|

|
E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
|
|
LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
|
|
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
|
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
|
|
|
Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
| SE VUOI COMPERARE IL
LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore (info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo
nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per
contrassegno che pagherai alla consegna. |
TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
|
|
IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
e' ora disponibile presso di me
e
basta ordinarlo via email al
costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie
esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
| |
ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
|
ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
Stampa verrá chiuso a breve.
Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai
aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
ulteriori dettagli, vai su
http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).
Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una
mail all’indirizzo
contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello
scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà
da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.
Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog
andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra
piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
contactit@sixapart.com
Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
|
| |
|
Report in onda domenica 8 maggio alle 21.30 su RAI TRE.
La
puntata si intitola "I BISCAZZIERI" di
Sigfrido Ranucci.
Segue Sinossi:
Newslot, VLT, Bingo, scommesse e lotterie. Un' immensa torta spartita
tra Stato, concessionari ed esercenti. Quest'anno l'industria dei giochi
ha fatturato 61,4 miliardi di euro, di cui circa 44 ritornano in
vincite, 9,9 vanno nelle tasche dell'erario (+17%), il resto in quello
di concessionarie e esercenti. Ma chi ci guadagna davvero?
I concessionari delle slot sono, dal 2004, considerati esattori per
conto dello Stato, ma solo da quest'anno il ministro delle Finanze ha
inserito una norma nell'ultima legge di stabilità che pone requisiti di
trasparenza, onorabilità e solidità economica. Insomma solo ora si
chiede di sapere con esattezza chi sono i proprietari delle
concessionarie che maneggiano quantità di denaro stratosferiche e che
hanno intricate strutture societarie con sede ai Caraibi o in
Lussemburgo. Eppure si tratta di un settore delicatissimo, a rischio di
infiltrazioni mafiose, che della trasparenza dovrebbe fare il suo
principale passaporto.
Report ha verificato quanto e come i monopoli hanno vigilato sulle
società concessionarie e come sono stati gestiti i rilasci delle
concessioni di giochi come Superenalotto, scommesse, gratta e vinci.
Nella puntata emerge anche uno stretto rapporto tra politica e aziende
del settore, con ricadute sulla stessa legislazione italiana. Sigfrido
Ranucci ci porterà infine all'Aquila, per vedere quanto dei ricavi delle
slot machines che lo Stato ha destinato con il dl Abruzzo per la
ricostruzione post terremoto è arrivato a destinazione
Per
la rubrica
Com'e' andata a finire?
"BIOMASSE
DI MASSA" - AGGIORNAMENTO DEL 31/10/2010
di
Emilio Casalini
Segue sinossi:
Cosa
avviene nella regione con le più grandi centrali a biomasse legnose
d'Italia? Succede che in Calabria il legno diventa la preda più ambita,
che i boschi vengono svenduti per pochi euro, che società certificano
quello che non hanno, che aumentano i tagli illegali e di conseguenza il
dissesto idrogeologico, che piante secolari vengono destinate al taglio
e che quando la forestale blocca tutto gli si spara pure contro
Andrà inoltre in onda:
C'E'
CHI DICE NO
"ANNA DUKIC"
Di
Giuliano Marrucci
Anna
Dukic dopo aver passato cinque anni inchiodata ad un letto da una grave
malattia, quando si è rialzata ha pensato di fondare da zero un'azienda.
Produce dispositivi che secondo lei servono a ridurre i consumi e
l'inquinamento dei veicoli diesel. Ma al Ministero non ci credono, e
così da tre anni hanno bloccato l'omologazione del dispositivo,
nonostante il centro prove automobilistiche di Bari abbia certificato
l'idoneità. Da allora per sostenere la sua battaglia Anna ha messo in
piedi un vero e proprio team di legali, ha prodotto un documentario, ha
depositato tre denunce penali, tre ricorsi al TAR, due interrogazioni
parlamentari e s'è addirittura incatenata davanti a Montecitorio
|
|
Oggetto: Invito di
partecipazione
Buongiorno Egr. Sig.
Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta,
nel corso degli
ultimi mesi abbiamo realizzato delle serate sul territorio a tema:
“Differenziare
conviene”, in occasione dell'ultimo incontro pubblico che avverrà il
giorno
17/06/2011 alle ore
21,00 presso il Centro Sociale Nicola Grosa, Via Galimberti 3 Nichelino
(TO), Animo Nichelino
è lieta di invitarLa in qualità di relatore per approfondire il tema:
“Differenziare
conviene, allora perché bruciare i rifiuti?”.
Alla serata saranno
presenti:
Presidente Regione
Piemonte On. Roberto Cota;
Sindaco uscente di
Torino Sergio Chiamparino;
Sindaco Giuseppe
Catizone;
Presidente TRM
Giuseppe Marsaglia Cagnola;
Dr Giovanni
Invernizzi, medico ISDE;
Dr Maurizio Pallante,
esperto tecnologie a basso impatto ambientale;
Dr Raphael Rossi,
tecnico Esper.
Certi di riscontrare
l'interesse a partecipare costruttivamente a questa iniziativa,
ringraziamo
anticipatamente e contiamo sulla sua presenza, o di un suo delegato, per
poter
realizzare una serata
all'insegna della corretta informazione.
Distinti Saluti
Il Presidente di
Animo Nichelino
D'Ambrosio Massimo
|
|
In nome, per conto
e nell’interesse del Dott. Vincenzo Bertucci, in proprio ed in qualità
di presidente della Exen S.p.a., scrivo la presente al fine di
contestare la riproduzione sul sito web “www.marcobava.hellospace.net”
da Voi gestito di un articolo dal contenuto diffamatorio e, in ogni
caso, gravemente lesivo dei diritti dei miei Assistiti.
In particolare
trattasi di una rivisitazione dell'articolo a firma di Ernesto Menicucci,
già pubblicato sul Corriere della Sera, Cronaca di Roma, in data 23
gennaio 2011 dal titolo “Il caso Orsi e i misteri dell’Expo di
Shangai” / “Il ruolo della <<Exen>> di Vincenzo Bertucci.
Commissione d’inchiesta in Campidoglio”reperibile con il nuovo
titolo: “I misteri del cao Orsi. Noriega. La mafia. I misteri dei
fratelli Salvo: dove porta la società Exen scelta dal Campidoglio a
supporto dell’Expo di Shangai” all’indirizzo URL:
http://marcobava.hellospace.net/alemanno.htm
Nel suddetto
articolo, relativo al caso del Delegato del Sindaco di Roma, Francesco
Maria Orsi, si dà atto, con risalto e clamore, di un presunto
coinvolgimento della società Exen e del suo Presidente, Dott. Vincenzo
Bertucci, in una serie di non meglio identificate attività illegittime,
lasciando intendere, con insinuazioni scorrette ed esorbitanti, che i
miei Assistiti abbiano posto in essere, nel passato o con riferimento
alla Expo 2010 di Shangai, presunte attività illecite (anche di stampo
mafioso) o comunque “poco chiare”.
Essendo quanto
affermato nell’articolo in esame falso, oltre che gravemente
diffamatorio della reputazione così della società come del proprio
Presidente e di tutti coloro che collaborano o lavorano alle dipendenze
degli stessi, il Dott. Bertucci e la Exen S.p.a. stanno subendo
gravissimi danni all’immagine ed alla propria attività professionale e
commerciale (la pubblicazione compare nelle schermate dei principali
motori di ricerca ogni volta che si digita il nominativo del Dott.
Vincenzo Bertucci e/o della Exen S.p.a., con l’effetto di moltiplicare
all’infinito le potenzialità lesive dell’articolo).
A tal proposito,
segnalo che i miei Assistiti, oltre ad avere richiesto la rettifica
dell’articolo stesso, hanno già presentato una querela ed intrapreso
un’azione giudiziaria contro il Corriere della Sera per il risarcimento
dei danni tutti subiti a causa della diffamazione a mezzo stampa
perpetrata in loro danno tramite l’articolo in contestazione.
Alla luce di
quanto sopra esposto, Vi diffido ad eliminare con effetto immediato la
pubblicazione contestata dai Vostri archivi impedendo le possibilità di
accesso alla pagina e a contattare i responsabili dei principali motori
di ricerca per la definitiva rimozione dei relativi link e copia cache,
anche con applicazione della cd. “interdizione dell’indicizzazione” e,
se necessario, con utilizzo combinato dei file “Robots.Txt” e “Robots
Meta Tag”.
Segnalo che, in
difetto di un Vostro concreto riscontro nel termine di 5 giorni dal
ricevimento della presente, anche a mezzo email, mi vedrò costretto ad
intraprendere ogni iniziativa a tutela dei diritti dei miei assistiti.
Distinti saluti.
Avv. Massimo F.
Dotto
COGGIATTI & ASSOCIATI
Via Lazio n. 20/c
00187 ROMA
Tel. (+39) 06 48 88 081
Fax (+39) 06 48 88 08 21
massimo.dotto@coggiattieassociati.it
www.coggiattieassociati.it
Membro di InterAct Associazione di studi legali europei

ROMA MILANO FIRENZE VERONA
www.leg-all.it
Le
informazioni contenute in questa comunicazione e negli eventuali
documenti allegati possono avere carattere confidenziale ed in tal caso
sono tutelate dal segreto professionale. Il loro uso è comunque
riservato unicamente al destinatario. Nel caso questa comunicazione Vi
sia pervenuta per errore, Vi informiamo che la sua diffusione e
riproduzione è contraria alla legge e Vi chiediamo cortesemente di
darcene prontamente avviso cancellando, nel contempo, l’originale ed
eventuali copie di quanto ricevuto dal Vostro sistema.
Grazie
The information contained in this e-mail message and in any files
attached to it may be confidential and in this case is subject to
attorney-client privilege. It is intended for use only by the person(s)
to whom it is addressed. If you are not the intended recipient, you are
hereby notified that any use or reproduction of this e-mail is strictly
prohibited: please notify the sender and delete the original message and
any copies from your system.
Thank you.
|
|
Mercoledì 11
Maggio, ore 20.30, a Bologna
proiezione del
documentario
Standing Army
L’immensa rete delle basi militari USA all’estero
Al termine della
proiezione, ne parleremo con Thomas Fazi, traduttore ed interprete,
co-autore insieme ad Enrico Parenti di
Standing Army (dvd + libro edito da Fazi) ed Alberto B.
Mariantoni, politologo, scrittore e giornalista, per più di vent’anni
Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra e per circa
quindici anni sul tamburino di Panorama (in collegamento skype)
L’elezione di
Barack Obama è stata accolta in tutto il mondo come l’inizio di una
stagione politica radicalmente diversa da quella di Bush. Una stagione
orientata alla pace ed al dialogo. E gli appassionati discorsi del
neopresidente americano sembravano giustificare questa speranza.
Ma nell’ambito
della politica estera, l’amministrazione Obama differisce ben poco da
quelle precedenti.
Al di là dei
titoli della stampa internazionale – e del Nobel per la pace assegnato a
mandato appena intrapreso – si scopre una realtà molto lontana da quella
ufficiale, con bilanci militari che superano persino gli ultimi
stanziamenti dell’era Bush.
Dove vanno a
finire tutti questi soldi?
In gran parte
servono a finanziare l’immensa rete di basi militari statunitensi
all’estero: a più di vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, ne
restano circa un migliaio (la contabilità in merito è molto controversa)
ed il loro numero continua a crescere, sparse in oltre quaranta Paesi
nel mondo.
Come si spiega,
quindi, questa aggressiva politica espansionistica alla luce della crisi
economica e della retorica pacifista di Obama? Chi tira le fila della
politica estera USA?
Su questi temi
riflettono gli autori del documentario e del volume di approfondimento
“Standing Army”. Un’inchiesta che unisce alle parole di esperti – quali
Noam Chomsky, Gore Vidal, Chalmers Johnson, Edward Luttwak – le
testimonianze di chi è toccato in prima persona dalla presenza delle
basi: gli abitanti di Vicenza, che si oppongono ad una nuova struttura
militare a pochi passi dal centro cittadino; la popolazione dell’isola
giapponese di Okinawa, che condivide il suo piccolo lembo di terra con
25.000 soldati statunitensi; gli indigeni dell’isola di Diego Garcia
(Oceano Indiano), cacciati per far spazio ad una gigantesca base
aeronavale; e lo stesso personale militare americano, impegnato in
teatri di guerra in Asia (Iraq ed Afghanistan) ed Africa (Libia) con
retroterra logistici operativi anche in Italia.
L’incontro,
promosso da Eur-eka,
si svolge presso il Centro G. Costa, in via Azzo Gardino 48, a due passi
dal cinema Lumière.
Ingresso riservato
ai soci - Tessera Uni.Ass.Bo €3 – Sono riconosciute anche le tessere
Ancescao
Per informazioni e
contatti:
eur-eka@libero.it
|
|
1- JULIAN ASSANGE
MOLLA UNA PAUROSA ZUCCATA SULLA FRONTE DI ZUCKERBERG: "FACEBOOK È LA
MACCHINA DI SPIONAGGIO PIÙ SPAVENTOSA CHE SIA MAI STATA INVENTATA" - 2-
"SI TRATTA DEL DATABASE PIÙ COMPLETO AL MONDO (NOMI, INDIRIZZI,
CONTATTI, GUSTI) E TUTTI DEVONO CAPIRE CHE QUANDO AGGIUNGONO I LORO
AMICI SU FACEBOOK STANNO LAVORANDO GRATIS PER LE AGENZIE DI INTELLIGENCE
DEGLI STATI UNITI” - 3- NON SOLO FACEBOOK, IL DEUS DI WIKILEAKS ATTACCA
AL MURO ANCHE GOOGLE E YAHOO: "TUTTE LE GRANDI ORGANIZZAZIONI USA SONO
DOTATE DI UN’INTERFACCIA PER LA CIA" -
Dagotraduzione dell'articolo di Nina Mandell per Il "Daily News"
http://nydn.us/iURLJi
- Forse è un
tipo MySpace. In un'intervista al Russia Today, il fondatore di
Wikileaks Julian Assange ha definito Facebook "la macchina di spionaggio
più spaventosa che sia mai stata inventata", indicando il popolare sito
di social networking come uno degli strumenti migliori utilizzati dagli
Usa per spiare i propri cittadini.
"Si tratta
del database più completo al mondo di persone, con i loro rapporti, i
loro nomi, i loro indirizzi, il luogo in cui si trovano, le loro
comunicazioni con gli altri e con i loro parenti. E il tutto è
all'interno degli Stati Uniti, il tutto è accessibile all'Intelligence
Usa", ha detto Assange, aggiungendo che "Facebook, Google, Yahoo, tutte
le grandi organizzazioni degli Stati Uniti sono dotate di un'interfaccia
per l'intelligence Usa. Tutti devono capire che quando aggiungono i loro
amici su Facebook stanno lavorando gratis per le agenzie di intelligence
degli Stati Uniti".
Commenti
alquanto bizzarri se si considera che provengono dal fondatore di un
sito web meglio conosciuto per aver spinto alla rivelazione di
informazioni segrete. In una mail al Daily News, un portavoce di
Facebook sottolinea che la società non fa niente di più di ciò che deve
fare per legge e aggiunge che "gli standard legali che vincolano una
società a cedere determinati dati sono stabiliti dalle leggi del paese.
Noi rispettiamo questi standard".
"Noi non
rispondono ad alcuna pressione - prosegue il portavoce di Facebook -
bensì alle leggi che sono obbligatorie. Non è mai accaduto di aver
subito pressioni affinché rivelassimo determinate informazioni. Noi
combattiamo ogni qualvolta riteniamo che il processo normativo sia
sufficiente".
In ogni
caso, molti utenti di Facebook sono sempre più preoccupati per la
condivisione delle loro informazioni. Nel 2010, tre senatori democratici
hanno chiesto alla Ftc (Federal Trade Commission) di esaminare le
politiche di condivisione delle informazioni del social network. Il Wall
Street Journal ha rivelato che popolari applicazioni di Facebook come
Farmville e Cause hanno condiviso le informazioni degli utenti con
società di pubblicità e monitoraggio.
La diffusa
preoccupazione per la condivisione delle informazioni, tuttavia, non ha
dissuaso le oltre 250 milioni di persone che usano Facebook, incluso
qualcuno che sul social network ha creato anche il profilo ufficiale di
Wikileaks. E più di 1.720.000 persone hanno cliccato sul tasto "mi
piace". Assange, attualmente, si trova in Inghilterra, in attesa di
essere estradato in Svezia dove dovrà affrontare le accuse di violenza
sessuale.
04-05-2011]
|
|
GLENCORE,
SEGNATEVI QUESTO NOME - È LA MULTINAZIONALE SVIZZERA CHE SPECULA SULLE
MATERIE PRIME (ALLUMINIO, RAME, CEREALI), FINORA SEGRETA, DOMANI QUOTATA
- VALE 60 MILIARDI $, E TUTTI VOGLIONO UNA FETTA - MEJO DI UNA
SPY-STORY: L’ATTUALE PRESIDENTE COMBATTEVA NELLA LEGIONE STRANIERA - IL
FONDATORE, IL PROFUGO EBREO RICH, SI INVENTÒ IL MERCATO DEL PETROLIO
NEGLI ANNI ‘70: CORRUZIONE IN NIGERIA, LAVORI PIÙ O MENO SPORCHI PER IL
MOSSAD, FINO AL CONTRABBANDO CON L’IRAN CHE PORTERÀ L’ESILIO E LA
CONDANNA DEGLI USA. MA CLINTON, SPINTO DA PERES E BARAK, NEL 2001 FIRMÒ
LA GRAZIA
Da "Il
Foglio" del 16 aprile 2011
C'erano
tutti, salvo il presidente, nominato all'ultimo momento e quindi troppo
tardi per arrivare in tempo giovedì alla presentazione agli analisti di
Glencore, il colosso delle materie prime di cui, finora, si era sempre
saputo poco. Anzi, quasi nulla, nonostante questo gigante domiciliato a
Baar, nel cuore del cantone elvetico di Zug, controlli circa la metà
degli scambi mondiali di materie prime, fatta eccezione di quelli
conclusi direttamente tra produttori e consumatori.
Un dato che
i vertici di Glencore, una società con un fatturato superiore a Nestlé o
Ubs, hanno rivelato solo questa settimana - in contemporanea
all'annuncio ufficiale di volersi quotare in Borsa a Londra e Hong Kong
- al pari di altri numeri altrettanto impressionanti: dalle mani dei
trader di Glencore passa il 38 per cento dell'alluminio mondiale, tra il
20 e il 25 del carbone e del cobalto, quote poco meno rilevanti di rame
e zinco, oltre a una bella fetta dei cereali che corrono tra il sud e il
nord del pianeta. Inoltre, a differenza delle altre case che controllano
il mondo delle materie prime, Glencore non si limita a commercializzare
cibi o petrolio.
No, nelle
miniere e nelle fabbriche, quindici in tutto in tredici paesi - non
manca l'Italia, grazie all'impianto di Porto Vesme in Sardegna -
lavorano più di 50 mila persone che assicurano al gruppo profitti che, a
fine 2011, dovrebbero superare i 6,5 miliardi di dollari. Un fiume di
denaro sull'onda del boom delle commodities, che giustifica una
valutazione di 60 miliardi, base per la prossima quotazione, a Londra e
a Hong Kong, del 20 per cento della società. Assai più dei 35 miliardi
stimati un anno fa e, lasciano intendere a Goldman Sachs che ha messo in
guardia i mercati dagli eccessi toccati dai prezzi delle materie prime,
forse un po' cara.
Ma non per
gli investitori che già fanno la fila per entrare nella società più
misteriosa della finanza globale, dalla cinese Cnooc allo sceicco del
Qatar. Tutti in attesa di una visita del neopresidente, Simon Murray, ex
legionario d'Algeria che ha fatto fortuna in quel di Hong Kong alla
corte del tycoon Li Ka Shing, scelto dopo che più di un candidato,
all'ultimo momento, aveva dato forfait, alimentando la fama "gialla" di
una società che sembra tratta di peso da un libro di Le Carré.
IL
FONDATORE CHE AIUTAVA IL MOSSAD
Tutto nasce nel 1974 ad opera di Marc Rich, profugo ebreo fuggito
dall'Europa nazista all'età di sette anni. Rich, da buon autodidatta,
diventa presto uno dei più abili mercanti di greggio. E' lui, in
occasione del primo choc petrolifero del 1973, ad aver inventato il
mercato "spot" del petrolio, fino ad allora monopolio degli stati e del
Big Oil.
Non c'è
affare, in quei turbolenti anni Settanta, in cui non ci sia lo zampino
di Rich, come confesserà più tardi al suo biografo David Amman:
corruzione in Nigeria, contrabbando in Sudafrica o a vantaggio
dell'Unione sovietica, tanti lavori più o meno sporchi per il Mossad che
ha benedetto la sua carriera. Per i servizi di Israele, rivelerà, compie
anche l'affare che gli costerà 17 anni di esilio dagli Stati Uniti: la
vendita di contrabbando di petrolio iraniano, dopo la rivoluzione, a Tel
Aviv, in uno spericolato "triple play" che non finirà bene.
E' il
procuratore generale Rudolph Giuliani in persona - che poi diverrà
sindaco di New York fino al 2001 - a processare e condannare Rich per
crimini contro gli Stati Uniti, costringendo il finanziere ad un esilio
dorato in Svizzera, in attesa dell'estradizione. Che alla fine non
arriverà perché, altro colpo di scena, nel gennaio del 2001, ultimo
giorno prima di lasciare la Casa Bianca, Bill Clinton firmerà la sua
grazia per cui, pare, si siano mossi perfino Ehud Barak, già primo
ministro d'Israele e attuale ministro della Difesa, e Shimon Peres, già
primo ministro e oggi presidente dello stato ebraico. Nel frattempo,
però, mister Rich non era rimasto con le mani in mano.
Nel
1993-1994, in particolare, aveva cercato di impadronirsi del mercato
mondiale dello zinco: gli andò male e ci rimise, almeno all'apparenza,
il controllo della società, da allora diretta dall'amministratore
delegato Ivan Glasenberg, sudafricano di poche parole con la passione
della marcia, e dal tedesco Willy Strothotte, che fino a marzo ha
guidato la controllata Xstrata, colosso delle miniere che, dopo la
quotazione di Glencore, potrebbe riunirsi alla casa madre. Sotto la loro
guida, la società cambia nome - adottando il marchio "Glencore" - ma non
le abitudini.
IL
PRESIDENTE CHE COMBATTEVA AD ALGERI
La riservatezza regna sovrana tra i quadri di un gruppo che, al pari
della banca d'affari Goldman Sachs, ha quasi i connotati di una setta:
ai 500 trader selezionati nelle migliori università del pianeta si
chiede un'obbedienza estrema, oltre al fatto di dover essere al centro
delle informazioni, politiche e finanziarie, di mezzo mondo.
E di agire
con l'aggressività di un esercito privato: come nella regione di
Katanga, in Congo, dove tra il 2007 ed il 2009 Glencore si assicura il
controllo delle più importanti miniere di zinco per meno di 500 milioni
di dollari, grazie a un patto con il presidente Joseph Kabila, ma
soprattutto sfruttando la crisi finanziaria che fa saltare i canali di
finanziamento per i precedenti proprietari.
Con l'arrivo
in Borsa, che consentirà a Glencore, multinazionale tanto potente quanto
sconosciuta, di fare shopping di miniere e di società, arriverà un po'
di trasparenza nel palazzo di vetro e acciaio di Baar, al cui ingresso
spicca un'enorme sfera bucata verso l'alto da una piramide. Sarà questo,
almeno, uno dei compiti del nuovo board, chiamato a offrire una faccia
rispettabile al colosso delle commodities. A partire da Tony Hayward, ex
Bp, silurato per l'incidente nel Golfo del Messico ma ben introdotto nei
circoli petroliferi russi, chiamato in consiglio come indipendente, al
pari di Li Ning, uno dei miliardari più potenti di Hong Kong.
Ma di
questo, mentre i 500 trader diventati miliardari con la quotazione (ma
avranno l'obbligo di non vendere per i prossimi cinque anni)
continueranno a fare buoni affari, dovrebbe occuparsi soprattutto il
neopresidente: Simon Murray da Leicester, classe 1940, una vita che ben
si concilia con la storia di Glencore.
A 18 anni
Murray, figlio di militari, s'imbarca per l'America del sud. Un anno
dopo si arruola nella Legione straniera dove combatterà tra Orano e
Algeri nel secondo reggimento dei parà, impegnato nel rastrellamento
della casbah. Negli anni Sessanta lascia la Legione da sergente e cerca
(e trova) fortuna a Hong Kong. Ha scritto un libro sulle sue avventure.
Grazie a Glencore troverà materiale per il seguito.04-05-2011]
|
|
ADDIO FERRARI? -
GLI AGNELLI SI ALLEANO CON MURDOCH PER STRAPPARE LA FORMULA UNO DALLE
GRINFIE DI ECCLESTONE CHE SOGNA LA PENSIONE - IL CONFLITTO DI INTERESSI
SAREBBE PERò ENORME: PUÒ LA FAMIGLIA CHE CONTROLLA LA SCUDERIA FERRARI,
CONTROLLARE IL MONDIALE? - ECCO ALLORA CHE IL PIANO DI MARPIONNE DI:
VENDERE IN BORSA IL CAVALLINO, VERSARE IL RICAVATO NELLE CASSE DI
CHRYSLER (OPS, VOGLIAMO DIRE FIAT), E DARE UN BEL CALCIO ALLO
SMONTEZEMOLATO, TORNA PREPOTENTEMENTE IN CAMPO
Radiocor -
Exor, societa' di investimento della famiglia Agnelli, e la News Corp di
Rupert Murdoch confermano di star analizzando in via preliminare la
possibilita' di creare un consorzio per elaborare un piano per lo
sviluppo nel lungo termine della Formula Uno. Le due societa' spiegano
che nel corso delle prossime settimane si confronteranno con potenziali
partner di minoranza e con i principali soggetti coinvolti, ma non e'
possibile affermare con certezza che si arrivera' a presentare una
proposta agli attuali proprietari della Formula Uno (Bernie Ecclestone).
[03-05-2011]
|
|
1- CHE CI FA UN
POLLO (ENRICO BONDI) IN MEZZO ALLE MUCCHE PARMALAT? QUALCUNO AVVISI IL
SETTANTASETTENNE MANAGER ARETINO CHE BERLUSCONI SI È VENDUTO
L’ITALIANITÀ DELL’AZIENDA DI COLLECCHIO IN CAMBIO DELLA NOMINA DI DRAGHI
A FRANCOFORTE - (IL POLLO DI AREZZO AVEVA IN CASSA AVEVA 1,4 MILIARDI DI
LIQUIDITÀ. MA SI È MESSO NELLE MANI DI INTESA E PASSERA CHE LO HANNO
MENATO IN LUNGO E IN LARGO, PRIMA FACENDOGLI INTRAVEDERE LA
DISPONIBILITÀ DI UNA CORDATA CON LUCHINO E I SUOI COMPAGNI DI MERENDA,
POI DI UN’ALTERNATIVA CON FERRERO, GRANAROLO E LE COOPERATIVE) - 2- OGGI
TRAMONTA ’O GUARGUAGLONE E PER FESTEGGIARE LA MOGLIE DOMINATRIX MARINA
GROSSI DA VIA LIBERA ALL’ASSUNZIONE DEI FIGLI DI DECINE DI MANAGER
PREPENSIONATI - ALESSANDRO PANSA AFFIANCA IL NUOVO COMANDANTE SUPREMO
GIUSEPPE ORSI. CHE AVRÀ DELEGHE MOLTO AMPIE GRAZIE A MARONI E ALLA
MOGLIE DI BOSSI E A PIERFURBY - 3- BRUNETTA FUORI CONTROLLO: COME CERTI
MATTI, ORMAI È IN FISSA CONTRO LA SINISTRA - 4- DITE A BEBè BERNABè CHE
A COPACABANA C’è LUCA LUCIANI CHE ASPETTA LA NOMINA –
1- OGGI TRAMONTA
GUARGUAGLINI
Alle 10,30 in punto era già piena la sala romana del centro convegni
"Matteo Ricci" dove è iniziata l'Assemblea di Finmeccanica che segna
l'inizio di una nuova epoca per il Gruppo nato nel marzo del 1948.
Oggi è il
giorno in cui il comandante supremo Pierfrancesco Guarguaglini dovrà
cedere la maggior parte del suo potere a Giuseppe Orsi, il 66enne
ingegnere piacentino che dal 2004 ha guidato la società degli elicotteri
Agusta Westland. È un passaggio di consegne tra due comandanti perché
anche Orsi può fregiarsi di questo titolo che gli è stato conferito nel
giugno dell'anno scorso dalla regina di Inghilterra in una cerimonia a
Roma dove l'ambasciatore britannico gli ha appuntato l'onorificenza di
Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Quello però
era un titolo simbolico rispetto alle deleghe pesanti che oggi gli
saranno riconosciute durante un'Assemblea che si preannuncia molto
animata. È probabile che molti azionisti (soprattutto quelli piccoli che
rompono i coglioni per vocazione professionale) vorranno saperne di più
sulle vicende giudiziarie che senza toccare direttamente il Guargua
hanno chiamato in causa la moglie Marina e il suo braccio destro Lorenzo
Borgogni.
Ad eccitare
la curiosità è arrivato stamane nelle edicole il giornale "Finanza e
Mercati" che spara in prima pagina la notizia sull'intenzione di Marina
Grossi di dare via libera all'assunzione dei figli di decine di manager
prepensionati. Rispetto a ciò che sta accadendo nel mondo e in Italia
forse questa notizia non meritava tanto rilievo, ma è la spia di una
polemica che dura da mesi sull'irriducibile signora che non ha voluto
fare un passo indietro nemmeno dopo le pressioni del Tesoro.
Peraltro va
detto che l'assunzione dei figli dei dirigenti è una prassi in uso da
tempo nelle grandi aziende pubbliche, e in genere scatta quando i padri
che vi lavorano decidono di lasciare il posto ai loro eredi.
Nel clima
infuocato di Finmeccanica tutto fa brodo, ma ciò che interessa di più
agli azionisti forti, primo fra tutti il ministero di Giulietto
Tremonti, è capire che cosa succederà dentro la corazzata di piazza
Monte Grappa. Per quanto riguarda l'organigramma i giochi sono fatti.
Da settimane
il direttore generale Giorgio Zappa, il barbuto manager che godeva dei
favori di Bersani e D'Alema, ha già svuotato i cassetti; al suo posto
arriverà Alessandro Pansa, figlio del noto giornalista, 49 anni, una
laurea alla Bocconi e un curriculum dove spiccano 15 anni di lavoro
nella finanza dentro realtà come Euromobiliare, Lazard, e altre società
pubbliche e private.
Dal luglio
2001 il giovane Pansa, che oltre alla lettura predilige l'alpinismo e la
bicicletta, ha assunto la carica di direttore finanziario di
Finmeccanica, ed è con queste credenziali che si appresta ad affiancare
il nuovo comandante Orsi. Quest'ultimo avrà deleghe molto ampie perché
sembra che nella trattativa finale a Guarguaglini siano rimasti le
strategie e gli affari internazionali, mentre le relazioni esterne e la
comunicazione passeranno nelle mani del neo-amministratore delegato.
Sembra
infatti che Orsi si porterà da Agusta Westland il fidato collaboratore
Marco Conte che avrà il compito di tenere anche le relazioni
istituzionali e politiche. Tra queste relazioni una cura particolare
sarà rivolta ai rapporti con i "barbari" della Lega e con l'Udc di
Pierfurby Casini che, secondo voci raccolte nei corridoi di via XX
Settembre, si sono battuti con forza per la poltrona del manager
piacentino.
È quindi sbagliato
collocare il nuovo comandante soltanto in quota Lega dove a caldeggiare
la sua nomina davanti a un Tremonti che nel rush finale si è lavato le
mani, sono stati soprattutto la moglie di Bossi e Roberto Maroni, il
ministro di Varese, la città dove Agusta Westland opera da tempo.
Oltre
all'organigramma, che una volta definito nei dettagli vedrà riempirsi le
caselle di manager leghisti, la curiosità dell'Assemblea è rivolta oggi
alle strategie complessive del Gruppo nel medio e lungo termine. E qui
il discorso diventa davvero interessante perché al di là dei messaggi
armoniosi che trapelano dai piani alti di piazza Monte Grappa, corrono
due interpretazioni meritevoli di attenzione.
Secondo una
prima versione Guarguaglini e Orsi sarebbero d'accordo nel difendere
l'unitarietà del Gruppo per non compromettere la forza di un colosso che
con 73mila dipendenti realizza in decine di Paesi un fatturato poco al
di sotto dei 20 miliardi.
Accanto a
questa versione circola la tesi dello "spacchettamento", cioè della
cessione di alcuni rami aziendali ad entità italiane e straniere. Il
pensiero va alle riserve che sarebbero state formulate anche negli
ambienti del Tesoro sull'acquisto dell'americana DRS, la prima azienda
nel campo della difesa comprata da Finmeccanica nel maggio 2008 per 5,2
miliardi di dollari.
Non c'è dubbio che
l'idea di mettere le mani su qualcuno dei gioielli più pregiati di
Finmeccanica fa gola a molti investitori internazionali tra i quali il
Fondo Carlyle della famiglia Bush che in Italia ha come suo
rappresentante Marco De Benedetti, figlio del Carletto che, attraverso i
suoi giornali, ha sparato palle incatenate sul Guargua e sulla moglie.
Non è quindi
un caso che il 74enne manager di Castagneto Carducci abbia voluto
tenersi strette le deleghe per le strategie e gli affari internazionali,
ma nessuno pensa che il comandante dell'Ordine Britannico, Giuseppe
Orsi, voglia sposare l'ipotesi di una frantumazione di quello che
insieme all'Eni è l'ultimo impero industriale italiano.
2- CHE CI FA IL POLLO BONDI IN MEZZO ALLE MUCCHE? DITE AL
MANAGER DI COLLECCHIO CHE BERLUSCONI SI È VENDUTO L'ITALIANITÀ DI
PARMALAT IN CAMBIO DELLA NOMINA DI DRAGHI A FRANCOFORTE
Il latte di Parmalat si è inquinato di batteri politici.
A metterci
le mani è stato soprattutto il Governo che con interventi
protezionistici sta ancora cercando di bloccare la scalata dei francesi
di Lactalis. Eppure il premier birichino di Arcore si è impegnato
davanti a Sarkozy in maniera inequivocabile quando ha definito "non
ostile" l'assalto del colosso straniero.
Adesso c'è
ancora chi vorrebbe rimettere in discussione l'operazione chiedendo a
Goldman Sachs e ad alcuni studi legali di valutare la congruità
dell'offerta francese ignorando che Berlusconi si è venduto l'italianità
di Parmalat in cambio della nomina di Draghi a Francoforte.
Sono conati
che probabilmente non porteranno a nulla anche se la Consob chiederà a
Lactalis di alzare il velo sui suoi bilanci e sulla proprietà
lussemburghese che è sconosciuta anche a Parigi.
In questo
scenario da convulsioni finali c'è un uomo che sembra aver perduto più
di altri il senso delle cose: è Enrico Bondi, il manager aretino dalle
occhiaie profonde che dopo aver lavorato in Montedison e in Telecom, è
stato chiamato a salvare il gruppo di Collecchio. In una delle rare
interviste, concessa alcuni anni fa, il chimico Bondi dichiarò la sua
passione per le "Lezioni americane", il libro che raccoglie le sei
lezioni pronunciate nell'85 da Italo Calvino.
Tra queste
si ricordano la leggerezza, la rapidità, la visibilità e l'esattezza.
Ora è il caso di dire che sulla "rapidità" Bondi è caduto come un pollo
perché non ha capito assolutamente nulla di ciò che stava accadendo
dentro Parmalat. In cassa aveva 1,4 miliardi di liquidità, una cifra
imponente che avrebbe potuto consentirgli di mettere in piedi un piano
industriale (magari alleandosi con altri produttori italiani) in modo da
creare a Collecchio un fortilizio bianco e invulnerabile.
Si è messo
nelle mani di IntesaSanPaolo e di Corradino Passera che lo hanno menato
in lungo e in largo, prima facendogli intravedere la disponibilità di
una cordata con Luchino e i suoi compagni di merenda, poi di
un'alternativa con il povero Ferrero, Granarolo e le cooperative.
Un uomo
attento come il 77enne manager aretino avrebbe dovuto sapere che in
Italia il capitalismo straccione non è in grado di mettere sul piatto i
3 miliardi di euro che aggiunti agli 1,5 disponibili nelle sue casse,
avrebbero salvato lo yogurt dai batteri stranieri e da quelli dei
protezionisti governativi.
Adesso si
comincia a parlare con insistenza dell'uomo che potrebbe sostituire
Bondi al vertice del Gruppo e il nome che corre è quello di Luigi
Gubitosi, il manager napoletano, classe 1961, che una settimana fa ha
lasciato Wind nelle mani del faraone Sawiris e dei russi di Vimpelcom.
Il profilo
di Gubitosi piace alle banche che ricordano le sue esperienze di circa
20 anni nel Gruppo Fiat e la rete dei rapporti che arrivano fino al
Vaticano e all'Opus Dei. Si tratta di vedere se i francesi di Lactalis
per salvare la faccia dell'italianità e pagare un contentino al governo
inutilmente protezionista, sono disponibili a dare semaforo verde al
napoletano che, dopo la laurea all'Università di Napoli, ha preso il
master a Fontainebleau.
3- BRUNETTA FUORI CONTROLLO: COME CERTI MATTI, ORMAI è IN FISSA
CONTRO LA SINISTRA
Ormai è chiaro che Renatino Brunetta, come tanti colleghi di governo e
del Parlamento, legge avidamente Dagospia.
Ieri quel
sito disgraziato ha messo il dito sul delirio che in molte occasioni ha
portato il figlio dell'ambulante veneto ha bacchettare la sinistra con
epiteti vergognosi. In particolare è stata ricordato il suo exploit del
settembre scorso a Cortina quando aveva parlato di "sinistra di merda,
che vada a morire ammazzata" (parole che avevano rizzato le corna degli
stambecchi ampezzani e avevano fatto sussultare perfino la bella Titti,
compagna e badante del ministro).
Per tutta
risposta il premio Nobel mancato oggi ritorna a battere il ferro della
polemica in un'intervista delirante dove il concetto di fondo è che la
sinistra gli fa schifo "perché mi sento moralmente superiore a lei". In
un'intera pagina Renatino definisce i vari Bersani, D'Alema e Fassino
mestieranti della politica "camaleonti, transfughi, paguri, come quegli
animali che non avendo una casa propria si infilano in quella degli
altri sotto la sabbia o nelle conchiglie".
E aggiunge:
"vogliono il potere ma non riescono ad ottenerlo così sono disposti ad
allearsi con il diavolo, proteggono le rendite parassitarie, i
fannulloni della PA e i baroni delle università. È una sinistra che mi
fa leggermente schifo".
Il
giornalista Tommaso Montesano cerca di arginare il fiume in piena con
una certa delicatezza e gli ricorda che anche nel centrodestra i vizi
privati non mancano, ma al riferimento sul caso Ruby il napoleonico
economista ricorda il silenzio sui presidenti del Consiglio
democristiani notoriamente gay.
Prima che
arrivi la Croce Verde qualcuno dovrebbe ricordare al povero Brunetta che
sta commettendo lo stesso errore imputato da anni dalla destra alla
sinistra snob, fannullona e pagura, che in molti casi ha rivendicato una
superiorità intellettuale e morale.
Repetita non
juvant.
4-
LUCA LUCIANI SI CHIEDE CHE COSA ASPETTANO A NOMINARLO DIRETTORE GENERALE
PER LE SOCIETÀ DI TELECOM IN AMERICA LATINA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che sotto un
ombrellone della spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro, il manager di
Telecom Luca Luciani sta guardando l'orizzonte con gli occhi pieni di
tristezza.
Ieri sono
usciti i risultati di Telecom Argentina che nel primo trimestre ha
quadruplicato l'utile con una crescita del 53% rispetto allo stesso
periodo dell'anno scorso. Il povero Napoletone si chiede a questo punto
che cosa aspettano a nominarlo direttore generale per le società di
Telecom in America Latina".
04-05-2011]
|
|
MARPIONNE
RIFINANZIA IL DEBITO CHRYSLER ENTRO IL 24 MAGGIO (PER L’OPA NON C’È
FRETTA) - L’EUROPA PARTE POSITIVA, L’ASIA CHIUDE CONTRASTATA - MOODY’S
CONFERMA IL RATING ENEL - STELLA (TI MEDIA), VALUTIAMO CEDERE CONTROLLO
MTV ITALIA - UBS PAGA 160 MLN PER LA DISPUTA SUI BOND - BOARD SNELLO PER
LA WIND RUSSA - TRENITALIA POLACCA - AXA E LA “SCALATINA” A TRIESTE -
GLENCORE E L’INTRECCIO CON L’EUROBUROCRAZIA
1. BORSA: EUROPA
POSITIVA CON TRIMESTRALI; BENE FUTURE USA...
(ANSA) - Sono partite in rialzo le principali borse
europee, favorite dalle trimestrali migliori delle attese di alcuni
grandi gruppi appartenenti a diversi settori. In giornata è attesa la
decisione della Bce sui tassi d'interesse, con la conferenza stampa del
governatore Jean Claude Trichet. Si va dalle scarpe sportive di Adidas
(+2,82%) alle bevande alcoliche di Diageo (+1,57%), dagli assicurativi
Ing (+2,69%) e Swiss Re (+1,6%) al tecnologico Ericsson (+0,49%).
In
controtendenza i bancari Lloyds (-5,19%), che scivola dopo aver
registrato una perdita trimestrale di 2,4 miliardi di sterline, e
Societé Generale (-2,71%), il cui utile trimestrale é calato del 14% a
0,9 miliardi di euro. Sotto pressione anche l'assicurativo Zurich
(-3,37%), il cui risultato trimestrale (-32% a 637 milioni di dollari)
ha risentito dela catastrofe nucleare in Giappone.
Di seguito,
gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra
+0,36% - Parigi +0,15% - Francoforte +0,35% - Madrid -0,01% - Milano
+0,22% - Amsterdam +0,35% - Stoccolma +0,17% - Zurigo +0,06%.
2.
BORSA: ASIA CONTRASTATA; CHIUSE TOKYO E SEUL, BENE I METALLI...
(ANSA) - Chiusura contrastata per le principali borse
di Asia e Pacifico, prive oggi dell'apporto di Tokyo e Seul, rimaste
chiuse per festività. Le vendite hanno interessato il comparto
petrolifero, dopo il ripiegamento del greggio a 108,43 dollari, mentre
sono ripartite le quotazioni dei metalli, spingendo sui titoli
estrattivo-minerari. Sulla piazza di Hong Kong, ancora in fase di
contrattazioni, Petrochina cede il 2,4%, Cnooc il 2,24% e China
Petroleum l'1,19%, mentre a Shanghai corrono i siderurgici Chongquing
(+10,04%) e Laiwu (+10%).
Bene gli
estrattivo-minerari Aquarius (+10,73%) e Sundance Resources (+7,04%) a
Sidney, mentre a Mumbai, ancora aperta, l'automobilistico Hero Honda
Motors guadagna il 6,27%, favorito dalla raccomandazione di acquisto di
Bnp Paribas Securities. In controtendenza Tata Power (-3,04%) e Reliance
Infrastructure (-2,49%).
Di seguito,
gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. -
Tokyo chiusa per festività - Hong Kong -0,27% (seduta in corso) -
Shanghai +0,32% (seduta in corso) - Taiwan +0,80% - Seul chiusa per
festività - Sidney +0,15% - Singapore -0,22% (seduta in corso) - Bangkok
chiusa per festività - Giakarta .0,19% (seduta in corso)
3.
MORNING NOTE: L'AGENDA DI GIOVEDI' 05 MAGGIO...
Radiocor - Cda per approvazione dati contabili
trimestrali di Italcementi, Telecom Italia, Tenaris.
Milano:
tavola rotonda nell'ambito della 'Giornata Nazionale della Previdenza'
su 'L'educazione previdenziale come parte integrante della nuova
educazione civica nelle scuole e nella societa''. Ore 9,30. Partecipano,
tra gli altri, Corrado Passera, a.d. Intesa Sanpaolo; Domenico
Siniscalco, presidente Assogestioni; Giovanni Puglia, rettore
Universita' Iulm; Roberto Maroni, ministro degli Interni. Seguira' alle
ore 18,00 dibattito 'Cultura previdenziale - un anno di impegno',
organizzato da Itinerari previdenziali. Partecipa, tra gli altri,
Giampaolo Galli, direttore generale Confindustria; Alberto Bombassei,
vice presidente Confindustria; Raffaele Bonanni, segretario generale
Cisl; Giuseppe Guzzetti, presidente Acri; Maurizio Sacconi, ministro del
Lavoro e Politiche Sociali.
Roma: si
riunisce il Consiglio dei ministri che esamina, tra l'altro, il decreto
legge sullo sviluppo
Roma: si
riunisce l'assemblea degli azionisti di Eni per l'approvazione del
bilancio 2010
Roma:
presentazione del Rapporto Unioncamere 2011 su 'Il Sistema Italia dal
punto di vista delle Camere di Commercio'. Partecipano, tra gli altri,
Ferruccio Dardanello, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Paolo Romani
Roma:
presentazione del libro 'Precari - Storie di un'Italia che lavora' di
Marianna Madia con Giulio Tremonti e Susanna Camusso
Napoli:
convegno sul tema 'Credito e patrimonializzazione: strumenti a sostegno
delle piccole e medie imprese', organizzato dalla Cassa depositi e
prestiti. Partecipano, tra gli altri, Giorgio Fiore, presidente
Confindustria Campania; Alessandro Castellano, (a.d. Sace), Giovanni
Gorno Tempini
4.
MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - FIAT: ecco il piano per le banche Usa. Il
documento riservato con i dettagli del deal da 7,6 miliardi per
conquistare la Chrysler, il 24 maggio il closing (Il Sole 24 Ore, pag. 1
e 41). 'Non c'e' fretta per l'Ipo di Detroit', colloquio con l'a.d.
Sergio Marchionne (Il Sole 24 Ore, pag. 41). L'Ok al piano ex Bertone
sblocca l'investimento e nella Fiom ora il confronto si fa difficile
(dai giornali).
SVILUPPO:
arriva il decreto. Fisco semplificato in 20 misure (Il Sole 24 Ore, pag.
1, 2 e 3). Marcegaglia, priorita' al fisco e alle liberalizzazioni per
crescere di piu' (dai giornali). 'Puntare sul merito per fare
dell'Italia una societa' aperta', intervista a Gianfelice Rocca, vice
presidente di Confindustria per l'Education (Il Sole 24 Ore, pag. 5).
Senza servizi la Ue non cresce, intervento dell'economista Pietro
Reichlin (Il Sole 24 Ore, pag. 14).
LAVORO: 'una
legge sull'apprendistato? La Cgil e' pronta a firmarla', intervista al
segretario nazionale Susanna Camusso (Corriere della Sera, pag. 32).
MONDADORI:
Marina Berlusconi contro De Benedetti, attacco' la norma e ora la usa,
intervista alla numero uno di Fininvest (Corriere della Sera, pag. 21).
INTESA
SANPAOLO: stringe i tempi per il varo dell'aumento di capitale (Il
Messaggero, pag. 22).
UNICREDIT:
sceglie ancora in SocGen (Il Sole 24 Ore,pag.45).
TASSARA:
nuovo patto tra Zaleski e le banche (dai giornali).
RINNOVABILI:
intesa Prestigiacomo-Romani sul testo. Certezze alle imprese che hanno
investito (dai giornali). Incentivi piu' generosi agli impianti made in
Ue (Il Sole 24 Ore, pag. 25).
FARMACEUTICA: eccellenza hi-tech, vigilare sugli incentivi, intervista
al presidente Farmaindustria, Sergio Dompe' (Il Sole 24 Ore, pag. 32).
FINMECCANICA: Orsi alla guida, a Guarguaglini le strategie (dai
giornali).
MEDIOLANUM:
offshore, indagine dell'Agenzia delle entrate sulla banca di Doris e
Berlusconi che aggira il fisco in Irlanda (Il Fatto Quotidiano, pag.
11).
ENI: 'il
futuro e' ancora nel gas e l'Italia ha le carte giuste', intervista
all'a.d. Scaroni (La Stampa, pag. 15).
PIRELLI:
alza i target sui ricavi 2011 (dai giornali).
POLTRONA
FRAU: punta sugli Usa. Parla il vicepresidente Matteo Montezemolo (Il
Sole 24 Ore, pag. 43).
FERRAGAMO:
prepara lo sbarco in Borsa per giugno, flottante fino al 25% del
capitale (Wall Street Journal, pag. 21).
PREVIDENZA:
'assegni piu' leggeri ma i giovani non lo sanno', intervista ad Antonio
Finocchiaro, presidente Covip (Qn - Il Resto del Carlino, pag. 29). La
giornata nazionale della previdenza: quattro lezioni valide per tutti.
Analisi di Elsa Fornero (Il Sole 24 Ore, pag.1-33)
BANCHE:
Mussari, tetto ai bonus dei manager (dai giornali).
IMMOBILIARE:
tutti i modi per ridurre l'impatto delle rate (Il Sole 24 Ore, pag. 4).
5.
MERCATI: RENDIMENTI TITOLI PUBBLICI IN SALITA SU ATTESA BCE...
Radiocor - Rendimenti in aumento e prezzi ancora in
calo sul mercato europeo dei governativi, soprattutto sulla parte a
breve della curva. Il tasso del Bund tedesco a due anni e' stato
indicato sopra l'1,9% e sembra avere messo nel mirino la soglia del 2%.
Sul mercato, riferiscono dalle sale operative, al momento non ci sono
novita' di particolare rilievo mentre domina la speculazione legata
all'odierno incontro di routine della Bce, soprattutto, al linguaggio
che il suo Presidente usera' in conferenza stampa.
L'Eurotower
infatti dovrebbe lasciare invariata la propria politica monetaria
(1,25%). Tra gli addetti ai lavori prevale la sensazione che Jean-Claude
Trichet potrebbe indicare la possibilita' di un rialzo (di 25 punti
base) gia' nella riunione di giugno. 'Negli ultimi giorni infatti -
commenta un broker di una primaria banca italiana - e' accelerata l'idea
che una nuova stretta possa arrivare gia' il prossimo mese, mentre fino
a poche settimane fa questa veniva 'scontata' per luglio -agosto'.
6.
ENEL MOODY'S CONFERMA RATING 'A2', OUTLOOK STABILE...
Radiocor
- Moody's ha confermato il rating a lungo termine di Enel ad 'A2' e
quello a breve termine 'prime-1', rimuovendo il creditwatch cui aveva
sottoposto i rating lo scorso 16 dicembre. L'outlook e' stabile. Il
giudizio, si legge in una nota, e' giustificato sia dagli stabili
progressi registrati a partire dall'inizio del 2011 per quanto riguarda
la cartolarizzazione del deficit tariffario in Spagna - da cui derivano
benefici effetti sui crediti vantati dalla controllata Endesa - sia da
solidi risultati operativi registrati da Enel nel corso dell'interso
2010.
7.
FIAT: MARCHIONNE, PER IPO CHRYSLER 'NON C'E' FRETTA, NON CI SERVONO
SOLDI'
Radiocor - Per uno sbarco in borsa di Chrysler Group
'non abbiamo fretta'. Lo ha detto l'amministratore delegato di Chrysler
Group e Fiat , Sergio Marchionne parlando da New York. 'Non e' una
decisione solo nostra, i termini del collocamento sono da discutere con
le varie parti e bisogna capire quando conviene farlo', ha detto
Marchionne, aggiungendo che 'tecnicamente a Chrysler Group non servono
soldi'. Il numero uno del Lingotto ha cosi' risposto a chi gli chiedeva
se lo sbarco a Wall Street di Chrysler Group sarebbe arrivato entro la
fine di quest'anno o all'inizio del prossimo.
8.
FIAT: RIFINANZIAMENTO DEBITO CHRYSLER ENTRO IL 24 MAGGIO...
(ANSA) - Il rifinanziamento del debito di Chrysler da
7,6 miliardi di dollari con il tesoro Usa e del Canada potrebbe partire
il 18 maggio e concludersi entro il prossimo 24 maggio. Lo sostiene il
Sole 24 Ore che pubblica un'anticipazione del documento presentato alle
banche dall'ad di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne ieri a New York.
Secondo
quanto risulta al quotidiano, grazie all'intervento dell banche per
complessivi 7,5 miliardi, divisi in una linea di credito da 1,5
miliardi, più obbligazioni garantite per 2,5 miliardi con scadenze a
8-10 anni ed il rimanente in titoli di cresdito garantiti con scadenza a
6 anni, Chrysler potrà chiudere anticipatamente la propria posizione con
i due governi nordamericani, risparmiando 200 milioni di dollari
all'anno di interessi passivi.
Il documento
indica inoltre una liquidità a disposizione della casa Usa al prossimo
24 maggio, con la chiusura dell'operazione, pari a 11 miliardi di
dollari. All'incontro con Marchionne, secondo il Sole 24 Ore, erano
presenti circa 125 banchieri, che fanno capo ai principali istituti
internazionali. Tra questi Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citi, Bofa e
le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit. In base agli accordi relativi
all'alleanza Fiat-Chrysler, il Lingotto non può possedere più del 49,9%
del capitale di Chrysler prima che sia effettuato il rimborso integrale
dei finanziamenti concessi dal Dipartimento del Tesoro Usa, pari a 5,8
miliardi, e del Governo Canadese, pari a 1,8 miliardi.
9. UBS:
ACCORDO CON AUTORITA'USA, PAGA 160 MLN PER DISPUTA BOND...
(ANSA) - Ubs ha raggiunto un accordo con le autorità
americane per risolvere la disputa sui bond municipali. Ubs pagherà 160
milioni di dollari. Il Dipartimento di Giustizia e la Sec accusano Ubs
di aver adottato "pratiche fraudolente" in collusione con altre società
fra il 2000 e il 2004. Bank of America in dicembre ha pagato 137 milioni
di dollari per risolvere una disputa sui bond municipali.
10.
SOCGEN: -14% UTILE A 916 MLN EURO; TITOLO GIU' 3,5% IN BORSA...
(ANSA) - Societé Generale chiude il primo trimestre
2011 con utili in calo del 14% e in Borsa il titolo va giù del 3,5%.
L'utile netto è sceso a 916 milioni di euro per gli oneri straordinari
legati all'indebitamento e per gli accantonamenti previsti in seguito ai
disordini in Egitto. Il risultato è inferiore alle attese del mercato di
utili pari a 1,06 miliardi. L'amministratore delegato Frederic Oudea -
riferisce Bloomberg - ha dichiarato che la banca francese punta a
chiudere il 2012 con utili in crescita a 6 miliardi di euro dai 3,92
miliardi del 2010.
11. DA
INTEL IL CHIP TRIDIMENSIONALE...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Intel ha presentato ieri i nuovi micro-chip
con struttura tridimensionale. Il big Usa (nella foto il vice presidente
Dadi Perlmutter) inizierà a breve la produzione del nuovo prodotto
chiamato tri-gate, con processo di produzione a 22 nanometri (nm), in un
chip denominato Ivy Bridge. Intel ritiene di aver reinventato ancora una
volta il transistor utilizzando questa volta la terza dimensione: con
questa potenzialità verranno creati dispositivi in grado di cambiare il
mondo.
12.
GUZZETTI VUOLE LA CARTA PER LE FONDAZIONI 2.0...
A. Q. per "Il
Sole 24 Ore" - Una Carta per le «Fondazioni 2.0». Un anno
di tempo per scriverla, ma con una scadenza precisa: il congresso
dell'Acri gia convocato per il 7 e 8 giugno 2012. Non da ultimo,
un'agenda ricca di «principi fondamentali» (la programmazione a
medio-lungo termine nel welfare sussidiario e territoriale), ma anche di
«nomi e cognomi»: «banche conferitarie», «Cassa depositi e prestiti»,
«housing sociale».
Non lascia
dubbi la convocazione del presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, alle
88 associate: il congresso del centenario non sarà celebrativo. Fin da
oggi, invece, gli enti che controllano Intesa Sanpaolo e UniCredit e che
sono partner del Tesoro nella "nuova Cdp" annunciano: siamo un sistema
unico e compatto e in attesa di essere citati dalla Costituzione e presi
a modello da una riforma del codice civile, ci daremo nuove regole
comuni. Ce le daremo da noi.
13.
BOARD SNELLO PER WIND TELECOM...
S. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Da Mosca arriva il salvacondotto per Naguib
Sawiris. Il magnate egiziano, che ha venduto tutto il suo impero di tlc
alla russa Vimpelcom (in cambio di una quota del nuovo gruppo), è stato
messo al riparo da future azioni di responsabilità dei nuovi padroni.
Assieme a lui anche il padre Onsi e tutto il consiglio dell'ex Weather
(la cassaforte che custodisce tutto l'impero ora denominata Wind
Telecom) hanno ottenuto la manleva.
Non è la
sola novità della holding. Il cambiamento più sostanziale è il riassetto
di Wind Telecom in vista della fusione. L'affollato cda della ex
Weather, che contava ben 14 membri tra cui vari uomini noti del mondo da
Serge Tchuruk a Ron Sommer, è stato messo a dieta dai russi: tre membri
di cui un solo egiziano, Ragy Soliman. Debuttano, invece, due uomini in
quota russa: l'americano Jeffrey McGhie e l'olandese Cornelis Van Dalen.
14. FS
IN GARA PER RILEVARE LE FERROVIE POLACCHE...
C. Fe. per "Il
Sole 24 Ore" - Grandi manovre nel settore dei trasporti
europei. Gli occhi sono puntati sulla vendita di Pkp Cargo: cioè la
divisione merci posseduta dalla Pkp Sa, cioè le ex ferrovie statali
polacche. Quest'ultima ha deciso di vendere tramite un'asta la
controllata e a raccolta sarebbero stati chiamati grandi gruppi europei
fra cui appunto l'italiana Fs. Sull'operazione starebbero lavorando
numerose banche pronte a ritagliarsi uno spazio in una gara che potrebbe
rilevarsi interessante per la prospettiva di crescita all'estero di una
grande azienda italiana.
Resta da
capire quale potrebbe essere l'entità dell'offerta. Pkp Cargo è la
seconda compagnia europea come merci trasportate e per la sua cessione
la capogruppo intende accettare offerte a partire da 2,1 miliardi di
zloty. Gli analisti ritengono che il valore reale della società sia
intorno ai 3 miliardi di zloty.
15. LA
STAFFETTA EUROPEA SULLA SOLIDITÀ BANCARIA...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - L'ultima ondata di rafforzamenti
patrimoniali varata delle banche italiane non è ancora in porto ma, sul
mercato dei derivati del credito, già si vedono i cambiamenti nella
classifica delle banche più sicure d'Europa. Tanto che gli istituti
italiani stanno raggiungendo i competitor francesi (i primi della
classe, grazie agli aiuti statali, durante la crisi dei subprime).
I credit
default swap di Intesa Sanpaolo, per esempio, da ieri costano un po'
meno di quelli del suo grande azionista francese, Crédit Agricole: per
assicurare le obbligazioni Intesa Sanpaolo contro il rischio di
insolvenza, sul mercato dei derivati sono richiesti circa 127,16 punti
base (l'1,2% circa del capitale da assicurare), un po' meno del costo
della copertura in cds sulle obbligazioni del Crédit Agricole (127,44
punti base). Insomma, la ricapitalizzazione da 5 miliardi non è ancora
stata sottoscritta dagli azionisti ma i benefici per gli obbligazionisti
sono già arrivati.
16. DL
SVILUPPO: DA BANKITALIA TAGLIO BONUS BANCHIERI E DIVIDENDI...
Radiocor - 'La Banca d'Italia puo' adottare a fini di
stabilita' provvedimenti restrittivi o limitativi concernenti i servizi,
le attivita', le operazioni e la struttura territoriale; vietare la
distribuzione di utili o di altri elementi del patrimonio' e persino
'fissare limiti all'importo totale della parte variabile delle
remunerazioni nei soggetti abilitati, quando sia necessario per il
mantenimento di una solida base patrimoniale' delle banche.
Lo prevede
una delle norme che potrebbero essere inserite nel decreto legge
Sviluppo all'esame del pre-Consiglio di queste ore e all'ordine del
giorno del Consiglio dei ministri di domani. La norma e' contenuta
nell'ultimo capitolo della bozza di provvedimento tra le 'norme da
valutare'.
17.
STELLA (TI MEDIA), VALUTIAMO CEDERE CONTROLLO MTV ITALIA...
(ANSA) - Telecom Italia Media (51%) sta "ragionando"
con Viacom, il gruppo Usa socio al 49%, "per risolvere la joint venture"
che controlla Mtv Italia. Lo afferma l'amministratore delegato di Ti
Media, Giovanni Stella "Io potrei essere la parte che cede - aggiunge
Stella rispondendo agli analisti finanziari durante la conference call
di presentazione dei dati del primo trimestre - e quando si parla di
vendita e acquisto il prezzo ha la sua importanza: se il prezzo fosse
così vile da non valerne la pena, mi potrei anche trasformare in
acquirente", dice l'amministratore delegato di Ti media.
"Stiamo
valutando quanto la concorrenza di Internet nella fruizione della musica
da parte dei giovani sia dannosa, se lo é fino a essere mortale" per i
canali musicali televisivi, spiega Stella. Nel primo trimestre del 2011
Mtv Italia ha registrato ricavi di 13,7 milioni, in calo rispetto ai
17,4 milioni dello stesso periodo del 2010. La raccolta pubblicitaria é
diminuita dell'8,9%.
18. BNP
PARIBAS: +14,6% UTILE PRIMO TRIMESTRE A 2,6 MLD...
(ANSA) - Bnp Paribas ha chiuso il primo trimestre del
2011 con un utile netto di gruppo in rialzo del 14,6% a 2,616 miliardi,
superiore alle attese degli analisti che lo davano a 2,22 miliardi di
euro. Il margine di intermediazione, comunica l'istituto parigino,
presente in Italia con la Bnl, è salito dell'1,3% a 11,685 miliardi.
19. AXA
E LA «SCALATINA» A TRIESTE. IN BANCA GENERALI...
Dal "Corriere
della Sera" - La suggestione è forte: Axa in casa Generali?
L'entità del pacchetto è top secret, ma alla compagnia francese piace
molto Banca Generali. La partecipazione è ancora sotto il tetto del 2%e,
dunque, non ci sono segnalazioni obbligatorie alle authorities ma,
secondo fonti di mercato, potrebbe essere salita fino all' 1,4-1,5%.
Nessuno screzio a quanto pare. E di questi tempi, visti i rapporti sulla
frontiera Italia-Francia tra Parmalat, Fonsai, Bulgari ed Edison, non è
poco.
L'interesse
di Axa è per i buoni risultati della banca del Leone di Trieste guidata
da Giorgio Angelo Girelli dal 2000. Investimento finanziario, quindi,
peraltro manifestato in diverse occasioni dagli uomini della compagnia
francese. Ma facile immaginare che qualcuno a Parigi possa fare battute
sulla «scalatina» all'istituto. La realtà è che il pacchetto rende bene:
Banca Generali, che solo due anni fa era scesa insieme a tutto il
settore fino a 2,3 euro, quotava ieri a 11,29 euro.
