatti passi in avanti e l'impegno della societa' rimane lo stesso: cambiare per poter essere piu' competitivi sul mercato". E' quanto si legge nella lettera agli azionisti di Exor del presidente della societa' John Elkann.

7 - EXOR: ELKANN, TEMPI E MODI SPIN OFF PERFETTI, GRAZIE A MARCHIONNE...
(Adnkronos) - "La decisione presa dagli azionisti di Fiat, con il pieno e convinto sostegno di Exor di dividere il gruppo in due distinte societa' quotate, Fiat e Fiat Industrial, e' stato l'evento piu' significativo del 2010". Lo sottolinea il presidente e ad di Exor, John Elkann, nella lettera agli azionisti ricordando che "noi pensiamo che questa separazione permettera' al mercato di vedere meglio le caratteristiche e il potenziale delle due societa'. Cio' dovrebbe anche tradursi in un maggiore apprezzamento del valore di ciascuna, rispetto a quanto accadeva quando erano unite".

"Sono grato a Sergio Marchionne e alla sua straordinaria squadra per aver reso possibile questo importante passo. Le ragioni, la scelta dei tempi e le modalita' di esecuzione sono state semplicemente perfette". "Non possiamo promettere operazioni come questa ogni anno -conclude Elkann- ma quando si presenteranno occasioni di questa portata, faremo tutto il possibile per coglierle".

 

8 - PREMAFIN: LISTA MICHELI RINNOVO SINDACI...
(ANSA) - Il finanziere Francesco Micheli e il figlio Carlo hanno presentato una lista di candidati per il rinnovo del collegio sindacale di Premafin in vista dell'assemblea del 29 aprile (2 maggio in seconda convocazione).

Lo rende noto un comunicato della societa' che ufficializza anche la presentazione di una lista del patto di sindacato dei Ligresti, composto da Canoe Securities, Hike Securities, Limbo Invest, Sinergia Holding di Partecipazioni e Immobiliare Costruzioni.

9 - DI FAZIO IN FRASCA - BANCOPOLI: STRETTA FINALE SUL BRACCIO DESTRO DELL'EX GOVERNATORE...
Adelaide Pierucci per "Lettera43.it" - A sei anni dallo scandalo, Bancopoli continua a tenere sulle corde Francesco Frasca e i "furbetti del quartierino". Un'inchiesta su cui indagano sia la procura di Milano che quella di Roma. Il prossimo 11 aprile, infatti, nel palazzo di giustizia della Capitale è previsto l'interrogatorio dell'ex capo della vigilanza della Banca d'Italia da parte del gip Giovanni Ariolli. Al centro dell'inchiesta, le manovre bancarie che, nel 2005, cercarono di strappare al Banco Bilbao Vizcaya Argentaria la Bnl.

 

Il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio Frasca, ai tempi delle scalate braccio destro dell'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, insieme ad altre 20 persone, da Giovanni Consorte e Giampiero Fiorani, e a 16 società per cui la procura di Roma nel marzo 2010 aveva chiesto il giudizio per aggiotaggio, insider trading e ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza.

Frasca e Fazio, intanto sono sotto processo anche nell'inchiesta gemella di Milano, sempre sulla stessa scalata a Bnl. Mentre per quella su Antonveneta i magistrati meneghini hanno già chiesto un anno e mezzo di reclusione per Frasca e tre per Fazio. In una intercettazione l'ex capo della vigilanza della Banca d'Italia si era sbottonato: «Ho fatto solo il passacarte di Fazio». Guai e declino di un top-manager.

 

10 - COPPOLA- GALEOTTA FU MEDIOBANCA...
Giovanna Lantini per "il Fatto quotidiano" - "Se non mi avessero fermato sarei entrato nel cda di Mediobanca a 38 anni". È solo uno degli argomenti portati domenica da Danilo Coppola domenica a In Mezz'Ora di Lucia Annunziata, nel corso della sua arringa difensiva imperniata sulla persecuzione da parte dei poteri forti oltre che di alcune Procure, in un proseguimento del botta e risposta a distanza ingaggiato la settimana scorsa con il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, che su La7 aveva citato il caso Coppola come esempio di buona magistratura.

Ma la citazione di Mediobanca sembra piuttosto un lapsus freudiano, visto che proprio un episodio che riguarda il rapporto tra Coppola e Piazzetta Cuccia contribuisce a dimostrare la tesi opposta. La Corte d'Appello di Roma ha infatti da poco sostanzialmente respinto il ricorso dell'ex "furbetto del quartierino" contro la Consob, che lo aveva multato per turbativa di mercato in relazione agli acquisti di titoli Mediobanca dell'estate 2005.

La Corte, sgombrando il campo "da tutte le valutazioni e doglianze sull'eccesso di potere" ha confermato il giudizio della Consob secondo cui gli acquisti furono "frutto della deliberata intenzione di provocare un rialzo del prezzo delle azioni", anche al fine di "evitare il versamento di ulteriori margini di copertura della garanzia del finanziamento (assicurato da azioni Mediobanca) a suo tempo erogato da Deutsche Bank a Tikal Plaza". Confermata anche la multa di 700mila euro, con la precisazione che la cifra è nella "fascia medio bassa" delle pene previste per questo tipo di violazioni.

11 - HOPA DENTRO MITTEL, ADDIO RAZZA PADANA...
Da "la Stampa" - Cala il sipario su uno dei marchi storici della finanza italiana: Hopa, la finanziaria che ha orchestrato la madre di tutte le scalate, quella alla Telecom lanciata nel 1999 dalla cordata di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno, verrà fusa in Mittel, scomparendo dal registro delle imprese dopo essere stata (quasi) dimenticata dalle cronache finanziarie. La società di Giovanni Bazoli, insieme al fondo lussemburghese Equinox Two di Salvatore Mancuso, aveva rilevato Hopa nel 2008, quando la holding bresciana, uscita con le ossa rotte dalle fallite scalate bancarie del 2005 e dal crollo dei mercati azionari, era ormai sull'orlo del fallimento.

Ora il cda di Mittel ha deciso «di avviare lo studio di un progetto complessivo di riassetto delle partecipazioni che prevede la fusione» in Mittel di Tethys, il veicolo creato per acquistare il controllo di Hopa. Preliminarmente si provvederà a fondere Hopa (che avrà incorporato anche Earchimede, altra società della galassia bresciana) in Tethys. L'addio alla holding che aveva portato la razza padana alla testa di Telecom chiuderà il processo di ristrutturazione avviato da Mittel ed Equinox Two (che uscirà da Hopa).

 

12 - GOLDMAN NON PERDE IL VIZIO: RITORNANO I BONUS STELLARI...
Antony Currie per "la Stampa" - La cultura dei diritti acquisiti è ritornata in Goldman Sachs. Per un paio di anni sembrava che la banca di Wall Street avesse compreso che esercitare la moderazione per le retribuzioni dei manager avrebbe trasmesso il messaggio che aveva imparato una certa umiltà dalla crisi finanziaria. Ma la decisione del Cda di offrire un bonus in contanti di 5,4 milioni di dollari al chief executive, Lloyd Blankfein, e quattro ai suoi colleghi ha fatto venir meno questa idea.

La rivelazione è giunta appena due mesi dopo che Goldman aveva annunciato di aver concesso a Blankfein e ad altri, azioni vincolate per 12,6 milioni di dollari ciascuno per il loro lavoro dell'anno scorso, un aumento del 40% rispetto al 2009. Come per quell'annuncio, Goldman ha aspettato fino al dopoborsa di un venerdì per rivelare la sua ultima generosa distribuzione di contanti, che sembra una soluzione vergognosa per tentare di nascondere decisioni controverse.

Il bonus in azioni era già difficile da giustificare. Il rendimento dei mezzi propri dell'11,5% di Goldman dell'anno scorso è stato quasi il doppio della media del 6% generato dalle quattro società identificate come concorrenti principali: Bank of America, Citigroup, JpMorgan e Morgan Stanley. Ma il confronto non è corretto. Tre di questi concorrenti hanno grandi sedi commerciali, che tendono a ridurre i guadagni dell'investment banking. E tutti e quattro stanno ancora riprendendosi dai duri colpi subiti durante la crisi.

 

Usarli come benchmark significa che il giro di bonus 2010 di Goldman è da attribuire alla performance degli anni precedenti. In ogni caso, sulla base di altri parametri Goldman è indietro. L'anno scorso, gli utili sono diminuiti di un terzo, mentre quelli di Jp Morgan sono migliorati del 48%. L'azione di Goldman è rimasta piatta, mentre quella di Citi è aumentata del 43%. E sebbene il rendimento dei mezzi propri di Goldman abbia superato quello dei rivali, dal 2009 è diminuito della metà. Poi c'è la questione di un pagamento di 550 milioni alla Commissione per la Borsa. Sono tutti motivi per ridurre i compensi e non per raddoppiarli.

13 - EDISON: NEL 2010 A QUADRINO COMPENSI PER QUASI 2 MLN, A ZUCCOLI 743MILIONI...
Radiocor - Umberto Quadrino, amministratore delegato uscente di Edison, lascera' con una liquidazione milionaria, a fronte di dieci anni di attivita' in Foro Bonaparte dopo che nel 2010, secondo quanto riporta la relazione al bilancio di Edison consultata da Radiocor, il manager ha percepito un compenso di 1,983 milioni. La retribuzione e' composta da un emolumento per la carica pari a 1,205 milioni e una parte variabile stabilita in un bonus di 757 mila euro legato al raggiungimento degli obiettivi di breve termine fissati dal cda, oltre ad altri benefici non monetari (coperture assicurative).

 

Inoltre, il cda aveva definito per l'a.d. un 'long term incentive' (Lti) per il periodo 2009-2010 da corrispondere al termine del mandato in corso, in linea con il programma Lti del management e collegato al raggiungimento di obiettivi strategici di medio periodo (rating finanziario/programma di eccellenza operativa). 'Il mancato raggiungimento degli obiettivi di Lti - si legge nel documento - ha fatto venir meno il presupposto di corresponsione del medesimo, sia con riferimento all'amministratore delegato che per tutto il management interessato'. Secondo la relazione al presidente di Edison, Giuliano Zuccoli, e' stato riconosciuto un compenso per la carica pari a 743 mila euro. Quadrino, a fine 2010, era in possesso di 850 mila azioni ordinarie Edison, mentre Zuccoli ne aveva in portafoglio 46 mila.

14 - MELFI, INTESA SULLE PAUSE DICE NO SOLO LA FIOM...
Da "la Stampa" - Sarà sottoposta all'esame delle assemblee dei lavoratori l'intesa che Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno siglato sul nuovo modello organizzativo sulle pause di lavoro alla Fiat di Melfi. Il sistema «Ergo - Uas» entrerà in vigore dall'11 aprile. All'intesa manca la sigla della Fiom. L'intesa tra azienda e sindacati prevede 40 minuti di pausa per il turno di lavoro giornaliero articolati in tre momenti, due da 15 ed uno da 10. Attualmente sono in vigore due pause da 20. Tale sistema sarà sperimentale e sarà oggetto di verifica. Questa sperimentazione sarà illustrata nelle assemblee dei lavoratori dopo l'incontro con la Fiom.

 

15 - MEDIA E SINDACATI - I PROBLEMI DI OAG NASCONDONO IL RITORNO DI BERTONE...
Da "il Giornale" - La Bertone, come carrozzeria, non esiste più da tempo. Da quando è stata rilevata dalla Fiat. Da quel momento l'azienda ha cambiato anche denominazione: non più Bertone, bensì Oag (Officine automobilistiche Grugliasco). La Bertone attuale, guidata dalla presidente Lilli Bertone e dall'ad Marco Filippa, si occupa in particolare di stile ed engineering, e dopo anni difficili propone ora un bilancio positivo. Le sue vicende nulla hanno a che vedere con quella che media e sindacati continuano a chiamare ex Bertone. Bertone è una cosa, Officine automobilistiche Grugliasco è un'altra. E basta con quell'«ex».

16 - WORKSHOP AMBROSETTI - RIOTTA SENZA «SOLE» ORA GIOCA PER PRINCETON...
Da "il Giornale" - Tra i più attivi, nel dibattito a porte chiuse del Workshop Ambrosetti dello scorso week end a Cernobbio, c'era Gianni Riotta, da pochi giorni ex direttore del Sole 24 Ore . Le sue domande ai relatori sono state considerate tra le più stimolanti dai 200 partecipanti. Mentre nelle pause Riotta preferiva starsene per i fatti suoi, sulla terrazza di Villa d'Este, salvo una simpatica rimpatriata con gli inviati del Sole . Ma, non essendo più direttore, Riotta non era lì in quota 24 Ore , bensì come accademico: per la Princeton University di cui, come si legge sul suo profilo Twitter , fa parte del Council on Foreign Relations e del Board.

 

17 - TAGLI AGLI STIPENDI E BLOCCO AUMENTI SCATTA LO SCIOPERO IN VIA NAZIONALE...
Dal "Corriere della Sera" - Ha fatto eccezione solo la Cida del Sindirettivo. Le altre sigle sindacali della Banca d'Italia hanno invece deciso di proclamare una giornata di sciopero per il 15 aprile per protestare contro la delibera del Consiglio Superiore che ha adottato anche per i dipendenti dell'Istituto di via Nazionale il blocco di tre anni della contrattazione aziendale e il taglio delle retribuzioni più alte previsto dalla manovra di luglio e dal decreto Milleproroghe. I sindacati, come spiega Angelo Maranesi della Fabi, sostengono l'autonomia della banca centrale e lamentano la mancanza di un accordo.

18 - GOOGLE: LARRY PAGE DIVENTA CEO, SCHMIDT PRESIDENTE...
(Adnkronos/Dpa) - Google ha un nuovo Chief executive officer. Il cofondatore del colosso del Web Larry Page ha preso le redini della compagnia da Eric Schmidt, che era stato cooptato nel board nel 2010 per fornire una guida esperta alla compagnia, allora molto giovane. Schmidt ora fara' il presidente.

La societa' aveva annunciato l'avvicendamento nel gennaio scorso, ponendo fine ad un decennio in cui Schmidt ha guidato l'azienda attraverso un complicato sistema di condivisione delle decisioni, in un triumvirato con Page, 38 anni, e Sergey Brin, 37, l'altro co-fondatore di Google.

 

I tre uomini sono tra i piu' ricchi del mondo: i patrimoni personali dei due co-fondatori sono stimati da Forbes intorno ai 20 mld di dollari, mentre Schmidt si ferma a 'soli' 6 mld. Si prevede che Page tentera' di rivitalizzare Google e di riportare il leader mondiale dei motori di ricerca e degli smartphone alle sue aggressive origini, quando era una start-up, dopo che l'azienda si e' lasciata sfuggire il filone del social networking, che ha permesso la nascita di nuovi concorrenti come Facebook.

 

19 - CIA, CONTRAFFATTA 1 BOTTIGLIA SU 2...
(ANSA) - Sugli scaffali e nei ristoranti di tutto il mondo sono sempre di piu' le bottiglie di vino che di italiano hanno soltanto il nome. Per ogni bottiglia autentica ce n'e' una contraffatta e ammonta a 2 miliardi il giro d'affari del vino 'tarocco' nel mondo. Lo rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Vinitaly che inizia giovedi'. Per tutelare i consumatori e il buon nome del vino italiano, secondo la Cia, e' necessaria una politica piu' efficace per il settore.

20 - PROCTER & GAMBLE: VENDE LE PRINGLES...
(ANSA) - Procter & Gamble vendera' 'Pringles', il noto marchio delle patatine nel 'tubo', alla Diamond Foods Inc, per 1,5 miliardi di dollari in azioni. L'operazione portera' alla nascita di un nuovo gigante dello 'snack'. Secondo l'accordo Diamond, conosciuta per 'Pop secret' popcorns e per le 'Kettle chips', si fara' carico dei debiti di Pringles che ammontano a circa 850 milioni.

 05-04-2011]

 

 

 

MARPIONNI D’ITALIA – L’IMPULLOVERATO VUOLE DIVENTARE IL PADRONE DELLA FIAT E RISCHIA PURE DI FARCELA - L’IMPRESA NON È MAI RIUSCITA A NESSUNO, DA ROMITI A DE BENEDETTI, A MORCHIO – LUI VUOLE TRASFORMARE LA FIAT IN FIAD: FABBRICA INTERNAZIONALE AUTOMOBILI DETROIT. SE I PIANI RIESCONO, INSIEME A CHRYSLER DIVENTERÀ UNA PUBLIC COMPANY AMERICANA ENTRO IL 2012 – E PER GLI AGNELLI LE BRICIOLE (TRA IL 10 E IL 15%): SEMPRE MEJO DI FALLIRE...

 

Stefano Cingolani per "il Foglio"

E se alla fine il vero padrone della nuova Chrysler-Fiat diventasse proprio Sergio Marchionne? Non il capo azienda, il che è scontato, ma il patron, come dicono i francesi, azionista e manager operativo tutto in uno. Una figura che non corrisponde né al paradigma imprenditoriale di Joseph A. Schumpeter né alla "mano visibile" di Alfred Chandler. Nella storia della Fiat, nessuno ci è riuscito. Chi l'ha tentato, è stato punito con la damnatio memoriae. Spesso bastava solo il sospetto.

La morte di Vittorio Ghidella, l'uomo che creò la Uno e contribuì alla rinascita degli anni Ottanta, è stata ricordata con ritardo e attraverso uno smilzo e burocratico comunicato dell'ufficio stampa Fiat. Quando era stato assunto, Ghidella possedeva la Roltra che faceva, tra l'altro, un motorino per i vetri elettrici delle auto. Così, l'accusa di conflitto di interesse (a essere benevoli) accompagnò la sua sconfitta. Il vincitore, Cesare Romiti, al pari di Vittorio Valletta, non ha mai percepito altro che lo stipendio (il cui ammontare non ricorda, dopo tutti questi anni).

 

Nemmeno un'azione Fiat, un bonus, una stock option. Quando lasciò, nel 1998, si portò via 185 miliardi di lire, Gemina e il controllo del Corriere della Sera: voleva diventare anche lui padrone, creare insieme ai figli una nuova famiglia di capitalisti. Non ci è riuscito.
"Ho avuto i pieni poteri", ricorda Romiti in tv, davanti all'inviata di "Report" e rivendica la sua lealtà nei confronti del sovrano. Eppure, anche lui salì sul trono nel 1993. Era un altro periodo nero, uno dei più bui per la Fiat e l'Italia. Crisi produttiva, crisi finanziaria, crollo della lira, dissoluzione del sistema politico, i magistrati di mani pulite che mettono sotto torchio l'intero top management.

 

Antonio Di Pietro tuona: "Si presentino i generali, è ora che la Fiat smetta di mandare allo sbaraglio i colonnelli". Finché Romiti fa la parte del cireneo e si becca una condanna che macchia il lenzuolo della onorabilità. Né Gianni né Umberto Agnelli subiscono l'onta del terzo grado a San Vittore. Ma sono a terra. Vengo salvati e nello stesso tempo ingabbiati da Enrico Cuccia che organizza un patto di sindacato con Generali, Deutsche Bank e Alcatel. Romiti ha il comando e nel 1996 diventa presidente, come Valletta.

 

Otto anni dopo, ci prova Giuseppe Morchio. Arrivato al vertice nel 2003, dopo la morte dell'Avvocato, pensa di cogliere la grande occasione nel maggio 2004, quando Umberto Agnelli, malato di cancro, non è più in grado di partecipare nemmeno all'assemblea della Fiat. Il giorno del funerale, la famiglia si riunisce per decidere la successione e l'amministratore delegato chiede di affidargli l'azienda come presidente ed espressione della proprietà, entrando nella cassaforte tra gli ottanta e passa eredi. Riceve un secco no. Si dimette, al suo posto arrivano Montezemolo e Marchionne. Mentre Jaki Elkann mette sul tavolo la quota che il nonno gli ha lasciato.

Gestore e azionista, dunque. Prima di Morchio, nel lontano 1976, lo stesso sogno viene accarezzato da Carlo De Benedetti. Quando viene chiamato, scambia la sua società, la Gilardini, con un pacco di azioni Fiat: una fettina della torta, non più del cinque per cento, rispetto agli Agnelli che ne hanno direttamente il 25, ma basta per non essere solo un dipendente. Resiste appena cento giorni. I suoi avversari dicono che voleva scalare l'azienda. Magari con l'aiuto di banche d'affari internazionali presso le quali ha sempre goduto gran credito. E' vero? "Non l'ho mai pensato", ha ammesso Romiti dopo tanti anni. Ma ormai l'Ingegnere è in tutt'altre faccende affaccendato.

 

Insomma, la Fiat non è indenne dalla sindrome di Dravot, il personaggio del racconto di Rudyard Kipling portato sullo schermo da John Huston. Creduto il successore di Alessandro Magno dagli abitanti del Kafiristan, finisce male quando gli ingenui montanari scoprono il bluff. Indossare la corona senza essere concepito da nobili lombi, non è facile nemmeno fuori dal "Fiatstan".

Lo dimostra Eugenio Cefis. Ex braccio destro di Enrico Mattei, rompe nel 1961, in dissenso sulla politica anti- americana. Un anno dopo, Mattei muore cadendo con l'aereo aziendale. Nel 1967, Cefis diventa presidente dell'Eni con i cui denari (pubblici perché l'azienda è dello stato) scala Montedison, in apparenza per fare un favore a Cuccia, in realtà per se stesso. Nel 1971 lascia l'Eni in mani fidate e prende possesso di Montedison. Contro questo Rastignac degli affari, Eugenio Scalfari scrive "Razza padrona". Appoggiato da Amintore Fanfani, nel 1974 Cefis si scontra con Gianni Agnelli per la presidenza della Confindustria.

Perde, ma si spartiscono i giornali: a Montedison il Messaggero (l'Eni ha già il Giorno), a Rizzoli il Corriere della Sera, mentre l'Avvocato ottiene che la Gazzetta del Popolo (sinistra Dc) non disturbi più la Stampa. Nel 1977, al culmine del potere, Cefis molla e si ritira in Svizzera. Gli dirà Cuccia: "Sono deluso, credevo che facesse il colpo di stato".
Nessun golpe è in vista per Marchionne, se non aziendale come sospettano i suoi ne- mici. Niente politica, nonostante qualcuno lo abbia auspicato, dopo il vittorioso braccio di ferro con la Fiom. Lui vuole trasformare la Fiat in Fiad (Fabbrica internazionale automobili Detroit) e incoronarsi indiscusso reggitore. Ce la farà?

 

Nella primavera del 2009, un'azione del gruppo torinese valeva poco più di tre euro, nel dicembre 2010 è arrivata a 14. Eppure, la quota di mercato è scesa in Europa e in Italia. L'amministratore delegato aspetta che il tubo intasato abbia scaricato completamente gli effetti perversi degli incentivi e annuncia nuovi modelli Fiat, Alfa e Lancia mentre arriva la Jeep a Mirafiori e l'auto ecologica negli Stati Uniti. I risultati si vedranno nell'inverno 2011- 2012. Allora, scatterà la seconda fase.

Se Chrysler torna al profitto può restituire ai governi statunitense e canadese 7,1 miliardi di dollari (dei quali 5,1 effettivamente utilizzati). Secondo i piani, avverrebbe a metà 2011. A quel punto, Fiat, che possiede il 25 per cento, potrebbe prendere un altro dieci a costo zero (la condizione, scrive l'accordo, è che realizzi le nuove vetture a basso consumo). Pagati i debiti con i contribuenti, potrà arrivare al 51. Lo ha detto in tv, in una smozzicata e confusa intervista strappatagli da "Report".

All'assemblea di mercoledì scorso, l'ultima della Fiat così come l'abbiamo conosciuta, ha ripetuto che ciò avverrà entro l'anno, poi le due società avranno un bilancio consolidato e si vedrà chi sostiene chi: Fiat vende meno nel Vecchio continente, Chrysler negli Stati Uniti sta andando meglio, ma è sostenuta dalle flotte aziendali. Più lento, invece, il secondo passaggio: slitta al 2012 la quotazione a Wall Street con una offerta pubblica di acquisto, premessa alla fusione vera e propria.

 

La nuova entità diventa una public company americana. Gli Agnelli scendono tra il dieci e il 15 per cento. Grosso modo quanto posseggono i Ford nell'impresa omonima. La metamorfosi è completa. Per l'antica monarchia del capitalismo italiano si prepara un destino opulento, ma meno rilevante perché senza l'auto si ridurrà il suo peso (anche politico). Quanto al manager con il maglioncino, ha già accumulato un tesoretto che equivale al due per cento della Fiat odierna. Se porta a casa tutta la posta, diventa il signore delle quattro ruote. Ma anche se ne prende metà, generazioni di studenti alla Har- vard Business School faranno gli esami sul suo poker globale. Perché nessun altro c'è riuscito; a cominciare da Dravot, il fratello massone che perse la testa perché volle farsi re.

04-04-2011]

 

 

 

Report in onda domenica 2 aprile alle 21.30 su RAI TRE.

La puntata si intitola “LA BANDA DEL BUCO” di Bernardo Iovene.

Segue  Sinossi:

Una cava una volta sfruttata, se non viene ripristinato l’ambiente, diventa una discarica. Questo in barba a una legge nazionale che regola le attività estrattive già dal 1927. Lo Stato poi, circa 40 anni fa,  ha trasferito alle Regioni le competenze per meglio regolare il fenomeno. Ma ancora oggi c’è chi non ha realizzato  il piano per le estrazioni sul proprio territorio. Non c’è in Piemonte dove le cave sono concentrate tra la provincia di Biella e quella di Vercelli, e dove, nonostante siano una zona dove avviene il ricambio delle acque  della falda,  si permette di scavare fino a50 metridi profondità per estrarre ghiaia e sabbia. A Caserta i colli Tifatini sono stati interamente erosi, la zona è stata dichiarata altamente critica e la magistratura è dovuta intervenire sui mancati ripristini e i mancati controlli sulle escavazioni abusive. A Brescia molte cave sono state trasformate in discariche, nonostante ci fossero già in piedi progetti per il ripristino ad uso agricolo o a verde. Ha deciso la regione anche contro il parere del comune, come a  Varese dove una cava abusiva, chiusa nel 1985, è stata riaperta e sono stati autorizzati scavi per circa un milione e mezzo di metri cubi.  Si tratta della collina di Cantello che è praticamente destinata a sparire, sotto però c’è la riserva d’acqua dell’intera città di Varese. Poi ci sono le cave di Carrara, dove da centinaia di anni i pregiati marmi sono estratti dalle montagne che sovrastanola città. Madal 1992 le ditte a valle portano, oltre i blocchi, anche le scaglie di marmo  che servono a produrre il carbonato di calcio. E così il traffico è balzato da200 amigliaia di camion che ogni  giorno rendono l’aria irrespirabile ai cittadini per via delle polveri rilasciate durantela movimentazione. Leconcessioni per legge dovrebbero essere temporanee, eppure le imprese sono sempre le stesse da decenni. C’è chi opera ormai da 16 anni  senza concessione, pagando un semplice canone che i comitati dei cittadini definiscono irrisorio rispetto al danno che creano all’ambiente, soprattutto se paragonato ai profitti di chi sfrutta il territorio.

 

Andrà inoltre in onda:

“COME MAIALI”

Di Michele Buono e Piero Riccardi

Partiremo dal recentissimo scandalo dei maiali tedeschi alla diossina, con la ricostruzione delle cause della contaminazione analizzate da osservatori tedeschi, per arrivare in Italia tra gli allevamenti dell’Emilia Romagna che devono convivere con le sempre più numerosi centrali a biogas che rendono più degli allevamenti stessi.

 

Per la rubrica “C’E’ CHI DICE NO”

“MARCO BOSCHINI”

Di Giuliano Marrucci

Mentre la politica nel suo insieme non perde occasione per dare una brutta immagine di se stessa, aumenta l’esercito di amministratori di piccole  e piccolissime realtà che per  poche centinaia di euro di rimborso spese decidono di dedicare tutto il lorotempo liberoalla costruzione di un futuro sostenibile per le loro comunità…

 Il video e la trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sarà on line sul nostro sito www.report.rai.it dieci minuti dopo il termine della messa in onda.

 Buona Visione!La Redazione.

 

 

L’ASIA CHIUDE POSITIVA, L’EUROPA PARTE CON I REALIZZI - ISTAT: CALA IL DEFICIT/PIL NEL 2010 (4,5%), CRESCONO LE ENTRATE (0,9%) - IL MAXI BONUS GOLDMAN PER BLANKFEIN (19 MLN $) - INTESA: Aumento di capitale da 5 miliardi - MARPIONNE VUOLE GLI USA PERCHÉ IN ITALIA SPROFONDA - JP MORGAN E MEDIOBANCA LAVORANO ALL’AUMENTO MPS - IL SILENZIO DI CERNOBBIO DI PÉBEREAU (BNP) - COL CONTROLLO DELLE TORRI DMT MEDIASET MIRA A RAI WAY? - Massimo Moratti entra nella holding di Tronchetti - QUANDO WIND PIACEVA A SCAGLIA E SAWIRIS…

1. BORSA: REALIZZI IN EUROPA, RIFLETTORI PUNTATI SU RIUNIONE BCE GIOVEDI'...
Radiocor - Apertura in rosso per l'Europa dopo i rialzi di venerdi', innescati dal buon dato Usa sull'occupazione. I riflettori sono puntati sulla riunione giovedi' della Bce, che decidera' in merito al rialzo dei tassi. Parigi segna -0,34%, Francoforte +0,03% e a Milano il Ftse Mib perde lo 0,14%. Giu' Mps (-5%) e Intesa Sanpaolo (-2,56%), con il mercato in attesa di imminenti aumenti di capitale. Prysmian +1,8%.

borsa londra

2. BORSA: ASIA POSITIVA; VOLANO MATERIE PRIMEA SIDNEY...
(ANSA) - Chiusura positiva per le principali borse di Asia e Pacifico. Tokyo ha segnato un rialzo dello 0,11%, Hong Kong, ancora aperta, sale dell'1%, mentre Shanghai é rimasta chiusa per festività. Gli acquisti si sono concentrati sul comparto delle materie prime, con il balzo a Sidney di Equinox Minerals (+28,55%), dopo l'offerta da 6,5 miliardi di dollari messa sul piatto da Minmetals Resources (+0,5% ad Hong Kong).

Una circostanza che ha acceso i riflettori anche su Murchinson Metals (+11,86%) ed Energy World Corporation (+11,22%). Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo +0,11% - Hong Kong +1,07% (seduta in corso) - Shanghai chiusa per festività - Taiwan chiusa per festività - Sidney +0,51% - Mumbai +1,01% (seduta in corso) - Singapore +0,50% - Bangkok +1,43% - Giakarta +0,40% (seduta in corso).

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI LUNEDI' 4 APRILE...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Zucchi.

- Milano: incontro Sodalitas 'Giovani & Impresa: un'alleanza per il futuro del Paese'. Partecipano, tra gli altri, Alberto Meomartini, presidente Assolombarda; Gian Francesco Imperiali, presidente Abb Italia; Diego Pignatelli, country head Ubs e a.d. Ubs Italia Sim; Diana Bracco, presidente Fondazione Sodalitas; Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione.

- Roma: cerimonia di inaugurazione della Mostra 'La moneta dell'Italia Unita: dalla lira all'euro', alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.

 

- New York: Italian Equity Roadshow 2011 di Borsa Italiana.

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - TASSI: L'aumento costera' alle Pmi seicento milioni (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1, 4-5). Giovedi' la stretta della Bce. Piu' cari i mutui a tasso variabile (Il Giornale, pag. 17). 'Fari accesi ma niente allarmismi'. Intervista a Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.5). Ripartono i prestiti al Sud ma le sofferenze restano alte. Intervista al direttore generale del Banco di Napoli Giuseppe Castagna (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.4)

NOMINE: Eni , Enel e Finmeccanica, ecco i nuovi presidenti (dai giornali)

ENEL: Piazza Affari premia il nucleare che non c'e' (Affari&Finanza, pag.1-6-7). Enel. The Lex Column (Financial Times, pag.16)

GENERALI: Alla fiera dell'Est i 'segreti' del Leone finiscono in piazza. Lettera al risparmiatore (Il Sole 24 Ore di domenica, pag. 7). Le munizioni di Caltagirone per la guerra sulle Generali (Affari&Finanza, pag.20). La madre di tutte le battaglie. E' l'ora della verita' (CorrierEconomia, pag.1-2-3)

PALENZONA: Bollore', Geronzi, Ligresti, tutte le sfide di Palenzona, il nuovo broker del potere (Affari&Finanza, pag.1-9)

BANCA MPS: L'aumento di capitale al vaglio della Fondazione (Il Corriere della Sera, pag. 13)

INTESA SANPAOLO: Aumento di capitale da 5 miliardi. Azioni ordinarie assegnate ai possessori dei titoli di risparmio (Il Messaggero, pag. 6). Intesa Sanpaolo va al test dell'aumento (Il Giornale, pag. 17). Piano capitale, la via stretta di Passera (Affari&Finanza, pag.219

 

BANCHE: Nuovi capitali, nuovi assetti. Cosa cambia per Intesa e Unicredit (CorrierEconomia, pag.1-6-7)

PIRELLI: Massimo Moratti entra nella holding di Tronchetti. Acquista il 6% di Gpi (Il Corriere della Sera, pag. 13)

PARMALAT: 'Allevatori pronti a difendere Parmalat'. Baietta, presidente della cooperativa Santangiolina, lancia un appello per coinvolgere nel capitale tutti gli altri produttori. La Cdp lavora al fondo per contrastare Lactalis: il ruolo della nuova Sgr (Il Giornale, pag. 17). Riparte dalla Consob il 'muro' anti-francesi (Affari&Finanza, pag.1-22)

MEDIASET: Spot, cosi' la Rai si e' arresa a Mediaset (Affari&Finanza, pag.1)

INVESTINDUSTRIAL: 'Vendo all'estero il brand Italia. Il prossimo passo, nella moda'. Intervista a Andrea Bonomi (La Stampa, pag. 23)

ENERGIA: Petrolio lontano dall'allarme rosso (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.22). Il fotovoltaico gioca la carte dei distretti. Piu' di 800 le imprese della filiera che muovono un giro d'affari ai 20 miliardi (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.13)

RISPARMIO: Siniscalco: 'Coniugare risparmio e mercato'. Intervista al presidente di Assogestioni (CorrierEconomia, pag.25)

ASSICURAZIONI: Gimkana sul web per spuntare la polizza migliore (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1-25)

 

LEGGE ANTI-SCALATE: L'Italia progetta un fondo d'investimento statale per respingere gli invasori (The Wall Street Journal, pag.4)

FISCO: Sgravi fiscali al Sud. Tremonti ora accelera (Il Corriere della Sera, pag. 12)

PROFESSIONISTI: Albi in lite sulle esclusive (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1)

5. ISTAT; DEFICIT-PIL 2010 CALA A 4,5%...
(ANSA) - Il rapporto tra deficit e Pil nel 2010 é stato pari al 4,5%, in calo a confronto con il 5,3% registrato nel 2009. Lo rileva l'Istat, diffondendo i dati grezzi sull'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche e spiegando che rispetto al 4,6%, sempre con riferimento al 2010, comunicato dallo stesso Istituto il primo marzo il dato di oggi è leggermente migliore perché non include l'effetto delle operazioni di swap.

Nel quarto trimestre del 2010 il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 3,8%, in miglioramento rispetto al 4,1% del corrispondente periodo del 2009. Lo rileva l'Istat diffondendo i dati grezzi sull'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche.

6. CONTI PUBBLICI: ENTRATE; +0,9% IN 2010, -0,6% IV TRIM...
(ANSA) - Le entrate totali nel 2010 sono aumentate complessivamente dello 0,9 %, con un'incidenza rispetto al Pil del 46%. Lo comunica l'Istat aggiungendo che nel 2009 erano calate del 2,3% (46,5% l'incidenza sul Pil). Considerando solo il quarto trimestre del 2010 le entrate sono diminuite in termini tendenziali dello 0,6%. In questo periodo il rapporto tra le entrate totali e il Pil è stato pari al 53,8%, rispetto al 55,1% del quarto trimestre del 2009.

 

7. L'AUMENTO MPS, AL LAVORO JP MORGAN E MEDIOBANCA...
Da "la Stampa" - Un mandato ufficiale non c'è ancora al momento. Ma, secondo fonti finanziarie, Mediobanca e la banca d'affari americana Jp Morgan sarebbero già al lavoro per preparare l'aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena. L'operazione, che ha l'obiettivo di rafforzare il patrimonio della banca senese presieduta da Giuseppe Mussari, sarà intorno ai 2,2-2,3 miliardi.

L''aumento di capitale dovrebbe essere approvato da un Consiglio d'amministrazione di Mps, successivo a quello previsto per giovedì. L'operazione sarà poi al vaglio degli azionisti della banca (tra cui la Fondazione Mps con una quota del 56%) in un'assemblea straordinaria che sarà convocata verso maggio, dopo l'assemblea del 29 aprile che approverà i conti del 2010.

 

8. MAXI BONUS AL PRESIDENTE GOLDMAN SACHS: 19 MILIONI...
Da "la Repubblica" - Tornano gli stipendi d´oro ai big di Wall Street. Goldman Sachs, la banca americana salvata grazie agli aiuti del governo, ha raddoppiato il compenso elargito per il 2010 al presidente e amministratore delegato Lloyd Blankfein, portandolo a 19 milioni di dollari.

La paga include anche il reintegro del bonus in contanti per la prima volta da tre anni. Il totale dello stipendio di Blankfein - riferisce l´agenzia Bloomberg - comprende infatti 5,4 milioni di dollari in contanti, più 12,6 milioni in titoli vincolati; 600 mila dollari come paga base e benefit per 464 mila dollari. Si torna così a un livello di retribuzione che si colloca quasi in mezzo tra quella del 2008 quando Blankfein e altri sei big manager non ricevettero bonus, e il record del 2007 con 67,9 milioni di dollari.

9. FIAT ESULTA IN USA MA QUI SPROFONDA...
Da "Il Fatto Quotidiano" - A vedere i dati sulle immatricolazioni, riferiti al mese di marzo, si capisce perché Sergio Marchionne non veda l'ora di fondere Fiat e Chrysler per sfruttare le potenzialità del mercato americano: in Italia il mercato automobilistico è sceso di quasi il 28 per cento. Ma il marchio Fiat è crollato del 39,81 per cento, oltre 26 mila vetture in meno dello scorso anno. Lancia scende del 22 per cento. Almeno l'Alfa sale, ben del 51,2 (lo scorso anno non c'era la Giulietta).

 

Per fortuna che, in prospettiva, c'è la Chrysler dove le immatricolazioni sono in rialzo del 31 per cento rispetto a marzo 2010. Mentre nei primi tre mesi del 2011, rispetto allo scorso anno, il balzo è addirittura del 51 per cento. Tempo qualche mese e le due aziende saranno una sola, così i tracolli della parte italiana, senza nuovi modelli e con poche idee, saranno un po' meno evidenti.

10. IL BANCHIERE PÉBEREAU SULLE UOVA A CERNOBBIO...
P. Br. per "Il Sole 24 Ore" - A Cernobbio Michel Pébereau si allontana veloce verso la sala del workshop Ambrosetti. Nel pieno di una guerra economica fra l'Italia e la Francia, il presidente di Bnp Paribas sceglie il silenzio. Certo, la sua posizione da spiegare è complessa. Questione di latte e di formaggi. Di alleanze strategiche e di sistemi paesi che si confrontano. Per comperare la filiera del roquefort, in Francia Lactalis ha costituito la Sofil, cedendone però il 40% a Crédit Agricole, a Société Générale e appunto a Bnp.

 

Adesso in Italia Lactalis vuole il latte e i succhi di frutta di Parmalat. E, fra i papabili che potrebbero partecipare alla cordata italiana che Intesa Sanpaolo sta organizzando, c'è anche Bnl, la storica banca del Tesoro italiano che, dopo la stagione delle privatizzazioni e l'estate dei furbetti del quartierino, è finita proprio in mano a Bnp Paribas. Una Bnl che, guarda caso, rappresenta uno dei principali istituti di credito con cui lavorano i Ferrero, ipotetici membri industriali della cordata. Altro che scontri fra sistemi. Latte non olet.

11. LA QUARTA PROVA DI SAMORÌ IN BPER...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Nel 2008 l'avvocato Giampiero Samorì era partito all'attacco della Bper con toni bellicosi: «Abbiamo la maggioranza in assemblea - disse - vogliamo il cambio del management». Oggi il cambio del management è sempre fra gli obiettivi dell'avvocato ma - dopo tre anni di sconfitte nell'assemblea della Bper - la lista "Bper futura" di Samorì, più che alla maggioranza, punta ad arrivare al secondo posto per avere diritto di indicare un consigliere di minoranza. Con il nuovo statuto, a ogni assemblea Bper vengono eletti sei consiglieri sui diciotto; cinque nella lista di maggioranza e uno nella lista di minoranza.

Il problema dello sfidante Samorì è che alla lista storica di Bper, il cui capolista è Piero Ferrari - personaggio non facile da insidiare nel territorio di Maranello - si è aggiunta quest'anno una terza lista guidata da Manfredi Luongo, ex-procuratore capo di Forlì. Sì vedrà il 16 marzo chi conquisterà l'assemblea. Per ora Samorì gode dell'appoggio dei sindacati Ugl e «a titolo personale» della dirigente Fisac-Cgil di modena, Alessandra Bernaroli. Basterà?

 

12. MEDIASET, DMT E LA TENTAZIONE RAIWAY...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Perché Mediaset si è comprata la Dmt e i suoi ripetitori da Alessandro Falciai? A livello industriale l'operazione ha senso: in Italia, al contrario della Francia e di tanti altri paesi, manca un big nazionale delle infrastrutture tv. Il risultato è che la rete di torri su cui rimbalzano i segnali delle emittenti televisive e degli operatori telefonici ha tanti proprietari sparsi per l'Italia. Acquisendo il controllo del 60% di Dmt (senza obbligo Opa, poichè si tratta di un'operazione industriale), Mediaset - che ha già le sue torri - potrebbe quindi aver gettato le basi per un balzo di ben più ampia portata.

Il primo passo le è costato ben poco: Dmt capitalizza poco più di 250 milioni e per un'Opa sul 40% di flottante servirebbero meno di 120 milioni, poca cosa per un colosso come Mediaset. Ma quei soldi risparmiati, forse, sono già ipotecati: sul mercato si sussurra che nel mirino della Dmt targata Mediaset ci sia una preda chiamata RaiWay, la società che controlla le torri di broadcasting della Rai. Come dire: non buttate il telecomando...

 

13. QUANDO WIND PIACEVA A SCAGLIA E SAWIRIS...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Se Silvio Scaglia sia responsabile di evasione fiscale o meno non è ancora dato sapere e, da garantisti, speriamo che il manager riesca a dimostrare la propria innocenza. Nel frattempo, però, dalla fitta agenda di udienze per il processo alla maxi-frode fiscale da 2 miliardi di euro nelle tlc, si apprende uno scoop "vecchio" di sei anni. E cioè che Fastweb era in trattativa per comprarsi Wind, la compagnia telefonica dell'Enel, che Paolo Scaroni aveva messo in vendita.

 

All'epoca erano circolati dei rumors su un interesse e Scaglia aveva negato l'esistenza di trattative: ora invece rivela che non solo le trattative c'erano, ma che le banche stavano studiando un maxi-finanziamento da 12-13 miliardi di euro. Tuttavia, l'affare saltò perchè comparve Naguib Sawiris a sparigliare le carte, «alzando la posta». Di uno scontro Scaglia-Sawiris non sapevamo, ma è certo che il magnate egiziano ha comprato Wind proprio per 12 miliardi (di cui 6 miliardi di equity e 6,5 di debiti).

 04-04-2011]

 

 

N NOMINE DI LETTA E TREMONTI - AL DIAVOLO I VECCHI POLITICANTI, DENTRO BALDI "TECNICI" - ALL’ENI SBARCA UN "AMERIKANO" di torino BEN LEGATO ALLA DINASTIA AGNELLI: IL 45ENNE TORINESE RECCHI, attuale presidente e AD di General Electric Sud Europa, nonché consigliere indipendente di Exor, la holding che controlla Fiat - all’enel approda il tremonti-boy Colombo, con Buoni rapporti col mondo berlusconiano: è consigliere del gruppo Mediaset

1- L'ANNUNCIO ATTESO PER OGGI A BORSA CHIUSA: UN SALTO GENERAZIONALE NELLE AZIENDE CONTROLLATE DAL TESORO
Luigi Grassi per "la Stampa"

 

C'è un doppio colpo di scena al vertice dei due colossi italiani dell'energia, l'Eni e l'Enel: alla presidenza del «cane a sei zampe» ieri sera si dava per raggiunto un accordo nella maggioranza di governo sul nome di Giuseppe Recchi, attuale presidente e amministratore delegato di General Electric Sud Europa, da mettere al posto di Roberto Poli; mentre alla presidenza dell'Enel arriverebbe Paolo Andrea Colombo, che adesso siede nel consiglio di amministrazione dell'Eni, e nell'ente elettrico sostituirebbe Piero Gnudi confermati invece come amministratori delegati Paolo Scaroni all'Eni e Fulvio Conti all'Enel.

In realtà il colpo di scena più che doppio è multiplo, non solo perché il nome di Recchi era poco o nulla circolato in relazione a queste nomine, ma anche perché Recchi e Colombo rappresentano uno stacco generazionale: Giuseppe Recchi ha solo 45 anni, mentre Poli (che Recchi andrebbe a sostituire) ne ha 73, e Paolo Andrea Colombo ne conta 51 contro i 73 di Gnudi; in totale i due presidenti uscenti hanno 146 anni e i due entranti (se poi le voci saranno confermate) 96 in due.

 

Sarebbe una svolta in un panorama delle grandi imprese a controllo statale che da molto tempo vedono gli stessi volti o almeno un ricambio lentissimo; e si sa che l'esperienza cumulata per decenni nelle aziende è un valore e ha i suoi vantaggi, ma ne ha anche l'aria nuova, purché chi la porta si sia fatto le ossa in aziende internazionali, com'è senz'altro il caso di Recchi e di Colombo.

Un altro aspetto da considerare è che ci si attendeva delle nomine un po' più politiche ai vertici delle grandi imprese a controllo statale, vista (in particolare) la recente insistenza della Lega Nord per collocare qualcuno vicino al partito nella stanza dei bottoni delle mega-aziende sulle quali il Tesoro ha la parola decisiva da dire in quanto azionista. Invece la soluzione che si prospetta è senz'altro gradita al Pdl e alla Lega (nessun dubbio possibile su questo, fra l'altro Paolo Andrea Colombo ha lavorato per l'ex studio tributario di Tremonti, di cui è partner suo fratello Fabrizio Colombo) ma i due candidati alle presidenze di Eni ed Enel non appaiono etichettati politicamente; nomine di valore e significato soprattutto tecnici, insomma.

Le decisioni ufficiali dovrebbero arrivare oggi, si presume in serata a Borsa chiusa. Oltre a quelli di Eni ed Enel c'è da nominare anche i vertici di Finmeccanica, il gigante nazionale dell'aerospazio e della difesa, e qui sarebbe stata trovata una soluzione che parrebbe gradita alla Lega e che avrebbe anche consentito la luce verde per i due gruppi dell'energia.

 

 

2- PAOLO ANDREA COLOMBO, IL COMMERCIALISTA MILANESE CHE FA AFFARI CON LE FAMIGLIE DEL CAPITALISMO CHE CONTA GODE DELLA STIMA DI TREMONTI: LO AVEVA NOMINATO NEL CDA DI ENI
Da "la Stampa"

I colleghi lo definiscono come «un professionista infaticabile». E in effetti il superconsulente e commercialista milanese, Paolo Andrea Colombo, 51 anni, indicato come possibile presidente dell'Enel, ricopre molti incarichi. Insegna Contabilità e bilancio, alla Università Bocconi di Milano; gestisce una banca d'affari insieme ad Arnaldo Borghesi, custodendo gli affari più importanti di alcune grandi famiglie del capitalismo italiano: tanto per fare qualche nome, i Moratti, i Versace, i Cabassi e i Rocca della Techint.

Nel contempo è molto attivo nei Cda delle aziende che contano: è consigliere di Mediaset, Interbanca e di Eni. Inoltre svolge il ruolo di sindaco per Aviva Vita, Sirti, la Moratti Sapa e Credit Agricole Assicurazioni Italia.

Se nell'Enel finora non aveva svolto nessun incarico, Colombo ha lavorato invece da quasi dieci anni per un altro gruppo partecipato dallo Stato: l'Eni. Nel gruppo petrolifero approda nel maggio 2002 con la carica di sindaco, nel maggio 2005 diventa presidente del collegio sindacale.

Il salto di qualità arriva nel giugno 2008, quando su indicazione del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, viene eletto consigliere d'amministrazione. Ora sempre, su indicazione di Tremonti, un nuovo ma molto più grande passo avanti: la presidenza dell'Enel. Colombo viene considerato vicino al ministro dell'Economia anche perché nel 2004 è stato consulente dello studio tributario Vitali, Romagnoli, Piccardi associati, fondato da Tremonti che ha poi lasciato per tornare al governo. Peraltro nell'ex studio di Tremonti ci lavora come partner anche Fabrizio Colombo, il fratello di Paolo. Buoni rapporti ci sono anche col mondo berlusconiano, come testimonia il fatto che Paolo Colombo è consigliere del gruppo Mediaset.

 

Nato a Milano nel 1960, si è laureato in Economia Aziendale nel 1984 all'Università Bocconi di Milano, nel 1985 è diventato commercialista e poi revisore dei Conti. Per la Borghesi Colombo & Associati, si occupa di operazioni di finanza d'impresa, inclusa la consulenza fiscale e societaria nell'ambito di operazioni straordinarie, di consulenza strategica e di corporate governance.

In passato i Cabassi lo hanno scelto per il complesso riassetto del gruppo di famiglia. I Moratti lo hanno nominato sindaco dell'accomandita di famiglia e dell'Inter. I Rocca si affidano a lui per la Techint le cliniche dell'Humanitas.

3- GIUSEPPE RECCHI, DAL POLITECNICO AL TIMONE DI GENERAL ELECTRICS IN EUROPA DEL SUD
Da "la Stampa"

 

Per due anni, dal 2004 al 2006, ha insegnato alla facoltà di economia dell'Università di Torino. «Non insegno più - ha spiegato di recente solo per mancanza di tempo. Ho cercato di insegnare un modo di vedere le cose pragmatico e attuale, la capacità di estrapolare dalla metodologia italiana, spesso puramente accademica, la pratica». In questa frase c'è molto di Giuseppe Recchi, indicato come possibile presidente Eni: che gli manchi il tempo è evidente, basta dare un'occhiata al suo curriculum.

Lo stesso curriculum chiarisce anche che la sua visione pragmatica del mondo ha fruttato bene nel mondo degli affari. L'attuale presidente e ad di General Electrics per l'Italia e il Sud Europa ha costruito gran parte della sua carriera all'estero. Dopo la laurea al Politecnico di Torino (sua città natale) ha iniziato come ingegnere di cantiere di Tileman (Uk), leader internazionale nella costruzione di ciminiere e di torri di raffreddamento per impianti di produzione di energia elettrica: diventerà presidente e ad nel giro di quattro anni, correva il 1994.

 

Poi, fino al ‘99, il gruppo di famiglia: numero uno di Recchi America, leader negli Stati Uniti nella costruzione di ponti ad alta tecnologia, amministratore delegato della divisione esteri della Ferrocemento - Recchi. Poi lo sbarco in General Electric: dopo un periodo negli Usa e a Londra, nel 2001 prende il timone di Ge Capital Sfg Italia, società attiva nel corporate e project financing, e nel private equity.

Dopo aver preso la responsabilità di gestire il colosso americano in tutto il Sud Europa, ha curato i rapporti con i clienti, le istituzioni e gli investitori. È anche consigliere indipendente di Exor, la holding che controlla Fiat. Ma il nome di Recchi, a chi bazzica il mondo dell'energia, suggerisce anche altro. General Electric, insieme a Westinghouse, sviluppa Ap1000, l'alternativa più forte - tutta americana -, al reattore Epr attualmente in costruzione in Francia da parte di Edf, con il contributo dell'Enel.

Al di là del periodo di ripensamento sull'atomo, l'Epr è anche il reattore scelto dall'Enel per quattro delle otto centrali che figurano nel programma nucleare italiano. C'è chi vede la scelta di Recchi, che oggi rappresenta un fornitore del settore elettrico, anche come un monito ai francesi che corrono per Parmalat.

04-04-2011]

 

 

1- BOMBE DAL "GIORNALE"! COME MAI LA PROCURA DI MILANO NON HA MAI INDAGATO SUL PRESUNTO TESORO ALL’ESTERO DEI DS ("OAK FUND") NEL QUALE RICORRE PIÙ VOLTE IL NOME DI D’ALEMA E LA SIGLA P. F. CHE, SI LASCIA INTENDERE, POTREBBE RIFERIRSI A FASSINO? - 2- SE SULLA BASE DI UN DOSSIER NON È STATO RITENUTO AUTOMATICO APRIRE UN’INCHIESTA ("FATTI NON COSTITUENTI REATO"), PERCHÉ NON LO SI È FATTO NEMMENO ALLA LUCE DELLE DICHIARAZIONI RESE DA CHI QUEL DOSSIER LO HA COMMISSIONATO (TAVAROLI), ASSEMBLATO (CIPRIANI) SPIFFERATO AI VERTICI DI BOTTEGHE OSCURE (MARCO MANCINI, EX CAPO DEL CON¬TROSPIONAGGIO DEL SISMI, AMICO DI TAVAROLI E CIPRIANI)? - 3- D’ALEMA: FALSITÀ, NON HO NIENTE DA NASCONDERE" - FASSINO: "CUMULO DI MENZOGNE" - 4- BEPPE FIORONI, PUR NON AVENDO NIENTE A CHE FARE CON "OAK FUND" (VIENE DALLA MARGHERITA), OFFRE UNA LETTURA DEI FATTI DIVERSA: "LA CAMPAGNA NON È TANTO CONTRO DI NOI, QUANTO CONTRO I MAGISTRATI, PER DIMOSTRARE CHE SI SONO MOSSI A SENSO UNICO, PUNTANDO SOLO SU BERLUSCONI, MENTRE HANNO GRAZIATO LA SINISTRA"


1- FONDO OAK, NUOVI SOSPETTI. D'ALEMA: FALSITÀ, NON HO NIENTE DA NASCONDERE. E IL TESORIERE SPOSETTI: VIA IL SEGRETO, COSÌ SCOPRIREMO I MANDANTI
Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"

 

Ieri mattina D'Alema ha iniziato la sua giornata di lavoro alle nove e venticinque. Il presidente del Copasir è uscito di casa e si è infilato in auto, terreo in volto, non si sa se per la sconfitta della Roma o per la lettura del Giornale.

Infatti il quotidiano del fratello di Berlusconi titolava in prima pagina: «Le carte sui fondi esteri fanno tremare D'Alema» . E giù alcuni articoli in cui si racconta che un giudice milanese ha ordinato di «desecretare» le oltre trecento pagine del dossier sul presunto tesoro dei Ds alle isole Cayman.

 

Secondo il Giornale in quel documento - nome in codice «Oak Fund» - che era stato commissionato dall'ex capo della security di Telecom Giuliano Tavaroli, ricorrono più volte il nome di D'Alema e la sigla P. F. che, si lascia intendere, potrebbe riferirsi a Piero Fassino. Al Pd accusano il colpo ma decidono di fare finta di niente. Nessun commento ufficiale, solo una dichiarazione dell'ex tesoriere Ugo Sposetti, nella sua veste di legale rappresentante dei Ds.

 

La speranza è che la vicenda rimanga circoscritta al solo Giornale. Ma con il passare del tempo si capisce che non è così. C'è il Tg1, che fa fibrillare il Pd, perché è seguito da milioni di telespettatori e c'è il timore che oggi dia la notizia. Il Tg della 7 l'ha già data. E nel frattempo arrivano le telefonate dei giornalisti. Difficile continuare a fare finta di niente. Difficile che la vicenda rimanga confinata al solo Giornale. D'Alema, nel suo ufficio, ostenta grande tranquillità: «Non ho niente di cui preoccuparmi perché non ho niente da nascondere».

 

Il presidente del Copasir si sente parte lesa in questa storia ed è pronto alla querela e alla denuncia. Ai collaboratori spiega di essere convinto che sul Giornale sia partita una campagna di stampa orchestrata da Berlusconi per attaccare il Pd. Una campagna che cade proprio al momento giusto: quando nell'Aula di Montecitorio arriva la prescrizione breve e nei tribunali si svolgono i processi che riguardano il premier.

Quel dossier è «monnezza» , secondo D'Alema, che però non si fa illusioni: la campagna non finirà qui, lo stillicidio «delle falsità» continuerà. Piero Fassino, che è a Torino per le elezioni amministrative, è categorico: «Quello è un dossier costruito per calunniare ed è fondato su un cumulo di menzogne» . L'ex segretario dei Ds rimanda tutti al comunicato di Sposetti: «È chiarissimo» . In quella nota l'ex tesoriere definisce «notizie destituite di fondamento» quelle del Giornale e ricorda che il partito ha «già intrapreso iniziative giudiziarie».

 

A cui ne seguiranno altre se il «dossieraggio illecito» proseguirà. Sposetti chiede la rimozione del segreto di Stato apposto dal governo Berlusconi al processo Telecom: «Così sapremo chi sono non solo i nostri calunniatori, ma anche i loro mandanti» . L'ex tesoriere è convinto che la «campagna del Giornale sia finalizzata a colpire l'avversario politico».

Ma uno dei leader della minoranza del Pd, Beppe Fioroni, pur non avendo niente a che fare con quella vicenda, visto che viene dalla Margherita, offre una lettura dei fatti diversa e a sera insinua un altro dubbio nel Pd: «La campagna non è tanto contro di noi, quanto contro i magistrati, per dimostrare che si sono mossi a senso unico, puntando solo su Berlusconi, mentre hanno graziato la sinistra» .

2- IL RETROSCENA- E I PM RACCOMANDAVANO: NON FATE NOMI DI POLITICI - UNA MONTGNA DI DOCUMENTI, RISCONTRI BANCARI E INTERROGATORI MA LA PROCURA NON S'è MOSSA
Gian Marco Chiocci e Luca Fazzo per "il Giornale"

 

Forse è venuto il momento di chiedersi perché la Procura di Milano non ha mai indagato sui report del presunto tesoro all'estero dei Ds. Perché ha immediatamente rubricato la pratica scottante a «fatti non costituenti reato» lasciandola dormire in un cassetto sei mesi, per toglierla dal letargo solo con l'entrata in vigore della legge Mastella che imponeva la distruzione dei dossier raccolti illegalmente.

 

Perché non s'è mossa d'ufficio per accertare se fosse vera o fasulla quella montagna d'investigazioni finanziarie svolte in ogni angolo del pianeta (bonifici bancari, saldi, telex, corrispondenze riservate, numeri di conti correnti). E soprattutto occorre domandarsi perché, durante gli interrogatori, i pm si sono raccomandati con gli indagati di non pronunciare i nomi dei politici coinvolti (che in realtà, sfuggiti al controllo, comparirebbero nelle registrazioni degli interrogatori ma non nelle trascrizioni dove sarebbero stati «omissati»).

Bisogna, insomma, chiedersi perché il giudice preliminare Mariolina Passaniti che rinviò a giudizio Cipriani e soci sentì la necessità di denunciare così le gravi omissioni dei pm sul file Oak Fund: «L'autorità inquirente assai probabilmente non ne aveva percepita neppure la portata, tanto che la notizia medesima relativa alla operazione New Entry era stata separata dal procedimento principale, con iscrizione a cosiddetto modello 45, quali atti non costituenti reato, ed inviata in data 12.5.2006 al procuratore in sede per le sue determinazioni».

Il giudice fa riferimento a quanto gli imputati rivelano a verbale, e proprio dalla lettura degli interrogatori viene spontaneo porsi un'ultima domanda: se sulla base di un dossier non è stato ritenuto automatico aprire un'inchiesta, perché non lo si è fatto nemmeno alla luce delle dichiarazioni rese da chi quel dossier lo ha commissionato (Tavaroli), assemblato (Cipriani) portato a conoscenza dei vertici di Botteghe Oscure (Marco Mancini, ex capo del controspionaggio del Sismi, amico di Tavaroli e Cipriani)?

Ecco. Partiamo proprio a qui, dall'ex responsabile del controspionaggio Sismi, che il 14 dicembre 2006 ai pm rivela come «nel 2003 seppe che Cipriani era in con¬dizione di avere concretamente nomi di società all'estero riconducibili a personaggi della sinistra, specificamente dei Ds. Così andai dal mio superiore, il generale Pollari, che mi invitò a parlarne con il senatore Nicola La Torre (braccio destro di D'Alema, che ha negato, ndr ) il quale mi disse che erano fesserie».

Altro indagato, altro verbale. Giuliano Tavaroli racconta di aver ordinato gli accertamenti poi effettuati dalla struttura di Cipriani. Marco Tronchetti Provera, interrogato come testimone durante l'udienza preliminare, ribadisce la linea che difende ancora oggi: «L'interesse a sapere se Oak Found, o meno, fosse qualcosa, diciamo, legato a Tizio o a Caio, per me era nullo: io avevo acquisito un'azienda e gestivo un'azienda, non m'interessava che cosa c'era dietro».

 

Aggiunge Tronchetti: «Tavaroli mi disse che poteva avere accesso a delle carte relative a questo fondo, che faceva capo al presidente D'Alema e ad altri, e gli dissi che, se c'erano carte che avevano valenza dal punto di vista giudiziario, le portasse alla Procura».

 

Ma quale sia la genesi del dossier, chi lo abbia ordinato, è a questo punto quasi marginale. Il tema è: le notizie contenute nel dossier sono vere? E qui la situazione si fa incresciosa.

Tavaroli, in una intervista a Repubblica , parlando del fondo fa i nomi di Fassino e di altri personaggi (che smentiscono) spiegando che li avrebbe voluti fare anche a verbale: «Ma il magistrato - racconta Tavaroli - mi ha detto no, non scriviamo nomi sul verbale, diciamo esponenti politici ».

Stesso discorso per l'indagato Cipriani «incaricato da Tavaroli - racconta il detective - di scoprire se dietro Oak Fund vi fosse un partito politico». Nel bel mezzo del suo interrogatorio Cipriani chiede conto al pubblico ministero «che in precedenza mi si era racco¬mandato di non fare nomi di politici » - di una carta mancante fra quelle che via via gli vengono contestate: il documento (macchiato) col nome di D'Alema.

Il pm replica che quel foglio non c'è in atti. Cipriani insiste. «Guardate meglio ». Il pm è irremovibile. Cipriani pure. L'impasse è rotto dal maresciallo dei carabinieri che esce dalla stanza dell'interrogatorio per rientrarvi di lì a poco: «Ha ragione Cipriani, il foglio c'è, è questo ».

 

C'era, dunque. Ma non si è indagato per capire se fosse vero o falso, come il resto del dossier. «I pm - sbotta a giugno il detective privato, chiacchierando col Giornale - mi dicevano: lei la fa facile, le basta una fotocopia, a noi invece servono rogatorie, timbri, ufficialità, le Cayman non risponderanno mai ».

Al che Cipriani avrebbe risposto: «Guardate che questa storia dei Ds e dell'Oak fund mica si svolge tutta alle Cayman. Ci sono personaggi che sono qui, in Italia. Ce n'è uno, in particolare, ha presente il Compagno G di Mani Pulite? Ecco, è un altro come lui. Lo chiamate, lo interrogate e ditegli pure che Cipriani di avere le prove che dietro quel fondo c'è proprio lui, e se vuole mi quereli pure. Gli diedi il nome, ma non lo hanno mai interrogato». Lo abbiamo rintracciato noi.

 

3- FONDI ESTERI DEI DS, SPUNTA IL "NUOVO GREGANTI"
Gian Marco Chiocci - Luca Fazzo per Il Giornale

Milano, Corso di Porta Romana, un bel palazzo signorile. Il nome «Perini» è sul citofono. Schiacciando il pulsante, si entra in comunicazione con una gentile voce di donna che dice «mio marito è già uscito» e «non abbiamo niente da dire ai giornalisti».

 

Chissà cosa sarebbe successo se invece dei giornalisti del Giornale fossero venuti i pubblici ministeri dell'affaire Telecom o i loro carabinieri, a suonare questo citofono. Perché qui, a poche centinaia di metri dal palazzo di giustizia, approda la lunga pista che - rimbalzando tra paradisi caraibici, società off-shore conti cifrati - collega il dossier sull'«Oak Fund», il fondo della Quercia, ai presunti affari dei Democratici di sinistra.

Il nome del signor Perini -per esteso, Roberto Perini, nato a Rovereto nel 1952- compare nel dossier che l'investigatore privato Emanuele Cipriani ha realizzato su incarico di Giuliano Tavaroli, allora capo della Security di Telecom, per appurare chi ci fosse dietro il misterioso Oak Fund, il fondo cifrato delle Isole Cayman su cui approdarono una parte dei soldi pagati dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera per comprare il colosso telefonico.

 

Nel dossier, sul quale dopo cinque anni è stato alzato la settimana scorsa il velo del segreto, compaiono carte raccolte da Cipriani che indicano in Massimo D'Alema e nei Ds i referenti del fondo. Vero o falso? Impossibile saperlo, perché la Procura milanese - la stessa Procura che utilizza come spunti investigativi anche le lettera anonime- su quelle carte non ha mai indagato.

Di certo c'è che il lavoro della Polis d'Istinto, l'agenzia investigativa di Cipriani, appare ampio e dettagliato. Viene ricostruita passo per passo la catena di controllo del fondo. Vengono riportati gli atti interni che raccomandano di non indicare Massimo D'Alema (« It would be better to avoid showing mr. Massimo D'Alema as rapresent Il Partito del D.S. as this could cause all sort of complication ») tra i referenti del conto.

 

Ed è in quello stesso appunto che compare per la prima volta il nome di Perini: « As you know, we presently show mr. Roberto Perini ». Da quel momento, la Polis d'Istinto ha iniziato a scavare sulla figura di questo trentino di mezza età. Il risultato finale è una definizione: «Perini è come Greganti». Ovvero il leggendario «compagno G» che negli anni Novanta gestì per conto del Pci i rapporti con l'Enimont di Gardini,e non solo quelli.

Nel «summary» numero 7 inviato nel 2002 da Cipriani a Giuliano Tavaroli, c'è un intero appunto su Perini, steso con un linguaggio vagamente da questurini. Si parla di «condotta limpida», di «persona che nel suo ambiente gode di una grande stima» che «sin da giovane ha abbracciato l'ideologia di sinistra e le tematiche ambientaliste».

 

Ecco l'integrale: «Sin da giovane ha sempre seguito con molta attenzione la nostra vita sociale e politica abbracciando un'ideologia democratica di sinistra (...) In questo caso la sua coerenza lo ha portato a ottenere la fiducia da parte di quei personaggi che nel tempo lo hanno seguito e fatto maturare politicamente, conquistandosi la più ampia fiducia in seno al nostro diesse.

La sua vivacità sociale viene evinta anche dal fatto che ha seguito (sino a sei/sette anni fa) con estrema attenzione anche il problema ambientale, (in particolare le discariche). Il suddetto è stato definito: 1) «un uomo di assoluta fiducia». 2) «Persona delegata a rappresentarli ». 3) «Uomo che collabora in affari/circostanza/ eventi dove i vertici di partito, o parte di esso, non possono apparire o risultare ufficialmente.

 

Possiamo dunque affermare, secondo corrente pensiero, che là dove un partito democratico grande e istituzionalizzato, da sempre capace di portare nel nostro paese vivacità democratica, vivacità finanziaria e sociale, delegherebbe o delega in particolare modo per la parte finanziaria, il signor Perini come di fatto lo è. Nella concretezza, nell'esempio di P.R. (Perini Roberto, ndr ) viene definito come il G. (Primo Greganti) del nuovo millennio».

Potrebbero essere chiacchiere in libertà, se non andassero a collimare con le altre, vistose tracce che chiamano in causa i Ds nella vicenda, come i 10 milioni e 785 mila dollari che approdano su un conto della Banca Antonveneta, e che un appunto contenuto nel dossier collega al «noto partito ».

Certo, tutto sarebbe stato più chiaro se i pm fossero andati da Perini a chiedergli: è vero che lei è il referente dell'Oak Fund, è vero che si appoggia allo studio del notaio Lucio Velo, è vero che conosce il signor James Manders che alla banca Bear Sterns di Londra gestisce il conto 1020733828 intestato a Oak Fund? E quali sono i suoi rapporti con i Ds? Tutte domande che la Procura milanese non ha mai fatto. 05-04-2011]

 

 

DON’T CRY FOR ME (TELECOM) ARGENTINA – ORA, A LEGGERE COS’HA DETTO BERNABÈ INTERROGATO DALLA PROCURA DI ROMA SULLA STORIELLA PARTECIPATA SUDAMERICANA, PARE CHIARO UNA VOLTA PER TUTTE CHE È RIMASTO SOLO UN GUSCIO VUOTO: “LA PRESSIONE PER LO SCORPORO È SEMPRE STATA MOLTO FORTE”, SPIEGA BEBÈ – POI IL SILURO SULLA GESTIONE TRONCHETTI PROVERA: TELECOM ITALIA È STATA SMONTATA, NON CI SONO PIÙ IMMOBILI… C’È SOLO LA RETE”…

Giorgio Meletti per "Il Fatto quotidiano"

 

È il primo di ottobre del 2010, sei mesi fa. L'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, si presenta dal procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, che lo vuole interrogare come persona informata dei fatti a proposito della gigantesca truffa (due miliardi di euro) organizzata sul traffico telefonico di Fastweb e di Telecom Italia Sparkle.

Telecom Italia si ritiene parte lesa in quella vicenda e Bernabè spiega a Capaldo di aver già licenziato l'amministratore delegato della controllata Sparkle, Stefano Mazzitelli, e di aver avviato nei suoi confronti l'azione di responsabilità, con la quale il manager sarà chiamato a rispondere dei danni patiti dall'azienda.

Poi Capaldo gli chiede della pasticciata storia di Telecom Argentina, che pochi mesi prima era stata al centro di un'operazione lobbystica piuttosto spregiudicata, proprio per indurre Bernabè a svendere la preziosa partecipazione. Come ha raccontato in dettaglio Il Fatto Quotidiano lo scorso 12 marzo, Bernabè conferma a Capaldo le pressioni subite, e le sue parole finiscono nel nuovo fascicolo aperto da Capaldo proprio su Telecom Argentina.

 

Una nuova parte, molto interessante, di quel verbale è stata pubblicata ieri pomeriggio dall'Agenzia Italia.

A Capaldo che, incuriosito, gli chiede delle varie pressioni che può subire uno come Bernabè, il manager di Vipiteno-Sterzing risponde con apparente noncuranza: "Da più parti anche politiche sono arrivati nel tempo segnali nel senso di procedere alla dismissione della rete di Telecom Italia, in quanto monopolista o per ragioni finanziarie.

Non ho mai raccolto tali inviti considerando la rete un asset strategico non solo per la società ma per il Paese. Gli argomenti di natura regolatoria o finanziaria che sono stati sempre avanzati non hanno mai scalfito tale mia convinzione, anche perché senza la rete Telecom resterebbe soltanto un enorme rivenditore di traffico telefonico".

 

Fin qui niente di nuovo. La battaglia si è svolta alla luce del sole. L'allora vice ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha fatto il diavolo a quattro per trasformare la rete di Telecom Italia in una specie di oggetto condominiale - sul modello di Terna per l'elettricità - a disposizione di tutte le società telefoniche. Un modello che non ha precedenti in nessun Paese del mondo.

 

E che Bernabè ha sempre respinto. Ma è qui che il manager mette a verbale, e non è un modo di dire, un'accusa precisa e pesante contro la gestione precedente, quella che dal 2001 al 2007 ha fatto capo al presidente della Pirelli Marco Tronchetti Provera. Spiegando la discussione sullo scorporo della rete telefonica, Bernabè detta a Capaldo: "In questo senso non hanno alcuna prospettiva le ipotesi di spezzatino, in quanto non vi è più nulla da spezzettare". Poi, per rimarcare il concetto, spiega che "la pressione per lo scorporo della rete è sempre stata molto forte. In realtà Telecom Italia è già stata smontata, non ci sono più immobili... c'è solo la rete".

Bernabè ha dunque messo a verbale ciò che molti azionisti di minoranza della Telecom (controllata con solo il 22,5 per cento delle azioni dalla Telco di Intesa, Generali, Mediobanca e Telefonica) insinuano da tempo. E cioè che durante l'era Tronchetti si sia verificata un'intensa dissipazione dei beni aziendali, a cominciare dagli immobili, venduti in gran parte allo stesso gruppo Pirelli che deteneva allora il controllo azionario di Telecom e che oggi passa tutti i mesi a farsi pagare da Bernabè la pigione per le centrali telefoniche.

All'inizio del 2008, appena insediato, Bernabè disse ai sindacati, durante una riunione assai calda, che aveva trovato la Telecom "spolpata". Una parola sufficiente a innescare una guerra senza esclusione di colpi con Tronchetti, che ha sempre respinto ogni accusa di questo tipo. Adesso nei verbali della procura di Roma c'è scritto "smontata". La sostanza non cambia. E il duello con Tronchetti è destinato a riaccendersi.

 05-04-2011]

 

 

 

LA TERRA DEI MORTI LATENTI - NON C’è UN SOLO BECCHINO DISPOSTO A LAVORARE A FUKUSHIMA - PER PAURA DEL CONTAGIO RADIOATTIVO, UN MIGLIAIO DI CADAVERI SONO STATI ABBANDONATI DOV’ERANO, CIOÈ INTORNO ALLA CENTRALE, E NESSUNO OSA TOCCARLI - CONTAMINATE ACQUA E CARNE, RADIAZIONI FINO A 40 CHILOMETRI - PIOVE SUL BAGNATO: A TOKYO È ARRIVATO ANCHE SARKOFAGO - DOPO IL DISASTRO LIBICO E QUELLO ELETTORALE, IL NANOLEONE S’IMPEGNA PER NUOVE REGOLE SULLA SICUREZZA NUCLEARE (SPEGNERE I REATTORI FRANCESI, QUELLI NO?)…

Pietro Del Re per "la Repubblica"

 

Un migliaio di corpi di uomini e donne deceduti durante il doppio cataclisma dell´11 marzo scorso sta ancora marcendo nelle pozze di acqua ristagnante o tra gli ammassi di detriti attorno alla centrale nucleare di Fukushima. Nessuno li ha raccolti, e nessuno li ha cremati, perché troppo radioattivi. Coloro che avrebbero dovuto occuparsene, siano essi poliziotti, becchini o famigliari, hanno paura di venire contaminati a loro volta. Le autorità non sanno ancora cosa fare di chi da morto incute lo stesso terrore che nel Medioevo suscitavano gli appestati. Accade nella cosiddetta "no-go zone", la zona evacuata dalle autorità e che circonda l´impianto danneggiato in un raggio di 20 chilometri.

 

«Una volta deceduti, sono stati esposti a dosi enormi di radioattività», dice un agente di Okuma, nella prefettura di Fukushima, a circa 5 chilometri dalla centrale. Il quale spiega anche che in un primo momento s´era pensato di trasportarli al di là della zona a rischio, per poi esaminarli. Ma l´ipotesi è stata poi scartata, perché troppo pericolosa. «Stiamo adesso studiando il modo per poterli avvicinare senza mettere a repentaglio la vita dei medici, dei parenti ma anche di lavora alla morgue, perché potrebbero tutti venire pesantemente irradiati dai cadaveri».

Alcune di queste vittime sono state intanto identificate grazie al Dna tratto da campioni organici, i quali vanno anch´essi decontaminati. Attorno alla centrale sono stati soccorsi diversi feriti, tutti radioattivi. E anche per loro le cose si sono complicate, poiché numerosi ospedali si sono rifiutati di accettarli in corsia. E´ in questo scenario che ieri il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha solennemente dichiarato che la centrale di Fukushima sarà presto smantellata. La situazione rimane infatti irrisolta, con il sistema di raffreddamento di uno dei reattori ancora fuori uso e una notevole dispersione di radioattività nell´ambiente. «Il Giappone farà la revisione delle sue politiche energetiche ma non ora, tra qualche tempo, quando l´emergenza sarà alle nostre spalle», ha aggiunto il premier.

 

Quanto ai livelli di radioattività, in un tunnel sotterraneo che ospita la turbina del reattore 2, l´acqua è risultata 10mila volte superiore ai limiti di contaminazione registrati nei reattori. Lo ha ammesso la Tepco, la società che gestisce l´impianto nucleare. E c´è grande preoccupazione anche per la presenza di cesio radioattivo oltre la norma in un campione di carne di manzo prelevato nella prefettura di Fukushima. In quel campione sono stati rinvenuti 510 becquerel di cesio radioattivo. Il livello massimo consentito è di 500 becquerel.

 

Ieri il governo di Tokyo ha deciso di non estendere il perimetro per l´evacuazione attorno alla centrale, nonostante l´Aiea (l´Agenzia internazionale dell´energia atomica) abbia riscontrato alti livelli di radiazione fino a 40 chilometri da Fukushima.

 

«Aumentare l´accumulo di radiazioni nel lungo termine può essere pericoloso per la salute. Continueremo quindi a monitorare i rischi con la massima vigilanza. Abbiamo inoltre un programma per intervenire prontamente in caso necessario», ha spiegato il portavoce del governo, Yukio Edano. Le autorità di Tokyo hanno raccomandato l´allontanamento delle persone che vivono nella zona compresa tra 20 e 30 km, ma su base volontaria. Greenpeace suggerisce invece un´estensione di almeno 10 chilometri dalla zona evacuata.

 

Nella capitale è intanto arrivato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, primo tra i grandi del pianeta a recarsi in visita in Giappone dopo la sciagura di tre settimane fa. Parlando dall´ambasciata di Francia, Sarkozy ha proposto un vertice dei Paesi del G20, in maggio a Parigi, per definire regole internazionali sulla sicurezza nucleare. Nella speranza di scongiurare in futuro altre catastrofi come quella in corso in Giappone.

 01-04-2011]

 

 

 

MARTEDI' 29 MARZO 2011

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 29 mar - La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino) ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari ipotizzando i reati di calunnia aggravata ed estorsione, a danno della Pufin Srl e di Massimo Pugliese, per tre manager di Fiat Auto: il direttore finanziario Diego Pistone, il capo Ente Legale Giorgio Fossati e l'a.d. Fiat Group Purchasing ed oggi anche membro del Cda Fiat Industrial, Gianni Coda. Le indagini, durate oltre un anno ed affidate alla Guardia di Finanza di Avellino, sono relative all'acquisizione del controllo di Cf Gomma da parte di Fiat Auto a scapito della Pufin di Massimo Pugliese. L'inchiesta, si legge in una nota, conferma "quanto esposto nella denuncia di Pugliese, e cioe' che nel luglio 2006, quando ormai era in fase di definitivo completamento l'operazione di salvataggio della Cf Gomma, Fiat Auto, pur essendo perfettamente consapevole della falsita' di quanto denunciato, si reco' presso la Procura di Torino per esporre che Pugliese aveva 'bloccato' le forniture a Fiat e determinato cosi' la sospensione delle lavorazioni (mentre invece la sospensione delle lavorazioni era dovuta ad agitazione delle maestranze ben nota alla Fiat Auto), per estorcere denaro al gruppo automobilistico". A causa di tale denuncia, Pugliese perse l'azienda Cf Gomma, che Fiat Auto si e' poi procurata attraverso "una serie di strani passaggi". La Procura afferma che con tali condotte i tre esponenti al vertice di Fiat Auto "realizzavano un programma criminoso acquisendo il controllo di fatto della Cf Gomma". Pugliese ha commentato che "la vicenda Cf Gomma e il comportamento del vertice di Fiat Auto nei miei confronti sono stati le cause principali delle gravi difficolta' in cui il gruppo delle mie imprese si e' dibattuto nel 2006 e dalle quali siamo riusciti ad emergere a costo di grande impegno e sacrifici personali. Il provvedimento di chiusura delle indagini nei confronti degli altissimi dirigenti Fiat Auto coinvolti rappresenta solo una parte della vicenda, che riguarda anche la posizione dell'a.d. Sergio Marchionne". Com-pal- (RADIOCOR) 29-03-11 12:26:20 (0182) 5 NNNN

 

 

 

 

Quanti sono i torinesi che hanno la coscienza che il loro sindaco Chiamparino sino un opportunista colpevole delle omissioni nei confonti della salute pubblica sia con l'inceneritore sia vendendo aree edificabili inquinate da cromo6 in spina 3 ? Se i torinesi moriranno per l'inceneritore ed il cromo6 Lui Chiamparino potrebbe essere accusato di OMICIDIO COLPOSO ! Mb

 

 Cromo6 ed inceneritore possono uccidere tutti anche amici, parenti, elettori di Chiamparino-Fassino ! Fermateli con un riciclatore al posto dell'inceneritore e un parco urbano nell'ex area Vitali in Spina 3 inquinata da cromo6 , SE NON VOLETE MORIRE !

 

 

PRESCRIZIONE BREVE, VITA LUNGA - Addio processo Mills. Tanti saluti anche al processo per i diritti tivù Mediaset. E arrivederci, ma con accuse minime, al processo Mediatrade - CON la nuova legge, due processi e mezzo sui quattro ancora in corso per Berlusconi prenderanno definitivamente la strada dell’oblio - E SUL Rubygate pende la Corte Costituzionale. Et voilà. I giochi sono fatti

 

Paolo Colonnello per "la Stampa"

Addio processo Mills. Tanti saluti anche al processo per i diritti tivù Mediaset. E arrivederci, ma con accuse minime, al processo Mediatrade. Se, come sembra, oggi nell'aula di Montecitorio verrà votata la nuova legge sulla prescrizione breve che il Senato dovrebbe licenziare definitivamente tra un mese, due processi e mezzo sui quattro ancora in corso per Silvio Berlusconi prenderanno definitivamente la strada dell'oblio.

 

E alla fine rimarrà in piedi soltanto il dibattimento sul cosiddetto Rubygate, sempre che la mozione sull'improcedibilità proposta dalla maggioranza, che pure dovrebbe essere votata in questi giorni, non ponga una pesante ipoteca d'innanzi alla Corte Costituzionale impedendo, per lo meno, il pronunciamento di una sentenza.

 

Et voilà. I giochi sono fatti. Diremo presto addio ai "processi del lunedì" che pure erano appena cominciati, con il Cavaliere disposto a recitare la parte del bravo imputato, presente finora a un'unica udienza, quella preliminare e ipertecnica, e quindi assai ininfluente, di Mediatrade: un exploit che potrebbe ripetersi anche lunedì prossimo, quando dovrebbe prendere la parola per chiedere il rinvio a giudizio il pm Fabio De Pasquale. E poi, addio.

La nuova legge infatti, dopo la scure della ex Cirielli, propone un calcolo tutto nuovo e tutto a vantaggio delle difese, dei tempi di prescrizione dei processi che si calcolavano normalmente così: prendendo il massimo della pena edittale e aumentandola di un quarto. Questa la formula per sapere grossomodo quando un processo dovrebbe concludersi, salvo varianti di diversa natura, tipo sospensioni, ritardi, aggravanti o esimenti.

 

Da domani, anzi, tra un mese, non sarà più così, perché alla pena massima anziché un quarto bisognerà aggiungere solo un sesto, riducendo notevolmente gli spazi di manovra dei dibattimenti. Per quelli già in corso, come il processo Mills, dove il Cavaliere deve rispondere di corruzione in atti giudiziari, è in pratica la morte definitiva già alla fine di maggio. Tenendo presente che la prossima udienza è stata fissata per il 9 maggio, si capisce bene che già da oggi lo si può considerare un'altro processo finito in cavalleria.

Sugli altri bisogna fare qualche conto più complesso, ma ieri in procura davano in pratica per spacciato anche il processo sui fondi neri Mediaset per la compravendita dei diritti televisivi, la cui data di prescrizione era prevista per il 2014 mentre, quando la "norma Paniz" diventerà legge, deraglierà sui binari morti già a febbraio del 2012.

 

E se si calcola che tra affollamento di udienze e pausa estiva, andranno via velocemente almeno altri 3 o 4 mesi, si può dire che da qui alla dichiarazione di estinzione non passeranno che altri 6-8 mesi. Discorso diverso per il processo Mediatrade, ancora non incardinato in aula ma solo davanti al giudice delle indagini preliminari. E' vero che l'ultima contestazione, per reati fiscali, risale, ad appena il 2009 ma va considerato che si tratta di imputazioni che si trascinano con la dichiarazione dei redditi e che perdono di valore a mano a mano che trascorrono gli anni.

Così, se all'inizio del processo, l'accusa riguardava una presunta evasione di 100 milioni, ridotta poi a 32 e ancora decurtata a 8 milioni di euro, con i nuovi calcoli della prescrizione, che si mangeranno i precedenti "anni fiscali" rimarranno in piedi solo le accuse per qualche migliaio di euro. Scadenza finale 2016. E al Cavaliere verranno restituiti anche i 125 milioni di dollari congelati in Svizzera. 31-03-2011]

 

 

 

SOLO NEL PAESE DI PULCINELLA! Conflitto "con" gli interessi - Al processo Mediatrade il ministero dell’Economia avrebbe dovuto costituirsi parte civile come sempre accade in questi casi (vedi caso Dolce&Gabbana), per contrattare i risarcimenti. Ma da Palazzo Chigi è arrivato il niet: il dipartimento affari giuridici della Presidenza del Consiglio ha deliberato che per ora non se ne parla. E l’Avvocatura dello Stato di conseguenza non si è presentata

Luigi Ferrarella per "il Corriere della Sera"

Il ministero dell`Economia parte civile in udienza preliminare per frode fiscale contro gli stilisti Dolce e Gabbana sì, contro Silvio Berlusconi no. Contro i commercialisti del gruppo Mythos sì, contro il presidente del Consiglio no. E chi lo decide? Il premier stesso: è stato infatti Palazzo Chigi a bloccare la costituzione in giudizio del ministero dell'Economia quale parte civile contro l`inquilino di Palazzo Chigi nell`udienza preliminare Mediatrade.

 

Berlusconi, insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e a suo figlio Pier Silvio come vice, è accusato di concorso in frode fiscale da 8 milioni di euro nel 2002-2005, con effetti tributari sino al 2009. Parte lesa è l`Agenzia delle entrate.

 

Su questa base d`imputazione, il ministero dell`Economia avrebbe avuto tutto l`interesse a costituirsi parte civile contro gli imputati. Ma lunedì in udienza preliminare mancava proprio l`Avvocatura di Stato milanese: segno evidente che non era stata incaricata di patrocinare la costituzione di parte civile contro Berlusconi in questa fase.

Ma il "niet" è arrivato da Palazzo Chigi, non dal Tesoro. Non si è trattato "solo" di un silenzio tattico: una esplicita indicazione a non costituirsi è stata impartita dal «Dipartimento affari giuridici e legislativi» della presidenza del Consiglio all`Avvocatura di Stato. Il ministero di Giulio Tremonti, infatti, aveva svolto la propria istruttoria di rito, verificato il danno teorico, e proposto di deliberare la costituzione di parte civile nei confronti degli imputati.

 

La delibera è però di competenza di Palazzo Chigi, dove il «Dipartimento affari giuridici e legislativi» della presidenza del Consiglio ha invece teorizzato l`opportunità di rimandare la questione eventualmente al dibattimento in Tribunale, fase in cui è ancora possibile costituirsi parte civile: e, nel farlo, ha richiamato l`auto-precedente dei diritti tv Mediaset, nel quale la costituzione nel 2006 arrivò in primo grado (governo Prodi) e non già anche nell`udienza preliminare (quando Berlusconi era premier come oggi).

 

La scelta, oltre a profilare un conflitto di interessi tra l`imputato Berlusconi e il premier Berlusconi, contrasta con la prassi quotidiana che nei processi per frode fiscale vede l`Avvocatura dello Stato autorizzata da Palazzo Chigi a costituirsi parte civile per il Tesoro sin dall`udienza preliminare, anche allo scopo di essere presente e poter trattare cospicui risarcimenti nel caso in cui i contribuenti scelgano di patteggiare (come i 21 milioni versati dai commercialisti della maxievasione Mythos).

 

Così, ad esempio, nell`udienza preliminare in corso su Dolce e Gabbana è stata autorizzata da Palazzo Chigi quella costituzione di parte civile nell`interesse del ministero dell`Economia (tramite l`Avvocatura) che invece è stata bloccata lunedì a carico del premier. 30-03-2011]

 

 

 

AL TAPPONE ALLA SBARRA! (affare mediatrade) - PURA COMMEDIA DELL’ARTE A PALAZZO GIUSTIZIA: L’intero piano dove si trova l’aula è bloccato’ dai carabinieri che impediscono l’ingresso persino ai cancellieri e agli avvocati impegnati in altre udienze - oscurati i vetri delle porte che danno sull’aula 9, dove si terrà l’udienza - il banana arriva col medico personale zangrillo - FUORI si fronteggiano SANTADECHé E PIETRO RICCA, fan e contestatori - l’udienza aggiornata al 4 aprile, silvio esce e arringa la folla dal predellino

1 - DIRITTI TV: BERLUSCONI IN TRIBUNALE, PRIMA L'AUTODIFESA A CANALE 5...
Radiocor - Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e' arrivato al tribunale di Milano per partecipare all'udienza preliminare del procedimento denominato Mediatrade, su presunte irregolarita' nella compravendita dei diritti tv del gruppo Mediaset. La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il premier, per le ipotesi di reato di frode fiscale e appropriazione indebita.

 

L'udienza si svolgera' davanti al Gup del tribunale di Milano Maria Vicidomini al settimo piano del palazzo, il cui accesso e' stato chiuso. Intanto questa mattina, prima di arrivare a Palazzo di Giustizia il Premier e' intervenuto in collegamento telefonico alla trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale 5: 'Il processo Mediatrade rientra, come quelli precedenti, nel tentativo che viene fatto per cercare di eliminare il maggiore ostacolo che la sinistra ha nella conquista del potere. Sono accuse infondate e ridicole', ha attaccato. Berlusconi ha poi aggiunto: 'Io in Mediaset non mi sono mai occupato dell'acquisto di diritti tv'.

2 - BERLUSCONI, MAI PASSATI SOLDI DA ME AD AGRAMA...
(ANSA) - "Non c'é stato un solo dollaro che é passato da me ad Agrama". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla 'Telefonata' su Canale 5 ricostruendo i fatti del processo Mediatrade. "Le accuse (per il processo Mediatrade) risalgono a fatti dei primi anni 90 per l'acquisto di film e telefilm prodotti dalla Paramount che passavano attraverso un imprenditore americano che aveva un ottimo rapporto con i vertici", spiega il premier.

"L'accusa è infondata perché non c'é prova. Ho conosciuto Frank Agrama due volte negli anni 80' e non l'ho mai più visto - aggiunge Berlusconi - Dal gennaio 1994, quando sono sceso in politica, mi sono allontanato dalle aziende che ho fondato. I diritti tv venivano acquistati da una sezione di Mediaset che passava poi all'ufficio acquisti i film da comprare".

 

"Anche le indagini hanno mostrato che tutti gli utili che questo intermediario ha fatto - sottolinea il Cavaliere - sono stati rintracciati in conti di sua pertinenza. Nel corso degli anni il signor Agrama ha versato somme di denaro importanti a dirigenti Mediaset e qui la domanda che viene fuori è questa: E' possibile che un imprenditore paghi parecchi milioni di euro al capo dell'ufficio acquisti della sua azienda che fa la cresta sugli acquisti? E' impossibile e invece la Procura di Milano ha risposto di sì dimostrando di avere una volontà persecutoria".

3 - BERLUSCONI ENTRATO IN AULA...
(ANSA) - Silvio Berlusconi è entrato nell'aula al settimo piano del palazzo di giustizia dove si svolge l'udienza preliminare per il caso Mediatrade in cui è imputato. L'intero piano dove si trova l'aula è 'bloccato' dai carabinieri che impediscono l'ingresso persino ai cancellieri e agli avvocati impegnati in altre udienze.

4 - OSCURATI VETRI PIANO GIP PER PRESENZA BERLUSCONI...
(ANSA) - Tra le varie misure prese per impedire ai cronisti e ai curiosi di vedere quello che accade al settimo piano del palazzo di giustizi milanese, dove si tiene l'udienza preliminare Mediatrade a carico del premier, arrivato in tribunale, sono stati anche oscurati i vetri delle porte che danno sull'aula 9, dove si terrà l'udienza. Gli accessi al settimo piano sono tutti presidiati dalle forze dell'ordine che tengono lontani i cronisti e le porte che danno sull'atrio della presidenza dell'ufficio gip e sull'aula 9 dove si tiene l'udienza, sono state rivestite con cartone bianco per impedire di 'sbirciare'.

 

Non si sa ancora bene da che ascensore è salito fino al settimo piano il presidente del consiglio entrato in tribunale dall'ingresso laterale di via Freguglia. E' improbabile che il premier sia salito dagli ascensori centrali o laterali, tutti comunque presidiati, ed è più probabile che abbia preso un ascensore che dà su uno dei corridoi interni del settimo piano per arrivare fino all'aula 9 senza incrociare giornalisti o curiosi.

5 - UN AZIONISTA MEDIASET VUOLE ESSERE PARTE CIVILE. DIFESA PREMIER SI OPPONE, GUP IN CAMERA CONSIGLIO...
(ANSA) - Un piccolo risparmiatore, che era titolare di una sola azione Mediaset, ha chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento Mediatrade a carico del presidente del consiglio e di altre 11 persone, tuttora in corso a palazzo di giustizia di Milano. Da quanto si è saputo, nell'udienza preliminare che si celebra a porte chiuse alla presenza anche di Silvio Berlusconi, l'azionista, Marco Bava, titolare di una azione Mediaset del valore di 8 euro, ha chiesto di essere parte civile nel procedimento e i difensori del premier si sono opposti alla richiesta del piccolo risparmiatore.

 

Da quanto si è saputo, il gup Maria Vicidomini si è da poco ritirato in camera di consiglio per decidere sulla richiesta di costituzione dell'azionista. Il procedimento si sta celebrando in un settimo piano presidiato dalle forze dell'ordine con i cronisti che attendono in un corridoio, ma non possono accedere nelle vicinanze dell'aula 9 dove è in corso l'udienza.

 

6 - FUORI DA PALAGIUSTIZIA DISCUSSIONI ACCESE...
(ANSA) - Fuori da palazzo di Giustizia, mentre il premier Silvio Berlusconi assiste all'udienza del procedimento Mediatrade, periodicamente si creano dei piccoli capannelli di persone di sostenitore del premier e di persone che la pensano in modo diverso, i quali si infervorano a discutere, spesso ad uso delle telecamere. C'é chi sostiene che Berlusconi sia un perseguitato dalla Procura di Milano, altri che, invece, difendono l'operato di giudici e Pm milanesi. "Esca dal mondo del grande fratello, signora", ha detto uno dei sostenitori della magistratura. "Berlusconi mi ha salvato quando è sceso in campo - ha ribattuto un sostenitore del premier -. Perché altrimenti saremmo stati in mano ai comunisti".

 

7 - SANTANCHE', PREMIER HA FORZA DELLA VERITA'. IN TRIBUNALE ANCHE PIETRO RICCA CHE CHIAMO' BUFFONE BERLUSCONI...
(ANSA) - Secondo il sottosegretario Daniela Santanché Silvio Berlusconi uscirà assolto dal procedimento Mediatrade perché "ha la forza della verità". L'esponente del Pdl, che partecipa a un presidio in solidarietà a Silvio Berlusconi, ha detto che "questa procura lo perseguita da 20 anni, ma anche da questo processo Berlusconi sarà assolto".

Daniela Santanché è quindi entrata in tribunale, mentre fuori ha fatto la sua comparsa il blogger Piero Ricca, che l'ultima volta che il premier si presentò in tribunale lo chiamò 'buffone', il quale ha denunciato che "la polizia è diventata la guardia privata di un prepotente". Pietro Ricca ha inoltre denunciato che gli è stato rotto un microfono della telecamera per le riprese per il suo blog. Ricca ha più volte aprostrofato gli agenti urlano "Chi mi ripaga la telecamera? Siete la polizia e siete al servizio dei cittadini".

8 - UDIENZA AGGIORNATA AL 4 APRILE
(ANSA) - L'udienza preliminare per il caso Mediatrade è stata rinciata al prossimo 4 aprile, lunedì prossimo, quando la parola passerà al pm Fabio de Pasquale per il suo intervento. Le prossime udienze fissate in calendario sono, sempre di lunedì e cioé il 2 maggio e il 30 maggio.

 

9 - BERLUSCONI SUL PREDELLINO DAVANTI AL GAZEBO...
(ANSA) - Silvio Berlusconi, all'uscita di Palazzo di Giustizia, si è fermato davanti al gazebo dei suoi sostenitori in corso di Porta Vittoria. Il presidente è salito sul predellino della sua auto e ha salutato i sostenitori che hanno risposto con urla e grida di sostegno.

 28-03-2011]

 

 

 

 Report  in onda domenica 27 marzo alle 21.30 su RAI TRE.

Video: www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-6c19414c-c3ce-4c78-ad8b-78c166e0a71f.html

La puntata si intitola "AutoAlleanza" di Giovanna Boursier.

Segue  Sinossi:

La Fiat è la più grande impresa italiana. Negli ultimi anni è passata dall'anticamera del fallimento alla scalata di Chrysler. Con l'alleanza e i dollari di Obama e i nuovi contratti applicati nelle fabbriche italiane, l'amministratore delegato Sergio Marchionne ha gettato i presupposti per uno scenario nuovo, dagli esiti imprevedibili.
Il tema del lavoro e della tutela dei lavoratori, con i referendum di Torino e Pomigliano, sono tornati al centro dell'attenzione del paese.
Dopo che Fiat aveva chiesto nuovi contratti per aumentare produttività e quindi occupazione, Marchionne ha dichiarato: se il cuore della Fiat resta in Italia, la testa potrebbe andare altrove.
A partire dall'accordo con Chrysler, Report cerca di raccontare qual è il piano strategico di Fabbrica Italia e come è possibile realizzarlo, in particolare alla luce dell'alleanza internazionale e dello scorporo in due gruppi della vecchia Fiat. Cambiano le condizioni dei lavoratori, cambia il peso della famiglia Agnelli dentro l'azienda,  e analizzando i passaggi che stanno trasformando il gruppo, si può intuire se le carte verranno date a Torino o a Detroit. La ricostruzione degli anni Marchionne in Fiat, a partire dal "prestito convertendo", con tanti protagonisti, Da Matteo Arpe ad Alessandro Profumo, Cesare Romiti, sindacalisti, lavoratori, analisti. E poi lungo e inedito contraddittorio con Sergio Marchionne realizzato da Giovanna Boursier al salone dell'auto a Ginevra, dove si chiarisce anche la questione della residenza fiscale e quanto il manager della Fiat effettivamente contribuisce al fisco italiano.

Il video e la trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sara' on line sul nostro sito www.report.rai.it dieci minuti dopo il termine della messa in onda.

Buona Visione! La Redazione.

 

 

GOODBYE FIAT, DETROIT TI ASPETTA - MARPIONNE PRESENTA I CONTI AGLI AZIONISTI PER L’ULTIMA ASSEMBLEA ITALIANA: SE IL SUO PIANO DI COMPRARE IL 51% DI CHRYSLER ENTRO L’ANNO VA IN PORTO, NEL 2012 I RISULTATI SARANNO COMBINATI - COSì IL PROGRESSIVO "SVUOTAMENTO" DELLA FIAT, CHE CONTINUA A PERDERE QUOTE DI MERCATO, SARà ANNACQUATO (E ASSORBITO?) IN CHRYSLER, IN RISALITA GRAZIE AI MILIARDI DI OBAMA E ALLA RIPRESA AMERICANA

Stefano Caselli e Stefano Feltri per "il Fatto quotidiano"

L'ultima assemblea degli azionisti della storia della Fiat, almeno di quella che abbiamo conosciuto fino ad ora, non passerà di certo alla storia. È una breve, stanca liturgia. Soltanto pallida copia delle maratone oratorie dei tempi dell'Avvocato Gianni Agnelli. Oggi i piccoli azionisti non hanno che cinque minuti a testa per esprimere le proprie osservazioni e quando il tempo scade, inesorabilmente, il microfono smette di funzionare.

 

"Centodieci anni fa - proclama fiero il presidente John Elkann, che per un giorno ruba la scena all'ad Sergio Marchionne - la prima assemblea si riuniva in corso Dante. Oggi Fiat torna a essere quella che era in origine: un'azienda che produce soltanto automobili". I nuovi modelli sono parcheggiati fuori, nei corridoi del centro congressi del Lingotto: le Lancia Flavia, Ypsilon, Voyager e Thema (nel nuovo look american style), L'Alfa Romeo Giulietta, la Jeep Grand Cherokee, una Cinquecento, la Ferrari Ff e la Maserati Mc.

 

Per raggiungere gli ambiziosi risultati di produzione annunciati da Sergio Marchionne per il 2014 non resta che venderle. Che Fiat sia in grado di farlo è un dubbio che arrovella un azionista particolarmente audace: "Non siamo qui a farci prendere per il culo - urla in faccia all'ad - state raccontando un sacco di balle. Come si fa ad arrivare a 1,6 milioni di auto prodotte in Italia, il triplo di oggi, se lei continua a fare la guerra a tutti gli stabilimenti"?

C'è un piccolo gruppo che annuisce, ma si tratta per lo più di professionisti d'assemblea, in grado di far (quasi) perdere la pazienza perfino al sempre sorridente Elkann. Per il resto, gli azionisti votano al 99,98 per cento l'approvazione del bilancio 2010 e la destinazione dell'utile di esercizio, con qualche isolato mugugno sull'esiguità del dividendo rispetto all'anno precedente.

Marchionne è ancora assai popolare, qui, quasi nessuno ha visto Report domenica sera e l'eventualità che la testa della Fiat voli oltreoceano non è cosa che preoccupi più di tanto: "Un'azienda non è un ente di beneficenza - dice un anziano azionista - deve fare utili. Se qui o in America, poco importa".

Ma che nella testa di Sergio Marchionne ci sia più Detroit che Torino risulta abbastanza evidente: "Puntiamo a raggiungere il 51 per cento in Chrysler entro fine anno", ha ribadito per l'ennesima volta (oggi la quota è al 25). Le ragioni dell'ottimismo sono tutte in Chrysler dove, secondo quanto riferisce il manager, "adesso in cassa abbiamo una liquidità superiore a quella che è stata data dal Tesoro".

 

Questo significa due cose: che la Chrysler ha buone possibilità di riuscire a restituire i prestiti al governo Usa e a quello canadese e che potrebbe essere presto pronta alla quotazione in Borsa. Quindi diventa più urgente per Fiat arrivare al 51 per cento, perché aumentare la partecipazione quando le azioni saranno scambiate a Wall Street sarà molto più costoso.

La seconda ragione di tanta fretta la suggerisce lo stesso Marchionne, confermando i sospetti dei suoi critici: "Se Fiat arriva al 51 per cento entro la fine di quest'anno, il 2012 avrà risultati che saranno combinati tra Fiat e Chrysler. È obbligatorio". Tradotto: i conti di Fiat Auto saranno annacquati in quelli di un gruppo globale. E tutti gli obiettivi che Marchionne ha promesso di raggiungere in termini di produzione e vendite perderanno di fatto ogni senso, visto che non si potrà più separare l'andamento di Detroit da quello di Torino.

 

Perché se tra un anno il giudizio si dovrà dare ancora soltanto sui conti di Fiat Auto (Fiat Industrial avrà un suo bilancio), i risultati rischiano di essere impietosi. Lo sa anche Marchionne che mentre i concorrenti continuano a guadagnare quote di mercato ai suoi danni predica solo pessimismo: "Impossibile fare previsioni sulle quote di mercato. È inutile che ci illudiamo che questo sia un mercato di rose e fiori".

Dal lato dei rapporti con i sindacati, forse proprio perché tanto occupato a Detroit, Marchionne sembra meno bellicoso: ricorda che negli ultimi anni gli impianti italiani hanno lavorato al 54 per cento del potenziale (soprattutto perché di auto non se ne vendevano) e spiega che per le fabbriche di Cassino e Melfi "non c'è urgenza" di applicare il contratto di Mirafiori e Pomigliano. La priorità è quotare Chrysler in Borsa, non piegare la Fiom.

 31-03-2011]

 

 

 

DIBENEDETTO ASSICURA: NESSUN CONFLITTO D’INTERESSE (LA ROMA CROLLA IN BORSA: -7%) - RISIKO EDISON, SPUNTA IL LEGHISTA BAIGUERA - IL BANCO POPOLARE COLLOCA IL BOND - LE OBBLIGAZIONI PORTOGHESI ALL’8% - MARPIONNE ATTACK: 51% CHRYSLER ENTRO IL 2011 E I TEDESCHI SI POSSONO BATTERE - SORPRESA MPS BALZO DELL’UTILE A 950 MILIONI…

1. BORSA: LISTINI CHIUDONO IN BUON RIALZO, A MILANO RIMBALZA BPM...
Radiocor - I listini europei hanno chiuso una giornata in rialzo lasciandosi indietro, per un giorno, i timori sul nucleare giapponese e i Paesi arabi. A Milano, il Ftse Mib e Ftse All share hanno chiuso in rialzo di circa l'1% . Dopo la debacle di ieri, hanno ripreso quota Ubi (+1,6%) e soprattutto Bpm (+4,1%) che ieri ha detto no all'aumento di capitale.

 

2. AS ROMA: CROLLA IN BORSA (-7,5%) IN ATTESA FIRMA CESSIONE...
(ANSA) - Seduta difficile per la As Roma in Borsa. Il titolo ha ceduto il 7,5% a 1,1 euro in attesa che entro 20 giorni venga siglato l'accordo per la cessione a l'americano Thomas Di Benedetto.

3. AS ROMA: LEGALI DIBENEDETTO, NO CONFLITTI D'INTERESSE...
(ANSA) - Nell'ambito dell'acquisizione dell'As Roma da parte della cordata Usa di Thomas DiBenedetto "non ricorre nessuna fattispecie di cui all'articolo 3 del regolamento Uefa". Lo riferiscono all'ANSA fonti legali vicine alla società capitanata dall'imprenditore statunitense, dopo che la stampa britannica ha ipotizzato un potenziale conflitto d'interesse dato che Mr Red Sox è anche un'azionista di minoranza e indiretto del Liverpool.

4. EDISON: PER LA PRESIDENZA DELMI PRONTO IL BRESCIANO BAIGUERA...
Radiocor - Ultimi ritocchi al risiko delle nomine sulla filiera A2A-Edison. La presidenza Delmi, secondo quanto risulta a Radiocor, sara' affidata al bresciano Franco Baiguera, che sostituira' Luigi Morgano. Per quanto riguarda la presidenza di Edipower, invece, se Gabriele Albertini non accettera' l'incarico, e' pronto Francesco Randazzo, gia' vice presidente di Aem Milano. Delmi e' la holding con cui A2A e i soci italiani partecipano (pariteticamente a Edf) Transalpina di Energia, che a sua volta controlla Edison. Baiguera, commercialista e Cavaliere del Lavoro, e' vicino alla Lega Nord e in particolare al vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi.

 

La sua nomina, che verra' di fatto sancita dal cda di Delmi previsto per domani, rafforza la squadra leghista nella filiera Edison-A2A dopo la rinuncia, giunta nella tarda serata di ieri, di Bruno Caparini a candidarsi per un posto nel consiglio di Foro Buonaparte. Randazzo, che invece verra' proposto come presidente di Edipower solo in caso di rinun cia di Albertini, e' invece un componente storico del consiglio Aem prima e A2A poi, ed e' vicino a Ignazio La Russa. Randazzo ricopre anche il ruolo di consigliere di amministrazione di Milano Assicurazioni.

5. PORTOGALLO: TASSI BOND SOPRA 8%, PRIMA VOLTA DA ENTRATA IN EUROZONA...
Radiocor - I tassi sui bond decennali del Portogallo sono saliti nel tardo pomeriggio sopra quota 8% per la prima volta dall'ingresso del paese ne ll'Eurozona. I tassi hanno ripreso la marcia al rialzo dopo le dimissioni del governo del primo ministro Jose Socrates costretto a gettare la spugna a fronte del rifiuto delle opposizione di sottoscrivere un nuovo piano di austerita'. Nei giorni successivi sono inoltre piovuti i downgrade da parte delle societa' di rating che rendono sempre piu' probabile lo scenario di un salvataggio del paese da parte dell'Eurozona come gia' avvenuto lo scorso anno con Grecia e Irlanda.

 

6. BANCO POPOLARE: COLLOCATO BOND 1 MLD, 4% RENDIMENTO...
Radiocor - Nel pomeriggio e' stato prezzato il bond biennale (6 aprile 2013) da un miliardo di euro lanciato da Banco Popolare. Il titolo che paga un tasso fisso annuo del 4%, riconosce un premio di 180 punti base sopra il mid swap. Il regolamento dell'operazione e' in agenda per il prossimo 6 aprile. Lo apprende Radiocor da fonti vicine al pool di banche (citygroup, Deutsche Bank, Jp Morgan, Natixis, Nomura e Banca Aletti). Bilancio positivo, commentano gli operatori, per l'operazione che ha segnato la riapertura del mercato del debito delle banche popolari. 'In particolare - riferisce una fonte di uno dei collocatori - e' stata molto forte la copertura estera'.

 

7. MARCHIONNE CONFERMA OBIETTIVO, IN CHRYSLER AL 51% NEL 2011...
Radiocor - 'Il nostro obiettivo rimane quello di arrivare al 51% di Chrysler entro l'anno'. Lo ha confermato l'amministratore delegato della Fiat, Se rgio Marchionne, durante la conferenza stampa dopo l'assemblea.

8. MARCHIONNE, LA BATTAGLIA CON I TEDESCHI PUO' ESSERE VINTA...
Radiocor - 'Non c'e nessuna necessita' di vendere Alfa Romeo. La cosa piu' importante e' che quello che Volkswagen puo' fare con Alfa Romeo e' capace di farlo Fiat con Chrysler. Nel medio-lungo termine la battaglia con i tedeschi puo' essere vinta'. Cosi' l'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa.

Alfa Romeo, ha aggiunto Marchionne, 'e' un marchio che ha un grandissimo potenziale, senza Chrysler sarebbe stato molto difficile garantire ad Alfa le architetture per andare avanti. La piattaforma prodotta a Mirafiori e' molto importante per Alfa e nasce dall'architettura usata per la Giulietta. Penso che i tedeschi hanno fatto un bel casino per esprimere il loro interesse per Alfa e che anche i commenti degli azionisti in assemblea (che hanno chiesto a Fiat di cedere la casa del biscione a Volkswagen ndr) sono stati ingenerosi'.

 

9. SORPRESA MPS BALZO DELL'UTILE A 950 MILIONI...
Federico De Rosa per il "Corriere della Sera" - Il Montepaschi archivia il 2010 con un utile record di 950 milioni, quasi cinque volte quello dell'anno precedente. Il bilancio è stato approvato ieri dal consiglio di Rocca Salimbeni, che ha deciso di proporre la distribuzione di 167,7 milioni di dividendi, tornando così a remunerare anche gli azionisti ordinari che nel 2009 erano rimasti a secco.

L'aumento dei profitti, ha spiegato la banca, è frutto del balzo dell' 1,6% dei ricavi primari, delle minori rettifiche sui crediti, scese del 21,2%, e del contenimento dei costi operativi, diminuiti del 5,2%.

 

Riguardo all'andamento dell'attività il margine di gestione finanziaria e assicurativa ha segnato 5,5 miliardi con un incremento dell' 1,6%, mentre il margine di intermediazione è aumento dello 0,4%a 3,59 miliardi. I direttore generale di Mps, Antonio Vigni, ha sottolineato che la banca continuerà con il rafforzamento patrimoniale, senza tuttavia sbilanciarsi sulla possibilità di un aumento di capitale: «Continueremo tutte le azioni di capital management per il rimborso in anticipo dei Tremonti bond.

E non dirò altro» . Mps ha sottoscritto 1,9 miliardi di obbligazioni del Tesoro, che intende restituire prima della scadenza e Vigni spera di ottenere il via libera della Banca d'Italia affinché «l'operazione sul real estate possa essere computata nell'indice Core Tier1».

 30-03-2011]

 

 

 

1- “REPORT” NON SVELA SOLO LA LOGISTICA SVIZZERA GRAZIE ALLA QUALE MARPIONNE PAGA MENO TASSE, MA RIVELA ANCHE COME LA FIAT RENDE LA VITA FELICE AI SUOI FORNITORI - 2- PER POTER VENDERE I LORO PRODOTTI AL LINGOTTO, OGNI ANNO I FORNITORI DEVONO PAGARE UN ASSEGNO (“BONUS”) INTESTATO A “FIAT SPA”, IN PERCENTUALE SULL’ORDINE - 3- CELLINO, PRESIDENTE API: "COSA SUCCEDE? IO FIAT TI DICO, ALLA FINE DELL’ANNO TI CONTEGGIO QUANTO TI HO DATO DI LAVORO, 10 MILIONI DI EURO, E TU MI DAI IL 2% DI DIECI MILIONI DI EURO, CIOÈ SONO 200.000 EURO: TI FACCIO UN ASSEGNO. QUESTO È IL BONUS" - 4- MOLTI FORNITORI DENUNCIANO UN TORBIDO GIRO DI “INTERMEDIARI”, “CONSULENTI” ED EX DIPENDENTI FIAT, NON AUTORIZZATI, CHE INTASCANO MIGLIAIA DI EURO PER GARANTIRE GLI APPALTI. CHI LAVORA NELL’INDOTTO NON HA SCELTA E PAGA...

1 - LA FIAT E IL "BONUS" DEI FORNITORI
Dalla trascrizione di "Report" del 27 marzo 2011

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
La Fiat (...) oggi ha circa 200.000 dipendenti nel mondo, in Italia 80.000 più l'indotto, che solo in Piemonte significa 100.000 addetti e 880 aziende. Uno dei fornitori è il Presidente Associazione Piccole Imprese.

 

GIOVANNA BOURSIER
Si deve pagare per diventare fornitori Fiat?

FABRIZIO CELLINO - PRESIDENTE API (Associazione Piccole Imprese)
No, quello che le posso dire è che nelle varie trattative, così come ci sono con anche committenze estere, ci sono evidentemente degli accordi pluriennali delle riduzioni richieste, ora queste riduzioni possono venire a fronte di riduzioni di listini, come è più usuale o in altri casi come bonus, nel senso di dire: invece di oggi toglierti l'1%, 2% sul prezzo di listino, a fronte magari di aumenti, di incrementi di volume o di fatturato, io alla fine dell'anno conteggio questo 1%, non lo togliamo dal listino, ma mi è dato un bonus al committente. Cioè cosa succede: io Fiat ti dico, alla fine dell'anno ti conteggio quanto ti ho dato di lavoro, 10 milioni di euro, e tu mi dai il 2% di dieci milioni di euro, cioè sono 200.000 euro: ti faccio un assegno. Questo è il bonus.

GIOVANNA BOURSIER
Ma a chi?

 

FABRIZIO CELLINO - PRESIDENTE API
Agli acquisti della Fiat, io intesto un assegno alla Fiat S.p.a. Poi, se per entrare nella fornitura, ti devo dare dei soldi, allora, questo può succedere... nel senso che ne ho sentito parlare ... io però personalmente non l'ho mai vissuto. Io c'ho qui un pacchetto da 3 milioni di euro di nuovo lavoro, faccio un'asta - tra virgolette - e ti dico: "oltre al prezzo, questa fornitura, mi dici quanto mi dai di bonus". Voglio dire.. mh non mi piace... però sta nel gioco delle parti perché io posso non accettarlo.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
C'è chi ci ha rimesso l'azienda. Parliamo di subfornitura e di consulenti che chiederebbero la percentuale per trovarti il lavoro.

PARLA UN SUBFORNITORE DELLA MAGNETI MARELLI
Ti affidi ad una serie di persone che pensi per bene, i quali o sono ex dipendenti o sono in pensione e fanno da tramite tra chi è ancora dentro e chi deve lavorare per vivere, procacciando del lavoro che già in partenza comunque è senza utile. Quindi segnano già le loro percentuali, quando ti accorgi dopo due o tre anni di quello che hai fatto scopri che hanno guadagnato solo loro, te hai solo fatto debito. Chiamiamola una consulenza...

 

GIOVANNA BOURSIER
Cioè non ho capito: loro chiedono una parte per loro?

PARLA UN SUBFORNITORE DELLA MAGNETI MARELLI
Certo che sì.

GIOVANNA BOURSIER
Quanto chiedono?

PARLA UN SUBFORNITORE DELLA MAGNETI MARELLI
Su un caso di una di queste agenzie di consulenza eravamo al 6% più 3.500 al mese di fisso.

GIOVANNA BOURSIER
In nero?

UOMO
No, no: sono organizzati con fatture e tutto quanto. E' tutto molto regolare è difficile che avvengano delle cose, sono molto molto organizzati. È tutto sbagliato, ma la forma è tutta corretta. Sono delle società di consulenza. Uno basta che non ci vada e non succede niente. Il problema è che hai bisogno di lavorare per cui come tutti cerchi qualche aggancio.

GIOVANNA BOURSIER
Ma se il fornitore, che già farà un'offerta al ribasso, per cercare di avere quel lavoro, se poi deve pure pagarci come dire il bonus, la qualità del prodotto Fiat può diminuire.

FABRIZIO CELLINO - PRESIDENTE API
Quello che le posso dire è che oggi noi riscontriamo una necessità di abbassare ulteriormente i prezzi per riuscire a prendere nuovo lavoro e questo può essere nel lungo periodo anche una difficoltà oggettiva per le piccole e medie imprese. Devo dire che posso anche pensare che ci siano delle piccole e medie imprese che oggi, per riuscire a tirare avanti, come si dice tra virgoletatto, facciano una specie di dumping di prezzo e lo abbassino anche oltre a quello che non dovrebbero fare.

 

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Allora Fiat precisa che "tratta direttamente con i fornitori ed esclude rapporti con eventuali intermediari, mentre conferma la prassi dello sconto sotto forma di bonus da restituire con assegno per ripristinare l'equilibrio economico del rapporto"... misteri della contabilità. Sta di fatto che il prodotto vende poco e adesso siamo al bivio: da una parte i 60.000 dipendenti che per tenersi il posto devono accettare condizioni molto dure, dall'altra Fiat che diventa grande con Chrysler.

Allora, Marchionne ha sempre detto che l'alleanza con Chrysler avrebbe portato una nuova stagione gloriosa per la fiat, non solo avremmo salvato posti di lavoro, ma anzi ne avremmo creati di nuovi. Cerchiamo di capire come, andando là, possiamo diventare grandi qua... L'operazione è iniziata nel 2009, Chrysler è appena uscita dal fallimento, e deve iniziare la ristrutturazione servono soldi e un partner. Il governo americano e quello canadese prestano 7 miliardi e mezzo e il partner è Fiat.

 


2 - LA CAPORETTO TV DI MARCHIONNE - "REPORT" SPIEGA A 3,5 MILIONI DI PERSONE COME FA A PAGARE MENO TASSE...
Giorgio Meletti per "il Fatto quotidiano"

La notizia era stata già pubblicata mesi fa dal Fatto e da altre testate. Ma domenica sera ben tre milioni e mezzo di telespettatori hanno imparato dalla prima puntata della nuova serie di Report come fa Sergio Marchionne a risparmiare sulla tasse. L'inchiesta firmata da Giovanna Boursier per il settimanale di Milena Gabanelli non è stata avara di particolari, affidando al noto fiscalista Tommaso Di Tanno un semplice calcolo: sui quattro milioni di stipendio che prende dalla Fiat, l'amministratore delegato sottrae ogni anno 500 mila euro all'erario italiano grazie alla residenza in Svizzera, nel cantone di Zug.

Se fosse residente in Italia, seguendo l'appello che la Gabanelli gli ha rivolto dal video, Marchionne pagherebbe di tasse il 43 per cento del suo reddito. Come residente in Svizzera, invece, è sottoposto solo a un'aliquota secca del 30 per cento.

 

Per la Fiat si è trattata di una Caporetto televisiva. Difficile convincere i telespettatori che, a fronte delle quotidiane lezioni di Marchionne su come recuperare la competitività perduta, si debba assistere serenamente al magistero di come si risparmiano 500 mila euro all'anno di tasse. Ma lo spettacolo delle incertezze del vertice Fiat si è arricchito di altri momenti memorabili. A chi aveva ancora dei dubbi sulla volontà della capogruppo Exor di abbandonare l'Italia, Report ha offerto un impagabile squarcio di verità.

 

Il 10 gennaio 2011, alla vigilia del drammatico referendum di Mirafiori, il presidente John Elkann rilascia un'intervista al Tg2, che però non la manda in onda. Finalmente domenica sera gli spettatori hanno visto e sentito. Domanda: "Il cuore della Fiat è metà americano e metà italiano o in che percentuale?". Risposta: "No, ma queste sono tutte domande che poi sono interpretate male. Fatta la domanda così poi dopo qualunque risposta io do non la riesco a rigirare".

 

Brutta immagine per la Fiat anche dalle parole rancorose del quasi 88enne Cesare Romiti che ha escluso dal novero degli storici capi Fiat (Agnelli fondatore, Agnelli avvocato, Vittorio Valletta e Romiti medesimo) sia Umberto Agnelli che il giovane Marchionne. In compenso Romiti giura di non ricordare quanto lo pagavano alla Fiat, e allora la Gabanelli ricorda che nel 1998 se ne andò con una liquidazione di 101 miliardi di lire (ma in verità erano 101,5 milioni di euro, cioè il doppio).

Unico sostegno all'immagine Fiat è risultasto quello, consueto, del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (Pd), che mantiene per Marchionne un posto nel Pantheon della sinistra. Domanda: "Molto di sinistra Marchionne?". Risposta: "Su certe cose molto più a sinistra di me...". E probabilmente ha ragione.29-03-2011]

 

 

1- “REPORT” SI CUCINA MARPIONNE AL ZUGO! COME RESIDENTE IN SVIZZERA (NEL CANTONE DETASSANTE DI ZUGO), IL NUOVO PADRONE DI CASA AGNELLI SBORSA IL 30% DI IMPOSTE INVECE DEL 43 SUL COMPENSO ANNUO DI 4 MILIONI, RISPARMIANDO 500MILA EURO! - 2- DA "REPORT": "SECONDO IL TESTO UNICO SULLA FISCALITÀ SE ABITI ALMENO 183 GIORNI L’ANNO IN ITALIA, NON PUOI PAGARE LE TASSE DA UN’ALTRA PARTE. IL SUO UFFICIO STAMPA CI DICE CHE A TORINO HA UNA CASA E CI STA ALMENO METÀ SETTIMANA" - 3- NON SOLO: BECCATO CHE SI PORTA IN SVIZZERA I GIARDINIERI PER PAGARE DI MENO! - 4- I BALBETTAMENTI DI ELKANN MENTRE IMPLORAVA IL TG2 DI NON TRASMETTERE LO STATO CONFUSIONALE DELLE SUE PAROLE SUL TRASLOCO DELLA SEDE DA TORINO A DETROIT - 5- PANCHO VILLARI ALL’ATTACCO: “CHE C’ENTRA IL CASO FIAT CON LA SUA CASA PRIVATA? -

IL LINK AL SERVIZIO DI REPORT SULLA FIAT: VIDEO E TESTO INTEGRALE
http://bit.ly/g28rkD

1- DAGOREPORT - YAKI IN STATO CONFUSIONALE
Nel "Report" di ieri sera con Marpionne hanno fatto enorme impressione i balbettamenti di Yaki Elkann che la Gabanelli ha messo in onda senza pietà. Il presidente della Fiat e di Exor è stato pescato mentre implorava la giornalista del Tg2 di non trasmettere lo stato confusionale delle sue parole sul trasferimento della sede da Torino a Detroit: uno spettacolo penoso.

2- "REPORT": LA CASA SVIZZERA DI MARCHIONNE E IL RISPARMIO SULLE TASSE
Dalla puntata di ieri sera di "Report" su Raitre

GIOVANNA BOURSIER
Mi dice dove abita lei.

SERGIO MARCHIONNE - AMMINISTRATORE DELEGATO FIAT
Dappertutto, guardi, faccio il giro del mondo io continuamente. Io sono residente svizzero da molti anni, e quindi lo ero prima di arrivare in Italia nel 2004.

BOURSIER
Dove?

MARCHIONNE
In Svizzera, cose personali è inutile che faccia la domanda, non domando dove abita lei

BOURSIER
Ma io glielo dico, però io la residenza fiscale ce l'ho in Italia.

MARCHIONNE
Ma io sono residente fiscale svizzero da anni. Quindi è inutile che cerchi di cambiare...

BOURSIER
Però ce l'ha a Zugo?

MARCHIONNE
Da sempre a Zugo.

BOURSIER
A Zugo

MARCHIONNE
Sempre!

BOURSIER FUORI CAMPO
Da 8 anni Marchionne comanda in Fiat, ma non vive in Italia. Ha casa a Toronto, a Detroit... e in Svizzera, dove la fiscalità è più conveniente. Ma, dentro la Svizzera, Marchionne ha la residenza fiscale nel cantone tedesco di Zugo, dove conviene ancora di più. Qui l'aliquota massima è del 23%.
[...]

 

E' difficile capire quanto versa di tasse in Italia.

BOURSIER
Ma se lei vuole fare la grande Fabbrica Italia, perché non ha una casa in Italia, cioè perché non paga le tasse in Italia, chiariamolo!

MARCHIONNE
Le pago le tasse in Italia.

BOURSIER
No, non le paga in Italia.

MARCHIONNE
Le pago e poi pago la differenza in Svizzera. Io pago le tasse in Italia come un lavoratore italiano che vive all'estero, tutto lì, le pago come le pagano gli altri.
[...]
TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
È soggetto a una ritenuta definitiva cioè a una sorta di cedolare secca del 30% sui compensi che percepisce da parte di una società italiana.

BOURSIER
Cioè questo vuol dire che lui paga il 30% con questa ritenuta secca in Italia e poi pagherà svizzera tra il 15% e il 23% a Zugo?

TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
No, non paga più nulla in Svizzera, perché il trattato contro le doppie imposizioni fra Italia e Svizzera prevede che il prelievo, in questo caso, lo faccia soltanto il paese in cui risiede la società pagatrice e non c'è null'altro da pagare nel paese di residenza del manager. Quindi paga il 30%, punto e basta.

BOURSIER
Quindi vuol dire che rispetto all'aliquota del 43%, sarebbe l'aliquota italiana...

TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Se fosse residente in Italia o comunque se passasse in Italia più di 183 giorni l'anno allora, in questo caso, in Italia pagherebbe il 43%; quindi il risparmio che questa persona consegue attraverso la residenza in Svizzera è del 13%.

BOURSIER
È del 13%...

TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
E questo riguarda semplicemente i compensi percepiti a carico di una società italiana ma se questa persona percepisse degli ulteriori compensi...

BOURSIER
Cioè per esempio prende un compenso da un'azienda americana di cui è anche amministratore delegato?

TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Benissimo, in questo caso, nulla paga all'Italia, essendo un residente in Svizzera, pagherà in Svizzera un'aliquota compresa tra 15 e 23%.

BOURSIER
Comunque su 4 milioni di stipendio quel 13%...

TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Vale 500.000 euro.

BOURSIER
Non è poco? Ogni anno...

TOMMASO DI TANNO TRIBUTARISTA
Questa è la situazione, buon per lui!

3- VILLARI, MA CHE C'ENTRA LA FIAT CON RESIDENZA MARCHIONNE?
(AGI) - Dovrebbe forse intervenire il Garante della privacy dopo la puntata di ieri di 'Report' su Raitre dedicata alle vicende Fiat, e in particolare per la parte relativa alla localita' (nel Cantone di Zugo, Svizzera centrale -lingua prevalente il tedesco- con uno dei livelli piu' bassi di tassazione del Paese, ndr) dove ufficialmente risulta residente Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo torinese.

 

Lo sostiene Riccardo Villari, vicepresidente di Coesione nazionale e gia' presidente -per un breve periodo- della commissione di Vigilanza Rai con i voti del Pdl quando era in forza al Pd. "La prima puntata dell'atteso ritorno della trasmissione di Milena Gabanelli era dedicata alla Fiat", dice Villari, "e tra i vari servizi c'era anche una lunga intervista a Sergio Marchionne.

Quando la giornalista autrice del servizio gli ha chiesto dove abitasse in Svizzera, Marchionne ha scelto legittimamente di non rispondere, precisando anzi che preferiva non divulgare l'indirizzo. Da quel momento sono seguite numerose immagini e in diversi frangenti della trasmissione, della localita' in cui risiede l'amministratore delegato Fiat, della sua casa vista dall'esterno, perfino dell'abitazione in cui vive l'ex moglie con i figli".

A questo punto -dice ancora Villari- "se la domanda che si poneva la puntata riguardava il futuro di Fiat in Italia, viene da chiedersi cosa si volesse dimostrare e soprattutto, cosa abbia apportato all'inchiesta un servizio come questo, che invece, spiace constatarlo, e' sembrato piuttosto quasi un'invasione di campo nella vita privata di Marchionne e che auspichiamo non abbia ripercussioni sulla sicurezza della persona e della famiglia. Un episodio, su cui forse occorrerebbe una valutazione dell'Authority per la Privacy".

 

4- DA "REPORT
Riassumiamo, per riuscire a fondersi con Chrysler in modo vantaggioso Marchionne deve riuscire il prima possibile a fare l'auto a basso consumo, ripagare Obama e poi quotarsi a Wall Street. Negli Stati Uniti sta andando bene, Chrysler comincia a vendere e Marchionne spera di scalare entro quest'anno. I veri problemi restano in italia. E torniamo all'ultimo bilancio consolidato al 31 dicembre 2010: 31 miliardi di euro di indebitamento finanziario e 15 miliardi di liquidità. Ma perché non usa la liquidità per ridurre il debito? Perché, dice Marchionne, il debito finanziario non è una preoccupazione: serve a finanziare la vendita di auto e quindi si auto liquida cioè quando i clienti pagano le famose rate.

Ma da bilancio, dentro i 31 miliardi di debiti complessivi, leggiamo, ce ne sono 2 più 9 di obbligazioni, che andranno rimborsati ai risparmiatori quindi non si auto liquidano, come non si auto liquidano i 2,3 più 6, 6 miliardi di prestiti bancari. E su questo debito complessivo si pagano gli interessi passivi.

Allora ci si domanda: quanto rende la liquidità e quanto costa il debito? A pagina 47 del bilancio è scritto "nel 2010 gli oneri finanziari netti del gruppo Fiat sono stati pari a 905 milioni. 150 in più rispetto al 2009 per mantenere più elevati livelli di liquidità".

Insomma Marchionne decide di pagare 150 milioni di euro di interessi passivi in più rispetto all'anno precedente per incrementare la disponibilità di cassa. Come intende usarla? Non per fare gli investimenti promessi in italia poiché alla domanda ha risposto "i soldi li trovo vendendo le auto". Ma allora questi 15 miliardi, di cui 12 in Fiat Auto, a cosa servono veramente? A fare bella figura? Un'anomalia che dovrebbe essere chiarita ai mercati finanziari. Sta di fatto che per ora Marchionne sta salvando i lavoratori americani e sistemando al meglio la famiglia. E chi salva i lavoratori italiani?

 

La situazione è che la residenza fiscale di Marchionne è a Walchwill, ma possiede un'altra casa nel cantone di Vaud, a Blonay, mezzora da Ginevra:...qui dicono che l'abbia comprata nel 2007 e ci vive l'ex moglie coi 2 figli...tipico chalet del luogo, tutta in legno, con parco e campo da tennis. Per i lavori Marchionne ha preferito chiamare una ditta italiana, che secondo il sindacato sottopagava i giardinieri. E su questo la legge svizzera è molto ferrea...

ALDO FERRARI, responsabile del sindacato svizzero
questi giardinieri erano pagati con la tariffa italiana che è molto più bassa di quella della Svizzera, allora che in Svizzera doveva pagare questi giardinieri il doppio. Dunque...
cioè vuol dire tu puoi portarti chi vuoi a metterti in ordine il giardino
senza problemi
però lo paghi secondo le regole svizzere visto che questo lavoro lo stai facendo in Svizzera visto che hai una casa in Svizzera?
esattamente
e quindi?
e quindi questa gente era pagata di metà e al finale la ditta italiana ha dovuto pagare la differenza.
quindi lui nel 2007 si è comprato questa casa a Blonay?
si è comprato questa casa a Blonay e l'ha rifatta tutta, anche all'esterno, quello che è stato fatto dai giardinieri "italiani"

Secondo il testo unico sulla fiscalità se abiti almeno 183 giorni l'anno in Italia, non puoi pagare le tasse da un'altra parte. Il suo ufficio stampa ci dice che a Torino HA UNA CASA E ci sta almeno metà settimana...

UFFICIO STAMPA FIAT
si vabbè ma in questa casa torinese quanto ci sta?
ci sta, ci sta, ci sta! Lui ha ragione quando dice io sono un cittadino Tra virgolette del mondo, perché sta 4 giorni a Torino. Stasera va a dormire a casa sua, a Torino, non dorme a Ginevra, va a dormire a casa sua a Torino, tanto per farti un esempio, lui ci dorme, ha tutta la cultura delle sue cose a casa sua, cioè c'è la casa, esiste!

 

5- "PAGO LE IMPOSTE IN ITALIA LA SEDE FIAT NEGLI USA? NON HO ANCORA DECISO" - MARCHIONNE: «VENDERE LA FERRARI? PER ORA NO»
Mario Gerevini per "il Corriere della Sera"

Il filo conduttore è una lunga intervista a Sergio Marchionne, incalzato, al Salone dell'auto di Ginevra, sul piano Chrysler, sulla futura sede legale del nuovo gruppo (Italia o Stati Uniti?), sui bilanci e sulla sua denuncia dei redditi: dove paga le tasse l'amministratore delegato della Fiat?

La nuova stagione di Report, il programma di Rai3 condotto da Milena Gabanelli, si apre questa sera con settanta minuti di inchiesta («AutoAlleanza») di Giovanna Boursier su Fiat, ascoltando i fornitori che si lamentano dei «bonus» da pagare, interpellando banchieri, protagonisti delle stagioni passate come Cesare Romiti, scavando nelle pieghe del contratto con Chrysler e cercando di capire «dove salteranno fuori i 20 miliardi di investimenti in Italia». E con Marchionne, intervistato il primo marzo al Salone di Ginevra che ribadisce: «La scelta sulla sede legale non è ancora stata presa».

E sugli aiuti pubblici «noi, per fortuna, capacità, intelligenza, non abbiamo chiesto un euro a nessuno, è scoppiato un disastro finanziario che ha messo tutti in ginocchio e la Fiat è sopravvissuta a quell'evento da sola» . Dunque, s'infervora, «vogliamo riconoscere un po' di bravura invece di stare a picchiare la Fiat dalla Mattina alla sera?» . «Report» , tuttavia, ricorda gli incentivi statali per il 2008 e il 2009 e poi il crollo nel 2010 (senza incentivi) delle vendite in Europa. La Ferrari è in vendita? «Non per il momento» , afferma il manager in maglione, mentre sull'Alfa e sulle mire della Volkswagen butta lì un «penso che siano stati di una chiarezza brutale».

Ma Jochem Heinzmann, consigliere Vw interpellato da Report, non è particolarmente loquace e sul tema Alfa infila un «non comment» dietro l'altro. L'inchiesta da una parte segue il percorso che porterà alla fusione con Chrysler e dall'altra il tracciato delle promesse in Italia: i 2 miliardi di investimenti (sui 20 totali) per Mirafiori che produrrà Suv. Ma in cambio di sacrifici concreti non ci sarebbe una contropartita altrettanto concreta di impegni scritti.

Solo parole «ma chi obbliga Marchionne a mantenere le promesse?» , si chiede la Gabanelli. Forse dovrebbe esserci la vigilanza della politica che fa gli interessi del Paese. Già. Parte un flash dall'audizione in Parlamento di Marchionne, si vede e si sente un preoccupatissimo Sandro Biasotti (Pdl e concessionario Fiat) intervenire e contestare al manager Fiat l'apertura di nuove concessionarie. Sacrifici ed esempi. Le nuove condizioni di lavoro sono già state firmate in due stabilimenti, quelli dei referendum: Pomigliano e Mirafiori. Marchionne però dice che non è sufficiente perché ci sono «altri tre stabilimenti: Cassino, Melfi e Bertone».

 

L'inviata di «Report» stuzzica il manager, residente in svizzera («da sempre a Zug» ), sulle tasse. Zugo è il cantone con la fiscalità più leggera. «Pago le tasse in Italia e poi pago la differenza in Svizzera» , dice Marchionne. Il tributarista Tomaso Di Tanno spiega però che la ritenuta dello «svizzero» Marchionne è del 30%sui compensi italiani e poi non dovrebbe pagare più nulla.

Un guadagno secco, secondo Report, del 13%rispetto all'aliquota standard del 43%, cioè circa 500mila euro sui 4 milioni di stipendio. Tutto in regola, ma visto che l'attività del top manager Fiat - riassume la Gabanelli - non è in Svizzera, ma a Torino e Detroit, «allora trasferisca la sua residenza in Italia o negli Usa e contribuisca come i suoi dipendenti allo sviluppo del Paese dove sta l'azienda che gli paga lo stipendio».

Resta un punto: dove prende Marchionne i 20 miliardi per gli investimenti in Italia? «Vengono prodotti quando vendo le vetture» , lui dice. Report ha poi analizzato il bilancio consolidato da cui emergono «31 miliardi di indebitamento finanziario e 15 miliardi di liquidità» , un'apparente contraddizione che però Marchionne spiega con una gran parte di «posizioni che si autoliquidano» finanziando i clienti che acquistano auto o i concessionari. Sul punto Report osserva che ci sono «2 miliardi più 9 di obbligazioni» da rimborsare ai risparmiatori «quindi non si auto liquidano» così come «i 2,3 più 6,6 miliardi di prestiti bancari» . 28-03-2011]

 

 

 

Domenica riparte "Report" con MI-JENA GABANELLI CHE SMONTA il piano MarPionne: Chrysler entro quest’anno e poi quotarsi - "siccome la doppia quotazione è un problema" verrà risolto trasferendosi a Detroit - Una scalata che alla Fiat costerà molto poco - Report farà anche i conti in tasca al para-guru del lingotto: quanto risparmia in tasse la residenza nel più privilegiato dei cantoni svizzeri, quello di Zugo...

Comunicato Report
Domenica riparte "Report" con il piano Marchionne per scalare Chrysler, dal titolo "L'AutoAlleanza". L'analisi del piano dimostra che la concentrazione di Marchionne è tutta su Detroit e i progetti sull'Italia sono inconsistenti. Lo stesso Marchionne, incalzato dalla giorrnalista di Report, in una lunga intervista fatta al salone dell'auto a Ginevra, di fornte a decine di giornalisti che prendevano appunti, la sua intenzione di arrivare a controllare Chrysler entro quest'anno e poi quotarsi.

 

A proposito della sede legale ha dichiarato "siccome la doppia quotazione è un problema è evidente che il problema andrà risolto" . E si risolverà trasferndosi a Detroit. Una scalata che alla Fiat costerà molto poco. Report farà anche i conti in tasca a Marchionne e quanto gli fa risparmiare in tasse la residenza nel più privilegiato dei cantoni svizzeri, quello di Zugo. 25-03-2011]

 

 

DIBENEDETTO ASSICURA: NESSUN CONFLITTO D’INTERESSE (LA ROMA CROLLA IN BORSA: -7%) - RISIKO EDISON, SPUNTA IL LEGHISTA BAIGUERA - IL BANCO POPOLARE COLLOCA IL BOND - LE OBBLIGAZIONI PORTOGHESI ALL’8% - MARPIONNE ATTACK: 51% CHRYSLER ENTRO IL 2011 E I TEDESCHI SI POSSONO BATTERE - SORPRESA MPS BALZO DELL’UTILE A 950 MILIONI…

1. BORSA: LISTINI CHIUDONO IN BUON RIALZO, A MILANO RIMBALZA BPM...
Radiocor - I listini europei hanno chiuso una giornata in rialzo lasciandosi indietro, per un giorno, i timori sul nucleare giapponese e i Paesi arabi. A Milano, il Ftse Mib e Ftse All share hanno chiuso in rialzo di circa l'1% . Dopo la debacle di ieri, hanno ripreso quota Ubi (+1,6%) e soprattutto Bpm (+4,1%) che ieri ha detto no all'aumento di capitale.

 

2. AS ROMA: CROLLA IN BORSA (-7,5%) IN ATTESA FIRMA CESSIONE...
(ANSA) - Seduta difficile per la As Roma in Borsa. Il titolo ha ceduto il 7,5% a 1,1 euro in attesa che entro 20 giorni venga siglato l'accordo per la cessione a l'americano Thomas Di Benedetto.

3. AS ROMA: LEGALI DIBENEDETTO, NO CONFLITTI D'INTERESSE...
(ANSA) - Nell'ambito dell'acquisizione dell'As Roma da parte della cordata Usa di Thomas DiBenedetto "non ricorre nessuna fattispecie di cui all'articolo 3 del regolamento Uefa". Lo riferiscono all'ANSA fonti legali vicine alla società capitanata dall'imprenditore statunitense, dopo che la stampa britannica ha ipotizzato un potenziale conflitto d'interesse dato che Mr Red Sox è anche un'azionista di minoranza e indiretto del Liverpool.

4. EDISON: PER LA PRESIDENZA DELMI PRONTO IL BRESCIANO BAIGUERA...
Radiocor - Ultimi ritocchi al risiko delle nomine sulla filiera A2A-Edison. La presidenza Delmi, secondo quanto risulta a Radiocor, sara' affidata al bresciano Franco Baiguera, che sostituira' Luigi Morgano. Per quanto riguarda la presidenza di Edipower, invece, se Gabriele Albertini non accettera' l'incarico, e' pronto Francesco Randazzo, gia' vice presidente di Aem Milano. Delmi e' la holding con cui A2A e i soci italiani partecipano (pariteticamente a Edf) Transalpina di Energia, che a sua volta controlla Edison. Baiguera, commercialista e Cavaliere del Lavoro, e' vicino alla Lega Nord e in particolare al vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi.

 

La sua nomina, che verra' di fatto sancita dal cda di Delmi previsto per domani, rafforza la squadra leghista nella filiera Edison-A2A dopo la rinuncia, giunta nella tarda serata di ieri, di Bruno Caparini a candidarsi per un posto nel consiglio di Foro Buonaparte. Randazzo, che invece verra' proposto come presidente di Edipower solo in caso di rinun cia di Albertini, e' invece un componente storico del consiglio Aem prima e A2A poi, ed e' vicino a Ignazio La Russa. Randazzo ricopre anche il ruolo di consigliere di amministrazione di Milano Assicurazioni.

5. PORTOGALLO: TASSI BOND SOPRA 8%, PRIMA VOLTA DA ENTRATA IN EUROZONA...
Radiocor - I tassi sui bond decennali del Portogallo sono saliti nel tardo pomeriggio sopra quota 8% per la prima volta dall'ingresso del paese ne ll'Eurozona. I tassi hanno ripreso la marcia al rialzo dopo le dimissioni del governo del primo ministro Jose Socrates costretto a gettare la spugna a fronte del rifiuto delle opposizione di sottoscrivere un nuovo piano di austerita'. Nei giorni successivi sono inoltre piovuti i downgrade da parte delle societa' di rating che rendono sempre piu' probabile lo scenario di un salvataggio del paese da parte dell'Eurozona come gia' avvenuto lo scorso anno con Grecia e Irlanda.

 

6. BANCO POPOLARE: COLLOCATO BOND 1 MLD, 4% RENDIMENTO...
Radiocor - Nel pomeriggio e' stato prezzato il bond biennale (6 aprile 2013) da un miliardo di euro lanciato da Banco Popolare. Il titolo che paga un tasso fisso annuo del 4%, riconosce un premio di 180 punti base sopra il mid swap. Il regolamento dell'operazione e' in agenda per il prossimo 6 aprile. Lo apprende Radiocor da fonti vicine al pool di banche (citygroup, Deutsche Bank, Jp Morgan, Natixis, Nomura e Banca Aletti). Bilancio positivo, commentano gli operatori, per l'operazione che ha segnato la riapertura del mercato del debito delle banche popolari. 'In particolare - riferisce una fonte di uno dei collocatori - e' stata molto forte la copertura estera'.

 

7. MARCHIONNE CONFERMA OBIETTIVO, IN CHRYSLER AL 51% NEL 2011...
Radiocor - 'Il nostro obiettivo rimane quello di arrivare al 51% di Chrysler entro l'anno'. Lo ha confermato l'amministratore delegato della Fiat, Se rgio Marchionne, durante la conferenza stampa dopo l'assemblea.

8. MARCHIONNE, LA BATTAGLIA CON I TEDESCHI PUO' ESSERE VINTA...
Radiocor - 'Non c'e nessuna necessita' di vendere Alfa Romeo. La cosa piu' importante e' che quello che Volkswagen puo' fare con Alfa Romeo e' capace di farlo Fiat con Chrysler. Nel medio-lungo termine la battaglia con i tedeschi puo' essere vinta'. Cosi' l'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa.

Alfa Romeo, ha aggiunto Marchionne, 'e' un marchio che ha un grandissimo potenziale, senza Chrysler sarebbe stato molto difficile garantire ad Alfa le architetture per andare avanti. La piattaforma prodotta a Mirafiori e' molto importante per Alfa e nasce dall'architettura usata per la Giulietta. Penso che i tedeschi hanno fatto un bel casino per esprimere il loro interesse per Alfa e che anche i commenti degli azionisti in assemblea (che hanno chiesto a Fiat di cedere la casa del biscione a Volkswagen ndr) sono stati ingenerosi'.

 

9. SORPRESA MPS BALZO DELL'UTILE A 950 MILIONI...
Federico De Rosa per il "Corriere della Sera" - Il Montepaschi archivia il 2010 con un utile record di 950 milioni, quasi cinque volte quello dell'anno precedente. Il bilancio è stato approvato ieri dal consiglio di Rocca Salimbeni, che ha deciso di proporre la distribuzione di 167,7 milioni di dividendi, tornando così a remunerare anche gli azionisti ordinari che nel 2009 erano rimasti a secco.

L'aumento dei profitti, ha spiegato la banca, è frutto del balzo dell' 1,6% dei ricavi primari, delle minori rettifiche sui crediti, scese del 21,2%, e del contenimento dei costi operativi, diminuiti del 5,2%.

 

Riguardo all'andamento dell'attività il margine di gestione finanziaria e assicurativa ha segnato 5,5 miliardi con un incremento dell' 1,6%, mentre il margine di intermediazione è aumento dello 0,4%a 3,59 miliardi. I direttore generale di Mps, Antonio Vigni, ha sottolineato che la banca continuerà con il rafforzamento patrimoniale, senza tuttavia sbilanciarsi sulla possibilità di un aumento di capitale: «Continueremo tutte le azioni di capital management per il rimborso in anticipo dei Tremonti bond.

E non dirò altro» . Mps ha sottoscritto 1,9 miliardi di obbligazioni del Tesoro, che intende restituire prima della scadenza e Vigni spera di ottenere il via libera della Banca d'Italia affinché «l'operazione sul real estate possa essere computata nell'indice Core Tier1».

 30-03-2011]

 

 

 

LA CAMUSSO COME MAGA è SCARSINA: PREVEDE LA FINE DELLA FIAT IN DIECI ANNI (MA è GIà SCAPPATA!) - CAMION E BUS DEL LINGOTTO PUNTANO ALL’INDIA - IL MAGNATE DI TATA PRENOTA IL CENTURION - IL SOLE PER SALVARE MOTO MORINI - LA LANA “SUICIDA” PER BONIFICARE IL GOLFO DEL MESSICO? - TERMINI IMERESE, RIAPRIRE LA SHORT LIST - SALOTTO ARTOM ALLA SICILIANA (DALLA BALIVO A MEOMARTINI) - ZAIA ZAGAJA CONTRO LA TREMONTIANA BANCA DEL SUD

Da "Panorama Economy" in edicola domani

 

1. FIAT? TRA 10 ANNI NON CI SARÀ PIÙ...
Con la cessione di Termini Imerese ancora in alto mare e dopo le ambiguità di Sergio Marchionne su dove sarà la futura sede del gruppo Fiat, come un'accetta arrivano le dichiarazioni rilasciate da Susanna Camusso, ospite di Effetto Domino 2020 di giovedì 31 marzo, la trasmissione condotta da Myrta Merlino su La 7, che Panorama Economy ha visto in anteprima.

«Non scommetterei che tra 10 anni l'Italia avrà una fabbrica automobilistica, non perché l'evoluzione del mercato porterà a questo, ma per le scelte che sta facendo la Fiat» dice in trasmissione il segretario generale della Cgil. «Mentre in Germania l'industria dell'auto progredirà, perché Volkswagen sta investendo».

 

E aggiunge. «Noi siamo pronti ad assumere il modello tedesco, mentre non mi è mai capitato di sentire nessun grande imprenditore o esponente di Confindustria dire la stessa cosa. Noi, per carità, errori ne abbiamo fatti tanti, ma non penso che abbiamo sbagliato alla Fiat, perché non è vero che il tipo di discussione che lì abbiamo fatto sia la stessa che è stata fatta in Germania alla Volkswagen».

E a proposito di protezionismo la numero uno di Cgil sostiene «che è stato abbandonato dalla storia. In Italia si accetta passivamente che il resto del mondo decida per noi. Inoltre facciamo finta che non ci sia la crisi, facciamo fatica a pensare al presente, figuriamoci al futuro» conclude l'esponente sindacale.

 

2. MOTO MORINI SI AFFIDA AL SOLE...
Energia solare per salvare la Moto Morini. La proposta, indubbiamente creativa, fa parte del piano industriale che verrà presentato alle banche da Thomas Bleiner, un passato sportivo come pilota, e da Gianni Farneda per il salvataggio della storica azienda di Casalecchio di Reno (Bologna). Il progetto prevede la realizzazione di un impianto da 1,1 megawatt sul tetto dello stabilimento: i proventi dell'energia, in gran parte legati al contributo statale, serviranno come garanzia per i nuovi finanziamenti. Certo, i tagli annunciati dal governo potrebbero compromettere il successo dell'iniziativa. Tuttavia Bleiner e Farneda hanno fiducia nel reintegro degli incentivi che dovrebbe scattare a maggio.

Nel frattempo stanno preparando le carte per l'asta del 13 aprile per l'aggiudicazione del complesso aziendale. Si parte da 5,5 milioni. Da segnalare che nei mesi scorsi il curatore fallimentare Piero Aicardi ha rimesso in funzione temporaneamente la fabbrica proprio per onorare alcuni ordini. Tanto interesse, spiegano i potenziali acquirenti, dimostra il valore dei nuovi modelli Granferro e Corsaro. Da qui la proposta d'acquisto che, comunque, per stare in piedi avrà bisogno dei contributi statali.

3. ECCO LA LANA ASCIUGAGREGGIO...
Come si possono bonificare piccoli e grandi inquinamenti da petrolio disperso nell'acqua? Con la lana cosiddetta suicida. L'idea innovativa, anzi l'uovo di Colombo, è venuta a Luciano Donatelli, ceo SignBox/Rpb e presidente dell'Unione industriali di Biella, a seguito delle notizie sulla disastrosa fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma petrolifera Deep Horizon della Bp nel Golfo del Messico, che gli fece ricordare la proprietà idrorepellente della lana grezza e, contemporaneamente, la sua capacità di assorbire gli oli in quantità 10 volte superiore al proprio peso.

 

«Tecnologie, macchine e processo» dice Donatelli «sono stati brevettati in questi giorni dalla società Gruppo Creativi Associati (Gca). Abbiamo, inoltre, progettato due tipologie di interventi: una per grandi disastri in mare e una per piccoli versamenti in acque di superficie: porti, laghi, fiumi».

4. CAMION E BUS VANNO IN INDIA...
Dopo l'indotto automobilistico anche i fornitori piemontesi degli stabilimenti di mezzi industriali (Iveco), trasporti (Irisbus) e movimento terra (Case New Holland) del gruppo Fiat iniziano a guardarsi intorno e puntano su India e Cina.

E così l'Unione industriali di Torino ha visto un vero e proprio record di adesioni al primo workshop Piemonte-India sui mezzi di trasporto con ben 90 produttori di componentistica e di servizi di progettazione, stile e prototipazione pronti a illustrare il meglio della loro ricerca ai grandi produttori indiani come Tata Motors, Mahindra&Mahindra, Hero Honda, Maruti Suzuki, Ashok Leyland, Bajaj Motors, Force Motors, International Tractors e Agro Farm, tutti potenzialmente concorrenti del Lingotto nel panorama internazionale.

 

5. UN CENTURION PER TATA?...
Grandi preparativi all'Hotel Centurion Palace di Venezia, aperto lo scorso settembre nell'area di Punta Dogana e di proprietà della catena Sina di Bernabò Bocca, presidente di FederAlberghi e di ConfTurismo. In laguna, infatti, si vocifera che tutte le 54 stanze siano state riservate per tre giorni dal magnate Ratan Tata, re indiano delle auto e dell'acciaio, per allestirvi il matrimonio della nipote a metà maggio. Se son rose fioriranno.

6. TERMINI IMERESE, MEGLIO RIAPRIRE LA SHORT LIST...
Mentre al ministero dello Sviluppo economico sono appena iniziati i faccia a faccia tra sindacati e imprese che dovrebbero subentrare alla Fiat di Termini Imerese, il presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, chiede la riapertura della short list.

 

Per Albanese, al vertice dell'associazione dallo scorso giugno, ci sarebbe un nuovo interesse e altre offerte che meritano di essere prese in considerazione per l'ex stabilimento Fiat «come quella della distilleria Bertolino, della Dr Motor Company e di tutte le altre segnalazioni interessanti che ci sono o potranno arrivare».

 

7. ZAIA CONTRO LA BANCA DEL SUD...
Il Veneto dichiara guerra alla Banca del Sud. L'iniziativa, fortemente voluta da Giulio Tremonti, ha trovato un ostacolo molto duro nel governatore Luca Zaia che ha mandato in campo la finanziaria regionale Veneto Sviluppo. Al centro dello scontro l'impiego del fondo da 1,7 miliardi per le Pmi. Una dote che Tremonti vorrebbe utilizzare solo per il Sud e Zaia anche per il Nordest. Veneto Sviluppo ha già vinto un primo ricorso al Consiglio di Stato, ma si trattava di aspetti formali.

Ora si prepara all'assalto finale con un ricorso al Tar per rompere i vincoli territoriali e togliere alla Banca del Sud il diritto esclusivo di accesso al fondo. La dimostrazione che il rapporto di Tremonti è molto forte con Bossi. Non altrettanto con alcuni dei luogotenenti.

 

8. SALOTTO ARTOM ALLA SICILIANA...
Ospiti variegati e lo chef che arriva al volo dalla Sicilia. Cena a casa di Arturo Artom in onore del d.g. di Unicredit Roberto Nicastro. A tavola c'erano dal presidente di Assolombarda Alberto Meomartini al designer Fabio Novembre, da Caterina Balivo a Renato Mannheimer, da Ernesto Paolillo alla stilista Lella Curiel. Cena preparata dallo chef ragusano Nuccio Balsamo, ma vini piemontesi, come il padrone di casa. Grandi discorsi su Expo ed elezioni a Milano. Ma anche sul numero di telefono dello chef volante che piace anche a Vittorio Sgarbi. [30-03-2011]

 

 

 

SE PROFUMO VUOL TORNARE A FARE IL BANCHIERE DEVE SBORSARE UNA PENALE DI 1,5 MLN ALL’UNICREDIT (CHE ALL’EX AD HA SGANCIATO 40,5 MLN) - S&P DECLASSA GRECIA E PORTOGALLO - IN USA CALANO FIDUCIA E PREZZI DELLE CASE MA WALL ST. È POSITIVA - 1 MLD PER IL BOND FIAT - DORIS, NO PROBLEM IN MEDIOBANCA PER LE TENSIONI IN GENERALI - NEL CONTENZIOSO ANGELO RIZZOLI-RCS, ENTRA GEMINA - LA LISTA FALCIANI INUTILIZZABILE PER LA GIUSTIZIA FRANCESE

1. BORSA: EUROPA IN CALO CON BANCHE E AUTO, POSITIVI MINERARI...
(ANSA) - Borse europee in calo a metà seduta, dopo quattro rialzi consecutivi. L'indice d'area Stxe 600 cede mezzo punto percentuale con i bancari (sottoindice -1,1%) in difficoltà ed, in particolare, sulla Piazza di Milano sui timori legati a nuovi iniezioni di capitale per rispondere ai parametri di Basilea 3. Nel credito frenano così le italiane Ubi (-10,2%), Banco Popolare (-6,6%), Bpm (-6,2%), Mps (-3,8%).

 

Acquisti, invece, sulle materie prime (+0,37%) con Vedanta (+1,6%) e Bhp Billiton (+0,95%), mentre sono deboli gli automobilistici (-0,7%) con Porsche (-2,6%) dopo il taglio del prezzo obiettivo da parte di Socgen e Continental (-1%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,24% - Parigi -0,58% - Francoforte -0,74% - Madrid -0,35% - Milano -1,44% - Amsterdam -0,36% - Stoccolma -0,45% - Zurigo -0,29%.

2. WALL STREET GIRA IN POSITIVO, DJ +0,23%, NASDAQ +0,42%...
(ANSA) - Wall Street gira in positivo. Il Dow Jones sale dello 0,23% a 12.225,34 punti, il Nasdaq avanza dello 0,42% a 2.742,02 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,10% a 1.311,51 punti.

 

3. PORTOGALLO:S&P DECLASSA RATING A BBB-/A-3, OUTLOOK NEGATIVO...
Radiocor - Standard & Poor's ha tagliato i rating del debito sovrano del Portogallo a 'BBB-/A-3' da 'BBB/A-2'. L'agenzia aggiunge in una nota di aver rimo sso entrambi i rating dal creditwatch in cui si trovavano dal 30 novembre scorso. L'outlook e' negativo.

4. GRECIA: S&P TAGLIA RATING A 'BB-', CONFERMA CREDITWATCH NEGATIVO...
Radiocor - Standard & Poor's ha declassato il rating del debito sovrano a lungo termin e della Grecia a 'BB-' da 'BB+'. Lo ha comunica l'agenzia, che precisa che il rating resta in creditwatch con implicazioni negative dal 2 dicembre. Contemporaneamente S&P ha messo in creditwatch negativo il rating 'B' del debito sovrano della Grecia a breve.

 

5. USA; FIDUCIA CONSUMATORI CALA, A MARZO A 63,4. PREZZI CASE GENNAIO -3,1%, CALO MAGGIORE DA 2009...
(ANSA) - La fiducia dei consumatori negli Stati Uniti cala a gennaio a 63,4 da 72 di febbraio, ai minimi da dicembre. Lo comunica il Conference Board.
I prezzi delle case nelle 20 maggiori città americane scendono. L'indice Case-Shiller a gennaio è calato del 3,1% rispetto all'anno scorso: si tratta del calo maggiore dal 2009.

6. FIAT: BOND 2016 DA 1MLD, RENDIMENTO 6,375%, ORDINI PER 3,5MLD...
Radiocor - L'importo del nuovo bond a 5 anni (aprile 2016) lanciato stamani da Fiat Spa, attraverso la controllata (100%) Fiat Finance and Trade Ltd. nell'ambito del proprio programma di Gmtn, e' stato fissato a un miliardo di euro. Lo apprende 'Il Sole 24 Ore Radiocor' da fonti vicine al dossier, le quali precisano che la domanda raccolta dalle banche curatrici del prestito (Banca Imi, Bnp Paribas, Barclays, UniCredit e Credit Agricole) e' stata ben superiore: attorno a 3,5 miliardi. E questo a permesso all'emittente di spuntare un rendimento del 6,375%, ovvero ben al di sotto la fascia indicata inizialmente (6,50-6,75%).

 

7. MEDIOBANCA: DORIS, NESSUNA RIPERCUSSIONE DA TENSIONI GENERALI...
Radiocor - 'Non credo proprio che ci saranno ripercussioni da Generali in Mediobanca'. Lo ha detto Ennio Doris, consigliere a azionista di Mediobanca, i nterpellato da Radiocor sulla possibilita' che le attuali tensioni nel consiglio di Generali si riflettano in Mediobanca, che di Generali e' il primo azionista. 'Anche l'ultimo consiglio di Mediobanca e' stato serenissimo', ha rilevato.

8. UNICREDIT: A PROFUMO 40,5 MLN, IMPEGNO NON CONCORRENZA VALE 1,5 MLN...
(Adnkronos) - L'ex amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo ha ricevuto dalla banca che ha lasciato nel settembre scorso una somma di 40 milioni e 590mila euro. Nell'ambito dell'accordo, che e' "in linea con le prassi comuni" ed e' stato raggiunto "considerando le previsioni del contratto esistente quale quadro di riferimento", l'impegno di non concorrenza di durata annuale sottoscritto da Profumo vale 1,5 mln di euro. Lo riporta la relazione della banca sulla Politica retributiva di gruppo, allegata alla documentazione depositata in vista dell'assemblea di bilancio, che conferma ufficialmente le cifre diffuse informalmente in occasione dell'uscita del top manager.

 

L'importo, spiega la banca nel documento consultato dall'ADNKRONOS, comprende, "oltre allo stipendio ed altre componenti retributive non variabili legate al rapporto di lavoro dipendente gia' maturate alla data della risoluzione, anche 38 milioni in relazione all'accordo individuale di cessazione raggiunto in data 21 settembre 2010. Accordo che in dettaglio prevedeva il pagamento a Profumo di un 'incentivo all'esodo' pari a 36,5 milioni; un impegno di non concorrenza annuale, con una specifica remunerazione di 1,5 milioni; in base ad esso Profumo non puo' svolgere, per il periodo della sua durata, alcuna attivita', sotto qualsiasi forma, per aziende operanti nel settore finanziario in Italia, Germania ed Austria; il compenso e' pagato in rate trimestrali posticipate".

L'accordo prevede anche "il diritto per Profumo a mantenere 33.935.714 diritti di sottoscrizione UniCredit, ricevuti negli anni precedenti nell'ambito dei piani di incentivazione azionari di lungo termine e gia' oggetto all'epoca della dovuta informativa al mercato, con un prezzo medio di esercizio di 4,2327; la rinuncia da parte di Profumo ai diritti legati, tra gli altri, al sistema di incentivazione 2010, alle quote dell'incentivo differito 2009, alle Performance Share 2007 e 2008 e al sistema di incentivazione monetario di lungo termine 2010-2012. Nell'ambito dell'accordo, UniCredit si e' anche impegnata a fare una donazione in beneficenza di 2 milioni a favore di un'organizzazione senza fini di lucro", la Casa della Carita' di don Virginio Colmegna.

 

9. RCS: NEL PROCESSO RIZZOLI CHIAMA IN CAUSA LA 'MADRE' GEMINA...
Radiocor - Rcs, nel contenzioso Rizzoli che vedra' una nuova udienza il prossimo 28 giugno, ha chiesto la citazione in causa di Gemina, dalla quale, per effetto della scissione stipulata nel 1997, e' nata l'attuale Rcs, allora Hdp. Lo riporta il bilancio della finanziaria milanese consultato dall'Agenzia Radiocor, dove Gemina precisa di continuare a ritenere 'prive di fondamento le domande di Angelo Rizzoli cosi' come la citazione in causa richiesta da Rcs'.

 

Secondo i fatti riportati nel documento, il 3 marzo 2010 e' stato notificato a Gemina, su richiesta di Rcs Mediagroup, l'atto di citazione per chiamata di terzi nel giudizio instaurato da Angelo Rizzoli nei confronti di Rcs, Intesa SanPaolo, Mittel, Edison e Arvedi. Rizzoli ha formulato una serie di domande 'volte a reintegrare sotto il profilo economico l'asserito pregiudizio subito' a seguito della vendita della Rizzoli editore, proprietaria del Corriere della Sera, ad una cordata di imprenditori e i fatti risalgono agli anni 1974-19 86. All'ultima udienza, come noto, il giudice ha rigettato le istanze istruttorie presentate dai legali di Angelo Rizzoli e ha fissato l'udienza di precisazione delle conclusioni per il prossimo 28 giugno.

10. FRANCIA, LISTA FALCIANI NON UTILIZZABILE DA GIUSTIZIA...
(ANSA) - La famigerata 'lista Falciani', elenco di clienti di Hsbc private banking rubata e consegnata alle autorita' dall'ex informatico Herve' Falciani, non puo' essere utilizzata come prova per giustificare indagini giudiziarie, in quanto ottenuta in modo illecito. Lo ha stabilito la corte d'appello di Parigi, dopo il ricorso presentato da un contribuente francese contro una perquisizione del suo domicilio.

 

La perquisizione fiscale a casa dell'uomo, riporta il sito del quotidiano La Tribune, era stata autorizzata nel giugno 2010 dal Tribunale di Parigi, che aveva accettato come motivazione il fatto che il nome dell'uomo comparisse nella lista Falciani. L'interessato aveva pero' fatto ricorso, contestando la legittimita' dell'atto, e si e' visto ora dare ragione dal grado di giudizio superiore, perche' l'elenco di nomi era risultato di un furto, ovvero ottenuto in maniera illecita. Il fisco francese ha pero' gia' annunciato l'intenzione di rivolgersi alla Corte di Cassazione.29-03-2011]

 

 

 

ITALIA, TIè! - COME PREANNUNCIATO DA TUTTI, DA SEMPRE (A PARTE "LA STAMPA"): LA FIAT SE NE VA - REPORT REUTERS: La Fiat avrebbe intenzione di spostare il quartiere generale del gruppo negli Usa dopo la fusione con Chrysler - Finché non avra la maggioranza di Chrysler Marchionne non investirà nella società Usa soldi Fiat - SOLDI DALLA QUOTAZIONE IN BORSA DELLA FERRARI... - -

(ANSA) - La Fiat avrebbe intenzione di spostare il quartiere generale del gruppo negli Usa dopo la fusione con Chrysler. A rilanciare l'ipotesi è un lungo Report Reuters, nel quale si ricostruiscono anche i temi al centro del dibattito negli ultimi mesi di cui si è parlato a lungo e sui quali la Fiat aveva già risposto: tra questi anche l'ipotesi che Sergio Marchionne starebbe pensando alla quotazione in Borsa della Ferrari. L'ipotesi di un trasferimento della sede era circolata nelle scorse settimane, ma sia Marchionne, sia il presidente della Fiat, John Elkann, avevano smentito le voci e rinviato ogni decisione in merito al 2014.

 

Nel report della Reuters, che è lungo una decina di pagine con numerose fotografie dei vertici Fiat, si parla di 'rock star appeal' di Marchionne al Salone di Ginevra e si paragona il manager del Lingotto all'Elvis Presley del settore auto. E' un'ampia analisi di tutti i principali fatti dei primi mesi del 2011. Secondo la Reuters, Marchionne pensa di mantenere a Torino il centro da cui gestire le operazioni europee e di creare uno hub in Asia, mentre sulla sede legale del quartiere generale la scelta - secondo fonti citate dalla Reuters - cadrebbe sul Paese dove il regime di tassazione è più conveniente e quindi sugli Stati Uniti.

 

Nel report si parla anche della possibilità di quotazione della Ferrari: Marchionne valuterebbe la casa di Maranello circa 5 miliardi di euro. Per quanto riguarda i rapporti con Chrysler, la Reuters ricorda che Marchionne ha definito 'Christmas wishes' i sui obiettivi di aumentare la quota Fiat in Chrysler al 51 per cento entro quest'anno e di portare la società Usa in Borsa. Prima la casa di Detroit dovrà ripagare i suoi prestiti ai governi degli Stati Uniti e del Canada.

Un pacchetto di rifinanziamento è attualmente all'esame del consiglio di amministrazione di Chrysler, mentre la società è ancora in trattativa con il Dipartimento dell'Energia degli Usa per ottenere tassi più favorevoli. Finché non avra la maggioranza di Chrysler Marchionne non investirà nella società Usa soldi Fiat. Reuters ricorda che l'obiettivo delle due società è di vendere 6,6 milioni di veicoli nel 2014 dopo l'integrazione.

L'ad del Lingotto viene definito un uomo solo nel gruppo dove può contare esclusivamente sull'appoggio di Elkann e, per quanto riguarda la sua successione, si ricorda che nella conference call di gennaio il manager Fiat ha detto: "Ho intenzione di restare qui finché non avremo fatto tutto".25-03-2011]

 

 

LE BORSE CORRONO, DALL’ASIA ALL’EUROPA - BPM: NO AUMENTO CAPITALE - DEL VECCHIO, NUOVE HOLDING IN LUSSEMBURGO - EDISON CONFERMA I CONSIGLIERI A2A E L’EX SINDACO ALBERTINI SE LA PRENDE IN QUEL POSTO (ANCHE PER L’ENEL C’è IL NO DI BOSSI CHE VUOLE PONZELLINI) - GRAN PARTE DEL BOND FIAT COLLOCATO ALL’ESTERO - TRATTATIVA LUNGA PER ZALESKI - VOLA HUTCHINSON WAMPOA (E ANCHE LA 3 DI NOVARI) - CERCASI SORU DISPERATAMENTE - È TUTTA ECONOMICA LA SFIDA PUTIN-MEDVEDEV (CIAO POLITICA)…

1. BORSA: EUROPA POSITIVA CON MATERIE PRIME ED AUTO...
(ANSA) - Appaiono positive per la sesta giornata consecutiva le principali borse europee, sulla scia della chiusura brillante di Tokyo, in attesa dei dati Usa di metà giornata su richieste di mutui e occupazione, con Londra in crescita dello 0,45%, Parigi dello 0,94% e Francoforte dell'1,22%. Acquisti sugli estrattivo-minerari Vedanta (+3,93%) e Bhp Billiton (+2,63%), favoriti dalle quotazioni delle materie prime all'asta di Londra.

 

Debole invece Randgold Resources (-0,64%), dopo la raccomandazione di vendita di Societé Generale. Bene gli automobilistici Volkswagen (+1,92%), Renault (+1,77%), favorita anche dall'annuncio della controllata Nissan, che riprenderà le produzioni in Giappone entro fine giugno, Porsche (+1,76%) e Peugeot (+1,62%).

A due velocità le banche, con rialzi per Bpm (+3,11%) favorita dai conti e dalla decisione del cda di non procedere con un aumento di capitale, Barclays (+0,96%), Deutsche Bank (+0,98%) e Ubs (+0,78%), mentre cedono le greche Alpha (-2,42%) e Piraeus (-1,36%), insieme alla portoghese Banco Espirito Santo (-1,42%). Pesante a Zurigo Sonova (-6,86%), dopo le dimissioni dell'ad e del direttore finanziario, indagati per insider-trading, mentre a Londra la catena commerciale Dixons (-12,24%) ha scontato la previsione sui risultati di fine anno, che saranno inferiori alle attese degli analisti.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,45% - Parigi +0,94% - Francoforte +1,25% - Madrid +0,64% - Milano +0,76% - Amsterdam +0,65% - Stoccolma +0,70% - Zurigo +0,61%.

2. BORSA: ASIA CORRE CON PIANI RIPRESA PRODUZIONI IN GIAPPONE...
(ANSA) - Chiusura brillante per le principali borse di Asia e Pacifico, favorite dai piani per la ripresa delle attività produttive in Giappone dopo il blocco imposto dal disastro nucleare di Fukushima. La piazza di Tokyo ha guadagnato il 2,64%, Hong Kong, ancora aperta, cresce dell'1,6% e Sidney ha segnato un progresso dell'1,4%. In luce l'elettronica con Hitachi (+8,71%), che prevede di riaprire gli impianti produttivi il prossimo mese, mentre l'automobilistico Nissan (+3,84%) ha annunciato di farlo entro la fine di giugno.

 

Ancora difficile invece la situazione di Tep (-17,67%), gestore dell'impianto nucleare devastato dal maremoto. Acquisti ad Hong Kong su China Resources Land (+4,91%), sull'esportatore tessile Li & Fung (+4,07%) e su Petrochina (+2,47%). Bene a Sidney gli estrattivo-minerari Iluka (+7,28%), Aquila Resources (+5,59%) e Rio Tinto (+2,43%), spinti dal rialzo delle quotazioni dei metalli all'asta di Londra.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo +2,64% - Hong Kong +1,62% (seduta in corso) - Shanghai +0,07% - Taiwan +0,58% - Seul +0,93% - Sidney +1,40% - Mumbai +1,03% (seduta in corso) - Singapore +1,61% - Bangkok +0,85% - Giakarta +1,19% (seduta in corso).

3. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - BORSA: Il martedi' nero delle banche, allarme capitale (dai giornali). S&P declassa Grecia e Portogallo (dai giornali). La crisi del credito e' costata agli Stati Ue 1.300 miliardi di euro (Il Sole 24 Ore, pag. 2)

PARMALAT: Pressing di Intesa (dai giornali). Spunta un piano B. L'ipotesi spezzatino tra cordata italiani e francesi (Il Sole 24 Ore, pag. 1,5). Le illusioni su Parmalat (Il Corriere della Sera, pag. 1). Lactalis pronta alla battaglia legale. In caso di rinvio dell'assemblea (Il Messaggero, pag. 22). Ipotesi intervento Cdp attraverso il Fondo Italiano Investimento (Il Sole 24 Ore, pag.3). L'appello di Romano: 'Contadini in campo per salvare Parmalat'. Intervista al ministro delle Politiche Agricole Francesco Saverio Romano (Libero, pag.23)

BANCHE: E' la Cdp l'asso del Tesoro (Il Sole 24 Ore, pag. 1-3). Banche italiane. The Lex Column (Financial Times, pag.12)

GENERALI: Verso il board. Contatti tra i grandi soci. Quei tre pilastri della governance triestina (Il Sole 24 Ore, pag. 37). Della Valle affila le armi contro Geronzi (La Repubblica, pag. 29). Geronzi, Kellner e l'Isvap. Ecco il carteggio Generali (Il Corriere della Sera, pag. 37). Tregua a Trieste, obbligo del silenzio per Bollore' (Il Secolo XIX, pag.13)

 

MPS: Ritrova utili e dividendo, ma rimanda l'aumento (dai giornali). Mps aspetta le mosse della Fondazione (Il Sole 24 Ore, pag. 3)

EDISON: Zuccoli-Lescoeur per il nuovo vertice alla guida della societa'. Questa l'ultima ipotesi. Oggi si decide (Il Sole 24 Ore, pag. 4). Quadrino vola a Parigi. La Lega: Edf pesa troppo (Il Corriere della Sera, pag. 41). Edf alza il tiro con l'Italia nella guerra sulle societa' strategiche (Financial Times, pag.14)

FIAT: Bond da un miliardo. Rendimento al 6,375% (dai giornali)

ZALESKI: Secondo round con le banche (Il Sole 24 Ore, pag. 39). Il 'fattore Zaleski' inchioda i creditori (La Stampa, pag. 33)

FINMECCANICA: Il nodo europeo. Verso le nomine (Il Sole 24 Ore, pag. 39)

ENERGIA: Le mosse Usa sul gas russo. E le rassicurazioni degli italiani (Il Corriere della Sera, pag. 35)

SEA: In Borsa entro ottobre (dai giornali)

METROWEB: F2i torna in gara (Il Sole 24 Ore, pag. 41)

VERSACE: sta bene da sola (The Wall Street Journal, pag.18)

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 30 MARZO...
Radiocor - Si riuniscono i Cda di A2A, Cattolica Assicurazioni, Dmt, Italmobiliare e Sol per l'approvazione dei dati di bilancio.

- Torino: assemblea Fiat. Per bilancio al 31/12/10, autorizzazione acquisto e disponibilita' azioni proprie.

- Milano: incontro di Banca Prossima per la presentazione di 'Tre anni di Banca Prossima'. Partecipano, tra gli altri, Corrado Passera, ceo di Intesa Sanpaolo; Marco Morganti, a.d. Banca Prossima.

 

- Roma: in asta BTp a 3 e 10 anni e CcT per un massimo di 9,25 miliardi di euro

- Roma: la commissione Bicamerale per il federalismo fiscale ascolta la Corte dei Conti

5. BPM:+2,3% UTILE 2010 E DIVIDENDO DI 0,10 EURO, NO AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - Bpm ha chiuso il 2010 con un utile netto consolidato a 106 milioni (2,3% annuo). Il cda, si legge in una nota di ieri sera, proporra' all'assemblea dei soci (29 e 30 aprile) un dividendo di 0,10 euro. Il Core Tier 1 e' al 7,1%, con una stima 'positiva' dell'impatto di Basilea 3. 'Vista la situazione patrimoniale attuale del gruppo il cda ha deliberato di non procedere al alcuna operazione di aumento di capitale'.

6. DEL VECCHIO: NUOVE HOLDING IN LUSSEMBURGO, A DFR INV 12% DI FONCIE'RE...
Radiocor - Si chiamano Dfr Investment e Dfr Holding e sono state immatricolate in Lussemburgo nei giorni scorsi le ultime nate tra le sub-holding di Leonardo Del Vecchio. A Dfr Investment, controllata al 100% da Delfin, costituita il 18 febbraio e entrata nei registri del Granducato la scorsa settimana sono stati trasferiti - secondo quanto risulta a Radiocor - titoli della Fonciere des Regions, di cui Leonardo Del Vecchio e' primo azionista e vice-presidente, per un valore di 558,8 milioni di euro.

Si tratta di 6,57 milioni di azioni, pari a una quota dell'11,97% della Fonciere, societa' che controlla anche Beni Stabili. Le azioni Fdr sono state cedute per il valore di 117 milioni di euro da Delfin, storica cassaforte lussemburghese di Del Vecchio e per il resto dalla sub-holding Aterno.

7. FIAT: BOND PREZZATO ALLA PARI, GRAN PARTE COLLOCATO ALL'ESTERO...
Radiocor - Il bond da un miliardo con durata di cinque anni (primo aprile 2016) lanciato oggi da Fiat e' stato prezzato alla pari, con un rendimento del 6,375%. Il titolo riconosce un premio di 332 punti base sul midswap. L'emissione ha registrato ordini complessivi per 3,5 miliardi proveniente da 400 investitori istituzionali.

 

Lo apprende Radiocor da fonti bancarie le quali riferiscono che la tipologia degli investitori interessati al nuovo titolo di debito del Lingotto ha visto il predominio dell'asset management (50%) seguito a distanza dalle banche (29%), dagli hedge fund (14%) e dai gruppi assicurativi (3%). Rilevante l'interesse manifestato dagli istituzionali stranieri: il 23% dell'obbligazione e' finita in Gran Bretagna e Irlanda, il 17% in Svizzera, il 16% in Francia, il 13% in Italia, il 10% in Germania e Austria, il 9% nel Benelux e il 14% negli Stati Uniti. Man-am

8. EDISON: NESSUN RIBALTONE, TUTTI CONFERMATI I CONSIGLIERI DI A2A...
Radiocor - Confermati in blocco gli esponenti di nomina A2A nel cda Edison. Il presidente Giuliano Zuccoli, Renato Ravanelli e Paolo Rossetti (entrambi dg di A2A), e l'avvocato Gregorio Gitti come indipendente, secondo quanto risulta a Radiocor, verranno indicati dai consigli A2A di domani per il nuovo cda di Foro Bonaparte. Tramontata la nomina di Gabriele Albertini alla presidenza mentre il leghista Bruno Caparini ha ritirato la propria candidatura.

 

Nonostante il sostegno del premier Silvio Berlusconi, Albertini non e' dunque riuscito a subentrare a Zuccoli, conterraneo del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che a sua volta ha seguito la partita Edison molto da vicino nelle ultime settimane. Anche se alcune fonti sottolineano come il dossier nomine (compresa la presidenza) verra' probabilmente riaffrontato tra sei mesi, a valle del riassetto Edison con Edf.

9. PRESIDENTE PER UN GIORNO...
Luca Pagni per "la Repubblica" - Soltanto lunedì, Gabriele Albertini era il favorito per la presidenza di Edison. Una carica cui l´ex sindaco di Milano faceva la corte da anni, da quando terminato il suo secondo mandato fece le prove generali alla guida della controllata Edipower. Un sogno accarezzato solo 24 ore, visto che ieri l´ipotesi è tramontata.

Contro di lui si è schierato il comune di Brescia, il cui sindaco Adriano Paroli ha detto di no a Silvio Berlusconi che lo ha chiamato al telefono per sponsorizzare l´uomo che, a sorpresa, candidò sindaco per la prima volta nel 2003. Albertini ora potrebbe correre per la poltrona di presidente di Enel: ma a sbarrargli la strada sarebbe Umberto Bossi che sponsorizza un altro candidato forte, l´attuale presidente di Bpm Massimo Ponzellini. Forse avrebbe fatto meglio a candidarsi sindaco di Milano per il terzo polo.

 

10. TASSARA: PRIMI PASSI CON LE BANCHE SU DEBITO, TRATTATIVA LUNGA...
Radiocor - 'Quello di oggi puo' essere definito un primo incontro dove una delle parti, le banche, ha ufficializzato la propria posizione'. E' quanto r iferisce all'agenzia Radiocor una fonte finanziaria vicina alla trattativa fra le banche finanziatrici di Romain Zaleski e la Carlo Tassara che custodisce i 'gioielli' accumulati nel tempo dall'ingegnere franco polacco, sull'estensione del piano di stand still fino al 2013. Come anticipato da Il Sole 24 Ore, si e' svolto oggi l'incontro a Milano fra le cinque banche finanziatrici della holding (Intesa, Unicredit, Mps, Ubi e Bpm) e la Tassara guidata da Pietro Modiano.

 

'Non e' stato certo un incontro decisivo - spiega la fonte finanziaria - ma potra' solo essere il primo di una lunga serie. La trattativa, molto probabilmente, durera' dei mesi'. Quello che chiedono gli istituti, ha scritto il quotidiano, e' di affidare a un terzo, probabilmente ad una banca d'affari esterna, il mandato a vendere le partecipazioni in portafoglio alla Carlo Tassara, oltre ad altre condizioni che saranno oggetto di negoziato. Nella holding ci sono le quote di Intesa Sanpaolo, Ubi, Mps, Bpm, Edison (10%), Mittel e A2a.

11. VOLANO GLI UTILI DI HUTCHINSON WHAMPOA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Nel 2010 i profitti del gruppo di tlc di Hong Kong Hutchison Whampoa (che in Italia controlla l'operatore mobile 3) sono cresciuti del 47% a quota 20,04 miliardi di dollari di Hong Kong (1,82 miliardi di euro). Per il gruppo controllato dal miliardario Li Ka- shing (nella foto), si tratta di un risultato migliore delle stime ma soprattutto segna il primo bilancio in attivo per la sezione di telefonia mobile 3G.

12. E NOVARI TROVA IL PRIMO SEGNO «PIÙ»...
Da "il Giornale" - Primo bilancio positivo per 3 Italia, il gestore di telefonia mobile di terza generazione guidato da Vincenzo Novari che dopo circa 10 anni dall'inizio delle operazioni ha presentato conti positivi con un ebit, ossia il risultato prima di tasse e interessi, positivo per 96 milioni di euro. I clienti sono oltre 9 milioni di cui il 30% utilizzano la banda larga mobile. Anche l'arpu, ossia le revenue per cliente, sono salite a 23,60 euro. Il fatturato è salito del 4% a 1,7 miliardi. Bene anche i conti della controllante di Hong Kong Hutchison saliti del 47% con il settore della telefonia mobile positiva.

 

13. I BONOS SPAGNOLI RECUPERANO SUI BTP...
W. R. per "Il Sole 24 Ore" - Curiosa, ieri, quella piccola risalita del differenziale di rendimento tra i BTp e il Bund tedesco. Poca cosa, 4 centesimi scarsi, nulla di cui preoccuparsi: se non fosse che l'allargamento degli spread ha interessato solo l'Italia e i disperati titoli irlandesi. Quelli portoghesi, greci e spagnoli hanno addirittura limato lo scarto. Gli spagnoli soprattutto e il fenomeno dura da tre mesi.

A fine dicembre lo spread tra Bonos e BTp era di quasi 100 punti; ieri di appena 35. S'è ridotto nonostante Moody's abbia abbassato (lunedì) il rating a 30 banche iberiche, nonostante la stessa agenzia abbia tagliato ad AA2 il rating sovrano, portandolo allo stesso livello di quello italiano, ma con un «outlook» negativo. Certo Madrid ha uno stock di debito proporzionalmente minore di Roma. Ma, al momento, ha anche ben più serie difficoltà finanziarie. Forse il mercato ha una particolare indulgenza verso la Spagna. O, forse, c'è un po' di accanimento verso l'Italia.

14. L'IPO SEA DIVISA TRA MERCATO E POLITICA...
S. Mo. per "Il Sole 24 Ore" - La quotazione della Sea crea molta apprensione dentro Palazzo Marino. Per la decisione ci sono voluti mesi, la delibera non è ancora stata approvata (e già si prevedono diversi voti contrari) ma intanto i politici locali provano a giocare d'anticipo: se quotazione deve essere sia, ma almeno facciamo in modo che il mercato non sia troppo aggressivo con i futuri azionisti. E quindi hanno già preparato un emendamento, che dovrebbe essere presentato domani in consiglio comunale a Milano.

 

Per garantire gli interessi della comunità, chiedono i consiglieri, ci auguriamo che il collocamento avvenga a un prezzo "adeguato", in linea con quello degli altri aeroporti europei. Si sono però dimenticati di un dettaglio: a determinare il prezzo, almeno per ora, è ancora il mercato. E poi è difficile stabilire cosa sia più insidioso per i cittadini: la Borsa o la politica?

15. CERCASI SORU IN POLITICA O IN TISCALI...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Qualcuno ha notizie di Renato Soru? L'uomo che sbaragliò il mondo delle tlc portando per primo internet a casa degli italiani sembra essersi rintanato in Sardegna. E se ne sono perse le tracce. Candidato premier in pectore della sinistra, la carriera politica di Soru è finita sul binario morto dopo la sconfitta alle elezioni politiche regionali del 2009.

E nemmeno la sua Tiscali è sulla cresta dell'onda: da quando è nata, ormai più di dieci anni fa, non ha mai prodotto un euro di utile e neppure l'acclamato ritorno in azienda di Soru, dopo la parentesi politica, ha dato quella spinta che tutti si aspettavano. Unica, tra gli alternative carriers, a essere rimasta single (tutte le altre da Omnitel a Fastweb sono finite in mani straniere), Tiscali rischia che l'indipendenza - specie se si è molto piccoli in un mercato iper-competitivo - si trasformi da fattore attrattivo all'anticamera dell'emarginazione.

16. PUTIN BOCCIATO: ECONOMIA FERMA MEDVEDEV ESULTA...
Nicola Lombardozzi per "la Repubblica" - Bocciato in economia, il premier russo Vladimir Putin si prepara a stravolgere tutta l´impostazione della sua politica di governo finendo per percorrere la strada tanto cara al presidente Dmitri Medvedev. Un passaggio cruciale per la questione che anima il dibattito russo ormai da mesi: chi dei due si candiderà alle presidenziali del 2012?

 

E´ successo che i presidenti della più grande commissione di studio per i problemi economici mai messa in campo dai tempi del´Urss (più di 1100 componenti tra economisti, sociologi ed esperti internazionali) si siano presentati nella residenza ufficiale di Putin a Novo-Ogarievo, per riferirgli l´esito dei loro lavori. Ne è emersa la storia fallimentare degli ultimi anni di un´economia fondata sulle sole materie prime, incapace di investire nel campo delle tecnologie, con un´offerta sul mercato limitata alle merci importate.

«Bisogna cambiare radicalmente l´approccio», hanno detto gli esperti a un premier molto serio e concentrato. Putin ha promesso di tenere in considerazione i preziosi consigli, ma ha anche notato come rimproveri e suggerimenti echeggiassero le parole di Medvedev degli ultimi anni: «Occorrono riforme sociali, una lotta seria alla corruzione, una modernizzazione del Paese. Per trasformare un clima decisamente controproducente per tutti gli investitori locali e stranieri».

E infine l´ultima stoccata: «Bisogna allargare il numero degli imprenditori riducendo il potere delle oligarchie». Un colpo durissimo al sistema Putin che sugli oligarchi di fiducia ha retto tutto il suo potere negli ultimi dodici anni. E il dibattito si riaccende: ha vinto l´"innovatore" Medvedev? O forse Putin ha deciso di fare sue le teorie dell´ex discepolo?

 

17. MUSSARI INVITA PASSERA A PARLARE DI LIBIA...
Da "il Giornale" - Anche i banchieri si preoccupano per gli effetti della guerra in Libia e i problemi dei Paesi nordafricani. Per questo alcuni di loro, tra cui Ennio Doris, Corrado Pas­sera, Fabio Gallia e Antonio Vigni, si sono incontra ti venerdì scorso sotto l'egida dell'Ebr (European banking report), un centro di ricerca di riservato e gestito dall'Abi. Ospiti di Giuseppe Mussari, i big del credito hanno esaminato varie analisi sulle prospettive del settore creditizio e le valutazioni degli esperti che sottolineavano in particolare le sicure conseguenze sul prezzo del petrolio, l'inflazione e i tassi d'interesse.

 30-03-2011]

 

 

C’È UN GUP A VIA MONTENAPOLEONE: D&G PROSCIOLTI DALL’ACCUSA DI EVASIONE (HERMES VUOLE CEDERE LA QUOTA IN JPG) - IL CDA PARMALAT SE NE FREGA DI LACTALIS E RINVIA L’ASSEMBLEA A FINE GIUGNO - CALA LA DISOCCUPAZIONE USA E LE BORSE SALGONO (WALL ST. POSITIVA) - EURIBOR SU - LA LISTA TRANSALPINA PER EDISON (IN QUELLA EDF NON C’è QUADRINO) - LO SHOPPING INDIANO COSTA TROPPO A VODAFONE - S&P ABBASSA ACORA IL RATING IRLANDESE

borsa di milano

1. BORSA: EUROPA MIGLIORA DOPO DATO USA, MILANO RIMANE POSITIVA...
(ANSA) - Il dato sulla disoccupazione Usa leggermente migliore delle attese ha ampliato i guadagni delle Borse europee: l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cresce di oltre mezzo punto percentuale, con Londra e Francoforte che tentano di tenersi su aumenti superiori. Sempre positive le Borse 'minori' di Lisbona e Dublino, mentre Atene cede poche frazioni di punto. In attesa di nuovi dati dagli Stati Uniti, in questo caso sul settore edile, a Milano (+0,3%) riducono le perdite i due 'big' del credito: Intesa SanPaolo -1,82%, Unicredit -0,92%.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +1,01% - Parigi +0,95% - Francoforte +1,24% - Madrid +0,79% - Milano +0,36% - Amsterdam +0,81% - Stoccolma +0,66% - Zurigo +0,88%

2. NEW YORK APRE IN RIALZO. DOW JONES +0,32%, NASDAQ +0,57%...
(ANSA) - Avvio in rialzo per la Borsa di New York. Il Dow Jones guadagna lo 0,32%, lo S&P 500 lo 0,30% e il Nasdaq Composite lo 0,57%.

3. DOLCE&GABBANA: STILISTI PROSCIOLTI DA ACCUSA EVASIONE DA UN MILIARDO...
Radiocor - Il Gup del tribunale di Milano Simone Luerti ha prosciolto i due stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, insieme ad altre cinque pe rsone, accusate a vario titolo di infedele dichiarazione dei redditi e truffa ai danni dello Stato, 'perche' il fatto non sussiste'. L'accusa riguardava una presunta evasione fiscale su un imponibile di quasi un miliardo di euro.

 

4. HERMES VUOLE CEDERE SUA QUOTA IN MAISON GAULTIER...
(ANSA) - La casa di moda francese Jean Paul Gaultier è in cerca di capitali per finanziare la propria crescita, tanto che i due azionisti, la maison Hermes (45%) e lo stilista che le dà il nome (55%) potrebbero aprire a nuovi investitori. Lo rivela il quotidiano Les Echos, citando fonti concordanti. Hermes, in particolare, ha annunciato in un comunicato di avere avviato le trattative per la cessione di tutta o parte della sua partecipazione, acquisita dodici anni fa e aumentata del 10% nel 2008 ad un prezzo tra i 3 e i 4 milioni di euro.

"Da quando Jean-Paul Gaultier non disegna più il suo pret a porter - commenta al quotidiano uno specialista del settore - Hermes non ha alcun interesse a conservare la sua paretcipazione". Il valore della maison Jean Paul Gaultier, secondo Les Echos, é molto controverso: alcune decine di milioni di euro secondo alcuni potenziali acquirenti, qualche centinaio secondo l'entourage dello stilista.

 

5. PARMALAT: TERMINATO CDA, DECISO RINVIO ASSEMBLEA AL 25 GIUGNO...
Radiocor - Il Cda di Parmalat ha deciso di rinviare l'assemblea della societa' prevista per il 12-13-14 aprile. Lo ha riferito il consigliere del gruppo di Collecchi o Andrea Guerra uscendo dal Cda. 'Si', ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se il board avesse deciso di posticipare la data della riunione dei soci.
Il Cda di Parmalat ha deciso di convocare l'assemblea dei soci, già fissata per il 12-13-14 aprile, al 25-27 e 28 giugno. Lo si legge in una nota.

 

6. PARMALAT: LACTALIS A CDA, NON POTETE RINVIARE L'ASSEMBLEA...
Radiocor - In una lettera inviata al cda di Parmalat, attualmente in corso, il numero uno di Lactalis, Emmanuel Besnier, sottolinea che il board non puo' ri nviare l'assemblea dei soci. Rivolgendosi al presidente, Raffaele Picella, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, il gruppo francese spiega relativamente al dialogo avviato con la Commissione Ue 'che nessuna incertezza potra' determinarsi alla gia' convocata assemblea per questioni Antitrust'. Inoltre la missiva richiama il fatto che la convocazione precedente aveva una 'record date' fissata per il primo aprile e che, invece, una nuova convocazione non potrebbe che avvenire con la pubblicazione sui quotidiani domani, quindi oltre il termine massimo.

 

7. CONSUMATORI,LANCIANO ASSOCIAZIONE PICCOLI AZIONISTI PARMALAT...
(ANSA) - Un'associazione composta da tanti piccoli azionisti della nuova Parmalat, per dar voce ai risparmiatori e, insieme, incidere nelle decisioni dell'azienda con un voto efficace. E' l'idea presentata da Confconsumatori in occasione dell'incontro con i piccoli azionisti, tenutosi questa mattina a Parma.

8. USA: DISOCCUPAZIONE CALATA ALL'8,8% A MARZO,CREATI 216MILA POSTI...
Radiocor - Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti e' calato in marzo all'8,8% dall'8,9% di febbraio contro attese per un dato invariato su base mensile. Nel mese inoltre sono stati creati 216.000 posti di lavoro, meglio dei 195.000 attesi dal consensus. Invariata a 34,3 ore la settimana media di lavoro e invariati anche a 22,87 dollari i salari orari medi.

9. EURIBOR: 3 MESI SALE ALL'1,249%, NUOVO MASSIMO DA 25 MESI...
Radiocor - Tensioni in deciso aumento sull'interbancario: l'Euribor a tre mesi, riferimento che le banche utilizzano per basare i mutui, e' stato fissato all'1,249% (1,239% ieri), che corrisponde al livello piu' elevato degli ultimi 25 mesi (febbraio 2009). Il movimento interessa l'intero panorama europeo, tenuto conto che il principale indicatore del mercato ipotecario europeo e' aumentato oggi per l'undicesima seduta consecutiva.

 

Stessa direzione per gli altri tassi: quello a un mese allo 0,984% (0,968%) e quello a sei mesi all'1,556% (1,546%). Sul mercato agiscono due forze: una carenza di liquidita' e l'attesa del rialzo dei tassi da parte della Bce (in occasione della riunione di routine del 7 aprile). Ne scaturisce uno squilibrio che si riflette sulla rata dei mutui contratti per acquistare un immobile. Per esempio chi ha acceso un prestito medio di 150mila euro, con una durata di 25 anni e con un differenziale di 0,80%, paghera' 689 euro se l'Euribor di marzo dovesse essere applicato alla sua rata contro i 636 euro che doveva sborsare appena un anno fa.

10. EDISON: TDE DEPOSITA LISTA PER CDA, ZUCCOLI ALLA PRESIDENZA...
Radiocor - Transalpina di Energia Srl, con riferimento alla prossima assemblea degli azionisti di Edison, ha presentato una lista per la nomina del cda. La lista comprende Giuliano Zuccoli (che sara' proposto alla carica di presidente), Henri Proglio, Renato Ravanelli, Thomas Piquemal, Paolo Rossetti, Jean Louis Mathias, Klaus Stocker, Bruno Lescoeur, Andrea Viero, Adrien Jami, Gregorio Gitti (amministratore indipendente ai sensi di legge), Gian Maria Gros-Pietro (amministratore indipendente ai sensi di legge).

Per la nomina del Collegio Sindacale presentata una lista e' composta da, per la carica di sindaco effettivo, Angelo Maria Palma e Lionello Schinasi, per la carica di sindaco supplente Luca Aurelio Guarna e Giuseppe Cagliero.

 

11. EDISON: IN LISTA EDF NON C'E' QUADRINO, LESCOEUR PROPOSTO AD...
(Adnkronos) - Nella lista di Edf in vista dell'Assemblea del 26 aprile di Edison non c'e' l'attuale Ad Umberto Quadrino ma c'e' Bruno Lescoeur che sara' proposto dal gruppo francese come nuovo amministratore delegato.

In conformita' con il patto di azionariato in vigore tra Edf e Delmi, il gruppo energetico francese, si legge nella nota, 'propone sei candidati per il Cda di Edison: Henri Proglio, Thomas Piquemal, Jean-Louis Mathias, Bruno Lescoeur e Adrien Jami. Gianmaria Gros Pietro e' designato in quanto consigliere indipendente'.

12. PONZELLINI, SARO' NEL CDA IMPREGILO CHE POI DECIDERA' PRESIDENTE...
(Adnkronos)- Il nome di Massimo Ponzellini e' presente nella lista per il Cda di Impregilo decisa da Igli, l'azionista principale di Impregilo. Lo ha confermato lo stesso Ponzellini, atttuale presidente della societa', a margine di un convegno organizzato dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Quanto ad una riconferma nel ruolo di presidente, Ponzellini si e' limitato a dire che "sara' il Cda a decidere".

 

13. UNICREDIT: BISCHOFF, NON HA BISOGNO DI AUMENTI DI CAPITALE...
Radiocor - 'Penso che al momento UniCredit abbia una base di capitale adeguata' e questo vale 'anche per il futuro prossimo'. Lo ha detto Manfred Bischo ff, consigliere di UniCredit in rappresentanza degli interessi tedeschi, a margine del seminario Ambrosetti. UniCredit, ha continuato, 'risente naturalmente, sulla base del suo modello di business, in modo maggiore degli effetti della congiuntura economica in Europa dell'Est e in Italia, ma la banca e' cosi' ben posizionata che, secondo me, per il prossimo anno e il futuro piu' prossimo riuscira' a superare tutti i problemi'.

14. IRLANDA: S&P TAGLIA RATING A BBB+, OUTLOOK STABILE...
Radiocor - La scure di Standard & Poor's, dopo il Portogallo e la Grecia, si abbatte sull'Irlanda. L'agenzia ha annunciato di aver declassato di un gradino il rati ng a 'BBB+'. L'outlook e' stabile.

15. TIRRENIA: LA SETTIMANA PROSSIMA OFFERTA FINALE CORDATA APONTE...
Radiocor - L'offerta definitiva per l'acquisto di Tirrenia sara' presentata da Compagnia italiana di navigazione la prossima settimana. E' quanto apprend e Radiocor da fonti finanziarie. Al momento la cordata di armatori composta da Gianluigi Aponte, da Vincenzo Onorato e dalla famiglia Grimaldi sta affrontando la seconda fase di due diligence in vista della presentazione dell'offerta migliorativa nei prossimi giorni. Una volta presentata l'offerta definitiva al Commissario straordinario Giancarlo D'Andrea, quest'ultima sara' sottoposta all'esame del ministero dello sviluppo economico.

La procedura e' prevista chiudersi per meta' aprile. Compagnia italiana di navigazione, a meta' marzo, aveva presentato un'offerta per Tirrenia da circa 260 milioni con la disponibilita' a salire fino a un massimo di 380 milioni nel caso in cui ci fossero le garanzie di contributi pubblici per 72 milioni annui per otto anni. L'offerta della cordata e' composta per il 25% da equity messo a disposizione dai tre armatori e per il 75% circa da finanziamenti bancari. Intesa Sanpaolo e Unicredit sono gli advisor finanziari della Compagnia. L'ultima fase di due diligence in corso sta riguardando i conti economici delle singole linee di trasporto gestite da Tirrenia e i risultati di bilancio 2010 della societa' di navigazione che dispone di una flotta di 18 navi.

 

16. LO SHOPPING IN INDIA COSTA A VODAFONE QUALCHE MILIARDO DI TROPPO...
Robert Cole per "la Stampa" - Vodafone/Essar: la vittoria indiana di Vodafone le ha dato un compito arduo. L'accordo di 5 miliardi di dollari del gestore di telefonia mobile del Regno Unito per acquistare la partecipazione del 33% di Essar nella loro joint-venture indiana mette la parola fine a una spinosa controversia. Ma Vodafone ha dovuto pagare un prezzo elevato. Chiedendo a Vodafone di acquistare la sua intera partecipazione azionaria a un valore concordato nel 2007, Essar ha scelto la più semplice delle due opzioni.

Il gruppo indiano ha valutato un'alternativa, che avrebbe potuto indurlo a vendere parte della partecipazione a un «corretto valore di mercato» difficile da definire. All'inizio dell'anno Vodafone ha respinto un tentativo di Essar di creare un valore per l'impresa iniettando parte della sua partecipazione in un veicolo illiquido del mercato azionario.

 

Il costo per Vodafone, tuttavia, è ancora notevole. Il mercato indiano della telefonia mobile è diventato più competitivo da quando il Paese, inaspettatamente, ha concesso nuove licenze nel 2008. Probabilmente, agli attuali prezzi di mercato la partecipazione di Essar non vale più di 3 miliardi di dollari circa.

Ma il costo per Vodafone per ottenere il controllo totale non finisce qui. In primo luogo, è un doloroso promemoria il fatto che la società abbia pagato moltissimo per la sua posizione nel mercato indiano nel 2007. In secondo luogo, le autorità tributarie indiane ritengono che Vodafone debba pagare fino a 2,5 miliardi di dollari per capital gain, derivanti dall'acquisto del 2007 da Hutchison. Sebbene Vodafone controbatta con vigore, potrebbe dover far fronte a un esorbitante onere extra.

La sfida di Vodafone ora è di colmare il divario di valore. L'aspetto positivo è che la società ha un chiaro controllo di un asset che, grazie alla sua posizione in uno dei mercati emergenti a più forte crescita nel mondo, ha moltissimo potenziale.01-04-2011]

 

 

 

UN PM FAVA PER "COCO CHANEL" - Titoli falsi per somme esorbitanti, faccendieri veri o presunti, trattative esotiche al sole di Dubai, LA PROCURA DI ROMA INDAGA SU UNO STRANO GIRO DI CONTRATTI FINANZIARI CHE DEI TRAFFICANTI AVREBBERO VOLUTO CEDERE A "COCO CHANEL", NOME IN CODICE DI PROFUMO (né indagato né coinvolto

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

Titoli falsi per somme esorbitanti, faccendieri veri o presunti, trattative esotiche al sole di Dubai, ma anche all'ombra delle nubi che si addensavano su Unicredit. E così, nelle carte dell'inchiesta romana sul tentato raggiro internazionale, saltano fuori un po' di nomi eccellenti, a vario titolo tirati in ballo, loro malgrado, dai protagonisti dell'affaire.

C'è un capitolo della richiesta d'arresto del pm Stefano Fava nei confronti di otto indagati dedicato a «Unicredit-Profumo ». Un capitolo che racconta, attraverso intercettazioni e pedinamenti, il tentativo della presunta associazione per delinquere di piazzare uno o più di questi «iboe» (International bill of exchange) targati Usa proprio nella banca all'epoca guidata da un Profumo in difficoltà.

 

Tanto che, in una chiacchierata tra due indagati (Stefano Loy e Ivo Sobrero), quest'ultimo arriva a dire: «Ah, certo, salvare l'Unicredit sarebbe il massimo». I due si riferivano al piano di cessione di alcuni di queste «cambiali» proprio a Profumo, per ottenere uno sconto bancario sui titoli.

Loy, in particolare, racconta che Elio Ciolini, altro indagato, gli avrebbe detto che «se sono buoni (gli iboe, ndr) io in questo momento li porto direttamente, me li prende tutti Profumo, perché gli salvo il culo (...) perché senò lui salta». Obiettivo dell'operazione, si dicono ancora i due al telefono, è farsi dare «una linea di credito e un po' di soldi subito», così «siamo a posto».

 

Ciolini, che s'accredita come tramite con l'ex Ad, vuole garanzie sull'autenticità dei titoli: «La persona è di alto livello, non ci si può sbagliare». Così Loy e Sobrero fanno una non meglio precisata verifica in Germania, e commentano con enfasi il presunto esito positivo del controllo, e il prossimo incontro con «Coco Chanel », secondo gli inquirenti un nome in codice per Profumo. Loy: «Ci hanno chiesto dove cazzo abbiamo messo le mani, nel senso che mi dice, voi vi rendete conto che questa cosa può ribaltare il Paese? (...) domattina abbiamo già l'appuntamento con Coco Chanel ».

In un'altra telefonata ancora Loy, comunicando a un terzo non indagato che l'incontro con Profumo è per il giorno dopo, afferma che se l'Ad si prende i titoli «ho la certezza assoluta che il prodotto è strabuono ». Gli inquirenti si presenta¬no all'incontro, ma dei quattro presunti manager che si vedono con gli indagati ricono¬scono solo un dirigente del Banco di Sardegna. Di Profumo, a quanto pare, nemmeno l'odore.

 

Eppure sempre Loy,riferendo al solito Sobrero dell'incontro, racconta: «Coco Chanel è nella peste più nera, nel senso che ha due tipi di problemi, uno che è Geronzi che non sa come fare a togliersi dai c..., e due la famosa ricapitalizzazione Sicav lussemburghese (...) quindi anche lui sarebbe disposto a prendere due (di iboe), lui ci dà una cifra mino¬re, ci darebbe il 15 per cento».

C'era la trattativa con Profumo (né indagato né coinvolto) o no? Dalle carte pare di no. I dubbi crescono quando l'ex avvocato Vittore Pascucci vuol arrivare all'ex Ad tramite «Fabrizio », Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera. Pascucci viene intercettato mentre racconta di un suo incontro con il politico.

Ma gli inquirenti an¬notano come successive telefonate dello stesso Pascucci dimostrino «che l'incontro non è effettivamente avvenuto». Tanto che Pascucci, dopo aver invano tentato di telefonare a Cicchitto, spiega a un amico di aver deciso di puntare altrove: «Cicchitto fa orecchie da mercante, e noi ce ne freghiamo».30-03-2011]

 

 

 

1- DA PARIGI ARRIVANO SEGNALI DI INQUIETUDINE. I CAPI DELLE FERROVIE FRANCESI, CHE HANNO RILEVATO IL 20% DI NTV, HANNO CONVOCATO PER FINE APRILE UN MEETING IN CUI LA COMBRICCOLA MONTEZEMOLO, DELLA VALLE, PASSERA, SCIARRONE ETC. DOVRA’ SPIEGARE NEI DETTAGLI LO STATO DI AVANZAMENTO DI NTV, UNA SOCIETÀ CHE GLI USCIERI DI MORETTI HANNO BATTEZZATO MALIZIOSAMENTE “NTV: NON TENGONO VITA” - 2- GIULIETTO TREMONTI POTREBBE NOMINARE PROFUMO AL VERTICE DELLA BANCA DEL SUD, L’ISTITUTO PER IL QUALE LA LEGA SI SAREBBE GIÀ SPESA IN FAVORE DI PONZELLINI - 3- IL "MAGNAGER" S’È MANGIATO IL MANAGER: MARPIONNE è IL NUOVO PADRONE DELLA FIAT - 4- C’è UN ABETE TRA I PERSONAGGI IN DECLINO NELLA LOBBY-CONTINUA DELLA CAPITALE -

1- OCCHI SONO PUNTATI SUI FRANCESI CHE HANNO RILEVATO IL 20% DI NTV. DA PARIGI ARRIVANO SEGNALI DI INQUIETUDINE
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato sono terribilmente eccitati.

 

Le scariche di adrenalina sono iniziate venerdì pomeriggio quando al termine del Consiglio di amministrazione, Luchino di Montezemolo e i suoi compagni di merenda in Ntv hanno emesso un duro comunicato nel quale si accusa Mauro Moretti di voler cambiare con un colpo di mano le regole di accesso alla rete ferroviaria "procurando gravi e irreparabili danni alla società".

Nel testo si denuncia la volontà di Ferrovie di voler stressare i tempi con modifiche al Prospetto informativo della Rete che regola i rapporti con le imprese ferroviarie, e si annuncia una guerra legale che può compromettere la partenza dei nuovi treni "Italo".

Nella sua infinita miseria Dagospia aveva anticipato qualche settimana fa l'esistenza di alcune difficoltà all'interno della compagine messa in piedi da Luchino con i soldi di Corradino Passera e delle Ferrovie francesi. Secondo gli uscieri che la sanno lunga (perché dentro Ntv sono stati assunti molti ex-colleghi) la guerra non è da ascrivere al conflitto di questi giorni che vede contrapposta l'Italia del Cavaliere alla Francia di Sarkozy.

 

A loro avviso i problemi nascono da ritardi e difficoltà tecnologiche di Ntv che quel furbacchione di Moretti conosce perfettamente fino al punto di permettersi di sfottere Luchino e soci con l'accusa di voler raccogliere nell'Alta Velocità solo le "ciliegie migliori". Al di là di queste battute l'ex-sindacalista di Rimini preferisce mantenere il silenzio e fare una guerra di posizione. Negli ultimi mesi è riuscito a stabilire accordi con le regioni sui treni dei pendolari e ad anticipare le mosse tecnologiche, prima fra tutte l'introduzione del tablet per il personale a bordo delle carrozze, uno strumento indispensabile per controllare i biglietti e per dare informazioni ai passeggeri.

 

Su questo fronte Ntv è in grave ritardo anche se sembra superato il guaio dei treni che saltellavano sui binari per colpa della vecchia rete e delle gallerie fatiscenti. Invano nell'ottobre scorso Giuseppe Sciarrone, il 64enne mantovano che Luchino & Company hanno messo a capo di Ntv aveva chiesto la creazione di un'Authority indipendente per regolare il mercato, e con una certa frettolosità aveva preannunciato la partenza dei nuovi treni acquistati dai francesi di Alstom.

Adesso nei guai si trovano proprio Sciarrone e Gianni Punzo, il fantasioso imprenditore napoletano che ha costruito alle porte di Napoli il grande Interporto con le officine destinate alla manutenzione dei treni di Ntv. Entrambi, Sciarrone e Punzo, sanno benissimo che nel vuoto politico di questo momento il bastone ce l'ha in mano Moretti che non ha problemi di riconferma sulla sua poltrona anche se Tremonti non gli ha risparmiato beffarde ironie quando ha preso il treno per il Sud.

 

La strategia dell'ingegnere di Rimini è chiara e punta a rendere la vita difficile a Luchino allungando i tempi non solo nell'Alta Velocità ma anche nella parte dei trasporti cargo che interessano la società concorrente. Ad aggiungere nuove pene, sono i problemi delle certificazioni e della sicurezza che andranno al vaglio dell'Agenzia sulla Sicurezza Ferroviaria (ANSF) che ha sede a Firenze ed è piena di ferrovieri ancora legati al grande capo del palazzo-obitorio. Secondo gli uscieri le prossime mosse contro Luchino toccheranno le regole sulle penali e sugli arbitrati, materie che finora non sono state definite ma hanno un'importanza enorme.

In questa situazione gli occhi sono puntati sui francesi che hanno rilevato il 20% di Ntv mettendosi in cordata con Luchino, Dieguito, Gianni Punzo, Corradino Passera e quelle Generali di Trieste che lo scarparo marchigiano Della Valle vorrebbe far uscire dal Gruppo Rcs. Da Parigi arrivano segnali di inquietudine e qualcuno comincia a chiedersi se i continui lamenti di Luchino & Company non stiano facendo il gioco di Moretti. Di sicuro c'è comunque la notizia, raccolta da Dagospia, che i capi delle Ferrovie francesi hanno convocato per fine aprile un meeting in cui Sciarrone e i suoi collaboratori dovranno spiegare nei dettagli lo stato di avanzamento di Ntv, una società che gli uscieri delle Ferrovie hanno battezzato maliziosamente "NTV: Non Tengono Vita".

 


2- TREMONTI POTREBBE NOMINARE PROFUMO AL VERTICE DELLA BANCA DEL SUD, L'ISTITUTO PER IL QUALE LA LEGA SI SAREBBE GIÀ SPESA IN FAVORE DI MASSIMO PONZELLINI
Giovedì scorso Alessandro Profumo ha festeggiato il compleanno.

Per celebrare 54 anni l'ex-banchiere di Unicredit ha organizzato una cenetta a lume di candela con la formidabile moglie Sabina Ratti sposata nel '77. Agli amici i due coniugi hanno raccontato di un pasto frugale a base di pasta al pesto, sardine e un bicchiere di vino. Durante la cena la coppia ha rievocato con una certa nostalgia i 13 anni trascorsi in Unicredit e quella notte del 22 settembre scorso quando all'1,15 Profumo lasciò lo studio Erede Bonelli Pappalardo firmando le dimissioni e mettendosi in tasca 40 milioni di liquidazione.

 

Il paracadute d'oro fu definito "un'assurdità" dal "Financial Times", lo stesso giornale che negli anni delle scalate sui mercati dell'Est, aveva esaltato le imprese di "Alessandro il Grande". Oggi c'è chi rimette in discussione la presenza su quei mercati e non è un caso se i nuovi vertici di Unicredit hanno dovuto iscrivere a bilancio svalutazioni e accantonamenti per uscire dal bagno di sangue del Kazakistan e dell'Ucraina.

Non la pensa così il bocconiano Profumo che non più tardi di una settimana fa ha accettato di entrare come consigliere dentro Bersbank, la più grande banca russa posseduta al 64% dalla Banca centrale e per il resto dal miliardario Kerimov, grande azionista di Gazprom.

 

Con questa adesione l'ex-boyscout di Genova dà ragione alla moglie Sabina che nella notte delle dimissioni esclamò: "non è la fine del mondo".

L'ex-banchiere sembra non avere alcuna intenzione di sparire dalla scena ed è questa la ragione per cui ha consentito al suo amico Mimmo Siniscalco, presidente di Assogestioni, di inserirlo nella lista dei consiglieri indipendenti che entreranno tra poche settimane nel nuovo Consiglio di amministrazione dell'Eni.

 

Questa designazione pare non dispiaccia affatto a Giulietto Tremonti che secondo la cronaca durante la notte delle dimissioni da Unicredit avrebbe telefonato ai presidenti delle Fondazioni per raccomandarsi di evitare "scambi maldestri". E adesso salta fuori la notizia che il ministro dell'Economia potrebbe nominarlo al vertice della Banca del Sud, l'Istituto per il quale la Lega si sarebbe già spesa in favore di Massimo Ponzellini.

L'ipotesi è circolata sabato mattina quando in edicola è apparso il settimanale "MilanoFinanza" dove si legge testualmente che Profumo potrebbe essere il "possibile Schumacher del credito". La tesi sembra piuttosto azzardata perché al momento delle dimissioni si è detto che Profumo, oltre al pacco dei quattrini, aveva accettato la clausola di rifiutare per due anni incarichi al vertice di altre banche italiane.


3- IL "MAGNAGER" SI È MANGIATO IL MANAGER: MARPIONNE PADRONE DELLA FIAT
Ai piani alti della Fiat si stanno riprendendo dopo lo choc della puntata di ieri di "Report" in cui Milena Gabanelli, la Giovanna d'Arco dei poveri, ha disintegrato il mito di Sergio Marpionne e della Sacra Famiglia degli Agnelli.

 

I collaboratori più colti del manager dal pullover sgualcito usano la parola di origine greca "teratologia" che viene usata nelle scienze e nella Bibbia per alludere alle cose mostruose. Per i collaboratori meno istruiti quella di ieri è stata una classica operazione da "macchina del fango" che ha buttato ombre sull'azienda e sull'amerikano di origine italo-canadese che ha residenza fiscale in Svizzera.

Perfino economisti come il torinese Giuseppe Berta, che fino a ieri hanno speso fiumi di parole per esaltare Marpionne, sono arrivati a capire ciò che Dagospia aveva anticipato da almeno un anno, cioè quella voglia irresistibile di passare da manager a imprenditore che spiega le mosse del figlio del carabiniere Concezio.

 

Non è questo però l'aspetto impressionante di "Report", dove l'ottuagenario Romiti ha voluto ostentare primazie e amnesie con disinvoltura tronfia e biliosa. Ciò che più ha colpito è stato il giochetto dei numeri che Marpionne ha fatto ballare rispondendo alla giornalista Giovanna Boursier di "Report" durante il Salone di Ginevra.

 

E qui davvero ci sarebbe da ragionare a lungo perché nessuno ha capito come di fronte a 31 miliardi di debiti che pesano sulle spalle della Fiat, Marpionne possa ostentare un'assoluta tranquillità. La povera Gabanelli ha ricordato gli 11 miliardi di obbligazioni in scadenza, i 6,6 miliardi prestati dalle banche che nel 2010 hanno pesato per 905 milioni di interessi passivi, ma il buon Marpionne consapevole di aver avuto con Chrysler "una botta di culo" (sono parole sue), ha continuato a dire che la montagna dei debiti si autoliquida con il cash degli acquirenti di automobili.

 

Alla fine dello spettacolo la Gabanelli ha fatto scorrere i titoli di coda, ma l'idea di un Marpionne più finanziere che imprenditore, più padrone che manager, ha accompagnato il sonno degli italiani.

 


4- UN ABETE TRA I PERSONAGGI IN DECLINO NELLA LOBBY-CONTINUA DELLA CAPITALE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Luigino Abete ha ripreso a sudare. In un lungo articolo del Corriere della Sera dedicato alla nuova mappa del potere romano, il presidente di BNL viene indicato tra i personaggi in declino nella lobby-continua della Capitale.

 

Al suo posto salgono Lorenzo Tagliavanti (vice presidente della Camera di Commercio) e Aurelio Regina che dopo la convention degli Industriali romani nel parco giochi di Valmontone gli amici chiamano "Gattobaleno".

Luigino soffre e cerca di capire quali siano le poltrone offerte da Alemanno alle quali - secondo il giornale - avrebbe rinunciato".

 


5- DOMANI TUTTI A VILLA HUFFER, C'È SACCOMANNI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che domani mattina Fabrizio Saccomanni parteciperà a un importante convegno dedicato al trentennale della rivista "Economia Italiana" pubblicata da Unicredit.

L'incontro si terrà a villa Huffer, a due passi dalla sede della Banca d'Italia in via Nazionale, e vedrà la partecipazione della crema degli economisti".28-03-2011]

 

 

"ITALIAN JOB" (A LUNGA CONSERVAZIONE) – QUEL FERMENTO LATTICO DI TREMONTI STA ESCOGITANDO CON "GRANAROLO" PASSERA LA DOPPIA MANDRAKATA PER SEGARE LE GAMBE A LACTALIS: INSERIRE L’ALIMENTARE TRA I SETTORI STRATEGICI (PER SALVAGUARDARE L’ITALIANITà) E LA STERILIZZAZIONE DEL DIRITTO DI VOTO (PER BLOCCARE LA SCALATA) – I FRANCESI S’INCAZZANO MA è GIA’ DECISO: LA PARMALAT (COME ALITALIA) DEVE RIMANERE COSA NOSTRA - I FERRERO WAIT AND SEE…

Luca Fornovo per "la Stampa"

 

La famiglia Ferrero non molla la presa sulla Parmalat, ma aspetta di vedere cosa prevederanno le nuove norme del decreto anti-scalata che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è in procinto di varare per ostacolare i francesi della Lactalis, saliti al 29% del gruppo alimentare di Collecchio.

Secondo fonti finanziarie, Tremonti potrebbe inserire l'alimentare tra i settori strategici per salvaguardare l'italianità delle imprese. E poi, spingersi oltre, con la sterilizzazione dei diritti di voto, una norma che bloccherebbe subito la scalata dei francesi alla Parmalat.

 

Tremonti potrebbe avere già oggi incontri a livello europeo per illustrare il decreto anti-Opa, una legge fotocopia di quella francese per proteggere le aziende del Bel Paese. Un decreto che spaventa molto Lactalis che ieri si è scontrata col Governo. Dopo aver risposto a tono al ministro Umberto Bossi, ieri i francesi hanno attaccato Tremonti ricordando che Oltralpe «non si considera l'alimentare un settore strategico da proteggere dal mercato» con norme ad hoc.

Casomai sono strategici mercati come quelli dell'industria della difesa, del gioco d'azzardo e della certificazione. Mentre «non è presente un settore industriale sempre più internazionale come quello alimentare». Intanto, le diplomazie sono al lavoro per trovare una soluzione. Ieri l'ad Bondi è stato a Palazzo Chigi, dove era presente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.

 

Tutto mentre il Cda di Parmalat è stato convocato per venerdì per decidere se rinviare o meno l'assemblea degli azionisti, chiamata a rinnovare i vertici, come concesso dalla prima misura prevista dal decreto anti-scalate del Consiglio dei ministri, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

 

Da Collecchio è arrivata la convocazione del Cda chiamato ad esaminare il decreto del Consiglio dei ministri. In particolare, il presidente Raffaele Picella, spiega Parmalat in una nota, «ha ritenuto doveroso convocare il Cda per il primo aprile affinché l'organo collegiale abbia la possibilità di esprimersi in merito all'eventuale nuova convocazione dell'assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti già convocata per il 12, 13 e 14 aprile 2011». In quell'occasione quindi gli undici consiglieri metteranno ai voti la mozione e decideranno il da farsi. È molto probabile che i consiglieri voteranno a favore del rinvio se verrà formalizzata la cordata dei soci italiani e i Ferrero scioglieranno ogni riserva.

 

I tre amministratori già presenti nel board di Parmalat in conflitto d'interesse, visto che sono anche candidati nella lista presentata da Intesa Sanpaolo, ovvero l'ad Bondi, Carlo Secchi e Massimo Confortini, potranno comunque prender parte alla votazione come da legge. Da Alba i Ferrero hanno ribadito ancora una volta l'interesse per il progetto, ricordando le tre condizioni: che sia un progetto industriale, di lungo periodo e di stampo italiano.

Sullo sfondo invece si muove Intesa Sanpaolo che sta contattando i potenziali partner industriali e investitori finanziari interessati a entrare nella partita. Oltre a Ferrero, assistita inoltre da Bnl (Bnp Paribas) e Mediobanca (advisor), potrebbero trovare posto anche Granarolo e il finanziere Giovanni Tamburi. 29-03-2011]

 

 

Eravamo la patria dei Sopranos, ora vogliamo diventare un popolo di Savianos! - I francesi scalano la Parmalat, la Fiat scappa da torino, un giovane su tre è senza lavoro. E per rincuorare le nuove generazioni che fa il Corriere? Ti scodella un corso di scrittura in dieci volumi, testimonial l’onnipresente Saviano - A QUANDO UN CORSO “LEZIONI DI IGIENE DENTALE”, CON NICOLE MINETTI A FAR DA DOCENTE?...

briefing Minetti

1- A QUANDO UN CORSO "LEZIONI DI IGIENE DENTALE", CON NICOLE MINETTI A FAR DA DOCENTE?
Pietrangelo Buttafuoco per "Il Foglio"
Bellissima questa iniziativa del Corriere della Sera dei dvd, "Lezioni di scrittura". Bellissimo poi che, a dispetto del marketing, ci sia Roberto Saviano ad aprire la serie facendo lui medesimo di persona una lezione. Un'iniziativa da copiare dunque perché unisce l'utile del pop al dilettevole dell'ammaestramento sicché noi, a dispetto della collocazione politica, potremmo dare in allegato un corso "Lezioni di igiene dentale", con Nicole Minetti a far da docente. Non per dire, ma non ci sarebbe gara con la scrittura. Sappiamo il fatto nostro. E sarebbe tutto un accorrere agli interdentali.

2- ERAVAMO LA PATRIA DEI SOPRANOS, ORA VOGLIAMO DIVENTARE UN POPOLO DI SAVIANOS
Riccardo Chiaberge per "il Fatto quotidiano"

I francesi scalano la Parmalat, la Fiat sposta il quartier generale a Detroit, scarseggiano idraulici e ingegneri e un giovane su tre è senza lavoro. E per rincuorare le nuove generazioni che fa il Corriere della Sera? Ti scodella "io scrivo", corso di scrittura in dieci volumi, ognuno con annesso Dvd firmato da un volto noto della letteratura o del giornalismo. "Io scrivo per trasmettere emozioni, per raccontare storie e condividere idee".

 

Il primo fascicolo è in edicola da ieri al prezzo di euro 4,90, testimonial l'onnipresente Roberto Saviano, che intervistato da Antonio D'Orrico istiga alla grafomania più molesta: "Tutto quello che vivi, lo vivi perché pensi che possa un giorno arrivare il tempo per raccontarlo". Todos escritores!

Eravamo la patria dei Sopranos, ora vogliamo diventare un popolo di Savianos (e di Mazzantinas). Con la benedizione e la guida del Corriere. I concorrenti Repubblica e l'Espresso, almeno, coltivano una più modesta e solida vocazione nazionale, invitandoci a strimpellare: dieci cofanetti, libro e dvd per imparare l'abc di chitarra, basso, tastiere e batteria.

 

Se si mettono di buzzo buono, i nostri ragazzi potranno racimolare qualche mancia in metropolitana. Il Corriere invece punta in alto, sulla scia delle sempre più numerose Scuole di scrittura: a formare una nuova leva di aspiranti Campiello.

Resta così inascoltato il monito di Alfonso Berardinelli: "Non incoraggiate il romanzo" (Marsilio). Altro che. Coraggio, romanzieri in erba! Come si legge nel primo volume, l'essenziale è combattere i "nemici interni": paura, insicurezza, dubbio, indecisione, incoerenza, disistima di sé. E rispondere a una domanda preventiva, "Perché scriviamo?". Già, perché? Non sarebbe più sensato darsi alla cucina, o al giardinaggio?

 

Ma una volta superato questo scoglio, vediamo come organizzare la narrazione. Ecco alcuni suggerimenti cruciali: "Una storia è tale solamente se viene vissuta da qualcuno": quindi occorrono dei personaggi, almeno uno. Che tipo di personaggio? "L'importante è che sia un essere vivente".

Come la mettiamo con Pinocchio, che era un pezzo di legno? Vabbè. Passiamo oltre. Ogni epoca esprime i suoi protagonisti tipici: attenzione, Lancillotto appartiene al Medioevo, Fantozzi al Novecento, e non viceversa! E poi, pensate un po': nei western c'è spesso un cattivo, nel giallo un detective intelligente.

 

Ma soprattutto, non dimenticate che "l'uomo è un essere molto complesso, e specie dopo l'avvento della psicanalisi... questa complessità non può essere più ignorata da uno scrittore". E la donna, allora? Poiché moriamo dalla voglia di leggere il secondo volume, il Corriere ce ne anticipa alcuni scampoli, come questo: "Ascoltate un ritmo della natura, per esempio il ticchettio della pioggia, le onde del mare, l'urlo del vento, o se preferite un più romantico canto di grilli. Descrivetelo a parole...".

E che ne direste degli eccitanti scoppiettii che deliziano in queste ore i ragazzi di Tripoli? Forse anche lì avrebbero bisogno di qualche lezione di scrittura, per raccontare le loro emozioni. Viviamo in un'epoca di grafomania, anzi grafo-inflazione: la parola scritta è la materia prima più abbondante in natura, zampilla, deborda, tracima da ogni dove: mail, blog, chat, social network. Le case editrici rastrellano esordienti, li lanciano allo Strega senza colpo ferire. Nemmeno il più analfabeta rischia di restare inedito, i calvari che a suo tempo subirono i Tomasi di Lampedusa o i Morselli fanno ormai parte della leggenda.

 

Così, mentre promettono di forgiare i nuovi Magris, i corsi di scrittura rischiano di allevare cloni di Alfonso Marra (quello che si fa sponsorizzare i romanzi da Lele Mora). Dio ce ne scampi. Datemi retta, se nutrite velleità letterarie, invece del manuale di via Solferino, leggetevi l'imprescindibile libello di Howard Mittelmark e Sandra Newman, "Come non scrivere un romanzo" (Corbaccio), da cui ricavo questo apologo: Aspirante scrittore (ansioso): "Allora cosa ne pensa della mia opera prima?" Editor (implacabile): "Il suo romanzo non è pubblicabile! È infarcito di quel che noi del mestiere chiamiamo 'oscenità narrative'" Aspirante scrittore (scuotendo la testa disperato): "Ma come è possibile? Ho letto tutti i manuali che insegnano a scrivere un romanzo...". Appunto.29-03-2011]

 

 

SOL RADIANTE - IL REATTORE N°3 DI FUKUSHIMA STAREBBE PERDENDO MATERIALE RADIATTIVO, L’ACQUA HA UN LIVELLO DI CONTAMINAZIONE 10MILA VOLTE SUPERIORE ALLA NORMA - IL GIAPPONE STA SILENZIOSAMENTE EVACUANDO MOLTA PIÙ GENTE DI QUANTO ANNUNCIATO, LE SPERANZE DI CONTROLLARE LA CENTRALE SI RIDUCONO - PER IL PREMIER, “LA CRISI ATOMICA È GRAVE E SERIA” - 10MILA MORTI, ANCORA 17MILA DISPERSI - 161MILA STRANIERI HANNO LASCIATO IL PAESE…

1 - CNN: IL REATTORE NUMERO 3 DI FUKUSHIMA STAREBBE PERDENDO MATERIALE RADIATTIVO, ACQUA 10.000 VOLTE PIÙ RADIATTIVA DELLA NORMA...
http://bit.ly/fLu9Pb

 

Materiale radiattivo sarebbe passato attraverso una rottura del bacino di contenimento che protegge il nucleo del reattore, contaminando l'acqua di raffreddamento. L'acqua ha un livello di radioattività 10.000 volte sopra la norma. Questo fatto indicherebbe che il reattore sta perdendo materiale radiattivo. Il bacino di contenimento è la barriera che dovrebbe impedire la fuoriuscita di materiale nucleare anche in presenza di danni al reattore.

2 - NY TIMES: IL GIAPPONE STA SILENZIOSAMENTE EVACUANDO MOLTA PIÙ GENTE DI QUANTO ANNUNCIATO...
http://nyti.ms/dYJWwH

La zona da evacuare ora è in un raggio di 30 km dalla centrale di Fukushima, segno che il governo ha poche speranze che la centrale danneggiata possa essere messa sotto controllo in tempi brevi.
Gli Stati Uniti raccomandano una distanza di almeno 75 km.

 


3 - SISMA GIAPPONE, PREMIER: CRISI NUCLEARE GRAVE E SERIA...
(LaPresse/AP)

- SOSPETTA ROTTURA DEL REATTORE - Le autorità nucleari giapponesi sospettano che il nucleo di un reattore della centrale di Fukushima Daiichi sia compromesso. Questo potrebbe significare una perdita radioattiva più copiosa. Sono state sospese le operazioni alla centrale per poter controllare i livelli.

- IL PRIMO MINISTRO DEFINISCE LA CRISI NUCLEARE 'GRAVE E SERIA' - Il premier giapponese, Naoto Kan, si è anche scusato per i danni causati ai contadini e agli imprenditori dalle perdite radioattive dalla centrale di Fukushima Daiichi. Molti Paesi hanno bloccato le importazioni di cibo provenienti dalle zone vicine alla centrale nucleare per paura che sia contaminato da radiazioni.

 

- RAGGIUNTE LE 10MILA VITTIME - La polizia nazionale ha anche detto che al momento ci sono più di 17.400 persone ancora disperse. Centinaia di migliaia di sopravvissuti sono ospitati in rifugi temporanei. Circa 660mila case non hanno acqua e più di 209mila sono senza corrente elettrica.

 

- DUE TURISTI GIAPPONESI CURATI IN CINA - La Cina ha fatto sapere che due turisti giapponesi arrivati nell'est della Cina sono risultati contaminati da radiazioni e stanno venendo curati. Il governo non ha fornito dati esatti, rendendo impossibile capire se quanto scoperto contraddica la valutazione della situazione alla centrale nucleare fatta dal Giappone.

- DANNI ALLE HAWAII SUPERERANNO I 30 MILIONI DI DOLLARI - I funzionari dell'ente per la risposta ai disastri delle Hawaii stimano che lo Stato abbia sofferto danni che superano i 30 milioni di dollari a causa dello tsunami che ha interessato l'Oceano Pacifico. Le Hawaii chiederanno lo stato di calamità naturale.

 


4 - GIAPPONE, DALL'11 MARZO 161MILA PERSONE HANNO LASCIATO PAESE...
(LaPresse/AP) - Oltre 161mila stranieri hanno lasciato il Giappone dall'11 al 22 marzo, giorno in cui il Paese è stato colpito dal violento terremoto e dallo tsunami che ha devastato la costa nordest. Lo rende noto Taichi Iseki, ufficiale dell'immigrazione dell'aeroporto Narita, il maggiore del Paese. Nello stesso periodo dello scorso anno le persone che aveva lasciato il Paese erano state 20mila, 8 volte meno. Il numero di persone arrivate a Narita dall'11 al 22 marzo è calato invece del 60% rispetto allo scorso anno. 25-03-2011]

 

 

 

1- ARPE LE SUONA A PONZELLINI: I QUATTRINI DELL’AUMENTO DI CAPITALE CON UNA PRESA DI POSSESSO DELLA GOVERNANCE DELLA POP MILANO. DAL MINISTERO DELL’ECONOMIA SONO ARRIVATI A "PARA-PONZO" NUMEROSI MESSAGGI DI INCORAGGIAMENTO CHE PREFIGURANO LA PRESIDENZA DELLA BANCA DEL MEZZOGIORNO OPPURE DELL’ENI - 2 - ANCHE A COSTO DI PASSAR SOPRA AI 70 MILIONI CHE I LIGRESTI SI SONO SPARTITI NEGLI ULTIMI TEMPI, LE BANCHE CON UNICREDIT IN PRIMA FILA NON VEDONO L’ORA DI CHIUDERE - 3- GENERALI, DUE MEDIATORI DI GERONZI IN AZIONE; IL PRIMO È TARAK, L’UNICO IN GRADO DI PLACARE L’IRA DEL FRANCESE BOLLORÈ, L’ALTRO è CALTARICCONE, L’UNICO CHE PUÒ PRENDERE DA UNA PARTE DELLA VALLE E PARLARGLI DA PADRONE A PATRON - 3 - MARPIONNE VALUTA LA QUOTAZIONE DELLA FERRARI. PER GLI ANALISTI SI AGGIRA INTORNO AI 5 MILIARDI E LA FIAT POTREBBE CEDERE FINO AL 39% DELLA CASA DI MARANELLO -

MASSIMO PONZELLINI

1 - ARPE LE SUONA A PONZELLINI: I QUATTRINI DELL'AUMENTO DI CAPITALE CON UNA PRESA DI POSSESSO DELLA GOVERNANCE
Gli amici di Romano Prodi raccontano che quando 61 anni fa in una calda giornata di agosto nacque Massimo Ponzellini, la madre dovette rinforzare la culla con borchie metalliche. Per due ragioni: perché la riccioluta creatura pesava al di sopra della media ed era terribilmente inquieto.

Questi tratti il massiccio banchiere li ha conservati e ingigantiti nel corso degli anni, ma non è mai apparso agitato come in questi giorni che decidono del suo futuro e della Banca Popolare di Milano dove è diventato presidente un paio di anni fa. Il prossimo weekend sarà fondamentale per capire il destino di quest'uomo che, dopo essere stato allevato da Romano Prodi, ha ricoperto un'infinità di incarichi per poi approdare nelle braccia della Lega e di Giulietto Tremonti.

 

Durante la famosa "cena degli ossi" che si è svolta all'inizio dell'anno con lo stato maggiore del Carroccio, i "barbari" padani gli hanno assicurato che il suo nome è dentro l'organigramma delle poltrone pubbliche che scadranno in primavera. Prima di lasciare la banca milanese, dove è stato eletto il 25 aprile 2009 con 5.294 voti su 10.024 soci partecipanti, il massiccio Ponzellini vorrebbe comunque lasciarsi alle spalle una situazione che non presti il fianco alle critiche.

 

L'operazione appare molto difficile perché Bpm ha le gambe fragili e ha un assoluto bisogno di un aumento di capitale di almeno 600 milioni. Di questo tema il "peso Massimo" bolognese ha parlato tre giorni fa a Piazzetta Cuccia con Alberto Nagel, ma ieri di fronte al crollo in Borsa del titolo si è affrettato a precisare che "non è stata assunta alcuna determinazione su presunte operazioni di aumento del capitale".

Negli ambienti della finanza milanese questa versione non appare credibile, e si aggiunge alle voci sulle fibrillazioni che stanno scuotendo la banca. Tra queste, la possibile sostituzione del direttore generale Fiorenzo Dalu, un 59enne milanese che da semplice impiegato e direttore di filiale è riuscito nel 2007 a diventare il numero 2 dell'Istituto.

 

I sindacati, che dentro Bpm sono fortissimi, chiedono la sua testa e propongono come alternativa Enzo Chiesa, un manager più giovane (47 anni) che dopo la Bocconi ha fatto esperienze in Olivetti, Banca Akros e nel 2005 è diventato direttore finanziario della banca di Ponzellini.

 

L'appuntamento decisivo sarà lunedì prossimo quando - come spiega il "Sole 24 Ore" - i due problemi dell'aumento di capitale e del nuovo direttore saranno dibattuti in un pre-consiglio informale alla vigilia del board decisivo. In mezzo a questo bailame si inseriscono le voci riprese pochi giorni fa da Dagospia sul dialogo che il banchiere bolognese avrebbe avviato con Matteuccio Arpe. Oggi questi rumors che sembravano stravaganti hanno preso più consistenza, e "Repubblica" conferma l'incontro dell'enfant prodige Arpe con il leghista doc della finanza Ponzellini.

 

Secondo la ricostruzione del giornalista Giovanni Pons, Ponzellini avrebbe proposto a Matteuccio di sottoscrivere circa un terzo del futuro aumento di capitale per una cifra intorno ai 200 milioni "a cui si accompagnerebbe un contributo manageriale". E qui Dagospia è in grado di aggiungere qualcosa di più su questo "contributo manageriale" perché nel dialogo avviato alla luce del sole ai piani alti della Banca Popolare di Milano, il 47enne "rothweiler" della finanza ha posto una condizione imprescindibile.

 

In pratica, prima di accettare qualsiasi intervento di natura finanziaria, l'abbronzato ex-amministratore di Capitalia avrebbe messo un punto fermo sulla guida futura della Banca. Matteuccio è un uomo che studia i numeri primi e si considera il primo dei numeri primi, per cui vorrebbe accompagnare i quattrini dell'aumento di capitale con una presa di possesso della governance.

A quanto si dice sembra che non sia spaventato dalla diabolica dialettica sindacale che condiziona la vita e le scelte della Popolare di Milano. Anche quando dovette affrontare il problema degli esuberi in Capitalia, Arpe evitò sempre scontri frontali fino al punto di inventarsi il famoso progetto "Delta2" che consentì il mantenimento dei livelli occupazionali. Di sicuro comunque non potrebbe accettare una gestione su tavoli paralleli con i sindacati che pretendono di mettere bocca su ogni decisione.

 

Nel weekend il massiccio Ponzellini dovrà cercare di capire se ci sono le condizioni per uscire senza danni personali dal piccolo inferno in cui si è cacciato. Dal ministero dell'Economia gli sono arrivati numerosi messaggi di incoraggiamento che prefigurano la presidenza della Banca del Mezzogiorno oppure dell'Eni.

Per gli amici di Prodi che l'hanno visto nella culla, il sonno del banchiere bolognese resterà agitato fino al 4 aprile quando l'amico Giulietto fornirà le liste per le poltrone pubbliche in scadenza.

2 - LIGRESTI, ARCHIVIARE QUESTA STORIA DI POLVERE E DI MATTONI -GENERALI, I MEDIATORI DI GERONZI IN AZIONE
I giornalisti che si occupano di economia non vedono l'ora di mettere la parola fine a due vicende che sfuggono alla comprensione della maggior parte dei lettori.
La prima sta per concludersi ed è quella che riguarda il salvataggio di Totuccio Ligresti e della sua famiglia che le banche con Unicredit in prima fila hanno deciso di salvare dal miliardo di debiti per evitare ulteriori sfracelli. E anche a costo di passar sopra ai 70 milioni che il costruttore di Paternò e i suoi figli si sono spartiti negli ultimi tempi, non si vede l'ora di archiviare questa storia di polvere e di mattoni.

La seconda vicenda nella quale l'aria si è fatta pesante e la comprensione difficile riguarda le Generali di Trieste con un conflitto che sembra attraversare la più antica compagnia d'Italia fino al punto di rimetterne in discussione la credibilità. Anche i più volenterosi stentano a capire che cosa ci sia dietro il lancio quotidiano di missili che i grandi azionisti e il top management del Leone si sparano in faccia.

Da parte loro Consob e Isvap, i due organi di controllo della Borsa e delle Assicurazioni, vorrebbero saperne di più soprattutto dopo aver letto l'articolo "bomba" pubblicato ieri dall'"Espresso" sulle operazioni condotte da Giovanni Perissi-Rotto e il miliardario cecoslovacco Petr Kellner.

 

L'unica cosa certa è che per rimettere un po' di trasparenza e di pace nella Compagnia deve entrare in campo una mediazione. A quanto sembra i mediatori sono già in azione; il primo è Tarak Ben Ammar, l'unico in grado di placare l'ira del francese Bollorè che si è rifiutato di approvare l'ultimo bilancio e ha sollevato il mattone sotto il quale si sono scoperti vermetti pericolosi. È bene che il produttore televisivo (amico di Berlusconi) parli in francese con il suo amico francese (amico di Sarkozy) chiedendogli una tregua, ed è bene che il dialogo avvenga tra di loro ben lontani da quello scarparo marchigiano che Bollorè e Tarak considerano un maleducato.

 

"Non sono servo di nessuno - ha esclamato Tarak nel programma televisivo di Piroso - non sono un arabo di servizio, e tu Della Valle rifletti prima di parlare e leggiti le carte prima di insultare".
Accanto al mediatore che parla francese scenderà in campo un altro mediatore che parla italiano. È Caltagirone, per gli amici Caltariccone, uno che crede alle potenzialità di Generali e non ha alcuna intenzione di compromettere il suo patrimonio.

 

Non più tardi di ieri l'imprenditore romano ha tirato fuori dal portafoglio 5,4 milioni per comprare altre 360mila azioni di Generali in modo da superare di poco la soglia del 2% nella Compagnia. Con questa fiducia e soprattutto con questi soldi Caltariccone è l'unico che può prendere da una parte Dieguito Della Valle e parlargli da padrone a patron. Tra loro ci sono dieci anni di differenza, ma non è l'anagrafe a segnare la diversità quanto il peso di un patrimonio che nel caso di Caltariccone è di almeno cinque volte superiore a quello dello scarparo.

 

Questo è il momento in cui le azioni si pesano e si contano: Dieguito di azioni non ne ha nemmeno una e il suo tesoretto non può consentirgli di strillare come una gazzella in calore.
I mediatori sono all'opera pronti a portare il frutto del loro lavoro nelle mani di quel Cesarone Geronzi che si è chiuso in un silenzio sospetto.

 

3 - MARPIONNE VALUTA LA QUOTAZIONE DELLA FERRARI. PER GLI ANALISTI SI AGGIRA INTORNO AI 5 MILIARDI DI EURO E LA FIAT POTREBBE CEDERE FINO AL 39% DELLA CASA DI MARANELLO
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Sergio Marpionne ha bisogno di quattrini per portare avanti i suoi progetti americani e il fantomatico programma "Fabbrica Italia".

 

Questo è il motivo per cui secondo un lancio della Reuters di poche ore fa, il manager dal pullover sgualcito starebbe valutando la quotazione di Ferrari di cui la Fiat non più tardi di una settimana fa ha comprato per 122 milioni il 5% del capitale ancora in mano al fondo di investimento di Abu Dhabi, Mubadala.

Secondo gli analisti la valutazione di Ferrari si aggira intorno ai 5 miliardi di euro e la Fiat potrebbe cedere fino al 39% della Casa di Maranello".

 

4 - ROSSANIGO IN THE SKY
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che a Sky Italia è arrivato un nuovo direttore per le relazioni esterne.
È Carlo Rossanigo, 46 anni, laureato alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni), che per sei anni è stato direttore comunicazione in Microsoft Italia".25-03-2011]

 

 

STAT; VENDITE GENNAIO IN CALO, -1,2% - Lactalis contro il rinvio dell’assemblea - LE BORSE GUADAGNANO PUNTI - S&P FA A PEZZI IL PORTOGALLO - 2010 IN PERDITA PER LA SARAS DEI MORATTI: SU I RICAVI, NIENTE DIVIDENDO - IL FRATELLO INDIANO DI BUFFETT - L’EUROTUNNEL PARLA TEDESCO - LA FIAT NON ANDAVA BENE PER LA MINI - L’HERALD TRIBUNE SU D&G: IN ITALIA L’EVASIONE È UNO SPORT NAZIONALE - PERCHÉ I FRANCESI AMANO ENRICO BONDI - IN COREA SCOPPIA LA GUERRA DEL 3D...

1. BORSA: INDICI CONTINUANO A GUADAGNARE PUNTI, +0,4% MILANO...
Radiocor - Avvio ancora in rialzo per le Borse europee, rassicurate dalle decisioni prese ieri, dal Vertice dei 27 Paesi dell'Unione, contro la crisi. Le chiusure positive di Wall Street e Tokyo, inoltre, incoraggiano gli acquisti. Il Ftse All Share segna un +0,39% e il Ftse Mib un +0,41%. Bene Parmalat (+0,9%) in attesa di novita' sul controllo. Ancora giu' Fonsai (-1,2%), penalizzata ancora dai conti del 2010.

 

2. BORSA: ASIA POSITIVA; EFFETTO RISULTATI SU BANK OF CHINA...
(ANSA) - Hanno chiuso in rialzo le principali borse di Asia e Pacifico, favorite dalla convinzione che la ripresa economica mondiale potrà fare fronte alla crisi del debito pubblico in Europa. Sulla piazza nipponica è scivolata ancora Tokyo Electric Power (-6,21%), insieme a Nec Corporation (-5,52%). A due velocità le auto con Mazda (-3,33%) e Toyota (+1,87%). Bene Sony (+3,29%) e Nikon (+1,82%). Sugli scudi a Hong Kong Bank of China (+2,64%) dopo risultati migliori delle attese degli analisti, che hanno consigliato anche di acquistare il titolo.

In luce le materie prime a Suidney, dopo la soluzione di un contenzioso fiscale con il governo: Kagara ha guadagnato il 5,88% e Newcrest Mining l'1,87%.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo +1,07% - Hong Kong +0,71% (seduta in corso) - Shanghai +1,06% - Taiwan +0,40% - Seul +0,85% - Sidney +0,91% - Mumbai +1,19% (seduta in corso) - Singapore +0,76% (seduta in corso) - Bangkok +0,10% (seduta in corso) - Giakarta -0,26% (seduta in corso).

 

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 25 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Aedes, Banco Popolare (Consiglio di Gestione), Tiscali.

Milano - 'La Fabbrica dell'Economia', giornata dedicata all'economia, all'impresa, al lavoro e all'innovazione. Primo incontro con la partecipazione di Antonio Campo dell'Orto, presidente Mtv Networks. Segue l'incontro con la partecipazione di Nichi Vendola, presidente Regione Puglia, presidente Sinistra Ecologia Liberta'; Bill Emmott, giornalista e scrittore. Segue il terzo incontro con Tito Boeri, Economista del Lavoro; Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia.

Brescia - si conclude 'Made in Steel', evento internazionale dedicato alla filiera dell'acciaio. Organizzato da Siderweb.com in collaborazione con Brixia Expo Fiera di Brescia. Incontro '1861-2011: 150 anni d'acciaio'. Partecipa, tra gli altri, Antonio Gozzi, a.d. Gruppo Duferco. Segue '23mo Steel Market Outlook'. Partecipano, tra gli altri, Achille Fornasini, a.d. Isfor 2000; Zach Wang, direttore Overseas dept. My Steel rco; Cesare Vigano' coordinatore Centro Servizio Assofermeti. Modera Fabio Tamburini, direttore di Radiocor e Radio 24.

Bologna - conferenza stampa Nomisma per la presentazione del primo Rapporto 2011 sul Mercato Immobiliare Italiano.

 

Bruxelles - giornata conclusiva della riunione del Consiglio Europeo dei capi di Stato e di Governo

Roma - convegno sul sistema elettrico italiano organizzato da Assocarboni. Partecipano Stefano Saglia, Pasquale De Vita, Stefano Pastori, Andrea Clavarino, Guido Bortoni

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - CRISI: al vertice dei 27 Paesi Ue le intese su competitivita', regole anti-deficit e aiuti d'emergenza. Ma la crisi di Governo in Portogallo cambia l'agenda del summit. Previsti aiuti per Lisbona. Rating Portogallo declassato da Fitch ( (dai giornali) 'Sui rating decisioni inevitabili. Italia stabile, non vedo difficolta''. Intervista a David Riley (Fitch) (La Stampa, pag. 35) Reportage sul Portogallo: 'meglio sotto tutela che alla fame. Noi portoghesi stanchi di sacrifici'. (La Repubblica, pag. 17)

ORO: nuovo record a 1.448,15 dollari (dai giornali)

PARMALAT: Lactalis contro il rinvio dell'assemblea. L'a.d. di Intesa SanPaolo, Corrado Passera: con Ferrero progetto industriale. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, 'pronti a sostenere la soluzione italiana' (dai giornali) La sfida di Collecchio. L'impatto industriale. La partita sul gruppo alimentare (Il Sole 24 Ore, pag. 6-7).'Sbagliato cambiare le regole di mercato in corsa. Una newco con Intesa nel capitale a fianco di Ferrero (Il Messaggero, pag. 21).

 

Abbassiamo la soglia di Opa'. Intervista a Matteo Colaninno, imprenditore ed esponente del Pd (Il Corriere della Sera, pag. 35). Dall'Opa alla holding in comune. Le strategie per fermare i francesi. A tremare sono i nostri produttori. Ci sara' l'invasione del latte straniero (La Repubblica, pag. 32-33).'L'unico scudo e' il mercato, ma noi non facciamo sistema'. Intervista all'economista Alberto Quadrio Curzio (QN pag.28). L'industria italiana deve guardare al di la' del protezionismo (Inside Business. Financial Times pag.17)

GENERALI: l'a.d. Giovanni Perissinotto chiama la Consob. Pronto un esposto per le dichiarazioni di Vincent Bollore' e Tarak Ben Ammar su Kellner (Il Corriere della Sera, pag. 37)

Bollore' all'attacco di Kellner per dare la spallata a Generali. Il retroscena (La Repubblica, pag. 36)

CARIGE: rotta di collisione con Carispe. Un altro assalto francese (La Stampa, pag. 37)

ENI: deve vendere Snam, chiedono i fondi al ministro Giulio Tremonti (Il Corriere della Sera, pag. 41)

EDISON: si profila il piano B. Se salta la trattativa tra A2A ed Edf, possibile una discesa in campo di Eni ed Enel (Il Sole 24 Ore, pag. 41)

BPM: la Borsa crede all'aumento (Il Sole 24 Ore, pag. 41)

PREMAFIN: svaluta Fonsai e raddoppia le perdite (dai giornali)

SEA: le banche programmano 'il calcio d'inizio' dell'Ipo (Il Messaggero, pag. 22) FISCO: addizionale Irpef restera' ferma fino al 2013 (dai giornali)

IMPRESE: senza ricerca si bloccano. Intervento di Gian Maria Gros-Pietro (Il Sole 24 Ore, pag. 1-17)

GIAPPONE: danni a un'azienda su tre a causa del terremoto (Il Sole 24 Ore, pag. 15). Sei giorni dopo la scossa gia' ricostruita' un'autostrada (Il Corriere della Sera, pag. 26)

 

INFRASTRUTTURE: serve un'alleanza Intesa-Unicredit (Il Messaggero, pag. 22) Terzo valico, Intesa chiama Unicredit, 'si puo' fare insieme'. Intervista all'a.d. di Biis (il braccio di Intesa nel ramo delle infrastrutture), Mario Ciaccia (Il Secolo XIX pag.13)

TERMINI IMERESE: per la nuova Termini al via le trattative (La Stampa, pag. 39)

ROCHE: le liti in famiglia sfaldano il patto di controllo (Il Sole 24 Ore, pag. 41)

CIR: De Benedetti fa shopping per unire Sogefi e Dayco (Il Mondo pag.12)

SOROS: vuole farsi la sua Bretton Woods. Il guru di Wall Street lancia la sua conferenza per rifondare la finanza globale (Il Corriere della Sera, pag. 39)

FERRAGAMO: si accelerano i tempi per la quotazione in Borsa (Il Mondo pag.14)

CULTURA: 'sto entrando in un mare di guai. La cultura ha bisogno di fondi. Valutero' l'ingresso dei privati nei musei'. Intervista al nuovo ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan (Il Sole 24 Ore, pag. 22). 'Troppi due festival. Per il cinema c'e' solo Venezia. Intervista a Galan (La Stampa, pag. 12)

MATERIE PRIME: la Cina scippa la lana venduta agli italiani (La Stampa, pag. 18-19)

5. ISTAT; VENDITE GENNAIO IN CALO,-1,2% ANNO...
(ANSA) - Le vendite al dettaglio a gennaio sono calate dell'1,2% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese del 2010 e dello 0,3% rispetto a dicembre. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che su base mensile pesa sopratutto la performance del comparto alimentare (-0,5%). Una riduzione tendenziale così forte non si registrava da maggio 2010. Sulla stessa linea il calo congiunturale, si tratta del più marcato da aprile 2010.

 

6. PORTOGALLO: S&P TAGLIA RATING DI DUE GRADINI A BBB DA A-...
Radiocor - Standard & Poor's taglia il rating sovrano del Portogallo di due notch, da A- a BBB (a due gradini dal livello junk), a causa 'dell'incertezza politica generata dalle dimissioni del premier Jose' Socrates', che potrebbe a sua volta 'compromettere la fiducia del mercato e con essa la capacita' di rifinanziamento del Paese'.

7. SARAS: CHIUDE 2010 IN PERDITA, SALGONO RICAVI, NO DIVIDENDO...
(ANSA) - Saras ha chiuso il 2010 con una perdita netta consolidata di 9,46 milioni di euro a fronte di un utile netto di 72,55 milioni registrato nel 2009. Lo si apprende da una nota secondo la quale i ricavi sono cresciuti da 5,31 a 8,61 miliardi, il risultato operativo è sceso da 152,4 a 16,07 milioni e non è previsto la cedola, a fronte di un precedente dividendo di 0,17 euro per azione.

8. VERTICE UE: ACCORDO SU FINANZIAMENTO ESM, 80MLD SPALMATI SU 5 ANNI...
Radiocor - I capi di stato e di governo della Ue hanno raggiunto un accordo sul meccanismo permanente di stabilita' che entrera' in funzione dal 2013. Dopo lunghe riunioni, nella notte e' stato sancito che il versamento delle quote per capitalizzare l'Esm (European Stability Mechanism) sara' spalmato in cinque anni a partire dal 2013. Si tratta di 80 miliardi di euro complessivi a fronte di un 'pacchetto' totale di 700 miliardi. Il resto sara' costituito da garanzie e 'callable capital', la cui ripartizione non e' ancora nota.

 

9. ALLIANZ SI ALLEA AL BANCO POPULAR IN SPAGNA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Banco Popular, numero tre degli istituti commerciali iberici, e il gruppo assicurativo tedesco Allianz hanno annunciato la creazione in Spagna di una joint venture nei settori ramo-vita, pensioni e nella gestione dei fondi di investimento. La nuova struttura avrà un valore iniziale di 1,058 miliardi e sarà detenuta per il 40% della banca spagnola e per il 60% dal gruppo tedesco.

 

10. PERCHÉ I FRANCESI AMANO ENRICO BONDI...
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Come si sta sotto scalata? «Sono tranquillissimo - ha detto Enrico Bondi - mi sono divertito tantissimo». Sarà tranquillissimo anche oggi? È da vedere. Perché questa dichiarazione di Bondi non è di ieri e neanche della settimana scorsa: è una battuta del 2001, quando il manager guidava Montedison e i francesi di Edf davano l'assalto alla società. Oggi, come dieci anni fa, è sempre alle prese con i francesi, sempre sotto scalata. Perché Bondi è un risanatore bravissimo ma le società che guida vengono scalate.

Bondi ha salvato la Montedison dal dissesto di Ferruzzi, creando a vantaggio di Edf il primo produttore privato di elettricità e gas, così come ha fatto risorgere la Parmalat dal crack dei Tanzi a vantaggio di Lactalis. Domani, forse, avrà nuovi incarichi, magari anche i francesi lo confermeranno ai vertici Parmalat o, magari, sarà chiamato a risanare la Fondiaria-Sai dei Ligresti - che ha guidato fino al 2003 -. Nel caso, potrebbe rispolverare quella dichiarazione del 2001, quando all'assemblea di Montedison disse: «Fondiaria non è in vendita».

11. IL VAGITO DI FEDERICO MARCHETTI CONTRO LA GERONTOCRAZIA...
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Le donne sono poche, i giovani inesistenti. Insomma, se la corporate governance all'italiana è accusata di essere maschilista, il fenomeno della «gerontocrazia» è molto più clamoroso e meno condiviso con le altre piazze finanziarie. Così, ieri il fondatore di Yoox, Federico Marchetti, supportato dall'ex ceo di Unicredit, Alessandro Profumo, ha lanciato la proposta delle «quote giovani». Farà strada? È da vedere.

In un paese dove esistono banchieri, come Lorenzo Pelizzo della Banca popolare di Cividale, insediati alla presidenza dal 1971, o come Giovanni Cartia della Popolare di Ragusa, al vertice dal 1970, la proposta delle «quote giovani» sembra venire dalla luna. Un problema spazio-temporale: quando Cartia faceva già il banchiere a Ragusa, Marchetti (classe 1969) prendeva confidenza con il biberon a Ravenna.

 

12. SEMAFORO VERDE, WILLIAMS F1 A FUOCO...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La Formula 1 accende i motori. Questa mattina a Melbourne, sulla pista dell'Albert Park, inizieranno le prove libere del primo Gran Premio della stagione. La Ferrari è data fra le favorite (Fernando Alonso è pagato vincente dalla Snai 4 volte) insieme alla Red Bull del campione del mondo, Sebastian Vettel (3 volte). La McLaren di Lewis Hamilton è più a rischio ( 12 volte) mentre la Mercedes di Michael Schumacher è un vero azzardo ( 15 volte).

Chi vuole però essere sicuro di perdere i propri soldi dovrebbe guardare più indietro negli schieramenti: Pastor Maldonado e Rubens Barrichello sulla loro Williams F1 sembrano essere in questo caso due scommesse perse. In Borsa sono già giocati al ribasso, tanto che il titolo Williams F1, quotato sul listino di Francoforte dal 2 marzo, ha già perso il 20% della propria capitalizzazione di mercato. E il mondiale deve ancora partire.

13. IL FRATELLO INDIANO DI WARREN BUFFETT...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - Spunta un dirigente indiano tra i successori di Warren Buffett. A 80 anni l'Oracolo di Omaha prepara la Berkshire Hathaway al futuro senza di lui, anche se lo fa in modo, neanche a dirlo, sibillino. Durante un viaggio in India ha cantato le lodi di Ajit Jain per la poltrona di amministratore delegato : il 59enne executive assicurativo «avrebbe l'immediata approvazione del board» se volesse. Perchè «ha fatto guadagnare a Berkshire più soldi di me» ed è come «un fratello o un figlio».

 

Buffett ha lasciato capire che verrà sostituito da un triumvirato, chief executive, presidente e responsabile investimenti. Chairman non esecutivo dovrebbe diventare il figlio Howard, per aiutare negli investimenti ha da poco preso il gestore Todd Combs. Resta l'ad: nella sfera di cristallo dell'Oracolo ci sono almeno quattro candidati. Adesso, forse, si avvicina il momento della verità.

14. FRANCIA SCONFITTA OK AI TRENI TEDESCHI NELL´EUROTUNNEL...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica" - I francesi amano l´Europa soprattutto quando veste i colori bianco-rosso-blu: la cooperazione e l´integrazione, sulle rive della Senna, sono una buona cosa soprattutto alle loro condizioni. Il caso di Eurotunnel dimostra che i francesi possono anche restare con un palmo di naso: molto probabilmente, anche i treni della Siemens finiranno per passare nella galleria che unisce la Gran Bretagna al continente. Per il momento, infatti, sotto la Manica corrono solo treni fabbricati da Alstom.

Normale: Eurostar, che gestisce la rete, è controllata al 55% dalla Sncf. In ottobre, però, la società franco-britannica ha sorpreso tutti: la tedesca Siemens ha vinto un appalto per dieci nuovi convogli. Apriti cielo: i francesi hanno protestato come degli ossessi, la classe politica e il governo hanno gridato all´imbroglio. Secondo la loro tesi, costruita pari pari sulle argomentazioni di Alstom, le regole di sicurezza non consentono l´omologazione dei treni Siemens, perché la loro motorizzazione è ripartita su tutta la lunghezza del convoglio, mentre sui terni Alstom è concentrata in testa e in coda.

Difficile, per i non esperti, dare un giudizio. Ma fin dal primo momento i francesi sono sembrati sportivi incapaci di accettare la sconfitta. Una nuova riprova è arrivata quando l´Agenzia ferroviaria europea ha riconosciuto che i treni a motorizzazione «ripartita» non sono esplicitamente vietati sotto la Manica. Nella battaglia giuridica in corso, i francesi rischiano di perdere su tutta la linea. Ma la difesa degli interessi nazionali è per loro essenziale: malgrado una prima sconfitta in tribunale a Londra, hanno già presentato altri ricorsi, compreso uno di fronte alla Commissione europea

 

15. PRANZO CON VISTA MADUNINA...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Per pranzare sulla terrazza con vista sul Duomo di Milano c´è sempre la fila. La stessa che si è formata per l´assalto al palazzo Rinascente: Allianz, Sorgente e l´Enpam con il suo fondo gestito da First Atlantic. «Ha prevalso la qualità e la garanzia offerte dalla gestione immobiliare dei fondi, amministrati e guidati, da First Atlantic Re Sgr» dice Daniel Buaron, ad della Sgr che sul piatto ha messo 472 milioni di euro per aggiudicarsela.

Il risultato un po´ era scritto: fino a Natale, sul tavolo c´era un´unica offerta targata Enpam e Crc (gruppo tailandese) per immobili e società operativa. A complicare le cose ha pensato Borletti, in cordata con il banchiere Gianni Tamburi, imponendo un cambio di strategia e due offerte separate: il secondo round tra i contendenti, per l´affitto del palazzo, sarà a maggio.

16. PERCHÉ BMW HA ROTTO CON FIAT...
Da "il Giornale" - Svelato l'arcano che tempo fa ha interrotto i propositi di cooperazione industriale tra Alfa Romeo (Fiat) e Mini ( Bmw Group). A essere stato franco, durante un caffè con alcuni giornalisti a margine di un evento, il direttore finanziario della casa bavarese, Friedrich Eichiner. «Tutto si è bloccato - ha spiegato il custode della cassaforte del gruppo guidato da Norbert Reithofer ­perché le piattaforme italiane non andavano bene, non erano funzionali alla nostra Mini». Una considerazione: la lettera d'intenti risale ai primi di luglio del 2008, quando a Torino c'erano altri piani.Nel frattempo Fiat ha avviato nuovi progetti e piattaforme. Giocare troppo d'anticipo, a volte, può nuocere.

 

17. IN COREA SCOPPIA LA GUERRA DEL 3D...
Da "il Giornale" - In Corea non bastava la divisione tra Nord e Sud. Da quando il mercato delle tv 3D si è fatto più promettente è infatti scoppiata la guerra tra i colossi dell'elettro­nica di consumo coreana, ossia Samsung e Lg. La Corea vanta, infatti, un primato sul 3D, la tecnologia che permette di vedere tramite appositi occhialini le immagini in tre dimensioni, dove è il primo (e praticamente unico) produttore mondiale di schermi. Peccato che Samsung e Lg, pur avendo le rispettive fabbriche l'una di fronte all'altra, non abbiano trovato un'intesa sullo standard da adottare. Il 3D, dunque, rischia un rallentamento nell'evoluzione a causa della battaglia in corso tra le due aziende.

18. «EVASIONE FISCALE, SPORT NAZIONALE»...
Da "il Corriere della Sera" - L' «Herald Tribune» l'ha definita ieri una specie di sport nazionale. Un «Paese -si legge -dove l'evasione fiscale è giudicata da molte persone, comprese alcune nel mondo della moda, come uno sport nazionale» . E oggi potrebbe arrivare la decisione del gup di Milano per gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana accusati di truffa ai danni dello Stato e infedele dichiarazione dei redditi.

19. SCANDALO SUL LIBOR COINVOLTE BARCLAYS E UBS...
Da "il Corriere della Sera" - Adesso ci sono anche i nomi delle banche coinvolte. Una settimana fa il Financial Times aveva anticipato l'indagine avviata dalle autorità di vigilanza di Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone su 16 grandi gruppi sospettati di aver manipolato il Libor, cioè il tasso di riferimento per le indicizzazioni dei mutui.

Ora il quotidiano della City riferisce che al centro dell'inchiesta ci sono la britannica Barclays, guidata da Bob Diamond (foto), Citigroup, Bank of America e Ubs. Le quattro banche hanno ricevuto un mandato di comparizione per aver manipolato il Libor tra il 2006 e il 2008. Bloomberg riferisce che la vigilanza americana ha chiesto a Citigroup, Deutsche Bank, Bank of America e Jp Morgan di permettere ai propri dipendenti di contribuire all'indagine.25-03-2011]

 

 

 

GUERRE UMANITARIE - C’è MEZZO CONTINENTE NERO CHE MUORE DI FAME E DI MALATTIE? BENE, SOLO CON I SOLDI SPESI DALL’OCCIDENTE NEI PRIMI QUATTRO GIORNI DI GUERRA IN LIBIA SI POTEVANO SALVARE MILIONI DI VITE UMANE: 800 MILIONI DI DOLLARI - OGNI MISSILE TOMAHAWK COSTA UN 1 MLN DI € - SPOSTARE LA PORTAEREI “GARIBALDI” RICHIEDE 100 MILA DOLLARI DI CARBURANTE AL GIORNO - TRE ORE DI RICOGNIZIONE AEREA SU CIRENAICA E TRIPOLITANIA SIGNIFICA 300 MILA € - SE GHEDDAFI NON CADE IN TEMPI RAPIDI, LE CASSE SI SVUOTANO…

Francesco Grignetti per "la Stampa"

 

Le guerre costano caro, si sa. Una guerra super tecnologica come quella dei cieli di Libia costa carissima. Secondo le prime stime di fonte americana, in quattro giorni di campagna aerea sono stati spesi 800 milioni di euro. Senza parlare del sangue e del sudore, restando ai freddi conteggi economici, si calcola che la missione «Odissea all'alba» costerà un miliardo di dollari nel solo primo mese. Poi si vedrà.

Se le cose per il regime dovessero precipitare presto, come si augurano nelle cancellerie e negli stati maggiori, tutto dovrebbe andare in discesa. Anche l'impegno militare. E quindi anche le spese relative. Ma al momento nessuno sa come finirà.

 

Per arrivare a cifre tanto stratosferiche, si pensi che ogni missile Tomahawk costa almeno un milione di euro. È un concentrato di tecnologie e di esplosivi. E nella prima salva di missili, nella notte tra sabato e domenica, di Tomahawk inglesi e americani ne sono stati lanciati più di cento da navi e sottomarini contro una ventina di obiettivi della difesa aerea libica.

 

Fino a due giorni fa, la Coalizione aveva impiegato almeno 162 Tomahawk. I bombardieri B-2 avevano totalizzato 25 ore di volo, a un costo di almeno 10 mila dollari l'ora. Analisti di fonte inglese confermano che le missioni aeree britanniche costano 300 mila euro a velivolo. Considerando i 10 caccia impiegati per pattugliare la no fly zone si può arrivare alla spesa di 3-4 milioni di euro al giorno.

 

L'Italia ha messo a disposizione della Coalizione otto aerei, quattro Tornado nell'assetto antiradar e quattro caccia intercettori Eurofighter. A parte il costo vivo del velivolo (30 milioni di euro per il Tornado e 100 milioni per l'Eurofighter) ogni ora di volo di questi bestioni dalle accelerazioni eccezionali costa almeno 32 mila euro.

E i conti sono presto fatti: dalla base di Trapani i Tornado da quattro giorni si alzano in volo a coppie, accompagnati da un terzo velivolo per il rifornimento in volo. Sono missioni che durano circa tre ore. Ogni missione di ricognizione su Cirenaica e Tripolitania significa quasi 300 mila euro.

 

Finora gli italiani non hanno mai sparato. Non ce n'è stato bisogno. Se i piloti dei Tornado avessero però lanciato uno dei loro speciali missili Harm (Homing Anti-Radiation Missile) che sono in grado di riconoscere le emissioni elettromagnetiche di un radar e le inseguono finché non lo colpiscono, sarebbero stati altri 200 mila euro che se ne andavano in fumo.

 

Per mare, intanto, si va muovendo una piccola flotta. Nel canale di Sicilia incrociano già la portaerei «Garibaldi» e il cacciatorpediniere «Andrea Doria»: hanno a bordo un sofisticato sistema di missili antimissile, integrato con il sistema di sorveglianza satellitare e aerea, per fare da scudo nel caso malaugurato di una ritorsione del raiss. Nessuno dimentica gli Scud B lanciati nel 1986 contro Lampedusa.

 

Ebbene, la sola portaerei, che a bordo ha sette aerei Harrier a decollo verticale e un paio di elicotteri, costa circa centomila euro al giorno in termini di carburante. Una nave da guerra brucia infatti una quantità impressionante di gasolio. Tanto che la nave da battaglia ha bisogno di avere sempre nelle vicinanze una nave-rifornimento. In questo caso è la rifornitrice «Etna».

 

Davanti alla Libia, inoltre, messe a disposizione della flotta Nato che ha il compito di far rispettare l'embargo (ma senza alcun compito anti-immigrazione) ci sono la fregata «Euro» e il pattugliatore d'altura «Comandante Borsini». Presumibile che tutte assieme queste cinque navi brucino, è il caso di dirlo, almeno trecentomila euro al giorno.

In America è già polemica sui costi di questa guerra. Per tacitare sul nascere le discussioni, l'Amministrazione ha fatto sapere che l'operazione è pagata con somme regolarmente stanziate dal Congresso. «Non abbiamo in programma di fare richieste per ulteriori fondi», ha detto il portavoce dell'Ufficio Management and Budget della Casa Bianca.

 

È stato mandato avanti un militare tutto d'un pezzo come il capo di stato maggiore della Marina americana ammiraglio Gary Roughead: «Dato che le nostre forze si trovavano già sul posto - ha minimizzato - queste spese sono state integrate. Vi sono alcune ore di volo supplementari di cui tener conto, ma per esempio alcuni apparecchi per la guerra elettronica erano comunque impegnati sull'Iraq».24-03-2011]

 

 

 

IN GLORIA DI VITTORIO GHIDELLA - L’UOMO CHE POTEVA SALVARE LA FIAT preferiva le auto alla finanza, la "uno" alla finanza - Quando l’ingegnere vercellese fu cacciato da Romiti, a Torino venne messa in giro la voce che fosse stato beccato con le mani in chissà quale marmellata. Nessuno lo denunciò mai. Nessuno glielo disse mai in faccia. La città intera se lo cucinò come neppure nella peggiore Palermo di inizio secolo...

Francesco Bonazzi per Il Secolo XIX

 

Un sabato sera dell'estate 1979. Una macchinina nero metallizzato, con il targhino di prova, sgomma a folle velocità e per venti minuti buoni tutto intorno a Bordighera vecchia. Poi inchioda di colpo sul piazzale, dove ancora adesso si gioca a bocce. La bambina di 6 anni e il bimbo di 10 che sono a bordo ridono come matti. Le mamme che hanno guardato lo spettacolo da terra, un po' meno.

Il guidatore scende felice come una pasqua e dice ai due amici di sempre: «Sentito che motore? È una bomba. Adesso la mettiamo in produzione». «Tre mesi che sei lì e già sei un perfetto tamarro» scherza il suo avvocato. Il rallista della domenica è l'ingegnere meccanico Vittorio Ghidella, morto lunedì a Lugano a 80 anni, ricordato in patria solo e unicamente come "il papà della Uno".

 

Ma la prima macchina a renderlo felice è stata proprio quella Fiat 127 Abarth, con cui girò in Liguria per tutta l'estate trentadue anni fa. La prima da amministratore delegato della Fiat, prima di essere defenestrato nel 1987 con l'accusa più surreale di tutti tempi: eccesso di "visione autocentrica". Dopo un braccio di ferro di anni con Cesare Romiti.

 

«Io la marcia dei quarantamila non avrei saputo organizzarla. E da Cuccia in Mediobanca non sapevo che dire. A me piacevano le macchine e basta». Erano le uniche parole che gli si potevano strappare se si andava a trovarlo nell'esilio volontario di Lugano. Parole rigorosamente da tenere per sé, giusto a futura memoria. Poi attaccava a parlare di gestioni patrimoniali e complicati algoritmi per non perdere le fortune private dei suoi selezionati clienti svizzeri.

Ghidella non rilasciava interviste, a parte una, pochi mesi fa. Non si toglieva sassolini dalle scarpe, non sdottoreggiava sui tanti successori. Neanche dopo che la storia del Lingotto gli ha dato tristemente ragione. Tristemente, per le migliaia di posti di lavoro bruciati, per i miliardi di soldi pubblici e privati drenati dall'auto e investiti nelle famose "diversificazioni".

Quando rispondeva al telefono dal suo ritiro sulle alture di Lugano, declinava qualsiasi commento sulla Fiat. A chi lo andava a trovare in quella splendida casa­bottega, al piano terra aveva messo su una piccola boutique finanziaria e sopra c'erano gli appartamenti suoi e della moglie Giuliana, alla parola Fiat allargava le braccia e parlava di altro. Se proprio provocato con la storia dell'autocentrico, si faceva una bella risata e cambiava discorso.

Però quando parlava con i suoi amici stretti, come i due di Bordighera con i quali aveva spiccato il volo alla Riv­Skf, cuscinetti a sfera, non faceva il finto tonto. Sapeva benissimo che a Torino aveva perso la classica guerra di corte. E che allora quell'accusa di essere autocentrico spianò la strada alla crescita di un'altra Fiat.

Quella che dopo la sua cacciata si espanse nella finanza, nel settore difesa , nelle costruzioni civili. Ma non disse una parola neppure dopo Mani Pulite, quando i fasti di Gemina, Impregilo e Snia­Borletti mostrarono la loro faccia nascosta. Giudiziaria e finanziaria.

Quando l'ingegnere vercellese che amava definirsi un mangia­nebbia fu cacciato, a Torino venne messa in giro la voce che fosse stato beccato con le mani in chissà quale marmellata. Nessuno lo denunciò mai. Nessuno glielo disse mai in faccia. La città intera se lo cucinò come neppure nella peggiore Palermo di inizio secolo. Ghidella sapeva che perfino il salumaio della Gran Madre e l'ultimo dei tassisti avevano la loro verità: «Era bravo, ma l'hanno beccato sui soldi».

La ditta "incriminata" si chiamava Rotra e faceva motorini per tergicristallo. Però era uno sputo nell'oceano dei fornitori Fiat. Un oceano nel quale la formidabile security di Mirafiori, che secondo la Cgil dell'epoca era dedita alle schedature degli operai, aveva invece il suo vero daffare. Con decine e decine di alti dirigenti passati ai raggi X per le presunte interessenze sugli acquisti.

 

Ghidella rideva anche di questo, nel suo esilio svizzero. Lui che neppure i figli di primo letto, li aveva fatti lavorare in Fiat. Come invece fecero puntualmente i suoi detrattori. A Ghidella piacevano le macchine. A Parigi, quando presentò la Uno ai dipendenti nel 1983, andò alla lavagna luminosa e la disegnò perfettamente da zero. Nessuno dei suoi successori, neppure Paolo Cantarella, avrebbe saputo ripetere uno show del genere.

 

In vacanza, apriva i cofani delle macchine, sfotteva gli amici rimasti «al soldo degli svedesi» che guidavano Volvo e Saab: «Noi adesso le faremo meglio, anche quelle grandi». Poi un giorno gli si è spenta la luce, di colpo. Quella bambina che urlava di gioia sulla 127 Abarth è morta in macchina a vent'anni, in Olanda, nel 1993. Si chiamava Amalia ed era pazzo di lei.

Casa sua era piena di foto con quegli occhioni verdi sgranati. Gli amici di lei erano ospiti graditi, ma bisognava andarsene presto. Troppo dolore. Chi ci ha lavorato davvero sa che Ghidella non era un "compagno" e neppure era stato un manager morbido, come avevano provato a descriverlo gli sconfitti della marcia dei Quarantamila, in odio a Romiti. Era amato da gran parte degli operai e dei quadri, ma aveva idee precise sui costi da tagliare.

Quand'era in Fiat, ogni tanto ripeteva questa vecchia battuta: «Se domani mattina le centinaia di dirigenti che ci sono qui s'impiccassero tutti nei bagni, non ce ne accorgeremmo per mesi». Però quando alla Skf scoprì che non c'era l'aria condizionata negli stabilimenti del Sud, era il '75, la fece installare dopo un approfondito dibattito con il capo del personale. Di minuti cinque.

19-03-2011]

 

 

DOPO UNIPOL E IL BOLOGNA CALCIO, CONSORTE SI ALLENA PER LA POLITICA (CON L’OUTSIDER ALDROVANDI) - CHIAMPARINO NON PENSA ALLA PENSIONE, MA ALLA COMPAGNIA SAN PAOLO - COL NUOVO AVVOCATO MARADONA DICHIARA GUERRA AL FISCO - ORSONI VUOLE SFIDUCIARE SEGRE - POPOLARE VICENZA VOLA AL CINEMA - IL LOGO DELLE DOLOMITI NON TROVA PACE - LA NUOVA LANCIA CHE PIACE A NAPOLITANO È UNA CHRYSLER… Da "Panorama Economy" in edicola domani


1. CONSORTE SI ALLENA PER LA POLITICA...
Elezioni Dopo aver rilanciato il Bologna calcio, l'ex numero uno di Unipol ci riprova con il candidato sindaco Aldrovandi.

 

Giovanni Consorte cambia un'altra volta mestiere. L'ex numero uno di Unipol, infatti, ha deciso di buttarsi in politica. A rilanciarne la popolarità è stato il tesoretto di consenso accumulato con il salvataggio della squadra di calcio del Bologna. È riuscito, infatti, a trovare i 13 milioni di euro e a dare una guida stabile alla squadra. Sia dal punto di vista manageriale che sportivo. Ora le sorti sono in mano dell'allenatore Alberto Malesani e al bomber Marco Di Vaio.

Così Consorte avrà il tempo per la nuova (ma in realtà antichissima) passione per la politica. Seguirà la campagna elettorale dell'outsider Stefano Aldrovandi, ex amministratore delegato di Hera. Una candidatura a sindaco del capoluogo emiliano messa in moto un po' in ritardo. Però la partita è tutta da giocare e Consorte ormai è abituato alle sfide complicate.

Si occuperà dei dossier con i quali ha maggior familiarità: la Fiera, il futuro dell'aeroporto, le infrastrutture. Le ambizioni per il momento sono abbastanza nascoste. Tuttavia che cosa impedisce all'ex amministratore delegato di Unipol di sognare un posto di vicesindaco o un assessorato pesante? Certo le elezioni prima bisogna vincerle. Ma la fantasia non ha confini.