Con una
capitalizzazione di 1,26 miliardi ha superato ampiamente, per dire, la
Popolare di Milano che nello stesso lasso di tempo ha dimezzato il
proprio valore di borsa scendendo a 955 milioni. Senza contare che la
banca del Leone è una delle pochissime Ipo a Piazza Affari che dal 2006
ad oggi ha fatto guadagnare gli investitori. Dunque, di motivazioni ce
ne sono molte. Resta il fatto che, approfittando della discrezione del
settore assicurativo, Axa ha trovato un piccolo varco redditizio e non
si è fatta pregare per entrare.
20. LE
MULTE (LEGGERE) DELL'ISVAP...
Dal "Corriere
della Sera" - In attesa che Bnl Vita cambi bandiera,
diventando francese, l'Isvap ha chiuso un'ispezione tutt'altro che
leggera per i vertici della compagnia. La multa finale di 11.111,12 euro
appare tuttavia ben poca cosa rispetto ai severi rilievi sulla
governance di quella che è una delle più importanti assicurazioni vita
in Italia: 2,47 miliardi di raccolta. Unipol nei prossimi mesi venderà
come concordato il suo 51%ai francesi di Bnp Paribas che detengono il
restante 49%.
Ma il logo
della banca parigina è già da tempo anche il logo di Bnl Vita, come
fosse una società del gruppo. Il 51%è ancora di Unipol, ma i prodotti di
bancassicurazione vengono venduti tramite gli sportelli del canale
Bnl-Bnp. Il contratto prevede che Unipol venda il suo 51%a Paribas per
325 milioni con una plusvalenza di una cinquantina di milioni. Per
chiudere servono le autorizzazioni, ma non dovrebbero esserci problemi.
Nel frattempo l'Isvap ha contestato una serie di carenze nel sistema dei
controlli interni e nella gestione dei rischi.
Per esempio,
risk management e revisione interna collocati in una posizione
gerarchica che non ne garantisce l'indipendenza. Eccessive deleghe al
management in materia di finanza aziendale. Troppa libertà all'ufficio
finanza. E infine «anomalie nelle procedure di gestione dei dati
rilevanti ai fini antiriciclaggio» . Multa di 11.111,12 euro, più o meno
la stessa comminata a un'altra compagnia che non ha risposto nei termini
a una richiesta dell'Isvap. Ma la normativa è questa e l'Isvap non fa
altro che applicare il tariffario ufficiale.
21.
GLENCORE, L'INCHIESTA E GLI STRANI INTRECCI CON L'EUROBUROCRAZIA...
Dal "Corriere
della Sera" - Spunta un rischio a Bruxelles dietro la mega
quotazione a Londra del finora riservatissimo colosso delle materie
prime Glencore. La stessa multinazionale ha indicato nel prospetto
informativo che la sua controllata Glencore Grain Rotterdam, un ex
dipendente e un attuale dipendente risultano coinvolti in una inchiesta
penale in Belgio con ipotesi di reati corruttivi collegati alla
direzione generale per l'Agricoltura della Commissione europea.
Al centro
del procedimento ci sarebbero manovre scorrette tra società private ed
euroburocrati in grado di influenzare i flussi di fondi comunitari. Il
caso riguarderebbe fatti avvenuti tra la fine degli anni Novanta e il
2003, quando fu aperto il caso. Le autorità giudiziarie belghe hanno
confermato l'esistenza del procedimento rinviando all'udienza in
programma il 12 maggio. Il gruppo fu fondato negli anni Settanta dal
profugo ebreo March Rich e iniziò con l'intermediazione di petrolio. Una
condanna negli Stati Uniti portò Rich a una clamorosa latitanza dorata
in Svizzera finché il presidente Bill Clinton gli concesse la grazia,
l'ultimo giorno del suo mandato.
05-05-2011]
|
|
"LE FOTO DI BIN
LADEN? SPAVENTOSE’ - Dopo Osama, Gheddafi? - Il grande capitale in mano
a Obama - Bossi cede al Pdl, accordo sulla Libia - Altro che
Silvio-Bossi, affonda Fini - Brusca: proposi un’intesa a Berlusconi sul
41 bis per evitare le stragi - Ciancimino jr. faceva buoni affari
illegali (non solo false delazioni) - Gli Agnelli e Murdoch vogliono la
Formula 1 - SANTORO A PROCESSO: ‘HA MANIPOLATO LE INTERCETTAZIONI’
Da "il
Velino"
CORRIERE DELLA SERA
- In apertura: " ‘Le foto di Bin Laden? Spaventose' ". Editoriali di
Antonio Polito: "Dialogare la battaglia più difficile" e Franco
Venturini: "A Tripoli non si può fare così". Al centro: "Il compromesso
tra Pdl e Lega non cambia la missione in Libia" e "L'ostaggio italiano
(dimenticato)". In taglio basso: "Piano per l'assunzione di 65 mila prof
precari" e "Gli Agnelli e Murdoch vogliono la Formula 1".
LA
REPUBBLICA
- In apertura:
"Tutti i segreti di Bin Laden". Editoriali di Lucio Caracciolo: "Ma
l'America resta nel suo labirinto" e "Barbara Spinelli: "Il mostro di Al
Qaeda". Di spalla: "Il mondo senza Osama". In taglio basso: "Bossi cede
al Pdl, accordo sulla Libia". In due box: "Brusca: avvisai Berlusconi
‘Patto con i boss o le bombe' " e "Bertone vincono i sì ma c'è il giallo
della firma Fiom".
LA
STAMPA
- In apertura: " ‘Bin Laden, foto raccapriccianti' " e in taglio alto:
"Guardano le immagini che fanno paura". Editoriale di Mario Calabresi:
"L'inguaribile malattia del complotto" e Massimo Gramellini: "E' meglio
nascondere che eccitare". Al centro: "Ex Bertone, sì all'89 per cento" e
" ‘A Berlusconi dissi: accordo o nuove bombe' ". A fondo pagina: "Il
dramma dell'astronauta" e " ‘Alleati per rilevare la Formula 1' ".
IL SOLE 24 ORE
- In apertura: " ‘L'Opa non è concordata' " e in taglio alto: "Aiuti a
Lisbona per 78 miliardi". Editoriali di Martin Wolf: "Le sabbie mobili
dell'Eurozona" e Marco Margiocco: "Il grande capitale in mano a Obama".
Al centro la foto-notizia: "Il mondo senza Bin Laden. In Occidente e nei
Paesi islamici". Di spalla: "Brusca: proposi un'intesa a Berlusconi sul
41 bis per evitare le stragi" e "Per il Parlamento linea obbligata". In
taglio basso: "Torna il credito d'imposta per le assunzioni al Sud" e
"Operazione redditometro: lettere del fisco a chi spende oltre quanto
dichiarato".
IL
GIORNALE
- In apertura: "Altro che Silvio-Bossi, affonda Fini", con editoriale di
Alessandro Sallusti. Al centro la foto-notizia: "Basta foto false,
vogliamo quella vera". Di spalla: "Uccise un bimbo ma per la sinistra è
un oracolo" e "La riscoperta di Dio, patria e famiglia". A fondo pagina:
"La coppia di fatto scoppia in tribunale".
LIBERO
- In apertura: "Dopo Osama, Gheddafi?", con editoriale di Vittorio
Feltri. Al centro la foto-notizia: "Santoro a processo: ‘Ha manipolato
le intercettazioni' " e " ‘La sinistra fa schifo, noi siamo superiori'
". Di spalla: "Un'altra ‘verità' di Brusca. Facciamola finita". A fondo
pagina: "Figli uguale problemi, non aboliamo i genitori".
IL
TEMPO
- In apertura: "La morte in diretta".
IL
FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Bin Laden confindential. La lunga caccia a
Osama è partita da lontano". In apertura a destra: "Ciancimino jr.
faceva buoni affari illegali (non solo false delazioni)". Al centro: "Il
partito dei pm come Antistato".
L'UNITÀ
- In
apertura foto-notizia a tutta pagina: "Guerra a tempo". In taglio alto:
"Ex Bertone, passa il sì al referendum".04-05-2011]
|
|
SOB! COME MAI I
LEGALI DEL LINGOTTO SI SONO PRECIPITATI A ROMA NELLA SEDE DELLA CONSOB?
FARE IL PUNTO prima che parta la grande operazione su Chrysler con la
Fiat entro fine anno al 51% dell’azienda USA - Così gli uomini DI
MARPIONNE hanno svolto una relazione sulla situazione finanziaria e la
gestione della liquidità del gruppo, senza tralasciare gli effetti
patrimoniali e finanziari dell’incremento della quota in Chrysler e
anche gli investimenti previsti per l’anno in corso e i successivi...
Roberto Sommella per "MF - Milano Finanza"
Summit riservato
sui conti Fiat in Consob. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, un
pool di legali del Lingotto, guidato dal direttore dell'investor
relation Fabio Spirito, ha concluso ieri a Roma una missione importante.
L'obiettivo, a quanto si apprende, era incontrare i vertici delle
direzioni emittenti e mercati della Commissione guidata da Giuseppe
Vegas per fare il punto della situazione prima che parta la grande
operazione su Chrysler con la Fiat destinata a salire entro fine anno al
51% dell'azienda americana.
Proprio
questo punto, ricordato anche ieri dallo stesso amministratore delegato
del colosso automobilistico, Sergio Marchionne, è stato il tema del
summit tra gli uomini del gruppo torinese e gli 007 della Consob. La
Commissione di borsa, ai sensi dell'articolo 115 del Testo unico della
finanza, ha la possibilità di chiedere alle aziende quotate lumi sullo
stato dei conti e sull'indebitamento: nel caso specifico, trattandosi di
un'azienda come la Fiat, una delle più importanti del Paese e con
obiettivi molto ambiziosi, la chiamata dei guardiani di Piazza Affari è
parsa una scelta obbligata.
Così, per
circa un paio d'ore, gli uomini della Fiat hanno svolto una relazione
sulla situazione finanziaria e la gestione della liquidità del gruppo
del Lingotto, senza tralasciare gli effetti patrimoniali e finanziari
dell'incremento della quota in Chrysler e anche gli investimenti
previsti per l'anno in corso e i successivi. In sintesi, una vasta
radiografia dello stato di salute del gruppo.
Che i tempi
stringano su Chrysler è peraltro ormai noto. Marchionne, nel corso della
conference call sui risultati trimestrali della società di Auburn Hills,
ha confermato che Fiat arriverà al 51% del capitale dell'azienda di
Detroit entro la fine dell'anno e ha negato ogni ipotesi di fusione tra
le due case.
Il manager
ha inoltre ribadito l'obiettivo della Fiat di acquisire un ulteriore 16%
di Chrysler «immediatamente dopo» aver rimborsato integralmente i
prestiti concessi da Usa e Canada.
Illustrando le
slide, il numero uno di Fiat ha poi ricordato le tappe che hanno portato
il Lingotto al 30% della Chrysler e l'accordo per esercitare entro fine
giugno l'Incremental equity call option in concomitanza con il
rifinanziamento, le cui operazioni sono state avviate ieri da Auburn
Hills.
03-05-2011]
|
|
AI MERCATI PIACE
UN SACCO IL LINGOTTO FUSO - MARPIONNE FRENA SULLA FUSIONE CON CHRYSLER,
MA ALLA BORSA BASTANO I BUONI RISULTATI DEL GRUPPO USA (MA INFERIORI DI
FORD E GM), PER SPINGERE IN ALTO IL TITOLO FIAT - L’UTILE CHRYSLER
CONSENTE DI RIMBORSARE I DEBITI DI 7,5 MLD $ CON CASA BIANCA E CANADA -
TORINO SE NE FREGA DEL MERCATO ITALIANO (-8,5% IN APRILE) E INVESTE A
DETROIT
Vittorio Malagutti
per "il
Fatto quotidiano"
La fusione
tra Chrysler e Fiat? "Al momento non è sul tavolo". Parola di Sergio
Marchionne, che così dà un colpo di freno su un tema politicamente molto
sensibile dalle nostre parti. Ma in Borsa la pensano diversamente e le
quotazioni del Lingotto ormai corrono al traino delle notizie che
arrivano da Detroit.
Così, ieri,
nel giorno in cui Chrysler ha annunciato il ritorno all'utile
trimestrale, i titoli del gruppo di Torino hanno fatto un balzo quasi
del 4 per cento. Il rialzo supera ormai il 15 per cento dal 21 aprile,
quando si seppe che Torino era pronta a salire dal 30 al 46 per cento
nel capitale della casa Usa.
L'Italia
invece continua a riservare brutte sorprese. Ieri in serata, a Borsa
chiusa, sono arrivati i dati sulle vendite di aprile che per il Lingotto
fanno segnare ancora un calo dell''8,5 per cento rispetto allo stesso
periodo dell'anno scorso. Il dato è particolarmente significativo perchè
aprile 2010 è stato il primo mese in cui sono venuti meno gli incentivi.
Per la prima
volta da più di un anno vengono quindi messi a confronto risultati
ottenuti su mercati omogenei. Sarà interessante, quest'oggi, verificare
quale sarà la reazione della Borsa a questa notizia negativa per Torino.
Intanto,
però, si può già dire che agli investitori la Fiat piace americana. E
piace di più adesso che Chrysler è tornata al profitto. Nel primo
trimestre dell'anno gli utili hanno toccato quota 116 milioni di
dollari, circa 78 milioni di euro. Marchionne, a ragione, parla di una
svolta. Dopo il crac del 2008 e il salvataggio dell'anno successivo
gestito dal Lingotto con i soldi del governo americano e canadese, è la
prima volta che la più piccola delle tre case di Detroit riesce a
riportare in nero i conti trimestrali.
Le due
concorrenti Usa avevano già centrato l'obiettivo da tempo. Gm è
addirittura tornata in Borsa dopo il fallimento. Ford si è salvata a suo
tempo dal crac e proprio pochi giorni fa ha presentato agli analisti il
trimestre migliore addirittura dal 1998, un'epoca che sembra
lontanissima, quando l'economia americana viaggiava a tutta velocità.
Intanto però
Chrysler può permettersi di rimborsare i debiti di 7,5 miliardi di
dollari con la Casa Bianca e il Canada. I soldi, arriveranno entro
giugno grazie a prestiti bancari per 3,5 miliardi, altri 2,5 miliardi
con il collocamento di obbligazioni e 1,3 miliardi saranno sborsati da
Fiat quando, come annunciato il 21 aprile, sottoscriverà una quota
supplementare del 16 per cento nel capitale della casa Usa.
Insomma,
Torino arranca sui mercati ma investe a Detroit dove invece la musica è
ben diversa. Il fatto è che il mercato Usa ha ricominciato a correre
alla grande e i produttori cavalcano l'onda di un boom per molti aspetti
inatteso. Aumentano soprattutto le vendite dei suv, i modelli su cui
sono più elevati i margini di guadagno e che da sempre rappresentano il
punto di forza di Chrysler.
Ecco perchè
le vendite dell'azienda Usa sono cresciute addirittura del 35 per cento
rispetto al primo trimestre del 2010, toccando quota 394 mila veicoli.
La quota di mercato negli Stati Uniti è pari al 9,2 per cento, meglio
del 9,1 per cento di un anno fa, ma va segnalato che nel secondo e nel
terzo trimestre del 2010 Chrysler viaggiava intorno al 9,5 per cento.
Adesso però i margini di profitto sono maggiori.
E la
differenza rispetto al passato recente la fanno le maggiori vendite ai
privati rispetto a quelle destinate alle flotte aziendali e agli
autonoleggio. Così come dà slancio ai risultati anche il lancio di nuovi
modelli accompagnati da forti investimenti sulla rete di vendita.
Proprio il
contrario di quello che succede in Italia, dove il rinnovamento del
listino è stato rimandato a quando il mercato si sarà ripreso
(Marchionne dixit). E così mentre Chrysler recupera in Usa, Fiat
continua a calare in patria. La quota dei marchi del Lingotto in aprile
è scesa al 28,7 per cento, due punti i meno rispetto al 2010.
03-05-2011]
|
|
1- LEGGERE
SULL’ULTIMA PAGINA (LA PIÙ VISTA) DI "METRO", IL FREE PRESS DISTRIBUITO
OVUNQUE A NEW YORK: “FIAT: FINANCING IRANIAN ACT OF TERRORISM”
(FINANZIARE ATTI TERRORISTICI IRANIANI), NON DEVE ESSERE STATO IL
MIGLIOR BENVENUTO USA PER MARPIONNE - 3- L’APPELLO DELLL’ASSOCIAZIONE
UANI (UNITED AGAINST NUCLEAR IRAN): “INACCETTABILE CHE FIAT CONTINUI A
FARE AFFARE CON UN REGIME CHE VIOLA SFACCIATAMENTE IL DIRITTO
INTERNAZIONALE. LA FIAT HA STIPULATO NEGLI ULTIMI 10 ANNI CONTRATTI CON
IL GOVERNO USA PER 246 MILIONI $. MA SOPRATTUTTO DOPO LA SUA
ACQUISIZIONE DI CHRYSLER HA RICEVUTO MILIARDI DI DOLLARI IN AIUTI PER LA
CRISI DELL’AUTO" - 4- UANI FA UN PESANTE RIFERIMENTO AL FATTO CHE I
VEICOLI IVECO (GRUPPO FIAT) SONO USATI PER TRASPORTARE MISSILI IRANIANI
E PER ALLESTIRE ESECUZIONI PUBBLICHE - 5- GRAN FINALE: "NON CREDIAMO CHE
GLI AMERICANI VORRANNO COMPRARE VEICOLI FIAT O CHRYSLER SAPENDO CHE I
PROVENTI VANNO A UN’AZIENDA CHE FA AFFARI CON L’IRAN. FIAT DEVE
SCEGLIERE SE FARE AFFARI IN USA O IN IRAN. DOVREBBE SEGUIRE L’ESEMPIO DI
KIA E TOYOTA E INTERROMPERE IMMEDIATAMENTE LE SUE ATTIVITÀ IN QUEL
PAESE”
DAGOREPORT
Leggere
sull'ultima pagina (la più vista) di Metro, il free press distribuito
ovunque a New York "FIAT: Financing Iranian Act of Terrorism"
(Finanziare atti terroristici iraniani), non deve essere stato il
miglior benvenuto in America per il gruppo guidato da Sergio Marchionne.
Il 23 aprile scorso, a New York c'è stata l'inaugurazione dell'Auto
Show, evento annuale in cui Fiat ha presentato la 500 cabrio e la
Chrysler 300 SRT8. Non è stato però l'impulloverato a presentare i due
nuovi modelli pensati per il mercato americano, ma rispettivamente Laura
Soave e Olivier Francois, responsabili dei brand per il mercato USA.
Eppure è la
sua immagine che l'associazione UANI (United Against Nuclear Iran) ha
scelto per la vignetta che ha pubblicato il 29 aprile Metro, il free
press più gettonato di New York. La missione di UANI è quella di
sensibilizzare l'opinione pubblica e di spingerla a boicottare le
compagnie che, mentre ricevono aiuti o contratti dal governo federale
americano, continuano a fare affari con l'Iran.
Sia gli
Stati Uniti che l'Onu hanno stabilito sanzioni economiche nei confronti
della Repubblica Islamica guidata da Ahmadinejad, a causa del rifiuto di
interrompere il suo programma nucleare, che hanno imposto a grandi
aziende multinazionali di sospendere o di cancellare le loro attività in
Iran. Per giustificare la sua campagna contro la Fiat, Uani si è basata
sui dati del "New York Times", che ha pubblicato una lista delle aziende
attive a Teheran e dintorni.
(Qui
l'articolo del "NY Times":
http://nyti.ms/j4swdi )
L'APPELLO ANTI-FIAT
Secondo l'articolo, Fiat ha stipulato negli ultimi 10 anni contratti con
il governo americano per 246 milioni $. Ma soprattutto dopo la sua
acquisizione di Chrysler, che ha ricevuto miliardi di dollari in aiuti
dopo la crisi dell'auto, per UANI è "inaccettabile che Fiat continui a
fare affare con un regime che viola sfacciatamente il diritto
internazionale, così dandogli nuova linfa per continuare a farlo.
Non crediamo
che gli americani vorranno comprare veicoli Fiat o Chrysler sapendo che
i proventi vanno a un'azienda che fa affari con un regime brutale e
repressivo. Messa in parole povere, Fiat deve scegliere se fare affari
in USA o in Iran. Dovrebbe seguire l'esempio di Kia e Toyota e
interrompere immediatamente le sue attività in quel paese".
Queste
parole si trovano nella petizione online sul sito di UANI (Qui:
http://bit.ly/isnLmF ), un appello che viene inviato a:
Timothy
Geithner, ministro del Tesoro
Robert M. Gates, ministro della difesa
Fiat Industrial Media Relations
Fiat Industrial Investor Relations
Fiat SpA Media Relations
Fiat SpA Investor Relations
CNH Investor Relations
QUALI SONO GLI AFFARI DI FIAT IN IRAN
Secondo il
"New York Times", Fiat ha già prodotto e messo in vendita 2mila veicoli
nell'ambito del suo accordo con il Gruppo iraniano Pars. Sulla home page
dell'azienda appare in primo piano la Fiat Siena, un modello che il
gruppo (ancora per poco) di Torino vende solo in Medio Oriente e in
paesi in via di sviluppo. (homepage di Pars:
http://bit.ly/mGfe2W )
York
Non solo.
UANI fa un pesante riferimento al fatto che i veicoli Iveco (gruppo
Fiat) sono usati per trasportare missili iraniani e per allestire
esecuzioni pubbliche. Degli affari di Iveco a Teheran ne parlò Giulio
Meotti sul "Wall Street Journal" (
http://on.wsj.com/kigztd ). Meotti a gennaio 2010 contattò al
riguardo Maurizio Pignata, capo dell'ufficio stampa dell'azienda che
produce camion e mezzi pesanti, che gli rispose: "i veicoli sono venduti
per fini civili. Noi non possiamo controllare gli usi diversi che se ne
possono fare. In Cina i nostri veicoli vengono usati per le esecuzioni
pubbliche dei prigionieri. Quindi non possiamo sapere se i nostri
veicoli sono usati in Iran per fini militari o repressivi".
Uno potrebbe
rispondere che le prove (fotografiche) ci sono, e che il discorso "non
possiamo controllare come usano i nostri mezzi" regge quando si parla di
atti criminali isolati - i pick-up Toyota usati da tutti i terroristi
del mondo, per esempio - ma vacilla se a usarli per fini impropri è un
governo con cui si fanno contratti per joint venture. E non c'è solo
l'accordo Fiat-Pars: Iveco da anni collabora col gruppo iraniano SAIPA.
L'IMPATTO SUL MERCATO AMERICANO
Ieri si è chiuso il New York Auto Show, e oggi Marpionne presenterà i
conti trimestrali di Chrysler in una conference call alle 16:00 ora
italiana. Secondo gli analisti, l'impulloverato di Detroit mostrerà
orgogliosamente un miglioramento delle vendite e dei bilanci - per
quanto eclissato dal boom dei concorrenti GM e Ford - dopo aver
annunciato la settimana scorsa di voler restituire i miliardi in aiuti
statali del governo USA (per restituire si intende rifinanziare il
debito, trasferendolo dal governo di Obama alle banche, che gli
chiederanno interessi più bassi).
Gli
azionisti di Chrysler saranno meno orgogliosi di una campagna di
boicottaggio che rischia di essere un macigno per le vendite, in un
paese dove il patriottismo condiziona la vita politica e sociale, ma
anche quella economica: basti pensare al crollo delle vendite di vini
francesi dopo che Chirac decise di non appoggiare l'intervento USA in
Iraq.
02-05-2011]
|
|
OBAMA: ‘NON
MOSTRERÒ LA FOTO DI BIN LADEN’ - LA FIGLIA DI OSAMA: ‘L’HANNO UCCISO A
SANGUE FREDDO’ - la figlia di berlusconi: ‘Io, l’Italia in guerra, De
Benedetti e Geronzi’ - LIBIA, VIA LIBERA ALLA MOZIONE DI MAGGIORANZA.
BERLUSCONI: SE LASCIO TREMONTI CANDIDATO - CONTI PUBBLICI, È PRONTA LA
MINI-STANGATA DA 7 MILIARDI - FIAT, ECCO IL PIANO PER LE BANCHE USA - A
TANZI 8 ANNI CHIESTO L’ARRESTO...
Da "il
Velino"
CORRIERE DELLA SERA
- In apertura: " ‘Non mostrerò la foto di Bin Laden' " e a sinistra:
"Berlusconi: se lascio Tremonti candidato". Editoriale di Angelo
Panebianco: "Lo sguardo miope". Di spalla: "Il dilemma etico nell'era
della rete". Al centro foto-notizia: "Nel nascondiglio di Obama: capre e
150 galline" e " ‘Preso e poi ucciso': i misteri del raid". In taglio
basso: "Decreto per i conti: ‘Ma niente manovra' " e "Chiesto
l'ergastolo per i nazisti di 90 anni". In un box: " ‘Io, l'Italia in
guerra, De Benedetti e Geronzi' ".
LA
REPUBBLICA
- In apertura: "Obama: non darò le foto di Bin Laden". Editoriali di
Vittorio Zucconi: "Il diritto di sapere" e di Federico Rampini: "Il
fantasma della tortura". Al centro: "Pdl, Berlusconi incorona Tremonti"
e "Libia, via libera alla mozione di maggioranza. Bossi: la Lega vince
sempre". In taglio basso: "Conti pubblici, è pronta la mini-stangata da
7 miliardi" e "Parla Sarkozy: sugli immigrati non lascerò l'Italia da
sola".
LA
STAMPA
- In apertura: "La
figlia di Osama: ‘L'hanno ucciso a sangue freddo'". Editoriale di Marta
Dassù: "Il fragile successo di Obama". Al centro foto-notizia:
"Berlusconi: se lascio, c'è Tremonti", con il commento di Marcello
Sorgi: "La nuova tecnica di seduzione", e in due box: "Il pugno di
Bossi" e " ‘Sinistra più credibile o resta all'opposizione' ". In due
box: "Scaroni: il nostro futuro nel gas" e "A Tanzi 8 anni chiesto
l'arresto". A fondo pagina: "Luka chi?".
IL SOLE
24 ORE
- In apertura: "Illecito l'eccesso di controlli" e in taglio alto:
"Fiat, ecco il piano per le banche Usa". Editoriali di Pierpaolo
Benigno: "I silenzi di Trichet" e di Kenneth Rogolf: "L'arringa di
Bernanke". Al centro la foto-notizia: "Banche centrali nella corsa
all'oro. Il Messico compra 100 lingotti". Di spalla: "Obama decide di
non pubblicare foto di Bin Laden" e "Berlusconi: se lascio è Tremonti il
candidato". In taglio basso: "Marcegaglia: priorità al fisco per
crescere di più" e "La giornata nazionale della previdenza: quattro
azioni valide per tutti".
IL
GIORNALE
- In apertura: "Basta alibi, ora si governa". Editoriale di Alessandro
Sallusti: "Anche l'Italia democratica è fondata su un'esecuzione". Al
centro la foto-notizia: "Ha 180 milioni di debiti ma Concita fa la
maestrina" e "Lo dice anche Napolitano: la sinistra non è credibile". Di
spalla: "Sono quattro le mosse per battere la crisi" e "Piano casa e
lavoro al Sud il governo accelera". A fondo pagina: "Fin Laden non
risponde più al citofono".
LIBERO
- In apertura:
"Indistruttibile Silvio", con editoriale di Vittorio Feltri. Al centro
la foto-notizia: "Il Cav: se vado via io, arriva Giulio" e "Che errore
nascondere le foto di Osama". Di spalla: "Se l'operaio licenzia il
sindacato". A fondo pagina: "L'Europa vuol rifilarci anche i matrimoni
gay" e "Risparmiatori, attenti: arrivano i bond mutanti".
IL
TEMPO
- In apertura: "Berlusconi investe Tremonti". Al centro la foto-notizia:
"Obama blocca le foto del cadavere di Bin Laden".
IL
FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Così Marcegaglia cerca di rilanciarsi mentre
prepara il suo addio". In apertura a destra: "Obama sta perdendo due
alleati strategici a Islamabad e al Cairo". Al centro l'editoriale di
Giuliano Ferrara: "La chiacchiera viscerale d'occidente".
L'UNITÀ
- In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Sputtanato". In taglio alto:
"Bin Laden, no a foto. Giallo sul blitz".05-05-2011]
|
|
1- TEMPESTA PER IL
"LEADER-SKIPPER" DALEMIX: NON MENTIVA L’IMPRENDITORE PIO PICCINI,
ARRESTATO PER IL CRAC AGILE-OMEGA, QUANDO RACCONTAVA DI AVERE PAGATO IL
COMPAGNO DI REGATE E COINTESTATARIO DELLA BARCA IKARUS DI MASSIMO
D’ALEMA, VINCENZO MORICHINI, PER LA SUA ATTIVITÀ DI PRESSIONE SU
FINMECCANICA E ALTRI ENTI PUBBLICI - 2- MENTRE LA PROCURA DI ROMA INDAGA
SULLE FALSE FATTURE DELLE IMPRESE CHE FINANZIAVANO LA FONDAZIONE
ITALIANIEUROPEI DI D’ALEMA, UNA SECONDA INDAGINE MILANESE DEL PM GRECO
PUNTA SUGLI APPALTI ALL’INFORMATIZZAZIONE NELLA SANITÀ LOMBARDA - 3- PER
L’EX LÌDER MAXIMO RICICCIA PURE LA SCALATA TELECOM: AZIONI DELL’AMICO
MORICHINI IN HOLINVEST, LA SOCIETÀ DOVE GNUTTI INVESTÌ I PROFITTI DELLA
VENDITA DI TELECOM - 4- IN MEDIA STAT VIRTUS: PAGINATA SUL "CORRIERE",
OGGI NULLA SU "REPUBBLICA" E "STAMPA" -
1-
LOBBISTI IN BARCA - LA GUARDIA DI FINANZA TROVA 275 MILA EURO SUI CONTI
DELLA SOCIETÀ DEGLI AMICI DI D'ALEMA
Marco Lillo per
Il Fatto
La Guardia di finanza ha trovato i riscontri. Non diceva bugie Pio
Piccini, l'imprenditore arrestato per il crac Agile-Omega, quando
raccontava di avere pagato il compagno di regate di Massimo D'Alema,
Vincenzo Morichini, per la sua attività di pressione su Finmeccanica e
altri enti pubblici.
Non mentiva quando raccontava ai pm di avere stipulato un contratto di
lobbying (Piccini lo definisce anche "faccendiere") per vincere
l'appalto delle intercettazioni di Finmeccanica e non sbagliava quando
rispondeva positivamente alla domanda del pm Paolo Ielo, "Questa
attività con il mondo delle istituzioni, Morichini la faceva anche per
altri?".
Grazie alle verifiche bancarie sulla SDB Srl di Morichini e soci,
effettuate dal nucleo valutario della Guardia di Finanza, si è scoperto
che la Soluzioni di Business Srl (ma forse sarebbe stato meglio
chiamarla Soluzioni di Politica) ha incassato dal luglio 2009 al
febbraio del 2011 ben 275 mila euro.
I soldi
provenivano in gran parte da soggetti che operavano con la pubblica
amministrazione: imprese informatiche come la Themis di Piccini (18 mila
euro), grossisti di articoli medicinali come il gruppo Foretec di
Viscardo Paganelli, (90 mila euro a SDB) e poi ancora la Cler,
Cooperativa Lavoratori Elettricisti Romani (20 mila euro) e poi
costruttori e operatori della sorveglianza.
Dopo aver
ricostruito le entrate (non trascendentali a dire il vero) della società
degli amici di D'Alema l'informativa della Guardia di Finanza depositata
il 22 marzo del 2011 ricostruisce gli appalti erogati da enti o società
pubbliche alle imprese che pagavano la SDB degli amici di D'Alema:
nell'azionariato oltre a Morichini con il 20 per cento, c'è anche Adolfo
Orsini, dirigente dell'Arsial Umbria con il 10 per cento mentre
l'amministratore in carica fino al giugno 2009 era Massimo Bologna,
cugino di D'Alema per parte di mamma.
Si scopre
così che, per esempio, la CLER, Cooperativa Lavoratori Elettricisti
Romani, dal 2008 al 2010, ha ottenuto appalti dalla Provincia di Roma
guidata dal Pd Nicola Zingaretti per poco meno di 4 milioni di euro ma
anche appalti per valori simili dal Comune di Roma e dall'Acea, nell'era
Alemanno. Mentre l'appalto più grande della Foretec, per 14 milioni di
euro, è arrivato dall'ospedale Sant'Antonio Abate di Gallarate.
Sembra difficile mettere in relazione l'affidamento degli appalti
pubblici con l'attività di lobbying e con i pagamenti effettuati alla
società degli amici di D'Alema. Mentre è più interessante la copia del
contratto di consulenza stipulato in data 13 ottobre del 2009 tra
OMEGA.IT e la SDB che è stato trovato durante le perquisizioni.
Questo
contratto firmato da Piccini e Morichini, prevede che "Omega svolge la
propria attività principalmente nel settore della progettazione ed
erogazione di servizi connessi al campo informatico, telematico e di
sistemi di comunicazione...OMEGA.lT ha deciso di avvalersi dell'attività
di Sdb Srl "per attività di assistenza, consulenza e di lobbying
nell'ambito delle finalità di sviluppo e di crescita ..... al fine di
sviluppare positive relazioni con le Istituzioni centrali e periferiche"
.
Quel contratto
prevede solo il pagamento di un "compenso annuo di 30.000,00 più IVA non
suscettibile di revisione, salvo spese straordinarie". Mentre non c'è la
percentuale del 5,5 per cento che, secondo quanto dichiarato da Pio
Piccini ai pm, l'imprenditore avrebbe dovuto pagare in caso di
affidamento dell'appalto da parte di Finmeccanica, grazie all'aiuto di
Morichini. Né ovviamente c'è traccia della spartizione di quella
percentuale (pari a mezzo milione di euro circa) tra la Morichini, la
Fondazione Italianieuropei e il Partito Democratico.
Mentre la
Procura di Roma indaga sulle false fatture delle imprese che
finanziavano la Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema, c'è una
seconda indagine milanese del Procuratore aggiunto Francesco Greco che
punta sugli appalti all'informatizzazione nella sanità lombarda. Il
verbale di Piccini pubblicato ieri è frutto di un interrogatorio reso il
15 settembre del 2009 dall'imprenditore arrestato per il crack delle
società telefoniche Agile e Omega, davanti ai pm romani Paolo Ielo e
Giuseppe Cascini ma anche dinanzi al coordinatore del pool reati
finanziari di Milano.
Solo le
pagine relative agli affari tentati con le regioni rosse, come Umbria e
Marche, e con Finmeccanica, e propiziati dagli amici di Massimo D'Alema,
sono state depositate. Mentre le pagine del verbale omissate riguardano
il fascicolo numero 52429 del 2009 che è segreto e che preoccupa non
poco gli imprenditori che operano con le pubbliche amministrazioni in
Lombardia, stavolta con l'aiuto di faccendieri vicini al centrodestra.
"A Morichini parlo di sanità e la parte interessante era l'Umbria" dice
Piccini a Greco e Ielo "perché lì potevamo clonare le stesse attività
che erano state già fatte con la Regione Lombardia". La società Themis
di Piccini ha effettivamente portato avanti un progetto pilota per
archiviare in via informatica le cartelle cliniche delle Asl in
Lombardia. E sono probabilmente i lobbysti lombardi, che Piccini ha
citato nei suoi interrogatori, a interessare il pm Greco.
2-
«MAGO» DELLE ASSICURAZIONI CON LA PASSIONE PER LA VELA
Fa. C. per il
Corriere della Sera
«L'ultima
volta l'ho visto alla Giostra della Quintana, a settembre, mentre io
sfilavo come dama- ricorda la cugina Giuliana, al telefono da Foligno-.
Ma Enzo è molto più grande di me e con lui ho sempre avuto poca
confidenza. Però me lo ricordo fin da ragazzo molto bello, solare,
corteggiato dalle donne...» . Vincenzo Morichini, 66 anni, di Foligno,
cointestatario della barca Ikarus di Massimo D'Alema e suo amico, nella
vita ha parecchie passioni, tra cui le donne e la politica.
Una sua
conversazione «hot» con una signora che aveva una società di pubbliche
relazioni vicino il Parlamento fu intercettata nel ' 99 dalla Squadra
Mobile di Roma che indagava su un giro di prostituzione d'alto bordo.
Barbuto, una vaga somiglianza col velista Pelaschier, lasciò Foligno per
diventare un agente Ina-Assitalia sul territorio. Ma era il più bravo e
divenne il numero uno dell'Agenzia Generale di Roma, negoziando
contratti con i colossi pubblici: Anas, Ferrovie, Bnl, Alitalia,
Finmeccanica.
C'è chi lo
ricorda attivo per far entrare Ina Assitalia tra i grandi sponsor di
Roma olimpica 2004. Nel 2007, in qualità di ad della srl Agf (Agenzia
Generale Fiumicino assicurazioni), fu tra i fondatori di Assonautica:
«Ma da tempo non è più socio» , taglia corto il presidente Cesare
Pambianchi patron della Confcommercio di Roma. Sposato con la pittrice
Patrizia Molinari, abita a Roma in una bella casa nel rione Monti.
3-
ITALIANIEUROPEI "ESTRANEI A TUTTO"
La fondazione di Massimo D'Alema risponde alle accuse: "Lo scopo di
Italianieuropei è la diffusione di cultura politica attraverso strumenti
e iniziative. I contributi che riceviamo, esclusivamente da privati,
sono perciò volti a rendere possibile lo svolgimento della nostra
attività sociale", dichiara Andrea Peruzy, segretario generale della
fondazione.
Aggiunge:
"Ogni altra attività ipotizzata appare del tutto estranea allo scopo e
al funzionamento della nostra Fondazione. Solo ipotizzare la sussistenza
di diverse finalità, oltre che non essere rispondente al vero, provoca
un grave danno all'immagine e alla continuità del lavoro svolto da enti
come il nostro".
Peruzy
conclude: "La Fondazione si riserva di porre in essere azioni per la
propria tutela". Possibile, però, che nessuno abbia vagliato il
curriculum anche giudiziario dei donatori? "Noi non possiamo esaminare
il dna di tutti", si dice in ambienti della fondazione. Ci sarebbe chi,
in sostanza, sostiene aver dato soldi alla fondazione per avere
appalti... "Noi non rispondiamo di quello che viene detto, anche se si
tratta di persone a noi vicine".
QUELLE
OMBRE SULLA SCALATA TELECOM - AZIONI DI MORICHINI IN HOLINVEST, LA
SOCIETÀ DOVE GNUTTI INVESTÌ I PROFITTI DELL'AFFARE
Vittorio Malagutti e Ferruccio Sansa per
Il Fatto
Gli amici di Massimo D'Alema, la scalata Telecom e i legami con le
società di Chicco Gnutti. No, non è l'oggetto delle indagini del pm
romano Paolo Ielo. Ma i nomi che emergono dagli atti permettono di
ricostruire una storia di cui da anni si parla nei corridoi della
finanza e della politica: la partecipazione di uomini vicini al Lìder
Maximo alla scalata Telecom.
Così a qualcuno è
saltato agli occhi quel nome: Vincenzo Morichini, vicinissimo a D'Alema.
Il finanziere che era proprietario di Ikarus, lo yacht utilizzato dal
presidente del Pd. Bene, secondo le carte in possesso del Fatto
Quotidiano risulta che Morichini era titolare di 241.000 azioni (lo
0,23% del totale) di Holinvest la società in cui molti bresciani amici
di Gnutti - ma non solo loro - reinvestirono i profitti della scalata
Telecom. Una quota non enorme, ma potrebbe essere la dimostrazione della
partecipazione di amici di D'Alema alla scalata. Un filo che molti da
anni cercano di risalire.
Il meccanismo era semplice: nel novembre 2001, concluso l'affare Telecom
con le tasche gonfie di denaro, molti scalatori (essenzialmente la
cerchia di bresciani) reinvestirono i guadagni proprio nella Holinvest
di Gnutti, sottoscrivendo un aumento di capitale. E così quest'ultima
società diventa una specie di clone della Hopa con cui condivide decine
di azionisti. Una quota di Holinvest risulta intestata a investitori non
lombardi. Nomi sconosciuti all'opinione pubblica, che in un primo
momento passano inosservati. Morichini e Lazzarini, appunto.
Di chi stiamo parlando? Morichini era un pezzo grosso di Ina-Assitalia.
Un manager di indiscussa abilità e grandi capacità di relazione che
tenta, spesso con successo, di stipulare contratti con i colossi del
settore pubblico: Alitalia, Anas, Ferrovie e Finmeccanica. Dalla metà
degli anni Novanta Morichini entra nell'orbita di D'Alema: "Fai il nome
di Vincenzo e dici Massimo", racconta al Fatto un suo conoscente di
vecchia data.
Morichini, però, è grande amico anche di Lazzarini, numero uno di
Italbrokers, una tra le più importanti società private di brokeraggio in
Italia. Italbrokers vanta molti clienti prestigiosi nel suo carnet, tra
cui soggetti pubblici, come le Ferrovie e il Parlamento. Nel suo cda
siedono uomini vicini al centrosinistra come al centrodestra. Ma la
stella polare di Lazzarini è senz'altro lui, D'Alema.
In Liguria, negli ambienti del governatore Claudio Burlando e di
Lazzarini, sono tanti i fili che portano al leader Pd: tra i
finanziatori di Italbrokers c'è la famiglia Lolli Ghetti, a sua volta
socia della London Court, la finanziaria che all'epoca faceva capo a
Roberto De Santis, salentino, braccio destro di D'Alema.
Ancora: tra i soci di Holinvest compare con una minuscola quota dello
0,06 per cento, anche Giancarlo Gardella, classe 1940. Un genovese che è
stato socio di minoranza della Italbrokers di Lazzarini.
Ma come viene gestita l'operazione Telecom? Morichini e Lazzarini non
sono finanzieri famosi. E non sono nemmeno di Brescia o di Mantova come
tutti i soci di Gnutti. È come se fossero "infiltrati" nella compagine
degli investitori. Certo, conta la loro attività, ma secondo i maligni
pesano anche le loro amicizie importanti nel centrosinistra: c'è Claudio
Burlando , già parlamentare, ministro dei Trasporti e oggi presidente
della Regione. Lazzarini è legato a doppio filo a Burlando. E il
governatore ligure a sua volta è un dalemiano di ferro.
Franco Lazzarini ha sempre respinto la ricostruzione: "È una notizia
falsa. Io ho comprato soltanto un miliardo di azioni Olivetti e ci ho
anche perso un sacco di soldi. Lo stesso vale per Gardella. Non conosco
Chicco Gnutti. Tirano sempre fuori questa storia soltanto perché sono
amico di Massimo D'Alema...".
Il nome di Lazzarini e Morichini, però, compaiono nelle carte di
Holinvest. Nessun illecito penale, ma parrebbe la conferma della
partecipazione di ambienti vicini a D'Alema all'operazione Telecom.
[08-05-2011]
|
|
BORSE IN ASIA ED
EUROPA IN CALO - EX BERTONE, LO SCHERZO DELLA FIOM ALLA FIAT, COSTRETTA
ORA A INVESTIRE - MARCEGAGLIA: “NIENTE BERLUSCONI ALL’ASSEMBLEA
CONFINDUSTRIA, SOLO MONTEZEMOLO, COME IMPRENDITORE. NON NASCE UN NUOVO
PARTITO” - GLENCORE, LA GOLDMAN DELLE MATERIE PRIME, PREPARA L’IPO PIÙ
GRANDE DELL’ANNO - CERUTTI AL “SOLE” DI MEDIOBANCA - ELKANN
IM-BUFFETT-ATO - PARMALAT, TITOLO SALE, OGGI CASSAZIONE SU TANZI - LA
LETTERA DI DRAGHI A PONZELLINI - ALL’ASSEMBLEA RETELIT SPUNTANO I LIBICI
- ALZARE LA SOGLIA DELL’USURA
1 -
BORSA: LISTINI APRONO IN CALO, A MILANO SVETTA FIAT INDUSTRIAL (+2%)...
Radiocor - I listini europei aprono in leggero con gli
operatori ancora prudenti dopo un mese positivo per le Piazze mondiali.
A Milano, il Ftse Mib cede lo 0,22% e il Ftse All Share lo 0,21%. Brilla
Fiat Industrial (+2,4%) sulle indiscrezioni che il Lingotto possa
vendere la societa'. In flessione, invece Lottomatica (-1,17%). Eni
(-0,6%) e Tenaris (-0,66%) pagano il calo del prezzo del greggio.
2 -
BORSE ASIATICHE IN CALO SULLA SCIA DEGLI INDICI USA...
(LaPresse/AP) - Borse asiatiche in calo nella mattina,
sulla scia dell'andamento di ieri degli indici Usa. L'Hang Seng di Hong
Kong ha perso l'1% fino a 23.407,95, così come il Kospi sud coreano a
2.180,04 e l'S&P/ASX 200 australiano a 4.739,60. Perdite anche per gli
indici di Singapore, Taiwan, Malesia e Cina. Unica crescita per il
benchmark della Nuova Zelanda. Le conrattazioni in Giappone sono ferme
per il periodo di vacanza.
3 -
FIAT, A REFERENDUM EX BERTONE VINCE IL SI CON 886 VOTI, 111 I NO...
(LaPresse) - Stravince il sì al referendum alle ex
Bertone, oggi Officine automobilistiche Grugliasco. Su 1011 lavoratori
votanti i sì sono stati 886 pari all'87,6%, i no sono invece stati 111
pari al 10,9%. Pressoché deserto lo stabilimento, anche fuori dai
cancelli. Sono presenti solo una trentina di sindacalisti e delegati.
4 -
FIAT, FIOM NON FIRMERÀ ACCORDO EX BERTONE, RSU FIOM SÌ...
(LaPresse) - La Fiom non fermerà l'accordo proposto da
Fiat per le ex Bertone. Lo ribadisce il segretario provinciale di Torino
Federico Bellono. "E' un contratto - spiega - viziato da illegittimità.
Non c'è nessun motivo per cambiare posizione rispetto a quanto detto
finora. La Fiat piuttosto prenda atto del risultato del rederendum". Le
rsu Fiom invece, conferma Pino Viola, firmeranno l'accordo di Fiat, come
già stabilito.
5 -
FIAT: VIA INVESTIMENTI SU EX-BERTONE DOPO OK A NUOVO CONTRATTO DA
2012...
(LaPresse) - Fiat in una nota, prende atto del
risultato della consultazione organizzata dalla Rsu dei lavoratori dello
stabilimento Officine Automobilistiche Grugliasco. "Da quanto si
apprende la maggioranza assoluta dei lavoratori aventi diritto ha
risposto positivamente alla proposta di rilancio dello stabilimento
presentata dall'azienda - spiega il Lingotto - la Fiat apprezza il
grande senso di responsabilità dimostrato dai dipendenti dello
stabilimento.
Si attende
ora di verificare la disponibilità delle organizzazioni sindacali a
formalizzare la proposta aziendale che comporta l'applicazione anche
nelle Officine Automobilistiche Grugliasco, a partire dal 1° gennaio
2012, del contratto collettivo specifico di primo livello già previsto
per lo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d'Arco e per quello
di Mirafiori. Fiat conferma che, in presenza della firma di un accordo e
della esistenza delle condizioni applicative necessarie, provvederà a
dare il via libera al piano di investimenti previsti dal progetto".
6 -
MARCEGAGLIA, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA: " NON CI SARÀ BERLUSCONI. CI SARÀ
MONTEZEMOLO, COME IMPRENDITORE. NON NASCE UN NUOVO PARTITO"...
Lo ha detto Emma Marcegaglia in diretta con Oscar Giannino a Radio 24
spiegando la scelta dell'Associazione di organizzare l'appuntamento
annuale con gli imprenditori che si terrà sabato 7 maggio a Bergamo,
senza la presenza di Berlusconi, politici e la stampa. "Non ci saranno
politici: - ha continuato la Presidente degli Industriali -
Confindustria rappresenta le imprese e la valorizzazione
dell'eccellenze. C'è la volontà di guardarsi in faccia e di cambiare
Confindustria.
Ragioneremo
sulle nuove sfide, quali l'internazionalizzazione e le relazioni
industriali. La concorrenza è forte ed è importante prendere degli
impegni per uscire dalla situazione nella quale il paese cresce troppo
poco ed è un paese anestetizzato." . Sulle relazioni industriali, la
Marcegaglia conclude a Radio 24: "La via giudiziaria con i sindacati è
sbagliata. Non vogliamo abdicare le relazioni industriali delle imprese
ai tribunali. A Bergamo ragioneremo di questo e altri temi"
7 -
CRISI: MARCEGAGLIA, PEGGIO PASSATO MA CRESCITA ANCORA LENTA (RADIO
24)...
Radiocor - 'Se questo Paese continua a crescere dello
0,8%, 1% non riusciamo ad assorbire occupazione, non riusciamo a
crescere. Questo paese deve tornare al 2%'. Cosi' la presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia, intervenuta a Radio 24 nel programma
'Nove in Punto' di Oscar Giannino. 'Il peggio, la parte piu' intensa e'
alle spalle - aggiunge - il dato di oggi sulla cassa integrazione mostra
qualche lieve miglioramento. Nel 2009 abbiamo perso il 6% di pil. Siamo
in una fase di crescita lenta, una fase di recupero basso di
occupazione, una fase di produzione industriale e l'export, dopo i primi
mesi buoni, sta rallentando. La fase e' ancora difficile e rallentata'.
Secondo la
presidente di Confindustria 'noi pensiamo che per crescere servono conti
pubblici in ordine. Siano entrati nella crisi gia' con un deficit
consistente, un debito pubblico tra i piu' alti. Usare debito pubblico
per far crescere il Paese sarebbe stato sbagliato. Se avessimo fatto
manovre in deficit la nostra pozione si sarebbe complicata anche
rispetto all'euro. Abbiamo sempre chiesto pero' al Governo di esserci su
ammortizzatori sociali, su fondo di garanzia per aiutare piccole
imprese, sulla Tremonti ter. Non si puo' sforare sui conti pubblici -
aggiunge Marcegaglia - e occorre investire su poche cose fondamentali e
su questo ci siamo sempre battuti'.
8 -
GLENCORE: PREPARA IPO DA 11 MLD DLR...
(ANSA) - Il colosso elvetico Glencore punta a
raccogliere circa 11 miliardi di dollari con la quotazione sulla Borsa
di Londra e Hong Kong. La societa', attiva nel trading delle materie
prime, ha fissato il prezzo della sua Ipo tra i 480 e 580 pence per
azione, valutandola circa 61 miliardi di dollari, secondo quanto
riferisce Bloomberg. Lo sbarco in Borsa di Glencore potrebbe essere la
piu' grande Ipo di quest'anno.
9 -
CERUTTI AL «SOLE» DI MEDIOBANCA...
Da "il
Giornale" - Una visita in Mediobanca si può fare per molti
motivi. Ogni giorno in Piazzetta Cuccia è un via vai di banchieri,
manager, imprenditori. Ieri è stata la volta di Giancarlo Cerutti ed
Emma Marcegaglia, cioè il presidente del Sole 24 Ore e il suo primo
azionista (la presidente di Confindustria). Una visita di cortesia
probabilmente. Ma forse c'è dell'altro. Gli ultimi due bilanci in rosso
per 52 e 40 milioni hanno assotigliato la cassa - che dopo la quotazione
in Borsa ammontava a 180 milioni - a poco più di 70. Quindi l'ipotesi di
un'aumento di capitale, dell'ingresso di un nuovo socio o della cessione
di qualche cespite, è concreta. E Mediobanca, che ha portato il Sole in
Borsa, è l'indirizzo giusto per andare a parlarne.
10 -
JOHN ELKANN ALL´ASSEMBLEA DI BUFFETT...
Da "la
Repubblica" - Il presidente di Fiat e Exor John Elkann ha
partecipato alla kermesse del finanziere Warren Buffet tenutasi nel
Nebraska. Elkan ha parlato del possibile coinvolgimento di Buffett in
Chrysler: «Essere qui è un modo di entrare negli Stati Uniti». E su
accordi tra Exor e Berkshire Hathaway ha aggiunto: «Un nostro interesse
c´è, ma per ora fermiamoci qui. Con Buffet non abbiamo parlato di
investimenti. Anzi, no - ha concluso con una battuta - sto cercando di
convincerlo a comprarsi una 500».
11 - DL
SVILUPPO: ARRIVA REVISIONE MECCANISMO PER ALZARE SOGLIA USURA...
Radiocor - Consentire alle banche di aumentare i
finanziamenti al credito marginale. E' l'obiettivo della norma contenuta
nella bozza del decreto per l o Sviluppo, che prevede una revisione del
meccanismo per fissare la soglia minima d'usura, alzandola rispetto al
livello attuale.
12 -
BORSA: PARMALAT (+0,39%) SALE A 2,606, SOPRA PREZZO OPA DI LACTALIS...
Radiocor - Parmalat supera in Borsa il prezzo dell'Opa
lanciata dai francesi di Lactalis ed e' la prima volta che accade da
quando i francesi hanno lanciato la loro offerta. A Piazza Affari le
azioni del gruppo di Collecchio scambiano a 2,606 euro, in progresso
dello 0,39% contro i 2,6 euro dell'Opa Lactalis. Forti anche gli scambi
pari a 9,5 milioni di titoli rispetto ai 33 milioni della media degli
ultimi 30 giorni. Ieri il cda di Parmalat ha dato il mandato a Goldman
Sachs e agli studi legali per elaborare una fairness opinion sul prezzo
di Opa. Secondo indiscrezioni, l'a.d. Enrico Bondi punterebbe a far
salire il prezzo a 2,8 euro, la stessa cifra pagata da Lactalis per il
15% rilevato dai fondi di investimento.
13 -
PARMALAT, OGGI LA CASSAZIONE DECIDE SULL'AGGIOTAGGIO PER TANZI...
(LaPresse) - La Cassazione è chiamata oggi a decidere
sulla sentenza di condanna a dieci anni per Calisto Tanzi, ex patron
della Parmalat, relativamente all'accusa di aggiotaggio. La sentenza era
stata emessa dalla Corte d'Appello di Milano il 26 maggio 2010 per il
crack del gruppo da un miliardo di euro. Il 2 maggio, il sostituto
procuratore generale della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello ai
giudici della V sezione penale, ha chiesto che la pena venisse
rideterminata al ribasso. L'udienza si concluderà oggi con le arringhe
dei difensori di Tanzi, Filippo Sgubbi e Giampiero Biancolella: il
verdetto arriverà nella serata.
14 - LA
LETTERA DI DRAGHI AL CONSIGLIO BPM...
Da "Il
Sole 24 Ore" - La Banca d'Italia ha ottenuto il necessario
rafforzamento patrimoniale di Bpm (1,2 miliardi) e, in una lettera al
consiglio d'amministrazione, ha manifestato soddisfazione per le
modifiche alla governance approvate dall'assemblea della banca.
Tuttavia, nonostante i correttivi, come l'introduzione dell'assemblea a
distanza e l'aumento delle deleghe di voto, l'istituto centrale non ha
chiuso il dossier della Popolare di Milano.
Anzi, è
tornata a chiedere un nuovo e ulteriore sforzo affinchè la portabilità
delle deleghe di voto in assemblea sia più forte. Bankitalia non ha
fissato un obiettivo esplicito, tuttavia la previsione sarebbe di
portarle a quota cinque in occasione della prossima assemblea di giugno.
I sindacati interni di Bpm sembrerebbero sul piede di guerra. Il
confronto con la vigilanza continua. (R.Fi.)
15 -
INTESA SANPAOLO: PASSERA PRESENTA PIANO A FONDAZIONE CARIPLO...
Radiocor - Lungo intervento del Ceo di Intesa Sanpaolo,
Corrado Passera, di fronte alla Commissione Centrale di Beneficenza
della Fondazione Cariplo. Nel pomeriggio, a quanto appreso da Radiocor,
Passera si e' intrattenuto per circa un paio d'ore con l'organo di
indirizzo della Fondazione, che con il 4,7% circa e' uno dei grandi
azionisti della banca, per presentare il piano industriale 2011-2015 e
per presentare le attivita' che si potranno realizzare grazie
all'aumento di capitale da 5 miliardi, gia' approvato dal Cda della
Fondazione a ridosso dell'annuncio.
16 -
BMW TRIPLICA L'UTILE NEL PRIMO TRIMESTRE GRAZIE ALLE VENDITE IN CINA...
Francoforte (Germania), 4 mag. (LaPresse/AP) - L'utile
netto della casa automobilistica Bmw è triplicato nel primo trimestre,
grazie soprattutto alle vendite in Cina. Da 324 milioni di euro
dell'anno scorso, l'azienda ha registrato profitti per 1,21 miliardi,
con i ricavi cresciuti del 29% fino a 16,04 miliardi. Le vendite dei
marchi Mini e Rolls-Royce sono aumentate del 13% in Europa, del 17% in
Nord America e del 72% in Cina.
17 -
MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI
Radiocor - PORTOGALLO: raggiunto l'accordo con Ue, Bce
e Fmi per un pacchetto di salvataggio di 78 miliardi di euro in tre anni
(dai giornali)
TASSI:
euribor record, i mutui corrono (dai giornali). Una guida per orientarsi
nella scelta del mutuo. Per la rata variabile 450 euro in piu' all'anno
(Il Sole 24 Ore, pag.1-46)
DERIVATI:
resistono alla crisi subprime. Nel primo trimestre collocamenti boom per
covered bond e cartolarizzazioni (Il Sole 24 Ore, pag. 5). 'Piu' regole
sullo shadow banking'. Intervista a Giovanni Sabatini, direttore
generale Abi (Il Sole 24 Ore, pag. 5)
FISCO: allo
studio un intervento preventivo. Lettere del Fisco a chi spende oltre
quanto dichiarato. Torna il credito d'imposta per le assunzioni al Sud
(dai giornali) 'In Italia troppe tasse sul lavoro'. Intervista
all'economista Tito Boeri (QN Il Resto del Carlino pag. 27
PARMALAT: il
board della societa' affida a Goldman Sachs la valutazione dell'offerta.
Il premier Silvio Berlusconi anticipa la Consob: l'iniziativa Lactalis
non e' in regola con le norme del mercato. I francesi non hanno pero'
intenzione di rivedere la loro offerta (dai giornali) Il dilemma del
cassettista (Il Sole 24 Ore pag.1-2)
FIAT:
plebiscito al referendum alla ex Bertone, circa 89% di si'. Il Lingotto:
pronti a investire se arriva la firma dei sindacati (dai giornali) 'Ha
prevalso l'intelligenza dei lavoratori, ma noi non sigleremo'.
Intervista a Maurizio Landini, segretario generale della Fiom (La
Repubblica, pag. 26). La ritirata Fiom e la 'deriva americana' dei bassi
salari (Il Corriere della Sera, pag. 39). Cosi' il voto cambiera' i
rapporti. Primo Piano (La Stampa, pag. 23) 'Ora e' il turno della Fiat'.
Intervista al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (Il Manifesto pag.
3)
CHRYSLER:
incassa due rating: da Moody's e Standard & Poor's. +22% le consegne in
America in aprile (dai giornali)
FIAT
INDUSTRIAL: prove di vendita. A banche incarico di trovare acquirente
per Cnh e Iveco (La Repubblica, pag. 27)
EXOR:
alleata a NewsCorp per la F1. Pronti a impegnarsi per 50 anni nel Circus
(dai giornali)
UNICREDIT:
Peluso, responsabile corporate della banca per l'Italia, verso l'uscita.
Potrebbe approdare a FonSai (dai giornali) La banca bussa al governo per
il porto di Trieste (Il Corriere della Sera, pag. 49)
MPS: per
l'aumento 11 banche a fianco della Fondazione (dai giornali)
TASSARA:
vicina alla firma sul debito. Vertice tra le banche oggi per definire
ultimi dettagli su accordo (dai giornali)
SEA: paga
maxicedola in occasione del listing (dai giornali)
SANTA
GIULIA: rifiuti tossici sotto i palazzi (Il Sole 24 Ore Lombardia,
pag.1-14 )
FINCANTIERI:
Fiom chiama il ministro Tremonti, partecipi al tavolo. Intervista al
coordinatore nazionale dei metalmeccanici per le costruzioni navali,
Alessandro Pagano (Il Secolo XIX pag.15)
FASTWEB:
vuole da Metroweb uno sconto di 5 milioni annui (Il Messaggero, pag. 24)
BLACKBERRY:
sfida aperta ad Android e iPhone. Alleanza anche con Microsoft per usare
motore ricerca Bing (Il Corriere della Sera, pag. 45)
CAPE LIVE:
indagato il numero uno Simone Cimino (La Repubblica, pag. 30)
ENERGIA:
compromesso per le rinnovabili. Intesa tra il ministro dell'Ambiente e
quello dello Sviluppo economico. I bonus saranno erogati al momento
dell'allacciamento (dai giornali)
INFRASTRUTTURE: le ferrovie e le autostrade italiane sono inferiori del
75% alla media Ue a 15. In caduta gli investimenti pubblici (Il Sole 24
Ore, pag. 19) 'Basta ritardi. Agli annunci seguano i cantieri'.
Intervista a Cesare Trevisani, vicepresidente di Confindustria con
delega alle Infrastrutture (Il Sole 24 Ore, pag. 19)
TURISMO:
'musei in ripresa con promozioni e orari flessibili'. Intervista a Mario
Resca, direttore generale dei Beni Culturali (Il Sole 24 Ore, pag. 22)
18 -
MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 04 MAGGIO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Telecom
Italia Media.
S.Donato
Milanese (Mi) - assemblea ordinaria e straordinaria Saipem. Parte
ordinaria: bilancio al 31/12/10, nomina Cda e Collegio sindacale. Parte
straordinaria: modifiche statutarie.
Verona -
prende il via la 12ma edizione di 'Solarexpo', mostra convegno
internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita.
Partecipa il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. Presso
quartiere fieristico. La manifestazione termina il 6 maggio. Roma - si
riunisce l'assemblea ordinaria e straordinaria di Finmeccanica per
l'approvazione del bilancio 2010 e le modifiche statutarie.
Roma -
assemblea annuale di Assoelettrica presieduta da Giuliano Zuccoli alla
quale intervengono il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e
il presidente dell'Autorita' per l'energia e il gas, Guido Bortoni.
Roma - la
commissione Finanze della Camera ascolta il vice direttore generale di
Bankitalia, Giovanni Carosio, sui mercati finanziari.
Roma - il
Comitato mafie e sistema economico legale, racket e usura della
commissione bicamerale Antimafia ascolta il direttore generale dell'Abi,
Giovanni Sabatini.
Parigi -
conferenza stampa di Air France.
19 -
MPS: 11 BANCHE PRONTE A FINANZIARE FONDAZIONE PER AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - Ci sono undici grandi banche pronte a
finanziare la Fondazione Mps per la sottoscrizione dell'aumento di
capitale da 2,47 miliardi di Banc a Monte dei Paschi di Siena. Gli
istituti, apprende Radiocor, si sono riuniti oggi a Milano con i
rappresentanti dell'ente maggiore azionista della banca di Rocca
Salimbeni (che ovviamente non e' tra i potenziali finanziatori) per
mettere a punto la facility che la Fondazione potra' utilizzare o meno
una volta che la banca alzera' il velo sulle condizioni dell'aumento di
capitale in calendario tra giugno e luglio.