 

2. CHIAMPARINO LASCIA. ANZI, RADDOPPIA...
Anche agli amici più stretti Sergio Chiamparino dice che il suo prossimo obiettivo è la pensione: infatti, con il riscatto della sua laurea maturerà a giugno quarant'anni di contributi. Quanto basta per ritirarsi. Nessuno, però, crede davvero che l'attuale sindaco di Torino terminato il mandato andrà ai giardinetti. Già si parla di incarichi. E la possibilità più concreta è la presidenza della Compagnia di San Paolo che scade proprio l'anno prossimo.

Certo non sarà facile arrivare in cima alla fondazione. L'attuale numero uno Angelo Benessia naturalmente punta alla conferma e non avere ridotto le erogazioni economiche nonostante il periodo di crisi, a differenza di quanto hanno fatto altre fondazioni, lo consolida al vertice.

E poi in corsa c'è sempre Enrico Salza ormai disoccupato. Chiamparino, però, ha sponsorizzato la candidatura di Piero Fassino come suo successore sindaco e in caso di vittoria della sinistra avrà qualche credito da incassare. In alternativa c'è anche la Fondazione Crt: qui il mandato di Andrea Comba scade nel 2013 e la conferma, vista la sua lunga permanenza, non è così scontata. Anche qui ci sono competitori di prim'ordine: Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, e quella pesantissima, in tutti i sensi, di Fabrizio Palenzona.

 

3. MARADONA IN GOL CON IL NUOVO AVVOCATO...
El Pibe de oro non si arrende al debito con Equitalia. Dopo aver perso i ricorsi nel 2002 e con un debito arrivato a 37 milioni, Diego Armando Maradona tenta una nuova strada e si affida all'avvocato Angelo Pisani, fondatore dell'associazione Noi Consumatori e docente di processo tributario all'Università Parthenope, famoso per aver fatto dichiarare illegittime le ipoteche di Equitalia sotto gli 8 mila euro.

«Le cartelle del 1991, alle quali si riferisce il debito Irpef» spiega a Panorama Economy l'avvocato «non sono mai state notificate a Maradona che in quel periodo era già andato via dall'Italia e per questo riteniamo che le cartelle siano da considerarsi inesistenti. In più, il debito in lire, pari a 9 milioni di euro, cresce di 3 mila euro al giorno con un interesse che riteniamo usuraio e che finora ha superato di tre volte la somma contestata. Per questo ricorreremo alla Corte costituzionale e alla Corte europea per i diritti dell'uomo».

 

4. ORSONI VUOLE SFIDUCIARE SEGRE...
Forse si arriverà alla mozione di sfiducia nei confronti di Giuliano Segre, presidente della Fondazione di Venezia. A organizzarla il sindaco della città lagunare, Giorgio Orsoni. Segre, che guida l'ente dal 1993, è stato condannato per il crac della Trevitex ma ha conservato la poltrona perché in consiglio non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi prevista dallo statuto per la revoca. Tuttavia c'è stata una spaccatura verticale: sei a favore, sei contro e un astenuto. Un voto che autorizza il blitz.

5. POPOLARE VICENZA SI DÀ AL CINEMA...
Due pellicole di successo al cinema, cofinanziate dalla Banca Popolare di Vicenza per entrare di forza sul mercato romano. E puntare proprio su uno dei settori più importanti dell'economia della capitale. Con 2,5 milioni messi nel piatto, l'istituto vicentino, presente già da anni a Roma con nove filiali, ha deciso di accelerare lo sviluppo dell'area business.

Più che puntare su operazioni di immagine e sponsorizzazioni, ha deciso di diventare partner finanziario di due lungometraggi, contribuendo alla realizzazione di Nessuno mi può giudicare, il film con Paola Cortellesi e Raoul Bova attualmente in cima alla classifica degli incassi. Con la seconda operazione invece ha sostenuto il film C'è chi dice no di Giambattista Avellino che ad aprile sarà nelle sale.

 

6. NON C'È PACE PER LE DOLOMITI...
Il logo delle Dolomiti, diventate patrimonio dell'Unesco, non trova pace. Dopo le contestazioni da parte di imprenditori e amministratori locali per la scelta di un marchio che sembrava far spuntare grattacieli dalle montagne, presentato lo scorso novembre, la fondazione Dolomiti Unesco ha chiesto al vincitore del concorso, il valdostano Arnaldo Tranti, di rimetterci mano. Ma gli albergatori di Belluno, che hanno visto in anteprima il nuovo marchio, sono rimasti scontenti e chiedono un nuovo restyling all'artista

 

7. LA LANCIA DELLA DISCORDIA. ITALIANA...
Giorgio Napolitano, l'americano del Pci, continua ad amare i prodotti made in Usa, questa volta senza accorgersene. Grazie a Sergio Marchionne, il manager di Fiat e Chrysler, altro gran sostenitore degli States che nel weekend dei festeggiamenti dei 150 anni dell'unità d'Italia ha presentato al presidente della Repubblica la nuova Lancia, come prossima grande ammiraglia italiana.

Peccato che il modello altro non è che la Chrysler 300 riadattata agli standard europei e rimarchiata Lancia. «È un'auto bellissima, aspetto di poterla usare» ha detto Napolitano, sicuro di farne una bandiera dell'amata patria. Ma sembra che appena rientrato in Quirinale dallo staff gli abbiano fatto notare che si tratta di un'auto americana e consigliato di non spingere troppo sul modello come ammiraglia italiana. 23-03-2011]

 

 

PROFUMO (DI EURO) - il TOP ’MAGNAGER’ Più PAGATO DI PIAZZA AFFARI è mister arrogance (40,6 MLN € DI CUI 38 DI LIQUIDAZIONE) - segue MONTEZUMA, GRAZIE AL SALARIO FERRARI (7,5 MLN €) - BRONZO PER IL TRONCHETTO DEL PIRELLONE CHE SFIORA I 6 MILIONI - SEGUE A RUOTA GERONZOne CHE PORTA A CASA 5 MLN - CHIUDE LA CINQUINA, SCARONI CON 4,4 MLN - A QUESTa cuccagna S’AGGIUNGe PIANI DI INCENTIVAZIONE A LUNGO TERMINE, BENEFICI NON MONETARI (AUTO E POLIZZE) E QUALCHE VAGONATA DI STOCK OPTION

Giovanni Stringa per il "Corriere della Sera"

 

Alessandro Profumo, Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera, Cesare Geronzi e Paolo Scaroni. Sono loro i cinque top manager più pagati a Piazza Affari nel 2010, in base ai dati finora pubblicati dalle più importanti società quotate in Borsa. Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit fino allo scorso settembre, guida indisturbato la classifica con un compenso di 40,6 milioni, di cui 38 milioni come liquidazione: 36,5 alla voce incentivo all'esodo e 1,5 milioni per un patto di non concorrenza. In un accordo complessivo in cui - si legge in una relazione del gruppo - Unicredit si è impegnata a versare in beneficenza due milioni. Destinataria l'associazione di don Colmegna.

 

Al secondo posto, nella classifica di presidenti e amministratori delegati le cui società hanno già pubblicato i bilanci o le relazioni con tanto di tabella sui compensi, c'è l'ex presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. I milioni in questo caso sono 8,7, dovuti in gran parte non alla buonuscita di Fiat (1,03 milioni) ma all'incarico, ancora ricoperto, di presidente della Ferrari (7,5 milioni). Medaglia di bronzo a Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, che arriva a sfiorare i 6 milioni, di cui 2,4 da percepire nel corso del 2011.

 

Segue in classifica Cesare Geronzi, che somma la presidenza di Mediobanca prima a quella delle Generali poi. L'assegno totale, per un anno e mezzo (il bilancio di Piazzetta Cuccia va da luglio a giugno), vale più di 5 milioni. Chiude la «top five» l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, con un «cedolino» annuale da 4,4 milioni. Il «ranking» prosegue con decine di milionari. Fino alla posizione 25, cui arriva la classifica qui sopra, ma anche oltre. E tra le società che ancora mancano all'appello delle pubblicazioni ci sono nomi molto grandi, da cui è presumibile attendersi nuovi super compensi.

 

Le retribuzioni, comunicate direttamente dalle società, possono contenere delle voci calcolate sulla base dei risultati degli anni passati, o inquadrarsi all'interno di complicati piani di incentivazioni a lungo termine, o ancora includere benefici non monetari come auto e polizze.

E, naturalmente, possono essere arricchite da cospicui schemi di stock option: i milioni crescerebbero ancora. Non ci sono solo i numeri, però. La classifica dei paperoni di Piazza Affari, per esempio, a oggi è dominata dagli uomini: nessuna donna nella «top 25». La lista è provvisoria, certo, ma è probabile che non molto cambierà una volta che si conosceranno i dati di tutte le blue chip italiane.01-04-2011]

 

 

 

1- GERONTOPAZZIA! SI CREDONO TUTTI EREDI DI ENRICO CUCCIA E INVECE LITIGANO A MEZZO STAMPA COME ASSESSORI SICILIANI. ALZI LA MANO CHI CI HA CAPITO UNA FAVA DELLA GUERRA SU GENERALI E MEDIOBANCA. NOI ABBIAMO SOLO LA CERTEZZA CHE QUANDO UN GIORNALE ITALIANO SCRIVE LA LOCUZIONE “FARO CONSOB” TUTTO POSSA ACCADERE. ANZI, TUTTO SIA GIÀ SUCCESSO. IN BARBA AL CODICE PENALE, OFF COURSE - 2- GUERRA PACIOCCONE: “I NOSTRI MARINAI STANNO BENE”. MA È GIALLO SU DOVE SIANO” - 3- CON CASTELLI BOSSI TENTA DI FARE IL PIENO NELLA PROSSIMA TORNATA DI NOMINE BOIARDE - 4- FIAT STYLE! CON APPENA QUATTRO GIORNI DI RITARDO, LE SEGRETARIE DI YACHT ELKANN E MARPIONNE SI RICORDANO DI DETTARE IL NECROLOGIO PER VITTORIO GHIDELLA - 5- “COMPARSI I PRIMI SCUDI UMANI. AL PROCESSO MILLS HANNO CIRCONDATO GHEDINI”

A cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota

 

1 - GERONTOPAZZIA (POTERI MARCI AI MATERASSI)...
Che bello! Si credono tutti eredi di Enrico Cuccia e invece litigano a mezzo stampa come assessori siciliani. "Generali, il giallo dell'operazione Kellner. Faro Consob sul put a Ppf. Gli indipendenti contro Bollorè. Geronzi: "E' tutto chiaro" (Repubblica, p. 30). Alzi la mano chi ci ha capito una fava. Noi, nella nostra infinita miseria, abbiamo solo la certezza che quando un giornale italiano scrive la locuzione "Faro Consob" tutto possa accadere. Anzi, tutto sia già successo. In barba al codice penale, off course.

Poi, per fortuna, passa il Pompiere della Sera e semina petali di pace: "La mossa di Geronzi: Generali, ora coesione. Il presidente: la situazione è chiara" (p. 34). Sì, è chiara: vi state tirando in faccia dossier e articoli di giornale come fossero ciabatte.

 

2 - A DON SALVATORE, VOI LO DOVETE SALVARE. SEMPRE!...
Poi ci sono le faccende serie, i soldi veri, le aziende e le banche tra la vita e la morte. Le famiglie al passaggio generazionale, senza passaggio generazionale. Cioè, senza figli capaci come il padre. E c'è, per i banchieri che tengono famiglia, il terrore di non dare credito alle Persone Giuste. Insomma, c'è la sacra famiglia Ligresti e il suo buffo spaventoso.

 

Sul Cetriolo, Vittorio Malagutti affonda il coltello e racconta ciò che gli altri giornali non possono permettersi di scrivere: "Oggi Unicredit decide sul soccorso a Ligresti. Aumento di capitale e nuovi prestiti. Nel segno del conflitto d'interessi. Domani Fondiaria rivela le perdite del 2010. Potrebbero superare i 500 milioni" (p. 12)

 

3 - GUERRA DI NANI...
L'amicizia gassosa tra il CaiNano e il colonnello Togni del circo di Tripoli segna un'altra pagina gloriosa nella storia della politica estera italiana. "Italia-Francia, scontro sulla Nato. Frattini: o si cambia o ritireremo le basi. Berlusconi rassicura la Lega e chiama Mosca: "Noi non bombardiamo, dolore per Gheddafi" (Repubblica, p. 1). Bella la sintesi in prima pagina del Cetriolo Quotidiano ("L'Armata Rotta") che poi passa alla tragicommedia personale del buttafuori di Palazzo Chigi: "La guerra di Ignazio. B. scappa: non spariamo" (p. 4).

 

E il falco ligrestato restò solo, in balia della Lega. Ma per il Giornale di Sallustioni, tutto va bene madama la marchesa: "La Lega fa pace con il governo: "Linea unitaria" (p. 5). E soprattutto da non perdere: "I nostri marinai stanno bene". Ma è giallo su dove siano" (Giornale, p. 10)

Ma a noi checcefrega de' sti beduini? Ce frega, ce frega... Il Corriere delle banche creditrici non perde mai la testa, neppure in guerra: "Il rebus delle sanzioni per l'Eni, già persi 500 mila barili". Coraggiosa presa di posizione di Paoletto Scaroni, un manager in scadenza: "che faremo? Decidano i governi" (p. 12).

 

4 - LOMBROSIANI PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la foto pubblicata sul Pompiere della Sera a pagina 14. Vi si contemplano due apprezzati statisti, certi Putin Vladimir e Medvedev Dmitrij, nell'atto di prepararsi a un summit internazione in dacia con "Amico Silvio".

 

5 - NESSUNO LO PUO' GIUDICARE...
Al processo Mills arriva un mezzo centinaio di massaie leopardate, orfane di Sante Licheri e di Forum, con coccarde azzurre ("ma Silvio non lo sa!!!") e slogan che neppure la mente di Emilio Fede avrebbe partorito. Su Repubblica, Michele Serra non infierisce neppure troppo ("La claque pro-Cavaliere invade il processo Mills", p. 35). Sul Cetriolo, Antonella Mascali non perdona le megere finto-leopardate: "Applausi per l'imputato. A Palazzo di Giustizia c'è chi inneggia a Berlusconi".

 

Meno male che qualcuno non ha perso l'autoironia. Sul Foglio, Crippa scrive: "Com'era inevitabile, sono comparsi i primi scudi umani. Al processo Mills hanno circondato Ghedini". Chapeau!

6 - MA FACCE RIDE!...
Angelino Jolie Alfano aprì i codici e diede aria: "Italiani troppo litigiosi" (Corriere, p. 16). Domani "Italiani brava gente"?

7 - UNO SBIRRO PER AMICO...
Per la serie, titoliamo come da velina: "Antagonisti contro il premier" (Corriere, p. 18). Per oggi ci hanno risparmiato l'impareggiabile formula "giovani vicini ai centri sociali".

Un uomo così luminoso non può restare fermo ai box. Uno che ha fatto il ministro di Giustizia in maniera tanto brillante è il candidato ideale per Eni, Enel, Terna o qualsivoglia public inutility. Certo, si stava muovendo con passo felpato, ma quei ragazzacci di Mf lo hanno intercettato e sgamato: "E Castelli s'innamorò dell'energia" (Mf, p.6). Più in generale, come spiega anche un pezzo di Libero, la Lega tenta di fare il pieno nella prossima tornata di nomine boiarde. La Dc, ma con meno classe. Molta meno classe.

 

9 - AGENZIA MASTIKAZZI...
In festa l'ala Pigliorista del vecchio Pci. Paolo Conti si commuove per "I 70 anni di Petruccioli" (Corriere, p. 21)

 

10 - FREE MARCHETT (VIENI AVANTI CREATIVO!)...
"Sono mani e forbici che mai Wei Fengfei avrebbe sperato di vedere alle prese con un disegno. E invece Wei, terzo anno del corso di "fashion design", assiste alla metarmofosi: il suo figurino si trasforma in una bozza d'abito, e a tagliare la seta nera, a cucirla e a combinarla con un pizzo sono Domenico Dolce e Stefano Gabbana" (Corriere, p. 31). L'unica metamorfosi alla quale sognano di assistere i curatori di questa infima rassegna è quella delle schiene. Le schiene dei sedicenti giornalisti.

11 - CARO, PRENDITI UNA VACANZA...
Notizie meravigliose sulla prima pagina delle cronache romane del Corriere: "La Fiera di Roma taglia la consulenza da 350 mila euro di Enrico Cisnetto". Mentre si apprende con gioia risparmiosa che l'ex Tremonti Boy Massimo Varazzani si accatta la miseria di 600 mila euro per fare il commissario al debito di Alè-danno. Meno male che ci sono ancora i Radicali che rompono i coglioni. Una sola domanda a don Flebuccio de Bortoli: ma questa notizia così tremontiana perché non ha meritato lo sfoglio nazionale?

 

12 - PUNTUALITA' FIAT STYLE...
Con soli quattro giorni di ritardo, le segretarie di Yacht Elkann e Marpionne si ricordano di dettare il necrologio per Vittorio Ghidella. Ricordando, come si legge nell'edizione odierna di Illustrato Fiat, "il fondamentale contributo che diede al rilancio dell'Azienda negli anni ottanta" (p. 22)

 

13 - UN PAESE ALLO SBANDO...
Fuga dei cervelli, ma i migliori restano sempre. Come ci dà conto l'incommensurabile Fulvia Caprara, "I Vanzina tornano sotto i vestiti d'Italia". E soprattutto, forti dei loro approfonditi studi interdisciplinari, dichiarano: "La Milano da bere? Non si vergognava del lusso, adesso è tornata calvinista" (Stampa, p. 45).

22-03-2011]

 



 

- FAVOLOSO RETROSCENA SULLA SCALATA DELLA FRANCESE LACTALIS ALLA MUCCA PARMALAT - 2- LEGGIAMO DA "IL GIORNALE": "PATRIZIA MICUCCI, CAPO DELL’INVESTMENT BANKING IN ITALIA DI SOCGEN, HA RASTRELLATO LE AZIONI PARMALAT PER CONTO DI LACTALIS. A ORGANIZZARE LA FANTOMATICA CORDATA DEGLI ITALIANI CI SAREBBE DOVUTA ESSERE INTESA. CAPO DELL’INVESTMENT BANKING DI INTESA È FABIO CANÈ. CHE COSA HA FATTO INTESA? HA PROPOSTO PER IL CDA UNA LISTA GUIDATA DA BONDI. PROPRIO QUELLO CHE I TRE FONDI STRANIERI CON IL 15% DI PARMALAT, VOLEVANO MANDARE A CASA. RISULTATO: I FONDI HANNO VENDUTO A LACTALIS. CANÈ E MICUCCI SONO MARITO E MOGLIE..." -

1- FAMIGLIA CRISTIANA
"Il Giornale" - Patrizia Micucci, in qualità di capo dell'investment banking in Italia di SocGen, ha rastrellato le azioni Parmalat per conto di Lactalis. A organizzare la fantomatica cordata degli italiani ci sarebbe dovuta essere Intesa. Capo dell'investment banking di Intesa è Fabio Canè. Che cosa ha fatto Intesa? Ha proposto per il cda una lista guidata da Bondi. Proprio quello che i tre fondi stranieri con il 15% di Parmalat, volevano mandare a casa. Risultato: i fondi hanno venduto a Lactalis.
Canè e Micucci sono marito e moglie.

 

2 - PARMALAT, PERDE L'ITALIA MA VINCE IL MERCATO...
Nicola Porro per "Il Giornale"

Se una bella zitella ha le forme di una trentenne e un conto in banca da un miliardo e mezzo è difficile che resti a lungo sola. Ed è così che la Parmalat con tutta probabilità finirà a una multinazionale francese, Lactalis, guidata dalla famiglia Besnier. Una prima reazione, di pancia è il caso di dire, associa il passaggio di mano a una sconfitta calcistica. Francia batte l'Italia 10 a zero. Perdiamo un pezzo di industria alimentare. Il governo sembra assecondare questa visione. Ha qualche ragione.

 

I francesi hanno inventato lo sciovinismo. Quando Enel aveva provato a mettere il becco Oltralpe fu cannoneggiata. Lo stesso Berlusconi ha preso una porta in faccia nelle sue avventure televisive parigine. E la lista potrebbe continuare. Il decreto Chirac del 2005 ha conferito al governo l'ultimo tocco in undici settori economici definiti strategici. Il governo è tentato di applicare una sorta di reciprocità verso Parigi. Si tratterebbe di una mossa di pancia e non di testa: le aziende non si salvano per decreto e la proprietà non si impone per legge. Il caso Parmalat spiega bene perché è stato piuttosto il capitalismo italiano a mancare all'appello.

 

Ricapitoliamo velocemente la vicenda. Parmalat negli ultimi sette anni, dopo il crac Tanzi, è stata gestita da un commissario, Bondi, che si è fatto amministratore (e che dove tocca porta stranieri, come nel caso Edison e Lucchini). Giace su una cassa favolosa (circa 1,5 miliardi di euro) derivante in gran parte dalle cause fatte alle banche considerate conniventi con il Lattaio.

Oltre a ciò fa buoni margini. Bondi si è disegnato uno statuto societario per cui la lista che raggiunge la maggioranza in assemblea prende anche una straordinaria maggioranza in consiglio. Il tutto con una società quotata in Borsa: e dunque con la libertà di scambio tipica di un regime finanziario di stampo non sovietico.

 

Ebbene, in tutti questi anni la gallina dalle uova d'oro era lì che covava. Alcuni fondi avevano capito l'affare: tanto che già l'anno scorso il 20% della società era in mano a quattro fondi istituzionali stranieri. Certo Bondi comandava. Ma le azioni erano altrove: e insomma il rischio che qualcuno si svegliasse era solo lì da vedere. L'intraprendente numero uno della Lactalis non ha fatto altro che dare un bel pacchetto di quattrini a questi fondi e si è portato a casa la gallinella; ad un prezzo complessivo inferiore alla stessa cassa che si troverà in dote.

 

Al francese inoltre basterà il 29% per avere il potere assoluto in cda: altro regalo dell'italianissimo capitalismo. In più non dovrà lanciare una costosa offerta pubblica sul mercato per comprare il flottante, che avrebbe reso la scalata ben più costosa. Ma non si tratta mica di un'invenzione parigina: è l'italianissima legge Draghi che lo prevede. La stessa norma, per dirne una, che ha permesso agli Agnelli di Exor di mantenere il controllo della Fiat in mani torinesi senza alcun obbligo di Opa.

 

La morale è che questo si chiama mercato. Parmalat è quotata in Borsa da anni. A renderla vulnerabile è stato il suo ex proprietario che ha truffato migliaia di risparmiatori. E la mancanza di uno straccio di imprenditore italiano che in sette anni non abbia pensato di fare esattamente ciò che ha fatto Besnier.

Ora possiamo piangerci sopra. Possiamo invocare leggi protezioniste. Possiamo chiedere al mastino delle Entrate, Befera, di fare buuu ai francesi. E in un'ipotesi (molto remota al momento), possiamo sperare di spaventare talmente tanto i francesi da ricondurli a più miti consigli. Possiamo fare tutto ciò. Ma in questo scenario medievale, il primo che si azzardi a lamentare della mancanza di investimenti stranieri in Italia, dovremmo fucilarlo. Per decreto d'urgenza, s'intende.

23-03-2011]

 

 

 

FU-KUSHIMA FOREVER – I REATTORI INDOMABILI SPUTANO NUBI DI VAPORE TOSSICO E RIMANE ELEVATO IL RISCHIO DI NUOVE ESPLOSIONI NELLA CENTRALE - DISASTROMETRO: ALTI LIVELLI DI CONTAMINAZIONE IN MARE, NELLE VERDURE, NEL LATTE E NELL’ACQUA DI RUBINETTO DELLE PREFETTURE PIÙ VICINE AL SITO - AUTORITÀ IN TILT: TROPPE LE PERSONE DA DECONTAMINARE - A TOKYO, TRA DOMENICA E LUNEDÌ, SONO RADDOPPIATI I VALORI DELLA RADIOATTIVITÀ…

Roberto Giovannini per "la Stampa"

 

E' stato quasi un brusco risveglio vedere salire il fumo da quei due reattori. Anche lunedì il lavoro per mettere progressivamente sotto controllo il sito di Fukushima 1 sembrava dare i suoi frutti; ma un brusco aumento della pressione nel reattore 3 e poi le preoccupanti fumate - una bianca di vapore (contaminato) e una più scura - hanno fatto compiere un passo indietro alla complessa operazione che mira a raffreddare via «innaffiamento» le barre di combustibile nucleare e a riavviare l'alimentazione elettrica delle strutture danneggiate.

 

Si è dovuto sospendere tutto, e allontanare il personale finché il fumo non è cessato: il rischio di una nuova esplosione è troppo alto. Oggi riprenderà il lavoro sui due versanti, sperando che non ci siano altre brutte sorprese. Ma intanto i radionuclidi rilasciati nell'ambiente dalla centrale di cui si è perso il controllo fanno sempre più paura.

Si sono rilevati alti livelli di contaminazione nel mare che fronteggia la centrale e peggiorano i valori di isotopi radioattivi trovati nelle verdure, nel latte e nell'acqua di rubinetto delle prefetture più vicine al sito, che peraltro fornivano a Tokyo il 60% del fabbisogno. Tanto che ieri il governo ha dovuto bloccare l'uscita da quattro province - Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunma - degli spinaci e di un'altra pianta a foglia larga. Fukushima non potrà esportare più nemmeno il suo latte.

Il portavoce dell'Esecutivo Yukio Edano ha spiegato che i valori rilevati sono superiori a quelli di legge, ma «non dannosi per le persone». Gli agricoltori avranno una «adeguata compensazione», che quasi sicuramente dovrà sborsare la Tepco, la compagnia elettrica che possiede Fukushima 1. Adesso si comincerà a testare anche il pesce. E la stessa acqua di rubinetto ha qualcosa che non va: è stato trovato cesio e iodio radioattivo (in valori modesti) in ben nove prefetture, Tokyo compresa.

 

Adesso Fukushima è a quota 23 becquerel di iodio per chilo (il limite è 300), Tokyo a 2,9. Tutti dati in aumento. Nella capitale ieri pioveva, e secondo il governo in certe aree la pioggia ha scaricato a terra molti radionuclidi sparsi nell'aria, facendo ticchettare (sempre sotto i livelli pericolosi) i contatori Geiger.

A Tokyo i valori della radioattività rilevata tra domenica e lunedì sono raddoppiati (sempre restando molto sotto i limiti). E sarà un caso, ma le autorità hanno deciso in tutto il Paese di alzare da 6000 a 100.000 Cpm il livello di radiazione per cui una persona è tenuta a subire una procedura obbligatoria di decontaminazione. Troppa gente da trattare, ora.

 

Non dimentichiamoci che a parte l'emergenza nucleare, il Giappone è alle prese con il disastro provocato dal terremoto e dallo tsunami. Con il passare dei giorni, il bilancio si fa sempre più pesante: accertati sono 8450 morti, mentre ben 12.931 sono i dispersi. Con metodo e pazienza, i soccorritori cercheranno e lavoreranno prima di far passare i secondi nella colonna dei primi. Gli aiuti alle popolazioni cominciano ad arrivare, ma affermare che le cose vanno bene non sarebbe dire la verità.

 

Su a Fukushima 1, a 240 chilometri da Tokyo, i tecnici della Tepco sono riusciti a collegare alla rete elettrica tutti e sei i reattori. Sappiamo che un conto è collegarli, un altro vedere se funzionano tutti i sistemi, cui esplosioni e tonnellate di acqua di mare certo non hanno fatto bene. Purtroppo nel pomeriggio precedente si è registrato un aumento di pressione, e poi si sono avvistate le fumate. Certamente, almeno per adesso, il vento ha molto aiutato a limitare i danni dei rilasci radioattivi, disperdendoli sul mare. Mercoledì, però, secondo le previsioni meteo il vento dovrebbe girare in direzione Sud e SudOvest. Verso la regione del Kanto, verso Tokyo. 22-03-2011]

 

 

 

Nessuna evidenza dell'aggiotaggio Ifil

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2011 alle ore 08:17. «Non è rilevabile alcuna evidenza concreta e oggettiva che il comunicato diffuso in data 24 agosto 2005 da Ifil spa possa aver creato un pericolo per l'andamento del prezzo del titolo Fiat». Questa la motivazione – depositata ieri – della sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Torino ha assolto lo scorso 21 dicembre Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Virgilio Marrone e le società Ifil Investments e Giovanni Agnelli & C. dall'accusa di aggiotaggio informativo, ovvero di violazione dell'articolo 185 del testo unico della Finanza (articoli 5 e 25 sexies del D.Lgs. 231/01, per le società). Spetterà ora al sostituto procuratore Giancarlo Avenati Bassi decidere se presentare o meno ricorso. Gli imputati erano difesi nel procedimento dagli avvocati Ferrero e Coppi (Gabetti), Zaccone e Briamonte (Grande Stevens), Vercelli e Alleva (Marrone) e Giordanengo (le due società).
Nel comunicato diffuso nell'agosto del 2005 su richiesta della Consob, Ifil – holding della famiglia Agnelli che deteneva una quota del 30% in Fiat – affermava «di non aver intrapreso né studiato alcuna iniziativa in relazione alla scadenza del prestito convertendo» – prestito concesso a Fiat da otto banche nel 2002 e la cui conversione, 20 giorni dopo, avrebbe fatto scendere la quota Ifil al 22 per cento. In realtà già nell'aprile di quell'anno Exor (un'altra società del gruppo Agnelli) aveva stipulato con la banca americana Merrill Lynch un contratto di equity swap avente per oggetto azioni Fiat e che in caso di consegna fisica sarebbe stato in grado di garantire a Ifil il mantenimento del controllo di Fiat. Secondo il giudice Giuseppe Casalbore, che ha redatto le motivazioni della sentenza – «non si può minimamente revocare in dubbio che il comunicato sia falso».
«La notizia diffusa (...) è totalmente falsa perché il gruppo non solo da mesi aveva studiato la soluzione al problema del mantenimento della propria quota di partecipazione in Fiat, ma aveva anche nella propria disponibilità giuridica l'esatto numero di azioni disponibili a questo fine, con l'unica incognita della risposta della Consob al quesito proposto dall'avv. Grande Stevens».
Secondo Casalbore, però, non basta la falsità delle dichiarazioni a provare la violazione dell'articolo 185: l'accusa avrebbe dovuto dimostrare, se non un impatto oggettivo sulle quotazioni, quanto meno il fatto che sia stato «concretamente provocato il pericolo di alterazione del prezzo di strumenti finanziari»; in altri termini, «più complesso è il passaggio dal giudizio di astratta pericolosità a quello di pericolosità in concreto». In queto caso invece «si può fondatamente ritenere che il comunicato (...) non ha prodotto in concreto neppure quel "disturbo" per il mercato finanziario, riscontrato invece in astratto dalla Corte di Appello di Torino ed attestato nelle sentenze prima richiamate».
La sentenza attribuisce al comunicato «una intrinseca valenza rialzista, in quanto effettivamente avrebbe potuto contribuire ad alimentare e rafforzare l'idea di contendibilità di Fiat». Ma il rialzo non si è però concretizzato, anzi: se le sedute precedenti al 24 agosto avevano visto forti impennate del titolo, proprio la seduta del 24 aveva visto invece – affermano i periti – «una reazione blanda, pressoché neutra». Proprio la sostanziale assenza di reazioni, dunque, e il fatto che «il mercato ha finito per ignorare il comunicato in questione», dimostrano in sostanza secondo il giudice l'assenza di pericolo derivante dal comunicato.
Se il Tribunale ha assolto con formula piena gli imputati e le aziende, non per questo ha ritenuto il loro comportamento esente da critiche. «L'astratta e intrinseca pericolosità del comunicato – osserva Casalbore –, dipendente dalla falsa notizia che è stata diffusa, risulta già sanzionata sul piano amministrativo a norma dell'articolo 187-ter del Tuf». Un articolo in base al quale la Consob nel 2007 ha sanzionato (con provvedimento poi confermato nel 2009 in Cassazione) gli stessi tre imputati e le due società con multe per complessivi 6,3 milioni e a sospensioni dagli incarichi societari.

 

 

 

A.A.A. cercasi patrioti del latte per operazione in stile Alitalia-bancaintesa - “Salviamo il made in Italy”, sbraitano, da destra a sinistra, politici e sindacalisti assortiti. Prima per anni, Nessuno si era mosso quando analisti di mercato e gli stessi lavoratori della Parmalat avevano segnalato la pericolosa anomalia di un’azienda strapiena di liquidità (1,4 miliardi cash), priva di un’azionista di riferimento e quindi esposta agli attacchi dello scalatore di turno...

Vittorio Malagutti per Il Fatto Quotidiano

 

Aiuto, aiuto ci scippano la Parmalat! Eccoli, i nazionalisti a scoppio ritardato. La multinazionale francese Lactalis è appena entrata in scena sfondando la porta, si è comprata in Borsa (per cominciare) il 14,3 per cento dell'azienda che fu di Calisto Tanzi, ed ecco che da Roma subito si leva il coro che chiama alla difesa della Patria. "Salviamo il made in Italy", sbraitano, da destra a sinistra, politici e sindacalisti assortiti. Prima per anni, nessuno aveva fatto una piega.

Nessuno si era mosso quando analisti di mercato e gli stessi lavoratori della Parmalat avevano segnalato la pericolosa anomalia di un'azienda strapiena di liquidità (1,4 miliardi cash), priva di un'azionista di riferimento e quindi esposta agli attacchi dello scalatore di turno.

 

Nessuno si era mosso davvero per dare un azionariato stabile, meglio se tricolore (quello di Roma) al colosso con base in Emilia. E adesso che i barbari (si fa per dire) sono alle porte arriva l'armata dei patrioti di complemento. "Padroni a casa nostra", li senti declamare manco fossero leghisti varesotti. E ti aspetti anche lo straccio di un'idea, un progetto.

Il ministro Giulio Tremonti e il sottosegretario Gianni Letta ieri hanno perfino convocato l'ambasciatore francese in Italia, Jean-Marc de La Sablière, per informarlo, secondo quanto raccontano le agenzie di stampa, che il governo sta valutando la "possibilità di adottare provvedimenti legislativi per meglio difendere le imprese italiane dall'offensiva francese".

 

Sfugge ai più come questo sia materialmente possibile, visto che Roma e Parigi fanno parte dell'Unione europea. Ma tant'è, questo passa il convento. Certo, se un esplicito intervento legislativo sembra al momento improponibile, ci sarebbe sempre il vecchio collaudato sistema della cordata dei volonterosi.

 

Do you remember Alitalia? Funziona così. Si arruola un gruppo di imprenditori amici e disponibili, si trova una banca che finanzia il tutto, si suonano le grancasse del nazionalismo economico e il gioco è fatto. Facile no? Anzi, più facile, perché Parmalat, con quella cassa zeppa di quattrini, sembra un'azienda in salute, a differenza della vecchia compagnia di bandiera schiantata dalle perdite.

A dire il vero un progetto di questo tipo circola già da tempo. Ruota attorno alla Granarolo, l'azienda reggiana controllata dalla Lega delle Cooperative, diretta concorrente di Parmalat in Italia. Grande sponsor dell'operazione è Banca Intesa, che possiede il 20 di Granarolo (oltre al 2,1 per cento di Parmalat) e comprensibilmente mira a valorizzare l'investimento.

L'operazione risulta però difficoltosa per almeno un paio di motivi. Primo: un eventuale fusione sarebbe a rischio Antitrust. Perchè vero che Parmalat ormai realizza in Italia solo il 22 per cento del proprio giro d'affari (il primo mercato è di gran lunga il Canada con il 37 per cento) ma è altrettanto vero che in alcuni comparti specifici del settore lattiero caseario i due gruppi uniti conquisterebbero una posizione di gran lunga dominante. Risultato: l'Antitrust con ogni probabilità obbligherebbe la neonata concentrazione a una pesante cura dimagrante.

C'è un'altra questione di rilievo. Granarolo è reduce da una grave crisi, risolta solo nel 2009 al termine di una pesante ristrutturazione (chiusura di sette stabilimenti su dodici). I conti sono tornati in utile, ma di poco. Tutto da dimostrare quindi che la fusione si dimostri un toccasana. Senza contare che messa ai voti nell'assemblea dei soci di Parmalat, l'operazione potrebbe essere impallinata dai grandi investitori istituzionali.

 

Lo stesso Enrico Bondi, il manager che ha guidato il gruppo di Collechio dopo il crac targato Tanzi, si era fin qui opposto alle nozze con Granarolo proprio perché non ne vedeva i benefici strategici. Adesso invece proprio Bondi (77 anni), che potrebbe perdere la poltrona, è al primo posto della lista di amministratori presentata da Intesa in vista dell'assemblea di aprile. La stessa banca che sponsorizza l'opzione Granarolo.

L'esperienza Alitalia dimostra che all'occorrenza le regole possono essere cambiate o sapientemente aggirate (tutto legale, per carità) pur di centrare l'obiettivo finale dell'italianità. Così, alla fine, i patrioti di complemento avranno vinto la loro battaglia e Bondi conserverà la poltrona.

Resta un fatto: gli analisti segnalano che almeno sul piano industriale le attività di Lactalis, forte soprattutto nei formaggi (in Italia possiede Galbani, Locatelli, Invernizzi), risultano complementari a quelle di Parmalat. Quindi l'eventuale acquisizione avrebbe le carte in regola per funzionare. Ma questa, per i patrioti nostrani, è una questione secondaria.

19-03-2011]

 

 

 

all’attacco violentissimo di bolloré ("CREDO CHE della valle SIA SOCIO DI GENERALI IN ALTRI ATTIVITÀ FINANZIARIE E MOLTO VICINO A CERTI MANAGER”), la replica dello scarparo marchigiano è stile chicago anni ’30: "Bolloré e Geronzi devono rassegnarsi a tenere giù le mani dalle Generali" - ma sull’accusa di conflitto di interessi in combutta con certi manager non apre bocca...

 

"Non credo che se Bollore' continuera'con questa strategia supponente' otterra' 'risultati positivi'. 'Tutto ciò contribuirà invece ad isolarlo ancora di più nel sistema industriale e finanziario italiano serio'. Cosi' Diego Della Valle replica al finanziere francese, che ogg in un'intervista al Corriere della Sera aveva posto l'accento sulla necessita' di 'chiarimenti obbligatori sulla buona governance' in Generali.

Vincent Bollore' chiede nell'intervista "più trasparenza" nella gestione del gruppo assicurativo di Trieste e spiega la decisione presa pochi giorni fa di astenersi in consiglio dal voto sul bilancio 2010 con le perplessità sugli accordi con i gruppo ceco Ppf, giudicati "squilibrati".

'Se Bolloré ha voglia di investire in Italia in modo utile al Paese e anche con la sacrosanta aspirazione di fare buon affari per sè - si legge nella nota del numero uno di Tod's - sarà da tutti considerato il benvenuto, purché tutto avvenga nel rispetto delle regole e senza tentare di influenzare, più del dovuto e più del proprio peso, società che sono pilastri importanti dell'economia Italiana (mi riferisco anche a Mediobanca)'.

Bolloré e Geronzi, sostiene l'imprenditore marchigiano, 'devono rassegnarsi a tenere giù le mani dalle Generali. Ogni loro tentativo e' stato vanificato ed il voto unanime (escluso Bolloré) sull'approvazione del bilancio ha, con inequivocabile chiarezza, dato il fermo punto di vista del Consiglio delle Generali e dei suoi organi di controllo.

Bolloré e io ci conosciamo da tempo, e francamente mi è dispiaciuto vedergli fare una brutta figura nell'ultimo Consiglio delle Generali. Anche altri membri del cda si sono trovati in forte imbarazzo di fronte ad argomentazioni da lu sollevate, spesso pretestuose, vaghe e, in alcuni casi, anche offensive per chi le ascoltava.

 

Del resto - aggiunge - l'esito del voto sull'approvazione del bilancio, che lo ha lasciato solo, non è una 'questione personale tra qualche Consigliere', ma un fatto importante, collegiale e indiscutibile'.

A Bolloré - si legge ancora nella nota - mi permetto di consigliare che quando si investe in un Paese straniero' bisogna muoversi con tatto e nel rispetto delle regole tenendo anche conto delle legittime sensibilità nazionali che chiunque di noi, ha verso il proprio Paese.

Del resto se Bolloré ha bisogno di buoni esempi di "convivenza industriale" tra nazioni europee, guardi ad alcune buone operazioni fatte negl ultimi tempi tra l'Italia e la Francia'

'Non vorrei pensasse - rileva Della Valle - che la facilità avuta in passato nel prendersi un ruolo centrale in Mediobanca con il minimo sforzo, sia riproponibile oggi anche in Generali. I tempi, per fortuna, sono cambiati. Una parte dei protagonisti di allora non ci sono più e in alcuni casi non sono più determinanti''

Spero sinceramente che tutto questo rumore inutile e dannoso ntorno alle Generali - conclude Della valle - sia fermato e che si faccia, con urgenza, tutto quanto necessario per far lavorare chi guida la Compagnia e il Consiglio di amministrazione con la necessaria tranquillita''19-03-2011]

 

 

1- MENTRE IL NANO SUPREMO DELL’ELISEO SARKÒ STA PER SGANCIARE LE BOMBE SUL BEDUINO DI TRIPOLI, IL SUO AMICO DI YACHT VINCENT BOLLORÈ SCATENA MISSILI NUCLEARI SULLO SCARPARO A PALLINI E SULL’AMMINISTRATORE DELEGATO DI GENERALI PERISSINOTTO - 2- ALLACCIATE LE CINTURE E TRATTENETE IL FIATO: “DIEGO DELLA VALLE È IN CONFLITTO DI INTERESSE QUANDO CHIEDE A GENERALI DI VENDERE LE SUE AZIONI RCS, CHE COM’È NOTO CONTROLLA IL CORRIERE DELLA SERA, DI CUI LUI È GIÀ AZIONISTA, DICHIARANDO POI DI VOLER GIOCARE UN RUOLO SEMPRE PIÙ IMPORTANTE. NON SOLO. CREDO CHE DELLA VALLE SIA SOCIO DI GENERALI IN ALTRI ATTIVITÀ FINANZIARIE E MOLTO VICINO A CERTI MANAGER. D’ALTRA PARTE NON MI PARE ABBIA ANCORA INVESTITO DENARO IN GENERALI” - 3- AL GRIDO DI “ALLONS ENFANTS DE LA FINANCE” IL BRETONE BOLLORè STRIZZA L’OCCHIO A GEROVITAL GERONZI E PREPARA LA BATTAGLIA FINALE CONRO PERISSI-ROTTO

 

Giuliana Ferraino per Corriere della Sera

«L'Italia è un grande Paese democratico che amo e stimo, e nel quale investo il mio denaro con fiducia. Quando le cose non sono chiare, il dovere di un amministratore è di dirlo in consiglio e se non si è seguito da altri, di astenersi, anche se ciò non fa piacere a una manciata di personaggi influenti» , afferma Vincent Bolloré, l'uomo d'affari francese azionista di Mediobanca e vice presidente delle Generali, per spiegare lo strappo provocato nel consiglio del Leone dalla sua decisione di astenersi dal voto sul bilancio 2010.

 

E aggiunge: «Non ho apprezzato l'articolo del Corriere che mi sembra molto di parte e che in sintesi dice che porto scompiglio nelle Generali per vendere meglio le mie azioni Mediobanca, il che è completamente falso».

La sua, però, è una posizione isolata.
«Il caso Bolloré, come scrive il Corriere, scoppia comunque dopo parecchie lettere dell'Isvap e le dimissioni del signor Del Vecchio. Questo dovrebbe far riflettere sulla sostanza più che parlare di Bolloré» .

 

Le Generali hanno precisato nel comunicato di mercoledì che lo sviluppo nei Paesi dell'Est è strategico. Anche per lei?
«Ho sempre detto di condividere gli investimenti nei Paesi dell'Est, che sono in crescita e una zona naturale di sviluppo per la vicinanza, ma avevo dubbi sugli accordi passati con Ppf (la joint venture con il ceco Petr Kellner, ndr). Questi accordi a mio avviso sono squilibrati e pongono un problema. E' quello che ripeto in consiglio da mesi.

 

Malgrado la mia richiesta di vigilanza, un nuovo investimento importante di parecchie centinaia di milioni è stato realizzato in una società (la banca russa Vtb, ndr) che ritengo sopravvalutata.

Per me le grandi aziende italiane quotate in Borsa non sono e non devono diventare luoghi non collegiali o non trasparenti in cui qualcuno gestisce le cose a modo suo. Ho già investito a titolo personale oltre 30 milioni in Generali e il mio dovere verso il mercato italiano è di essere vigile e responsabile.

Tengo ovviamente in considerazione i pareri di avvocati, professori, revisori; rispetto il punto di vista degli altri, ma poi devo prendere la mia posizione. Alla fine del consiglio, dopo molte discussioni difficili, il management ha infine accettato di aggiungere nelle ultime righe del comunicato che l'impegno di Generali rappresenta potenzialmente 3 miliardi di euro per uscire. Non è una piccola somma per un Paese straniero e con una partita collegata. Questo meritava una discussione».

Adesso che cosa succede in Generali?
«Sono un investitore stabile e di lungo termine in Italia, dove ho investito più di mezzo miliardo da 10 anni. Molto tempo fa ho avuto a che fare anche con un consiglio di Mediobanca molto agitato, ora va tutto bene. Sono sicuro che a breve il consiglio di Generali ritroverà la stessa serenità anche se ciò richiederà chiarimenti obbligatori sulla buona governance».

Che cosa chiede in sintesi?
«Più trasparenza».

Si è incrinato l'asse con il presidente Cesare Geronzi?
«Posso dire che Geronzi ha lavorato molto bene a Mediobanca e sta facendo bene in Generali» .

La sua astensione sul bilancio apre un problema anche in Mediobanca visto che l'amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, pure vice presidente della compagnia, ha votato a favore? Ne avete discusso ieri nel comitato esecutivo di Mediobanca?
«Nel board di una società ciascuno è responsabile a titolo personale del suo operato. Nel comitato esecutivo la questione Generali non è stata nemmeno sollevata» .

Qual è oggi il clima in Mediobanca?
«Va tutto bene, è una società chiara e trasparente. Non c'è alcun problema di governance. In questo senso spero che Generali diventi come Mediobanca» .

Come giudica la polemica di Diego Della Valle contro Geronzi?
«Le questioni di forma e di relazioni personali non devono nascondere le questioni di fondo: il tema fondamentale è il buon andamento di Generali per i suoi dipendenti, i suoi agenti generosi e i suoi clienti. La sua gestione finanziaria deve essere esemplare. Per me Diego Della Valle dovrebbe occuparsi più di questo aspetto. Inoltre è in conflitto di interesse quando chiede a Generali di vendere le sue azioni RCS, che com'è noto controlla il Corriere della Sera, di cui lui è già azionista, dichiarando poi di voler giocare un ruolo sempre più importante. Non solo. Credo che sia socio di Generali in altri attività finanziarie e molto vicino a certi manager. D'altra parte non mi pare abbia ancora investito denaro in Generali» .

Anche lei però è in conflitto: è vice presidente di Generali e ha in mano il 5% di Premafin, che controlla Fonsai.
«In Premafin sono solo un investitore finanziario, anche se a lungo termine. Esiste un conflitto solo quando c'è un ruolo operativo, che ho unicamente in Generali e Mediobanca. Altrimenti tutti sarebbero in conflitto visti gli intrecci azionari» .

Crede che Generali debba vendere Rcs, come chiede Della Valle? Dovrebbe farlo anche Mediobanca, che ne è il primo azionista?
«Non sono italiano e stampa e politica non mi interessano molto. Ma il fatto che Generali e Mediobanca siano azionisti di lungo termine dà stabilità e sicurezza a Rcs» .

Anche Telecom resta strategica? E' soddisfatto del riassetto al vertice?
«Ogni volta che c'è un nocciolo duro che possa garantire l'italianità di un'azienda mi sembra positivo. E Bernabè capoazienda mi sta bene» .

 

Cambiamo tema: ci sono novità in Pininfarina?
«Ho già detto di essere disponibili, se necessario, a partecipare come socio di minoranza per lasciare in Italia il controllo di questo gioiello. Sono pronto a investire 35 milioni per il 25-30% del capitale. Per ora sono contento di aver contribuito a far si che la prima auto elettrica a disposizione dei francesi, a Parigi e in 43 comuni limitrofi, sia made in Italy. Sarà fabbricata a Torino: la Cecomp si occuperà della carrozzeria, Pininfarina curerà il montaggio e ciò le permetterà di riassumere un centinaio di persone per almeno tre anni» . 19-03-2011]

 

 

1- ORA CHE I CACCIA DI QUELL’IDIOTA DI SARKÒ HANNO INIZIATO A BOMBARDARE I TANK DI GHEDDAFI PREPARIAMOCI A UNA VITA DI MERDA DISSEMINATA DI ATTENTATI TERRORISTICI - 2- NESSUNO DIMENTICA I MISSILI LANCIATI CONTRO LAMPEDUSA NEL 1986. MA CHE DIRE DI QUELLA DISCOTECA FATTA SALTARE IN ARIA A BERLINO SOLO PERCHÉ FREQUENTATA DA SOLDATI USA? IN TEMPI PASSATI I LIBICI HANNO FATTO PRECIPITARE ANCHE DUE AEREI DI LINEA: UNO FRANCESE, PER RAPPRESAGLIA CONTRO L’INTERVENTO IN CIAD; UNO AMERICANO, PER VENDETTA CONTRO IL BOMBARDAMENTO DI TRIPOLI AD OPERA DI REAGAN - 3- CURIOSO: I CACCIA FRANCESI ’RAFALE’ UTILIZZATI CONTRO LA LIBIA SI SONO LEVATI DALLA BASE DI SOLENZARA, NEL SUD DELLA CORSICA. LA STESSA DALLA QUALE PARTÌ TUTTA L’OPERAZIONE ANTI-GHEDDAFI CHE PORTÒ ALL’ABBATTIMENTO DEL DC9 DELL’ITAVIA

1- LETTERA
E' curioso ma i caccia Rafale francesi che vengono utilizzati contro la Libia si sono levati dalla base di Solenzara, nel sud della Corsica. La stessa dalla quale partì tutta l'operazione anti-Gheddafi che portò all'abbattimento del DC9 dell'Itavia. Come passa il tempo...

 

2- L'ATTACCO SULLA LIBIA È COMINCIATO - PRIME BOMBE DAI CACCIA FRANCESI
La Stampa.it

 

L'intervento militare alleato in Libia è iniziato. Un aereo francese ha attaccato oggi per la prima volta alle 17:45 un veicolo in Libia, ha annunciato il ministero della Difesa a Parigi.

Parlando brevemente alla fine del summit di Parigi il presidente francese Sarkozy ha detto che gli aerei francesi stanno già impedendo gli attacchi aerei di Gheddafi contro Bengasi e ha aggiunto che l'aviazione è pronta a colpire i carriarmati del rais che assediano la città.

Aerei caccia rafale francesi sono già in volo sulla Libia da ore senza incontrare ostacoli. Quanto alla partecipazione dell'Italia, il premier Berlusconi parlando da Parigi ha spiegato che al momento l'Italia mette a disposizione le sue basi ma resta disponibile per eventuali raid aerei. E sulla minaccia di possibili rappresaglie libiche Berlusconi ha spiegato che Gheddafi non ha armi in grado di colpire l'Italia.

Il leader libico - ha detto ancora Sarkozy alla fine del summit - ha «ancora tempo di evitare il peggio», ovvero un'offensiva militare - se «rispetterà senza ritardo e senza riserve» la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. «La Francia ha deciso di assumere il proprio ruolo di fronte alla Storia», ha concluso Sarkozy.

All'immediata vigilia del summit di parigi, il leader libico Gheddafi aveva rivolto questa mattina un messaggio alle principali potenze che hanno sostenuto la risoluzione 1973 dell'Onu. Rivolgendosi ai leader di Francia e Gran Bretagna Gheddafi ha minacciato: «Rimpiangerete ogni ingerenza in Libia». E a Obama ha detto: «I libici sono pronti a morire per me. Io qui sto combattendo contro al Qaida».

Il summit di Parigi è stato preceduto in tarda mattinata da una riunione preliminare che ha visto impegnati il presidente francese Sarkozy, il ministro degli esteri francese Juppè, il segretario di Stato americano Clinton e il premier britannico Cameron. La comunità internazionale, come ha anche detto il premier belga a fine summit, potrebbe lanciare un attacco militare alla Libia «nelle ore».

L'agenzia di stato libica Jana, in previsione di un simile evento, ha diffuso la notizie che i possibili obbiettivi di eventuali raid sono già da adesso presidiati dalla popolazione, che farebbe da «scudo umano» in caso di bombardamenti. Sul terreno, le truppe libiche hanno provato a forzare la situazione per tutta la mattinata.

Le truppe di Gheddafi sono entrate oggi a Bengasi. Un giornalista della Bbc ha riferito di carri armati governativi entrati a Bengasi attorno alle 10.30 locali (9.30 italiane) e secondo al Jazeera le forze di Gheddafi starebbero dando l'assalto alla città da sud e dalla costa.

Un aereo militare appartenente ai ribelli è stato abbattuto mentre nel frattempo si sono diffuse contrastanti notizie su l'ex ministro dell'Interno libico, il generale Abdel Fattah Yunis, che si era dimesso per assumere la guida delle rivolte a Bengasi. Yunis, secondo la televisione di stato, avrebbe ripreso le sue funzioni rientrando nei ranghi dei fedeli di Gheddafi (circostanza questa smentita dai ribelli).

A Misurata sarebbero stati uccisi una trentina di ribelli. E anche a Tripoli sale la tensione per i possibili raid alleati. Centinaia di libici si sono radunati presso il quartier generale del leader libico Muammar Gheddafi, a Tripoli, «in previsione dei raid francesi». Le autorità libiche hanno portato con loro circa 50 giornalisti stranieri, ha affermato la televisione di Stato.

2- ALLARME PER LE POSSIBILI RITORSIONI LIBICHE: INCUBO INFILTRAZIONI TERRORISTICHE TRA I CLANDESTINI
Francesco Grignetti per La Stampa

Ora che il dado è tratto, e che l'Italia si avvia a partecipare alle operazioni militari in Libia, d'improvviso Gheddafi ci fa molta paura. Nelle sale del governo si teme la reazione del dittatore. In fondo, è lui ad avvertirci: «Se ci attaccate, sarà l'inferno». E con Gheddafi non si scherza. L'uomo è a dir poco imprevedibile; persino al Qaeda lo bolla come «un pazzo». A sfidarlo, poi, è facile immaginare una sua qualche ritorsione.

Nessuno dimentica i missili lanciati contro Lampedusa nel 1986. Ma che dire di quella discoteca fatta saltare in aria a Berlino solo perché frequentata da soldati americani? In tempi passati i libici hanno fatto precipitare anche due aerei di linea: uno francese, per rappresaglia contro l'intervento di truppe transalpine in Ciad; uno americano, per vendetta contro il bombardamento di Tripoli ad opera di Reagan. A interrogare gli ambienti dell'intelligence, si respira un'aria di rassegnazione.

Per loro ci sarà molto lavoro in più. «Con tutti questi clandestini arrivati di recente, chissà chi c'è», dice una voce anonima. Ma non è un mistero che i libici siano di casa in Italia da molti anni. Scontato che sulle reti spionistiche che possono far riferimento all'ambasciata libica si sta vigilando e non da oggi. Dice un altro ufficiale della nostra intelligence: «Che può fare, Gheddafi, se si vede perso? Quale reazione può architettare?».

Si capisce bene, dunque, la cautela del ministro Ignazio La Russa, che ieri diceva: «Abbiamo cercato di seguire in tutta questa vicenda un atteggiamento di massima prudenza e moderazione anche perché sappiamo di essere i più vicini e i più esposti». Ma anche Massimo D'Alema è stato più che esplicito sui «problemi per la sicurezza nazionale». Paure condivise da Frattini, peraltro.

Da ieri, non a caso, si susseguono le riunioni riservate. Un vertice straordinario al mattino a palazzo Chigi con Berlusconi, molti ministri, i capi delle polizie, delle forze armate e dei servizi segreti. Giusto per dare l'idea della mobilitazione. Maroni subito dopo convoca al ministero il Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica.

È la sede ufficiale dove si prendono le decisioni operative. Scontato l'innalzamento delle misure di sicurezza. Ci saranno presidi davanti agli obiettivi sensibili, le ambasciate, i luoghi religiosi, ma anche i target militari. Andranno particolarmente presidiati gli aeroporti da cui si alzeranno gli aerei che dovranno far rispettare la «no fly Zone».19-03-2011]

 

 

MINZO, DAL PADELLARO ALLA BRACE! - DOPO "IL FATTO", ANCHE TELECOM QUERELA PER DIFFAMAZIONE MINZOLINI - IL SERVIZIETTO DEL TG1: IL QUOTIDIANO manipola le notizie per favorire la carriera DI Bernabè. Tanta attenzione è contraccambiata da Telecom con sei pagine di pubblicità nell’ultimo mese - MINZO REPLICA: “È la prima volta che una tv viene querelata per aver raccontato in video quello che si legge su un giornale senza aggiungere né togliere niente. Neppure la pubblicità"...

1- TELECOM QUERELA IL TG1 DI MINZOLINI
Il Fatto - Dopo l'annuncio di querela del Fatto Quotidiano, arriva quello di Telecom Italia: l'azienda "informa di aver dato mandato ai propri legali di agire in tutte le sedi giudiziarie appropriate avverso la testata giornalistica Tg1 per i contenuti diffamatori e infondati del servizio andato in onda venerdì 18 marzo 2011".

 

Nella rubrica settimanale del Tg di Augusto Minzolini, firmata dai giornalisti Francesca Oliva e Mario Prignano, si insinuava che il Fatto seguisse con particolare attenzione i negoziati sulle nomine dei nuovi vertici Telecom e che l'azienda, in cambio, comprasse pubblicità sul giornale. Minzolini risponde così: "Gli annunci di querela abbinati del Fatto Quotidiano e di Telecom Italia mi offrono argomento per due riflessioni".

 

Una è questa: "È la prima volta che una tv viene querelata per aver raccontato in video quello che si legge su un giornale senza aggiungere né togliere niente. Neppure la pubblicità. Quindi, semmai, dal Fatto mi sarei aspettato un grazie".

Secondo pensiero: "Il Tg1 rivendica la possibilità di esercitare il diritto di cronaca e di svolgere un giornalismo d'inchiesta su una grande azienda come Telecom che, per unanime ammissione, da azienda gioiello dell'industria italiana ha perso posizioni in Italia e nel mondo".

Dove siano le inchieste su Telecom, cercando nell'archivio del Tg1, non è molto chiaro. Si trovano solo servizi pieni di opinioni sull'azienda, ma nessuno che racconti l'inchiesta del Fatto sui tentativi di togliere a Telecom la sua controllata argentina. Ma è comprensibile: conteneva notizie, merce che Minzolini preferisce maneggiare il meno possibile.

2- "IL FATTO" AL SOLDO DI TELECOM - SPASSOSO SERVIZIO IERI ALLE 13,30. CE LO SPIEGHERANNO DI FRONTE A UN GIUDICE, COSÌ CI DIVERTIAMO DI NUOVO
Giorgio Meletti per Il Fatto

 

Nell'edizione delle 13,30 di ieri il Tg1 di Augusto Minzolini si è occupato del Fatto Quotidiano. All'interno della rubrica "Media" i giornalisti Francesca Oliva e Mario Prignano hanno prodotto il servizio che potete leggere qui accanto nella sua interezza. Sintesi: il nostro giornale manipola le notizie per favorire la carriera del numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabè. Tanta attenzione è contraccambiata da Telecom Italia con sei pagine di pubblicità nell'ultimo mese.

 

Il consiglio d'amministrazione dell'Editoriale Il Fatto spa ha già deciso di incaricare i propri legali di agire in giudizio contro Minzolini e chiedergli i danni per questa evidente diffamazione. E c'è da augurarsi che, eventualmente, il direttore del Tg1 non paghi con la carta di credito aziendale che sta dando in queste settimane molto lavoro alla magistratura e alla Corte dei Conti.

 

É il solito tentativo di far credere ai telespettatori che un giornale libero non possa esistere, che ci siano sempre degli interessi occulti da tutelare, dei padrini da omaggiare, dei favori da restituire. Così fan tutti.

Non attacca. Il nostro giornale ha chiuso il 2010 con un fatturato di 30 milioni e una raccolta pubblicitaria di 800 mila euro: meno di un decimo dell'utile. Questo giornale non dipende dalla pubblicità ma dal sostegno dei lettori. Non abbiamo bisogno di andare a promettere articoli compiacenti per ottenere boccate d'ossigeno dai potenti investitori pubblicitari. Ci sono parecchi giornali in Italia che vivono in questa triste condizione, ma per loro fortuna Minzolini finge di non saperlo.

E insinua che i contenuti di questo giornale sono messi all'asta. Come i lettori sanno, non scriviamo sotto dettatura. Semplicemente i due giornalisti di Minzolini hanno affermato ripetutamente il falso, per far credere che le cattive notizie sul loro direttore venissero da una fonte inattendibile. Ma basterebbe andarsi a rivedere l'articolo che abbiamo dedicato ieri a Telecom Italia per misurare quanto Bernabè ci abbia addomesticato (ma probabilmente al Tg1 non leggono, ricevono segnalazioni).

In realtà chi ha seguito la vicenda Telecom "con particolare attenzione" è proprio il Tg1. La partita si è decisa sabato scorso, e i lettori del Fatto ne hanno potuto leggere sull'edizione di sabato stesso e di domenica. Il Tg1 invece ha coperto la vicenda con quattro servizi in una settimana nell'edizione delle 20,30: l'8, il 9, il 10 e il 13 marzo. Non si era mai visto un tg generalista seguire così da vicino le nomine al vertice di una società privata. Se il Fatto ha seguito la vicenda con attenzione, per Minzolini è stata una vera ossessione.

Addirittura comica la capriola con cui si inventa che, a 48 ore dalla pubblicazione della nostra inchiesta sulla vicenda di Telecom Argentina, Bernabè avrebbe "conquistato" la poltrona di presidente grazie alle notizie sull'indagine della magistratura. Fermo restando che di quella inchiesta il Tg1 non ha mai dato notizia, noi abbiamo raccontato un altro fatto: sabato mattina, quando è uscita la nostra inchiesta, gli azionisti di Telecom, a differenza di Minzolini, senesonooccupati.

I giornalisti Oliva e Prignano accreditano alla benevolenza del Fatto la promozione di Bernabè da amministratore delegato a presidente; il loro collega Monfredi, l'8 marzo, aveva anticipato il passaggio alla presidenza definendolo elegantemente "promozione in perfetto stile rimozione". Si consultino.

 

Infine, abbiamo segnalato in prima pagina l'avviso di garanzia a Luca Luciani, proprio perché bloccava la sua corsa alla direzione generale. Si chiama notizia. E l'idea di metterla in prima pagina c'è venuta vedendo che il Tg1 delle 20,30 ci aveva fatto un servizio. La regola è che se il Tg1 non riesce a nascondere la disavventura giudiziaria di un amico dev'essere grossa per davvero.

 

3- COSÌ IL TG1 PARLA DEL "FATTO"
Il Fatto
"Com'era prevedibile, il nuovo assetto al vertice di Telecom Italia ha trovato ampio spazio nei tg e tra le pagine dei giornali. Già da sabato si fanno le prime ipotesi, poi confermate nell'assemblea degli azionisti. Tra gli altri giornali però è soprattutto il Fatto Quotidiano a seguire la vicenda con attenzione. L'occasione il dettagliatissimo resoconto di un'inchiesta giudiziaria in cui Franco Bernabè, amministratore delegato uscente, viene presentato come difensore dell'azienda contro chi vorrebbe portarle via la ricca partecipata Telecom Argentina.

 

Passano solo 48 ore e il manager si ritrova sulla poltrona di presidente esecutivo con deleghe su operazioni straordinarie, finanza e rapporti con le authority. Poltrona conquistata, secondo il quotidiano, anche grazie alla risonanza dell'inchiesta della magistratura.

Nello stesso giorno, altra coincidenza, il neodirettore generale Luciani, una nomina concepita assieme a quella dell'amministratore delegato Patuano per ridimensionare il potere di Bernabè, viene iscritto sul registro degli indagati per un giro di sim false.

Il Fatto Quotidiano, sempre attento, ritiene che sia una notizia da prima pagina. Del resto Telecom è un pallino fisso del giornale, che solo nell'ultimo mese ha ospitato per sei volte una pubblicità a tutta pagina dell'ex monopolista telefonico".20-03-2011]

 

 

 

LA LEGGE DI ARCORE: “Più troie siamo e più bene ci vorrà... Oltre che per le palle bisogna prenderlo per il coso. Domani se è aperto vado in un sexy shop” - Fede a Mora: “Quando vedrai il tg mi amerai di più” (acchiappa la brasiliana!) -Le ultime carte depositate gettano qualche lampo di luce sui contatti e gli affari di Mora, sempre a cavallo tra Milano e la Svizzera....

Gianni Barbacetto e Antonella Mascali per il fattoquotidiano

Le ultime carte depositate dalla procura milanese nel procedimento contro Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede (accusati di essere i "fornitori" delle ragazze del bunga bunga di Arcore) gettano qualche lampo di luce sui contatti e gli affari di Mora, sempre a cavallo tra Milano e la Svizzera.

 

L'impresario ha a che fare con altri protagonisti della vita notturna milanese: Philippe Renalt, francese, direttore della discoteca "Shocking", accanto al teatro Smeraldo, di cui è socio anche l'impresario Gianmario Longoni. Con Renalt e Longoni, Mora (reduce dal fallimento della sua Lm Management) crea la società "Passepartouts", di cui viene nominato amministratore Flavio Morgante, marito di Diana Mora, la figlia di Lele.

 

L'agente televisivo ha rapporti d'affari anche con Imerio Baresi, imprenditore bresciano con precedenti per falsa testimonianza e bancarotta fraudolenta, che al telefono lo chiama amichevolmente "Ratzinger". Di Baresi, Mora parla al telefono con un funzionario di banca svizzero, Patrick Albisetti, che è il suo punto di riferimento presso la sede di Lugano della Banca della Svizzera Italiana, dove Mora ha un conto.

"Allora fammi una cortesia, dagli tre mila franchi a questo rompimento di coglioni di Baresi", dice Mora ad Albisetti. "No, no, io non glieli do!", risponde il funzionario, "non metto il tuo nome in contatto con il suo... Io non faccio l'ammesso disposizione cassa per quel personaggio". Mora: "Vabbè, ci penso io allora, non ti preoccupare, faccio partire una macchina da qua e glieli do, quanti sono in euro 3 mila franchi? Ma sono gli ultimi, stop! Non gli do più niente... Per togliermelo dai coglioni!".

L'indagine su Ruby, la minorenne che ha messo nei guai Silvio Berlusconi, rischia dunque di svelare qualche segreto, oltre che sulle feste di Arcore, anche sul mondo delle notti milanesi in cui si muoveva Karima El Mahroug, tra locali glamuor, discoteche alla moda, ragazze troppo vistose e tanti, tanti soldi.

 

Le ragazze di Arcore parlano tra di loro (intercettate) anche di Lele Mora. Quando il settimanale Oggi, nel novembre 2010, pubblica sul suo sito il video rubato di un viaggio a villa San Martino di Mora che porta una giovane donna vestita di rosso, Florina Marincea (ex della Pupa e il secchione) chiama Nicole Minetti.

 

"Florina dice che l'ha chiamata Ricucci", scrive la polizia giudiziaria, "e le ha detto che su Internet c'è un filmato dove lei (Florina) è davanti a casa di Lele vestita con un abito rosso... Nicole risponde che lo sa, di non aver visto il filmato, ma di aver digitato Lele Mora in Internet e di aver visto, tra le ultime notizie, che qualcuno ha fatto due filmini che riprendono dal momento in cui delle ragazze partono da sotto casa di Lele con lui fino ad arrivare ad Arcore".

Poi Florina chiede a Nicole se è preoccupata per le reazioni del suo fidanzato, Simone. "Amò, ma va... no, stai tranquilla, non gliene fotte un cazzo a Simone... Io amò, io con lui son stata sempre, non sincera perché non gli ho mai detto chi, come, quando e perché, no? Però tanto io posso sempre dirgli che io non c'ero, che cazzo me ne frega, cioè nel senso... che sono anche cazzi nostri quello che facciamo, nel senso gli dico guarda, io non c'ero quella sera, tanto io non ci sono, capito? E lui non può sapere se io quella sera c'ero o meno, capito?".

Lele Mora parla al telefono spesso anche con il direttore del Tg4 Emilio Fede. Di ragazze, naturalmente. "Quando vedrai la mia intervista mi amerai", dice Fede. E Mora: "Ma io la amo già lo stesso, direttore, lei lo sa. Forse l'amerò di più ancora?". Fede: "Appunto! Sicuro". Mora: "Ahahah (ride). Bene. Tutto bene lei?". Fede: "Tutto bene. Ascolta, io ho qui questa fanciulla che fa il meteo con me che si chiama Dani, Daniela".

 

Mora: "La Dani! Quella che ho conosciuto con lei da Giannino! La brasiliana!". Fede: "È la brasiliana allora! Lei ci terrebbe molto essere... ovviamente ad essere nel tuo giro, poter guadagnare qualche euro". Mora: "Allora io la vedo quando vuole eh, oggi o domani per me non è un problema, la ricevo. Quando va bene per voi, direttore, sa che per lei io, tutto...".

Fede, in alcune occasioni, prende direttamente i contatti con le ragazze da portare ad Arcore. Il 25 agosto 2010 chiama Imane Fadil, che dapprima protesta: "Emilio! Ma che sparisco, scusa? Tu non mi hai più chiamato, io t'avevo mandato un messaggio". Fede: "Vabbè, ma io ho lavorato eh? Ora sono...". Imane: "Ah, io niente, sono qua a Milano stasera". Fede: "Se ti prepari carina

Imane: "Si?". Fede: "A cena con me dal presidente. Tu eri già stata dal presidente, no?". Imane: "Sii, sì sì sì, sì sì. Certo, con te! Con te sono stata l'ultima volta". Fede: "Ecco, allora dai, tu fai una cosa però, no, ti mando a prendere subito". Imane: "Eh fammi, eh io adesso devo andare a casa, vado a casa, appena arrivo a casa ti chiamo, va bene? Ti mando un messaggio dell'indirizzo, se non ce l'hai". Fede: "L'indirizzo... e ti mando a prendere". Imane: "Va bene, ok".

Come rivelato ieri dal Corriere della Sera, inoltre, il capo ufficio stampa dell'ambasciata egiziana a Roma ha risposto ai pm di Milano sulla questione "Ruby, nipote di Mubarak": "l'ambasciata voleva esprimere il profondo rammarico per il fatto che" fosse "inserito il nome del presidente Mubarak" ad "una notizia da respingere e senza alcun fondamento di verità".

 

OLGETTINE: "BISOGNA PRENDERLO PER IL COSO"
Melania Tumini, la ragazza invitata ad Arcore da Nicole Minetti e subito fuggita a gambe levate, aveva spiegato tutto nei dettagli: "Qua è un puttanaio. Siamo finite in mezzo a un'orgia, mani in mezzo alle gambe, di tutto" raccontava a un'amica incredula . La scena è confermata dal prefetto Carlo Ferrigno: "Ma io pensavo fosse una cena pulita, no invece, quella mi chiamava, pur essendo lei una puttanella è rimasta esterrefatta quando stavano tutte discinte con le mutande, mezze ubriache, in braccia a Berlusconi. E se le baciava tutte, le toccava tutte".

Scenette che viaggiano via sms anche il giorno di Natale: "Più troie siamo e più bene ci vorrà" dice un'arcorina alla collega. Organizzando il suo programma erotico per Santo Stefano: "Oltre che per le palle bisogna prenderlo per il coso. Domani se è aperto vado in un sexy shop".

Perché soddisfare in toto il padrone di casa era davvero un lavoro senza tregua. Tanto che Diana Gonzales, in una telefonata del 7 gennaio scorso, confessa ad Aris Espinosa: "Guarda che io sono stata lì ieri. No, l'altro ieri, e io non ho fatto niente grazie a Dio. Perché ero indisposta".

Serve la giustificazione per sottrarsi al rito, che ha ancelle predilette e sacerdotesse qualificate: "La napoletana è la pupilla, io sono il culo", sintetizza Ruby riferendosi a Noemi, mentre la vestale Nicole chiude sull'ex fidanzato Silvio con amarezza: "È un pezzo di merda. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido".20-03-2011]

 

 

NON TUTTI I PM RIESCONO COL BUCO - A quattro anni dall’esplosione della bomba Toghe lucane per il gup di Catanzaro non vi è alcuna prova dell’esistenza dell’associazione a delinquere. MA SOLO Un impianto accusatorio "lacunoso", senza alcuna prova. E’ questo l’epitaffio che chiude la lunga inchiesta aperta nel 2007 dall’allora pm Luigi De Magistris..

Gaetano Mazzuca per la Stampa

 

Un impianto accusatorio «lacunoso», senza alcuna prova. E' questo l'epitaffio che chiude la lunga inchiesta «Toghe lucane» aperta nel 2007 dall'allora pm Luigi De Magistris. A scriverlo è stato il gup del tribunale di Catanzaro Maria Rosaria Di Girolamo che ieri ha archiviato le ipotesi di reato a carico di trenta indagati eccellenti: politici, magistrati, forze dell'ordine e imprenditori accusati di far parte di un comitato di affari che avrebbe agito in Basilicata mettendo le mani sui fondi europei, indirizzando le indagini della magistratura, coprendo gli illeciti nella sanità lucana.

Un vero e proprio «sistema» che l'ex pm De Magistris aveva individuato indagando sui contrasti nati all'interno del Palazzo di giustizia di Potenza e sui presunti illeciti nella costruzione del villaggio turistico Marinagri di Policoro (Matera) per intascare contributi comunitari.

Un'inchiesta divenuta un «contenitore» del malaffare lucano. Nei faldoni dell'indagine finirono i rapporti tra banche e magistrati, i legami tra magistratura e Regione Basilicata per il tramite della sanità, ma anche l'omicidio di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i «fidanzatini di Policoro».

Sotto inchiesta finirono il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, e l'ex sottosegretario del governo Prodi e ora senatore del Pd, Filippo Bubbico; magistrati come l'ex pm della Dda di Potenza Felicia Genovese (che per questa vicenda è stata trasferita al Tribunale di Roma) e il marito, Michele Cannizzaro, ex direttore generale dell'ospedale di Potenza; Vincenzo Tufano, all'epoca procuratore generale a Potenza; Gaetano Bonomi, all'epoca pm a Potenza; Giuseppe Chieco, all'epoca procuratore a Matera e Iside Granese, ex presidente del Tribunale di Matera; Emilio Nicola Buccico, ex componente del Csm ed ex sindaco di Matera.

 

A quattro anni dall'esplosione della bomba Toghe lucane per il gup di Catanzaro non vi è alcuna prova dell'esistenza dell'associazione a delinquere. Gli elementi, sottolinea il giudice, «non consentono di sostenere adeguatamente, nei confronti di tutti gli indagati, una fattispecie associativa quale quella ipotizzata, essendo del tutto carente la prova in ordine all'esistenza di un sodalizio».

Per il gup, tra l'altro, non sono neanche necessarie ulteriori indagini «vista l'enorme mole di materiale probatorio già acquisito che spazia dall'assunzione di informazioni all'acquisizione di documenti ed intercettazioni».

A chiedere l'archiviazione era stato il pm Vincenzo Capomolla nuovo titolare del fascicolo dopo il trasferimento di De Magistris. L'opposizione di alcune parti offese aveva portato alla celebrazione di un'udienza preliminare che si è conclusa venerdì scorso.

Amaro lo sfogo dell'ex procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano che «a quelli che hanno provocato questo terremoto e hanno dato dolore alle nostre famiglie e infangato l'onore della Basilicata» ha detto: «Vergognatevi dinanzi agli uomini e pentitevi dinanzi a Dio». Il presidente dei deputati del Pdl, Maurizio Gasparri ha commentato: «L'archiviazione dovrebbe causare sentimenti di vergogna per i magistrati che la svolsero e per i giornalisti che pubblicarono articoli pieni di fatti non veritieri. La vicenda non finisce qui».

De Magistris, ora europarlamentare dell'Idv e candidato a sindaco di Napoli, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.
Tutti nomi eccellenti E ora l'ex pg di Potenza dice: «Vergognatevi» Il fascicolo fu aperto dall'ex pm De Magistris che ora non ha voluto commentare21-03-2011]

 

 

- LA GUERRA TI FA BELLA, CARA VECCHIA TROIA: "GLI AEREI ITALIANI CONTRO GHEDDAFI" - 2- "TRAPANI, SPAZIO CHIUSO AI VOLI CIVILI". E DIO SOLO SA QUALI ALTRI SPAZI SONO CHIUSI, A TRAPANI, PER LE PRINCIPALI ATTIVITà CIVILI. BATTUTE DEL CAZZO? OK, MA LE FANNO ANCHE I MINISTRI: "CALDEROLI CONTRO LA RUSSA: "è MINISTRO DELLA DIFESA, NON DELLA GUERRA". TRISTE PAESE QUELLO IN CUI UN CALDEROLI DICE LA COSA PIÙ INTELLIGENTE - 3- LA GUERRA DELLA VALLE-GEROVITAL SI COMPLICA, CON BOLLORE’ CHE CARICA A TESTA BASSA SU LICENZA DI GERONZONE. BASITI DA GIORNI I MIGLIORI DIRETTORI DI GIORNALE, CHE ASPETTANO ISTRUZIONI SUL DA FARSI. E NON LE RICEVONO. ORRORE! - 4- SU "IL GIORNALE", CONTRAEREA BISIGNANI: "IL MISTER X TRA BOCCHINO E L’INGEGNERE" - 5- ALBERTO STATERA PRENDE LE MISURE AL RAMPANTE AURELIO REGINA E LO DEMOLISCE SENZA SPRECARE UNA RIGA. TROPPE MARCHETTE, DI SOLITO, PRODUCONO QUESTO: CHE UN GIORNO SI SVEGLIA UN GIORNALISTA CON LE PALLE E TE LE FA INGOIARE TUTTE -

A cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota

 

1 - LA GUERRA TI FA BELLA, CARA VECCHIA TROIA...
"Gli aerei italiani contro Gheddafi". "Partiti i nostri Tornado: "Incursioni senza limiti" (Corriere, p 1 e p. 6) E' cosa buona e giusta, se ce lo dice perfino l'Arcangelo Panebianco, quello del pane al pane e del vino bianco. "Abbiamo fatto la cosa giusta, l'unica possibile, aderendo alla "coalizione dei volenterosi" impegnati, dietro mandato Onu, a bloccare l'azione di Gheddafi contro i ribelli di Bengasi", inizia l'Arcangelo in doppia colonna sulla prima pagina del giornalone diretto da Flebuccio de Bortoli.

 

Poi il professore bolognese svolge un saggio compitino pieno di buon senso che tracima fino a pagina 34 e riesce nell'impresa giornalistica del secoli: non nominare mai, neppure per sbaglio, il Caro Leader Berlusconi Silvio.

Mentre il vero capolavoro di comunicazione e' quello che mette a segno il sito "Hostessweb.it", con le fan prezzolate del Colonnello Togni di Tripoli che si dicono pronte a sfilare in corteo per lui (Corriere, p. 11). Ci stanno invece ancora pensando personaggi dalla visione politica talmente articolata da non riuscire ad articolare neppure più' se stessi. Sempre dal Corriere, sotto la testatina rossa "Tormenti", scopriamo che Formigoni, Ferrara e Sgarbi hanno seri dubbi sulla guerra (p. 13).

 

Formigoni, per altro, ieri si e' distinto con una surreale lettera in difesa dei Suv. Quindi e' possibile che per affrontare Gheddafi proponga, da amministratore accorto, un superbollo e l'ecopass per i mig libici. Questa si', gli deve sembrare una ritorsione maschia.

 

Non e' invece una maschia ritorsione la seguente notizia cosi' succinta in un titolo di Repubblica: "Rimorchiatore italiani sequestrato a Tripoli" (p. 4). Dagospia e' in grado di rivelare che per una volta il "Rimorchiatore" non e' Papi. E che solo un direttore rimorchiato (dalla Santadeche') poteva titolare senza ridere "Occhio agli estremisti" un editoriale a firma "Magdi Cristiano Allam" (Giornale, p. 1)

 

2 - LE VERITA'- SUPPOSTA...
"Trapani, spazio chiuso ai voli civili" (Repubblica, p. 7) e Dio solo sa quali altri spazi sono chiusi, a Trapani, per le principali attivita' civili. Battute del cazzo? Ok, ma le fanno anche i ministri: "Calderoli contro La Russa: "E' ministro della Difesa, non della Guerra" (Repubblica, p. 15). Triste paese quello in cui un Calderoli dice la cosa più' intelligente. Ma poi, alla fine, si perplime anche il Corriere delle banche (armate): "Caccia ai beni del Colonnello: l'Italia congela tra i 6 e i 7 miliardi. Bloccati depositi e fondi Unicredit, dove enti libici possiedono circa il 7,5%" (p. 10)

 

3 - POTERI CORTI IN MANOVRA...
Massimo Mucchetti spara il suo missile in un taglio basso del Corriere: "La richiesta a Geronzi per il chiarimento sull'opzione miliardaria da parte dei consiglieri indipendenti". La guerra Della Valle-Gerovital si complica, con Bollore' che carica a testa bassa su licenza di Geronzone (Corriere, p. 19). Basiti da giorni i migliori direttori di giornale, che aspettano istruzioni sul da farsi. E non le ricevono. Orrore!

 

4 - CONTRAEREA BISIGNANI...
"Il mister X tra Bocchino e l'Ingegnere" e' il titolo di un siluro che il Giornale delle intercettazioni spara contro i suoi nemici di ieri e di oggi. Siamo in zona P4, dove tutto sembra valido, e allora si aprono i cassetti ed escono pupi e pupari. Oggi tocca a Francesco Dini, manager in carriera (p. 1).

 

5 - DISECONOMY...
"Nel Magicland di Regina si va diretti da Valmontone a viale dell'Astronomia". Nella sua micidiale rubrica "Oltre il giardino", Alberto Statera prende le misure ad Aurelio Regina e lo demolisce senza sprecare una riga (Affari&Finanza, p 11). Troppe marchette, di solito, producono questo: che un giorno si sveglia un giornalista con le palle e te le fa ingoiare tutte.

 

6 - ORA D'ARIA...
"Mancano donatori di seme, Svizzera a caccia di italiani" (Repubblica, p. 27). Dopo i cervelli in fuga, se ne andranno anche ....? 21-03-2011]

 

 

SI SCRIVE CAMERON, SI LEGGE BP (BRITISH PETROLEUM) - UN MESE FA, MENTRE L’ITALIA PENSAVA SOLO AL GIARDINO DEI FINTI POMPINI DEL CAVALIER POMPETTA, LA GRAN BRETAGNA AFFIANCAVA AI RIBELLI DI BENGASI LE SUE TRUPPE SPECIALI - DOPO AVER REGALATO LA PIATTAFORMA SATELLITARE A MURDOCH IN CAMBIO DELL’APPOGGIO MEDIATICO DELL’IMPERO NEWS CORPORATION, CAMERON (AL PARI DI SARKò) PROCACCIA A COLPI DI CACCIA POZZI PETROLIFERI PER BP... Andrea Malaguti per "la Stampa"

 

La guerra segreta del falco David Cameron sarebbe cominciata a metà febbraio, quando il governo di Sua Maestà, assai prima della risoluzione 1973 delle Nazioni Unite, decise che era arrivato il momento di intervenire segretamente in Libia. E che era necessario farlo via terra.

Secondo un'indiscrezione del Sunday Mirror, centinaia di militari del Sas, uno dei corpi più elitari del pianeta, sarebbero infatti in azione al fianco dei ribelli da un mese, con il compito di distruggere i sistemi di lancio dei missili terra-aria del Colonnello.

E sarebbero affiancati da personale sanitario e ingegneri che entrerebbero in azione nel caso in cui un jet della coalizione fosse abbattuto. Il ministro degli Esteri William Hague ha smentito la notizia senza convinzione, con l'ambiguità tipica della politica. «Per ora non abbiamo in programma l'invio di truppe di terra, se non per operazioni mirate». Ma plateale o dietro le quinte l'attivismo del governo britannico in questa nuova guerra è innegabile.

 

E' difficile immaginare due persone più diverse di Gheddafi e Cameron. L'analfabeta figlio di un pastore, un «cane matto», aggressivo e iracondo, e il terzogenito di un magistrato e di un agente di borsa educato a Eton, il college privato più famoso della Gran Bretagna, che consegna ai suoi studenti un senso di autostima che tende a renderli emozionalmente distanti.

 

Venerdì, prima di parlare alla Camera dei Comuni, Cameron ha studiato i dossier militari cullando la figlia Florence di sette mesi che faticava a dormire. Un padre guerriero che per non ritirarsi nel retrobottega della politica ha deciso di aggredire il contrario del suo mondo per ribadire il proprio, restando indifferente ai dubbi di Obama e allo scetticismo della Germania.

«Mettere in discussione l'approccio statunitense e cercare di imparare la lezione degli ultimi sette anni non fa di noi degli antiamericani», aveva detto in campagna elettorale, chiarendo che sulla politica estera non sarebbe stato a guardare.

 

E che soprattutto avrebbe segnato una distanza dall'interventismo allineato di Blair. Ci è riuscito a metà. Ma la Libia, patria del terrorista di Lockerbie Al Megrahi, liberato dalle carceri scozzesi grazie al silenzio interessato dei laburisti, è lo scenario perfetto per imporre la sua personalità.

 

Scommessa rischiosa per un uomo che ha come miti il «freedom fighter» Giuseppe Garibaldi e il primo ministro Lord Palmerston che ne finanziò la spedizione dei Mille e appoggiò il Risorgimento.

A differenza di allora, oggi il conflitto arriva nelle case. Bbc e Sky lo trasmettono incessantemente. I sottomarini Trafalgar, i bombardamenti dei Tornado, i Thypoon che atterrano nelle basi italiane, i ministri che entrano nel dettaglio degli obiettivi colpiti introducendo la normalità dell'ansia. Questo l'immaginario collettivo con cui deve misurarsi il primo ministro nel tentativo di non sembrare il clone di Blair. «Nessuna via d'uscita è stata offerta al suo popolo da Gheddafi. O lo status quo o niente. E anche l'inazione è una decisione», ha spiegato ieri il suo predecessore.

Cameron non avrebbe potuto dire di meglio. Deve essere per questo che lo chiamano Blameron. O Tory Blair. Lui sospira come se avesse la sciatica all'anima. «Non potevamo restare a guardare un dittatore che massacra il suo popolo». Lo dice lanciando un ultimo sguardo obliquo all'intera nazione, come se avesse ancora addosso un avanzo non digerito di insicurezza. 21-03-2011]

 

 

DOPO TELE-LOMBARDIA CON MESTIZIA MORATTI, IL BERLUSCONINO PIDDINO SANDRO PARENZO SI ALLEA ALL’OPUS DEI PIPPO GAROFANO E SI FANNO UNA TV SOTTO LA MOLE: NASCE “TORINOW” CON I CANDIDATI SINDACO FASSINO E COPPOLA - VENDOLA, IL FINANZIERE LOMBARDO: IERI ALLA BOCCONI, DOMANI A PIAZZA AFFARI (MA IN PUGLIA MAI?) - COLPI GOBBI TRA I GIOVANI INDUSTRIALI: UNA SUP-POSTA PER IL CANDIDATO DELLA FEDERICA GUIDI…

A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "Corriere della Sera"

 

IL BIS DI PARENZO, TORINO DOPO MILANO PARTE «TORINOW» , RETE DI SOLE NOTIZIE...
Non ha la potenza di fuoco di Mediaset ma certo Sandro Parenzo non è uno che si perde d'animo. Mentre a Cologno preparano il varo del canale all news , l'editore di Telelombardia e Antenna 3, nel suo piccolo, li ha bruciati sul tempo occupando prima Milano e ora l'etere di Torino.

Insieme a Giuseppe Garofano, Parenzo si prepara infatti a lanciare Torinow, gemello di Milanow , la rete all news dedicata alla città lombarda che Letizia Moratti ha subito lanciato come la tv dell'Expo 2015, anche se per l'esordio l'editore ha preferito trasmettere in diretta le primarie del Pd. Per quelle di Torino non ha fatto a tempo. Ma ha recuperato invitando i due candidati sindaci, Piero Fassino e Michele Coppola a presentare con lui la nuova tv.

 

VENDOLA RISPONDE AD EMMOTT...
Nichi Vendola ci deve aver preso gusto. Anche se la materia non è proprio il pane del governatore della Puglia, laureato in Lettere e Filosofia con una tesi su Pier Paolo Pasolini, dopo aver affrontato gli studenti della Bocconi, Vendola ha deciso di essere pronto per un upgrade .

 

E così venerdì prossimo farà il bis nell'altro «tempio» della finanza meneghina, la sede della Borsa a Piazza Affari. A far domande, però, stavolta non ci saranno gli studenti, ma un esperto che non è abituato a fare sconti, tanto più ai politici italiani: l'ex direttore dell' Economist Bill Emmott .

 

LA SFIDA DEL DOPO-GUIDI...
Veleni in Confindustria. Più si avvicina la nomina del nuovo presidente dei Giovani Imprenditori e più crescono i pettegolezzi maliziosi. Nel mirino ora è finito Jacopo Morelli, il candidato spinto dal presidente uscente, Federica Guidi , contro il ticket Davide Canavesio-Jacopo Silva . Non si tratta di voci anonime. Il numero uno degli imprenditori della Valle d'Aosta, Oliviero Gobbi , si è voluto prendere la briga di fare le pulci a Morelli e ha spedito un dossier via mail a tutti gli associati.

Nulla di provato: «Informazioni pubbliche» specifica nel suo messaggio. E giù a radiografare vita ed opere di Morelli. Gobbi racconta addirittura che fino a pochi giorni prima dell'apertura della corsa Morelli non aveva i requisiti per puntare alla poltrona della Guidi. E mette in dubbio anche le capacità di imprenditore per concludere che la sua nomina «si tratterebbe di una infelice scelta di soci e business partner» . E questa è la parte più gentile del messaggio di Gobbi agli associati. 21-03-2011]

 

 

1- BORDELLO GENERALI: TRA LO SCARPARO A PALLINI E BOLLORÈ, TRA PERISSI-ROTTO E TAROKKO BEN AMMAR, L’ERRORE DI FONDO L’HA FATTO GERONZI NELL’APRILE DELL’ANNO SCORSO QUANDO DOPO LA NOMINA SI È MESSO IN TESTA DI SVEGLIARE IL LEONE CHE DORME - 2- LAPO RISORGE DAVANTI A NAPOLITANO. D’UN SOL COLPO CANCELLATA LA BRUTTA AVVENTURA DEL 2005 QUANDO IL RAGAZZO FU OSPEDALIZZATO DOPO UNA NOTTE DI TRANS-BUNGA - 3- PER QUALE RAGIONE SONO SCATTATE LE INDAGINI CHE HANNO BUTTATO UN’OMBRA SULLA DESIGNAZIONE DI LUCA LUCIANI ALLA POLTRONA DI DIRETTORE GENERALE PER L’AMERICA LATINA? TELEFONICA CI COVA: ALIERTA HA REGISTRATO NEL 2010 UTILI INFERIORI DEL 45%. UNA DELLE CAUSE PARE SIA STATA LA CONCORRENZA AGGRESSIVA DI TIM BRASIL - 4- BAGNASCO, NON CI CASCO! LA RICONFERMA AI VERTICI DELLA CEI, IL RAPPORTO SEMPRE PIÙ STRETTO CON IL PAPA CHE APPREZZA LA RISERVATEZZA E LA SOBRIETÀ DEI SUOI INTERVENTI, CANDIDANO ANGELO BAGNASCO AL POSTO DEL RUVIDO TARCISIO BERTONE

 

1- BAGNASCO, NON CI CASCO! LA RICONFERMA AI VERTICI DELLA CEI, IL RAPPORTO SEMPRE PIÙ STRETTO CON IL PAPA CHE APPREZZA LA RISERVATEZZA E LA SOBRIETÀ DEI SUOI INTERVENTI, CANDIDANO ANGELO BAGNASCO AL POSTO DEL RUVIDO BERTONE
Per le Guardie Svizzere e i bookmakers di Londra le quotazioni del cardinale Angelo Bagnasco sono in salita.

A scommettere sulla riconferma di questo 68enne prelato bresciano, figlio di un pasticcere e di una casalinga, sono in molti dopo l'omelia pronunciata giovedì scorso nella basilica di Santa Maria degli Angeli per il 150° anniversario dell'Unità.

 

In ballo c'è tra poco più di un anno la riconferma ai vertici della Cei, la Conferenza episcopale italiana nata a Firenze nel '52 per riunire in un'unica assemblea i presidenti delle conferenze episcopali delle regioni.

La partita a favore di questo uomo dal profilo e il cervello sottili sembra già chiusa ed è quindi assai probabile che Bagnasco resterà alla guida dei vescovi fino al 2017. Nei palazzi vaticani il braccio di ferro tra il primate dei vescovi e il suo avversario Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, non dovrebbe registrare colpi di scena. A favore di Bagnasco che ha preso il posto di "Eminence" Ruini sembra che stia giocando il rapporto sempre più stretto con il Papa che apprezza la riservatezza e la sobrietà dei suoi interventi.

Queste caratteristiche sono emerse in modo chiaro anche nell'omelia pronunciata giovedì 17 marzo davanti a Napolitano e Berlusconi nella quale il capo della Cei ha evitato la retorica e le polemiche. Chi ha avuto modo di sentirlo ha apprezzato i riferimenti a Luigi Sturzo che definiva l'identità variegata dell'Italia un "sano agonismo della libertà", e non è sfuggito il modo cauto con cui ha sferrato una botta ai denti, già indolenziti, del Cavaliere quando ha parlato della trappola mortale dell'individualismo e ha citato le parole del filosofo austriaco Martin Buber: "nessuno è l'obiettivo di se stesso".

L'allusione era chiara, ma riprendeva un concetto già espresso da Bagnasco a dicembre durante il X Forum culturale della Chiesa quando aveva detto che il tessuto sociale si sfarina "quanto più l'uomo ripiega su se stesso" e lo Stato chiuso nel palazzo diventa estraneo al suo popolo.

Gli osservatori d'Oltretevere mettono a confronto questo linguaggio con quello troppo duro e interventista di Tarcisio Bertone che non fa mistero di trattare con il Premier e il Maggiordomo di Sua Santità, Gianni Letta, per strappare più soldi per le scuole cattoliche e più garanzie sul biotestamento. Lo stile di Bagnasco è tutt'altra cosa, e anche se numerosi vescovi vorrebbero che pronunciasse moniti severi nei confronti del Cavaliere libertino, il cardinale bresciano si mantiene defilato e punta a una riconferma al vertice della Cei che un domani potrebbe portarlo ancora più in alto.

 


2- LAPO RISORGE DAVANTI A NAPOLITANO. COSÌ D'UN SOL COLPO È STATA CANCELLATA LA BRUTTA AVVENTURA DELL'OTTOBRE 2005 QUANDO IL RAGAZZO FU PORTATO ALL'OSPEDALE MAURIZIANO DOPO UNA NOTTE DI ESAGERATI TRANS-BUNGA
C'è un uomo di appena 34 anni che esce trionfante dalle celebrazioni torinesi dell'Unità d'Italia.

È Lapo Elkann, il secondogenito di Margherita Agnelli che è riuscito a trasformare un momento di storia in un momento di gloria. Tutto è avvenuto sabato quando il nipote dell'Avvocato ha accolto il Presidente della Repubblica al n.40 di Corso Unità d'Italia dove si trova il rinnovato Museo dell'Auto.

Vestito in modo impeccabile con tanto di completo blu elettrico e di cravatta grigia, chiamma ingommata dal gel, il giovane Lapo ha fatto gli onori di casa in quella che i torinesi hanno già battezzato la Disneyland delle quattro ruote, un complesso museale restaurato dall'architetto Cino Zucchi con tanto di soluzioni multimediali scaturite dalla fervida fantasia del fratello di Yaki.

 

Così d'un sol colpo è stata cancellata la brutta avventura dell'ottobre 2005 quando il ragazzo fu portato all'Ospedale Mauriziano dopo una notte di esagerati trans-bunga.

Dopo quell'episodio la Fiat lo mise in frigorifero e Lapo dovette inventarsi il mestiere di imprenditore e di consulente con una società che si è messa a produrre costosi occhiali in fibra. Adesso sembra arrivato il momento del riscatto e anche se il Museo dell'Auto è ancora presieduto da Giuseppe Alberto Zunino, un top manager Fiat, il giovinotto non fa mistero di volervi piantare le tende perché ha detto: "questo Museo è un simbolo del passato, del presente e soprattutto del futuro". Quando ha pronunciato queste parole la voce si è incrinata nel ricordo del nonno al quale è stata "appostata" - così ha detto Lapo nel suo incerto italiano - una targa commemorativa.


3- PER QUALE RAGIONE SONO SCATTATE LE INDAGINI CHE HANNO BUTTATO UN'OMBRA SULLA DESIGNAZIONE DI LUCA LUCIANI ALLA POLTRONA DI DIRETTORE GENERALE PER L'AMERICA LATINA? TELEFONICA CI COVA
Gli uscieri di TelecomItalia sono ancora sotto choc.

 

A distanza di una settimana dalla riconferma di Franchino Bernabè al vertice dell'azienda, si chiedono per quale ragione siano scattate le indagini che hanno buttato un'ombra sulla designazione di Luca Luciani alla poltrona di direttore generale per l'America Latina.

Per gli uscieri questa coincidenza rimane sospetta, ma ritengono infondate le insinuazioni di chi con argomentazioni insostenibili ritiene che a muovere la Procura di Milano siano state addirittura manine interne a Telecom. Per loro "Napoletone" rimane un mito e valgono molto di più gli apprezzamenti del "Financial Times" che nella prestigiosa rubrica "Lex Column" ha definito il biondo manager di Telecom "one of its star executives".

I giornali italiani non hanno ripreso questo giudizio lusinghiero, ma gli uscieri non smettono di ricordare che il "Napoletone" di Copacabana ha gestito Tim Brasil facendo aumentare del 176% gli utili netti del 2010.

Un risultato di questo genere non può aver creato mal di pancia dentro l'azienda e tantomeno può essere stato all'origine di manovre oblique per segare la nomina di Luciani a direttore generale. Casomai il discorso può toccare in qualche modo gli spagnoli di Telefonica, guidati da quel Cesar Alierta che ha visto cadere sul campo il suo amico di master, Galateri di Genola.

 

È da loro che può nascere un sentimento di invidia nei confronti di Tim Brasil perché si sono visti danneggiati nel ricchissimo business della telefonia mobile su un mercato dove solo nel 2010 hanno investito la bellezza di 8 miliardi di dollari per espandersi.

Il buon Alierta, il manager di Saragozza 66enne che guida Telefonica dal 2000, ha annunciato il 25 febbraio che il suo Gruppo ha registrato nel 2010 utili inferiori del 45% a quelli dell'anno precedente. Una delle cause pare sia stata la concorrenza aggressiva di Tim Brasil e di "Napoletone" che con la tariffa "Infinity" ha messo in difficoltà proprio quegli spagnoli che detengono il 46,1% delle azioni di Telco, la scatola che governa TelecomItalia.

 


4- BORDELLO GENERALI: TRA LO SCARPARO E BOLLORE', L'ERRORE DI FONDO L'HA FATTO GERONZI NELL'APRILE DELL'ANNO SCORSO QUANDO DOPO LA NOMINA SI È MESSO IN TESTA DI SVEGLIARE IL LEONE CHE DORME
Non c'è giorno in cui la bora non soffi a Trieste squassando i battenti delle Generali, ma sembra che nella città di Kafka e di Claudio Magris, sia soprattutto il weekend il momento ideale per far volare le carte dentro la Compagnia più antica d'Italia. Così è avvenuto anche tra sabato e domenica con effetti a cascata che si leggono sui giornali di oggi e in particolare sul "Corriere della Sera".

 

A questo punto la bora sembra aver buttato in mare le obiezioni e le angosce di Dieguito Della Valle. La velocità del vento è aumentata a livelli mai visti e la polemichetta provinciale dello scarparo marchigiano nei confronti della comunicazione e di Dagospia (un'autentica ossessione) appare davvero miseranda.

In campo sono scesi uno dietro l'altro i pesi massimi di quella finanza che non ha potere, ma è potere. Perfino chi non ha nemmeno un'azione delle Generali come Tarak Ben Ammar si è messo in cattedra per bacchettare con parole misteriose il management perissi-rotto di Trieste.

 

Per non parlare poi del biondo Bollorè che si è messo di traverso nel Consiglio di amministrazione di martedì scorso rifiutandosi di approvare il bilancio, e si è divertito a lanciare insinuazioni pesanti nei confronti dello scarparo marchigiano.

Questo spettacolo è stato definito sabato dal "Sole 24 Ore" "un gioco delle allusioni" dietro il quale si nasconde il sospetto di una fronda. In realtà più che un gioco delle allusioni la battaglia di Trieste sembra in gioco delle illusioni dove poteri forti italiani e stranieri sperano di far saltare il banco tirando fuori dal mazzo delle carte truccate.

 

È un'illusione quella di Della Valle che le Generali vogliano uscire dal Gruppo Rcs che proprio stamane riunisce il Consiglio di amministrazione a Milano, ed è un'illusione quella di Tarak Ben Ammar che senza avere un'azione in mano e un ruolo dentro la Compagnia, pensa di portarla nel grembo di Mediobanca.

E infine sembra davvero illusorio che il franco-bretone Bollorè, dopo aver sganciato bombe al napalm contro Dieguito per presunte operazioni misteriose in combutta con "certi manager di Generali", voglia portare avanti una battaglia da cavaliere solitario senza aver stipulato un patto di ferro con gli altri azionisti e con il presidente Cesarone Geronzi.

 

Ora è inutile che Massimo Mucchetti dalle colonne del "Corriere della Sera" spieghi al popolo bue come si deve condurre un consiglio di amministrazione. La sua lectio magistralis che appare oggi sul quotidiano milanese dimostra soltanto che il giornalista bresciano non ha mai partecipato a una riunione di consiglieri dove gli ordini del giorno vengono stravolti quando gli interessi sono più forti delle regole.

 

L'errore di fondo comunque l'ha fatto Geronzi nell'aprile dell'anno scorso quando dopo la nomina si è messo in testa di svegliare il Leone che dorme. Dopo il maggio 2007 quando avvenne la fusione tra Capitalia e Unicredit, il banchiere di Marino arrivò a Piazzetta Cuccia e si calò nei panni discreti e silenziosi che hanno sempre segnato la storia della merchant bank.

 

L'aria di Trieste sembra avergli fatto davvero male perché dopo un periodo in cui si è dedicato a omelie e discorsi indolori come quello al Meeting di Rimini, ha squassato il sonno mitteleuropeo dei "cuccioli del Leone" Perissinotto e Balbinot. E adesso oltre ai cuccioli si sono svegliati i loro referenti e i loro protettori.

Con effetti che nessuno è in grado di immaginare.


5- FACCIAMO LE PULCI A FULCI: L'IRRISTIBILE ASCESA DEL DIPLOMATICO SEBASTIANO FULCI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che nei corridoi della Farnesina si chiacchiera molto su Sebastiano Fulci, il figlio dell'ex-ambasciatore alle Nazioni Unite, che la ministra Gelmini ha liquidato dopo averlo nominato nel febbraio del 2009 consigliere diplomatico del suo ministero.

Sembra infatti che grazie alle pressioni del padre, il 45enne Sebastiano stia per essere designato consigliere politico all'ambasciata italiana di Washington".21-03-2011]

 

 

 

POTERI MARCI IN MANOVRA - TRA GENERALI E MEDIOBANCA, TRA LA CORDATA BOLLORé-GERONZI-LIGRESTI E LA FILIERA NAGEL-DELLA VALLE-PERISSINOTTO, SBUCA L’UNICREDIT - SE GHIZZONI SALVA L’IMPERO LIGRESTI E FA PROPRIE LE PARTECIPAZIONI IN RCS-GENERALI-MEDIOBANCA DI DON SALVATORE, PER IL BRETONE E IL GERONZONE SON DOLORI

Francesco Manacorda per "la Stampa"

 

Il salvataggio di Fondiaria-Sai e le tensioni in Generali. Gran parte del sistema assicurativo italiano si sta muovendo a velocità inusitata e con suggestiva sincronia. Le conseguenze sono ancora tutte da scrivere. I sommovimenti che pure sono di segno opposto - la travagliata FonSai punta a una situazione più tranquilla grazie a un aumento di capitale da 460 milioni e a una parallela operazione per la controllata Milano; il Leone di Trieste attende quella che pare un'inevitabile resa dei conti tra soci - riportano al centro della scena non solo Mediobanca, che è socio al 13,6% delle Generali, ma anche il suo principale azionista.

 

Quell'Unicredit che ha l'8,7% di piazzetta Cuccia e che dopo l'uscita di Alessandro Profumo deve ancora definire la sua nuova identità nelle grandi partite di potere nazionali. Una prima e assai significativa indicazione l'ha data il vicepresidente della banca, Fabrizio Palenzona, che ha annunciato un ruolo più attivo in Mediobanca e si è candidato, proprio tramite piazzetta Cuccia, a un ruolo stabilizzatore in Generali a fianco di Francesco Gaetano Caltagirone e dei veneto-torinesi di Effeti.

Il nuovo ruolo di Unicredit si gioca prima di tutto in FonSai. Oggi la banca guidata da Federico Ghizzoni riunisce i comitati tecnici per dare il via libera al piano di salvataggio che poi dovrà essere approvato domani sia dal cda di Unicredit sia da quello della compagnia. Le procedure sono complicate anche perché Salvatore Ligresti, primo socio di Premafin che controlla FonSai, è parte correlata in qualità di socio di Unicredit.

 

Con l'operazione preannunciata l'abbraccio si stringe: Unicredit è infatti destinata ad entrare con un 6-7% in Fonsai, versando circa 170 milioni a Premafin, che li userà a sua volta per sottoscrivere, diluendosi dal 41 al 33%, parte dell'aumento.

La banca dovrebbe anche finanziare le società personali dei Ligresti per circa 40 milioni, ma in cambio ha chiesto garanzie. La prima è quella di un direttore generale con delega alla finanza che affiancherà l'ad di FonSai Emanuele Erbetta.

 

La scelta che si profila è quella di Claudio De Conto, già direttore generale di Pirelli, assai stimato negli ambienti finanziari. All'attuale dg della compagnia, Stefano Carlino, dovrebbe restare la delega sul settore Vita. Presto potrebbero essere annunciate dismissioni significative: da Atahotel a Banca Sai.

L'abbraccio tra Unicredit e Ligresti significa anche l'addio della famiglia a quelli che parevano i suoi interessati salvatori francesi: l'assicuratore Groupama, bloccato sulla strada per l'Italia dalla Consob, ma anche quel Vincent Bollorè che ha fatto da battistrada per Groupama e oggi è socio al 5% in Premafin.

 

Proprio la figura di Bolloré porta dritti a Generali. Il finanziere bretone, che della compagnia è vicepresidente non per lo 0,7% che possiede ma grazie alla sua quota forte - un 5% sindacato - in Mediobanca, è in rotta di collisione con il management guidato dal Ceo Giovanni Perissinotto e ha un'intesa consolidata, ma che adesso pare meno salda, con il presidente del Leone Cesare Geronzi.

 

Dopo il durissimo scontro sulla gestione del gruppo che ha opposto Bolloré a una serie di consiglieri e azionisti del Leone e allo stesso management della compagnia, ieri sono stati i tre consiglieri designati da Assogestioni a dissociarsi dalle dichiarazioni del vicepresidente «che ritengono infondate e potenzialmente dannose per la società», mentre «esprimono solidarietà e apprezzamento per il management della compagnia».

Lo scontro è destinato risolversi con uscite eccellenti o con una mediazione? Alcuni, compreso chi è vicino a Geronzi, sostengono che il conflitto tenderà a spostarsi in Mediobanca, dove in effetti sono presenti molti dei protagonisti della vicenda e che esercita tradizionalmente la sua presa su Generali.

 

L'ad di piazzetta Cuccia Alberto Nagel cercherà però, come è ovvio di evitare che la conflittualità si sposti nelle sue stanze e punterà a difendere al propria autonomia di manager, così come sostiene di voler difendere quella di Perissinotto a Trieste.

 

Di fatto tra i soci di Mediobanca gli intrecci, e dunque i potenziali conflitti d'interesse, aumentano. C'è Bolloré che gioca almeno due parti - Mediobanca con Generali e Premafin - da azionista in commedia, ma ora anche Unicredit indosserà essa l'abito del socio FonSai. Se scontro ci sarà un'alleanza rinnovata tra Unicredit e il management di Mediobanca potrebbe essere difficile da contrastare. 21-03-2011]

 

 

OLGETTINE REAL ESTATE – LE MUTANDE PAZZE DEL CAVALIER POMPETTA SI FANNO UN CULO COSì PER IL MATTONE - BUNGA DOPO BUNGA, PIANIFICANO GLI INVESTIMENTI ("MI FACCIO LA CASA IN CENTRO") E USANO IL SESSO COME GRIMALDELLO PER APRIRE LA CASSAFORTE DEL BANANA – TRA LE ‘ROMANE’ E LE ‘MILANESI’ INVIDIE, CATTIVERIE E SGOMITATE PER SPREMERE CONTANTI E REGALI – GUERRIGLIA SUI METRI QUADRATI: “QUESTA APPENA ARRIVATA HA LA CASA IN CENTRO... MA IO SONO LÌ DA PIÙ DI UN ANNO E NON CE L´HO MICA…”

Piero Colaprico e Emilio Randacio per "la Repubblica"

 

L´aspirazione era quella di mettersi a posto per la vita. Alcune, dopo le numerose feste ad Arcore, a casa di Silvio Berlusconi, iniziavano a mettere da parte i primi risparmi. Perché «Lui», papi-Silvio, «ti può dare anche un milione di euro», ricorda alla cornetta la giovanissima brasiliana Iris Berardi alla compagna di bunga bunga Aris Espinoza. Parole, certo, forse solo speranze, anche se le "elette", per loro stessa ammissione, di soldi a casa, negli ultimi mesi, ne devono aver portati davvero tanti. Solo lo scorso 9 gennaio, Barbara Guerra al telefono con Aris discorre dei "piccioli".

 

«Barbara - scrivono gli investigatori della procura milanese - ribadisce che lei deve andare da "Spi" (nome in codice del cassiere delle Olgettine per conto del presidente, il ragionier Giuseppe Spinelli, ndr)». Aris, invece, «dice che lei vorrebbe comprare una casa e che se la prenderà, se sarà possibile, farà una vita dove si trova adesso (Dimora Olgettina, con canone a carico di Papi, ndr) e l´altra l´affitterà». Anche la Guerra sembra tutt´altro che sprovveduta in tema di investimenti. «Barbara - annotano nei loro brogliacci gli uomini della polizia giudiziaria - dice che anche lei quest´anno se la comprerà, aggiunge che dovrà solo limitarsi negli aiuti ai suoi».

 

E la Espinoza pensa che i loro piani siano tutt´altro che irrealizzabili visto che «Iris si è comprata già un bar». Le due hanno un obiettivo comune e condiviso. Barby confida all´amica che «ieri ho visto la casa della Sorcinelli... Amo!... Cavolo, c´ha tre camere, tre bagni, soggiorno, cucina. Amò, è immensa, in centro...». Ma non sempre le donazioni del premier sembrano seguire un criterio. «Lui ti può dare anche un milione di euro e a me mille, ma io mica mi inc... con te», spiega ancora la Berardi ad Aris. «... mi inc... un po´, si, ma con lui perché dico c..., ma con te, cosa c´entri te, sono contenta».

 

Le due giovanissime papi-girl raccontano anche delle gelosie e delle cattiverie che circolano tra le invitate. Iris ricorda le parole che le hanno detto «quelle di Roma», probabilmente il gruppo di ragazze che il premier frequenta, alla sera, nelle sue residenze capitoline. «Quelle hanno detto "cavolo, noi pensavamo che voi di Milano eravate più unite rispetto a noi, ma invece non siete unite per un c...."». Iris si dimostra la più battagliera di fronte ai presunti favoritismi fatti dal premier.

 

E insiste nel suo ragionamento: «Questa cosa della Dany (una ospite di villa San Martino inclusa nel giro da poco, ndr), ti dico la verità mi è stata troppo sui c.... perché tanto saltano fuori le cose, poi se sei appena arrivata e hai la casa in centro... ma io c.... sono lì da più di un anno e non ce l´ho mica la casa in centro, sono a Milano due (Dimora Olgettina, ndr), in culo ai lupi».

 

Intanto, questa mattina riprende in tribunale, a Milano, il processo a carico del premier per presunta corruzione di David Mills. In aula è attesa la testimonianza della principale teste del pm Fabio De Pasquale. Gabriella Chersicla, consulente della multinazionale Kpmg, sarà chiamata a ricostruire quei flussi di denaro che rappresentano la prova principale della corruzione giudiziaria del legale inglese.

Quei 600 mila dollari che Berlusconi, attraverso conti esteri, avrebbe messo nella disponibilità di Mills come contropartita delle sue reticenze nei processi All Iberian e tangenti Gdf, alla fine degli anni ‘90. Il Cavaliere, a differenza di quanto annunciato da giorni, non sarà presente.

 

La crisi libica lo terrà impegnato in un consiglio dei ministri straordinario, anche se i suoi legali, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno annunciato che non si avvarranno del «legittimo impedimento». Oggi il pm tenterà anche di fare fissare gli interrogatori per rogatoria all´estero, già per il mese di maggio, quando il processo Mills sarà aggiornato. 21-03-2011]

 

 

ZAPATERO? VA A ZAPPARE! - AL MINIMO STORICO NEI SONDAGGI, IL PREMIER COSTRETTO ALLA RESA: NON SI RIPRESENTERÀ AL VOTO DEL 2012 - DOPO 8 ANNI DI “SOGNO SOCIALISTA”, LA SPAGNA SI TROVA CON RIFORME INUTILI COME LE NOZZE GAY, L’ABORTO LIBERO E IL DIVORZIO BREVE, MA UNA DISOCCUPAZIONE DA BRIVIDI, L’ASSALTO DEI MERCATI E IL RISCHIO DEFAULT - NON CONTENTO, IL PACIFISTA CHE LASCIÒ L’IRAQ SFIDANDO L’IRA DI BUSH, ORA È IN PRIMA LINEA NELL’ATTACCO A GHEDDAFI

Gian Antonio Orighi per "la Stampa"

Zapatero addio. Il premier socialista, 50 anni, al potere dal 2004, getta la spugna: non si ripresenterà come candidato della Rosa alle politiche del marzo 2012. L'annuncio, ancora non ufficiale ma dato per certo - stava ieri sulla prima pagina di ben tre giornali madrileni - verrà dato il prossimo 2 aprile alla riunione del Comitato centrale del suo partito, il Psoe, di cui Zapatero è segretario generale dal 2000.

 

L'Agnostico Máximo resterà capo dell'esecutivo fino alla scadenza naturale del mandato, poi ritornerà nella nativa León. Con lui finisce un'era che ha marcato la Spagna e fatto dello zapaterismo l'ultimo tentativo di rinnovamento della socialdemocrazia europea.

Da mesi Zapatero teneva col fiato sospeso la Spagna, rifiutandosi di dire se si sarebbe ripresentato per un terzo mandato da premier. Ma ieri Público, il giornale più filo-zapaterista di Spagna, scriveva: «Il susseguirsi di sondaggi che segnalano come praticamente impossibile che Zapatero possa recuperare il forte logoramento personale che gli ha causato la crisi economica, insieme alla mancanza di aspettative di una crescita economica percettibile in un orizzonte prossimo e alla pressione dei capi regionali del Psoe, sono i fattori che hanno influito nella decisione del premier».

L'eredità economica che Zapatero lascia è terrificante. La crisi sta terremotando il Paese e la disoccupazione è al 20,3%, la più alta della Ue. Non a caso i sondaggi vedono in testa il centro-destra del partito popolare (Pp) con 16,5 incolmabili punti sulla Rosa. E i «baroni», i capi regionali del Psoe, continuano a ripetere a Zapatero che deve andarsene prima del 22 maggio, un appuntamento elettorale che per il Psoe si preannuncia come uno tsunami: i conservatori dovrebbero stravincere in 11 delle 13 regioni in lizza, persino nella «roja» Andalusia.

 

Zapatero, ex docente di diritto costituzionale, sposato con la cantante d'opera Sonsoles e padre di due figli, sta ritardando la notizia dell'addio in vista del vertice europeo del 24 e 25 maggio. Da tempo però ha lasciato la piazza al suo vice-premier e ministro degli Interni Gonzalo Rubalcaba, 60 anni, il suo probabile successore. Ormai il leader che ha vinto a sorpresa nel 2004, grazie all'attentato di Al Qaeda alle stazioni ferroviarie di Madrid, è l'ombra di se stesso.

 

«Terza metamorfosi di Zapatero: prima ha sostituito l'annuale appuntamento con i minatori con un viaggio a Wall Street, poi ha soppresso il ministero dell'Uguaglianza (uno dei suoi fiori all'occhiello, quando nel suo governo la quota rosa era del 50%), adesso si lascia alle spalle il pacifismo e partecipa alla guerra contro Gheddafi», irride il conservatore El Mundo.

Certo, le condizioni sono molto diverse, c'è la risoluzione 1973 dell'Onu che non c'era ai tempi della fuga spagnola dall'Iraq nel 2004, ma è choccante che l'alfiere del pacifismo e del multilateralismo che combatté l'Amministrazione Bush adesso sia diventato un guerriero e ceda il testimone alla Merkel.

 

Ma di metamorfosi Zapatero ne ha fatte parecchie. Prima era antinucleare, adesso è favorevole all'allungamento della vita delle centrali atomiche fino a 60 anni. Un tempo difendeva lo Stato sociale, ora congela i salari, taglia le pensioni e alza l'età di pensionamento da 65 a 67 anni. Nel 2007 gongolava per aver superato il reddito pro capite dell'Italia, adesso la Spagna è sotto attacco dei mercati.

 

Zapatero ha fallito anche come leader della nuova socialdemocrazia, seguendo la teoria del repubblicanesimo di Pettit, che punta molto sui diritti civili. Sarà dunque ricordato per le sue leggi sulle nozze e le adozioni gay, il divorzio-lampo, la fecondazione artificiale, l'aborto libero nei primi quattro mesi, la battaglia per la laicità dello Stato e la guerra contro la Chiesa. Ma erano riforme a costo zero. E gli spagnoli, quando votano, pensano al portafoglio, non ai gay. E al lavoro che non c'è.

 21-03-2011]

 

 

POLVERINI SDE-RENATA - L’APPARTAMENTO DELL’ATER IN CUI LA PRESIDENTESSA DEL LAZIO HA VISSUTO PER 15 ANNI, È OCCUPATO ABUSIVAMENTE DAL MARITO: GUADAGNA TROPPO PER VIVERE IN UNA CASA POPOLARE, E LO AVEVA SUBAFFITTATO ILLEGALMENTE - SONO ANNI CHE GLI HANNO NOTIFICATO IL DECRETO DI SFRATTO, MA QUESTO È STATO CASUALMENTE SOSPESO NEL 2010, TRE MESI DOPO LA VITTORIA DELLA MOGLIE ALLE REGIONALI - LA PROCEDURA ORA è RIPARTITA, E MR. POLVERINI DEVE LASCIARE LA CASA…

Mauro Favale e Giovanna Vitale per "la Repubblica"

 

Occupante senza titolo. Negli elenchi delle case Ater, Massimo Cavicchioli è classificato in questo modo. Tanto che, al marito della presidente della Regione Lazio Renata Polverini, l´Agenzia territoriale per l´edilizia residenziale vuole togliere l´appartamento nel rione San Saba dove Cavicchioli è nato e vissuto per tutta la vita. E dove Renata Polverini ha abitato dal 1989 al 2004.

La conferma arriva direttamente dal neo-commissario dell´Ater, Bruno Prestagiovanni, che l´altra sera, in una trasmissione su Radio Manà Manà, ha spiegato: «La procedura amministrativa è avviata secondo quanto previsto dalle normative vigenti. L´Ater ha notificato una serie di atti per comunicare la decadenza del contratto. Stiamo aspettando la decorrenza dei termini secondo quanto previsto dal codice civile per poi rientrare in possesso dell´immobile».

Una dichiarazione arrivata dopo un incontro a tre tra Prestagiovanni, la governatrice Polverini e l´assessore regionale alla Casa Teodoro Buontempo che, insieme, hanno cercato di ricostruire l´intera vicenda. «Voglio tranquillizzare tutti - continua il commissario Ater - non è stato fatto nessun favoritismo. Ho ricontrollato l´iter della procedura di assegnazione e lo posso affermare». Ciò non toglie, però, che l´Ente voglia rientrare in possesso dell´immobile. E non da ora, visto che la procedura era stata avviata già prima che esplodesse il caso portato a galla da un´inchiesta dell´Espresso.

 

Di tutta la vicenda, Cavicchioli preferisce non parlare. Ma avrebbe confidato agli amici più intimi di non aver alcuna intenzione di lasciare l´appartamento, puntando anzi ad acquistarlo. E l´appiglio potrebbe essere offerto dall´articolo 48 della legge regionale 27 del 2006 che prevede comunque, anche per gli occupanti senza titolo, la possibilità di esercitare il diritto di prelazione per chi vi abita da tempo (la famiglia di Cavicchioli è in quella casa dai primi del ´900), partecipando ad un´asta pubblica.

Al momento, però, la disposizione non è stata ancora applicata perché la dismissione degli immobili Ater è partita dagli inquilini in regola con i criteri di assegnazione dell´alloggio. Per quelli senza titolo (in base al censimento del 2006 quasi 7.200 unità abitative sono occupate da persone con un reddito superiore al consentito) si procederà in una fase successiva. Sempre che l´assessore Buontempo, che ha già sospeso le vendite in attesa che la Commissione ispettiva faccia chiarezza sulle vicende "Affittopoli" e "Svendopoli", non decida di bloccare tutto.

Sul versante politico, invece, continua il muro contro muro. Al centro Renata Polverini che ieri, in un´intervista a Repubblica, ha ammesso di aver abitato in quella casa Ater per 15 anni spiegando che delle questioni burocratiche si è sempre occupato il marito. «La linea difensiva della Polverini - attacca Vincenzo Maruccio, segretario regionale dell´Idv - non sgombra il campo dal sospetto che si sia tentato di approfittare di una situazione di privilegio occupando un appartamento senza averne diritto».

Per il consigliere del Pd Enzo Foschi, «siamo di fronte ad una violazione di legge che tocca i vertici della Regione e va risolta a breve». Il presidente dei Verdi del Lazio Nando Bonessio annuncia di aver chiesto alla Corte dei Conti «di indagare per danno erariale».
Il centrodestra, invece, difende la governatrice. Per il leader della Destra, Francesco Storace, «la Polverini ha fatto bene a rispondere con nettezza alle manovre. Sarà la sinistra a farsi male».

 

Il coordinatore romano del Pdl Gianni Sammarco è convinto di trovarsi di fronte alla «macchina del fango che viene utilizzata contro la presidente del Lazio». Due giorni fa il Pd aveva parlato di "fuoco amico" nei confronti della Polverini finita nel mezzo di una guerra interna al Pdl. Un´ipotesi che, secondo il sottosegretario Francesco Giro, «non può lasciare indifferenti. Non credo a questa tesi ma la vicenda è strana e se unisco questa notizia a quella dei due tentativi di furto ai danni dell´abitazione della Polverini allora la mia irritazione si traduce in preoccupazione e allarme».


2- LA LUNGA STORIA DELL´APPARTAMENTO POPOLARE...
Mauro Favale e Giovanna Vitale per "la Repubblica"

Se le mura dell´alloggio Ater di via Bramante 5 potessero parlare racconterebbero una storia lunga un quarto di secolo, in cui vicende private e burocratiche lungaggini hanno sedimentato un castello di carte difficile da espugnare. Fatto di avvisi di decadenza e verifiche sul reddito, subaffitto illegittimo e dinieghi all´assegnazione. Fino al coup de théâtre dell´agosto 2010, tre mesi dopo l´insediamento di Renata Polverini al vertice della Regione: il decreto di rilascio dell´appartamento occupato dal marito viene sospeso senza apparente motivo.

L´INIZIO
Comincia nel lontano 1986 la vicenda che lega Massimo Cavicchioli all´abitazione di 60 metri quadrati dove il non ancora consorte della presidente del Lazio vive sin dalla nascita. Esattamente il primo giugno di 25 anni fa, infatti, l´Ater firma il contratto di "locazione per subentro" a favore suo, della sorella Marina e della nonna Clementina. I legittimi assegnatari dell´alloggio Erp, ovvero i genitori, erano nel frattempo deceduti: pertanto gli eredi ottengono di restare lì dove hanno sempre abitato. Tutto regolare, dunque.

 

IL PRIMO AVVISO
Intanto il tempo passa: nell´87 Marina lascia la casa, nell´89 Massimo sposa Renata e, lo stesso giorno delle nozze, lei trasferisce lì il suo domicilio, che lascerà solo nel 2004. I coniugi Cavicchioli-Polverini vivono quindi in via Bramante già da sette anni quando, l´8 gennaio 1996, l´Ater invia il preavviso di decadenza dall´assegnazione. È allora che la futura governatrice viene a conoscenza del fatto che la casa dove risiede insieme al marito è sub judice. Un mese dopo, Cavicchioli presenta le sue controdeduzioni con cui si oppone alla decadenza.

PARTE L´ITER DI DECADENZA
Trascorrono altri nove anni e nel 2005 l´Ater scopre che l´appartamento di via Bramante non è abitato dal titolare del contratto di affitto (ovvero Massimo Cavicchioli) bensì da un altro signore. Pertanto l´11 luglio diffida e querela lo sconosciuto occupante e, due giorni più tardi, avvia il procedimento di decadenza nei confronti di Cavicchioli per cessione dell´abitazione, espressamente vietata dalla legge.

GLI ACCERTAMENTI
È il 15 novembre di quello stesso anno, alla vigilia della sanatoria sugli immobili residenziali pubblici disposta nel 2006 dalla Regione, che l´Ater chiede all´affittuario di produrre la denuncia dei redditi. Tre mesi dopo, il 16 febbraio, Cavicchioli comunica l´uscita della moglie dalla casa coniugale (che in realtà, secondo l´anagrafe, risulta avvenuta già nel 2004) e a marzo viene convocato nell´ufficio territoriale dell´Ente per verificare tutta la documentazione in vista della stipula di un nuovo contratto. Che finalmente regolarizzerebbe la sua posizione.

IL DINIEGO AL SUBENTRO
Qualcosa tuttavia va storto. Il 9 maggio 2006 Cavicchioli richiede la voltura del contratto, comunicando fra l´altro la separazione di fatto dalla Polverini, ma circa un anno dopo - all´esito di ulteriori accertamenti - l´Ater gli nega il subentro.

 

ULTIMO ATTO
Siamo alle battute finali. Il 24 luglio 2007 l´Agenzia territoriale per l´edilizia residenziale comunica a Cavicchioli l´avvio del procedimento di decadenza e, l´11 settembre, gli invia una diffida per occupazione senza titolo in quanto non solo ha superato il reddito consentito, ma ha pure ceduto l´alloggio a terzi. Tre anni più tardi, esattamente il 3 agosto 2010, il colpo di scena: il decreto di rilascio viene momentaneamente sospeso.

IL COMMISSARIO
In quell´agosto il direttore dell´Area Gestionale dell´Ater, incaricato di seguire tutte le procedure amministrative relative agli immobili residenziali pubblici di Roma, è Stefania Graziosi. La stessa che due mesi più tardi verrà nominata dalla governatrice Polverini commissario straordinario dell´Ente. E che ora, con il subentro di Bruno Prestagiovanni, è in predicato per diventare direttore generale. 21-03-2011]

 

 

ITALIA DEI LIVORI/2 (VIENI AVANTI, TONINO!) - "IL RIFORMISTA" RIFORMA DI PIETRO SCODELLANDO LE TRAME DEL FAMIGERATO LIBRO-SILURO DI MARIO DI DOMENICO, CO-FONDATORE DELL’ITALIA DEI VALORI (BOLLITI), "ODIOGRAFIA" NON AUTORIZZATA (E QUERELATA) - AMICIZIE PERICOLOSE (PACINI BATTAGLIA) E MILLANTATE (FALCONE E BORSELLINO) - LA CENA CON BRUNO CONTRADA, LA RACCOMANDAZIONE PER FAR DIPLOMARE IL FIGLIO CRISTIANO E LA TRATTATIVA PER ENTRARE NEL PRIMO GOVERNO DEL BANANA…

Ubaldo Casotto per "Il Riformista"

 

«Dagli amici mi guardi Iddio che...». Potrebbe diventare questo il sottotitolo di una definitiva Autobiografia di Antonio Di Pietro scritta di suo pugno. Per ora ci si deve accontentare di quelle, non autorizzate, dei suoi amici, ex amici forse, come quella di Mario Di Domenico, avvocato civilista di Capistrello in provincia dell'Aquila, co-fondatore del partito di cui l'ex pm è leader, l'Italia dei valori.

Diciamolo subito Il "colpo" allo Stato - La legge è uguale per tutti... salvo alcuni (EdizioniSI, 416 pp. 15 euro) non è un apologia della vita, da magistrato prima e da politico poi, dell'eroe di Mani pulite. Tutt'altro. E tira aria di querele. «Il giudice Tonino», così lo chiama l'autore ogni volta che lo cita, le ha già annunciate. Peraltro Di Domenico le chiede: «Ho sfidato Di Pietro a denunciarmi per calunnia» ha detto recentemente.

 

Il libro ha andamento cronologico. Parte dal 1992, l'anno che consègnò «il giudice Tonino» agli onori della cronaca. Con il racconto della prima conoscenza tra Di Pietro e Di Domenico: un reciproco "vaffa" davanti all'ospedale di Pescara dove erano ricoverati il padre dell'avvocato e la madre del pm.

«Mentre uscivo dal cancello dell'ospedale un'auto blu mi evitò per un soffio al centro della strada. Lanciai un esplicito invito sollevando il braccio verso una direzione inequivocabile. Era l'auto del giudice Tonino e lui era seduto sul sedile posteriore. Si girò e rispose anch'egli col braccio verso di me, in maniera altrettanto chiara...». Destinati a incontrarsi e a mandarsi a quel paese, come a distanza di anni è risuccesso.

 

Il fil rouge del nuovo maleducato invito ad andare a... è il lungo elenco degli "amici" del «giudice Tonino», una sequela di nomi, cognomi e volti che forse Di Piero non gradirà gli venga ricordata. Si parte da Stefano Euleterio Rea, ex comandante dei vigili urbani di Milano, che lo rievoca così: «Quando Tonino viene a sapere che ho dovuto rivolgermi a D'Adamo per un prestito, lu mi fa: sei un fetente. Hai chiesto i soldi perché hai perso alla corse con Gorrini... Si mette in mezzo e come finisce? Che chiede, lui, altri 100 milioni a Gorrini (...) Io gli avevo detto: sei un magistrato, non metterti in mezzo... L'obiettivo di Tonino, con il suo intervento, era quello di ottenere soldi per se stesso, punto e basta...».

 

Si prosegue con il citato Gorrini, il quale gli dice: «Mi fai schifo, e te lo dico di persona, da amico mi fai schifo» sostanzialmente accusandolo di aver arrestato persone delle quali sapeva tutto da anni e che aveva anche favorito (il riferimento è al concorso per i Vigili Urbani).

Ci sono poi gli amici millantati (a dire di Di Domenico, almeno), come quello con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il «giudice Tonino» sostenne che le attività dei pool di Mani pulite a Milano e del maxi processo a Palermo fossero strettamente coordinate fra loro e che lui era in contatto operativo e personale con i due pm siciliani. Fu smentito da Francesco Saverio Borrelli con queste parole:

«Non vi è mai stato alcun incontro tra Di Pietro e Giovanni Falcone (...) Non è vero che in questo procedimento né in alcun altro i prestigiosi colleghi Borsellino o Falcone si siano mai avvalsi della collaborazione del dottor Di Pietro né è vero che il dottor di Pietro si sia mai occupato di riciclaggio di denaro sporco in Italia o all'estero». Ma forse Borrelli non è ascrivibile alla lista degli "amici", secondo il senso usuale di questa parola, dell'ex pm.

Sicuramente amica, fin dall'infanzia, gli era invece Anita Zinni, insegnante di Sulmona, alla quale «il giudice Tonino» raccomanda il figlio Cristiano, bisognoso di recuperare gli anni scolastici persi. Lei provvede, con cura amorevole, sfidando la lettera della legge che vuole che la prova orale della maturità vada sostenuta in seduta pubblica pena la nullità. Ma ricorda lei: «A Cristiano andava solo scongiurato il rischio che magari qualche giornalista potesse assistere a una sua figuraccia, al suo balbettare di fronte alle domande della commissione». Esame blindato, quindi. Porte chiuse e diploma di ragioniere.

Porte chiuse anche il 15 dicembre 1992, ma qualche fotografo di troppo. È la sera della famosa cena di Antonio Di Pietro alla Caserma del Reparto Operativo, Nucleo investigativo in via Selci 88, Roma. Presenti il numero tre del Sisde Bruno Contrada, arrestato nove giorni dopo con accuse di contiguità alla mafia, alti ufficiali dei Carabinieri, della Polizia, dei servizi segreti e un misterioso americano che gli consegna una "onorificenza" o una "patacca" a seconda delle versioni. Quando di quell'incontro "ingombrante" per l'immagine di un magistrato che vantata rapporti con Falcone e Borsellino spuntarono le fotografie, ad alcuni finanzieri che le avevano scattate fu chiesto di restituirle con la singolare motivazione - così racconta Di Domenico - che le avrebbero riavute "autografate" da vip presenti alla cena.

Nell'elenco degli amici c'è ovviamente il maggiore D'Agostino, quello che nell'agenda del banchiere Chicchi Pacini Battaglia compariva più volte con a fianco la dicitura "pagato"; c'è l'avvocato Agostino Ruju, «l'uomo di Hong Kong», esperto di circuiti finanziari che «il giudice Tonino» salutò con un confidenziale «Ciao Agostì, come va?» quando andò a interrogarlo a San Vittore, suscitando la sorpresa del suo difensore. Hong Kong è poi la meta, secondo la testimonianza di Pio Deiana, di un viaggio del «giudice Tonino» in veste non ufficiale nella primavera/estate del 1993... Ma di questo, e di altre amicizie, domani.

«Un giorno mi chiama al telefono. Io ero a Roma. Sento per la prima volta la sua voce direttamente. Dott. Di Pietro, sono Silvio Berlusconi: le sto parlando dall'ufficio del presidente della Repubblica. Vorrei incontrarla perché mi interessa averla nella mia squadra». L'anno è il 1994. È il primo contatto tra l'allora pubblico ministero di Mani pulite e l'allora presidente del Consiglio in fieri. Nel frattempo il primo ha cambiato mestiere, il secondo non ancora.

 

Il virgolettato è di Antonio Di Pietro, e «il giudice Tonino» - come lo chiama il suo ex amico Mario Di Dominico - è uomo d'onore, possiamo quindi credergli. È tratto dal libro-intervista che gli fece Giovanni Valentini nel 2000.

Ma non è l'ormai nota offerta del Cavaliere a quello che diventerà il suo più acerrimo nemico («Io a quello lo sfascio!») che qui interessa, quanto il prosieguo di quel racconto che getta una luce chiarificante sulla polemica innestata in questi ultimi giorni dal comizio anti-berlusconiano del pubblico ministero palermitano Antonio Ingroia e dalle parole di fuoco di un altro rappresentante dell'ordine dei magistrati, il segretario della loro associazione sindacale Giuseppe Cascini, il quale è intervenuto a gamba tesa nel dibattito politico italiano dichiarando che «questa maggioranza non ha la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare la riforma costituzionale della giustizia».

I ricordi degli anni eroici di Mani pulite, affidati da Di Pietro a Valentini, documentano per sua stessa ammissione uello che pervicacemente ogni toga rifiuta di ammettere: che molti magistrati in questo paese se ne fregano della divisione dei poteri e fanno tranquillamente politica. E questo succede ormai (almeno) da vent'anni.

Ecco come va avanti la ricostruzione di quegli avvenimenti del 1994, sempre con le parole di Di Pietro.
«Riattacco il telefono e telefono a Borrelli e gli racconto tutto. Il procuratore prima mi chiede che cosa ho risposto, poi mi dice: "Ti consiglio di non accettare", o qualcosa di simile. Ma - sia chiaro a scanso di equivoci - il suo suggerimento era legato alla necessità di proseguire l'inchiesta, di andare fino in fondo, di non lasciare il lavoro a metà».

Non si sa come prenderla questa precisazione di Di Pietro sulle reali intenzioni - «a scanso di equivoci» - del procuratore capo di Milano e su cosa voglia dire quel «non lasciare il lavoro a metà». Le date possono, forse, aiutare.
Il primo governo Berlusconi ha giurato il 10 maggio 1994, le elezioni si sono svolte il 27 e 28 marzo precedenti, l'incarico di formare il governo fu affidato al Cavaliere il 28 aprile. La telefonata «dall'ufficio del presidente della Repubblica» Oscar Luigi Scalfaro sarà arrivata a Di Pietro verosimilmente negli ultimi giorni di aprile di quell'anno.

Cinque mesi dopo, l'8 ottobre 1994, la Procura di Milano recapitava via Corriere della sera a Silvio Berlusconi, che presiedeva a Napoli un convegno internazionale sulla legalità nell'ambito del G7, il famoso invito a comparire. Cosa intende Di Pietro quando dice che il suo capo non voleva «lasciare il lavoro a metà» e che per questo gli sconsigliava di entrare nel governo Berlusconi?

Di quella telefonata tra Di Pietro e Borrelli sono possibili le più disparate interpretazioni, non esenti da partigianeria. Quella seguente invece, tra Di Pietro e Piercamillo Davigo, suo collega nel pool di Mani pulite, non lascia dubbi.

«Subito dopo la telefonata di Berlusconi, avevo chiamato Davigo per consultarmi anche con lui. Entrambi ci siamo chiesti: possiamo fidarci politicamente di Berlusconi? Fummo d'accordo che non ci si poteva fidare. Ma il problema era se conveniva lasciare fare il ministro degli Interni a qualcun altro che poteva rivelarsi un nemico di Mani pulite oppure andarci io personalmente, proprio per non correre rischi.

In quella conversazione, Piercamillo lasciò la porta aperta a entrambe le soluzioni, con una prevalenza per l'ipotesi negativa. Ricordo le mie valutazioni a caldo con Davigo: "Rilanciamo - gli dicevo -, se ci danno gli Interni e la Giustizia, siamo tranquilli che nessuno potrà imbrigliarci, questo diventerebbe il governo di Mani pulite".

Ma non c'era lo spazio per tutti e due. Ed è qui, per quanto mi riguarda, che è scattata in me la decisione di rinunciare alla proposta. Se il Polo avesse offerto concretamente anche a Davigo di entrare nella squadra di governo, allora mi sarei orientato ad accettare».

«Il governo di Mani pulite». Ecco il progetto "politico" del magistrato Antonio Di Pietro sette mesi prima di togliersi platealmente la toga il 6 dicembre 1994. Sarebbe stato, quello, un governo di cui oggi Giuseppe Cascini direbbe che ha «la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare la riforma costituzionale della giustizia»? Credo di sì.

Di legittimazione, però, gliene sarebbe mancata una, quella delle urne. Quella «sovranità che appartiene al popolo» che tutte le volte che si esprime in modo difforme dai desiderata delle élites (togate e culturali) di questo paese viene bollata di populismo. Non che l'allure politica del Cavaliere di Arcore sia scevra da questa tentazione, ma ha avuto finora il conforto dei risultati elettorali, «esercitati nelle forme e nei limiti della Costituzione».

L'offesa (con rettifica pusilla) di Giuseppe Cascini, un uomo che la Costituzione oltre che applicarla dovrebbe conoscerla, non è a Silvio Berlusconi e al suo governo, ma a tutti colori che hanno partecipato alle elezioni (abbiano votato a destra, a sinistra o scheda bianca) determinando così la maggioranza politica che ha piena legittimità a governare questo paese.

Se una riforma della giustizia servisse anche solo a dissuadere da questi sconfinamenti irrispettosi della democrazia chi ha il delicatissimo potere di decidere della libertà delle persone, sarebbe la benvenuta. 21-03-2011]

 

 

ITALIA DEI LIVORI/2 (VIENI AVANTI, TONINO!) - "IL RIFORMISTA" RIFORMA DI PIETRO SCODELLANDO LE TRAME DEL FAMIGERATO LIBRO-SILURO DI MARIO DI DOMENICO, CO-FONDATORE DELL’ITALIA DEI VALORI (BOLLITI), "ODIOGRAFIA" NON AUTORIZZATA (E QUERELATA) - AMICIZIE PERICOLOSE (PACINI BATTAGLIA) E MILLANTATE (FALCONE E BORSELLINO) - LA CENA CON BRUNO CONTRADA, LA RACCOMANDAZIONE PER FAR DIPLOMARE IL FIGLIO CRISTIANO E LA TRATTATIVA PER ENTRARE NEL PRIMO GOVERNO DEL BANANA

Ubaldo Casotto per "Il Riformista"

 

«Dagli amici mi guardi Iddio che...». Potrebbe diventare questo il sottotitolo di una definitiva Autobiografia di Antonio Di Pietro scritta di suo pugno. Per ora ci si deve accontentare di quelle, non autorizzate, dei suoi amici, ex amici forse, come quella di Mario Di Domenico, avvocato civilista di Capistrello in provincia dell'Aquila, co-fondatore del partito di cui l'ex pm è leader, l'Italia dei valori.

Diciamolo subito Il "colpo" allo Stato - La legge è uguale per tutti... salvo alcuni (EdizioniSI, 416 pp. 15 euro) non è un apologia della vita, da magistrato prima e da politico poi, dell'eroe di Mani pulite. Tutt'altro. E tira aria di querele. «Il giudice Tonino», così lo chiama l'autore ogni volta che lo cita, le ha già annunciate. Peraltro Di Domenico le chiede: «Ho sfidato Di Pietro a denunciarmi per calunnia» ha detto recentemente.

 

Il libro ha andamento cronologico. Parte dal 1992, l'anno che consègnò «il giudice Tonino» agli onori della cronaca. Con il racconto della prima conoscenza tra Di Pietro e Di Domenico: un reciproco "vaffa" davanti all'ospedale di Pescara dove erano ricoverati il padre dell'avvocato e la madre del pm.

«Mentre uscivo dal cancello dell'ospedale un'auto blu mi evitò per un soffio al centro della strada. Lanciai un esplicito invito sollevando il braccio verso una direzione inequivocabile. Era l'auto del giudice Tonino e lui era seduto sul sedile posteriore. Si girò e rispose anch'egli col braccio verso di me, in maniera altrettanto chiara...». Destinati a incontrarsi e a mandarsi a quel paese, come a distanza di anni è risuccesso.

 

Il fil rouge del nuovo maleducato invito ad andare a... è il lungo elenco degli "amici" del «giudice Tonino», una sequela di nomi, cognomi e volti che forse Di Piero non gradirà gli venga ricordata. Si parte da Stefano Euleterio Rea, ex comandante dei vigili urbani di Milano, che lo rievoca così: «Quando Tonino viene a sapere che ho dovuto rivolgermi a D'Adamo per un prestito, lu mi fa: sei un fetente. Hai chiesto i soldi perché hai perso alla corse con Gorrini... Si mette in mezzo e come finisce? Che chiede, lui, altri 100 milioni a Gorrini (...) Io gli avevo detto: sei un magistrato, non metterti in mezzo... L'obiettivo di Tonino, con il suo intervento, era quello di ottenere soldi per se stesso, punto e basta...».

 

Si prosegue con il citato Gorrini, il quale gli dice: «Mi fai schifo, e te lo dico di persona, da amico mi fai schifo» sostanzialmente accusandolo di aver arrestato persone delle quali sapeva tutto da anni e che aveva anche favorito (il riferimento è al concorso per i Vigili Urbani).

Ci sono poi gli amici millantati (a dire di Di Domenico, almeno), come quello con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il «giudice Tonino» sostenne che le attività dei pool di Mani pulite a Milano e del maxi processo a Palermo fossero strettamente coordinate fra loro e che lui era in contatto operativo e personale con i due pm siciliani. Fu smentito da Francesco Saverio Borrelli con queste parole:

«Non vi è mai stato alcun incontro tra Di Pietro e Giovanni Falcone (...) Non è vero che in questo procedimento né in alcun altro i prestigiosi colleghi Borsellino o Falcone si siano mai avvalsi della collaborazione del dottor Di Pietro né è vero che il dottor di Pietro si sia mai occupato di riciclaggio di denaro sporco in Italia o all'estero». Ma forse Borrelli non è ascrivibile alla lista degli "amici", secondo il senso usuale di questa parola, dell'ex pm.

Sicuramente amica, fin dall'infanzia, gli era invece Anita Zinni, insegnante di Sulmona, alla quale «il giudice Tonino» raccomanda il figlio Cristiano, bisognoso di recuperare gli anni scolastici persi. Lei provvede, con cura amorevole, sfidando la lettera della legge che vuole che la prova orale della maturità vada sostenuta in seduta pubblica pena la nullità. Ma ricorda lei: «A Cristiano andava solo scongiurato il rischio che magari qualche giornalista potesse assistere a una sua figuraccia, al suo balbettare di fronte alle domande della commissione». Esame blindato, quindi. Porte chiuse e diploma di ragioniere.

Porte chiuse anche il 15 dicembre 1992, ma qualche fotografo di troppo. È la sera della famosa cena di Antonio Di Pietro alla Caserma del Reparto Operativo, Nucleo investigativo in via Selci 88, Roma. Presenti il numero tre del Sisde Bruno Contrada, arrestato nove giorni dopo con accuse di contiguità alla mafia, alti ufficiali dei Carabinieri, della Polizia, dei servizi segreti e un misterioso americano che gli consegna una "onorificenza" o una "patacca" a seconda delle versioni. Quando di quell'incontro "ingombrante" per l'immagine di un magistrato che vantata rapporti con Falcone e Borsellino spuntarono le fotografie, ad alcuni finanzieri che le avevano scattate fu chiesto di restituirle con la singolare motivazione - così racconta Di Domenico - che le avrebbero riavute "autografate" da vip presenti alla cena.

Nell'elenco degli amici c'è ovviamente il maggiore D'Agostino, quello che nell'agenda del banchiere Chicchi Pacini Battaglia compariva più volte con a fianco la dicitura "pagato"; c'è l'avvocato Agostino Ruju, «l'uomo di Hong Kong», esperto di circuiti finanziari che «il giudice Tonino» salutò con un confidenziale «Ciao Agostì, come va?» quando andò a interrogarlo a San Vittore, suscitando la sorpresa del suo difensore. Hong Kong è poi la meta, secondo la testimonianza di Pio Deiana, di un viaggio del «giudice Tonino» in veste non ufficiale nella primavera/estate del 1993... Ma di questo, e di altre amicizie, domani.

«Un giorno mi chiama al telefono. Io ero a Roma. Sento per la prima volta la sua voce direttamente. Dott. Di Pietro, sono Silvio Berlusconi: le sto parlando dall'ufficio del presidente della Repubblica. Vorrei incontrarla perché mi interessa averla nella mia squadra». L'anno è il 1994. È il primo contatto tra l'allora pubblico ministero di Mani pulite e l'allora presidente del Consiglio in fieri. Nel frattempo il primo ha cambiato mestiere, il secondo non ancora.

Il virgolettato è di Antonio Di Pietro, e «il giudice Tonino» - come lo chiama il suo ex amico Mario Di Dominico - è uomo d'onore, possiamo quindi credergli. È tratto dal libro-intervista che gli fece Giovanni Valentini nel 2000.

Ma non è l'ormai nota offerta del Cavaliere a quello che diventerà il suo più acerrimo nemico («Io a quello lo sfascio!») che qui interessa, quanto il prosieguo di quel racconto che getta una luce chiarificante sulla polemica innestata in questi ultimi giorni dal comizio anti-berlusconiano del pubblico ministero palermitano Antonio Ingroia e dalle parole di fuoco di un altro rappresentante dell'ordine dei magistrati, il segretario della loro associazione sindacale Giuseppe Cascini, il quale è intervenuto a gamba tesa nel dibattito politico italiano dichiarando che «questa maggioranza non ha la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare la riforma costituzionale della giustizia».

I ricordi degli anni eroici di Mani pulite, affidati da Di Pietro a Valentini, documentano per sua stessa ammissione uello che pervicacemente ogni toga rifiuta di ammettere: che molti magistrati in questo paese se ne fregano della divisione dei poteri e fanno tranquillamente politica. E questo succede ormai (almeno) da vent'anni.

Ecco come va avanti la ricostruzione di quegli avvenimenti del 1994, sempre con le parole di Di Pietro.
«Riattacco il telefono e telefono a Borrelli e gli racconto tutto. Il procuratore prima mi chiede che cosa ho risposto, poi mi dice: "Ti consiglio di non accettare", o qualcosa di simile. Ma - sia chiaro a scanso di equivoci - il suo suggerimento era legato alla necessità di proseguire l'inchiesta, di andare fino in fondo, di non lasciare il lavoro a metà».

Non si sa come prenderla questa precisazione di Di Pietro sulle reali intenzioni - «a scanso di equivoci» - del procuratore capo di Milano e su cosa voglia dire quel «non lasciare il lavoro a metà». Le date possono, forse, aiutare.
Il primo governo Berlusconi ha giurato il 10 maggio 1994, le elezioni si sono svolte il 27 e 28 marzo precedenti, l'incarico di formare il governo fu affidato al Cavaliere il 28 aprile. La telefonata «dall'ufficio del presidente della Repubblica» Oscar Luigi Scalfaro sarà arrivata a Di Pietro verosimilmente negli ultimi giorni di aprile di quell'anno.

Cinque mesi dopo, l'8 ottobre 1994, la Procura di Milano recapitava via Corriere della sera a Silvio Berlusconi, che presiedeva a Napoli un convegno internazionale sulla legalità nell'ambito del G7, il famoso invito a comparire. Cosa intende Di Pietro quando dice che il suo capo non voleva «lasciare il lavoro a metà» e che per questo gli sconsigliava di entrare nel governo Berlusconi?

Di quella telefonata tra Di Pietro e Borrelli sono possibili le più disparate interpretazioni, non esenti da partigianeria. Quella seguente invece, tra Di Pietro e Piercamillo Davigo, suo collega nel pool di Mani pulite, non lascia dubbi.

«Subito dopo la telefonata di Berlusconi, avevo chiamato Davigo per consultarmi anche con lui. Entrambi ci siamo chiesti: possiamo fidarci politicamente di Berlusconi? Fummo d'accordo che non ci si poteva fidare. Ma il problema era se conveniva lasciare fare il ministro degli Interni a qualcun altro che poteva rivelarsi un nemico di Mani pulite oppure andarci io personalmente, proprio per non correre rischi.

In quella conversazione, Piercamillo lasciò la porta aperta a entrambe le soluzioni, con una prevalenza per l'ipotesi negativa. Ricordo le mie valutazioni a caldo con Davigo: "Rilanciamo - gli dicevo -, se ci danno gli Interni e la Giustizia, siamo tranquilli che nessuno potrà imbrigliarci, questo diventerebbe il governo di Mani pulite".

Ma non c'era lo spazio per tutti e due. Ed è qui, per quanto mi riguarda, che è scattata in me la decisione di rinunciare alla proposta. Se il Polo avesse offerto concretamente anche a Davigo di entrare nella squadra di governo, allora mi sarei orientato ad accettare».

«Il governo di Mani pulite». Ecco il progetto "politico" del magistrato Antonio Di Pietro sette mesi prima di togliersi platealmente la toga il 6 dicembre 1994. Sarebbe stato, quello, un governo di cui oggi Giuseppe Cascini direbbe che ha «la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare la riforma costituzionale della giustizia»? Credo di sì.

Di legittimazione, però, gliene sarebbe mancata una, quella delle urne. Quella «sovranità che appartiene al popolo» che tutte le volte che si esprime in modo difforme dai desiderata delle élites (togate e culturali) di questo paese viene bollata di populismo. Non che l'allure politica del Cavaliere di Arcore sia scevra da questa tentazione, ma ha avuto finora il conforto dei risultati elettorali, «esercitati nelle forme e nei limiti della Costituzione».

L'offesa (con rettifica pusilla) di Giuseppe Cascini, un uomo che la Costituzione oltre che applicarla dovrebbe conoscerla, non è a Silvio Berlusconi e al suo governo, ma a tutti colori che hanno partecipato alle elezioni (abbiano votato a destra, a sinistra o scheda bianca) determinando così la maggioranza politica che ha piena legittimità a governare questo paese.

Se una riforma della giustizia servisse anche solo a dissuadere da questi sconfinamenti irrispettosi della democrazia chi ha il delicatissimo potere di decidere della libertà delle persone, sarebbe la benvenuta. 21-03-2011]

 

 

IN SILVIO CARITAS - AVRà TANTI DIFETTI MA IL CAVALIER POMPETTA MANTIENE DA SOLO IL MERCATO AUTOMOBILISTICO DEL PAESE: PER LE SUE SGALOPPANTI PULEDRE SPESI PIU’ DI 300 MILA € IN MERCEDESE, TOYOTA, REANAULT, NISSAM MICRA, MINI (MANCO UNA FIAT!) - FATE LELE-MOSINA: MORA INCASSA A ZURIGO I MILIONI DEL BANANA E POI MANDA MOZZARELLE A UN FINANZIERE IN SERVIZIO ALLA FRONTIERA SVIZZERA - MINETTI DOMANI? TORNERA’ ALL’IGIENE DENTALE

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per "il Corriere della Sera"

Il presidente del Consiglio sarà pure, come dice lui, una specie di «Caritas quotidiana» che paga alle ragazze «le tasse universitarie, le cure mediche, i mutui ai genitori». Ma a scorrere gli atti del processo sembra più prosaicamente pagare soprattutto altro alle ragazze (specie di provenienza geografica esotica e di giovane età). Per esempio, auto.

 

Già si era verificato nelle scorse settimane che, oltre alle buste in contanti con cifre variabili tra i 2.000 e i 20.000 euro consegnate alle partecipanti alle notti di Arcore, oltre ai 240.000 euro spesi solo per comprare 100 collane dello stesso tipo, oltre ai 562.000 euro di bonifici a una dozzina di ragazze conteggiati in un solo anno dagli accertamenti bancari sul conto corrente personale di Berlusconi, oltre ai quasi 3 milioni versati a Lele Mora (indagato per l'ipotesi che sia stato lui con Minetti e Fede a convogliare appunto ad Arcore 33 donne prostituitesi con il Cavaliere),

 

e oltre alla sconosciuta destinazione dei 13 milioni di assegni cambiati dal suo tesoriere Giuseppe Spinelli nel 2010, altre somme considerevoli erano state stanziate dal premier per acquistare automobili alle ragazze del suo giro: sinora si era a conoscenza di 13 autovetture per il quale il premier sembrava aver speso 280.000 euro.

Adesso però, nel deposito finale degli atti d'indagine, un rapporto della polizia giudiziaria aggiunge alla lista gli accertamenti su altre 8 automobili, complessivamente costate altri 160.000 euro. Due sono sicuramente regali di Berlusconi: lo si può dire con certezza perché una ragazza russa, di nome Raissa, esce da una concessionaria nel 2008 con una Mini Mini acquistata grazie a un bonifico di 24.000 euro dal conto di Silvio Berlusconi al Monte Paschi.

 

E lo stesso accade a una ucraina di nome Marianna, la cui Mini Mini pare ben più accessoriata visto che al bonifico di Berlusconi costa nel 2008 più di 37.000 euro. Altre vetture (di cui un paio usate) delle ragazze risultano invece comprate in contanti: sono due Mercedes 180, una Mercedes classe A, una Toyota IQ, una Renault Megan e una Nissan Micra per complessivi 100.000 euro.

 

Lunedì, al processo in cui è imputato di aver corrotto il teste David Mills con 600.000 dollari, Berlusconi aveva annunciato la prima di una serie di sue presenze nei processi. Ma ieri un cambio d'orientamento è stato motivato dalla concomitante fissazione di un Consiglio dei Ministri per una informativa sulla situazione in Libia. Il premier non invocherà però un «legittimo impedimento»: «Consentiremo che l'udienza si svolga - anticipa il difensore Piero Longo - anche se il presidente Berlusconi è impedito a partecipare dalla riunione di governo». In programma c'è solo l'audizione della consulente contabile del pm, la successiva udienza sarà solo il 9 maggio.

 

Via da Mills lunedì, via dal processo Ruby il 6 aprile: non è tempo di passerelle in Tribunale, sembra dunque valutare il premier alle prese con gli atti dell'indagine, tra i quali affiorano anche filoni collaterali. S.R., finanziere alla frontiera italosvizzera di Chiasso da fine 2007 a fine 2010, è ad esempio interrogato come teste il 21 febbraio dai pm che si interessano al versante svizzero di Mora, che alla Bsi di Lugano ha un conto sul quale sono stati versati in gennaio e marzo 2010 gli assegni per 2 milioni e 450.000 euro provenienti da Berlusconi tramite il ragionier Spinelli.

 

A sentire il militare, quando nel marzo 2010 gli capita di controllare l'auto di Fedele Gentile (stretto collaboratore di Lele Mora), «questa persona mi diede il suo biglietto da visita». E perché? «Non lo so, l'ha fatto di sua spontanea volontà». Comincia così a frequentare sia Gentile sia Mora. E nel frattempo accade che Gentile o Mora passino spesso la frontiera, «è capitato 3 o 4 volte che mi avvisassero che stavano per arrivare al confine», capita che vengano controllati «non da me ma da altri colleghi del mio stesso turno».

E capitano telefonate intercettate con Gentile, come quella che il pomeriggio del 26 ottobre 2010 verte sulle "mozzarelle" che il collaboratore di Mora sembra portare al finanziere, e che costui sembra ricevere con particolare circospezione: "Ok, allora fai una cosa, entra nell'area di servizio. Ti aspetto qui, vengo con una busta e me la carico dentro...lì sotto l'area di servizio, così non ci vede nessuno, hai capito?".

 

La risposta del militare ai pm non è il massimo dell'attendibilità: «Non volevo che gli altri colleghi vedessero, Fedele mi ha portato in scatole di polistirolo campioni di buone mozzarelle di bufala che un suo conoscente produceva in Campania, poi io le ho portate in un ristorante di Lugano al cuoco perché le provasse». E perché? «L'ho fatto per bontà».

Il 9 marzo è invece ascoltato come teste l'architetto P.G. perché da una intercettazione era spuntata l'aspirazione di Nicole Minetti ad aprire uno studio dentistico, non si capiva bene con quali soldi. L'architetto in effetti conferma ai pm che nel novembre 2010 un suo amico gli chiese un sopralluogo per verificare se «un piccolo appartamento in corso Como, che il consigliere regionale Minetti era interessata a prendere in locazione per fare uno studio dentistico», fosse adeguato allo scopo «con un budget di 30.000 euro».

 

L'architetto lo fece, ma non seppe più niente. Nelle carte, specie in alcune intercettazioni in tempi non sospetti, Minetti pare a volte rivendicare una propria diversità dalle altre ragazze. Come quando a Emilio Fede racconta che «io ho detto: "Ragazze, vedetevela voi, io non voglio saper niente, sono solo il tramite, il contatto, punto e basta. Cioè io faccio quello che mi si dice, quello che mi dice lui (Berlusconi, ndr), non quello che mi dite voi. Capito?».

21-03-2011]

 

 

PRIMO GOL DI BOKASSA BOCCASSINI AL CAVALIER POMPETTA - “NIET” DEL COLLEGIO TUTTO AL FEMMINILE DEL PROCESSO RUBY AI LEGALI DEL BANANA CHE CHIEDEVANO UNO SLITTAMENTO DEL PROCESSO PER STUDIARE LE NUOVE CARTE: “RIGUARDANO SOLO IL CONTO CORRENTE DEL PREMIER, DOVREBBE CONOSCERLO BENE” - IL POVERO SILVIO SI SFOGA CON UNA “FEDELISSIMA”: “CE NE FOSSE UNA CHE NELLE INTERCETTAZIONI PARLA BENE DI ME” - IL FINE LATINISMO DELL’INCAZZATISSIMA MINETTI: “VITA MIA MORT TUA. SE MI ARRABBIO IO, GUAI PER TUTTI”… Banner new Nonleggerlo Berlusconi Minetti

Piero Colaprico e Emilio Randacio per "la Repubblica"

Il processo a Silvio Berlusconi si farà senza rinvii e comincerà, come previsto, il 6 aprile. È la prima sconfitta per gli avvocati di Silvio Berlusconi.

Hanno chiesto un posticipo, con la motivazione delle «troppe pagine in poco tempo». E questo perché, due settimane fa, era stato consegnato loro un supplemento d´inchiesta. La procura ha replicato a brutto muso: primo, «l´invito a comparire per il premier è stato consegnato il 14 gennaio» e per la richiesta d´immediato al gip Cristina Di Censo non s´era atteso troppo. Secondo, gli ultimi accertamenti «riguardano il conto corrente personale» di Silvio Berlusconi, qualcosa che l´imputato dovrebbe conoscere bene.

 

È quello da cui, come ha rivelato Repubblica, sono stati prelevati con assegni, e solo nel 2010, ben 12 milioni e 882mila euro, tutti trasformati in contanti. E con un incremento notevole a dicembre. Soppesate le varie ragioni, il collegio presieduto da Giulia Turri, e con Carmen D´Elia e Orsola De Cristofaro, dà dunque ragione alla procura. Peraltro, la prima udienza è tecnica: serve solo a precisare il calendario, ma è chiaro che la battaglia procedurale è serrata.

 

Gli avvocati del primo ministro, notando i vari «omissis», hanno chiesto di eliminarli, per poter organizzare una lista testi adeguata. E poi fanno istanze per ottenere ciò che non esiste, ossia i «ventitré interrogatori» a cui, secondo loro, è stata sottoposta Ruby. Due le fonti delle «informazioni» avvocatizie: un´intervista della stessa Ruby a un settimanale e una chiacchiera tra Marysthelle Polanco e Nicole Minetti dello scorso 17 ottobre.

 

Allora nessun giornale aveva pubblicato una riga dell´inchiesta, ma le papi-girl sanno, confusamente, che qualcosa è accaduto. Quel mattino si registra uno scambio di messaggini.

«Amo, tranqui, (l´invito da parte di Silvio Berlusconi) è per parlarci della storia della Ruby», invia Minetti.
«Ok, amo, nn voglio casini. Quella chi la conosce? Ha fatto i nostri nomi ai magistrati!».
«Si, amo, l´hanno interrogata 22 volte».

Tanto basta agli avvocati per dare una veste giuridica alle fantasie delle ragazze. E tanto affannarsi rende l´idea del clima che c´è e che, già a suo tempo, era stato descritto dalla stessa Ruby a un´amica: «... è venuto il mio avvocato e ha detto: "Ruby, dobbiamo trovare una soluzione... è un caso che supera quello della D´Addario e della Letizia, perché tu eri proprio minorenne... adesso siamo tutti preoccupatissimi"».

È dunque un processo che si annuncia molto, molto scivoloso, come sa lo stesso Silvio Berlusconi, il quale a una delle sue fedelissime aveva detto, scoraggiato: «In tutte le conversazioni non c´è una cosa positiva che, nessuna, abbia detto su di me».

 

E poi, per quanto fedelissime, che faranno in aula queste ragazze? Anche Nicole Minetti, consigliere regionale e «addestratrice» del bunga bunga, può riservare delle sorprese. Come si dimostra da una delle ultime carte depositate. C´è una grande confidenza nel rapporto che lega Nicole al padre Antonio. Per lui, che ha 60 anni ed è titolare di diverse attività a Rimini, nonché legale rappresentante di una società di consulenza a San Marino, Nicole organizza una serata importante.

 

Lo invita il 22 settembre scorso a «una cena con ministri politici, Bondi, la Gelmini, imprenditori vari», e, volendo, «io posso fare un tavolo», spiega al padre la politica del Pdl.

Dalle intercettazioni, Antonio Minetti risulta essere davvero a Milano, a fine settembre, in una cena istituzionale al Castello Sforzesco, quando si svolge la festa del Pdl. «Loro saranno al tavolo» seduti con Giancarlo, «uno ben inserito», gli spiega la figlia. Gli investigatori lo identificano in Serafini, ex sindacalista, parlamentare del Pdl.

 

E mentre viaggia tra Rimini e Milano, il signor Minetti parla in inglese con la figlia e chiede: «Giancarlo cosa sa della tua relazione con l´altro tipo? Dei favori che fai con gli appartamenti e quel tipo di cose?». Il riferimento per i detective è chiaro: Silvio Berlusconi.

Quando, il 26 ottobre scorso, lo scandalo bunga bunga, finisce sui giornali, Nicole, al telefono con il padre, è sempre più preoccupata: queste cose, ammette, rischiano «di rovinarmi la vita». E la reazione è determinata: «Se mi arrabbio io, saranno problemi grossi per tutti». E la conclusione è uno sgangherato, ma altrettanto comprensibile progetto da gladiatrice: «Vita mia mort tua».21-03-2011]

 

 

1- SU "IL GIORNALE", CONTRAEREA BISIGNANI: "IL MISTER X TRA BOCCHINO E DE BENEDETTI" - 2- RITRATTO AL CETRIOLO DEL RAMPANTE FRANCESCO DINI, L’EMINENZA GRIGIA E TESTA D’ARIETE DI CARLETTO DE BENEDETTI NELLA STANZE DELLA POLITICA, CHE HA SDOGANATO L’INCARFAGNATO SOLDATINO DI FINI PRESO "LA REPUBBLICA" DI EZIO MAURO - 3- CON BOCCHINO, DINI VANTA UN’ANTICA CONSUETUDINE DI CENE, INCONTRI E VACANZE - 4- CURIOSO: ANCHE DINI SEGUE UN ITINERARIO CHE VA DA BERLUSCONI ALLA CORTE DELL’ING. - 5- L’ASSISTENTE DEL RISERVATISSIMO DINI, ROBERTA ROMITI, ENTRA ALLA CAMERA CON UN TESSERINO DI FUTURO E LIBERTà, CHE LA INDICA COME COLLABORATRICE DELL’ONOREVOLE E TESORIERE DEL PARTITO, CHIARA MORONI, CARISSIMA AL CUORE DI DINI... -

Stefano Zurlo per Il Giornale

 

«Francescooo, Francescooo». Nicola Latorre, senatore del Pd e parlamentare autorevole e potente, si sgola ma Francesco non sente. Sarà per il traffico, che dalle parti di via del Tritone nel cuore di Roma, ha sempre un volume moto alto. Ma Francesco Dini non è un personaggio abituato a voltarsi. Se qualcuno vuole parlargli, non gli resta che inseguirlo. E infatti l'autorevole Latorre si mette a rincorrerlo in mezzo alla strada.

È il febbraio 2010 e questa istantanea romana ci racconta molto bene lo spessore e la forza di un manager perfettamente inserito nella stanza dei bottoni. Per qualcuno, per chi lo ha incrociato solo di sfuggita, il quarantasettenne Francesco Dini è un lobbista, insomma un testa d'ariete del gruppo De Benedetti nella stanze della politica.

 

Ma in realtà l'uomo è molto, molto di più. Una specie di braccio destro dell'Ingegnere: «La sua ombra», lo definisce un colletto bianco che lo conosce molto bene e che non vuole essere citato in prima persona. «Consideri - spiega al Giornale -che quando gli amministratori delegati del gruppo Cir scrivono comunicazioni importanti le mandano per conoscenza anche a lui».

 

Così, seguire le sue mosse, le sue frequentazioni, la mappa delle sue relazioni, aiuta a capire un pezzo dell'Italia che si muove dietro le quinte. Sì, perché Dini ha una biografia apparentemente piatta come un'ostia, va molto di rado sui giornali, anche quelli di famiglia, insomma è un perfetto sconosciuto per l'opinione pubblica. E questo dato, naturalmente, aumenta il suo potere. Silenzio e discrezione gli sono compagni e favoriscono la tessitura della sua complessa tela.

Una ragnatela sorprendente e illuminante perché i suoi rapporti spaziano da destra a sinistra. Sul lato rosso dell'emiciclo ha rapporti di confidenza con la coppia formata da Massimo D'Alema e da Nicola Latorre, sull'altro versante aveva familiarità con il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, che ne stima intelligenza e duttilità. Ma ultimamente i due si sarebbero raffreddati perché Dini si è speso molto e ha fatto fuoco e fiamme anche contro il governo per sostenere Sorgenia, la società della galassia Cir che si occupa di energia.

 

Ma l'asse più interessante è quello con Italo Bocchino, il numero due di Futuro e libertà, con cui Dini vanta un'antica consuetudine e con cui, forse, ha condiviso recenti scelte strategiche. Quando si studia l'evoluzione di Fli, la rottura con Berlusconi, l'uscita dalla maggioranza e una nuova, ambigua collocazione sul crinale scivoloso fra destra e sinistra, non si deve dimenticare anche questo link personale fatto persino di lunghe vacanze trascorse insieme con le relative famiglie sulla Costiera amalfitana: se Dini è vicinissimo all'Ingegnere e Bocchino è il vice di Fini, allora si può capire come l'amicizia possa aver facilitato la contaminazione fra i giornali del gruppo De Benedetti e i futuristi.

 

Il partito dell'Ingegnere, che si esprime attraverso la Repubblica e l'Espresso, vede di buon occhio l'avventura dei finiani e la crepa che Fli ha aperto nella coalizione del Pdl. Dini è uno degli artefici di questa svolta carica di conseguenze per la politica italiana e per i suoi assetti di potere. Curioso: anche Dini, segue un itinerario che lo porta dalla cittadella berlusconiana alla corte dell'Ingegnere.

 

Francesco è figlio di Claudio Dini, l'architetto che con la sua matita ha contribuito a tracciare i palazzi di Milano 2 ma anche il presidente della Metropolitana milanese risucchiato da Mani pulite. Il figlio, nello zaino una laurea in Tecniche della comunicazione, si forma nell'ambiente Fininvest, alla scuola di Aldo Brancher e di Fedele Confalonieri. Una leggenda metropolitana lo vorrebbe anche assistente di Gianni Letta. Ma la notizia è falsa come la presenza dei coccodrilli bianchi nel sottosuolo di New York.

Poi qualcosa si rompe. Dini litiga furiosamente e se ne va, sbattendo la porta. L'Ingegnere, da sempre il nemico del Cavaliere, lo accoglie a braccia aperte. È il 1999. La carriera è rapidissima. Dini diventa subito direttore delle relazioni istituzionali di Cir, la holding del gruppo; nel marzo 2004 è direttore degli Affari generali del gruppo.

 

Di fatto, è sempre più vicino all'Ingegnere. E entra in tutti, o quasi, i consigli d'amministrazione delle società in cui è ramificata la galassia De Benedetti. Così è consigliere del gruppo editoriale L'Espresso, di Audiradio, di Audiweb, di Energia, di Energia Holding, e di Energia Molise. Insomma, è ovunque. Ma compare poco. Pochissimo. Quasi mai. Non ne ha bisogno. I giornali non gli servono. Semmai sono uno specchio delle sue strategie.

Le agenzie di stampa lo snobbano. Lo sfiorano solo perché resta impigliato nell'inchiesta per la realizzazione delle centrale Turbogas di Termoli in cui sono coinvolti anche il presidente del Molise Michele Iorio e l'assessore regionale Gianfranco Vitagliano. Dini, intercettato in un valzer frenetico di telefonate, parla di politica, di soldi, di assunzioni secondo una logica evergreen: quella clientelare. «Gianfranco - spiega al suo interlocutore - è il papà di quella centrale».

 

Poi si sfoga perché la squadra di calcio del Termoli, sponsorizzata dal gruppo, è un pozzo senza fondo: «Questi sono sempre a chiedere. Mi hanno chiesto delle cose folli... Questi sono come i drogati, se gli dai 100mila, poi ne spendono 150mila». Infine il capitolo assunzioni, toccato con una persona di Termoli: «Parlatene con il vostro sindaco, lui ha fatto molto, parlatene con lui perché diciamo che il 90 per cento della gente è su... su suo suggerimento».

 

La centrale di Termoli - e non solo quella - porta problemi. Sorgenia, il quarto operatore nazionale di energia dopo Eni, Enel e Edison, un colosso da 2,3 miliardi di euro, ha qualche difficoltà. Difficoltà crescenti. Difficoltà che aumentano esponenzialmente negli ultimi tempi. Dini prende di mira il decreto energia e il decreto sulle fonti rinnovabili, cerca di modificare in corsa i testi, fa circolare fra i big del settore una lettera che vorrebbe spedire a Romani in cui tenta di riaprire i giochi e di delegittimare Assoelettrica: «Auspichiamo che sia estesa la partecipazione al tavolo di consultazione di tutte le principali aziende impegnate nello sviluppo della cosiddetta green economy e non sia quindi limitata dalla presenza di associazioni di categoria».

 

La lettera non parte e viene cestinata, Dini perde il round ma continua a tessere la sua infaticabile tela. Perfettamente bipartisan. Anzi, capace di sintonizzarsi come un sismografo con le scosse del palazzo. È vicino a Cesare Cursi, l'ex democristiano poi aennino e oggi pidiellino presidente della commissione industria del Senato. Ma stringe sempre più le sue liason con Fli, sponda amica dei giornali dell'Ingegnere. La sua assistente, Roberta Romiti, entra per qualche tempo alla Camera con un tesserino che la indica come collaboratrice dell'onorevole Chiara Moroni, amica come Bocchino di Dini e tesoriere del gruppo. Poi la situazione si evolve e la Romiti viene addirittura «stabilizzata» con un tesserino del gruppo Fli.

Niente male - e niente di illegittimo, sia chiaro - per una dipendente di Sorgenia.
Lui frequenta l'Agcom, denuncia l'atteggiamento di Google che non paga pedaggio per la pubblicità e segue anche il delicatissimo problema della numerazione sul telecomando al momento del passaggio al digitale terrestre. Dicono che Rodolfo De Benedetti, il figlio dell'Ingegnere, non abbia gradito il suo strapotere. E abbia provato a ridimensionarlo, sostituendolo alle riunioni fra i signori dell'energia. Poi, però, Dini è tornato al suo posto. E alla giostra delle sue riunioni. Più saldo che mai. A fianco dell'Ingegnere. E suo ambasciatore, fra il Fli e il Pd, nell'eterno tentativo di fabbricare il dopo Berlusconi. 21-03-2011]

 

 

WALL ST. PROMUOVE LE FUSIONI E L’EUROPA ACCELERA SU LIBIA E GIAPPONE - GERONZI RISPONDE AI CONSIGLIERI: “NON PARLO DELLE DICHIARAZIONI DI BOLLORÉ - BAZOLI BOCCIA I “TAGLI LINEARI” DI TREMONTI - PER DELOITTE I VERTICI TELECOM SAPEVANO DELLE SIM FALSE (ZINGALES CONTRO IL NO ALL’AZIONE DI RESPONSABILITÀ) - IL COMPENSO DI BEBÈ (2,9 MLN) - IL CASO SPARKLE È COSTATO 425,2 MLN - MONDADORI, CRESCE L’UTILE E ARRIVA IL DIVIDENDO (0,17 AD AZIONE). COSTA NON ESCLUDE ACQUISIZIONI

GERONZI

1. BORSA: EUROPA ACCELERA SU LIBIA E GIAPPONE, MILANO +1,4%...
(ANSA) - A circa un'ora dalla chiusura della seduta le Borse europee ampliano i loro rialzi sulla scia dell'avvio molto positivo di Wall street e dell'apparente allentamento della tensione dell'allarme atomico in Giappone. Anche le dichiarazioni ottimistiche dei vertici militari occidentali sulle incursioni in Libia stanno sostenendo i listini, con l'indice Stxe 600, che registra l'andamento dei principali titoli quotati sui mercati azionari del Vecchio continente, che cresce di un punto e mezzo percentuale.

 

Salgono soprattutto i titoli delle assicurazioni (+2,3% l'indice Dj stoxx di settore) dopo i bruschi cali seguiti al terremoto giapponese e, soprattutto, quelli delle telecomunicazioni, trainati da Deutsche Telekom (+11,28%) che ha ceduto T-Mobile Usa ad At&T per 39 miliardi di dollari.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +1,23% - Parigi +2,34% - Francoforte +2,12% - Madrid +2,08% - Milano +1,43% - Amsterdam +1,76% - Stoccolma +1,16% - Zurigo +2,00%

 

2. GERONZI, NON ENTRO NEL MERITO DICHIARAZIONI BOLLORE'...
Radiocor - A fronte della pluralita' di dichiarazioni espresse in questi giorni da consiglieri delle Generali, il presidente Cesare Geronzi non intende entrare nel merito, lasciando che ognuno si assuma le proprie responsabilita'. Questo, a quanto appreso da Radiocor, il senso della risposta di Geronzi alla lettera con cui i consiglieri espressi dalla minoranza hanno chiesto al presidente di intervenire per rettificare ad informazioni errate fornite dal vicepresidente Vincent Bollore' in un'intervista.

3. BAZOLI, TAGLIO LINEARE SPIEGA LE PROTESTE DEL SETTORE...
(Adnkronos) - 'Il taglio lineare che non ha escluso quella che dovrebbe essere una eccezione', cioe' la cultura e la tutela del patrimonio storico-artistico, 'permette di spiegare tutte le proteste e il grido di dolore che provengono dal settore'. Lo ha detto Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, presentando oggi a Firenze, in Palazzo Pitti, la mostra biennale 'Restituzioni' che raccoglie nell'edizione 2011 oltre 80 opere restaurate grazie al contributo della banca (1,2 milioni di euro).

A tal proposito, Bazoli ha sottolineato 'l'attuale momento' in cui 'la politica italiana e' fortemente spaccata in due' e ha ricordato come 'si riconosce al ministro dell'Economia di aver tenuto insieme le finanze' del Paese con una politica anche 'rigida e impopolare'.

 

4. TRICHET, ANDAMENTO ECONOMIA POSITIVO, PRESSIONI PREZZI IN RIALZO...
Radiocor - 'L'andamento di fondo dell'economia europea rimane positivo e a nostro parere beneficiera' ulteriormente nel corso dei prossimi me si della ripresa a livello globale'. Lo ha detto nel corso della sua testimonianza di fronte al Parlamento europeo il presidente della commissione europea Jean Claude Trichet che ha anche sottolineato come le pressioni sui prezzi siano in aumento e che ci si attenda dunque una crescita generalizzata dell'inflazione a medio termine a causa della corsa delle commodities. Rispetto alla politica monetaria della Bce, Trichet ha spiegato di 'non avere nulla da aggiungere' rispetto al comunicato di fine meeting dell'eurotower del 3 marzo.

5. TRICHET, EUROTOWER NON A FAVORE INTRODUZIONE EUROBOND...
Radiocor - La Bce e' contraria agli eurobond anche se capisce le ragioni di chi ne chiede l'applicazione. Lo ha detto nel corso della sua testimonianza di fronte al Parlamento europeo il presidente della commissione europea Jean Claude Trichet. Secondo Trichet, l'adozione degli eurobond rischierebbe di 'ridurre gli incentivi per i singoli stati ad adottare solide misure di disciplina fiscale'. Secondo Trichet occorre un 'salto generazionale in avanti' in tema di governance e supervisione dell'economia a livello europeo anche se deve rimanere ai singoli stati il compito di provvedere alla solidita' dei propri conti pubblici.

 

6. TELECOM: COMPENSO BERNABE' 2,9 MLN, PARTE BONUS A BORSE STUDIO...
(ANSA) - Nel 2010 l'a.d di Telecom Franco Bernabe' ha rinunciato a parte del bonus 2009 maturato per i risultati ottenuti (si tratta di 194 mila euro su un bonus complessivo di 980 mila euro) per finanziare le borse di studio per i figli dei dipendenti.

Nel 2010, si legge nelle note al bilancio, il compenso di Franco Bernabe' e' sceso dunque a 2,925 milioni, compresi i benefici non monetari (auto, polizze assicurative e sanitarie, previdenza complementare per un valore di 327mila euro contro i 296mila dell'anno scorso) contro i 3,43 milioni incassati l'anno precedente. Allora la componente di remunerazione variabile a breve termine liquidata l'anno scorso a fronte dei risultati economici e degli obiettivi gestionali conseguiti era stata di 1,35 miliardi.

Il compenso percepito dal presidente Gabriele Galateri invece e' rimasto pressoche' invariato rispetto all'anno scorso (1,786 milioni).

Da segnalare che alcuni consiglieri non hanno percepito i loro compensi ma li hanno versati alle 'case madri'. In particolare Cesar Alierta (110mila euro) e Julio Linares (145mila) hanno versato a Telefonica gli emolumenti ricevuti per le loro cariche in Telecom, Gaetano Micciche' (110mila) a Intesa Sanpaolo, Renato Pagliaro (145mila) a Mediobanca e Mauro Sentinelli (73mila) a Ecotel.

7. TELECOM MOTIVA 'NO' AD AZIONE RESPONSABILITÀ, ZINGALES CONTRO...
(Reuters) - Telecom Italia ha deciso di non avviare azioni di responsabilità contro gli ex-amministratori per l'incertezza sul suo esito, sull'identificazione dei costi e sul nesso di causalità tra la condotta degli amministratori e gli stessi costi e per possibili danni di immagine per la società .

Lo dice la relazione di corporate governance, disponibile sul sito del gruppo telefonico, precisando che la decisione è stata presa con la "totale contrarietà" del consigliere indipendente Luigi Zingales.
I fatti cui il gruppo avrebbe potuto chiedere danni agli ex-amministratori sono legati a tre vicende: dossier illegali, sim false, caso Telecom Italia Sparkle.

 

8. DELOITTE, CASO SPARKLE COSTATO 425,2 MLN...
(ANSA) - Il caso Sparkle e' costato a Telecom 425,2 milioni di euro. Deloitte, si legge nella relazione sulla corporate governance, ha rilevato in capo a Telecom Italia Sparkle costi fiscali (per Iva indetraibile, sanzioni e interessi) per complessivi 418 milioni di euro, oltre ad altri costi collegati alla vicenda per circa 7,2 milioni di euro, in particolare costi per fidejussioni rilasciate in relazione ai procedimenti penali in corso, costi per consulenze legali e altre correlate all'indagine penale e costi per incentivi e bonus riconosciuti a livello di gruppo Telecom Italia.

 

Per evitare un nuovo 'caso Sparkle', Telecom ha attivato uno speciale comitato (costituito a giugno e presieduto dal direttore finanziario) che deve vigilare su quelle carenze che sono state definite 'material weakness'.

9. SIM FALSE; DELOITTE, VERTICE CONOSCEVA CRITICITA'...
(ANSA) - 'Gli approfondimenti di Deloitte hanno evidenziato che taluni esponenti del vertice e del management aziendale' di Telecom Italia 'in carica al tempo dei fatti avevano la disponibilita' di elementi conoscitivi relativi a criticita' e carenze nei controlli interni al tempo esistenti e piu' in generale ad alcuni aspetti dei fenomeni in esame'. E' quanto si legge nella relazione sulla corporate governance di Telecom Italia in relazione alla vicenda delle 'sim false'.

La relazione contiene un'informativa sul rapporto Deloitte, cioe' l'analisi interna commissionata dall'attuale a.d di Telecom, Franco Bernabe', in relazione ad alcuni scandali(dossier illegali, caso Telecom Sparkle, sim false) che hanno coinvolto il gruppo telefonico. Gli approfondimenti di Deloitte sul fenomeno della 'sim false' hanno evidenziato 6,8 milioni di sim card con intestazioni 'irregolari', concentrate per lo piu' nel triennio 2005-2007 e con costi per Telecom compresi tra 19,9 e 27 milioni di euro.

 

Per la vicenda sono indagati dalla Procura di Milano, anche sulla base delle risultanze del rapporto Deloitte, l'ex amministratore delegato di Telecom, Riccardo Ruggiero, e l'ex responsabile della direzione domestic mobile services (e candidato alla direzione generale di Telecom), Luca Luciani.

10. EDISON: +18% RICAVI 2010 A 10,4 MILIARDI, NO DIVIDENDO...
Radiocor - Il gruppo Edison ha chiuso il 2010 con una crescita del 18% dei ricavi, pari a 10,4 miliardi, rispetto al 2009, un ebitda in calo del 6,9% a 1,4 miliardi a causa dell'azzeramento dei margini dell'attivita' di importazione e vendita di gas, l'ebit e' sceso del 60,9% a 273 milioni e il risultato netto di gruppo e' pari a 21 milioni contro i 240 del 2009 dopo aver effettuato svalutazioni e accantonamenti per oltre 400 milioni. Gli azionisti di Edison rimarranno a bocca asciutta: nessun dividendo verra' distribuito a fronte della perdita di 86 milioni della capogruppo.

11. DRAGHI, AUMENTARE LE ALIQUOTE E' FUORI DISCUSSIONE...
Radiocor - 'Aumentare le aliquote fiscali e' fuori discussione'. Lo dice Mario Draghi, Governatore di Banca d'Italia, durante un convegno sull'euro a Milano , perche', spiega, 'comprometterebbe l'obiettivo della crescita, sottoporrebbe i contribuenti onesti a una insopportabile vessazione; le aliquote andrebbero piuttosto diminuite, man mano che si recuperino evasione ed elusione'.

Il problema dell'economia italiana, ricorda Draghi, 'e' la difficolta' strutturale a crescere' e, ai fini della crescita e della riduzione dell'incidenza del debito pubblico sul prodotto, e' necessario 'ripristinare rapidamente un solido avanzo primario e non sottrarsi all'esigenza di mettere in campo interventi che sostengano strutturalmente la crescita'.

 

12. DRAGHI, TENSIONI SU PREZZI, VALUTARE TEMPI NORMALIZZAZIONE...
Radiocor - L'orientamento della politica monetaria dell'Eurozona 'e' da lungo tempo espansiva', ma l'emergere di tensioni inflazionistiche 'richiede di valutare attentamente tempi e modalita' di una normalizzazione delle condizioni monetarie'. Lo ha detto il Governatore di Banca d'Italia e consigliere della Bce, Mario Draghi, intervenendo a un convegno sull'euro all'Universita' Cattolica di Milano. E' necessario, ha continuato, 'prevenire un deterioramento delle aspettative' ed effetti secondari su salari e prezzi. e il Consiglio direttivo della Bce 'e' pronto a intervenire con fermezza e tempestivita' per assicurare che tali rischi non si concretizzino'.

13. MONDADORI: UTILE CRESCE DEL 22,7% A 42,1MLN, PROPOSTO DIVIDENDO 0,17 PER AZIONE...
(Adnkronos) - Cresce l'utile di Mondadori che nel 2010 registra un aumento del 22,7% pari a 42,1 mln di euro rispetto ai 34,3 del 2009. Il fatturato consolidato raggiunge i 1.558,3 milioni di euro, pari a +1,2% rispetto ai 1.540,1 milioni di euro del 2009. Questi i dati contenuti nel bilancio approvato oggi dal cda di Arnoldo Mondadori Editore, riunitosi oggi sotto la presidenza di Marina Berlusconi, presentati dal vicepresidente e amministratore delegato Maurizio Costa.

Il cda proporra' alla prossima assemblea, convocata per giovedi' 21 aprile in prima convocazione (venerdi' 22 aprile, in eventuale seconda convocazione), la distribuzione di un dividendo unitario, al lordo delle ritenute di legge, di euro 0,17 per ciascuna delle azioni ordinarie (al netto delle azioni proprie) in circolazione alla data di stacco cedola.

La decisione del cda di Mondadori di proporre alla prossima assemblea un dividendo pari a 0,17 euro per azione risponde a "una politica di didivendi coerente e soprattutto sostenibile". Lo evidenzia, incontrando la comunita' finanziaria, l'ad Maurizio Costa, in occasione della presentazione del bilancio 2010.

14. COSTA (MONDADORI): NON ESCLUDIAMO ACQUISIZIONI...
(Adnkronos) - "Non escludiamo di poter cogliere la possibilita' di acquisizioni sia sul nostro tradizionale mercato, sia su quello digitale, che e' effervescente". Lo annuncia l'ad di Mondadori, Maurizio Costa, parlando oggi alla comunita' finanziaria, in occasione della presentazione delle linee guida del prossimo triennio della societa' editrice. "Stiamo monitorando e valutando", spiega l'amministratore delegato.

 

15. FINCANTIERI: SI AGGIUDICA CONTRATTO PER COSTRUZIONE DUE NAVI PER TIDEWATER...
(Adnkronos) - Fincantieri si e' aggiudicata un contratto per la costruzione di due navi tipo PSV, ordinate da Tidewater, il piu' importante operatore al mondo nel settore dei servizi per l'industria offshore. Le unita', con consegna prevista la prima alla fine del 2012, la seconda entro la meta' del 2013, saranno realizzate presso lo stabilimento di Sturgeon Bay (Wisconsin, Usa), di proprieta' di Fincantieri Marine Group, societa' del gruppo Fincantieri.

Si tratta di unita' tipo PSV - Platform Supply Vessel, per l'assistenza alle piattaforme di trivellazione e il supporto alle attivita' offshore. Tra gli aspetti particolarmente innovativi che caratterizzano queste unita', la propulsione diesel-elettrica e la possibilita' di operare a temperature polari e in acque profonde. Queste navi, che saranno certificate dall'American Bureau of Shipping, saranno lunghe 92,5 metri, larghe 19, potranno raggiungere una velocita' di oltre 14 nodi e sono progettate secondo le piu' stringenti normative antincendio e per la riduzione dell'impatto ambientale.

Sturgeon Bay e' uno dei quattro stabilimenti americani di Fincantieri Marine Group ed ha una produzione principalmente rivolta ai clienti commerciali ed alle riparazioni navali. Il cantiere di Sturgeon Bay, insieme a quello di Marinette, e' oggetto di un significativo piano di investimenti, volti ad aumentarne l'efficienza. 21-03-2011]

 

 

GUERRA ALL’ULTIMO QUADRO TRA GLI EREDI PICASSO E L’ELETTRICISTA DI PABLO - DOPO 40 ANNI PULISCE IL GARAGE E RITROVA 271 OPERE del valore di 120 milioni di euro DELL’AUTORE DI GUERNICA: MA NON SONO FIRMATE – LA “PICASSO ADMINISTRATION” GRIDA SUBITO ‘AL LADRO’ - E SI APRE IL PROCESSO SULL’INDOLE DEL GENIO CATALANO DI PAGARE A COLPI DI DISEGNI ANZICHé DI PORTAFOGLI

Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"

 

I familiari del grande scomparso - invece di difenderne la memoria - lo dipingono come un uomo arido e calcolatore, mentre gli estranei ne lodano la generosità senza pari: una strana polemica, a parti invertite come in uno dei suoi celebri ritratti. Chi era, dunque, Pablo Picasso? Il genio che portò all'infelicità le sue donne, immenso pittore e pessimo uomo incapace di slanci, o il più grande artista del XX secolo, attraversato da mille contraddittorie passioni tra le quali il gusto di donare, a tutti e senza pensarci, riscattando così i tempi duri degli inizi quando frugava nei bidoni della spazzatura a Montparnasse?

 

C'è l'identità e la personalità stessa dell'autore di Guernica in gioco- oltre a 271 opere del valore di 120 milioni di euro - nel processo che a Grasse vede opposti gli eredi di Picasso e il suo elettricista in pensione. Il 9 settembre scorso il 71enne Pierre le Guennec e la moglie Danièlle si presentano a Parigi da Claude Picasso, figlio del pittore e a capo della «Picasso Administration» , la società che amministra l'eredità del maestro. Nel trolley, opere mai viste prima, che i due pensionati vogliono fare autenticare.

 

Sbalordito, Claude li lascia tornare a casa in Provenza assicurando loro che li terrà al corrente. Poi li denuncia per ricettazione di opere d'arte, e Pierre le Guennec passa due giorni in custodia cautelare. «Mio padre era estremamente geloso delle sue opere - spiega Claude Picasso -, non ne avrebbe mai regalate così tante a degli estranei. Era solito firmare ogni quadro che lasciava il suo atelier, e invece quelli in possesso dei le Guennec sono senza nome, anche se chiaramente dipinti da lui» . L'elettricista e la moglie continuano invece a sostenere la solita versione: un regalo di quaranta fa, rimasto finora in garage.

Possibile? No, secondo gli eredi Picasso, che vogliono riprendersi i nove collage cubisti che da soli valgono 40 milioni, un acquerello del periodo blu, tempere su carta, alcuni studi di mani dipinti su tela, una trentina di litografie, dei ritratti della prima moglie Olga, una caricatura del giovane critico Andrè Salmon, e tutto il resto. Secondo i le Guennec, Picasso era straordinariamente generoso. Con loro, e con molti altri.

«È stata Jacqueline, l'ultima moglie di Picasso, a dare tutto a Pierre le Guennec mentre il maestro era ancora in vita, con il suo accordo- dice l'avvocato dei le Guennec, Evelyne Rees -. Erano una coppia che provava piacere a fare regali. Da quando è scoppiato il caso sono entrata in contatto con altre persone che hanno ricevuto regali simili, ma non vogliono venire allo scoperto per paura di venire processati come i miei assistiti» . Provare la generosità dei Picasso significherebbe scagionare i le Guennec.

 

Ecco quindi il fiorire di aneddoti: Picasso che, quando lavora alla tipografia di Henri Deschamps, offre una litografia a ogni operaio; uno di loro non sa che farsene, dice di preferire del formaggio, e Picasso ritorna portandogli del port-salut. Ancora, alla padrona di un ristorante catalano di Marsiglia dove gusta un'ottima bouillabaisse Picasso regala il disegno di uno scampo con la scritta Merci, e ai camerieri lo schizzo di un pesce ogni volta diverso.

Al suo cardiologo 66 acqueforti, ai bagnini di Juan-Les-Pins dipinti vari e al suo barbiere Eugenio Arias 60 opere, tanto che ne farà un museo. La moglie Jacqueline non è da meno: morto il maestro nel 1973, regalerà un ritratto ad Antonio Sapone, figlio del sarto di Picasso, e un altro dipinto al figlio di Guy, il suo autista. Geneviève Laporte, a 17 anni, è stata la modella e amante dell'allora 69enne Picasso. Ha sentito del processo alla radio, e ha raccontato a Le Point che è vero, il maestro amava fare doni e la storia dei le Guennec è del tutto verosimile.

«Una volta eravamo nel suo studio di quai des Grand Augustins, a Parigi, e degli operai spagnoli suonarono alla porta chiedendogli dei soldi. Lui staccò subito un assegno, ma si infuriò quando quelli pretesero anche un quadro» . Un'altra volta, Picasso regalò un disegno a una ragazzina per strada, e quando quella esultò con i genitori «guardate, vale milioni!» , lui glielo riprese e lo strappò davanti ai suoi occhi. Generoso, ma pur sempre Picasso.

 21-03-2011

 

 

FATE LELE-MOSINA - MICA C’È SOLO BOKASSA-BOKASSINI CHE LO ACCUSA DI FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE DI RUBY E LE ALTRE: I PM MILANESI CHIEDONO IL FALLIMENTO (PER 18 MLN €) DEL PORTATORE MAL-SANO DI GNOCCA - E IN SVIZZERA, DOVE SI FA VERSARE MILIONI DAL GENEROSO CAV. POMPETTA, NON LO ACCOLGONO PIÙ A BRACCIA APERTE: SE LO CONDANNANO, LE AUTORITÀ POSSONO LEVARGLI IL DOMICILIO TICINESE - A MENO CHE NON TROVI UN RICCONE CHE GARANTISCA PER LUI…

Mauro Spignesi per "il Caffè" (www.caffe.ch)

 

Quando era arrivato a Vico Morcote, erano altri tempi. Lele Mora era ancora il gran cerimoniere delle feste per vip. Lanciava un personaggio alla settimana, qualche politico ticinese si faceva fotografe con lui al Billionaire in Costa Smeralda, e nonostante i primi, sinistri scricchiolii, i direttori di banca lo chiamavano ancora per chiedergli favori, biglietti e accessi nelle zone vip del locali, e non per sollecitarlo a rientrare da una esposizione diventata oggi gigantesca. Ovvero 18 milioni, tra debiti con istituti di credito, fornitori e tasse. Oggi dunque c'è un altro Lele Mora.

 

E la sua situazione patrimoniale è totalmente diversa da quella di qualche anno fa. E anche i suoi conti con la giustizia italiana nel frattempo sono cresciuti. Ci sono ancora le condizioni per confermare il suo permesso di dimora? Un interrogativo che per adesso si sussurra ancora a mezza voce negli ambienti che contano. Perché se venisse ufficializzato il suo crac finanziario, e in sovrappiù fosse anche condannato per i suoi guai con la giustizia, verrebbe a cadere una delle condizioni per mantenere la sua dimora in Ticino. Ovvero l'autonomia finanziaria, e un reddito di oltre 100 mila franchi.

 

Certo, si tratta di ipotesi. Ed è pur vero che "avere mezzi propri sufficienti per un cittadino comunitario è un requisito importante, ma che può anche essere soddisfatto chiamando un garante o avendo soldi da parte", come spiegano alla Sezione dei permessi di Bellinzona, parlando tuttavia in generale perché il caso Mora non è stato per ora riesaminato. D'altronde gli accordi bilaterali sono chiari.

 

Il reddito "è soltanto una condizione, se cade di per sé non ha alcun effetto. La situazione - precisano a Bellinzona - cambierebbe davanti a una condanna penale. Ma dovrebbe essere passata in giudicato. Inoltre, si dovrebbero tenere presenti un'altra serie di condizioni. Come un' eventuale recidiva, l'integrazione, il comportamento in Svizzera, il tipo di famiglia che ha il dimorante, se ha figli e così via".

Insomma, il Ticino ha le mani legate. Ma le ultime vicende in Italia potrebbero modificare ancora la situazione di Mora. E di pochi giorni fa la notizia che il manager dello spettacolo ha ottenuto dal premier Silvio Berlusconi quasi tre milioni di euro, in gran parte depositati (dicono le carte processuali riportate dalla stampa) alla Bsi di Lugano. Di questi soldi, che secondo l'accusa sono stati pagati da Berlusconi per le ragazze che Mora portava ad Arcore, mentre per la difesa erano solo un semplice prestito a un amico in difficoltà (Mora dice che dovrà restituire i denari in cinque anni e che le parti hanno le fotocopie degli assegni), si parlerà sicuramente il 6 aprile al palazzo di Giustizia di Milano, dove il giudice Filippo Lamanna dovrà decidere su due istanze.

Una presentata dai pubblici ministeri Eugenio Fusco e Maurizio Carducci e un'altra dal curatore fallimentare, Salvatore Sanzo: entrambe sollecitano l'immediato fallimento personale di Mora indebitato con le sue società per svariati milioni di euro. Richiesta che se dovesse essere accolta bloccherebbe qualsiasi attività dell'agente delle star. Tanto da sottragli probabilmente un reddito certo, che quando invece è arrivato in Ticino poteva tranquillamente dimostrare, anche per ottenere il permesso di dimora. A meno che qualcuno non faccia da garante [21-03-2011]

 

 

DON SALVATORE SALVATO - il salvagente lanciato dal sistema bancario, Unicredit in testa, avrà un prezzo. Ligresti vedrà drasticamente ridursi la sua partecipazione in Fondiaria e dovrà cedere posti di comando - un aiuto arriverà anche dalle Generali, formalmente concorrenti di Fondiaria ma presiedute da gerovital Geronzi, amico e sodale di Ligresti da almeno un paio di decenni...

Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

 

Si decide tra oggi e domani il destino dell'impero finanziario di Salvatore Ligresti. Che poi, stringi stringi, vuol dire il business delle polizze di Fondiaria assicurazioni e della controllata Milano. A cui va aggiunta la rete di partecipazioni strategiche nel cuore del capitalismo italiano. Come quelle in Mediobanca, Pirelli, Rcs-Corriere della Sera, Alitalia, giusto per segnalare gli snodi più importanti.

 

Bocciata dalla Consob l'ipotesi di salvataggio sponsorizzata dai francesi di Groupama, il pallino è tornato nelle mani dei banchieri di Unicredit e Mediobanca, i due istituti più esposti nei confronti del gruppo assicurativo.

Ma un aiuto arriverà anche dalle Generali, formalmente concorrenti di Fondiaria ma presiedute da Cesare Geronzi, amico e sodale di Ligresti da almeno un paio di decenni.
Vediamo allora come funzionerà questo salvataggio all'italiana, nel segno, tanto per cambiare, del conflitto d'interessi. Tutto ruota intorno all'aumento di capitale di Fondiaria, che nei prossimi mesi dovrebbe incassare circa 500 milioni.

 

Una somma necessaria a riportare in equilibrio i coefficienti patrimoniali della compagnia da tempo pericolosamente vicini ai limiti imposti dai regolamenti in materia. Chi mette i soldi? Premafin, la holding quotata in Borsa di Ligresti, ha le casse vuote e allora ci pensa Unicredit.

 

La banca ha convocato per oggi il consiglio che dovrebbe dare il via libera definitivo all'intervento di pronto soccorso. Tra gli amministratori di Unicredit troviamo Ligresti in persona, che, ovviamente, non potrà partecipare al voto sulla delibera che riguarda se stesso.

L'operazione è stata fin qui resa nota solo nelle sue linee generali. In sostanza, Premafin sottoscriverebbe solo una parte della propria quota dell'aumento Fondiaria. Il resto dei diritti verranno ceduti a Unicredit che così, oltre a finanziare la holding di Ligresti, entrerà direttamente nel capitale della compagnia.

 

A giochi fatti al finanziere resterebbe una quota di Fondiaria non superiore al 35 per cento, contro il 41,6 per cento attuale, mentre l'istituto di credito guidato da Federico Ghizzoni arriverebbe al 7 per cento. Per conoscere i numeri esatti dell'affare bisognerà comunque aspettare ancora un po'.

Tra l'altro proprio domani è in calendario il consiglio di Fondiaria che dovrebbe alzare il velo sul bilancio 2010. Sono attese perdite per oltre 500 milioni, forse anche di molto superiori. É probabile infatti che gli amministratori della compagnia decidano di fare pulizia nei conti in vista dell'aumento di capitale e della ristrutturazione.

 

Quando le cifre del buco Fondiaria saranno chiare si capirà con precisione quanti soldi serviranno per rilanciare il gruppo assicurativo reduce, tra l'altro, dai 400 milioni di perdite fatte segnare già nel 2009.
Unicredit sembra comunque pronto a fare la sua parte.

Del resto sono ormai un paio di anni che la banca fa da puntello alle pericolanti finanze della galassia Ligresti. Operazioni immobiliari per decine di milioni, rinnovo di linee di credito in scadenza per alcune holding personali del finanziere, proroga di alcuni mesi di un contratto derivato (equity swap) su titoli Fondiaria. Unicredit ha sempre tempestivamente risposto alle richieste d'aiuto del proprio consigliere d'amministrazione. Questa volta però è diverso.

 

Adesso serve un intervento radicale per rimettere in linea un gruppo assicurativo che, tra l'altro, negli anni scorsi è stato più volte utilizzato dai Ligresti per i propri interessi personali. É stata Fondiaria a rilevare attività in perdita messe in vendita dalla famiglia del finanziere, a cominciare dalla catena alberghiera Atahotels, per non parlare di palazzi e terreni per decine di milioni di euro. Ora però non è più tempo di giochi di sponda. E il salvagente lanciato dal sistema bancario, Unicredit in testa, avrà un prezzo. Ligresti vedrà drasticamente ridursi la sua partecipazione in Fondiaria.

Tutte le sue azioni della compagnia sono peraltro in pegno da un pezzo agli istituti di credito. I banchieri vorranno anche precise garanzie sulla gestione e per questo pretenderanno anche una rivoluzione tra i manager di comando. Un paio di mesi fa lo storico amministratore delegato di Fondiaria, Fausto Marchionni (legatissimo ai Ligresti) è stato sostituito da Emanuele Erbetta.

 

Adesso però non sono escluse nuove nomine sponsorizzate dalle banche. Si è fatto il nome di Marina Natale, direttore finanziario di Unicredit, e di Claudio De Conto, a lungo l'uomo dei numeri alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. Solo ipotesi al momento. Si vedrà. Adesso i banchieri sono al lavoro per far tornare i conti. Servono in fretta nuove risorse e alla fine tornerà buono anche l'aiuto delle Generali guidate da Geronzi.

La compagnia triestina già nelle prossime settimane potrebbe comprare da Fondiaria (esercitando un'opzione negoziata mesi fa) il 27,2 per cento di Citylife, il quartiere di lusso in costruzione nel centro di Milano. Con il nuovo acquisto Generali arriverebbe al 68 per cento contro il 32 per cento dell'altro socio Allianz. Fondiaria invece incasserebbe un centinaio di milioni e soprattutto eviterebbe gli ingenti investimenti necessari per completare Citylife. Insomma un affare quanto mai opportuno. Chiuso con la benedizione di Geronzi. 22-03-2011]

 

 

PARMALAT sempre più parma-lait: I FRANCESI DI LACTALIS AL 29% - MILANO APRE POSITIVA, TOKYO CHIUDE A +4,4%, MA SONY E TOYOTA BLOCCANO LA PRODUZIONE - PROFUMO NELLA BANCA DI PUTIN - PALENZONA: “LIGRESTI-UNICREDIT? UNA BUONA OPERAZIONE” - DRAGHI: “AUMENTARE LE TASSE è VESSARE GLI ONESTI” - PRODI: CONTRO LA FRANCIA HA RAGIONE TREMONTI - GLI INUTILI SINDACI DI TELECOM - EDISON AZZERA I DIVIDENDI E TAGLIA LE GAMBE All’imbazolito ZALESKI - BUFFETT: “GIAPPONE? NON VENDO, ANZI INVESTO” - LIGRESTINI CRESCONO - ENEL E IL BOND SPAGNOLO

1 - BORSA: SPICCA MILANO IN UN'EUROPA PIATTA, +0,8% FTSE MIB...
Radiocor - Spicca Piazza Affari in uno scenario altrimenti piatto per i listini azionari continentali. Guidata dai finanziari, ma anche da alcuni titoli industriali. Il Ftse Mib sale dello 0,78%, il Ftse All Share dello 0,3%. Nel paniere dei big del listino, Mediolanum segna +2%, Intesa Sanpaolo e Bpm dell'1,5%. Scivola Prysmian (-1,5%). Sospesa Parmalat: Lactalis salira' al 29%.

 

2 - BORSA TOKYO: CHIUSURA IN RIALZO DEL 4,4%, NIKKEI A 9.608,32...
Radiocor - Nuovo deciso balzo in avanti della Borsa di Tokyo che in chiusura guadagna il 4,4% con il Nikkei in crescita a 9.608,32 punti. Dopo la chiusura per festivita' di ieri, la borsa e' ripartita su una nota rialzista, stimolata dalla crescita dell'euro vicino ai livelli massimi da 14 mesi sul dollaro. La nuova immissione di liquidita' (2000 mld yen) da parte della BoJ nel mercato interbancario sostiene il trend.

3 - SISMA GIAPPONE, TOYOTA ESTENDE SOSPENSIONE PRODUZIONE FINO A SABATO...
(LaPresse/AP) - Anche Toyota, come Honda e altre aziende, estende la sospensione della produzione in Giappone a causa del terremoto, che ha provocato la mancanza di componenti per le auto, tra cui parti in gomma e elettroniche. Toyota lo ha reso noto in una dichiarazione, in cui precisa che 11 delle sue fabbriche resteranno ferme sino a sabato. La sospensione era stata annunciata in precedenza sino a giovedì. La produzione di parti per la riparazione è stata invece ripresa da Toyota la scorsa settimana.

 

4 - SISMA GIAPPONE, SONY BLOCCA PRODUZIONE PER MANCANZA DI MATERIE PRIME...
(LaPresse/AP) - La Sony ha dichiarato oggi che sospenderà la produzione negli stabilimenti giapponesi che producono videocamere digitali e televisori a causa della mancanza di componenti e materie prime a seguito del sisma dell'11 marzo. Le operazioni negli stabilimenti di Shizuoka, Aichi, Gifu e Oita sono sospese fino alla fine di marzo. "L'azienda intende riprendere la produzione in ognuno di quegli stabilimenti non appena sarà possibile il rifornimento di componenti e materie prime", è quanto si legge in una dichiarazione sul sito internet dell'azienda.

5 - PARMALAT: LACTALIS RILEVA 15,3% DAI FONDI A 2,80 EURO/AZIONE...
Radiocor - Il gruppo francese Lactalis ha raggiunto un accordo per comprare dai fondi Zenit Asset management AB, Skagen AS e Mackanzie financial corporation le loro quote in Parmalat al prezzo di 2,80 euro per azione (ieri riferimento a 2,466 euro). L'acquisto riguarda 265.744.950 azioni, pari al 15,3% del capitale del gruppo di Collecchio. Con questa operazione Lactalis sale al 29% di Parmalat.

 

6 - UNICREDIT: PALENZONA, INGRESSO IN PREMAFIN? UNA BUONA OPERAZIONE...
Radiocor - 'E' una buona operazione. Noi dobbiamo tutelare i nostri interessi e gli interessi dei nostri clienti. Questo e' il mestiere della banca'. Fabrizio Palenzona, vice presidente di UniCredit risponde cosi' a Radiocor che gli chiede dell'imminente ingresso del gruppo UniCredit nel capitale di Premafin holding del gruppo Ligresti. Palenzona ricorda che oggi e' in programma un cda della banca.

 

7 - CAMBI: EURO AI MASSIMI DAL 4 NOVEMBRE A 1,4236 DOLLARI...
Radiocor - Ancora un rialzo per l'euro, salito a 1,4236 dollari, nuovo massimo dal 4 novembre scorso e in rialzo da 1,4207 della chiusura di ieri. Lo yen si ra fforza contro il dollaro a 80,91 contro 81 della chiusura precedente, nonostante la nuova immissione di liquidita' da parte della BoJ, ma perde terreno sull'euro a 115,17 da 115,08. Il mercato punta ancora su un aumento dei tassi in aprile da parte della Bce.

8 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GENERALI: 'Non sono io ad avere attaccato, ma io ad aver subito l'attacco', parla il finanziere francese Vincent Bollore' che sostiene: 'Nessuno mi risponde sull'operazione Ppf' (Il Sole 24 Ore, pagina 41) L'ad del Leone di Trieste Giovanni Perissinotto scrive al presidente Cesare Geronzi chiedendo piu' chiarezza su Bollore' (dai giornali). 'Finita l'eta' di Cuccia, l'architrave e' la politica', intervista a Guido Rossi (Il Corriere della Sera, pagina 34)

LIBIA: la missione militare divide gli alleati. L'Italia alla Francia: comando alla Nato o gestiamo le nostre basi (dai giornali)

 

GIAPPONE: allarme per il cibo radioattivo. Trovati alti livelli di radiazioni nel latte e nelle verdure provenienti dall'area di Fukushima (dai giornali)

CRISI: intesa nell'Unione europea sul fondo salva-Stati, saranno messi sul piatto 700 miliardi di euro per poterne usare 500 miliardi. Dall'Italia arrivano 14 miliardi. Critico il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, che conferma la sua contrarieta' agli eurobond (dai giornali) Come la Germani puo' evitare una Germania a due velocita'. Intervento di George Soros (Financial Times,pag.11)

PARMALAT: la Consob chiede chiarimenti sulla quota della francese Lactalis nel gruppo italiano. A Piazza Affari impennata di scambi ma il titolo perde il 5,1% (dai giornali)

 

FONDIARIA-SAI: il rosso del gruppo assicurativo verso 800 milioni di euro. Unicredit resta almeno tre anni. Il margine di solvibilita' sotto la quota del 100% ma con aumenti per 750 milioni salira' al 124% (La Stampa, pagina 33)

MONDADORI: 'Piu' digitale nel nostro core business. Pronti a studiare nuove acquisizioni, con la carta stampata ci saranno sinergie'. Intervista a Maurizio Costa, amministratore delegato di Mondadori (Il Sole 24 Ore, pagina 45)

FIAT: 'I motori elettrici? Per ora meglio il metano. Le batterie hanno grandi potenzialita' future e limiti attuali', parola di John Elkann, presidente del gruppo Fiat (La Stampa, pagina 29)

TELECOM: svelato il rapporto della Deloitte & Touche. Nessuna azione di responsabilita' contro gli ex manager, ma chi era al vertice sapeva delle sim false 8dai giornali)

FISCO: il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, dice no ad aumenti della pressione fiscale, sarebbe una vessazione degli onesti (dai giornali)

 

GIUSTIZIA: Nel processo civile 'con la mediazione obbligatoria sia tagliano di un terzo i tempi del processo'. Intervista al ministro della Giustizia, Angelino Alfano (Il Sole 24 Ore, pagina 11)

ACQUA: oggi e' la giornata mondiale dell'oro blu, un miliardo di persone non ne ha abbastanza. Nel Primo Mondo aumentano gli sprechi, mentre si tenta di privatizzarla. In Italia intanto cala la vendita di minerale (dai giornali)

9 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 22 MARZO...
Radiocor - Milano - Star Conference 2011: le piccole e medie societa' quotate al segmento Star di Borsa Italiana presentano i risultati 2010 alla comunita' finanziaria.

Milano - seminario Aiaf. Partecipano, tra gli altri, Mario Noera, presidente Aiaf; Gianluca Manca, head of Sustainability di Eurizon Capital Sgr.

CDA (approvazione dati contabili) - Credem, Rcs MediaGroup, UniCredit.

Milano - incontro Atm e Telecom Italia per la presentazione di 'Mobile pass: l'abbonamento Atm sul telefonino'. Partecipano, tra gli altri, Franco Bernabe' , a.d. Telecom Italia; Elio Catania, presidente Atm.

Milano - nell'ambito dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario di Iap - Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, tavola rotonda ai cui partecipano Mara Carfagna, ministro Pari Opportunita'; Antonio Catricala', presidente Autorita' Garante della Concorrenza.

Roma - riunione straordinaria della Conferenza delle regioni sul federalismo regionale.

 

10 - PROFUMO VERSO CONSIGLIO RUSSA SBERBANK...
(ANSA) - Alessandro Profumo, l'ex amministratore delegato di Unicredit, e' candidato ad entrare nel nuovo consiglio di sorveglianza di Sberbank, la piu' grande banca di Stato russa e probabilmente dell'intera Europa orientale, di cui e' gia' consigliere del presidente German Gref. Lo scrive l'agenzia Interfax riferendo sui lavori dell'assemblea degli azionisti.

11 - PRODI: SULLE LEGGI ANTI SCALATA TREMONTI HA RAGIONE...
Dal "Corriere della Sera" - «Tremonti ha ragione sugli aspetti particolari in cui non sono state rispettate le simmetrie, la Francia non può approfittare del suo monopolio per fare acquisti all'estero, in questi casi il problema della protezione giuridica è un problema che si pone» . E' nientemeno che l'ex premier del centrosinistra Romano Prodi, intervenendo a «Radio 24» , a schierarsi con l'attuale ministro dell'Economia.

 

Al centro c'è la decisione di Tremonti di studiare delle norme per difendere i campioni dell'industria nazionale dagli attacchi stranieri, nel caso specifico quelli portati avanti dai francesi. Se a favore di un intervento anti-opa si è schierato Prodi, si è invece dichiarato contrario il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, mentre l'amministratore delegato di Edison Umberto Quadrino preferisce attendere che il Governo prenda una decisione.

12 - SINDACI CHE NON DECIDONO...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Enrico Maria Bignami (presidente eletto dai fondi), Gianluca Ponzellini, Salvatore Spiniello, Ferdinando Superti Furga (i tre della lista Telco) e Lorenzo Pozza (Findim). Sono i sindaci di Telecom Italia. A loro spetta vigilare su quello che avviene in azienda. E più a loro che al consiglio di amministrazione compete la proposta per l´avvio di una azione di responsabilità per le vicende Telecom finite sui tavoli delle procure.

 

Eppure nella loro relazione per l´assemblea, pubblicata ieri, hanno deciso di non decidere. Sparkle? «C´è tempo fino al 3 dicembre 2012». La Security? «Il procedimento penale non è concluso e la prescrizione per l´azione di responsabilità non è ancora scaduta». Le sim? «Gli accertamenti penali sono in corso, ogni iniziativa è prematura». Vendite irregolari? «Non sono emersi elementi».

13 - L'OPERAZIONE (DOPPIA) SUI CONTI EDISON...
R. Ve. per il "Corriere della Sera" - Edison abbatte drasticamente i risultati del 2010 con accantonamenti straordinari e azzera il dividendo. L'azionista francese EdF, che aveva fatto pressioni apportando per primo pesanti svalutazioni nel proprio (assai capiente) bilancio, viene trattato con la stessa moneta. Svalutazioni pesanti anche nella partecipata e zero dividendi. Gli altri soci si arrangino come meglio possono.

A2A potrà sopportare il mancato provento, grazie alle plusvalenze incassate dalla cessione di pacchetti azionari nella svizzera AlpiQ (l'ex Atel); potrà comunque distribuire utili, salvando i bilanci dei comuni di Brescia e Milano, che dipendono molto dai suoi dividendi. Peggio andrà per Delmi e relativi azionisti, banche o altre municipalizzate, che resteranno a bocca asciutta, ma hanno bilanci propri che fanno comunque utili.

 

Peggio ancora per Zaleski /Tassara, che dei dividendi di Edison, di cui detiene il 10% circa, avrebbe invece bisogno come dell'ossigeno. Che poi la svalutazione e il blocco dei dividendi serva ad aumentare le disponibilità per una soluzione futura della vicenda Edison è possibile, ma è tutto da verificare.

14 - GIAPPONE: BUFFETT,NON VENDO,ANZI INVESTO...
(ANSA) - Il sisma in Giappone e' 'un'opportunita' per comprare'. Il Finanziere Warren Buffett non vede alcun pericolo per l'economia giapponese, che sara' in grado di riprendersi. Annuncia cosi' di non voler vendere i titoli giapponesi in suo possesso. Costretto dal terremoto a saltare la trasferta in Giappone, Buffett dalla Corea del Sud afferma che la Berkshire Hathway e' a caccia di nuove acquiszioni dopo quella di Lubrizol per 9 miliardi di dollari della scorsa settimana.

 

15 - PIZZA E PASTICCERIA DA PAOLO LIGRESTI...
Da "il Sole 24 Ore" - Paolo Gioacchino Ligresti diversifica. Il più giovani dei tre eredi di Salvatore Ligresti si lancia nelle attività della ristorazione a fianco dei fratelli Gorla, che guidano l'omonimo gruppo controllato dalla Gesafin. Nelle scorse settimane Paolo Ligresti, classe 1969, è diventato infatti socio di maggioranza col 51% di Accademia Commerciale la cui quota restante è della spagnola Grafil Investments (gruppo Gesafin), con Davide Gorla, classe 1970, amministratore unico e ha rilevato il 10% di C Box, dove gli altri azionisti sono Gesafin, Grafil Investments e Dario's Italia e che vede Daniele Gorla, classe 1967, come amministratore unico.

Le attività di Accademia Commerciale sono, fra le altre, la "distribuzione, intermediazione commercializzazione e vendita di prodotti alimentari, in particolare pizze, pasticceria fresca e gelati". C Box si occuperà invece di «gestione di ristoranti, bar, pasticcerie, markets, tavole calde, alberghi», ma anche di vendita al minuto di prodotti alimentari. Paolo Ligresti, fratello di Giulia Maria e Jonella, consigliere e membro dell'esecutivo di FonSai, ha recentemente seguito la vendita della banca svizzera Gesfid, controllata dal gruppo assicurativo, alla Pkb Privatbank della famiglia Trabaldo Togna. (An.Giac.)

 

16 - POPOLARE SPOLETO, TUCCARI NUOVO DG...
Da "il Sole 24 Ore" - La telenovela della Popolare di Spoleto pare giunta a un passaggio nodale: nelle prossime ore la banca dovrebbe annunciare il nome del nuovo direttore generale, chiamato a sostituire Alfredo Pallini, sospeso dalle funzioni l'8 febbraio. Dopo una laboriosissima opera di mediazione, la scelta parrebbe caduta su Francesco Tuccari, che lascerebbe la carica di condirettore generale della Banca Popolare Commercio e Industria del gruppo Ubi. Dopo il master alla Sda Bocconi nel 1984, Tuccari entrò in Consob salendone i gradini fino a giungere alla carica di condirettore della Divisione Intermediari con responsabilità dell'Ufficio Insider Trading.

 

Un ruolo che lo ha visto protagonista di vicende rilevanti: fu sua la conduzione, nelle fasi iniziali, dell'inchiesta su Olivetti-Telecom. Dal 1999 Tuccari è passato, per un breve periodo, a Banca Intermobiliare di Investimenti e gestioni (Bim) e da quella poi a Bpci, dove si è occupato di governo e controlli interni. Per le competenze del suo curriculum, a cavallo tra istituti di credito e autorità di vigilanza, Tuccari avrebbe convinto tanto gli azionisti quanto i regulator di possedere il «physique du rôle» necessario a sedere su una poltrona che scotta. (N. B.)

17 - IL DEFICIT TARIFFARIO ALLUNGA IL TERZO BOND...
Da "il Sole 24 Ore" - Tutti pazzi per i bond del deficit tariffario spagnolo. Le emissioni che il governo iberico sta facendo da gennaio attraverso il Fade (già emesse due tranche per 4 miliardi in tutto) per ripagare il deficit cumulato verso le utility spagnole (circa la metà dell'esposizione è verso Endesa del gruppo Enel) raccolgono fiducia e consenso tra gli investitori. Tanto che il Fade ha deciso di allungarne la scadenza da 4/5 a 10 anni. Per oggi è attesa la terza tranche, per un valore di altri 2 miliardi. Il mercato apprezza il successo delle emissioni (ma anche il ritrovato equilibrio dell'economia spagnola).

 

Ma apprezza ancora di più il gruppo Enel: da inizio anno nelle casse di Endesa è entrato già un miliardo e un altro arriverà a breve dopo l'emissione fatta a febbraio. L'operazione attesa per oggi, se il controvalore sarà confermato, metterà una certezza sull'incasso a breve di un ulteriore miliardo. Tre miliardi messi al sicuro in tre mesi su 8,5 miliardi di crediti che Endesa ha maturato verso il governo spagnolo negli ultimi 5 anni è una performance di tutto rispetto. Il governo Zapatero ha promesso che andrà avanti con il ritmo di una emissione al mese fino a luglio. E sembra determinato a rispettare la tabella di marcia. (L.Ser.)

18 - IL THRILLER SULLA CRISI CERCA UN LIETO FINE...
Da "il Sole 24 Ore" - Un attacco militare a un paese africano, un'aggressione speculativa ai debiti sovrani, personaggi senza scrupoli che fanno impennare l'inflazione italiana, una guerra valutaria globale con molte vittime, in primis la moneta. Fiction o realtà? Difficile quesito, viste le recenti cronache. Sono in realtà questi gli ingredienti di un thriller finanziario presentato ieri sera presso l'Università Bocconi di Milano: «La sostanza del bianco» è stato scritto diversi mesi fa da John Stitch, al secolo Claudio Scardovi che in Bocconi insegna Sistemi Finanziari dopo aver guidato la sede italiana di Oliver Wyman e di Lehman Brothers e Nomura poi.

 

Un incontro organizzato dagli studenti dell'ateneo milanese che a discuterne hanno invitato Alessandro Profumo, che non si è sottratto a rispondere sul congelamento di beni Libici in Italia; Marco Morelli di Intesa Sanpaolo ed Ennio La Monica di Carige, che hanno marcato la differenza delle banche commerciali italiane dalle investment bank anglosassoni; e i docenti Franco Bruni e Giancarlo Forestieri. Davanti a una sala stracolma di studenti. Per capire la crisi, e per uscirne, meglio un romanzo che tanti trattati. (R.Fi.)

19 - "AUMENTARE LE TASSE è VESSARE GLI ONESTI"...
Da "il Fatto quotidiano" - "Aumentare le aliquote fiscali è fuori discussione: comprometterebbe l'obiettivo della crescita, sottoporrebbe i contribuenti onesti a una insopportabile vessazione". Così il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi nel suo intervento sull'euro svoltosi all'Università Cattolica di Milano. Ha aggiunto che il patto per l'euro "si ispira a principi corretti. Lo sforzo, tecnico e negoziale, è stato cospicuo, i risultati incoraggianti ma non sufficienti".

 

Sulla crisi economica Draghi sostiene che "gli effetti non sono destinati a passare in poco tempo, dureranno per molti anni". Il discorso si è poi concentrato sulla necessità di stabilità: "Stiamo seguendo con estrema attenzione gli sviluppi dei tragici eventi in Giappone. Gli interventi concertati sui mercati dei cambi decisi il 18 marzo mirano a evitare che una eccessiva volatilità dei tassi di cambio possa avere implicazioni avverse sulla stabilità economica e finanziaria".

20 - CRISI: UE,ACCORDO SU FONDO SALVA-STATI...
(ANSA) - I ministri finanziari Ue, riuniti a Bruxelles, hanno raggiunto un accordo sul funzionamento del futuro Fondo salva-Stati, lo European stability mechanism, che sara' operativo dalla meta' del 2013. Il fondo avra' una capacita' finanziaria effettiva di 500 miliardi di euro e potra' intervenire sul mercato primario dei titoli per acquistare bond dei Paesi in gravi difficolota' finanziarie. Non e' stata dunque accolta la richiesta della Bce di intervenire anche sul mercato secondario.

 

21 - USA, CONVENTION DI SINDACATI AUTO A DETROIT PER DISCUTERE CONTRATTI...
(LaPresse/AP) - I sindacati dell'industria automobilistica, United Auto Wovrkers (Uaw), si incontrano oggi a Detroit per un dibattito a livello nazionale sui diritti dei contratti collettivi. Si attendono più di 1.200 delegati alla tre giorni, in cui si discuterà il contratto dell'autunno. Il contratto della Uaw con General Motors, Ford e Chrysler termina il 14 settembre e i lavoratori chiederanno una parte dei profitti delle aziende di Detroit, anche se le difficoltà per maggiori spese di produzione e il rallentamento produttivo per il terremoto in Giappone potrebbero pregiudicare l'apertura al dialogo da parte delle aziende.

 

22 - PREZZI DEL CACAO ALLE STELLE, SORPRESA AMARA PER LE UOVA DI PASQUA...
(LaPresse) - Sorpresa amara per gli amanti del cioccolato. Quest'anno le uova di Pasqua costeranno di più. I prezzi sono schizzati alle stelle soprattutto a causa delle tensioni in Costa d'Avorio e nelle quotazioni delle matterie prime. A raccoltarlo è Repubblica, che aggiunge che il cacao ha raggiunto il picco più alto degli ultimi 32 anni con aumenti fino al 20%.

 22-03-2011]

 

 

WELCOME MR. MURDOCHONI - PER JOHN LLOYD ("FINANCIAL TIMES") NESSUNO È PEGGIO DEL CAVALIER POMPETTA QUANDO SI TRATTA DI CONCENTRAZIONE MEDIATICO-POLITICA, MA NON PENSATE CHE LO SQUALO SIA TANTO MEGLIO: “LA STORIELLA DELL’EDITORE LIBERALE, IN QUANTO CONTRAPPOSTO A B., VE LA BEVETE VOI ITALIANI” - AVVISATE CARELLI DI SKY ITALIA: DOPO LA CONQUISTA DI BSKYB, IL VECCHIO RUPERT PREPARA LA VIRATA A DESTRA DI SKYNEWS, TRASFORMATA IN UNA FOXNEWS EUROPEA…

Andrea Valdambrini per "il Fatto quotidiano"

 

Tra il magnate Rupert Murdoch e il premier Silvio Berlusconi, chi è il più potente (e pericoloso per la libertà di informazione) del Reame non è scontato. John Lloyd, editorialista del Financial Times, non ha dubbi: "La concentrazione di potere, mediatico e politico, fa di Berlusconi un personaggio unico, non solo in Europa, ma anche nel mondo". Il parallelo tra i due imperatori dei media tocca il rapporto con la politica e con il potere in generale.

È più indiretto per lo "squalo" australiano, che si mostra più scaltro di Berlusconi nel gestire la sua immagine pubblica. Ma non meno invadente nei futuri sbocchi politici americani: la murdochiana Fox News (schierata apertamente contro Obama), starebbe individuando i perfetto candidato conservatore "made in Fox" per le prossime elezioni presidenziali.

 

Ora che il governo britannico ha dato il via libera scorporo di Sky News da BskyB (British sky broadcasting), News Corp, la società di Rupert Murdoch, diventerà la più grande media company della Gran Bretagna. Che il nuovo impero mediatico austrialiano venga tentato dal seguire le orme di quello arcoriano?

John Lloyd, il monopolio anche in Gran Bretagna desta preoccupazioni?
Monopolio mi sembra una parola grossa. Concentrazione pericolosa è una definizione più appropriata. La più grande pay tv del Paese si affianca a quattro quotidiani, tra i più venduti (Times, Sun e i rispettivi domenicali, ndr).

 

Reputa che il conflitto d'interessi italiano sia più grave?
Ne sono convinto. È tutto in uno, politica e informazione, esercizio del potere e propaganda. Murdoch non si comporta così.

Eppure di irregolarità, nella procedura di acquisizione di Sky, ce ne sono.
Non legali ma, certo, ci sono stati passaggi inopportuni a livello politico. Per questo il "fronte dei media" - l'alleanza di Bbc, Guardian, Telegraph e altri - protesta e si coalizza contro il magnate.

È persino saltato un ministro.
Vince Cable, il Lib-dem che certo non ama le concentrazioni di potere mediatico.

 

Si può ipotizzare un'imboscata per toglierlo di mezzo?
Il caso è effettivamente strano. A metà dicembre il Telegraph, quotidiano conservatore ostile a News Corporation, intercetta una conversazione privata del ministro, fino ad allora competente in materia di informazione. Ai due cronisti in incognito, Cable dice: "Noi faremo di tutto per bloccare la presa di BSkyB".

Il Telegraph, per non darsi la zappa sui piedi, all'inizio toglie questa parte, che però filtra comunque attraverso le rivelazioni della Bbc. Cable a quel punto non poteva che dimettersi, ma il paradosso è che la causa di tutto sono due autorevoli esponenti del "fronte dei media". Poi le competenze sulla questione sono passate al ministro della Cultura Jeremy Hunt, conservatore e già in partenza favorevole. Anche se manca un ultimo passaggio formale, nessuno dubita più che Murdoch ce l'abbia fatta.

Dunque Murdoch ottiene la maggioranza di BskyB in cambio della cessione, a un organismo indipendente, di Sky News, cioè il canale che fa opinione e informa.
Attenzione, la cessione riguarda la maggioranza delle azioni, News Corporation rimane proprietaria del 39 per cento, cioè della minoranza. Ma, in realtà, ho il sentore che l'azionista di minoranza tenterà di condizionare gli altri azionisti, allo scopo di creare un canale più politicizzato a destra.

Modello americano?
Ha in testa Fox News trapiantata in Europa.

 

Sarebbe il primo caso dalle nostre parti. Ma perché?
Il motivo non è soltanto, o non esclusivamente, ideologico. Al momento Sky News è neutrale ed equilibrato. Ma perde soldi: non funziona commercialmente. Fox invece va benissimo, perché il suo pubblico è ben individuato. Se ti polarizzi fai più audience.

Altro che editore "di sinistra"...
Una storiella che vi bevete voi italiani: l'ironia di un Murdoch editore liberale in Italia, in quanto contrapposto a B.

Le differenze sono chiare, gli intrecci pure. In che cosa sono simili?
Ricchi, potenti, imprenditori dell'informazione, con una tendenza ad accentrare. Ma insisto, Berlusconi è più concretamente pericoloso.

 22-03-2011]

 

 

Sondaggio o son desto? - Perdono terreno la Lega (al 10,8%) e Fini (dal 4,3% al 4%) - il pdl guadagnerebbe lo 0,1% rispetto a una settimana fa (dal 41,3% al 41,4%) - Il Pd perderebbe lo 0,2%, portandosi dal 25,1% al 24,9% - Bene Di Pietro (dal 5 al 5,3%) e Storace (dall’1,3% all’1,6%) - Continuano a diminuire gli astenuti (-2,5%), che oggi sarebbero il 26,2%. stabili gli indecisi al 13,1%... da Blitzquotidiano.it

 

Perdono terreno la Lega Nord e Fini, diminuiscono sensibilmente gli astenuti. Sono questi i dati più rilevanti emersi dal sondaggio realizzato da Emg per il Tg di La7.
L'attuale maggioranza, stando ai risultati del rilevamento, guadagnerebbe lo 0,1% rispetto a una settimana fa (dal 41,3% al 41,4%).

Andando nel dettaglio dei partiti, il Pdl guadagnerebbe un risicato 0,1% (portandosi al 29%), mentre la Lega perderebbe lo 0,3% (il Carroccio passerebbe al 10,8%). La Destra di Francesco Storace salirebbe invece dall'1,3% all'1,6%.

 

Per quanto riguarda il Terzo Polo, la coalizione perderebbe in totale lo 0,3% di elettori. Futuro e Libertà andrebbe dal 4,3% al 4%. L'Udc sarebbe stabile al 7%. L'Mpa di Raffaele Lombardo passerebbe dallo 0,6% allo 0,8%. L'Api di Francesco Rutelli scenderebbe dallo 0,9% allo 0,7%.

 

Lieve crescita per il centrosinistra (dal 42,1% al 42,4%), ma solo considerando organici alla coalizione partiti in "bilico" come i Radicali (da 0,5% a 0,7%), i Verdi (da 0,3% a 0,5%) e la Federazione della Sinistra (dall'1,1% all'1,2%). Il Pd perderebbe invece, stando a questi dati, lo 0,2%, portandosi dal 25,1% al 24,9%. Bene l'Idv di Di Pietro (dal 5 al 5,3%). Stabile il Psi all'1,1%. Leggera flessione invece per Sel di Nichi Vendola, che calerebbe dal 9% all'8,7%.

Continuano a diminuire gli astenuti (-2,5%), che oggi sarebbero il 26,2%: si tratterebbe comunque di più di un quarto dell'elettorato. Abbastanza stabili gli indecisi, che si attestano al 13,1%.

22-03-2011]

 

 

DE MAGISTRIS, UN FLOP DA MAESTRO - TRENTA INDAGATI, TRENTA ARCHIVIAZIONI! IL GIUDICE SEPPELLISCE L’INCHIESTA SULLE “TOGHE LUCANE”, PERCHÉ “LA PROVA È DEL TUTTO CARENTE” - CARRIERE DISTRUTTE, MAGISTRATI TRASFERITI, CAMPAGNE MEDIATICHE INCESSANTI, TUTTO PER UNA “CUPOLA” CHE NON ESISTE - L’EX PM FA SPALLUCCE E NON COMMENTA, MA DOPO GRILLO, VIENE SCARICATO ANCHE DA VENDOLA: SEL APPOGGERÀ IL PREFETTO MORCONE COME CANDIDATO SINDACO DI NAPOLI

1 - MORCONE VINCE IL «REFERENDUM» TRA GLI ISCRITTI SEL - DE MAGISTRIS: SONO SBALORDITO - SU 600 VOTANTI, 350 VOTANO PER IL PREFETTO...
Da "Corrieredelmezzogiorno.corriere.it"

 

Un po' a sorpresa il candidato del Pd Mario Morcone vince il referendum interno tra gli iscritti di Sinistra e libertà (poco più di 600 i votanti su circa 2 mila aventi diritto) e ricuce un pezzetto della coalizione di centro-sinistra alle Comunali di Napoli. Trecentocinquanta voti al prefetto Morcone, 254 per l' eurodeputato di Idv, che ha prevalso solo nel quartiere residenziale del Vomero. Il Pd respira ed invita, con il responsabile enti locali Davide Zoggia, a «lavorare intensamente per la ricomposizione dell' intero fronte del centrosinistra».

Dal commissario del Pd di Napoli, Andrea Orlando arriva un invito a riflettere per De Magistris e l' appello a «lavorare per battere il comune avversario del centrodestra». Ma la reazione di De Magistris, è di chiusura. «Sono sbalordito - afferma l' ex pm - tra il programma di Sel ed il mio registro una sostanziale identità. Non sono però meravigliato, da tempo si sentiva spirare un'aria torbida e negativa, in particolare da una parte degli apparati e della nomenclatura di Sel, i quali spingevano per procedere in continuità con il bassolinismo». Accuse in linea con quelle lanciate dall' ex pm nei giorni scorsi con riferimenti a «schieramenti trasversali» nel centrodestra e nel centrosinistra.

 


2 - IL FLOP INDECENTE DI DE MAGISTRIS...
Andrea Di Consoli per "Il Riformista"

Leggere attentamente l'ordinanza di archiviazione dell'indagine "Toghe lucane" condotta nel 2007 dall'allora pubblico ministero Luigi De Magistris presso la Procura di Catanzaro, significa ripercorrere uno dei cortocircuiti mediatico-giudiziari più drammatici degli ultimi anni.

 

Come si sa, "Toghe lucane" partiva dall'assunto che in Basilicata ci fosse un "comitato di affari", e che questo comitato fosse composto da politici, magistrati e appartenenti alle forze dell'ordine. In totale, gli indagati erano trenta e, come le cronache hanno ampiamente raccontato (tutti i giornali ne hanno dato notizia tranne Il fatto quotidiano, e ci piacerebbe sapere perché), tutti e tutti e trenta sono stati archiviati dalla stessa Procura di Catanzaro.

Nell'ordinanza di archiviazione il Gip Maria Rosaria di Girolamo scrive: «Si ritiene che gli elementi fin qui esposti non consentano di sostenere adeguatamente, nei confronti di tutti gli indagati, una fattispecie associativa quale ipotizzata, essendo del tutto carente la prova in ordine all'esistenza di un sodalizio». Da provare vergogna, francamente.

"Toghe lucane" metteva in un unico calderone tutta una serie di indizi, notizie, voci e intercettazioni, dando l'impressione che in Basilicata ci fosse una sorta di "cupola" dedita agli affari e allo sperpero del danaro pubblico (alcuni giornalisti diedero vita a una vera e propria gogna mediatica, come molti lettori ancora ricorderanno). Dare conto di tutti i filoni dell'indagine non è possibile in poche righe; tenteremo però di raccontare - ordinanza alla mano - alcuni momenti salienti di questo clamoroso flop giudiziario.

 

Il più grave, a nostro avviso, è quello a danno della Pm Felicia Genovese e di suo marito Michele Cannizzaro, che viene nominato direttore generale dell'ospedale San Carlo di Potenza il 31 luglio del 2007 (il presidente della giunta regionale era l'attuale senatore del Pd Filippo Bubbico, mentre assessore alla Sanità era l'attuale presidente Pd Vito De Filippo. Entrambi, va sottolineato, sono stati archiviati in "Toghe lucane"). Bene, facciamo un passo indietro.

In data 15 ottobre del 2001 il dottor Giuseppe Panio, all'epoca direttore dell'Asl di Venosa, denuncia la giunta regionale per averlo sollevato dall'incarico (dalla stessa giunta precedentemente conferito) in seguito alla sua decisione di licenziare un medico che si era fatto operare in un'altra struttura sanitaria rispetto a quella di appartenenza. Per la giunta tale decisione è inaccettabile, perché limitative delle libertà individuali, e quindi scatta il sollevamento dall'incarico.

 

Il dottor Panio non ci sta e denuncia la giunta. Il 29 giugno del 2004 il Pm Felicia Genovese, titolare del procedimento, decide di archiviare la denuncia. Il 22 luglio del 2004 il dottor Michele Cannizzaro partecipa al bando a direttore sanitario dell'ospedale San Carlo di Potenza, e il 31 luglio viene nominato.

Il sospetto di De Magistris è che la Genovese abbia archiviato la denuncia di Panio per favorire la nomina del marito (facendo un favore alla giunta regionale). Peccato che l'archiviazione della Genovese avvenga il 29 giugno del 2004, e che la domanda a direttore venga presentata da Cannizzaro il 22 luglio dello stesso anno. Di che stiamo parlando?

Facciamo adesso un passo in avanti di due anni. Nel luglio del 2006 Marco Travaglio pubblica su Micromega un articolo intitolato "Amaro lucano" e parla della corruzione in Basilicata, citando il caso di Cannizzaro e della moglie. L'embrione di "Toghe lucane" è lì. Il 26 febbraio del 2007 Carlo Vulpio inizia a scrivere una serie di articoli sul Corriere della sera e si spinge oltre: mette insieme il caso Claps e il caso dei fidanzatini di Policoro e li ricollega a "Toghe lucane".

 

Lo stesso 26 febbraio, nella trasmissione Chi l'ha visto? di Rai3, viene portato davanti agli schermi l'ex pentito Gennaro Cappiello, che era stato considerato inattendibile dalla magistratura e di conseguenza denunciato, e gli si permette di rifare vecchie accuse a Cannizzaro (vecchie di almeno sette anni) in merito alla sua presunta partecipazione nell'eliminazione del corpo di Elisa Claps (si parla di acido e di cementificazione). Vulpio e la Sciarelli vengono querelati da Cannizzaro e dalla Genovese, ma il battage mediatico è violento e inarrestabile, e nessuno sa la sente di intervenire. Senza che nessuno si degni di ascoltare i due malcapitati, Cannizzaro, il 14 maggio del 2007, si dimette dalla direzione del San Carlo.

 

Facciamo adesso una pausa, e torniamo a leggere tra le pieghe dell'ordinanza di archiviazione, che ci aiuta a capire che cosa è accaduto tra Potenza e Catanzaro in quel cruciale 2007 (diciamola tutta: all'interno della Procura di Potenza si era creata una spaccatura intorno alle modalità di conduzione delle indagini: da una parte c'erano il procuratore Tufano, Genovese e Bonomi, e dall'altra c'erano Woodcock, Montemurro e Iannuzzi).

Ecco cosa scrive la di Girolamo: «In particolare, una delle questioni che era stata occasione di frizione tra il dr. Tufano ed il dr. Montemurro era quella riguardante l'asserita tardiva iscrizione nel registro degli indagati di Cappiello Gennaro, collaboratore di giustizia che aveva mosso delle accuse nei confronti della dr. Genovese e del dr. Cannizzaro. Tale ultima circostanza aveva costituito oggetto di critiche da parte del dr. Tufano in occasione delle riunioni del Consiglio Giudiziario, nonché in occasione del parere sulla progressione di carriera del dr. Montemurro, ed a causa della stessa era stato avviato nei confronti del dott. Montemurro un procedimento disciplinare».

 

La colpa di Tufano? Aver ipotizzato - non siamo noi a dirlo, ma l'ex Gip di Potenza Pavese - una «evidente critica (di Tufano, ndr) al dott. Montemurro e di presa di posizione a favore della dr.ssa Genovese e del coniuge Cannizzaro, facendo intuire che egli ipotizzava una sorta di accanimento a carico degli stessi».

La vicenda Cannizzaro-Genovese è però solo un capitolo di "Toghe lucane", e altri bisognerebbe raccontarne. Ma tanto basti per adesso.

 

 

Com'è andata a finire? Che Cannizzaro si dimise (per la gogna mediatica) dalla direzione del San Carlo, e Felicia Genovese fu trasferita in via cautelare dal Csm - su richiesta dell'allora ministro della giustizia Clemente Mastella - presso il Tribunale di Roma, dove tutt'ora è in servizio. Pochi però sanno che la Genovese è il magistrato che ha sconfitto, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, i clan malavitosi lucani, e che più volte si è tentato di farla saltare per aria con il tritolo, e che Cannizzaro era riuscito a risanare e a rilanciare l'ospedale che navigava in brutte acque.

Oltre, perciò, alle spese inutili della clamorosa e interamente archiviata inchiesta di De Magistris, siamo sicuri che la Basilicata abbia perso due esponenti di un losco "comitato d'affari"? A perderci non è forse stata la Basilicata? E quando terminerà il "no comment" di De Magistris? E chi e come risarcirà il danno morale e materiale subito dalla Genovese e da Cannizzaro?

 22-03-2011]

 

 

1- C’È UN UOMO, TORINESE, 57 ANNI, CHE COME PRESIDENTE DI ASSOGESTIONI STA GIOCANDO UNA PARTE IMPORTANTE PER LE NOMINE DI PRIMAVERA NELLE GRANDI SOCIETÀ PUBBLICHE. È DOMENICO SINISCALCO L’ASSO NELLA MANICA DI GIULIETTO TREMONTI - 2- BANCA DEL SUD, OVVERO L’ENNESIMA SCONFITTA DEL RAMPOLLO DI CESARONE ROMITI - 3- "LA STAMPA" JUVENTINA, IN MANIERA POCO URBANA, MATA IL TORO URBANO CAIRO - 4- QUELLO STRANO MONITO DI DRAGO DRAGHI CONTRO L’AUMENTO DELLE TASSE: HA MESSO LE MANI AVANTI PER EVITARE CHE IL GOVERNO DEL CAVALIERE COLGA L’OCCASIONE DELLA GUERRA PER METTERE SULLE SPALLE DEGLI ITALIANI UNA BELLA PATRIMONIALE? - 5- A TRIESTE SONO PARTITE LE SCOMMESSE SUL VERTICE DI GENERALI. IN CITTÀ SONO CONVINTI CHE LE SPARATE DI BOLLORÈ E DIEGUITO DELLA VALLE FINIRANNO PRIMA DI PASQUA. NESSUNO È IN GRADO DI DIRE IN QUESTO MOMENTO SE A MANGIARE L’UOVO SARÀ GERONZONE O GIOVANNI PERISSINOTTO, CHE ORMAI TUTTI CHIAMANO PERISSI-ROTTO -

1 - L'ASSO NELLA MANICA DI GIULIETTO TREMONTI SI CHIAMA DOMENICO SINISCALCO
C'è un uomo, torinese, 57 anni, due figlie e un bel curriculum, che con la discrezione tipica dei sabaudi sta giocando una parte importante per le nomine di primavera nelle grandi società pubbliche.

 

È Domenico Siniscalco, per gli amici Mimmo, l'economista che per due volte è stato ministro del Tesoro e per due volte si è dimesso. I compagni di scuola del liceo Alfieri e dell'università di Torino ricordano ancora il suo stretto rapporto con Franco Reviglio, l'ex-professore ed ex-ministro che portò Mimmo in cattedra e allevò la pattuglia dei "Reviglio boys" della quale hanno fatto parte Giulietto Tremonti e Alberto Meomartini (l'attuale presidente di Assolombarda).

 

Il faccione largo di Siniscalco non deve trarre in inganno perché dietro quell'aria paciosa si nasconde un carattere duro e malizioso; ne sa qualcosa lo stesso Reviglio con il quale l'economista ha rotto i rapporti disconoscendone la paternità. E più di tutti ne sa Tremonti con il quale Mimmo ha avuto scazzi tremendi riuscendo a sostituirlo come ministro del Tesoro nel luglio 2004, una carica che gli è stata riconfermata nel terzo governo Berlusconi, e dalla quale si è dimesso per contrasti sul Governatore Fazio.

 

Nonostante le divergenze politiche e caratteriali i rapporti tra Giulietto e Mimmo non si sono mai interrotti e in questo momento sembrano rafforzati. Entrambi si considerano dei supertecnici, ma mentre l'ex-tributarista di Sondrio non perde occasione per ostentare il suo sussiego, Siniscalco si muove in maniera più felpata. È quanto sta facendo in questo momento come presidente di Assogestioni, l'Associazione italiana dei gestori del risparmio che rappresenta oltre 290 società di investimento, numerose banche e imprese di assicurazioni, che operano nell'ambito della gestione individuale e della previdenza complementare.

 

Questa struttura semisconosciuta esercita un ruolo importante nella designazione dei consiglieri indipendenti che devono entrare a far parte nelle società in scadenza (Eni, Enel, TelecomItalia, ecc.). Anche dentro le Generali di Trieste si ritrovano tre personaggi designati da Assogestioni, e ieri il "Corriere della Sera" ha messo in bella mostra le loro fotografie scrivendo testualmente che Siniscalco come presidente di Assogestioni "è rimasto in sintonia con il suo predecessore e successore, Giulio Tremonti, impegnato a contrastare la calata dei francesi in Italia".

 

Forse per pura coincidenza uno di questi tre consiglieri cosiddetti indipendenti, Cesare Calari, insegna alla John Hopkins University, la stessa università dove Siniscalco è stato professore. Si tratta di una casualità che non deve far pensare a un Siniscalco proteso a infilare gli amichetti dentro le varie società. Ciò che più interessa è il feeling politico tra lui e Giulietto. Oltre a giocare una parte decisiva nella scelta dei vertici delle società pubbliche, il ministro dell'Economia può contare infatti sull'aiuto dell'amico-nemico torinese che si è sempre vantato di mantenere la "schiena diritta" anche nelle situazioni più difficili.

2 - BANCA DEL SUD, DELL'ENNESIMA SCONFITTA DEL RAMPOLLO DI CESARONE ROMITI
Per Cesarone Romiti e la sua famiglia sarà molto difficile entrare nella storia delle dinastie che hanno segnato il capitalismo italiano.
Da quando è entrato come presidente nel Gruppo Rcs-Corriere della Sera, l'ex-amministratore delegato della Fiat ha cercato di mettere a frutto la favolosa liquidazione per ritagliarsi un'immagine nuova, e soprattutto creare una base solida per i due rampolli Maurizio e Piergiorgio. Quest'ultimo non ha mai sgomitato per diventare un protagonista, mentre Maurizio (62 anni, tre figli e una laurea alla Bocconi, la madre di tutti i sapientoni) ha sempre mostrato grandi ambizioni.

 

Su questo presupposto le ha tentate tutte; prima come amministratore delegato della stessa Rcs, poi con il fallito tentativo di creare un polo italiano del lusso e della moda che è costato una barca di soldi. In questa avventura il modello di Maurizio era quello della casa francese Luis Vuitton e Valentino avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello.

Purtroppo l'esperimento è stato rovinoso, ma Romitino non si è arreso e ha messo i piedi dentro gli Aeroporti di Roma e dentro la finanza dove nel 2005 ha creato la società Pentar, una merchant bank con un capitale iniziale di 13 milioni "per accompagnare le imprese nella crescita".

Nel settembre dell'anno scorso Pentar ha dovuto abbattere il capitale e riportarlo a 11,5 milioni a causa delle perdite evidenziate in bilancio. Molte iniziative intraprese in vari settori (nautica, abbigliamento, alimentari, immobiliare) sono apparse troppo deboli per soddisfare le ambizioni del rampollo, ma a scoraggiare l'entusiasmo di Romitino è soprattutto la Banca del Sud, un piccolo istituto napoletano.

 

Quando si parla di questa banchetta non bisogna confonderla con la Banca del Mezzogiorno che sta tanto a cuore a Giulietto Tremonti e a Massimo Sarmi. Stiamo parlando di una realtà che in origine era siciliana, poi è finita nelle mani della Popolare di Lodi, e adesso è in grembo a un gruppo di soci tra cui la Fondiaria di Ligresti e la Pentar di Maurizio Romiti che detiene il 2,2%.

I conti della banchetta napoletana che ha solo due sportelli a Napoli e Caserta vanno male, e come si legge sull'ultimo numero del settimanale "Il Mondo", Maurizio ha deciso di uscire dall'azionariato. Si tratta dell'ennesima sconfitta del rampollo che non è compensata nemmeno dalla nomina nel 2009 ad assessore al Bilancio del Comune di Orvieto dove alle ultime elezioni è stato eletto sindaco il suo amico Toni Concina, pianista ed ex-portavoce ai tempi di Rcs.

 

3 - "LA STAMPA" JUVENTINA, IN MANIERA POCO URBANA, MATA IL TORO URBANO CAIRO
Sarà per l'amicizia storica con Berlusconi di cui è stato assistente in Fininvest oppure per i risultati nel campionato di Serie B, ma certamente per Urbano Cairo Torino è diventata una città invivibile.

I fischi che hanno accolto ieri il Cavaliere nella capitale del Risorgimento sono poca cosa rispetto alla valanga di insulti che sta sommergendo questo editore con il pallino del pallone. Cairo è uno dei tanti imprenditori che a un certo punto della vita hanno sentito il bisogno di mettersi in vetrina con il prato verde.

 

Purtroppo la sua esperienza di presidente del glorioso Toro si sta rivelando un autentico fallimento. Da quando ha deciso nel 2005 di comprare la squadra non è riuscito a collezionare i successi raccolti prima in Fininvest, poi in Publitalia e Mondadori, e infine nella sua "Cairo Pubblicità" fondata nel 1996.

Anche i tifosi più scatenati della Juventus hanno un pezzetto del cuore legato al grande Torino che scomparve nella sciagura aerea di Superga. D'altra parte nella città sabauda si è cominciato a giocare a calcio alla fine dell'800 per merito di industriali svizzeri e inglesi, poi nel 1906 è nata la squadra che piace tanto a Simona Ventura e Fabrizio Del Noce. L'alessandrino Cairo non ha mostrato la stessa passione e adesso il quotidiano della Fiat (proprietaria della Juve) lo massacra con grande godimento.

In un articolo che appare oggi il povero editore viene dileggiato per le sue manie, la mutevolezza dell'umore che lo porta a sostituire e richiamare gli allenatori, e per la voglia di visibilità che ha preso il sopravvento sul sentimento sportivo. Adesso è arrivato al capolinea e mentre i soci libici della Juventus sono "congelati", gli innamorati del Toro sperano di rimettere in piedi la squadra con gente seria come i Ferrero e i Lavazza.

 

4 - IL MONITO DI DRAGO DRAGHI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il discorso pronunciato ieri da Mario Draghi all'Università Cattolica di Milano va letto con molta attenzione.
Nelle 15 paginette il Governatore ha parlato dell'euro, ma soprattutto ha lanciato un monito contro l'aumento delle tasse. È probabile che il Governatore con le sue parole abbia messo le mani avanti per evitare che il Governo del Cavaliere amico di Gheddafi colga l'occasione della guerra per mettere sulle spalle degli italiani una bella patrimoniale".

 

5 - A TRIESTE SONO PARTITE LE SCOMMESSE SUL VERTICE DI GENERALI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che dopo le furibonde polemiche di ieri nei bar e nelle osterie di Trieste sono partite le scommesse sul vertice di Generali.
In città sono convinti che le sparate di Bollorè e Dieguito Della Valle finiranno prima di Pasqua.

Nessuno è in grado di dire in questo momento se a mangiare l'uovo sarà Cesarone Geronzi o Giovanni Perissinotto, che ormai tutti chiamano Perissi-Rotto".22-03-2011]

 

 

LEGITTIMO GODIMENTO – IL BANANA ASSENTE GIUSTIFICATO AL PROCESSO MILLS PER UN CDM SULLA CRISI LIBICA – TRAPPOLONE DI NOSFERATU GHEDINI AI PM: INTRODURRE ALTRI DIECI TESTIMONI PER STIRACCHIARE IL DIBATTIMENTO FINO ALLA PRESCRIZIONE - ’SCUDI UMANI’ IN TRIBUNALE, SIT-IN DI PENSIONATI, DISOCCUPATI E CASALINGHE ULTRA’: "SILVIO È BRAVO, SILVIO È UNICO" - PER LA SERIE "LA POLITICA FICTION", FOTOGRAFI E CAMERAMEN GIURANO DI AVER RICONOSCIUTO ALCUNI FIGURANTI DEI PROGRAMMI TELEVISIVI MEDIASET

Paolo Colonnello per "la Stampa"

 

Silvio Berlusconi non c'era: assente più che giustificato per un Consiglio dei Ministri sulla crisi libica. Ma questa volta non ha fatto valere il legittimo impedimento. In compenso, davanti e talvolta anche dentro l'aula del processo per la corruzione dell'avvocato inglese David Mills, c'erano un centinaio di suoi supporter, novità assoluta per le udienze del Premier.

Pensionati, disoccupati e qualche giovane, perfino un extracomunitario, tutti con un fiocco azzurro al petto, «simbolo di libertà». Ma forse non tutti così militanti, visto che fotografi e cameramen giurano di aver riconosciuto alcuni figuranti dei programmi televisivi Mediaset e dato che qualche giovane si è lasciato candidamente scappare di aver guadagnato, per la presenza un po' scalmanata a palazzo di giustizia «20 euro e un panino, ma non si può dire».

Vocianti e plaudenti, al grido di «Silvio è bravo, Silvio è unico», i supporter hanno regalato delle vere ovazioni ai difensori del Cavaliere, Piero Longo e Niccolò Ghedini, secondo il quale «questa accoglienza è il segno che la gente comincia a capire cosa sono questi processi a carico del Presidente».

I fan del Cavaliere, in fondo hanno regalato qualche nota di colore a un'udienza invece molto tecnica e dunque leggermente noiosa, dedicata alla complicata ricostruzione dei flussi finanziari che da un fondo fiduciario delle Isole Vergini Britanniche portarono, dopo un giro in mezza Europa, 600 mila dollari all'avvocato Mills, vero gnomo delle finanze Fininvest off shore, come «gift», regalo, per le sue testimonianze omissive in vecchi processi di Berlusconi.

 

La ricostruzione, operata dalla consulente dell'accusa Gabriella Chersicla di Kpmg, arrivata ormai alla sua terza edizione (venne fatta in primo grado e in appello anche al processo Mills) non ha ovviamente convinto i legali che termineranno soltanto il 9 maggio il loro controesame per poi iniziare ad ascoltare i loro esperti.

 

Nel frattempo però, non senza qualche scaramuccia con l'accusa, gli avvocati hanno presentato istanza per introdurre nel processo dieci nuovi testimoni che non vennero ascoltati nel dibattimento gemello di Mills. E trattandosi in gran parte di residenti all'estero, dalla Gran Bretagna a Gibilterra alla Svizzera, se il tribunale dovesse accogliere la richiesta, il processo al Cavaliere, senza far valere alcun legittimo impedimento, potrebbe già considerarsi finito: troppo breve il tempo ormai rimasto fino alla prescrizione che scatterà nel febbraio 2012.

 

Non solo. L'avvocato Piero Longo ha anche depositato una cospicua documentazione per dimostrare quello che è stato definito «il peccato originale» del processo, cioè la veste in cui Mills fu ascoltato nei vecchi processi per la corruzione della Gdf e il cosiddetto «All Iberian» dal nome della galassia delle società off shore Fininvest.

Vizio procedurale? Secondo gli avvocati di Berlusconi, già allora Mills doveva essere sentito non come semplice testimone con l'obbligo di dire la verità ma come indagato di reato connesso e quindi con la facoltà di mentire. In questo, secondo loro, sarebbe caduta l'ipotesi di dover «comprare» la sua testimonianza. Insomma, una questione di forma e non di sostanza.

Conclusione dell'avvocato Ghedini: «Difendersi nel processo presuppone la possibilità di prepararsi e potere partecipare. Ma questo a Berlusconi, per la natura del ruolo svolto, è precluso». Dimostrazione che «la Corte Costituzionale ha sbagliato» bocciando il legittimo impedimento e creando «un grave vulnus alla difesa».

22-03-2011]

 

 

CHI NON SALTA, LARUSSA è! - LO SCOOP DI DAGOSPIA SULL’ELICOTTERO MESSO A DISPOSIZIONE GRATIS ALLA FERRARI SMONTEZEMOLATA DAL MINISTRO DELLA DIFESA (PER MANCANZA DI PROVETTE) FINISCE IN PARLAMENTO - LA BELLA PAOLINA, CAPITANO MEDICO DELL’ESERCITO, OMBRA DI ’GNAZIO - SCOCCA L’ORA DI HOARA PER l´Ignazio Furioso (L´ideale per ridare smalto alla produzione dei CINE-PANETTONI)...

1- CHI PAGA PER LA FERRARI...
Da "l'Espresso"

 

Ignazio La Russa ci avrà fatto anche un figurone, ma il sostegno della Difesa al lancio dell'ultima Ferrari non è piaciuto a tutti. Augusto Di Stanislao, deputato Idv, ha presentato un'interrogazione dopo aver saputo che, per consentire ai giornalisti di provare la vettura tra le nevi di Plan de Corones (2.350 metri), un paio di "nuove Ferrari FF sono state caricate su un Ch47 Chinook del I Reggimento di Viterbo" supportato "da tre elicotteri Agusta 205 Superpuma".

Tutto bene, non fosse per i costi. Il noleggio di un Superpuma costa 130 euro al minuto; quello di un Chinook molto di più. Ma la Ferrari non ha seguito questo iter. Vero che l'Esercito ha fatto sapere che aveva "già previsto un'attività addestrativa per l'atterraggio su superfici nevose di elicotteri carichi", per cui la richiesta di Maranello si sarebbe "rivelata addirittura utile, altrimenti avremmo dovuto trasportare materiale finto". È vero pure che la Ferrari dovrebbe fare una donazione per gli orfani dei militari caduti. Ma a Di Stanislao non sta bene che il ministero abbia usato "i suoi elicotteri, truppe e mezzi per l'evento promozionale di una casa automobilistica". P. D.N.

2- LA RUSSA / INDISCRETO - CHIAMATE UN MEDICO...
Da "l'Espresso"

 

Si chiama Paolina Coppola e alla presidenza del Consiglio si dice che è stata chiamata su indicazione di Ignazio La Russa a far parte del Comitato etico del ministero della Difesa. E lei, capitano medico dell'Esercito, ormai il suo ministro lo accompagna anche a Palazzo Chigi per le riunioni del consiglio dei ministri.

Ultimamente la bella Paolina si è presentata in uniforme destando la curiosità e l'ammirazione delle autorità presenti. Fino a poco tempo fa prestava servizio in una caserma di Motta di Livenza (Treviso). Ora, invece, i suoi impegni sono di molto aumentati: è stata vista, in borghese, al fianco di La Russa, anche alla Camera e persino imbarcarsi sui voli di Stato che il ministro utilizza per i suoi spostamenti. B. C.

3- E IGNAZIO ASSUME MISS MALIZIA "INGAGGIATA PER L´UNITÀ D´ITALIA"
Da "la Repubblica"

 

«Dal 10 marzo di quest´anno la soubrette Hoara Borselli è stata assunta nella segreteria del ministro della Difesa La Russa come collaboratrice per i grandi eventi, con particolare riferimento alle manifestazioni del 150esimo anniversario dell´Unità nazionale. Certo, sembra un affare: lo stipendio è 16.120 euro annui, non degno del lungo curriculum della signora che annovera prestigiosi riconoscimenti, che iniziano con il premio Miss Malizia del ´92, passando per varie comparsate nel cinema fino alla partecipazione sul piccolo schermo a Cento Vetrine e alla vittoria di "Ballando con le stelle". Qualche domanda, tuttavia, è lecito porsela».

E la pone Andrea Sarubbi, deputato del Pd, che sulla quindicesima consulente del ministero, fresca di incarico, presenta un´interrogazione. Sottolineando, tra l´altro, come il compenso della signora Borselli, classe ´76, fisico e aspetto da modella, «equivale alla paga annuale di due soldati in ferma prefissata annuale destinati anche ad operare in missioni internazionali».

 

Ma la soubrette Hoara Borselli - ex compagna dell´allenatore Walter Zenga - percepisce un «semplice rimborso spese di 800 euro netti mensili» e la sua collaborazione con la Difesa «è stato un affare», gli replica La Russa attraverso i suoi uffici. Scelta «discrezionale», come in ogni ministero, sottolinea, e nel caso specifico la signora «è venuta in aiuto alle difficoltà del ministero che, per l´anno delle celebrazioni, avrebbe dovuto sobbarcarsi il costo di ripetuti e onerosi contratti per assicurarsi adeguate professionalità atte a condurre ogni singolo evento previsto e prevedibile».

 

La Borselli già «il 17 ha presentato il concerto della fanfara dell´Esercito in Piazza di Spagna». Dunque - conclude la nota del ministero - «ringraziata per aver aderito con spirito volontaristico all´invito rivoltole dalla struttura della Difesa».

4- LA RUSSA, IL MINISTRO ALLA MOVIOLA
Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"

Deve essere stata una scena mica male quella dei tre onorevoli questori di Montecitorio che dopo i tumulti in aula si sono raccolti in qualche ufficio, e lì dentro in gran segreto, comprensibilmente, si sono fatti proiettare il Moviolone per comprendere con scientifica esattezza, sequenza dopo sequenza e con l´indispensabile scrutinio del labiale se il ministro La Russa aveva o no mandato il presidente dell´Assemblea Fini a... alt! (tanto si è capito dove).

 

E sarebbe bellissimo poter disporre del resoconto stenografico dell´indagine, con le varie ipotesi, le possibili assonanze, le plausibili disarmonie tra il gesto e il logos. Ma il verdetto del ralenti non lasciava adito a dubbi: La Russa ce l´ha proprio mandato. Donde «la più ferma deplorazione per la particolare gravità del comportamento tenuto in aula nei confronti della Presidenza», come si legge nel comunicato emesso dal Collegio dei deputati Questori, da parte dell´«onorevole» La Russa. Ma non - si fa osservare - del «ministro» La Russa.

La questione della titolarità ordinamentale e delle eventuali sanzioni è infatti impicciatissima e come tale rinviata a martedì. Non esistono precedenti in materia, per quanto bassa sia, né francamente si riescono a immaginare Taviani, Andreotti, Lagorio, Andreatta e altri ministri della Difesa che mandano a quel paese, con il dovuto gesto di accompagnamento, altri presidenti della Camera come Leone, Pertini, Ingrao o la Jotti.

 

E tuttavia, pur in mancanza di antefatti, l´inedita liturgia del Moviolone Labiale e Istituzionale ha dei riscontri, o almeno trova una sua ratio sotto il dominio degli spettacoli perché la scena madre del vaffa, vista e rivista ieri sulla rete e in tv, potrebbe benissimo trovare un posto anche d´onore nel soggetto, nella sceneggiatura, nella proiezione e nella fruizione di un particolare genere di film. Quali?

Ora, sarebbe ingiusto imputare agli onorevoli questori Albonetti (Pd), Colucci (Pdl) e Mazzocchi (pure Pdl) di aver tralasciato o peggio di ignorare un piccolo precedente in materia. Ma è pur vero che l´autunno scorso intervenendo alla radio in una trasmissione chiamata «ComuniCattivo», sul serio, lo stesso ministro La Russa dichiarò di essere stato «in modo insistente» richiesto dal produttore De Laurentis per recitare in un cinepanettone. «Naturalmente - spiegò poi - ebbe un rifiuto». Naturalmente, un corno.

Nel regime delle rappresentazioni La Russa è una risorsa narrativa completamente sfuggita di mano, quindi è perfetto, musica, voce, faccia, parole, gestualità. Perfetto nel senso che nessuno può sapere come può andare a finire, dove può andare a sbattere. Lontanissimi ormai i tempi di Fiorello e dell´«Ignazio jouer» («Acquaragia/ Mutande ragno/ Alabarda»). E sono un pallido ricordo le innocue invenzioni creative e ricreative, i travestimenti da top-gun in tuta arancione, la messa riparatrice, la mini-naja, l´obbligo di cantare il Piave nelle scuole, la ginnastica per gli impiegati del ministero.

 

Arrivò un giorno, La Russa, a vantare una remota parentela con Dario Fo. E un altro giorno volle lanciare il suo massivo test anti-droga, per amici e colleghi e fotografi, per giunta in competizione con quello - pure discutibile - del povero Giovanardi. Test del capello, oltretutto, alla cui risonanza mediatica non ha corrisposto - come si notava mercoledì sera - altrettanta energia persuasiva.

 

Ecco, basta: ora è solo l´Ignazio Furioso che un po´ fa ridere e un altro po´ mette paura (anche perché bene o male i missiloni dipendono da lui). L´ideale per ridare smalto alla produzione dei Vanzina o di Neri Parenti. Aggressivo come una tigre, litiga con tutti, allenatori di calcio e generali compresi. Mette le mani addosso.

Poi si pente e chiede scusa. Parla di calcio quando non è il caso (morte di due soldati in Afganistan e polemica sul Siena). Dà i pestoni davanti alle telecamere, ride, si commuove, sbraita, canta, spezza le matite in diretta, si prende la testa fra le mani, sbarra gli occhi, grida rauco, e ancora grida, per il 150° ha pure disegnato due gioielli tricolori con smeraldi, zirconi, swaroski.

In costante stato di sovraeccitazione, disposto a perdere le staffe e ad andare sopra le righe ogni due per tre, il Moviolone di Ignazio Benito La Russa testimonia al di là della sua stessa spiccata fantasia i guasti arrecati al discorso pubblico dai profondi processi di personalizzazione del potere - ma un po´ anche l´inesorabile impulso di quest´ultimo a farsi male da solo. 01-04-2011]

 

 

 

TONFO DI PARMALAT IN BORSA (-6%), PALENZONA VUOLE UNA CORDATA UNICREDIT CON NUTELLA FERRERO (MA GHIZZONI E NICASTRO DOVE SI NASCONDONO?) E I FONDI NON RITIRANO LA LISTA PER IL CDA - CATRICALÀ: TENIAMO D’OCCHIO PARMALAT E LIGRESTI - FINMECCANICA FARÀ LA METRO DELLE HAWAII - PROFUMO DI LIBIA: “L’OCCIDENTE SI È MOSSO TARDI” - REGINA SENZA REGINE: POCHE DONNE NELLE AZIENDE LAZIALI - IL BEL GESTO DI BEBÈ PER I PUPI TELECOM - DEUTSCHE BANK CONDANNATA A RISARCIRE - LA SPAGNA PIAZZA 2 MLD BOND…
1 - BORSA: LIMA RIALZO A META' SEDUTA, PARMALAT -6%...
(AGI) - Piazza Affari riduce il rialzo a meta' seduta, appesantita dall'andamento di alcuni titoli. L'indice Ftse Mib (Milano: FTSEMIB.MI - notizie) segna un +0,60% a 21.655 punti, mentre l'All Share guaradagna lo 0,54%. Sul paniere principale, scivola Parmalat (MDD: PLT.MDD - notizie) (-6% a 2,32 euo) dopo l'accordo con i fondi che permette al colosso francese Lactalis di salire al 29% del capitale della societa' italiana. In calo anche Fonsai (-0,96%) in attesa della definizione del piano di intervento di Unicredit (MDD: UCG.MDD - notizie) .

 

Nella galassia Ligresti, sprofonda Milano assicurazioni (Milano: MI.MI - notizie) (-4,24%) nel giorno dei conti, mentre Premafin guadagna l'1,39%. Sale anche Generali (Madrid: BASI.MC - notizie) (+1,39%).

2 - PARMALAT: FONDI ACCETTANO OFFERTA LACTALIS MA NON RITIRANO LISTA PER CDA...
(Adnkronos) - I fondi Zenit Asset Management, Skagen e Mackenzie Financial Corporation, che lo scorso 24-25 gennaio 2011 avevano sottoscritto un accordo di coordinamento relativo alla presentazione congiunta di una lista di candidati per l'elezione della maggioranza dei membri del cda e del collegio sindacale di Parmalat, accettano l'offerta Lactalis ma non intendono ritirare le liste presentate.

"Lo scenario riguardante Parmalat e la votazione della prossima assemblea degli azionisti e' sostanzialmente cambiato negli ultimi giorni. Tale cambiamento -osservano in una nota- e' conseguenza della presentazione da parte di terzi di altre liste per l'elezione degli amministratori e sindaci e l'acquisizione degli stessi di partecipazioni significative in Parmalat e o l'annuncio della loro intenzione di accrescere la propria partecipazione, sia direttamente o attraverso accordi con altri investitori".

 

"Questi sviluppi -proseguono i fondi- hanno determinato un rischio crescente di un consiglio di amministrazione diviso e di una governance inefficiente. Questi eventi hanno indotto i fondi a concludere che l'intento iniziale di creare le premesse per lo sviluppo di Parmalat attraverso l'elezione di un consiglio di amministrazione altamente qualificato che i fondi avevano individuato e' stato compromesso".

3 - PARMALAT: PALENZONA, OPERAZIONE CON FERRERO AUSPICABILE PER UNICREDIT...
(Adnkronos) - Un'operazione insieme al gruppo Ferrero, per l'acquisizione della Parmalat, sarebbe "profittevole" per Unicredit. Lo afferma il vicepresidente dell'Istituto di credito, Fabrizio Palenzona, a margine di un convegno. Rispondendo ai giornalisti che gli chiedono di commentare l'interesse dimostrato dal gruppo Ferrero Palenzona sottolinea che "sarebbe importante. Ho sempre detto che occorre preservare la filiera agroalimentare e del latte in Italia".

 

Quanto alla possibilita' da parte di Unicredit di appoggiare l'operazione Palenzona precisa che "decide Gizzoni (amministratore delegato di Unicredit ndr) ma conseguentemente se ci dovesse essere un'operazione del genere ritengo che sarebbe profittevole per la banca".

4 - PARMALAT: CATRICALA', SIAMO MOLTO ATTENTI A SITUAZIONE...
(Adnkronos) - "Noi siamo molto attenti, a noi interessa la situazione quando cambia il controllo di fatto, non quando cambia il controllo giuridico". Lo ha detto Antonio Catricala', presidente dell'Agcom, a margine della conferenza per l'apertura dell'anno giudiziario Iap a Milano, parlando del caso Parmalat.

Rispondendo ai giornalisti che sottolineavano che la francese Lactalis stamattina ha annunciato di avere una quota di Parmalat pari al 29,9%, Catricala' ha ammesso che "probabilmente cambia il controllo di fatto. E allora e' chiaro -ha aggiunto- che ci sarebbe un interesse di natura antitrust. Pero' stiamo parlando ancora di ipotesi".

 

5 - FINMECCANICA: VINCE GARA DA 574 MLN DOLLARI PER METRO DRIVERLESS DI HONOLULU...
(Adnkronos) - Finmeccanica, attraverso le proprie societa' Ansaldo Sts e AnsaldoBreda, si e' aggiudicata dalla Municipalita' di Honolulu il progetto della nuova linea metropolitana driverless ad alta Capacita' della Citta' di Honolulu. Lo rende noto Finmeccanica in un comunicato precisando che il contratto, che comprende la progettazione della nuova linea, ha un valore complessivo di 574 milioni di dollari.

 

La quota di Ansaldo Sts ammonta a 367 mln di dollari, mentre quella di AnsaldoBreda ammonta a 207 mln di dollari. Questa nuova commessa rappresenta l'eccellenza che il gruppo Finmeccanica ha sviluppato nell'ambito dei sistemi di trasporto urbani innovativi driverless. Ne sono testimonianza le varie gare aggiudicate dal gruppo quali Taipei, Copenaghen e Riyad.

6 - LIBIA: PROFUMO, PROBLEMA E' CAPIRE DESTINO ASSET ITALIANI - L'OCCIDENTE SI E' MOSSO TARDI...
(Adnkronos) - "Il vero problema per chi opera in Libia e' capire se gli asset delle imprese italiane in Libia verranno congelati o nazionalizzati". Ad affermarlo e' Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, parlando durante il convegno 'Due anni dopo la crisi: la luce o il buio alla fine del tunnel?' tenutosi oggi all'Universita' Bocconi di Milano.

 

A proposito del congelamento dei beni libici in Italia, Profumo ha sottolineato che "il governo italiano ha congelato i beni insieme ad altri Paesi perche' sulla base di una delibera dell'Onu si e' deciso di avviare una attivita' sanzionatoria nei confronti della Libia. Dal punto di vista italiano e' stata una scelta inevitabile e costretta. Qui il tema -ha aggiunto l'ex ad di Unicredit- e' capire come questi fondi verrebbero usati da chi governa la Libia".

Secondo Profumo "l'Occidente si e' mosso tardi", pero', ha voluto sottolineare, "leggere strutturalmente in modo negativo i rapporti con la Libia alla luce di quanto e' accaduto a inizio anno e' sbagliato". Per l'ex ad di Unicredit oggi la situazione e' "estremamente complessa. Se arriva il cambiamento -ha concluso- e' un bene, ma bisogna capire come. Se il cambiamento non c'e' la situazione e' complicata".

7 - UNICREDIT: CATRICALA', PER ORA ANTITRUST NON DICE NIENTE SU ACCORDO CON FONSAI...
(Adnkronos) - "Per ora l'Antitrust non dice niente" sull'accordo che Unicredit dovrebbe concludere in questi giorni con la famiglia Ligresti per il salvataggio del capitale di Fonsai. Lo ha detto Antonio Catricala', presidente dell'Agcom, a margine della conferenza di apertura dell'anno giudiziario Iap a Milano. "Mi sembra -ha aggiunto- che tutto sia ancora prematuro. Non ci sono dichiarazioni".

8 - MPS: CALTAGIRONE, SU DIVIDENDO DECISIONE IN CDA LUNEDI'...
(Adnkronos) - Mps decidera' lunedi', quando ci sara' il cda per esaminare il bilancio 2010, se tornare a erogare il dividendo. Lo afferma il vicepresidente dell'istituto di credito senese, Francesco Gaetano Caltagirone, a margine di un convegno. "I numeri li abbiamo lunedi' e decidiamo", dice Caltagirone ricordando poi che nei precedenti trimestri i conti sono stati positivi.

9 - QUOTE ROSA QUESTE SCONOSCIUTE NELL´IMPRESA DEL LAZIO...
Roberto Mania per "la Repubblica" - C´erano tante grisaglie una settimana fa sul palco del Rainbow MagicLand di Valmontone. Solo grisaglie, zero donne. Di quote rosa nemmeno l´ombra nella squadra di Unindustria, nata dall´aggregazione tra le Confindustrie di Frosinone, Rieti, Roma e Viterbo. Sul palco si è intravista, per i saluti, l´imprenditrice delle costruzioni Luisa Todini e poi è salita per il suo intervento la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia.

 

Nel comitato di presidenza di Aurelio Regina, espressione di vecchi e nuovi equilibri di potere non solo laziali, non ci sono donne. «Una cosa imbarazzante», a detta della Marcegaglia. E forse è anche il segno di uno strano processo regionale dove calano le donne imprenditrici insieme alle dirigenti. Lo rivela una recentissima ricerca del Censis, "Donne e lavoro nel Lazio: il quadro al 2010".

Si legge che mentre nel resto del paese la presenza delle donne nelle posizioni di vertice va aumentando, passando quella delle dirigenti dal 24,8% del 2005 al 27,4 del 2010 e quella dei quadri dal 39,6 al 41%, nel Lazio al contrario diminuiscono sia l´una che l´altra. Passa, infatti, dal 28,5 al 25,3% l´incidenza delle donne tra i dirigenti, e dal 44 al 38,9% quella tra i quadri.

Vanno ancora peggio i dati sull´imprenditoria: negli ultimi cinque anni a fronte di una diminuzione media del 24,7%, nel Lazio la discesa delle aziende rosa è stata del 37,1%. E´ vero, c´è stata una parziale controtendenza, tutta concentrata nel settore dei servizi, negli ultimi mesi del 2010 dove le imprese al femminile sono aumentate dello 0,2% contro una diminuzione sul piano nazionale.

Ma la squadra tutta in grigio di Valmontone va proprio in un´altra direzione, pure rispetto alla cauta legge sulle quota rosa nei cda delle aziende quotate o a partecipazione pubblica.

 

10 - BERNABÈ PREMIA I FIGLI DI TELECOM...
Da "il Giornale" - Franco Bernabè è generoso soprattutto con i suoi dipendenti. L'ad di Telecom ha infatti contribuito con 194 mila euro, presi dal suo bonus che è stato complessivamente di 980 mila, al finanziamento delle borse di studio per i figli dei dipendenti. Poca cosa di fronte allo stipendio, che naturalmente per il 2010 è stato ben più alto: 2,9 milioni, comprensivo di benefit non monetari (auto, polizze assicurative e sanitarie, previdenza complementare) e bonus. Ma comunque un bel gesto. Bernabè e il presidente, Gabriele Galateri, hanno poi 8,5 milioni di stock option, esercitabili per tre anni dal 15 aprile 2011, a uno strike price di 1,95 euro. Ma il titolo vale circa 1 euro.

 

11 - SPAGNA PIAZZA 2 MLD TITOLI DEL TESORO CON RENDIMENTI IN CALO MADRID...
(LaPresse) - Con rendimenti in calo la Spagna ha piazzato 2 miliardi di euro in titoli del Tesoro trimestrali e semestrali. Per gli 1,2 miliardi di buoni a tre mesi il tasso d'interesse è dello 0,9%, contro l'1,1% dell'analoga asta di febbraio, mentre per gli 842 milioni di buoni a sei mesi il tasso è passato dall'1,6% all'1,3%. Madrid ha registrato una buona domanda per entrambi i titoli, superiore di quattro volte per i trimestrali e di cinque volte per i semestrali.

12 - DEUTSCHE BANK: CORTE GIUSTIZIA ORDINA RISARCIMENTO PER FALLIMENTO INVESTIMENTI...
(Adnkronos/Dpa) - La Corte di giustizia tedesca ha ordinato alla piu' grande istituzione finanziaria del Paese, la Deutsche Bank, di compensare gli investitori per le offerte speculative andate male, sostenendo che la banca non aveva messo in guardia il cliente dai rischi a cui andava incontro. Deutsche Bank, nel caso specifico, deve pagare ad un cliente 540 mila euro per le perdite risultate da investimenti in operazioni di swap spread, ovvero quanto un investitore cerca di trarre profitto dal divario tra i tassi di interesse a lungo termine e quelli a breve termine.

 

Le offerte sono state costruite intorno all'aspettativa che i tassi a lungo termine si potessero rialzare piu' dei tassi a breve, ma si e' verificato proprio il contrario, causando grandi perdite.La decisone dell'Alta Corte di Karlsruhe potrebbe aprire una voragine nei conti dell'istituto. Infatti 200 clienti hanno gia' fatto causa, tra questi molti comuni e le piccole imprese che hanno registrato gravi perdite, chiedono indietro i loro soldi.

13 - PREZZI: MATERIE PRIME +33% IN UN ANNO...
(ANSA) - Sulle speranze di ripresa economica incombe il rialzo dei prezzi delle materie prime: da gennaio 2010 a gennaio 2011 la media dei rincari ha sfiorato il 33%. Il calcolo e' della Confartigianato che stima un impatto potenziale sulle imprese pari a 155 miliardi in piu' a causa della fiammata dei costi per l'acquisto di beni necessari alla produzione. I rialzi sono ben piu' alti se si considerano i singoli materiali: cotone +147%, gomma +91,3%, stagno +65,5%, frumento +73%, caffe' +82%.

14 - ELICA, UTILE NETTO A 4,3 MLN E RICAVI +9,9%, DIVIDENDO 2,51 FABRIANO...
(LaPresse) - Un utile netto di 4,3 milioni di euro per Elica nel 2010, in aumento rispetto agli 0,2 milioni del 2009, e un dividendo di esercizio di 2,51 centesimi per azione. E' quanto emerge dai conti 2010 del gruppo produttore di cappe aspiranti del senatore di Forza Italia, Francesco Casoli. Elica registra ricavi in crescita del 9,9% a 368,3 milioni di euro e un ebitda in rialzo del 30,6% a 26,2 milioni. 22-03-2011]

 

 

Corriere de’ noantri - “La Fiera di Roma taglia la consulenza da 350 mila euro di Enrico Cisnetto” - Mentre CISNETTO SI RIPOSIZIONA SUBITO con un CONVEGNO COn FINI E AMATO, si apprende con gioia risparmiosa che il Tremonti-Boy Massimo Varazzani ha visto lievitare il suo stipendio "Da 100 mila a oltre 600 mila" per fare il commissario al debito di Alè-danno - Una sola domanda a don Flebuccio: ma questa notizia così tremontiana perché non ha meritato lo sfoglio nazionale?..

 1 - LA FIERA DI ROMA TAGLIA LA SUPERCONSULENZA DA 350MILA EURO A CISNETTO...
Ernesto Menicucci per "Il Corriere della Sera"-Roma

Zac, una bella sforbiciata. E la superconsulenza non esiste più: Enrico Cisnetto, giornalista economico vicino a Gianni Alemanno, organizzatore (insieme alla moglie Iole; della quale si è parlato anche nelle ipotesi del rimpasto di giunta capitolina) di Cortina "InConTra", la kermesse dove il sindaco è ospite fisso, non è più un consulente della Fiera di Roma e di Investimenti, la società della Camera di Commercio a cui fanno capo i padiglioni sulla Roma-Fiumicino.

 

Cisnetto venne preso nel 2009, quando presidente di Investimenti era Cesare Pambianchi (Confcommercio), quello della Fiera era Roberto Bosi e all'istituto di piazza dei Pietra c'era Andrea Mondello.

Ma il grande sponsor (350 mila euro per due anni, come ha confermato di recenti il giornalista) fu lo stesso Alemanno che, secondo i rumors, quasi lo "impose" a Pambianchi (all'epoca suo grande alleato, prima della rottura per la mancata elezione a presidente della Cciaa), come una condizione per la sua nomina. Adesso, però, il vento è cambiato. Alla guida di Investimenti è salito Lorenzo Tagliavanti, mondelliano, di sinistra, vicino a Walter Veltroni.

 

E, appena arrivato, tra le prime decisioni c'è stata quella su Cisnetto: il contratto col giornalista, giunto alla sua scadenza, non è stato rinnovato nonostante le pressioni del Campidoglio. Resta una questione aperta: che fine farà la Roma InConTra", manifestazione gemella di quella sulle Dolomiti che Cisnetto sta facendo sbarcare nella Capitale?


2 - CISNETTO SI RIPOSIZIONA SUBITO? CONVEGNO CON IL "TRADITORE" FINI E CON AMATO, CHE MOLLO' ALEMANNO SULLA "ATTALI" ALL'AMATRICIANA...
Aspettando Roma Incontra è lieta di invitarvi al prossimo appuntamento venerdì 25 marzo ore 17:30, Auditorium dell'Ara Pacis Via di Ripetta, 190

L'ITALIA CHE VORREMMO
Dal confronto tra Gianfranco Fini e Giuliano Amato cerchiamo spunti bipartisan per disegnare il futuro del Paese. Senza trascurare le mille difficoltà del presente

Dialogo tra
• Gianfranco Fini presidente Camera dei Deputati, autore de "L'Italia che vorrei" (Rubbettino)
• Giuliano Amato presidente "Comitato 150 anni Unità d'Italia"

Conduce:
• Enrico Cisnetto "Roma InConTra"

 

3- L'AUMENTO PER IL «RISANATORE» - IL CASO DI VARAZZANI, COMMISSARIO AL DEBITO DEL COMUNE
Ernesto Menicucci per il "Corriere della Sera"- Roma


Due righe nel Milleproroghe valgono centinaia di migliaia di euro a carico dei cittadini. Il caso è quello di Massimo Varazzani, ex ad di «Cassa depositi e prestiti» , manager vicino a Giulio Tremonti, dal 22 settembre commissario (il terzo) per il debito del Comune di Roma. Nel Milleproroghe, Varazzani ha visto lievitare il suo stipendio: «Da 100 mila euro lordi a oltre 600 mila» , denunciano i Radicali. Nel testo originario era previsto che «il compenso annuo del commissario è stabilito in misura non superiore all' 80%del trattamento economico spettante a figure analoghe dell'amministrazione di Roma Capitale» .

Mentre nella versione definitiva il testo è cambiato: «Le parole- si legge nel documento- "all' 80%del trattamento spettante a figure analoghe dell'amministrazione di Roma Capitale"sono sostituite dalle seguenti: al costo complessivo annuo del personale dell'amministrazione di Roma Capitale incaricato della gestione di analoghe funzioni transattive» . Nel Milleproroghesi si specifica anche che «le risorse destinabili per nuove assunzioni del Comune di Roma sono ridotte in misura pari all'importo della retribuzione del commissario» .

 

Il segretario romano dei Radicali (ieri pomeriggio hanno protestato sotto il Campidoglio su questa vicenda: Alemanno ha promesso che chiederà lumi a Varazzani) Riccardo Magi ha chiesto informazioni alla Ragioneria del Comune di Roma: «Da risposte informali, Varazzani viaggerebbe ad oltre 600 mila euro l'anno» . Ma chi li paga questi soldi? «La gestione commissariale si finanzia da sola, il suo stipendio non viene pagato dal Comune» , fanno sapere dal Campidoglio.

Funziona così: la gestione commissariale prende 500 milioni l'anno, 300 dal Tesoro e 200 dall'aumento dell'Irpef e della tassa aeroportuale. Da questa cifra, esce fuori il compenso per Varazzani che secondo il Comune «non supera i 400 mila euro lordi annui» . Ma è tutto il costo di funzionamento dell'ufficio del commissario straordinario ad essere aumentato, passando da 200 mila euro a 2,5 milioni. E su Varazzani ci sono anche altri problemi. Intanto il «Documento di accertamento del debito» , che contiene l'aggiornamento di quello approvato dal sindaco commissario Alemanno nel 2008, è stato approvato dal Parlamento con voto di fiducia, quindi «al buio» .

 

E Verazzani è anche presidente della Stt spa, partecipata del Comune di Parma: incarico che, in base alla «legge Frattini» , non potrebbe ricoprire. E pure sulla nomina a commissario del debito di Romasi è aperto un contenzioso. Oriani, predecessore di Verazzani che aveva saputo della sua rimozione dai giornali, ha impugnato il decreto di nomina del 22 settembre e il Tar del Lazio ha accolto il ricorso, annullando il decreto per «eccesso di potere» .

La presidenza del consiglio (che il 4 gennaio ha «rinominato » Verazzani, usando come discrimine tra lui ed Oriani la precedente esperienza nel settore privato) si è appellata al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensiva della sentenza del Tar, ma Palazzo Spada il 16 marzo ha respinto il ricorso condannando Palazzo Chigi a pagare le spese di giudizio (3 mila euro). Gli atti del supercommissario col superstipendio, adesso, potrebbero anche essere impugnati e ritenuti illegittimi.22-03-2011]

 

 

RISOLTO IL GIALLO KELLNER (FIGURA BARBINA PER PERISSI-ROTTO E LO SCARPARO) - dalla nota integrativa al bilancio del gruppo assicurativo: "Il 49% della joint venture Generali-Ppf ha oggi un valore compreso fra 2,5 miliardi e 3 miliardi di euro" - QUINDI HA RAGIONE BOLLORè E TORTO i consiglieri indipendenti (DA CHI?) - DELLA VALLE AL CDA RCS: CON GERONZI ANDATA EDUCATAMENTE BENE

PERISSINOTTO E CESARE GERONZI

1- RCS: DELLA VALLE, CON GERONZI ANDATA EDUCATAMENTE BENE...
(Adnkronos) - L'imprenditore Diego Della Valle, oggi a margine della consegna della borsa di studio in memoria di Maurizio Mosca, promossa da Mediaset e Universita' Iulm, ai cronisti che gli domandano un commento sul consiglio di amministrazione di Rcs quotidiani, risponde che "certo" e' andato tutto bene. Avete parlato di bilancio? "E di cosa altro si parla nel Cda?". Infine a chi gli chiede del rapporto con Geronzi, "educatamente bene", risponde.

 

2- GENERALI: IL 49% DI JV CON PPF VALE TRA 2,5 E 3 MLD...
(Adnkronos) - Il 49% della joint venture Generali-Ppf ha oggi un valore compreso fra 2,5 miliardi e 3 miliardi di euro. E' quanto emerge dalla nota integrativa al bilancio del gruppo assicurativo. L'opzione 'put' del gruppo ceco e' esercitabile nel luglio 2014.

L'eventuale investimento, inoltre, e' gia' considerato nelle previsioni finanziarie del Leone. "Non ricorrendo i presupposti tecnico-contabili -si spiega nella nota integrativa al bilancio- la compagnia non ha effettuato alcuna appostazione di bilancio in conseguenza della possibilita' di acquisto nel luglio 2014 del 49% di Generali Ppf Holding in ragione degli accordi a suo tempo sottoscritti".

 

"Ferma restando la possibilita' di reperire sul mercato le risorse finanziarie necessarie -si sottolinea- il potenziale esborso finanziario futuro, conseguente all'eventuale decisione della compagnia di incrementare detta partecipazione, e' stato opportunamente considerato nell'ambito delle previsioni finanziari della compagna comprendendo, tra essere, le politiche di destinazione dell'utile dell'esercizio e delle riserve di utili".

 

Nella sua risposta ai tre consiglieri indipendenti, Cesare Calari, Carlo Carraro e Paola Sapienza, il presidente Cesare Geronzi ha fatto riferimento proprio alla relazione sul bilanci: "lo stato economico, finanziario, patrimoniale, nonche' i fatti rilevanti della gestione sono rappresentati nel bilancio e nella relativa relazione delle Generali che saranno, nei termini di legge, messi a disposizione del pubblico", ricordava ieri.

Il valore indicato per il 49% della joint venture Generali-Ppf non si discosta dai 3 miliardi indicati dal vicepresidente del Leone, Vincent Bollore', nella sua intervista di sabato scorso al Corriere della Sera. I tre consiglieri indipendenti avevano chiesto a Geronzi di rettificare le indicazioni date da Bollore', ritenute non veritiere.

Querelle anche sulla tempistica della nota integrativa al bilancio del gruppo assicurativo. Secondo i tre consiglieri, a differenza di quanto affermato da Bollore', la nota con l'esposizione di Trieste nella joint venture non sarebbe stata aggiunta al bilancio dopo lunghe discussioni. Al contrario, secondo quanto sostengono altre fonti, sarebbe stata redatta proprio a seguito delle pressioni di Bollore' e anche su richiesta della Consob.

3- IL GIALLO DELL'OPERAZIONE KELLNER - DELLA VALLE "FIDATEVI SOLO DI PERISSINOTTO". E L´AD SCRIVE UNA LETTERA AL PRESIDENTE
Giovanni Pons per "la Repubblica"

Dopo l´astensione sul voto al bilancio del vicepresidente Vincent Bolloré il clima intorno a Generali si è surriscaldato. Anche la Consob si è interessata al caso e il Leone di Trieste ha deciso di accelerare la pubblicazione a oggi della nota integrativa al bilancio in cui viene spiegato nei dettagli il trattamento della "put" concessa alla società ceca Ppf del finanziere Petr Kellner.

 

Bollorè in un´intervista aveva parlato di «impegno di Generali potenzialmente di 3 miliardi di euro per uscire». Una cifra che effettivamente non era mai emersa prima in quanto dell´esistenza della put era stato scritto solo nel comunicato del 26 aprile 2007 al momento dell´accordo: «L´accordo prevede per Generali una call option in caso di stallo nella governance e di material default e per Ppf put options in certi casi».

Quali siano questi casi Generali non l´ha mai dichiarato fin quando l´Isvap non ha sollevato il problema inviando al consiglio di amministrazione alcuni rilievi sui termini dell´operazione con la società di Kellner. Nel 2007 la joint venture venne creata apportando 3,6 miliardi di asset da Ppf e 1,5 miliardi di attività assicurative nell´Est Europa di Generali. La compagnia di Trieste per avere il 51% della società ha poi dovuto versare a Ppf 1,1 miliardi ed, evidentemente, si è impegnata a rilevare anche il restante 49% a determinate condizioni che però non sono mai state spiegate per esteso.

Ora Bollorè dice che quell´impegno può arrivare a 3 miliardi mentre i consiglieri indipendenti di Generali, Paola Sapienza, Cesare Calari e Carlo Carraro sostengono che l´impegno è inferiore e hanno chiesto al presidente Cesare Geronzi di rettificare le parole di Bollorè. Il quale non ha ritenuto di doverlo fare: «Data la chiarezza della situazione, non ritengo che ricorrano i presupposti per una mia dichiarazione», ha scritto il presidente in una lettera a tutti i consiglieri, aggiungendo che ognuno, da Della Valle a Pellicioli a Bollorè, è responsabile delle dichiarazioni che rilascia ai giornali.

 

Quindi è toccato a Diego Della Valle, dopo un cda di Rcs Quotidiani, in cui si è trovato di fronte lo stesso Geronzi, dichiarare: «Niente film, fidatevi solo di Perissinotto». In serata si è poi saputo di un´altra lettera che l´ad ha scritto al presidente chiedendo un suo intervento per ristabilire il rispetto delle regole.

Generali aveva riunito il cda il 16 dicembre scorso per discutere dei rilievi fatti dall´Isvap e già in quella sede Bollorè aveva sollevato dubbi sull´operazione Ppf e su come deve essere appostata in bilancio, se come semplice impegno futuro o come un vero e proprio debito che la compagnia è costretta ad accollarsi.

 

Nella riunione del 23 dicembre, poi, Bollorè torna sulla questione Ppf, si dimostra stupito per l´acquisto di una quota nella banca russa Vtb, conclusa dall´ad Perissinotto nell´ambito dei suoi poteri, e chiede di mettere a verbale la sua contrarietà alle due operazioni.

Si arriva così all´ultimo consiglio del 16 marzo in cui con una lettera Bollorè chiede di rettificare il verbale precedente, in quanto non recepiva le sue dichiarazioni, e si torna a discutere di come recepire nel bilancio le indicazioni dell´Isvap sull´operazione Ppf. Oggi se ne saprà di più. 22-03-2011]

 

 

LA MONA PIOMBA TRA I NAUFRAGHI (COSA NON SI FA PER RACCATTARE ASCOLTI!) - MA PERCHÉ QUEL BONAZZO DI THYAGO ALVES HA SOLO AMICI BONAZZI COME LUI E MANCO ‘NA DONNA INTORNO? - Più paparazzi che invitati al matrimonio di Alessandra Pierelli - CHE FLOP PER MISS ITALIA SPORT (DIETROFRONT DI CONI E MIRIGLIANI) - “HABEMUS PAPAM”: IL SITO E POI IL FILM - DECOLLA “BASE LUNA” DI MARCO GIUSTI - I DUE ANNI DI DOROTHEUM - STELLE DI HOLLYWOOD SOTTO IL “TUSCAN SUN

 

Gabriella Sassone per Dagospia

1 - Fermi tutti! Questa sì che è una notizia per i reality-dipendenti! Adesso sull'Isola ci va lei, che non ha paura di niente e di nessuno. Alla faccia di tutti i bamboccioni che si lamentano e piangono come bambini dinanzi agli stenti. La Mona Ventura vuol dimostrare ancora una volta di essere l'inimitabile Super Simo e ha deciso: in Honduras ci andrà pure lei. Lo ha rivelato ad "Oggi" (in edicola domani). Sicuramente la sua è una mossa per cercare di risollevare gli ascolti dell'ottava edizione del reality di Rai2, quest'anno un po' sofferenti, vista anche la chiusura della diretta anticipata alle 23,45.

 

«E adesso sull'Isola ci vado anche io. Non vedo l'ora, è sempre stato il mio sogno raggiungere i miei naufraghi e condividere con loro per un po' l'esperienza. Niente telefonini e aggeggi tecnologici. Il 29 marzo, poco prima del mio compleanno che cade il 1° aprile, mi lancio dall'elicottero nel mare dell'Honduras e raggiungo a nuoto la spiaggia. Sarà la mia sorpresa ai naufraghi. Chissà che faccia faranno!», ha annunciato la Mona al settimanale. In studio, a commentare la sua impresa, ci dovrebbe essere Nicola Savino con le opinioniste e i naufraghi già tornati a casa.

 

"La trasmissione è partita lenta, ma io sono ottimista", ha detto ancora la Ventura. Quanto al suo futuro professionale ha aggiunto: «Io a Mediaset? Il fatto non sussiste semplicemente perché in Rai non hanno alcuna intenzione di lasciarmi andare via. Sono stata convocata dai vertici dell'azienda, il direttore Mauro Masi e i vice Antonio Marano e Lorenza Lei, senza che io avessi sollecitato alcun incontro, per riconfermarmi piena fiducia. Quindi resto in Rai».

 

Il discorso poi, e te pareva, cade su Ruby. «No, Ruby sull'Isola non ce la vorrei, ascolti o non ascolti. Semmai farei un'Isola con un'infornata di papi girls, quelle ragazze che, a differenza di Ruby con una vita problematica e senza una famiglia alle spalle, la famiglia alle spalle ce l'hanno, ma che famiglia! Madri e padri orgogliosi che le loro figlie siano disposte a qualsiasi cosa in cambio di soldi e successo facile "così ci sistemiamo tutti quanti". Che tristezza questo depauperamento di valori! Io non capisco come sia potuto succedere. Se penso a mia madre e a mio padre... Ai valori forti che mi hanno trasmesso: che nella vita i propri sogni bisogna conquistarseli con studio e impegno».

 

E che Isola farebbe con le papi girls? «Un'Isola "cattiva", dove queste ragazze dovrebbero per una volta tanto fare dei veri sacrifici: soffrire la fame e il freddo, procurarsi il cibo fra mille difficoltà, scontrarsi fra di loro. Imparerebbero finalmente qualcosa d'importante dalla vita. E sarebbe una lezione anche per i loro genitori, che sono i veri colpevoli del comportamento delle figliole».

2 - A proposito di Isola: urge al più presto (come ho suggerito domenica alla Mona Ventura durante "Quelli che il calcio e...") una prova del nove per accertare la virilità di Thyago Alves, il modello brasiliano super bonazzo che sull'Isola dei Famosi sta facendo sbavare tutte le naufraghe con quel fisico da Dio greco e quella faccia sexy. Ma lui pare asessuato... non si fila nessuna! La prova del nove urge perchè su Facebook girano strane voci sul conto del naufrago più bello visto fino ad oggi nel reality.

 

I telespettatori si chiedono come mai a sostenerlo in studio si son visti finora solo amici maschi, modelli belli come lui: possibile che questo benedetto ragazzo non ha neanche un'amica donna? Non solo: sta facendo il giro di Facebook anche un video (tratto da youtube) alquanto hot che vede Thyago aggrovigliarsi in una scena di sesso bollente con Massimo Poggio. Tranquilli: non è un porno soft, come qualcuno sostiene: è la scena clou del film "Il compleanno" di Marco Filiberti, presentato nel 2009 a Venezia nella sezione Controcampo Italiano. E Thyago dimostra di essere un bravo attore, ben calato nella parte. Ciò non vuol dire, però, che abbia quei gusti... chiaro, no?

Prodotto dalla Zen Zero e ambientato sul litorale di Sabaudia, "Il compleanno" racconta l'estate di due coppie di amici, Matteo (Massimo Poggio) e Francesca (Maria De Medeiros), all'apparenza legati da un rapporto tranquillo e amorevole, e Diego (Alessandro Gassman) e Shary (Michela Cescon) che invece vivono una relazione turbolenta giunta al capolinea. Gli equilibri che tengono insieme il gruppo vengono messi improssivamente in crisi dall'arrivo nella villa di David (Thyago Alves), il figlio ventenne di Diego e Shary, proveniente da New York con la sua bellezza sconvolgente che turberà profondamente Matteo, irrimediabilmente attratto dal giovane.

Chissà se la Mona Ventura, che ha promesso una sorpresa-scoop per Thyago, farà vedere stasera il filmato bollente? Noi crediamo di sì... chissà che faccia farà il buon Thyago... Intanto, per i più curiosi, ecco il video hot del film: http://www.youtube.com/watch?v=kHgK1lbDVJ4&feature=related+

3 - Più paparazzi che invitati al matrimonio di Alessandra Pierelli, ex di Costantino Vitagliano, lanciata da "Uomini e Donne" e poi naufragata sull'Isola della Mona. Domenica, con il pancione di 8 mesi e abito candido con stola, ha sposato nel Santuario di Santa Maria della Sorresca, a pochi chilometri da Sabaudia, il suo amore, il campione di poker Fabrizio Baldassarri.

I due convivono da tempo a Montecarlo, ma per le nozze Ale è voluta tornare a casa. Ora che lasciato il mondo fatuo della tv e i fidanzamenti mordi e fuggi (vedi quello con Daniele Liotti), si divertirà finalmente a fare la moglie e la mamma. Auguri!

4 - Dietro front! Come non detto. Dopo averla presentata in pompa magna nel salone del Coni, oggi il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e l'organizzazione di Miss Italia hanno comunicato che, di comune accordo, hanno deciso di soprassedere all'iniziativa "Miss Italia Sport" per sopraggiunte difficoltà di carattere tecnico-organizzativo. La patron Patrizia Mirigliani ha aggiunto che, naturalmente, tutte le ragazze che praticano sport potranno partecipare come hanno sempre fatto nel corso degli anni alle selezioni del Concorso Miss Italia, compilando l'apposito modulo online disponibile sul sito www.missitaliachannel.rai.tv. Che sarà successo in realtà?

5 - Per i morettiani convinti e di fede: oggi, martedì 22 marzo, con il manifesto di "Habemus Papam" si apre il sito del nuovo film di Nanni Moretti, www.habemuspapam.it. Seguiranno informazioni, immagini e curiosità che verranno aggiornate fino al 15 aprile, giorno dell'uscita del film nei cinema italiani. Il film è prodotto da Sacher Film e Fandango in collaborazione con Rai Cinema e in associazione con Le Pacte. Distribuzione 01 Distribution con Sacher Distribuzione.

 

6 - Debutta domani sera alle 23,40 si Raidue, "Base Luna", un nuovo programma firmato da Marco Giusti e soci (Luca Rea, Stefano Sarcinelli, Massimo Piesco e Carlo Bertotti) dedicato alla comicità. Solo sketch comici di origine e gusto diversi (dalla parodia della fiction di successo alla nuova comicità casalinga che si vede su Internet) inquadrati da un punto di vista molto molto lontano... un bar della luna, dove il padrone di casa è il rapper coatto romano G-Max e il suo aiutante un vecchio computer della Rai. Tra i comici della prima puntata: Andrea Perroni, Francesca Reggiani, Lillo e molti volti nuovi.

7 - Per i mondani a oltranza: stasera dalle 19, per festeggiare i due anni dell'opening nella sede romana di Palazzo Colonna della celebre Casa d'aste austriaca Dorotheum, cocktail super Vip. Tra preziosi dipinti di Carracci, Guercino e Van Dyck che andranno al'asta il 13 aprile prossimo a Vienna, sono attesi per la bisboccia personaggi dello spettacolo, della finanza e delle istituzioni appassionati estimatori di arte antica e collezionisti. Qualche nome? Maddalena Letta, Aurelio De Laurentiis, Sandra Carraro, Marise Stirpe e la figlia Camilla Morabito, Umberto Croppi, Angelo Bucarelli, Paola Lucisano, Guglielmo Giovanelli e ambasciatori vari e avariati.

 

8 - Ci saranno anche le star star hollywoodiane Sharon Stone e Jeremy Irons, quest'anno, al Tuscan Sun Festival di Cortona, nona edizione. Stone e Irons si esibiranno insieme il 5 agosto in "Nocturne: Seduction, Smoke and Music - The love story of Chopin and George Sand". Una performance di teatro, musica, danza in cui si racconta l'insolita relazione nell'arco di un decennio tra il leggendario compositore Frédéric Chopin e l'anticonformista e femminista Amandine-Lucile-Aurore Dupin, conosciuta come George Sand.

Dai primi incontri appassionati e burrascosi con un lui scostante e una lei affascinata nei giorni vissuti a Maiorca, fino ad arrivare ad una George Sand in un ruolo insolitamente materno nei confronti di uno Chopin alla fine "domato". Sharon Stone vestirà i panni del controverso personaggio di George Sand; Jeremy Irons sarà Frédéric Chopin. Tenimenti D'Alessandro ospiterà dopo il concerto un party con gli artisti nella splendida Tenuta di Manzano sulle colline appena fuori Cortona. 22-03-2011]

 

 

U.S.A. E GETTA (LA SPUGNA) - I POZZI PETROLIFERI DELLA LIBIA NON INTERESSANO LE HALIBURTON DEGLI STATI UNITI (MA LA FRANCESE TOTAL E LA BRITANNICA BP), OBAMA SI DEFILA E SCOPPIA L`ANARCHIA DIPLOMATICA TRA GLI EUROPEI - NEL MEDITERRANEO SI RITORNERÀ AI TEMPI DELLA GUERRA FREDDA: CON FRANCIA, GB E ITALIA A SCAMBIARSI COLPI BASSI PER L’EGEMONIA ECONOMICA - IL BASSO PROFILO DI OBAMA FINISCE SOTTO L’ATTACCO DEI REPUBBLICANI E DEL PENTAGONO (“SE DOVEVAMO ATTACCARE ERA MEGLIO FARLO PRIMA. E POI CHI LI CONOSCE QUESTI INSORTI?”)…

1 - GLI STATI UNITI SI DEFILANO E SCOPPIA L`ANARCHIA DIPLOMATICA
Germano Dottori per "Il Giornale" (Docente presso la Cattedra di Studi Strategici Luiss-Guido Carli e membro del consiglio regionale di Limes)

 

Il conflitto che oppone da tre giorni il regime libico alla comunità internazionale è certamente atipico rispetto a quelli combattuti nel recente passato. Gli elementi che contribuiscono a renderlo differente sono almeno due.

Il primo è rappresentato dal ruolo tutto sommato secondario assunto dagli Stati Uniti tanto nella sua preparazione quanto nella sua gestione. Il basso profilo tenuto da Washington risulta da tutta una serie di indizi. Innanzitutto, è la prima volta, almeno in tempi recenti, che il Presidente americano comunica ai suoi cittadini l`inizio di una nuova avventura militare nel corso di una visita di Stato all`estero.

In secondo luogo, della gestione degli aspetti militari delle operazioni è stato investito un comando di recente costituzione, l`Africom, che è la cenerentola tra le strutture di questo tipo di cui il governo statunitense si serve per proiettare nel mondo la forza di cui dispone.

Anche prima che la parola passasse alle armi, l`impegno diplomatico statunitense è rimasto ben al di sotto della soglia alla quale siamo stati abituati. Non c`è stata, ad esempio, alcuna forte iniziativa diplomatica che lasciasse intravedere l`intento della Casa Bianca di prepararsi il terreno.

E le grandi portaerei sono rimaste lontane. Questo è un dato nuovo, che ha colto di sorpresa molte delle potenze che si affacciano sul Mediterraneo, inclusa l`Italia, che si è inserita nei combattimenti nella convinzione che presto o tardi gli americani ne avrebbero assunto il controllo, con o senza la Nato.

Così non è stato. Da questo dato discende il secondo, che è rappresentato dal protagonismo francese, in realtà un fatto non proprio inedito. Il Presidente Nicolas Sarkozy, in effetti, aveva cercato sin dal proprio insediamento all`Eliseo di inserire Parigi negli spazi dischiusi nel Mediterraneo dalla debolezza di un`Amministrazione Bush a fine corsa, puntando su una serie di uomini forti. Erano stati corteggiati, tra gli altri, Hosni Mubarak, Bashir al Assad e lo stesso Muammar Gheddafi.

 

Il risultato è stata l'Unione per il Mediterraneo (UpM), un`iniziativa che avrebbe avuto un profilo certamente più alto se a contenere le ambizioni del Presidente transalpino non fosse intervenuta la Germania. Ad ogni buon conto, l`UpM poggiava sul presupposto che in NordAfrica e Medio Oriente nulla cambiasse.

Invece, sono fioriti i gelsomini e Sarkozy è stato velocissimo a riposizionarsi, sostituendo interamente la squadra che aveva curato per lui i dossier della politica estera e cercando di cavalcare l`onda del risveglio che attraversava la sponda meridionale del Mare Nostro.

È stata una virata di 180 gradi, dietro la quale tuttavia si celano le stesse ambizioni. Parigi intende espandere la propria sfera d`influenza nel Maghreb e la Libia è, sotto questo profilo, strategica. Ovviamente, obiettivi nazionali tanto importanti mal si prestano ad una gestione condivisa.

 

Di qui, non solo l`attuale no dell`Eliseo al coinvolgimento dell`Alleanza Atlantica nella direzione del conflitto, che restituirebbe voce in capitolo anche a Roma, ma altresì la spregiudicatezza delle mosse d`apertura, parse unilaterali sia nei tempi che nei modi.

L`attacco della coalizione, corre voce, sarebbe dovuto iniziare con un massiccio lancio di missili da crociera anglo-americani. Invece, gli aerei francesi sono arrivati prima del previsto, tra l`altro colpendo non solo le infrastrutture della difesa aerea libica, ma le unità lealiste nei pressi delle città sotto il controllo degli insorti.

Al momento, l`impressione che si ricava dalle fonti aperte accessibili è quella di una coalizione che si muove con almeno due centri di comando e controllo: uno transalpino, che emana dal Presidente Sarkozy, eseguendone le direttive; e l`altro che è invece sotto la guida dell'Africom americano, cioè teoricamente agli ordini di un Barack Obama che sembra però psicologicamente molto lontano dagli eventi. Apparentemente, ad Africom parrebbero rispondere anche le forze aeronavali britanniche.

 

Ma non è certo. Almeno non al 100%.

E non è solo l`incertezza della guerra a confondere le acque. Downing Street ha assecondato nelle ultime settimane la gran parte dei movimenti della diplomazia francese. E non si deve dimenticare che tra Londra e Parigi esiste da alcuni mesi un accordo bilaterale che prevede forme di cooperazione politico-militari molto pervasive. Sono quindi possibili in qualsiasi momento fughe in avanti. Ecco perché alcuni importanti giornali d`Oltralpe stanno riesumando il precedente di Suez 1956, tra l`altro senza mostrare alcun particolare complesso.

Per noi italiani, si tratta di un bel guaio. Al di là della solidarietà dimostrata durante la Guerra Fredda di fronte alla comune minaccia sovietica, infatti, nel Mediterraneo occidentale Italia, Francia e Gran Bretagna non hanno mai smesso di scambiarsi colpi proibiti. È a questa realtà, ben nota alle élite della Prima Repubblica, che dovremo probabilmente riabituarci.

 

2 - I REPUBBLICANI CONTRO OBAMA: "UN INTERVENTO SENZA PROSPETTIVE"
Federico Rampini per "la Repubblica"

Barack Obama ha garantito agli americani un impegno limitato e ha escluso interventi terrestri ma non ha indicato una exit strategy, non c´è chiarezza su quale sia l´obiettivo finale e quindi l´orizzonte di durata di questa operazione. Stiamo combattendo contro Gheddafi ma a favore di chi? Così i repubblicani puntano il dito sull´inconsistenza (e opacità) degli insorti. Che cosa sappiamo di loro? Non rischiamo di scoprire alla fine che avremo appoggiato gli integralisti islamici?

Mentre è in visita ufficiale in Brasile il presidente americano si scopre improvvisamente attaccato dalle retrovie. A Washington la destra apre un «fronte interno», sollevando sull´intervento in Libia obiezioni che i consiglieri strategici al seguito di Obama prendono molto sul serio. Anche perché le bordate da destra fanno affiorare i dissensi che attraversano la stessa Amministrazione.

 

Perfino un «falco» come John McCain, il senatore repubblicano dell´Arizona che fu candidato presidenziale nel 2008, attenua il tradizionale consenso bipartisan in tempi di guerra. Lo fa su posizione oltranziste, naturalmente, cioè accusando la Casa Bianca di avere aspettato troppo. «Spero che non sia già tardi - dice McCain - se avessimo preso questa iniziativa un paio di settimane fa, una no-fly zone poteva probabilmente bastare. Ora non è più sufficiente».

 

Ma l´attacco politicamente più gravido di conseguenze è quello lanciato da John Boehner, presidente della Camera, quindi capo della maggioranza repubblicana in un ramo del Congresso. «Il presidente degli Stati Uniti - dice Boehner - è il comandante in capo. La sua Amministrazione ha tuttavia la responsabilità di precisare in cosa consista la missione in Libia. Deve dirlo al popolo americano, al Congresso e alle nostre truppe. Prima che sia assunto qualsiasi ulteriore impegno dobbiamo conoscere la natura della missione libica, e le modalità per portarla a compimento».

Queste critiche toccano un nervo scoperto alla Casa Bianca, perché non è un mistero che la scelta di Obama è stata osteggiata proprio dai suoi uomini più conservatori: il segretario alla Difesa Robert Gates e i vertici del Pentagono. Il dissenso riaffiora nelle parole dell´ammiraglio Mike Mullen, il più alto in grado nelle Forze armate.

 

Intervistato dalla Cbs, Mullen fa prova di un realismo che sconfina con il pessimismo. Alla domanda se al termine di questa missione militare ci si può ritrovare con Gheddafi ancora al potere, l´ammiraglio risponde secco: «Questa è certamente una possibilità». Non è questo il tono che ci si aspetta da un comandante capo per galvanizzare le sue forze impegnate sul fronte.

 

Ma l´ammiraglio fa parte di quei realisti che avrebbero preferito tener fuori l´America da questa guerra. Obama parlando a Rio torna a ribadire le ragioni della sua scelta di principio. Lo fa esaltando la transizione democratica del Brasile: «Oggi - dice Obama - vediamo la lotta per quegli stessi diritti in Medio Oriente e in Nordafrica. Abbiamo visto il popolo della Libia resistere coraggiosamente contro un regime determinato a usare la violenza.

Avendo lottato per perfezionare le nostre democrazie, gli Stati Uniti e il Brasile sanno che il futuro del mondo arabo sarà determinato dai suoi popoli. Non sappiamo come questo cambiamento andrà a finire, ma non dobbiamo temere il cambiamento». Un messaggio lanciato anzitutto alla sua base storica: perché anche dentro il partito democratico, la sinistra pacifista è attraversata dai dubbi.

 22-03-2011]

 

 

1- SULLA CASA POPOLARE DELLA SORA SDE-RENATA, IL CASINO POLITICO S’INGROSSA: PARTONO GLI ACCERTAMENTI DALLA PROCURA DI ROMA SULL’APPARTAMENTO DI SAN SABA, IPOTIZZATO L’ABUSO D’UFFICIO (ESPOSTO PRESENTATO DAI DIPENDENTI ATER) - 2- IL CASO DI S.C., INGLESE DI 53 ANNI: VIVREBBE NELLA CASA DEL MARITO DELLA POLVERINI - 3- A.A.A. CERCASI ER PECORA DISPERATAMENTE: SCOPPIATO LO SCANDALO AFFITTOPOLI, L’ASSESSORE ALLA CASA TEODORO BUONTEMPO MINACCIAVA DI CACCIARE I FURBETTI DELL’APPARTAMENTINO, ORA È DESAPARECIDO, “NON UN COMMENTO, TELEFONINO STACCATO” -

1 - AFFITTOPOLI: ACCERTAMENTI PROCURA ROMA SU CASA POLVERINI SAN SABA...
(AGI) - La Procura di Roma svolgera' accertamenti anche sull'abitazione in via Bramante dove ha vissuto per diversi anni il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. La casa, nel rione di San Saba, fa parte della lista di immobili acquisita dagli investigatori e all'attenzione del pm Ilaria Calo' e dell'aggiunto Alberto Caperna, che indagano sulla cosiddetta 'svendopoli' e 'affittopoli' nella capitale.

Le verifiche dei magistrati riguardano presunte svendite avvenute a partire dal 2004 di immobili riconducibili ad Ater, all'Ipab Sant'Alessio e al Comune di Roma. Nel fascicolo, aperto a carico di ignoti, si ipotizza il reato di abuso d'ufficio. Nei giorni scorsi la Polverini, in una nota, aveva precisato che l'appartamento "posto al quarto piano senza ascensore, con una metratura di circa 60 metri quadri, senza balconi, e' stato assegnato, nei primi anni del '900" al nonno di suo marito, Massimo Cavicchioli, da cui e' separata di fatto. Nelle ultime ore al vaglio dei magistrati c'e' anche un esposto di alcuni dipendenti dell'Ater, dopo le notizie di stampa riguardanti la Polverini.

2 - CASA POPOLARE DELLA POLVERINI, ESPOSTO IN PROCURA DI ALCUNI DIPENDENTI ATER. LA SCOMPARSA DI BUONTEMPO
Paolo Foschi per "Il Corriere della Sera - Roma"

Chi abita realmente in via Bramante, nella casa dell'Ater dove Renata Polverini ha vissuto abusivamente per 15 anni, fino al 2004? È questa la domanda a cui probabilmente sarà chiamata a rispondere la procura di Roma. Secondo le indiscrezioni, alcuni dipendenti dell'azienda delle case popolari starebbero predisponendo un esposto da presentare a Piazzale Clodio per cercare di fare chiarezza su una situazione che si fa ogni giorno più misteriosa.

 

«Non vivo più lì e io e mio marito siamo separati di fatto (ma non legalmente, ndr)», si è difesa la presidente della Regione, che comunque ha vissuto in quell'appartamento anche quando era proprietaria di altri immobili e quando il proprio reddito familiare era ben superiore ai limiti di legge per ottenere l'alloggio pubblico.

Oggi nella casa popolare all'Aventino (380 euro di canone, compresa «l'indennità di occupazione abusiva») dai documenti risulta residente il marito Massimo Cavicchioli, già sfrattato dall'ente perché non in possesso dei requisiti. Lo sfratto però è stato misteriosamente bloccato in pratica proprio quando alla guida dell'Ater è arrivata Stefania Graziosi, nominata commissario da Renata Polverini.

 

In realtà però in quell'appartamento risulta residente anche un'altra persona: S.C., cittadina inglese di 53 anni. Secondo i vicini invece non si vede spesso da quelle parti Massimo Cavicchioli. «Forse abita da qualche altra parte», insinua qualcuno.

Era già successo in passato che avesse dato in prestito ad altre persone l'appartamento (cosa vietata dalla legge ed è anche questo uno dei motivi per cui in passato era stato avviato lo sfratto). In ogni caso, essendo ancora sposato agli effetti di legge con Renata Polverini, Cavicchioli sfora ampiamente i tetti di reddito e disporrebbe, almeno in teoria, della casa della moglie.

 

«Se ci si fidasse delle separazioni di fatto, qualsiasi coppia potrebbe eludere la legge per mantenere la casa pubblica, pur avendone un'altra di proprietà. E un'amministratrice attenta come la presidente della Regione, dovrebbe saperlo bene», spiega uno dei dipendenti dell'Ater che sta preparando l'esposto alla procura.

L'assessore regionale alla casa, Teodoro Buontempo, proprio il giorno prima che scoppiasse lo scandalo, aveva annunciato insieme alla Polverini: «Cacceremo i furbi dalle case Ater». Poi Buontempo è scomparso: non un commento, telefonino staccato da giorni. E adesso, secondo il nuovo commissario Bruno Prestagiovanni, l'iter dello sfratto è ripartito. Ma la polemica non si placa: «Buontempo renda pubblici tutti i documenti sulla casa di via Bramante», chiedono Esterino Montino, del Pd, e Luigi Nieri, Sel.

 22-03-2011]

 

 

1- LA PROVA CHE LA "RIVOLTA" DI BENGASI FU MANOVRATA DAL NANOLEONE SARKOZY - 2- SEI MESI FA NOURI MESMARI, UNO DEI PIÙ ALTI PAPAVERI DEL REGIME LIBICO, DA SEMPRE A FIANCO DEL RAÌS, SI CONSEGNA AI SERVIZI SEGRETI FRANCESI DGSE (DIREZIONE GENERALE DELLA SICUREZZA ESTERA) E CON LORO ORGANIZZA L’INSURREZIONE DI BENGASI - 3- MESMARI VIENE SOPRANNOMINATO “LIBYAN WIKILEAK”, PERCHÉ UNO DOPO L’ALTRO SVELA I SEGRETI DELLA DIFESA MILITARE DEL COLONNELLO E RACCONTA OGNI PARTICOLARE SULLE ALLEANZE DIPLOMATICHE E FINANZIARIE DEL REGIME, DESCRIVENDO PURE LA MAPPA DEL DISSENSO E LE FORZE CHE SONO IN CAMPO. A METÀ GENNAIO LA FRANCIA HA IN MANO TUTTE LE CHIAVI PER TENTARE DI RIBALTARE IL REGIME DI GHEDDAFI -

Franco Bechis per "Libero"

 

Prima tappa del viaggio. Venti ottobre 2010, Tunisi. Qui è sceso con tutta la sua famiglia da un aereo della Lybian Airlines Nouri Mesmari, capo del protocollo della corte del colonnello Muammar El Gheddafi. È uno dei più alti papaveri del regime libico, da sempre a fianco del colonnello.

L'unico- per capirci- che insieme al ministro degli Esteri Mussa Koussa aveva accesso diretto alle residence del raìs senza bisogno di bussare. L'unico a potere varcare la soglia della suite 204 del vecchio circolo ufficiale di Bengasi, dove il colonnello libico ha ospitato con grandi onori il premier italiano Silvio Berlusconi durante le visite ufficiali in Libia. Quello sbarco a Tunisi di Mesmari dura poche ore.

Non si sa chi incontri nella capitale dove ancora la rivolta contro Ben Alì cova sotto le ceneri. Ma è ormai certo che proprio in quelle ore e in quelle immediatamente successive Mesmari getti i ponti di quella che a metà febbraio sarebbe diventata la ribellione della Cirenaica. E prepara la possibile spallata a Gheddafi cercando e ottenendo l'alleanza su due fronti: il primo è quello della dissidenza tunisina. Il secondo è quello della Francia di Nicholas Sarkozy. Ed entrambe le alleanze gli riescono.

 

Lo testimoniano alcuni clamorosi documenti della Dgse (direzione generale della sicurezza estera), il servizio segreto francese e una clamorosa serie di notizie fatte circolare in ambienti diplomatici francesi da una news letter loro dedicata, Maghreb Confindential (di cui esiste una versione sintetica e accessibile a pagamento). Mesmari arriva a Parigi il giorno successivo, 21 ottobre. E da lì non si muoverà più. In Libia non ha nascosto il suo viaggio in Francia, visto che si è portato dietro tutta la famiglia.

La versione è che è a Parigi per delicate cure mediche e probabilmente per un'operazione. Ma di medici non ne vedrai mai nemmeno uno. Quel che vedrà invece ogni giorno sono funzionari del servizio segreto francese.

Sicuramente ai primi di novembre sono visti entrare all'Hotel Concorde Lafayette di Parigi, dove Mesmari soggiorna, alcuni stretti collaboratori del presidente francese Sarkozy. Il 16 novembre c'è una fila di auto blu fuori dall'hotel. Nella suite di Mesmari si svolge una lunga e fitta riunione. Due giorni dopo parte per Bengasi una strana e fitta delegazione commerciale francese. Ci sono funzionari del ministero dell'Agricoltura, dirigenti della France Export Cereales e della France Agrimer e manager della Soufflet, della Louis Dreyfus, della Glencore, della Cam Cereales, della Cargill e della Conagra.

 

Una spedizione commerciale, sulla carta, per cercare di ottenere proprio a Bengasi ricche commesse libiche. Ma nel gruppo sono mescolati anche militari della sicurezza francese, travestiti da business man. A Bengasi incontreranno un colonnello dell'aereonautica libica indicato da Mesmari: Abdallah Gehani. È un insospettabile, ma l'ex capo del protocollo di Gheddafi ha rivelato che è disposto a disertare e che ha anche buoni contatti con la dissidenza tunisina. L'operazione è condotta in gran segreto, ma qualcosa giunge agli uomini più vicini a Gheddafi. Il colonnello intuisce qualcosa.

Il 28 novembre firma un mandato di cattura internazionale nei confronti di Mesmari. L'ordine viene trasmesso anche alla Francia attraverso i canali protocollari. I francesi si allarmano, e decidono di eseguire formalmente l'arresto. Quattro giorni dopo, il 2 dicembre, viene fatta filtrare la notizia proprio da Parigi. Non si indica il nome, ma si rivela che la polizia francese ha arrestato uno dei principali collaboratori di Gheddafi.

 

La Libia si tranquillizza sulle prime. Poi viene a sapere che Mesmari è in realtà agli arresti domiciliari nella suite del Concorde Lafayette. E il raìs comincia ad agitarsi. Quando arriva la notizia che Mesmari ha chiesto ufficialmente alla Fancia asilo politico, Gheddafi si infuria. fa ritirare il passaporto perfino al suo ministro degli Esteri, Mussa Kussa, accusato di responsabilità nella defezione e nel tradimento di Mesmari. Poi prova a inviare suoi uomini a Parigi con messaggi per il traditore: "torna, sarai perdonato".

Il 16 dicembre ci prova Abdallah Mansour, capo della redio-televisione libica. I francesi però lo fermano all'ingresso dell'Hotel. Il 23 dicembre arrivano altri libici a Parigi. Sono Farj Charrant, Fathi Boukhris e All Ounes Mansouri. Li conosceremo meglio dopo il 17 febbraio: perché proprio loro insieme ad Al Hajji guideranno la rivolta di Bengasi contro i miliziani del colonnello. I tre sono autorizzati dai francesi a uscire a pranzo con Mesmari in un elegante ristorante sugli Champs Elysèe.

 

Ci sono anche funzionari dell'Eliseo e alcuni dirigenti del servizio segreto francese. Tra Natale e Capodanno esce su Maghreb Confidential la notizia che Bengasi ribolle (in quel momento non lo sa nessuno nel mondo), e perfino l'indiscrezione su alcuni aiuti logistici e militari che sarebbero arrivati nella seconda città della Libia proprio dalla Francia. Oramai è chiaro che Mesmari è diventato la leva in mano a Sarkozy per fare saltare Gheddafi in Libia. La newsletter riservata su Maghreb comincia a fare trapelare i contenuti della sua collaborazione.

Mesmari viene soprannominato "Libyan Wikileak", perché uno dopo l'altro svela i segreti della difesa militare del colonnello e racconta ogni particolare sulle alleanze diplomatiche e finanziarie del regime, descrivendo pure la mappa del dissenso e le forze che sono in campo. A metà gennaio la Francia ha in mano tutte le chiavi per tentare di ribaltare il colonnello. Ma qualcosa sfugge.

Il 22 gennaio il capo dei servizi di intelligence della Cirenaica, un fedelissimo del colonnello, generale Aoudh Saaiti, arresta il colonnello dell'aeronautica Gehani, il referente segreto dei francesi fin dal 18 novembre. Il 24 gennaio viene trasferito in un carcere di Tripoli, con l'accusa di avere creato una rete di social network in Cirenaica che inneggiava alla protesta tunisina contro Ben Alì. È troppo tardi però: Gehani con i francesi ha già preparato la rivolta di Bengasi. Che scoppierà da lì a qualche giorno...

 23-03-2011]

 

 

LE BORSE “REALIZZANO”, TUTTE IN CALO (L’EGITTO RIAPRE E CHIUDE SUBITO PER RIBASSO) - DOPO L’ACCORDO UNICREDIT-PREMAFIN LIGRESTI SI DIMETTE DAL CDA DI PIAZZA CORDUSIO - LUNEDI’ LA FIRMA UNICREDIT-DIBENEDETTO PER LA ROMA - PARMALAT A LACTALIS E BULGARI A LVMH, IL FISCO VUOLE VEDERCI CHIARO - APPLE FA CAUSA AD AMAZON.COM PER IL MARCHIO - ANTONIO BONTEMPI PER VITROCISET - LA PAY TV MEDIASET IN PAREGGIO, MA PESA ENDEMOL - MALACALZA IN RCS (UTILE A 7,2%)…

1. BORSA: EUROPA APRE IL LIEVE CALO, A MILANO BENE UNICREDIT E MEDIASET...
Radiocor - Avvio di seduta in lieve calo per le Borse europee, che risentono della debolezza accusata da Tokyo. La migliore e' Milano, che si attesta sulla parita' (-0,02% Ftse All Share, -0,03% Ftse Mib). Francoforte scende dello 0,56%, Londra dello 0,43% e Parigi dello 0,38%. Tra le blue chip di Piazza Affari bene Mediaset (+2,09%) e UniCredit (+1,25%) dopo i conti 2010, mentre scivola Ansaldo (-1,53%).

 

2. BORSA: REALIZZI IN ASIA; GIU' TOKYO E HONG KONG...
(ANSA) - Seduta di realizzi sulle principali borse di Asia e Pacifico dopo la corsa di Tokyo della vigilia. La piazza nipponica ha ceduto infatti l'1,65%, mentre Hong Kong, ancora in fase di contrattazioni, lascia sul campo lo 0,1%. le vendite si sono concentrate sul settore dell'energia, che più ha brillato ieri, e sulla grande industria, su cui pesano ancora i i blocchi degli impianti produttivi dopo lo Tsunami e l'incidente nucleare.

In particolare è scivolata Tokyo Electric Power (-4,46%), che gestisce l'impianto di Fukushima, mentre in campo industriale hanno segnato il passo Fujitsu (-6,59%), Pioneer (-5,26%), Nec (-4,66%) e Tdk (-4,13%), insieme agli automobilistici Nissan (-2,9%), Honda (-1,75%) e Toyota (-1,2%).

 

Pesante ad Hong Kong China Coal Energy (-7,78%), dopo i risultati economici, a differenza di Petrochina (+1,83%), mentre a Sidney è scivolata ancora Equinox Minerals (-1,55%); bene invece i petroliferi Roc Oil (+1,28%) e Woodside (+0,74%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo -1,65% - Hong Kong -0,18% (seduta in corso) - Shanghai +1,00% - Taiwan +0,44% - Seul -0,07% - Sidney +0,19% - Mumbai +0,95% (seduta in corso) - Singapore +0,53% (seduta in corso) - Bangkok +0,64% (seduta in corso) - Giakarta +0,59% (seduta in corso).

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 23 MARZO...
Radiocor - Milano: giornata conclusiva di Star Conference 2011: le piccole e medie societa' quotate al segmento Star di Borsa Italiana presentano i risultati 2010 alla comunita' finanziaria. Alle ore 10,00 Brembo, a seguire. Banca Finnat, Interpump, Nice, Mondo TV, It Way, Biancamano, Terni Energia. Dalle ore 14,00 Vittoria Assicurazioni, a seguire: El.En., Elica, Poltrona Frau, Amplifon, Isagro.

 

Cologno Monzese (Mi): incontro di Mediaset con la comunita' finanziaria per la presentazione dei risultati 2010. Ore 11,00. Al termine, ore 13,00, incontro stampa con la partecipazione di Fedele Confalonieri, presidente; Pier Silvio Berlusconi, vice presidente; Giuliano Andreani, amministratore delegato; Marco Giordani, cfo.

Londra: incontro di UniCredit con gli analisti per la presentazione dei risultati 2010. Ore 9,30 GMT. Segue alle ore 11,30 incontro con la stampa.

CDA (approvazione dati contabili) - Acea, Banca Carige, Pininfarina, Risanamento.

Roma: si riunisce il Consiglio dei ministri con all'ordine del giorno tra l'altro la moratoria sul programma nucleare italiano

Roma: dibattito in Senato sulla situazione in Libia

Roma: convegno 'Legge di contabilita' e finanza pubblica e nuova governance economica dell'Unione europea'. Partecipano Luigi Giampaolino, Giuseppe Vegas, Renato Schifani

Roma: il ministro Roberto Calderoli incontra le Regioni sul tema del federalismo regionale

Roma: audizione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in commissione Finanze di Montecitorio sui mercati finanziari

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: Gheddafi resiste, in campo la Nato (dai giornali)

 

UE: Portogallo sull'orlo della crisi. Aiuti ue in caso di elezioni (dai giornali)

ENERGIA: La scelta nucleare slitta di un anno. Moratoria del governo (dai giornali) Lo Stop rischia di far saltare il piano firmato con la Francia. La jv era nata due anni fa per rilanciare l'atomo (Il Corriere della Sera, pag. 24)

PARMALAT: A Lactalis il 29% della societa'. I fondi cedono ai francesi (dai giornali). Ferrero a Parigi per rilanciare, due proposte alla famiglia Besnier (La Repubblica, pag. 26). Contromossa di Intesa: soluzione industriale con l'appoggio di UniCredit e Bnp Paribas (Il Messaggero, pag. 18). Il colpo di scena dei fondi 'scaricati' da Intesa-Ferrero (Il Giornale, pag. 5). Oggi il via alla legge anti-scalate (dai giornali). L'Italia cerca di bloccare le acquisizioni straniere (Financial Times, pag.1)

UNICREDIT: entra in FonSai con il 6,6%. Impegno da 200 milioni per FonSai e Sinergia. Ligresti esce dal Cda della banca (dai giornali). E con il tandem Ghizzoni-Palenzona l'ex bin torna nei giochi di potere (La Repubblica, pag. 29). Ghizzoni frena su Pioneer (Il Messaggero, pag. 19)

PREMAFIN: Ora l'ultima sfida resta la governante (Il Sole 24 Ore, pag. 41)

GENERALI: Geronzi al Ceo: 'Non intervengo'. Il 'conto' Kellner fino a 3 miliardi (dai giornali)

BPM: Tensioni al vertice. Ponzellini in Mediobanca (Il Sole 24 Ore, pag. 42). Studia la fusione con legnano e Alessandria. Scontro Dalu-sindacati (Il Corriere della Sera, pag. 41)

FIAT: Rinuncia per ora alla Bertone: 'Fiom impedisce l'investimento' (dai giornali)

MEDIASET: Aumenta i profitti. Il dividendo sale a 0,35 euro (dai giornali)

RCS: Ritorna in utile. Balzo dei margini (dai giornali)

 

EDITORIA: esteso al 2012 il divieto di incroci tra stampa e tv (dai giornali)

ZALESKI: ora perde la cedola di Edison. Mancato incasso di 22 milioni (Il Sole 24 Ore, pag. 43)

ALIMENTARE: la Cina apre al cibo italiano. Grana Padano e Prosciutto di Parma apripista (Il Sole 24 Ore, pag. 25)

5. EGITTO: BORSA RIAPRE ED E' SUBITO SOSPESA PER RIBASSO...
(ANSA) - La borsa egiziana ha riaperto questa mattina dopo una pausa di 55 giorni per la rivoluzione anti-Mubarak, ed è stata subito costretta a sospendere le contrattazione per circa mezz'ora. Lo ha riferito alla televisione di stato il responsabile per le contrattazioni Ahmhd Shumman, spiegando che le quotazioni sono scese in apertura di circa il 10%, in seguito ad una serie di operazioni a raffica di vendita di azioni.

6. PARMALAT: PIATTA IN BORSA; OCCHI SU GOVERNO E FERRERO...
(ANSA) - Parmalat al palo in Borsa all'indomani del tonfo seguito alla conquista da parte della francese Lactalis del 29% dell'azienda. Il titolo, partito in timido rialzo, ora è pressoché invariato (-0,09% a 2,29 euro). Il mercato, che ieri dava ormai per chiusa la partita per il controllo della società, è in attesa di capire se il governo o la Ferrero tenteranno un'ultima difesa dell'italianità di Collecchio.

 

7. AS ROMA: LUNEDI' LA FIRMA UNICREDIT-DIBENEDETTO...
(ANSA) - La firma per il passaggio della As Roma alla cordata americana capeggiata da Thomas DiBenedetto dovrebbe avvenire lunedì prossimo. Lo scrive oggi Il Messaggero. La firma, dopo la delibera di Roma 2000, dovrebbe avvenire a Roma e sarà enfatizzata da una cerimonia pubblica. Secondo il quotidiano romano, il pool di investitori americani dovrebbe spendere 114 milioni, la banca 76.

8. PREMAFIN: SALE IN BORSA (+1,7%) DOPO ACCORDO CON UNICREDIT. SCIVOLA MILANO (-2,32%)...
(ANSA) - Avvio di seduta positivo per Premafin in Piazza Affari. Il titolo della finanziaria che fa capo alla famiglia Ligresti guadagna l'1,71% a 0,62 euro. Invariata invece Fonsai a 6,6 euro, mentre scivola Milano Assicurazioni (-2,32%).

9. FONSAI: AUMENTO DI CAPITALE 450 MLN, MILANO 350 MLN...
(ANSA) - Gli aumenti di capitale previsti per Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni sono rispettivamente di 450 (rpt 450) e 350 (rpt 350) milioni di euro. E' quanto si legge in una nota congiunta delle due società all'indomani delle sedute dei rispettivi consigli di amministrazione a seguito degli accordi con il gruppo Unicredit.

10. UNICREDIT: -22,2% A 1,32 MLD UTILE NETTO 2010, SOPRA ATTESE...
Radiocor - UniCredit ha chiuso il 2010 con un utile netto consolidato in calo del 22,2% a 1,32 miliardi (1,7 miliardi nel 2009), un dato superiore al consensus del mercato che era di 1,22 miliardi. Come annuncia una nota, l'utile netto del IV trimestre e' in calo del 13,5% a 321 milioni, ma sopra la stima mediana che era di 215 milioni ed e' in miglioramento del 9% rispetto al terzo trimestre al netto di -43 milioni legate a componenti non operative non ricorrenti. Il Core Tier 1 e' stabile all'8,58% contro 8,47% a fine 2009. Proposto dividendo cash di 0,03 euro per azione.

 

11. UNICREDIT: SALVATORE LIGRESTI SI DIMETTE DA CDA...
Radiocor - Salvatore Ligresti ha rassegnato le dimissioni da amministratore non esecutivo di UniCredit. E' quanto afferma una nota della banca. La decisione e' stata presa 'in relazione all'evolversi delle relazioni di affari del gruppo facente capo alla famiglia Ligresti con Unicredit'. In particolare la decisione e' stata presa per evitare conflitti di interesse in futuro. Il consiglio ha espresso a Ligresti il proprio apprezzamento e la sua stima.

12. UNICREDIT: RAGGIUNTO ACCORDO CON PREMAFIN...
Radiocor - E' stato raggiunto tra Unicredit e Premafin (gruppo Ligresti) l'accordo finalizzato alla prevista ricapitalizzazione di Fondiaria-Sai. In base all'intesa raggiunta, 'qualora Fonsai deliberi un aumento da 450 mln, Unicredit sottoscrivera' una quota in misura tale da detenere post aumento una partecipazione pari al 6,6% del capitale ordinario'.

 

13. AGENZIA ENTRATE: FARI SU QUOTE PARMALAT A LACTALIS E BULGARI A LVMH...
Radiocor - Faro puntato dell'Agenzia delle Entrate sulla vendita di partecipazioni Parmalat a Lactalis e su quella di Bulgari a Lvmh. L'amministrazi one finanziaria, informa una nota, verifichera' il rispetto delle disposizioni normative che prevedono, al ricorrere di determinati presupposti, la tassazione in Italia dei redditi derivanti dalle predette operazioni.

14. GENERALI: 2,1 MLD PLUSVALENZE LATENTI SU PORTAFOGLIO TITOLI...
Radiocor - Il gruppo Generali dispone di una plusvalenza latente netta di 2,1 miliardi sul portafoglio titoli, frutto del raffronto tra i valori correnti alla chiusura di esercizio e quelli di carico. L'importo, si legge nella nota integrativa al bilancio 2010 consultata da Radiocor, si compone di una plusvalenza latente di 1,9 miliardi su titoli a utilizzo durevole e di una di 0,2 miliardi sui titoli a utilizzo non durevole.

 

Inoltre, la compagnia triestina - come emerge sempre dalla nota integrativa sui conti 2010- ha rivalutato di 1,065 miliardi di euro la controllata Generali Properties, portando il valore della societa' cui fa capo l'enorme patrimonio immobiliare del gruppo a 2,25 miliardi di euro. E' grazie alla rivalutazione e all'utile di esercizio che il patrimonio netto di Generali a fine 2010 risulta di 14,9 miliardi dai 13,8 del 2009.

15. RULLI DI TAMBURO IN BPM...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - Il rullo dei tamburi è forte ma, per ora, il direttore generale resiste. Anzi, chi gli è vicino dice che Fiorenzo Dalu non se ne andrà, né in punta di piedi né sbattendo la porta. Ma è anche vero che restare in paradiso a dispetto dei santi è difficile, e se realmente due sindacati di peso nella Bpm - Uilca e Fisac - hanno dichiarato guerra a Dalu, la strada potrebbe essere segnata.

Dalla parte del direttore generale infatti sembra essere rimasta solo la Fiba (verso cui sono confluiti molti transfughi della Fisac, dopo lo shock delle promozioni dell´estate scorsa) mentre per il momento la Fabi non si è esposta molto. Ma sembra più vicina a Uilca e Fisac. Del resto, quando gli amministratori non hanno più la fiducia degli azionisti - a torto o a ragione - vanno a casa: nel caso della Bpm, gli azionisti sono i sindacati e questa vicenda ne è l´ennesima prova.

16. LA SFIDA DI RESOLUTION AL CAMPIONE NAZIONALE...
Ma.l.C. per "Il Sole 24 Ore" - Dicono a Londra che addirittura Mario Draghi si sia operato per impedire l'acquisizione di Pioneer da parte di un player estero e favorire invece il «campione nazionale», che potrebbe scaturire dalla fusione tra l'asset manager di UniCredit ed Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo). Dicono che «Draghi wants to safeguard the purchase of Italian government bonds by local investors»: la totale disponibilità da parte del campione nazionale Eurizon-Pioneer a comprare BTp senza troppo fiatare ad ogni asta.

 

Forse i primi soli primaverili londinesi hanno creato qualche scompenso; o forse è solo una polpetta avvelenata sul cammino di Mario Draghi verso la Bce. Quel che è certo è che la Banca d'Italia non solo smentisce, ma fa sapere inoltre che finora «non ci sono state richieste e quindi tanto meno dinieghi verso intermediari non italiani» in relazione all'acquisizione di Pioneer. Conteranno le offerte e i piani industriali: ma dopo l'ukase di Tremonti contro le mire francesi in Italia restano in piedi solo il campione nazionale Eurizon-Pioneer e quello europeo, sposorizzato da Resolution.

17. LA SCELTA DI BONTEMPI PER IL VERTICE VITROCISET...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - È un ex dirigente del gruppo Finmeccanica il nuovo amministratore delegato scelto da Edoarda Crociani per la sua Vitrociset, dopo l'addio di Tommaso Pompei, il 10 febbraio. La nomina dovrebbe essere ufficializzata oggi dal consiglio di amministrazione presieduto dal generale Mario Arpino. Il candidato è Antonio Bontempi, un manager di aziende della difesa, uscito dal giro da alcuni anni. Nella primavera del 2003, durante il governo Berlusconi, fu candidato da An alla guida dell'Enav, la società che gestisce il traffico aereo.

La candidatura fu però respinta da Giulio Tremonti, ministro dell'Economia. Sulla poltrona di via Salaria andò Guido Pugliesi, cresciuto in Telecom accanto ad Ernesto Pascale, tuttora in sella. Bontempi era viceamministratore delegato di Alenia Marconi Systems, la joint venture tra Finmeccanica e la britannica Bae Systems, poi passata sotto il controllo al 100% del gruppo italiano, oggi si chiama Selex Sistemi integrati. Poco dopo Bontempi uscì dal gruppo. In precedenza aveva guidato la Wass di Livorno, che produce siluri.

 

18. SEA IN ATTESA DEL TRENO PER LA BORSA...
Ma. Mo. per "Il Sole 24 Ore" - Potrebbe essere una questione di giorni l'approvazione del bilancio del Comune di Milano e con esso il via libera alla quotazione in Borsa della Sea, la società di gestione degli aeroporti di Linate e Malpensa. Alla Sea tutto è pronto per accendere i motori di un'operazione valutata 300-350 milioni di euro per la quota del 25%-35% sufficiente per garantire al Comune il mantenimento del controllo della società con il 51 per cento.

Il presidente Bonomi freme perché alle porte ci sono le elezioni e non vede possibili soluzioni alternative alla quotazione. Se non riuscirà nell'intento entro l'estate, il prossimo slot potrebbe essere a novembre, ma indietro non si torna. Il momento è positivo per il settore aeronautico: le compagnie aeree continuano a macinare utili e stanno incrementando i collegamenti in Europa e fuori, mentre le società di gestione degli scali nella fase di crisi si sono rafforzate puntando anche sui ricavi non aviation. Crisi Nord Africa permettendo.

 

19. APPLE FA CAUSA AD AMAZON.COM PER IL MARCHIO...
Da "Il Sole 24 Ore" - È guerra tra Apple e Amazon.com. Il colosso di Cupertino ha fatto causa al sito di commercio elettronico, che sarebbe colpevole di avere violato la legge sui marchi depositati. Apple ha infatti chiesto al tribunale federale del Northern District della California che sia impedito ad Amazon di utilizzare il nome "Appstore" per il suo negozio virtuale per comprare applicazioni. Il nome sarebbe infatti troppo simile al marchio "App Store" brevettato dalla società guidata da Steve Jobs il 17 luglio 2008 e da allora utilizzato per i negozi virtuali per iPhone, iPod e iPad. Apple chiede un risarcimento economico per i danni (la cifra non é nota).

20. MEDIASET, LA PAY-TV È IN PAREGGIO MA PESA LA SVALUTAZIONE ENDEMOL...
Da "la Repubblica" - Mediaset archivia il 2010 con il pareggio operativo della pay-tv e ricavi in ripresa che garantiscono una crescita dell´utile da 272,4 a 352,2 milioni. Sui risultati del Biscione pesa anche la svalutazione da 80 milioni di Endemol. In generale, il fatturato è aumentato del 10,5% a 4,3 miliardi, l´ebit è salito del 35,6% a 815,5 milioni con una marginalità del 19% sui ricavi.

 

In Italia, dove i ricavi netti sono cresciuti del 6,5% a 3,438 miliardi, la raccolta pubblicitaria sulle reti generaliste è aumentata a 2,76 miliardi (da 2,633 del 2009), mentre i ricavi pubblicitari complessivi (che tengono conto della tv digitale e del web) sono migliorati del 7% a 2,86 miliardi.

Mediaset Premium ha infine raggiunto l´obiettivo del break even operativo grazie a ricavi in aumento del 25% a 700,4 milioni. Per il 2011 il gruppo prevede un´ulteriore crescita della pay-tv anche se il settore «può risentire dei mancati ricavi generati dalla rivendita di banda trasmissiva e di contenuti a operatori telefonici», dopo i contratti scaduti a fine 2010.

 

21. RCS TORNA IN NERO PER 7,2 MILIONI VITTORIO MALACALZA ENTRA NEL CDA...
Da "la Repubblica" - I conti Rcs tornano in nero. Nel 2010 l´utile netto è arrivato a 7,2 milioni, dopo avere registrato, l´anno prima, un rosso da 129,7 milioni. Risultati che nel 2011 dovrebbero migliorare grazie a nuovi «interventi strutturali e dal continuo ed incisivo proseguimento delle azioni di contenimento dei costi, sempre accompagnate da investimenti e soprattutto da azioni a supporto dello sviluppo delle attività multimediali e per la tutela ed il rafforzamento della qualità dei prodotti».

E mentre aumentano gli abbonati alle edizioni online dei quotidiani, nei primi due mesi dell´anno la raccolta pubblicitaria «è in aumento» spiega l´ad Antonello Perricone. Nel 2010 i ricavi sono cresciuti del 2,2% a 2.255 milioni (+7% la pubblicità a 759,6 milioni), l´ebitda è passato da 133 a 199,4 milioni, l´indebitamento finanziario netto è calato di 86,3 milioni a 970,8 milioni. Sempre ieri è stato cooptato in cda Vittorio Malacalza in sostituzione del dimissionario Claudio De Conto. [23-03-2011]

 

 

1- LO SCARPARO DELLA VALLE DA LERNER, TARAK BEN AMMAR DA PIROSO: A SCHIERARSI NELLE BATTAGLIE DEI POTERI MARCI NON SONO SOLO I GIORNALI (IN GRAN PARTE GENUFLESSI IN MODO PIÙ O MENO SFACCIATO DAVANTI A MEDIOBANCA), MA ANCHE I TALK SHOW - 2- TREMONTI PERMETTENDO, GERONZI CONSENTENDO, ALLA BANCA POPOLARE DI MILANO POTREBBE ARRIVARE IL DESAPARECIDO MATTEUCCIO ARPE (PONZELLINI DECOLLA) - 3- IL MALE OSCURO DEL PRESENZIALISMO HA PRESO POSSESSO DI UMBERTO VERONESI. - 4- C’È GIÀ CHI GONGOLA ALL’IDEA DI OCCUPARE UNA POLTRONA AL POSTO DI ENRICO BONDI. L’ARZILLO VECCHIETTO FRANCO TATÒ POTREBBE GUIDARE PARMALAT-LACTALIS - 5- NAPOLITANO STA PREPARANDO LE VALIGIE PER NEW YORK PER UN VIAGGIO CHE APPARE PIUTTOSTO STRIMINZITO RISPETTO ALL’IMPORTANZA DEL MOMENTO E DEL PERSONAGGIO -

1- NAPOLITANO STA PREPARANDO LE VALIGIE PER NEW YORK PER VIAGGIO CHE A PRIMA VISTA APPARE PIUTTOSTO STRIMINZITO RISPETTO ALL'IMPORTANZA DEL MOMENTO E DEL PERSONAGGIO
Dopo gli applausi e le fatiche per le cerimonie dell'Unità d'Italia, Giorgio Napolitano sta preparando le valigie per New York.

 

Il presidente dovrebbe partire sabato e il programma avvolto fino a questo momento in un alone di incertezza, prevede alcune iniziative che si svolgeranno tra domenica e martedì. Non si sa ancora se la missione proseguirà per Washington dove il più amato degli italiani potrebbe parlare con i leader statunitensi per capire qualcosa di più del pasticcio libico.

Nella sua infinita miseria Dagospia è in grado di raccontare ciò che avverrà nella Grande Mela dove il primo appuntamento è previsto per domenica all'hotel St. Regis di Manhattan per un pranzo organizzato dal console e dalla Camera di Commercio Italo-Americana.

La lista degli invitati non è pubblica; si sa soltanto che saranno presenti esponenti della business community, politici di origine italiana, e ciascuno dovrà sborsare 250 dollari per partecipare all'evento. L'aspetto curioso è che i posti a tavola saranno soltanto 150 come 150 sono stati gli anni dell'Unità d'Italia, una scelta bizzarra che non si sa da quale mente sia scaturita ma che ha fatto incazzare i giornalisti esclusi finora dall'invito.

Dopo la colazione nel bellissimo albergo dove hanno alloggiato Frank Sinatra, Salvador Dalì e Ronald Reagan, il nostro Capo dello Stato farà un riposino e alle 18 visiterà una mostra degli artisti italiani a New York organizzata dal fotografo romano Fabrizio Ferri, il marito della ballerina Alessandra che oltre ad aver firmato le campagne pubblicitarie di celebri nomi del made in Italy (l'ultima è quella di Bulgari), dal 1998 ha messo in piedi la Fondazione Industria Onlus dedicata alla formazione di giovani creativi.

 

Il programma di Napolitano prevede per martedì sera alle 18 una sua lezione alla New York University sul tema "lo stato dell'Unione europea".

Fin qui le notizie trapelate sul viaggio americano che a prima vista appare piuttosto striminzito rispetto all'importanza del momento e del personaggio.

2 - IL MALE OSCURO DEL PRESENZIALISMO HA PRESO POSSESSO DI UMBERTO VERONESI. PER L'OTTUAGENARIO ONCOLOGO IL DISASTRO DI FUKUSHIMA È UN COLPO DURISSIMO
C'è un uomo di non tenera età ma ancora molto arzillo che sta vivendo un momento d'angoscia. È Umberto Veronesi, l'oncologo 86enne che nell'ottobre scorso è stato nominato presidente dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare.

Dopo la catastrofe giapponese il professore è entrato in crisi e soprattutto non gli è piaciuto il balbettio del ministro ex-Opus Dei Paolo Romani quando con linguaggio da statista ha detto che occorre "riflettere un momentino".

Adesso il governo ha deciso la moratoria per un anno sul programma di costruzione delle nuove centrali, e questa decisione manda per aria l'Agenzia creata per legge nell'agosto 2010 con la spinta dell'ex-ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta Scajola. Fino a poche settimane fa non si era trovata nemmeno la sede per questo "carrozzino" che secondo le intenzioni del governo e di Veronesi dovrebbe controllare tutte le fasi di costruzione delle centrali e di gestione dei rifiuti radioattivi.

 

Per l'ottuagenario oncologo è un colpo durissimo. La sua fede nel nucleare lo aveva spinto fin dal maggio 2007 a invocare la costruzione di 10 centrali "sicure" con un'enfasi che aveva scatenato un'infinità di polemiche. Da molte parti si era messo il dito sulla vanità di questo personaggio che invece di proseguire sulla strada della scienza dove ha raccolto encomi solenni, si è sempre fatto tentare dalla politica. D'altra parte sono note le sue vecchie simpatie per il partito di Craxi e nel 2000 non ha esitato a raccogliere l'invito di Amato per la poltrona di ministro.

La sirena della politica ha continuato a sedurlo con il risultato di arrivare al Senato nelle liste del Pd alle ultime elezioni. Il 27 luglio dell'anno scorso Milena Gabbanelli, la Giovanna d'Arco dei poveri, aveva severamente stroncato le scelte nucleariste di Veronesi con una lettera sul "Corriere della Sera" in cui rilevava la totale incompetenza del professore rispetto a chi in altri paesi e in età ben più giovane si occupa del nucleare.

 

Nonostante questo avviso al navigante il celebre oncologo ha tirato avanti imperterrito e si è sistemato al vertice dell'Agenzia insieme ai tecnici designati dal ministero dello Sviluppo Economico e a al vice-prefetto Stefano Laporta indicato dalla Prestigiacomo.

Adesso si aspetta un suo pronunciamento che vada oltre il "momentino di riflessione" e lo porti a buttarsi alle spalle il male oscuro del presenzialismo.

3 - C'È GIÀ CHI GONGOLA ALL'IDEA DI OCCUPARE UNA POLTRONA AL POSTO DI ENRICO BONDI. L'ARZILLO VECCHIETTO TATÒ POTREBBE GUIDARE PARMALAT CHE NESSUN CAVALIERE BIANCO È STATO CAPACE DI SOTTRARRE AI "COLONIZZATORI" D'OLTRALPE
La battaglia per il latte di Parma dovrebbe mandare a casa Enrico Bondi, il manager dalle orecchie profonde che ha risanato l'azienda di Collecchio e ha cercato in tutti i modi di difendersi dall'assalto degli azionisti rappresentati con il 15,3% dai fondi americani.

 

Il colpo a sorpresa è che a licenziare il "risanatore" non sono stati i fondi stranieri, ma i francesi di Lactalis già proprietaria in Italia dal 2006 dei marchi Galbani, Invernizzi, Vallelata e Cademartori.

Costoro hanno staccato un assegno di 744 milioni e salvo sorprese hanno piantato la bandierina sugli stabilimenti di Parma. Questa vicenda rappresenta l'ultimo tassello di un'occupazione a macchia d'olio di capitali stranieri che solo nel 2010 ha visto passare di mano 70 aziende italiane per un valore di 9,6 miliardi.

A piangere sul latte versato sono in prima linea Corradino Passera e il Fondo Charme del tandem Luchino-Della Valle che non è riuscito a mettere insieme i soldi necessari per evitare la scalata dei francesi. L'italianità esce sconfitta e anche se il mercatista Giulietto Tremonti cercherà di introdurre norme di sapore protezionistico, i giochi sembrano ormai fatti.

Qualcuno scrive oggi che l'ultima speranza è nell'intervento del Gruppo Ferrero di Alba, quello della nutella e dei pocket coffee. Chi conosce appena appena lo stile di questi piemontesi che dal 1942 producono delizie con le nocciole e giandujotti in carta stagnola, dubita che abbiano voglia di entrare nella mischia. Per avere una conferma del riserbo con cui i Ferrero si muovono nel business basta leggere la nota rilasciata ieri sera alle agenzie dove è scritto: "nella vicenda Parmalat Ferrero ha risposto con interesse e simpatia alla eventualità di un progetto industriale di lungo periodo di stampo italiano".

 

Per chi ne capisce un po' di finanza e di economia, la parola "simpatia" non solo appare inconsueta, ma fa capire che gli industriali delle kinder brioss sono esponenti tipici di quel mondo discreto ed elegante che si arricchisce senza rumore e non ha voglia di camminare sottobraccio ad altri soggetti.

Tra l'altro va detto che a spegnere l'entusiasmo a contribuito nelle ultime ore anche l'Agenzia delle Entrate che ha acceso un faro sulle operazioni di Parmalat e Bulgari. L'assalto al latte bianco portato avanti dal colosso Lactalis non è finito, ma c'è già chi gongola all'idea di occupare una poltrona al posto di Enrico Bondi. Uno di questi è sicuramente Francesco Tatò, il 79enne ex-tagliatore di teste di Mondadori che i francesi hanno messo in lista per l'Assemblea di aprile.

Insieme ad Antonio Sala, ex-amministratore di Galbani e presidente di Lactalis Italia, l'arzillo vecchietto Tatò potrebbe guidare l'azienda del latte che nessun cavaliere bianco è stato capace di sottrarre ai "colonizzatori" d'Oltralpe.

 

4 - LO SCARPARO DA LERNER, TARAK BEN AMMAR DA PIROSO: DA UN PO' DI TEMPO SI NOTA CHE A SCHIERARSI NELLE BATTAGLIE DEI COSIDDETTI POTERI FORTI NON SONO SOLTANTO I GIORNALI (IN GRAN PARTE GENUFLESSI IN MODO PIÙ O MENO SFACCIATO DAVANTI A MEDIOBANCA), MA ANCHE I TALK SHOW TELEVISIVI
Da un po' di tempo si nota che a schierarsi nelle battaglie dei cosiddetti poteri forti non sono soltanto i giornali (in gran parte genuflessi in modo più o meno sfacciato davanti a Mediobanca), ma anche i talk show televisivi.

Nelle ultime settimane si sono visti programmi costruiti a tavolino in modo scientifico con l'obiettivo di dare fiato alle voci dei personaggi che si scontrano nei salotti buoni. È quanto è successo ad esempio poche settimane fa all'"Infedele" dove Gad Lerner partendo dai massimi sistemi ha chiuso la trasmissione con una sparata di Dieguito Della Valle nei confronti di Geronzi e delle Generali.

La stessa cosa si potrebbe dire per la trasmissione di Antonello Piroso che è andata in onda ieri sera su "La7" dove la parte del leone l'ha fatta per quasi un'ora Tarak Ben Ammar, l'imprenditore tunisino nipote di Bourguiba. Non c'è nulla di male che a schierarsi nel far west del potere finanziario ci siano anche i talk show, ma certe operazioni appaiono troppo puntuali e meditate per apparire innocenti.

 

Nel programma "Ndp - Niente di personale" di Piroso il buon Tarak che siede nel consiglio di amministrazione di TelecomItalia proprietaria de "La7", ha avuto tutto il tempo di raccontare l'epopea della sua vita e di passare per sponsor della rivoluzione dei gelsomini che ha investito il suo Paese.

Ed è stato certamente bravo Piroso quando al produttore del film "La passione di Cristo" che si vantava di aver messo a disposizione il suo canale televisivo "Nesma" per i giovani rivoluzionari, ha chiesto che cosa avesse fatto lui durante i 23 anni di regime del dittatore Ben Alì. La politica è realpolitik, ha risposto il furbo amico di Berlusconi proteso a indossare i panni della vergine rivoluzionaria, e come era successo nel programma di Gad Lerner solo verso la fine si è capito che l'arabo miliardario era stato invitato per parlare di ciò che sta avvenendo nel salotto di Mediobanca e di Generali.

 

A Tarak le parole salotto buono non piacciono e ci ha tenuto a dire che dentro Piazzetta Cuccia e in Telecom rappresenta solo se stesso, poi dopo aver abbracciato idealmente il suo grande amico Bollorè, si è divertito a menare botte in testa a Dieguito Della Valle. A suo avviso lo scarparo marchigiano è intervenuto "infelicemente" contro Bazoli e Geronzi perché definirli vecchietti arzilli "non è elegante", e ha aggiunto che il patron di Tod's non ha cacciato nemmeno un euro dentro Generali ed è un uomo senza "una grande classe".

 

5 - TREMONTI PERMETTENDO, GERONZI CONSENTENDO BANCA POPOLARE DI MILANO POTREBBE ARRIVARE IL DESAPARECIDO MATTEUCCIO ARPE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che a Milano girano strane voci sul futuro di Massimo Ponzellini e sul futuro assetto della Banca Popolare di Milano di cui il massiccio e improvvisato banchiere è presidente.

Secondo rumors, ripresi in parte anche dal "Sole 24 Ore" di oggi, ai piani alti della banca che deve affrontare delicati problemi di management e un aumento di capitale, potrebbe arrivare il desaparecido Matteuccio Arpe.

Tremonti permettendo, Geronzi consentendo".

 23-03-2011]

 

 

O TEMPORA O MORA - ATTACCO A SANTORO: "Anche loro di Annozero hanno i loro altarini…Mi ricordo di quando ero a Milano due e Santoro lavorava a ’Moby Dick’: all’epoca passeggiava insieme a Dell’Utri per concordare il suo contratto, ora invece gli dà del mafioso” - MORA INTERCETTATO: "RUBY FA LA TROIA DI PROFESSIONE, È UNA PERICOLOSISSIMA” - LO STRANO AUTOGOL DI LELE: AMMETTE IL PRESTITO DEL BANANA, MA I SOLDI SONO SPARITI...

Piero Colaprico per "la Repubblica"

 

Ruby e Lele. Una minorenne immigrata marocchina che, parola del padre vero, «s´è ammalata di tv» e l´agente dello spettacolo di casa a Mediaset (e ad Arcore), che voleva adottarla, o meglio, averla in affido. Ma in che modo Lele Mora parla della sua «affidata»? È il 29 settembre del 2010 e il papà di un´altra aspirante show girl chiama Lele Mora, e l´uomo insiste. L´ha chiamato perché sua figlia, così gli ha detto, è andata a Genova a conoscere la figlia di Lele Mora.

E Mora «sbrocca»: «Mia figlia - dice - si chiama Diana e tu la conosci. Quest´altra è una che mi chiama papi, ma ha fatto solo dei gran casini... tua figlia è andata a Genova da una che è sotto controllo, perché è scappata dalla comunità, una che ha mille problemi, hai capito, che sta creando mille problemi al mondo... le persone che tua figlia ha incontrato a Genova sono pericolosissime».

 

Frasi che sembrano smontare ogni buon sentimento dell´aspirante padre affidatario. Anzi, poco dopo, sul telefonino dell´agente compare la voce di un giornalista-paparazzo. Linguaggio irriferibile, ma ad un certo punto Mora chiosa: «Allora (questa ragazza) è andata a Genova, dalla più disgraziata di tutti, che fa la tr. di professione, è andata casa di questa...». E «la tr.», sottolineano gli investigatori, sarebbe Ruby: la stessa Ruby che il sabato sera appena passato stava a cena proprio con il Lele, in un ristorante di lusso.

Le carte giudiziarie stanno dunque rivelando un mondo di rapporti che va ben oltre l´ambiguità, ma ciò che qui importa sono gli indizi di reato attribuiti dai pubblici ministeri al trio Mora-Fede-Minetti. I detective li vedono impegnati nel portare varie donne a pagamento (tra cui una minorenne) all´«utilizzatore finale» (copyright avvocato Niccolò Ghedini) Silvio Berlusconi. Sono carte utili anche quando rivelano la speranza (poi tradita) della minorenne in un affido.

 

Lo si capisce da un dialogo con Nicole Minetti, igienista dentale e consigliere regionale. Certo, quando ha chiesto e ottenuto di essere interrogata dai pm, Minetti ha raccontato, in sintesi, che lei e Ruby erano praticamente due estranee. Ma il 18 agosto, metà pomeriggio, squilla il suo telefono. È Ruby, si salutano con allegria e Nicole, dalla sua casa di Rimini, dice: «È una cifra che non ti vedo».

Ruby: «Lo sai che sono stata affidata alla famiglia di Lele Mora».
Nicole: «Si me l´hanno detto. E come ti trovi?».
Ruby: «Sono ancora in comunità, poi mi hanno dato quindici giorni estivi da passare da loro, poi dovrò essere affidata. Sai, le prassi burocratiche».
Nicole: «L´importante è che stai bene, che mi hai fatto preoccupare».

È continuo questo affannarsi intorno alla minorenne. Il 14 settembre, quando l´inchiesta era cominciata e nessuno ne sapeva niente, Ruby parla con mamma Naima, racconta di qualche regalino che ha avuto da Diana Mora. E la madre domanda: «Ma questa è tua amica?». Risposta: «Diana, la figlia di Lele Mora, quello che voleva adottarmi... Ieri sono andata a cena da loro, abbiamo parlato delle mie questioni.

 

Mi ha detto: "Pazienta, pazienta finché non compierai 18 anni, così riprenderai ad andare da lui e ti aiuterà". Mi ha detto: "Pazienta e metti la testa a posto, non creare problemi». «Lui ti aiuterà» e «metti la testa a posto» sono due belle frasi, dalla prospettiva dei magistrati, anche perché Ruby sa che il suo silenzio vale: Silvio, racconta lei stessa, «Mi copre tutta d´oro».

Se il processo che comincia il 6 aprile segue il suo percorso, Lele Mora prova - attraverso le interviste, non attraverso gli interrogatori - a non perdere l´equilibrio. Al settimanale Oggi nega ciò che lo rende vulnerabile, e cioè il bunga bunga nelle case del premier: «Rassegnatevi: da due anni, nel cuore di Berlusconi c´è posto soltanto per una donna».

 

Sinora mancava l´abuso della parola «cuore» in una questa storia, spunta nel petto di «una bella ragazza, molto intelligente, e si sta laureando. Credo abbia 28 anni. Preciso che non è napoletana... ed era presente a tutte le cene».

Un fidanzamento che dura da due anni? Qualche conto qui non torna, come non torna nel prestito ricevuto dal generoso Berlusconi: come uomo e come amico «c´era quando n´avevo bisogno», lo elogia Mora, parlando di tre milioni incassati. Il problema (per Mora, ma non solo per lui) è che il manager ammette apertis verbis di aver preso dei soldi che sono spariti, semplicemente spariti.

E in una bancarotta l´obbligo di legge è onorare le fatture dei creditori: se i soldi s´involano verso (pare) la Svizzera, non è bello. Per niente. Possibile che Mora si sia fatto un clamoroso autogol?

 

2- LELE MORA ALLA ZANZARA DI RADIO 24 SU BOCCASSINI, MATRIMONIO RUBY, FIDANZATA PREMIER
"La Boccassini? E' una grande donna, un grande magistrato. E infatti credo che capirà che, in merito alle mie accuse, non c'è nulla di vero. I suoi fidanzati passati? Sono affari suoi. Io comunque mi presenterò ogni volta che i giudici mi chiameranno": lo ha detto Lele Mora intervenendo a La Zanzara, il programma condotto da Giuseppe Cruciani in onda su Radio 24.

Mora ha fornito anche ulteriori dettagli su Karima El Marough: "La data del matrimonio di Ruby era fissata il 17 marzo ma purtroppo non sono arrivati dal Marocco i documenti. Appena gli arrivano si sposano, perché Luca (Risso) le vuole bene. E' una triste storia a lieto fine".

"Da quando mi è arrivato l'avviso di garanzia - ha aggiunto - non ho più parlato con Berlusconi. I tre milioni di euro? Lui è una persona per bene e mi ha aiutato, senza volere garanzie. Non mi ha dato i tre milioni per pagare le donne, perché io le donne non le ho mai pagate. Lui non ha voluto garanzie: sulle carte che abbiamo firmato dal notaio abbiamo scritto che glieli ridarò in cinque anni: lui è un vero amico".

Poi torna sulla celebre telefonata mandata in onda ad Annozero: "Non mi pento delle parole a Formigli. Certo, quel giorno non era un buon giorno: era andato male un lavoro in Svizzera, mi si era bucata una ruota in autostrada...insomma, poi ho sbottato, ma non mi pento. Anche loro di Annozero hanno i loro altarini...Mi ricordo di quando ero a Milano due e Santoro lavorava a Moby Dick: all'epoca passeggiava insieme a Dell'Utri per concordare il suo contratto, ora invece gli dà del mafioso"

In chiusura ancora sul tormentone della fidanzata del premier: "E' bellissima, bionda e si sta laureando, molto perbene e onesta. Potrebbe avere dai 26 ai 30 e non è una parlamentare: non le interessa nemmeno intraprendere la carriera politica" [23-03-2011]

 

 

IL “RESPONSABILE” ROMANO MINISTRO DELL’AGRICOLTURA (PRESTO GALAN AL POSTO DI BONDI) E COME PER MAGIA PASSA IN GIUNTA IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE SU RUBY - IL COLLE VUOLE CHE LA PROCURA CHIARISCA LA POSIZIONE DI ROMANO -SCAPPATE LE MUCCHE, CHIUDONO LA STALLA DI PARMALAT: AL CDM IL DECRETO TREMONTIANO PER LE IMPRESE STRATEGICHE - D’ALEMA LIBICO CONTRO VENDOLA E I MINISTRI MARONI E FRATTINI - ORGANIGRAMMA DEI LOS BOCCHINOS FINI E L’IRRESISTIBILE ASCESA DI CHIARA MORONI - SENZA “SECOLO”, I SENZAFUTURO VANNO IN RETE CON UN NUOVO QUOTIDIANO - VIESPOLI AMARI PER CLEMENTE MASTELLA

1. SALVEZZA...
Jena per "La Stampa" - Ieri Gheddafi ha intravisto una via di salvezza: la prescrizione breve.

 

2. RUBY: IL PARERE VOTATO DALLA GIUNTA; PASSA PER UN SOLO VOTO...
(ANSA) - La Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio "esprime il convincimento che la Camera, a tutela delle sue prerogative costituzionali, debba elevare un conflitto di attribuzioni nei confronti dell'Autorità giudiziaria di Milano essendo stata da quest'ultima lesa nella sfera delle sue attribuzioni riconosciute dall'articolo 96 della Costituzione".

E' questo il parere, non vincolante, approvato per un solo voto: 11 'si'' contro 10 'no', dalla Giunta per le Autorizzazioni che ora dovrà essere trasmesso alla presidenza della Camera. Domani mattina alle 9 si riunirà invece la Giunta per il Regolamento, anche lei per dare il suo parere sulla procedura da seguire, e solo dopo toccherà all'Ufficio di presidenza di Montecitorio dire una parola definitiva sul fatto se spetti o meno all'Aula decidere di sollevare il conflitto di attribuzioni contro i magistrati di Milano sul caso Ruby.

In Giunta, a dire la verità, erano state presentate tre proposte di parere: una del Terzo polo scritta da Nino Lo Presti (Fli) e dall'Udc; una del Pd e dell'Idv che porta la firma di Marilena Samperi e di Federico Palomba; e una della maggioranza, messa a punto dal relatore Paniz che poi è stata approvata.

 

3. PM,CONFLITTO ATTRIBUZIONE? PROCESSO NON SI FERMA...
(ANSA) - Il processo a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il caso Ruby non si fermerebbe anche qualora la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, su cui la giunta della Camera oggi ha espresso parere favorevole, arrivasse davanti alla Corte Costituzionale, dopo il voto di Montecitorio. Lo spiegano fonti della Procura di Milano.

4. ROMANO GIURA DA MINISTRO AL QUIRINALE...
(ANSA) - Francesco Saverio Romano è il nuovo ministro per le Politiche Agricole. Il leader del Pid ha infatti giurato nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Romano è stato accompagnato al Quirinale dalla moglie e dal figlio. Per il Governo erano presenti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta

5. NAPOLITANO ESPRIME RISERVE SU NOMINA ROMANO...
(ANSA) - "Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell'on. Romano a ministro dell'Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni": è quanto si legge in una nota del Quirinale. "Essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisione nelle prossime settimane, il capo dello Stato - si legge ancora nella nota - ha espresso riserve sull'ipotesi di nomina dal punto di vista dell'opportunità politico-istituzionali".

"A seguito, dell'odierna formalizzazione della proposta da parte del presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato - conclude - che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l'effettiva posizione del ministro".

6. PALOMBA, SOCCORSO IR SOLO DOPO NOTIZIA ROMANO MINISTRO...
(ANSA) - "Le proposte congiunte di parere di Fli-Udc, e Pd-Idv, sarebbero passate se, all'ultimo momento, non fosse intervenuto il soccorso al fotofinish dei cosiddetti Responsabili che, guarda caso, hanno calato l'asso un istante dopo la notizia della nomina di Saverio Romano a ministro dell'Agricoltura": così Federico Palomba, vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera e capogruppo IDV, commenta l'ok della giunta al conflitto di attribuzione. "Un raro tempismo quello dei Responsabili che fa capire molto bene il rapporto stretto che intercorre tra scambio e coerenza", conclude Palomba.

 

7. BONDI, AMAREZZA MA SODDISFATTO DEI RISULTATI RAGGIUNTI...
(ANSA) - "Per quanto mi riguarda, insieme all'amarezza per i miei ripetuti appelli inascoltati, con il risultato, oggi, di ricondurre tutto ad un problema di risorse pubbliche azzerando l'impianto riformatore da me avviato, rimane la soddisfazione per un risultato comunque raggiunto, che consentirà al nuovo ministro di lavorare con la necessaria tranquillità". E' un passo del commento che il dimissionario ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, assente oggi alla conferenza stampa in Consiglio dei ministri, ha voluto affidare ad un messaggio scritto.

 

8. VIESPOLI AMARI PER CLEMENTE MASTELLA...
Carlo Tarallo per Dagospia - Viespoli amari per Clemente Mastella: sua moglie Sandra Lonardo e suo figlio Elio sono tra i 20 indagati di un'inchiesta della Procura di Benevento relativa a una presunta truffa collegata alla manifestazione "Quattro notti e più di luna piena", organizzata a Benevento dall'Associazione "Iside Nova". L'udienza preliminare è stata fissata davanti al gup il prossimo 12 luglio: il giudice Sergio Pezza deciderà se prosciogliere o rinviare a giudizio gli indagati. L'accusa è di aver sostanzialmente "estorto" denaro agli espositori che parteciparono alla manifestazione.

Ma la vicenda si complica: a presentare un esposto per segnalare irregolarità nell'organizazzione della manifestazione fu, nel 2006, nientedimeno che Pasquale Viespoli, all'epoca esponente di An, ora capogruppo al Senato di Coesione Nazionale dopo la fuoriuscita da Fli e alleato di ferro proprio dei Mastella e dell'Udc a Benevento. Viespoli e Mastella sostengono insieme la candidatura di Carmine Nardone. Inutile dire che da questa mattina, a Benevento, in tanti nel Pdl e nel Pd sghignazzano leggendo sui giornali locali di questa grana per la "coppia di fatto" Mastella -
Viespoli...

 

9. DL DIFESA SOCIETA': DUE MESI IN PIU' A CDA PER CONVOCAZIONE ASSEMBLEA...
Radiocor - Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri per la difesa delle societa' italiane strategiche da' due mesi di tempo in piu' al consiglio di amministrazione o al consiglio di sorveglianza delle societa' quotate per convocare le assemblee per l'approvazione del bilancio e per il rinnovo dei vertici. Il testo del decreto - diffuso da Palazzo Chigi - amplia da 120 a 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio 2010 il termine entro il quale l'assemblea deve essere convocata, dando facolta' al cda di spostare la data anche se lo statuto della societa' non lo preveda o la convocazione dell'assemblea sia stata gia' pubblicata.

 

Qualora l'assemblea sia stata convocata anche per la nomina dei componenti degli organi societari - si legge nel testo del decreto - le liste eventualmente gia' depositate presso l'emittente sono considerate valide anche in relazione alla nuova convocazione. A proposito del provvedimento, che potra' essere, dunque, applicato anche al caso Parmalat - non cit ato nella nota da Palazzo Chigi - la presidenza del Consiglio fa inoltre sapere che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha illustrato al Governo stamattina anche altre ipotesi di intervento normativo che potranno tra l'altro essere introdotte come emendamenti a questo decreto legge previa - se del caso - consultazione europea.

 

10. PANIZ, PRESCRIZIONE BREVE NON E' PER BERLUSCONI...
(Adnkronos) - "Smentisco che possa esserci relazione con la posizione o la persona del presidente del Consiglio". Lo dice Maurizio Paniz, relatore alla Camera della legge sul processo breve che introduce la prescrizione breve. Il deputato del Pdl, tra l'altro, sottolinea: "Ruby poteva essere ritenuta parente" di Mubarak, "e' frutto di un mio convincimento e di una corretta lettura degli atti".

11. D'ALEMA, SEL CONTRO MISSIONE? NOI NO, SIAMO SINISTRA DI GOVERNO...
(Adnkronos) - "Hanno ragione a preoccuparsi". Massimo D'Alema risponde cosi' a 'Repubblica Tv' quando gli viene fatto notare che di fronte al fatto che Sel critica la missione in Libia e il Pd la sostiene, gli italiani potrebbero preoccuparsi di trovarsi di fronte alla solite divisioni del centrosinistra se fosse stato al governo.

"Hanno ragione gli italiani ad essere preoccupati. Noi proprio per questo abbiamo fatto il Pd, per dar vita a una forza di governo credibile e vorrei si preoccupassero anche quando ci sono le elezioni di dare forza a chi vuole rappresentare una sinistra di governo", dice D'Alema che invita Nichi Vendola a guardare alle altre forze di sinistra in Europa che appoggiano la missione in Libia. "Guardi alla sinistra europea e si muova in sintonia con tutte queste voci".

 

12. D'ALEMA, MARONI E FRATTINI INCREDIBILI, SEMBRA PARLINO DI CALCIO...
(Adnkronos) - "Ho letto una dichiarazione del ministro degli Interni secondo il quale c'e' il rischio che tra gli immigrati si infiltrino dei terroristi. Poi quella del ministro degli Esteri che lo esclude. Ora, io trovo incredibile tutto questo, non si tratta di fare le previsioni del campionato di calcio. Ho chiesto che il ministro della Difesa venga di fronte al Copasir a spiegare". Lo dice Massimo D'Alema a 'Repubblica Tv'.

13. FINI, LISTE BLOCCATE UN ERRORE? NON RIMPIANGO PASSATO...
(Adnkronos) - Per Gianfranco Fini il sistema elettorale migliore sarebbe quello dei collegi uninominali. Il presidente della Camera parla agli studenti del liceo scientifico "Augusto Righi". Il tema e' quello della legalita' e della cittadinanza, con particolare riguardo al contrasto della criminalita' organizzata.

La terza carica dello Stato ricorda che "quando si discusse di abolire le preferenze, si rilevo' che poteva essere un modo per eliminare l'inquinamento della politica" legato alle spese che comporta una competizione 'forte' tra singoli candidati di una stessa lista e cio' soprattutto in alcune regioni.

 

"Io non ho nostalgie delle preferenze -dice Fini- penso che il sistema dei collegi uninominali sia il migliore. E se oggi si considerano sbagliate le 'liste bloccate', attenzione a non rimpiangere le preferenze".

14. FLI: ON LINE ORGANIGRAMMA UFFICIALE CON FINI PRESIDENTE...
(Adnkronos) - E' ufficiale il nuovo organigramma di Futuro e liberta' per l'Italia, pubblicato sul sito del partito. Gianfranco Fini e' il presidente (com'e' noto, Fini, presidente della Camera, si e' autosospeso dall'incarico di presidente Fli, ndr). Italo Bocchino vice presidente. Roberto Menia coordinatore nazionale, Fabio Granata coordinatore delle iniziative esterne. Chiara Moroni, affari generali. Nino Lo Presti e' il segretario amministrativo.

 

Ci sono quindi i responsabili tematici. Enti locali: Claudio Barbaro, vice Franco Zaffini. Ufficio comuni: Luigi Muro. Territorio e Adesioni: Aldo Di Biagio, vice Francesco Proietti e Giulio La Starza. Elettorale: Candido De Angelis. Pari Opportunita': Maria Ida Germontani, vice Paola Guerci . Propaganda: Enzo Raisi. Italiani nel Mondo: Mirko Tremaglia. Informazione e Media: Carmelo Briguglio. Cultura: Umberto Croppi, vice Massimiliano Simoni. Economia: Mario Baldassarri. Integrazione e diritti civili: Flavia Perina. Giustizia: Giulia Bongiorno. Esteri: Barbara Contini, vice Andrea Vento e Salvatore Bonanno.

Difesa: Gianfranco Paglia. Affari legali: Antonio Buonfiglio. Legalita': Angela Napoli. Scuola e Universita': Giuseppe Valditara, vice Fabio Fatuzzo. Credito: Enrico Nan. Impresa e Infrastrutture: Daniele Toto, vice Alberto Arrighi e Pietro Piccinetti. Questione meridionale: Salvatore Tatarella. Sanita': Pierfrancesco Dauri, vice Gianmarco Surico. Welfare: Marco Marazza. Agricoltura: Marco Saraceno, vice Stefano Losurdo. Turismo: Nino Strano. Sport: Claudio Perruzza. Politiche europee: Cristiana Muscardini. Liberalizzazioni e concorrenza: Piercamillo Falasca. Aree metropolitane: Giuseppe Gismondi. Generazione Futuro: Coordinatore nazionale Gianmario Mariniello. Capo Ufficio Stampa: Luigi Di Gennaro.

15. 'PERSO' IL SECOLO, FINIANI SI LANCIANO SU WEB, POI GIORNALE CARTACEO...
(Adnkronos) - Futuro e liberta' non restera' senza una 'sua' voce dopo l'esonero di Flavia Perina dal 'Secolo d'Italia' deciso dal nuovo Consiglio di amminstrazione. Appena si erano levate le prime voci dal Pdl che indicavano la volonta' di un 'riallineamento' del giornale, i futuristi hanno messo allo studio una soluzione alternativa.

 

E secondo quanto si e' appreso, dal cantiere, al quale stanno lavorando la stessa Perina, il vice presidente Italo Bocchino, nonche' il coordinatore Roberto Menia ed Enzo Raisi, responsabile della propaganda, verrebbe alla luce un quotidiano on line da mettere in rete il prima possibile. I tempi, pero', non sarebbero immediati. Si parla di un mese, con un lancio a geometria variabile: il giornale sul web in tempo magari per le elezioni amministrative e, successivamente, un quotidiano cartaceo agile, di quattro pagine. La direzione farebbe capo, in particolare nella fase iniziale, a Flavia Perina, affiancata da un direttore responsabile.

16. MAZZUCA, PERINA CONOSCE REGOLA CHE VALE PER TUTTI...
(Adnkronos) - 'Stimo come collega la giornalista Perina e sono sinceramente dispiaciuto per il suo allontanamento dalla direzione del Secolo d'Italia. Attenzione pero' a non usare termini apocalittici per il suo defenestramento dalla direzione. La decisione dell'editore in seguito ai nuovi equilibri dell'assetto proprietario e' prassi. Nessuno ha usato gli stessi termini quando qualche giorno fa e' stato estromesso Riotta dalla direzione del Sole 24 ore. Da ex direttore di giornali non mi meraviglio piu' di tanto: i ricambi ai vertici dei giornali sono sempre avvenuti e da che mondo e mondo e fino a prova contraria i direttori hanno sempre saputo di poter essere cacciati da un giorno all'altro'. Lo dichiara Giancarlo Mazzuca, responsabile ufficio comunicazione del gruppo Pdl Camera.

 

17. "VERSO NORD" DI CACCIARI ATTRAE PD DELUSI E SFIDA LEGA, A TREVISO IL 'DEBUTTO'...
(Adnkronos) - Era fine luglio quando Massimo Cacciari diede il via a 'Verso Nord'. Un manifesto politico fu l'atto di nascita ed ora il movimento potrebbe avere il suo 'battesimo' alle prossime amministrative. Si sta lavorando a una lista per le comunali di Treviso. L'impresa non e' da poco: scalfire il blocco leghista al Nord. Con l'apporto di ex-Pd delusi, innanzitutto. Ma non solo. Il canale di dialogo e' aperto anche con settori del Pdl.

Non a caso il ministro Maurizio Sacconi ha commentato subito, prima ancora del Pd, l'addio ai democratici veneti di Andrea Causin dato in avvicinamento a 'Verso Nord'. E i contatti sono frequentissimi anche con la fondazione 'Italiafutura' di Luca Cordero di Montezemolo.

Ma e' soprattutto al Pd, per ora, che il movimento creato dall'ex-sindaco di Venezia sta dando pensieri. Ha anche conquistato un parlamentare: il senatore Maurizio Fistarol che ha lasciato un paio di mesi fa i democratici. E con lui ci sono Diego Bottacin, ex-segretario dei Dl in Veneto, Giuseppe Bortolussi, candidato del centrosinistra e sfidante di Luca Zaia alle ultime regionali, Alessio Vianello, un altro ex-Dl. Ottimi i rapporti con Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, e scavallate le comunali di Torino, si conta di riannodare i rapporti con Sergio Chiamparino che, con Cacciari, animo' mesi fa il dibattito sulla necessita' di un 'Pd del Nord'.

18. PROCURATORE GRATTERI, IL FEDERALISMO RISCHIA DI CONSEGNARE SUD A MAFIE...
(Adnkronos) - "Il federalismo rischia di consegnare definitivamente il Sud alle mafie. Sara' molto piu' facile condizionare le scelte politico-amministrative nelle regioni dove maggiormente si sente la pressione mafiosa". Lo dichiara Nicola Gratteri, procuratore aggiunto alla Dda di Reggio Calabria in un'intervista su 'Il Sole 24 ore' in cui spiega 'la dinamica subdola delle infiltrazioni mafiose nella regione Lazio'. "Con il federalismo e i centri di spesa a livello locale - dice - le cosche hanno a portata di mano non solo la politica ma anche l'amministrazione".

 

"Il Lazio - spiega Gratteri - e' la regione dove le mafie si sono meglio integrate. Qui convivono da piu' di trent'anni Cosa nostra, camorra, 'ndrangheta, bande nomadi e organizzazioni autoctone. A queste, si sono aggiunte alcune tra le piu' potenti mafie straniere, come quella cinese e russa, oltre a narcotrafficanti". Un giro d'affari secondo Gratteri, che ruota intorno ad investimenti "in cemento, alberghi, centri commerciali, ristoranti, nel giro degli appalti dell'ortofrutta, dei trasporti, dei rifiuti, dell'usura con partecipazione in molte imprese illegali".23-03-2011]

 

 

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE FINANZIARIE: IL CONTROLLO DELLE GENERALI - "tarocco" ben ammar: ’’caro Della Valle, si legga le carte in mano senza insultare. Bollorè è arrivato a settembre e ha trovato che c’era una transazione di 5,5 miliardi all’Est, ha chiesto di capire. Invece l’hanno fatta diventare sulla stampa una guerra italo francese" - "Il bilancio Generali poteva essere falso e invece hanno corretto una riga inserendo un rischio di 3 miliardi’

1 - BEN AMMAR, DELLA VALLE LEGGA LE CARTE SENZA INSULTI...
(ANSA) - Su Generali 'caro Della Valle, si legga le carte in mano senza insultare'. Lo ha detto Tarak Ben Ammar intervenendo nel corso di 'Niente di personale', la trasmissione su La7 condotta da Antonello Piroso, in merito alle ultime polemiche sull'intervista sul Leone fatta da Vincent Bollore', vice presidente della compagnia e capofila dei soc francesi di Mediobanca. Secondo Ben Ammar 'Bollore' e' arrivato nelle Generali e a settembre ha trovato che c'era una transazione di 5,5 miliard all'Est, ha chiesto di capire'.

 

Era nel ruolo di Bollore', ha notato l'imprenditore tunisino, 'difendere gli interessi d tutti gli azionisti'. Invece 'l'hanno fatta diventare sulla stampa una guerra italo francese, ma stiamo scherzando?' Piuttosto, 'dovevano dire 'grazie signor Bollore' di aprirci gli occhi su dossier che forse non avevamo visto'.

L'imprenditore franco-tunisino e' intervenuto anche sulle dichiarazioni polemiche di Della Valle successive all'intervista dello stesso Ben Ammar al Corriere della Sera: 'Ha insultato i sottoscritto', ha ricordato del presidente Tod's, 'ha detto che sono il servitore di Geronzi (il presidente di Generali ndr)'. 'Sono sicuro che non voleva intendere' nulla di razzista, ma ha aggiunto, 'gli ho soltanto detto: mi fai una promessa? Rifletti prima di parlare'.

2 - BEN AMMAR, BILANCIO DI GENERALI POTEVA ESSER FALSO SENZA BOLLORE'...
(ANSA) - Tarak Ben Ammar sostiene che i bilancio di Generali avrebbe potuto essere falso senza'intervento di Vincent Bollore' e l'indicazione, che sarebbe stata fatta grazie a lui, del valore di 3 miliardi dell'opzione n mano all'alleato ceco Petr Kellner. Ne ha parlato i finanziere franco-tunisino, intervenendo a 'Niente d personale', la trasmissione su La7 condotta da Antonello Piroso.

Il bilancio Generali 'poteva essere falso', ha detto in particolare l'imprenditore franco-tunisino, e invece 'hanno corretto una riga' inserendo 'un rischio di 3 miliardi'. Il riferimento e' alle polemiche seguite alla decisione d Bollore' di astenersi dal votare il bilancio 2010 delle Generali per dei dubbi sull'alleanza con Kellner, poi ribadito dall'imprenditore bretone anche in un'intervista al Corriere della Sera. Nella nota integrativa al bilancio del Leone e' stato precisato ieri che il 49% della joint venture Generali Ppf vale tra 2,5 e 3 miliardi di euro, con un'opzione esercitabile ne 2014.

 

3- LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE FINANZIARIE: IL CONTROLLO DELLE GENERALI - INTERVISTE, SPIFFERATE, GESTI TEATRALI E SGAMBETTI TRA IL TANDEM GEROVITAL GERONZI-BOLLORE' E L'ACCOPPIATA SCARPARO-NAGEL - IL RUOLO DI PALENZONA E CALTARICCONE
Da "Il Foglio"

Attorno al Leone di Trieste si svolge un gioco delle ombre degno di Luigi Pirandello. C'è (come può mancare?), l'ombra di Enrico Cuccia che ha fatto di tutto, ma davvero tutto, per difendere il triangolo Mediobanca-Generali-Corriere della Sera. C'è l'ombra, un tempo inimmaginabile, dei parvenu europei come l'oligarca ceco Petr Kellner. C'è la haute finance prima rappresentata da Antoine Bernheim e oggi dal suo poulain Vincent Bolloré (lo considera sempre un figlio, anche se l'ha "tradito" nell'ultima battaglia per la presidenza di Generali). Mentre l'ombra del potere romano irrompe (con Cesare Geronzi e Francesco Gaetano Caltagirone) in quel mondo da marcia di Radetzky, dove risuonano le parole di Roth, Musil e Kafka.

 

E non mancano i nuovi capitalisti, usciti dai cespugli e dai distretti, per ambire a ruoli nazionali, come Diego Della Valle che di Generali non possiede un'azione, ma siede in consiglio e vuole determinarne le strategie. A mano a mano che le parvenze si rincorrono sullo schermo, cambiano anche le trame. Uno, nessuno, centomila. A differenza da quel che accadeva un tempo, però, le ombre vengono oggi proiettate da riflettori potenti: interviste, spifferate, gesti teatrali.

 

L'ultima incursione arriva da tre consiglieri indipendenti che chiedono al presidente di chiarire una opzione stipulata con Kellner (tre miliardi di euro garantiti se vende la sua quota del 49 per cento nella joint venture Ppf creata quattro anni fa con Generali). "Data la chiarezza della situazione, non ricorrono i presupposti di una mia dichiarazione", ha risposto ieri Geronzi. La faccenda l'ha tirata fuori Bolloré, giustificando così la sua astensione sul bilancio della compagnia triestina.

 

Un voto che lo ha portato in rotta di collisione con Alberto Nagel, vicepresidente di Generali e amministratore delegato di Mediobanca della quale il finanziere bretone è azionista nonché garante per quel 10 per cento in mano ai soci francesi. Tra essi, Groupama con un pacchetto del 4,97. Sì, Groupama, proprio la stessa compagnia di assicurazioni che ha cercato di scalare Premafin, cassaforte del gruppo Ligresti in serie difficoltà. L'interesse dei francesi non è nelle attività immobiliari dell'ingegnere siciliano, ma nella Fondiaria Sai, terza compagnia di assicurazioni italiana. E Bolloré ci mette del suo per dare una mano.

 

Che intreccio. Nemmeno Gioacchino Rossini riuscirebbe a dipanarlo. L'operazione viene bloccata dal nuovo presidente della Consob, Giuseppe Vegas, già vice di Giulio Tremonti. Sconfessando un parere degli stessi uffici tecnici, chiede che Groupama accetti le regole del mercato: se vuole la Fondiaria se la comperi lanciando un'offerta pubblica d'acquisto. S'accende una luce rossa anche al ministero del Tesoro. Perché non c'è solo Groupama, c'è Lactalis che pregusta Parmalat (ma senza lanciare un'opa), Edf che vuole Edison mettendo in un angolo A2A. Arnault si compra Bulgari. Crédit Agricole i fondi Pioneer di Unicredit. E sullo sfondo Axa mira a Generali.

 

Insomma, un'offensiva in grande stile, fermata dalla Consob che vuol veder circolare non solo carta, ma quattrini, e dal Tesoro che chiede reciprocità e annuncia leggi in stile canadese. Per dipanare la matassa è interessante capire chi sono i tre consiglieri indipendenti che vogliono scoperchiare il pentolone triestino: tutti economisti di chiara fama (Paola Sapienza della Northwestern University, Cesare Calari della Johns Hopkins e Carlo Carraro di Ca' Foscari) sono stati indicati da Assogestioni, presieduta da Domenico Siniscalco il quale, superati gli antichi dissapori, ha ritrovato l'intesa con Tremonti. Con chi stanno? Con Geronzi e Bolloré o con Della Valle e Nagel? Sì, perché a Piazza Affari hanno già formato le squadre. Vecchi sodalizi si sono infranti, gli amici di prima diventano i duellanti di oggi.

 

Facciamo un passo indietro. E torniamo a Cuccia. Dopo la sua morte nel 2000, prende le redini in Mediobanca il suo protetto Vincenzo Maranghi, il quale pensa di poter seguire le orme del vecchio mentore, ma entra in collisione con Unicredit di Alessandro Profumo e Capitalia di Cesare Geronzi. Insieme, i due banchieri fanno saltare Maranghi con l'aiuto decisivo della cordata francese guidata da Bolloré il quale dichiara di entrare in Mediobanca per salvaguardare gli equilibri delle Generali presiedute da Bernheim. E' il 2003 e la galassia del nord si riassesta.

 

Con la fusione Unicredit-Capitalia del 2007, Geronzi va a presiedere Mediobanca, guidata operativamente da Alberto Nagel. L'uscita di Profumo apre la strada al passaggio successivo di Geronzi in Generali. Ma la luna di miele dura poco più dei classici sei mesi. Della Valle, che da tempo morde il freno, apre le danze e critica Geronzi. Bolloré prima fa da mediatore e poi sostiene il presidente. Tuttavia, l'asse francese oggi è più debole di prima.

 

Lo dimostra proprio il caso Ligresti. Messa di fronte alla necessità di una costosissima opa, Groupama si ferma e a salvare l'ingegnere di Paternò scende in campo Unicredit che rientra così a pieno titolo nei giochi finanziario-editoriali detestati da Profumo. Il gran manovratore adesso è Fabrizio Palenzona, vicepresidente dell'istituto di Piazza Cordusio. In una intervista al Corriere della Sera, si candida come nuovo punto di equilibrio in Mediobanca e Generali, insieme con Caltagirone.

 

Con l'operazione Ligresti, inoltre, Unicredit rientra indirettamente anche in Rcs, a sostegno di Mediobanca, azionista rilevante del gruppo editoriale. L'ad Federico Ghizzoni ha scelto Maurizio Beretta ex Confindustria per le relazioni esterne, anche questo è un segnale. Le pedine sono sulla scacchiera. Sulla graticola resta l'ad Giovanni Perissinotto. Il cda gli ha affidato la gestione delle partecipazioni sensibili (Telecom, Benetton, Pirelli, Rcs).

 

Ogni protagonista, però, vuol fare a modo suo. Si è scritto che la rottura tra Nagel e Bolloré spingerà questi a uscire. "Non vendo e non mi vendo", dichiara il finanziere bretone. Ma i cinici operatori di Borsa pensano che voglia alzare il prezzo. Certo, da otto anni in qua, non s'era visto nulla di simile. La madre di tutte le battaglie finanziarie è cominciata. 23-03-2011]

 

 

PALLONI D’ORO E DORATI – SORPRESA: A COPRIRE DI MILIONI I FENOMENI DEL CALCIO NON SONO LE SQUADRE MA GLI STILISTI A CUI PRESTANO GLI ADDOMINALI - LIONEL MESSI, IL PIU’ PAGATO AL MONDO, INCASSA 11 MLN € DAL BARCELLONA E ALTRI 20 DA SPONSORIZZAZIONI E DIRITTI D’IMMAGINE – IL CALCIO-BUSINESS VUOLE CAMPIONI MA SOPRATTUTTO ‘PERSONAGGI’ – ECCO PERCHE’ MOURINHO GODE: IL REAL MADRID GLI VERSA OGNI ANNO 13,5 MLN €…

Simone Di Segni per "La Stampa"

 

Giovani, forti e ricchissimi. Tre virtù, un podio: Lionel Messi, Cristiano Ronaldo, Wayne Rooney. Sono i giocatori più pagati del pianeta calcio, secondo un'indagine di «France Football». L'assegno garantito dalle casse di Barcellona, Real Madrid e Manchester United, i bonus per gli obiettivi raggiunti nella stagione, ma anche i soldi che le aziende gli riconoscono per il «prestito del volto»:

 

l'argentino degli azulgrana percepisce dal proprio club 11 milioni di euro, ne arriva a guadagnare complessivamente 31, aggiudicandosi così il titolo di re dei re, nella speciale classifica stilata dal settimanale francese. Potere dei piedi, effetto dell'appeal sugli sponsor: dall'Adidas alla Pepsi-Cola, da Dolce e Gabbana alla Konami. Senza dimenticare merchandising e affari immobiliari.

Gli stessi su cui ha puntato il portoghese Galactico: Ronaldo incassa dal Real 13 milioni (più 500 mila euro di premi), mentre lo sfruttamento della sua immagine e le attività imprenditoriali gli valgono 14 milioni. A innalzare l'età media del podio (mai così bassa) ha pensato Rooney: con l'attacante dei Red Devils (27 anni, introiti per 20,7 milioni) il trio delle meraviglie supera di poco la soglia dei 25.

 

La top 20 racconta che l'Italia va al «risparmio»: Eto'o, Ibrahimovic e Buffon (unico azzurro e ultimo in graduatoria con 11,3 milioni) rappresentano le spese folli della serie A. Con 13 milioni (di cui 11 a carico dell'Inter) il camerunense, 13º al mondo, è il giocatore più pagato del nostro campionato. Gli contende lo scettro lo svedese, 16º nel panorama internazionale, che pur di salutare Guardiola ha accettato di scendere da 12 a 9 milioni di stipendio.

 

Cifre da capogiro anche per i tecnici: Mourinho batte Guardiola 13,5 a 10,5 milioni. Poi il «miracolo» Benitez (10,2) e Fabio Capello (8,5).23-03-2011]

 

 

CDA PARMALAT: INTESA DEPOSITA LA LISTA CON BONDI, GUBITOSI E CATANIA (ROSSI, IL CANDIDATO DEI FONDI: SIAMO OLTRE IL 20%) - LA FIGLIA DI TANZI: “CHI CI HA ROVINATO COMANDA L’ITALIA” (FUORI I NOMI!) - ROMA CALCIO: LA TRATTATIVA CON DI BENEDETTO AL 30 MARZO - MARPIONNE NO DAIMLER - NUOVE AVANCES GROUPAMA SU PREMAFIN - CONFA CHIAMA LO SCARPARO AL MASTER DEL BISCIONE - LA “TASSA” JOBS SUGLI IBOOK - IL SALVA-IMPRESE STRATEGICHE BY TREMONTI - BORSA: L’EUROPA RESTA POSITIVA (CON WALL ST

1. BORSA: EUROPA RIMANE POSITIVA; OK AUTO, TITOLI ENERGIA CALMI...
(ANSA) - Entrando nella fase conclusiva della seduta, le Borse europee rimangono tutte positive, tranne Atene che molto aveva recuperato nel corso della settimana. L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, sale di circa mezzo punto percentuale, con Parigi e Stoccolma che si mostrano come le piazze azionarie più in salute della giornata. Con l'allentamento della tensione sul mercato dei titoli di Stato portoghesi, tra le Borse minori Lisbona cresce dell'1,66%, Dublino è piatta (+0,04%) mentre Atene cede lo 0,98%.

 

Tra i diversi settori, quello che sta attraendo la maggiore corrente di acquisti è il comparto dell'auto, il cui indice Dj stoxx specializzato è in recupero di oltre due punti percentuali dopo la debolezza di gran parte della settimana, mentre qualche vendita si registra tra i farmaceutici e i gruppi delle telecomunicazioni.

Pochi movimenti tra i gruppi dell'energia (indice Dj stoxx di settore +0,51%), che al momento non sembrano risentire del surriscaldamento della crisi libica. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +0,64% - Parigi +1,32% - Francoforte +0,76% - Madrid +0,59% - Milano +0,95% - Amsterdam +0,67% - Stoccolma +1,49% - Zurigo +0,71%

2. WALL STREET APRE IN RIALZO, DJ +0,83%, NASDAQ +1,07%...
(ANSA) - Apertura in rialzo per Wall Street. Il Dow Jones sale dello 0,83% a 11.874,23 punti, il Nasdaq avanza dell'1,07% a 2.664,03 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,98% a 1.286,23 punti.

3. TREMONTI, A BREVE PROVVEDIMENTO SU IMPRESE STRATEGICHE...
Radiocor - Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti ha svolto in Consiglio dei ministri una relazione sulla normativa francese a tutela delle imprese strategiche. Lo riferisce il comunicato diffuso Palazzo Chigi nel quale si precisa che l'intervento del ministro e' 'in vista di un prossimo provvedimento del Governo'.

 

4. PARMALAT: ROSSI, OLTRE 20% CAPITALE CON NOI, PENSIAMO ESSERE MAGGIORANZA...
Radiocor - 'Pensiamo che oltre il 20% del capitale di Parmalat sia con noi'. Lo ha detto in colloquio con Radiocor, Massimo Rossi, candidato dei fondi Mackenzie, Skagen e Zenit per la carica di amministratore delegato ad interim della societa'. I tre fondi esteri hanno, come e' noto, il 15,3% del capitale, ma 'c'e' stata in queste settimane una dimostrazione di simpatia di altri fondi, soprattutto americani'.

Rossi tiene a precisare che si tratta di manifestazioni di simpatia 'non sollecitate' e che molti si sono mossi spinti 'dall'irritazione, dalla delusione per l'approvazione del decreto milleproroghe' che congela di fatto la cassa di Parmalat. 'Certo - aggiunge - visto i rialzi del titolo in questi giorni, e' possibile che qualcuno abbia venduto, ma riteniamo di essere sopra il 20%'. Nonostante Lactali, insomma, 'pensiamo di avere la lista di maggioranza'.

5. PARMALAT: INTESA SANPAOLO DEPOSITA LISTA CON BONDI, GUBITOSI E CATANIA...
Radiocor - Intesa Sanpaolo deposita le proprie liste di candidati per il cda e il collegio sindacale di Parmalat. L'istituto, che detiene il 2,14% di Parmalat, indica per il board Enrico Bondi, Luigi Gubitosi, Roberto Meneguzzo, Patrizia Grieco, Elio Catania, Patrick Sauvageot, Rosalba Casiraghi, Massimo Confortini, Annamaria Artoni, Giuseppe Recchi e Carlo Secchi. Candidati a sindaci effettivi Angelo Provasoli, Livio Torio e Giovanni La Croce, mentre Paolo Ludovici e Giovanna Villa sono indicati come sindaci supplenti.

 

6. FRANCESCA TANZI, CHI CI HA ROVINATO COMANDA ANCORA L'ITALIA...
(Adnkronos) - Callisto Tanzi ha sempre puntato l'indice contro le banche per la vicenda Parmalat, alla domanda se sia d'accordo con lui la figlia, Francesca Tanzi, intervistata da "La Repubblica", risponde: "Non lo so, ma quelli che ci hanno rovinato comandano ancora l'Italia", aggiungendo un "niente nomi" alla richiesta di dire di chi si tratti. Alla domanda poi su quanti, tra i personaggi illustri, abbiano girato le spalle al padre, lei risponde: "Il 90 per cento della 'corte'".

Francesca Tanzi, 43enne figlia di Calisto, dopo il patteggiamento e la detenzione (19 giorni nel 2004, quattro mesi e nove giorni nel 2010), oggi lavora in un hotel di provincia. la scelta di patteggiare la motiva cosi': "Solo perche' aspettavo mia figlia, la cosa a cui tenevo di piu' al mondo. L'ho fatto per lei. Magari questo processo sarebbe andato avanti dieci anni e lei intanto sarebbe diventata 15enne. La gente non ci credera' ma io della truffa, dei bilanci truccati, dei bond, non sapevo niente. Sapevo solo che Parmatour non andava tanto bene".

 

"Non c'e' una sola fattura con la mia firma, di bilanci e di conti non capivo nulla. Sopra di me c'e' sempre stato un amministratore delegato. Io dovevo solo fare funzionare gli alberghi e i villaggi. Dalle lenzuola ai piatti a tutto il resto. E poi facevo scouting, andavo in giro per il mondo a cercare posti nuovi", aggiunge Francesca Tanzi.

7. CINA: NUOVO RIALZO DELLE RISERVE MINIME OBBLIGATORIE DELLE BANCHE...
Radiocor - Nuova mossa della Banca centrale cinese per porre fine al rialzo dei prezzi e all'inflazione che cresce. La banca ha alzato ancora i tas si sulle riserve minime obbligatorie delle banche di 0,50 punti base. E' il terzo rialzo per quest'anno, dopo i sei consecutivi dello scorso anno. L'aumento, effettivo dal 25 marzo, viene dopo l'annuncio del dato dell'inflazione di febbraio, in crescita del 4,9%.

 

8. CONSUMI: CONFCOMMERCIO STIMA CRESCITA 0,9% IN 2011, 1,5% IN 2012...
Radiocor - L'Italia, nonostante i problemi strutturali e congiunturali che attanagliano il nostro sistema economico, si e' lasciata alle spalle la recessione, tenendo sotto controllo sia le tensioni sociali, sia i conti pubblici. 'Non ci sono dunque numeri negativi per il prossimo futuro, sebbene la crescita del pil risultera' modesta e pari all'1% quest'anno e all'1,2% nel biennio 2012-2013.

 

I consumi delle famiglie seguiranno un analogo profilo, con un 2012 che vedra' una crescita della propensione al consumo che compensera' la modesta riduzione del rapporto consumi/pil subita nel 2010 e che dovrebbe proseguire nel 2011'. E' quanto emerge dal rapporto dell'Ufficio studi di Confcommercio su 'Centralita' dei consumi per il rilancio dell'economia italiana', presentato al Forum di Cernobbio. In particolare, dal rapporto emerge che nel 2011 i consumi delle famiglie italiane dovrebbero crescere dello 0,9%, dell'1,5% nel 2012 e dell'1,1% nel 2013.

 

9. AS ROMA, TRATTATIVA CON DIBENEDETTO ESTESA AL 30 MARZO...
(Adnkronos) - 'Con riferimento al processo di dismissione del pacchetto azionario di controllo in A.S. Roma, Compagnia Italpetroli comunica che, nella giornata del 16 marzo 2011, il Consiglio di Amministrazione di Roma 2000 S.r.l. - societa' interamente controllata da Compagnia Italpetroli e che detiene la partecipazione di controllo in A.S. Roma - ha deliberato l'estensione del termine dell'esclusiva negoziale con Di Benedetto AS Roma LLC fino al 30 marzo 2011'. Lo rende noto Italpetroli con un comunicato.

10. MARCHIONNE, BASTA CON RUMORS, DAIMLER NON CI INTERESSA...
(Adnkronos) - "Smettiamola con questi rumors, non ci interessa, lo abbiamo gia' detto". Cosi' l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne a margine della cerimonia per i 150 anni dell'Unita' d'Italia al suo arrivo al Teatro Regio ha smentito nuovamente un interesse di Fiat Industrial per Daimler.

 

11. PREMAFIN: NUOVE AVANCES GROUPAMA MA FAMIGLIA PUNTA SU BANCHE...
(ANSA) - Il salvataggio del gruppo Ligresti passerà attraverso un accordo con il sistema bancario italiano, al quale sta lavorando Unicredit, mentre le possibilità di un rientro in gioco di Groupama sono molto basse. E' quanto si apprende da ambienti finanziari dopo che nei giorni scorsi ci sarebbero state nuove avances da parte dei francesi per trovare una soluzione alternativa all'accordo firmato a fine ottobre con Premafin e stoppato dalla Consob con l'imposizione di una doppia opa sulla holding e su Fonsai.

 

Degli abboccamenti ha dato conto oggi Milano-Finanza secondo cui Groupama avrebbe potuto presentare a breve una nuova proposta ai Ligresti proponendo l'acquisto di asset dalla controllata Sinergia, in modo da assicurare alla famiglia liquidità per sottoscrivere l'aumento di capitale in Premafin, ed entrando nella holding con il 17% del capitale (ma senza prendere posizione in Fonsai).

12. CONFALONIERI CHIAMA DELLA VALLE...
Da "Il Giornale"- Mediaset chiama Diego Della Valle. Sarà signor Tod's l'ospite d'onore dell'inaugurazione dell'anno accademico 2010- 2011 del Campus multimedia informazione, il master che il Biscione organizza insieme con l'Università Iulm e che parte lunedì a Cologno Monzese allo studio 20.

 

Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il rettore della Iulm, Giovanni Puglisi, condurranno la cerimonia della consegna dei diplomi e dell'apertura del nuovo programma:un corso a numero chiuso mirato alla formazione di manager multime¬diali, con un placement del 100%. A Della Valle il compito di portare la propria testimonianza di innovatore di successo a un pezzo di futura classe dirigente.

 

13. SE JOBS STRAPAZZA GLI E-BOOK...
Da "Il Giornale" - Non è ancora pronta l'applicazione iPad per Biblet ossia lo store dei libri di Telecom. In realtà non è soltanto Telecom ad avere qualche difficoltà a far approvare ad Apple l'applicazione che permette di sfogliare i libri scaricati dai negozi online per e-book. Non è infatti un mistero che Apple vuole il 30% di ogni acquisto fatto sul suo sito lasciando il 70% al venditore.

In realtà i siti che vendono e-book, come Ibs e il già citato Biblet, vorrebbero saltare questo balzello facendo fare gli acquisti non dallo shop Apple (iTunes) ma direttamente sul proprio sito. Insomma Apple non ci guadagnerebbe nulla e quindi le trattative per l'approvazione dell'applicazione va a rilento.18-03-2011]

 

 

LA Grande Paura (PLUTONIO NON è IL CANE DI TOPOLINO!) - Washington e Parigi ACCUSANO TOKYO DI AVER NASCOSTO SOTTO IL TAPPETO (DI RADIAZIONI) LA CATASTROFE DI FUKUSHIMA – La Tepco, gestore dell´impianto, Nel 2002, ha ammesso di aver falsificato negli anni ´90 e ´80 i test di sicurezza delle sue centrali (e tra questi quelli di Fukushima). Nel 2007, ha mentito sull´entità di una fuga radioattiva dalla centrale di Kashiwazaki-Kariwa dopo una scossa di terremoto...

Carlo Bonini per "la Repubblica"

 

Nel giorno sei della Grande Paura, sostiene Washington e, nei fatti, Parigi, che Tokyo abbia sin qui nascosto la verità. Cosa è successo, dunque, e cosa può ancora davvero accadere nella centrale di Fukushima Daiichi? Di quali e di quante informazioni "privilegiate" il governo di Tokyo, l´agenzia nazionale per la sicurezza nucleare (la Nisa), il gestore dell´impianto (la Tepco, Tokio Electric power company) non hanno reso partecipe il mondo?

Il pugno sul tavolo battuto dagli americani è storia di ieri. Ma a Vienna, già martedì sera, il giapponese Yukia Amano, direttore dell´Aiea (Agenzia Internazionale per l´energia atomica), mette da parte ogni diplomazia: «Abbiamo bisogno di maggiori informazioni, di più dettagli, di tempi più rapidi di comunicazione». Nelle stesse ore, il russo Iouli Andreev, uno degli specialisti che lavorò allo "spegnimento" del mostro di Cernobyl, è di una franchezza brutale.

 

«So per esperienza - dice alla Reuters - che le autorità giapponesi sono in una situazione di tranquillo panico. Le loro parole e le loro azioni, come quelle della Aiea, dipendono dall´industria atomica, che richiede disciplina e burocrazia». Una "verità" che Kuni Yogo, ingegnere della "Japan Science Technology Agency", declina al New York Times in modo ancora più asciutto: «Il governo giapponese e la Tepco stanno svelando solo ciò che ritengono necessario».

È un fatto che l´agonia dei quattro reattori di Fukushima appare oggi non solo e non tanto la sgomenta presa d´atto di un incidente in divenire. Ma il progressivo svelamento di una verità che il governo giapponese e la Tepco intuiscono già nelle prime ore della catastrofe, ma provano ostinatamente a dissimulare. Nella speranza che quei reattori possano tornare sotto controllo prima che il mondo cominci ad averne paura.

 

Conviene dunque tornare alle 19.46, ora di Tokyo, dell´11 marzo. Sono trascorse cinque ore dalla scossa al largo del Pacifico e meno di quattro dall´onda di Tsunami. La Tepco sa che i sistemi di raffreddamento dei reattori 1, 2 e 3 di Fukushima sono fuori uso. È avvertita del rischio legato a un prolungato surriscaldamento del loro combustibile.

La Tepco ha una storia di significativa opacità. Nel 2002, ha ammesso di aver falsificato negli anni ´90 e ´80 i test di sicurezza delle sue centrali (e tra questi quelli di Fukushima). Nel 2007, ha mentito sull´entità di una fuga radioattiva dalla centrale di Kashiwazaki-Kariwa dopo una scossa di terremoto.

 

Anche l´11 marzo, non brilla per loquacità. In modo asciutto informa il Governo del «problema del raffreddamento dei reattori». Ma la circostanza, nelle parole che alle 19.46 pronuncia Yukio Edano, portavoce del premier giapponese, non appare neppure sullo sfondo. «È stata dichiarata l´emergenza nucleare a scopo precauzionale - spiega - Non c´è fuga radioattiva. La linea di evacuazione è di 3 chilometri dal sito».

 

Nella notte, i toni si fanno ancora più rassicuranti. Perché se è vero che alle 21.55 fonti del governo ipotizzano già «una prima fuga radioattiva» dalla centrale, all´1 e 27 del mattino, la prefettura di Fukushima informa che per il pomeriggio del 12 marzo «i sistemi di raffreddamento dei reattori saranno nuovamente in funzione».

 

In realtà, nella notte tra l´11 e il 12, la Tepco sa che il sistema di raffreddamento dei reattori non ha nessuna possibilità di riprendere vita. Al punto che, nella mattinata del 12, il gestore avverte che nei reattori 1 e 2 il livello dell´acqua che copre le barre di combustibile è sceso per la progressiva evaporazione e che «un rilascio di materia radioattiva è possibile». La notizia è propedeutica allo sfiato controllato nell´atmosfera di vapore di idrogeno radioattivo che abbassi la pressione nei reattori.

 

Manovra che il governo autorizza. Insieme al pompaggio nel sistema di raffreddamento di acqua marina e boro. C´è una prima esplosione che scoperchia l´edificio del reattore 1. Ma a Vienna, la Aiea, sulla scorta delle informazioni che arrivano da Tokyo, rassicura. La sera del 12, quando in Giappone è ormai la mattina del 13, un comunicato annuncia infatti che «la Nisa ha classificato l´incidente di livello 4 della scala Ines. Con conseguenze locali».

 

C´è un´oggettiva incongruenza tra le rassicurazioni di Tokyo e le misure che il governo dispone sul terreno. Il 13 marzo, l´area di evacuazione intorno alla centrale sale a 20 chilometri e comincia la distribuzione di pillole di iodio alla popolazione. Mentre alle 11 del mattino del 14 marzo un´esplosione scuote l´edificio del reattore 3. È la prova che a Fukushima, a distanza ormai di tre giorni, le operazioni di raffreddamento dei reattori, non hanno prodotto nessun effetto.

 

Ce ne sarebbe per rivedere il giudizio sulla classificazione dell´incidente. Ma le autorità giapponesi non tornano sui propri passi. Neppure la mattina del 15 marzo, quando si liberano due esplosioni dai reattori 2 e 4. Il primo ministro Naoto Khan ne viene informato dalla stampa e, pubblicamente, mostra la sua furia con la Tepco: «Vorrei sapere che diavolo sta succedendo». Quindi, aggiunge: «Il rischio di fuga radioattiva sta crescendo».

 

È Parigi, allora, a decidere di bucare la bolla di dissimulazione. Il livello di radiazioni registrate nella centrale il 15 marzo - i primi a essere diffusi - documentano 400 millisievert l´ora. Duecento volte la dose che un essere umano assorbe naturalmente nell´arco di un anno. Di più: i francesi, sulla base di proprie informazioni (hanno un team della Protezione civile a Sendai), ritengono di poter affermare con sicurezza che il nocciolo e il combustibile di almeno due dei tre reattori «è danneggiato» (circostanza che i giapponesi confermeranno solo nelle 24 ore successive).

 

Che l´esplosione dell´edificio che ospita il reattore 4, in corrispondenza della piscina di decadimento del combustibile esausto aggiunge un nuovo elemento di assoluta criticità. Che, come era possibile prevedere, la catastrofe ora si allarga anche a quei reattori che pure erano in manutenzione al momento del terremoto. «È un incidente di livello 6». È la verità, appunto. Che, ora, anche i giapponesi cominciano ad ammettere.18-03-2011]

 

 

1- PRESSIONI ESTERE, TANGENTI, LOBBYSMO SFRENATO: ALTRO CHE IL SOLITO POLLAIO, DIETRO L’ARRIVO DELL’ATOMO IN ITALIA SI COMBATTE UNA GUERRA FREDDA INTERNAZIONALE - 2- I DOSSIER AMERICANI, SVELATI DA WIKILEAKS, ACCUSANO: I FRANCESI HANNO UNA CORSIA PREFERENZIALE, FORSE CORROMPONO FUNZIONARI DEL GOVERNO ITALIANO - 3- L’ATOMO PENALIZZA IL GAS DI PUTIN E MOSCA PUNTA SU ENI PER BOICOTTARE IL NUCLEARE - 4- LE CONTROMOSSE AMERICANE: IL PLENIPOTENZIARIO DI OBAMA SCOMMETTE SU SCAJOLA, SENSIBILE AI RICHIAMI DELLA LIGURE ANSALDO TAGLIATA FUORI DAI FRANCESI - 5- GRILLO DA SANTORO: LE CENTRALI NUCLEARI REGALATE ALLA FRANCIA SONO UNA CAMBIALE A SARKò A CUI ABBIAMO SVENDUTO 511 MILIARDI DEL NOSTRO DEBITO PUBBLICO - 6- NON DITE A DE BENEDETTI CHE PER GLI USA GIOIA TAURO È “UN BUCO NERO, UN PORTO IN MANO ALLA MAFIA”, VISTO CHE CI STA COSTRUENDO UN RIGASSIFICATORE SORGENIA -

 

1- BEPPE GRILLO AD ANNOZERO: "5 CENTRALI ALLA FRANCIA PERCHÉ ABBIAMO SVENDUTO IL NOSTRO DEBITO, 511 MILIARDI DI EURO"
Da "Leggo.it"

La crisi nucleare in Giappone sembra davvero lontana dall'essere risolta. E mentre in Italia si è riaperta la discussione sull'opportunità di costruire centrali nucleari sulla nostra penisola (e il 12 e 13 giugno un referendum potrà decidere della sorte dei piani del governo), anche la puntata di ieri sera di Annozero ha affrontato l'argomento. L'inviata Francesca Fagnani ha intervistato Beppe Grillo, che con il suo Movimento 5 stelle è stato tra i promotori del referendum e tra i principali sostenitori del No al nucleare.

 

"La Prestigiacomo è l'unico ministro dell'ambiente al mondo che parla a favore del nucleare. Gli altri Paesi del mondo si stanno fermando, noi vogliamo fare 5 centrali perché abbiamo svenduto il nostro debito e la nostra sovranità popolare, 511 miliardi di euro di debito, alla Francia in cambio di queste centrali", ha detto Grillo.

 

"E' l'intelligenza l'energia del futuro. Le centrali di terza generazione non esistono, questo nucleare è solo cemento a debito, noi scambiamo la nostra salute per un debito. Voi avete il dovere di scendere in piazza a protestare, siamo in guerra - ha continuato - vogliono mettere il nucleare sempre a questi qui, ai Ligresti, ai Caltagirone, sono sempre gli stessi. Siamo gli unici al mondo insieme alla Turchia che vogliono costruire le centrali nucleari. Questi politici qui sono malati di mente, non sanno di cosa parlano".

 

1 - INTRIGO NUCLEARE...
Stefania Maurizi per "l'Espresso"

All'inizio è solo un timore, poi si trasforma in più di un sospetto: la rinascita del nucleare in Italia è condizionata dalle tangenti. Un'ipotesi circostanziata, messa nero su bianco in un rapporto del 2009 per il ministro dell'Energia di Obama, Steven Chu. Negli oltre quattro mila cablo dell'ambasciata americana di Roma la parola corruzione compare pochissime volte e in termini generici. Quando invece si parla delle nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette a decidere il destino energetico del Paese.

 

Nel momento in cui il devastante terremoto giapponese obbliga il mondo a fare i conti con i rischi degli impianti e lo spettro di una colossale contaminazione, i documenti ottenuti da WikiLeaks che "l'Espresso" pubblica in esclusiva permettono di ricostruire la guerra nucleare segreta che da sei anni viene combattuta in Italia. Uno scontro di Stati prima ancora che di aziende, per mettere le mani su opere che valgono almeno 24 miliardi di euro e segneranno il futuro di generazioni.

 

Francesi, russi e americani si danno battaglia su una scacchiera dove si confondono interessi industriali, politici e diplomatici: cercano contatti nel governo, nei ministeri, nei partiti e nelle aziende. Per riuscire a conquistare quello che appare il mercato più ricco d'Europa. E lo fanno - secondo i dossier statunitensi - senza esclusione di colpi.

 

LA FENICE ATOMICA
Gli americani cominciano a muoversi nel 2005, quando con una certa sorpresa scoprono che l'energia nucleare sta risorgendo dalle ceneri del referendum del 1987. Per gli Usa si tratta di un'occasione unica: lo strumento per allontanare l'Italia dalla dipendenza nei confronti del gas russo, l'arma più potente nelle mani di Vladimir Putin. La questione diventa quindi "prioritaria" per l'ambasciata di Roma, che si muove verso due obiettivi: convincere i politici a concretizzare il programma atomico e far entrare nella partita i colossi americani del settore.

 

Complici il prezzo sempre più alto degli idrocarburi, i rincari delle bollette e le promesse di sicurezza dei reattori più avanzati, gli italiani sembrano sempre meno ostili al nucleare. E il governo di Silvio Berlusconi non mostra dubbi su questa scelta. Più difficile - scrivono nel 2005 - convincere il centrosinistra che "si oppone largamente all'idea. Comunque, i nostri contatti sostengono che, anche se dovesse tornare al governo, il rinnovato impegno dell'Italia nei programmi nucleari non si fermerà".

 

La componente verde della maggioranza di Romano Prodi si oppone a ogni programma. Il ministro Pier Luigi Bersani invece apre alle sollecitazioni statunitensi e nel 2007 spiega all'ambasciatore che "l'Italia non è fuori dalla produzione di energia nucleare, l'ha solo sospesa", per poi riconoscere che "carbone pulito e nucleare probabilmente giocheranno un ruolo importante nell'assicurare i bisogni del futuro". Lo stesso Bersani che in questi giorni, dopo la crisi nipponica, è stato pronto a condannare "il piano nucleare del governo".

 

Lo scontro più feroce però è quello che avviene per costruire i futuri impianti: almeno sei centrali, ciascuna del costo di circa 4 miliardi. Si schierano aziende-Stato, che sono diretta emanazione dei governi e godono dell'appoggio di diplomazie e servizi segreti. In pole position i francesi di Areva, quasi monopolisti nel Vecchio continente dove hanno aperto gli unici cantieri per reattori di ultima generazione: hanno 58 mila dipendenti e 10 miliardi di fatturato l'anno.

 

E anche i russi, che nonostante Chernobyl continuano a esportare reattori in Asia, cercano di partecipare alla spartizione della torta. Negli Usa ci sono Westinghouse e General Electric che "sono interessate a vendere tecnologia nucleare all'Italia, ma si trovano a dover affrontare una dura competizione da parte di rivali stranieri i cui governi stanno facendo una pesante azione di lobbying sul governo italiano".

 

MAZZETTE ALLA FRANCESE
L'allerta diventa massima nel 2008, quando Berlusconi assicura agli Usa che stavolta il suo esecutivo "rilancia sul serio il settore. Se andranno davvero avanti, ci saranno contratti per decine di miliardi". Con una minaccia: "Vediamo già un'azione di lobbying ad alto livello da parte dei leader del governo inglese, francese e russo". I colloqui con il consigliere diplomatico del ministro Claudio Scajola, Daniele Mancini, "suggeriscono che i francesi e i russi stanno già manovrando e facendo lobbying per i contratti".

Ed ecco la previsione: "La corruzione è pervasiva in Italia e temiamo che potrebbe essere uno dei fattori che dovremo affrontare andando avanti". L'avversario è Parigi, che può sfruttare gli intrecci economici tra Enel ed Edf per stendere la sua trama. "Temiamo che i francesi abbiano una corsia preferenziale a causa della loro azione di lobbying ai più alti livelli e a causa del fatto che le compagnie che probabilmente costruiranno gli impianti in Italia hanno tutte un qualche tipo di French connection. Continueremo i nostri energici sforzi per garantire che le aziende americane abbiano una giusta chance".

 

Pochi mesi dopo i francesi danno scacco: Sarkozy e il Cavaliere firmano l'accordo che assegna ad Areva la costruzione di quattro reattori modello Epr in Italia. Siamo a febbraio 2009, la diplomazia statunitense vuole impedire che il successo di Parigi si trasformi in scacco matto. E intensifica gli sforzi per occupare gli spazi rimasti, ossia la fornitura di almeno altre due centrali. A maggio arriva a Roma il Mister Energia di Obama, Steven Chu.

L'ambasciata lo mette in guardia: "L'intensa pressione dei francesi, che forse comprende tangenti ("corruption payment") a funzionari del governo italiano, ha aperto la strada all'accordo di febbraio tra le aziende parastatali italiana e francese, Enel e Edf, in modo da formare un consorzio al 50 per cento per costruire centrali in Italia e altrove. L'intesa prevede la costruzione di quattro reattori dell'Areva entro il 2020 e, cosa ancora più preoccupante, può imporre quella francese come tecnologia standard per il ritorno dell'Italia al nucleare". Gli americani ipotizzano che dietro la scelta degli standard a cui affideremo il nostro futuro e la sicurezza del Paese ci possano essere state bustarelle.

 

E chiedono al ministro per l'Energia: "Dovrebbe far presente che abbiamo preoccupanti indicazioni del fatto che alle aziende americane sarà ingiustamente negata l'opportunità di partecipare a questo programma multimiliardario". L'ambasciata è molto decisa nel delineare un contesto di scorrettezza. Il promemoria scritto da Elizabeth Dibble, all'epoca reggente della sede di Roma oggi diventata consigliera di Hillary Clinton, insiste: "È anche molto importante che ricordi al governo italiano che ci aspettiamo pari opportunità per le nostre aziende, visto quello che abbiamo notato fino a oggi nel processo di selezione".

RUSSIA? NO GRAZIE.
Alla fine del 2008 gli Usa ritengono che Berlusconi stia per annunciare un accordo per il nucleare anche con Mosca. Ma uno degli uomini chiave del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, rassicura gli americani e "ridendo" spiega la reale natura della collaborazione atomica con i russi: "È una barzelletta, solo pubbliche relazioni". L'ambasciata scrive che l'alto funzionario "probabilmente ha ragione: gli italiani nel 1987 hanno chiuso il loro programma in risposta a Chernobyl...".

 

Ma non si fidano completamente "visti gli stretti rapporti tra Berlusconi e Putin". E temono che comunque la coalizione tra Eni e Gazprom per il gas, che alimenta anche le centrali elettriche, si trasformerà in un muro per ostacolare il nucleare. "Si dice che l'Eni stia facendo una dura azione di lobbying contro la riapertura della partita da parte di Enel", registra nel 2005 l'ambasciatore Sembler, "perché ridurrebbe sia il mercato di Eni che la sua influenza politica". Anche se le resistenze più forti verranno dal nimby, l'opposizione delle comunità locali ai nuovi reattori.

"L'Italia è una penisola lunga e stretta, con una spina dorsale di catene montuose e con coste densamente popolate. Il numero dei siti dove costruire impianti è limitato... Se continua a decentralizzare i poteri alle regioni attraverso le riforme costituzionali - sostengono i nostri contatti - un revival nucleare sarà veramente improbabile". Forse per questo, in tempi più recenti, l'ambasciata "programma" di contattare anche il leghista Andrea Gibelli, che presiede la commissione Attività produttive della Camera.

 

LA QUINTA COLONNA.
Nei ministeri di Roma la battaglia nucleare si combatte stanza per stanza. Gli americani cercano di avere referenti fidati negli uffici chiave e ogni nomina viene analizzata. Nel 2009 guardano con diffidenza ai tre tecnici italiani designati per il G8 dell'energia: "Uno attualmente lavora per la potente Eni". Fino ad allora, si erano spesso rivolti a Garribba, "uno dei grandi esperti di energia, consulente tecnico del ministro Scajola": è definito "uno stretto contatto dell'ambasciata". Ma nel 2009 temono di venire tagliati fuori.

Nella gara per la direzione del dipartimento Energia del ministero, Garribba viene battuto da Guido Bortoni, "un tecnocrate poco noto che attualmente sta all'Autorità per l'Energia. Avendo lavorato 10 anni all'Enel, Bortoni potrebbe ancora avere legami stretti con l'azienda e gli investimenti comuni tra Enel e l'industria nucleare francese ci fanno preoccupare che Bortoni possa portare questa preferenza per la tecnologia francese nella sua nuova posizione".

Ad aumentare i loro timori c'è "la dottoressa Rosaria Romano, che guiderà la divisione nucleare del nuovo dipartimento energia": un fatto "potenzialmente preoccupante" visto che "nel corso degli anni, la Romano ha ripetutamente rifiutato in modo deciso i tentativi dell'ambasciata di incontrarla". Ma i diplomatici americani "stanno già lavorando per assicurare che le nomine di Bortoni e Romano non danneggino gli interessi delle aziende Usa (General Electric e Westinghouse)".

Nel luglio 2009, il ritorno all'atomo diventa legge. A quel punto, Francesco Mazzuca, presidente dell'Ansaldo Nucleare, azienda genovese del gruppo Finmeccanica e unico polo italiano del settore, consiglia "un impegno ai più alti livelli del governo italiano, in modo da contrastare i continui sforzi di lobbying da parte di Parigi. Mazzuca ha detto che il governo francese sta addirittura aumentando la sua pressione, inviando a Roma un secondo funzionario con portfolio nucleare".

Il top manager di Ansaldo ipotizza che il governo Berlusconi potrebbe costruire i nuovi impianti nei siti delle vecchie centrali in corso di smantellamento: Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano. E per l'Agenzia di sicurezza nucleare che dovrà vigilare su reattori e scorie, Mazzuca dichiara che la vorrebbe guidata dal professor Maurizio Cumo. Ex presidente della Sogin, in ottimi rapporti con Gianni Letta, nel novembre scorso Cumo è stato nominato dal Consiglio dei ministri come uno dei cinque membri dell'Agenzia guidata da Umberto Veronesi. Cumo è il nome che piace anche a Washington perché "è a favore della tecnologia nucleare Usa".

 

Ogni mossa in questa sfida ha ricadute anche sul futuro di tutti gli italiani. Nei cablo non si entra mai nel merito delle tecnologie contrapposte, se siano più sicuri i reattori francesi o americani. Ma l'attivismo dell'ambasciata mette a segno un risultato importante: "Siamo stati capaci di convincere il governo italiano a cambiare una bozza della legislazione sul nucleare che avrebbe lasciato l'approvazione dei certificati per le nuove centrali agli altri governi europei. La nuova versione estende la certificazione a qualsiasi paese Ocse. Questo apre la porta alle aziende americane". In pratica, si passa dagli standard di sicurezza dell'Unione europea a quelli di qualunque membro dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, che comprende 34 nazioni inclusi Giappone, Australia e Usa.

VIVA SCAJOLA.
Dal 2009 le attenzioni degli americani si concentrano su Claudio Scajola, "un collaboratore di lunga data di Berlusconi, che guida un superministero". Affidano a Chu il compito di "conquistarlo", sin dal summit romano del maggio 2009. Ma il momento chiave è il viaggio negli States del settembre successivo: "Vediamo questa visita come un'opportunità decisiva per gli Stati Uniti per contrastare la preferenza italiana nei confronti della tecnologia nucleare francese e per aprire le porte a lucrativi contratti per le aziende statunitensi".

 

Scajola accetta anche "l'invito di Westinghouse a fare un tour nei suoi impianti". Lo strumento per fare leva sul ministro è l'Ansaldo Nucleare, la società di Finmeccanica "che ha stretti rapporti con Westinghouse".

L'ambasciatore Thorne scrive: "Noi abbiamo saputo che Scajola ha un'altra ragione per appoggiare il coinvolgimento delle aziende statunitensi. L'accordo con la Francia ha tagliato fuori dai contratti le società italiane che vogliono contribuire a costruire le centrali. Una di queste, Ansaldo Nucleare, ha sede nella regione di Scajola: la Liguria. E così se Westinghouse ottiene la sua parte, Ansaldo - azienda della terra di Scajola - ne beneficia. Noi abbiamo bisogno di tutto l'aiuto possibile nel nostro sostegno alle aziende Usa. Se Scajola ha anche un interesse locale nel cercare di fare in modo che le ditte americane ottengano commesse, questo è un vantaggio da cogliere e da massimizzare a beneficio degli Stati Uniti".

 

L'interesse statunitense si è tradotto la scorsa settimana nella cessione del 45 per cento di Ansaldo Energia - che controlla Ansaldo Nucleare - al fondo First Reserve Corporation, con un'operazione da 1.200 milioni di euro.

E anche il tour di Scajola negli States del 2009 si è rivelato un successo, con la firma di due accordi di cooperazione con Chu: gli interessi del ministro e di Washington sembrano sposarsi. Il cablo ha toni sollevati: i francesi non sono più "l'unico protagonista ("the only game in town"). Il reattore AP1000 della Westinghouse è diventato un forte concorrente per le centrali nucleari che saranno costruite oltre a quelle proposte dal consorzio Enel-Edf". E una schiera di aziende americane si prepara a sfruttare la breccia nel dicastero di via Veneto: "General Eletric, Exelon, Battelle, Burns and Roe, Lightbridge ed Energy Solutions", elenca Thorne.

 

Il database di WikiLeaks si ferma prima del maggio 2010, data delle dimissioni di Scajola per la casa con vista al Colosseo "pagata a sua insaputa". Nelle primissime dichiarazioni, il ministro ligure grida al complotto e comincia la sua lista di sospetti con un riferimento esplicito: "Le mie dimissioni indeboliscono il governo, ma chi può avere interesse a farlo? La Francia, in prospettiva, ha tutto da perdere dal nostro programma nucleare...". Ma se le scelte sul nostro futuro energetico nascono da questi oscuri giochi di potere, a perderci rischiano di essere tutti gli italiani.

2 - IL NO A LETTA SULLE SCORIE...
"Gentile Ambasciatore, le scrivo per richiamare la sua attenzione su un tema di cui probabilmente è già informato. È una questione molto importante per il governo italiano anche da un punto di vista psicologico". Quello delle scorie della Trisaia, centro nucleare della Basilicata, è un problema che ha fatto smuovere Gianni Letta in cerca di "aiuto personale" a Washington fin dal 2004.

 

In Basilicata non si riesce a trovare una soluzione per 64 barre di combustibile che nessun impianto industriale al mondo può trattare, perché sono il frutto di un programma sperimentale Italia-Usa abbandonato oltre 40 anni fa. La quantità è piccola, ma "l'impatto psicologico e dunque anche politico non lo è", scrive Letta all'ambasciatore Ronald Spogli". Se non riceveremo una risposta entro febbraio, per ragioni di opportunità - in pratica per evitare dimostrazioni popolari - saremo costretti a spedire i due container in Russia per circa 50 anni".

Spogli si attiva subito per Letta. "È uno dei contatti di più alto livello dell'ambasciata. E la stretta relazione personale di Berlusconi con il presidente Bush è un fattore chiave nel mantenere i contributi militari italiani". Ma Washington dice no. "Ho chiesto io stesso", risponde Spogli a Letta, "purtroppo il dipartimento per l'Energia non può accettare il materiale". I rifiuti stanno ancora lì.

3 - A GIOIA TAURO PASSA DI TUTTO...
Un porto in mano alla mafia. Dove "ci sono occhi dappertutto". E funzionari "disponibili a guardare dall'altra parte mentre si compiono illegalità". È una delle più grandi preoccupazioni dell'America di Obama: il traffico di materiale nucleare clandestino utilizzabile dai terroristi che potrebbe essere movimentato attraverso porti come Gioia Tauro, descritto come una falla nei controlli europei.

 

In una serie di cablo dal titolo eloquente "Rilevare i materiali nucleari in mezzo alla mafia", gli Usa ricostruiscono la difficoltà di collaborare con le autorità italiane nel programma "Megaport", lanciato per scongiurare l'incubo di tanti film apocalittici: il trasferimento di una bomba atomica "sporca" nel territorio statunitense.

Per questo il piano prevede di passare allo scanner i container navali alla ricerca di materiale nucleare nascosto. E Gioia Tauro si rivela un buco nero, dove può passare di tutto. "A volte", scrivono del terminal calabrese, "i doganieri sono riluttanti a fermare i container per i controlli e preferiscono che sia la Guardia di Finanza a farlo".18-03-2011]

 

 

POTERI MARCI GLOBALI – GOLDMAN SACHS (DOPO LE ORGIE DI DERIVATI E GRASSE COMMISSIONI) CERCA LA VERGINITA’ PERDUTA CON NUOVE REGOLE PER LA “TRASPARENZA DELLE OPERAZIONI” – IN GRECIA ANCORA BESTEMMIANO PER I CONSIGLI DELLA SOCIETA’ DI BLANKFEIN CHE, IN CAMBIO DI SUPER PARCELLE, CREO’ DERIVATI PER TAROCCARE I CONTI GRECI AGLI OCCHI DELL’EUROPA – ALLA GOLDMAN è STATO IMPEDITO, PER IRREGOLARITA’, DI VENDERE LE AZIONI FACEBOOK E S’E’ BECCATA PURE UNA MAXI-MULTA DA 550 MLN DI EURO…

Antonio Carlucci per "l'Espresso"

 

Che notte, la notte di martedì 16 novembre 2010. L'epilogo di una giornata che non scorderanno mai più. Cominciata con una telefonata di buon mattino da parte di Lloyd Blankfein, il grande capo di Goldman Sachs, che annunciava la lieta novella: da quel giorno 110 dipendenti diventavano partner della più grande banca di affari del mondo. Più di una promozione, più di una medaglia sul campo, più dello stipendio da 600 mila dollari l'anno e il diritto a partecipare alla distribuzione dei guadagni della società sotto forma di bonus.

Erano finalmente entrati nella grande famiglia che decide i destini di una società come di un governo, il buon esito di una fusione come il successo della quotazione in Borsa. E la notte fu festa, descritta da Bess Levin, la più impertinente blogger di Wall Street che imperversa su DealBreaker, come fosse l'iniziazione a una di quelle fratellanze che sono diffuse nei college d'America e che legano i destini di persone diverse per una vita.

 

A distanza di tre mesi, i 110 partner di Goldman Sachs sono ancora più contenti. L'annuncio di fine gennaio del bonus 2010 è stata la conferma di far parte davvero della Goldman family. Il premio medio è stato di 430 mila dollari, più basso di quello del 2009 (498 mila dollari), ma più alto di quello dell'annus horribilis 2008, quando si fermò a 400 mila. La speranza, adesso, è che la Goldman sia sulla strada per tornare all'età dell'oro, come nel 2007 quando il bonus medio fu di 600 mila dollari.

Che anno formidabile, il 2007. La Goldman Sachs finì sulle prime pagine di tutto il mondo per i regali a otto zeri tra contanti e azioni della società che erano stati intascati dal vertice della banca d'affari. Lloyd Blankfein, il numero uno, in azienda dal 1981 e al vertice dal 2006, oltre ai 600 mila dollari di stipendio annuale, ricevette un premio di quasi 67,2 milioni di dollari: 26 milioni e 800 mila in contanti, 41 milioni in azioni.

 

Poi arrivò lo tsunami della recessione e anche Blankfein tirò la cinghia, niente bonus per il 2008, solo 9 milioni l'anno successivo e 12, 6 per il 2010. La crisi, però, si portò dietro l'interrogativo (al quale non c'è ancora una risposta unanime e convincente) su che cosa erano diventate entità come la Goldman Sachs.

Questa società globale, che ha dato agli Stati Uniti due ministri del Tesoro - Robert Rubin con Blill Clinton e Henry Paulson con George W. Bush - non è più esclusivamente una banca d'investimento (fu fondata con questo mandato nel 1869 ed è stata quotata in Borsa nel 1999), non è soltanto una società di trading per conto terzi, non è semplicemente un consulente finanziario di governi piccoli e grandi.

 

È tutto insieme, uno sviluppo che l'ha resa una potenza finanziaria e politica di livello mondiale, guidata negli anni del suo massimo splendore - e poi della crisi - da Blankfein. Classe 1941, ebreo figlio di un impiegato delle poste e di una centralinista, cresciuto nelle case popolari del Bronx, è arrivato, grazie alle sue qualità e a una borsa di studio, a laurearsi in legge a Harvard. Oggi Blankfein possiede azioni della Goldman Sachs per oltre 600 milioni di dollari, una casa a Central Park West e una villa agli Hamptons. Ma è un uomo che non deve aver capito fino in fondo che cosa è successo nella società per la quale lavora e nel paese nel quale vive.

Se si ripercorrono alcune delle sue sortite degli ultimi due anni appare netto il divario tra il Blankfein cittadino americano e il Blankfein numero uno di Goldman Sachs. Nel novembre del 2009, molti mesi dopo l'inizio della crisi, è stato capace di pronunciare queste parole davanti a una commissione del Congresso: "Abbiamo partecipato a cose che erano chiaramente sbagliate".

Negli stessi mesi, quando il peggio della crisi sembrava passato anche grazie a due iniezioni di soldi del governo (10 miliardi di dollari del cosiddetto Tarp e altri 13 per togliere dal mercato titoli spazzatura targati Aig), la sua tesi è stata questa: "Francamente, tutti dovrebbero essere contenti delle buone performance della Goldman perché tutti ne beneficeranno". Forte della ricetta "ciò che è buono per Goldman Sachs è buono per l'America", Blankfein si è anche lasciato prendere la mano con l'inglese "The Times": "Faccio il lavoro di Dio". Poi se ne è pentito e ha fatto marcia indietro.

 

Gli interessi della confraternita dei Goldman Boys sembrano essere sempre al primo posto nella scala dei valori. Tanto da fa sorgere la domanda: la Goldman Sachs facilita gli affari oppure i suoi interessi vanno oltre le commissioni che le spettano? In Grecia stanno ancora sperimentando sulla loro pelle i consigli della società globale presi per oro colato dal governo di centro destra che è stato al potere per dieci anni.

I conti facevano acqua da tutte le parti? Goldman Sachs, in cambio di grasse commissioni e parcelle, creò dei derivati che fecero apparire virtuosa la conduzione dell'economia greca agli occhi dell' Unione europea e dei parametri di Maastricht. Il giochetto durò fin quando la finanza mondiale restò nuda.

 

Qual è la morale nel business di finanzieri come Blankfein? Davanti ai senatori di una commissione di indagine del Senato il numero uno della società finanziaria rispose così sul caso che poi ha portato la Sec a infliggere una sanzione di 550 milioni di dollari a Goldman Sachs: "Io non credo che esista alcun obbligo di informare i clienti". Di che cosa? Che la Goldman aveva venduto dei derivati legati ai mutui immobiliari.

Mentre faceva questo, nello stesso istante scommetteva sul crollo del mercato dei prestiti cui erano legati quei particolari prodotti finanziari. I clienti hanno perso montagne di soldi, la Goldman ha guadagnato. La Sec se ne è accorta in ritardo ma è comunque intervenuta sanzionando per frode la società.

 

Barack Obama ha provato a mettere un po' di ordine in questo mondo. Il Congresso è riuscito ad approvare il Dodd-Frank Act che pone una serie di regole, a cominciare da quella che le banche i cui depositi sono assicurati presso il Tesoro (e la Goldman Sachs rientra nella categoria) non possono investire senza limiti le loro riserve. E ogni loro mossa viene analizzata con più attenzione.

 

Proprio per questo, Goldman Sachs ha dovuto fare marcia indietro in una operazione che sulla carta poneva le basi di buoni guadagni nel breve termine e di grandissimi nel giro di un paio di anni: il collocamento privato a clienti di rango di 450 milioni di azioni di Facebook, che non è quotata e dovrebbe sbarcare a Wall Street nel giro di qualche anno. Alla fine del 2010 Goldman Sachs ha ottenuto da Facebook 450 milioni di dollari in azioni (portando il valore del social network a 50 miliardi di dollari) ma il progetto di rivenderle a clienti americani è stato bloccato perché aggirava una serie di regole a partire dal divieto per una società non quotata di avere più di 500 soci.

Certo, regole più chiare e fatte rispettare assicurano meno profitti. Basta leggere i risultati 2010 per vedere come i guadagni dell'area trading siano diminuiti mentre quelli legati all'investment banking sono rimasti eguali. Lloyd Blankfein sta provando comunque ad adeguarsi alla nuova situazione. A fine gennaio, a porte chiuse, sono state presentate ai dirigenti della società le 39 disposizioni interne sul modo di fare affari che dovrebbero assicurare come si legge nella prefazione "più trasparenza e più comunicazione".

 

È l'inizio di una nuova era alla Goldman Sachs o semplicemente un aggiustamento perché tutto vada avanti come sempre? A Wall Street sono propensi a credere che la musica non cambierà se sullo spartito si modificano solo poche note.

GOLDMAN SACHS IN CIFRE
(dati 2010; tra parentesi i risultati 2009)
Dipendenti 37.700
Ricavi totali 39 miliardi e 161 milioni di dollari (45,173)
Profitto netto 8,3 miliardi di dollari (12,19)
Dividendo per azione - 13 dollari e 18 centesimi (22,13)
Fondo per i bonus - 15,4 miliardi di dollari (16,2)18-03-2011]

 

 

GRILLO, ZONA DENUCLEARIZZATA - “No, di De Magistris non voglio più parlare. C’è una questione più seria: oggi celebriamo il funerale dell’energia atomica - Eliminiamo gli sprechi: soltanto per mantenere in stand-by i nostri elettrodomestici se ne va il 5% dell’energia - con il nucleare noi ci paghiamo i debiti. Abbiamo venduto 511 milioni di Bot ai francesi e loro adesso fanno le nostre centrali - Andiamo a vedere che cosa succede davvero in Francia con lo smaltimento delle scorie, se le ritrovano dappertutto, spuntano sotto le scuole

Ferruccio Sansa per "il Fatto Quotidiano"

 

"No, di Luigi De Magistris non voglio più parlare. È uno che ha fondato un partito, non mi riguarda più". Beppe Grillo è perentorio. In tanti nel mondo dei movimenti sono rimasti stupiti dalla polemica tra il fondatore del Movimento Cinque Stelle e l'ex pm. C'è chi sperava in un confronto, magari in un riavvicinamento. Ma Grillo non ci pensa nemmeno, quello che voleva dire l'ha scritto sul suo blog. Basta, da cinque giorni si è buttato anima e corpo sul nucleare.

Niente De Magistris, quindi?
Nemmeno una parola. C'è una questione più seria: oggi celebriamo il funerale dell'energia atomica. Dopo quello che è successo in Giappone, dopo le dichiarazioni del governo che vuole andare avanti per la sua strada tutto è cambiato. È guerra.

 

Guerra ai nuclearisti?
Io non accetto più un dialogo tra "sì" e "no". Siamo in guerra tra vivi e morti. Noi abbiamo mille progetti, idee di sviluppo, parliamo di fonti di energia alternative e pulite. Loro hanno merda e cemento.

La accuseranno di saper dire soltanto no...
Macché, noi presentiamo idee concrete. Parliamo di impianti eolici che in molti Paesi ormai danno più energia del nucleare. Parliamo di fotovoltaico, di geotermia. Fonti di energia pulite che se fossero sviluppate e applicate soddisferebbero i nostri bisogni energetici. E stimolerebbero la ricerca e l'economia dando lavoro a milioni di persone.

Belle parole, diranno i critici. Ma poi come si illuminano le nostre case?
Sono soluzioni concrete. L'essenziale è integrare le fonti: così in Sicilia si potrebbe puntare sul fotovoltaico, in Sardegna sull'eolico, in Toscana sulla geotermia. Ognuno deve sfruttare le proprie potenzialità. Finora non è stato così, si sono costruiti mulini dove non c'è una bava di vento, specchi solari dove non batte mai il sole. Spesso la rete elettrica non riesce nemmeno a ricevere l'energia prodotta da fonti rinnovabili. Questo perché tanti ci vogliono mangiare, perché mancano controlli e coordinamento. Deve farlo chi governa.

 

Va bene, ma in concreto?
Stiamo andando verso il federalismo, no? Ogni regione faccia un piano energetico e poi si metta in rete con le altre. E poi... puntiamo sulla micro generazione, piuttosto che sulla macro generazione di energia che serve alle multinazionali. Insomma, i cittadini producono l'elettricità e poi la mettono in rete, se la scambiano secondo le necessità. Eliminando gli sprechi.

Ma lei crede davvero che basterebbe?
Basta volerlo. Bisogna lavorare molto sull'efficienza. Noi consumiamo 6 kilowatt per persona ogni anno. In Germania si è dimostrato che a parità di servizi si può scendere a 2. Eliminiamo gli sprechi: lo sa che soltanto per mantenere in stand-by i nostri elettrodomestici se ne va il 5 per cento dell'energia? E io, porca miseria, devo costruire una centrale nucleare per tenere spente milioni di televisioni. Soltanto eliminando lo stand-by potremmo chiudere 17 centrali a carbone.

 

Stiamo parlando del futuro o del presente?
Oggi, dico oggi, possiamo puntare sulla luce fredda e non su quella a incandescenza. Sugli elettrodomestici di classe A. Soltanto con queste due soluzioni si possono risparmiare 38 mila megawatt l'anno. Sono tecnologie già disponibili. L'energia del futuro è l'intelligenza. Ma poi....

Poi?
Vedo la legge Romani che è un'infamia, vedo il governo che taglia sulle rinnovabili e punta sul nucleare. Questi sono dei morti.

Il governo non ha dubbi: il nucleare è la strada giusta. Non saranno tutti impazziti...
La risposta è sotto gli occhi di tutti: con il nucleare noi ci paghiamo i debiti. Abbiamo venduto 511 milioni di Bot ai francesi e loro adesso fanno le nostre centrali. Andiamo a vedere che cosa succede davvero in Francia con lo smaltimento delle scorie, se le ritrovano dappertutto, spuntano sotto le scuole. Le centrali convengono soltanto a chi le costruisce, la gestione non conviene a nessuno. Ma ve la ricordate la Thatcher? Offrì gratis le sue centrali e nessuno accettò di gestirle.

 

Adesso toccherà agli italiani decidere...
Basta che guardino il Giappone, l'Apocalisse di un'isola che non c'è più. Sembra quasi che si stiano immolando per farci capire che errore rischiamo di compiere. Trent'anni fa sono stato in Giappone, in un supermercato c'erano delle lattughe che crescevano illuminate costantemente dall'energia prodotta dalle centrali nucleari. E sa perché? Per non dover essere lavate. Ecco, noi facciamo le centrali per non lavare le lattughe.

 

Guardando la tragedia del Giappone oggi io vedo anche questo: la natura che vomita milioni di automobili, che sputa fuori l'energia che noi ci ostiniamo a produrre per cose inutili... di notte abbiamo milioni di grattacieli illuminati come alberi di Natale che non ci fanno nemmeno più vedere le stelle. Ma l'energia non deve essere più scambiata soltanto come una merce, deve essere pensata in modo etico, perché per la nostra vita è fondamentale, quasi come l'acqua.

Ma il referendum come andrà finire?
Andremo tutti a votare. A milioni. Perché il nucleare è morto, questi che ci governano sono morti. Sono come il federale di Tognazzi, come fascisti che non si sono accorti del 25 aprile.18-03-2011]

 

 

 

CATASTROFE NUCLEARE - NEL MONDO CI SONO 32 REATTORI COME QUELLI DI FUKUSHIMA (23 IN USA), PRODOTTI DA GENERAL ELECTRIC - SONO TUTTI VECCHI DI 50 ANNI E HANNO SISTEMI DI SICUREZZA INADEGUATI. GIÀ NEL ’72 GLI ESPERTI CONSIGLIAVANO DI ABBANDONARLI - LA CASA BIANCA MANDA I SUOI ESPERTI IN GIAPPONE - A RUBA IN GIAPPONE E CALIFORNIA LE PILLOLE DI IODIO, ANTIDOTO ALLE RADIAZIONI CHE RISCHIA DI TRASFORMARSI IN VELENO…

DANNEGGIATI A FUKUSHIMA...
http://nyti.ms/hYY6LI

 

2 - NEL MONDO CI SONO 32 REATTORI "MARK 1", COME QUELLO DI FUKUSHIMA
http://nyti.ms/hvpXwK

Solo in America ce ne sono 23, in 16 diverse centrali. Sono prodotti dalla multinazionale statunitense "Ge - General Electric". Il modello risale agli anni '60, e per molto tempo gli esperti si sono lamentati con le autorità di controllo per la scarsa sicurezza di questi impianti in caso di surriscaldamento. Nel 1972, un funzionario della Atomic Energy Commission aveva consigliato di abbandonarli.

 

Ma Joseph Hendrie, che sarebbe poi diventato il capo della Nuclear Regulatory Commission, disse: "Mettere al bando questi reattori è un'idea interessante. Ma questa tecnologia è talmente diffusa che abbandonarla vorrebbe dire la fine dell'energia nucleare". Ironicamente, è l'averla mantenuta che ha portato al disastro di questi giorni, e molti paesi ad abbandonare i loro piani di sviluppo nucleare.

 

Negli anni '80, in USA, i reattori Mark 1 sono stati "aggiornati", aggiungendo un ulteriore barriera di sicurezza per evitare la fuoriuscita di materiale radioattivo in caso di surriscaldamento eccessivo del combustibile e fusione delle protezioni. Ma a quanto pare, queste misure sono state prese anche in Giappone, e non sono bastate.


3 - GIAPPONE ANGOSCIA ATOMICA - LA CASA BIANCA MANDA A TOKYO I RANGER NUCLEARI...

 

Undici specialisti in campo a Fukushima, un'avveniristica sala operazioni in Maryland e migliaia di sensori in Nordamerica per scongiurare rischi per la popolazione civile: per aiutare il Giappone a disinnescare il pericolo dei reattori ad acqua bollente Barack Obama ha messo in campo la stessa task force che dall'indomani dell'11 settembre protegge gli Usa dall'incubo di un attentato con una «bomba sporca» di Al Qaeda.

 

La «Nuclear Regulatory Commission» (Nrc) è un'agenzia del governo federale creata nel 1975 con il compito di gestire in maniera indipendente la sorveglianza su reattori, materiali nucleari, scorie e combustibili atomici negli Stati Uniti. Ai suoi 4211 dipendenti spetta il compito di garantire alla Casa Bianca la sicurezza di 140 reattori - il più alto numero concentrato sul terreno di una singola nazione - e dall'indomani degli attacchi terroristici del 2001 contro Washington e New York si è aggiunto anche l'incarico di coadiuvare l'intelligence con il monitoraggio dell'aria sull'intero territorio nazionale per verificare in tempo reale la possibilità di attentati con sostanze radioattive.

 

A guidare quest'esercito di scienziati nucleari, fisici, tecnici di super-computer e analisti matematici è Gregory Jackzo, l'uomo cui si è rivolto Obama per aiutare l'alleato. Da quel momento il centro operativo di Rockville, in Maryland, ha esteso il proprio monitoraggio alle aree investite dai sisma, inviando in Giappone un team di esperti - subito 2, adesso diventati 11 - guidati da Charles Casto, vicecapo del centro ispezioni di Atlanta, con anni di lavoro nell'impianto di Browns Ferry dell'Alabama, che ha tre reattori ad acqua bollente simili a quelli di Fukushima.

 

Casto e il suo team sono i «boots on the ground» - stivali sul terreno - dell'Amministrazione Obama, con il compito di dialogare con le autorità di Tokyo e riferire all'ambasciatore Usa e alla centrale in Maryland che segue le attività con un sistema via satellite analogo a quello adoperato dal Pentagono per monitorare le truppe a distanza.

 

Le prime conclusioni cui Casto è arrivato sono state riportate dal portavoce della Casa Bianca, Jay Carney: «La risposta giapponese ai problemi nei reattori è adeguata, hanno compiuto gli stessi passi che avremmo fatto noi in una simile situazione». È sulla base delle verifiche fatte da Casto che Washington ha deciso di non ordinare l'evacuazione dei propri cittadini da tutto il Giappone, pur sconsigliando nuovi viaggi. Ciò dimostra il ruolo del Nrc nel vegliare sulla sicurezza degli americani.

 

Ma è solo un tassello dell'operazione in corso perché, come spiega Eliot Brenner, portavoce della Nrc, «i tecnici dei reattori devono aiutare a comprendere meglio l'impatto sulla popolazione e l'ambiente, ma anche far avere consigli tecnici su cosa si può fare» per evitare la fusione di reattori.

L'arma in più del team di Casto sono le similitudini fra gli impianti giapponesi e americani: i reattori danneggiati hanno disegni ed età pressoché identici all'impianto di Vermont Yankee di proprietà di Entergy Corporation. Senza contare che la nipponica Tepco, per costruire i reattori numero 1 e 2 di Fukushima, si affidò a Toshiba, che adoperò forniture ricevute dall'americana General Electric.

 

4 - CACCIA SUL WEB ALLE PILLOLE DI IODIO...
Da "la Stampa" - II giapponesi in generale hanno reagito in modo disciplinato al rischio di una catastrofe nucleare, ma ci sono stati alcuni episodi di panico: su Internet ad esempio è scattata la caccia alle pillole di iodio, considerate un antidoto alle radiazioni, con prezzi alle stelle, fino a 500 dollari a pacchetto.

 

Alcuni siti Internet hanno anche diffuso l'informazione secondo cui alcune marche di colluttorio conterrebbero iodio, e la televisione Tbs ha più volte fatto appello alla popolazione a non bere questi antisettici, dato che possono avere effetti tossici e non aiutano in alcun modo contro le radiazioni.

Per il momento gli esperti sconsigliano l'assunzione di pillole di iodio, capaci di saturare la tiroide per evitare che il minerale radioattivo si fissi nella ghiandola. Anche negli Stati Uniti è scattata la caccia alle pillole di iodio. Sulla Costa Ovest e alle Hawaii le riserve di pasticche sono quasi esaurite. 16-03-2011]

 

 

COMA ITALIANO - beha poema: "Un popolo ormai tremendamente impopolare, niente di nobile, tutto da arrangiare, che singhiozza di democrazia e costituzione da un letto di dolore e di livore, mentre gli viene detto che sta bene da chi ormai ha preso a ragionare con il pene" - PAZZI e strapazzi PER IL COMPLEANNO DEL BELPAESE

COMA ITALIANO
di Oliviero Beha

 

Svegliati, esci dal coma, tocca i capelli
perché li hai ancora e pensa!, sono i tuoi,
tu non li hai tinti per parere un'altra
in un'orgiastica sub-modernità,
gli occhi forse appena cisposi
dopo un lungo sonno, ma un attimo
e vedrai il bianco,il rosso e il verde,
ti desterai, il cerume sparirà d'incanto
e ascolterai un inno così anacronistico
da sembrare nostro, al servizio del tempo.

Libera le mani, hanno tanto da fare,
libera i piedi, riprendi a camminare,
fiuta il destino come un animale
e infallibile quasi come il Papa
sentirai che c'è ancora, ed è in attesa.

Esci dal coma, Italia, sveglia gli italiani,
riscopri i cinque sensi e i tre colori,
inciso sulle targhe di un'unica memoria
cerca il popolo che sei stata, che eri,
oggi tradotto anche nella rima
da una colata di vergogna e di giornata
in corti di servi ladri fattucchieri.

 

Un popolo ormai tremendamente impopolare,
niente di nobile, tutto da arrangiare,
che singhiozza di democrazia e costituzione
da un letto di dolore e di livore ,
mentre gli viene detto che sta bene
da chi ormai -dovrebbe essere chiaro-
ha preso a ragionare con il pene.

E allora fallo sì tu al posto del Margravio,
ma fallo oggi, senza più rimandare
dico di svegliarti, per ritornare eretta
midollo che scorre nella spina dorsale,
per ricordare/guardare/camminare
perché il male è troppo avanzato
e il rischio ora non è che tu muoia,
Paese unito o disunito, comunque in agonia
proprio lungo le stesse vie
in cui una volta, Italia, cantavi l'allegria.
Il rischio è quello di un risveglio differente
di me, di te, di noi fronte a uno specchio
che ci ridia diversi connotati,
post-italiani assolti o condannati,
aggrumati e mollicci nel recinto del niente.

 

Con l'alibi di urlare troppo tardi
magari in gita sotto storici balconi,
quasi che il coma non avesse leso
l'identità di un popolo di eroi
che regredendo nella mediocrità
è sprofondato in un letargo da coglioni.


150° CHE PASSIONE.
Cinzia Leone per il Riformista

Cresce l'euforia per i festeggiamenti. E i leghisti? Proprio come gli uomini l'8 marzo. Tutti a brontolare di riti sciupacchiati, di retorica, di tricolori con quell'accoppiata di colori da mal di testa, di piazze e ristoranti occupati da manifestazioni e celebrazioni e liste e elenchi.

Come gli uomini l'8 marzo si lamentano di case, fabbriche e aule del Parlamento vuote. Per non parlare del Pil che si abbassa che per loro sembra essere peggio del calo del desiderio. Con gli uomini, i leghisti condividono la condizione di minoranza rumorosa. È successo 150 fa, rassegnatevi. Se questo giorno di festa vi è capitato tra capo e collo, provate a celebrarlo comunque lavorando di fantasia. C'è da scegliere.

 

AUTOLESIONISTI Una professoressa di Fano avvolta nel Tricolore si tuffa nelle acque ancora gelide. «Un omaggio alla nazione» dichiarato dedicando il bagno agli eroi del Risorgimento italiano.

 

GADGET La prima "Panama Tricolore" è per Giorgio Napolitano. La cravatta sette pieghe con stampato un panama con la fascia tricolore, ideata da Eddy Monetti, è in seta Hans Mader acquistata in Inghilterra, stampata a Como e cucita a Napoli. Solo trentasei pezzi venduti a150 euro. Il ricavato in beneficenza. Un tapiro d'oro avvolto nel Tricolore consegnata da Generazione Futuro Umbria al leghista di palazzo Cesaroni Gianluca Cirignoni.

L'Udc regala una sciarpa Tricolore ai consiglieri della Lega Nord tornati in aula dopo aver disertato l'aula durante l'esecuzione dell'Inno di Mameli e la lettura del messaggio del presidente della Repubblica. Balconi tricolori a Milano? Meglio con la croce di San Giorgio. Il segretario provinciale della Lega Nord Igor Iezzi, regalerà vessilli con la croce di San Giorgio dalle 10 alle 18 nei gazebo allestiti all'uopo. Per i ritardatari solo il tricolore.

RAP, JAZZ E FUSION Un Fiorello pirotecnico su Radio1 apre la maratona radiofonica di Radio1 con l'inno di Mameli versione rap, e prosegue con "Italia" di Mino Reitano, rivelando un gossip canoro: "L'aveva scritta Umberto Balsamo per Pavarotti che poi non la volle fare. Fu poi Reitano a prenderla e a farne un successo". "Tra tutti i personaggi mi piacerebbe essere Garibaldi" aggiunge Fiorello.

 

Dal vivo ai microfoni di RadioSegrate, il network della città in provincia di Milano, per cantare l'inno di Mameli su basi rap, jazz, e liriche. Cercatelo su www.youtube.com/user/Segratewebtv. E una versione multietnica cantata dai cittadini stranieri, dei Balcani, della Costa d'Avorio, della Cina, del Sudamerica e ragazze del centro islamico che vivono a Segrate.

 

CROMATISMI FUTURISTI «Sarebbe bello avere un governo tricolore, - dichiarano Filippo Rossi e Federico Brusatelli dal webmagazine "Il Futurista"- Senza macchie di verde padano. i leghisti, non più di governo, avrebbero tutto il tempo libero per prendersi qualche caffè».

SINERGIE Un sms di 500 caratteri per i 150 anni dell'Unità d'Italia. È l'iniziativa del sito del Popolo della Libertà del Senato. Sufficienti a Maurizio Gasparri per citare i grandi italiani da Dante a Marinetti. A Luigi Compagna per ricordare Rosario Romeo e il suo impegno per difendere lo Stato Nazionale da Gramsci e dalla storiografia marxista ne serviranno molte di più?. Le telefoniche ringraziano.

 

SERIE CELEBRATIVE Una serie speciale "Vespa PX 150 Anniversario Unità d'Italia" bianca con inserti in verde-bianco-rosso sulle le fiancate e lo scudo. "Chi Vespa mangia le mele" recitava un celebre spot degli anni 60, ma è capace anche di avvolgeri nel tricolore.

 

ESCURSIONI Il Tricolore appartenuto a Sigfrido Zipper, tenente degli Alpini durante la campagna di Russia, sarà piantata da una squadra di volontari del Corpo nazionale soccorso alpino in cima all'Etna.

SAVIANO A NAPOLI Notte bianca al teatro di San Carlo. Per l'occasione, all'ingresso un drappo bianco, rosso e verde con al centro un gigantesco numero 150. A piazza Dante il magistrato Raffaele Cantone, lo scrittore Roberto Saviano, Sabrina Guzzanti, Dario Vergassola e Antonio Tabucchi. Davvero un en plein.

 17-03-2011

 

 

 

LE BORSE EUROPEE RIMBALZANO - COMINCIATA LA GUERRA PER PARMALAT, RASTRELLAMENTI E PUNTE DEL +10% - FIAT: INTESA CON DAIMLER? - LA PANDA A POMIGLIANO, VIA AL NUOVO CONTRATTO - GRANDE FARDELLO MEDIASET: ENDEMOL, 3 MLD € DI PASSIVITÀ, TRIPLICATE LE PERDITE - LIGRESTI VENDE CITYLIFE A GENERALI PER FARE CASSA - LA BCE ALZERÀ I TASSI DOPO IL DISASTRO IN GIAPPONE? - LO YEN FA BOOM, MA È UNA PESSIMA NOTIZIA - SÌ DEGLI AZIONISTI A WIND-VIMPELCOM - ‘NY TIMES’ A PAGAMENTO - ICCREA, PROBLEMA ESUBERI - UBS CONDANNATA PER IL BOND IRLANDESE - MR.NAPSTER SI COMPRA LA WARNER

1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI: RIMBALZANO LE PIAZZE EUROPEE, SEGNO PIÙ OVUNQUE...
(LaPresse) - Chiusura positiva per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che guadagna l'1,46% a 21.140,59 punti e il Ftse All-Share che sale dell'1,39% a 21.788,44 punti. Il petrolio torna sopra i 100 dollari a New York per le tensioni in Medioriente, ma gli analisti temono fluttuazioni e incertezze nei prossimi giorni, a seconda dell'evoluzione della questione energetica in Giappone. Per le conseguenze del sisma gli analisti cominciano a pensare che la Banca centrale europea non alzerà i tassi ad aprile. Intanto, in Spagna il Tesoro ha piazzato 4 miliardi in titoli di Stato, con rendimenti in calo e domanda doppia rispetto all'offerta.

 

Dagli Stati Uniti sono arrivati diversi dati macro. L'inflazione è salita a febbraio dello 0,5%, spinta da alimentari ed energia. Senza questi due settori l'aumento è lo stesso di gennaio, pari a uno 0,2%. Le domande per i sussidi di disoccupazione sono calate la settimana scorsa a 385mila, registrando il terzo ribasso in un mese realizzando la media migliore dal luglio 2008.

Se Wall Street viaggia in territorio positivo, la giornata di acquisti coinvolge anche l'Europa, con le chiusure in attivo per le principali piazze. Il Ftse 100 di Londra guadagna l'1,75% a 5.696,11 punti, il Cac 40 di Parigi sale del 2,43% a 3.786,21 punti e il Dax di Francoforte balza del 2,2% a 6.656,88 punti.

 

A Milano, Parmalat è arrivato a toccare una punta del 10% di incremento, per poi stabilizzarsi e chiudere la seduta in rialzo dello 0,81% a 2,5 euro. Intesa Sanpaolo, su richiesta della Consob, ha reso noto che presenterà una lista di candidati al consiglio di amministrazione e una lista di candidati al collegio sindacale del gruppo di Collecchio, di cui detiene il 2,15%. Nell'assemblea del 12-14 aprile si giocherà la partita della cordata italiana, a favore dell'attuale amministratore delegato, Enrico Bondi, contro i fondi esteri. Intesa Sanpaolo chiude la seduta con una crescita del 2,9% a 2,202 euro.

Nel paniere principale, quasi tutto in territorio positivo, si segnalano vendite su Ansaldo Sts (-0,92%), Autogrill (-0,38%), Buzzi Unicem (-0,36%), Diasorin (-0,89%) e Impregilo, che perde l'1,15% a 2,226 euro dopo i conti di ieri, che vedono un utile 2010 in aumento del 61% ma sono accompagnati da timori sulla produttività nel breve-medio periodo del gruppo, a causa della Libia. Tra gli altri, si impenna Fondiaria-Sai del 5,54% a 6,855 euro e Unicredit, impegnata nel salvataggio della galassia Ligresti, sale dello 0,29% a 1,719 euro. Crescono anche Pirelli (+0,96%), Stmicroelectronics (+2,77%), Prysmian (+2,76%), Saipem (+2,47%). In luce anche la galassia Agnelli, con Fiat (+2,73%), Industrial (+4,18%) ed Exor (+2,83%).

 

2 - FIAT: VOCI SU INTESA DAIMLER-INDUSTRIAL...
(ANSA) - Nuove voci di stampa su un possibile accordo tra la Fiat Industrial e la tedesca Daimler per i veicoli commerciali pesanti. Questa volta a parlare di un'alleanza e' la rivista tedesca Manager Magazin. ''No comment'' da parte di un portavoce di Fiat Industrial. L'ipotesi e' gia' circolata nelle scorse settimane, ma non e' mai stata confermata dalle due societa'. Oggi intanto il titolo Fiat Industrial vola in Borsa, con un +4,7% a 9,4 euro.

 

3 - FIAT: VIA AL CONTRATTO DI RETE CON FABBRICA ITALIA POMIGLIANO...
Radiocor - Prosegue il cammino di Fabbrica Italia Pomigliano. Fiat Group Automobiles, all'inizio di marzo, secondo quanto risulta dai documenti consultati da Radiocor, ha stipulato con la nuova societa' partenopea il 'Contratto di Rete Fabbrica Italia Pomigliano' allo scopo di 'rafforzare la propria competitivita' nei confronti dell'industria automobilistica internazionale'. L'attuazione del programma di rete e' affidata a un comitato di gestione, formato da due rappresentanti per ogni contraente.

 

Il programma consiste 'nella produzione del nuovo modello Fiat Panda presso lo stabilimento Vico di Pomigliano' e prevede che Fabbrica Italia Pomigliano 'provveda alla produzione del nuovo modello', mentre a Fiat Group Automobiles spettera' 'la commercializzazione del modello in Italia e all'estero attraverso le proprie reti di distribuzione'.

 

4 - PARMALAT: ROMANI, 'MOLTO FAVOREVOLE' ALLA LISTA ITALIANA PER IL CDA...
Radiocor - Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, si e' detto 'molto favorevole' alla lista italiana per il rinnovo del consiglio d'amministrazione di Parmalat. Il ministro e' stato interpellato a Montecitorio a margine dei festeggiamenti per i 150 anni dell'Unita' d'Italia in merito all'annuncio di Intesa che presentera' una lista per il cda di Parmalat. Quanto alle mire di Edf per il controllo di Edison, Romani ha aggiunto: 'Noi ribadiamo il concetto che le grandi aziende energetiche di questo Paese vorremmo rimanessero in un'area italiana. Rimaniamo nel convincimento di riaffermare questo principio'.

 

5 - NUCLEARE: OETTINGER, NON TUTTI REATTORI UE A NORMA ALTA SICUREZZA...
Radiocor - Il test sulla capacita' di resistenza dei 143 reattori centrali nucleari europee mostrera' che non tutte rientreranno nelle norme di sicurezza piu' elevata. E' questa la valutazione del commissario Ue all'energia, Guenther Oettinger, espressa in una intervista alla Tv franco-tedesca Arte.

6 - MEDIASET: ENDEMOL, 1,2 MLD ROSSO 2010, SOCI AL LAVORO SU CAPITALE...
Radiocor - Il Grande Fratello triplica le perdite nel 2010 e costringe i suoi tre azionisti a studiare interventi sul capitale. Il gruppo di produzione tv Endemol - secondo quanto si legge nel bilancio del socio Telecinco consultato da Radiocor - ha chiuso l'esercizio con un risultato netto negativo per 1,239 miliardi rispetto al 'rosso' di 337 milioni dell'anno precedente. In crescita i ricavi a 1,24 miliardi (+4,7%). Restano superiori ai 3 miliardi le passivita' complessive che portano il patrimonio netto in negativo per 790 milioni a causa di un valore degli attivi ridottosi a 2,2 miliardi.

 

La difficile situazione finanziaria del gruppo olandese - partecipato con quote paritetiche da Telecinco (Mediaset), dal fondatore John De Mol e da Goldman Sachs - ha obbligato nei mesi scorsi i tre soci ad avviare un processo di ristrutturazione: gli azionisti hanno acquistato a sconto porzioni di debito della societa' per poi convertirne una parte in capitale. La ricapitalizzazione, avvenuta lo scor so autunno da parte dei tre azionisti, e' stata iscritta nei bilanci dei tre soci per totali 120,6 milioni (40,2 milioni ciascuno) anche se il valore nominale dell'aumento di capitale effettuato da Endemol e' da ritenersi nettamente superiore ai 120 milioni.

Nuove azioni sono allo studio: 'E' intenzione di Telecinco - si legge nel documento di bilancio della societa' spagnola - lavorare insieme agli altri azionisti e con alcuni creditori di Endemol per dotare il gruppo di una struttura del capitale stabile e duratura, anche se in questo momento non esiste alcun accordo su un ulteriore apporto di capitale'.

 

7 - FONSAI: IN CDA 23/3 L'USCITA DA CITYLIFE, PUO' INCASSARE 120MLN...
Radiocor - FonSai e' pronta a uscire da CityLife, il maxi cantiere da 2 miliardi simbolo della nuova Milano che sorge sui padiglioni dell'ex Fiera. Il cda di bilancio del prossimo 23 marzo, secondo quanto risulta a Radiocor, avra' all'esame l'esercizio della put, cioe' l'opzione di vendita della partecipazione pari al 27% nei confronti di Generali gia' azionista al 41%.

 

La compagnia del Leone salirebbe cosi' al 68% della societa', mentre il restante 32% e' in mano ad Allianz. L'eventuale introito per Fondiaria Sai non e' ancora prevedibile con precisione, ma oscillera' tra 110 e 120 milioni di euro: sarebbe, in particolare, il valore piu' alto tra il Net asset value (al momento della cessione) e l'equity del progetto (maggiorata di interessi). La mossa di Fondiaria Sai potra' essere diretta conseguenza sia dell'analisi sugli asset del gruppo, che con ogni probabilita' verra' presentata dal neo-ad Emanuele Erbetta in cda, sia della rottura delle trattative con Groupama, che ha reso necessaria un'accelerazione nel reperimento di risorse per la compagnia.

Il patron Salvatore Ligresti aveva negoziato a giugno scorso la put su Citylife con scadenza a settembre 2011, contestualmente all'uscita dal capitale del costruttore romano Toti (Generali e Allianz si erano spartiti la sua quota) e al via libera al finanziamento bancario da 1,4 miliardi per il progetto, che comprendera' residenziale d'alta gamma e terziario.

 

8 - SISMA GIAPPONE, ANALISTI DUBITANO CHE BCE ALZERÀ TASSI AD APRILE...
(LaPresse) - Secondo alcuni analisti la Banca centrale europea potrebbe decidere di non rialzare i tassi di interesse ad aprile per la catastrofe in Giappone. Marco Valli di Unicredit sostiene che "se la Bce aveva questa intenzione sui tassi, dovrà rivederla nel momento in cui i mercati azionari rimanessero sotto pressione"

9 - VALUTA NIPPONICA AL RECORD SUL DOLLARO DA II GUERRA MONDIALE...
Radiocor - Il governo giapponese ha accusato gli speculatori di aver provocato una fiammata storica dello yen, che potrebbe peggiorare la situazione delle imprese esportatrici giapponesi che gia' soffrono le conseguenze del terremoto. Lo yen e' salito al livello piu' alto contro il dollaro dopo la seconda guerra mondiale, spinto da acquisti molto importanti, prima a New York, mercoledi' notte e poi, all'alba, sui mercati asiatici. Il dollaro e' sceso fino a 76,52, prima di recuperare lievemente e ora si aggira attorno a 79,05 yen.

 

Il precedente record dal 1945 datava all'aprile 1995, quando il dollaro era sceso a 79,75 yen. Questa impennata della valuta giapponese puo' sembrare paradossale in quanto il Paese attraversa la peggiore crisi dalla fine della guerra, e' sotto la minaccia di un disastro nucleare, oltre ai danni pesanti causati dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo al Nord est dell'arcipelago. Gli investitori hanno, a quanto pare, scommesso su un rimpatrio di massa dei fondi d etenuti dalle imprese di assicurazione all'estero per finanziare le indennita' enormi per le vittime.

Il ministro dell'Economia e della Politica fiscale, Kaoru Yosano, ha assicurato che si tratta di 'voci prive di fondamento' e che gli assicuratori giapponesi, che hanno denaro a sufficienza, non avrebbero bisogno di vendere le attivita' detenute valuta estera. Ma gli operatori hanno acquistato ancora grandi quantita' di yen, sperando di venderli piu' cari in seguito.

10 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI QUOTIDIANI...
Radiocor - GIAPPONE: Allarme dagli Usa: radioattivita' letale a Fukushima (dai giornali). Il Governo italiano non si ferma: 'Sull'atomo l'Italia seguira' la Ue' (dai giornali). La Cina congela il nucleare, fermata l'approvazione di 25 centrali (Il Sole 24 Ore, pag. 5). Borse ancora giu' nonostante il rimbalzo di Tokyo (dai giornali)

 

PORTOGALLO: Nuovo allarme debito, Moody's taglia il rating, per il Governo 'tassi insostenibili' (dai giornali)

FISCO: Ecco la nuova bozza Calderoli: addizionale Irpef subito all'1,4% (Il Sole 24 Ore, pagg 7-8)

FONDO PMI: il cda rilancia sui target per il 2011: faremo almeno 15 operazioni (Il Sole 24 Ore, pag. 32).

GENERALI: profitti netti a 1,7 miliardi ma Bollore' si astiene sui conti (dai giornali). Miglietta, il torinese dall'indole lombarda salito sul Leone triestino (Il Foglio, pag. 3).

LIGRESTI: Unicredit studia la doppia opzione: prestiti alla famiglia e ingresso in Fonsai (dai giornali). Al cda del 23 marzo l'uscita dal progetto Citylife (dai giornali).

PARMALAT: Intesa Sanpaolo ricandida Enrico Bondi nelle liste per il board (dai giornali)

FIAT: sale al 90% di Ferrari, liquidata cash (122 milioni per il 5%) Mubadala. (Il Sole 24 Ore, pag. 43). A febbraio non cavalca la ripresa dell'auto europea e perde ancora quote di mercato (dai giornali).

I 150 ANNI DELL'ITALIA: il presidente Napolitano: 'Se divisi spazzati via dalla storia' (dai giornali). Sorpresa, l'economia del Nord senza il Sud sarebbe piu' debole (La Stampa, pag 19)

 

UNICREDIT: 'Non demonizzare i soci libici in Unicredit. E sul capitale le Fondazioni faranno la loro parte'. Intervista a Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit (Corriere della Sera, pag. 37)

METROWEB: scelti i quattro finalisti per rilevarla, escluso F2I resta in corso Wind (Il Messaggero, pag. 34).

ATLANTIA: I vertici del gruppo in Francia per sbloccare la commessa Telepass da 2 mld, congelata dalla giustizia amministrativa (Il Messaggero, pag. 34)

TIRRENIA: La vendita ai privati diventa una farsa, la gara ora e' davvero a rischio (Il Secolo XIX, pag. 45).

11 - WIND: OK AZIONISTI VIMPELCOM A FUSIONE...
(ANSA) - Wind passa in mano russa. Il contestato e sofferto progetto di fusione tra Vimpelcom e la Wind Telecom (ex Weather Investiments) di Naguib Sawiris ha infatti ottenuto il definitivo via libera dell'assemblea degli azionisti del gruppo russo, che ha votato l'aumento di capitale necessario a dar vita al nuovo colosso globale delle tlc, il sesto al mondo con oltre 170 milioni di clienti. Sawiris portera' con se' in dote oltre il 51% di Orascom e il 100% della societa' italiana, che cambiera' cosi' padrone per la terza volta in 13 anni, dopo Enel e il 'faraone' egiziano.

 

L'ok e' arrivato con una percentuale del 53,3% dei diritti di voto. Ad esprimersi a favore e' stata infatti una parte degli azionisti di minoranza, ma anche la russa Altimo, uno dei fondatori di Vimpelcom, braccio operativo nelle tlc del gruppo Alfa del miliardario russo Mikhail Fridman, che, da sempre schierata per l'operazione, ha fatto sentire tutto il suo peso. L'ennesimo no e' invece arrivato dall'altro socio fondatore, la norvegese Telenor, che non ha mai nascosto la sua contrarieta', dovuta innanzitutto alla diluizione dei diritti di voto che subira' nel post-fusione.

 

Grazie alla mega-fusione, il nuovo gruppo avra' 174 milioni di clienti dal Mediterraneo ai Paesi ex-sovietici. Ad oggi si calcolano ricavi netti pro-forma pari a 21,3 miliardi di dollari, con attivita' operative in 20 paesi in Europa, Asia, Africa e Nord America. Wind portera' con se' un debito di 8,3 miliardi di euro, ma anche circa un terzo dei ricavi complessivi della nuova societa' ed oltre 23 milioni di clienti.

12 - USA: NYTIMES ONLINE A PAGAMENTO DAL 28 MARZO, PREZZO BASE 15$ AL MESE...
Radiocor - Ora e' ufficiale, dal 28 marzo la versione online del New York Times sara' a pagamento. Lo ha annunciato lo stesso editore, Arthur Ochs Sulzberger Jr, con un lettera ai lettori sul sito del quotidiano. 'E' un passo importante che ci auguriamo vedrete come un investimento nel Times, che rafforzera' la nostra capacita' di offrire giornalismo di alto livello', scrive Sulzberger annunciando che il cambiamento avverra' in due fasi: un test iniziale in Canada, poi nel resto del mondo a fine mese.

 

Nessun cambiamento per gli abbonati al cartaceo che continueranno ad avere pieno accesso alle notizie sul loro computer, tablet o smartphone, mentre gli utenti che visiteranno il sito avranno la possibilita' di leggere gratuitamente solo 20 articoli al mese. 'Dopo i 20 articoli vi chiederemo di diventare abbonati online, con pieno accesso al sito', scrive l'editore. Il prezzo base sara' di 15 dollari ogni 4 settimane per il sito Internet e l'applicazione smartphone, 20 dollari per il sito e i l tablet, 35 dollari per tutti gli accessi digitali.

 

La sezione 'Top News' delle applicazioni per cellulari e tablet 'rimarra' gratuita', mentre per accedere al resto delle notizie 'sara' necessario diventare un abbonato'. I lettori che invece, arrivano alle pagine del New York Times da link esterni, blog e social network, come Facebook e Twitter 'potranno accedere alle notizie anche se hanno gia' raggiunto il numero massimo di articoli gratuiti al mese'.

13 - LA ROULETTE DEL BOND ISLANDESE...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - L´intero patrimonio, ben 32 milioni di euro, su un´obbligazione di una banca islandese, fallita un anno e 8 mesi dopo. A consigliare l´investimento niente meno che Ubs. Ora il Tribunale di Milano ha condannato la banca a risarcire il cliente, anche se esperto di finanza. Il motivo? La banca non poteva riversare più del 5% del patrimonio del cliente su «un titolo non quotato in un mercato regolamentato».

 

Qui si è arrivati addirittura all´intero patrimonio. Un´enormità, in contrasto anche con la prudenza che di solito consiglia la diversificazione negli investimenti. Per di più quel titolo non era un´obbligazione qualsiasi, ma della Landsbanki, un istituto di credito islandese finito in default a ottobre 2008.

14 - GRUPPO ICCREA: NON DECOLLA PIANO ESUBERI, AZIENDA CONVOCA SINDACATI...
Radiocor - Non decolla il piano di esodi volontari del gruppo Iccrea e la holding del credito cooperativo presieduta da Giulio Magagni ha convocato i sindacati per trovare una soluzione. Il piano siglato lo scorso anno prevede l'uscita entro il prossimo mese di dicembre di oltre 170 addetti, in gran parte da Iccrea Banca, la capogruppo bancaria del sistema, ma le adesioni, come apprende Radiocor, finora non hanno superano le 30 unita'.

Il credito cooperativo ha un fondo per il sostegno al reddito analogo a quello dell'Abi e il rischio, sostengono alcuni sindacati, e' che anche i banchieri cooperativi vogliano tentare di forzare la mano, come i colleghi delle spa bancarie guidati da Francesco Micheli, e sventolare lo spauracchio dei licenziamenti (con l'indennita' di disoccupazione) per ridurre il costo dell'ammortizzatore sociale. L'accordo sugli esodi volontari che riguarda anche i dirigenti va difeso, osserva Alessandro Spaggiari, il segretario della Fiba Cisl responsabile del settore, anc he per consentire al gruppo bancario di completare la ristrutturazione 'necessaria per ritrovare efficienza: ci sono duplicazioni di funzioni e altre disfunzioni'. Il gruppo Iccrea, nelle ultime settimane, ha avviato una serie di ricambi manageriali.

 

Il riassetto non puo' tardare anche perche', aggiunge il segretario della Fiba Cisl, il contesto di mercato non e' favorevole: 'Le banche di credito cooperativo sono entrare piu' tardi nella crisi ma ne escono piu' lentamente'. Da altre sigle firmatarie dell'accordo sugli esodi anticipati si sottolinea tuttavia che il piano di uscite, senza incentivi se non quelli assegnati discrezionalmente dalle aziende (oltre a Iccrea Holding e Iccrea Banca il piano riguarda anche Banca Agrileasing e Bcc Solutions) non e' giudicato conveniente dai lavoratori. 'Io ho i requisiti - spiega un dipendente rappresentante sindacale - ma ci rimetterei sul Tfr, sul fondo pensione e sullo stipendio'.

15 - LA RIVINCITA DI MR. NAPSTER - PARKER SI COMPRA LA WARNER...
Ernesto Assante per "Repubblica.it" - Il cerchio si chiude: Sean Parker, il ragazzo che nel 1999 creò Napster assieme a Shawn Fanning, aprendo l'era del download di massa e minando così le basi dell'intera industria discografica, sta per comprarsi una casa discografica. E non una qualunque, ma una delle major, la Warner Music.

 

La notizia arriva dal Wall Street Journal: Parker è parte della cordata che ha fatto un'offerta di acquisto per la Warner. Del gruppo di potenziali acquirenti fanno parte anche il multimiliardario californiano Rob Burkle e il re dei supermercati Doug Teitelbaum. La cordata avrebbe buone possibilità di riuscita visto che, secondo il Journal, è l'unica ad aver fatto un offerta che comprende sia la casa discografica che la parte che si occupa di edizioni.

Il Wall Street Journal segnala che la partecipazione di Parker "non sarà materiale", ovvero che il suo contributo non dovrebbe essere economico, anche se il trentaduenne imprenditore americano ha nel suo portafoglio diversi milioni di dollari, avendo una quota del sette per cento di Facebook, che ha contribuito a lanciare, una partecipazione in Spotify e diversi altri interessi attraverso il venture capital di Founders Fund, di cui è socio dirigente.17-03-2011]

 

 

 

Fukushima, aumenta il livello delle radiazioni - Nuova forte scossa 5.8 vicino a Tokyo - Corsa contro il tempo per spegnere i reattori, smentito rischio di maxi-black out - 5.187 le vittime, 8.606 dispersi - AMBASCIATA ITALIA: LASCIAtE TOKYO - UE: ALLERTA IMPORT CIBO - si diffonde il timore che la situazione possa essere più grave di quanto afferma il governo di Tokyo...

Ansa.it

Il livello di radiazioni alla centrale nucleare di Fukushima 1 è in aumento dopo il getto di acqua ad alta pressione sul reattore n. 3 da parte degli automezzi della Self-Defense Forces, le Forze armate nipponiche. I tentativi di raffreddare i quattro reattori per scongiurare il disastro nucleare continuano mentre si diffonde il timore che la situazione possa essere più grave di quanto afferma il governo di Tokyo.

 

Da Vienna è partito il capo dell'Aiea, il giapponese Yukiya Amano, che spera di poter visitare il sito di Fukushima.

Una nuova scossa di magnitudo 5.8 si è registrata con epicentro al largo delle coste della prefettura di Ibaraki, a nord della capitale.

 

LIVELLO RADIAZIONI IN AUMENTO - Il livello di radiazioni alla centrale nucleare di Fukushima 1 è in aumento dopo il getto di acqua ad alta pressione sul reattore n. 3 da parte degli automezzi della Self-Defense Forces, le Forze armate nipponiche. Lo ha riferito la Tepco, la società elettrica che gestisce gli impianti, citata dall'agenzia Kyodo. Il livello intorno agli edifici, in particolare, è passato a 4.000 microsievert/h da 3.700, al termine di questa inedita operazione di spegnimento.

 

CAPO AIEA PARTE PER TOKYO,VUOLE ANDARE A FUKUSHIMA - Il direttore generale dell'Aiea, il giapponese Yukiya Amano, è partito oggi da Vienna per Tokio e ha detto di sperare di poter visitare il sito della centrale nucleare di Fukushima. Amano è partito con un aereo delle linee austriache Austrian Airlines che continuano a coprire i collegamenti con in Giappone.

Ieri aveva annunciato di voler recarsi il prima possibile in Giappone, possibilmente già oggi, per farsi di persona un'idea della situazione nel suo Paese dopo l'incidente alla centrale di Fukishima. "La situazione continua ad essere grave", ha detto prima di partire assieme a una piccola squadra di esperti dell'Aiea.

 

5.178 VITTIME E 8.606 DISPERSI - Sono salite a 5.187 le vittime del terremoto e dello tsunami della settimane scorsa, mentre i dispersi sono 8.606, secondo l' ultimo bilancio stilato dalla polizia giapponese. Data la devastazione provocata dal disastro, il bilancio é destinato ad aumentare e si teme che possa superare le 20.000 vittime.

BLACKOUT IMPROBABILE A LIVELLI ATTUALI - Un mega blackout a Tokyo potrebbe essere evitato sulla base dell'attuale domanda di elettricità. Lo dice la Tepco, la compagnia che gestisce il servizio nella regione del Kanto.

 

AMBASCIATA ITALIA, INVITO A LASCIARE TOKYO - L'ambasciata italiana a Tokyo "rinnova vivamente l'invito ai connazionali di allontanarsi dalle quattro prefetture colpite dallo Tsunami, dalle prefetture a nord della capitale e dalla stessa capitale". Quanto all'ipotesi radiazioni, le misure "del team italiano effettuate in ambasciata confermano il valore registrato ieri di 0.04 microsievert/ora". Le misure spettroscopiche escludono al "momento la presenza di isotopi radioattivi artificiali".

 

Nell'ultimo avviso sullo stato della crisi legata alla centrale nucleare, l'ambasciata rinnova "vivamente la richiesta di far urgentemente pervenire via e-mail agli indirizzi: consular.tokyo@esteri.it e ambasciata.tokyo@esteri.it i nominativi dei membri del nucleo familiare che sono già partiti, nonché di avvertire, sempre via e-mail allo stesso indirizzo, questa ambasciata nel momento in cui lascerete il Paese". Infine, si legge nell'avviso, "vi preghiamo di segnalarci presenze di italiani temporaneamente presenti e quindi non registrati in ambasciata, se possibile dandoci il loro indirizzo e-mail".

 

CINA CHIEDE INFORMAZIONI PRECISE SU CENTRALI - La Cina ha chiesto al Giappone di avere notizie "precise e opportune" sulla situazione attuale circa le centrali nucleari. Lo ha detto poco fa un portavoce del ministero degli esteri di Pechino.

 

ELICOTTERI SCARICANO ACQUA SU REATTORE N.3 - Gli elicotteri militari giapponesi hanno sganciato acqua a varie riprese sul reattore n.3 della centrale nucleare di Fukushima. Lo si e' visto nelle immagini trasmesse in diretta dalla tv Nhk. L'area è però interessata da forti venti. In precedenza erano falliti due tentativi di scaricare acqua sul n.4 a causa della forte radioattivita'.

CLINTON: DRAMMA GIAPPONE SOLLEVA DUBBI RISCHI - La tragedia giapponese solleva dubbi sui rischi e sui costi collegati all'utilizzo dell'energia nucleare. Lo ha detto il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, intervistata dalla Msnbc.

 

UE: ALLERTA IMPORT CIBO, STATI FACCIANO ANALISI - La Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri ''di effettuare delle analisi sul livello di radioattivita' nei prodotti alimentari per l'uomo e per gli animali, importati dal Giappone''. Lo ha detto all'Ansa Frederic Vincent, portavoce del commissario europeo alla salute John Dalli, precisando che Bruxelles ha notificato gia' da ieri la raccomandazione alle autorita' responsabili nei 27 Stati membri, tramite il sistema rapido di allerta comunitario per alimenti e mangimi (Rasff).

 

Sulle importazioni di alimenti e mangimi dal Giappone, tiene a rassicurare il portavoce del commissario europeo alla salute John Dalli, ''il valore totale nell'Ue in campo alimentare e' stato complessivamente di appena 65 milioni di euro''. Quanto all'Italia, ha aggiunto, ''le importazioni sono minime; i primi clienti sono Germania, Olanda, Regno Unito, Belgio e Francia''.

Dal Giappone, gli europei importano soprattutto prodotti della pesca come molluschi bivalvi, cibo per animali da compagnia e ortofrutticoli. In Europa i livelli autorizzati di radioattivita' nei settori agroalimentare e della pesca sono definiti dal regolamento del 1987 che fissa i valori massimi ammissibili a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva.

 

Sulla base di queste norme quindi, ogni Stato membro e' invitato a testare i prodotti alimentari importati dal Giappone e, in caso di presenza radioattiva anormale, segnalarlo alla rete 'Ecuri', il sistema europeo di allarme in campo nucleare 17-03-2011]

 

 

 

WIKILEAKS SPUTTANA TOKYO - DUE ANNI FA L’AGENZIA INTERNAZIONALE PER L’ENERGIA ATOMICA AVVERTI’ IL GOVERNO GIAPPONESE: “LE VOSTRE CENTRALI NUCLEARI NON SONO IN GRADO DI RESISTERE A TERREMOTI DI GRANDE INTENSITA’” – NEL 2009 IL GOVERNO NIPPONICO BLOCCÒ UNA DECISIONE DELLA MAGISTRATURA CHE AVREBBE COMPORTATO LA CHIUSURA DI UN IMPIANTO RITENUTO INADATTO A RESISTERE A SCOSSE SUPERIORI AI 6,5 GRADI, MA TECNICI DELL’ESECUTIVO RIUSCIRONO A CONVINCERE I GIUDICI CHE IL REATTORE ERA SICURO

Da Corriere.it

 

L'Aiea, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, già due anni fa mise in guardia il governo giapponese circa il pericolo che le centrali nucleari del Paese asiatico non fossero in grado di resistere a sismi di particolare potenza e poi anche il rischio di catastrofe nucleare a Fukushima.

È quanto emerge da cablogrammi diplomatici riservati, diffusi dal sito on-line WikiLeaks, il cui contenuto è stato ripreso sul quotidiano britannico "The Daily Telegraph". Stando ai documenti citati dal giornale, un dirigente dell'agenzia di controllo Onu comunicò alle autorità di Tokyo che le misure di sicurezza negli impianti erano obsolete, e che un terremoto davvero forte avrebbe «posto seri problemi».

La replica delle autorità nipponiche consistette nel formale impegno a migliorare gli standard in tutte le centrali, e in particolare a istituire un centro di reazione rapida proprio in quella di Fukushima 1: dagli stessi cablo risulta però che lo scenario più grave preso in considerazione contemplava un movimento tellurico d'intensità non superiore ai 7 gradi sulla scala aperta Richter, dunque due in meno rispetto all'effettiva forza del terremoto di cinque giorni fa.

 

Dal quotidiano londinese risulta anche che la sicurezza nelle centrali atomiche giapponesi, cioè di uno dei Paesi più sismici al mondo, fu argomento di discussione persino in occasione del vertice del G8 che si tenne a Tokyo nel 2008. Un altro cablogramma, inviato a Washigton dall'ambasciata Usa in Giappone successivamente a quel summit, e parimenti entrato in possesso del sito di Julian Assange, riporta il parere di un esperto, non identificato, il quale manifestò tutta la sua preoccupazione a chi di dovere: soprattutto, segnalò come le norme di sicurezza anti-sismiche fossero state revisionate soltanto tre volte in 35 anni, e che alcuni terremoti avvenuti all'epoca avevano superato i criteri sulla base dei quali erano state progettate le centrali.

 

Un anno dopo, come dimostrano ulteriori messaggi secretati, il governo di Tokyo riuscì a bloccare una decisione della magistratura che avrebbe comportato la chiusura di un impianto nella parte occidentale del Paese, in quanto inidoneo a resistere a una magnitudo maggiore di 6,5 gradi: i tecnici dell'esecutivo riuscirono invece a convincere i giudici che il reattore era sicuro, e che tutti i test avevano sortito esiti soddisfacenti. Infine, sempre secondo i testi divulgati da WikiLeaks, tre anni fa un parlamentare nipponico piuttosto noto, Taro Kono, confidò a diplomatici statunitensi che in Giappone erano stati «occultati» diversi incidenti nucleari avvenuti nel passato.

 

Proprio su questo tema la Tepco - ente di gestione della centrale giapponese di Fukushima - non gode di buona fama per quel che riguarda la tempestività e la chiarezza delle informazioni. Come riporta il quotidiano spagnolo El Pais, già nel luglio 2007 un sisma di magnitudo 6,8 danneggiò l'impianto di Kashiwazaki-Karuwa, il più grande del mondo con i suoi sette reattori: il primo giorno la Tepco minimizzò i danni per poi ammettere 24 ore dopo che i progettisti non avevano preso in considerazione l'eventualità di un terremoto così potente.

 

La gestione della crisi, secondo quanto risulta dai dispacci diplomatici statunitensi diffusi dal sito di WikiLeaks, suscitò la forte irritazione del governo di Tokyo, e l'allora premier Shinzo Abe criticò il fatto che i rapporti fossero arrivati tardi: «Le centrali nucleari non possono funzionare senza la fiducia dei cittadini, e la rapidità e la trasparenza dell'informazione sono necessarie per ottenere tale fiducia».16-03-2011]

 

 

 

 

Non dite a De Magistris che la Casaleggio Associati che cura la comunicazione di Beppe Grillo, si occupa anche della gestione dei siti di Antonio Di Pietro - tricolore made in china - riottamato anche l’inglese - beneficenza da 25 mila euro - gli ebrei preferiscono dior? - chi ha ammazzato CARMELO BENE? - virzì che teatro - fiorello d’ampezzo...

1- Non dite a Luigi De Magistris che la Casaleggio Associati che cura la comunicazione di Beppe Grillo, da lui citata nell'intervista al ‘Fatto' (http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-23673.htm ), si occupa anche della gestione dei siti di Antonio Di Pietro. Fino a prova contraria ancora segretario del suo partito, l'Italia dei Valori...

 

2- Alla faccia dell'Unità d'Italia, forse il sindaco di Roma non sa che le bandiere tricolori regalate oggi, in via Barberini, dalla lista Alemanno, sono di produzione cinese. Sul talloncino della busta che le contiene è infatti scritto: "Importato e distribuito da Dolce Capanna Srl (RM) - Made in P.R.C.
Per chi non lo sapesse, PRC sta per Repubblica popolare cinese ed è il nuovo modo di chiamare il "made in China".

3- Avviso ai naviganti - " Si avvisano i signori naviganti che Gianni Riotta esalando l'ultimo respiro da direttore del "Sole24Ore" non ha rinunciato a testimoniare la sua profonda conoscenza della lingua inglese. Nell'articolo di congedo con la redazione (plaudente) del giornale, ha scritto "...Ringrazio le coleghe e i colleghi con cui ho condiviso l'impegno di portare in Italia le idee e le sfide del mondo globale,you band of brothers and sisters".
Stupenda e modesta epigrafe di un uomo che si e' fottuto con le sue mani e la sua lingua.

 

4- Chi sarà quel giornalista che ebbe il coraggio di chiedere 25 mila euro (sì, venticinquemila) per presentare una serata benefica di un'associazione di invalidi, e al quale per risposta venne detto dagli organizzatori un sonoro vaffa? Ah, saperlo...

5- Chicca dell'articolo della Giacomotti su Il Foglio: "...neanche il patron Bernard Arnault se l'è sentita di sostenere sia per questioni di etica sia perché chez Dior vestono tutte le famiglie ebree più in vista di Francia"

 

6- Nel silenzio generale dei media-bunga si è svolto ieri, nella libreria del Palazzo delle Esposizioni, uno degli incontri culturali più raffinati di questo scorcio di 2011. Il più grande (e anziano) poeta americano vivente, il premio Pulitzer Mark Strand, una faccia una ruga, presentava e leggeva i versi della sua ultima, e definitiva, antologia in italiano appena sfornata da Mondadori, "L'uomo che cammina un passo avanti al buio". Il buio è stato visivamente rappresentato dal suo traduttore, il poeta Damiano Abeni, che di nero vestito (la poesia è una cosa seria, sembrava metaforizzare) ha fatto da controcanto a Strand.

 

Rapiti dalle parole gravi come macigni scandite dall'americano, gli oltre cinquanta presenti in sala -un'insalata russa di poeti minori, intellettuali minori, avvocati minori e scosciate minori- sono riusciti così anche a dimenticare la prolusione iniziale del padrone di casa, l'ubiquo presidente Emmanuele Emanuele, che si era addirittura qualificato come "santone", vista la processione di personaggi che ogni giorno vengono a chiedergli qualcosa. L'austero Strand -il vero santone in sala- intanto osservava divertito, memore dell'insegnamento per cui la santità non si professa, ma si vive, magari in versi.

7- Un vero parterre de roi ha assistito ieri alla prima romana dell'attesissimo debutto teatrale di Paolo Virzì, "Se non ci sono altre domande". Ad assistere alle vicende dell'uomo comune Michele Cozzolino, interpretato con la solita professionalità da Silvio Orlando (accompagnato sul palco, tra i tanti attori che compongono il numeroso cast, anche dal nipote Francesco Brandi, nel ruolo del figlio insieme al martoniano Edoardo Natoli, mentre la moglie è una sensualissima Lorenza Indovina),

sono accorsi al Teatro Eliseo, sfidando la pioggia battente, tra gli altri, gli immancabili coniugi Berty-nights, l'elegantissimo Piero Maccarinelli, l'accigliato Paolo Sorrentino, il rampante avvocato d'affari Nicolò Del Dottore, e poi una nutrita rappresentanza dei mejo attori giovani italiani, come Claudia Pandolfi, Sabrina Impacciatore, il tenebroso Francesco Scianna, Giorgia Cardaci, Cecilia Dazzi e il bellissimo italo-peruviano Josè (segnatevi questo nome, il cognome non serve).

 

Al termine dello spettacolo grandi applausi per cast e regista, visibilmente contento. Nonostante il titolo, però, una domanda comune serpeggiava tra nel foyer: 'a Virzì, ma farlo durare un po' di meno, no?


8- Da "Vanity Fair"
FIORELLO D'AMPEZZO
Dopo anni di settimane bianche, Fiorello si è finalmente deciso a entrare nella lista doc della «perla delle Dolomiti». Ha infatti comprato casa a Cortina d'Ampezzo in località Cianderies.

DURA LA VITA DI LORY...
Sfogo tra amiche in una palestra di Sankt Moritz: «Che vita! Non posso rivolgere la parola a un uomo che lui pensa che ci voglio andare a letto», e indica un ignaro (e per nulla interessato) cliente: «Ecco, se vado lì chissà che si immagina». Così parlò Lory Del Santo, mentre pedalava sulla cyclette.

UN BEBÈ PER IL FREDDO
ll «Freddo» di Romanzo criminale Vinicio Marchioni aspetta il primo figlio,un maschio, dalla fidanzata, e collega, Milena Mancini.La coppia è uscita allo scoperto all'ultimo Festival del Film di Roma.

 

CHIARA SI BUTTA
L'attrice Chiara Francini (ex simpaticissima parrucchiera della seriedi Raiuno Tutti pazzi per amore 2 e ora nel cast di Femmine contro maschi) si è buttata nel naviglio milanese della Martesana per amore di Fabio De Luigi. Ma è soltanto un film, La peggiore settimana della mia vita,che presto arriverà sul grande schermo.

ROSSO ITALIANO PER KATE
Outfit tutto italiano per la prima uscita pubblica, a St. Andrews, di Kate Middleton e il principe William. La futura sposa ha indossato un completo rosso fiammante di Luisa Spagnoli.È quasi sicuro, invece, che l'abito di nozze sarà «Made in Britain».

 

9 - Carlo Rossella per "Il Foglio" - Marta Marzotto ha quasi terminato di scrivere il suo libro di memorie insieme alla giornalista Laura Laurenzi, molto colta e molto brava. C'è molta curiosità sul capitolo riservato ai Gheddafi, sia al colonnello sia al figliolo Seif, molto amico della Contessa.

 

10 - Da "la Stampa" - Non si arrende Maria Luisa Bene. E torna a chiedere l'apertura di un'inchiesta che faccia luce sulla morte del fratello Carmelo, grande genio del teatro italiano, scomparso il 16 marzo di nove anni fa all'età di 65 anni. «Ho ricevuto un forte schiaffo dalla giustizia - sottolinea la Bene - quando due anni fa venne archiviata una grave denuncia penale tesa a dimostrare la morte cui fu portato mio fratello in virtù di un isolamento forzato». E continua: «Torno a sollecitare la riapertura di un caso anche in considerazione della grandezza di quella "voce" cui voglio ridare vita».

 

11- Da "la Stampa" - La Disney ha cancellato i progetti per il remake in 3D del celebre film dei Beatles, Yellow Submarine, secondo l' Hollywood Reporter . Il motore del progetto era stato Robert Zemekis, il regista di Forrest Gump, ma l'esito non fortunato del suo attuale progetto da 150 milioni di dollari, Mars Needs Moms avrebbe spinto la Disney ad abbandonare l'idea del remake.

 

12- Dal "Corriere della Sera" - Il produttore esecutivo della popolare serie televisiva poliziesca del Regno Unito «Midsomer murders» , trasmessa in Italia con il titolo «L'ispettore Barnaby» , è stato sospeso per razzismo. Brian True-May ha detto a una rivista che la serie non si farebbe se ci fossero persone «non bianche» nel cast delle storie ambientate nella campagna inglese: «Non abbiamo minoranze etniche coinvolte» e la serie «semplicemente non esisterebbe» se ci fossero minoranze.

Itv, la rete che trasmette la serie, ha dichiarato di essere «scioccata e disgustata» dai commenti, per cui True-May è stato sospeso dal produttore All3Media in attesa di un'inchiesta. «Midsomer murders» è in onda nel Regno Unito da 14 anni, in cui ha raccontato costantemente atti di violenza in villaggi di campagna, sempre risolti dall'ispettore Tom Barnaby (l'attore John Nettles, foto) che ne è protagonista.16-03-2011]

 

 

 

UNA MACCHINA DEL FANGO ANCHE PER GRILLO? - LA SFURIATA DI DE MAGISTRIS: “A Beppe interessa solo restare in una riserva indiana. Gli conviene economicamente - a Grillo non interessa migliorare la politica, magari attraverso i luoghi istituzionali, perché rischierebbe di perdere il marchio “Beppe Grillo". So che lui ci guadagna, molto. Tutti sanno che la sua comunicazione la gestisce un’impresa specializzata

Alessandro Ferrucci per "il Fatto Quotidiano"

 

Prima dice no: "Meglio non replicare, chiudiamola qui". Poi gli leggiamo alcuni passaggi a lui dedicati da Grillo e pubblicati sul Fatto. Rimane in silenzio. Ci ripensa e tra un appuntamento e l'altro della campagna elettorale per l'elezione a sindaco di Napoli, si sfoga e rilancia: "A Beppe interessa solo restare in una riserva indiana. Gli conviene economicamente".

Partiamo dall'inizio, cosa è successo tra voi due?
Guardi, sono stati due anni intensi, durante i quali abbiamo condiviso tante battaglie e stretto un rapporto di amicizia e affetto. Insomma, un comune sentire.

Fino a quando...
Il primo attacco è di qualche mese fa, a causa di un'intervista a voi del Fatto, dove proponevo, sostanzialmente: caro Beppe, caro mondo Viola, cara politica attiva, perché non troviamo delle forme di percorso comune?

 

Cosa le ha risposto?
Di pensare a me stesso e di lasciar stare il Movimento 5 Stelle. Come se avessi voluto inglobare qualcosa o qualcuno.

Da allora?
Ho capito che a Grillo non interessa migliorare la politica, magari attraverso i luoghi istituzionali, perché rischierebbe di perdere il suo profilo, la sua identità politica, economica e finanziaria. Parlo del marchio "Beppe Grillo".

Quindi l'unico scopo di Grillo è quello economico...
So che lui ci guadagna, molto. Tutti sanno che la sua comunicazione la gestisce un'impresa specializzata.

La Casaleggio associati.
Esatto: sono loro che gli scrivono e indicano le iniziative da prendere. Le faccio un esempio: mi spiega a chi serve questa lite, questa divisione? Solo a chi non vuole cambiare le cose, a chi fa comodo restare in una riserva indiana.

 

Sul nostro sito molto lettori sono basiti da questo scontro. Della serie: siete come tutti gli altri.
Lo so, lo capisco. Per questo accolgo l'appello della Rete e propongo un confronto pubblico.

La Rete e Grillo la accusano di aver rinunciato a un incarico per il quale in tanti si sono mobilitati. E di aver anche lavorato poco per l'Europa.
Sfatiamo subito una falsità: per prima cosa Grillo, che si spaccia come esperto di Rete, non ha mai riportato sul suo blog le battaglie che ho combattuto a Bruxelles. Eppure i risultati che ho riportato sono enormi. Ma da lui solo silenzio.

Non le ha riportate per non perdere visibilità?
Niente dietrologie, analizzo solo il dato.

 

Allora torniamo all'"abbandono"...
Vogliamo fare due conti? In Europa guadagno di più, sono più tranquillo, non ho la camorra che mi vuole fare fuori, niente cricche trasversali. Farei il capolista al Parlamento italiano alle prossime elezioni. Insomma, dalla partita-Napoli non ci guadagno nulla né dal punto di vista politico né economico.

E allora perché lo fa?
Dopo le primarie del Pd, ho ricevuto sollecitazioni enormi, mi hanno detto di metterci la faccia.

A proposito di faccia: con Grillo, non vi siete risparmiati dei bei ceffoni. Lei lo ha accusato di vivere nel lusso...
Ho risposto solo a un attacco violentissimo. Vada a vedere i tempi, vada a vedere chi ha iniziato. E comunque era una battuta, viste le sue battaglie sui beni pubblici.

 

Una "battuta" che a Grillo, da tempo, rivolgono anche quotidiani come "Libero" e "il Giornale".
Lui non cerca mai il confronto, l'ho solo invitato a scendere in mezzo al popolo, a togliersi le pantofole. E comunque potevo dire anche altre cose ma non l'ho fatto.

Adesso ne ha l'occasione...
No, no, non mi interessa.

Secondo lei, il Movimento 5 Stelle con chi è schierato dei due?
Faccio un appello a loro di tenere fuori questo duello e di fare un percorso comune su battaglie comuni.

Ma dopo tutto quello che vi siete rinfacciati è ancora possibile un dialogo?
Penso di sì. Magari con un confronto pubblico, in tv, teatro o piazza. Non ho problemi.

 16-03-2011]

 

 

 

TOSSIC-TOKYO - GIAPPONESI IN FUGA VERSO SUD PER SALVARSI DALLE RADIAZIONI - NEL PAESE DEL DIO-TECNO, SI RISCHIA LA CATASTROFE ATOMICA PERCHé UNA POMPA ALIMENTATA DA UN MOTORE DIESEL, CHE DOVEVA RAFFREDDARE CON ACQUA DI MARE IL REATTORE 2 DI FUKUSHIMA, HA ESAURITO IL CARBURANTE - ALLE COMPAGNIE ASSICURATIVE IL TERREMOTO COSTERà (FORSE) 35 MILIARDI €, IL PIÙ COSTOSO DELLA STORIA (DOPO KATRINA)....

1- TOSSIC-TOKYO
Roberto Giovannini per "la Stampa"

Non ci si riesce a credere: il mondo rischia una catastrofe nucleare perché una pompa alimentata da un motore diesel di emergenza ha esaurito il carburante.

 

Il più drammatico, il più patetico degli errori umani ha arrestato il funzionamento di una delle pompe che stava immettendo acqua di mare all'interno del reattore numero due del sito di Fukushima 1, esponendo interamente le barre di combustibile nucleare.

La capitale con i suoi milioni di cittadini - in pratica isolata dal Nord del Paese, zona irraggiungibile sia con i mezzi pubblici che con auto private per la crescente scarsezza di carburante - assiste attonita all'incubo che la minaccia a soli 240 chilometri.

 

Basta uno sguardo per capire che Tokyo tiene il fiato sospeso. Sul viale di Roppongi, i «buttadentro» africani vestiti da rapper stazionano pazienti: non ci sono «sarariman» (gli onnipresenti repressi impiegati delle corporations) da attirare nei localini dove esercitano le ballerine in topless. E nella notte, la splendida skyline di Tokyo non mostra come al solito i grattacieli illuminati a tutti i piani.

 

Colpa delle direttive di risparmio energetico diramate dal governo, che per adesso hanno però evitato i minacciati tagli programmati nell'erogazione di energia elettrica. Treni e metropolitane rigurgitano di persone, tanto che nelle ore di punta in certe stazioni il personale ha limitato l'accesso ai binari per evitare il peggio. Specie nei sobborghi più distanti, i «kombini» (piccoli supermercati sempre aperti dove si può comprare di tutto) mostrano scaffali vuoti nei reparti alimentari.

 

Un Paese che venera la tecnologia e che ha grande fiducia nelle autorità e nella loro competenza nel risolvere i problemi, comincia a dubitare. A dubitare delle continue dichiarazioni tranquillizzanti sui rilasci «controllati» di acqua e vapore contaminato, sulle esplosioni che hanno distrutto gli edifici esterni dei reattori numero uno e tre.

 

In città, si comincia a sentire di tokyoiti che - potendo - hanno deciso improvvisamente di «andare a trovare i parenti» spostandosi verso Sud, a Osaka o addirittura nell'isola meridionale di Kyushu. E cominciano anche a diffondersi voci «complottiste»: che la centrale sta saltando, che è già saltata, e che tutto dipenderà da come «girerà» il vento nelle prossime giornate. Non sono solo i giapponesi ad avere perplessità sulle spiegazioni ufficiali.

Ieri è stata addirittura l'autorità per la sicurezza nucleare francese - un organismo certo non composto di ecologisti e figli dei fiori - ad esprimere apertamente forti dubbi sulle dichiarazioni ipertranquillizzanti fin qui rilasciate a ripetizione.

 

Peraltro, sia la Tepco che l'Agenzia per la sicurezza nucleare nipponica hanno un non glorioso record di scarsa trasparenza: il caso dell'incidente del reattore «fast breeder» di Monju del 1995, con tanto di rapporti falsificati e immagini video convenientemente tagliate, o l'incidente di Tokaimura del 1999, solo per fare due esempi.

Ieri ad aggiungere benzina sul fuoco ci si è messo l'ingegner Masashi Goto, già dirigente della Toshiba, la ditta che costruì il «vessel» (ossia il contenitore) del cuore nucleare del reattore di Fukushima 1 e oggi militante del Cnic, un'organizzazione di base che lotta contro gli impianti elettronucleari. «Il vessel - dice - non è stato progettato per resistere a terremoti e tsunami come quelli che si sono verificati, e la Toshiba lo sa benissimo.

E poi nei reattori che usano barre di carburante Mox (ossidi di plutonio e di uranio), il punto di fusione è più basso rispetto a quelli che usano combustibile convenzionale. Le prossime 24 ore saranno decisive».

Se uno dei reattori in crisi a Fukushima andasse fuori controllo, diventerà impossibile per il personale che sta lavorando al capezzale degli altri continuare a lavorare per fronteggiare la crisi. Sarebbe una catastrofe. Tutto dipenderà, dicono gli esperti, dalla tenuta delle pareti del «vessel».

 

Anche se fallisse il tentativo di raffreddare con acqua di mare il nucleo, spiegano, il peggio si potrebbe comunque evitare se le pareti di acciaio e cemento della gabbia resisteranno alla temperatura e alla pressione.

 

Sulla carta, se il «vessel» resistesse, sarebbe possibile in caso di fusione del nocciolo - formato da una serie di tubi di una lega metallica a base di zirconio che contengono palline di uranio, e che fondono a circa 2200 gradi - limitare il disastro evitando una Cernobil (ma ripetendo il caso di Three Miles Island). Ma se è vero che per diverse ore questi tubi di combustibile sono stati esposti, senza acqua, allora per chi sta a Tokyo è il caso di preoccuparsi.


2- IL TERREMOTO GIAPPONESE COSTA 35 MILIARDI ALLE ASSICURAZIONI
John Foley per "la Stampa"

Le grandi catastrofi generano grandi numeri. Nel caso del sisma e dello tsunami che hanno colpito il Giappone, la stima iniziale di 35 miliardi di dollari di perdite assicurate potrebbe dimostrarsi troppo prudente. Ma anche se così fosse, non sarebbe un buon motivo per perdere fiducia nelle compagnie assicurative globali. Gli esborsi potranno incidere sulla loro situazione patrimoniale, ma le calamità naturali sono parte integrante del ciclo assicurativo.

 

Da una parte fortificano la domanda, dall'altra lasciano conti salati per le richieste di indennizzo. Mentre i mercati cercano di quantificare i danni, le azioni del comparto assicurativo hanno perso quota.

Se la stima di 35 miliardi di dollari fornita dall'agenzia di valutazione del rischio Air Worldwide si dimostrasse corretta, la tragedia del Giappone rappresenterebbe il secondo evento singolo più costoso della storia per il settore delle assicurazioni. Secondo Swiss Re, l'uragano Katrina che colpì le coste meridionali degli Stati Uniti nel 2005 produsse perdite due volte superiori.

Il Giappone, tuttavia, potrebbe ancora avvicinarsi all'infausto record di Katrina. Per alcune compagnie assicurative, in particolare per quelle che operano sul mercato concentrato e autoctono del Giappone, il danno sarà ingente. Tokio Marine, il gruppo assicurativo più attivo nel settore delle polizze contro incendi e terremoti, ha lasciato sul terreno il 22% il 14 marzo, bruciando 716 milioni di dollari di valore. Anche i riassicuratori accuseranno il colpo.

 

A metà della giornata di lunedì due delle principali società di riassicurazione, Swiss Re e Munich Re, avevano perso oltre 3,8 miliardi di dollari sulla capitalizzazione di mercato. La catastrofe è arrivata in un momento di relativo benessere finanziario per il settore. Secondo Guy Carpenter & Co, a settembre i soli riassicuratori avevano riportato un surplus di capitale di 20 miliardi di dollari.

L'abbondanza di liquidità ha fatto indebolire i premi, causando un calo del 5-10% dei tassi di riassicurazione nella stagione di rinnovi del 2011. Molti riassicuratori stimano che occorrerebbe una perdita di oltre 50 miliardi per riportare i tassi verso l'alto e rendere le sottoscrizioni più redditizie.15-03-2011]

 

 

 

SI GON-FIAT IL DEBITO – IL CORRIERE DELLE ELITE (DENUCLEARIZZATE) SPACCIA PER JOINT VENTURE I 250 MLN CHE MARPIONNE INCASSA DALLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI – IL LINGOTTO STA PER INDEBITARSI ULTERIORMENTE EMETTENDO UN BOND DA 2,2 MILIARDI € SUL MERCATO IRLANDESE DOVE NON CI SONO LE NOIOSE NORMATIVE DI WALL STREET

Bankomat per Dagospia

La sede distaccata delle relazioni esterne che opera spesso per Fiat in via Solferino, in zona titolisti, ieri ha di nuovo ben meritato. Il Corriere oggi titola "L'Accordo Marchionne - Scannapieco. Bei e Fiat: patto da 250 milioni per la ricerca".

Uno pensa che siamo in presenza di accordi internazionali, questioni di politica industriale, notizie di importanti joint-ventures.

Ma va là, direbbe Ghedini. Vai a leggere e scopri che la Bei ha finanziato Fiat per investimenti tecnologici. Nulla di male e nulla di rilevante. La Fiat, come tutte le aziende mondiali, quando deve fare investimenti cerca ove possibile dei finanziamenti.
La prossima volta che Banca IntesaSanpaolo dovesse finanzire per cento milioni, poniamo, la Cavalier Rossetti e figli di Brembate siamo certi che il Corriere titolerà "Joint venture fra Bazoli ed il Cav.Rossetti".

Sul Corriere si legge pure, nel medesimo articolo sul presunto patto Fiat-Bei, che la Fiat Industrial si sta ulteriormente indebitando emettendo un bond per complessivi 2,2 miliardi (e questa è una notizia vera): due emissioni obbligazionarie a tasso fisso del 5,25% e del 6,25%. La notizia più interessante è che tali bond saranno quotati sul mercato irlandese. Paese nel quale ci sfugge la rilevanza della presenza Fiat. Ma ovviamente sappiamo che si tratta di tecniche consuete per i mercati mobiliari. Diciamo che alle banche che li collocano e poi li piazzano nei vari fondi servono titoli comunque quotati, per i quali avere dei prezzi di mercato giornalieri. Ma alle stesse banche collocatrici ed alla Fiat in primis magari secca curare un placement a Wall Street con le noiose normative della SEC.

Dopo tutto il bombardamento mediatico sul Marchionne eroe dei due mondi, comprensivo di articolo di ieri sul Corriere che spacciava come notizia la descrizione dei nuovi arredi dell'ufficio di Marchionne a Mirafiori, ci si poteva attendere un'emissione obbligazionaria quotata a Wall Street e Milano. Mah, misteri della globalizzazione.

Comunque una cosa è certa. I bond emessi da Fiat Industrial tramite una sua controllata finanziaria lussemburghese e da essa stessa Fiat Industrial garantiti sono a tutti gli effetti debito finanziario. Anche se non direttamente bancario. E sono tanti.

Al lettore le conclusioni di buon senso.14-03-2011]

 

 

 

INCUBO ATOMICO - LET’S ROCK! IN CALIFORNIA QUATTRO CENTRALI si trovano giusto sulla Faglia di Sant´Andrea che da un momento all´altro potrebbe spezzarsi per IL SEMPRE ATTESO Big One - UN TERZO DEGLI IMPIANTI USA HA GLI STESSI PARAMETRI DELLA CENTRALE DI FUKUSHIMA - LA PAURA RIESPLODE PROPRIO MENTRE ANCHE BARACK OBAMA AVEVA DATO L´OK AGLI IMPIANTI...

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

 

Come ve la passereste all´ombra di una centrale nucleare in un posto che si chiama Canyon del Diavolo e si trova giusto sulla Faglia di Sant´Andrea che da un momento all´altro potrebbe spezzarsi per quel Big One che inghiottirà la California? Non è un macabro scherzo. Diablo Canyon e San Onofre Obispo sono due delle quattro centrali nucleari che illuminano il Golden State. E piazzate lì appena un quarto di secolo fa.

Alla vigilia dello scoppio di Chernobyl che nel 1986 avrebbe aperto gli occhi sul terrore a orologeria. E malgrado gli Usa fossero già passati attraverso l´incubo di Three Miles Islands: quando nel 1979 si arrivò a quel parziale meltdown - l´accidentale fusione - che ora rischia di concretizzarsi nelle quattro centrali giapponesi flagellate da terremoto e tsunami.

 

Chiaro che dagli Usa all´Europa l´incubo che si palesa dal Pacifico faccia riesplodere il dibattito sull´energia atomica. Con il cancelliere tedesco Angela Merkel che chiede che la questione venga sollevata a livello europeo: perché i suoi 16 reattori ancora attivi sono circondati dai 59 impianti francesi e dagli altri camini che si impennano nella repubblica ceca, in quella slovacca, in Svizzera, in Svezia... Con l´Austria che chiede ai ministri dell´Ambiente Ue che si riuniscono proprio oggi a Bruxelles di avviare stress test obbligatori. Con il governo francese di Francois Villon che promette di trarre gli insegnamenti utili dagli eventi giapponesi. E naturalmente l´Italia: dove si moltiplicano le richieste al governo di marcia indietro.

 

Così la paura riesplode in tutto il mondo. Proprio mentre il nucleare aveva ricevuto negli States la benedizione di quel Barack Obama che ha fatto delle energie alternative un suo caposaldo e che ora Alex Flint - lobbista del Nuclear Energy Institute - definisce «il presidente a noi più vicino degli ultimi anni». E certo: pur di liberare gli Usa dalla schiavitù inquinante di petrolio e carbone Obama e un altro premio Nobel come il ministro dell´ambiente Steven Chu avevano ridato il via libera.

 

Otto miliardi di prestito garantiti appena un anno fa per la costruzione della prima centrale dopo trent´anni. E la scelta ribadita nei due discorsi sullo stato dell´Unione - anche ora la Casa Bianca ricorda che l´atomo è solo una delle numerose opzioni. Tant´è. Entro il 2020 dai 4 agli 8 nuovi impianti dovrebbero entrare in funzione negli Usa.

 

Dove già sono attivi 104 reattori in 31 stati. E in costruzione 3 dei 65 nuovi reattori che stanno sorgendo in tutto il mondo coperto già da 440 impianti. Certo: tutti giurano che l´obiettivo primo è naturalmente la sicurezza. Ma quale? Un terzo degli impianti Usa ha gli stessi parametri della centrale giapponese di Fukushima. Che infatti aveva affrontato stress test per una scossa che non superasse i 7.9 gradi Richter: e non quell´8.9 ieri "corretto" addirittura a 9.0.

 

Eppure non c´era bisogno di assistere al nuovo olocausto giapponese per segnalare - come ha fatto una commissione bipartisan la settimana scorsa - che «la raccolta di scarti nucleari in un´area a rischio sismico come la faglia di Sant´Andrea non è più tollerabile». Niente: «È tutto a posto». Come venerdì scorso. Quando gli Usa hanno dato l´allarme tsunami per la California, anche a Diablo Canyon è scattato l´allarme: Unusual Event. Poi tutto è tornato come prima.14-03-2011]

 

 

WIKILEAKS SBUCCIA IL BANANA AMERIKANO - NEI (ROMPI)CABLO è SPIFFERATO LO SCONTRO CON CIAMPI, CONTRARIO AD UNA GUERRA IN IRAQ: “IL QUIRINALE NON VUOLE L’INTERVENTO MILITARE E IL PREMIER CHIEDE PRESSIONI DELL’AMBASCIATA USA PER CONVINCERLO” - SI DIMETTE IL PORTAVOCE DELLA CLINTON CHE CRITICò IL PENTAGONO PER IL TRATTAMENTO CARCERARIO DI Bradley Manning, il soldato USA considerato la principale talpa di Wikileaks

1 - "COSÌ BERLUSCONI HA PORTATO L´ITALIA SULL´ORLO DI UNA GUERRA"
Francesca Caferri per "la Repubblica"

 

«Il governo Berlusconi ha portato un Paese che chiaramente si opponeva alla guerra il più vicino possibile allo status di Paese belligerante». L´opinione dell´allora ambasciatore americano a Roma Mel Sembler è contenuta in un cablogramma classificato come "segreto" e inviato il 5 dicembre 2003 da Via Veneto al dipartimento di Stato di Washington.

«Senza la pressione del Vaticano, la dura opposizione di parte del mondo politico e dell´opinione pubblica alla guerra e il disagio all´interno della coalizione di governo di fronte alla prospettiva dell´uso della forza, avrebbe potuto fare anche di più» continua Sembler. «Stando così le cose comunque, l´Italia, pur non avendo mandato soldati sul terreno, ha contribuito molto nell´aiutare la coalizione a vincere la guerra in Iraq».

Il documento, che fa parte di quelli ottenuti da WikiLeaks e pubblicati in esclusiva per l´Italia da Repubblica e l´Espresso, racconta il contributo italiano a sostegno dell´operazione Iraqi Freedom e il quadro politico che lo ha circondato. L´Italia è stato un eccellente alleato degli Stati Uniti nella fase di preparazione e attuazione della guerra in Iraq.

 

Nonostante l´opposizione della popolazione e le perplessità dell´allora capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, il governo di Silvio Berlusconi ha fatto l´impossibile per sostenere gli alleati americani nello sforzo bellico, forzando la mano a Parlamento e Quirinale, arrivando ad autorizzare il passaggio di armi di distruzione di massa sul territorio italiano e rendendo, agli occhi dell´ambasciata di Via Veneto, Roma «un posto eccellente dove realizzare i nostri affari politici e militari».

Sembler racconta in dettaglio le manovre messe in atto dall´ambasciata Usa per conseguire questo traguardo. «Consultazioni regolari hanno mantenuto parlamentari potenzialmente non concordi in linea» scrive il diplomatico americano. «Le autorità di pubblica sicurezza hanno evitato che gruppi di manifestanti ben determinati fermassero treni e camion carichi di materiale statunitense. Il governo ci ha concesso l´uso delle piste aeree civili di Roma e Milano per i charter che trasportavano truppe e munizioni».

 

E infine: «Il supporto logistico è stato enorme: abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto riguardo l´accesso alle basi, il transito, i voli e la certezza che le truppe potessero muoversi senza problemi attraverso l´Italia per arrivare in territorio di guerra. Le piste aeree, i porti e le infrastrutture sono state messe a nostra disposizione. Il porto di Augusta, in Sicilia, è diventato una base importantissima per i rifornimenti. Più di mille missioni sono state portate a termine da Sigonella e Aviano ha sostenuto il maggiore passaggio di C-17 da combattimento in partenza dal territorio italiano della storia».

Proprio su Aviano si consumò una crisi, finora rimasta segreta, fra Berlusconi e Ciampi: il presidente, in quel 2003, era molto perplesso di fronte alle scelte del governo, che avrebbero portato l´Italia - che secondo i principi fissati dalla Costituzione "ripudia la guerra" - vicinissima a uno stato di belligeranza. Per neutralizzare il Quirinale, il capo del governo non esitò a ricorrere all´aiuto degli americani, arrivando a chiedere che l´ambasciatore scrivesse direttamente a Ciampi.

 

Riassume Sembler: «Il governo italiano con il nostro aiuto ha fatto in modo che Ciampi non mettesse in discussione la costituzionalità dell´assistenza fornita». Il diplomatico poi illustra la vicenda nei dettagli: «Il presidente aveva raggiunto un complicato patto con l´esecutivo, che prevedeva che l´Italia non fosse coinvolta in "attacchi diretti all´Iraq". Quando ha visto in televisione che la partenza della 173sima brigata aviotrasportata da Vicenza per l´Iraq era descritta come un´operazione offensiva - e quindi di combattimento ndr. - il suo primo pensiero è stato che il governo aveva violato i patti. L´esecutivo a quel punto ha lavorato a stretto contatto con noi per mettere a punto tattiche per essere certi che Ciampi non mettesse in discussione la costituzionalità della partenza dei militari e ci ha chiesto una lettera con lo scopo di fermare un possibile intervento dello stesso Ciampi».

 

Del resto, osserva Sembler, «Berlusconi ha fatto la scelta strategica di stare dalla parte degli americani e l´ha mantenuta. Altri avrebbero potuto farsi da parte sotto la forte pressione della loro stessa coalizione: lui non l´ha fatto». Tanto forte è la scelta del primo ministro italiano, che non esita a prendere una decisione inquietante: "Quando abbiamo chiesto al governo di usare Sigonella (NAS nel documento, Naval Air Station ndr) come pista secondaria per i voli che trasportavano campioni di armi di distruzioni di massa (wmd nel documento originale: weapons of mass destruction ndr.), la nostra richiesta è stata prontamente accettata».

Questo passaggio apre uno scenario fatto di interrogativi tutti da chiarire: a quali armi di distruzione di massa fa riferimento? A quelle - poi mai trovate - che gli americani cercavano in Iraq? A campioni che gli stessi americani avrebbero trasportato per analizzare eventuali similitudini? Ad armi che gli Usa trasportarono per rispondere ad un possibile attacco chimico? E soprattutto: sono mai passate per l´Italia, senza che il Parlamento ne venisse a conoscenza, queste armi, qualunque fosse il loro uso? Di certo il documento mostra che avrebbero potuto farlo.

Del resto in quei mesi il governo italiano lavorò "mano nella mano" con l´esercito statunitense e con l´ambasciata di Roma. Una collaborazione che spiega il giudizio entusiasta dell´alleato con cui Sembler chiude la sua missiva.

Ma che dice anche perché negli anni successivi, come altri cablogrammi di WikiLeaks hanno già messo in evidenza, gli Stati Uniti scelsero di passare sopra ai poco chiari rapporti fra Putin e Berlusconi e alle abitudini non sempre ortodosse del primo ministro italiano: «Ci si può fidare del governo Berlusconi per quanto riguarda la gestione di complicate questioni di sicurezza» conclude Sembler. «Se ci fosse stato un altro governo, in particolare di centro-sinistra, avremmo avuto di fronte una situazione ben più complicata. L´Italia è un posto eccellente per portare avanti i nostri affari politici e militari, anche se va sempre usata una buona dose di pazienza».

2 - CRITICÒ IL PENTAGONO: WIKILEAKS IL PORTAVOCE DI HILLARY SI DIMETTE
Da "La Stampa"

 

Dopo 48 ore di polemiche, il portavoce del Dipartimento di Stato Philip J. Crowley ha annunciato le sue dimissioni, già accettate «con rammarico» da Hillary Clinton. Due giorni fa, parlando con gli studenti del Massachusetts Institute of Technology, Crowley aveva detto che il trattamento riservato dal Pentagono a Bradley Manning - il soldato americano considerato la principale talpa di Wikileaks - era «stupido e controproducente». Alla domanda se quella frase potesse essere citata, Crowley aveva risposto ai giornalisti: «Certamente».

Manning è detenuto in un braccio di isolamento a Quantico, in Virginia. Secondo il suo avvocato, ogni notte viene spogliato e costretto a dormire in mutande. Gli vengono inoltre confiscati gli occhiali da vista, impedendogli di vedere chiaramente, e gli è stato imposto un «grembiule antisuicidio», che lui definisce particolarmente scomodo. Secondo il Pentagono, queste sono le misure di routine per i detenuti a rischio suicidio. Venerdì, rispondendo a una specifica domanda su questo punto, Obama aveva detto: «Al Pentagono mi hanno garantito che il soldato Manning viene trattato secondo gli standard appropriati».14-03-2011]

 

 

 

LA NUOVA AUSTERITÀ DI EMMA SCATENA I MALUMORI DEI PICCOLI DI CONFINDUSTRIA - LE GRANDI RISTRUTTURAZIONI DI PASSERA: PALAZZO COMIT DI PIAZZA SCALA - ALLA FONDAZIONE DI VENEZIA È IL GIORNO DEL GRAN CONSIGLIO SU SEGRE (DOPO LA CONDANNA IN APPELLO): IN SOCCORSO ARRIVA REVIGLIO, "MAESTRO" AMATO - IL GRANDE SCHERMO DI BENETTON - PROFUMO DI INKIESTA AL FORUM SULL’INFORMAZIONE

A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

 

1 - L' austerity di Marcegaglia. Vincenzo Boccia, il presidente dei Piccoli di Confindustria, ha un bel daffare per tenere i suoi associati uniti e sedare i malumori provocati dal decreto sulle fonti rinnovabili. Lo sta facendo con impegno, ancor più meritorio considerato che per quest'anno sembra in forse il tradizionale convegno di Primavera di Confindustria che sarebbe toccato proprio ai Piccoli promuovere e gestire. E sì perché i «tagli» promessi da Emma Marcegaglia («meno convegni, più forza ai territori» ...) cominciano proprio da lì. Si riparerà, forse, con un'assise a porte chiuse a maggio.

 

2 - La ristrutturazione di Passera. Disegnato nel 1911 da Luca Beltrami, il palazzo Comit di piazza Scala, una delle sedi più prestigiose di Intesa Sanpaolo, da oggi si prepara a nuovi allestimenti. La banca guidata da Corrado Passera trasloca in via Verdi, nella sede Cariplo. Il palazzo, che ora accoglie in un'ala anche la Fondazione dedicata a Raffaele Mattioli , invece, si prepara a diventare museo e sede di iniziative culturali.

 

3 - La leggerezza di Segre. Sarebbe il giorno del gran consiglio su Giuliano Segre, il presidentissimo (dagli anni Ottanta) incappato nella condanna a quattro anni in appello per il crac Dalle Carbonare Trevitex. Per la condanna in primo grado il consiglio della Fondazione di Venezia aveva rinnovato fiducia e mandato, questa volta l'unanimità vacilla.

 

In ogni caso in Fondazione si ostenta serenità: oggi l'ospite è Franco Reviglio , tra l'altro antico e grande amico di Segre, per la presentazione del suo ultimo volume Goodbye Keynes? Le riforme per tornare a crescere .

4 - Il grande schermo di Benetton. Per la prima anteprima dopo l'acquisto della catena Cinecity, The Space cinema porta 120 vip stasera a Treviso. Per loro l'anteprima nazionale di Nessuno mi può giudicare. Gli onori di casa toccano ad Alessandro Benetton con il ceo di The Space Giuseppe Corrado . In sala il regista Massimiliano Bruno e gli attori: Raoul Bova Rocco Papaleo e Lucia Ocone .

 

5 - Bella domanda. Si può migliorare la qualità dell'informazione economica e politica in Italia? Se ne parla mercoledì a Milano in un incontro organizzato da Rena, il giornale online Linkiesta. it e lo Iulm. Al tavolo Alessandro Profumo, Giovanni Puglisi ed Enrico Giovannini.14-03-2011]

 

 

GABA GABA HEY HEY! – FUORI UNO! LA MITOLOGICA MI-JENA GABANELLI E SIGFRIDO RANUCCI ASSOLTI DALL’ACCUSA DI DIFFAMAZIONE – “IL FATTO CHE NON SUSSISTE” È LA QUERELA DEL LEGHISTA POLLEDRI (RESPONSABILE DELLE POLITICHE ENERGETICHE DEL CARROCCIO), CHE IN CAMPAGNA ELETTORALE GRIDAVA AI QUATTRO VENTI CHE LA CONDUTTRICE DI “REPORT” AVREBBE DOVUTO PAGARGLI UN DANNO DI 300MILA

 

(ANSA) - Il tribunale di Piacenza ha assolto perche' il fatto non sussiste, il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, che era accusato di diffamazione, e la conduttrice Milena Gabanelli, cui era contestato l'omesso controllo, che erano stati querelati dal parlamentare della Lega Nord Massimo Polledri, per una puntata del 2 novembre 2008 sulla Sogin e sul nucleare a Caorso (Piacenza).

 

L'intera vicenda giudiziaria ha come fulcro una lettera del gennaio 2004 a cui si fece riferimento durante la trasmissione televisiva e indirizzata dall'onorevole Massimo Polledri (allora responsabile per le politiche energetiche della Lega Nord) al generale Carlo Jean, allora commissario straordinario della Sogin (la societa' che si occupa della dismissione del nucleare in Italia).

 

Missiva indirizzata anche al ministro Giulio Tremonti, a Umberto Bossi e a due sottosegretari. Il parlamentare scrive a Jean lamentandosi che non sono stati investiti soldi con societa' di comunicazione presenti sul territorio. Report dimostro' come pochi mesi dopo vennero stanziati 200.000 euro alla Integra Solution di Forli', societa' con la quale il parlamentare piacentino risulta aver avuto rapporti. Una circostanza per la quale Polledri si senti' diffamato. Ipotesi, pero', respinta dal tribunale piacentino.

 

La decisione del giudice Adele Savastano e' arrivata al termine di un'udienza durata circa un ora e mezza, ma dopo una camera di consiglio brevissima (10 minuti). Presenti in aula il pubblico ministero Ornella Chicca, Polledri come parte civile (assistito dall'avvocato Guido Gulieri) e un pool di avvocati della Rai a difesa dei giornalisti di Report, guidato da Caterina Malavenda.14-03-2011]

 

 

1- L’INCUBO NUCLEARE ANGOSCIA IL GIAPPONE E IL MONDO, C’É IL RISCHIO CHE ESPLODA ANCHE UN ALTRO REATTORE DELLA CENTRALE NUCLEARE DI FUKUSHIMA (140 MILA EVACUATI). E SI TEME LO STOP ALL’EROGAZIONE DELL’ELETTRICITÀ A PARTIRE DALL’AREA DI TOKYO. SOLO NELLA PREFETTURA DI MIYAGI SI CONTANO OLTRE 10.000 MORTI - 2- UN’APOCALISSE CHE HA SUBITO TROVATO, DALLE PARTI DEL CAMPIDOGLIO, IL SUO SCIACALLO ATOMICO, NELLA PERSONA DEL PRIMO CITTADINO, ALE-DANNO: "LA CANDIDATURA ALLE OLIMPIADI DI TOKYO ERA ED è DA VALUTARE CON MOLTA ATTENZIONE" - 3- SI PUò APPROFITTARE DI UNA TRAGEDIA IMMANE PER COSE DEL TIPO: "QUANDO UN PAESE DEVE ESSERE RICOSTRUITO è DIFFICILE CHE SI DIA PRIORITà AGLI IMPIANTI SPORTIVI"?

 

 

L'ARRIVO DELLA GRANDE ONDA

http://video.corriere.it/tsunami-si-abbatte-miyagi/45ead86c-4d51-11e0-a87d-745e25f97bf2

1- VERGOGNIAMOCI PER LUI
(Adnkronos) - "La candidatura alle Olimpiadi di Tokyo era ed e' da valutare con molta attenzione. Non e' mai avvenuto che si creassero questi cortocircuiti; quando un paese deve essere ricostruito e' difficile infatti che si dia priorita' agli impianti sportivi". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della commemorazione di Angelo Mancia, tipografo del 'Secolo d'Italia' ucciso nel 1980 sotto la sua abitazione, in via Federico Tozzi, riferendosi a quelle che potrebbero essere le conseguenze del terremoto giapponese sulla questione olimpica.

 

"Sono due cose che devono rimanere indipendenti per evitare strumentalizzazioni. Siamo tutti molto vicini al popolo giapponese - ha concluso il sindaco di Roma - che sara' aiutato anche a livello internazionale, ma la questione olimpica e' un'altra storia".

FUKUSHIMA, RISCHIO DI FUSIONE IN 2 REATTORI. OLTRE 10.000 MORTI IN PREFETTURA DI MIYAGI - MAGNITUDO RIVISTA A 9.0 RICHTER. DOPO IL TERRIBILE SISMA, ORA L'INCUBO NUCLEARE
Ansa.it

Il governo giapponese ha parlato di possibili rischi di processo di fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n.1, sulla costa nordest del Giappone, colpita venerdì scorso dal terremoto e dal seguente tsunami. Ora rischia di esplodere il reattore n.3. E intanto continua a crescere il bilancio delle vittime: 1.600. Ma nella sola prefettura di Miyagi se ne stimano più di 10 mila.

 

E l'impatto del sisma sull'economia giapponese sarà "considerevole". Lo ha detto il portavoce del governo.

OLTRE 10.000 MORTI A MIYAGI - Sono più di 10.000 i morti stimati nella prefettura di Miyagi, una delle più colpite dal terremoto-tsunami di verndì. Lo riferisce la tv pubblica, la Nhk, citando fonti della polizia. "Non ho alcun dubbio", ha detto Naoto Takeuchi, capo della polizia della prefettura di Miyagi, nel resoconto della Nhk, in relazione alla stima catastrofica. Il capoluogo Sendai, infatti, è stato devastato dall'onda anomala di oltre 10 metri di altezza e centinaia di corpi sono stati rinvenuti lungo le coste della prefettura. Il bilancio ufficiale, tuttavia, parla di poco più di 800 vittime, che fanno di Miyagi la prefettura più colpita.

RISCHIO ESPLOSIONE A REATTORE N3 - C'é il rischio che il reattore n3 di Fukushima, ora sotto stress, possa avere un'esplosione simile a quella del reattore n1. Lo ha detto il capo di gabinetto, Yukio Edano, parlando dell'accumulo di idrogeno a causa della decompressione in corso.

 

"Anche se in teoria si verificasse l'esplosione, il reattore non avrebbe problemi", ha spiegato Edano, ripercorrendo quasi lo stesso copione di ieri, proprio i relazione a quanto accadrebbe al cosiddetto 'piano operativo', la grande camera sistemata sul reattore. Edano ha anche sottolineato che "il volume delle radiazioni del reattore n1 sta scendendo velocemente.

POSSIBILE STOP ELETTRICITA' - L'erogazione dell'elettricità potrebbe subire un'interruzione, a partire dall'area di Tokyo, a causa dello stop degli impianti nucleari. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e Industria, Banri Kaieda, in una conferenza stampa.

 

MAGNITUDO RIVISTA A 9 - La magnitudo del terremoto che ha colpito il Giappone e' stata rivista a 9 contro la precedente stima di 8.8 (era di 8,9 secondo l'Usgs). Lo ha reso noto oggi l'Agenzia meteorologica giapponese (Jma), aggiungendo che si tratta di un sisma tra i piu' potenti mai registrati.

I MORTI SONO CIRCA 1.600 - E' di quasi 1.600 morti l'ultimo bilancio del sisma che ha devastato venerdì il nord-est del Giappone. Lo ha reso noto la polizia giapponese. Le persone disperse sono 642, secondo l'ultimo bilancio della polizia. L'agenzia Kyodo parla invece di 1.167 dispersi.

In comunicazioni successive, la confermato oggi la morte di 688 persone alle quali si aggiungono almeno 200-300 cadaveri ritrovati a Sendai, capitale della prefettura di Miyagi, colpita da onde alte 10 metri. Altri 300 e 400 corpi sono stati trovati dall'esercito nel porto di Rikuzentakata e 200 nella località costiera di Higashimatsushima, sempre nella prefettura di Miyagi. I feriti sono 1.570, secondo l'ultimo bilancio provvisorio della polizia, mentre i dispersi sono 642 persone. Secondo l'agenzia Kyodo, 1.167 persone risultano disperse nella prefettura di Fukushima, vicina alla zona più colpita dal terremoto e dal sisma.

 

RISCHI FUSIONE IN 2 REATTORI - Il governo giapponese ha messo in guardia dai rischi di processo di fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n1, colpita venerdì scorso dal terremoto e tsunami. "Riteniamo sia altamente possibile che si sia verificata una concentrazione", ha risposto in conferenza stampa il portavoce del governo, Yukio Edano, quanto ai rischi di fusione: "non possiamo verificare ciò che accade nel cuore del reattore, ma stiamo facendo passi in avanti rispetto a questa ipotesi".

 

Parlando dei lavori di messa in sicurezza dei due reattori di Fukushima, Edano ha riconosciuto che i livelli di radiazione sono saliti per lo sfogo di vapore leggermente contaminato, tra le operazioni per abbassare la pressione combinata al pompaggio di acqua di raffreddamento.

"L'aumento dei livelli di radiazioni è stata finora nel range previsto, mentre continuano le attivita", ha osservato ancora Edano, aggiungendo che le fluttuazioni dei livelli radioattivi non comportano preoccupazioni per la salute. "E' però verosimile vedere più fluttuazioni, mentre continuano le operazioni di decompressione", ha concluso. Da parte sua, anche Tepco, il gestore dell'impianto, ha ribadito non ci sono rischi di contaminazione.

AIEA, 140 MILA EVACUATI DA AREA FUKUSHIMA - Sono circa 140 mila le persone evacuate dall'area in cui sorgono Fukushima 1 e Fukushima 2, le due centrali nucleari rimaste danneggiate dal violento sisma che ieri ha colpito il Giappone. Lo ha reso noto stasera l'Aiea, l'Agenzia dell'Onu per l'energia nucleare, in un comunicato diffuso dalla sua sede di Vienna dopo avere ricevuto informazioni direttamente dalle autorità nipponiche. Secondo l'Aiea, dall'area di Fukushima 1 sono state allontanate 110 mila persone che si trovavano all'interno di un raggio di 20 chilometri dall'impianto. Dall'area attorno alla seconda centrale sono state fatte evacuare 30 mila persone. La procedura, secondo l'Aiea, è stata completata. 13-03-2011]

 

 

COTOLETTA ALLA MILANESE - SEMPRE PIù NEI GUAI l´ex ufficiale della Finanza, originario dell´Irpinia, che ha scalato i livelli della politica all´ombra di Giulio Tremonti, diventando prima parlamentare e poi consigliere politico del ministro dell´Economia - L’ACCUSA: MARCO Milanese assicurava incarichi di prestigio nelle società controllate da Finmeccanica in cambio di denaro - IL SUMMIT TRA I PM DI ROMA E NAPOLI...

Conchita Sannino per la Repubblica

Sei ore e mezza di perquisizione. E il computer del numero due di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni, insieme con alcuni corposi faldoni, lasciano quelle scrivanie, portati via dagli inquirenti a metà pomeriggio.

 

La Procura di Napoli bussa di buon´ora al quartier generale delle relazioni esterne di Finmeccanica, il cui vertice, tuttavia, non risulta indagato. In realtà, il pubblico ministero Vincenzo Piscitelli e i suoi detective approdano al palazzone di piazza Montegrappa, a Roma, seguendo nuove tracce sulla attività del deputato Pdl Marco Milanese, l´ex ufficiale della Finanza, originario dell´Irpinia, che ha scalato i livelli della politica all´ombra di Giulio Tremonti, diventando prima parlamentare e poi consigliere politico del ministro dell´Economia.

 

Secondo l´accusa, Milanese assicurava incarichi di prestigio nelle società controllate da Finmeccanica in cambio di denaro. L´ipotesi: corruzione. Tra il deputato ed ex finanziere dalle tre lauree e i beneficiati di quelle nomine, però, non correvano buste sospette o compromettenti valigette.

Le cosiddette «dazioni», stando alla ricostruzione, erano appena più raffinate. Si risolvevano in formidabili giri di denaro, irrituali leasing a sei zeri, compravendite giocate al di là di qualunque base di mercato. Tutto ruota intorno a beni di lusso. Come la barca di 15 metri, valore iniziale 2 milioni di euro, che Milanese avrebbe venduto a condizioni irripetibili e sospette. Come un immobile di cui il consigliere di Tremonti si sarebbe ugualmente liberato, sempre con straordinaria fortuna. E altri preziosi scambi.

 

Si tratta di un secondo filone d´indagine dopo il blitz napoletano dello scorso dicembre, battezzato "Operazione Malta", che aveva portato in carcere una cricca specializzata in frodi fiscali per 30 milioni di euro. Uno di questi indagati, Paolo Viscione, intercettato prima di finire in manette si era sfogato al telefono contro le presunte condotte di Milanese, indicandolo a terzi con irripetibili epiteti e lasciando credere di avergli "dovuto" versare in più occasioni un piccolo patrimonio. Tutto in cambio del presunto silenzio sui suoi affari illeciti.

Già in quel filone Milanese risulta indagato per corruzione. Uno scenario per il quale il ministro Tremonti dovette affrontare, nei giorni della scorsa vigilia natalizia, un interrogatorio come persona informata dei fatti da parte del pm Piscitelli. Gli indagati raccontarono infatti di aver regalato a Milanese alcuni orologi d´oro che sarebbero poi stati offerti a Tremonti, a sua insaputa, destinazione poi caduta.

 

Lo stesso Milanese, intervistato da Repubblica dopo il blitz, raccontò di avere incassato la fiducia del ministro e aggiunse: «Ma poi perché sarei indagato per corruzione? I Viscione? Certo, li conosco, ma cosa significa. Non ho preso niente da loro, ma se anche fosse stato? In fondo, mica sono ancora un ufficiale di polizia giudiziaria».

Oggi la sua situazione si fa più pesante. I tre incarichi di prestigio che avrebbe ottenuto per i protetti sono stati effettivamente riscontrati nelle società di Ansaldo Breda sede di Napoli, Ansaldo Energia e Oto Melara. Favori ottenuti grazie ai fluidi rapporti che Milanese intratteneva con il numero uno del colosso Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, e con lo stesso Borgogni. Quest´ultimo sarà comunque interrogato nelle prossime ore in qualità di teste dal pm Piscitelli.

2- «GRUPPI SEGRETI» , IL SUMMIT TRA I PM DI ROMA E NAPOLI
Giovanni Bianconi per Corriere della Sera

S'intrecciano le inchieste giudiziarie su appalti, presunte associazioni segrete, lobby potenzialmente illegittime e grandi enti pubblici condotte dalle Procure di Roma e di Napoli. Ieri i magistrati che nella capitale indagano su alcuni affari gestiti da società legate a Finmeccanica e sul gruppo di potere occulto soprannominato P3 si sono riuniti con quelli che, nel capoluogo campano, ritengono di aver individuato un «sistema parallelo» in grado di condizionare l'attività di organi costituzionali e della pubblica amministrazione, ribattezzato P4.

 

E nel corso della trasferta romana il pubblico ministero napoletano Henry John Woodcock ha ascoltato come persona informata sui fatti il capo della Direzione relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgogni, a sua volta inquisito in un troncone dell'inchiesta romana sull'ente pubblico. Il coordinamento tra il lavoro delle due Procure s'è reso evidentemente necessario perché ci sono punti di contatto in ciò che hanno scoperto gli inquirenti nelle rispettive attività.

Da un lato due inchieste separate: le presunte tangenti per gli appalti gestiti da Finmeccanica e la cosiddetta P3 che ruotava intorno a Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi (tra gli indagati figurano anche i parlamentari del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri e Nicola Cosentino);

dall'altro quella sul gruppo riunito intorno all'uomo d'affari Luigi Bisignani, indagato principale per la P4, interessato a vari aspetti che coinvolgono pure le aziende a partecipazione statale, comprese nomine e finanziamenti. È già la seconda volta che Woodcock ascolta come testimone Borgogni.

 

In precedenza, circa un mese fa, era stato ascoltato al pari del presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini. Tra gli argomenti degli interrogatori i rapporti con Luigi Bisignani. Il quale vanta conoscenze influenti nel mondo della politica, della finanza e degli apparati di sicurezza, che nella ricostruzione dell'accusa avrebbe utilizzato anche per fini illegittimi, partecipando a un «articolato meccanismo illecito» dedito fra l'altro alla «acquisizione illegale e alla gestione di notizie riservate e secretate per scopi e finalità diverse e lontane da quelle istituzionali» .

 

Sempre ieri Borgogni è stato ascoltato nell'ambito di un'altra indagine napoletana in cui il deputato del Pdl Marco Milanese, consigliere politico del ministro dell'Economia Tremonti, è inquisito per corruzione. L'inchiesta, condotta dal pm Vincenzo Piscitelli, ipotizza che Milanese abbia pilotato delle nomine di dirigenti in almeno tre società controllate da Finmeccanica - Oto Melara, Ansaldo Energia e Ansaldo Breda - in cambio di favori dal consistente ritorno economico e altre «utilità» .