20 -
GEITHNER: CINA DEVE FAR PROGRESSI IN ASPETTI ECONOMICI VITALI PER USA...
(LaPresse/AP) - Il segretario del Tesoro Usa Timothy
Geithner ha detto che la Cina deve fare ulteriori progressi per quel che
riguarda le questioni economiche vitali per gli interessi americani, tra
cui accelerare la crescita della moneta nei confronti del dollaro. I
critici dicono che uno yuan sottovalutato gonfia il surplus commerciale
della Cina. Una moneta più forte, ha detto Geithner, aiuterebbe inoltre
la Cina a frenare l'inflazione. La prossima settimana si terranno i
colloqui annuali tra i due Paesi su questioni di politica economica ed
estera. Il segretario del Tesoro ha ribadito che l'amministrazione si
adopererà per arrivare a riforme del sistema finanziario cinese.
21 -
ALL'ASSEMBLEA RETELIT SPUNTANO ANCHE I LIBICI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - L'Italia ha iniziato a bombardare la Libia,
ma alla Retelit sembra che non se ne sia accorto nessuno. Anzi: «bomba o
non bomba», direbbe Venditti, i libici sono pronti a votare
nell'assemblea dei soci della società di tlc quotata a Piazza Affari. Il
paradosso entrerà in scena proprio oggi, quando si terrà l'assemblea dei
soci di Retelit: la Libyan Post Telecommunications Information
Technology, che di Retelit è il principale azionista, si è infatti
accreditata in assemblea.
La
rappresenterà un avvocato, come l'anno scorso. La differenza è che oggi
a Tripoli c'è una guerra e tutte le società italiane con libici
nell'azionariato hanno congelato le quote. Retelit no: dato che nel
decreto anti-Gheddafi non è esplicitamente citata la Libyan Post
Telecomunications, la sua quota (del 14,79%) non è stata congelata. Così
oggi, come se niente fosse, i libici saranno per interposta persona in
assemblea. «Bomba o non bomba», arriveranno a Milano. (My.L.)
22 -
CINA E STATI UNITI AL GIOCO DEL SORPASSO...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Sarà il 2016, ha calcolato qualche settimana
fa il Fondo Monetario, l'anno del sorpasso economico della Cina sugli
Stati Uniti. Sarà la fine di un'epoca e di una quasi millenaria
supremazia dell'Occidente. Ma, se il destino è ormai segnato, forse quel
momento non è così imminente. Se il confronto fosse calcolato sul Pil,
il sorpasso potrebbe verificarsi tra il 2024 e il 2025, ipotizzando che
la Cina cresca del 10% all'anno e gli Usa appena del 2,5%.
Se, come
base di partenza, si utilizza il prodotto interno lordo, aggiustato per
la parità del potere d'acquisto (prendendo per buoni i dati Cia World
Factbook), il sorpasso si collocherebbe effettivamente fra 5 o 6 anni.
Ma se si calcolasse la ricchezza pro capite, la prospettiva muterebbe
radicalmente. Con una popolazione di un miliardo e 300mila persone, il
Pil medio di un cinese (7.400 $ all'anno) si colloca attualmente al 126°
posto nel mondo, dopo il Turkmenistan e poco prima dell'Albania. (W.R.)
23 -
F.CARIPLO: 190MLN EROGAZIONI 2010, AVANZO GESTIONE DI 166MLN...
Radiocor - La Commissione Centrale di Beneficenza della
Fondazione Cariplo ha approvato all'unanimita' il Bilancio 2010, che si
e' chiuso con un avanzo di gestione di oltre 166 milioni di euro.
Nell'esercizio, la Fondazione lombarda ha erogato contributi a 1.193
progetti nei tradizionali settori di intervento: ambiente, arte e
cultura, servizi alla persona, ricerca scientifica, filantropia e
volontariato, per un importo di 187,26 milioni di euro, in crescita del
6,8%.
A questi si
aggiungono i 4,4 milioni destinati per legge ai Centri di Servizio di
Volontariato per un'attivita' complessiva di oltre 190 milioni di euro.
Per farlo, la Fondazione ha fatto ricorso al fondo di stabilizzazione
per 56,5 milioni. Il Fondo di stabilizzazione mantiene comunque
disponibilita' per oltre 350 milioni di euro. Nell'esercizio, precisa
una nota, e' stato mantenuto invariato l'obiettivo di destinare
all'attivita' erogativa il 3% del patrimonio netto contabile, che a fine
anno ammontava a circa 6,36 miliardi.
24 -
ALLIANZ: UTILE IN CALO, CONFERMA TARGET...
(ANSA) - L'utile netto di Allianz nel primo trimestre
dell'anno e' diminuito di circa il 44% a seguito del disastro provocato
dal terremoto in Giappone, ma la compagnia assicurativa conferma
comunque i propri obiettivi per il 2011. L'utile netto del trimestre e'
sceso ''poco sopra'' i 900 milioni di euro dagli 1,6 miliardi di un anno
prima. Allianz stima risarcimenti per 320 milioni dalla catastrofe in
Giappone. [04-05-2011]
|
|
Fonte:
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/399263/
Addio
certificati verdi, la tariffa
rifiuti
rischia di aumentare
L'inceneritore potrebbe avere
70
milioni in meno
andrea rossi
torino
Non
l’avevano prevista. Ma ora è un’eventualità che rischia di minare il
progetto che Torino ha
individuato per risolvere almeno fino al 2033 il problema rifiuti.
Mentre al Gerbido i lavori
procedono in linea con le previsioni - il camino in cemento armato da
120 metri è finito, entro fine
anno
il 60 per cento dell’opera sarà concluso - una tempesta minaccia di
abbattersi sul contestato
progetto del termovalorizzatore.
Il
decreto legislativo sulle energie rinnovabili approvato il mese scorso
dal governo, che recepisce
le
direttive europee, secondo i vertici di Trm (la società che gestisce
l’impianto) rischia di mandare
tutto a monte. E di costare caro alle tasche dei torinesi. Il
provvedimento rivede al ribasso le tariffe
per
i certificati verdi, gli incentivi alla produzione di energia da fonti
rinnovabili. Su quei certificati
-
molto contestati, perché considerano i termovalorizzatori fonti
rinnovabili - Trm ha fondato parte
del
suo piano finanziario: dieci milioni di euro all’anno per quindici anni,
un quarto dei ricavi totali
dell’inceneritore. Il resto arriverà dal trattamento dei rifiuti
(cinquanta per cento) e dalla produzione
di
energia elettrica (venticinque).
A
Torino aspettano che il governo emani i decreti attuativi, sperando che
la nuova norma non sia
retroattiva, salvi cioè gli investimenti già in corso. In caso contrario
saranno dolori. Anziché i 150
milioni previsti, Trm potrebbe incassare la metà: 70-80 milioni valgono
il 15 per cento del costo
complessivo dell’opera. Soldi che andrebbero recuperati in altro modo. E
metterebbero a rischio
l’intera operazione finanziaria su cui si regge l’inceneritore. «Le
banche, che sul termovalorizzatore
hanno scommesso investendo 400 milioni di euro, potrebbero uscire,
oppure chiedere di rinegoziare
al
rialzo il mutuo», spiega allarmato l’amministratore delegato di Trm
Bruno Torresin.
In
quel caso la strada sarebbe segnata. L’inceneritore resterà in vita fino
al 2033, poi dovrà essere
riconvertito o abbattuto. Fino a quella data smaltirà 421 mila
tonnellate di rifiuti l’anno, i due terzi
dell’immondizia non differenziata. Il piano finanziario prevede che fino
al 2029 bruci rifiuti per
saldare i mutui con gli istituti di credito e restituire agli enti
locali - a cominciare dal Comune di
Torino - i cento milioni spesi. Dal 2030 al 2033 dovrebbe invece
generare utili, garantendo ai
comuni introiti per una decina di milioni. Uno scompenso sul fronte dei
certificati verdi potrebbe
essere recuperato soltanto riequilibrando le altre due voci di entrata:
la tariffa sul trattamento rifiuti
o
l’energia elettrica venduta. In entrambi i casi, bollette più care.
«È
inaccettabile che una legge venga resa retroattiva», tuona Torresin. «Ci
vorrebbe una norma
transitoria». Un allarmismo inutile, per il centrodestra. Agostino
Ghiglia, deputato del Pdl, parla di
«timori senza fondamento, i decreti attuativi saranno emanati entro
giugno». E attacca i vertici di
Trm:
«Torresin, ex assessore di Castellani, dovrebbe sapere che una
programmazione economica
non
può basarsi sugli incentivi che sono, per definizione, temporanei. Un
piano economico basato
per
il 25 per cento su incentivi temporanei è debole |
|
IL COLPO ALLO
STATO – DA MANI PULITE A MANI LIBERE-pubblicato da EDIZIONI SI.
Il libro, il cui
autore è l’avvocato Mario Di Domenico già segretario dell’Italia dei
Valori, racconta senza timori reverenziali ed in maniera impietosa la
storia del partito di Antonio Di Pietro, dando alle stampe anche
documenti che pongono diversi interrogativi su l’uomo di “Mani Pulite” e
su quella stagione della storia italiana.
Nei giorni passati
il leader dell’Italia dei Valori ha cercato di ottenere il sequestro del
volume ma senza fortuna.
Interverranno alla
presentazione, oltre all’autore, anche il giornalista Alberico Giostra
ed i magistrati Agostino Basta e Otello Lupacchini. Parteciperà lo
scrittore Elio Veltri .
L’addetto
stampa
Antonio
PARISI
Per informazioni:
e-mail:
antonio.parisi60@gmail.com
|
Moody’s mette
Fiat sotto osservazione
-
Dopo Fitch e
Standard&Poor’s, un’altra agenzia pronta a tagliare il rating al
Lingotto
Moody’s ha messo
sotto osservazione Fiat SpA per un possibile declassamento dall’attuale
livello Ba1, analogamente a quanto già aveva fatto Fitch qualche giorno
prima. La notizia arriva dopo l’annuncio da parte di Sergio Marchionne
di voler salire al 46% di Chrysler attraverso il contestuale
rifinanziamento del debito con i governi statunitense e canadese per poi
acquisire il controllo di Auburn Hills entro la fine del 2011 grazie
al raggiungimento dei target fissati dal piano industriale.
TROPPO ITALIA E BRASILE DIPENDENTE
La messa sotto osservazione è dovuta in particolare alla scarsa
differenziazione territoriale ovvero al fatto che Fiat ha un ruolo
dominante in Italia (30%) e Brasile (25%) racimolando i due terzi dei
propri profitti in questi due mercati giudicati vulnerabili, ma è poco
presente in altri paesi e dunque esposta a rischi maggiori di stabilità
in termini di flusso di cassa. La dimostrazione ulteriore sarebbe la
perdita di quote di mercato in Europa e sul mercato domestico nel primo
trimestre. A pesare inoltre è la mancanza del lancio di nuovi modelli
per l’Europa e ai ritmi di rinnovamento della gamma più bassi rispetto
alla concorrenza. Moody’s prevede una perdita di quota ulteriore nei
prossimi due anni fino a quando Fiat non sarà capace di riprendere una
capacità di investimento e di intensità nei lanci di prodotto che avrà
bisogno di capitali il cui costo peserà ulteriormente sui bilanci della
casa torinese.
E LA FUSIONE CON CHRYSLER NON PIACE MOLTO A S&P…
Fiat inoltre rischia un ulteriore declassamento anche da parte di
Standard & Poor’s, l’agenzia che, senza molti preamboli, abbassò a
febbraio, dopo lo scorporo di Fiat Industrial, il rating da BB+ a BB
giudicando l’operazione dannosa per la liquidità e la capacità di
investimento del ramo
auto. Per lo stesso
motivo, Standard & Poors’s ha fatto sapere che sarebbe pronta a dare
un’altra sforbiciata al suo giudizio non appena Fiat dovesse prendere la
maggioranza di Chrysler poiché parte di questa operazione dovrebbe
essere finanziata con la cassa. La stessa agenzia ha valutato che Fiat
SpA ha riserve per 16,4 miliardi di dollari (12 miliardi di euro), ma
evidentemente S&P non le giudica abbastanza rassicuranti di fronte
all’esborso previsto di 1,27 miliardi di dollari per salire al 46% in
Chrysler e agli interessi passivi generati dai prestiti, anche se quelli
pretesi dalle banche dopo la rinegoziazione dovrebbero essere più bassi
di quelli praticati dal Tesoro di Washington e di Ottawa e dei quali
Marchionne si è più volte pubblicamente lamentato.
LA CARTA FERRARI E LA PARTITA CON GLI ANALISTI
Lo stesso manager italo-canadese sostiene invece che il denaro nelle
casse di Fiat è sufficiente facendo capire, da buon giocatore di carte,
che nel mazzo c’è anche Ferrari, valutata
oltre 5 miliardi di euro (oltre 7 miliardi di dollari) che potrebbe
essere portata in borsa entro l’anno per racimolare altro denaro fresco.
In ogni caso, i rating attuali forniti dalle più importanti agenzie del
settore sono al di sotto del livello consigliato per l’investimento e
Marchionne, se vuole riguadagnare la fiducia degli analisti, dovrà
trovare il modo di convincerli. La sensazione è che ai loro occhi Fiat
sia troppo impegnata in operazioni finanziarie e troppo poco nello
sviluppo e nel lancio di prodotti. I prossimi mesi saranno decisivi per
far virare questo convincimento che potrebbe costare ulteriore denaro
alle casse di Fiat in termini di interessi passivi.
Autore: Nicola
Desiderio
Data: 29 aprile 2011
Tags:
Mercato,
torino
|
|
GLI ULTIMI 40
MINUTI DI BIN LADEN - LA CIA AVVISA L’OCCIDENTE: ‘AL QAEDA SI
VENDICHERÀ’ - Libia e Tremonti, la Lega alza il prezzo - RAID IN LIBIA.
BERLUSCONI APRE A BOSSI - BALZO DELLE VENDITE E CALO DEI COSTI: PRIMI
UTILI DI CHRYSLER DAL 2009 - ALL’EX BERTONE LA FIOM DICE SÌ AL PIANO
FIAT - Bondi chiede a Lactalis di alzare l’Opa - LE CINQUEMILA FAMIGLIE
CHE ‘GOVERNANO’ L’ITALIA… Da "il
Velino"
CORRIERE DELLA SERA
- In apertura:
"Gli ultimi 40 minuti di Bin Laden". In taglio alto: "E il pomiere levò
le braccia verso il cielo". Editoriale di Sergio Romano: "Sollievo e
speranza". Al centro: "La Cia avvisa l'Occidente: ‘Al Qaeda si
vendicherà' ". In taglio basso: "La rivolta dei bar contro i buoni
pasto" e "Catturato vicino casa il numero due dei casalesi".
LA
REPUBBLICA
- In apertura:
"Bin Laden, l'incubo è finito". Editoriale di Ezio Mauro: "Il simbolo
abbattuto". Di spalla: "Il coraggio del presidente" e "Ascesa e caduta
del principe del terrore". Al centro: "Il potere ai combattenti
d'Afghanistan". In taglio basso: "Notte di gioia a Ground Zero" e
"L'ordine era ‘Giustiziatelo' ".
LA
STAMPA
- In apertura: "Obama: ‘Giustizia è fatta' ". Editoriale di Mario
Calabresi: "Quel dolore che non si può cancellare". Di spalla: "Le
rivolte arabe erano anche contro di lui" e "Ma fare festa è sbagliato".
Al centro: "Il cuore della democrazia". A fondo pagina: "Raid in Libia.
Berlusconi apre a Bossi", "All'ex Bertone la Fiom dice sì al piano Fiat"
e "Per Wojtyla beato un milione e mezzo di fedeli".
IL SOLE
24 ORE
- In apertura: "Ucciso Bin Laden, allerta terrorismo", con il commento
di Fabrizio Galimberti: "Un sospiro di sollievo per l'economia (ma non
molto di più)", e in taglio alto: "Balzo delle vendite e calo dei costi:
primi utili di Chrysler dal 2009" e "Bce: nelle banche tornano troppe
cartolarizzazioni". Editoriale di Marco Platero: "L'orgoglio ritrovato,
ora la sfida del debito". Al centro la foto-notizia: "Caccia da 1.300
miliardi di dollari" e "Trattativa in extremis tra Lega e Pdl sulla
Libia". Di spalla: "Bondi chiede a Lactalis di alzare l'Opa". In taglio
basso: "Meno burocrazia sulle imprese" e "Il fabbisogno in discesa di
1,9 miliardi".
IL
GIORNALE
- In apertura a
tutta pagina: "Festeggiamo anche noi", con editoriale di Alessandro
Sallusti. Al centro i commenti. A fondo pagina: "Era uno zombie, il
rischio è che diventi un simbolo".
LIBERO
- In apertura: "Un
assassino in meno", con editoriale di Maurizio Belpietro. Al centro i
commenti: "La belva non era nella grotta ma nella supervilla", "Da Bush
a Obama, viva l'America che sa vendicarsi" e "E' vietato illudersi di
aver sconfitto i terroristi islamici". Di spalla: "La Iervolino senatore
a vita rifiutis causa". A fondo pagina: "Aboliamo i genitori, ma anche
insegnanti e giudici" e "Le cinquemila famiglie che ‘governano'
l'Italia".
IL
TEMPO
- In apertura: "Vendetta americana".
IL
FOGLIO
- In apertura:
"Domenica, benedetta domenica". Al centro: "Apologia dell'America che
celebra un atto di giustizia".
L'UNITÀ
- In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Game over". In taglio alto:
"Libia e Tremonti, la Lega alza il prezzo". [03-05-2011]
|
|
29-04-11
FIAT: TRE SETTIMANE DI CIGS ALLE CARROZZERIE DI MIRAFIORI IN MAGGIO
(ASCA) -
Torino, 29 apr -
Cassa
integrazione
straordinaria alle Carrozzerie di
Mirafiori dal 9 al 27 maggio. Lo rende noto la Fiom. In questo periodo
gli addetti alla linea dell'Idea-Musa, andranno pero' al lavoro per tre
giorni, dal 10 al 12 maggio, mentre per i lavoratori impegnati sulla
Mito la
cassa sara' utilizzata ogni
lunedi'. ''Questo periodo di non lavoro - osserva Edi Lazzi della Fiom -
si somma a quelli precedenti che sono stati consistenti. Se prendiamo a
riferimento il periodo che va dal 1 gennaio al 27 maggio su 105 giorni
di lavoro teorico gli addetti alla linea dell'Idea-Musa avranno fatto
ben 78 giorni di cassa integrazione e solo 27 di lavoro.
Questo dato la dice lunga su quanto sta accadendo in Carrozzeria: coloro
che pensavano che l'accordo firmato il 23 dicembre su Fabbrica Italia
fosse la soluzione di tutti i problemi sono stati smentiti dei fatti,
perche' quell'intesa oltre a togliere i diritti ai lavoratori sta
generando solo tanta cassa integrazione''. ''Il problema di Mirafiori
c'e' e andrebbe affrontato seriamente - aggiunge il segretario cittadino
della Fiom Federico Bellono - non si puo' nascondere la testa sotto la
sabbia come fanno gli struzzi: il mirabolante piano Fabbrica Italia non
ha risolto i problemi, e, oltre ad essere sbagliato, e' deleterio per
gli stessi lavoratori. Come Fiom-Cgil continuiamo ad essere interessati
ad un vero tavolo negoziale che possa affrontare a 360* i problemi
dell'intero sito di Mirafiori''.
com-eg/sam/ss
|
WALL ST. BALLA
SUL CADAVERE DI BIN LADEN, MILANO MOSCIA (-0,09%) - PG CASSAZIONE:
ALLEGGERIRE LA PENA DI TANZI (GRAZIE, PRESCRIZIONE!) - CHRYSLER IN
UTILE, RIFINANZIA IL DEBITO, MA IL GIAPPONE PESERÀ - AL REFERENDUM EX
BERTONE I SINDACATI PER IL SÌ: “RICATTATI, MA NON DOBBIAMO DIVIDERCI” -
UNICREDIT RISCHIA DI DOVER FAR L’OPA PER SALVARE LIGRESTI (“ASPETTIAMO
IL PARERE CONSOB”) - E TOTÒ AVVISA CHE NON USCIRÀ DAL PATTO MEDIOBANCA -
DRAGHI: RISCHI PER LA RIPRESA - SE LA GRECIA DOVESSE RISTRUTTURARE IL
DEBITO, SAREBBE UNA NUOVA LEHMAN BROTHERS - BUFFETT A FETTE INVESTE IN
GIAPPONE…
|
|
Sempre più dura la
repressione cinese in Tibet
29-04-2011
Cento monaci
tibetani in esilio in India, appartenenti al monastero di Kirti Jeypa di
Dharamsala e a quello di Sukhe Kirti di Darjeeling, hanno cominciato una
marcia che li porterà, lungo un tragitto di cinquecento chilometri, a
New Delhi per richiamare l’attenzione della comunità internazionale
sulla feroce repressione attuata da settimane dalla polizia cinese nei
confronti del monastero tibetano di Ngaba Kirti, nel Sichuan. Qui, in
marzo, si sono levate forti proteste dopo il gesto disperato di
Phuntsong, immolatosi per strada.
Per tutta risposta
i monaci sono stati sottoposti a “sessioni rieducative”. Fonti tibetane
hanno riferito che a Kirti sono arrivati militari e funzionari
governativi che hanno sottoposto i religiosi a un vero e proprio
lavaggio di cervello. E’ stato vietato di uscire dai dormitori, impresa
peraltro difficile oltre che estremamente rischiosa a causa della
presenza di almeno ottocento militari, e il monastero è diventato una
prigione con scarsità di cibo e senza assistenza medica. Le uscite sono
costantemente sorvegliate dai soldati e dalla polizia che di notte fa
irruzione negli alloggi dei monaci e li perquisisce. Anche gli studenti
della Scuola Superiore di Ngaba, che dal 17 marzo avevano intrapreso uno
sciopero della fame, sono stati confinati all’interno dell’istituto
scolastico.
Qualche giorno fa,
due anziani tibetani, un uomo di sessant’anni, Dongko e una donna di
sessantacinque, Sherkyi, sono stati uccisi dai cinesi mentre cercavano
di impedire che trecento monaci del monastero, fossero fatti salire
forzatamente su automezzi con destinazione ignota. Testimoni oculari
hanno raccontato che la gente accorsa in difesa dei religiosi presentava
fratture multiple alle gambe e alle braccia e che a un’anziana donna con
una gamba rotta in tre punti è stata infilata in bocca della stoffa per
impedirle di urlare.
Francesco Pullia

Nato a Terni il 4
novembre 1956, componente della Direzione nazionale di Radicali
Italiani, è radicale da quando aveva quattordici anni. Vegetariano,
animalista, appassionato gattofilo, è militante nonviolento,
capitiniano.
I monaci in
cammino verso New Delhi chiedono il rilascio di Lobsang Tsundrue e
Lobsang Dargay, recentemente arrestati a Kirti, di tutti i prigionieri
politici in Tibet, nonché dell’XI Panchen Lama, rapito con la sua
famiglia nel 1995 dagli occupanti cinesi e fatto letteralmente sparire.
Militanti del
Tibetan Youth Congress stanno, inoltre, portando avanti uno sciopero
della fame a tempo indeterminato nella capitale indiana, e in altri
posti dove è concentrata la comunità tibetana in esilio, a sostegno
delle rivendicazioni dei tibetani in Tibet.
Nel frattempo è
stato eletto il nuovo primo ministro (kalon tripa) del governo tibetano
in esilio a Dharamsala. Si tratta di Lobsang Sangayche che ha ottenuto
27.051 preferenze su 49.184 tibetani elettori dislocati in tutto il
mondo, quindi circa il 59% dei consensi. Succede a Samdhong Rinpoche.
Sangay è nato a
Darjeeling nel 1968. Laureatosi in Legge all’Università di New Delhi si
è trasferito nel 1996 negli Stati Uniti come studente tibetano ammesso
al Programma Fulbright. Nel 2004 ha conseguito il dottorato in Legge
alla Harward Law School con la tesi “Democrazia e storia del governo
tibetano in esilio dal 1959 al 2004”. Dal 2005 ha proseguito il suo
lavoro accademico negli Stati Uniti come ricercatore. Esperto di diritto
internazionale, costituzionalismo democratico, risoluzione di conflitti
internazionali, ha approfondito gli studi sulla politica cinese
contemporanea e sulle questioni legali in Cina. Nel 2007
l’organizzazione Asia Society lo ha designato quale delegato al World
Justice Forum di Vienna. Nel 2008 ha portato la sua testimonianza, in
qualità di esperto, al Sottocomitato delle Relazioni Estere del Senato
USA per gli Affari dell’Asia Orientale e del Pacifico. Eletto nel 1992
membro dell’esecutivo del Tibetan Youth Congress, ha regolarmente
mantenuto i contatti con il governo di Dharamsala.
Continuerà Sangay
a perseguire con la Cina comunista la politica del dialogo, della “via
di mezzo”, avviata (purtroppo unilateralmente) da più di vent’anni dal
Dalai Lama senza finora significativi risultati? Non si sa. Sulle sue
scelte pesano forti incognite alla luce di alcuni fattori quali
l’arroganza e indisponibilità cinese ad acconsentire ad una soluzione
che garantisca autonomia al Tibet e la sopravvivenza dei tibetani nella
loro stessa terra, la recente rinuncia del Dalai Lama a continuare a
ricoprire un ruolo politico, l’aumentata legittima esasperazione,
manifestata dai tibetani dentro e fuori il Tetto del Mondo, nei
confronti della colonizzazione perpetrata da Pechino. Certo è che sulla
questione tibetana l’Occidente non può continuare a comportarsi da
semplice, e per molti versi complice, spettatore, pavidamente
assoggettato alle minacce della potenza economica cinese.
|
|
FORMULA UFO - SONO
PARTITE LE SCHERMAGLIE PER ARRIVARE AL “PIÙ GRANDE INVESTIMENTO PRIVATO
MAI AVVENUTO IN EUROPA” - NEL 2012 SCADE IL PATTO CHE REGOLA LA
SPARTIZIONE DEL TESORO, E SUL CORRIERE DELLO SMONTEZEMOLATO PARTE LA
POMPA PER LA DISASTRATA SCUDERIA DI MARANELLO: “È LA FERRARI CHE DECIDE:
SE VA VIA SI PORTA CON SÉ AUDIENCE, IMMAGINE E ALTRI GRANDI
COSTRUTTORI”…
Arianna
Ravelli per il "Corriere
della Sera"
Potrebbe
essere l'inizio di una nuova epoca della Formula 1: nuove facce, nuove
regole, nuovi equilibri di poteri (con i team a contare di più), nuovo
pubblico (più giovane) e nuove tecnologie per attrarlo. Per adesso, e
banalmente, è una questione di soldi. Il giorno dopo l'annuncio che John
Elkann e James Murdoch - meglio la Exor e la News Corporation - sono
interessati a comprarsi il Circus (e quindi a gestire diritti tv e
d'immagine) le reazioni dalla sponda Ecclestone Cvc non assomigliano a
una porta in faccia. Piuttosto, sembrano dire: noi non vogliamo vendere,
dipende da quanto voi volete davvero comprare.
«La vedo un
po' difficile, noi vogliamo tenerci il 100%ancora per un po'- le parole
di Bernie -, ma se l'offerta fosse superiore agli 1,8 miliardi di euro
spesi nel 2006, se qualcuno volesse pagare di più del valore, ne
parleremmo» . Oggi il valore del giocattolo si aggira attorno ai 2,5
miliardi. Ma chi è vicino a mister E assicura che la proposta dovrà
essere monstre per avere successo e spara 8 miliardi.
Comunque
sia, il primo atto di quello che il Guardian ha già ribattezzato
«potenzialmente il più grande investimento privato mai avvenuto in
Europa» è stato compiuto: appendere il cartellino del prezzo alla
Formula 1. Cvc nella tarda serata di martedì aveva già riconosciuto al
duo italo inglese la «qualità di potenziali investitori» . Da oggi i
protagonisti della F1 si troveranno a Istanbul, per la quarta gara della
stagione. Ma la partita più importante si svolgerà sopra le loro teste:
Exor e NewsCorp avvieranno i primi contatti con i team.
Quelli più
importanti sembrano favorevoli: nessuno ha ancora sollevato il problema
dell'eventuale conflitto d'interessi tra una Exor proprietaria e una
Ferrari concorrente. Quanto alla Rossa inutile dire come la pensi, anche
se la nota diffusa ieri è molto prudente: «Non siamo direttamente
coinvolti in questo momento. Non possiamo che ripetere quanto già
dichiarato: la Ferrari ribadisce la necessità di assicurare alla F1
stabilità e sviluppo a lungo termine».
I team medio
piccoli sono invece legati a Ecclestone, che in alcuni casi li ha
aiutati finanziariamente. A Istanbul arriverà domani anche un altro dei
protagonisti: Jean Todt, il presidente della Fia. Negli ultimi tempi non
sono mancati gli screzi con Ecclestone, attorno al rinnovo del Patto
della Concordia, l'accordo che regola la spartizione dei soldi, e che
scade nel 2012. E, a proposito delle prime ipotesi di una vendita da
parte di Cvc, Todt aveva chiarito: «Se ci sarà, vogliamo giocare un
ruolo da protagonisti».
Inoltre al
numero 1 della Fia proprio non va giù che, nel 2001, il suo predecessore
Max Mosley avesse venduto (per lui svenduto) a Ecclestone la gestione
dei diritti tv per 360 milioni di euro e per 100 anni. Ha anche chiesto
ai legali se fosse possibile cambiare quell'accordo, ma la risposta è
stata negativa. Tutto lascia quindi supporre che veda con favore
l'arrivo di nuovi interlocutori. Sarà un braccio di ferro lungo un anno.
Le squadre hanno dalla loro l'arma del campionato alternativo (è la
stessa con cui ottennero la cacciata di Mosley nel 2009).
Può essere
un piano serio, può essere una minaccia da far valere in sede di
negoziazione. «È la Ferrari che decide: se va via si porta con sé
audience, immagine e altri grandi costruttori», il parere di Sticchi
Damiani, presidente della Csai. Bernie (che a Istanbul potrebbe essere
accompagnato da un Flavio Briatore piuttosto freddo sulla questione: «È
tutto molto all'inizio» ) potrebbe accontentarsi di molto meno di 8
miliardi se il rischio fosse restare con un pugno di mosche.05-05-2011]
|
|
- WALL ST IN
ALTALENA - DITE A MARPIONNE CHE VOLANO LE VENDITE DI FORD (16,4%) -
GOLDMAN E SHEARMAN VALUTANO IL PREZZO DELL’OPA PARMALAT - EURIBOR AL
MASSIMO - DITE A BAZOLI CHE ZALESKI NON SOTTOSCRIVE L’AUMENTO DI INTESA
- IN EUROTEC ARRIVA ROTELLI JR. - SAAB CINESE - FINDIM: AUMENTO ’AL
FEMMINILE’ PER LA CASSAFORTE DEI FOSSATI - PIERRE CARDIN VENDE TUTTO A 1
MILIARDO € - HERMES CEDE LA QUOTA IN GAULTIER…
1.
BORSA: GIORNATA DI REALIZZI, SCIVOLANO AUTO E MATERIE PRIME...
Radiocor - Giornata di realizzi in Europa, dopo la
chiusura debole della vigilia e il rally delle sedute precedenti, a
causa di conti societari sotto le attese e dello scivolone di auto e
materie prime. Sui mercati prevale la cautela, in attesa delle possibili
ripercussioni della morte di Osama bin Laden. Tenaris ha guidato le
vendite a Milano (Ftse Mib -0,37%), seguita da Fiat e Pirelli. In netto
rialzo Diasorin e Tod's.
2.
BORSA: NY IN ALTALENA, DJ +0,21%, NASDAQ -0,57%; CALA PFZIER...
(ANSA) - Gli investitori si mettono sulla difensiva e
Wall Street procede debole. Il Dow Jones, intorno alle ore 18.13, sale
dello 0,21% a 12.833,47 punti. Il Nasdaq perde lo 0,57% a 2.847,89
punti. Lo S&P 500 cede lo 0,10% a 1.359,89 punti. Fra i singoli titoli
Pfzier perde il 3,2% dopo la trimestrale. Gli energetici calano con le
quotazioni del petrolio. Chevron perde l'1,3% ed Exxon Mobile lo 0,7%.
Le telecomunicazioni salgono con MetroPCS Communications, che sale del
7,4% dopo il balzo degli utili del trimestre. Mastercard avanza del 2,9%
dopo la trimestrale. General Motors sale del 2,2%. Avanza Ford, che
guadagna lo 0,6%.
3. USA;
FORD, VENDITE APRILE +16,4%...
(ANSA) - Le vendite di Ford sul mercato americano in
aprile sono salite del 16,4% a 189.778 unità. Lo comunica Ford,
sottolineando che le vendite di auto sono salite del 26% e quelle di
camion dell'11%
4.
PARMALAT: INCARICO A GOLDMAN E SHEARMAN PER PREZZO OPA...
Radiocor - Il Consiglio di Amministrazione della
Parmalat ha conferito l'incarico per la valutazione del prezzo dell'Opa
Lactalis a Goldman Sachs, Shearman & Sterling, studio Legale Lombardi
Molinari e associati e studio legale Legance. Parmalat, nella nota,
sottolinea che l'Opa totalitaria di Lactalis non e' stata ne'
sollecitata ne' concordata con la societa'.
5.
EURIBOR: CONTRATTO A 3 MESI SALE A 1,402%, MASSIMO DA APRILE 2009...
Radiocor - Nuovo aumento per i tassi interbancari
dell'eurozona con l'Euribor a 3 mesi che e' salito oggi a 1,402% da
1,395% ieri, toccando il livel lo piu' alto dall'aprile 2009. In
crescita anche il contratto a 1 mese (da 1,244% a 1,2510%) e quello a
sei mesi, da 1,6820% a 1,6880%. L'aumento dei tassi interbancari
riflette l'attesa che la Bce aumentera' ulteriormente il costo del
denaro nel corso dei prossimi mesi dopo il primo aumento di 25 punti
base all'1,25% deciso nel meeting di aprile. Il comitato direttivo
dell'eurotower si riunira' questo giovedi' a Francoforte ma i mercati
attendono per questo meeting una conferma del costo del denaro ai valori
attuali.
6.
INTESA SANPAOLO: ZALESKI, TASSARA NON SOTTOSCRIVE L'AUMENTO...
Radiocor - La Carlo Tassara non sottoscrivera'
l'aumento di capitale di Intesa Sanpaolo di cui e' socia con una quota
del 2,5%. Lo ha detto a Radiocor Romain Zaleski. 'Mi sembra una buona
operazione. Ma noi non la sottoscriviamo. Non ci sono i soldi per
farlo', ha risposto il finanziere franco-polacco, intercettato
all'aeroporto di Parigi, di rientro da Milano.
7.
ROTELLI: APRE IL CAPITALE DELLA HOLDING EUROCOTEC AL FIGLIO PAOLO...
Radiocor - Il figlio maggiore Paolo si affaccia
nell'impero di Giuseppe Rotelli. L'imprenditore ospedaliero, secondo
quanto risulta a Radiocor, ha aperto al primogenito il capitale di
Eurocotec, holding che fa capo a Pandette, la cassaforte in cui, a sua
volta, l'imprenditore delle cliniche custodisce il 7,5% di Rcs.
L'operazione ha visto la cessione al figlio della nuda proprieta' delle
azioni, con il relativo diritto di voto, del 3,5% di Eurocotec, la cui
maggioranza del capitale resta comunque saldamente in mano allo stesso
Giuseppe Rotelli con il 49,5% e alla holding Velcafin spa (47%).
Il passaggio
della quota appare come una prima apertura alle holding di famiglia per
il 22enne Paolo Rotelli, domiciliato a Montecarlo, che vive e studia da
sempre in Francia. Paolo Rotelli, insieme con il fratello Marco (da poco
18enne), la sorella Giulia (17 anni) e la mamma Maria Cristina Gastaldi,
compare anche tra i soci di Armonia societa' semplice, holding a monte
dell'impero di Giuseppe Rotelli, socio amministratore della stessa
Armonia.
8.
SAAB: CINESE HAWTAI RILEVA 29,9% E INVESTE 150 MLN EURO...
Radiocor - Paracadute cinese per la Saab, il
costruttore scandinavo in difficolta' ceduto da General Motors
all'olandese Spyker. Saab ha detto di essersi garantita 'nel medio
termine' con un accordo con la cinese Hawtai, che si e' impegnata a
investire 150 milioni di euro nella societa', di cui '120 milioni
destinati al 29,9% di Saab e gli altri 30 milioni a un prestito
convertibile'.
L'intesa
prevede anche una collaborazione per produrre auto targate Saab per il
mercato cinese. Spyker, che riprendera' 'entro una settimana' la
produzione interrotta a inizio aprile grazie ai finanziamenti ottenuti
nella vigilia dal fondo Gemini, 'ha trovato con Hawtai un buon partner
per svilupparsi e costruire una solida collaborazione grazie anche alle
tecnologie diesel di Hawtai, le sue capacita produttive e i suoi
ambiziosi programmi di sviluppo'. Sorta nel 2000, Hawtai ha una
capacita' produttiva annuale di 350mila unita'.
9.
PIERRE CARDIN: PRONTO A VENDERE IL SUO GRUPPO, CHIEDE 1MLD EURO (WSJ)
...
Radiocor - Lo stilista e industriale francese Pierre
Cardin in un'intervista al Wall Street Journal si e' detto 'pronto' a
vendere il proprio gruppo e chiede un miliardo di euro. Cardin, 88 anni
e nessun erede, ha detto di voler vendere 'adesso' ma il suo impero,
fondato nel 1949, e' stimato dalle banche d'affari 200 milioni di euro.
Secondo altre fonti citate dal quotidiano il gruppo potrebbe valere
quattro volte le vendite.
10.
FINDIM: AUMENTO 'AL FEMMINILE' PER LA CASSAFORTE DEI FOSSATI...
Radiocor - Nuova tappa per il capitale di Findim, la
cassaforte lussemburghese dei Fossati, con un incremento delle quote
della parte femminile della famiglia.
L'aumento di capitale da 210 milioni di euro deciso a inizio anno dalla
finanziaria, detentrice del 4,99% di Telecom, e' stato sottoscritto da
due delle quattro sub-holding che la controllano, ovvero quelle che
fanno capo alle sorelle Daniela e Stefania Fossati, salite al 44,4%
complessivo dal precedente 33%, mentre il resto del capitale e'
suddiviso pariteticamente tra i fratelli Marco e Giuseppe.
Come risulta
dal verbale - consultato da Radiocor - dell'assemblea straordinaria di
Findim del 14 aprile scorso, l'operazione da 137 milioni piu' un
sovrapprezzo complessivo di 73 milioni e' stata sottoscritta da Dafofin
Four e Dafofin Five, presiedute rispettivamente da Daniela e Stefania
Fossati (ma in cda siedono anche i fratelli), passate ciascuna al 22,20%
dal 16,6% di Findim.
11.
HERMES CONFERMA VENDITA QUOTA IN MAISON GAULTIER ...
(ANSA) - La casa di moda francese Hermes ha confermato
in una nota di aver ceduto "la totalità della propria partecipazione del
45%" nella maison Jean Paul Gaultier alla spagnola Puig, "in pieno
accordo con lo stilista". L'operazione, precisa il comunicato, genererà
un profitto contabile totale di 30 milioni di euro per Hermes: 16
milioni di prezzo di cessione delle partecipazioni, e 14 per il rimborso
dei prestiti garantiti. "Non dubito - commenta il manager di Hermes
Patrick Thomas - che l'alleanza tra Jean Paul Gaultier e la famiglia
Puig porterà la maison verso nuovi successi".03-05-2011]
|
|
1- AVVISO AI
NAVIGATI: IL TICKET TREMONTI-PRODI STA MATURANDO. È CONVINZIONE DIFFUSA
CHE DOPO IL 16 MAGGIO LA LEGA SI APPRESTI A DARE IL BENSERVITO AL BANANA
PER SPALANCARE LE PORTE DI PALAZZO CHIGI A TREMONTI. DI QUESTA
INTENZIONE SONO CONSAPEVOLI LE TRUPPE DEL PDL CHE ATTRAVERSO IL GIORNALE
DELLA FAMIGLIA DI SILVIO HANNO SPARATO PALLE INCATENATE NEI CONFRONTI
DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA. C’È CHI VA PIÙ IN LÀ E PARLA SENZA MEZZI
TERMINI DI UN TICKET DEI “PROFESSORI” CHE CHIUDEREBBE LA PARENTESI
TORMENTATA DELLA SECONDA REPUBBLICA CON GIULIETTO A PALAZZO CHIGI E
PRODI AL QUIRINALE - 2- LA RETROMARCIA DELLA CAMUSSO SULLA EX BERTONE
METTE MARPIONNE CON LE SPALLE AL MURO E LO INCHIODA AL RISPETTO DI
CONTINUARE A PRODURRE IN ITALIA QUANDO PREFERIREBBE ANDARSENE IN SERBIA,
IN BRASILE E NATURALMENTE IN AMERICA - 3- RENATO BRUNETTA è DIVENTATO
MATTO O C’è QUALCUNO IN GIRO CHE SI CREDE BERUNETTA? - 5- DITE AD
ALE-DANNO CHE SONO BEN DUE I LIBRI IN USCITA COI SUOI TRASCORSI FASCISTI
-
1-
PARLA BRUNETTA: CHIAMATE LA CROCE VERDE!
Renatino Brunetta sta invecchiando.
Il figlio
dell'ambulante veneto che fin da piccolo ha studiato da premio Nobel ha
solo 61 anni, ma continua a ripetere le stesse cose con l'insistenza
tipica di chi ha raggiunto la terza età. L'aggressività che aveva
dimostrato nei confronti del nemico Giulietto Tremonti è rientrata con
atti di sottomissione palesi perché forse si è reso conto che tra lui e
il supponente tributarista di Sondrio non c'è più partita.
Le classifiche che
fino a un anno fa lo vedevano ai primi posti nell'indice di gradimento
dei ministri lo trovano scaraventato nelle ultime posizioni perché al di
là dell'intenzione di rivoluzionare l'Italia con le tecnologie digitali,
forse Brunetta ha preso atto che cambiare la pelle all'amministrazione
pubblica è un'impresa per la quale ci vogliono soldi e una cultura oggi
del tutto assente.
Diceva
Einstein che "la follia è fare sempre le stesse cose e pretendere che
abbia effetti diversi", e nel caso del turbolento ministro le parole del
"vero" premio Nobel sembrano appropriate perché nella bisaccia del suo
cervello si trovano ormai i soliti tormentoni che non provocano alcuna
conseguenza.
Uno di
questi è l'attacco alla sinistra che Brunetta ha sfoderato anche ieri
con quel linguaggio forbito che distingue un accademico da un ignorante:
"sento di avere una superiorità morale, culturale, etica e ideologica
nei confronti di questa sinistra che mi fa leggermente schifo", così ha
detto l'economista di Venezia reiterando un disprezzo che nemmeno il suo
collega di governo, il gracile Sacconi, ha più il coraggio di sfoderare.
Ancora una volta
il ministro per la Pubblica Amministrazione si lascia andare a pensieri
grossolani e tira fuori dalle viscere quell'odio verso la sinistra che
aveva già dimostrato in tante occasioni. Nel novembre 2008 parlando ai
Circoli del Buongoverno riuniti a Montecatini, aveva attaccato l'Italia
dei poteri forti e i fannulloni di sinistra, ma la sua corda di
ex-socialista era venuta fuori alla grande il 19 settembre dell'anno
scorso quando a Cortina aveva attaccato la sinistra "elitaria e
parassitaria" accusandola di preparare un colpo di stato.
Davanti alla
rinomata coppia Enrico-Iole Cisnetto e a una platea di signore al
botulino, era andato ancora più in là parlando di "sinistra di merda", e
tra gli applausi entusiasti dei ricchi pensionati aveva esclamato: "vada
a morire ammazzata!".
Ieri non ha
usato questi toni e nemmeno ha parlato del culturame come fece in
un'altra Convention a Gubbio, ma in nome di una superiorità morale,
culturale, epica e ideologica di cui si fa modesto interprete, ha
ribadito il suo leggero schifo, poi ha balbettato qualche parola su
quella riforma della pubblica amministrazione che potrebbe portare a un
risparmio di 10/12 miliardi.
Lunedì
prossimo Renatino si recherà alla Fiera di Roma per tagliare il nastro
del Forum PA, la mostra-convegno sulle tecnologie che si tiene da 22
anni. A questa iniziativa il ministro tiene moltissimo e come già ha
rivelato Dagospia un paio di mesi fa, ha bombardato le aziende del
settore con una lettera pergamenata e di suo pugno nella quale ha
sollecitato "un'adesione attiva e propositiva".
Forse per il
figlio dell'ambulante veneto questa è una delle ultime occasioni per
dimostrare che Einstein aveva torto e che la vecchiaia può aspettare.
2- LA RETROMARCIA DELLA CAMUSSO METTE MARPIONNE CON LE SPALLE AL
MURO
Nelle ultime ore il petto e i muscoli di Sergio Marpionne si sono
gonfiati e sgonfiati con un ritmo preoccupante.
A renderlo
orgoglioso è stato l'annuncio dei risultati di Chrysler che per la prima
volta è riuscita a segnare un utile netto di 116 milioni, premessa
indispensabile per dimostrare all'amministrazione Usa e alle banche che
il ferrovecchio di Detroit può uscire dal tunnel. L'annuncio è stato
dato con puntualità studiata insieme ai dati delle vendite in Italia che
sono terrificanti e confermano che la quota della Fiat per 13 mesi
consecutivi è continuata a scendere.
Il manager
dal pullover sgualcito aveva detto poco tempo fa che i dati di aprile
sarebbero stati veritieri perché privi degli incentivi che avevano
creato un "mercato innaturale". La verità è amara perché quelli saltati
fuori sono dati mai così bassi dal '98 e al di sotto di quelli
registrati nel 2004 quando l'italo-canadese arrivò al vertice della
Fiat. È questa una delle ragioni per cui il petto e i muscoli di
Marpionne hanno sussultato, ma c'è un altro motivo per cui il figlio del
carabiniere Concezio è rimasto spiazzato.
La botta
sulla quota di mercato in Italia era prevista mentre del tutto inattesa
è stata quella che gli è arrivata da Torino per colpa di Susanna
Camusso, la 56enne milanese dal volto tagliato con l'accetta che tra
nuvole di sigarette nel novembre scorso ha preso in mano la Cgil.
Per colpa di
questa piccola Merkel sindacale ieri la Fiom ha fatto marcia indietro
votando sì al referendum sulla fabbrica Bertone di Grugliasco. È stato
un autentico colpo di scena motivato dal leader della Fiom Landini e
dalla rappresentanza sindacale come una legittima difesa di fronte al
ricatto della Fiat che aveva già pronte 1.435 lettere di licenziamento.
Contrariamente a ciò che si può pensare, è probabile che di fronte a
questa sorpresa il petto di Marpionne si sia sgonfiato, preso in
contropiede in quella strategia di abbandono dell'Italia che è stata
mascherata dietro il piano "Fabbrica Italia". Secondo questo piano dai
contorni indefiniti e misteriosi la Fiat dovrebbe investire nella
Bertone 500 milioni per produrre 50mila Maserati, e qui l'equazione non
torna perché secondo gli osservatori più attenti 500 milioni non bastano
e 50mila vetture di lusso rappresentano un volume esagerato che va oltre
le richieste del mercato.
La
retromarcia della Fiom mette SuperSergio con le spalle al muro e lo
inchioda al rispetto di continuare a produrre in Italia quando - come ha
ripetuto più volte - preferirebbe andarsene in Serbia, in Brasile e
naturalmente in America. E mentre sta riflettendo sulla sorpresa della
Camusso deve tener d'occhio anche il giovane Yaki Elkann che a bordo di
una "500" se ne è andato nel Nebraska a trovare Warren Buffett, il
miliardario "oracolo di Omaha".
Il giovane
presidente della Fiat era in compagnia del cugino Nasi e ha giustificato
la sua trasferta (probabilmente organizzata da uno dei figli di Moratti)
con la banale motivazione di voler convincere l'81enne miliardario a
comprare una "500".
Francamente
questa scusa fa ridere e molto più credibile è l'idea che l'ultimo erede
della Sacra Famiglia degli Agnelli stia cercando investitori americani
per diluire la propria quota del 30% dentro la Fiat.
3-
SOTTO IL CIELO DELLA POLITICA IL TICKET TREMONTI-PRODI STA MATURANDO
Tranquilli, non succede niente, il Governo del Cavaliere-birichino non
cadrà sulla Libia.
La storia
della Repubblica insegna che la politica estera ha sempre provocato
rarissimi traumi nella stabilità di Palazzo Chigi e anche questa volta è
pronto l'inciucio tra i "barbari" della Lega e il premier che domenica
si è addormentato durante la cerimonia a piazza San Pietro.
Il pacchetto
dei padani comprende una mozione "costruttiva nella sua superficialità"
e alcune garanzie per portare il leghista Salvini a vicesindaco di
Milano e l'ex-membro del Csm Brigandì (quello che ha passato al
"Giornale" il dossier sulla Boccassini) a sottosegretario.
Sotto il
cielo della politica (ecco la frase che piace tanto a Enrichetto
Mentana) si affacciano però nuvole pesanti che portano un giornale cauto
come "Il Sole 24 Ore" a scrivere oggi: "se anche non ci sarà una crisi
di governo c'è un avviso di sfratto per Berlusconi".
Ormai è
convinzione diffusa che dopo il 16 maggio la Lega si appresti a dare il
benservito al Cavaliere-peccaminoso per spalancare le porte di Palazzo
Chigi a Giulietto Tremonti. Di questa intenzione sono consapevoli le
truppe del Pdl che attraverso il giornale della famiglia di Silvio hanno
sparato palle incatenate nei confronti del ministro dell'Economia.
C'è chi va
più in là e parla senza mezzi termini di un ticket dei "professori" che
chiuderebbe la parentesi tormentata della Seconda Repubblica con
Giulietto a Palazzo Chigi e Prodi al Quirinale. Quest'ultimo non è
affatto sparito dalla circolazione e oltre a un'intensa attività privata
fatta con telefonate e bigliettini ad amici della politica e
imprenditori della prima ora, continua a volare alto con articoli di
taglio "universalistico" e a disprezzare le beghe legate alla lotta per
il sindaco di Bologna.
Ieri
comunque durante la presentazione del libro di Alessandro Barbano "Dove
andremo a finire", il Professore di Scandiano per la prima volta si è
preso il gusto di bacchettare gli eredi di quell'Ulivo che lanciò il 13
febbraio '95. Nel mirino del Professore c'era soprattutto
quell'autentico campione di ignoranza politica che è WalterEgo Veltroni,
il quale dalle colonne del "Foglio" del panzer Ferrara ha strizzato
l'occhio ai giovani leoni (Renzi, Zingaretti, Chiamparino) e ha chiesto
una verifica sulla linea del povero Bersani.
È davvero un
peccato che sia stata chiusa la scuola delle Frattocchie dove venivano
allevati in batteria i leader comunisti perché tra le tante storture
ideologiche Veltroni avrebbe potuto imparare qualcosa da un politico
furbo e puntuale come Giorgio Napolitano, e non sposare il modello
"Tafazzi" di cui si è appropriato con esclusiva assoluta.
A Prodi
comunque non interessa la sorte di Veltroni, uomo di tante parole e di
tante sconfitte, quanto che il Pd non si sfasci perché sarebbe un guaio
nella marcia inconfessata verso il Colle. E con un occhio guarda ai
"barbari" del Carroccio sui quali ieri ha pronunciato parole enigmatiche
del tipo: "la Lega dal punto di vista del vocabolario non ha cambiato
nulla, dal punto di vista dei contenuti invece sta cambiando tutto...".
Sotto il
cielo della politica il ticket Tremonti-Prodi sta maturando.
4- ACEA FA ACQUA, DA TUTTE LE PARTI, "MARCO POLO" COMPRESO
Sull'Acea, l'azienda romana del gas e dell'acqua, grandina ogni giorno.
La società
nella quale il Comune ha il 51% e Caltagirone il 15 non passa giorno
senza polemiche e conflitti sindacali. Sabato è ritornato il fantasma di
Parentopoli con la storia della famiglia dell'attore Buzzanca, oggi è la
volta della società "Marco Polo", un'azienda specializzata in
manutenzioni, logistica e pulizie dove la multiutility romana detiene il
33% delle azioni.
Sembra
infatti che dallo studio legale Ripa di Meana sia partita una lettera di
sfratto nei confronti della Marco Polo che metterebbe per strada 90
dipendenti. Secondo i sindacati l'ultimatum è partito dalla società
proprietaria dell'immobile che accusa Acea di ritardi nel pagamento
della locazione.
La gestione
di Acea, che gestisce tutta la parte amministrativa della Marco Polo, è
sotto accusa anche per le parcelle elevatissime (si parla di 558mila
euro l'anno) richieste da Acea stessa nella gestione di contabilità,
acquisti, centralino telefonico, ecc. Toccherà al presidente di Acea,
Cremonesi, e al sindaco Alemanno che stamane si ritrovano per inaugurare
un impianto solare, trovare la soluzione del problema.
5- SONO BEN DUE I LIBRI IN USCITA EI QUALI SI RIPERCORRONO I
TRASCORSI FASCISTI E LA GESTIONE DEL COMUNE.
Avviso ai
naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che dopo gli imperiosi
solleciti del sindaco di Roma dalle scarpe ortopediche, lo staff dei
collaboratori del Campidoglio ha appurato che sono in uscita ben due
libri nei quali si ripercorrono i trascorsi fascisti e la gestione del
Comune.
Fino a pochi
giorni fa si sapeva di un solo libro in uscita a maggio, ma i solerti
collaboratori di Alemanno hanno carpito la notizia di un altro pamphlet
bombastico".
03-05-2011]
|
|
PARMALAT RANCIDO -
IL TITOLO VELEGGIA SOPRA 2,6 €, PREZZO DELL’OPA DI LACTALIS, E BONDI
VUOLE CHIEDERE 2,8 €, PER DARE AI PICCOLI AZIONISTI GLI STESSI SOLDI
INCASSATI DAI FONDI SPECULATIVI - CHI DIRÀ SE IL PREZZO È GIUSTO?
GOLDMAN, CHE OLTRE AD AVER STIPENDIATO LETTA FINO AL 2008 (ORA HA
INGAGGIATO UN SOCIO DELL’EX STUDIO FISCALE TREMONTI), È UNA DELLE POCHE
BANCHE A NON AVER CONTENZIOSI PER IL CRAC DI TANZI - MA I FRANCESI NON
DEVONO MICA RISPETTARE IL PARERE DI GOLDMAN: TANTO NESSUNO OFFRE DI PIÙ
- IN ATTESA DEL PARERE CONSOB, I CONSUMATORI RICORRONO AL TAR CONTRO
L’OPA
- BORSA: PARMALAT
(+0,39%) SALE A 2,606, SOPRA PREZZO OPA DI LACTALIS...
Radiocor - Parmalat supera in Borsa il prezzo dell'Opa
lanciata dai francesi di Lactalis ed e' la prima volta che accade da
quando i francesi hanno lanciato la loro offerta. A Piazza Affari le
azioni del gruppo di Collecchio scambiano a 2,606 euro, in progresso
dello 0,39% contro i 2,6 euro dell'Opa Lactalis. Forti anche gli scambi
pari a 9,5 milioni di titoli rispetto ai 33 milioni della media degli
ultimi 30 giorni.
2 - OPA PARMALAT, BONDI SCHIERA GOLDMAN SACHS...
Vittorio Malagutti per "il
Fatto quotidiano"
É rimasto
deluso chi ieri si aspettava che Enrico Bondi tentasse in extremis di
mettere un altro bastone tra le ruote della scalata di Lactalis alla
Parmalat. Qualcuno pensava che il gran capo del gruppo di Collecchio
chiedesse ai francesi di alzare la loro offerta da 2,6 a 2,8 euro. Un
prezzo pari, quindi, a quello pagato quasi due mesi fa dall'azienda
transalpina ai tre fondi d'investimento stranieri che controllavano il
15 per cento della multinazionale che fu di Calisto Tanzi.
Invece no,
ieri il consiglio di amministrazione ha scelto per il momento di non
pronunciarsi nel merito di un'offerta che comunque, nel comunicato
finale, viene definita "non sollecitata nè concordata". A valutare se
sarà il caso di raccomandare un ritocco all'insù del prezzo sarà la
banca d'affari americana Goldman Sachs, ingaggiata in qualità di advisor
insieme a tre studi legali. La scelta di Goldman è stata fatta
all'interno di una cerchia forzatamente ristretta di candidati. Bondi
infatti ha imposto di escludere le banche fin qui coinvolte a qualunque
titolo nelle vicende di Collecchio.
L'istituto
americano ha peraltro ottimi agganci in Italia. Agganci a livello di
governo. Advisor per l'Italia di Goldman è infatti Enrico Vitali,
avvocato e tributarista legatissimo a Giulio Tremonti di cui è stato a
lungo socio nello studio Tremonti, Vitali, Romagnoli, Piccardi. Vitali,
tra l'altro fa parte di un comitato di nomina governativa per lo
sviluppo e la tutela all'estero degli interessi nazionali. Prima di
Vitali, Goldman aveva scelto come advisor Gianni Letta, che ha dato le
dimissioni nel 2008 quando è tornato sulla poltrona di sottosegretario
alla presidenza del Consiglio. Tremonti e Letta sono stati fin qui i
principali sponsor di una cordata italiana, finanziata anche con denaro
pubblico, contro Lactalis.
Sulla base
della cosiddetta fairness opinion dei consulenti toccherà poi agli
amministratori di Parmalat dare l'indicazione finale. Indicazione che
non sarà in nessun modo vincolante per Lactalis, che potrà comunque
mantenere invariate le condizioni dell'opa. Certo è, però, che un
giudizio negativo del consiglio di Parmalat nel merito dell'offerta
potrebbe riaccendere il fuoco delle polemiche politiche. L'eventuale
adeguamento del prezzo da 2,6 euro a 2,8 potrebbe costare ai francesi
oltre 250 milioni in più, ma avrebbe il merito di rendere più equa
l'operazione.
Ai piccoli
azionisti verrebbe infatti garantito lo stesso trattamento a suo tempo
riservato ai fondi Mackenzie, Skagen e Zenit, che a marzo sono riusciti
a fare il pieno di profitti. D'altra parte è anche vero che per mesi e
mesi, fino al'inizio di quest'anno, il titolo Parmalat ha viaggiato su
quotazioni di 2 euro e anche meno, quindi di molto inferiori all'offerta
di Lactalis. In altre parole, per la grande maggioranza dei
risparmiatori l'offerta dei francesi, anche senza ritocchi al rialzo,
resta comunque molto vantaggiosa.
Entro le
prossime due settimane (ma probabilmente il verdetto arriverà prima)
anche la Consob dovrà dare il proprio verdetto sulla regolarità
dell'operazione. La Commissione potrebbe chiedere chiarimenti o maggiori
garanzie. Il via libera dell'Autohority presideduta da Giusepe Vegas
servirà anche ad autorizzare la pubblicazione del prospetto informativo
sull'Opa. Sarà così finalmente possibile conoscere i dati di bilancio
del gruppo francese, che da anni non pubblica bilanci.
Un fatto
grave per una multinazionale delle dimensioni (10 miliardi di giro
d'affari) di Lactalis. Un fatto che ha portato due movimenti per la
difesa dei risparmiatori (Codacons e Associazione utenti servizi
finanziari) a presentare un ricorso al Tar per bloccare l'Opa proprio
per scarsa trasparenza del gruppo francese. Meno combattivo è invece
sembrato Silvio Berlusconi che ieri nel corso del vertice di maggioranza
ha sottolineato che l'offerta francese è un'operazione in regola con il
mercato.04-05-2011]
|
|
LE MILLE BOLLE WEB
- SILICON VALLEY È DI NUOVO SOTTO RISCHIO DI ESPLODERE - L’EUFORIA PER
FACEBOOK CHE HA QUADRUPLICATO IL SUO VALORE IN 12 MESI (50 MLD $) -
ANCHE L’ORO È AI MASSIMI E L’ARGENTO SI È RIVALUTATO DEL MILLE PER CENTO
- RECORD ANCHE PER COTONE, GRANO, RAME E PETROLIO - LIVELLI
INSOSTENIBILI, EFFETTO DELL’ENORME MASSA DI LIQUIDITÀ MESSA A
DISPOSIZIONE DAI TASSI BASSI DELLA FEDERAL RESERVE…
Maria
Teresa Cometto per il "Corriere
della Sera"
La febbre
delle acquisizioni sta contagiando tutto il mondo high-tech dalla
Silicon Valley al Giappone passando anche per l'Italia. La settimana
scorsa Ntt Data, la divisione di servizi network del colosso telefonico
giapponese Ntt, ha comprato Value team, società italiana che offre
consulenza e servizi di ingegneria dei sistemi nel settore delle
telecomunicazioni: 250 milioni di euro è stato il valore dell'operazione
secondo il quotidiano Nikkei.
I casi E
Yahoo!, veterana delle dot. com sopravvissuta al crac del 2000, ha
acquisito IntoNow, una startup della Silicon Valley specializzata nel
social networking: il prezzo è stato fra i 20 e i 30 milioni di dollari,
secondo indiscrezioni di mercato.
Se Value
team può vantare sette anni di esperienza, 300 clienti aziendali e 3
mila dipendenti, IntoNow invece aveva solo 12 settimane di vita e uno
staff di sette persone quando il suo fondatore Adam Cahan è diventato
milionario: un evidente esempio che la Silicon Valley è di nuovo in
piena Bolla speculativa, sostengono parecchi esperti e commentatori.
Questa volta
l'«euforia irrazionale» vede come protagoniste le dot. com basate sul
social networking: «reti sociali» come Facebook, connesse via telefonino
o Internet, capaci di guadagnare soldi grazie alla pubblicità o ad altre
iniziative di marketing.
La
valutazione della stessa Facebook è quasi quadruplicata in soli 12 mesi
arrivando a 50 miliardi di dollari, secondo stime basate sui
finanziamenti ricevuti dagli investitori privati e sugli scambi delle
sue azioni avvenuti sui mercati non ufficiali: e questo ben prima del
suo debutto in Borsa - previsto forse per l'anno prossimo - a conferma
della mania speculativa che è in atto e che comincia a innervosire
qualcuno.
Per esempio
un gruppo di azionisti e dipendenti della prima ora del sito di Mark
Zuckerberg sta cercando di vendere i propri titoli per un valore totale
di 1 miliardo di dollari, secondo l'agenzia Reuters: se andasse in porto
l'operazione - per la quale deve dare l'ok Zuckerberg in persona - il
valore di Facebook salirebbe ulteriormente a 70 miliardi. Finanza ma la
mentalità da Bolla oggi è diffusa oltre all'high-tech anche in altri
settori, dai metalli preziosi alle materie prime fino ai titoli
obbligazionari «spazzatura» (junk bond).