Borgogni e il suo ufficio avrebbero fatto da «transito» delle segnalazioni, giunte da Milanese e arrivate fino ai vertici che poi hanno deciso l'assegnazione degli incarichi. Per questo motivo venerdì gli uffici delle Relazioni esterne di Finmeccanica sono stati perquisiti, e l'esame del responsabile proseguirà in un prossimo interrogatorio

 13-03-2011]

 

 

 

1- CHI È IL REGISTA DELLA PARTITA DELLE NOMINE? CHI DECIDE I NUOVI VERTICI DI ENI, ENEL, FINMECCANICA, TERNA, POSTE? LE COPPIE CONTRO BERLUSCONI-LETTA E BOSSI-TREMONTI? - 2- O MAGARI C’È UNA REGIA "NON MOLTO CHIARA" CHE DECIDERÀ IL DESTINO DI SCARONI O SARMI O DEL NEO-LEGHISTA PONZELLINI ALLA BANCA DEL SUD (CHE GESTISCE IL FONDO DI GARANZIA PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, IL 70% DELLE QUALI SI TROVA AL CENTRO NORD)? - 3- E CHE NE DITE DEL POSSIBILE RITORNO DI "ARROGANCE" PROFUMO NEL CDA DELL’ENI COME AMMINISTRATORE INDIPENDENTE. UNA POSIZIONE DI SECONDA FILA, MA OCCUPATA DA UN NOME PESANTE COME UN MACIGNO CHE OSCILLA SULLA TESTA DI SCARONI - 4- PROFUMO, PRIMA USCITA DA EX BANCHIERE, SCORTATO DALLA "VELINA" GAD LERNER: "LA MIA LIQUIDAZIONE DI 40 MILIONI DI EURO? IL PROBLEMA VERO: NON È QUANTO GUADAGNA PROFUMO MA QUANTE TASSE PAGA PROFUMO E QUANTO EVADONO ALTRI

1- BANCA DEL SUD A PONZELLINI E IL RITORNO DI PROFUMO
Sergio Rizzo per il Corriere della Sera

 

Che negli ambienti di governo si faccia il nome di Massimo Ponzellini come futuro timoniere della tremontiana Banca del Mezzogiorno non può essere giudicata una sorpresa. Non tanto perché sia ormai pacifico che l'ex giovane manager prodiano dell'Iri è tenuto da tempo in palmo di mano da Giulio Tremonti, il quale già nel 2001 l'avrebbe voluto al ministero dell'Economia e poi gli ha consegnato prima Patrimonio spa e quindi il Poligrafico dello Stato.

Ma neppure perché, grazie alla proprietà transitiva, l'ex vicepresidente bolognese della Banca europea per gli investimenti sia entrato nelle grazie di Umberto Bossi al punto da farsi battezzare in questo modo dal capo del Carroccio: «Qualche amico la Lega lo ha alla Banca popolare di Milano. Ponzellini lo abbiamo nominato noi» . C'è infatti di più. C'è la prospettiva che anche le banche popolari, e in testa a tutte proprio quella di Milano, siano della partita insieme alle Poste e magari ad altri istituti di credito come le banchette cooperative.

 

Chi, allora, meglio di Ponzellini per gestire una Banca del Mezzogiorno così composta, che per giunta avrà una forte impronta nordista ? Basta dire che la futura banca altro non è che il Mediocredito centrale: ex istituto del Tesoro «ripubblicizzato» (Unicredit lo vende alle Poste, mantenendo un'opzione per riacquistare il 10%) al quale verrà cambiato nome.

E si dà il caso che il Mediocredito gestisca il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, il 70% delle quali si trova al Centro Nord. Curioso, no? Per quanto nemmeno politicamente sorprendente, l'eventuale arrivo alla Banca del Mezzogiorno di uno dei commensali dell'ultima cena degli Ossi di Calalzo di Cadore con Bossi e Tremonti sarebbe davvero l'unica vera sorpresa della nuova tornata di nomine pubbliche.

 

L'unica, se si eccettua il possibile ingresso dell'ex amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo nel consiglio dell'Eni come amministratore indipendente. Una posizione di seconda fila, ma occupata da un nome pesante come un macigno. Per il resto, prepariamoci alla solita scena. Assisteremo al terzo mandato di Fulvio Conti all'Enel e di Paolo Scaroni all'Eni? Possibilissimo.

 

Come non è affatto improbabile che alla Finmeccanica venga confermato Pier Francesco Guarguaglini, il quale ha appena festeggiato i suoi 74 anni. Resterà magari con il ruolo di presidente affiancato da manager interni come Giorgio Zappa, Giuseppe Zampini o Giuseppe Orsi, come ha ipotizzato una settimana fa su questo giornale Mario Sensini?

E i presidenti di Eni ed Enel, anche quelli finiranno per essere rinnovati nonostante le pressioni della Lega per avere una poltrona di peso anche lì? Chissà. Roberto Poli (Eni) e Piero Gnudi (Enel) sono coetanei ed entrambi stanno seduti su quelle poltrone da nove anni. Ma fra i due c'è qualche differenza. Poli è stimatissimo da Berlusconi, al punto da avere anche un posto nel consiglio di amministrazione della Mondadori.

 

Gnudi è invece considerato più vicino al suo conterraneo Pier Ferdinando Casini, nove anni fa presidente della Camera e ora invece all'opposizione. Fin troppo facile ipotizzare chi dei due verrebbe sacrificato a Bossi se proprio fosse necessario. Anche perché non è detto che vada in porto il disegno della Lega: mettere le mani sulle Poste.

 

L'amministratore delegato Massimo Sarmi, anch'egli ininterrottamente sullo stesso scranno da nove anni, è stato collocato lì nel 2002 per volontà dell'attuale nemico giurato di Berlusconi. Ovvero, Gianfranco Fini. Ma con il tempo ha trovato il modo di crearsi altre sponde. Tanto a sinistra, quando era necessario, quanto a destra. Soprattutto ha stretto un'alleanza di ferro con la Cisl, organizzazione sindacale potentissima alle Poste.

Non a caso il presidente Giovanni Ialongo è l'ex segretario dei postali di quella organizzazione sindacale. Non è quindi da escludere che Sarmi sia avviato a battere il record del quarto mandato consecutivo, nonostante la Lega abbia rivendicato il suo posto. Per chi? Il loro candidato è l'amministratore delegato della Consip Danilo Broggi.

 

Ma c'è pure chi immagina sofisticate variazioni sul tema, tipo l'ex direttore generale della Rai e attuale amministratore delegato di Terna Flavio Cattaneo (che però difficilmente si muoverà), o l'intraprendente presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua, apparso anche come protagonista negli spot televisivi del suo istituto. Suggestioni. Ma anche se diventassero realtà, la sostanza non cambia.

Il rituale è identico, ingessato ormai da dieci anni. Perché è da un decennio ormai che a decidere sono sempre le stesse persone: il governo di Silvio Berlusconi e il suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel ruolo di azionista. Nel breve intervallo di due anni del centrosinistra, fra il 2006 e il 2008, il governo di Romano Prodi non volle fare le nomine delle grandi holding pubbliche pur avendone tecnicamente la possibilità.

 

Investito dalle polemiche sollevate dal centrodestra ancor prima che potesse decidere, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, scomparso a dicembre del 2010, rinviò le assemblee a dopo le elezioni. Restituendo così la palla a Tremonti. E da un decennio anche i destinatari di quegli importanti incarichi, in un Paese con una classe dirigente sempre più vecchia, sono sempre gli stessi.

Il mercato ama la stabilità, si dice. Così al massimo, nel gioco della lottizzazione, ci si scambia le poltrone dei comprimari. Passando da un consiglio all'altro. Senza sapere perché, né di chi sia davvero la regia di certi spostamenti. Ma con il sospetto che una regia ci sia, e non molto chiara. Forse più che un sospetto.

 

2- PROFUMO, PRIMA USCITA DA EX BANCHIERE «LA MIA LIQUIDAZIONE? PAGO LE TASSE, ALTRI EVADONO»
Paola Pica per il Corriere della Sera

Viene presentato come «top manager e imprenditore» , è scritto anche nel programma, ma nessuno riesce poi a rispettare la consegna: lui per primo, che risponde sempre da banchiere, scattando in difesa della categoria. «Avete ragione- ammette quando Gad Lerner glielo fa notare tra le risate del pubblico- sono entrato in banca a 21 anni e ci sono rimasto fino a 54. Il mio mestiere mi è sempre piaciuto e mi piace ancora. Con questo non dico che continuerò a farlo, non so nemmeno io cosa farò» .

Alessandro Profumo sceglie Trieste per la sua prima uscita pubblica a quasi sei mesi dall'addio a Unicredit. E' qui, l'ex amministratore delegato dato in corsa per un incarico Ue, a parlare di «Economia egoista, economia amica. La responsabilità sociale delle imprese tra illusione e realtà» . Incontro organizzato dal «Piccolo» con la fondazione Illy e Nordest Europa.

«Alessandro Profumo e io siamo legati da amicizia e affetto ma proverò a fare la carogna» promette Lerner, che attacca a più riprese sugli eccessi della finanza, sui compensi stellari dei suoi protagonisti, compreso quello di Profumo liquidato con 40 milioni di euro, sulle relazioni del capitalismo italiano con i fondi sovrani arabi. «Il mio compenso? E' stato costruito dal consiglio di amministrazione assumendo i parametri del terzo quartile delle banche europee- non si sottrae Profumo -. Se il signor Profumo fosse andato a lavorare come amministratore delegato in una di quelle banche sarebbe stato pagato più o meno così.

 

Detto questo- ha aggiunto - nego che debbano essere i singoli a fare scelte contro il mercato. Va rilevato poi che nella cultura cattolica l'alto reddito può essere un problema, cosa che non avviene in quella protestante dove la retribuzione è un indicatore delle tue capacità» .

Il problema vero «non è quanto guadagna Profumo ma quante tasse paga Profumo e quanto evadono altri. Io pago le tasse volentieri quando so che qualcuno riceve in cambio servizi sociali, scuole e sanità» . L'altra palla che scotta è quella dei libici in Unicredit.

 

«Bisogna capire- dice Profumo - quali sono le regole di comportamento con questi paesi e soprattutto se vogliamo " contaminarci" o no. Io ho intrattenuto relazioni con il governatore della Central Bank of Libya, Farhad Bengdara, un signore che ha studiato a Londra e che stava cercando di far crescere la middle class. La sua partecipazione all'aumento del 2008 si è svolta in totale trasparenza» .

Sull'etica dell'impresa Lerner vuole capire a che punto è la riflessione, perché quella finanza esplosa nel 2008 ha prodotto «enormi sofferenze sociali» . «Sono convinto- dice Profumo - che non ci sia alcuna contraddizione tra la responsabilità e capacità di creare valore. Il capitale va remunerato. Ma l'impresa può crescere in modo sostenibile se trova legittimazione nella comunità» .

 13-03-2011]

 

 

 

ruby-gate news! - spuntano le foto del bunga bunga: autoerotismo e baci saffici - il progetto di uno studio dentistico per Nicole Minetti - A parte i bonifici alle ragazze varie e avariate, ci sono sei assegni, cambiati in contanti dal fido ragionier Spinelli nel dicembre 2010 per un totale di 1 milione e 550.000 euro - In più, un finanziere, che lavora al valico Italia-Svizzera, e che era in contatto con Lele Mora, ha parlato con i pubblici ministeri

Piero Colaprico per la Repubblica

Lo stillicidio sull'imputato unico prosegue. Quattro nuovi "cd" sono stati consegnati ieri dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini agli avvocati di Silvio Berlusconi. Sono un "supplemento" d'indagine. In totale, i cd dell'inchiesta salgono a quota ventiquattro. E bisogna tenere gli occhi fissi sulle due accuse, concussione e prostituzione minorile.

 

Serve a capire quello che sta accadendo in vista del processo del 6 aprile, senza farsi frastornare da pezzi d'intercettazioni e lacerti d'interrogatorio. In queste nuove carte ci sono - tra l'altro - quattro argomenti. Uno, alcune fotografie delle ragazze e qualcuna di queste è decisamente volgare.

 

Poi, il progetto di uno studio dentistico super-vip che voleva acquistare Nicole Minetti. Un'analisi del conto corrente "privato" di Silvio Berlusconi e il ruolo di un finanziere che sta al valico tra Italia e Svizzera. A che cosa servono questi "fatti nuovi"? E perché darli così urgentemente ai difensori?

Cominciamo con "il senso" delle fotografie. Come si ricorderà, Berlusconi, nelle sue difese via video ai fan politici, ha raccontato che a casa sua "entrano solo persone perbene" e che "il bunga bunga è una barzelletta", anzi venite che vi divertirete, "è tutto lecito".

Purtroppo per lui, in queste immagini, secondo indiscrezioni, vengono inquadrate proprio alcune di queste "ragazze perbene" che, in primo piano, sia ad Arcore, sia altrove, mostrano varie parti del corpo (di solito coperte) e mimano quello che succede al "tranquillo" bunga bunga al quale aveva invitato i giovani cattolici: autoerotismo e baci saffici, insomma siamo alla smentita secca al Berlusconi indignato, quello che rivendica di non pagare le donne.

 

Queste immagini, a quanto si dice, avranno ulteriori riscontri nei file audio: quelli che si scambiavano le ragazze attraverso i telefonini BlackBerry, e che saranno allegati (martedì prossimo) all'inchiesta bis, sulla prostituzione. Con l'ottantenne direttore del Tg4 Emilio Fede, l'agente in bancarotta Lele Mora e la consigliere regionale Nicole Minetti indagati principali.

 

Veniamo, appunto, a Nicole Minetti. Ha 25 anni e sa quello che rischia, anche per essere stata mandata ("Ti presenti bene, sei incensurata", le aveva detto Silvio Berlusconi) in questura, con "l'incarico ministeriale" di prelevare la minorenne Ruby-Karima. In alcune sue telefonate, lei parla d'investimenti immobiliari.

In una di ottobre, con Barbara Faggioli, sempre più triste, sempre più lontana dalle feste di Arcore, che le domanda: "Va bene, gli chiedo anche quanto vendono al metro?", la risposta di Nicole è netta: "Ma chi se ne frega, se è 10 o 12, dov'è che vai tu lunedì?! Ecco! chi se ne frega! Eh scusa, non ho capito (...) chiama e senti se oggi pomeriggio riusciamo ad andare".

 

La procura ha rintracciato un architetto: i tempi coincidono e l'idea di Nicole era creare uno studio dentistico di alto livello. Affare andato a monte, perché molto, quando si è saputo delle confessioni di Ruby, è andato a monte nel giro delle habitué delle porno-feste di Arcore.

 

Infine, sui rapporti reali tra Fede e Mora, e tra Berlusconi e Mora, e tra tutti loro con Ruby, c'è davvero da perdere la testa. Ma un fatto è certo. Berlusconi ha "foraggiato" Mora. E parecchio. Il concetto antimafia di Giovanni Falcone, Follow the money, segui i soldi, è stato sviluppato non poco in questa inchiesta.

 

E così gli accertamenti sui movimenti bancari di Silvio Berlusconi continuano e le indagini integrative ritirate ieri in procura dai difensori lo confermano. A parte i bonifici alle ragazze del bunga bunga, a show girl e a escort varie, ci sono sei assegni, cambiati in contanti dal fido ragionier Spinelli nel dicembre 2010 per un totale di 1 milione e 550.000 euro. In più, un finanziere, che lavora al valico Italia-Svizzera, e che era in contatto con Lele Mora, ha parlato con i pubblici ministeri. 12-03-2011]

 

 

FINI FREE: ARCHIVIATA A ROMA L’INDAGINE SULLA CASA DI MONTECARLO - IMMORTAL POMPETTA: “HO DAVANTI A ME 50 ANNI” - FRATTINI: NOI NON FAREMO IL NUCLEARE IN ZONE SISMICHE (MA VA?) - RENZI, ITALIA HA PERSO IL TRENO NUCLEARE:, ORA DIFFICILE RIPARTIRE - CICCHITTO: IL CSM INTERVENGA SU INGROIA - IL PM: “NON C’ERANO PARTITI, HO SOLO DETTO LA MIA” - ALFANO Dà RAGIONE A BRUTI INCARCERATI (CHE LO CRITICA) - STORAX CONTRO I MAGISTRATI QUERELANTI - IL DEMOCRISTIANO FIORONI SI SCOPRE ROTTAMATORE…

1 - FINI, ARCHIVIATA A ROMA INDAGINE SU CASA DI MONTECARLO...
(LaPresse) - Il Gip, Carlo Figliolia, ha archiviato il procedimento sulla casa di Montecarlo lasciata in eredità ad AN da una nobildonna. Nell'inchiesta era indagato il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

 

2 - GELMINI: GLI INSEGNANTI PAGATI POCHISSIMO PERCHÉ SONO TROPPI...
Da "La Stampa" - Gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in Italia: lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, intervistata a «Che tempo che fa», la trasmissione di Fabio Fazio su RaiTre. «Gli insegnanti sono pagati pochissimo - ha detto - perché sono troppi», sono un quantitativo «superiore al fabbisogno». Gelmini ha ricordato che chi insegna in una scuola superiore con 15 anni di anzianità in Italia prende circa 20 mila euro in meno di un collega tedesco. «Dobbiamo pagarli adeguatamente - ha sottolineato - ma se cresce il numero all'infinito sono proletarizzati». I tagli sono stati fatti sugli sprechi, secondo il ministro che ha detto di non aver «licenziato alcuno». E proprio i tagli, ha spiegato, hanno permesso di liberare Fondi serviti per pagare gli scatti di anzianità.

 

3 - SHOW DEL PREMIER: HO DAVANTI A ME 50 ANNI...
Da "la Repubblica" - «Sono stato il presidente del Consiglio che per più anni ha avuto la responsabilità di condurre il Consiglio dei ministri, più di De Gasperi» si vanta il premier Silvio Berlusconi sul palco del Teatro Manzoni di Milano durante la festa per celebrare i 25 anni della sua presidenza al Milan.

Il patron si presenta per la prima volta in pubblico senza il cerotto che ne segnava la guancia dopo l´intervento della scorsa settimana. «Per venire qui ho dovuto fare tre endovene» scherza. Confessa di puntare ai 120 anni con questo stile di vita. «Ho davanti a me altri 50 anni». Poi chiede a "Ringhio" Gattuso cosa si sia detto con l´avversario inglese in Champions, scatenando una rissa: «Presidente, ho perso la testa». E Berlusconi: «Noi siamo buoni, ma ogni tanto ce ne fanno di così grosse che perdiamo la testa: a me succede con Bersani».

 

4 - NUCLEARE, FRATTINI: DA NOI NESSUNO COSTRUIRÀ CENTRALI IN ZONA SISMICA...
(LaPresse) - "l'Italia non è un Paese paragonabile al Giappone per intensità sismica. Ed è chiaro che nessuno ha mai immaginato di fare una centrale nucleare in Italia in zona sismica". Lo ha affermato il ministro Franco Frattini parlando con i cronisti alla Farnesina. "Abbiamo fortunatamente zone che sismiche non sono. In più alle frontiere fra Italia e Francia ci sono decine di centrali nucleari a pochi chilometri da Torino". Per Frattini "le nuove generazioni non devono pagare la dipendenza di energia da parte di paesi produttori" e tornando a quanto accaduto in Giappone per il titolare della Farnesina: "Non credo che questo giustifichi una rimessa in discussione del piano italiano verso l'energia nucleare".

 

5 - RINNOVABILI, FRANCESCHINI: NUCLEARE È UNA SCELTA SBAGLIATA...
(LaPresse) - "Soprattutto in queste ore è evidente quanto sia lungimirante la scelta delle energie rinnovabili rispetto alla scelta sbagliata del nucleare. Noi chiediamo di eliminare tutte le norme che tolgono gli incentivi". Così Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, al termine della conferenza dei capigruppo.

6 - GIUSTIZIA: CICCHITTO, CSM APRA RIFLESIONE SU INGROIA...
(ANSA) -'Qui non e' in discussione la liberta' di opinione, ma la prevaricazione determinata da un potere giudiziario gestito nella commistione con l'azione politica. Su questo nodo il Csm deve aprire una seria riflessione altrimenti dobbiamo prendere atto che lo stato di diritto e' finito'. Lo afferma il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto riferendosi alla partecipazione del Pm Igroia alla manifestazione sulla Costituzione.

 

'Il dott. Ingroia - spiega - ha condannato nato nel corso di una manifestazione politica indetta contro il governo, l'ineguaglianza che sarebbe provocata dalla riforma Alfano, ma il primo a coltivare la diseguaglianza a suo favore e' proprio lui. Da un lato, infatti, Ingroia gode dei rilevanti poteri di cui usufruisce chi fa parte della magistratura inquirente con le ben note ricadute sulla liberta' delle persone, sui mezzi di comunicazione attraverso delicatissimi processi riguardanti i rapporti mafia-politica: di poteri quali nessun politico si sogna di avere e che possono essere esercitati solo da chi, essendo magistrato, e' realmente terzo e autonomo rispetto a tutte le parti processuali o politiche in campo. Per altro , verso egli fa politica in proprio quasi a tempo pieno con manifestazioni, articoli, interviste, libri e presentazioni di libri'. '

 

Un'ultima osservazione: cosi' come un politico farebbe un atto di straordinaria presunzione paragonandosi a Giacomo Matteotti - conclude - cosi' qualsiasi magistrato, anche il piu' meritevole, fa davvero un fuori d'opera se paragona se' stesso a quel gigante che e' stato Paolo Borsellino'.

7 - GIUSTIZIA: INGROIA, HO DETTO LA MIA SU RIFORMA MA AL C-DAY NON C'ERANO PARTITI...
(Adnkronos) - Un magistrato ha diritto di criticare la riforma della giustizia, mentre la manifestazione del C-day non era politica. In due interviste, a 'la Repubblica' e alla 'Stampa', il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, dice la sua sulla proposta approvata dal Consiglio dei ministri e spiega che non ha 'alcuna intenzione' di scendere in politica.

'La magistratura -spiega nel colloquio con 'Repubblica'- non vuole sostituirsi al potere legislativo ma nel rispetto del potere legislativo un magistrato puo' esprimere il suo punto di vista tecnico su scelte che rischiano di essere uno strappo rispetto ai principi fondanti dell'assetto costituzionale dela giustizia e ai diritti fondamentali dei cittadini'.

 

In merito alla sua partecipazione al C-day, Ingroia spiega che 'non era una manifestazione di partito. Era solo un'iniziativa in difesa della Costituzione. Non vedo nulla di strano che un magistrato vi partecipi e dica la sua sua un progetto di riforma costituzionale della giustizia'. Invece 'non mi sembrano affatto sobri gli attacchi che gettano fango su chi non la pensa allo stesso modo. Ecco perche'-rimarca Ingroia- ho apprezzato le parole del ministro della Giustizia, che mostra tolleranza nei confronti delle opinioni diverse'.

8 - GIUSTIZIA:BRUTI, RIFORMA EPOCALE E' OCCUPARSI DELL'ORGANIZZAZIONE...
(ANSA) - "La vera riforma epocale sarebbe occuparsi dell'organizzazione" degli uffici giudiziari. Così il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, intervenendo a un convegno in tribunale a Milano, ha fatto riferimento al ddl di riforma della giustizia messo a punto nei giorni scorsi dal Governo. Dopo avere premesso di non voler dare giudizi ed entrare nel merito della riforma della giustizia, Bruti Liberati ha spiegato di avere "sentito dire che si può varare una riforma epocale perché si sono affrontati i problemi di organizzazione giudiziaria". Un aspetto, questo, che non convince assolutamente Bruti Liberati, che anzi, ha spiegato come "la vera riforma epocale sarebbe proprio occuparsi di organizzazione", cosa che non si è fatta, secondo il magistrato, negli ultimi anni. (ANSA).

 

9 - GIUSTIZIA: ALFANO, BRUTI HA RAGIONE SU ORGANIZZAZIONE...
(ANSA) - "Bruti Liberati ha perfettamente ragione: l'aspetto organizzativo è fondamentale". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso della presentazione del piano straordinario del governo per la digitalizzazione della giustizia. A tale proposito, il Guardasigilli ha sottolineato: "Da quando sono ministro ho bandito 713 posti di magistrato. Dal momento che sono un po' meno di 9 mila in servizio, vuol dire che ho bandito l'equivalente di circa l'8% del totale dei posti".

E ancora: "facendo l'addizione con i magistrati assunti, questa percentuale supera il 10% del totale". "Mi dite - chiede Alfano - quale azienda in Italia ha avuto un incremento di personale del 10% negli ultimi due anni? Siamo l'azienda che ha assunto di più nel pubblico e nel privato con più di 900 magistrati". Quanto all'arretrato, Alfano fa notare che "negli ultimi 30 anni non c'é mai stato un punto di abbassamento tale come quello dell'anno scorso".

10 - NUCLEARE: RENZI, ITALIA HA PERSO IL TRENO, ORA DIFFICILE RIPARTIRE...
(Adnkronos) - 'Credo che discutere adesso del nucleare sia una follia. L'Italia ha perso il treno nell'87 con il referendum. Credo che ripartire adesso, al di la' dei facili slogan ideologici, sia molto difficile". Lo ha dichiarato il sindaco di Firenze Matteo Renzi, in un'intervista a Rtl 102.5 che invita a non strumentalizzare il confronto tra favorevoli e contrari all'utilizzo dell'atomo per la produzione di energia elettrica. "Il problema della sicurezza atomica -osserva- e' da affrontare in ambito europeo, anche senza avere le centrali"

"Trovo che in Italia la posizione del governo sia molto ideologica perche' non e' possibile tagliare i fondi alle rinnovabili e contemporaneamente affermare un futuribile nucleare. Il nucleare e' un grande tema che andrebbe affrontato con serieta' dagli scienziati non dai politici in cerca di visibilita'. Per me. oggi, le condizioni non ci sono e bisognerebbe anzi di tentare quegli aspetti di sostenibilita' energetica che -conclude Renzi- sono stati cancellati anche dagli ultimi provvedimenti di governo".

 

11 - PDL: GASPARRI, EVITARE FRAMMENTAZIONI, SCAJOLA AIUTI IL PARTITO...
(Adnkronos) - "Tutte le presenze e le energie devono essere coinvolte. Claudio Scajola e' un esponente qualificato del partito, tutte le risorse vanno coinvolte ma fare un gruppo autonomo e' proprio il contrario di quello che si deve auspicare". Lo ha dichiarato il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, ospite della "Telefonata" su Canale 5.

"E' giusto rivendicare spazio e presenza all'interno di un grande progetto -ha aggiunto Gasparri- frammentarlo vuol dire fare il gioco della sinistra. Sono contrario alla frammentazione, tuttavia non credo che questo avverra' perche' sarebbe il modo per fare un regalo alla sinistra. Gia' Fini con i suoi errori ha dato speranze alla sinistra che si sono poi rivelate infondate. Finora -ha concluso- la maggioranza e' riuscita a respingere tutte le manovre e i voti di sfiducia della sinistra che qualche transfuga dalla centro destra ha inteso appoggiare".

 

12 - GIUSTIZIA: BINDI, PIU' CHE OFFERTE DI DIALOGO CI ARRIVANO SOLO ULTIMATUM...
(Adnkronos) - "Su questa riforma nessuno e' aperto o chiuso al dialogo: io mi chiedo se una riforma costituzionale la possa fare una maggioranza numerica e non politica, con un presidente del Consiglio imputato di prostituzione minorile, concussione, corruzione di testimoni, evasione fiscale. Vorrei inoltre capire che risposte si attendano da noi: non ci sottrarremo al dibattito parlamentare, ma lo faremo con le nostre proposte, perche' questa cosiddetta disponibilita' del Guardasigilli assomiglia tanto a un prendere o lasciare". Lo afferma la presidente dell'assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi, nel rispondere, in un'intervista alla "Stampa", all'invito al dialogo sulla riforma della giustizia sollecitato dal centro destra all'opposizione

 

"Chiedo ad Alfano: e' disposto lui a discutere le nostre proposte? La loro non e' una riforma della giustizia, ma una riforma costituzionale sulla magistratura, che non portera' ai cittadini alcun vantaggio nel medio periodo: mancano interventi sull'organizzazione, sulle risorse, sulle procedure civili e penali. Un cambiamento profondo nei rapporti tra potere politico e giudiziario si puo' fare solo se si condividono i principi di autonomia e indipendenza della magistratura. Non dicendo di essere disposti a qualche piccolo cambiamento e basta".

Anche voi avete fatto proposte sulla distinzione dei ruoli tra giudici e pm o sulla obbligatorieta' dell'azione penale, non cosi' distanti da quelle del governo... "Innanzitutto -replica Bindi- noi partivano dal capitolo sul buon funzionamento della giustizia e comunque non contemplavano una modifica della Costituzione. Che non si puo' attuare rinviando a leggi ordinarie e dando mandato al governo di turno di mettere le mani in un settore cosi' delicato".

13 - API: RUTELLI, BIPOLARISMO FALLITO, SERVE LARGA COALIZIONE
(ANSA) - "Il sistema bipolare è fallito, in Italia ci sarebbe bisogno di una larga coalizione. Continuare con questi due poli che non riescono a governare il paese e non fanno le riforme è suicida": lo dichiara il leader di Alleanza per l'Italia Francesco Rutelli, intervenendo alla trasmissione 60 minuti di GR Parlamento. "Il PdL dovrebbe essere un partito unico, ma ogni sabato e domenica Berlusconi deve parlare a congressi di partitini che nascono come funghi e lo sostengono. Ci sono i responsabili, i disponibili, i servizievoli, un'armata Brancaleone", ironizza Rutelli.

 

"Quanto al Partito Democratico, penso che non sia mai nato". "Dobbiamo uscire dall'incubo dello scontro inconcludente dei due Poli", prosegue il leader di ApI. "Penso che dovremmo andare verso un sistema composto da 4-5 formazioni politiche principali, come avviene in Germania. Vogliamo lasciarci alle spalle schemi che hanno tradito tutte le promesse e non hanno portato risultati. Quasi un italiano su due dichiara di non voler votare per scontentezza dell'attuale sistema bipolare. Per questo - conclude Rutelli - penso che il Nuovo Polo sarà determinante, visto che, con l'attuale sistema elettorale, se superasse l'8% al Senato non ci sarebbe né per la sinistra, né per la destra la possibilità di una maggioranza".

14 - GIUSTIZIA: STORACE,VIETARE A MAGISTRATI POSSIBILITA' QUERELA...
(ANSA) -'La pretesa di intoccabilità dei magistrati la dimostra (ancora!) il pm Ingroia, che annuncia querele al Giornale per la richiesta di dimissioni seguita all'incredibile comizio di piazza. Se il governo rinuncia a promuovere l'azione disciplinare, è un gesto di pace. Non lo è quello di Ingroia che chiederà la pronuncia di un altro magistrato. Ma non si può vietare per legge la querela da parte dei magistrati? Non è tollerabile che siano incriticabili persino quelli che fanno i comizi!". Lo ha affermato in una nota Francesco Storace Segretario Nazionale de La Destra.

 

15 - PD: FIORONI 'ROTTAMATORE',SUBITO NUOVA GENERAZIONE DIRIGENTI...
(ANSA) - "Occorre lanciare una nuova generazione perché il rinnovamento non è la cosmesi della politica di ieri". E' quanto scrive Beppe Fioroni nell'editoriale del primo numero di "Il domani d'Italia", la nuova rivista della componente popolare del Pd, che è scaricabile tramite iPad. Secondo Fioroni "ormai una cosa è certa: Berlusconi e la seconda Repubblica sono al capolinea". Abbandonata l'idea di elezioni anticipate e la proposta della Grande alleanza, il Pd deve "superare le tattiche e pensare a una vera strategia". "E la prima domanda che onestamente dobbiamo farci - prosegue l'editoriale - è: possiamo pensare che il domani, dopo Berlusconi, sia rappresentato da un centrosinistra che invece ha le stesse facce di ieri? O non è forse arrivata l'ora anche per noi di avere coraggio?".

 

16 - LA CAMERA IL 16 MARZO SARÀ APERTA PER LA 'NOTTE TRICOLORE'...
(LaPresse) - La camera dei deputati resterà aperta mercoledì 16 marzo in occasione della 'Notte tricolore'. In particolare sarà possibile partecipare a delle visite guidate nel palazzo di Montecitorio, dalle ore 20 alle ore 2 del mattino, che comprenderanno la mostra in corso 'Pagine di pietra - I Dauni tra VII e VI secolo a.c.'.

 14-03-2011]

 

 

chi salverà don salvatore? - LIGRESTI-story con finale tragedy - gli inciuci consob - la protezione di gerovital - le partecipazioni "sensibili": 5% di Mediobanca, 5% di Rcs, Gemina, Impregilo - il buon rapporto con Profumo grazie all’ambasciatore libico in Italia Gaddur, libia prima azionista di unicredit - ma ora tutto è cambiato. Geronzi è sotto attacco in Generali, in Libia è scoppiata la guerra civile e Gaddur si è dissociato da Gheddafi

Giovanni Pons per "Affari & Finanza" de "la Repubblica"

 

Salvatore Ligresti alla tenera età di 79 anni si sta giocando la partita decisiva per la sopravvivenza del suo gruppo. Da diversi mesi ormai l'attenzione dei mercati è rivolta sui titoli della sua galassia, Premafin, FondiariaSai, Milano Assicurazioni, tutti sottoposti a forti oscillazioni a seconda delle notizie che via via li riguardano.
Tuttavia, nelle ultime settimane, è arrivato a Ligresti un segnale inequivocabile.

 

Un segnale che anche nell'entourage ovattato dell'ingegnere di Paternò hanno interpretato in chiave politica. Il fatto è noto: la Consob non ha dato il via libera all'operazione messa in piedi con i francesi di Groupama, o meglio, ha subordinato l'autorizzazione al lancio dell'Opa, una parola che Ligresti proprio non ama sentire.

 

Lo stop è arrivato da una nuova commissione, quella ora guidata da Giuseppe Vegas, per molto tempo uomo di fiducia di Giulio Tremonti al ministero dell'Economia. La votazione in seno alla Consob è stata presa quasi all'unanimità, se si esclude l'astensione di Paolo Troiano, il consigliere di Stato diventato commissario Consob nell'ultima tornata di nomine.

 

Troiano era capo di gabinetto all'Antitrust quando nell'ormai lontano settembre 2002 un'indagine invasiva negli uffici di Mediobanca permise agli uomini di Giuseppe Tesauro di dimostrare un legame molto stretto tra la banca d'affari, la Fondiaria da poco finita nell'orbita Ligresti e le assicurazioni Generali. Un triangolo bancario assicurativo incestuoso che per l'Antitrust era da smantellare e che ebbe come effetto concreto quello di sciogliere almeno parzialmente le partecipazioni incrociate, con Fondiaria costretta a vendere il grosso della quota in Generali con contestuale uscita di suoi consiglieri dal board di Trieste.

 

E poi, qualche mese dopo, il 18 dicembre 2002, il secondo tragico effetto di costringere la Consob a rivedere la decisione presa meno di un anno prima che esentava dall'obbligo di Opa la Sai di Ligresti nell'acquisto della Fondiaria avvenuto con il contributo fattivo di un gruppo di investitori finanziari che andavano da Francesco Micheli alla Jp Morgan di Federico Imbert, a Interbanca, Mittel e Commerzbank.

 

I cosiddetti cavalieri bianchi erano scesi in campo in aiuto di Ligresti perché nel settembre 2001 la Consob aveva in un primo tempo imposto l'obbligo di Opa alla Sai che aveva acquistato in tutta fretta da Montedison una partecipazione in Fondiaria, sapientemente sfilata alla Montedison dalla Mediobanca di Vincenzo Maranghi poche ore prima che sulla società energetica arrivasse l'Opa congiunta della Fiat e dei francesi di Edf.

 

Il dietrofront tardivo della Consob fu però inutile poiché a distanza di un anno l'Opa non era più fattibile anche perchè nel frattempo Sai e Fondiaria si erano fuse. E così i piccoli risparmiatori rimasero a bocca asciutta come spesso è accaduto in Italia, pur in presenza di un passaggio di mano evidente del controllo del secondo gruppo assicurativo italiano.

 

Da quel momento in poi cominciò a diffondersi in Borsa e negli ambienti finanziari la consapevolezza che Ligresti potesse contare su un atteggiamento non punitivo dell'organo di vigilanza per le sue iniziative. E in effetti negli anni successivi è sembrato proprio che Ligresti potesse far passare qualsiasi aggiustamento nella sua lunga catena di controllo.

La sua strategia, da un certo punto in avanti, si è dimostrata veramente poco lungimirante. Ha cominciato a scaricare ai piani inferiori, leggasi Fonsai e Milano, tutta una serie di partecipazioni immobiliari con l'evidente scopo di sopravvalutare i cespiti delle sue società a monte e di far risalire in quella sede risorse finanziarie che potessero alleviare la forte esposizione debitoria.

 

Il mercato ha così dovuto assistere silente all'acquisto dell'Immobiliare Lombarda dalle banche senza lancio dell'Opa, offerta che arrivò poi quattro anni più tardi però a un prezzo molto discusso. La Consob non ha mai contestato queste operazioni con parti correlate e anzi, a un certo punto si è anche saputo che il figlio del presidente, Marco Cardia, vantava rapporti di consulenza con alcune società del gruppo Ligresti.

 

L'unica autorità a imporre uno stop alla strategia Ligresti è stata l'Isvap che ha negato l'autorizzazione alla vendita della Tenuta Cesarina che avrebbe appesantito ulteriormente i conti della compagnia.

Ma a un certo punto il castello si è fatto traballante. L'esposizione debitoria nelle holding a monte della catena, garantita con i pacchetti azionari delle società a valle, con la discesa del titolo Fonsai è diventata sempre più rischiosa. Ligresti ha cercato di ingessare il titolo Premafin, il cui flottante è sempre stato ridotto anche perché il grosso delle azioni è custodito nel portafoglio di famiglia. Il risultato è che Premafin da molti mesi tratta in Borsa con un premio enorme rispetto al valore delle società sottostanti, Fonsai e Milano, colpite dalla crisi internazionale e da un andamento gestionale non certo esaltante.

 

La prima svolta arriva durante l'estate scorsa quando la Consob, ringalluzzita dall'uscita di Cardia, ha cominciato a guardare il gruppo più a fondo arrivando anche a scoprire che per anni il Crédit Agricole di Lugano ha detenuto un pacchetto di azioni Premafin non dichiarato, per conto di azionisti sconosciuti ma che si sospetta appartengano alla stessa famiglia Ligresti. Don Salvatore non si dà comunque per vinto e gioca le sue carte anche se il quadro di riferimento a cui si è spesso aggrappato comincia a vacillare.

 

La banca di riferimento è diventata Unicredit dopo che nel 2007 ha assorbito Capitalia, suo grande creditore ai tempi della presidenza Geronzi. Riesce a stabilire un buon rapporto con Alessandro Profumo probabilmente grazie a i buoni uffici dell'ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur.

 

I fondi sovrani del governo Gheddafi entrano nel capitale di Unicredit nell'autunno 2008 e nella primavera 2009 immettono altri capitali freschi in una banca in difficoltà per l'esplosione della crisi finanziaria mondiale. Così la banca di Profumo non nega l'assistenza finanziaria alle holding di Ligresti arrivando anche a garantire il trasferimento della sede milanese della banca in una delle torri che il costruttore sta realizzando nel nuovo quartiere Porta Nuova.

Con l'altro grande alleato, Mediobanca, Ligresti ha un rapporto ondivago. Al contrario che in passato da Piazzetta Cuccia chiedono una svolta manageriale forte per Fonsai e una uscita dei membri della famiglia dai vari consigli di amministrazione. Ma di tutto ciò non si può neanche parlare a Don Salvatore che a malincuore ha sostituito Fausto Marchionni con un manager di provenienza interna, Emanuele Erbetta.

 

Continuando poi nella sua gestione a forte impronta familiare. Mediobanca, inoltre, memore dell'intervento dell'Antitrust anni addietro, non può impegnarsi direttamente in operazioni sul capitale di Fonsai. Ecco allora che i Ligresti rispondono al richiamo della sirena francese, particolarmente seducente nei confronti della figlia Jonella, la primogenita che sembra destinata a prendere in mano le redini del gruppo.

Il piano è un po' grezzo ma efficace. Vincent Bollorè comincia a comprare azioni Premafin e a dichiarare pubblicamente gli acquisti alla stampa, il titolo sale, e quando è arrivato al livello giusto scende in campo Groupama con la sua offerta da 145 milioni che apparentemente non sposta gli equilibri del gruppo ma in realtà lo fa.

E' un ticket ingombrante quello staccato da Jean Azéma che rischia di ipotecare il futuro del gruppo incluse quelle partecipazioni "sensibili" per il sistema che le società di Ligresti hanno in portafoglio: 5% di Mediobanca, 5% di Rcs, Gemina, Impregilo. I nuovi padroni di Unicredit, le fondazioni di Torino e Verona, non possono permettere che quote così importanti vadano a cadere nell'orbita di Bollorè poiché a quel punto di rafforzerebbe enormemente la posizione del francese in Mediobanca. E anche da Intesa Sanpaolo, da sempre sensibile a quello che avviene sulla filiera piazzetta CucciaGenerali, guardano il tema con apprensione.

 

La partita non è ancora volta al termine, Ligresti sta rinegoziando l'accordo con Groupama, ma vi sono segnali che il quadro di riferimento per l'ingegnere di Paternò sta cambiando. L'amico Cesare Geronzi è sotto attacco in Generali, in Libia è scoppiata la guerra civile e Gaddur si è dissociato da Gheddafi.14-03-2011]

 

 

UN, DUE, TRE, PIQUATTRO! - LETTERA DELL’ENI AL CORRIERE DEI "FINANZIAMENTI": "Eni non ha mai operato nessun tipo di finanziamento nei confronti del sito Dagospia - È vero invece che Eni già da alcuni anni acquista, attraverso il proprio centro media convenzionato (Zenith Optimedia), spazi pubblicitari su varie testate web (Corriere.it incluso), compreso Dagospia - L’ intervento pubblicitario su Dagospia, peraltro limitato

 "Corriere della Sera"

 

In relazione all' articolo «I Pm e la P4: agisce come clan e terroristi» (Corriere di ieri) è opportuno precisare che Eni non ha mai operato nessun tipo di finanziamento nei confronti del sito internet Dagospia né nei confronti di altri siti o società editoriali né nazionali né internazionali.

È vero invece che Eni già da alcuni anni acquista, attraverso il proprio centro media convenzionato (Zenith Optimedia), spazi pubblicitari su varie testate web (Corriere.it incluso), compreso il sito Dagospia.

 

L' intervento pubblicitario su Dagospia, peraltro limitato e come molte altre importanti aziende italiane, rientra nella politica di comunicazione commerciale di Eni e comunque viene valutato e intermediato dalla concessionaria di pubblicità del sito in questione, «Sole24Ore System».14-03-2011]

 

 

CAZZAROLA CHE TEMPISMO! NON FA IN TEMPO LUCA LUCIANI A STAPPARE LO CHAMPAGNE PER IL NUOVO RUOLO DI DIRETTORE GENERALE TELECOM PER IL SUDAMERICA CHE DALLA MAGISTRATURA ARRIVA UN AVVISO DI INDAGINE PER LE SIM FALSE...

AGI) - Luca Luciani, indicato dai soci di Telecom come nuovo direttore generale, e' stato iscritto nel registro degli indagati dal Pm Alfredo Robledo nell'ambito dell'inchiesta sui un giro di migliaia di Sim false che coinvolge la societa' di telecomunicazioni. Le ipotesi di reato a suo carico sono false comunicazioni, ostacolo all'autorita' di vigilanza e truffa aggravata. Le stesse accuse sono contestate a Riccardo Ruggiero, ex Ad di Telecom. [14-03-2011]

 

 

WIKI-FICHE - LE LESBO-AMICHETTE CHE ODIANO ASSANGE E VOGLIONO INCASTRARLO - LA RAGAZZA CHE HA ACCUSATO DI STUPRO IL BIONDO DI WIKILEAKS E LA POLIZIOTTA CHE L’HA INTERROGATA LA PRIMA VOLTA SONO AMICHE (DI LETTO) - LE DUE SI SCAMBIAVANO SALUTI SU FACEBOOK, COMMENTI SUI RISPETTIVI BLOG E UN PROPOSITO: “SGONFIARE QUEL PALLONE GONFIATO

Francesco S. Alonzo per "la Stampa"

 

La vicenda di Wikileaks e del suo fondatore, Julian Assange, si arricchisce di un capitolo bizzarro, che potrebbe rivelarsi la soluzione al giallo delle accuse di violenza e molestie sessuali formulate contro di lui in Svezia. Dallo studio degli atti depositati in tribunale è emerso infatti che l'ispettrice di polizia che condusse il primo interrogatorio con una delle due donne che accusano Assange - Miss A - sarebbe una sua amica «particolare» e la denuncia fu praticamente formulata insieme. Scambi personali di saluti su Facebook dimostrano i rapporti tra l'ispettrice di polizia e la donna, una creola originaria di Cuba che si dice abbia anche operato nell' isola come agente segreto della Cia.

 

Inizialmente, secondo la stampa svedese, le due donne non intendevano denunciare Assange. Si erano rivolte alla polizia solo per sapere se c'era modo di costringerlo a sottoporsi al test dell'Hiv, dopo che aveva avuto con loro rapporti non protetti. Sarebbe stata la poliziotta a spiegare loro che per la legge svedese il rifiuto di usare il preservativo si configura come stupro e a trasmettere il caso alla procura.

 

L'agente mostra chiari pregiudizi contro Assange: un paio di settimane fa tifò per l'avvocato delle due donne, scrivendo fra l'altro sulla sua pagina Facebook che era ora di «sgonfiare quel pallone gonfiato» ed esageratamente osannato di Julian Assange.

 

Il fondatore di Wikileaks e i suoi avvocati hanno ripetutamente accusato il sistema giudiziario svedese di parzialità, asserendo che è stata eliminata ogni possibilità di condurre un processo equanime. Il pubblico ministero avrebbe commesso errori di sostanza e di forma per portare a termine un complotto di chiara ispirazione politica in una nazione che viene definita «l'Arabia Saudita del femminismo». L'ispettrice di polizia e la donna erano entrate in contatto nell'aprile 2009, in occasione di un congresso socialdemocratico, ossia ben 16 mesi prima che venisse sporta denuncia contro Assange.

 

La stretta amicizia tra le due donne emerge anche dal contenuto dei testi scambiati sui rispettivi blog. Traspare sempre più la trama politicofemminista che sarebbe alla base delle accuse ad Assange. Si apprende, ad esempio, che a invitare l'australiano in Svezia era stata una delle due donne che poi lo avrebbero accusato di violenza. In un estratto del suo blog l'ispettrice di polizia riporta una dichiarazione dell'amica secondo la quale «sono gli uomini bianchi come Assange ad arrogarsi il diritto di decidere che cosa è o non è offensivo per le donne».

 

E l'amica le risponde nel proprio blog: «Ciao! Grazie della nota. Come ripeto, è ignobile che uomini bianchi difendano sempre il loro diritto a usare parole offensive... Poi negano che proprio quelle parole facciano parte del sistema che mantiene il loro gruppo ai vertici delle strutture sociali».

Dunque, sebbene le due donne si frequentassero già da 16 mesi, l'ispettrice decise di condurre lei l'interrogatorio dell'amica omettendo, come sarebbe d'obbligo secondo la legge svedese, di dichiarare l'esistenza di un rapporto privato che ne viziava la validità. Resta adesso da vedere se questi elementi produrranno una ricusazione da parte della difesa del mandato di cattura internazionle emesso dal giudice svedese Maria Haeljebo Rosander sulla base dell'interrogatorio ora messo in discussione.

 14-03-2011]

 

 

LA STORIA DEL SIGNOR CECI E DEL BANCO DESIO: A BANKITALIA INTERESSA? - Il Governatore Draghi pare interessarsi molto, e con ragione, alla diffusione delle mafie e del malaffare che intossicano e sfruttano gangli non sempre ben presidiati del sistema economico e finanziario italiano. bene, ecco una storia che ha per protagonista il banco desio da ponderare per gli uomini della vigilanza

Bankomat per Dagospia

Il Governatore Draghi pare interessarsi molto, e con ragione, alla diffusione delle mafie e del malaffare che intossicano e sfruttano gangli non sempre ben presidiati del sistema economico e finanziario italiano. L'altro ha partecipato ad un convegno di Libera, di fianco a don Ciotti, parlando forte e chiaro. Anche a chi faceva finta di non sentire, secondo una arguta osservazione dello stesso don Ciotti che abbiamo còlto poi in tv dalla Bignardi.

"La criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una società, può mettere a repentaglio la democrazia, frenarla dove debba ancora consolidarsi". Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, intervenendo a un dibattito sugli aspetti economici delle mafie, all'università statale di Milano. Le banche devono essere vigili e mantenere "salde difese interne" contro il possibile riciclaggio finanziario.

 

"La Banca d'Italia - ha detto - utilizza tutte le leve a sua disposizione per valutare e stimolare la capacità delle banche di essere vigili sul fronte del contrasto al riciclaggio. Ho più volte ricordato quanto sia fondamentale per il loro buon nome che esse mantengano salde difese interne contro il rischio di farsi strumento di riciclaggio; ogni euro speso per rafforzarle è ben speso".

Così testualmente un passaggio dell'intervento di Mario Draghi, ripreso ad esempio dal sito de Il Fatto, l'11 marzo.

Chissà cosa avrà pensato mentre diceva queste cose il Governatore. Forse ai tanti dossier ispettivi che ha sul tavolo. Forse anche alla storiella che Bankomat ha cominciato a raccontare per gli affezionati di Dagospia la settimana scorsa, dove si narra di un tal Enrico Ceci e di un certo Banco Desio. Delle dichiarazioni di questo giovane impiegato del Banco, licenziato - sostiene lui - per aver denunciato varie irregolarità in filiale proprio sull'uso dei contanti, delle cassette di sicurezza e sull'inosservanza di varie norme relative all'antiriciclaggio.

 

Storie da ponderare, certo, ma che il Ceci aveva ritenuto di raccontare a più riprese anche alla Guardia di Finanza che indaga su certe vicende del Banco Desio, riscontrando interesse degli investigatori agli ordini del PM di Roma Dott. Cascini. Per ora, come già si diceva, querele e fastidi il Ceci le ha avute solo dal Banco Desio, mentre gli inquirenti sembra avessero apprezzato le segnalazioni.

Chissà allora se Draghi oggi pensava alla sua piccola filiale di Parma, alla quale il Sig. Enrico Ceci dipendente del Banco Desio a Parma aveva scritto il 15 luglio del 2009, raccontando varie ed interessanti cosette. Nella quale e-mail del 15 luglio 2009, alla Signora Vignoli di Bankitalia, egli riportava una sua raccomandata precedente a Draghi stesso, nonché un vero e proprio esposto alla Banca d'Italia, datato 27 gennaio 2009. E poi altre due missive a Draghi del 27 aprile e del 9 giugno. Anche nei giorni scorsi il Sig.Ceci ha scritto in Banca d'Italia, per aggiornarla sulle sue vicende. Tutto tace per ora.

Per la verità, in precedenza il dipendente (allora) del Banco desio si era determinato a tanto avendo prima denunciato le cose per via gerarchica ai suoi capi, in filiale e poi su su fino al Collegio Sindacale della Banca, il 20 ottobre 2008.

E cosa diceva il buon Enrico Ceci, pur fra mille altre cose narrate magari con entusiasmo e veemenza tipici della giovane età: una cosa non certo banale a leggersi, se io fossi Presidente dell'organo di controllo di una Banca. "Nella documentazione da me inviata a supporto è da me testimoniata in particolare la presenza di una "falla" nel Sistema Informativo Aziendale di Banco di Desio e della Brianza che potrebbe consentire a tutte le Filiali della Banca di poter gestire dei lunghi periodi di tempo in cui la giacenza fisica afferente la valuta estera non coincide con la giacenza informatica rilevata dalla Tesoreria Centrale di Banco di Desio. Questo fatto è evidentemente di una estrema gravità e, dalle verifiche da me fatte su altri importanti Istituti di Credito, peculiarità esclusiva di Banco di Desio e della Brianza".

 

Chiaro che man mano il buon Ceci si sia innervosito, insospettito, incazzato. Ha detto e scritto le stesse cose a Banca d'Italia e Guardia di Finanza. Certo, nessuno di questi organismi ha doveri di risposta specifica al cittadino Ceci, se non doveri di prendere buona nota e poi procedere come la Legge e la coscienza loro indicano...

Si deve dare atto che l'Area Vigilanza di Bankitalia, da Roma, l'8 maggio 2009, ha risposto con due pagine al Ceci, non certo argomentando che erano tutte stupidaggini e che si guardasse bene dall'importunare con fandonie codesto istituto, ma dandogli atto che i fatti segnalati sono oggetto "di attento esame da parte dell'Istituto".

La vicenda intera ha incuriosito anche il senatore Elio Lannutti, quello dell'Adusbef per intenderci, che il 1 febbraio 2009 faceva una interrogazione parlamentare al Ministro Tremonti sul tema della strana vicenda del Sig. Ceci.

Una piccola considerazione per così dire "di scenario" ci sorge spontanea: il presidente del Collegio Sindacale di Banco Desio, Eugenio Mascheroni, che si vede recapitare le denunce del Ceci enrico impiegato alla filiale di Parma, aveva suo fratello Carlo Maria come sindaco supplente del Banco Desio stesso, (già curioso, no? Un collegio di famiglia...).

 

E questo suo fratello era anche sindaco di Arner bank, la famosa plurindagata e discussa banca svizzera, commissariata in Italia. Quella del mitico Bravetti, quella con il conto n.1 intestato a Berlusconi, quella indagata per rapporti non chiari anche con ambienti di criminalità organizzata.

Quella oggetto, inter alia, di indimenticabili attenzioni del programma Report di Milena Gabanelli su Rai3. Ecco, diciamo che i Mascheroni - scelti come sindaci dalla Famiglia Gavazzi che da sempre controlla il Desio - sono persone altolocate, che fanno parte di certi ambienti e che probabilmente non amano troppo i guai che certe "ingenue" denunce interne di qualche impiegato giovane e zelante possono comportare. Sarà per quello che non gli hanno mai risposto.

 

Ma essendo professionisti di livello, avranno di certo e professionalmente preso atto delle denunce attivando controlli in Banca e sensibilizzando la Famiglia Gavazzi.

Pare intanto che al Carlo Maria Mascheroni, Sindaco Supplente del Desio e fratello del (vedi Bollettino di Vigilanza n. 7 luglio 2009) Banca d'Italia abbia comminato una sanzione di 10.000 euro a causa di irregolarità per "carenze nei controlli interni" di Arner Bank.

Banco Desio è stato recentemente colpito anche dalla inchiesta del pm Fadda di Como che segue di qualche mese quella del pm Cascini di Roma. Si configura una correità di Credito Privato Commerciale (la Banca Svizzera di Banco Desio) e di Arner Bank : associazione a delinquere, riciclaggio e contrabbando di oro e preziosi.

Speriamo che i due fratelli in banco Desio siano più solerti. E speriamo che Carlo Maria lo sia anche in Banca Sella, visto che i banchieri biellesi a settembre 2010 lo hanno nominato Consigliere e membro del Comitato investimenti di Banca Patrimoni Sella & c. Ma il comunicato stampa del Gruppo Banca Sella descrive il curriculum di Mascheroni omettendo la carica e l'infortunio in Banca Arner.

Chissà intanto che riunioni a casa Gavazzi per prendere misure rapide di maggior controllo al Banco Desio e rendersi rapidamente e meglio "compliant", come si dice in gergo, insomma mettersi in riga verso la Bankitalia di Draghi e la sua severità di controllo.

Comunque a Bankitalia la situazione del Desio sarà ben nota anche da altre fonti. Ad esempio, così scriveva la Reuters il primo aprile 2010, e non è un pesce d'aprile: "Milano, 1 aprile (Reuters) - Quattordici persone -- tra cui cinque funzionari del Banco Desio accusati di aver architettato un sistema per aiutare i clienti a trasferire all'estero somme guadagnate in nero -- sono state denunciate dalla Guardia di Finanza per riciclaggio ed evasione fiscale internazionale.

 

Ne danno notizia le Fiamme Gialle, mentre non è stato al momento possibile ottenere un commento dall'istituto di credito. Gli ideatori del sistema, che la Gdf in una nota definisce veri e propri "esperti dell'alta finanza", si sarebbero mossi personalmente per raccogliere contanti in tutta Italia -- soprattutto a Roma, Milano, Firenze e Modena - e portarli in una filiale a Lugano per depositarli su conti "cifrati".

Bankomat non è un PM ma la storia del sig. Ceci e del Banco Desio appare sempre più interessante, e ci torneremo. Magari analizzando la imminente approvazione del Bilancio del Banco Desio, che ci attendiamo dia ampio riscontro agli azionisti ed al mercato circa le indagini di cui sopra. Tanto quella comasca quanto quella romana.14-03-2011]

 

 

- VOLANO PIETRE TRA DE MAGISTRIS E GRILLO. IN BALLO L’EGEMONIA MILITANTE ANTI-BANANA - 2- L’EX PM, AUTOCANDIDATOSI SINDACO DI NAPOLI NEL PARTITO DI DI PIETRO E CONTRO IL CANDIDATO DEL PD MORCONE, RISPONDE AL VAFFA DI GRILLO DANDOGLI DEL VENDUTO! “è EVIDENTE CHE L’ATTIVITÀ DI BEPPE È IN QUALCHE MODO GUIDATA DA BEN NOTI GRUPPI IMPRENDITORIALI E DELLA COMUNICAZIONE CHE LAVORANO CON LUI...” - 3- ANCORA: "INVITO GRILLO A TOGLIERSI LE PANTOFOLE E A LASCIARE LE VACANZE A CINQUE STELLE E DAL LUSSO DELLE SUE ABITAZIONI CHE VALGONO MILIONI DI EURO, CHE HO AVUTO L’ONORE DI FREQUENTARE E CHE BEN CONOSCO, A SCENDERE IN PIAZZA CON NOI" -

Da "Affaritaliani.it"

 

"Sono allibito da quanto dice Grillo. Lui non ha interesse che la politica cambi. E' evidente a tutti che l'attività di Grillo è in qualche modo guidata da ben noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione che lavorano con lui. Evidentemente vuole mantenere il suo marchio, ma non gli importa nulla che la politica funzioni".

Luigi De Magistris, europarlamentare dell'Idv e candidato a sindaco di Napoli, sceglie il quotidiano online Affaritaliani.it per replicare a Beppe Grillo che sul suo blog lo ha attaccato dicendosi pentito di averlo sostenuto in passato. Grillo l'accusa di evitare i processi e l'equipara a Berlusconi: "E' lui che parla il linguaggio de Il Giornale. Io mi difendo nei processi e rispetto la magistratura"

 

Come commenta le parole di Beppe Grillo?
"Sono dispiaciuto perché è da tempo che Grillo ha deciso unilateralmente di rompere un rapporto di amicizia: questo mi dispiace perché lo considero un grande comico e un italiano di valore. Però adesso è andato manifestamente fuori dal seminato e rimango allibito da quello che dice".

Perché?
"Grillo sostiene di essere un esperto di Internet e per questo lo inviterei a informarsi sull'enorme lavoro che sto svolgendo in Europa. Attività a cui non ha mai dato pubblicità attraverso il suo blog".

A che cosa si deve questo ostracismo?
"Grillo ha incominciato ad avere fastidio per l'attività politica che svolgevo quando ho cominciato a girare l'Italia ed ho cominciato a recepire nelle mie battaglie politiche i tanti contenuti giusti delle iniziative che i meet-up del Movimento a cinque stelle. Da allora ho fatto appello al percorso comune per cambiare il Paese. Ma da quel momento è iniziata la sua resistenza. Allora mi è venuto un legittimo sospetto e un dubbio politico".

 

Ovvero?
"Grillo non ha interesse che la politica cambi, ha interesse a mantenere un marchio privatistico. E' evidente a tutti che l'attività di Grillo è in qualche modo guidata da ben noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione che lavorano con lui. Evidentemente vuole mantenere il suo marchio ma non gli importa nulla che la politica funzioni. Anzi, se la politica funziona evidentemente Grillo non ha più ragione di esistere. Allora questo comincia a diventare un problema politico e quindi Grillo parla da leader di un movimento politico che sta facendo esclusivamente degli interessi ristretti confacenti a questa sua battaglia. E poi vorrei precisare un secondo punto...".

Cioè?
"Lui mi accusa di tradimento. Ma è una cosa che non esiste perché ho cominciato a fare attività politica con il massimo impegno, l'abnegazione e con la massima dedizione all'interesse pubblico. L'attività politica poi è fatta di emergenze e imprevisti. Mi sono candidato a sindaco di Napoli perché la città sta sprofondando nel baratro: tra Camorra, cricche, trasversalismo degli affari e immondizia. Dopo le primarie poi ho avuto un'enormità di sollecitazioni a candidarmi, tra l'altro anche da ambienti molto vicini a Grillo. C'ho messo la faccia, non tradendo nessuno. Anzi, il mio è un ulteriore passo in quel prosieguo di quell'attività politica alla quale sto dando tutto me stesso.

 

Tra l'altro lo faccio non pensando al mio interesse personale: se volessi guadagnare di più starei in Europa. Il mio è un atto di esclusivo amore per Napoli. Per questo invito Grillo a scendere dalle vacanze a cinque stelle e dal lusso delle sue abitazioni che valgono milioni di euro a togliersi le pantofole e a scendere in piazza con noi. Non capisco perché lui stia mantenendo un interesse personale quando invece potremmo andare insieme a Napoli, visto che su tante cose la pensiamo allo stesso modo: dall'acqua pubblica fino alla questione dei rifiuti. Invito Grillo a stare più tra il popolo e un po' meno in pantofole nelle sue abitazioni di lusso che ho avuto l'onore di frequentare e che ben conosco".

Grillo sostiene che lei si è avvalso dell'immunità parlamentare per evitare un processo...
"Non mi sonno mai avvalso dell'immunità in nessun processo penale tant'è che per il coraggio delle mie battaglie mi hanno buttato sostanzialmente fuori dalle funzioni di pm in Calabria. E poi continuo a difendermi nei processi civili, amministrativi e penali. Questa visione del Grillo che usa lo stesso linguaggio de il Giornale e di Libero fa veramente sorridere.

 

Faccio un appello alle persone che hanno il mio stesso comune sentire, simile a quello di Grillo, ad unire le forze e non perdere tempo a litigare tra persone che dovrebbero stare dall'altra parte. Invito tutti a riflettere e ragionare sul perché Grillo sta facendo questo".

 

Grillo sostiene che lei usa la stessa terminologia di Berlusconi per difendersi...
"Ma quando mai! Mi difendo nei processi, sono un uomo dello Stato che difende i magistrati. E' Grillo che parla il linguaggio de Il Giornale di Berlusconi. Il comico genovese sa perfettamente quanto io sia stato contrastato da pezzi deviati delle istituzioni. L'ha detto lui stesso quando mi difendeva ai tempi in cui facevo il magistrato. Siccome so che Grillo mi ha difeso perché ci credeva, adesso mi sta deludendo perché sta dimostrando di anteporre interessi economici e personali a battaglie che potrebbero essere comuni".

2- "È STATO CITATO PER DIFFAMAZIONE DA MASTELLA. PER CHIUNQUE SAREBBE UNA MEDAGLIA AL VALORE MA LUI HA CHIESTO ALL'UE DI FAR VALERE LA SUA IMMUNITÀ PARLAMENTARE"...
Beppe Grillo per Beppegrillo.it

 

Quando sbaglio lo faccio in buona fede, ma subito dopo mi incazzo con me stesso. Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog come indipendente che subito dopo si è iscritto per coerenza a un partito.
Sulla sua attività europarlamentare tantissimi contavano, io per primo, per contrastare i fondi europei destinati alle mafie. In questi mesi è stato forse più presente sui giornali e in televisione che nei banchi di Bruxelles. L'europarlamento è un passaggio per traguardi più importanti e di grande visibilità. Ah, la visibilità. Ah, la coerenza.

De Magistris si è candidato a sindaco di Napoli, ma solo lo scorso anno diceva in un'intervista al Fatto Quotidiano: "Ringrazio chi, tra partiti e società civile, vede in me un'alternativa a un quadro politico moribondo, crollato sulla questione morale. Tocca a me? Certo, tocca a me ogni giorno, da quando ho deciso di impegnarmi in politica... da europarlamentare e presidente della commissione di controllo sui bilanci mi sto occupando in Europa di dimostrare che l'immagine dell'Italia non è solo quella di Berlusconi, e di impiegare al meglio i fondi europei, spezzando ogni legame tra le risorse Ue e la criminalità organizzata... dovrei dimettermi dal Parlamento europeo.

 

E in politica c'è un valore che pochi ricordano, specie in questi giorni: la coerenza. Ho fatto campagna elettorale in tutta Italia raccogliendo consensi ovunque per dedicarmi ai temi dell'Europa. Lasciare il lavoro incompiuto non sarebbe un bel segnale."

 

Dal blog di Antonio Borghesi, suo compagno di partito: "ho appreso che saresti stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Salerno perché, quale sostituto procuratore in servizio presso la Procura della Repubblica di Catanzaro ed assegnatario del procedimento penale n.2552/05/Mod.21 a carico dei magistrati di Potenza, omettendo di procedere alle indagini ordinate ... dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro...indebitamente rifiutava di compiere un atto del suo ufficio".

"I fatti sarebbero i seguenti: un commerciante salentino, ridotto sul lastrico, nel vero senso della parola perché da una posizione florida ora è un senza tetto, denunciò alcuni magistrati per favoreggiamento con banche usuraie". De Magistris si sarebbe "rifiutato d'indagare, come ordinato dal GIP, su collusione fra magistrati di Lecce e magistrati di Potenza con ipotesi di reato gravissime che vanno dall'associazione per delinquere, all'estorsione, al favoreggiamento di banche che applicano tassi usurari".

 

De Magistris, intervistato in merito ha risposto: ".....bisogna guardare ai reati. Una cosa è la corruzione e l'associazione mafiosa, un'altra l'omissione o altre vicende minori. E che facciamo, lasciamo che ogni denuncia blocchi l'attività di un politico? E' un clamoroso errore giudiziario... I magistrati possono commettere errori...".
Una risposta all'altezza di Berlusconi, ma anche di Mastella da Ceppaloni che vorrebbe candidarsi pure lui a Napoli. Mastellone ha presentato al Tribunale di Benevento un atto di citazione contro de Magistris per diffamazione. Per chiunque sarebbe una medaglia al valore una denuncia da parte del ceppalonico con la possibilità di inchiodarlo in tribunale, ma non per de Magistris che ha richiesto alla presidenza dell'assemblea UE di far valere la sua immunità parlamentare. Amen. 14-03-2011]

 

 

ADDIO AI "SACRI PARADISI FISCALI" – su suggerimento del governatore Mario Draghi in persona, LA SANTA SEDE DI RATZINGA-ZETA SI PREPARA AD ENTRARE NELLA “WHITE LIST” DELL’OCSE SULLA TRASPARENZA FINANZIARIA - A BREVE L’ESITO DELL’INCHIESTA CHE VEDE INDAGATI IL PRESIDENTE DELLO IOR LIN-GOTTI TEDESCHI E IL DG CIPRIANI - SEMPRE IN STAND-BY I 23 MLN € PROVENIENTI DALL’8 PER MILLE, SEQUESTRATI PER PRESUNTE VIOLAZIONI DELLA LEGGE ANTIRICICLAGGIO

Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

Mai più «sacro paradiso fiscale»: il Vaticano è vicino all'ingresso nella «white list» dell'Ocse. In seguito a contatti informali con alti funzionari dell'organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo economico di Parigi, in Curia, grazie ai richiesti adeguamenti fiscali e tributari, viene dato per certo il sì all'entrata nel «club» dei Paesi fiscalmente virtuosi.

 

Tra le autorità pontificie c'è chi propende per il via libera di Parigi a giugno e chi, più prudentemente, parla di settembre. La sostanza non cambia: «La Santa Sede entrerà nella white list». L'entrata in vigore - il 1˚ aprile - dell'Autorità di informazione finanziaria (Aif) consentirà di completare la procedura di ingresso del Vaticano (che ha già recepito la convezione monetaria Ue) nell'elenco dei Paesi che rispettano le normative internazionali contro il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento al terrorismo.

 

Su indicazione della Vigilanza di Bankitalia e, secondo quanto riferiscono nei Sacri Palazzi, su suggerimento del governatore Mario Draghi in persona, i responsabili delle finanze vaticane Tarcisio Bertone e Attilio Nicora stanno adeguando le movimentazioni dello Ior, del Governatorato, dell'Apsa, di Propaganda Fide e degli altri organismi curiali agli standard di trasparenza fissati dal «Gafi», il gruppo di azione finanziaria internazionale. Completata l'ispezione sui conti bancari di clienti laici dello Ior, e disposta l'obbligatoria indicazione della causale sui bonifici, non esistono più ostacoli sostanziali.

Nel questionario la Santa Sede chiarisce su scala mondiale con quali istituzioni e banche si trova ad operare, garantendo all'Ocse lo scambio di informazioni a fini fiscali. Oggi la Santa Sede non figura in alcun elenco: né nella «black list» degli Stati fuorilegge, né in quella grigia delle giurisdizioni solo parzialmente conformi alle norme antiriciclaggio.

 

A rendere possibile il passaggio tra i virtuosi sarà anzitutto l'istituzione dell'Authority incaricata di controllare tutte le attività finanziare della Santa Sede, unitamente alla stretta sui reati di riciclaggio e terrorismo (con pene rispettivamente di 12 e 15 anni di carcere). Così il Vaticano attua prevenzione e contrasto delle attività illegali in campo finanziario attraverso un organismo autonomo ed indipendente.

Ora si attende a Roma l'archiviazione o il rinvio a giudizio per il presidente e il direttore generale dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi e Paolo Cipriani, iscritti nel registro degli indagati dopo il sequestro di 23 milioni di euro, in gran parte fondi provenienti dall'8 per mille. «Con le nuove norme non si cadrà più sulle bucce di banana delle precedenti gestioni», assicurano in Curia, dove la nomina del bertoniano Antonio Maria Marocco nel Consiglio di Sovrintendenza dello Ior rafforza la linea di risanamento e di «glasnost» affidata da Benedetto XVI alla «governance» Bertone-Nicora-Gotti Tedeschi. «Gli scandali finanziari del passato contrastano con la "purificazione" perseguita dal Papa in ogni settore della Chiesa», evidenziano in Vaticano. 14-03-2011]

 

 

FINI-AMOLA! - SI CONCLUDE CON L’ARCHIVIAZIONE LA VICENDA PENALE DELLA CASA DI MONTECARLO: PER I GIUDICI È GRAZIE AL FATTO CHE IL PARTITO “AN” è UN’ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA, CHE NON PUÒ ESSERCI IL REATO DI TRUFFA - SEMMAI STORACE & C. POTRANNO RIVALERSI IN SEDE CIVILE (NESSUNA PRONUNCIA SULLA PROPRIETÀ DELL’IMMOBILE, VENDUTO “A PREZZO INFERIORE A QUELLO DI MERCATO”) - GODONO I LEGALI DI GIAN-BECCHINO, STORAX INCAZZATO COME UNA BESTIA…

 

1 - CASA MONTECARLO: ARCHIVIAZIONE INCHIESTA, LE MOTIVAZIONI...
(Adnkronos) - 'Dalle indagini svolte e dalla documentazione acquisita e' emerso che nel comportamento degli imputati (Gianfranco Fini e Francesco Pontone, ndr) non sono configurabili gli estremi del reato indicato in rubrica (truffa, ndr) in quanto per la natura stessa dell'ente (An, ndr), associazione non riconosciuta (partito politico) e per le prerogative di coloro che hanno agito, non si e' verificata quella falsa rappresentazione della realta' per la integrazione del reato ipotizzato'.

E' quanto scrive il presidente dei gip di Roma Carlo Figliolia nella motivazione del provvedimento che ha mandato in archivio la vicenda relativa alla vendita dell'appartamento di Montecarlo in via Boulevard Princesse Charlotte ereditato nel 1999 da An.

'Infatti l'immobile sito in Montecarlo -si legge nella motivazione- e pervenuto ereditariamente nella disponibilita' di An, e' stato ceduto ad un prezzo inferiore a quello di mercato senza alcuna induzione in errore dei soggetti danneggiati'.

 

'Trattasi dunque -si legge nel provvedimento- di disposizione patrimoniale decisa e attuata dal presidente e amministratore di un'associazione non riconosciuta, unitamente al suo segretario amministrativo quale rappresentante della stessa e pertanto autorizzato a disporre del suo patrimonio.

Inoltre, quanto ai profili asseritamente truffaldini, che caratterizzerebbero l'operazione negoziale, va osservato, quanto agli artifizi, che non vi e' alcuna correlazione causale tra il profilo di falsita' che attiene alla reale titolarita' dell'acquirente dell'immobile, rispetto alla causa di disposizione dell'atto patrimoniale che avrebbe determinato l'ingiusto profitto, rinvenibile nel minor prezzo'.

Nel provvedimento il magistrato dopo una serie di considerazioni oltre a disporre l'archiviazione del caso rileva 'di non potere accogliere la richiesta di ulteriori indagini fatta da coloro che si opponevano all'archiviazione in quanto gli accertamenti richiesti non permetterebbero di acquisire alcun concreto elemento ai fini della configurazione del reato di truffa'.

 

Cosi' conclude il provvedimento: 'Infine va poi rilevato che gli opponenti alla richiesta di archiviazione sono da ritenersi non persone offese ma eventualmente danneggiate dal comportamento degli indagati in conseguenza del valore incongruo attribuito all'immobile alienato, cosi' da determinare loro un danno patrimoniale, da rivendicarsi, in ipotesi, alla competente sede civile'.

 

2 - SODDISFAZIONE DIFENSORI FINI PER ARCHIVIAZIONE...
''E' una decisione giusta e assolutamente conforme a diritto, decisione che accogliamo con piena soddisfazione''. E' quanto dichiarano gli avvocati Giuseppe Consolo e Francesco Compagna, difensori del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dopo che il presidente dei gip di Roma, Carlo Figliolia, ha depositato questa mattina il provvedimento con cui ha pienamente accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero e dai difensori del leader di Fli riguardante la vicenda della casa di Montecarlo.

 

3 - STORACE, UNA VERGOGNA, MA NON CI FERMIAMO...
(ANSA) - 'Dice il mio portiere che la legge e' uguale per tutti. Ma credo che stia cambiando citta', regione, paese'. Lo scrive Francesco Storace segretario nazionale de La Destra riferendosi alla vicenda che ha visto l'archiviazione del fascicolo sulla casa di Montecarlo donata dalla Contessa Colleoni per 'la giusta battaglia' al Partito.

 

'Spero di non dovermi beccare la solita querela dagli incriticabili giudici di questo paese - scrive il segretario de La Destra - ma e' davvero da lasciare senza fiato la sentenza del gip Figliolia sulla casa di Montecarlo: archivio. E' li' che finisce una storia che ha indignato tutti tranne i faziosi. Da oggi, 14 marzo, si stabilisce che non e' reato vendere sottocosto il bene di un'associazione che si presiede, qual e' un partito. Si stabilisce che e' normale che un partito venda a societa' offshore un bene che possiede frutto di una donazione. Si stabilisce che e' inutile frignare se quel bene, donato per 'la buona battaglia' finisce nella disponibilita' del cognato di chi guida il partito'.

 

'Tutto questo non lo si puo' ufficialmente chiamare vergogna, altrimenti arriva la querela, come predica Ingroia. Lo chiameremo Andrea, ma non cambia poi molto. Abbiamo un giudizio molto negativo sulla sentenza. Almeno questo lo si puo' dire, signor giudice?' 'Ovviamente non ci fermiamo. C'e' la Cassazione, c'e' la sede civile, molte sono le sedi giurisdizionali dove far valere le ragioni di una comunita' che non si arrende.

 

In ultima analisi, sia maledetto quel bene e chi lo detiene abusivamente. E chi glielo ha regalato, alla faccia di ventisette ragazzi morti ammazzati. E' alle loro famiglie che Gianfranco Fini deve chiedere scusa. Quello che e' successo puo' sfuggire alla legge, ma non alla morale, all'etica, alla politica. E' grave, grave, grave. Reagiremo, eccome se reagiremo'.

Storace aggiunge un post scriptum: 'Se Berlusconi telefona in questura va a giudizio immediato per concussione. Se un dirigente Rai, Guido Paglia, denuncia ai giornali che Fini lo ha chiamato per pretendere appalti (soldi nostri) in Rai in favore della suocera, non lo e'?'.14-03-2011]

 

 

MILANO CALA, CON TUTTI I TITOLI FIAT - TONFO DI TELECOM, PER IL PM “LA TRUFFA DELLE SIM ERA UNA STRATEGIA AZIENDALE” - PASSERA “IL CALOROSO”: “NON è IMPORTANTE” CHE BANKITALIA ABBIA COMMISSARIATO BANCA UBAE, ISTITUTO LIBICO PARTECIPATO DA SANT’INTESA - SARAS: GLI INVESTITORI SI OPPONGONO ALL’ARCHIVIAZIONE - EDISON IN ARBITRATI CONTRO ENI E RASGAS - ANSALDO, VERSO CONFERMA PANSA - BANKITALIA E GLI 8 MLD € AL FONDO MONETARIO - ALITALIA E GLI AEREI BRASILIANI FINISCONO IN PARLAMENTO - GOOGLE, ZERO BONUS AI FONDATORI - RCS: DADA IN ROSSO - FIERA MILANO TORNA ALL’UTILE…

1 - BORSA, CALA MILANO, CROLLA TELECOM DOPO INDAGINE SUI MANAGER, MAGLIA NERA EXOR...
(LaPresse) - Chiusura in calo per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che cede lo 0,27% a 21.804,32 punti e il Ftse All-Share che perde lo 0,36% a 22.424,01 punti. Il prezzo del petrolio è in calo e danza intorno a quota 100 dollari al barile. La catastrofe in Giappone l'ha prima spinto in basso, sulla stima di un calo di importazioni nel paese dell'estremo oriente. Ma poi, a frenare un po' il calo, sono stati i timori che, dopo i danni alle centrali nucleari, Tokyo possa decidere di sopperire al calo energetico proprio sfruttando di più il greggio.

 

La chiusura ribassista della Borsa della capitale del Giappone, con il Nikkei sotto del 6,18%, ha condizionato l'apertura dei mercati europei, partiti stamane sotto la parità. Nei giorni scorsi l'eurogruppo ha deciso per l'autorizzazione al Fondo salva Stati di acquisire, al momento dell'emissione, i buoni del Tesoro dei Paesi in difficoltà. In Portogallo, invece, un confronto teso tra governo e opposizione rischia di mettere in discussione le misure di austerità decise dai lusitani. In questo contesto, chiusura negativa per le principali Borse europee. Il Ftse 100 di Londra lascia lo 0,92% a 5.775,24 punti, il Dax 30 di Francoforte perde l'1,65% a 6.866,63 punti e il Cac 40 di Parigi registra un ribasso dell'1,29% a 3.878,04 punti. Anche Wall Street procede sotto la parità.

A Milano, giornata negativa per Telecom Italia. Già in rosso, il titolo precipita arrivando a un calo del 3,06% a 1,099 euro, dopo la notizia dei manager indagati per truffa aggravata, ostacolo all'attività di vigilanza e false comunicazioni. Si tratta di Luca Luciani, designato direttore generale di Telecom Italia, e dell'ex amministratore delegato dell'azienda, Riccardo Ruggiero. La questione delle nomine che ha tenuto banco la scorsa settimana si è chiusa con Franco Bernabè nominato presidente esercutivo, con deleghe di peso.

 

La maglia nera del Ftse Mib è però Exor, che perde il 4,32% e scende sotto i 20 euro a 19,9 euro. Gli altri titoli della galassia Agnelli registrano ribassi meno pesanti. Fiat Spa cala del 2,6% a 6,175 euro e Industrial perde l'1,44% a 9,585 euro. Soffrono anche gli energetici del Mib, come Saipem (-1,45%), Terna (-1,25%), Enel (-1,69%). Si salva Enel Green Power, che sale del 2,59% a 1,789 euro. Pirelli è debole ma tiene, perdendo solo lo 0,16% a 6,035 euro.

Sono i bancari a sostenere il paniere principale, come Banco Popolare (+1,88%), Banca Montepaschi (1,51%), Popolare Milano (+0,75%), Intesa Sanpaolo (+1,63%), Ubi Banca (+1,64%) e Unicredit, maglia rosa tra gli istituti di credito, con il 3,84% di rialzo, a 1,838 euro. Bene anche Azimut, che balza del 4,02% a 7,63 euro dopo la notizia di una partnership sul mercato del risparmio gestito in Turchia, e Tod's, che sale dell'1,77% a 77,45 euro. Per il gruppo del lusso guidato da Diego Della Valle l'utile del 2010 vede un incremento del 28,6% e un dividendo a 2 euro.

 

2 - LIBIA, PASSERA (INTESA): UBAE COMMISSARIATA? NON È IMPORTANTE...
(LaPresse) - Sul fatto che la Banca Ubae sia stata commissariata da Bankitalia "non sono informato e non è importante". E' quanto affermato dall'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, arrivando a un'iniziativa a Torino. Dell'istituto colpito dal provvedimento perché riconducibile alla Banca centrale libica e alla Libyan Foreign Bank (Lfb), Intesa Sanpaolo detiene l'1,8%.

 

3 - PARMALAT, PASSERA (INTESA): 'CALOROSI' PER CORDATA ITALIANA...
(LaPresse) - "Parmalat è una cosa importante e un bel marchio, che va valorizzato al meglio. Se ci fossero le condizioni per un piano industriale serio che tenga in Italia le attività produttive, rispetto a quello saremmo sempre molto calorosi". E' quanto afferma l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, interpellato dai giornalisti sulla possibilità che una cordata italiana intervenga nella battaglia per il controllo del gruppo di Collecchio, a margine di un incontro a Torino.

 

4 - TELECOM, PM: TRUFFA SIM RIENTRAVA IN STRATEGIA AZIENDALE...
(LaPresse) - La truffa sulle sim false, per la quale sono indagati il direttore generale di Telecom Italia Luca Luciani e l'ex amministratore delegato Riccardo Ruggiero, faceva parte di una precisa strategia aziendale. E' quanto scrive il pm nel decreto di perquisizione degli uffici dei due manager, indagati nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal procuratore Alfredo Robledo per truffa ai danni dello Stato, false comunicazioni sociali e ostacolo agli organi di vigilanza.

5 - EDISON AVVIA ARBITRATI CON ENI PER LIBIA E RASGAS PER QATAR...
(LaPresse) - Edison ha avviato le procedure di arbitrato con l'Eni per le forniture di gas libico e con Rasgas per il contratto a lungo termine del Qatar. Lo comunica la società di Foro Buonaparte in una nota. Per quanto riguarda i contratti con Eni, per il gas norvegese è stato recentemente raggiunto un accordo. "Le procedure arbitrali proseguono con l'obiettivo di far valere il diritto di Edison di ottenere margini ragionevoli in relazione agli impegni di lungo termine", spiega Edison.

 

6 - SARAS: INVESTITORI, NO AD ARCHIVIAZIONE PROCEDIMENTO MILANO...
(Adnkronos) - Gli investitori di Saras si oppongono alla richiesta di archiviazione formulata dal pm di Milano Luigi Orsi per nove manager di Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto che erano stati indagati per la quotazione del gruppo petrolifero che fa riferimento alla famiglia Moratti. "Il prezzo di collocamento delle azioni Saras non si creo' da solo o per volere dello Spirito Santo", scrive l'avvocato Fabio Belloni, che rappresenta due investitori al momento della quotazione in Borsa e il legale rappresentante del Siti, nel documento con il quale si oppone all'archiviazione. Nel corso dell'indagine i titolari di Saras, Gianmarco e Massimo Moratti, furono sentiti come testimoni. La richiesta del legale al gip e' quella di ordinare al pm l'imputazione coatta.

 

"Tutti i partecipanti all'operazione hanno apportato conoscenze e volonta' in un complessivo meccanismo all'esito del quale il prezzo e' stato voluto da tutti come 'giusto' risultato del procedimento di valutazione" scrive Belloni secondo il quale "da parte degli indagati vi e' stato pieno concorso morale. Secondo la ricostruzione del consulente del pm il procedimento appare viziato da errori metodologici. Tali errori sono plurimi e hanno portato univocamente verso una maggiore valutazione del titolo. Sono dunque errori causali difficili da spiegare come casuali attesa la loro efficienza unilaterale in favore di emittente e intermediari".

Secondo il legale c'era ampio consenso anche tra gli indagati sul concetto astratto che il prezzo dell'azione Saras dovesse riflettere in modo scientifico l'aspettativa di creazione di utili da generarsi in futuro da parte dell'impresa. "L'errore commesso ha assoluta evidenza perche' a partire dalla quotazione il prezzo delle azioni Saras e' sceso ininterrottamente nell'arco di cinque anni. Tale errore ha prodotto tre effetti non trascurabili: i proprietari delle azioni immesse sul mercato hanno lucrato una somma fantastica, 1710 milioni; le banche coinvolte nell'operazione sono state remunerate con 42 milioni; sul fronte degli investitori chi ha comprato il titolo ha sborsato soldi veri per trovarsi in mano carta sempre meno in grado di ripagare l'investimento".

 

7 - ANSALDO STS, VERSO CONFERMA PANSA...
(ANSA) - Finmeccanica punta a una conferma dell'incarico di Alessandro Pansa alla presidenza della controllata Ansaldo Sts. L'attuale numero uno e' indicato come 'presidente' nella lista di sei nomi presenta dall'azionista di maggioranza per il rinnovo delle cariche in vista dell'assemblea del 4 e 5 aprile. Insieme a Pansa compaiono l'attuale a.d. Sergio De Luca, Paola Girdinio, Giancarlo Grasso, Filippo Giuseppe Milone e Attilio Salvetti (quest'ultimo e' gia' consigliere dell'azienda).

 

8 - BANKITALIA CONCEDE 8,11 MLD A FMI...
(ANSA) - Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha raggiunto un accordo con la Banca d'Italia in base al quale Via Nazionale concedera' al Fondo 8,11 miliardi di euro. Lo comunica il Fmi in una nota, sottolineando che l'accordo rientra negli impegni presi dall'Unione Europa nel marzo 2009 per contribuire con 75 miliardi di euro al Fondo per aumentare la capacita' di prestiti. ''L'accordo con la Banca d'Italia significa che il Fondo puo' ora aggiungere le risorse a quelle gia' disponibili''.

9 - FELTRINELLI AL 17% SPAGNOLA LA CENTRAL...
(ANSA) - Il gruppo Feltrinelli entra con il 17% nell'iberica 'La Central' con l'obiettivo di crescere in Spagna e America Latina aprendo una decina di nuove librerie. E' quanto si legge in una nota che non precisa i termini economici dell'accordo. Successivi aumenti di capitale, nel corso dei prossimi 5 anni, consentiranno a Effe 2005, l'holding del gruppo Feltrinelli, di arrivare a circa il 44% di La Central.

10 - FIERA MILANO:TORNA UTILE IN 2010,2,1 MLN...
(ANSA) - Il gruppo Fiera Milano ritorna all'utile nel 2010. Nonostante una contrazione dei ricavi a 248,4 milioni di euro (-16,4%), il margine operativo lordo e' stato pari 20,4 milioni di euro, stabile rispetto al 2009, il risultato operativo netto consolidato e' cresciuto a 2,3 milioni (contro i -2,4 milioni del 2009) mentre l'utile netto consolidato si e' attestato a 2,1 milioni contro una perdita di 3,7 milioni del precedente esercizio.

 

11 - ALITALIA E QUELL'ACQUISTO DI 20 AEREI BRASILIANI...
Da "il Messaggero" - L'interpellanza è stata già depositata alla Camera giovedì 10. I deputati Moffa, Sardelli e Foti si sono rivolti al Presidente del Consiglio e a tre ministri per conoscere le ragioni che hanno indotto il Cda dell'Alitalia ad acquistare in leasing 20 aerei ERJ 170-190 del costruttore brasiliano Embraer per circa 500 milioni di dollari. Ai tre parlamentari risulta infatti - come si legge nell'interpellanza - che «il prezzo di tali aeromobili sia di valore più elevato del 30% rispetto a quello dei nuovi velivoli Superjet 100 prodotti dalla joint venture tra l'italiana Alenia Aeronautica e la russa Sukoi».

 

Secondo Moffa, Sardelli e Foti, inoltre, «l'offerta italiana presentata da Superjet International Spa, risulterebbe non solo più vantaggiosa economicamente rispetto a quella brasiliana, ma anche complessivamente preferibile, in quanto, a giudizio di esperti internazionali, il velivolo Superjet risulta più confortevole per passeggeri ed equipaggi».

In conclusione i tre interpellanti chiedono «quali siano le ragioni di una scelta che risulta economicamente più onerosa rispetto a quella della Superjet International e se i ministri interroganti non ritengano tale fatto in contrasto con le politiche industriali del nostro governo e con la politica di risparmio messa in atto dalla stessa Alitalia il cui obiettivo di pareggio di bilancio non è stato ancora conseguito».

12 - RCS: DADA, 2010 IN ROSSO...
(ANSA) - Dada (la societa' di servizi digitali via web e telefonino del gruppo Rcs) archivia il 2010 con una perdita a 17,5 milioni di euro (-353% rispetto a un utile di 6,9 milioni del 2009). Lo rileva una nota che evidenzia ricavi in lieve calo a 151,5 milioni (-2%). Il margine operativo lordo e' a 14,6 milioni (-28%) con una incidenza sui ricavi del 9,7%. Il risultato operativo e' negativo per 11,9 milioni.

 

13 - NULLA AI CO-FONDATORI - GOOGLE, AI MANAGER BONUS PER 8,9 MILIONI...
Da "La Stampa" - Google accorda ai propri quattro top manager bonus per 8,9 milioni di dollari e 50 milioni di dollari in azioni per il 2010. I co-fondatori di Google e l'amministratore delegato non hanno invece ricevuto nessuno compenso ulteriore allo stipendio. Secondo il Wsj, il cfo Patrick Pichette e il cbo Nikesh Arora hanno ricevuto 2,7 milioni di bonus, e i due senior vicepresidenti Alan Eustace e Jonathan Roseberg 1,8 e 1,7 milioni.

14 - GENERALI: PELLICIOLI, IN CDA CLIMA TRANQUILLO...
(Adnkronos) - Nel cda di Generali il clima e' "tranquillo". E' quanto si e' limitato a dire Lorenzo Pellicioli, consigliere di amministrazione del gruppo assicurativo. mercoledi' prossimo si terra' una riunione del board della compagnia. Nelle ultime settimane Leonardo Del Vecchio aveva rassegnato le proprie dimissioni dal board e Diego Della Valle aveva attaccato duramente il presidente delle Generali, Cesare Geronzi.

 

15 - PORTOGALLO:AIUTO UE NON NECESSARIO...
(ANSA) - Il Portogallo non ha intenzione di chiedere aiuto al Fondo salva-Stati. Lo ha ribadito il ministro delle finanze, Fernando Texeira Dos Santos, all'Eurogruppo: ''Siamo perfettamente in grado di finanziarci sui mercati e ottenere denaro di cui abbiamo bisogno''. Nelle ultime settimane piu' volte e' circolata la voce di una possibile richiesta di aiuto, con i titoli di Stato portoghesi sotto pressione.Venerdi' Lisbona ha presentato nuove misure taglia-deficit accolte con favore da Ue e Bce.

 

16 - NUCLEARE: SPAGNA CONTINUA PIANO CHIUSURE...
(ANSA) - La Spagna non cambia la propria linea politica sul nucleare dopo il disastro del Giappone, dove un terremoto ha innescato esplosioni in alcune centrali. Lo riferisce alla Bloomberg un portavoce del settore nucleare in Spagna. Il Paese punta a ridurre gradualmente la propria dipendenza dal nucleare e chiudera' la centrale di Garona nel 2013.

17 - LAVORO: OPENJOB COMPRA METIS...
(ANSA) - Nozze nel settore delle agenzie del lavoro temporaneo. Openjob acquista Metis e da' vita a un gruppo italiano con un fatturato da 450 milioni di euro e una quota del 10% del mercato. Il nuovo polo, oltre all'obiettivo di competere meglio con le multinazionali del comparto, Adecco e Manpower, guarda a ulteriori acquisti e valuta anche la quotazione in Borsa.

18 - FITCH CONFERMA RATING GRAN BRETAGNA...
(ANSA) - ì Fitch conferma il rating di 'tripla A' della Gran Bretagna con prospettive stabili. Lo scrive l'agenzia Bloomberg, secondo cui l'agenzia di rating ha premiato ''il forte consolidamento di bilancio'' varato dal ministro del Tesoro George Osborne.

14-03-2011]

 

 

 

1- DIPLOMAZIE AL LAVORO PER TENTARE DI CHIUDERE, FUORI DALLE AULE DEI TRIBUNALI, LA “GUERRA DI SEGRATE” CHE NEL 1991 PORTÒ ALLA SPARTIZIONE DELLA MONDADORI - 2- SECONDO LE INDISCREZIONI BERLUSCONI SAREBBE PRONTO A CONSEGNARE A CARLETTO DE BENEDETTI LA STORICA CASA EDITRICE EINAUDI (ASSIEME A UN BEL GRUZZOLETTO DI MONETA SONANTE PARI A METÀ DELLA SOMMA STABILITA DAL GIUDICE MESIANO) - 3- UNA SOLUZIONE CHE, IN FONDO, NON DISPIACEREBBE TROPPO NEPPURE AL BANANA CHE SI LIBEREREBBE COSÌ DI UN’AZIENDA DEL TUTTO MARGINALE RISPETTO AL GIRO D’AFFARI MONDADORIANO E MAI AMATA, NONOSTANTE NEL 1994 L’ABBIA SALVATA DAL FALLIMENTO -

http://www.lospiffero.com/

 

La "Guerra di Segrate" è alle battute finali. La sensazione, però, è che neppure l'appello metterà fine alla controversia legale che da vent'anni vede l'un contro l'altro armati Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. E se sul piano giudiziario l'orientamento che prevale in ambo le parti sembra quello di ricorrere in Cassazione, le diplomazie sono al lavoro per tentare di chiudere, fuori dalle aule dei tribunali, la tormentata vicenda che nel 1991 portò alla spartizione della casa editrice Mondadori e all'inizio della feroce contesa a colpi di carte bollate.

 

Il primo grado si è concluso con una vittoria schiacciante per l'Ingegnere che ha ottenuto per la sua Cir il riconoscimento del danno patrimoniale da «perdita di chance» di un giudizio imparziale e la conseguente condanna di Finivest a un risarcimento di 750 milioni di euro (749.955.611,93, per l'esattezza). Il cosiddetto Lodo Mondadori si incentrava su presunte sentenze comprate che avevano assegnato il gruppo editoriale di Segrate al gruppo del Biscione.

 

Nei giorni scorsi gli avvocati (il professor Enzo Roppo ed Elisabetta per Cir; Romano Vaccarellla e Giuseppe Lombardi, più i consulenti Ernesto Poli e Paolo Andrea Colombo per Fininvest) hanno presentato le rispettive memorie per l'appello. Al massimo entro l'estate è attesa la sentenza e al momento nessuno azzarda una previsione.

 

Per questa ragione voci che rimbalzano tra Roma e Milano assicurano che sono in corse discrete trattative tra i due contendenti per risolvere in via extragiudiziale l'annosa questione. Il Cavaliere riconoscerebbe il risarcimento, previo un forte sconto (si parla della metà della somma stabilita dal giudice Raimondo Mesiano) che conferirebbe all'acerrimo nemico parte in moneta sonante e parte in asset societari.

 

Uno di questi, il più prestigioso, sarebbe proprio l'Einaudi. Un boccone prelibato per De Benedetti che, se l'accordo andasse in porto, si ritaglierebbe l'abito del salvatore delle sorti democratiche dell'editoria italiana, sottraendo dalla grinfie del Berlusca lo Struzzo, emblema della cultura comunista e azionista di rito sabaudo.

Una soluzione che, in fondo, non dispiacerebbe troppo neppure al premier che si libererebbe così di un'azienda del tutto marginale rispetto al giro d'affari mondadoriano e mai amata, nonostante nel 1994 l'abbia salvata dal fallimento.

 14-03-2011]

 

 

1- MENTRE STAVA PREPARANDO LE CARTE E I DOSSIER PER LA BATTAGLIA CHE HA INTENZIONE DI FARE MERCOLEDÌ PROSSIMO A ROMA NEL CDA DI GENERALI, DELLA VALLE HA DOVUTO AFFRONTARE UN PO’ DI TERREMOTO: IN GIAPPONE REALIZZA IL 15% DEI RICAVI TOD’S - (QUANDO LO SCARPARO E L’ARZILLO VECCHIETTO ANTOINE BERNHEIM, NUMERO 2 DI LVMH, SI INCONTRERANNO A PARIGI QUANTI SASSOLINI SI TOGLIERANNO DALLE SCARPE?) - 2- LA MISSIONE DI ENRICO BONDI PER SALVARE L’ITALIANITÀ DI PARMALAT SEMBRA ARRIVATA AL CAPOLINEA. "SCANDALO" PER IL DOPPIO RUOLO DI SALVATORI COME ADVISOR PER LA SCALATA DI PARMALAT E CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ DELLA MOGLIE DI TANZI - 3- ARRIVA BERETTA ALL’UNICREDIT: RISOLVERÀ IL MISTERO TOM DI BENEDETTO? CI SONO ALTRI ACQUIRENTI CHE NON VOGLIONO VENIRE ALLO SCOPERTO? UNA MISTERIOSA SOCIETÀ TEDESCA SI DICHIARA PRONTA A SUBENTRARE ALLA CORDATA AMERICANA - 4- AD OCCUPARSI DELLA PARTITA DELLE NOMINE NON CI SONO SOLTANTO LETTA E TREMONTI, BRILLA ANCHE LA MOGLIE SICULA DI BOSSI, GRAN TIFOSA DEL VARESINO ORSI -

1- UN PO' DI TERREMOTO ANCHE PER LO SCARPARO
Mentre stava preparando le carte e i dossier per la battaglia che ha intenzione di fare mercoledì prossimo a Roma nel Consiglio di amministrazione di Generali, Dieguito Della Valle ha dovuto affrontare il "terremoto" ben più vasto e grave del Giappone.

 

In quel Paese lo scarparo marchigiano realizza il 15% dei ricavi di Tod's e oggi alle 17,30, quando l'azienda comunicherà i risultati del 2010, è probabile che nel comunicato stampa qualche parola sarà dedicata alla tragedia che ha colpito un'area di mercato primaria per il patron del lusso.

Comunque i risultati del Gruppo sono tali da soddisfare gli azionisti e i consiglieri di amministrazione come Luigino Abete e Luchino di Montezemolo che si fregheranno le mani per l'utile di 108 milioni previsto a chiusura dell'esercizio precedente. Dopo questo appuntamento lo scarparo si dedicherà a confezionare qualche manicaretto per tener desta l'attenzione dei consiglieri di Generali e dell'arzillo vecchietto Cesarone Geronzi che deve ancora sbollire l'incazzatura per le sparate di Dieguito. Per uno strano gioco del destino l'imprenditore marchigiano deve comunque confrontarsi con personaggi di età avanzata che siedono nei salotti dove è riuscito a entrare.

 

Uno di questi è Antoine Bernheim, il 90enne ex-presidente di Generali che lo sta aspettando a Parigi. Nella sua infinita miseria Dagospia è riuscita a sapere anche il luogo, il giorno e l'ora in cui avverrà l'incontro. Il luogo è rue Rivoli, dove al Carrousel du Louvre alle 10,30 del 31 marzo si terrà l'Assemblea generale di Lvmh, il colosso del lusso che pochi giorni fa ha acquistato Bulgari in cambio del 3% delle proprie azioni.

 

Ad eccezione di un breve cenno del giornalista Ugo Bertone sul quotidiano "Il Foglio", nessun giornale ha ricordato che lo scarparo marchigiano siede dal marzo 2002 dentro il Gruppo guidato da Bernard Arnault. Infatti Lvmh possiede il 3,5 di Tod's, una partecipazione acquistata nel novembre 2000 quando l'azienda di Dieguito fu quotata in Borsa.

Se si va a guardare si scopre che il personaggio più importante dentro il Gruppo francese che controlla marchi come Vuitton, Givenchy, Dior, Moet & Chandon, Fendi (e per ultimo Bulgari), è proprio l'anziano ex-presidente di Generali che occupa ben tre cariche perché oltre a quella di vicepresidente, guida il Comitato Audit e il Comitato Nomine e Remunerazioni.

 

È probabile che quando i due personaggi si incontreranno a Parigi avranno l'occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.


2- LA MISSIONE DI ENRICO BONDI PER SALVARE L'ITALIANITÀ DI PARMALAT SEMBRA ARRIVATA AL CAPOLINEA - IL DOPPIO RUOLO DI SALVATORI COME ADVISOR PER LA SCALATA DI PARMALAT E CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ DELLA MOGLIE DI TANZI
Fine corsa per Enrico Bondi, il manager di Arezzo dalle occhiaie profonde che sta cercando disperatamente di rimanere sulla sua poltrona.

Ormai la sua missione per salvare l'italianità di Parmalat sembra arrivata al capolinea. I tre fondi americani che insieme detengono il 15% dell'azienda disintegrata da Calisto Tanzi, vogliono imporre alla presidenza della società l'ex-banchiere Rainer Masera (un cervello brillante che si è perso per strada) mentre la gestione del Gruppo caseario passerebbe nelle mani di Massimo Rossi.

 

Il povero Bondi, che dopo gli stipendi paurosi della Montedison si è accontentato di compensi modesti fino al punto da essere definito "un santo", ha fatto il giro delle sette chiese ed è sceso a Roma per incontrare il ministro ex-Opus Dei, Paolo Romani, e Gianni Letta. I giochi ormai sembrano fatti e insieme ai tre fondi americani che con il loro 15% possono condizionare l'Assemblea di aprile, anche le banche italiane hanno fatto orecchie da mercante.

 

La scalata degli stranieri a Parmalat è stata pilotata dalla banca d'affari Lazard Italia, che ha avuto dai fondi il mandato di advisor dell'operazione. E qui salta fuori un dettaglio molto curioso che riguarda il presidente della Lazard Italia, Carlo Salvatori. Costui è un nome noto nel mondo della finanza che ha attraversato con diversi incarichi BNL, Banco Ambrosiano Veneto, Intesa, Unicredit e Unipol.

 

A dire il vero non è mai stato considerato un uomo geniale e un primattore, e quando nell'aprile 2010 ha lasciato l'ultimo incarico in Unipol prima di assumere la presidenza della Lazard Italia, a Bologna (roccaforte di Unipol) hanno tirato un sospiro di sollievo.

 

Nella battaglia per conquistare l'ex-azienda di Tanzi, Salvatori ce la sta mettendo tutta, ma per merito di un giornalista curioso del "Sole 24 Ore" che si chiama Giuseppe Oddo è saltato fuori quello che con parole poco impopolari si può definire un classico conflitto di interessi.

Sembra infatti - così ha rivelato Oddo - che il buon Salvatori faccia parte del Consiglio di amministrazione di "Chiesi Farmaceutici", una società di Parma fondata nel 1935 dove si ritrova seduto accanto alla moglie di Calisto Tanzi. Il 70enne banchiere nativo di Sora ha fatto di tutto perché la notizia sulla sua consulenza ai fondi che vogliono cacciare Bondi da Parmalat non diventasse di pubblico dominio, ma nella città di Maria Teresa d'Austria girano le voci più fantasiose.

 

Qualcuno arriva addirittura a insinuare che dietro i movimenti di Lazard Italia e di Salvatori si riaffacci l'ombra dell'ex-patron Tanzi, che ha lasciato un buco di 13,4 miliardi di euro ma di sicuro non è con le pezze al culo e ha qualche tesoretto sparso per il mondo.

Sono soltanto rumors maliziosi e privi di ogni fondamento. L'unica cosa certa è che il doppio ruolo di Salvatori come advisor per la scalata di Parmalat e consigliere della società della moglie di Tanzi, è sulla bocca di tutti.

 


3- ARRIVA BERETTA ALL'UNICREDIT: RISOLVERÀ IL MISTERO TOM DI BENEDETTO? ALTRI ACQUIRENTI CHE NON VOGLIONO VENIRE ALLO SCOPERTO? UNA MISTERIOSA SOCIETÀ TEDESCA DICHIARA PRONTA A SUBENTRARE ALLA CORDATA AMERICANA

Gli uscieri di Unicredit hanno visto entrare questa mattina nella sede di piazza Cordusio due nuovi top manager.

Il primo ha 50 anni, il passo svelto e quell'aria felice che deriva dai compensi accumulati nelle esperienze professionali. È Jean Pierre Moustier, il manager che il 10 febbraio scorso è stato nominato capo della Divisione Corporate e Investment Banking al posto di Sergio Ermotti.

 

Di lui ormai si sa tutto e gli uscieri sorvolano sulla vicenda che lo ha visto coinvolto dentro Societe Générale per lo scandalo Kerviel del giovane trader che lavorava nella Divisione guidata da Moustier e provocò un buco da 5 miliardi di euro.

Oggi è il primo giorno di lavoro per Moustier ed è anche il primo giorno in cui ai piani alti della banca milanese salirà Maurizio Beretta, il giornalista milanese che ha lasciato la presidenza della Lega per guidare le relazioni esterne della banca.

 

L'arrivo di Beretta è salutato con sollievo dall'altro top manager Paolo Fiorentino, l'uomo che da gennaio sta cercando di risolvere i problemi della As Roma. Il buon Fiorentino è ancora stanco per le fatiche accumulate durante le trattative al 51° piano di un grattacielo di Parl Avenue con la cordata americana che dovrebbe mettere le mani sulla squadra del "Pupone".

Adesso la palla, anzi il pallone, passerà in qualche misura nelle mani di Beretta che dopo aver lavorato in Rai, Fiat e Confindustria, spera di lasciare il gioco del calcio alle spalle. Purtroppo la trattativa con la cordata del paffuto Tom Di Benedetto continua ad essere avvolta dai fumogeni e la conclusione prevista per giovedì slitterà almeno di una settimana.

 

A complicare le cose sono arrivate le notizie del giornalista Gianni Dragoni sulla "scatola" del Delaware (un centro finanziario offshore) che dovrebbe acquistare il 60% del Club. Il sospetto è che dietro il paffuto bostoniano Tom Di Benedetto ci siano altri acquirenti che non vogliono venire allo scoperto. A questo bisogna aggiungere l'incidente di Sky dei giorni scorsi quando durante una trasmissione sportiva un avvocato ha tirato fuori la lettera di una misteriosa società tedesca che si dichiarava pronta a subentrare alla cordata americana.

A quel punto il titolo in Borsa è schizzato del 7%, ma nessun raggio laser della Consob è stato puntato nei confronti dei "disturbatori" che vogliono rovinare l'operazione messa in piedi da Unicredit.


4- AD OCCUPARSI DELLA PARTITA DELLE NOMINE NON CI SONO SOLTANTO LETTA E TREMONTI, BRILLA ANCHE LA MOGLIE SICULA DI BOSSI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che ad occuparsi delle cariche in scadenza nelle società pubbliche non ci sono soltanto Gianni Letta e il "profeta" della globalizzazione, Giulietto Tremonti.

 

Oltre a questi due personaggi c'è anche in pista una signora siciliana di nome Manuela che ha dato alla luce tre figli: Eridano Sirio, Roberta Libertà, Renzo. Quest'ultimo dal 2008 si porta addosso l'appellativo del "Trota" che gli è stato scaricato dal padre Umberto Bossi, marito in seconde nozze della siciliana signora Manuela Marrone.

 

L'intraprendente madre di famiglia, che svolge un ruolo di coordinamento importante nella Lega, ha stilato una sua lista personale in cima alla quale c'è il nome di Giuseppe Orsi, attuale amministratore delegato di AgustaWestland che la signora Manuela vorrebbe portare al vertice di Finmeccanica".


5- ARZILLI VECCHIETTI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che anche nel mondo delle relazioni esterne circolano arzilli vecchietti che riescono a strappare incarichi a giovani professionisti.

È dei giorni scorsi la nomina a capo ufficio stampa dell'università di Bari di Egidio Pani, già vicesindaco della città ed ex-dirigente della Regione Puglia che ha la tenera età di 78 anni.

La sua nomina ha creato scompiglio tra i giornalisti locali ma l'arzillo Pani ha dichiarato di voler rinunciare ai 18mila euro annui previsti per l'incarico".14-03-2011]

 

 

1- IN GERMANIA ANGELA MERKEL, CHE AVEVA DECISO DI PROLUNGARE DI ALMENO DIECI ANNI LA VITA DI 17 VECCHI IMPIANTI TEDESCHI, STA DECIDENDO L’USCITA DAL NUCLEARE. - - 2- IN SVIZZERA IL GOVERNO FEDERALE SOSPENDERÀ LA PROCEDURA PER AUTORIZZARE TRE NUOVE CENTRALI. UN BLOCCO DEL NUCLEARE SI PROFILA IN BELGIO E IN POLONIA. - - 3- DUBBI E IMBARAZZO PERSINO IN FRANCIA, DOVE SONO IN FUNZIONE 59 REATTORI E L’80% DELL’ELETTRICITÀ È DI ORIGINE NUCLEARE, MENTRE SI RECLAMA IL REFERENDUM SULL’ATOMO - - 4- SAPETE QUAL è L’UNICO PAESE IN CUI L’INCUBO DELL’EFFETTO FUKUSHIMA NON FA Né CALDO Né FREDDO? MA è LA GRANDE ITALIA! I MINISTRI PRESTIGIACOMO E ALFANO HANNO GIÀ DETTO CHE SI VA AVANTI: MAI CAMBIARE LINEA SULL’ONDA DELL’EMOTIVITÀ.... -

Piero Bianucci per "La Stampa"

Non sappiamo ancora come si evolverà l'emergenza dei reattori nucleari giapponesi messi in crisi da terremoto e tsunami. L'«effetto Fukushima» però è già in atto. In Germania Angela Merkel, che aveva deciso di prolungare di almeno dieci anni la vita di 17 vecchi impianti tedeschi, sta tornando sui suoi passi. Ci saranno tre mesi di riflessione ma l'orientamento è verso una chiusura immediata, atto che porterebbe Berlino all'uscita dal nucleare.

 

In Svizzera il governo federale sospenderà la procedura per autorizzare tre nuove centrali: solo dopo una radicale revisione dei sistemi di sicurezza il progetto potrà andare avanti. Un blocco del nucleare si profila in Belgio e in Polonia. La Polonia si trascinerebbe dietro Paesi che come Slovacchia e Repubblica Cèca avevano puntato sull'opzione nucleare per conquistare autonomia energetica.

 

Persino in Francia, dove sono in funzione 59 reattori e l'80 per cento dell'elettricità è di origine nucleare, serpeggiano dubbi e imbarazzo, mentre il movimento ecologista reclama il referendum sull'atomo. Quanto all'Unione Europea nel suo insieme - ha comunicato il commissario all'energia Gunther Oettinger - intende riesaminare gli standard di sicurezza.

 

Nel mondo sono in funzione 450 reattori che complessivamente forniscono il 14 per cento dell'elettricità consumata globalmente. Molti sono di vecchia generazione. Da vent'anni la costruzione di nuovi impianti segnava il passo. Solo di recente era iniziata una inversione di tendenza, dovuta soprattutto alla decisa scelta nucleare compiuta dalla Cina e dall'India. Ora tutto ciò è messo in discussione.

 

La logica di una retromarcia così generalizzata è ben comprensibile. Il Giappone ha una forte cultura antisismica, e infatti la grande edilizia civile ha sopportato persino la scossa devastante di un terremoto di magnitudo 9 (altro discorso vale, naturalmente, per le piccole case vicine alla costa spazzate via dallo tsunami).

Il Giappone ha anche una solida cultura nucleare: metà dell'energia di questa che è la terza potenza economica mondiale viene dall'atomo. In più il Paese è, per così dire, vaccinato dalla tragedia delle bombe che nell'agosto 1945 distrussero Hiroshima e Nagasaki. L'esperienza di quegli orrori bellici e delle loro conseguenze ha accentuato l'attenzione al problema delle radiazioni e della sicurezza nel nucleare civile.

 

Nonostante ciò, siamo qui con il fiato sospeso a seguire gli sviluppi di incidenti gravissimi ai reattori di Fukushima, due dei quali già semidistrutti da esplosioni dovute all'accumulo di idrogeno. La situazione è così difficile che per raffreddare il nocciolo dei reattori si sta pompando acqua di mare. E' una soluzione che indica la gravità di quanto sta accadendo: poiché è salata, l'acqua marina danneggerà gli impianti in modo tale da renderli irrecuperabili. Ma anche così non è detto che si riesca a evitare la fusione del nocciolo dei reattori. Un incidente ora classificato di livello 4 balzerebbe quindi al livello 7, il più grave ipotizzabile, quello toccato dal reattore di Cernobil.

 

Se il Giappone con tutta la sua tecnologia antisismica e la sua esperienza nucleare si trova di fronte a questa emergenza - è il ragionamento che molti cittadini e decisori politici stanno facendo - come si può ancora sostenere che le centrali nucleari sono sicure?

Ed ecco che l'«effetto Fukushima» si potrebbe tradurre in un nuovo e forse definitivo stop all'atomo. Ogni ragionamento è naturalmente legato ai tentativi in atto per bloccare la fusione dei noccioli dei reattori, il successo o meno di questi sforzi segnerà il corso della storia.

 

In Italia i ministri Prestigiacomo e Alfano hanno già detto che si va avanti: mai cambiare linea sull'onda dell'emotività. L'impressione però è che i ripensamenti di Germania, Svizzera, Belgio, Polonia e altri Paesi avvengano proprio sull'onda della razionalità. Gli eventi giapponesi sono chiari nel loro messaggio.

D'altra parte, anche da un punto di vista pragmatico, se fino a ieri era difficile collocare centrali nucleari in Italia non tanto perché gran parte del territorio è inadatta a causa della sismicità e della scarsità di acqua per il raffreddamento, quanto piuttosto perché ci si scontra con l'ostilità delle popolazioni, ora costruire il consenso sembra davvero una missione impossibile.

Certo, le centrali di Fukushima hanno la loro età e i quattro reattori Epr (European pressurized reactor) acquistati chiavi in mano da Berlusconi al mercato di Sarkozy dispongono di qualche precauzione in più (un ulteriore edificio di contenimento, un «pavimento» che dovrebbe limitare i danni dell'eventuale fusione del nocciolo, una minor produzione di scorie radioattive).

 

Ma nella sostanza gli Epr sono ancora reattori convenzionali, e solo presentando all'opinione pubblica una generazione di reattori del tutto innovativa si potrebbe forse rimontare quell'«effetto Fukushima» che in questo momento sembra prevalente.

Se poi si aggiunge che queste quattro centrali produrrebbero solo il sei per cento del nostro fabbisogno elettrico, e non domani ma tra dieci anni, lo sviluppo nucleare, in parte condiviso anche da settori dell'opposizione, in queste ore sembra avere poche speranze.

  [15-03-2011]

 

 

TOKYO CHIUDE A -10%, BORSE EUROPEE IN RIBASSO - LA BANK OF JAPAN INIETTA ALTRI 26 MILIARDI € - FIAT PERDE OLTRE IL 4%, MALE IL TITOLO ENEL NEL GIORNO DEL PIANO INDUSTRIALE, MA UTILI IN AUMENTO (+5%) - L’ANTITRUST INDAGA SULLE POSTE - PARMALAT, I FONDI ESTERI APRONO AL “CALOROSO” PASSERA E A GRANAROLO - NUOVA OFFERTA PER LA ROMA DA UNA BANCA SVIZZERA (SARÀ VERA O VOGLIONO METTERE IL PEPE A DIBENEDETTO?) - DAHLIA TV, BUIO A SAN SIRO - BANCHE SCHIACCIATE TRA BASILEA III E TREMONTI BOND - LA BATTAGLIA TRA FLORENTINO E IL QATAR - ALLEATI BIPARTISAN CONTRO MURDOCH…

1 - BORSA: EUROPA APRE PESANTE DOPO NUOVO TONFO TOKYO, MILANO -2%...
Radiocor - Le Borse europee, che ieri avevano limitato i danni, non riescono a far fronte al secondo tonfo consecutivo della Borsa di Tokyo (-10,5%) e avviano le contrattazioni in decisa flessione. Il Ftse All Share cede l'1,79% e il Ftse Mib l'1,86%. Cali superiori ai due punti per Francoforte (-2,55%) e Parigi (-2,05%), mentre Londra segna -1,81%. A Milano in controtendenza Enel Green Power (+1,8%).

 

2 - BORSA TOKYO: UN NUOVO CROLLO, NIKKEI -10,55% PER TIMORI CENTRALI NUCLEARI...
Radiocor - L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo e' crollato del 10,55% alla chiusura, mentre gli investitori sono in preda al panico per il peggioramento della crisi nucleare dopo il terremoto e lo tsunami che ha devastato il nord-est del Giappone. L'indice Nikkei dei 225 titoli principali ha perso 1015,34 punti a 8605,15 punti. L'indice piu' ampio Topix di tutti i titoli e' sceso del 9,47% a 766,73 punti. L'attivita' ha raggiunto un livello record di 5,78 miliardi di titoli negoziati sul mercato primario.

3 - GIAPPONE: BOJ INIETTA ALTRI 3.000 MLD DI YEN SUL MERCATO...
Radiocor - La Bank of Japan (BoJ) ha reso noto di aver iniettato oggi ancora 3.000 miliardi di yen (26 miliardi di euro) sul mercato per stabilizzare l'economia dopo il terremoto. Il dato odierno si somma ai 5.000 e 15.000 miliardi di yen messi a disposizione del mercato ieri mattina.

4 - BORSA: FIAT PERDE OLTRE IL 4%, MALE ANCHE ENEL E INTESA SANPAOLO...
(LaPresse) - Apertura pesantissima per Fiat Industrial che perde il 4,33%, mentre Fiat spa cede il 3,32%. Perde anche Enel a 1,69% a quota 4,08 euro, negativa anche Pirelli a -2,44. In calo dell'1,27% Intesa Sanpaolo nel giorno dei risultati 2010. Borsa a -1,41% a dieci minuti dall'apertura in lieve risalita.

 

5 - ENEL: +5% UTILE 2010 E CEDOLA DA 0,28 EURO, 31MLD INVESTIMENTI AL 2015...
Radiocor - Nel 2010 il gruppo Enel ha registrato un utile netto ordinario pari a 4,405 miliardi, in aumento del 5% sul 2009. Il cda ha deliberato di proporre all'assemblea la distribuzione di un dividendo di 0,28 euro per azione (0,25 euro nel 2009). Tra gli obiettivi del piano 2011-2015 Enel punta a raggiungere un ebitda di 17,4 miliardi nel 2011, di 18,5 miliardi nel 2013 e di 20 miliardi nel 2015.

 

A livello di utile netto ordinario, il piano fissa un target di 4,5 miliardi nel 2011, 4,9 miliardi nel 2013 e 5,8 miliardi nel 2015. Il piano prevede un rapporto tra indebitamento ed ebitda pari a 2,5 nel 2011, 2,3 nel 2013 e 1,8 nel 2015. Nell'arco di piano Enel prevede di investire circa 31 miliardi e di continuare a distribuire in dividendi il 60% dell'utile ordinario. Enel ha inoltre annunciato di aver raggiunto un accordo con il fondo statunitense ContourGlobal per la cessione della quota detenuta nella centrale bulgara Maritza per un corrispettivo di 230 milioni di euro.

 

6 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GIAPPONE: rischi nucleari, Tokyo chiede aiuto. La Borsa riapre e perde piu' del 6%, la Boj interviene con 131 miliardi di euro. Per le assicurazioni il conto sale a 35 miliardi. Ricostruire costera' 180 miliardi. Pil, sei mesi di crescita negativa. (dai giornali) Turismo e shopping a rischio. Vattani 'duecento aziende in campo'. (Il Sole 24 Ore, pag. 6)

COMPETITIVITA': Marcegaglia a Barroso, non serve un direttorio franco-tedesco. (dai giornali)

 

GRUPPO LIGRESTI: rotte le trattative con Groupama. Dopo la rinuncia francese, ipotesi di soluzione italiana con Unicredit. (dai giornali)

FISCO: entrate tributarie in crescita a gennaio, ma corre anche il debito pubblico, pesa per 90 mila euro a famiglia. (dai giornali)

CRISI: Il fondo salva-stati cerca la dote. La Ue trova l'intesa per raddoppiarlo, ma non sui mezzi da usare. (dai giornali)

 

EDISON: Edf e A2A prendono tempo. Eliminata la disdetta anticipata del patto di sindacato. Decisione a meta' settembre. (dai giornali)

TELECOM: Telco vara le nomine. A Bernabe' la presidenza esecutiva. Passera, buona soluzione. Ruggiero e Luciani indagati per le sim false. (dai giornali)

PARMALAT: i fondi esteri aprono a Intesa e Granarolo. Pronta la rosa di candidati per il nuovo ceo. (dai giornali)

ZALESKI: alza il velo sul bilancio annuale della holding Argepa ( Il Sole 24 Ore pag.45)

 

NUCLEARE: primi stop, Berlino congela i piani. Stop anche in Polonia e Svizzera. Prestigiacomo: avanti sull'atomo. (dai giornali) - Rifkin: 'Il nucleare adesso e' morto'. Intervista all'economista Jeremy Rifkin. (La Repubblica, pag. 9)

INFLAZIONE: 'Quella alimentare verso il 5%'. Intervista a Filippo Ferrua, presidente Federalimentare. (Il Sole 24 Ore, pag. 23)

FONDAZIONI: Vegas, poche risorse. Per il presidente Consob gli enti non hanno fondi sufficienti per rispettare Basilea3. (dai giornali)

 

PROFESSIONISTI: giovani a rischio, piu' welfare. La proposta delle casse previdenziali, prelievo all'11% sui fondi per garantire maggiori tutele. (Il Corriere della Sera, pag. 45)

CROCIERE: 'In Italia il settore non conosce crisi'. Intervista a Pierfrancesco Vago, a.d. di Msc Crociere. (LiberoMercato, pag 27)

 

7 - L´ANTITRUST INDAGA SU POSTE ITALIANE "ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE"...
Da "la Repubblica" - L´Antitrust ha deciso di avviare un´istruttoria su Poste Italiane. L´Autorità vuole verificare se sia stata ostacolata la presenza sul mercato dell´azienda Selecta, a vantaggio di Postel (controllata della stessa Poste Italiane). Sia Postel che Selecta operano nei servizi di intermediazione (soprattutto fatture commerciali, bollette): le due società svolgono attività di ricezione dati, stampa, imbustamento, affidando poi il recapito a Poste. Secondo il provvedimento, Poste Italiane, potrebbe aver abusato della propria posizione dominante «cambiando repentinamente strategia nella richiesta di pagamenti a Selecta chiedendo un rientro a partire da settembre 2010» e cambiando alcune condizioni contrattuali.

 

8 - PARMALAT, I FONDI ESTERI APRONO A INTESA E GRANAROLO...
Da "la Repubblica" - Prove d´intesa tra la cordata italiana e i fondi esteri per il futuro di Parmalat. Corrado Passera, ad di IntesaSanpaolo, ha ribadito ieri che Collecchio «è un importante marchio italiano», ammettendo che Ca de Sass sarebbe «molto calorosa davanti a piani industriali che tengono nel nostro paese iniziative di lungo periodo». Massimo Rossi, invece, candidato amministratore delegato ad interim da Skagen, Zenit e MacKenzie, i tre fondi con il 15,9% del capitale pronti a far eleggere un nuovo cda senza Enrico Bondi ha ammesso di esser pronto a «esaminare il dossier Granarolo», l´azienda partecipata al 19% da Banca Intesa pronta a fare da pivot industriale per una cordata italiana. Un accordo più ampio, con l´ingresso nel capitale di altri soci tricolori come auspicato dalla politica romana, potrebbe poi decollare dopo l´assemblea del 12 aprile. A meno che Enrico Bondi non riesca di nuovo a sparigliare le carte.

 

9 - DAHLIA TV, BUIO A SAN SIRO...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Dopo una trattativa privata durata 24 ore, la Lega di Serie B ha avviato la gara per i diritti tv fino al 2012. Incongrua, secondo l´assemblea, l´offerta di Europa 7 che pure garantiva le stesse cifre messe sul piatto per salvare Dahlia: 5,2 milioni per A e B, garantendo abbonati e alcuni posti di lavoro. Così la Serie A ha deciso di non assegnare i diritti, in barba ai 250mila abbonati Dahlia che dovevano essere «tutelati». La B ha chiesto, fino a giugno 2012, 4,85 milioni: troppi per Europa 7 che sognava anche la A, molti per Mediaset che bada al pareggio di bilancio. Ma se il Biscione conquisterà la B pareggerebbe Sky (che ha speso di più) e completerebbe l´offerta sportiva con un prodotto che sul satellite, in sei mesi, ha aumentato l´audience del 51%. Nel frattempo gli abbonati ex Dahlia resteranno ancora al buio ancora un po´.

 

10 - BANCHE SCHIACCIATE TRA AUMENTI, CONTROLLO E TREMONTI BOND...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Il Banco Popolare è stata la prima banca a richiedere i cosiddetti Tremonti bond ed è ora la prima a restituirli. L´istituto guidato da Pier Francesco Saviotti ha dichiarato che l´apporto di queste risorse è stato «importante per continuare a sostenere l´economia nei territori locali». Il Banco ha appena concluso un aumento da 2 miliardi e grazie a ciò può rimborsare 1,45 miliardi al Tesoro, ma che cosa faranno Mps, Bpm e Creval, cioè le altre tre banche che sono state sostenute dai Tremonti bond nel pieno della crisi del 2009?

 

Dovrebbero a loro volta lanciare aumenti di capitale sufficienti a rientrare dalle cifre prese a suo tempo e sfruttare l´occasione per ripatrimonializzarsi in vista di Basilea 3. Lo vogliono fare? Finora sia Mussari sia Ponzellini hanno negato una possibilità del genere, nonostante Mario Draghi spinga in questa direzione. Per la verità il governatore vorrebbe che anche le banche "too big to fail", cioè Unicredit e Intesa Sanpaolo, ricapitalizzassero, anche cedendo asset. Ma proprio ieri il neo presidente Consob Giuseppe Vegas ha ricordato che le Fondazioni azioniste delle banche italiane non hanno le risorse per far fronte agli aumenti richiesti dalle regole di Basilea 3.

 

«È giusto schiacciare sull´acceleratore di Basilea 3 oggi?», si chiede il tremontiano Vegas, lanciando una ciambella ai banchieri. Siamo dunque a un bivio: se i banchieri ubbidiscono a Draghi nei prossimi mesi vedremo una fortissima richiesta di capitali al mercato ma il controllo delle banche verrà messo a rischio. Se non li fanno cercheranno di trattenere in casa più risorse possibili con la conseguenza di erogare meno credito alle imprese imballando ancora più la crescita economica. Forse Draghi e Tremonti dovrebbero mettersi d´accordo.

11 - L'ULTIMA RISERVA NEL CAMPO AS ROMA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Non decolla la vendita dell'As Roma. Il 17 marzo, festa dell'unità d'Italia, non sarà ricordato come giorno della rinascita della Magica, come speravano torme di tifosi, gagliardi per la vittoria nel derby. Scadono giovedì i 30 giorni per la trattativa in esclusiva concessa da Italpetroli alla cordata DiBenedetto As Roma Llc, società costituita nel Delaware per la bisogna. Pochi giorni fa il banchiere di UniCredit Paolo Fiorentino aveva detto: «Ci siamo!», facendo salire le azioni di oltre il 7 per cento.

 

Ma i legali della banca non hanno ancora risposto alle memorie degli advisor di DiBenedetto. Si ragiona su un allungamento dell'esclusiva al 31 marzo. Intanto è arrivata la lettera di un sedicente avvocato tedesco, che manifesta l'interesse di una banca, dicono la svizzera Ako Capital di Zurigo, a comprare tutta Italpetroli, non solo la Roma. Lo studio legale Tonucci, advisor di DiBenedetto, si ricorda come fallì nel 2008 la vendita a George Soros, con l'arrivo di un'offerta araba... (G.D.)

 

12 - BIANCO CHIAMA LA CARTA LA CONSOB VA A VEDERE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Cell Therapeutics ieri ha reso noto di avere acquisito «i diritti esclusivi di commercializzazione e di co-sviluppo di tosedostat», un farmaco in fase di sperimentazione che forse «fra due anni» otterrà le autorizzazioni alla commercializzazione. La notizia non modifica il dissesto finanziario della società, che è sempre a caccia di capitali per ripianare le perdite, né può avere nel breve periodo alcun impatto sulla sua cronica assenza di ricavi. Tuttavia, la speculazione ieri ha messo in movimento la Consob e il titolo (+48%).

Questo anche perché il ceo James Bianco ha alimentato gli ordini dei piccoli investitori parlando a un sito finanziario di una possibile operazione di M&A «carta contro carta» con «un'altra piccola società europea» e spiegando che il titolo Cti «è sottovalutato» e che lui si aspetta un «notevole rialzo». Sarà così? Difficile sostenerlo, perché è impossibile dire cosa valga una società priva di ricavi che accumula solo perdite da vent'anni. L'unica cosa certa è che Cell Therapeutics, a furia di ripianare le perdite, ha emesso 900milioni di azioni. Insomma, eventualmente la «carta» non manca. (R.Fi.)

13 - QUELLA PARTITA INFINITA TRA PEREZ E IL QATAR...
Da "Il Sole 24 Ore" - Le strade di Florentino Perez e del fondo sovrano del Qatar si incrociano nuovamente. E non certo per cementare un'amicizia. Ieri il fondo ha infatti annunciato di avere acquisito una quota del 6,16% nel capitale di Iberdrola per un controvalore di oltre 2 miliardi di euro. Quanto basta per diluire di un 1,4% il pacchetto del 20% in mano al finanziere spagnolo, impegnato da oltre un anno in una guerra senza quartiere, pur di conquistare il gruppo energetico.

Da parte sua il fondo del Qatar aveva tentato, recentemente, di bloccare la scalata di Florentino Perez anche alla tedesca Hochtief, acquisendo una partecipazione del 9,1% per complessivi 400 milioni di euro. Così come qualche mese fa la Qatar foundation ha annunciato la sponsorizzazione dei blaugrana del Barcellona per 5 anni per un importo di 30 milioni l'anno. Un vero e proprio affronto, dato che quelli del Barça sono acerrimi nemici del Real Madrid, di cui Florentino Perez è presidente. E la saga non è certo finita. (Mi.C.)

 

14 - ALLEATI BIPARTISAN CONTRO MURDOCH...
Da "Il Sole 24 Ore" - L'alleanza è potente, capace com'è di stringere in un unico fronte giornali di sinistra come il Guardian e il Daily Mirror e giornali di destra come il Daily Telegraph e il Daily Mail. Una linea comune, ulteriormente blindata da un altro nome di peso: British telecom. Tutti insieme, più o meno appassionatamente, hanno sollecitato i deputati dei Comuni e i lord a fare pressioni sul ministro Jeremy Hunt. Obiettivo: indurlo alla retromarcia sul caso BSkyB.

 

Nei giorni scorsi, il governo inglese aveva dato il via libera all'acquisizione della pay tv da parte di News Corp, il gruppo editoriale di Rupert Murdoch che possiede il 39% del canale. Il tycoon australiano è deciso a prendere la totalità delle azioni per consolidare la televisione nel suo impero editoriale e sviluppare sinergie sia con le altre Sky, da quella italiana a quella tedesca, sia con le testate britanniche, dal Sun al Times. È proprio questo accerchiamento che la concorrenza teme di più. Un mastodonte editoriale capace di assorbire gran parte delle risorse pubblicitarie. (L.Mais.) 15-03-2011]

 

 

IL BISI-NESS DELLE NOMINE - WOODCOCK E CURCIO INTERROGANO BISIGNANI PER 5 ORE E MEZZA, FACENDOSI SPIEGARE CHE LAVORO FA - PER I PM, MASSONERIA E RICATTI, NOMINE E FAVORI. PER IL “SUPERCONSULENTE” DI LETTA, INVECE, “SOLO RACCOMANDAZIONI E PARERI, CHE NON SONO REATO” - IN BALLO L’INCONTRO TRA BISIGNANI, D’ALEMA E SANTINI, POI NOMINATO A CAPO DEI SERVIZI SEGRETI - NUOVE INDAGINI SULL’“IMPRENDITORE DELLA SOLIDARIETÀ” ANGELO CHIORAZZO, appena uscito indenne da un’inchiesta della procura di Potenza (ancora Woodcock), in cui era stato sfiorato anche LETTA...

Niccolò Zancan per "La Stampa"

 

«Io sono una persona con una rete di contatti e di conoscenze pressoché infinita. Quando ci sono delle decisioni importanti da prendere il mio parere viene ascoltato». Eccolo, Luigi Bisignani, di mestiere superconsulente del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, tessitore di relazioni e dispensatore di pareri. Il suo interrogatorio, il primo di una lunga serie, è andato in scena ieri pomeriggio. Dopo abboccamenti e depistaggi per evitare eccessi di curiosità.

 

Cinque ore e mezza davanti ai pm napoletani Francesco Curcio e Henry John Woodcock. Così inizia a prendere forma la sagoma ancora indecifrabile dell'inchiesta sulla cosiddetta P4. Cioè su una presunta associazione «costituita e mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e l'amministrazione della giustizia, anche interferendo sulle funzioni di organi costituzionali».

Massoneria. Ricatti, raccomandazioni, nomine, favori. Di questo si sta parlando. Di un gruppo di potere che si sarebbe mosso nell'ombra per influenzare le scelte strategiche del Paese. Secondo la procura di Napoli Bisignani - già condannato per la maxi tangente Enimont e già negli elenchi della P2 di Licio Gelli - è l'uomo giusto per spiegare tutto questo.

 

Più di tre ore di interrogatorio sono andate su una nomina precisa, quella del generale Adriano Santini al comando dell'Aise, i servizi segreti militari. 3 febbraio 2010. Ma gli investigatori sono interessati soprattutto alle fibrillazioni che l'hanno preceduta. «Sì, sono stato io a fare incontrare Santini e il presidente del Copasir Massimo D'Alema, ma non credo che quell'incontro sia stato decisivo. Perché - ha spiegato Bisignani - è avvenuto dopo la nomina e prima dell'investitura». Cioè quando la decisione sembrava ormai presa, e mancava solo il timbro dell'ufficialità.

 

Ma è tutto il percorso di Santini al centro dell'attenzione. Perché prima del faccia a faccia con D'Alema (anche lui già sentito come persona informata sui fatti), altri avevano sponsorizzato il suo nome. Una circostanza che Bisignani avrebbe confermato. Dunque Santini, raccomandato e poi benedetto. «Ma raccomandare qualcuno non è un reato», ha sempre sostenuto Bisignani.

Accompagnato dagli avvocati Giampiero Pirolo e Fabio Lattanzi, ha spiegato come ha conosciuto il presidente dell'Eni Paolo Scaroni, l'origine dei suoi rapporti con l'ex procuratore di Napoli, ora deputato del Pdl, Alfonso Papa. Ma da ieri un nome nuovo è entrato nell'inchiesta, anche se proprio nuovo non è.

 

E' quello di Angelo Chiorazzo, a capo del consorzio La Cascina di Roma, un fatturato da 200 milioni annui, una delle più potenti holding della solidarietà: appalti su mense, ospedali e centri di accoglienza in mezza Italia. Chiorazzo è appena uscito indenne da un'inchiesta della procura di Potenza (ancora Woodcock), in cui era stato sfiorato anche il sottosegretario Gianni Letta: archiviata.

 

Ma ora riappare sul versante della P4, già sentito dai pm: «Io non so nulla di questa storia - dice sconsolato al telefono - sono in buoni rapporti con alcune persone, altre non le ho mai conosciute in vita mia. Sono sorpreso..». Eppure anche su di lui indaga la procura di Napoli. E vuole la versione di Bisignani anche su questo argomento.15-03-2011]

 

 

’sto CALZOLAIO È ’NA SÒLA - GLI SPAGNOLI MASSACRATI DALLA CRISI NON VEDONO L’ORA DI MANDARE A QUEL PAESE il loro bambi prodigio ZAPATERO – SECONDO UN SONDAGGIO DEL “MUNDO”, SOLO IL 7,3% VORREBBE ANCORA IN SELLA L’ULTIMO LEADER “DE SINISTRA” IN EUROPA – I SOCIALISTI CERCANO DI CORRERE AI RIPARI E PER LE ELEZIONI DEL 2012 PREPARANO LA CANDIDATURA DEL MINISTRO DELL’INTERNO RUBACALBA – MA POTREBBE ESSERE TROPPO TARDI

Gian Antonio Orighi per "la Stampa"

 

La stella di José Luis Zapatero non brilla più. Anzi è in caduta libera. Almeno stando a un sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano El Mundo secondo il quale appena il 7,3% degli spagnoli vorrebbe che il premier socialista e segretario generale del Psoe, al potere dal 2004, si presentasse ancora come capofila del partito - e candidato premier quindi in pectore - nelle legislative del 2012. Che la popolarità del «Machiavelli di León» (la sua città natale), fosse in discesa era cosa nota, ma una picchiata del genere giunge a sorpresa.

 

Se Zapatero gode di pessima saluta (politica e agli occhi dell'opinione pubblica), il suo partito brilla poco di più. Non solo Zapatero perde 3 milioni di voti rispetto alle ultime politiche del 2008 ed è superato dai popolari ma il suo nome è addirittura quinto nella rosa dei candidati socialisti.

Lui intanto nicchia. Da mesi evita la domanda cruciale se intende correre per un altro mandato. D'altronde anche i socialisti stessi sembrano aver dimenticato Zapatero. Appena il 12% dei simpatizzanti lo vorrebbe ancora alla guida del Psoe (e del governo) contro il 48% che opta per il primo vicepremier e ministro degli Interni, Alfredo Rubalcaba. Che risulta il preferito anche per la capacità di leadership e per l'immagine della Spagna all'estero.

 

La crisi zapaterista è cosí grande che il comitato elettorale per le amministrative del prossimo 22 maggio ha deciso di annullare il tradizionale comizio nella Plaza de toros che dal 2000, da quando il premier è segretario generale socialista, rappresenta il lancio di ogni appuntamento alle urne. Che quest'anno, per inciso, si preannunciano catastrofiche.

«Sopprimere il meeting di Vistalegre è una decisione drammatica, un sintomo d'impotenza», commenta García Abad, autore del panegirico libro «Il Machiavelli di León». «Abbiamo sospeso il comizio perché vogliamo sottolineare il carattere municipale e regionale del 22 maggio», replica il comitato federale.

«I socialisti non vogliono che l'appuntamento del 22 maggio sia un referendum su Zapatero», chiosa invece il filo-governativo El País. 15-03-2011]

 

 

E ORA CHI SI PIGLIA I RESTI DEL CRAC LIGRESTI? - TOTÒ ANNUNCIA: FINE DEI GIOCHI CON I GALLETTI DI GROUPAMA - SENZA I FRANCHI DEI FRANCESI, PREMAFIN E FONSAI DOVRANNO ESSERE SALVATE DALLE BANCHE ITALIANE CREDITRICI, IN PRIMIS UNICREDIT, ESPOSTA PER 600 MILIONI € (GRAZIE PROFUMO, ARI-GRAZIE GERONZI!) - MEDIOBANCA, BPM, MPS E BANCO POP Già AVEVANO RISCADENZATO IL DEBITO - LIGRESTI SENZA ALTERNATIVE, LE BANCHE (SE SONO SERIE) DOVRANNO IMPORRE DURI SACRIFICI…

1 - PREMAFIN: LIGRESTI, NON ESISTONO PIU' CONDIZIONI INGRESSO GROUPAMA...
Radiocor - Stop all'operazione Premafin-Groupama. Le finanziarie della famiglia Ligresti Canoe Securities S.A., Hike Securities S.A., Limbo Invest S.A., Sinergia Holding di Partecipazioni S.p.A., Immobiliare Costruzioni IM.CO. S.p.A., Giulia Maria Ligresti, Jonella Francesca Ligresti, Gioacchino Paolo Ligresti, Salvatore Ligresti e Premafin, si legge in una nota, 'hanno ritenuto non sussistano allo stato le condizioni perche' proseguano utilmente i contatti per l'ingresso di Groupama S.A. nel capitale di Premafin'. Sono allo studio soluzioni alternative indirizzate al rafforzamento patrimoniale del gruppo, conclude la nota.


2 - PORTA CHIUSA A UN RITORNO DEI FRANCESI...
Francesco Manacorda per "la Stampa"

Don Salvatore torna in Italia: ora bussa alla porta delle banche di casa nostra, e in particolare a quella di Unicredit, per trovare il modo di ricapitalizzare sia FonSai sia, a monte, Premafin.

Dopo la sostanziale bocciatura da parte della Consob dell'accordo tra i francesi di Groupama e la famiglia Ligresti l'Ingegnere, che siede al vertice del gruppo ha rifiutato - sostengono due distinte fonti finanziarie - un'offerta alternativa avanzata nei giorni scorsi da Groupama.

 

E al tempo stesso ha accelerato su quella che era l'opzione originaria, ossia il ricorso a quell'Unicredit che è il maggior creditore del gruppo - circa 600 milioni - ed era la banca che aveva rapporti maggiormente consolidati con i Ligresti.

 

Sebbene nessuna delle parti in causa commenti gli sviluppi si concretizza così il «Piano B» targato Unicredit di cui si era riparlato dieci giorni fa, appena arrivata la decisione della Consob che imponeva l'Opa obbligatoria a Groupama, bloccando di fatto l'operazione prospettata. In piazza Cordusio per ora si mantiene uno stretto riserbo, ma le carte sono sulle scrivanie degli uomini del settore Corporate e dalle ipotesi che circolano nelle ultime ore l'intervento di Unicredit potrebbe assumere una duplice natura: in parte nuovi finanziamenti, in parte ingresso nel capitale attraverso la sottoscrizione di un aumento.

A fianco di Ligresti vuole poi restare il Credit Suisse, guidato da Federico Imbert. E tutt'altro che escluso è l'intervento - a fianco della banca guidata da Federico Ghizzoni - di altri istituti italiani. C'è il pool di creditori dei Ligresti, che comprende anche Bpm, Banca Mps e Banco Popolare che assieme a piazza Cordusio avevano riscadenziato 322 milioni di debito Premafin legando però l'operazione all'accordo dei francesi che ora pare sfumare;

 

e ovviamente c'è pure l'immancabile Mediobanca - da cui Ligresti si era allontanato negli ultimi mesi proprio per certe pretese terapeutiche che giudicava un po' troppo dure - che al momento sta alla finestra ma che ha tutto l'interesse a vedere un finale di partita soddisfacente per il gruppo assicurativo, visto che è esposta verso FonSai con un debito subordinato di circa un miliardo di euro.

 

Se davvero, come sembra, i francesi mancheranno all'appello, in casa Ligresti rimangono due problemi di capitalizzazione da risolvere, con l'aiuto delle banche italiane. Il primo sta a monte, in Premafin, dove era previsto un aumento di capitale da 225 milioni di euro che sarebbe finito per circa la metà nelle tasche delle stesse holding di famiglia controllate da Don Salvatore e dai suoi tre figli e che - soprattutto - sarebbe servito a non allentare troppo la presa di Premafin nell'operazione a valle.

 

Il secondo aumento, più urgente visto anche l'incombere della vigilanza dell'élite e la pericolosa discesa verso la linea di galleggiamento dei requisiti patrimoniali, riguarda infatti la FonSai, che nell'opzione originale aveva bisogno di 460 milioni. La nuova formula potrebbe prevedere qualche sacrificio in più - rispetto ai pochissimi dell'opzione francese - per la famiglia, ma la situazione di FonSai non pare offrire ai Ligresti troppi margini di trattativa.

 15-03-2011]

 

 

ALTRO CHE LO SCARPARO, E’ L’OLIGARCA CECO (MA CI VEDE BENISSIMO) KELLNER A METTERE PAURA A GERONZI, CALTA & SOCI IN GENERALI, QUELLO PER CUI VERAMENTE SI è DIMESSO DEL VECCHIO - I SEGRETI DEL RISERVATISSIMO PETR KELLNER, L’OLIGARCA DI PRAGA CHE DA RAPPRESENTANTE DI FOTOCOPIATRICI HA CREATO UN IMPERO DA 9,2 MLD $ (98ESIMO NELLA LISTA “FORBES”) – IL SUO ATTIVISMO NON PIACE A TRIESTE E SUSCITA PERPLESSITÀ IL SUO LEGAME “RUSSO” CON PERISSINOTTO

Michele Masneri per "Il Foglio"

E' un oligarca a tutti gli effetti, ma a differenza dei suoi colleghi russi, ai megayacht e alle modelle, preferisce la riservatezza e i salotti buoni della finanza. Petr Kellner, 46 anni, membro del board e socio di Generali con circa il 2 per cento del capitale, partner chiave del gruppo di Trieste sullo scacchiere centroeuropeo, e protagonista di alcuni dei cortocircuiti che aleggiano in questi giorni intorno al gruppo assicurativo, è nato in quella che allora si chiamava Cecoslovacchia il 4 maggio 1964, ed è diventato l'uomo più ricco di quella che oggi è la Repubblica ceca.

 

Novantasettesimo nella lista mondiale dei super ricchi di Forbes, 9,2 miliardi di dollari di patrimonio personale, Kellner è presenza molto discreta a Trieste fin dal 2007. In quell'anno entra nell'azionariato di Generali, con il gruppo triestino che acquista il 51 per cento delle sue attività assicurative (che confluiscono in una joint venture, Generali Ppf) in cambio di una leadership importante sul mercato assicurativo di Repubblica ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria e molta parte dell'Europa centrale. Kellner otterrà 1,1 miliardi di euro e un posto nel consiglio di amministrazione di Generali.

 

Ma riservatezza non vuol dire accondiscendenza, e la prima indicazione di carattere Kellner la dà tre anni dopo, quando il suo nome scompare dalla lista di maggioranza che Mediobanca sta allestendo per il rinnovo del cda. Sborsando circa 500 milioni di euro, rastrella il 2 per cento di Generali e si riassicura un posto nel board.

Prometterà di salire anche al 5 per cento, ma non lo farà mai. Una mossa e un attivismo che lo rendono sospetto a parte del vertice del Leone e ad alcuni azionisti, come Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone, che cominciano a fare più attenzione al personaggio.

Sintomatico un passaggio dell'intervista di Paolo Madron sul Corriere della Sera di giovedì scorso in cui il finanziere Tarak Ben Ammar dice: "Se fossi Della Valle mi preoccuperei più di certe operazioni fatte in Russia con il finanziere Kellner che di Rcs".

Un faro vero l'ha acceso l'Isvap a fine 2010, quando l'Authority sul settore assicurativo presieduta da Giancarlo Giannini ha chiesto chiarimenti sul ruolo e i rapporti di Kellner con il gruppo assicurativo; ma a parte i rischi di conflitto di interessi, anche dentro il board qualcuno bofonchia pure su altri temi, come il fatto che a gestire la joint venture Generali Ppf, molto attiva in centro-Europa, sia Kellner, quando la maggioranza è in capo a Trieste.

A destare perplessità è poi la vicinanza di Kellner con il group ceo di Generali, Giovanni Perissinotto, che incrocia proprio le questioni emerse nelle ultime settimane a Trieste. In particolare il caso della banca russa Vtb, di cui Perissinotto ha acquistato, pare all'oscuro del cda e dei grandi azionisti, l'1 per cento. Una mossa che secondo diversi osservatori sarebbe tra l'altro alla base delle dimissioni dal board di Del Vecchio e dei mugugni di Caltagirone.

Eppure è una vicenda che viene da lontano, e in cui un ruolo da protagonista gioca proprio lo stesso Kellner. Il Leone e l'oligarca possiedono infatti insieme una quota del 38,5 per cento in Ingosstrakh, primo gruppo assicurativo russo, controllato dal magnate Oleg Deripaska.

A novembre scorso Perissinotto aveva proposto ai soci di cedere il 38,5 per cento di Ingosstrakh alla Vtb, in cambio di una sua quota. Una mossa che non era piaciuta ai soci Generali, e dietro la quale era evidente la longa manus di Kellner, che in Russia controlla diverse attività creditizie e assicurative, e che con Deripaska ha una vecchia diatriba in corso almeno dal 2006. "Guerra tra oligarchi", aveva scritto il Financial Times, e in effetti Kellner pur essendo per molti versi un'eccezione, ha il curriculum tipico del tycoon d'oltrecortina.

 

Dopo una laurea in Economia industriale all'Università di Praga, fa il rappresentante di fotocopiatrici, ma già nel 1991 insieme a due soci e grazie a un fido da un milione di dollari allestisce il fondo Ppf, che in breve conterà partecipazioni in 200 aziende statali e che nel 1995 darà la scalata a Ceska Pojistovna, primo gruppo assicurativo del paese, che oggi, risanato, vale 2,7 miliardi di dollari.

Poi arriva Komercni Banka, leader del settore del credito, e nel frattempo oltre a Trieste Kellner coltiva la sua visione globale: banche e assicurazioni, aziende metallurgiche in Russia, e dal 2004 entra sul mercato di Cina e Vietnam, due paesi con cui ha eccellenti rapporti.

 

A Pechino la sua Home Credit è l'unico gruppo straniero autorizzato a operare nel credito al consumo. "Prestiti medi da 230 dollari rimborsabili in un anno", ha detto Kellner in una delle rare interviste, a Forbes, specificando che "mentre le grandi banche occidentali puntano sulle classi affluenti", lui mira alla micro-borghesia nascente.

Venendo da un'ex repubblica comunista, sa bene che "tutti sognano una tv o un frigo a rate". Un altro business che alletta Kellner è quello dei media: nel 2005 ha venduto per 580 milioni di dollari la stazione tv Nova al colosso Usa Cme, e adesso sta investendo nel citizen journalism con una serie di giornali locali online chiamati Nase Adresa e con la scuola per giornalisti Futuroom mentre a dicembre ha acquistato il gruppo dei media Euronews.

 

Di personale si sa pochissimo, a parte che è sposato e ha quattro figli. Insieme alla moglie Renate, oltre alla passione per la privacy, condivide quella per l'"education". Hanno finanziato la creazione di OpenGate, un college internazionale con galoppatoi e impianti sportivi da vecchia Inghilterra ma a 20 km da Praga, che garantisce borse di studio a ragazzi meritevoli.

Altri pallini sono l'architettura e la fotografia: Ppf sponsorizza da anni Maximum Photography, un importante concorso internazionale nel castello di Praga. Unica passione conosciuta da autentico oligarca, gli aerei, i più grossi e costosi: possiede un Gulfstream G500 e un Boeing 737. Con i quali molto raramente ha fatto rotta su Trieste Ronchi dei Legionari. Almeno fino a oggi. 15-03-2011]

 

 

 

1- CON QUEST’ARIA STRANA DA FINE REGIME I POTENTI VERI HANNO PIACERE DI VEDERSI E RICONOSCERSI VIVI L’UNO CON L’ALTRO. E MAGARI TESSERE ALLEANZE PEL DOPO-BANANA - 2- E PER INCIUCIARE COSA C’È DI MEGLIO DELLA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO, SCRITTO DALL’ENFANT PRODIGE FABIO CORSICO E DAL DIRETTORE DI "FORMICHE" PAOLO MESSA? - 3- A TORINO PASSERELLA DI ALL-STAR SUL PALCO: DA VEGAS A PASSERA, DA BENESSIA A PALENZONA, DA GALATERI A GAETANO MICCICCHÈ, SINISCALCO EX MINISTRO, FRANCO DEBENEDETTI, GROS PIETRO, LUCCHINI, SALZA, IL NOTAIO MAROCCO, LA PROF. FORNERO - 4- LA PERLA DI PALENZONA: "MEGLIO SBAGLIARE CON GUZZETTI CHE AVER RAGIONE DA SOLI!"

 

Bankomat per Dagospia

Da Vegas a Passera, da Palenzona a Galateri a Benessia, passando per Il Prof. Comba, Gaetano Miccicchè, Siniscalco ex Ministro, senatore Franco DeBenedetti, Gros Pietro, Stefano Lucchini, Salza, il Notaio Marocco, la Prof.sa Fornero, oggi un sacco di veri potenti non avevano di meglio da fare che presenziare alla presentazione del libro sulle Fondazioni Bancarie di Fabio Corsico e Paolo Messa.

 


C'era pure l'ex reggitore (con scarso successo) della Fiat, Cantarella. Guzzetti non c'è ma ha scritto la postfazione, e Benessia la legge e la commenta, interpretandola e ovviamente condividendola. Grandioso!

 


Mario Calabresi dirigerebbe 'La Stampa' ma prende appunti come un giovane cronista. Infatti l'establishment lo stima molto. Di direttori che dettano anziche' scrivere è gia' del resto piena l'Italia.

Solo Corsico, il giovane e influente capo delle relazioni esterne del gruppo Caltagirone (il Catariccone vero) poteva mettere tanti capoccioni d'amore e d'accordo. Del resto non a caso il Ministro Tremonti che non ama i mediocri lo aveva scelto come suo giovanissimo capo della segreteria a meno di trent'anni, durante il suo primo ministero negli anni Novanta.

Parte il valzer dei partecipanti alla tavola rotonda, introdotta ma non moderata dal presidente (per mancanza di prove) della Fondazione CRT Prof. Comba, pur sempre il padrone di casa. Alla sua destra incombe, nella sua enormità, Palenzona.

Il camionista di Alessandria, in questo ore in ambasce per le sorti giudiziarie del suo braccio destro Roberto Mercuri, osserva che le donne in sala sono poche. Ohibò, gli sembrava intelligente osservarlo.
Il vice presidente extralarge di Unicredit parla come se fosse vittima di una classe dirigente della quale non fa parte. Stupendo.

 

Dice che non ne può più di ipocrisie e demagogie. Evviva le Fondazioni e che cresca il loro ruolo nelle banche. Come se ci fossero sintomi contrari. Essenno' lui come ci arrivava dove è arrivato?

 

Prosegue, coraggioso, criticando l'assente Profumo che voleva fare a meno delle Fondazione.
Conclude dando ragione alla linea democrista del grande vecchio Guzzetti: "Meglio sbagliare con Guzzetti che aver ragione da soli!".


Poi tocca all'Amm. Delegato di Santa Intesa. Bene comune, welfare e crescita del territorio stanno cuore al prossimo sposo Passera. E che altro? Su quello Corradino va proprio d'accordo con le Fondazioni che lo vedono come un invasore che ha strappato a Torino, in duplex con Bazoli, la banca più liquida e forte d'Italia, l'Imi-San Paolo.


Ma il Palenzona show prosegue. Approva e benedice la fresca nomina di Vegas, seduto due poltrone a destra, prima uscita pubblica a capo della Consob (un Vegas che sarebbe poi il suo controllore) e sentenzia con la lingua a penzoloni: "Dio ce lo ha dato guai a chi ce lo tocca! Ho gia' visto che sa far bene...".

Vegas sorride e tace. E' una persona seria. Sa poco di Borsa ma è una persona seria. Palenzona ma chi sei? Vegas è il Presidente della Consob!
Però poi la cortesia ha il sopravvento anche sul buon Vegas. Rivolgendosi ad un altro suo controllato, Passera: "...come diceva giustamente Corrado...". Eh no, Senatore e Presidente Vegas, si dice Dottor Passera.

Del libro di Fabio Corsico e Paolo Messa si parla poco. Sembravano tutti li' per altri motivi.
Forse con quest'aria strana da fine regime i potenti veri hanno piacere di vedersi e riconoscersi vivi l'uno con l'altro. E magari progettare il dopo.

 

CHI È FABIO CORSICO...
Gianni Dragoni per "Sole 24 Ore del 02 febbraio 2011
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-22368.htm

 

Nel palmarès di Fabio Corsico, da sei anni direttore relazioni esterne della Caltagirone Spa, ci sono una dozzina di incarichi in consigli di amministrazione. Per l'ex capo della segreteria tecnica del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nato a Torino nel 1973, l'incarico più altisonante è nel cda di Fondazione Crt. Corsico è inoltre consigliere di Cementir, Energia, Gazzettino, Grandi Stazioni (Fs), Cassa di risparmio di Biella e Consum.it (Mps), Alleanza Toro (Generali).

 

È consigliere del Teatro Regio di Torino, guida Orione Investimenti (Fondazione Crt), siede nel cda del mensile Formiche. Gli impegni sono aumentati il 29 aprile 2009, con la nomina nel cda di Avio, voluta dal fondo Cinven, che possiede l'85% (il 15% è di Finmeccanica). Il passaggio in Avio è stato una mosconata. Corsico si è dimesso l'11 agosto 2010. A causa dei troppi impegni, che nel 2009 lo avevano fatto mancare a metà dei cda della Cementir, dove c'è anche il suo amico Flavio Cattaneo.15-03-2011]

 

 

Mafia a misura Duomo - La cornice è nota. Meno i pericolosi incroci con il Ruby gate e personaggi vicini al Cavaliere come Lele Mora e l’avvocato Luca Giuliante, ex legale della giovane marocchina -Entrambi, pur non indagati, sono risultati in stretti rapporti con il boss della ‘ndrangheta Paolo Martino - Il padrino calabrese è in contatto con Vito Cardinale, uno dei titolari della discoteca “Hollywood”, per anni covo di lele.... –

Davide Milosa per "il Fatto Quotidiano"

Al telefono i boss alla milanese pianificano la campagna elettorale. In Lombardia le Regionali sono vicine. È il gennaio 2010 ed è tempo di piazzare qualche gazebo. Sì, perché i voti raccolti tra la Comasina e Bruzzano, regno del clan Flachi da oltre trent'anni, andranno ad Antonella Maiolo, già sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia. Così è stato deciso dalla ‘ndrangheta.

 

Anche perché, si legge nei brogliacci, "qua nella zona è facile che prendiamo tanti voti". E del resto l'Antonella, sorella della più famosa Tiziana, quei padrini in doppio petto li vedrà per due volte. Saranno strette di mano decisive per squadernare il progetto politico-mafioso. Le intercettazioni completano il quadro: "L'altro giorno è venuto pure Formigoni, e altri politici sempre del Popolo della Libertà".

 

Sì perché quello è il fronte su cui puntare. Contatti e incontri sono poi delegati a Massimiliano Buonocore, figlio di Luciano, fra i cento fondatori di Forza Italia e segretario nazionale di Destra libertaria. Tra le varie cose, Max è anche presidente di un centro sportivo di proprietà comunale "nella completa disponibilità della ‘ndrangheta". Un particolare importante per il gip, che annota: "Il comune di Milano, senza averne consapevolezza, finanzia il gruppo Flachi". Come sempre nulla si fa a caso.

 

E così, nel disegno rientrano sponsorizzazioni politiche in cambio, ad esempio, della promessa di gestire negozi e bar della metropolitana milanese. Questo raccontano le settecento pagine di ordinanza di custodia cautelare firmate ieri dal gip Giuseppe Gennari. Trentacinque arresti e una vicenda nerissima sulla ‘ndrangheta padana capace di gestire pacchetti di voti, di avere contatti privilegiati con la sanità lombarda o ancora di giocare sui tavoli della logistica infiltrandosi nei lavori della Tnt global service, azienda leader nel settore. In altre parole: business.

È Mafia spa sotto al Duomo. La cornice è nota. Meno i pericolosi incroci con il Ruby gate e personaggi vicini al Cavaliere come Lele Mora e l'avvocato Luca Giuliante, ex legale della giovane marocchina. Entrambi, pur non indagati, sono risultati in stretti rapporti con il boss della ‘ndrangheta Paolo Martino, anche lui finito nella rete degli investigatori. Il padrino calabrese è in contatto con Vito Cardinale, uno dei titolari della discoteca "Hollywood", per anni covo dell'impresario televisivo.

 

L'ordinanza di ieri così tiene assieme due indagini che, pur distinte, hanno trovato col tempo decisivi punti di contatto. La prima, condotta dal Gico, riguarda il clan Flachi e suoi interessi nel settore della movida notturna. Qui, boss e comprimari gestiscono oltre allo spaccio nelle più note discoteche meneghine, anche tutto il comparto della security, i parcheggi e addirittura i cosiddetti paninari, ovvero i baracchini ambulanti, costretti a pagare il pizzo ai pretoriani del boss.

Il pallino dell'altra inchiesta invece sta nelle mani del Ros, i quali, indagando sull'imprenditore Peppe Romeo agganciano la figura di Paolo Martino, classe '55, organico alla cosca De Stefano. Lui è uno dei protagonisti di questa storia. Ed è sempre lui a chiamare la sorella perché si informi su eventuali indagini a suo carico.

C'è, però, un particolare: Rosa Martino è una religiosa dell'Ordine Paolino e vicedirettore sanitario dell'Ospedale "Regina Apostolorum" di Albano Laziale in provincia di Roma. Al telefono con il fratello dirà: "Il personaggio sta a cantà, meglio non muoversi". Atteggiamento definito dal gip "sorprendente in una persona che ha votato la propria vita alla Fede".

 

L'altro protagonista di questa storia è Giuseppe Flachi, vecchia conoscenza delle cronache milanesi per aver diretto assieme al compare Franco Coco Trovato un'organizzazione in grado di commerciare quintali di droga ogni anno. Quelli erano gli anni Ottanta. Oggi, don Pepè, svestiti stivali a punta e giacche a quadrettoni, è diventato un boss con il pallino per la politica e gli affari. Il tutto pianificato nelle stanze del Galeazzi.

Qui, grazie alla compiacenza di due funzionari calabresi don Pepè, assieme al figlio Davide, ha incontrato più volte Martino. "Riducendo - scrive il gip - l'ospedale a luogo d'incontro a servizio delle ‘ndrine". Stesso discorso per il Niguarda, dove, dal 2009, è ricoverato Francesco Pelle, influente boss di San Luca.

 

Il comparto della sanità comprende anche il Pio Albergo Trivulzio, i cui vertici sono stati travolti dallo scandalo di "affitto-poli". È qui che la storia intreccia la vicenda di Ruby e dei festini ad Arcore. L'interlocutore privilegiato di Martino è, infatti, Luca Giuliante, ex legale della giovane marocchina e avvocato di Lele Mora nel processo per il crac della LM Management.

Che fa Giuliante? In quanto membro della commissione aggiudicatrice, sostiene lui, parla al telefono con Martino e gli riferisce di un appalto al Pat di Milano. Valore: 19 milioni di euro. La gara alla fine andrà al Consorzio di cooperative ravennate. Al bando, però, partecipa anche la Mucciola spa, impresa calabrese i cui titolari (non indagati) sono in contatto con Martino. Un anno prima, nel 2008, la stessa Mucciola, sempre al Pat, si era aggiudicata l'appalto per la ristrutturazione della ex Casa albergo. Una torta da cinque milioni.

 

Di nuovo Milano, dunque. E di nuovo, la ‘ndrangheta. Con l'immancabile presenza di Expò sul quale convergono gli interessi del duo Flachi-Martino. La logistica e l'edilizia. Tradotto: da un lato, le infiltrazioni nei subappalti della Tnt attraverso cooperative vicine ai boss. Dall'altro, l'edilizia con società schermo che permettono di lavorare nei più importanti cantieri pubblici.

Questo il quadro della ‘ndrangheta che in riva al Naviglio si fa impresa e stringe rapporti con la Pubblica amministrazione. Tanto che, nonostante il plauso ai magistrati del sindaco Moratti, il gip scrive di come questa penetrazione avvenga "nella sostanziale indifferenza dei vertici politici".

15-03-2011]

 

 

MILANO MALA-‘NDRINA - SCOPERTO UN GIRO DI INFILTRAZIONI MAFIOSE IN LOMBARDIA PER IL CONTROLLO DELLA COCA-MOVIDA - ARRESTATI UOMINI D’ONORE IN “STRETTO CONTATTO” CON LELE (A)MORA-LE, IL PRIMO AVVOCATO DI RUBY LUCA GIULIANTE E IL TRONISTA RINTRONATO, COSTANTINO VITAGLIANO - OBIETTIVO: CONTROLLARE I LOCALI, GESTIRE I SERVIZI DI SICUREZZA E METTERE LE MANI SUL BUSINESS DELLA NOTTE…

Gianni Barbacetto e Antonella Mascali per "il Fatto Quotidiano"

 

Ilda Boccassini non se l'aspettava. Impegnata a indagare sulle infiltrazioni mafiose a Milano, ha accettato di occuparsi del caso Ruby solo dopo molte insistenze del suo capo, il procuratore Edmondo Bruti Liberati. Non immaginava certo di trovare punti di contatto tra le due realtà investigative.

 

Invece eccoli qua: nelle carte dell'inchiesta sulla 'Ndrangheta a Milano che ieri ha portato in carcere 35 uomini della criminalità organizzata calabrese, fanno capolino alcuni protagonisti della storia di Karima e delle feste del bunga-bunga ad Arcore. Lele Mora, l'impresario delle veline, e Luca Giuliante, il primo avvocato di Ruby. Ma non solo. In comune le due storie hanno anche lo sfondo: il mondo delle notti milanesi, delle discoteche, dei tronisti e delle ragazze bellissime che le popolano.

 

Il punto di contatto è un insospettabile manager molto milanese nei modi, molto calabrese nei contatti: Paolo Martino. Oggi si presenta come imprenditore, ma è una vecchia conoscenza per chi si occupa di 'Ndrangheta. Pluricondannato per associazione mafiosa e traffico di droga, è cugino di Paolo De Stefano, il boss dei boss di Reggio Calabria.

 

Ormai opera in Lombardia, ma sempre in contatto con la "casa madre" calabrese. "Nel corso della presente attività", scrive il giudice Giuseppe Gennari, "è stato certificato che tuttora Martino intrattiene rapporti con personaggi riconducibili alla famiglia De Stefano". Gli anni e l'esperienza lo hanno fatto crescere nelle gerarchie mafiose: "Si è inserito all'interno della cosca con l'autorevolezza e la forza del mafioso di rango. Le sue vicende criminali lo hanno progressivamente qualificato come elemento di vertice di quell'aggregato mafioso".

Il legame inedito che la nuova inchiesta rivela è quello tra Martino e Davide Flachi, figlio di Pepè Flachi, già boss delle attività illegali nella Milano tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Martino però, scrive il giudice Gennari, oggi è "in contatto con imprenditori che operano nel mondo dei locali notturni", tra cui Vito Cardinale.

È il comproprietario della discoteca Hollywood, il più noto dei locali milanesi, dove spesso passava le sue notti anche Ruby, prima di diventare la minorenne più famosa d'Italia. Cardinale, grande amico di Mora, è un personaggio centrale della movida a Milano, tanto da essere già finito tra gli indagati dell'inchiesta su discoteche e cocaina.

 

Boss con relazioni pesanti, Martino ha rapporti anche "con alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, alcuni dei quali di fama nazionale", scrive il gip. Tra questi, i due manager delle veline Lele Mora e Luca Casa-dei (specializzato nell'Isola dei famosi) e il più noto dei tronisti televisivi, Costantino Vitagliano.

Martino parla al telefono (intercettato) con Mora per esempio la sera del 3 marzo 2009. Sente Costantino il 28 gennaio di quell'anno. La sua non è soltanto voglia di fare quattro chiacchiere con personaggi con la faccia spesso in tv. Il suo è un interesse imprenditoriale. Vuole entrare nel business della notte. Ha puntato, per esempio, sulla rivista Macao, da cui si possono trarre contatti, rapporti e, con la gestione della pubblicità, anche soldi.

La coppia imprenditoriale Martino-Flachi ha però ambizioni più alte: è entrata nella gestione della security in molti locali notturni, controlla i loro posteggi e cerca d'acquisire anche la proprietà delle discoteche più celebri. Ci è già riuscita, attraverso prestanomi, per il De Sade di via Valtellina. Stretto il contatto tra Martino e l'avvocato Giuliante, difensore di Ruby e di Lele Mora. Con lui Martino parla di cose molto concrete: un appalto del Pio Albergo Trivulzio che interessa a imprenditori "amici", i fratelli Mucciola, calabresi con impresa a Roma.

 

È una mattina del 10 marzo 2009 quando l'esponente della 'Ndrangheta telefona a Giuliante, presentandosi come un "amico di Lele". Lo vuole incontrare. Il nome di Mora apre subito le porte dello studio Giuliante. L'avvocato vede Martino più volte. "Ero un componente della commissione che valuta i titoli d'ammissione alle gare d'appalto del Trivulzio", spiega Giuliante al Fatto Quotidiano. "Non avevo certo potere di far vincere questa o quella impresa. E alla fine, si aggiudicherà la gara una coop rossa di Ravenna".

 

Sta di fatto che Giuliante rivela al boss per filo e per segno le offerte in campo, con tanto di punteggi: "Mucciola è la quarta con l'offerta tecnica... non c'è molta distanza, eh, io le ho qua le offerte... Ascolta, loro sono a 44,35... mentre la più alta, che è il Consorzio fra Cooperative di Produzione Lavoro - Cooperative Conscoop, cioè Ravenna... per intenderci i ‘compagni', sono a 49,166... Contro i nostri... quelli di Mucciola, 44,350... In mezzo c'è Arcas spa che ha 46,4 e poi c'è Pessina Costruzioni che ha 46,9 e poi ci siamo noi".

"I nostri", "Ci siamo noi": Giuliante, evidentemente, si identifica con gli amici imprenditori del boss Martino. Ilda Boccassini scorre le pagine dell'ultima inchiesta sulla 'Ndrangheta a Milano. Se voleva per un attimo dimenticare Ruby e i suoi amici del bunga-bunga, non c'è riuscita.

 15-03-2011]

 

 

C’è UNA NUBE RADIOATTIVA IN VIAGGIO VERSO LA CALIFORNIA - RICOVERATI D’URGENZA 17 MARINAI DELLA PORTAEREI “REAGAN”, Arrivata a 160,9 km di distanza dalle coste orientali del Giappone - LA CORRENTE DEL PACIFICO POTREBBE SPINGERE LA RADIOATTIVITÀ FINO ALLE COSTE DELLA CALIFORNIA – GLI STESSI DEMOCRATICI AVVISANO LO SBARACKATO: “STOP A NUOVE CENTRALI”, MA OBAMA VA AVANTI COME UN PAOLO ROMANI QUALUNQUE: “LE NOSTRE CENTRALI SONO SICURE

1 - ADESSO ARRIVA LA PAURA DELLA NUBE RADIOATTIVA...
Maurizio Molinari per "la Stampa"

Arrivata a 160,9 km di distanza dalle coste orientali del Giappone, la portaerei Uss Reagan è stata investita da radiazioni provenienti dall'impianto nucleare di Fukushima e da quel momento l'America si interroga su dimensioni e percorso di questa nube spinta dai venti stagionali verso il Pacifico.

 

L'equipaggio della Uss Reagan nell'arco di 60 minuti ha assimilato il quantitativo di radiazioni che normalmente un essere umano riceve in 30 giorni. L'allarme conseguente ha portato ad accertamenti sui marinai, 17 dei quali sono stati ricoverati. Da qui l'ordine del Pentagono di allontanare la portaerei, assieme ad altre unità, affidando la missione umanitaria ad un contingente di marines, che sta operando ad ovest delle zone investite dallo tsunami.

 

L'importanza della localizzazione geografica si deve ai venti che in questa stagione soffiano sul Giappone nordorientale, da ovest verso est, con il risultato di proteggere le popolazioni dell'entroterra dal rischio di fallout nucleare ma anche di spingere le radiazioni verso il Pacifico, oltre il quale ci sono gli Stati Uniti. Fra gli esperti meteo c'è convergenza nel ritenere che gli 8 mila km di oceano che separano Fukushima dall'Alaska sono una barriera geografica difficile da superare e Gregory Jackso, presidente della Nuclear regulatory commission, che veglia sulla politica nucleare Usa, ritiene «molto bassa la possibilità che le radiazioni ci raggiungano», ma ciò non toglie che la costa occidentale è in fibrillazione.

 

I maggiori network tv hanno dedicato approfondimenti alle possibili rotte della nube sul Pacifico che ha tenuto banco anche nel briefing della Casa Bianca mentre la National oceanic and athmospheric administration ha diffuso una previsione in base alla quale le radiazioni giapponesi finirebbero nell'Artico. «Monitoriamo con attenzione quanto sta avvenendo in Giappone - spiega Michael Sicilia, portavoce del Dipartimento della salute della California - e se necessario il nostro sistema di rilevamento delle radiazioni potrebbe essere rafforzato».

 

All'origine dei timori c'è la corrente del Pacifico, un fenomeno atmosferico che trasporta particelle d'aria dal Giappone agli Stati Uniti, fluttuando fra Seattle e San Francisco. E' tale corrente che potrebbe spingere le radiazioni sulle isole Aleutine in 72 ore e sulla California in dieci giorni.

 

«Ci sono pochi dubbi sul fatto che il vento spinge l'inquinamento nucleare verso il Pacifico» osserva Andre-Claude Lacoste, dell'Ente francese per la sicurezza nucleare, anche se Ken Bergeron, un fisico già protagonista di molte simulazioni di incidenti, assicura che «le radiazioni viaggiano a livello di terra» e dunque saranno verosimilmente catturate dall'oceano. E' una previsione che l'amministrazione Obama fa propria e per rassicurare l'opinione pubblica afferma che «sulla base delle informazioni in nostro possesso non ci aspettiamo di vedere livelli pericolosi di radioattività in America».

2 - I DEMOCRATICI SFIDANO LA CASA BIANCA: "STOP A NUOVE CENTRALI"...
Maurizio Molinari per "la Stampa"

 

Le esplosioni nella centrale di Fukushima spingono più voci del Congresso di Washington ad invocare un momento di pausa nello sviluppo dell'energia nucleare ma la Casa Bianca non ferma la costruzione di nuovi impianti: «I nostri sono sicuri». Le richieste di time out sul nucleare arrivano da Ed Markey, deputato democratico del Massachusetts volto di punta della commissione sulle Risorse, che propone una «moratoria sulla costruzione di nuovi reattori in zone sismiche fino a quanto non sapremo con esattezza cosa è avvenuto in Giappone».

 

D'accordo con lui è Joseph Lieberman, senatore indipendente del Connecticut, secondo cui «bisogna mettere il freno alle nuove centrali nucleari fino a quando le ramificazioni di quanto avvenuto non saranno più chiare per tutti». L'obiettivo di tali iniziative è di spingere il presidente Barack Obama a rivedere la decisione presa nel febbraio 2010 di assegnare 8,3 miliardi di dollari in garanzie finanziarie alla costruzione di due nuovi reattori in Georgia in quella destinata ad essere la prima centrale nucleare costruita negli Usa negli ultimi trent'anni.

 

La risposta della Casa bianca arriva dal briefing quotidiano del portavoce Jay Carney, che si presenta sul podio con accanto un molto determinato Gregory Jaczko, presidente della Nuclear regulatory commission che veglia sulla sicurezza delle centrali. «Gli impianti nucleari americani sono costruiti e testati per superare l'impatto di fenomeni naturali» spiega Jaczko, sottolineando come «in questo momento continuiamo a ritenere che le centrali atomiche qui operano in sicurezza».

A conferma della linea scelta da Obama, il Dipartimento dell'energia affida al viceministro Dan Poneman il compito di rammentare al Congresso che «al momento l'energia nucleare copre il 20 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità e continua a svolgere un ruolo importante nel garantire un futuro in cui verranno usati meno gas inquinanti». Come dire, il nucleare resta una componente della strategia di Obama per ridurre la dipendenza dall'importazione di greggio e per arginare il surriscaldamento del clima.

 

Sul fronte opposto sono invece i repubblicani a sostenere la linea di Obama. Mitch McConnell, capo della minoranza al Senato, liquida le richiesta di time out nucleare come «inappropriate»: «Non credo che l'indomani di una catastrofe ambientale sia il momento migliore per discutere la revisione delle nostre politiche interne sull'energia, non possiamo basare le nostre scelte su quanto avvenuto in Giappone». Sulla stessa linea la Heritage foundation, bastione del pensiero conservatore a Washington, il cui analista di energia nucleare Jack Spencer ritiene che i problemi della centrale di Fukushima «siano dovuti anche a politiche nazionali nipponiche influenzate dall'opposizione al nucleare» mentre negli Stati Uniti «gli impianti sono di proprietà di privati che hanno ogni possibile incentivo a mantenerli in condizioni di assoluta sicurezza».

Il sostegno dei repubblicani garantisce alla Casa bianca la copertura politica necessaria per guadagnare tempo. «Stiamo ancora raccogliendo informazioni su quanto sta avvenendo in Giappone e siamo determinati a trarne le necessarie lezioni per poter continuare a produrre in America energia nucleare in condizioni di sicurezza» commenta Clark Stevens, portavoce della Casa banca.15-03-2011]

 

 

COSE DI COSA LORO - UN BRUSCA RISVEGLIO PER DELL’UTRI E NICOLA MANCINO – IL MAFIOSO PENTITO PARLA DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA E INDICA MARCELLINO COME REFERENTE E L’EX MINISTRO DELL’INTERNO COME TERMINALE: “MANCINO CI USÒ E POI CI TRADÌ” (E FU PROGETTATO UN ATTENTATO PER VENDICARSI) – L’ATTENTATO DELL’’86 ALLA VILLA DI BERLUSCONI PER “INDURLO A TORNARE A PAGARE” – SUL 41 BIS PER CIAMPI ERA TUTTO OK – AL PROCESSO MORI ATTI DEL DAP E DEI MINISTERI…

 - BRUSCA: COSA NOSTRA PROGETTO' UN ATTENTATO A MANCINO "CI USO' E POI CI TRADI', DOVEVAMO VENDICARCI"...
Salvo Palazzolo per "La Repubblica"

«Mancino era il terminale finale della trattativa Stato-mafia intavolata col papello, me lo disse Riina. Dell´allora ministro dell´Interno mi parlò anche Leoluca Bagarella, dopo l´arresto di Riina: voleva fargli un attentato. C´eravamo sentiti usati, traditi».

 

Le parole del pentito Giovanni Brusca irrompono nell´inchiesta dei magistrati di Palermo sulla trattativa fra mafia e Stato. «Riina mi parlò di Mancino come del soggetto che gli aveva fatto sapere, "Cosa volete per finirla con le stragi"?»: questo ha messo a verbale l´ex boss di San Giuseppe Jato nelle scorse settimane. E adesso il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il sostituto Nino Di Matteo hanno depositato tre verbali di Brusca al processo che vede imputato il generale del Ros Mario Mori, l´ex direttore del Sisde, per favoreggiamento a Cosa nostra.

 

Secondo i magistrati, i colloqui avvenuti nel 1992 fra Mori e Vito Ciancimino sarebbero stati un pezzo significativo della trattativa di cui parla Brusca. Ma poi, le aspettative di Cosa nostra sarebbero andate deluse. «Ecco perché dopo l´arresto di Riina, Bagarella voleva fare un attentato a Mancino», spiega il collaboratore. L´ex ministro replica: «L´unica cosa che volevo era l´arresto di Riina. È assolutamente risibile - dice - che il ministro dell´Interno potesse interloquire con il capo della mafia. Mai sono stato messo a conoscenza di una qualsivoglia trattativa con la mafia».

 

Ma di trattativa fra boss e pezzi delle istituzioni ce ne sarebbe stata anche un´altra. Secondo Brusca, i vertici di Cosa nostra l´avrebbero messa in campo nel ´93, con l´attuale senatore Marcello Dell´Utri: «Si era già fatto avanti con Vito Ciancimino dopo il delitto Lima (marzo ‘92) - dice il pentito - e aveva proposto come possibile referente anche la Lega Nord». Brusca spiega che fu il cognato di Riina, Leoluca Bagarella, a contattare Dell´Utri tramite l´ex stalliere di Berlusconi, il boss Vittorio Mangano: «Quando tornò da Milano, Mangano era soddisfatto perché aveva incontrato Dell´Utri - dice oggi Brusca - anche se non era riuscito a incontrare Berlusconi. Aveva avuto comunque una risposta positiva».

 

Brusca spiega che le richieste dei boss durante la seconda trattativa sarebbero state le stesse del papello scritto nel ‘92 dall´entourage di Riina: «Dell´Utri fece sapere che loro avrebbero fatto tutto ciò che serviva per le nostre richieste. Ecco perché - spiega il pentito - nel ‘94 sostenemmo Forza Italia».

Per Brusca sono dichiarazioni davvero inedite. Al processo Dell´Utri, il boss aveva sostenuto di non sapere nulla del senatore di Forza Italia. Oggi dice: «Non mi ero ancora liberato dalla cultura mafiosa e non mi pareva perciò giusto accusare persone, come Ciancimino e Dell´Utri, di cui c´eravamo serviti per ottenere vantaggi. Quando ho poi scoperto che mi stavate intercettando, ho deciso di raccontare tutto».

 

Nell´estate scorsa, i pm di Palermo avevano messo sotto controllo il pentito perché sospettavano che gestisse un tesoretto di soldi e appartamenti di cui non aveva mai parlato. Ora, a 14 anni dall´inizio della sua collaborazione, Brusca dice di volere parlare di tutto quello che sa. E annuncia dichiarazioni anche su un altro capitolo riaperto di recente dai pm di Palermo con le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, quello degli investimenti di Cosa nostra nelle imprese di Silvio Berlusconi.

 

2 - BRUSCA, NELL'86 ATTENTATO A VILLA BERLUSCONI PER FARLO PAGARE...
(Adnkronos) - Tra l'86 e l'87 Cosa nostra avrebbe preparato un attentato al cancello della villa del premier Silvio Berlusconi "per indurlo a tornare a pagare". E' quanto dice il pentito di mafia Giovanni Brusca nell'interrogatorio reso il 29 settembre del 2010 davanti al procuratore capo di Palermo Francesco Messineo e il pm Lia Sava. E' stato lo stesso Brusca a volere essere sentito dalla Dda.

 

"Nell'86 o '87, ora non mi ricordo, il mandante era Ignazio Pullara' (boss di Palermo ndr) e gli esecutori erano Peppuccio Contorno della famiglia di Santa Maria di Gesu' e un certo Francesco o Salvatore Zanca, questo e' scomparso per lupara bianca - dice ancora Brusca nel verbale depositato oggi al processo Mori a Palermo - Costoro sono stati quelli che hanno fatto l'attentato al.. nel cancello della villa di Berlusconi per indurlo a tornare a pagare la cosiddetta messa a posto, che dopo la morte di Stefano Bontade l'aveva sospeso, e credo che si trattava di 600 milioni l'anno, ora non mi ricordo, comunque Ignazio Pullara' mi ha detto la cifra". E prosegue: "Avevano sistemato tutto attraverso Cina', quello morto. Dopodiche' a causa di questo fatto che Ignazio Pullara' aveva preso di iniziativa sua senza dire niente a Riina, piu' altre cose che io purtroppo non ho avuto il tempo di approfondire".

 

Il pentito sostiene che il boss "Ignazio Pullara' diciamo fu estromesso dal suo ruolo di reggente, che poi fu il ruolo che prese Pietro Aglieri. So che la gestione di questi soldi poi passo' in mano a Salvatore Riina, che io non ho mai visto, so che arrivavano questi soldi, li gestiva, in particolar modo li dava alla famiglia di Resuttana dove era impiantato l'antenna e poi pensava per tutti gli altri, cioe' necessita' di processi, carcerati. So che li divideva in questa maniera, li faceva arrivare alle famiglie". Notizie che Brusca aveva fino ad oggi volutamente taciuto ma e' stato lo stesso a volere parlare con i magistrati. "Chiedo scusa, perche' ho taciuto... taciuto inizialmente... purtroppo dal dire al fare, collaborare non e'... inizialmente inquadravo le situazioni...".

DellUtri e Berlusconi

3 - CIAMPI, NON RICORDO DIVERGENZE SU APPLICAZIONE 41BIS...
(Adnkronos) - "Non ho alcun ricordo in merito a possibili problematiche e divergenze di opinioni all'interno del governo da me presieduto inerenti l'applicazione del cosiddetto 41 bis". E' uno dei passaggi principali del verbale reso lo scorso 15 dicembre dall'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi davanti ai pm di Palermo nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta 'trattativa' tra lo Stato e Cosa nostra. Ciampi nel periodo della trattativa cioe' nel '93, di cui parla tra gli altri Massimo Ciancimino, era Premier.

 

Ciampi non ricorda invece i contenuti di un appunto inviato dall'ex direttore del Dap, Nicolo' Amato al Capo di Gabinetto del ministero di Grazia e Giustizia "dove venivano riportate, tra l'altro, le perplessita' del capo della Polizia prefetto Vincenzo Parisi - spiega Ciampi - circa l'applicazione del regime carcerario, devo dire che non conservo alcun ricordo. Posso affermare con assoluta certezza che la linea del governo in tal senso era estremamente rigida. Non ricordo che vi fossero ministri che avevano opinioni diverse in tema di contrasto alla criminalita' organizzata".

 

"Voglio ancora aggiungere che, sugli argomenti sui quali vengo compulsato, potrebbe essere per voi utile consultare le mie agende del tempo, tuttora custodite presso gli uffici del Quirinale", avverte Ciampi. "Nelle agende, oltre a riportare le annotazioni sugli accadimenti della giornata, in alcune occasioni riportavo anche mie riflessioni", aggiunge.

Per quanto riguarda la mancata proroga del regime detentivo 41 bis Ciampi non ricorda "nulla", come detto dallo stesso ai magistrati che lo hanno sentito.

 

In particolare per il carcere duro in scadenza nel novembre del 1993 "a carico di circa 300 detenuti per reati di mafia. Non venni avvertito ne' prima ne' dopo quella mancata proroga. Non so nemmeno dare una spiegazione per la condotta del ministro Conso (ex ministro della Giustizia ndr) che, con la mancata proroga di tali decreti, certamente andava in netta contrapposizione con le linee guida del governo da me presieduto in tema di lotta alla mafia".

"La mia convinzione che, in quei frangenti coincidenti con le bombe di Roma, Milano e Firenze, si concretizzasse il pericolo di un colpo di Stato nasceva dalla eccezionalita' oggettiva di quegli avvenimenti (compresa l'interruzione delle linee telefoniche di Palazzo Chigi nella notte tra il 27 ed il 28 luglio 1993) e non da notizie precise in mio possesso', ha proseguito Ciampi ricordando un'intervista rilasciato tempo prima.

 

'Ricordo perfettamente - ha aggiunto Ciampi - che effettivamente convocai, in via straordinaria, il Consiglio Supremo di Difesa. Di tale convocazione venne informato sicuramente anche il Presidente della Repubblica. Ricordo che, in un clima di smarrimento generale, nel corso di quella riunione (della quale certamente venne redatto regolare verbale, credo custodito presso gli Uffici della Presidenza del Consiglio) qualcuno avanzo' l'ipotesi dell'attentato terroristico di origine islamica. Altri, tra cui certamente il Capo della Polizia Parisi, escludevano la fondatezza di quella pista avanzando l'ipotesi della matrice mafiosa".

E ha concluso: "Non ricordo se in occasione di quel Consiglio Supremo di Difesa, o in momento successivo, sia stata mai prospettata da alcuno l'ipotesi che gli attentati di Roma Milano e Firenze costituissero una risposta della mafia al regime della detenzione carceraria del 41 bis. Io personalmente ho maturato il convincimento che quelle bombe fossero contro il governo da me presieduto. Cio' perche' ho constatato che gli attentati iniziarono, con quello via Fauro, poco dopo l'insediamento di quell'esecutivo e cessarono pressoche' contestualmente al momento in cui, nel dicembre del 1993, rassegnai le dimissioni".

 

4 - MORI; NOTE DAP E VERBALI MINISTRI E PREMIER IN ATTI PM...
(ANSA) - Nel faldone di 1.800 pagine di cui il pm Nino Di Matteo ha chiesto l'acquisizione, nel processo ai carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato la mafia, c'e' anche un nuovo verbale dell'ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, in cui ribadisce di aver detto a Mancino quanto aveva appreso da Liliana Ferraro sui contatti tra Vito Ciancimino e il Ros dopo la morte di Giovanni Falcone.

Tra i documenti anche una nota del 6 marzo 1993 firmata dall' allora dirigente del Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria) Nicolo' Amato e indirizzata al capo del gabinetto del ministero della Giustizia in cui si fa riferimento all' opportunita' di abrogare il 41 bis, a cui sarebbe stato favorevole l'allora capo della Polizia, Vincenzo Parisi'.

 

Nel faldone anche altre note del Dap sulla corrispondenza tra Amato e Conso nel febbraio del 1993 concernenti l'avveuta revoca del 41 bis primo comma ai detenuti del carcere di Poggioreale e Secondigliano e l'elenco dei detenuti a cui e' stato revocato o non rinnovato il 41 bis tra il 1993 e il 1996. Potrebbero entrare nel processo anche le testimonianze di alcuni dirigenti del Dap sul 'dimissionamento', come lui stesso l'ha chiamato, di Nicolo' Amato, che nel 1993 al vertice del Dap.

Infine il pm ha chiesto l'acquisizione dei verbali resi da Carlo Azeglio Ciampi, che nel 1993 era presidente del Consiglio, da Oscar Luigi Scalfaro, allora presidente della Repubblica, e da Giovanni Conso, ex ministro della Giustizia. La difesa di Mori, rappresentata dall'avvocato Basilio Milio, ha chiesto un termine per pronunciarsi sull'acquisizione dei documenti e sulle nuove audizioni. L'udienza e' stata rinviata al 22 marzo, quando il Tribunale decidera' sulle richieste del pm.15-03-2011]

 

 

SIM ‘E TELECOM, PAISA’! - PERISSINOTTO, NAGEL E MICCICHé VOLEVANO DISCONTINUITA’ PER I VERTICI DELL’AZIENDA? E L’HANNO AVUTA: IL NUOVO DG LUCA LUCIANI, NEMMENO NOMINATO UFFICIALMENTE, è GIà SOTTO INCHIESTA PER LE SIM FALSE: OSTACOLO ALLA VIGILANZA, TRUFFA AGGRAVATA ALLO STATO E 50 MLN DI DANNI - I BILANCI GONFIATI SERVIVANO A MASCHERARE IL CROLLO DEGLI AFFARI E LA PERDITA DI CLIENTI - MA LUCIANI S’E’ GUADAGNATO I GALLONI SUL CAMPO (COME NAPOLEONE VITTORIOSO A WATERLOO)…

Da "il Foglio"

Il complesso equilibrio raggiunto nel fine settimana al vertice di Telecom Italia rischia di essere messo in discussione dalla magistratura. L'indagine sulle sim false crolla, infatti, sull'ascesa di Luca Luciani, designato per il posto di direttore generale, di fatto numero tre del gruppo telefonico dopo Franco Bernabè, presidente esecutivo, con ampi poteri sulla gestione, e Marco Patuano, nuovo amministratore delegato.

 

La notizia è arrivata ieri all'ora di pranzo, quando le agenzie hanno informato che Luciani è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm milanese Alfredo Robledo. Diverse le ipotesi di reato: false comunicazioni, ostacolo alla vigilanza e truffa aggravata ai danni dello stato. Insieme con lui viene indagato anche Riccardo Ruggiero, ex amministratore delegato di Telecom Italia, considerato la mente di tutta l'operazione che coinvolge quasi sette milioni di carte irregolari, pari circa al 20 per cento del totale delle sim attivate tra il 2005 e il 2007.

 

Secondo una fonte consultata dal Sole 24 Ore, i danni sono stati quantificati in 50 milioni di euro. L'indagine originaria era partita nel 2008 da Vicenza in base alle denunce di qualche centinaio di clienti che avevano segnalato irregolarità nei loro conti. Ma a dicembre è entrata in azione la procura di Milano, messa in moto da un rapporto della Deloitte Financial Services.

Su incarico di Bernabè, amministratore delegato di Telecom dal 3 dicembre 2007, la società di consulenza aveva svolto un'indagine per stimare le conseguenze delle vicende giudiziarie relative al periodo 2005-2007 e valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti della passata gestione (il cda nel dicembre scorso aveva deciso che non era il caso di avviarle). Era già sorto il caso di Telecom Italia Sparkle (società per il traffico internazionale), che aveva coinvolto Ruggiero.

 

Il rapporto Deloitte finisce alla magistratura con la quale, fanno sapere, i vertici di Telecom hanno collaborato fin dall'inizio. Il pm, leggendo le pagine da 107 a 109, si accorge di alcune stranezze: ci sono due milioni e mezzo di carte ricaricate con appena un centesimo, per prolungarne la validità. E tutte queste operazioni sono partite direttamente dalla stessa Telecom. Ai primi di febbraio, la procura manda i finanzieri a perquisire gli uffici milanesi di Deloitte e di Telecom.

Qual è il sospetto? Fino ad allora si pensava a manovre truffaldine che partivano dall'esterno per i più vari motivi. Per gli amanti delle spy story, va ricordato che carte coperte o intestate a stranieri o nomi fittizi sono pratica corrente dei servizi segreti. Del resto, che interesse avrebbero avuto dei manager interni, visto che i premi e i benefici sulle carte vendute sono minimi?, fanno notare alcuni osservatori. Ma, vista l'entità dell'affare, i pm hanno cominciato a pensare che le operazioni servissero a gonfiare i bilanci e a mascherare la caduta del volume d'affari sotto l'incalzare della concorrenza.

 

Del resto, la perdita di clienti nel mobile è continuata in questi anni e rappresenta anche il principale punto debole della stessa gestione Bernabè, una delle critiche che gli sono state mosse dai grandi azionisti. Adesso l'inchiesta compie un salto di qualità perché fa cadere le ombre del passato su un dirigente in grande ascesa.

 

Luciani, balzato alle cronache per alcune sue clamorose gaffe storiche (per lui Napoleone aveva vinto a Waterloo), se l'era cavata bene nella complicata gestione di Tim Brasil, incrociando le armi con la compagnia che fa capo a Carlos Slim, diventato l'uomo più ricco del mondo.

Su di lui hanno puntato gli azionisti strategici di Telecom, in particolare Giovanni Perissinotto, ad delle Generali, inquieti per le modeste performance del titolo (sceso del 46 per cento dal 2007, con una perdita di valore pari a 19 miliardi di euro, secondo i calcoli di Bloomberg) e per una gestione ritenuta eccessivamente prudente da parte di Bernabè al quale, pure, si deve il controllo del debito (ridotto da 34 a 31 miliardi, a fronte di ricavi pari a 27 miliardi) e una pulizia nei conti.

Alberto Nagel e Renato Pagliaro

Non solo Generali, ma anche Alberto Nagel, presidente di Mediobanca, e Gaetano Miccichè per Intesa Sanpaolo, hanno chiesto un "segno di discontinuità" promuovendo forze giovani. L'operazione non era facile e per settimane è circolata la voce di un ribaltone che mettesse in discussione lo stesso Bernabè: a lui era stato proposto di diventare presidente lasciando la gestione in mano a un amministratore delegato. Mediobanca e Intesa puntavano su Patuano capo del business italiano.

Il cambiamento sacrificava Gabriele Galateri al quale sarebbe comunque riservato, come ex presidente, un posto in cda. César Alierta, il socio spagnolo, ha puntato i piedi a sostegno della continuità, appoggiando Bernabè il quale ha insistito per restare il vero capoazienda. Il compromesso, raggiunto sabato scorso, è stato ratificato ieri da Telco, la scatola finanziaria che possiede un quinto della compagnia (Telefonica è entrata con il 46 per cento, Generali con il 30, Mediobanca e Intesa con l'11,6 ciascuna).

 

"Buona la soluzione del nuovo assetto", ha commentato ieri il consigliere delegato di Intesa, Corrado Passera. Bernabè mantiene le deleghe chiave: finanza, relazioni istituzionali ed esterne, rapporto con l'autorità di vigilanza, partecipazioni e strategie. A Patuano la parte tecnico-operativa. A Luciani l'intera America latina. Ma la sua ascesa, a questo punto, viene di fatto oscurata dall'inchiesta. Pur essendo innocente fino a prova contraria, è evidente che la magistratura lo rende un'anatra zoppa.

 

Sono 15 i nomi della lista di Telco per il nuovo cda di Telecom. Nell'elenco, che conferma gran parte dei consiglieri attuali compresi Bernabè e Gabriele Galateri, entra Marco Patuano, candidato appunto a essere l'ad. Il consiglio di Telco, che in assemblea (9 o 12 aprile) proporrà di mantenere invariato il numero di consiglieri, ha quindi depositato una lista composta da 15 candidati (ne entreranno 12).

Oltre a Bernabè, Galateri e Patuano, nella lista figurano i nomi di César Alierta, Tarak Ben Ammar, Elio Catania, Jean-Paul Fitoussi, Julio Linares, Gaetano Miccichè, Aldo Minucci, Renato Pagliaro e Mauro Sentinelli. Tutti nomi già presenti nel board di Telecom. Seguono nella lista Francesco Coatti, Filippo Bruno ed Oliviero Edoardo Pessi.15-03-2011]

 

 

DOPO IL TRACOLLO DI IERI L’ASIA RIMBALZA E TOKYO CHIUDE IN RIALZO - L’EUROPA PARTE INCERTA - VOLA L’INFLAZIONE (2,8%) - IN EUROPA CRESCONO LE IMMATRICOLAZIONI (+1,4%), SOLO LA FIAT VA SEMPRE GIù (-16%) - INVESTIMENTI E SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV - BENETTON ALZA IL DIVIDENDO - MOODY’S DECLASSA IL PORTOGALLO - TELEFONICA CI RIPROVA CON ATENTO IN BORSA - MULTE CONSOB PER L’ALTALENA SEAT PG

1. BORSA: EUROPA INCERTA IN AVVIO CON BANCHE, MALE HSBC (-2%)...
(ANSA) - Apertura generalmente positiva per le Borse europee, grazie al rimbalzo dei titoli dell'auto e delle materie prime, ma con qualche segnale di debolezza nel settore bancario e una tendenza generale degli scambi che appare poco convinta. L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cresce di poche frazioni di punto percentuale, con Londra e Milano che oscillano in territorio anche negativo.

 

Il settore del credito è appesantito dalla partenza debole soprattutto del gigante Hsbc (-2,26%), ma vendite si registrano anche su Intesa SanPaolo (-1,59%) e Barclays, che cede lo 0,82%. Si muove invece in discreta crescita Dexia, in rialzo iniziale dell'1,64%.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,12% - Parigi +0,09% - Francoforte +0,68% - Madrid +0,21% - Milano +0,02% - Amsterdam +0,48% - Stoccolma +0,81% - Zurigo +0,35%

2. BORSA: ASIA RIMBALZA TRAINATA DA TOKYO, RIALZO MATERIE PRIME...
(ANSA) - Dopo il più brusco calo dal 1987 ed essere arrivata ai livelli minimi da oltre due anni, la forte ripresa della Borsa di Tokyo, che ha chiuso in crescita di oltre cinque punti percentuali, ha aiutato anche gli altri listini asiatici e del Pacifico, tutti in positivo tranne Hong Kong, ancora cauto.

Il rimbalzo maggiore è comunque proprio quello della piazza azionaria giapponese, che si è mossa in netto rialzo anche grazie alla ripresa dei prezzi delle materie prime, un segnale che, almeno dal punto di vista finanziario, decreta come la prima fase del disastro che ha colpito il Giappone sia conclusa.

Ora gli operatori guardano allo sviluppo dell'allarme nucleare, allo stato della produzione di energia e alle conseguenze sulle infrastrutture, che comunque andranno ricostruite. In questo quadro, sul mercato nipponico, comunque ancora molto volatile, il titolo della Tokyo electric power ha ceduto il 24,57%, mentre quello della Mitsui chemical è cresciuto del 19,23%.

 

Tra questi due estremi, la Mitsubishi electric è salita del 14,80%, Sumitomo dell'11,35%, Isuzu del 10,49%. Molto bene anche Sanyo (+10,20%), Nomura holding (+9,82%), Toyota (+9,14%) e Sony (+8,78%), ma anche Honda, che ha annunciato rallentamenti alla produzione, è salita del 3,90%. Ancora vendite invece su Japan steel works, in calo finale del 6,45%.

I recuperi delle altre Borse dell'area non raggiungono i due punti percentuali. A Sidney, dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, appaiono in rialzo diversi gruppi dell'energia e delle materie prime, mentre cali si registrano nel comparto dei media e dell'alimentare.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo +5,68% - Hong Kong -0,04 - Shanghai +1,20% - Taiwan +1,09% - Seul +1,77% - Sidney +0,65% - Singapore +0,57% (seduta in corso) - Mumbai +1,14% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,23% - Bangkok +0,48% - Giakarta -0,54%

3. ISTAT CONFERMA, FEBBRAIO VOLA 2,4%,TOP 2008...
(ANSA) - A febbraio l'inflazione è volata al 2,4% su base annua, dal 2,1% di gennaio. Si tratta del dato più alto dal novembre del 2008. Su base mensile, invece, il tasso è stato pari al +0,3%. Lo rileva l'Istat, confermando le stime e aggiungendo che sull'aumento hanno pesato i rincari dei servizi relativi ai trasporti, dei carburanti e dei beni alimentari.

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GIAPPONE: il nucleare spaventa le Borse (dai giornali).

 

FONSAI: Ligresti liquida Groupama (dai giornali). UniCredit, il piano per salvare Ligresti: la banca studia di entrare con il 7-8% tramite aumento capitale (Repubblica, pag. 30).

FIAT: stringe per partner russo (dai giornali). Tregua con Fiom, accordo possibile sul contratto Bertone (La Repubblica, pag. 30).

GENERALI: sale Miglietta. Bollore', Mediobanca prioritaria (dai giornali).

INTESA SANPAOLO: presenta i conti del 2010. la redditivita' crescera' nel 2011 (dai giornali).

ENEL: alza le stime sui profitti (dai giornali).

B.CA SPOLETO: magistratura indaga (Il Sole 24 Ore, pag. 43).

CRISI: via al nuovo patto Ue (dai giornali).

INDUSTRIA: Marcegaglia 'imprese lasciate sole a competere' (dai giornali).

NUCLEARE: in arrivo gli stress test su centrali europee (dai giornali). Per l'ad di Enel, Fulvio Conti, 'i piani non cambieranno' (dai giornali). 'Nucleare, riflessione necessaria. In Italia la scelta piu' facile e' il gas', parla Rodolfo De Benedetti, a.d. di Cir (La Repubblica, pag. 31).

GOVERNO: rimpasto, oggi Berlusconi al Colle (dai giornali). L'Esecutivo 'non e' contro il Sud', intervista al ministro della Salute, Ferruccio Fazio (Il Sole 24 Ore, pag. 20).

CASO RUBY: 'Accuse allucinanti, andro' in tv a difendermi. I Bonifici? Solo aiuti', intervista al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (La Repubblica, pag. 15).

GE: la ricerca sbarca in Toscana (Il Sole 24 Ore, pag. 25).

 

SOLE 24 ORE: taglia i costi e riduce le perdite 2010. Gianni Riotta lascia la direzione, arriva Roberto Napoletano. (dai giornali)

5. AUTO EUROPA: +1,4% IMMATRICOLAZIONI FEBBRAIO, GRUPPO FIAT -16,7%...
Radiocor - Le immatricolazioni di nuove automobili sono cresciute nel mese di febbraio dell'1,4% nella Ue piu' Paesi dell'Efta a 1.014.519 unita' da 1.000.041 nel mese precedente. Nei primi due mesi dell'anno l'incremento e' stato dello 0,1% a 2.087.121 dai 2.084.809 modelli immatricolati in gennaio-febbraio 2010.

La maggior parte dei mercati ha segnato un'espansione in febbraio, compresa tra il +1,2% della Polonia e il +112,6% della Lituania. Solo cinque Paesi hanno registrato un calo, tra cui l'Italia (-20,5) e la Spagna (-27,6%). I due altri Paesi maggiori Francia (+13,2%) e Germania (+15,2%) hanno registrato una crescita. Tra le singole case automobilistiche il gruppo Fiat ha perso il 16,7% a 76.808 modelli in febbraio, con un calo della quota di mercato dal 9,2% al 7,6%.

 

6. PORTOGALLO: MOODY'S ABBASSA DI DUE LIVELLI RATING AD 'A3'...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha reso noto stanotte di avere abbassato di due livelli il rating del debito del Portogallo ad 'A3', sulla base di una situazione di incertezza economica che si pone l'ambizioso programma di governo rigoroso. Moody's ha detto in una dichiarazione che la nota e' accompagnata da un 'outlook negativo', che significa che il rating potrebbe essere ulteriormente abbassato.

7. BENETTON ALZA LA CEDOLA A 0,25 EURO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Benetton ha chiuso l'esercizio 2010 con un utile netto consolidato in calo da 122 a 102 milioni di euro. Il dividendo proposto dal board agli azionisti sale da 0,23 a 0,25 euro per azione.
I ricavi netti sono stabili a 2,05 miliardi di euro.

 

8. INVESTIMENTI E SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Dalle tessiture alle televisioni locali il cammino è lungo. Almeno cento anni di storia. L'ex Centenari e Zinelli, nata nel lontano 1907 come industria del settore tessile, nella sua lunga storia ha visto non pochi cambi di azionisti e di core business. Ora la società, che ha assunto il nome di Investimenti e Sviluppo, ha nuovi soci e una rinnovata vocazione: l'a.d. Corrado Coen ha deciso di puntare sul modello di investment company.

Così, mentre va avanti con la valorizzazione delle partecipazioni non strategiche, il gruppo ha appena sottoscritto un accordo per assicurarsi il 51% della Profit Group al prezzo di 16 milioni. Se la due diligence avrà successo l'ex Centenari e Zinelli metterà le mani sul quinto gruppo televisivo italiano (Odeon e Telereporter), rafforzando la propria presenza nel settore dell'intrattenimento, dove già è presente attraverso partecipazioni nell'home video e nella commercializzazione di diritti tv. Rispetto alle tessiture, tutto un altro programma.

 

9. UBS CHIAMA PIGNATELLI PER SVILUPPARE L'EMEA...
L. Te. per "Il Sole 24 Ore" - Promozione per un manager del ramo italiano della banca elvetica Ubs. Diego Pignatelli è stato nominato presidente della divisione Investment Banking per l'area Europa, Medio Oriente, Africa (Emea). Con James Hartop e Nick Reid, joint head, Pignatelli dovrà attuare le strategie di sviluppo nell'area. Pignatelli conserva l'incarico di country head Italia e di ceo di Ubs Italia Sim. La notizia è arrivata in una giornata molto densa per Ubs.

 

L'istituto ha infatti annunciato una revisione all'insù, di 373 milioni di franchi, dell'utile netto 2010, che sale quindi a 7,5 miliardi di franchi. Ubs ha anche reso noto che i 13 massimi dirigenti l'anno scorso hanno guadagnato un terzo in più rispetto al 2009, nonostante un taglio dei bonus dell'11%. Le remunerazioni non legate ai bonus sono dunque andate meglio. Il più pagato? Carsten Kengeter (Investment Banking) con 9,3 milioni di franchi, qualcosa in meno del 2009 ma pur sempre una bella cifra.

10. MULTE CONSOB PER L'ALTALENA SEAT PG...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore" - I broker pagano le montagne russe del titolo Seat Pg nella primavera del 2009. La Consob ha multato con 250 mila euro la società olandese Scrocca Option Trading e con 100 mila euro la britannica Mf Global Uk. Alla prima viene contestato di aver posto in essere tra il 30 marzo e il 14 aprile operazioni di vendita su 12,1 milioni di azioni Seat Pg (circa il 30% del capitale), con 811 operazioni «senza avere la disponibilità e la proprietà dei titoli».

 

Più ridotta l'operatività di Mf Global, che ha messo in vendita con 172 proposte di negoziazione 9 milioni di azioni Seat (il 22% del capitale). Tutte nella sola seduta del 15 aprile, per conto di tre clienti professionali, cui è andato «un profitto stimabile in 400mila euro». La multa Consob, in questo secondo caso, brucia quindi un quarto dei guadagni.

 

11. TELEFONICA CI RIPROVA CON ATENTO IN BORSA...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Telefonica ha deciso di collocare in Borsa il "call center" Atento, affidando l'incarico a Goldman Sachs. La filiale, infatti, non rientra più da tempo nei piani strategici del gruppo tlc spagnolo e per questo ha deciso una operazione in due fasi: la Borsa, per poi cedere la maggioranza del capitale al miglior offerente. Il tutto in tempi abbastanza rapidi.

Diciamo entro fine anno. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti finanziari, dal collocamento (già fallito nel 2007 a causa della crisi dei mercati) Telefonica vorrebbe raccogliere dagli 1,5 ai 2 miliardi di euro. Una cifra importante anche se la taglia di Atento: 152mila dipendenti, un fatturato di 1,66 miliardi, un operativo di 145 milioni a fine 2010, la merita. Ricordiamo che il "call center" è il terzo gruppo del settore nel mondo e che il suo principale mercato è il Brasile, che contribuisce a oltre il 50% del giro d'affari.16-03-2011]

 

1- LE TESTE D’ATOMO TRABALLANO, MA PER FORTUNA SCENDE IN CAMPO IL CORRIERE CHE FA IL SOLITO FINTO ESERCIZIO DI TERZISMO SCHIERANDO DUE “ESPERTI” SU POSIZIONI DIVERSE. A DIFENDERE L’ATOMO INVITA EDOARDO BONCINELLI. PER SCRIVERE (SCRIVERE?) CONTRO INGAGGIA ADRIANO CELENTANO. VI PIACE VINCERE FACILE, EH? - 2- SULLA REPUBBLICA DI SORGENIA NON TRAMONTA MAI IL SOLE (DELLE RINNOVABILI E DEL SEDICENTE CARBONE PULITO). QUINDI FIATO ALLE TROMBETTE. “RODOLFO DE BENEDETTI: “NUCLEARE? IN ITALIA LA SCELTA PIÙ FACILE È IL GAS”. INTESO COME “CANNA DEL GAS” - 3- SVANITY BOCCHINO: LA MOGLIE GABRIELLA RIVELA IL FAMOSO SECRETO DI PULCINELLA - 4- “INTESA CONFERMA UTILI MA CADE IN BORSA”. NON SEMPRE IL MERCATO HA RAGIONE. A VOLTE NON CAPISCE PROPRIO. RIEDUCARE LE BORSE AL VERBO DI ZIO CORRADO, PLEASE - 5- IL CAVALIER POMPETTA, ZOCCOLANDO ZOCCOLANDO, NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI

A cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota (Special guest: Dj Wise)

1 - TESTE D'ATOMO UN TANTO AL CHILO (DI CALCESTRUZZO)...
L'atomo traballa, ma per fortuna scende in campo l'Angelo Panebianco che sfodera lo spadone radioattivo e fonde una colonna di piombo così intitolata: "La paura e la ragione" (Corriere, p. 1). La ragione ovviamente sta dalla parte degli interessi economicamente più forti. E il Corriere fa il solito finto esercizio di terzismo schierando due "esperti" su posizioni diverse. A difendere l'atomo invita Edoardo Boncinelli. Per scrivere (scrivere?) contro ingaggia Adriano Celentano. Vi piace vincere facile, eh?

 

Sulla Repubblica di Sorgenia non tramonta mai il sole (delle rinnovabili e del sedicente carbone pulito). Quindi fiato a trombe e trombette. "Rodolfo De Benedetti: "Nucleare, riflessione necessaria. In Italia la scelta più facile è il gas" (p. 31). Inteso come "canna del gas". Sul Cetriolo Quotidiano, Giorgio Meletti scrive un sacrosanto pezzo: "Centrali sicure com in Giappone". L'imbarazzo della lobby nuclearista" (p. 4).

 

Poi ci sono i poveri di spirito della politica italiana, quelli che sgranano il rosario dei sondaggi prima di aprire bocca e dare fiato. "Il governo: sul nucleare avanti tutta, ma i sondaggi preoccupano il premier. Da Zaia a Lombardo, ora i governatori si ribellano all'atomo" (Repubblica, p. 11).

 

2 - IL CAVALIER POMPETTA NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI...
"33 prostitute nell'Harem di B. Chiusa l'inchiesta: Minetti, Mora e Fede gestivano un plotone di ragazze. Ruby, 13 volte sesso col premier. Al bunga bunga, Ruby aveva 16 anni" (Cetriolo Quotidiano, pp. 2-3). Pattina da par suo il Messaggero: "I pm: Ruby 13 volte a letto col premier. Ghedini: incontri sessuali inesistenti" (p.1).

 

Ok, inesistenti. Ma nel dubbio, come racconta Re-pubica, "Rispunta la prescrizione breve". Con il pdl che passa alla minacce: "il Quirinale non può fermarla" (p. 14). Mentre sul Corriere, viene "svelata" la linea del Banana: "Cene, non festini" (Corriere, p. 23). Oltre che di grido, ha anche avvocati di genio, il nostro caro Papi.

3 - IO E L'UNITA' D'ITALIA (AGENZIA MASTIKAZZI)...
"Trapattoni: Bearzot il Garibaldi del calcio" (Corriere, p. 21). Come direbbe Caparezza, il tricolore sapete sventolarlo solo in curva.

4 - A SCIABOLE', MA FACCE RIDE!...
Rimpastate rimpastate, qualcosa (di puzzolente) resterà. Sul Giornale di famiglia, utile pezzo di Adalberto Signore: "Berlusconi fa i conti col "signor No" Tremonti. Il premier si lamenta del ministro dell'Economia perché non trova risorse su sicurezza e cultura. Telefonata a Bossi: fallo ragionare. Rimpasto, forse oggi i ministri. Ma è gelo con Scajola" (p. 7)

 

5 - UN DUE TRE, PIQUATTRO!...
"Nomine e affari, Bisignani parla della Santanchè. Verifiche dei pm di Napoli sulle società del sottosegretario. Sentito anche Tavaroli, che indicò il lobbista come partecipe di "un network eversivo" (Repubblica, p. 18). Intanto la moglie di Bocchino, come dago anticipato, rivela a Vanity Fair il famoso secreto di Pulcinella: "Sapevo di Italo e Carfagna. Mara è stata telecomandata da lui, mica li prendeva tutti quei voti in Campania" (Repubblica, p. 19).

 

6 - FREE MARCHETT...
"Intesa conferma utili e cedole ma cade in Borsa" (Repubblica, p. 31). Non sempre il mercato ha ragione. A volte non capisce proprio. Rieducare le Borse al verbo di zio Corrado, please.
Sul Corriere della banche, ecco l'ultima (pericolosa) barzelletta su don Salavatore: "Una soluzione italiana per Ligresti. In campo Unicredit" (p. 37). Per fortuna che c'è G

 

7 - IL FAMOSO MERCATO DEI DIRETTORI (L'ULTIMO ORDINI UNA PIZZA PER NAPOLETANO)...
Nelle redazioni di tutt'Italia, centinaia di sedicenti giornalisti e addetti stampa anche ieri non hanno fatto un cazzo o, peggio, sono stati di danno ai giornali e iai loro quattro lettori. Che c'è di nuovo?

 

C'è che impazza il toto-direttori, il toto-vicedirettori, il toto-inviatoni, il toto-caporedattori, il toto-assunzioni, il toto-stagiste, il toto-trombate. Il tutto, rigorosamente, non in un'ottica di merito ma di mero feudalesimo e-o sessisimo (Tizio è uomo di Caio, Sempronia l'ha data a Nevio). E nonostante questo, anche oggi, però alcune quintalate di carta sono andate in edicola, grazie al (triplo) lavoro di altre centinaia di cronisti e deskisti impermeabili.

 

Sulla vicenda, ecco che scrive un professionista fuori dai giochetti come Giovanna Lantini, sul Cetriolo quotidiano: "Roberto Napoletano ce l'ha fatta, sarà il nuovo direttore del Sole 24 Ore al posto di Gianni Riotta, silurato ieri dal cda del gruppo editoriale. Dopo due anni di "cura" Riotta, con oltre 50 mila copie perdute e un tracollo anche negli abbonamenti, anche i giornalisti del Sole 24 Ore, che nel 2009 avevano alzato un muro contro la sua nomina alla guida del giornale della Confindustria, sono ora pronti ad accoglierlo, a braccia aperte. Del resto l'ormai ex direttore del Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone (che sarà guidato da Umberto La Rocca, attuale numero uno del Secolo XIX) è un candidato che ha saputo raccogliere consensi trasversali all'interno della Confindustria" (p. 25).

 

8 - DIRETTORI DE PANZA...
Forte della succitata lezione di mercato e competitività impartita con la direzione Riotta e la guida manageriale del Sole, Emma Marcegaglia ieri ha sentenziato: "Ora una spinta alla crescita" (Repubblica, p. 29). Intendeva la crescita della panza. La panza dei direttori.

16-03-2011]

 

 

DOPO IL TRACOLLO DI IERI L’ASIA RIMBALZA E TOKYO CHIUDE IN RIALZO - L’EUROPA PARTE INCERTA - VOLA L’INFLAZIONE (2,8%) - IN EUROPA CRESCONO LE IMMATRICOLAZIONI (+1,4%), SOLO LA FIAT VA SEMPRE GIù (-16%) - INVESTIMENTI E SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV - BENETTON ALZA IL DIVIDENDO - MOODY’S DECLASSA IL PORTOGALLO - TELEFONICA CI RIPROVA CON ATENTO IN BORSA - MULTE CONSOB PER L’ALTALENA SEAT PG

1. BORSA: EUROPA INCERTA IN AVVIO CON BANCHE, MALE HSBC (-2%)...
(ANSA) - Apertura generalmente positiva per le Borse europee, grazie al rimbalzo dei titoli dell'auto e delle materie prime, ma con qualche segnale di debolezza nel settore bancario e una tendenza generale degli scambi che appare poco convinta. L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cresce di poche frazioni di punto percentuale, con Londra e Milano che oscillano in territorio anche negativo.

 

Il settore del credito è appesantito dalla partenza debole soprattutto del gigante Hsbc (-2,26%), ma vendite si registrano anche su Intesa SanPaolo (-1,59%) e Barclays, che cede lo 0,82%. Si muove invece in discreta crescita Dexia, in rialzo iniziale dell'1,64%.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,12% - Parigi +0,09% - Francoforte +0,68% - Madrid +0,21% - Milano +0,02% - Amsterdam +0,48% - Stoccolma +0,81% - Zurigo +0,35%

2. BORSA: ASIA RIMBALZA TRAINATA DA TOKYO, RIALZO MATERIE PRIME...
(ANSA) - Dopo il più brusco calo dal 1987 ed essere arrivata ai livelli minimi da oltre due anni, la forte ripresa della Borsa di Tokyo, che ha chiuso in crescita di oltre cinque punti percentuali, ha aiutato anche gli altri listini asiatici e del Pacifico, tutti in positivo tranne Hong Kong, ancora cauto.

Il rimbalzo maggiore è comunque proprio quello della piazza azionaria giapponese, che si è mossa in netto rialzo anche grazie alla ripresa dei prezzi delle materie prime, un segnale che, almeno dal punto di vista finanziario, decreta come la prima fase del disastro che ha colpito il Giappone sia conclusa.

Ora gli operatori guardano allo sviluppo dell'allarme nucleare, allo stato della produzione di energia e alle conseguenze sulle infrastrutture, che comunque andranno ricostruite. In questo quadro, sul mercato nipponico, comunque ancora molto volatile, il titolo della Tokyo electric power ha ceduto il 24,57%, mentre quello della Mitsui chemical è cresciuto del 19,23%.

 

Tra questi due estremi, la Mitsubishi electric è salita del 14,80%, Sumitomo dell'11,35%, Isuzu del 10,49%. Molto bene anche Sanyo (+10,20%), Nomura holding (+9,82%), Toyota (+9,14%) e Sony (+8,78%), ma anche Honda, che ha annunciato rallentamenti alla produzione, è salita del 3,90%. Ancora vendite invece su Japan steel works, in calo finale del 6,45%.

I recuperi delle altre Borse dell'area non raggiungono i due punti percentuali. A Sidney, dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, appaiono in rialzo diversi gruppi dell'energia e delle materie prime, mentre cali si registrano nel comparto dei media e dell'alimentare.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo +5,68% - Hong Kong -0,04 - Shanghai +1,20% - Taiwan +1,09% - Seul +1,77% - Sidney +0,65% - Singapore +0,57% (seduta in corso) - Mumbai +1,14% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,23% - Bangkok +0,48% - Giakarta -0,54%

3. ISTAT CONFERMA, FEBBRAIO VOLA 2,4%,TOP 2008...
(ANSA) - A febbraio l'inflazione è volata al 2,4% su base annua, dal 2,1% di gennaio. Si tratta del dato più alto dal novembre del 2008. Su base mensile, invece, il tasso è stato pari al +0,3%. Lo rileva l'Istat, confermando le stime e aggiungendo che sull'aumento hanno pesato i rincari dei servizi relativi ai trasporti, dei carburanti e dei beni alimentari.

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - GIAPPONE: il nucleare spaventa le Borse (dai giornali).

 

FONSAI: Ligresti liquida Groupama (dai giornali). UniCredit, il piano per salvare Ligresti: la banca studia di entrare con il 7-8% tramite aumento capitale (Repubblica, pag. 30).

FIAT: stringe per partner russo (dai giornali). Tregua con Fiom, accordo possibile sul contratto Bertone (La Repubblica, pag. 30).

GENERALI: sale Miglietta. Bollore', Mediobanca prioritaria (dai giornali).

INTESA SANPAOLO: presenta i conti del 2010. la redditivita' crescera' nel 2011 (dai giornali).

ENEL: alza le stime sui profitti (dai giornali).

B.CA SPOLETO: magistratura indaga (Il Sole 24 Ore, pag. 43).

CRISI: via al nuovo patto Ue (dai giornali).

INDUSTRIA: Marcegaglia 'imprese lasciate sole a competere' (dai giornali).

NUCLEARE: in arrivo gli stress test su centrali europee (dai giornali). Per l'ad di Enel, Fulvio Conti, 'i piani non cambieranno' (dai giornali). 'Nucleare, riflessione necessaria. In Italia la scelta piu' facile e' il gas', parla Rodolfo De Benedetti, a.d. di Cir (La Repubblica, pag. 31).

GOVERNO: rimpasto, oggi Berlusconi al Colle (dai giornali). L'Esecutivo 'non e' contro il Sud', intervista al ministro della Salute, Ferruccio Fazio (Il Sole 24 Ore, pag. 20).

CASO RUBY: 'Accuse allucinanti, andro' in tv a difendermi. I Bonifici? Solo aiuti', intervista al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (La Repubblica, pag. 15).

GE: la ricerca sbarca in Toscana (Il Sole 24 Ore, pag. 25).

 

 

SOLE 24 ORE: taglia i costi e riduce le perdite 2010. Gianni Riotta lascia la direzione, arriva Roberto Napoletano. (dai giornali)

5. AUTO EUROPA: +1,4% IMMATRICOLAZIONI FEBBRAIO, GRUPPO FIAT -16,7%...
Radiocor - Le immatricolazioni di nuove automobili sono cresciute nel mese di febbraio dell'1,4% nella Ue piu' Paesi dell'Efta a 1.014.519 unita' da 1.000.041 nel mese precedente. Nei primi due mesi dell'anno l'incremento e' stato dello 0,1% a 2.087.121 dai 2.084.809 modelli immatricolati in gennaio-febbraio 2010.

La maggior parte dei mercati ha segnato un'espansione in febbraio, compresa tra il +1,2% della Polonia e il +112,6% della Lituania. Solo cinque Paesi hanno registrato un calo, tra cui l'Italia (-20,5) e la Spagna (-27,6%). I due altri Paesi maggiori Francia (+13,2%) e Germania (+15,2%) hanno registrato una crescita. Tra le singole case automobilistiche il gruppo Fiat ha perso il 16,7% a 76.808 modelli in febbraio, con un calo della quota di mercato dal 9,2% al 7,6%.

 

6. PORTOGALLO: MOODY'S ABBASSA DI DUE LIVELLI RATING AD 'A3'...
Radiocor - L'agenzia di rating Moody's ha reso noto stanotte di avere abbassato di due livelli il rating del debito del Portogallo ad 'A3', sulla base di una situazione di incertezza economica che si pone l'ambizioso programma di governo rigoroso. Moody's ha detto in una dichiarazione che la nota e' accompagnata da un 'outlook negativo', che significa che il rating potrebbe essere ulteriormente abbassato.

7. BENETTON ALZA LA CEDOLA A 0,25 EURO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Benetton ha chiuso l'esercizio 2010 con un utile netto consolidato in calo da 122 a 102 milioni di euro. Il dividendo proposto dal board agli azionisti sale da 0,23 a 0,25 euro per azione.
I ricavi netti sono stabili a 2,05 miliardi di euro.

 

8. INVESTIMENTI E SVILUPPO SI COLLEGA A ODEON TV...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Dalle tessiture alle televisioni locali il cammino è lungo. Almeno cento anni di storia. L'ex Centenari e Zinelli, nata nel lontano 1907 come industria del settore tessile, nella sua lunga storia ha visto non pochi cambi di azionisti e di core business. Ora la società, che ha assunto il nome di Investimenti e Sviluppo, ha nuovi soci e una rinnovata vocazione: l'a.d. Corrado Coen ha deciso di puntare sul modello di investment company.

Così, mentre va avanti con la valorizzazione delle partecipazioni non strategiche, il gruppo ha appena sottoscritto un accordo per assicurarsi il 51% della Profit Group al prezzo di 16 milioni. Se la due diligence avrà successo l'ex Centenari e Zinelli metterà le mani sul quinto gruppo televisivo italiano (Odeon e Telereporter), rafforzando la propria presenza nel settore dell'intrattenimento, dove già è presente attraverso partecipazioni nell'home video e nella commercializzazione di diritti tv. Rispetto alle tessiture, tutto un altro programma.

 

9. UBS CHIAMA PIGNATELLI PER SVILUPPARE L'EMEA...
L. Te. per "Il Sole 24 Ore" - Promozione per un manager del ramo italiano della banca elvetica Ubs. Diego Pignatelli è stato nominato presidente della divisione Investment Banking per l'area Europa, Medio Oriente, Africa (Emea). Con James Hartop e Nick Reid, joint head, Pignatelli dovrà attuare le strategie di sviluppo nell'area. Pignatelli conserva l'incarico di country head Italia e di ceo di Ubs Italia Sim. La notizia è arrivata in una giornata molto densa per Ubs.

 

L'istituto ha infatti annunciato una revisione all'insù, di 373 milioni di franchi, dell'utile netto 2010, che sale quindi a 7,5 miliardi di franchi. Ubs ha anche reso noto che i 13 massimi dirigenti l'anno scorso hanno guadagnato un terzo in più rispetto al 2009, nonostante un taglio dei bonus dell'11%. Le remunerazioni non legate ai bonus sono dunque andate meglio. Il più pagato? Carsten Kengeter (Investment Banking) con 9,3 milioni di franchi, qualcosa in meno del 2009 ma pur sempre una bella cifra.

10. MULTE CONSOB PER L'ALTALENA SEAT PG...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore" - I broker pagano le montagne russe del titolo Seat Pg nella primavera del 2009. La Consob ha multato con 250 mila euro la società olandese Scrocca Option Trading e con 100 mila euro la britannica Mf Global Uk. Alla prima viene contestato di aver posto in essere tra il 30 marzo e il 14 aprile operazioni di vendita su 12,1 milioni di azioni Seat Pg (circa il 30% del capitale), con 811 operazioni «senza avere la disponibilità e la proprietà dei titoli».

 

Più ridotta l'operatività di Mf Global, che ha messo in vendita con 172 proposte di negoziazione 9 milioni di azioni Seat (il 22% del capitale). Tutte nella sola seduta del 15 aprile, per conto di tre clienti professionali, cui è andato «un profitto stimabile in 400mila euro». La multa Consob, in questo secondo caso, brucia quindi un quarto dei guadagni.

 

11. TELEFONICA CI RIPROVA CON ATENTO IN BORSA...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Telefonica ha deciso di collocare in Borsa il "call center" Atento, affidando l'incarico a Goldman Sachs. La filiale, infatti, non rientra più da tempo nei piani strategici del gruppo tlc spagnolo e per questo ha deciso una operazione in due fasi: la Borsa, per poi cedere la maggioranza del capitale al miglior offerente. Il tutto in tempi abbastanza rapidi.

Diciamo entro fine anno. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti finanziari, dal collocamento (già fallito nel 2007 a causa della crisi dei mercati) Telefonica vorrebbe raccogliere dagli 1,5 ai 2 miliardi di euro. Una cifra importante anche se la taglia di Atento: 152mila dipendenti, un fatturato di 1,66 miliardi, un operativo di 145 milioni a fine 2010, la merita. Ricordiamo che il "call center" è il terzo gruppo del settore nel mondo e che il suo principale mercato è il Brasile, che contribuisce a oltre il 50% del giro d'affari.16-03-2011]

 

 

PAGHE-RAI - I CONSIGLIERI CHE NOMINARONO MEOCCI DIRETTORE GENERALE, CONDANNATI A PAGARE 11 MILIONI, DEVONO RINGRAZIARE Il parere di Malinconico, attuale presidente degli editori italiani, EX segretario generale della Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi - Oramai obbedire all’azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria - La sentenza della Corte dei conti conferma che anche la giustizia amministrativa, oltre a quella penale, considera la Rai come un pezzo di Stato...

Da "Blitzquotidiano.it"

 

La tormentata vicenda della nomina di Alfredo Meocci a direttore generale della Rai è tornata di attualità per una serie di notizie che riguardano gli ex componenti dell'Autorità delle Comunicazioni tra il 1998 e il 2005, di cui lo stesso Meocci faceva parte, e i componenti del Consiglio di Amministrazione della Rai che nominarono Meocci alla carica di direttore generale.

Si tratta di notizie positive per Meocci e i suoi ex colleghi consiglieri dell'Agcom in cerca di un lavoro nel settore dell'editoria o delle comunicazioni e molto ma molto negative per quei consiglieri della Rai che votarono la sua nomina, Giuseppina Bianchi Clerici, Gennaro Malgieri, Angelo Petroni, Marco Staderini, Giuliano Urbani e per il ministro delle Finanze in carica all'epoca, Domenico Siniscalco.

Meocci e gli altri suoi colleghi consiglieri dell'Agcom ai suoi tempi (Enzo Cheli, Silvio Traversa, Vincenzo Monaci, Antonio Pilati, Giuseppe Sangiorgi, Alessandro Luciano, Mario Lari, Paola Manacorda) hanno ottenuto una vittoria nei confronti della stessa Autorità, grazie alla Avvocatura dello Stato, che ha stabilito che avevano diritto a farsi rimborsare delle spese legali, da 6 a 30 mila euro a testa, sostenute per difendersi in un procedimento giudiziario a loro carico, per fatti legati alla attività di consiglieri, che si era poi concluso positivamente per loro con una archiviazione.

Meocci inoltre, e con lui tutti gli altri, ha ricevuto conferma dal presidente dell'Autorità Corrado Calabrò, circa la fine del termine di incompatibilità nei confronti dello stesso Meocci in quanto ex consigliere in relazione alla possibilità di rapporti di consulenza o di lavoro con aziende sottoposte al controllo della Agcom.

Proprio dalla incompatibilità per Meocci di diventare direttore generale della Rai è partito il tegolone che si è abbattuto sul capo dei consiglieri d'Amministrazione che a suo tempo ne votarono la nomina, nell'agosto 2005: Marco Staderini, Gennaro Malgieri, Giovanna Bianchi Clerici, Angelo Maria Petroni e Giuliano Urbani, e sull'ex ministro Siniscalco, che la condivise, proponendola.

 

Tutti quanti dovranno risarcire lo Stato di 1,8 milioni di euro a testa, almeno stando alla sentenza di primo grado della Corte dei Conti, per danno erariale. Meocci, che ha già dovuto pagare salate multe, è stato anche lui condannato a risarcire allo Stato circa 107 mila euro, pari alla differenza tra lo stipendio preso e quello che gli sarebbe toccato nella qualifica con cui era partito per l'Agcom.

Altri imputati sono stati, prosciolti, come l'ex direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, e altri condannati per la gestione operativa della nomina, come l'ex capo dell'ufficio legale della Rai, Rubens Esposito, per un problema di consulenze.

Intorno alla nomina, infatti, ci fu un vero e proprio turbine di consulenze legali, per confortare la decisione che aveva obiettivi elementi controversi, ma per la Corte, quelle richieste dopo la nomina, pur in presenza di un piccolo esercito di venti avvocati interni all'ufficio legale della Rai, non sono giustificate e ci sono stati anche aspetti non graditi dai giudici nella comunicazione al Consiglio degli incarichi dati a illustri e costosi docenti universitari.

 

Meocci infatti, prima di essere eletto, dal Parlamento, consigliere della Autorità Agcom, era dipendente Rai, come giornalista, caposervizio del Tg. Dopo la nomina si mise in aspettativa e quindi, anche secondo chi fu contrario al suo nuovo incarico, aveva diritto a rientrare nei ranghi aziendali.

Il punto centrale della controversia è stato in tutti questi anni, dal 2005, se la nomina a direttore generale fosse nella normalità del rientro in servizio dopo l'aspettativa o costituisse una "novazione", cioè un a tale novità di rapporto da poter essere paragonata a una assunzione alla Telecom, a Mediaset o al Corriere della Sera.

Per l'Autorità delle comunicazioni, il cui consiglio peraltro si spaccò sul voto decisivo, per il Tar, per il Consiglio di Stato e anche per la Corte dei conti la nomina era illegittima. Di qui la multa inflitta alla Rai, per 14 milioni di euro, calcolati in base a un parametro di legge che indica l'entità della multa nello 0,5 per cento del fatturato dell'azienda colpevole.

La cifra, con una serie di passaggi, dividendo e aggiungendo interessi e rivalutazione, si sono trasformati nella stangata di 11 milioni per danno erariale da dividersi in sei di cui alla sentenza: un po' è la parte che spetta ai condannati della multa e in parte è un risarcimento dovuto alla Rai per il danno che avrebbe subito la sua immagine a causa di questa storia.

Forse le recenti paradossali vicende della Rai ci hanno abituato a ben altro ormai. Solo in Italia può accadere che il direttore generale Mauro Masi irrompa in diretta nella trasmissione di Michele Santoro per avvertirlo di un potenziale rischio legale o che lo stesso Santoro in diretta gratifichi Masi di "vaffa" che fanno impallidire i più volgari cinepanettoni.

 

Ma il generale imbarbarimento dei rapporti non esonera dalle loro responsabilità, per la Corte dei conti, i consiglieri Rai che votarono Meocci. Tutti erano convinti di avere agito non solo secondo le indicazioni dell'azionista della Rai, cioè il Governo, occupato da esponenti della loro stessa parte politica e guidato da Silvio Berlusconi; erano stati convinti della validità della deliberazione anche dai pareri legali raccolti dall'ufficio legale della Rai.

In realtà non tutti i pareri sottoposti ai consiglieri dicevano la stessa cosa, un po' perché i quesiti posti ai legali toccavano aspetti e prospettive diversi e un po' anche perché non erano tutti d'accordo sul nodo centrale, se Meocci potesse o no diventare direttore generale della Rai.

Quattro sono i pareri che la Corte dei conti considera validi, ai fini della formazione della volontà del consiglio, perché espressi prima della nomina, quelli di Pace, Luciani, Malinconico e Ripa di Meana, tutti importanti giuristi e avvocati. Il prof. Pace, riassume la Corte, fu radicale: Meocci in Rai non ci doveva proprio tornare, in nessun modo. Per Luciani invece si poteva fare: ma forse perché non gli fu chiesto, si limitò a dire che il giornalista Meocci poteva tornare a fare il giornalista.

Ripa di Meana diede parere contrario proprio alla nomina a direttore generale, perché la nomina a quella carica avrebbe richiesto un nuovo contratto e quindi anche se l'azienda era la stessa, il rapporto che si instaurava era nuovo di zecca e quindi era come con una qualsiasi altra azienda proibita.

 

Non ci furono invece dubbi per Malinconico, il cui parere è così riassunto dalla sentenza: "cessata la causa d'incompatibilità, il rapporto di lavoro si riespande", quindi "non vi sarebbero" stati ostacoli al fatto che "il soggetto interessato, reinserito in Azienda", fosse "chiamato a svolgere qualsiasi incarico o funzione, ivi compreso quello di direttore generale".

Il parere di Malinconico, attuale presidente degli editori italiani, era un parere pesante, perché, oltre a essere consigliere di Stato, era stato anche, dal '96 al 2001 capo del Dipartimento degli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio. Sarebbe poi diventato segretario generale della Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi. Sono dettagli che non compaiono nella biografia diffusa dalla Federazione editori, ma che confortarono i consiglieri della destra in Rai nel voto pro Meocci.

Non è da escludere che questo otto volante di governi e incarichi abbia finito per creare qualche imbarazzo a Malinconico, al punto da indurlo, nel dicembre 2006, pochi mesi dopo la nomina a Palazzo Chigi, a rinnegare il suo parere di un anno prima: "Stilai il parere in poche ore, senza la possibilità di operare una attenta riflessione su tutte le problematiche che mi erano state poste. [...] Se avessi avuto la possibilità di riflettere e studiare meglio il punto, lo avrei rappresentato in maniera più problematica".

 

C'è anche una affermazione di Malinconico che contrasta con il credito che a suo parere sembra dare la Corte dei conti. Dice Malinconico che formulò quel parere non solo in poche ore e senza riflettere bene, ma anche senza incarico formale dalla Rai e senza alcun compenso.

C'è da avere i brividi a pensare che sei signori pagheranno milioni di euro per essersi fidati di una simile opinione, cui peraltro la Corte riconosce piena dignità al pari delle altre e della cui gratuità sembra inconsapevole, al punto di esporre in sentenza il compenso che Malinconico avrebbe percepito, 18.360 euro. Si tratta di una cifra inferiore a quanto liquidato agli altri professionisti (27.450 euro ciascuno) ma non zero lire.

La vicenda Meocci ha occupato per parecchio tempo i giornalisti specializzati nella politica che avvolge radio e tv in Italia ed è probabile che ci sia ancora da scrivere in futuro. Essa infatti costituisce una bruciante lezione per chiunque pensi che agire secondo le direttive del partito esoneri da ogni responsabilità personale.

Per Meocci e quelli che lo hanno sostenuto si dimostra che avere obbedito a Berlusconi è costato molto caro e questo vale per chiunque si allinei a decisioni non corrette, chiunque le abbia prese. Vale anche che i pareri non servono a molto, anche se vengono dalla cattedra più alta.

 

C'è poi un'ottima notizia per Berlusconi, una conseguenza certo non voluta della decisione sul caso Meocci, che però può dare un duro colpo alla capacità competitiva della Rai. La sentenza della Corte dei conti conferma che anche la giustizia amministrativa, oltre a quella penale, considera la Rai come un pezzo di Stato. Anzi la sentenza formalizza il principio con parole chiare, semplici e micidiali. La Corte dei conti non dà peso alcuno al fatto che la Rai sia una società per azioni: la sua natura, la sua missione pubblica, ne fanno un pezzo dell'apparato statale.

La Corte nega, e lo fa con una certa durezza, che la RAI sia "una società per azioni di diritto privato "speciale", strutturata come impresa operante in un mercato concorrenziale" e quindi sottratta alla giurisdizione della giustizia contabile.

La Rai, "ancorché società per azioni, a differenza di altre società partecipate dallo Stato, ha evidenti e non contestabili peculiarità che la fanno definire sul piano sostanziale e malgrado la veste formale, pur con innegabili particolarità, quale "ente assimilabile ad una amministrazione pubblica".

 

La possibilità di operare sul mercato concorrenziale non può, [secondo la Corte, costituire] elemento discriminante di natura tale da far venir meno l'interesse, anch'esso costituzionalmente garantito, ad un'amministrazione efficiente ed efficace, così da mandare esenti i suoi amministratori, che operano con capitale pubblico, da quella responsabilità amministrativa che astringe tutti i pubblici agenti".

La tesi della Corte è che quando "la maggioranza o totalità del capitale sia in mano pubblica", allora "l'interesse perseguito dalla società diviene una componente del più generale interesse sociale, con conseguente compressione di quello squisitamente lucrativo".

Secondo la Corte la legge è chiara: anche se "la RAI è assoggettata alla disciplina delle società per azioni, anche per quanto concerne l'organizzazione e l'amministrazione,€ afferma la sussistenza di due importanti elementi identificativi dell'attrazione nell'alveo pubblico della stessa società (e della conseguente giurisdizione per le ipotesi di responsabilità amministrativa):

l'essere titolare di una concessione esclusiva (comma 1) e il dover garantire "il corretto adempimento delle finalità e degli obblighi del servizio pubblico generale". [Quindi] alla luce della perseguita funzione pubblica della Rai, ancorché assoggettata ad un regime di libera concorrenzialità, va riaffermata la giurisdizione contabile in ipotesi di responsabilità amministrativa dei suoi amministratori o dipendenti"

 

Conseguenza di ciò è che chi lavora in Rai a tutti i livelli, corre dei rischi che il dipendente di un'azienda privata non corre. Ciò impone una cautela che chi opera nel privato deve solo attribuire alla dovuta diligenza di gestione, ma che non può frenarlo nel prendere decisioni anche azzardate.

Anzi anche a prendere decisioni sotto precisa indicazione dell'azionista di controllo, la cui capacità di comando è peraltro analoga a quella di un azionista privato che disponga di una maggioranza pari al 50 per cento o superiore del capitale di una società totalmente privata. Opporsi alle sue indicazioni e proposte significa una guerra aperta tra azionista e consiglio che può portare solo al suo scioglimento: questo vale tanto nel pubblico quanto nel privato.

Se per avere eseguito le indicazioni del capo del Governo cinque ex consiglieri e un ex ministro devono spartirsi l'onere di 11 milioni di euro, difficile è prevedere cosa accadrà quando si ripresenterà l'occasione.

Oramai obbedire all'azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria.

 16-03-2011]

 

 

PAGHE-RAI - I CONSIGLIERI CHE NOMINARONO MEOCCI DIRETTORE GENERALE, CONDANNATI A PAGARE 11 MILIONI, DEVONO RINGRAZIARE Il parere di Malinconico, attuale presidente degli editori italiani, EX segretario generale della Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi - Oramai obbedire all’azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria - La sentenza della Corte dei conti conferma che anche la giustizia amministrativa, oltre a quella penale, considera la Rai come un pezzo di Stato...

Da "Blitzquotidiano.it"

 

La tormentata vicenda della nomina di Alfredo Meocci a direttore generale della Rai è tornata di attualità per una serie di notizie che riguardano gli ex componenti dell'Autorità delle Comunicazioni tra il 1998 e il 2005, di cui lo stesso Meocci faceva parte, e i componenti del Consiglio di Amministrazione della Rai che nominarono Meocci alla carica di direttore generale.

Si tratta di notizie positive per Meocci e i suoi ex colleghi consiglieri dell'Agcom in cerca di un lavoro nel settore dell'editoria o delle comunicazioni e molto ma molto negative per quei consiglieri della Rai che votarono la sua nomina, Giuseppina Bianchi Clerici, Gennaro Malgieri, Angelo Petroni, Marco Staderini, Giuliano Urbani e per il ministro delle Finanze in carica all'epoca, Domenico Siniscalco.

Meocci e gli altri suoi colleghi consiglieri dell'Agcom ai suoi tempi (Enzo Cheli, Silvio Traversa, Vincenzo Monaci, Antonio Pilati, Giuseppe Sangiorgi, Alessandro Luciano, Mario Lari, Paola Manacorda) hanno ottenuto una vittoria nei confronti della stessa Autorità, grazie alla Avvocatura dello Stato, che ha stabilito che avevano diritto a farsi rimborsare delle spese legali, da 6 a 30 mila euro a testa, sostenute per difendersi in un procedimento giudiziario a loro carico, per fatti legati alla attività di consiglieri, che si era poi concluso positivamente per loro con una archiviazione.

Meocci inoltre, e con lui tutti gli altri, ha ricevuto conferma dal presidente dell'Autorità Corrado Calabrò, circa la fine del termine di incompatibilità nei confronti dello stesso Meocci in quanto ex consigliere in relazione alla possibilità di rapporti di consulenza o di lavoro con aziende sottoposte al controllo della Agcom.

Proprio dalla incompatibilità per Meocci di diventare direttore generale della Rai è partito il tegolone che si è abbattuto sul capo dei consiglieri d'Amministrazione che a suo tempo ne votarono la nomina, nell'agosto 2005: Marco Staderini, Gennaro Malgieri, Giovanna Bianchi Clerici, Angelo Maria Petroni e Giuliano Urbani, e sull'ex ministro Siniscalco, che la condivise, proponendola.

 

Tutti quanti dovranno risarcire lo Stato di 1,8 milioni di euro a testa, almeno stando alla sentenza di primo grado della Corte dei Conti, per danno erariale. Meocci, che ha già dovuto pagare salate multe, è stato anche lui condannato a risarcire allo Stato circa 107 mila euro, pari alla differenza tra lo stipendio preso e quello che gli sarebbe toccato nella qualifica con cui era partito per l'Agcom.

Altri imputati sono stati, prosciolti, come l'ex direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, e altri condannati per la gestione operativa della nomina, come l'ex capo dell'ufficio legale della Rai, Rubens Esposito, per un problema di consulenze.

Intorno alla nomina, infatti, ci fu un vero e proprio turbine di consulenze legali, per confortare la decisione che aveva obiettivi elementi controversi, ma per la Corte, quelle richieste dopo la nomina, pur in presenza di un piccolo esercito di venti avvocati interni all'ufficio legale della Rai, non sono giustificate e ci sono stati anche aspetti non graditi dai giudici nella comunicazione al Consiglio degli incarichi dati a illustri e costosi docenti universitari.

 

Meocci infatti, prima di essere eletto, dal Parlamento, consigliere della Autorità Agcom, era dipendente Rai, come giornalista, caposervizio del Tg. Dopo la nomina si mise in aspettativa e quindi, anche secondo chi fu contrario al suo nuovo incarico, aveva diritto a rientrare nei ranghi aziendali.

Il punto centrale della controversia è stato in tutti questi anni, dal 2005, se la nomina a direttore generale fosse nella normalità del rientro in servizio dopo l'aspettativa o costituisse una "novazione", cioè un a tale novità di rapporto da poter essere paragonata a una assunzione alla Telecom, a Mediaset o al Corriere della Sera.

Per l'Autorità delle comunicazioni, il cui consiglio peraltro si spaccò sul voto decisivo, per il Tar, per il Consiglio di Stato e anche per la Corte dei conti la nomina era illegittima. Di qui la multa inflitta alla Rai, per 14 milioni di euro, calcolati in base a un parametro di legge che indica l'entità della multa nello 0,5 per cento del fatturato dell'azienda colpevole.

La cifra, con una serie di passaggi, dividendo e aggiungendo interessi e rivalutazione, si sono trasformati nella stangata di 11 milioni per danno erariale da dividersi in sei di cui alla sentenza: un po' è la parte che spetta ai condannati della multa e in parte è un risarcimento dovuto alla Rai per il danno che avrebbe subito la sua immagine a causa di questa storia.

Forse le recenti paradossali vicende della Rai ci hanno abituato a ben altro ormai. Solo in Italia può accadere che il direttore generale Mauro Masi irrompa in diretta nella trasmissione di Michele Santoro per avvertirlo di un potenziale rischio legale o che lo stesso Santoro in diretta gratifichi Masi di "vaffa" che fanno impallidire i più volgari cinepanettoni.

 

Ma il generale imbarbarimento dei rapporti non esonera dalle loro responsabilità, per la Corte dei conti, i consiglieri Rai che votarono Meocci. Tutti erano convinti di avere agito non solo secondo le indicazioni dell'azionista della Rai, cioè il Governo, occupato da esponenti della loro stessa parte politica e guidato da Silvio Berlusconi; erano stati convinti della validità della deliberazione anche dai pareri legali raccolti dall'ufficio legale della Rai.

In realtà non tutti i pareri sottoposti ai consiglieri dicevano la stessa cosa, un po' perché i quesiti posti ai legali toccavano aspetti e prospettive diversi e un po' anche perché non erano tutti d'accordo sul nodo centrale, se Meocci potesse o no diventare direttore generale della Rai.

Quattro sono i pareri che la Corte dei conti considera validi, ai fini della formazione della volontà del consiglio, perché espressi prima della nomina, quelli di Pace, Luciani, Malinconico e Ripa di Meana, tutti importanti giuristi e avvocati. Il prof. Pace, riassume la Corte, fu radicale: Meocci in Rai non ci doveva proprio tornare, in nessun modo. Per Luciani invece si poteva fare: ma forse perché non gli fu chiesto, si limitò a dire che il giornalista Meocci poteva tornare a fare il giornalista.

Ripa di Meana diede parere contrario proprio alla nomina a direttore generale, perché la nomina a quella carica avrebbe richiesto un nuovo contratto e quindi anche se l'azienda era la stessa, il rapporto che si instaurava era nuovo di zecca e quindi era come con una qualsiasi altra azienda proibita.

 

Non ci furono invece dubbi per Malinconico, il cui parere è così riassunto dalla sentenza: "cessata la causa d'incompatibilità, il rapporto di lavoro si riespande", quindi "non vi sarebbero" stati ostacoli al fatto che "il soggetto interessato, reinserito in Azienda", fosse "chiamato a svolgere qualsiasi incarico o funzione, ivi compreso quello di direttore generale".

Il parere di Malinconico, attuale presidente degli editori italiani, era un parere pesante, perché, oltre a essere consigliere di Stato, era stato anche, dal '96 al 2001 capo del Dipartimento degli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio. Sarebbe poi diventato segretario generale della Presidenza nel 2006, con il Governo Prodi. Sono dettagli che non compaiono nella biografia diffusa dalla Federazione editori, ma che confortarono i consiglieri della destra in Rai nel voto pro Meocci.

Non è da escludere che questo otto volante di governi e incarichi abbia finito per creare qualche imbarazzo a Malinconico, al punto da indurlo, nel dicembre 2006, pochi mesi dopo la nomina a Palazzo Chigi, a rinnegare il suo parere di un anno prima: "Stilai il parere in poche ore, senza la possibilità di operare una attenta riflessione su tutte le problematiche che mi erano state poste. [...] Se avessi avuto la possibilità di riflettere e studiare meglio il punto, lo avrei rappresentato in maniera più problematica".

 

C'è anche una affermazione di Malinconico che contrasta con il credito che a suo parere sembra dare la Corte dei conti. Dice Malinconico che formulò quel parere non solo in poche ore e senza riflettere bene, ma anche senza incarico formale dalla Rai e senza alcun compenso.

C'è da avere i brividi a pensare che sei signori pagheranno milioni di euro per essersi fidati di una simile opinione, cui peraltro la Corte riconosce piena dignità al pari delle altre e della cui gratuità sembra inconsapevole, al punto di esporre in sentenza il compenso che Malinconico avrebbe percepito, 18.360 euro. Si tratta di una cifra inferiore a quanto liquidato agli altri professionisti (27.450 euro ciascuno) ma non zero lire.

La vicenda Meocci ha occupato per parecchio tempo i giornalisti specializzati nella politica che avvolge radio e tv in Italia ed è probabile che ci sia ancora da scrivere in futuro. Essa infatti costituisce una bruciante lezione per chiunque pensi che agire secondo le direttive del partito esoneri da ogni responsabilità personale.

Per Meocci e quelli che lo hanno sostenuto si dimostra che avere obbedito a Berlusconi è costato molto caro e questo vale per chiunque si allinei a decisioni non corrette, chiunque le abbia prese. Vale anche che i pareri non servono a molto, anche se vengono dalla cattedra più alta.

 

C'è poi un'ottima notizia per Berlusconi, una conseguenza certo non voluta della decisione sul caso Meocci, che però può dare un duro colpo alla capacità competitiva della Rai. La sentenza della Corte dei conti conferma che anche la giustizia amministrativa, oltre a quella penale, considera la Rai come un pezzo di Stato. Anzi la sentenza formalizza il principio con parole chiare, semplici e micidiali. La Corte dei conti non dà peso alcuno al fatto che la Rai sia una società per azioni: la sua natura, la sua missione pubblica, ne fanno un pezzo dell'apparato statale.

La Corte nega, e lo fa con una certa durezza, che la RAI sia "una società per azioni di diritto privato "speciale", strutturata come impresa operante in un mercato concorrenziale" e quindi sottratta alla giurisdizione della giustizia contabile.

La Rai, "ancorché società per azioni, a differenza di altre società partecipate dallo Stato, ha evidenti e non contestabili peculiarità che la fanno definire sul piano sostanziale e malgrado la veste formale, pur con innegabili particolarità, quale "ente assimilabile ad una amministrazione pubblica".

 

La possibilità di operare sul mercato concorrenziale non può, [secondo la Corte, costituire] elemento discriminante di natura tale da far venir meno l'interesse, anch'esso costituzionalmente garantito, ad un'amministrazione efficiente ed efficace, così da mandare esenti i suoi amministratori, che operano con capitale pubblico, da quella responsabilità amministrativa che astringe tutti i pubblici agenti".

La tesi della Corte è che quando "la maggioranza o totalità del capitale sia in mano pubblica", allora "l'interesse perseguito dalla società diviene una componente del più generale interesse sociale, con conseguente compressione di quello squisitamente lucrativo".

Secondo la Corte la legge è chiara: anche se "la RAI è assoggettata alla disciplina delle società per azioni, anche per quanto concerne l'organizzazione e l'amministrazione,€ afferma la sussistenza di due importanti elementi identificativi dell'attrazione nell'alveo pubblico della stessa società (e della conseguente giurisdizione per le ipotesi di responsabilità amministrativa):

l'essere titolare di una concessione esclusiva (comma 1) e il dover garantire "il corretto adempimento delle finalità e degli obblighi del servizio pubblico generale". [Quindi] alla luce della perseguita funzione pubblica della Rai, ancorché assoggettata ad un regime di libera concorrenzialità, va riaffermata la giurisdizione contabile in ipotesi di responsabilità amministrativa dei suoi amministratori o dipendenti"

 

Conseguenza di ciò è che chi lavora in Rai a tutti i livelli, corre dei rischi che il dipendente di un'azienda privata non corre. Ciò impone una cautela che chi opera nel privato deve solo attribuire alla dovuta diligenza di gestione, ma che non può frenarlo nel prendere decisioni anche azzardate.

Anzi anche a prendere decisioni sotto precisa indicazione dell'azionista di controllo, la cui capacità di comando è peraltro analoga a quella di un azionista privato che disponga di una maggioranza pari al 50 per cento o superiore del capitale di una società totalmente privata. Opporsi alle sue indicazioni e proposte significa una guerra aperta tra azionista e consiglio che può portare solo al suo scioglimento: questo vale tanto nel pubblico quanto nel privato.

Se per avere eseguito le indicazioni del capo del Governo cinque ex consiglieri e un ex ministro devono spartirsi l'onere di 11 milioni di euro, difficile è prevedere cosa accadrà quando si ripresenterà l'occasione.

Oramai obbedire all'azionista, in Rai, vuole dire rischiare di pagare di tasca propria.

 16-03-2011]

 

 

LIBIA GRAND CIRCUS PRESENTA IL PAGLIACCIO SARKO’ - ORA CHE GHEDDAFI SI è RIPRESO IL PAESE, L’EREDE AL TRONO SAIF SPUTTANA QUEL SARKOZY CHE SOGNAVA DI PRENDERE I POZZI PETROLIFERI PER TOTAL - “COI NOSTRI SOLDI HA FINANZIATO LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE: ABBIAMO DOCUMENTI, CONTI BANCARI E PRESTO RIVELEREMO TUTTO” - SULLA POSSIBILITA’ DI UN INTERVENTO MILITARE DELLA NATO, SAIF SE LA RIDE: “NELLE PROSSIME 48 ORE SARÀ TUTTO FINITO. LE NOSTRE FORZE SONO QUASI A BENGASI. QUALUNQUE SIA LA DECISIONE SARÀ TROPPO TARDI”…

Da euronews.net

 

Sarkozy è un pagliaccio. Coi soldi della Libia ha finanziato la sua campagna elettorale. Così Saif Al-Islam, figlio del Colonnello Gheddafi, in un'intervista rilasciata al nostro inviato a Tripoli Riad Muasses. Lo stile è quello di famiglia. Conclamato il disprezzo per chi ha riconosciuto i ribelli.

 

Cosa farete a chi ha combattuto contro il regime?
"Prima di tutto si sono salvati, sono fuggiti. Alle frontiere c‘è una folla che si ammassa per andare in Egitto. Noi abbiamo detto: lasciate un passaggio sicuro per questi militanti benché siano dei traditori. Ce ne sono che hanno contattato gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia, c‘è chi ha chiesto il ritorno delle forze britanniche e dell'esercito statunitense e l'intervento della Nato. Loro e le loro famiglie stanno partendo per l'Egitto. Non vogliamo ucciderli, non vogliamo vendicarci. Ma voi, traditori, mercenari, voi avete commesso dei crimini contro il popolo libico. Prego, salvatevi, andate in pace in Egitto".

 

L'Onu sta studiando una risoluzione per definire una zona d'esclusione aerea. Come reagireste se venisse adottata?
"Le operazioni militari sono finite. Nelle prossime 48 ore sarà tutto finito. Le nostre forze sono quasi a Bengasi. Qualunque sia la decisione sarà troppo tardi".

 

La Francia è stato il primo Paese ad aver riconosciuto il Consiglio Nazionale della Rivoluzione. Che cosa ne pensa e soprattutto qual è la sua opinione sul Presidente Sarkozy?
"Per prima cosa bisogna che Sarkozy restituisca alla Libia i soldi con cui ha finanziato la sua campagna elettorale. Siamo noi ad aver finanziato la sua campagna, abbiamo a disposizione tutti i documenti e siamo pronti a renderli pubblici. Ecco la prima cosa che chiediamo a questo pagliaccio: ridarci i soldi del popolo libico. Ci hai deluso: ridacci il nostro denaro. Abbiamo ogni dettaglio: conti bancari, documenti, operazioni di trasferimento e presto riveleremo tutto".16-03-2011]

 

 

1- LE TESTE D’ATOMO TRABALLANO, MA PER FORTUNA SCENDE IN CAMPO IL CORRIERE CHE FA IL SOLITO FINTO ESERCIZIO DI TERZISMO SCHIERANDO DUE “ESPERTI” SU POSIZIONI DIVERSE. A DIFENDERE L’ATOMO INVITA EDOARDO BONCINELLI. PER SCRIVERE (SCRIVERE?) CONTRO INGAGGIA ADRIANO CELENTANO. VI PIACE VINCERE FACILE, EH? - 2- SULLA REPUBBLICA DI SORGENIA NON TRAMONTA MAI IL SOLE (DELLE RINNOVABILI E DEL SEDICENTE CARBONE PULITO). QUINDI FIATO ALLE TROMBETTE. “RODOLFO DE BENEDETTI: “NUCLEARE? IN ITALIA LA SCELTA PIÙ FACILE È IL GAS”. INTESO COME “CANNA DEL GAS” - 3- SVANITY BOCCHINO: LA MOGLIE GABRIELLA RIVELA IL FAMOSO SECRETO DI PULCINELLA - 4- “INTESA CONFERMA UTILI MA CADE IN BORSA”. NON SEMPRE IL MERCATO HA RAGIONE. A VOLTE NON CAPISCE PROPRIO. RIEDUCARE LE BORSE AL VERBO DI ZIO CORRADO, PLEASE - 5- IL CAVALIER POMPETTA, ZOCCOLANDO ZOCCOLANDO, NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI -

A cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota (Special guest: Dj Wise)

1 - TESTE D'ATOMO UN TANTO AL CHILO (DI CALCESTRUZZO)...
L'atomo traballa, ma per fortuna scende in campo l'Angelo Panebianco che sfodera lo spadone radioattivo e fonde una colonna di piombo così intitolata: "La paura e la ragione" (Corriere, p. 1). La ragione ovviamente sta dalla parte degli interessi economicamente più forti. E il Corriere fa il solito finto esercizio di terzismo schierando due "esperti" su posizioni diverse. A difendere l'atomo invita Edoardo Boncinelli. Per scrivere (scrivere?) contro ingaggia Adriano Celentano. Vi piace vincere facile, eh?

 

Sulla Repubblica di Sorgenia non tramonta mai il sole (delle rinnovabili e del sedicente carbone pulito). Quindi fiato a trombe e trombette. "Rodolfo De Benedetti: "Nucleare, riflessione necessaria. In Italia la scelta più facile è il gas" (p. 31). Inteso come "canna del gas". Sul Cetriolo Quotidiano, Giorgio Meletti scrive un sacrosanto pezzo: "Centrali sicure com in Giappone". L'imbarazzo della lobby nuclearista" (p. 4).

 

Poi ci sono i poveri di spirito della politica italiana, quelli che sgranano il rosario dei sondaggi prima di aprire bocca e dare fiato. "Il governo: sul nucleare avanti tutta, ma i sondaggi preoccupano il premier. Da Zaia a Lombardo, ora i governatori si ribellano all'atomo" (Repubblica, p. 11).

 

2 - IL CAVALIER POMPETTA NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI...
"33 prostitute nell'Harem di B. Chiusa l'inchiesta: Minetti, Mora e Fede gestivano un plotone di ragazze. Ruby, 13 volte sesso col premier. Al bunga bunga, Ruby aveva 16 anni" (Cetriolo Quotidiano, pp. 2-3). Pattina da par suo il Messaggero: "I pm: Ruby 13 volte a letto col premier. Ghedini: incontri sessuali inesistenti" (p.1).

 

Ok, inesistenti. Ma nel dubbio, come racconta Re-pubica, "Rispunta la prescrizione breve". Con il pdl che passa alla minacce: "il Quirinale non può fermarla" (p. 14). Mentre sul Corriere, viene "svelata" la linea del Banana: "Cene, non festini" (Corriere, p. 23). Oltre che di grido, ha anche avvocati di genio, il nostro caro Papi.

3 - IO E L'UNITA' D'ITALIA (AGENZIA MASTIKAZZI)...
"Trapattoni: Bearzot il Garibaldi del calcio" (Corriere, p. 21). Come direbbe Caparezza, il tricolore sapete sventolarlo solo in curva.

4 - A SCIABOLE', MA FACCE RIDE!...
Rimpastate rimpastate, qualcosa (di puzzolente) resterà. Sul Giornale di famiglia, utile pezzo di Adalberto Signore: "Berlusconi fa i conti col "signor No" Tremonti. Il premier si lamenta del ministro dell'Economia perché non trova risorse su sicurezza e cultura. Telefonata a Bossi: fallo ragionare. Rimpasto, forse oggi i ministri. Ma è gelo con Scajola" (p. 7)

 

5 - UN DUE TRE, PIQUATTRO!...
"Nomine e affari, Bisignani parla della Santanchè. Verifiche dei pm di Napoli sulle società del sottosegretario. Sentito anche Tavaroli, che indicò il lobbista come partecipe di "un network eversivo" (Repubblica, p. 18). Intanto la moglie di Bocchino, come dago anticipato, rivela a Vanity Fair il famoso secreto di Pulcinella: "Sapevo di Italo e Carfagna. Mara è stata telecomandata da lui, mica li prendeva tutti quei voti in Campania" (Repubblica, p. 19).

 

6 - FREE MARCHETT...
"Intesa conferma utili e cedole ma cade in Borsa" (Repubblica, p. 31). Non sempre il mercato ha ragione. A volte non capisce proprio. Rieducare le Borse al verbo di zio Corrado, please.
Sul Corriere della banche, ecco l'ultima (pericolosa) barzelletta su don Salavatore: "Una soluzione italiana per Ligresti. In campo Unicredit" (p. 37). Per fortuna che c'è G

 

7 - IL FAMOSO MERCATO DEI DIRETTORI (L'ULTIMO ORDINI UNA PIZZA PER NAPOLETANO)...
Nelle redazioni di tutt'Italia, centinaia di sedicenti giornalisti e addetti stampa anche ieri non hanno fatto un cazzo o, peggio, sono stati di danno ai giornali e iai loro quattro lettori. Che c'è di nuovo?

 

C'è che impazza il toto-direttori, il toto-vicedirettori, il toto-inviatoni, il toto-caporedattori, il toto-assunzioni, il toto-stagiste, il toto-trombate. Il tutto, rigorosamente, non in un'ottica di merito ma di mero feudalesimo e-o sessisimo (Tizio è uomo di Caio, Sempronia l'ha data a Nevio). E nonostante questo, anche oggi, però alcune quintalate di carta sono andate in edicola, grazie al (triplo) lavoro di altre centinaia di cronisti e deskisti impermeabili.

 

Sulla vicenda, ecco che scrive un professionista fuori dai giochetti come Giovanna Lantini, sul Cetriolo quotidiano: "Roberto Napoletano ce l'ha fatta, sarà il nuovo direttore del Sole 24 Ore al posto di Gianni Riotta, silurato ieri dal cda del gruppo editoriale. Dopo due anni di "cura" Riotta, con oltre 50 mila copie perdute e un tracollo anche negli abbonamenti, anche i giornalisti del Sole 24 Ore, che nel 2009 avevano alzato un muro contro la sua nomina alla guida del giornale della Confindustria, sono ora pronti ad accoglierlo, a braccia aperte. Del resto l'ormai ex direttore del Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone (che sarà guidato da Umberto La Rocca, attuale numero uno del Secolo XIX) è un candidato che ha saputo raccogliere consensi trasversali all'interno della Confindustria" (p. 25).

 

8 - DIRETTORI DE PANZA...
Forte della succitata lezione di mercato e competitività impartita con la direzione Riotta e la guida manageriale del Sole, Emma Marcegaglia ieri ha sentenziato: "Ora una spinta alla crescita" (Repubblica, p. 29). Intendeva la crescita della panza. La panza dei direttori.

 16-03-2011]

 

 

L’APOCALISSE GIAPPONESE COMPLICA I GHIOTTI PIANI DEI LOBBYSTI DELL’ATOMO - GIà PRONTI A INFILARE LA FORCHETTA NEI 20 MLD DEL PIANO NUCLEARE ITALIANO, ADESSO MORDONO IL FRENO PREDICANDO IL “VA TUTTO BENE” - SEI MESI FA ENEL PUBBLICò UNO STUDIO SULLE FUTURE CENTRALI NOSTRANE DEFINENDOLE “SICURE COME IN GIAPPONE” - IL GOVERNO VA AVANTI, MA CON I CETRIOLI GIUDIZIARI ALLE PORTE, IL BANANA NON VUOLE INCIAMPARE ANCHE NEL REFERENDUM CONTRO IL NUCLEARE…

Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

 

Per capire l'imbarazzo della lobby nuclearista italiana basta leggere a pagina 20 dello studio intitolato "Il nucleare per l'economia, l'ambiente e lo sviluppo", pubblicato sei mesi fa dall'Enel: "I moderni criteri di progettazione e le procedura di sicurezza adottate consentono alle centrali nucleari di resistere perfettamente a situazioni estreme, quali calamità naturali, come dimostra il caso del Giappone, uno dei Paesi a maggior rischio sismico".

Lo studio, commissionato a The European House-Ambrosetti, doveva rappresentare la summa del nostro sapere in materia nucleare, e voleva essere il primo passo per costruire consenso attorno al Rinascimento nucleare lanciato dal governo Berlusconi con la costruzione di otto nuove centrali atomiche.

 

La ricerca è stata coordinata da un Comitato guida così composto: Faith Birol, capo economista dell'Agenzia internazionale per l'Energia, Gianluca Comin, direttore delle relazioni esterne dell'Enel, Bruno D'Onghia, responsabile per l'Italia dell'Edf (il gigante elettrico-nucleare pubblico francese), Sergio Garribba, consigliere del ministro dello Sviluppo economico, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl), Carlo Rossella, presidente della Medusa Film (gruppo Fininvest), l'economista Nicola Rossi e l'oncologo Umberto Veronesi, in seguito nominato presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare.

 

Veronesi ha dimostrato la sua equanimità dichiarando solo una settimana fa: "Senza nucleare l'Italia muore".

Se dunque le centrali giapponesi, con tecnologia di 40 anni fa, hanno finora resistito a terremoti come quello di Kobe del 1995 (7,2 Richter), ed erano quindi stimate resistenti fino al grado 7,75 Richter, un terremoto di grado 8,9 con tsunami conseguente fa saltare tutti i calcoli. Come quelli per cui i nostri esperti hanno messo nero su bianco che le nuove centrali italiane avrebbero una probabilità di incidente catastrofico ogni cento milioni di anni (testuale).

La parola d'ordine del governo è sempre la stessa: "Si va avanti". Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha detto ieri di volersi rimettere a un coordinamento europeo sul tema della sicurezza, invitando a non farsi prendere dall'emotività.

 

Il problema è che mentre la Francia di Nicolas Sarkozy ha detto che andrà avanti senza problemi con le sue decine di centrali, alcune molto vecchie, il cancelliere tedesco Angela Merkel si è rimangiata la recente decisione di allungare la vita produttiva delle centrali più vecchie.

Una mossa che getta nello scompiglio i lobbisti dell'atomo: la Merkel aveva deciso su dati errati o ha cambiato idea su base irrazionale? Qualsiasi risposta mette in crisi i dogmi del nucleare sicuro.

E infatti, complice la scarsa voglia di Berlusconi di mettersi nei guai con un referendum nucleare che rischia di far da traino a quello sulla giustizia, quelli che contano stanno già preparando la frenata.

 

Ieri il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha diffuso una nota dal tono diverso: "A noi sta a cuore l'indipendenza energetica dell'Italia, ma prima e di più sta a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini e non sarà mai assunta alcuna decisione che la possa metterle a rischio".

Nel frattempo c'è da segnalare un berlusconiano "malpancista", il deputato Fabio Rampelli, che ha chiesto al governo di abbandonare la strada nucleare e comunque di lasciare agli elettori Pdl la libertà di scelta al referendum. Mentre il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha insistito ieri sulla linea "no all'emotività" e "andiamo avanti con il nucleare".

 

Apparentemente la stessa posizione l'ha mantenuta il numero uno dell'Enel Fulvio Conti. Anche lui ha detto, parlando a Londra dove ha presentato il brillante bilancio 2010, che non dobbiamo "reagire in maniera emotiva", e che l'unico problema che si pone adesso è "aspettare e analizzare" quanto sta accedendo in Giappone, per poi lavorare ulteriormente sulla sicurezza delle centrali.

E' improbabile che l'Enel punti ad aumentare la sicurezza passando dalla probabilità di un incidente ogni cento milioni di anni a quella di un incidente ogni miliardo di anni. Più realisticamente Conti sta già allungando i tempi. Ha detto che rinunciare al nucleare sarebbe un grave danno per l'Italia (ma non per l'Enel) e ha annunciato che nel piano industriale 2011-2015 "sono previsti 300-400 (a fronte di 20 miliardi totali del piano nucleare, ndr) milioni di investimenti per preparare le procedure di autorizzazioni per arrivare entro il 2015 ad un progetto definitivamente approvato e cantierabile".

 

Traduzione: il sogno di Berlusconi e Scajola, cantieri aperti entro la legislatura (primavera 2013) è già rinviato di almeno due anni e mezzo. Già nei mesi scorsi segnali simili a un "rompete le righe" erano arrivati dal governo. Conti sta concretamente tirando il freno. Ma l'ordine di servizio non è ancora arrivato ai lobbisti, che continuano imperterriti la loro propaganda del "tutto va bene".16-03-2011]

 

 

DOPPIETTA SAVOIA! - “PRESIDENTE NAPOLITANO, NON STRINGA QUELLA MANO” - LA SORELLA DI DIRK HAMER, L’UOMO UCCISO DALL’IMPUNITO VITTORIO EMANUELE SULL’ISOLA DI CAVALLO, SCRIVE AL CAPO DELLO STATO: “LEGGO CHE DOMANI INCONTRERÀ I SAVOIA, LA PREGO DI PRENDERE PUBBLICAMENTE LE DISTANZE DA QUEL CRIMINALE, DI NON INCONTRARLO. DI PRIVILEGIARE L’ETICA RISPETTO ALL’ETICHETTA”…

Birgit Hamer per "il Fatto Quotidiano"

 

Gentile Giorgio Napolitano, caro presidente della Repubblica italiana, sono la sorella di Dirk Hamer, il ragazzo tedesco che fu ucciso da Vittorio Emanuele di Savoia sull'isola di Cavallo, in Corsica, il 18 agosto 1978. Proprio a Lei ho mandato, quando ancora nessuno osava pubblicarlo, una copia del mio libro "Delitto senza Castigo" perché so che ha a cuore la verità.

 

E Lei mi ha risposto (il 9 giugno 2006 e il 18 dicembre 2007) con due lettere piene di compassione per l'infamia che la mia famiglia ha subito e di comprensione per la mia battaglia in nome della giustizia. Lei mi ha consolata quando nessuno mi ascoltava, e ha riacceso la speranza nella giustizia italiana, dopo che quella francese aveva fallito. Per queste ragioni so che Lei è al corrente della mia storia.

 

Mi hanno comunicato una notizia a cui non riesco a credere: che Lei incontrerà i Savoia al Pantheon domani 17 marzo, in occasione della celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia.

Immagino che Lei abbia saputo del video registrato dai magistrati di Potenza, pubblicato dal "Fatto Quotidiano", nel quale si vede Savoia che si vanta con i compagni di cella di aver ucciso mio fratello. E ne ride. E prende in giro i giudici francesi che "ha fregato", come dice lui tronfio. Presidente, quell'uomo l'ha fatta franca per una vita intera, ma mio fratello Dirk non c'è più. Aveva solo 19 anni quando il Savoia "gli ha sparato un colpo così e uno in giù", come ricorda il "Re" nel video.

 

Io ho sempre avuto un grande rispetto per Lei, Signor Presidente, e per la Sua statura morale. Quello che Lei fa ha un peso notevole. Anche per chi, come me, è straniero. Pertanto la supplico di non disonorare la memoria di mio fratello. Per la festa dei 150 anni dell'Unità d'Italia, La prego di prendere pubblicamente le distanze da quel criminale, di non incontrarlo: di privilegiare l'etica rispetto all'etichetta.

 

La supplico di non far prevalere le ragioni formali, o il pragmatismo, ma di onorare i valori della democrazia, della Repubblica. E di quella giustizia che anche le persone come me, che non hanno santi in Paradiso, devono poter ottenere. Per una vita ho subito la derisione del potente e prepotente Savoia: spero che Lei possa farsi rappresentante di chi, come me, non ha amici nelle alte sfere, ma solo la forza della ragione e la speranza nella giustizia.

 

Molti cittadini italiani sono profondamente indignati per quello che Savoia ha fatto: Dirk ha vissuto 111 giorni di agonia, gli hanno amputato una gamba, è morto che era solo un ragazzino. E oggi un uomo, solo perché è ricco e potente, ne ride: stringere la mano in pubblico a un simile personaggio sarebbe come sputare sulla tomba di mio fratello. E anche, me lo consenta, sul buon nome dell'Italia. Con tutta la stima che Lei si merita, e con la consapevolezza che farà la scelta più giusta. 16-03-2011]

 

 

1- LA LATITANZA DI BERLUSCONI ALLA CONVENTION DI AURELIO REGINA, CANDIDATO AL DOPO-MARCEGAGLIA E IMPRENDITORE-SOCIO DI MONTEZEMOLO, NON è STATA CASUALE - MA C’È STATA UN’ALTRA ASSENZA: QUELLA DI RENATONA POLVERINI, ORMAI IN URTO CON ALE-DANNO (E IL SINDACO, COME UNICO ASSET, è UN PO’ POCO PER AURELIO REGINA) - 2- ESPLODE UN DUELLO DI MEGATONI NEL CARRELLO DEI BOLLITI: CELENTANO E CHICCO TESTA - 3- L’APOCALISSE GIAPPONESE RISCHIA DI COMPROMETTERE ANNI DI LAVORO DELL’EX AMBASCIATORE UMBERTO VATTANI. E SOPRATTUTTO DI METTERE FINE PER LUNGO TEMPO A QUELLE COSTOSE E IN GRAN PARTE INUTILI MISSIONI CHE L’ISTITUTO PER IL COMMERCIO ESTERO (ICE) HA ORGANIZZATO AL FINE DI PROMUOVERE IL MADE IN ITALY - 4- PARISI SI AGITA MA SALGONO LE CRITICHE DELLE AZIENDE CHE NON LO CONSIDERANO UN IMPRENDITORE E NON CAPISCONO LA NECESSITÀ DI FARE IL “MARPIONNE DIGITALE”

1 - LA LATITANZA DI BERLUSCONI ALLA CONVENTION DI AURELIO REGINA NON è STATA CASUALE
Anche se i suoi collaboratori più stretti gli dicono che è stato un trionfo, Aurelio Regina è perplesso.

 

Rivedendo il film dell'Assemblea degli Industriali che si è svolta ieri a Valmontone dentro un parco-giochi, l'imprenditore-socio di Luchino di Montezemolo nel Sigaro Toscano, è convinto che qualcosa non abbia funzionato a dovere. I dubbi non riguardano soltanto la location che, rispetto al maestoso hangar di Fiumicino dove l'anno scorso si è svolta la convention, si è dimostrata una scelta poco felice.

E l'imprenditore di origine pugliese non si sente nemmeno in colpa per il contenuto del suo discorso che per un'ora ha toccato un'infinità di temi. In fondo agli Industriali e alla loro presidente Emma Marcegaglia certe cose bisognava dirle con forza e con chiarezza.

 

Lui l'ha fatto toccando le corde che piacciono ai padroni e ai padroncini: fisco, sanità, Irap e mercato del lavoro, sono temi sui quali ha raccolto una buona dose di applausi, e non gli è sfuggita la gioia di Franchino Bernabè quando ha richiamato la necessità dell'innovazione e delle infrastrutture tecnologiche.

A queste proposizioni Regina ritiene di aver aggiunto altre parole stimolanti del tipo: "se l'Italia non è cresciuta è colpa della politica, non dell'11 settembre, né della globalizzazione oppure della concorrenza cinese". Tutto sommato il discorso aveva i toni caldi per l'occasione, come caldo è stato il richiamo al ruolo di Roma Capitale e all'avventura olimpica del 2020. Forse può rimproverare a se stesso di aver esagerato con quei ringraziamenti ad Alemanno che ai presenti hanno dato l'impressione di un asse politico troppo stretto.

 

Ripassando la pellicola della convention tra le giostre e mucche di Valmontone, Regina non può ignorare che ieri in platea mancavano troppi personaggi importanti. Il riferimento non è ai vari Caltagirone, Moretti e Mondello, che hanno disertato l'assise, quanto e soprattutto a Berlusconi e ai ministri che si sono giustificati con vari impegni.

L'assenza del Premier non è casuale. È bene sapere infatti che quando un presidente del Consiglio deve partecipare a una convention pubblica, gli uffici di Palazzo Chigi chiedono di ricevere in anteprima il testo del discorso che l'ospite intende pronunciare. Questa procedura è una prassi consolidata e non si può sbagliare dicendo che, dopo aver dato un'occhiata veloce al discorso di Regina, il Cavaliere abbia preferito mandare in avanscoperta Gianni Letta.

E qui salta fuori la diffidenza nei confronti del presidente di Unindustria che ha attribuito alla politica le colpe della mancata crescita ("una politica che ha le sue distrazioni").

 

In quest'ottica occorre valutare il rimpallo di responsabilità tra imprenditori e classe politica che ha segnato gli interventi di Gianni Letta e della Marcegaglia (quest'ultima particolarmente efficace nel respingere le colpe degli imprenditori).

Ma c'è un'altra assenza che va considerata ed è quella di Renata Polverini, la presidente della Regione Lazio con il volto da massaia, che non si è fatta vedere tra le fate, i manager e gli industriali di Valmontone. Qui la spiegazione è più banale e non va cercata in presunti impegni istituzionali quanto nel duplice conflitto che divide la governatrice con Alemanno e con lo stesso Regina. Chi segue le vicende davvero modeste della politica laziale, sa che ormai la 49enne ex-sindacalista romana è barricata nel suo ufficio alla Pisana, non parla con gli assessori, e tantomeno vuole dialogare con il sindaco dalle scarpe ortopediche.

A questo occorre aggiungere il fatto che quando a marzo del 2010 è stata eletta alla presidenza della Regione, il serbatoio più grande dei voti è stato la provincia di Latina dove l'Associazione degli Industriali si è rifiutata finora di entrare dentro Unindustria, la federazione-modello che Regina si è inventato per riunire le rappresentanze delle cinque province laziali.

 

2 - DUELLO DI MEGATONI NEL CARRELLO DEI BOLLITI: CELENTANO E CHICCO TESTA
C'è un manager che in queste ore si sta ponendo interrogativi gravi e pesanti.
È Chicco Testa, per gli amici Testa di Chicco, il dirigente d'azienda che dopo la laurea in filosofia alla Statale di Milano è diventato leader degli ambientalisti e ha guidato nell'86 la marcia anti-nuclearista di 200mila persone dopo il disastro di Chernobyl.

Dopo quelle battaglie che portarono al primo referendum dell'87 dove l'energia nucleare fu bocciata, Testa di Chicco è diventato presidente di Acea, poi dal '96 al 2002 è salito al vertice dell'Enel con una conversione stupefacente.

 

Forse un giorno quest'uomo spiegherà per bene le ragioni che lo hanno portato a una svolta di 360° in materia energetica. È un personaggio versatile e dotato di mutevole intelligenza e una capacità di scrittura che tre anni fa ha messo alla prova in un libro che ripercorreva la storia del nucleare in Italia.

Dopo la lettura dei giornali di oggi, Testa di Chicco ha accentuato quel tic nervoso che piace tanto alle donne perché sul "Corriere della Sera" Adriano Celentano sgancia nei suoi confronti megatoni verbali. In un lungo articolo dal titolo "La trappola radiattiva", il 73enne cantante se la prende con il povero Chicco accusandolo di essere "ormai appassito per mancanza di clorofilla", e ricostruisce le parole piuttosto incaute che l'ex-leader di Legambiente ha pronunciato poche sere fa davanti a Lilli Gruber.

 

In quell'occasione il manager ha definito sciacallo "chi trae spunto dalla tragedia del Giappone per dare vita a una polemica politica", ma Celentano ironizza sul fatto che un'ora dopo la centrale nucleare di Fukushima è esplosa ("un tempismo davvero sorprendente quello del Chicco").

È probabile che durante il ponte festivo che comincerà domani il 59enne manager di Bergamo si chiuda nella villa di Capalbio per riflettere sulle terribili domande che riguardano la sicurezza delle centrali atomiche. E non potrà cavarsela come ha fatto davanti a Lilli Gruber dicendo semplicemente che per evitare le catastrofi "si devono seguire le procedure di sicurezza".

3- L'APOCALISSE GIAPPONESE RISCHIA DI COMPROMETTERE IL LAVORO DI VATTANI
C'è un altro italiano che attaccato al telefono sta seguendo con ansia la tragedia del Giappone.
È Umberto Vattani, il diplomatico nato in Macedonia che nella sua lunga carriera ha collezionato un'infinità di incarichi fino a diventare nel 2005 presidente dell'Istituto per il Commercio Estero.

 

Quest'uomo ha un'autentica passione per il Paese del Sol Levante, un amore condiviso dal figlio Mario Andrea che ha lavorato all'ambasciata di Tokyo come consigliere diplomatico e ha sposato una giapponese. Adesso Vattani Junior lavora al cerimoniale del Campidoglio e questo incarico ben retribuito è stato al centro di violente polemiche.

 

Papà Vattani da oltre 12 anni ha fatto la spola tra Roma e il Giappone dove sulla scia di Umberto Agnelli ha contribuito a creare la Fondazione Italia-Giappone diretta attualmente da Umberto Donati, un ex-uomo di pubbliche relazioni delle Partecipazioni Statali che da anni è emigrato nel Paese dei terremoti sposando anche lui una donna giapponese.

 

Per il 73enne Vattani la tragedia di questi giorni rischia di compromettere anni di lavoro e soprattutto di mettere fine per lungo tempo a quelle costose e in gran parte inutili missioni che l'Istituto per il Commercio Estero ha organizzato al fine di promuovere il made in Italy.

4 - PARISI, IL "MARPIONNE DIGITALE"
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Stefano Parisi continua a marciare imperterrito verso la costituzione di una nuova associazione di Confindustria che rappresenti il mondo delle telecomunicazioni, informatica e media.

 

Dopo la rottura annunciata venti giorni fa nell'ambito della Federazione Confindustria Servizi (presieduta da Stefano Pileri), Parisi sta aspettando che la Marcegaglia approvi la sua scelta per creare una lobby più incisiva.

In attesa di ricevere una lettera di benedizione dai piani alti di Confindustria, intorno a Parisi stanno montando le critiche delle aziende che non lo considerano un imprenditore e non capiscono la necessità di fare il "Marpionne digitale".16-03-2011]

 

 

VENI, VIDI, VISIBILIA! - CHEZ WOODCOCK SI PARLA DEI TENTATIVI DI BISIGNANI PRESSO FINI PER RIMUOVERE IL VETO CONTRO LA SANTADECHé - I PM HANNO CHIESTO AD ENI ED ENEL DI COMUNICARE EVENTUALI RAPPORTI CON VISIBILIA, LA SOCIETÀ PUBBLICITARIA DELLA SANTA (MAI CONVOCATA) - SENTITI ANCHE D’ALEMA SULL’INCONTRO COL GENERALE SANTINI (“È ARRIVATO CON BISIGNANI CHE HA ATTESO FUORI DALLA PORTA”) E TAVAROLI (SENTI CHI PARLA!) CHE DENUNCIò UN “NETWORK EVERSIVO” - NESSUNO FINORA RISULTA INDAGATO… Dario Del Porto per "la Repubblica"

 

Fini era contrario all'ingresso di Daniela Santanché nella compagine di governo. E Luigi Bisignani si sarebbe adoperato, sia pure non da solo, per rimuovere il veto di natura politica opposto dal presidente della Camera a causa della scelta dell'ex esponente di An, poi divenuta sottosegretario all'Attuazione del programma nel marzo 2010, di guidare La Destra alle ultime elezioni politiche. Si è parlato anche di questo retroscena, nella prima "dichiarazione spontanea" di Bisignani.

 

I pm di Napoli Henry John Woodcock e Francesco Curcio, che coordinano l'indagine partita dall'ipotesi di notizie riservate usate a fini di dossier e ricatti e poi estesa alla rete di relazioni intrecciata da Bisignani ai livelli più alti della gestione del potere, hanno rivolto al lobbista domande anche su Visibilia, la concessionaria di pubblicità riconducibile alla Santanché.

Bisignani, che è assistito dagli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, ha smentito qualsiasi cointeressenza nella società. Nei giorni scorsi i pm hanno inviato una lettera agli uffici di alcune fra le principali aziende a capitale pubblico, come Eni e Enel, chiedendo di comunicare eventuali rapporti con Visibilia o con la società di relazioni pubbliche Dani comunicazione, di cui la Santanché è amministratore.

 

Tutte le circostanze delineate da Bisignani, che sarà ancora interrogato, dovranno essere verificate dagli inquirenti. La Santanché invece non è ancora stata convocata dai pm e, va chiarito, non è indagata.

 

In una nota, intanto, il presidente del Copasir Massimo D'Alema ha ricostruito la circostanza dell'incontro con il capo dell'Aise (l'ex Sismi), il generale Adriano Santini, riferita ai magistrati da Bisignani. Questi ha collocato l'episodio dopo la nomina dell'alto ufficiale ma prima dell'investitura.

«Come ho già detto ai magistrati - dichiara D'Alema - ho incontrato il generale Santini il 9 febbraio 2010, dopo che qualche giorno prima, precisamente il 4 febbraio, avevo ricevuto comunicazione ufficiale da parte del governo che egli era stato designato come nuovo direttore dell'Aise. Non vedo come avrei potuto raccomandare qualcuno che era già stato nominato».

 

Aggiunge poi D'Alema: «La mia segreteria ha ricevuto, a nome del generale, una richiesta di incontro che mi è parsa del tutto normale in vista di una futura collaborazione. In effetti il generale Santini si presentò con il dottor Bisignani il quale, tuttavia, non prese parte al nostro incontro, peraltro assai breve».

 

Ieri pomeriggio è stato sentito l'ex manager della Security Telecom Giuliano Tavaroli il quale, in un'intervista rilasciata il 22 luglio 2008 a Repubblica, nel pieno della bufera collegata all'indagine milanese che lo aveva coinvolto, aveva citato Bisignani come uno degli attori principali di un'area di potere paragonata a un «network eversivo».

Lunedì era stata disposta la perquisizione nei confronti dell'imprenditore Angelo Chiorazzo (non indagato) allo scopo di approfondire i suoi rapporti con Bisignani ma soprattutto con il deputato del Pdl Alfonso Papa, che non risulta indagato ma viene indicato come «coinvolto» nel filone sulle informazioni usate indebitamente.

 

La perquisizione a Chiorazzo ha riguardato la consulenza da 1000 euro lordi, stipulato dalla società Auxilium a Maria Elena Valanzano, all'epoca dei fatti capo della segreteria politica di Papa. Un incarico «fittizio», secondo quanto ricostruito anche sulla base della testimonianza della Valanzano. L'avvocatessa non svolse alcun tipo di prestazione per sei mesi, poi si dimise. 16-03-2011]

 

 

L’EUROPA GIRA IN NEGATIVO - PORTOGALLO: I TASSI BOND SONO INSOSTENIBILI - SCARONI ALLA CAMERA: “LA PRODUZIONE IN LIBIA È FERMA, MA IL RESTO DEL NORDAFRICA È OK” - PROFUMO CANDIDATO AL BOARD ENI - ZINGALES VERSO LA CONFERMA IN TELECOM - DUE OFFERTE PER TIRRENIA - I CONTI DI GENERALI ALL’ESAME DI MIGLIETTA - EMMA SERRA I RANGHI, 7 MAGGIO ASSISE GENERALI - CON TREMONTI SIAMO MENO “ACCOGLIENTI” CON I FRANCESI - GHOSN RISCHIA PER LE SPIE IMMAGINARIE DI RENAULT

1. BORSA: EUROPA PASSA IN NEGATIVO CON BANCHE DEBOLI, OK ATENE...
(ANSA) - Avvicinandosi a metà giornata le maggiori Borse europee sono passate tutte in perdita soprattutto a causa della debolezza dei titoli bancari, con timori anche per l'inflazione nel Continente, che potrebbe portare a un inasprimento dei tassi maggiore delle previsioni. In un clima nervoso e molto volatile, l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini europei, cede circa mezzo punto percentuale, ma alcune piazze fanno decisamente peggio.

 

E' il caso soprattutto di Madrid e Parigi, mentre Atene segna una controtendenza dell'1,21%. Tra i gruppi bancari i più pesanti sono ancora Hsbc, che cede il 2,88%, seguita da Bnp Paribas e Bbva che perdono rispettivamente il 2,71% e il 2,13%. Intesa SanPaolo è in calo del 2,30%.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,57% - Parigi -0,81% - Francoforte -0,21% - Madrid -1,14% - Milano -0,78% - Amsterdam -0,43% - Stoccolma +0,36% - Zurigo -0,71%

2. PORTOGALLO, TASSI BOND INSOSTENIBILI A LUNGO...
(ANSA) - Le attuali condizioni di finanziamento del Portogallo sono "insostenibili" nel lungo termine. Lo ha detto il ministro delle Finanze portoghese José Socrates dopo il forte rialzo dei tassi nell'asta di titoli di Stato a 12 mesi di stamani, che ha visto un balzo dei rendimenti. Moody's, in nottata, ha tagliato di due livelli il merito di credito del Paese.

3. SCARONI, IN ULTIMI 6 ANNI TITOLO HA FATTO MEGLIO DI CONCORRENZA...
(Adnkronos) - "Non faccio ragionamenti astratti ma molto concreti" sull'andamento del titolo. Cosi' l'ad di Eni, Paolo Scaroni, ha risposto interpellato nel corso dell'audizione in Commissione Bilancio della Camera. "Ci sono -ha detto Scaroni- sei compagnie simili a noi che si chiamano Exxon, Chevron, ConocoPhillips, Bp, Total, Shell e mi confronto con loro. Se tutti scendono e io scendo meno, sono contento. Se tutti salgono e io salgo meno, sono triste".

 

"Vi posso assicurare -ha proseguito Scaroni- che negli ultimi sei anni il titolo si e' comportato meglio della media del 'peer group'. Questo lo considero il metro di giudizio". "Certo -ha concluso- non si puo' mettere a confronto il titolo Eni con quello Microsoft perche' parliamo di settori completamente differenti".

4. SCARONI, INTERROTTA PRODUZIONE PETROLIO IN LIBIA
(ANSA) - L'Eni ha interrotto la produzione di petrolio in Libia. Lo ha annunciato l'ad Paolo Scaroni a margine di un'audizione alla Commissione Bilancio della Camera. "Abbiamo terminato la produzione anche a causa di un problema di spedizioni", ha detto Scaroni, aggiungendo che in Libia l'Eni "produce gas per uso domestico, alimentando tre centrali elettriche nella zona di Tripoli". E', ha concluso, "un'attività che consideriamo positiva per i libici e che vorremmo evitare di interrompere".

5. SCARONI, SUL RESTO DEL NORDAFRICA ENI NON HA PROBLEMI...
(Adnkronos) - "Sul resto del Nordafrica", oltre alla Libia, "non registriamo e non vediamo problemi". Lo ha affermato l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, che, nel corso dell'audizione oggi in Commissione Bilancio della Camera, ha aggiunto che in Nordafrica "noi siamo i principali attori".

 

"Siamo primi -ha detto Scaroni- in Egitto, Algeria, Libia, e coprimi in Tunisia". "In Egitto -ha quindi rilevato Scaroni- la rivoluzione e' avvenuta senza che perdessimo un solo barile di petrolio". "In Algeria e Tunisia -ha concluso l'ad del cane a sei zampe- e' tutto normale".

6. SCARONI, CON GAZPROM RAPPORTO SOLIDO MA LITI FURIBONDE SU PREZZI GAS
(Adnkronos) - Anche se con Gazprom c'e' una "lite furibonda sui prezzi del gas" il rapporto "e' solido" e "Eni e' ben contenta" di questo. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, nel corso dell'audizione in Commissione Bilancio della Camera.

Scaroni ha quindi ricordato che l'alleanza con il colosso russo e' di antica data, "risale -ha detto- a 40 anni fa, ai tempi di Mattei e continuiamo a mantenere questo rapporto che consideriamo un punto di forza, uno dei punti principali su cui si basa la nostra strategia del gas".

Guardando alla crisi dell'Africa mediterranea, per Scaroni Gazprom rimane "uno dei fornitori che consideriamo tradizionalmente affidabile" e, ha sottolineato l'ad del cane a sei zampe, "quando vediamo tempi tempestosi sul nordafrica ci ricordiamo che la Russia non ha mai dato problemi in questo senso. Siamo percio' ben contenti di mantere i rapporti con Gazprom". "Poi -ha riferito Scaroni- adesso stiamo litigando in maniera furibonda sui prezzi ma fa parte dei rapporti di mercato".

7. SCARONI, QUELLO CHE ABBIAMO IN CHIMICA FRUTTO DI SALVATAGGI...
(Adnkronos) - "Quello che abbiamo nella chimica non e' frutto della strategia che qualcuno ha fatto all'interno di Eni, ma il risultato di salvataggi che i governi imponevano all'ente di stato Eni controllato al 100%". Lo ha affermato l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, nel corso dell'audizione in Commissione Bilancio alla Camera.

 

"Mettersi a gestire una somma di pezzetti di aziende, oltre tutto fallite evidentemente per qualche buona ragione, - ha detto Scaroni - e' un compito piuttosto titanico su cui io e i miei predecessori ci siamo impegnati negli ultimi 20 anni". Scaroni quindi ha sottolineato che percio', "ogni volta che abbiamo l'opportunita', cerchiamo di mettere mano a questa situazione".

8. ENI: PROFUMO, HO DATO LA MIA DISPONIBILITA' PER NUOVO CDA...
Radiocor - 'Ho dato la mia disponibilita'. Certo, non possono candidarmi senza avermelo chiesto. Comunque, deve chiedere ad Assogestioni'. Cosi' Alessandro Profumo, ex numero uno di UniCredit, sulla candidatura avanzata da Assogestioni perche' entri come consigliere indipendente nel board di Eni. Riguardo alla possibilita' di poter salire ai vertici della compagnia petrolifera, Profumo ha chiarito che: 'essere consigliere indipendenti non significa essere alla guida'.

 

9. MARCEGAGLIA SERRA I RANGHI, 7 MAGGIO ASSISE GENERALI...
(Adnkronos) - Emma Marcegaglia chiama a raccolta l'intero sistema confindustriale per un'analisi a tutto campo sulla competivitia' del Paese e convoca le 'assise generali' di Confindustria e della piccola Industria, per il 7 maggio prossimo a Bergamo. In un momento di difficolta' e di incertezza dell'economia e del quadro politico gli imprenditori cercano dunque di serrare i ranghi per guardare avanti.

Sara' percio' affidata ad una riflessione interna, piu' che a un confronto con la politica e le istituzioni, la messa a punto di una nuova agenda delle priorita' che serva a rafforzare la crescita del Paese. Un appuntamento che arriva a dieci anni dagli ultimi 'stati generali' di Confindustria, convocati nel 2001 dall'allora presidente Antonio d'Amato a Parma, e che dovra' servire ad ascoltare e a tastare il polso della base di viale dell'Astronomia che, per questo, si svolgeranno, almeno per ora, rigorosamente a porte chiuse.

 

Una decisione, annunciata oggi dallo stesso leader degli industriali dal palco dell'assemblea generale di Unindustria, allo studio da qualche tempo, vistata dal comitato di presidenza, e presa d'intesa con il presidente della Piccola industria, Vincenzo Boccia, che per questo ha ceduto il passo e si e' prestato a a 'trasformare' cosi' il tradizionale convegno biennale in programma la prossima settimana, sempre a Bergamo.

10. ADR: RIGGIO, APPROVAZIONE CONTRATTO PROGRAMMA ENTRO GIUGNO...
(Adnkronos) - L'Enac accelera sul nuovo contratto di programma di Aeroporti di Roma. L'Ente per l'aviazione civile punta a chiudere la partita in tempi stretti e, comunque, entro giugno, con l'approvazione del piano che, a fronte dei nuovi investimenti che mettera' in campo Adr, definira' le nuove tariffe aeroportuali. Si trattera' di un primo 'step' con il via libera agli interventi per 1,2 miliardi relativi al periodo 2010-2015.

A indicare la tabella di marcia, e' stato il presidente dell'Enac, Vito Riggio, parlando a Fiumicino, a margine dell'iniziativa organizzata negli aeroporti italiani, nell'ambito delle celebrazione del 150mo anniversario dell'Unita' d'Italia. E Riggio ha parlato di tempi stretti visto che 'dopo piu' di otto mesi, la trattativa conclusa puo' dirsi conclusa e che, per quanto ci riguarda, non ci sono ulteriori margini negoziali'.

 

Mentre sembra archiviata l'anticipazione di aumenti tariffari a 1 a 3 euro, previsti da una norma della legge finanziaria per il 2010, ora, dunque, si guarda oltre. 'L'aumento dei 3 euro era stato concepito in una logica transitoria in attesta della definizione del contratto di programma. Questi aumenti avrebbero dovuto scattare subito ma ora questo non ha piu' senso', ha evidenziato Riggio, commentando le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, il quale, nei giorni scorsi, aveva detto a chiare lettere che gli aumenti delle tariffe aeroportuali, per Adr, scatteranno a fronte di un piano completo e bancabile per lo sviluppo di Fiumicino.

11. TELECOM, ZINGALES VERSO LA CONFERMA...
Da "la Stampa" - Saranno due le liste, come accadde nel 2008, a contendersi le tre seggiole del consiglio di amministrazione (confermato a 15 componenti) che la governance di Telecom Italia riserva alle minoranze. Allo scadere del termine sono state depositate - dopo quella di maggioranza proposta da Telco - sia la lista di Findim, che fa capo a Marco Fossati, sia quella dei fondi riuniti in Assogestioni, che sono riusciti a raccogliere più dell'1% del capitale necessario per la presentazione della compagine.

 

La Findim, che ha il 5% di Telecom (e nel cda in scadenza ha due consiglieri) si presenta con il superconsulente, ex managing director di McKinsey, Gianemilio Osculati, l'ex ad di Wind, Paolo Dal Pino, e il manager portoghese (con all'attivo diverse esperienze in società di tlc) Carlos Manuel De Lucena E Vasconcelos Cruz.

Assogestioni, invece, punta a riconfermare il consigliere in scadenza Luigi Zingales, economista. E presenta pure Ferdinando Beccalli Falco, presidente e ad di General Electric Europa e Nord Asia, oltre a Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino.

12. GENERALI, CONTI 2010 ALL'ESAME MIGLIETTA AL COMITATO ESECUTIVO...
Da "la Stampa" - Cda sui risultati d'esercizio oggi per le Generali, con la nomina prevista anche di un componente del comitato esecutivo, da sostituire dopo le dimissioni di Leonardo Del Vecchio.

Il consensus degli analisti sui conti 2010 converge inverso un utile a 1,69 miliardi, in crescita del 29% dal 2009. Nell'esecutivo verrà proposto dal comitato governance della compagnia il segretario della Fondazione Crt Angelo Miglietta, espressione anche dei soci Ferak, che assieme alla stessa Crt controllano complessivamente il 4,1%.

 

13. TIRRENIA: DUE OFFERTE,CONSENTONO PROCEDERE A AGGIUDICAZIONE...
(ANSA) - Due "plichi" per Tirrenia e due per Siremar sono arrivati al commissario straordinario delle due società di navigazione, Giancarlo D'Andrea. Nel comunicarlo con una nota, il commissario precisa "con particolare riferimento a Tirrenia", che "le offerte pervenute consentono la prosecuzione dell'ulteriore fase che precede la definitiva aggiudicazione". Con riguardo a Siremar, per l'aggiudicazione si potrà procedere in virtù dei provvedimenti previsti dalle misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza.

14. STRATEGIA CONTRO LA GRANDEUR...
Luca Pagni per "la Repubblica" - Gli italiani? «Troppo accoglienti», secondo la definizione di uno che se ne intende di scorrerie nella penisola come il finanziere francese Vincent Bolloré. Ma quanto accaduto negli ultimi giorni fa pensare che l'atteggiamento del sistema politico-economico non sia più così accomodante. Soprattutto con le multinazionali francesi.

 

A cominciare dal governo, come ha dimostrato l'intervento del ministro Giulio Tremonti che ha impedito a Edf di prendere il controllo di Edison. O la decisione della Consob che ha portatoa cancellare le mire di Groupama su Fonsai e a spingere Ligresti verso Unicredit.

Per non dire di Intesa pronta ad appoggiare un polo Parmalat-Granarolo in funzione anti-Latctalis. Con un po' di ritardo, i tempi di Gucci, Fendi, Bnl, Alitalia e Bulgari, all'improvviso, sono più lontani.

15. SPIE IMMAGINARIE CAOS ALLA RENAULT ORA GHOSN RISCHIA...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica" - «L'inverosimile dilettantismo di questa vicenda non potrà restare senza conseguenze», dice François Baroin, ministro del Bilancio e portavoce del governo. «Le scuse vanno bene ma non bastano», gli fa eco il titolare dell'Industria, Eric Besson. E a sinistra si alzano voci per chiedere le dimissioni di Carlos Ghosn. Considerato dagli esperti una specie di «mago» dell'industria automobilistica, il presidente e amministratore delegato della Renault affronta senza convincere la formidabile crisi aperta dal falso spionaggio industriale alla casa automobilistica. Dopo aver licenziato tre dirigenti ed essere andato in tv, nel gennaio scorso, assicurando di avere le prove di uno spionaggio ai danni del costruttore, Ghosn ha dovuto far marcia indietro: l'inchiesta giudiziaria ha lavato i tre dirigenti dalle accuse. Probabilmente, la Renault è stata vittima di una truffa, per la quale è finito in carcere un agente della sicurezza interna.

 

Lunedì sera Ghosn è tornato in tv per fare atto di contrizione. Ha ammesso l'errore («mi sono sbagliato, ci siamo sbagliati, siamo stati ingannati»), ha chiesto scusa ai tre innocenti, promesso la loro reintegrazione e sostanziose indennità, ha dichiarato di aver rinunciato al suo bonus per il 2010 (1,6 milioni) e per il 2011. E ha respinto le dimissioni del suo vice, Patrick Pélata. Una posizione avallata dal cda, ma insufficiente agli occhi del mondo politico (lo Stato possiede il 15% dell'azienda) e dei sindacati.

La vicenda è stata disastrosa per l'immagine della Renault e solo il carisma di Ghosn e l'imminente lancio della nuova auto elettrica gli consentono di resistere: malgrado il mea culpa e le scuse pubbliche, la sua posizione appare delicata, anche se il governo, per ora, non chiede le dimissioni. 16-03-2011]

 

 

IL CAVALIER POMPETTA VEDE NAPOLITANO: “IPOTESI SULL’ALLARGAMENTO DEL GOVERNO” (E A PALAZZO GRAZIOLI ARRIVA TREMONTI) - GOVERNO BATTUTO SULL’INFANZIA - MERCOLEDì LA GIUNTA DECIDE SUL CONFLITTO D’ATTRIBUZIONE - FEDE DAI PM TRA DIECI GIORNI - BRIGANDì FA IL LEGHISTA ANTI-ITALIANO ANCHE AL CSM - GRANATA VS URSO E RONCHI: “LA CORRENTE DEGLI SMEMORATI” - ANCHE VERDINI RILANCIA SCIABOLETTA SCAJOLA - AMARCORD MARTELLI: MANCINO NEGA MA IO LO AVVERTII SUI ROS - IL CARDINAL BAGNASCO: “RESTO A GENOVA

1. CELEBRAZIONI...
Jena per "La Stampa" - Siamo tutti italiani, questo è il dramma.

 

2. BERLUSCONI-NAPOLITANO, PER ORA NO SCELTE, SOLO IPOTESI...
(ANSA) - Nel corso del colloquio di questa mattina al Quirinale tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sarebbero affrontate varie ipotesi per il rafforzamento della compagine dell'Esecutivo. Secondo quanto si è appreso vi sarebbe stato un confronto su una serie di proposte. Tocca ora al governo, viene sempre riferito, il compito di valutare quale proposta sottoporre al capo dello Stato.

Il premier, viene riportato da altre fonti, non sarebbe salito al Quirinale solo con i nomi dei nuovi ministri ma anche sottoponendo a Napolitano l'esigenza di mettere mano - aumentandolo - al numero dei sottosegretari. Un intervento, questo, che però necessita della modifica della legge Bassanini che pone un tetto al numero dei componenti del Governo. Napolitano, rispondendo ad una domanda, si era limitato a spiegare che "il presidente del Consiglio mi ha prospettato problemi ed esigenze di rafforzamento della compagine governativa".

 

3. TREMONTI DA BERLUSCONI A PALAZZO GRAZIOLI...
(ANSA) - Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è arrivato a Palazzo Grazioli per incontrare il premier Silvio Berlusconi. L'incontro è durato circa tre quarti d'ora. Al termine nessuna dichiarazione.

4. INFANZIA: CAMERA, GOVERNO BATTUTO SU EMENDAMENTO PD...
(ANSA) - Governo battuto nell'Aula della Camera su un emendamento del Pd alla legge che istituisce il Garante per l'Infanzia su cui l'esecutivo aveva espresso parere contrario. Sono state decisive le assenze nei banchi della maggioranza. L'emendamento è passato con 262 no e 271 sì e un astenuto.

 

5. CASO RUBY: GIUNTA SENTIRA' COSTITUZIONALISTI, POI DECISIONE CONFLITTO ATTRIBUZIONI...
(Adnkronos) - Arrivera' probabilmente mercoledi' prossimo la decisione della Giunta per le Autorizzazioni della Camera sulla richiesta presentata dai capigruppo del centrodestra di sollevare il conflitto di attribuzioni nei confronti della Procura della Repubblica e del gip di Milano in relazione al cosiddetto caso Ruby. Prima l'organismo di Montecitorio, nella giornata di martedi', svolgera' una serie di audizioni con cinque costituzionalisti per approfondire gli aspetti della vicenda. Una decisione arrivata dopo una richiesta in tal senso formulata dall'Udc e da tutta l'opposizione.

 

Verranno cosi' ascoltati Giorgio Spangher e Ida Nicotra, indicati dal centrodestra; Stelio Mangiameli, indicato dal Terzo Polo; Alessandro Pace, indicato dal Pd; e il professor Piras indicato da Italia dei Valori. La maggioranza ha invece respinto la proposta di Pierluigi Mantini, esponente dell'Udc, di ascoltare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Era importante -ha spiegato- che fosse lo stesso Berlusconi a spiegarci di aver agito nella convinzione di perseguire un interesse delo Stato di preminente rango costituzionale e che avesse esplicitato in sede parlamentare la convinzione che fosse in presenza di una
parente di Mubarak".

6. DIFESA FEDE, DIRETTORE TG4 DAVANTI A PM NON PRIMA DI DIECI GIORNI...
(Adnkronos) - "Emilio Fede si fara' interrogare dai magistrati, ma non prima di una decina di giorni, giusto il tempo di prendere visione di tutti gli atti che ancora non conosciamo". Lo ha dichiarato l'avvocato Nadia Alecci, difensore del direttore del Tg4, indagato nel caso Ruby per induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile.

 

In mattinata il legale ha incontrato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini che coordina l'inchiesta. In 'teoria', secondo quanto stabilisce il codice, Fede ha venti giorni di tempo per presentare memorie a difesa o chiedere di essere sentito.

7. GRANATA, URSO E RONCHI SONO CORRENTE DEGLI 'SMEMORATI'...
(Adnkronos) - Fabio Granata, ospite del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora', oggi ha individuato una nuova corrente nel Fli: quella degli 'smemorati', composta da Adolfo Urso e Andrea Ronchi. 'Oltre al fenomeno dei disponibili, ovvero dei cosidetti 'responsabili', oggi registriamo un nuovo fenomeno: quello degli 'smemorati'', ha esordito Granata. E chi sarebbero? 'Sono quelli che dimenticano cio' che e' successo negli ultimi sei mesi nel centrodestra, dall'espulsione di Fini ad oggi".

 

E chi sono gli smemorati in Fli? 'All'interno del partito, per esempio, chi si pone come fanno Urso e Ronchi'. Quindi loro due sono gli smemorati di Fli? 'Si, perche' fingono di non ricordare cio' che e' avvenuto dalla direzione nazionale al 14 dicembre, dove loro erano assolutamente d'accordo con noi nel presentare la sfiducia'.

Pero' pur non essendo d'accordo su tutto, sono rimasti in Fli al contrario di altri. 'Loro sono rimasti dicendo che non condividevano la nuova politica, solo che lo hanno fatto dopo aver letto l'organigramma...'. E che soluzioni propone? 'Faremo tornare loro la memoria', ha scherzato Granata. A 'Un Giorno da Pecora', Urso ha definito Fini 'Findus', lei e' d'accordo? 'Se Findus vuol dire essere incapace di esprimere le passioni, e' Findus molto piu' Urso che Fini", replica Granata.

8. VERDINI, FEDELI A SCAJOLA SONO ANCHE FEDELI A BERLUSCONI...
(ANSA) - "Scajola sarebbe perfetto per gestire a livello centrale il completamento del tesseramento", lo ha detto Denis Verdini, uno dei coordinatori del PdL, in un'intervista al settimanale Panorama, a proposito del ruolo nel partito rivendicato dall'ex ministro dello Sviluppo economico. "Un ruolo importante - sottolinea Verdini - teso a valorizzare i più meritevoli sul territorio". Verdini rimprovera a Scajola di aver fatto balenare l'idea di un gruppo autonomo e gli ricorda che gli aut aut non servono perché "i parlamentari che gli sono fedeli sono fedeli anche a Berlusconi".

 

9. CSM: SI PARLA DI CELEBRAZIONI UNITA' D'ITALIA, BRIGANDI' LASCIA PLENUM
(Adnkronos) - Il consigliere laico del Csm Matteo Brigandi', ex parlamentare della Lega, si e' allontanato per qualche minuto dal plenum del Consiglio, in apertura di seduta, nel momento in cui l'aula, su sollecitazione del togato Riccardo Fuzio, avviava una riflessione sulle celebrazioni per i 150 anni dell'Unita' d'Italia.

Il consigliere Fuzio aveva definito 'doveroso' da parte del Csm rivolgere 'un pensiero alle celebrazioni'. Invito accolto dal vicepresidente Michele Vietti, che ha sottolineato come sia 'giusto che il Csm partecipi convintamente alle celebrazioni del 150° anniversario' e ha aggiunto: 'e' mia intenzione promuovere un convegno sul ruolo della magistratura nella storia dell'Unita' d'Italia'.

10. MARTELLI, MANCINO NEGA MA IO LO AVVERTII SUI ROS...
(Adnkronos) - "Mancino io non ho mai voluto tirarlo per la giacca o sollevare il dito accusatorio, pero' poi quando leggo che... insomma che non si ricorda... non ho mai detto e poi non ho mai pensato, neppure all'epoca, che lui avesse dei dubbi o delle riserve o chi sa che cosa, ho semplicemente detto che ricordo perfettamente di averne parlato con il ministro degli Interni lamentandomi del comportamento dei Ros, 'che stanno facendo questi? Perche' pigliano iniziative autonome?

 

Le indagini sono affidate a dei Magistrati e per quello che riguarda l'aspetto politico o legislativo ce ne occupiamo noi nel Governo, cosa c'entrano i Ros con questa storia, perche' pigliano delle iniziative', e lui nega risolutamente, mi dispiace, ma io ricordo di averlo avvertito".

L'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli torna a ripetere, questa volta davanti ai pm della Dda di Palermo, di avere riferito all'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino quanto appreso dal direttore degli Affari penali Liliana Ferraro dopo la strage di Capaci del maggio '92 sugli incontri avvenuti tra il Ros e l'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino.

 

Per il figlio di don Vito, Massimo Ciancimino, quegli incontri avrebbero dato vita alla cosiddetta 'trattativa' tra lo Stato e Cosa nostra. Le dichiarazioni di Martelli sono state rese lo scorso 15 febbraio al procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia e ad altri tre pm della Dda e ora depositati al processo Mori.

11. CARD. BAGNASCO, IO A MILANO? FANTASIE...
(Adnkronos) - 'Fantasie'. Cosi' l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha definito alcune voci riportate dalla stampa in questi giorni secondo le quali sarebbe destinato a succedere al cardinale Dionigi Tettamanzi alla guida della diocesi di Milano. Il cardinale Bagnasco e' intervenuto sull'argomento questa mattina, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della sua visita pastorale al liceo artistico Barabino.

 

'Mi sembrano fantasie - ha detto mons. Bagnasco - mi spiace per queste fantasie. Io amo Genova, dove il Santo Padre mi ha inviato, sono qui molto volentieri. Ricostruzioni fantasiose, non c'e' altro'.16-03-2011]

 

 

MAGNANAPOLI! - RUBATO UN QUADRO DI LUCA GIORDANO DALL’UFFICIO DELLA IERVOLINO - SECONDO IL MATTINO “AL POSTO DELL’ORIGINALE E’ STATO PIAZZATO UN EVIDENTE FALSO” - LA SCOPERTA E’ AVVENUTA IL 2 MARZO, QUANDO LE OPPOSIZIONI AL COMUNE HANNO DATO LE DIMISSIONI IN BLOCCO E ROSETTA HA INIZIATO A SBARACCARE (PRIMA DI SCOPRIRE CHE LE FIRME DEI DIMISSIONARI NON ERANO REGOLARI) - MANCANO ALL’APPELLO ANCHE UNA VENTINA DI PASTORELLI DA UNA COLLEZIONE PER IL PRESEPE…

Luigi Roano per "il Mattino"

 

Cartoline di saluti finali (amari) da Palazzo San Giacomo: rubato dalla stanza del sindaco Rosa Russo Iervolino un Luca Giordano, un «santo in ascensione» senza titolo. Sembra impossibile ma è proprio così, la povera Rosetta è stata oggetto di un furto alla Arsenio Lupin, al posto dell'originale è stato messo un evidente falso, che apre significativi scenari sulla sicurezza del primo cittadino.

Come è possibile accedere alla stanza del sindaco al secondo piano di Palazzo San Giacomo e trafugare qualcosa indisturbati? Quali sono i sistemi di sorveglianza? Quali sono le persone addette a tale delicato compito di custodia del Palazzo? La Iervolino è un ex ministro dell'Interno che gode di una validissima e fidatissima scorta e infatti mai ha avuto problemi fuori dal palazzo. Il punto è la sede del Comune che potrebbe avere qualche buco importante nel suo centro vitale, la stanza del primo cittadino. I fatti.

 

È la notte del 2 marzo scorso quando la Iervolino si accorge del furto. È la notte delle dimissioni farsa delle opposizioni. Il sindaco non sa ancora che quelle firme non sono regolari e che sarebbe rimasta in sella a Palazzo San Giacomo fino al termine della consiliatura. Così - come il resto della giunta - comincia a riempire scatoloni e a fare inventari. Nella sostanza l'ex ministro dell'Interno comincia a mettere a posto quintali di pratiche e di posta dei napoletani, materiale suo. E a verificare rispetto a quando è entrata nel giugno del 2001 come è messo il suo studio al secondo piano di Palazzo San Giacomo.

 

Così getta l'occhio verso quel gioiello, quel Luca Giordano insieme ad altri suoi assessori. Fra questi ce ne sono parecchi molto ferrati e appassionati d'arte, in primis il vicesindaco Tino Santangelo che cura anche una rubrica sul giornalino del Comune che ha al centro proprio l'arte. E in quel momento che i presenti nell'ufficio del sindaco, praticamente quasi tutta la giunta, si accorgono che qualcosa non va.

I tratti delle figure non sono certo quelli del maestro di pittura del '600. Così la Iervolino chiede un consulto ai suoi esperti d'arte che impiegano davvero pochissimo tempo per capire che quello che c'è dentro la cornice tutto è tranne che un Luca Giordano.

Scatta immediatamente la denuncia alla Ps e ora la pratica è in mano alla polizia. Indagini difficili e complesse e chissà mai se se ne verrà a capo.

 

Non per mancanza di qualità degli ufficiali, piuttosto perché nessuno sa quando quel quadro sia stato effettivamente rubato. Il sindaco se ne è accorto la notte del 2 perché convinta che doveva lasciare il Palazzo San Giacomo nel giro di poche ore stava mettendo a postole sue cose e a fare l'inventario. Ma chi può dire quando realmente c'è stato il furto? Un giallo dunque e pensare che l'ufficio del sindaco ha custodito e custodisce ancora oggetti che vengono spesso dalle chiese che non sono in grado di metterli in sicurezza.

 

Al di là del quadro la Iervolino sta approfondendo effettivamente se ci sono altre cose che sono sparite. E allora spuntano fuori dubbi su una collezione di pastori del ‘700 napoletano. Classici e tradizionali il cui valore è rilevante. Custoditi in una bacheca che sta sempre nell'ufficio del sindaco.

Si tratta di statuine che adornano spesso i presepi delle chiese. Ebbene la bacheca è quasi vuota. Su 30 pezzi censiti se ne contano solo 10. Dove sono andati a finire? L'esperto sulla materia il sindaco ce l'ha in casa e che esperto: l'ex Guardasigilli Luigi Scotti, oggi assessore alla Legalità che è un grandissimo appassionato di pastori tradizionali. Scotti è l'unico assessore che ogni anno prepara il presepe con le sue mani che installa nel suo assessorato. Lui lo Sherlock Holmes che dovrà risolvere il caso.

 16-03-2011]

 

 

1- NON SI PLACA ANCORA LA POLEMICA COL TG1 SU BENEDETTO CROCE CHE SAVIANO S’IMBARCA CON RIOTTA: "CACCIATO DAL "SOLE" PERCHé SGRADITO AL POTERE POLITICO" - 2- E L’AUTORE DI "GOMORRA" VIENE SUBITO SBUGIARDATO DA UNA TERRIBILE LETTERA DI NICOLA BORZI, GIORNALISTA ED EX COMPONENTE DEL CDR DEL "SOLE": "RIOTTA RIFIUTÒ LO SCOOP SU BERLUSCONI E DELL’UTRI IN ODOR DI MAFIA" - 3- "SE SAVIANO AVESSE LETTO ALMENO IL “SOLE” DEL SUO SODALE RIOTTA, SI SAREBBE ACCORTO CHE SU QUESTO GIORNALE È STATA REALIZZATA LA “SANTIFICAZIONE” DI UN ALTRO EX BANCHIERE SICILIANO, GERLANDO MICCICHÉ" - 4- "MA C’È DI PIÙ: QUANDO SAVIANO SCRIVE CHE “IL FANGO INSINUA CHE CON LA DIREZIONE RIOTTA IL SOLE PERDEVA COPIE” FA UN TORTO ALL’INTELLIGENZA DEI LETTORI, OFFENDE NOI CHE VIVIAMO E LAVORIAMO IN UN’AZIENDA IN CRISI" -

1- LETTERA DI NICOLA BORZI, GIORNALISTA ED EX COMPONENTE DEL COMITATO DI REDAZIONE DEL "SOLE 24 ORE"
Riceviamo e pubblichiamo:

Signor direttore,
Ammiro molto Roberto Saviano per il suo coraggio civile. Quando parla di ciò che conosce, quando combatte la camorra dimostra che l'impegno non è una categoria estranea agli intellettuali italiani.

 

Non apprezzo per nulla invece Roberto Saviano quando, nella foga di dimostrarsi maître à penser all'altezza di tutte le questioni, si imbarca in discussioni e polemiche su argomenti dei quali non ha alcuna informazione diretta.

Le dichiarazioni di ieri di Saviano sulla passata direzione del "Sole 24 Ore" per mano di Gianni Riotta certificano la sua totale ignoranza su quanto è successo nell'ultimo biennio nel quotidiano dove lavoro. Saviano ha affermato all'Ansa che "la direzione" di Riotta "ha realizzato un giornale libero, con al centro la battaglia antimafia".

Purtroppo per lo scrittore la sua eccessiva vicinanza a Riotta nuoce alla sua obiettività e distorce la prospettiva con cui racconta i fatti.

 

Il tono della "lotta antimafia" di Riotta è sempre stato a corrente alternata: forte con la criminalità "bassa", quella che strangola i commercianti col pizzo (specie se i commercianti in questione sono i suoi cugini della "Antica Focacceria San Francesco" di Palermo), debolissimo, quasi assente, con la criminalità "alta", quella dei colletti bianchi.

Se Saviano si fosse peritato di leggere i giornali avrebbe scoperto che proprio ieri "Il Fatto Quotidiano" riportava la notizia di uno scoop del collega del "Sole 24 Ore", Giuseppe Oddo (l'intervista a un banchiere siciliano che negli anni '80 incontrò Vito Ciancimino e Marcello Dell'Utri che chiedevano prestiti indicando come imprenditore di riferimento Silvio Berlusconi ) che non è stato mai pubblicato da Riotta sul "Sole".

 

Se Saviano avesse letto almeno il "Sole" del suo sodale Riotta, si sarebbe accorto che su questo giornale è stata realizzata la "santificazione" di un altro ex banchiere siciliano, Gerlando Micciché, che subito dopo l'omicidio del prefetto Dalla Chiesa, di sua moglie e di un agente di scorta per mano di mafia da vicedirettore del Banco di Sicilia sostenne che i banchieri non dovevano interrogarsi sulla provenienza dei capitali dei clienti.

 

I colleghi del "Sole" che si occupano di giudiziaria sanno bene quante volte i loro articoli sulla criminalità organizzata non hanno trovato spazio sulle pagine del quotidiano e sono stati costretti a pubblicarli sui loro blog. Lo strabismo di Saviano è ingiustificato e offensivo per chi lavora al "Sole 24 Ore" e in due anni ha subito la "cura" Riotta!

 

Ma c'è di più: quando Saviano scrive che "il fango insinua che con la direzione Riotta il Sole perdeva copie" fa un torto all'intelligenza dei lettori, offende noi che viviamo e lavoriamo in un'azienda in crisi (solo ieri sono stati pubblicati i risultati del bilancio 2010: 40 milioni di perdite dopo i 52 e mezzo del 2009), sputa sui 27mila piccoli risparmiatori che hanno visto il loro investimento in azioni del "Sole 24 Ore" decurtato del 75% da una gestione editoriale fallimentare. Non lo dico io: lo dicono i dati di diffusione di fonte aziendale, certificati dall'ADS, lo affermano i bilanci di una società quotata.

 

Se Saviano conosce altre cifre in grado di smentire quelle della nostra azienda, le pubblichi e dimostri che le cifre ufficiali sono false. Altrimenti stia zitto, perché si espone a legittime richieste di danni per aver sostenuto di fatto che i bilanci di una società quotata, la nostra, sarebbero fasulli.
Caro Saviano, "ne supra crepidam judicaret"!

 

Nicola Borzi
Giornalista ed ex componente del Comitato di Redazione del "Sole 24 Ore"

2- SAVIANO RIOTTAMATO
(ANSA) - «Mi dispiace molto che Gianni Riotta abbia deciso di lasciare il Sole24Ore perchè la sua direzione ha realizzato un giornale libero, con al centro la battaglia antimafia che una parte responsabile di Confindustria aveva deciso di combattere». Lo dice Roberto Saviano in una dichiarazione.

«Un giornale che era riuscito a far arrivare ai lettori giovani le argomentazioni spesso non facili dell'economia e della finanza. Il fango - continua Saviano - insinua che con la direzione Riotta il Sole perdeva copie, la verità è un'altra e basta vedere i dati reali, in Italia fare il giornalista è un mestiere pericoloso se si vuole essere liberi e senza condizionamenti. La libertà dei giornalisti è sgradita al potere politico».


3- RIOTTA RIFIUTÒ LO SCOOP SU BERLUSCONI E DELL'UTRI
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/15/riotta-rifiuto-lo-scoop-su-berlusconi-e-dellutri/97779/

 

L'intervista-scoop al banchiere palermitano che negli anni '80 incontrò Vito Ciancimino e Marcello Dell'Utri che chiedevano prestiti indicando come imprenditore di riferimento Silvio Berlusconi , pubblicata sul Fatto Quotidiano, doveva uscire sulle pagine del Sole 24 Ore. Ma il suo direttore, Gianni Riotta, decise che ‘'non era il momento''. Lo ha rivelato lo stesso banchiere, Giovanni Scilabra, ormai pensionato, interrogato dai pm di Palermo Antonio Ingroia, Lisa Sava, Paolo Guido e Nino Di Matteo che oggi ha depositato il verbale nel processo al generale Mori.

 

"Sono arrivato alla determinazione di concedere un'intervista alla stampa dopo avere incontrato nel luglio scorso, insieme ad altri amici, il giornalista Giuseppe Oddo del Sole 24ore - dichiara Scilabra - con il predetto intrattengo da sempre rapporti cordiali. Avendogli io riferito l'episodio della proposta di Ciancimino e Dell'Utri, Oddo mi ha chiesto la disponibilità a rilasciare un'intervista al suo giornale.

 

Alla mia risposta positiva, dopo pochi giorni, mi ha però comunicato che il suo direttore, Gianni Riotta, gli aveva detto che non era il momento''. E conclude: ‘'A quel punto, essendo ormai determinato a esternare le mie conoscenze ho preso io contatto con il giornalista Marco Lillo che poi mi ha effettivamente intervistato e ha pubblicato le mie dichiarazioni sul Fatto Quotidiano. Intervista il cui contenuto confermo integralmente''.
(g.l.b.)

 

4- SAVIANO: "DAL TG1 INSINUAZIONI SUL CASO CROCE"
Da "la Repubblica" - «È triste che il Tg1 si occupi di una vicenda di un secolo fa, perché? L'obiettivo è insinuare il dubbio. Mi dispiace che gli eredi si siano prestati a questa polemica vana». Roberto Saviano torna a Otto e mezzo sulla polemica innescata dal tg. Sul rapporto con la Mondadori, Saviano dice: «Sul piano contrattuale non ho obblighi, il mio vincolo è di passione verso editors che mi hanno sempre seguito».16-03-2011]

 

 

GEROVITAL GERONZI E DRAGO DRAGHI ASSICURATI FINO ALLA MORTE, GRAZIE A PERISSINOTTO - AMATO SI CHIEDE SE NELLA TRECCANI CI SIANO LE NIPOTI DI MUBARAK - LECCA-LECCA TRA "STANLIO" REGINA E ALE-DANNO, ZINGARETTI SI INCAZZA, POLVERINI POLEMICAMENTE ASSENTE - FRANCESCO GIRO LASCERÀ LA CULTURA SPODESTANDO PAOLO BONAIUTI A PALAZZO CHIGI, AL SUO POSTO ARRIVA LA LEGA PADRONA…

Da "Italia Oggi"

 

1 - GERONZI FA LA POLIZZA VITA A DRAGHI. GENERALI ASSICURA BANKITALIA PER IL CASO DI MORTE DI DIPENDENTI....
Per Cesare Geronzi la Banca d'Italia ha pochi segreti. Il presidente di Generali ha lavorato per circa 15 anni nell'istituto centrale. E ora è al vertice del Leone di Trieste, che è tra i grandi azionisti di via Nazionale. Insomma, devono essersi chiesti dalle parti di palazzo Koch, chi meglio di Geronzi può fornire un'assicurazione per il rischio di morte e di invalidità permanente dei dipendenti della Banca d'Italia?

 

Per carità, il tutto è arrivato all'esito di una gara, alla quale si erano presentati quattro pretendenti. La commessa, in effetti, con i suoi 33,5 milioni di euro di base d'asta si presentava più che appetitosa.

Alla fine l'ha spuntata l'offerta presentata da un raggruppamento temporaneo di imprese composto proprio da Generali e da Ina Assitalia, che comunque sempre nel perimetro del gruppo triestino rientra. Il colosso assicurativo fornirà così il servizio di copertura assicurativa per tutta la struttura guidata da Mario Draghi. Dai documenti di gara si apprende che oggetto dell'appalto è «un contratto quinquennale con il quale l'impresa assicuratrice, dietro versamento di un premio da parte della Banca d'Italia, garantisce, in caso di morte e di invalidità permanente dell'assicurato, la corresponsione del capitale pattuito».

 

In termini economici, Generali si è assicurata la commessa per 27.787.368 euro, garantendo all'istituto di palazzo Koch uno sconto di circa 6 milioni di euro rispetto alla base d'asta che era stata fissata in 33 milioni e 500 mila euro. Nel raggruppamento temporaneo di imprese che è risultato vincitore compare anche Ina Assitalia. La compagnia di assicurazione fa capo sempre al Leone di Trieste, che infatti ha indicato all'interno del consiglio di amministrazione Giovanni Perissinotto, amministratore delegato di Generali.

Lo stesso Perissinotto nei confronti del quale, al di là delle dichiarazioni di facciata, Geronzi non ha mai nutrito grandi simpatie. Sono tanti gli episodi in cui i due protagonisti non hanno rinunciato a velenose «frecciatine». Fino ad arrivare all'ultimo show down andato in scena in occasione di un recente consiglio di amministrazione del gruppo di Trieste.

 

Oggetto del dibattito erano le partecipazioni di Generali in alcune società con attività non coincidenti con il business assicurativo, in primis i pacchetti detenuti in Rcs e Telecom. Partecipazioni che, contrariamente a quanto pensa Geronzi, il cda ha ritenuto di qualificare non strategiche. Un punto a favore di Perissinotto, è stato detto, e di tutti quei consiglieri per i quali la filosofia del gruppo deve essere la creazione di valore. (Stefano Sansonetti)

 

2 - ALLA TRECCANI I DUBBI DI AMATO SULLE NIPOTI DI MUBARAK...
Enciclopedia Italiana, martedì mattina: Giuliano Amato e Franco Tatò presentano il sito web www.treccani.it. L'ex presidente del consiglio è pronto a scherzare, guardando i contenuti enciclopedici disponibili su internet di Treccani 2.0, tanto che al tecnico che prova a digitare «Egitto» Amato chiede subito: «Ma la Treccani ha l'elenco delle nipoti di Mubarak?» Nella sala Igea di palazzo Paganica si ride, con Amato che si lamenta guardando l'home page del sito: «Ma ci deve sempre essere l'immagine di Tatò, e così grande?».

 

In effetti, l'amministratore delegato incombe. Un fedelissimo di Kaiser Franz non gradisce l'ironia di Amato, e buttà lì, a bassa voce, che «sarà anche il presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni per i centocinquanta anni dell'unità d'Italia, ma si fa scorrazzare su un'auto tedesca, non certo una vettura italiana».

Per la cronaca, Amato gira su una Bmw. Ma l'ex premier, in vena di stoccate, si lamenta anche delle voci apparse sulla Treccani digitando «Milano»: sì, perché tra i protagonisti dell'economia meneghina appare subito Fininvest, e Amato con l'occasione provoca l'uditorio, e la sua attenzione, con le dita tamburellanti sul tavolo presidenziale.

 

Invocando: «Ma ci faccia vedere non solo i primi risultati, vada anche oltre». Amato oggi apparirà come uno dei lettori dei «Promessi Sposi...d'Italia. Questa cittadinanza s'ha da fare!», reading promosso da Save the Children e Rete G2- Seconde Generazioni a Roma, nel tempio di Adriano. (Pierre de Nolac)

3 - UN LEGHISTA ALLA CULTURA...
Un sottosegretario ai beni culturali della Lega: il partito di Umberto Bossi punta alla poltrona di Francesco Maria Giro, nell'atteso rimpasto del governo di Silvio Berlusconi. Non si tratta di un improvviso amore per le biblioteche e gli istituti culturali: i leghisti vogliono semplicemente ottenere la delega al paesaggio (tema centrale nel federalismo demaniale).

Senza dimenticare che un componente del Carroccio, nel dicastero di via del Collegio Romano, potrebbe mettere a dura prova la pazienza di colui che viene indicato da mesi come il successore di Sandro Bondi, e che risponde al nome dell'ex governatore della regione Veneto Giancarlo Galan. Giro verrebbe dirottato, come sottosegretario, a palazzo Chigi, alla presidenza del consiglio, al posto di Paolo Bonaiuti, ma senza fare il portavoce. (Donato de' Bardi)

 

4 - REGINA PAGA L'AMICIZIA CON ALEMANNO...
Aurelio Regina paga l'amicizia con il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Sì, perché il presidente di Unindustria nel suo discorso valmontonese è riuscito a citare esclusivamente Alemanno, dimenticando Nicola Zingaretti e Renata Polverini. Quest'ultima, che ricopre la carica di governatore della regione Lazio, era assente (in rappresentanza dell'istituzione c'era Mario Abbruzzese, presidente del consiglio regionale);

 

ma il presidente della provincia di Roma c'era, e non ha affatto gradito il discorso di Regina, tanto da andarsene senza aspettare la fine della cerimonia, esponendo un volto imbronciato. Era assente anche il numero uno di Confcommercio Roma, Cesare Pambianchi.

Regina ha come alleato solamente il sindaco di Roma: eppure il suo raggio d'azione, con Unindustria, comprende Rieti, Viterbo e Frosinone (manca all'appello Latina). L'orizzonte politico è limitato, nonostante la presenza a Valmontone di un manager bipartisan qual è Carlo Fuortes, amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma (dove ora il presidente è proprio Regina).

 

Con Zingaretti i rapporti possono solo migliorare, ma un discorso come quello di ieri non aiuta a uscire dall'impasse: e l'attuale presidente della provincia di Roma è l'uomo destinato a correre la prossima sfida per il Campidoglio. Con Polverini ci sono da risolvere problemi insolubili sul fronte della sanità, argomento caro alle cliniche private.

Dal sindaco Alemanno, Regina ha ottenuto già l'incarico dell'Auditorium, e le parole mielose rivolte al primo cittadino erano quindi motivate. Alemanno, dal canto suo, dopo la musica ascoltata durante la mattinata a Valmontone ha voluto ricambiare gli apprezzamenti del presidente di Unindustria: «Quello di Aurelio Regina mi è sembrato un ottimo discorso.

 

È riuscito da un lato a delineare con chiarezza quali sono le opportunità del nostro territorio e ha sottolineato lo sforzo delle Olimpiadi e gli stati generali e lo sforzo che stiamo facendo per la collaborazione tra le istituzioni e le imprese. Dall'altro lato ha sollecitato il governo per una spinta economica complessiva».

E ancora: «Abbiamo visto la forza di questo sistema nuovo di imprese. Credo sia molto positivo che questa realtà si faccia sentire. Il Lazio può diventare veramente la prima regione italiana dal punto di vista dello sviluppo economico. Con una realtà di questo genere ce la possiamo fare». Ma sembra essere solo a pensarla così. (Donato de' Bardi).

 16-03-2011]

 

 

LA NASA VENDE COCAINA AGLI ALIENI? - NUOVA CARRIERA HIP HOP PER KATE MOSS? – ROBERT PATTINSON TIRCHIO E CONTENTO - MORDE UNA TETTA E MUORE AVVELENATO (VIDEO IMPERDIBILE) - HUGO CHAVEZ E LA GUERRA ALLE TETTE FINTE – I PRIMI ‘SQUARCI’ DI SCREAM - PENTAGONO FURIOSO: EREDITA MISSILE E LO VENDE AL BANCO PEGNI – JACKO INEDITO CON FREDDY MERCURY – PER IL GIAPPONE LADY GAGA RACCOGLIE UN QUARTO DI MILIONE IN DUE GIORNI …

1. KATE MOSS: DUETTO ‘HIP-HOP' CON KANYE WEST...
Digital Spy http://bit.ly/hDRQ0n
Kanye We
st ha invitato Kate Moss a duettare con lui nel suo prossimo show. I due si sono visti a Parigi durante la settimana della moda, dove hanno stretto amicizia. Moss ha invitato il rapper americano all'afterparty di Givenchy, dove hanno improvvisato una brano rap durante il quale Kanye ha si e' inventato del ‘freestyle' per Kate, che arrossendo lo accompagnava. Adesso, Kanye vorrebbe che Kate si unisse a lui sul palco al festival ‘South by Southwest', in Texas.

 

2. UN SERPENTE MORDE UNA TETTA E MUORE DI AVVELENAMENTO DA SILICONE...
VIDEO IMPERDIBILE (!!!) SU Gawker http://gaw.kr/gHcd9p
Il video ‘top' della settimana? Quello della modella Israeliana, Orit Fox, che mentre posava con un serpente è stata addentata al seno dal rettile. Ma non c'e' da preoccuparsi per la tettuta ragazza perché il malcapitato è stato il povero serpente, morto avvelenato... dalla tetta al silicone!!!

 

3. HUGO CHAVEZ E LA GUERRA ALLE TETTE FINTE...
Jezebel http://bit.ly/eHIbZz
Rifarsi le tette e' molto alla moda in Venezuela...Hugo Chavez combatte questo uso, dichiarandolo "anti-rivoluzionario"! Chavez ha criticato la chirurgia plastica in un'intervista televisiva dicendo che "e' colpa dei dottori che fanno sentire male le donne che non hanno il seno grande", e che queste procedure, "non vanno d'accordo con le sue priorità rivoluzionarie".

Un paese con 28 milioni di abitanti, il Venezuela ha 40.000 donne che si rifanno le tette ogni anno!

 

 

4. LA NASA VENDE COCAINA AGLI ALIENI?...
Gawker http://gaw.kr/hreFXO
Un piccolo pacchettino di cocaina e' stato trovato al Kennedy Space Center della NASA, esattamente 14 mesi dopo un analogo incidente nello stesso luogo. Vorrà dire che l'Ente Spaziale Americano e' solamente una grande copertura per uno ‘spaccio' di droga interplanetario? Sarà ora per una squadra di detective dello spazio? La droga scoperta potrebbe avere a che fare con la morte di un collaboratore della Nasa lunedì scorso. Ovviamente la loro risposta e' stata ‘no comment'.

5. FIGLIA EREDITA MISSILE E LO VENDE AL BANCO DEI PEGNI - PENTAGONO FURIOSO: QUELLI DI TMZ L'HANNO TROVATO PER PRIMI...
TMZ http://bit.ly/glRacu
L'aviazione Americana ha mandato degli agenti speciali a Las Vegas, dopo che i Federali hanno letto la notizia di TMZ , che il locale banco dei pegni aveva acquisito parti missilistiche sofisticate. I due Agenti Speciali hanno controllato il missile AIM- 120 AMRAAM e confermato che non era attivo e fatto domande sulla donna che gliel'aveva venduto, dicendo di averlo ‘ereditato' dal padre.

 

6. ROBERT PATTINSON HA PAURA DI COMPRARSI CASA - SENTO PUZZA DI TIRCHIETTO...
Perez Hilton http://bit.ly/ifKedy
Il giovane bello e maledetto di "Twilight" dice di avere paura a comprarsi una casa, invece di spostarsi sempre per alberghi, per colpa della sua fama. Pattinson ha paura che se si spostasse definitivamente in un posto...tutte le sue fan lo invaderebbero immediatamente. Che tristezza, povero ragazzo! D'altro canto, ha guadagnato abbastanza per comprarsi una casa con un sistema di sicurezza da paura...anche voi sentite puzza di tirchietto?

7. MICHAEL JACKSON CANTA CON FREDDY MERCURY: TRE CANZONI INEDITE SARANNO PUBBLICATE!!!
Perez Hilton http://bit.ly/gpL8ru
Una notizia molto frizzante per i fan di Michael Jackson e Freddy Mercury! I due avevano registrato tre canzoni insieme negli anni '80, intitolate "Victory", "State of Shock" e "There must be more to Life Than This". Sembrerebbe che le canzoni saranno finalmente pubblicate, secondo la dichiarazione di Roger Taylor, dei Queen. Dice che non può parlarne molto ma che tutte e tre hanno un suono pazzesco.

 

8. SCREAM 4: FINALMENTE I PRIMI ‘SQUARCI' DEL FILM...
Perez Hilton http://bit.ly/eqmhmV
Tutte le foto nella galleria di Dagospia qui sotto !
Il quarto e sanguinoso episodio del film "Scream", di Wes Craven, uscirà a fine primavera nei Stati Uniti, prima di arrivare in Europa. Qui potete vedere le prime immagini del film ‘cult', che moltissimi stanno aspettando. Tornano David Arquette, come l'ufficiale Seth Cohen, e Courteney Cox, come la giornalista arrivista; ma anche Hayden Panettiere (Amanda Knox nel film tv), Emma Roberts (nipote di Julia), e Lucy Hale, si sono unite al cast.

9. LADY GAGA: RACCOGLIE $250.00,00 IN DUE GIORNI(GRAZIE AI BRACCIALETTI PER IL GIAPPONE)...
The Hollywood Reporter http://bit.ly/hyoNHh
In soli due giorni di vendita, i braccialetti, creati da Lady Gaga per aiutare il Giappone, hanno raccolto $250.000,00. "Mostri: in sole 48 ore avete raccolto un quarto di milione di dollari per l'aiuto al Giappone", ha scritto ai suoi fan su Twitter la icona bionda. 16-03-2011]

 

 

1- GAD LERNER, IL PELUCHE MEDIATICO DI BERNA-BEBè (LA7), PRIMA DI ESSERE SBUGIARDATO DALLA SIGNORA GABRIELLA BUONTEMPO (“NESSUN RICATTO DA PARTE DI ROBERTO D’AGOSTINO”) DA’ DELLO “SMEMORATO” A DAGOSPIA CHE, INVECE, AVEVA RICORDATO LE SUE IMPRESE GIORNALISTICHE LUI SI’, DA “ASTUTO SOVVERSIVO” DEI POTERI MARCI - 2- E L’”INFEDELE” DI CASA TELECOM DEVE ANCHE PRENDERE ATTO CHE LUIGI VIANELLO (GERONZI) HA UN RUOLO ISTITUZIONALE IN “GENERALI” E NON è LA NOSTRA “GOLA PROFONDA” - 3- IL GADGET MEDIATICO DI BERNABè, PRIMA LANCIA IL SASSO DELLA CALUNNIA CONTRO DAGOSPIA (CASO BOCCHINO), POI SI LAGNA SE DIMOSTRIAMO, SENZA POSSIBILITà DI SMENTITA, ALCUNE SUE MEMORABILI PERFORMANCE SU “LOTTA CONTINUA”, “LA STAMPA” DI GIANNI AGNELLI E SUL CORRIERONE DI ROMITI. IL SOLITO E RICCO MILIEU TORINESE… -

DAGOREPORT
Gad Lerner è un uomo intelligente e un gagliardo giornalista della scuderia di Bebè Bernabè, il presidente di Telecon che possiede La7. A volte però, ammoniva Dostoevskij in "Delitto e castigo", "per agire intelligentemente non basta l'intelligenza".

 

E nella sua prima replica a Dagospia, apparsa venerdì 11 marzo sul suo blog "il bastardo", Lerner sembra essere più affezionato al proprio furbismo professionale che alla verità (dei fatti). Già, la verità "sollecita il naso", ma occorre cavarla fuori dal mucchio. Magari scartando pregiudizi e infamie (gratuite). E senza negare l'evidenza.

Stiamo parlando delle calunnie contro Dagospia (tirata in ballo anche l'altra sera su La7 di Bebè Bernabè) che sono state smentite, clamorosamente, dalle stesse presunte vittime della querelle (i coniugi Bocchino).

 

"Non c'è stato nessun ricatto da parte di Roberto D'Agostino nei miei confronti", ha dichiarato al settimanale "Vanity Fair" Gabriella Buontempo. La moglie del portavoce (politico) del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Eppure il conduttore di casa Telecom, giudicava "improbabile" che la notizia del presunto ricatto (morale) da parte nostra non fosse vera. Includendoci, bontà sua, tra gli "astuti sovversivi". Attività, a quanto pare, che l'appassiona sin da giovanissimo studente.

 

In attesa delle scuse, nella sua ultima nota "il bastardo" di casa Telecom, aveva la faccia tosta di sostenere che era "zeppo di errori l'elenco delle sue malefatte professionali" attribuitegli da Dagospia. E che, aggiungeva il peluche mediatico di Bebè Bernabè, "nessuno degli episodi a me addebitati è esatto, si tratta solo di fesserie...". Ancora, bontà sua.

L'insistenza di Gad Lerner su una polemica offensiva (da lui provocata maldestramente) non deve sorprendere. Forse aveva ragione lo scrittore Emile Cioran. Lo scrittore rumeno sosteneva che un certo modo d'"incaponirsi è da adolescenti" oppure "un sintomo di senilità".

 

Non è da bambini (viziati) dare, come ha fatto Lerner, dell'"astuto sovversivo" a Dagospia per poi lagnarsi nel vedere respinta al mittente l'infamia?

Non è da vecchietti della virgola (con gotta) l'accusare Dagospia di essere un "accessorio" dei Poteri Marci? e lamentarsi poi se la carognata gli ritorna sulla testa, come un pesante boomerang?

 

Di cosa si lagna Lerner con Dagospia?
Di avergli ricordato, una volta tirati per i tatuaggi, che nella compagnia degli "astuti sovversivi" lui aveva ricoperto e ha, ben pagato, un ruolo di primissimo piano? E noi, ahimè, no. E se ci siamo dimenticati il nome di Alessandro Profumo (ex Unicredit) tra i Poteri Marci suoi amici, facciamo pubblica ammenda.

Quanto alle "fesserie" dello "smemorato" Dagospia, siamo disponibili a verificare con lui se risultano al vero o meno alcune delle sue miglior "performance" giornalistiche da "astuto sovversivo". Da noi menzionate soltanto a mo' di polemica (e senza alcuna demonizzazione) dopo aver incassato l'accusa gratuita di "accessorio" dei Poteri Marci:

 

1) E' vera o no, l'intervista per "Lotta continua", in coppia con Andrea Marcenaro, al figlio del vice direttore de La Stampa, Andrea Casalegno, dopo il ferimento del padre?
A proposito di quell'intervista, Andrea Casalegno ha raccontato ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera: "A noi di Lotta continua quel rapimento non era dispiaciuto (Macchiarini, 1972)... Però quello era il primo passo nella logica che li ha portati a sparare in faccia a mio padre...."

 

2) C'è stato o meno, il resoconto del viaggio in elicottero di Gad "verso il Monviso", ospite dell'Avvocato, ai tempi della sua vice direzione de "la Stampa" -, in occasione di una manifestazione sindacale?
E falso il suo paginone, sempre su "La Stampa" (26 agosto 1997), al momento dello "storico" trasloco di Gianni Agnelli nei nuovi uffici del Lingotto? Già, il solito milieu torinese...

3) E' frutto della nostra fantasia la serie di articoli pubblicati nel 1996 sul Corrierone (editore Cesare Romiti) in occasione del viaggio in Cina con Gianni De Michelis (ex Psi) e signora? Una trasferta, programmata ai piani alti di via Solferino, in cui Lerner poté raccogliere dalla bocca dell'ex ministro (inquisito) anche questa battuta (forte): "Tangentopoli fu fatta dai ladri contro gli onesti".

 

Il solito milieu romano-veneto...

E sul perché di quell'interesse del Corrierone per la Cina di De Michelis, finito fuori gioco per effetto di Mani pulite, sicuramente Cesare Romiti e Gianni De Michelis non parlerebbero di "fesserie".... Come fa ora Gaddinoi, l'"accessorio"-peluche più amato da Bebè Bernabè.

 

Già, spirito ribelle in gioventù, oggi Gad sembra navigare ondeggiante come un truciolo alla deriva nel mare limaccioso dei Poteri Marci. Diceva Karl Kraus: "La verità è un servitore maldestro che rompe i piatti quando fa le pulizie". Ed è l'unico mestiere che cerchiamo di fare a Dagospia. [16-03-2011]

 

 

1- ATTENTI ALLA PROSSIMA VANZINATA: FARÀ TREMARE LA MILANO DELL’AGO E DEL FILO - 2- "SOTTO IL VESTITO NIENTE - L’ULTIMA SFILATA" NON HA NULLA A CHE VEDERE CON IL PRECEDENTE DI VENTICINQUE ANNI FA: è UN THRILLER INZEPPATI DI RICHIAMI ALLA REALTà. DAL PAPARAZZO PRIVO DI SCRUPOLI A CERTI STILISTI STRA-FROCI OSSESSIONATI DAL DESIDERIO DI METTERE AL MONDO FIGLI. ECCO: IL VERO GIALLO SARà ANCHE QUELLO DI RICONOSCERE IL CHI-È-CHI DIETRO A CERTI PERSONAGGI-STILISTI -

 

Avviso ai navigati dell'ago e del filo - Il prossimo 25 marzo arriva nelle sale l'ultima vanzinata di Carlo & Enrico: "Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata". Bene, Lor signori che hanno avuto il piacere e il privilegio di visionare in anteprima la pellicola, alla Casa del Cinema in Villa Borghese, sono usciti molto colpiti. Anche un po' preoccupati dalle possibili reazioni della scena permalosissima della moda milanese.

 

Intanto, il film non ha nulla a che vedere con il "Sotto il vestito niente" di venticinque anni fa. Infatti, si tratta di un film che ha sempre per sfondo e trama il mondo della moda meneghina ma trattasi di un thriller bell'e buono.

 

Secondo. Il film di Carlo ed Enrico Vanzina decolla da una sfilata e finisce copn una modella travolta da un'auto. Non è un incidente casuale ma un delitto. Di qui parte un groviglio zeppo di richiami e addentellati con la nostra realtà. Dal paparazzo privo di scrupoli a certi stilisti stra-froci ossessionati dal desiderio di mettere al mondo figli. Ecco: il divertimento è riconoscere il chi-è-chi dietro a certi personaggi.

Terzo. Attenti al protagonista, Francesco Montanari. Il "libanese" di "Romanzo criminale", finalmente un attore drammatico in mezzo a una pletora di macchiette comiche, è la vera sorpresa del film.16-03-2011]

 

 

1- COME MAI BOCCHINO, L’UOMO CHE DENUNCIA A DESTRA E A MANCA LA "MACCHINA DEL FANGO", HA BISOGNO DI RICORRERE ALL’"AUTISTA" DELLA FANGOSA AUTO, ALIAS LUIGI BISIGNANI, PER FAR INCONTRARE IL CANDIDATO ALLA DIREZIONE DEL SERVIZIO SEGRETO MILITARE, ADRIANO SANTINI, E IL PRESIDENTE DEL COPASIR, MASSIMO D’ALEMA? - 2- E PERCHÉ IL MAGO DALEMIX ACCETTA L’INCONTRO SOLO SU PRESSIONE DI BISIGNANI? - 3- UN’ORA DI FACCIA A FACCIA TESISSIMO DAVANTI AI PM. L’INCARFAGNATO BOCCHINO E BISIGNANI SI CONOSCONO DA UNA VITA E IL LORO RAPPORTO ERA DIVENTATO STRETTO DOPO LA MORTE DI TATARELLA. MA LUNEDÌ SERA, MESSI A CONFRONTO, ERANO DUE NEMICI - 4- WOODCOCK INDAGA SUI CONTATTI CON L’AMMINISTRATORE DELEGATO DELL’ENI PAOLO SCARONI (DA PARTE DI BISIGNANI, MA ANCHE DEL SOTTOSEGRETARIO LETTA AL QUALE IL MANAGER È MOLTO VICINO) PRIMA DI INCONTRI COL PREMIER BERLUSCONI - 5- LE ATTIVITÀ D’INDAGINE DEGLI ULTIMI GIORNI HANNO RIGUARDATO ANCHE IL RUOLO DI VISIBILIA E DANI SRL, SOCIETÀ DI RACCOLTA PUBBLICITARIA ENTRAMBE RICONDUCIBILI A DANIELA SANTADECHÈ, A SUO TEMPO LEGATISSIMA ALL’UOMO-OMBRA DI GIANNI LETTA

1- L'AFFARE S'INGROSSA: FACCIA A FACCIA BOCCHINO E BISIGNANI
Francesco Bonazzi per il Secolo XIX

Un'ora di faccia a faccia tesissimo davanti ai pm. Italo Bocchino e Luigi Bisignani si conoscono da una vita e il loro rapporto era diventato stretto dopo la morte di Pinuccio Tatarella. Ma lunedì sera, quando Francesco Curcio e Henry John Woodcock li hanno messi a confronto, sono sembrati addirittura nemici.

 

Da quando ha contribuito a fondare Futuro e libertà, Bocchino si è sentito "massacrato" da inchieste uscite su giornali di area berlusconiana. Parallelamente, i pm che indagano sulla presunta P4 stanno focalizzando la propria attività su genesi e funzionamento di quella che Bocchino ha definito "macchina del fango".

 

Non solo, proprio quando Fli ha imboccato la strada della scissione, i rapporti tra Bocchino e Bisignani sono improvvisamente cessati. E le attività d'indagine degli ultimi giorni hanno riguardato anche il ruolo di Visibilia e Dani srl, società di raccolta pubblicitaria entrambe riconducibili a Daniela Santanchè, a sua volta legatissima all'ex caporedattore dell'Ansa già incappato nella P2.

Intanto, i pm hanno chiesto all'Eni di Paolo Scaroni di chiarire quanta pubblicità è stata affidata alle due società

2- L'INCONTRO TRA D'ALEMA E IL GENERALE BISIGNANI: È STATO BOCCHINO A CHIEDERMI DI ORGANIZZARLO
Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

Luigi Bisignani organizzò l'incontro fra il candidato alla direzione del servizio segreto militare, Adriano Santini, e il presidente del comitato parlamentare di controllo, Massimo D'Alema, su richiesta di Italo Bocchino, all'epoca vice presidente dei deputati del Pdl. Così l'uomo d'affari ha raccontato ai magistrati che indagano sul suo conto per una presunta associazione segreta ribattezzata «P4» .

 

Ma fra la richiesta e la visita (avvenuta il 9 febbraio 2010) passò del tempo, e così quando l'appuntamento si realizzò il generale Santini era stato nominato da cinque giorni al vertice dell'Aise, sebbene non ancora nell'esercizio delle funzioni. Bocchino, riascoltato dai pubblici ministeri di Napoli Curcio e Woodcock, nega però di essersi interessato della questione.

 

E di fronte alle conferme di Bisignani, l'altra sera i magistrati hanno messo faccia a faccia l'indagato e il testimone, in un confronto dove ciascuno ha ribadito la sua versione. Nei suoi interrogatori Bisignani ha spiegato che nel corso del 2009 era stato lo stesso generale Santini a cercarlo, ma per vari motivi i due non erano riusciti a parlarsi. Finché a chiamarlo fu Bocchino, che gli chiese conto del mancato contatto e se avesse qualche problema con Santini.

Bisignani negò, e annunciò che si sarebbe attivato per far incontrare il candidato alla guida dell'Aise con D'Alema, come poi successe. Durante la precedente gestione dell'Aise, Bocchino aveva denunciato indebiti pedinamenti e «attenzioni» da parte di agenti segreti.

 

E il 4 febbraio 2010, giorno della designazione del nuovo capo del Servizio, le agenzie di stampa diffusero un'entusiastica dichiarazione del deputato: «La nomina di Santini alla guida dell'Aise rappresenta un'ottima scelta fatta dal governo, e può essere l'occasione per il rilancio dei nostri servizi di intelligence che recentemente erano apparsi indeboliti in alcune aree strategiche» .

Per gli inquirenti, l'episodio della visita a D'Alema mediata da Bisignani rappresenta un ulteriore indizio dell'influenza del manager sospettato di aver messo in piedi un «sistema parallelo» in grado di condizionare l'attività delle istituzioni e della pubblica amministrazione.

 

Così come i contatti con l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni (da parte di Bisignani, ma anche del sottosegretario Letta al quale il manager è molto vicino) prima di incontri col premier Berlusconi, di cui pure i magistrati si starebbero interessando.

3- BISIGNANI IL "FARO" DI PAOLO SCARONI - L'AD DELL'ENI SI RIVOLGE AL FACCENDIERE PRIMA DI UN INCONTRO CON BERLUSCONI
Antonio Massari per Il Fatto Quotidiano

 

L'inchiesta sulla "P4" continua a svelare i retroscena del potere. Siamo nel 2010 e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi convoca l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, a poche ore dal summit con il presidente russo Vladimir Putin.

Stiamo parlando, quindi, dell'incontro tra la massima autorità politica del Paese e il vertice della più grande azienda petrolifera italiana. Un incontro che, a sua volta, prelude il vertice con Putin dove - evidentemente - si discuterà di gas russo e si consolideranno accordi e progetti internazionali.

 

È questo il livello che bisogna tenere a mente quando si scopre - come emerge dall'inchiesta napoletana - che il "numero uno" dell'Eni, Paolo Scaroni, in una sorta di gioco d'anticipo sull'appuntamento con Berlusconi, decide di rivolgersi a Luigi Bisignani. Un incontro preliminare. Il sospetto degli investigatori è che l'uomo forte dell'Eni, prima di parlare con il presidente del Consiglio, abbia cercato un orientamento.

Su cosa, precisamente, ancora non è chiaro. Ma c'è un fatto: la cronaca del 2010, ad aprile, registra il vertice italo-russo di villa Gernetto, a Lesmo, in provincia di Monza. E al vertice partecipano, oltre Scaroni, Putin e Berlusconi, anche il ministro russo Serghej Shmatko e Alksej Borisovich, presidente della Gazprom spa e diversi ministri di entrambi gli Stati.

 

Quanto avranno pesato, se hanno pesato, le parole di Bisignani con Scaroni, nella politica energetica italiana e internazionale? Come mai - dopo la sua condanna , negli anni '90 per la maxitangente-Enimont, il nome di Bisignani continua a influire sul nostro colosso petrolifero? - di lì a poco, comunque, Gazprom ed Eni annunciano un progetto comune, il "South stream", al quale parteciperà anche la francese "Edf". "La collaborazione - dice Scaroni all'Ansa - è stata discussa anche con riferimento ai colloqui di lunedì, alla presenza di Putin e Berlusconi".

 

Quello del South stream è il progetto di un gasdotto che dovrebbe attraversare Turchia e altri paesi tra Italia e Russia: nasce dalla collaborazione tra Gazprom ed Eni e si allarga a diversi partner di caratura mondiale. A ottobre entra in scena la tedesca "Wintheshall" e Putin chiede a Berlusconi la sua opinione in merito: "Un fatto eccezionale" è il commento del premier, mentre il commento di Scaroni, riportato dall'Ansa come "laconico" è un freddo "non mi stupirebbe". A questo punto - visti gli altri episodi emersi dall'inchiesta - non stupiscono neanche gli incontri tra Scaroni e Bisignani.

Lo scenario sembra quello già incontrato in altri passaggi di quest'indagine: Bisignani appare ancora una volta il "consigliere". Un consigliere parecchio influente sull'amministratore delegato dell'Eni, se Scaroni s'affretta a fissare un appuntamento, e a volerlo incontrare, prima di parlare con Berlusconi.

 

Un "consigliere" davvero molto potente se la sua parola è talmente utile, per Scaroni, da ritenerla necessaria, nell'orientarsi Berlusconi sulla fu-tura visita di Putin. Non sappiamo quanta rilevanza pena-le abbia questo retroscena, inquadrato dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, nell'inchiesta sulla "P4", l'associazione segreta che avrebbe influenzato nomine istituzionali e gestito informazioni riservate.

Ma come una "wikileaks" italiana, sappiamo che l'indagine sta svelando un altro volto dei rapporti di potere in Italia, che vedono al centro Luigi Bisignani e ruotare, intorno a lui, personaggi pronti a chiedergli aiuto per situazioni nevralgiche negli equilibri del Paese.

È l'ombra di Bisignani che spunta, tra i vertici dell'Aise, l'ex Sismi, e l'ufficio di Massimo d'Alema, quando il direttore dei servizi segreti esterni, Adriano Santini, sta per essere nominato. È Bisignani che accompagna Santini da d'Alema, presidente del Copasir, il nostro comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. E' Bisignani che "convoca" Santini nelle more della sua nomina.

 

È ancora Bisignani, come ha rivelato il Fatto Quotidiano pochi giorni fa, che fa giungere i propri consigli al direttore della Rai, Mauro Masi, sui provvedimenti disciplinari da adottare contro Michele San-toro, direttore di Annozero.

Ed è sempre a Bisignani che bisogna tornare, stando alle notizie che trapelano dalla sua "collaborazione", per comprendere l'origine d'una nomina governativa: quella di Daniela Santanché, pasionaria del Pdl, dal marzo 2010 sottosegretario al ministero dell'Attuazione del programma.

C'era un veto dei finiani, ha spiegato ai pm, e ho soltanto contribuito a superarlo, visto che nelle precedenti elezioni s'era candidata con la Destra.

 

Ma il potente Luigi, sulla Santanché, dice anche altro, fa riferimento alle sue società di comunicazione e relazioni pubbliche, la "Visi-bilia" e la "Dani comunicazioni", tanto che la procura ha inviato - a Eni ed Enel - una lettera ufficiale per sapere se hanno mai avuto rapporti commerciali con le due aziende.

Un ultimo dato: Bisignani tre giorni fa è stato interrogato dai pm napoletani dopo aver annunciato di voler collaborare alle indagini per fornire la propria versione. Una versione che, però, inizia già a risultare contrastante con le dichiarazioni di altri testimoni, come il parlamentare di "Fli" Italo Bocchino, che non è indagato ma è stato sentito più volte dai pm. Nella serata di tre giorni fa, infatti, il tribunale di Napoli s'è trasformato nel set d'una scena degna d'un film: il faccia a faccia tra Bisignani e Bocchino proprio sul versante delle nomine.

Prima i pm interrogano Bisignani, per circa cinque ore, poi è il turno di Bocchino. Le versioni dei due, rispetto ad alcune domande, non collimano. Woodcock e Curcio decidono una mossa ulteriore. Bisignani, che aveva atteso nei corridoi, viene invitato nuovamente a sedersi per l'interrogatorio: di fronte a lui c'è Bocchino e i pm cercano di scoprire chi stia mentendo e perché. 17-03-2011]

 

 

CAPRI E CAVOLI AMARI - MARCO LILLO SVELA LA MANCATA ACQUISIZIONE DI UNA VILLA DI ANACAPRI DA 2,3 MILIONI DA PARTE DI SADO-MASI - DESTINO VUOLE CHE IL proprietario della villa ottiene il via per una fiction da 1,5 milioni - VOLANO DENUNCE DAL SETTIMO PIANO DI VIALE MAZZINI - LA SPASSOSA INTERVISTA DELLa mancata sposa: "era il regalo di nozze di mauro"... Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

Susanna Smit, 35 anni, insieme al suo ex compagno, il direttore generale della Rai Mauro Masi, 57 anni, è la protagonista dell'affaire immobiliare raccontato ieri dal Fatto Quotidiano. È lei ad aver firmato il 19 dicembre 2009 il preliminare di acquisto della villa da 2,3 milioni di euro di Anacapri.

È lei l'amica di infanzia di Umberto Mattone, proprietario della villa e autore del soggetto biografico della fiction da 1,5 milioni di euro inserita nel piano di produzione della Rai durante le trattative con Masi. Ed è sempre lei ad aver firmato il secondo atto del 16 dicembre 2010 con il quale Umberto Mattone si impegna a restituirle 100 mila euro (di Masi) dopo la risoluzione del preliminare.

Qualche giorno fa l'abbiamo contattata.

Susanna Smit ci parla della villa di Anacapri che stava comprando.
È la casa di un mio amico di infanzia (Umberto Mattone, ndr). La vendeva e l'ho solo visitata, un anno e mezzo fa perché con Mauro Masi avevamo pensato di prendere una casa a Capri.

Ha firmato un contratto preliminare non l'ha solo visionata.
Perché poi ho lasciato Masi. Finita la storia, finisce la casa.

L'agenzia chiedeva 2,6 milioni di euro.
È una casa da ristrutturare. Si poteva dividere in due appartamenti ma poi si è visto che era una cosa che non si poteva fare.

 

A fine gennaio Masi aveva interessato la ditta Anemone per la ristrutturazione. Il 10 febbraio 2010 arrestano Anemone. Perché Masi decide di non comprare?
Sono stanca di questa storia. Ora basta. Sono l'unica persona a rimetterci. Mio fratello Anthony, un tecnico subacqueo, da un anno e mezzo non lavora (era stato assunto su raccomandazione di Masi al circolo Salaria di Anemone, ndr). Io pure non lavoro da un secolo. È allucinante. Per agevolare gli amici mi rovinano.

Perché il contratto preliminare era intestato a lei?
Era il regalo di nozze. Eravamo dopo il 24 giugno e la festa del Vittoriano organizzata da Mauro per me. Lui aveva annunciato a tutti che mi avrebbe sposato.

Per lei è stato un colpo duro?
No. Masi l'ho lasciato io. Una donna non si compra con una casa.

La villa però era molto bella.
Era bellissima. C'è un panorama pazzesco. Sono cresciuta in quella casa, Umberto Mattone era mio amico di infanzia. Lo adoro. Era grande, ma andava ristrutturata e costava tantissimo.

Quanto costava la ristrutturazione?
Non lo so. Ho un rapporto strano con il denaro.

Era Masi che si occupava di tutto?
Sì. Magari ero ingenua e non mi occupavo di tante cose.

Ricorda il prezzo?
No, era il regalo di nozze.

 

L'avrebbe intestata a lei?
Se uno vuole sposare una donna è normale.

 

Il dipendente di Anemone, Angelo Stallocca, è venuto a vedere la villa con voi in vista di una ristrutturazione
Non me lo ricordo.

Dove li prendeva Masi i milioni di euro necessari per comprare e ristrutturare?
Io pensavo di lasciarla così. Comunque, appena si è visto che la ristrutturazione era grande, non l'ha presa. Forse i soldi Mauro li avrebbe chiesti a quelli del Fatto, (ride, ndr). Un dirigente che guadagna così tanto può permettersi una rata di mutuo elevata.

Ma doveva anticipare subito un milione di euro più la ristrutturazione.
E infatti i soldi non c'erano. È stata solo una presa per il culo per me.

 

Che vuol dire che i soldi non c'erano?
Lo sta dicendo lei.

 

No, lo ha detto lei.
Mauro ha lavorato alla Banca d'Italia, alla Siae, alla Presidenza del Consiglio, e quindi si poteva permettere una casa così. Io comunque non so nulla dei nomi che mi ha fatto prima (Anemone, ndr). Li ho letti sui giornali e mi hanno creato solo problemi.

Entro il 25 febbraio 2011 Mattone doveva darle indietro 100 mila euro. Lo ha fatto?
Nessuno mi ha contattato. Erano soldi di Masi. Tra me e Mauro c'era un accordo privato prematrimoniale. Quella era la prima casa da marito e moglie.17-03-2011]

 

 

SCOPARE COSTA! - 3 MILIONI € TONDI TONDI VERSATI (IN SVIZZERA, ESENTASSE) DAL CAVALIER POMPETTA A LELE MORA, ATTRAVERSO IL BANCOMAT “SPINAUS” SPINELLI, NEI PRIMI MESI DEL 2010, QUANDO RUBY RUBACAZZI COMINCIAVA A FREQUENTARE LA CASA DEL PREMIER - “ERO IN DIFFICOLTÀ, LUI È GENEROSO, SE HO BISOGNO ME NE DARÀ ALTRI”, replica il PORTATORE (MAL)SANO DI VAGONATE DI GNOCCHE PER LE SERATE BUNGA - PER LA SERIE “L’ECONOMIA GIRA”: ‘CON I PRIMI SOLDI HO RESTITUITO un PRESTITO A FEDE’

1 - LELE MORA: DAL PREMIER 3 MLN IN PRESTITO...
(ANSA) - 'Sono 3 i milioni di euro che mi ha prestato il presidente Berlusconi, li restituiro' appena posso, ma lui mi ha detto di farlo con calma e che se ho bisogno me ne dara' altri'. Lo ha detto Lele Mora. 'Ho avuto quei soldi lo scorso anno in tre tranche - ha aggiunto - Abbiamo sottoscritto un documento privato'. Il danaro, ha spiegato il manager, e' stato versato su un suo conto in Svizzera, 'dove risiedo dal 2005'. 'Con i primi soldi - ha detto Mora - ho restituito un prestito a Emilio Fede''.

 

2 - DAL PREMIER ALTRI ASSEGNI A MORA DUE MILIONI E MEZZO A INIZIO 2010...
Piero Colaprico, Emilio Randacio per La Repubblica

Nessuno, salvo la tv del Biscione e Silvio Berlusconi, possono giudicare se Mora abbia o non abbia svolto un «eccellente lavoro a Mediaset». Ma le ultime carte giudiziarie, appena depositate, hanno scoperto due pagamenti inediti. Ammontano alla bella cifra di 2 milioni e 450mila euro. E dimostrano quanto cospicui (e mai spiegati) fossero i flussi di denaro che dal conto personale del premier sono finiti all´agente dello spettacolo.

Ricapitoliamo. Berlusconi, lo scorso gennaio, all´indomani del deposito delle 389 pagine dell´invito a comparire per concussione e prostituzione minorile, prova a sdrammatizzare qualsiasi accusa: il bunga bunga è una barzelletta. A casa sua entra «solo gente perbene». E poi: «Lele Mora? Lo conosco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Mediaset. L´ho aiutato in un momento di grande difficoltà economica e di salute e sono orgoglioso di averlo fatto. So che, quando potrà, mi restituirà quanto gli ho prestato».

 

L´aiutino di cui Berlusconi si dice orgoglioso, stando alle telefonate tra Emilio Fede e Lele Mora che sembravano il gatto e la volpe, risaliva allo scorso settembre. E cioè in un preciso momento storico. Ruby-Karima aveva parlato con i magistrati, le indagini erano in corso, le serate ad Arcore s´erano fatte più pericolose. E Berlusconi, così si raccontano al telefono Fede e Mora, finalmente accetta di «aiutare» chi, come Mora, garantiva «la riservatezza dei programmi».

Programmi tv? Riservati? Non sono poche le perplessità degli investigatori sul dialogo tra «il gatto e la volpe». Avevano parlato, nelle telefonate, un po´ criptiche, di soldi. Siccome «(Lele) ha paura di quello che gli hanno detto gli avvocati ... va aiutato», e Fede, così racconta, fa anche la cifra a Berlusconi: «Beh (gli ho detto), almeno uno, uno e mezzo»». E c´erano anche delle suddivisioni: «Male che vada è "uno", di cui tu sei "sei" e "quattro" io», suggeriva Fede. In realtà, erano stati trovati tre versamenti da 100mila euro, dalla fine di agosto al 25 ottobre 2010.

 

Ma lo schema corrispondeva a quello scambio di idee: «Consegna di Spinelli di assegni circolari a Mora Dario, che poi consegna una somma di denaro a Fede Emilio», scrivevano i detective sul passaggio di denaro, tra il direttore del Tg 4 e Mora, che aveva inquietato molto Berlusconi: che c´entrava Fede, in quel «prendere» soldi da Mora? È un mistero non ancora chiarito, nemmeno ad Arcore.

Ma quei soldi risalivano allo scorso autunno. Le nuove carte svelano una «beneficenza» più ampia, e più antica: «Sono stati emessi - si legge nelle carte della polizia giudiziaria - numero tre assegni circolari per un importo di euro 500mila cadauno di cui due versati presso la Bsi Sa di Lugano e uno versato presso il Monte dei Paschi di Siena intestato a Mora Dario».

Le date degli assegni? Il 19 e il 29 marzo del 2010. Quindi siamo all´anno scorso, poco dopo quel 14 febbraio che porta Ruby-Karima ad Arcore: Lele Mora riceve un milione e mezzo da Berlusconi. Ma non è l´unica volta che Berlusconi paga Mora. Esiste una «distinta di richiesta emissione assegni presentata da Giuseppe Spinelli», e cioè il ragioniere di Berlusconi, chiamato anche «Spino», «Spin», e «Spinaus» dalle ragazze della Dimora Olgettina. E su questa distinta, scrivono ancora i detective «si nota la dicitura scritta a penna "Ok per fondi", e sono altri 950mila euro, alla fine del gennaio del 2010.

 

Quindi, 2 milioni e 450 mila euro nei primi tre mesi del 2010. In quel momento Ruby non era ancora finita in questura (27 maggio) e nessuno, a parte gli «addetti ai lavori», conosce la verità sulle «notti del drago» a Villa San Martino. Quindi, qual è il senso di questo fiume di denaro? Se si tratta dell´aiuto a un «bisognoso» o di qualcos´altro lo stabilirà il processo.17-03-2011]

 

 

PROFUMO a sei zampe - L’ex numero uno di Unicredit entra nel consiglio di amministrazione dell’Eni. A candidarlo, come consigliere di minoranza, sarà Assogestioni - In molti sostengono che la pausa lo abbia aiutato a riavvicinarsi a Tremonti, azionista di riferimento dell’eni - altri lo vedono già presidente al posto di roberto poli - quello che è certo è che l’invito è partito da scaroni

Giovanna Lantini per "il Fatto Quotidiano"

 

Da banchiere antisistema a uomo di sistema. Dalla Libia alla Libia. L'ex numero uno di Unicredit, Alessandro Profumo, sarà nelle liste dei candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione dell'Eni. A candidarlo, come consigliere di minoranza, sarà Assogestioni, associazione che rappresenta il sistema della banche e delle assicurazioni che operano nel risparmio gestito e nella previdenza, che sta preparando la sua lista per l'Eni. Società in cui, tra l'altro, lavora anche la moglie di Profumo, Sabina Ratti, che del Cane a sei zampe è responsabile della sostenibilità, e i cui consiglieri hanno incassato nel 2009 poco più di 1 milione di euro a testa.

 

"Ho dato la mia disponibilità. Certo, non possono candidarmi senza avermelo chiesto", ha ammesso ieri lo stesso banchiere uscito burrascosamente da Unicredit lo scorso autunno che, con una buonuscita da 40 milioni e i suoi 4 milioni di stipendio, aveva fatto tanto parlare di sé. Da allora di tempo ne è passato. Lontano da Piazza Cordusio, ha avuto il tempo di riflettere su diverse questioni.

Prima fra tutte quella dell'ingresso dei soci libici nel capitale della banca e del modo in cui è stato messo alla porta per "motivazioni di sistema". E poi anche il rapporto con l'editoria, tema che aveva visto il banchiere disfarsi delle azioni Rcs in mano a Unicredit e sostenere l'autonomia "editoriale" proprio sulle colonne del Corriere della Sera. Salvo poi, con l'acquisizione di Capitalia, trovarsi in pancia una quota del gruppo Class, cui fa capo il quotidiano economico finanziario Mf/Milano Finanza.

 

Riflessioni di peso, insomma, per Profumo che, nel frattempo, oltre a investire personalmente nell'editoria, ha anche potuto godere un meritato riposo. Non è un caso, dunque, che ora, alla ricerca di nuove alleanze politiche romane, trovi anche il tempo di prendere parte a convegni universitari sul tema "Dati, bugie, politiche, si può migliorare la qualità dell'informazione economica e politica in Italia?".

 

In molti sostengono però che la pausa lo abbia soprattutto aiutato a riavvicinarsi a Roma e al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, cui i rapporti sono stati a lungo freddi. Ma non abbastanza per conquistare la poltrona di presidente dell'Eni, la massima azienda di Stato che, ironia della sorte, ha pesanti interessi in Libia.

 

Per sua stessa ammissione "essere consigliere indipendenti non significa essere alla guida" dell'Eni. Ma è indubbio che Profumo, meglio di chiunque altro, possa diventare, in questa delicata fase, uomo strategico nelle complesse comunicazioni con i libici.

 

Tema non da poco, dato che il gruppo petrolifero in Libia ha investimenti per miliardi di dollari e, prima della rivolta contro il regime di Gheddafi, l'Italia vi acquistava 500mila barili di petrolio al giorno. Dallo scoppio della crisi, gli impianti di Greenstream, il più grande gasdotto del Mediterraneo che porta il gas dalla Libia alla Sicilia, sono fermi e le importazioni bloccate. Una situazione che ha spinto l'ad dell'Eni, Paolo Scaroni, a criticare le sanzioni contro il Paese nordafricano.

Un bel problema per il governo di Silvio Berlusconi e per lo stesso Ministro dell'economia Giulio Tremonti che potrebbero essersi visti costretti a riaprire i canali con il banchiere genovese. La posta in gioco è alta e sia Tremonti che Profumo lo sanno bene. Al punto che per l'ex numero uno di Unicredit potrebbe aprirsi la strada di ben altri "incarichi di sistema" romani, sempre in ambito bancario.17-03-2011]

 

 

riottamare riotta/1 - Che bello perdersi nel new journalism del direttore dimessionato (pare con due anni di stipendio assicurato) del ’sole 24 ore’ - "si prende un articolo del Washington Post, tradurlo (senza citarlo), tagliare qualche riga e poi firmare il tutto e sbatterlo non solo sul sito, ma anche - dopo - sul quotidiano" - la recensione-gaffe del libro di canfora...

Paolo Bracalini per Lettera43.it

Tonni, saraghi, delfini, persino cetacei. Totani molti. Che bello perdersi nei tweet di Gianni Riotta, direttore del Sole24Ore prematuramente dimissionato (pare con due anni di stipendio assicurato) dopo una telenovela di tira e molla confindustriale che va avanti da mesi.

 

Che bello immergersi nel suo spazio Twitter soprattutto d'estate, quando affiorano specie acquatiche e infiniti azzurri nei messaggini del direttore cinguettante, spesso illeggibili, senza verbi e articoli, perché «poco tempo direttore very busy e inter stasera forza azzurri dopo cena gnam gnam ehm ehm ;-)».

 

CINGUETTII IN RIOTTESE. Il sito IlPost ha fatto una classifica dei dieci migliori tweet del direttore american-palermitano, eleggendo questo come il più mirabile: «Per anni scritto che sognare un'Italia staccata dal mondo avrebbe portato al botto. Ecco il botto e varrà per tutti. Un mondo per tutti».

 

Riottese puro, anche se a essere pignoli mancherebbe un'espressione americana o almeno un link al New york times sulle ultime scoperte etnografiche circa la scomparsa di Toro seduto o sulle reali calorie del Big cheese-burger (non dimentichiamoci che Riotta è «palermitano siciliano italiano europeo del West Side di Manhattan newyorkese e americano interista adoro la mia identità») .

Visti gli ultimi eventi, però, si fa avanti un vincitore alternativo, un tweet in cui Riotta, quand'era stato da poco chiamato a dirigere il primo quotidiano economico italiano, dice (ma con molti smile) di non capire un accidente di economia («libro sera Il nuovo Abc dell'economia di Mariani: ci ho capito perfino io ;-)))»).

Uno stile da principe delle nuvole

 

Ecco già lì, malgrado le faccine quadruple, si poteva sospettare che, nell'abbinata Riotta-Sole24ore, qualcosa non quadrasse. Se poi ci aggiungi il clima generato in redazione (la maggioranza lo detesta, 171 giornalisti su 244 lo hanno sfiduciato il mese scorso), gli esperimenti falliti prima di iniziare (il formato tabloid, abortito perché avrebbe tramortito gli introiti pubblicitari), lo tsunami su abbonamenti e copie prodotto dal ciclone Johnny (50 mila lettori in meno, diminuzione dei ricavi pari a 16 milioni di euro) e una perdita generale di prestigio del primo quotidiano economico nazionale, la frittata è servita.

 

Il suo stile di guida gli è valso, in redazione, lo stesso titolo che lui aveva dato a un suo libro (ovviamente premiato e applaudito dalle solite giurie che premiano sempre i soliti), Il principe delle nuvole.

ATTENZIONE AI POTERI. Le sue nuvole sono le disamine geopolitiche dei columnist americani, la Cina che avanza e l'India pure, il mondo 2.0, il «tu ci sei su Facebook?» e le pippe sulla fine dell'impero americano (Riotta pare affetto da "foglismo" acuto e fuori tempo: Giuliano Ferrara le scriveva 10 anni fa quelle storie), e qualche applauso a Giorgio Napolitano e altri poteri adorati da Riotta perché non si sa mai.

 

I quasi quattro quinti del Sole che non aspettava altro che le dimissioni di Riotta (che esordì al Manifesto prima di scoprire le gioie a stelle e strisce della Columbia University Graduate School of Journalism), contesta - insieme con tutto il resto - le fumoserie intellettuali che hanno fatto perdere smalto al Sole24ore, un appiattimento generale attestato sulla linea «non disturbiamo i piani alti», che è emersa in più occasioni e anche in malomodo.

REFERENDUM FATTO IN CASA. Come quando pubblicò il risultato di un referendum interno al Sole24ore, che però non era un referendum ma l'esito di una rapida riunione di redazione guidata da lui stesso («un colpo di mano», si disse), e che incoronò con sprezzo del pericolo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti come protagonista dell'economia nazionale 2009 e il suo editore, Emma Marcegaglia, al secondo posto tra gli imprenditori italiani.

Ma poi - per non scontentare nessun che conti, vera linea editoriale di Riotta - nella classifica dei più tosti c'erano pure Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia, ma poi anche la Banca d'Italia stessa (sia mai che qualcuno ci rimane male), e poi Paolo Scaroni, Silvio Berlusconi, Carlo De Benedetti.

 

DANNO CERTIFICATO AL SOLE: 50 MILA LETTORI PERSI

Manca qualcuno? Sì, le notizie, spesso latitanti. «Il giornale viene smantellato sotto i nostri occhi», scrisse Nicola Borzi, giornalista del Sole24Ore, nella lettera con cui si dimise dal comitato di redazione per totale divergenza con il direttore, «abbiamo uno straordinario problema di contenuti, che scompaiono (come i fatti) dalle nostre pagine quando sono sgraditi ai poteri forti, per essere sostituiti da opinioni, da interpretazioni, da tutto quanto non pare essere comunque di interesse dei nostri lettori. Non a caso è stato perso per strada, negli ultimi tempi, un sesto della diffusione certificata dall'azienda».

Danno certificato, come si diceva, in 50 mila lettori persi, e abbonamenti scesi a 100 mila unità. Forse la gente non è all'altezza del new journalism riottesco, quel genere che, sempre secondo Borzi, «consiste nel prendere un articolo del Washington Post, tradurlo (senza citarlo), tagliare qualche riga dove si parla delle sanzioni subìte da un generale per le opinioni espresse in modo troppo rude, prendere queste opinioni (da Wikiquote, senza citare la fonte) e poi firmare il tutto e sbatterlo non solo sul sito, ma anche - dopo - sul quotidiano. Un lavoro che a casa mia, in altri tempi, si sarebbe potuto definire "farsi inviato con le piume altrui" ».

 

 TREMONTI GIOVANNI MALAGO - copyright Pizzi

CULTURA UN PÓ SNOB. Accuse forse eccessive che però non fanno onore a un professionista che ha introdotto una novità di portata storica nel giornalismo italiano: la camicia bianca senza la giacca.
La cifra di Riotta, mescolanza di snobismo culturale condito di provincialissime citazioni di autori americani, ossequio al potere (memorabili le sue recensioni allo scrittore Walter Veltroni) e approssimazione (recentemente ha scambiato la Somalia con la Libia), è tutta in una gaffe esilarante di cui fu protagonista conducendo la rubrica di libri al Tg1 (messo lì come direttore dal centrosinistra) da lui inventata.

Passano le recensioni rapidissime di una serie di volumi, arriva il turno dell'ultimo libro di Luciano Canfora, introdotto ossequiosamente da Riotta come «bravissimo e coltissimo». Riotta però sconsiglia agli ascoltatori di leggere La storia falsa, perché mirerebbe a «rivalutare le dittature del Novecento».

PIERFERDINANDO CASINI GIANNI RIOTTA - copyright Pizzi

Peccato che Riotta sbagli libro, come Canfora rivelerà - molto divertito - qualche giorno dopo: «Si tratta con tutta probabilità di un altro libro, uscito la settimana scorsa da Laterza, intitolato La natura del potere. L'altra domenica ne scrisse molto autorevolmente e del tutto soggettivamente Sergio Romano. Il titolo della recensione era Il fascino del buon tiranno, donde il disastro».

Cioè non solo Riotta sbagliava libro, ma non aveva neppure letto la recensione del libro sbagliato, soltanto il titolo, da cui lo sfondone. «Peccato, concludeva Canfora su Riotta: «Quando ha fretta, la gatta fa i gattini ciechi, e tutti ci restano male, gattini inclusi».

 

Ora Riotta deve fare i conti con vere gatte da pelare, altro che gattini. Però il principe delle nuvole, anche detto «sempre in piedi», riesce sempre a cadere bene, probabilmente a New York, in esilio dorato, in attesa di riprendere quota. Non finirà, c'è da giurarci, insieme con i tonni e i totani che popolano i suoi tweet 17-03-2011]

 

 

1- GONG! SUL RING DI GENERALI SALE GEROVITAL GERONZI E SCATENA LA CONTROFFENSIVA - 2- DOPO L’INTERVISTA DEL GERONZINO BEN AMMAR AL "CORRIERE", CHE INVITAVA AD OCCUPARSI DELLA GESTIONE DELL’AD PERISSINOTTO ANZICHÉ DELLA PARTECIPAZIONE RCS, CARA A DELLA VALLE, PARTE L’AFFONDO DI BOLLORÈ, ALTRO ALLEATO DI GERONZI - 3- IL FINANZIERE FRANCESE, ANCORA SCOTTATO DAL NO DELLA CONSOD ALL’AFFAIRE LIGRESTI, ATTACCA L´ACQUISIZIONE DA 300 MILIONI DI DOLLARI DELL´1% DELLA BANCA RUSSA VTB E CHIEDE PIÙ TRASPARENZA NELLA PARTNERSHIP IN PPF CON L’AZIONISTA CECO E ANTI-GEROVITAL DI GENERALI PETR KELLNER, IN FLAGRANTE CONFLITTO DI INTERESSI - 4- AVVISO AI NAVIGATI: CHI METTERÀ LE MANINE SULL’IMPERO IN DECOMPOSIZIONE DI LIGRESTI INTASCHERÀ TRE PARTECIPAZIONI "SENSIBILISSIME" (5,4% RCS, 4% MEDIOBANCA, L’1% GENERALI) E AVRÀ QUINDI LA POSSIBILITÀ DI CAMBIARE I CONNOTATI AI POTERI MARCI - 5- LA RESA DEI CONTI S’AVVICINA E LA BORSA ANNUSA SANGUE: RCS +4,45% -

Andrea Greco per La Repubblica

L´affondo di Vincent Bolloré sulla gestione Generali. Nel giorno del cda sui conti 2010 il vice presidente francese, piccolo socio in proprio ma tra i maggiori attraverso Mediobanca, ha buttato la maschera di algido finanziere.

 

E ha espresso critiche aperte alla gestione dei dossier strategici: la joint venture Ppf, l´acquisizione dell´1% della banca russa Vtb, le scelte di governance nella partecipata Telecom. Ne è conseguita l´astensione di Bolloré sul bilancio, e la diffusa irritazione degli altri consiglieri che lo hanno approvato, anche perché presenta un utile netto in aumento del 30%, idem la cedola (0,45 euro), grazie a un´annata in cui i risultati del Vita (+23%) hanno tenuto in piedi la baracca.

 

«Nonostante il perdurare del difficile contesto - ha detto l´ad Giovanni Perissinotto - Generali cresce in maniera robusta con un risultato Vita che è il migliore mai raggiunto». Il capoazienda ha detto agli analisti, che oggi vedrà a Londra, che «la priorità è far salire il titolo che tratta a multipli molto "cheap", poi guardare a eventuali acquisizioni. Ora siamo principalmente focalizzati sull´efficienza e la crescita interna». L´azione ieri ha perso il 3% a 14,54 euro, ma i conti sono usciti a Borsa chiusa.

 

Le critiche di Bollorè hanno riguardato l´opportunità di promuovere Luca Luciani a dg della nuova Telecom, un attimo prima della sua iscrizione come indagato a Milano nell´inchiesta sulle sim card false. Poi l´investimento da 300 milioni di dollari per Vtb, infine la richiesta di più trasparenza nella partnership in Ppf con Petr Kellner, l´oligarca ceco che si dice avrebbe accordi non pubblici e assai favorevoli per rivendere il suo 50% ai triestini.

Il cda ha risposto inserendo nella nota dei conti che «si conferma l´elevata strategicità dell´attività dei paesi dell´Est Europa, la cui incidenza sul risultato operativo di gruppo è cresciuta in tre anni dall´1,8% al 9,3%».

 

Quanto a Vtb, un investimento entro le deleghe di spesa del management - che difatti non ne informò il cda - Perissinotto ha detto: «È una banca con ottimi manager e ragguardevoli risultati. Crediamo ci possa dare una buona soddisfazione futura».

 

Le schermaglie hanno spostato l´attenzione del cda dai conti al "sistema", anche perché rischiano di destabilizzare l´asse di controllo che passa per Mediobanca, primo socio con il 14% e di cui il finanziere bretone presto avrà il 6%. La maggior parte dei presenti all´ennesimo consiglio-fiume romano (7 ore) ha trovato le ragioni di Bolloré pretestuose, e le ha lette nel segno di un cambio di stagione nei salotti buoni, partito dal doppio schiaffo della Consob ai pretendenti francesi (Groupama e lo stesso Bolloré) al gruppo Premafin-Fonsai.

 

L´assicurazione dei Ligresti, e prima rivale di Generali, è infatti socia di Mediobanca con il 5%. E inizia a farsi evidente che chi salverà i Ligresti - i francesi paiono fuori gioco dopo il verdetto Consob, Unicredit sta per presentare un suo piano - sposterà a suo favore gli equilibri in Piazzetta Cuccia (anche Unicredit né è grande socio, con il 9%).

In questo clima che più d´un consigliere definisce «grottesco, kafkiano», si avvicina l´assemblea Generali del 30 aprile, che voterà il bilancio ma non coopterà il consigliere uscente Leonardo Del Vecchio. Il suo posto nell´esecutivo è stato assegnato ad Angelo Miglietta, numero uno di Fondazione Caritorino. 17-03-2011]

 

 

 

L’Onu dà il via libera all’attacco a Gheddafi - Sarà guerra nel Mediterraneo - Gheddafi marcia su Bengasi - Gli Usa: il Giappone mente, è una catastrofe. Dietrofront di Romani: fermiamoci sull’atomo - Acqua sul reattore ma Tokyo teme il blackout - Generali, si apre il caso Bolloré - Lactalis all’11,4 per cento di Parmalat diventa il primo azionista - Il tricolore disunisce il Carroccio...

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "L'Onu dà il via libera all'attacco a Gheddafi". Editoriale di Franco Venturini: "L'errore del raìs". Al centro: "Napolitano: Viva l'Italia unita", con il commento di Gian Antonio Stella: "Un patriottismo mite", e "Il governo frena sull'energia nucleare". In taglio basso: "Generali, si apre il caso Bolloré".

LA REPUBBLICA - In apertura: "L'Onu: sì ai raid sulla Libia". A sinistra: "Napolitano: l'Italia è una. Bossi lo applaude. Fischi a Berlusconi". Editoriale di Ezio Mauro: "La festa di un popolo". Al centro foto-notizia: "Gli Usa: il Giappone mente, è una catastrofe. Dietrofront di Romani: fermiamoci sull'atomo". In taglio basso: "Le confessioni delle ragazze di Arcore".

 

LA STAMPA - In apertura: "Gheddafi marcia su Bengasi. Il mondo pronto a fermarlo" e in taglio alto: "Una festa di popolo. Napolitano: uniti reggeremo le prove", "Il tricolore disunisce il Carroccio" e "La sapienza di Cavour". Di spalla: "Ora il Giappone tenta con le bombe d'acqua. Nucleare, l'Italia frena". Editoriale di Marcello Sorgi: "Decisione saggia ma di bottega". A fondo pagina: "Sordi e Muti".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "L'Onu vota sui raid in Libia" e a sinistra: "Napolitano: il Paese vince con l'unità e la Costituzione". In taglio alto: "In arrivo 300 milioni per i trasporti locali. Rischio aumenti Irpef sui redditi più bassi". Editoriale di Stefano Folli: "Un nuovo patriottismo per ridare l'Italia agli italiani". Al centro la foto-notizia: "Acqua sul reattore ma Tokyo teme il blackout". In taglio basso: "Lactalis all'11,4 per cento di Parmalat diventa il primo azionista" e "La Ue introduce stress test più rigidi per le banche: nel conto i ‘trading book' ".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: "Italia in festa. Napolitano: uniti si vince". Editoriale: "Il diritto e il dovere per il Paese di crederci". Al centro foto-notizia: "Dal Gianicolo a Lampedusa il grande giorno del tricolore" e "L'Onu: sì all'intervento aereo in Libia. Gheddafi assedia e bombarda Bengasi". In un box: "Nucleare, gli Usa criticano Tokyo". In taglio basso: "Lazio esondazioni e frane" e "Licei, il test Invalsi farà media in pagella. Il partito dei ‘no-quiz' studia il boicottaggio".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Frenata nucleare", con editoriale di Nicola Porro. Al centro la foto-notizia: "Se la patria unisce il rosso e il nero". Di spalla: "La Francia: ‘Bombardiamo subito la Libia' ". A fondo pagina: "Così le quote arcobaleno cancellano il merito".

LIBERO - In apertura: "I bamba del nucleare". Editoriale di Maurizio Belpietro: "Professionisti dell'opinione intercambiabile". A fondo pagina: "Il mondo dichiara guerra a Gheddafi".

 

IL TEMPO - In apertura: "Bombardare la Libia. Ora si può".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Così Napolitano celebra l'Italia unita superando le cieche partigianerie". In apertura a destra: "Ora che Obama reagisce si capisce com'è inattivo il mondo senza America". Al centro "La tragedia invisibile è già avvenuta?".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "L'Italia s'è desta". In taglio alto: " ‘Sarà guerra nel Mediterraneo' ".18-03-2011]

 

 

1- PREPARATE ELMETTO E SECCHIELLO, SARà UN’ESTATE CALDA NEL MARE NOSTRUM - 2- LA FRANCIA DEL PETROLIO DICHIARA GUERRA ALLA LIBIA E GHEDDAFI BOMBARDA MISURATA - 3- COME IN KOSOVO, LA SOLITA IPOCRISIA: "L’INTERVENTO MILITARE NON SARÀ UN’OCCUPAZIONE DEL TERRITORIO LIBICO, MA UN DISPOSITIVO DI NATURA MILITARE PER PROTEGGERE LA POPOLAZIONE LIBICA E AIUTARLA A REALIZZARE LA SUA ASPIRAZIONE DI LIBERTÀ" - 4- STATI UNITI, CANADA, NORVEGIA E GRAN BRETAGNA HANNO SUBITO FATTO SAPERE CHE UN ATTACCO AEREO CONTRO LE FORZE FEDELI A GHEDDAFI È POSSIBILE "NELL’ARCO DI ORE" - 5- NON PARTECIPERANNO ALL’INTERVENTO MILITARE, INVECE, I SOLDATI TEDESCHI. SULLA NO FLY ZONE LA MERKEL SI È ASTENUTA: COMPORTA "RISCHI E PERICOLI CONSIDEREVOLI" - 6- FRATTINI: "DAREMO LE BASI MA NON I NOSTRI AEREI" - HILLARY CLINTON è D’ACCORDO - 7- IN UNA LETTERA INVIATA A NEW YORK DAL MINISTRO DEGLI ESTERI LIBICO SI DICE: "ABBIAMO GIÀ ATTUATO IL CESSATO IL FUOCO E DECISO UN’AMNISTIA GENERALE, PERSEGUIREMO SOLO I TERRORISTI". LA PROVA DI QUANTO GHEDDAFI TEME LA NO FLY ZONE -

1- LA FRANCIA DEL PETROLIO DICHIARA GUERRA ALLA LIBIA E GHEDDAFI BOMBARDA MISURATA
la Stampa.it

 

Gheddafi lancia la sfida all'Onu. Le forze fedeli al leader libico hanno bombardato oggi la città di Misurata, controllata dai ribelli, dopo una notte di scontri d'arma da fuoco: lo ha detto un portavoce dei ribelli. "Decine di bombe di qualsiasi tipo sono state sganciate sulla città da ieri sera", ha indicato questo portavoce sotto copertura di anonimato. "Ci sono sempre scambi di colpi d'arma da fuoco intensi in città", ha aggiunto, affermando di ignorare il numero di vittime per il momento.

 

L'Alleanza, però, è già pronta a intervenire. Le operazioni militari sulla Libia per fermare le forze di Muammar Gheddafi avverranno «in tempi rapidi». E' «questione di ore», e la Francia vi parteciperà. Lo ha detto il portavoce del governo francese, Francois Baroin. La stessa fonte ha sottolineato che «l'intervento militare non sarà un'occupazione del territorio libico, ma un dispositivo di natura militare per proteggere la popolazione libica e aiutarla a realizzare la sua aspirazione di libertà».

E mentre anche la Norvegia annucia stamane la partecipazione alle operazioni militari al fianco di Stati uniti, Canada e Gran Bretagna, sui tempi dell'intervento non c'è chiarezza. La Royal Air Force britannica si è detta pronta a mobilitarsi per fare rispettare la no-fly zone sulla Libia, ma fonti di Downing Stret, secondo la Bbc, si sono mostrate caute sull'ipotesi che gli aerei britannici possano raggiungere lo spazio aereo libico «nel giro di ore» e non si sono volute sbilanciare su un calendario preciso dell'azione militare. Il premier, David Cameron, presiederà a breve una riunione del governo e farà una dichiarazione sulla questione dinanzi alla Camera dei Comuni.

 

Seif al-Islam, figlio del leader libico, commenta dal canto suo le notizie sulla «no fly zone» con un «La Libia non ha paura».«La Libia non ha paura» ha detto Seif al-Islam, figlio del leader libico. Ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973 che autorizza la no fly zone sulla Libia e il ricorso a «tutte le misure necessarie» per proteggere la popolazione civile dalla minaccia rappresentata dalle forze leali al colonnello Muammar Gheddafi, fatta eccezione per un intervento terrestre. La misura è stata varata con dieci voti favorevoli, zero contrari e cinque astenuti, tra cui Cina e Russia, che non hanno esercitato il proprio diritto di veto, e Germania.

 

Funzionari americani ed europei hanno subito fatto sapere che un attacco aereo contro le forze fedeli a Gheddafi è possibile «nell'arco di ore». E nella notte il presidente degli Stati uniti Barack Obama ha chiamato il capo di stato francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro britannico David Cameron per coordinare una strategia: «La Libia deve conformarsi immediatamente alla risoluzione e le violenze contro la popolazione civile devono finire», hanno concordato i tre leader.

 

Alla notizia dell'approvazione della no fly zone, scene di giubilo hanno avuto luogo a Bengasi, dove i ribelli potrebbero essere presto attaccati dalle truppe di Gheddafi. Anche se ieri sera, secondo quanto riferisce la Cnn, le autorità di Tripoli avrebbero cambiato strategia: «Ho appena ricevuto una chiamata da uno dei figli di Gheddafi, Seif - ha spiegato un corrispondente della Cnn a Tripoli, Nic Robertson. - Ha detto che stavano cambiando tattica su Bengasi, che l'esercito non sarebbe entrato in città. Prenderà posizione attorno al bastione dei ribelli». La ragione di questo cambiamento di tattica «è che si aspettano un esodo umanitario. La gente avrà timore di ciò che potrà accadere e Seif Al-Islam ha detto che l'esercito andrà lì per aiutarli a uscire dalla città».

 

Tripoli, che si è detta pronta a un cessate il fuoco, ha fatto sapere che «la risoluzione traduce un atteggiamento aggressivo della Comunità internazionale, minaccia l'unità della Libia e la sua stabilità».

Intanto, l'Unione europea ha salutato con soddisfazione l'approvazione della risoluzione 1973 e si è detta pronta a metterla in pratica, nei limiti delle sue competenze. La Nato, da parte sua, esaminerà oggi il testo della risoluzione per decidere la sua strategia. Qualsiasi decisione della Nato si baserà sulle tre condizioni che ha ricordato giovedì scorso il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, cioè la necessità dimostrata di un intervento, l'esistenza di un mandato giuridicamente chiaro e il sostegno delle organizzazioni regionali interessate, ha sottolineato una fonte diplomatica.

 

Il Canada, da parte sua, ha già fatto sapere di essere pronto a inviare sei cacciabombardieri CF-18 per partecipare alle operazioni militari per la messa in pratica della no fly zone, al fianco di Stati uniti, Francia e Gran Bretagna. Per il dispiegamento dei velivoli serviranno circa 24 ore.

 

Non parteciperanno all'intervento militare, invece, i soldati tedeschi. Sulla no fly zone Berlino si è astenuta: comporta «rischi e pericoli considerevoli», ha spiegato il ministro degli Esteri Guido Westerwelle. «La nostra posizione nei confronti del regime libico resta però la stessa: il dittatore deve fermare immediatamente tutte le violenze contro il suo popolo, deve lasciare il potere e subire le conseguenze dei suoi crimini», ha commentato il capo della diplomazia di Berlino.

2- FRATTINI: "DAREMO LE BASI MA NON I NOSTRI AEREI" - LA CLINTON RICONOSCE LA "POSIZIONE PARTICOLARE" DI ROMA
Antonella Rampino per la Stampa

 


La risoluzione varata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu nella notte permette bombardamenti mirati a difesa di Bengasi e dell'Est della Libia liberata dagli insorti. Anche se non è dato sapere quando verranno attuati, Rasmussen ha fatto sapere già ieri pomeriggio che «la Nato è pronta», e che se ne parlerà oggi alla riunione del Consiglio Atlantico. E l'Italia, in considerazione anche della sua posizione particolarmente esposta nel Mediterraneo, per la presenza sul campo di operatori umanitari, nonché per la speciale conoscenza di tutti gli attori che operano sul terreno della crisi libica, è stata costantemente informata delle decisioni - che al momento in cui scriviamo sono ancora a geometria variabile - prese all'Onu a New York e, soprattutto, al Dipartimento di Stato a Washington e al quartier generale del Patto Atlantico a Bruxelles.

 

Di più: all'Italia è stato chiesto quali misure avrebbe voluto veder inserite nella risoluzione Onu. Alla telefonata di Hillary Clinton, che era al Cairo, ha risposto un Franco Frattini appena uscito dal vertice di Palazzo Chigi sulla Libia mercoledì sera. Il ministro ha ricordato che «l'obiettivo deve essere il cessate il fuoco», e che l'Italia consiglia «il blocco navale, per motivi di sicurezza e per il rischio immigrazione», oltre che per poter fermare le navi operando in modo che l'embargo venga rispettato.

 

E la no fly zone, da istituire comunque sotto egida Onu, «va portata avanti in un quadro di legittimazione regionale». Quest'ultimo punto si è tradotto nella missione che l'Unione Africana disporrà in Libia già domenica prossima al fine di un ultimo tentativo per convincere Gheddafi a mollare, e che dovrebbe essere condotta dai presidenti del Sud Africa, dell'Uganda e del Mali, e al quale potrebbe aggiungersi anche la Nigeria.

 

Hillary Clinton ha risposto, sul punto della legittimazione regionale, di aver contattato dal Cairo Paesi della Lega araba «disponibili all'implementazione della no fly zone». Tradotto: a partecipare ai bombardamenti mirati al fine di neutralizzare l'aviazione del Colonnello. Questi Paesi sembra siano del Golfo, a cominciare dal Qatar, mentre l'Egitto ha fatto ufficialmente sapere che non parteciperà all'operazione.

 

Centrale nella determinazione americana, spiegano fonti diplomatiche, è stato proprio il consenso della Lega Araba, e anche la disponibilità dell'Italia ad accogliere positivamente la richiesta interventista, di bombardamenti mirati e no fly zone in Libia, di Francia ed Inghilterra. Al recente G8 di Parigi l'Italia l'aveva detto, niente in contrario di fronte a tutto quello che occorrerà mettere in campo per ottenere il cessate il fuoco. E in quella sede era stato anche offerto un «monitoraggio» delle posizioni delle tribù. Per quanto possibile, visto che sono 140 in tutto, 30 solo le più grandi.

 

All'implementazione della no fly zone non è previsto partecipi attivamente l'Italia. Non perché Gheddafi ci abbia minacciato, assieme alla Francia, di ritorsione, né perché l'adesione alla Nato sia «non belligerante», dato che come ricorda spesso il presidente della Repubblica (anche ieri nel discorso per il centocinquantenario dell'Unità), l'Italia dà all'Alleanza «partecipazione attiva».

 

No, è che «è impossibile, dato il nostro passato coloniale proprio in Libia» ha ripetuto, trovando condivisione, il ministro degli Esteri a tutti gli interlocutori internazionali. L'Italia darà, ovviamente, le basi. Continuando a tenere, per quanto possibile e finché l'offensiva sarà ancora diplomatico-militare, il fronte degli aiuti umanitari in Cirenaica.

 

Il vertice che mercoledì sera si è tenuto a Palazzo Chigi ne ha disposti di nuovi, potrebbe essere prossimo l'invio di altre 65 tonnellate di beni di prima necessità a Bengasi. «Per avere rapporti con la Libia, non dev'essere più guidata da Gheddafi», diceva ieri pomeriggio Frattini ricordando la necessità di un cessate il fuoco. Ma a dare una svolta al tavolo delle trattative all'Onu è stata l'ennesima risposta negativa dei libici proprio a quella richiesta.

 

In una lettera inviata a New York dal ministro degli Esteri libico si dice: «Abbiamo già attuato il cessato il fuoco e deciso un'amnistia generale, perseguiremo solo i terroristi». La prova di quanto Gheddafi teme la no fly zone.18-03-2011]

 

 

RIOTTA TRAVAGLIATO/2 - "Non sappiamo per il "Sole", ma per il "Fatto" la dipartita di Gianni Riotta è un brutto colpo. Con questo giornalista palermitano, il nostro giornale perde uno dei suoi più validi collaboratori. Non si contano infatti le notizie che molti cronisti e inviati del Sole, nei due anni della sua direzione, ci hanno passato a titolo gratuito dopo aver tentato invano di pubblicarle sul loro giornale"- GRAN FINALE DI TRAVAGLIO CONTRO SAVIANO

Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

 

Non sappiamo per il Sole 24 Ore, ma per il Fatto Quotidiano la dipartita di Gianni Riotta è un brutto colpo. Con questo giornalista palermitano, da molti scambiato per americano per via della camicia bianca e della cravatta blu, il nostro giornale perde uno dei suoi più validi collaboratori. Non si contano infatti le notizie che molti cronisti e inviati del Sole, nei due anni della sua direzione, ci hanno passato a titolo gratuito dopo aver tentato invano di pubblicarle sul loro giornale.

Giorni fa il vecchio banchiere siciliano Giovanni Scilabra ha raccontato di aver dato a un inviato del Sole uno scoop su Dell'Utri, Berlusconi e Ciancimino, ma poi l'intervista non uscì perché Johnny Raiotta aveva deciso che "non è il momento": così la regalò a noi.

 

Piuttosto allergico alle notizie vere ("non è il momento"), il partigiano Johnny adora quelle taroccate. Come quando, direttore del Tg1, fece un'intervista muta a B. che negò di aver mai fatto l'editto bulgaro: "Ho tentato - mentì il premier - fino all'ultimo di trattenere Biagi alla Rai", e il direttore balbettò "lasciamo stare, l'amico Enzo non c'è più...".

 

O quando nascose i rimbrotti della Regina d'Inghilterra a B. che, in pieno G8, s'era messo a strillare "Mister Obamaaaaa!". O quando si accommiatò dal Tg1 con un autoelogio mortuario affidato alle sapienti labbra di Susanna Petruni: "Ascolti record registrati in tutte le edizioni della giornata del terremoto in Abruzzo". Più gente moriva, più lo share s'impennava: un trionfo. O quando esordì sull'house organ di Confindustria annunciando trionfante che un referendum tra le "grandi firme" del Sole aveva eletto Giulio Tremonti "Uomo dell'anno 2009".

 

Seconda classificata: la Marcegaglia, casualmente l'editore del giornale. Bastò una rapida ricognizione tra le grandi firme del Sole per scoprire che nessuna di esse era stata consultata, né dunque si era mai sognata di issare il ministro sul podio. Aveva fatto tutto Johnny: si era riunito con se stesso e, dopo lunghe consultazioni allo specchio, aveva votato l'uomo forte del governo B. A scrutinio segreto, si capisce, trattandosi di un caso di coscienza. Il bilancio di due anni di cura Riotta al Sole è riguardevole: 50 mila copie perse per strada in edicola, crollo degli abbonati, 92 milioni persi dal gruppo.

 

Una catastrofe epocale di quelle dimensioni, nella demeritocrazia italiana, va premiata. E lo sarà presto con un nuovo incarico di alto prestigio per il suo artefice: se Ferrara, direttore di un giornale che non legge nessuno, ha avuto un programma quotidiano tutto per sé su Rai1, dal quale naturalmente milioni di persone fuggono a gambe levate in un esodo biblico che fa impallidire la Libia, anche Raiotta avrà presto quel che merita. Già si parla di un bel posto al Pompiere della Sera, o di nuovo in Rai.

 

Per qualche ora abbiamo temuto che venisse rimpiazzato da uno che ama le notizie. Poi per fortuna è arrivato Roberto Napoletano, che è un po' il Riotta di Caltagirone. È l'ex direttore del Messaggero che, nel 2006, la notte in cui non si capiva se le elezioni le avesse vinte Prodi o Berlusconi, fu immortalato da un fuorionda di Striscia mentre ordinava ai capiredattori di inventarsi un titolo purchessia per mettere in prima pagina Piercasinando, genero del padrone. Insomma, l'erede naturale.

 

Ps. Giunge in redazione un comunicato chiaramente apocrifo attribuito a Roberto Saviano: "Mi dispiace molto che Gianni Riotta abbia deciso di lasciare il Sole 24 Ore perché la sua direzione ha realizzato un giornale libero, con al centro la battaglia antimafia... Il fango insinua che con la direzione Riotta il Sole perdeva copie, la verità è un'altra e basta vedere i dati reali, in Italia fare il giornalista è un mestiere pericoloso se si vuole essere liberi e senza condizionamenti. La libertà dei giornalisti è sgradita al potere politico".

 

Essendo impossibile che Saviano abbia anche solo pensato queste cose, attendiamo trepidanti una smentita.18-03-2011]

 

 

VELINE E VELENI - Sembra, pare, dicono che l’odio dELL’ANTI VELINISTA Gad Lerner per Antonio Ricci nasca tempo fa (2006), quando L’INFEDELE DE LA7 con una delle sue buone uscite multimilionarie acquista un rustico in Piemonte. infestato dalle zanzare. MA anziché chiamare un’azienda per disinfestare, chiamA striscia. e ricci lo sbertucciA su "gente": "Provi a mettersi due pipistrelli vivi sotto le ascelle..."

 

DAGOREPORT
Tutto nasce dalle zanzare. Sembra, pare, dicono che l'odio di Gad Lerner per Antonio Ricci nasca tempo fa quando Lerner con una delle sue buone uscite multimilionarie acquista un rustico in Piemonte. Il Lerner chiamò Striscia la notizia per denunciare una massiccia invasione di zanzare nel Monferrato nel tentativo di mettere sotto scacco la Bresso (Mercedes).

Striscia mandò una telecamera ma quando ricevette il filmato pare che Ricci lo reputò non adatto al tipo di inchieste svolte solitamente dal tg satirico. Inoltre, Ricci si sarebbe macchiato di lesa maestà, parlando così di zanzare e Lerner in estate sulle pagine del rotocalco familiare "Gente":

 

"Antonio Ricci ama le zanzare. O almeno, non le odia, le difende. Da Gad Lerner. Tra lui e le zanzare sceglie le zanzare". Che cosa c'entra Gad Lerner? "C'entra, c'entra. Lerner, per fare l'agrifigo, si è comprato una magione in Piemonte, nell'Alessandrino, e adesso si lamenta perché il suo giardino è infestato dai fastidiosi insetti. Vi sembra che abbia senso?

 

E' come se io comprassi una casa a Venezia e iniziassi a lamentarmi dell'umidità. Oppure di quelle strane barche chiamate gondole che girano per i canali. È come se andassi in gita nel deserto e poi volessi far togliere la sabbia, perche mi dà fastidio nelle scarpe. Insomma, l'imperialista Lerner pretende che la Regione, chiaramente a spese di tutti i contribuenti, stermini chimicamente le zanzare in una zona dove da sempre le zanzare le fabbricano.

 

Per farsi alla sera un barbecue in pace vorrebbe sganciare l'atomica. Ormai è lo zimbello delle zanzare, lui mette fuori lo zampirone e loro glielo usano come toboga. Oltretutto la sua è una guerra fratricida, una faida". Guerra fratricida? "Certo. Guardatelo: è lui stesso una zanzara. Avete presente quelle zanzare della pubblicità del Raid le ammazza stecchite? Lui è uguale. Guardatelo bene, è uno zanzarone. Per vederlo arrivano in gita nugoli di zanzare anche dal Vercellese, per loro è un'attrazione, una specie di Ciclope".

 

Quindi dalle zanzare non ci si deve difendere? "Certo, ma ad armi pari. Ho rinunciato addirittura alla ciabatta e all'asciugamano bagnato. Ormai io le combatto a morsi. Anche a Gad Lerner suggerisco una soluzione più bio-naturale. Provi a mettersi due pipistrelli vivi sotto le ascelle...". 18-03-2011]

 

 

SOSTEGNO ALLO YEN DAL G7, LE BORSE SALGONO (PARMALAT IN VOLO CON LACTALIS) - IN GERMANIA CRESCONO I PREZZI, IN GB CROLLA LA FIDUCIA, IN ITALIA è DEFICIT RECORD PER L’IMPORT-EXPORT - L’ORGOGLIO “SICULO” DEL BRETONE BOLLORè - BLANKFEIN LASCIA GOLDMAN - FONSAI CORRE E LIGRESTI NON VENDE IL PORTO DI LOANO - BANCHE: STRESS TEST PIU’ SEVERI, AUTORITA’ UE NON PUBBLICA LISTA ISTITUTI - IL MAXI CAVO DI CATTANEO - CON LA “DIET” GIUSTA COCA BATTE PEPSI…

1. BORSA: EUROPA SALE CON SOSTEGNO G7 A YEN, BENE COMMODITIES...
(ANSA) - Borse europee in rialzo dopo che il G7 ha deciso un intervento coordinato sui mercati valutari per vendere yen e scongiurare il rischio che il Giappone, alle prese con i danni del terremoto e l'emergenza nucleare, scivoli nella recessione. I principali listini del Vecchio Continente segnano rialzi vicini al punto percentuale e anche a New York i future sono in rialzo.

Salgono i titoli delle materie prime e i petroliferi, in scia alla corsa delle commodities e del petrolio dopo che l'Onu ha deciso di applicare una 'no fly zone' alla Libia. Bp e Statoil crescono dell'1,40%, il minerario Bhp Billiton dell'1,2%. Bene Parmalat (+3,76%) dopo che la francese Lactalis ha acquistato l'11,4% del gruppo di Collecchio, vola la società svizzera di pubblicità, Publigroup (+9,3%) dopo il ritorno all'utile nel 2010.

Di seguito gli indici dei titoli guida delle principali borse del Vecchio Continente: - Londra +0,73% - Parigi +0,97% - Francoforte +0,87% - Madrid +0,66% - Milano +0,43% - Amsterdam +0,99% - Stoccolma +1,12% - Zurigo +1,11%

 

2. BORSA: ASIA SALE CON SOSTEGNO G7 A YEN, CORRONO PETROLIFERI...
(ANSA) - La promessa del G7 di un intervento coordinato sui mercati valutari a sostegno dello yen concede una tregua alla borsa di Tokyo e agli altri mercati asiatici. I listini si avviano così a chiudere la seduta in rialzo, trainati proprio dalla borsa nipponica (+2,7%) e dalla corsa dei titoli petroliferi. In luce, assieme a Tokyo, i listini di Taiwan, Seul e Sidney, in rialzo di oltre un punto percentuale.

Il ministro delle finanze giapponese ha detto che la Fed, la Bce e la Banca centrale d'Inghilterra, insieme alle autorità canadesi e di Tokyo, parteciperanno alla vendita di yen contro dollari all'apertura dei mercati per frenare la corsa della valuta nipponica, oggi in calo sul biglietto verde dopo il massimo dalla fine della seconda guerra mondiale toccato ieri.

"La veloce reazione ai rialzi dello yen e l'intervento coordinato che mostra sostegno al Giappone offre un supporto di breve termine ai mercati", ha affermato un gestore di Mizuho Asset Management alla Bloomberg anche se "i reali danni economici provocati dal terremoto, dalle radiazioni nucleari e dai tagli di energia non sono ancora chiari e i movimenti dello yen sono ancora difficili da stabilizzare".

Corsa del petrolio dopo che le Nazioni Unite hanno autorizzato una 'no fly zone' sulla Libia e il ricorso a raid aerei contro Gheddafi. I future sul greggio salgono del 2,2% a New York e la corsa dell'oro nero spinge i titoli del settore come Petrochina (+2,3%) e Woodside Petroleum (+3,6%).

 

Di seguito gli indici dei titoli guida delle principali borse dell'area dell'Asia-Pacifico: - Tokyo +2,72% - Hong Kong +0,55% (in corso) - Shanghai +0,33% - Taiwan +1,35% - Seul +1,13% - Sydney +1,56% - Mumbai -1,15% (in corso) - Singapore +0,33% (in corso) - Bangkok +0,69% - Giakarta +0,39% (in corso)

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 18 MARZO...
Radiocor - Torino: visita del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione delle celebrazioni del 150mo Anniversario dell'Unita' d'Italia.

- Cernobbio (Co): forum 'I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000'. Organizzato da Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti. Partecipano, tra gli altri, Giulio Tremonti, ministro Economia; Raffaele Bonanni; Susanna Camusso; Roberto Maroni; Giuseppe Mussari; Maurizio Sacconi. Alle ore 11,00 conferenza stampa del presidente Confcommercio, Carlo Sangalli.

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: si' dell'Onu ai raid (dai giornali).

PARMALAT: Lactalis all'11,4% (dai giornali). I francesi puntano a diventare socio industriale e presentano una lista, c'e' Tato' (Il Messaggero, pag. 24). 'Granarolo e' distante dai francesi', parla il presidente Gianpiero Calzolari (Il Sole 24 Ore, pag. 41). Francesca Tanzi, 'che errore dare retta a mio padre' (La Repubblica, pag. 25).

 

ENI: i dubbi di Mosca sul gasdotto South Stream, l'ostacolo turco (Il Sole 24 Ore, pag. 14). 'Petrolio, noi onoreremo i contratti', intervista a Shukri Ghanem, ministro del Petrolio e presidente della Noc (Il Messaggero, pag. 12).

LIGRESTI: pressing di UniCredit per le garanzie al piano Premafin-Fonsai. Vorrebbe un secondo a.d. (Il Messaggero, pag. 23).

GENERALI: si incrina l'asse tra Geronzi e i francesi. E ora di apre il 'caso Bollore'' in Mediobanca (Corriere, pag. 37).

RCS: Palenzona vuole che Mediobanca venda la sua quota. Ma chi compra? (Il Fatto quotidiano, pag. 13).

FIAT: la Borsa crede a Industrial-Daimler (dai giornali). Pomigliano va in rete (Il Sole 24 Ore, pag. 23). Addio a Ghidella padre della Uno (dai giornali).

NUCLEARE: Romani ora frena (dai giornali). 'Lombardia autosufficiente, ma non ci tiriamo indietro', intervista al Presidente della Regione, Roberto Formigoni (La Repubblica, pag. 17). 'Atomo troppo caro, meglio puntare su rinnovabili e gas', intervista all'economista Paolo Leon (Qn, pag. 11).

GIAPPONE: Banche centrali in soccorso dello yen (dai giornali). E' sempre allarme nucleare (dai giornali).

PUBBLICITA': 'dai nuovi media la chance per spot mirati. Opportunita' per gli editori', intervista a Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente Upa (Il Sole 24 Ore, pag. 21).

LAVORO: Cig a zero ore per 400mila. 'Contratto positivo, la Cgil ci ripensi', intervista a Francesco Rivolta, d.g. di Confcommercio (Il Sole 24 Ore, pag. 23).

 

BANCA MB: 40 milioni dal Fondo per l'arrivo di UniCredit (Il Messaggero, pag. 25).

BANCHE: gli stress test saranno piu' severi (dai giornali).

PIONEER: Credit Agricole tratta ancora (dai giornali).

WIND: arriva Vilpelcom, approvata la fusione (dai giornali).

FISCO: 'Aiuti fiscali ai redditi bassi e tasse sui patrimoni oltre 800 mila euro', intervista al segretario Cgil, Susanna Camusso (La Repubblica, pag. 28).

5. BILANCIA COMMERCIALE: ISTAT, A GENNAIO DEFICIT RECORD A 6,6 MLD...
Radiocor - La bilancia commerciale con l'estero ha segnato a gennaio 2011 un disavanzo di 6,6 miliardi, in peggioramento rispetto al disavanzo di 4 miliardi di gennaio 2010. Lo comunica l'Istat sottolineando che l'aumento del deficit e' imputabile in misura significativa all'energia. Il comparto energetico (il cui disavanzo a gennaio 2011 e' a -5,8 miliardi rispetto a -3,9 del primo mese del 2010) contribuisce per oltre due terzi all'incremento del deficit complessivo.

Si tratta del deficit mensile a prezzi correnti piu' elevato che sia mai stato registrato. Le esportazioni sono cresciute a livello congiunturale del 4,3%, una crescita particolarmente rilevante, +8,9%, verso i Paesi extra Ue, e a livello tendenziale del 25,1 per cento. Le importazioni sono cresciute del 2,8% su mese e del 31,3% su anno.

6. GERMANIA: +0,7% PREZZI ALLA PRODUZIONE FEBBRAIO, +6,4% ANNO...
Radiocor - I prezzi alla produzione in Germania sono aumentati a un ritmo piu' veloce rispetto all'anno scorso nel mese di febbraio, in gran parte a causa dei prezzi dell'energia piu' alti, anche se l'aumento mensile dei prezzi e' rallentato. Lo rende noto l'Ufficio federale di statistica. I prezzi alla produzione sono saliti dello 0,7% rispetto al mese di febbraio e del 6,4% sull'anno, comunica Destatis. Le cifre sono in linea con le previsioni. Nel mese di gennaio, il Ppi tedesco era salito dell'1,2% sul mese e del 5,7% sull'anno. Il tasso annuo di inflazione dei prezzi alla produzione in febbraio e' stato il piu' alto dall'ottobre 2008, quando aveva raggiunto il 7,3%, ha informato ancora Destatis.

 

7. RECORD NEGATIVO PER FIDUCIA CONSUMATORI IN GB...
(ANSA) - La fiducia dei consumatori in Gran Bretagna crolla al minimo storico a febbraio, sul crescente pessimismo nei confronti di una possibile ripresa economica e del mercato del lavoro. E' quanto emerge dal sondaggio mensile di Nationwide Building Society (Nbs), secondo il quale l'indice di fiducia è sceso di 10 punti a 38, il più basso livello da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2004. L'indice che misura l'utilità di effettuare spese in questo momento è sceso a 52, altro minimo storico.

8. BANCHE: STRESS TEST PIU' SEVERI, AUTORITA' UE NON PUBBLICA LISTA ISTITUTI...
Radiocor - Stress test piu' severi per le banche europee sulla base di uno scenario economico e dell'andamento dei mercato negativo, con particolare attenzione all'esposizione al rischio del debito sovrano. Oggi l'Autorita' bancaria europea ha pubblicato il dettaglio della prova di resistenza del sistema bancario i cui risultati dovranno essere pronti il 29 aprile, ma che saranno pubblicati in giugno. L'Eba, pero', non ha ancora divulgato la lista delle banche coinvolte, come aveva promesso il 4 marzo.

9. L'IRA DI BOLLORÉ «NOI BRETONI COME SICILIANI»...
Da "la Stampa" - «Moi, je suis Breton, comme les Siciliens, et je fais comme-ça!». Mentre l'interesse di Lactalis su Parmalat muove un'altra pedina negli intensi - ma a senso unico - rapporti italo-francesi, mercoledì i consiglieri d'amministrazione delle Generali hanno assistito allo sfoggio di orgoglio gallico di Vincent Bolloré. Il finanziere per l'appunto bretone che del Leone è vicepresidente, ha deciso - in polemica con alcune mosse del management - di astenersi dal voto di approvazione del bilancio.

A qualche consigliere che - conscio della gravità del gesto - gli proponeva di uscire dalla sala per evitare l'astensione, la piccata risposta in lingua madre. Ieri, intanto, mentre il Ceo del gruppo Giovanni Perissinotto ha incontrato a Londra gli analisti, il titolo Generali è salito dell'1,31%, in linea con gli indici.

 

10. «BLANKFEIN PRONTO A LASCIARE GOLDMAN»...
Dal "Corriere della Sera" - Il numero uno di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, potrebbe fare un passo indietro. L'addio, secondo quanto rivelato dalla tv americana «Fox» , avverrebbe l'anno prossimo. Voci su una sua possibile uscita erano circolate già un anno fa dopo le accuse di frode avanzante dalla Sec.

Stavolta, però, secondo l'emittente americana ci sarebbe qualcosa di più concreto delle semplici voci. Blankfein è salito alla guida di Goldman Sachs nel 2006 quando l'ex numero uno, Henry Paulson, è stato chiamato da George W. Bush alla Casa Bianca come segretario a Tesoro. Il banchiere detiene azioni Goldman per un valore pari a 615 milioni di dollari che monetizzerebbe con l'uscita.

11. FONSAI CORRE E LIGRESTI NON VENDE IL PORTO DI LOANO...
S. Bo. per il "Corriere della Sera" - Balzo di Fonsai in Borsa: ieri il titolo della compagnia assicurativa ha guadagnato il 5,54%. Dopo che i Ligresti hanno deciso di chiudere con i francesi di Groupama e di esplorare una via italiana per la ricapitalizzazione rivolgendosi a Unicredit, il mercato sembra accreditare che la soluzione possa arrivare in tempi brevi. In direzione soprattutto di un rafforzamento in particolare di Fondiaria Sai (la holding Premafin ieri ha ceduto il 2,31%).

I contatti fra gli uomini dell'ingegnere e quelli della banca guidata da Federico Ghizzoni dovrebbero proseguire non stop nei prossimi giorni. Il 23 marzo il consiglio di Fonsai approverà i conti con una probabile criticità nel margine di solvibilità. Perciò si attende che Piazza Cordusio metta a punto lo schema dell'intervento in tempo perché venga approvato dal consiglio della banca in calendario martedì 22, passo necessario visto che si tratta di operazioni con parti correlate.

 

Ma a parte la soluzione finanziaria, che dovrà permettere il rafforzamento patrimoniale senza una eccessiva diluizione dei Ligresti, le attese sono concentrate anche per una ripresa delle cessioni di attività non strategiche al momento congelate dal neoamministratore delegato Emanuele Erbetta, che ha ritenuto necessaria una preventiva «analisi diagnostica» .

Il blocco delle vendite ha posto uno stop anche alle trattative relative al porto di Loano (Savona). Il negoziato con il fondo infrastrutturale di Vito Gamberale F2i erano ormai praticamente concluse con due diligenze e presentazione di offerta. Secondo stime di mercato l'incasso al netto dei debiti per il gruppo Ligresti potrebbe essere intorno a un centinaio di milioni.

12. AMERICAN EAGLE IL MARCHIO COOL PIACE A WALL STREET...
Angelo Aquaro per "la Repubblica" - Chi inghiottirà l´Aquila Americana? Sarà anche la regina del casual ma è seducente quanto basta American Eagle. Con 734 milioni di dollari cash, cioè il 24 per cento dei suoi 3,1 miliardi di valore, debito zero, un amministratore delegato in uscita per limiti d´età, il brand della moda giovane ha tutte le carte in regola per diventare la prossima preda degli investitori.

I famelici private-equity shopper, sempre a caccia di nuove prede, quest´inverno si sono già pappati J. Crew, il trendissimo marchio newyorchese che Tpg Capital e Leonard Green & Partners hanno acquistato per 3 miliardi. American Eagle è invece da sempre l´alternativa cheap a quell´Abercrombie & Fitch idolatrato dai modaioli di tutto il mondo. Per fare tornare i conti sballati dalla recessione, però, A&F ha da quest´anno abbassato i suoi prezzi: facendo bene alla causa (Bank of America Merryll Lynch ha promosso il suo rating da «neutral» a «buy») ma pugnalando la rivale. Così negli ultimi mesi l´Aquila Americana è finita nella rete dei private equity in esplorazione.

 

A Wall Street la corsa continua dopo un febbraio sfavillante con un più 9,1 per cento guadagnato appunto sulle voci martellanti di un imminente compravendita. E scatenando quella che gli esperti hanno già battezzato la battaglia per l´abbigliamento cool, cioè giovane e alla moda. Dove American Eagle, la stessa Abercrombie & Fitch ma anche Aeropostale - altro marchio vietato ai maggiori - aspettano soltanto l´arrivo del prossimo principe azzurro. Per la gioia degli investitori pronti a scommettere al rialzo.

13. TERNA, UN MAXI CAVO TRA LAZIO E SARDEGNA...
Da "la Repubblica" - E´ l´elettrodotto dei record: 435 km, fino a 1.640 metri di profondità. Un maxi cavo da 1.000 MW tra Latina e la Sardegna, con un risparmio di 70 milioni l´anno per il sistema. Terna lo ha inaugurato ieri, dopo un investimento di 750 milioni, «il più importante in una singola infrastruttura elettrica in Italia», ha detto l´ad Flavio Cattaneo.

14. LA DIFESA IN TRIBUNALE DI AIRBUS E AIR FRANCE...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - Le scatole nere dell'A330 di Air France in volo tra Rio de Janeiro e Parigi, precipitato nell'Atlantico il primo giugno 2009, provocando la morte di 228 persone, non sono mai state ritrovate, nonostante diversi tentativi. Per questa ragione si riteneva assai improbabile il rinvio a giudizio di Airbus, il costruttore, e della compagnia aerea. E invece ieri sera il giudice responsabile del delicato dossier, Sylvie Zimmerman, ha deciso di mettere sotto accusa il produttorre aeronautico.

 

Oggi lo stesso magistrato ha convocato in tribunale i vertici di Air France, alla quale dovrebbe essere riservata la stessa sorte. Gli esperti del Bea, organismo pubblico di inchiesta nel settore, hanno già giudicato «troppo tardiva e inefficace» la reazione di Air France ai problemi riscontrati prima di quel tragico volo dalle sonde Pitot, che servono al pilota per calcolare la velocità del velivolo. E che potrebbero essere la causa del crash.

15. IN EDISON SVALUTAZIONI DI PACE...
L. G. per "Il Sole 24 Ore" - Le svalutazioni sono state il grimaldello che ha costretto francesi e italiani a sedersi al tavolo, in seconda battuta si sono trasformate in un'arma a doppio taglio, ora potrebbero addirittura rappresentare il sigillo per la pace in Edison. Mancano pochi giorni al consiglio di amministrazione di Foro Buonaparte, convocato per il 21 marzo, che dovrà approvare il bilancio e pare che finalmente Edf e A2A abbiano trovato la quadra anche in tema di revisione del valore degli asset.

In particolare, stando agli ultimi aggiornamenti, è possibile che si scelga una sorta di compromesso tra la posizione oltranzista francese (più o meno 700 milioni) e quella conservativa del consulente Maurizio Dallocchio (210 milioni). Complice anche l'intervento dell'advisor scelto dai consiglieri indipendenti, ossia Goldman Sachs. Il week end in arrivo servirà per mettere a punto gli ultimi dettagli ma una volta superato anche quest'ostacolo A2A e Edf potranno tornare a concentrarsi sul riassetto di Edison.

16. CON LA DIETA GIUSTA COCA COLA BATTE PEPSI...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - È ufficiale: anche le bevande si sono messe a dieta. Diet Coke - secondo le anticipazioni lanciate ieri dal Wall Street Journal - ha battuto PepsiCo, consegnando a Coca Cola un'importante vittoria nella decennale guerra tra le bollicine più famose del mondo. Per la prima volta, nel 2010 la quota di mercato di Diet Coke negli Stati Uniti ha infatti superato quella di Pepsi, che è scivolata così al terzo posto. Al secondo, infatti, resta ancora la Coca Cola "tradizionale". Ma nel gradino più alto del podio, ora, c'è la Diet Coke.

 

I dati ufficiali saranno resi noti da Beverage Digest, ma PepsiCo sta già affilando le armi per cercare di tornare ai vertici della classifica. Per rilanciare le vendite, il gruppo prevede una maxi campagna pubblicitaria da 60-70 milioni di dollari. Vedremo se riuscirà a recuperare posizioni. Vedremo se riuscirà a vincere le prossime battaglie di questa guerra decennale. Per ora, però, una cosa è certa: con meno calorie, la Diet Coke guadagna più quote di mercato. È proprio vero: con la dieta si diventa più scattanti...

17. A BAGNOLI IL CARTELLO DELLE ASSICURAZIONI...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - Cinque grandi compagnie di assicurazione sono state attratte dalla gara per i servizi assicurativi di Bagnolifutura, la società controllata dal Comune di Napoli guidata da Mario Hubler, incaricata della trasformazione dell'ex area Italsider ed Eternit, 330 ettari a Bagnoli e Fuorigrotta. In ballo la polizza per tre anni dei rischi per responsabilità civile verso terzi e dipendenti, incendio e rischio accessori, infortuni.

 

Prezzo base di 246mila euro all'anno, comprensivo di ogni onere e imposta, dunque 738mila euro per tre anni, col criterio di aggiudicazione del prezzo più basso. C'è stata però una sola offerta. Le cinque compagnie si sono unite e l'appalto è stato aggiudicato alla Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti («delegataria»), insieme alle altre quattro come «coassicuratrici»: Reale Mutua, Ugf (Unipol), Ina Assitalia (Generali), Groupama. Il valore di aggiudicazione è di 229.608 euro l'anno, con un ribasso di appena il 6,66 per cento.

 18-03-2011]

 

Tutti muti - Perché fare incontrare in tutta fretta l’orgoglioso Tremonti con quel supponente del maestro Muti? Per evitare - grazie ad Ale-danno e Letta - che la sera dopo, giovedì, alla replica del ’Nabucco’, alla presenza del banana e di Napolitano, Muti facesse pubblica polemica sui tagli di giulietto - E intanto Galan fa sapere da Bruxelles che non farà "il sottosegretario di Tremonti". Martedì l’aspettano al Collegio Romano. Ma sarà la volta buona

1- MUTI SUL FUS: «BENE L'IMPEGNO DEL MINISTRO DELL'ECONOMIA»...
Da "la Stampa" - Nei giorni scorsi si è molto parlato della questione dei fondi destinati al mondo dello spettacolo. E ieri è intervenuto uno dei suoi più alti rappresentanti. «Sono problemi gravi che ci sono da decenni, il fatto che il ministro si sia reso disponibile dicendo che dava la parola di affrontare il problema e risolverlo è un fatto positivo».

 

A parlare così dei problemi della cultura dopo i tagli al Fus e dell'intervento positivo di Giulio Tremonti è stato Riccardo Muti al Tg1 ieri sera, prima di dirigere il Nabucco al Teatro dell'Opera di Roma alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Muti l'altro ieri, insieme al sindaco di Roma Alemanno, ha avuto un incontro con il ministro Tremonti proprio al Teatro dell'Opera. Sull'italianità ha così replicato: «Quando penso a Dante penso a un italiano, quando penso a Tiziano o Antonello da Messina penso a due italiani, quella di oggi è una data storica ma non un inizio, che è da ricercare tanti anni fa».

2- SERVONO ALMENO 300 MILIONI DI EURO SE SI VUOLE EVITARE IL COLLASSO
Michele Anselmi per "il Riformista"

 

Politicamente, per il governo, sarebbe stata una débâcle. Si spiega così, per evitare che ieri sera la replica del "Nabucco" verdiano alla presenza del premier Berlusconi e del presidente Napolitano fosse punteggiata da nuove sottolineature polemiche sui tagli ignominiosi alla cultura, l'incontro organizzato in tutta fretta, l'altro pomeriggio, tra il maestro Muti e il ministro Tremonti.

Diciamo un'azione diplomatica preventiva, pilotata dal sindaco Alemanno d'intesa con Gianni Letta e il capo di gabinetto del ministro Bondi, Salvo Nastasi, per scongiurare l'ennesima contestazione pubblica, con tanto di ripresa su Raitre, in un giorno così cruciale sul piano simbolico.

Il blitz, almeno sul piano mediatico, ha funzionato. Anche se bastava osservare in tv la faccia di Tremonti, tra lo sconsolato e lo spazientito, per capire quanto gli sia costato quel gesto pacificatore. Cioè recarsi al Teatro dell'Opera per omaggiare il grande direttore d'orchestra che ogni santo giorno critica l'operato del governo in materia di cultura e spettacoli.

 

Ieri, soprattutto al ministero dei Beni culturali, ci si interrogava sulla frase pronunciata da Tremonti: "Oggi ho incontrato il presidente del Consiglio e adesso il maestro Muti, a cui credo dobbiamo tutti moltissimo anche come conoscenza e riconoscenza. Ho visto, ho sentito e ho capito. Avete la mia parola d'onore che, per quanto di mia competenza, affronterò il problema. Mi hanno fatto dare la parola".

 

La parola, cioè, di allentare i cordoni della borsa e scucire nei prossimi giorni una manciata di milioni di euro per raffreddare la situazione e riaprire il dialogo dopo le dimissioni di Andrea Carandini (Consiglio superiore dei Beni culturali), Bruno Cagli (Accademia di Santa Cecilia), Sergio Escobar (Piccolo Teatro di Milano).

 

La domanda vera è: in che tempi e come? Fondi di riserva al ministero dell'Economia non esistono. L'unico modo è preparare un decreto legge d'urgenza. Venerdì prossimo ci sarà lo sciopero nazionale dello spettacolo organizzato dai sindacati, e ci si augura che, a differenza dell'ultima volta, cinema, teatri, sale da concerto e set restino davvero chiusi. Berlusconi sa che il dossier-cultura, sulle prime sottovalutato nonostante gli avvertimenti di Letta, è diventato un banco di prova per il governo.

 

Ma il premier deve anche stare attento a non offendere il dimissionario ministro Bondi, che pure s'è detto , forse con una punta di ironia, dopo l'incontro Tremonti-Muti. Tirare fuori adesso, d'incanto, i fondi negati per mesi a Bondi, tanto da spingerlo a mollare, non sembra una gran mossa. Sa di disperazione. Ma alla fine succederà, pena l'ennesima figuraccia internazionale.

 

Tremonti non ha parlato di soldi, mercoledì. Ma, realisticamente, servono almeno 300 milioni di euro se si vuole evitare il collasso: 150 per rimpolpare il Fondo unico dello spettacolo e riportarlo ai livelli già bassi del 2010 (attualmente, dopo l'ultima sforbiciata di 27 milioni, è sceso a quota 231); circa 150 per la tutela del paesaggio, dei siti archeologici e dei musei.

Dove trovarli in quattro e quattr'otto? Una cosa è certa: Galan non ha nessuna voglia di fare la fine dell'attuale ministro ai Beni culturali, esecrato e irriso. Infatti ha subordinato il suo arrivo al Collegio Romano a precise garanzie sul fronte dei finanziamenti. Da Bruxelles dice di essere contrario alla filosofia dei tagli lineari e assicura che non sarà mai "il sottosegretario di Tremonti".

 

Intanto le associazioni di categoria, a partire dall'Anica che è un po' la Confindustria del cinema, sono sul piede di guerra, decise a non partecipare più a nessuna riunione presso il ministero finché non sarà nominato il nuovo titolare; e martedì Federculture, Anci, Upi, Agis, Conferenza delle Regioni, Fai spiegheranno alla stampa l'articolazione delle tre giornate di protesta "per la cultura e lo spettacolo" programmate per il 26, 27 e 28.

 

Berlusconi vorrebbe chiudere a inizio settimana la pratica del rimpasto, almeno per quanto riguarda i due ministri in ballo, cioè Saverio Romano all'Agricoltura e Galan ai Beni culturali. Ci riuscirà dopo lo stop imposto dal Quirinale alla superfetazione dei sottosegretari? Galan ci spera.

Mentre "Il Fatto Quotidiano" ha ripreso a bombardarlo per la vicenda veneziana di Michelle Bonev e del film "Goodbye Mama", ribattezzandolo ironicamente "ministro dell'agricultura", l'ex governatore veneto sarebbe pronto a incontrare già martedì sera, a giuramento fatto, i dieci direttori generali del ministero. La situazione è drammatica. Il bilancio dei Beni culturali è sceso a 1 miliardo e 420 milioni, significa che, tolti stipendi, utenze e strutture, ne restano solo 500: per tutto il resto.18-03-2011]

 

 

IL MINISTERO TAGLIA MA LA PRESTY RISTRUTTURA (E SI LAMENTA ANCHE DEL COLORE DEL COMPUTER) - SUL “FINE-VITA” BUTTIGLIONE CHIEDE LUMI AL VATICANO - ARTÈ SPUTTANA IL CAVALIER POMPETTA E L’AMBASCIATORE A PARIGI ANNULLA LA CENA - OLTRETEVERE PER LA RAI C’È SOLO LEI (LORENZA) - PISA “NORMALIZZA” D’ALEMA - NICHI A PIAZZA AFFARI - IL SENATO DICHIARA GUERRA A BNL - COTA IL RISPARMIOSO - AL MONSIGNORE NON PIACE LA PUBBLICITÀ DI FINMECCANICA SU “AVVENIRE”…

Da "l'Espresso"

 

1 - MINISTRI E SINDACATI - CON STEFANIA SI VA IN BIANCO...
Sindacati sul sentiero di guerra al ministero dell'Ambiente. A causa di una ristrutturazione che si è trasformata in una battaglia telematica con i vertici ministeriali. "L'on. Sig. Ministro", scrivono ironicamente il 2 marzo i sindacalisti di Rdb-Cub sul server ministeriale in un messaggio intitolato "Costosi estetismi", "ci ha lasciati soli" trasferendosi "armi e bagagli nella sede di rappresentanza di largo Goldoni", a due passi da Montecitorio. Solo che per questa sede la Prestigiacomo ha voluto una ristrutturazione che, secondo il capitolato d'appalto, dovrebbe essere costata almeno 170 mila euro.

 

Una spesa criticata anche perché, a lavori ultimati, il ministro avrebbe avuto da ridire sul colore dei computer. Non soddisfatta, ne avrebbe infatti voluti di nuovi, rigorosamente bianchi. Un dettaglio che ha mandato in bestia i sindacalisti spingendoli a scrivere la mail.

Non lo avessero mai fatto: la direzione del personale ha replicato difendendo il ministro, la sua facoltà di scegliere anche arredi che "possono esulare dai comuni standard della pubblica amministrazione" e soprattutto minacciando sanzioni disciplinari per l'uso della posta interna e "l'intento caricaturale" usato nella mail nei riguardi della Prestigiacomo. O. F.

2 - VATICANO 1 - BUTTIGLIONE NON FA BIOTESTAMENTO...
Ora che la battaglia per la legge sul "fine vita" alla Camera sta entrando nel vivo, il fronte cattolico sbanda. La promessa del capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto di procedere al varo del biotestamento senza emendamenti, è caduta nel vuoto: Montecitorio provvederà eccome, in vista del dibattito in aula fissato per aprile, a modificare il testo uscito dal Senato.

 

Ma il Pdl e l'Udc, i due partiti più vicini alla posizione della Chiesa, faticano a trovare interlocutori nelle gerarchie ecclesiastiche con cui concordare le modifiche. "Dateci almeno qualcuno con cui ragionare", è sbottato nei giorni scorsi il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione rivolgendosi al Vaticano. In veste di mediatore sarebbe prontissimo a intervenire Rino Fisichella, capo del pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione. E sia il Pdl sia i centristi cattolici accoglierebbero a braccia aperte l'ex presidente dell'Accademia per la vita. Ma la Santa Sede non ha ancora fornito a Fisichella le credenziali ufficiali. S. AN.

3 - DIPLOMAZIA - A LETTO SENZA CENA...
E per protesta l'ambasciatore annullò la cena. Per celebrare il nostro cinema e l'Unità d'Italia, domenica 27 febbraio a Parigi la televisione franco-tedesca Arte aveva fatto le cose in grande. Al Théâtre du Chatêlet, in presenza del ministro Frédéric Mitterrand e di molti esponenti della cultura, Mario Martone era giunto dall'Italia per presentare il suo film "Noi credevamo", coprodotto da Arte.

 

La cena all'Ambasciata d'Italia, retta da Giovanni Caracciolo di Vietri, è stata però improvvisamente cancellata. Il motivo? La recente presenza, tra i programmi della rete televisiva di "Le dossier Berlusconi", documentario al vetriolo realizzato da Maria Rosa Bobbi e Michael Busse. Così, per lesa maestà, i dirigenti di Arte, a cominciare dal vicepresidente Jérôme Clément, sono rimasti a digiuno. E sbigottiti. T. M.

4 - VATICANO 2 - PER LA RAI C'È SOLO LEI...
Il Vaticano insiste perché Lorenza Lei diventi al più presto direttore generale della Rai. Dato ormai prossimo all'uscita Mauro Masi, il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani continua a ricevere dal segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, chiare indicazioni - perfino via telefono in pieno Transatlantico di Montecitorio - per la promozione al vertice di Viale Mazzini della vice direttore generale tanto cara Oltretevere. B. C.

5 - POLEMICHE TOSCANE - D'ALEMA NON DECOLLA...
A Pisa, città rossa e intellettuale, sono abituati agli sberleffi nei confronti dei leader della sinistra. Famosa l'interruzione, nei primi anni Sessanta, del discorso di Palmiro Togliatti alla Normale da parte dello studente Adriano Sofri. Stavolta lo sberleffo è toccato a Massimo D'Alema, che fu anche lui studente a Pisa. Parlando di aeroporti toscani concorrenti, l'ex premier ha benedetto la linea della Regione favorevole alla fusione tra Pisa e Firenze.

 

Fusione che molti pisani, forti della loro superiorità (4 milioni di passeggeri contro 1,7 di Firenze) non gradiscono. E il consigliere regionale Paolo Tognocchi, braccio destro di Enrico Letta, è sbottato, accusando D'Alema di aver fatto "una dichiarazione approssimativa" e di aver ripetuto "la logora tiritera sui guelfi e i ghibellini" senza conoscere la realtà economica dei due scali. Per un tipo suscettibile come D'Alema, un affronto. M. LA.

6 - L'INTERROGAZIONE - MISSIONE UGANDA...
Il deputato Idv Augusto Di Stanislao si è rivolto al ministro della Difesa affinché sia riconfermata la missione "Quattro stelle per l'Uganda", svolta dall'esercito italiano nel dicembre 2010. Per due settimane, un team di 20 militari (medici, infermieri, addetti alla logistica) ha operato all'ospedale St Joseph di Kitgum, al confine con il Sudan.

 

Centinaia di interventi e visite specialistiche, attività didattica e di aggiornamento per il personale ugandese. E tutto è costato solo 101 mila euro. Di Stanislao propone che la missione sia presa a modello per altri interventi di cooperazione in Africa. (interrogazione alla Camera 5/04321) a cura dell'associazione Openpolis

7 - ESORDI - NICHI SBARCA A PIAZZA AFFARI...
Per il mondo dell'economia Nichi Vendola è ancora un oggetto misterioso. Per questo il governatore pugliese ha preparato il suo esordio in piazza Affari in ogni dettaglio. Il 25 marzo Vendola sbarcherà nel tempio della finanza milanese, evento paragonabile, almeno, alla prima passeggiata di D'Alema nella City di Londra, nel '95.

A Palazzo Mezzanotte, la vecchia sede della Borsa, discuterà per una giornata di lavoro e innovazione con Tito Boeri, Pierluigi Celli, Marina Salomon, Antonio Campo Dall'Orto, Ivan Lo Bello più imprenditori, banchieri, finanzieri, sindacalisti. E concluderà con una strana coppia: il patron di Slow Food Carlo Petrini (Vendola lo vedrebbe ministro in un suo ipotetico governo) e Bill Emmott, l'ex direttore dell'"Economist". M. D.

8 - IL SENATO DICHIARA GUERRA ALLA BNL...
La guerra del senatore dell'Idv Elio Lannutti contro le banche non conosce soste. Dopo il libro "Bankster" ad esse dedicato ("Tiranneggiano i cittadini come i gangster dell'America", la tesi sostenuta), Lannutti ha scatenato in Senato una battaglia contro la Bnl che sulla base di una convenzione ha uno sportello a Palazzo Madama attraverso il quale gestisce contributi ai gruppi, diarie e stipendi, oltre ai depositi di dipendenti e senatori.

 

Qualche settimana fa la banca ha notificato agli illustri clienti l'intenzione di imporre quello che Lannutti definisce un "vero e proprio "pizzo"" pari a 3 euro per ogni prelievo e 4,50 euro per effettuare bonifici. Apriti cielo: con il sostegno di 137 senatori, Lannutti ha inviato una lettera ai questori chiedendo la revisione dello condizioni imposte da Bnl e una nuova gara tra le banche in grado di offrire condizioni migliori. La minaccia ha funzionato: Bnl ha operato una pronta marcia indietro. P. D. N.

9 - SPOT ANTIDROGA - GIOVANARDI FILM MAKER...
Tra gli addetti ai lavori è già considerato un cult. Parliamo dello spot contro la droga "Non ti fare. Fatti la tua vita" voluto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi e anzi da lui direttamente pensato: almeno nell'idea centrale, una bella ragazza che, al momento di essere baciata dal suo amico, si trasforma in un mostro e lo morde.

 

Intorno a questa scena pulp è stato costruito una sorta di B-movie in stile anni Settanta. Giovanardi era così entusiasta della sua idea della vampira che pare volesse ambientarla al mare, ma gli hanno spiegato che era un po' presto, meglio la montagna. Lui ne è così soddisfatto, comunque, da voler portare una versione dello spot da 90 secondi alla sezione corti del prossimo Festival di Venezia. Come politico non si sa, ma come filmmaker la sua memoria resterà imperitura. VI. P.

10 - UNIRE - IL CONSULENTE È A CAVALLO...
Non saranno troppe 260 consulenze in un anno? Se lo chiedono i magistrati della Corte dei conti che hanno aperto un fascicolo sugli incarichi esterni affidati dall'Unire nel 2010. L'ente di Stato per la promozione delle razze equine, a quanto pare, è uso elargire generosi gettoni. Quasi 3 milioni l'anno scorso, documenta il ministro Brunetta nel sito istituzionale "Operazione trasparenza". Soldi elargiti soprattutto a veterinari che prestano assistenza durante le corse dei cavalli. Ma l'occhio della Corte è caduto anche su una mega-consulenza da 200 mila euro in favore dello studio legale romano Puoti-Longobardi e associati, a quanto pare meritevole di approfondimenti. M. D. B.

11 - ALLA CAMERA VENTI VOTI PER GIUDA...
"Giuda": lo hanno scritto una ventina di deputati, per la maggior parte di Fli, sulle schede per l'elezione di un segretario di presidenza della Camera in rappresentanza del gruppo dei Responsabili che sostiene il governo. Alla fine è risultato eletto Michele Pisacane, e il contenuto delle schede incriminate, in quanto nulle, resta segreto. I finiani non perdonano chi ha lasciato: "Siccome sono tutti traditori", ha detto uno di loro prima di votare, "basta scrivere sulla scheda un nome solo, Giuda". B. C.

12 - CONSULENZE A RISCHIO - AL ROGO GIORDANO BRUNO...
Pescara non sembra portare bene allo storico Giordano Bruno Guerri. Un anno fa il sindaco di centrodestra Luigi Albore Mascia lo aveva nominato consulente d'immagine della città, colpita dagli scandali che negli ultimi anni hanno visto coinvolta l'amministrazione comunale. In particolare, Guerri avrebbe dovuto rilanciare il Festival Dannunziano, una delle manifestazioni di punta cittadine.

 

Ma il suo lavoro non pare apprezzato dagli esponenti del Pd locale, soprattutto dal consigliere Enzo Del Vecchio, deciso a denunciare Mascia alla magistratura contabile per danno erariale, a proposito di questa e di altre consulenze, concesse secondo lui "al di fuori dei limiti di legge stabiliti". A Guerri non vengono mossi appunti particolari, ma la battaglia scatenata dal Pd rischia di bruciare il rinnovo del suo contratto annuale da 90 mila euro. P. D. N.

13 - ELEZIONI / BOLOGNA - LA BERNINI SORPASSA A DESTRA...
Anna Maria Bernini, vice portavoce del Pdl, è tra i nomi più accreditati per sfidare a Bologna, dopo un anno di commissariamento, il candidato del centrosinistra Virginio Merola. La sua corsa a sindaco la allontanerebbe dall'eventuale poltrona di vice ministro allo Sviluppo economico o alle Comunicazioni, per la gioia di personaggi come La Russa e Gasparri. In città, secondo alcuni sondaggi, Bernini ha un gradimento che potrebbe stroncare le ambizioni del leghista Manes Bernardini. N. R.

14 - ELEZIONI / MILANO - RICCARDO PER SEMPRE...
Ormai lo paragonano a Tiziana Ferrario. Se la giornalista è stata per 28 anni conduttrice al Tg1, Riccardo De Corato è da 26 un arredo fisso del Comune di Milano: 12 anni da consigliere (Msi, An) e 14 da vicesindaco (Albertini, Moratti). Lui sostiene che il vice conta più del sindaco, ma adesso, con le elezioni in arrivo, De Corato (che è pure parlamentare, da cinque legislature) per la prima volta corre un serio rischio.

 

Intorno alla sua resistentissima poltrona sta maturando una singolar tenzone Bossi-La Russa. Il leader della Lega reclama il vicesindaco in una nuova giunta Moratti (e già sparge zizzania sui pretendenti). Ma il ministro della Difesa alzerà barricate pro De Corato. I due sono legati: dalle radici meridionali e da un cameratismo che risale agli anni delle spavalderie in San Babila, con loden e cane lupo contro gli incursori in eskimo dell'estrema sinistra. E. A.

15 - COTA IL RISPARMIOSO...
Il trasloco è cosa fatta. Roberto Cota ha preso alloggio nella nuova sede di rappresentanza della Regione Piemonte a Roma. Si tratta di un appartamento di 180 metri quadri, affittato a 100 mila euro l'anno, al primo piano di un palazzo in via della Scrofa dove, tra l'altro, opera la delegazione trentina nella capitale.

 

Il governatore, che in Regione è sotto tiro per i tanti incarichi ai leghisti, nella capitale fa esercizio di virtù: ha abbandonato il palazzo di via delle Quattro Fontane lasciatogli dal predecessore Mercedes Bresso, un immobile di 750 metri quadri interamente requisito dai funzionari piemontesi, che costava 360 mila euro alle casse regionali. Cifra giudicata eccessiva da Cota, che intende spostare da Roma a Torino la gran parte delle manifestazioni promozionali. M. D. B.

16 - CATTOLICI - UN AVVENIRE PIENO DI ARMI...
L'accusa per "Avvenire", il giornale della Cei diretto da Marco Tarquinio, non è da poco. Avrebbe "sorvolato" su due comandamenti, "non ammazzare" e "non dire falsa testimonianza". A lanciare l'accusa è l'ex vicario della diocesi di Pisa monsignor Antonio Cecconi. Motivo? "Avvenire" il 30 dicembre scorso, alla vigilia della giornata mondiale della pace, ospitò una pubblicità di Finmeccanica, produttrice di armi.

 

Don Cecconi ha inviato una lettera di protesta al quotidiano, che non l'ha pubblicata, al contrario di "Settimana", periodico del clero, edito a Bologna. "Quella pubblicità mi è sembrata emblematica di una Chiesa che fa sempre più fatica a parlare di pace", osserva il monsignore. Che ha ricevuto il plauso di diversi vescovi e molti sacerdoti, scandalizzati dalla presenza sul giornale della società di Guarguaglini, al centro di varie inchieste giudiziarie. M. LA.18-03-2011]

 

 

1- RIPIEGATO IL TRICOLORE DEL "NAZIONALISMO PARRUCCONE, BELLICOSO E BOLSO" E IN ATTESA CHE NAPOLITANER TORNI IN LETARGO, ECCOCI ALLA CONSUETA MONNEZZA - 2- IL PICCOLO INCIDENTE DI PERCORSO DEL NUCLEARE IN GIAPPONE "IMPONE UNA RIFLESSIONE" AL GOVERNO. E IL CORRIERE DELLE BANCHE FINANZIATRICI E DITTE COSTRUTTRICI ESPONE ALLA BERLINA GLI ATOMICI ROMANI, PRESTIGIACOMO E VERONESI - 3- LO PSICODITTATORE CHAVEZ: "NO AL SENO RIFATTO, NON E’ SOCIALISTA". MA SAPESSE IN ITALIA QUANTE DONNE DI SOCIALISTI SI SONO RIFATTE LE TETTE CON I SOLDI DEI PADRONI! - 4- TORINESI FALSI E CORTESI. "LA STAMPA" PIANGE LA MORTE DI GHIDELLA, L’ULTIMO AMMINISTRATORE DELEGATO CHE SAPEVA FARE AUTO E NON ALTRO. E CI TOCCA LEGGERE CHE "SCELSE L’ESILIO DOPO IL CONFLITTO CON ROMITI". A VOLTE, è MEGLIO TACERE -

A cura di Minimo Riserbo e Falbala'

 

1 - NON SIETE STATO, VOI (COPYRIGHT: CAPAREZZA)...
Ripiegato il tricolore d'ordinanza e in attesa che Napolitaner torni in letargo, eccoci alla consueta monnezza. Che ha molti difetti (puzza e in Italia non la smaltisci mai), ma almeno non si presta alla retorica. Bella la definzione che sceglie Gian Antonio Stella: "nazionalismo parruccone, bellicoso e bolso" ("Un patriottismo mite", Corriere p. 1). Da oggi, mancano di nuovo i soldi nelle scuole pubbliche e i servitori dello Stato che hanno mentito in tribunale per salvare il culo ai loro capi ricominceranno a far carriera. Pero' abbiamo messo il tricolore anche alla finestra del cesso.

Oppure ci si divide sulle peggio belinate, come questa di Genova: "Diaz, no a Bagnasco "con la sua scorta rievoca il G8". Anche un altro liceo ha cancellato l'incontro" (Corriere tricolore, p. 29). Segue dibattito tra poveri di spirito e come al solito quello che dice la cosa più furba e' quello che gira in gonnella: "Il cardinale: "succede in democrazia".
E cio' che non fa lo Stato, lo fa la beneficenza. Come nell'Ottocento: "Una credit card ai poveri per i pasti ritirati al bar. Piano Caritas e Qui Group" (Corriere, p. 31)

 

2 - UN PAESE ALLO SBANDO...
Parlano come mangiano, cioe' male, per non far capire la loro pochezza. Il piccolo incidente di percorso del nucleare in Giappone "impone una riflessione" al governo. Il Corriere delle banche finanziatrici e delle ditte costruttrici comincia a innervosirsi per il tradimento della nostra classe digerente, che come sempre sceglie solo dopo aver consultato i sondaggi. E oggi espone alla berlina tre personaggi (p. 15).

 

"Romani: aspettiamo gli stress test sulle centrali europee" (una minchiata in inglese e' meno minchiata). "Prestigiacomo: Non facciamo niente. Si decide tra un mese" (quando i tiggi' si occuperanno d'altro). Veronesi: "Mi pongo delle domande. Rivedere i piani" (anche personali, magari torna a fare il suo mestiere).

 

Poi su Repubblica leggiamo: "Gli Usa: "Mazzette a funzionari per favorire le centrali francesi" (p. 16). E sull'Espresso di Manfellotto, tornato con la E maiuscola dopo la cura rimpicciolente della precedente piccina gestione, ecco un'altra bella inchiesta: "Affari atomici, Scajola nella sfida Parigi-Washington" (si ride).

3 - IL CAVALIER POMPETTA NEL GIARDINO DEI FINTI POMPINI...
"Ruby, negli atti il disappunto dell'ambasciata egiziana. Esibizioni della ragazza, indagato per pornografia minorile il fidanzato Risso". Gran pezzo del professor Luigi Ferrarella e dell'incalcolabile Giuseppe Guastella sul Corriere (p. 21). Chissa' se il matrimonio di Luca e Ruby sara' di vero amor. Oppure li fanno sposare gli avvocati del Banana. Oppure lei si sposa per il permesso di soggiorno, che oggi ha solo come testimone di giustizia? Oppure si amano davvero e allora come si fa a contestare al suo fidanzato di avere foto porno di lei, manco fosse un commercialista di Alzate di ritorno da Bangkok? Boh, vedremo come andra' a finire.

 

Intanto non cambia la strategia meschina del duo Ghedino-Longhi, come racconta bene Paolo Colonnello sulla Stampa: "Caso Ruby, la difesa chiede un rinvio "Troppe carte" (p. 23)

 

4 - LOMBROSIANI PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la sacra immaginetta pubblicata da Re-pubica con la seguente prece: "I cardinali cantano. Anche i cardinali Bagnasco e Bertone hanno cantato l'inno ieri a Montecitorio". Ma la foto non riflette la marchetta patriottarda, perche' vi si contemplano i popporati a denti stretti e che battono le mani come Andropov. Ma il giornale di Eziolo Mauro ieri ha scoperto il popolo. Ieri il popolo di Roma, tra parentesi, "ha fischiato e contestato Berlusconi". Poi comunque si votano Ale'danno e Renatona Polverina, l'ex sindacalista di se stessa prestata a se stessa.

5 - CARO BURLONE, CONNETTI IL NEURONE...
Lo psicodittatore Chavez Ugo sentenzia: "No al seno rifatto, non e' socialista" (Corriere, p. 23). Ma sapesse in Italia quante donne di socialisti si sono rifatte le tette con i soldi dei padroni!

 

6 - DISECONOMY TRICOLORE...
Poi succede che la famosa globalizzazione colpisce anche nei giorni di festa: "Blitz francese su Parmalat, Lactalis all'11 per cento" (Corriere delle banche con sede in Italia, p. 35). Pare che il ministro con la mutanda tricolore 'Gnazio La Rissa non ne sapesse nulla, del Lactalis.

E non a caso la domanda che in queste ore si fanno al governo e' questa che vi svela Dagospia: "Ma il Lactalis ha meno controindicazioni cardiache del Cialis?" E se si', puzza di fermento lattico avariato? Al Cavalier Pompetta "non piacciono i cattivi odori e ci fa lavare continuamente", confermano le zoccole al telefono. Intanto il povero Bondi Sandro viene chiamato a chiarire ai colleghi che non e' lui il Bondi scalato.

 

Poi salti due pagine e ancora i francesi tra le palle: "Generali, si incrina l'asse tra Geronzi e i francesi" (P. 37). Perche' anche a liberarci da Gerovital Geronzi, uomo pronto per la pensione, ci devono pensare gli stranieri. A questo punto, ci manca solo il ritorno di Bernheim (il padre segreto di Rold, in realta' ha 185 anni) e la farsa e' compiuta.

 

7 - FREE MARCHETT...
"La nuova vita di Francesca Tanzi: "Non dovevo dare retta a papa'" (Repubblica p. 1). Ma vai a lavorare e ringrazia papa' che qualche soldino se lo sara' imbertato. E molte cazzate le ha fatte per te. A proposito, a Berizzi la Franceschina dice pure "ho patteggiato per mia figlia". Che faccia di latte!

 

8 - CORAGGIO, MINZOLINI!...
Ora rischia brutto: "Indagine sulle note spese del direttore del Tg1" (Cetriolo Quotidiano, p. 1). Noi siamo garantisti e non abbiamo paura di farti gli auguri. Li facciamo anche a Luchino di Montepariolo: "Favori a Montezemolo, il gup decide il 29 marzo" (CQ, p. 7)

9 - TORINESI FALSI E CORTESI. (IN MORTE DI GHIDELLA)...
La Stampa piange la morte di Vittorio Ghidella, l'ultimo amministratore delegato che sapeva fare auto e non altro. Ci tocca leggere che "scelse l'esilio dopo il conflitto con Romiti" (p. 36). A volte, e' meglio tacere. Lo faremo anche noi, che con lui e la figlia Amalia abbiamo fatto una delle vacanze più' surreali della vita. Poi lei e' morta a 20 anni in auto e se oggi leggera' il giornale di Mariopio Calabresi, sicuramente sorridera'.18-03-2011]

 

 

QUELLA TUA MIGLIETTA FINA - MENTRE IN GENERALI, TRA I BOLLORI DEL BRETONE-SICULO BOLLORè, VOLANO GLI STRACCI BAGNATI, ZITTO ZITTO AL POSTO DI DEL VECCHIO, ENTRA IL VENTO DEL NORD COL PALENZONIANO ANGELO MIGLIETTA, FORSE LEGHISTA, DI CERTO BOCCONI BOY, UNA CARRIERA TUTTA ALL’OMBRA DELLA MOLE (DI PALENZONA) E DELLA MADUNINA, UN GIANNI LETTA PADANO CON RELAZIONI A 360 GRADI

Michele Masneri per Il Foglio

Se l'obiettivo era quello di ristabilire la rappresentanza geografica "padana", dalla decisione di ieri del board di Generali il target è stato raggiunto, con l'entrata di un nordico doc come Angelo Miglietta al posto del dimissionario Leonardo Del Vecchio.

 

Padano naturalmente tra virgolette, perché questo manager-accademico di lungo corso, pur se under 50, segretario generale della Fondazione Crt, vanta origini saldamente piemontesi (è di Casale Monferrato, classe 1961) e di sicuro è dato in ascesa tra le forze del Nord, ma non può certo essere ricondotto direttamente alla Lega (con la quale pure coltiva buoni rapporti).

 

Di sicuro il legame più forte è quello con Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e anch'egli uomo del nord, suo mentore fin dagli inizi e alla comune origine geografica (Palenzona è di Novi Ligure), ma Miglietta ha l'attitudine a coltivare ottime relazioni bipartisan, nella politica come nel mondo dell'impresa.

Lo conferma il fatto che in un cda come quello di ieri del Leone - dove non sono mancate le turbolenze con l'astensione del vicepresidente Vincent Bolloré sui conti 2010 approvati per le operazioni con il socio ceco Petr Kellner - la sua nomina è passata senza intoppi: gradito anche a Francesco Gaetano Caltagirone, ha avuto il placet forse inatteso del presidente Cesare Geronzi e quello scontato del group ceo Giovanni Perissinotto.

 

Più che uomo d'azienda (siede in realtà come F2i di Vito Gamberale, il mondo Benetton con Atlantia, il gruppo dell'energia E.On), Miglietta è uomo di università. Anzi, bocconiano doc, appassionato tra le molte altre cose di innovazione. Laureato cum laude in economia aziendale nell'ateneo lombardo, è stato uno degli allievi prediletti (e poi collaboratore) del mitico rettore Luigi Guatri.

 

Si è poi specializzato in marketing e strategia alla Stanford University, dalla quale ha importato in Crt il concetto di venture philanthropy, la beneficenza 2.0 che oggi è alla base di esperienze come la fondazione Gates.

 

Altre sue aree di competenza vanno dalle utilities alla valutazione d'azienda, alla governance e al controllo interno, alla logistica, alla finanza straordinaria. E straordinaria è stata la sua ascesa, che pur nella sobrietà piemontese che contraddistingue il personaggio è stata veloce e progressiva, sempre all'ombra della Mole e della Madonnina, e di Palenzona.

 

Nel 1994, a soli 33 anni, Miglietta entra, assieme ad Alessandro Penati, in Fondazione Cariplo, direttamente nella stanza dei bottoni, in quella che allora si chiamava la commissione centrale di beneficenza, appoggiato dal sindaco leghista Marco Formentini. Erano gli anni in cui a presiedere la Cariplo, oggi capitanata da Giuseppe Guzzetti, c'era Sandro Molinari.

 

Gli anni che seguirono poi furono quelli caldi dello scontro tra Guzzetti e Bruno Ermolli, uno scontro senza esclusione di colpi entro la cui cornice Palenzona preparava l'ingresso dell'allora 39enne Miglietta nella Crt, superando le iniziali perplessità di ambienti salziani e portando una ventata di attivismo a via Venti Settembre, sede di Crt.

 

Attivismo dimostrato anche nell'acquisto l'anno scorso del 2,84 per cento delle azioni del Leone di Trieste, rilevando proprio la quota che fu di Unicredit tramite la cordata "padana" di Ferak (Amenduni, Palladio, Fiminte Veneto Banca) che gli ha spalancato le porte del board di Trieste.

 

Meneghina, o meglio piemontese, è infine l'indole del personaggio: riservato e sobrio, l'unica passione che gli si conosce è quella per i viaggi (e non solo per il tragitto tra la facoltà torinese di Giurisprudenza, dove insegna Economia, e palazzo Perrone di San Martino, dove ha sede la Fondazione).

Poca mondanità (solo eventi e charity sponsorizzati dalla Fondazione, e non sono poche) ma anche una certa ironia. Quella che ad esempio lo porta a non arrabbiarsi quando qualcuno lo ha scambiato per l'immobiliarista (in crisi) Luigi Zunino. Una vaga somiglianza, nell'aspetto nordico, c'è.18-03-2011]

 

 

1- CHI È SENZA UNA CASA DEGLI ENTI SCAGLI IL PRIMO MATTONE! MENTRE COMUNE DI ROMA E REGIONE LAZIO SPARANO A ZERO CONTRO AFFITTOPOLI SPERANDO DI IMPALLINARE I SINISTRATI DELL’ERA VELTRONICA, SPUNTA IL FRENETICO GIRO DI APPARTAMENTI E AFFITTI A TASSO AGEVOLATO DELLA SORA POLVERINI E DEL MARITO. PER 15 ANNI RENATONA HA ABITATO IN UNA CASA POPOLARE DOVE SI PAGANO SOLO 130 EURO AL MESE! - 2- NEL 2002 HA COMPRATO NEL CENTRALE QUARTIERE DI SAN SABA UN APPARTAMENTO DA 9 VANI E 3 BALCONI PER SOLI 272MILA EURO. PROPRIETARIO: LA BANCA VATICANA IOR - 3- IL VORTICE DI ACQUISTI DELL’IMMOBILIARE POLVERINI: BOX AUTO, CASE AL TORRINO E IN UMBRIA, L’APPARTAMENTO “GEMELLO” DELL’AVENTINO. LA COMPRAVENDITA DALLA MARINE INVESTIMENTI SUD, UNA SOCIETÀ IMMOBILIARE DA SEMPRE IN AFFARI CON LA SANTA SEDE, UN TEMPO PARTECIPATA DALLA FINNAT DI GIAMPIERO NATTINO, OGGI CONTROLLATA DA SOCIETÀ OFF-SHORE CHE RIMANDANO FINO A MONTEVIDEO, IN URUGUAY - 4- NELLA CASA DELL’ENTE CAPITOLINO ATER RISULTA ANCORA RESIDENTE L’AUGUSTO CONSORTE, CHISSÀ SE L’INCHIESTA ANNUNCIATA DA ALE-DANNO GLIENE CHIEDERÀ CONTO…

1 - LINK AI DOCUMENTI...
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/polverini-laffarone-allaventino-i-documenti/2146956

2 - LE FOTO DELL'APPARTAMENTO CON LA TARGHETTA "POLVERINI"...
http://espresso.repubblica.it/multimedia/fotogalleria/28767750

3 - LA FURBETTA DEL QUARTIERINO...
Emiliano Fittipaldi per "L'Espresso"

Renata Polverini ci è andata giù pesante. Lo scandalo Affittopoli e delle case di proprietà di enti locali svendute a quattro soldi ai soliti potenti l'ha davvero scandalizzata. «L'era dei privilegi è giunta al capolinea», ha detto in un'intervista pochi giorni fa: «Sono contratti assolutamente fuori dai valori di mercato». Una vera indecenza.

Sotto il fuoco di fila del Popolo della Libertà sono finite le giunte di centrosinistra, da quella di Francesco Rutelli a Walter Veltroni. Accusate di aver girato appartamenti a sindacalisti e politici amici per pochi spicci, per non parlare degli immobili di lusso svenduti a prezzi di favore in aste pubbliche.

 

L'indignazione del presidente della Regione Lazio ha contagiato anche il suo assessore alla Casa, l'ex fascista Teodoro Buontempo, che ha ordinato di bloccare all'istante la vendita dei gioiellini dell'Ater, l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica. «Non ci saranno sconti per chi ha violato la legge. Ecco perché ho voluto una commissione straordinaria che faccia chiarezza». Gianni Alemanno s'è subito accodato allo sconcerto generale, varando un'altra commissione ad hoc. Stavolta al Campidoglio: «Non voglio fare né allarmismo né dossieraggio, solo appurare la verità».

 

Chissà se per far luce sull'Affittopoli romana il sindaco farà un salto anche a via Bramante, nel cuore di San Saba. Uno dei quartieri più belli della capitale, a pochi passi dall'Aventino, dove chi vuole acquistare una casa ai valori correnti può sborsare anche 10 mila euro al metro quadrato. Al numero civico 3 e 5 ci sono i due ingressi di un condominio degli inizi del Novecento, sei palazzine di proprietà dell'Ater con giardinetto interno annesso.

 

In tutto una novantina di alloggi, destinati per legge a quei cittadini indigenti che non possono permettersi i canoni d'affitto imposti dal mercato. Entrando nel vialetto, nascosto da felci e alberelli, in fondo a sinistra c'è l'edificio B. Scorrendo i cognomi perfino Alemanno strabuzzerebbe gli occhi leggendo sul citofono, accanto al pulsante in alto a destra, "Cavicchioli-Polverini-Berardi".

 

Massimo Cavicchioli lui lo conosce bene: è infatti il marito del governatore Polverini. Un uomo schivo, ex sindacalista della Cgil, oggi esperto informatico da sempre lontano dalle luci della ribalta. Berardi è il cognome di sua madre Pierina, morta anni fa. «Un errore, forse un omonimo, non possono essere loro, lei guadagna oltre 10 mila euro al mese», penserebbe il sindaco di Roma passando dal portoncino, dove è attaccato un avviso del Comitato Inquilini Ater San Saba che annuncia l'apertura di un nuovo sportello di zona.

Eppure sulla buca delle lettere al piano terra ci sono anche le iniziali degli inquilini: "Cavicchioli M.-Polverini R.". Due indizi non fanno una prova. Ma tre? La targhetta accanto alla porta dell'abitazione, al quarto piano, riporta gli stessi cognomi. Una chiacchierata con i vicini fuga altri dubbi: «Mi ricordo della signora Clementina, la nonna del signor Cavicchioli. Lei non c'è più, anche i genitori di lui sono morti, e da sempre vedo entrare solo il figlio e i suoi amici. Quanto si paga qui? Dipende dalla metratura, ma la mia bolletta è di 130 euro al mese».

 

A "l'Espresso" risulta che nell'appartamento (quattro vani più bagno e cucina) risieda proprio il marito della Polverini. Ma non è tutto: i documenti dell'Anagrafe dimostrano che la governatrice ha vissuto per ben 15 anni nella casa popolare di via Bramante. Per la precisione, dal giorno del matrimonio (celebrato il 21 giugno del 1989) al settembre del 2004. Periodo in cui Renata ha fatto carriera, diventando prima responsabile delle relazioni internazionali e comunitarie dell'Ugl, poi - dal 1999 - vice segretario della Confederazione sindacale di destra.

 

Non si sa quanto la famiglia Cavicchioli-Polverini guadagnasse al tempo (da leader dell'Ugl Polverini prendeva 3.500 euro al mese; nel 2008, secondo la dichiarazione dei redditi, sfiorava i 140 mila euro annui), ma i maligni sospettano che i due non avessero i requisiti per vivere negli appartamenti dell'ex Istituto autonomo case popolari. «Se il reddito del nucleo familiare supera il limite stabilito, ora fissato a 38 mila euro lordi annui, l'assegnazione decade automaticamente.

 

Chi ci resta diventa un occupante abusivo non sanabile», ragionano dall'Ater. Forse le entrate dichiarate erano più basse, ma la coppia presidenziale non doveva passarsela male, visto che la Polverini - restando ferma a San Saba - chiedeva mutui e comprava altri immobili. Per centinaia di migliaia di euro.

Già. Il governatore sembra avere una vera passione per il mattone, e grande fiuto per gli affari. Mentre risiedeva nella casa popolare, si dava da fare per acquistare appartamenti a Roma, e non solo.

 

Andiamo con ordine. Nel marzo del 2001 la Polverini compra un pied-à-terre nel piccolo borgo di Torgiano, tre vani più box in provincia di Perugia. Città a lei cara, visto che sua madre è nata lì. Firma l'atto di compravendita il giorno 21 dal suo notaio di fiducia, da cui torna dopo meno di una settimana per formalizzare l'acquisto di un'altra casa romana, quartiere Monteverde. Cinque stanze, bagni e cucina a due passi da Villa Doria Pamphilj. La casa forse non le piace (in effetti San Saba è molto più trendy), di certo un anno dopo la gira alla madre Giovanna. L'atto di donazione è del 19 marzo 2002.

 

Dieci giorni dopo, il 28 marzo, un nuovo colpo da maestra: la Polverini compra un altro appartamento, stavolta al Torrino. La zona è semicentrale, vicino all'Eur, ma l'abitazione è molto grande, sette vani più box. Soprattutto, è un immobile ex Inpdap, e il prezzo è da record: come ha scritto Marco Lillo su "Il Fatto", la Polverini se lo prende sborsando appena 148 mila euro. E' la cifra chiesta a tutti gli inquilini del palazzo dalla società di cartolarizzazione di Stato (Scip) che vendeva con forti sconti.

 

Sui documenti dell'Anagrafe consultati da "l'Espresso" risulta però che la Polverini al Torrino non abbia mai avuto residenza: chissà come ha fatto a condurre in porto l'operazione. Anche stavolta l'appartamento non deve essere di suo gusto, tanto che nel 2007 lo vende a prezzo ben più alto (234 mila euro dichiarati) a un suo collega sindacalista, Rolando Vicari dell'Ugl.

 

Lo slalom tra gli acquisti di Renata non è finito. Perché sette mesi dopo, a dicembre del 2002, quando ancora risiede nella casa Ater, compra dallo Ior una bella casa con nove stanze, due box e tre balconi sull'Aventino. Un posto da sogno, che la Banca Vaticana dà via per 272 mila euro.

 

Dopo due anni, il 20 settembre del 2004, l'ex leader dell'Ugl si allarga comprando l'appartamento gemello confinante con terzo box annesso. Stavolta dalla Marine Investimenti Sud, una società immobiliare da sempre in affari con la Santa Sede, un tempo partecipata al 90 per cento dalla Finnat di Giampiero Nattino, ma oggi controllata da società off-shore che rimandano fino a Montevideo, in Uruguay.

 

Renata spende altri 666 mila euro ed è finalmente soddisfatta. Una settimana dopo il rogito dal notaio Giancarlo Mazza (finito sulle cronache dei giornali come recordman dell'evasione nazionale) cambia finalmente la sua residenza e dà l'addio alla casa dell'Ater, a soli 850 metri di distanza, dove lascia la sua residenza il marito Massimo (seppure sulle Pagine Bianche anche lui risulti all'indirizzo della moglie). L'ultimo acquisto sull'Aventino la Polverini lo fa lo scorso agosto, quando compra un quarto box (ma di quanti posti auto ha bisogno la presidente?) nel condominio in cui abita da sola.

 

Nel palazzo di mattoncini rossi a via Bramante la vita scorre tranquilla. Dei business immobiliari di Renata nessuno sa nulla. Non sanno che per le valutazioni del Cerved su dati dell'Agenzia del Territorio solo la maison può valere 1,8 milioni di euro. «Massimo e Renata sono persone gentilissime», dice un'anziana che s'appresta a portare a spasso il cane. Anche il barista che conosce la coppia da vent'anni ha parole affettuose, e racconta - senza mai esserci andato - delle feste che Renata organizza nella casa dell'Aventino. «Una donna forte e onesta, una che si è fatta da sola», chiosa un altro avventore.

 

«Ecco lì Cavicchioli, vede, è quello con le buste della spesa», dice un'inquilina del condominio Ater mentre appende i panni fuori dalla finestra. «Scrivete che qui il giardiniere non viene mai, e che le aiuole sono incolte. E soprattutto che a lor signori, quelli che comandano, non venisse mai in mente di aumentarci l'affitto».18-03-2011]

 

 

TUTTI SULLA STESSA BARÇA - MESSI, PUYOL & LE ALTRE STELLE DEL BARCELLONA SCHERZANO SU TWITTER E SENTONO PUZZA DI COMPLOTTO: “OGGI È ARRIVATO UN CONTROLLO ANTIDOPING DELL’UEFA. CHE COINCIDENZA” - È IL SECONDO esame IN UN MESE PER UNA SQUADRA TROPPO FORTE PER ESSERE NORMALE - SULLA STAMPA SPAGNOLA VOCI DI PASSATI CONTROLLI ALL’ACQUA DI ROSE, MENTRE SPUNTA IL NOME DI EUFEMIANO FUENTES, IL DOTTOR DOPING COINVOLTO NELLO SCANDALO DEL CICLISMO…

Roberto Perrone per "il Corriere della Sera"

 

 

Massimo Moratti si aspetta il Barcellona oggi dal sorteggio per i quarti di Champions League a Nyon, il Barcellona si aspettava un controllo antidoping. A sorpresa? Non tanto, almeno secondo quello che ha scritto su Twitter (e dove se no?) il fidanzato di Shakira, Gerard Piqué: «Oggi è arrivato un controllo antidoping dell'Uefa. Che coincidenza».

E il compagno Carles Puyol ha risposto con un «oooohhhh». Ironie, ma il Barcellona sente la stretta del complotto. «Il Real Madrid è molto potente» aveva sibilato il tecnico Pep Guardiola mercoledì. Si riferiva alle tradizionali polemiche di José Mourinho (quello di «manette a San Siro» ) sui poteri forti che starebbero spingendo il Barcellona alla riconquista della Liga grazie ad arbitri, calendario e presunti favori delle avversarie.

 

Ma soprattutto sull'ultimo attacco arrivato da Madrid, quello sferrato dalla radio «Cadena Cope» (tra i proprietari la Chiesa spagnola) che aveva avanzato sospetti- citando fonti del Real- sull'uso di sostanze illecite da parte dei medici di Barcellona e Valencia.

Ovviamente la notizia ha provocato reazioni furibonde da parte del Barça, che ha querelato l'emittente, e chiesto ragione al Real Madrid (telefonata del presidente Florentino Perez al collega Sergio Rosell: «Noi non c'entriamo nulla» ) e poi dei media catalani e valenciani che hanno alzato il tiro contro i colleghi di Madrid, rei di essere «embedded» con la Casa Madre fino al punto di farsi braccio armato per ostacolare la marcia della capolista.

 

Per il Barcellona si tratta del secondo controllo in meno di un mese, dopo quello del 23 febbraio. E anche un anno fa, due giorni prima della semifinale di ritorno con l'Inter, il club blaugrana venne visitato dai controllori. Anche allora, come in questo caso, furono dieci i giocatori esaminati.

L'elenco di ieri comprende tutte le star: Lionel Messi, Xavi, David Villa, Piqué, Iniesta, Mascherano, Victor Valdes, Afellay, Jeffren e Pinto. E il portiere Valdes ha commentato, facendo riferimento anche al caso del compagno di squadra Abidal, ieri sottoposto a intervento (riuscito bene) al Clinic Hospital per la rimozione tumore al fegato: «Dopo quello che era accaduto in settimana, pensavamo a uno scherzo» ha detto il portiere. Non lo era. «Ma se dobbiamo passare altri 20 controlli lo faremo. Non si può dubitare di questa squadra».

 

 

La calunnia è un venticello che diventa tempesta, però. In passato, infatti, sempre da parte di giornalisti di Madrid erano arrivate insinuazioni su controlli non proprio puntuali nei confronti dei giocatori del Barça. E in queste occasioni è tornato a galla il nome del famigerato dottor Eufemiano Fuentes, l'uomo al centro dell'Operacion Puerto, scoppiata nel 2006 e che ha coinvolto principalmente il mondo del ciclismo.

Però c'è sempre stato il sospetto che in realtà ci fosse molto di più e nel giro del dottor doping entrassero atleti di altri sport, compresi tennisti e calciatori. In difesa della squadra di Pep Guardiola si è mosso Arrigo Sacchi, strenuo sostenitore del calcio-spettacolo: «Il vero doping del Barcellona è la loro cultura del gioco» . Fino a prova contraria, è così.

 18-03-2011]

 

 

LETIZIA TI MANDA IN PARADISO (FISCALE) - CHIEDERE ALLA SINDACHESSA MENEGHINA PERCHÉ MAI LA METROWEB (CHE POSSIEDE LA FIBRA OTTICA CHE SCORRE SOTTO MILANO), NON SIA STATA OFFERTA AGLI OPERATORI DI TLC MA ACQUISITA DA UN GRUPPO DI IGNOTI INVESTITORI REGISTRATI IN VARIE SOCIETÀ OFFSHORE, CHE GUADAGNERANNO UN 520% NETTO IN MENO DI 5 ANNI - UNO STRANO ACCORDO IN CUI I COMPRATORI INVESTONO MENO DEI VENDITORI.…

Luca Piana per "l'Espresso"

 

Un guadagno del 520 per cento in meno di cinque anni. Un incasso colossale, stimabile in almeno 135 milioni di euro, rispetto ai 26 investiti nel 2006. Per un gruppo di ignoti investitori e di società registrate in vari paradisi fiscali sarà questo il frutto di una privatizzazione molto discussa, quella della società milanese Metroweb, predisposta quando era sindaco Gabriele Albertini ma portata a termine dall'attuale primo cittadino Letizia Moratti.

Metroweb possiede la rete in fibra ottica sotto la città e, dopo alcuni passaggi tormentati, era finita all'Aem, la municipalizzata di luce e gas. Nel 2006, la cessione. Per motivi mai chiariti l'azienda non viene offerta ai maggiori operatori di comunicazioni che in quegli anni puntano sulla fibra, da Telecom Italia in giù. A comprare è il fondo inglese - con manager italiani - Stirling Square Capital, che mette in piedi una complessa operazione che valorizza Metroweb 232 milioni: 32 vengono pagati in contanti, mentre i restanti 200 sono i debiti presi in carico dai nuovi proprietari.

 

Curiosamente, però, nella privatizzazione alla milanese i compratori investono meno quattrini dei venditori. I soldi messi sul piatto da Stirling e da una serie di soci con sede a Bermuda, Guernsey e alle Isole Vergini, non superano i 26 milioni. Aem, invece, riacquista a sorpresa una quota della nuova Metroweb e in più sottoscrive un prestito convertibile, con un esborso totale di 32 milioni.

 

Il risultato appare oggi discutibile: l'azienda è di nuovo in vendita e le cifre che circolano dicono che, senza considerare i debiti, dovrebbe passare di mano ad almeno 225 milioni, 135 dei quali destinati a Stirling e ai suoi misteriosi soci, e 90 milioni a A2A (come si chiama ora Aem). Altri dettagli sono destinati ad alimentare le polemiche che da sempre la vicenda suscita.

Primo: interessati all'acquisto si sono detti anche operatori telefonici che all'epoca erano stati tenuti fuori. Secondo: fra i manager che lavorano con Stirling, in Metroweb e altrove, c'è Luigi Predeval, molto vicino ai Moratti. Ex amministratore delegato dell'Inter, Predeval di recente è stato chiamato dal sindaco alla guida della Sogemi, la società comunale che gestisce i mercati generali.18-03-2011]

 

 

DOPO GLI SMACK SMACK A TREMONTI (SEMBRAVA VESPA ALLE PRESE CON IL CAINANO), Santoro si è guadagnato l’iscrizione all’Aspen Institute, club dei padroni del mondo - l’ordine diramato segretamente DAL BERLUSCA ai deputati Pdl, alle sue tv, ai suoi giornali è stato chiaro: "Nessuno tocchi Matteo" (RENZI) - LA POSTA DEL CUORE: "Una donna di sinistra anche se è bella, è brutta dentro"...

Denise Pardo per "l'Espresso"

 

1- CAVALIER UNCINO.
Silvio Berlusconi è così onnipotente e complottista da accarezzare l'idea di poter scegliere i suoi avversari, mettendoli persino al riparo dei suoi cannoni mediatici. Fino a qualche tempo fa, il diletto era Nichi Vendola (memorabile un'ansiosa telefonata al caro leader di Sel dopo aver saputo che non si era sentito bene ed era stato ricoverato all'infermeria della Camera), grande ammirazione per il suo status di outsider, un sovversivo rispetto al potere costituito.

Ora, l'idolo è Matteo Renzi, il sindaco di Firenze che nell'horror generale ha varcato i cancelli brianzoli di Arcore, l'aspirante rottamatore degli elefanti e dei Bimbi sperduti della sinistra. Così l'ordine diramato segretamente ai deputati Pdl, alle sue tv, ai suoi giornali è stato chiaro: "Nessuno tocchi Matteo", non sul serio almeno. Dal Caimano al Capitan Uncino (del Pd).

 

2- IN HOC SIGNO.
Agli Stati Generali del Comune di Roma, Gianni Letta, dopo aver benedetto l'epocale avvenimento con la sua introduzione, inciampa e sembra sprofondare. "Gianni Letta cade, paura sul palco" titola un colonnino ("Corriere della Sera", Ernesto Menicucci) che dà conto del passo falso. Il giorno dopo, riecco il sottosegretario alla presidenza del Consiglio: sta per sedersi quando improvvisamente barcolla, annaspa, e finalmente riacquista l'equilibrio. In sala, gelo e silenzio ("la Repubblica", Giovanna Vitale). Ma Letta precisa e scherza gioviale come sempre: "Alcuni colleghi hanno scritto sui giornali che ero caduto. Ecco, così saranno contenti, faccio finta che accada oggi quello che sarebbe successo ieri".

 

Finora tutto ha potuto barcollare ed essere sul punto di cadere: il governo, il premier, la maggioranza. Mai (quasi) Letta. Sarà per questo che al segno naturale, giornalisticamente raccolto, l'alter ego del Cavaliere ha pensato bene di far seguire e al più presto un segno intenzionale. Soprattutto perché quando è inciampato stava per intraprendere un percorso, per molti versi, anche futuri, molto sensibile: lasciare il palco del Palazzo dei Congressi per salire al Quirinale.

 

3- IL RATTO DELLA LAVAGNA.
Ha battuto Mauro Masi che non doveva proprio mandarlo in onda. E in una serata Michele Santoro si è guadagnato l'iscrizione all'Aspen Institute, club dei padroni del mondo. Nella puntata "Rischi fatali" di "Annozero", il talk con più pathos che c'è in giro, la corrispondenza con Giulio Tremonti, vate del suddetto club - costola italiana - è stata sublime: una perfetta rappresentazione tv del federalismo voluto dal Nord che trova l'accordo con il Meridione (nei vertici Ue Tremonti chiede per il Sud le deroghe avute da Angela Merkel come aiuto alle sue banche).

 

Santoro, non più assatanato bolscevico e nel ruolo di uno chicchissimo conte Michele (tranne quando gli fotografano la casa), ha offerto lo strumento pop e populista di cui è magistrale primo attore, divertendosi in un perfido ratto della lavagna, fortissima icona tv della leadership e delle promesse berlusconiane, sottratta così al pantheon del Cavaliere e di Bruno Vespa, platealmente preparata con tanto di pennarello per il ministro. Da par suo, Tremonti, più Churchill che mai, con una presenza così complice da farlo rimanere dopo i titoli di coda a discutere con la piazza in studio piuttosto concitata, gli ha reso l'onore delle armi, visto che il ministero è l'azionista unico della tv pubblica.

 

Così Santoro, interprete numero uno dell'informazione "anti", nonostante gli ordini supremi di eliminazione impartiti al direttore generale, da bravo ragazzo meridionale che il sistema voleva espellere, con furbizia e un'insperata leggerezza, è riuscito a riportarsi al centro del sistema. L'eterna lezione del Sud, quello migliore, ovvio, che il pantheon padano non deve mai dimenticare.

4- PERFIDA ALBIONE.
Su"Libero" Nicholas Farrell ha una rubrica (?) delle lettere. Farrell è un giornalista inglese folgorato anni fa dal Cavaliere che intervistato da lui si lasciò andare sui giudici "antropologicamente diversi" e su Mussolini, buontempone che non aveva mai ammazzato nessuno. Bene, la lettrice Marta chiede se siano meglio le donne di destra e di sinistra. La leggiadra penna risponde così (questo è il pietoso riassunto): "Una donna di sinistra anche se è bella, è brutta dentro. Ecco perché i comunisti romagnoli sono costretti ad andare a trans. Le "rosse" puzzano metaforicamente. Vogliono essere indipendenti. Cosa vuol dire? Tagliare le teste a migliaia di polli dall'Amadori di Cesena per 1.200 euro puliti al mese? Voglio lavorare come un uomo, strilla (la donna di sinistra). Deficiente!". Il nome della rubrica è "La posta del cuore". Con che cuore!18-03-2011]

 

 

WEB KILLED TV-STAR! - E’ INIZIATA LA CORSA ALL’ORO PER PORTARE INTERNET IN TV - I MEGA BROADCASTER, DA SKY A MEDIASET, SI FIONDANO SUI DECODER CON CUI POTRANNO PILOTARE CONTENUTI, MONITORARE LE ABITUDINI E SVUOTARE DI SPETTATORI LA RETE GENERALISTA – MENTRE TUTTI SI LANCIANO SULLA TORTA, LA RAI SONNECCHIA PER NON INTRALCIARE LA CORSA BISCIONE – MA C’è UN MA: CON I NUOVI ACCESSI ALLA RETE DALLA TV SERVIRANNO ENORMI INVESTIMENTI NELLA BANDA LARGA E NELLE INFRASTRUTTURE. CHI PAGA?...

 1 - E LA TIVÙ MANGIÒ IL WEB...
Alessandro Longo per "l'Espresso"

 

Con un clic sul telecomando possiamo vedere quella puntata di "Dr. House" che ci siamo persi ieri sera. Oppure mettere in pausa la partita per andare a rispondere al telefono. La videoteca di quartiere è stata chiusa, come tante altre? No problem: con un altro clic scegliamo un film, da un catalogo che ne ha centinaia, su uno speciale menù del televisore. Non troviamo niente di buono in televisione all'ora in cui ci stravacchiamo sul divano? Da un altro menù accediamo ad altri programmi da far iniziare quando pare a noi.

Sono tutte opzioni già possibili, senza dover cambiare apparecchio né scegliere un particolare operatore telefonico. E sono tutte offerte molto attraenti, per il telespettatore. Peccato che, in diversi casi, possano avere un rovescio della medaglia. Vale a dire la selezione dei contenuti Internet da parte di un broadcaster potente, che decide cosa far passare, dall'infinito mondo dell'on line, al nostro televisore.

 

Ma andiamo per ordine. La novità tecnologica è questa: per rivoluzionare la propria tv è sufficiente uno scatolotto ("set top box"), al costo di circa 150-200 euro. Va collegato a un qualsiasi televisore a schermo piatto e a una connessione Internet banda larga. Compare così sullo schermo uno speciale menù con servizi e contenuti diversi da quelli che stanno trasmettendo con i palinsesti tradizionali. Un clic, e via Internet ci arriva il programma scelto.

Da quest'anno scommettono sugli "scatolotti" anche i big del vecchio mondo televisivo. Mediaset ha appena presentato la propria offerta Internet tv e quella di Sky è in arrivo.

Lo scatolotto di Mediaset propone un menù che si chiama Premium Net Tv. A Cologno hanno integrato la nuova esperienza tv con quella tradizionale, così anche per utenti non esperti è facile accedere, dai menù ai contenuti extra: film (200), serie tv e la possibilità di rivedere i programmi Mediaset andati in onda nei sette giorni precedenti. L'integrazione è anche tariffaria: Premium Net Tv è gratis per gli abbonati al digitale terrestre premium dell'emittente (da 14 euro al mese in su).

 

Si pagano a parte solo i film appena usciti in dvd. Sono mosse per corteggiare il pubblico di massa. "Noi ci crediamo: il mondo della tv sta evolvendo a grande velocità. Sempre più spettatori vogliono liberarsi dalla schiavitù del palinsesto", dice Marco Leonardi, direttore contenuti e marketing Mediaset Premium.

 

I limiti, ora: sono quelli della mentalità chiusa della grande emittente tradizionale. L'offerta è centrata infatti solo sul mondo Mediaset. Paradossale, se ci si pensa, visto che lo scatolotto accede a Internet e potrebbe essere una finestra aperta sull'infinito. Quindi niente YouTube, né Web tv, né i programmi mandati in onda da altre emittenti nei giorni prima. Soltanto contenuti del Biscione. Per aprirci al resto del Web dobbiamo avere altri scatolotti (di Telecom Italia e Tiscali per esempio), che però non hanno le opzioni Mediaset.

La rivoluzione appena sbocciata ha potenzialità che vanno ben oltre il visibile. Lo scatolotto Internet consente infatti di sapere in tempo reale che cosa vedono e preferiscono i clienti. "Il che ci servirà per migliorare l'offerta, al momento non pensiamo di lanciare pubblicità personalizzate, basate sulle abitudini dei clienti", assicura Leonardi.

Queste invece hanno appena debuttato negli Stati Uniti. Le emittenti, grazie a scatolotti o tv connessi a Internet, sanno dove sei, che cosa ti piace, se hai figli: e regolano gli spot di conseguenza. L'esercito degli Stati Uniti, per esempio, ha mandato quest'anno i primi spot di arruolamento personalizzati, per le famiglie con figli maggiorenni.

Anche la Rai ha una Internet tv, con i suoi programmi, ma a oggi è accessibile solo da pc e da tivù Sony. Le aziende di set top box aspettano da mesi di poter offrire questa Web tv, come sarebbe normale: il contratto di servizio impone alla tv statale di essere presente su tutte le piattaforme.

 

Così, voci dell'industria dei set top box riportano che la Rai sta temporeggiando sul lancio solo per non rubare la scena al prodotto Mediaset. "è possibile, ma credo che i ritardi siano più dovuti alla consueta indifferenza Rai nei confronti dell'innovazione. Qui se ne ha paura, anzi", dicono fonti vicine a Rai Nuovi Media.

Sky lancerà il proprio scatolotto entro fine anno: come già nel Regno Unito, offrirà in Italia alcune centinaia di film in video on demand via Internet, tramite il decoder MySky HD (già nelle case del 30 per cento della clientela). Ma è un altro scatolotto "chiuso", quello di Murdoch.

 

Gli operatori telefonici hanno scelto invece vie Internet tv più aperte. è della scorsa settimana il lancio del Tiscali Tvbox. A dicembre è stata la volta del Cubovision di Telecom Italia. Sono più aperti perché ospitano contenuti e servizi di terze parti, come Web tv e notizie da Internet. In particolare il set top box di Tiscali (creato da Telesystem) ha tante cose del Web: accesso a social network e servizi vari (YouTube, Facebook, Picasa, possibilità di prenotare poltrone al cinema).

Entrambi sono anche videoregistratori "intelligenti" (registrano e consentono di mettere in pausa programmi non criptati) e decoder per il digitale terrestre. Cubovision ha alcuni aspetti innovativi, tra l'altro è il primo prodotto ad avere un catalogo di contenuti in 3D. Alla prova però risulta ancora immaturo, per usabilità e disponibilità di contenuti Web. A differenza del Blobbox, un altro decoder Internet tv di Telesystem (ma antecedente al Tvbox).

"Tante migliorie sono in arrivo. Avremo anche il primo esempio di YouTube ottimizzato per lo schermo televisivo", dice Paolo D'Andrea, responsabile broadband content di Telecom e padre del Cubovision (che lì amorevolmente chiamano solo "il Cubo", per la forma). "A giugno arriverà anche lo store", cioè un negozio on line, accessibile dal Cubo, un po' come l'App Store dell'iPhone: con tante applicazioni e contenuti creati da terze parti.

 

Tra le prime ci sarà quella per fare scommesse on line dal televisore. Vodafone ha già il proprio set top box, mentre si attende a breve la mossa di Fastweb, che sta costruendo una piattaforma Web tv, con tanti contenuti di terze parti. La diffonderà su tv e set top box vari. È palese che solo set top box e piattaforme aperte, su set top box, contribuiscono al pluralismo dell'informazione.

Il tutto avviene in un contesto in cui i big internazionali hanno già lanciato i propri prodotti di Internet tv: Sony, Apple, Microsoft, Google. Così si va verso una rivoluzione non solo del modo di vedere la tivù, ma anche della stessa Internet. è un dilemma di rapporti di forza.

Da una parte ci sono i soggetti chiamati "over the top", come Google, che offrono contenuti video attraverso Internet. Dall'altra ci sono gli operatori, che si lamentano: dicono che gli over the top dovrebbero partecipare agli investimenti per la Rete banda larga, dal momento che la stanno affollando di contenuti. È una tesi di Telecom Italia, Vodafone, Telefonica, tra gli altri.

È evidente che se i video via Internet diventano accessibili non solo da pc ma anche da tv, il fenomeno accelererà. Fino a un punto di rottura. L'esito dello scontro è incerto, ma si sa che è in ballo la libertà di Internet. E che ormai Mediaset è uno degli attori della partita. Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset, è stato invitato dal commissario Ue Neelie Kroes, a marzo, insieme con altri over the top (Apple, Google...) e i principali operatori. Stanno costruendo le prime basi per un accordo: tutti gli invitati al tavolo di Kroes vogliono che le regole di Internet vadano cambiate, per tutelare i diversi interessi. Gli interessi dei leader, s'intende: chissà se coincideranno con quelli degli utenti.

 


2 - SET TOP BOX: CI SONO GIÀ QUESTI...
Alcuni degli "scatolotti" con cui aggiungere contenuti extra, via Internet, alla tv.
Apple Tv Il box Apple costa 119 euro e collega la tivù a iTunes, per accedere a musica, foto e film (da noleggiare o da acquistare).

SONY QRIOCITY
Alla piattaforma Sony si accede da vari strumenti, tra cui lettori blu-ray da collegare alla tivù (prezzi da 200 euro in su). Offre milioni di canzoni e centinaia di film.

MICROSOFT XBOX 360
La console per videogame Xbox360 dà accesso anche a una libreria di film (400) e a social network. Da 199 euro.

 

MEDIASET NET PREMIUM TV
Piattaforma che dà accesso a film, serie tv e a un catalogo con i programmi trasmessi da Mediaset nei sette giorni precedenti. Sarà su vari set top box del digitale terrestre (per ora solo il TS7900 HD di Telesystem, a 159 euro).

TISCALI TVBOX
è il set top box Tiscali, a 199 euro, con funzioni di digitale terrestre, media player (legge file audio-video-foto di vario tipo), videoregistratore intelligente e accesso a contenuti Internet (social network, Web tv, Web radio e altro).

 

DLINK BOXEE
è arrivato anche in Italia lo scatolotto dell'azienda inglese Boxee, prodotto da Dlink. Accede a vari video e Web tv presenti sul Web. A 229 euro.

CUBOVISION DI TELECOM ITALIA
Accede a un catalogo di film, anche in 3D, e a Web tv. è anche digitale terrestre, media player e videoregistratore intelligente. A 199 euro.

VODAFONE TV CONNECT
Questo decoder Internet e digitale terrestre costa 79 euro (ora 39 in promozione). Accede a web radio, web tv, meteo notizie, partite di calcio. I contenuti Internet funzionano solo con Adsl di Vodafone.18-03-2011]

 

 

1- DOPO SCAJOLA E POLVERINI, UNA MATTONATA DI CASE SEPPELLIRÀ IL CENTRODESTRA? - 2- ALE-DANNO STREPITA SU AFFITTOPOLI MA DIMENTICA IL SUO APPARTAMENTO DA 140 METRI AI PARIOLI: COMPRATO DALL’INAIL NEL 2006 PER SOLI 533 MILA EURO, METÀ DEL PREZZO DI MERCATO, DOPO ANNI DI AFFITTO AGEVOLATO. LA COMMISSIONE ANNUNCIATA DAL CAMPIDOGLIO, GUARDO IL CASO, SI OCCUPERÀ SOLO DEGLI IMMOBILI COMUNALI… - 3- L’AUTOGOL DELLA POLVERINI: PER SMENTIRE "L’ESPRESSO", CONFERMA CHE LA CASA ATER DI SAN SABA È DEL MARITO E SVELA IL CANONE MENSILE, “NON 130 EURO, MA CIRCA IL TRIPLO”, OVVERO 390 EURO SCARSI! I RADICALI: È UNA FURBA CHE DEVE ANDARSENE - 4- NON SOLO I MALDESTRI: LA VILLETTA AD ANACAPRI DI MONTEZEMOLO. IL 29 MARZO IL GUP DECIDE SUI PRESUNTI FAVORI AVUTI DA SINDACO E VIGILI URBANI CAPRESI, OVVERO CHIUDERE UN OCCHIO SUGLI ABUSI EDILIZI. OVVIAMENTE A INSAPUTA DELLO SMONTEZEMOLATO

1- CASA ALEMANNO: L'APPARTAMENTO AI PARIOLI COMPRATO A META' PREZZO DALL'INAIL, DOPO ANNI DI AFFITTO DI FAVORE
Scrive Marco Lillo sul "Fatto Quotidiano": Nonostante i loro scheletri di cemento nell'armadio, i massimi esponenti della destra laziale continuano incautamente a cavalcare l'onda di Affittopoli. Anche Gianni Alemanno non è stato con le mani in mano.

 

Il sindaco di Roma, quando la Procura della capitale ha aperto un'indagine sui criteri di assegnazione delle case popolari e sulle procedure di vendita, ha pensato bene di istituire una commissione di inchiesta. "non vogliamo fare polveroni, allarmismi o dossieraggi", ha detto con tono pacato ma severo, "vogliamo solo appurare la verità".

Tutta la verità. Per questo proseguiva il sindaco: "noi abbiamo istituito una commissione di inchiesta che sta studiando gli affitti e le vendite fatte dal 2001 al 2007 e sottolineo questa data perché da quando ci siamo insediati non è avvenuto nulla di tutto questo". La commissione, ovviamente, si occuperà solo del patrimonio del Comune. Se avesse esteso la sua azione anche al patrimonio degli enti previdenziali (nazionali) si sarebbe scoperto che un appartamento al primo piano di sette vani catastali, corrispondenti a circa 140 metri quadrati, nel cuore dei Parioli, una delle zone più care di Roma, è stato acquistato l'8 novembre del 2006 da un tal Gianni Alemanno al prezzo di 533mila euro, metà del prezzo di mercato per un appartamento di quel taglio in quel punto.

 

Come il duo Cavicchioli-Polverini con l'Ater, anche la famiglia Alemanno aveva prima pagato un canone di poche centinaia di euro all'Inail e poi il politico era riuscito a rendere eterno il privilegio comprando con lo sconto riservato agli inquilini.

2- LAZIO: REGIONE SU CASA ATER, NESSUN CASO DI FAVORE PER POLVERINI =
(Adnkronos) - "In merito alle presunte notizie apparse sul settimanale L'Espresso, e' utile innanzitutto chiarire che l'appartamento di cui trattasi, posto al quarto piano senza ascensore con una metratura di circa 60 mq, senza balconi, e' stato assegnato, nei primi anni del Novecento, a Cesare Berardi, padre di Pierina Berardi, mamma di Massimo Cavicchioli, consorte della Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini".

E' quanto comunica una nota della Regione Lazio. "Negli anni Settanta - si legge ancora nella nota - la nonna paterna di Massimo Cavicchioli, Clementina Baratti, e' subentrata legittimamente nell'appartamento in forza del principio della necessaria tutela dei nipoti Massimo Cavicchioli e della sorella, nel frattempo rimasti orfani di entrambi i genitori. Nell'appartamento, dunque, e' sempre vissuta la famiglia di Massimo Cavicchioli, il quale nasce e vive da sempre nell'immobile. Tali circostanze sono sempre state riportate in tutti i censimenti effettuati dallo Iacp prima e dall'Ater poi, senza mai occultare nessuna notizia o stato di fatto".

 

"E' evidente, allora, come non si tratta di un 'affitto' alla Presidente della Regione ne' tantomeno di favore, ma di una questione che riguarda esclusivamente il marito che tutelera' in ogni sede i suoi diritti ed il suo diritto alla riservatezza non trattandosi di persona con incarichi od interessi pubblici. Tantomeno, nella vicenda esiste alcun disegno speculativo, in considerazione del fatto che l'immobile in questione, come tutto il complesso al quale appartiene, non e' stato mai inserito in alcun piano di vendita, per complesse questioni di carattere giuridico urbanistico mai risolte. Ovviamente, il canone, regolarmente pagato, non ammonta a 130 euro come l'articolo fa intendere in maniera subdola, ma a circa il triplo", conclude la nota.

3-RADICALI: POLVERINI DIA RETTA A BUONTEMPO..."I FURBI DEVONO ANDARSENE".
(DIRE) - "Se le notizie riportate dall'Espresso in relazione all'abitazione dell'Ater avuta in locazione dalla presidente Renata Polverini per 130 euro al mese fossero vere, la presidente apparterrebbe alla categoria dei 'furbi che devono andarsene' di cui ha giustamente parlato, alcuni giorni fa, l'assessore Buontempo". Lo dice il consigliere regionale Giuseppe Rossodivita, capogruppo della Lista Bonino-Pannella Federalisti europei alla Regione Lazio.

4- FAVORI A MONTEZEMOLO PER LA VILLA DI ANACAPRI, IL GUP DECIDE IL 29 MARZO
Da il Fatto Quotidiano

 

C'è un'altra bellissima villa di Anacapri che continua a fare notizia. Il 29 marzo il gup di Napoli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio di tre vigili urbani, un tecnico municipale e l'ex sindaco del comune dell'isola azzurra, accusati di aver "coperto" i presunti abusi edilizi compiuti in Villa Caprile. Si tratta della dimora estiva del presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, per questa vicenda già rinviato a giudizio per abuso edilizio e falso: prima udienza il 18 aprile.

 

Il pm Milena Cortigiano, del pool reati ambientali guidato dall'aggiunto Aldo De Chiara, sostiene che vigili, tecnico e sindaco dell'epoca abbiano a vario titolo allentato, omesso od ostacolato i controlli mentre la villa veniva ristrutturata oltre il lecito. Nelle carte si ricostruisce una storia di ispezioni non ultimate, relazioni truccate, un'informativa scritta ma non spedita in Procura. Mentre l'ex sindaco, secondo l'accusa, suggeriva di non segnalare gli abusi in atto. Favori, è bene chiarirlo, che Montezemolo non ha mai chiesto. Ma di cui avrebbe comunque goduto. (vin.iur.)18-03-2011]

 

 

SARKÒ IL PARA-GURU – IL NANO DELL’ELISEO MOSTRA I MUSCOLI CON LA LIBIA E MA IN NORDAFRICA PARIGI HA MOLTI INTERESSI ECONOMICI, CHE E’ BENE MASCHERARE DIETRO IL PARAVENTO DEI DIRITTI UMANI – DOPO I BALBETTII DELLA DIPLOMAZIA FRANCESE, IN EGITTO E IN TUNISIA (BEN ALI E MUBARAK ERANO CONSIDERATI ‘AMICI’ PRIMA DI ESSERE SCARICATI), IL SARKÒFAGO DI CARLà NON VUOLE ALTRI FIASCHI – A POCO PIÙ DI UN ANNO DALLE ELEZIONI, SAREBBE PERICOLOSO ESSERE CONSIDERATO AMICO DEI TIRANNI ARABI

Alberto Mattioli per "la Stampa"

 

Se la guerra a Gheddafi si farà, sarà soprattutto la guerra della Francia. Nessun Paese si è tanto impegnato per ottenere un intervento contro il regime; nessuno, a oggi, ha riconosciuto il Comitato di Bengasi come legittimo rappresentante del popolo libico. Nicolas Sarkozy fatto la sua scelta il 10 marzo, quando i due emissari dei ribelli sono usciti dall'Eliseo con un riconoscimento formale e la promessa di un intervento militare.

Pare che questa improvvisa accelerazione abbia preso alla sprovvista, oltre che il resto del mondo, anche il suo ministro degli Esteri, Alain Juppé. Ma non è stato un colpo di testa, magari provocato dalle infiammate filippiche del filosofo Bernard Henry Lévy, che ha fatto da intermediario fra il Presidente e i ribelli.

 

Da settimane, la diplomazia francese spinge a tutti i livelli (Ue, Nato e Onu) per ottenerli. Prima di partire per New York per partecipare di persona al Consiglio dell'Onu, Juppé si è sbilanciato sul suo blog impegnando addirittura l'«honneur»: «E' spesso capitato nella storia contemporanea che la debolezza delle democrazie abbia lasciato campo libero alle dittature. Non è ancora troppo tardi per smentire questa regola. L'onore della Francia sarà di aver tentato tutto per riuscirci».

 

Il rovesciamento delle posizioni rispetto alla guerra in Iraq, quando la Francia fu la capofila di chi non la voleva, è totale. Anche a costo di irritare l'alleato più stretto, perché la Germania di avventure militari non vuole nemmeno sentir parlare.

 

Sarkozy, naturalmente, ha due buoni ragioni per «giocare a fare Rambo», come scrivono i giornali. Una di politica estera: il Quai d'Orsay è convinto che la svolta nei Paesi arabi sia storica e soprattutto irreversibile, quindi prima si schiera la Francia accanto ai popoli e contro i dittatori e meglio è. Tanto più che in Africa del Nord oggi (e in Medi Oriente domani) la Francia difende un ruolo morale e concreti interessi materiali.

 

Poi, naturalmente, c'è la politica interna. Bisogna far dimenticare i fiaschi a ripetizione della diplomazia di Parigi, che in Tunisia e in Egitto ha dato l'impressione di muoversi male e tardi: Ben Ali e Mubarak erano molto amici della Francia in generale e di molti politici francesi in particolare.

 

Peggio: i due pilasti del grande progetto del Presidente, l'Union pour la Méditerranée, erano appunto loro. La penultima ministra degli Esteri, Michèle Alliot-Marie, è stata silurata per questo e, a poco più di un anno dalle elezioni, per Sarkozy sarebbe pericoloso essere considerato amico dei tiranni arabi. Così, con la Libia è stata un'escalation di parole dure e schiaffi diplomatici.

 

Gheddafi e i suoi cari, naturalmente, hanno reagito. Il raiss ha detto che Sarkozy «è diventato pazzo. Soffre di una malattia psichica». Suo figlio Seif, ieri l'altro, si è fatto intervistare da Euronews per far sapere che la Libia ha finanziato la campagna elettorale del Président, che ha i documenti per provarlo, che li renderà pubblici e che Sarkozy, «questo clown», prima di parlare deve restituire i soldi. A seguire, le smentite indignate dell'Eliseo.

 

E un rigurgito di Grandeur: pronti a bombardare. Corsi e ricorsi: nel 2007, Sarkozy abbracciò Gheddafi sulla stessa scalinata dell'Eliseo dove ha ricevuto i suoi oppositori. Allora, fra i sarcasmi dei giornali e perfino di parte del centrodestra, il raiss piantò le sue celebri tende all'hotel Marigny. Adesso la Francia vuol fargliele levare anche da Tripoli.

 18-03-2011]

 

 

SCOPARE COSTA! – IL CAVALIER POMPETTA FA GIRARE L’ECONOMIA: DAL SUO CONTO, NEL 2010, SONO STATI PRELEVATI 13 MLN DI EURO E L’ANNO PRIMA ALTRI 9 – BANCOMAT ROVENTE A DICEMBRE SCORSO, MENTRE SI DISCUTEVA LA FIDUCIA ALLA CAMERA - TUTTO QUESTO CASH E’ SERVITO PER I SOLLAZZI DELLA SCUDERIA DI SMUTANDATE? MANNO’: IL BANANA HA UN CUORE DI PANNA: “IO SONO COME UNA CARITAS QUOTIDIANA. PAGO INTERVENTI CHIRURGICI, IL DENTISTA, LE TASSE UNIVERSITARIE A TUTTI COLORO CHE NE HANNO BISOGNO”…

Giuseppe D'Avanzo per "la Repubblica"

Il comodo con Berlusconi è che non ti delude mai. Per giorni e settimane ha ripetuto, con il petto gonfio, che non vedeva l'ora che il processo - quel processo che lo umilia e l'angoscia, il "processo Ruby" - avesse inizio.

 

Che avesse inizio per dimostrare dinanzi al Paese, al popolo che lo ha voluto a capo del governo, al mondo che sempre lo ammira, la sua innocenza, l'inconsistenza di "accuse allucinanti", la barbarie di un'eversiva inquisizione togata. "Andrò a tutte le udienze". Gliela avrebbe fatta vedere lui, sempre presente in aula, vigile e parlante, a quella "certa magistratura politicizzata", l'avrebbe screditata in diretta tv.

Gli ingenui credono alle sue parole. Pensano che ancora una volta il Cavaliere ce la farà - ed è tutto un vivamaria - a venir fuori dall'angolo in cui lo hanno cacciato caotiche abitudini. I creduloni si convincono che davvero il capo del governo voglia difendersi nel processo e non dal processo, come ha sempre fatto affatturandosi cavilli, pretesti, legittimi impedimenti, legge ad personam, immunità.

 

La faccia feroce del Cavaliere non dura molto. Qualche ora, diciamo. Il tempo di dare uno sguardo all'esito delle indagini supplementari consegnate dal pubblico ministero di Milano ai suoi avvocati e il collegio di difesa chiede subito e in gran fretta il rinvio della prima udienza fissata per il 6 aprile. In realtà, un'udienza tecnica: un presidente di sezione assegna a uno dei suoi tre collegi il processo, ma tutto torna buono per prendere tempo e cercare altre vie - politiche, parlamentari, legislative - per venir fuori da guai che gli hanno cancellato dal viso ogni sorriso e ribalderia.

 

Ci si deve chiedere allora che cosa c'è in questi atti istruttori integrativi che lo hanno costretto a gettarsi a corpo morto in pubblico, accettando addirittura qualche domanda, incontrando nientemeno quel che egli considera un ostinatissimo "nemico" come Repubblica che ha documentato le sue ragioni in un colloquio: "per parlare con la mano sul cuore e spiegare come stanno davvero le cose".

 

Il Gran Venditore sa come vanno queste faccende. Non deve imparare nulla. Le mosse gli nascono d'istinto, come per un riflesso immediato. Meglio anticipare i passi dell'avversario, organizzare una "narrazione" diversa e contraria per neutralizzare il racconto e i documenti che teme. Al peggio, ne nascerà una confusione che renderà indifferente l'opinione pubblica. Ecco allora sciorinare l'intera gamma della fenomenologia della menzogna.

 

Nasconde il vero dissimulandolo ("Io in questura ho chiesto solo informazioni di Ruby, nessuna pressione sui funzionari"). Modifica la natura del vero ("Hanno messo in piazza 33 ragazze che passeranno il resto della loro vita con il marchio della prostituta"). Deforma la realtà rimpicciolendone il formato (altro che "bunga bunga", "cene spensierate, eleganti. Le ragazze facevano quattro salti in discoteca, Da sole, perché a me non è mai piaciuto ballare. Niente di più").

 

Dice l'assoluto contrario del vero ("Non ho mai pagato una prostituta e poi può mai essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari una prestazione sessuale?"). Infine, non maschera soltanto la realtà, la inventa di sana pianta ("Ho sempre avuto vicino a me la mia fidanzatina che per fortuna sono riuscito a tenere fuori da questo fango. Se avessi fatto tutto quello che dicono, mi avrebbe cavato gli occhi. E assicuro che ha anche le unghie lunghe).

Ora per comprendere l'ansia che agita il presidente del Consiglio bisogna scorrere, anche rapidamente, gli atti d'indagine integrativi, gli esiti dell'istruttoria - ora conclusa - contro Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti. Si scoveranno immagini, parole, ricordi, resoconti che sbriciolano il racconto del Cavaliere svelandone menzogne che non potrebbero reggere con decenza a una verifica processuale.

Si possono vedere fotografie di ragazze mascherate da poliziotte seminude con le manette bene in vista. Si apprenderà delle istruzioni cui bisognava attenersi, ai travestimenti necessari (in un caso, "come un giocatore del Milan"), a quel che bisogna fare, come e con chi e in quale occasione. Naturalmente questi convegni possono essere "eleganti", come dice il Cavaliere, ma ammesso che ci sia stata anche grazia e distinzione, non si elimina il nocciolo della questione: decine di ragazze venivano retribuite per fare sesso con il Sultano e tra di loro una minorenne.

Le ragazze ne parlano tra di loro, discutono di quanto "hanno preso", si invidiano l'attenzione del Cavaliere perché maggiore interesse significa maggiori ricavi. Per dire, si legge in un sms: "Sappiamo che uno dei venti uomini più potenti del mondo ti muore dietro e ti ha pensato tutta la sera...". Alcuni documenti liquidano l'argomento principe del capo del governo. Questo: "Può mai essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari una prestazione sessuale?".

È utile dare uno sguardo alle carte degli accertamenti bancari sul conto corrente di Berlusconi, il numero 1.29 presso la banca del Monte dei Paschi di Siena. Sappiamo, dalle testimonianze raccolte dal pubblico ministero, che le ragazze ricevevano i loro emolumenti in moneta sonante, in buste di 500, 1000, 2000, 5000 euro in fogli da 500. Sappiamo che da quel conto si muovono bonifici di dieci, ventimila euro a favore delle "ragazze".

Dice a Repubblica Berlusconi: "Io sono come una Caritas quotidiana. Pago interventi chirurgici, il dentista, le tasse universitarie a tutti coloro che ne hanno bisogno. Alcuni di questi bonifici servivano a pagare il mutuo ai genitori di una ragazza. Dei signori in difficoltà".

 

Tuttavia, se si guarda a quanto denaro contante ogni mese muove Silvio Berlusconi si rimane stupiti. Non usa troppi bonifici, il Cavaliere. Forse non se ne fida. Nemmeno negli assegni o nelle carte di credito ha fiducia. Il Cavaliere firma al suo ragioniere, Giuseppe Spinelli, un assegno e Spinelli nello stesso giorno lo negozia con un'operazione "cambio assegni".

 

Le cifre sono importanti e, se nel 2009 hanno raggiunto i sette milioni 675 mila euro, nel 2010 hanno superato i 12 milioni e 880 mila euro. Le tranche mensili sono molto variabili. Oltre il milione in gennaio, aprile, maggio. Vicino al milione in luglio, settembre e ottobre. Meno di ottocentomila euro in febbraio, marzo e giugno. Un modesto 344 mila euro in agosto e un'impennata a fine anno: un milione e 496 mila euro a novembre e addirittura 2 milioni e 555 mila in dicembre. Assegni per 250 mila, 300 mila euro.

 

Per sedici volte incassato il lunedì; in cinque occasioni il martedì; in quattordici e undici occasioni il mercoledì e giovedì e per tredici volte il venerdì, dunque alla vigilia del week end abitualmente destinato ai bunga bunga. Questo denaro contante palesemente non è tutto destinato alle feste "eleganti" per la retribuzione delle ragazze.

 

È legittima una domanda (forse): ma perché il capo del governo ha bisogno di tanto contante? A chi lo consegna e per quali ragioni? Che cosa deve comprare o finanziare con il cash che non possa essere sostenuto con un pagamento che lascia una traccia (assegno, bonifico)?

Ognuno avrà la sua congettura (forse ne avranno anche i pubblici ministeri), soprattutto se si scrutinano gli assegni e le cifre trasformate in contante nel dicembre del 2010, in quel mese orribile che ha visto Berlusconi, a un passo dalla bocciatura parlamentare, combattere voto su voto per sopravvivere. Vale la pena darne conto. In dicembre ci sono undici "cambi assegni" in quattordici giorni, a cavallo del 14 dicembre quando la Camera vota la fiducia al governo.

 

Due soli negoziazioni sono trascurabili , il 21 dicembre per 40 mila euro e il giorno successivo per 14.687 euro. Al contrario, i restanti nove "cambi assegni" sono rilevanti. Ecco la sequenza. 9 dicembre, 270 mila. 10 dicembre, 274 mila. 13 dicembre, 250 mila. 14 dicembre, 250 mila. 15 dicembre, 250 mila. 16 dicembre, 250 mila. 21 dicembre, 350 mila. 22 dicembre, 350 mila. 23 dicembre, 257 mila. A chi sono finiti questi soldi? È anche di questo che ha paura il presidente del Consiglio? Si raccolgono anche qui le ragioni che gli impediscono di affrontare il processo?

 

Nel "carnevale permanente" dell'Italia di oggi - un mondo rovesciato dove gli ipocriti recitano da iconoclasti, la menzogna diventa verità e la realtà s'adultera in quinta di cartapesta - si agita un bizzarro argomento: chi s'azzarda a raccontare le patologiche abitudini del capo del governo è soltanto un voyeur anche quando quelle disordinate pratiche si mostrano come un reato. Anzi come due reati.

 

Il premier si riempie la casa di prostitute. Nulla quaestio, fatti suoi, se non lo rendessero pericolosamente ricattabile come suggeriscono le parole rassicuranti dedicate nel colloquio con Repubblica alle 32 ragazze. Tra le prostitute però dal febbraio al maggio del 2010, per tredici volte, c'è anche una minorenne e non è più un fatto suo, privato, ma un reato (sfruttamento della prostituzione minorile). Per nasconderlo, una notte di maggio il presidente del Consiglio è costretto a giocare tutta la sua influenza nella questura di Milano per liberare la ragazza minorenne accusata di furto e troppo linguacciuta. È il secondo reato (concussione).

 

La storia è tutta qui, se di guarda all'affare penale. Ma c'è anche una questione politica che accompagna l'affare penale e impone al capo del governo di rendere disponibile la verità perché "chi mente - non importa su che cosa - è un pericolo per la libertà e la democrazia" (Gustavo Zagrebelsky, Quando il potere teme la verità, 17 luglio 2009). C'è stato un tempo che anche Berlusconi fingeva di essere d'accordo. Era il 2 marzo 1994 e il Sultano così ammoniva il popolo: "La gente deve fidarsi solo di chi dice la verità".

 18-03-2011]

 

 

LA CONSULENZA IN AMICIZIA DELL’AUTORITY DI CATRICALà: INCARICO DA 50MILA € AL FIGLIO DELL’EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA ANNIBALE MARINI - LA PASQUA WEB DI RATZINGER CON VATICANO 2.0 - SGARBI CICERONE PER I TURISTI DI PALAZZO MASSIMO - LEI (LORENZA) A MESSA DA BAGNASCO, SADO-MASI INVECE NO…

Da "Italia Oggi"

 


1 - CATRICALA', CONSULENZA IN AMICIZIA. INCARICO DA 50MILA EURO AL FIGLIO DELL'EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA...
La descrizione dell'incarico rende noto che si tratta di un «supporto giuridico al collegio in ordine all'attività istituzionale». Il collegio in questione è l'Autorità garante del mercato e della concorrenza, guidata da Antonio Catricalà. E il beneficiario dell'incarico, retribuito con un gettone di 50 mila euro per un anno, è un giovane giurista che si chiama Francesco Saverio Marini.

Diciamo subito che si tratta del figlio di Annibale Marini, ex presidente della Corte costituzionale, oggi componente laico del Consiglio superiore della magistratura e calabrese di Catanzaro, esattamente come Catricalà. Il figlio ha veramente bruciato le tappe. Classe 1973, Marini junior è stato uno dei più giovani accademici italiani a potersi fregiare del titolo di professore universitario. «A 29 anni», recita un suo curriculum disponibile sul sito dell'Antitrust, «ha vinto il concorso per un posto di professore di prima fascia bandito dall'università di Roma Tor Vergata».

Ancora oggi, del resto, risulta professore ordinario di istituzioni di diritto pubblico presso lo stesso ateneo capitolino. Coincidenze e curiosità vogliono che Tor Vergata sia il medesimo ateneo nel quale il papà, Annibale Marini, è professore emerito di diritto civile, dopo avervi insegnato per molti anni istituzioni di diritto privato. Ed è proprio la stessa università in cui Catricalà, in passato, ha insegnato diritto privato come professore a contratto. Insomma, la scelta dell'Antitrust, per questo incarico di supporto giuridico (dal primo maggio 2010 al 30 aprile 2011), è caduta su un giovane giurista in grande ascesa.

 

Già qualche anno fa, tanto per estrarre un altro esempio dal suo denso curriculum, Marini junior era stato chiamato a occupare l'incarico di esperto presso la presidenza del consiglio dei ministri. Una struttura che Catricalà conosce molto bene, essendone stato segretario generale per diversi anni. Volendosi poi soffermare sull'origine calabrese di Catricalà e Marini senior, si può far notare come i due siano molto attivi all'interno della C3International, che altro non è se non l'associazione dei calabresi nel mondo. Nel comitato d'onore della C3, presieduta da Peppino Accroglianò, figurano sia Catricalà che Marini senior.

A far loro compagnia nel comitato, naturalmente, ci sono tanti altri profili di spicco accomunati dalla medesima estrazione calabrese. Per esempio c'è un altro presidente di Authority, come Corrado Calabrò (Agcom), del quale proprio recentemente, a Montecarlo, la C3 ha celebrato le doti di poeta. Ma ci sono anche Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, Andrea Monorchio presidente della Consap (società 100% Tesoro) ed ex Ragioniere generale dello stato, Cesare Mirabelli, altro presidente emerito della Corte costituzionale, Fulvio Lucisano, produttore cinematografico. Insomma, tutti uniti, per la Calabria. (Stefano Sansonetti)

2 - RATZINGER SCOMMETTE SU VATICANO 2.0, DOPO PASQUA IL NUOVO SITO WEB...
Da piazza San Pietro si parlerà in cinese, grazie a internet. Papa Ratzinger scommette su Vaticano 2.0, il nuovo portale web della Santa Sede che sarà operativo dopo Pasqua: l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, ha anticipato all'Osservatore Romano, sul giornale oggi in edicola, la nuova frontiera dell'evangelizzazione grazie alla cultura digitale.

 

Si comincerà parlando in italiano, inglese, e francese, per poi dare il via alle altre lingue: «La Chiesa deve certamente imparare ad annunciare Cristo secondo il linguaggio più facilmente e più direttamente comprensibile dall'uomo al quale si rivolge. Oggi si tratta dell'uomo dell'era digitale, della cultura digitale. E il Papa ha orientato la nostra riflessione in questo senso».

Letteralmente, Papa Benedetto XVI aveva chiesto a «quanti hanno responsabilità nella Chiesa a essere in grado di capire, interpretare e parlare il nuovo linguaggio dei media in funzione pastorale». E Celli spiega la strategia vaticana: «Il punto fondamentale è cogliere le dimensioni più profonde dei processi comunicativi che via via emergono. La persona umana, come soggetto comunicativo, si esprime infatti attraverso un'attrezzatura tecnica che veicola un nuovo linguaggio, un modo nuovo di capire il mondo. È questo che va approfondito nei centri formativi della Chiesa, che già adesso vede tanti episcopati in prima linea».

 

Tanto che, dopo l'incontro delle università cattoliche del mondo a Roma lo scorso anno, «abbiamo avviato noi stessi una serie di riunioni continentali proprio per incentivare questa attività formativa. Siamo già stati in Spagna, Thailandia e Stati Uniti. Prossime mete l'America latina e l'Africa». Avendo ben presente che «non si comunica per sé, perché l'autoreferenzialità è uno dei rischi maggiori di tutta la comunicazione. Da questo pericolo il Pontificio consiglio intende stare molto alla larga». Una regola che nella Chiesa vale da duemila anni? (Pierre de Nolac)

3 - SGARBI CICERONE...
Non capita tutti i giorni di visitare un monumento e trovare come cicerone Vittorio Sgarbi. È successo a Roma ai turisti presenti a palazzo Massimo alle Colonne. Palazzo aperto al pubblico solo un giorno all'anno, il 16 marzo per ricordare la scomparsa, nel 1583 di Paolo Massimo, benedetto in punto di morte dal giovane san Filippo Neri (si racconta che, ponendo una mano sul capo del ragazzo che nel frattempo era tornato in vita, il santo lo accompagnò con la frase: «Va', e che sii benedetto et prega Dio per me». Detto questo, Paolo, «subito tornò di novo a morire»). Da allora la cappella, dedicata al santo, è meta di pellegrinaggi. L'ultimo con Sgarbi come guida d'eccezione. (Donato de' Bardi)

 

4 - LEI A MESSA, MASI ALTROVE...
Mauro Masi non c'era, alla santa messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco nella basilica di Santa Maria degli Angeli: la Rai, che offriva la diretta dell'evento, era presente con Lorenza Lei, vicedirettore generale, e solo con i consiglieri d'amministrazione di opposizione, Nino Rizzo Nervo e Rodolfo De Laurentiis.

 

Dei componenti del cda che fanno parte della maggioranza, invece, nessuna traccia. Altra musica nel pomeriggio: a Montecitorio, per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia a camere riunite, il direttore generale della Rai Masi c'era. (Pierre de Nolac)18-03-2011]

 

 

LE TELE PREZIOSE DI PALAZZO MADAMA – IL SENSO DI IAIA FORTE PER GLI AFFARI IMMOBILIARI – I RITARDI DISSANGUANO LE COMPAGNIE AEREE– NAPOLI: NESSUNO TOCCHI GLI ABUSIVI! (E IN EFFETTI NESSUNO LO FA) – LA RISCOSSA TELECOM DI GERONZI FRENATA DALLE SIM - TROPPO LAVORO, GLI AVVOCATI SCIOPERANO – PARA PONZI PONZELLINI, L’EMILIANO CON SIMPATIE LEGHISTE PER LA TREMONTIANA BANCA DEL MEZZOGIORNO – ALE-DANNO OBBEDISCE AL VICARIATO: CONCERTO POP PER GIOVANNI PAOLO II – SBARCA A ROMA LA “BIRRA DEL PAPA

a "Panorama"

 

1. E SCHIFANI SCOPRÌ UN TESORO...
I più stupefatti saranno i senatori in transito verso l'aula, quelli che forse non hanno mai alzato gli occhi percorrendo la cosiddetta anticamera della balaustra: i due quadri di fianco alla finestra si sono rivelati capolavori del napoletano Francesco Solimena. Il più tranquillo sarà il presidente Renato Schifani: la Madonna con Bambino che tiene in ufficio non perderà bellezza passando dalla scuola del Pinturicchio a un «seguace toscano del Perugino».

E tranquillo sarà pure il gruppo Pd: i suoi Santi Apollinare, Canzio, Canziano, Canzianilla e Maddalena restano attribuiti a Niccolò Rondinelli. Antonio Paolucci, direttore dei Musei vaticani, Nicola Spinosa, ex direttore di Capodimonte, e Rossella Vodret, sovrintendente del polo museale romano, hanno vagliato con parecchie sorprese i dipinti dal XV al XVIII secolo sparsi per il Senato, procedendo in diversi casi a nuove attribuzioni.

Molte opere valgono assai di più di quanto si credeva, ma il censimento curato da Tiziana Ferrari, consulente artistica di Schifani, non aumenterà il bilancio del Senato poiché è «patrimonio indisponibile». Su 55 dipinti solo quattro (tra cui i Solimena) sono di proprietà di Palazzo Madama: gli altri sono in prestito dagli anni Trenta. Dopo 80 anni qualche museo se n'era dimenticato. (Laura Maragnani)

 

2. IL FIUTO DI IAIA PER GLI IMMOBILI...
Altro che attrice, una vera imprenditrice. Per aggiudicarsi un appartamento di sei vani sulla salita del Grillo, prestigiosa zona della capitale sopra i Mercati di Traiano, a 815 mila euro ci vuole fiuto per gli affari. A mettere a segno il colpo immobiliare è stata l'attrice Iaia Forte che nell'ottobre del 2006 ha acquistato l'importante dimora nel cuore di Roma in un modo rocambolesco. L'appartamento era di proprietà della regione ed era stato inserito nell'operazione di cartolarizzazione degli immobili gestita dalla Bnl.

Per questo era stato acquistato dall'inquilina che ci abitava e aveva titolo per comprarlo a prezzo scontato. Il fatto curioso è che nello stesso giorno della vendita l'appartamento è stato poi riacquistato da Iaia Forte. Doppio atto, doppie spese, ma che importa: i notai li ha pagati tutti Iaia. Probabilmente le è convenuto. (C.M.)

3. RITARDI IN AEROPORTO: L'UE LANCIA L'ALLARME...
L'estate 2011 si annuncia piena di ritardi per il traffico aereo. Secondo le previsioni della Commissione europea, circa 250 mila dei 9,6 milioni di voli nella Ue atterrerebbero con almeno mezz'ora di ritardo, altri 25 milioni con 20 minuti. Un volo su quattro, poi, sarebbe più di un quarto d'ora fuori orario. E i costi per le compagnie aeree sarebbero salatissimi: si stima che potrebbero perdere fino a 800 milioni di euro. (A.M.A.)

 

4. NAPOLI: NESSUNO CONTROLLA GLI ABUSIVI...
A Napoli 11 mila inquilini del comune non pagano l'affitto e la guerra contro i parassiti va a rilento. Lo segnala l'assessore al Patrimonio Marcello D'Aponte nella relazione sulle iniziative antievasione avviate nell'ultimo biennio: «A fronte di 11.298 richieste di accertamento delle occupazioni abusive, i vigili urbani ne hanno riscontrate appena 266 (dati 2010)». In attesa di risposta, non si procede né agli sgomberi né alla riscossione del canone. Alle prese con mille emergenze, il comandante della polizia municipale Luigi Sementa fa quel che può. E non è poco.(M.P.)

5. ANCHE NAPOLITANO A CENA DA GUIDO ROSSI...
Roma si ferma per festeggiare gli 80 anni di Guido Rossi, ex numero 1 di Telecom, Consob e Figc e crocevia del potere economico degli ultimi 50 anni. Il 22 marzo, all'Università Roma Tre, al convegno in suo onore ci saranno da Giulio Tremonti a Cesare Geronzi, passando per Francesco Gaetano Caltagirone, Giuseppe Mussari, Giovanni Perissinotto e Giuliano Amato. In serata cena per pochi eletti: si dice che ci sarà anche l'amico Giorgio Napolitano. (C.R.)

 

6. TROPPE SENTENZE, AVVOCATI IN SCIOPERO...
Clamoroso il caso di Lanusei, in Sardegna, dove gli avvocati hanno deciso di sospendere l'attività giudiziaria e di proclamare uno sciopero a oltranza per protestare contro il presidente del tribunale, accusato di... applicare i principi costituzionali della ragionevole durata del processo e in tal modo di «macinare» pratica su pratica, recuperando l'arretrato accumulatosi nel corso degli anni. (A.C.)

7. TELECOM, LA RISCOSSA DI GERONZI...
Il siluro non è giunto inaspettato. Ma con una puntualità sospetta: manco il tempo di brindare alla nomina a direttore generale della Telecom Italia e Luca Luciani si è trovato alle prese con l'indagine sulle sim false. Una complicazione in più per il consiglio di amministrazione della controllante Telco che sperava di avere trovato la quadratura del cerchio: conferma di Franco Bernabé, stavolta in qualità di presidente, con un ruolo di spicco per Luciani, artefice del boom in Sud America, e un nuovo amministratore delegato, Marco Patuano.

 

Una soluzione caldeggiata da Alberto Nagel della Mediobanca, ma che porta l'impronta di Cesare Geronzi, convinto che, per ridare slancio alle telecomunicazioni nostrane, fossero necessari nuovi equilibri in Telecom Italia. Un'indicazione che i consiglieri della Telco hanno raccolto, a dimostrazione che il carisma di Geronzi, nonostante le spallate di Diego Della Valle, ha ancora il suo peso. (Ugo Bertone)

 

8. DAL NORD AL SUD, LE GIRAVOLTE DI PONZELLINI...
Emiliano purosangue, banchiere prediletto da Umberto Bossi, Massimo Ponzellini è in pole position per guidare la neonata Banca del Mezzogiorno, cara a Giulio Tremonti. Ponzellini lascerà la presidenza della Bpm per il vertice della nuova banca controllata dalle Popolari assieme alle Poste, un'istituzione cui la Lega guarda con grande interesse in vista delle prossime nomine. In Bpm interregno affidato al vicepresidente Mario Artali fino al 2012.

 

9. ALLA FINE ALEMANNO OBBEDISCE AL VICARIATO...
Vicariato batte Campidoglio 1-0. Dopo un lungo braccio di ferro Gianni Alemanno ha capitolato: il 2 maggio non si farà il concerto di musica classica, come voleva il sindaco sperando, forse, di avere anche Papa Ratzinger. La beatificazione di Giovanni Paolo II sarà festeggiata invece con un concerto pop (come proposto dal Vicariato) in piazza del Campidoglio con Tosca, Ron, Amedeo Minghi e Stelvio Cipriani. Megaschermi in piazza Venezia e Fori Imperiali.

 

10. LA BIRRA DEL PAPA ARRIVA ANCHE A ROMA...
«Luppolo e malto, doni di Dio» dice un proverbio bavarese, così la Papst bier, la birra del Papa, è arrivata a Roma, con il via libera ufficioso dei Sacri palazzi. Prodotta dalla ditta Weideneder, la birra utilizza la foto di Benedetto XVI e il disegno della casa natale del Pontefice a Marktl am Inn. La vende una storica e antica birreria a 100 metri dal Vaticano.

 18-03-2011]

 

 

1- L’INCUBO NUCLEARE ANGOSCIA IL GIAPPONE E IL MONDO, C’É IL RISCHIO CHE ESPLODA ANCHE UN ALTRO REATTORE DELLA CENTRALE NUCLEARE DI FUKUSHIMA (140 MILA EVACUATI). E SI TEME LO STOP ALL’EROGAZIONE DELL’ELETTRICITÀ A PARTIRE DALL’AREA DI TOKYO. SOLO NELLA PREFETTURA DI MIYAGI SI CONTANO OLTRE 10.000 MORTI - 2- UN’APOCALISSE CHE HA SUBITO TROVATO, DALLE PARTI DEL CAMPIDOGLIO, IL SUO SCIACALLO ATOMICO, NELLA PERSONA DEL PRIMNO CITTADINO, ALE-DANNO: "LA CANDIDATURA ALLE OLIMPIADI DI TOKYO ERA ED E’ DA VALUTARE CON MOLTA ATTENZIONE" - 3- SI PUò APPROFITARE DI UNA TRAGEDIA IMMANE PER COSE DEL TIPO: "QUANDO UN PAESE DEVE ESSERE RICOSTRUITO E’ DIFFICILE CHE SI DIA PRIORITA’ AGLI IMPIANTI SPORTIVI"? -

 

1- VERGOGNIAMOCI PER LUI
(Adnkronos) - "La candidatura alle Olimpiadi di Tokyo era ed e' da valutare con molta attenzione. Non e' mai avvenuto che si creassero questi cortocircuiti; quando un paese deve essere ricostruito e' difficile infatti che si dia priorita' agli impianti sportivi". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della commemorazione di Angelo Mancia, tipografo del 'Secolo d'Italia' ucciso nel 1980 sotto la sua abitazione, in via Federico Tozzi, riferendosi a quelle che potrebbero essere le conseguenze del terremoto giapponese sulla questione olimpica.

 

"Sono due cose che devono rimanere indipendenti per evitare strumentalizzazioni. Siamo tutti molto vicini al popolo giapponese - ha concluso il sindaco di Roma - che sara' aiutato anche a livello internazionale, ma la questione olimpica e' un'altra storia".

FUKUSHIMA, RISCHIO DI FUSIONE IN 2 REATTORI. OLTRE 10.000 MORTI IN PREFETTURA DI MIYAGI - MAGNITUDO RIVISTA A 9.0 RICHTER. DOPO IL TERRIBILE SISMA, ORA L'INCUBO NUCLEARE
Ansa.it

Il governo giapponese ha parlato di possibili rischi di processo di fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n.1, sulla costa nordest del Giappone, colpita venerdì scorso dal terremoto e dal seguente tsunami. Ora rischia di esplodere il reattore n.3. E intanto continua a crescere il bilancio delle vittime: 1.600. Ma nella sola prefettura di Miyagi se ne stimano più di 10 mila.

 

E l'impatto del sisma sull'economia giapponese sarà "considerevole". Lo ha detto il portavoce del governo.

OLTRE 10.000 MORTI A MIYAGI - Sono più di 10.000 i morti stimati nella prefettura di Miyagi, una delle più colpite dal terremoto-tsunami di verndì. Lo riferisce la tv pubblica, la Nhk, citando fonti della polizia. "Non ho alcun dubbio", ha detto Naoto Takeuchi, capo della polizia della prefettura di Miyagi, nel resoconto della Nhk, in relazione alla stima catastrofica. Il capoluogo Sendai, infatti, è stato devastato dall'onda anomala di oltre 10 metri di altezza e centinaia di corpi sono stati rinvenuti lungo le coste della prefettura. Il bilancio ufficiale, tuttavia, parla di poco più di 800 vittime, che fanno di Miyagi la prefettura più colpita.

RISCHIO ESPLOSIONE A REATTORE N3 - C'é il rischio che il reattore n3 di Fukushima, ora sotto stress, possa avere un'esplosione simile a quella del reattore n1. Lo ha detto il capo di gabinetto, Yukio Edano, parlando dell'accumulo di idrogeno a causa della decompressione in corso.

 

"Anche se in teoria si verificasse l'esplosione, il reattore non avrebbe problemi", ha spiegato Edano, ripercorrendo quasi lo stesso copione di ieri, proprio i relazione a quanto accadrebbe al cosiddetto 'piano operativo', la grande camera sistemata sul reattore. Edano ha anche sottolineato che "il volume delle radiazioni del reattore n1 sta scendendo velocemente.

POSSIBILE STOP ELETTRICITA' - L'erogazione dell'elettricità potrebbe subire un'interruzione, a partire dall'area di Tokyo, a causa dello stop degli impianti nucleari. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e Industria, Banri Kaieda, in una conferenza stampa.

 

MAGNITUDO RIVISTA A 9 - La magnitudo del terremoto che ha colpito il Giappone e' stata rivista a 9 contro la precedente stima di 8.8 (era di 8,9 secondo l'Usgs). Lo ha reso noto oggi l'Agenzia meteorologica giapponese (Jma), aggiungendo che si tratta di un sisma tra i piu' potenti mai registrati.

I MORTI SONO CIRCA 1.600 - E' di quasi 1.600 morti l'ultimo bilancio del sisma che ha devastato venerdì il nord-est del Giappone. Lo ha reso noto la polizia giapponese. Le persone disperse sono 642, secondo l'ultimo bilancio della polizia. L'agenzia Kyodo parla invece di 1.167 dispersi.

In comunicazioni successive, la confermato oggi la morte di 688 persone alle quali si aggiungono almeno 200-300 cadaveri ritrovati a Sendai, capitale della prefettura di Miyagi, colpita da onde alte 10 metri. Altri 300 e 400 corpi sono stati trovati dall'esercito nel porto di Rikuzentakata e 200 nella località costiera di Higashimatsushima, sempre nella prefettura di Miyagi. I feriti sono 1.570, secondo l'ultimo bilancio provvisorio della polizia, mentre i dispersi sono 642 persone. Secondo l'agenzia Kyodo, 1.167 persone risultano disperse nella prefettura di Fukushima, vicina alla zona più colpita dal terremoto e dal sisma.

 

RISCHI FUSIONE IN 2 REATTORI - Il governo giapponese ha messo in guardia dai rischi di processo di fusione nei reattori 1 e 3 della centrale Fukushima n1, colpita venerdì scorso dal terremoto e tsunami. "Riteniamo sia altamente possibile che si sia verificata una concentrazione", ha risposto in conferenza stampa il portavoce del governo, Yukio Edano, quanto ai rischi di fusione: "non possiamo verificare ciò che accade nel cuore del reattore, ma stiamo facendo passi in avanti rispetto a questa ipotesi".

 

Parlando dei lavori di messa in sicurezza dei due reattori di Fukushima, Edano ha riconosciuto che i livelli di radiazione sono saliti per lo sfogo di vapore leggermente contaminato, tra le operazioni per abbassare la pressione combinata al pompaggio di acqua di raffreddamento.

"L'aumento dei livelli di radiazioni è stata finora nel range previsto, mentre continuano le attivita", ha osservato ancora Edano, aggiungendo che le fluttuazioni dei livelli radioattivi non comportano preoccupazioni per la salute. "E' però verosimile vedere più fluttuazioni, mentre continuano le operazioni di decompressione", ha concluso. Da parte sua, anche Tepco, il gestore dell'impianto, ha ribadito non ci sono rischi di contaminazione.

 

AIEA, 140 MILA EVACUATI DA AREA FUKUSHIMA - Sono circa 140 mila le persone evacuate dall'area in cui sorgono Fukushima 1 e Fukushima 2, le due centrali nucleari rimaste danneggiate dal violento sisma che ieri ha colpito il Giappone. Lo ha reso noto stasera l'Aiea, l'Agenzia dell'Onu per l'energia nucleare, in un comunicato diffuso dalla sua sede di Vienna dopo avere ricevuto informazioni direttamente dalle autorità nipponiche. Secondo l'Aiea, dall'area di Fukushima 1 sono state allontanate 110 mila persone che si trovavano all'interno di un raggio di 20 chilometri dall'impianto. Dall'area attorno alla seconda centrale sono state fatte evacuare 30 mila persone. La procedura, secondo l'Aiea, è stata completata.13-03-2011]

 

 

 

ESPLOSIONE A FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, TOKYO ORDINA DI LASCIARE LA ZONA AI RESIDENTI NEL RAGGIO DI 20 KM - OLTRE 700 LE VITTIME DEL SISMA - "Caro DAGO, è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia Lilli) che il reattore N.1 di Fukushima è esploso? P.S. nel frattempo chiediamogli chi realmente ci guadagna dal nucleare in Italia

1- LETTERA
Caro DAGO,
è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia Lilli) che il reattore N.1 di Fukushima è esploso?
Ciao
FG

 

P.S. nel frattempo chiediamogli chi realmente ci guadagna dal nucleare in Italia!

2- ESPLOSIONE A FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, AIEA CHIEDE INFORMAZIONI

Ansa.it

 

Il violento terremoto di magnitudo 8.9 e lo tsunami che ieri hanno devastato il nord-est del Giappone hanno provocato almeno 700 vittime. Questo secondo l'ultimo calcolo preliminare aggiornato dai media nipponici. Continuano a susseguirsi le scosse, almeno una ventina nelle ultime ore. Sale l'incubo nucleare. Violenta esplosione a Fukushima: feriti alcuni impiegati, entrano in azione super-pompieri. Area evacuata per 20 km. Aiea chiede informazioni a Tokyo.

 

ANCORA SCOSSE, SALE ATTIVITA' NIIGATA-NAGANO
- Sono almeno una ventina le scosse di rilevante entità (di magnitudo compresa tra 3-7) che sono state registrate nelle ultime dieci ore in Giappone, tra quelle sulla costa di nordest, già devastata ieri, e il nuovo fronte di Niigata-Nagano, sulla parte occidentale, che si è aperto a sorpresa durante la notte mostrando segnali di particolare vivacità. Il terremoto più potente è delle ore 10.46 (le 2.46 in Italia), ha riferito l'Agenzia meteorologica giapponese, con una magnitudo di 6.4 ed epicentro individuato di fronte alla prefettura di Fukushima, nelle acque del Pacifico alla profondità di 40 km.

ESPLOSIONE NELLE CENTRALE DI FUKUSHIMA
- Una potente esplosione si è verificata nella centrale di Fukushima, al punto che si sarebbe polverizzata la gabbia di esterna di contenimento di uno dei reattori. Alcuni impiegati sono rimasti feriti. Il tetto del reattore di Fukushima con forti problemi di tenuta dell'impianto di raffreddamento è crollato. Lo conferma il gestore dell'impianto Tepco, spiegando che l'esplosione dell'impianto nucleare si è verificato durante le scosse di assestamento.
Il governo ordina di lasciare la zona ai residenti nel raggio di 20 km.

Nel frattempo l'esecutivo ha disposto l'invio immediato di una squadra di 'super pompieri' a Fukushima, all'impianto n1.

 

Le radiazioni ricevute in un'ora da una persona che si trova nel sito della centrale nucleare di Fukushima corrispondono al limite di radioattività che non deve essere oltrepassato in un anno. Lo dice la tv pubblica giapponese Nhk citando esperti che hanno misurato il livello di radiazioni all'entrata dalla centrale.

E' alta la probabilità che sia in corso una fusione in un reattore nucleare. L'Agenzia giapponese sulla sicurezza nucleare ha rilevato cesio radioattivo in prossimità della centrale di Fukushima. La fusione potrebbe essere in atto "nel reattore n1 della centrale nucleare di Fukushima", a causa del violentissimo sisma e dello tsunami scatenatisi ieri sul nord-est del Giappone. La rilevazione del cesio radioattivo, annunciata dall' Agenzia, è di solito associata con gli elementi del combustibile e rappresenta un segnale di allarme, in quanto potrebbe essere rilasciato, ad esempio, per problemi al nocciolo del reattore.

 

AIEA CHIEDE INFORMAZIONI A TOKYO
- L'Agenzia internazionale dell'Onu per l'energia atomica (Aiea) sta chiedendo "con urgenza" informazioni alle autorità nipponiche sull'esplosione avvenuta nell'impianto nucleare di Fukushima 1. "Conosciamo i resoconti dei mezzi d'informazione e stiamo chiedendo con urgenza altre informazioni", ha detto alla Reuters un funzionario dell'organizzazione basata a Vienna.

12-03-2011]

 

 

 

1- è POSSIBILE CHE IL MINISTRO DELLA DIFESA (PER MANCANZA DI PROVE) LARUSSA TRASPORTI LE FERRARI SMONTEZEMOLATE COI CHINOOK DELL’ESERCITO ITALIANO? CHI PAGA ? - 2- DA "QUATTRORUOTE": "LE FERRARI FF SONO ARRIVATE IN CIMA CON L’ELICOTTERO DA TRASPORTO CH-47 CHINOOK DEL 1° REGGIMENTO ANTARES DI VITERBO E AL SUPPORTO DI TRE ELICOTTERI AGUSTA 205 DEL 4° REGGIMENTO ALTAIR DI BOLZANO DELL’AVIAZIONE" - 3- "COSA CI FANNO QUI LE FF? SEMPLICE: ATTENDONO I GIORNALISTI, CHE FINALMENTE LA POTRANNO GUIDARE. LASSÙ, FRA LE NEVI, ALLESTITA UNA SPECIALE PISTA GHIACCIATA"

1- LETTERA
E' possibile che LaRissa (Esercito Italiano) trasporti le Ferrari del Montezemolo con i Chinoouk dell'Esercito ?
Chi paga ?

2- FERRARI FF - VIDEO E FOTO DALL'ALTO ADIGE
http://www.quattroruote.it/notizie/auto-novita/ferrari-ff-video-e-foto-dall-alto-adige

Volano alto le Ferrari: è proprio il caso di dirlo, dopo che un paio di esemplari della nuova granturismo Ferrari FF è stato trasportato in elicottero sulle cime innevate di Plan de Corones, la conosciuta stazione sciistica delle Dolomiti, a quota 2.350 metri.

Esercito Italiano. Le Ferrari FF sono arrivate in cima con l'elicottero da trasporto CH-47 Chinook del 1° Reggimento Antares di Viterbo e al supporto di tre elicotteri Agusta 205 del 4° Reggimento Altair di Bolzano dell'Aviazione dell'Esercito Italiano.

Cosa ci fanno qui le FF? Semplice: attendono i giornalisti, che finalmente la potranno guidare, dopo averla ammirata al Salone di Ginevra nelle giornate riservate alla stampa. Lassù, fra le nevi, è stata allestita una speciale pista ghiacciata per provare l'inedito e particolarissimo sistema di trazione integrale sviluppato dalla Ferrari. C.D.G.

 11-03-2011]

 

 

1- APERTA UN’INCHIESTA SU UN COMPLOTTO PER INDURRE BEBé BERNABÈ A CEDERE IL PACCHETTO DI MAGGIORANZA DI TELECOM ARGENTINA, DA DECENNI IN MANI ITALIANE - 2- TUTTO NASCE DA UN BONIFICO INTERNAZIONALE CONSIDERATO SOSPETTO: CINQUE MILIONI DI DOLLARI PARTITI DALL’ARGENTINA. BENEFICIARIA L’AGENZIA DI STAMPA ’IL VELINO’ - 2- LO SCOOP DI DAGOSPIA DEL 5-10-2009 - "CHE CI FACEVANO IN ARGENTINA IL BERLUSCONIANO MARIO VALDUCCI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE TRASPORTI E TELECOMUNICAZIONI DELLA CAMERA, IN DUPLEX CON L’UDC MARIO BACCINI? MAGARI A PARLARE IN GRAN SEGRETO DELLE SORTI DI TELECOM ITALIA IN CASA KIRCHENER?..."

1- ASSALTO A TELECOM - APERTA UN'INCHIESTA SULLE PRESSIONI PER INDURRE BERNABÈ A CEDERE LA CONSOCIATA IN ARGENTINA
Sandra Amurri e Giorgio Meletti per Il Fattopquotidiano

Tutto nasce da un bonifico internazionale segnalato dalla Banca d'Italia alla Guardia di finanza e considerato sospetto: cinque milioni di dollari partiti dall'Argentina. Beneficiaria la società di comunicazione Tfgcom, proprietaria dell'agenzia di stampa Il Velino, fondata da Stefano De Andreis, giornalista che risultò iscritto alla loggia P2, e diretta fino al giugno scorso dal portavoce del Pdl, Daniele Capezzone.

 

Gli inquirenti hanno accertato che i soldi, accreditati il 7 maggio 2010, provenivano dall'imprenditore argentino Matias Garfunkel, famoso in tutta l'America Latina per la sua ricchezza. Proprio in quei primi giorni di maggio Garfunkel si era acquartierato a Roma, nel lussuosissimo Hotel De Russie, a pochi passi da Piazza del Popolo, ma soprattutto a 500 metri in linea d'aria dal quartier generale di Telecom Italia. Garfunkel era deciso a portare a termine un affare colossale: l'acquisto del pacchetto di maggioranza di Telecom Argentina, da decenni in mani italiane.

Sulla vicenda il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, ha aperto un fascicolo. Le indagini stanno portando alla luce un intreccio fittissimo di interessi economici e sponde politiche. Una storia esemplare del funzionamento del cosiddetto "capitalismo relazionale" che, anche con alleanze internazionali, mette nel mirino le grandi aziende pubbliche e private per "spolparle", secondo una definizione cara al numero uno di Telecom Italia Franco Bernabè. In questo caso lo stesso Bernabè ha subito pressioni, a volte di provenienza sorprendente, che volevano indurlo a vendere Telecom Argentina, da lui considerata un gioiello irrinunciabile.

La vicenda parte a Buenos Aires due anni fa, quando l'Autorità antitrust Argentina ordina a Telecom Italia di vendere entro 12 mesi il suo 50 per cento nella finanziaria Sofora, azionista di maggioranza di Telecom Argentina. Nel 2007 Telefonica de España era entrata nel controllo di Telecom Italia e le autorità di Buenos Aires avevano messo nel mirino la dominanza sul mercato nazionale della possibile tenaglia costituita da Telecom Argentina e dalla controllata spagnola Telefonica de Argentina. Ne è nata una controversia giudiziaria che ha fatto a lungo considerare la cessione della partecipazione italiana inevitabile.