I prezzi di
questi ultimi sono risaliti dai minimi dell'autunno 2008 dopo il crac
Lehman Brothers, mentre parallelamente sono scesi i loro rendimenti e
quindi il «premio per il rischio» di possederli rispetto ai titoli di
Stato «sicuri»: se due anni e mezzo fa i junk bond rendevano oltre 20
punti percentuali sopra i T-bond Usa, ora la differenza è di meno di 5
punti. L'oro è al massimo storico, oltre 1.500 dollari per oncia, ma
ancor più spettacolare è stato il rialzo dell'argento: quasi +1000%in
dieci anni, fino a sfiorare i 50 dollari per oncia, altro massimo
storico.
E a livelli
di quotazioni record sono anche il cotone, il grano, il rame e il
petrolio, per citare sono alcune commodity. Sono livelli insostenibili,
spiegabili solo con l'enorme massa di liquidità messa a disposizione per
speculazioni dalla politica di tassi bassi della Federal Reserve (banca
centrale americana), avvertono i profeti di nuovi crac come Jeremy
Grantham, il gestore di 100 miliardi di dollari per Gmo, che aveva
correttamente individuato le Bolle scoppiate nel 2000 e nel 2008.
Molti
gestori di hedge fund si indebitano infatti a poco prezzo per
scommettere sui trend più caldi: così il trading sul maggior Etf
(Exchange traded fund, i fondi che replicano l'andamento di un indice
azionario o delle quotazioni di una materia prima) indicizzato
all'argento, l'iShares Silver Trust ha ormai superato in volumi quello
sul più famoso Etf indicizzato a Wall Street, lo SPDR S&P 500; mentre
l'Etf SPDR gold possiede addirittura più lingotti d'oro della banca
centrale svizzera.
L'allarme
Anche se per le materie prime si può prevedere una tendenza al rialzo
nel lungo termine, alimentata dalla forte domanda dei Paesi emergenti,
entro un anno è probabile un crollo dalle quotazioni attuali - secondo
Graham - perché la Cina non può continuare a correre a questi ritmi: i
salari stanno rincarando, il governo sta investendo troppo in
infrastrutture non necessarie e i risparmiatori scommettono sulle case
come i giapponesi 20 anni fa e gli americani cinque anni fa. Se la Cina
si ferma, anche la febbre da materie prime si raffredda; quella per
l'high tech scenderà anche senza una crisi cinese, come è successo in
passato.03-05-2011]
|
|
1- UN LIBRO-BOMBA
ESPLODE SUL SAGRATO DI SAN PIETRO: "WOJTYLA SEGRETO" - 2- PIÙ SIMILE AI
BORGIA CHE A SAN FRANCESCO, LA STORIA DI UN PAPA CHE È STATO
PRINCIPALMENTE UN "ASSET" POLITICO PER DISTRUGGERE IL COMUNISMO. ANCHE
SOLDI SPORCHI, PASSANDO PER CALVI, GELLI, LA MAFIA, BANDA DELLA
MAGLIANA, I PARADISI FISCALI - 3- ALLE SPALLE DI KAROL, Zbigniew
BRZEZINSKI, IL POTENTISSIMO CONSIGLIERE STRATEGICO DELLA CASA BIANCA DI
ORIGINE POLACCA CHE TEORIZZÒ L’USO DELLA RELIGIONE COME STRUMENTO PER
DISTRUGGERE L’IMPERO SOVIETICO, SOSTENENDO A EST LA RESISTENZA POLACCA
DI SOLIDARNOSCH E LA CHIESA DEL SILENZIO; E A SUD I MUJAEEDIN CHE IN
AFGHANISTAN CONTRASTAVANO I SOVIETICI DANDO PERÒ IN SEGUITO AD AL QAEDA:
ATTRAVERSO IL CARDINALE KROL DI ORIGINE POLACCA AVREBBE MOBILITATO LA
CONFERENZA EPISCOPALE AMERICANA PER SOSTENERE L’ELEZIONE DI WOJTYLA - 4-
LA LETTERA INEDITA DI CALVI AL PAPA IN CUI SVELA L’INCIUCIO TRA IL
SEGRATARIO DI STATO CASAROLI E IL MINISTRO DC NINO ANDREATTA PER
STRAPPARGLI IL BANCO AMBROSIANO -
1-
WOJTYLA SEGRETO - UNA CONTROINCHIESTA UNICA, FONDATA SU DOCUMENTI
ESCLUSIVI
E' stato un papa più simile ai Borgia che a San Francesco d'Assisi; un
pontefice che ha fatto sua la massima di Machiavelli «Il fine giustifica
i mezzi», pur di perseguire il disegno di una Chiesa che doveva
distruggere il comunismo.
Questo il
ritratto di Giovanni Paolo II che emerge da «Wojtyla Segreto» (edito da
Chiarelettere) la prima "contro-inchiesta" mai pubblicata in materia e
scritta dal vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi e dallo scrittore
di inchiesta Ferruccio Pinotti.
Un lavoro
che non fa sconti sulla figura del pontefice e che scava nelle
contraddizioni di un uomo che è stato principalmente un «asset»
politico. Attraverso documenti e interviste esclusive (il consigliere
della Casa bianca Brzezinski, il leader di Solidarnosc Lech Walesa, l'ex
primo ministro polacco Mazowiecki, il pm del processo Calvi-Ambrosiano
Luca Tescaroli e molti altri), il libro restituisce la figura di un papa
che la cronaca non ha raccontato e che il processo di beatificazione ha
volutamente evitato di prendere in considerazione, mettendo a tacere
ogni voce e testimonianza critica anche interna alla Curia vaticana.
WOJTYLA
E L'UOMO DELLA CASA BIANCA
Di grande interesse l'intervista a Zbigniew Brzezinski, il potentissimo
consigliere strategico della Casa Bianca di origine polacca che teorizzò
l'uso della religione come strumento per distruggere l'impero sovietico,
sostenendo a Est la resistenza polacca e la Chiesa del Silenzio; e a Sud
i mujaeedin che in Afghanistan contrastavano i sovietici dando però in
seguito ad Al Qaeda.
Brzezinski
ammette che già nel '76, due anni prima della salita al soglio
pontificio, lui e l'arcivescovo Wojtyla ebbero un incontro riservato ad
Harvard e che da lì nasce un'amicizia «calda e affettuosa» mai
interrottasi.
Sarebbe
stato Brezinski stesso, attraverso il cardinale Krol di origine polacca,
a mobilitare la conferenza episcopale americana per sostenere l'elezione
di Wojtyla due anni dopo.
SOLIDARNOSC E I SOLDI DI ROBERTO CALVI
A confermare l'appoggio di Giovanni Paolo II al movimento polacco
Solidarnosc è nel libro lo stesso Lech Walesa. Nel biennio 1980-1981 il
Banco Ambrosiano, tramite il suo presidente Roberto Calvi inizia a
versare capitali enormi al sindacato di Wałesa. Tutto è avviato nella
più assoluta segretezza. La cittadella di Solidarnosc ha bisogno di
aiuto; la battaglia di resistenza in Polonia è solo una tappa nel più
impegnativo confronto con l'impero sovietico.
Insieme a
Roberto Calvi, deus ex machina dell'intera operazione è Marcinkus,
l'anima nera dello Ior, la banca del Vaticano. Marcinkus sarà la figura
chiave della politica di papa Wojtyla contro il comunismo. Una battaglia
da vincere con ogni mezzo. Anche soldi sporchi, passando per i paradisi
fiscali.
Con Roberto Calvi,
Marcinkus imbastisce una rete di società fantasma nei paradisi fiscali
di mezzo mondo, dove arrivano fiumi di soldi. Forte della benedizione
vaticana, Calvi allaccia relazioni pericolose con Michele Sindona e il
giro della Loggia P2, di cui è affiliato.
Giacomo
Botta, dirigente del settore esteso del Banco Ambrosiano racconterà ai
magistrati: «Già nel 1977-1978, quando divenni consigliere [del Banco
ambrosiano di Managua], Calvi mi disse che il gruppo che controllava il
pacchetto di controllo dell'Ambrosiano era lo Ior, che deteneva
all'estero una consistente partecipazione del Banco. Seppi anche che le
società che a quell'epoca l'Ambrosiano di Managua finanziava erano del
Vaticano. Calvi probabilmente intendeva mettermi al corrente di questi
segreti che lui tutelava gelosamente e intendeva altresì giustificare i
finanziamenti, dicendo che erano imposti dal Vaticano, che era in
sostanza il padrone del Banco ambrosiano».
Panama,
Bahamas, Lima, Managua. Arriva da lì il tesoro per sostenere
Solidarnosc. Roberto Calvi fugge all'estero, braccato dai creditori.
Finirà la sua corsa il 17 giugno 1982 sotto un ponte di Londra, appeso a
una corda con dei mattoni nelle tasche. Solo pochi giorni prima scriverà
una lettera drammatica, indirizzata a sua santità Giovanni Paolo II. Una
lettera che fotografa un pezzo importante di storia italiana e ci dice
anche che Wojtyla non poteva non sapere.
LA
LETTERA DI ROBERTO CALVI AL PAPA
"Santità, Ho pensato molto, molto, in questi giorni. E ho capito che c'è
una sola speranza per cercare di salvare la spaventosa situazione che mi
vede coinvolto con lo Ior in una serie di tragiche vicende che vanno
sempre più deteriorandosi e che finirebbero per travolgerci
irreversibilmente.
Ho pensato
molto, Santità, e ho concluso che Lei è l'ultima speranza, l'ultima. Da
molti mesi, ormai, mi vado dibattendo a destra e a manca, alla disperata
ricerca di trovare chi responsabilmente possa rendersi conto della
gravità di quanto è accaduto e di quanto più gravemente accadrà se non
intervengono efficaci e tempestivi provvedimenti, essenziali per
respingere gli attacchi concentrici che hanno come principale bersaglio
la Chiesa e, conseguentemente, la mia persona e il gruppo a me facente
capo.
La politica
dello struzzo, l'assurda negligenza, l'ostinata intransigenza e non
pochi altri incredibili atteggiamenti di alcuni responsabili del
Vaticano, mi danno la certezza che Sua Santità sia poco e male informata
di tutto quanto ha per lunghi anni caratterizzato i rapporti intercorsi
tra me, il mio gruppo e il Vaticano.
Santità,
sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché
delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello
Ior, comprese le malefatte di Sindona, di cui ancora subisco le
conseguenze; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli
rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti
paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest;
sono stato
io che, di concerto con autorità vaticane, ho coordinato in tutto il
Centro-Sudamerica la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto
allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie
filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato
proprio da queste stesse autorità a cui ho rivolto sempre il massimo
rispetto e obbedienza.
Santità, la
domanda che mi pongo è questa: «Ma a chi giova un tale atteggiamento?
Certo non a me o al mio gruppo, ma anche più certamente non giova agli
interessi morali ed economici della Chiesa. E allora, Santità, mi
convinco sempre di più che chi vuole male alla Chiesa (e non sono in
pochi) trova, all'interno di essa, numerosi e autorevoli alleati.
Ora si tratta di stabilire quanti di questi alleati sono in buona fede e
quanti non lo sono.
Dunque, le
ipotesi sono due: per quelli che sono coscienti del male che hanno fatto
e che potrebbero ancora fare, non c'è alcun dubbio: Lei, Santità, è
l'obiettivo! Per quelli che invece sono in buona fede (ed è l'ipotesi
meno credibile), Santità, non indugi un secondo, li allontani
urgentemente dal loro incarico prima che sia troppo tardi!
Certo,
occorre molta buona volontà, per non dire che bisogna essere ciechi, per
non vedere che si sta preparando una grande congiura contro la Chiesa e
la Persona di Sua Santità. E ciò è facile dedurlo dalle assurde risposte
che si continua a dare alle mie disperate grida di pericolo e ai miei
reiterati inviti di chiarimento.
Forse, senza
forse, la grande popolarità e simpatia di cui Lei, Santità, gode in
molte parti del mondo e l'espandersi di essa, preoccupano, e non poco, i
Suoi avversari interni ed esterni, sino al punto da far pensare a quelli
interni, si capisce, il tanto peggio, tanto meglio!
Gli
avversari esterni lo sappiamo chi sono e Lei, Santità, lo sa meglio di
tutti e li combatte meglio di tutti; ma quelli interni, interni alla
Chiesa voglio dire, e quelli affini, come alcuni democristiani, Lei,
Santità, li conosce? Io credo proprio di no! Non sono un pettegolo e
neanche uno che accusa per dispetto o per vendetta.
E non mi
interessa, perciò, soffermarmi sulle tante chiacchiere che si fanno su
alcuni prelati e in particolare sulla vita privata del segretario di
Stato cardinale Casaroli (si sa, questo genere di chiacchiere non giova
mai alla dignità e al buon nome della Chiesa), ma mi interessa
moltissimo segnalarLe il buon rapporto che lega quest'ultimo ad ambienti
e a personaggi notoriamente anticlericali, comunisti e filocomunisti,
come quello con il ministro democristiano Nino Andreatta col quale,
sembra, abbia trovato l'accordo per la distruzione e spartizione del
Gruppo ambrosiano.
Ma a quale
disegno vuole o deve obbedire il segretario di Stato del Vaticano? A
quale ricatto? Santità, un eventuale crollo del Banco Ambrosiano
provocherebbe una catastrofe di inimmaginabili proporzioni in cui la
Chiesa ne subirebbe i danni più gravi! Bisogna evitarla a ogni costo!
Molti sono
coloro che mi fanno allettanti promesse di aiuto a condizione che io
parli delle attività da me svolte nell'interesse della Chiesa; sono
proprio molti coloro che vorrebbero sapere da me se ho fornito armi o
altri mezzi ad alcuni regimi di paesi del Sudamerica per aiutarli a
combattere i nostri comuni nemici, e se ho fornito mezzi economici a
Solidarnosc o anche armi e finanziamenti ad altre organizzazioni di
paesi dell'Est; ma io non mi faccio e non voglio ricattare; io ho sempre
scelto la strada della coerenza e della lealtà anche a costo di gravi
rischi!
Santità, a
Lei mi rivolgo perché solo attraverso il Suo alto intervento è ancora
possibile raggiungere un accordo tra le parti interessate e respingere
il terribile spettro di una immane sciagura. Ora, altro non mi rimane
che sperare in una Sua sollecita chiamata che mi consenta di mettere a
Sua disposizione importanti documenti in mio possesso e di spiegarLe a
viva voce tutto quanto è accaduto e sta accadendo, certamente a Sua
insaputa. Grato e nel bacio del Sacro Anello, mi confermo della Santità
Vostra.
Roberto
Calvi
LA P2 E I SOLDI
DELLA MAFIA
Anche la Loggia P2 approvava i finanziamenti «anticomunisti» al
sindacato polacco. Ricorda Licio Gelli: «Nel settembre 1980 Calvi mi
confidò di essere preoccupato perché doveva pagare una somma di 80
milioni di dollari al movimento sindacale polacco Solidarnosc, e aveva
solo una settimana di tempo per versare il denaro».
Perfino la
mafia sarebbe coinvolta nel progetto del papa di fare a pezzi il blocco
comunista. Dagli atti giudiziari del processo Calvi emerge infatti che
nella lotta al comunismo sarebbero stati investiti anche soldi frutto
delle speculazioni edilizie della mafia in Sardegna.
Il pm Luca
Tescaroli - intervistato da Pinotti e Galeazzi - ha maturato nel corso
degli anni una conoscenza unica del complesso mondo delle finanze
vaticane e dei rapporti malati che in quegli anni il papato non disdegnò
di intrattenere. Tescaroli è stato il primo magistrato che, con il suo
lavoro, è riuscito a evidenziare come la banca di riferimento del
Vaticano, strettamente legata allo Ior, fosse divenuta negli anni
Settanta e Ottanta strumento del riciclaggio di denaro mafioso. Soldi
utilizzati dal papato per contrastare il comunismo nell'Est europeo e in
America Latina.
Nel libro il pm ha
raccontato aspetti inediti in merito: «Roberto Calvi, nel subentrare a
Michele Sindona, risultò svolgere una funzione di volano tra i vecchi e
i nuovi equilibri strategici avvicendatisi in seno a Cosa nostra, a
seguito della cosiddetta ultima guerra di mafia. Se Calvi avesse messo
in atto il manifestato proposito di riferire quanto a sua conoscenza,
avrebbe svelato il canale di alimentazione del Banco Ambrosiano,
rappresentato dalle risorse finanziarie provenienti da Cosa nostra, e la
destinazione dei flussi di quel denaro, ivi compresa quella del
finanziamento del sindacato Solidarnosc (di cui ha parlato Salvatore
Lanzalaco), e ai regimi totalitari sudamericani (ai quali fece espresso
riferimento Calvi in alcune lettere dallo stesso sottoscritte).
Finanziamento attuato nell'interesse di una più ampia strategia del
Vaticano, volta a penetrare nei paesi comunisti dell'Est europeo e a
congelare l'avanzata comunista nell'America Latina. Cosa nostra e,
certamente, Calò non potevano accettare che emergesse e venisse rivelata
agli inquirenti quella tipologia di attività illecita, volta a far
convogliare flussi di denaro mafiosi in quelle direzioni, e l'attività
di riciclaggio che attraverso il Banco Ambrosiano veniva espletata.»
ALTRO CHE
FONDAZIONE DI BENEFICENZA
Pinotti e Galeazzi ricostruiscono anche, sempre sulla base di documento
che hanno scelto di pubblicare in appendice al libro, il rapporto
segreto che legava papa Wojtyla al vescovo 007 monsignor Pavel Hnilica.
Una figura leggendaria, al punto che nel 1951 dovette fuggire a Roma,
dove negli anni '60 fondò la misteriosa Fondazione Pro Fratribus, dedita
all'assistenza dei profughi dell'Est ma in realtà strumento per
convogliare aiuti alla resistenza anticomunista in tutta l'Europa
orientale.
Pinotti e
Galeazzi pubblicano scannerizzati tutti gli assegni della Pro Fratribus,
che documentano il vorticoso giro di denaro messo in piedi dal vescovo
007 amico di Wojtyla sin dal dopoguerra.
Gli autori
pubblicano poi l'assegno da 1,5 miliardi con il quale Hnilica -
certamente con il consenso di Wojtyla - cerca di comprare da Flavio
Carboni la valigetta di Calvi contenente i documenti con cui intendeva
ricattare il Papa. Un assegno non onorato dallo Ior solo per
l'intervento del cardinale Casaroli.
Ma
l'appoggio del Papa al discusso padre Hnilica, condannato per
ricettazione insieme a Carboni e al falsario Giulio Lena (se la
caveranno solo nei successivi gradi di giudizio) è acclarato, come
testimonia la missione affidata da Wojtyla a Hnilica di una messa
segreta a Mosca nel 1984 che consacrasse la Russia al cuore immacolato
di Maria.
UNA
DECISIONE POLITICA
Nell'inchiesta di Pinotti e Galeazzi sono raccontati con dovizia di
particolari molti altri capitoli oscuri, come la copertura offerta al
movimento dei Legionari di Cristo, guidato Marcial Maciel, così come
l'appoggio indiscriminato a lobby di potere come Opus Dei, Cl,
Focolarini, Neocatecumenali. Movimenti integralisti che sono ormai vere
e proprie «chiese nella chiesa».
Per tutte
queste ragioni Pinotti e Galeazzi ritengono inopportuna la
beatificazione lampo di Wojtyla ed ancor più rischiosa la probabile
canonizzazione, come sostenuto da un altro documento pubblicato in
appendice: la testimonianza prodotta dal teologo Giovanni Franzoni al
processo di beatificazione.
Un documento
nel quale il coraggioso sacerdote esplicita le ragioni per le quali
Wojtyla non può e non deve diventare santo. Così Franzoni: "E' mio
dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere. Mi rendo conto
che alcune mie affermazioni sembreranno inaudite. L'ansia con cui molti
ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che
Wojtyla sia lasciato al giudizio della Storia".01-05-2011]
|
|
TRUFFE PARIOLE -
IL BROKER COLLABORATORE ORA COLLABORA CON I PM: “LANDE RESTITUIVA I
SOLDI AGLI AMICI E LI NEGAVA AI MALATI TERMINALI CHE NE AVEVANO BISOGNO
- NON SO SE SIA MASSONE, MA È DEL MOVIMENTO NEOFASCISTA ORDINE NUOVO. Ai
clienti dicevamo balle per giustificare i ritardi” - DOPO LE MINACCE DEL
CLAN DEI PIROMALLI (‘NDRANGHETA) CHE AVEVA INVESTITO 14 MLN $, LANDE
MANDÒ I FIGLI ALL’ESTERO - LA POLIZIA POSTALE INDAGA SULLE EMAIL VERSO I
PARADISI FISCALI E LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA - l’attrice francesca
golia rettifica: “solo un’omonimia
1- RICEVIAMO E
PUBBLICHIAMO DA FRANCESCA GOLIA:
Spett.le
redazione,
Vi scrivo, in nome e per conto della sig.ra Francesca Golia, la quale ad
ogni effetto di legge, elegge esclusivo domicilio presso questo studio
legale, al fine di significarVi quanto segue: in questi ultimi giorni,
sulle Vostre pagine sono stati pubblicati articoli nei quali viene
riportata la falsa notizia che vede coinvolta la mia assistita nello
scandalo finanziario riguardante la società "Lande & Co.", protagonista
della cosiddetta "truffa dei Parioli", con relativa pubblicazione della
sua foto.
Con la
presente si invita e diffida la Vostra redazione all'immediata rettifica
della notizia, poiché la sig.ra Francesca Golia non ha avuto nessun tipo
di rapporto nè diretto né indiretto con la società suddetta né
qualsivoglia società o intermediario finanziario, ancora meno ha mai
consegnato denaro ad alcuno.
Distinti
saluti.
Avv. Angelo Tuozzo
2 - PARIOLI, CELLULARI E MAIL DELLA TRUFFA NEL MIRINO DELLA
POLIZIA POSTALE...
Federica Angeli e Francesco Viviano per "la
Repubblica"
Nell´inchiesta sulla grande truffa dei Parioli scende in campo la
polizia postale e delle comunicazioni. A tirare in ballo gli agenti
"telematici" è stata la procura di Roma per venire a capo di alcune
circostanze utili allo sviluppo delle indagini. In particolare alla
Postale è stato richiesto di individuare la «corrispondenza email e i
destinatari presenti in territorio estero», con particolare riferimento
ad alcuni stati come le Bahamas, Le Virgin Island, Jersey, Lussemburgo,
Svizzera, Malta, Regno Unito e persino il Libano.
Al vaglio
degli investigatori della postale anche tutta la corrispondenza email, i
documenti contabili e le conversazioni intercorse tra Gianfranco Lande e
i fratelli Carmelo e Giuseppe Piromalli, le telefonate con Antonio
Coppola, con Giovanni Giamborino, Matteo Cosmi, Giuseppe Giuliani Ricci
e Pierluigi Romagnoli.
Tutte le
conversazioni, in sostanza, che riguardano i traffici poco puliti
entrati nella macchina mangia soldi costruita negli anni dal Madoff dei
Parioli: dagli investimenti di 14 milioni di euro della ‘ndrangheta
all´affare da 84 milioni per la vendita di aerei militari in Germania e
in Austria che ha coinvolto la Alenia Aeronautica, la cui sede è stata
perquisita qualche giorno fa dalla finanza.
I meccanismi
del raggiro da 170 milioni di euro, ancora una volta viene raccontato in
un altro interrogatorio dell´ultimo indagato: il broker Carlo Faberi
assunto in Egp dal giugno del 2009. Il suo ruolo, secondo l´accusa, è
stato quello di convincere i clienti a fare lo scudo fiscale e a passare
dunque dalla società fantasma Eim a quella consobizzata Egp.
«Quando sono
stato assunto da Egp, il dottor Lande mi riferiva che circa 800 clienti
avrebbero aderito allo scudo fiscale. Erano clienti che lui seguiva da
tempo. Mi era stato spiegato che avrei dovuto seguire le posizioni di
chiunque avesse voluto aderire allo scudo fiscale. I clienti pagavano lo
scudo fiscale mediante assegni alla Egp, come sostituto d´imposta. La
più parte dei clienti sceglieva invece di attendere l´arrivo dei
capitali investiti all´estero per il pagamento degli oneri fiscali».
Tra i
clienti che hanno aderito allo scudo che, a quanto pare, sarebbe stato
solo un atto formale, «cartaceo», per dirla con Andrea Raspi, cognato di
Lande, molti vip, calciatori e notabili romani finiti nel raggiro. Tra
loro Paolo Guzzanti, lo chef di fama internazionale Heinz Beck, il
calciatore Ruggiero Rizzitelli, i fratelli del cinepanettone Vanzina.
Molti i casi di omonimia finiti nella lista tra i 1678 truffati.
Tra questi
l´attrice teatrale Francesca Golia che, a quanto pare, non è coinvolta
nello scandalo finanziario di Lande & co. Il suo legale, l´avvocato
Angelo Tuozzo precisa infatti che «Francesca Golia non ha avuto nessun
tipo di rapporto né diretto né indiretto con la società di Lande né
qualsivoglia società o intermediario finanziario, ancora meno ha mai
consegnato ad alcuno addirittura un milione di euro». Il nome di
Francesca Golia compare al numero 761 della lista dei truffati.
3 - "DOPO LE MINACCE DEI PIROMALLI LANDE MANDÒ I FIGLI
ALL´ESTERO" IL BROKER FABERI: "CLIENTI MALATI TERMINALI LASCIATI SENZA
SOLDI"...
Federica Angeli e Francesco Viviano per "la
Repubblica"
Clienti di
serie A e investitori di serie B che, seppur bisognosi di denaro in
quanto affetti da gravi malattie, non hanno mai rivisto un centesimo dei
soldi investiti. E ancora: i figli di Lande e di Raffaella Raspi mandati
all´estero dopo le minacce del clan della ‘ndrangheta dei Piromalli.
Infine l´appartenenza di Gianfranco Lande a Ordine Nuovo, il gruppo di
estrema destra.
Ecco come,
dall´interrogatorio di Carlo Faberi, un altro broker di Egp indagato,
spuntano inquietanti dettagli sulla truffa dei Parioli. Faberi: «Vi
erano clienti, come Marina Curcio e il marito o compagno Roberto Moroli,
clienti di Castellacci, che avevano ricevuto un´attenzione maggiore
rispetto ad altri. Raffaella Raspi mi disse che se Marina Curcio avesse
firmato il contratto di raccolta ordini, mi avrebbe dato la sua
posizione. Così feci e il back office mi diede un estratto conto, nel
quale era riportato un investimento di circa 1.500.000 euro di titoli
sul fondo Karla Derivates Strategies».
Pm: «Il
passaggio al contratto raccolta ordini è avvenuto per tutti i clienti o
solo per alcuni?» Faberi: «Ora che mi ricordo vi era un ingegnere che
aveva una grossa influenza su Lande. Se non ricordo male, è stato
l´unico a riavere i soldi. Questo è avvenuto quando vi erano già altri
clienti che non avevano avuto, da tempo, i rimborsi richiesti. Ora non
ricordo il nome, ma abita vicino casa mia in via Fleming. Ha fatto una
richiesta di 200mila euro e gli vennero dati in tempo breve.
Era un amico
della signora Curcio. Ora ricordo il nome: si tratta dell´ingegner
Vincenzo Lattanzi. Aveva un investimento in Blue Water per più di un
milione. L´ingegner Lattanzi mi spiegò che aveva fatto un investimento
15 anni prima, partendo da una cifra di circa 150.000,00 e mi mostrava i
rendimenti che aveva avuto nel tempo, che mensilmente riportava su un
foglio in excel aggiornato di suo pugno.
Susanna
Ruggeri del back office mi informò del bonifico di euro 200.000,00 che
era stato fatto a Lattanzi. Vi erano persone come il signor Quaranta che
aveva veramente bisogno di denaro, ma a lui non è stato restituito solo
una parte e se non ricordo male circa 10.000,00. Vi erano altre persone
come E.T., il quale aveva una cirrosi e aveva necessità di denaro per la
dialisi. Ha ricevuto solo 5.000 euro».
Pm: «Sa se
Lande appartenesse a qualche massoneria?» Faberi: «Non lo so. Però non
mi meraviglierei. Una volta, d´estate, lo vidi senza cravatta e sotto
aveva il simbolo dell´ascia bipenne di "Ordine Nuovo". Sono sicuro che
si trattasse di un´ascia bipenne, perché conosco tale simbolo».
Pm: «Lei si
è reso conto che Lande ha effettuato investimenti di denaro di sospetta
provenienza?»
Faberi: «Ho
assistito all´arresto dei fratelli Piromalli. In quel momento ho
cominciato a dubitare sull´attività di Lande, con riferimento al
riciclaggio. Ho pensato che Lande, in difficoltà economica, avesse
chiesto soldi alla criminalità. La questione dei Piromalli è stata
utilizzata da Lande, Raffaella e Andrea Raspi, per dire che avevano
avuto un´estorsione di 8 milioni di euro. Ciò mi fu detto in una
riunione da Raffaella e Andrea Raspi. Quest´ultimi hanno riferito che
Piromalli avevano le foto dei loro figli, con riferimento anche ad
Andrea Raspi, per mia deduzione. So che nei giorni successivi i figli di
Raffaella, Andrea Raspi e Gianfranco Lande sono stati portati in un
altro luogo. Queste sono state dicerie delle segretarie».
Quanto alla
montagna di bugie che negli anni sono state dette ai clienti che
rivolevano i loro soldi, erano il Madoff dei Parioli e la sua compagna a
dare delle precise direttive. Dichiara al riguardo Carlo Faberi: «Ai
clienti dicevamo balle per giustificare i ritardi nell´arrivo dei titoli
e nei rimborsi. Le spiegazioni da dare ai clienti mi venivano date da
Gianfranco Lande e Raffaella e Andrea Raspi. Quest´ultimo era meno
tecnico sui titoli. Il 4 aprile 2010 abbiamo ricevuto una missiva nel
corpo della quale veniva chiesto di continuare a lavorare con
particolare riferimento alla necessità di ricercare nuovi clienti».
02-05-2011]
|
|
VOLARE, OH-OH! -
Qualcuno in Generali comincia a parlare di una “maledizione del Falcon”,
perché anche l’uso di velivoli privati è stato alla base del
defenestramento di Geronzi - Così come a scatenare l’ira di Bernheim,
grande vecchio della finanza francese ed ex mentore di Bolloré, è stata
l’interdizione a usare la sua flotta aerea da parte dell’ex delfino - Ma
adesso a soffrire della maledizione del Falcon è lo stesso Bolloré
a "il
Foglio"
Qualcuno in
Generali comincia a parlare di una "maledizione del Falcon", perché
anche l'uso di velivoli privati è stato alla base dei dissapori che
hanno portato al defenestramento di Cesare Geronzi. Così come a
scatenare l'ira di Antoine Bernheim, grande vecchio della finanza
francese ed ex mentore di Vincent Bolloré, è stata l'interdizione a
usare la sua flotta aerea da parte dell'ex delfino. Ma adesso a soffrire
della maledizione del Falcon è lo stesso Bolloré, che sullo scacchiere
italiano sconta un isolamento senza precedenti che però non deve essere
considerato definitivo.
A partire
dal trattamento che si è visto riservare all'assemblea annuale degli
azionisti del Leone sabato scorso a Trieste, in cui il finanziere
bretone ha dato il suo voto al bilancio 2010, con una conversione a U
rispetto all'astensione che il 16 marzo in consiglio di amministrazione
aveva portato alla destabilizzazione del Leone. Ancora la sera prima
dell'assemblea, Bolloré rispondeva spiritosamente ("suspense") ai
giornalisti che gli chiedevano le sue intenzioni di voto. Ma poi, il
giorno dopo, è arrivato il commento acido del group ceo Giovanni
Perissinotto: "Si vede che la notte porta consiglio. Sono contento". Ma
non c'è solo Generali nel grande riassetto dei "poteri forti" italiani
in cui naviga adesso con difficoltà Bolloré.
Venerdì
scorso il quotidiano economico francese Les Echos compiva una lunga
disamina dell'impasse italiano di Bolloré: isolato sul fronte Generali,
dove ha litigato praticamente con tutto il cda; sconfitto sul fronte
Ligresti, dove la Consob presieduta da Giuseppe Vegas ha fatto argine
contro la cordata amica Groupama; solo tollerato in Mediobanca. In
Piazzetta Cuccia, infatti, dove Bolloré possiede il 5 per cento con
opzioni per salire al 6, il finanziere è di fatto solo sopportato dopo
la frattura creata con il management e in particolare con
l'amministratore delegato Alberto Nagel, il quale punta ad alleggerire
il patto di sindacato di Piazzetta Cuccia (in scadenza a settembre)
snellendo proprio il peso specifico dei francesi che al momento
controllano l'11 per cento del capitale. Ipotesi non percorribile per
Bolloré, che ha ribadito fino a qualche giorno fa che "Mediobanca rimane
un investimento di lungo periodo".
Il fatto è
che l'ipotesi di un patto leggero, de-francesizzato, è condivisa da
Nagel con il primo grande socio di Mediobanca, Unicredit. Secondo una
ricostruzione sempre di Les Echos, l'istituto di Piazza Cordusio sarebbe
oltretutto organico a una filiera padana che fa perno sul
vicepresidente, Fabrizio Palenzona, e "per li rami", al ministro
dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, che intenderebbe
privilegiare l'asset Unicredit nella sua crociata anti francese
appoggiata dalla Lega, e che vedrebbe Bolloré come target privilegiato.
Infine, ma non per ultimo, lo scenario Rcs, dove le ambizioni del gran
rottamatore Diego Della Valle rischiano di rimanere per il momento senza
esito. Perissinotto ha sottolineato in assemblea che la compagnia
manterrà il suo 3,9 per cento, mentre l'imprenditore sanitario Giuseppe
Rotelli, indiziato speciale nella partita Rcs, ha smentito i rumors che
lo davano interessato ad alleggerire la quota.
Anche su Rcs
Bolloré s'era espresso con soddisfazione per una possibile vendita della
quota Generali e non più tardi di tre mesi fa aveva detto: "Troveremo di
certo un'intesa". Il finanziere bretone, oltre che con la solida
amicizia con il Cav. e Sarko, può consolarsi con il fatturato del suo
gruppo che ieri a Parigi ha comunicato i dati del primo trimestre
dell'anno: più 27 per cento, superando i 2 miliardi. Douce
France.03-05-2011]
|
|
1- CHE C’È DA
FESTEGGIARE? NIENTE! BELLO E ISTRUTTIVO L’EDITORIALE DI EZIOLO MAURO,
CHE ALMENO HA SEMPRE IL MERITO DI NON FARLA LUNGA TRACIMANDO DI PAGINA
IN PAGINA: "BIN LADEN MUORE QUANDO IL SUO MONDO HA COMINCIATO A
VOLTARGLI LE SPALLE" - 2- BERLUSCONI-BOSSI SHOW: PRIMA BOMBARDO, POI
TROVO I SOLDI (IN MEZZO, SI VOTA) - 3- ELKANN A OMAHA PER "SPINGERE
WARREN BUFFET A COMPRARE UNA 500". E STIKAZZI? - 4- A PAG. 10 DI "MF" SI
SCOPRE CHE LA FIAT è STATA CONVOCATA IERI IN CONSOB PER FARE IL PUNTO SU
CONTI E LIQUIDITà. VORRANNO DAR LORO UN PREMIO A MARPIONNE? - 5- PER LA
SERIE "LI MORTACCI DI TREMAGLIA", ECCO UNA LUMINOSA NOTIZIA: "RAZZI
"ITALIANO ALL’ESTERO" SI FA LA LEGGE: CHI VIVE FUORI CONFINE NON PAGHI
L’ICI"... -
A cura
di Minimo Riserbo e Falbalà
1 -
MORTO UN SIMBOLO SE NE FA UN ALTRO...
Oggi e' un giorno bellissimo! Possiamo saltare le prime 15 pagine dei
principali giornali, che mai come in occasioni del genere marcano la
propria inutilita' rispetto al web e alle tv. Bello l'editoriale di
Eziolo Mauro, che almeno ha sempre il merito di non farla lunga
tracimando di pagina in pagina:
"Ma la morte
di Bin Laden cade in una primavera araba che cambia radicalmente il
quadro rispetto a dieci anni fa. Le piazze, dall'Egitto alla Libia,
mentre si ribellano agli autocrati rifiutano anche la soggezione ad Al
Quaeda.
Potremmo
dire che e' nato un nuovo soggetto politico che assomiglia alla pubblica
opinione, e niente sara' più' come prima. In questo senso, Bin Laden
muore quando il suo mondo ha cominciato a voltargli le spalle".
Che spettacolo un direttore di giornale italiano che se la piglia con
gli autocrati.
Dalle
colonne plumbee del Corriere Occidentale, Emanuele Severino spende
parole sagge e colte: "Nel Vangelo rispetto e silenzio prendono il posto
della vendetta. Esultanza comprensibile, ma e' un retaggio primitivo"
(p. 13). Il Vaticano costretto all'ovvio: "la morte non puo' mai
rallegrare" (p. 13). Il Giornale di Mortimer Sallustioni festeggia da
par suo, ma e' costretto a dar conto della posizione degli amati
cardinali. Lo fa con un titoletto ammosciante ( "Il Vaticano smorza i
toni...") e un catenaccio di rara perfidia: "Sale la preoccupazione per
eventuali ritorsioni contro la Chiesa" (p. 3). Come se il Vaticano
avesse parlato cosi' per semplice paura di vendette.
La cosa più'
grave la combina la Stampa di Mariopio, dove Coccolino Molinari da' voce
a quel galantuomo di Wolfowitz per far passare il seguente concetto: Bin
Laden preso "per merito di Guantanamo". Senza vergogna. Bello il titolo
in prima del Cetriolo Quotidiano: "Bin Laden acqua in bocca".
2 -
AGENZIA MASTIKAZZI INTERNATIONAL...
"Sono cosi' contenta di sentire che Bin Laden e' morto! Era la faccia
del male. Il mondo sara' molto migliore senza di lui". Grati a
Repubblica (p. 11) per averci donato anche oggi il pensiero di Paris
Hilton, che sgorga sempre fecondo dal profondo del suo silicone.
3 -
PRIMA BOMBARDO, POI TROVO I SOLDI (in mezzo, si vota)...
Come sempre, la Lega fa ammuina e alla fine si ricorda di non essere
proprietaria di se stessa: "Pdl-Lega, mediazione in extremis. Respinta
la proposta di Letta: forse oggi vertice Berlusconi-Bossi per una
mozione condivisa" (Sole 24 Ore). Nella stessa pagina, Marco Ludovico
imbraccia la calcolatrice e fa il conto di una spesa parecchio
indigesta: "Missione militare e immigrati, spesi 260 milioni. Rinviata a
dopo le elezioni amministrative l'ipotesi di un'accisa regionale per
recuperare risorse".
4 -
CLASSE DIGERENTE...
per la serie "Li mortacci di Tremaglia", ecco una luminosa notizia:
"Razzi "italiano all'estero" si fa la legge: chi vive fuori confine non
paghi l'Ici" (Corriere p. 25)
5 -
L'AGONIA DI DON SALVATORE: COMANDARE E' MEGLIO CHE FOTTERE...
Il nostro capitalismo "di relazioni" (eufemismo per "piovresco") quando
va in difficolta' scopre il suo volto migliore e manda messaggi per chi
deve capire. Ligresti, a mezzo Pizza 24 Ore, ci fa sapere: "Mediobanca e
Unicredit sono quote strategiche" (p. 1).
Poi apri Affari&Sfiganza di Repubblica e trovi un magistrale pezzone di
Ettore Livini: "I buchi neri della galassia Ligresti. Cavalli, alberghi,
immobili, tenute, stipendi da super manager: tutte le operazioni con le
quali la famiglia ha svuotato le casse delle compagnie. Superano mezzo
miliardo le operazioni di Fonsai con "parti correlate".
6 -
FREE MARCHETT...
"Balzo delle vendite e calo dei costi: primi utili di Chrysler dal 2009"
si legge in prima sul Sole. Qualcuno avvisi Pizzettone Napoletano che
forse il pezzo "tecnico" di Mara Monti sui "bond dell'auto" non andava
buttato a pag 45 ma legato a quella su Chrysler a pag 11. Anche perche'
si potevano evitare le quattro colonnine usate per dire che Elkann si è
presentato a Omaha per "spingere Warren Buffet a comprare una 500". E
stikazzi?
Poi prendi
il Corrierone e scopri l'acqua calda, ma certificata Fiat. Se anche
Raffaella Lingotto Polato scrive "Fiat, tentazione d'America per la
famiglia Agnelli" (CorrierEconomia in prima) vuol dire che Torino deve
pensare a un futuro senza la Real casa e senza Mirafiori.
7 - LE
NOTIZIE SU MARPIONNE, INVECE...
... siamo costretti a trovarle su Mf. A pagina 10, si scopre che la Fiat
ieri e' stata convocata in Consob per fare il punto su conti e
liquidita'. Vorranno dar loro un premio?
03-05-2011]
|
|
BORSE IN CALO
ASPETTANDO I DATI SUL LAVORO USA - MALE LA FIAT DOPO IL FLOP DELLE
IMMATRICOLAZIONI AD APRILE - ALL’EX BERTONE STANNO VOTANDO, RISULTATO
ALLE 20 - ENEL CONFERMA CONTI AD E DG - UNIPOL E L’OSSESSIONE DELLA
BANCA - FACEBOOK MOLTIPLICA AMICI E MILIARDI - L’INCERTO FUTURO DI CAPE
LIVE - CAVALLERO AD EINAUDI - UNO SCONTO PER TANZI - UGHI RESTA IN SELLA
AL CAVALLO SNAI - I DUBBI DI BANKITALIA SUGLI INCENTIVI DI GENERALI
1.
BORSA: EUROPA FIACCA, PESANO FUTURE USA E TRIMESTRALI
(ANSA) - Prevale il segno meno davanti agli indici
delle principali borse europee, con Londra tornata agli scambi dopo il
ponte della Festa del Lavoro. In attesa di conoscere l'andamento degli
ordini di fabbrica negli Usa a marzo e i dati sulle vendite di
autoveicoli in aprile, i future su Wall Street volgono al ribasso,
condizionando così i listini europei. A parte il lieve rialzo di Londra
(+0,1%), a Parigi (-0,3%), Francoforte (-0,4%) e Milano (-0,1%) si
registrano lievi ribassi. Effetto conti sul colosso dell'idraulica
Geberit (+3,69%), che ha chiuso il primo trimestre con un risultato
netto di 121,4 milioni di franchi, pari a 94,8 milioni di euro.
In campo
assicurativo lieve rialzo dell'Helvetia (+0,12%), favorita dalla
raccomandazine di acquisto di Natixis, mentre Swiss Life (-3,36%),
sconta il calo del 13% dei premi assicurativi, scesi a quota 6,81
miliardi di franchi (5,3 miliardi di euro. Difficoltà a Francoforte per
l'assicurativo Hannover Re (-3,91%), penalizzato dal taglio delle stime
sull'intero 2011 a seguito del terremoto in Giappone. In campo bancario
sotto pressione Bank of Ireland (-7,14%) e Credit Suisse (-3,02%). Tra
gli automobilistici Volkswagen cede il 2,89% e Bmw il 2%. Difficoltà
anche per il colosso della distribuzione Metro (-2,43%), che ha chiuso
il primo trimestre in rosso. Bene invece il tecnologico Infineon
(+2,58%).
Di seguito,
gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra
+0,10% - Parigi -0,37% - Francoforte -0,47% - Madrid -0,55% - Milano
-0,16% - Amsterdam -0,23% - Stoccolma -0,53% - Zurigo -0,46%.Avvio
debole per le Borse europee, mentre va avanti la stagione delle
trimestrali e mentre sale l'attesa per i dati sul mercato del lavoro
Usa, cartina tornasole per lo stato dell'economia. Cosi' dopo piu'
sedute di rialzo gli indici prendono una pausa. Il Ftse Mib perde lo
0,1% e il Ftse All Share lo 0,13%. Male Fonsai, mentre rimbalza Tod's.
2.
FIAT: AMPLIA CALO BORSA (-2,7%) CON IMMATRICOLAZIONI APRILE...
(ANSA) - Si appesantisce Fiat in Piazza Affari, sui
dati delle immatricolazioni di aprile diffuse ieri, con un calo del
2,74% a 7,28 euro del titolo. Il ribasso contribuisce a frenare l'indice
di riferimento di Borsa Ftse Mib (-0,56%), dopo un avvio stabile. Le
vendite schivano invece Exor (-0,32%) a monte della catena di controllo,
a differenza di Fiat Industrial (-1,1%).
3.
BORSA: ASIA SCONTA CALO MATERIE PRIME; TOKYO CHIUSA...
(ANSA) - Hanno chiuso in calo le principali borse di
Asia e Pacifico, che oggi hanno fatto a meno di Tokyo, ferma per
celebrare il Giorno della Costituzione. Responsabili il calo delle
quotazioni dei metalli all'asta di Londra e i risultati inferiori alle
stime del colosso tecnologico taiwanese Hon Hai Precision Industry.
Quest'ultimo
ha lasciato sul campo il 2,3%, insieme alle rivali Young Fast
Optoelectronics (-2,55%), Faraday Technology (-2,7%) e Silicon
Integrated Systems (-3,1%). Difficoltà sulla piazza di Seul per Kia
Motors (-5,17%) e Hyundai Motor (-4,91%) dopo i dati sulle vendite di
auto in aprile nei vari mercati, mentre il colosso metallurgico Korea
Zinc ha ceduto il 5,21%, in sintonia con le australiane Energy Resources
(-6,57%), Sundance Resources (-6,41%), Aquila Resources (-5,87%) e Rio
Tinto (-0,74%).
Bene China
Resources Power (+7,13%) e Cnooc (+1,25%) sulla piazza di Hong Kong, che
ha riaperto i battenti oggi insieme a Shanghai, dopo il lungo ponte
della Festa del Lavoro. Difficoltà a Shanghai per l'automobilistico
Anhui Jianghuai (-2,76%) e Bank of Beijing (-2,16%).
Di seguito,
gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. -
Tokyo chiusa per festività - Hong Kong +0,08% (seduta in corso) -
Shanghai +0,47% (seduta in corso) - Taiwan -0,69% - Seul -1,27% - Sidney
-0,84% - Mumbai -1,27% (seduta in corso) - Singapore -0,76% - Bangkok
-0,51% - Giakarta -0,95% (seduta in corso).
4.
MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 03 MAGGIO...
Radiocor - Milano - si riunisce il Cda di Parmalat per
valutare l'Opa lanciata da Lactalis.
Milano -
assemblea Sea. Al termine incontro stampa del presidente Giuseppe
Bonomi.
Fabriano
(An) - assemblea di Indesit per l'approvazione del bilancio 2010.
Roma -
inaugurazione di un impianto fotovoltaico Acea con il vertici aziendali,
Giancarlo Cremonesi e Marco Staderini.
Roma -
conferenza stampa sul precariato nella scuola dei leader di Cisl, Uil e
Confsal, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Parco Paolo Nigi.
5.
MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - TERRORISMO: Ucciso Bin Laden (dai giornali)
CONTI
PUBBLICI: Il fabbisogno in discesa di 1,9 miliardi nei primi quattro
mesi (Il Sole 24 Ore, pag. 1)
BCE: Lancia
un monito: eccesso di Abs. Conti precari, servono manovre (dai giornali)
PARMALAT:
Bondi chiede a Lactalis di alzare l'Opa a 2,8 euro per azione(Il Sole 24
Ore, pag. 1,10)
FIAT: Per
Chrysler balzo delle vendite e calo dei costi: primi utili dal 2009 (Il
Sole 24 Ore, pag. 1). Intanto la quota di vendite Fiat continua a
scendere (dai giornali)
FONSAI:
Ligresti studia l'addio alla quota di Impregilo (Il Sole 24 Ore, pag.
1-39). Faro Consob sui conti FonSai (dai giornali)
ADF: Via al
riassetto: pronto il patto allargato (Il Sole 24 Ore, pag. 43)
BPM: Per
Dalu liquidazione di 4 milioni di euro (Il Messaggero, pag. 21)
BERTONE: La
svolta della Fiom. Primo si' al piano Fiat (dai giornali). Landini
(Fiom): 'Basta ai referendum che ci chiedono di autolicenziarci' (La
Stampa, pag. 38)
MEDIOLANUM:
Doris: 'Sara' la prima banca delle famiglie italiane'. La convention del
gruppo (dai giornali)
BURGO: Torna
al profitto e punta sull'Est Europa (Il Sole 24 Ore, pag. 43)
RISPARMIO:
Doris, 'L'Italia sia calamita' (Il Sole 24 Ore, pag. 40)
ENERGIA: Le
fonti verdi valgono 21 miliardi (Il Sole 24 Ore, Rapporti: Energie
Rinnovabili, pag.1)
6. EX
BERTONE, HANNO VOTATO FINORA 770 LAVORATORI SU 1.100. ESITO REFERENDUM
INTORNO ALLE 20...
(ANSA) - Sono già 770 i lavoratori della ex Bertone,
oggi Officine Automobilistiche Grugliasco che hanno votato sul piano
Marchionne. In tutto i dipendenti della fabbrica sono 1.100. Si vota
ancora fino alle 18 di oggi e subito dopo ci sarà lo spoglio. In
giornata arriverà anche l'urna dei circa 120 lavoratori distaccati alla
Sevel di Val di Sangro, in Abruzzo. L'esito del referendum si dovrebbe
sapere intorno alle 20.
7.
ENEL: NUOVO CDA CONFERMA CONTI A.D. E DIRETTORE GENERALE...
(ANSA) - Il nuovo consiglio di amministrazione di Enel,
riunitosi oggi per la prima volta sotto la presidenza di Paolo Andrea
Colombo, ha confermato Fulvio Conti amministratore delegato e direttore
generale della società. Lo si legge in una nota del gruppo elettrico. Il
cda ha inoltre confermato l'assetto dei poteri preesistente,
riconoscendo a Colombo le stesse attribuzioni di cui disponeva il
precedente presidente e assegnando all'a.d. le medesime deleghe già
conferitegli nel precedente mandato.
8.
UNIPOL E LA DELUSIONE SENZA FINE PER LA BANCA...
Fa. P. per "Il
Sole 24 Ore" - La banca deve essere una vera e propria
ossessione per i vertici di Unipol. Prima quel tentato assalto alla Bnl,
ma prima ancora le vicissitudini, non certo felici, della banca che
Unipol già possedeva. Nei giorni scorsi l'ad Carlo Cimbri ha detto che
sarà difficile raggiungere i 50 milioni di utile netto previsti per
Unipol Banca dal piano industriale. Un'altra doccia fredda per
quell'attività, in piedi ormai dal '98, e che non ha mai dato
soddisfazioni al colosso assicurativo.
Nell'ultimo
decennio Unipol ha investito per lo sviluppo dell'attività bancaria
oltre un miliardo. Per ottenere che cosa? Un istituto con 300 filiali e
che vanta depositi per soli 9,3 miliardi. Ma che solo nel biennio
2008-2009 ha prodotto perdite cumulate per 128 milioni. Ora, finalmente,
a fine 2010 sono arrivati i primi utili. Ma ancora insignificanti per
giustificare un business così poco redditizio e dove i costi sono tre
quarti dei ricavi.
9. IL
FUTURO DI CAPE LIVE SI FA ASSAI INCERTO...
W. R. per "Il
Sole 24 Ore" - È stupefacente come una società che non ne
ha combinata una giusta, che ha perso una trentina di milioni nel 2010,
la cui continuità aziendale è seriamente a rischio, come dichiarano gli
stessi amministratori, e il cui bilancio non viene firmato dai revisori,
riesca ad avere credibilità tra i piccoli azionisti che detengono ben
l'80% del capitale. Succede a Cape Live che, ieri, alla bocciatura del
bilancio da parte di Deloitte & Touche, perde appena l'1,5% e continua a
capitalizzare 12 milioni di €: quando il suo patrimonio consolidato s'è
ridotto a 13,8 ed è esposta per 25 milioni «per impegni assunti a fronte
dei cosiddetti investimenti indiretti», come sottolineano i revisori.
Aveva
sottoscritto un fondo «svizzero» che comprava obbligazioni di Cape:
ragion per cui la Consob sta indagando. Ha investito nel settore dei
mosaici è tutto è finito per vie legali. Deposita 6 milioni in una banca
che poi viene commissariata e altri soldi in un fondo di Cape Natixis.
Anch'esso commissariato.
10.
FACEBOOK MOLTIPLICA GLI AMICI E I MILIARDI...
My. L. per "Il
Sole 24 Ore" - Questa volta l'amicizia potrebbe chiederla
lui: Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. E potrebbe chiederla
agli investitori di Wall Street. Il social network potrebbe infatti
sbarcare sulla Borsa Usa la prossima primavera. Il motivo - riporta il
Wall Street Journal - è che Facebook cresce così velocemente, che tra un
anno potrebbe valere la bellezza di 100 miliardi $: cifra giusta per
quotarsi. Peccato che le stesse considerazioni siano state fatte qualche
mese fa, quando Facebook si stimava valesse 50 miliardi.
Se questo è
il ritmo di crescita, dunque, Zuckerberg farebbe bene a quotare la sua
creatura il più tardi possibile, per incassare qualche decina di
miliardi in più. Ma è proprio questo il ritmo di crescita? I casi sono
due: o Facebook con tanti «amici» è veramente diventato un «tesoro»,
oppure gli analisti esagerano un po'. P.s: non sarebbe neppure la prima
volta...
11.
CALISTO TANZI PUNTA A UNO SCONTO DI PENA...
Ma. Mo. per "Il
Sole 24 Ore" - Potrebbe vedersi ridurre la condanna per il
reato di aggiotaggio Calisto Tanzi, aiutato dalla prescrizione di parte
degli episodi contestati. La sentenza di Appello di Milano che gli ha
inflitto 10 anni è in questi giorni al vaglio della Corte di Cassazione
e durante la discussione il Procuratore generale ne ha chiesto la
revisione.
Sorprese
potrebbero arrivare anche per l'ex amministratore indipendente Luciano
Silingardi per il quale il Pg ne ha chiesto «l'assoluzione senza rinvio
per non avere commesso il fatto»: in secondo grado è stato condannato a
3 anni. Per l'ex amministratore della Bonlat, la discarica dei falsi di
Collecchio, Giovanni Bonici nessuno sconto ma la richiesta di confermare
la condanna. In attesa della sentenza, gli avvocati di Tanzi chiedono di
mandare tutto il processo a Parma, dove prescrizione sarebbe assicurata.
12. UN
CAVALLO DI RITORNO...
Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" - Un manager nuovo che interpreti un mercato in
continua evoluzione. Non erano le promesse degli azionisti, ma le
richieste di analisti e addetti ai lavori per rilanciare Snai su cui
grava un debito di 240 milioni frutto di scelte non sempre vincenti, a
cominciare dagli investimenti nei corner ippici.
Decisioni
prese dall´ex presidente e azionista del gruppo, Maurizio Ughi che
nonostante tutto è riuscito a rimanere in sella alla società di
scommesse appena rilevata da Investindustrial e Palladio. Ughi non sarà
più presidente, ma amministratore delegato responsabile della gestione
operativa. E in tanti si chiedono come faranno a convivere due anime
così diverse: da un lato l´ex padre e padrone della società, dall´altra
i fondi neo azionisti, abituati a ribaltare le società guardando solo ai
numeri.
13. LE
NOZZE REALI NON CANCELLANO LA CRISI INGLESE...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Mentre gli esperti dibattono gli effetti del
matrimonio reale sull´economia britannica, soppesando il costo di una
giornata di festa nazionale in più, il 29 aprile, e nel lungo termine i
benefici per il turismo e il commercio, il quadro della produttività
britannica rimane fosco. I dati preliminari del primo trimestre indicano
che l´economia è cresciuta solo dello 0,5%, la stessa percentuale
dell´ultimo trimestre 2010: «Il Regno Unito è in stagnazione da sei
mesi», riassume il Financial Times.
Il governo
insiste sui pesanti tagli alla spesa pubblica per ridurre il deficit
ereditato dalla recessione 2008-´09; ma l´opposizione laburista
ammonisce che una simile politica porterà il Paese dritto verso una
"double-dip recession", una seconda recessione: «Se il ministro del
Tesoro Osborne pensa che una crescita zero per 6 mesi sia una buona
notizia, vuol dire che ha perso contatto con la realtà», accusa Ed
Balls, ministro del Tesoro del governo ombra del Labour.
A confermare
le ansie contribuisce il boom che stanno attraversando le più grandi
catene nazionali di prodotti scontati, dall´abbigliamento agli
alimentari: la Aldi e la Lidl aumentano il fatturato di un
impressionante 15 e 14% negli ultimi tre mesi, il sintomo di un
consumatore che tiene stretto il portafoglio perché l´inflazione erode
la sua capacità di acquisto. Si delinea una polarizzazione tra "have" e
"have-nots", tra chi ha (molto) e chi non ha (abbastanza): per cui fanno
buoni affari supermercati di lusso come Waitrose, +7% di fatturato, e
grandi magazzini super-economici come Primark, +11%, mentre il settore
che risulta schiacciato è la classe media. Non basterà un matrimonio
reale a risollevarla.
14.
PERCHÉ BANKITALIA NON HA VOTATO GLI INCENTIVI GENERALI...
Dal "Corriere
della Sera" - La Banca d'Italia, secondo socio «storico»
delle Generali con quasi il 4,5%, sabato in assemblea a Trieste si è
astenuta sul punto cinque all'ordine del giorno, relativo al «nuovo
piano di incentivazione a lungo termine con inerente autorizzazione
all'acquisto di azioni proprie».
In linea di
massima Via Nazionale (che non ha spiegato la decisione in assemblea con
una dichiarazione di voto) non ha ritenuto il piano del tutto conforme
alle best practice e alle raccomandazioni degli organismi internazionali
(fra cui il Financial stability board, presieduto dal Governatore Mario
Draghi).
Inoltre il
comportamento in sede di voto (che ha visto la maggioranza dei fondi
esteri esprimere un no, anche per «protesta» nei confronti della
maxibuonuscita di 16,6 milioni assegnata a Cesare Geronzi al momento
delle dimissioni da presidente) è stato ritenuto in Via Nazionale
coerente con le disposizioni già indicate alle banche nella sua veste di
regolatore sulle politiche di remunerazione e incentivazione del
management.
Più in
particolare la quota degli incentivi destinata all'investimento in
azioni della società (indicata nel piano al 15-30%del bonus lordo) è
ritenuta esigua (e per molti beneficiari, in particolare quelli compresi
nelle fasce 3 e 4 è solo facoltativa): la raccomandazione è di destinare
all'investimento almeno il 50%.
In Banca
d'Italia non è poi ritenuto del tutto convincente il fatto che
l'assemblea dia al consiglio di amministrazione una delega di fatto a
tempo indeterminato, rimettendo al board di decidere se e quando tornare
all'assemblea. Infine, viene anche sottolineato che il piano prevede
ulteriori distribuzioni di azioni a chi ne aveva già ricevute in un
primo round, sulla base di indicatori di sola performance finanziaria
del titolo, scelta che viene considerata discutibile sotto diversi
profili.
15.
EINAUDI, ARRIVA CAVALLERO COME AD...
Da "la
Stampa" - Novità al vertice della Einaudi. Dal 9 maggio la
gestione operativa della casa editrice si ripartirà su due direzioni
generali: Ernesto Franco verrà nominato direttore generale editoriale,
allargando le attuali responsabilità, e sarà proposto per la nomina a
consigliere di amministrazione, mentre Giorgio Cavagnino, dal 2010
direttore generale operativo, assumerà crescenti responsabilità
gestionali. Al prossimo cda verrà inoltre sottoposta la nomina quale ad
di Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade
Mondadori.03-05-2011]
|
|
OBAMA TRAGIC
DINASTY - UN LIBRO SCODELLA I DOCUMENTI DELL’UFFICIO IMMIGRAZIONE CHE
SVELANO IL PASSATO DA PLAYBOY E BIGAMO DEL PADRE DI OBAMA, CACCIATO NEL
1964 DA HARVARD PERCHÉ AVEVA “TROPPE MOGLI E POCHI SOLDI” - E BARACK
SENIOR TORNÒ IN KENYA (DOVE MORÌ IN CIRCOSTANZE SOSPETTE), METTENDO FINE
AL MATRIMONIO CON ANN DUNHAM E CAMBIANDO PER SEMPRE IL DESTINO DI SUO
FIGLIO…
Maurizio Molinari per "la Stampa"
L' ateneo di
Harvard non voleva Barack Hussein Obama senior fra i suoi studenti
«perché ha troppe mogli e pochi soldi» e dunque nel 1964 chiese per
iscritto all'ufficio immigrazione del governo federale di non
rinnovargli il visto, per farlo tornare al più presto in Kenya, come poi
avvenne.
A svelare
l'imbarazzante vicenda che ha al centro il padre dell'attuale presidente
degli Stati Uniti sono i documenti del dossier su Obama senior
depositati negli archivi dell'Immigration and Naturalization Service,
dei quali il Boston Globe ha ottenuto la declassificazione e che il
settimanale Arizona Independent ha reso pubblici, consentendo di
ricostruire un passaggio centrale nella biografia degli Obama.
Fu infatti
proprio in seguito all'abbandono dell'ateneo di Harvard che Barack
senior decise di lasciare gli Stati Uniti e ritornare in Kenya, segnando
di fatto la fine del matrimonio con Ann Dunham e la conseguente sorte
del figlio, che è cresciuto senza il padre.
Uno dei
documenti in questione è una lettera dell'amministrazione dell'ateneo di
Harvard, datata giugno 1964, con la quale si chiede all'Immigration and
Naturalization Service (Ins) di «posticipare la richiesta di Barack
Hussein Obama senior di prolungare il suo soggiorno negli Stati Uniti»
fino a quando «non verrà presa una decisione su come liberarsi di lui».
Un funzionario dell'Ins di nome M. F. McKeon scrive in proposito che
«l'amministrazione di Harvard incontra difficoltà con il pagamento degli
studi da parte di Barack Hussein Obama senior e non riesce a comprendere
quante mogli ha».
In un altro
appunto, lo stesso funzionario precisa che sulla base dei risultati
accademici ottenuti, «Obama ha passato i suoi esami ed è qualificato a
rimanere all'Università per completare la sua tesi, ma la scuola sta
tentando di trovare un espediente per farlo andare via», ipotizzando di
«dirgli che non possono dargli fondi e che farebbe meglio a tornare in
Kenya per preparare lì la sua tesi».
In effetti
nel maggio del 1964 il direttore dell'ufficio internazionale di Harvard,
David Henry, aveva informato Obama che, sebbene fosse riuscito a
completare con successo il suo corso accademico, «il dipartimento
economico e la scuola di Arti e Scienze non ha fondi a sufficienza per
sostenere i suoi studi».
La lettera
in questione finisce con una frase dal linguaggio assai esplicito:
«Siamo arrivati alla conclusione che lei deve porre termine al suo
periodo di permanenza negli Stati Uniti e ritornare in Kenya per portare
avanti la sua ricerca e scrivere la sua tesi».
L'Ins decise
così di sostenere la scelta dell'ateneo e negò al padre del presidente
la possibilità di rimanere negli Stati Uniti con un regolare permesso di
studio. La conseguenza fu la scelta di Barack senior di divorziare dalla
moglie e nel luglio dello stesso anno di tornare in Kenya, dove non
completò mai la tesi.
Il ritorno
in Kenya lo portò a risposarsi e iniziare molteplici attività, anche
politiche, che si conclusero con la sua morte nel 1982 in un incidente
d'auto, la cui natura non è mai stata completamente chiarita, lasciando
aperta l'ipotesi che possa essersi trattato di un omicidio.
Posto
davanti alla rivelazione del carteggio, l'ateneo di Harvard si è
affrettato a emettere un comunicato nel quale afferma di «non aver
trovato nei nostri archivi alcuna prova a sostegno dei memorandum
dell'Ins», osservando dunque di «non poter verificare la veridicità di
quanto affermato dai funzionari governativi di allora».
I libri
contabili dell'ateneo in realtà suggeriscono che nel 1964 vi erano gravi
problemi amministrativi e diverse scuole avevano difficoltà a far
quadrare i bilanci, portando alla scelta di operare tagli in diversi
settori, incluso il finanziamento delle borse di studio per alunni
provenienti dall'estero. Ma non vi sarebbe traccia dei malumori
accademici per il «numero di mogli».
A confermare
tuttavia il sospetto che fu proprio la poligamia a innescare la scelta
dell'ateneo c'è un altro memorandum dell'Ins, questa volta redatto da
alcuni funzionari dell'ufficio di Honolulu, alle Hawaii, dove Obama
senior aveva studiato prima di andare a Harvard. Nel testo si descrive
il kenyota come un personaggio che «va dietro a molte ragazze da quando
è arrivato e la scorsa estate è stato anche ammonito a non continuare
con questi atteggiamenti da playboy».
A tali
obiezioni Obama senior rispose che aveva divorziato dalla moglie
lasciata in Kenya e fu sempre questo che disse a Ann Dunham quando la
sposò proprio alle Hawaii, ma evidentemente il governo americano ha
sempre continuato a dubitare di tale versione. Nel libro The Obamas del
britannico Peter Firsbrook, si afferma che Obama senior, quando sposò
Dunham, aveva divorziato dalla precedente moglie in Kenya ma non con
rito civile e dunque per la legge americana era considerato
bigamo.02-05-2011]
|
|
1- IL TORNADO
DELLA CRISI SMATTONA LA FORTEZZA DEL "CORRIERE DELLA SERA"? - 2-
SCARTATA L’IPOTESI DI UNA VENDITA DELL’IMMOBILE OSTEGGIATA DA
GIORNALISTI E POLIGRAFICI, UNA PARTE DELLA SEDE STORICA IN VIA SOLFERINO
RISCHIA (CAUSA GLI ALTI COSTI DI LEASING: 20 MLN) DI ESSERE TRASFORMATA
IN GRANDI MAGAZZINI DEL LUSSO - 3- DA FORTEZZA BASTIANI IMMAGINATA DAL
GRANDE DINO BUZZATI A FRIVOLEZZA ARMANI? DALLE GRANDI FIRME DEL
GIORNALISMO ALLE GRANDI GRIFFE DELLO STILISMO? -
DAGOREPORT
Quella che
lo scrittore Dino Buzzati aveva immaginato come l'impalpabile Fortezza
Bastiani ora potrebbe essere espugnata dai Gengis Khan dell'Alta moda.
Stiamo parlando della sede storica del "Corriere della Sera" a Milano.
Da qualche tempo girano voci su una possibile alienazione dell'edificio
che ogni anno peserebbe sulle casse dell'Rcs (leasing) oltre venti
milioni di euro.
Ma proprio
l'altro giorno l'amministratore delegato, Antonello Perricone, ha
smentito qualsiasi trattativa riguardante l'edificio di via Solferino,
28 (più che triplicato rispetto all'originale dopo l'intervento di
ristrutturazione dell'architetto Vittorio Gregotti).
Scartata
l'ipotesi di una vendita dell'immobile osteggiata da giornalisti e
poligrafici, starebbe prendendo corpo l'ipotesi (studiata da
Mediobanca?) di conferire la proprietà in un fondo immobiliare di cui -
come ha rivelato il "Sole 24 Ore" -, la Rcs si riserverebbe una quota
equa. Per farne cosa dei diecimila metri quadrati ora a disposizione
delle maestranze del Corrierone?
L'ultima
idea sarebbe di conservare l'ala di via Solferino, occupata
prevalentemente dalle redazioni del "Corriere della Sera" e della
"Gazzetta dello Sport", agli attuali inquilini. E di "liberare", invece,
gli spazi che hanno ingresso nella parallela via San Marco. Trasferendo
il personale amministrativo che oggi vi lavora nel nuovo complesso di
Crescenzago.
Il tutto,
raccontano i soliti bene informati, per fare posto a una sorta di Grandi
Magazzini del lusso. Insomma, da Fortezza Bastiani a Frivolezza
Armani?02-05-2011]
|
|
IL TESORO MAFIOSO
DI CIANCIMINO - NON DITE AD INGROIA CHE IL FIGLIO DI DON VITO HA
INGUATTATO ALMENO 300 MLN IN ROMANIA, IN UNA SOCIETÀ CHE SI OCCUPA DI
MONNEZZA, MA QUOTE SOCIETARIE E BENI SONO STATI INDIVIDUATI ANCHE IN
ITALIA - CACCIA AL “PUPARO” CHE GESTISCE LE FURBATE DI MASSIMO, DA DE
GENNARO ALLA DINAMITE - IL PROCURATORE GRASSO “OBBLIGA” PALERMO E
CALTANISSETTA A COLLABORARE
Giovanni Bianconi
per il "Corriere
della Sera"
C'è il
mistero del documento contraffatto per tirare in ballo il prefetto De
Gennaro, che Massimo Ciancimino non ha ancora saputo svelare. C'è il
mistero dei candelotti di dinamite nascosti in casa, sul quale non ha
dato una versione convincente tanto da finire sotto inchiesta anche per
il possesso di esplosivo.
E c'è il
mistero del tesoro di suo padre- «don Vito», l'ex sindaco mafioso di
Palermo - che lo Stato sta ancora cercando di individuare e recuperare.
Una vicenda, quest'ultima, che l'Agenzia nazionale per l'amministrazione
e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità
organizzata definisce «di particolare complessità».
Nella
relazione sull'attività svolta nel 2010, redatta dal prefetto Mario
Morcone prima di mettersi in aspettativa da direttore dell'Agenzia per
candidarsi a sindaco di Napoli, un paragrafo è dedicato proprio al
«sequestro in danno di Massimo Ciancimino» , condannato in appello a tre
anni e quattro mesi di carcere per riciclaggio.
Finora è
stata individuata una piccola parte del tesoro se, come è scritto nella
relazione, «la vicenda giudiziaria, che si sviluppa secondo le
indicazioni del presidente della sezione misure di prevenzione del
tribunale di Palermo, riguarda valori che oscillano tra i 300 e i 500
milioni di euro» , distribuiti in «investimenti finanziari e beni
intestati e persone fisiche e di compendi aziendali».
Una cifra
rilevantissima nascosta, secondo l'Agenzia, dentro i confini nazionali
ma soprattutto all'estero, in Romania. «Una parte di quote societarie e
di beni- si legge nel rapporto - è stata individuata in Italia, mentre
l'asset di maggior valore economico, attraverso la Sirco Spa, società
holding oggi svuotata, e l'Agenda 21 s. a., società di diritto romeno,
risulterebbe controllare un enorme volume di affari che investe il ciclo
dei rifiuti: dalle discariche presenti in Romania (ivi compresa una
considerata tra le più grandi d'Europa, 150 ettari di estensione per 40
metri di profondità), alle società di selezione e trasformazione, a
quello di smaltimento di fanghi tossici».
Il lavoro di
chi deve individuare e tentare di intestare allo Stato quei beni non è
finito: «L'amministratore finanziario nominato dal tribunale di Palermo
e un ufficiale in servizio presso l'Agenzia nazionale stanno operando,
anche direttamente in quel Paese, per il recupero del patrimonio,
investendo la nostra ambasciata e il magistrato italiano di collegamento
presente a Bucarest».
Allo stesso
modo non sono terminate- ma anzi sono solo all'inizio, per individuare
l'eventuale suggeritore o «puparo» che ne gestisce le mosse - le
indagini sugli ultimi guai giudiziari che hanno investito Ciancimino jr.
La perizia
della polizia scientifica che ha provocato l'arresto ordinato dalla
Procura di Palermo è stata trasmessa ai magistrati di Caltanissetta che
pure procedono contro il figlio di «don Vito» per il reato di calunnia,
sempre ai danni del prefetto De Gennaro, in relazione ad altre sue
affermazioni.
Quella
relazione dimostra come il nome «De Gennaro» sia stato estratto da un
altro foglio manoscritto da Vito Ciancimino e applicato su quello in cui
erano indicati i nomi dei funzionari dello Stato componenti il presunto
«quarto livello» collegato- secondo ciò che Massimo ha attribuito al
padre, morto nel 2002 - all'associazione mafiosa.
A proposito
di scambio di documenti tra gli uffici inquirenti che lavorano su fatti
evidentemente collegati (non solo l'ipotizzata calunnia a De Gennaro, ma
anche il movente delle stragi e la presunta trattativa tra Stato e
mafia) nella riunione romana dell'altro giorno il procuratore nazionale
antimafia Grasso ha emesso una direttiva per la trasmissione di atti
processuali da una Procura all'altra. Un modo per evitare le
incomprensioni e le tensioni che hanno provocato l'avvio di accertamenti
da parte del Consiglio superiore della magistratura e del procuratore
generale della Cassazione.
02-05-2011]
|
|
BUFFETT FREDDO
(IERI UN MITO, OGGI UN MITOMANE) - L’‘ORACOLO DI OMAHA’ È SCOPPIATO COME
UNA BOLLA: FLESSIONE DEI CONTI (UTILI TRIMESTRALI GIÙ DEL 58%) E
LICENZIAMENTO DEL SUO VICE ED EREDE DAVID SOKOL - BUFFETT S’È FATTO
INTORTARE DALLO STORICO BRACCIO DESTRO CHE GLI HA CONSIGLIATO L’ACQUISTO
DI UNA SOCIETA’ DI CUI LO STESSO SOKOL ERA AZIONISTA (CRESTA DI 3 MLN
DOLLARI) - MOLTI SOCI SI CHIEDONO PERCHÉ BUFFETT NON ABBIA CHIESTO PIÙ
INFORMAZIONI AL SUO MANAGER PRIMA DI SGANCIARE 9 MILIARDI DI DOLLARI
Stefania
Arcudi per "il
Sole 24 Ore"
È stato un
errore. Per la prima volta Warren Buffett ha ammesso di avere sbagliato
«non chiedendo a David Sokol esattamente quando avesse comprato le
azioni» di Lubrizol. E l'ombra lunga del tradimento, - tanto peggiore
perché arrivato da una delle persone di cui Buffett si fidava di più, il
suo braccio destro, il suo possibile successore - si allunga
sull'assemblea annuale degli azionisti di Berkshire Hathaway a Omaha, in
Nebraska.
La Woodstock
del capitalismo, quello che è sempre stato un evento a metà tra la
convention finanziaria, la fiera di paese e la reunion tra vecchi amici,
non è solo la consueta passerella d'onore per Buffett. In parte pesano i
conti preliminari del primo trimestre, non scintillanti, (l'utile è
calato del 58% a 1,51 miliardi di dollari, soprattutto a causa del
cattivo andamento delle attività assicurative, che hanno registrato
perdite per 821 milioni di dollari, contro l'attivo di 226 milioni
dell'anno scorso).
Ma
soprattutto è colpa della bufera causata da Sokol: spingeva perché
Berkshire acquistasse Lubrizol, società chimica dell'Ohio, per 9,7
miliardi di dollari, ha detto a Buffett di essere azionista di Lubrizol,
tralasciato però di precisare di avere acquistato la sua quota (96 mila
azioni per 9,92 milioni di dollari) a gennaio.
Buffett non
ha chiesto quando i titoli erano stati comprati, per poi trovarsi a mal
partito quando è emerso che, grazie al rialzo del titolo di Lubrizol
dopo l'acquisizione, Sokol ha guadagnato circa 3 milioni di dollari. «Il
mio è stato ovviamente un errore», ma quella del manager è stata
un'azione «incomprensibile e non scusabile», ha detto Buffett. Ha così
motivato la decisione di accettarne le dimissioni, che pure «non erano
state richieste».
Nessuno lo
dice apertamente, nessuno arriva a dire che «l'oracolo» ha forse perso
un po' del suo tocco, nessuno mette in discussione la capacità di
giudizio del numero uno di un impero che dal 1964 al 2010 ha realizzato
un incremento per azione superiore al 490%, ma il brusio di corridoio
nel convention center di Omaha, resta. Tra i 40.000 del Qwest Center c'è
chi non si accontenta di sapere che le dimissioni di Sokol sono state
accettate «per evitare i costi di un licenziamento» e arrivano le
domande più spinose: perché Buffett non ha chiesto più informazioni?
Perché, una
volta emerso il problema, non lo ha licenziato in tronco? Perché la
lettera scritta agli investitori «ha dato una risposta inadeguata», in
parte difendendo l'operato del manager? Il numero uno di Berkshire
ricostruisce la storia dall'inizio e nicchia quando gli si chiede come
eviterà che ci siano altri Sokol tra i candidati alla successione, «una
questione difficile». Del resto, pochi si aspettavano che arrivasse il
nome dell'erede dell'impero.
Buffett
aveva promesso di rispondere e non si è tirato indietro, si è mostrato a
proprio agio e non ha lesinato battute. Ma il meglio di sé lo ha dato
quando la discussione è tornata sul terreno che gli è più congeniale,
l'andamento di Berkshire, le tensioni internazionali, gli investimenti,
il calo del dollaro, il rally dell'oro. E l'economia americana, su cui
si è mostrato ottimista: «Ci saranno sempre momenti negativi e problemi,
ci saranno di tanto in tanto anni molto brutti, ma il potere del
capitalismo è incredibile, è quello che ci sta portando fuori dalla
recessione».02-05-2011]
|
|
CAPITALISMO
RANCIDO - SUL CASO PARMALAT SI È DETTO DI TUTTO MA NON CHE: 1) LE
IMPRESE CHE VENGONO ACQUISTATE SONO QUELLE MAL GESTITE (COLLECCHIO HA
MARGINI RISICATI SUL FATTURATO) - 2) L’OPA DI LACTALIS ERA ‘OSTILE’ SOLO
PER GLI AMMINISTRATORI E NON PER GLI AZIONISTI - 3) IL DIRIGISMO
POLITICO È INUTILE E DANNOSO (CHI RICORDA IL PAPOCCHIO DEL GOVERNO AMATO
SUL CASO EDF-EDISON?) - 4) SE GLI IMPRENDITORI VENDONO PER INCASSARE E
FARE I FINANZIERI (COME I FOSSATI CON MELLIN E STAR) NON CI SI PUÒ
ILLUDERE CHE SIANO I GOVERNI E I BANCHIERI A CREARE GRANDI GRUPPI
Alessandro
Penati per "la
Repubblica"
Il caso
Parmalat ci dovrebbe aver insegnato qualcosa.
(1) Obiettivo di colonizzatori francesi; merce di scambio per la nomina
di Draghi alla Bce; strumento di Berlusconi per osteggiare Tremonti;
operazione per creare una cordata tricolore; cassa piena di liquidità da
svuotare: di tutto si è discusso, ma non dei problemi dell´azienda
Parmalat. Le imprese che vengono acquistate sono quelle mal gestite, e
che quindi hanno una valutazione depressa. Chi le acquista pensa di
poterle gestire meglio, aumentandone il valore; altrimenti ci rimette.
Parmalat ha
margini sul fatturato risicati (circa il 5%, prima di oneri finanziari e
imposte): un terzo di quelli dei leader europei Danone (15%) e Nestlè
(13%). Lactalis può conferire in Parmalat le proprie attività francesi
nel settore per sfruttare le economie di scala; fonderla con Galbani,
per beneficiare dei margini più elevati nel formaggio (ironicamente
sarebbe un francese a creare il polo caseario italiano) e raggiungere le
dimensioni per espandersi nei mercati esteri a maggiore crescita.
L´acquisizione ha una valida logica economica che trova origine nei
problemi gestionali lasciati irrisolti dal salvataggio. Che
un´improvvisata cordata tricolore non avrebbe risolto.
(2) Per
Lactalis, l´Opa totalitaria era il modo per superare gli ostacoli posti
dal Governo italiano. Ma avrebbe dovuto lanciarla subito: il vero
scandalo sarebbe stato l´ennesimo passaggio di controllo con premio
pagato solo a una minoranza degli azionisti. Le barricate di Tremonti
sono servite a qualcosa, anche se non era questo l´obiettivo (e neppure
il compito) del Governo. Avrebbero dovuto essere gli amministratori di
Parmalat a reclamare un´offerta equa per tutti gli azionisti
(incidentalmente Lactalis offre solo 2.6 euro contro i 2.8 pagati ai
fondi esteri): l´Opa è "ostile" per loro, non per gli azionisti che
dovrebbero tutelare.
Avrebbero
dovuto farlo anche gli investitori istituzionali italiani e la Consob.
Invece, tutti in silenzioso ossequio del Governo e delle banche di
sistema, in fiduciosa attesa della cordata italiana (che avrebbe
depresso il valore del titolo). Comunque il problema dell´Opa in Italia
è ormai risolto: a Piazza Affari sono rimaste appena 124 società non
finanziarie che valgono più di 100 milioni, e il 99% ha un gruppo di
controllo. Le Opa ostili sono destinate a estinguersi per cause
naturali.
(3) Il
dirigismo estemporaneo e raffazzonato è inutile e dannoso. La legge per
impedire il pagamento di dividendi non impedirà a Lactalis di
prosciugare la liquidità di Parmalat: per esempio, facendole comprare
altre attività del gruppo francese. Quanto al decreto sullo slittamento
delle assemblee e sugli investimenti della Cassa DDPP, se ne è vista
l´utilità. Mentre il danno di credibilità di queste misure nei confronti
degli investitori stranieri è indiscutibile.
Eppure,
questa lezione avremmo dovuto averla imparata 10 anni fa, quando il
Governo Amato congelò i diritti di voto di Edf in Edison, promuovendo
una "cordata" con A2A, ex-municipalizzate, e la solita banca di sistema.
Risultato: marcia indietro sui diritti di voto; A2A a far da spettatrice
nella gestione di Edison, senza alcuna sinergia, ma che ha dovuto
oltremodo indebitarsi per piantare la bandierina, e che non vede l´ora
smobilizzare il suo investimento.
(4)
Recentemente Tremonti ha ricordato che non si cresce con la spesa
pubblica. Verità sacrosanta. Poteva ricordarne un´altra: non ci sono
grandi imprese senza imprenditori che le creano e manager che le fanno
crescere. Se l´industria alimentare perde i pezzi, il problema non si
risolve con cordate organizzate dallo Stato e banche di sistema. Se gli
imprenditori del settore vendono per incassare e fare i finanzieri (come
i Fossati con Mellin e Star) o sono allergici alla Borsa (come Ferrero)
non ci si può illudere che siano i Governi e i banchieri a creare grandi
gruppi in grado di competere sui mercato dei capitali. Ironia della
sorte, nei giorni dell´Opa Parmalat, i Fossati hanno riportato
minusvalenze sull´investimento in Telecom (altra operazione di sistema)
per oltre 500 milioni: quasi il 20% del valore complessivo delle
attività industriali di Parmalat.
03-05-2011]
|
|
DIS-INFORMATICA -
sony suonata in borsa: I TITOLI SONY BRUCIANO 2 MLD DEL LORO VALORE
(10%) DOPO CHE UN HACKER HA PARALIZZATO PER TRE GIORNI IL NETWORK DELLA
PLAYSTATION - GODE MICROSOFT: MOLTI UTENTI POTREBBERO PASSARE ALL’XBOX -
NON SORRIDE BILL GATES, DEMOLITO NELLA BIOGRAFIA DI PAUL ALLEN (il
COFONDATORE che a vent’anni ha scritto il codice di Windows): “BILL ERA
UN RAGIONIERE CHE TIRANNEGGIAVA SUI COLLABORATORI E HA TRASFORMATO LA
MIA INTUIZIONE IN UN AFFARE COLOSSALE
- DALL'INCURSIONE
IN SONY ALL'INCENDIO DI ARUBA QUANTO SONO SICURE LE STRADE DI «CLOUD
CITY»?...
Federico Cella per il "Corriere
della Sera"
Uno squarcio
nelle nubi solitamente è una buona notizia. Nel caso invece della
«breach» nel «cloud» di Sony, l'intrusione di presunti hacker nelle due
reti pubbliche della multinazionale- il Playstation Network e Qriocity
-, la notizia è invece pessima. E non solo per i 77 milioni di utenti-
di cui 1,5 milioni sono italiani- che si sono trovati i propri dati
sensibili, carte di credito comprese, alla mercé dei ladri informatici.
L'azione vincente contro i sistemi di sicurezza dell'azienda pone
diversi interrogativi sull'opportunità del cloud computing, la
migrazione di dati e servizi su server remoti a cui accedere attraverso
la Rete.
Dovrebbe
essere, e sarà, il futuro dell'informatica: tutte le grandi firme vanno
in questa direzione, da Microsoft e Google ad Apple, che in questi
giorni ha comprato il dominio iCloud. «Si tratta di un progresso che non
può essere bloccato da un incidente, pur grave», spiega Andrea Cuneo,
responsabile marketing di Playstation Italia. «Così come i virus non
hanno certo fermato lo sviluppo di Windows, anzi, l'incursione nei
nostri server renderà le porte di ingresso ai nostri servizi online
meglio difese».
Certo è però
che il caso Sony non è il primo a mettere a rischio i dati posti con
fiducia online dagli utenti: pochi giorni prima era accaduto ad Amazon.
E non è neanche l'ultimo: ieri un incendio ha messo fuori uso i server
del provider Aruba. Non dovrebbe esserci stata in questo caso perdita di
informazioni, ma- come scrivono alcuni autorevoli blogger - è evidente
che a «Cloud city» iniziano a esserci non pochi problemi.
2 -
L'IMPERO MICROSOFT E LE MEMORIE DI PAUL ALLEN: SFIDA ALL'OMBRA
(INGOMBRANTE) DI BILL GATES...
Edoardo Segantini per il "Corriere
della Sera"
Ci sono
biografie scritte per celebrare un personaggio e altre pensate per
demolirlo. Poi c'è una terza via, che si prefigge di raggiungere
entrambi i risultati. Le memorie del cofondatore di Microsoft Paul
Allen, appena pubblicate in America da Penguin, hanno un obiettivo
inequivocabile fin dal titolo: «Idea Man» . Dove l'intento dichiarato
dell'autore è quello di celebrare se stesso e demolire Bill Gates.
Io sono il
visionario, colui che ha visto per primo il futuro, io sono l' «uomo
idea» , dice Allen, che con la stazza del suo yacht ogni estate toglie
il sole a mezza Capri. Bill è stato un ragioniere fuoriclasse, che ha
trasformato la mia intuizione nell'affare più colossale di tutti i
tempi. Gates «era intelligente e voleva mostrarti ogni giorno fino a che
punto».
Ma
tiranneggiava i collaboratori e strapazzava lo stesso Allen. Il quale si
attribuisce il merito di aver voluto e creato il sistema operativo su
cui è costruita la fortuna di Microsoft. Bill il duro, Paul il tenero?
Per farci un'idea più obiettiva aspettiamo le memorie di Bill Gates, cui
oggi il tempo di scriverle non manca.
Quel che fin
d'ora appare certo è che Allen ha fatto le cose più importanti da
giovane: a vent'anni ha scritto il codice di Windows, a ventinove ha
sconfitto il tumore. Poi ha tentato altre avventure, talune disastrose,
spendendo miliardi di dollari. Ha potuto permetterselo grazie al valore
della sua quota di Microsoft, esploso dopo la sua uscita dall'azienda. E
grazie al talento dimostrato nel corso della sua meglio gioventù.
3-
SONY-MICROSOFT LA BATTAGLIA È SULLA SICUREZZA...
Ettore Livini per "la
Repubblica"
Sony e la
Borsa di Tokyo sono la prova vivente che i videogiochi, alla lunga,
fanno male. A confermarlo è la fredda logica dei numeri: i titoli del
colosso elettronico giapponese hanno bruciato 2 miliardi del loro valore
(il 10%) in due giorni da quando un misterioso hacker ha paralizzato per
tre giorni il network della Playstation con un blitz che - come ha
comunicato Sony con tre giorni di ritardo - potrebbe aver portato anche
al furto dei dati sulle carte di credito di 77 milioni di utilizzatori
dei videogames del gruppo.
Il timore
dei mercati è collegato soprattutto alla valanga di class action pronte
a partire in tutto il mondo contro i vertici del gruppo nipponico,
accusato di non aver protetto a sufficienza la privacy dei clienti sul
suo sito. Le prime stime parlano di danni potenziali diretti pari a 1,5
miliardi per la Sony e di 300 milioni di costi per i giganti delle carte
di credito, costretti ora a una lotta contro il tempo per cambiare le
tessere finite nel mirino dei pirati informatici prima di eventuali
truffe online.
I veri
problemi per il produttore della Playstation potrebbero però arrivare
dalla possibile defezione di clienti, spaventati dall´apparente
vulnerabilità del network. A fregarsi le mani in questo caso potrebbe
essere la Microsoft che secondo gli analisti sarebbe il maggior
beneficiario di un possibile esodo di massa dallo storico marchio di
videogiochi della Sony. La posta in gioco è molto alta. Il network della
Playstation (una piattaforma che oltre a rendere interattivi i giochi
consente anche di noleggiare film e comprare l´accesso a show
televisivi) genera già oggi 500 milioni di dollari di giro d´affari
annuo.
|
|
La senti questa
voce (delle voci)? - Il settimanale campano SPARA SUL bersaglio grosso:
"Poteva non sapere, Fabrizio Palenzona, vicepresidente del colosso
Unicredit, quello che il fratello stava combinando con l’ex impero
Aiazzone? E soprattutto, come mai le operazioni disinvolte del gruppo
erano regolarmente “coperte” dallo stesso colosso bancario?" - A fine
marzo tutti in galera, per ordine della procura di Roma. L’inchiesta è
golosissima, la stampa nazionale l’ha ignorata....
1-
AIAZZONE-PALENZONA
El Matador por Dagospia
La senti
questa voce (delle voci)? Il settimanale campano d'inchiesta affila le
unghie e graffia il bersaglio grosso: "Poteva non sapere, un calibro
navigato di credito e finanza come Fabrizio Palenzona, vicepresidente
del colosso Unicredit, quello che il fratello stava combinando con l'ex
impero Aiazzone?".
Questa la
domanda che apre l'inchiesta on line sul sito di Cinquegrani-Pennarola,
tutta centrata sul crac dell'ex gruppo Aiazzone (ricordate il provare
per credere di Guido Angeli?) che infiocchetta senza pensarci due volte
un report bombastico prendendo di mira "pezzi da non poco come l'ex
patron del Torino Calcio Gianmauro Borsano - già cracchista doc - e i
figli Giovanni e Margherita, in compagnia dei fratelli calabresi
Semeraro (Renato, il neo testimonial, e Lorenzo), più appunto Giampiero
Palenzona, fratello di big Fabrizio".
A fine marzo
tutti in galera, per ordine della procura di Roma. L'inchiesta è
golosissima, la stampa nazionale l'ha ignorata, Dagospia ve la
spiattella intera intera....
2-
AIAZZONE - IL CASO PALENZONA
Riccardo Castagneri per "la Voce delle Voci" -
http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=399
Poteva non
sapere, un calibro navigato di credito e finanza come Fabrizio
Palenzona, vicepresidente del colosso Unicredit, quello che il fratello
stava combinando con l'ex impero Aiazzone? E soprattutto, come mai le
operazioni disinvolte del gruppo erano regolarmente "coperte" dallo
stesso colosso bancario?
La domanda
sorge spontanea all'indomani degli arresti dei truffatori che hanno
ereditato le imprese un tempo reclamizzate dal re delle televendite
Guido Angeli col suo mitico "Provare per credere". Pezzi da non poco
come l'ex patro'n del Torino Calcio Gianmauro Borsano - gia' cracchista
doc - e i figli Giovanni e Margherita, in compagnia dei fratelli
calabresi Semeraro (Renato, il neo testimonial, e Lorenzo), piu' appunto
Giampiero Palenzona, fratello di big Fabrizio.
A fine marzo
tutti in galera, per ordine della procura di Roma. La quale, pero',
forse ha provveduto un po' tardi, dopo che gia' 12 mila consumatori
(acquirenti di mobili) erano stati ampiamente truffati, i lavoratori del
gruppo non pagati e tutti i segnali d'insolvenza erano chiari come la
luce del sole da mesi. «Non si poteva intervenire prima - si chiede in
un'interrogazione parlamentare al vetriolo il senatore Idv Elio Lannutti
- per evitare che Borsano e Semeraro, vecchie conoscenze della
magistratura, potessero continuare a truffare impunemente con il
meccanismo dello svuotamento di beni da societa' indebitate con il
fisco, il trasferimento di quote in Bulgaria, con conseguente
cancellazione dal registro delle imprese per evitare l'accusa di
bancarotta, e maxi evasione fiscale da oltre 10 milioni di euro?».
Giorgio
Aiazzone, mobiliere biellese, aveva messo in piedi un network di tv
commerciali che mandavano in onda spot a valanga. Il trentanovenne
imprenditore divenne un vero tycoon televisivo, poi, improvvisa, la
morte: Aiazzone perse la vita il 6 luglio 1986 in un incidente aereo dai
contorni mai chiariti. Di li' il declino, il dissolversi del GAT, Gruppo
Aiazzone Televisivo e, di conseguenza, del marchio e del successo
commerciale.
Ma la
tentazione di rinverdire i fasti di venticinque anni fa era stata forte.
Nel 2008 il brand Aiazzone viene acquisito dai fratelli Semeraro e da
Gian Mauro Borsano, ex presidente del Torino Calcio. Roboanti promesse
di tornare all'epoca d'oro del "Provare per credere". La BeS spa
(Borsano e Semeraro), con un capitale sociale da 54 milioni di euro,
rileva la proprieta' di trenta negozi. L'organigramma azionario e'
composto da Mete spa della famiglia Borsano (ora cessata), la
PerSempreArredamenti, di proprieta' della Mete, la Aiazzone Network
Arredamenti di Giampiero Palenzona, fratello di Fabrizio, vicepresidente
di Unicredit, e Sdc arredamenti srl.
Nel
consiglio di amministrazione di BeS siedono il presidente Palenzona,
Renato e Lorenzo Semeraro, padre e figlio, ai quali tengono compagnia i
rampolli Borsano, Margherita e Giovanni. Lui, il padre-patro'n, l'ex
parlamentare psi e pupillo di Bettino Craxi a Torino, gia' condannato in
via definita per la bancarotta del gruppo Gima Ipifim, con l'abitudine
di mettere in piedi finanziarie con sede in Lussemburgo, preferisce come
al solito non comparire in prima persona. Manda avanti i figli.
Vengono
programmate aperture di locali commerciali con metrature superiori ai
tremila metri quadri e nel giugno 2009 la BeS acquisisce la catena
Emmelunga di Alessandro Mocali, gia' in brutte acque; nell'affare entra
ovviamente la Aiazzone Network Arredamenti di Palenzona. Intanto, pero',
vengono sospesi i pagamenti ai fornitori. I debiti di BeS lievitano a
quasi 15 milioni di euro e si comincia a parlare di cambiali protestate.
Ovviamente i creditori, preoccupati prima, infuriati poi, perdono la
pazienza e la Valentini Arredamenti, colosso del settore, presenta
istanza di fallimento.
Borsano,
Semeraro e Palenzona tentano un'operazione spericolata: cedono rami di
azienda a Panmedia. La societa', che si occupa di comunicazione e che
nulla ha a che vedere con l'arredamento, prende in carico 830 dipendenti
e 43 negozi di proprieta' della BeS. Attenzione: con un capitale sociale
da 1 milione e mezzo di euro, 13 dipendenti e un fatturato che si aggira
tra gli 8 e i 9 milioni di euro. Panmedia si affretta a modificare il
proprio oggetto sociale e annuncia partnership con banche, operatori del
settore e societa' di logistica. Un rilancio in grande stile.
Del resto,
questa e' un'operazione di moda in Italia: salvare il salvabile
dividendo gli asset delle societa' in crisi, tenendosi la parte buona e
gettando a mare la bad company. Alitalia, Tirrenia e Agile-Eutelia
insegnano. Inutile contattare Panmedia, gli incolpevoli centralinisti si
trincerano dietro a improbabili «non c'e' nessuno, sono in riunione,
riprovi piu' tardi», oppure enigmaticamente «siamo la nuova Panmedia,
non sappiamo nulla». Nuova? Che cosa significa? Altre scatole cinesi?
Panmedia e'
composta da un mix di nuovi e vecchi soci delle societa' implicate in
questa vicenda: Aiazzone, BeS, Emmelunga, Hoding Arredo, Emmedue e
Emmecinque. Non basta. Una inchiesta della procura di Roma (che si
affianca a quella, precedente, di Torino) vede coinvolte oltre sessanta
persone indagate per evasione fiscale. Tra loro, il presidente della
Confcommercio Lazio Cesare Pambianchi, Gianmauro Borsano insieme a
Giovanni e Margherita, Renato Semeraro e Giampiero Palenzona.
FURBETTI e FURBONI
A proposito di quest'ultimo, il fratello Fabrizio, vicepresidente di
Unicredit, e' uomo dalle mille poltrone. Presidente di Aiscat e Adr,
siede nel consiglio di amministrazione di Mediobanca. Anche in politica
non se la cava male, e' stato sindaco di Tortona e presidente della
Provincia di Alessandria. Con qualche inciampo: un'indagine della
procura di Alessandria con l'accusa di ricettazione. I pm gli contestano
dieci conti esteri intestati alla madre ottantaduenne, alla moglie e al
fratello Giampiero. A parlare dei conti esteri di Palenzona era stato un
suo amico fraterno, Giampiero Fiorani.
Ma torniamo
ad Aiazzone e ai suoi debiti, che intanto sono saliti a 20 milioni di
euro. Racconta un fornitore: «Le ricevute bancarie venivano regolarmente
non pagate, cosi' hanno iniziato a emettere cambiali. Le prime le hanno
onorate, poi sono iniziati i protesti». I titoli venivano negoziati da
Unicredit. «Sara' un caso - prosegue il fornitore - ma le cambiali
insolute dovrebbero avere una tempistica di comunicazione d'insolvenza
di 20 giorni. Unicredit corrispose la comunicazione alla mia banca dopo
tre mesi».
Nell'estate
scorsa l'azienda firma con i sindacati un accordo. Un percorso non
rispettato dalla subentrante Panmedia, cui corrisponde una crescente
esasperazione dei lavoratori. A questo si aggiunge il caos totale
all'interno dei negozi. I creditori ottengono sequestri giudiziali, ad
esempio per un importo di 160 mila euro presso la Emmelunga di Barberino
del Mugello. Le consegne vengono posticipate di mesi. I responsabili dei
punti vendita si mettono in malattia e i dipendenti sono costretti a
fronteggiare la rabbia dei clienti. Le vendite crollano, centri di 4 - 5
mila metri quadri incassano 250 euro al giorno.
E siamo
all'ingresso di Giovanni Semeraro, imprenditore di Ostuni. Omonimo dei
fratelli Semeraro, entra nella societa' torinese con 18 milioni di euro,
ma non si fida del tutto. Ottiene la gestione diretta di sei punti
vendita quale garanzia. La scelta cade su Siracusa, Catania, Bari,
Pescara, Firenze e Corsico e non e' casuale. L'imprenditore li ha
visitati uno a uno, soppesandone il posizionamento e la redditivita'. In
questi punti vendita la merce arriva regolarmente e gli ordinativi
vengono puntualmente evasi.
Panmedia
intanto ha ottenuto una liquidita' modesta, considerando che il giro
d'affari complessivo per ogni negozio gestito da Giovanni Semeraro si
aggira intorno ai 5 milioni al mese, e continua ad avere problemi di
liquidita'.
I guai
continuano, il sedicente amministratore delegato di Panmedia, Olivier
Chefdeville, firma una curiosa circolare con la quale intima ai
dipendenti di «impedire l'accesso a chi ricerchi, per qualsiasi ragione,
aziende diverse da Panmedia». Pero' Chefdeville non compare nel
consiglio di amministrazione di Panmedia, che oltretutto non prevede il
ruolo di amministratore delegato; comunque l'azienda si leva il pensiero
decidendo di non avvalersi piu' del manager francese.
Il tanto
sbandierato risanamento ristagna, sembrano destinati a chiudere i negozi
di Poirino, Bergamo, Albenga, Orte, Lucca, Avezzano. A rischio anche
Udine, Conegliano, Bologna e Parma. L'apporto di Giovanni Semeraro e'
modesto e i rapporti con i fornitori sempre piu' conflittuali. Palenzona
propone un concordato. Unicredit convincerebbe le altre banche ad
accettare, mentre i fornitori dovrebbero accontentarsi del 20 per cento
di quanto spettava loro. Tutto Inutile. Mentre Torino continuava ad
indagare, la Procura di Roma esegue gli arresti di fine
marzo.02-05-2011]
|
|
TOLLERANZA ZERO
(CALORIE) - IL SINDACO DI NEW YORK, BLOOMBERG, DOPO LA CROCIATA
SALUTISTA ANTIFUMO E ANTISALE, PRETENDE CHE LE BIBITE IPERCALORICHE,
COME LA COCA COLA, SIANO ESCLUSE DAI BUONI-PASTO EROGATI DALLO STATO
ALLE FAMIGLIE MENO ABBIENTI (44 MILIONI DI PERSONE) - POVERI MA OBESI:
SUI 135 MLN DI DOLLARI IN COUPON DISTRIBUITI OGNI ANNO A NEW YORK, PIU’
DELLA METÀ (75 MLN) VIENE SPESA NON PER BISTECCHE O VERDURE MA PER I
SOFT DRINK…
Federico Rampini per "la
Repubblica"
«Non diamo
più Coca Cola ai poveri», suona come la versione moderna dello scherno
di Maria Antonietta verso i sudditi affamati. È in questi termini che i
colossi dei "soft drink" Pepsi e Coca vogliono demonizzare Michael
Bloomberg, il miliardario che con le crociate infierisce sulla
popolazione più debole. Perché l´ultima battaglia del sindaco di New
York prende di mira le bevande gasate e zuccheratissime che
contribuiscono all´obesità, e le abitudini alimentari dei poveri.
Bloomberg vuole che le bibite ipercaloriche siano escluse dai
"food-stamp": i buoni-pasto erogati dallo Stato alle famiglie sotto la
soglia della povertà.
È una
proposta che avrebbe un impatto enorme. In forte aumento dopo la
recessione, il programma dei sussidi alimentari (Supplemental Nutrition
Assistance Program, o Snap) aiuta un americano su sette a fare la spesa.
44 milioni di persone negli Stati Uniti alla cassa del supermercato non
tirano fuori contanti o carta di credito, bensì i buoni-pasto federali
che l´esercente è tenuto a onorare. Un programma benefico,
indispensabile. Il guaio sta nel come vengono spesi quei coupon. Uno
studio del Dipartimento di sanità di New York rivela che sui 135 milioni
di dollari in buoni-pasto distribuiti annualmente solo in questa città,
ben 75 milioni se ne vanno non per acquistare bistecche o frutta e
verdura ma "soft drink".
Dal
contenuto nutritivo pari a zero, in compenso "bombe" di calorie. Il
consumo smodato di queste bibite, rivela lo stesso rapporto delle
autorità sanitarie, «è la singola causa più importante dell´epidemia di
obesità». Non si stenta a credergli, basta andare al cinema per essere
circondati di spettatori con bicchieroni extra-large che succhiano litri
di quella roba. Ma con quale diritto Bloomberg interferisce sul nostro
diritto di riempirci la pancia con quel che vogliamo? «È un sindaco o è
una tata che ci bacchetta dalla mattina alla sera?» lo apostrofa il
tabloid di destra New York Post, di proprietà dell´altro
multimiliardario che gli contende il palcoscenico in questa città,
Rupert Murdoch.
«Una volta
che i politici mettono il naso nei nostri carrelli della spesa,
decidendo cosa possiamo comprare, non si sa dove finiremo», denuncia
Kevin Keane, dirigente dell´American Beverage Association, la
Confindustria del settore che include Coca-Cola e PepsiCo. Sono i primi
passi verso uno Stato totalitario che ci priverà delle libertà
fondamentali? La campagna della grande industria e della destra (di cui
l´ex repubblicano Bloomberg è un transfuga) fa presa sui ceti più
poveri.
Ben 18
membri del Congressional Black Caucus, parlamentari che appartengono
alla comunità afro-americana, hanno scritto una lettera aperta
all´Amministrazione Obama per denunciare le misure «classiste» di
Bloomberg. Alla Casa Bianca, il presidente e soprattutto la First Lady
Michelle hanno lanciato una campagna per «sradicare l´obesità infantile
in una generazione», ma devono vedersela con un segmento importante
dell´elettorato democratico che descrive queste misure come «una
persecuzione dei più poveri». I lobbisti dell´industria arrivano a
immaginare scene strazianti: famigliole di neri colpite dalla
disoccupazione, che alla cassa del supermercato devono subire
l´umiliazione di essere «perquisite», con i bottiglioni di Coca e Pepsi
sequestrati perché non pagabili con i buoni pubblici.
Bloomberg è
il campione di queste controversie, ha fatto di New York la città
all´avanguardia nelle leggi salutiste. Cominciò nel 2008, imponendo alle
catene di fast food (McDonald´s, Burger King, Starbucks) di esibire il
numero di calorie per ogni alimento. Bilancio: uno studio
dell´università di Stanford ha rilevato un calo del 6% nei consumi
calorici. Poi è partita la battaglia contro l´eccesso di sodio (sale)
negli alimenti, con tetti imposti per legge.
Anche questa
sacrosanta secondo la dietologa Tammy Lakatos Shames: «Il sale è come
una tossicodipendenza, più ne aggiungi più ne vuoi. E non fa male solo
agli ipertesi ma a tutti, causa danni al cervello, al fegato, alle
articolazioni». Infine il sindaco ha sfidato Big Tobacco. Ha imposto le
tasse più alte di tutta l´America sulle sigarette, con un pacchetto che
arriva a 15 dollari.
Ha vietato
il fumo non solo nei locali pubblici ma anche in molte zone all´aperto:
dai campus universitari ai parchi, dalle vicinanze degli ospedali ai
campi sportivi. Lo elogiano gli scienziati dell´American Cancer Society
e molte associazioni dei consumatori. Per i suoi nemici l´ottavo uomo
più ricco d´America ha la «sindrome del pentito» (è un ex-fumatore, ex
divoratore di hot dog), è un Robin Hood alla rovescia, che con le "tasse
sul vizio" punisce i consumi della popolazione più povera.02-05-2011]
|
|
FUORI I SECONDINI!
- TRA BOMBE CARTA, AMICI DI CAMORRISTI, FIGLIE DI BOSS E
NAZI-NOSTALGICI, ORMAI A NAPOLI LA CAMPAGNA ELETTORALE È UN PARAPIGLIA -
GIGGINO DE MAGISTRIS FA TREMARE MORCONE - LA IERVOLINO SI INCATTIVISCE E
RISPONDE PER LE RIME AL CARDINALE SEPE - DUEMILA TONNELLATE DI MUNNEZZA
RICOPRONO ANCORA LA CITTÀ PARTENOPEA E PARTE-INVIVIBILE...
Guido
Ruotolo per "la
Stampa"
Fa
impressione questa campagna elettorale napoletana che è molto al di
sopra dei toni accettabili. La bomba carta dell'altra notte, e le spinte
e le offese all'Università Federico II contro il candidato a sindaco del
Pdl, Gianni Lettieri, rischiano di far degenerare lo scontro politico.
Colpisce la
reazione del candidato a sindaco del Pd, Mario Morcone, che, pur
solidarizzando con Lettieri, polemizza violentemente con le sue scelte:
«Pur di avere 11 liste che lo appoggiano, Lettieri ha fatto una
imbarcata di impresentabili. Uno su Facebook ha festeggiato il
compleanno di Hitler, una provocazione che ha portato l'altro giorno
alla rissa tra opposti estremisti all'università.
E Lettieri,
come mostrano anche i video finiti su Youtube, è stato soltanto
contestato a parole... Poi ci sono i candidati in odore di camorra, come
il capolista della lista di Francesco Pionati, Achille De Simone, e in
una circoscrizione Nunzia Stolder, figlia di Raffaele, ex boss di
Forcella. E poi c'è Marco Nonno, finito in carcere per la rivolta di
Pianura sui rifiuti».
Gli
impresentabili che sostengono Lettieri. A proposito, suo spin doctor
all'inizio della campagna elettorale è stato Claudio Velardi, già della
squadra di Massimo D'Alema a palazzo Chigi. C'è di più: da un Pd
spaccato al suo interno sono usciti dodici suoi esponenti - ex area
migliorista, tra cui Antonio Napoli, ex segretario regionale di via dei
Fiorentini - che hanno pubblicamente sottoscritto un appello a favore
del candidato del Pdl, scottati dall'esperienza delle primarie, alla
fine annullate.
La sinistra
porta comunque sulle spalle il fardello di 18 anni di giunte di
centrosinistra e quell'emergenza rifiuti che ancora oggi si ripropone
nonostante i proclami e le promesse di Silvio Berlusconi. Oggi a Napoli,
sono a terra 2.000 tonnellate di rifiuti. E la colpa non può certo
essere attribuita solo alla sinistra. Siamo arrivati al punto che il
sindaco uscente, la cattolicissima Rosa Iervolino ha scaricato la sua
ira contro il vescovo della città, Crescenzio Sepe, colpevole di aver
sottolineato che sul versante rifiuti «si è arrivati ad un livello di
esasperazione tale, per cui non si può ammettere di continuare a vivere
in una realtà del genere».
Sepe si è
rivolto alle istituzioni perché facciano «la propria parte per
cancellare questa vergogna dalla nostra città». Rosa Iervolino ha
replicato con una nota contestando l'uso della parola «vergogna»,
dicendo che «è incivile e non aiuta».
Per Morcone
si tratta di una campagna elettorale tutta in salita. Perché deve
prendere le distanze in qualche modo dalla giunta Iervolino e fare i
conti con la candidatura di Luigi De Magistris, l'ex magistrato
approdato all'Idv di Antonio Di Pietro. Circolano sondaggi che danno i
due sulle stesse percentuali. E ha dalla sua una rappresentanza di
società civile che si è spesa in questi anni per la città.
Per Lettieri
la battaglia per palazzo San Giacomo si gioca tutta sulla vittoria al
primo turno. E' la sua scommessa. Se va al ballottaggio, la sua vittoria
è meno scontata. Perché, per esempio, su Morcone potrebbero convergere i
voti oltre che dell'Idv anche dell'Udeur di Clemente Mastella che,
candidato a sindaco, sempre di più vorrebbe approdare nel terzo polo di
Casini, Fini e Rutelli. Che candidano a sindaco il mite professore
Raimondo Pasquino. I finiani, c'è da esserne certi, al ballottaggio non
voteranno mai per il candidato (Lettieri) del segretario regionale
Nicola Cosentino, imputato perché colluso con i Casalesi.
Fino a ieri,
fino all'aggressione e alla bomba carta, la candidatura Lettieri è
decollata tra le polemiche e i mugugni dell'area che dovrebbe
appoggiarlo. Partiamo dall'Unione Industriale di cui è stato presidente
a Napoli. Sul Corriere della Sera l'ex presidente Confindustria Antonio
D'Amato lo ha duramente contestato. Poi, ha preso le distanze
implicitamente da Cosentino per via delle candidature chiacchierate,
arrivando a dire che se i voti di De Simone si riveleranno determinanti,
lui si dimetterà. E pubblicamente Cosentino gli ha risposto
ricordandogli che deve tutto al partito.02-05-2011]
|
|
che ci faceva
Giovanni Sartori con il Presidente del Messico Calderon? - a roma quel
procedimento su rti, che fine ha fatto? - forza gnocca, tendenza lesbo -
minchia, c’è minghi con aledanno - alfano a campobasso - Morte del
puzzone Osama: Repubblica online strapazza corriere.it - le scopate di
brigitte nielsen con Schwarzenegger e Stallone (ma la mejo è il partouze
con Sean Penn e Charles Bronson)...
1-
Il sindaco (per mancanza di prove) Alemanno offre un concerto stasera
per il Papa che fu. Davanti al microfono Minghi e altri sfigati. Urge
presentargli Ballandi o Lucio Presta
2-
Sabato sera misteriosa cena del politologo Giovanni Sartori con il
Presidente del Messico Calderon... cosa si saranno detti?
3-
A Milano, c'è il processo Mediatrade: toghe rosse, persecuzione
giudiziaria. Ma cosa dire della Procura di Roma che, zitta zitta, ha
aperto un procedimento penale (31358/10 R.G.N.G.) per frode fiscale,
questa volta non a carico di Mediatrade ma di RTI, la società di
Mediaset che gestisce le reti televisive? L'accusa è sempre la stessa ma
gli anni di imposta sono differenti: si tratta del 2003 e del 2004.
Perchè a Roma e non a Milano? Semplice, durante Tangentopoli il
Cavaliere fece spostare la sede legale di RTI dalla "rossa" Milano al
"porto delle nebbie", Roma, appunto.
I circa 140
mila azionisti del Cavaliere Infojato attendono di sapere se anche in
questo caso qualcuno abbia impoverito la Società creando un
intermediario che ne scremasse gli utili. Vedi Frank Agrama. Il
procedimento è in fase di indagini preliminari e Mediaset avrebbe
scoperto di essere coinvolta in un nuovo processo solo nell'ottobre
scorso quando alcuni dirigenti di Rti sono stati convocati Roma per
essere interrogati.
4-
Ma se Fini sfida chiunque a trovare indizi della sua parzialità nella
conduzione della presidenza della Camera, perché sulle pagine della
presidenza sul sito del Parlamento spunta in bella posta nella rubrica
"articoli e interviste" una pagina di Repubblica dal titolo "Fini, un
patto per l'emergenza. Intervista al leader Fli, il governo è
paralizzato ma il voto è lontano", intervista politica e per nulla
istituzionale dove si invita chiaramente al ribaltone? Come ci è finita
sul sito di Montecitorio? Ah, saperlo...
5- A proposito di Fini, mercoledì alle 16 tenta di
resuscitare il terzo polo presentando a Montecitorio un libro sulla
Balena Bianca in diretta web sul sito della Camera...
6- Chi sarà quella bella deputata bruna di Forza Gnocca
soprannominata "l'amazzone", che pare proprio abbia un debole per il
sesso femminile? Ah, saperlo...
7- Mercoledì alle 18 non disturbare Angelino Jolie
Alfano, farà una visita lampo a Campobasso...
8- Volete incontrare Rocco Girlanda, potentissimo
deputato denis-verdiniano e presidente della Fondazione Italia Usa? Da
bravo yankee snobba i ristoranti vicino alla Camera e pranza
all'americanissimo McDonalds a Fontana di Trevi, mescolandosi alle orde
di studenti e turisti...
9-
Alle 10,10 di lunedì mattina la deputata di Forza Gnocca Melania
Rizzoli, in corsa per il titolo di Miss in Gambissime di Montecitorio,
con tanto di tacco 12 saliva su una Smart nera parcheggiata non si sa
come nella pedonalissima Piazza della Maddalena a Roma, e dopo aver
messo in moto sfrecciava a tutta birra lungo le pedonalissime stradine
adiacenti al Pantheon. Come è possibile, nonostante il cartello "isola
pedonale"?
10-
Carlo Rossella per "Il Foglio" - Weekend a Palm Beach. Niente royal
wedding. Al bar del Biltmore tv spenta. Gli snob bianco vestiti bevono
Martini cocktail e guardano solo l'orizzonte un po' troppo nuvoloso.
11-
Morte del puzzone Osama: non svegliate il Corriere.it: Repubblica online
alle 5.03, il sito di De Bortoli lo annuncia alle 7,20...
12-
Alessandra Menzani su Libero ci illumina sulla 47enne showgirl danese
Brigitte Nielsen che ha appena presentato a Londra dal titolo "You Only
Get One Life" (Hai una vita sola) in cui ha documentato la sua vita
sessuale movimentata. Schwarzenegger: «Abbiamo capito presto che tra noi
c'era energia e questa si è canalizzata in una relazione piccante.
Sapevamo che appena il film fosse finito, sarebbe finita anche la
storia. Il tempo era poco, abbiamo fatto il possibile. Appena le luci
del set si spegnevano, sparivavamo per fare le nostre cose. Volevamo
provare tutto. E quando eravamo soli, era esattamente quello che
succedeva».
Sylvester
Stallone: "L'abbiamo fatto su una sedia, una grossa sedia americana. Due
settimane dopo mi ha offerto un ruolo in "Rocky IV", poi mi ha chiesto
di sposarlo"
La mejo
scopata: «Un'altra notte ho incontrato Sean Penn e Charles Bronson in un
club di Cannes», continua l'attrice. Nel locale, si va a sedere vicino
all'attore, all'epoca legato a Madonna. «Ero completamente presa. Era
una cosa puramente sessuale. Avrei fatto di tutto. Quando il club
chiuse, siamo finiti in auto. Abbiamo passato una notte bollente nella
stanza d'albergo di Sean. Fantastico. Poi qualcuno ha bussato alla
porta. Non so chi fosse, una voce femminile. Ho pensato fosse
Madonna».02-05-2011]
|
|
DASSAULT D’ASSALTO
- IL ’GIOVANE’ LAURENT NON SI PIEGA AL VOLERE DEL PADRE PADRONE SERGE,
CHE LO AVEVA FERMATO: VUOLE UNA QUOTA PESANTE IN GENERALI, E COL SUO
AMICO E SOCIO IN AFFARI BOLLORÉ STA PREPARANDO L’ATTACCO - PUNTA AD
AVERE “ALMENO IL 5% DEL LEONE”, ENTRANDO DALLA PORTA PRINCIPALE: IL
PATTO IN SCADENZA DI MEDIOBANCA - I FRANCESI, CON LA SPONDA DI SARKÒ,
FANNO QUADRATO: È VICINA LA CONQUISTA DI EDISON, E GROUPAMA NON HA
RINUNCIATO A MANGIARSI I RESTI DEI LIGRESTI
Fiorina Capozzi
per "Finanza & Mercati"
Laurent
Dassault non rinuncia a Mediobanca e Generali. E prepara anzi il suo
showdown nell'arco di qualche mese sull'azionariato del Leone e di
Piazzetta Cuccia. Cinquantotto anni, uno dei candidati assieme al
fratello Olivier a prendere le redini del grande gruppo francese,
Laurent non ha intenzione di seguire le indicazioni della famiglia e
punta a una quota «fino al 5% del Leone triestino». Lo aveva dichiarato
giorni fa e lo ha ripetuto ad amici che non sono stati così discreti nel
gestire l'informazione.
La conferma
arriva da fonti bene informate, direttamente da Parigi, secondo cui le
recenti dichiarazioni del padre Serge, 86enne, che ha smentito
l'interesse del gruppo della difesa per le due società italiane, non
troverebbero d'accordo l'ereditiere francese. Il nodo sta tutto qui:
padre e figlio sono su posizione diametralmente opposte per quanto
riguarda la campagna d'Italia.
La staffetta
generazionale tra padre e figlio non si farà attendere a lungo. Ormai è
questione di tempo: Laurent, relegato per ora alla gestione degli
investimenti del gruppo Dassault, scalpita da tempo alla ricerca di un
riscatto personale. E l'occasione potrebbe arrivare proprio dalla
vicenda Mediobanca-Generali.
Laurent è al
fianco del fidato amico Vincent Bolloré che, con la scadenza del patto
di Mediobanca prevista in autunno, si prepara a fare le sue mosse.
Secondogenito di quattro figli, in lotta per la successione col fratello
maggiore, Laurent vuole giocare da protagonista proprio in Italia come
confermano anche le recenti dichiarazioni di Alessandro Benetton:
«Laurent Dassault? Lo conosco bene - ha dichiarato solo venerdì scorso
l'industriale veneto - Era qui a Ponzano anche ieri. Mi ha chiesto un
po' di informazioni su Mediobanca. Io gli ho detto che siamo un po'
fuori zona e non siamo informati su Milano. Trieste è già un pò più
vicina».
Benetton non
si è sbilanciato, comunque, nel descrivere i termini di una difficile
successione, né ha parlato delle amicizie di Laurent Dassault. Amicizie
importanti come quella di Nicolas Sarkozy, che nel 2003 gli ha dato
l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine nazionale della Legione d'Onore.
Laurent e Bolloré sono anche soci in affari nella Dévelopment &
partenariat, società che investe nelle piccole e medie imprese francesi.
Per la precisione fanno parte di un ristretto numero di imprenditori,
una cinquantina in totale, della D&P che ha un patrimonio gestito da
circa 180 milioni di euro.
Denaro che
viene speso per acquisire quote in società di taglia media (con un giro
d'affari compreso fra i 10 e i 100 milioni di euro) con investimenti fra
i 3 e i 7 milioni di euro. Entrambi, infine, assieme anche ad Antoine
Bernheim, ex presidente delle Generali, furono ospiti quattro anni fa
del neoletto presidente della Republique, Nicolas Sarkozy, alla festa
post-elettorale del celebre bistrot Fouquet's degli Champs Elysées.
C'era anche Henri Proglio, il numnero uno di Edf, che pure aspira ad
avere una mano in terra straniera per risolvere con successo la
battaglia per il controllo di Edison.
I francesi
potrebbero così fare quadrato per rafforzarsi nella roccaforte del
capitalismo italiano. Visto così il dietrofront di Vincent Bolloré sulle
Generali, dopo l'attacco frontale sulle vicende della joint venture
polacca Ppf e il rifiuto a firmare il bilancio, ha una dimensione
diversa. Appare una mossa finalizzata a mettere le basi per una nuova
strategia italiana che riparte da Mediobanca allargandosi a Generali,
Premafin.
Dal lato
opposto,contraria ad avventure sta la vecchia guardia, quella di Serge
Dassault, che smorza gli entusiasmi del figlio ("si esprime a titolo
personale" ha spiegato nella nota di chiarimenti sull'interesse per
Mediobanca e Generali). E sullo sfondo resta, come detto, il tema di una
successione imprenditoriale difficile a capo di una famiglia potente
come Dassault. Se a prevalere sarà Laurent, allora le novità non
mancheranno. Anche per il Leone. [03-05-2011]
|
|
1- ALL’ULTIMO
SALONE DEL MOBILE DI MILANO ’LUPIN’ ELKAN SPACCIA PER UNA SUA CREAZIONE
IL “SOFà-FIAT 500” COPIATO PARI PARI DA UN MODELLO DELLA SEAT AUTO DEL
1963 - 2- NELL’EUFORIA DI COMPIACERE, A FARI SPENTI, L’ESTRO DEL
NIPOTINO SCAPESTRATO DELL’AVVOCATO I SIGNORI DEL DESIGN NON SI SONO
ACCORTI DELLA PATACCA DA 5 MILA € - 3- PRIMA DELLA KERMESSE IL PLAGIARIO
DI CASA AGNELLI AVEVA DICHIARATO: “IO GUARDO LE MACCHINE COME UN
BAMBINO, LE CARAMELLE”. MA I BRAVI BAMBINI DOVREBBERO SAPERE ANCHE CHE
NON SI RUBANO LE CARAMELLE NEL VASETTO DEGLI ALTRI -
DAGOREPORT
Di
bischerate ne ha collezionate a bizzeffe Lapo Elkan, il nipote
scapestrato dell'Avvocato. Alcune anche gravi. Così non desta scandalo
più di tanto la sua idea di presentare all'ultimo Salone Internazionale
di Milano una creazione - il sofà Fiat 500 - che di originale, in
realtà, ha ben poco. Anzi.
L'"icona"
che riproduce la forma frontale del mitico "Cinquecentino" degli anni
del boom economico è stata copiata pari pari ai progettisti della casa
automobilistica spagnola Seat. Furono loro nel 1963 a lanciare sul
mercato, appunto, la prima poltrona carrozzata da esporre in salotto.
Ma
nell'euforia di festeggiare l'estro incontenibile di Lapo, architetti,
design e giornalisti del settore non si sono accorti della "patacca" (al
prezzo modico di 5.500 euro) offerta ai lori occhi al Salone del Mobile.
Prima della
kermesse il plagiario di casa Agnelli aveva dichiarato che nella sua
collezione aveva portato il Dna delle automobili. Per poi aggiungere:
"Io guardo le macchine come un bambino, le caramelle". Ma i bravi
bambini dovrebbero sapere anche che non si rubano le caramelle nel
vasetto degli altri.03-05-2011]
|
|
CACCIA AL CHICCO -
"Minzolini? Orgogliosamente filogovernativo - il Tg1? Me l’hanno offerto
due volte, in passato, e ho rifiutato - BERLUSCONI? Ha monopolizzato la
politica italiana negli ultimi vent’anni, anche a causa della debolezza
dei suoi avversari - Bernabè, mi aveva cercato pochi giorni dopo la
rottura con Mediaset, nel febbraio 2009. La cosa fu bloccata (DA
BERLUSCONI) - RITORNO A CANALE5? PIERSILVIO mi offrì tutto quello che
c’era da offrire"....
Ormai è
noto: Enrico Mentana ha quadruplicato gli ascolti a La7. Ma sicuramente
non è noto che ha detto di no quando gli è stata offerta la direzione
del TG1 e quella di vari quotidiani, «La Stampa e l'Unità, tra gli
altri». Lo rivela a Vanity Fair, che gli dedica la copertina in edicola
dal 4 maggio.
Il fatto che abbia quasi quadruplicato gli ascolti significa che
gli italiani sono più interessati alla politica di quanto si pensi?
«Significa che ci sono più pubblici. C'è ancora chi segue Avetrana, ma
c'è una fetta, neanche marginale, che vuole altro. Chi mi ferma per
strada dice sempre la stessa frase: "Grazie, perché mi ha restituito il
gusto di vedere un vero telegiornale". C'era spazio per rifare un Tg
come era vent'anni fa, prima che a cambiarlo arrivasse un vento a cui
io, con la nascita del Tg5, ho fortemente contribuito».
Che
budget ha a La7?
«Forse un quarto di quello del Tg5. Ma più che i soldi fanno le idee».
Anche
il suo stipendio si è molto ridimensionato rispetto ai tempi del Tg5.
«Quando stai fermo a lungo e ti arriva un'opportunità come questa,
lavori anche gratis. Dall'editore, Telecom, ho accettato uno stipendio
che è alto, per carità - 320 mila euro lordi -, ma che è un quinto di
quello che prendevo a Mediaset dopo tanti anni di lavoro. Però ho
chiesto a La7 un premio di risultato per ogni punto di share di
crescita. Quindi probabilmente guadagnerò parecchio».