Così credevano anche Eduardo Eurnekiàn, poliedrico imprenditore 78enne di origine armena, noto in Italia per il suo coinvolgimento nel crac della Volare Group, e il suo socio Ernesto Gutierrez, 54enne, uomo considerato potentissimo in Argentina dove guida tra l'altro il sistema aeroportuale attraverso la presidenza di Aeropuertos Argentina 2000. I due, nell'autunno 2009, sono in pista per acquistare da Telecom Italia il prezioso pacchetto Sofora. Bernabè, infatti, mentre si dipana la guerra dei ricorsi con l'Antitrust di Buenos Aires, ha impostato imposta per prudenza la procedura di vendita.

Qui si inserisce il movimento degli italiani. Ai primi di ottobre il sito di gossip argentino Ambito Financero, subito ripreso da Dagospia, segnala la presenza a Buenos Aires del presidente della Commissione trasporti e telecomunicazioni della Camera, Mario Valducci, berlusconiano della prima ora, e di Mario Baccini, ex deputato (Dc, Ccd, Udc, Rosa Bianca per l'Italia, ancora Udc, Federazione cristiani per la libertà e infine Pdl: questo il suo percorso politico conosciuto).

 

I due politici italiani partecipano a una fastosa grigliata (il tradizionale rito dell'asado) nella villa di Gutierrez. A quanto pare alla festa non partecipa Luca Simoni, intraprendente professionista con tutte le carte in regola per essere invitato: non solo è legatissimo a Baccini, ma è anche genero di Carlos Sergi, uomo d'affari argentino noto per essere stato a lungo a capo della filiale della tedesca Siemens, leader mondiale degli apparati telefonici. Soprattutto Simoni è proprietario del Velino attraverso la Tfgcom, la società beneficiaria del misterioso bonifico.

Il 5 febbraio del 2010 entra in scena Matias Garfunkel Madanes, l'uomo che ha effettuato il bonifico. Ha ereditato prima dal padre e poi dalla madre una fortuna valutata in due miliardi di dollari, e per questo è soprannominato nel suo paese "heredero serial". In un'intervista al magazine Fortuna spiega di essere entrato in società con Eurnekiàn e Gutierrez (50 per cento lui, 50 per cento gli altri due) per comprare da Bernabè il controllo di Telecom Argentina per 580 milioni di dollari.

 

Scopre le sue carte in modo un po' ingenuo: "Telecom Argentina è un gioiello, parliamo di un'impresa importante che si può comprare a sconto". Nel gergo finanziario significa "per molto meno del suo valore". La vulgata argentina vuole che nell'affare Eurnekian e Gutierrez ci mettessero le relazioni e Garfunkel i soldi.

Passano poche settimane e, mentre i giornali argentini e italiani danno per imminente la vendita di Telecom Argentina, "heredero serial" rompe la società con Eurnekian e Gutierrez e annuncia che correrà da solo. Il 4 maggio 2010 sbarca in pompa magna in una suite dell'Hotel De Russie, accompagnato, secondo il giornale argentino Perfil, da 15 avvocati e dall'amico e socio Raul Moneta. Con loro c'è un altro noto imprenditore argentino, Jorge Rodriguez detto "el Corcho" (il sughero).

Secondo un resoconto comparso settimane dopo sul blog del popolare giornalista argentino Jorge Asis, le giornate romane sono convulse. Nella hall del De Russie compare Giancarlo Elia Valori, l'uomo che introdusse Licio Gelli ai segreti delle relazioni con l'Argentina di Juan Do-mingo Peron e del successivo regime dei generali. Si fa vedere anche il senatore Pdl Esteban Caselli, detto "el Cacho" ma anche "el obispo" (il vescovo), sulla cui elezione nel collegio dell'America Latina sta indagando da tempo lo stesso procuratore Capaldo.

 

E arriva Luca Simoni. Racconterà in seguito "el Corcho" che era a Roma per caso: niente a che vedere con l'affare Telecom Argentina, doveva semplicemente incontrare esponenti di Mediaset, il gruppo televisivo che fa capo a Silvio Berlusconi. "Le chiacchiere sono nate dal fatto che sono amico da molti anni di Luca Simoni, che ha lavorato per il governo italiano e conosce quelli di Telecom Italia", ha dichiarato il 13 agosto 2010 a Fortuna.

La Procura di Roma sta verificando quanto raccontato dai giornali argentini: Garfunkel avrebbe ordinato il bonifico da cinque milioni di dollari dalla hall del De Russie, attraverso il palmare, pensando di assicurarsi così preziosi sostegni lobbistici romani. Il giornalista Asis definisce l'operazione una "depilazione a secco": in italiano meglio rende l'idea il verbo spennare.

Sentito dalla Guardia di Finanza, Simoni ha giustificato quel pagamento con un contratto datato 21 gennaio 2010, con cui Garfunkel ha affidato alla Tfgcom un anno di promozione della sua immagine in Italia impegnandosi a pagare anticipatamente i cinque milioni di dollari. La magistratura sta ricostruendo il percorso dei 5 milioni di dollari dopo il transito sul conto della Tfgcom.

 

Sicuramente ha già accertato che il 26 maggio 2010 dal conto bancario della Tfgcom è partito un bonifico di 390 mila euro in favore di Maria Veronica Lozano, nota conduttrice televisiva argentina e soprattutto fidanzata di Jorge "el Corcho" Rodriguez, il vecchio amico di Simoni che doveva solo incontrare quelli di Media-set.

A Roma in quei giorni la pressione lobbistica sale alle stelle. In due giorni Il Velino dà cinque notizie su Telecom Argentina. Nei primi cinque mesi del 2010 ha dedicato all'argomento una sessantina di articoli. Il 6 maggio, mentre si riunisce il consiglio di Telecom Italia, il senatore Caselli chiede e ottiene un incontro con il ministro degli Esteri Franco Frattini e gli chiede di prendere a cuore l'imminente cessione di Telecom Argentina.

 

Il giorno dopo, mentre il bonifico di Garfunkel atterra sul conto della società di Simoni, il viceministro dello Sviluppo economico Paolo Romani (che sarà poi promosso ministro) si spende pubblicamente a favore della nuova rete telefonica nazionale da affidare a una sorta di consorzio di tutti gli operatori: una soluzione che per Telecom Italia è sinonimo di esproprio della rete, e che trova subito l'entusiasta sostegno di Valducci.

Per Bernabè le ripetute sortite di Romani suonano come messaggi in codice. Il braccio di ferro sulla rete è in corso da mesi. Per Telecom Italia il pieno controllo dell'infrastruttura è strategico. Mentre il governo, in consonanza con Mediaset, vuole la soluzione di tipo consortile controllata dallo Stato e quindi orientabile al servizio di interessi particolari. Curiosamente questa linea piace anche a Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca e poi delle Assicurazioni Generali, i due maggiori azionisti di Telecom. Lo scontro tra Geronzi e Bernabè rimane sottotraccia ma è durissimo.

Ne è un esempio il caso di Enrico Mentana, tenuto per un anno a bagnomaria prima della nomina al Tg La7 (proprietà Telecom) per il niet imposto dall'azionista Geronzi dopo che Berlusconi aveva fatto sapere di non gradire. Per mesi gli uomini di comunicazione di Geronzi hanno fatto circolare l'indiscrezione di un imminente siluramento di Bernabè per fare posto a Francesco Caio, consulente di Romani, e prima ancora a Stefano Parisi, vicino a palazzo Chigi ma inciampato nello scandalo Fastweb-Sparkle. Nel settembre 2010, sentito a verbale dalla Procura di Roma proprio nell'ambito dell'inchiesta Fastweb-Sparkle, Bernabè ha riferito di essere stato oggetto di forti pressioni per scorporare da Telecom Italia la rete telefonica.

Torniamo a maggio 2010. Mentre infuria la battaglia Garfunkel non riesce a farsi ricevere da Bernabè, che nelle stesse ore sta trattando riservatamente con la presidente argentina Cristina Kirchner per risolvere il contenzioso con l'Antitrust di Buenos Aires. Gli uomini di Telecom Italia, mentre stringono i tempi per l'armistizio con la politica di Buenos Aires, fanno sapere a Garfunkel che deve rivolgersi alla Credit Suisse, la banca incaricata della procedura di vendita di Telecom Argentina.

Ed è qui che il 38enne ambizioso imprenditore va fuori strada. Dovendo dimostrare di disporre dei capitali sufficienti per trattare l'affare, esibisce a Credit Suisse lettere di credito platealmente e inspiegabilmente, false. In tutto questo non solo uomini politici ma anche esponenti di rilievo dell'azionariato di Telecom Italia, i cui nomi sono al vaglio degli inquirenti, premono su Bernabè perché acceleri la vendita di Telecom Argentina. Il manager rimane perplesso: tutti gli interessati sono perfettamente a conoscenza che svendere quella partecipazione in America Latina costituirebbe un serio danno per l'azienda e quindi per gli azionisti cosiddetti di minoranza, i risparmiatori che detengono il 77 per cento del capitale. Ma i "padroni senza capitali", come li chiama Bernabè, non sembrano curarsene.

2- DAGOSPIA SCOOP DEL 5-10-2009 - CHE CI FACEVANO IN ARGENTINA IL BERLUSCONIANO MARIO VALDUCCI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE TRASPORTI E TELECOMUNICAZIONI DELLA CAMERA, IN DUPLEX CON L'UDC MARIO BACCINI? MAGARI A PARLARE IN GRAN SEGRETO DELLE SORTI DI TELECOM ITALIA IN CASA KIRCHENER?...

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-9750.htm
[05-10-2009]

Nella rubrica di gossip politico-economico, Ambito Financiero di oggi parla della presenza ad una grigliata tenutasi in casa di Eurnekian (Aeropuertos 2000) di Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera che loro chiamano per errore Vanucci, e di Mario Baccini (presidente del Comitato per il Microcredito).

E così, mentre Telecom Italia è ostaggio degli argentini, un autorevolissimo esponente politico va a farsi una grigliata in casa del brasseur d'affaires di Kirchner, guarda caso fortemente interessato ad accaparrasi il boccone di Telecom Argentina, e molto gradito alla Casa Rosada. Strano modo di tutelare gli interessi delle aziende italiane all'estero, come tutti gli altri paesi fanno con puntualità, magari evitando di partecipare a feste e festini più o meno ufficiali.

L'incontro sarebbe avvenuto domenica a pranzo, presso la villa di campagna di Ernesto Eurnekian, tra l'imprenditore argentino (accompagnato da Ernesto Gutierrez, braccio destro dell'imprenditore attivo nel tentativo di accaparrarsi il boccone per conto del suo capo) e due esponenti della politica italiana che ricoprono importanti cariche nel Governo e nel Parlamento: il presidente della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, Mario Valducci (il giornalista, per errore, lo chiama Vanucci) e il presidente del Comitato per il Microcredito, Mario Baccini.

Lo scopo della visita degli italiani secondo il giornale è quello di raccogliere informazioni utili per disegnare un panorama completo sulla questione Telecom Argentina.
In pubblico non sarebbe stata pronunciata alcuna parola sul caso Telecom, ma dopo pranzo il gruppo si sarebbe riunito privatamente per parlarne.

 12-03-2011]

 

 

IL "VELINO" DELLE PAMPAS - BACCINI E VALDUCCI VOLANO IN ARGENTINA PER L’OPERAZIONE TELECOM E L’EDITORE DEL SITO LUCA SIMONI INTASCA 5 MILIONI DI DOLLARI PER LA "PROMOZIONE DI IMMAGINE" DI UN IMPRENDITORE DI BUENOS AIRES INCAPRICCIATO DELLA QUOTA DI TELECOM ARGENTINA IN MANO A BERNABé - QUANDO SI DICE IL CASO: TRA L’UDC BACCINI E SIMONI IL LEGAME è STRETTO AL PARI DI QUELLO CON I CONTRIBUTI ELARGITI DA PALAZZO CHIGI...

Stefano Feltri per Il Fatto

Se cerchi "Luigi Bisignani" nell'archivio del sito web dell'agenzia Il Velino, compaiono solo citazioni nelle rassegne stampa. Mai una notizia su di lui. E, sapendo quanto il super-lobbista ami la discrezione, questa è un po' la certificazione della sua influenza sull'agenzia diretta da Lino Jannuzzi.

Chi conosce le dinamiche del potere romano giura che Bisignani, privo di rapporto formale con Impronta srl che edita Il Velino, non guadagni un euro dall'agenzia. Ma la possa esibire come un sofisticato biglietto da visita, uno strumento indispensabile nella gestione delle relazioni che sono il bene più prezioso per chi si muove tra politica e affari.

È questo patrimonio di rapporti che Luca Simoni rileva quando diventa socio di maggioranza dell'agenzia, dopo che l'editore storico Stefano De Andreis aveva dovuto vendere in fretta e furia le sue quote per ragioni finanziarie. De Andreis è un ex giornalista, amico di Bisignani da quando erano giornalisti dell'Ansa, anche lui ex piduista (tessera numero 939).

 

Le sue quote passano per le mani di Daniele Capezzone e dell'avvocato Marco Drago (un consulente della Farnesina) prima di finire quasi per intero a Luca Simoni, che ora ne detiene l'80 per cento. Il 20 è in mano a una società che si chiama Promec. Simoni, 45 anni, non è un giornalista ma adesso, oltre a fare l'amministratore delegato e presidente di Impronta, fa il direttore editoriale, con una forte attenzione ai contenuti dell'agenzia che, formalmente, è di nuovo guidata dal suo storico direttore, l'83enne Lino Jannuzzi.

Ma Simoni è soprattutto un imprenditore attivo da anni nel sottobosco romano, è legato da tempo al parlamentare Pdl Mario Baccini che, da sottosegretario agli Esteri, lo aveva nominato nel consiglio dell'Istituto Italo-Latino Americano. Simoni conosce il Sud America anche per aver lavorato in quelle zone con Donatella Zingone (moglie dell'ex primo ministro Lamberto Dini ) sia per aver sposato Gabriela Ana Sergi, rampolla di un'importante famiglia argentina. Il padre Carlos è un ex alto dirigente Siemens il cui nome è stato di recente citato in un'inchiesta su un colossale traffico di droga, una tonnellata di cocaina trasportata via aereo da Buenos Aires a Barcellona.

Da quando Simoni controlla Il Velino, il legame tra l'agenzia e Palazzo Chigi è diventato sempre più stretto. Su un fatturato di circa 3,5 milioni circa, i contributi della Presidenza del Consiglio prima pesavano per 700 mila euro, ora per 2,2 milioni. È vero che Il Velino riceveva molto meno di altri e che il numero di "lanci" è triplicato in pochi anni (ora sono 900 al giorno) ma resta il fatto che il flusso di denaro è cresciuto in modo consistente.

 

Un piccolo miracolo di cui Simoni si dichiara grato proprio a Bisignani e ai suoi ottimi rapporti con Elisa Grande, la responsabile del dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri considerata molto vicina a Mauro Masi e a Gianni Letta.

Stando all'ultimo bilancio disponibile, quello del 2009, Il Velino è in perdita di circa 50 mila euro. Per il 2010 era atteso un aumento di ricavi di 4 milioni. Si vedrà nel prossimo bilancio. 12-03-2011]

 

 

 

I FURBETTI DI FORBES - PAPERONI SONO 1210 E LA LORO RICCHEZZA SUPERA IL PIL TEDESCO - VERTICE STABILE: PRIMO CARLOS SLIM, SECONDO GATES - SCIVOLONE DEL CAVALIER POMPETTA (SARANNO LE SPESE LEGALI?, LE PRETESE DEI FIGLI E DI VERONICA?), CHE PERDE 1,2 MLD E CROLLA DAL 74ESIMO AL 118ESIMO POSTO GLOBALE - IL PIÙ RICCO DEL BELPAESE È IL CIOCCOLATAIO FERRERO, IN CLASSIFICA ENTRA LO SCARPARO (938ESIMO, MENTRE IL FRATELLO ANDREA È 993ESIMO) - ESCE DI SCENA IL FONDATORE DI FASTWEB INQUISITO, SILVIO SCAGLIA…

Fabio Pozzo per "La Stampa"

 

Non c'è solo Bill Gates a perdere «sostanza» nella classifica dei Paperoni del pianeta (causa beneficenza) stilata da Forbes , che conferma il fondatore di Microsoft anche nel 2011, così come un anno fa, al secondo posto dopo il magnate messicano Carlos Slim. In Italia, Silvio Berlusconi fa una scivolata, da un anno all'altro, di un miliardo e 200 milioni di euro che lo fa scendere al 118˚ posto globale, dal 74˚ del 2010.

 

Le cose, però, più in generale, per i ricchi non vanno male. La 25ª edizione della classifica della rivista segna il nuovo record di miliardari: 1.210 (+214 sul 2010) per una ricchezza complessiva di 4.500 miliardi di dollari, più del pil tedesco. Guidano gli Stati Uniti con 413 miliardari, 10 in più rispetto al 2010 per 1.500 miliardi di dollari, Per la prima volta da dieci anni, l'Asia supera l'Europa con 332 miliardari a fronte dei 300 del Vecchio Continente. Brics in evidenza: il Brasile conta su 30 miliardari, la Russia su 101 con il boom delle commodity, l'India su 55 e la Cina su 115. Mosca è la città con più miliardari al mondo (79) a fronte dei 58 che risiedono a New York. E le nuove tecnologie sono uno dei settori che hanno prodotto il maggior numero di miliardari.

 

Quanto poi ai nomi, si conferma in testa Slim, il presidente e amministratore delegato di Telmex e America Movil (74 miliardi di dollari contro i 53,5 del 2010), seguito da Gates (56; 53) e da Warren Buffett (50; 47). I primi tre posti non mutano rispetto al 2010. Al quarto posto sale, invece, un europeo: è Bernard Arnault, numero uno di Lvmh, con 41 miliardi di dollari (l'anno scorso era settimo con 27,5 miliardi). Ha rubato la posizione a Mukesh Ambani, presidente di Reliance Industries, scivolato alla nona con 27 miliardi.

 

Passiamo gli italiani. Sono 14 - dai 13 del 2010 - quelli con almeno un miliardo di dollari «in tasca». Il valore complessivo della loro ricchezza passa dai 58 miliardi e 400 milioni di dollari del 2010 ai 62 miliardi e 600 milioni di dollari di quest'anno. Il più ricco è sempre il «re della Nutella» Michele Ferrero, al 32˚ posto nel mondo (l'anno scorso era al numero 28, ma il suo patrimonio è salito da 17 a 18 miliardi di dollari).

 

Seguono il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio (11 miliardi, è 71˚, era 59˚ nel 2010 con 10,5 miliardi). Terzo Berlusconi, che scivola dal 74˚al 118˚ posto, con un patrimonio sceso da 9 a 7,8 miliardi di dollari. Quarto si conferma Giorgio Armani (7 miliardi), mentre Carlo Benetton (2,4), Gilberto Benetton (2,4), Giuliana Benetton (2,4), Luciano Benetton (2,4) scavalcano Mario Moretti Polegato (2,3), Francesco Gaetano Caltagirone (1,5), Ennio Doris (1,5), Stefano Pessina fondatore di Alleanza Farmaceutica (1,4). New entry, i fratelli Diego e Andrea Della Valle, rispettivamente 938˚ esimo e 993˚ nel mondo, con patrimoni per 1,3 e 1,2 miliardi di dollari). Esce di scena il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia.

10-03-2011]

 

 

1- I SOGNI DI GLORIA DI ANDREA AGNELLI SI STANNO TRASFORMANDO IN INCUBI QUOTIDIANI - 2- LA PRESIDENZA DELLA JUVENTUS è ORMAI UN INFERNO DI SCONFITTE CONSECUTIVE - 3- FERMO AI BOX DI MARANELLO L’ARRIVO IN FERRARI AL POSTO DELLO SMONTEZEMOLATO - 4- CHI GODE è IL CUGINO DAL BRACCINO CORTO ELKANN, CHE TIENE I CORDONI DELLA BORSA DI FAMIGLIA EXOR, STRAFELICE DI NON SGANCIARE UN EURO PER LA JUVE (COSì ANDREA PAGA IL FIO DI AVER FATTO FUORI IL SUO STAFF BIANCONERO, DA BLANC A FERRARA) - 5- L’ULTIMO SCHIAFFO DI YAKI AD ANDREA: NO AD UN RUOLO OPERATIVO IN FIAT (LA SCELTA è CADUTA SULL’ALTRO CUGINO ALESSANDRO NASI, PADRINO DEL FIGLIO OCEANO) - 6- E ALLORA IL RAMPOLLO DI UMBERTO, L’ULTIMO RIMASTO A POTER SPENDERE IL BLASONE DI FAMIGLIA, CI PROVA CON LA SUA HOLDING, UNA EXOR BONSAI IN SOCIETÀ CON GLI AMICI DI SEMPRE (GIRAUDO), MENTRE MOGGI PER ORA STA ALLA FINESTRA -

Stefano Feltri per "il Fatto quotidiano"

 

Andrea Agnelli non ha seguito il consiglio del padre che gli suggeriva di stare lontano da Torino, magari rimanere alla Philip Morris e scalare le posizioni interne. Mentre John Elkann, coetaneo anche se di una generazione successiva (Andrea è figlio di Umberto, John nipote di Gianni) diventa sempre meno torinese e sempre più globale, Andrea Agnelli deve preoccuparsi degli editoriali di Giampiero Mughini su Libero. Il giornalista juventino gli intima: "Agnelli dia la scossa, richiami Luciano Moggi!". Intende in tribuna all'Olimpico di Torino a vedere la Juventus di cui Agnelli è presidente.

Ma, in prospettiva, alla testa della società, dimenticando Calciopoli, gli arbitri chiusi negli spogliatoi, la retrocessione in B e tutto il resto. Agnelli, 35 anni, molto probabilmente ignorerà anche questo consiglio, perché Elkann non potrebbe mai accettare un ritorno al passato di questo genere (anche se da tempo Agnelli jr si fa vedere con Antonio Giraudo, un altro pilastro della Juve di Calciopoli). E la tensione sotterranea dentro l'ultima generazione della famiglia potrebbe degenerare.

 

"Andrea non è solo un rappresentante della nostra famiglia, ma è anche una persona che ama la Juventus in modo genuino", assicurava Elkann quando, nell'aprile 2010, gli lasciava la poltrona più alta del club. Un Agnelli alla guida della Juve 48 anni dopo Umberto. I primi risultati si misurano dal campionato e dal bilancio. In classifica la Juventus arranca al settimo posto, sconfitta dopo sconfitta. Nonostante la rivoluzione Agnelli (o la controrivoluzione Agnelli-Giraudo, dicono i maligni) ci sia stata eccome: nuovo direttore generale, Giuseppe Marotta, nuovo allenatore, Luigi Delneri, entrambi dalla Sampdoria.

 

Nuovi giocatori, quasi tutti bidoni: il simbolo del flop l'ala Jorge Martinez, arrivato dal Catania per la ragguardevole cifra di 12 milioni. Ma i giochi contabili dei prestiti con diritto di riscatto e dei pagamenti differiti fanno miracoli e il mercato risulta in attivo per 23 milioni. Peccato che la Juventus, nel complesso, a dicembre fosse in rosso di 39,5 milioni, con la previsione di chiudere la stagione (e il bilancio) a giugno in passivo di 56,8 milioni. Una voragine, se confrontata con i 6,4 di attivo del 2010. Colpa anche dell'assenza degli introiti dalla Champions League, dove la squadra non è riuscita a qualificarsi.

 

Il giovane Agnelli, insomma, non si sta giocando al meglio l'opportunità. Tanto che di quelle sue velleità di avere un ruolo operativo in Fiat (lo confidò a Paolo Madron per il Sole 24 Ore due anni fa) non si è mai più parlato. Ormai è chiaro, infatti, che il coetaneo su cui Elkann punta non è certo Agnelli ma il cugino Alessandro Nasi (padrino al battesimo dell'ultimo Elkann, Oceano).

 

Nella recente riorganizzazione della Exor, la società di investimenti che controlla la Fiat e che muove i capitali della famiglia, Elkann è diventato amministratore delegato e ha subito incaricato Nasi di andare a curare la parte americana del business, quella che una volta era affidata a Gianluigi Gabetti, mentore di John, in un'ideale passaggio di testimone tra epoche diverse.

Eppure Agnelli, in Exor, era un parigrado di Nasi, entrambi consiglieri di amministrazione, ma non è stato considerato per alcuna promozione. Così come sembra tramontata da tempo l'ipotesi di assegnargli la presidenza della Ferrari, dove è rimasto Luca Cordero di Montezemolo dopo aver lasciato la presidenza della Fiat.

 

Forse perché si sente un po' ai margini, forse per dimostrare di non essere da meno di John, Agnelli sta provando a costruirsi un proprio braccio finanziario. Provando a proporsi come un'alternativa a Elkann nella galassia Agnelli.

 

Come riportava il Sole 24 Ore di ieri, la Newco Roveri ha completato l'aumento di capitale: da 10 a 534 mila euro. Pochi spiccioli, ma è il segnale che la holding di Andrea Agnelli si sta espandendo con il sistema di relazioni sottostante: tra i nuovi soci ci sono infatti Maria Elena Rayneri (moglie di Giraudo, sempre lui) e Gloria Cravotto, sposata con uno dei partner finanziari ormai abituali per Agnelli, cioè Roberto Ginatta.

 

La piccola Newco Roveri ha come oggetto sociale "l'assunzione, la compravendita, la gestione di partecipazioni in altre società". Un po' come Exor, anche se in versione bonsai. Così come resta piccola l'altra gamba finanziaria del lato Agnelli della famiglia, la Lamse (fusione di luoghi amati, l'allevamento La Mandria e le piste del Sestriere), che ha investimenti per poco meno di 5 milioni di euro, in altre holding e nel settore delle energie rinnovabili. Nell'ultimo bilancio, quello 2009, era in rosso di 256 mila euro.

 

Si vedrà nei conti 2010, per ora la partecipazione al centro dei pensieri di Agnelli è quella della Lafico di Muammar Gheddafi nella Juve (7,5 per cento): "Se riceveremo disposizioni di congelamento quote ne prenderemo atto, ma non siamo preoccupati". Ottimista come sempre, ancora il 21 febbraio diceva: "Adesso servono 12 vittorie". Da allora la squadra di Alex Del Piero (anche lui con un piede sulla porta, viste le scarse prospettive di fare il dirigente) ha infilato tre sconfitte consecutive. 09-03-2011]

 

 

IL TERREMOTO GIAPPONESE FA CROLLARE IL PETROLIO - BORSE IN ROSSO - UNICREDIT CONGELA I LIBICI, IPOTESI WYAND AL POSTO DI RAMPL - LA BANCA EUROPEA FINANZIA MARPIONNE - TREMONTI, COI DERIVATI SIAMO COME PRIMA - PARMALAT, ARRIVANO LE COOP (GRANAROLO) E I BRASILIANI - BERNABÈ SI LODA E SI IMBRODA DAI PICCOLI AZIONISTI - LA BORSA TORNÒ AL VECCHIO FAX - BULGARI, BOOM DEGLI UTILI (ARNAULT RINGRAZIA) - 1 ITALIANO SU 4 ESENTE DALL’IRPEF - IL MITOLOGICO MURDOCH FA 80: “UN MONOPOLIO E’ UNA COSA ORRENDA, FINCHE’ NON NE POSSIEDI UNO

1 - BORSA: EUROPA ANCORA IN ROSSO, SISMA GIAPPONE ALIMENTA NUOVI TIMORI...
Radiocor - Ancora una seduta negativa per le Borse europee, mentre ai timori legati alla Libia e alle condizioni del debito pubblico europeo si sono aggiunti quelli sulla situazione in Estremo Oriente dopo il violento terremoto che ha colpito il Giappone. Il Ftse All Share ha ceduto lo 0,95% e il Ftse Mib l'1%. Male il settore assicurativo, mentre ha chiuso in buon rialzo Lottomatica dopo i conti.

 

2 - PETROLIO SOTTO I 100 DOLLARI AL BARILE DOPO TERREMOTO GIAPPONE...
(LaPresse/AP) - Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari, condizionato dal terremoto che ha colpito il Giappone. Nel primo pomeriggio (ora italiana) l'indice di riferimento del petrolio a New York registra nel trading elettronico un calo di 2,82 dollari a 99,88 dollari al barile. A Londra, il Brent cala di 2,86 dollari a 112,57 dollari al barile.

3 - UNICREDIT: CONGELA DIRITTI VOTO SOCI LIBICI DOPO DECISIONI UE...
Radiocor - 'Alla luce delle decisioni pubblicate oggi dall'Unione Europea, UniCredit dichiara che - con riferimento agli azionisti libici - l'esercizio dei diritti relativi alle azioni possedute sara' congelato in conformita' a tali decisioni'. E' quanto annuncia la banca in un comunicato.

4 - CRISI: DA BCE 116,9 MLD A BANCHE IRLANDA...
(ANSA) - I prestiti della Banca centrale europea alle banche irlandesi ammontavano a 116,9 miliardi a fine febbraio, in calo rispetto a un mese prima ma ben al di sopra degli 89,4 miliardi di febbraio 2010. Lo si rileva dai dati pubblicati dalla Banca d'Irlanda, che essa stessa ha aumentato i prestiti a 70 miliardi agli istituti nazionali sotto forma di ''liquidita' straordinaria di assistenza''. La cifra e' in forte aumento rispetto ai 51,1 miliardi di fine gennaio.

 

5 - FIAT RICEVE DA BEI 250 MLN PER RICERCA E SVILUPPO IN ITALIA...
(LaPresse) - La Banca europea per gli investimenti (Bei) e Fiat Spa hanno firmato oggi a Torino un contratto di finanziamento da 250 milioni di euro finalizzato a sostenere i piani in ricerca e sviluppo (R&S) della casa automobilistica. Lo comunica Fiat in una nota. Il progetto riguarda i centri di ricerca e sviluppo del Lingotto in Italia, la cui attività è focalizzata sull'obbiettivo dell'incremento dell'efficienza energetica delle automobili, sia grazie alla riduzione di emissione di anidride carbonica dei motori, sia attraverso lo studio di nuove strutture delle vetture stesse.

 

Tra gli obiettivi anche quello di arrivare a una riduzione delle emissioni di Co2 e di altre sostanze nocive permettendo così a Fiat di raggiungere gli obiettivi di emissione di Co2 fissati dall'Unione europea per il 2015 e il 2020 (rispettivamente 122/123 g/km e 95 g/km). L'operazione Fiat è realizzata in continuità con le previsioni dell'European clean transport facility (Ectf), il pacchetto di misure della Bei rivolto ai produttori europei per investimenti finalizzati alla riduzione di emissioni di anidride carbonica e alla maggiore efficienza energetica, sviluppato due anni fa per arginare gli effetti della crisi economica. L'ultimo finanziamento in ordine di tempo risale al 2009, quando sempre all'interno delle previsioni della Ectf fu siglato un prestito di 400 milioni per i progetti in R&S di Fiat.

6 - LA BORSA TORNÒ (PER UN GIORNO) AL VECCHIO FAX...
C. Ci. per il "Corriere della Sera" - Per un giorno Piazza Affari è tornata all'antico. No, niente «grida» , ma fax e telefoni. Sono giorni caldi per Borsa Italiana, le comunicazioni dei risultati societari affollano i circuiti, ma ieri il Nis, ossia il Network Information System, è andato in panne. La quindicina di quotate che, soltanto ieri, doveva comunicare i propri risultati al mercato, si è affidata ai buoni vecchi strumenti di una volta: invio con il fax, telefonata di riscontro, quindici minuti d'attesa e poi sul mercato.

Per la verità gli investor relator, in generale notoriamente poco inclini all'amarcord non foss'altro per motivi generazionali, non ricordano che sia mai successo nei dieci anni del sistema organizzato e gestito da Borsa spa per veicolare le cosiddette notizie price sensitive. E non hanno gradito. Poi come sempre succede in questi casi, hanno messo in fila gli ultimi incidenti, dal blackout di cinque ore del 22 febbraio al pasticcio degli indici nella prima seduta dell'anno per la doppia quotazione Fiat.

 

Ma gli uomini della finanza sono concreti e più che recriminare sul presente (e il futuro) del listino italiano, si sono preoccupati per le risposte sulla funzionalità del sistema che dovrebbe assicurare in tempo reale, a tutti, le stesse notizie ed evitare asimmetria informativa: i tempi di ripristino non sono certi.

7 - PARMALAT: CALZOLARI, GRANAROLO PRONTA MA SOLO IN UNA CORDATA ITALIANA...
Radiocor - 'Abbiamo confermato a tutti i tavoli in cui ci siamo incontrati che dove ci fosse la condizione per una cordata italiana noi possiamo essere un pezzo di quella cordata'. E' quanto ha detto a Radiocor Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo, su Parmalat. Calzolari ha aggiunto: 'siamo consapevoli che la dimensione del problema e' molto rilevante, quindi non e' risolvibile con l'incontro di due aziende soltanto'. Calzolari ha anche espresso 'rammarico per un'azienda che e' stata salvata in gran parte con i soldi degli italiani e che oggi rischia seriamente di andare in mano altrui'.

 

La presenza di un azionista comune, tra le due realta' del latte, Intesa Sanpaolo, comunque 'non e' sufficiente per il buon fine dell'operazione'. Da parte sua il presidente di Legacoop, Giuliano Poletti, ha indicato: 'Parmalat e' una grande impresa italiana e sarebbe bene che rimanesse tale, anche perche' c'e' un problema di filiera dei produttori di latte oltre che di consumi'.

Riferendosi a Granarolo, che fa capo alle cooperative, Poletti ha precisato: 'se ci saranno le condizioni per essere coinvolti in una ipotesi che aiuti una filiera importante come quella del latte italiano, siamo disponibili a valutarla. I protagonisti di questa operazione pero' non possiamo essere noi, ne' tanto meno solo noi. Siamo interessati in chiave industriale - ha aggiunto - non da un punto di vista finanziario o di trading. Dunque ci vuole una volonta' da parte di diversi soggetti economici finanziari e imprenditoriali'.

8 - PARMALAT E LA MISSIONE BRASILIANA...
Fr. Bas. per il "Corriere della Sera" - Lo avevano annunciato una settimana fa e così è stato. Da ieri i manager di Lacteos Brasil, la società concessionaria dei marchi Parmalat in Brasile, sono in trasferta a Milano dove hanno avuto una serie di incontri per discutere dell'operazione Parmalat, ovvero secondo rumors insistenti e non confermati una Ops sul gruppo di Collecchio: nei giorni scorsi hanno dato mandato alla Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti di assisterli nell'operazione.

Gli uomini di Lacteos non avrebbero però incontrato Massimo Rossi, l'ex amministratore delegato della Swedish Match candidato dai fondi a sostituire Enrico Bondi come amministratore delegato. E fonti vicine alla cordata d'investitori composta da Mackenzie, Skagen e Zenit, che a breve depositeranno la lista per il rinnovo del board, hanno precisato che nessun rappresentante della cordata di investitori istituzionali ha avuto incontri con manager del gruppo brasiliano.

L'unico ad aver avuto un incontro è stato invece lo stesso Bondi che il giorno prima si è recato a palazzo Chigi da Gianni Letta. Insomma, tutti in ordine sparso verso l'assemblea del 14 aprile.

 

9 - SCIOPERO 24 ORE TRENI E BUS 31/3-1/4...
(ANSA) - Sciopero nazionale di 24 ore il 31 marzo e il 1 aprile nel trasporto pubblico locale e ferroviario. A proclamarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast ''a sostegno della vertenza per la sottoscrizione del nuovo contratto della mobilita'''.

10 - TELECOM: BERNABE', AZIENDA HA BISOGNO DI STABILITA' NEL TEMPO...
Radiocor - Roma, 11 mar - 'L'azienda ha bisogno di stabilita'' perche' 'di instabilita' ne ha avuta fin troppa. Oggi servono risultati non clamorosi ma continuativi'. Lo ha detto l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabe', a un convegno dell'Asati, l'associazione che riunisce i piccoli azionisti del gruppo. Bernabe' ha quindi sottolineato che 'la stabilita' serve nel tempo'.

Il numero uno di Telecom ha citato tra i risultati piu' importanti conseguiti in questi ultimi anni, quello della riduzione del debito e a questo proposito ha detto: 'Arriveremo al 2012 con un debito alla normalita''. 'Ho detto anche agli analisti' nel recente road show che Telecom 'non ha bisogno di fuochi di artificio' ma di una 'prospettiva in cui gradualmente continueremo a migliorare, crescere, sviluppare'. Quanto alla politica dei dividendi, il top manager ha ribadito 'una crescita prudente ma stabile' degli stessi.

 

11 - TELECOM: BERNABE', GOVERNANCE NON SIA OSSIMORO, DEVE GOVERNARE...
Radiocor - Roma, 11 mar - 'La governance perche' non sia un ossimoro bisogna che governi', altrimenti sarebbe una contraddizione in termini. Risponde cosi' l'amministra tore delegato di Telecom Italia, Franco bernabe' sul tema della governance durante un convegno dell'Asati, l'Associazione dei piccoli azionisti del gruppo. Il tema della governance e' uno di quelli su cui si sta discutendo piu' a fondo tra i soci di Telco anche riguardo ai futuri assetti del vertice manageriale di Telecom Italia. 'Deve esserci un sistema di governance - ha aggiunto - che assicura che l'azienda venga gestita con una corretta distribuzione dei ruoli'.

12 - UNICREDIT, L'IPOTESI WYAND...
Pa. Pic. per il "Corriere della Sera" - Il superlavoro non gli ha lasciato tregua sin dall'estate proprio quando sulla questione libica, con il blitz degli investitori della Lia nel capitale, si è aperta una nuova fase di Unicredit. L'impegno di Dieter Rampl, il presidente tedesco di Piazza Cordusio, è poi lievitato con la rottura del ticket professionale con l'amministratore delegato Alessandro Profumo, l'uscita di quest'ultimo e la riorganizzazione radicale della governance.

In pochi mesi Rampl ha dovuto gestire tra le altre cose la mini rivoluzione operativa portata dalla scomparsa dei deputy Ceo, i viceamministratori delegati voluti da Profumo, all'introduzione di un direttore generale. Un passaggio critico, per il presidente, era stato quello del confronto sui destini della divisione corporate. L'uscita del responsabile del settore, il manager svizzero Sergio Ermotti, chiamato a ricoprire l'incarico di numero due in Ubs, non aveva migliorato il quadro e anzi aveva aumento i timori di una perdita di peso internazionale della prima banca paneuropea. Le dimissioni del presidente forse solo ipotizzate in un momento di stanchezza sono poi state ripetutamente smentite dalla banca e dallo stesso Rampl.

 

Ancora ieri si escludeva qualsiasi segnale di avvicendamento al vertice. E tuttavia i rumor sulla possibile uscita anzitempo del banchiere di Monaco di Baviera il cui mandato scade nel 2012 riaffiorano a scadenze regolari in Piazza Affari. Nelle sale operative, qualcuno ipotizza che si tratti di voci di «disturbo» messe in circolo magari da chi punta alla poltrona che apre la porta, tra le altre cose, alla vicepresidenza di Mediobanca. Altri ragionano invece sul completamento della fase due, suggerendo addirittura il nome di un possibile candidato alla transizione, Anthony Wyand, il francese di SocGen da molti anni consigliere di Unicredit dove ricopre anche le cariche di presidente del comitato controllo e rischi e componente del comitato permanente strategico.

13 - SACE: GARANZIA DA 500 MLN PER GASDOTTO...
(ANSA) - ROMA, 11 MAR - Sace ha garantito 500 milioni del finanziamento concesso nell'ambito della fase 2 del progetto Nord Stream per la progettazione e posa in realizzazione, ad opera dell'italiana Saipem, della seconda linea del gasdotto sottomarino che attraversera' il Mar Baltico collegando Russia e Germania. Nord Stream, indicato come 'progetto prioritario' dall'Ue per lo sviluppo delle Reti Trans-Europee dell'Energia, consentira' all'Europa di diversificare le fonti di approvvigionamento di gas naturale.

14 - ATLANTIA, UTILE NETTO +21,4% NEL 2010, DIVIDENDO A 0,746 EURO...
(LaPresse) - Un utile netto per Atlantia nel 2010 di 683 milioni di euro, in aumento del 21,4% rispetto all'esercizio 2009, e una proposta di dividendo invariato pari a 0,746 euro per azione. E' quanto emerge dalla nota del gestore delle autostrade italiane in una nota. Per effetto dell'aumento di capitale gratuito di giugno 2010, in ragione di 1 nuova azione ogni 20, il dividendo complessivo risulta in crescita del 5%. Nel 2010 i ricavi consolidati di Atlantia si attestano a 3.750 milioni di euro, in aumento del 7,5% rispetto al 2009 e il traffico sulla rete italiana mostra una sostanziale stazionarietà, ma con una ripresa della componente veicoli pesanti, che nel 2010 fa registrare una crescita dell'1,3% sul 2009, con un beneficio addizionale sui ricavi da pedaggio dello 0,5%. Le società concessionarie controllate e partecipate all'estero nel corso del 2010 registrano complessivamente un incremento del traffico, pari al 7% rispetto al 2009. I clienti Telepass sono invece 7,5 milioni (+447.200 unità sull'esercizio precedente).

 

15 - BULGARI: 38MLN UTILE 2010 (+181%), DIVIDENDO RADDOPPIA A 12 CENT...
Radiocor - Il gruppo Bulgari ha realizzato nel 2010 un utile netto di 38 milioni, con una crescita del 180,7% rispetto alla perdita di 47,1 milioni del 2009. Il fatturato consolidato e' stato pari a 1,069 miliardi, in crescita del 15,4% a cambi correnti (+8,3% a cambi comparabili). Gli investimenti si sono attestati a 50,3 milioni, in calo del 30% rispetto al 2009. L'indebitamento netto era pari a fine 2010 a 135,3 milioni, in calo del 37,6% rispetto a fine 2009. Il consiglio di amministrazione ha deliberato di proporre all'assemblea dei soci, convocata il 18 e 20 aprile, un dividendo di 0,12 euro, piu' che raddoppiato rispetto a 0,05 euro dello scorso esercizio, con pagamento il 26 maggio (stacco cedola il 23).

16 - EDITORIA: MURDOCH, COMPIE 80 ANNI IL MAGNATE CHE HA CAMBIATO I MEDIA...
(Adnkronos) - "Un monopolio e' una cosa orrenda, finche' non ne possiedi uno". C'e' tutta l'essenza umana e professionale di Keith Rupert Murdoch, che domani compie 80 anni, in questa sua celebre battuta, ironica ma non troppo. D'altronde, se c'e' una qualita' che anche i suoi detrattori (e non in questi decenni non sono mancati) devono riconoscere al magnate australiano - oggi cittadino americano - e' stata quella di pensare in grande, osando l'inosabile. Come quando nel 1981 mise le mani - fra le proteste di Fleet Street - sui gioielli della stampa britannica, il 'Times' e il 'Sunday Times'.

 

Ma, sfruttando un'altra qualita', ovvero quella di spiazzare i suoi critici e i concorrenti, i due giornali non si sono 'tabloidizzati', anzi, a trent'anni di distanza sono sempre piu' il punto di riferimento del giornalismo di qualita'. E, cosa che sta molto a cuore all'ottantenne magnate, hanno smesso di perdere soldi.

Denaro e potere sembrano d'altronde il tratto distintivo dell'ascesa di Murdoch, che ha saputo trasformare il piccolo impero editoriale locale (suo padre, Sir Keith Murdoch possiedeva il quotidiano Adelaide News) in un colosso dei media globale, che spazia dalla carta stampata alle tv satellitari ed ha esteso la sua azione ai giornali via web, con 'The Daily', appena lanciato. Essendo diventato direttore del gruppo di famiglia a soli 22 anni, alla morte del padre (che lo costrinse a interrompere gli studi a Oxford), Murdoch conosce il mestiere 'dall'interno', ma rispetto agli altri editori australiani ha da subito mostrato una capacita' di pensare in grande.

17 - FINANZA: TREMONTI, MASSA DERIVATI TORNATA COME PRIMA CRISI...
(Adnkronos) - "Il volume dei derivati e' tornato come prima della crisi". E' quanto sostiene il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, parlando ad 'Anno zero'. Il ministro descrive il cambiamento radicale che c'e' stato da quando la finanza "non e' piu' al servizio dell'economia reale", come avveniva prima della caduta del muro di Berlino e prima "della accelerazione della storia".

Prima, sostiene il ministro, "c'erano, a fronte di una operazione reale tre o quattro operazioni finanziarie". Oggi, "a fronte di una operazione reale ci sono circa venti operazioni finanziarie": "si e' sviluppata una massa finanziaria colossale", sintetizza Tremonti.

 

La premessa del ministro e' che "e' evidente che la storia si e' rimessa in cammino" e che "se uno vuole essere aggiornato deve rileggere la Bibbia, con Mose' e con il mare che si apre". Sul passato, aggiunge, "abbiamo abbastanza dati e il discorso e' piuttosto fondato; su quello che accadra' ci sono piu' ipotesi che dati".

18 - IRPEF, UN ITALIANO SU QUATTRO ESENTE, IMPOSTA MEDIA 4.720 EURO...
(LaPresse) - Un italiano su quattro non ha pagato l'Irpef nel 2009. Non perché evasore, ma perché contribuente con un reddito compreso nelle soglie di esenzione. Lo comunica il dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia. L'imposta netta Irpef ha raggiunto un valore medio di 4.720 euro (in aumento rispetto ai 4.700 euro del 2008) ed è stata dichiarata da circa 31 milioni di soggetti (il 75% del totale contribuenti). In linea con l'anno d'imposta 2008, circa 10,5 milioni di soggetti hanno avuto imposta netta pari a zero.

 

19 - ASSICURAZIONI: ANIA, +6,9% NEL 2010 RACCOLTA PREMI A 126 MLD...
Radiocor - Nel 2010 la raccolta dei premi complessiva delle imprese di assicurazione ha sfiorato i 126 miliardi con una crescita, in termini nominali, del 6,9% rispetto al 2009 (+5,2% in termini reali). La dinamica - informa una nota dell'Ania - e' il risultato di un aumento dei premi del settore vita (+11,1%) e di una diminuzione dei premi del settore danni (-2,3%).

 

Per quanto riguarda la raccolta del solo comparto danni (e di conseguenza la raccolta complessiva), le variazioni sono influenzate significantemente dall'uscita dal portafoglio diretto italiano di un'impresa nazionale e di una rappresentanza in Italia di impresa extra europea, i cui portafogli sono stati assegnati a due rappresentanze in Italia di imprese europee. Le stesse variazioni rideterminate in modo omogeneo (ossia escludendo dai dati del 2009 la raccolta premi delle due imprese uscite nel 2010) determinerebbero una variazione nominale del +2,1% per il settore danni e del +8,4% per il totale.

20 - LVMH: 1 MLD DA INVESTIMENTI IN HERMES...
(ANSA) - Gli investimenti in Hermes hanno gia' portato alle casse del gigante francese del lusso Lvmh oltre un miliardo di euro: e' quanto emerge dal rapporto annuale del gruppo citato dal sito di informazioni Wansquare. Lo scorso dicembre Lvmh ha comunicato in una nota di aver superato la soglia del 20% nel capitale della maison Hermes, detenuta per oltre il 70% dagli eredi del fondatore.

 

21 - AIG: VUOL RIACQUISTARE TITOLI MUTUI...
(ANSA) - Aig ha offerto 15,7 miliardi di dollari per acquistare dalla Fed il portafoglio di titoli legati ai mutui. Il salvataggio da 180 miliardi di dollari di Aig ha lasciato il Tesoro con il 92% della societa' e la Fed con due speciali veicoli di investimento, Maiden Lane II e Maiden Lane III, nella quale ci sono gli asset a rischio. Ora Aig si e' offerta di acquistare gli asset di Maiden Lane II, con un accordo che potrebbe tradursi in 1,5 miliardi di dollari di profitti per la Fed.11-03-2011]

 

 

PARAGURU DE NOANTRI - LEGGERE IL LIBRO “OCCULTO ITALIA” DI DEL VECCHIO E PITRELLI E SCOPRIRE L’ESISTENZA DI ANTONIO MENEGHETTI, CREATORE DELL’ONTOLOGIA, MISTERIOSA DISCIPLINA CHE MISTERIOSAMENTE INTERESSA I CIRCOLI DEL BUONGOVERNO DI DELL’UTRI, UNA CONTROLLATA FININVEST CHE FINANZIA L’ENCICLOPEDIA MULTIMEDIALE “OVO” (MEGAFLOP) E, INCREDIBILMENTE, ANCHE LA SAPIENZA, CHE GLI AFFIDA CATTEDRE E CORSI DALL’IMPROBABILE TITOLO “LA CINELOGIA, CINEMA E INCONSCIO

Gianluca Di Feo per "l'Espresso"

 

Quando si parla di sette, subito si pensa al satanismo e a un esoterismo pacchiano, ma soprattutto a movimenti marginali, lontani dalla quotidianità. La realtà è diversa. Nel nostro Paese oggi operano alcune grandi organizzazioni, di diversa ispirazione, che catturano nel loro meccanismo persone d'ogni ceto, inclusi laureati e professionisti.

E che sognano di inserirsi nella politica, accolti spesso con interesse da parlamentari di destra e sinistra anche perché "la struttura verticistica e autoritaria di una setta è il sogno inconfessato di ogni partito". Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli per la prima volta hanno descritto la rete di queste confraternite insospettabili in un saggio completo e di facile lettura: "Occulto Italia" (Bur-Rizzoli, pp. 509, o 12,50).

 

I due giornalisti, collaboratori de "l'Espresso", analizzano le sette della porta accanto, con un occhio di riguardo ai metodi con cui si inseriscono nelle dinamiche del potere: nelle aziende, nei comuni, fino alle Camere. Descrivono in modo esaustivo la trama italiana di Scientology, quella dei buddisti di Soka Gakkai, dei misteri di Damanhur o del Movimento Umanista. Il caso più clamoroso di questo contagio istituzionale è l'Ontologia, disciplina creata dal professor Antonio Meneghetti che ha avuto per anni come profeta un volto celebre tra gli under 30, il vj e conduttore tv Andrea Pezzi.

È sorprendente scoprire come nel novembre 2006 Pezzi e Meneghetti si siano presentati sul palco del raduno nazionale dei Circoli giovanili del Buongoverno, voluti da Marcello Dell'Utri per forgiare la nuove leve del partito berlusconiano. Il professore lì ha ripetuto il suo credo che esalta individualismo e leaderismo. Ha attaccato "la sinistra prezzolata dagli americani, che statalizza tutti i beni". Ha parlato del Sessantotto come "un grande imbroglio indotto da Washington per bloccare lo sviluppo europeo".

E di Tangentopoli "voluta dagli Stati Uniti per devastare la capitaneria più valida dell'economia italiana". Chi è Meneghetti? Scrivono Del Vecchio e Pitrelli: "Quando il ministero dell'Interno, nel 1998, inserisce l'Associazione italiana di Ontopsicologia fra le sette religiose e i nuovi movimenti magici nel nostro Paese fornisce una sintetica ma precisa descrizione del fondatore e della sua dottrina: "Il promotore è un pluripregiudicato, ex frate francescano, coniugato con una ex religiosa, anch'essa pluripregiudicata, soprannominato il Professore perché laureato in Sociologia, Teologia e Filosofia".

 

Il rapporto continua delineando una breve descrizione dell'Ontopsicologia, "una sorta di psicoterapia non riconosciuta dalla scienza ufficiale", e si conclude con una notazione allarmante: "Secondo alcune segnalazioni, nei corsi tenuti dal sodalizio verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore".

Parole forti, pesanti, forse fin troppo, visto che Meneghetti è poi riuscito a ottenere dal Viminale un risarcimento civile per danni d'immagine di una cinquantina di milioni delle vecchie lire (siamo nel 2000)".

 

Nonostante il risarcimento, le denunce degli ex adepti o dei loro familiari si sono moltiplicate, assieme al muro degli ordini professionali degli psicologi contro la singolare scienza del Meneghetti. Senza però ostacolarne l'ascesa. Il gruppo sfiora il colpaccio con il progetto Ovo, sovvenzionato per il 43 per cento da una controllata di Fininvest: un'enciclopedia in videoclip, da diffondere su tv e Web. Nel 2008 sono pronte le prime voci, dedicate a Hitler e Stalin, descritti senza giudizi critici: quasi una riscrittura della storia, che affonda in un mare di debiti.

Il professore invece corona il suo sogno accademico. Ottiene un corso alla Sapienza di Roma: "La cinelogia, cinema e inconscio". E poi "dal 2010, la facoltà di sociologia promuove un master post laurea gestito in house dagli ontopsicologi, che tratta di: Ontopsicologia, Cinelogia, Comunicazione e Leadership". Una cattedra che premia la sua disciplina, ignorando denunce e polemiche.11-03-2011]

 

 

 

 

SCARONI: LA PRODUZIONE DI PETROLIO IN LIBIA SI FERMERÀ A GIORNI - SNAM RETE GAS CEDIBILE A UN PARTNER GRADITO AL POMPETTA - BORSE MONDIALI NEGATIVE, LIGRESTI TRACOLLA - FINITO INCONTRO MARONI-MARPIONNE-ELKANN - MOODY’S SEGA ANCHE LA SPAGNA, LA GRECIA INSORGE - MERKEL: METTEREMO IL VETO A SALVATAGGI SREGOLATI - GEMINA IN PERDITA - 11 MLD € DI BOT, AUMENTA IL RENDIMENTO - AOL, DOPO L’ACQUISTO DI HUFFINGTON LICENZIA 900 PERSONE - CREMONINI DIVORZIA CON JBS E I DIPENDENTI ESULTANO - MARRA: IL FUTURO DEI GIORNALI è NELLA TECNOLOGIA… - 1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI...
(LaPresse) - Chiusura negativa per la Borsa di Milano, con l'indice Ftse Mib che lascia l'1,59% a 22.084,46 punti e il Ftse All-Share che perde l'1,46% a 22.721,66 punti. Il rally del petrolio rallenta e a New York il prezzo al barile cala avvicinandosi ai 100 dollari. Ma il deficit commerciale negli Uniti è balzato a gennaio del 15,1% proprio per l'aumento del greggio e le richieste dei sussidi di disoccupazione a Washington sono tornate a salire, a 397mila, dopo aver toccato nella precedente rilevazione il minimo in tre anni.

 

L'Europa torna a tremare per la crisi del debito. La Merkel ha detto alla rivista Bild che intende porre il veto su qualsiasi misura di salvataggio che non risponda a criteri severi e che non sia una scelta estrema. Stamattina Moody's ha abbassato il rating della Spagna ad 'Aa2' e in giornata il ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, ha protestato proprio contro l'irresponsabilità delle agenzie di rating con l'Unione europea. In questo contesto, le principali Borse europee chiudono in rosso. Il Ftse 100 di Londra perde l'1,55% a 5.845,29 punti, il Cac 40 di Parigi cala dello 0,75% a 3.963,99 punti e il Dax di Francoforte dello 0,96% a 7.063,09 punti. L'Ibex a Madrid registra un ribasso dell'1,17% a 10.435,60 punti.

A Milano la maglia nera del Ftse Mib è Fondiaria-Sai. Il titolo crolla del 4,69% a 7,21 euro. Ieri Standard & Poor's ha rivisto il rating di FonSai e della sua controllata principale, Milano Assicurazioni, da 'BBB' a 'BBB-', in seguito alla decisione della Consob sulla doppia opa obbligatoria di Groupama. Milano Assicurazioni guadagna invece il 2,55% a 1,37 euro. La holding della famiglia Ligresti, Premafin, cede il 2,45% a 0,755 euro.

 

Nel paniere principale, Eni vede un ribasso dell'1,01% a 17,59 euro. Durante la presentazione del piano strategico al 2014, l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, ha detto che la produzione in Libia si è ridotta a un terzo della normale capacità. Secondo Scaroni, però, si tratterà di un'interruzione "temporanea", che non impedirà a Eni di incrementare la produzione del 3% annuo al 2014. Il Cane a sei zampe ha raggiunto nel 2010 un utile netto di 6,3 miliardi e ha proposto un dividendo di un euro per azione.

Tra i titoli che hanno sofferto di più le vendite, nel paniere principale ci sono Tenaris (-3,22%), Generali (-2,41%), Prysmian (-3,1%), Stmicroelectronics (-3,74%). Va meglio a Parmalat (+0,51%), Tod's (+0,32%), Ansaldo Sts (+0,61%), Bulgari (+0,25%) e Autogrill (+0,41%). "Non dico niente su Telecom, sarebbe scorretto", ha detto oggi il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, al termine del comitato nomine che si è riunito questa mattina in Mediobanca. Dalle indiscrezioni sembra che l'attuale amministratore delegato del gruppo di telecomunicazioni, Franco Bernabè, potrebbe diventare presidente con deleghe operative. Telecom chiude in calo dell'1,31% a 1,129 euro.

 


2 - LIBIA: S&P TAGLIA RATING A SPAZZATURA...
(ANSA) - ROMA, 10 MAR - Standard & Poor's taglia a spazzatura il rating della Libia. L'agenzia ha declassato il debito a lungo termine di quattro gradini a BB da BBB+.

3 - SCARONI,A GIORNI STOP PRODUZIONE PETROLIO IN LIBIA...
(ANSA) - "Credo che la produzione di petrolio in Libia si fermerà molto presto, questione di giorni". Lo ha detto l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, rispondendo alle domande degli analisti finanziari sull'attività del Cane a sei zampe nel Paese nordafricano

4 - SCARONI (ENI): LIBIA, PRODUZIONE A UN TERZO MA NO DANNI STRUTTURE...
(LaPresse/AP) - La produzione di Eni in Libia si è ridotta a un terzo della normale capacità. Lo ha spiegato l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, presentando a Londra agli analisti finanziari il piano strategico al 2014. Scaroni ha spiegato che l'Eni ha interrotto la produzione a Bu Attifel per carenza di personale. Secondo l'amministratore delegato, le strutture di Eni non hanno subito danni e l'azienda potrà riprendere immediatamente la produzione non appena la situazione si sarà stabilizzata

 

5 - ENI: PRODUZIONE +3% ANNO 2011-2014, SEMPRE CHE LA CRISI LIBICA SIA TEMPORANEA...
(ANSA) - La produzione di idrocarburi di Eni crescera' nel periodo 2011-2014 con un tasso medio annuo di oltre il 3%. Lo rende noto il gruppo annunciando il piano strategico per il 2011-2014 e specificando che il tasso di oltre il 3% rappresenta un incremento rispetto al target precedente (nel piano 2010-2013 era stimata una crescita del 2,5%).
L'obiettivo, specifica ancora l'Eni, ''e' raggiungibile sempre che la sospensione di alcune produzioni libiche sia temporanea''.

6 - SCARONI (ENI): NESSUNA FRETTA VENDITA QUOTA IN GALP, OTTIMO AFFARE...
(LaPresse) - L'Eni "non ha alcuna fretta" di vendere la partecipazione del 33,3% nella società portoghese Galp, che è stato un "investimento importantissimo". E' quanto afferma l'amministratore del Cane a sei zampe, Polo Scaroni, durante la conferenza stampa di presentazione agli analisti del piano strategico 2011-2014 della compagnia.

 

7 - SNAM RG: SCARONI, CESSIONE CON PREMIO E PARTNER GRADITO GOVERNO...
Radiocor - Eni potrebbe valutare l'ipotesi di cedere la propria quota in Snan Rete Gas qualora si trovasse 'l'opportunita' di creare un valore aggiunto rispetto al prezzo di mercato e un acquirente gradito al governo italiano'. Lo ha detto l'a.d. di Eni Paolo Scaroni nel corso della presentazione del piano strategico 2011-2014 aggiungendo che, 'se non si verificassero queste condizioni, l'Eni manterra' questo investimento' (Eni detiene il 50,1% di Snam Rg, ndr). 'Se avessimo venduto Snam - ha aggiunto Scaroni - avremmo fatto un errore nell'interesse dei nostri azionisti. Oggi abbiamo le mani libere e possiamo scegliere cosa fare'.

 

8 - FIAT, CONCLUSO INCONTRO A PORTE CHIUSE MARONI-MARCHIONNE-ELKANN...
(LaPresse) - Si è concluso alle 17.15, dopo circa un'ora e mezza, l'incontro al Lingotto tra il ministro dell'interno Maroni, il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne e il presidente John Elkann. Il ministro Maroni ha lasciato il Lingotto in auto blu senza rilasciare dichiarazioni.

9 - MERKEL: FONDI SALVATAGGIO SONO MISURA ESTREMA, GERMANIA USERÀ VETO...
(LaPresse/AP) - Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha detto che la Germania continuerà a sostenere che i fondi di salvataggio per i Paesi dell'eurozona largamente indebitati saranno erogati solo come misura estrema e in cambio di stretti programmi di austerity. La Merkel ha detto alla rivista Bild che intende porre il veto su qualsiasi misura di salvataggio che non risponda a questi criteri. "L'aiuto può essere stabilito solo all'unanimità, quindi la Germania potrà esercitare il proprio diritto di veto se i requisiti non saranno rispettati", ha affermato il cancelliere. Questi commenti, che saranno pubblicati domani, sono stati fatti proprio mentre i leader dell'eurozona stanno discutendo di un possibile incremento del fondo di salvataggio. La Germania si oppone a questa proposta.

 

10 - GRECIA A TRICHET E UE: AGENZIE RATING SCORRETTE, CAMBIARE REGOLE...
(LaPresse/AP) - "Dopo non aver segnalato il rischio che ha portato alla crisi finanziaria del 2008, le agenzie di rating fanno a gara per essere i primi a identificare i rischi che porteranno alla prossima crisi". Così il ministro della Finanze della Grecia, George Papaconstantinou, che ha chiesto all'Unione europea di riformare urgentemente il modo di operare delle agenzie di rating dopo quello che ha definito "l'ingiusto e squilibrato" downgrade del suo Paese e di altre economie europee in difficoltà. In una lettera diretta al presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, e ai commissari europei, Olli Rehn, Michel Barnier e Jean-Claude Junker, il ministro greco Papaconstantinou ha spiegato che i tagli del rating come quello di questa settimana di Moody's, rischiano di rivelarsi delle "profezie che si auto-avverano".

 

Secondo Papaconstantinou, "deve essere motivo di preoccupazione il fatto che certe decisioni compromettono il ritorno sui mercati interazionali". Il ministro aggiunge che "il declassamento del debito della Grecia da parte di Moody's, rivela la mancanza di responsabilità delle agenzie di rating rispetto alla condizione reale dell'economia greca".

11 - EDITORIA: MARRA, IL FUTURO DEI GIORNALI E' NELLE NUOVE TECNOLOGIE...
(Adnkronos) - I quotidiani 'non moriranno mai. La diffusione e' destinata a diminuire a causa dei nuovi dispositivi e anche se si tardera' a mutarne il tipo di informazione. Il lettore di oggi, e sempre piu' quello di domani, vuol sapere tutto, conoscere anche le notizie che non condivide, altrimenti si rivolgera' sempre piu' ai mezzi che guardano alla realta' a 360 gradi'. Ad affermarlo, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore', e' Giuseppe Marra, il presidente del Gruppo GMC Adnkronos, che si dice convinto che il futuro dei giornali 'e' nelle nuove tecnologie'.

Per Marra i tablets indirizzeranno le scelte nell'editoria 'piu' di quanto non abbia fatto il world wide web. La crescita cosi' repentina -spiega- e i nuovi dispositivi imporranno di confrontarsi con le grandi potenzialita' di questi strumenti soprattutto nel caso dell'accoppiata dispositivo/marketplace, che permettera' agli editori di rilasciare contenuti a pagamento in maniera semplice. Saranno agevolati anche i test di diffusione di contenuti pay sul mercato italiano, finora refrattario al pagamento online'.

 

Specie in Italia dove e' ancora limitata la connettivita' disponibile in mobilita' (Umts, Wifi), sottolinea Marra, 'il tablet e', per ora, in prevalenza oggetto da salotto. Molti lo utilizzano vedendo la televisione, cercando approfondimenti o 'second opinion' magari in relazione a quanto vedono o ascoltano. Questa tendenza crea una abitudine nuova all'approfondimento e a una maggiore interattivita''.

12 - GEMINA, PERDITA RIDOTTA A 37,2 MLN NEL 2010, RICAVI +6,7%...
(LaPresse) - La holding Gemina chiude l'esercizio 2010 riducendo la perdita a 37,2 milioni di euro, contro i 43,7 milioni dell'esercizio 2009. Lo comunica in una nota con i conti 2010 la società d'investimento che, tra l'altro, controlla gli aeroporti di Roma. Nell'anno il traffico passeggeri ha raggiunto le 40.909.255 unità, con un aumento del 2,2% rispetto al 2008 e del 5,9% rispetto al 2009. Alla crescita di Fiumicino, pari al 7,5%, si contrappone il calo del 5,0% di Ciampino. I ricavi di Gemina rispetto all'esercizio precedente sono aumentati del 6,7% a 597,6 milioni di euro, mentre l'ebitda della società si è attestato a 245,9 milioni, in crescita del 18% sul 2009.

13 - AZIMUT: UTILE 2010 A 94,3 MILIONI...
(ANSA) - Azimut chiude il 2010 con ricavi in lieve crescita rispetto al 2009 e un utile sensibilmente in calo. Il gruppo di risparmio gestito, spiega una nota, ha registrato infatti ricavi consolidati per 358,4 milioni (347,4 milioni nel 2009) e un risultato netto di 94,3 milioni (118,2 milioni). Agli azionisti verra' proposto un dividendo di 0,25 euro per azione (in miglioramento rispetto agli 0,20 euro di un anno fa).

 

14 - TESORO COLLOCA 11 MLD DI BOT CON RENDIMENTI IN AUMENTO...
(LaPresse) - Il Tesoro ha collocato 11 miliardi di Bot con rendimenti in aumento. Si tratta di 3,5 miliardi di titoli a tre mesi, con rendimento dell'1,034%, e di 7,5 miliardi di buoni a scadenza annuale, con un tasso del 2,098%. La domanda è stata superiore all'offerta di poco meno del doppio.

15 - LOTTOMATICA: SALA, AVVIO DI SLANCIO 2011...
(ANSA) - Lottomatica Group ha chiuso il bilancio 2010 in pareggio, e con ricavi e Ebitda in crescita del 6 e del 4%, come gia' previsto in sede di preconsuntivo. E registra un buon avvio del nuovo anno: ''Lo slancio con cui abbiamo iniziato il 2011 ci incoraggia e ci da fiducia sulla nostra guidance'', commenta l'ad Marco Sala. Il Cda ha approvato oggi il bilancio consolidato. ''Il 2010 e' stato un buon anno per il gruppo - dice Sala - ed i risultati ottenuti sono in linea con le aspettative''.

 

16 - AOL: TAGLIA FORZA LAVORO DI 900 UNITA'...
(ANSA) - Aol potrebbe ridurre la propria forza lavoro di 900 unita' in seguito all'integrazione con Huffington Post e al processo di riorganizzazione e ristrutturazione. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando un messaggio ai dipendenti firmato dall'amministratore delegato Tim Armstrong. Aol potrebbe tagliare 700 posti di lavoro in India e 200 negli Stati Uniti.

17 - VENETO BANCA: LANCIA RMBS DA 1,3 MILIARDI, LA PRIMA DEL 2011...
Radiocor - Veneto Banca ha collocato sul mercato del debito una cartolarizzazione Rmbs, garantita da un pacchetto di mutui residenziali di prima qualita' grazie al quale l'operazione puo' vantare il massimo rating ('Aaa' da Moody's e Fitch), per un importo complessivo di 1,3 miliardi. Lo apprende Radiocor da fonti vicine alle banche che hanno curato la Rmbs: Jp Morgan Chase e Natixis. Grande risposta del mercato, con le due tranche finite nelle mani degli istituzionali sovrascritte piu' volte. Per il mercato italiano e' la prima Rmbs di quest'anno e la seconda in assoluto (la prima e' stata quella emessa da Mps lo scorso novembre) dall'esplosione della crisi: 2007.

 

18 - CREMONINI: OPERAI REGALANO ORA STIPENDIO...
(ANSA) - I lavoratori dello stabilimento Cremonini di Ospedaletto lodigiano, il piu' grande macello d'Europa, si autoriducono di un'ora lo stipendio 'per dimostrare la vicinanza e la stima per la scelta coraggiosa compiuta'. Lo scrivono in una lettera indirizzata al fondatore Luigi Cremonini, dopo che il gruppo ha riacquistato dai brasiliani di Jbs il 50% di Inalca, riprendendo cosi' il controllo completo della societa'. Probabilmente Cremonini rifiutera' l'offerta dei lavoratori.

19 - CAMFIN: 18,3 MLN UTILE 2010...
(ANSA) - Camfin ha chiuso il 2010 con un utile netto di 18,3 milioni. L'indebitamento e' pari a 414,8 milioni di euro (413,2 milioni al 30 settembre 2010). E il risultato netto della capogruppo e' positivo per 36,6 milioni di euro (in forte miglioramento rispetto alla perdita di 14,3 milioni del 2009). Niente dividendo pero': il cda, precisa una nota, proporra' all'assemblea degli azionisti di destinare il 5% dell'utile d'esercizio a riserva legale e di destinare a nuovo la parte restante.

 10-03-2011]

 

 

 

- gad LERNER DIFFAMA DAGOSPIA SUL CASO BOCCHINO: "MI AUGURO CHE SIA TUTTO INVENTATO, MA PARE IMPROBABILE" ("PARE IMPROBABILE"? LO VEDREMO IN TRIBUNALE) - 2- AVENDO AVUTO PER PADRONI AGNELLI (LA STAMPA), ROMITI (CORRIERE), DE BENEDETTI (REPUBBLICA), COLANINNO, TRONCHETTI E BERNABÈ (LA7) E PRODI (TG1-RAI), FORSE IL “PURISSIMO” E LIEVISSIMO GAD NE SA PIÙ DI NOI SU COME FUNZIONA LA GIOSTRA DELL’INFORMAZIONE AZIONATA (E UNTA) DAI POTERI MARCI - 3- BEI TEMPI QUANDO CON L’AVVOCATO, VOLÒ IN ELICOTTERO SULLE TESTE DEGLI OPERAI IN SCIOPERO PER NARRARE, CON MIGLIORE DISTACCO E OBIETTIVITÀ?, LE GESTA EPICHE - 4- FORSE NON STIAMO FORSE PARLANDO DELLO STESSO LERNER CHE DOPO IL FERIMENTO DEL PADRE CARLO ANDÒ A INTERVISTARE PER “LOTTA CONTINUA” SUO FIGLIO ANDREA CASALEGNO? S’IMPRESSIONÒ ANCHE ALLORA L’”ASTUTO SOVVERSIVO” DI LOTTA CONTINUA NEL REALIZZARE QUELLO SCOOP, COME OGGI PER I BOCCHINO? A CIASCUNO IL SUO MILIEU (E LE SUE LIQUIDAZIONI MILIONARIE) -

1- DAGOSPIA, ALTRO CHE GOSSIP!
martedì, 8 marzo 2011
il Bastardo - http://www.gadlerner.it/category/attualita

 

Non sono interessato alla "querelle" sulla vera natura del sito Dagospia e del suo fondatore Roberto D'Agostino, omaggiato dai potenti che sfotte o, talvolta, finge di sfottere. Senza bisogno di particolare dietrologia, il lettore navigato riconosce le fonti privilegiate di Dagospia in un milieu romano e milanese che di volta in volta annovera personaggi variabili interessati alla manovra. Con due soli punti fermi, consolidati negli anni: Luigi Vianello, abile portavoce di Cesare Geronzi; e soprattutto il lobbysta Luigi Bisignani, buon frequentatore di Palazzo Chigi (alias Gianni Letta) e dei vertici delle aziende pubbliche.

Fa impressione leggere sul "Corriere della Sera" di oggi l'articolo di Fiorenza Sarzanini sul trattamento cui sarebbero stati sottoposti Italo Bocchino e sua moglie Gabriella Buongiorno dopo la rottura fra Fini e Berlusconi. Mi auguro che sia tutto inventato, ma pare improbabile. E allora è bene ricordare che anche nel caso di Dagospia (come già nel caso di Striscia la Notizia) gli "astuti sovversivi" che pretendono di decostruire col sarcasmo il potere, alla fine ne divengono sempre un accessorio. Consapevole o inconsapevole, a me non importa.

 


2- DAGOREPORT: REPLICA A LERNER
Più portati all'ironia e al sano sberleffo in nome della ricerca della "verità" e in omaggio all'Italia "Cafonal" guidata al meglio dal Cavalier Pompetta, non avremmo immaginato mai di dover correre dietro ai tanti "pregiudizi" che, di volta in volta, sembrano accompagnare il lavoro ormai ultra decennale di Dagospia. A cominciare dal rumor che il vero proprietario del sito era l'allora onnipotente Cesarone Romiti. E altri ne seguirono, perfidi. Sempre smentiti dal tempo galantuomo (e dai fatti).

 

Nel suo "Abbecedario" appena edito da Adelphi, lo scrittore polacco, Czeslaw Miloz, confessa di "aver sempre avuto una tendenza ai pregiudizi spinta fino al fanatismo". Anche se spesso i pregiudizi, aggiungeva il premio Nobel, "ci fanno risparmiare energie". Non ci costringono, insomma, a riscontrare le ragioni dei nostri preconcetti.

Una mano anonima ha lasciato scritto sui muri di "non fidarsi di uno che non si lasci corrompere". La citazione oggi sembra andare a fagiolo per l'ex militante di "Lotta continua", Gad Lerner. Che di "pregiudizi", appunto, sembra intendersi. Nel suo blog "il bastardo", occupandosi di noi e del "caso" Bocchino, il giornalista "accessiorato" dai Poteri Marci a colpi di milioni, dichiara di conoscere, beato lui, "due soli punti fermi" tra le gole profonde del sito: i chiacchieratissimi Luigi Vianello, "abile portavoce di Geronzi"; e, soprattutto, il lobbysta Luigi Bisignani. Il resto degli informatori appartiene, bontà sua, "al milieau romano e milanese" di volta in volta interessato alle nostre "manovre".

 

Che dire?
Provenendo dalla potentissima lobby giornalistica di "Lotta continua" (che non demonizziamo) e, in sovrappiù professionale, avendo avuto per padroni - come scriba di loro fiducia -, editori del calibro di Agnelli (la Stampa), Romiti (Corriere della Sera), De Benedetti (Espresso-Repubblica), Colaninno, Tronchetti Provera e Bernabè (La7) e Romano Prodi (RaiTv), forse il "purissimo" e lievissimo Gad ne sa più di noi su come funziona la ruota mediatica.

 

La giostra dell'informazione azionata (e unta) dai Poteri Marci. E dai loro addetti alle pubbliche relazioni. O, magari, Lerner continua a immaginare che l'intero sistema dei media funzioni come una sorta di Lc2 (Lotta continua2) di extraparlamentari settari (e omertosi).

I ribelli rossi di Adriano Sofri che, a suo tempo, attraverso le colonne del loro quotidiano comunista "rivendicarono", in pratica, l'uccisione del commissario Luigi Calabresi. La stessa Lc2 che prima dell'esaurirsi della spinta rivoluzionaria, nell'anno di piombo 1977 assistette silente all'ammazzamento - da parte delle Brigate Rosse -, del vice direttore de "la Stampa", Carlo Casalegno. Di cui Lerner erediterà qualche anno dopo, per meriti o grazia ricevuta?, la scrivania.

 

Il che, sia pure tirati per i tatuaggi nella polemica, non ci porterà mai a diffidare delle doti professionali di Lerner e della bontà delle sue fonti giornalistiche. Anche quando, insieme all'Avvocato, volò in elicottero sulle teste degli operai in sciopero per raccontarne, con migliore distacco e obiettività?, le gesta epiche.

 

O quando Cesare Romiti, che l'aveva assunto profumatamente al "Corriere della Sera", lo spedì in Cina per accompagnare in un misterioso viaggio di lavoro Gianni De Michelis e la sua signora. Forse l'ex amministratore delegato della Fiat doveva scontare qualche cambialuccia (giudiziaria) con l'ex ministro socialista? E per quel Dante già in odore di tangenti quale guida migliore c'era sulla piazza se non il Gad-Beatrice. E lui ci viene a parlare di "accessori del potere". Un po' di pudore non guasterebbe.

 

"Fa impressione leggere sul Corriere della Sera (...) sul trattamento cui sarebbero stati sottoposti Bocchino e sua moglie (...) mi auguro che sia tutto inventato, ma pare improbabile". Prego: "pare improbale"? Lo vedremo magari in un aula di tribunale se si tratta di una calunnia o meno. Ovviamento nessun accenno alla smentita di Dagospia sul presunto "ricatto". La sensibilità rivelata dal conduttore dell'"Infedele" sui destini incrociati dei coniugi Bocchino lascia in realtà un tantino sgomento.

 

Non stiamo forse parlando dello stesso Lerner che dopo il ferimento del padre Carlo andò a intervistare per "Lotta continua" suo figlio Andrea Casalegno? S'impressionò anche allora l'"astuto sovversivo" di Lotta continua nel realizzare quello scoop, come oggi per i Bocchino? A ciascuno il suo milieu (e le sue liquidazioni milionarie).

 

POST SCRIPTUM/1
L'unica "fonte privilegiata" accreditata presso Dagospia è stato l'eccellentissimo Gatto Sardo, Francesco Cossiga. E non l'abbiamo nascosto a nessuno. E tra i tanti consigli ricevuti dallo scomparso Picconatore ce n'è uno che abbiamo cercato di seguire: mai avere a che fare con i portaborse, ma con i loro padroni.

 

Quanto ai "sospettati", i soliti noti Luigi Vianello Luigi Bisignani come nel film "Casablanca", ogni smentita sul loro ruolo in Dagospia non sarebbe presa per buona. A causa, appunto, dei soliti pregiudizi.

Sul primo, Vianello, va solo ricordato che ha svolto un ruolo istituzionale sia in Capitalia, sia in Mediobanca. E ora in Generali.

Sul secondo, Bisignani, il conduttore dell'Infedele dovrebbe chiedere ai direttori dei grandi quotidiani (e ai loro editori): da "L'Espresso" al "Corriere della Sera", se hanno avuto mai rapporti con il noto lobbysta (piduista). E se qualcuno dei fortunati si trova su quella poltrona anche grazie al lavoro di qualche manina invisibile.

 

POST SCRIPTUM/2
Parlare con un piduista come Bisignani fa bene alla salute? E l'Italia che conta e che canto che ha riempito per 25 anni 25 il palco del Costanzo Show, si è mai chiesta se Ciccio Baffo era la stessa persona che scrisse, in una albergo di Milano, con l'allora direttore del Corriere della Sera, Franco Di Bella, il famigerato Piano di Rinascita Nazionale per conto del venerabile Licio Gelli? E quando si parla dell'eroe caduto sotto i colkpi della mafia, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, perché nessuno aggiunge anche il numero della sua tessera di piduista? 10-03-2011]

 

 

BANCAROTTA A TUTTO GAS - NEL SILENZIO STAMPA PIù ASSORDANTE, SOLO "IL FATTO" SCODELLA LA ENERGOPOLI CROTONESE IN CUI è DENTRO FINO AL COLLO ROBERTO MERCURI, BRACCIO DESTRO DEL POTENTISSIMO PALENZONA, FINITO DIETRO LE SBARRE PER UNA CENTRALE VENDUTA A CARO PREZZO - MERCURI AVEVA COME SUOI REFERENTI POLITICI, IL PIDIELLINO CALABRESE GIUSEPPE GALATI, MARITO DELLA LEGHISTA LUSANNA

Antonio Massari per "Il Fatto Quotidiano"

 

Questa è la storia di una bancarotta fraudolenta, di un uso spregiudicato dei fondi pubblici, ma non solo. Dietro gli arresti ordinati per Aldo Bonaldi (per il momento ancora latitante) e Roberto Mercuri si cela un blocco di potere che - stando agli atti - arricchisce se stesso e impoverisce una delle aree più depresse del Paese: la Calabria e, per la precisione, Crotone.

Partiamo da un dato: trecento posti di lavoro sono svaniti. In compenso - sebbene la storia "finisca" con una bancarotta - diversi milioni di euro, secondo l'accusa, sarebbero stati dirottati in società del Lussemburgo. Mercuri è considerato il braccio destro di Fabrizio Palenzona, presidente di Aeroporti di Roma e vicepresidente di Unicredit, considerato il Gianni Letta dell'alta finanza per la sua capacità d'incidere sulle nomine ai vertici di banche e fondazioni.

Ma questo è solo un tassello. Come spiega un testimone al pm Pierpaolo Bruni, titolare dell'inchiesta "Energopoli", Mercuri è anche uno stretto parente del parlamentare Pdl Giuseppe Galati: "Il referente politico di Mercuri - dice il teste Alberto Jampaglia - è sempre stato l'onorevole Giuseppe Galati sottosegretario alle attività produttive nel precedente governo. Posso dire che, oltre a essere cugini, erano in realtà la stessa cosa".

 

Calabrese di nascita - sposato con la leghista Carolina Lussana - Galati sembra l'uomo di Mercuri al ministero: Mercuri - dice Jampaglia - riusciva, in particolare attraverso i suoi collegamenti con la politica, a far ottenere alla Pianimpianti lavori e commesse in Calabria.

Difatti è a lui riconducibile l'operazione finalizzata alla realizzazione della centrale di Scandale. Al Mercuri, nonché anche ad altri soggetti calabresi, è riconducibile la società Eurosviluppo Industriale". E con la Eurosviluppo entriamo nel cuore di questa storia che - è importante sottolinearlo - nasce proprio mentre Galati era sottosegretario al ministero delle Attività produttive.

Nel 2001 - grazie ai fondi elargiti dal ministero per le attività produttive - viene finanziato il "contratto di programma per la realizzazione di una 'filiera energetica' nel comune di Scandale (Crotone). Il progetto sarà realizzato, dal Consorzio Eurosviluppo, grazie ai fondi del ministero Attività Produttive. Nello stesso anno, con una delibera, la Regione Calabria "concede alla Eurosviluppo Industriale il cofinanziamento per 149 miliardi di lire".

 

Servono alla "iniziativa progettuale per la crisi dell'area "Pertusola" di Crotone, che prevede un investimento di 650 miliardi di lire e una previsione occupazionale di oltre 300 unità lavorative". Tra gli obiettivi: la "realizzazione di infrastrutture", di "un impianto multi-servizi", un "pastificio, un "impianto alimentare biologico". Preventivo dell'operazione: 133,9 milioni di euro.

Ma c'è di più. Ed è il nodo più interessante della vicenda: "il Consorzio - si legge negli atti - avrebbe dovuto realizzare anche una "piattaforma integrata di servizi" alimentata da energia termica". E chi deve occuparsi della fornitura di energia termica? "La Eurosviluppo industriale": la società di Mercuri. Il Cipe - l'organismo del ministero dove il cugino di Mercuri, Pino Galati, è sottosegretario - approva il contratto di programma in appena 27 giorni.

 

A questo accordo di programma, però, si aggiunge "la costruzione della centrale turbogas di Scandale". Ed è proprio questa vicenda, sottolinea il Gip Gloria Gori, che "seppur non facente parte dell'accordo di programma, seppur non destinataria di erogazioni pubbliche, ha - di fatto - influenzato il buon esito dell'accordo stesso". La centrale, insomma, divora tutto il resto.

Dieci mesi dopo - il 20 gennaio 2003 - la "Eurosviluppo Elettrica", interamente controllata da "Eurosviluppo industriale", fa "richiesta di autorizzazione unica" per la "costruzione e l'esercizio della centrale a ciclo combinato di Scandale". Un impianto termoelettrico da 762 MW, alimentato a gas naturale. Ed ecco cosa accade un anno e mezzo dopo: "Nel dicembre 2004, Endesa Europa e ASM Brescia formalizzano gli accordi per l'acquisto, ciascuno al 50 per cento, della Eurosviluppo Elettrica, e del progetto della nuova centrale".

Un affare da parecchi milioni di euro per la società di Mercuri e Bonaldi. Un affare che si può realizzare soltanto perché, dal 2001 al 2004, si sono realizzate due condizioni. La prima: l'accordo di programma per l'occupazione di 300 lavoratori, con la costruzione di pastifici, impianti alimentari, piattaforme multi-servizi.

 

La seconda: per "mettere in moto" il progetto (dopo l'approvazione del ministero) è necessario costruire la "filiera energetica". Ottenuta l'autorizzazione per costruire la centrale a turbogas, la coppia Bonaldi-Mercuri, può vendere la società. Aumentata notevolmente di valore, rispetto al 2001, come si può bene intuire.

Ma del progetto iniziale - cioè il contratto di programma che avrebbe portato 300 posti di lavoro- che ne è stato? Il 14 ottobre 2008 il ministero dello Sviluppo decreta "la revoca delle agevolazioni finanziarie concesse al Consorzio Eurosviluppo, a seguito del mancato avvio e dei notevoli ritardi nell'esecuzione delle opere".

 

Il pm Bruni scopre che "fra il 2002 e il 2006", delle "risorse finanziarie di Eurosviluppo Industriale, 5 milioni di euro finiscono sul conto corrente di Bonaldi presso la filiale di Montecarlo (Principato di Monaco)".

Fatture per 10 milioni di euro transitano verso Pianimpianti" che "di fatto", scrive il gip, "era di Bonaldi". Mercuri ne era stato l'amministratore delegato. E per entrambi è stato disposto l'arresto con l'accusa di bancarotta fraudolenta. 10-03-2011]

 

 

 

IERI SERA L’AGENZIA RADIOCOR HA LANCIATO UNA NOTIZIA DAVVERO GOLOSA CHE NESSUN GIORNALE OGGI HA GRADITO PUBBLICARE: L’ARRESTO DEL BRACCIO DESTRO DELL’EX CAMIONISTA FABRIZIO PALENZONA - Per una presunta truffa legata ai finanziamenti Ue e’ finito aI domiciliari Roberto Mercuri che e’ APPUNTO L’assistente del presidente di Aeroporti di Roma e vice presidente di UniCredit

 

(Il Sole 24 Ore Radiocor) -

 

Per una presunta truffa legata ai finanziamenti Ue e' finito agli arresti domiciliari Roberto Mercuri. Il provvedimento e' stato emesso nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Crotone denominata Energopoli che ha, nei giorni scorsi, portato all'arresto di sei imprenditori due dei quali risultano irreperibili.

Le persone coinvolte nell'inchiesta sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio dei proventi ottenuti grazie all'utilizzo dei finanziamenti ottenuti dagli indagati e utilizzati per fini diversi da quelli previsti dalla concessione. Si tratta di 15 milioni di euro liquidati attraverso l'ex ministero delle Attivita' Produttive.

Oltre a Mercuri, che e' assistente del presidente di Aeroporti di Roma e vice presidente di UniCredit Fabrizio Palenzona, sono coinvolti gli imprenditori Aldo Bonaldi, di 52 anni, di Soresina (Cremona), residente nel Principato di Monaco, e Roberto Baroni (58), di Pavia e residente a Tunisi, principale collaboratore, secondo gli inquirenti, di Bonaldi ed ideatore con lui della truffa.

 

Entrambi, irreperibili, sono ricercati in ambito internazionale. In carcere e' finito Giuseppe Carchivi, di 49 anni, di Isola capo Rizzuto ma residente a Colle Val D'Elsa (Siena). Per le altre persone coinvolte nell'inchiesta sono stati disposti gli arresti domiciliari.

 

Oltre allo stesso Roberto Mercuri, sono coinvolti Annunziato Scordo (65), di Bovalino (Reggio Calabria) e residente a Catanzaro; Michelangelo Marinelli (40), di Modena; Corrado Ciccolella (55), di Molfetta (Bari) e Alessandro Argentini (51), di Torino. L'accusa nei confronti delle persone coinvolte nell'inchiesta e', a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio dei proventi ottenuti grazie all'utilizzo dei finanziamenti ottenuti dagli indagati.

La presunta truffa riguarda la mancata realizzazione di una centrale a turbogas provocando un danno per il bilancio dello Stato e della Regione Calabria di 4 milioni di euro. Il denaro incassato sarebbe, secondo l'accusa, finito in conti esteri nella disponibilita' degli indagati. 05-03-2011]

 

 

SIETE PRONTI PER "Energopoli"? - L’ULTIMA TRUFFA ALL’UNIONE EUROPEA FA IMPAZZIRE LA PROCURA CROTONE E METTE NEI GUAI IL MITOLOGICO PALENZONA, IL POTENTISSIMO MILLEPOLTRONE DEI POTERI FORTI, - AL CENTRO DEGLI ARRESTI C’è INFATTI ROBERTO MERCURI, L’assistente del presidente di Aeroporti di Roma e vicepresidente di Unicredit, CON IL RUOLO CERNIERA TRA POLITICA E IMPRESE

 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Decine e decine di conti esteri sono al centro delle verifiche avviate dalla Procura di Crotone nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta truffa all'Unione europea. Proprio per ricostruire nei dettagli le entrate e le uscite di denaro sono in corso, come risulta a Radiocor, diverse rogatorie internazionali in almeno tre Paesi.

 

Lontano dall'essersi esaurita continua, dunque, sul fronte economico l'inchiesta denominata Energopoli che lo scorso venerdi' 4 marzo ha portato all'arresto di 6 persone (una in carcere, 5 ai domiciliari), mentre restano latitanti gli imprenditori Aldo Bonaldi e Roberto Baroni raggiunti dal mandato di cattura.

Si fa intanto piu' chiaro il ruolo che avrebbe assunto nella presunta truffa Roberto Mercuri. Secondo quanto emerge dalle carte che hanno motivato gli arresti domiciliari disposti nei suoi confronti, Mercuri avrebbe ricoperto il ruolo di trait-d'union tra la politica e gli imprenditori coinvolti nell'inchiesta. Mercuri, assistente del presidente di Aeroporti di Roma e vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona ,"e' risultato essere - e' scritto nell'ordinanza con cui il Gip ha disposto gli arresti - colui che, grazie ad uno stretto legame con l'onorevole Giuseppe Galati (oggi deputato del Pdl, ndr), sottosegretario dal 2001 al 2006 presso il ministero delle Attivita' produttive con le deleghe per le agevolazioni alle imprese, riusciva ad ottenere cospicui finanziamenti per la realizzazione di insediamenti produttivi nella Regione Calabria".

 

Mercuri, e' stato amministratore della societa' Pianimpianti - coinvolta nella presunta truffa all'Ue - nel periodo in cui vengono contestate fatturazioni per operazioni inesistenti. Secondo il gip, l'imprenditore "ha agito dall'interno di un sistema criminale, consapevole delle dinamiche e delle finalita' ultime dell'organizzazione volta al controllo delle attivita' imprenditoriali o meglio del denaro pubblico destinato a finanziare iniziative imprenditoriali che avrebbero dovuto risollevare le sorti della Calabria ed in particolare del territorio crotonese e che invece e' stato abilmente distolto ed incanalato in iniziative volte all'arricchimento dei soggetti che potevano fornire una rete di agganci politici per una celere definizione positiva di ulteriori iniziative imprenditoriali".

 

A capo "dell'organizzazione criminale" ci sarebbe stato Aldo Bonaldi che "prima crea societa' di scopo e poi le svuota facendo venire meno qualunque possibilita' di prosieguo delle iniziative finanziate". Fine ultimo della presunta truffa, stando alle accuse contestategli, e' l'utilizzo dei "finanziamenti per la sopravvivenza di societa' satellite, tutte riconducibili al Bonaldi Aldo, distogliendo di fatto denaro pubblico che ben avrebbe potuto essere destinato alla realizzazione di opere utili a far decollare un territorio bisognoso come quello calabrese".

Sarebbe infatti stato accertato che Eurosviluppo Industriale (soggetto attuatore del Contratto di programma che ha percepito i fondi Ue) ha trasferito proprie risorse finanziarie all'estero con unico scopo di sottrarle al patrimonio aziendale e consegnarle in forma liquida ad Aldo Bonaldi sui conti correnti accesi presso una banca monegasca, anche la fine di evitare la tassazione di plusvalenze realizzate. Piu' in dettaglio, fra il 2002 ed il 2006 e' stato accertato che, delle risorse finanziarie di Eurosviluppo Industriale, 5milioni e 142mila euro sono finiti sul conto corrente UBS di Bonaldi presso la filiale di Montecarlo dopo esser transitati su diversi rapporti intestati da societa' riconducibili allo stesso Bonaldi.09-03-2011]

 

 

SILENZIO, PARLA IL RAÌS ANDREOTTI - “DIETRO IL CAOS A TRIPOLI CI SONO I PETROLIERI USA” - RISPUNTA L’ULTRANOVANTENNE DIVO PER DARE LA SUA VERSIONE DEI FATTI SULLA RIVOLUZIONE MEDIORIENTALE: “ANNI FA DISSI CHE SUL PROBLEMA LIBICO INFLUIVA UNO SCONTRO INTERNO ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE AMERICANE; NON CHE IO ABBIA MAI AVUTO LE PROVE, MA UN SOSPETTO È PIÙ CHE LEGITTIMO” - E POI DIFENDE L’AMICIZIA ITALIANA CON GHEDDAFI: “NON POSSIAMO PRETENDERE CHE TUTTO IL MONDO SIA ALLINEATO AI NOSTRI MODELLI

Da Blitzquotidiano

 

Il caos in Libia? Secondo Giulio Andreotti dietro ci sarebbero "gli interessi dei petrolieri Usa". Il senatore a vita ha pubblicato un editoriale pubblicato sulla rivista "30 giorni" e ripreso da Il Giornale.

 

Sembra paradossale, scrive Andreotti, "che veniamo presi alla sprovvista da questi avvenimenti pur vivendo in un mondo dove, molto più che in passato, siamo raggiunti ogni giorno da una mole impressionante di dati e notizie. Forse perché non andiamo mai ad approfondire i fenomeni, ma restiamo all'impressione immediata che una notizia ci suscita. Sommiamo i fatti uno dopo l'altro, ma non facciamo mai una comparazione".

 

Poi l'affondo contro gli americani: "Anni fa dissi che sul problema libico influiva uno scontro interno alle compagnie petrolifere americane; non che io abbia mai avuto le prove matematiche, ma un sospetto che sia un elemento che influisce ancora sulla situazione è più che legittimo".

Invece Andreotti spezza una lancia a favore del nostro Paese: "L'Italia è stata molte volte accusata - e a torto - di avere un atteggiamento troppo indulgente verso Gheddafi. Certamente Gheddafi ha idee e caratteristiche diverse da noi, ma non possiamo pretendere che tutto il mondo sia allineato ai nostri modelli.

 

Noi abbiamo sempre voluto dare l'impressione ai libici, perché rispondeva al vero, che rispettavamo le loro caratteristiche particolari, anche quando emergeva il loro orgoglio contro l'epoca del colonialismo italiano. Allora i libici ci vedevano come avversari ma non come nemici e questa è forse la differenza con il momento attuale".10-03-2011]

 

 

TELECOM, POTERE apertO - sul “Corriere” Mucchetti lega lA sorte DI BERNABè alle decisioni di Mediobanca e degli arzilli vecchietti Geronzi e Bazoli che “in caso di impasse dovranno intervenire” - Ma GeroVITAL non è forse lo stesso che alla presidenza di Generali non ha deleghe e poteri?, e come è possibile che BEBè si trovi adesso in questa situazione di debolezza e non abbia saputo costruire in questi anni con gli azionisti di Telco una relazione tale da metterlo a riparo da ogni insidia?...

 1 - TELECOM: RAMPL, OGGI PRIMO INCONTRO SU NOMINE...
(Adnkronos) - Il comitato nomine di Mediobanca riunito stamani "e' il primo incontro" per decidere sull'assetto di Telecom Italia, il cui cda verra' a scadenza con la prossima assemblea. A sottolinearlo arrivando stamani nella sede della banca d'affari e' il presidente di Unicredit Dieter Rampl, membro del comitato.

 

A chi gli chiede se oggi sia un buon giorno per una decisione, Rampl replica: "Spero di si'". Ma aggiunge: "Non so quale sara' la decisione oggi, e' il primo incontro". Oggi il comitato nomine di Mediobanca, iniziato alle 9.30, dovrebbe indicare i propri rappresentanti da inserire nella lista dei consiglieri di Telecom che dovra' essere varata formalmente dal cda di Telco, primo socio della compagnia telefonica, in agenda per lunedi' prossimo.

Scontata la conferma di Renato Pagliaro e Tarak Ben Ammar. Telco ha altri tre soci, oltre a Mediobanca: Generali, Intesa SanPaolo e Telefonica. Per l'assetto di vertice, invece, e' possibile, a quanto si apprende da fonti vicine alla situazione, che oggi non si arrivi ad una decisione. L'orientamento sarebbe quello di mantenere Franco Bernabe' nel ruolo di capo azienda, ma e' ancora da vedere con quale articolazione.

Si parla da giorni di un ruolo di presidente operativo per il manager di Vipiteno, che oggi rientra dagli Usa. Il dialogo tra i soci di Telco, comunque, sarebbe buono e resta tutto il fine settimana per trovare una soluzione.

 


2 - LE CONDIZIONI DI BERNABÈ, PRESIDENTE CON POTERI...
Massimo Mucchetti per il "Corriere della Sera"

Franco Bernabè torna oggi a Roma dopo il road show negli Usa. L'amministratore delegato di Telecom Italia ha già fatto sapere di non essere interessato a una presidenza senza poteri. La promozione del management interno è stata una sua iniziativa. Come fu all'Eni. Marco Patuano e Luca Luciani possono avere più responsabilità sull'Italia e sul Sud America, ma sarebbe un errore una diarchia con un presidente di campanello.

 

La partita è aperta. I gerenti di Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo non hanno mostrato finora candidati esterni credibili e non possono incartarsi come nel 2007, quando sei mesi di incertezze vennero risolti da Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi, con la nomina di Gabriele Galateri presidente di Telecom e di Bernabé capo azienda. Bazoli e Geronzi, ancora alla finestra, in caso di impasse dovranno intervenire.

In passato il ministero per lo Sviluppo economico sponsorizzava Francesco Caio, autore di uno studio sullo scorporo della rete fissa. Ma la Cassa depositi e prestiti ha avviato il confronto con Bernabé per un approccio condiviso allo sviluppo, regione per regione, della rete in fibra ottica. Per questo al ministro Tremonti non dispiacerebbe la continuità.


3 - TELECOM, STRETTA SUI NUOVI VERTICI...
Francesco Spini per "La Stampa"

 

Quattro giorni per definire i nuovi equilibri e trovare una coesione piena tra i soci. La partita del rinnovo degli assetti di vertice di Telecom Italia si chiuderà lunedì, quando si riunirà il consiglio di amministrazione di Telco, la scatola di controllo che riunisce Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo e Telefonica. Le nubi tra i grandi azionisti sono sìmeno nere, il dialogo è bene avviato. Ma, evidentemente, il lavoro non è concluso. Nello schema messo a punto negli ultimi giorni l'attuale amministratore delegato Franco Bernabè è destinato a ricoprire la carica di presidente esecutivo, a lui sarebbero affiancati due amministratori delegati nelle vesti di country manager.

 

Uno è Marco Patuano, ex direttore finanziario passato poi alle domesticmarket operations: a lui andrebbero le responsabilità del mercato italiano. L'altro è Luca Luciani, a capo di TimBrasil, che diverrebbe il numero uno operativo del gruppo in America Latina. Lo schema prevederebbe per Bernabè deleghe che includerebbero il rapporto con le authority, le strategie e le operazioni straordinarie. Ed è proprio all'attuale ad che toccherà sciogliere la riserva se accettare o meno il passaggio a presidente esecutivo.

 

Negli ultimi giorni il topmanager era impegnato in un road show negli Stati Uniti. Prima San Francisco, quindi New York. Oggi tornerà in Italia. In base alle deleghe e allo schema di governance proposti (i dettagli si stanno ancora mettendo a punto) deciderà il da farsi: è chiaro che accetterà di proseguire il suo impegno in Telecom nel nuovo ruolo solo se sarà inequivocabilmente lui il capoazienda;

 

un po' come lo era Marco Tronchetti Provera ai tempi degli ad Carlo Buora e Riccardo Ruggiero. L'unico interlocutore dei grandi azionisti, insomma, dovrà continuare ad essere lui. Cosa che, in una soluzione - presa in considerazione nei giorni scorsi - che dovesse prevedere un solo amministratore delegato sotto il presidente, sarebbe assai meno scontata.

 

Gli azionisti - che tendono a declinare in modo diverso la discontinuità decisa per dare un segnale al mercato - escludono che per Bernabè si tratti di un depotenziamento. Il nuovo schema viene definito come un'evoluzione manageriale e generazionale. Insomma, va bene Bernabè ma si vuole promuovere nel contempo la squadra, puntando su un suo maggior coinvolgimento teso a migliorare ilmercato della telefonia mobile in Italia e a spingere a tutta forza i propulsori latinoamericani, nella speranza che ciò convinca anche Piazza Affari.

 

La prima occasione per discutere in via ufficiale ci sarà nella mattinata di oggi, quando si riunirà il comitato nomine diMediobanca.Nell'incontro saranno indicati i due consiglieri di pertinenza per la lista dimaggioranza - probabile la riconferma di Renato Pagliaro e di Tarak Ben Ammar - e verrà illustrata la possibile soluzione per i vertici. La discussione, dentro e fuori Piazzetta Cuccia, proseguirà poi per tutto il fine settimana.10-03-2011]

 

 

LIGRESTI "BALLA" SU 2 MILIARDI DI DEBITI! - ALTRO CHE AZEMA, PER SALVARE DON SALVATORE CI VORREBBE ANCORA IL MAGO CUCCIA - è DI Cento milioni circa l’assegno che stacca alle banche per pagare gli interessi sui suoi debiti - IL GRUPPO HA IN PANCIA TITOLI PROPRI A VALORI TRIPLI A QUELLI DI BORSA - I TITOLI MILANO ASSICURAZIONI SONO IN PORTAFOGLIO A 3,79 MENTRE IN BORSA VALGONO 1,34

1 - FONSAI: LES ECHOS, PER GROUPAMA IPOTESI ACQUISTO MILANO ASSICURAZIONI...
(Adnkronos) - Milano Assicurazioni potrebbe essere una soluzione per Groupama nel dossier Premafin-Fonsai. A scriverlo oggi e' 'Les Echos'. Il gruppo guidato da Jean Azema, scrive il quotidiano economico francese, 'non ha abbandonato le sue ambizioni nel dossier Premafin-Fonsai' e Milano Assicurazioni 'potrebbe essere uno dei termini dell'alternativa'.

 


2 - I DEBITI DELL'INGEGNERE A 2 MILIARDI...
Nicola Borzi e Fabio Pavesi per "Il Sole 24 Ore"

Cento milioni circa: euro più, euro meno. È la dimensione dell'assegno che Salvatore Ligresti stacca alle banche per pagare gli interessi sui suoi debiti. Secondo la Centrale dei Rischi di Banca d'Italia, al 31 dicembre 2010 l'ingegnere di Paternò si trovava in capo, direttamente o indirettamente, 2 miliardi e 68 milioni di euro di affidamenti bancari utilizzati.

Tanta è la mole dei prestiti bancari al finanziere siciliano. I fidi accordati, invece, erano pari a 2 miliardi 627 milioni. Dunque ha ancora a disposizione - in via teorica - un "cuscinetto" di linee di credito disponibili e inutilizzate per altri 560 milioni. Ma farvi ricorso non sarà semplice.

Infatti dall'inizio del 2009 a fine 2010, secondo via Nazionale, gli affidamenti bancari di Ligresti hanno registrato forti rientri. Rispetto a 3,3 miliardi accordati a marzo 2009, 21 mesi dopo le aperture di credito erano calate di circa 600 milioni. I fondi utilizzati sono invece scesi di 500 milioni da aprile 2009. Ma debiti e sopratttuto perdite sempre più elevate restano un problema aperto. Il consolidato del gruppo Premafin, da solo, registrava a fine 2010 1,9 miliardi di indebitamento finanziario netto, dei quali oltre un miliardo erano prestiti subordinati.

 

A fine settembre dell'anno scorso Premafin, la prima delle quotate della famiglia Ligresti, registrava una perdita netta di 457 milioni contro un "rosso" di appena 8 milioni a fine settembre 2009. A cascata, ecco che anche Fondiaria-Sai non se la passa per niente bene: a settembre 2010 la perdita netta di FonSai era di 431 milioni. Per non parlare di Milano Assicurazioni che, sempre a fine settembre dell'anno scorso, ha perso 372 milioni.

 

Altro fronte caldo della famiglia di assicuratori-costruttori sono i valori di carico delle azioni nel conglomerato. Basti pensare che le azioni Milano Assicurazioni sono in carico a FonSai a 3,79 euro, mentre in borsa hanno chiuso ieri a 1,34. I titoli propri di FonSai per Ligresti valgono 11,1, mentre il mercato, nonostante il rialzo del 6,47% di ieri, li quota ad appena 7,565. Le stesse Premafin sono a bilancio a 1,046 euro, mentre per la borsa valgono solo 0,77. Oltre ai debiti quindi c'è, di fatto, un attivo più che sopravvalutato a tenere artificiosamente alti i bilanci della famiglia.

 

Insomma l'intera galassia di Ligresti vive momenti difficili che, inevitabilmente, si riverberano a monte della catena di comando: e non da ieri. La stessa Sinergia holding, una delle cassaforti non quotate di famiglia, è reduce da un biennio di perdite e ci si attende un 2010 altrettanto in rosso. Ecco perché tutta la partita Groupama è essenziale per il futuro del gruppo. Senza un sostanzioso innesto di capitali freschi, difficile nel 2011 reggere la mole di quel debito accumulato negli anni.10-03-2011]

 

 

 

PER “LES ECHOS”, GROUPAMA SI COMPRERÀ MILANO ASSICURAZIONI PER SCAVALCARE L’OPA SU LIGRESTI - IL BREVETTO EUROPEO SI FARÀ SENZA ITALIA E SPAGNA - SCAZZI EDISON/A2A: VOCI INCONTROLLATE SU UN CDA EDF. TARANTINI: PROROGA DEL PATTO - L’UE BLOCCA I BENI LIBICI - DON VERZÉ: APRIREMO IL S.RAFFAELE ALL’AZIONARIATO - MULALLY DI FORD SBERTUCCIA MARPIONNE SUL FUTURO DELL’AUTO E SULLA 500: “POCO MERCATO IN USA” - TELECOM CRESCE IN ARGENTINA, MA CALA IN BORSA MENTRE SI DECIDONO LE NOMINE - 180 MLN DI FINANZIAMENTI PER FELTRINELLI - MISTER PREZZI VERSUS ABI

1 - FONSAI: LES ECHOS, PER GROUPAMA IPOTESI ACQUISTO MILANO ASSICURAZIONI...
(Adnkronos) - Milano Assicurazioni potrebbe essere una soluzione per Groupama nel dossier Premafin-Fonsai. A scriverlo oggi e' 'Les Echos'. Il gruppo guidato da Jean Azema, scrive il quotidiano economico francese, 'non ha abbandonato le sue ambizioni nel dossier Premafin-Fonsai' e Milano Assicurazioni 'potrebbe essere uno dei termini dell'alternativa'.

 

2 - LIBIA: OK UFFICIALE UE A BLOCCO ASSET LIA E BANCA CENTRALE...
Radiocor - La Ue ha esteso le misure restrittive contro il regime libico bloccando gli asset di cinque entita' finanziarie della Libia. Lo ha annunciato ufficialmente la Ue. Tra le entita' nel mirino delle sanzioni europee la Lia e la Banca centrale libica.

3 - UNICREDIT: RAMPL, SU QUOTE TRIPOLI SEGUIREMO LA LEGGE...
(Adnkronos) - Per il congelamento dei diritti di voto degli azionisti libici in Unicredit "seguiremo la legge". A confermarlo e' il presidente del gruppo, Dieter Rampl, dopo il comitato nomine di Mediobanca riunitosi stamani a Milano.

"L'Ue deve fare un passaggio - ha ricordato Rampl - l'Italia ne deve fare un altro. Si sta decidendo e noi seguiremo esattamente cio' che verra' deciso. Non conosco ancora la decisione, aspettiamo e vedremo".

 

4 - UNICREDIT: BENGDARA, NON CREDO MIA PRESENZA IN CDA SIA UN PROBLEMA...
(Adnkronos) - 'Non mi e' stato chiesto' di dimettersi da vicepresidente di Unicredit. 'Non credo che la mia presenza nel consiglio di Unicredit costituisca un problema per la banca'. Ad affermarlo, in un'intervista al 'Corriere della Sera', e' il vicepresidente di Unicredit e Governatore della Banca centrale della Libia dal 2006, Farhat Omar Bengdara, che sottolinea di essere rimasto in contatto con i vertici della banca italiana: 'ho parlato con il presidente Dieter Rampl piu' di una volta' e con l'ad Federico Ghizzoni 'una volta'.

Per quanto riguarda un'eventuale cessione della quota libica in Unicredit, Bengdara afferma: 'decidere non tocca piu' a me. Comunque questo non e' un buon momento per vendere, le quotazioni sono basse. E poi, perche'? Dopo aver smobilizzato le quote, anche il denaro liquido sarebbe bloccato. Non riusciremmo comunque a rimpatriarlo'.

5 - LIBIA: GERMANIA CONGELA CONTI BANCARI...
(ANSA) - Il ministero dell'economia tedesco ha annunciato oggi di aver congelato i conti bancari in Germania della Banca Centrale e dell'Authority per gli investimenti libiche. Nei giorni scorsi il governo tedesco aveva congelato un conto bancario intestato a uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi.

 

6 - EDISON: VOCI DI UN CDA EDF...
(ANSA) - Edf ha in programma di riunire oggi il suo consiglio di amministrazione per esaminare il dossier Edison. Lo hanno riferito alcuni esponenti dei consigli di A2A al termine della riunione, chiamata oggi a esaminare le ipotesi di riassetto di Foro Bonaparte. La possibile riunione di un board del gruppo transalpino, viene pero' seccamente smentita da fonti vicine a Edf.Non e' quindi escluso che si tratti di riunioni informali o di organismi interni di Edf diversi dal consiglio di amministrazione.

7 - EDISON: TARANTINI, 'RAGIONEVOLE' PROROGA TECNICA PER RINNOVO PATTO...
Radiocor - I presidenti del consiglio di gestione e sorveglianza di A2A, Giuliano Zuccoli e Graziano Tarantini, prevedono una proroga tecnica per il patto di Edison attualmente in fase di rinegoziazione con Edf. 'Mi sembra ragionevole - ha dichiarato Tarantini all'uscita dai consigli di amministrazione di A2A oggi a Milano - non sappiamo ancora quanto tempo servira' forse 4 mesi, forse 6 mesi, forse un anno, in ogni caso il tempo ragionevole per fare le cose bene'.

 

Zuccoli dal canto suo ha sottolineato 'Sapevamo che i tempi erano stretti, oggi i consigli sono andati bene e ora teniamo aperti tutti i canali per proseguire nelle trattative. Certo, non dipende solo da noi'. Zuccoli ha poi concluso dichiarando che al momento A2A non ha nessun incontro con i francesi.

8 - MULALLY (FORD): «DOPO LA CRISI PIù DI 6 CASE AL MONDO». «LA FIAT 500? NON VEDO GRANDI SPAZI NEGLI USA»...
Da "Panorama" in edicola domani - Il mercato mondiale dell'automobile crescerà nel 2011 di «almeno il 10 per cento», e saranno vendute «tra 75 e 85 milioni» di vetture. Sono queste le previsioni formulate da Alan Mulally, presidente e amministratore delegato della Ford Motor Company, in un'intervista esclusiva che il settimanale Panorama pubblica nel numero in edicola da domani, venerdì 11 marzo. Dopo la crisi del settore, saranno possibili altre aggregazioni: ma alla fine Mulally dice di credere «che esisteranno più di 6 società automobilistiche in tutto il mondo. E credo che il problema non sia quante auto produrranno ma quanto riusciranno a guadagnare con le auto che venderanno».

 

Nell'intervista con Panorama, Mulally spiega quali siano i progetti nel settore dell'auto elettrica della Ford, che nel 2010 ha chiuso il miglior bilancio degli ultimi 11 anni con profitti netti per 6,6 miliardi di dollari: «Nel 2020 tra il 10 e il 25 per cento delle auto vendute avrà una qualche forma di elettrificazione e pensiamo che la maggior parte di questa percentuale riguarderà auto ibride».

Attualmente la Ford produce tre modelli di auto ecologica. Con Panorama, Mulally parla anche della competizione con Fiat-Chrysler e, a proposito delle prospettive di mercato della Fiat 500 negli Stati Uniti, prevede: «Non vedo grandi spazi di mercato in Usa per una macchina più piccola della Fiesta». E aggiunge: «Chi ci ha provato ha fallito».

9 - TELECOM: ACQUISTA 10% SOFORA, SALE AL 21,1% IN ARGENTINA...
(Adnkronos) - Telecom Italia annuncia di aver acquistato, tramite la sua controllata Telecom Italia International, il 10% del capitale sociale di Sofora Telecomunicaciones - holding di controllo di Telecom Argentina - dal partner locale Werthein per un importo di 145 milioni di dollari, incrementando dunque la propria partecipazione in Sofora dal 58% al 68% del capitale della societa'.

 

L'incremento della partecipazione in Sofora "porta -spiega il gruppo di tlc- l'economic interest del gruppo Telecom Italia in Telecom Argentina al 21,1%, dal precedente 18,3%".

L'operazione "non altera o modifica ne' i diritti di governance del gruppo Telecom Argentina stabiliti nell'accordo tra gli azionisti siglato dal gruppo Telecom Italia e Werthein, tutt'ora in vigore, ne' gli impegni assunti dal gruppo Telecom Italia dinnanzi alle autorita' antitrust argentine".

10 - TELECOM PERDE IN BORSA (-0,61%). OGGI COMITATO NOMINE MEDIOBANCA...
(LaPresse) - Telecom Italia viaggia in Borsa sotto la parità, dopo la mattinata di scambi. Il titolo perde lo 0,61% a 1,137 euro, dopo il comitato nomine di Mediobanca, decisivo per cda e governance del colosso della telecomunicazioni.

11 - FELTRINELLI,OTTIENE 180MLN FINANZIAMENTI...
(ANSA) - Feltrinelli ha ottenuto linee di credito bancarie per 180 mln di euro a supporto della propria attivita' e del piano pluriennale di sviluppo. Il piano prevede anche investimenti nei quattro settori di attivita': editoria, promozione e distribuzione editoriale, retail con librerie e-ecommerce, e immobiliare. All'operazione, organizzata da Banca Imi (in qualita' di arranger), hanno partecipato tra gli altri Intesa Sanpaolo (agent), Bnl e Unicredit (co-arranger), Bpm, Credito Valtellinese.

 

12 - BREVETTO UE: OK 25 MINISTRI COMPETITIVITA' A 'COOPERAZIONE RAFFORZATA'...
Radiocor - Il Consiglio Competitivita', formato dai ministri dell'Industria dei 27 paesi membri della Ue, ha dato il via libera alla procedura per la cooperazione rafforzata sulla creazione del brevetto europeo, annunciata dalla presidenza inglese della Ue. Confermata la posizione contraria di Italia e Spagna.

13 - DON LUIGI VERZÈ: APRIREMO IL SAN RAFFAELE ALL' AZIONARIATO...
Da "Panorama" in edicola domani - «Se il San Raffaele è proprietà del Paese Italia, non potrebbe essere avviato un azionariato nel quale la Fondazione San Raffaele avesse la maggioranza utile a garantire le finalità fondazionali e la migliore gestione? Certo! È quello che, per coerenza, si sta programmando con l'ausilio di un prestigioso advisor finanziario, al quale è stato affidato l'incarico di assistere la Fondazione nella predisposizione e realizzazione, in tempi brevi, di un piano di ristrutturazione del debito a tutela di tutti i creditori».

Questo è l'annuncio che don Luigi Verzé, fondatore dell'Ospedale San Raffaele di Milano, dà con uno scritto che il settimanale Panorama pubblica nel numero in edicola da domani, venerdì 11 marzo. Su Panorama, don Verzé risponde anche alle critiche sui bilanci del San Raffaele, avanzate il 4 marzo scorso dal settimanale L'Espresso: «La mia vita è stata un continuo conflitto con il denaro necessario a coprire le attività atte ad assicurare al San Raffaele nuovi reparti, nuovi ricercatori, nuovi macchinari; a far venire dall'estero tecnologie all'avanguardia per guarire, così da farne un tempio della medicina, come ci ha insegnato Gesù. Il continuo ingrandirsi del San Raffaele è procedere in coerenza con uno stile che, non mi stanco di ripetere, deve essere degno di Dio, il che significa anche tribolare e, qualche volta, far tribolare».

 

«Quanto alle banche» aggiunge don Verzé «si può dire che con gli interessi che ricavano dal San Raffaele, sempre puntualissimo, per i prestiti concessi con debite garanzie, possono pagarsi lo stipendio di diversi loro dirigenti. Basti sapere che dal 1990 a oggi gli interessi pagati dal San Raffaele per il denaro prestato assommano a oltre 500 miliardi di vecchie lire, ovvero 260 milioni di euro». Conclude Don Verzé: «Né banche, né fornitori hanno avuto dubbi sulla solidità del San Raffaele. Quel titolo dell'Espresso, insomma, che non mi scoraggia, anche se mi affligge, è contro la verità e contro il buon senso, capace solo di danneggiare operatori e ammalati».

14 - VOLKSWAGEN, 50.000 POSTI LAVORO IN PIU'...
(ANSA) - WOLFSBURG, 10 MAR - Il gruppo Volkswagen prevede di creare 50.000 posti di lavoro in piu' nel mondo entro il 2018. Lo ha affermato Martin Winterkorn, presidente del consiglio di gestione della casa tedesca, durante la conferenza annuale di bilancio. Winterkorn ha ricordato che l'obiettivo e' di aumentare le vendite di 10 milioni di veicoli entro il 2018 e una crescita dell'utile di gruppo prima delle tasse di oltre l'8%.

15 - ENI: DIVIDENDO 2010 A 1 EURO, UTILE 6,32 MLD...
(ANSA) - MILANO, 10 MAR - Eni distribuira' per l'esercizio 2010 un dividendo complessivo di 1 euro per azione, di cui 0,50 euro gia' distribuiti a settembre. Lo annuncia la societa' in una nota, confermando l'utile netto consolidato gia' annunciato a livello di preconsuntivo a 6,32 miliardi di euro.

 

16 - FIAT: INVITALIA RIAPRE 'DOSSIER' CICCOLELLA, A RISCHIO PRESENZA IN SHORT LIST...
(Adnkronos) - Invitalia si appresta a riaprire il 'dossier' Ciccolella, l'azienda florovivaistica di Molfetta che, assieme ad altre sei, fa parte della short list di imprese individuate per concorrere al rilancio industriale del sito Fiat di Termini Imerese che il Lingotto dismettera' entro il 31 dicembre prossimo. Ad accendere i riflettori dell'advisor del ministero dello Sviluppo economico i risvolti dell'indagine giudiziaria che, nei giorni scorsi, ha portato agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere, il presidente e ad dell'azienda pugliese, Corrado Ciccolella.

Cosi', oggi, con una lettera inviata ai nuovi vertici dell'impresa e per conoscenza al Ministro Romani oltre che al Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, al presidente della provincia e al sindaco di Termini Imerese, Domenico Arcuri, ad di Invitalia, ha chiesto 'urgenti chiarimenti e informazioni' sulla vicenda giudiziaria anche "per valutare la sua presenza nella short list per il polo industriale di Termini Imerese'.

 

L'advisor, in sostanza, 'considerata la gravita' dei fatti contestati' vuole conoscere 'i motivi del coinvolgimento giudiziario e la posizione societaria, incluso un eventuale avvicendamento nella carica' di Corrado Ciccolella. Ma l'azienda e' chiamata a chiarire "anche i rapporti intercorsi o intercorrenti tra la 'Fratelli Ciccolella spa' e tutte le societa' coinvolte nell'inchiesta'.

17 - BANCA SUD: ASSOPOPOLARI, DECISIONE SU INGRESSO ENTRO FINE MARZO...
(Adnkronos) - Il sistema delle banche popolari prendera' una decisione sull'ingresso nella Banca del Mezzogiorno "entro fine marzo". E' la data indicata all'Adnkronos dal segretario generale di Assopopolari, Giuseppe De Lucia Lumeno. "Siamo ancora nella fase preliminare e tecnica della valutazione, ora serve la valutazione politica. L'interesse delle popolari e' stato manifestato da tempo. Il Tesoro ha tempo fino alla fine di marzo per prendere la sua decisione e la nostra sara' contestuale".

A giorni, comunque, Giovanni De Censi, presidente dell'Isituto centrale delle banche popolari dovrebbe comunicare al Ministro Tremonti le condizionali formali delle Popolari per aderire all'iniziativa.

 

18 - POP.VICENZA: ALLO STUDIO LANCIO NUOVO BOND, TAGLIO 250-500 MLN - PROSSIMA SETTIMANA IL ROAD SHOW...
Radiocor - La Banca Popolare di Vicenza scalda i motori per portare sul mercato un nuovo prestito obbligazionario dal taglio benchmark che, secondo quanto apprende Radiocor da fonti di mercato, potra' essere nella fascia 250-500 milioni. L'istituto, al riguardo, ha in calendario per la prossima settimana un road show in cui presentera' l'operazione che sara' dedicata principalmente al mercato domestico. Il bond, la cui durata non e' stata ancora decisa (dipendera' anche dalla risposta del mercato) fa parte del programma Emtn dell'emittente. Banca Popolare di Vicenza come rating vanta 'Bbb+' sia da S&P sia Fitch. L'istituto, interpellato, non commenta l'indiscrezione.

19 - BANCHE: 'BOTTA E RISPOSTA' MISTER PREZZI E ABI SU TASSA CONTANTE...
(Adnkronos) - Botta e riposta tra Mister prezzi e l'Abi, sulla tassa che alcuni istituti di credito applicano a chi ritira denaro contante e sul massimo scoperto. A iniziare e' stato il garante per il controllo dei prezzi, Roberto Sambuco, che nel corso di un'audizione al Senato ha criticato l'introduzione della 'tassa sul contante' perche' 'rischia di creare disagi per alcune tipologie di consumatori'.

 

Mister prezzi ha quindi annunciato che, attraverso un'indagine, saranno effettuati controlli sulle 'voci di costo a carico dei consumatori'. Inoltre gli istituti saranno messi sotto la lente anche sul fronte del rispetto delle norme sul massimo scoperto.

Pronta la replica dell'Abi: 'Apprendiamo da fonti di informazione delle intenzioni di 'Mister Prezzi' di introdurre nuovi vincoli all'operativita' del sistema bancario, intervenendo sul sistema dei prezzi', si legge in una nota. 'Misure che -afferma l'associazione- ricordano tanto un passato di cui non si sente alcuna nostalgia. Le banche italiane sono trasparenti e fra loro in concorrenza'.

20 - BANK OF ENGLAND LASCIA TASSO RIFERIMENTO A MINIMO STORICO 0,5%...
(LaPresse/AP) - La Banca centrale inglese ha mantenuto il tasso di riferimento al minimo record dello 0,5%, come atteso dal mercato nonostante i crescenti timori legati all'inflazione. Il tasso non viene modificato da due anni, nel tentativo di stimolare la ripresa.

21 - CGIA: RITARDI GIUSTIZIA COSTANO A IMPRESE 2,66 MLD...
(LaPresse) - Il cattivo funzionamento della giustizia italiana costa 2,66 miliardi di euro alle imprese italiane. E' quanto emerso da un'elaborazione effettuata dalla Cgia di Mestre, che ha ottenuto questo risultato sommando i costi aggiuntivi delle aziende per i ritardi nelle procedure fallimentari (1,03 miliardi di euro), i costi dei ritardi nelle procedure civili di primo e secondo grado (1,09 miliardi) e le spese burocratiche relative alle sole procedure fallimentari (532 milioni). Gli ultimi dati statistici disponibili, spiegano gli artigiani mestrini, sono relativi al 2007.

 

I ritardi legati alle procedure fallimentari sembrano i più preoccupanti. tra il 2000 e il 2007, la durata dei processi civili di primo grado si è ridotta di 230 giorni e quella relativa ai processi di secondo grado, di 137, mentre la durata media delle istanze fallimentari è aumentata di ben 604 giorni. A livello territoriale, va peggio nel Mezzogiorno. La maglia nera tra le regioni spetta alla Basilicata, dove la durata media dei processi civili di primo grado è stata (nel 2007) di 1.463 giorni. Segue la Puglia con 1.335 e la Calabria con 1.288. La regione più efficiente è la Valle d'Aosta, con una durata media di 614 giorni.

 


22 - CINA:DEFICIT COMMERCIALE, EFFETTO CAPODANNO E TIMORE SU RIPRESA GLOBALE...
Alberto Forchielli per "Radiocor" - I dati sul deficit commerciale della Cina sono spiegabili ma non fanno svanire le incertezze. Le aspettative di una flessione soltanto parziale sono state infatti disattese. A febbraio, rispetto all'anno precedente, le esportazioni sono cresciute del 2,4% e le importazioni del 19,4%, percentuali molto minori delle attese. I valori assoluti hanno quindi determinato un inconsueto deficit per la Cina, il primo da un anno, il piu' grande da sette anni, a 7,3 miliardi di dollari.

Esiste comunque un 'fattore calendario' che spiega il deficit: la coincidenza con il Capodanno Cinese di febbraio che tradizionalmente causa un fortissima riduzione dell'attivita' lavorativa e dunque delle esportazioni. Va rilevato poi l'aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e minerarie che la Cina e' costretta ad acquistare dall'estero e che non riesce immediatamente a trasferire sui prodotti finali. E ovviamente ne risente il volume delle importazioni.

 

Aleggia infine un timore piu' strutturato, che la ripresa internazionale sia ancora flebile. E questo si traduce in un rallentamento dell'attivita' produttiva che colpisce la Cina su entrambi i flussi commerciali per la sua caratteristica di economia di trasformazione. Con i probabili aggiustamenti nel corso dell'anno, e' verosimile che la Cina trasformi il deficit in surplus, ma avviandosi verso una sua ulteriore riduzione, come sta avvenendo da tre anni. Pur eccentriche rispetto al passato, le statistiche di febbraio accelerano una tendenza. Rappresentano l'accensione di una spia, piu' che un campanello d'allarme.10-03-2011]

 

 

TRIPOLI, BEL SUOL D’ARMI (ITALIANE) - LE “LIMETTE PER UNGHIE” CHE SECONDO ‘GNAZIO LARISSA SAREBBERO LE UNICHE ARMI SPEDITE A GHEDDAFI, IN REALTÀ SOMIGLIANO PIÙ AD UN ARSENALE: 7.500 PISTOLE, 1.900 CARABINE E 1.800 FUCILI CONSEGNATI NELLE MANI DEGLI UOMINI DEL DITTATORE LIBICO - UN BEL CARICO PARTITO DA LA SPEZIA ED ARRIVATO IN LIBIA DOPO UNO SCALO MALTESE - L’AFFARE MESSO A PUNTO SOTTO LA TENDA DI VILLA PAMPHILI DURANTE LA VISITA DEL COLONNELLO A ROMA NEL GIUGNO 2009…

Daniele Martini per "Il Fatto Quotidiano"

 

Altro che limette per le unghie di cui ha continuato a parlare per giorni il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per buttarla in ridicolo e sviare il forte sospetto che l'Italia avesse fornito negli ultimi tempi tante armi micidiali a Gheddafi. Buona parte di quegli ordigni con cui il raìs fa massacrare gli insorti in realtà sono italiani, venduti a Tripoli alla fine del 2009 e fabbricati dalla Beretta di Gardone Val Trompia.

Si tratta di un vero e proprio arsenale: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili consegnati nelle mani del capo del Settore di pubblica sicurezza del Comitato popolare del dittatore nordafricano. Cioè, in pratica, i giannizzeri del raìs. Valore della fornitura, circa 8 milioni di euro.

 

Quelle esportazioni negli atti ufficiali vengono qualificate come armi di "non specifico uso militare", poco più che fuciletti da caccia, insomma, una dicitura forse usata per poter sfruttare al meglio le incongruenze della legislazione italiana sulle esportazioni di armi, rigorosa per quelle militari, molto più blanda per le altre. Tra gli oltre 11 mila pezzi inviati alla Libia, però, ci sono perfino centinaia e centinaia di fucili di un particolare modello da 13 anni in dotazione ai marines americani, l'M4 Super 80 ad anima liscia, un'arma progettata per uso bellico e prodotta dalla Benelli, antica fabbrica di Urbino controllata dal gruppo Beretta.

 

Anche gli altri oggetti consegnati a Gheddafi presentano caratteristiche che con la caccia a lepri e fagiani hanno poco a che vedere. Ci sono, per esempio, le pistole PX4 calibro 9 semiautomatiche, con un peso ridotto di soli 800 grammi e un caricatore di 10 colpi che con un elemento supplementare può arrivare a 15. E poi le carabine CX4, anche queste calibro 9, su cui possono essere montati sistemi di puntamento ottico e laser.

 

L'affare delle armi fu affrontato il 10 giugno 2009, in un'occasione considerata a suo modo storica dal governo italiano per quanto riguarda i rapporti con la Libia, il giorno in cui il raìs arrivò a Roma, accolto con tutti gli onori da Silvio Berlusconi, accompagnato da un codazzo di auto e furgoni blindati, decine e decine di guardie del corpo e gli fu consentito di piantare la sua tenda berbera nel giardino di villa Pamphili.

La consegna di fucili e pistole avvenne a tambur battente pochi mesi dopo. Quattro container di armi furono sistemati a bordo di una nave che dal porto di La Spezia fece scalo a Malta per dirigersi infine verso le coste libiche. La fornitura fu effettuata con modalità che, per una serie di circostanze fortuite emerse nel tempo, hanno ingenerato una sfilza di sospetti, fino all'emersione di una verità che le autorità italiane di governo fino all'ultimo hanno sostanzialmente negato.

 

La ricostruzione di tutte le tappe dell'affare delle armi alla Libia è stata effettuata con precisione da un ricercatore della Rete italiana per il disarmo e redattore di Altreconomia, Francesco Vignarca. Il 24 febbraio Vignarca si è accorto insieme ad un collega che in un rapporto del 13 gennaio della Gazzetta dell'Unione europea era riportata una fornitura di armi alla Libia da parte di Malta per un importo veramente considerevole: 79 milioni di euro.

 

La gigantesca partita era catalogata sotto la colonna ML 1, cioè armi leggere ad anima liscia di calibro inferiore a 20 millimetri, automatiche di calibro 12,7 millimetri e accessori e componenti vari. Le autorità maltesi interrogate a proposito, non avevano negato la toccata nel porto della Valletta di una nave con container pieni di armi, anzi avevano fornito una serie di particolari, specificando che quel materiale non era roba loro, ma proveniva dall'Italia e come destinazione finale aveva la Libia.

 

Immediatamente alcuni avevano pensato a fucili e pistole prodotte dalla Beretta, ma il gruppo bresciano aveva smentito nettamente l'invio a Tripoli di un carico per un importo simile. Le autorità maltesi avevano aggiunto, inoltre, che la consegna era stata regolarmente effettuata dopo una telefonata di verifica con l'ambasciata italiana in Libia. Di quella fornitura, però, non c'era traccia né nelle comunicazioni italiane all'Unione europea né nel rapporto ufficiale del Servizio di coordinamento della produzione di materiali di armamento della presidenza del Consiglio.

 

Solo nelle tabelle dell'Istat, l'istituto di statistica, era registrata un'esportazione complessiva verso la Libia del valore di 8 milioni di euro di armi italiane definite per uso civile. Sembrava un giallo in piena regola che nel frattempo è stato risolto. Le autorità portuali maltesi hanno confermato la loro versione, ammettendo, però, di essere incorse in un grossolano errore di "trascrizione", cioè di aver registrato il carico con uno zero in più, 79 milioni di euro mentre invece l'importo esatto sarebbe 7,9. Sul versante italiano si è appurato che dietro la dicitura statistica di esportazioni verso la Libia di armi per uso civile, si celavano forniture di pistole, carabine e fucili di tipo bellico.10-03-2011]

 

 

 

FINI-AMOLA! - ORMAI PRENDERSELA CON GIAN-BECCHINO È COME SPARARE SULLA CROCE ROSSA - L’EX SENATORE NICOLA DI GIROLAMO TESTIMONIA AL PROCESSO FASTWEB-TELECOM SPARKLE (LUI HA GIÀ PATTEGGIATO LA CONDANNA A 5 ANNI E 5 MLN€) E RIVELA: “LA MIA CANDIDATURA L’HA DECISA FINI” - LE CANDIDATURE PDL IN QUOTA AN VAGLIATE DALL’ONOREVOLE ZACCHERA MA DECISE DAL PRESIDENTE DELLA CAMERA - PER L’ACCUSA L’ELEZIONE FU FAVORITA DA UN BROGLIO ELETTORALE SOSTENUTO DALLA ‘NDRANGHETA

Carlo Tarallo per Dagospia

Tipini Fini nei guai: in aula per deporre come testimone nel processo in corso davanti alla prima Sezione penale del Tribunale di Roma Nicola Di Girolamo, senatore dimissionario del Pdl, fa risalire direttamente al Presidente della Camera la decisione di candidarlo: "La decisione fu presa da Gianfranco Fini.

La mia candidatura fu deliberata da Alleanza Nazionale": così De Girolamo, (come riporta l'adnkronos) rispondendo in Tribunale questa mattina all'avvocato Giosuè Naso, che difende nel processo Paolo Colosimo. L'inchiesta è quella sul maxiriciclaggio da due miliardi di euro con il coinvolgimento degli ex vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Rispondendo ad alcune domande su chi fosse stato a decidere la sua candidatura nelle file del Pdl nel collegio Estero Europa, l'ex parlamentare ha detto che la scelta fu fatta da An con il placet dell'attuale presidente della Camera.

 

Alla domanda se all'epoca avesse incontrato fisicamente Fini o altri dirigenti del partito, Di Girolamo ha risposto: "Non vi era facolta' da parte di nessuno, in quel momento storico, di potere incontrare i vertici del partito. Il Pdl aveva delegato espressamente l'onorevole Marco Zacchera per quel che riguardava le candidature di An. I miei incontri si erano limitati, in sede e nell'ambito del partito, all'onorevole Zacchera".

Ha chiesto, dunque, l'avvocato Naso: "Fu quindi Zacchera a decidere la sua candidatura?". La risposta: "No, sempre Fini ha deciso. Mi fu riferito da Zacchera che era stato dato il placet per la mia candidatura da parte di Fini. Che abbia deciso Fini e' un fatto. Si puo' poi discutere sul fatto che questo sia stato deciso sulla base della relazione dell'onorevole Zacchera o di altre considerazioni".

 

Di Girolamo, che ha concordato con la procura la condanna a 5 anni di carcere oltre alla restituzione di quasi 5 milioni di euro, e' accusato, oltre che di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, anche di avere violato la normativa elettorale con l'aggravante mafiosa.

 

Secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i pm Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti, la sua elezione nel collegio estero di Stoccarda sarebbe stata favorita da un broglio elettorale realizzato dalla famiglia Arena, della ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, che avrebbe acquistato numerose schede elettorali fra gli immigrati calabresi nella citta' tedesca, apponendo poi sulle schede il voto per Di Girolamo.

 10-03-2011]

 

 

 

VELTRONI SVENDE CASA - Perché venticinque case nel cuore di Roma (da Termini al Colosseo), la cui asta pubblica è andata deserta, sono state acquistate con trattativa privata senza che l’elenco sia stato adeguatamente pubblicizzato? - Anzi l’elenco era praticamente fantasma. Non c’è stato avviso sui quotidiani nazionali. Non c’è stata traccia nemmeno sul sito ufficiale del Campidoglio... Davide Desario per "Il Messaggero"

 

Gli immobili del Comune di Roma potevano essere venduti all'asta oppure con trattativa privata. In entrambi i casi l'operazione andava pubblicizzata adeguatamente. Lo diceva una delibera del Consiglio comunale e un contratto di gestione della vendita. E, invece, tra il 2001 e il 2007, durante l'amministrazione di centrosinistra, 25 appartamenti in zone di pregio della Capitale (da Termini al Colosseo) sono stati acquistati in silenzio.

L'elenco di quelle case non è stato reso noto nè sui quotidiani nazionali nè sul sito internet ufficiale del Campidoglio. Ma solo sulle pagine web della società Risorse per Roma. Insomma una gara fantasma. Altro che trasparenza e correttezza. La punta di un iceberg che riguarda tanti settori, un vero e proprio sistema sul quale occorre fare chiarezza.

 

La vendita degli immobili del Comune di Roma, cosiddetta cartolarizzazione, doveva essere preceduta da una adeguata pubblicità anche commerciale. Sia che avvenisse con asta pubblica e sia che avvenisse con trattativa privata. Ma così non è stato. Perché venticinque case nel cuore di Roma, la cui asta pubblica è andata deserta, sono state acquistate con trattativa privata senza che l'elenco sia stato adeguatamente pubblicizzato.

Anzi l'elenco era praticamente fantasma: lo si poteva visionare solo e soltanto consultando il sito internet della società Risorse per Roma. Non c'è stato avviso sui quotidiani nazionali. Non c'è stata traccia nemmeno sul sito ufficiale del Campidoglio.

Eppure l'obbligo era previsto dalla delibera 50 votata dal consiglio comunale nel 1999: «Dovrà essere data in ogni forma adeguata pubblicità anche commerciale all'alienazione del patrimonio comunale». Un obbligo ripetuto anche dal successivo contratto di gestione delle vendite siglato tra il Comune e la società Campidoglio Finance srl che nel frattempo aveva acquistato tutti gli immobili. All'articolo 8, proprio quello relativo alle trattative private, si legge: «Sarà sollecitata da parte del gestore delle vendite e/o del sub-gestore delle vendite la presentazione di offerte scritte di acquisto da parte dei potenziali clienti».

Invece la vendita dei quei 25 appartamenti-gioiello in stradine a due passi da Fontana di Trevi, Campo de' Fiori e Colosseo è avvenuta in gran silenzio, nell'estate del 2006. E nella maggior parte dei casi alla trattativa privata ha preso parte un solo soggetto che così è riuscito a spuntare il massimo dello sconto previsto dalla legge, ovvero il 10% sul valore stimato per la base d'asta che era già molto basso.

 

Qualche esempio? Una casa di 100 metri quadrati in via Cialdini (stazione Termini) era stimata per 195.600 euro e a trattativa privata è stata aggiudicata alla società Second Chance srl a un prezzo di 176.040 euro. Sempre in via Cialdini un appartamento di 107 metri quadrati stimato 215.500 euro, dopo che l'asta pubblica è andata deserta, è stato venduto alla Guedo ltd srl a 192.950 euro.

E ancora in via Giolitti (Esquilino) una casa di 79 metri quadrati era stimata 191mila euro e poi è finita al Tf Immobiliare a 172.000. Altri casi riguardano un locale (non residenziale ) in via Ruggero Bonghi (zona Colosseo): 210 metri quadrati che era stimati 256.200 mila euro. Un prezzo che nessuno ha giudicato vantaggioso al punto da presentare un'offerta all'asta pubblica. Così l'immobile è stato ceduto a trattativa privata ad un prezzo scontato delcanonico 10% ovvero 230.580 euro.

Ma viene da chiedersi: se l'elenco degli immobili rimasti invenduti all'asta pubblica fosse stato adeguatamente pubblicizzato (non solo su un indirizzo web) quanti altri si sarebbero interessati e avrebbero presentato la loro offerta? Quanti soldi in più, da questa trattativa privata a buste chiuse, avrebbero potuto entrare nella casse del Comune di Roma? Chi ha deciso questa procedura?

Domande alle quali probabilmente darà una risposta l'inchiesta aperta dalla procura della repubblica su questa svendopoli romana che ha tutto l'aspetto di essere solo la punta dell'iceberg di un sistema consolidato che viene applicato anche in tutti gli altri settori.

Nella lista anche appartamenti meno centrali: uno invia Castl di Leva (laurentina) stimato per 130715 è stato venduto a 117,700; un altro di 105 metri quadrati nella stessa strada stimato per 176mila euro è stato acquistato a 159mila euro.

Il reato ipotizzato è abuso d'ufficio e per ora è contro ignoti. Ma proprio nei prossimi giorni i magistrati dovrebbero ascoltare alcuni dei funzionari, dei dirigenti che hanno gestito la cartolarizzazione del patrimonio del Comune di Roma.09-03-2011]

 

 

 

più gheddafi per tutti! - in italia vi lamentate della presenza libica in unicredit, eni, finmeccanica, juve, etc? In Gran Bretagna il fondo di Tripoli dilaga in Glaxo, Shell, nella banca Standard Chartered, in Vodafone, in Pearson (editrice del Financial Times) e in Bp (caso Lockerbie) - Sorprendenti anche le partecipazioni libiche negli Stati Uniti: Exxon, Chevron, Pfizer, Xerox e due gruppi che lavorano con il Pentagono come Halliburton e Honeywell (aerospazio

Federico Fubini per il "Corriere della Sera"

 

A fine febbraio l'Onu decise il blocco dei beni controllati «direttamente o indirettamente» dalla famiglia Gheddafi. Sono bastati dieci giorni - e una breve nota di Tarak Ben Ammar - per capire che una lettura restrittiva di quella risoluzione può creare imbarazzo in tutte le grandi economie avanzate dell'Occidente. Dagli Stati Uniti alla Germania, passando per Italia, Francia e Gran Bretagna, i fondi sovrani della Libia detengono partecipazioni di cui spesso fino a ieri i gruppi coinvolti non hanno fatto sapere nulla.

Di diramare qualche informazione in più si è fatto carico ieri Tarak Ben Ammar. L'uomo d'affari franco-tunisino ha inviato in serata una precisazione all'agenzia Adnkronos, che poche ore prima aveva dedicato un servizio a Quinta Communications. Com'è noto la Quinta Communications di Parigi, a differenza dell'omonima società italiana di Ben Ammar, conta con l'imprenditore franco-tunisino altri due soci di rilievo: con il 10%la società maltese Lafi Trade, controllata dal fondo sovrano Lybian Arab Foreign Investment Company, e con il 22%Fininvest attraverso la controllata lussemburghese Trefinance.

 

Fin qui la precisazione inviata all'agenzia di stampa. Poi però Ben Ammar coglie l'occasione per mettere in una prospettiva più ampia la posizione dei libici e mostrare come Quinta sia in realtà solo una delle tante società su cui Tripoli ha delle partecipazioni. È vero che i fondi sovrani arabi, che in Europa hanno già investito circa 340 miliardi di dollari, di solito non rendono nota la composizione del loro portafoglio. Ma Ben Ammar dispone di alcuni dettagli di rilievo sulle quote gestite dalla Lafi-Lybian Arab Foreign Investment Corporation.

 

In Gran Bretagna- scrive- il fondo di Tripoli ha partecipazioni in GlaxoSmithKline, Royal Dutch Shell, nella banca Standard Chartered, in Vodafone, in Pearson e in Bp. Questi ultimi due sono i casi più di rilevo: Pearson, società editrice del Financial Times, è il solo gruppo quotato a Londra ad aver riconosciuto di avere i libici fra i propri azionisti ed il solo ad aver fatto sapere di averne congelato la quota (del 3,2%). Gli altri non hanno reagito in nessun modo al decreto del Tesoro britannico che sette giorni fa ha recepito la risoluzione Onu.

 

Bp poi, che ora emerge come una delle società partecipate da Tripoli, nel 2004 svolse un ruolo assai controverso nel disgelo con Gheddafi dopo il caso Lockerbie e ha oggi concessioni e investimenti per oltre un miliardo di euro in Libia. Sorprendenti anche le partecipazioni libiche negli Stati Uniti: comprendono Exxon, Chevron, Pfizer, Xerox e due gruppi che lavorano con il Pentagono come Halliburton (la società di infrastrutture petrolifere guidata negli Anni 90 dall'ex vicepresidente Dick Cheney) e Honeywell (aerospazio).

 

Nei giorni scorsi, gli Stati Uniti hanno annunciato di aver congelato beni libici per circa 30 miliardi di dollari, senza però specificare di quali investimenti si trattasse. Quote in società sensibili in realtà i libici ne hanno acquistate anche sul Cac 40, il listino di Parigi. In Francia hanno investito in Alcatel Lucent (comunicazioni e difesa), in Lagardère (giornali, tv e il 7,5%del gruppo di difesa aerospazio Eads), in EdF, Vinci e nella banca Bnp Paribas. Per l'Italia note le partecipazioni in Unicredit (7,5%), Finmeccanica ed Eni, mentre erano sconosciute fino a ieri quelle nella tedesca Siemens, nella spagnola Repsol e nella svizzera Nestlé.

 

Tutti investimenti sui quali l'Occidente si sta muovendo in ordine sparso: l'Italia le rende note, ma non le congela perché mette in dubbio il controllo «diretto o indiretto» di Gheddafi in questa fase di caos. Londra invece agisce a metà e fa trasparenza a metà. Altri, nel dubbio, tacciono.07-03-2011]

 

 

GROUPAMA AVVISA LIGRESTI: SU PREMAFIN L’OPA NON S’HA DA FARE - BORSE IN PARITÀ - INARRESTABILE BENZINA: GASOLIO A 1,50 € - L’EURO SCENDE DOPO IL TAGLIO DELLA GRECIA - ROMA BOND, NIENTE PIÙ GARANZIE PER I RISPARMIATORI - SFIDA PER UN FURGONE, TRA FIAT E CHRYSLER - LA VOLPE ALEDANNO E L’UVA DI ACEA - FINITO IL FINTO RIMORSO, PIOGGIA DI BONUS SU BARCLAYS - IBERDROLA FERMA FLORENTINO PEREZ - TOYOTA PUNTA TUTTO SUI MERCATI EMERGENTI

1 - PREMAFIN: GROUPAMA SCARTA OPA FONSAI...
(ANSA) - Groupama non ha intenzione di lanciare un'opa su Fonsai ma sta esplorando assieme ai Ligresti la possibilita' di riscrivere gli accordi sull'ingresso nel gruppo Premafin in modo da superare il parere della Consob che ha imposto alla compagnia transalpina - sulla base dell'intesa raggiunta a fine ottobre - un obbligo d'opa su Fonsai e la stessa Premafin. Lo riferiscono fonti vicine al dossier.

2 - BORSA: LISTINI SULLA PARITA', A MILANO BRILLANTI PIRELLI E FONSAI...
Radiocor - Apertura mista per le Borse europee in attesa di novita' dalla Libia. A Milano il Ftse Mib e l'All Share guadagnano lo 0,03%, Parigi registra un -0,02% mentre Francoforte recupera lo 0,26%. A Piazza Affari ancora forte Pirelli (+1,1%) dopo i conti 2010 e il rialzo dei target, recupera FonSai (+1,1%) con la riapertura del dialogo Premafin-Groupama e rimbalza Autogrill (+1%).

3 - EURO: IN NETTO CALO A 1,3866$ DOPO TAGLIO RATING BANCHE GRECHE...
Radiocor - Rapido ribasso dell'euro alla notizia che Moody's ha tagliato il rating a tutte le principale banche greche. La divisa comune e' scesa nel giro di pochi minuti da 1,3905 a 1,3866 dollari. La notizia, per quanto logica conseguenza del ribasso del rating sovrano della Grecia, praticato lunedi' da Moody's, si e' inserita in un mercato nervoso sul risorgere dei problemi del debito sovrano dei Paesi fragili dell'area euro

 

4 - BORSA TOKYO: NIKKEI +0,61% IN CHIUSURA, AIUTANO CALO GREGGIO E YEN...
Radiocor - L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in progresso dello 0,61% a 10.589,50 punti, aiutato dal leggero indebolimento del prezzo d el petrolio e dal calo dello yen, ma la prudenza continua a regnare sovrana sul mercato. Il piu' ampio indice Topix e' salito dello 0,55% a 944,29 punti. Il declino dello yen favorisce i gruppi rivolti all'export.

5 - BENZINA: ANCORA RIALZI...
(ANSA) - Ancora rialzi sul fronte dei carburanti, nonostante le flessioni sui prezzi internazionali di benzina e gasolio. E' quanto emerge dall'analisi di Staffetta Quotidiana, che mostra come sul mercato nazionale arrivi un allineamento dei prezzi al rialzo, con gli ultimi movimenti di Q8 (+1 cent su entrambi i prodotti) e TotalErg (+0,7 cent sulla benzina). Al Sud, ancora una volta, i prezzi sono piu' alti, con la benzina in Campania (a 1,616 euro) e in Sicilia sul gasolio (1,497 euro).

6 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: bloccati beni per 45 miliardi, le sanzioni Ue sui fondi analoghe a quelle Usa. UniCredit pronta a congelare i diritti di voto di Tripoli (dai giornali).

 

CRISI: record negativo nel 2010, trenta fallimenti al giorno. Famiglie, conti piu' magri e allarme tassi (dai giornali). 'Serve subito la riforma fiscale, troppe tasse sui lavoratori', intervista al leader Cisl, Raffaele Bonanni (Qn - Il Resto del Carlino, pag. 3). Record di nuove aziende Usa (Il Sole 24 Ore, pag. 10). L'euro scalera' la montagna dei debiti, di Martin Wolf (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 15).

BANCA DEL MEZZOGIORNO: le Popolari puntano al 60% (Il Sole 24 Ore, pag.1-42).

PREMAFIN: Groupama riapre il caso (dai giornali).

CONSOB: in pressing sulle regole (Il Sole 24 Ore, pag. 42).

BANCA ESPERIA: punta a 20 miliardi di masse gestite (Il Sole 24 Ore, pag. 42).

EDISON: riassetto allo stop politico (dai giornali).

NOMINE PUBBLICHE: restera' tutto cosi' com'e' (Il Giornale, pag. 22).

TELECOM: i soci si ricompattano, Bernabe' con due capi-azienda: Patuano e Luciani per la carica di a.d. (Il Messaggero pag. 17) Svolta dei soci, riassetto al vertice. Analisi (Corriere della Sera, pag.1-33).

 

CANDY: lancia l'offensiva cinese (Il Sole 24 Ore, pag. 23).

ACQUA MARCIA: le banche incalzano sul piano (Il Messaggero, pag. 19).

BULGARI: 'Ho venduto la Dolce Vita', intervista a Paolo Bulgari (La Repubblica, pag. 1 e 22).

CONTRATTI: sui premi di produttivita' accordi-quadro territoriali Confindustria-sindacati su detassazione al 10% (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 33).

7 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 9 MARZO...
Radiocor - Milano - conferenza stampa Amplifon per la presentazione dei risultati 2010.

Milano - conferenza stampa Candy Group per la presentazione dei risultati e nuove strategie.

Milano - conferenza stampa Yoox Group per la presentazione dei risultati 2010 e le linee strategiche dei prossimi anni.

Roma - si riunisce il Consiglio Supremo di Difesa al Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Roma: la commissione Bilancio della Camera ascolta l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti e il presidente e a.d. di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, nell'ambito dell'indagine conoscitiva relativa al documento della Commissione Ue sulla crisi

 

8 - ROMA BOND SENZA GARANZIE...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - La boccata d´ossigeno per Roma arriva nascosta tra le pieghe del Milleproroghe, ma suona come una beffa (potenziale) ai danni di chi per anni ha sostenuto la Capitale acquistandone il debito. Il decreto, infatti, permette al commissario straordinario Domenico Oriani, anche in deroga alle norme sull´ammortamento dei debiti, di rinegoziare quei prestiti «anche al fine dell´eventuale eliminazione del vincolo di accantonamento, recuperando, ove possibile, gli accantonamenti già effettuati».

Tradotto: il Comune di Roma non ha più l´obbligo di mettere a bilancio i soldi necessari a pagare i suoi debiti, anzi se riesce può recuperare quelli accantonati in passato. Ossigeno per le casse della città, su cui grava un passivo di 12 miliardi di euro. Ma brutta notizia per chi ha i Roma bond, e perderà tale garanzia

9 - LA CORSA DEI CARRI FRA FIAT E CHRYSLER...
Da "Il Sole 24 Ore" - Sfida per un furgone, tra Fiat e Chrysler. La gestione di Sergio Marchionne prevede anche questo, un'amichevole ma serrata concorrenza fra le due aziende che dirige per produrre lo stesso veicolo. In questo caso il Ducato, conteso dalla Fiat in Brasile e dalla Chrysler in Messico. A rivelarlo è stato il direttore generale della Chrysler messicana Joseph ChamaSrour. Le due proposte dovrebbero arrivare a Marchionne, per una decisione, entro fine mese.

 

L'obiettivo: premiare l'efficienza, identificando l'opzione migliore - a conti fatti - per il gruppo. In Messico Chrysler, se vincerà la battaglia in famiglia, ha ambizioni che vanno oltre il Ducato: intende dar vita a un nuovo impianto, probabilmente sostenuto da incentivi del governo locale e capace di sfornare anche altri veicoli destinati al mercato delle Americhe. (M. Val.)

10 - LA VOLPE ALEMANNO E L'UVA DI ACEA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, annuncia una moratoria della privatizzazione del 20% di Acea in attesa del referendum sul decreto Ronchi (in base al quale, per non mettere a gara le concessioni sugli acquedotti, il socio pubblico deve scendere almeno al 40%). Ma la sua strategia sembra quella della volpe con l'uva della celebre fiaba di Fedro.

Vendere quote di Acea in questa fase vorrebbe dire svendere: l'utility ha appena archiviato una partnership con i francesi di Gdf Suez, non ha ancora chiarito bene cosa vuole fare da grande e della gara per la rete del gas di Roma, di cui lo stesso Comune dovrebbe pubblicare il bando, non c'è ancora traccia.

 

Come se non bastasse, Gdf Suez ha annunciato che intende vendere un 5% che possiede in Acea, alimentando un effetto overhang, ovvero un eccesso di titoli sul mercato, che deprimerebbe le quotazioni. È facile prevedere che quella moratoria andrà ben oltre il referendum. (L.Ser.)

11 - RIMORSO ADDIO, PIOGGIA DI BENEFIT SUI CAPI BARCLAYS...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Dicevano che "il tempo del rimorso" era finito: anzi lo ha detto proprio lui, Bob Diamond, presidente e amministratore delegato della Barclays Bank, un paio di mesi fa, a un´udienza della commissione parlamentare che cercava di tirare le somme del collasso economico e finanziario 2008-2009. E infatti, spazzato via ogni residuo rimorso per le responsabilità che banche e banchieri hanno avuto nella crisi, ora nella City di Londra è tornato il tempo dell´avidità, anzi de "l´avidità è bella", la frase diventata proverbiale grazie al film "Wall Street".

 

Diamond e 4 altri top bankers della Barclays hanno ricevuto 110 milioni di sterline (130 milioni di euro) in bonus di vario genere per il 2010. Diamond, il cui salario è 250 mila sterline l´anno, vi ha aggiunto un premio di 6 milioni e mezzo di sterline, un incentivo a lungo termine di oltre 2 milioni e altri 13 milioni in azioni. Ma due suoi colleghi, direttori del braccio Investimenti della Barclays, hanno preso ancora di più: 47 milioni di sterline in bonus e azioni sono andati a Jerry del Missier, 44 milioni a Rich Ricci. In tutto, 231 alti dirigenti della banca hanno portato a casa 554 milioni di sterline di premi, una media di 2 milioni e mezzo di sterline a testa.

L´opposizione laburista protesta, suggerendo di reintrodurre una tassa sui bonus e di usare il ricavato per finanziare i settori in difficoltà dell´economia. La Barclays si difende ricordando che non ha ricevuto aiuto diretto (indiretto sì, però) dallo Stato durante la crisi e che ha accettato di aumentare il livello dei prestiti alle piccole aziende, come chiedeva il governo. Ma un tabloid laburista, il Daily Mirror, ritrae i banchieri milionari nei panni di fuorilegge del Far-West, con la scritta "ricercato" sopra la testa.

 

12 - IBERDROLA FERMA PEREZ CON I MULINI A VENTO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Compleanno amaro per Florentino Perez. Nel giorno dei suoi 65 anni, il gruppo Iberdrola di cui possiede il 20% del capitale e che sta scalando per arrivare al 30%, ha deciso di procedere al riassorbimento della filiale Iberdrola Renovables, quotata in Borsa nel novembre del 2007. Nella sostanza il presidente dell'energetica spagnola, Ignacio Sanchez-Galan propone di riaccorpare le due aziende mediante un concambio di 0,49 azioni Iberdrola ogni azione Renovables, valutando quest'ultima 12,64 miliardi, vale a dire 2,978 euro per azione, la metà rispetto ai 5,3 euro per azione del collocamento in Borsa. Così facendo la quota di Florentino Perez verrebbe diluita dall'attuale 20 a poco più del 17%. Come a dire che l'attacco sferrato dal presidente della holding Acs e del Real Madrid verrebbe per il momento "stoppato" (Mi.C.)

 

13 - TOYOTA: IL 50% DELLE VENDITE NEI PAESI EMERGENTI ENTRO IL 2015...
Radiocor - Il piu' grande fabbricante automobilistico del mondo, la Toyota ha annunciato l'intenzione di effettuare la meta' delle sue vendite nei mercati emergenti entro il 2015, contro il 40% nel 2010. 'La Toyota vuole un migliore equilibrio tra le vendite in Giappone, negli Stati Uniti, in Europa e nei mercati emergenti ', e' scritto in un documento consegnato alla stampa. 'Vogliamo che il 15% del nostro fatturato totale a livello mondiale sia fatto in Cina il piu' presto possibile', ha detto l'amministratore delegato della societa', Akio Toyoda, in una conferenza stampa. Il colosso automobilistico ha inoltre indicato di puntare a un margine dell'utile operativo al 5% 'il prima possibile', dal target del 2,9% atteso per quest'anno fiscale. 09-03-2011]

 

 

 

MILANO IN PARITà, BULGARI E LIGRESTI BOOM - L’INFLAZIONE IN-FLAGELLA TUTTI: RECORD STORICI PER BENZINA, ORO, ARGENTO, COTONE, GRANO - I TASSI CONTINUANO A SALIRE - SARANNO CONGELATI I BENI DELLA LIA (CHE HA il 2,5% di UNICREDIT) - MARPIONNE, ciao italia: DOPO LA RUSSIA, PRODUZIONE IN MESSICO. E A MIRAFIORI Più CIG DEL PREVISTO - BRUNETTA, L’ITALIA CRESCERà AL 2% - L’ANTITRUST MULTA LE AGENZIE DI VIAGGIO ONLINE - PIAGGIO, CALA L’UTILE - INTESA AMICA DEL DRAGONE…

 

1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI...
(LaPresse) - Chiusura sulla parità per la Borsa di Milano, con il Ftse Mib che guadagna lo 0,03% a 22.145,79 punti e il Ftse All-Share che sale dello 0,1% a 22.779,11 punti. Il prezzo del petrolio continua a salire, sospinto dai timori di una sospensione prolungata delle forniture dalla Libia. Il Wti a New York sfiora i 106 dollari al barile, dopo aver toccato nel trading elettronico i 107 dollari, il massimo dal settembre 2008. Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha detto a Basilea a nome dei banchieri centrali di tutto il mondo che l'obiettivo comune "è di continuare ad ancorare saldamente le aspettative di inflazione".

Anche Wall Street soffre il rincaro del petrolio e viaggia sotto la parità nella mattinata di scambi. Inoltre, oggi l'agenzia Moody's ha abbassato il rating della Grecia di tre gradini a 'B1' da 'Ba1'. In questo contesto, chiudono in rosso le principali Borse europee. Il Ftse 100 di Londra lascia lo 0,28% a 5.973,78 punti, il Dax di Francoforte cede lo 0,24% a 7.161,93 punti e il Cac 40 di Parigi registra un ribasso dello 0,74% a 3.990,41 euro.

 

A Milano riflettori su Bulgari. Il gruppo francese Louis Vuitton, ha annunciato di aver trovato un accordo per il controllo della società italiana. L'intesa prevede uno scambio di azioni e il lancio di un'opa a 12,25 euro per le azione ai soci di minoranza. Il titolo guadagna il 59,42%, chiude a 12,1 allineandosi sostanzialmente all'offerta pubblica di acquisto. L'operazione su Bulgari trascina in alto tutto il comparto del lusso nel Ftse Mib. Luxottica vede un rialzo dell'1,24% a 22,8 euro e Tod's schizza in su del 5,59%, attestandosi a 77,4 euro.

In evidenza anche la galassia Ligresti. Fondiaria-Sai registra un incremento dell'8,61% a 7,255 euro e Premafin dello 0,68% a 0,745 euro. Oggi la holding della famiglia Ligresti ha detto che "valuterà attentamente le possibili opzioni dirette al rafforzamento patrimoniale del gruppo e terrà conseguentemente informato il mercato", dopo la decisione sull'obbligo per Groupama di doppia opa su Premafin e FonSai, presa dalla Consob. Sia i francesi che la società della famiglia dei Ligresti stanno valutando come procedere nell'operazione.

Fiat Industrial ha annunciato oggi l'intenzione di voler procedere a un'emissione obbligazionaria e il titolo perde in Borsa lo 0,50% a 9,96 euro. Mentre tra i titoli della famiglia Agnelli, Exor guadagna lo 0,46%, dopo che il presidente del fondo, John Elkann, in una intervista al Financial Times, ha annunciato di avere a disposizione un miliardo di euro per nuovi investimenti. Contrastato il comparto bancario. Perdono Popolare Milano (-1,2%), Intesa Sanpaolo (-1,67%), Ubi Banca (-1,46%) e Unicredit (-1,44%). Salgono, al contrario, Banca Montepaschi (+0,32%), Banco Popolare (+0,75%) e Mediolanum (+1,32%).

2 - ORO: NUOVO TOP A 1.445,10 $, ARGENTO VOLA AI MASSIMI DA 31 ANNI...
Radiocor - L'oro segna nel primo pomeriggio un nuovo massimo storico a quota 1.445,10 dollari/oncia. A fare da propellente ancora le tensioni nei Paes i del Nord Africa e, in particolare, il peggioramento degli scontri in Libia tra le truppe fedeli al colonnello Gheddafi e l'opposizione. Una situazione che spinge gli investitori verso strumenti difensivi come e' appunto il metallo giallo, rincarato ormai di circa il 6% da inizio anno. La nuova accelerazione registrata dai corsi petroliferi contribuisce a sostenere la performance dell'oro, sulla cui scia (e per gli stessi motivi) si muove anche l'argento, che nel pomeriggio ha aggiornato a 36,740 dollari il nuovo massimo degli ultimi 31 anni (marzo 1980).

3 - BENZINA, RECORD STORICO 1,568 A LITRO. IN CAMPANIA PUNTE 1,61 EURO...
(LaPresse) - Il prezzo della benzina non si ferma. Secondo quanto rilevato dal giornale online Staffetta Quotidiana, nel Sud Italia la benzina tocca la punta in Campania di 1,616 euro al litro, con il gasolio che arriva al suo massimo in Sicilia a 1,497 euro al litro. I prezzi più bassi si registrano nel Nord Est, con 1,549 euro al litro per la benzina e 1,441 euro al litro per il diesel. La compagnia Esso consiglia il prezzo record di 1,568 euro al litro, dopo il massimo del luglio 2008, pari a 1,560 euro al litro.

 

Per quanto riguarda la media nazionale, il prezzo si attesta a 1,556 euro al litro per la benzina e a 1,453 euro al litro per il gasolio. La compagnia Q8 è quella con i prezzi consigliati più bassi, 1,548 euro al litro per la benzina e 1,444 euro per il gasolio. Inoltre, nel fine settimana Eni ha di nuovo messo mano ai listini, applicando da sabato un aumento di 1 centesimo dei prezzi di benzina e gasolio.

4 - COTONE ANCORA RECORD A NY A 2,197 DLR...
(ANSA) - Cotone ancora record a New York, dove le quotazioni salgono il massimo consentito su base giornaliera, 7 cent, a 2,197 dollari a libbra. L'aumento sembra segnalare che l'offerta non e' in grado di soddisfare la forte domanda cinese. Le importazioni cinesi di cotone sono aumentate del 31% in gennaio rispetto all'anno precedente.

5 - ALLARME PASTIFICI, BOOM PREZZO GRANO...
(ANSA) - I pastifici italiani sono preoccupati: le quotazioni delle materie prime sono in continuo rialzo e la situazione si presenta simile al 2007, quando l'incremento dei prezzi tocco' i massimi storici e la conseguenza fu la crisi di molti piccoli pastifici che in molti casi abbassarono le serrande. ''In questi ultimi sei mesi - dice Pietro Marcato, vice presidente Unionalimentari-Confapi - il prezzo della semola di grano duro ha subito un incremento rapido e continuo''.

6 - LIBIA: SANZIONI UE SARANNO ESTESE A LIA E ALTRI FONDI...
(ANSA) - Il congelamento dei beni del regime Gheddafi da parte dell'Ue sarà esteso anche alla Libyan investment authority (Lia) e altri fondi d'investimento libici: lo si apprende a Bruxelles dove è in corso la procedura per ampliare la lista dei beni libici sottoposti a blocco da giovedì scorso. Su questa nuova iniziativa, secondo fonti comunitarie, "c'é già una sostanziale intesa politica tra i 27" e il provvedimento sarà operativo nell'arco di pochissimi giorni.

 

7 - BRI: TRICHET, FORTI MINACCE INFLAZIONE NEI PAESI EMERGENTI...
Radiocor - I paesi emergenti mostrano 'importanti segnali' di inflazione. Lo ha detto oggi, al termine della riunione bimensile della banca dei regolamenti internazionali a Basilea, il presidente della Bce Jean Claude Trichet, facendo riferimento alla drastica ascesa dei prezzi delle materie prime sulla scia del rincaro del greggio. 'Vediamo chiaramente che vi sono dei rischi di inflazione - ha detto in conferenza stampa - che sono particolarmente visibili nelle economie emergenti'.

Trichet ha aggiunto che vi e' piena 'unita' di intenti' fra le banche centrali nell'ancorare le attese di inflazione mentre per quanto riguarda la crescita ha aggiunto che appare ormai confermata a livello globale a 'un passo relativamente robusto'. La crescita, ha aggiunto, e' trainata dalle economie emergenti, in particolare dall'Asia, mentre nelle economie avanzate permane una maggiore incertezza e per questo occorre procedere sul binario di politiche fiscali sane. Corrado Poggi

 

8 - PIL: BRUNETTA, CRESCITA 2011 PIU' VICINA AL 2% CHE ALL'1,5% (RADIO 24)...
Radiocor - 'La ripresa in atto e' vera, forte ed estesa e non potra' essere messa in discussione dalle crisi geopolitiche del Mediterraneo'. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, intervistato da Radio 24. 'Io ero stato tra i pochi che aveva previsto una crescita per il 2010 piu' vicina all'1,5% che all'1%, mentre altri come Confindustria pronosticavano uno 0,7%-0,8%. Il risultato, l'1,3%, ha dato ragione al sottoscritto.

Per l'anno in corso - ha aggiunto Brunetta - credo che staremo piu' vicini al 2% che all'1,5%'. Il 2%, ha ricordato il ministro, 'e' un valore di equilibrio di una crescita mediamente sufficiente, non esaltante, ma e' un tasso di crescita che ci consente di aumentare posti lavoro e far rientrare i lavoratori dalla cassa integrazione. Un numeretto magico - ha concluso - che consente di guardare al futuro con un paio di occhiali rosa'.

 

9 - EURIBOR: CONTINUA LA RISALITA DEI TASSI, IL 3 MESI ALL'1,172%...
Radiocor - Prosegue la risalita dei tassi interbancari dopo che la settimana scorsa la Bce ha chiaramente indicato l'intenzione di alzare il costo del d enaro di 25 punti base nella prossima riunione di inizio aprile mettendo fine all'attuale politica monetaria ultra-accomodante. Dopo il balzo dall'1,098% all'1,162% fatto registrare il giorno dopo la riunione della Bce, oggi il contratto a tre mesi fa segnare un ulteriore aumento all'1,172%. In rialzo anche l'Euribor a 1 mese, a 0,904% da 0,897% venerdi', e quello a sei mesi, fissato a 1,487% da 1,475%.

10 - FIAT: FT, JOHN ELKANN INTERVISTATO...
(Adnkronos) - Con questo titolo si apre il profilo-intervista del Financial times su John Elkann, la cui carriera inizio' con un'esperienza di lavoro in incognito in una fabbrica per l'assemblaggio di fari a Birmingham. "Lavorando in linea di montaggio -ricorda Elkann allora ventenne- eri parte del processo produttivo e capivi subito se facevi qualcosa che non funzionava: li' ho imparato che in un ambiente di lavoro devi saperti dare da fare, se non vuoi danneggiare gli altri".

Fu Elkann, si legge sul Ft, a portare Sergio Marchionne alla guida di Fiat e a dare il via libera alla possibile diluizione della quota detenuta dalla famiglia Agnelli, aprendo cosi' la strada alla conquista del 20% di Chrysler e alla successiva operazione di spin off. Due operazioni, scrive il quotidiano, impensabili per le generazioni che lo avevano preceduto e anche per altre famiglie dell'automobile europee, quali i Peugeot e i Quandt della Bmw.

 

Recentemente Elkann ha assunto i pieni poteri in Exor, la societa' d'investimento controllata dalla famiglia Agnelli, che ha un valore netto degli attivi di 9 miliardi di euro e oltre un miliardo di euro a disposizione per nuovi investimenti: "dobbiamo anzitutto -spiega Elkann- accettare la sfida con il mondo: ci sono un sacco di opportunita', ma dobbiamo attrezzarci per essere in grado di affrontare meglio i problemi".

11 - FIAT VALUTA ALTRA PRODUZIONE IN MESSICO...
(ANSA) - L'amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, sta valutando la possibilita' di produrre un altro modello Fiat, il secondo, in Messico nell'impianto Chrysler. Lo ha detto - riporta l'agenzia Bloomberg - lo stesso Marchionne.

12 - FIAT: ALTRI 4 GIORNI CIG A MIRAFIORI...
(ANSA) - La Fiat ha annullato quattro giorni di rientro dalla cassa integrazione straordinaria previsti alle Carrozzerie di Mirafiori nelle giornate dell'11, 18, 21 e 25 marzo. Lo rendono noto i sindacati. Secondo Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese, ''e' una pessima notizia, anche alla luce degli ultimi risultati di mercato. Siamo a una correzione al ribasso dei programmi produttivi gia' comunicati''.

 

13 - PIAGGIO, UTILE -9,7% NEL 2010 A 42,8 MLN. DIVIDENDO E RICAVI STABILI...
(LaPresse) - I ricavi consolidati del gruppo Piaggio si attestano a 1.485,4 milioni di euro, in lievissimo calo rispetto ai 1.486,9 milioni del 2009. In calo anche l'utile netto del gruppo di Roberto Colaninno, a 42,8 milioni di euro contro i 47,4 milioni dell'esercizio precedente (-9,7%), dopo che Piaggio ha pagato imposte per 41 milioni di euro (26,7 milioni nel 2009). L'ebitda scende a 197,1 milioni contro i 200,8 milioni dell'esercizio precedente. Il dividendo proposto dal consiglio di amministrazione si attesta a 7 centesimi per azione, invariato sul 2009. Piaggio sottolinea un forte sviluppo nei mercati asiatici, sia per le due ruote che per i veicoli commerciali.

14 - INTESA SP: SETEFI OPERERA' COME ISTITUTO DI PAGAMENTO...
(Adnkronos) - Setefi, la societa' del gruppo Intesa Sanpaolo attiva nel settore dei pagamenti elettronici, e' tra i primi operatori del mercato italiano ad aver ottenuto l'autorizzazione dalla Banca d'Italia per operare come istituto di pagamento, la nuova veste giuridica introdotta nell'ordinamento italiano a seguito del recepimento della Direttiva 2007/64/Ce. Setefi dispone di una rete di circa 300 mila Pos e gestisce oltre 10 milioni di carte di pagamento.

 

Setefi ha inoltre stretto un accordo con China UnionPay, il maggiore operatore cinese di carte di credito, che rende possibile utilizzare carte di credito emesse nella Repubblica Popolare Cinese per effettuare in Italia pagamenti tramite Pos.

15 - ELECTROLUX, SINDACATI: GRANDE SUCCESSO SCIOPERO, ORA GOVERNO A TAVOLO...
(LaPresse) - "La grande riuscita dello sciopero di oggi ci dà più forza quando diciamo che non siamo disponibili ad accettare nessun licenziamento e che non siamo d'accordo sulla delocalizzazione delle produzioni di frigoriferi a libera installazione. Electrolux deve modificare il piano industriale, decidendo di investire in Italia in ricerca e sviluppo e, quindi, in innovazione".

Lo ha detto Laura Spezia, segretaria nazionale e responsabile del settore elettrodomestici della Fiom-Cgil, concludendo, a nome delle segreterie nazionali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, al termine della manifestazione nazionale del gruppo Electrolux, svoltasi oggi a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso. "Al Governo - ha affermato inoltre Spezia - diciamo che è giunta l'ora di aprire un tavolo di settore che discuta seriamente di politiche industriali in relazione a un comparto di eccellenza quale è, nel nostro Paese, quello degli elettrodomestici".

 

 

16 - BENZINA, COLDIRETTI: RINCARO PETROLIO COSTA 200 MLN AD AGRICOLTURA...
(LaPresse) - Il prezzo del gasolio destinato all'attività agricola provoca un aggravio di costi stimabile in 200 milioni di euro. E' quanto afferma la Coldiretti in una nota, in riferimento agli aumenti del prezzo del petrolio e conseguentemente del carburante. "Oltre all'aumento dei costi per il movimento delle macchine come i trattori - precisa la Coldiretti - in agricoltura il caro petrolio colpisce le attività agricole che utilizzano il carburante per il riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali come le stalle, ma anche per l'essiccazione dei foraggi destinati all'alimentazione degli animali".

 

Secondo l'associazione, "a rischio sono gli oltre 30mila ettari di coltivazioni specializzate in serra che producono fiori e piante ornamentali e ortaggi, per le quali la Coldiretti chiede che sia annullata l'accisa sui carburanti destinati al riscaldamento, come già è avvenuto negli anni passati".

 

17 - AGCM MULTA AGENZIE VIAGGIO ONLINE PER 415MILA EURO: POCA TRASPARENZA...
(LaPresse) - Offerte vantaggiose a prezzo finale molto più alto, blocco delle somme pagate dai consumatori, offerte non trasparenti di garanzia assicurativa e ostacoli e costi eccessivi per i reclami. Sono le motivazioni che hanno portato alla sanzione per complessivi 415mila euro a tre società che gestiscono agenzie di viaggio online. Lo ha deciso e comunicato l'Antitrust che, al termine di tre distinte istruttorie, ha sanzionato Expedia con multe per complessivi 210mila euro, Expedia Italy per 45mila euro, eDreams con multe per 135mila euro e Opodo Italia con multe di complessivi 25mila euro.

07-03-2011]

 

 

UN, DUE, TRE PIQUATTRO! (why not?) - la rivincita dell’ex pm De Magistris: "Bisignani? Il detonatore finale della miccia che, da tempo, avevano piazzato su di me e sulle mie inchieste. Le indagini su di lui incisero sulla fine della mia carriera" - Anche le indagini su un certo Saladino, il "cancro" di Comunione e fatturazione. ancora meglio: Scarpellini da San Marino, amicone di Prodi, travolsero la sua carriera

Antonio Massari per "il Fatto quotidiano"

 

"Se vogliono sentirmi, sono disponibile in qualsiasi momento, perché sono convinto che l'inchiesta napoletana ha inquadrato il cuore del sistema. Luigi Bisignani è il detonatore finale della miccia che, da tempo, avevano piazzato su di me e sulle mie inchieste: è un elemento fondamentale nell'esito nefasto della mia carriera in magistratura.

I problemi che hanno portato alle ispezioni ministriali, alla punizione del Csm e alla sottrazione delle mie inchieste, ne sono convinto, nascono in un momento ben preciso: la sua perquisizione nel 2007. E si moltiplicano quando scopro il sistema che ruota intorno a lui. Lo stesso che ha individuato la Procura di Napoli. E su questo argomento - se lo riterranno opportuno - sono disponibile a fornire ogni elemento ai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio".

 

Luigi de Magistris, ex pm di Catanzaro, oggi europarlamentare dell'Idv e candidato sindaco di Napoli, iscrisse Bisignani nel registro degli indagati, con l'accusa di violazione della Legge Anselmi, nell'estate del 2007. Lo perquisì nel luglio dello stesso anno. Spulciando tra le carte che portarono all'incolpazione di de Magistris, la presenza di Bisignani si trova in un esposto a sua firma. Scrive di essere stato contattato da un ex vicedirettore di Panorama, che gli chiede - è il 3 luglio 2007 - notizie sulla sua iscrizione nel registro degli indagati. Iscrizione che, secondo le accuse, sarebbe avvenuta però due giorni dopo.

L'ex ministro di Giustizia Clemente Mastella (amico di Bisignani) aggiunge l'esposto alla mole di addebiti che il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller (sentito dai pm nell'inchiesta sulla P4) depositerà al Csm. L'accusa di essere troppo disinvolto nei rapporti con i giornalisti, per de Magistris, è destinata a cadere: nessuna fuga di notizie.

 

Di giornalisti vicini a Bisignani, invece, nell'inchiesta sulla "P4" ce ne sarebbero parecchi. E non solo giornalisti: a quanto pare un intero sistema di potere parallelo che, sul mercato delle informazioni, avrebbe potuto condizionare l'intera vita pubblica del Paese. E Bisignani si ritrova indagato, questa volta dalla Procura di Napoli, per un'altra vicenda legata all'attività di un "sistema parallelo".

De Magistris, lei dice di essere a disposizione della Procura di Napoli e accusa Bisignani di essere un elemento fondamentale per la sua fuoriuscita dalla magistratura: perché?
Non è stato un caso, secondo me, che l'ispezione ministeriale nei miei riguardi sia stata accelerata e chiusa subito dopo la sua perquisizione. Avevo individuato lo stesso sistema sul quale sta indagando la procura napoletana: un mix di alta finanza, servizi segreti deviati, magistratura, imprenditori e grandi appalti. Bisignani, a mio avviso, era il cuore di questo sistema.

 

Bisignani però, in "Why Not", è stato archiviato: questo è un fatto. Il resto sono sue congetture.
Non fu archiviato da me. L'inchiesta mi fu sottratta ed era già in mano ad altri. Ma le dirò di più: io non ebbi neanche modo di poter leggere l'informativa sulla sua perquisizione. Anche questo è un fatto. Ed è inquietante per molti motivi. Stranamente, il giorno della perquisizione, Bisignani non era a casa: partì per Londra. E il suo appartamento, da quanto ne so, fu trovato "pulito": non trovammo nulla di interessante, stando a quanto mi riferì la polizia giudiziaria, ed ebbi la netta impressione che lui fosse al corrente dei miei movimenti.

 

Un'impressione. Niente di più.
Ho avuto la netta impressione di essere spiato e controllato durante le indagini. Ho ricostruito analiticamente la vicenda ai pm di Salerno che hanno indagato sul mio caso, sul sistema che ha vanificato le inchieste che conducevo e - guarda caso - anche i pm Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e Luigi Apicella sono stati estromessi dalle inchieste e poi puniti dal Csm. Sono disposto a rispiegare tutto alla Procura di Napoli, se può essere utile, perché sono convinto che stiamo parlando della scoperta di una potente rete occulta. I nomi che emergono dall'inchiesta di Napoli, spesso, coincidono con quelli che avevo individuato io.

 

Ieri i pm napoletani hanno perquisito l'abitazione di Anselmo Galbusera e Francesco Micheli. Anche in questo caso stanno verificando i rapporti tra imprenditori e uomini dell'alta finanza con Luigi Bisignani. Il nome di Galbusera (non indagato, né in Why Not, né per la P4), emerse proprio nella sua inchiesta. E anche il nome della Italgo, sulla quale i pm stanno cercando di effettuare degli approfondimenti, per verificare la legittimità degli appalti ottenuti dalla Presidenza del Consiglio.
Il nome è quello. Ma non è l'unico. E il livello che stavo inquadrando era davvero molto alto. Perquisendo il principale indagato in Why Not, Antonio Saladino, trovai un biglietto dove, in riferimento ad alcuni appalti ministeriali, era affiancato il nominativo di Alfonso Papa. Lo stesso Papa che troviamo coinvolto nella P4. E in collegamento con Bisignani. Mi sembra sempre la stessa rete.

 

Lei pensa che sia stata questa "rete" a bloccarla?
Ne sono convinto. La rapidità con la quale mi hanno sottratto le indagini e il ministero ha istruito l'attività ispettiva è lampante. A giugno 2007 inizio a indagare su uomini dei servizi segreti, della Guardia di Finanza, di Finmeccanica. A luglio iscrivo Bisignani nel registro degli indagati. La sua perquisizione - stranamente, a mio avviso - va a vuoto. E di lì a poco accelera l'attività ispettiva. Per non parlare delle tante delegittimazioni che hanno accompagnato la mia vicenda e quella dei pm di Salerno che indagavano sul mio caso.

 09-03-2011]

 

 

 

MESTIZIA SCARICA IL SUO BAT-MORATTI: “MIO FIGLIO GABRIELE È INDIPENDENTE, ha 32 anni, SI ASSUMERÀ LE SUE RESPONSABILITÀ” - LA FINANZA E I PM INDAGANO SULLA CAVERNA abusiva DI BATMAN, la stampa SULLA VITA Del MORATTIno: LA RISSA CON EDDY IRVINE, I BODYGUARD, LE NOTTI ALL’HOLLYWOOD - L’ARCHITETTO CHE GLI HA FATTO CAUSA RACCONTA: RISTRUTTURAZIONI DA MILIONI DI EURO - uno PARI e PALLA AL CENTRO: PISAPIA HA L’AFFITTOPOLI Della compagna CINZIA SASSO, IL SINDACO L’ABUSO DEL FIGLIO. COS’ALTRO TIRERANNO FUORI I RISPETTIVI SEGUGI A 2 MESI DALLE ELEZIONI?...

1 - MILANO: MORATTI, MIO FIGLIO E' INDIPENDENTE E SI ASSUMERA' LE SUE RESPONSABILITA'...
(Adnkronos) - "Mio figlio e' indipendente, ha 32 anni, l'ho seguito quando era piu' piccolo". Cosi' il sindaco di Milano, Letizia Moratti, parla del figlio Gabriele indagato per presunti abusi edilizi. "Ognuno si assumera' le proprie responsabilita'" replica il primo cittadino. "Confermo che anche in questo caso, come sempre, sara' fatta la massima chiarezza".

 

In giornata e' attesa una riunione dei capigruppo dei partiti in consiglio comunale. Il vicesindaco Riccardo De Corato leggera' una relazione degli uffici tecnici in cui si ripercorrono le tappe dell'acquisto e della trasformazione della casa in via Airaghi, ribattezzata la 'casa-Batman' di proprieta' di Gabriele Moratti.

Una trasformazione abitativa che e' costata al 32enne Gabriele un'indagine da parte della Procura di Milano. "C'e' un'indagine della magistratura -spiega il sindaco- Indagini a cui guardo con serenita'". A chi le chiede se ha sentito il figlio Gabriele, la Moratti replica: "Ci siamo sentiti brevemente. L'ho sentito -conclude- sereno".

 


2 - LA MORATT-CAVERNA: INDAGINE SUL LOFT DEL FIGLIO DEL SINDACO DI MILANO...
Alessandro Da Rold per "Lettera43.it"

Negli ambienti della politica e della finanza meneghina lo chiamano l'enfant gatè di casa Moratti. Perché Gabriele, 32 anni, secondogenito di Gianmarco e Letizia, in questi anni ha spesso creato qualche grattacapo al prossimo candidato sindaco del centrodestra nel capoluogo lombardo.

 

L'ultimo lo ha segnalato il settimanale L'Espresso venerdì 4 marzo, raccontando di quei cinque loft in stile Batman in via Cesare Ajraghi 30, zona viale Certosa, circa 447 metri quadri sotto vincolo di destinazione industriale. E, proprio nella serata del 4 è stata aperta un'indagine della Guardia di finanza, che ha bussato alla sua porta, per aquisire documentazione e rilievi fotografici su ordine del procuratore Alfredo Robledo. Ora Gabriele Moratti è indagato per abuso edilizio per quella che i quotidiani hanno soprannominato la Batcaverna.

COME BRUCE WAYNE.
Del resto con Bruce Wayne, l'eroe dei fumetti ideato da Bob Kane, il rampollo del primo cittadino meneghino ha molto altro in comune oltre alla ricchezza.

 

Da poco, nel 2008, Gabriele Moratti ha fondato la Manta Security, società che come si legge sul sito «offre soluzioni personalizzate e integrate capaci di soddisfare ogni singola esigenza di sicurezza». Sarà quel mantello nero simile alle pinne del pesce marino ad avergli dato il suggerimento? La sede della società è in via Durini al 28, nei palazzi dove un tempo aveva sede l'Inter, squadra di calcio presieduta prima dal nonno e poi dallo zio Massimo.

LA MANTA E LE BONIFICHE AMBIENTALI.
Il servizio offerto viene utilizzato da personalità del mondo dello spettacolo, dell'imprenditoria e della politica. Ma la Manta interviene anche in casi di eventi e inaugurazioni. E a quanto pare, la società, garantisce la «messa in sicurezza» di qualsiasi struttura e, con le sue varie diramazioni, si occupa anche di indagini private, con la Manta Investigations, che, come si legge sempre sul sito «offre servizi speciali di investigazione, bonifiche ambientali e telefoniche».

 

Insomma, l'enfant gatè e il personaggio di Kane sembrano avere molto in comune. Non solo la passione per «la sicurezza», già dichiarata dallo stesso sindaco che raccontò di girare mascherata insieme a suo figlio di notte per controllare i quartieri di Milano, ma anche quella per i muscoli ben scolpiti. Grande amante della palestra, secondo chi lo conosce bene, Gabriele, in questi anni, ha sempre lavorato nell'ambito della security bazzicando anche il mondo delle notti milanesi.

QUEL TAVOLO AL PRIVÈ DELL'HOLLYWOOD
«Due lauree, in Psicologia e Storia dell'Arte, alla Duke University. Un passato in JPMorgan a Londra e Milano. Un ruolo di dirigente nella societá di famiglia. Un naturale spirito imprenditoriale, e la capacitá di capitalizzare le proprie esperienze, trasformandole in professionalitá». Così si definisce Gabriele Moratti sulla sua pagina web. Su Facebook il suo profilo è Gabriele 'Bebe' Moratti, soprannome con cui si fa chiamare tra gli amici. Tra i contatti, quelli di Alessia Fabiani e di altre note showgirls.

Amante del volontariato e degli animali, può vantare un posto nella Saras di famiglia come assistente del direttore generale Dario Scaffardi. Decise di aderire «all'idea imprenditoriale di Manta», si legge,« dopo avere apprezzato in prima persona l'eccezionale preparazione tecnica, psicologica e manageriale di Andrea Vittori, in occasione di una delicata operazione di sicurezza».

 

Non è dato sapere quale sia stata la delicata operazione condotta, di certo c'è che negli ultimi anni Gabriele è stato spesso visto alla discoteca Hollywood di Milano. Lì, come testimoniano gli assidui frequentatori della discoteca che fu chiusa nel luglio dello scorso anno per spaccio di cocaina, ha avuto sempre un tavolo fisso nel privè.

VICINO AL TRONO DI CORONA.
Il tempio di Vallettopoli e di Fabrizio Corona, frequentato da imprenditori, calciatori, belle ragazze e sportivi, lo catapultò nel 2008 sui quotidiani italiani per una rissa con l'ex pilota della Ferrari Eddy Irvine. Entrambi decisero di autodenunciarsi a vicenda, per lesioni gravi e minacce aggravate. L'irlandese sostenne che il figlio del sindaco, per questioni di gelosia relative a una sua ex ragazza, lo avrebbe assalito con pugni in testa. Moratti jr invece, lo denunciò per averlo colpito al volto: il processo è iniziato lo scorso febbraio.

Nel mondo delle discoteche si suggerisce di come anche in passato Gabriele abbia avuto a che fare con altre scazzottate nel mondo della movida notturna. In particolare quando compì i suoi primi passi nel settore della security, con il servizio di sicurezza dell'Armani Privè.

 

LA BATCAVERNA DALLE MILLE E UNA NOTTE
La vicenda dei loft era già esplosa nell'estate di quest'anno, quando un gruppo di architetti che aveva lavorato sull'immobile aveva deciso di protestare per il mancato pagamento. Secondo quanto ricostruisce l'Espresso, il titolare della società di ristrutturazione, l'architetto Gian Matteo Pavanello, ha portato le carte in tribunale, raccontando poi un aneddoto: «Il modello è la casa di Batman».

LA PISCINA SALATA.
Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere» si legge, «ha visto il progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di «200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco, piscina salata e soppalco-palestra»; «ponte levatoio che sale in un enorme soggiorno con cinema privato»; e al piano superiore «immense camere da letto».

UNA BOTOLA CON ACCESSO AL 'BUNKER'.
Quella di Gabriele è «particolare», con «mobili in pelle di squalo». L'effetto-Batman è garantito soprattutto da una «botola motorizzata» che porta in un bunker sotterraneo in cemento, con «ring da boxe» e «poligono di tiro insonorizzato». La mossa delle fiamme gialle segue l'audizione di Pavanello, titolare del gruppo che ha ristrutturato lo stabile, sentito oggi dalla polizia giudiziaria: ora Moratti jr dovrà vedersela in tribunale.

 


3 - "MORATTI JR VIDE IL FILM DI BATMAN
E CI CHIESE DI COSTRUIRE LA BOTOLA"...
Alessia Gallione per "Repubblica.it"

Dallo schermo del cinema al progetto per la maxiristrutturazione. Il bunker sotterraneo di via Ajraghi non è sempre stato presente nei disegni degli architetti di Gabriele Moratti. La Bat-caverna sarebbe spuntata in corso d'opera, quando gli operai erano ormai pronti a iniziare i lavori. E dopo l'uscita dell'ennesimo capitolo della saga dell'uomo-pipistrello: Il cavaliere oscuro. Un'illuminazione cinematografica, a sentire il racconto di Gian Matteo Pavanello. È lui, l'amministratore e titolare del gruppo Hilite che ha portato in tribunale la vicenda (una causa civile per un mancato pagamento) e acceso l'attenzione sulla ristrutturazione dei laboratori, a ricostruire l'ispirazione.

 

I lavori di nostra competenza - ricorda - dovevano iniziare a luglio del 2008, poi slittarono a settembre. Fu allora che l'architetto che si occupava del progetto ci chiamò dicendo che il disegno doveva essere rifatto. Moratti aveva visto l'ultimo film su Batman, si era entusiasmato e voleva aggiungere un piano interrato». Proprio quei sotterranei con tanto di botola meccanizzata, ring da pugilato e poligono di tiro, che sarebbero "rispuntati" durante il sopralluogo della finanza dello scorso venerdì.

LA CASA CONDONATA GRAZIE AL PGT
Alla fine, Pavanello dice di essere entrato in via Ajraghi a febbraio del 2009. Quando gli spazi erano già un cantiere. La storia della Bat-casa, quindi, sarebbe iniziata prima del 4 agosto del 2009. È in questa data che gli archivi del Comune conservano la prima richiesta di Gabriele Moratti: "Ampliamento di unità a uso laboratorio". C'è anche la «formazione di piano cantina» per realizzare la Bat-caverna.

 

«Il progetto - continua Pavanello - prevedeva un piano sotterraneo costruito con l'utilizzo di cemento armato speciale». Ma oltre ai sotterranei, sono molte le meraviglie di quello che per gli avvocati di Moratti jr è uno spazio commerciale. Tutto tornato alla luce durante l'ispezione disposta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Quei 447 metri quadrati sono una casa o uno show room? «Questo sta al magistrato stabilirlo - commenta Pavanello - posso dire che anch'io, come Moratti, ho la massima fiducia nella magistratura».

Durante le quattro ore di sopralluogo, le Fiamme gialle hanno scattato decine di foto a stanze dove niente sembrava abbandonato: camere da letto, un armadio pieni di abiti, la cucina e il frigo fornito, perfino uno stendino con i panni stesi. All'immobile si accede da due ingressi (uno per auto e moto) e, varcata la soglia, ecco la piscina con ponte levatoio. Il designer, che ha accompagnato i militari, non parla di quello che ha visto venerdì. Ma di quello che prevedeva il progetto: «Quello che anche i giornali hanno scritto: piscina, palestra, sauna, bagno turco...».

Una "casa giocattolo" e supertecnologica. «Siamo stati contattati dal progettista - dice - e le nostre tre società sono state tutte coinvolte: due si sono occupate degli impianti convenzionali, della progettazione e delle forniture illuminotecniche per l'impresa generale di costruzione.

Brera 30, che ha la causa in corso, ha fatto un appalto diretto con un contratto di 380mila euro al netto dell'imponibile controfirmato da Gabriele Moratti. Prevedeva l'esecuzione degli impianti domotici speciali: audiovisivi, integrazione dei sistemi di climatizzazione e supervisione. In totale circa 700mila euro di forniture».

 

E, a giudicare dagli impianti, la ristrutturazione non può che essere costata qualche milione di euro. Pavanello ha detto all'Espresso che, in vista dell'ispezione di settembre 2010 furono realizzate pareti di cartongesso. E ora spiega: «Mi fu riferito dalle maestranze che, a loro volta, avevano avuto la notizia dai vicini di via Ajraghi che notavano un gran trambusto notturno».

Tutto vero? Qualche traccia di cartongesso sarebbe riemersa dalle ultime indagini. Per i legati di Moratti i racconti di Pavanello sarebbero «falsità». Ma lui, perché, ha deciso di far emergere la vicenda? «Vado avanti - dice - perché non ho niente da nascondere. Dico la verità, sono un cittadino che ama la legalità e vorrebbe vivere in uno stato di diritto».

 07-03-2011]

 

 

 

MILANO DEBOLE - SILURO CONSOB CONTRO I SOGNI (DI DEBITO) DI LIGRESTI: GROUPAMA DEVE FARE L’OPA - GRILLI (FUTURO GOVERNATORE?) AI VERTICI DELL’UE - MORETTI SBERTUCCIA LUCHINO E LO SCARPARO: “CI VUOLE CORAGGIO A DIRE CHE AVETE CORAGGIO” - DRAGHI RICEVE UN’ALTRA LECCATA DAL “FINANCIAL TIMES” - UNICREDIT: NESSUN INCONTRO SULLA LIBIA - FASSINO, A SANT’INTESA BENESSIA APPENA RICONFERMATO - CONFALONIERI: “A NOI IL ‘CORRIERE’ NON INTERESSA - - ZINGALES BIS - ALITALIA, CASSA E MOBILITÀ PER 700…

- BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO DEBOLE...
(LaPresse) - Chiusura debole per Piazza Affari, con il Ftse Mib che perde lo 0,07% a 22.138,44 punti e il Ftse All-Share che lascia lo 0,11% a 22.756,59 punti. Milano non tiene ritmi del mattino di scambi, con il comparto bancario spinto dall'annuncio di ieri del presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, di un possibile rialzo dei tassi ad aprile. Una decisione che, applicata, porterebbe a un incremento degli utili per le banche. Pesanti timori però arrivano dal prezzo del petrolio, che a New York ha sfondato quota 103 dollari al barile.

 

Anche Wall Street viaggia in territorio negativo nella mattinata statunitense. Il dato degli ordini all'industria Usa registra a gennaio il balzo più significativo da quattro anni, ma è gonfiato dalla domanda di aerei. Più importante sembra il dato sulla disoccupazione, scesa a un tasso dell'8,9% a febbraio, il livello più basso dall'aprile 2009. In questo contesto, le principali Borse europee chiudono in rosso. Il Ftse 100 di Londra lascia lo 0,24% a 5.990,39 punti, il Dax di Francoforte cala dello 0,65% a 7.178,90 punti e il Cac 40 di Parigi vede un ribasso dell'1% a 4.020,21 punti.

A Milano Premafin e Fondiaria-Sai rimangono sospesi per tutta la giornata, in attesa della decisione della Consob su Groupama. Sono gli stessi francesi a comunicare che l'Antitrust ha deciso per l'obbligo di opa su Premafin e FonSai, affinché Groupama possa entrare con il 17% nella holding della famiglia Ligresti. I francesi prendono tempo e, spiegano, attendono di ricevere le motivazioni ufficiali della Consob per decidere se procedere con l'operazione.

Seduta di vendite per Prysmian. L'ex Pirelli cavi è la maglia nera del Ftse Mib, con un crollo del 3,91% a 15,25 euro. A tirare giù il titolo i conti del 2010 diffusi ieri, con un risultato netto rettificato scivolato del 16% a 173 milioni di euro. Rimane invece sulla parità Parmalat, con un lieve incremento dello 0,09% a 2,286 euro. A prendere parte alla lotta per il gruppo di Collecchio c'è anche il fondo d'investimento Charme della famiglia Montezemolo, che starebbe valutando di acquisire una quota per opporsi ai fondi stranieri, che possiedono il 15,3% di Parmalat.

 

Chiude tendenzialmente in positivo il comparto bancario del paniere principale. Salgono Popolare Milano (+1,42%), Banca Montepaschi (+0,86%), Unicredit (+0,33%), Ubi Banca (+1,20%), Intesa Sanpaolo, che sale dello 0,93% a 2,394 euro, beneficiando anche degli utili in aumento della controllata Banca Imi. Scendono Banco Popolare (-1,24%) e Mediolanum (-0,33%). Fuori dal Ftse Mib, Geox vola dopo l'uscita dei conti. Il gruppo del patron Mario Moretti Polegato sale del 7,70% a 4,25 euro.

2 - PREMAFIN: GROUPAMA, CONSOB IMPONE OPA SU HOLDING E FONSAI...
Radiocor - Una doppia Opa su Premafin e sulla controllata Fondiaria Sai. Questo il parere di Consob in risposta al quesito avanzato da Groupama in merito all'operazione che prevede l'entrata del gruppo francese nel capitale di Premafin con il 17-20%. 'Groupama prende atto del parere di Consob che un'offerta pubblica d'acquisto debba essere promossa sul capitale di Premafin e di Fondiaria Sai nel caso in cui Groupama, anche in quanto azionista di minoranza, partecipasse all'operazione cosi' come presentata a Consob', si legge nella nota diffusa dal gruppo francese. 'Poiche' Consob non ha al momento comunicato le motivazioni della propria decisione, Groupama esaminera' la situazione creatasi quando ne sara' debitamente informata', precisa il comunicato.

 

3 - CONSOB A GROUPAMA: PER PREMAFIN E FONSAI SERVE UN'OPA...
(LaPresse) - "Come previsto dall'accordo con gli azionisti di maggioranza di Premafin e comunicato al mercato - spiega Groupama - l'investimento previsto nell'ambito dell'aumento di capitale di Premafin è condizionato dall'assenza dell'obbligo di lanciare un'offerta pubblica d'acquisto sul capitale di Premafin e/o delle sue controllate". La Consob non ha ancora comunicato le motivazione ai francesi che esamineranno, si legge nella nota, la situazione "quando ne sarà debitamente informata".

4 - UE: GRILLI ELETTO PRESIDENTE COMITATO ECONOMICO E FINANZIARIO...
(Adnkronos/Aki) - Il direttore del Tesoro italiano Vittorio Grilli e' stato eletto oggi presidente del Comitato economico e finanziario dell'Ue, organo che si occupa in particolare di fornire gli indirizzi politici all'Ecofin. E' quanto si apprende da fonti diplomatiche italiane.

 

5 - GENERALI: MIGLIETTA (CRT), CRISI SUPERATA SENZA COSTI PER I SOCI...
Radiocor - Nel considerare l'operato dei manager di Generali 'bisogna guardare alle cose importanti' raggiunte in passato, soprattutto durante la crisi finanziaria mondiale, e tenere a mente che 'quello che conta sono i risultati'. Lo ha detto a Radiocor Angelo Miglietta, segretario generale della Fondazione Crt e consigliere della compagnia, a margine della presentazione delle nuove borse di studio dell'ente, azionista di Generali attraverso Effeti. Generali, ha spiegato Miglietta, 'nel panorama delle grandi compagnie assicurative italiane ed europee, ha superato la crisi senza nessun aumento di capitale, mantenendo la posizione competitiva e anzi rafforzandola'.

La qualita' del management 'si vede in queste cose', ma anche 'nella capacita' di ammortizzare gli effetti della crisi senza scaricarne il costo sugli azionisti e questo in una situazione che non era certamente facile. Si tratta di un grande precedente'. Detto questo, ha continuato Miglietta, 'il consiglio ha ribadito che l'orient amento di base di tutte le operazioni e' quello di massimizzare la creazione di valore, naturalmente non solo dal punto di vista speculativo, perche' Generali non e' di certo un hedge fund'.

 

6 - UNICREDIT: COMBA (CRT), NON RISULTA INCONTRO FONDAZIONI A BREVE...
Radiocor - Non ci sono per ora in programma incontri tra le principali Fondazioni azioniste di UniCredit per parlare delle quote in mano agli azionist i libici. 'Non mi risultano appuntamenti a breve termine', dice a Radiocor Andrea Comba, presidente della Fondazione Crt, a margine della tavola rotonda 'Diamo credito ai giovani' organizzata a Torino dalla Fondazione. Comba non si sbilancia sull'evolversi degli eventi in Libia e sulle sue ripercussioni per la governance di UniCredit anche se, sottolinea lo stesso Comba, 'siamo azionisti di peso'. E alla domanda se la situazione sia in qualche modo preoccupante e da monitorare ha annuito.

 

7 - COMPAGNIA SANPAOLO: FASSINO, IMPROPRIO DISCUTERE DI SCADENZE LONTANE NEL TEMPO...
(Adnkronos) - 'Sono rumors del tutto infondati anche perche' se non ricordo male Angelo Benessia restera' in carica per molto tempo, e' stato rinnovato recentemente'. Cosi' il candidato sindaco di Torino per il centrosinistra, Piero Fassino, replica ad alcune indiscrezioni pubblicate da un settimanale secondo cui lo stesso Fassino sarebbe orientato a sostenere alla presidenza della Compagnia di Sanpaolo Sergio Chiamparino al posto di Benessia.

'Mi pare del tutto inopportuno ed improprio discutere di scadenze e rinnovi che sono molto lontani -ha aggiunto Fassino a margine della presentazion della 'biennale democrazia'- in ogni caso non ho discusso con nessuno di nulla'.

 

8 - MEDIASET: CONFALONIERI, A NOI CORRIERE NON INTERESSA, CREATO CASO SU NULLA...
(Adnkronos/Aki) - "A noi il Corriere non interessa e neanche a Berlusconi", e' quindi stato "creato un caso su una cosa che non esiste". E' quanto ha affermato il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, a margine di un incontro a Bruxelles con i grandi gruppi europei invitati dalla commissaria Ue Neelie Kroes a un incontro sulla realizzazione dell'agenda digitale Ue.

 

"Noi non abbiamo nessuna voglia di prendere giornali che, figuriamoci, in questo momento van tutti male", ha detto il presidente di Mediaset, ribadendo la sua posizione nella polemica con il presidente onorario di Rcs Cesare Romiti dovuta a una norma contenuta nel decreto Milleproroghe sulla combinazione della proprieta' di tv e giornali. "E poi il Corriere chi ce lo da'? Ci sono 27 proprietari, a me non interessa e a Berlusconi neanche", ha continuato Confalonieri, che ha affermato di avere sentito al telefono lo stesso Romiti e di avergli detto che "cercano di farci litigare".

9 - FERROVIE: MORETTI A SCIARRONE, CI VUOLE CORAGGIO A DIRE CHE AVETE CORAGGIO...
(Adnkronos) - Scintille sui binari dell'alta velocita'. Prima ancora che entri nel vivo la sfida tra il Frecciarossa e Italo, i toni della polemica tra Fs e Ntv rimangono sempre alto. E una nuova occasione e' stata offerta oggi dal workshop organizzato da Federmanager, alla cui tavola rotonda hanno partecipato i due diretti contendenti: l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e l'amministratore delegato di Nuovo Trasporto Viaggiatori, Giuseppe Sciarrone.

 

A dare il la' e' stato proprio Sciarrone che ha rivendicato il 'coraggio' di Ntv che ha messo in campo 'il piu' grande investimento mai fatto in Europa da un soggetto non pubblico' e, al contempo, respinto l'accusa mossa alla societa' fondata, tra gli altri, da Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle di puntare soltanto al mercato ricco dell'alta velocita'. Parole, quelle di Sciarrone, che Moretti non ha perso l'occasione di commentare.

'Ci vuole coraggio- ha commentato ironicamente al termine della tavola rotonda- a dire che hanno avuto coraggio...'. Ed ecco perche': 'fanno solo la tratta Roma-Milano - ha detto Moretti - e deciso di abbandonare la Roma-Bari, che, invece, inizialmente, volevano fare. Altro che crema! E' come se in un cesto di ciliegie stessero scegliendo quelle migliori'.

E parlando di mercato ricco e mercato non remunerativo, Moretti ha voluto lanciare oggi una proposta: quella di distribuire equamente i 149 treni a lunga percorrenza su tratte non remunerative e non sussidiati da finanziamenti pubblici, oggi operati dalle Fs.

 

10 - USA, TASSO DISOCCUPAZIONE 8,9% A FEBBRAIO, MINIMO DA APRILE 2009...
(LaPresse/AP) - Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso a febbraio all'8,9%, il punto più basso dall'aprile 2009. L'economia del Paese ha visto un incremento di 192mila posti di lavoro nel mese scorso. Il tasso di disoccupazione è sceso per il terzo mese consecutivo dal 9,8 di novembre, segnando il più forte calo in tre mesi dal 1983. I disoccupati americani sono 13,7 milioni, ancora quasi il doppio rispetto al periodo precedente alla recessione.

11 - PORTOGALLO: DANNOSO AUMENTO TASSI INTERESSE ANNUNCIATO DA TRICHET...
(LaPresse/AP) - Le dichiarazioni del presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, sul probabile aumento dei tassi di interesse europei dal mese prossimo ha fatto scattare i campanelli d'allarme in Portogallo. Secondo gli analisti il Paese potrebbe ripiombare nella crisi, che sarà più lunga e più dura. Le rate dei mutui aumenteranno, i prestiti alle imprese diventeranno più costosi e gli esportatori avranno più problemi se l'euro continua a rimanere così forte.

Queste prospettive sono gestibili in Paesi come Germania o Francia, ma saranno difficili da affrontare dal Portogallo, il cui tasso di disoccupazione è superiore all'11% e ci sono aumenti delle tasse e diminuzioni degli stipendi per fare in modo che il governo riesca a sistemare le proprie finanze. "Sono decisamente cattive notizie per il Portogallo e i portoghesi", ha detto Joao Pereira Leite, a capo degli investimenti della banca portoghese Banco Carregosa. "Si tratterebbe, indirettamente - ha commentato - di un'altra misura di austerity".

 

12 - TELECOM: ASSOGESTIONI RICANDIDA ZINGALES IN CDA, ASSE CON FONDI ESTERI...
Radiocor - Assogestioni, l'associazione che rappresenta le sgr italiane, e' pronta a ricandidare Luigi Zingales come rappresentante dei fondi nel cda di Telecom Italia, in vista dell'assemblea di aprile, chiamata a rinnovare il consiglio dopo tre anni di mandato. La novita' rispetto a tre anni fa, secondo quanto risulta a Radiocor, e' che la lista di Assogestioni, composta da tre nominativi, tra cui quello dell'economista, primo della lista, potra' rappresentare anche i fondi esteri azionisti di Telecom. Nelle settimane precedenti ci sono stati inoltre contatti tra Assogestioni e la Findim di Marco Fossati, socio di Telecom con quasi il 5%, contatti che si sono conclusi con un nulla di fatto.

Attualmente, secondo le comunicazioni Consob, tra i soci di Telecom figurano anche BlackRock con il 2,9% circa, AllianceBernstein con il 2% e Brandes Investments con il 4% del capitale ordinario e il 7,12% delle risparmio (come reso noto da un filing Sec del 14 febbraio). Le liste dovranno essere prese ntate entro il 15 marzo: il 10 marzo sono in calendario sia il comitato nomine di Mediobanca sia il cda Telco, azionista con il 22,5% di Telecom. Dalla lista di Telco, quella di maggioranza, saranno tratti i quattro quinti degli amministratori da eleggere. Tre anni fa i fondi italiani, con lo 0,5417% del capitale, avevano presentato una lista composta da quattro candidati.

 

13 - BANCHE: FT, CRISI EVITABILE CON CONTROLLI EFFICACI COME QUELLI ITALIANI...
(Adnkronos) - "La debolezza della supervisione" sugli istituti di credito "e' stata uno degli elementi principali della crisi: se i controlli fossero stati piu' efficaci (come quelli in Canada, Italia e Francia) si poteva evitare il peggio". E' il commento del 'Financial Times', a firma di Jacques de Larosie're, presidente del think tank Eurofi, in un'analisi del settore bancario dopo il varo delle norme di Basilea 3.

Fra le riforme del sistema, sottolinea l'economista, "non sembrano esservi misure significative per rafforzare la funzione di controllo, che nel prevenire le crisi sembra essere piu' importante delle stesse regole" di sistema.

Rilanciando l'allarme espresso da Mario Draghi proprio in un recente incontro all'Eurofi, de Larosie're evidenzia inoltre la contraddizione fra "un settore bancario sempre piu' regolato e un vasto sistema 'ombra'", composto da veicoli strutturati di investimento, da particolari categorie di hedge fund e da fondi di investimento attivi nel mercato monetario. Cosi', per "giocare alla pari", conclude l'economista, "sara' cruciale" il ruolo del Financial Stability Board nel definire le regole di supervisione e dell'Fmi nel verificarne l'applicazione.

 

14 - FINANZA: DRAGHI, COMPLETARE RIFORMA REGOLE INTERNAZIONALI...
(Adnkronos) - Andare avanti con la riforma della regolamentazione finanziaria internazionale. E' l'invito che arriva dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel suo intervento a Parigi a una conferenza organizzata dalla Banca di Francia. "Dobbiamo continuare a migliorare la cooperazione internazionale e le priorita' sono tre: primo, va completata la riforma del sistema finanziario internazionale; secondo, va sviluppato un sistema migliore di sorveglianza macroprudenziale, puntando sulla capacita' delle Autorita' di individuare ii rischi sistemici e, soprattutto, di agire sugli avvertimenti preventivi; terzo, e cruciale, servono norme e regole di condotta per coordinare le politiche nazionali", spiega il numero uno di Via Nazionale.

15 - ACCORDO ALITALIA-SINDACATI, CASSA E MOBILITÀ FINO A 700 LAVORATORI...
(LaPresse) - Accordo raggiunto fra Alitalia e sindacati per l'uscita dalla compagnia di un massimo di 700 lavoratori, attraverso cassa integrazione e mobilità su base volontaria. I contenuti dell'intesa, siglata oggi nella sede di Confindustria, sono stati riferiti da fonti sindacati, l'azienda per il momento non ha commentato. La Cigs potrà essere richiesta da personale di terra, assistenti di volo e piloti e potrà andare da 12 mesi a 48 mesi. L'accesso alla mobilità potra essere richiesto per un massimo di ulteriori tre anni.

 

Per gli assistenti di volo, l'azienda accoglierà 550 richieste di part-time a fronte di 700 ricevute. Tra queste richieste verranno reintegrati nell'azienda 160 lavoratori a tempo indeterminato, e 110 domande di trasferimento di base, ovvero da un aeroporto all'altro, verranno accettate. Per i piloti è prevista l'accettazione di un minimo di 32 richieste di part-time e in 10 torneranno dalla Cigs. Tra il personale di terra l'accordo prevede che vengano stabilizzati a tempo indeterminato tutti i dipendenti con un contratto a termine da prima del 2004, circa 130 lavoratori.

Dal primo marzo verrà istituita una commissione paritetica tra azienda e sindacati, per verificare che a livello strettamente operativo l'intesa proceda in modo funzionale. I sindacati non escludano che si possa ricorrere a corsi di formazione o perfino a nuove assunzioni, per colmare i vuoti nei vari settori che il piano di Cigs potrebbe lasciare. A siglare l'accordo con l'azienda sono stati Filt-Cgil, Cisl, Uil-trasporti e Ugl-trasporti.

 

16 - SIAE: RONDI, ESTENDERE I DIRITTI D'AUTORE A TUTTI I NEW MEDIA...
(Adnkronos) - Estendere i diritti d'autore a tutti i new media. E' questo l'obiettivo ambizioso che il neo commissario straordinario della Siae, Gianluigi Rondi, ha dato a se stesso. Ma i target da centrare, come annuncia, sono molti. "Assumo questo incarico - dice all'ADNKRONOS - con l'obiettivo di mantenere l'equilibrio tra tutti i componenti della Societa', sia autori che editori e, soprattutto, con il desiderio di sostenere gli autori comunque e dovunque si esprimano".

 

 

"Un commissario straordinario - spiega - non fa altro che mettere nelle condizioni un'azienda di ben funzionare con gli strumenti normativi di cui dispone. Ed e' questa la mia ambizione. Alla fine del mio mandato - dice Rondi guardando al medio periodo - vorrei predisporre uno statuto in accordo con il direttore generale Gaetano Blandini. Uno statuto - rimarca - che soddisfi tutti, che metta d'accordo i diversi gruppi e i vari esponenti della Societa'. Sono convinto che, consultando tutti e riassumendo cio' che mi diranno, si arrivera' ad uno strumento che permettera' alla Siae di incamminarsi sulla via del futuro".

17 - YUNUS NON SI ARRENDE, ORA VOLA A WASHINGTON...
Romeo Orlandi per Radiocor - Continua con un'acredine inedita la guerra del governo del Bangladesh contro Mohammad Yunus, il padre del microcredito. Lo scorso dicembre l'esecutivo dell'Awami league, presieduto da Sheikh Hasina Wajed, figlia dell'eroe dell'indipendenza, ha iniziato una campagna mediatica senza precedenti contro il premio Nobel per la Pace 2006. La sua attivita', riconosciuta in tutto il mondo come nobile e meritoria, e' stata etichettata come 'un modo di succhiare il sangue dei poveri in nome della riduzione della poverta''. A Febbraio, il Governo ha formalmente chiesto a Yunus di dimettersi da Direttore della Grameen Bank.

 

L'istituzione, fondata nel 1976, e' la memoria, il cuore e la cassaforte del microcredito. Il suo nome e' sinonimo di Yunus che continua a dirigerla ed a raccogliere fondi da donatori internazionali che danno fiducia alla benemerenza della sua attivita'. Ammontano oggi a $ 955 milioni i prestiti concessi a 8,3 milioni di creditori. Si tratta quasi sempre di donne dei villa ggi che non potrebbero accedere ai normali canali delle banche perche' non offrono sufficienti garanzie. Le piccole somme servono a costruire una casa, ad avviare un'attivita' commerciale, a costruire un sentiero. La restituzione delle somme ha registrato negli anni livelli sorprendentemente alti, superiori al 90%. Ora la tenaglia contro Yunus registra l'intervento della Bangladesh Bank (l'Istituto centrale) che l'ha sospeso per decorrenza dei limiti d'eta'. 04-03-2011]

 

 

 

1- SULLO SFONDO DEL GOLFO PARTENOPEO E PARTE-WOODCOCK, L’INDAGINE CHE RUOTA INTORNO A LUIGI BISIGNANI, UOMO-OMBRA DI GIANNI LETTA, OGGI SI INGROSSA DI UN NUOVO CAPITOLO DELLA GUERRA TRA L’EMINENZA AZZURRINA E TREMENDINO TREMONTI PER RIDISEGNARE LA GEOGRAFIA DEL POTERE IN VISTA, NON SOLO DEL POST-BANANA, MA SOPRATTUTTO DAVANTI ALLE NOMINE IN APRILE NELLE SOCIETÀ DETENUTE DAL TESORO COME ENI, ENEL, FINMECCANICA E TERNA, IL "POTERE REALE" DEL PAESE - 2- ATTRAVERSO LE PAGINE DE "IL GIORNALE" DI FAMIGLIA, ARRIVA OGGI IL SEGUENTE, BOMBASTICO "AVVISO AI NAVIGATI": "A ROMA FANNO NOTARE COME PURE TREMONTI SIA STATO A SUO TEMPO TOCCATO DA UNA VICENDA GIUDIZIARIA: È L’"OPERAZIONE MALTA", UN’INCHIESTA SU FRODI FISCALI, ANCHE QUESTA DELLA PROCURA DI NAPOLI, CHE COINVOLGE IL BRACCIO DESTRO DEL MINISTRO MARCO MILANESE, E PER LA QUALE È STATO SENTITO UNA VOLTA ANCHE LO STESSO MINISTRO. PARITÀ? NON SI SA, MA PARE CHE BERLUSCONI ABBIA DI RECENTE DETTO CHE: "O TROVATE UN ACCORDO O DECIDO IO DA SOLO". CHE QUALCUNO INTERPRETA COME UN MANTENIMENTO DELLO STATUS QUO"

1 - NAPOLI, NUOVI INTERROGATORI NELL´INCHIESTA SUI SOLDI ALL´EDITORIA...
Dario Del Porto e Francesco Viviano per "la Repubblica"

 

I dossier. Gli appalti. E adesso i criteri utilizzati per le provvidenze all´editoria. L´inchiesta della Procura di Napoli, partita dall´ipotesi di un «sistema informativo parallelo» destinato all´utilizzo di notizie riservate per dossier o ricatti, apre un nuovo capitolo. I pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, con il procuratore aggiunto Francesco Greco, indagano per comprendere se il meccanismo dei contributi all´editoria erogati dalla presidenza del Consiglio sia stato talvolta utilizzato, in questi anni, anche per elargire premi o punizioni.

 

Un´ipotesi di lavoro, per il momento. I magistrati hanno sentito fra gli altri come testimoni Italo Bocchino, braccio destro di Gianfranco Fini ma anche esponente politico di riferimento del quotidiano napoletano "Roma", Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, già direttore editoriale dell´agenzia di stampa "Il Velino" e l´attuale capo dipartimento Informazione ed editoria di Palazzo Chigi Elisa Grande.

L´indagine, che vede indagato solo un sottufficiale dei carabinieri, ruota attorno alle relazioni e agli affari di Luigi Bisignani. Ad alcuni testimoni, i pm hanno rivolto domande anche sul periodo nel quale la concessionaria di pubblicità "Visibilia" era nella disponibilità di Bisignani. Ieri la Procura ha restituito spontaneamente il materiale (fra cui 19 certificati di deposito azionario accesi presso una società anonima lussemburghese) sequestrato nelle perquisizioni nei confronti della segretaria, dell´autista e della madre di Bisignani.

 

La scelta, comunicata ieri all´udienza di Riesame sul ricorso degli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, conferma la volontà dei pm di non scoprire le carte. Martedì sera hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti dai magistrati l´imprenditore Anselmo Galbusera e il manager Angelo Rovati, destinatari poche ore prima delle perquisizioni disposte nell´immobile di via della Mercede a Roma nell´ambito del filone sull´appalto per il riordino del sistema informatico della presidenza del Consiglio. Gara che, ha precisato in una nota Palazzo Chigi «ha consentito un´ottimizzazione dei costi e una razionalizzazione delle risorse precedentemente ripartite su oltre 50 società».

 

La procedura, si legge ancora, «è stata espletata ai sensi dell´articolo 17 del codice degli appalti, ha visto coinvolte primarie società di servizi munite del prescritto nulla osta e già operanti presso amministrazioni pubbliche» e ha ricevuto il «parere del tutto favorevole» dell´ente preposto alle valutazioni di «congruità economica».

Palazzo Chigi ricorda che il prefetto di Roma «non ha alcuna competenza nelle procedure di appalto della Presidenza del Consiglio» e spiega che Italgo, la società di Galbusera, «inizialmente non invitata, è stata successivamente ammessa a presentare offerta in un raggruppamento temporaneo d´impresa su richiesta della Selex service management come previsto dal disciplinare di gara e dalla vigente normativa. La gara è stata aggiudicata al prezzo più basso e ha consentito un risparmio annuo del 15 per cento».

 

2 - I PM DI NAPOLI, LA P4, E LO STRANO TEMPISMO DI ATTACCARE LETTA E SCARONI ALLA VIGILIA DELLE NOMINE...
Marcello Zacché per "Il Giornale"

Questa sembra una di quelle volte in cui a pensar male ci si azzecca. E poco importa se si fa anche un piccolo peccato. Ma capita che nei giorni decisivi per le nomine delle società a controllo pubblico, un'inchiesta giudiziaria della procura di Napoli, guidata dal noto pm Henry John Woodcock e da Francesco Curcio, insinui veleni e sospetti intorno al più grande gruppo industriale italiano, l'Eni, e al suo ad Paolo Scaroni. Coinvolgendo anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta.

 

Entrambi (Letta c'è già stato, Scaroni è atteso a giorni) sono chiamati a testimoniare in merito all'esistenza di un'associazione segreta (detta «P4»), che avrebbe al centro il manager di relazioni istituzionali Luigi Bisignani e che - attraverso l'uso di informazioni ottenute anche dai servizi segreti - sarebbe in grado sia di interferire nelle «funzioni di organi costituzionali» sia di esercitare pressioni attraverso «attività di dossieraggio».

Né Scaroni, né Letta sono indagati. Ma il solo loro ventilato coinvolgimento in un'inchiesta di cui per ora si sa nulla, ne indebolisce la posizione. E questo avviene quando mancano solo 30 giorni alla presentazione delle liste per il rinnovo dei vertici di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e Poste.

 

Oltre che di tutta una serie di società controllate e collegate che, secondo un calcolo fatto da tempo del Giornale, riguardano il 15-16% del nostro Pil e mezzo milione di lavoratori. Il 4 aprile vanno presentate le liste dei cda (9 membri) di Eni ed Enel. Tre giorni prima scadono i termini per quelle di Poste e Finmeccanica (rispettivamente 9 e 5 posti in cda). Per Terna (altri 9 posti) c'è qualche giorno di più.

 

 

La partita la gioca prima di tutto Silvio Berlusconi, che si muove di concerto con Letta. Mentre l'altro protagonista è Giulio Tremonti che, da ministro dell'Economia, detiene i pacchetti azionari di controllo. E tra i due, è noto, la rivalità sul fronte delle nomine (come si è visto per Consob ed autorità dell'Energia, dove l'ha spuntata Tremonti), è all'ordine del giorno. Per questo un indebolimento di Letta ha un bel peso in questa partita.

 

Anche se a Roma fanno notare come pure Tremonti sia stato a suo tempo toccato da una vicenda giudiziaria: è l'«operazione Malta», un'inchiesta su frodi fiscali, anche questa della procura di Napoli, che coinvolge il braccio destro del ministro Marco Milanese, e per la quale è stato sentito una volta anche lo stesso ministro. Parità? Non si sa, ma pare che Berlusconi abbia di recente detto che: «O trovate un accordo o decido io da solo». Che qualcuno interpreta come un mantenimento dello status quo.

 

Nel merito, per quanto riguarda le cariche operative, è difficile pensare che la posizione di Scaroni, possa indebolirsi. Soprattutto alla luce della vicenda libica: sono in gioco il 10% del nostro gas e il 25% del petrolio. Cambiare il capo dell'Eni proprio adesso pare una follia. E se non cambia Scaroni, che occupa la casella più alta, rimangono al loro posto anche Fulvio Conti, ad dell'Enel, e Flavio Cattaneo ad di Terna (che ha ribadito anche ieri di non voler muoversi). Mentre negli ultimi giorni si è rinforzata la posizione di Pier Francesco Guarguaglini, gran capo di Finmeccanica, che rimarrebbe presidente ottenendo deleghe importanti come quella per l'estero.

Mentre nella posizione di ad potrebbe arrivare un manager del gruppo come Giuseppe Orsi (Augusta Westland), gradito alla Lega. Politicamente, nelle presidenze e nei cda cambieranno gli equilibri tra finiani e Udc da un lato (tutti in uscita) e la Lega, appunto, che si rafforzerà: potrebbe collocare Giancarlo Galan all'Enel o Massimo Ponzellini all'Eni al posto dei presidenti Piero Gnudi e Roberto Poli giunti già al quarto mandato. O puntare al vertice delle Poste dove il presidente Giovanni Ialongo è in uscita.03-03-2011]

 

 

 

PALLE EOLICHE E SÒLE SOLARI - EVVIVA LE ENERGIE RINNOVABILI! PECCATO CHE SIAMO RIUSCITI A TRASFORMARE PURE QUELLE IN UN RACKET, FATTO DI SPRECHI, INCENTIVI FOLLI, INEFFICIENZE E CRIMINALITÀ ORGANIZZATA - L’UNICA COSA SICURA È QUESTA: NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI, PRESENTATE DOMANDE PER 130 MILA MEGAWATT, A FRONTE DI UNA POTENZA ELETTRICA INSTALLATA, NEL CORSO DELL’ULTIMO SECOLO, DI 105 MILA MW. LA NOSTRA RETE NON POTREBBE MAI SOPPORTARLI - ORA IL GOVERNO TAGLIA GLI INCENTIVI, TANTO PER L’ENERGIA INVENDUTA PAGHIAMO NOI CON LE BOLLETTE: 1 MLD € SOLO NEL 2010…

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

Il conto alla rovescia è cominciato già da qualche settimana, quando è stato chiaro che da un giorno all'altro, improvvisamente, poteva finire la pacchia. Quel giorno si stava pericolosamente avvicinando. Tremavano in migliaia. Tremavano le imprese che avevano costruito autentiche fortune. Tremavano le 20 mila persone che ruotano intorno a quel business. Tremavano perfino le banche, che avevano trovato nei finanziamenti alle fonti rinnovabili una lucrosa alternativa al credito tradizionale, azzannato dalla crisi. È successo che lo scorso anno si è deciso di mettere un limite agli incentivi concessi per realizzare impianti fotovoltaici.

 

Incentivi che, per dirla con l'Authority, sono fra i «più profittevoli al mondo» .

Un assaggio: mentre il costo medio dell'energia in Italia si aggira sui 60-70 euro al chilowattora, chi produce elettricità con il fotovoltaico intasca ancora oggi fino a 402 euro. Vi chiederete: chi paga? Ovviamente gli utenti. Gli incentivi finiscono per gravare sulla bolletta. E sono così grandi da aver generato una ubriacatura generale, di cui fa le spese l'intero sistema. Basti pensare che negli ultimi quattro anni sono state presentate domande di impianti alternativi per 130 mila Megawatt, a fronte di una potenza elettrica installata, nel corso dell'ultimo secolo, di 105 mila Megawatt.

Una quantità assurda, che la nostra rete non potrebbe mai sopportare. Ma nel frattempo gli investitori prenotano le connessioni, anche se poi non produrranno un chilowattora. Tanto non costa nulla. Per scoraggiare i buontemponi l'Autorità per l'energia aveva decretato l'obbligo di fideiussioni bancarie che sarebbero state escusse nel caso di mancata realizzazione degli impianti.

 

Ma il Tar ha sospeso tutto: e ti pareva? La corsa al pannello è stata così frenetica che quest'anno gli utenti dovranno pagare, fra maggiore costo della bolletta e quant'altro, una sovrattassa di 5,7 miliardi di euro per le energie alternative. Di cui soltanto 3 miliardi per il solo fotovoltaico. Nel solo 2009 se l'elettricità prodotta con fonti rinnovabili è salita del 13%e l'eolico è cresciuto del 35%, gli impianti solari hanno registrato un balzo clamoroso: +418%. Ecco perché nel 2010 si è stabilito un tetto. Una volta raggiunta la soglia di 8 mila Megawatt di potenza installata, stop. Gli incentivi sarebbero finiti.

Il fatto è che per raggiungere quel limite ci sarebbe stato tempo fino al 2020, ma l'accelerazione che si è registrata negli ultimi tempi, legata anche al fatto che gli incentivi decrescono man mano che passa il tempo, ha fatto bruciare le tappe. E sarebbe stata solo questione di mesi. Secondo l'autorità per l'energia sarebbero stati già installati, al 31 dicembre 2010, 6.500 Megawatt. Ma stime di Alessandro Clerici, presidente del gruppo di studio del World Energy Council su «Risorse energetiche e tecnologiche» dicono che dovremmo essere già a 7.400 Megawatt.

 

Per giunta avrebbe regnato l'incertezza più totale. Nei prossimi giorni dovrebbe essere pronto un nuovo decreto del governo per razionalizzare l'intera materia. E proprio lì c'è la soluzione al problema. Naturalmente al netto delle divergenze di opinioni che già si sono manifestate all'interno dell'esecutivo, perché un punto fermo sarebbe stato già acquisito: quel tetto di 8.000 megawatt non esiste più. Abbiamo scherzato. Per quel che ne sappiamo, inoltre, il provvedimento dovrebbe abolire il meccanismo dei certificati verdi, sistema con il quale sono incentivati anche gli impianti eolici.

Di che cosa si tratta? Sono veri e propri titoli che si vendono e si comprano alla borsa elettrica. Mediamente valgono 80 euro a Megawattora, cui si aggiungono i soldi che il produttore incassa per l'energia messa in rete. Il decreto dovrebbe poi prevedere una barriera dimensionale degli impianti fotovoltaici (5 Megawatt), al di sopra della quale per accedere agli incentivi sarebbe necessaria una gara. Più o meno come in Francia. Piccolo particolare, sul livello dei futuri incentivi è buio totale. Quelli dovranno essere stabiliti con successivi decreti dai singoli ministeri: certo ne vedremo delle belle.

Normale, per un Paese dove si passa facilmente da un estremo all'altro. E può davvero accadere di tutto. Il cosiddetto provvedimento Cip 6 del 1992, per esempio. Dopo la vittoria dei Sì al referendum antinucleare del 1987 venne stabilito di incentivare la produzione di energie rinnovabili. Ma al dunque una manina probabilmente indirizzata dai petrolieri aggiunse due paroline «e assimilate» che stravolsero il principio, aprendo la porta dei ricchi incentivi perfino agli scarti inquinantissimi delle raffinerie.

Risultato, soltanto dal 2001 al 2010 il Cip 6 è costato agli utenti 22,8 miliardi di euro, per almeno metà finiti a chi produceva con combustibili fossili. Si sperava che la pacchia finisse subito dopo che l'Unione Europea aveva fissato l'obiettivo secondo il quale entro il 2020 il 17%di tutti i consumi energetici dovrebbe essere soddisfatto con fonti rinnovabili. Ma c'erano i vecchi contratti in essere. E a questi si sono aggiunti i nuovi superincentivi necessari, si diceva, per centrare l'obiettivo continentale.

 

Peccato che siano superiori in media anche dell' 80%a quelli concessi dagli altri Paesi europei, come ha dimostrato sul Corriere Massimo Mucchetti. Come risultato, l'Italia si è riempita in pochi anni di impianti fotovoltaici. E non soltanto sui tetti delle case, dove c'è circa metà della potenza installata. I pannelli hanno invaso pure il territorio. Del 295 Megawatt operativi in Puglia, 239 sono prodotti da 497 impianti collocati su 358 ettari di terreni agricoli. Per non parlare delle pale eoliche, diventate l'ossessione degli ambientalisti.

Grazie a un sistema assurdo di incentivazione hanno finito per metterle anche dove tira una leggera brezza. Con la scusa poi delle carenze nella trasmissione, è stato previsto una specie di indennizzo di «mancata produzione» dovuta alla impossibilità di immettere l'elettricità nella rete. Nel 2009 sono stati pagati ai produttori 12,5 milioni. La verità è che le reti sono frequentemente sature non solo per ragioni strutturali, ma anche a causa dell'offerta elevatissima.

La dimostrazione sta nella somma enorme che il Gestore dei servizi energetici (la società pubblica a cui fa capo la Borsa elettrica) paga per acquistare i «certificati verdi» invenduti: 940 milioni nel 2010, forse 1,4 miliardi quest'anno. Va da sé che con tutti questi soldi in ballo l'affare delle energie alternative ha attirato speculatori, faccendieri, e truffatori.

 

Romani ha raccontato in una lettera al Corriere che a dicembre in Puglia un impianto aveva comunicato l'entrata in funzione di 8 Megawatt, ma quando i tecnici del ministero sono andati a fare una verifica, non hanno trovato che pannelli per 40 Kilowatt: 200 volte meno della potenza dichiarata.

Per non parlare dell'offensiva delle organizzazioni criminali, dalla Sardegna alla Sicilia alla Puglia, partita dall'eolico e ora approdata all'energia solare. Durante una trasmissione di Radio 24 il magistrato della Procura antimafia Maurizio De Lucia ha azzardato il paragone con il sacco di Palermo. Un caso? Nella sola provincia di Siracusa la Finanza ha sequestrato impianti fotovoltaici mai entrati in funzione e ammessi a incentivi per 10 milioni di euro. 03-03-2011]

 

 

 

MILANO NEGATIVA, TRICHET LASCIA I TASSI ALL’1% (MA DA APRILE SALGONO, COME L’INFLAZIONE) - SCIOPERO GENERALE IL 6 MAGGIO - LA SEDE DEL NUCLEARE A ROMA - PINAULT CARICO DI SOLDI VUOLE FARE SHOPPING IN ITALIA - CONFALONIERI QUERELA ‘REPUBBLICA’ - IL FUTURO DI DAHLIA IN MANO ALL’ANTITRUST - SARMI DI “POSTE DEL SUD”: “I MANAGER SEGUONO L’AZIONISTA” (PAPI) - LARDO AI GIOVANI: RONDI COMMISSARIO SIAE - ANTONVENETA: I PM CHIEDONO DI CONFERMARE LA CONDANNA A BRANCHER - IKEA ITALIA BOOM - GEOX, CALA L’UTILE - MAZDA, RICHIAMO PER UN RAGNO - FITCH SEGA IL BAHREIN…

 


1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO NEGATIVA, TASSI INVARIATI...
(LaPresse) - Chiusura negativa per Piazza Affari, con il Ftse Mib che cala dello 0,38% a 22.154,23 punti e il Ftse All-Share che perde lo 0,37% a 22.781,25 punti. In Libia l'aviazione di Muammar Gheddafi ha colpito le città di Brega e Ajdabya, ma il prezzo del petrolio ha rallentato la corsa attestandosi sotto i 102 dollari al barile a New York. In Europa, la Bce ha deciso di mantenere invariato all'1% il costo del denaro, ma il presidente dell'istituto, Jean-Claude Trichet, ha annunciato che i tassi di interesse potrebbero essere alzati ad aprile.

Trichet ha garantito una "attenta sorveglianza" della Bce sui prezzi che sono in aumento e ha spiegato di essere pronto "ad agire in maniera ferma e tempestiva". In questo contesto, le principali Borse europee chiudono sopra la parità. A Londra l'indice Ftse 100 sale dell'1,52% a 6.005,09 punti, a Parigi il Cac 40 guadagna lo 0,66% a 4.060,76 punti e a Francoforte il Dax registra un rialzo del'0,62% a 7.226 punti.

A sollevare la piazza di Milano non è bastato neanche Wall Street, che segna un rialzo sopra il punto percentuale nella mattinata di scambi, dopo la diffusione dei dati sui sussidi di disoccupazione, che hanno toccato la scorsa settimana il minimo da tre anni, a 368mila. Nel Ftse Mib, si registrano vendite su Finmeccanica, che ieri ha diffuso i conti del 2010 che hanno visto un calo dell'utile netto del 22,4% a 557 milioni di euro. Il titolo lascia il 2,80% a 8,86 euro e la controllata Ansaldo Sts cede l'1,85% a 9,8 euro.

 

Buona la seduta di scambi per Parmalat, che chiude con un incremento dell'1,96% a 2,28 euro. Continuano le mosse intorno al gruppo di Collecchio. Il consiglio di amministrazione guidato da Enrico Bondi, sotto il tiro di fondi stranieri, ha deciso la distribuzione di una bonus share gratuita ogni venti possedute. Nel frattempo le indiscrezioni insistono su una cordata italiana che sarebbe pronta a rilevare il 30% di Parmalat.

Nel paniere principale, salgono anche Popolare Milano (+1,99%), Buzzi Unicem (+1,39%), Saipem (+1,35%), Prysmian (+1,60%) e Tenaris (+1,39%). Scendono invece Telecom Italia (-1,66%), Unicredit (-1,47%), Mediolanum (-2,19%) e Banca Montepaschi (-1,91%). Male anche la galassia Agnelli, con Fiat che lascia il 2,20% a 6,435 euro, Industrial che cede lo 0,30% a 9,965 euro e l'azionista Exor che registra un ribasso dell'1,08% a 21,89 euro.

2 - PARMALAT: BONDI, SU CDA SIAMO SPETTATORI, DECIDANO AZIONISTI...
Radiocor - 'L'atteggiamento che noi abbiamo e' passivo, siamo spettatori'. Lo ha sottolineato l'a.d. di Parmalat, Enrico Bondi, rispondendo alle domande degli analisti che gli chiedevano se il management Parmalat avesse dato mandati a banche d'affari per preparare una lista in vista del rinnovo del cda a cui sara' chiamata la prossima assemblea. 'Decidano gli azionisti', si e' limitato a dire Bondi. Da tempo il mercato si interroga sull'eventualita' di una 'lista Bondi' alternativa a quella che presenteranno i fondi internazionali per guidare la societa' nei prossimi tre anni.

 

3 - BCE: TRICHET, AUMENTO DEI TASSI POSSIBILE GIA' IN APRILE...
Radiocor - Un aumento dei tassi di interesse dell'Eurozona, fermi da tempo all'1%, 'e' possibile, non certo, ma possibile gia' in aprile'. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, spiegando che la cosa e' dovuta al fatto che i rischi per la stabilita' dei prezzi sono ora prevalenti. 'Sarebbe comunque sbagliato - ha aggiunto Trichet che non ha voluto fornire alcun dettaglio sull'eventuale entita' della stretta - interpretare le mie parole come l'inizio di una serie di aumenti dei tassi di interesse'.

4 - BCE: TRICHET, IN AUMENTO I RISCHI DI INFLAZIONE...
Radiocor - La Bce suona l'allarme sui rischi di inflazione: 'sono in aumento', ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aprendo la consueta conferenza stampa mensile e 'aumentano' anche i rischi per la stabilita' dei prezzi nel medio termine, il barometro principale della Banca centrale. E' necessaria 'una forte vigilanza' sull'evoluzione futura, tenendo sempre a mente che e' 'imperativo evitare effetti secondari', quindi piu' ampi sull'economia nel suo insieme, compresi i salari, da queste 'pressioni a breve termine' che derivano dall'aumento dei prodotti energetici e di molte materie prime

5 - CGIL: CAMUSSO, IL 6 MAGGIO SCIOPERO GENERALE...
Radiocor - 'Il 6 maggio sara' sciopero generale: quattro ore con manifestazioni territoriali'. Lo ha annunciato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parland o a un attivo dei delegati sindacali a Modena. La decisione di indire lo sciopero, spiega una nota, era stata gia' presa la scorsa settimana durante una riunione del comitato direttivo nazionale della Cgil che aveva dato mandato alla segreteria confederale di decidere la data e le modalita' dello sciopero.

Lo sciopero generale, secondo il documento approvato dal direttivo, serve perche' 'e' necessario rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignita' del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della rappresentanza'

 

6 - NUCLEARE: SEDE AGENZIA SARA'A ROMA...
(ANSA) - La sede dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e il personale sono gia' stati individuati: la sede sorgera' a Roma. Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, con delega all'Energia, Stefano Saglia, a margine dei lavori della conferenza unificata. 'Sta per essere portato all'attenzione del Consiglio dei ministri - ha detto il sottosegretario - il regolamento dell'Agenzia e quanto attiene ai compensi del personale. La sede sara' Roma'.

7 - IKEA: A 1,5 MLD FATTURATO ITALIA...
(ANSA) - L'Italia e' il terzo fornitore di Ikea nel mondo dopo la Cina e la Polonia, e batte perfino la Svezia, dove ha sede il gruppo. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Ikea Italia Lars Petersson nel corso di un incontro a Milano. Il Bel Paese, dove il gruppo fondato nel 1943 da Ingvar Kamprad ha visto crescere il fatturato dell'11,3% a 1,5 miliardi di euro nel 2010, copre l'8% delle forniture mondiali del colosso svedese dell'arredamento, dietro al 24% della Cina e al 17% della Polonia.

8 - GEOX: UTILE 2010 A 58 MLN (-13%)...
(ANSA) - Il gruppo Geox chiude il 2010 con un utile netto in calo a 58 milioni di euro (-13%). La capogruppo ha archiviato un risultato netto di 49,7 milioni (-33,5%) e il cda che ha approvato il bilancio ha deciso di proporre un dividendo di 0,18 euro per azione (0,20 euro l'anno scorso). 'Il 2010 si e' chiuso con un fatturato consolidato pari a 850 milioni (-2%), grazie ad un soddisfacente secondo semestre,in crescita del 9%', dice Mario Moretti Polegato, presidente e fondatore di Geox in una nota.

 

9 - PINAULT: PUNTO TUTTO SUL LUSSO E MAGARI FACCIO SHOPPING IN ITALIA...
da "Panorama" in edicola domani - «Sto per incassare 2,6 miliardi dalla vendita di Conforama e la mia liquidità di cassa è destinata ad aumentare con la cessione prevista di Fnac e Redcats». François-Henri Pinault, a poche settimane dall'annuncio di voler definitivamente trasformare la PPR da conglomerata a holding del lusso e dello sport &lifestyle, rivela i suoi progetti in una intervista esclusiva a Panorama in edicola da venerdi 5 marzo. I fondi per le acquisizioni al patron del Gruppo Gucci non mancheranno. Anche se, dichiara «non voglio indebolire la società, quindi parte dei proventi delle dismissioni è destinata a ridurre l'indebitamento». Ma è innegabile che la ricerca di possibili prede è partita, con un occhio particolare al made in Italy. «Ho sulla mia scrivania oltre una decina di dossier. Ho visitato di persona solo in Italia cinque o sei aziende ».

 

Nel mirino di Pinault, nel settore dello sport&life style, imprese attive nell'outdoor che siano complementari a Puma. Quindi, niente Lacoste. «Ha prodotti dello stesso genere della Puma». E niente Tiffany o Burberry. «Troppo grandi e costose». L'ideale? Medie aziende del lusso a controllo familiare.«Ma non conosco banche di investimento che abbiano mandato a vendere». Quanto a Hermès, finita nel mirino del rivale Bernard Arnault, patron della Lvmh, Pinault dichiara di non aver alcuna intenzione, neppure se sollecitato, di intervenire come cavaliere bianco come accadde ai tempi di Domenico De Sole e Tom Ford per la Gucci. «Non sono in questa guerra e non ho intenzione di entrarci. Hermès è una magnifica azienda. Io sono fuori dai giochi. E poi preferisco le vie amichevoli».

10 - LAVORO: INPS, A FEBBRAIO RICHIESTE CIG CALANO DEL 27,3% SU ANNO...
Radiocor - A febbraio sono state autorizzate 70,6 milioni di ore di cassa integrazione: il 27,3% in meno rispetto allo stesso mese del 2010. Complessiva mente, comunica l'Inps, nei primi due mesi dell'anno si e' giunti a quota 130,9 milioni, contro i 178 milioni dei primi due mesi del 2010 (-26,5%). La cassa integrazione ordinaria scende del 51% rispetto allo stesso mese del 2010, la straordinaria del 17%, quella in deroga del 2,6%

11 - SIAE: CDM NOMINA GIAN LUIGI RONDI COMMISSARIO STRAORDINARIO...
(Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri di oggi, su proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha nominato commissario straordinario della Siae, Gian Luigi Rondi. Il professor Mario Stella Richter e l'avvocato Domenico Luca Scordino sono stati nominati sub commissari.

 

12 - BANCA SUD: SARMI, ENTRO UN PAIO DI MESI VIA LIBERA BANCA D'ITALIA SU MCC...
(Adnkronos) - "Aspettiamo, entro un paio di mesi il via libera da Banca d'Italia". Ad affermarlo e' l'ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi, aggiungendo che il via libera sulla propria offerta di acquisto a Unicredit sul Mcc, Medio Credito Centrale, uno dei passaggi per la costituzione della Banca del Sud, "potrebbe arrivare anche un po' prima".

Per quanto riguarda la compagine azionaria, l'ad di Poste Italiane ha spiegato che si tratta di un tema "ancora da definire, che si consolidera' nei prossimi mesi". Sarmi ha ricordato che l'offerta per Mcc e' stata presentata solo come Poste "per dare una maggiore celerita'" al progetto.

"Stiamo procedendo -ha continuato Sarmi- sotto il profilo tecnico con il piano di attivita' che avevamo previsto. L'interlocuzione con i soggetti regolatori procede, in particolare con Banca d'Italia. E abbiamo ritenuto di informare anche la Consob di questa iniziativa". Banca d'Italia, ha concluso l'ad di Poste Italiane, deve "valutare la congruenza e la validita' dell'iniziativa sotto il profilo attuativo".

13 - NOMINE: SARMI, OGNI MANAGER SEGUE INDICAZIONI AZIONISTA...
(Adnkronos) - "Ogni manager per definizione segue le indicazioni del proprio azionista". Risponde cosi' Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane, oggi a Milano al margine della conferenza stampa di presentazione della Atm PostePay&Go, ai giornalisti che gli chiedevano delle voci che accostano il suo nome a varie grandi aziende a partecipazione statale, in vista della scadenza del Cda prevista per aprile.

 

Sarmi ha poi sottolineato che sta lavorando 'benissimo, con grande entusiasmo, nel campo dell'innovazione, nell'auspico di aiutare a portare avanti dei progetti importanti per il Paese".

14 - CASO ANTONVENETA: PG MILANO, CONFERMARE CONDANNA A 2 ANNI A BRANCHER...
(Adnkronos) - Il sostituto procuratore generale di Milano, Maria Elena Visconti, ha chiesto ai giudici della quarta sezione penale d'Appello, di confermare la condanna a due anni di reclusione all'ex ministro Aldo Brancher. Le accuse a suo carico sono quelle di appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio dell'inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta.

Brancher fu condannato il 28 luglio scorso, dopo essersi dimesso in seguito alle polemiche suscitate dalla sua nomina. Ora dopo la richiesta dell'accusa, la parola passa ai legali, Filippo Dinacci e Piermaria Corso, pronti a chiedere l'assoluzione dell'ex ministro. Al termine delle arringhe i giudici si chiuderanno in Camera di consiglio, il verdetto potrebbe arrivare nel pomeriggio.

15 - MEDIASET: CONFALONIERI AVVIA AZIONE LEGALE CONTRO QUOTIDIANO REPUBBLICA...
(ASCA) - Fedele Confalonieri ha dato mandato ai suoi legali di agire nei confronti del giornalista di 'Repubblica' Emilio Randacio e del direttore responsabile Ezio Mauro per la diffamazione contenuta in un articolo pubblicato sul quotidiano lo scorso 1 marzo, lo comunica una nota di Mediaset. Nell'articolo, spiega la nota di Mediaset, si afferma testualmente che 'Silvio Berlusconi e un lungo elenco di manager a partire dal suo braccio destro, Fedele Confalonieri, iniziano a stornare a tavolino parte degli utili del gruppo indebitamente'. Il passaggio, continua la nota, 'e' falso e diffamatorio in quanto nel procedimento penale cui l'articolo si riferisce nemmeno la Procura ha mai ipotizzato che tali comportamenti siano stati commessi da Mediaset o dal suo presidente. Fedele Confalonieri non e' mai stato accusato di appropriazione indebita danni della societa''.

 

16 - MAZDA RITIRERÀ 50MILA AUTOMOBILI: COLPA DI UN RAGNO SABOTATORE...
(LaPresse/AP) - La casa automobilistica giapponese Mazda ritirerà dal mercato oltre 50mila veicoli Mazda6 immatricolati nel 2009 e 2010 per un problema insolito: un ragno. La società ha riferito che l'insetto potrebbe tessere una ragnatela nel condotto collegato al serbatoio del carburante, bloccando il sistema di ventilazione. La pressione nel serbatoio potrebbe così provocare una crepa, causando perdita di carburante e il rischio di incendio. La società automobilistica ha spiegato al governo di aver ricevuto due lamentele su problemi con il serbatoio, in uno dei due casi c'era proprio un ragno all'interno del condotto. I veicoli che verranno ritirati sono stati tutti costruiti tra l'aprile del 2008 e il febbraio 2010.

 

17 - BAHRAIN,FITCH ABBASSA RATING DA A AD A- NON ESCLUDENDO ALTRI DOWNGRADE...
(LaPresse/AP) - L'agenzia Fitch ha abbassato il rating del Bahrain da A ad A-, in un periodo di forte instabilità politica nel Paese. Fitch ha anche detto in un rapporto di oggi che "un peggioramento sostanziale della sicurezza e o dei protratti ritardi nel processo di riforme politiche" potrebbe portare ad un ulteriore abbassamento. Il Bahrain è stato soggetto a settimane di proteste che hanno causato la morte di sette persone.

18 - USA, PRODUTTIVITÀ ULTIMO TRIMESTRE 2010 +2,6% SU ANNO...
(LaPresse/AP) - La produttività negli Stati Uniti è aumentata nell'ultimo trimestre del 2010 al ritmo più veloce degli ultimi nove mesi. Il dipartimento del Lavoro ha comunicato che la produttività è aumentata con un tasso annuale del 2,6% nell'ultimo trimestre, mentre il costo del lavoro è caduto dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Entrambi i dati sono rimasti invariati rispetto a quanto definito nel rapporto preliminare del mese scorso. Nel corso di tutto il 2010 la produttività è cresciuta del 3,9%, il maggior aumento in otto anni. Gli economisti però ritengono che la produttività possa crescere della metà nel 2011, mentre le aziende raggiungeranno il limite della produttività che possono ottenere dalla forza lavoro già assunta e dovranno assumere nuovi dipendenti.

 

19 - DIRITTI TV, ANTITRUST: TRATTATIVA PRIVATA SU DAHLIA SOLO PER 2010-2011...
(LaPresse) - Altolà dell'Antitrust alla Lega Calcio, per chiarire che la trattativa privata in corso per la riassegnazione dei diritti tv a suo tempo acquisiti da Dahlia è ammessa in via eccezionale solo per il campionato in corso. E un procedimento per possibile pratica commerciale scorretta attuata dalla stessa Dahlia nei confronti degli utenti, che sarebbero rimasti privi non solo della visione delle partite ma anche di qualsiasi informazione sui loro diritti. Sono le due iniziative adottate dall'Antitrust sulla vicenda dell'emittente in via di liquidazione, comunicate dall'Authority in una nota.

 

In particolare, l'Antitrust ha scritto alla Lega Calcio per ricordare che "l'assegnazione dei diritti attraverso trattativa privata, svolta peraltro in tempi particolarmente ristretti, è giustificabile solo con riferimento alla stagione in corso". Per i diritti relativi al Campionato 2011-2012, invece, "non appaiono sussistere esigenze di urgenza e necessità che possano giustificare il mancato ricorso alle procedure concorsuali previste dalle linee guida in materia".

Per quanto riguarda gli abbonati a Dahlia Tv, l'Autorità ha avviato un procedimento per "pratica commerciale scorretta", per verificare se l'emittente abbia fornito adeguate informazioni sull'interruzione della trasmissione delle partite e se abbia adottato iniziative per evitare che proseguissero gli acquisti presso la rete commerciale. Nell'ambito dell'istruttoria, l'Antitrust ha chiesto informazioni anche a Lega Calcio e Telecom, per conoscere eventuali misure adottate per evitare l'interruzione delle trasmissioni e le informazioni fornite agli utenti finali. 03-03-2011]

 

WIKILEAKS PRESENTA: LA PADANIA VISTA DALLA CASA BIANCA - MA QUALE MARONI O TREMONTI, IL DOPO BOSSI SI CHIAMA GIORGETTI - "PROTEZIONISTI E XENOFOBI, LA LEGA manca di finezza intellettuale, si affida pesantemente alla mitologia e al simbolismo folcloristico" - Bossi: "Se cresciamo ancora, a danno del Pdl, si può rovesciare l´equilibrio nella maggioranza, e il Pdl ci attaccherà in ogni occasione"... Rodolfo Sala per "la Repubblica"

 

La Lega sotto i riflettori degli Stati Uniti. Riguarda il Carroccio il nuovo capitolo di documenti segreti diffusi da WikiLeaks. Pagine e pagine che raccontano Umberto Bossi e il suo partito, così come li vedono i rappresentanti della diplomazia americana in Italia. Le nuove rivelazioni sono parte integrante dei cablo riservati sul nostro Paese. E documentano la forte preoccupazione dell´Alleato per il peso crescente della Lega. Documenti che l´Espresso pubblica in esclusiva nel numero di domani e che Repubblica anticipa.

IL PRANZO COL CONSOLE
Aprile 2009, Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti incontrano Daniel Weygandt, console Usa a Milano. Manca ancora un anno alle elezioni regionali che segneranno un exploit per la Lega, e il ministro della Semplificazione confessa al diplomatico che il Senatùr ha, paradossalmente, paura di stravincere. Ecco le parole di Bossi riportate da Calderoli: «Se cresciamo ancora, a danno del Pdl, si può rovesciare l´equilibrio nella maggioranza, e il Pdl ci attaccherà in ogni occasione».

 

Ma «il nostro obiettivo - continua il ministro - è diventare la forza egemone nell´Italia settentrionale». Giorgetti, il potente capo della Lega in Lombardia, secondo il console «sente che Berlusconi sta cercando di creare attriti per spingere la Lega verso posizioni estremistiche e aumentare così il sostegno al Pdl». «Ma non ci cadremo», fa sapere al suo interlocutore.

Dunque non sono tutte rose e fiori tra i due partiti alleati. Ancora Giorgetti. Se Berlusconi dice rosso?, gli domanda il commensale. Risposta: «Noi diciamo rosso; e se dice nero, allora nero va bene anche per noi. La strategia della Lega è quella di stargli il più vicino possibile, tenerlo stretto come nell´abbraccio di un orso. Almeno per ora...».

LA METAMORFOSI DEL SENATUR
Ne è passata di acqua sotto i ponti dal 2002, annotano gli americani, quando Bossi era più debole: «Accetta un ruolo secondario nel governo; si rende conto che il 4 per cento dei voti non lo rende un partner alla pari, sembra accontentarsi della della sua posizione, appare più maturo e ragionevole di quanto la sua immagine pubblica suggerisce». Adesso è un´altra storia, con i voti triplicati: «In tempi di debolezza e vulnerabilità, Berlusconi ha già dovuto fare concessioni alla Lega per ottenere sostegno alla sua agenda legislativa personale».

 

GIORGETTI, IL DELFINO
Nell´agosto nel 2009 il Consolato Usa a Milano invia un rapporto dettagliato alla Casa madre. Riguarda lo stato di salute di Bossi e l´imminente (per gli americani) successione alla guida del movimento: «Bossi è un guru spirituale», ma dopo la malattia «si è rifiutato di smettere di fumare e a causa della sua salute è sempre meno indipendente, il suo declino è fonte di crescente preoccupazione, in genere non discussa apertamente, tra i leghisti». I fari sono puntati soprattutto su Giorgetti: «Laureato alla Bocconi, proveniente dalla provincia chiave di Varese, l´unico che conosce sia la macchina del partito che gli apparati romani. In pubblico dice di non ambire alla successione, ma in privato tende a non negarlo».

 

DISCOTECA LEGA
Primavera del 2008, Pdl e Lega hanno stravinto le elezioni e Ignazio La Russa, a colloquio con un diplomatico americano, aspetta la nomina a ministro: «Con i leghisti non ci saranno problemi, la loro retorica è come la musica a volume troppo alto in discoteca: se non sei un habitué, farai fatica a capire cosa succede e non riuscirai a distinguere la musica, ma se diminuisci il volume (o se sei abituato a quell´atmosfera) allora ti accorgi che la musica non è così male».

 

Insomma: i leghisti abbaiano, ma non mordono: «La base apprezza questa retorica brutale, ma se abbassi i toni il programma della Lega non è così diverso da quello del Pdl». Però Oltreoceano sono molto preoccupati, come si evince da un rapporto del Consolato di Milano datato febbraio 2010: «La retorica sull´immigrazione spazia dal vago protezionismo alla xenofobia più pesante, e la Lega è riuscita ad associare l´immigrazione alla delinquenza in una fetta di elettorato sempre più larga».

 

BOSSI E MILOSEVIC
Così il leader della Lega ricostruisce, in un colloquio con l´ambasciatore Sembler, l´appoggio al serbo Milosevic nel 1999: «Fu il governo dell´epoca (c´era D´Alema, ndr) che mi mandò a Belgrado per convincerlo a trattare; Milosevic era un uomo intelligente, ma non aveva capito che il mondo era cambiato».

 

Gli Usa si preoccupano anche nel luglio del 2009, con il quasi disimpegno leghista sull´Afghanistan, e un rapporto lo sottolinea: «Bossi ha citato l´alto costo e il numero crescente di caduti, sostenendo che gli obiettivi - portare democrazia e prosperità all´Afghanistan - sono probabilmente irraggiungibili nonostante i più grandi sacrifici».

IL ROZZO BARBAROSSA
«Film dimenticabile», si legge in un rapporto al Dipartimento di Stato a proposito del lungometraggio voluto da Bossi. «È un po´ come il partito che ne ha sostenuto la realizzazione, manca di finezza intellettuale, si affida pesantemente alla mitologia e al simbolismo folcloristico».04-03-2011]

 

 

 

LA GALASSIA LIGRESTI SOSPESA IN BORSA IN ATTESA DEL VERDETTO CONSOB - I DATI USA SPINGONO IN ALTO LE BORSE IN ASIA ED EUROPA - IL PATRIMONIO PUBBLICO DI CUI TREMONTI VUOLE DISFARSI VALE OLTRE 550 MLD - IN BORSA IL LAVORO AD INTERIM BATTE IL POSTO FISSO - L’ESPRESSO RESPIRA E RITROVA I MARGINI PRE-CRISI - LE SPIE CINESI IN CASA RENAULT? TUTTA UNA BUFALA - UN DECRETO D´AZZARDO PER GIOCARE ONLINE

 

1. BORSA: EUROPA IN RIALZO; ATTESI DATI STIPENDI USA...
(ANSA) - Cauto ottimismo sulle principali piazze finanziarie europee, in attesa di conoscere la dinamica degli stipendi Usa a febbraio, che gli analisti prevedono in deciso rialzo. Positivi anche i future su Wall Street, mentre Stoccolma (+0,9%) e Francoforte (+0,8%) guidano i progressi. Gli acquisti si concentrano sui titoli automobilistici e finanziari, a scapito delle banche, contrastate, e delle telecomunicazioni. In particolare corre Bmw (+1,79%), seguita da Porsche (+1,4%) e Peugeot (+1,13%), che, secondo indiscrezioni di stampa, prevede di vendere 0,5 milioni di auto in Iran nel 2011.

Più caute Volkswagen (+0,84%), Renault (+0,61%) e Fiat (+0,23%). In campo finanziario spicca il volo Cie (+18%), dopo l'offerta da 1,5 milioni di euro del miliardario belga Albert Frere e di Bnp (-0,15%) di acquistare le quote di minoranza della compagnia di investimenti. Bene anche il gestore inglese Schroders (+1,42%). A due velocità i bancari, con Bank of Ireland (+4,02%) in corsa solitaria, seguita da Kbc (+2,08%) ed Efg Ergasias (+1,31%), mentre segnano il passo Credit Suisse (-1,4%), Ubs (-1,35%) e Santander (-0,62%). Tra i telefonici limature al ribasso per France Telecom (-0,19%) e Telefonica (-0,11%). In luce a stoccolma Atlas Copco (+2,27%) ed Hennes & Mauritz (+0,98%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,40% - Parigi +0,13% - Francoforte +0,65% - Madrid +0,01% - Milano +0,56% - Amsterdam +0,36% - Stoccolma +0,90% - Zurigo +0,07%

 

2. BORSA: ASIA POSITIVA CON OTTIMISMO USA;BENE LE MATERIE PRIME...
(ANSA) - Chiusura positiva per le principali borse di Asia e Pacifico, in linea con Wall Street e l'Europa, favorite dalle previsioni sul dato dei salari Usa, previsto per le 14.30 di oggi. "Wall Sreet ha chiuso bene ieri - commenta da Sidney un operatore di IG Markets - spinta dall'ottimismo sull'economia Usa e dalla speranza che in Libia si possa evitare un'ulteriore degenerazione della situazione". Sugli scudi l'estrattivo minerario Newcrest Mining (+4,68%) spinto dalle quotazioni dell'oro. Bene anche Oz Minerals (+3,12%) e Rio Tinto (+1,57%). A Tokyo acquisti su Sumitomo Electric (+8,07%), che ha annunciato gli obiettivi per la produzione delle batterie agli ioni di litio fino al 2015.

Bene anche Konica-Minolta (+4,21%) e gli automobilistici Mazda (+3,45%) e Toyota (+1,2%). Acquisti ad Hong Kong sull'espoprtatore di capi d'abbigliamento Li&Fung (+4,35%), particolarmente esposto negli Usa, e su Aluminium Corporation of China (+1,64%). Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo +1,02% - Hong Kong +1,25% (seduta in corso) - Shanghai +1,35% - Taiwan +0,53% - Seul +1,73% - Sidney +1,20% - Mumbai +0,46% (seduta in corso) - Singapore +1,18% - Bangkok +0,60% - Giakarta +1,09% (seduta in corso)

3. FONSAI: GALASSIA LIGRESTI SOSPESA IN BORSA, IN ARRIVO VERDETTO CONSOB...
Radiocor - Galassia Ligresti sospesa temporaneamente a Piazza Affari in attesa del verdetto della Consob sull'esenzione o meno dall'opa per Gro upama in seguito al suo ingresso in Premafin e all'eventuale entrata anche nel capitale di Fondiaria Sai.

 

Intorno alle 9 i titoli Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni sono stati sospesi temporaneamente in attesa di una nota che, secondo quanto si apprende, conterra' la risposta della Commissione guidata da Giuseppe Vegas sul quesito presentato dal gruppo francese in merito all'esenzione o meno dall'opa su Premafin e a cascata su Fonsai e Milano Assicurazioni. Groupama e' in procinto di entrare con una quota del 17% circa nel capitale della holding quotata dei Ligresti nell'ambito di un aumento di capitale da 225,7 milioni.

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 4 MARZO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Italcementi, Prelios.

- Milano: conferenza stampa di presentazione di Micam ShoEvent - manifestazione dedicata alla calzatura di gamma medio-alta, organizzata da Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani - Anci.

- Torino: nell'ambito della presentazione delle Borse di Studio Marco Polo, tavola rotonda 'Diamo credito ai giovani. Valorizzare il merito per investire sul futuro'. Ore 10,00. Partecipano, tra gli altri, Andrea Comba, presidente Fondazione Crt; Roberto Cota, presidente Regione Piemonte; Cristina Siletto, Fiat Group Automobiles; Angelo Miglietta, segretario generale Fondazione Crt.

-Helsinki: Vertice del Ppe, partecipa anche il premier italiano Silvio Berlusconi.

5. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - LIBIA: la Casa Bianca autorizza voli militari per rimpatri al confine tunisino e dice che Gheddafi se ne deve andare via. Il rais indagato all'Aja per crimini contro l'umanita' (dai giornali)

BCE: pronta ad alzare i tassi. Possibile stretta in aprile per fermare l'inflazione da shock petrolifero (dai giornali) Il Brasile aumenta il costo del denaro di mezzo punto (dai giornali)

ENERGIA: il Governo vara il decreto legislativo sui nuovi incentivi alle rinnovabili (dai giornali)

 

FONDI: il nuovo regime fiscale crea le condizioni per competere in Europa. I fondi italiani sono salvi. Intervista al presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco (Il Sole 24 Ore, pag. 37) Il bilancio 2010 del settore e' in attivo per 26 miliardi (dai giornali)

IMPRESE: 'no agli aiuti, ma l'industria va difesa. Faremo di tutto per trattenere la Fiat'. Intervista al vicepresidente della Commissione Ue e responsabile dell'Industria e Turismo, Antonio Tajani (Il Corriere della Sera, pag. 37)

SEA: accelera i tempi dell'Ipo, punta alla quotazione prima dell'estate. (Il Sole 24 Ore, pag. 38) Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, pregusta il cedolone Sea (Il Mondo pag.16-17)

FINMECCANICA: da' il via alle cessioni per tagliare il debito (dai giornali) Lunedi' cda straordinario su cessione 45% Ansaldo Energia. Valutazione 1,072 miliardi di euro (Il Messaggero, pag. 23)

PARMALAT: il ceo Enrico Bondi apre a un'acquisizione. Il fondo Charme esamina il dossier (dai giornali) Piano Braggiotti con Lacteos Brasil (Il Messaggero, pag. 21)

BPM: la campagna Cisl spacca i sindacati (Il Corriere della Sera, pag. 39)

BANCA MARCHE: risultati in netta crescita nel 2010 (Il Messaggero, pag. 23)

ENEL: collocamento lampo della prima tranche del bond da un miliardo (dai giornali)

ENI: conquista il primato nella classifica del Paese stilata da Fortune sulle imprese italiane con la migliore reputazione (dai giornali)

BSKYB: Rupert Murdoch piu' vicino all'acquisto della totalita' delle azioni della pay tv britannica (dai giornali)

CAMION: indagine Antitrust Ue su possibile cartello prezzi e consegne da parte di Man, Daimler, Scania, Iveco e Volvo (Financial Times pag. 18)

 

FERROVIE: l'a.d. delle Fs, Mauro Moretti, chiede concorrenza sui servizi interni. Per Giuseppe Sciarrone, a.d. di Ntv, in Italia serve un aggiustamento che includa il trasporto regionale (di giornali)

LAVORO: a febbraio balzo della cassa integrazione. Il 6 maggio lo sciopero generale della Cisl (dai giornali) In fabbrica diminuiscono gli incidenti. 'Raccogliamo i primi frutti della prevenzione'. Intervista al presidente Inail, Marco Fabio Sartori (Il Sole 24 Ore, pag. 28) 'Ecco perche' gli operai tedeschi guadagnano il 40% piu' dei nostri'. Intervista al segretario della Uil, Luigi Angeletti (Libero pag. 25)

6. SPAGNA, PRODUZIONE INDUSTRIALE, A GENNAIO +3,8%...
(ANSA) - In Spagna la produzione industriale ha registrato un aumento del 3,8% a gennaio, rispetto a gennaio 2009, dopo il -0,1% di dicembre. E' il maggior incremento da marzo 2010. Lo ha comunicato l'Istituto nazionale di statistica di Madrid.

7. FISCO: CANTIERE RIFORMA, PATRIMONIO PUBBLICO VALE OLTRE 550 MILIARDI...
Radiocor - Il patrimonio pubblico vale oltre 550 miliardi, ai prezzi di mercato. Le cifre, apprende Radiocor, sono state illustrate al tavolo su bilancio e patrimonio pubblico guidato da Piero Giarda, nell'ambito del cantiere per la riforma fiscale che si e' riunito oggi. Pur trattandosi di valori ancora provvisori e incompleti, secondo le tabelle illustrate, valgono 420 miliardi gli immobili di proprieta' dello Stato, delle Regioni e dei Comuni, delle Universita' e degli enti pubblici e previdenziali, di cui 20 miliardi sono relativi a immobili a uso governativo, quindi non cedibili.

Le partecipazioni, tra cui quelle delle grandi societa' Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, ma anche Cassa Depositi e Prestiti e Sace, valgono oltre 63 miliardi, mentre le concessioni demaniali (infrastruture, autostrade, porti, aeroporti) sfiorano i 70 miliardi (69,8). Ma ci sono anche i crediti fiscali da riscuotere. L'ultimo Censimento dei beni pubblici risale al 2007: l'obiettivo e' produrne un altro aggiornato e completo, perche' - com'e' scritto sui documenti esaminati al tavolo - 'al momento lo Stato non sa con esattezza cosa possiede'.

Si tratta di un lavoro che, nelle intenzioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, servira' da base per un programma di dismissioni finalizzate alla riduzione del debito pubblico e al reperimento di risorse per l'annunciata riforma fiscale.

 

8. LE PORTE GIREVOLI DI CASA COLLECCHIO...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Dario Trevisan ha seguito in sala stampa la presentazione dei risultati Parmalat che si è tenuta ieri al Four Seasons di Milano. Trevisan non è un giornalista, bensì l'avvocato che da anni rappresenta i fondi esteri in assemblea. «Lei non è un esponente della comunità finanziaria», gli è stato detto sbarrandogli l'accesso alla sala riservata agli analisti. E in effetti è così: nella fattispecie Trevisan è uno dei legali che sta assistendo i fondi Zenit, MacKenzie e Skagen che hanno vincolato il 15,3% del capitale per rinnovare il cda e dare una svolta più "finanziaria" alla gestione del gruppo di Collecchio.

Dopo l'assemblea le parti potrebbero invertirsi, perchè sulla carta i tre fondi hanno già la vittoria in tasca e la cordata tricolore ha scarse chance di decollare in tempo utile. L'unica sorpresa, considerati i segnali non esattamente promettenti usciti dal Governo, potrebbe arrivare da un compromesso in extremis con il risanatore di Collecchio, Enrico Bondi. Il quale, in perfetto stile suo, si è trovato un legale da opporre come interfaccia a qualsiasi tentativo di approccio.

9. L'ULTIMA PROFEZIA DI CELL THERAPEUTICS...
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Attenzione! James A. Bianco, ceo della fallimentare biofarmaceutica Cell Therapeutics, ha fatto una nuova previsione sull'iter autorizzativo dell'annunciato farmaco Pixantrone. L'ultima volta, nel giugno 2009, il manager aveva annunciato il possibile arrivo dell'«autorizzazione al commercio del Pixantrone nel quarto trimestre 2009». Previsione corretta? Non esattamente. La Food and Drug Administration ha risposto alla richiesta di Cell Therapeutics solo nell'aprile del 2010 e ha respinto l'autorizzazione al commercio del farmaco per «perplessità in relazione alla sicurezza e all'efficacia del Pixantrone».

 

Bianco, che da vent'anni sopravvive alle perdite di bilancio e al tracollo in Borsa del titolo, non si è perso d'animo, ha fatto ricorso contro la decisione delle autorità americane e ieri, dopo «aver articolato il proprio convincimento» in una riunione con i funzionari dell'Office of New Drugs del Fda, ha fatto una nuova previsione: «Cti prevede una decisione entro il secondo trimestre del 2011». Auguri ai martoriati azionisti.

10. IL LAVORO AD INTERIM BATTE IL POSTO FISSO...
L. Te. per "Il Sole 24 Ore" - Il titolo Adecco vola alla Borsa di Zurigo e forse, al di là di alcuni movimenti tecnici sull'azione, si possono capire le ragioni dell'impennata. Il gruppo elvetico è leader nel lavoro ad interim e ha presentato conti 2010 che sono andati al di là delle aspettative. Con un utile netto di 423 milioni di euro (8 milioni nel 2009) e con un fatturato di 18,7 miliardi di euro (+26%), il gruppo ha fatto il pieno. L'azione è salita ieri del 5,3%, confermando la tendenza di fondo positiva dell'ultima fase.

Negli ultimi sei mesi in effetti il titolo Adecco è progredito di oltre il 20%. Il fatto è che la ripresa economica mondiale c'è ma sin qui sta portando molti posti di lavoro temporanei, mentre il numero dei posti a tempo indeterminato resta al di sotto delle attese, a causa delle incertezze e del cambiamento continuo della geografia dei mestieri. Adecco sta quindi ora aumentando il suo ritmo di crescita. Non tutto sarà sempre rosa, i cicli economici, si sa, mutano. Lo sanno anche i vertici di Adecco, che però si godono la fase e restano ottimisti per il 2011. Il mercato prende atto.

 

11. L'ESPRESSO RITROVA I MARGINI PRE-CRISI...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Per i dati ufficiali sui conti occorrerà aspettare l'8 marzo, ma per il gruppo L'Espresso c'è già oggi una certezza. Il 2010 si chiuderà, infatti, archiviando di fatto la stagione più dura dell'editoria. E il dato più significativo, secondo la gran parte degli analisti che seguono il titolo, è quel valore tra 145 e 150 milioni. Cos'è? È la stima del margine operativo lordo, cioé la redditività industriale, realizzata l'anno scorso dal gruppo.

Un numero per niente casuale. Se sarà così è la stessa cifra realizzata nel 2008, poco prima dell'ingresso, con tutto il settore, nel vortice della crisi. Tra l'altro quei 145-150 milioni sono realizzati su un fatturato più basso del 2008. Poco meno di 900 milioni, quando il giro d'affari fu all'epoca di un miliardo. Quindi redditività relativa più elevata. Determinata certo da un forte taglio dei costi. Ma, nota lieta, è anche tornata la pubblicità: un buon +7% tra il 2009 e il 2010.

 

12. LE SPIE CINESI IN CASA RENAULT TUTTA UNA BUFALA...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica" - Spionaggio industriale, furto di brevetti, sospetti sulla Cina: due mesi fa, la Renault ha sospeso e poi licenziato tre dirigenti, accusati di essere stati corrotti per rivelare i segreti delle nuove auto elettriche. Dopo aver fatto il giro del mondo, la notizia si sgonfia giorno dopo giorno: tutto lascia pensare che nessuno abbia spiato il costruttore di Boulogne-Billancourt e che i suoi servizi di sicurezza abbiano preso un granchio.

Tanto che la vicenda sta diventando fonte di serio imbarazzo per Carlos Ghosn, presidente e amministratore delegato, e per il suo vice, Patrick Pelata, che hanno pubblicamente difeso la tesi dello spionaggio industriale. L´inchiesta aperta dalla magistratura e portata avanti dai servizi segreti smentisce i vertici della Renault: finora, non è stata trovata nessuna prova contro i tre sospetti. L´ipotesi di un regolamento di conti interno è la più accreditata: la Renault avrebbe abboccato a una lettera anonima di denuncia.

Le ultime notizie trapelate sulla stampa sono spinose per la casa automobilistica. I tre dirigenti licenziati erano sospettati di aver ricevuto soldi su conti all´estero, due in Svizzera e uno in Liechtenstein. Ma secondo le autorità dei due Paesi è tutto falso: nella Confederazione non ci sarebbero conti a nome dei due francesi, nel principato il numero di conto comunicato sarebbe addirittura «inesistente».

Certo, i servizi hanno smentito le indiscrezioni, la Procura della Repubblica attende comunicazioni ufficiali da parte dei sue Stati. Ma la frittata è fatta, i dirigenti di Renault evitano, per quanto possibile, i contatti con la stampa. E Pelata sarebbe andato all´Hotel Matignon, residenza del primo ministro, per ammettere che Renault sarebbe vittima di una «macchinazione».

 

13. UN DECRETO D´AZZARDO...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - È più facile riciclare denaro giocando online che facendo la stessa cosa nel punto vendita sotto casa? Domanda stupida, secondo gli addetti ai lavori. Tuttavia il ministero dell´interno che nell´ultimo decreto antiriciclaggio di febbraio neppure cita i punti fisici: una dimenticanza vistosa, anche perché il riferimento al gioco d´azzardo - legalizzato - nei centri autorizzati c´era già nel Dlgs 231 del 2007.

Le malelingue dicono che sia un favore ai big del settore, perché fino ad oggi non si sarebbero attrezzati per registrare i loro clienti: così, pur di non perdere il gettito fiscale, il governo preferirebbe chiudere un occhio. La conseguenza però è chiara: mentre ogni giocata online viene tracciata, nel punto vendita si può scommettere più dei 15mila euro a settimana di legge, anonimamente, senza essere segnalati alle autorità.

 04-03-2011]

 

 

 

JOBS APPARECCHIA LA TAVOLETTA - APPARE IL REDIVIVO FONDATORE, E TUTTI SI SCORDANO DELL’IPAD 2 - IERI A SAN FRANCISCO HA VOLUTO FAR VEDERE A TUTTI CHE, NONOSTANTE LA MALATTIA, APPLE È COSA SUA - IL NUOVO TABLET MIGLIORATO, SENZA ECCESSI: 2 FOTOCAMERE, PROCESSORI PIÙ VELOCI, COLORE BIANCO OLTRE AL NERO, PIÙ SOTTILE, UNA COVER GENIALE - COSTA UGUALE, E CHI L’ANNO SCORSO RIDEVA QUANDO JOBS MAGNIFICAVA IL SUO “PREZZO INCREDIBILE”, ORA GUARDA I PIÙ CARI TABLET DI GOOGLE, E NON RIDE PIÙ

Paolo Ottolina per il "Corriere della Sera"

 

«Stiamo lavorando a questo prodotto da un po', non volevo perdermelo» . Steve Jobs appare a sorpresa e i muri dello Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco tremano, scossi da un'ovazione da stadio. Il guru di Apple, l'uomo sulla cui salute sono state fatte infinite speculazioni dal 18 gennaio scorso, data in cui annunciò una pausa dal lavoro per concentrarsi sulla lotta alla malattia, è sul palco a presentare l'iPad 2.

 

Magro, magrissimo, quasi etereo nella sua divisa d'ordinanza (jeans e girocollo nera) ma magnetico come sempre e anche più ironico del solito, sferzante con i concorrenti, Google in testa. Resta sotto i riflettori per 33 minuti con la seconda versione del pc-tavoletta, senza lasciar trasparire apparente sforzo. Poi cede la parola a uno dei suoi collaboratori e rientrerà sul palco altre 4 volte prima del commiato, dopo un'ora e venti di vero show. Le speculazioni sul futuro di Apple riprenderanno presto ma almeno per una sera Jobs ha fugato i dubbi sul suo stato, dimostrando di essere ancora il volto e il cuore della Mela morsicata.

 

L'uscita a sorpresa di Jobs ha messo quasi in ombra l'iPad 2, che arriva nel segno dell'evoluzione e non della rivoluzione. Il primo iPad d'altronde ha venduto 15 milioni di pezzi in 9 mesi (aprile dicembre 2010), portando a Apple ricavi per 7,1 miliardi di euro. Il secondo tablet Apple migliora la prima versione, senza stravolgerla. A livello estetico, si alleggerisce (90 grammi circa) e si assottiglia, scendendo a 8,8 millimetri (un terzo di meno).

 

Di fatto sparisce il bordo piatto di alluminio sui lati. Una riverniciata anche alla carrozzeria: sarà nero o bianco («Il bianco arriverà dal primo giorno» ha detto Jobs, facendo auto-ironia sul fantomatico modello bianco dell'iPhone 4, annunciato e poi mai uscito). Il display resta di 10 pollici (9.7 di diagonale ), considerato dalla Mela il più adeguato per l'esperienza tablet. Anche la risoluzione dello schermo resta a 1024 x 768. Il nuovo iPad guadagna però come previsto una doppia videocamera: una anteriore per le videochiamate e un'altra posteriore per foto e filmati.

 

È più potente: il processore, il «cuore» del sistema, è un dual-core. Farà girare senza problemi anche le applicazioni più pesanti, come i nuovi giochi in arrivo. iPad 2 non avrà alcuna porta di connessione in più del primo modello, né Usb, né slot per schedine Sd (quelle delle fotocamere digitali, per capirci). In compenso con un cavetto sarà possibile collegarlo a tv o monitor esterni. Il sistema operativo iOS sarà aggiornato alla versione 4.3 (dall' 11 marzo, data di uscita del tablet negli Usa), con diverse migliorie e nuovi software, da FaceTime per le videochat ad iMovie per i videomontaggi.

 

I prezzi restano quelli del primo iPad: si parte dai 499 dollari della versione base (16 GB e solo wi-fi) per arrivare agli 829 dell'ammiraglia (64 GB, wi-fi e modem 3G). In Italia, dove arriverà il 25 marzo, con la solita «conversione» dollaro euro made in Apple parliamo di 499 euro e via a salire. «L'anno scorso avevo parlato di un "prezzo incredibile".

 

E la gente sorrideva. Ma avete visto i nostri concorrenti?» , ha detto in uno dei suoi passaggi Jobs tirando una stilettata ai rivali, i cui tablet si preannunciano più cari. L'avversario numero 1 è Google che ha appena lanciato una versione del sistema Android per tablet pc, la 3.0: arriverà entro poche settimane (da aprile in avanti) su prodotti quali Samsung Galaxy Tab 10.1, Motorola Xoom o Lg Optimus Pad. Tablet dalle caratteristiche hardware superiori ad iPad 2 ma che dovrebbero costare di più. E così, probabilmente anche quest'anno iPad si terrà il trono dei pc tavoletta, facendo leva anche sulle oltre 65 mila applicazioni già disponibili nell'App Store. 03-03-2011]

 

 

 

LABELLARTE DI FINIRE NEI GUAI - DA BARI ARIA DI BURRASCA PER LA TOPOLONA ELVIRA SAVINO, ACCUSATA DALLA PROCURA DI ESSERE STATA TITOLARE DI UN CONTO USATO DAL CLAN PARISI PER RICICLARE DENARO - COINVOLTA ANCHE L’APE REGINA SABINA BEGAN - ENTRAMBE NATE ALLA CORTE DEL DEFUNTO BANCAROTTIERE MICHELE LABELLARTE E FINITE A QUELLA DEL CAVALIER POMPETTA - SONO LE DUE BELLEZZE VENUTE DAL SUD A PRESENTARE AL BANANA AMICI POCO RACCOMANDABILI. A COMINCARE DA GIANPY TARANTINI… Lirio Abbate per "l'Espresso" in edicola domani

 

Tutte le strade portano a Bari. Dove sesso, politica e affari sono i pilastri di un sistema di potere vincente. Lo usava Giampaolo Tarantini, piazzando escort nel lettone di palazzo Grazioli e nelle ville dei padroni della sanità pugliese. Lo usano ancora oggi altri imprenditori senza scrupoli che riforniscono di allegra compagnia chi arbitra gli appalti. Ma prima di loro c'è stato un imprenditore, spregiudicato negli affari e nelle conquiste galanti, che è riuscito a creare una scuderia vincente. E a metterla al servizio del più feroce boss della mafia pugliese.

 

Il cervello di queste operazioni che mette insieme piacere, corruzione e riciclaggio è Michele Labellarte, un bancarottiere morto a 48 anni nel settembre 2009, passato dagli investimenti nella new economy a quelli nel mestiere più antico del mondo. Il suo fascino di playboy gli ha permesso scoperte che poi si sono imposte alla corte di Silvio Berlusconi. A partire da due ragazze che a Roma si sono fatte valere: Elvira Savino, oggi deputata del Pdl, e Sabina Began, una modella slavo-tedesca, famosa come "l'ape regina" intorno a cui ronzavano le ragazze che hanno allietato tante nottate del premier.

 

Un tempo le due vivevano insieme, dividendo una camera in affitto nella capitale. Poi come in una favola, Elvira ha conosciuto il Cavaliere e nel 2008 è stata eletta in Parlamento. «Non è però stata Sabina a presentarmi Berlusconi. Il fatto che vivessimo entrambe lì è solo un caso», assicura l'onorevole Savino.

 

In Puglia però ha lasciato pessimi ricordi, peccati di gioventù che rischiano di avere una pesante rilevanza penale. In questi giorni nel Tribunale di Bari si è aperto il processo contro di lei per riciclaggio. L'accusa è semplice: avrebbe fatto da prestanome al clan Parisi, intestandosi uno dei conti usati per ripulire i guadagni della famiglia mafiosa.

Nel 2009, quando una maxiretata decimò la cosca cittadina, la neoparlamentare sembrava intenzionata a farsi interrogare dal pm Elisabetta Pugliese per chiarire la sua posizione. Poi ha preferito tacere e affidarsi a una nota difensiva in cui respinge ogni accusa.

 

Tutta colpa di Labellarte. Uno che si era lanciato nella bolla informatica di inizio millennio, tra party, società web e pacchi di fatture gonfiate per frodare il fisco. Poi l'arresto e l'amicizia in cella con il padrino più temuto e più ricco di Puglia, che gli affiderà il suo tesoro. I boss, spiega il pm Elisabetta Pugliese ai giudici, «avevano ben capito che dovevano investire il denaro», creando «legami che con il tempo si sono consolidati col mondo imprenditoriale, delle professioni, delle banche, della pubblica amministrazione, insinuandosi nella società civile e inquinandola».

 

La mafia pugliese, dunque, «non è più una questione tra gruppi malavitosi». E il pubblico ministero accusa: «È una questione che coinvolge tutti noi e che deve farci interrogare su quello che possiamo e dobbiamo fare, salvo diventare complici se non tecnicamente almeno moralmente».

A fare breccia nella borghesia provvedeva Labellarte, che tutti conosce e tutto riesce ad ottenere. Ma l'imprenditore dalla tripla vita non può aprire conti a suo nome e così arruola le sue amiche più care. Come Sabina Began, che si sarebbe messa a disposizione per l'intestazione di un altro deposito bancario. Poi lei si trasferisce a Roma, dove incontra Berlusconi e diventa di casa a palazzo Grazioli, dove introduce aspiranti veline, cubiste e accompagnatrici.

 

È con lei che Silvio festeggia la vittoria del 2008 che lo ha riportato a Palazzo Chigi: stando alle cronache, la teneva sulle ginocchia cantando "Malafemmina". Ed esclamava divertito: «Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila euro». Un anno dopo "il Tempo" scrive: «Sabina Began sfoggia un nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla circondata dalla frase: "L'incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.". Che sono le sue iniziali, ma non solo». Sono le due bellezze venute dal Sud a presentare al Cavaliere amici poco raccomandabili.

 

La Began gli fa conoscere Giampy Tarantini, invitandolo a villa Certosa: l'inizio di un feeling tra l'industriale barese e il capo del governo, testimoniato da decine di telefonate e da schiere di escort convogliate da Bari fino alla capitale. Il matrimonio della Savino, con il premier testimone della sposa, è l'occasione che il brillante riciclatore Labellarte sfrutta per avvicinare il presidente del Consiglio e - secondo alcune testimonianze - conversare a lungo con lui.

Questa capacità di infilarsi ovunque è la forza di Labellarte. Che aveva fornito al clan le relazioni per concretizzare un'operazione senza precedenti: costruire il più grande campus universitario d'Italia, un megaprogetto nel comune barese di Valenzano. L'opera - stando all'inchiesta - sarebbe stata lanciata grazie all'intercessione dell'onorevole Savino. Il suo intervento si rivela prezioso soprattutto per ottenere le «manifestazioni d'interesse» di due ministeri, Istruzione e Sviluppo economico. Di fatto l'inchiesta è come un ascensore in continuo movimento dai sotterranei del crimine ai tetti più alti del potere.

 

Da una telefonata a un incontro, da un prestanome a un nuovo affare, un unico filo finisce per collegare i criminali agli avvocati, i boss ai colletti bianchi, i soldi sporchi alla politica. Come in un domino impazzito, le mosse dei mafiosi provocano ripercussioni che arrivano fino alle stanze del governo, con il ministro Mariastella Gelmini che si trova a raccomandare un maxi-campus segnalato dall'onorevole amica del riciclatore. O dell'opposizione, con il senatore Nicola Latorre del Pd citato da Labellarte come possibile terminale di uno scambio tra «voti» e «accordini».

 

La morte dell'imprenditore, stroncato da una malattia, tra la paura del boss di vedere sfumare i suoi investimenti, non ha ostacolato le indagini della procura. C'è un filone dell'inchiesta che continua ad andare avanti e a ricostruire i rapporti di potere sotterranei nella capitale della Puglia.

Nel mirino ci sono affari benedetti da politici di sinistra. Nel troncone originario restano ancora indagati gli avvocati Gianni Di Cagno, ex componente del Consiglio superiore della magistratura ed ex vicepresidente della provincia di Bari, e Onofrio Sisto: due nomi notissimi in città, entrambi considerati vicini politicamente a Massimo D'Alema. E nella nuova inchiesta di Bari salta fuori ancora una volta il "metodo Tarantini": oltre alle mazzette in denaro c'erano le escort, pronte ad ammorbidire gli uomini di partito e convincerli ad assegnare gli appalti. Vecchia storia, nuovissimi affari. [03-03-2011]

 

 

 

MILANO NEGATIVA, TRICHET LASCIA I TASSI ALL’1% (MA DA APRILE SALGONO, COME L’INFLAZIONE) - SCIOPERO GENERALE IL 6 MAGGIO - LA SEDE DEL NUCLEARE A ROMA - PINAULT CARICO DI SOLDI VUOLE FARE SHOPPING IN ITALIA - CONFALONIERI QUERELA ‘REPUBBLICA’ - IL FUTURO DI DAHLIA IN MANO ALL’ANTITRUST - SARMI DI “POSTE DEL SUD”: “I MANAGER SEGUONO L’AZIONISTA” (PAPI) - LARDO AI GIOVANI: RONDI COMMISSARIO SIAE - ANTONVENETA: I PM CHIEDONO DI CONFERMARE LA CONDANNA A BRANCHER - IKEA ITALIA BOOM - GEOX, CALA L’UTILE - MAZDA, RICHIAMO PER UN RAGNO - FITCH SEGA IL BAHREIN…


1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO NEGATIVA, TASSI INVARIATI...
(LaPresse) - Chiusura negativa per Piazza Affari, con il Ftse Mib che cala dello 0,38% a 22.154,23 punti e il Ftse All-Share che perde lo 0,37% a 22.781,25 punti. In Libia l'aviazione di Muammar Gheddafi ha colpito le città di Brega e Ajdabya, ma il prezzo del petrolio ha rallentato la corsa attestandosi sotto i 102 dollari al barile a New York. In Europa, la Bce ha deciso di mantenere invariato all'1% il costo del denaro, ma il presidente dell'istituto, Jean-Claude Trichet, ha annunciato che i tassi di interesse potrebbero essere alzati ad aprile.

Trichet ha garantito una "attenta sorveglianza" della Bce sui prezzi che sono in aumento e ha spiegato di essere pronto "ad agire in maniera ferma e tempestiva". In questo contesto, le principali Borse europee chiudono sopra la parità. A Londra l'indice Ftse 100 sale dell'1,52% a 6.005,09 punti, a Parigi il Cac 40 guadagna lo 0,66% a 4.060,76 punti e a Francoforte il Dax registra un rialzo del'0,62% a 7.226 punti.

A sollevare la piazza di Milano non è bastato neanche Wall Street, che segna un rialzo sopra il punto percentuale nella mattinata di scambi, dopo la diffusione dei dati sui sussidi di disoccupazione, che hanno toccato la scorsa settimana il minimo da tre anni, a 368mila. Nel Ftse Mib, si registrano vendite su Finmeccanica, che ieri ha diffuso i conti del 2010 che hanno visto un calo dell'utile netto del 22,4% a 557 milioni di euro. Il titolo lascia il 2,80% a 8,86 euro e la controllata Ansaldo Sts cede l'1,85% a 9,8 euro.

 

Buona la seduta di scambi per Parmalat, che chiude con un incremento dell'1,96% a 2,28 euro. Continuano le mosse intorno al gruppo di Collecchio. Il consiglio di amministrazione guidato da Enrico Bondi, sotto il tiro di fondi stranieri, ha deciso la distribuzione di una bonus share gratuita ogni venti possedute. Nel frattempo le indiscrezioni insistono su una cordata italiana che sarebbe pronta a rilevare il 30% di Parmalat.

Nel paniere principale, salgono anche Popolare Milano (+1,99%), Buzzi Unicem (+1,39%), Saipem (+1,35%), Prysmian (+1,60%) e Tenaris (+1,39%). Scendono invece Telecom Italia (-1,66%), Unicredit (-1,47%), Mediolanum (-2,19%) e Banca Montepaschi (-1,91%). Male anche la galassia Agnelli, con Fiat che lascia il 2,20% a 6,435 euro, Industrial che cede lo 0,30% a 9,965 euro e l'azionista Exor che registra un ribasso dell'1,08% a 21,89 euro.

2 - PARMALAT: BONDI, SU CDA SIAMO SPETTATORI, DECIDANO AZIONISTI...
Radiocor - 'L'atteggiamento che noi abbiamo e' passivo, siamo spettatori'. Lo ha sottolineato l'a.d. di Parmalat, Enrico Bondi, rispondendo alle domande degli analisti che gli chiedevano se il management Parmalat avesse dato mandati a banche d'affari per preparare una lista in vista del rinnovo del cda a cui sara' chiamata la prossima assemblea. 'Decidano gli azionisti', si e' limitato a dire Bondi. Da tempo il mercato si interroga sull'eventualita' di una 'lista Bondi' alternativa a quella che presenteranno i fondi internazionali per guidare la societa' nei prossimi tre anni.

 

3 - BCE: TRICHET, AUMENTO DEI TASSI POSSIBILE GIA' IN APRILE...
Radiocor - Un aumento dei tassi di interesse dell'Eurozona, fermi da tempo all'1%, 'e' possibile, non certo, ma possibile gia' in aprile'. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, spiegando che la cosa e' dovuta al fatto che i rischi per la stabilita' dei prezzi sono ora prevalenti. 'Sarebbe comunque sbagliato - ha aggiunto Trichet che non ha voluto fornire alcun dettaglio sull'eventuale entita' della stretta - interpretare le mie parole come l'inizio di una serie di aumenti dei tassi di interesse'.

4 - BCE: TRICHET, IN AUMENTO I RISCHI DI INFLAZIONE...
Radiocor - La Bce suona l'allarme sui rischi di inflazione: 'sono in aumento', ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aprendo la consueta conferenza stampa mensile e 'aumentano' anche i rischi per la stabilita' dei prezzi nel medio termine, il barometro principale della Banca centrale. E' necessaria 'una forte vigilanza' sull'evoluzione futura, tenendo sempre a mente che e' 'imperativo evitare effetti secondari', quindi piu' ampi sull'economia nel suo insieme, compresi i salari, da queste 'pressioni a breve termine' che derivano dall'aumento dei prodotti energetici e di molte materie prime

5 - CGIL: CAMUSSO, IL 6 MAGGIO SCIOPERO GENERALE...
Radiocor - 'Il 6 maggio sara' sciopero generale: quattro ore con manifestazioni territoriali'. Lo ha annunciato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parland o a un attivo dei delegati sindacali a Modena. La decisione di indire lo sciopero, spiega una nota, era stata gia' presa la scorsa settimana durante una riunione del comitato direttivo nazionale della Cgil che aveva dato mandato alla segreteria confederale di decidere la data e le modalita' dello sciopero.

Lo sciopero generale, secondo il documento approvato dal direttivo, serve perche' 'e' necessario rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignita' del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della rappresentanza'

 

6 - NUCLEARE: SEDE AGENZIA SARA'A ROMA...
(ANSA) - La sede dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e il personale sono gia' stati individuati: la sede sorgera' a Roma. Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, con delega all'Energia, Stefano Saglia, a margine dei lavori della conferenza unificata. 'Sta per essere portato all'attenzione del Consiglio dei ministri - ha detto il sottosegretario - il regolamento dell'Agenzia e quanto attiene ai compensi del personale. La sede sara' Roma'.

7 - IKEA: A 1,5 MLD FATTURATO ITALIA...
(ANSA) - L'Italia e' il terzo fornitore di Ikea nel mondo dopo la Cina e la Polonia, e batte perfino la Svezia, dove ha sede il gruppo. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Ikea Italia Lars Petersson nel corso di un incontro a Milano. Il Bel Paese, dove il gruppo fondato nel 1943 da Ingvar Kamprad ha visto crescere il fatturato dell'11,3% a 1,5 miliardi di euro nel 2010, copre l'8% delle forniture mondiali del colosso svedese dell'arredamento, dietro al 24% della Cina e al 17% della Polonia.

8 - GEOX: UTILE 2010 A 58 MLN (-13%)...
(ANSA) - Il gruppo Geox chiude il 2010 con un utile netto in calo a 58 milioni di euro (-13%). La capogruppo ha archiviato un risultato netto di 49,7 milioni (-33,5%) e il cda che ha approvato il bilancio ha deciso di proporre un dividendo di 0,18 euro per azione (0,20 euro l'anno scorso). 'Il 2010 si e' chiuso con un fatturato consolidato pari a 850 milioni (-2%), grazie ad un soddisfacente secondo semestre,in crescita del 9%', dice Mario Moretti Polegato, presidente e fondatore di Geox in una nota.

 

9 - PINAULT: PUNTO TUTTO SUL LUSSO E MAGARI FACCIO SHOPPING IN ITALIA...
da "Panorama" in edicola domani - «Sto per incassare 2,6 miliardi dalla vendita di Conforama e la mia liquidità di cassa è destinata ad aumentare con la cessione prevista di Fnac e Redcats». François-Henri Pinault, a poche settimane dall'annuncio di voler definitivamente trasformare la PPR da conglomerata a holding del lusso e dello sport &lifestyle, rivela i suoi progetti in una intervista esclusiva a Panorama in edicola da venerdi 5 marzo. I fondi per le acquisizioni al patron del Gruppo Gucci non mancheranno. Anche se, dichiara «non voglio indebolire la società, quindi parte dei proventi delle dismissioni è destinata a ridurre l'indebitamento». Ma è innegabile che la ricerca di possibili prede è partita, con un occhio particolare al made in Italy. «Ho sulla mia scrivania oltre una decina di dossier. Ho visitato di persona solo in Italia cinque o sei aziende ».

 

Nel mirino di Pinault, nel settore dello sport&life style, imprese attive nell'outdoor che siano complementari a Puma. Quindi, niente Lacoste. «Ha prodotti dello stesso genere della Puma». E niente Tiffany o Burberry. «Troppo grandi e costose». L'ideale? Medie aziende del lusso a controllo familiare.«Ma non conosco banche di investimento che abbiano mandato a vendere». Quanto a Hermès, finita nel mirino del rivale Bernard Arnault, patron della Lvmh, Pinault dichiara di non aver alcuna intenzione, neppure se sollecitato, di intervenire come cavaliere bianco come accadde ai tempi di Domenico De Sole e Tom Ford per la Gucci. «Non sono in questa guerra e non ho intenzione di entrarci. Hermès è una magnifica azienda. Io sono fuori dai giochi. E poi preferisco le vie amichevoli».

10 - LAVORO: INPS, A FEBBRAIO RICHIESTE CIG CALANO DEL 27,3% SU ANNO...
Radiocor - A febbraio sono state autorizzate 70,6 milioni di ore di cassa integrazione: il 27,3% in meno rispetto allo stesso mese del 2010. Complessiva mente, comunica l'Inps, nei primi due mesi dell'anno si e' giunti a quota 130,9 milioni, contro i 178 milioni dei primi due mesi del 2010 (-26,5%). La cassa integrazione ordinaria scende del 51% rispetto allo stesso mese del 2010, la straordinaria del 17%, quella in deroga del 2,6%

11 - SIAE: CDM NOMINA GIAN LUIGI RONDI COMMISSARIO STRAORDINARIO...
(Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri di oggi, su proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha nominato commissario straordinario della Siae, Gian Luigi Rondi. Il professor Mario Stella Richter e l'avvocato Domenico Luca Scordino sono stati nominati sub commissari.

 

12 - BANCA SUD: SARMI, ENTRO UN PAIO DI MESI VIA LIBERA BANCA D'ITALIA SU MCC...
(Adnkronos) - "Aspettiamo, entro un paio di mesi il via libera da Banca d'Italia". Ad affermarlo e' l'ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi, aggiungendo che il via libera sulla propria offerta di acquisto a Unicredit sul Mcc, Medio Credito Centrale, uno dei passaggi per la costituzione della Banca del Sud, "potrebbe arrivare anche un po' prima".

Per quanto riguarda la compagine azionaria, l'ad di Poste Italiane ha spiegato che si tratta di un tema "ancora da definire, che si consolidera' nei prossimi mesi". Sarmi ha ricordato che l'offerta per Mcc e' stata presentata solo come Poste "per dare una maggiore celerita'" al progetto.

"Stiamo procedendo -ha continuato Sarmi- sotto il profilo tecnico con il piano di attivita' che avevamo previsto. L'interlocuzione con i soggetti regolatori procede, in particolare con Banca d'Italia. E abbiamo ritenuto di informare anche la Consob di questa iniziativa". Banca d'Italia, ha concluso l'ad di Poste Italiane, deve "valutare la congruenza e la validita' dell'iniziativa sotto il profilo attuativo".

13 - NOMINE: SARMI, OGNI MANAGER SEGUE INDICAZIONI AZIONISTA...
(Adnkronos) - "Ogni manager per definizione segue le indicazioni del proprio azionista". Risponde cosi' Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane, oggi a Milano al margine della conferenza stampa di presentazione della Atm PostePay&Go, ai giornalisti che gli chiedevano delle voci che accostano il suo nome a varie grandi aziende a partecipazione statale, in vista della scadenza del Cda prevista per aprile.

 

Sarmi ha poi sottolineato che sta lavorando 'benissimo, con grande entusiasmo, nel campo dell'innovazione, nell'auspico di aiutare a portare avanti dei progetti importanti per il Paese".

14 - CASO ANTONVENETA: PG MILANO, CONFERMARE CONDANNA A 2 ANNI A BRANCHER...
(Adnkronos) - Il sostituto procuratore generale di Milano, Maria Elena Visconti, ha chiesto ai giudici della quarta sezione penale d'Appello, di confermare la condanna a due anni di reclusione all'ex ministro Aldo Brancher. Le accuse a suo carico sono quelle di appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio dell'inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta.

Brancher fu condannato il 28 luglio scorso, dopo essersi dimesso in seguito alle polemiche suscitate dalla sua nomina. Ora dopo la richiesta dell'accusa, la parola passa ai legali, Filippo Dinacci e Piermaria Corso, pronti a chiedere l'assoluzione dell'ex ministro. Al termine delle arringhe i giudici si chiuderanno in Camera di consiglio, il verdetto potrebbe arrivare nel pomeriggio.

15 - MEDIASET: CONFALONIERI AVVIA AZIONE LEGALE CONTRO QUOTIDIANO REPUBBLICA...
(ASCA) - Fedele Confalonieri ha dato mandato ai suoi legali di agire nei confronti del giornalista di 'Repubblica' Emilio Randacio e del direttore responsabile Ezio Mauro per la diffamazione contenuta in un articolo pubblicato sul quotidiano lo scorso 1 marzo, lo comunica una nota di Mediaset. Nell'articolo, spiega la nota di Mediaset, si afferma testualmente che 'Silvio Berlusconi e un lungo elenco di manager a partire dal suo braccio destro, Fedele Confalonieri, iniziano a stornare a tavolino parte degli utili del gruppo indebitamente'. Il passaggio, continua la nota, 'e' falso e diffamatorio in quanto nel procedimento penale cui l'articolo si riferisce nemmeno la Procura ha mai ipotizzato che tali comportamenti siano stati commessi da Mediaset o dal suo presidente. Fedele Confalonieri non e' mai stato accusato di appropriazione indebita danni della societa''.

 

16 - MAZDA RITIRERÀ 50MILA AUTOMOBILI: COLPA DI UN RAGNO SABOTATORE...
(LaPresse/AP) - La casa automobilistica giapponese Mazda ritirerà dal mercato oltre 50mila veicoli Mazda6 immatricolati nel 2009 e 2010 per un problema insolito: un ragno. La società ha riferito che l'insetto potrebbe tessere una ragnatela nel condotto collegato al serbatoio del carburante, bloccando il sistema di ventilazione. La pressione nel serbatoio potrebbe così provocare una crepa, causando perdita di carburante e il rischio di incendio. La società automobilistica ha spiegato al governo di aver ricevuto due lamentele su problemi con il serbatoio, in uno dei due casi c'era proprio un ragno all'interno del condotto. I veicoli che verranno ritirati sono stati tutti costruiti tra l'aprile del 2008 e il febbraio 2010.

 

17 - BAHRAIN,FITCH ABBASSA RATING DA A AD A- NON ESCLUDENDO ALTRI DOWNGRADE...
(LaPresse/AP) - L'agenzia Fitch ha abbassato il rating del Bahrain da A ad A-, in un periodo di forte instabilità politica nel Paese. Fitch ha anche detto in un rapporto di oggi che "un peggioramento sostanziale della sicurezza e o dei protratti ritardi nel processo di riforme politiche" potrebbe portare ad un ulteriore abbassamento. Il Bahrain è stato soggetto a settimane di proteste che hanno causato la morte di sette persone.

18 - USA, PRODUTTIVITÀ ULTIMO TRIMESTRE 2010 +2,6% SU ANNO...
(LaPresse/AP) - La produttività negli Stati Uniti è aumentata nell'ultimo trimestre del 2010 al ritmo più veloce degli ultimi nove mesi. Il dipartimento del Lavoro ha comunicato che la produttività è aumentata con un tasso annuale del 2,6% nell'ultimo trimestre, mentre il costo del lavoro è caduto dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Entrambi i dati sono rimasti invariati rispetto a quanto definito nel rapporto preliminare del mese scorso. Nel corso di tutto il 2010 la produttività è cresciuta del 3,9%, il maggior aumento in otto anni. Gli economisti però ritengono che la produttività possa crescere della metà nel 2011, mentre le aziende raggiungeranno il limite della produttività che possono ottenere dalla forza lavoro già assunta e dovranno assumere nuovi dipendenti.

 

19 - DIRITTI TV, ANTITRUST: TRATTATIVA PRIVATA SU DAHLIA SOLO PER 2010-2011...
(LaPresse) - Altolà dell'Antitrust alla Lega Calcio, per chiarire che la trattativa privata in corso per la riassegnazione dei diritti tv a suo tempo acquisiti da Dahlia è ammessa in via eccezionale solo per il campionato in corso. E un procedimento per possibile pratica commerciale scorretta attuata dalla stessa Dahlia nei confronti degli utenti, che sarebbero rimasti privi non solo della visione delle partite ma anche di qualsiasi informazione sui loro diritti. Sono le due iniziative adottate dall'Antitrust sulla vicenda dell'emittente in via di liquidazione, comunicate dall'Authority in una nota.

 

In particolare, l'Antitrust ha scritto alla Lega Calcio per ricordare che "l'assegnazione dei diritti attraverso trattativa privata, svolta peraltro in tempi particolarmente ristretti, è giustificabile solo con riferimento alla stagione in corso". Per i diritti relativi al Campionato 2011-2012, invece, "non appaiono sussistere esigenze di urgenza e necessità che possano giustificare il mancato ricorso alle procedure concorsuali previste dalle linee guida in materia".

Per quanto riguarda gli abbonati a Dahlia Tv, l'Autorità ha avviato un procedimento per "pratica commerciale scorretta", per verificare se l'emittente abbia fornito adeguate informazioni sull'interruzione della trasmissione delle partite e se abbia adottato iniziative per evitare che proseguissero gli acquisti presso la rete commerciale. Nell'ambito dell'istruttoria, l'Antitrust ha chiesto informazioni anche a Lega Calcio e Telecom, per conoscere eventuali misure adottate per evitare l'interruzione delle trasmissioni e le informazioni fornite agli utenti finali.03-03-2011]

 

 

 

Bombe sulle città ribelli. Obama a Gheddafi: via - Gheddafi bombarda i pozzi - La Bce pronta ad alzare i tassi - Affittopoli a Roma: ecco le case al centrosinistra - Casa superscontata al figlio di Visco - Fini la sa lunga: ‘I giudici archivieranno’ - Prescrizione, scoppia un caso nel Pdl - La Cgil ha deciso, sciopero il 6 maggio - Roma, detenuta denuncia: io violentata in cella di sicurezza da due carabinieri...

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: " ‘Tassi più alti contro l'inflazione' ". Editoriale di Francesco Giavazzi: "Il reddito degli italiani". Di spalla: "Il 17 marzo ricordiamoci ‘Va pensiero' è italiano". Al centro foto-notizia: "Bombe sulle città ribelli. Obama a Gheddafi: via" e "Giallo sulla prescrizione breve. Federalismo, no delle Regioni". In taglio basso: "La felicità in Cina diventa un dovere" e "Affittopoli a Roma: ecco le case al centrosinistra".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "Libia, l'ultimatum di Obama" e a sinistra: "Giustizia, corsa al salva-premier. Lite sul federalismo", con il retroscena di Liana Milella: "E Ghedini disse: è autogol". Al centro: " ‘Violentata in caserma dai carabinieri' " e "La Cgil ha deciso, sciopero il 6 maggio". In taglio basso: "Il partito consumista cinese" e "Salerno-Reggio Calabria, la finta autostrada che non finisce mai".

 

LA STAMPA - In apertura: "Obama: rovesciate i libici" e in taglio alto: "Il governo dice no all'election day: ‘Buttati 300 milioni' " e "Prescrizione breve, proposta del Pdl scatena il caos". Editoriali di Lucia Annunziata: "Il raiss paghi gli aiuti" e di Domenico Quirico: "L'avvento del profugo globalizzato". Al centro foto-notizia: "Venezia, il gelo e la neve non rovinano il Carnevale". A fondo pagina: "La mamma di Batman".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "La Bce pronta ad alzare i tassi" e in taglio alto: "Siniscalco: con la riforma fiscale i fondi italiani sono competitivi". Editoriale di Sorrentino: "La gioventù bruciata delle valute". Al centro la foto-notizia: "Libia. Obama minaccia Gheddafi con l'‘opzione militare' " e "Governatori contro Calderoli sul patto per il federalismo". Di spalla intervento del sottosegretario Gianni Letta: "Quei ragazzi caduti per un'idea di pace". In taglio basso: "In tribunale cittadino-pubblica amministrazione 2 a 0".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: "Gheddafi bombarda i pozzi" e in un box: "Petrolio, allarme della Bce sui prezzi: possibile un rialzo dei tassi ad aprile". Editoriale: "Perché l'Italia non può stare ferma". Al centro foto-notizia: "Roma, immobili comunali venduti e affittati al 20 per cento del prezzo di mercato" e "Prescrizione, scoppia un caso nel Pdl". In un box: "Federalismo, stop delle Regioni". In taglio basso: "Roma, detenuta denuncia: io violentata in cella di sicurezza da due carabinieri" e "Bolle: ‘Il mio sogno è Caracalla' ".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Affittopoli, nuovi elenchi vip" e a sinistra: "Santoro contro Rodotà, la sinistra si scanna su Bmw e vino francese". Editoriale di Vittorio Macioce: "Prodi, Monti, ‘Repubblica', la politica del salotto". Al centro la foto-notizia: " ‘Io in cella e Vendola no?' Brutta aria nel Pd pugliese", "Bersani e la raccolta patacca di 10 milioni di firme anti-Cav" e "Che ipocriti, ora si svegliano per far fuori Gheddafi". In un box: "Fini la sa lunga: ‘I giudici archivieranno' ". A fondo pagina: "Mentana e i giornali di famiglia".

 

LIBERO - In apertura: "Questo signore è un pataccaro", con editoriale di Maurizio Belpietro. Di spalla Vittorio Feltri: "Fini ha perso il partito e cerca lavoro in tv". A fondo pagina: "Casa superscontata al figlio di Visco".

IL TEMPO - In apertura: "Obama carica il fucile".

 

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Chavez offre a Gheddafi la chance per allentare la stretta dell'Occidente". In apertura a destra: "Così il Pd non chiude, anzi rilancia, sugli stati generali dell'economia". Al centro intervento di Walter Veltroni: "Meglio fermarsi prima della fine" e "Nel Pdl c'è chi ci credere. Con due disegni di bella politica".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Ha paura degli italiani". A fondo pagina: "Cgil: affossano il Paese, il 6 maggio sciopero generale".04-03-2011]

 

 

 

Si mette male per il bocchinesco quotidiano napoletano "Roma" (ma Nelle società Bocchino non compare: azionista è la moglie Gabriella Buontempo) - "LA FORZA GENTILE" DI PISAPIA CONTRO BAT-MORATTI - LE ASSENZE DI MARIA STAR GELMINI CONSIGLIERE COMUNALE - quelle STRANE PROMOZIONI AI SERVIZIETTI SEGRETI PER MANCINI E PAOLETTI - QUERELA-AUTOGOL PER FABIO GHIONI - CELESTINI SI SCORDA LA DANDINI. Svista o censura

A cura di Enrico Arosio e Primo Di Nicola per "l'Espresso"

 

1 - SORPRESE - MARIA STELLA, CHI L'HA VISTA?...
Salta fuori un'altra perla dalla sorprendente biografia del ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. Risale al lontano 2000. A Desenzano sul Garda, allora, era presidente del consiglio comunale e i colleghi la chiamavano Maria Star (era stata eletta nel '98, con il suo voto determinante). Ma accumulava assenze su assenze, al punto da meritarsi una mozione di sfiducia. Tra le accuse riportate, questa: "Ha dimostrato scarsa sollecitudine nell'adempimento dei suoi doveri, è venuta meno ai compiti istituzionali e alle funzioni attribuitele".

Le critiche più pesanti arrivarono dalla stessa maggioranza, da tre consiglieri di Forza Italia, che parlarono di "inspiegabile attaccamento esclusivo orientato alle cariche". Messa ai voti, nel 2000, la revoca da presidente passò con 13 favorevoli, cinque contrari e due astenuti. Contro di lei, non solo la minoranza di sinistra, ma pure i suoi alleati, sia di Forza Italia sia della Lega Nord. Caduta Maria Star, ebbe inizio una seconda vita, che avrebbe portato la giovane avvocatessa prima alla Camera, poi, nel 2008, sullo scranno di ministro. Ma la delibera di Desenzano, da allora, è introvabile: sparita dall'albo pubblico del Comune, negata a chi la chiede. P. T.

2 - SERVIZI SEGRETI/1 - DIMENTICARE CALIPARI...
La messa in ricordo? Una iniziativa inadeguata: Nicola Calipari andava ricordato con una cerimonia di Stato. È con queste motivazioni, scritte in una lettera al direttore dell'Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna (Aise), il generale Adriano Santini, che Rosa Villecco Calipari, deputata del Pd e vedova del dirigente del Sismi ucciso in Iraq mentre riportava a casa la giornalista Giuliana Sgrena sequestrata dagli iracheni, ha comunicato che avrebbe disertato, con i figli e il resto della famiglia, la funzione religiosa organizzata il 4 marzo per ricordarlo a sei anni dalla morte.

 

La semplice messa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Gli scorsi anni, infatti, Calipari veniva ricordato con ben altra ufficialità, una cerimonia nella sede dei servizi alla presenza dei vertici degli apparati di sicurezza e dell'autorità politica, nel caso il sottosegretario Gianni Letta, che ha la delega per l'intelligence. In più, Letta e i capi dei servizi non hanno mantenuto la promessa di intitolare la sede dell'Aise, Forte Braschi, allo stesso Calipari. Un comportamento che agli occhi della vedova suona come un tentativo di "rimuovere una vicenda scomoda e il ricordo di un servitore dello Stato morto in circostanze ancora da chiarire". P. D. N.

3 - SERVIZI SEGRETI/2 - MISSIONE PROMOZIONE...
Nell'ultima settimana, tre promozioni stanno facendo discutere le barbe finte italiane, alle prese con un'ondata di prepensionamenti. La prima è quella di Alberto Manenti a numero due dell'Aise, promozione che gli ha risparmiato l'uscita per limiti d'età. La seconda riguarda Marco Mancini, coinvolto nelle inchieste Telecom-Abu Omar e salvato dal segreto di Stato, a capocentro del servizio militare a Vienna.

 

Ma la più sorprendente coinvolge l'Aisi, dove l'ultrasessantenne Giancarlo Paoletti è stato promosso caporeparto. Paoletti fu travolto dall'inchiesta sulla banda della Magliana e accusato di false dichiarazioni ai pm sugli intrecci tra servizi segreti e criminalità. Salvato dalla prescrizione, è stato ripescato grazie alla legge Carnevale sul reintegro dei prosciolti. Il rientro è legittimo, la promozione appare invece discrezionale. F. B.

4 - ELEZIONI MILANO - PISAPIA CONTRO GOLIA...
Contro la macchina da guerra che Letizia Moratti scatenerà a ridosso dell'election day a metà maggio per confermarsi sindaco di Milano, il candidato dell'opposizione, Giuliano Pisapia, tenta la via della leggerezza dopo la campagna sulle case della Baggina. Per le strategie di marketing e comunicazione è una strada obbligata, viste le ben diverse risorse in campo: poco più di un milione di euro, contro un budget di oltre 5 milioni per la Moratti, più eventuali extra di fonte famigliare.

Pisapia, sulla scia della "force tranquille" di Mitterrand per le presidenziali francesi del 1981, lancia lo slogan "La forza gentile", studiato dal suo team di cui fanno parte Civicom e l'agenzia Com.unico, la stessa che aveva lavorato con Renato Soru quando vinse le regionali sarde. La Moratti non ha fretta, ma ha già ingaggiato l'hub creativo KleinRusso per il coordinamento dell'immagine e il gigante Aegis Media per le pianificazioni. "Letizia Moratti sindaco di Milano", dovrebbe essere il semplice claim, mentre più sofisticate saranno le foto, scattate dal ritrattista Bob Krieger. Vi. P.

5 - GHIONI FA AUTOGOL - CASO TELECOM...
Querela-autogol per Fabio Ghioni. L'ex capo del Tiger Team di Pirelli-Telecom, condannato per i casi di spionaggio informatico ai danni del "Corriere della Sera" e altre aziende e persone ritenute "nemiche", ha accusato di diffamazione il padre di Adamo Bove, il dirigente Tim morto nel 2006 a Napoli, un suicidio pieno di misteri. Nel mirino la lettera, pubblicata dal "Corriere", in cui Vincenzo Bove denunciava (inutilmente) ai top manager il ruolo di Ghioni nella manovra per isolare suo figlio Adamo, tentando di farne l'unico capro espiatorio dello scandalo della security guidata da Giuliano Tavaroli.

 

Ora il gip milanese Luigi Varanelli, accogliendo la motivata richiesta del pm Stefania Carlucci, ha assolto Vincenzo Bove (e il "Corriere") perché la sua lettera riferiva "fatti veri". Nell'ordine: nel febbraio 2006 Adamo Bove esautora Ghioni sospettandolo di illegalità; i vertici aziendali dell'era Tronchetti invece lo promuovono, con una scelta "incredibile" che affida proprio allo spione dei computer l'indagine interna sullo spionaggio; e Ghioni usa quel potere "per vendicarsi di Adamo Bove". In giugno, quando scopre che la sua azienda si schiera con Ghioni perfino nell'esposto ai pm, Adamo ne resta "ossessionato". E pochi giorni dopo vola nel vuoto da un cavalcavia. P. B.

6 - PELLEGRINAGGI TRASVERSALI - MADONNA CHE DEVOZIONE!...
Tutto è partito dal senatore del Pdl Salvatore Piscitelli, devotissimo alla Madonna. Piscitelli era già stato più volte a Medjugorje, ma a novembre ha avuto l'idea di coinvolgere altri parlamentari con una lettera di invito. Così a novembre sono partiti per Medjugorje deputati e senatori di vari partiti, di maggioranza e opposizione.

 

Tra questi, i berlusconiani Giuseppe Esposito, Paolo Tancredi, Alfredo Mantovano, Ada Spadoni Urbani, Maria Alessandra Gallone, Elena Centemero; il senatore democratico Giovanni Procacci; il finiano Candido Da Angelis, la leghista Angela Maraventano. Un bel gruppo trasversale che ha deciso di dare un seguito romano all'iniziativa riunendosi per un rosario settimanale tutti i mercoledi nella chiesa di Santa Maria in Via. Prossimo pellegrinaggio a Medjugorje il 17 marzo, dove per settembre Piscitelli e colleghi hanno messo in calendario anche un raduno internazionale di europarlamentari cattolici. P. D. N.

7 - L'INTERROGAZIONE - NIENTE BRACCIALETTI PER I DETENUTI...
Perché non si usano i braccialetti elettronici come strumento di controllo alternativo dei detenuti? La deputata del Partito democratico Magda Negri ha chiesto spiegazioni ai ministri della Giustizia e dell'Interno Angelino Alfano e Roberto Maroni. Risultano impiegati solo dieci braccialetti a fronte di una fornitura di 400 pezzi costata ben 110 milioni di euro. La parlamentare ha evidenziato lo spreco di risorse pubbliche ma soprattutto ha chiesto di rilanciare il progetto, ricordando i risultati positivi riscontrati in altri Paesi europei: in Gran Bretagna ne sono in funzione 50 mila (interrogazione S.3/01925). (A cura dell'associazione Openpolis)

8 - SATIRA - CELESTINI OSCURA LA DANDINI...
Ha suscitato una certa sorpresa l'arrivo nella redazione di "Parla con me", la trasmissione di Serena Dandini su Rai Tre, delle copie-staffetta del libro di Ascanio Celestini "Io cammino in fila indiana", edito da Einaudi. Per un'omissione molto rumorosa: la mancata citazione del talk show "Parla con me" dove quei testi erano andati in onda. Certo, l'Einaudi ha avuto coraggio a pubblicare i monologhi di Celestini, attaccato sia da esponenti del Pdl sia da Silvio Berlusconi.

 

Il premier, ad esempio, aveva visto se stesso rappresentato nel personaggio di Tony Mafioso, un omaggio di Celestini a Peppino Impastato. Nonostante questo, però, non è stata segnalata l'origine dei testi. Così, come per magia, il riferimento compromettente a "Parla con me" è sparito. Sebbene la sponda tv sia il modo migliore per lanciare un libro. Svista o censura? A. F.

9 - CASO USTICA - NON TOCCATE I GENERALI...
I familiari delle vittime sono avvertiti: rischierà una sonora querela chiunque sosterrà che il Dc9 dell'Itavia fu abbattuto sui cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 durante un combattimento aereo tra velivoli militari o da un missile, tirando in ballo depistaggi della nostra Aeronautica militare. Per il governo, che mette in campo i risultati di tutti i processi e di tutte le commissioni di esperti che hanno lavorato intorno alla tragedia, c'è una sola verità: a fare esplodere l'aereo fu una bomba.

E 31 anni dopo ha incaricato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi di vigilare sul rispetto di questa versione, anche tramite l'Avvocatura dello Stato, onde tutelare l'onore dell'Aeronautica e dei suoi generali se qualche scettico dovesse tornare a ipotizzare loro responsabilità. O. F.

10 - MA LA SICILIA È MEGLIO DEL VIAGRA...
Dolce & Gabbana, nella loro lunga carriera, hanno avuto "un colpo di genio", sostiene Alberta Marzotto nel suo libello tutto pepe sul fashion system, "L'abito fa il monaco?", appena uscito da Mondadori: "Hanno trasformato la Sicilia, il cuore di una Terronia reietta e retrograda, maschilista e ancestrale, nell'epicentro di un universo dannatamente glamour", tra bei picciotti e vedove in reggicalze.

 

La seduttività di D&G, scrive la giornalista di moda, si basa sull'attrazione sessuale più schietta, la vera specialità regionale: "Altro che Viagra", assicura: "Un uomo e una donna siculi sono due macchine del sesso sempre e comunque, a ogni età. E il sesso, si sa, vende". L. Q.

11 - PAROLA DI GESUITA - I FESTINI DI ERODE...
Quando un gesuita prende la frusta son dolori. Il dotto biblista Silvano Fausti, su "Popoli", la rivista web internazionale della Fondazione San Fedele, storico baluardo della Compagnia di Gesù a Milano, se la prende con "i festini di Erode e la vergogna nazionale" (s'è capito a chi allude). I media fanno confusione, denuncia, favorendo chi pesca nel torbido, mentre c'è bisogno di chiarezza: "Il male è il male, e chi lo fa va denunciato. Soprattutto se sta in alto, perché dà scandalo e induce altri a imitarlo".

E qui, ormai, "la nefandezza" diventa "puzza". Aggiunge, sferzante: "Necessitiamo di politici al di sopra, non al disotto di ogni sospetto. Che finisca ciò che ci rende ridicoli al mondo intero!". La Chiesa, insiste Fausti, non deve più svendersi al perdonismo. "Chiediamo che i vescovi siano meno yes-men e più yes-Lord". E conclude: "Basta reggere il moccolo. I cristiani hanno il dovere di cambiare la situazione". Messaggio: coi salesiani chissà, ma coi gesuiti non si scherza. T. M.

12 - ROMA NEI GUAI...
Si mette male per il quotidiano "Roma", creatura del vicepresidente di Fli Italo Bocchino, la vicenda dei contributi ricevuti dal dipartimento per l'editoria della presidenza del Consiglio. Oltre ad avere aperto un procedimento che potrebbe portare a una multa e alla revoca dei contributi incassati negli ultimi anni a causa del controllo sul giornale che le Edizioni del "Roma" (proprietarie della testata) eserciterebbero sulla società che lo edita, L'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni ha deciso di segnalare l'affaire alla Procura di Napoli.

 

Sotto accusa, le dichiarazioni inviate dalla società alla presidenza e all'authority, per le quali si ipotizza il reato di false comunicazioni sociali. Nelle società Bocchino non compare: compare come azionista sua moglie Gabriella Buontempo. P. D. N.

13 - MONTECITORIO - LA TRUFFA PAGA...
I vertici della Camera avevano promesso che la loro posizione "sarebbe stata valutata con il massimo rigore sotto il profilo disciplinare". E infatti i 17 dipendenti indagati lo scorso anno dalla Procura di Roma per falso e truffa ai danni dello Stato perché con tesserini falsi si facevano segnare al lavoro mentre erano assenti, erano stati sospesi dal servizio. Oggi, dopo poco più di un anno da quel 28 gennaio in cui scoppiò il caso che agitò Montecitorio, tre di essi sono tornati al lavoro dopo avere patteggiato in tribunale e pagato alla Camera un risarcimento danni fino a 50 mila euro. D. C.

14 - SAIA IL TEMPOREGGIATORE...
È durato una settimana l'allineamento fra le scelte politiche del senatore Maurizio Saia e il suo blog. Come reso noto da "l'Espresso", fino a qualche settimana fa sul suo sito campeggiava il simbolo del Pdl, nonostante da quai un anno fosse approdato in Futuro e libertà. La dimenticanza era stata notata, e così Saia si è affrettato ad aggiornare l'homepage. Ma nel giro di qualche giorno gli eventi lo hanno rimesso in contraddizione. Dopo il congresso fondativo di Milano, infatti, Saia è uscito dal Fli; il suo blog, però, reca il logo del partito in bella vista. "Forse temporeggia in attesa di decidere dove andare", malignano i finiani. P. FA.

15 - RIDATEMI LE MIE SALSICCE...
I giornalisti sono alla fame, deve aver pensato Pasquale Laurito, patron della "Velina rossa", l'agenzia di stampa che detiene l'interpretazione autentica del pensiero di Massimo D'Alema, quando ha scoperto che nella sala stampa di Montecitorio qualcuno gli ha fatto sparire un pacchetto regalo contenente salsicce. Laurito aveva riposto i pregiati salumi in un sacchetto di plastica, insieme ai giornali. Al suo rientro dal Transatlantico i giornali c'erano ancora, il resto non più. "È inammissibile, una cosa così qui non si era mai vista", ha detto sconsolato l'ultraottantenne giornalista parlamentare. B. C.

16 - NORDEST - POCHI SOLDI PER IL PAPA...
Fede vacillante o crisi economica? Nel Nord-est imprenditori e parrocchiani rispondono con poco entusiasmo alla raccolta fondi per la visita del papa. La Chiesa triveneta ospiterà Benedetto XVI il 7 e 8 maggio ad Aquileia e a Venezia. E proprio Venezia, con la messa al parco San Giuliano di Mestre, sta mettendo in imbarazzo il patriarca Angelo Scola e il vescovo ausiliare, Beniamino Pizziol, organizzatore dell'evento.

 

Tra palco (scenografia di una basilica, 800 mila euro, poi ridotti a 400 mila), vestiti (quasi 300 mila euro che una sartoria ha osato chiedere a Regione e Province), servizi, sicurezza e gadget, è uscito un preventivo di 2 milioni. Pizziol ha cercato sponsor tra banche e imprese, promettendo di valorizzare i loro marchi, addirittura un incontro con il pontefice. Ma le risposte sono state fredde. Si è allora lanciata una campagna di elemosine in tutte le chiese delle diocesi, ma i sacerdoti hanno raccolto più proteste che oboli per "Pietro nelle terre di Marco". G. SB.04-03-2011]

 

 

LIBYAN SCHOOL OF ECONOMICS - TERREMOTO ALLA BLAIRIANA LSE, LA Più PRESTIGIOSA UNIVERSITà DI LONDRA: PER ANNI, LA LIBIA CI HA RIVERSATO MILIONI DI STERLINE, PER FAR ISTRUIRE I SUOI FUNZIONARI E FAR LAUREARE FRA GLI ONORI IL NOVELLO RAISS SAIF GHEDDAFI (GRAZIE A UNA TESI COPIATA, TRA L’ALTRO) - IERI SI è DIMESSO IL DIRETTORE, E GLI ILLUSTRI ACCADEMICI CHE PER ANNI HANNO BACIATO LA PARRUCCA DI GHEDDAFI, ORA FANNO LA FIGURA DEI CINICI CALCOLATORI O, AL MASSIMO, DEGLI UTILI IDIOTI

Andrea Malaguti per "La Stampa"

 

Fred Halliday era un uomo brillante. Tendeva ad alzare il gomito di quando in quando ma parlava dieci lingue (molte mediorientali), insegnava relazioni internazionali alla London School of Economics (Lse) e sapeva distinguere i buoni dai cattivi. Era una sua ossessione. Così quando Saif al Islam, figlio del Colonnello Muammar Gheddafi, chiese di iscriversi al suo prestigioso ateneo, Halliday scosse il capo. «Io sono contrario. Si fa presto a giocarsi la reputazione internazionale».

 

Profetico. Era il 2002. I colleghi del board, il consiglio dell'Ateneo guidato allora da Lord Anthony Giddens, lo guardarono come si fa con i matti. Lui incassò con stile. Ma aggiunse: «Mi rimetto alla volontà della maggioranza, una cosa però vorrei che fosse chiara: prendere soldi dalla Libia è un errore madornale». La reazione dei cattedrattici fu la stessa di pochi secondi prima. Ovviamente lo ignorarono.

WIKILEAKS
Qualche anno più tardi, nel 2009, Halliday morì per colpa di un tumore implacabile, mentre Howard Davies, nuovo rettore della Lse, sentito il parere degli illustri colleghi, per la gran parte ex consiglieri di Tony Blair, decise di accettare prima un milione e mezzo dalla fondazione Gheddafi da destinare allo sviluppo dell'Ateneo, quindi un ulteriore milione di sterline dal governo di Tripoli per formare centinaia di membri - 450 per la precisione - della futura élite del potere libico. Dirigenti di aziende pubbliche e private.

 

A rivelarlo sono ancora una volta i file di WikiLeaks. Sir Howard Davies oggi confessa di essere piuttosto imbarazzato di fronte a questo scenario. «Il nostro voleva essere uno sforzo puramente educativo». Ma, travolto dalle polemiche, ieri sera si è dimesso. In una dichiarazione ha riconosciuto che la reputazione dell'Università «ha sofferto» a causa sua..

 

UTILI IDIOTI
Il rapporto tra la Lse e il complicato mondo del raiss è sempre stato forte e decisamente più largo del puro orizzonte accademico, ma adesso che l'angosciante visione del mondo del leader libico e dei suoi famigliari è stata consegnata ai cannoni e alla misericordiosa visione di Saif al Islam («Scorreranno fiumi di sangue»), i giorni degli abbracci, degli inchini, e soprattutto delle donazioni, scivolano sul buon nome dell'università come un veleno mortale. Ricordare è doloroso.

E non tutti hanno la stessa dignità di Shami Chakrabarti, direttrice di Liberty, gruppo di pressione per i diritti civili dell'Alma Mater, che diede il suo entusiastico appoggio all'idea di farsi finaziare con i soldi del raiss. «La verità è che siamo stati completamenti inadeguati». Utili idioti o cinici calcolatori?

 

NEL SEGNO DI BLAIR
Il mondo della London School of Economics è sempre stato sofisticato e pieno di equilibrio. Donne dagli abiti sobri. Un filo di perle, magari, e l'espressione amabile. Uomini disinvolti in completi vecchi ma di buon taglio. Brillanti e new labour.

Sir Mark Allen, ex spia dell'MI6 e consigliere della Lse, ha avuto un ruolo decisivo nel ricucire i rapporti tra la Gran Bretagna e la Libia. È stato lui a unire Gheddafi e Blair (capaci di firmare un accordo valso alla Bp 15 miliardi di sterline) e sempre Allen ha avuto un ruolo importante nel rilascio di Al Megrahi, il terrorista condannato per la strage di Lockerbie. Lord Giddens è stato più volte in Libia e ha applaudito in prima fila il raiss a Londra definendo il suo lavoro «impressionante» e la sua figura «immensamente popolare».

 

Lord Desai ha discusso per due ore la tesi di Saif al-Islam (rivelatasi poi un plagio, presumibilmente frutto di un ghostwriter) sottolinenadone la «tensione ideale». E la dottoressa Alia Brahimi, astro nascente dell'universo accademico britannico, è stata spesso a Creta per concordare con il figlio di Gheddafi l'uso delle generose offerte. «Non ho nulla di cui chiedere scusa. Saif mi diceva di essere pronto a grandi riforme liberali. Ero certa che amasse il suo popolo».

Un abbaglio collettivo, insomma. Ma in questo zelo pubblico che aveva contagiato una delle istituzioni più importanti e progressiste della Gran Bretagna ferveva un eccesso, uno spreco che non dava tregua. Innocente o doloso che fosse.

Sir Karl Popper, professore di Scienze Economiche e Politiche alla Lse, era solito dire con la chiarezza degli illuminati: «Conoscenza, scienza e libertà. Tutto dipende dalla capacità di distinguere tra una società aperta e i suoi nemici». Lo diceva anche Fred Halliday, magari con altre parole. 04-03-2011]

 

 

1- MALEDETTA, CASA MALEDETTA! E MENTRE VISCO PREDICAVA LACRIME, SUDORE E SANGUE SPARANDO PIù TASSE PER TUTTI, LA ROMA VELTRONICA DI WALTER-EGO CONCEDEVA AL FIGLIO DEL MINISTRO UNA CASA A CAMPO DE’ FIORI CON AFFITTO STRACCIATO - 2- IL COMUNE DI ROMA HA LE PEZZE ANCHE NEL COLON E NEL PANCREAS, MA NEGLI ANNI D’ORO DELLE GIUNTE DI SINISTRA SI POTEVA AFFITTARE (GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO) UN APPARTAMENTO NELLA PERIFERICA PIAZZA NAVONA A 12 EURO AL MESE, 152 € L’ANNO! - 2- LA VERA AFFITTOPOLI, GIUSTAMENTE, È NEL CUORE DELLA CITTÀ. LADDOVE OGGI IN MEDIA UNA PERSONA NORMALE SPENDE DA 4MILA AI 20MILA EURO AL METRO QUADRATO - 3- E CHISSÀ COME MAI DELLE ASSOCIAZIONI CARITATEVOLI (CANONI RIBASSATI ALL’80%) POI DIVENTANO SEDI DEL PD O DI SEL BY VENDOLA OTTENGONO SEMPRE CANONI PRIVILEGIATI

1 - E CASE DEL COMUNE ALLA SINISTRA - E IL PD NON PAGA NEANCHE IL CANONE
Brunella Bolloli per "Libero"

 

Ecco le case dell'Affittopoli romana. Elenchi lunghissimi di nomi, indirizzi e prezzi con una costante: nella città più cara d'Italia l'amministrazione comunale, tra il 2001 e il 2007, è stata super generosa. Un patrimonio di oltre 2mila immobili ha fruttato alle casse capitoline appena il 15 per cento del suo valore di mercato.

C'è chi è riuscito ad affittare un appartamento a piazza Navona (mica alla Borgata Finocchio) a soli 152,40 all'anno. Centocinquantadue euro e quaranta centesimi di canone annuale, praticamente 12 euro al mese. In romanesco volgare si dice: mortacci! .

 

E se non fosse scritto nero su bianco non ci si crede, invece è così: abitazione a piazza Navona, quinto piano, canone: 152,40. Sarà pure un palazzo vetusto, ma pagare così poco nel cuore di Roma è quasi un miracolo. Merito dei prezzi low cost del patrimonio immobiliare del Campidoglio: case dal centro alla periferia "cedute", durante le gestioni precedenti a quella di Gianni Alemanno, a canoni irrisori rispetto al valore reale. Abitazioni private, esercizi commerciali, alberghi, studi e ristoranti.

 

MOROSITÀ DA 25 ANNI - Un capitolo a parte sono le associazioni. E qui sta il bello perché, proprio in virtù delle loro finalità sociali o di volontariato, hanno dei canoni ribassati all'80 per cento rispetto alle quotazioni di mercato. Però, un conto sono i volontari della Caritas, un altro sono le sedi di partito, che hanno usufruito di sconti come se fossero realtà poverissime. Scorgendo gli elenchi, infatti, ci sono locali nati per ospitare gruppi con finalità sociali che poi, per magia, si sono trasformati in uffici di partito. Guarda caso, quasi sempre di centrosinistra.

 

Prendiamo ad esempio l'Associazione culturale Marcella Valentini di via Diego Angeli 141-143, zona Casal Bruciato. Chissà come mai adesso, al civico 143, campeggia una bella insegna del Partito democratico. Poi si scopre che il partito di Bersani, per queste stanze, paga 491,99 euro di affitto, ma prima ha sborsato ben poco, visto che risulta moroso per 13.279,89 euro, cioè da venticinque anni. Idem per il circolo culturale sportivo Pietro Nenni di via Vicopisano 91-93. Come mai al civico 91, al posto del centro culturale sportivo, compare l'insegna con la scritta Sinistra e Libertà in XV municipio? Al 93, invece, ci sono le Acli.

Nel tabulato della Romeo (la società che si occupa della manutenzione degli stabili di proprietà comunale) è citato solo il civico 91. Canone: 213,20. Morosità di 2.027,76 euro. E il discorso potrebbe proseguire così anche per il circolo culturale Palmiro Togliatti di via Vaiano 3-5. Ancora una volta, dove doveva esserci un'associazione di quartiere oggi c'è il Pd. La concessione è pure scaduta e restano da saldare 60 morosità di 1.112,19 euro.

 

Possibile che il partito dell'ex sindaco di Roma non abbia i soldi per pagare l'affitto di 254,60 euro? Ma se queste sono sedi di borgata, e non appartamenti di pregio, diversa è la situazione di Rifondazione comunista. Per sistemarsi a Trastevere, un'altra bellissima parte della Capitale, i bertinottiani hanno chiesto aiuto al Comune e hanno ottenuto dei locali a piazza Belli. Indennità di locazione: 3.755,64 euro. All'anno, però. Più o meno la stessa cifra che sborsa una non bene identificata sezione del Pci Albuccione a Guidonia, venti chilometri fuori città.

TEATRI E HOTEL - La vera Affittopoli, però, è nel cuore della città. Laddove oggi in media una persona normale spende da 4mila ai 20mila euro al metro quadrato per un alloggio, c'è chi, come il celebre ristorante "Checco Er carrettiere", riesce a cavarsela con soli 3.957,36 euro annuali. Affitto irrisorio anche per il Teatro della Cometa, di fronte al Campidoglio: 2.482,56 euro per 12 mesi. E che dire poi dell'hotel Richmond di largo Corrado Ricci, con affaccio sui Fori Imperiali? Solo 30mila euro annuali, niente se si considera la zona di pregio. E mentre il Pd si difende, il PdL chiede di aprire un fascicolo in procura e il sindaco ha già disposto una commissione d'inchiesta «per vederci chiaro». Ma non finisce qui.

 

2 - CASA SUPERSCONTATA AL FIGLIO DI VISCO
Franco Bechis per "Libero"

Il governo di Romano Prodi è stato breve, d'accordo. Ma ha proprio cambiato la vita di Gabriele Visco, figlio dell'allora viceministro dell'Economia, Vincenzo. Il 30 ottobre 2006, mentre papà stava battagliando in parlamento per fare passare la finanziaria delle cento tasse, lui riusciva ad acquistare la casa dei sogni alle spalle di piazza Campo dei Fiori a Roma.

A vendergliela dopo un'asta andata deserta è stato il Comune di Roma guidato da Walter Veltroni attraverso la finanziaria Campidoglio finance. Non c'è dubbio sui chi dei due abbia fatto il migliore affare: chi ha comprato. Perché Visco jr è riuscito a strappare a Veltroni un superprezzo: 910 mila euro per un appartamento al piano nobile da 154 metri quadrati più una cantina da 40 metri quadrati. La base d'asta era di 748 mila euro per l'appartamento e 23.100 euro per la cantina. L'offerta è stata in rialzo del 20 per cento contro un 60 per cento medio dei rialzi alle aste per immobili comunali.

 

Il prezzo a metro quadrato ottenuto è stato di poco superiore ai 5.500 euro, anche se all'epoca quello di mercato risultava essere in quella zona superiore ai 20 mila euro. Ora il mattone è sceso sensibilmente e oggi gli immobili offerti nella stessa via o in quelle adiacenti da agenzie private oscillano fra i 12 mila e i 17 mila euro al metro quadrato. Non c'è dubbio che Visco jr fece un affarone. Altri grazie alla scarsa conoscenza del mercato immobiliare del povero Veltroni, strapparono in contemporanea affari ancora più scandalosi, a scorrere la lista delle vendite del mattone di Roma fra il 2005 e il 2007.

Ma anche il figlio di Visco fu particolarmente fortunato. Aveva solo 33 anni e già da parte 640 mila euro. La casa infatti fu pagata in gran parte con i risparmi di famiglia e per la restante parte (270 mila euro) accendendo un mutuo ipotecario presso il San Paolo Banco di Napoli, la stessa banca dove aveva il conto papà allo sportello di Montecitorio, al tasso di interesse nominale annuo del 4,86%.

Periodo fortunatissimo, quello del governo Prodi per il giovane Visco. Mentre papà tassava, pochi mesi dopo lui trovava prima una buona consulenza (dal primo luglio 2007) e infine un'assunzione come dirigente a Sviluppo Italia, società controllata proprio dal ministero dell'Economia. Un caso che fece scalpore e che venne difeso a spada tratta dall'amministratore delegato di Sviluppo Italia, Domenico Arcuri, che giunse perfino a sostenere che Visco jr avesse mostrato un coraggio leonino ad accettare la sfida di quella assunzione nella società vigilata da papà.

 

Nell'elenco della svendopoli romana all'epoca di Veltroni quello di Visco jr è forse il nome di acquirente più famoso, ma i casi clamorosi sono decine. Perfino società immobiliari hanno approfittato a man bassa dei saldi dell'allora sindaco di Roma. C'è la Pasquino di Alado Salini & c che ha portato via un intero piano in via Panama, cuore esclusivo dei Parioli a 1,6 milioni di euro. Un'altra società, Roma caput mundi, ha acquistato 325 metri quadrati al terzo piano di fronte alla Fontana di Trevi per 1,8 milioni di euro, un saldissimo.

In zone meno pregiate, a fianco della stazione Termini, altre immobiliari sono riuscite a prendersi appartamenti a 2 mila euro al metro quadrato. In via Ruggero Bonghi, a due passi da via Merulana e poco lontano dal Colosseo, la Mecenate srl si è portata via 210 metri quadrati a 230 mila euro. Ha fatto scalpore la casa di Claudio Scajola pagata poco più di 910 mila euro davanti al Colosseo perché qualcun altro avrebbe aggiunto "a sua insaputa" somma di poco inferiore per pareggiare i prezzi di mercato.

 

Ma a pochi metri di distanza, in via del Colosseo Veltroni ha venduto a sua insaputa 223 metri quadrati al'asta nel 2005 per 802.500 euro. L'anno dopo ancora meglio: nello stesso palazzo a un inquilino che già abitava dentro è stata venduta casa da 248 metri quadrati per 422.730 euro. Con il diritto di prelazione gli inquilini in quegli anni di fatto hanno messo in mutande il generoso sindaco e soprattutto il comune che lui avrebbe lasciato a Gianni Alemanno in quelle condizioni disastrose.

Per fare un esempio: in via dei Coronari, dietro piazza Navona, si potevano comprare 82 metri quadrati per 209 mila euro. In corso del Rinascimento, a due passi dal Senato, venduti più alloggi da 150 mq a meno di 200 mila euro. Con i saldissimi se ne è andato un intero immobile in viale Mazzini 73, vicino alla Rai: tutte metrature superiori ai 150 mq per prezzi che al massimo arrivavano a 330 mila euro. Uno solo ha comprato a 565 mila euro: ma erano 303 metri quadrati. Affari così senza Walter non li fa più nessuno.04-03-2011]

 

 

"IL FATTO" DIMENTICA I CONTRATTONI CHE HANNO FABIO FAZIO E SERENA DANDINI, SANTORO E FLORIS, E STREPITA PER IL CONTRATTO DELL’ELEFANTINO: 1.5 MLN IN TRE ANNI EQUIVALE A 3MILA € LORDI A PUNTATA - CERTO, PER FERRARA IL CARROZZONE DI SADO-MASI HA RISCOPERTO UN’EFFICIENZA PERSA DA TEMPO: STUDI PRONTI IN UN ATTIMO, TRATTATIVA IN DIS CESA E CDA ALL’OSCURO DI TUTTO - AMARCORD ANNUNZIATA: IL NIET DEL CAVALIER POMPETTA A DE BORTOLI AL POSTO DI BIAGI

Carlo Tecce per "il Fatto Quotidiano"

 

Giuliano Ferrara completerà la legislatura, Silvio Berlusconi chissà. Il direttore del Foglio firmerà un contratto di due anni (e l'opzione per il terzo) con la Rai: Qui Radio Londra inizierà tra due settimane e finirà a marzo 2013, nei giorni di campagna elettorale salvo dimissioni e ribaltoni a Palazzo Chigi.

Ferrara può prolungare al 2014 il suo editoriale quotidiano, per centinaia di serate avrà l'ultima parola in coda al Tg1 di Augusto Minzolini. La burocratica Rai con l'Elefantino ha scoperto un'efficienza che mancava da tempo: l'incontro di ieri a viale Mazzini è durato pochi minuti, però, il servizio pubblico investe su Ferrara per i prossimi tre anni e per circa 1,5 milioni di euro.

Qui Radio Londra sarà in onda per cinque giorni a settimana dal lunedì al venerdì, senza pubblicità (e dunque senza ricavi per la Rai) appena si chiude la sigla del Tg1. Per ogni puntata l'ex ministro berlusconiano guadagnerà poco più di 3 mila euro lordi e, calcolando che le serate saranno oltre 150 l'anno, l'ingaggio annuale sarà di 500 mila euro.

 

Il compenso di Ferrara è inferiore al minimo garantito di Bruno Vespa, in linea con lo stipendio di un responsabile di rete, ma è un'enormità rispetto a Travaglio e Vauro che lavorano per Annozero senza contratto da sei mesi. In un'azienda piegata da tagli e crisi, per nessuno è facile strappare un accordo triennale e avere carta bianca per un programma sperimentale con il rischio che sia un fallimento.

 

Il direttore generale Masi per Ferrara ha superato se stesso: studi pronti in un attimo, via vecchie scenografie, trattativa comoda e Cda all'oscuro di tutto, nonostante il palinsesto sia stato approvato cinque settimane fa. Per spiegare il significato dell'avvento di Ferrara basta citare il caso di Lucia Annunziata: il suo speciale sul Potere, un settimanale di sei puntate, da mesi avanza e arretra nei progetti di viale Mazzini.

 

E mentre Qui Radio Londra è al via, l'Annunziata aspetta: "Il mio programma doveva già partire a ottobre. La data prevista è ora il 28 marzo, ma il dg non ha firmato ancora la scheda di programma. Non si capisce per quale motivo". E c'è una differenza tra Ferrara e l'Annunziata: Potere impegna Rai3 per sei settimane, Ferrara occuperà uno spazio sensibile di Rai1, tra il telegiornale più seguito e il varietà per le famiglie.

 

L'Elefantino avrà quel pezzetto di palinsesto che fu del Fatto di Biagi e che da sempre Berlusconi guarda con attenzione. L'Annunziata racconta un episodio inedito di qualche anno fa: "Quando ero presidente Rai (dal marzo 2003 al maggio 2004, ndr), mi svegliarono alle 4 di mattina spiegandomi che c'era l'accordo su chi affidare lo spazio dopo il Tg1: una settimana a Vespa e una settimana a Ferruccio de Bortoli, che era stato allontanato dal Corriere da Berlusconi.

 

Un'intesa raggiunta - spiega la conduttrice di In mezz'ora - dopo una lunga trattativa, che mirava a garantire il massimo di equilibrio. Poco prima del Cda, però, un consigliere mi disse che era stato a Palazzo Chigi e che lui gli aveva detto che non avrebbe mai consentito a chi gli aveva messo contro il Corriere della Sera di avere quella visibilità. L'accordo saltò e lo spazio fu affidato a Pierluigi Battista".

 

Ora il vento è diverso e l'equilibrio vale zero. La nuova Rai con Ferrara, Vittorio Sgarbi e Bruno Vespa in prima serata sarà un bottino per Mauro Masi da spendere con il Cavaliere per decidere la sua prossima destinazione, una poltrona nei Cda di enti pubblici come Eni, Enel, Terna e Finmeccanica che saranno rinnovati ad aprile. Ieri Masi è stato ricevuto a Palazzo Chigi, ufficialmente per illustrare le dirette Rai per i 150 anni dell'Unità d'Italia che cominciano il 16 marzo con un evento al Quirinale. Ma nemmeno per le celebrazioni di rito c'è posto per volti sgraditi: sarà Vespa con Pippo Baudo a raccontare ai telespettatori com'era l'Italia e com'è oggi.

 04-03-2011]

 

 

CONFERITO A CESARE ROMITI, IN QUALITÀ DI PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA, IL TITOLO DI MEMBRO ONORARIO DELL’ACCADEMIA RUSSA DI BELLE ARTI -

Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

AISE - "L'Accademia Russa di Belle Arti" e "ZurabTsereteli. Incanto delle Origini. Radici del Mondo": sono le due mostre inaugurate all'interno dei Musei di San Salvatore in Lauro, da Francesco Maria Giro, Sottosegretario di Stato per il Ministero dei Beni e le Attività Culturali e Andrei Busygin, Vice Ministro della Cultura della Federazione Russa.

 

La duplice esposizione, patrocinata dal Ministero per i Beni Culturali, dal Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, dal Ministero della Cultura della Federazione Russa e dall'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, nasce dall'idea di Lorenzo Zichichi, Evelina Schatz e Olga Strada nell'ambito del progetto delle relazioni culturali Russia - Italia 2011, ed è promossa dal Pio Sodalizio dei Piceni e da Il Cigno GG Edizioni.

All'inaugurazione due importanti consegne: conferito a Cesare Romiti, in qualità di Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Roma, il titolo di membro onorario dell'Accademia Russa di Belle Arti ed il Presidente di Palaexpo e Fondazione Roma, Emmanuele Emanuele, ha conferito a Zurab Tsereteli il Premio Emilio Greco.

2- L'ULTIMA ROMITATA DEL SOR CESARE: LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE
Alessandro Sallusti per Il Giornale - DEL 28 FEBBRAIO 2011

 

Cesare Romiti è un anziano signore molto rispettato, famoso per aver salvato la Fiat dai disastri provocati prima dal '68 poi dalla crisi economica degli anni Settanta e infine da alcune scelte della famiglia Agnelli. Fu lui a riportare in mare la corazzata industriale e a pilotarla per oltre vent'anni. Tra i suoi meriti, il principale fu forse quello di essere riuscito a tenere l'Avvocato fuori dalla plancia. In quel tempo Romiti aveva due passioni: l'impresa e i giornali.

Attraverso Fiat prima e Gemina poi aveva le mani sul Corriere della Sera (La Stampa faceva parte del patrimonio di casa, la Repubblica era di un parente stretto). E fu una presa forte, perché oltre alla passione l'uomo sapeva bene che potere e informazione vanno a braccetto.

 

Dopo un lungo periodo di assenza, Romiti ieri è tornato in tv, ospite di Maria Latella (sua ex giornalista) nel pomeridiano di Sky. Tra l'altro ha detto: spero che Mediaset non si interessi alla carta stampata perché sarebbe un duro colpo alla libertà di informazione. Ha poi dubitato con sarcasmo delle parole di Fedele Confalonieri, che nei giorni scorsi aveva definito stupidaggini le voci su possibili ingressi di Mediaset nella proprietà di importanti quotidiani.

 

Sono convinto che Confalonieri non mente, ma resta comunque triste vedere un ex grande dell'impresa italiana allinearsi all'antiberlusconismo militante pur di strappare un ultimo titolo di prima pagina, farsi strumento del Santoro di turno. Ma chi vuole prendere in giro, dottor Romiti? Nei suoi giornali (io ci sono stato) non si poteva scrivere non dico una notizia ma neppure una riga che Fiat (cioè lei) non volesse, ligi al motto: ciò che serve a Fiat serviva al Paese.

 

E questo accadeva non solo nei fogli di proprietà diretta o indiretta. Attraverso la ragnatela del potere e i soldoni della pubblicità, il condizionamento della carta stampata e della magistratura era generale. Scontato che Fiat (le sue aziende, le sue banche, le sue assicurazioni) era intoccabile, lei crede, dottor Romiti, che qualche pm, direttore o cronista, durante il suo regno fosse libero di indagare sui conti esteri della famiglia Agnelli? Di curiosare tra i giovani amorazzi dell'Avvocato, che in quanto a bunga bunga la sapeva più lunga di Berlusconi? Di infangare la real casa pubblicando, per esempio, i veri motivi che portarono al suicidio del povero Edoardo?

 

Se questo Paese ha perso molti treni non è soltanto perché quelli costruiti dalla Fiat erano inadeguati (ricordate i primi pendolini, sempre fermi in mezzo alla campagna?) ma anche per il tappo che l'era tanto cara a Romiti provocò sulla libertà di informazione. Il più colossale conflitto di interesse mai visto in questo Paese non è quello che oggi Romiti paventa ma quello di cui lui fu, impunemente, artefice e protagonista.

 

L'ex numero uno di Fiat non è in queste ore l'unico furbetto della comunicazione. Sempre ieri Diego Della Valle, imprenditore di successo (Tod's e non solo), ha sferrato un violento attacco a Cesare Geronzi, presidente delle Generali. Le Generali sono una delle più grandi casseforti private del Paese, tanto grande da poter incidere sul futuro della stabilità del sistema Italia forse anche più del governo stesso.

 

Questo concetto, direi questa responsabilità, è ben presente a Cesare Geronzi che di conseguenza dirige i lavori a modo suo, che è poi quello dell'interesse degli azionisti prima di tutto ma con un occhio a interessi generali. Ciò non è una cosa disdicevole. Dal punto di vista strettamente di mercato e di redditività, probabilmente sarebbe stato più conveniente vendere l'Alitalia ai francesi, o Telecom agli spagnoli, tanto per fare due esempi concreti. Se così fosse stato oggi saremmo l'unico Paese occidentale a dipendere dall'estero per la telefonia e il trasporto aereo.

 

Ma questo rischio non è considerato tale da imprenditori che evidentemente e legittimamente, pur arrivando per meriti nel cuore del sistema finanziario del Paese (Della Valle è nel consiglio di amministrazione di Generali), pensano sempre, comunque ed esclusivamente agli affari loro. Che se poi di questi affari ( investimenti in grattacieli francesi, banche russe o nuovi treni italiani via consociate estere) non se ne sa nulla, neppure in consiglio di amministrazione, tanto meglio.

 

Geronzi è accusato di voler capire che cosa succede nella più grande impresa italiana che gli è stata liberamente affidata. Non mi sembra un reato, anche se capisco che la cosa possa innervosire chi pensava che fosse giunto il momento di poter fare gli affari propri senza troppi intralci. In questo la parabola di Della Valle assomiglia molto a quella di Gianfranco Fini: rompere con il grande capo per ottenere qualche vantaggio personale. Fini sbagliò parole, modi e tempi. Della Valle vedremo.09-03-2011]

 

 

 

MILANO POSITIVA - LIGRESTI RISALE, MA S&P LO STRONCA. AZEMA SI SCERVELLA PER EVITARE L’OPA - TELECOM: NOMINE LUNEDÌ - LO SPREAD RICOMINCIA A CORRERE - IL PETROLIO RISALE, LA BENZINA PURE - SCAZZI A2A-EDISON, DOMANI IL VERTICE - MEDIOBANCA, PER FUMAGALLI IL PATTO NON CAMBIERÀ - UNICREDIT SI PREPARA AL CDA, UTILE SARÀ IN CALO - MOODY’S SEGA 6 BANCHE GRECHE - IL ROTTAME TIRRENIA VALE 380 MLN, MA CHI SE LA COMPRA? - COLANINNO: RYANAIR PAGHI LE TASSE IN ITALIA - SALGONO LE VENDITE ALL’INGROSSO USA - YOOX FA IL BOOM, MA NIENTE DIVIDENDI - BYE BYE FIAT: VW E BMW SEMPRE MEGLIO…
1 - FONSAI, STANDARD & POOR'S LA DECLASSA A BBB- DOPO DECISIONE CONSOB...
(LaPresse) - Standard & Poor's ha rivisto il rating di Fondiaria-Sai e della sua controllata principale Milano Assicurazioni da 'BBB' a 'BBB-', in seguito alla decisione della Consob sulla doppia opa obbligatoria di Groupama. Lo spiega il gruppo assicurativo in una nota. "Standard & Poor's - si legge nel comunicato - ha affermato che quanto comunicato da Consob, in risposta al quesito posto da Groupama, e da questa reso noto al mercato, potrebbe alimentare delle incertezze circa la realizzazione dell'aumento di capitale della controllante Premafin e conseguentemente di Fondiaria-Sai".

 

Secondo l'agenzia di rating, il livello di patrimonializzazione di FonSai "non è adeguato al rating finora attribuito". Standard & Poor's ha inoltre deciso di mantenere il creditwatch negativo su FonSai e Milano Assicurazioni, "come conseguenza del perdurare delle incertezze sulla realizzazione dell'annunciato aumento di capitale", ma potrebbe rivederlo se si avessero novità positive in merito entro un mese.

2 - PREMAFIN: GROUPAMA, STUDIA NUOVO ACCORDO CON LIGRESTI...
Radiocor - Il cda di Groupama ha chiesto alla direzione generale della societa' di 'studiare le opzioni possibili per la negoziazione di un nuovo accordo con la famiglia Ligresti che risponda ai limiti posti dalla Consob'. Cosi' una nota di Groupama. Il direttore generale e' Jean Azema.

3 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO POSITIVA, BOOM LIGRESTI, PETROLIO TORNA A SALIRE...
Milano, 9 mar. (LaPresse) - Chiusura positiva per Piazza Affari, con il Ftse Mib che guadagna lo 0,39% a 22.441,24 euro e il Ftse All-Share che registra un rialzo dello 0,38% a 23.058,91 punti. Il prezzo del petrolio torna a salire, dopo la frenata di ieri dovuta all'annuncio di un vertice dei Paesi Opec per decidere su un aumento di produzione del greggio. A New York, il Wti supera i 105 dollari al barile. A Londra, il Brent torna sopra quota 115 dollari al barile.

In Europa i rendimenti dei buoni decennali del Tesoro portoghese tornano a far tremare l'eurozona. Il tasso è salito ancora di 0,06 punti percentuali al 7,68% e nell'asta di oggi i titoli con scadenza biennale hanno toccato un rendimento del 5,99%, in aumento rispetto al 4% registrato nella precedente asta analoga. In questo contesto, l'euro si rafforza leggermente sul dollaro, ma sotto i massimi di ieri, Wall Street viaggia debole e le principali Borse europee chiudono in rosso.

 

A Londra l'indice Ftse 100 cala dello 0,63% a 5.937,30 euro, a Parigi il Cac 40 lascia lo 0,55% a 3.993,81 punti e a Francoforte il Dax perde lo 0,46% a 7.131,80 punti. Milano si mantiene sopra la parità, con la galassia Ligresti in grande evidenza, mentre si attendono le mosse di Groupama per l'ingresso in Premafin e FonSai, dopo lo stop della Consob a un'operazione senza offerta pubblica di acquisto. Ieri la famiglia Ligresti ha incontrato a Milano il numero uno dei francesi, Jean Azema, alla ricerca di una strategia comune. Oggi Fondiaria-Sai chiude gli scambi con un rialzo del 6,47% a 7,565 euro, Premafin balza del 4,03% a 0,774 euro e Milano Assicurazioni vola a 1,336 euro, con un incremento del 9,51%.

 

Pirelli sale per il secondo giorno consecutivo, spinto dai conti 2010. Il titolo registra un rialzo del 2,13% a 6,225 euro. L'energetico A2A sale dell'1,49% mentre proseguono le trattative con Edf per ristrutturare il patto di sindacato che controlla Edison. Secondo indiscrezioni di stampa, il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, avrebbe chiesto di bloccare la trattativa per un'ulteriore riflessione, preoccupato che un altro pezzo strategico di Paese passi in mani straniere. Il titolo di Edison sale nella seduta di scambi dell'1,57% a 0,907 euro.

Nel paniere principale, Eni perde l'1% attestandosi a 17,77 euro, dopo che l'amministratore delegato, Paolo Scaroni, ha detto che la produzione in Libia è scesa ancora, portandosi a 100mila barili al giorno. Per venerdì è previsto un incontro tecnico in Bankitalia sulle procedure da attuare per la banche che saranno interessate dagli stress test europei. I cinque istituti nel Ftse Mib chiudono tendenzialmente in positivo. Perde Banco Popolare (-0,41%). Ma guadagnano Intesa Sanpaolo (+0,33%), Unicredit (+1,22%), Ubi Banca (+1,47%) e Banca Montepaschi (+0,69%).

4 - RENDIMENTI BTP SUI MASSIMI, SALE SPREAD...
(ANSA) - Aumenta la tensione sui titoli di Stato di Portogallo e Italia che registrano un incremento dei rendimenti e del differenziale rispetto al bund tedesco. Il rendimento dei decennali portoghesi al record del 7,70% (il massimo dal debutto dell'euro nel 1999), mentre quello sui Btp italiani ha toccato il 5,03%, per la prima volta da novembre 2008. Per quanto riguarda lo spread con il titolo tedeschi, l'italiano e' balzato a 172,5 (da 164 di ieri), il portoghese e' a 440 (dai 430 di ieri).

5 - BANCHE: EBA, ANCORA IN DISCUSSIONE 'DETTAGLI IMPORTANTI' STRESS TEST UE...
Radiocor - Le ipotesi che saranno alla base dello stress test bancario condotto dall'Autorita' di supervisione Ue non sono state ancora fissate in modo definitivo. I documenti circolati nelle ultime ore costituiscono la versione presentata alle autorita' nazionali, ma 'ci sono importanti dettagli tecnici attualmente in fase di discussione'. Lo ha dichiarato la portavoce dell'Eba.

 

6 - TELECOM: CONVOCATO IL CDA DI TELCO PER LUNEDI' PROSSIMO...
Radiocor - Il cda di Telco, la finanziaria che detiene il 22,5% delle azioni di Telecom Italia, e' stato convocato per lunedi' prossimo 14 marzo. Le convocazioni, secondo quanto risulta a Radiocor, sono state inoltrate ai consiglieri che lunedi' stileranno la lista dei nomi per il nuovo consiglio di Telecom Italia. Domani si riunira' il comitato nomine di Mediobanca per designare i candidati della banca al board della compagnia di tlc.

 

Si profila poi un fine settimana di serrati confronti tra i soci italiani di Telco, Intesa Sanpaolo, Generali e Mediobanca. Confronto che coinvolgera' lo stesso a.d. di Telecom, Franco Bernabe', di ritorno da un road show in Usa. Secondo indiscrezioni di stampa alcuni soci prospettano la poltrona di presidenza con deleghe esecutive a Bernabe', con Luca Luciani e Marco Patuano che assumerebbero responsabilita' rispettivamente per il Sudamerica e per l'Italia. In forse quindi l'attuale presidente, Gabriele Galateri di Genola. Per adesso, comunque, la situazione appare fluida e una decisione definitiva non e' stata ancora presa.

7 - BENZINA SI ALLINEA A RIALZO: SU Q8 E TOTALERG, ESSO A 1,578 AL LITRO...
(LaPresse) - I prezzi dei carburanti si allineano al rialzo. Secondo quanto rilevato dal giornale online Staffetta Quotidiana, la Q8 e la TotalErg hanno rivisto i prezzi, rispettivamente di 1 centesimo di euro (a 1,563 euro al litro) e di 0,007 euro (1,567 euro al litro). I prezzi della benzina consigliati vanno da un massimo di 1,578 euro al litro della Esso agli 1,561 di Eni e Ip. La Q8 ha rivisto al rialzo anche il prezzo del gasolio di un centesimo, a 1,464 euro al litro.

8 - RIALZO BENZINA,SAMBUCO: CONGELARE ACCISA...
(ANSA) - 'Qualora fosse confermato il trend al rialzo dei prezzi dei carburanti sara' necessario pensare ad interventi mirati di congelamento temporaneo dell'accisa'. Lo ha detto il garante per la sorveglianza dei prezzi Roberto Sambuco. 'Nel contempo - ha aggiunto - si deve procedere nella riforma di settore' perche' 'e' l'unico modo per attenuare strutturalmente gli effetti dannosi dell'aumento del prezzo dei carburanti'.Sambuco non reputa necessario convocare per il momento i petrolieri.

9 - WEF: 4 ITALIANI FRA LEADER GLOBALI 2011...
(ANSA) - ROMA, 9 MAR - Ci sono 4 italiani tra i 190 'Young global leaders' scelti dal World economic forum nel 2011 per 'doti professionali, impegno nella societa' e potenziale contributo per dare forma al futuro del mondo'. Sono Francesca Colombo, sovraintendente al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Lily Lapenna, fondatrice e ad di MyBnk; Pasquale Salzano, responsabile dei Rapporti istituzionali internazionali Eni; Diana Verde Nieto,fondatrice di Clownfish. 42 europei tra i 190 prescelti provenienti da 65 Paesi.

 

10 - EDISON: STRETTA RIASSETTO, CONSIGLI A2A...
(ANSA) - Si riuniranno domani mattina in forma congiunta i consigli di sorveglianza e di gestione di A2A: sul tavolo il riassetto di Edison. La riunione, viene riferito, servira' ad esaminare e discutere le opzioni nella trattativa con i francesi di Edf per rivedere i patti di sindacato di Foro Buonaparte, in vista della scadenza del termine per la loro disdetta il 15 marzo. Venerdi' invece la bozza di intesa con i francesi finira' all'esame del comitato direttivo di Delmi.

 

11 - UNICREDIT: TRIS COMITATI IN VISTA CDA...
(ANSA) - Tris di comitati domani in Unicredit in previsione del cda convocato per il 22 marzo chiamato ad approvare il bilancio d'esercizio. In agenda ci sono il comitato strategico, nomine e remunerazione. Piazza Cordusio, secondo il consensus di 25 analisti che coprono il titolo, dovrebbe chiudere il 2010 con un utile intorno a 1,2 miliardi di euro (1,7 miliardi nel 2009), mentre il 4/o trimestre si dovrebbe attestare a 215 milioni di euro. Confermata, come per lo scorso anno, una cedola a 0,03 euro.

12 - ARABIA SAUDITA, SCEICCO SOSTIENE ECONOMIA CON 130 MLN DOLLARI AZIONI...
Riyadh (Arabia Saudita), 9 mar. (LaPresse/AP) - Il principe miliardario saudita, Alwaleed bin Talal, che ha una partecipazione in Citigroup, ha investito nel suo Paese più di 130 milioni di dollari, per tenere in piedi il mercato azionario. Nelle ultime due settimane il principe miliardario ha immesso liquidità nei settori bancario, petrolchimico, delle telecomunicazioni, industriale e dei consumi finali. Alwaleed dice che potrebbe investire altri 130 milioni di dollari. Il mercato azionario saudita è sceso dall'inizio dell'anno di circa il 7,7% del valore.

 

13 - MOODY'S TAGLI RATING A SEI BANCHE GRECHE...
(ANSA) - Moody's ha tagliato il rating delle sei principali banche greche dopo aver fatto lo stesso con il debito sovrano nei giorni scorsi. L'agenzia ha declassato da Ba1 a Ba3 la Banca nazionale di Grecia, Eurobank, Alpha Bank e Piraeus Bank; e da Ba2 a B1 l'Agricultural bank of Greece e l'Attica Bank. La prospettiva di questi istituti e' definita 'negativa' da Moody's. Il ministero delle Finanze aveva reagito con durezza al downgrading del debito sovrano da Ba1 a B1 definendolo 'ingiustificato'.

14 - SAIPEM: CONTRATTI IN ARABIA PER 2,2 MLD...
(ANSA) - Saipem si e' aggiudicata nuovi contratti E&C (engineering & construction) offshore per un valore di oltre 2,2 miliardi di dollari. In Arabia Saudita, Saudi Aramco ha assegnato il contratto Epic per lo sviluppo dei giacimenti offshore Arabiyah e Hasbah, situati circa 150 chilometri a nordest della citta' industriale di Jubail, nel Golfo Persico. Lo sviluppo dei due giacimenti prevede l'ingegneria, l'approvvigionamento, la fabbricazione e l'installazione di un totale di 15 piattaforme fisse.

15 - AEROPORTI: ACCELERA MAXI POLO DEL NORD, DOMANI VERTICE VERONA-SEA...
Radiocor - Verona punta sulla Sea, che controlla Linate e Malpensa, per costituire un maxi polo degli aeroporti del Nord che comprende anche gli scali di Brescia e Bergamo. La scelta strategica, secondo quanto risulta a Radiocor, sara' esaminata dal vertice di domani tra i soci scaligeri dell'Aeroporto Valerio Catullo, che in questi giorni sta anche finalizzando l'alleanza con Brescia, e il management della Sea, a sua volta impegnato nelle trattative con la Sacbo di Bergamo (Orio al Serio) e nell'iter di quotazione in Borsa. Nell'incontro di domani, il sindaco veronese Flavio Tosi chiedera' al presidente Giuseppe Bonomi di illustrare il progetto che potenzialmente coinvolge anche la Sacbo.

 

I soci forti del Catullo (Camera di Commercio, Comune e Provincia), non intendono limitarsi all'alleanza con Brescia e, prima di definirne i dettagli, vogliono precisare il futuro strategico del proprio polo aeroportuale, puntando all'intesa con Milano, anziche' con Venezia. Brescia, a breve, dovrebbe sot toscrivere un aumento di capitale che la porterebbe al 25% del Catullo, ma ci sono da limare alcuni dettagli su governance e valutazioni.

Di pari passo, in questi giorni, procedono le grandi manovre per un'eventuale aggregazione tra Sea e Sacbo con la creazione di una holding comune. Un'architettura che continua a lasciare perplessi alcuni soci pubblici bergamaschi, anche se Ubi Banca (primo azionista privato di Sacbo con il 17,9%) non avrebbe preclusioni se si trova una soluzione valida per tutti in termini di numeri e governance.

16 - TIRRENIA: SOCIETA' VALUTATA 380 MLN, UNA SETTIMANA PER OFFERTE
Radiocor - Tirrenia spa vale 380 milioni. E' questa, secondo quanto risulta a Radiocor, la stima effettuata da Banca Profilo, advisor del ministero dello sviluppo economico, che costituira' il riferimento economico per la vendita della societa' napoletana dei traghetti. La valutazione, messa oggi dall'istituto guidato da Matteo Arpe a disposizione dei concorrenti in gara per rilevare la societa', si basa sulle considerazioni del piano industriale della compagnia in amministrazione straordinaria e sulla perizia tecnica di un consulente terzo per le 18 navi di Tirrenia.

 

La stima degli asset era molto attesa dai soggetti al lavoro sul dossier in vista della presentazione di un'offerta vincolante entro il 15 marzo: per l'acquisto di Tirrenia sono in corsa Compagnia Italiana di Navigazione (che riunisce la Snav-Grandi Navi Veloci di Gianluigi Aponte, la Moby di Vincenzo Onorato e Grimaldi Lines), la cordata americana Xlt, il fondo Strategic value partners. Possibile outsider Corsica Ferries. Tirr enia ha chiuso il 2010 con ricavi per 210 milioni, a cui vanno aggiunti circa 55 milioni di contributi derivanti da convenzioni pubbliche. La bozza del contratto d'acquisto per la societa' riguarda le 18 navi di Tirrenia con sovvenzioni garantite per 8 anni e obbliga l'acquirente ad assumere tutto il personale della societa'.

17 - ADR: NEL 2010 RICAVI A 599,7 MLN (+6,7%), UTILE NETTO SALE A 22,3 MLN...
(Adnkronos) - Adr ha chiuso il 2010 con ricavi pari a 599,7 milioni di euro, in crescita del 6,7% rispetto al 2009 sia nel settore 'aviation' (+5,4%) che nel settore commerciale (+8,2%). L'utile ante imposte, dedotti i costi di gestione, gli ammortamenti, i proventi e oneri finanziari e straordinari, ammonta a 58,8 mln di euro contro i 33,1 mln del 2009, mentre il risultato netto di gruppo e' pari a 22,3 mln di euro contro 5,2 mln di euro del 2009. Lo rende noto Adr al termine del Cda presieduto da Fabrizio Palenzona che ha approvato oggi il progetto di bilancio e il bilancio consolidato del gruppo.

Il traffico ha mostrato ritmi di crescita piu' che soddisfacenti. Il totale dei passeggeri ha, infatti, sfiorato i 41 milioni (+5,9% rispetto al 2009) grazie al risultato dell'aeroporto Leonardo da Vinci (+7,5%). L'aeroporto G.B. Pastine - assoggettato al contingentamento del traffico per i noti vincoli ambientali - registra un numero di passeggeri pari a 4,6 milioni con una lieve flessione (-5,0%) rispetto al 2009.

 

18 - HAVAS: BOLLORE', PRONTI A VALUTARE ACQUISIZIONI...
(Adnkronos) - 'La solida struttura finanziaria' di Havas permette di valutare eventuali acquisizioni. 'Havas non ha fatto acquisizioni importanti dal mio arrivo nel 2005. Questa crescita esterna sara' misurata ma determinata'. Ad affermarlo, in un'intervista a 'Le Figaro', e' il presidente e primo azionista di Havas, Vincent Bollore'.

'Il nostro obiettivo per i prossimi tre anni -sottolinea- e' di raggiungere un fatturato di 2,5 miliardi di euro, ossia una crescita di oltre il 50%. Ma questa politica di sviluppo non fara' a danno della redditivita''.

Havas, spiega il finanziere bretone, 'fara' in priorita' delle acquisizioni mirate piuttosto che grandi operazioni. Da un punto di vista strategico dobbiamo rafforzarci nel digitale, nei social network e nella geolocalizzazione. Dobbiamo svilupparci in America del Nord dove siamo gia' molto presenti ma anche in Gran Bretagna e in Germania. Poi dobbiamo puntare alle aree in forte sviluppo come l'Asia o il Brasile. Penso anche all'Africa dove il gruppo Bollore' a sviluppato forte competenze'.

19 - MEDIOBANCA: FUMAGALLI (CANDY), CREDO CHE PATTO SARA' RINNOVATO TALE E QUALE...
(Adnkronos) - "Credo che verra' rinnovato tale e quale". Ha risposto cosi' Aldo Fumagalli, presidente di Candy Group, ai giornalisti che, a margine della conferenza di presentazione dei risultati del 2010 del gruppo, gli chiedevano cosa prevedesse per il patto di sindacato di Mediobanca, in scadenza tra sei mesi. "Credo che -ha aggiunto- non succedera' molto nei prossimi anni".

Candy e' azionista di Mediobanca (0,13%) e fa parte del blocco di azionisti privati del patto di sindacato. "Noi siamo entrati nel patto di sindacato -ha concluso il presidente di Candy- e non lo abbiamo mai rimpianto. Vediamo cosa succedera'".

20 - COLANINNO (ALITALIA): RYANAIR COMINCI A PAGARE TASSE IN ITALIA...
(LaPresse) - "Non parliamo di Ryanair, cominci a pagare le tasse in Italia e a gestire i lavoratori secondo i contratti italiani". Lo ha detto il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento su alcune proposte della compagnia low cost, durante la presentazione del nuovo centro ricambi della Piaggio a Pontedera.

21 - CARO-GREGGIO: NO CAMBIO TARGET ALITALIA...
(ANSA) - Il caro petrolio non portera' ad una revisione degli obiettivi di Alitalia. 'Non c'e' nessuna idea di revisione degli obiettivi', dice il presidente Colaninno. Ai giornalisti che gli chiedono un commento sull'idea avanzata dall'Ad di Ryanair, a proposito dei controllori di volo in Spagna, che questi vengano equiparati alle forze dell'ordine in tutta Europa per quanto riguarda gli scioperi, risponde: 'comincino a pagare le tasse in Italia e a gestire i lavoratori secondo il contratto italiano'.

 

22 - SNAI: OK DEFINITIVO A FINANZIAMENTO...
(ANSA) - Snai spa ha sottoscritto il contratto per un'operazione gia' annunciata che mette a disposizione da parte di Unicredit, Banca Imi e Deutsche Bank in qualita' di 'mandated lead arrangers', un finanziamento a medio-lungo termine, in diverse tranches, per un importo massimo di 490 milioni. Le tre banche avevano gia' sottoscritto con Snai e Global Games una lettera d'intenti per il rifinanziamento del debito della societa' toscana attiva nelle scommesse in vista dell'opa lanciata da Global Games.

23 - USA, VENDITE INGROSSO +3,4%, È L'INCREMENTO PIÙ FORTE DA 14 MESI...
(LaPresse/AP) - Le vendite all'ingrosso negli Stati Uniti sono cresciute a gennaio 2011 del 3,4%, il balzo più significativo da novembre 2009. Lo comunica il dipartimento del Commercio, che spiega che le aziende statunitensi hanno aumentato le scorte in magazzino dell'1,1%, nel primo mese dell'anno. L'aumento delle vendite dovrebbe fare da traino alla produzione industriale nei prossimi mesi. Il livello delle scorte si attesta a 436,9 miliardi di dollari, il 13,1 in più rispetto al punto più basso toccato nel settembre 2009.

 

24 - YOOX VOLA IN 2010, BENE ANCHE PREVISIONI 2011...
(LaPresse) - Yoox, società di internet retail dedicata all'alta moda, ha terminato il 2010 con ricavi netti pari a 214,3 milioni in crescita del 40,8% rispetto a fine 2009. L'Ebitda è stato di 18,8 milioni (+ 25%), il risultato netto di 9,1 milioni (+122,5%). La società aveva una posizione finanziaria netta positiva per 22,8 milioni al termine del 2010 rispetto ai 34 milioni di fine 2009. L'azienda varerà anche una nuova piattaforma tecno-logistica globale altamente automatizzata. I vertici della società ritengono che anche nel corso del 2011 il gruppo possa riconfermare una crescita del fatturato netto e della reddittività, anche alla luce del buon andamento del settore retail.

25 - YOOX, GUIDOTTI (CFO): SOCIETÀ NON DISTRIBUIRÀ UTILI IN 2011...
(LaPresse)- Yoox, società di internet retail che ha chiuso il 2010 con 9,1 milioni di euro di utili (+122,5%), non prevede di distribuire dividendi a breve. Francesco Guidotti, direttore finanziario del gruppo, precisa che: "Continuiamo a investire nello sviluppo, in una crescita molto sostenuta. E questo richiede risorse". "Non prevediamo dividendi a breve - aggiunge Guidotti - ma in un orizzonte quinquennale non è detto che questo non avvenga".

 

26 - LUFTHANSA, TORNA UTILE A 1,1 MLD NEL 2010, DIVIDENDO 0,6 EURO...
(LaPresse/AP) - Torna all'utile nel 2010 Lufthansa, con un profitto di 1,1 miliardi di euro. La compagnia aerea tedesca aveva registrato nel 2009 una perdita di 34 milioni. Il dividendo proposto da Lufthansa pari a 0,6 euro per azione per l'esercizio finanziario 2010. I ricavi si attestano invece a 27,3 miliardi di euro, in crescita se confrontati con quelli del 2009, a 22,3 miliardi di euro. La compagnia ha ricevuto benefici fiscali una tantum pari a 400 milioni di euro nel 2010. A Francoforte, il titolo di Lufthansa è in crescita del 3,4% a 15,11 euro.

27 - ISLANDA, ARRESTATE 9 PERSONE IMPLICATE IN BANCAROTTA KAUPTHING...
(LaPresse/AP) - Nove persone implicate nella bancarotta della banca islandese Kaupthing sono state arrestate a Londra e in Islanda. Lo ha riferito il Serious Fraud Office del Regno Unito (dipartimento governativo che indaga sulle frodi), spiegando che sette uomini tra i 42 e i 54 anni sono stati fermati a Londra in uffici e abitazioni e altri due uomini di 42 e 43 anni sono stati arrestati a Reykjavik, capitale dell'Islanda. L'economia del Paese nordico è implosa quando la Kaupthing bank e altri importanti istituti di credito sono collassati in seguito a un debito di dimensioni enormi nei primi giorni della crisi economica mondiale del 2008.

28 - E.ON, UTILE NETTO 2010 CALA DEL 4% A 4,9 MLD, DIVIDENDO 1,5 EURO
(LaPresse) - Utile netto rettificato per E.On nel 2010 in flessione del 4% a 4,9 miliardi di euro e una proposta di dividendo pari a 1,5 euro per azione. E' quanto comunica la società energetica in una nota con i conti relativi al 2010. Il debito di E.On si è ridotto di 7 miliardi di euro a fine 2010 rispetto all'esercizio 2009 e i ricavi 2010 hanno registrato un incremento del 16% raggiungendo i 92,9 miliardi di euro. Per il 2011 la società prevede un utile netto rettificato ancora in calo, compreso tra 3,3 e 4 miliardi di euro, e un dividendo di almeno 1,3 euro per azione. I fattori che condizioneranno i risultati, secondo E.On, sono "la tassa sul nucleare in Germania, il ritardato effetto di prezzi inferiori dell'elettricità fissati all'epoca della crisi economica e la pressione sui margini della vendita all'ingrosso di gas".

 

29 - OFFERTA DAIMLER E ROLLS ROYCE PER TOGNUM...
(ANSA) - Daimler e Rolls Royce hanno fatto un'offerta da 3,2 miliardi di euro per l'acquisto della tedesca Tognum produttrice di motori diesel. Le due societa', che intendono costituire una joint venture in questo business pagheranno 24 euro ad azione, secondo un comunicato di Daimler riportato da Bloomberg. L'offerta e' superiore del 30% alla quotazione di chiusura del 4 marzo scorso, l'ultimo giorno di scambi prima che le due societa' hanno espresso il proprio interesse all'acquisto.

30 - VW: +14,1% CONSEGNE A GENNAIO-FEBBRAIO...
(ANSA) - Volkswagen ha consegnato in gennaio-febbraio 758.100 autovetture nel mondo, +14,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. ''L'eccellente performance registrata a inizio anno e' proseguita a febbraio'', ha detto Christian Klingler, responsabile vendite-marketing e membro del cda Vw. La Volkswagen Passenger Cars ha consegnato 245.200 auto in Europa (+3,3%), 301.200 nell'area Asia-Pacifico (+22,8%), 274.300 in Cina (+19,6%), 64.600 in Nord America (+12,2%) e 121.000 in Sud America (+14,8%).

 

31 - BMW: +21,7% VENDITE FEBBRAIO...
(ANSA) - Il gruppo Bmw ha venduto 111.720 autovetture a febbraio, il 21,7% in piu' rispetto allo stesso periodo 2010. Il risultato, che include tutti i marchi del gruppo (Bmw, Mini e Rolls-Royce), conferma l'ottimismo espresso dal vertice Bmw. 'Prevediamo che la dinamica di crescita continuera' nella prima meta' del 2011', ha commentato Ian Robertson, responsabile vendite e membro del cda Bmw. Il mese scorso, le vendite in Europa sono aumentate del 17% a 57.381 unita', quelle in Asia del 49% a 25.722.

09-03-2011]

 

 

 

PROFUMO DI DERIVATI - 28 DIRIGENTI DI UNICREDIT, TRA CUI L’EX AD, INDAGATI IN PUGLIA PER AVER ABUSATO DEI DERIVATI (I TITOLI SPECULATIVI CHE HANNO PORTATO ALLA RECESSIONE AMERICANA)ALLE SPALLE DI PICCOLE E MEDIE IMPRESE (SOLO FINO AL 2005, PERSI 2 MILIARDI €). IMPUTAZIONE: ESTORSIONE, TRUFFA, APPROPRIAZIONE INDEBITA - UNICREDIT FU MULTATA DA BANKITALIA PER AVER “AVVANTAGGIATO LA BANCA E SVANTAGGIATO LA CLIENTELA" - L’INCHIESTA PARTITA DALLA DITTA DIVANIA, STRANGOLATA DAI DERIVATI E CHE CHIEDE ALLA BANCA 280 MLN…

Paolo Biondani per "l'Espresso"

 

LA BUCCIA DI DIVANIA
Il primo maxi-processo alla super sbornia dei derivati all'italiana rischia di essere innescato dalla denuncia di un imprenditore del Sud contro un gigante bancario del Nord. Saverio Parisi è il titolare di Divania, un'industria di Bari che fino al 2003 dava lavoro a 430 operai. Sostiene da sempre che la sua fabbrica di divani è stata strangolata dai derivati: contratti finanziari ad alto rischio, con cui le banche facevano scommettere i clienti sull'andamento delle valute o dei tassi.

Tre anni fa, quando l'imprenditore pugliese fece causa civile a Unicredit chiedendo rimborsi per 280 milioni, i vertici dell'istituto reagirono con una contro-citazione: sarebbe stato lui a impoverire la banca. Quindi Parisi ha denunciato Unicredit alla Procura. A Bari un solo pm, Isabella Ginefra, e una piccola squadra di finanzieri hanno indagato per due anni in silenzio.

 

Mentre esplodeva la crisi, spiegata dagli esperti proprio con l'abuso di derivati su scala mondiale, hanno perquisito le sedi centrali del gruppo a Milano e Verona. Ora l'inchiesta è vicina alla chiusura. La lista degli indagati (aggiornata a due settimane fa) comprende 28 dirigenti di Unicredit, tra cui primeggia l'ex amministratore delegato Alessandro Profumo. Molti sono già stati interrogati in via riservata ed è possibile che le difese convincano la Procura ad archiviare qualche posizione. Gli altri rischiano un processo per estorsione, truffa e appropriazione indebita, in un quadro di associazione per delinquere.

Questo significa che, oltre a Divania, tra le parti offese potrebbero trovare posto altre imprese pugliesi. Il reato associativo scatta quando si ipotizza non una singola deviazione, ma una struttura organizzata a sistema.

 

Un'accusa-choc che finisce per coincidere con i risultati delle ispezioni di Bankitalia e Consob, che multarono i vertici di Unicredit dopo aver analizzato i rapporti con 12.700 piccole e medie imprese tra il 2003 e il 2006: "Nonostante la dichiarata politica di vendita dei derivati solo per finalità di copertura dei rischi della clientela, in concreto (la banca) ha costruito operazioni geneticamente prive della finalizzazione affermata", scrivevano le autorità nelle motivazioni (inedite).

 

Contratti-trappola, insomma, nati per "avvantaggiare la banca e svantaggiare la clientela". Risultato provvisorio ("mark to market") al maggio 2005: quasi tutte le imprese in perdita, per ben 1 miliardo e 970 milioni di euro.

 

Il caso Divania è il più grave in Italia tra le aziende private. Altre procure indagano su derivati venduti a enti pubblici, perlopiù da banche estere: qui il processo pilota è stato aperto dal pm Alfredo Robledo a Milano. A Bari la lista degli indagati ricostruisce la catena di comando di Unicredit: gli "ingegneri finanziari" (Ubm) e i "venditori" (Ubi). Tra gli indagati compaiono Luca Fornoni e Davide Mereghetti, già collocati da Bankitalia nel doppio ruolo di "artefici dei derivati" e "superiori gerarchici di tutta la rete commerciale".

Nessuna accusa invece per Pietro Modiano, che nel 2004 fu l'unico a lanciare l'allarme sulle "continue rinegoziazioni con gli stessi clienti". Quando "L'Espresso" pubblicò il primo articolo su Divania, Profumo difese con forza tutta la gerarchia: "Falsità. Non siamo la banca dei derivati".

 

Parisi intanto continua ad aspettare giustizia. "La perizia del tribunale civile mi ha dato ragione, come la consulenza tecnica della Procura. La banca ha dovuto ammettere che i contratti all'origine di tutti i derivati erano manipolati! Se il tribunale li riconoscerà nulli, Unicredit dovrà restituirmi non solo 15 milioni di perdite nette, ma altri 221 di pagamenti indebiti, con anni di interessi. I periti hanno scoperto una realtà capovolta perfino nei contratti a termine: ero io, il cliente, ad assicurare la banca con opzioni senza premi e rischi illimitati. Quanti altri imprenditori italiani sono stati costretti a firmare derivati rovinosi pur di avere prestiti in tempi di crisi? Spero che il ministero dell'Economia e la Banca d'Italia si decidano a fare pulizia. Non mi accontento di un po' di soldi: io voglio riaprire la fabbrica".04-03-2011]

 

 

AFFITTOPOLI TU, CHE AFFITTOPOLO IO: TOCCA AI CIRCOLI NAPOLETANI - GULIANO FERRARA SINDACO DI TORINO? - PER IL DOPO MASI, PAGLIA O LEI - CON FASSINO, PER SANT’INTESA SI MUOVONO BENESSIA E CHIAMPARINO - LA CARICA DEI 100 (DEL PD) CONTRO CONCITA - A MILANO, FUOCO AMICO CONTRO IL CARDINAL SCOLA - MORGAN FA IL DIVO, LA RAI LO TAGLIA - NIENTE CLASS ACTION IN TOSCANA - VACANZE MASSONE, RAFFI PAGA RAFFI - IL LIBRO “SCILIPOTI RE DEI PEONES”, PREFAZIONE DEL CAINANO - SPIE CINESI, GLI 007 ITALIANI IN ALLARME - RICOMPENSA FINIANA PER NINO STRANO

 

Da "Panorama"

1 - AFFITTOPOLI A NAPOLI, LO SCANDALO DEI CIRCOLI...
Altro che sconti. Al Comune di Napoli i club sportivi più prestigiosi pagano un canone di locazione irrisorio. Il ribasso supera del 90 per cento i prezzi di mercato. Frequentato da vip come Peppino Di Capri, il circolo Posillipo è fra i più decorati d'Italia. L'affitto: 5.940 euro mensili. Sul mercato dei privati, rivela un'indagine commissionata dall'amministrazione guidata da Rosa Russo Iervolino, il complesso potrebbe fruttarne 84 mila.

«Pur applicando le agevolazioni per l'attività meritoria, quella cifra non è tollerabile» dice l'assessore Marcello D'Aponte, alle prese con il rinnovo del contratto. Il Circolo del tennis (fra i soci, il governatore Stefano Caldoro), disponibile ad adeguare l'importo, invece versa 9 mila euro al mese. Prezzo «pieno»: 136 mila euro. Contratto che scade nel 2013. (M.P.)

 

2 - IN CENTO SFIDUCIANO CONCITA...
Fosse accaduto ai tempi dell'Unità, organo del Pci, il direttore sarebbe stato quantomeno deferito ai probiviri. Ma anche ora, ai tempi dell'Unità di Concita De Gregorio, una lettera firmata da più di 100 parlamentari del Pd contro il quotidiano fondato da Antonio Gramsci non è cosa da poco. Il malumore verso il giornale, giudicato «troppo radicalchic», covava da tempo, soprattutto fra i parlamentari dell'ex Pc-Pds-Ds.

A farlo esplodere è stato il 25 febbraio un titolo a caratteri quasi cubitali: «Aula corrotta», sul caso di Gino Bucchino, il deputato del Pd che ha denunciato di avere subito un tentativo di corruzione per passare nel centrodestra. Si è formata quasi la fila per firmare la lettera a Concita. «È un'espressione infelice. Ammesso che ci siano corrotti, non vuol dire che tutti lo siano. Si rischia la gogna mediatica» dice a Panorama la deputata Emilia Grazia De Biasi, tra i firmatari. Precisa: «Finora siamo riusciti a parlare solo con il vicedirettore. E pensare che per vent'anni ho diffuso L'Unità». (Paola Sacchi)

 

3 - TORINO, A QUALCUNO PIACEREBBE FERRARA...
All'inizio degli anni 80 Giuliano Ferrara e Piero Fassino erano dirigenti del Pci a Torino. Poi le loro strade si sono divise ma ora potrebbero ritrovarsi. Esponenti del Pdl torinese capeggiati da Angelo Mastrullo, vicecapogruppo in Regione Piemonte, vogliono candidare Ferrara sindaco per il centrodestra. Mastrullo ha in mente di spedirgli una lettera. L'invito pare avere lusingato Ferrara, che però non ha ancora risposto. (G.P.)

4 - MORGAN INDISCIPLINATO, RAI 2 TAGLIA LE PUNTATE...
È in alto mare, a partire dal titolo (Morgan's music quello provvisorio), il programma di Rai 2 nel quale Morgan in primavera dovrebbe dare vita a una sorta di enciclopedia della musica. Dovevano essere 60 puntate ma pare che ci si fermerà a 10. Troppi ritardi alle registrazioni, assenze e atteggiamenti da divo. Tanto che il direttore Massimo Liofredi avrebbe deciso di mandare in onda solo le puntate registrate. (G.S.)

 

5 - RAI: MASI PUNTA SU PAGLIA DIRETTORE...
Mauro Masi è intenzionato a regnare in Rai almeno per tutta la primavera, fin quando non gli assicureranno una poltrona di prestigio. E i boatos dicono che gli piacerebbe abdicare in favore dell'ex finiano Guido Paglia, ora suo braccio destro, con cui è recentemente andato in udienza da Silvio Berlusconi. La favorita alla successione resta però Lorenza Lei, vicedirettore generale, sorretta dal Vaticano. In ribasso anche le quotazioni di Antonio Verro e di Umberto Novari. (A.P.)

6 - E FASSINO MARCIA SU INTESA SAN PAOLO...
Angelo Benessia è convinto di restare presidente della Compagnia di San Paolo (principale azionista dell'Intesa Sanpaolo) grazie al suo attivismo nelle primarie che hanno incoronato Piero Fassino candidato sindaco di Torino. Ma Fassino non sembra avere dimenticato le strizzate d'occhio che Benessia ha rivolto nei mesi scorsi al centrodestra. Sul palcoscenico dei candidati a guidare la Compagnia ha fatto irruzione Sergio Chiamparino. Fassino, se diventerà sindaco, si è già impegnato a sostenerlo fino in fondo. (G.P.)

 

7 - PENDOLARI BLOCCATI, DIETROFRONT DI ROSSI...
Per i pendolari toscani che il 17 dicembre scorso rimasero in stazione intrappolati dalla neve nessuna class action all'orizzonte, come annunciò in pompa magna il governatore Enrico Rossi. Il quale ha preferito accordarsi con la Trenitalia per un rimborso: 20 euro sull'abbonamento. La «retromarcia» di Rossi non è piaciuta all'Aduc. (C.M.)

8 - MASSONI: TUTTI A RIMINI CON L'AGENZIA DI RAFFI...
Ma che città fraterna è Rimini. Anche quest'anno, dal 1° al 3 aprile, ospiterà la gran loggia del Grande Oriente d'Italia. A organizzare i viaggi dei fratelli sarà, come al solito, l'agenzia Tamarindo di Ravenna. Ma non tutti apprezzano: la Tamarindo fa infatti capo alla Erasmo Viaggi srl, di cui è amministratore unico Roberto Maria Raffi. Il fratello del gran maestro, Gustavo Raffi. (L.M.)

 

9 - SCILIPOTI IN LIBRERIA, LA PREFAZIONE È DEL CAV...
Nel passaggio dall'Idv al gruppo dei Responsabili ha trovato il tempo per dedicarsi a una vecchia passione: la scrittura. Domenico Scilipoti re dei peones: si intitolerà così il libro autobiografico del parlamentare, noto per essere un asso dell'agopuntura e per avere votato la fiducia abbandonando Antonio Di Pietro. Il libro potrà vantare una prefazione di prestigio, firmata dal premier Silvio Berlusconi in persona. (C.M.)

10 - SEGRETI INDUSTRIALI: ALLARME DEGLI 007...
Pericolo giallo per i nostri segreti industriali: riguarda soprattutto telecomunicazioni ed elettronica, ma i servizi segreti indicano anche altri settori dell'economia soggetti a investimenti più o meno trasparenti. Nella relazione al Parlamento relativa al 2010, gli 007 del Dis guidato da Gianni De Gennaro invitano infatti a fare attenzione alle manovre di acquisizione estere su telecomunicazioni ed elettronica che, «pur dichiaratamente dirette a conseguire un miglioramento produttivo, sottendono in realtà l'interesse ad appropriarsi del know-how tecnologico nazionale».

 

Non si fanno nomi, ma è la Cina il pericolo maggiore. Gli stranieri sono interessati anche ai settori bancario, biotecnologico, energetico, delle utility e dei giochi online. E in quest'ultimo caso la relazione sottolinea che l'aumento delle comuni slot machine spinge chi detiene le licenze a «esplorare un ampio spettro di fonti di finanziamento». (S.V.)

11 - LA RICOMPENSA AL FINIANO DI FERRO...
«Sono un marinettiano e un almodovariano». Così l'ex senatore pdl Nino Strano, ora finiano d'acciaio, legittima le sue stravaganze, tra cui l'abbuffata di mortadella a Palazzo Madama nel 2008 per la caduta del governo Prodi. Della passione per gli avanguardismi ora Strano potrà far mestiere: è diventato vicepresidente della Cinesicilia, società della regione che produce film. Ambito strapuntino già di Fabio Granata. Strano si dimise da assessore al Turismo in nome dell'alleanza tra Pd, Fli e Mpa di Raffaele Lombardo. Un gesto ben ricompensato. (A.R.)

 

12 - FUOCO AMICO CONTRO SCOLA...
Il patriarca di Venezia, Angelo Scola, è nel cuore di Joseph Ratzinger. Dai tempi in cui cenavano insieme con don Massimo Camisasca e don Luigi Giussani a Roma. Chissà se questo basterà a farlo nominare arcivescovo di Milano. Il fuoco amico minaccia infatti la via che può portare Scola da Venezia a Milano. Nel movimento di Comunione e liberazione il cardinale ha l'appoggio di don Camisasca. Ma gli manca il sostegno del vescovo di San Marino, Luigi Negri, e della «colonna» romana di Cl, guidata da don Giacomo Tantardini, amico di Giulio Andreotti.

Fra i sostenitori non ciellini c'è il cardinale Angelo Bagnasco, che nel 2012 attende la riconferma alla presidenza della Cei, e con Scola a Milano avrebbe un concorrente in meno. Tiepido il cardinale Tarcisio Bertone, che ha chiesto al nunzio Giuseppe Bertello di allargare la consultazione per la scelta dell'arcivescovo di Milano anche ai vescovi emeriti. Così sono cresciuti i voti favorevoli agli altri due candidati, Gianfranco Ravasi e Gianni Ambrosio, a scapito di Scola. Ma l'ultima parola spetta al Papa. (Ignazio Ingrao)

 

13 - CALCIO NEGLI SLUM: ROSSONERI IN CAMPO...
Il primo «campionato degli slum» si terrà a Nairobi con la partecipazione di 16 squadre provenienti dalle baraccopoli del Kenya. È l'ultimo dei 70 progetti di solidarietà promossi dalla Fondazione Milan, per 6,5 milioni di euro.

 

14 - CAMERA NASCOSTA DI GIANCARLO MAZZUCA PARLAMENTARE DEL PDL...

PALLONE BIPARTISAN
Che ci faccio con Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e il questore della Camera Gabriele Albonetti (Pd)? Nessuna compravendita di deputati, ci unisce solo la fede per il Bologna calcio. Abbiamo, infatti, dato il fischio d'inizio all'associazione amici parlamentari della squadra rossoblù e, nel nome di Marco Di Vaio, sono state messe da parte le divisioni politiche.

 

LA VENDETTA /1
Sono spaparanzato su una poltrona del Transatlantico con il collega pdl Giuliano Cazzola. Passa il ministro Renato Brunetta •, definito corazziere su «Camera nascosta», e si vendica: «Ecco i gemellini tutto pepe: panzoni e tardoni». Incasso il colpo: Cazzola ha 8 anni più di me.

 

LA VENDETTA /2
L'esodo di Pasquale Viespoli & C. ha rilanciato il ruolo di Francesco Rutelli a Palazzo Madama. Con il forfait di alcuni finiani decolla, infatti, un nuovo gruppo Fli-Api: i «rutelliani », finora cenerentola del terzo polo, si prendono la rivincita, facendo la parte del leone (sei senatori). Chi l'avrebbe detto dopo il kolossal di Bastia Umbra?04-03-2011]

 

 

1- DOPO CHE TUTTI, DA SINISTRA A DESTRA, DALL’"ESPRESSO" A "IL GIORNALE", DAGO COMPRESO, SI SONO INGRASSATI DI NOTIZIE E DI SCOOP DA LUIGI BISIGNANI, ORA ANCHE WOODCOCK AVRà IL PIACERE DI INCONTRARE "L’UOMO PIù POTENTE D’ITALIA" (SILVIO DIXIT) - 2- E IL SETTIMANALE DI CARLO DE BENEDETTI GIUSTAMENTE DEDICA UN BELLISSIMO RITRATTO, CON QUALCHE OVVIA OMISSIONE, AL 57ENNE LOBBISTA DI STIRPE ANDREOTTIANA - 3- TUTTI I PALAZZI DEL POTERE ROMANO (E NON SOLO: MILANO PURE) SEGUONO GLI SVILUPPI E I PETTEGOLEZZI DELLA P4 CON IL FIATO SOSPESO, PERCHÉ LOR SIGNORI TEMONO CHE GLI INCONTRI RISERVATI DI BISIGNANI, ATTRAVERSO INTERCETTAZIONI TELEFONICHE E AMBIENTALI, SIANO STATI REGISTRATI DAGLI INQUIRENTI DI WOODCOCK - 4- IL PIÙ PREOCCUPATO DI TUTTI SEMBRA ESSERE GIANNI LETTA, CHE GESTISCE LA RETE INSIEME A BISIGNANI E CHE È GIÀ STATO ASCOLTATO IN PROCURA. L’ALTRA METÀ DEI POTERI FORTI CHE GOVERNA, QUELLA CHE FA CAPO A TREMONTI E ALLA LEGA, STA INVECE ALLA FINESTRA: SE CADE BISIGNANI, PER LORO SI SPALANCHERANNO LE PRATERIE -

1- CI VEDIAMO IL 15 MARZO
Dario Del Porto per "la Repubblica"

Luigi Bisignani è pronto a farsi interrogare dai magistrati napoletani che indagano sul "sistema informativo parallelo" architettato per utilizzare notizie riservate a fini di dossieraggio e ricatti. Nei giorni scorsi erano stati perquisiti madre, autista e segretaria dell´influente uomo d´affari. Poi sono scattati accertamenti sull´appalto per il riordino del sistema informatico della Presidenza del Consiglio e sui contributi erogati per l´editoria.

E ora, attraverso gli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, Bisignani ha chiesto di presentarsi spontaneamente in Procura per parlare con i pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, titolari del fascicolo con il procuratore aggiunto Francesco Greco.

 

I pubblici ministeri hanno fissato l´interrogatorio per il 15 marzo. L´interrogatorio di Bisignani, che non risulta indagato ma nei confronti del quale il pressing investigativo appare evidente, può rivelarsi fondamentale per il futuro dell´indagine. All´uomo d´affari i magistrati attribuiscono un "ruolo chiave" non solo nell´attività di lobbing che influenza scelte e nomine di alto livello, ma anche in alcune delle vicende adesso sotto inchiesta.

Ma sarà un incontro quasi "al buio". In questi giorni di intensa attività investigativa, caratterizzata dall´audizione di numerosi testimoni, la stragrande maggioranza dei quali inserita in alcuni dei gangli centrali delle istituzioni (parlamentari, esponenti della burocrazia statale, del mondo dell´economia, vertici dei servizi) la Procura si è mossa senza mai scoprire le carte, come conferma la scelta di restituire spontaneamente il materiale sequestrato durante le perquisizioni così da non depositare atti al Tribunale del Riesame.

Si partirà, presumibilmente, dagli aspetti affrontati nei decreti di perquisizione notificati nei confronti delle persone vicine a Bisignani, dove viene citato come unico indagato, con l´ipotesi di associazione per delinquere, un sottufficiale dei carabinieri, Enrico La Monica. Il militare si trova in Africa da dicembre, dopo le prime perquisizioni.

 

L´ipotesi di lavoro al vaglio degli inquirenti configura un´attività di procacciamento di informazioni spesso coperte da segreto d´ufficio e utilizzate in maniera illegale. Il gruppo comunicava attraverso schede telefoniche fornite da un commerciante napoletano e intestate a extracomunitari. Il sospetto è che questi canali siano stati adoperati anche per azionare la "macchina del fango" che avvelena la vita pubblica italiana.

 

Nel filone iniziale dell´indagine la Procura ha ipotizzato anche l´accusa, contestata formalmente sempre al solo La Monica, di violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Non risulta indagato, ma ha chiesto tutela al Parlamento ritenendo di essere stato sottoposto a pedinamenti e fotografie, il deputato del Pdl Alfonso Papa, chiamato in causa da uno dei testimoni, l´ex presidente della Corte d´Appello di Salerno Umberto Marconi, che accusa il parlamentare di essere "regista" di un complotto organizzato ai suoi danni. Vicende sulle quali, il 15 marzo, Bisignani potrebbe contribuire a fare chiarezza.

2- MI CHIAMO BISIGNANI E RISOLVO PROBLEMI
Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"

 

Nel centro di Roma c'è un taxi che è sempre occupato, e che non prende mai chiamate. Inutile alzare la mano o fare un fischio se qualcuno lo incontra tra i vicoli dietro piazza di Spagna o davanti a Palazzo Chigi: il taxi inevitabilmente tira dritto per la sua strada. Perché da anni il conducente, Paolo, ha un unico affezionato cliente, un imprenditore che ha trasformato la macchina in una specie di ufficio mobile, con palmari, computer e attrezzature tecnologiche sparpagliate sui sedili. Il passeggero indossa sempre un vestito blu (sartoria napoletana) una camicia bianca e una cravatta blu, e si chiama Luigi Bisignani. Per gli amici, semplicemente Gigi.

 

Chi è? "Come chi è? Oggi è l'uomo più potente in circolazione. Più potente di me", ha detto Silvio Berlusconi a un fedele collaboratore che gli chiedeva informazioni sull'individuo che usciva da quel taxi bianco.

Forse Berlusconi esagera, ma il suo amico Gigi, ex piduista che non girerebbe mai in un'auto blu, condannato negli anni Novanta a due anni e otto mesi per aver portato decine di miliardi di lire della maxitangente Enimont nella banca vaticana dello Ior e oggi di nuovo al centro di un'inchiesta della procura di Napoli denominata "P4", è di sicuro uno dei personaggi più influenti e misteriosi d'Italia. Un cinquantasettenne che ufficialmente amministra una stamperia, la Ilte, ma che è considerato da tutti, nei palazzi del potere, il capo indiscusso di un network che condiziona la vita del Paese.

 

"La ditta", lo chiamano ministri, onorevoli e boiardi che fanno la fila nel suo ufficio a piazza Mignanelli per omaggiare, chiedere favori, consigli e discutere di nomine pubbliche e affari. "Che lavoro fa davvero Gigi? Diciamo che è un maestro nel mettere insieme persone e interessi convergenti", spiega chi lo conosce dai tempi della P2. "Un uomo curioso e geniale con un portafoglio relazionale pazzesco. Decine di potenti gli devono la carriera. La rete su cui si fonda il sistema romano di Berlusconi l'ha creata lui, ed è lui a saper muovere più di tutti le leve".

NELLA RETE DI GIGI
È il profilo di un "grande vecchio" tipico della tradizione nazionale, tanto che qualcuno sorride definendo Bisignani "un bluff". Ma è un fatto che in queste ore senatori e deputati non facciano altro che parlare del lobbista (qualcuno dice persino che è partito, destinazione Emirati Arabi), del suo uomo Alfonso Papa (ex magistrato oggi deputato Pdl coinvolto nell'inchiesta), e delle indagini che i pm campani stanno portando avanti da mesi.

 

Mezza Roma segue gli sviluppi con il fiato sospeso, perché teme che gli incontri riservati di Gigi, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, siano stati registrati dagli inquirenti. Il più preoccupato di tutti sembra essere Gianni Letta, che gestisce la rete insieme a Bisignani e che è già stato ascoltato in procura. L'altra metà dei poteri forti che governa, quella che fa capo a Giulio Tremonti, al banchiere Massimo Ponzellini e alla Lega, sta invece alla finestra: se cade Bisignani, per loro si spalancheranno le praterie.

Difficile elencare tutte le persone che hanno un rapporto diretto con Gigi: sono troppe. Rapporti con il lobbista appassionato di gialli (ne ha scritti due: "Il sigillo della porpora" e "Nostra signora del Kgb", successi che gli hanno procurato per un po' la nomea del Ken Follet tricolore) ha per esempio l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni, della cui nomina con Bisignani certamente si è parlato. Anche la Carfagna lo rispetta.

È stato lui a tessere la tela per riavvicinare la ministra al premier dopo lo strappo dello scorso dicembre. Gigi non fa mistero di stimarla molto: sulla scrivania del suo ufficio, insieme a un libro del portavoce dell'Opus Dei Pippo Corigliano, fa bella mostra di sé "Stelle a destra", la fatica letteraria firmata dalla Carfagna e impreziosita dalla prefazione di Francesco Cossiga. Nel governo anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, Stefania Prestigiacomo e Mariastella Gelmini conoscono assai bene Bisignani. Pure Daniela Santanchè gli deve molto, anche se ultimamente i rapporti tra i due sembrano essersi raffreddati.

 

Grande uomo di comunicazione, Gigi ha le conoscenze giuste anche alla Rai. Nel 2008 fu proprio lui a spingere - anche contro il volere di Letta - affinché Mauro Masi tornasse alla segreteria generale della presidenza del Consiglio, mentre l'attuale direttore degli affari legali è Salvatore Lo Giudice, suo avvocato di fiducia. "Ma Bisignani si vede spesso anche con Augusto Minzolini, direttore del Tg1", racconta una fonte che chiede l'anonimato. Da politici come Andrea Ronchi a Lorenzo Cesa, a uomini degli apparati come Giorgio Piccirillo, capo del servizio segreto Aisi, il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella e il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, Gigi dà del tu a tutti. Senza dimenticare che (quasi) tutti i responsabili delle relazioni istituzionali delle aziende pubbliche fanno riferimento a lui.

DA GELLI AL CAVALIERE
La storia di Bisignani è simile a quella dei protagonisti delle sue spy story. Nato a Milano nel 1953 (il padre era un potente manager della Pirelli con ottimi rapporti negli ambienti massonici, il fratello Giovanni è a capo della Iata), si laurea in economia e si trasferisce a Roma per fare il giornalista. Mentre scrive per l'agenzia Ansa, il giovane mostra doti non comuni, viene individuato e cresciuto a pane, intrighi e politica da personaggi come Giulio Andreotti (è uno dei pochi che entrava nel suo ufficio di piazza in Lucina senza bussare) e i capi della P2, Licio Gelli - per cui stendeva ogni mattina la rassegna stampa - e Umberto Ortolani, amico di famiglia.

 

Inevitabile l'iscrizione alla loggia Propaganda Due, da lui sempre negata: nelle liste la sua tessera è la numero 1689, fascicolo 203, data dell'iscrizione 1 gennaio 1977. Quando scoppia lo scandalo il ragazzino che già parlava con generali, ministri e finanzieri batte un altro record: è il più giovane piduista scovato dai magistrati.

Nonostante gli intoppi, la sua scalata non si ferma. Diventa uomo di fiducia di Raul Gardini e della Ferruzzi, si attiva per portare i 93 miliardi della madre di tutte le tangenti allo Ior, entra nelle grazie di Cesare Geronzi. Dopo la condanna definitiva e altre disavventure giudiziarie (tra cui il procedimento Why Not su una presunta loggia massonica, archiviato) la sua stella sembra in declino. Ma è solo apparenza. Gigi Bisignani torna in auge nel 2001, con la vittoria elettorale di Berlusconi, e da lì spicca il volo.

Nell'ombra, diventa uno dei consiglieri più fidati del Cavaliere, anche lui tra gli iscritti alla P2. "Tutti dicono che lui è solo il factotum di Letta", chiosa la fonte autorevole che chiede l'anonimato: "Sbagliano. Tra i due il rapporto è paritario. Anche perché fu Bisignani in persona a presentare Gianni a Berlusconi. Paradossalmente è più corretto dire che Letta - che fu suo testimone di nozze - è un uomo di Gigi, non viceversa".

 

AMICI E DENARI
Del Bisignani privato pochi osano parlare. Il suo profilo è bassissimo. Impossibile vederlo a un appuntamento mondano, a una festa o a un cocktail. Laziale doc, allo stadio non è mai apparso. Non fuma, non beve: l'unico vizio è la Coca-Cola (non più di due dita). Risponde al suo cellulare una volta su dieci, chi vuole parlare con lui deve contattare la sua storica segretaria Rita.

Gli appuntamenti importanti vengono organizzati a casa della madre (lui vive in affitto), quelli di routine in mezzo alla strada ("Gli piace passeggiare, si sente più tranquillo") o nel mitico ufficio della Ilte. Dove campeggia una foto del suo gingillo preferito: un grosso gommone, parcheggiato a Fiumicino, che gli serve per fare la spola con la casa in Toscana. Una tenuta spettacolare vicino a Porto Santo Stefano, buen retiro con cavalli annessi. Lì ogni tanto vanno a trovarlo gli amici del cuore, come Stefania Craxi e il marito Marco Bassetti, o Fabrizio Palenzona.

Gli affari, ovviamente, non gli dispiacciono. Bisignani vive per avere informazioni e maneggiarle, creare personaggi, ma non disdegna di fare un po' di soldi. Tanti soldi. Giorni fa i pm, come ha scritto "Il Fatto", hanno sequestrato al suo autista Paolo Pollastri 19 titoli al portatore di una holding belga, la Codepamo, che negli ultimi anni ha investito decine di milioni in varie operazioni.

 

L'ex piduista controlla la societa Four Consulting, e ha un terzo di un'azienda che costruisce treni e metropolitane in Campania: le sue quote fino al 2002 erano in mano al gruppo Finmeccanica. Bisignani è stato anche socio dei suoi amici Mario e Vittorio Farina, che oltre a essere editori sono anche importanti immobiliaristi. Qualcuno vocifera che qualche volta abbia investito insieme a Valerio Carducci, il costruttore vincitore di decine di appalti di governo, diventato famoso durante lo scandalo del G8 alla Maddalena.

Di certo il fiuto per il denaro non gli manca. Tranne, forse, in un caso: le cronache raccontano che una spa riconducibile a Bisignani è stata coinvolta nel crac della banca Italease, dove aveva sottoscritto derivati per 75 milioni di euro per una perdita stimata di 12,8 milioni. Bazzecole, per l'uomo che risolve in silenzio i problemi dei potenti del Paese.

 

3 - SFILATA DI VIP DAI PM DI NAPOLI...
Claudio Pappaianni per "l'Espresso"

La chiamano P4, ma solo perché è stata scoperta dopo la "cricca" di Flavio Carboni e soci. Ma quella su cui indagano i magistrati della procura di Napoli sembra un'organizzazione degna della P2 messa in piedi da Licio Gelli. Da qualche settimana i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio stanno ascoltando decine di testimoni eccellenti: ministri, deputati, personaggi dell'alta finanza e dei servizi segreti.

Dalle ministre Carfagna e Prestigiacomo a Guarguaglini, numero uno di Finmeccanica, passando per Massimo D'Alema e il direttore dell'Aise Adriano Santini, fino a Nicolò Pollari, l'ex direttore del Sismi. Anche Gianni Letta è stato sentito: i pm lo hanno interrogato a Roma nei giorni che hanno preceduto la perquisizione ai danni di Luigi Bisignani, uno dei cardini dell'inchiesta. Il giorno di San Valentino, gli uomini della Gdf hanno perquisito gli uffici e le case della madre, della segretaria e dell'autista.

 

L'indagine ha contorni ancora tutti da chiarire: l'unico indagato per ora è un carabiniere volato in Africa, accusato di violazione della legge Anselmi - quella che vieta la costituzione di società segrete - associazione a delinquere e concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. Ma di certo gli inquirenti lavorano anche su presunte attività di dossieraggio (è stato coinvolto Valter Lavitola, l'uomo che scovò le carte sulla casa di Montecarlo dove vive Giancarlo Tulliani, il cognato di Fini) e sugli appalti del settore energetico.

Se ne è parlato nel corso dell'interrogatorio a Pasquale Lombardi, il geometra di Cervinara tra i promotori della cosiddetta loggia P3, al quale i magistrati hanno chiesto conto dei rapporti con il deputato Pdl Alfonso Papa, altro protagonista dell'inchiesta. Un ex pm che nel 2008 approda in Parlamento dopo essere stato negli uffici di vertice del ministero della Giustizia, sia con la destra sia con la sinistra.

A introdurlo nella galassia berlusconiana era stato Marcello Fasolino, manager con interessi nell'energia: proprio a lui è riconducibile l'affaire di una centrale elettrica a Benevento, che - nonostante un ricorso pendente davanti al Tar - ha ricevuto lo scorso 21 dicembre il via libera dal ministero dello Sviluppo economico.04-03-2011]

 

 

1- NON DITE ALLA POVERA SIGNORA BEATRICE EX PASSERA CHE, IN QUEL DI VILLA D’ESTE, IN DATA 28 MAGGIO, IL SUO EX CONSORTE CORRADINO IMPALMERÀ GIOVANNONA SALZA, IN TREPIDA ATTESA DEL GRAN GIORNO DEL SÌ DOPO DIeCI ANNI DI OSCURO RAPPORTO. TESTIMONE IL SUO EX GANZO (SIAMO TUTTI UNA GRANDE FAMIGLIA), GIOVANNINO MALAGÒ DA SABAUDIA - 2- NON ANDRÀ IN ONDA SULLE RETI RAI LO SPOT DI "SILVIO FOREVER", MASI NON VUOLE - 3- MENTANA SMENTISCE "OGGI": IO E MIA MOGLIE MICHELA NON ASPETTIAMO UN ALTRO FIGLIO - 4- GRAN SERATA MONDANA, IERI SERA, IN CASA DELLA DEPUTATESSA CARA A FELTRI E A LETTA, MELANIA RIZZOLI. STARRING, ALFANO, SACCONI, CICCHITTO, POLITO, GUIDO PAGLIA - 5- GALEOTTO FU IL FILM "LA VITA FACILE": ACCORSI LASCIA LA CASTA PER VITTORIA PUCCINI - 6- SANGUE E LIQUIDO SEMINALE. IL PROFUMO CHE LADY GAGA LANCERÀ IL PROSSIMO ANNO -

1- Non dite alla povera signora Beatrice ex Passera che, in quel di Villa d'Este, in data 28 maggio, il suo ex consorte Corradino impalmerà Giovannona Salza, in trepida attesa del gran giorno del sì da 10 anni di oscuro rapporto. E, la gloriosa fanciulla, che Passera conobbe all'epoca di Poste Italiane, non ha atteso nemmno una settimana dall'agognato divorzio per spararsi la sua bella zuppa di nozze, che avrà come testimone il suo ex ganzo (siamo tutti una grande famiglia), Giovannino Malagò da Sabaudia. A dimenticavamo: siete tutti invitati al gran ballo per 500 a Villa d'Este, Cernobbio.

2- Da Repubblica.it - Non andrà in onda sulle reti Rai lo spot di "Silvio forever", biografia non autorizzata del Presidente del Consiglio di Roberto Faenza e Filippo Macelloni e scritta da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. La decisione è stata motivata con non meglio specificati approfondimenti in corso da parte dell'ufficio legale di viale Mazzini. E' quanto si legge sul sito del film, gestitito dalla casa di produzione Lucky Red.
http://tv.repubblica.it/copertina/silvio-forever-la-rai-sospende-lo-spot/63396?video=&ref=HRER2-1

3 - Gran serata mondana, ieri sera, in casa della deputatessa cara a Feltri e a Letta, Melania Rizzoli. Si sono attovagliati tre capoccioni: Alfano, Sacconi e Cicchitto. A seguire Guido paglia e Grazia Volo, Ferrara e Selma, Palombelli e Rutelli, Piroso e Polito, per Forza Gnocca Anna Grazia Calabria, e Malagò in versione Megalò.

 

4- Galeotto fu il film "La vita facile". Sarebbe ormai naufragato il matrimonio di Stefano Accorsi con la Marianna di Francia, Laetitia Casta. Vittoria Puccini, ex moglie dell'agitatissimo Alessandro Preziosi, avrebbe preso il suo posto.

5- Sondaggio o son desto? Imperdibile ricerca, dal fortissimo impatto demoscopico, sul sito dell' "Espresso". I boatos vogliono l'ex premier Romano Prodi interessato al Quirinale, visto che negli ultimi tempi è un pe-diluvio di apparizioni, conferenze, dichiarazioni. Il periodico, senza indugio, lancia quest'ipotesi nel pezzo di apertura del sito, chiedendo ai suoi lettori: "Cosa ne pensi di Romano Presidente?" (solo il nome di battesimo, che fa ggiovane). Cliccando sul sondaggio, si scoprono le 3 opzioni:

 

- Sì, è un galantuomo e sarebbe una garanzia
- No, ha detto che avrebbe lasciato la politica e deve mantenere la parola
- Non so

Cioè, sia che uno lo voglia o no al Quirinale, non ha molta scelta: o sì perché "è un galantuomo", o no perché "deve mantenere la parola", che in fondo è un altro modo per dire "è un galantuomo"...
Parafrasando un famoso detto: "Saint if you do, saint if you don't". E la maggioranza ha già scelto: "saint subito!"

 

6- Durante il meeting di ieri a Milano organizzato da Visibilia sulla moda maschile - gusti e tendenze - la patronne Daniela Santanché ha confessato di non guidare mai più la sua Aston Martin. "Oggi ci vuole rigore e austerità, il troppo storpia" !

 

7- Ai telespettatori più attenti non è sfuggito che quest'anno l'Isola dei Famosi della Mona Ventura chiude la diretta del mercoledì un po' prima, alle 23,45. La Mona ha seguito alla lettera la direttiva Rai, che ha chiesto agli show di chiudere i battenti entro la mezzanotte. Ma la regola pare non essere uguale per tutti. Sabato scorso il "Ballando con le stelle" di Milly Carlucci è finito alle 24,30. E' c'è già chi maligna che la regoletta sia stata fatta per tutelare il "Porta a Porta" di Brunello Vespa, che sennò la gente va a nanna e nessuno lo guarda più! (G.S.)

8- Come avranno reagito Martina Stella e Nicolas Vaporidis sapendo che per il secondo anno si sono aggiudicati il CineMattone? Che cos'è? Il contro-premio ideato dal portale Cinemotore che segnala i film peggiori della stagione e le interpretazioni da dimenticare. Più di mille appassionati di cinema hanno votato "contro" Martina e Nicolas per le loro deludenti performance in "Ti presento un amico" (che vince anche il "CinePacco", ovvero la peggior fregatura presa al cinema) e "Maschi contro femmine". Sergio Castellitto col suo "La bellezza del somaro" è "il CineMattone dell'anno". Sul podio per la peggior scena hot, salgono Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti di "Manuale d'amore 3". Che dire? Ritentate, sarete più fortunati! (G.S.)

9- Non fate sapere a Silviuccio Er Banana che un pillolone gigante di Viagra si aggira per le vie del centro storico di Roma e prende pure la metro, tra lo stupore e il divertimento dei passanti. E' la trovata pubblicitaria ideata per lanciare "Holy Water" di Tom Reeve, il film che vi tirerà su, un'esilarante commedia a metà strada tra "Full Monthy" e "L'erba di Grace", incentrata su quattro amici che rapinano un carico di Viagra. Imperdibile, nella sale dall'11 marzo. (G.S.)

 

10- L'onorevole del Pdl Giorgio Jannone è diventato padre a soli 4 mesi dalle nozze. La giovane moglie Marta Carolina Carminati, sposata lo scorso 23 ottobre a Bergamo, ha partorito domenica 27 febbraio all'Ospedale di Alzano Lombardo la piccola Luce. Jannone, pazzo di felicità, ha fotografato subito col telefonino la piccola per farla ammirare agli intimi e ha scritto via Sms: "Dal Cielo è arrivata la nostra meravigliosa Luna! Pesa 3 chili e 450 grammi e già sorride. La mamma sta bene e il papi ha il cuore colmo di gioia. Benvenuta Luni in questo fantastico mondo!". Che tenerone! Auguri! (G.S.)

11- Il più felice per l'Oscar conquistato dall'italoamericana Melissa Leo per "The Fighter"? E' il cinegiornalista Pascal Vicedomini, papà delle kermesse "Capri, Hollywood" e "Los Angeles, Italia". Che ora rivendica tronfio il suo fiuto da talent-scout. Ecco il messaggio che ha mandato appena Melissa ha conquistato la prestigiosa statuetta: "La Leo è arrivata al mio Festival a Capri nel 2010 che nessuno la conosceva. L'ho fatta premiare come attrice dell'anno da Peppino di Capri e dal vice direttore generale della Rai Gianfranco Comanducci e ora ha vinto l'Oscar come miglior attrice non protagonista. Wow!". (G.S.)

 

12- Pare che Pierfurby Casini sia molto incazzato con i suoi che hanno firmato le dimissioni contro la Iervolino. "Napoli è sempre la più grande città del sud e certe cose vanno concordate con Roma".

13- Il giornalista Pietrangelo Buttafuoco, in diretta su LA7 a G' DAY con Geppi Cucciari, parlando dell'ipotesi di alternanza dei conduttori tv, ha dichiarato: "L'idea di alternare i conduttori è autolesionismo puro tipico della destra, che in quanto a televisione non ci capisce niente, perché immediatamente verrebbe fuori il confronto fra i conduttori di sinistra e quelli di destra, e il confronto sarebbe impari. Quelli di destra per esempio non solo sbagliano le cravatte, ma non sanno fare la televisione, perché la televisione per sua definizione è di sinistra".

 

14- Per favore avvisate Ruby che non può fuggire in Messico dove "... non è conosciuta e può ricominicare una nuova vita senza che nessuno le punti il dito addosso..."
E' conosciuta anche lì: http://www.jornada.unam.mx/2011/01/21/index.php?section=mundo&article=026n1mun
Marco

15- Da "il Giornale" - Sangue e liquido seminale. Di questo è fatto il profumo che Lady Gaga lancerà il prossimo anno. Lo ha reso noto «El Mundo» spiegando che la popstar ha assicurato che la fraganza non avrà un cattivo odore. Per realizzarla Lady Gaga ha detto di aver dovuto catturare l'essenza del profumo dopo aver praticato del sesso, mentre il sangue, che lei definisce «un componente fondamentale» della nuova creazione, viene dalle sue mestruazioni. «È come aver me sulla pelle», ha detto la cantante.

 

16- Ci chiama Enrico Mentana per smentire la notiza uscita sul settimanale "Oggi" secondo la quale il direttore del TgLa7 e la moglie Michela Rocco di Torrepadula sarebbero in attesa di un altro figlio.

17- da "la Repubblica" - Ringo Starr torna in concerto in Italia dopo un'assenza di quindici anni. L'ex Beatles suonerà il 3 luglio a Milano, il 4 a Roma.

 

18- Carlo Rossella per "Il Foglio" - Dinner a Santa Barbara. Nancy Reagan, sempre di rosso vestita, è molto tonica. Parla con amore dell'indimenticabile marito, ma non trascura lo champagne californiano.

19- Da "la Repubblica" - Emilio Fede è geloso di Augusto Minzolini. Il direttore del Tg4, per anni il tg italiano sicuramente più berlusconiano, ha rivelato il suo sentimento nei confronti del collega del Tg1 davanti ai microfoni del programma radiofonico di Radio2 "Un giorno da pecora". «Che effetto fa sapere che oggi il Tg1 sia considerato più berlusconiano del Tg4?» gli hanno chiesto i conduttori del programma. E Fede ha risposto: «Mi crea una certa gelosia». «Santoro era un bravissimo giornalista, che viene dalla trincea, e che poi ha fatto una scelta politica sbagliata - ha anche detto Fede - Vespa ha sempre fatto il conduttore, se dobbiamo parlare di processi in tv, certamente lui è quello più equilibrato».

 

20 - Da "La Stampa" - Blitz di Fiorello a Parla con me di Serena Dandini su Rai3. «C'è nessuno?», chiede lo showman entrando nello studio vuoto. «Mi dici vieni da me, non vieni mai e poi non ci sei? Comunque c'ha ragione lui, è un bel covo di comunisti qui, Dandini, Fazio... Occhio che vi seguono, altro che bandiera rossa, se quello s'arrabbia...». Dopo un'imitazione di Camilleri Fiorello s'addormenta sul divano.

 

21- (LaPresse) - Donne ammiccanti e svestite invitano all'acquisto del dominio del sito ancora libero. Peccato che la dicitura dell'indirizzo del portale non richiami parole come sesso, porno o 'xxx', ma sia www.palazzograzioli.com, riprendendo interamente il nome della residenza romana del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. L'ideatore della trovata promozionale non si è di certo fatto sfuggire l'occasione fornita dalle cronache recenti, ma ora è caccia all'acquirente.

 

22- (LaPresse) - Ennesimo scandalo per Charlie Sheen, che ormai sembra non poter fare a meno di far parlare di sé. La sua fidanzata e pornostar Bree Olson e la ex bambinaia Natalie Kenly, entrambe 24enni, hanno confessato di dormire tutte e due con la star tv. Bree ha detto: "Facciamo tutto ciò che Charlie ci chiede. E' la vita che ho sempre voluto e ne sono entusiasta". Lo ha rivelato il sito di 'The Sun'.

Il loro, comunque, e un trio aperto: Bree ha spiegato che se un giorno Charlie volesse uscire dal gruppo per soddisfare i suoi desideri sessuali, lei e Natalie non avrebbero niente in contrario. I tre si sono prestati ad essere ripresi in uno show televisivo mentre Charlie baciava prima una e poi l'altra ragazza. Questo sicuramente non aiuterà l'attore a riottenere la custodia dei figli. 04-03-2011]

 

 

ALLERTA INTERPOL SU GHEDDAFI E ALTRI 15 (NON È UN MANDATO DI CATTURA MA “METTE IN GUARDIA SUL PERICOLO POSTO DAGLI SPOSTAMENTI DI QUESTI INDIVIDUI E DEI LORO BENI”) - GUERRA DI ANNUNCI TRA I PRO-RAIS (“ABBIAMO RIPRESO ZAWIYA”) E I RIBELLI (“PRESO L’AEROPORTO RAS LANUF”) - CHAVEZ ANNUNCIA: “GHEDDAFI ACCETTA IL MIO PIANO DI PACE” - IL COLONNELLO NOMINA UN NUOVO AMBASCIATORE ONU - TREMONTI: POSSIBILI SANZIONI UE SUGLI INVESTIMENTI

1. LIBIA: ALLERTA INTERPOL SU GHEDDAFI E 15 ALTRI...
(ANSA) - Interpol, con sede a Lione, nel centro della Francia, ha diffuso un'allerta alle polizie mondiali riguardante Muammar Gheddafi e altre 15 personalità libiche.

 

Interpol ha reso noto di aver allertato oggi le polizie dei suoi 188 stati membri riguardo il colonnello Muammar Gheddafi e 15 delle persone del suo entourage, al fine di facilitare l'applicazione delle sanzioni dell'Onu e l'inchiesta aperta dalla Corte penale internazionale.

L'allerta di Interpol alle polizie di tutto il mondo su Gheddafi e 15 suoi fedelissimi, non chiede l'arresto delle persone citate ma mette a disposizioni informazioni che li riguardano. La procedura, ha precisato Interpol, intende "mettere in guardia gli stati membri sul pericolo posto dagli spostamenti di questi individui e dei loro beni", "assisterli nei loro sforzi di applicare" le sanzioni delle Nazioni unite e sostenere l'inchiesta aperta dal procuratore del Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro l'umanità nei confronti del capo di stato libico.

 

Interpol considera Gheddafi e 15 "membri della sua famiglia o stretti collaboratori" come coinvolti "nella pianificazione di attacchi, compresi dei bombardamenti aerei, sulle popolazioni civili".

 

2. TV STATO, PRO-GHEDDAFI RIPRENDONO ZAWIYA...
(ANSA-AFP) - La città di Zawiya, circa 60 km a ovest di Tripoli, è stata ripresa dalle forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi. Lo ha annunciato oggi la televisione libica.

 

Il "capo del gruppo terroristico" della città - ha affermato l'emittente - Hussein Darbuk e il suo vice sono stati uccisi, mentre altri capi ribelli sono stati fatti prigionieri. Sono inoltre stati sequestrati, sempre secondo la tv di Stato, "31, 19 veicoli da trasporto truppe, 45 batterie di contraerea e altre armi". "Il popolo di Zawiya e i dirigenti dei comitati popolari hanno posto Zawiya al riparo dalle forze armate terroriste", ha insistito il primo canale della tv, mentre il secondo canale ha affermato che le forze di sicurezza libiche hanno "ripreso il controllo della maggior parte di Zawiya".

 

3. INSORTI, ZAWIYA SOTTO IL FUOCO DELL'ARTIGLIERIA. CONFERMATA L'UCCISIONE DEL COMANDANTE DEI RIBELLI...
(ANSA-REUTERS) - L'esercito libico ha martellato con l'artiglieria la città di Zawiya, a ovest di Tripoli, dove il comandante degli insorti è stato ucciso in combattimento con le forze fedeli a Muammar Gheddafi. Lo ha riferito un portavoce dei ribelli, Mustafa Gheriani, aggiungendo che nella città si registrano molte vittime. In precedenza la tv di Stato libica aveva annunciato che le truppe pro-Gheddafi hanno ripreso il controllo di Zawiya e che il "capo del gruppo terroristico" della città, Hussein Darbuk, e il suo vice sono stati uccisi, mentre altri capi ribelli sono stati catturati.

 

4. RIBELLI, ABBIAMO PRESO AEROPORTO RAS LANUF...
(ANSA-REUTERS) - Forze anti-Gheddafi hanno preso l'aeroporto nella città portuale e petrolifera di Ras Lanuf. Lo riferiscono alla Reuters due fonti dei ribelli.

 

5. TRIPOLI NOMINA NUOVO AMBASCIATORE ALL'ONU...
(ANSA-REUTERS) - La libia ha nominato l'ex ministro degli Esteri Ali Treki al posto di ambasciatore alle Nazioni Unite, per rimpiazzare il predecessore passato tra le file degli anti-Gheddafi. Lo ha reso noto una fonte governativa libica di alto rango.

"Treki è stato nominato ambasciatore libico alle Nazioni Unite per rimpiazzare (Abdurrahman) Salgham", ha detto alla Reuters la fonte, che ha chiesto l'anonimato.

 

6. CHAVEZ, GHEDDAFI HA ACCETTATO COMMISSIONE PACE...
(ANSA) - Il leader libico Muammar Gheddafi ha accettato la proposta di formare una commissione mediatrice che aiuti a risolvere in modo pacifico il conflitto interno del Paese. Lo ha assicurato, riporta la statale Agencia Venezolana de Noticias, il presidente Hugo Chavez nel corso di un evento svoltosi ieri sera nel Teatro Carreno di Caracas, in cui ha anche precisato di aver parlato l'altro ieri con il Rais.

 

7. TREMONTI, UE DISCUTE NUOVE SANZIONI INVESTIMENTI...
(ANSA) - Sulle sanzioni alla Libia l'Italia sta "applicando esattamente quanto si conviene nelle sedi internazionali". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, spiegando che "abbiamo applicato la delibera dell'Onu e stiamo discutendo in sede europea sugli altri investimenti". A livello europeo è in discussione la possibilità di allargare le sanzioni alla Libia - per ora limitate alle operazioni direttamente riconducibili Gheddafi - al complesso degli investimenti libici all'estero. 04-03-2011]

 

 

Dunque: vacilla Berlusconi e il geronzo-letta Ligresti ne paga subito il fio - quello che è certo è che la consob guidata dal tremontino Vegas non ha fatto nessuno sconto don salvatore e ai loro futuri, o forse già passati, soci francesi - e senza i soldi freschi di groupama, il fallimento è alle porte - Tace Unicredit, il grande creditore; non parla Mediobanca

Francesco Manacorda per La Stampa

Siccome l'Italia è l'Italia, ma nemmeno la Francia scherza, le dietrologie già si sprecano. Dunque: vacilla Berlusconi e il non ostile Ligresti ne paga subito il fio; oppure: tra Edison e Alitalia, c'era la necessità di dare uno stop politico alla «grandeur» d'Oltralpe.

 

Ma al netto del riflesso condizionato cospirativo quel che resta è che la Commissione guidata da Giuseppe Vegas non ha fatto nessuno sconto ai Ligresti e ai loro futuri, o forse già passati, soci di risibile minoranza.

Ovviamente anche in questo caso - visto che Vegas è esemplare scelto di una razza politica giunto alla guida di un'Autorità indipendente senza fermate intermedie - si apre spazio per ulteriori dietrologie...

Ma qui sarà meglio stare ai fatti e ai primi risultati: la squadra della Consob ha battuto il rigore, il goal l'ha subito Groupama, ma la partita rischia di farsi difficile soprattutto per Salvatore Ligresti. I francesi appaiono al momento avere tre possibilità. La prima è suonare la ritirata, tenendo fede a quanto detto fin dall'inizio: l'operazione con i Ligresti si fa se non c'è l'Opa.

 

La seconda opzione è speculare alla prima e improbabile: lanciare un'Opa sia su Premafin sia su FonSai, come esige per l'appunto la Commissione. Mossa difficile anche perché secondo la Consob dovrebbe coinvolgere i Ligresti, ma che lo stesso gran capo di Groupama, Jean Azema negli ultimi tempi non ha escluso esplicitamente. Il 16 febbraio rispondeva infatti che in caso di no della Consob Groupama avrebbe riunito il consiglio per «valutare le ipotesi».

Terza strada: riscrivere gli accordi con i Ligresti, eliminando ad esempio quel «lock up» di due anni che ha messo in allarme la Consob. Ma i francesi possono davvero investire in Premafin - pagando un ricco premio - senza assicurazioni aggiuntive? E' da vedere. Parigi dovrà riflettere con calma sul da farsi. E probabilmente, come preannunciato, la questione passerà anche in consiglio.

 

Certo è, comunque, che l'eventuale uscita dei francesi dall'orizzonte di Premafin (ri) mette seriamente in discussione il risanamento del gruppo Ligresti. Un risanamento che ha come punto centrale la ricapitalizzazione di FonSai, in affanno sui requisiti patrimoniali, alla quale i Ligresti non sono in grado di far fronte senza un aumento di capitale Premafin e senza mani amiche che li affianchino.

Le assemblee straordinarie hanno dato delega ai consigli per entrambe le operazioni, ma i cda non hanno ancora «chiamato» le rispettive ricapitalizzazioni - che fra le premesse avevano proprio l'ingresso di Groupama. Anche il Credit Suisse, che ha formato il consorzio di garanzia per le quote eccedenti quelle dei Ligresti e dei francesi, si trova ora spiazzato.

E altri problemi potrebbero venire dal riscadenziamento del debito raggiunto da Premafin appena prima di Natale con le banche visto che in alcuni casi, come la proroga di un equity swap da parte di Unicredit, legava l'impegno all'arrivo di Groupama.

 

E' già il momento del «piano B», quello alternativo al soccorso francese? Nelle banche italiane la prudenza era ieri palpabile. Tace Unicredit, grande creditore che pure aveva proposto nei mesi scorsi a Ligresti alcune ipotesi di soluzione; non parla Mediobanca dalla quale l'Ingegnere si era allontanato perché considerava troppo dure le condizioni proposte per il suo risanamento. Ma appena la nebbia si diraderà a Parigi, c'è da scommetterci, anche a Milano si tornerà a vedere qualcosa. 05-03-2011]

 

 

1- FAMILISMO AMORALE/1 - ELISA TOTI, DOPO UNA SETTIMANA CON "LUI", SI CONFIDA ALLA MADRE: "UNA COSA ALLUCINANTE. SONO IN CONDIZIONI PIETOSE... QUEI SOLDI 6 MILA MI SERVIRANNO PER RIMETTERMI A POSTO. LA MAMMA FA DUE CONTI: "MA SONO DODICI MILIONI!" - 2- FAMILISMO AMORALE/2: "QUANDO IO VADO A QUESTE CENE, E SONO MOLTO RARE, C´È SOLO LUI COME UOMO. È UNICO E SOLO PROTAGONISTA ESCLUSIVO. NON C´È UN ALTRO MASCHIO AL DI FUORI DI BERLUSCONI. QUINDI IL PAPÀ DELLE TUA AMICA NON LO TROVI MAI E POI MAI. PERCHÉ QUANDO CI SONO ALTRI UOMINI, CI SONO SOLO LUI E GLI UOMINI" - 3- PIÙ PASSANO I GIORNI, PIÙ IL COSIDDETTO "AVVISO DI FINE INDAGINE", IN PROGRAMMA DUE SETTIMANE FA, RITARDA. RITARDA SEMPRE. SLITTA ALLA PROSSIMA SETTIMANA. COME MAI? C´È SOTTO QUALCHE COSA D´IMPORTANTE? PERCHÉ PIÙ SI LEGGONO LE TANTE, PERSINO TROPPE CARTE, PIÙ SI RENDE EVIDENTE LA VULNERABILITÀ DEL BANANA - 4- ARIS ESPINOSA AVVERTÌ L´AMICA MARYSTHELL: "ABBIAMO MICROSPIE A CASA E IN AUTO" - 5- LA SAGGIA ELENOIRE CASALEGNO CONSIGLIA BARBARA FAGGIOLI CHE SI LAGNA: "SII FURBA E BASTA, PRENDITI QUELLO CHE TI DEVI PRENDERE E POI LEVATI DAI COGLIONI..."

 

1- "ALLE CENE LUI È IL PROTAGONISTA E UNICO UOMO" LA DE VIVO E LE SERATE AD ARCORE. LA FAGGIOLI: GIÀ SEI CAPODANNI CON SILVIO
Piero Colaprico per La Repubblica

Più passano i giorni, più gli avvocati si rendono conto della qualità del «materiale» che è stato depositato dalla procura milanese. Più passano i giorni, più si chiedono quale altra tegola giudiziaria possa precipitare sulla testa del premier grazie alle indagini, non ancora finite, nell´inchiesta parallela. Quella su Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, indagati, con altri tre personaggi minori, per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

 

Il cosiddetto «avviso di fine indagine», in programma due settimane fa, ritarda. Ritarda sempre. Slitta alla prossima settimana. Come mai? C´è sotto qualche cosa d´importante?
Per comprendere la situazione - che sembra realmente in movimento - esiste qualche minima traccia. Vanno tenuti in considerazione tre fattori.

Innanzitutto un´intercettazione. A parlare è Imma, e cioè una delle due gemelle De Vivo, napoletane: «Il mio portafortuna», scherzava Berlusconi. È il 25 settembre e Imma cerca di convincere un´amica a partecipare a una seratina ad Arcore. La ragazza tergiversa: «Allora ti dico una cosa, parla con me che comunque sono competente, nel senso che non ti dico una cazzata. Non ci sono altri uomini - assicura Imma - al di fuori di (Berlusconi), quindi non puoi trovare il papà della tua amica. Impossibilissimo! Quando io vado a queste cene, e sono molto rare, c´è solo lui come uomo. È unico e solo protagonista esclusivo. Non c´è un altro maschio al di fuori di (Berlusconi). Quindi il papà delle tua amica non lo trovi mai e poi mai. Perché quando ci sono altri uomini, ci sono solo lui e gli uomini. Non ci sono le ragazze».

 

Forse una solidale solitudine lega Papi-Silvio alle sue giovani e giovanissime invitate? Ma non è la reiterazione di questo schema fisso di feste da «disperaticion più totale» (copyright Nicole Minetti) che importa alla procura: importa che su questo scenario compaia Ruby-Karima. È marocchina, scappata da casa in Sicilia, e ha diciassette anni e mezzo: e il premier, sostiene sempre l´accusa, lo sa.

Il secondo indizio incrocia il destino di Barbara Faggioli. È da un po´ che il premier ha cambiato gusti, tanto che lei, davvero una delle più fedeli papi-girl, se ne lamenta con Emilio Fede: «So che stasera fa cena, non mi ha chiamato, ormai preferisce invitare le cubane, le venezuelane, sai, va Maristhell, Iris...».

 

E, in effetti, in un sms delle 22.36, mandato da una delle habitué De Vivo proprio all´italo-brasiliana Iris Berardi, si legge che intorno al premier ci sono «2 di Roma, 2 gemelle di Brescia Miriam Annina, Raffa l´infermiera e altre che non conosco». Quindi, è una Barby Faggioli sempre più in crisi quella che, lo scorso gennaio, dice a un´altra papi-gilr, Airis Espinoza: «É il primo anno dopo sei anni che non passo un capodanno con lui, e me ne vado a fare una vacanza mia. Dopo sei estati, sei capodanni, sei compleanni, uno ci sta».

Ma questa ragazza, per la quale sembrava disegnarsi anche un futuro in politica, è nata il 5 giugno 1986 a Cagliari. E allora: quando ha cominciato ad essere così assidua del premier? A che età? «Sii furba e basta, prenditi quello che ti devi prendere e poi levati dai c...», le consiglia Elenoire Casalegno, ma è chiaro che un interrogatorio sarà irrinunciabile.

 

Perché più si leggono le tante, persino troppe carte, più si rende evidente la vulnerabilità di Silvio Berlusconi nelle sue serate di bunga bunga e dintorni. Non si sa mai bene chi sia in casa sua: amiche di amiche. E se di una di queste è «tutto preso», le altre non concordano: «Hai presente una zingara? Ma infatti, più è disperata meglio è...».

 

È, secondo indiscrezioni, questa rivalità tra ragazze, miscelata alla delusione nei riguardi del premier che tanto ha promesso e poco ha mantenuto (pure nelle feste), a diventare esplosiva. Mentre un altro pericolo per il premier si annida, secondo gli avvocati, in quello che ha detto Nicole Minetti durante l´interrogatorio assistito da Daria Pesce. Perché, chiedono i magistrati al consigliere regionale, andò proprio lei a recuperare la minorenne Ruby-Karima in questura? Risposta: «Berlusconi mi disse "Vai tu perché sei una persona per bene, sei incensurata, ti presenti bene"» eccetera.

Ecco, quest´«incensurata» sembra pericolosissimo: se quella di Nicole fosse stata una missione diplomatica per liberare la nipote di Mubarak, ci sarebbe stato bisogno di tanta preoccupazione? Di tanta «apparenza»? Insomma, se la terra sotto i piedi di Berlusconi già trema, altre scosse sembrano in arrivo.

2- ARIS ESPINOSA AVVERTÌ L´AMICA MARYSTHELL "ABBIAMO MICROSPIE A CASA E IN AUTO"
A Maristhell Polanco, ballerina pigra di Colorado café («I provini, che noia»), non manca mai l´iniziativa. Il 14 gennaio, quando scattano le perquisizioni, non sta su tanto a prendersela come le altre. Un po´ perché è abituata, visto che ad agosto le hanno portato via il «moroso», con l´accusa di essere un narcotrafficante e nella sua cantina hanno trovato droga. Un po´ perché ha sempre Silvio Berlusconi da chiamare

 

Sono le 19.45, l´operazione della polizia sta terminando, e lei chiama un collaboratore di Berlusconi: «Ho un´urgenza di parlare con il presidente... per quello che è successo a Milano, non so se lui lo sa». Risposta: «Si, si eh, lo sa, lo sa, lo sa», altro che, aveva ricevuto l´invito a comparire con l´accusa di concussione e prostituzione minorile. E sempre Marysthell riceve una chiamata dall´amica Aris: «A casa...hanno messo delle "cose", anche nelle macchine (...) per poter ascoltare quando uno parla».

3- ELISA TOTI, 6 MILA EURO PER UNA SETTIMANA DA LUI, SONO IN CONDIZIONI PIETOSE; MADRE,MA SON 12 MLN DI LIRE!
(ANSA) - Per «una settimana» trascorsa con «lui», assieme ad altre ragazze, Elisa Toti ha portato «a casa» sei mila euro, «dodici milioni» di vecchie lire. Lo racconta la stessa giovane in una telefonata alla madre, che si trova tra le molte intercettazioni depositate insieme alla richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi nell' ambito del caso Ruby e che l'ANSA ha potuto consultare.

 

Conversando con la mamma, lo scorso 9 gennaio, la ragazza, una delle ospiti alle feste di Arcore, spiega di essere «appena tornata a casa» e dice di essere «preoccupata per la salute di lui». La madre, invece, sembra preoccuparsi di altro: «Senti eeee quanto v'ha dato?». La figlia: «Cinque più quegli altri mille quindi, quindi sei». La madre è contenta: «Dici niente? Capito? eee poi che vi ha detto quando lui vi ripotrà vedere». Risposta: «Ce lo dirà lui».

 

La ragazza racconta di essere stata «una settimana (...) alcune sono arrivate martedì io mercoledì (...) mamma mia una cosa allucinante». E ora è stanca: «Non ti puoi immaginare in che condizioni sono guarda (...) sono in condizioni pietose, pietose proprio (...) ora mi ci vorrà un mese perrr, ora quei, quei soldi che ho preso mi (...) serviranno per rimettermi a posto dopo questa settimana». La mamma fa due conti: «Sono dodici milioni», di vecchie lire. E la Toti: «Si ma no, non dire niente eè». La signora, quindi, la saluta: «Ti lascio perchè ti devi, devi andare a riposare» [05-03-2011]

 

 

1- LETTERA APERTA DEL DIVINO QUIRINO CONTI CONTRO LA "SARTA INQUISIZIONE" DI BERNARD ARNAULT, PROPRIETARIO DI DIOR E DELL’INFELICE DESTINO DI JOHN GALLIANO - 2- "PUR CONDANNANDO SENZA RISERVE IL GRAVISSIMO COMPORTAMENTO DELLO STILISTA (INGIURIE ANTISEMITE, "AMO HITLER"), LO SCRITTORE ED ESPERTO DI MONDA SI CHIEDE: "FINO A CHE PUNTO UN ALCOLISTA (O PEGGIO) PUÒ ESSERE RITENUTO RESPONSABILE, NEL CORSO DELLA SUA DIPENDENZA, DI QUEL CHE FA O DICE, ANCHE SE RACCAPRICCIANTE?" - 3- "PUNENDOLO, LEI HA PUNITO SE STESSO E UN PO’ TUTTO IL MONDO. GIACCHÉ UN POETA È RARO E PREZIOSO COME UN RAGGIO VERDE AL TRAMONTO. E VA PROTETTO. DA SE STESSO" - 4- UNA BELLISSIMA, AMARISSIMA LETTERA CHE TERMINA RICORDANDO LE PAROLE DIVINATORIE DI MARCEL PROUST: "TUTTO CIÒ CHE ABBIAMO DI GRANDE CI VIENE DAI NERVOSI: SONO LORO E NON ALTRI, CHE HANNO FONDATO LE RELIGIONI E CREATO CAPOLAVORI..." -

Cher monsieur Arnault...
Back stage post-Galliano: tutto quello che ogni esperto di moda, pur condannando senza riserve il suo gravissimo comportamento, avrebbe voluto dire ma non ha potuto dire... Da Parigi, lettera aperta di Quirino Conti a Bernard Arnault, proprietario di Dior e dell'infelice destino di John Galliano

 

Quirino Conti per Dagospia

La storia è sempre la stessa: e dunque, dopo tumultuose ore di passione trascorse in un'arroventata alcova odorosa di ogni piacere tra le braccia frementi dell'eterna, incomparabile Marilyn, l'uggioso, colpevolizzato ritorno al proprio ossuto talamo nuziale; in una famigliola certo perfetta, tanto ordinata e regolare, ma quanto mai triste e glaciale, lontano da quelle burrose, morbide ore profumate di tuberosa. E sempre, purtroppo, fuggevoli.

 

E poiché per reggere la bellezza, come il piacere e la felicità, ci vuole fegato, è così che nella mente ancora eccitata del nostalgico fedifrago può addirittura nascere l'idea di sopprimerla, quella difficile, capricciosa, incostante fonte di ogni seduzione.

 

Di cancellarla del tutto, sommergendola con un mare di ragioni (tutte elevatissime e sensatissime, naturalmente), piuttosto che doverla rimpiangere a ogni passo; o peggio, subirne il peso, per la rischiosa diversità di quel desidero e per l'eccezionale, esigentissimo vigore dei suoi eccessi.

Allora, meglio togliersela di torno. Meglio che non ci sia più. Anche solo come possibilità. Se, a ogni piè sospinto, tutto, proprio tutto, al suo confronto appare tanto banale e così smorto. Privo di ogni attrattiva.

Ecco, nella razionalissima mente del plurimiliardario magnate Bernard Arnault, proprietario di un'infinità di cose e, tra le tante, orgoglioso signore della moda parigina e di Dior soprattutto, ecco appunto cosa potrebbe essere balenato come una tentazione liberatrice. Come sempre, e come da copione. Poiché il talento, come la lussuria, è merce difficilissima da trattare. E dunque tanto meglio rinunciarvi e dimenticare. Tornandosene al proprio focolare, quello più simile e prossimo alla propria regolarissima condizione.

 

Ai rendiconti cioè, ai fatturati, alla Borsa e a tutto quel fiume di denaro. E dunque, che Marilyn muoia! Come ogni volta. E con lei, naturalmente, tutti i suoi difetti, certo, i suoi capricci, le discontinuità, gli sbalzi d'umore e, purtroppo, le dipendenze. Le sue follie, insomma. Ma, nonostante tutto ciò, cosa potrà poi essere paragonato a quelle carni, a quell'abbraccio morbido e fragrante?

 

Messo alla porta Galliano, non le resterà che consolarsi tornando ai suoi volenterosissimi "epigoni" aziendali, ai suoi fervorosi e docilissimi stilisti - tutti frementi ora, in spasmodica attesa - già sotto contratto o quasi. Con molto talento per essere qualunque cosa e nessuno per essere qualcuno. Il sonno, loro, non glielo toglieranno di certo.

Ma ora, Monsieur, d'ora in avanti, chi riempirà d'eccitazione i suoi sogni? E le sue notti di desiderio e di nostalgia? Quali ore di tristezza e di rimpianto l'aspettano, Monsieur! Dopo aver assaporato quelle labbra, cosa le resterà d'altro? Anche se lei, freddo come - dicono - i suoi occhi glaciali, farà in modo di sembrare, se non altro, ugualmente in pace.

 

Persino, come ieri, evitando di sedere ai piedi di una pedana già privata del tumulto del suo tragico eroe. Mentre il suo orgoglio intellettuale sarà piagato dall'eterna pena dei ricchi, dal loro inesorabile destino: possedere la Bellezza, comprandola, ma mai la sua fonte. Averla, la Bellezza, e mai generarla.

 

E tra le fragili braccia di Galliano, quante volte ha invece creduto di esserne capace? Ora nel suo nuovamente ordinatissimo, casto letto s'illuderà di poter dormire sonni tranquilli. Ma quali erano le sue insonni notti solo al ricordo di quella travolgente perfezione?

Punendo senza misericordia Galliano - ma fino a che punto un alcolista (o peggio) può essere ritenuto responsabile, nel corso della sua dipendenza, di quel che fa o dice, anche se raccapricciante? -, dunque punendolo, lei ha punito se stesso e un po' tutto il mondo. Giacché un poeta è raro e prezioso come un raggio verde al tramonto. E va protetto, difeso da se stesso, più che dagli altri. Poiché fragile e gracile come un glorioso énervé.

...Ma lei questo forse non ha saputo o voluto farlo. Per tutto ciò, d'ora in poi, inesorabile l'aspetta una castità frigida e senza alcuna speranza. Gentile signor Arnault, nel corso dei suoi lunghi studi ha mai sentito parlare di un certo Bergotte? E, dalle pagine di un capolavoro che lei sicuramente conoscerà, ha mai compreso cosa voglia dire per taluni scambiare la propria vita con il proprio lavoro? (1)

E così perdersi. Com'è solo dei geni. Ma, grazie a Dio, lei ora di quella razza tanto impegnativa non ne ha più alcuno intorno. Non corre più pericoli.
Christian Lacroix, Alexander McQueen, John Galliano... Complimenti, Monsieur, una bella strage!

(1) "Quel povero maniaco è l'intelligenza più alta che io conosca. Accettate di essere chiamata nervosa: voi appartenete ad una famiglia splendida e miserevole, che è il sale della terra. Tutto ciò che abbiamo di grande ci viene dai nervosi: sono loro e non altri, che hanno fondato le religioni e creato capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo.

Noi gustiamo musiche delicate, bei quadri, e mille squisitezze; ma non sappiamo quanto esse sono costate, ai creatori, di insonnie, di pianti, di risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie; e quel terrore della morte che è la cosa peggiore di tutte..." (MARCEL PROUST, Alla ricerca del tempo perduto, I Guermantes)

 

2- JOHN GALLIANO INSULTA GLI EBREI
Nel video, diffuso dal tabloid britannico "Sun", lo stilista compare seduto a un tavolo nello stesso locale "La Perle del Marais" dove la scorsa settimana avrebbe insultato Geraldine Bloch, una donna di 35 anni, e minacciato di uccidere il suo amico Philippe Virgitti.
"Gente come te dovrebbe essere morta. Tua madre, i tuoi antenati sarebbero tutti finiti nelle camere a gas", dice Galliano.
La ragazza chiede allo stilista, che appare ubriaco, se ha qualche problema, e lui risponde: "Ho un problema con te. Sei brutta", e continua con le ingiurie.
La scena, sarebbe stata filmata da un amico della coppia insultata: un francese e un'italiana, nessuno dei due ebrei.

 

"Era solo davanti al suo bicchiere quando alcuni di noi si sono seduti al tavolo vicino - hanno raccontato - continuava a inserirsi nelle nostre conversazioni. Noi sapevamo chi era ed eravamo stupiti da quel che diceva, ma poi ha cominciato a pronunciare insulti antisemiti. Era disgustoso. Ed era chiaro che le ragazze italiane non erano benvenute e che avrebbero dovuto andare a casa. Era razzismo puro".
E ha terminato con "Amo Hitler!" 06-03-2011]

 

 

POTERI FOTTUTI (FRONTE TREMONTI) - Prosegue l’inchiesta napoletana che vede indagato, per corruzione, il braccio destro del ministro TREMENDINO: il deputato PDL Marco Milanese - il pm Vincenzo Piscitelli HA INTERROGATO Manuela Bravi, portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è considerata molto vicina a Milanese...

Antonio Massari per Il Fatto

Prosegue l'inchiesta napoletana che vede indagato, per corruzione, il braccio destro del ministro Giulio Tremonti: il deputato Marco Milanese. Dopo l'arresto dell'imprenditore Paolo Viscione, avvenuto a dicembre, il pm Vincenzo Piscitelli continua la sua attività istruttoria. Nei mesi scorsi ha convocato il ministro Tremonti. Due giorni fa invece Manuela Bravi. La Bravi è portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è considerata molto vicina a Milanese. Nell'inchiesta condotta da Piscitelli, tra le ipotesi da accertare, c'è che Viscione abbia elargito parecchi doni a Milanese.

 

E proprio questo è stato l'oggetto dell'interrogatorio di Manuela Bravi, sentita come persona informata sui fatti, nell'ambito di un'altra inchiesta napoletana - nata scoprendo un gruppo di professionisti dediti a grandi frodi fiscali - che sembra puntare molto in alto. Sul versante frodi, Viscione, non s'è sottratto alle domande dei pm. Ma ha anche lasciato intendere d'essere stato vittima di un sistema "politico". Un sistema sul quale, il pm Piscitelli, sta cercando di far luce. 06-03-2011]

 

 

POTERI FOTTUTI (FRONTE TREMONTI) - Prosegue l’inchiesta napoletana che vede indagato, per corruzione, il braccio destro del ministro TREMENDINO: il deputato PDL Marco Milanese - il pm Vincenzo Piscitelli HA INTERROGATO Manuela Bravi, portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è considerata molto vicina a Milanese...

Antonio Massari per Il Fatto

Prosegue l'inchiesta napoletana che vede indagato, per corruzione, il braccio destro del ministro Giulio Tremonti: il deputato Marco Milanese. Dopo l'arresto dell'imprenditore Paolo Viscione, avvenuto a dicembre, il pm Vincenzo Piscitelli continua la sua attività istruttoria. Nei mesi scorsi ha convocato il ministro Tremonti. Due giorni fa invece Manuela Bravi. La Bravi è portavoce del ministro del Tesoro ma, soprattutto, è considerata molto vicina a Milanese. Nell'inchiesta condotta da Piscitelli, tra le ipotesi da accertare, c'è che Viscione abbia elargito parecchi doni a Milanese.

 

E proprio questo è stato l'oggetto dell'interrogatorio di Manuela Bravi, sentita come persona informata sui fatti, nell'ambito di un'altra inchiesta napoletana - nata scoprendo un gruppo di professionisti dediti a grandi frodi fiscali - che sembra puntare molto in alto. Sul versante frodi, Viscione, non s'è sottratto alle domande dei pm. Ma ha anche lasciato intendere d'essere stato vittima di un sistema "politico". Un sistema sul quale, il pm Piscitelli, sta cercando di far luce06-03-2011]

 

 

POTERI FOTTUTI (SI SCRIVE BISIGNANI, SI LEGGE LETTA) - CHE COSA AVRà MAI DICHIARATO GUARGUAGLINI A WOODCOCK? - NEI GUAI IL DEPUTATO PDL PAPA: "sistema informativo parallelo" - "INDEBITE RICHIESTE A IMPRENDITORI" - IL PARLAMENTARE AVREBBE USATO A FINI STRUMENTALI NOTIZIE "SENSIBILI" OTTENUTE IN MODO ILLECITO

1- DOSSIER, LE VERITÀ DI GUARGUAGLINI CONTINUA IL PRESSING SU BISIGNANI. IL CASO DELLE SIM SEGRETE
Dario Del Porto per La Repubblica

I magistrati gli attribuiscono un «ruolo chiave» negli episodi sotto inchiesta, i palazzi gli riconoscono influenza determinante nel "risiko" delle nomine. Al centro c´è sempre lui, Luigi Bisignani. Ma in questi giorni scanditi dalle tappe sempre più forzate assunte dall´inchiesta napoletana sui dossier e la macchina del fango, a preoccupare l´uomo d´affari ci sono anche le dichiarazioni che potrebbe aver fornito ai magistrati il numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, già sentito come testimone dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco.

 

Il ruolo di vertice ricoperto da Guarguaglini in uno dei comparti nevralgici dell´economia nazionale lascia intravedere la volontà della Procura di aprire nuovi scenari in un´indagine che molti, nelle stanze che contano, temono. Ad esempio sulle logiche che hanno ispirato Bisignani nella sua riconosciuta attività di "king maker" per le caselle più importanti.

In questo senso potrebbe rivelarsi significativa l´audizione di un altro testimone, l´amministratore dell´Eni Paolo Scaroni, che potrebbe essere ascoltato nei prossimi giorni. Con lui come con molti altri manager Bisignani era solito confrontarsi da una posizione tutt´altro che subordinata, forte delle relazioni intrecciate in tanti anni trascorsi a stretto contatto con il potere.

 

Dopo le perquisizioni nei confronti di madre, autista e segretaria di Bisignani, l´istruttoria prevede la convocazione di altri testimoni appartenenti all´entourage dell´uomo d´affari o da questi proposti per incarichi prestigiosi. Il 15 marzo, poi, toccherà al diretto interessato, come concordato con la Procura dai suoi difensori, gli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo. Una mossa, quella di presentarsi spontaneamente ai pm, dettata dalla volontà di rispondere agli interrogativi dei magistrati e forse anche dalla necessità di non lasciar cadere nel silenzio eventuali dichiarazioni provenienti dai testimoni.

Nell´indagine, dove risulta come unico indagato il sottufficiale dei carabinieri Enrico La Monica, è coinvolto anche il deputato del Pdl Alfonso Papa, che secondo l´accusa avrebbe utilizzato notizie riservate per avanzare «indebite richieste e indebite pretese» a imprenditori ai quali avrebbe offerto «protezione giudiziaria». Papa e Bisignani avrebbero usato schede telefoniche intestate a extracomunitari fornite dallo stesso "dealer" napoletano.

Venerdì la Guardia di Finanza ha perquisito le abitazioni dell´armatore Nicola D´Abundo e dell´imprenditore del settore della protezione civile Luigi Matacena. Entrambi sarebbero stati avvicinati da Papa e ora i pm vogliono verificare i loro rapporti con il parlamentare e definirne la posizione processuale, che allo stato appare come quella di vittime.

 

Attraverso l´avvocato Giuseppe D´Alise, Papa fa esprime «fiducia nell´operato della magistratura», si dice «completamente estraneo alle ricostruzioni che ho letto sui giornali e dispiaciuto per i fastidi arrecati da questa vicenda da due persone alle quali - afferma - sono legato da rapporti di amicizia».

2- NEI GUAI IL DEPUTATO PDL PAPA: "INDEBITE RICHIESTE A IMPRENDITORI" - IL PARLAMENTARE AVREBBE USATO A FINI STRUMENTALI NOTIZIE "SENSIBILI" OTTENUTE IN MODO ILLECITO
Dario Del Porto per La Repubblica

Un parlamentare si procurava notizie riservate e le utilizzava per «avanzare indebite pretese e indebite richieste» nei confronti di imprenditori e finanzieri resi più vulnerabili da qualche grattacapo con la giustizia. In cambio, il deputato avrebbe offerto ai suoi interlocutori «protezione giudiziaria», vera o presunta, oppure informazioni sulle vicende che li turbavano. Si fa più nitido, e allarmante, il quadro dell´inchiesta della Procura di Napoli sugli ingranaggi della "macchina del fango" che avvelena il Paese.

 

Per ordine dei pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, la Guardia di Finanza ha perquisito le abitazioni di due facoltosi imprenditori napoletani: Luigi Matacena, 47 anni, e l´armatore Nicola D´Abundo, 60 anni.

Nella ricostruzione degli inquirenti, sono due dei nomi emersi nel corso di quelle che i magistrati definiscono come «precise e circostanziate risultanze istruttorie» acquisite con riferimento alla posizione del deputato del Pdl Alfonso Papa, ex magistrato eletto alla Camera nel 2008. Papa non risulta indagato, in tutti i (pochissimi) atti pubblici figura sotto inchiesta, con l´ipotesi di associazione per delinquere, solo il sottufficiale del Ros Enrico La Monica, che si trova in Africa ormai da dicembre.

 

Ma adesso i pm indicano espressamente Papa come di un parlamentare ritenuto «coinvolto» nel «sistema informativo parallelo» che avrebbe utilizzato in maniera strumentale notizie «sensibili», riguardanti prevalentemente indagini giudiziarie, acquisite in maniera illecita. Informazioni che sarebbero state adoperate allo scopo di avvicinare soggetti, in prevalenza imprenditori, che attraversavano un momento di difficoltà, se non addirittura di prostrazione.

 

In questo versante delle indagini i magistrati hanno individuato D´Abundo e Matacena come due delle persone che potrebbero essere state contattate da Papa. Così hanno deciso di disporre le perquisizioni per chiarire il ruolo dei due imprenditori, verificarne la posizione processuale (che al momento appare quella di vittime) e comprendere anche la natura del rapporto con il parlamentare.

Nei mesi scorsi, quando il suo nome era stato accostato per la prima volta all´inchiesta napoletana, Papa aveva lamentato di essere stato sottoposto a indagini in violazione delle tutele previste per i parlamentari. Sul caso era stata presentata un´interpellanza da 100 deputati del Pdl che aveva spinto il ministro della Giustizia Angelino Alfano a chiedere informazioni.

 

La Procura ha sempre ribadito, documenti alla mano, di aver operato nella massima trasparenza e legittimità. E l´indagine è andata avanti. Si sono aperti capitoli nuovi, su appalti e sui contributi all´editoria. Sono stati sentiti come testimoni esponenti di primissimi piano delle istituzioni e sono scattate perquisizioni all´indirizzo, fra gli altri, di madre, segretaria e autista di Luigi Bisignani, l´uomo d´affari al quale gli inquirenti attribuiscono un «ruolo chiave» nelle vicende al centro dell´inchiesta, oltre che in alcuni passaggi fondamentali della vita pubblica. Bisignani ha fatto sapere ai magistrati di essere pronto a chiarire. Il 15 marzo sarà in Procura. 06-03-2011]

 

 

1- ANCHE “MILANO FINANZA” SI CHIEDE DA DOVE NASCE IL “RODIMENTO” DI CAPITAN FREGNACCIA DELLA VALLE NEI CONFRONTI DELL’EX COMPARE GEROVITAL GERONZI - 2- IL RACCONTO DI PAOLO PANERAI SUI GIORNI DEL FALLITO “GOLPE” IN VIA SOLFERINO SULLE PELLE DI FLEBUCCIO DE BORTOLI CONFERMA APPIENO LE RIVELAZIONI DI DAGOSPIA - 3- DELLA VALLE COME IL MALDESTRO ONEREVOLI TRITONI-TOGNAZZI DI “VOGLIAMO I COLONNELLI”: ABBANDONATO DAI CONGIURANTI ALLA VIGILIA DELLE IDI DI MARZO - 3- E A PALAZZO CHIGI L’EMINENZA AZZURRINA GIANNI LETTA NON VESTI’ I PANNI DI BRUTO NEI CONFRONTI DI CESARE (GERONZI) SCEGLIENDO LA PARTE DEL GIUDA (BUONO) - 4- QUALCUNO RICORDI A VANITAS FAY CHE L’ITALIA NON E’ NE’ “CASA VIANELLO” NE’ IL GAUDENTE E GODERECCIO “CLUB DI BERLINO” GESTITO INSIEME ALLO SMONTEMOLLATO LUCHINO -

DAGOREPORT

Da dove sgorga il risentimento improvviso e impetuoso di Diego Della Valle nei confronti di Cesare Geronzi? Quel "rodimento" che il filosofo tedesco Max Scheler chiamava "autoavvelenamento dell'anima". Neppure Paolo Panerai, direttore di "Milano e Finanza" e amico dei due contendenti, ha saputo dare una risposta plausibile al duello nella sua lucida, e argomentata analisi, che qui di seguito riportiamo.

 

La sua è anche una ricostruzione su quanto accaduto nelle scorse settimane in Rcs e Generali. Un racconto dettagliato (e informato) in cui, tra l'altro, trovano conferma molte delle rivelazioni di Dagospia. A cominciare dal proposito (inconfessabile) di Dieghito El Dritto (forse il suo reale obiettivo) di fare le scarpe sia al direttore del Corrierone, Flebuccio de Bortoli, sia al presidente del "patto di sindacato" dell'Rcs, Piergaetano Marchetti.

E riuscire, magari, lì dove non arrivarono i "furbetti del quartierino" capitanati da Stefano Ricucci: conquistare via Solferino e ingraziarsi per l'impresa (impossibile), come allora, il solito premier Silvio Berlusconi.

Un "golpe" fallito sul nascere. Alla fine, come il maldestro Tognazzi-Tritoni di "Vogliamo i colonnelli", anche Capitan Fregnaccia è stato abbandonato, a mezza via, dai suoi compagni d'avventura. Da Montezemolo a Tronchetti Provera; dal giovane Yaki Elkan agli ex Maranghi boy's, Nagel e Pagliaro. La crema dei Poteri Marci, mascherati per l'occorrenza da editori, che nel giro di consultazioni svolto da Diegito El Dritto si era mostrati (almeno a parole) disponibili all'assalto alla fortezza Solferino.

 

E nella fretta, qualcuno si è dimenticato pure di recapitare la "lettera" anti-Flebuccio ai portieri di via Solferino. Mentre Corradino Passera (Banca Intesa) e Giovannello Perissinotto (Generali) sono stati costretti alla ritirata dopo (o già prima?) che i loro capatz, Bazoli e Geronzi, erano stati bollati come "arzilli vecchietti".

A palazzo Chigi, intanto, Gianni Letta non poteva assistere impotente al misfatto che la principale vittima della "congiura" fosse il suo amico Cesare. No, la parte di Bruto non si addice davvero al Camerlengo del Cavalier Pompetta. E le Idi di Marzo furono rinviate a data da destinarsi.

 

Ieri lo Scarparo di Casetta d'Ete nel programma condotto da Lucia Annunziata, è tornato ad accusare il "banchiere dei Colli Albani" di fare un "uso improprio" del potere ricevuto. E, contemporaneamente, ha voluto separare nuovamente il suo sprezzante giudizio iniziale su Abramo Bazoli ("arzillo vecchietto unto dal signore") dal medesimo epiteto che, invece, resta appiccicato al pre-potente Cesare Gero-vital. L'escamotage usato dal ribaldo Capitan Fregnaccia, tuttavia, non appare destinato a far smaltire, almeno nel breve periodo, l'incazzatura del presidente di Banca Intesa provocata dall'offensiva esternazione di Dr.Hogan&Mr.Tod's.

 

"Né per Della Valle, né per Geronzi", inizia il commento Paolo Panerai. Uno slogan che ci sentiamo di condividere, con qualche distinguo. Nonostante L'ex numero uno di Capitalia, "cliente" da tempo delle attenzioni del perfido Dagospia, non è stato mai "socio" nella proprietà (unica) di questo sito. A differenza dell'editore di "Milano Finanza", che ha avuto Geronzi tra i suoi munifici finanziatori.

 

Il marchio Tod's poi non è tra' i nostri inserzionisti pubblicitari, che dalla ditta Dagospia non ricevono sconti di alcun tipo. E se ne lamentano assai. Infine, come durante la campagna "porta a porta" contro Dagospia affidata alle scalcagnate truppe mastellate albanesi, Capitan Fregnaccia sbaglia obiettivo (target?) indicando stavolta nell'incolpevole portavoce di Geronzi, Luigi Vianello, la "gola profonda" di Dagospia.

 

Ma torniamo al suo ressentiment (meglio, rodimento) nei confronti di Geronzi e, bontà sua, di Dagospia. Forse qualcuno a Vanitas Fay dovrebbe ricordare che il Paese non è né "Casa Vianello" né un grande "Circolo di Berlino" in cui tra una Rossella (Carlo) all'occhiello, una Mentana (Enrico) ghiacciata e un tazza di tè al Mieli (Paolo), si piantano Abeti (Luigi), si scalano Monte (zemoli) e, gaudenti, si va all'(av) Ventura (Simona).

 

A proposito della libertà di pensiero che sta così in uggia oggi a Capitan Fregnaccia, il filosofo Voltaire nell'immaginare un dialogo tra il povero conte Medroso e il milord conquistatore Boldmind, fa dire a quest'ultimo: "Quando si assiste a uno spettacolo, ognuno esprime liberamente il suo giudizio, e l'ordine non viene affatto turbato; ma se il protettore insolente di un pessimo poeta volesse costringere tutte le persone di buon gusto ad applaudire ciò che loro trovano brutto, allora i fischi sì che si farebbero sentire...".

 

2- NÉ PER DIEGO DELLA VALLE, NÉ PER CESARE GERONZI
Paolo Panerai per "Milano Finanza"

Ma MF-Milano Finanza, il giornale dei mercati, della finanza, delle banche, della comunità economica, deve domandarsi che cosa mai ci sia dietro questa guerra combattuta senza esclusione di parole e di azioni da parte di un imprenditore di prima qualità come DDV verso un banchiere e ora assicuratore che da molti anni è protagonista di questo mondo oltre che, per un periodo anch'esso lungo, amico stretto dello stesso Della Valle.

 

Amico al punto di avergli chiesto di rimanere amministratore (con la qualifica di indipendente) nella lista di maggioranza di Generali quando il banchiere chiamato cardinale si è trasferito da Mediobanca a Generali. Della Valle era già stato nominato amministratore nel precedente consiglio di Generali guidato da Antoine Bernheim e con gli amici confidava che non avrebbe accettato un nuovo mandato, tanto rare erano le occasioni di poter partecipare alle riunioni, impegnato com'era ed è in giro per il mondo a promuovere la sua Tod's e a concludere affari milionari nei tre continenti, come da ultimo Saks Fifth Avenue, operazione nata proprio nelle stanze di Mediobanca quando Geronzi era ancora presidente.

Tutti, anche i più formali nel rispetto delle cariche e dell'età, continuano a considerare Della Valle un uomo prudente ed equilibrato, di una prudenza e un equilibrio intaccati neppure dall'episodio del vecchio conflitto a Vicenza con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Un episodio, peraltro, cancellato dalla recente riconciliazione con il capo del governo.

 

Tutti, quindi, si domandano a che cosa miri la sua forte azione, al limite della creanza, verso un uomo più anziano e canuto, o che cosa ci sia dietro. Domande alle quali MF-Milano Finanza confessa di non essere in grado di rispondere, nonostante la mia amicizia di moltissimi anni con tutti e due i protagonisti della vicenda più aspra degli ultimi anni. MF-Milano Finanza può invece cercare di definire il perimetro o lo scenario nel quale questo scontro (o attacco) si sta verificando. Definire l'habitat forse aiuta a capire o intuire, anche se senza certezze.

Si può partire appunto dall'amicizia fra i due. Nata a Roma, quando Lamberto Dini, l'allora ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi, con la sicura adesione del capo del governo, nel clima di rinnovamento successivo alle elezioni del '94, scelse Della Valle per il consiglio dell'Iri.

Per molti fu una sorpresa, ma il vigore e la capacità manageriale riscontrate da chi aveva avuto modo di conoscere lo scarpaio di Casette d'Ete giustificavano ampiamente la scelta. Il ministro Dini era ed è amico stretto di Geronzi non solo per la comune origine in Bankitalia. Geronzi era ed è da sempre amico di Gianni Letta, il più saggio e capace consigliere e collaboratore di Berlusconi.

È in questo contesto che Della Valle salì alla ribalta nazionale, diventata piattaforma anche per alcune operazioni successive, come l'ingresso nel capitale e nel consiglio di Comit, l'altro palcoscenico nel quale il giovane imprenditore ebbe la possibilità di dimostrare le sue qualità di intelligenza e di diplomazia oltre che di coraggio quando si trattò di difendere il management dagli attacchi di Enrico Cuccia in particolare nei confronti di Pier Francesco Saviotti. Un'azione perfettamente condivisa dagli amici romani e in particolare da Geronzi, che come direttore generale e poi presidente di Banca di Roma sedeva nel consiglio di Mediobanca senza nascondere il dissenso dalla vecchia filosofia cucciana.

Quando quindi Geronzi arrivò a chiudere, con la fusione di Capitalia in Unicredito, la missione affidatagli molti anni prima da Guido Carli e Carlo Azeglio Ciampi di evitare il fallimento di Banco di Santo Spirito e Banco di Roma, diventati Banca di Roma per la fusione con Cassa di risparmio di Roma, e a conquistare la poltrona di presidente di Mediobanca, per Della Valle era come se fosse arrivato un vero amico e aiuto al vertice della banca d'affari un tempo dominata da Cuccia e da Vincenzo Maranghi.

Del resto, nel liberare la banca dall'ingombrante figura del delfino di Cuccia, l'abilità proverbiale di Geronzi era stata supportata da una filiera di amici di Della Valle, entrato poi nel sindacato della banca d'affari con lo 0,50% delle azioni. Amici a cominciare da Marco Tronchetti Provera, che con Geronzi si era assunto la responsabilità e l'ingrato compito di andare ad annunciare a Maranghi la decisione del sindacato di non rinnovarlo, nominando alla carica di presidente, per tenere caldo il posto proprio per Geronzi, il torinese Gabriele Galateri.

E quando Geronzi si insediò, dovendo passare a Milano buona parte della settimana, fra i pochi amici da incontrare c'erano appunto Della Valle e Tronchetti. Mai uno screzio, salvo che per un problema che poi ricorrerà anche all'esordio del recente attacco: la presunta politica di depistaggi o peggio di pistaggi che Della Valle intravvedeva nell'azione sui media di Luigi Vianello, arrivato a Mediobanca con Geronzi per essere responsabile della comunicazione della banca.

 

Della Valle riteneva, e lo disse più volte a Geronzi, che ci fosse la mano di Vianello negli attacchi riservati al creatore della Tod's dal sito Dagospia. Della Valle non pensava ancora che dietro Vianello ci fosse Geronzi, che d'altra parte non era certo risparmiato da Roberto D'Agostino. Ma, da amico, DDV ripeteva a Geronzi che l'attività di Vianello non gli giovava.

Fino al rientro dalle vacanze dell'estate scorsa fra i due, nonostante Vianello, regnava l'armonia e per questo potevano essere visti talvolta anche a cena al Baretto in fitta conversazione. Della Valle non aveva approvato del tutto la decisione di Geronzi di lasciare Mediobanca, che definiva più una scelta obbligata che una libera scelta, ma aveva appunto accettato di rimanere in consiglio a fianco dell'amico cardinale.

Come un fulmine a ciel sereno, il primo attacco e la prima dura risposta sono arrivati durante un consiglio d'amministrazione dell'autunno. Geronzi aveva esposto il calendario e la sede dei successivi consigli, in prevalenza a Roma. E Della Valle a muso duro aveva censurato quelle scelte romane, sostenendo che Geronzi portava le Generali in mezzo alla politica. Il presidente di Generali gli rispose di non dire cretinate. Della Valle gli replicò che simili giudizi li accettava solo dal padre Doro.

 

E Geronzi di rimando: siccome tuo padre adesso non c'è, te lo dico io di non dire fesserie. È stato l'inizio ufficiale dell'attacco. Certo, Della Valle non ha digerito quelle parole, come altrettanto Geronzi, il quale sostiene che il calendario romano era dovuto ai lavori in corso nella sede milanese, tradizionalmente sede dei consigli visto che a Trieste è stata finora la Regione ad accogliere in una sala adeguata le riunioni degli amministratori, in attesa di una sala propria nella città di residenza della grande compagnia di assicurazioni.

Fatto sta che con la circostanza di questo primo battibecco, è riemerso un episodio che Della Valle non aveva mai mandato giù. La sostituzione di Paolo Mieli con Ferruccio de Bortoli al vertice del Corriere della Sera. Il candidato, una volta deciso di sostituire Mieli, era stato individuato in Carlo Rossella.

Ma quando Geronzi e Luca Montezemolo, ancora presidente della Fiat e quindi secondo azionista di Rcs dietro Mediobanca, si erano recati a cercare il consenso di Giovanni Bazoli, da sempre dominus negli organi del Corsera, la risposta era stata un secco no.

Della Valle, amico vero di Rossella, era dispiaciuto e imbarazzato al punto di suggerire, allora, di non muovere più Mieli nonostante il passo falso fatto con l'indicazione di voto per le elezioni del 2008 a favore della sinistra. Ma a Roma, sostiene Geronzi, Montezemolo aveva convenuto o accettato che il nuovo direttore fosse de Bortoli, un professionista di grande rettitudine, comunque più gradito di Mieli dal professor Bazoli

Una sconfitta su tutta la linea per chi, come Della Valle, aveva investito oltre 150 milioni di euro in Rcs , comprando azioni a caro prezzo anche durante il tentativo di scalata del furbetto del quartierino, Stefano Ricucci, nel rispetto di una decisione suggerita ai soci da Bazoli di comprare azioni vere sul mercato invece che opzioni, come avevano fatto altri pattisti. A conti fatti, anche per quelle azioni comprate a 6 euro, Della Valle ha oggi una minusvalenza di circa 100 milioni di euro.

In realtà, quell'episodio sembrava poi superato dalla decisione comune che gli azionisti entrassero direttamente nel consiglio di Rcs quotidiani, assumendo quindi direttamente il controllo del quotidiano. Ma Della Valle non aveva mai digerito che a comandare al Corriere, secondo lui, fossero due «vecchietti» come li chiamerà poi, che non avevano messo un becco di quattrino proprio nella casa editrice, come in altre società pur tutte sotto l'influenza di Bazoli e Geronzi. E per questo, prima di portare l'affondo nel penultimo consiglio di Generali sulla necessità che la compagnia mettesse all'ordine del giorno la vendita della partecipazione del 3,4% in Rcs, le dichiarazioni (non ancora esplicite) erano che ci dovesse essere un rinnovamento del sistema e che il potere effettivo non rimanesse ancora a lungo nelle mani di due vecchietti (Geronzi ha 75 anni, Bazoli tre di più).

Non è poi chiaro che cosa sia successo, ma dall'attacco in consiglio delle Generali per la vendita di Rcs, i «vecchietti» pericolosi da due sono diventati uno, appunto Geronzi. Con la breve parentesi di apparente pace, seguita da stretta di mano, nella nuova riunione del consiglio Generali, le successive dichiarazioni, abili e cardinalizie di Geronzi al Forex di Verona («ho rispetto e stima per l'imprenditore») ma che ritornavano anche sulla necessità di rivedere la governance del mattone Generali, la successiva vampata di Della Valle (preceduta da un'intervista a l'Espresso) e un comunicato duro, anzi durissimo, contenente l'esplicita richiesta a Geronzi di dimettersi perché non più adeguato al mondo contemporaneo. Intendendo, per tale, un mondo dove sono gli analisti e i manager che contano e le società devono essere gestite solo per fare profitto, non per dare potere a chi le presiede, non avendo investito in esse neppure una lira.

E sullo sfondo, sempre quel sospetto (per Della Valle in realtà certezza) che le voci di un mese fa riprese da Dagospia e altri giornali secondo cui sarebbe stato lui a chiede la testa di de Bortoli, fossero state messe in giro ad arte da Vianello, questa volta sicuramente su indicazione di Geronzi.

Non può sorprendere che Geronzi abbia maturato più una filosofia di raffinato compromesso e di attenzione a tutti i poteri piuttosto che di esasperata gestione solo per il profitto. A testimoniarlo è la sua storia prima in Bankitalia e poi come grand commis incaricato da Carli e da Ciampi di evitare che saltassero in aria le due banche romane con pieni gli armadi di scheletri politici e non. Una storia tuttavia anche di capacità di portare a compimento il mandato.

E qual è il mandato che ha ricevuto dagli azionisti di Generali , quanto ha accettato (o secondo Della Valle ha brigato) per diventare presidente delle Generali ? Per quello che se ne sa e si è visto, liberare tutte le risorse del grande gruppo assicurativo, finora frenate dal vincolo imposto da Mediobanca , che ha nelle Generali il suo asset fondamentale: se le Generali non pagano il dividendo, per Mediobanca è più difficile pagare a sua volta il dividendo.

 E gli esordi a Trieste sono stati in tal senso, ottenendo l'iniziale consenso del management (in primo luogo il ceo, Giovanni Perissinotto) visto che anche per i dirigenti della compagnia non era piacevole dover riportare ogni mese a Piazzetta Cuccia, con la visita tradizionale del direttore centrale Bruno Prevedello, manager peraltro di alto spessore e onestà intellettuale.

Un passaggio importante di questa strategia è stata la fine scoperta, da parte del nuovo capo dell'ufficio studi Angelo De Mattia, ex Banca d'Italia nonché editorialista di questo giornale, che le disposizioni di Bankitalia per il calcolo del capitale di vigilanza delle banche (quindi anche di Mediobanca ) escludono il valore delle partecipazioni in gruppi assicurativi anche se questi non arrivano al 20% (la partecipazione in Generali è al 14%), ma sono permanenti e comunque importanti o decisive per il conto economico. Alberto Nagel, capo azienda in Mediobanca , e il presidente (maranghiano) Renato Pagliaro hanno sempre sostenuto che Bankitalia non avrebbe mai sollevato obbiezioni sulla partecipazione in Generali . Così è stato, visto anche il periodo di instabilità del sistema bancario. Ma non si sa se questa accettazione di Bankitalia durerà anche in futuro.
Sta di fatto che fra Geronzi e i ragazzi di Mediobanca, come vengono chiamati il bravissimo Nagel e il freddo Pagliaro, non c'è convergenza di vedute sul futuro di Generali. Della Valle sta dalla parte dei ragazzi di Piazzetta Cuccia? È il loro paladino? E il management, con Perissinotto in testa (oggi con poteri assoluti che mai si sarebbe sognato in passato), è in rotta con Geronzi? Per quale motivo? 

È successo qualcosa che nessuno sa? E Della Valle è lo sponsor anche di Perissinotto? O mira soltanto ad avere un sostegno per prendere il controllo di Rcs ? Ma allora, se è vero quanto ha dichiarato il dimissionario Leonardo Del Vecchio, e cioè che sia uscito dal consiglio Generali perché tutto il potere è dei manager mentre Geronzi è senza poteri operativi e semplicemente rappresentante legale della compagnia, la missione è compiuta? 

Dice il presidente di una importante banca popolare del Nordest: ma Geronzi ha sette vite per sé e per il mandato da compiere! Sono attesi, quindi, giorni prossimi molto elettrici, da osservare con occhio freddo anche da chi è amico di tutti e due i protagonisti del confronto-scontro-attacco. L'importante è che il mercato possa capire. 07-03-2011]

 

 

1- CHI AVREBBE BLOCCATO LA CORDATA "CHARMALAT" DI LUCHINO & DIEGUITO? COME MAI INTESA, LA BANCA DI QUEL CORRADO PASSERA CHE HA AIUTATO I PATRIOTI DI CAI E HA MESSO 700 MILIONI NEI TRENINI DI NTV, HA PREFERITO PASSARE LA MANO?(MA C’È CHI AGGIUNGE CON MALIZIA CHE LO STOP AI PATRIOTI-LUSSEMBURGHESI SAREBBE ARRIVATO DALL’ARZILLO VECCHIETTO BAZOLI, INFASTIDITO DAGLI SGOMITAMENTI DI DELLA VALLE) - 2- QUALCOSA DI SICURO, GIOVEDì PROSSIMO, I SOCI DI TELCO CHIEDERANNO AL “CATENACCIARO” TELECOM BERNABÈ: LA NECESSITÀ DI RIMETTERE MANO ALLA SQUADRA DEI COLLABORATORI PIÙ STRETTI CHE INSIEME A LUI MANDANO AVANTI L’AZIENDA - 3- E LA SINDACHESSA DI MILANO BAT-MORATTI CON UNA TELEFONATA PERENTORIA INVITÒ L’AREOPORTUALE GIUSEPPE BONOMI A MOLLARE UNICREDIT A FAVORE DI BANCAINTESA - 4- “FINANSIAL” DELLA VALLE: LOOK ALLA D’ARTAGNAN E INGLESE ALLA MARCHIGIANA

1- CHI HA BLOCCATO LA CORDATA "CHARMALAT" DI LUCHINO & DIEGUITO?
Non è una disfatta, ma una ritirata precipitosa quella compiuta dal Fondo Charme di Luchino di Montezemolo e del suo compagno di merenda Dieguito Della Valle, che volevano scalare Parmalat.

 

L'idea di mettere le mani sul latte dell'azienda di Collecchio sembrava affascinante e nelle loro intenzioni voleva ripetere il modello già sperimentato per il salvataggio dell'Alitalia con la cordata dei patrioti italiani. La notizia aveva preso di sorpresa gli operatori e soprattutto Enrico Bondi, il manager aretino dalle occhiaie profonde che dal 2005 ricopre la carica di amministratore delegato. Da mesi Bondi sta cercando di salvare il "gioiellino" dalle mani dei tre fondi stranieri (Zenit, McKenzie, Scaghen) che detengono il 15,3% delle azioni e vogliono utilizzare i 1.300 milioni di liquidità che si trovano nelle casse del Gruppo.

Si dà il caso che in questi giorni sia uscito nelle sale cinematografiche il film "Il Gioiellino" che ricostruisce le vicende del crac da 14 miliardi di Parmalat con l'attore Remo Girone nei panni di Tanzi e Tony Servillo in quelli del suo bracciodestro, Fausto Tonna. Nella ricostruzione cinematografica i due personaggi si scambiano battute del tipo: "i soldi non ci sono più!, dove li troviamo?, facciamo una rapina?, no, allora inventiamoli".

 

Questo linguaggio non ha nulla a che vedere con i dialoghi che sono corsi tra i titolari del Fondo Charme quando si sono trovati di fronte al problema di cacciare un miliardo per acquisire il 30% del Gruppo caseario. L'unica analogia si può ritrovare casomai nelle ultime parole: "i soldi non ci sono!", perché è proprio questo il problema contro il quale è andato a sbattere il Fondo lussemburghese del lusso guidato da Matteo Montezemolo, figlio del presidente di Ferrari.

In realtà la speranza di Luchino padre e di Dieguito era che a mettere i denari sul tavolo fosse la Banca Imi di IntesaSanPaolo, l'Istituto dove al vertice si trova quel Corradino Passera che ha aiutato i patrioti di Cai e ha messo 700 milioni in Ntv, la società dei treni per l'Alta Velocità. Così non è stato, e con un laconico comunicato il Fondo Charme si è ritirato dall'avventura con la scusa che i tempi erano troppo stretti per costruire un'operazione così imponente. La giustificazione non convince perché non è immaginabile che uomini scaltri come Luchino e Dieguito abbiano deciso di gestire il dossier del latte all'ultimo momento.

 

Certamente a farli riflettere sono le voci rimbalzate da Rio de Janeiro di un'offensiva del colosso dello yogurt e del latte Lacteos do Brasil che con l'aiuto di Banca Leonardo di Leonardo Braggiotti sarebbe pronto a lanciare un'Opa su Parmalat per diventare il primo azionista con circa il 20% del capitale. Gli analisti sono scettici su questa scalata straniera e scettico più di tutti è il 77enne Enrico Bondi che cerca di difendere l'italianità dell'azienda sia contro i brasiliani di Lacteos che arriveranno in Italia giovedì, sia contro l'improvvisa fiammata patriottica del Fondo Charme.

In questo scenario vale la pena di segnalare l'opinione che circola negli ambienti della finanza milanese secondo la quale IntesaSanPaolo avrebbe bloccato la cordata di Luchino per evitare di finire in un altro tunnel di polemiche. Su questa linea si sarebbero trovati in pieno accordo sia Gaetano Miccichè che Corradino Passera, ma c'è chi aggiunge con malizia che lo stop ai patrioti-lussemburghesi sarebbe arrivato dall'arzillo vecchietto Abramo-Bazoli, infastidito dagli sgomitamenti polemici di Dieguito Della Valle.


2- QUALCOSA DI SICURO I SOCI DI TELCO CHIEDERANNO AL "CATENACCIARO" BEBé BERNABÈ: LA NECESSITÀ DI RIMETTERE MANO ALLA SQUADRA DEI COLLABORATORI PIÙ STRETTI CHE INSIEME A LUI MANDANO AVANTI L'AZIENDA
Gli uscieri di TelecomItalia si guardano bene dal disturbare la passeggiata mattutina che Franchino Bernabè compie ogni giorno a Villa Borghese.

Il manager di Vipiteno percorre con passo da montanaro i viali del parco tenendo d'occhio i movimenti del suo cane e lasciando alle sue spalle per un paio di metri la guardia del corpo. Anche in questi giorni che precedono il consiglio di amministrazione di Telco (la scatola che controlla l'azienda), Franchino non rinuncia alla passeggiata che in genere lo porta fino al museo di Villa Borghese dove si trovano le opere dei grandi maestri italiani. Tra queste c'è il famoso "Davide e Golia" di Caravaggio, un dipinto che Bernabè, amante dell'arte antica e di quella moderna (nel suo ufficio si vede alle spalle un grande Andy Warhol), ha osservato in molte occasioni, e sul quale ha riflettuto molto negli ultimi mesi.

 

Per quanto lo riguarda non ha alcuna intenzione di lasciare la testa sul piatto degli azionisti di Telco che giovedì si riuniranno a Milano dopo il Comitato nomine di Mediobanca. Dal suo punto di vista il bilancio 2010 è stato più che soddisfacente e non gli piace quella definizione di "catenacciaro", capace solo di giocare in difesa, che è stata ricordata nell'ultima pomposa intervista sull'"Espresso" dal giornalista Orazio Carabini.

In verità la chiacchierata è apparsa sciropposa al limite dell'agiografia perché con inconsueto pudore il giornalista ha evitato di infierire sui dati di bilancio che hanno lasciato perplessi molti analisti.

 

Ciò non toglie che, tirate le somme, Franchino possa dimostrare di aver ridotto i costi e il debito mostruoso che pesava sui conti di Telecom. Con queste credenziali il manager di Vipiteno dovrebbe andare verso una sicura riconferma anche perché tra i soci di Telco si è smorzata la voglia di discontinuità che faceva pensare a uno sdoppiamento del vertice con Bernabè presidente e un manager interno sulla poltrona di amministratore delegato.

In questa situazione il semaforo verde dovrebbe consentirgli di arrivare con serenità all'appuntamento del 17 marzo quando verrà depositata la lista dei consiglieri di Telecom in vista dell'Assemblea di aprile. Qualcosa però di sicuro i soci di Telco chiederanno a quest'uomo che rifiuta l'aggettivo di "catenacciaro" ed è facile immaginare che la richiesta più impellente sia quella di recuperare quote di mercato in Italia dove Telecom ha perso l'anno scorso il 10,5% della telefonia mobile (pari a 1 miliardo di ricavi) e il 4,3 nella telefonia fissa (pari a meno 700 milioni).

 

E qui scatterà per Franchino la necessità di rimettere mano alla squadra dei collaboratori più stretti che insieme a lui mandano avanti l'azienda. Negli ultimi anni alcuni di questi sono stati falciati per strada mentre altri sono stati ridimensionati. Tra le vittime più recenti si ricorda Fabrizio Bona, il manager strappato a Wind che è approdato nel luglio 2009 e a novembre dell'anno scorso è stato licenziato su due piedi. La testa è caduta cinque giorni prima che Bona venisse colpito dalla richiesta di rinvio a giudizio per estorsione continuata dalla Procura di Spoleto. Bona, che era riuscito a far assumere il suo uomo di fiducia Andrea Cimino, si è appellato al licenziamento in tronco.

 

Prima di lui se ne era già andato Luca Tommassini, un perito tecnico fedelissimo con cui Bernabè aveva condiviso attività private prima di rientrare a capo di Telecom. Anche Tommassini, autore del lancio del fallimentare CuboVision, ha lasciato Telecom nel luglio 2009.

A questo punto la squadra di Franchino conta sui due pilastri: Marco Patuano e Oscar Cicchetti, che gli amici romani chiamano "Oscare" e sfottono per le sue bretelle e per le orecchie generose. Se non vorrà portarsi addosso per tutta la vita la qualifica di "catenacciaro", il buon Bernabè, che si è sempre dimostrato acuto e lucido nelle sue scelte, dovrà avere la forza del Davide di Caravaggio e rimettere sul piatto qualche testa.


3- E LA SINDACHESSA DI MILANO CON UNA TELEFONATA PERENTORIA INVITÒ BONOMI A MOLLARE UNICREDIT A FAVORE DI BANCAINTESA
C'è un uomo a Milano, brianzolo, 53enne, tre figli, che in questi giorni ha ricevuto un paio di telefonate da rovinargli la primavera.

 

È Giuseppe Bonomi, l'avvocato che dopo due anni di presidenza della Sea, la società di Linate e Malpensa, è diventato presidente di Alitalia, poi di Eurofly e nel 2006 è stato richiamato da donna Letizia Moratti di Rivombrosa a guidare la società degli aeroporti milanesi.

Nelle ultime settimane Bonomi si è dedicato anima e corpo alla quotazione in Borsa della società e non più tardi di otto giorni fa si è incontrato con gli advisor Mediobanca e Morgan Stanley che stanno guidando l'operazione. A guastargli l'umore ci ha pensato nei giorni scorsi la sindachessa di Milano con una telefonata perentoria in cui lo ha invitato a mollare Unicredit come banca collocatrice presso gli investitori a favore di BancaIntesa.

 

Per il manager brianzolo il boccone da trangugiare è pesante perché parte della sua fama si deve a quando strillò e puntò i piedi contro BancaIntesa che stava costruendo la cordata per infilare AirOne in Alitalia e lasciare a spasso l'aeroporto padano della Malpensa. La seconda telefonata pare che gli sia arrivata da Gaetano Miccichè, il potente banchiere siciliano che sempre dentro IntesaSanPaolo segue questa operazione.


4- "FINANSIAL" DELLA VALLE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che alle Generali di Trieste sono piuttosto infastiditi per le sulfuree interviste di Dieguito Della Valle.

Tra i manager della Compagnia assicurativa che ieri hanno visto l'esibizione da Parigi dello scarparo marchigiano, c'è chi ha notato l'abbigliamento alla D'Artagnan e la pronuncia inglese. Questa è saltata fuori quando, ricordando per l'ennesima volta l'intervista di Geronzi al quotidiano inglese "Financial Times", Dieguito, che ha portato le sue scarpe fino ai magazzini Saks di New York, ha storpiato il nome del giornale con la pronuncia marchigiana "Finansial". Una doppia caduta di stile".07-03-2011]

 

 

POTERI FOTTUTI (UN, DUE, TRE, PIQUATTRO!) - MI CHIAMO BISIGNANI E RISOLVO OGNI TIPO DI PROBLEMI: DALLO SCONTRO MASI-SANTORO AI vertici dei nostri servizi segreti -Tra il gennaio e il febbraio 2010 lo Stato deve scegliere il capo dell’Aise – la nostra intelligence militare – e la scelta sta per cadere su un generale dell’esercito: Adriano Santini - L’INCONTRO COL MAGO DALEMIX, CAPO DEL COPASIR - LAVITOLA, IL FOX-DOSSIER DEL CASO FINI

Marco Lillo e Antonio Massari per Il Fatto

Si preoccupa della Rai: al direttore generale, Mauro Masi, consiglia come costruire un addebito disciplinare per Michele Santoro. Si preoccupa dei servizi segreti: incontra Adriano Santini, futuro direttore dell'Aise, il servizio segreto militare. Fissa con lui un appuntamento. Prima della sua nomina. Poi l'accompagna dal presidente del Copasir: Massimo D'Alema.

 

 

L'inchiesta sulla P4 condotta dai pm napoletani Henry John Woodcock e Francesco Curcio vede al centro del suo scenario un personaggio chiave: Luigi Bisignani. È lui che intrattiene rapporti con Masi e Santini. Un uomo riservato. Estremamente riservato. Ma anche estremamente potente: la sua rete di relazioni spazia dall'Eni alla presidenza del Consiglio. Ha una grande esperienza nel settore dell'informazione e dei mass media.

È lo stesso Masi, come vedremo, ad ammettere di essersi consigliato con Bisignani per un motivo ben preciso: la sua grande esperienza nel settore della comunicazione. Ex giornalista dell'Ansa, prima di essere indagato nella P4 è stato iscritto, come il più giovane degli adepti, alla P2 del venerabile Licio Gelli. Negli anni Novanta fu condannato a due anni e otto mesi: l'accusa era di aver portato una parte della maxi tangente Enimont, parecchie decine di miliardi di lire, nella banca vaticana dello Ior.

E dalla P2 alla P4 lo scenario non sembra mutare: mancano le iscrizioni, vergate nero su bianco, mancano i grembiulini, ma l'inchiesta della procura napoletana punta al cuore di un network (per ora soltanto presunto) in grado di condizionare la vita del Paese. E i due episodi che il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare sembrano provarlo: al di là della loro eventuale attinenza a fatti penali, tutta da dimostrare, questi episodi rivelano che i personaggi chiave della P4, un'influenza sui centri vitali del Paese, come la Rai e le nomine dei servizi segreti, puntano a esercitarla. Per entrare nelle segrete stanze del potere, però, bisogna immaginare un paio di scene.

Il piano per la punizione

 

La prima. Sono le ventuno circa di giovedì 23 settembre 2010: il primo piano di Michele Santoro viene trasmesso nelle case di milioni di telespettatori. Inclusi due spettatori d'eccezione. Il più noto ai lettori è Mauro Masi, direttore generale della Rai, il più sconosciuto si chiama invece Luigi Bisignani. I due sono in rapporti strettissimi. Parlano e s'incontrano (quasi) quotidianamente. Da quel 23 settembre in poi però - e per qualche giorno - i loro intenti sembrano convergere. Un fatto interessante per comprendere le relazioni di potere nel nostro Paese.

Quel 23 settembre, infatti, Santoro firma un editoriale durissimo. Annozero è sotto pressione sin dalla prima puntata. Giusto per dirne una: mancavano allora (come mancano tuttora) i contratti di Vauro e Travaglio. Il direttore si rivolge al pubblico parlando di una ipotetica fabbrica di bicchieri: è questa la metafora, scelta da Santoro, per spiegare in quali condizioni è costretto a lavorare. Poi - paragonandosi al ragionier Fantozzi e rivolgendosi al direttore megagalattico nato dalla fantasia di Paolo Villaggio - chiude l'editoriale con un finale ormai storico: "Ma vaffa... nbicchiere".

 

Bene. Questa è la scena che milioni di italiani hanno visto in diretta su Rai 2. C'è un'altra scena, però, che è rimasta segreta fino a oggi. E che il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare. Nelle stesse ore Masi pensa di punire Santoro per il suo editoriale. Secondo Masi era rivolto a lui, al direttore generale della Rai, mentre Santoro replica che si rivolgeva al metaforico direttore della fabbrica di bicchieri. La questione dovrebbe essere di pertinenza della Rai e della dialettica tra giornalista e direttore generale. Invece accade un fatto diverso. Gli investigatori stanno seguendo già da tempo la pista della P4.

Luigi Bisignani evidentemente è sotto controllo. E si scopre che i due - Masi e Bisignani - sulla punizione di Santoro non solo convergono ma, se non bastasse, l'ex piduista elabora una sorta di strategia amministrativa. Bisignani fa redigere ad alcuni legali di sua conoscenza un atto contro Santoro: il primo atto verso l'addebito disciplinare. Un atto di cui Masi viene a conoscenza. Non sarà mai notificato. L'operazione non andrà mai in porto. Anche se negli stessi giorni avviene un ulteriore fatto strano: Masi dichiara al Messaggero - salvo poi smentire - che ha intenzione di licenziare Santoro.

 

La punizione arriva comunque: si tratta di una sospensione, disposta per dieci giorni, a partire dal 18 ottobre 2010. "Santoro - dirà Masi - si è reso responsabile di due violazioni disciplinari ben precise. L'uso del mezzo televisivo a fini personali e un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore Generale".

Resta da capire, però, perché sulla vicenda, Masi, abbia accettato di dialogare proprio con Luigi Bisignani. "Per la sua esperienza nel settore", avrebbe dichiarato ai pm. Il punto è che Bisignani, che di esperienza ne ha sicuramente molta, non ha però alcun titolo per agire, come consigliere, sulla Rai e su Santoro.

 

Eppure si preoccupa di fare redigere - sebbene non sarà mai utilizzato - l'atto che dovrà mettere Santoro nell'angolo. E lo fa redigere da persone di sua fiducia. Può Bisignani permettersi di dettare a Masi la linea? Può permettersi di abbozzare una strategia che riguarda la Rai e la punizione di Santoro?

Come Richelieu

Stando all'indagine sulla P4, Bisignani ci prova, pur non avendo alcun titolo. Masi lo incontra costantemente. Parla con lui per la sue "esperienza" ma la Rai non è un'azienda privata: è pubblica. Ed è per questo motivo che, la scena in questione, il carteggio tra gli uomini vicini a Bisgnani e quelli vicini a Masi, diventa rilevante. I due sembrano le facce della stessa medaglia.

Se Masi è il volto del potere, Bisignani è il potere che non mostra il volto. Stando all'ipotesi della P4, se in questo caso Masi rappresenta il potere "osceno", quello che si mostra, Bisignani incarna invece un potere "occulto", nel senso di nascosto. La Rai è uno snodo cruciale nell'equilibrio dei nostri poteri.

 

E Santoro sembra il nodo inestricabile che nessuno riesce a sciogliere. L'ha dimostrato l'inchiesta di Trani - rivelata dal nostro giornale un anno fa - dove il pm Michele Ruggiero scopre le pressioni di Silvio Berlusconi, che interviene direttamente su Masi e sull'ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, proprio per fermare Santoro. L'inchiesta sulla P4, un anno dopo, lo conferma.

Al posto di Berlusconi, questa volta, spunta però il volto di uomo che la maggior parte degli italiani ignorano: se c'è un cardinale Richelieu, in questo Paese, il suo nome sembra emergere proprio dagli atti di quest'inchiesta. È Luigi Bisignani. E per capirlo - sempre al di là di qualsiasi responsabilità giudiziaria che, ribadiamo, è tutta da dimostrare - basta immaginare un'altra scena.

Messaggi e ambasciatori

Siamo tra gennaio e febbraio 2010. E il "cardinale" è sempre lì: all'ombra degli appuntamenti che contano. Lo confermano nomi eccellenti, quelli convocati in procura i giorni scorsi, del calibro di Massimo d'Alema e Adriano Santini. Bisignani non si preoccupa soltanto di Santoro e della Rai. Si preoccupa anche dei futuri vertici dei nostri servizi segreti. Tra il gennaio e il febbraio 2010 lo Stato deve scegliere il capo dell'Aise - la nostra intelligence militare - e la scelta sta per cadere su un generale dell'esercito: Adriano Santini. E Santini lo sa. L'inchiesta dimostra che, anche questa volta, entra in scena Bisignani.

Prima della nomina, Santini, viene raggiunto da una sorta d'ambasciata: Bisignani lo vuole incontrare. Ma - anche in questo caso - non si comprende a quale titolo. Stiamo parlando di un ufficiale di 64 anni, generale di corpo d'armata, con incarichi di Stato Maggiore, che indossa la divisa dal 1968 e nel 2003 ha comandato il Contingente Nazionale Interforze nell'ambito dell'operazione "Antica Babilonia" in Iraq. Bisignani lo convoca. Santini si presenta all'appuntamento. Di cosa parlano? "Del più e del meno", dirà Santini ai pm, come se fosse il fatto più naturale del mondo. Ma chi cerca l'appuntamento?

Chi fissa l'incontro? "Bisignani", dice direttore dell'Aise. Il fatto strano è che l'incontro avviene prima della sua nomina, e non dopo, avviene cioè mentre Santini è ancora uno dei candidati ai vertici dell'Aise. Santini conosceva già Bisignani? No, a quanto pare, però accetta ugualmente il suo invito e si presenta all'appuntamento. Se non bastasse - ma in questo caso le versioni di Santini e D'Alema, entrambi convocati come persone informate sui fatti, sono parzialmente discordi - Bisignani decide di accompagnare il generale Santini dal presidente del Copasir, Massimo D'Alema.

Il Copasir è il comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti. A quale titolo, Bisignani, accompagna Santini da D'Alema? L'ex segretario dei Ds dice che, durante l'incontro con Santini, Bisignani ha aspettato fuori dalla porta. Ma il fatto è riscontrato: Bisignani accompagna Santini da D'Alema. L'incontro tra i due (i tre se contiamo Bisignani fuori adll'uscio) è avvenuto prima o dopo la nomina di Santini ai vertici dell'Aise? Secondo Santini, prima.

Secondo D'Alema, dopo. Il dettaglio non è irrilevante ma, ciò che conta, è che Bisignani - nel periodo della sua nomina ai vertici dell'Aise - incontra Santini per ben due volte accompagnandolo fino all'ingresso dell'ufficio di D'Alema, quello della Fondazione Italianieuropei di via piazza Farnese, a due passi da Campo dei Fiori. Chi ha fissato l'appuntamento tra D'Alema e Santini: impossibile stabilirlo, spiega D'Alema, perché la telefonata è arrivata alla sua segreteria. Ma perchè Santini e Masi incontrano Bisignani? La loro versione è che l'ex piduista è un uomo molto vicino a Gianni Letta.

 

Passando da Santini a Masi, comunque, le frequentazioni di Bisignani emerse dall'inchiesta, sono sempre ai vertici del potere: si va dall'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni - sarà sentito nei prossimi giorni - a Gianni Letta, dalle ministre Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo al dissidente del Pdl Italo Bocchino, passando per Alfonso Papa, il parlamentare del Pdl, magistrato e membro della commissione Giustizia, anch'egli coinvolto nell'indagine sulla P4.

Soldi e fango

E proprio il rapporto con Papa avrebbe messo gli investigatori sulla pista di Bisignani. Ora i pm indagano ad ampio raggio. Nei giorni scorsi è stata perquisita l'abitazione di Bisignani e anche il suo studio. Il gip a disposto anche la perquisizione di un'altra casa, quella della madre di Bisignani dove, secondo gli investigatori, si sarebbero potuti tenere incontri riservati tra uomini chiave della P4.

 

E perquisendo il suo autista Paolo Pollastri, infine, sono stati ritrovati 19 certificati di azioni depositate all'estero: titoli al portatore di una holding belga, la Codepamo, per diversi milioni di euro. E tra i vari filoni dell'inchiesta non manca, anzi è uno dei principali, quello sul presunto dossieraggio e sulla "macchina del fango". Un'inchiesta che sta facendo tremare molti potenti.

Un'indagine ancora piena di sorprese che ha visto, tra le prime persone perquisite, il giornalista Valter Lavitola, l'uomo che, impiegando ingenti risorse, s'occupò a lungo della casa di Montecarlo dove vive Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini. 07-03-2011]

 

 

POTERI FOTTUTI - contatti, incontri, riunioni tra Roma (P3) e NAPOLI (P4) - tra lobbysmo e attività massonica illegale i confini sono troppo incerti per riuscire a mettere le manette alla scatola grigia del Paese, quella dove vanno in equilibrio i diversi poteri che animano gli affari. A meno che non intervenga una gola profonda, un ex importante dirigente di un gruppo statale che sentendosi magari scaricato inizi a riempire pagine di verbali

Gianluigi Nuzzi per Libero

 

La gola profonda di Finmeccanica, gli appalti Eni, le gare per i lavori alla presidenza del Consiglio e ai ministeri strategici della Repubblica, i sistemi di ricatto e delegittimazione organizzati a tavolino con gli scarti delle attività di indagini, penalmente irrilevanti ma assai utili per convincere incorruttibili o presunti tali. Sotto tutto, metri cubi di brogliacci con le intercettazioni a cascata sugli uomini dei palazzi del potere.

 

Dopo dieci, vent'anni di indagini-catapulta che dalla collina di Potenza il pubblico ministero John Henry Woodcock faceva precipitare sull'Italia tutta, dagli esiti, in verità, abbastanza incerti, ora stanno arrivando dal golfo di Napoli i fuochi d'artificio giudiziari. Tra meno di un mese illumineranno il Paese. Le anticipazioni sui giornali (con la richiesta di misure cautelari in elaborazione da settimane e anticipate proprio da Libero) erano previste e inevitabili dopo la fila di notabili ascoltati come testimoni in febbraio.

 

All'appello manca Paolo Scaroni, il timoniere dell'Eni, dopo che al suo responsabile delle relazioni esterne, Stefano Lucchini è stato chiesto di spiegare gli intrecci delle relazioni che coinvolgono nell'indagine il cane a seizampe e che con il protagonista in ombra di tutta l'inchiesta, il lobbysta Luigi Bisignani, divide stima, ammirazione per Raul Gardini.

Le indiscrezioni indicano questa inchiesta come la nuova indagine sulla P4, dopo la P2 di Licio Gelli e la P3 emersa secondo la ricostruzione che la procura di Roma con Giancarlo Capaldo hanno compiuto di quel gruppo di persone (politici e magistrati) che cercavano, in realtà senza quasi mai riuscirci, a condizionare la vita di organi come la Corte Costituzionale come appunto prevede la legge Anselmi.

 

In realtà la P3 è strettamente collegata e si intreccia in alcuni suoi personaggi, dal parlamentare Papa al capo degli ispettori di via Arenula Arcibaldo Miller, che compaiono anche nell'inchiesta napoletana. Per questo tra Roma e l'ufficio di Woodcock, ci sono stati contatti, incontri, riunioni.

Tra le numerose carte al vaglio della polizia giudiziaria alla quale il pubblico ministero ha affidato alcune deleghe mirate ecco quelle sugli appalti per sicurezza e informatizzazione, ecco affitti e rogiti, finanziamenti a giornali di partito, e soprattutto, la gestione degli investimenti pubblicitari compiuti da colossi nazionali come, appunto, l'Eni.

Un intreccio tra affari alla luce del sole, lobbysmo spregiudicato che Woodcock dipinge come un'associazione segreta capace di piegare le regole per il dettame di questa organizzazione massonica che avrebbe ereditato la potenza della vecchia P2.

 

Anello di congiunzione tra vecchio e nuovo ritroviamo appunto Bisignani, cresciuto da andreottiano doc ai tempi di capo ufficio stampa del ministro Gaetano Stammati negli anni '70, oggi capace di far arrivare ambasciate (quasi) direttamente a Silvio Berlusconi, Massimo d'Alema o persone diverse come il segretario di Stato Tarcisio Bertone tramite giovani monsignori zelanti e capaci di annodare e sciogliere i complicati intrecci politici nazionali.

Bisignani è personaggio influente, sull'agenda annovera rapporti privilegiati con decine e decine di prefetti, generali divisionari o di corpo d'Armata, manager di Stato di primo piano (da Scaroni a Guarguaglini a Mauro Masi), direttori di importanti quotidiani, leader di partito (da Letta in giù).

 

E gli anedotti raccontano come sempre: qualche anno fa la Guardia di Finanza andò a compiere una perquisizione da Bisignani con un colpo di scena. Quando i militari entrarono il lobbysta stava chiacchierando con un alto generale delle Fiamme Gialle, i finanzieri si misero sull'attenti con tanto di saluto per poi svuotare cassetti e mobili.

Bisignani c'è abituato da quando sono iniziate le sue alchimie con il potere, lasciata una carriera da giornalista all'Ansa, insieme ai Ferruzzi, a Gardini, sono iniziati i titoli dei giornali, le indagini come appunto quella per la maxi tangente Enimont che colpirono uno dei cuori pulsanti i rapporti Ior- Bonifaci-Ferruzzi.

Bisignani nel 1990 aveva aperto alla banca del Papa il conto fondazione "Louis Jonas Foundation", portò i cct della grande tangente al prelato mons. Donato De Bonis e venne condannato dal tribunale di Milano. Sono passati tanti anni e Woodcock è ben consapevole dei rischi di fare un buco nell'acqua: questi signori non sono le vallette di Vittorio Emanuele e Fabrizio Corona, tra lobbysmo e attività massonica illegale i confini sono troppo incerti per riuscire a mettere le manette alla scatola grigia del Paese, quella dove vanno in equilibrio i diversi poteri che animano gli affari.

A meno che non intervenga una gola profonda, un ex importante dirigente di un gruppo statale che sentendosi magari scaricato inizi a riempire pagine di verbali. A Napoli come a Roma. Una situazione talmente incandescente da portare il silente Bisignani a muovere in contropiede e chiedere di essere interrogato. Prima di tutto. [07-03-2011]

 

 

DAL LUSSO AL LUTTO - Un simbolo DEL MADE IN ITALY cambia bandiera: il marchio Bulgari passa nelle mani del colosso francese della moda Lvmh, acquisito IL 50,45% - L’accordo prevede uno scambio azionario in base alla quale la famiglia romana entrerà nel capitale di Lvmh. quest’ultima sarà tenuta a lanciare un’Opa obbligatoria sulle restanti azioni di Bulgari cui farà seguito la revoca della quotazione

Da "ilsole24Ore.it"

Un simbolo del lusso italiano cambia bandiera: il marchio Bulgari passa infatti nelle mani del colosso francese della moda Lvmh. Un comunicato della società transalpina riferisce infatti che Lvmh ha acquisito la partecipazione della famiglia Bulgari pari al 50,45%.

 

L'accordo prevede uno scambio azionario in base alla quale la famiglia romana entrerà nel capitale di Lvmh. Inoltre, quest'ultima sarà tenuta a lanciare un'Opa obbligatoria sulle restanti azioni di Bulgari cui farà seguito la revoca della quotazione di Bulgari.

ACCORDO VOTATO ALL'UNANIMITÀ
L'alleanza, si legge in un comunicato della maison italiana creata da Sotirio Bulgari nel 1884, ha l'obiettivo «di rinforzare, nel rispetto della sua storia, dei suoi valori, della sua artigianalità e della sua identità, lo sviluppo a lungo termine del Gruppo Bulgari. L'accordo, concluso questo fine settimana, è stato approvato all'unanimità da parte del consiglio di amministrazione del Gruppo Lvmh domenica sera. Anche il consiglio di amministrazione di Bulgari ha approvato all`unanimità il progetto di conferimento a Lvmh della partecipazione di controllo della famiglia nel capitale sociale di Bulgari».

 

LO SCAMBIO AZIONARIO
Al termine del processo di conferimento delle azioni, Lvmh emetterà 16,5 milioni di azioni in concambio dei 152,5 milioni di azioni Bulgari attualmente detenute dalla Famiglia Bulgari, che diventerà così il secondo maggior azionista familiare del Gruppo Lvmh.

 

OPA SUL GRUPPO ITALIANO
In osservanza degli obblighi di legge previsti dalla Borsa italiana, prosegue la nota, Lvmh promuoverà un'Offerta Pubblica di Acquisto al prezzo di 12,25 euro per azione sulle azioni detenute dagli azionisti di minoranza. Un premio consistente se si pensa che alla chiusura degli scambi di venerdì 4 marzo l'azienda italiana quotava 7,58 euro.

GLI INCARICHI
Paolo e Nicola Bulgari resteranno, rispettivamente, presidente e vice presidente del consiglio di amministrazione di Bulgari. La Famiglia Bulgari, inoltre, potrà nominare due membri nel consiglio di amministrazione di Lvmh e Francesco Trapani, amministratore delegato di Bulgari, entrerà nel comitato esecutivo di Lvmh, assumendo, nel secondo semestre 2011, anche la direzione di tutte le attività «Orologeria - Gioielleria» di Lvmh. Philippe Pascal, attuale responsabile di tali attività, resterà nel comitato esecutivo di Lvmh e gli saranno affidate nuove responsabilità in seno al Gruppo. 07-03-2011]

 

 

1- AH, SE I POTERI MORTI SI PRENDONO A SCARPATE IN FACCIA! DELLA VALLE CI PROVA CONTRO IL CAINANO E GEROVITAL GERONZI. E TROVA ANCHE UNA QUALCHE DIFFERENZA TRA ABRAMO BAZOLI E IL BANCHIERE DI MARINO, “I DUE ARZILLI VECCHIETTI” DELLA FINANZA NAZIONALE: “IL PRIMO PENSA SOLO AL BENE DEL SISTEMA, IL SECONDO ALLA CARRIERA” - (POI UN GIORNO, LO SCARPARO SPIEGHERÀ ALLA NAZIONE CHE COSA SIA “IL BENE DEL SISTEMA” E CHI LO DEBBA DECIDERE E SU DELEGA DI CHI (IN SOSTANZA, CHI METTE I SOLDI PER COMANDARE?). E POI MAGARI CI SPIEGHERÀ ANCHE PERCHÉ SIA MALE PENSARE ALLA CARRIERA. CIÒ DETTO, SIA GERONZONI CHE BAZOLONI POTREBBERO ANDARSENE IN PENSIONE SENZA CHE “IL SISTEMA” NE RISENTIREBBE IN ALCUN MODO) - 2- SECONDO BEN AMMAR, L’AMICHETTO TUNISINO DI PAPI SILVIO, “TRIPOLI HA INVESTITO IN SOCIETÀ USA LEGATE AL PENTAGONO E IN IMPORTANTI GRUPPI FRANCESI”. IN ITALIA, RICORDIAMOLO SEMPRE, SI SONO PRESI I SUOI SOLDI GRUPPI IL CUI MANAGEMENT HA SPESSO TENDENZE MORALISTE NEI CONFRONTI DEL POPOLO ITALIANO: ENI, FINMECCANICA, UNICREDIT, JUVENTUS. GIÀ, LA GGIUVE. GHEDDAFI È QUASI MORTO E ANCHE LA GGIUVE SI SENTE POCO BENE - 3- TORNA AL GOVERNO DI SCAJOLA. A SUA INSAPUTA, NATURALMENTE. E INTANTO IN GIAPPONE, PAESE NOTORIAMENTE ABITATO DA COGLIONI INCIVILI, IL MINISTRO DEGLI ESTERI SI DIMETTE PER 2MILA € DI FONDI ILLEGALI. RICEVUTI A SUA INSAPUTA, NATURALMENTE

a cura di Minimo Riserbo e Falbalà

1 - SE I POTERI MORTI SI PRENDONO A SCARPATE IN FACCIA...
"Il premier non può scalare la Rizzoli. Geronzi? Fa un uso improprio del suo piccolo ruolo per conto delle Generali" (Repubblica, p. 16). Dieguito Della Valle, Gran Calzolaio e usatore proprio di risorse finanziarie proprie, parte lancia in resta contro il CaiNano e Gerovital Geronzi. E trova anche una qualche differenza tra Abramo Bazoli e il banchiere di Marino, "i due arzilli vecchietti" della finanza nazionale: "Il primo pensa solo al bene del sistema, il secondo alla carriera".

 

Poi un giorno, quando avrà finito di ingrassare i propri pacchetti di minoranza, Della Valle spiegherà alla nazione che cosa sia "il bene del sistema" e chi lo debba decidere e su delega di chi (in sostanza, chi mette i soldi per comandare?). E poi magari ci spiegherà anche perché sia male pensare alla carriera. Con calma, ma con parole sue. Ciò detto, sia Geronzoni che Bazoloni potrebbero andarsene in pensione senza che "il sistema" ne risentirebbe in alcun modo.

Sul Corriere, ... vabbè, lasciamo perdere che è meglio (p. 15). Solidarietà al compagno in carcere Sergio Bocconi.

 

 

2 - AFFARACCI E AFFARINI, DIETRO IL COLONNELLO TOGNI DI TRIPOLI...
Il Corriere delle banche preoccupate traduce e pubblica una delirante intervista del Pagliaccio di Tripoli al Journal du Dimanche. Gheddafi ormai avrebbe bisogno di una giacca a tre petti per appiccicarvi tutte le sue cazzo di medagliette, il che non lo fa sembrare esattamente un personaggio normale. Ma quando a un potente viene consentito di girare con lo scolapasta sulla testa, di solito ci sono di mezzo i dobloni. Tanti dobloni.

 

Ce lo spiega bene, con corredo di messaggi mafiosi incorporati, un bel pezzo di Federico Fubini: "Bp, Exxon, Siemens. La ragnatela delle quote libiche". Secondo Ben Ammar, l'amichetto tunisino di Papi Silvio, "Tripoli ha investito in società Usa legate al Pentagono e in importanti gruppi francesi" (p. 6). In Italia, ricordiamolo sempre, si sono presi i suoi soldi gruppi il cui management ha spesso tendenze moraliste nei confronti del popolo italiano: Eni, Finmeccanica, Unicredit, Juventus. Già, la Ggiuve. Gheddafi è quasi morto e anche la Ggiuve si sente poco bene.

 

3 - IL NANO RUBY-CONDO NEL GIARDINO DEI BRUTI LIBERATI...
"Il ragioniere Spinelli e le ragazze: "Non posso darvi più di 10 mila euro". La Minetti si lamenta: "Silvio non mi risponde più" (Repubblica, p. 14). Salviamo il salvabile, dei festini di Hardcore. Per esempio Marina Berlusconi, che i giornali della real casa ci dipingono da anni come mamma modello, manager di ferro e altre cazzate del genere. Dice Saviano: "Marina mi attacca per paura" (Repubblica, p. 16). Forse ha torto, forse ha ragione. Ma dei due, nella vita, finora, chi ha dimostrato più coraggio?

 

Più coraggio di tutti lo sta dimostrando Mortimer Sallustioni, capace di prime pagine come questa, da leggere tutte d'un fiato: "Giustizia malata. I pm guardoni si eccitano. Nell'inchiesta di Milano sequestrati persino i cellulari con gli autoscatti sexy delle ragazze. L'ultima follia dei giudici: in un anno dati a un carcerato 12 permessi per il compleanno. Santanchè e Messori fanno cadere il tabù delle toghe infallibili". Ah, se non ci fosse la Santadechè che paese sarebbe?

 

4 - NELLE MANI GIUSTE...
Dall'alto della sua condanna di secondo grado a 7 anni per mafia, Marcello Dell'Utri si fa intervistare da Fabrizio Roncone e ne approfitta, stranamente, per lanciare qualche messaggio. "Il pdl va ristrutturato subito. Per il partito puntiamo su Verdini. Scajola? Non è più il suo tempo. Il processo Ruby avrà un effetto mediatico eccezionale, Berlusconi si presenti e si difenda" (p. 11). Peccato, proprio nel giorno in cui il Secolo di Genova annuncia il ritorno al governo di Sciaboletta Scajola. A sua insaputa, naturalmente.

 

E intanto in Giappone, paese notoriamente abitato da coglioni incivili, il ministro degli esteri Seiji Maehara si dimette per aver ricevuto 2mila euro di fondi illegali (Repubblica, p. 19). A sua insaputa, naturalmente.

 

5 - IL LATO "B" DELLA SCUOLA...
Assurta al rango di ministra della Pubblica Distruzione per meriti speciali, Mariastella Gelmini continua nella sua metodica opera di smantellamento della scuola di Stato. "Gelmini, la scuola reggerà nonostante i tagli. "Ventimila cattedre sospese perché inutili". Ma già oggi è emergenza: pochi presidi, classi stipate e insegnanti in fuga. Alla fine a pagare sono le famiglie: si moltiplicano le richieste di contributi volontari" (Repubblica, p. 9).

"Non metteremo le mani nelle tasche delle famiglie", chi è che la diceva questa? La nostra sensazione è che questo piccolo Attila della Padania, che ha fatto l'esame da procuratore in Calabria, si fermerà solo quando avrà ottenuto il ritorno al precettore privato. Suggeriamo anche la versione neo-fascista del "precettore di fabbricato". Che Maroni potrebbe chiamare "Istruzione di prossimità". Tanto ormai in Italia si può fare tutto: basta trovare lo slogan giusto.

 

6 - LOMBROSIANI PER SEMPRE...
Ritagliare e rimirare la foto pubblicata dalla Stampa a pagina 9 (splendido pezzo). Vi si contemplano Umberto Bossi, il ministro (!!!) Calderoli e il consigliere regionale Renzo Bossi nell'atto di formulare un pensiero in tre. Ma che fatica, però.

7 - DISECONOMY...
In assenza del Cetriolo Quotidiano, tocca leggere la Stampa per capire che cosa succede nella galassia di ricotta di Don Salvatore da Paternò. "Pressing dell'Isvap su Fondiaria-Sai. Ispezione dell'autorità sulla compagnia. Nel mirino solvibilità e operazioni infragruppo" (p. 23).

 

8 - FREE MARCHETT...
Dopo aver convinto le masse operaie del Lingotto che Marchionne è il Bene, e in attesa di tornare al suo eremo in Spagna, Salvatore Tropea ci regala una pagina onirica su R2, il molesto bambino obeso di Repubblica. Cucinata e rivenduta come "LA STORIA", ecco a voi "Il genio e lo stile al museo l'auto diventa capolavoro". "Un grande santuario dell'automobile nell'ex capitale dell'automobile e, nonostante questo, al posto giusto. Perché le crisi possono mutarne il corso ma non riscrivono la storia" (p. 36).

 

Nel caso qualcuno dei nostri amati lettori volesse creare online il Museo della Marchetta, noi abbiamo un'idea per il direttore.

9 - IL RUFFIANO IN REDAZIONE...
Lodevole apertura del Corriere degli imbalsamati dedicata alle donne. Peccato che se ne ricordino alla vigilia dell'8 marzo. Per il resto dell'anno le lasciamo in mano a una classe digerente rigorosamente maschile e corrotta, libere solo di prostituirsi con il Capo e vestirsi secondo le paranoie di una banda di sedicenti creativi che odiano le donne. 07-03-2011]

 

 

OPA LVMH SU BULGARI, IL TITOLO FA BOOM (+60%) - L’EUROPA APRE INDECISA, L’ASIA CHIUDE NEGATIVA, LA CINA NO - MOODY’S TAGLIA IL RATING GRECO - TRONCHETTI APRE RCS A MALACALZA - LO SPIN-OFF CARREFOUR PER PLACARE GLI AZIONISTI - TRA LIBIA E LIGRESTI, UN PO’ DI DIRIGISMO NON GUASTA - CREMONINI, CON I BRASILIANI UNA PACE DA 218 MILIONI DI EURO - LA (COSTOSA) BEFFA DEI RIMBORSI PARMALAT USA - LODO MONDADORI, SENTENZA A MAGGIO

borsa di milano

1. BORSE EUROPEE: ANDAMENTO LISTINI ORE 10.00...
(ASCA) - Ultima borsa rilevazione var% stato
Milano 22767,30 +0,05 aperta
Londra 5991,33 +0,02 aperta
Parigi 4013,10 -0,18 aperta
Francoforte 7169,95 -0,12 aperta
Zurigo 6488,26 -0,65 aperta
Amsterdam 367,43 -0,14 aperta
Madrid 10499,50 +0,01 aperta

2. BORSA: ASIA GIU' CON IMPENNATA PETROLIO, CINA CONTROTENDENZA...
(ANSA) - Seduta in calo per i mercati asiatici, dopo il conflitto in Libia e l'escalation dei prezzi del petrolio che minaccia di far deragliare la ripresa economica globale. Ne soffrono i titoli delle compagnie aeree come la Air China (-4,2%), la Korean Air Lines (-3,1%) e a Taipei la Eva Airways (-2,7%). Tonfo per i titoli export con Honda Motor in ribasso del 3,1% Sony dell'1,8% e Samsung Electronics del 4,1 per cento.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo -1,76% - Hong Kong -0,64% (seduta in corso) - Shanghai +1,83% - Taiwan -0,80% - Seul -1,22% - Sidney -1,37% - Mumbai -2,02% (seduta in corso) - Singapore -0,09% - Bangkok +0,69% - Giakarta +0,32% (seduta in corso).

 

3. BORSA: BULGARI VOLA DEL 60,4% A 12,17 EURO DOPO OPA LVMH...
Radiocor - Bulgari vola a Piazza Affari: i titoli della maison romana di gioielli e orologi, mettendo a segno un progresso del 60,4%, si approssimano al prezzo dell'opa che lancera' Lvmh a 12,25 euro: passano di mano a 12,17 euro. Con un annuncio a sorpresa questa mattina e' stato reso noto che la famiglia Bulgari ha ceduto a Lvmh l'intera partecipazione allo stato sindacata nel gruppo italiano, pari a circa il 50,43% del capitale sociale.

In cambio i Bulgari riceveranno azioni Lvmh di nuova emissione, diventando i secondi azionisti familiari del gruppo francese. All'esito del conferimento, che avverra' dopo il pagamento del dividendo 2010 da parte di entrambe le societa', Lvmh sara' tenuta a lanciare un'offerta pubblica di acquisto totalitaria al prezzo di 12,25 euro per azione. A Parigi le azioni del colosso francese del lusso cedono l'1,7% attestandosi a 109,7 euro.

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI LUNEDI' 7 MARZO...
Radiocor - Milano - Assogestioni diffonde il rapporto statistico sui fondi, relativo al mese di febbraio.

Milano - incontro di Italcementi con gli analisti finanziari per la presentazione dei risultati 2010.

CDA (approvazione dati contabili) - Piaggio & C.

Milano - cerimonia di inaugurazione del 148mo anno accademico del Politecnico di Milano. Partecipano, tra gli altri, Emma Marcegaglia, presidente Confindustria; Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia.

Basilea - riunione BRI - Banca dei regolamenti Internazionali.

 

- Roma: convegno alla Camera su 'Le donne nelle istituzioni' con Gianfranco Fini, Susanna Camusso, Cristiana Coppola, Giorgia Meloni.

- Roma: firma dell'accordo per l'avvio dei lavori del tratto di linea ad alta velocita' fra Treviglio e Brescia sulla Milano-Venezia. Con Mauro Moretti, Pietro Franco Tali e Altero Matteoli.

5. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - INFLAZIONE: Il carovita presenta il conto su affitti, multe, tariffe e polizze (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1,6)

CRISI LIBICA: 'O me o Al Qaeda. L'Europa tornera' ai tempi del Barbarossa'. Intervista a Muammar Gheddafi (Il Corriere della Sera, pag. 1-5). Speciale Nordafrica: le mosse per non fermare il business (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.1, 17-19). Bp, Exxon, Siemens. La ragnatela delle quote libiche (Il Corriere della Sera, pag. 6). Il rebus dei fondi senza Sovrani (Affari&Finanza, pag.1-2)

PETROLIO: Allarme per l'occidente, le rivolte segnano la fine del greggio facile (La Stampa, pag. 6). Gli Usa pronti a sbloccare le riserve (dai giornali). Confindustria: se la crisi non si ferma bolletta energetica piu' cara di 23 miliardi (Il Messaggero, pag. 4)

RCS: Della Valle: 'Il premier non puo' scalare la Rizzoli' (dai giornali). 'Corriere' e ferrovie. Ecco perche' Della Valle attacca Geronzi (Il Giornale, pag. 1-21). Rcs, il cavaliere in agguato all'incrocio tra giornali e Tv (Affari&Finanza, pag.1-10)

 

PREMAFIN: Groupama al lavoro sul dossier Premafin, le garanzie di Credit Suisse (Il Corriere della Sera, pag. 15). Pressing dell'Isvap su Fondiaria-Sai. Ispezione dell'autorita' sulla compagnia. Nel mirino solvibilita' e operazioni infragruppo (La Stampa, pag. 23)

NOMINE: da Eni a Terna l'ipotesi della conferma dei vertici (Il Corriere della Sera, pag. 13)

EXOR: Gli Agnelli sostengono una nuova diluizione della quota Fiat. La strategia aiuterebbe i programmi di espansione. L'erede atipico che ha salvato i gioielli di famiglia. Intervista a John Elkann, presidente di Fiat e Exor (Financial Times, pag. 12 e 15)

EDISON: La spada della Consob sulla spartizione con i francesi (Affari&Finanza, pag.18)

PARMALAT: La multinazionale risorta alla resa dei conti della 'public company'. Lettera al risparmiatore (Il Sole 24 Ore, domenica, pag. 7)

 

BANCHE: Unicredit, Intesa, Montepaschi: adesso il capitale non basta piu' (Affari&Finanza, pag.1-6). Ora le Fondazioni pensano a come ridurre le erogazioni (Affari&Finanza, pag.6). Fondazioni: dividendi in arrivo. Alle banche pero' servono capitali (CorrierEconomia, pag.1-6)

DEL VECCHIO: Del Vecchio e le Generali, una grande uscita per dire no agli affari oscuri (Affari&Finanza, pag.9)

ASSICURAZIONI: Compagnie. Immobili, una cotta da 18 miliardi (CorrierEconomia, pag.7)

UNICREDIT: tenta il Leone. Piazza Cordusio pensa a distribuire le polizze Generali in Germania (CorrierEconomia, pag.6)

NATUZZI: 'I segnali di ripresa si rafforzano. Ci confermiamo un'azienda solida'. Intervista a Pasquale Natuzzi, presidente di Natuzzi (Il Giornale, pag. 21)

ENERGIA: Fotovoltaico appeso al filo dei bonus (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.4)

6. GRECIA: MOODY'S TAGLIA RATING A B1 DA BA1, OUTLOOK NEGATIVO...
Radiocor - Moody's ha abbassato di tre 'gradini', a 'B1' da 'Ba1', la nota di merito sul debito sovrano della Greci a e lasciandola sotto osservazione 'con implicazioni negative'. La decisione dell'agenzia, intervenuta al termie di un'analisi cominciata lo scorso 16 dicembre, e' spiegata da tre ragioni: le misure di consolidamento fiscale e le riforme strutturali di cui ha bisogno il Paese rimangono ambiziose e sono soggette a significativi rischi, il Paese continua ad affrontare considerevoli difficolta' nella riscossione delle entrate, c'e' un rischio che il Paese non soddisfi i criteri si solvibilita' (e quindi avrebbe bisogno di continuo sostegno) anche dopo il 2013.

 

7. PETROLIO: WTI SEMPRE IN RIALZO, SI AVVICINA A QUOTA 106 $ IN ASIA...
Radiocor - La tendenza rialzista dei prezzi del greggio e' proseguita sui mercati asiatici, sotto l'effetto della controffensiva di Gheddafi in L ibia. Il Wti, consegna aprile, e' salito di 1,33 dollari a 105,75 dollari a barile e il Brent del Mare del Nord, stessa scadenza e' salito di 59 cents a 116,56.

8. TRONCHETTI APRE RCS ALL'ALLEATO MALACALZA...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Un Malacalza nel salotto buono dell'editoria. Al prossimo consiglio di amministrazione di Rcs Mediagroup sarà cooptato il vice-presidente di Pirelli, Vittorio Malacalza, al posto dell'ex direttore generale della Bicocca, Claudio De Conto, che, dopo la sua uscita dal gruppo, aveva dato la sua disponibilità a restare nel board della holding editoriale fino al termine del 2010.

A proporre la cooptazione di Malacalza è stato lo stesso presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, che, a quanto risulta, avrebbe già informato i consiglieri della sua proposta. I rapporti con il partner industriale piacentino-genovese sono ottimi e la designazione del patron del gruppo sottolinea il rapporto di fiducia che è stato costruito in questi mesi. Tronchetti resterà invece nel consiglio della Rcs Quotidiani e nel patto di sindacato del gruppo che edita il Corriere della Sera. D'amore e d'accordo con il nuovo socio, con il quale i legami diventano sempre più stretti.

 

9. IL TESTIMONE BLANKFEIN SUI MISTERI DI GALLEON...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - Lloyd Blankfein alla sbarra, non da accusato ma da testimone d'accusa. L'amministratore delegato di Goldman Sachs avrebbe accettato l'invito dei procuratori federali americani di comparire a sorpresa, se necessario, in un'aula di tribunale di Manhattan in occasione del grande processo per insider trading contro Raj Rajaratnam, il fondatore del defunto hedge fund Galleon, che comincerà martedì e durerà sei settimane.

Blankfein potrebbe rivelarsi un teste chiave, oltre che il più prestigioso, a favore del governo: tra i 14 reati di insider e truffa attribuiti a Rajaratnam, almeno uno ha avuto per vittima Goldman. Il gestore di hedge avrebbe ottenuto informazioni riservate, come l'investimento nella banca da parte di Warren Buffett, attraverso Rajat Gupta, un esponente - ora ex esponente - del board della società di Wall Street.

10. AL CEO DI UBS BASTA LO STIPENDIO...
L. Te. per "Il Sole 24 Ore" - Oswald Grübel ama andare controcorrente. Il ceo di Ubs infatti rinuncerà al bonus del 2010, dopo aver già rinunciato a quello del 2009; si accontenterà dei 3 milioni di franchi di stipendio fisso. Nei giorni scorsi, il Ceo tedesco del gruppo bancario elvetico aveva anche criticato l'idea dei Coco bond, le obbligazioni convertibili in funzione anti-rischio, su cui tra l'altro sta massicciamente puntando la rivale Credit Suisse. Che Grübel non ami seguire la corrente, ebbene si sapeva. Ora, con queste mosse, ci sono però altre conferme.

 

Il top manager tedesco ha lavorato a lungo proprio nel Credit Suisse e nel 2009 è stato richiamato dalla pensione, per guidare Ubs fuori dalle secche della crisi. Obiettivo in buona parte raggiunto. Ogni tanto si parla di un successore e Grübel non ha negato che la banca pensi già al Ceo dei prossimi anni. Ma intanto lui ha ancora molta voglia di svolgere il suo lavoro, ha spiegato. Anche solo con lo stipendio fisso.

11. AVVIATE LE SVENDITE SUL TITOLO CARREFOUR...
M. Mou. per "Il Sole 24 Ore" - Il progetto di doppio spin-off deciso dal consiglio di amministrazione di Carrefour - il 100% della divisione hard discount e il 25% di quella immobiliare - dovrebbe placare l'ansia da risultati (finanziari) dei principali azionisti (il fondo americano Colony Capital e Bernard Arnault), che dovrebbero ricevere la simpatica somma di 570 milioni, ma non è apprezzata da tutti.

Non dal consigliere, indipendente, e vicepresidente Jean-Martin Folz, ex numero uno di Psa, che la giudica un'operazione senza interesse strategico per la società e si è dimesso. Non per S&P, che ha abbassato il rating del gruppo. Non per Citigroup, secondo cui l'azione è da vendere. Con il risultato che Carrefour è di nuovo nell'occhio del ciclone e ieri in Borsa ha perso il 4,4 per cento.

 

12. CYBERCRIMINALI: RAGAZZI BRUFOLOSI E SPIE CINESI...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Non è più il caso di sottovalutarlo: il cybercrimine, ovvero i reati commessi sul web, tra pirateria informatica, diritti d´autore ignorati, spionaggio industriale, furti di informazioni o di denaro, ha causato nel 2010 una perdita di 17 miliardi di sterline (circa 21 miliardi di euro) all´economia britannica.

Lo ha reso noto il governo, nella prima stima di questo genere mai pubblicata nel Regno Unito. L´industria farmaceutica è fra le vittime principali, con un passivo di 1 miliardo e 800 milioni di sterline (oltre 2 miliardi di euro) lo scorso anno, seguito dal settore dell´elettronica e da quello del software.

I cybercriminali sono di tre tipi, afferma il rapporto: ci sono quelli «sponsorizzati da Stati», come Cina e Russia, più volte accusate di avere lanciato attacchi cibernetici contro l´industria britannica; ci sono le più sofisticate mafie, fino ai «teen-ager brufolosi che fanno tutto dal computer della loro cameretta».

Il governo britannico invita le aziende private a essere più vigili davanti a questa minaccia, creando di sistemi di difesa «di stile militare» per proteggere i propri network. Non a caso il generale Richards, capo delle forze armate britanniche, ha ammonito che il commercio della Gran Bretagna è oggi talmente dominato da servizi finanziari che vivono quasi interamente online da avere reso «Internet vitale per il nostro Paese come lo erano le rotte marittime al tempo del British Empire un secolo fa». Il Gchq, sigla del servizio segreto di ascolto elettronico del Regno Unito, calcola che l´80% dei cyberattacchi potrebbero essere respinti con semplici misure, ma molte aziende «non sanno nemmeno distinguere tra un funzionamento normale e anormale» dei propri siti.

 

13. DIRIGISMO ALL´ITALIANA...
Andrea Greco per "la Repubblica" - Sarà l´effetto centocinquantenario. Comunque dall´inizio del 2011 il "sistema Italia", che a opinione diffusa versa in condizioni non buone, ha battuto dei colpi. Le pressioni di istituzioni e azionisti su Intesa e Unicredit perché creino il polo del risparmio (che fa gola ai francesi). Il "trattato di amicizia" italo-libico sospeso, o forse peggio, dirà il Parlamento.

Lo schiaffo della Consob sul quesito d´Opa su Premafin e Fonsai (che fanno gola ai francesi). E il monito del ministro Sacconi su Parmalat, sotto scacco dei fondi esteri ma «patrimonio nazionale». Gli affamati francesi, del resto, l´hanno insegnato al mondo: un po´ di dirigismo a volte ci sta, specie se i tempi sono duri. Forse l´Italia, dove l´ultimo dirigismo fu opera del duo Fazio-Fiorani, torna a rammentarselo. I francesi (gli fa gola anche Edison) stiano avvisati.

14. LA (COSTOSA) BEFFA DEI RIMBORSI PARMALAT USA...
A. Pu. per il "Corriere della Sera" - Caro-banche, quando la spesa supera il valore dell'assegno. Sono arrivati nei giorni scorsi i risarcimenti per il crac Parmalat decisi dal tribunale americano: 47 milioni di euro, distribuiti dal 10 febbraio ai 21 mila creditori che hanno aderito alla class action negli Usa. Sono i soldi dalla transazione di Credit Suisse e Bnl e si tratta di importi anche di poche decine di euro. Il rimborso copre infatti soltanto l' 1%del danno e fra gli aderenti all'azione collettiva ci sono risparmiatori esposti per meno di 5 mila euro. Ebbene, per i consumatori italiani c'è una sorpresa.

 

La spesa bancaria per incassare l'assegno, tratto su banca estera (la Royal Bank of Scotland) è spesso superiore all'importo indicato sull'assegno stesso. Oltre al danno, la beffa. Non solo i risparmiatori truffati da Parmalat vengono risarciti (quando accade) pochissimo, ma perdono tutto o quasi in commissioni bancarie. Alle associazioni dei consumatori stanno arrivando le proteste. «Ho ricevuto 41 euro ma mi è stato detto dalla banca che le spese per l'incasso sono fino a 30 euro» scrive una risparmiatrice ad Altroconsumo.

E un altro: «Devo ritirare 27 euro, mi conviene?» . L'associazione presieduta da Paolo Martinello, il 21 febbraio, ha scritto a Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi (e per conoscenza al governatore Mario Draghi) per chiedere l'abolizione di questa spesa, nel caso Parmalat: «Alla luce di un accresciuto senso di responsabilità del sistema bancario» . Martinello consiglia di «aspettare qualche giorno a incassare» .

15. CREMONINI, CON I BRASILIANI UNA PACE DA 218 MILIONI DI EURO...
A. Jac. per il "Corriere della Sera" - «Un ottimo affare» . Vincenzo Cremonini è sollevato: la fine della partnership con Jbs, il socio brasiliano in Inalca, chiude un anno di contenziosi, tra battaglie legali, audit e comunicazioni via stampa. Oltretutto il gruppo di Castelvetro ricompra l'azienda senza pagare un euro in più di quanto il colosso brasiliano delle carni avesse versato nel 2008 al momento della costituzione della joint venture: 218.855.219,50 euro per il 50%delle azioni di Inalca.

 

«Ma oggi è un'azienda diversa sia in termini di sviluppo sia di redditività: con un ebidta più che raddoppiato rispetto a tre anni fa e investimenti fatti che cominciano a dare i loro frutti» . Un'azienda che punta a «rafforzarsi sui mercati già presidiati, a partire da Russia, Polonia e Africa» spiega l'amministratore delegato del gruppo, figlio di Luigi Cremonini. Forte anche dei buoni risultati di fine anno: un utile netto di 32 milioni contro i 7 del 2009, mentre l'intero gruppo prevede un fatturato complessivo di 3,04 miliardi. Il pool di banche (che hanno finanziato l'operazione) e Cremonini hanno colto poi l'occasione per rimodulare l'intero debito, con il gruppo alimentare che non esclude per Inalca «un equity: ma eventualmente socio di minoranza» .

Intanto i brasiliani, nonostante il divorzio dai Cremonini, non hanno alcuna intenzione di lasciare l'Italia. L'acquisizione contestata («ci hanno portato in casa i concorrenti» ) di Bertin (2009) ha portato in dote a San Paolo il 70%di Rigamonti. E in questi giorni il primo produttore mondiale di carne ha ufficializzato l'acquisto del rimanente 30%dalla famiglia valtellinese della bresaola. La concorrenza continua.

16. YUNUS BUSSA A WASHINGTON...
A. Jac. per il "Corriere della Sera" - Missione americana per Muhammad Yunus. L'economista bengalese, premio Nobel per la Pace (2006), sarà ricevuto martedì prossimo a Washington da Hillary Clinton. Il segretario di Stato americano è ansiosa di «discutere con Yunus il problema che lo vede opposto al governo bengalese sulla direzione della Grameen Bank (specializzata nel microcredito) e altre questioni di comune interesse» scrive il Daily Star.

Il «banchiere dei poveri» è stato appena «licenziato» dalla Banca centrale del Bangladesh (ma dietro c'è la lunga mano della premier Sheikh Hasina) dall'istituto di mediocredito da lui fondato e di cui è alla guida da 30 anni. L'economista e nove direttori del consiglio della Grameen hanno fatto ricorso all'Alta corte di Dacca che domenica si esprimerà in merito. Intanto l'ambasciatore Usa James Moriarty ha dichiarato al governo locale che gli «Stati Uniti sono fortemente turbati dall'iniziativa del governo» . Mentre lo stesso Yunus ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche affermando di volere trovare «una via d'uscita amichevole» a questa crisi.

 

17. LODO MONDADORI, SENTENZA A MAGGIO...
Dal "Corriere della Sera" - Ultima udienza d'appello ieri per l'affaire Mondadori. I legali di Fininvest e Cir hanno ribadito le loro posizioni: per il gruppo Berlusconi la sentenza che nel 2009 ha riconosciuto un danno di 750 milioni alla Cir per la spartizione dell'impero di Segrate è sbagliata, nel merito e nel metodo, mentre per la società di Carlo De Benedetti il danno non solo c'è ma sarebbe anche superiore. Un collegio di periti, incaricati dal tribunale, aveva successivamente ridotto il danno a poco meno di 500 milioni di euro.

Ieri, al termine dell'udienza è circolata la voce di una proposta transattiva da 150 milioni che sarebbe stata presentata dai legali del gruppo Berlusconi. «Nulla di più falso, nessuna richiesta di questo tipo è stata avanzata» ha fatto sapere però il gruppo in una nota. La sentenza è attesa per maggio. 07-03-2011]

 

 

SE CHIAMI MARPIONNE, RISPONDE EMINEM - AURELIO REGINA RADUNERÀ GLI INDUSTRIALI, E IL CAV. POMPETTA, NEL CASTELLO INCANTATO DELLE WINX - BONOMI AFFONDA GLI ALTRI FONDI - AVVOCATI POCO PATRIOTTICI E MOLTO LEGHISTI: METÀ DEGLI STUDI LEGALI RESTERÀ APERTA IL 17 MARZO…

A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "Corriere della Sera"

 

1 - REGINA, SIGNORE DEL CASTELLO INCANTATO...
L' Auditorium di Renzo Piano ? No, troppo inflazionato. Il Palazzo dei Congressi dell'Eur. Nemmeno. È «antico» . Meglio qualcosa di nuovo, leggero, divertente. Anche perché, deve aver pensato Aurelio Regina , una sferzata di allegria di questi tempi non fa male. E così il potente presidente di Unindustria ha scelto di celebrare la sua prima assemblea nel Castello Incantato.

No, non è uno scherzo. Martedì prossimo i mille associati e la delegazione del governo, che sarà guidata probabilmente da Silvio Berlusconi , si ritroveranno tra animali immaginari, titani giganti, e costruzioni horror del Rainbow MagicLand, il parco tematico alle porte di Roma. E chissà che tra maghi, stregoni, e fattucchiere, gli industriali del Lazio non riescano a scoprire la formula magica per uscire dalla crisi.

 

2 - BONOMI PREMIATO....
Andrea Bonomi fa il bis. Per la seconda volta. E lascia a bocca asciutta i big del private equity. Il patron di Investindustrial anche quest'anno si è aggiudicato il Private Equity International Awards, il premio più ambito tra i fondi chiusi. Di premi, in verità, Bonomi ne ha vinti due: uno come migliore fondo per Italia e l'altro per la Spagna.

 

3 - AVVOCATI POCO PATRIOTTICI...
Forse non tutti ricordano che 150 loro «antenati» parteciparono alla spedizione dei mille guidata da Giuseppe Garibaldi Ci ha pensato il sito TopLegal. it con un sondaggio tra i principali studi legali italiani o con sede in Italia: quanti onoreranno la festa del 17 marzo? Ecco i risultati.

 

Oltre il 46% delle law firm resterà aperto, a chiudere saranno soprattutto gli studi internazionali. Tra i big, lavoreranno Grimaldi e associati , Cba, Carnelutti, Pavesi-Gitti-Verzoni. Il network A. L. festeggerà con l'apertura della nuova sede a Padova. Un terzo di quelli che resteranno aperti sono associati di studi internazionali, tra questi Cleary Gottlieb , Orrick e Watson Farley .

 

4 - EMINEM E MARCHIONNE...
Torino o Detroit? Per ora Eminem per tutti. Anche ai centralini sabaudi di Fiat Group Automobiles è sbarcato il rapper autore dello spot milionario Imported from Detroit trasmesso durante il Superbowl. Aspettando di parlare con Sergio Marchionne , sempre più presente nei corridoi del secondo piano della divisione auto del Lingotto, si ascolta in sottofondo Born of Fire per il quale il musicista di Detroit ha interpretato Lose Yourself il motivo di 8 Mile, primo film del cantante. 07-03-2011]

 

 

GLI AMABILI RESTI DI LIGRESTI - DOPO IL SILURO DI VEGAS CHE IMPONE L’OPA A GROUPAMA, ORA CI SI METTE L’ISVAP: LA SOLVIBILITÀ DEL GRUPPO ASSICURATIVO È PERICOLOSAMENTE VICINA AL LIMITE DEL 100% (UN ANNO FA AL 121%) - SENZA IL CAPITALE DEI FRANCESI, CHE PER ORA NON MOLLANO, FONSAI DOVRÀ FARE CASSA. MOLTI IMMOBILI GIÀ CEDUTI, RESTANO LE QUOTE IN MEDIOBANCA, RCS, GENERALI, GEMINA, IMPREGILO E ALITALIA - FANNO GOLA A MOLTI, PER I LIGRESTI SAREBBE L’USCITA DAL SALOTTO BUONO - IL TITOLO BALLA IN BORSA, DA -3,6% A +5,3% IN POCHI MINUTI

1 - PREMAFIN E FONSAI, DOPO IL TONFO, IL RECUPERO...

 

Intorno alle 9.30, Premafin segna un -2,97% a 0,73 euro e peggio fa Fondiaria Sai a -3,59% a 6,4 euro.

Alle 11:08, Fonsai rimbalza a +4,34%, Premafin a +2,57%


2 - PRESSING DELL'ISVAP SU FONDIARIA-SAI...
Luca Fornovo per "La Stampa"

Su Fondiaria Sai arriva la stretta dell'Isvap, che con ispezioni in corso sta tenendo sotto osservazione la situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia assicurativa (terza in Italia), controllata dalla famiglia Ligresti.

Dopo il doppio no imposto venerdì dalla Consob ai francesi di Groupama che per entrare nel gruppo Ligresti avevano chiesto l'esenzione dall'obbligo di Opa sulla holding Premafin e su FonSai appare più incerto, agli occhi del mercato, il varo dell'aumento di capitale di FonSai da 460 milioni di euro. Ma Premafin, in una nota diffusa ieri sera, ha precisato che viste le motivazioni della Consob, «valuterà attentamente le possibili opzioni dirette al rafforzamento patrimoniale del gruppo e terrà conseguentemente informato il mercato».

 

Tornando all'Isvap, secondo fonti finanziarie, già da ottobre l'Authority ha avviato delle ispezioni, ancora in corso, negli uffici di FonSai per monitorare, in un primo tempo, le operazioni infragruppo e con le parti correlate, come la cessione da parte dei Ligresti di Atahotels a FonSai. A inizio anno, poi, riferiscono fonti finanziarie, l'Authority delle assicurazioni ha messo sotto stretta sorveglianza anche la situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia assicurativa.

 

Ora l'Isvap continua a tenere d'occhio la situazione e si aspetta chiarimenti e rassicurazioni sul futuro della ricapitalizzazione. A preoccupare l'Authority, presieduta da Giancarlo Giannini, è soprattutto il margine di solvibilità di FonSai, il patrimonio della compagnia al netto degli elementi immateriali. Il livello minimo di sicurezza, previsto secondo la normativa Solvency I, è il 100%, mentre il margine di solvibilità di FonSai è in forte calo dal 109% al 30 settembre 2010 (121% a fine 2009) al 104-106% a fine 2010 stimato dagli analisti. Vicino al livello di guardia del 100%, sotto il quale si va a intaccare le riserve degli assicurati.

 

Nei mesi scorsi i vertici di FonSai avevano rassicurato l'Isvap facendo presente che con l'operazione Groupama e l'aumento di capitale, il margine di solvibilità sarebbe tornato a quota 120%, ben sotto la media di Generali (140%) e di altri concorrenti, ma a un livello di sicurezza. Ora il doppio no della Consob rimette in discussione l'aumento di capitale. Stamattina gli occhi degli operatori di Borsa saranno puntati sui titoli FonSai e Premafin (venerdì sospesi per tutta la seduta) che andranno alla prova di Piazza Affari. Se non ci sarà una ricapitalizzazione, l'Isvap dovrà chiedere un reintegro del margine di solvibilità che FonSai potrà effettuare attraverso pesanti cessioni.

Ma al momento Groupama non ci pensa affatto a mollare la presa e rinunciare a un'operazione che consentirebbe ai francesi di entrare nel mercato assicurativo italiano dalla porta principale. Nel weekend ci sono stati contatti tra le banche, i Ligresti e Groupama.

Il Credit Suisse, una banca svizzera vicina ai Ligresti, sembrerebbe disposta a esaminare le ipotesi alternative che arriveranno dai francesi. Groupama starebbe studiando una riformulazione dell'accordo di governance coi Ligresti, andando incontro alle motivazioni della Consob.

 

Uno dei temi di discussione è il patto di sindacato di Premafin, che unisce i fratelli Jonella, Paolo e Maria Giulia e il padre Salvatore e che Consob ha definito «debole», sia perché i legami familiari non hanno rilevanza, sia perché il patto scade a giugno. L'altro tema in discussione è la clausola di lock up contenuta nell'accordo a cui si vincolano i Ligresti.