I punti
di crescita ormai sono quasi sette: quanto si avvicinerà al suo vecchio
stipendio?
«Ci andrò molto vicino».
Che
cosa pensa del Tg1 di Minzolini?
«Orgogliosamente filogovernativo, diverso da quelli di Rossella e Mimun,
allineati ma non di battaglia. È una rivoluzione perché, prima di lui,
il Tg1 cambiava solo per un 20% a seconda del partito che saliva al
governo. E la sta pagando: i telespettatori antiberlusconiani vanno a
cercare altro».
Andrebbe mai a dirigere il Tg1?
«Me l'hanno offerto due volte, in passato, e ho rifiutato».
Perché
ha detto no?
«Perché ci ho lavorato nove anni, so come funziona. In Rai tornerei solo
se mi venisse garantita la libertà di non rispondere al telefono ai
politici. Una cosa che non concederanno mai. Io sono l'unico direttore
di Tg che non vota. La politica oggi è raccontata da piccoli fatti che
non c'entrano con la passione. Per questo tante storie private, di sesso
e tradimenti, prendono piede: un tempo non è che fossero più casti, ma
avevano più argomenti. Oggi la politica è solo l'arte del prevalere».
Ha
diretto per 13 anni il Tg dell'ammiraglia di Mediaset: difficile credere
che non abbia avuto condizionamenti.
«Nessuno mi ha mai detto che cosa dovevo o non dovevo fare. La mia
libertà si cibava del successo. Magari la telefonata c'era: "Guarda che
questa cosa dà fastidio". Ma, se era una notizia, la davo lo stesso.
Quando a Berlusconi ha fatto comodo avere un Tg che facesse più i suoi
interessi politici, mi ha sostituito».
La
sostituzione alla guida del Tg5, a fine 2004, seguita cinque anni dopo
dalla rottura con Mediaset sul caso Englaro, le hanno dato la fama di
uno dei pochi giornalisti indipendenti.
«Ma io non ho fatto nulla per alimentare questa sindrome da conte di
Montecristo: non ci sono ruggini o velleità vendicative. Se Berlusconi
fa una cosa giusta lo diciamo, se fa una cazzata anche. Statisticamente,
succede di più la seconda».
Che
cosa pensa di lui?
«Ha monopolizzato la politica italiana negli ultimi vent'anni, anche a
causa della debolezza dei suoi avversari. A volte irrita, a volte
diverte. Ma è difficile giudicarlo da quando, in questa guerra tra
bande, ogni fatto della sua vita privata - che tale dovrebbe rimanere -
viene usato in chiave politica. Quasi nessuno si chiede seriamente se
abbia governato bene o male».
Diceva
che non ci sono ruggini con Berlusconi, ma nella nuova edizione del suo
libro Passionaccia spiega che è rimasto disoccupato così a lungo per un
veto di Berlusconi.
«Confermo. La7, nella persona del numero uno di Telecom Franco Bernabè,
mi aveva cercato pochi giorni dopo la rottura con Mediaset, nel febbraio
2009. La cosa fu bloccata».
Da chi?
«Da chi detiene il potere. L'editore di La7 è Telecom, dentro ci sono
Generali, Mediobanca e altri soci pesanti. Di certo la politica non ha
caldeggiato la mia nomina: una persona che ha appena litigato con
Mediaset non è consigliabile».
Perché
Berlusconi l'avrebbe costretta a questo esilio forzato?
«La ritengo una blanda censura di mercato. Voleva evitare che si facesse
un Tg di successo, che togliesse telespettatori e pubblicità, e dirmi:
"Guarda che non è che fai quel che vuoi". Farmela un po' pagare,
insomma. Ci sta».
Sempre
in Passionaccia racconta che, alla vigilia del suo approdo a La7,
Berlusconi a sorpresa le offrì di rientrare in Mediaset.
«Me lo trovai di fronte per caso alla feste del 2 giugno al Quirinale.
Mi disse: "Preferirei che tornasse a Mediaset. Non ho avuto nulla a che
fare con il suo allontanamento e credo sarebbe giusto chiudere quella
ferita. La chiamerà mia figlio". Quando lo incontrai, Piersilvio era
emozionato perché l'indomani sarebbe nato suo figlio. In questo clima
festoso fu più facile dirgli di no quando mi offrì tutto quello che
c'era da offrire».
Che
cosa?
«Non importa».
Mettiamola così: se Piersilvio le avesse proposto il Tg5, avrebbe
accettato?
«La storia non va mai all'indietro. Era giusto che facessi una cosa
diversa in un posto diverso».
E a
proposito delle parole dette dall'ex dg Rai Mauro Masi in un'intervista
al Corriere della Sera, «La sinistra non ha accettato Enrico Mentana al
Tg3», Mentana precisa al sito di VanityFair.it come andò la sua
trattativa per guidare il Tg3 nell'estate del 2009: «Mi cercò l'allora
direttore di Rai3 Paolo Ruffini. Per accettare gli posi due condizioni
che sapevo impossibili: la mia nomina avrebbe dovuto essere votata
all'unanimità del Cda Rai e ricevere il voto positivo e pieno
dell'Assemblea dei Giornalisti. Che fossero impossibili era chiaro
perché Rai3 è sempre stato l'unica rete sotto il controllo della
sinistra e il Pd aveva già fatto il nome di Bianca
Berlinguer».03-05-2011]
|
|
1- ANCHE SULLA
GUERRA BOSSI RINCULA COME AL SOLITO, NEL DUBBIO DI NON ESSERE IL VERO
PADRONE DELLA LEGA NORD E DEL SUO SIMBOLO. MA TREMONTI STRAPPA UNA
TREGUA E SI RAFFORZA UN PO’: "FINITI I 150 MILIONI, IL MINISTRO NON
STANZIERà ALTRI FONDI" - 2- QUANTO CONTA AVERE I COMMERCIALISTI GIUSTI?
COSì L’AMARO FISCO DIVENTA DOLCE & GABBANA: "IL GIUDICE BACCHETTA
L’AGENZIA DELLE ENTRATE SUGLI STILISTI PROSCIOLTI" - 3- VALE LA PENA
FARE UN SALTO A TORINO SOLO PER POTER LEGGERE: "HO CAPITO LE MONTAGNE
SOLO CON LA PENNA IN TESTA". LAPO ELKANN RICORDA IL SUO SERVIZIO
MILITARE". FATTO CON GLI ALPINI, E NON CON IL CARABINIERE PATRIZIA.
QUESTA LA TROVATE SULLA ’REPUBBLICA’ DI TORINO. CHE’ LA REPUBBLICA
D’ITALIA è TUTTA UN’ALTRA COSA
A cura
di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota
1-
AVVISI AI NAVIGATI...
Anche sulla guerra Bossi rincula come al solito, nel dubbio di non
essere il vero padrone della Lega Nord e del suo simbolo. Ma Tremonti
strappa una tregua e si rafforza un po'. Il Pompiere della Sera
certifica, a nome delle Elite corrucciate: Il premier a Bossi: la quadra
si trova se vi ricordate che siete al governo. Considerate sopra le
righe le dichiarazioni leghiste. La cena con Tremonti" (p. 23)
Sulla Stampa
di Mariopio, bel retroscena di Amedeo La Mattina: "L'ombra di Tremonti
dietro il braccio di ferro. Finiti i 150 milioni gia' impegnati, il
ministro non stanziera' altri fondi" (p. 17). Nuova edizione del famoso
articolo quinto: chi (non) stanzia i soldi ha vinto.
2-
NELLE MANI GIUSTE/1...
Apertura di Repubblica dedicata alla bella politica: "Brusca: "La mafia
avviso' Berlusconi. Un accordo o ci saranno altre bombe. Depone a
Firenze: lui e Dell'Utri non c'entrano con le stragi del '93. Tramite
Mangano feci sapere che dovevano scendere a patti su 41 bis e revisione
del maxiprocesso". "Il committente finale del papello era l'allora
ministro Mancino, ma Riina non mi disse chi aveva fatto da tramite". Lo
sfogo del premier: "E' follia, non ero nemmeno in politica" (pp. 1 e
18-19)
Equilibrato
e realista il commento di Gio' Bianconi: "Il silenzio rotto dopo 14 anni
e i dubbi sulla credibilita'. Indagini complesse per il tempo trascorso
e la difficolta' dei riscontri" (Corriere, p. 27).
3-
NELLE MANI GIUSTE/2...
"Impresentabili: lista continua. Camorra, in Campania arrestati altri
due candidati del Pdl. E B. riammette in consiglio regionale due
condannati. L'allarme di Grasso: "Legami spaventosi, elettori avvisati".
Calabria, ecco il Comune a tutta cosca. Giojosa Ionica, il manette
sindaco e assessori. Uno di nuovo in corsa con la Destra".
Il Cetriolo
Quotidiano (p.2) mette in fila un po' di brava gente, candidata per fare
il bene della gente. A proposito, visto che magistrati e forze di
polizie continuano ad arrestare anche politici, a quando una
dichiarazione di complimenti di Bobo Maronito e Angelino Jolie Alfano? O
i Signori Ministri si rallegrano a mezzo stampa solo per gli arresti di
quelli con la barba da latitante e la coppola in testa?
4- CON
I COMMERCIALISTI GIUSTI...
Luigi Ferrarella non dimentica e neppure perdona: "Dolce & Gabbana, il
giudice bacchetta l'Agenzia delle entrate sugli stilisti prosciolti"
(Corriere, p. 28). Come anche Equitalia dimostra, il Fisco italiano e'
sempre debole con i forti e forte con i deboli.
5-
TOGHE ROSSE, MA ANCHE TOGHE AZZURRE (CON LICENZA PARLANDO)...
Laudare Laudati si puo'. Ma anche no. L'ex dirigente di via Arenula ai
tempi di Mastella e Alfano, spedito a Bari ad ascoltare le telefonate
più' scottanti d'Italia, alla fine e' stato ficcato in un pasticcio. Sul
CQ si legge che "Il Csm ascolta il procuratore generale di Bari sul caso
Laudati, dopo gli esposti anonimi recapitati nei giorni scorsi" (p. 8)
6-
QUESTI NON VINCERANNO MAI...
Sulla Libia splende sempre il sol dell'avvenire democrat!
"Bersani-D'Alema cambiano la mozione Pd "I raid non bastano, serve più'
diplomazia". Tra i democratici cresce il timore di passare per
"filo-bombardieri" (Repubblica, p. 14).
Sulla
ridicola smentita dei giorni scorsi, partita dal Quirinale contro
Repubblica e Cetriolo Quotidiano, Marco Travaglio si diverte ancora a
scrivere la qualunque. Come sempre, alla fine la figura peggiore la
fanno i sedicenti oppositori di Culatello Bersani (CQ, p. 1).
Poi passa il
solito Chiamparino e scavalca i leghisti della prima ora e il ministro
Maroni: "Non togliere i manganelli ai vigili" (Repubblica, p 21)
8- DISECONOMY...
Basterebbe quel che c'è scritto nelle pagine 20 e 21 di Illustrato Fiat
per vomitare un po', ma poi il box a centro pagina ci esalta: "Qui
Detroit: per Chrysler tornano i rating dopo 13 anni senza valutazione".
Fiat invece è sempre stata valutata. Come? Junk
9-
LAPONE CON LA PENNA IN...?
vale la pena fare un salto a Torino gia' solo per poter leggere il
seguente articolo: "Ho capito le montagne solo con la penna in testa".
Lapo Elkann ricorda il suo servizio militare". Fatto con gli alpini, e
non con il carabiniere Patrizia. Questa la trovate sulla Repubblica di
Torino. Che' la Repubblica d'Italia e' tutta un'altra cosa"04-05-2011]
|
|
TUTTI I RESTI DI
LIGRESTI - IL BUCO NERO NELLE CASSE DI FONSAI (PERDITE PER 1 MLD € NEL
2010) NON NASCE SOLO DAI GUAI DELLE ASSICURAZIONI MA È IL FRUTTO AMARO
DEGLI APPETITI DI DON SALVATORE E FAMIGLIA - UN PO’ DI SOLDI PER IL
PUROSANGUE DI JONELLA, QUALCHE MILIONE PER LA PUBBLICITÀ GESTITA DALLE
AZIENDE DI GIULIA, SUPERSTIPENDI DA SUPERMANAGER - UNA SERIE DI ASSEGNI
A SETTE-OTTO CIFRE PER COMPRARE FATTORIE VALUTATE COME MINIERE D’ORO,
ALBERGHI IN PERENNE PASSIVO, ARREDI D’UFFICIO E PREZIOSE (?) CONSULENZE
Ettore
Livini per "la
Repubblica"
Un po' di
soldi per il purosangue di Jonella. Qualche milione per la pubblicità
gestita dalle aziende di Giulia. Stipendi da supermanager. Più una serie
da brividi di assegni a setteotto cifre per comprare fattorie valutate
come miniere d'oro, alberghi in perenne passivo, arredi d'ufficio e
preziose (?) consulenze. La crisi di Fonsai affondata da un miliardo di
perdite nel 2010 non nasce solo dai guai del core business assicurativo.
Il buco nei conti, dati alla mano, ha anche un'altra spiegazione: il
fattore Ligresti.
La vorticosa
girandola di operazioni infragruppo che in cinque anni ha trasferito
dalle casse della galassia quotata in Borsa alle tasche
dell'inossidabile ingegnere la bellezza di 525 milioni, trasformando
Fondiaria e Milano Assicurazioni in una sorta di bancomat pronto uso per
le casseforti della famiglia di Paternò.
Lo scopo di
questa partita di giro iniziata in sordina nel 2005 e decollata per
volumi tra il 2008 e il 2010 è stato chiaro sin dall'inizio: puntellare
i conti delle holding personali della dinastia siciliana, messe alle
corde dalla crisi del mattone e da una serie di diversificazioni non
proprio azzeccate. Obiettivo, tra l'altro, fallito. Sinergia, capofila
dei business di Ligresti, è stata costretta per ben due volte a
rinegoziare la sua esposizione con i creditori esposti per oltre 300
milioni e una terza è ancora in corso malgrado l'«aiutino» delle
assicurazioni di casa.
Solo tra
2009 e 2010, come riportano i dati in bilancio alla voce rapporti con
parti correlate, le due compagnie hanno pompato verso i piani superiori
della catena di controllo oltre 280 milioni. Mentre dal 2005 ad oggi il
bilancio dareavere tra famiglia e aziende quotate a Piazza Affari segna
un saldo positivo ovviamente per i Ligresti di 367 milioni. Un fiume
d'oro alimentato in buona parte dai loro soci di minoranza (ma non dal
punto di vista numerico: Sinergia in realtà controlla attraverso tre
livelli di scatole cinesi solo il 20,6% di Fondiaria e il 12% della
Milano) costretti adesso oltre alla beffa il danno a mettere mano al
portafoglio per ricapitalizzare le due assicurazioni.
Il mattone
d'oro. La parte più corposa delle partite infragruppo di casa Ligresti è
legata, come tradizione di famiglia, al mattone. Fondiaria e Milano
negli ultimi anni hanno affidato alla Imco e alle sue controllate,
aziende che fanno capo direttamente alla famiglia, buona parte dei
business immobiliari del gruppo. Nel 2005 hanno acquistato per 93
milioni gli immobili di via Lancetti a Milano, poi hanno finanziato la
Avvenimenti e Sviluppo Immobiliari per 102 milioni per un'operazione a
Roma, in via Fiorentini, si sono impegnate a rilevare dalle casseforti
di casa un hotel con centro benessere a San Pancrazio a due passi da
Parma. Tutte operazioni, naturalmente, segnalate con puntualità nei
bilanci e accompagnate come prevede la legge da apposite valutazioni di
periti.
Il timing di
queste operazioni è stato sempre chirurgico. Quando un paio di anni fa
la Imco si è trovata con un buco nei conti a pochi giorni dalla chiusura
del bilancio è arrivato puntuale il salvagente della Fonsai: la
compagnia ha messo mano al libretto degli assegni e rilevato
dall'ingegnere alcuni indispensabili terreni a Bruzzano e a Cormano
oltre a un bell'albergo a Varese. Cosa c'entrino questi blitz con il
corebusiness di un'assicurazione non è chiaro.
È certo però
che i 15 milioni di plusvalenze garantiti così ai Ligresti hanno
consentito di spegnere, almeno temporaneamente, la spia rossa
dell'allarme finanziario.
Un deal fotocopia è andato in onda nel 2009 quando la Milano ha rilevato
dalla Imco la Hdef Isola per 15,5 milioni regalando un altro po'
d'ossigeno alla controllante.
Il knowhow dei piani alti di casa Ligresti non si limita però al trading
immobiliare. Prova ne è che le due società quotate in Borsa si sono
affidate a Imco e alle sue controllate anche per una serie di servizi
collaterali.
Poco meno di
10 milioni sono finiti alla Europrogetti per le consulenze legate
all'area Castello di Firenze, 30 milioni sono stati girati per i lavori
su una struttura sanitaria a Firenze. Non solo: una volta costruite case
e ospedali, poi, c'è bisogno di arredarle. E, guarda caso, i fornitori
sono di nuovo aziende private dei soci di riferimento. Fondiaria si è
comprata nel 2010 2,5 milioni di arredi dalla Icein e 2,2 milioni di
mobili per ufficio dalla Imco quando forse sarebbe stato più semplice (e
con ogni probabilità più economico) fare un salto all'Ikea.
Affari in
fattoria e in hotel. Uno degli accordi più controversi tra i vari piani
della galassia Ligresti è quello relativo alla tenuta agricola Cesarina.
A fine 2008 Sinergia si è trovata in debito d'ossigeno finanziario. Che
fare? Niente paura. L'ingegner Salvatore si è ricordato di questi mille
ettari di paradiso nel parco di Marcigliana, in Lazio, dove si pigia
olio e produce latte. Poco importa che il business fosse (come è ora) in
perdita per due milioni l'anno. I panni sporchi si lavano in famiglia e
Sinergia ha girato a Fonsai per 80 milioni di euro la megafattoria.
Grazie, naturalmente, alla solita dettagliata perizia sul valore
dell'immobile rurale stilata da apposito esperto indipendente.
Il troppo
però è troppo. E in quell'occasione l'Isvap, l'istituto che veglia sulla
solvibilità del comparto assicurativo, ha acceso il semaforo rosso: «Il
prezzo è troppo alto», ha sancito e l'affarone (per chi è evidente) è
saltato, costringendo pochi mesi dopo Sinergia a chiedere ai creditori
bancari una moratoria sul suo debito.
Nella stessa
occasione sono state poste le basi per una delle più disastrose (per i
soci Fonsai e Milano) partite infragruppo dei Ligresti. Quella di
Atahotels, la società di gestione alberghiera controllata da Sinergia e
affidata dall'ingegnere al figlio Gioacchino Paolo. Storia del 2008.
L'acquisizione della catena è «un'opportunità per il gruppo in un
settore trainante dell'economia nazionale» sentenziarono allora convinte
in un comunicato diffuso a tutto il mercato Fonsai e Milano firmando
senza batter ciglio un assegno da 30 milioni per rilevare dalla
cassaforte rispettivamente il 51% e il 49% del presunto gioiello
dell'hotellerie nazionale.
Difatti:
prima l'Isvap le ha obbligate a ridurre il prezzo d'acquisto a 25
milioni perché quello iniziale era giudicato di nuovo troppo favorevole
(ça va sans dire) ai venditori. Poi, pochi mesi dopo, è iniziato il
calvario. Subito sono emersi buchi per 20 milioni in sei mesi, poi la
necessità di un aumento di capitale da 12. Poi, un annetto dopo, è
spuntata un'altra voragine da una cinquantina di milioni che si è
tradotta in altri 30 milioni di contabilizzazioni in perdita. Se
Atahotels fosse stata ancora in pancia a Sinergia, per la cassaforte di
famiglia sarebbe stato il crac. Invece alla fine a saldare il conto sono
stati i poveri piccoli azionisti delle due compagnie.
Ricchi premi
e cotillons. A riempire i portafogli di casa Ligresti negli ultimi anni
hanno contribuito anche i lauti stipendi pagati loro dalle aziende di
famiglia. Dal 2005 al 2010 Giulia, Jonella e Gioacchino hanno incassato
una busta paga complessiva da oltre 60 milioni di euro emolumenti pari
al triplo della media degli assicuratori europei. Anche l'anno scorso,
con i titoli alle corde in Borsa e una voragine da un miliardo nei conti
di Fondiaria, i tre moschettieri della famiglia siciliana hanno ricevuto
una bella gratifica da 8,3 milioni di euro complessivi.
Ma i
compensi sono solo la punta dell'iceberg della pioggia d'oro che hanno
incassato direttamente. Fondiaria Sai ad esempio ha staccato nel 2010 un
assegno da 6,7 milioni per consulenze tecnico amministrative legali a
parti correlate. Banca Sai, oltre ad aver finanziato per 19 milioni
Sinergia, ha garantito prestiti personali per 3 milioni di euro a
singoli amministratori.
Qualche
spicciolo - nel corso degli anni - è finito pure nelle aziende personali
dei figli di Salvatore. Gilli Communications, una società di Giulia, ha
fatturato un paio di milioni per le campagne pubblicitarie della
Dialogo, una controllata del gruppo Fonsai, mentre Laità, la società
proprietaria di Toulon, il cavallo di Jonella, è stata misteriosamente
gratificata dalle assicurazioni quotate di un pagamento di 1,4
milioni.04-05-2011]
|
|
BUSINESS
INTERNATIONAL - “BLOOMBERG”: LA UE CAZZIA SONY E APPLE: METTANO AL
SICURO I DATI DEGLI UTENTI - MUTUI TRUFFA: DOPO AVER CHIESTO 1 MLD $ A
DEUTSCHE BANK, GLI USA POTREBBERO FAR CAUSA AD ALTRI ISTITUTI - IPO
GLENCORE, LA SOCIETÀ È VALUTATA 61 MLD $ - “FT”: L’INGHILTERRA VUOLE
TASSARE AL 50% I CONTI SVIZZERI DEGLI INGLESI - “LES ECHOS”: I PREMI
SALARIALI CHE VUOLE SARKOZY SONO INCOSTITUZIONALI? - “NYT”: REN REN (IL
FACEBOOK CINESE) PRONTO ALL’INGRESSO IN BORSA
DAGOREPORT
1 - LES
ECHOS
FRANCIA, RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITÀ PER I PREMI SALARIALI
http://bit.ly/j6FOXV
- Il
progetto di Sarkozy di introdurre entro la fine dell'anno dei premi
salariali per le imprese che distibuiscono dividendi potrebbe non andare
in porto. Lo ha detto lo stesso presidente francese in un'intervista al
settimanale "L'Express", paventando il rischio costituzionalità: "Mi
viene detto che potrebbero esserci problemi giuridici in merito alla
retroattività".
Leggi
l'intervista di Sarkozy su "L'Express":
http://bit.ly/kdjxni
2 -
BLOOMBERG
LA UE BACCHETTA SONY E APPLE: METTANO AL SICURO I DATI DEGLI
UTENTI
http://bloom.bg/j87YA5
- Sony e
Apple devono adoperarsi per assicurare che i dati in loro possesso,
compresi quelli degli utenti dei loro servizi, siano al sicuro. Questo
il richiamo della Commissione europea alle due multinazionali, dopo il
furto di milioni di dati che ha colpito il Service Playstation e la
notizia che la Casa di Steve Jobs registra e archivia informazioni sugli
utilizzatori di iPhone iPad.
NON
SOLO DEUTSCHE BANK, GLI USA POTREBBERO FAR CAUSA AD ALTRI ISTITUTI
http://bloom.bg/lYCHCH
- Dopo aver
citato in giudizio Deutsche Bank per un miliardo di dollari a causa di
irregolarità sui mutui, il Dipartimento di Giustizia Usa potrebbe ora
rivolgere la propria attenzione anche su altri istituti di credito.
GLENCORE, L'IPO SU LONDRA ED HONG KONG POTREBBE VALERE 61 MLD $
http://bloom.bg/iOLTdk
- L'Ipo di
Glencore International AG su Hong Kong e Londra potrebbe valere 61
miliardi dollari. Glencore pensa di vendere le proprie azioni a un
prezzo che oscilla tra i 480 pence (7,90 dollari) e i 580 pence.
3 - EL
CONFIDENCIAL
BANCO SANTANDER DAVANTI ALLA GIUSTIZIA USA SUL CASO MADOFF
http://bit.ly/kAFxo0
- Il Banco
Santander non riesce a liberarsi dell'incubo Madoff. Il prossimo 10
maggio l'istituto spagnolo dovrà difendersi di fronte alla Giustizia
degli Stati Uniti, per evitare un processo.
4 -
FINANCIAL TIMES
INGHILTERRA PRONTA A TASSARE I CONTI IN SVIZZERA AL 50%
http://bit.ly/jScDJA
- Secondo
quanto riportato ieri dal "Financial Times", il Regno Unito sarebbe
pronto a un accordo con le autorità elvetiche, per la tassazione al 50%
dei conti inglesi in svizzera. In cambio, ai titolari dei conti verrebbe
garantito l'anonimato. Il quotidiano economico della City afferma anche
che l'accordo, di qui al 2015, porterebbe nelle casse inglesi una cosa
come 5 milardi di dollari.
5 -
THE NEW YORK TIMES
REN REN PRONTO ALL'INGRESSO IN BORSA
http://nyti.ms/iuePY7
- Ren Ren,
il social network di Pechino, definito il "Facebook cinese", è pronto
per l'ingresso in borsa. Le sue azioni dovrebbero essere quotate tra i
12 e i 14 dollari.
04-05-2011]
|
|
PANETTA, AMORE E
FANTASIA (E TANTA CIA) - LEON, IL PAISA’ DI ORIGINI CALABRESI CHE HA
STANATO BIN LADEN, HA L’ASPETTO DI UN VECCHIO ZIO DEMOCRISTIANO UN PO’
RINCOGLIONITO (HA ATTESO LA FINE DEL BLITZ IN CHIESA, PREGANDO). MA È UN
POLITICO RAFFINATO, ABILE MEDIATORE, EX CAPO DELLO STAFF DI BILL CLINTON
- IL BOSS DELLA CIA, CHE ANDRà AL PENTAGONO, È UNO DI QUELLI CHE SENZA
ESPERIENZA MILITARE SI È TROVATO A SUO AGIO TRA GENERALI, BERRETTI VERDI
E AGENTI SEGRETI...
Luciano
Gulli per "il
Giornale"
Alle 8 di venerdì 29 aprile, Leon Panetta mise una mano sulla spalla del
vice ammiraglio William Mc Raven, comandante delle «Operazioni
Speciali», e gli disse: «Ora è nelle nelle tue mani, amico. Ti auguro il
meglio. Portacelo morto».
Poi chiamò
il suo autista e a bordo della sua Chevrolet di servizio si fece portare
in una chiesa nei pressi del Pentagono. Due «men in black», occhiali
neri, braccia conserte e Beretta calibro 9 sotto l'ascella si piazzarono
ai lati della porta d'ingresso della chiesa. Panetta si fermò a metà
della navata centrale, scelse un banco sulla sinistra e si sedette,
gomiti sulle ginocchia e polpastrelli premuti sulla fronte. Non stava
pregando. Si stava solo riproiettando nella mente la scena studiata fin
nei più minuti dettagli nel suo ufficio di Langley, giù all'«agenzia».E
poiché, come dice sempre ai ragazzi del suo staff«non c'è niente di
meglio che una chiesa per riflettere e concentrarsi», era lì che si era
fatto portare.
A vederlo da
lontano lo si sarebbe detto un pensionato qualunque a rapporto dal
Padreterno. Certo nessuno, guardando quella figura solitaria in
grigio,quel settantenne dall'aria dimessa, avrebbe mai pensato di essere
di fronte al capo della Central Intelligence Agency; all'uomo che solo
mezz'ora prima aveva definitivamente messo a punto la trappola in cui
sarebbe caduto Osama Bin Laden.
Leon
Panetta, ovvero un paisà alla Cia; ovvero il contributo italiano alla
chiusura dei conti con lo «Sceicco del Terrore ». Settantatre anni il
mese prossimo, tre figli, cinque nipoti, Leon Edward Panetta è nato a
Monterey, in California, dove il padre, un calabrese di Siderno, aveva
un ristorante. A giorni, Panetta lascerà la Cia per assumere l'incarico
di ministro della Difesa, cioè dell'organizzazione militare più potente
del pianeta.
E qui,
prevedibilmente, chiuderà una carriera strana e un po' romanzesca, come
suggeriva del resto la sua duplice personalità. Da un lato, una specie
di Gianni Letta, il nostro sottosegretario alla presidenza del
Consiglio: politico raffinato, abile e intelligente mediatore,
congressman tra i più accreditati, ex direttore dell'ufficio di Gestione
e di Bilancio della Camera, ex capo dello staff di Bill Clinton.
Dall'altro,uno di quegli uomini che pur non avendo alcuna esperienza
militare, o forse proprio per questo, si è trovato perfettamente a suo
agio tra generali, berretti verdi, incursori e agenti segreti, e ci ha
preso gusto sciroppandosi 220 mila miglia per visitare 42 stazioni Cia
nel mondo in poco più di due anni.
Un uomo
capace di sporcarsi le mani anche col «lavoro sporco», quando il «dirty
job» è nell'interesse superiore del Paese. È lui, il fedelissimo di
Obama apprezzato dal clan dei Clinton, che ha pianificato la formazione
di squadre con licenza di uccidere ovunque nel mondo, in funzione
antiterrorismo. Ed è lui che ha autorizzato certe pratiche diciamo così,
un po' disinvolte, come la tortura del waterboarding: appeso a testa in
giù e acqua corrente sulla faccia finchè non dici basta.
A Siderno,
18 mila abitanti a poco più di 100 chilometri da Reggio Calabria, sulla
jonica, in piena Locride, nessuno più si ricorda di «quei» Panetta che
negli anni Trenta emigrarono in America. L'unica Panetta di qualche
nome, sulla statale 106, è la cantante Lisa, 34 anni, terzo posto al
festival di Sanremo del '98 con Sempre , soprano «di coloratura», quanto
al tipo di voce (nota più alta: La bemolle 5 nella canzone Adesso ).
Alla Cia lo
hanno sempre chiamato «lo zio». «Zio Leon». La faccia è un po' da
vecchio zio, infatti. Ma come si è visto, l'apparenza spesso inganna.
«L'imprendibile è stato preso e ucciso», ha comunicato secco Panetta ai
dipendenti dell'Agenzia a cose fatte. «Ma non ci fermeremo fino a quando
non avremo preso l'ultimo responsabile dell'11 settembre ». Uno «zio» un
po' duretto, insomma. Uno della Jonica.04-05-2011]
|
|
IL MAGNATE
CIANCIMINO - IL FIGLIO DI DON VITO PARLAVA CON I MAGISTRATI DELLA
TRATTATIVA FRA STATO E MAFIA, DEL “PAPELLO”, DEL GENERALE MORI,
DELL’OMICIDIO DI CALVI, DEL PREFETTO DE GENNARO - PARLAVA DI TUTTO, MENO
CHE DEL SUO TESORETTO - E MENTRE GIRAVA PER TELEVISIONI E LIBRERIE COME
“ICONA DELL’ANTIMAFIA” (COPY INGROIA), MASSIMUCCIO SVUOTAVA I FORZIERI
DELLA SIRCO, L’AZIENDA DEL PADRE MESSA SOTTO SEQUESTRO, E TRASFERIVA LA
RICCHEZZA IN LUOGHI SICURI (ROMANIA)… Riccardo Arena per "il
Foglio"
Palermo.
Parlava con i magistrati antimafia di Palermo, Massimo Ciancimino. Della
trattativa fra mafia e stato, del Dc-9 di Ustica, del "papello", del
caso Moro, del generale Mori, dell'omicidio di Roberto Calvi. Parlava di
tutto meno che di soldi. Dei suoi soldi, perché degli affari di Silvio
Berlusconi diceva di sapere tutto o quasi, grazie alle confidenze e ai
documenti del padre, don Vito.
E mentre
rispondeva alle domande dei pm del pool coordinato dal procuratore
aggiunto Antonio Ingroia, ripetendo che "prima di loro nessuno mi aveva
mai chiesto niente", il figlio di don Vito aveva ripetuti e frequenti
contatti, personali e telefonici, con alcuni dei soci delle holding
Sirco e Agenda 21 Sa e delle aziende controllate o partecipate, in cui -
secondo gli accertamenti fatti da altri organi dello stato - è sparso in
mille rivoli, soprattutto in Romania, il tesoro dell'ex sindaco mafioso
di Palermo Vito Ciancimino.
Frattanto
che "rivelava" cose comunque attribuite al padre morto, frattanto che
girava per televisioni e librerie come - parola di Ingroia - "un'icona
dell'antimafia", Massimuccio si accordava con alcune delle persone a lui
vicine per svuotare i forzieri del tesoro, e cioè proprio la Sirco,
azienda considerata di proprietà di don Vito. Il tesoro era stato
sequestrato e confiscato, ma lui, da star dell'antimafia, ha avuto la
possibilità e il tempo di far svuotare le vecchie società messe sotto
sequestro e di trasferire la ricchezza in mani sicure.
Come il
Foglio è in grado di documentare, gli ex soci e i titolari di società un
tempo controllate dalle holding Sirco, sede a Palermo, via Libertà 78,
nello studio del professor Gianni Lapis (considerato il prestanome
storico di don Vito e di Massimo Ciancimino), e Agenda 21 Sa, azienda di
diritto rumeno, con sede a Bucarest, hanno svuotato la Sirco e ripreso
il controllo e la proprietà della più grande discarica della capitale
rumena, quella di Gline, 119 ettari di estensione, 238 milioni di valore
potenziale.
E' lì che
Ciancimino ha investito parte del tesoro. Ora, assieme ad alcuni dei
suoi soci, è nuovamente indagato per riciclaggio. Il figlio di don Vito
è già in carcere per calunnia aggravata nei confronti dell'ex capo della
polizia Gianni De Gennaro, accusato, sulla base di un documento
taroccato, di avere fatto il doppio gioco a favore di Cosa nostra.
E' questa la
nuova indagine riguardante il tesoro di don Vito, questo il mistero
ancora da svelare sulle centinaia di milioni che il figlio del sindaco
mafioso possiede all'estero. C'è da guardare soprattutto in Romania, e
la procura di Palermo lo sta facendo da tempo, nonostante le accuse, le
denunce e i tentativi di delegittimazione portati avanti da Ciancimino
nei confronti dei magistrati che lo avevano fatto processare e
condannare per la sparizione del tesoro del padre.
Grazie alle
segnalazioni dell'amministratore giudiziario della Sirco, Gaetano
Cappellano Seminara, i pm Roberta Buzzolani e Lia Sava hanno scoperto
che con una serie di operazioni finanziarie proprio a Bucarest sono
stati aggirati i provvedimenti della magistratura italiana. L'indagine
del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza è
stata acquisita agli atti del giudizio di appello sul "tesoro".
Tale
giudizio si era concluso con le condanne di Ciancimino Jr. a 3 anni e 4
mesi, della madre, Epifania Silvia Scardino, a 1 anno e 4 mesi,
dell'avvocato Gianni Lapis a 5 anni e 1 mese e dell'altro avvocato e
presunto prestanome Giorgio Ghiron a 5 anni e 4 mesi.
Ma -
sorpresa delle sorprese - la sentenza di secondo grado ha consentito ai
magistrati di ottenere le condanne però non gli ha dato la possibilità
di recuperare il malloppo perché nel frattempo Ciancimino e soci avevano
provveduto a farlo sparire. Consegnandolo di fatto nelle mani di nuovi
prestanome.
rutelli comp11
degennaro
Personaggio
chiave di questa operazione è ritenuto Raffaele Valente, con cui nel
2009 Ciancimino ebbe numerosissimi contatti. Di presenza e per telefono.
Diretti e indiretti. Attraverso Romano Tronci, imprenditore "rosso",
processato per mafia a Palermo, condannato a dieci anni in primo grado e
assolto in appello; attraverso un socio di Tronci, Francesco Martello,
pure lui giudicato per mafia nello stesso processo trash; attraverso la
compagna di Tronci, Santa Sidoti, già socia della Sirco.
Erano tutti
legati da interessi comuni nelle aziende e nel tesoro. E tra l'altro
Ciancimino jr aggiornava Sidoti, Tronci e Valente anche sulle proprie
deposizioni. Valente è un immobiliarista ed è considerato l'uomo-chiave
di tutta l'operazione: è lui infatti che ha comprato all'asta, al
tribunale civile di Bucarest, per appena un milione e 30 mila euro, una
partecipazione societaria che è una delle principali casseforti del
"tesoro". Si tratta infatti di una quota che assicura il controllo di
una società, la Ecorec, proprietaria della discarica di Gline. La quota
dunque da sola vale circa 250 milioni.
I meccanismi
di questo svuotamento sono alquanto complessi: come ha ricostruito la
Guardia di Finanza, la holding Sirco (Lapis e Ciancimino, secondo
l'accusa) era socio di maggioranza della holding Agenda 21 Sa, con quote
milionarie. Poco prima del sequestro della Sirco, i soci di Agenda 21 Sa
fecero la prima operazione: deliberarono un aumento del capitale sociale
di appena 3.500 euro, che Sirco non sottoscrisse, perdendo così il
controllo di Agenda 21 Sa.
La seconda
operazione mirata riguardò Agenda 21 Sa, che, a sua volta, controllava
la Ecorec, proprietaria della discarica di Gline: Victor Dombrovski,
uomo d'affari rumeno, socio e al tempo stesso direttore di Ecorec, aveva
prestato un milione alla sua stessa azienda e la controllante Agenda 21
Sa aveva garantito la restituzione del prestito.
Alla
scadenza, però, il milione non fu rimborsato e Dombrovski, anziché agire
contro la Ecorec, si rivolse ad Agenda 21 Sa. Ottenendo dal tribunale
civile di Bucarest il pignoramento e la vendita all'asta della sua quota
di partecipazione in Ecorec. Per appena un milione e 30 mila euro, così,
la società Alzaleas, anch'essa di diritto rumeno, di proprietà di
Raffaele e Pietro Valente, comprò all'asta una partecipazione che valeva
il controllo di una discarica da 238 milioni, oltre gli altri possibili
ricavi.
E non è
finita, perché la Agenda 21 Sa, società rumena ma appartenente a soci
italiani, Sergio e Raffaele Pileri in particolare, ha fatto causa, a
Bucarest, alla Sirco - e dunque all'amministrazione giudiziaria -
sostenendo di avere subito un danno da 50 milioni.
"Le attività
poste in essere dal Dombrovski, dal Valente e dai soci di Agenda 21 Sa -
scrive la Finanza, riprendendo la relazione dell'amministratore
giudiziario - potrebbero essere state eseguite dietro la regia di Lapis
Gianni e Ciancimino Massimo, considerato che le medesime attività
susseguitesi nel tempo sembrano propedeutiche ad un unico disegno
criminoso".04-05-2011]
|
|
POMPA LA BENZINA
RECORD: 1,60 € - WALL ST. APRE DEBOLE, EUROPA IN CALO (FTSE-MIB -1,5%) -
GUARGUAGLIONE PRESIDENTE, ORSI CON LE UNGHIE - GRAZIE FUKUSHIMA, FIRMATO
ANSALDO ENERGIA - PIRELLI IN UTILE - CAMFIN: MORATTI E TRONCHETTI SEMPRE
PIÙ IN AFFARI - DIRITTI CALCIO, INCIUCIO DELLE “BIG 5” - SCIOPERO A SKY
PER IL CALL CENTER - NISSAN FARà I (BRUTTI) TAXI DI NEW YORK - DERIVATI
AL COMUNE DI MILANO: NIENTE ACCORDO PER MESTIZIA - CROLLA L’UTILE DI AOL
HUFFINGTONIZZATA - BUZZI UNICEM DIMEZZA LE PERDITE - BIOTECH ITALIANO IN
GRANDE CRESCITA
1 -
BENZINA, BALZO RECORD PER PREZZO VICINO AGLI 1,6 EURO AL LITRO...
(LaPresse) - Nuovo record per i prezzi della benzina
consigliati dalle compagnie, con la Tamoil che porta il costo alla pompa
per gli automobilisti a 1,599 euro al litro, con un aumento di 0,6
centesimi di euro al litro. E' quanto emerge dalle rilevazioni del
quotidiano online Staffetta Quotidiana. Quello della Tamoil è l'unico
ritocco al rialzo registrato. La forbice del prezzo della benzina è
chiusa in basso dalla Shell, che consiglia quota 1,583 euro al litro,
mentre il prezzo medio si attesta a 1,589 euro al litro. Il gasolio
rimane invariato, con un prezzo massimo di 1,501 euro al litro, minimo
di 1,493 euro al litro e medio di 1,495 euro al litro.
2 -
APERTURA DEBOLE PER WALL STREET, DOW JONES -0,13%...
(LaPresse) - Apertura contrastata per Wall Street, con
l'indice Dow Jones che cede lo 0,13% a 12.791,39 punti, lo S&P che perde
lo 0,08% a 1.355,59 punti e il Nasdaq che guadagna lo 0,04% a 2.842,77
punti.
3 -
BORSA: EUROPA SI CONFERMA DEBOLE CON PRIMI DATI USA...
(ANSA) - Si confermano in calo le principali borse
europee dopo l'aumento delle richieste settimanali di ipoteche negli Usa
e il calo delle perdite di posti di lavoro in aprile inferiore a quello
del mese precedente. Sui mercati continentali prevalgono le vendite,
concentrate sul tecnologico Wincor Nixdorf (-8,27%) e su Holcim (-4,34%)
dopo i dati trimestrali.
In calo
anche il produttore di impianti eolici Vestas Wind Systems (-9,34%), che
ha registrato una perdita trimestrale superiore alle stime degli
analisti, ed il colosso tedesco della distribuzione Metro (-1,7%) con il
taglio della raccomandazione di Bofa Merril Lynch, mentre corre Henkel
(+2,66%), spinta dalle vendite dei primi 3 mesi dell'anno.
Sotto
pressione gli estrattivo-minerari Antofagasta (-8,33%), Boliden
(-5,58%), Fresnillo (-5,01%) e Rio Tinto (-2,35%), penalizzati dal
prezzo dei metalli all'asta di Londra. Di seguito, gli indici dei titoli
guida delle principali borse europee. - Londra -0,89% - Parigi -0,29% -
Francoforte -0,41% - Madrid -0,21% - Milano -0,43% - Amsterdam -0,42% -
Stoccolma -0,01% - Zurigo +0,35%.
4 -
DEUTSCHE BANK: S&P, RATING IMMUTATO DOPO RICORSO USA CON ACCUSA FRODE...
(Adnkronos) - Standard & Poor's ha fatto sapere che il
rating di Deutsche Bank (A+/Stabile/A-1) resta immutato nonostante
l'annuncio del dipartimento di Giustizia Usa di aver citato in giudizio
la banca con l'accusa di frode.
Standard &
Poor's "ritiene che l'impatto finanziario potenziale di tale azione
legale su Deutsche Bank dovrebbe essere gestibile alla luce delle nostre
attese sui profitti consolidati significativi della banca nel medio
periodo". Per l'agenzia di rating, "l'impatto reputazionale potrebbe
essere maggiore dell'impatto finanziario, ma dovrebbe essere limitato".
5 -
GPI: PERFEZIONATA CESSIONE DA TRONCHETTI A MORATTI DEL 6,5% DEL
CAPITALE...
(Adnkronos) - E' stata perfezionata oggi, in esecuzione
del contratto di compravendita comunicato al mercato lo scorso 4 aprile,
la cessione a Massimo Moratti di una partecipazione pari al 6,5% del
capitale di Gruppo Partecipazioni Industriali (Gpi), azionista di
controllo di Camfin, da parte di Marco Tronchetti Provera & C. Sapa.
Come gia' preannunciato al mercato, a valle di tale operazione, e' stato
sottoscritto un accordo parasociale relativo a Gpi tra Mtp Sapa e
Massimo Moratti.
6 -
PIRELLI: UTILE NETTO GRUPPO I TRIMESTRE PIU' CHE RADDOPPIATO A 81,4 MLN
ALZA TARGET RICAVI 2011 SOPRA 5,85 MLD...
Radiocor - Risultati superiori alle attese nel I
trimestre per Pirelli che sulla scia dei conti del periodo gennaio-marzo
alza i target di fatturato per l'esercizio in corso. Nel primo trimestre
il gruppo ha riportato ricavi per 1,4 miliardi (+23,4%), un utile
operativo post oneri di ristrutturazione pari a 143,3 milioni (+63,6%) e
un utile netto totale di 81,4 milioni, piu' che raddoppiato rispetto ai
38,9 milioni di un anno fa. Il consensus degli analisti indicava ricavi
per 1,35 miliardi e un utile intorno ai 65 milioni. Per il 2011 Pirelli
stima i ricavi superiori a 5,85 miliardi, rispetto alla precedente
previsione di un giro d'affari superiore ai 5,55 miliardi. Confermati
gli obiettivi di redittivita' e di pfn.
7 -
FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, PUNTIAMO SU MERCATI CHIAVE...
(Adnkronos) - Finmeccanica puo' contare su un ottimo
posizionamento e l'obiettivo del gruppo e' quello di rafforzarsi su
mercati ad elevato potenziale di crescita, come India e Brasile. E'
questo uno degli obiettivi strategici indicati dal presidente e
amministratore delegato della holding dell'aerospazio e difesa, Pier
Francesco Guarguaglini, nel suo intervento all'assemblea degli
azionisti, dove e' presente il 51,71% del capitale e chiamata, tra
l'altro, ad approvare il bilancio dell'esercizio 2010 e la nomina del
nuovo consiglio di amministrazione.
8 -
FINMECCANICA, CDA NOMINA GIUSEPPE ORSI AMMINISTRATORE DELEGATO...
(LaPresse) - Il Consiglio d'amministrazione di
Finmeccanica ha nominato Giuseppe Orsi nuovo amministratore delegato del
gruppo.
9 -
FINMECCANICA, ASSEMBLEA APPROVA BILANCIO, A TESORO CEDOLA 71,6 MLN...
(LaPresse) - L'assemblea degli azionisti di
Finmeccanica ha dato il via libera al bilancio 2010 che si è chiuso con
un utile netto pari a 557 milioni di euro (-22,4% su base annua) e con
ricavi in crescita del 2,9% a 18,695 miliardi di euro. Dall'assemblea
dei soci anche l'ok a un dividendo di 41 centesimi di euro per azione,
per un totale di 237 milioni di euro (il dividendo sarà posto in
pagamento dal 26 maggio con stacco della cedola il 23 dello stesso
mese). Al Tesoro, azionista del gruppo con il 30,2% del capitale, andrà
una cedola complessiva di 71,6 milioni circa.
10 -
FINMECCANICA, VIA LIBERA ASSEMBLEA AZIONISTI A NUOVO CDA
(LaPresse) - L'assemblea degli azionisti di
Finmeccanica ha dato il via libera al nuovo Consiglio d'amministrazione
del gruppo. Undici i membri del Cda che rimarranno in carica per i
prossimi tre anni (2011-2013). Questi i nomi: Pier Francesco
Guarguaglini (presidente), Giuseppe Orsi, Dario Galli, Franco
Bonferroni, Francesco Parlato, Giovanni Catanzaro, Guido Venturoni,
Paolo Cantarella, Marco Iansiti, Christian Streiff e Silvia Merlo.
11 -
FINMECCANICA, GUARGUAGLINI: IN EGITTO E TUNISIA NESSUN BLOCCO
ATTIVITÀ...
(LaPresse) - "In Egitto e Tunisia non c'è nessun blocco
e si sta andando avanti". Così il presidente e amministratore delegato
di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, in merito alle attività
del gruppo nei due Paesi nordafricani, intervenendo all'assemblea degli
azionisti in corso di svolgimento presso la sede di piazza della
Pilotta.
12 -
NUCLEARE, ZAMPINI: FUKUSHIMA NON NEGATIVO PER ANSALDO ENERGIA...
(LaPresse) - "Fukushima non è negativo per la nostra
azienda perché porterà a uno smantellamento delle vecchie centrali e
quindi ci sarà bisogno di tecnologia" per costruirne di nuove. Così
l'amministratore delegato di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini,
intervenendo all'assemblea degli azionisti di Finmeccanica in corso
presso la sede di piazza della Pilotta. Zampini ha aggiunto che Ansaldo
Energia, società del gruppo Finmeccanica, è la sola azienda in Italia
che ha la tecnologia necessaria. L'ad ha aggiunto che "ci sarà una
crescita nei settori gas e rinnovabili per cui ci aspettiamo un
incremento nel campo convenzionale e una crescita significativa
dell'attività, quindi nel campo degli stres test".
13 -
CALCIO: DIRITTI TV, 5 BIG CONCORDANO LINEA PRIMA DI CORTE GIUSTIZIA
FEDERALE...
(Adnkronos) - La Corte di Giustizia Federale esaminera'
oggi pomeriggio il reclamo delle cinque 'big' (Milan, Inter, Roma,
Juventus e Napoli) contro la delibera dell'Assemblea di Lega calcio di
Serie A, che ha votato a maggioranza (15 club), fissando i parametri di
individuazione dei bacini di utenza, e assegnando la ricerca a tre
istituti demoscopici. I rappresentanti dei cinque club si incontreranno,
a quanto apprende l'ADNKRONOS, si stanno per incontrare a Roma per
definire la linea comune e limare gli ultimi dettagli.
14 - SE
SKY ITALIA RISPONDE IN ALBANIA...
Da "il
Giornale" - Anche a Sky si sciopera. La tv a pagamento che
ha rotto il monopolio Rai - Mediaset ha fatto saltare anche le
trattative con i sindacati che imputano alla società, che fa capo al
magnate dei media Rupert Murdoch, di voler spostare i propri call center
in Albania, lasciando senza lavoro circa 600 operatori italiani a meno
che non decidano di andare a vivere nel Paese slavo.
Sky ha
infatti imposto ad Almaviva, la società che gestisce il call center, un
fermo lavorativo di due settimane. Per questo i sindacati hanno deciso
un pacchetto di sciopero di 12 ore. Le confederazioni sindacali sono
anche contrarie alle politiche salariali di Sky Italia, che sarebbero
troppo basate su un sistema meritocratico deciso unitariamente
dall'azienda.
15 -
NISSAN FORNIRA' MODELLO UNICO DI 'TAXI GIALLI'...
(ANSA-AFP) - Il costruttore automobilistico giapponese
Nissan ha vinto una gara d'appalto per la fornitura di taxi alla città
di New York, battendo l'americana Ford e la turca Karsan. La monovolume
NV200 sarà "il primo taxi costruito appositamente per la città di New
York e diventerà l'unico taxi della città per un decennio", a partire
dalla fine del 2013, ha detto il sindaco di New York, Michael Bloomberg,
in un comunicato.
L'appalto
prevede complessivamente 13.000 veicoli, il cui prezzo di listino è di
29.000 euro l'uno. Il nuovo modello del famoso "yellow cab" newyorkese
sarà prodotto in Messico nella fabbrica di Cuernavaca e sarà la versione
modificata di una utilitaria attualmente venduta in tutto il mondo, in
particolare in Cina, Europa e Giappone. I taxi newyorkesi finora erano
prodotti da diverse case: l'americana Ford, le giapponesi Toyota e
Nissan, la tedesca Volkswagen. Il sindaco ha spiegato che il modello
unico permetterà alla città di ottenere il veicolo migliore al miglior
prezzo.
16 - I
DERIVATI E LO SPOT (MANCATO) DELLA MORATTI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Per il sindaco Letizia Moratti come spot
elettorale sarebbe perfetto: «Le banche risarciscono con una transazione
il comune di Milano per la vicenda dei derivati capestro». Peccato che,
probabilmente, questo spot resterà nei sogni. Almeno nel breve,
difficilmente si concretizzerà. Il Comune ha infatti provato a fare il
colpaccio: raggiungere un accordo transattivo con le quattro banche
(Deutsche Bank, Depfa, Ubs e Jp Morgan) che gli hanno venduto i
derivati.
Le banche,
dal canto loro, avrebbero anche interesse a chiudere una vicenda che
continua a ledere la loro immagine. Ma il fatto che il processo penale
sarebbe andato avanti comunque e, soprattutto, il fatto che il Comune
chiedeva alle banche più di quanto queste fossero disposte a spendere,
ha per ora bloccato ogni tentativo di accordo. L'ultima parola non è
detta, certo. Ma rischia di essere detta in tribunale. (My.L.)
17 -
IMPREGILO: PINI STUDIA DOSSIER IGLI, LIGRESTI A CACCIA DI LIQUIDITA'...
(Adnkronos) - La ricerca di liquidita' potrebbe portare
Salvatore Ligresti a vendere la sua quota in Impregilo, ma l'ingegnere
siciliano e' abituato a tenersi stretto i gioielli di famiglia. Se
Mediobanca e Unicredit sono quote strategiche, le indiscrezioni di
stampa di un possibile addio al colosso italiano delle costruzioni non
piacciono al patron del gruppo Fonsai. "Sono del tutto prive di
fondamento le ipotesi circa un disimpegno del gruppo Fonsai da Impregilo
attraverso una cessione" della quota del 33% detenuta in Igli, holding
che custodisce il 29% di Impregilo.
"Non e' in
corso -aggiunge un portavoce del gruppo Fonsai- alcuna valutazione circa
la possibile cessione di tale quota. Non si e' avviata ne' si intende
avviare una trattativa". Una smentita che non frena i rumors. L'ipotesi
resta probabile per il gruppo assicurativo, gia' alle prese con la
ristrutturazione dei debiti e chiama in causa gli altri due soci
paritetici di Igli, le famiglie Gavio e Benetton, pronte a spartirsi la
quota dell'ingegnere siciliano.
"Non ne
sappiamo nulla, non ci risulta assolutamente", fa sapere uno degli
eventuali protagonisti della partita. "Se non c'e' nessun venditore, non
c'e' nessun acquirente. Non siamo stati interpellati da nessuno",
aggiunge. Che Ligresti consideri Impregilo un asset strategico lo
dimostra anche il recente avvicendamento: Andrea Novarese, da sei anni
nel cda di Impregilo, ha lasciato l'incarico a l'ex manager dell'Iri,
Massimo Pini, uomo di fiducia dell'ingegnere.
18 -
RADDOPPIA L'UTILE DEL PRODUTTORE DI BIRRA NUMERO 1 AL MONDO...
(LaPresse/AP) - E' più che raddoppiato l'utile netto
del più grande produttore mondiale di birra nel primo trimestre.
Anheuser-Busch InBev ha detto di aver raggiunto 964 milioni di dollari
nei tre mesi chiusi il 31 marzo, rispetto ai 475 milioni di dollari
dell'anno precedente. I ricavi sono cresciuti dell'8,1% a 9 miliardi di
dollari. L'azienda ha sede a Leuven, in Belgio, e produce, tra le altre,
le Stella Artois e la Budweiser.
19 -
POLTRONA FRAU: FIRMA ACCORDO STRATEGICO CON HAWORTH SUL MERCATO
AMERICANO...
(Adnkronos) - Poltrona Frau Group firma un accordo
strategico di distribuzione con Haworth per il canale ufficio negli
Stati Uniti, completando in modo sinergico la sua offerta sul territorio
americano. Il mercato Usa residenziale e contract ha registrato per il
Gruppo una crescita del 28% nel 2010 e ha rappresentato il 7% del
fatturato totale. In base all'accordo, sono previsti crescenti
investimenti in comunicazione e marketing negli Stati Uniti, da
effettuare congiuntamente con Haworth a supporto della brand awareness
dei marchi del Gruppo.
20 -
AOL, CROLLA UTILE 4,7 MLN DOLLARI PER CALO PUBBLICITÀ NEL I TRIMESTRE
(LaPresse/AP) - Crollo dell'utile per la società di
internet Aol nel primo trimestre 2011. Il dato si attesta ai 4,7 milioni
di dollari, o 4 centesimi per azione, contro i 34,7 milioni di dollari
dei primi tre mesi dell'anno scorso. I ricavi sono scesi invece del 17%
a 551 milioni di dollari, comunque sopra le attese delgi analisti, che
avevano previsto un calo a 534 milioni. Alla base del calo, spiega Aol,
il calo delle inserzioni pubblicitarie e delle sottoscrizioni.
21 -
SWISSCOM: UTILE NETTO IN CRESCITA DEL 25% NEL I TRIMESTRE...
(Adnkronos/Ats) - L'utile netto di Swisscom e' salito
del 25% a 474 milioni di franchi nel primo trimestre 2011.
Sull'andamento degli affari hanno influito gli effetti eccezionali
legati alla costituzione nel 2010 di un accantonamento di 70 milioni di
euro (102 milioni di franchi) per la vicenda giudiziaria riguardante la
filiale italiana Fastweb, coinvolta in un'inchiesta per riciclaggio e
evasione dell'IVA.
Il risultato
operativo (Ebit) dell'operatore, il cui azionista principale e' sempre
la Confederazione, e' cresciuto del 16,3% a 648 milioni di franchi. Il
fatturato e' invece calato del 3,1% a 2,86 miliardi, ha annunciato oggi
Swisscom. A tassi di cambio costanti e depurato dell'accantonamento, il
giro d'affari registra una flessione dello 0,6%.Per l'esercizio 2011, i
vertici prevedono un fatturato di almeno 11,8 miliardi di franchi, ma
non forniscono indicazioni sugli utili.
22 -
BUZZI UNICEM, PER DYCKERHOFF PERDITA DIMEZZATA A 17 MLN IN I
TRIMESTRE...
(LaPresse) - Un fatturato in aumento di 96 milioni di
euro per Dyckerhoff, controllata di Buzzi Unicem, nel primo trimestre
2011 sul primo trimestre 2010, con una perdita di 17 milioni di euro,
dimezzata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E' quanto
emerge nella nota del gruppo con i conti trimestrali. Il margine
operativo lordo ha girato in positivo, passando dal dato negativo per 10
milioni di euro a un attivo per 22 milioni, "soprattutto - spiega la
società - grazie al deciso avanzamento dei volumi, mentre il calo del
prezzo dei nostri prodotti e i maggiori costi hanno parzialmente
assorbito il positivo sviluppo". Per l'esercizio 2011, Dyckerhoff
prevede un fatturato consolidato di circa 1,5 miliardi di euro. Sulla
base del presupposto che alcuni aumenti di prezzo siano accettati dal
mercato, la società si attende un deciso miglioramento del Mol ed un
progresso della redditività caratteristica fino al 17% circa.
23 -
NEL SETTORE BIOTECH 375 IMPRESE ITALIANE, TUTTE IN BUONA SALUTE...
(LaPresse) - Sono 375 le imprese italiane che hanno
puntato sulle biotecnologie e godono di ottima salute. E' quanto emerge
dal 'Rapporto sulle Biotecnologie in Italia 2011', realizzato da
Assobiotec ed Ernst&Young in collaborazione con Farmindustria e
l'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), presentato oggi a
Palazzo Marini. Secondo l'indagine le aziende di questo settore hanno il
tasso di crescita maggiore degli altri Paesi dell'Ue, portando quindi
l'Italia al terzo posto nel biotech dopo Germania e Regno Unito.
Un
contributo, quello ricevuto dal comparto, stimato per il 75% del totale
costituito da imprese micro (meno di 10 addetti) o piccole (meno di 50
addetti), con 221 imprese che hanno nelle biotecnologie il proprio core
business e il contributo fondamentale anche di imprese medie e grandi
che determinano l'87% del fatturato.
Nel Rapporto
spiccano le aziende dedicate alla cura della salute, ma crescono anche
gli altri settori: ben 246 aziende 'red biotech' (cura della salute),
cui seguono 49 imprese attive nelle biotecnologie agro-alimentari
(green), 41 che si occupano di GPTA (Genomica, Proteomica e Tecnologie
Abilitanti), 21 dedicate alle biotecnologie industriali (white) e 79
quelle la cui attività si esplica in più di un settore di applicazione
(multi core), la cui quota vede un aumento particolarmente
significativo, passando dal 6% al 21%.
Inoltre,
secondo i dati presentati oggi, c'è una forte concentrazione regionale
delle imprese. Il 75% delle aziende si concentra in 6 regioni: Lombardia
(129), Piemonte (37), Veneto (31), Lazio (30), Toscana (30) ed Emilia
Romagna (26).04-05-2011]
|
|
BANCA CATTOLICA
VOLANO LE MITRIE! - SCONTRO SULLA GUIDA DELL’ISTITUTO TONIOLO, NOME
GENTILE E SAPIENTE CHE CELA LA CASSAFORTE DELLA SANTA SEDE (INCASSA UNA
BELLA FETTA DI 8 PER MILLE), QUINDI BAROMETRO DEGLI EQUILIBRI TRA
EPISCOPATO E SEGRETERIA VATICANA (DA QUI PARTÌ LA VELINA CHE RUINÒ
BOFFO) - PER SEDARE IL CAOS, RATZINGER HA PARLATO CON TETTAMANZI
("SINISTRO" PRESIDENTE DEL TONIOLO) E BERTONE, FAUTORE DI UN CAMBIO CON
L’EX MINISTRO FLICK - AMORALE: TUTTO SOSPESO, ALMENO FINO ALLA NOMINA
DEL NUOVO ARCIVESCOVO DI MILANO
Andrea Tornielli
per "la
Stampa"
Il Santo
Padre ha ricevuto questa mattina in udienza nel Palazzo Apostolico di
Castel Gandolfo l'Em.mo Card. Dionigi Tettamanzi». L'udienza avvenuta
sabato 30 aprile, passata inosservata a causa della beatificazione di
Wojtyla, ha fatto pensare a un incontro in vista della successione a
Milano, argomento che invece non sarebbe stato nemmeno sfiorato. Il
motivo del colloquio era, invece, la gestione dell'Istituto Toniolo -
l'ente che controlla l'università Cattolica - e il possibile arrivo ai
suoi vertici dell'ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick,
appoggiato dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
L'Istituto
Giuseppe Toniolo di Studi superiori, ente «fondatore e garante» della
Cattolica, gestisce, attraverso un comitato permanente di controllo,
attualmente presieduto dal cardinale di Milano, cinque atenei, 14
facoltà, 1400 docenti, seimila dipendenti e, non certo ultimo per
importanza, il Policlinico Gemelli.
Tettamanzi
lo guida dal 2003: con la sua presidenza e con l'elezione a rettore
della Cattolica di Lorenzo Ornaghi, le redini dell'università erano
state affidate a uomini vicini al cardinale Camillo Ruini. In
quell'occasione era risultata perdente l'ala politica romana,
rappresentata da Emilio Colombo e da Oscar Luigi Scalfaro, sostenuti dal
Segretario di Stato di allora, il cardinale Angelo Sodano. Negli ultimi
tempi un nuovo ribaltone è sembrato all'orizzonte.
Due mesi e
mezzo fa, prima a voce e poi per iscritto - con una lettera dai toni
piuttosto ultimativi, datata 18 febbraio - il cardinale Bertone ha
comunicato a Tettamanzi le sue perplessità sulla gestione del Toniolo e
sulla sua direzione amministrativa, affidata, dal 2008, a Enrico Fusi.
Il Segretario di Stato ha chiesto all'arcivescovo di Milano di
dimettersi subito, e di favorire l'ingresso di Flick nel comitato
permanente.
Gli ha
chiesto anche di non procedere alla riconferma di altri tre componenti
dello stesso comitato, che erano ormai in scadenza: Paola Bignardi,
Cesare Mirabelli e Felice Martinelli. Evidentemente, il progetto
bertoniano era quello di far nominare tre nuovi consiglieri, i quali
avrebbero garantito la maggioranza e dunque la possibilità di poter
incidere con la una nuova linea nella gestione della Cattolica, al
presidente in pectore Flick.
Tettamanzi
ha riflettuto a lungo sulla lettera del Segretario di Stato, che metteva
in discussione la sua gestione. E ha deciso di rispondere con un
dettagliato memoriale, fatto giungere al Papa, nel quale venivano
giustificate le scelte del comitato e la sua correttezza. Il resto, è
storia degli ultimi giorni.
Il 1˚ aprile
il comitato permanente del Toniolo ha confermato i tre membri in
scadenza. La mossa, com'è comprensibile, non è stata gradita dal
cardinale Bertone, che ha visto così disattese le sue indicazioni e il
suo progetto di un cambiamento di rotta nell'istituto. L'ex ministro
prodiano Flick, un tempo legato alla vecchia scuola diplomatica vaticana
di Casaroli e Silvestrini, e ultimamente molto valorizzato come firma
sulle pagine de L'Osservatore Romano, è stato visto parlare fittamente
con Bertone la sera di giovedì 28 aprile, a margine di un ricevimento
alla nunziatura d'Italia: è probabile che il Segretario di Stato gli
abbia comunicato le difficoltà che la sua candidatura stava incontrando.
Sabato
scorso, nell'incontro con il Papa, Tettamanzi ha potuto spiegare di
persona la situazione, respingendo i rilievi sulla gestione del Toniolo
e dicendosi al contempo disponibile a liberare il suo posto di
presidente del comitato permanente non appena lascerà la guida della
diocesi. Nella seconda parte dell'udienza di Castel Gandolfo, conferma a
La Stampa una fonte della Segreteria di Stato, si è aggiunto il
cardinale Bertone, anche se la sua presenza non è stata citata nel
bollettino vaticano.
Papa
Ratzinger ha voluto dunque ricevere dai diretti interessati un quadro
completo della situazione. E alla fine ha preso la decisione di
congelare ogni cosa fino alla nomina del successore di Tettamanzi,
prevista prima dell'estate. Tutto insomma è ancora possibile: non si
esclude che nuovo arcivescovo di Milano possa continuare a mantenere la
presenza nel Toniolo, mentre la candidatura di Flick sembra sfumare,
almeno per il momento.
Benedetto
XVI, che ancora una volta mostra di compiere le sue scelte ascoltando i
collaboratori ma senza farsi condizionare da essi, ha dunque stabilito
che il nuovo arcivescovo ambrosiano non sia escluso dal riequilibrio
interno all'istituto, come invece auspicavano i fautori del cambiamento
immediato.
2- IL SALOTTO BUONO DELLA FINANZA BIANCA TRA OPERE PIE E VELINE
Giacomo Galeazzi per "la
Stampa"
Chi comanda
alla «Cattolica»? La domanda riecheggia nei Sacri Palazzi con periodica
ricorrenza. Da quasi un secolo è nel prestigioso cenacolo di padre
Agostino Gemelli che si giocano delicate partite di potere nella Chiesa.
Da sempre la Curia ambrosiana e la Conferenza episcopale italiana
vogliono che ad avere l'ultima parola sia l'episcopato invece che la
Santa Sede.
Stavolta ad
aggravare la tensione si staglia, sullo sfondo, la battaglia per la
designazione del nuovo arcivescovo di Milano, ma di tentati blitz,
guerre di dossier e rivalità sotterranee sui nomi dei consiglieri di
amministrazione è costellata la storia del «Toniolo», sensibilissimo
barometro dell'atmosfera nelle gerarchie ecclesiastiche e nel laicato.
E' in questo
ambiente particolarissimo che nell'estate 2009 è stata confezionata la
«velina» anonima, poi pubblicata dal «Giornale», che infangava e
costringeva alle dimissioni il direttore di «Avvenire», Dino Boffo
(membro del comitato del «Toniolo») coinvolgendo vecchia e nuova
gestione della Cei e della Segreteria di Stato in una drammatica bufera.
L'estensore del falso documento voleva screditare l'uomo di fiducia di
Ruini per mutare i delicati assetti interni del «salotto buono».
L'istituto
che fondò e gestisce l'università di padre Gemelli è uno degli snodi
fondamentali del potere ecclesiale in Italia. Nell'attuale cda c'è il
«numero due» della Cei Mariano Crociata che dovrebbe garantire gli
equilibri creati al Toniolo da Tettamanzi quando Giovanni Paolo II gli
affidò l'ente per ridare un'impronta ecclesiale ai progetti della
Cattolica. «Sul controllo del "Toniolo" si confrontano da sempre la
Curia romana e i vescovi italiani e lombardi», spiegano in Vaticano.
Prima Sodano
e adesso Bertone tentano di prendere le redini del «cenacolo» attorno al
quale ruotano banche e istituzioni lombarde. Entro breve sarà l'ex
accademico Benedetto XVI, ascoltato il nuovo arcivescovo di Milano, a
sciogliere il nodo-Toniolo. Negli anni in cui gli scandali dello Ior di
Marcinkus e dei «banchieri di Dio» Sindona e Calvi turbavano la Santa
Sede, quello del «Toniolo» era considerato un modello virtuoso, tant'è
che Papa Giovanni Paolo II scelse alla Cattolica Angelo Caloia al posto
di Marcinkus.
I più bei
nomi dell'accademia e della finanza bianca gravitano da decenni attorno
all'ente che si contraddistingue come una roccaforte ecclesiale di
assoluto rilievo. Quando nel 2003 Tettamanzi prese il suo posto, Emilio
Colombo fece fuoco e fiamme rivendicando «il pieno riconoscimento nelle
più alte sedi dell'opera da me svolta» e negando la rimozione.
«Mi sono
dimesso in applicazione di una modifica statutaria proprio da me
proposta che trasformava il "mandato a vita", previsto dai fondatori in
"mandato a termine"», dichiarò. In realtà, allora come adesso, dietro le
quinte si combatteva lo scontro tra la Segreteria di Stato vaticana e
l'episcopato italiano e lombardo.04-05-2011]
|
|
DANNOZERO -
SANTORO E RUOTOLO ACCUSAti di DIFFAMAZIONE PER AVER ASSEMBLATO STRALCI
DI INTERCETTAZIONI MANOMETTENDO LA REALTÀ - QUANDO FANNO DIRE AL
DEPUTATO PDL PITTELLI “…SE NON TROVANO I SOLDI FINISCE TUTTO QUA…”, NON
PARLAVA CON UN INDAGATO (COME SPIEGAVA RUOTOLO), MA COL CUGINO. E LA
FRASE TRASCRITTA È: “O TROVANO QUALCOSA DI CONSISTENTE, CHESSÒ, DANARO O
ALTRO, O LA PROCURA FA UNA FIGURA ALLUCINANTE”…
Peppe
Rinaldi per "Libero"
Per ora è
un'onda di ritorno. Se diventerà uno tsunami, questo ancora non lo si
può dire. Di certo c'è che Michele Santoro, Sandro Ruotolo ed un collega
del Fatto quotidiano, Antonio Massari, dovranno offrire una spiegazione
convincente al giudice monocratico di Catanzaro che li processerà per
diffamazione aggravata dell'ex senatore Giancarlo Pittelli, oggi
deputato del Pdl.
Nessuna
udienza preliminare: il 26 settembre prossimo, nell'aula B del palazzo
di giustizia, inizierà il processo vero e proprio dal momento che il
pubblico ministero, il dottor Paolo Petrolo, ha chiesto la citazione
diretta a giudizio dei tre indagati. E il presidente della I sezione
penale, Giuseppe Neri, l'ha disposta fissandone tempi e modi. Perciò la
spiegazione dovrà essere convincente.
Santoro,
Ruotolo e Massari dovranno difendersi dall'accusa di aver assemblato
stralci di intercettazioni, captate sul cellulare di Pittelli durante le
indagini "Poseidone" e "Why Not" dell'ex pm De Magistris, manomettendo
la realtà. Non solo: pure la relativa docu-fiction, cioè uno di quei
siparietti con attori dispensati da AnnoZero per render tutto più
cinematografico, sarebbe stata costruita facendo un collage tra fatti,
circostanze e persone.
Le uniche
cose che si capirono durante la puntata del 18 dicembre 2008, furono che
l'avvocato Pittelli diceva al telefono cose che lo inchiodavano alla
colpevolezza, che intratteneva rapporti con personaggi sospetti e che,
dulcis in fundo, fra lui e tre milioni di euro in viaggio per la
Svizzera, c'era un diretto collegamento. Eppure gli atti giudiziari,
nonostante fossero ancora coperti da segreto, parlavano in un'altra
lingua.
Dice il
sostituto procuratore nella richiesta che i tre «mandavano in onda
filmati, riportavano e commentavano esiti di intercettazioni
telefoniche, nonché esiti di altri procedimenti penali, in modo
assolutamente avulso dalla realtà, anche processuale». Due verità
tradite, insomma: quella processuale, perchè finanche le carte dicevano
il contrario, e quella reale, perché era stato tutto costruito
artificialmente.
Quella sera
l'ignaro telespettatore sentì Ruotolo dire: «Pittelli parla con uno
degli indagati dicendo "...se non trovano i soldi finisce tutto
qua"...». Subito dopo va in scena il fanta-movie nel quale si vedono due
finanzieri su un treno in viaggio per la Svizzera che bloccano due
passeggeri con una borsa contenente 3 milioni di euro in contanti. Si
trattava dei signori Mercuri, padre e figlio.
Sempre
l'ignaro telespettatore capisce che tra Pittelli e quel danaro c'è un
rapporto diretto e preciso. Santoro dirige l'orchestra, Ruotolo esegue,
Travaglio si eccita e Massari, commentando, rincara la dose: «L'ipotesi
che emerge dall'analisi dai tabulati sarebbe che stiano portando i soldi
all'estero perché si vuol fare sparire traccia di qualcosa, da cui
l'intercettazione di cui sopra».
Infine, si
vedono alcuni passaggi dove un consulente di De Magistris, l'ex
ispettore Bankitalia Pietro Sagona, parla di «strane movimentazioni
bancarie di Pittelli per due milioni». Inutile dire che Pittelli fu
indagato pure per riciclaggio.
Messa così,
verrebbe voglia di ammanettare chiunque all'istante. Ma, scava e scava,
vien fuori altro secondo i magistrati. E cioè: Pittelli parlava al
telefono con il cugino (Benedetto Arcuri) tra l'altro neppure indagato,
dicendo «O trovano qualcosa di consistente, chessò, danaro o altro, o la
procura fa una figura allucinante». Come in effetti è stato. I due tizi
beccati con i soldi erano parte di un'altra inchiesta che non c'entrava
niente: la procura di Verbania, tra l'altro, archiviò pure il caso
perché non c'era materia penale.
E Pittelli
stesso era stato, nel frattempo, scagionato dall'accusa di riciclaggio:
cose che si guardarono bene dal riferire i tre indagati durante
Annozero. Quella di Catanzaro non è l'unica grana per Santoro e Ruotolo:
anche alla procura di Lamezia giace, inspiegabilmente inevaso dal
gennaio scorso, un analogo procedimento intentato da Antonio Saladino,
il "perno" dell'indagine-flop chiamata "Why Not". E sempre per la
puntata del 18 dicembre. Per le altre, c'è ancora tempo. Mettersi in
fila.04-05-2011]
|
|
BORSE IN
PICCHIATA, MILANO -1,79%, CALO FIAT - TANZI IN GALERA! LA CASSAZIONE
RIDUCE LA PENA DA 10 A 8 ANNI, DOVRà RISARCIRE 100 MLN € - GLI AVVOCATI
CHIEDONO I DOMICILIARI - MOODY’S CONFERMA RATING FRANCIA, MA OCCHIO AL
DEBITO - I POTERI DI ORSI, I “POTEVO” DI GUARGUAGLIONE LIBICO -
ITALMOBILIARE: GALATERI RESTA, ENTRA REBECCHINI - BANCA INTESA IN
VIETNAM - LA7 RIDUCE LE PERDITE - WIND, FINITO LO SPIN-OFF DEL PORTALE
‘LIBERO’ - LA SEA GESTIRÀ L’AEROPORTO DI TRAPANI - SUPER-UTILE
BNP-PARIBAS…
1 -
BORSA MILANO: GIU' CON FIAT, PIRELLI, ITALCEMENTI...
(ANSA) - Piazza Affari chiude in calo, con perdite
dell'1,79%, in una seduta pesante per tutti i mercati, sull'andamento
fiacco di Wall Street e alcuni dati macroeconomici americani deludenti.
GIU' FIAT,
FARI SU INDUSTRIAL. Il Lingotto cede il 2,11%, vanificando i tentativi
di rimbalzo visti nel mattino, dopo il via libera nel referendum tra i
lavoratori all'accordo sugli stabilimenti ex Bertone. Fiat Industrial
cede lo 0,15%, dopo aver guadagnato fino al 3% nel corso della seduta
sulle ipotesi di un incarico alle banche per trovare un acquirente dando
modo all'azionista Exor di reinvestire in Fiat-Chrysler. Vivaci le
privilegio Industrial (+3,03%). Prima della chiusura dei mercati
Industrial ha smentito che sia stato affidato alcun incarico.
L'azionista Exor, intanto, ha chiuso in calo del 2%.
TELECOM
FIACCA. Telecom Italia in calo dello 0,69%, dopo l'accelerazione dei
risultati delle controllate del gruppo in Brasile e Argentina emersa
ieri, e alla vigilia del Cda sui risultati trimestrali. Giù invece del
3,21% Telecom Italia Media, che ha diffuso ricavi in calo nel trimestre.
Dopo i conti Pirelli lascia l'1,38%, Prelios sale dello 0,19%.
GIU' BANCHE,
CEMENTO. In calo i grandi titoli del credito, con Unicredit in flessione
del 2,90% e Intesa Sanpaolo in ribasso del 2,78%. Mediobanca lascia
invece il 2,14%. Le vendite più decise colpiscono però Italcementi, in
calo del 3,43%, e Buzzi Unicem (-2,98%), penalizzate assieme a tutto il
comparto dai risultati inferiori alle attese della svizzera Holcim.
PARMALAT SU
PREZZI OPA. Finale sui prezzi dell'Opa Lactalis per Parmalat, che chiude
invariata a 2,596 (2,6 l'offerta francese), all'indomani del comunicato
del Cda che afferma come l'offerta non sia stata né sollecitata né
concordata.
2 -
BORSE EUROPEE: LONDRA -1,62%, PARIGI -1,31%, FRANCOFORTE -1,69%...
(LaPresse) - Chiusura in profondo rosso per le
principale Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che lascia
l'1,62% a 5.984,07 punti, il Cac 40 di Parigi che perde l'1,31% a
4.043,13 punti e il Dax 30 di Francoforte che cede l'1,69% a 7.373,93
punti.
3 -
PARMALAT: CASSAZIONE RIDUCE PENA TANZI A 8 ANNI E UN MESE LA CONDANNA
PER AGGIOTAGGIO
Radiocor - E' ridotta da 10 a 8 anni e un mese di
reclusione la condanna di Calisto Tanzi per l'aggiotaggio realizzato sui
titoli Parmalat. lo ha stabilito la Quinta sezione penale della
Cassazione.
4 -
PARMALAT, ARRESTO IMMEDIATO PER TANZI MA PROBABILI DOMICILIARI...
(LaPresse) - Calisto Tanzi, l'ex patron della Parmalat,
nei confronti del quale la Cassazione oggi ha ridotto la pena da dieci
anni ad otto anni e un mese per il reato di aggiotaggio, sarà
immediatamente arrestato ma probabilmente non finirà in carcere. Ne è
convinto uno dei suoi legali, l'avvocato Giampiero Biancolella.
"L'arresto di Tanzi è immediato - spiega il legale - ma non ci sono
motivi ostativi affinchè gli venga applicata la detenzione domiciliare
al posto di quella in carcere". La questione la deciderà il giudice di
sorveglianza.
5 -
PARMALAT, PROCURA MILANO ATTENDE NOTIFICA SENTENZA CASSAZIONE SU
TANZI...
(LaPresse) - Alla Procura di Milano non è ancora
arrivata alcuna comunicazione ufficiale da parte della Corte di
Cassazione per quanto riguarda la condanna ad 8 anni e 1 mese di
reclusione disposta oggi per l'ex patron di Parmalat Callisto Tanzi. A
quanto si apprende, competente a emettere il procedimento di esecuzione
della pena per Tanzi, che ha già trascorso in carcere 275 giorni, è la
procura. I difensori dell'ex patron dell'azienda di Collecchio hanno
presentato, in queste ore, istanza sia al magistrato di sorveglianza sia
alla stessa procura per chiedere di concedere i domiciliari al loro
assistito, ultrasettantenne. La vicenda si chiarirà a partire dalla
giornata di domani, sempre che Tanzi non decida di costituirsi.
6 -
PARMALAT, CASSAZIONE ALLEGGERISCE CONDANNE PER IMPUTATI DI
AGGIOTAGGIO...
(LaPresse) - La Cassazione ha alleggerito anche le
condanne per gli altri due imputati nel processo Parmalat per
aggiotaggio. In particolare per Luciano Silingardi, ex consigliere
indipendente del gruppo la corte suprema ha ridotto la pena da 3 anni ad
un anno, due mesi e 15 giorni di reclusione con la sospensione
condizionale della pena. In questo caso piazza Cavour ha annullato senza
rinvio la sentenza impugnata per i reati fino all'8 dicembre 2003.
L'ex
presidente della Parmalat Venezuela, Giovanni Bonci, condannato in
appello a 2 anni e 6 mesi, avrà, invece, un nuovo processo poiché la
Suprema Corte ha annullato con rinvio alla Corte d'Appello di Milano.
Dichiarati inoltre inammissibili i ricorsi di 17 parti civili che
chiedevano di dichiarare la responsabilità di altri consiglieri
indipendenti del gruppo già assolti.
7 -
PARMALAT, CASSAZIONE CONFERMA RISARCIMENTO 100 MLN A RISPARMIATORI...
(LaPresse) - La Cassazione, che con la sentenza di oggi
ha diminuito la condanna per Calisto Tanzi da 10 a 8 anni e un mese, ha
confermato la decisione di risarcire gli oltre 32mila piccoli
risparmiatori coinvolti nel crac del gruppo di Collecchio con 100
milioni di euro.
8 -
CRISI: MOODY'S CONFERMA RATING FRANCIA...
(ANSA) - Moody's conferma la tripla A alla Francia. Ma
avverte Parigi che per mantenerla deve stabilizzare il debito.
9 -
FINMECCANICA, I NUOVI INCARICHI AI VERTICI DELL'AZIENDA...
(LaPresse) - Questa la distribuzione delle deleghe nei
nuovi vertici di Finmeccanica. Pier Francesco Guarguaglini: al
presidente, confermato dall'assemblea degli azionisti del gruppo per il
prossimo triennio (2011-2013), restano le deleghe per l'individuazione
delle linee di indirizzo strategico, della politica di alleanze, delle
acquisizioni e dismissioni da sottopporre al Consiglio
d'amministrazione.
In
coordinamento con l'amministratore delegato, il presidente ha anche le
deleghe per la gestione dei rapporti istituzionali con le autorità di
Governo, organismi pubblici e privati, organi di informazione nazionali
ed internazionali. Giuseppe Orsi: Al neo amministratore delegato,
nominato dal Cda, l'incarico di capo azienda. Alessandro Pansa: E' il
nuovo direttore generale al posto di Giorgio Zappa che resta in
Finmeccanica fino al 30 giugno.
10 -
FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, A ME RELAZIONI E STRATEGIE, A ORSI IL RESTO
'NON CI SARANNO CAMBIAMENTI DI ROTTA TRAUMATICI'...
Radiocor - 'Le mie deleghe sono le relazioni con le
istituzioni - italiane ed estere - e le strategie. Tutto il resto va ad
Orsi, che ha la responsabilita' di Finmeccanica e delle sue controllate
in senso operativo'. Lo ha dichiarato il presidente Pier Francesco
Guarguaglini al termine del cda del gruppo che ha nominato Giuseppe Orsi
nuovo amministratore delegato. 'Ci sara' - ha spiegato Guarguaglini - il
massimo cordinamento con Orsi che deve mettere in pratica le strategie.
Non ci saranno cambiamenti traumatici nella linea della societa'. Orsi
non entra oggi nel gruppo. E' chiaro che ha le sue idee che non
combaciano al 100% con le mie'.
11 -
LIBIA: GUARGUAGLINI, DA CNT VOLONTA' DI ANDARE AVANTI SU PROGRAMMI...
(Adnkronos)- La situazione e' 'turbolenta' ma
Finmeccanica non intende lasciare mercati importanti come quello della
Libia. Ad assicurarlo e' stato il presidente e amministratore delegato
del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini, rispondendo alle domande degli
azionisti sulle ripercussioni sulle attivita' della holding della
situazione in Nord Africa e in particolare in Libia.
'Ho avuto un
incontro con i nuovi" rappresentanti del Consiglio nazionale transitorio
libico, ha riferito Guarguaglini riferendosi all'incontro con esponenti
dell'opposizione. "Ci hanno detto, che una volta che si stabilizzera' la
situazione, intendono portare avanti i programmi in campo
elicotteristico, segnalamento e sistemi di sicurezza" ha annunciato l'ad
di Finmeccanica.
"Nei nostri
piani c'era la possibilita' di avere altri ordini", ha detto
Guarguaglini. "La situazione e' abbastanza turbolenta, dobbiamo tenerne
conto ma non possiamo astenerci dal valuture questi mercati. Stando
molto attenti, puntiamo a mantenere i nostri programmi". Peraltro, ha
detto ancora Guarguaglini, in 'Egitto e Tunisia non c'e' nessun blocco e
si sta andando avanti'.
12 -
ITALMOBILIARE: GALATERI RESTA IN CDA, CASO' TRA I SINDACI DAL BOARD ESCE
VINCI. OSCULATI E REBECCHINI NUOVE ENTRATE...
Radiocor - Conferma di Gabriele Galateri, neo
presidente delle Generali, nel board e ingresso di Angelo Caso',
presidente del patto di sindacato di Mediobanca, tra i membri del
collegio sindacale. Sono gli elementi piu' rilevanti per gli organi
sociali di Italmobiliare che verranno nominati nell'assemblea del 24-25
maggio, viste le liste presentate dai soci e consultate da Radiocor.
Nella lista di maggioranza per il cda, presentata da Compagnia
Fiduciaria Nazionale titolare con il 47,265%, le novita' sono costituite
da Gianemilio Osculati, ex McKinsey attuale presidente e a.d. di
EurizonVita, e da Clemente Rebecchini, in rappresentanza di Mediobanca,
destinato a prendere il posto di Francesco Saverio Vinci.
Il nuovo cda
sara' composto da 14 consiglieri, 13 in rappresentanza della lista di
maggioranza e uno per le minoranze: una lista di minoranza e' stata
presentata da Serfis (10% del capitale) e comprende Livio e Anna
Strazzera. Il fondo Hermes, che nel 2008 era stato protagonista di uno
scontro con la famiglia Pesenti su governance e strategia di
Italmobiliare, ha presentato la lista di minoranza per il collegio
sindacale. Caso' e' presente nella lista di maggioranza per il collegio
sindacale il cui presidente verra' dalla lista di minoranza.
13 -
INTESA SP: ACCORDO DI COOPERAZIONE IN VIETNAM CON VIETCOMBANK...
(Adnkronos) - Il gruppo Intesa Sanpaolo e Vietcombank,
banca controllata dal governo vietnamita, hanno firmato un accordo di
cooperazione mirato a sostenere le aziende clienti nei loro piani di
internazionalizzazione con particolare attenzione al Vietnam e
all'Italia. L'accordo, sottoscritto da Marcello Sala, vicepresidente
esecutivo del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo e da Pham Quang
Dzung, vicedirettore Generale di Vietcombank, punta a una maggiore
competitivita' delle aziende attraverso la definizione e il
rafforzamento dei loro progetti di internazionalizzazione.
Alla firma
ha partecipato l'ambasciatore italiano in Vietnam Enzo Angeloni. Grazie
all'accordo, Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Corporate and
Investment Banking, collaborera' con Vietcombank a supporto dei propri
clienti interessati ad avviare o sviluppare piani di penetrazione
produttiva e rapporti commerciali in Vietnam.
Analogamente, Vietcombank garantira' alle aziende vietnamite
l'esperienza di Intesa Sanpaolo e una vasta gamma di prodotti e servizi
a sostegno dei propri piani di internazionalizzazione in Italia. 'La
firma di questo accordo e' un'ulteriore conferma del significativo ruolo
di Intesa Sanpaolo nel supporto alle imprese italiane, comprese le pmi,
nel loro processo di internazionalizzazione - dichiara Marcello Sala -
la scelta di focalizzare i nostri sforzi anche in Vietnam non e' certo
casuale".
14 - TI
MEDIA: NEL PRIMO TRIMESTRE RIDUCE PERDITA A 9,2 MLN...
(Adnkronos) - Telecom Italia Media ha chiuso il primo
trimestre con una perdita netta di 9,2 milioni di euro, 1,9 milioni di
euro in meno rispetto agli 11,1 milioni di euro nel primo trimestre
2010, grazie ai positivi effetti della gestione operativa e alla
riduzione degli oneri finanziari in seguito alla ricapitalizzazione
della societa'.
I ricavi
consolidati del Gruppo nel trimestre raggiungono i 52,3 milioni di euro
con una diminuzione dell'8,1% (56,9 milioni di euro nel primo trimestre
2010), dovuta alla riduzione dei ricavi dell'Operatore di Rete, a causa
della cessazione delle attivita' di Dahlia TV e, in misura minore, alla
flessione dei ricavi di MTV. Tale calo e' stato in parte attenuato dalla
crescita dei ricavi pubblicitari di La7 (+ 6 milioni di euro), il cui
andamento e' stato ampiamente superiore rispetto al minimo garantito e
agli importi aggiuntivi legati agli incrementi di share previsti nel
contratto con Cairo.
15 -
WIND: COMPLETA SPIN OFF LIBERO E PUNTA A LEADERSHIP PUBBLICITA' WEB...
(Adnkronos) - Wind Telecomunicazioni ha completato lo
spin off di Libero srl, il ramo d'azienda che comprende le attivita' del
portale Libero e dell'internet service provider ITnet. Tra gli obiettivi
di questa nuova societa', come ha spiegato il neoamministratore delegato
Antonio Converti: "diventare il leader italiano nel mercato
pubblicitario".
Questo,
attraverso la costruzione di un network di siti in grado di raccogliere
un'ampia audiance che consenta alla concessionaria Libero Adversting di
accrescere l'attuale quota di mercato. "Il mercato pubblicitario
internet -ha sottolineato Converti- vede in testa il Regno Unito con il
29% della raccolta, seguito dalla Germania con il 18% e la Francia il
16%. L'Italia rimane fanalino di coda con l'8% ma ci sono piccoli
segnali di ottimismo che ci fanno sperare di poter raggiungere almeno la
Francia in breve tempo".
Secondo
obiettivo di Libero e' quello di sviluppare il mercato dei servizi al
consuamtore e alle aziende basati su tecnologie di 'cloud computing',
facendo leva sull'infrastrutturaa e sulle soluzioni ad hoc sui cinque
data center di ITnet. Quanto al mercato estero "per ora focalizziamo la
nostra attenzione in Italia. Dobbiamo prima farci i muscoli -ha concluso
Converti- poi si vedra'".
16 -
ENAC: OK CDA A CONTRATTO PROGRAMMA SEA E GESTIONE AEROPORTO TRAPANI...
(Adnkronos) - Via libera del cda dell'Enac al contratto
di programma con la Sea, societa' di gestione degli Aeroporti di Milano
Malpensa e Milano Linate. La delibera assunta oggi verra' inviata, per
la fase successiva, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
attraverso il dicastero di riferimento, il Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti.
Il Consiglio
ha deliberato anche il provvedimento per la concessione della gestione
totale trentennale dell'Aeroporto di Trapani a favore della societa' di
gestione Airgest.
Il Cda ha
inoltre ricevuto un'informativa sullo stato di avanzamento dei lavori
istruttori relativi al contratto di programma Save per il quale, nel
corso del mese di maggio, sara' avviata una consultazione pubblica sul
piano qualita' e ambiente e sul piano di sviluppo degli investimenti.
17 -
BNP PARIBAS, UTILE +14,6% A 2,6 MLD NEL I TRIMESTRE...
(LaPresse) - Un utile netto di gruppo in rialzo del
14,6%, a 2,616 miliardi di euro, per Bnp Paribas nel primo trimestre del
2011 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il margine di
intermediazione dell'istituto parigino, che detiene in Italia la Bnl, ha
registrato un incremento dell'1,3% a 11,685 miliardi. E' quanto emerge
dai conti pubblicati da Bnp Paribas. Il tier 1 ratio si attesta
all'11,7%, rispetto al 10,5% al 31 marzo 2010, mentre il common equity
tier 1 ratio è al 9,5%, contro l'8,3% di un anno fa.04-05-2011]
|
|
1- NON DITE AD
ALE-DANNO DI RECARSI IN LIBRERIA L’8 GIUGNO: ESCE "LE MANI SULLA CITTÀ"
- 2- NAZIONE CORROTTA, CAPITALE INFETTA 2: COSA C’È DIETRO
L’ABBATTIMENTO DI TOR BELLA MONACA? CHI GUADAGNERÀ DALLE SPECULAZIONI
DELL’EUR? CHI STA SPINGENDO PER RADDOPPIARE L’AEROPORTO DA VINCI E
COSTRUIRE I PORTI DI FIUMICINO E OSTIA? - 3- UN’AMMINISTRAZIONE
CARATTERIZZATA DA LEGAMI A DOPPIO FILO NON SOLO CON I POTERI FORTI, MA
ADDIRITTURA CON L’ESTREMISMO DI DESTRA, DAL QUALE PROVIENE LO STESSO
ALEMANNO E UOMINI IMPORTANTI DELLA SUA SQUADRA. STRALCI DEL CAPITOLO
"FORCHETTONI NERI - LA FASCISTOPOLI ROMANA NELL’EPOCA DEL CAMERATA
SINDACO" -
1-
DAGOREPORT: "LE MANI SULLA CITTÀ"
Edito da Edizioni Alegre e scritto da Daniele Nalbone, giornalista di
Liberazione, e Paolo Berdini, Il libro "Le mani sulla città" (nelle
librerie a partire dal prossimo 8 giugno) è un'analisi della Roma
"transitata" da Veltroni e Alemanno e in piena corsa per le Olimpiadi
del 2020.
Cosa c'è
dietro l'abbattimento di Tor Bella Monaca? Chi guadagnerà dalle
speculazioni dell'Eur? Chi sta spingendo per raddoppiare l'aeroporto
Leonardo Da Vinci e costruire i porti di Fiumicino e Ostia?
In poche
parole, qual è il modello di governance messo in piedi
dall'amministrazione Alemanno? Un'amministrazione caratterizzata da
legami a doppio filo non solo con i poteri forti, ma addirittura con
l'estremismo di destra - dal quale proviene lo stesso Alemanno e uomini
importanti della sua squadra.
Ecco alcuni
stralci di ciò che sarà contenuto nel capitolo "Forchettoni Neri - la
fascistopoli romana nell'epoca del camerata sindaco", curato da tal Caio
Gregorio, nome evidentemente di fantasia di chi preferisce rimanere
nell'anonimato.
2-
"FORCHETTONI NERI - LA FASCISTOPOLI ROMANA NELL'EPOCA DEL CAMERATA
SINDACO"
(...) Molto si è parlato di Stefano Andrini: condannato a suo tempo per
il tentato omicidio di due giovani di sinistra picchiati selvaggiamente
(era il 1989) insieme a una squadraccia di naziskin, viene arrestato
nuovamente (1994) nel corso di scontri con militanti di sinistra dopo
essersi avvicinato all'ex leader di Avanguardia Nazionale Stefano delle
Chiaie, noto come "er caccola" per la non imponente statura.
Il cursus
honorum di Delle Chiaie comprende la partecipazione alla fondazione di
Ordine Nuovo e un discreto curriculum vitae al servizio di Pinochet e
altri dittatori latinoamericani degli anni 70 e 80. Da Wikipedia:
"(Delle Chiaie) ebbe coinvolgimenti con il regime di Augusto Pinochet in
Cile partecipando alla Guerra Sporca e all'Operazione Condor per
l'azzeramento dei dissidenti. Sempre in Sud America aiutò il dittatore
Luis Garcia Meza Tejada a prendere il potere in Bolivia con un colpo di
stato (1980).
Il gruppo
paramilitare che lì dirigeva assieme al neofascista Pierluigi Pagliai e
al criminale nazista Klaus Barbie si autodefinì 'i fidanzati della
morte' e fu responsabile di numerosi omicidi e torture contro esponenti
politici e cittadini".
(...)
L'amico dei vecchi 'fidanzati della morte' viene insediato nel 2009
sulla poltrona di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali
nonostante le proteste dell'opposizione di cui Alemanno non si cura e
che, comunque, finiscono presto. Andrini, infatti, sarà costretto a
dimettersi non a causa del suo torbido passato ma per il suo
coinvolgimento nella falsa candidatura di Nicola Di Girolamo, senatore
"di proprietà" di Gennaro Mokbel e delle famiglie della ‘ndrangheta di
Isola Capo Rizzuto. E il nome di Mokbel ricorre spesso quando si parla
del sistema di potere romano impostosi dopo l'elezione del sindaco con
la celtica al collo.
(...)
Giuseppe Dimitri, detto Peppe, classe 1956 (...) il 15 marzo del 1979
Dimitri partecipa con camerati come Giusva Fioravanti, Francesca Mambro,
Alessandro Alibrandi e Livio Lai alla rapina di un'armeria, impresa che
verrà rivendicata dai NAR. Il 27 novembre dello stesso anno, il camerata
Peppe organizza e mette in atto un'altra rapina, questa volta ai danni
della filiale della Chase Manhattan Bank del suo quartiere, l'Eur.
Il bottino verrà
affidato per il riciclaggio a Franco Giuseppucci, detto Er Fornaretto o
Er Negro - Il Libanese della fiction Romanzo Criminale - uno di
fondatori della Banda della Magliana, con cui Peppe è in ottimi
rapporti. (...) Sbolliti i furori antisistema, nel 1994 il camerata
Peppe si risciacqua a Fiuggi, aderisce ad Alleanza Nazionale e nel 2001
il suo vecchio amico Alemanno, diventato intanto ministro per le
Politiche Agricole del secondo governo Berlusconi, nonostante il passato
di terrorista e le aderenze con la Banda della Magliana, arruola Dimitri
come consulente al suo Ministero, carica che ricoprirà fino al 2006
quando un banale incidente stradale metterà improvvisamente fine alla
sua vita movimentata.
Altri nomi "caldi" che stanno mettendo in difficoltà il sindaco con la
celtica al collo sono quelli di Antonio Lucarelli, ex portavoce di Forza
Nuova e oggi capogabinetto di Alemanno, protagonista di strani giri
d'affari "marca" Mokbel; Fabrizio Mottironi, ex leader di Terza
Posizione e messo da Alemanno nel 2003 (quando allora era ministro delle
Politiche Agricole) a capo di Buonitalia Spa; Riccardo Mancini,
ingegnere honoris causa, "vicino" a Peppe Dimitri, Stefano Delle Chiaie,
Adriano Tilgher, messo da Alemanno a capo di Eur Spa, il "centro" delle
speculazioni in vista di Roma 2020. [04-05-2011]
|
|
TRUFFE PARIOLE -
ECCO PERCHÉ IL TRIBUNALE LASCIA IN CARCERE IL MADOFF ALLA VACCINARA:
“FRODE DA 300 MILIONI €, MA I SOLDI CI SONO ANCORA, NON SONO ANDATI
PERSI NEGLI INVESTIMENTI SBAGLIATI. NASCOSTI ALL’ESTERO, C’È RISCHIO DI
RECIDIVA” - LA PALOMBA RISPONDE A VANZINA: “CARO ENRICO, SPESSO NON CI
SONO COMPLOTTI DIETRO LA MACCHINA DEL FANGO, SOLO FRETTA E DISPREZZO.
TOCCA A NOI GIORNALISTI (E AI DIRETTORI CHE NON CONTROLLANO) VERIFICARE,
FARE ANCHE SOLO UNA TELEFONATA PRIMA DI BRUCIARE CARRIERE E FAMIGLIE
(VEDI BOFFO E DI CARLO)”…
1-
MADOFF DEI PARIOLI - LE MOTIVAZIONI DEL RIESAME - «TRUFFA DA 300 MILIONI
ECCO I CONTI ESTERI DEL TESORO NASCOSTO»...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
Un intreccio di
conti correnti sui quali far transitare le somme poi trasferite alle
Bahamas. Un incrocio di società utilizzate per occultare la destinazione
finale dei soldi. Sono questi i due pilastri sui quali si fonda- secondo
i giudici del Riesame - «la complessa organizzazione che ha come
promotore Gianfranco Lande» , il «Madoff dei Parioli» , l'uomo che
sarebbe riuscito a truffare oltre 1.500 clienti accumulando almeno 300
milioni di euro.
E in dieci
pagine il collegio motiva la decisione di lasciarlo in carcere insieme
ai suoi presunti complici- la fidanzata Raffaella Raspi, il fratello di
quest'ultima Andrea Raspi, Gian Piero Castellacci de Villanova che si
occupa di trovare i clienti così come Roberto Torregiani - partendo da
un dato concreto: «Con misure cautelari meno incisive gli indagati
potrebbero entrare in contatto con gli investitori al fine di
condizionarne le dichiarazioni oppure trasferire e occultare le risorse
non ancora individuate» .
I magistrati
ritengono dunque che i soldi ci siano ancora e non è vero- come invece
sostiene Lande - che sono stati persi con investimenti sbagliati o
spericolati pur sottolineando come «ancora incerta, a causa del
reticente comportamento di Lande e della Raspi, è la natura degli
investimenti effettuati» . Nelle carte processuali individuano la
traccia che potrebbe farli ritrovare. Una strada che il pubblico
ministero Luca Tescaroli ha già intrapreso, delegando accertamenti
specifici al nucleo Valutario della Guardia di Finanza e richiedendo
rogatorie internazionali.
«Lande -
scrivono - è il promotore di una complessa organizzazione che agisce
dietro una parvenza di efficienza e si avvale di persone dotate di
capacità relazionali come Torregiani e Castellacci per reperire clienti
disposti a investire importi anche rilevanti senza tante formalità ma
anche nella successiva e opaca fase di investimento delle risorse
acquisite, di schermi societari e fondi esteri e di rapporti con
istituti bancari esteri nell'ambito dei quali svolgono un ruolo di
sicura rilevanza i Raspi» e su questo vengono evidenziati i fax inviati
da Lande e dalla sua fidanzata «a Hsbc Banc, alla Credit Agricole
Indosuez e alla Amt Futures Itd, con i quali chiedono di trasmettere gli
estratti conto alla Deerfield Internationale Administrative con sede a
Nassau, acquistata nel 2004 dalla Bank of Butterfield alle Bahamas,
gestore dei fondi Eim e Karla.
Secondo i
giudici «dall'esame degli atti emerge l'esistenza di un sodalizio
criminoso collaudato negli anni, cementato da rapporti di lavoro, di
stabile frequentazione e di parentela e sistematicamente dedito
all'abusiva attività finanziaria e alla truffa. Il meccanismo
fraudolento ideato dal gruppo era tanto elaborato nella fase di
preparazione quanto efficace nei risultati.
Del resto
già nella fase di raccolta delle somme emerge un intento fraudolento da
parte dei promotori finanziari i quali si avvalgono nei rapporti di
investimento di società aventi la medesima denominazione Eim, ma
formalmente distinte, con sede sociale all'estero, ma non abilitate
all'esercizio dell'attività finanziaria nè in Italia nè all'estero
omettendo ovviamente di comunicare ai clienti l'effettiva condizione
giuridica di tali società e anzi predisponendo mezzi, uffici e persone
in modo che le stesse potessero apparire come dotate dei requisiti
formali per operare» .
Gli avvocati
degli indagati avevano sollecitato la remissione in libertà perché, come
evidenzia Mattia La Marra, il difensore di Castellacci, «il solo fatto
che anche parenti stretti siano stati coinvolti negli investimenti,
dimostra che non c'era alcun intento di commettere illeciti» , ma i
giudici hanno ritenuto «grave il quadro indiziario» e tuttora esistente
«il pericolo di recidiva» .
2- L'OSSERVATRICE ROMANA...
Barbara Palombelli per "Il
Foglio"
Caro Enrico
Vanzina, rispondo volentieri al tuo appello, pubblicato domenica scorsa
sul Messaggero di Roma. Hai chiesto esplicitamente a dei giornalisti di
riflettere con te sul tema delle garanzie individuali.
Scrivevi:
"Come sai, sono stato truffato, insieme ad altre mille e duecento
persone, da una fiduciaria. Nel corso delle indagini, il Pm, in maniera
corretta, ha chiesto un'informativa sui clienti della fiduciaria per
controllare se alcuni di loro risultavano colpevoli di reati finanziari.
Colpevoli significa colpevoli. La lista è finita nelle redazioni. Alcuni
giornalisti della giudiziaria, sperando di vincere il Pulitzer, senza
controllare con cautela il foglio ricevuto, hanno perfidamente
pubblicato i nomi presenti in quella informativa, scrivendo che tutte le
persone inserite avevano precedenti penali. Qualcuno ha scritto
addirittura che erano dei pregiudicati. Io ero stato segnalato a mia
insaputa, nel 2004, mai indagato e mai ricevuto alcun avviso di
garanzia, per avere avuto rapporti con una società con la quale avevo
collaborato. Il tutto, sempre a mia insaputa, veniva archiviato nel
2008, era un controllo fiscale. Nessun reato, nessuna condanna. Ero e
sono totalmente innocente".
Può
succedere questo, in un paese democratico? L'interrogativo di Vanzina
riguarda migliaia di persone, in Italia (sono perennemente in causa
contro editori e colleghi che hanno cercato di infangarmi). Sarebbe
bastata una telefonata, una verifica, la richiesta di una spiegazione.
Purtroppo i cronisti giudiziari dei nostri tempi hanno sempre fretta,
non hanno quasi mai il tempo di controllare, di chiedere alle persone di
cui scrivono se ciò che hanno scoperto, o più spesso scopiazzato da un
verbale o da un'intercettazione, corrisponda o meno alla realtà. Dentro
questa fretta sgraziata si bruciano immagini, carriere, famiglie, storie
umane e professionali.
Tu scrivi,
caro Enrico, che ci vorrebbe un Garante. C'è. E' l'Ordine dei
giornalisti. E' al nostro ordine professionale che occorre
tempestivamente inviare un esposto, te lo consiglio. Spesso non ci sono
complotti dietro la macchina del fango, ci sono soltanto fretta e
disprezzo. Ma non vale neppure la pena prendersela contro i redattori,
sono i direttori che andrebbero giudicati e responsabilizzati. Un tempo
si pretendeva che - a lato dei verbali stesi per pagine e pagine - si
desse un piccolo spazio ai cosiddetti sospettati e / o indagati o
presunti tali, come nel tuo caso. Vedi, i direttori hanno anche loro
molta fretta, devono correre in tv e a predicare in tutti i convegni
etiche professionali che non praticano in redazione.
Ho
intervistato Dino Boffo, attuale direttore di Tv2000, vittima di un caso
che ha davvero le caratteristiche della persecuzione e che ancora non è
chiaro per niente (chi scrisse e mandò la velina con le insinuazioni
false? Partì dal Vaticano, come sembra?). Ho trovato un uomo forte,
determinato, che cura con il lavoro e la preghiera le sue ferite
profonde. Accanto a lui, centinaia e migliaia di persone ci chiamano in
causa come giornalisti, come persone, come responsabili dell'immagine di
un paese che si sta sgretolando anche per colpa nostra. Per questo,
Enrico, ti ringrazio di avermi costretto a riflettere su questi temi
così duri e coinvolgenti.
P.s. in
memoria di Mario Di Carlo, scomparso il 25 aprile scorso. La sua
immagine di amministratore onesto e integerrimo fu massacrata da un
fuorionda televisivo. Lui ne fece una malattia. L'intervista vera,
quella seria, non andò mai in onda. Mi auguro che la Raitre, come minima
riparazione, la trasmetta integralmente.04-05-2011]
|
|
LA BOLLA DI FACEBOOK
Goldman
Sachs ha investito 375 miloni di dollari in Facebook valutandola 50
miliardi di dollari. Ad ognuno dei 500 milioni di utenti di Facebook è
stato attribuito il valore di100 dollari. Senza iscritti Facebook
varrebbe zero. Se io e mio figlio, ad esempio, cancellassimo il profilo,
il valore di Facebook diminuirebbe all'istante di 200 dollari. Il
capitale sono gli utenti, i loro contenuti e le loro reti di relazione e
non la piattaforma, ma Facebook è un mondo chiuso in sé stesso
nell'universo di Internet, chi vi entra non vi può più uscire. "Lasciate
ogni speranza, o voi che entrate". Se in futuro altre società fornissero
una rete sociale con servizi migliori, l'utente di Facebook dovrebbe, in
teoria, poter migrare i SUOI contenuti senza chiedere il permesso a Mark
Zuckerberg. Nei fatti oggi non può farlo. Il valore economico di
Facebook dipende dai miliardi di informazioni personali inserite. Chi è
il proprietario di questi dati, dell’“identità digitale”?
LA STRAGE ETERNA SUL LAVORO
Facciamo due
conti. 25.000 nuovi invalidi e e 1.080 morti corrispondono a 26.080
famiglie senza un reddito o con un reddito molto più basso. Una famiglia
media è di circa quattro persone. 100.000 persone in più affrontano il
2011 con la prospettiva della miseria. Avviene, in queste dimensioni,
ogni anno. "L'Italia festeggia l'arrivo del 2011, ma c'erano anche
persone che non avevano nulla di cui festeggiare, e sono i familiari dei
1.080 lavoratori, che nel 2010 hanno perso la vita sul lavoro... in
aumento, secondo i dati forniti dal blog Caduti sul Lavoro. I dati Inail
tengono conto solo degli infortuni denunciati ma non come dati
definitivi, perchè non includono tutti i lavoratori che muoiono "in
nero" o che denunciano l'infortunio come malattia per paura di
ritorsioni del datore di lavoro, perchè hanno un lavoro precario, quindi
ricattabili. Vorrei ricordare che molte volte sono morte perchè nelle
aziende non si rispettavano neanche le minime norme di sicurezza sul
lavoro
DA BEPPEGRILLO
|
|
CHI LEGGE CHI -
’’REPUBBLICA’’ È SEMPRE IL QUOTIDIANO PIÙ LETTO (con una lieve flessione
dell´1,2%) - IL CORRIERE guadagna 85 mila lettori (più 2,9%) - IL Sole
24 Ore PAGA LA FALLIMENTARE GESTIONE RIOTTA ed accusa un calo vistoso di
128.000 unità (meno 11,2 per cento) - IL Mattino HA L’ORO IN BOCCA (più
16,3 per cento) - IL TANTO TEMUTO TRASBORDO DI FELTRI A "LIBERO" NON
INCIDE SUL "GIORNALE" (meno 0,4%)...
Da "la
Repubblica"
L´indagine
Audipress certifica, ancora una volta, che la Repubblica è il quotidiano
di informazione più letto dagli italiani. E´ la dodicesima volta
consecutiva che il giornale ottiene questo risultato. L´ultima
rilevazione - che va dal 20 settembre del 2010 fino al 27 marzo del 2011
- assegna a la Repubblica 3 milioni 250 mila lettori (con una lieve
flessione dell´1,2 per cento rispetto all´indagine precedente).
Il primato è
mantenuto nelle tre categorie su cui si base l´indagine Audipress:
"uomini", "donne" e infine "responsabili degli acquisti". Conferma il
suo successo anche il sito Repubblica.it, forte ormai di 857 mila
visitatori al giorno, largamente in testa nella graduatoria del Web. Il
settimanale l´Espresso - 2 milioni 467 mila lettori - dimostra la
migliore capacità di tenuta in questo specifico segmento.
Il Corriere
della Sera guadagna 85 mila lettori (più 2,9 per cento) e arriva a quota
3 milioni 56 mila. Il quotidiano torinese La Stampa mantiene la quarta
piazza, con 2 milioni 80 mila, pur accusando un lieve decremento di 13
mila lettori (pari a un meno 0,6 per cento). Performance positiva per Il
Messaggero, con un milione 460 mila lettori (50 mila in più rispetto al
ciclo precedente, più 3,5 per cento).
La
classifica vede, poi, Il Resto del Carlino con un milione 207 mila
lettori (in flessione del 2,4 per cento). Negativo il risultato del Sole
24 Ore, quotidiano economico degli industriali, che raccoglie un milione
15 mila lettori ed accusa un calo vistoso di 128.000 unità (meno 11,2
per cento). Da segnalare, invece, il risultato del Mattino, la testata
napoletana, che sale a 975 mila lettori (più 16,3 per cento).
Il Giornale
ha 764 mila lettori (in calo di 3 mila persone, pari a meno 0,4 per
cento), Libero invece 392 mila (ne acquista 23.000, più 6,2 per cento),
l´Unità si ferma a quota 317 mila (ne perde 46 mila, meno 12,7 per
cento).
Nel pianeta
dei quotidiani di informazione sportiva, la Gazzetta dello Sport
conserva la prima piazza con 4 milioni 126 mila lettori - che è poi il
valore più alto del Paese - pur accusando una flessione di 194.000 unità
rispetto alle precedenti stime dell´Audipress (è un meno 4,5 per cento
in termini percentuali). L´altro quotidiano sportivo, Il Corriere dello
Sport-Stadio, ha un milione 628 mila lettori (meno 18.000). Lieve
progresso, invece, per Tuttosport con 937 mila lettori (+0,3%).
Capitolo a
parte quello della free press, la stampa gratuita. In testa resta Leggo
con un milione 894 mila lettori (più 6,4 per cento), seguito da City con
un milione 767 mila (+4,1 per cento), Metro con un milione 525 mila
(+7,3 per cento). In questo specifico settore, l´unica testata ad
arretrare è Dnews con 278 mila lettori (-12,6 per cento).
Per quanto riguarda i visitatori del giorno medio dei siti Internet dei
quotidiani, La Repubblica è in testa con 857 mila visitatori, segue La
Gazzetta dello Sport con 558 mila. In classifica Il Corriere della Sera
ne conta 552 mila, Il Sole 24 Ore 227 mila, La Stampa invece 157mila.
Ecco poi Tuttosport con 125 mila e Il Messaggero con 101mila.
05-05-2011]
|
|
FISCO PER FIASCO O
FIASCO PER IL FISCO? - IL GIUDICE PENALE HA UN DIVERSO PARERE RISPETTO
AL GIUDICE TRIBUTARIO E PROSCIOGLIE DOLCE&GABBANA PER UNA PRESUNTA FRODE
DA 800 MLN € PER AVER CEDUTO I LORO MARCHI A UNA SOCIETÀ APPOSITAMENTE
COSTITUITA IN LUSSEMBURGO - BACCHETTATA L’AGENZIA DELLE ENTRATE “PIÙ LA
SI GUARDA DA VICINO, PIÙ L’ACCUSA RESTA UNA SUGGESTIONE” - NESSUNA
CERTEZZA SUL REALE VALORE DEI MARCHI: LA FINANZA INDICA 550 MILIONI,
L’AGENZIA DELLE ENTRATE PIU’ DEL DOPPIO...
Luigi
Ferrarella per il "Corriere
della Sera"
Era una
«suggestione forte» l'accusa agli stilisti Dolce e Gabbana di aver
frodato il fisco per 800 milioni di euro nel cedere la proprietà dei
loro marchi a una società appositamente costituita in Lussemburgo, «ma
più la si guarda da vicino, da tutte le angolature, e più resta
irrimediabilmente suggestione» : così il giudice Simone Luerti motiva il
proscioglimento degli stilisti difesi dagli avvocati Massimo Dinoia e
Fortunato Taglioretti, a partire dal fatto che «l'operazione di cessione
dei marchi» è per lui stata «reale, effettiva e non simulata» , dettata
dalla preferenza delle banche per un assetto aziendale che restasse
separato dai destini personali dei due stilisti.
L'Agenzia
delle Entrate contestava che i marchi, compravenduti per 360 milioni su
stima della società PriceWaterhouseCoopers, avrebbero invece avuto un
valore reale di un miliardo e 193 milioni, con conseguente risparmio
fiscale. Il giudice obietta che le stime erano le più varie, al punto
che «la stessa Guardia di finanza, utilizzando i criteri di
PriceWaterhouseCoopers, indica la cifra massima di circa 550 milioni,
meno della metà della stima dell'Agenzia delle entrate».
In più il
giudice sottolinea «una inammissibile doppia misura» : da un lato «il
prezzo di cessione fissato in regime di libertà contrattuale» viene
letto dall'Agenzia delle entrate come «sospetto, fittizio e
"abusivo"perché i contraenti sarebbero parti correlate» , dall'altro si
pretende che «la stima dell'Agenzia delle entrate, che è controparte
direttamente interessata e costituita parte civile proprio per
recuperare la tassazione sul maggior valore, esprima una certezza degna
del processo penale.
Non è un
modo di ragionare che può essere condiviso» per il giudice. Il quale
aggiunge che, «nel bilanciamento tra libertà di iniziativa privata e
dovere di concorrere alla spesa pubblica in ragione della propria
capacità contributiva» , fuori dei casi tassativamente previsti dalla
legge «l'amministrazione finanziaria non può di regola utilizzare, come
unico elemento di prova dell'evasione, la discrepanza tra il
corrispettivo dichiarato e il valore normale del bene, pena la
violazione dell'intangibilità dell'autonomia contrattuale ma anche del
principio costituzionale della capacità contributiva» .05-05-2011]
|
|
BUSINESS
INTERNATIONAL - “BLOOMBERG”: INGRESSO IN BORSA COL BOTTO PER RENREN, IL
FACEBOOK CINESE: VALE 72 VOLTE LE VENDITE DELL’ANNO SCORSO (FB SOLO 25
VOLTE) - “LES ECHOS”: SOCIÉTÉ GÉNÉRALE DELUDE, COLPA DEL DEBITO E DELLE
RIVOLTE ARABE - MATERIE PRIME: ALLA PRIMA BATTUTA D’ARRESTO. RISCHIO
BOLLA? - “WSJ”: FURTO DI DATI ALLA SONY, TROVATO UN MESSAGGIO LASCIATO
DAGLI HACKER - ALSTOM CREDE DI ESSERE FUORI DAL GUADO, MA È ANCORA MOLTO
LONTANO DAI RISULTATI DI SIEMENS - IL DEBITO GRECO ACUISCE LE DIVISIONI
NELL’EUROZONA...
DAGOREPORT
1 -
BLOOMBERG
RENREN ENTRA IN BORSA COL BOTTO: VALUTATA 72 VOLTE LE VENDITE
DELLO SCORSO ANNO CONTRO LE 25 DI FACEBOOK - VENDUTI 53,1 MLN$ DI AZIONI
http://bloom.bg/md1UND
- Il
Facebook cinese Renren sbarca sulla borsa di New York e vende 53,1
milioni di titoli a 14 dollari per azione. Il primo social network della
Cina per numero di visite ha raccolto 743,4 milioni di dollari nell'Ipo
americana. Al suo prezzo iniziale di 14 dollari a titolo, Renren sarebbe
valutato 72 volte le vendite dello scorso anno, contro le 25 volte di
Facebook Inc., stimate da Goldman Sachs.
2 - THE
WALL STREET JOURNAL
IL DEBITO GRECO ACUISCE LE DIVISIONI NELL'EUROZONA
http://on.wsj.com/kljnf1
- Le
divisioni all'interno dell'Eurozona si acuiscono di fronte alle scelte
su come trattare l'onere del debito soffocante della Grecia. Da una
parte i funzionari tedeschi, aperti a una ristrutturazione volontaria
delle obbligazioni greche, dall'altra la maggioranza del resto dei
politici che mostrano seri timori per le possibili conseguenze di una
tale manovra. L'analisi del "Wsj".
GLI
HACKER LASCIANO UN MESSAGGIO SUI SERVER SONY: "WE ARE LEGION"
http://on.wsj.com/mjw65M
- Sony Corp.
ha detto di aver trovato sui suoi server un messaggio di scherno
presumibilmente lasciato dagli hacker che hanno preso di mira il colosso
dell'elettronica rubando dal suo network circa 100 milioni di dati,
compresi numeri di carte di credito (il più grande furto informatico
della storia). Il file trovato da Sony si chiama "Anonymous".
All'interno c'è un messaggio che recita: "We are Legion" che è il motto
di un gruppo di hacker soprannominato appunto Anonymous.
Gli
Anonymous, che a dicembre attaccarono i siti web delle aziende di carte
di credito, dissero che avrebbero preso di mira Sony per vendicare il
famoso hacker George Hotz, contro cui la compagnia aveva intentato una
causa legale. Ma negano qualsiasi coinvolgimento nella violazione dei
milioni di dati di cui è stata vittima la multinazionale.
3 - LES
ECHOS
DEBITO E SITUAZIONE ARABA PENALIZZANO SOCIÉTÉ GÉNÉRALE
http://bit.ly/mncQqg
- Société
générale oggi ha annunciato i risultati relativi al primo trimestre. Si
tratta di numeri inferiori alle aspettative del mercato, a causa
dell'ammortamento del suo debito e dei disordini nei Paesi arabi e in
Costa d'Avorio.
L'utile
netto si è ridotto a quasi il 14%, pari a 916 milioni di euro nei primi
tre mesi dell'anno, mentre gli analisti avevano previsto un utile netto
di un miliardo di euro. "Abbiamo risentito dei disordini in Costa
d'Avorio, Egitto e Tunisia. Alcune delle nostre banche sono state chiuse
per un certo tempo", ha detto Frederick Oudéa, amministratore delegato
della banca, in un'intervista alla Cnbc Television.
ALSTOM
CREDE DI ESSERE FUORI DAL GUADO, MA È ANCORA MOLTO LONTANO DAI RISULTATI
DI SIEMENS
http://bit.ly/kBIEWY
- Il colosso
ingegneristico francese Alstom accoglie con favore la ripresa degli
ordini tra ottobre e marzo, ma resta cauto. Il suo utile è sceso del 62%
rispetto all'anno scorso e a volte i paragoni sono crudeli: il suo
rivale tedesco Siemens, ieri, ha alzato le previsioni per l'anno
corrente da 4,26 a 7,5 miliardi di euro.
BOOM
DELLE MATERIE PRIME: LA PRIMA BATTUTA D'ARRESTO. RISCHIO BOLLA?
http://bit.ly/lWGvqN
- Dopo aver
raggiunto i massimi all'inizio dell'anno, i prezzi di molte materie
prime stanno calando. Cotone e zucchero le più colpite: in calo del 25%.
I metalli: rame: - 6%, nichel: - 7%, piombo: - 12%. Mentre l'alluminio
recupera terreno: + 12% da inizio 2010. L'oro brucia record su record,
ma l'argento è in ripiegamento.
Comincia una
nuova era? Gli investitori finanziari assicurano che non si tratta di
una bolla e che le materie prime non sono sopravvalutate. Ma anche tra
loro le posizioni divergono: se Morgan Stanley, ad esempio, raccomanda
ai clienti di acquistare, Goldman Sachs, al contrario, mette in guardia
dalla possibilità, giudicata "seria", di un calo dei prezzi delle
materie prime a breve termine.05-05-2011]
|
|
LA CRICCA ALLA
SBARRA (E BERTO-LISO PURE) - DA BALDUCCI AD ANEMONE, I PM DI PERUGIA
CHIEDONO IL RINVIO A GIUDIZIO - PER L’EX RAS DELLA PROTEZIONE CIVILE CI
SAREBBE “LA PROVA INCONTROVERTIBILE DELL’ASSERVIMENTO DELLA PUBBLICA
FUNZIONE” - CADE L’ACCUSA DI CORRUZIONE PER ACHILLE TORO E IL FIGLIO,
CHE INSIEME A ZAMPOLINI PATTEGGIANO PER GLI ALTRI REATI - GODE SCAJOLA,
CHE NON ENTRA NELL’INCHIESTA…
1. PM
PERUGIA, GIUDIZIO PER 19 ANCHE BERTOLASO. TORO IL FIGLIO E ZAMPOLINI
CHIEDONO PATTEGGIAMENTO...
(ANSA) - Richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm
di Perugia per 19 degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sugli
appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Tra loro l'ex sottosegretario
Guido Bertolaso e il costruttore Diego Anemone. La notizia è stata
riportata oggi dalla Nazione. La richiesta di rinvio a giudizio - in
base quanto appreso oggi dall'ANSA - riguarda anche 11 società.
Hanno invece
chiesto di patteggiare, con il consenso dei pm, l'ex procuratore
aggiunto di Roma Achille Toro e il figlio Camillo accusati di
rivelazione di segreto di ufficio e l'architetto Angelo Zampolini, per
il riciclaggio di denaro destinato all'acquisto di alcune abitazioni.
Istanza ora al vaglio del gip.
2. PM,
DA BERTOLASO 'PROTEZIONE GLOBALE'. PER MAGISTRATI IN ATTI 'PROVA
INCONTROVERTEBILE' ASSERVIMENTO...
(ANSA) - Emerge la "prova incontrovertibile
dell'asservimento della pubblica funzione" di Guido Bertolaso
dall'inchiesta della procura di Perugia sugli appalti per i Grandi
eventi. Lo sostengono i pm nella loro richiesta di rinvio a giudizio per
la presunta "cricca" degli appalti. Secondo gli inquirenti le presunte
utilità ricevute dall'ex sottosegretario (accusato di corruzione) e gli
atti al centro degli accertamenti "appaiono inquadrabili" anche "in
un'ottica di 'protezione globale'".
Facendo
riferimento alla versione difensiva di Bertolaso, i pm rilevano che "se
si può convenire sulla circostanza che questi non abbia approvato almeno
formalmente e direttamente atti aggiuntivi, tuttavia la condotta
corruttiva emersa nella fase delle indagini si colloca nell'alveo
giurisprudenziale che riconosce l'addebito nell'avere accettato promesse
e ricevuto utilità in modo unitario, nel senso della riconducibilità
delle stesse alla medesima fonte, anche in funzione di una pluralità di
atti da compiere, per cui il reato si configura come una condotta
pressoché unitaria, pur in presenza di una pluralità di utilità che
realizzano solo elargizioni già tacitamente convenute".
Nella
richiesta di rinvio a giudizio si parla di "sistematica violazione delle
regole che caratterizzava la gestione dei cosiddetti Grandi eventi". I
pm ritengono poi che "la scelta della procedura d'urgenza e di una
determinata impresa per effetto della ricezione o della promessa di
denaro o di altre utilità integra la violazione di doveri d'ufficio, che
impongono la disinteressata valutazione della situazione concreta".