Continua anche il pressing delle banche che non hanno certo abbandonato il piano B. In caso di ritirata dei francesi, i Ligresti potrebbero essere convinti a cedere partecipazioni strategiche come il 4% di Mediobanca, il 5,4% di Rcs, l'1% di Generali, le quote nella holding Gemina, nel colosso delle costruzioni Impregilo e in Alitalia. Partecipazioni che potrebbero far gola a molti. 07-03-2011]

 

 

mine calibro p4 sulle NOMINE - FINI AVVERTE I MANAGER AMICI: A ‘STO GIRO VI DICE MALE - PROBABILI CONFERME PER SCARONI, GUARGUA, SARMI, CATTANEO, E GLI ALTRI BOIARDI GAJARDI - MA CI SONO DUE INCOGNITE PESANTI: LA LEGA, CHE SPINGE ORSI, TOSI (GIANFRANCO), E PONZELLINI. E L’INCHIESTA di woodcock SU BISIGNANI, CHE POTREBBE SCONVOLGERE TUTTI GLI EQUILIBRI, COMUNQUE A FAVORE DI LEGA E TREMONTI

Mario Sensini per il "Corriere della Sera"

 

«Fli non conta assolutamente nulla nell'ambito delle nomine. Anzi, quei manager che hanno avuto o hanno simpatie nei miei confronti è meglio che dicano subito che è stato un abbaglio» . Gianfranco Fini ci scherza su, i suoi amici dirigenti forse un po' meno, ma la situazione è proprio questa.

 

A tre settimane dalla presentazione delle liste dei consiglieri, la partita per le nomine nelle società pubbliche appare come un braccio di ferro esclusivamente politico. Sentite Gianfranco Rotondi, che guida l'area degli ex Dc e Psi del Pdl. «Noi siamo saldamente nel partito e non dobbiamo trattare. Possiamo far valere le nostre opinioni dall'interno e questo vale sia per le amministrative che per le nomine, Enel e Finmeccanica comprese» dice Rotondi, che oggi stesso riunirà i suoi per fare il punto sulle candidature.

 

Anche la Lega ha già messo in chiaro le sue pretese: rimasta finora fuori dagli incarichi più prestigiosi nelle big di Stato, e forte del patto di governo stretto con Silvio Berlusconi, la Lega stavolta vuole poltrone pesanti. Non bastasse, su tutto pende un altro rischio «politico» mica da poco. La possibilità che la partita per Eni, Enel, Finmeccanica, Terna, Poste, finisca per intrecciarsi con quella del rimpasto di governo. Si aprirebbe uno scenario da brivido, difficile da spiegare ai fondi internazionali che investono nelle grandi società pubbliche italiane.

 

Anche per questo c'è chi spinge per la linea più «tecnica» possibile, che passa per la conferma di gran parte dei management attuali. A dispetto dei crescenti appetiti politici, le quotazioni dei vertici in carica di Eni, Enel, Poste, Terna e Finmeccanica sono quasi tutte in rialzo. Paolo Scaroni all'Eni e Fulvio Conti all'Enel appaiono solidi, e così i due presidenti, Roberto Poli e Piero Gnudi (anche se Bossi vorrebbe la guida della società elettrica per Flavio Tosi).

 

Lo stesso Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica finito in mezzo alle inchieste della magistratura, dopo il record di fatturato e due anni e mezzo di lavoro garantiti dagli ordini acquisiti, è in gran recupero. Potrebbe essere confermato, magari con due amministratori delegati: Giuseppe Orsi (capo azienda di AgustaWestland, spinto dalla Lega) per la difesa, Giuseppe Zampini (oggi all'Ansaldo Energia) per il civile. Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Terna, dice di voler restare al suo posto.

 

E anche alle Poste salgono le possibilità di una conferma per Massimo Sarmi, benché al suo posto puntino anche Danilo Broggi, oggi in Consip (da verificare l'appoggio della Lega) e Massimo Ponzellini, vicino sia a Umberto Bossi che a Giulio Tremonti. La situazione, al momento, è ancora fluida. Molto dipenderà dall'atteggiamento di Silvio Berlusconi di fronte alle pressioni della politica, ma non tutto.

 

Perché c'è un'altra bella incognita che pende su tutta la vicenda, e che forse non a caso agita da giorni molti palazzi romani. L'inchiesta su Luigi Bisignani, ex uomo di fiducia di Raul Gardini, una condanna passata in giudicato per Enimont, al centro di un potentissimo network di relazioni. Nel mondo imprenditoriale, nella politica e nel governo.07-03-2011]

 

 

L LEONE SI è ADDORMENTATO (da almeno un decennio!) - "IL SOLE 24 ORE" FA IL CONTROPELO ALLE GENERALI E "CERTIFICA" CHE IL CASO GERONZI SOLLEVATO DALLO SCARPARO è SOLO UN PRETESTO: IL TITOLO In borsa ha perso il 40% a 5 anni e il 50% a dieci anni - Del resto come fai a guadagnare se su 320 miliardi di investimenti, ben 270 miliardi (un quinto del Pil italiano) stanno da sempre investiti in BTp e Bund tedeschi? - ANCHE il portafoglio partecipazioni da 5 anni ha rendimento negativo. colpa soprattutto della Telecom

Fabio Pavesi per "PLUS 24-Il Sole 24 Ore"

 

È, o meglio era, il titolo per eccellenza dei cassettisti di Piazza Affari. E Generali è tuttora la meta ambìta della finanza che conta. Il salotto buono dove i grandi protagonisti vogliono sedere. Quasi a tutti i costi. Ma sia per i piccoli risparmiatori che per i grandi soci, il Leone di Trieste non è stato granché munifico.

TITOLO SOLIDO, MA FERMO
Certo il titolo è solido, ma la sua marcia è stentata. Solo nell'ultimo anno ha perso il 4 percento. Poca cosa si dirà. Ma a tre anni la performance è negativa per il 42%; a 5 anni per il 40% e a 10 anni il titolo ha dimezzato il suo valore. Anni difficili per le borse e tutto il settore assicurativo europeo ha sofferto, ma la compagnia italiana non ha tenuto il passo di Piazza Affari. E non è che con l'incasso delle cedole sia andata granché meglio: il ritorno totale di un investimento in Generali è negativo del 43% a dieci anni contro un -19% della borsa.

 

Ovvio che con questi risultati i soci forti comincino a scalpitare. Prima l'affondo di Della Valle sulle partecipazioni addormentate, poi Leonardo Del Vecchio che ha lasciato in polemica il consiglio di amministrazione.

L'investimento in Generali del patron di Luxottica ha una minusvalenza potenziale di 350 milioni. Ma con perdite potenziali ci sono i Benetton che hanno le Generali in carico a 19 euro e la De Agostini che ha già lasciato sul terreno oltre 200 milioni. Solo Mediobanca e pochi altri grandi soci sono in attivo ai prezzi attuali di borsa. Ma cosa provoca l'apatia borsistica del colosso assicurativo?

Forse l'eccessiva prudenza nella gestione degli asset. Prudenza che, va sottolineato, ha salvato Generali dagli scivoloni di borsa occorse ad altri colossi europei che hanno pagato caro il portafoglio pieno di azioni negli anni della crisi.
Al contrario Generali - che siede su oltre 320 miliardi di attivi - è una sorta di forziere inattaccabile.

 

FORZIERE DI BOND
L'80% di questa montagna di denaro è investita in titoli governativi della zona euro. BTp italiani, Bund tedeschi e Oat francesi. Una bella garanzia di protezione del capitale che però ha sofferto dei tassi bassi degli ultimi anni. Gli analisti ora attendono un rialzo dei tassi come il grimaldello che può rifar salire Generali in borsa. Solo il 9% dell'intero attivo è investito in azioni. Ovvio che così ti ritrovi un portafoglio ultra-difensivo quando le borse cadono e al contrario non hai la possibilità di fare rendimenti a due cifre quando le borse salgono.

 

Solido forziere, ma senza grandi slanci. Il portafoglio immobiliare è l'altra garanzia di Generali: ha plusvalenze implicite per 5 miliardi e ogni anno sforna proventi medi per 600 milioni con un rendimento medio annuo, calcolato da R&S Mediobanca, attorno al 5 percento. La nota dolente è il portafoglio partecipazioni che negli ultimi tre anni non ha certo dato grandi soddisfazioni: il rendimento medio è più vicino all'1% che al 2 percento. Poca cosa.

 

Senza contare che il rendimento diventa negativo nell'ultimo quinquennio in virtù delle perdite per 372 milioni subite nel solo 2008. Lì pesa molto Telecom Italia e le svalutazioni sui valori di carico in Telco, la spa che controlla Telecom Italia e di cui Generali ha il 28 per cento. Una quota importante. Che pesa. 07-03-2011]

 

 

TUTTI GLI AFFARI (QUELLI BUONI E QUELLI CATTIVI) DELLO SCARPARO - DAI 240 MILIONI DI PLUSVALENZA SULLE AZIONI BNL NELL’ESTATE DEI FURBETTI DEL QUARTIERINO AI GUADAGNI CONTABILI SUL VALZER DEI PROPRI IMMOBILI con una plusvalenza contabile di 70 milioni - DAL GIOIELLINO TOD’S AL BUCO MILIONARIO SU RCS (107 milioni di svalutazioni finora), BIALETTI E PIAGGIO (altri 52 milioni di buco)...

Fabio Pavesi per "PLUS24 - Il Sole 24 Ore"

 

La sua Tod's macina profitti a ritmo da orologio svizzero da molti anni. Gli 86 milioni di euro di utile netto con cui l'azienda simbolo di Diego Della Valle ha archiviato il 2009 verranno con ogni probabilità surclassati nel 2010. Gli analisti si aspettano infatti utili superiori ai 100 milioni per l'anno appena chiuso. E il 2011 promette di fare altrettanto bene. Del resto Tod's non è una sorpresa. Dal 2005 il margine operativo lordo del gruppo viaggia costantemente ben sopra il 20% dei ricavi totali. Una redditività industriale di tutto rispetto.

IL GIOIELLO TOD'S
E Tod's scoppia di salute anche sul fronte patrimoniale con capitale netto per oltre 650 milioni e debiti finanziari ridotti al lumicino. Scoppia così tanto di salute che pochi mesi fa la famiglia ha deciso di collocare sul mercato un 10% del capitale a 76 euro. Con una plusvalenza plurimilioniaria da 230 milioni.

 

E così la famiglia è passata in parte alla cassa. E solo in parte. Non avverrà mai che mister Tod's si separi dalla sua creatura. Sta di fatto che nella Di.Vi finanziaria, una delle due accomandite di famiglia, il 53% di Tod's era in carico a fine 2009 a soli 369 milioni. Basti pensare che tutto il gruppo capitalizza in borsa oltre due miliardi di euro, per dare un'idea del valore inespresso in mano a Diego Della Valle.

 

LE SVALUTAZIONI FINANZIARIE
Ma accanto al Della Valle imprenditore, protagonista in questi giorni dell'attacco alla governance di Rcs e delle Generali e alla messa in discussione del ruolo di Cesare Geronzi, c'è anche il Della Valle finanziere. Il Della Valle che siede nei salotti buoni della finanza che conta, il Della Valle che fa affari al di fuori del mondo dorato della moda. E qui le cose, rispetto al gioiellino Tod's, vanno meno bene.

 

Tra le scommesse che sotto il profilo della "creazione del valore", o più prosaicamente dei guadagni dagli investimenti, hanno dato più di un grattacapo a Mr. Tod's c'è senza dubbio l'avventura in Rcs. Tra il 2007 e il 2008, la Diego Della Valle sapa, ha visto svalutazioni sui valori delle azioni Rcs per 107 milioni di euro. Soldi andati in fumo pur di sedere in cima al più importante quotidiano italiano.

 

Ma Della Valle non ha avuto fortuna neanche su Bialetti e Piaggio. Altri due investimenti finanziari che sono costati svalutazioni complessive per 52 milioni. Ora Piaggio ha recuperato tutto il terreno perso, mentre Bialetti è ancora in perdita per il portafoglio di Della Valle. Poca cosa ma tra il 2007 e il 2008 la Diego Della Valle & C. Sapa ha chiuso i bilanci con un "rosso" complessivo di 140 milioni. Fortuna che l'anno prima, il 2006, è arrivata la plusvalenza record da 240 milioni di euro sulle azioni Bnl, vendute a Bnp Paribas, dopo la contesa del 2005. Un colpo grosso che non si è più ripetuto.

 

Tengono bene invece con plusvalenze latenti gli investimenti in Mediobanca, in Safilo, in Poligrafici editoriale. Per non parlare di Marcolin, l'azienda di occhiali protagonista l'anno scorso della perfomance migliore a Piazza Affari e di cui Della Valle possiede il 20%, che è in carico alla DDv partecipazioni a soli 18 milioni contro i 54 milioni del valore attuale.

Altra plusvalenza implicita record per mister Tod's. Poi ci sono gli affari di passione che vedono Della Valle protagonista insieme a Montezemolo. Come la partecipazione nella lussemburghese Charme che ha in pancia Poltrona Frau, Ballantyne, e Gnv e che è reduce da tre anni di perdite per una ventina di milioni. O i treni veloci di Ntv ancora sulla rampa di lancio e che vedono in prima fila oltre a Montezemolo e Della Valle anche Punzo e Intesa.

 

C'è poi un tocco di cinema e spettacolo con Cinecittà e Italian Entertainment. Senza dimenticare la Fiorentina, in carico per 125 milioni. La squadra di calcio ha perso a livello di risultato operativo, dal 2005 al 2009, ben 370 milioni in parte compensati da proventi non caratteristici che però non bastano a colmare perdite nette per 37 milioni negli ultimi 5 anni.

 

IL VALZER DEGLI IMMOBILI
Ma Della Valle ha anche un altro modo di fare affari. Nel 2008 ha girato a se stesso, tramite il passaggio tra le sue due accomandite, propri immobili per un valore di 140 milioni. Ottenendo una plusvalenza contabile di una settantina di milioni. Era l'anno, guarda caso, delle perdite messe a bilancio su Rcs, Piaggio e Bialetti.

07-03-2011]

 

 

UN PALAZZO IN BELLAVISTA - LA CONTESA DEL MATTONE SU UNO STABILE ROMANO DA 120 MLN, TRA IL PATRON DI ACQUA MARCIA bellavista caltagirone E IL FONDO IMMOBILIARE DELLA CASSA DI RISPARMIO FERRARESE - SARÀ UN CASO CHE IL VENDITORE (ACQUA MARCIA) SIA UNO DEI PRINCIPALI DEBITORI DI CARIFE, PRIMO SOCIO (30%) DEL GESTORE (VEGAGEST) DEL FONDO? - E NEL PASTICCIACCIO BRUTTO FINISCONO IMPELAGATI 36MILA RISPARMIATORI…

Mario Gerevini per "CorrierEconomia - Corriere della Sera"

 

Trentaseimila risparmiatori, quelli che hanno i soldi all'ufficio postale. Hanno investito dopo aver sentito solo una parte della storia, l'altra no. Ed è quella più interessante. Loro sono i sottoscrittori del fondo immobiliare Europa 1 gestito da Vegagest, una società controllata da un gruppo di banche di cui la Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife) è da anni il dominus. Europa 1 sta litigando in tribunale con Francesco Bellavista Caltagirone per la compravendita di un immobile a Roma da 120 milioni. Un valore pari a oltre un terzo del patrimonio del fondo.

 

Il patron di Acqua Marcia vuole vendere e andare a rogito. Il fondo non vuole più acquistare perché l'immobile - dice - non è pronto come pattuito. Intanto il mancato incasso costringe Acqua Marcia, controllata da Bellavista, a chiedere ossigeno alle banche. Però questa è solo l'ultima parte, nota, della storia. Il collocamento Il punto è: come arriva un fondo per piccoli risparmiatori a decidere l'acquisto di un gigantesco immobile da 120 milioni?

 

Ed è un caso che il venditore (Acqua Marcia) sia uno dei principali debitori di Carife, primo socio (30%) del gestore (Vegagest) del fondo? Per capire partiamo dall'autunno 2004 quando le Poste e Carife collocano a 2.500 euro le quote del fondo immobiliare Europa 1 che investe in Italia e Paesi Ue. Il patrimonio iniziale è di 283 milioni. Due anni dopo viene quotato e oggi langue intorno ai 900 euro con pochi scambi.

 

Ma i risparmiatori possono continuare a sperare fino alla scadenza fissata a fine 2014, anche se alcuni, preoccupati hanno scritto ai siti dei consumatori. «Nel lontano 2004 mi sono recato in posta per investire 115 mila euro, sudore di 42 anni di servizio utile nello Stato, e mi hanno fatto sottoscrivere quote del fondo immobiliare Vegagest Europa 1» .

 

Un altro, nel 2004: «Mia suocera è andata in posta per rinnovare dei buoni postali e il direttore dell'ufficio le ha fatto sottoscrivere tutti i suoi risparmi (55 mila euro) nel fondo immobiliare Europa 1» . I finanziamenti Intanto in quegli anni alla Carife brilla la stella di Gennaro Murolo, intraprendente direttore generale che amplia (fin troppo disinvoltamente, dirà poi Bankitalia) gli orizzonti della banca e si scopre gran finanziatore di Bellavista Caltagirone e in particolare dei suoi alberghi siciliani. Tra l'ingegnere romano e il direttore ferrarese c'è grande sintonia.

 

Di Piazza Navigatori a Roma si parla per la prima volta in un consiglio di amministrazione di Vegagest nel 2007. Acqua Marcia sta costruendo un complesso misto direzionale e commerciale con parcheggi. Il dossier in Cda viene portato proprio da Murolo. L'ipotesi è che il fondo Europa 1 acquisti una fetta consistente di quel progetto. La prima bocciatura Presidente della sgr era, allora, Paolo Ranuzzi, un professore universitario di politica economica. La pratica Piazza Navigatori/Acqua Marcia non decolla, ma la pressione di Carife è forte.

 

Che cosa fa Ranuzzi? Chiede pareri tecnici. Henri Schmit, il manager che si occupa dei progetti speciali, boccia l'operazione. E anche Alberto Bollea, all'epoca responsabile dei fondi immobiliari, si schiera contro. I pareri esterni sono assai tiepidi: prezzo elevato (e pare fosse inferiore ai 120 milioni concordati due anni dopo), difficoltà di copertura finanziaria, eccessivo ricorso alla leva. Così il cda delibera di non procedere.

Per un po' non se ne parla, intanto Ranuzzi viene sostituito e qualcuno dice che paga l'opposizione a Murolo. A inizio 2009, due anni dopo, si torna a parlare di Piazza Navigatori. Il potere di Murolo è ai massimi, ma si intravede qualche crepa e Bankitalia sta avviando un'ispezione in Carife. L'«affare» con Bellavista ritorna sul tavolo di Vegagest.

 

Si accumulano carte e approfondimenti. L'operazione, però, sembra avere una sponsorizzazione «politica» più che tecnica. Tra i favorevoli i consiglieri Murolo, Felice Cirulli e il presidente di Vegagest Ermanno Rho. Freddi se non apertamente contrari i tecnici e i gestori (Bollea, diventato nel frattempo direttore generale, Massimo Morlotti, Salvatore Ciccarello, attuale amministratore delegato) e i consiglieri espressi dalla Cassa di San Miniato. Retromarcia Il 29 luglio 2009 la delibera passa, ma agli atti restano le perplessità del direttore generale Bollea: operazione rischiosa, non ci sono soldi, la leva finanziaria arriva pericolosamente vicino ai limiti consentiti da Bankitalia.

 

Esattamente come due anni prima. Bollea qualche mese dopo lascerà Vegagest. Dunque il fondo Europa 1 con i suoi 36mila sottoscrittori si impegna ad acquistare entro il 2010 per 120 milioni (25 li sborsa subito) l'immobile romano per il quale Bellavista Caltagirone garantisce un rendimento del 7%per sei anni. Per Carife, esposta con Acqua Marcia, è un bel sollievo. soldi del fondo, in teoria, potrebbero servire ad alleggerire la posizione. Ma nel cda che vara l'operazione (assente Ciccarello) Murolo dice: nessun conflitto d'interessi.

Lo stesso Murolo poche settimane dopo viene «dimissionato» e Carife, scossa dall'ispezione di Bankitalia, è informalmente e temporaneamente «commissariata» da Giuseppe Grassano, un banchiere d'esperienza apprezzato da Mario Draghi. Arriviamo così al 2010 con il contenzioso tra Acqua Marcia e Vegagest. Un giudice deciderà. Ma ai 36 mila rimarrà il dubbio che quell'operazione fosse pilotata e non nell'interesse del fondo.

 07-03-2011]

 

 

HUFFINGTON NEL POST-ERIORE! - OGGI SI PERFEZIONA LA VENDITA DEL SITO PER 315 MLN $ AD AOL, E L’INIEZIONE DI SOLDI PORTA UN BEL REGALO: IL TAGLIO DELLA REDAZIONE - NON SOLO, I BLOGGER CHE NON VOGLIONO Più SCRIVERE AGGRATIS, PREPARANO LO SCIOPERO. MA LA CRUDELE MILIONARIA HUFFINGTON LI SFIDA: “SCIOPERATE PURE, NESSUNO SE NE ACCORGERÀ. SCRIVERE PER IL POST VUOL DIRE VISIBILITÀ MASSIMA. SE QUALCUNO DECIDE DI ANDARSENE, TANTI SONO PRONTI A OCCUPARE QUEGLI SPAZI

1 - AOL HA COMPLETATO ACQUISIZIONE SITO HUFFINGTON POST...
(LaPresse/AP) - La Aol ha completato la sua acquisizione da 315 milioni di dollari dell'aggregatore di notizie americano Huffington Post. Aol, ditta pioniera nell'accesso dial-up a internet, sta cercando di proporsi come fornitore di notizie online e di altri contenuti. Si tratta della più grande acquisizione che la compagnia ha fatto sotto la direzione di Tim Armstrong, ex dirigente pubblicitario di Google assunto da Aol per mettere a punto una svolta. L'Huffington Post è uno dei 10 siti più importanti di notizie globali ed eventi in diretta, con oltre 27 milioni di visitatori mensili negli Usa.

 

2 - HUFFINGTON POST, LICENZIAMENTI IN ARRIVO. BLOGGER IN RIVOLTA...
Da "BlitzQuotidiano.it"

Prima è arrivata la vendita, affare da 315 milioni di dollari, al gigante dei media Aol. Ora arrivano i tagli di organico e la rivolta dei blogger. Per l'aggregatore di informazione Huffington Post, il momento non è decisamente dei più tranquilli.

Tutto è iniziato qualche settimana fa, quando la creatrice del sito, Arianna Huffington, ha deciso di vendere ad Aol: ai nuovi proprietari è bastato qualche giorno di studio dei bilanci per riunire la redazione e spiegare, per bocca dell'amministratore delegato Tim Armstrong, che ci saranno dei tagli.

 

In una prima fase, in realtà, si pensava solo a tagli amministrativi. Invece, per la redazione di Huffington Post è arrivata la doccia fredda: si licenzierà anche nella redazione. In tutto la macchina di Arianna Huffington occupa 143 persone, tutte pagate, secondo La Repubblica, sopra la media Usa.

Il nuovo scenario, però, non piace ai blogger, da sempre decisivi nel successo del sito grazie alla grande mole di informazione fornita a titolo gratuito. Due in particolare, Visual Art Source e ArtScene, minacciano lo sciopero e lo stop all'invio del materiale sperando che la loro protesta "contagi" gli altri fornitori di contenuti.

 

Le richieste dei blogger, spiega Repubblica, sono semplici: "Bill Lasarow, una delle menti dietro Visual Art Source, chiede di stabilire una tabella di retribuzioni per chi collabora col Post, al momento inesistente. Inoltre, chiede la dissociazione di contenuti forniti a titolo gratuito dalle inserzioni pubblicitarie e dai comunicati stampa".

Arianna Huffington, però, non fa una piega, si dice convinta che "il pagamento per i blogger sia la visibilità" e provoca: "Coraggio, scioperate, nessuno se ne accorgerà. Scrivere per il Post equivale ad andare in tv in un talk show di grande popolarità. Vuol dire visibilità massima. E se qualcuno decide di andarsene, sono in tanti pronti ad occupare quegli spazi".07-03-2011]

 

 

Obama evoca azioni Nato anti-Gheddafi: ‘Basta stragi’ - L’Europa congela i beni libici - Ma per ora vince il raìs - Gheddafi prepara la battaglia perfetta contro i ribelli di Sirte - Il Papa risponderà alle domande in tv - Ruby, Fli all’attacco: ‘No al conflitto d’attribuzione’ - Svendopoli a Roma, il giallo delle gare fantasma - La Francia conquista Bulgari - Berlusconi sotto i ferri

Il VELINO.IT

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "L'Europa congela i beni libici". E a sinistra: "Così saranno conciliati i tempi lavoro-famiglia". Editoriale di Beppe Severgnini: "Il fattore donne e il Paese". Al centro foto-notizia: "Il francese Arnault aggiunge Bulgari ai suoi gioielli" e "La benzina corre e arriva a 1,61. Un record storico". In taglio basso: "Il Papa risponderà alle domande in tv" e "Troppi laureati senza lavoro. Matricole in fuga dall'università".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "La Nato: pronti a fermare Gheddafi" e a sinistra: "Ruby, Fli all'attacco: ‘No al conflitto d'attribuzione' ". Editoriale di Maurizio Ferraris: "Il desiderio del Sultano e l'etologia della politica". Di spalla: "Il ritorno dell'8 marzo. Un futuro rosa è possibile". Al centro foto-notizia: "Università, crollano le nuove iscrizioni" e "Bulgari diventa francese, se ne va un altro marchio". In taglio basso: "Niente tv, ora è Internet a darci la buonanotte" e "La canzone di Grossman per il figlio caduto al fronte".

 

LA STAMPA - In apertura: "La Nato avverte Gheddafi". Editoriale di Lucia Annunziata: "Ma per ora vince il raìs". Di spalla: "Bulgari diventa francese" e "Ho fatto il testamento biologico". Al centro foto-notizia: "Benzina oltre ogni record: 1,56" e "Operazione alla mandibola, Berlusconi 4 ore sotto i ferri". A fondo pagina: "Masoch Italy".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "La Nato in campo per la Libia" e in taglio alto: " ‘Poche infrastrutture per il web, ma l'industria deve innovare' ", "Maxi riordino per le professioni della sanità" e "Lavoro e famiglia: spazio a part time e orari flessibili". Editoriale di Francesco Sisci: "Quattro assi per domare il dragone nuova Cina". Al centro la foto-notizia: "La Francia conquista Bulgari" e "Moody's boccia il governo greco". Di spalla: "8 marzo, la mimosa e il welfare" e "Quote rosa? Con le ali volano meglio". In taglio basso: "Lo sviluppo del sud, dal Gattopardo al Grande Fratello".

 

IL MESSAGGERO - In apertura: "Ultimatum a Gheddafi" e in un box: "Nuovi sbarchi a Lampedusa, l'allarme di Maroni". Editoriale: "L'onore dell'arma un bene prezioso". Al centro foto-notizia: "La fuga, l'inseguimento, l'omicidio: ecco gli ultimi istanti di Yara" e "Berluscono operato per quattro ore alla mandibola: è già a casa". In un box: "Otto marzo, inezie e lunghi coltelli". In taglio basso: "Bulgari diventa francese" e "Svendopoli a Roma, il giallo delle gare fantasma".

IL GIORNALE - In apertura: "Berlusconi sotto i ferri, il partito dell'odio fa festa". A sinistra: "Le toghe minacciano. E il pm Spataro guida la rivolta". Editoriale di Alessandro Sallusti: "Ricatto a mano armata". Al centro: "Libia, venti di guerra vera. Ultimatum Nato al raìs" e in box "La Cina ci compra, ci copia e ci chiude" e "Se il made in Italy ha perso i gioielli". A fondo pagina: "Il diritto alla vita e i diritti delle vita".

LIBERO - In apertura: "Il pistolero pistola". Editoriali di Vittorio Feltri: "Lo sciopero ad personam" e Maurizio Belpietro: "Le domande scomode che irritano Fini". Al centro la foto-notizia "Silvio si è fatto la dentatura nuova". A fondo pagina: "La famiglia Bocchino costa 9 milioni l'anno".

 

IL TEMPO - In apertura: "Gheddafi resiste e noi paghiamo".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Gheddafi prepara la battaglia perfetta contro i ribelli di Sirte". In apertura a destra: "Pattugliare la Tunisia. La Lega lo vuole, il Cav lo chiederà all'Europa". Al centro "Alla sbarra francese".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "La metà che manca". Di spalla: "Obama evoca azioni Nato anti-Gheddafi: ‘Basta stragi' 08-03-2011]

 

 

UDC, UnIONE DI CALTA! (A ciascuno il suo conflitto di interessi) - La Regione Lazio sta per dare il via libera alla cementificazione di diverse aree naturali protette, a ridosso delle quali operano le ruspe dell’immobiliarista Roberto Carlino, caro a Caltariccone, già rivenditore del “Quartiere Caltagirone” e di altre lottizzazioni romane - La decisione verrà presa dalla commissione Ambiente presieduta, indovinate un po’, dallo stesso Carlino in quota Udc! - Non è finita: assessore regionale all’Urbanistica è il casiniano di ferro Ciocchetti… -

Marco Sarti per "Linkiesta.it"

Roberto Carlino non vende sogni, ma solide realtà. Il presidente di Immobildream Spa lo ricorda spesso ai telespettatori che da anni assistono i suoi monologhi/spot sulle reti Mediaset. A scanso di equivoci, la Regione Lazio guidata da Renata Polverini si appresta a fornire al re del mattone della Capitale un'ulteriore dose di concretezza. Sotto forma di un nuovo Piano Casa.

 

Un progetto - già approvato dalla Giunta - che per la prima volta renderà possibili «interventi di ampliamento, ristrutturazione, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, cambiamento di destinazione d'uso da non residenziale a residenziale», anche nei Parchi Regionali.

 

I palazzinari romani festeggiano. Anche perché il provvedimento - i consiglieri torneranno ad esaminare il testo la prossima settimana - quasi sicuramente non incontrerà ostacoli in commissione Ambiente. Il motivo è semplice: il presidente dell'assemblea è lo stesso Roberto Carlino, eletto l'anno scorso alla Pisana sotto le insegne dell'Udc. E sempre dell'Udc è l'assessore all'Urbanistica della Regione Luciano Ciocchetti, il proponente del nuovo Piano Casa. Quando si dice il caso.

Il presidente di Immobildream respinge l'accusa di conflitto di interesse. Anzi, quando la scorsa estate si è alzato un polverone sulla sua nomina alla presidenza della commissione Ambiente, si è persino stupito. Il re della cementificazione capitolina a difesa del verde pubblico. E allora? «L'unico motivo di tutte queste polemiche - si è sfogato in quei giorni - È che io sono uno famoso».

Del suo ruolo di costruttore, del resto, il politico Carlino non ha mai fatto mistero. Anzi, ha provato persino a trarne vantaggio. Come durante la campagna per le elezioni europee del 2009. Nei mesi prima del voto, Roma fu tappezzata di manifesti. Lo slogan, un raffinato gioco di parole: «Carlino, Uno Di Casa».

Più di venticinquemila preferenze non furono sufficienti per trasferirsi a Strasburgo. Bastarono, però, per una candidatura alle successive regionali. Al partito di Pierferdinando Casini, il costruttore è arrivato dopo un passato nella Dc e in Forza Italia. Un'adesione non del tutto disinteressata, insinuano le malelingue. Nata da un'attrazione non tanto per la figura del leader centrista. Quanto per quella del suocero, il collega del mattone Francesco Gaetano Caltagirone.

Il nuovo Piano Casa della Regione Lazio. Secondo un dossier di Legambiente, le aree naturali protette che saranno soggette agli interventi di edilizia sono numerose. Si tratta anzitutto dei Parchi provvisti di Piano d'Assetto. Di questa categoria fanno parte le riserve naturali di Monte Mario, dell'Insugherata e della Tenuta dei Massimi. Aree che la Immobildream conosce bene. A ridosso di due di queste tre realtà, infatti, le ruspe di Carlino stanno già operando.

 

Sul sito internet della società immobiliare è possibile consultare le offerte. Il Centro residenziale "Case e Campi", ad esempio. Alla periferia Nord della Capitale. «Realizzato per voi in via Carlo Gherardini - si legge - fuori dal caos cittadino, nel verde di una campagna da sempre celebrata come una delle più rigogliose». L'ubicazione? «Subito a ridosso del parco dell'Insugherata».

 

Altre offerte immobiliari sorgono attorno alla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi, vicino via Portuense. Da una parte i centri residenziali lungo l'autostrada Roma-Fiumicino. Dall'altra «il delizioso complesso residenziale» in zona Casetta Mattei.

Le aree protette dove presto sarà possibile "operare" sono molte di più. Secondo lo studio di Legambiente, il nuovo Piano Casa della Regione autorizza interventi anche in alcuni Parchi sprovvisti di Piano d'Assetto. Tra questi ci sono le Riserve Naturali di Decima Malafede e della Marcigliana e il Parco di Bracciano. Inutile dire che anche qui ci sono offerte della Immobildream già nelle vicinanze (è il caso del "quartiere Caltagirone" e del centro residenziale "Attici" a Prima Porta).

 

Ma è vicino al Lago di Bracciano che il consigliere Udc ha dato il meglio di sé. Nel comune di Monterosi - di cui fanno parte 90 ettari del Parco Regionale - Carlino ha costruito "Terre dei Consoli". Il fiore all'occhiello della sua azienda. Un parco residenziale edificato interamente all'interno di un campo da golf. «Nel dolce paesaggio collinare dell'Alto Lazio - si legge nella presentazione - In una natura rigogliosa e ancora incontaminata». Ancora.

 08-03-2011]

 

 

SIAMO UOMINI O GENERALI? - E mentre si avvicina per il Leone il consiglio sul bilancio in calendario il 16 marzo, appuntamento che vedrà di nuovo faccia a faccia lo scarparo e Gerovital, sulla "piazza mediatica" circolano i più svariati rumor. Un’agenzia ieri riportava fra l’altro che alcuni soci privati sarebbero intenzionati a chiedere un audit interno a Geronzi - tarak e bolloré contro della valle

S. Bo. per il "Corriere della Sera"

 

Tarak Ben Ammar difende il presidente delle Generali Cesare Geronzi: «Le accuse di Diego Della Valle sono infondate» . Il consigliere di Mediobanca vicino al socio francese Vincent Bolloré (che è anche vicepresidente del Leone) è intervenuto ieri dopo l'ultimo affondo dell'imprenditore Della Valle, che domenica in un'intervista a Lucia Annunziata è tornato sui temi Generali e Rcs, accusando il presidente della compagnia triestina di «fare in Rcs un uso improprio del suo piccolo potere» .

 

Ben Ammar dice che «Geronzi non ha utilizzato questo suo potere in Generali per comandare su Rcs, è uno fra tanti» . Ma aggiunge anche che Della Valle su un punto «ha ragione: credo sia stato sbagliato mettere tutto sulla pubblica piazza mediatica. Sarebbe stato meglio parlarne in consiglio»

 

E facendo riferimento a uno dei temi che negli ultimi tempi ha percorso la «piazza mediatica» , ieri un portavoce delle Generali è intervenuto sulla «Torre Generali» in Francia, oggetto di varie ipotesi e indiscrezioni di stampa che lo hanno messo in relazione anche alle recenti dimissioni di Leonardo Del Vecchio.

 

Da Trieste si precisa che nell'area della Defense a Parigi «Generali non ha fatto alcun investimento e possiede attualmente solo un immobile di 8 piani per 11 mila metri quadrati, entrato a far parte delle proprietà del gruppo nel 2004» .

Il portavoce smentisce poi che nell'area siano stati realizzati investimenti per 500 milioni: «Dal 2006 è stato sviluppato un progetto per la valorizzazione di tale attivo che prevedeva la demolizione dell'edificio esistente e la costruzione di una torre di 46 piani. Progetto che però, in seguito alla crisi dei mercati del 2008, non è stato realizzato» .

 

E mentre si avvicina per il Leone il consiglio sul bilancio in calendario il 16 marzo, appuntamento che vedrà di nuovo faccia a faccia Della Valle e Geronzi, sulla «piazza mediatica» circolano i più svariati rumor. Un'agenzia ieri riportava fra l'altro che alcuni soci privati sarebbero intenzionati a chiedere un audit interno a Geronzi. Voce che gli azionisti privati in consiglio smentiscono senza riserve dicendo di non averne mai sentito parlare. Qualcuno per sovrappiù ricorda l'esistenza e il lavoro compiuto dal comitato di controllo interno presieduto da Alessandro Pedersoli.08-03-2011]

 

 

GIù LE MANI DA BEBé! (VELENI TELECOM) - IL VISPO AZIONISTA FOSSATI VORREBBE SILURARE IL DUPLEX BERNABÈ-GALATERI, MA I RIVALI ZOPPICANO - SENTINELLI, NEMICO DI TRONCHETTI, NON È APPOGGIATO DAL LEONE DI TRIESTE - WATERLOO-LUCIANI È NEL MIRINO DELLA PROCURA PER LE SIM FALSE - non si esclude che IL 9 APRILE il cda Telco venga fatto slittare di qualche giorno per dar tempo ai rappresentanti di Generali, Mediobanca e Intesa di trovare la quadra... Giovanni Pons per "la Repubblica"

 

Si scalda l´atmosfera intorno al rinnovo dei vertici e dell´intero consiglio di amministrazione della Telecom. A tre giorni dalle riunioni chiave del comitato nomine di Mediobanca e del successivo cda di Telco da cui dovrà uscire la lista del socio di maggioranza, cominciano a trapelare i primi nomi e organigrammi.

L´attuale ad Franco Bernabè sarebbe riconfermato nella funzione di capo azienda ma alcuni soci vorrebbero dare un segnale di discontinuità rispetto al passato. Ecco allora che allo scoperto esce Marco Fossati, azionista con il 5% di Telecom che avrà diritto a due posti in consiglio, e che ieri ha buttato lì l´idea di Bernabè presidente esecutivo con tre direttori generali per le aree geografiche di competenza: Italia, Brasile e Argentina.

 

A fare le spese di questa nuova organizzazione sarebbe l´attuale presidente non operativo Gabriele Galateri che verrebbe estromesso, per far posto a uomini che stanno già all´interno del gruppo. Ma anche Bernabè non gradirebbe questa soluzione anche perché i manager che si vorrebbero far crescere non sono di suo gradimento.

Mario Sentinelli, per esempio, uno dei papabili, era stato proposto nel cda Telecom quando uscì il rappresentante del gruppo Benetton, anche se non ha un curriculum all´altezza del ruolo. Sentinelli si era costruito una reputazione come propulsore dello sviluppo di Tim dei primi anni 2000 ma poi sono rimaste ombre sulla sua uscita tumultuosa dal gruppo nel 2005, in seguito a una brusca rottura con l´allora presidente Marco Tronchetti Provera.

 

Si è solo saputo che a carico del manager era stata commissionata un´indagine della security interna, allora guidata da Giuliano Tavaroli, dal nome in codice "Garitta", i cui contenuti non sono mai venuti alla luce. Negli ambienti finanziari si ipotizzava che la dipartita di Sentinelli fosse legata alla storia di un´altra società di tlc, tuttora quotata in Borsa, di nome Acotel e partecipata anche da Intesa Sanpaolo.

Sentinelli al momento del suo ingresso nel cda Telecom era presidente di Onda Communications, società fornitrice di chiavette il cui amministratore delegato è Michelangelo Agrusti, fratello del più noto Raffaele, l´attuale direttore generale del Leone di Trieste. Generali però al momento non sembra disposta ad avallare un ruolo operativo di Sentinelli nel gruppo Telecom. La Onda ha ricevuto molte commesse dalla società di tlc sia quando il capo delle attività italiane nel mobile era Luca Luciani, sia quando quest´ultimo fu trasferito alla guida di Tim Brasil.

 

Luciani è anche al centro dell´inchiesta portata avanti dalla procura di Milano sui milioni di sim card false che erano state prodotte da Tim nel periodo in cui era a capo della divisione incriminata. Tra i soci forti di Telecom, comunque, non c´è ancora accordo su nomi e cariche da portare all´assemblea del 9 aprile e a questo punto non si esclude che il cda Telco venga fatto slittare di qualche giorno per dar tempo ai rappresentanti di Generali, Mediobanca e Intesa di trovare la quadra.08-03-2011]

 

 

CHI VUOLE I RESTI DI LIGRESTI? - I FRANCESI DI Groupama non hanno né la disponibilità, né l´intenzione di scucire quel miliardo di euro necessario a comprare la catena Ligresti in Borsa - ma c´è da scommettere che la famiglia siciliana sia in cerca di opzioni alternative - Una è vendere la Milano Assicurazioni, che vale sui 700 milioni ed è scritta nel bilancio Fonsai a 1.300 - AZEMA INCONTRA LIGRESTI - calo in borsa...

1 - LIGRESTI CHIUDE IN NEGATIVO...
(MF-DJ) - Chiudono in borsa con il segno meno Fonsai (-2,07%) e sul Ftse Italia Mid Cap Premafin (-0,13%).

 

2- PREMAFIN: AZEMA INCONTRA LIGRESTI, 'TUTTO BENE, SONO SODDISFATTO'...
Radiocor - 'Va tutto bene, sono soddisfatto'. Cosi' a Radiocor Jean Azema, amministratore delegato di Groupama, all'uscita di una delle sedi del gruppo Ligresti a Milano al termine di un incontro.

3 - SCOMMESSA OPA SULLA GALASSIA LIGRESTI...
Andrea Greco per "la Repubblica"

Comprare la galassia Ligresti, come ci fosse un´offerta in arrivo, o forse più d´una. Al rientro dei titoli della galassia Ligresti, dopo che la Consob ha imposto a Groupama la doppia Opa su Premafin e Fondiaria-Sai se vuole ricapitalizzare nella holding, gli investitori sommergono di acquisti le controllate. Dopo un breve calo nell´avvio, Fonsai sale dell´8,61% a 7,255 euro, con quasi il 6% del capitale girato. La Milano guadagna il 5,26% a 1,22 euro con volumi quadrupli, trascurata Premafin (+0,68% a 0,745 euro).

 

L´impressione dei più saggi è che ci sia il rischio di scottarsi, perché un happy end tipo quello riservato agli azionisti Bulgari da Lvmh non si vede neanche da lontano. La differenza la fanno i miliardi, di cui dispone monsieur Arnault, mentre Groupama non ha né la disponibilità, né l´intenzione di scucire quel miliardo di euro necessario a comprare la catena Ligresti in Borsa. «Al momento non è prevista nessuna riunione del cda», ha detto una portavoce di Groupama, che ieri ha subito da Fitch il ribasso di prospettive da "stabili" a "negative", per «il deterioramento della redditività del gruppo e dei requisiti patrimoniali, così come il difficile contesto».

Groupama, che non intende ritirarsi dall´avventura, sta ragionando coi propri legali su come rifilare il testo del patto di ottobre con i Ligresti, per poi sottoporre un nuovo quesito sull´eventuale Opa in Consob. Un patto più "leggero", magari senza il divieto di vendita biennale della famiglia siciliana azionista; o all´opposto un rafforzamento dell´altro patto, quello tra i Ligresti (è solo di consultazione e scade a giugno). Se i Ligresti per esempio votassero in comune, sarebbe più difficile ai francesi spostare gli equilibri futuri nel gruppo.

 

Le morning note degli analisti avevano scritto di tutto, lasciando spazio a ogni scenario: ritirata dei francesi, loro rilancio in forze, "piano B" delle banche creditrici, vendita di parti del gruppo Fonsai per avere i 150 milioni che Groupama ha promesso di mettere in Premafin.

 

Di certo, sia Premafin sia Fonsai devono ricapitalizzare, per rispettare i ratio patrimoniali chiesti dall´Isvap, che ha in corso da settembre un´ispezione; ma i Ligresti non hanno i fondi per seguire gli aumenti, già votati dalle assemblee previa delega ai due cda (in agenda, per i bilanci, il 23 e 24 marzo).

Formalmente la palla è in campo francese; ma c´è da scommettere che la famiglia siciliana sia in cerca di opzioni alternative, perché l´ipotesi che Groupama si sfili e i Ligresti debbano diluirsi e perdere il controllo assoluto senza riceverne un premio sarebbe la peggiore per la famiglia siciliana. Le alternative più possibili sono due. Una è vendere la Milano Assicurazioni, che vale sui 700 milioni ed è scritta nel bilancio Fonsai a 1.300. Una perdita sanguinosa per il conto economico, ma un beneficio patrimoniale che farebbe guadagnare un po´ di tempo.

 

Su uno scenario del genere - che spiega l´oscuro volo del titolo ieri, senza che la Consob avesse compreso Milano nelle offerte a cascata - si starebbe esercitando Banca Leonardo, con Gerardo Braggiotti da tempo molto attivo per ottenere un mandato dall´ex socio Ligresti. L´altra alternativa è tornare dai grandi creditori della galassia Ligresti. Unicredit e Mediobanca in primis, anche se non hanno voluto fin qui avere alcun ruolo (la prima più per ragioni "politiche", l´altra perché in conflitto). E sperare che le banche italiane comprino le azioni inoptate, per poi decidere il destino dei Ligresti. Un´operazione tipo quella vista sul gruppo Zunino. 08-03-2011]

 

 

Riassetto al vertice in casa Telecom - I ribelli a Gheddafi: hai 72 ore - Bloccati 45 miliardi libici - Carriere separate e Csm sdoppiato, se è così va bene anche a Fini - Il governo frena la legge sulle quote rosa in azienda - Napolitano: basta donne oggetto - C’è Bocchino dietro lo scandalo Noemi - Le gare fantasma nella Capitale, case svendute da Termini al Colosseo...

Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "I ribelli a Gheddafi: hai 72 ore". In taglio alto la foto-notizia: "Il governo frena la legge sulle quote rosa in azienda". Editoriale di Piero Ostellino: "La profezia di Oriana". Di spalla: "Riassetto al vertice in casa Telecom". Al centro: "Giustizia, la bozza al Quirinale. Aperture da finiani e Udc". In taglio basso: " ‘Ma quale Bat-casa, è una montatura' ".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "Giustizia, ecco la riforma". Editoriale di Barbara Spinelli: "Le procure sotto tutela". Di spalla la foto-notizia: "Libia, l'ultimatum dei ribelli. ‘Gheddafi salvo se se ne va' ". Al centro: "Napolitano: basta donne oggetto. Il governo blocca le quote rosa" e "L'allarme di Bankitalia: ‘Sale il debito delle famiglie' ". In taglio basso: "Bulgari, i gioielli e le attrici. ‘Ho venduto la Dolce vita' ".

LA STAMPA - In apertura: "Napolitano: basta donne oggetto" e a sinistra: "I ribelli a Gheddafi: ‘Via entro 72 ore'. Ma lui li bombarda". Editoriale di Marcello Sorgi: "La politica del cortile di casa". Di spalla: "Chi si laurea guadagna meglio", "La scuola è il segreto del successo" e "Studiare è più utile che mai". Al centro: "Giustizia, passa la linea morbida" e in un box: " ‘Prestiti boom e meno soldi' ". A fondo pagina: "La divorziata".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Bloccati 45 miliardi libici" e in taglio alto: "Napolitano: basta donne oggetto. Sulle quote rosa il governo frena". Editoriale di Martin Wolf: "L'Euro scalerà la montagna dei debiti". Di spalla: "Alla segretaria dell'avvocato le stesse tutele dell'industria". In taglio basso: "Sui premi di produttività accordi territoriali-quadro" e "Banca del Mezzogiorno: per le Popolari l'obiettivo è il 60 per cento".

IL MESSAGGERO - In apertura: "Azione penale, obbligo ridotto" e a sinistra: "Libia, gli insorti: Gheddafi lasci o sarà processato". Editoriale: "La speculazione all'ombra del raìs". Al centro foto-notizia: "Roma, niente miracolo in Champions: perde ancora e va fuori" e "Le gare fantasma nella Capitale, case svendute da Termini al Colosseo". In taglio basso: "Abusa di una paziente sotto anestesia" e "Io, Nino, lo ‘smemoriato' ".

 

IL GIORNALE - In apertura: " ‘Sistemiamo zietto Silvio e i suoi fan' ", con editoriale di Alessandro Sallusti. Al centro la foto-notizia: "C'è Bocchino dietro lo scandalo Noemi" e " ‘La camorra nel Pd ha ucciso mio fratello' ". Di spalla: "Se la Nato chiama non possiamo tirarci indietro". A fondo pagina: "Il Tiranno prezzemolino la mascotte dell'8 marzo".

 

LIBERO - In apertura: "Vogliono colpire Letta", con editoriale di Maurizio Belpietro. Al centro la foto-notizia: " ‘Spiego io perché Bocchino è in bambola' " e "Occhio, il beduino mira a fregarci". Di spalla: "Che festa penosa l'8 marzo delle sinistrate". A fondo pagina: "L'Italia strangola le imprese, la Cine se le pappa".

 

IL TEMPO - In apertura: "La Padania beduina". Al centro la foto-notizia: "Il Papa diventa multimediale".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Carriere separate e Csm sdoppiato, se è così va bene anche a Fini". In apertura a destra: "Riad ha speso 100 miliardi di dollari per esportare il wahabismo". Al centro "DAT, appello di Bondi e Manconi".

 

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Il governo rovina la festa". In taglio alto: "Il rimpasto dell'impunità". A fondo pagina: "Non si spenga la scuola, luce del futuro".

 09-03-2011]

 

 

1- LA PRESA DI POTERE DI RE BERNABÉ (SI VEDE PROPRIO CHE GERONZI È IN DEMOLIZIONE) - 2- DALLA MEDIOBANCA DI NAGEL & PAGLIARO, DA SEMPRE FEDELI ALLEATI DI BEBÉ NELLA GUERRA ALL’"ABUSIVO DEI COLLI LAZIALI" (COPY DELLA VALLE) GEROVITAL GERONZI, FILTRA AL CORRIERE DI MUCCHETTI LA GRANDE SVOLTA SUL POTERE TELECOM: BERNABÉ PRESIDENTE ESECUTIVO CON DELEGHE E DUE PROCONSOLI FIDATISSIMI AL FIANCO: UNO RESPONSABILE DELL’ITALIA, MARCO PATUANO, E L’ALTRO DEL BRASILE, LUCA LUCIANI -

Massimo Mucchetti per Corriere della Sera

 

L'inizio della Svolta è cominciato ieri quando da Mediobanca è filtrata la proposta di un nuovo organigramma per Telecom Italia con Franco Bernabé presidente con deleghe e due proconsoli, con la qualifica di amministratori delegati o di direttori generali si vedrà nei prossimi giorni: uno responsabile dell'Italia, Marco Patuano, e l'altro del Sudamerica, Luca Luciani.

 

Il progetto di rinnovamento del vertice verrà sottoposto allo stesso Bernabé al suo ritorno dagli Stati Uniti dove al momento è impegnato nel road show con gli analisti sul preconsuntivo 2010 e sul piano industriale.

Il consiglio di amministrazione di Telco, la holding che controlla il 22,45%dell'ex monopolio dei telefoni, slitta dunque di qualche giorno. Che questo nuovo equilibrio sia un depotenziamento dell'amministratore delegato in scadenza ovvero una conferma della sua leadership in forme nuove dipende dall'effettiva assegnazione dei poteri.

 

Certo è che le decisioni stanno maturando all'ultimo momento e rappresentano una sintesi faticosa tra l'obiettivo di dare un segnale di rinnovamento ai mercati finanziari e l'esigenza di dare continuità al management dopo la lunga stagione di instabilità e di invasioni di campo da parte della politica, seguite alla privatizzazione.

Del resto, era stato faticosissimo anche pervenire alla nomina dello stesso Bernabé e di Gabriele Galateri alla presidenza nel 2007. Il timore è che la storia si ripeta. In effetti, nelle scorse settimane era venuto dalle parti di Palazzo Chigi un malcelato fastidio per i successi de «La 7» e per il rigore aziendalistico di Bernabé sull'infrastruttura fissa, la cui segregazione in una società autonoma da Telecom sarebbe gradita a Mediaset a sua volta interessata ad aver voce in capitolo su tutte le piattaforme tecnologiche atte a diffondere la pubblicità televisiva.

 

Si era perfino fatto, imbarazzando la persona, il nome di Francesco Caio, uomo di formazione McKinsey e consulente del governo, per un dopo Bernabé anticipato sotto l'egida del ministero dello Sviluppo economico.

A suo tempo, da presidente di Mediobanca, lo stesso Cesare Geronzi premeva per un cambio della guardia, irritato per le indiscrezioni su una possibile fusione tra Telecom e Telefonica, peraltro in origine assai ben vista dai manager di piazzetta Cuccia.

Ma nelle decisioni di questi giorni pesano maggiormente le ragioni dei soci eccellenti. Il punto di partenza è il titolo. Dal 3 dicembre 2007, inizio dell'attuale gestione, al 7 marzo 2011, il total return annuo medio per gli azionisti (variazioni del titolo più dividendi) è stato negativo per il 14,25%. Nello stesso periodo, il total return della Borsa italiana ha perso il 12,18%e quello dell'indice europeo delle telecomunicazioni il 3,4%.

 

La precedente gestione dal primo agosto 2001 al 16 settembre 2006, aveva dato un total return annuo negativo per il 6,96%, con una Borsa che tra variazione del listino e monte dividendi guadagnava il 3,82 e un settore europeo della telecomunicazioni che perdeva il 2,75%.

La gestione di Marco Tronchetti Provera ha pagato dividendi sopra la media, ma nel periodo l'impresa Telecom ha aumentato il suo debito finanziario netto dai 24,5 miliardi di metà 2001 ai 37,2 di fine 2006 per effetto delle Opa parziali su Olivetti e su Tim, fatte per poter procedere alle fusioni delle due con Telecom.

In tre anni, la gestione Bernabé ha tagliato il debito a 31,4 miliardi, salvaguardando i margini, limando un po' gli investimenti e, soprattutto, dimezzando i dividendi. E questo si è riflesso sul titolo. Ma Telco vuole di più. Dopo una prima, contenuta svalutazione, Telco ha in carico le azioni Telecom a 2,2 euro quando quotano la metà.

 

La fairness opinion di una primaria banca internazionale -si dice sia Lazard -non dà più molto conforto. Un tale valore di carico si giustificherebbe solo se includesse un proporzionale premio di maggioranza ovvero se rappresentasse l'attualizzazione dei flussi di cassa futuri nel presupposto di conservare la partecipazione per un lunghissimo periodo.

Ma i fatti insidiano le opinioni. Telco pagò un premio di maggioranza del 30%, che oggi porterebbe il fair value delle sue Telecom attorno agli 1,5 euro, e non si ha notizia di transazioni comparabili a prezzi davvero migliori. E poi le Generali hanno chiarito che, per loro, Telecom è un'azienda ottima ma non una partecipazioni strategica. I patti parasociali di Telco sono infine non lontani dalla scadenza.

 

Tre anni fa gli analisti chiedevano il colpo d'ala: la fusione con British Telecom oppure con Telefonica, la vendita di Tim Brasil per reinvestire nell'Est Europa, lo scorporo della rete e la sua cessione parziale per ridurre il debito. Bernabé ha resistito a queste sirene. E ha lavorato al taglio dei costi, a ricostituire un rapporto con i regolatori e ora, sulla rete, anche con la Cassa depositi e prestiti.

Non sono mancati errori di marketing in Italia, specialmente nel mobile, il cui rimedio, annotano gli analisti di Mediobanca, si rivela più faticoso del previsto. La conservazione dei margini consolidati sugli 11,5 miliardi a fronte di un fatturato che soffre di un calo in parte naturale resta un risultato tutt'altro che ovvio. Ma saranno sostenibili nel tempo questi margini?

 

Per quanto il Sud America, finalmente normalizzato, rappresenti la miglior acquisizione possibile per una Telecom indebitata, la diversificazione geografica rimane largamente inferiore a quella di altre major. I due country manager dell'Italia e del Sud America dovranno fare di necessità virtù e spremere ancor meglio il limone. Ma chi guarda lontano sa che la sfida strategica sarà quella regolatoria su scala globale con Google, Apple, Facebook, Twitter, Skype e le legioni di applicatori che vengono ospitati sugli smartphone.

Le compagnie di telecomunicazioni stanno perdendo irrimediabilmente terreno nei servizi a valore aggiunto, che 10 anni fa rappresentavano la loro nuova frontiera, e si vedono erodere anche il traffico voce da "usurpatori"che si avvalgono delle loro reti, architrave del protocollo Internet, ma non pagano né fanno pagare i loro clienti-applicatori assorbendo, in compenso, crescenti capacità trasmissive. Sarà questa la partita di Bernabé, da poco presidente mondiale degli operatori mobili? 09-03-2011]

 

 

1- UNICREDIT, LA BANCA PREFERITA DALLA SINISTRA BANCARIA, HA UN PROBLEMA CON IL PAGLIACCIO DI TRIPOLI E CON L’EREDITà DELLA FASTOSA ERA PROFUMO. SE NE ACCORGE PERFINO IL CORRIERE, PER ANNI MASSIMO CANTORE DELLE GESTA INTERNAZIONALI DI ARROGANCE - 2- LA LEGA DELLE MANI PULITE, DELLA COSA PUBBLICA AMMINISTRATA IN NOME DELLA "NOSTRA GENTE", SI GENUFLETTE ANCORA UNA VOLTA AL CAINANO E Dà IL VIA LIBERA ALL’ENNESIMA VENDETTA LEGISLATIVA, DETTA DAL BANANA-CLUB "RIFORMA DELLA GIUSTIZIA" - 3- QUALCHE ANIMA PIA PUò CHIEDERE A MARIOPIO CALABRESI PERCHè "LA STAMPA" NON SI OCCUPA DELL’INCHIESTA DI WOODCOCK E NON NOMINA INVANO IL NOME DI BISIGNANI - 4- L’EX PM DE MAGISTRIS: "BISIGNANI? IL DETONATORE FINALE. LE INDAGINI SU DI LUI INCISERO SULLA FINE DELLA MIA CARRIERA". SE è PER QUESTO, ANCHE LE INDAGINI SU UN CERTO SCARPELLINI DA SAN MARINO, AMICONE DI PRODI, INCISERO SULLA SUA CARRIERA -

a cura di Minimo Riserbo e Falbala' (Special guest: Dj Wise)

 

1 - POTERI CORTI IN MANOVRA...
Mentre parte l'assalto al potere di Gerovital Geronzi-Letta-Berlusconi, il contro-asse Bazoli-Tremonti-Mediobanca intronizza al volo sul seggiolone di Telecom Berna-bebe'. Basta leggere il pezzo bomba di Mucca pazza Mucchetti sul Corriere delle banche (creditrici): "Riassetto al vertice in casa Telecom" (p. 1 e non P4, fare attenzione). Sono in arrivo due country manager di casa Bernabé, uno per l'Italia e uno per l'America Latina.

 

2 - PROFUMO DI BANCA TOGNI...
Ma incredibilmente oggi si scopre che non tutti i soci sono uguali! E Unicredit, la banca preferita dalla sinistra bancaria, ha un problema con il Colonnello Togni di Tripoli e con l'eredita' della fastosa era Profumo. Se ne accorge perfino il Corriere, per anni massimo cantore delle gesta internazionali di Arrogance. "Scatta il blocco, congelate le quote Unicredit. Il giallo del governatore della banca centrale libica, Bengdara. Persi i contatti. Non sarebbe più' in Libia" (p. 8). Come sono ingrati i giornalisti economici.

 

3 - NESSUNO LO PUO' GIUDICARE...
La Lega del perbenismo, delle mani pulite, della Cosa pubblica amministrata in nome della "nostra gente", del crocefisso nelle scuole e di tante altre belle cose si genuflette ancora una volta al CaiNano e da' il via libera all'ennesima vendetta legislativa. "Bossi: "Ok la riforma della giustizia. Oggi Alfano la illustra al Quirinale" (Repubblica, p. 10). "Carriere separate, doppio Csm per pm e giudici, limiti all'obbligatorieta' dell'azione penale" (p. 11).

 

Il Pompiere della Sera osserva compunto, in attesa di capire se cotanta riforma potra' tornare utile ai suoi molti azionisti che vantano problemi con la giustizia. Nel dubbio, ci sottolinea "le aperture di Udc e Fli" (p. 10). Sorpasso a destra sulla Stampa: "Niente norme ad personam e intercettazioni meno dure. La linea morbida del premier. Equilibrio e moderazione per il passaggio centrale della legislatura" (p. 8). Contenti loro, contenti tutti.
Intanto, casualmente, la Camera salva dai loro processi Gambadicemento Lunardi e la Pecorara Scania.

 

4 - UN, DUE, TRE PIQUATTRO!...
Oggi da Napoli penoso pezzo di Repubblica, che cerca di recuperare dopo le minkiate pubblicate ieri. L'articolo odierno sembra scritto da Gatto Silvestro (p. 13). Chiedere invece a Mariopio Calabresi perche' la Stampa non si occupa dell'inchiesta di Woodcock e non nomina invano il nome di Bisignani. Invece sul Giornale di Sallustioni ecco una bella notiziuola: "Sulla fantomatica loggia P4 i pm perquisiscono Micheli. Il finanziere ex Fastweb finisce nell'inchiesta per un appalto da nove milioni di euro sulla security di Palazzo Chigi" (p. 3).

 

Anche i 9 milioni sono fantomatici? Sul Cetriolo Quotidiano il grande Antonio Massari intervista l'ex pm De Magistris: "Bisignani? Il detonatore finale. Le indagini su di lui incisero sulla fine della mia carriera" (p. 5). Anche le indagini su un certo Scarpellini da San Marino, amicone di Prodi, incisero sulla sua carriera.

 

Intanto e' bello sapere che il giornalista di Panorama Giacomo Amadori e il finanziere Fabio Diani hanno patteggiato una condanna per "accesso abusivo di dati informatici" (CQ, p. 10). Che in realta' sarebbe il compito di ogni vero giornalista, a patto che poi scriva. "Ricordati che devi essere un violatore professionale di segreti", ci dice sempre l'incommensurabile avvocato Oreste Flammini Minuto.

 

5 - AGENZIA MASTIKAZZI...
"A Palazzo Chigi le firme anti-Berlusconi. Costituzione day, ci sara' anche Vecchioni" (Repubblica, p. 17)

6 - LE MAGLIE STRETTE DELLA GIUSTIZIA...
Marinella Colombo, la madre che da anni si batte contro le autorita' tedesche per riavere i figli dopo un divorzio rovinoso, ieri e' andata a processo a Milano in manette. Si e' quindi scatenato un dibattito idiota, con tanto di relativismo etico all"ingrosso e garantismo da bar. Repubblica: "La mamma nella gabbia con le manette, polemiche al processo per i figli contesi. Il giudice ordina: liberatela. La polizia penitenziaria: "E' la prassi".

 

La didascalia della foto (molto bella a pag 21) condensa alla perfezione lo spirito del giornale di Eziolo Mauro: "Marinella Colombo, la donna e imprenditrice italiana...". Fondamentale, sapere che e' donna e imprenditrice. Bravo il giudice Fabio Roia, ex ottimo pm, a far sedere la Colombo fuori dalla gabbia e con le mani libere.

 

7 - MA FACCE RIDE!...
A Milano si vota e allora qualche notizia esce perfino da li'. "Ma quale Bat-casa, e' una montatura". Gabriele Moratti, figlio del sindaco, e le poemiche sul loft: mia madre nel mirino" (Corriere della Mestizia, p. 1). Come diceva due domeniche fa don Gallon "non ho paura di Berlusconi, ma del Berlusconi che e' in me".

8 - DISECONOMY...
"Più debiti per le famiglie, rate pesanti. Bankitalia: meno soldi sui correnti" (Corriere, p. 32). Ma c'e' un uomo costretto a fare Pil da solo: "Avvocati, donne, case e regali. Tutte le spese del Cavaliere. Dalle cravatte ai gioielli, nelle carte dell'inchiesta su Ruby pagamenti per 34 milioni nel 2010" (p. 13).

 

9 - FREE MARCHETT (Scrivi come magni)...
Recensione del nuovo Museo dell'auto sul Corriere, per la penna di Michela Proietti. Incipit da manuale: "Visto dall'alto e' un punto che si aggiunge a un tracciato d'eccellenza, tra il Lingotto e il Palavela. Visto da dentro, il nuovo Museo dell'Automobile e' un mischio armonico di storia italiana, design internazionale e grandeur piemontese" (p. 31). La notizia e' che non hanno esposto Salvatore Tropea

 

10 - GIORNALISMO DIVERSO...
Non avra' un calco nel sullodato museo, invece, il bravo Stefano Feltri da Modena. Oggi scodella una paginata perfetta sul Cetriolo: "Agnellino inquieto. Andrea Agnelli si costruisce la sua finanziaria. Ma alla Juventus accumula soltanto perdite" (p. 11). In compenso va detto che la squadra in campo va che e' un piacere.

 09-03-2011]

 

 

UN, DUE, TRE PIQUATTRO! (la tombola di bocchino) - L’INCHIESTA SULLA "RETE PARALLELA" DI BISIGNANI-LETTA-GERONZI AVANZA CON LA PERQUISIZIONE DEGLI UFFICI DEL MASSIMO FINANZIERE MILANESE, FRANCESCO MICHELI (in ballo un appalto per il sistema informatico di palazzo chigi) - D´AGOSTINO ANNUNCIA QUERELE CONTRO BOCCHINO, tanto caro a bisignani, CHE L´AVEVA INDICATO COME "RICATTATORE"...

Dario Del Porto per "la Repubblica"

 

Si aggiungono nuovi tasselli all´inchiesta della Procura di Napoli che dall´ipotesi di un «sistema informativo parallelo» congegnato per utilizzare notizie a scopo di dossieraggio e ricatto si è estesa alla complessa rete di affari e relazioni intrecciata da Luigi Bisignani.

Ieri la Guardia di Finanza ha eseguito due decreti di perquisizione: a Milano nei confronti del finanziere Francesco Micheli, e a Monza nei confronti di Anselmo Galbusera, l´amministratore delegato della società Italgo già destinatario il primo marzo scorso della perquisizione disposta presso un ufficio della società nel palazzo di via della Mercede a Roma.

 

Micheli e Galbusera non sono indagati. Di Italgo (nella cui compagine sociale figura anche una società di Micheli) i magistrati si sono occupati nel capitolo d´indagine relativo all´appalto per il riordino del sistema informatico della Presidenza del Consiglio. Commessa sulla cui aggiudicazione era intervenuta nei giorni scorsi una nota di Palazzo Chigi per riaffermare la piena conformità della procedura alle norme e la sua «congruità economica» che ha permesso un risparmio annuo del 15 per cento.

 

Dopo la perquisizione del primo marzo Galbusera ha chiesto di essere sentito dai pm per fornire tutti i chiarimenti necessari. L´iniziativa di ieri non sarebbe però collegata all´appalto. I pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, lavorano per ricostruire i rapporti che hanno permesso a Bisignani di ritagliarsi un ruolo nevralgico negli ambienti finanziari e negli snodi decisivi per le nomine in incarichi di alto profilo. In questa fase delle indagini è stata acquisita documentazione presso diversi istituti bancari. Per esaminare il materiale potrebbe essere affidato un incarico di consulenza a un esperto della Banca d´Italia.

 

L´inchiesta appare complessa, articolata in diversi capitoli e davanti ai pm stanno sfilando in questi giorni numerosi testimoni. Il nucleo di partenza resta l´uso a fini illeciti di notizie riservate contestato a un sottufficiale dei carabinieri, unica persona formalmente sotto inchiesta.

 

E in questo filone risulta «coinvolto», ma non indagato, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa che attraverso il suo legale, l´avvocato Giuseppe D´Alise, respinge accuse e sospetti. Anche Bisignani non risulta indagato, i magistrati però gli attribuiscono un «ruolo chiave» e l´uomo d´affari ha chiesto, attraverso gli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, di presentarsi spontaneamente davanti ai magistrati il 15 marzo prossimo.

 

È estraneo all´inchiesta Roberto D´Agostino, direttore del sito web Dagospia, che definisce «gravemente calunniose» le dichiarazioni del deputato finiano Italo Bocchino sul presunto tentativo di danneggiarlo sul piano familiare agitando lo spettro di foto compromettenti in realtà mai esistite. Il parlamentare era stato sentito nei giorni scorsi dai pm su questa e su altre circostanze anche alla luce di quanto emerso da un´intercettazione. D´Agostino smentisce e annuncia azioni legali. 09-03-2011]

 

 

mills, La prescrizione è dietro l´angolo - il pm milanese Fabio De Pasquale chiede ai giudici che sia fissato un calendario "fitto" di udienze per il processo a carico del premier - Se entro febbraio 2012 il caso non verrà celebrato in tutti e tre i gradi di giudizio fino alla cassazione, il reato finirà in archivio - Che venga seguita questa via, al momento, appare tutt´altro che scontato

Emilio Randacio per "la Repubblica"

 

Intorno al Rubygate, il processo a carico di Berlusconi che inizierà il prossimo 6 aprile, ritorna in scena Noemi Letizia. La giovane napoletana al cui diciottesimo compleanno si era presentato a sorpresa e per ragioni mai del tutto chiarite, a Casoria, il Cavaliere, accusa Ruby Karima. «L´ho querelata - ha annunciato in un´intervista a Diva e Donna - . La ragazza mente, io non ho mai fatto sesso con Berlusconi», ha aggiunto. Nei suoi verbali, invece, la ragazza marocchina aveva rivelato ai pm come, tra le frequentatrice del bunga bunga, fosse noto che Noemi avesse avuto una relazione con il premier.

 

Ma soprattutto, sempre dalle carte dell´inchiesta milanese, emergono nuove telefonate inedite. Ieri l´Ansa ha rilanciato un dialogo, del 9 gennaio scorso, in cui Imma De Vivo, una delle gemelle napoletane onnipresente alle feste di Arcore, racconta alla sorella Eleonora della sua improvvisa partenza. «Te ne sei andata da là?». «Eee sì, perché arrivava la famiglia», replica Imma sembra riferendosi alla famiglia Berlusconi. Eleonora: «Mamma! Tutti quanti?». E la gemella: «Sì, tranne due che una va lontano».

 

Ancora ieri, a rompere il silenzio sulla vicenda ci ha pensato anche la signora Anna Toti, madre di Elisa, più volte citata nelle carte del Rubygate. «Elisa - ha spiegato la madre contestualizzando le telefonate - è rimasta lì due o tre giorni, non una settimana; era stanca perché avevano ballato. I soldi? Gli aveva chiesto un prestito perché aveva bisogno per alcune spese». Dalle intercettazioni era emerso come, al termine di una settimana ad Arcore, Berlusconi avesse regalato a Elisa 6000 euro.

 

Intanto la Procura milanese accelera sul processo Mills, nel quale Silvio Berlusconi deve difendersi dall´accusa di corruzione giudiziaria. Un processo con date certe, e che abbia la possibilità di arrivare alla sua naturale conclusione in Cassazione. È quello che rivendica il pm milanese Fabio De Pasquale, a tre giorni dalla ripresa del procedimento.

 

Il magistrato ha fatto sapere il suo parere depositando in cancelleria una lettera indirizzata ai giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano e in cui chiede che sia fissato un calendario «fitto» di udienze per il processo a carico del premier. La prescrizione, infatti, è dietro l´angolo. Se entro febbraio 2012 il caso non verrà affrontato dalla Cassazione, il reato sarà prescritto. De Pasquale, nella missiva, auspica che si possano celebrare entro quella data tutti e tre i gradi di giudizio. Che venga seguita questa via, al momento, appare tutt´altro che scontato.

 

Sono tre i processi a carico del premier «riaccesi» dalla sentenza della Consulta che ha bocciato, parzialmente, il «legittimo impedimento». Difficile che da venerdì, il collegio presieduto dal giudice Francesca Vitale, possa bruciare le tappe. I legali del premier, nei giorni scorsi, sono infatti stati chiari. «Possiamo dedicare alle udienze dei processi solo un giorno alla settimana», aveva detto l´onorevole Niccolò Ghedini.

 

E se questo calendario dovesse rimanere tale, i quattro processi finirebbero per consumarsi ognuno con la scansione di un´udienza alla settimana, terminando così non prima di mesi. Eppure, la possibilità di giungere alla sentenza di primo grado del processo Mills sembra a portata di mano. Mancano solo 20 testimoni prima delle conclusioni. Sei testimoni da sentire per rogatoria a Londra, tre in Svizzera, otto in aula e tre consulenti. In 10 udienze, al massimo, si potrebbe arrivare al verdetto.

 

La mossa di De Pasquale ha già irritato i legali di Silvio Berlusconi. «È grave anticipare una richiesta - ha reagito l´avvocato Piero Longo - che andava fatta in udienza ed è ancora più grave che i giornalisti ne siano già venuti a conoscenza».09-03-2011]

 

 

POMPETTA-MARKET: ALTRI 2-3 DEPUTATI IN ARRIVO PER IL PDL - IMMUNITà, DOLCE IMPUNITà: DOPO PECORARO, ANCHE PER LUNARD IL NO DELLA CAMERA AL PROCESSO. E IL GRUPPO DEI FUTURISTI SI SPACCA - LA CAMERA APPROVA LE QUOTE ROSA, MA MICA PER IL PARLAMENTO - GHEDINI: MAI RICEVUTO SOMME DAL PREMIER - PER L’AQUILA IL PD VUOLE IL COMMISSARIO - BERTOLASO “CONVINTO” CHE LA CASA VIA GIULIA FOSSE DI PROPAGANDA FIDE - BAT-MORATTI, LA FINANZA ACQUISISCE I DOCUMENTI - TERZO POLO DEI GIOVANI: IN 3 FANNO 222 ANNI…

1 - GOVERNO: FONTI PDL, ALTRI 2-3 PARLAMENTARI IN ARRIVO...
(ANSA) - I numeri della maggioranza potrebbero presto aumentare. Secondo fonti parlamentari del Pdl, infatti, nei prossimi giorni dovrebbero approdare altri due e tre parlamentari, con tutta probabilita' tutti deputati. Voci che, ovviamente, non trovano conferme ufficiali. Nella maggioranza, infatti, si mantiene il massimo riserbo non solo sui nomi dei 'papabili', ma anche sulla loro provenienza.

 

2 - TERREMOTO:CONSIGLIERE PD,GABRIELLI SIA COMMISSARIO L'AQUILA...
(ANSA) - "Chi lo ha detto che il commissario sarebbe una iattura per L'Aquila? Faccio appello al ministro Maroni affinché invii quale commissario il prefetto Gabrielli": lo ha dichiarato il consigliere comunale del Pd, Vincenzo Rivera, che non ha firmato il documento, sottoscritto dal suo partito, di fiducia al sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, che due giorni fa ha rassegnato le dimissioni.

"Sono certo che la stragrande maggioranza dei cittadini accoglierebbe Gabrielli a braccia aperte alle porte della città - ha aggiunto il consigliere comunale aquilano -. Tutto ciò, consapevoli dell'eccellente esperienza che ha avuto con il commmissario per l'emergenza, Guido Bertolaso". Rivera conferma quindi la sfiducia a Cialente invocando l'arrivo dell'attuale capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, prefetto dell'Aquila dai giorni immediatamente successivi al sisma del 6 aprile 2009 fino al maggio 2010.

 

3 - CAMERA: NO A USO INTERCETTAZIONI TELEFONICHE PECORARO SCANIO
(ANSA) - No dell'Aula della Camera alla concessione dell'utilizzo delle intercettazioni telefoniche a carico di Alfonso Pecoraro Scanio, allora ministro e deputato, sotto inchiesta per corruzione al Tribunale dei Ministri. Per il diniego dell'uso delle intercettazioni telefoniche dell'esponente dei Verdi si sono espressi i deputati del PdL ed i radicali eletti nel Pd. Contro hanno votato quelli di Pd e Idv. Udc, Lega e Fli si sono astenuti. "Il garantismo - ha spiegato Maurizio Paniz del PdL - non è legato all'appartenenza politica. Negando l'uso delle intercettazioni difendiamo una prerogativa parlamentare scritta molto chiaramente nella Costituzione".

5 - LUNARDI, NO DELLA CAMERA AL PROCESSO E IL GRUPPO DEI FUTURISTI SI SPACCA...
Da "la Repubblica" - La Camera con 290 voti a favori, 208 contrari e 44 astenuti, ha detto no all´autorizzazione a procedere contro l´ex ministro Pietro Lunardi e ha rinviato gli atti relativi all´inchiesta sugli appalti del G8 al Tribunale dei ministri di Perugia. In pratica la Camera ha rinnovato il voto già dato sulla stessa richiesta lo scorso 10 ottobre. La decisione ha provocato una spaccatura nel gruppo di Futuro e Libertà. Fabio Granata aveva infatti annunciato l´intenzione di lasciare il gruppo in caso di voto favorevole al parere della Giunta. Alla fine si è scelta la libertà di coscienza: alla fine 3 hanno detto sì, 10 si sono astenuti e 15 erano assenti.

 

5 - SPATUZZA IN AULA AL BOSS GRAVIANO "HAI FATTO COSE MOSTRUOSE, PENTITI"...
Da "la Repubblica" - «Siamo alla vigilia della Quaresima, dai un bel segno, pentiti». È l´appello del pentito Gaspare Spatuzza al suo capomafia di un tempo, Giuseppe Graviano. Dopo 17 anni, si sono trovati vicinissimi, divisi da un paravento, nel bunker di Rebibbia, per il processo sulla morte del piccolo Di Matteo. Graviano saluta con un «ciao». Spatuzza ribatte: «Mi dia del lei. Te lo ricordi quando ci facesti ammazzare il figlio di quella ragazza messa incinta da un uomo d´onore? Le procurammo un aborto - dice il pentito -. Quel bimbo che non è mai nato nella mia mente l´ho chiamato Tobia, per avere un punto di riferimento».

6 - RUBY: GHEDINI, MAI RICEVUTO SOMME DENARO DA PREMIER
(ANSA) - "Mai ricevuto alcun versamento dal presidente Berlusconi". Lo sositiene l'avvocato Niccolò Ghedini commentando notizie stampa, riferite alla vicenda Ruby, che invece affermano il contrario. Sottolineando che queste notizie sono "in palese violazione della privacy del Presidente Berlusconi", Ghedini, che è parlamentare del Pdl, afferma: "Non si comprende come spese personali e familiari possano essere oggetto di cronaca giornalistica collegandoli artificiosamente al processo Ruby.

La somma che con grande evidenza viene riferita all'avvocato Niccolò Ghedini ad esempio, è del tutto erronea non avendo mai ricevuto alcun versamento da parte del presidente Berlusconi. Ed infatti si tratta della parcella emessa dallo studio legale associato Ghedini, di cui non fa parte l'avvocato Niccolò Ghedini, e che ricomprende l'avvocato Vittoria Nicoletta Ghedini, l'avvocato Luisa Ippolita Ghedini e l'avvocato Elena Dalla Costa.

 

Tale parcella era stata emessa per la nota causa di separazione. A parte i grandi vincoli di affetto e di stima che mi legano alle mie sorelle, non vi è alcuna cointeressenza, né diretta né indiretta, di carattere economico nella professione, ma un regime di totale divisione che prevede solo l'utilizzo comune degli spazi presso lo studio di Padova che fu di nostro padre".

7 - QUOTE ROSA: OK DA GOVERNO, A REGIME DAL 2015...
(ANSA) - Le quote rosa nei Cda delle aziende quotate in Borsa andranno a regime con almeno un 30% di presenza femminile dal 2015. Si è sbloccata così in Commissione Finanza al Senato l'empasse creata ieri dal governo che era contrario all'entrata a regime dal 2015. Oggi il governo ha ritirato il parere negativo all'emendamento Germontani sui cui si riconosce l'intera Commissione e questo ha consentito di approvare il ddl sulle quote rosa che ora andrà in aula.

 

8 - QUOTE ROSA, FINOCCHIARO (PD): BUON LAVORO INTESA IN COMMISSIONE...
(LaPresse) - "Siamo soddisfatti del buon lavoro fatto e dell'intesa in commissione fra maggioranza e opposizione". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico, in merito all'accordo raggiunto questa mattina in commissione Finanze a Palazzo Madama sul ddl che prevede, a partire dal 2015, la presenza di almeno un terzo di donne nei cda delle aziende quotate in Borsa. "Adesso - ha concluso l'esponente del Pd - preferiremmo che il testo venisse approvato in deliberante, perché sarebbe una bella prova di autonomia del Parlamento nei confronti del Governo che aveva presentato degli emendamenti e che voleva continuare a presentarli in maniera da spingere la vicenda in un'altra direzione".

 

9 - TERZO POLO DE MITA E POMICINO: ECCO IL «NUOVO» CHE AVANZA...
Da "il Giornale" - In tre fanno 222 anni di età, eppure per il Terzo Polo e per Fli dovrebbero rappresentare il nuovo che avanza. Raimondo Pasquino, rettore dell'università di Salerno, demitiano di ferro e dichiarato - tanto che sulle pagine napoletane di Repubblica è apparsa una sua intervista dal titolo: «Mi manda De Mita» - sarà il candidato sindaco del Terzo Polo a Napoli. Peccato che a differenza dell'opera di rinnovamento della città che tanto va professando - «è necessario un salto di qualità nella gestione amministrativa», ha spiegato il giorno in cui ha sciolto le riserve - il rettore abbia già superato la soglia delle 68 primavere: tutt'altro che un giovincello di belle speranze, insomma.

 

Per non parlare del suo sponsor: è stato proprio De Mita, 83 anni e undici legislature alle spalle, a proporne la candidatura. E sabato l'anziano politico di Nusco è dato tra i presenti al congresso regionale di FLi con Cirino Pomicino, che di anni ne ha 71. Sicuramente più Passato che Futuro (e Libertà).

 

10 - 'NDRANGHETA: RELAZIONE DNA, IN LOMBARDIA LA PROIEZIONE PIU' IMPORTANTE...
(Adnkronos) - La 'Ndrangheta puo' contare su 'molteplici proiezioni oltre il territorio calabrese, di cui la piu' importante e' la Lombardia, secondo il modello della 'colonizzazione''. E' la Direzione nazionale antimafia, nella 'Relazione annuale sulle attivita' svolte dal procuratore nazionale antimafia nonche' sulle dinamiche e strategie della criminalita' organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010', a sottolineare gli 'elementi di indubbia novita'' emersi dalle indagini svolte dalle direzioni distrettuali antimafia sul territorio.

 

'Dal territorio calabrese, la 'ndrangheta si e' da tempo proiettata verso i mercati del Centro-Nord Italia, verso l'Europa, il Nord America, il Canada, l'Australia. L'infiltrazione e la penetrazione di questi mercati -si legge nel rapporto- ha comportato la stabilizzazione della presenza di strutture 'ndranghetiste in continuo contatto ed in rapporto di sostanziale dipendenza con la casa madre reggina. Le numerose indagini concluse e quelle in corso confermano, vieppiu',il ruolo della 'ndrangheta quale leader europeo nel traffico di cocaina e conclamano l'esistenza di comprovati rapporti negoziali illeciti con potenti organizzazioni straniere spagnole, africane, sudamericane e statunitensi. Le proiezioni all'estero della 'ndrangheta sono riscontrabili in Germania, Svizzera Olanda,Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia'.

 

11 - CSM: COMITATO DI PRESIDENZA, PER VIETTI NESSUNA INCOMPATIBILITA'...
(Adnkronos) - Nessuna incompatibilita' per il vicepresidente del Csm Michele Vietti all'esercizio del suo ruolo. "Il comitato di presidenza del Csm riunito in data odierna, con riferimento alle notizie di stampa concernenti la pretesa incompatibilita' del vicepresidente Michele Vietti, ha deliberato con l'astensione dello stesso vicepresidente che non sussistono le condizioni per investire della questione la commissione verifica titoli del Csm".

Con questa comunicazione letta in apertura della seduta del plenum di questa mattina, il comitato di presidenza e' intervenuto su alcune notizie di stampa che facevano riferimento ad una possibile incompatibilita' di Michele Vietti con il ruolo di vicepresidente del Csm per la sua carica di "socio amministratore della San Luigi Ss" che pero' sarebbe una societa' semplice e quindi senza finalita' commerciali.

 

Le notizie fanno riferimento ad una possibile "interpellanza urgente" della Lega che evocherebbe una "disparita' di trattamento" con il caso del consigliere leghista Matteo Brigandi' che, a causa della sua partecipazione ad una societa' commerciale, e' stato sottoposto alla valutazione della commissione verifica titoli che dovrebbe esprimere un parere domani.

12 - INCHIESTA G8: BERTOLASO 'CONVINTO' CASA VIA GIULIA DI P.FIDE...
(ANSA) - Guido Bertolaso era "intimamente convinto" che la casa di via Giulia, a Roma, dove abitò per un periodo fosse di Propaganda Fide. Lo sostengono i suoi legali nella memoria depositata oggi al termine dell'interrogatorio davanti ai pm di Perugia per l'inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi.

Secondo l'ipotesi accusatoria, invece, l'appartamento sarebbe stato una delle utilità ottenute dall'ex capo della Protezione civile in cambio dei presunti favoritismi nei confronti dell'imprenditore Diego Anemone. Bertolaso era quindi convinto di non dover corrispondere alcunché per l'appartamento "trattandosi di un comodato d'uso gratuito di un immobile di appartenenza ecclesiastica".

 

"Bertolaso risulta completamente estraneo ai profili accusatori contestati - afferma la sua difesa -, avendo avuto esclusivamente rapporti con Sepe e Silvano, all'epoca gestori del patrimonio immobiliare di Propaganda Fide". Nella memoria vengono quindi descritti i rapporti tra Bertolaso e le autorità religiose, dall'epoca della laurea in medicina allo sviluppo delle sue attività professionali.

 

Sottolineando tra l'altro che proprio con il cardinale Crescenzio Sepe "i rapporti rimasero sempre molto stretti". Nella memoria i legali sostengono poi che l'ex capo della Protezione civile il 23 settembre del 2008 non poteva avere ricevuto 50 euro in contanti da Anemone, come invece ipotizza l'accusa. Per la difesa non coincidono infatti gli orari dell'incontro indicati nelle intercettazioni del costruttore e quelli della giornata di Bertolaso. Rimasto quel giorno "sempre con la scorta" - si legge nella memoria - mentre Anemone era già pedinato nell'ambito dell'indagine sulla cricca degli appalti.

 

13 - CASA: MORATTI JR; GDF ACQUISISCE DOCUMENTI IN UFFICIO COMUNE
(ANSA) - La Guardia di Finanza di Milano, in base a un ordine di esibizione di documenti firmato dal procuratore aggiunto di Milano Afredo Robledo, si è recata nello sportello unico per l'edilizia del Comune di Milano per farsi consegnare alcune carte relative alla vicenda che vede indagato Gabriele Moratti, figlio del sindaco di Milano, per violazione edilizia in relazione a una villa in stile 'Batman' che sarebbe stata costruita senza le necessarie autorizzazioni.

 

In particolare, i finanzieri nello sportello comunale hanno acquisito tutta una serie di documenti cartacei e informatici relativi alla villa, che si trova alla periferia ovest di Milano e che sarebbe stata realizzata trasformando, senza permessi, cinque vecchi capannoni industriali. I militari si sono fatti consegnare anche alcuni documenti relativi alle ispezioni eseguite dai tecnici del Comune sui capannoni trasformati in villa e che non avrebbero rilevato alcun abuso. Inoltre, a quanto si è appreso, gli inquirenti milanesi starebbero valutando la posizione e anche gli eventuali profili di reato a carico dei progettisti e dei direttori dei lavori che si sono occupati della villa. [09-03-2011]

 

 

ITALIA DEI VALORI (SINISTRATI) - DI PIETRO VISTO DA DIETRO - LA ROTTURA CON BEPPE GRILLO che da COMPAGNO DI STRADA si sta trasformando in un avversario: “BASTA PROTESTA PURA, ADESSO SERVE SENSO DI RESPONSABILITà” - MA AD AMMICCARE AL COMICO GENOVESE CI PENSA DE MAGISTRIS - L’EX PM PRONTO AL SALTO DELLA QUAGLIA VERSO IL MOVIMENTO CINQUE STELLE?...

Luca De Carolis per il Fatto Quotidiano

 

Estratto di un capitolo del libro "Dentro l'Italia dei Valori, storie e voci di un partito" di Luca De Carolis (ed. Lìmina) da oggi in libreria.

All'indomani delle Regionali 2010, il responso delle urne spinge Di Pietro a rimproverare gli alleati, e in particolare il Pd: "Il centrosinistra ha perso perché ha governato male. Mi auguro che il Partito Democratico si renda conto che deve affidarsi all'Idv".

L'ex magistrato critica le scelte sulle candidature ("potevano essere migliori") e, soprattutto, sulle alleanze: "Nei mesi scorsi il Pd ha perso tempo a flirtare con l'Udc. Adesso basta. Ora deve mettersi a fare il marito, anche se con un moglie ostica con il mattarello".

 

La moglie severa chiede che venga subito scelto un candidato premier per il 2013, e si dilunga in consigli, anche un po' paradossali. "Bersani si deve liberare dei vari cacicchi locali" afferma Di Pietro. Proprio la stessa richiesta che la base del suo partito e diversi intellettuali rivolgono da tempo al leader dell'Italia dei Valori.

Ma c'è spazio anche per una riflessione sulle differenze con Grillo: "È giusto che lui faccia il suo voto di protesta pura. Era quello che facevo anche io nel 2001. Ma adesso no, adesso l'Idv ha senso di responsabilità. La politica non è più quella di piazza Navona ma quella di piazza del Popolo. Da una parte deve fare l'opposizione, ma dall'altra ha il dovere di costruire l'alternativa".

 

Poche frasi, in cui si affollano concetti diversi. L'ammissione di aver iniziato a fare politica soprattutto ‘contro', e la consapevolezza che l'Idv dai grandi numeri deve cambiare pelle, crescendo nella proposta. E poi c'è la pacata ma chiara presa di distanza da Grillo. Un modo per segnare il territorio, rispetto a un personaggio che da affine si sta trasformando in un avversario. Una preoccupazione in più per il leader dell'Idv, che nell'agosto 2009 aveva salutato la nascita del Movimento 5 Stelle con grande entusiasmo. Sette mesi dopo, Di Pietro è gelido nei confronti dei grillini. E così a lanciare segnali a Grillo è de Magistris.

 

Tanto che i giornali scrivono che l'obiettivo dell'ex procuratore è mettersi a capo del suo movimento. L'interessato nega ("Sono dentro l'Italia dei Valori"), ma ha voglia di rafforzare il rapporto: "Noi dell'Idv dobbiamo essere il ponte di collegamento con il movimento di Grillo e non solo. Dobbiamo essere il perno di congiunzione con tutti i movimenti: ho intenzione di fare passi politici concreti in questo senso".

 

Ma l'artista genovese non è sulla stessa lunghezza d'onda. "De Magistris parla a nome del Movimento 5 Stelle senza averne l'autorità" accusa dal suo blog, concludendo: "I passi se li faccia da solo". Un no plateale, dietro a cui c'è (anche) l'irritazione dei grillini per la scelta dell'ex pm di iscriversi all'Idv. "Non lo avevamo certo eletto con tutti i nostri voti perché si occupasse di politica nazionale o andasse in televisione" riassume Giovanni Favia, consigliere in Emilia Romagna dal Movimento.

 

L'ex magistrato però rilancia: "Non ho litigato con Grillo, ho fatto una proposta. Ho detto e ripeto, dato che condividiamo con lui, ma anche con tanti altri partiti nuovi della sinistra, tante battaglie, perché non camminiamo insieme? Forse Grillo è stato tratto in inganno o consigliato male".

Nel frattempo, Grillo è entrato in contrasto anche con Sonia Alfano. Nel giugno 2010, l'europarlamentare si rivolge al comico con una lettera pubblica sul suo blog. Si lamenta perché per settimane ha mandato dei post al blog di Grillo sul suo lavoro a Bruxelles "per dimostrare che in Europa siamo presenti, e che insieme al mio staff, tutti giovani ragazzi provenienti dai meetup stiamo lavorando senza sosta".

 

Eppure, "il blog ha deciso di non dare alcuna visibilità a quello che stavo facendo". L'artista non risponde direttamente, ma attraverso un video di due grillini del Veneto, che rimproverano ad Alfano di aver portato in Europa "le idee dell'Idv e non quelle del Movimento". E l'europarlamentare controreplica: "Da un anno il mio lavoro è basato sulle linee programmatiche del Movimento".09-03-2011]

 

 

“IL PRINCIPE E IL PEDOFILO” - REAL SPUTTANAMENTO A UN MESE DAL MATRIMONIO DI WILLIAM & KATE - DI NUOVO IN SCENA, LA COPPIA ANDREW E SARAH FERGUSON SEDOTTI DA JEFFREY EPSTIEN, EX-GALEOTTO PER ADESCAMENTO MINORILE, A COLPI DI VACANZE, ‘MASSAGGIATRICI’ E SOLDI IN REGALO - L’IMPERDIBILE PERLA DELL’INTERROGATORIO: “MA è VERO CHE HA IL CAZZO A FORMA D’UOVO che, una volta in erezione, in punta diventa più piccolo

1. ECCO TUTTE LE EVOLUZIONI DEL CASO ANDREW-EPSTEIN, DAL "CAZZO A FORMA D'UOVO" ALLE TESTIMONIANZE DELLE MINORENNI, DA "BLITZQUOTIDIANO.IT"

 

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/sesso-minorenni-principe-andrew-pedofilia-775962/

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/vita-da-miliardario-pedofilo-massaggi-da-774775/

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/principe-andrea-epstein-pedofilia-prostituzione-765729/


2. SCANDALO REALE: CHE C'ENTRA LA FAMIGLIA REALE INGLESE CON UN PEDOFILO?
Da Eonline.com

Sarah Ferguson, la Duchessa di York, e il suo Ex-marito, il Principe Andrew, hanno ammesso di aver accettato soldi da Jeffrey Epstein, finanziere Americano, pregiudicato per reati sessuali, che ha patteggiato in una dozzina di casi ed e' stato 13 mesi in carcere per aver adescato una minorenne nel 2008.

 

Certamente non e' il tipo di individuo con cui dovrebbe passare le vacanze un principe della corona inglese. Un'altra decisione non troppo saggia di Andrew, e' stata quella di farsi fotografare abbracciato ad una delle ‘massaggiatrici', apparentemente minorenni, alla disposizione di Epstein. Ma la gaffe piu' grande e' stata la decisione della sua ex-moglie, Fergie, precedentemente in bancarotta, di accettare soldi da Epstein per aiutarla ad eliminare i suoi debiti.

La Ferguson ammette di aver accettato un pagamento solo di $22.000,00 (primo di molti per risaldare i suoi debiti), in modo sospetto(dato che sono stati mandati da Epstein subito dopo una vacanza da lui passata con Andrew). "E' stato un Gigantesco errore di giudizio", dice Fergi.

 

Nell' "Evening Standard Newspaper", di Londra, la Duchessa di York dichiara: "Rimpiango personalmente di esser stata associata a Jeffrey Epstein[...] Odio la pedofilia e gl' abusi sessuali su minori". Inoltre, nella dichiarazione promette che, appena possibile, restituirà i soldi ricevuti da Epstein.

Fergie difende il Principe, dicendo: "Mi butterei sotto un treno per [Andrew]", che ancora una volta e' stato colpito dalle sue azioni e che, secondo lei, sta subendo abusi ingiusti; "E' un padre di prima categoria [ed] un uomo di prima categoria".


IL MILIARDARIO JEFFREY EPSTEIN ACCUSATO DI SESSO CON MINORENNI: "E' VERO CHE IL SUO PENE È A FORMA DI UOVO?"
Da "BLITZQUOTIDIANO.IT"

Il finanziere miliardario americano Jeffrey Epstein è stato condannato per aver fatto sesso con 40 ragazze minorenni. Ha scontato 13 mesi di carcere ricevendo tutti i giorni o quasi la visita di una amante, ma spezzoni dell'inchiesta condotta dall'Fbi e sfociata in tribunale in un processo penale e svariate cause civili continuano

Il sito Page 2 Live ricostruisce un ‘imbarazzante deposizione che si è svolta il 2 settembre del 2009 nell'aula del tribunale di Palm Beach. Qui, un avvocato, Spencer Kuvin dopo la domanda di "rito" ("Qual è il suo nome?") pone ad Epstein una seconda domanda piuttosto imbarazzante a cui il miliardario si rifiuta di rispondere: "E ‘vero che il suo pene è a forma di uovo?"

 

A questo punto ad intervenire è il legale del miliardario accusato di molestie sessuali. Mike Pike, questo il nome del legale, contesta alla Corte il tipo di domanda che viene sollevata al suo cliente. Il legale avversario però, pur scusandosi per il tipo di argomenti trattati, riparte all'attacco e chiede: "Leggendo il rapporto di polizia, una testimone descrive il suo pene a forma di uovo che, una volta in erezione, in punta diventa più piccolo". La faccia del miliardario è emblematica nel video visibile qui di seguito. Epstein è imbarazzato per la domanda e si rifiuta di rispondere.

"È stata assolutamente una questione importante" ha spiegato a fine udienza il giudice Kuvin. "Se (Epstein) afferma di non aver mai incontrato queste donne, allora dobbiamo sapere se la vittima dice la verità oppure no". Kuvin rappresenta una ragazza che a soli 15 anni è stata adescata da Epstein e portata nella sua casa di Palm Beach, con la pretesa di ricevere 200 dollari per un "innocuo" massaggio che si è poi trasformato in qualcos'altro.

Jeffrey Epstein in questi giorni è stato chiamato in causa anche per aver offerto due prostitute al principe Andrew, duca di York, terzo figlio e secondo maschio della Regina Elisabetta.

Qui di seguito, l'interrogatorio a cui è stato sottoposto Jeffrey Epstein:
http://www.youtube.com/watch?v=I6cDF9nSYaU&feature=player_embedded 09-03-2011]

 

 

HEDDAFI SUL CARROCCIO – IL COLONNELLO LA BUTTA LÌ: “LA LEGA MI CHIESE SOLDI PER LA SECESSIONE” – BOSSI NEGA TUTTO E SI METTE A VANEGGIARE DI “ARMI CHE SI FANNO IN LOMBARDIA”, MA L’ABBOCCAMENTO TRA IL CARROCCIO E IL PAZZO DI TRIPOLI RISALE AI PRIMI ANNI ’80 ED È MESSO NERO SU BIANCO NEL LIBRO “UMBERTO MAGNO” – LA “DELEGAZIONE AFRICANA” GUIDATA DAL PRIMO AUTISTA DEL SENATUR PARTE PER TRIPOLI E CHIEDE UNA CIFRA FOLLE PER COMPRARE “IL GIORNO”, MA I LIBICI LI FANNO TORNARE A CASA CON UNA CAMPIONATURA D’AGLIO...

Giovanni Cerruti per "La Stampa"

 

Gheddafi che la butta lì, nell'intervista alla tv francese: «La Lega mi ha chiesto aiuto». E Umberto Bossi che replica dal Transatlantico di Montecitorio: «Ma vi pare... Abbiamo tantissimi uomini e le armi si fanno in Lombardia. Gheddafi è un gatto che sta affogando e si arrampica. La storia insegna che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate Umberto I, fu ucciso». Risposta secca, che dovrebbe chiudere la partita con Bossi vincitore. E invece potrebbe essere un pareggio. Vero che Bossi non ha mai chiesto armi. Però ha le sue ragioni anche il Colonnello. Almeno una richiesta ci fu. Soldi. «Anni Novanta», è la data fissata da Roberto Bernardelli, allora parlamentare leghista e consigliere comunale a Milano.

 

E così comincia il racconto riportato da pagina 379 di «Umberto Magno», il libro di Leonardo Facco pubblicato l'anno scorso da Aliberti editore. Il racconto in presa diretta di un'impresa che si avvia con grandi onori e ambizioni, sfiora più volte il comico e finisce con un fallimento. Con Bernardelli, albergatore milanese che negli Anni 80 s'era inventato il Partito dei Pensionati, anche Pino Babbini, il primo autista di Bossi, pure lui consigliere comunale. Era la «delegazione africana».

 

«Babbini riuscì ad ottenere le credenziali per andare in Libia - racconta Bernardelli -. Partimmo da Linate e atterrammo a Djerba. Insieme a noi c'era una specie di alpino, un valligiano del Bergamasco che doveva farci da interprete, dato che aveva lavorato per anni in quel Paese. Motivo della nostra missione? Dovevamo farci dare i soldi da Gheddafi per acquistare «Il Giorno», l'ex quotidiano dell'Eni che in quegli anni era stato messo in vendita. Due Mercedes nere che ci aspettavano sotto l'aereo. Ci portarono a Tripoli, dove probabilmente pensavano che fossimo due ministri. A Babbini diedero una suite, a me un'altra, roba di gran lusso».

 

L'obiettivo era incontrare il Colonnello. «Ma ci fecero incontrare il ministro degli Esteri, persona colta che parlava perfettamente italiano. Babbini, che si rivolgeva a me in milanese, iniziò una specie di comizio finché lo obbligai a calare gli assi. Avanzò al ministro la richiesta di acquistare "Il Giorno" in cambio dell'appoggio leghista contro l'embargo della Libia. Mi lasciò sbigottito la cifra abnorme che venne richiesta, roba tipo 300 miliardi delle vecchie lire.

 

Il ministro non fece una piega e iniziò lo scambio di doni. Pezzo forte due spillette di Alberto da Giussano in oro, una per Gheddafi». Diffidenti, però, i due leghisti più l'alpino bergamasco della «Delegazione africana». Ancora Bernardelli: «Babbini, mentre stava per consegnare al ministro il gingillo da donare al Colonnello, mi guarda e in milanese mi disse: ‘'Ma queschì ghe ‘l dà a Gheddafi''».

 

Non hanno mai saputo se il Colonnello abbia davvero ricevuto il gingillo d'oro, o l'altro omaggio, il libro «Quattro Gatti sul Po» pubblicato nel 1996 dall'Editoriale Nord. Ma quella sera nelle suite con guardie del corpo fuori dalla porta era cominciata una notte di ansia e angoscia. «Ovviamente arrivò la ferale notizia che non ci avrebbero dato i soldi - aggiunge Bernardelli-. Babbini ci restò male.

 

Non sapendo come chiudere il colloquio, tirò fuori il progetto di un albergo costruito a Sesto San Giovanni e propose ai libici l'acquisto dell'edificio. Anche lì il ministro storse il naso. Preso dallo sconforto, tentò poi di instaurare un rapporto di tipo commerciale, citando la zona della Sirte...».

Niente, il libico non ci sente. E Bernardelli la ricorda così: «Siam partiti per cercare di avere i soldi per acquistare un giornale e siamo tornati in Italia con una campionatura d'aglio!». Anche Gheddafi non ha dimenticato. 09-03-2011]

 

 

Brunetta, COPIA E INCOLLA/2 - CORREVA IL 12 febbraio 2009 E L’"ESPRESSO" METTEVA IN PAGINA: "UNO DEI POCHI TESTI SCIENTIFICI FIRMATI DAL MINISTRO ANTI-FANNULLONI È LETTERALMENTE PLAGIATO DA UN BEN PIÙ NOTO STUDIO AMERICANO DEL 1980" - LETTERA: "ricordo male o il nostro Montezemolo pochi anni fa si vantò pubblicamente, di essere, testualmente, "il campione del mondo di copiatura"?...

1- "UNO DEI POCHI TESTI SCIENTIFICI FIRMATI DAL MINISTRO ANTI-FANNULLONI È LETTERALMENTE PLAGIATO DA UN BEN PIÙ NOTO STUDIO AMERICANO DEL 1980"
da L'Espresso

 

Non sarà un fannullone, ma un po' copione sì. Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, docente di Economia, ha pubblicato nel 1987 (editore Marsilio), assieme ad Alessandra Venturini, una delle sue (poche) opere scientifiche, "Microeconomia del lavoro".

Ora che il politico veneziano ha toccato i vertici della notorietà, non lesinando le critiche ai dipendenti pubblici nullafacenti, insegnanti inclusi, qualche suo (ex) collega è andato a riprendesi il trattatello. E ha scoperto, già a un primo sguardo, che interi brani erano letteralmente tradotti o parafrasati, e numerosi grafici ricopiati pari pari, da un più noto testo americano del 1980 ("Labor Economics", prima edizione del 1970, edito da Prentice-Hall, Inc.) dei professori Belton M. Fleisher e Thomas J. Kniesner .

 

Qualche esempio? A pagina 96 del Brunetta-Venturini c'è la copia identica, con gli stessi valori numerici, della figura pubblicata a p. 50 del Fleisher-Kniesner; grafici plagiati si trovano anche alle pagine 104, 108, 112, 240, 242, 243, 245 del manuale italiano; a p. 100 alcune righe sono puntualmente tradotte dal testo Usa (p. 50); a p. 101 c'è una riga tradotta e un lungo brano parafrasato da p. 56 del volume d'oltreoceano; a pagina 153 c'è una nota con citazioni bibliografiche identica alla nota di p. 87 del testo americano; e via elencando. Fin qui al peccato brunettiano si può concedere un'attenuante: il suo libro non è un'opera scientifica da Nobel (anche se lui va in giro dicendo di essere uno dei più bravi economisti del lavoro "d'Italia, anzi d'Europa") ma un manuale: inevitabili i debiti di riconoscenza verso gli autori che l'hanno preceduto sullo stesso terreno.

Ma c'è anche un'aggravante assai più pesante: nell'amplissima bibliografia contenuta nel suo volume Brunetta si "dimentica" di citare "Labor Economics". Dimenticanza imperdonabile, specie dopo un così esteso saccheggio

 

2- LE IENE E IL ‘MINISTRO COPIONE': "BRUNETTA, CONOSCE QUESTO LIBRO?"
Blitzquotidiano.it - Siparietto tra Le Iene e il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta a margine di un convegno del Pdl sull'acqua. Un inviato del programma televisivo ha fermato il ministro mostrandogli un libro e chiedendogli se lo conosceva: alla risposta negativa del ministro, l'inviato ha iniziato a incalzarlo chiedendogli perché ne avesse copiato alcune parti senza citarlo, e ricordandogli che in Germania l'ex ministro della Difesa, Karl Theodor zu Guttenberg, si è dimesso per aver copiato la tesi di laurea. "Lei è un provocatore", ha ripetuto più volte Brunetta, che prima di lasciare la sede del convegno ha minacciato querela contro l'inviato e il suo programma.

 

3- LETTERA
Caro Dago,
a proposito del ministro copione Guttemberg, della partaccia del ministro Brunetta nei confronti dell'inviato delle Iene (perché sbraitare e minacciare invece di metterli in mutande, se si hanno gli argomenti?).
Ma ricordo male o il nostro Luchino Cordero di Montezemolo pochi anni fa si vantò pubblicamente, di essere, testualmente, "il campione del mondo di copiatura"?
Con stima,
vostro Sandrillo

http://www.metaforum.it/archivio/2009/showthread3674.html?t=1107

Il presidente di Confindustria: «Mi mettevo vicino a uno bravo e generoso»

 

Montezemolo: «A scuola ho sempre copiato»

Confessione agli studenti della Luiss: «Ero campione mondiale di copiatura
e questo dimostra che anche chi copia ha speranza»

ROMA - Non è proprio la cosa di cui in genere ci si vanta. E del resto qualche maligno potrebbe domandarsi: chissà se lo fa ancora? Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo confessa di aver avuto a scuola un antico amore sempre gelosamente custodito: copiare. «A scuola ero campione mondiale di copiatura» e questo dimostra «che anche chi copia ha speranza».

 

CONFESSIONE - La confessione sulla pratica scorretta sui banchi di scuola arriva di fronte alla platea di giovani studenti della Luiss (di cui è il presidente), che hanno partecipato a una giornata di orientamento professionale. «Credo di non aver rivali per tecniche e sofisticatezza. Trovavo sempre il modo per mettermi vicino a uno bravo e generoso che mi permettesse di copiare», ha detto Montezemolo. Il leader degli industriali ha quindi ricordato di quando l'avvocato Agnelli gli raccontava l'episodio del nonno che mandò alcuni dipendenti della Fiat in visita agli stabilimenti americani della Ford raccomandandosi con loro: «osservate bene ma non vi venga in mente di inventarvi nulla, copiate e basta».


30 maggio 2007
http://www.corriere.it/ <http://www.corriere.it/> 09-03-2011]

 

 

- TERREMOTO PER LE NOMINE PUBBLICHE? PER "IL GIORNALE" RESTA TUTTO COSÌ COM’È - 2- SCARONI, GNUDI, SARMI, FULVIO CONTI, LUIGI ROTH, CATTANEO, PERFINO ’O GUARGUAGLONE NON VERREBBE DEFENESTRATO: CONFERMATO ALLA PRESIDENZA DI FINMECCANICA - 3- LA BUFERA LIBICA E I GUAI DEL BANANA COSTRINGONO LETTA E TREMONTI A UNA TREGUA - 4- QUALCHE CAMBIAMENTO DI NOMINA PUBBLICA POTREBBE RIGUARDARE L’USCITA DI MEMBRI VICINI A CASINI O FINI A FAVORE DI UOMINI DI FEDE LEGHISTA. MA NON NEI VERTICI - 5- ANCHE PERCHÉ SULLO SFONDO DELLA PARTITA NOMINE PENDONO DUE INCHIESTE GIUDIZIARIE: LA "P4" CHE COINVOLGE SIA SCARONI SIA LETTA. LA SECONDA È L’"OPERAZIONE MALTA", E RIGUARDA IL BRACCIO DESTRO DI TREMONTI MARCO MILANESE

 

Marcello Zacche' per "Il Giornale"

 

Tutto così com'è. I vertici delle grandi società a controllo pubblico - Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, Poste, tutti in scadenza- resteranno gli stessi, salvo qualche piccolo aggiustamento. A 20 giorni dal termine per la presentazione delle liste per i consigli d'amministrazione (previsto tra il 2 e il 4 aprile),l'orientamento che arriva da Roma è questo. E non solo per gli amministratori delegati, ma anche per i presidenti che in alcuni casi sembravano destinati a lasciare la mano.

 

Così sono saldi più che mai, all'Eni, l'ad Paolo Scaroni e il presidente Roberto Poli: toccare la governance e la squadra Eni in questo delicato momento significherebbe lanciare nuovi manager sul fronte della polveriera libica e più in generale su quello della politica energetica in piena crisi petrolifera.

Nessun problema anche all'Enel, per l'ad Fulvio Conti e il presidente Piero Gnudi; e per la coppia Flavio Cattaneo e Luigi Roth di Terna. Rimane al vertice di Finmeccanica anche Pier Francesco Guarguaglini, presidente e ad, che pure quest'estate sembrava spacciato per l'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto la moglie, Marina Grossi, ad della controllata Selex. Guarguaglini, mai indagato, ha recuperato terreno al punto che per lui si prospetta la conferma alla presidenza, con l'assegnazione di deleghe pesanti (si parla dell'estero che per Finmeccanica è quasi core business).

 

Mentre per la guida operativa potrebbero arrivare due manager del gruppo a spartirsi le deleghe: Giuseppe Orsi, oggi ad di Augusta Westland, fortemente voluto dalla Lega, e Giuseppe Zampini di Ansaldo Energia. In ogni caso il ruolo di Guarguaglini resterebbe strategico.

 

Qualche certezza in meno esiste su Poste, società non quotata, nella quale Massimo Sarmi è ancora più saldo al comando dopo aver presentato un bilancio record con un miliardo di utile netto. E dopo aver risposto alla chiamata di Giulio Tremonti per la Banca del Sud. Eppure anche in questo caso il disturbo della Lega si fa sentire e il nome che continua a girare è quello di Danilo Broggi, oggi alla Consip.

A lasciare le cose relativamente immobili è il combinato disposto tra eventi esterni e clima interno al palazzo. Sul primo fronte,come detto,l'instabilità internazionale sconsiglia di modificare gli assetti di gruppi attivi all'estero come Eni e Finmeccanica. Mentre per quanto riguarda il secondo lato si registra un sostanziale stallo tra i due king maker delle nomine: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Entrambi sono dati in eterno contrasto sui nomi e le strategie. Ma proprio per questo, in un momento politico di particolare incertezza e di inedita debolezza per il centrodestra, il mantenimento dello status quo appare la soluzione più saggia e meno invasiva. Anche perché sullo sfondo della partita nomine pendono due inchieste giudiziarie che, almeno in linea teorica, indeboliscono entrambi i contendenti. Due inchieste napoletane: la prima, guidata dai pm Woodcock e Curcio e denominata «P4», riguarda una presunta organizzazione segreta che influenza istituzioni e affari, e coinvolge come testimoni sia Scaroni sia Letta. La seconda, emersa qualche tempo fa, è l'«operazione Malta», e riguarda il braccio destro di Tremonti Marco Milanese.

 

L'altro elemento che sembrava poter incidere su qualche cambiamento è il desiderio della Lega di contare di più. Ma l'orientamento emerso è quello di tutelare il mercato e gli investitori esteri senza dare l'impressione che le nomine, ancorché quelle di presidenti non operativi, rispondano a logiche politiche. Dunque qualche cambiamento di nomina pubblica, nei cda, potrebbe riguardare l'uscita di membri vicini a Casini o Fini a favore di uomini di fede leghista. Ma non nei vertici.09-03-2011]

 

 

IL RIBALTONE DEL PECORARO - COME MAI l’ex ministro DI AMATO E PRODI VIENE SALVATO DALLE INDAGINI DI WOODCOCK DAL VOTO DEL CENTRODESTRA? Contro solo Pd e Idv! - Come se il caso Pecoraro Scanio fosse una prova generale del salvataggio del premier nel caso Agcom-Trani oggi e magari domani nel caso Ruby (TUTTI INTERCETTATI, NESSUN INTERCETTATO!)... Marco Lillo da "Il Fatto Quotidiano"

 

Leader dell'ambientalismo italiano dal dicembre 2001 al luglio 2008, ministro delle Politiche agricole nel governo Amato e dell'Ambiente nell'ultimo governo Prodi. Candidato alle primarie come leader del centrosinistra nel 2006, Pecoraro Scanio non era un politico qualsiasi. Lunedì scorso la Camera lo ha salvato negando al tribunale dei ministri la possibilità di usare le intercettazioni telefoniche del pm Henry John Woodcock per processarlo.

Eppure la politica ha rimosso il problema. In suo favore hanno votato il Pdl e i radicali più - con il trucchetto dell'astensione - Udc, Lega, Fli. Contro l'ex ministro del centrosinistra si son ritrovati solo i partiti del centrosinistra: Pd e Idv. Il dibattito successivo è stato lo specchio di questo ribaltamento. Come se il caso dell'ex ministro fosse una prova generale del salvataggio del premier nel caso Agcom-Trani oggi e magari domani nel caso Ruby.

 

Nessuno si è curato del merito della richiesta del Tribunale dei ministri. Eppure quelle carte, che imbarazzano destra e sinistra, meritano di essere lette. A partire dalla motivazione della richiesta del Tribunale dei ministri: "Dalle intercettazioni emerge che l'imprenditore Mattia Fella si è interessato al reperimento di una sede (nel centro di Roma) per una fondazione che sarebbe stata intitolata al ministro nonché all'acquisto per conto del ministro, di un terreno nei pressi di Bolsena dove quest'ultimo avrebbe dovuto realizzare un complesso agrituristico dotato di piscina ed eliporto. lnfine, dalle predette telefonate risulta che il ministro ha sempre manifestato disponibilità a esaudire le richieste del Fella".

 

Ecco perché i giudici chiedevano al Parlamento di usare le intercettazioni: "le conversazioni telefoniche cui ha preso parte Alfonso Pecoraro Scanio costituiscono la prova dell'esistenza di sistematici accordi illeciti di natura corruttiva fra l'ex ministro e Fella in base ai quali il primo poneva in essere, in favore del secondo, atti e prestazioni relative alla pubblica funzione da lui esercitata ricevendo in cambio da quest'ultimo i più disparati favori e utilità.

 

In particolare, dalle telefonate fra Fella e Pecoraro Scanio si evince chiaramente , tra le altre cose, che il primo ha sostenuto le spese per vari soggiorni turistici e spostamenti del ministro, interessandosi a volte anche della scelta della destinazione, occupandosi dei minimi dettagli dei viaggi (dalla scelta delle stanze d'albergo al soggiorno dei collaboratori del ministro, ecc.) ed accontentandolo in tutte le richieste relative al comfort nelle strutture alberghiere".

 

Fella ambiva a stipulare convenzioni con il ministero e con l'Apat e alla nomina del fratello gemello Stanislao Fella come membro di una commissione ministeriale (incarico retribuito con circa 40mi-la euro), il ministro in cambio del suo interessamento avrebbe ottenuto: "numerosi trasferimenti e spostamenti con un elicottero interamente pagato da Fella per un importo pari a 120 mila euro; numerosi viaggi-soggiorno in Italia e all'estero (Stati Uniti, Parigi, Saturnia, Milano, Perugia) per un valore pari a diverse decine di migliaia di euro; l'acquisto di un terreno - pagato 265 mila euro interamente da Fella - da utilizzarsi per l'edificazione di un agriturismo biologico e di una villa con annessa piscina ed eliporto, destinata alla persona del Pecoraro Scanio" tra l'altro in zona destinata a verde agricolo, aggiungono i magistrati con sorpresa, visto l'incarico dell'indagato.

 

Ora il Tribunale dei ministri dovrà decidere se procedere senza intercettazioni. Le telefonate erano fondamentali ma il previdente Woodcock - prima di spedire tutto a Roma per ragioni di competenza - aveva sentito a verbale decine di testimoni. Tra questi l'ex segretario particolare del ministro Pecoraro, Renato Mazzocchi, che ha raccontato così la storia del terreno sul lago di Bolsena:

 

"Fella propose al Ministro che lo avrebbe portato a vedere questo posto. Andarono lì, un fine settimana, e mi ricordo che in quell'occasione, il lunedì avevamo un incontro istituzionale, io raggiunsi il Ministro con la macchina di servizio lunedì mattina, in questo agriturismo (...) al Ministro interessava il posto, perché gli era piaciuto e quindi propose a Mattia Fella di acquistare un terreno lì per poi costruire una casa o eventualmente un agriturismo (...) Fella mi ha detto che ha acquistato questi terreni e mi ha anche detto che lo stesso Ministro aveva ingaggiato anche un ragazzo per la progettazione di questo agriturismo, che all'inizio doveva essere solamente la casa del Ministro, poi da casa si è trasformò in agriturismo e appartamento sopra per il Ministro".

 

Chi avrebbe pagato? "Da quello che diceva il Fella", spiega sempre Mazzocchi, "il ministro non aveva mai cacciato dei soldi per l'acquisto di questi terreni, anche perché da quello che mi risulta, erano stati solo acquistati da Fella".

Il pm si sorprende ma Mazzocchi spiega serafico: "Pecoraro Scanio ha un cattivo rapporto con il denaro... almeno per quello che è stato il mio mandato, è più quello che ci ho rimesso che quello che mi è stato dato. Cioè con Alfonso Pecoraro Scanio si inizia la mattina con il caffè e si finisce la sera con il pranzo, paghiamo tutto noi, nel senso che: si è in dieci al bar, il segretario particolare paga; si va a cena, il segretario particolare paga; si prendono cento caffè al giorno...guardi, non ha mai pagato, cioè io... non mi ha mai offerto un caffè, l'ho sempre pagato io".10-03-2011]

 

 

1- SULLA BILANCIA DEL CORRIERE DI FLEBUCCIO SALE, PER GERONZI, TARAK BEN AMMAR - 2- PRIMO CALCIO DEL BERLUSCONE TUNISINO: "PERCHÉ DELLA VALLE DICE DI CREDERE NEL FUTURO DELLA RCS E DI ESSERE PRONTO A INVESTIRCI PIÙ SOLDI E POI CHIEDE A GENERALI, CHE DI RCS È AZIONISTA, DI VENDERÀ LA SUA QUOTA? MI SEMBRA UN CONTROSENSO" - 3- SECONDA BOTTA: "IN GENERALI IL POTERE OPERATIVO LO HA PERISSINOTTO, NON GERONZI. LEGGO SUI VOSTRI GIORNALI CHE ALCUNI AMMINISTRATORI SI STANNO INTERROGANDO SULLA CONGRUITÀ DI CERTE OPERAZIONI FATTE IN RUSSIA E CON IL FINANZIERE KELLNER. SE FOSSI DELLA VALLE MI PREOCCUPEREI PIÙ DI QUELLE CHE DI RCS" - 4- "POI PENSO CHE DIEGO POTREBBE ESSERE SOSPETTATO DI UN PICCOLO CONFLITTO DI INTERESSI. LUI È AZIONISTA DI RCS, MA NON DI GENERALI. COME AMMINISTRATORE DI GENERALI HA DIRITTO DI PARLARE, MA IN CONSIGLIO. E COME SOCIO DI RCS PUÒ PARLARE, MA NON ALIMENTARE IL SOSPETTO DI FARLO PER IL PROPRIO INTERESSE" -

Paolo Madron per il "Corriere della Sera"

 

Lunedì 7 marzo Tarak Ben Ammar è venuto per poche ore a Milano dove «non metteva piede da un mese» perché doveva occuparsi delle sue aziende in Tunisia. Ovvero degli studios di Cartagine dove, per dirne una, Jean-Jacques Annaud ha appena finito di girare «Oro nero» , colossal epico con Antonio Banderas, ma soprattutto di Nesma, la televisione che gestisce in comproprietà con Mediaset. Ma dove voleva anche «dare una mano a costruire la democrazia nel suo paese» .

Però, siccome in Italia le cose non stanno ferme e tra signori del salotto buono si litiga su chi ha ormai fatto epoca e chi invece vorrebbe farla, ha pensato bene come consigliere di Mediobanca e di Telecom, nonché amico da sempre di Silvio Berlusconi, d'esser titolato a dire la sua sulle vicende che stanno mettendo l'un contro l'altro capitalisti e capitali.

Signor Ben Ammar, perché secondo lei il denaro dei fondi sovrani non puzza?
«Perché trovo ipocrita scoprire solo adesso che non c'è democrazia nei paesi dei fondi sovrani arabi, specie in quelli che come produttori di petrolio fanno affari con l'Occidente. Per non dire di altri paesi, come Russia, Cina e Iran» .

 

Finora però nessun capo di fondi sovrani aveva bombardato la sua gente.
«Infatti per quel che riguarda la Libia è un problema molto serio» .

Lei che è tunisino non si era accorto che nel Nord Africa stava per scoppiare la rivolta?
«Sapevo che i giovani tunisini avevano voglia di libertà, dignità e lavoro. Quel che tutti non avevamo previsto è stata la rapidità con cui il loro bisogno è esploso. Ma il sacrificio del giovane martire Bouzizi, che si è dato fuoco diventando il simbolo della rivolta, ha risvegliato nel popolo il senso dell'ingiustizia» .

Fino a ieri era buon amico di quel Ben Alì che adesso critica.
«Ben Alì ha estromesso dal potere la mia famiglia, mio zio Habib Bourguiba, il padre dell'indipendenza tunisina. Ne ha consolidato i risultati in fatto di libertà delle donne, educazione obbligatoria per tutti e lotta al fondamentalismo. Ma malgrado le promesse non ha instaurato la democrazia» .

Come è messo con i nuovi arrivati?
«Fouad Mebazaa, l'attuale presidente della Repubblica, fu capo gabinetto e ministro di Bourghiba, così come il nuovo primo ministro Beji Caid Sebsi era il titolare degli Esteri» .

 

E la sua televisione come si è comportata?
«Nesma, è stato l'unico tra i media arabi a criticare un regime ancora al potere. Il 30 dicembre ha fatto una diretta dando voce agli oppositori, tanto che il giorno dopo Ben Alì mi ha chiamato infuriato minacciando di chiudere l'emittente» .

Tremonti sostiene pragmaticamente che i sovrani passano ma i fondi restano.
«E ha ragione, sono il frutto della ricchezza della terra araba. Sono del suo popolo, e non di un solo leader» .

Secondo lei il governo italiano non deve rimproverarsi di aver accolto Gheddafi con tutti gli onori e dato corda alle sue bizze?
«Ognuno ha i suoi metodi e costumi. Nel caso di Berlusconi e Gheddafi l'obiettivo era che l'Italia riconoscesse che il colonialismo dell'epoca fascista fu un'ingiustizia e un errore storico. Il fatto che sia stato l'unico paese occidentale a farlo rimarrà nella storia» .

 

Abdulhafed Gaddur, l'ambasciatore libico a Roma, che è stato molto legato a Gheddafi, ha abiurato per tempo.
«Gaddur è patriota libico e una persona molto per bene, è stato l'architetto della pace tra il suo paese e Italia. Se lui ha rinnegato Gheddafi, avendo la sua famiglia in Libia, vuol dire che è venuto a conoscenza delle atrocità del regime. Il suo non è stato opportunismo, ma coraggio» .

Veniamo a cose più prosaiche, e più italiane. Lei sta con Geronzi o Della Valle?
«Io non amo la polemica pubblica tra un presidente e un amministratore, i panni sporchi si lavano in famiglia» .

 

Della Valle dice che il mondo cambia e anche il capitalismo italiano deve cambiare di conseguenza.
«Condivisibile. Ma perché dice di credere nel futuro della Rcs e di essere pronto a investirci più soldi e poi chiede a Generali, che di Rcs è azionista, di venderà la sua quota? Mi sembra un controsenso».

Della Valle dice anche: basta con chi comanda senza metterci i soldi.
«Primo: in Generali il potere operativo lo ha Giovanni Perissinotto, non Geronzi. Leggo sui vostri giornali che alcuni amministratori si stanno interrogando sulla congruità di certe operazioni fatte in Russia e con il finanziere Kellner. Se fossi Della Valle mi preoccuperei più di quelle che di Rcs. Secondo: la partecipazione della compagnia in Rcs risale a molto tempo prima che Geronzi ne diventasse presidente. Sul tema poi penso che Diego potrebbe essere sospettato di un piccolo conflitto di interessi».

Cioè?
«Lui è azionista di Rcs, ma non di Generali. Come amministratore di Generali ha diritto di parlare, ma in consiglio. E come socio di Rcs può parlare, ma non alimentare il sospetto di farlo per il proprio interesse. Anche se ammetto che la società convive con un peccato originale: l'avere un patto di sindacato che vincola quasi il 70%delle azioni di una compagine con troppi soci» .

 

Lei è amministratore di Mediobanca, che è primo azionista di Rcs. Invece di parlare si faccia promotore del suo scioglimento.
«Posso dirlo in consiglio di Mediobanca, non sui giornali. Altrimenti ripeterei l'errore di Della Valle. Ma in passato ho dichiarato che un giornale deve avere un editore, non 17. Se Della Valle vuole il Corriere chieda lo scioglimento del patto e se lo compri. Faccia l'editore, mestiere che gli piace particolarmente» .

Per sciogliere un patto bisogna che gli altri siano d'accordo. Lei lo è?
«Se usciamo tutti dal patto Rcs io sono perché lo faccia anche Mediobanca. Per il Corriere si copi Le Monde, che ha un paio di azionisti forti più delle quote in mano ai giornalisti» .

 

Se lei fosse stato Geronzi avrebbe fatto quell'intervista al "Financial Times"che tanto ha urtato i soci?
«No, non l'avrei fatta così. Ma conoscendo bene Geronzi so che voleva dire che una società italiana così importante per il bene del paese non può ignorare il sistema economico dove opera» .

 

Più che per quello del paese, gli azionisti vogliono che operi per il loro bene.
«Gli azionisti non si sono irritati per l'intervista al Financial Times, quanto perché sanno che in un sistema di investimenti che non si tiene sono scarse le possibilità di migliorare i risultati» .

 

In che senso non si tiene?
«Siccome non faccio parte del consiglio di Generali non voglio commentare» .

Il suo amico Vincent Bolloré è contento di come sta andando la compagnia di cui è vicepresidente?
«Avendo investito molto in Mediobanca è chiaro che per Bolloré Generali è sempre stata importante. E'contento dalla presidenza di Geronzi, della qualità del consiglio, un'opinione che del resto lo stesso Della Valle ha fatto sua» .

 

Pensa che il capitalismo di relazione in Italia sia in affanno?
«E'così in tutto il mondo, anche se il capitalismo di relazione è quello che ha portato il sottoscritto nei consigli di Mediobanca e Telecom, e Della Valle in quelli di tante altre società» .

 

A proposito di Telecom. Riconfermerete Franco Bernabé alla sua guida, magari come presidente?
«Decide Telco, ma posso dire come amministratore che siamo contenti dei conti, della riduzione del debito e delle strategie in Sud America. Dunque di Bernabé che ne è l'artefice» . 10-03-2011]

 

 

 

1- RISSA TRA COATTI TRA LO SCARPARO MARCHIGIANO E IL BANCHIERE DEI COLLI LAZIALI - 2- L’INTERVISTA DI TARAK BEN AMMAR SUL CORRIERE DI FLEBUCCIO FA ESPLODERE IL FEGATO DI DIEGUITO: "GERONZI SI VERGOGNI PER IL COMPORTAMENTO CHE STA TENENDO E PER L’IMBARAZZO IN CUI STA METTENDO LA SOCIETÀ E LE PERSONE CHE CI LAVORANO" - 3- E VOLANO SCARPATE CHIODATE: "SORVOLANDO SULLA QUANTITÀ DI STUPIDAGGINI DETTE, CHE NULLA AGGIUNGONO ALLA REPUTAZIONE DEL PERSONAGGIO INTERVISTATO, TROVO GRAVISSIME LE SUE AFFERMAZIONI CHE RIGUARDANO LE ASSICURAZIONI GENERALI, TANTO PIÙ SE SI CONSIDERA CHE IL SIGNOR BEN AMMAR È UNA PERSONA A DISPOSIZIONE DI GERONZI E NON SOLO SUA NELL’AMBITO DEL CONSIGLIO DEL LEONE" - 4- BEN AMMAR HA SUBITO REPLICATO: "SONO ONORATO DI ESSERE AMICO DI GERONZI DA ANNI, E DELLA VALLE CONFONDE LEALTÀ ED AMICIZIA CON UN PRESUNTO SERVILISMO PERCHÉ FORSE AVENDO IO UN NOME ARABO MI SCAMBIA PER "L’IMMIGRATO DI SERVIZIO"" - 5- AMORALE DELLA RISSA: TRA I DUE LITIGANTI GODE IL TERZO POTERE (ABRAMO BAZOLI) -

S. Bo. per il Corriere della Sera

 

"Cesare Geronzi farebbe bene a vergognarsi per il comportamento che sta tenendo e per l'imbarazzo in cui sta mettendo la società e le persone che ci lavorano» . Diego Della Valle interviene con una nota dopo l'intervista a Tarak Ben Ammar pubblicata ieri sul Corriere della Sera. L'imprenditore marchigiano, consigliere del Leone, lancia il nuovo affondo nei confronti del presidente delle Generali per le dichiarazioni rilasciate nel colloquio dall'imprenditore franco-tunisino, consigliere di Mediobanca espresso dal nucleo dei soci francesi guidati da Vincent Bolloré.

 

Dice Della Valle: «Sorvolando sulla quantità di stupidaggini dette, che nulla aggiungono alla reputazione del personaggio intervistato, trovo gravissime le sue affermazioni che riguardano le Assicurazioni Generali, tanto più se si considera che il signor Ben Ammar è una persona a disposizione di Geronzi e non solo sua nell'ambito del consiglio del Leone», dove Bolloré è vicepresidente.

 

Ben Ammar ha subito replicato: «Sono onorato di essere amico di Geronzi da anni, e Della Valle confonde lealtà ed amicizia con un presunto servilismo perché forse avendo io un nome arabo mi scambia per "l'immigrato di servizio". Ma c'è una differenza: mentre lui, italiano, sta attaccando il presidente di una delle più grandi società italiane, io invece dedico il mio tempo alla costruzione della democrazia nel mio Paese, la Tunisia, che rappresenta oggi un esempio mondiale di solidarietà e coraggio» .

Nell'intervista al Corriere Ben Ammar sottolinea che a Trieste il potere operativo lo ha il group ceo Giovanni Perissinotto e non Geronzi. Poi invita Della Valle, che ha chiesto che il Leone esca da Rcs vendendo il proprio 3,7%, a preoccuparsi non della quota Rizzoli, società della quale lo stesso imprenditore della Tod's è azionista con il 5,4%, ma di operazioni del Leone «fatte in Russia e con il finanziere Kellner» sulla cui congruità, aggiunge Ben Ammar «leggo sui vostri giornali che si stanno interrogando alcuni amministratori» .

 

L'imprenditore franco tunisino dice poi che i soci di Generali si sono irritati non per l'intervista di Geronzi al Financial Times ma «perché sanno che in un sistema di investimenti che non si tiene sono scarse le possibilità di migliorare i risultati» , affermazione che non commenta perché, spiega, non fa parte del consiglio triestino.

 

Ecco dunque che Della Valle nella nota sottolinea che «voler insinuare faziosamente una cattiva gestione» delle Generali «è un fatto grave e soprattutto falso, che rispecchia perfettamente la strategia di delegittimazione del management messa in atto da Geronzi». Obiettivo del presidente della compagnia, secondo l'imprenditore marchigiano, è «indebolire chi guida l'azienda con ampio mandato ricevuto dal consiglio di amministrazione, per cercare poi di mettersi lui al centro delle cose che contano» .

 

Il tentativo di indebolire il management «è come noto miseramente fallito e Geronzi farebbe bene a prenderne atto, evitando così ridicoli e inutili comportamenti come quello messo in atto facendosi supportare e sostenere da uno come Ben Ammar» .

«Da quando Geronzi e i suoi dipendenti sono arrivati alle Generali, non passa purtroppo giorno che la compagnia non venga portata alla ribalta sui mezzi di comunicazione, trascinata spesso in polemiche di bassissimo livello e soprattutto inesistenti nella realtà. Vorrei ricordare a Geronzi che le Generali sono una delle più importanti società italiane ed europee, che contribuiscono moltissimo a tenere alta la reputazione del Paese e vanno trattate con tutto il rispetto e la serietà che si meritano» .

 

Ben Ammar nella sua replica afferma «che la qualità degli amministratori» di Generali «è tale da non avere bisogno» di lui «come portavoce» . E aggiunge: «Peraltro non ho mai espresso giudizi in merito a una cattiva gestione» . Quindi conclude: «Non posso che essere felice di apprendere dal consigliere Della Valle che le Generali vanno bene in quanto, come consigliere di Mediobanca» , la compagnia triestina rappresenta «un asset importante e strategico» . 11-03-2011]

 

 

IL TERREMOTO NIPPONICO SPAVENTA LE BORSE ASIATICHE (L’EUROPA APRE IN CALO) - PIL 2010 A 1,2% - L’INFLAZIONE TEDESCA SALE AL 2,1% - AOL TAGLIA POSTI MA RISPARMIA L’HUFFINGTON POST - TEGOLA PER IL BANCO SANTANDER: L’AD CONDANNATO E INIBITO ALLA PROFESSIONE - TWITTER PREVEDE IL DOW JONES - GDF-SUEZ ALLA PROVA DEL BOND - MICHELI IN CATTEDRA ALL’ABI - LA TELA DI BONDI E LA CORSA PARMALAT…

1. BORSE EUROPEE: ANDAMENTO LISTINI ORE 10.00...
(ASCA) - Ultima borsa rilevazione var% stato
Milano 22725,71 +0,02 aperta
Londra 5835,94 -0,16 aperta
Parigi 3944,11 -0,50 aperta
Francoforte 7008,26 -0,78 aperta
Zurigo 6376,52 -0,44 aperta
Amsterdam 360,32 -0,50 aperta
Madrid 10445,20 +0,09 aperta

2. BORSA: ASIA IN CALO, TERREMOTO SPAVENTA TOKYO...
(ANSA) - Il terremoto che ha colpito il Giappone spaventa le Borse. Chiusura in calo per i mercati asiatici gia' provati dall'instabilita' provocata dai disordini in Medio Oriente e sulle attese dei dati Usa attesi per oggi sulla fiducia dei consumatori e sulle vendite al dettaglio. In calo dell'1,5% sia Honda Motor che Toyota. Giu' BHP Billiton (-1%). Nella tabella l'andamento degli indici di riferimento delle principali Borse dell'area Asia-Pacifico. - Tokyo -1,72% - Hong Kong -1,94% (in corso) - Shanghai -0,79% - Taiwan -0,87% - Seul -1,31% - Sydney -1,17% - Mumbai -1,26% (in corso) - Singapore -1,48% (in corso) - Bangkok -1,32% - Giakarta -1,56% (in corso)

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI VENERDI' 11 MARZO...
Radiocor - Milano: intervento del Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, al seminario 'Mafie a Milano e nel Nord: aspetti sociali ed economici'.

 

Vicenza: incontro 'Federalismo, avanti chi puo! Federalismo a piu' velocita': una spinta concreta verso il cambiamento', organizzato da Confindustria Veneto, Confindustria Vicenza e Confindustria Lombardia. Partecipa, tra gli altri, Emma Marcegaglia, presidente Confindustria; Roberto Zuccato, presidente Confindustria Vicenza; Achille Variati, sindaco di Vicenza; Andrea Tomat, presidente Confindustria Veneto; Alberto Barcella, presidente Confindustria Lombardia; Antonio Costato, vice presidente Confindustria; Daniele Franco, capo servizio Studi Bankitalia; Luca Zaia, presidente Regione Veneto; Franco Bassanini, presidente Cassa Depositi e Prestiti.

 

Roma: convegno sul futuro delle reti di comunicazione elettronica con l'a.d. di Telecom, Franco Bernabe', l'a.d. di Winf Tlc, Luigi Gubitosi, l'a.d. di Bt Italia, Corrado Sciolla e il presidente dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabro'.

Roma: il ministro dello Sviluppo economico, paolo Romani riunisce la Commissione di valutazione delle dinamiche dei prezzi dei carburanti.

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - FISCO: gettito invariato nel 2009, ma meno contribuenti sopra i 70mila euro: nuovo redditometro dovrebbe essere pronto in aprile (Il Sole 24 Ore, pag. 1- 2-3-31)

ENERGIA: entro poche settimane le nuove norme sulle rinnovabili. Per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, i timori degli imprenditori sono ingiustificati. E' necessario adeguare gli incentivi (dai giornali)

IMPRESE: Necessario un taglio netto alla burocrazia. Intervista a Giuseppe Tripoli, nuovo responsabile per l'Italia per le Pmi (Il Sole 24 Ore, pag. 24)

 

SPAGNA: Moody's declassa rating per le banche in rosso e debito fuori controllo (dai giornali) Per la crisi del debito sovrano in corso in Europa la ristrutturazione del debito non serve. Intervista a Carlos Braga, nuovo rappresentante della Banca Mondiale in Europa (Il Sole 24 Ore, pag. 4)

CINA: la bilancia commerciale va in rosso a febbraio (dai giornali). 'La politica del figlio unico pesa sul futuro del welfare'. Intervista a Peter Lighte, presidente della JP Morgan Chase Bank China (Il Sole 24 Ore, pag. 15)

ENI: potrebbe cedere Snam con il si' del Governo. Produzione di petrolio in Libia si fermera' molto presto (dai giornali)

EDISON: A2A chiede la proroga dei patti (dai giornali)

FONSAI/GROUPAMA: speculazioni sulla vendita della Milano (Il Sole 24 Ore, pag. 37)

PARMALAT: stretta dei fondi sulla lista dei consiglieri. I brasiliani di Lacteos a Milano per incontri con i legali e l'advisor Lazard (dai giornali) Il 'ramo secco' muove alla conquista di Collecchio. Scenari da takeover (Il Sole 24 Ore, pag.38)

TELECOM: piu' forte in Argentina, sale al 68% di Sofora. Mediobanca punta su Bernabe' presidente esecutivo (dai giornali)

INTESA SANPAOLO: risponde a Antitrust e chiude il nuovo caso Agricole (Il Messaggero, pag. 21)

UNICREDIT: Anthony Wyand possibile candidato alla transizione, nuovi rumors su possibile uscita presidente Dieter Rampl (Il Corriere della Sera, pag. 45)

 

CIR/COFIDE: tornano al dividendo nel 2010 (dai giornali)

POPOLARE VICENZA: un piano per investire nel cinema (Il Sole 24 Ore, pag. 27)

FINMECCANICA: grandi manovra in vista dei rinnovi delle nomine (Il Secolo XIX pag. 13)

TERMINI IMERESE: un flop i cavalieri bianchi che vogliono salvarla (Il Fatto Quotidiano pag. 11)

SWATCH: l'Italia resta strategica. Intervista al presidente, Arlette Emch (Il Sole 24 Ore, pag. 28) Il ceo Nick Hayek stima un aumento dell'organico fino al 6% (Financial Times pag.19)

LUSSO: Armani Tiffany e.....ecco i prossimi deal (Il Mondo pag.30-31)

5. PIL: ISTAT, IN IV TRIMESTRE +1,5% SU ANNO, NEL 2010 +1,2% DATO CORRETTO PER CALENDARIO...
(Adnkronos) - Nel 2010 il Pil corretto per gli effetti di calendario e' aumentato dell'1,2 per cento. Nel quarto trimestre del 2010 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, e' aumentato dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente e dell'1,5 per cento nei confronti del quarto trimestre del 2009. Lo rende noto l'Istat ricordando che la stima preliminare diffusa il 15 febbraio scorso aveva rilevato un aumento congiunturale dello 0,1 per cento e una crescita tendenziale dell'1,3 per cento.

 

6. ISTAT, CRESCITA ACQUISITA 2011 +0,4%...
(ANSA) - La crescita acquisita per il 2011, quella che si verificherebbe per il puro effetto trascinamento del 2010 se in tutti e quattro i trimestri dell'anno si registrasse crescita zero, e' pari allo 0,4%. Lo rende noto l'Istat, rivedendo a rialzo le stime preliminari (+0,3%).

7. GERMANIA: A FEBBRAIO INFLAZIONE SALE AL 2,1 PER CENTO...
(Adnkronos) - A febbraio in Germania l'inflazione e' salita al 2,1 per cento su base annua, il livello piu' alto dall'ottobre 2008. Lo comunica l'Istituto federale di statistica di Wiesbaden. Il dato mostra una crescita dello 0,1 per cento rispetto alle stime preliminari e vede un aumento rispetto al mese precedente dello 0,5%. All'origine del balzo dei prezzi, soprattutto il rincaro dei prodotti petroliferi e dell'energia elettrica.

 

8. L'ONDATA DI TAGLI AD AOL RISPARMIA L'HUFFINGTON POST...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il colosso Aol taglia la forza lavoro del 20%, licenziando 950 persone di cui 200 negli Usa, in particolare nei settori media e tecnologia, e 750 in India. La decisione é stata presa dopo che Aol ha rilevato il sito e blog di notizie Huffington Post per 315 milioni di dollari. Nessuno dei 250 ex dipendenti del blog fondato da Arianna Huffington dovrebbe essere licenziato.

9. TWITTER IL «FARO» DELLE IPO...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Un social network adatto a ogni occasione. Se c'è chi ha visto in Twitter uno degli strumenti decisivi dell'organizzazione delle rivolte in Nord Africa, non manca chi attribuisce al sito di messaggistica online anche poteri divinatori del mercato. Lo scorso autunno, un professore dell'Indiana University, Johan Bollen, ha stupito la comunità finanziaria sostenendo che il social network fosse capace di prevedere l'andamento dell'indice Dow Jones con un accuratezza del 87%.

Ora Bollen ha incontrato qualcuno che vuole mettere alla prova questa teoria: un fondo inglese, Derwent Capital, è pronto a sbarcare su mercato ad aprile con un metodo a dir poco innovativo: un sistema passerà al setaccio milioni di "tweet" per cercare di capire il sentiment degli investitori e poi scommetterà di conseguenza. L'avventura parte con 25 milioni di sterline di capitale e un obiettivo ambizioso: ottenere, grazie al social network, un ritorno fra il 15 e il 20 per cento.

 

10. GDF-SUEZ ALLA PROVA DEL BOND A 100 ANNI...
Ma. Ce. per "Il Sole 24 Ore" - Cento anni sono una gran bel lasso di tempo. Gli ultimi racchiudono fra l'altro un paio di guerre mondiali, l'ascesa e il fallimento delle grandi ideologie e uno sviluppo economico senza precedenti costellato da shock improvvisi. Proprio per questo, oltre che naturalmente per i limiti biologici umani, è difficile per un investitore concepire un titolo obbligazionario che vada a scadenza fra un secolo. Eppure simili strumenti, definiti scherzosamente «matusalem bond», esistono, anzi vengono emessi sempre più di frequente.

Negli ultimi giorni, per esempio, Gaz de France Suez ne ha piazzato uno da 300 milioni riscuotendo un discreto successo. Si sa, in tempi di rendimenti magri il 6,125% offerto dalla utility transalpina non è cosa da poco e le richieste fioccano, con buona pace delle massime di John Maynard Keynes sul lungo periodo. I primi a fare la fila sono ovviamente fondi pensione e assicurazioni, e non c'è da stupirsi perché questi strumenti si adattano a meraviglia alle loro attività. A proposito, il bond centenario di Gdf è il primo denominato in euro. Chissà se nel 2011 la moneta unica ci sarà ancora.

11. SCIVOLONE GIUDIZIARIO PER L'AD DEL SANTANDER...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Tegola in testa per il Banco Santander. Il suo amministratore delegato, Alfredo Saenz, è stato infatti, non solo condannato a 3 mesi di carcere, ma anche inibito da svolgere la professione di banchiere, in relazione a una vecchia vicenda che risale a una ventina di anni fa di recupero crediti, quando Saenz era amministratore del Banesto, banca che ora fa parte del gruppo Santander.

Immediata la reazione di Emilio Botin e della banca, che hanno espresso la loro solidarietà e ribadito la loro fiducia al banchiere, anche se questo gesto (peraltro dovuto) certamente non basta a Saenz per rimanere in sella e per cancellare la macchia. Per questo è stato presentato ricorso nelle opportune sedi e c'è la speranza che il banchiere possa essere riabilitato e continuare nel suo incarico. Altrimenti il Santander dovrà cercarsi al più presto un nuovo amministratore delegato. In casa o facendo shopping al di fuori. Inutile dire che qualcuno già pensa ad Ana Patrícia Botin, figlia di Emilio e attualmente a capo delle operazioni britanniche

 

12. SUMMIT ABI A FIRENZE, MICHELI IN CATTEDRA...
N. B. per "Il Sole 24 Ore" - «La porti un bacione a Firenze / lavoro sol per rivederla un dì». Quando Carlo Buti compose una delle più note canzoni italiane non pensava certo all'Associazione bancaria italiana che proprio nella città toscana riunirà un summit per discutere di lavoro. Francesco Micheli, capo del Comitato per gli affari sindacali dell'Abi, ha convocato la delegazione trattante dell'associazione mercoledì 23 marzo nei dintorni di Palazzo Vecchio per discutere del rinnovo del contratto nazionale degli oltre 300mila bancari italiani.

I manager chiamati alla scuola del senior advisor del Ceo di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, discuteranno di questioni fondamentali per le banche, strette tra ricavi che latitano e costi che crescono: inquadramenti e mansioni professionali, recupero dell'inflazione, retribuzione variabile, salario di produttività. Non sappiamo se qualcuno di loro porterà un bacione a Firenze. Di certo però ne torneranno con un piano di azione da contrapporre a quello dei sindacati.

13. BONDI TESSE LA TELA PER RISPONDERE ALLA CORSA A PARMALAT...
Ettore Livini per "la Repubblica" - La partita per il futuro della Parmalat si è trasformata in una guerra di posizione in cui nessun protagonista sembra disposto a scoprire le sue carte prima del 18 marzo, termine ultimo per la presentazione delle liste per il cda in vista dell´assemblea di aprile.

Skagen, Zenit e MacKenzie, i tre fondi con il 15,3% del capitale che vogliono defenestrare Enrico Bondi, hanno ultimato la loro proposta ma attendono probabilmente il deposito in zona Cesarini. Il risanatore di Collecchio, come tradizione, tace.

 

Ma certo non sta con le mani in mano. Mercoledì ha incontrato ancora una volta Gianni Letta a Roma. Ieri ha avuto un meeting con alcuni azionisti anglosassoni, in attesa di capire se ci sono i numeri per provare ad andare al braccio di ferro in assemblea. E mentre Luca Cordero di Montezemolo - che con il suo fondo Charme ha esaminato l´ingresso in Parmalat - ha ribadito il suo interesse "intellettuale" sul dossier («sarebbe un peccato se andasse fuori dall´Italia senza fare degli sforzi da parte di tutti»), i brasiliani di Lacteos hanno avviato il loro roadshow tricolore in vista di una possibile alleanza strategica con il gruppo.

Ieri si sarebbero visti con consulenti vicini alla cordata dei fondi, ribadendo di essere per il momento passivi ma dicendosi disponibili a esaminare una fusione dopo l´appuntamento d´aprile. Chi sarà allora l´ad di Collecchio allora resta tutto da vedere. L´impressione in effetti è che prima di quella data sono da mettere in preventivo altri fuochi d´artificio e che dietro le quinte i giochi non siano ancora chiusi del tutto. 11-03-2011]

 

 

In Mediobanca STAT VIRTUS-TELECOM - A PIAZZETTA CUCCIA, PRIMO AZIONISTA DEL COLOSSO TELEFONICO, SONO DIVISI SU BERNABé: rinnovamento nella continuità (Pagliaro e NAGEL), continuità che porterà al rinnovamento (Ben Ammar e Bolloré) - È una diversità non irrilevante E Dall’America, Bebé ha fatto sapere che o resta capo azienda oppure lascia

Massimo Mucchetti per il "Corriere della Sera"

 

Il comitato nomine di Mediobanca, riunito ieri in piazzetta Cuccia sotto la presidenza di Renato Pagliaro, conferma lo stesso Pagliaro e il consigliere Tarak Ben Ammar nella lista che Telco, la holding cui partecipano anche Telefonica, Generali e Intesa Sanpaolo, deve depositare entro il 16 marzo per il consiglio di Telecom Italia. La scelta fotografa le difficoltà del momento. Pagliaro, infatti, intende spostare Franco Bernabé dalla poltrona di amministratore delegato a quella di presidente, che Gabriele Galateri dovrebbe lasciare. Promuoverebbe poi ad amministratori delegati Marco Patuano e Luca Luciani, per l'Italia e il Sud America.

 

Nel comitato nomine, Marco Tronchetti Provera ne ha disegnato i profili: più rotondo e affidabile il primo, più spumeggiante il secondo. Nello stesso giorno, in un'intervista al Corriere, Ben Ammar sostiene la conferma di Bernabé capo dell'azienda. In Mediobanca c'è dunque diversità d'accenti: rinnovamento nella continuità (Pagliaro e il management), continuità che porterà al rinnovamento (Ben Ammar e Bolloré). È una diversità non irrilevante. Un presidente con deleghe politiche tratta con i regolatori, parla con i giornali, affronta i governi, presiede l'organo amministrativo, segue il servizio legale.

 

Ma lascia agli amministratori delegati investimenti, personale, budget, tecnologie, costruzione delle alleanze. Il capo azienda ha i poteri dell'amministratore delegato. Se li avesse da presidente, sarebbe un pdg alla francese. Questi tuttavia sono gli estremi di un ragionamento entro il quale si ricerca un compromesso che Bernabé dovrebbe avallare. Dall'America, Bernabé ha fatto sapere che o resta capo azienda per costruire il futuro oppure lascia. D'altra parte, la Federdirigenti di Telecom si è ieri schierata a favore degli attuali vertici, Galateri compreso.

 

Nei giorni scorsi, il consiglio uscente di Telecom aveva disegnato l'identikit del capo azienda ideale. E l'indipendente Luigi Zingales ha proposto sul Sole 24 Ore che a decidere sia proprio il consiglio indicato dai soci e non i soci direttamente. Arun Sarin, gran capo di Vodafone, ingaggiò Vittorio Colao come numero due con la prospettiva, non la promessa, della successione di lì a qualche anno. Colao superò l'esame di Sarin e degli altri membri del board a ciò deputati, e all'assemblea ci fu il passaggio delle consegne.

 

Ma Telco è un'altra cosa. Nel 2007 impiegò più di sei mesi prima di scegliere, più contorta e indecisionista di una maggioranza parlamentare. E questa volta si è ridotta all'ultimo, parlando con il top manager solo alla fine. Eppure, la posizione di Bernabé può aiutare a rispettare le scadenze. A lui va bene la promozione di Patuano e Luciani a country manager per i due principali mercati: lui stesso li ha lanciati consentendo loro di emanciparsi da errori del passato.

 

Non è ancora il tempo di farli amministratori delegati, e certo non giova all'equilibrio generale l'averlo loro prospettato. Le posizioni di Bernabé e Galateri, d'altra parte, hanno l'appoggio del socio spagnolo Telefonica, irritato per le manovre italiane. E anche quello del ministero dell'Economia, Giulio Tremonti, che ieri ha visto alcuni banchieri.

E Mediobanca? Fa sapere che i primi colloqui con Bernabé procedono bene. Bene perché il top manager è venuto a miti consigli o perché si profila un accordo per una successione graduale nel tempo guidata dallo stesso Bernabé? La risposta verrà con l'attribuzione delle deleghe. Per ora niente barricate.11-03-2011]

 

 

- CON UNA PERFIDIA INFINITA E CHIRURGICA TRAVAGLIO Dà IL BENVENUTO TV A GIULIANONE FERRARA, "UNO CHE IN VITA SUA HA FATTO IL PICCHIATORE COMUNISTA, LA SPIA DELLA CIA, LA TROMBETTA DI CRAXI E BERLUSCONI, MA MAI PER UN SOLO ISTANTE IL GIORNALISTA" - 2- "DA B. E FAMIGLIA, RICEVE GIÀ TRE STIPENDI: DA DIRETTORE DEL ’FOGLIO’, DA RUBRICHISTA DI ’PANORAMA’, DA EDITORIALISTA DEL ’GIORNALE’ (POI OGNI TANTO ARROTONDA: ORA CON LA CIA, ORA CON TANZI, ORA CON LA DIARIA DI EURODEPUTATO ASSENTEISTA, ORA CON QUELLA DI MINISTRO E PORTAVOCE). INSOMMA, È UN TIPO INDIPENDENTE’’ - 3- ULTIME RIGHE: "TRISTE DESTINO QUELLO DI FERRARA. FONDA ’IL FOGLIO’ E NON LO COMPRA NESSUNO. SI CANDIDA AL MUGELLO E NON LO VOTA NESSUNO. FA ’OTTO E MEZZO’ E NON LO GUARDA NESSUNO. PERO’ LUI INSISTE. TANTO LO PAGANO A PESO" -

Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

 

L'intervista di Giuliano Ferrara a Goffredo De Marchis, su Repubblica di ieri, andrebbe studiata nelle scuole di giornalismo perché ha il raro pregio di sintetizzare chi è Ferrara, cos'è la Rai e cos'è diventato il giornalismo italiano. "L'Italia - esordisce Ferrara - è occupata non da B., ma da una mentalità, da una cultura e da un modo di essere delle élite che mi fa venire l'orticaria".

 

La palla del pallone pallista giunge all'indomani degli ultimi dati sulle presenze dei politici nei tg Rai a gennaio: B. ha totalizzato 6 ore e 40 minuti, il doppio di tutti gli altri leader messi insieme. Dev'essere per questo che, da lunedì, avremo Ferrara ogni santo giorno dopo il Tg1: per riequilibrare un po'.

De Marchis gli domanda che credibilità può avere un conduttore che è anche consigliere del premier. Ferrara fa l'offeso: "Non sono il consigliere di B. Faccio un giornale, scrivo commenti... se lavorassi per B. il mio nome sarebbe nella lista dei bonifici del ragionier Spinelli".

 

E qui il giovanotto si sopravvaluta: i bonifici di Spinelli erano per le mignotte, tutte fra l'altro carinissime, mica per ceffi come lui. E poi lui, da B. e famiglia, riceve già tre stipendi: da direttore del Foglio, da rubrichista di Panorama, da editorialista del Giornale (poi ogni tanto arrotonda: ora con la Cia, ora con Tanzi, ora con la diaria di eurodeputato assenteista, ora con quella di ministro e portavoce). Insomma, è un tipo indipendente.

 

De Marchis gli ricorda le riunioni dei giornalisti della ditta a Palazzo Grazioli. E lui barrisce orripilato: "Di che parliamo? Posso andare a pranzo con chi mi pare? Montanelli non andava a pranzo con Spadolini, coi segretari dei partiti? È assolutamente normale per un giornalista andare dal premier".

 

Certo che è normale, ma a patto che il premier non stipendi il giornalista. Altrimenti, in un paese serio, il giornalista non deve mai occuparsi del premier. Montanelli incontrava Spadolini (suo ex collega e direttore al Corriere), ma Spadolini non stipendiava Montanelli. Infatti Montanelli criticava spesso Spadolini, mentre Ferrara, quando proprio ha un attacco di temerarietà, scrive che B. ha sbagliato cravatta.

 

Ora annuncia: "Il Cavaliere mi darà mille occasioni per parlare male di lui" (sì, quando sbaglierà i calzini o la tintura del toupet). Ma eccolo commentare i bunga bunga con minorenni: "Sapevamo cosa faceva Gronchi nella sua vita privata? E quello che combinava Merzagora?".

 

A parte la bruciante attualità di Gronchi e Merzagora, abbiamo come il sospetto che, se i due avessero telefonato in questura per far rilasciare una ladra marocchina minorenne senza documenti che passava le notti con loro, la cosa si sarebbe saputa e avrebbero dovuto dimettersi.

 

Ma per Ferrara il vero "scandalo è sapere di Berlusconi quello che sappiamo". Osservazione più che comprensibile, per uno che in vita sua ha fatto il picchiatore comunista, la spia della Cia, la trombetta di Craxi e B., ma mai per un solo istante il giornalista. Solo un paese malato può scambiare per giornalista uno che detesta le notizie a tal punto da desiderare che non si vengano a sapere. De Marchis gli domanda del processo Ruby, e lui: "È un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati".

 

Un processo messo in piedi da magistrati e pedinatori: ma siamo matti? Dove andremo a finire, signora mia. Nel '93 Ferrara bruciò in tv il bollettino dell'Intendenza di Finanza per l'abbonamento Rai. Poi spiegò di averlo fatto per chiedere le dimissioni dell'allora direttore generale Locatelli, accusato di aver favorito gli affari di sua moglie. Locatelli non aveva condanne, ma per il garantista Ferrara era colpevole lo stesso. Fortuna che gli abbonati non gli diedero retta, altrimenti oggi la Rai non saprebbe come pagargli un milione e mezzo per il nuovo programma.

Triste destino, quello di Ferrara. Fonda Il Foglio e non lo compra nessuno. Si candida al Mugello e non lo vota nessuno. Fa Otto e mezzo e non lo guarda nessuno. Però lui insiste. Tanto lo pagano a peso.

 

LETTERA -
Il collettivo di via Dei Volsci colpisce ancora. Nella loro edificante rubrichetta del mattino, Minimo Riserbo e Falbalaà giudicano il ritratto di Travaglio su Giulianone Ferrara fatto con la "consueta precisione".

A parte il fatto che parlare di "consueta precisione" per Travaglio appare una cortesia un po' leccacula, questa volta la perfidia di Travaglio (che, nel caso di Ferrara, è invidia), fa cilecca.

Non è infatti  per nulla vero che il Foglio non lo legge nessuno, la trasmissione Otto  e mezzo è ripianta da tutti coloro che non vogliono veder gente scannarsi ma parlare serenamente, al Mugello Ferrara ci andò conscio di perdere, come gesto di sfida.

Quel Bertoldo di Travaglio se ne sta invece sempre al riparo delle sue tiritere antiberlusconiane, scrive articoli scritti già 200 volte, va a parlare in teatri pre-parati senza contraddittorio, e rischia come può rischiare Venditti facendo un concerto al Foro Italico. Bell'eroe.
Paolo11-03-2011]

 

 

P4, PRIMO INCONTRO BISIGNANI-WOODCOCK - TALPE NELLE FORZE DELL´ORDINE? - chi AVVERTÌ CHE LE SIM SEGRETE ERANO INTERCETTATE? - I rapporti tra il lobbysta di letta e i pm devono essere piuttosto buoni, visto che gli sono stati restituiti gli oggetti sequestrati nelle perquisizioni, compresi i titoli al portatore trovati dal suo autista. Che non sono stati parcheggiati in Bankitalia

Dario Del Porto per "la Repubblica"

 

Il primo incontro è avvenuto un paio di giorni fa, dunque con una settimana d´anticipo rispetto alla scadenza del 15 marzo. Luigi Bisignani, attraverso i suoi avvocati aveva fatto sapere alla Procura di Napoli di essere pronto a collaborare per fornire tutti i chiarimenti ritenuti necessari dai magistrati che indagano su dossier e ricatti del «sistema informativo parallelo».

Accusa e difesa hanno così concordato un primo colloquio per individuare gli argomenti da affrontare nella «presentazione spontanea» che dovrà prendere in esame tutti gli aspetti centrali dell´indagine scandita in questi mesi da pedinamenti, intercettazioni, perquisizioni e audizioni di testimoni di altissimo profilo.

 

Sia gli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, sia la Procura smentiscono invece categoricamente che si sia già tenuto un interrogatorio formale di Bisignani. D´altra parte l´ampio spettro dell´inchiesta, condotta dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock con il procuratore aggiunto Francesco Greco, fa pensare che Bisignani avrà bisogno di molto tempo per rispondere a tutte le domande.

L´indagine rappresenta infatti lo stralcio di un diverso fascicolo su illeciti in alcuni appalti per la manutenzione ferroviaria. Indagando su questa vicenda i pm sono venuti a conoscenza della storia di un imprenditore che, dopo essere stato escluso da una gara, aveva presentato una denuncia poi insabbiata, forse dalla stessa persona che gli aveva invece lasciato intendere di essere in grado di farla camminare.

 

Gli accertamenti hanno poi condotto gli investigatori alla scoperta di schede fornite da un commerciante napoletano, intestate a extracomunitari ed usate, secondo l´accusa, per le comunicazioni segrete fra i componenti del «sistema parallelo».

Non è indagato, ma viene definito «coinvolto» in uno dei decreti di perquisizione eseguiti nei giorni scorsi, il deputato del Pdl Alfonso Papa, sospettato di aver avvicinato imprenditori in difficoltà con la giustizia offrendo notizie o una presunta «copertura giudiziaria. L´unica persona formalmente sotto inchiesta è il sottufficiale dei carabinieri Enrico La Monica.

Ma si indaga sull´ipotesi che il gruppo potesse contare su altre "talpe" nelle forze dell´ordine grazie alle quali procacciarsi le informazioni da utilizzare a fini illeciti. Non a caso infatti nella prima fase delle indagini il «sistema» fu avvertito che una delle schede sim segrete era stata individuata e intercettata.

 

E questi elementi vengono ora letti con grande attenzione dai magistrati, che stanno lavorando a ritmi serrati cercando "blindare" il più possibile i contenuti del lavoro svolto fino a questo momento. Su tutti gli argomenti emersi fino a oggi saranno chieste spiegazioni a Bisignani, a cominciare dal suo contatto con Papa e ai nodi legati al giro di schede sim che gravitava attorno a un "dealer" del centro di Napoli.

Nell´indagine si fa riferimento anche a flussi finanziari, appalti, erogazioni di fondi pubblici. Affari al centro dei quali secondo gli inquirenti Bisignani si ritrovava spesso e volentieri, forte dell´influenza maturata in tanti anni di frequentazione nei piani più alti dei palazzi del potere. Il punto di partenza però resta la gestione di notizie per confezionare azioni di dossieraggio o di ricatto. Quella "macchina del fango" che costituisce il nucleo centrale dell´inchiesta. Anche su questo, Bisignani potrebbe aggiungere nuovi elementi alla ricostruzione della Procura.11-03-2011]

 

 

COSA HANNO IN COMUNE L’AMBASCIATORE USA IN ITALIA E CHIAMPARINO? LO STESSO GIUDIZIO SUI SINISTRATI: “IL PD è UN PARTITO MORIBONDO, ORMAI SENZA FUTURO”, E IL SINDACO USCENTE DI TORINO PREPARA LA SUA LEADERSHIP - ANCHE IL DEFILATO ZINGARETTI ASSESTA IL COLPO A UN PARTITO “FATTO DA DIRIGENTI CHE PARLANO SOLO MALE DI BERLUSCONI O SOLO MALE DEL PD” - CULATELLO S’INCAZZA, VELTRONI FA IL PESCE IN BARILE, FRANCESCHINI SI RAMMARICA, E IL POMPETTA SMASCELLATO GODE…

1 - WIKILEAKS: IL PARTITO DEMOCRATICO È MORIBONDO...
Da "il Fatto Quotidiano"

 

Un Partito democratico in "caduta", "moribondo". Così l'ambasciata Usa di Roma nei rapporti ottenuti da WikiLeaks, che L'Espresso pubblica oggi, descrivono il maggior partito dell'opposizione. Una sinistra in via di estinzione, dunque, quella ritratta dalla diplomazia americana che racconta di un Pier Luigi Bersani buon ministro ma di un Massimo D'Alema vero leader.

E della parabola di Walter Veltroni passato dall'essere un emulo di Robert Kennedy a un "whipping boy", una sorta di giullare schiaffeggiato per gli errori altrui. Entusiasta, invece, il giudizio Usa su Massimo D'Alema: "Altamente ambizioso, molto furbo, intelligente, più pungente e dogmatico degli altri leader".

Nel 2007 per gli Usa Veltroni è "un outsider e un volto nuovo, anche se da anni al centro della politica... Ci sa fare con i media e dice di non essere mai stato veramente un comunista".

 

Due anni dopo: "È ancora il capitano; ma il Pd va alla deriva". "Dopo il trionfo di Berlusconi - si legge nel rapporto - ha tentato diverse tattiche senza successo". E Bersani? Nel 2006, da ministro, sorprende piacevolmente la diplomazia. "Finalmente abbiamo un interlocutore". Ma l'entusiasmo scema per il Bersani segretario. C'è un solo cablogramma in cui si parli di lui.


2 - CHIAMPARINO CONDANNA IL PD "UN PARTITO ORMAI SENZA FUTURO"...
Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

Non è un fulmine a ciel sereno perché molti democratici temono la stessa fine. Ma Sergio Chiamparino squarcia un velo: «Sono in una fase di pessimismo: il Pd non ha futuro». Voce dal sen fuggita, fuori onda della trasmissione di Radio due Un giorno da pecora. Poi il sindaco torinese precisa: «Penso che così com´è il partito non ha futuro». Quasi peggio. Sembra mettere direttamente in discussione l´attuale segretario Pier Luigi Bersani.

 

Al telefono, appena arrivato a casa a Torino, chiarisce ancora: «È una frase decontestualizzata. Non ho parlato con Bersani, ho sentito Migliavacca. L´ho spiegato anche a lui. Quando ho qualcosa da dire non faccio battute, cerco di costruire un discorso compiuto. Comunque che una fase si è chiusa, le elezioni non ci sono più a breve. Ora arrivano le amministrative. Poi si dovrà aprire una fase diversa».

 

Uno dei sindaci più amati del centrosinistra, insieme con Matteo Renzi, scuote il Pd. Tutti e due sono critici con la condotta del vertice. Le parole di Chiamparino fanno addirittura temere un addio. Sarebbe un colpo durissimo. Ma per ora va registrata l´ira di Bersani sul sindaco torinese. Che traspare dalla reazione del coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca. «Chiamparino ha esperienze politiche e di governo importanti, tali da poter dare una mano al Pd - dice il dirigente vicino al segretario - . Spiace quindi ascoltare battute che, ad ogni occasione, creano disorientamento e non aiutano il lavoro di ricostruzione di cui ha bisogno il Paese e di cui il Pd è protagonista».

 

C´è malizia in questa risposta, la velata insinuazione che il sindaco, una volta chiusa l´esperienza torinese, ambisca a scalare la leadership democratica. Lo pensano in molti nella maggioranza del partito. «Ogni giorno una picconata, è difficile fare dei passi in avanti», dice il capogruppo Dario Franceschini. Ma il Pd resta sotto il fuoco incrociato dei suoi dirigenti più autorevoli. Molti dei quali sono amministratori sul territorio.

 

Anche le parole di Nicola Zingaretti suonano come una sveglia per il gruppo dirigente, un allarme rosso. «A volte i dirigenti del Pd sembrano dividersi tra chi parla solo male di Berlusconi e chi parla male solo del Pd. Che noia», sbuffa il presidente della Provincia di Roma. Che parla di un radicale cambio di passo: «Così non si va da nessuna parte, forse è tempo di muoversi e pensare di costruire qualcosa di veramente nuovo, non contro qualcuno ma sicuramente senza padrini. Qualcosa per indicare una via e dire agli italiani: tenete duro l´Italia ce la farà».

 

Proprio all´assemblea degli amministratori locali democratici riuniti a Milano parlerà Bersani. Da quella sede oggi arriverà la sua risposta agli attacchi, a dichiarazioni che mettono in discussione la tenuta stessa del partito. Walter Veltroni condivide molte delle critiche di Renzi e Chiamparino. Ma difende il progetto complessivo: «Il Pd ha futuro. Anzi, ha grandi e intatte possibilità, le stesse che aveva nel 2008. Proprio per questo il compito è puntare sul Pd».

E Chiamparino? «Crede nell´idea di un riformismo che abbia il partito al centro. Come ha detto anche al Lingotto». Si preparano giorni difficili per la segreteria Bersani. Giorgio Merlo lusinga Chiamparino cercando di tamponare la falla: «Non possiamo permetterci di perdere una grande risorse per la ditta». Sandro Gozi difende i destini democratici. Ma fa notare: «Il futuro del Pd è tutto da costruire. Se il partito saprà investire sulla nuova classe dirigente, sulle nuove forze e le idee emergenti», precisa. 11-03-2011]

 

 

FEDE & POLITICA - LA LINEA BERLUSCONA DI TARCISIO BERTONE FA GIRARE I TACCHI Al vaticanista Andrea Tornielli, SEGUACE DI RUINI: ADDIO A "IL GIORNALE" di famiglia E APPRODO NELLA NUOVA PARROCCHIA DI MARIO PIO CALABRESI: "La Stampa", una volta chiesa laica, prepara un sito d’informazione cattolica per un pubblico internazionale: i in duplex con lo squalesco Murdoch...

Carlo Tecce per "il Fatto Quotidiano"

 

Ormai c'è una diaspora al Giornale di Alessandro Sallusti, già svuotato con l'addio di Vittorio Feltri e le fughe a Libero. Prossima destinazione Torino, La Stampa di Mario Calabresi. Il vaticanista Andrea Tornielli lascia il Giornale berlusconiano, più volte in contrasto con la Chiesa, per un quotidiano un tempo laico (azionista, borghese) e oggi in sintonia con la Santa Sede. Così in sintonia che La Stampa prepara un sito d'informazione cattolica, un portale italiano per un pubblico internazionale: i contenuti saranno venduti ai media stranieri attraverso una società che può distribuire il prodotto e attirare la pubblicità, forse la News Cop. del magnate Rupert Murdoch.

I progetti di Calabresi s'incrociano perfettamente con le richieste di Tornielli che - come dicono fonti qualificate e come ieri ha scritto il Secolo d'Italia - faticava a sopportare la linea di Sallusti con la Chiesa: morbida quando ignora Ruby e i festini, durissima quando Famiglia Cristiana o un vescovo criticano i vizi del Cavaliere.

 

Sallusti conferma con parole al miele l'uscita di Tornielli: "È il più bravo vaticanista d'Italia. Va via perché ha ricevuto un'offerta per lui importante. Nessun dissidio tra di noi: è lui che decideva come e quando scrivere di Chiesa".

Il direttore del Giornale dimentica i numerosi articoli senza firma e con un linguaggio criptico che - ricorda sempre il Secolo d'Italia - da un paio di mesi, esattamente da gennaio, completano le notizie sul Vaticano. Una penna diversa e meno giornalistica di Tornielli, apprezzato per le sue riflessioni e la sua cultura religiosa, e poco appassionato dei retroscena sul potere vaticano.

 

Non è un caso che l'anonimo del Giornale debuttò con una biografia-elegia di Tarcisio Bertone, segretario di Stato e che Tornielli, vicino al cardinal sottile Camillo Ruini, chiude i suoi 15 anni al Giornale con un'intervista al successore Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

 

E ora La Stampa di Torino, nel 150esimo dell'Italia unita, sarà l'epicentro per le notizie che provengono da San Pietro. Tornielli completa una rosa di giornalisti cattolici, cari al Vaticano e ai movimenti dei fedeli . L'ex vaticanista del Giornale raggiunge Michele Brambilla, vicedirettore, autore di Gesù spiegato a mio figlio e di Qualche ragione per credere con Alberto Messori, l'editorialista del Corriere della Sera che Calabresi voleva con sé a Torino. Ma Calabresi è riuscito a strappare Alberto Simoni all'Avvenire, corrispondente a New York del quotidiano dei vescovi e anche l'ex portavoce di Comunione e liberazione, Marco Bardazzi.

Il direttore del sito sarà Paolo Mastrolilli, ex collaboratore di Radio Vaticana e per pochi mesi responsabile della redazione romana de La Stampa. Il progetto di Calabresi ha un valore editoriale e commerciale, ma consolida pure i suoi ottimi rapporti con la Santa Sede: l'anno scorso è stato ospite al meeting di Cl a Rimini e relatore a un convegno in Vaticano su media, Internet e Chiesa.

 

Un titolo impegnativo (e profetico), approfondito per tre giorni anche con l'intervento finale di papa Benedetto XVI: "Scoprire il complesso continente digitale per gestirlo con responsabilità per una testimonianza missionaria anche in rete". Calabresi disse che a volte "la realtà è testarda", per rispondere a chi temeva le notizie che possono falsificare i fatti. Anche per non correre rischi, il Vaticano benedirà La Stampa che investe migliaia di euro per un sito d'informazione cattolica.

 11-03-2011]

 

 

1- DOPO I PICCHIATORI ANDRINI & VATTANI, L’EX NAR FRANCESCO BIANCO ASSUNTO IN ATAC, IL CAPOSCORTA ED EX PUGILE MARINELLI PIZZICATO A PIAZZARE I FIGLI NELLE MUNICIPALIZZATE, UN ALTRO CASO INGROSSA LE FILE DEGLI “IMPRESENTABILI” DI ALE-DANNO - 2- IL SINDACO DI PIGNATARO (CASERTA) ARRESTATO QUESTA MATTINA PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA ERA MEMBRO DELLA “SEGRETERIA POLITICA” DEL SINDACO, DOPO ESSERE STATO CONSULENTE DEL CAPO DI GABINETTO DEL CAMPIDOGLIO - 3- ADERENTE ALLA CORRENTE DI ALEMANNO “AREA”, GIORGIO MAGLIOCCA AVEVA LAVORATO ANCHE PER LANDOLFI MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI. GIÀ NEL 2007 ERA STATO BECCATO DAI GIORNALISTI LOCALI A CENA CON I MEMBRI DEL CLAN LIGATO-LUBRANO-NUVOLETTA. FACEVA IL SINDACO IN CAMPANIA MA AVEVA ANCHE UNO STIPENDIO DA 62MILA EURO AL COMUNE DI ROMA… IL PD CHIEDE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA

 

1- ARRESTATO IL SINDACO DI PIGNATARO, ERA CONSULENTE DELLA SEGRETERIA DI ALEMANNO AL COMUNE DI ROMA. L'ACCUSA: CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA
Da "Repubblica.it - Napoli"

Il sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, del Pdl, è stato arrestato questa mattina dalla polizia con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Magliocca, che ha 37 anni, è avvocato ed è stato consulente del ministero delle Telecomunicazioni quando era retto da Mario Landolfi; recentemente è stato nominato consulente anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Secondo l'accusa, avrebbe consentito al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al sindaco. In particolare, anziché destinare una villa e alcuni appezzamenti di terreno a scopi sociali, avrebbe permesso che l'edificio fosse devastato, anche con l'asportazione degli infissi, e che i terreni fossero coltivati. A Magliocca gli agenti della squadra mobile hanno notificato ordinanze emesse su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito.

 

Oltre a fare il sindaco di Pignataro Maggiore, Magliocca nel dicembre 2010 era stato nominato ("per chiamata diretta", secondo il consigliere Pd Athos De Luca) dirigente del Comune di Roma: coordinatore di gabinetto della segreteria di Alemanno. Al costo di 90 mila euro l'anno.

"Siamo sicurissimi che il sindaco Magliocca, al quale rinnoviamo fiducia e solidarietà, non avrà difficoltà alcuna a chiarire la sua posizione e ad evidenziare la sua totale estraneità rispetto alle ipotesi di reato a lui attribuite". E' quanto affermano, in una nota, l'onorevole Mario Landolfi, vicecoordinatore regionale vicario della Campania del Pdl, e il senatore Gennaro Coronella, vicecoordinatore provinciale del PdL di Caserta. "Auspichiamo nel contempo che la magistratura, nei cui confronti ribadiamo rispetto e fiducia - aggiungono Landoldi e Coronella - proceda con la massima celerità all'accertamento della verità".

2- LA FOTOGALLERY DI MAGLIOCCA CON ALEMANNO, STORACE, LARUSSA, COSENTINO...
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/03/11/foto/giorgio_magliocca-13468724/1

 

3- DA QUATTRO ANNI GIORNALISTI E OPPOSIZIONE ACCUSAVANO MAGLIOCCA: "ANDAVA A CENA CON GLI ESPONENTI DEL CLAN CAMORRISTICO"
Raffaele Sardo per "La Repubblica - Napoli"

Un terremoto. A Pignataro l'arresto del primo cittadino Giorgio Magliocca è arrivato di sorpresa, ma forse non del tutto inaspettato. Il clima politico in paese è da anni surriscaldato proprio da vicende che girano attorno all'amministrazione comunale e in particolare sull'uso sociale dei beni confiscati al clan Ligato-Lubrano-Nuvoletta, referente del clan di Lorenzo Nuvoletta di Marano, protagonista di assassini eccellenti come quelli di Franco Imposimato e del carabiniere Salvatore Nuvoletta.

 

Vi sono state denunce pubbliche, ma soprattutto alla magistratura, per la vicenda del riutilizzo dei beni confiscati ai boss della camorra. Protagonisti alcuni cronisti locali, tra cui il giornalista Enzo Palmesano, e il capo dell'opposizione di centro sinistra in Consiglio Comunale, Raimondo Cuccaro. Ed è proprio quest'ultimo a rievocare le vicende che hanno portato all'arresto del sindaco.

"Si - conferma Cuccaro - tra me e il primo cittadino ci sono in corso azioni giudiziarie, perché nel consiglio comunale del 5 giugno 2007, ripresi un'accusa del giornalista Palmesano che aveva rivelato che il sindaco Magliocca era stato a cena con esponenti locali del clan Ligato-Lubrano.

 

Nel corso del dibattimento, la cui sentenza dovrebbe essere pronta per la fine di questo mese, i testimoni ascoltati hanno confermato la presenza di esponenti del clan alla cena. Ma le accuse a Magliocca non si fermano qui. Io stesso ho presentato diversi esposti sul fatto che alcuni beni confiscati ed in particolare la villa bunker di via del Conte, confiscata ai Ligato è stata ridotta ad un rudere e ritornata di fatto nella disponibilità dei vecchi proprietari, come pure i terreni".

Il 28 maggio 2007 i giornalisti Carlo Pascarella e Davide De Stavola entrarono nella villa per documentare lo stato di degrado dell'immobile e trovarono Pietro Ligato a colloquio con l'imprenditore Tommaso Verazzo. Un episodio che poi ebbe come seguito minacce di morte ai due cronisti.

 

Ma le intimidazioni sono arrivate in varie occasioni anche per Enzo Palmesano, che ha sempre definito il suo paese "la Svizzera della Camorra", Un luogo cioè dove gli affari i clan continuano a farli in modo del tutto indisturbati. E per questo gli sono arrivati proiettili in una busta, minacce telefoniche, molotov alla porta della sua abitazione.

Ora l'arresto di Magliocca, accusato, tra l'altro di "consentire ai camorristi di continuare a gestire e a godere dei redditi derivanti dai beni", sembra aver chiuso il cerchio sulle denunce fatte dall'opposizione e dai giornalisti di Pignataro. Giorgio Magliocca venne eletto nel 2000 alla carica di consigliere provinciale, in quota AN. Ed ha ha ricoperto l'incarico di presidente della Commissione Attività Produttive.

 

Nel 2005 è stato riconfermato consigliere provinciale del collegio Pignataro - Grazzanise. Nel luglio del 2005 è stato nominato consulente giuridico-politico del ministro delle Comunicazione, Mario Landolfi. Incarico ricoperto fino al 2006. Nel 2006 è stato rieletto sindaco, dopo un primo mandato (2002-2005) con quattro voti di scarto sulla lista di centro sinistra guidata da Raimondo Cuccaro. Ha ricoperto la carica di capogruppo di Alleanza Nazionale al Consiglio Provinciale di Caserta.

 

Il Comune di Pignataro, tra l'altro, venne sciolto nell'anno 2000 per condizionamenti di camorra. Ma quella volta a capo dell'amministrazione c'era un sindaco di sinistra, Giovan Giuseppe Palumbo.

"Tra poco si voterà per il rinnovo dell'amministrazione comunale - afferma ancora Raimondo Cuccaro che si presentare nella competizione con una lista civica, - e spero che tutto il centro sinistra voglia contribuire fortemente a voltare pagina dopo quello che è accaduto."

4- CAMORRA/ ARRESTO MAGLIOCCA, ALEMANNO: SUBITO SOSPESO DA SERVIZIO - LE ACCUSE MOSSE NON RIGUARDANO L'AMMINISTRAZIONE DI ROMA CAPITALE

(TMNews) - Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro Maggiore in quota Pdl, dopo la notizia dell'arresto disposto dalla procura di Napoli con l'accusa di concorso esterno in associazione camorristica, "è stato immediatamente sospeso dal servizio in attesa degli esiti dell`inchiesta, così come prevedono le disposizioni di legge sul pubblico impiego".

 

Lo specifica in una nota il sindaco di Roma Gianni Alemanno, visto che Giorgio Magliocca, assunto dal Comune di Roma con un concorso pubblico bandito dalla precedente amministrazione nel 2005, "in base al suo ruolo di dipendente pubblico, alla sua qualifica di avvocato e alla sua esperienza di sindaco di un piccolo comune, è stato chiamato nel 2009 a far parte delle segreteria del capo di Gabinetto pro tempore, il magistrato Sergio Gallo. Dopo le dimissioni del dottor Gallo da capo di Gabinetto - spiega il Campidoglio - è passato alla segreteria politica del sindaco con uno stipendio di 62.000 euro lordi annui e nessun incarico di consulenza".

"Prendo atto delle dichiarazioni dei vertici del Pdl campano e casertano, onorevole Mario Landolfi e senatore Gennaro Coronella - dice Alemanno - che ribadiscono la loro assoluta convinzione della estraneità di Giorgio Magliocca ai fatti contestati. E` evidente che gli addebiti mossi dalla magistratura all`avvocato Magliocca non hanno nulla a che fare con la sua attività lavorativa presso Roma Capitale, mentre la sua qualificazione in rapporto all`incarico da lui assunto presso il Gabinetto è stata positivamente valutata dal precedente Capo di Gabinetto. Confidiamo - conclude il sindaco di Roma - che l`inchiesta della magistratura possa concludersi in tempi brevi e accerti la realtà dei fatti contestati".

5- (LZ) COMUNE. MAGLIOCCA, DE LUCA: SERVE COMMISSIONE INCHIESTA
"ASPETTIAMO RISPOSTE DAL SINDACO ALEMANNO".
(DIRE) - "È davvero incredibile che il sindaco di Roma scelga, in ruoli delicati e dirigenziali dell'amministrazione, personaggi con pesanti precedenti o indagati per gravissimi reati". Lo dice in una nota il consigliere comunale del Pd, Athos De Luca, che riporta il "caso Andrini, o di Giorgio Magliocca, sindaco di Pignatara Maggiore (Caserta), aderente alla corrente di Alemanno dell'Associazione Area, assunto come dirigente alla modica cifra di 90.000 euro l'anno e destinato a capo del suo staff di segreteria, oggi arrestato per connivenze con la camorra, ma all'epoca dell'assunzione in Campidoglio, gia' indagato per questa vicenda e sotto processo al tribunale di Santa Maria Capua Vetere per corruzione, voto di scambio e falso".

 

De Luca chiede: "E' possibile che il sindaco abbia tutti questi amici a dir poco 'imbarazzanti' che hanno a che fare con la giustizia per gravissimi reati? Come si dice a Roma, 'bell' amici che c'hai'. Quanti altri personaggi di questo tipo dovremmo scoprire in Campidoglio ai quali Alemanno ha affidato compiti dirigenziali? Continuando cosi', quando Alemanno se ne andra', dovremmo scoprire di essere stati governati da gente cui non avremmo affidato neppure un cerino usato?

 

Credo sia nostro dovere di cittadini e di rappresentanti del popolo in Campidoglio di sapere ora e subito se ci sono altri 'amici fidati' di questo genere in Campidoglio". De Luca, che ricorda come "gia' a dicembre aveva sollevato il caso Magliocca", chiede al sindaco di Roma di "avviare tra le tante commissioni di inchiesta attivate anche una commissione d'inchiesta per verificare che i dirigenti da lui nominati rispondono ai requisiti previsti dal codice di comportamento del Comune di Roma, di comprovata professionalita' e specchiata moralita'. Restiamo in attesa di risposte pubbliche da parte del sindaco- conclude De Luca- Un consiglio ad Alemanno: in futuro scelga meglio gli aderenti alla sua corrente politica dell'Associazione Area".11-03-2011]

 

 

VIENI AVANTI, COSENTINO! - "Nel ’96, con il voto di preferenza, il candidato che ha vinto in questo collegio che oggi si definisce controllato dalla camorra, non sono stato io, ma Bocchino - Se avessi avuto dietro la camorra, le pare che avrei dovuto aspettare il ’94 e Berlusconi per approdare alla Camera? - Bocchino in Campania mi fa la guerra, perché lui qui non tocca palla. Quanto alla Carfagna presunto sindaco di Napoli stoppata da Cosentino, sono tutte fesserie"...

Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"

Nicola Cosentino arriva puntualissimo alla prima udienza del processo che lo vede imputato di concorso esterno in associazione camorristica e presunte collusioni con il clan dei Casalesi. Perché, spiega l'ex sottosegretario del governo Berlusconi e attuale coordinatore campano del Pdl, vuole «chiudere il più in fretta possibile con questa vicenda». Per l'occasione, c'erano tutte le tv italiane, persino la Bbc inglese: solo Mediaset non ha chiesto di fare riprese. Ma la macchina processuale si interrompe subito: manca una notifica dell'avvocato dello Stato e l'udienza viene rinviata.

 

Allora, onorevole Cosentino, per i pm lei sarebbe stato eletto alla Camera con i voti dei Casalesi.
«Ma quando mai. Oggi i deputati sono tutti nominati dalle segreterie e io sarei l'unico eletto? Dalla camorra, per giunta? E poi basta fare un piccolo ragionamento. A 20 anni, nel 1980, ero già consigliere provinciale di Caserta con il Psdi. Se avessi avuto dietro la camorra, le pare che avrei dovuto aspettare il '94 e Berlusconi per approdare alla Camera? E se avessi qualcosa da nascondere, perché allora ho chiesto il giudizio immediato?»

Classico "o la va o la spacca"...
«A parte che va, e non spacca. Sono qui a farmi processare perché ho chiesto in tutti i modi di essere sentito dai pm, ma non c'è stato verso.

 

Adesso confido in un giudice terzo, al quale poter finalmente spiegare che sono innocente. Sono l'unico deputato accusato di voto di scambio, quando da anni ormai non ci sono i voti di preferenza. Ho guidato prima Forza Italia e adesso il Pdl in una regione dove il centrosinistra aveva in mano tutte le provincie e l'85% delle amministrazioni comunali».

Che cosa ha fatto l'onorevole Cosentino contro la camorra?
«Molte cose che spiegherò al processo. Senza entrare nel merito delle accuse, per rispetto della Corte, mi limito a ricordare la mia amicizia con don Peppino Diana (il prete ucciso dalla Camorra, ndr) e il fatto che ho organizzato la festa nazionale della Polizia a Casal di Principe».

Lei ha detto che al processo dimostrerà la sua storia assolutamente cristallina. Che significa?
«Significa che uscirò senza una sola macchia. Significa, come ho detto stamattina uscendo di casa ai miei figli, che alla fine di tutto ciò sarò il quarto illustre assolto d'Italia, nella storia dei processi mediatici, dopo Enzo Tortora, Giulio Andreotti e Calogero Mannino.

 

Nel '96, con il voto di preferenza, il candidato che ha vinto in questo collegio che oggi si definisce controllato dalla camorra, non sono stato io, ma Italo Bocchino. Mentre io ero nel collegio più pulito d'Italia, a Piedimonte Matese. E dopo sono sempre uscito nel collegio Campania 2, che non è quello di Casal di Principe, messo nel listino bloccato per volontà di Silvio Berlusconi solo perché ho fatto un grande lavoro "in terra straniera"».

Lei non ce l'ha solo con Roberto Saviano, ma anche con Italo Bocchino e Mara Carfagna, vero?
«I libri di Saviano mi hanno fatto diventare, insieme a questa inchiesta, il deputato di Gomorra. E parte della sinistra ci ha speculato sopra, ottenendo le mie dimissioni da sottosegretario in un momento in cui, se avessero votato la mozione di sfiducia contro il sottoscritto, il governo Berlusconi avrebbe rischiato di cadere per la guerra coni finiani. Le inchieste, poi, mi sono costate la candidatura a presidente della Regione, è un fatto. Quanto alla Carfagna presunto sindaco di Napoli stoppata da Cosentino, sono tutte fesserie».

Ormai avete scelto Mario Lettieri, è ufficiale?
«Sì, è come se lo fosse. Ma guardi che Bocchino in Campania mi fa la guerra, perché lui qui non tocca palla. E quella della Carfagna era una buona candidatura, ma né Bocchino, né lei, né Berlusconi hanno mai seriamente pensato a un suo impegno per Napoli».

Con Saviano farebbe un confronto pubblico sulla camorra?
«All'inizio l'ho anche cercato, ma lui non voleva. Ora, francamente, non so più se sia il caso. Comunque non avrei problemi particolari".

Lei dice di avere piena fiducia nella magistratura giudicante e si difende "nel" processo, come Dell'Utri, Mannino, Andreotti, Cuffaro. Invece Berlusconi sembra difendersi "dal" processo. Non le pare una situazione singolare?
«No, perché io sono un semplice deputato, mentre lui è il presidente del Consiglio ed è sottoposto da 17 anni a un'evidente esagerazione della Procura di Milano».

 

Ma Berlusconi lo ha sentito in questi giorni, alla vigilia di un processo così delicato per l'intero Pdl e in pieno Rubygate?
«No, ognuno gestisce secondo le proprie valutazioni».

E Giulio Tremonti, del quale lei è stato sottosegretario fino al luglio scorso?
«Su questa storia ci scherzava e ogni volta che m'incontrava nei corridoi di Via XX Settembre mi diceva "Bacio le mani"; oppure "Buongiorno don Camorra"».11-03-2011]

 

 

FISCHIA IL FISCO PER LA CALTA FAMILY - I RAMPOLLI CALTAGIRONE SONO FINITI NEL MIRINO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE: IL CONTO PIÙ SALATO È QUELLO PER IMPOSTE DIRETTE E IVA - LA SOLA CEMENTIR COSTRETTA A VERSARE NELLE CASSE DI TREMONTI 7,3 MLN - SPUNTA ANCHE UN’IPOTECA SU ALCUNI BENI IMMOBILIARI DELLA SOCIETÀ, LA CUI CANCELLAZIONE VA A RILENTO

Stefano Sansonetti per Italia Oggi"

 

Si sono schierati tutti gli avamposti del Fisco nella lotta all'evasione. Per questioni separate, hanno mosso i loro mezzi l'Agenzia delle entrate ed Equitalia, la società pubblica che riscuote i tributi a suon di ipoteche. L'obiettivo è Cementir, la società del gruppo Caltagirone, quotata in borsa, che produce cemento e calcestruzzo.

I conti, più o meno, sono stati regolati dopo una serie di confronti tra le parti in causa. Partiamo dall'esborso più salato a cui l'amministrazione finanziaria ha costretto Cementir, presieduta da Francesco Caltagirone jr. La società, nel cui consiglio di amministrazione siedono molti parenti e rampolli di famiglia come Azzurra, Alessandro, Edoardo e Saverio Caltagirone, ha chiuso un accertamento con adesione riguardante imposte dirette e Iva relative agli anni 2004 e seguenti.

 

In base all'accordo raggiunto con l'Agenzia delle entrate, che anni prima aveva attivato tutte le varie procedure di verifica, la società ha versato 7,3 milioni di euro. La storia di questa «partita fiscale» è piuttosto risalente nel tempo. L'Agenzia delle entrate, oggi guidata da Attilio Befera, aveva portato a termine le verifiche nel 2006. Lo si può agevolmente apprendere dai documenti contabili della società che si sono succeduti nel tempo.

Tra i rilievi mossi dall'amministrazione, si legge per esempio nella relazione finanziaria annuale 2009, «quelli di maggior consistenza hanno riguardato la deducibilità in un solo esercizio, e non in quote costanti, degli interventi a copertura delle perdite della partecipata Intercem spa e l'indeducibilità della sanzione antitrust irrogata dalla Commissione europea».

 

Nel corso del 2009, prosegue il documento, «la società ha ricevuto da parte dell'Agenzia delle entrate gli avvisi di accertamento relativi al predetto verbale di constatazione e ha proposto immediata domanda di accertamento con adesione». Si tratta dell'istituto che consente alle parti di arrivare una sorta di «accordo», all'esito del quale il contribuente può sfruttare il vantaggio di una riduzione delle sanzioni amministrative».

 

Insomma, si arriva al 2010 con la Cementir che sborsa 7,3 milioni di euro per tirarsi fuori da una vicenda che si portava avanti da un bel po' di tempo. Separata da questa vicenda, invece, è la storia che nell'agosto del 2010 ha portato Equitalia a iscrivere un'ipoteca su alcuni beni immobiliari della società.

La holding del Fisco, per la precisione, si è mossa attraverso Equitalia Gerit, la controllata che fondamentalmente riscuote i tributi nel Lazio. E così, il 18 agosto del 2010, la Gerit ha iscritto a carico di Cementir un'ipoteca il cui importo capitale è di 116.702 euro (come avviene di prassi in casi del genere l'importo iscritto risulta pari al doppio, ovvero 233.404 euro).

 

La società guidata da Caltagirone, interpellata sul punto da ItaliaOggi, ha spiegato che la procedura avviata dall'amministrazione finanziaria fa riferimento a un vecchio contenzioso Irap. Cementir ha aggiunto che questo contenzioso si è recentemente concluso con il riconoscimento delle ragioni che la società aveva opposto al Fisco.

Ne consegue che la società si attende la cancellazione dell'ipoteca, operazione che procede un po' a rilento visto che è passato ad altro incarico il legale di Cementir che seguiva la questione. Al momento, quindi, l'ipoteca rimane iscritta, anche se tra non molto dovrebbe essere del tutto cancellata.11-03-2011]

 

 

UNA NUVOLA DI FUMO - WALTERLOO VELTRONI AVEVA PROMESSO IL CENTRO CONGRESSI DELL’EUR PRONTO PER IL 2009. ALE-DANNO RILANCIA AL 2013. CHI OFFRE DI PIÙ? TANTO L’ARCHI-STAR FUKSAS AVREBBE GIà INTASCATO I SUOI 17 MILIONI € - STRAVOLTO IL PROGETTO FUTURISTICO: “ORA LA ‘NUVOLA’ È VOLGARMENTE POGGIATA SU PILASTRI, NON PIÙ SOSPESA, ED È DIVENTATA UN ‘PALLOIDE’” - CHE NASCERÀ SENZA CHE IL COMUNE ABBIA COSTRUITO UNA SOLA INFRASTRUTTURA

Paolo Bracalini per Lettera43.it

 

Una super parcella che inizia con 17 milioni di euro (già fatturati, a quanto ci risulta), per la prima nuvola che non vola ma sta attaccata a terra. Siamo in pieno Fuffas, come il memorabile personaggio di Crozza in versione archistar (quello che voleva «soppalcare Napoli» e «impiantare 900 milioni di alberi a Milano» sradicandoli da Brescia).

INFRASTRUTTURE O DESIGN?
Solo che stavolta è tutto vero, in carne, ossa e vetroresina. Massimiliano Fuksas, il grande genio del design soffice , e il suo progettone, la Nuvola, potrebbero diventare l'effige architettonica della politica romana (da Veltroni ad Alemanno): maxi spese, maxi fuffa.

La domanda è: ma in una città dove le strade sono cosparse di buche, profonde come voragini, e dove non esistono parcheggi (se non in terza fila), non era meglio spendere in infrastrutture piuttosto che in progetti faraonici da capitale del design (alle cotiche)?

 

La domanda se la sta facendo un esponente del centrodestra cittadino come Fabio Rampelli, deputato Pdl e architetto. «L'operazione Fuffas è l'esempio più chiaro di come non si deve progettare la trasformazione urbana», attacca Rampelli .

IL NOVELLO MICHELANGELO.
«Anche se gli amministratori capitolini dal 2000 a oggi hanno scambiato l'architetto-stregone per un novello Michelangelo», presegue il politico, «dovrebbe essere nota la necessità di iniziare dalla realizzazione delle infrastrutture e non dall'oggetto architettonico. Invece non si riesce a correggere questo vizio, che significa non avere alcuna considerazione per i cittadini».

I sindaci vogliono lasciare tracce del loro passaggio ai posteri (manco fossero Traiano e Nerone), e quindi si capisce perché puntino alle grandi opere (spesso non proprio necessarie) invece che alle piccole manutenzioni domestiche (indispensabili).

 

DA VELTRONI AD ALEMANNO. Il "segno" architettonico della stagione Walter Veltroni sindaco (e poi anche di Gianni Alemanno, perché rischia di inaugurarla proprio lui nel 2013) sarà probabilmente questa Nuvola di Fuksas, ovvero il nuovo centro congressi dell'Eur, un'area di 27 mila metri quadrati che, nelle mani di Fuffas e con 250 milioni di investimento, diventerà un simbolo universale.

«La Nuvola», ha sospirato l'archistar, «rappresenta l'arte che guarda la pace e non la guerra, perchè un'opera si fa pensando alla pace».

(Fuksas però è pacifico solo quando sta con amici o committenti danarosi. Diventa invece bellicoso se al ristorante entra Guido Bertolaso. In quel caso può prendere una formaggiera e lanciarla in faccia al nemico, chiamandolo «ladro, pezzo di m...», come successe l'anno scorso a Roma quando l'ex capo della Protezione civile era stato appena travolto dallo scandalo P3).

 

SOSPIRI DI AMMIRAZIONE.
Ancora più estasiato fu Veltroni nel marzo 2006 alla posa della prima pietra: «È uno dei progetti più belli del mondo. Me ne accorgo quando sento i sospiri di ammirazione di chi vede i disegni su carta. L'opera sarà il simbolo dell'architettura della città moderna, oggi c'è bisogno di leggerezza, e la nuvola è l'emblema della sublimazione. Sarà straordinario tenere un congresso in una nuvola, farlo qui diventerà uno status symbol».

Peraltro Veltroni previde che saremmo «entrati nella Nuvola entro tre anni», cioè nel 2009. Nel frattempo le cose si sono un po' complicate e la data si è leggermente spostata (ma con sublime leggerezza) al 2013.

 

UN PROGETTO STRAVOLTO.
Peccato però che ci siano parecchi problemucci, secondo l'architetto Rampelli. «Il progetto originario è stato stravolto. L'effetto sospensione è venuto meno, il che ha costretto a modifiche progettuali che hanno riportato il "maestro" con i piedi per terra. Ora la Nuvola è volgarmente poggiata su pilastri, come una qualunque altra mortale struttura. È diventata un "palloide". Ma resteranno proibitivi i costi di esercizio, in testa quelli per climatizzare il buffo oggetto di cristallo gettato, a dispetto, tra le bianche simmetrie dell'Eur».

 

Ma il danno non finirebbe qui. «L'albergo che dovrebbe sostenere economicamente il peso della gestione dello scarabocchio, una lama di cemento che cresce ogni due mesi di un piano, creerà un diaframma artificiale tra il laghetto e il pentagono di fortissimo impatto ambientale».

CHI PAGA LE INFRASTRUTTURE?
E ancora: «Non è chiaro chi metterà i soldi per realizzare le infrastrutture necessarie a non far deflagrare il quartiere razionalista. La nuvola di Fuksas si doveva e si poteva fermare. Se fossimo in un Paese serio verrebbe impedita fisicamente l'inaugurazione di qualunque struttura non accompagnata dalle relative infrastrutture».

E Alemanno? Non si discosta un millimetro dal solco veltroniano, anzi promette fondi per l'opera e aspira a tagliare lui il nastro per inaugurarla.

Un po' come i velleitari annunci, appena insediato, tipo «abbatteremo la Teca dell'Ara Pacis e il mostro di Corviale». Slogan finiti nel cassetto di Alemanno. Un sindaco sempre più tra le nuvole. Di Fuffas. 11-03-2011]

 

 

COSÌ BISIGNANI È DIVENTATO L’OSSESSIONE DEI PM de magistris e woodcock - da Andreotti a D’Alema, da Cossiga a Letta, da Santanché a Tarcisio Bertone, sotto intercettazione da sempre, identikit di un negoziatore di potere senza frontiere - La migliore definizione è autobiografica: "Se ci fosse in politica gente capace, intelligente noi non serviremmo a nulla, saremmo disoccupati"...

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

La migliore definizione di Luigi Bisignani è abbastanza recente e autobiografica: «Se ci fosse in politica gente capace, intelligente - spiegava ad un amico - noi non serviremmo a nulla, saremmo disoccupati». E quel "noi" racchiude quella strettissima comunità di negoziatori che in un'Italia ingessata come questa riescono a colmare differenze e distanze tra i faraoni della politica e i luoghi sacri della finanza pubblica.

Bisignani è quindi prima di tutto un negoziatore di alto profilo, capace di raccogliere e rilanciare le relazioni potenti del padre, responsabile della Pirelli in Argentina, dividere le intuizioni con il fratello al vertice della Iata, e costruire una ragnatela fittissima di relazioni.

 

Ieri con Francesco Cossiga, Giulio Andreotti (a 23 anni Bisignani era il capo ufficio stampa del ministro dell'Economia Stammati), Raoul Gardini (Carlo Sama lo volle alla corte dei Ferruzzi convincendolo a lasciare la carriera da giornalista all'Ansa), gli amici di Washington e gli ambienti della P2 di Licio Gelli (iscrizione con tessera n.1689 attribuita nel 1977 e sempre smentita dall'interessato).

 

Nella seconda Repubblica con un rapporto assai solido con Gianni Letta (conosciuto dagli anni del Tempo), Lamberto Dini, Massimo D'Alema, Silvio Berlusconi, ma l'elenco sarebbe davvero lungo per spiegare come Bisignani con la sinistra firma contratti per consulenze strategiche ben retribuite e con la destra coltiva queste relazioni tra pubblico (Finmeccanica, Enel, Eni, e tutto il mondo delle vecchie partecipazioni statali), politica, forze armate e dell'ordine fino ai salotti decisivi delle banche (Cesare Geronzi).

 

Per non dimenticare il complesso mondo del Vaticano, grazie a un legame di parentela con i Lefebvre d'Ovidio, quindi rapporti con i porporati che seguivano Paul Casimir Marcinkus fino agli anni del cardinale segretario di Stato Angelo Sodano.

A Bisignani viene attribuito il colpo di far passare la maxi tangente Enimont dai forzieri dello Ior (condanna definitiva in Cassazione), di portare Giovanni Paolo II in visita al Messaggero dei Ferruzzi, al matrimonio che il prelato dello Ior monsignor Donato de Bonis (uomo chiave del riciclaggio proprio della tangente per sciogliere il polo chimico tra Eni e Montedison) celebrò nella chiesetta a pochi passi dal torrione Niccolò V che ospita affari e segreti, uffici e misteri della banca del Papa.

 

Relazioni oltretevere che Bisignani ha coltivato e condiviso, talora, anche con politici sui quali aveva scommesso, come Daniela Santanché, con i fedeli collaboratori dell'attuale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Relazioni osteggiate e mal viste invece dall'area "progressista" oltre le mura.

Ora, quanto Bisignani condizioni la vita politica italiana e quanto l'attività di questo lobbista sia realtà, chiacchiera o leggenda, in un paese complottista, autolesionista, è difficile dirlo. John Henry Woodcock dai tempi di Potenza ha annusato i mondi riferibili a Bisignani, da anni il telefono di quest'ultimo è sotto controllo a intermittenza.

Sarà la magistratura a fare chiarezza? Sarebbe interessante, ad esempio, capire quanto dell'inchiesta Why Not di Luigi De Magistris è stata oggi travasata nell'indagine partenopea visto che Bisignani, da più parti si malignò di aver avuto la forza di spegnere le luci di quell'inchiesta quando, forse, furono altri centri di interesse, altri gruppi di potere a intervenire. Ma sono storie nel retrobottega di questo paese che non hanno mai sortito verità certificate.

 

Molti magistrati hanno provato ad aprire quella porta senza grande fortuna. Anche stavolta l'esito è incerto se non fosse che questa inchiesta incrocia le nomine nei cda più importanti del Paese e coincidenza vuole cada in una fase appena avviata di riassetti strategici con partite destinate ad aprirsi tra Telecom, Corriere della Sera e scacchieri sui quali Bisignani sarebbe stato uno dei negoziatori. Insomma, dipende sempre dalla prospettiva.

Dopo un periodo di fuoriuscita di notizie incontrollate, chi ad esempio dialoga con Gianni Letta, primo mentore del lobbista, lo descrive «tranquillo e sereno», soprattutto dopo l'interrogatorio da testimone avuto a Napoli. «Lei conosce Bisignani?», «È vero che il sottoufficiale del Ros Enrico La Monica voleva entrare nei servizi segreti e venne segnalato a palazzo Chigi? (cosa che puntualmente non si verificò, ndr)», insomma domande così.

 

Per Bisignani, invece, è periodo in tempesta tra boatos sempre più insistenti che indicano un'inchiesta pronta a partorire fuochi d'artificio dal golfo. Chissà se il furetto, come lo descrisse vent'anni fa Alberto Statera, resisterà anche questa volta e tornerà a gestire un potere sorprendente, a spingere per assunzioni e licenziamenti di direttori, amministratori delegati, amici.

E anche, raramente a vedersi respinto: «Bisignani? Mi cercò in ogni modo - racconta un alto funzionario dello Stato - quando in ambienti ristretti circolava il mio nome come papabile per un incarico di prestigio. Non lo volli mai incontrare e venni scelto a prescindere».11-03-2011]

 

 

ROMA, COMINCIAMO BENE! - LA SOCIETÀ DEL BOSTONIANO DIBENEDETTO È REGISTRATA NEL DELAWARE - CENTRO FINANZIARIO OFF SHORE, ANCHE SE NON È NELLA LISTA NERA DEI PARADISI FISCALI, CHE EVOCA UNA SOCIETÀ IN CUI SI SONO PERSI I DENARI DEI RISPARMIATORI PARMALAT - PERCHÉ IL MAI VISTO DIBENEDETTO NON HA UTILIZZATO UNA DELLE SUE SOCIETÀ ANZICHÉ CREARNE UNA NUOVA? LO SCHERMO DEL DELAWARE NON CONSENTE DI VEDERE CHI CI SIA TRA I SOCI...

Gianni Dragoni per il Sole 24 Ore

 

Da Trigoria al Delaware. Il futuro dell'As Roma, se avrà buon esito la trattativa per la cessione alla cordata guidata da Thomas DiBenedetto, potrebbe essere radicato nel piccolo Stato sulla costa orientale degli Stati Uniti, il secondo più piccolo degli Usa.

Minuscolo, ma con una legislazione molto favorevole alle imprese. Il Delaware è un centro finanziario off shore, anche se non è nella lista nera dei paradisi fiscali. Qui hanno la sede legale più di metà delle società quotate negli Usa.

 

È registrata nel Delaware anche la società statunitense che - secondo Italpetroli - «ha formulato l'offerta più competitiva tra quelle pervenute» per l'acquisto del 67% dell'As Roma, la DiBenedetto As Roma Llc. È una nuova società, a responsabilità limitata, il veicolo per dare l'assalto alla Magica. È a questa che i venditori, UniCredit insieme alla famiglia Sensi, hanno deliberato di «concedere un'esclusiva negoziale per un periodo di 30 giorni».

Colpisce che la società sia in Delaware visto che il capocordata, Tom DiBenedetto, è di Boston. I suoi consulenti spiegano che la scelta di una nuova società, una «Newco», basata nel Delaware è dovuta alla semplicità della legislazione locale e ai costi più contenuti. Qui si può contare sul segreto bancario e su un carico fiscale leggerissimo: non si paga l'Iva, le imposte sugli utili delle aziende si fermano all'8,7%, le tasse sul reddito non superano il 5,95 per cento.

 

Il Delaware però evoca anche brutti ricordi. Qui era registrata una società in cui si sono persi i denari dei risparmiatori che hanno dato fiducia alla Parmalat. Vengono in mente le parole del lussemburghese Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo, il 31 marzo 2009, alla vigilia del G-20, quando accusò gli Stati Uniti di ospitare paradisi fiscali: «Il G-20 è un organismo senza alcuna credibilità se sulla cosiddetta lista nera dei paradisi fiscali non ci saranno anche Delaware, Wyoming e Nevada, più le isole remote degli Stati Uniti».

 

Perché l'imprenditore DiBenedetto non ha utilizzato una delle sue società anziché crearne una nuova? Lo schermo del Delaware non consente di vedere chi ci sia nella piccola società. I consulenti assicurano che hanno firmato gli accordi per aderire alla cordata altri tre uomini d'affari americani: Richard D'Amore, James Pallotta, Michael Ruane. La cordata tuttavia non sembra al completo.

Permane un'aura di riservatezza intorno alla vicenda. Il direttore generale di UniCredit, Paolo Fiorentino, ha espresso ieri ottimismo. I 30 giorni per l'esclusiva scadono giovedì 17 marzo. È «tutto come programmato», ha detto Fiorentino all'Ansa. Interpellato sui tempi, ha risposto: «Ci siamo!», con DiBenedetto «va tutto bene». Queste parole hanno infiammato le azioni della Roma, in rialzo del 7,64% a 1,127, mentre l'indice Mib ha perso l'1,46 per cento.

 

Ma chi è DiBenedetto? A Roma nessuno lo ha visto, malgrado circoli una sua foto sulle gradinate dell'Olimpico. C'è curiosità anche tra gli americani che vivono a Roma. «L'ambasciatore David Thorne è di Boston, ma non lo conosce», ha detto al Sole 24 Ore un autorevole diplomatico.11-03-2011]

 

 

ROMA, COMINCIAMO BENE! - LA SOCIETÀ DEL BOSTONIANO DIBENEDETTO È REGISTRATA NEL DELAWARE - CENTRO FINANZIARIO OFF SHORE, ANCHE SE NON È NELLA LISTA NERA DEI PARADISI FISCALI, CHE EVOCA UNA SOCIETÀ IN CUI SI SONO PERSI I DENARI DEI RISPARMIATORI PARMALAT - PERCHÉ IL MAI VISTO DIBENEDETTO NON HA UTILIZZATO UNA DELLE SUE SOCIETÀ ANZICHÉ CREARNE UNA NUOVA? LO SCHERMO DEL DELAWARE NON CONSENTE DI VEDERE CHI CI SIA TRA I SOCI...

Gianni Dragoni per il Sole 24 Ore

 

Da Trigoria al Delaware. Il futuro dell'As Roma, se avrà buon esito la trattativa per la cessione alla cordata guidata da Thomas DiBenedetto, potrebbe essere radicato nel piccolo Stato sulla costa orientale degli Stati Uniti, il secondo più piccolo degli Usa.

Minuscolo, ma con una legislazione molto favorevole alle imprese. Il Delaware è un centro finanziario off shore, anche se non è nella lista nera dei paradisi fiscali. Qui hanno la sede legale più di metà delle società quotate negli Usa.

 

È registrata nel Delaware anche la società statunitense che - secondo Italpetroli - «ha formulato l'offerta più competitiva tra quelle pervenute» per l'acquisto del 67% dell'As Roma, la DiBenedetto As Roma Llc. È una nuova società, a responsabilità limitata, il veicolo per dare l'assalto alla Magica. È a questa che i venditori, UniCredit insieme alla famiglia Sensi, hanno deliberato di «concedere un'esclusiva negoziale per un periodo di 30 giorni».

Colpisce che la società sia in Delaware visto che il capocordata, Tom DiBenedetto, è di Boston. I suoi consulenti spiegano che la scelta di una nuova società, una «Newco», basata nel Delaware è dovuta alla semplicità della legislazione locale e ai costi più contenuti. Qui si può contare sul segreto bancario e su un carico fiscale leggerissimo: non si paga l'Iva, le imposte sugli utili delle aziende si fermano all'8,7%, le tasse sul reddito non superano il 5,95 per cento.

 

Il Delaware però evoca anche brutti ricordi. Qui era registrata una società in cui si sono persi i denari dei risparmiatori che hanno dato fiducia alla Parmalat. Vengono in mente le parole del lussemburghese Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo, il 31 marzo 2009, alla vigilia del G-20, quando accusò gli Stati Uniti di ospitare paradisi fiscali: «Il G-20 è un organismo senza alcuna credibilità se sulla cosiddetta lista nera dei paradisi fiscali non ci saranno anche Delaware, Wyoming e Nevada, più le isole remote degli Stati Uniti».

 

Perché l'imprenditore DiBenedetto non ha utilizzato una delle sue società anziché crearne una nuova? Lo schermo del Delaware non consente di vedere chi ci sia nella piccola società. I consulenti assicurano che hanno firmato gli accordi per aderire alla cordata altri tre uomini d'affari americani: Richard D'Amore, James Pallotta, Michael Ruane. La cordata tuttavia non sembra al completo.

Permane un'aura di riservatezza intorno alla vicenda. Il direttore generale di UniCredit, Paolo Fiorentino, ha espresso ieri ottimismo. I 30 giorni per l'esclusiva scadono giovedì 17 marzo. È «tutto come programmato», ha detto Fiorentino all'Ansa. Interpellato sui tempi, ha risposto: «Ci siamo!», con DiBenedetto «va tutto bene». Queste parole hanno infiammato le azioni della Roma, in rialzo del 7,64% a 1,127, mentre l'indice Mib ha perso l'1,46 per cento.

 

Ma chi è DiBenedetto? A Roma nessuno lo ha visto, malgrado circoli una sua foto sulle gradinate dell'Olimpico. C'è curiosità anche tra gli americani che vivono a Roma. «L'ambasciatore David Thorne è di Boston, ma non lo conosce», ha detto al Sole 24 Ore un autorevole diplomatico.

 11-03-2011]

 

 

 

ESPLOSIONE A FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, TOKYO ORDINA DI LASCIARE LA ZONA AI RESIDENTI NEL RAGGIO DI 20 KM - OLTRE 700 LE VITTIME DEL SISMA - "Caro DAGO, è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia Lilli) che il reattore N.1 di Fukushima è esploso? P.S. nel frattempo chiediamogli chi realmente ci guadagna dal nucleare in Italia

1- LETTERA
Caro DAGO,
è possibile avvisare Chicco Testa (ieri sera dalla zia Lilli) che il reattore N.1 di Fukushima è esploso?
Ciao
FG

 

P.S. nel frattempo chiediamogli chi realmente ci guadagna dal nucleare in Italia!

2- ESPLOSIONE A FUKUSHIMA: OPERAI FERITI. INCUBO NUCLEARE, AIEA CHIEDE INFORMAZIONI

Ansa.it

 

Il violento terremoto di magnitudo 8.9 e lo tsunami che ieri hanno devastato il nord-est del Giappone hanno provocato almeno 700 vittime. Questo secondo l'ultimo calcolo preliminare aggiornato dai media nipponici. Continuano a susseguirsi le scosse, almeno una ventina nelle ultime ore. Sale l'incubo nucleare. Violenta esplosione a Fukushima: feriti alcuni impiegati, entrano in azione super-pompieri. Area evacuata per 20 km. Aiea chiede informazioni a Tokyo.

 

ANCORA SCOSSE, SALE ATTIVITA' NIIGATA-NAGANO
- Sono almeno una ventina le scosse di rilevante entità (di magnitudo compresa tra 3-7) che sono state registrate nelle ultime dieci ore in Giappone, tra quelle sulla costa di nordest, già devastata ieri, e il nuovo fronte di Niigata-Nagano, sulla parte occidentale, che si è aperto a sorpresa durante la notte mostrando segnali di particolare vivacità. Il terremoto più potente è delle ore 10.46 (le 2.46 in Italia), ha riferito l'Agenzia meteorologica giapponese, con una magnitudo di 6.4 ed epicentro individuato di fronte alla prefettura di Fukushima, nelle acque del Pacifico alla profondità di 40 km.

ESPLOSIONE NELLE CENTRALE DI FUKUSHIMA
- Una potente esplosione si è verificata nella centrale di Fukushima, al punto che si sarebbe polverizzata la gabbia di esterna di contenimento di uno dei reattori. Alcuni impiegati sono rimasti feriti. Il tetto del reattore di Fukushima con forti problemi di tenuta dell'impianto di raffreddamento è crollato. Lo conferma il gestore dell'impianto Tepco, spiegando che l'esplosione dell'impianto nucleare si è verificato durante le scosse di assestamento.
Il governo ordina di lasciare la zona ai residenti nel raggio di 20 km.

Nel frattempo l'esecutivo ha disposto l'invio immediato di una squadra di 'super pompieri' a Fukushima, all'impianto n1.

 

Le radiazioni ricevute in un'ora da una persona che si trova nel sito della centrale nucleare di Fukushima corrispondono al limite di radioattività che non deve essere oltrepassato in un anno. Lo dice la tv pubblica giapponese Nhk citando esperti che hanno misurato il livello di radiazioni all'entrata dalla centrale.

E' alta la probabilità che sia in corso una fusione in un reattore nucleare. L'Agenzia giapponese sulla sicurezza nucleare ha rilevato cesio radioattivo in prossimità della centrale di Fukushima. La fusione potrebbe essere in atto "nel reattore n1 della centrale nucleare di Fukushima", a causa del violentissimo sisma e dello tsunami scatenatisi ieri sul nord-est del Giappone. La rilevazione del cesio radioattivo, annunciata dall' Agenzia, è di solito associata con gli elementi del combustibile e rappresenta un segnale di allarme, in quanto potrebbe essere rilasciato, ad esempio, per problemi al nocciolo del reattore.

 

AIEA CHIEDE INFORMAZIONI A TOKYO
- L'Agenzia internazionale dell'Onu per l'energia atomica (Aiea) sta chiedendo "con urgenza" informazioni alle autorità nipponiche sull'esplosione avvenuta nell'impianto nucleare di Fukushima 1. "Conosciamo i resoconti dei mezzi d'informazione e stiamo chiedendo con urgenza altre informazioni", ha detto alla Reuters un funzionario dell'organizzazione basata a Vienna.

 12-03-2011]

 

 

IL "VELINO" DELLE PAMPAS - BACCINI E VALDUCCI VOLANO IN ARGENTINA PER L’OPERAZIONE TELECOM E L’EDITORE DEL SITO LUCA SIMONI INTASCA 5 MILIONI DI DOLLARI PER LA "PROMOZIONE DI IMMAGINE" DI UN IMPRENDITORE DI BUENOS AIRES INCAPRICCIATO DELLA QUOTA DI TELECOM ARGENTINA IN MANO A BERNABé - QUANDO SI DICE IL CASO: TRA L’UDC BACCINI E SIMONI IL LEGAME è STRETTO AL PARI DI QUELLO CON I CONTRIBUTI ELARGITI DA PALAZZO CHIGI

MARIO BACCINI

Stefano Feltri per Il Fatto

Se cerchi "Luigi Bisignani" nell'archivio del sito web dell'agenzia Il Velino, compaiono solo citazioni nelle rassegne stampa. Mai una notizia su di lui. E, sapendo quanto il super-lobbista ami la discrezione, questa è un po' la certificazione della sua influenza sull'agenzia diretta da Lino Jannuzzi.

Chi conosce le dinamiche del potere romano giura che Bisignani, privo di rapporto formale con Impronta srl che edita Il Velino, non guadagni un euro dall'agenzia. Ma la possa esibire come un sofisticato biglietto da visita, uno strumento indispensabile nella gestione delle relazioni che sono il bene più prezioso per chi si muove tra politica e affari.

È questo patrimonio di rapporti che Luca Simoni rileva quando diventa socio di maggioranza dell'agenzia, dopo che l'editore storico Stefano De Andreis aveva dovuto vendere in fretta e furia le sue quote per ragioni finanziarie. De Andreis è un ex giornalista, amico di Bisignani da quando erano giornalisti dell'Ansa, anche lui ex piduista (tessera numero 939).

 

Le sue quote passano per le mani di Daniele Capezzone e dell'avvocato Marco Drago (un consulente della Farnesina) prima di finire quasi per intero a Luca Simoni, che ora ne detiene l'80 per cento. Il 20 è in mano a una società che si chiama Promec. Simoni, 45 anni, non è un giornalista ma adesso, oltre a fare l'amministratore delegato e presidente di Impronta, fa il direttore editoriale, con una forte attenzione ai contenuti dell'agenzia che, formalmente, è di nuovo guidata dal suo storico direttore, l'83enne Lino Jannuzzi.

Ma Simoni è soprattutto un imprenditore attivo da anni nel sottobosco romano, è legato da tempo al parlamentare Pdl Mario Baccini che, da sottosegretario agli Esteri, lo aveva nominato nel consiglio dell'Istituto Italo-Latino Americano. Simoni conosce il Sud America anche per aver lavorato in quelle zone con Donatella Zingone (moglie dell'ex primo ministro Lamberto Dini ) sia per aver sposato Gabriela Ana Sergi, rampolla di un'importante famiglia argentina. Il padre Carlos è un ex alto dirigente Siemens il cui nome è stato di recente citato in un'inchiesta su un colossale traffico di droga, una tonnellata di cocaina trasportata via aereo da Buenos Aires a Barcellona.

Da quando Simoni controlla Il Velino, il legame tra l'agenzia e Palazzo Chigi è diventato sempre più stretto. Su un fatturato di circa 3,5 milioni circa, i contributi della Presidenza del Consiglio prima pesavano per 700 mila euro, ora per 2,2 milioni. È vero che Il Velino riceveva molto meno di altri e che il numero di "lanci" è triplicato in pochi anni (ora sono 900 al giorno) ma resta il fatto che il flusso di denaro è cresciuto in modo consistente.

 

Un piccolo miracolo di cui Simoni si dichiara grato proprio a Bisignani e ai suoi ottimi rapporti con Elisa Grande, la responsabile del dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri considerata molto vicina a Mauro Masi e a Gianni Letta.

Stando all'ultimo bilancio disponibile, quello del 2009, Il Velino è in perdita di circa 50 mila euro. Per il 2010 era atteso un aumento di ricavi di 4 milioni. Si vedrà nel prossimo bilancio.

 12-03-2011]

 

 

 

UN, DUE, TRE PIQUATTRO! - qualcuno spieghi all’ottimo bianconi del corriere della sera, un po’ digiuno di economia, che un conto è comprare pubblicità, un altro conto è "finanziare" un sito internet - se questo è il metro di via solferino, allora tutti quelli che fanno pubblicità sul corriere fanno finanziamenti (illegali?) al giornale di de bortoli?... Giovanni Bianconi per Corriere della Sera

 

L'interrogatorio è stato anticipato a sorpresa, ma altri ce ne saranno. Sempre che Luigi Bisignani- uomo d'affari dalle influenti relazioni nel campo politico, economico e istituzionale- decida di rispondere ai magistrati della Procura di Napoli che indagano sui di lui e altri presunti componenti di una presunta associazione a delinquere. È l'inchiesta sulla cosiddetta «P4» , che nell'ipotesi dell'accusa è stata «costituita e mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e l'amministrazione della giustizia» , nonché a «interferire sulle funzioni di organi costituzionali» .

Tre giorni fa Bisignani, difeso dagli avvocati Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, s'è presentato al procuratore aggiunto Francesco Greco e ai sostituti Francesco Curcio e Henry John Woodcock. Ha raccontato la sua storia ricca di amicizie e rapporti, dall'ex ministro Gaetano Stammati a Giulio Andreotti, fino a Gianni Letta, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio, passando per intrecci e legami col mondo della finanza, dell'industria, forze dell'ordine e apparati di sicurezza.

Il suo nome è comparso, trent'anni fa, negli elenchi della loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli, ma Bisignani ha sempre negato di avervi fatto parte. L'ha ripetuto ai pubblici ministeri, aggiungendo di non sapere nulla dell'associazione segreta di cui ha letto qualcosa nelle cronache giudiziarie pubblicate nelle ultime settimane.

 

Terminate le «dichiarazioni spontanee» , i pubblici ministeri hanno cominciato a fare domande, partendo dal modo in cui Bisignani e i suoi presunti complici sono venuti a sapere di essere stati intercettati e controllati. Il «sodalizio tuttora permanente» , secondo la Procura, utilizzava «schede telefoniche "coperte"ed illegali» , alcune «falsamente intestate a soggetti extracomunitari» , che improvvisamente, nell'autunno scorso, hanno smesso di funzionare.

Perché? Chi è la «talpa» ? Bisignani ha spiegato di non aver ricevuto «soffiate» , ma di aver intuito di essere pedinato e fotografato, e di aver letto i giornali che riferivano dell'indagine napoletana accostandola al suo nome. Una versione che probabilmente contrasta con gli elementi raccolti dagli inquirenti, soprattutto intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate anche nell'ufficio romano dell'uomo d'affari. Pochi altri argomenti sono stati affrontati.

Tra questi i rapporti tra Bisignani e Alfonso Papa, ex magistrato oggi deputato del Popolo della libertà, pure lui sospettato di far parte del «sistema criminale» che- nel disegno dell'accusa - si muove «con modalità operative tipiche delle più sofisticate compagini associative di stampo terroristico e mafioso» , come appunto l'utilizzo delle schede telefoniche «coperte» per evitare di essere ascoltati; i magistrati ritengono che il deputato «abbia utilizzato e utilizzi strumentalmente "notizie sensibili"illecitamente acquisite al fine di avanzare indebite pretese e indebite richieste di vario genere» .

 

Bisignani ha spiegato di aver conosciuto Papa quando era ancora magistrato e vicecapo di gabinetto del ministro della Giustizia leghista Roberto Castelli, e di averlo successivamente aiutato a candidarsi nelle liste del Pdl attraverso il coordinatore del partito Denis Verdini.

L'interrogatorio è stato interrotto e rinviato ai prossimi giorni, se Bisignani deciderà di rispondere ad altre domande che potrebbero svariare fra i diversi filoni che compongono l'indagine: dalla nomina dell'attuale direttore del servizio segreto militare ai rapporti con il direttore del sito Internet Dagospia (compresi i finanziamenti arrivati attraverso l'Eni), dalla «attività di dossieraggio» che gli inquirenti addebitano alla presunta associazione segreta all'appalto per la sicurezza della trasmissione dati di palazzo Chigi, assegnato alla società Italgo amministrata da Anselmo Galbusera, altro amico di Bisignani.

Ieri su questo punto è stato ascoltato come testimone Francesco Micheli, uno dei soci che controllano la Italgo, mentre nell'elenco dei «testimoni eccellenti» sfilati nelle scorse settimane compare anche il sottosegretario all'Attuazione del programma di governo Daniela Santanchè.

 12-03-2011]

 

 

no foto per santoro - il condicator di "annozero" equivoca per paparazzi f un gruppo di volontari della protezione civile di Camerota, questa mattina in "trasferta" ad Amalfi per un corso di aggiornamento, desiderosi di portarsi a casa un ricordino fotografico del golfo partenopeo - e sono subito insulti...

ANSA) - Fatti oggetto di 'invettive da parte del conduttore di 'Annozerò Michele Santoro mentre stavano scattando delle fotografie all'incatenvole panorama di Amalfi. È quanto denuncia un gruppo di volontari della protezione civile di Camerota, la 'Cilento Emergenzà, questa mattina in «trasferta» ad Amalfi per un corso di aggiornamento nella sede dell'associazione di Protezione Civile 'Millennium', in località Pogerola.

 

«Stavamo scattando alcune foto del panorama mozzafiato di queste zone - spiega il volontario Fabio Del Gaudio, di Camerota - quando da un giardino un uomo ha iniziato a inveire nei nostri confronti. Con un linguaggio tutt'altro che oxfordiano, ci ha invitati a rivolgere l'obiettivo altrove, perchè stavamo minando la sua privacy».

Del Gaudio ha poi spiegato che, solo in un secondo momento, il gruppo di volontari si è accorto che l'uomo era i giornalista Michele Santoro: «non avevamo idea di chi fosse quell'uomo, - prosegue - e comunque mai e poi mai avremmo immaginato si trattasse del conduttore di 'Annozerò e che quella fosse, da quanto ho potuto capire, la sua casa».
«Siamo dispiaciuti e molto delusi: - aggiunge Del Gaudio - questa storia ci ha lasciato l'amaro in bocca».

Per il presidente dell'associazione di Camerota, Vincenzo Rubano, «quanto accaduto è davvero disarmante. Se abbiamo violato la presunta privacy del signor Santoro, ne siamo costernati. Detto questo, ora mi attendo che il signor Santoro chieda scusa ai ragazzi dell'associazione per il linguaggio utilizzato. Per chi non lo sapesse, i volontari della protezione civile mettono a rischio la loro incolumità affrontando situazioni spesso molto rischiose».12-03-2011]

 

 

 

BRUNETTA COPIA E INCOLLA! (COME GUTTENBERG?) - BURRASCOSO INTERMEZZO TRA UN INVIATO DELLE JENE E RENATINO-INO-INO - CARO MINISTRO, LEI SA CHE UN SUO PARI GRADO TEDESCO SI È DIMESSO PERCHÉ AVEVA COPIATO LA TESI DI LAUREA? E LEI COSA ASPETTA? - DAVVERO BRUNETTA HA COPIATO PARI PARI ALCUNE PARTI NEL SUO LIBRO SULLA "MICROECONOMIA DEL LAVORO"?..

RENATO BRUNETTA

1- LETTERA
Riceviamo e pubblichiamo:

Ero presente ieri al convegno sull'acqua. Dopo il convegno uno delle Iene si è avvicinato a Brunetta citandogli il ministro tedesco che si è dimesso perchè hanno scoperto che aveva copiato la tesi di laurea, mostrandogli il libro di un americano, mi pare Flesher, che Brunetta ha copiato pari pari per il suo testo "microeconomia del lavoro" senza citarlo assolutamente.

 

Alla sola domanda, la reazione del ministro è stata violentissima. Ha cercato di strappare il libro, ha minacciato querele, ha insultato e si è infilato in macchina dicendo "chiamo il tuo capo".
Dago ti prego indaga è uno schifo è stata un scena davero triste!!!!!
Janine Maurz

p.s. Oggi lo riporta in parte solo un sito:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/iene-brunetta-copione-libro-germania-guttenberg-776794/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29

 

LE IENE E IL ‘MINISTRO COPIONE': "BRUNETTA, CONOSCE QUESTO LIBRO?"
Blitzquotidiano.it - Siparietto tra Le Iene e il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta a margine di un convegno del Pdl sull'acqua. Un inviato del programma televisivo ha fermato il ministro mostrandogli un libro e chiedendogli se lo conosceva: alla risposta negativa del ministro, l'inviato ha iniziato a incalzarlo chiedendogli perché ne avesse copiato alcune parti senza citarlo, e ricordandogli che in Germania l'ex ministro della Difesa, Karl Theodor zu Guttenberg, si è dimesso per aver copiato la tesi di laurea. "Lei è un provocatore", ha ripetuto più volte Brunetta, che prima di lasciare la sede del convegno ha minacciato querela contro l'inviato e il suo programma.

09-03-2011]

 

 

1- IL RAMPOLLO DI LADY MESTIZIA E DEL "BENZINAIO" MILIARDARIO GIANMARCO MORATTI SI È FATTO COSTRUIRE UNA BELLA VILLA SUL MODELLO DEL RIFUGIO DI BATMAN CON "PISCINA SALATA", "PONTE LEVATOIO CHE SALE IN UN ENORME SOGGIORNO CON CINEMA PRIVATO", “MOBILI IN PELLE DI SQUALO”, "BOTOLA MOTORIZZATA" CHE PORTA IN UN BUNKER SOTTERRANEO IN CEMENTO, CON "RING DA BOXE" E "POLIGONO DI TIRO INSONORIZZATO" - 2- TUTTO TRENDY. SOLO CHE IL PUPO DELLA SINDACHESSA SI è DIMENTICATO UNA BAGATELLA: PAGARE L’ULTIMA RATA AGLI ARCHITETTI, CHE GLI HANNO FATTO CAUSA E RACCONTATO TUTTO, COMPRESO IL FATTO CHE SI TRATTAVA DI CAPANNONI NON ABITABILI - 3- ABUSI? NO PROBLEM! ORA IL PIANO REGOLATORE DI MAMMà PERMETTE DI CAMBIARGLI DESTINAZIONE. COSì VILLA BATMAN-MORATTI VARREBBE ALMENO UN MILIONE DI EURO IN PIÙ

Paolo Biondani per "L'espresso" in edicola domani

Affari edilizi alla Batman per il figlio del sindaco di Milano. Mentre sull'ex capitale morale infuria l'ennesima "Affittopoli" - case pubbliche a canone agevolato per politici e amici non sempre bisognosi - salta fuori che il nuovo superpiano urbanistico della città, fortemente voluto da Letizia Moratti, è oro sonante per una selezionatissima cerchia di proprietari di immobili. Tra cui spicca un certo Gabriele Moratti, 32 anni. Sì, proprio lui, il figlio di Letizia e di Gianmarco Moratti, petroliere della Saras e grande finanziatore delle campagne elettorali della moglie.

I fortunati incroci tra edilizia e politica sono stati denunciati da un libro-inchiesta ("Le case della libertà", Aliberti editore) firmato da Andrea Sceresini, Maria Elena Scandaliato e Nicola Palma. Ma quello che "l'Espresso" ha verificato, con documenti e testimonianze, è che il Piano di governo del territorio (Pgt), il nuovo codice urbanistico approvato tra mille polemiche dal centrodestra milanese, è in grado di garantire al rampollo del sindaco un vantaggio economico personale che gli esperti quantificano in «almeno un milione di euro».

Al centro del caso c'è una maxi-ristrutturazione nella prima periferia nord-ovest di Milano, in via Cesare Ajraghi 30. Qui Gabriele Moratti, che dopo una dura gavetta a New York si è meritato uno stipendio da manager nell'azienda di papà, compra cinque capannoni di ben 447 metri quadrati. Il vincolo di destinazione è industriale: vietato trasformarli in abitazioni. Il 4 agosto 2009 Moratti junior chiede solo di «accorparli in un unico laboratorio», pagando al Comune oneri minimi: stando alle visure, 6.687 euro.

I lavori sono quasi ultimati, quando scoppia la grana: il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case da nababbi, accusa Gabriele di non aver pagato l'ultima rata del prezzo. Il titolare, l'architetto Gian Matteo Pavanello, ottiene un decreto ingiuntivo per 127 mila euro. E nelle carte portate in tribunale spunta la sorpresa: al posto dei capannoni c'è una villa da sogno.

Che l'architetto riassume così: «Il modello è la casa di Batman». Il figlio del sindaco, dunque, si sarebbe ispirato al palazzo dell'eroe del fumetto. Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere, ha visto il progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di «200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco, piscina salata e soppalco-palestra»; «ponte levatoio che sale in un enorme soggiorno con cinema privato»; e al piano superiore «immense camere da letto».

Quella di Gabriele è «particolare», con «mobili in pelle di squalo». L'effetto-Batman è garantito soprattutto da una «botola motorizzata» che porta in un bunker sotterraneo in cemento, con «ring da boxe» e «poligono di tiro insonorizzato».

"Il Giornale" è l'unica testata milanese che, curiosamente, dedica al caso due servizi opposti. Il 9 luglio 2010 titola: «Moratti junior si fa la mega-casa, ma non vuol pagare». Due giorni dopo, doppia smentita. «La società Brera 30 ha lavorato male, il dottor Gabriele Moratti si è già opposto al decreto ingiuntivo», scrive il suo legale. Che si preoccupa anche di negare «qualsiasi irregolarità urbanistica», sostenendo che «l'effettiva destinazione d'uso dell'immobile» (residenza o capannoni?) si potrà verificare solo «dopo la fine dei lavori».

Il destino vuole che poco dopo arrivi la variante: la proprietà versa 102 mila euro di oneri urbanistici e il 12 agosto l'immobile diventa «commerciale». Solo allora il Comune manda i controlli: tutto ok. E la villa da Batman? Scomparsa. Anzi, mai esistita. L'architetto Pavanello però giura che «tutte le maestranze, l'impresa edile, idraulici e tecnici possono testimoniare che in quei capannoni è stata costruita una residenza di lusso. Il giovane Moratti ci ha pure abitato e fatto feste: l'abbiamo visto tutti».

Ma come ha fatto a superare i controlli comunali? «I locali sono stati risistemati con strutture in cartongesso proprio in vista dell'ispezione». Un intervento-tampone «affidato all'architetto N. B.», precisa Pavanello, «ma non mi risulta che abbia demolito le piscine o il bunker». Toccherà al tribunale civile decidere sulla parcella per la casa-fantasma: il processo si aprirà in novembre. Ma la politica intanto ha cambiato le regole.

Il libro dei tre giornalisti è andato in stampa quando il nuovo codice urbanistico di Milano era ancora in alto mare. Ora "l'Espresso" ha verificato gli effetti del Pgt, approvato in febbraio, sulla proprietà di Gabriele Moratti. «L'immobile di via Ajraghi 30 è stato inserito in uno degli "ambiti di rinnovamento urbano" in cui cadono tutti i vincoli di destinazione», dichiara un altro architetto, Enrico Dodi: «E per gli abusi già commessi il Pgt è come un condono».

Dodi è il professionista che ha firmato una specifica «osservazione» contro i nuovi "ambiti", partendo proprio dal caso di Moratti junior. «Finora, per farsi un loft abitabile, bisognava ottenere apposite autorizzazioni e pagare oneri molto costosi», spiega: «Ora, per tutte le proprietà inserite negli "ambiti", la deregulation è totale: basta fare domanda e la città perde anche gli oneri».

Ma il consiglio comunale ha potuto discuterne? «No, perché la giunta ha imposto il voto in blocco su tutte le osservazioni contrarie», denuncia Basilio Rizzo, il consigliere dell'opposizione che ora prepara ricorsi al Tar. E se Gabriele Moratti, a questo punto, approfittasse nelle nuove regole per rivendicare la destinazione residenziale, quanto ci guadagnerebbe?

Secondo l'ufficio studi della Gabetti, nella zona di via Ajraghi un capannone costa tra 800 e 900 euro al metro quadrato, mentre una casa vale più del triplo (da 2.500 a 3.700). Con il Pgt, insomma, villa Batman varrebbe almeno un milione in più. Grazie mamma!

 03-03-2011]

 

 

 

CIRIO story - PRIMA ci pensa LA CRAGNOTTI FAMILY & C. a spolparla COME UN POMODORO A FURIA DI CASE DI LUSSO, MAXI YACHT E CALCIATORI STRAPAGATI. Poi le banche, e in particolare la Banca di Roma Geronzina, che quando si sono accorte del disastro imminente, hanno favorito senza pensarci troppo il recupero dei propri crediti, passando la patata bollente nelle mani dei risparmiatori attraverso il collocamento di 1,125 miliardi di euro di bond, PRESTO DIVENTATI CARTA STRACCIA

Walter Galbiati per "la Repubblica"

L´hanno spolpata pian piano, senza lasciare nulla, se non una massa di carta straccia che si chiama bond e azioni. Prima Sergio Cragnotti e i figli, il primogenito Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero e direttore finanziario, Filippo Fucile e buona parte dei consiglieri che si sono succeduti sulle poltrone di comando del gruppo Cragnotti & Partners, un crogiuolo di società tanto esteso quanto inestricabile da apparire irricostruibile, come ammesso dagli stessi pm.

 

Poi le banche, e in particolare la Banca di Roma dell´allora presidente, Cesare Geronzi, che quando si sono accorte del disastro imminente, hanno favorito senza pensarci troppo il recupero dei propri crediti, passando la patata bollente nelle mani dei risparmiatori attraverso il collocamento di 1,125 miliardi di euro di bond. Chi doveva vigilare, i revisori della Deloitte, ora Dianthus, non ha fatto nulla e ora siede tra gli imputati. Per la procura di Roma, questa è la storia della Cirio.

È avvenuto «un illecito trasferimento di risorse finanziarie - scrivono i pm nella richiesta di giudizio - dalla Cirio Holding spa in favore di soggetti terzi, tra i quali la Cragnotti & partners con sede all´estero, che determinava una situazione di illiquidità cui si faceva fronte con ricorso sempre più massiccio al credito di terzi, aggravando l´indebitamento verso le banche, in parte sostituito dall´anno 2000 con l´indebitamento verso il mercato del risparmio». L´esito finale non poteva che essere la bancarotta.

 

Cragnotti era un padre padrone che utilizzava la cassa della Cirio come se fosse un portafoglio personale, spostando soldi dentro e fuori del gruppo, spesso senza una giustificazione finanziaria. Gli serviva qualche milione per saldare i propri debiti personali? C´era il bancomat Cirio, prontamente usato quando, dopo aver ricevuto un prestito da 2,6 milioni di euro dal gruppo Marcegaglia e altri 5 milioni da Enichem, tra il 2000 e il 2002 restituisce il tutto distraendo soldi dalla cassaforte lussemburghese della Cirio.

 

 

Doveva arredare una casa? Cragnotti pensa bene di trasferire a se stesso «beni mobili di arredamento e antiquariato della Cirio» a un valore inferiore a quello di bilancio (4 miliardi di lire contro 7,3 miliardi), e ciò nonostante, non li paga, perché il debito viene stornato su un´altra società del gruppo. Mancava qualche miliardo per pagare una rata per la realizzazione di una barca, la Admiral 30? Ecco pronto un assegno da 1,8 miliardi di lire, sempre della Cirio. Cragnotti tuttavia non pensava solo a se stesso, ma anche al resto della famiglia.

 Nel 2000, al figlio Andrea viene riconosciuto un premio per la riorganizzazione del gruppo un bonus da 500 milioni di lire e al genero Filippo Fucile tra ottobre 2000 e febbraio 2001 un premio una tantum di 400mila euro, per l´accusa entrambi senza una adeguata giustificazione. E se alle società delle moglie serviva un prestito per comprare un terreno in Toscana, ecco ancora la solerte Cirio mettere a disposizione poco più di due miliardi di lire.

La Cirio non faceva mancare neppure i soldi alla Lazio, la squadra capitolina, a quei tempi piena zeppa di talenti e di trofei. Con Cragnotti vince il suo secondo scudetto, nel 2000, la Coppa Italia, la Supercoppa europea e la Coppa delle Coppe. Vi giocano Nesta, Crespo, Mancini, Vieri, Nedved, Stankovic, Simeone e Veron. Ma chi paga? La Cirio: oltre 40 milioni di euro per far fronte ai debiti tra agosto e luglio 2002 e 8,4 milioni girati in premio ai calciatori nel corso del 2001. In tutto 140 milioni di pagamenti preferenziali.

Ma le cifre pesanti che portano al dissesto sono i sistematici trasferimenti dalla Cirio alle società estere di valanghe di quattrini, sempre senza apparente motivi reali o comunque per disastrose operazioni finanziarie. Nelle British Virgin Island, per esempio, sono finiti 155 miliardi di lire, oltre 500 miliardi in Lussemburgo, 350 milioni di dollari in Brasile, e altri ancora, per i pm tutti spariti nel nulla.

Quando poi tra il luglio 1999 e il settembre 2002 il gruppo si trovava già in stato di dissesto, le banche «eseguivano pagamenti preferenziali per circa 500 milioni di euro» a danno degli altri creditori. Sul mercato finivano 1,125 miliardi di bond. E nelle tasche di Banca di Roma 308 milioni, del SanPaolo Imi 82 milioni, di Intesa 49 milioni, della Lodi 34 milioni, della Bnl, Cariparma e Factorit 16 milioni, e importi minori per altri istituti, tutti soldi «in larga misura provenienti dalla cessione alla Parmalat della Eurolat, contenente il settore latte di Cirio». Ad agosto 2003 fallisce la Cirio, a dicembre tocca alla Parmalat.

 03-03-2011]

 

 

 

- CI MANCAVANO SOLO I FURBETTI DEL FORMAGGINO ALL’INSEGUIMENTO DI PARMALAT! - 2- LA TRIADE MONTEZUMA-DELLA VALLE-PASSERA RIPROPONE LA CORDATA DEI PATRIOTI CAI CHE RIUSCÌ A METTERE LE MANI SU ALITALIA. DOVE TROVERANNO I SOCI TARGATI CHARME 1 MILIARDO DI EURO? QUESTI SOLDI IL FONDO CON BASE IN LUSSEMBURGO NON LI HA - 3- C’È POI L’ASPETTO NEMMENO SECONDARIO DELL’IDENTITÀ DI ALCUNI AZIONISTI DI CHARME FASHION GROUP, LA SUBHOLDING SEMPRE LUSSEMBURGHESE CONTROLLATA DA CHARME INVESTMENTS. ALCUNI DI LORO COME GULGONG INC. HANNO SEDE NELLE ISOLE VERGINI E C’È CHI DICE CHE DIETRO QUESTA SIGLA SI NASCONDANO CAPITALI RUSSI - 4- SON CIAPPAZZI AMARI PER GERONZI: DOPO IL CRACK PARMALAT, LE ACQUE MINERALI - 5- QUALCUNO AVVISI LILLIBOTOX GRUBER CHE UNO SCONTRO SI STA CONSUMANDO NEL SALOTTO DI RCS E DEL “CORRIERE”. MAGARI, INTERVISTANDO ROMITI, PUÒ VENIRE UTILE -

 

 

1- I FURBETTI DEL FORMAGGINO ALL'INSEGUIMENTO DI PARMALAT
Sarà per il clima patriottico dei 150 anni dell'Unità d'Italia, oppure più semplicemente un'irresistibile voglia di business, ma ecco spuntare sulla scena un'altra cordata italiana disposta a entrare dentro Parmalat, l'azienda alimentare di Collecchio capitanata da Enrico Bondi. A guidare la squadra dei patrioti sarebbe questa volta il Fondo Charme che Luchino di Montezemolo ha lanciato sei anni fa e affidato al figlio Matteo. Secondo i giornali che riportano la notizia, il Fondo lussemburghese che controlla le iniziative dei Montezemolo nell'industria e nel lusso, sarebbe pronto a pilotare una cordata di imprenditori disposti a investire 1 miliardo di euro per una quota fino al 30% del capitale di Parmalat. In questo modo verrebbero definitivamente sventate le manovre dei tre fondi di investimento stranieri che hanno in mano il 15% dell'azienda e che nelle ultime settimane si sono agitati per cacciare Enrico Bondi in modo da prendere le redini della società nell'Assemblea del prossimo 4 aprile.

Da tempo i fondi stranieri chiedono al 77enne manager di Arezzo di dare al Gruppo una gestione più dinamica e di investire il tesoretto di 1,4 miliardi di liquidità che Parmalat ha nelle casse. Ancora una volta Bondi ha fatto orecchie da mercante e oggi in un hotel di Milano mostrerà i conti del 2010 con un fatturato in crescita dell'8,5% rispetto all'anno scorso (anche se l'utile si è ridotto di 257 milioni a causa dei minori proventi derivanti da transazioni per vecchie cause legali).

Poco tempo fa questo laureato in chimica che dopo la Montedison è arrivato a Parma, è andato a Palazzo Chigi per incontrare Gianni Letta e molti si sono chiesti la ragione di questo incontro. È probabile che in quella occasione l'aretino dalle occhiaie profonde abbia chiesto il parere del Governo sull'operazione che oggi viene alla luce per garantire l'italianità dell'azienda.

In pratica si ripropone l'operazione di tre anni fa con cui la cordata dei patrioti Cai riuscì a mettere le mani sulla vecchia Alitalia. Ciò che stupisce è l'imponenza dei numeri in ballo perché se è vero che a Luchino, al figlio Matteo, al compagno di merenda Dieguito Della Valle e agli altri soci targati Charme serve 1 miliardo di euro, di sicuro questi soldi il Fondo con base in Lussemburgo non li ha.

Dentro il Fondo c'è - come ha scritto tempo fa il giornalista Malagutti - una coda di perdite e debiti che toccano gli investimenti fatti nell'arco di sei anni. Tra questi Grandi Navi Veloci, il cachemire Ballantine e gli arredi di lusso Poltrona Frau, tutte aziende che non hanno certamente brillato e hanno chiuso i loro bilanci in rosso.

Basti pensare che il titolo di Poltrona Frau, quando l'azienda fu quotata, valeva 3 euro mentre oggi viaggia al di sotto di 1 euro. C'è poi l'aspetto nemmeno secondario dell'identità di alcuni azionisti che fanno parte di Charme Fashion Group, la subholding sempre lussemburghese controllata da Charme Investments. Alcuni di loro come ad esempio Gulgong Inc. hanno sede nelle isole Vergini e c'è chi dice che dietro questa sigla si nascondano capitali russi.

Ma non bisogna preoccuparsi perché la cordata dei nuovi patrioti per Parmalat ha trovato anche questa volta una sponda formidabile in Banca Imi di IntesaSanPaolo, l'Istituto dove si trova al vertice quel Corradino Passera che ha già firmato l'operazione Alitalia e fa parte della lobby di Luchino e Dieguito. Il disegno potrebbe diventare ancora più vasto nel caso in cui dentro Parmalat finisse anche Granarolo, l'altra azienda del latte e del formaggio dove IntesaSanPaolo è già dentro con il 19,78%.

Così, dopo i treni di Ntv e il lusso, il buon Luchino potrà aggiungere un altro tassello alla sua collezione di affari tirando fuori dal portafoglio qualche spicciolo.

Il latte fortifica, il formaggio irrobustisce, gli affari si gonfiano e la politica può aspettare. 2- CIAPPAZZI AMARI PER GERONZI
La bomba sganciata dalla Procura di Roma che ha chiesto la condanna a 8 anni per Cesarone Geronzi, ha avuto per il momento effetti limitati. Di fronte a una richiesta particolarmente dura nei confronti dell'ex-banchiere di Marino, nemmeno Dieguito Della Valle che nei giorni scorsi ha avuto scontri furibondi ha rilasciato alcun commento. D'altra parte lo scarparo marchigiano, che ieri era impegnato nell'alluvione che ha colpito i suoi stabilimenti di Casette d'Ete, non è così sciocco da cavalcare adesso la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai giudici. Casomai lo farà più avanti per aggiungere altre critiche all'arzillo vecchietto che siede sulla poltrona di Generali. Il suo silenzio si accompagna ovviamente a quello della Compagnia di Trieste che è stata investita dalle polemiche sulla gestione Perissinotto e oggi si preoccupa sul "Sole 24 Ore" di spiegare la bontà dell'investimento fatto nella Banca russa Vtb, uno dei temi caldi che ha provocato le dimissioni di Leonardo Del Vecchio

Anche i principali giornali tengono un profilo basso. È il caso di "Repubblica" dove la richiesta di condanna per Geronzi è relegata a pagina 22 in un articoletto anonimo al quale si accompagna un ritratto al vetriolo dell'ex-patron della Cirio, Sergio Cragnotti. La stessa cosa avviene per il "Corriere della Sera" dove a confutare le accuse dei magistrati è il penalista Ennio Amodio, che si riserva di smontare le accuse contenute nelle 300 pagine della Procura.

L'unico a darci dentro con toni drammatici è stato ieri sera il tg di Enrichetto Mentana che ha "strillato" la vicenda nei titoli d'apertura senza fare cenno alle argomentazioni dei difensori.

 

L'impressione è che la mazzata dei Pm abbia soprattutto un valore esemplare, ma che i tempi della giustizia italiana riusciranno a mettere nel dimenticatoio. La ferita comunque rimane e si aggiunge a quelle già provocate nel passato di questo personaggio che in 50 anni è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista nella finanza. E oggi c'è chi ricorda che appena arrivò a Mediobanca subì una sospensione di 20 giorni dal suo incarico di presidente senza dover lasciare la poltrona.

L'unica cosa certa è che il percorso nei prossimi mesi di Cesarone non sarà facile, perché oltre alla vicenda Cirio ci sono da superare gli ostacoli del crack Parmalat e soprattutto della questione Ciappazzi, l'azienda delle acque minerali in provincia di Messina che fu acquistata da Tanzi per sistemare i conti di Ciarrapico.

È inutile chiedersi dove fosse la Consob in quegli anni. L'unica domanda che vale la pena di porre è se l'ex-banchiere, oggi assicuratore e puntello del sistema politico berlusconiano, ce la farà a salvare la pelle.

 


3- QUALCUNO AVVISI LILLIBOTOX GRUBER CHE UNO SCONTRO SI STA CONSUMANDO NEL SALOTTO DI RCS E DEL "CORRIERE". MAGARI, INTERVISTANDO ROMITI, PUÒ ESSERE UTILE
Alla bella età di 88 anni Cesarone Romiti si permette il lusso di chiamare le cose con il loro nome, anche se non sfugge alla reticenza.

Per lui che sta dedicando gli scampoli della terza età alla Cina, vale il proverbio dei contadini gialli secondo il quale "chiamare le cose con il loro nome è l'inizio della saggezza". Ieri sera se ne è avuta una prova nel salotto di Lilli Gruber dove ha tranciato giudizi pesanti su Gheddafi e sulle vicende italiane.

Senza mezzi termini ha detto che il beduino di Tripoli è un criminale al quale non avrebbe mai fatti il baciamano e ha ricordato che oltre ad aver fatto cadere un aeroplano con 300 passeggeri, il leader libico tirò un missile contro Lampedusa.

 

E quando la rossa conduttrice gli ha ricordato i vecchi rapporti della Fiat con i libici, Romiti ha rivelato che prima di fare quelle intese l'Avvocato chiese permesso alla Cia, a Bush e al Governatore Ciampi. Poi si è dilungato sulla "vergogna", cioè quel senso che deve far scattare la dignità in un Paese ormai degradato. La Gruber ha tentato insieme al giornalista Massimo Franco di tirargli fuori un giudizio su Marpionne, ma l'ex-manager romano che è entrato in Fiat nel 1976, non ha voluto infierire e ha detto soltanto che "sarebbe un dolore gravissimo se la Fiat lasciasse l'Italia".

 

Poi il discorso è caduto sul violento articolo pubblicato nei giorni scorsi dal direttore del "Giornale", Sallusti, dove si attaccavano la Fiat e Romiti per le censure e i limiti dell'informazione. Anche in questo caso l'anziano presidente onorario di Rcs ha girato alla larga senza ricordare che in quell'epoca Sallusti lavorava al "Corriere della Sera" sul quale Romiti ha rivelato di essere intervenuto una volta sola quando Flebuccio De Bortoli gli sottopose l'ipotesi di un editoriale in cui proponeva Ciampi al Quirinale.

La chiacchierata nello studio televisivo è andata avanti in modo stentato e la povera Lilli con il collega Massimo Franco ha avuto la percezione di sbattere contro un muro. Un po' di colpa ce l'ha anche lei perché invece di farlo parlare del caso Ruby e di Matteo Renzi ("un giovane coraggioso che ha commesso l'errore veniale di andare ad Arcore") avrebbe potuto toccare il tasto dello scontro che si sta consumando nel salotto di Rcs e del "Corriere".

Evidentemente la rossa conduttrice ha dimenticato l'antico proverbio cinese che indica l'inizio della saggezza nella capacità di chiamare le cose con il loro nome.

 


4- LA SOLITUDINE DI ALE-DANNO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno, si sente terribilmente solo.

Dopo l'inutile e costosa passerella degli Stati Generali si aspettava un coro di consensi politici. In realtà anche gli amici e gli assessori più vicini gli contestano di avere tagliato fuori da quell'evento le componenti più rappresentative del territorio. Adesso Alemanno ha chiesto al suo capo dipartimento, Antonio Lucarelli, e al superconsulente Paolo Glisenti, di ritrovare il bandolo che può legare il Campidoglio alla città".

03-03-2011]

 

 

 

LESA MAESTÀ - "Il gioiellino" sul caso Parmalat, dove è evocato anche GEROVITAL Geronzi, è LA RECITAZIONE DI UN BRAVISSIMO REMO GIRONE CHE SURCLASSA TONI SERVILLO - Ma PER TUTTA LA STAMPA FA PIù CHIC INTERVISTARE L’ATTORE NAPOLETANO ANCHE SE ormai è l’accademia, quasi la parodia, di se stesso: sempre uguale, stessa faccia, stessa voce, stessO SUSSIEGO, cambia solo il parrucchino...

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

 

Ma Toni Servillo non starà esagerando un po'? Per essere bravo, è bravo. A teatro si cimenta con Marivaux e Goldoni facendo il tutto esaurito; al cinema, grazie a Paolo Sorrentino che lo scovò per il suo film d'esordio "L'uomo in più" e lo richiamò altre due volte, sembra essere diventato un volto indiscutibile, il protagonista unico, il carismatico genio del camuffamento. Addirittura, come azzardò una copertina di "Sette", «il più grande attore del mondo».

 

E tuttavia, senza nulla togliere al suo talento, Servillo rischia di ripetersi sullo schermo. Nei gesti, nelle intonazioni, nelle posture ingessate col collo eternamente rigido, nella ruvida antipatia che ama indossare, perfino nell'uso reiterato dei parrucchini. Il cliché è in agguato.

Prendetelo nel "Gioiellino" di Andrea Molaioli, che esce venerdì in 170 copie. Incarna, con altro nome, Fausto Tonna, l'ex direttore finanziario della Parmalat, una delle due anime nere del terribile crac. Un ragioniere dalla corazza di ferro, uno che ama comandare, anaffettivo, implacabile, pronto a tutto per l'azienda, anche a truffare gli azionisti dopo aver sbianchettato i bilanci in rosso. Un solitario con la sola passione per i vini, ma non insensibile alla sensualità rapace della nipote del capo, una manager che lo seduce annusando il medesimo cinismo. Puro Servillo-style.

Il 51enne attore spiega di non essersi ispirato al vero Tonna, scomoda Manzoni e il romanzesco «che permette l'elaborazione dei personaggi a partire dalla realtà», dice di essersi sentito «libero dalla zavorra di un confronto con la cronaca, anche perché questi uomini li abbiamo raccontati in una sfera che esula dall'inchiesta giornalistica, nel quotidiano, nell'intimo, mentre montano le loro strategie finanziarie

Senza impacci, inoltrandosi in quelli che chiama i territori liberi della fantasia, s'è cucito addosso questo ragioniere capitalista al quale nulla sfugge, cercando di farne un antieroe tragico e repellente insieme. Uno che, per dire, scandisce in manette ai giornalisti (come fece un furente Tonna): «Auguro e a voi e alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa».

Vedrete che anche stavolta fioccheranno gli elogi sperticati dei critici, perché Servillo è Servillo: appunto, non si discute. Che incarni un cantante cocainomane, un contabile intristito della camorra, un poliziotto scorticato, un killer della malavita riciclatosi come oste in Germania, un boss dello smaltimento illegale dei rifiuti, Andreotti in persona.

Va bene, l'attore ama le sfide difficili, è artista pensoso, esclusivo, aristocratico, che poco si concede in tv e nelle interviste tiene le distanze. A suo modo un divo. Solo che, come tutti i divi, ormai rifà perennemente (pigramente) se stesso, pur fingendo di essere uno, nessuno, centomila.

02-03-2011]

 

 

POLPA DI CRAGNOTTI CON TRITATO DI GEROVITAL - I PM VOGLIONO PORTARE MEZZA FAMIGLIA cragnotti E TUTTI GLI AMMINISTRATORI DELLA CIRIO IN GALERA - STESSA SORTE PER GERONZI E NOTTOLA, ALL’EPOCA BANCA DI ROMA - NON SOLO le sbarre, PER TUTTI INTERDIZIONI PERPETUE O DECENNALI DA PUBBLICI UFFICI E AZIENDE - CRAGNOTTI: “IL MIO CASO NON è COME PARMALAT (TANZI CONDANNATO A 18 ANNI, NDR), LA CONSOB SAPEVA TUTTO DELLA CIRIO” - GERONZI: “FIDUCIA NEI GIUDICI, FINORA HO SEMPRE DIMOSTRATO CONDOTTA CORRETTA

1 - CIRIO: LE RICHIESTE DELLA PROCURA DI ROMA PER IL CRAC DELLA SOCIETA'...
(Adnkronos) - Trentadue sono complessivamente le condanne richieste dai pubblici ministeri. Ecco le richieste sulle quali si dovra' pronunciare la prima sezione penale del Tribunale: 15 anni di reclusione per Sergio Cragnotti, imputato di bancarotta e come pene accessorie interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale e inabilitazione all'esercizio di un'impresa commerciale o all'assunzione di uffici direttivi per dieci anni. Dodici anni per bancarotta per il genero Filippo Fucile con le medesime pene accessorie.

Otto anni di reclusione ciascuno sono stati chiesti per Andrea ed Elisabetta Cragnotti nonche' per gli amministratori delle societa' che facevano capo alla Cirio, Riccardo Riccardi Bianchini, Ernesto Chiacchierini, Alfredo Gaetani, Paolo Micolini, Ettore Quadrani, Vittorio Romano e Francesco Scornajenchi. Anche per loro e' stata chiesta l'interdizione perpetua, legale e l'inabilitazione per dieci anni.

 

La condanna a sei anni ciascuno di reclusione, con le pene accessorie, e' stata chiesta per un altro figlio di Cragnotti, Massimo, per la moglie dell'impreditore Flora Pizzichemi, nonche' per un altro gruppo di amministratori delle societa': Emma Benedetti, Tomaso Farini, Luis Silva Pontes, Grazia Scartaccini, Lucio Velo, Gianluca Marini, Annunziato Scordo, Francesco Maria Matrone, Francesco Sommaruga, Angelo Fanti, Pietro Celestino Locati, Remo Martinelli, Giampiero Fiorani (gia' presidente della Banca Popolare di Lodi), Giovanni Benevento e Ambrogio Sfondrini.

Per Cesare Geronzi e il funzionario della Banca di Roma Antonio Nottola i pubblici ministeri hanno chiesto 8 anni di reclusione nonche' interdizione perpetua dei pubblici uffici, interdizione legale, l'inabilitazione all'esercizio di un'impresa commerciale per dieci anni e incapacita' ad esercitare uffici direttivi.

 

Quattro anni di reclusione poi sono stati chiesti per Michele Casella gia' funzionario della Banca di Roma che e' stato anche inabilitato temporaneamente dai pubblici uffici. Infine i pubblici ministeri hanno chiesto 'una sanzione pecuniaria nella misura di 300 quote per la societa' Dianthus'.

2 - CIRIO: CRAGNOTTI, UNA RICHIESTA ASSURDA...
(ANSA) - 'Una richiesta assurda'. Cosi' Sergio Cragnotti, ex patron della Cirio, ha commentato, parlando con uno dei suoi difensori, Lorenzo Contrada la richiesta di condanna a 15 anni di reclusione fatta a conclusione della requisitoria sul crack del gruppo agroalimentare. Cragnotti ha sollecitato quindi i suoi legali a preparare, in sede di arringa difensiva, una 'risposta adeguata al fine di dimostrare - ha detto a Contrada - che di tutte le operazioni finite sotto processo erano a conoscenza, e furono approvate, dagli organismi di controllo'.

 

Dal canto suo Contrada ha definito 'folle e sproporzionata, rispetto alle risultanze del dibattimento' la richiesta del pubblico ministero Gustavo De Marinis, rappresentante dell'accusa insieme con Rodolfo Sabelli e Tiziana Cugini. 'Piu' volte ho sentito dire nel corso del processo - ha dichiarato - che il caso Cirio non aveva nulla a che vedere con quello della Parmalat (Calisto Tanzi condannato a 18 anni di reclusione ndr). A Cragnotti e' stata contestata la tipologia delle operazioni eseguite, ma tutto e' stato fatto alla luce del sole. Addirittura la Consob e' stata sempre messa al corrente di tutte le operazioni e dei piani di rientro, bond compresi'.

 

3 - CIRIO: GERONZI, FIDUCIA NEI GIUDICI, CONDOTTA SEMPRE CORRETTA...
(Adnkronos) - Dopo le dichiarazioni degli avvocati della difesa sulle richieste del pubblico ministero nel processo Cirio, fonti vicine alla presidenza delle Generali informano, "nel rispetto dell'autorita' giudiziaria, di confidare pienamente in una decisione del collegio giudicante che, per le ragioni esposte dalla difesa, riconosca la correttezza dell'operato del presidente Geronzi, ricordando altresi' che tutte le volte che la sua condotta, nell'esercizio dell'attivita' di banchiere, e' stata sottoposta al vaglio della magistratura, essa e' risultata sempre corretta, con la conseguenza della dichiarazione di non colpevolezza".

 

4 - CIRIO: AVVOCATI GERONZI, GIUDICI RICONOSCERANNO CORRETTEZZA NOSTRO CLIENTE...
(Adnkronos) - "I giudici sapranno certamente andare al di la' delle implausibili presunzioni contenute in una requisitoria generica e immotivata. Potranno cosi' riconoscere che tutti i manager della allora Banca di Roma, a cominciare dal suo presidente Cesare Geronzi, che, peraltro, non aveva specifici poteri in materia, hanno agito con la correttezza e l'equilibrio di chi e' attento alle esigenze del cliente, ma si guarda bene dal farsi trascinare dalle sue incontrollate aspirazioni". Cosi' gli avvocati Ennio Amodio e Paola Severino, difensori di Cesare Geronzi, commentano la condanna richiesta oggi a conclusione della requisitoria dai pubblici ministeri Gustavo De Marinis, Rodolfo Sabelli e Tiziana Cugini nel processo per il dissesto della societa' agroalimentare Cirio.

 

"Anche quando il cliente e' solido e vitale - proseguono gli avvocati - le banche dovrebbero coltivare la logica del sospetto e pronosticare esiti rovinosi pur se si convincono che una impresa gode di buona salute. E' questo il pensiero cui si ispira la requisitoria dei pubblici ministeri nel processo Cirio, la' dove prospetta responsabilita' penali al di fuori della cerchia degli amministratori del gruppo Cragnotti".

 

"In questo modo pero' - concludono - si trasforma la fisiologia del credito in una patologia del finanziamento, una condotta che le prove raccolte dal Tribunale di Roma hanno invece persuasivamente escluso".

02-03-2011]

 

 

MILANO IN PARITÀ, NUOVO RECORD PER L’ORO - BENE TELECOM IN BORSA, I PICCOLI AZIONISTI: TRONCHETTI SI ASTENGA - CATTANEO, NIENTE TOMBOLA: “INTERESSATO SOLO A TERNA” - PARMALAT: UTILE GESTIONE +68% - BERNANKE (QUELLO CHE STAMPA SOLDI) è PREOCCUPATO PER IL DEBITO USA - FIAT INDUSTRIAL, ALMENO 100 MLN € DI DIVIDENDI - KEPLER: GERONZI SE NE VADA - COOP: INDAGINE ANTITRUST SU POSIZIONE DOMINANTE - PAPAMOBILE ELETTRICA, MERCEDES CONTRO TUTTI - FITCH TAGLIA PURE LA TUNISIA - PERQUISIZIONI PER GLI EDITORI FRANCESI - IL PREMIO NOBEL DEL MICROCREDITO CACCIATO DALLA SUA BANCA

1 - BORSA, LA GIORNATA IN SINTESI - MILANO IN PARITÀ, BUONE PERFORMANCE PER TELECOM ED ENEL GP...
(LaPresse) - Chiusura poco sopra la parità per Piazza Affari, con il Ftse Mib che guadagna lo 0,05% a 22.238,75 punti e il Ftse All-Share che vede un rialzo minimo dello 0,01% a 22.864,90 punti. La giornata di scambi comincia in rosso, ma si riprende nel pomeriggio. Il prezzo del petrolio continua a salire, a New York il Wti viaggia sopra i 100 dollari al barile e in Medioriente le Borse crollano, con il principale indice dell'Arabia Saudita che segna un calo oltre il 4% e perde un quinto del valore dall'inizio dell'anno. Fitch oggi ha abbassato il rating della Tunisia a 'BBB-'.

 

In Europa, il Portogallo ha piazzato un miliardo di euro in buoni del tesoro, con una domanda circa tre volte l'offerta, ma con rendimenti ancora molto alti che non tranquillizzano sulle finanze del Paese. E il cancelliere tedesco, Angela Merkel, è tornata a spingere per una tassa sulle transazioni finanziarie da adottare nei Paesi dell'euro, appoggiata anche dal premier austriaco. In questo contesto le principali Borse europee registrano vendite. Il Ftse 100 di Londra perde lo 0,35% a 5.914,89 punti, il Cac 40 di Parigi lo 0,81% a 4.034,32 punti e il Dax di Francoforte lo 0,58% a 7.181,12 punti.

A Milano giornata contrastata per la galassia Agnelli. Fiat vede un ribasso dello 0,83% a 6,58 euro, dopo l'uscita dei dati sul mercato dell'auto a febbraio in Italia, che segnalano per il Lingotto un calo di immatricolazioni del 27,1% e un quota di mercato che si restringe del 2,6% al 28,4%. Per Fiat Industrial, che annuncia una politica di dividendi invariata nel 2011 con un pay-out al 25%, il rosso è dello 0,15% a 9,995 euro. Si salva solo l'azionista Exor, che cresce dello 0,50% a 22,13 euro.

 

Tra i titoli in luce nel Ftse Mib, Enel Green Power (+2,38%), Mediolanum (+1,91%), Telecom Italia (+2,42%), Stmelectronics (+1,73%) e Azimut (+1,36%). Scendono invece Ansaldo Sts (-1,09%), Banca Montepashi (-0,94%), Luxottica (-1,07%) e Buzzi Unicem, maglia nera del Ftse Mib con un calo del 2,23% a 10,09 euro. Perde anche Parmalat, dello 0,44% a 2,24 euro. Oggi il Sole 24 Ore ha parlato di una battaglia per il controllo del gruppo di Collecchio, tra i fondi esteri che hanno il 15,3% della società e un'ipotetica cordata italiana.

 

Intanto Bankitalia ha precisato di non aver congelato beni libici, ma ha chiesto di segnalare operazioni sospette che riguardano la famiglia Gheddafi o il governo del Paese nordafricano. Unicredit chiude la seduta di scambi guadagnando lo 0,22% a 1,831 euro, Finmeccanica lo 0,33% a 9,12 euro e, fuori dal paniere principale, la Juventus registra un rialzo dello 0,23% a 0,882 euro.

2 - ORO: NUOVO RECORD STORICO, L'ONCIA A 1437,70 DOLLARI...
Radiocor - Nuovo record storico per l'oro che si conferma bene rifugio per eccellenza nei momenti di grandi turbolenze, in questo caso legate alla crisi in Libia . Un'oncia del metallo prezioso viene scambiata ora a 1437,70 dollari, nuovo massimo assoluto, mentre l'argento sale a 34,90 dollari, il livello piu' alto dal febbraio 1980.

 

3 - PARMALAT: UTILE 2010 CALA A 282 MLN, +68% UTILE GESTIONE INDUSTRIALE...
Radiocor - Parmalat ha chiuso il 2010 con un utile di gruppo a 282 milioni di euro, in calo rispetto ai 519 milioni dello scorso anno a causa del venir meno delle transazioni. L'utile della gestione industriale, invece, ha mostrato un progresso del 68% a 128,1 milioni. Il fatturato e' cresciuto dell'8,5% a 4,3 miliardi mentre il Mol e' salito del 2,6% a 377,3 milioni. Le disponibilita' finanziarie sono salite da 1,38 a 1,43 miliardi. Il cda ha deciso di proporre all'assemblea un dividendo di 0,036 euro per azione (da 0,104). Inoltre proporra' un'emissione di un'azione gratuita ogni 20 fermo restando l'ammontare complessivo del capitale sociale

 

4 - BERNANKE, DEBITO USA SERIO PROBLEMA...
(ANSA) - Il dollaro non sta perdendo lo status di principale valuta di riserva. Lo ha detto il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, nel secondo giorno dell'audizione semestrale al Congresso statunitense. 'Non vedo segnali di un maggiore allontanamento' dei mercati dal dollaro, ha detto il numero uno della Banca centrale Usa sottolineando che i conti pubblici degli Stati Uniti rappresentano un 'problema molto serio' e che il paese ha bisogno di un piano credibile di risanamento.

5 - TELECOM: ASATI, TRONCHETTI PROVERA SI ASTENGA IN COMITATO NOMINE MEDIOBANCA...
(Adnkronos) - L'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, chiede che Marco Tronchetti Provera, membro del comitato nomine di Mediobanca, si astenga "dal partecipare alle designazioni e alla eventuale votazione sui componenti che faranno parte della lista" per il cda di Telecom. Il prossimo 10 marzo si dovrebbe tenere un comitato nomine di Mediobanca, in vista della riunione di un cda di Telco, la holding che detiene il 22,45% di Telecom, che dovra' a sua volta presentare entro il 15 marzo una lista per il rinnovo del cda del gruppo di tlc per il prossimo triennio.

 

Asati, dice il presidente dell'associazione Franco Lombardi, "auspica che Tronchetti Provera, per ovvie ragioni di opportunita', si astenga dal partecipare alle designazioni e alla eventuale votazione sui componenti che faranno parte della lista per il cda di Telecom Italia, in attesa di conoscere i contenuti della propria relazione al bilancio 2010 che il collegio sindacale di Telecom Italia dovra' formalmente depositare nei prossimi giorni, in tempo utile per lo svolgimento della assemblea societaria".

6 - FIAT INDUSTRIAL: POLITICA DIVIDENDI 2011 INVARIATA, PAY-OUT 25%...
(LaPresse) - Fiat Industrial manterrà invariata la politica dei dividendi per il 2011. E' quanto emerge dalle slide della presentazione per gli analisti riuniti al roadshow di Londra. Il pay-out è previsto al 25% rispetto al risultato consolidato del gruppo e il monte minimo che verrà redistribuito agli azionisti è pari a 100 milioni di euro.

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7 - CRISI ECONOMICA: MARCEGAGLIA, SCIOPERO CGIL NON RISOLVE PROBLEMI...
(Adnkronos) - 'Piu' che scioperare serve lavorare insieme perche' in un momento come questo occorre proporre una serie di inizative per migliorare la vita delle imprese, la loro capacita' ad essere competitive e di aumentare l'occupazione. Per questo non e' con lo sciopero generale che si risolvono i problemi'. E' il leader di Confinsustria, Emma Marcegaglia, a commentare l'annuncio di un prossimo sciopero generale da parte della Cgil. 'Il sindacato e' libero di decidere ma in un momento come questo, dove c'e' un enorme problema di crescita serve lavorare insieme per trovare strade alternative', ha ribadito.

8 - TERNA: CATTANEO, 'SONO INTERESSATO ALL'AZIENDA DOVE STO'...
Radiocor - 'Mi interessa Terna. Tutto il resto sono chiacchiere'. Lo ha dichiarato a Radiocor l'amministratore delegato Flavio Cattaneo, a margine di un convegno sull'energia oggi a Roma. Alla domanda se sia vero che circola il suo nome per nomine in altre aziende, Cattaneo ha risposto: 'Sono interessato all'azienda dove sto, ovvero Terna. E' da piu' di un anno che ho ribadito, piu' volte, pubblicamente e privatamente, alla stampa e ai soggetti interessati, che continuo a lavorare in Terna e al suo progetto di sviluppo. Tutto il resto sono chiacchiere. Le nomine le fanno gli azionisti, non le chiacchiere'.

 

9 - MALTEMPO: TOD'S, NESSUN DANNO, AZIENDA PIENAMENTE OPERATIVA...

(Adnkronos) - 'L'azienda e' pienamente operativa e non ha subito alcun danno'. A precisarlo in una nota e' il gruppo Tod's in riferimento al maltempo che sta interessando la regione Marche. Le esondazioni e le alluvioni, sottolinea Tod's, 'hanno interessato il paese di Casette d'Ete, ma non la zona industriale, in cui si trovano la sede principale e lo stabilimento produttivo dell'azienda'.

10 - GENERALI: KEPLER CAPITAL MARKETS, TROPPI MESSAGGI CONTRADDITTORI...

(Adnkronos) - "Geronzi non e' piu' sostenibile, deve andare via". E' il giudizio, tranchant, di Fabrizio Croce, capo dell'Insurance Sector Research di Kepler Capital Markets. "Ci sono state tante promesse non mantenute, prima fra tutte che, senza deleghe operative, non avrebbe influito nella sua posizione", premette, aggiungendo: il presidente "si intromette continuamente nella gestione. Della Valle ha ragione, e' diventato un fattore di disturbo, bisogna trarne le conseguenze".

 

11 - PAPAMOBILE ELETTRICA: MERCEDES CONTRO TUTTI...
Da "Il Giornale" - Chissà se a sbirciare tra gli stand del Salone di Ginevra ci sono anche gli emissari del Vaticano incaricati di trovare, per il Santo Padre, una nuova «Papamobile» a emissioni zero, cioè elettrica. L'ordine è partito dallo stesso Benedetto XVI, desideroso di dare il suo contributo a favore di una mobilità sempre più ecosostenibile. La richiesta ha fatto alzare le antenne a costruttori e carrozzieri, e messo in allarme Mercedes, che attualmente fornisce il veicolo utilizzato dal Pontefice. E se ad accontentare i desideri «verdi» del Papa ci pensasse l'ingegnosità italiana? La gara è aperta.

 

12 - INDUSTRIA: CSC, A FEBBRAIO PRODUZIONE +0,3%, +4,3% TENDENZIALE...
Radiocor - Prosegue il recupero dell'attivita' industriale. A febbraio, secondo il Centro studi di Confindustria, la produziopne industriale e' cresciuta dello 0,3% su gennaio, quando si era avuto un incremento dello 0,7% su dicembre, e del 4,3% rispetto a febbraio 2010. Sulla base delle indicazioni fornite a consuntivo dalle aziende, la dinamica in gennaio e' stata rivista al rialzo dal +0,5% indicato nella stima preliminare. Il livello di attivita', sottolineano gli economisti del CsC, rimane inferiore del 16,7% rispetto al picco pre-crisi (aprile 2008), avendo recuperato il 12,3% dai minimi di marzo 2009. L'attivita' industriale nel primo trimestre del 2011 ha ora una crescita congiunturale acquisita dell'1,5%, dopo il -0,2% del quarto del 2010, che aveva interrotto un recupero in corso da cinque trimestri. Le aziende che lavorano su commessa segnalano in febbraio un incremento del volume degli ordini dell'1,2% su gennaio e del 3,4% su febbraio 2010. In gennaio erano aumentati del 2,6% su dicembre e del 4,7% annuo.

 

13 - TUNISIA, FITCH ABBASSA RATING A BBB-...
(LaPresse/AP) - L'agenzia Fitch ha abbassato il rating della Tunisia a BBB- a causa dell'instabilità economica di questo periodo politico di transizione dopo che a gennaio Ben Ali ha lasciato il potere. Fitch ha aggiunto che l'outlook del Paese dipende dalle elezioni in programma per luglio.

 

14 - TEMPESTA SU EDITORI PARIGINI,PERQUISITE SEDI...
(ANSA) - 'Tempesta sugli editori parigini', tra cui Albin Michel, Hachette, Flammarion e Gallimard: questo il titolo di un articolo pubblicato oggi dal giornale on-line francese 'Atlantico', secondo cui 'oltre un centinaio di inquirenti' della Commissione Ue ha cominciato ieri pomeriggio ad ispezionare le principali sedi degli editori parigini. 'In particolare - prosegue Atlantico, giornale on-line fondato da pochi giorni in Francia - gli editori sono sospettati dalla Commissione europea di un cartello illegale sul prezzo dei libri digitali. Gli inquirenti hanno sequestrato computer e documenti di contabilita' di diversi editori.

'Sono un rullo compressore (...) Hanno agito in modo molto brutale', ha detto la direttrice di una