3. PM,
ARCHIVIARE CORRUZIONE PER TORO E FIGLIO...
(ANSA) - L'archiviazione dell'accusa di corruzione
contestata all'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro è stata
chiesta dalla procura di Perugia al termine dell'inchiesta sulla
cosiddetta "cricca" degli appalti. Stesso provvedimento per il figlio
Camillo Toro.
In base
all'iniziale ricostruzione accusatoria, Achille Toro aveva ricevuto
presunte utilità destinate ai figli per compiere atti contrari ai suoi
doveri d'ufficio. In particolare per favorire Diego Anemone e Angelo
Balducci.
Dall'indagine però - stando alla richiesta di archiviazione - non
sarebbe emerso cosa l'ex magistrato abbia ricevuto. Achille e Camillo
Toro hanno invece chiesto di patteggiare condanne a otto e sei mesi di
reclusione per rivelazione di segreto di ufficio. Come procuratore
aggiunto di Roma è infatti accusato di avere rilevato, anche tramite il
figlio Camillo, notizie su un procedimento trattato presso il suo
Ufficio nonché su quello della procura di Firenze.
4.
SCAJOLA, PM CONFERMANO LA MIA ESTRANEITA'...
(ANSA) - "Mi sono sempre proclamato totalmente estraneo
a questa vicenda. Oggi, la chiusura dell'inchiesta, lo conferma in modo
ufficiale e definitivo". Lo afferma l'ex ministro dello Sviluppo
Economico Claudio Scajola, commentando al telefono, la chiusura
dell'inchiesta di Perugia sulla presunta 'cricca' degli
appalti.05-05-2011]
|
|
TECNOWAR - IL
BLITZ NEL FORTINO DI BIN LADEN È IL TRIONFO DEL PROGRESSO HI-TECH DEGLI
USA CHE HANNO LAVORATO, IN GRAN SEGRETO, SUL PROGETTO DELL’ELICOTTERO
SPIA (ABBANDONATO UFFICIALMENTE NEL 2004) - OGGI IL PENTAGONO POSSIEDE
AEREI SENZA PILOTA ED ELICOTTERI INVISIBILI AI RADAR, AGLI INFRAROSSI,
ALL’UDITO E ALLA VISTA E INVIANO IMMAGINI E FILMATI AL QUARTIER GENERALE
E AL COMMANDO DI TERRA CHE RICEVE LE INFORMAZIONI SU TABLET PIÙ PICCOLI
DI UN I-PAD
Giordano Stabile
per "la
Stampa"
Un blitz
telecomandato dall'alto. Da aerei senza pilota ed elicotteri
«invisibili» che entrano senza problemi nello spazio aereo «nemico»,
sorvegliano la zona e inviano immagini e filmati in diretta agli uomini
a terra. Con la sala comando, a migliaia di chilometri di distanza che
segue tutto in tempo reale e manda ordini passo dopo passo. Una
battaglia ad altissima intensità tecnologica, l'apice di un processo
cominciato in Iraq a metà degli Anni Duemila, e applicato in vasta scala
in Pakistan e Afghanistan dal 2009 in poi.
I dati
salienti dell'operazione ad Abbottabad, soprattutto lo stream, il flusso
continuo di informazioni in tutte e due le direzioni, sono stati
enfatizzati dalla stessa Casa Bianca, che ha lasciato trapelare
abbondantemente la soddisfazione non solo per il più importante colpo
anti-terrorismo della storia ma anche per il salto tecnologico che
distanzia tutti i diretti concorrenti.
Restano i
«misteri», i dettagli sulle tecnologie utilizzate, tenuti naturalmente
segreti. Non del tutto però, perché uno degli elicotteri «invisibili» ha
avuto un guasto e le forze speciali americane, nei minuti concitati del
blitz, non sono riuscite a distruggerlo completamente. Le foto dei
rottami sono già studiate dagli esperti militari di tutto il mondo.
«Assomiglia
moltissimo a un progetto messo da parte nel 2004 - spiega Andrea Nativi,
direttore della Rivista italiana di difesa -. Era il Comanche,
l'elicottero invisibile che doveva equipaggiare l'esercito americano.
Hanno portato avanti il progetto, è chiaro, solo per pochi esemplari da
dare alle forze speciali. Senza far trapelare nulla, in questo sono
stati molto bravi». Meno nel distruggere le «prove». Dal relitto si
capisce che il super-elicottero è un Sikorsky UH-60 Black Hawk
modificato e in grado di volare di notte senza farsi vedere né sentire
finché non si trova sopra l'obiettivo.
«Il progetto
- continua Nativi - prevedeva la riduzione di quello che in gergo si
chiama "segnatura" in tutti e quattro gli spettri della visibilità: ai
radar, agli infrarossi, all'udito e alla vista». Come negli aerei la
sagoma è stata appiattita, le superfici inclinate (i gradi sono
stabiliti da programmi matematici tenuti segretissimi) e coperte dalla
speciale vernice argento azzurrina che assorbe e neutralizza le onde dei
radar.
«Ma negli
elicotteri c'è un problema in più rispetto agli aerei - puntualizza
Nativi -. Le pale dei rotori: fanno rumore e sono difficili da
mimetizzare. Di sicuro hanno utilizzato uno speciale software che
permette di ridurre e coordinare le rotazioni al momento voluto, per
rendersi il più discreti possibile».
Non tanto da
ingannare le guardie del corpo di Bin Laden piazzate sui tetti, ma ormai
gli elicotteri erano a poche centinaia o decine di metri e uno è stato
colpito e danneggiato probabilmente da una granata. Altri però
sorvegliavano la zona da distanza di sicurezza con le telecamere di
bordo e inviavano le immagini, con una «definizione impressionante»,
agli uomini del commando. Come nel blitz che portò all'uccisione del
leader di Al Qaeda in Iraq, Abu Musab Al Zarqawi, 2006. Allora era un
aereo senza pilota Predator a mandare i filmati che guidarono le forze
speciali fino all'obiettivo.
In Iraq, però,
come in Afghanistan, gli americani hanno il controllo assoluto dello
spazio aereo. Il Pakistan non è uno Stato a sovranità limitata. Alleato,
certo, ma così poco affidabile da non essere avvertito del blitz. Quindi
i velivoli sono entrati senza farsi intercettare dai radar. Anche,
eventualmente, i Predator che volteggiavano a quote più alte degli
elicotteri. Esiste anche un «Predator invisibile»? Probabilmente uno
modificato, o «riverniciato» ad hoc, sì, tenuto conto che già
l'originale «ha una bassa "segnatura" ai radar».
Al quel
punto la situazione del campo di battaglia, ripresa dall'alto e da più
vicino, è stata inviata ai commando. Che potevano vederla, e qui si va
nel campo delle ipotesi, o su display simili a piccoli monocoli piazzati
sugli elmetti, o su aggeggi tipo i-Pad, solo più piccoli. Un eventuale
ostacolo, o nemico, nascosto dietro un muro, veniva scoperto
immediatamente. Sia dai militari sul posto che dai comandanti al
quartier generale, a migliaia di chilometri, perché i dati, attraverso
un satellite, potevano raggiungere qualsiasi posto al mondo.
Il quartier
generale poteva così dare ordini estremamente dettagliati, minuto per
minuto. Un risvolto della guerra tecnologica che piace poco ai soldati
sul campo e agli ufficiali «vecchio stile». E toglie anche un po' di
aura eroica alle «operazioni speciali». Ma, come ha commentato il
generale americano in pensione David Deptula, sostenitore
dell'intelligence tecnologica, «è il modo con cui si fa la guerra oggi,
e se non ti piace vuol dire che sei nel posto sbagliato».05-05-2011]
|
|
NAPOLI-SPIA! - IL
CAVALIER POMPETTA TEME IL BALLOTTAGGIO E CORRE IN SOCCORSO DI
LETTA-LETTIERI: “DA LUNEDÌ ARRIVA L’ESERCITO, SONO IL SANTO DELLA
MUNNEZZA! - SINISTRATI: DUE SOCIOLOGI SPIONI INFILTRATI NEL COMITATO DI
UNO DEI PARTECIPANTI ALLE PRIMARIE, SPUTTANANO IL PD UMBERTO RANIERI -
DI PIETRO CHIUDE I RUBINETTI A DE MAGISTRIS: SI ARRANGI CON LE CENE
ELETTORALI - IL PRETE ANTICAMORRA DON ANIELLO MANGANIELLO MANGANELLA
ROSETTA IERVOLINO E IL CARDINALE SEPE
Carlo Tarallo per
Dagospia
1 -
Le elezioni si avvicinano a Napoli e scatta il piano B, dove B sta per
Banana: per risolvere la tragedia monnezza il cainano rispolvera il "Ghe
pensi mi" e invia i militari (perché non capitanati da La Russa con
scopa e paletta?).
"Vorrei dire
che non è vero che il governo italiano e in particolare il presidente
Berlusconi non hanno compiuto un miracolo, il miracolo fu fatto e in
quella situazione noi lasciammo Napoli pulita indicando cosa le
amministrazioni locali avrebbero dovuto fare".
Senza freni
inibitori, il Banana si auto beatifica di nuovo: "Il problema il governo
lo risolse, ricordate i cartelli "Silvio santo subito"? Credo che fu
davvero un miracolo". Il miracolo vero è che finalmente arrivano queste
maledette elezioni e così, forse, Napoli potrà ricominciare a
respirare...
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/5-maggio-2011/torna-esercito-della-monnezzaberlusconi-in-arrivo-170-uomini--190573559723.shtml
2 -
Una spia (anzi
due) per nemico: Claudio Pappaianni, incetriolatissimo giornalista
napoletano dell'Espresso, fa a pezzettini il Pd alla vigilia delle
elezioni comunali. Il settimanale anticipa il racconto di due sociologi
"infiltrati" nel comitato di Nicola Oddati, uno dei partecipanti alle
primarie - vergogna e sono cavoli amarissimi per Umberto Ranieri, il
candidato prescelto dalla dirigenza nazionale e quindi alla fine
perdente.
Spunta una
telefonata tra Oddati e Ranieri dopo la quale un bel po' di preferenze
passarono dall'uno all'altro senza colpo ferire. Una bella sbianchettata
e via !
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/napoli-la-verita-sulle-primarie/2150632
3
- Intanto, Di
Pietro chiude i rubinetti a Giggino ‘a Manetta: il leader dell'Idv con
una serie di perentorie e-mail ha infatti annunciato che ha deciso di
chiudere i rubinetti del finanziamento alla campagna elettorale
dell'europarlamentare, che d'ora in poi dovrà arrangiarsi. Non si era
mica messo in testa di vincere?
http://www.iltribuno.com/articoli/201105/di-pietro-taglia-i-finanziamenti-alla-campagna-e.php
4
- Don Aniello
Manganiello, prete anticamorra allontanato dalla sua parrocchia di
Scampia e trasferito a Roma, racconta in una bombastica intervista a
"Sette" la sua verità: "Gli Enti Pubblici, come la Chiesa, con i loro
silenzi finiscono per favorire la camorra". Pensierini per Rosetta
Iervolino e per il Cardinale Sepe.
"La
Iervolino, quando denunciai il Comune che non pagava le rette dal 2007
per i semiconvitti dei minori, mi voleva querelare. Sepe? Dal suo
eccessivo presenzialismo nel salotto buono della città non sempre è
emersa una concreta vicinanza ai drammi della periferia".
Boom
!!!
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/4-maggio-2011/don-aniello-manganiello-io-cacciato-chiesa-190569815335.shtml
05-05-2011]
|
|
COSTRUITA INTORNO
A TE (E AL FISCO IRLANDESE) - LA BANCA MEDIOLANUM DELLA PREMIATA DITTA
ENNIO DORIS & BANANA, SOTTO ACCUSA PER AVER SOTTRATTO ALLA TASSAZIONE
245 MLN € - I SOLDI, DEPOSITATI A DUBLINO (DOVE GLI UTILI, COME SANNO
BENE APPLE E RYANAIR, SONO TASSATI AL 12%), RITORNANO IN ITALIA COME
COMMISSIONI PER LA GESTIONE DEI FONDI DI INVESTIMENTO - LA CONTROLLATA
IRLANDESE DI MEDIOLANUM AMMINISTRA OLTRE 17 MLD € (RACCOLTI IN ITALIA
COME SOTTOSCRIZIONI AI FONDI), REALIZZA RICCHI PROFITTI MA PAGA POCHI
SPICCIOLI DI IMPOSTE…
Vittorio Malagutti per "il
Fatto quotidiano"
Sotto il
cielo d'Irlanda, se sei straniero e porti denaro, si pagano poche,
pochissime tasse. Lo sa bene Ennio Doris che ha trasferito da quelle
parti la cassa di Mediolanum. Somme importanti: profitti per centinaia
di milioni riescono ogni anno a dribblare le imposte con il risultato di
ridurre al minimo l'impatto del Fisco sui conti del gruppo controllato
dallo stesso Doris insieme al suo amico Silvio Berlusconi.
Tutto bene,
se non fosse che dopo anni d'inerzia l'Agenzia delle entrate ha messo
nel mirino questo gioco di sponda tra Milano e Dublino. Quei soldi che
tornano in Italia sotto forma di commissioni per la gestione dei fondi
d'investimento irlandesi vanno tassati come reddito nostrano.
Questa in
sintesi la contestazione degli ispettori ministeriali che a giugno e poi
a ottobre del 2010 hanno messo per iscritto i loro rilievi a Banca
Mediolanum e a Mediolanum Vita. In totale fanno 134 milioni di proventi
sottratti, sostiene l'accusa, alla tassazione negli anni 2005 e 2006. Il
secondo siluro è arrivato un paio di mesi fa, a fine febbraio. Questa
volta Banca Mediolanum si è vista contestare un imponibile supplementare
di 121 milioni per il periodo che va dal 2006 al 2009. Che fare? Di
fronte all'attacco del Fisco, Doris ha pensato bene di venire a patti.
In gergo
tecnico si chiama "accertamento con adesione". In pratica, pur di
incassare in fretta, l'Agenzia delle entrate è disposta a fare uno
sconto alla banca e l'accordo potrebbe essere siglato già nelle prossime
settimane. Questo però è solo il primo round. Restano aperti gli altri
procedimenti avviati nei confronti del gruppo e per Mediolanum, alla
fine, il conto potrebbe rivelarsi pesante, con decine di milioni da
versare pronta cassa allo Stato.
Peggio
ancora: il Fisco contesta altri 64 milioni di Iva non pagata su compensi
ai promotori. Qui però i manager di Doris sembrano intenzionati a dare
battaglia. "Ci siamo comportati secondo la prassi di mercato",
sostengono con il conforto di pareri legali e precedenti a loro
favorevoli sulla stessa materia. Tant'è vero che nel bilancio 2010 non
sono stati fatti accantonamenti per far fronte ad eventuali sanzioni.
A questo
punto, però, il problema maggiore non sembra neppure la vertenza fiscale
in sé. Del resto negli ultimi due anni l'Agenzia delle entrate è partita
lancia in resta contro diversi istituti di credito per sanzionare
operazioni finanziarie costruite apposta, questa è la contestazione, per
pagare meno tasse. Sono finiti nel mirino, per esempio, alcuni pesi
massimi del settore come Intesa e Unicredit, al centro di contenziosi
per svariate centinaia di milioni. Mentre la Popolare di Milano ha
preferito chiudere in gran fretta la questione sborsando quasi 140
milioni.
Per
Mediolanum però la questione sembra diversa e per molti aspetti anche
più preoccupante. Come il Fatto Quotidiano ha già raccontato il gruppo
guidato da Doris è una macchina che viaggia a tutta velocità grazie
soprattutto alla benzina irlandese. Il bilancio del 2010 si è chiuso con
246 milioni di utili, in aumento del 15 per cento circa sull'anno
precedente. Gran parte dei profitti vengono realizzati a Dublino proprio
grazie al gioco di sponda delle commissioni. Lo stesso che adesso viene
contestato dal Fisco.
Per dare
un'idea delle cifre in gioco va segnalato che la controllata irlandese
Mediolanum International Funds amministra oltre 17 miliardi di euro
raccolti per lo più in Italia sotto forma di sottoscrizioni di fondi
comuni d'investimento. Ebbene, questa società di Dublino ha realizzato
la bellezza di 257 milioni di profitti lordi. Le imposte però, come
risulta dal bilancio, non hanno superato i 32 milioni.
Ovvero il 12
per cento circa degli utili. Tutto merito del generoso Fisco irlandese,
che per attirare nuovi business da anni garantisce un trattamento di
favore alle società straniere. E così, grazie al trasloco sotto il cielo
d'Irlanda, la Mediolanum International Funds, vera macchina da soldi
della galassia Doris, è riuscita a cavarsela pagando all'erario meno
della metà di quanto dovrebbe versare se avesse sede nel nostro Paese.
Risultato
finale: il tax rate dell'intero gruppo Mediolanum, cioè l'aliquota media
di tassazione applicata, si aggira intorno al 18 per cento. Un dato di
gran lunga inferiore rispetto ad altri grandi gruppi finanziari nostrani
come Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi. Domanda: che cosa
succederebbe se alla fine dovesse prevalere la nuova linea interventista
dell'Agenzia delle entrate? Quali sarebbero gli effetti sui conti del
gruppo finanziario se il Fisco nostrano si mettesse di traverso sulla
strada che va da Milano a Dublino?
Facile
immaginare che i vertici di Mediolanum sarebbero costretti a rivedere lo
schema operativo che fin qui ha garantito utili a palate. Non è detta
l'ultima parola, ovviamente. I procedimenti aperti nei mesi scorsi
potrebbero anche dar ragione alla "banca costruita intorno a te", per
citare lo slogan più celebre recitato per anni in tv da Doris. Un tipo
ambizioso. Uno che solo pochi giorni fa nel sermone autocelebrativo
recitato nell'annuale convention del gruppo si è detto convinto che
Mediolanum conquisterà un posto tra le prime cinque banche nazionali.
Fisco permettendo, naturalmente.05-05-2011]
|
|
TANZI IN GALERA! -
CONSUMATORI: INUTILE CONDANNARE tanzi E ASSOLVERE LE BANCHE - WALL ST. E
BORSE EUROPEE NEGATIVE - TRICHET LASCIA I TASSI INVARIATI: “SERVIRANNO
MANOVRE AGGIUNTIVE”. CALANO EURO E UMORE DI TREMONTI - BUONE NOTIZIE PER
TREMENS DA BANKITALIA: OK ALLA BANCA DEL SUD, ACCOLLATA ALLE POVERE
POSTE ITALIANE - ENI DI LIBIA: FITCH TAGLIA IL RATING, MA SCARONI
OTTIMISTA - LA FIAT SMENTISCE TARDI E IL TITOLO CROLLA - GM TRIPLICA
L’UTILE - DEBITI PORTOGALLO/GRECIA, L’UE SI SPACCA - PASSERA DI BRONZO:
“PARMALAT? È ANDATA MEGLIO DI COME POTEVA ANDARE”…
1 -
WALL STREET PARTE IN ROSSO: ORA IL PERICOLO SI CHIAMA DEFLAZIONE...
(wallstreetitalia.com) - Una serie di fattori fa temere
per una caduta in una pericolosa fase di deflazione e i listini azionari
americani prendono la strada dei ribassi in avvio di seduta: e' la
quarta di fila in rosso. L'S&P cede lo 0,3%, il Dow lo 0,3% e il Nasdaq
lo 0,54%.
2 -
PIAZZA AFFARI IN ROSSO PRIMA DI WALL STREET...
(Teleborsa) - Piazza Affari aspetta l'avvio della borsa
di Wall Street sotto la linea di parità. Dopo un avvio in lieve
recupero, i listini milanesi non riescono a rimanere dalla parte degli
acquisti e sfuma così il tentativo di risalire la china in seguito alla
chiusura in profondo rosso di ieri quando ha registrato la performance
peggiore in Europa.
Anche per
gli indici del Vecchio Continente non si registra nessun segnale di
schiarita, fatta eccezione per la borsa di Lisbona unica freccia verde
in un panorama europeo tinto di rosso. A dare manforte alla borsa
portoghese ci ha pensato il Ministro delle finanze portoghese Fernando
Teixeira dos Santos che, oggi, ha presentato le linee generali del
programma messo a punto dal triumvirato UE-BCE-FMI per il risanamento
dei conti pubblici. Per aiutare il Paese si è pensato di varare un
ambizioso piano di cessione di assets pubblici, in vari campi
dell'economia.
3 -
ARRESTATO TANZI, GDF LO PORTA IN CARCERE A PARMA...
(ANSA) - La Guardia di finanza di Milano ha eseguito
l'arresto di Calisto Tanzi, condannato in via definitiva a 8 anni e un
mese per il crack Parmalat. I finanzieri hanno eseguito l'ordine di
carcerazione emesso dalla procura generale di Milano dopo la sentenza
della Cassazione. Tanzi verrà portato nel carcere di Parma.
4 -
PARMALAT: CODACONS, ASSURDO CONDANNARE TANZI E ASSOLVERE BANCHE...
(Adnkronos) - 'Senza entrare nel merito della decisione
della Corte di Cassazione, non capiamo come si possa, per la medesima
vicenda, condannare Tanzi e assolvere le banche'. Lo afferma il
Presidente Codacons, Carlo Rienzi, commentando la sentenza con cui la
Cassazione ha reso definitiva la condanna per aggiotaggio nei confronti
dell'ex patron della Parmalat, Callisto Tanzi.
'Le banche
hanno avuto un ruolo non indifferente nella vicenda Parmalat,
danneggiando migliaia di risparmiatori cui sono stati venduti titoli
spazzatura - prosegue Rienzi - Tuttavia gli istituti di credito sono
stati assolti con formula piena, mentre Tanzi e' stato condannato. Un
paradosso assurdo e obiettivamente incomprensibile'.
5 -
BCE: LASCIA TASSI INVARIATI ALL'1,25%...
Radiocor - La Bce ha lasciato invariato il tasso
all'1,25%. Di riflesso rimangono immobili i saggi sulle operazioni di
rifinanziamento (2%) e sui depositi (0,50%). La decisio ne, in linea con
le attese, sara' illustrata dal presidente Bce nella conferenza delle
14.30 da Helsinki. Gli esperti ritengono che Jean-Claude Trichet
potrebbe far capire se la prossima stretta sara' anticipata in giugno da
luglio-agosto com'era previsto fino a poche settimane fa.
6 -
BCE: TRICHET, SEGUIREMO 'DA VICINO' ANDAMENTO FUTURO PREZZI...
Radiocor - La Bce ritiene che la politica monetaria
dell'Eurozona continui a essere 'accomodante' con tassi di interesse
'bassi' a fronte della continua esistenza di rischi per un ulteriore
peggioramento dell'inflazione. Alla luce di questo scenario, la Bce
'seguira' molto da vicino l'andamento' futuro. Lo ha detto il presidente
della Bce, Jean-Claude Trichet, durante la conferenza stampa al termine
della riunione mensile del Consiglio direttivo che ha lasciato invariato
il tasso di riferimento all'1,25%. Con questa frase Trichet ha aperto la
strada a un possibile nuovo aumento dei tassi in luglio, ma non gia' in
giugno come ritenevano possibile alcuni analisti.
7 -
CONTI PUBBLICI: TRICHET, RISCHIO RITARDI SU TARGET IN ALCUNI PAESI -
NECESSARIE SUBITO MANOVRE AGGIUNTIVE...
Radiocor - L'attuazione dei piani di rientro dai
deficit eccessivi accumulati negli anni della crisi globale 'prosegue a
ritmi diversi' nei vari Paesi dell'Eurozona. Lo ha detto il presidente
della Bce, Jean-Claude Trichet, aggiungendo che 'alcuni dei Paesi
impegnati nelle manovre rischiano di restare indietro rispetto ai target
concordati' a livello europeo. Per tutti 'e' essenziale' che i target
vengano raggiunti e, se necessario, quindi, 'approvare misure aggiuntive
per progredire verso una posizione di bilancio sostenibile'
8 -
CAMBI: EURO IN NETTO RIBASSO DOPO PAROLE TRICHET A 1,4677 DOLLARI...
Radiocor - Drastico ribasso per l'euro che tratta ora a
1,4677 dollari contro gli 1,4863 dell'apertura e gli 1,4833 di meta'
seduta. La corsa al rib asso e' iniziata dopo che, in conferenza stampa,
il presidente della Bce Jean Claude Trichet non e' parso insistere con
sufficiente enfasi sul rischio inflazione, il che sarebbe invece stato
interpretato come il preannuncio di un nuovo aumento del costo del
denaro di 25 punti base a giugno.
I mercati
attendevano le parole chiave 'strong vigilance' sull'andamento
dell'inflazione, che in passato hanno quasi sempre segnalato
un'intenzione rialzista da parte della Bce. Il presidente della Bce
invece ha scelto una forma lessicale diversa indicando che l'inflazione
verra' seguita 'molto da vicino', il che pare allungare nel tempo
l'orizzonte dell'intervento sui tassi di interesse, attualmente
all'1,25%.
9 -
BANCA MEZZOGIORNO: TREMONTI, C'E' L'AUTORIZZAZIONE BANKITALIA...
Radiocor - 'C'e' l'autorizzazione della Banca d'Italia'
sulla Banca del Mezzogiorno che 'finalmente puo' partire, parte un
gigante'. Lo ha annunciato il m inistro dell'Economia Giulio Tremonti in
conferenza stampa a Palazzo Chigi, aggiungendo: 'Apprezziamo molto il
lavoro di Bankitalia che ha autorizzato l'acquisto da parte di Poste del
Mediocredito centrale che e' la base su cui poggia la Banca'.
10 -
BANCA SUD: POSTE, VIA LIBERA BANKITALIA AD ACQUISTO MCC...
(Adnkronos) - La Banca d'Italia ha rilasciato a Poste
Italiane l'autorizzazione per l'acquisto del Medio Credito Centrale,
individuato come struttura di vertice per dare attuazione alla
realizzazione della Banca del Mezzogiorno, istituto la cui creazione e'
stata prevista dalla Legge Finanziaria 2010 con l'obiettivo di favorire
lo sviluppo di nuove imprese nel Sud dell'Italia e aumentare
l'occupazione attraverso il supporto finanziario alle iniziative
imprenditoriali. E' quanto comunica Poste in una nota, dopo l'annuncio
di questa mattina del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
L'autorizzazione della Banca d'Italia, emessa in base alla normativa del
Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, segue il via
libera dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, che si e'
espressa positivamente lo scorso mese di febbraio. La Banca del
Mezzogiorno operera' in particolare a supporto della piccola e media
impresa del Sud con diversi strumenti creditizi, tra i quali il credito
industriale, il credito agevolato e la gestione di fondi di garanzia
regionali, nazionali ed europei.
La delibera
della Banca d'Italia permettera' la realizzazione del disegno normativo
che prevede di facilitare l'accesso al credito per le imprese del
Mezzogiorno attraverso la capillare rete di Poste Italiane, presente
nelle regioni meridionali con circa 4.500 uffici postali. A questi e'
previsto che a breve si aggiungano gli oltre 3.000 sportelli delle
Banche Popolari e del Credito Cooperativo, istituti bancari di cui si
prevede la prossima adesione all'iniziativa, per un totale di oltre
7.500 sportelli.
11 -
CAMION IN VENDITA? - LE SMENTITE DELLA FIAT FUORI TEMPO MASSIMO
Da "il
Fatto quotidiano" - La regola del silenzio assenso non vale
per Piazza Affari. Sergio Marchionne dovrebbe saperlo. Accade invece,
come ieri, che la Borsa vada in fibrillazione, non ricevendo nessuna
smentita ufficiale, tranne un ambiguo no comment, alla notizia
pubblicata da Repubblica secondo cui Marchionne aveva affidato a un
gruppo di banche l'incarico di trovare un acquirente per Fiat
Industrial. Dopo l'esitazione iniziale, il titolo ha infatti preso la
via del rialzo ed è arrivato a guadagnare il 3,22% a 10,25 euro.
Per molti
operatori e risparmiatori, quindi, è stata una brutta sorpresa la
smentita arrivata solo nel tardo pomeriggio, quando la Borsa era
praticamente chiusa. Il titolo ha frenato e per i meno veloci era già
troppo tardi per correre ai ripari. Sollievo e soddisfazione, invece,
per chi, grazie al sonno della Consob e della Fiat, ha avuto tutto il
tempo di portare rapidamente a casa il guadagno di giornata.
12 -
GM: PIU' CHE TRIPLICATO UTILE NETTO I TRIM SOPRA 3 MLD $...
Radiocor - Piu' che triplicato l'utile netto di General
Motors (Gm) nel primo trimestre. La cifra e' pari infatti a 3,2 miliardi
di dollari rispetto a 900 milioni un anno prima. Il fatturato e' salito
a 36,2 miliardi, da 31,5 miliardi, e l'utile per azione a 1,77 dollari
(da 0,55 dollari). L'Ebit trimestrale e' quasi raddoppiato a 3,5
miliardi (da 1,8 miliardi). La casa americana ha terminato il trimestre
con una forte liquidita' a 36,5 miliardi. Il direttore finanziario Dan
Ammann ha affermato: 'Gm ha un grande potenziale per generare una
crescita profittevole a livello mondiale intanto che continua la
ripresa. Siamo incoraggiati (dalla situazione del gruppo ndr), ma
riconosciamo che esistono altre opportunita' per migliorare le
efficienze a livello di costi e investimenti e ottimizzare il nostro
forte bilancio'.
13 -
ENI: FITCH TAGLIA RATING AD A+, PESA SITUAZIONE IN LIBIA...
(Adnkronos) - Fitch taglia il rating di Eni ad 'A+' da
'AA', con l'outlook stabile. Secondo l'agenzia di rating il profilo di
rischio non e' piu' compatibile con la doppia A. Questo, soprattutto per
le ripercussioni delle tensioni in Nord Africa. In particolare, con gli
sviluppi della crisi libica, 'la situazione difficile del mercato e
l'outlook macroeconomico aggiungono incertezza alla capacita' del gruppo
di confermare il cash flow e raggiungere i suoi target di produzione nel
medio termine'.
14 -
ENI: SCARONI, 2010 DI SUCCESSI, IN PROSSIMIO QUADRIENNIO ANCORA
RISULTATI AL TOP SETTORE...
(Adnkronos) - 'Il 2010 e' stato un anno molto positivo
per Eni, per i solidi risultati operativi e finanziari conseguiti e per
gli obiettivi raggiunti fondamentali per la nostra crescita futura'. Ad
affermarlo, nel corso del suo intervento introduttivo in Assemblea, e'
l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. 'Un anno di
successi', quindi, per la societa', sottolinea ancora Scaroni, che nel
2010 ha attuato 'la strategia di crescita e di miglioramento
dell'efficienza, ponendo le basi per una nuova fase si sviluppo'. Nel
prossimo quadriennio, in un contesto di progressivo rafforzamento della
ripresa globale, aggiunge Scaroni, 'prevediamo che Eni, grazie al suo
eccellente posizionamento strategico, continuera' a generare risultati
al top dell'industria e a creare valore sostenibile per gli azionisti e
gli altri stakeholder'.
15 -
ENI: SCARONI, SAGGIO MANTENERE RAPPORTO CON MOSCA, IL FUTURO E' NEL
GAS...
(Adnkronos) - "La scelta di continuare un rapporto
cinquantennale con Gazprom e Mosca politica e di portare avanti il
progetto del gasdotto South Stream si e' rivelata saggia e azzeccata. Il
rapporto con i russi e' un pilastro per la sicurezza degli
approvvigionamenti europei". Lo afferma Paolo Scaroni, in un'intervista
con il direttore della 'Stampa' Mario Calabresi, alla vigilia della
riconferma come amministratore delegato dell'Eni, definita una scelta a
favore della "continuita' di gestione".
Per Scaroni
"lo scenario mondiale completamente cambiato premia proprio le nostre
scelte strategiche", come il ridimensionamento dei programmi nucleari,
con conseguenze per l'utilizzo di gas che "e' destinato ad aumentare nel
mondo, lo vediamo gia' in Giappone dove e' nata una nuova domanda pari a
10 miliardi di metri cubi e una quantita' simile sara' necessaria alla
Germania dopo l'annuncio della cancelliera Merkel di voler spegnere le
sette centrali nucleari piu' vecchie".
16 -
PORTOGALLO: UE-FMI, ATTUAZIONE ACCORDO RICHIEDERA' UNO 'SFORZO
NAZIONALE'...
Radiocor - 'L'economia portoghese fronteggia sfide
considerevoli, il successo del programma richiedera' un vero sforzo
nazionale'. E' questa la valutazione del commissario agli affari
economici Olli Rehn e del direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn
espressa in una dichiarazione comune dopo la pubblicazione del testo
dell'accordo sulle condizioni per il prestito di 78 miliardi di euro.
17 -
GRECIA: UE SEMPRE PIU' DIVISA SU RISTRUTTURAZIONE, GERMANIA CONTRO
TUTTI...
(Adnkronos) - Mentre il Portogallo trova l'accordo sul
piano di salvataggio Ue-Fmi da 78 miliardi di euro, si acuiscono le
divisioni in Europa sull'ipotesi di una ristrutturazione del debito
della Grecia, con la Germania che insiste per un intervento, mentre
Francia, Bce e Commissione europea dicono 'no'.
Berlino, le
cui banche sono peraltro particolamente esposte al debito ellenico,
sollecita da tempo una ristrutturazione 'soft' del debito, su base
volontaria del paese. La linea delle istituzioni europee e' che Atene
riuscira' a rimborsare i titoli, ma, secondo gli analisti il rischio e'
che se non dovesse riuscirci serviranno nuovi aiuti di salvataggio,
oltre a quello da 110 miliardi varato dall'Ue-Fmi.
Secondo la
Germania i dirigenti ellenici dovrebbero sedersi al tavolo con i
detentori di titoli e valutare un'estensione del rimborso, con una mossa
che allenterebbe la necessita' di finanziamento per la Grecia,
risparmiando la sforbiciata agli investitori. "Siamo cautamente
favorevoli a misure su base volotaria che evitino l'imposizione di
sforbiciate", afferma un'autorevole fonte tedesca citata dal Wall Street
Journal, "ma le nostre idee non sono accolte bene in Europa"
18 -
PARMALAT: PASSERA, E' ANDATA MEGLIO DI COME POTEVA ANDARE...
(Adnkronos) - 'Mi sembra che sia dal punto di vista
industriale che dal punto di vista del mercato e' andata molto meglio di
come poteva andare'. Lo ha detto il consigliere delegato di Intesa
Sanpaolo, Corrado Passera a margine della giornata nazionale della
previdenza in corso a Milano, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse
rimasto deluso dall'esito della vicenda Parmalat dopo l'Opa lanciata da
Lactalis.
Passera ha
sottolineato che con l'Opa 'e' stata fatta un'operazione di mercato
importante e sicuramente non era prevista all'inizio. E' un grande
investimento in un'azienda italiana'. Il consigliere delegato di Intesa
Sanpaolo ha spiegato che con la cordata allo studio da parte di alcune
banche italiane 'avevamo in mente un'operazione industriale italiana che
poteva forse ad un certo punto succedere'.05-05-2011]
|
|
1- LA PADRONCINA
DI SEGRATE SCAMBIA IL "CORRIERE" PER GUANTANAMO E FA WATERBOARDING A
CARLETTO DE BENEDETTI: "OLTRE ALLA MONDADORI, HANNO UTILIZZATO QUESTA
PRESUNTA "LEGGE AD AZIENDAM" 177 AZIENDE. COMPRESO IL GRUPPO "ESPRESSO",
CHE RISCHIAVA DI DOVER PAGARE AL FISCO FINO A 45 MILIONI. SISSIGNORE, IN
SILENZIO HANNO USATO QUELLA STESSA NORMA CHE PUBBLICAMENTE, PER MESI, LI
HA FATTI GRIDARE ALLO SCANDALO. LA "REPUBBLICA" è LA VERA FORMULA 1 DEL
FANGO" - 2- LA REPLICA DI EZIO MAURO: "LA SIGNORA BERLUSCONI HA UNO
SPAZIO DI UN’INTERA PAGINA DI UN’INTERVISTA E NON AFFRONTA MAI IL
PROBLEMA CAPITALE: LA POLTRONA SU CUI QUALE È SEDUTA ALLA MONDADORI È
STATA OTTENUTA FRAUDOLENTEMENTE, CON LA CORRUZIONE DEI MAGISTRATI,
STRAPPANDO LA MONDADORI AL LEGITTIMO PROPRIETARIO CHE ERA QUESTO GRUPPO.
TUTTO QUESTO È CERTIFICATO DA TRE GRADI DI GIUDIZIO E DA UNA SENTENZA
PASSATA IN GIUDICATO. DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?" -
1 -
EZIO MAURO VS MARINA B.: "DI COSA STIAMO PARLANDO? LA MONDADORI è STATA
STRAPPATA AL NOSTRO GRUPPO CON LA FRODE E LA CORRUZIONE DEI
MAGISTRATI"...
Trascrizione dell'intervento di Ezio Mauro su Repubblica-domani
http://tv.repubblica.it/rubriche/repubblica-domani/obama-il-dovere-della-trasparenza/67664?video=&pagefrom=1&ref=HREC1-1
Mi dispiace
dovermi occupare per un minuto di una miseria italiana, però credo di
doverlo fare. Io non ho mai chiamato in causa la signora Marina
Berlusconi, ma lei tira in causa molto impropriamente e molto
maldestramente "Repubblica". Merita semplicemente, non una risposta ma
un richiamo ai fatti: lei dice che il nostro gruppo editoriale dopo aver
denunciato le leggi ad personam che Berlusconi si è costruito con le sue
mani ne ha usufruito.
Il gruppo
usufruisce delle leggi della Repubblica Italiana; diverso è costruirsi
le leggi per poterne usufruire. Una differenza che capisce chiunque,
meno la signora Berlusconi. Un conto è muoversi nella legalità, un conto
è intervenire su quella legalità forzandola al punto da costruirsi degli
strumenti di cui poi si usufruisce, come dimostra tutta la legislazione
ad personam, ancor più di quella ad aziendam.
Infine, la
signora Berlusconi ha uno spazio di un'intera pagina di un'intervista e
non affronta mai il problema capitale: la sedia, la poltrona su cui
quale è seduta alla Mondadori è stata ottenuta fraudolentemente, con la
corruzione dei magistrati, strappando la Mondadori al legittimo
proprietario - che era questo gruppo - attraverso la frode e la
corruzione dei magistrati. Tutto questo è certificato da tre gradi di
giudizio e da una sentenza passata in giudicato. Di che cosa stiamo
parlando?
2 -
MARINA BERLUSCONI CONTRO DE BENEDETTI: ATTACCÒ LA NORMA PER MONDADORI,
ORA LA USA...
Daniele Manca per il "Corriere
della Sera"
«Non
scherziamo» . Non sarà lei l'erede politica del padre, ma Marina
Berlusconi, alla guida della Fininvest, la cassaforte della famiglia, e
della Mondadori, dal padre deve aver ereditato perlomeno la passione per
la politica. Non si tira indietro davanti a temi delicati, come la
partecipazione dell'Italia alla coalizione anti-Gheddafi, o che
riguardano la sua famiglia e le società. Dallo scandalo Ruby alle «leggi
ad aziendam» . E dice la sua sulle ultime vicende che hanno riguardato
Mediobanca e Cesare Geronzi.
Ecco,
Mediobanca. Si parla di riassetti del patto di sindacato, di
un'eventuale riduzione delle quote, e voi?
«In Mediobanca ci siamo e ci restiamo. È un investimento dimedio-lungo
periodo, fatto pensando solo ai risultati, e siamo certi che ci potrà
dare grandi soddisfazioni. Mediobanca ha ottimi manager, che hanno
dimostrato di saper gestire bene e saper fare scelte lungimiranti» .
Per
innovare hanno innovato. Geronzi, banchiere molto apprezzato da suo
padre, dopo un anno non è più presidente di Generali...
«Se vuole tirarmi dentro il solito giochino del chi ha vinto e chi ha
perso, meglio che lasci stare. Chi ci vuol collocare in uno schieramento
piuttosto che in un altro o è in malafede o non ha capito nulla del
nostro modo di essere imprenditori: con la finanza non abbiamo mai
voluto avere rapporti di potere, ma sempre e solo relazioni che avevano
e hanno come unico obiettivo il sostegno e lo sviluppo delle nostre
aziende» .
Fatto
sta che fu proprio suo padre a definire Geronzi «l'unico banchiere che
non vota alle primarie dell'Ulivo» .
«Che a sinistra abbiano sempre strizzato entrambi gli occhi a banche e
banchieri mi pare incontestabile. Ma un gruppo responsabile come il
nostro, che deve rispondere anche a centinaia di migliaia di azionisti,
non guarda a eventuali simpatie politiche. Abbiamo sempre lavorato con
tutte le principali banche» .
È
normale, ma con delle banche preferite...
«Vorrà pur dire qualcosa il fatto che tra queste banche c'è anche
Montepaschi: non mi pare che da quelle parti tiri aria di berlusconismo.
Con Geronzi c'è sempre stata reciproca collaborazione e grande lealtà.
Fu uno dei banchieri, non l'unico e nemmeno il più rilevante come
impegni verso di noi, che all'inizio degli anni 90, in una fase delicata
per il gruppo, credette in noi e ci diede fiducia. E fece, come gli
altri, un ottimo affare per la propria banca» .
Rischiate di staccare un bell'assegno a Carlo De Benedetti, visto che,
dopo la pesante condanna in primo grado, è in arrivo il verdetto
d'appello per la causa civile legata alla contesa sulla Mondadori.
«Su questo non ho nulla da dire, se non che attendiamo la sentenza con
la serenità di chi sa di essere totalmente dalla parte della ragione. Ho
invece molto da dire su De Benedetti e ancor di più sui suoi giornali,
che da quasi vent'anni hanno un solo obiettivo: distruggere il
presidente del Consiglio attraverso un linciaggio sistematico. È dal
1994 che la vita del Paese è avvelenata dal rapporto perverso tra certa
magistratura e certa informazione» .
Lo vede
che è lei a buttarla in politica...
«Macché... Non voglio parlare di politica, ma di questa quasi ventennale
anomalia che nasce proprio da un'assenza di politica. Perché
l'opposizione ha rinunciato a svolgere il suo ruolo e spera soltanto nei
plotoni di esecuzione mediatici e giudiziari, che tengono nel mirino
anche le nostre aziende. Nel caravanserraglio degli anti Berlusconi c'è
un po' di tutto. Un gruppo di pm, giornalisti e teatranti che sulla
caccia al Caimano hanno costruito solide carriere. Ci sono gli eterni
invidiosi che avrebbero voluto essere come mio padre ma non ci sono mai
riusciti. E poi una pletora di personaggi che degli invidiosi sono
parenti prossimi» .
E chi
sarebbero costoro?
«Gente che pur avendo tratto molti vantaggi dal rapporto con mio padre,
si lascia schiacciare da un complesso di inferiorità che paradossalmente
la porta a detestare chi l'ha sostenuta. Una vera e propria patologia,
l'hanno chiamata "sindrome rancorosa del beneficato"» .
Sì, ma
faccia anche dei nomi...
«Ai primi posti Gianfranco Fini. E nell'elenco ci sono politici e non,
uomini ma anche donne. Un gran brutto spettacolo, glielo assicuro, a
cui, soprattutto in certi casi, avrei davvero voluto non dover
assistere» .
Caravanserraglio o no, magistratura e stampa fanno solo il loro lavoro.
«Beh, intanto c'è una questione di coerenza. Non ci stiamo a farci fare
la morale da chi sarebbe meglio guardasse innanzitutto in casa propria.
Le faccio un esempio, inedito. Ricorderà la polemica avviata e cavalcata
da "Repubblica"sulla presunta "legge ad aziendam" per un contenzioso
fiscale che riguardava la Mondadori, le paginate dedicate ai turbamenti
di alcuni nostri autori di fronte alla vicenda» .
D'accordo. E allora?
«Lo sa quante altre aziende, oltre alla Mondadori, hanno utilizzato
questa presunta "legge ad aziendam"? Centosettantasette. E chi c'è
nell'elenco? Proprio il gruppo di De Benedetti, con l'editrice di
"Espresso"e "Repubblica", che rischiava di dover pagare al fisco fino a
45 milioni. Sissignore, in silenzio hanno usato quella stessa norma che
pubblicamente, per mesi, li ha fatti gridare allo scandalo. Chissà se,
di fronte a tanta coerenza, magari ora qualche caso di coscienza ci sarà
fra le loro grandi firme. Ne dubito. Ma tutto questo posso dirlo o
mettono anche me alla guida della macchina del fango? Oppure magari
dalla vera macchina del fango, la loro, riceverò anche io i miei
schizzi?» .
Ho
capito dove vuole arrivare, dalla macchina del fango si passa a Saviano,
alle polemiche sulla Mondadori: un canovaccio già letto.
«No, su questo tutto quel che avevo da dire l'ho già detto. Ma sul fatto
che "Repubblica" sia la vera Formula 1 del fango non c'è dubbio. Guardi
il caso Noemi, guardi il caso Ruby: lì ha dato il meglio di sé e il
peggio per il Paese. In buona compagnia, purtroppo» .
Ora
anche lo scandalo Ruby è solo fango.
«Non voglio parlare di uno scandalo Ruby semplicemente perché non
esiste» .
Ma
come? Le ragazze, le feste...
«Il vero scandalo è l'inchiesta Ruby. Un'inchiesta "farsa". Ma questo
non conta. In realtà non si punta a una condanna e nemmeno al processo
in aula. Quel che conta è il processo sui giornali e in tv. L'operazione
è diabolicamente semplice. Si inventano accuse penali che non stanno in
piedi, ma sono il pretesto per poter accumulare migliaia di verbali e di
intercettazioni. Queste carte non contengono uno straccio di prova,
però- e qui sta la chiave - sono "utili per ricostruire il contesto": in
parole povere, per infamare mio padre. Eccola la macchina del fango: la
procura produce, la stampa diffonde. Niente prove, solo "contesto", e il
gioco è fatto» .
Ma di
fronte a certi racconti non ha provato nemmeno un minimo di imbarazzo?
«Mai, nemmeno per un istante. Quello che mi ha disgustato è ciò che
hanno fatto a mio padre, e come l'hanno fatto. Ai nostri figli e nipoti
non dovremo vergognarci di raccontare le cene di un presidente del
Consiglio, dovremo vergognarci di raccontare lo scempio che è stato
compiuto di leggi e regole per cercare di farlo fuori, con un vero e
proprio assedio. Del resto è da quasi vent'anni che ci provano con
qualunque pretesto, pensi, 29 inchieste, credo un record mondiale, e
neppure una condanna che sia una» .
Con
tante prescrizioni...
«No, sono molte di più le assoluzioni e le archiviazioni. Io comunque
continuo a essere serena, perché so che uomo è mio padre, che non ha mai
fatto assolutamente nulla di male e sono sicura che, come sempre, saprà
far valere le sue ragioni. E infatti guardi come sta reagendo di fronte
a questa persecuzione infinita: andando lui, il presidente del
Consiglio, in aula per difendersi punto su punto. Ma almeno evitiamo di
chiamare questa barbarie giustizia e diritto di cronaca» .
Sta
contestando il diritto-dovere di informare?
«Quanto noi teniamo alla libertà di stampa, e alla libertà in assoluto,
lo dimostrano meglio di tante parole i nostri vent'anni da editori in
Mondadori. Ma il diritto-dovere di informare non può essere scambiato
per il diritto di diffamare, non si può arrivare a spacciare
consapevolmente per fatti quelle che sono mere opinioni se non vere e
proprie falsità» .
Mi pare
un'accusa generica.
«Le faccio un altro esempio. Sono diciassette anni che tirano fuori
pentiti e "superteste"per dimostrare che all'origine del nostro gruppo
ci sono ombre mafiose. Naturalmente, uno dopo l'altro, dagli Spatuzza ai
Ciancimino, questi signori si rivelano un bluff. Ma si fa finta di
niente e si continua a calunniarci» .
Le
stesse accuse non valgono per «Il Giornale» della sua famiglia?
«Non capisco perché se si parla male di Berlusconi si tratta di
un'inchiesta coraggiosa, se invece si parla male di qualcun altro,
magari documentando il tutto, siamo al dossieraggio e al fango» .
Che
cosa pensi della stampa o parte di essa mi pare chiaro, ora mi dirà che
la magistratura è una associazione eversiva.
«No, non lo dico e non lo penso: guai a identificare la magistratura con
quel gruppo di toghe, molto potenti ma pur sempre una minoranza, che
passano la vita tra un convegno contro Berlusconi e un talk show contro
Berlusconi, e nei ritagli di tempo studiano come incastrare Berlusconi.
Sappiamo tutti, invece, che la stragrande maggioranza dei magistrati fa
il suo lavoro in silenzio e con la massima professionalità e onestà
intellettuale» .
Ramoscello d'ulivo? Ce ne sarebbe bisogno, in questi giorni l'Italia è
in guerra per scelta del governo...
«Facciamo parte della Nato, abbiamo una posizione geografica
particolare: vista la situazione, il governo ha fatto quanto era giusto
fare» .
Ma lei
personalmente della guerra cosa pensa?
«È sempre una sconfitta della nostra civiltà. È orrore e morte, ma non
solo. È una sconfitta dell'uomo, che tocca tutti, anche chi non ne è
direttamente coinvolto: la guerra legittima l'omicidio e priva in questo
modo l'uomo di quanto ha di più prezioso, la sua umanità, che significa
innanzitutto rispetto per la vita, la propria e quella degli altri. Ma
detto questo, credo anche che possano esistere guerre inevitabili.
Purtroppo» .
D'accordo che ha già smentito e che suo padre ha fatto altri nomi, ma la
voce di lei in politica...
«Non scherziamo: ad entrare in politica non ho mai neppure pensato, non
sarebbe un ruolo per me, mi piace il mio lavoro e il mio posto è nel
gruppo Fininvest. E poi, ovviamente, la leadership politica non si
trasmette per via ereditaria o per investitura, ciascuno se la deve
costruire da sé e conquistare sul campo» .
Tra
problemi interni e internazionali, per suo padre la situazione appare in
ogni caso molto complicata...
«Sa qual è la cosa che più mi piace di mio padre? Che è sempre rimasto
se stesso. Tutto quello che è riuscito a fare, tutto quello che ancora
farà, e sarà molto, non lo hanno mai cambiato. Né i trionfi né gli
attacchi, neppure i più vergognosi. È rimasto un uomo che ama
profondamente la vita, che sa vedere i lati positivi di ogni cosa, che
non conosce rancore e ipocrisia e che si è sempre mantenuto fedele alle
sue idee. E sa cos'è la cosa che mi rende più felice quando ci penso?
Sapere che mio padre è così e così resterà. Per fortuna non cambierà
mai» 05-05-2011]
|
|
CAFONALINO
PAPALINO - PER LA PRESENTAZIONE DEL "WOJTYLA SEGRETO", LIBRO
STRAURTICANTE PER I SACRI PALAZZI, SI PRECIPATANO IL BANCHIERO DELLO
IOR, LIN-GOTTI TEDESCHI, IL CORSIVISTA DI "AVVENIRE" GIANNI GENNARI
(ROSSO MALPELO), PRETI E MONSIGNORI, LUCIA ANNUNZIATA CHE PRESENTA,
VATICANISTI E IL PRESIDENTE DELLA COMUNITà EBRAICA PACIFICI
Virginia
Piccolillo per il "Corriere
della Sera"
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
«Lasciare
Wojtyla nella sua complessità, e affidarlo alla storia, oltre che alla
memoria della Chiesa, sarebbe la scelta migliore per onorarlo nella sua
sfaccettata verità. L'insistenza e l'ansia con cui molti ambienti
lavorano per la beatificazione a me pare un atteggiamento che poco sa di
evangelico e molto di voglia di esaltare il pontificato romano come
istituzione». Si concludeva così la testimonianza al processo di
beatificazione del teologo Giovanni Franzoni, che di Karol Wojtyla fu
«compagno di banco» al concilio Vaticano II.
E' uno dei
molti documenti inediti rivelati dal libro «Wojtyla segreto» , di
Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi (edito da Chiarelettere). E quello
che più ne rispecchia gli intenti. Lo dice Pinotti: «Wojtyla è stato un
grande condottiero, non un santo. Ossessionato dal comunismo, tanto da
combatterlo in modo un po' machiavellico. Così determinato a proteggere
il potere della Chiesa da contrastare la teologia della liberazione,
lasciare solo il cardinal Romero e negare la pedofilia dei preti» .
Il ritratto
segreto di Wojtyla viene tratteggiato sin da quando, diciottenne, viene
avviato a una fulminante carriera ecclesiastica dall'influente
arcivescovo di Cracovia, Adam Sapieha. «A Roma- spiega Pinotti- Wojtyla
frequenta ambienti contigui a Escrivà de Balaguer, dell'Opus Dei, e
negli Usa crea un asse segreto con Zbigniew Brzezinski, il consigliere
della Casa Bianca teorico dell'uso della religione per distruggere
l'Urss.
Un network
che lo sosterrà anche quando, da Papa, pomperà in Polonia il denaro
dello Ior e dell'Ambrosiano, usando in modo spregiudicato Marcinkus e
Calvi: pentiti dicono che denaro mafioso veniva dirottato a Solidarnosc.
Ma ciò lo renderà poi ostaggio di forze restauratrici e di potere. Ciò
spiega la copertura a Marcinkus e a padre Maciel dei Legionari di Cristo
accusato di sevizie su 8 minori, data con il consenso di Ratzinger» .
05-05-2011]
|
|
RASSEGNA
INTERNAZIONALE - OSAMA FOREVER! IN PAKISTAN PREGHIERE PER IL RE DI AL
QAEDA, BANDIERE USA AL ROGO - IL GIORNALISTA ROBERT FISK CHE INTERVISTÒ
DUE VOLTE BIN LADEN: ERA FINITO, UCCIDERLO LO HA RESO UN MARTIRE -
FACEBOOK VS GOOGLE PER ACCAPARRARSI SKYPE - COSTA D’AVORIO: GOVERNO
ANNUNCIA LA SCONFITTA DEI SOLDATI FEDELI ALL’EX PRESIDENTE GBAGBO - LA
BBC CONTINUA A TAGLIARE POSTI DI LAVORO - L’AUTO VOLANTE È REALTÀ
DAGOREPORT
1 -
REUTERS
FACEBOOK VS GOOGLE...
PER SKYPE!
http://bit.ly/ltilYL
- Sia
Facebook che Google stanno separatamente considerando una joint venture
con Skype dopo che il servizio di "web conferencing" ha ritardato la sua
Ipo. Secondo una fonte a conoscenza della questione, l'amministratore
delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, è stato coinvolto in discussioni
interne circa l'acquisto di Skype.
Un'altra
fonte ha detto che Facebook ha contattato le società con sede a
Lussemburgo per formare una joint venture, aggiungendo che anche Google
ha avuto un colloquio preliminare per una joint venture con Skype.
L'acquisto
di Skype potrebbe essere valutato tra i tre e i quattro miliardi di
euro. L'Ipo di Skype dovrebbe raccogliere circa un miliardo di euro. Le
discussioni sono in fase iniziale, e non è chiaro quale tra le due
società sia favorita.
2 - THE
INDEPENDENT
IL GIORNALISTA CHE INTERVISTÒ DUE VOLTE BIN LADEN: UCCIDERLO LO
HA RESO UN MARTIRE
http://ind.pn/jzbgc5
- Molti
arabi, e questo tema è stato ripreso dalla stampa araba, che ha parlato
della morte di Bin Laden usando il termine "esecuzione", pensano che il
re del terrore avrebbe dovuto essere catturato, portato di fronte al
tribunale internazionale dell'Aia e giudicato.
Naturalmente
ci saranno sempre quelli che riterranno Bin Laden un martire coraggioso
ignominiosamente ucciso [...] Il vero problema, però, è che l'Occidente,
che ha sempre predicato al mondo arabo che la legalità e la non violenza
sono la via da seguire in Medio Oriente, in questo caso ha dato una
lezione diversa al popolo della regione, ovvero: l'esecuzione, nel caso
si tratti di un vostro nemico, è perfettamente accettabile.
[...]Bin
Laden aveva fallito nella sua missione e ne era consapevole. Ma alla
fine, la sua morte da uomo disarmato, lo ha trasformato in un martire
ben più potente che se fosse stato ucciso nello "scontro a fuoco"
raccontato inizialmente.
L'AUTO
VOLANTE È REALTÀ
http://ind.pn/j64RC5
- Ecco a voi
l'auto volante: la produce la compagnia Usa Terrafuglia. Ovviamente si
tratta di un prototipo. Il prezzo? 200 mila dollari.
3 - THE GUARDIAN
LA BBC AGGIUNGE ALTRI 45 POSTI DI LAVORO AI 420 GIÀ TAGLIATI
NEGLI ULTIMI 4 ANNI
http://bit.ly/lIoDs7
- Il network
inglese di informazione Bbc ha annunciato un ulteriore taglio di 45
posti di lavoro. La misura fa parte di un piano quinquennale di
razionalizzazione che vedrà tagliare oltre 450 posti.
COSTA
D'AVORIO, OUATTARA: SCONFITTI LE FORZE LEALISTI DI GBAGBO
http://bit.ly/m1in4k
- Le forze
governative della Costa d'Avorio, facenti capo al neo-presidente
Alassane Ouattara, hanno dichiarato di aver sconfitto le ultime frange
di combattenti fedeli all'ex Capo di Stato Laurent Gbagbo, sconfitto
alle elezioni nel novembre scorso. L'esercito di Ouattara avrebbe
ripreso il pieno controllo della città di Abidjan, cuore economico del
paese.
6 - BBC
IL BLITZ CONTRO OSAMA BIN LADEN: COSA SAPEVA IL PAKISTAN?
http://bbc.in/mvGhnc
- Davvero
l'intelligence pakistana non sapeva del covo di Osama Bin Laden fino al
blitz Usa che lo ha ucciso, ad Abbottabad? E come hanno fatto gli
elicotteri americani a volare così in profondità nello spazio aereo
pakistano apparentemente senza essere scoperti?
7 -
MAIL ONLINE
MANIFESTAZIONI PRO OSAMA IN PAKISTAN: PREGHIERE E BANDIERE
AMERICANE AL ROGO
http://bit.ly/jmbxVV
- Prime
reazioni violente all'uccisione di osama Bin Laden. In Pakistan,
centinaia di persone hanno marciato attraverso la città di Multan,
bruciando bandiere americane e agitando cartelli in cui si avverte che
terroristi molto più radicali dpotrebbero prendere il posto della mente
dell'11 settembre. Gente vestita a lutto e preghiere funebri per il capo
di Al Qaeda defunto.05-05-2011]
|
|
SCAZZO A DISTANZA
SILVIO-FINI: “PROTETTO DAI GIUDICI”, “MERITA SOLO COMPASSIONE” - IL
BANANA VUOLE ALTRI DIECI SOTTOSEGRETARI (OLTRE AL MINISTRO DELLE
POLITICHE UE). ANCHE PERCHÉ BACCINI E GALATI SONO INCAZZATI NERI - LE
SPIAGGE PRIVATE DI TREMONTI (CHE SFOTTE BRUNETTA E CALDEROLI: “SONO IL
LORO SOTTOSEGRETARIO PART-TIME”) - CASINI CHIAMA, IL PD NON RISPONDE -
MARCELLO DE ANGELIS, DA TERZA POSIZIONE (CON TANTO DI CONDANNA E GALERA)
A DIRETTORE DEL “SECOLO” POST-FINIANO - NIENTE PESCE (DARIA) PER LA
MINETTI, L’IGIENISTA DENTALE CARA AL PREMIER CAMBIA AVVOCATO
1.
BERLUSCONI, LIBERATO DA FINI, LUI PROTETTO DA GIUDICI
(ANSA) - "No, mi sono sentito sollevato perché avere
dentro la nostra formazione delle persone stataliste che si sono
appoggiate alla magistratura per avere protezione garantendo che nessuna
delle modifiche invise ai magistrati passasse ci aveva legato le mani e
ci creava difficoltà. Ora mi sento liberato e so di poter contare su una
nuova maggioranza con cui fare le riforme, in primis quella della
giustizia". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi nel corso di
un'intervista a Gold Tv.
2.
FINI, BERLUSCONI OSSESSIONATO, MERITA SOLO COMPASSIONE...
(ANSA) - "Quella di Berlusconi nei miei confronti è
ormai un'ossessione che non merita più risposte politiche. Solo
compassione". E' quanto afferma in una nota il Presidente della Camera
dei deputati, Gianfranco Fini, replicando alle dichiarazioni del
Presidente del Consiglio.
3.
BERLUSCONI, PENSIAMO A UNA DECINA DI NUOVI SOTTOSEGRETARI...
(Adnkronos) - 'No, non e' finito. Intendiamo aumentare
il numero delle componenti della squadra di governo attraverso un
disegno di legge' per 'consentire a ministri e sottosegretari di essere
sempre presenti' in Aula. 'Pensiamo a una decina di nuovi
sottosegretari. In questo modo tanti parlamentari potranno trovare
soddisfazione' alle loro legittime aspirazioni. Lo ha sottolineato il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza
stampa a palazzo Chigi.
4.
BERLUSCONI, PRESTO DECISIONE SU MINISTRO POLITICHE UE...
(Adnkronos) - Il premier Silvio Berlusconi intende
nominare al piu' presto un nuovo ministro delle Politiche comunitarie
per riempire il posto lasciato vacante da Andrea Ronchi. Lo ha
annunciato lo stesso premier nel corso di una conferenza stampa a
Palazzo Chigi con il ministri per il Turismo Michela Vittoria Brambilla,
rispondendo ad una domanda dei giornalisti.
"Sto tenendo
i rapporti con l'Europa, sono in contatto con Barroso e collaboro con
l'ottimo vicepresidente Antonio Tajani, praticamente tutti i giorni e
finora non c'e' stato nessuno scompenso con l'Europa -ha affermato
Berlusconi- tuttavia e' un carico di lavoro che non penso di sopportare
a lungo e presto anche per questo ruolo sara' presa una decisione.
Questo ruolo era stato tenuto aperto perche' c'erano parlamentari che
volevano lasciare il gruppo di appartenenza e in politica non si puo'
fare gli schizzinosi".
5.
BERLUSCONI A CONFINDUSTRIA, NON ASPETTI SOLO CHE FACCIA GOVERNO...
(Adnkronos) - A Confindustria il premier chiede di
'fare qualcosa per noi e non aspettarsi soltanto che sia il governo a
fare qualcosa per loro'. Lo afferma il premier, Silvio Berlusconi, nel
corso della conferenza stampa che si tiene a palazzo Chigi rispondendo
ai giornalisti che gli domandano cosa vorrebbe chiedere agli
industriali.
6.
TREMONTI, SPIAGGE NON IN VENDITA, DIRITTO SUPERFICIE 90 ANNI...
(Adnkronos) - "Valorizzare il nostro turismo a
cominciare dalle coste. Fermo restando il diritto di passaggio sulle
spiagge che e' inviolabile tutto cio' che e' terreno su cui insistono
gli insediamenti turistici (chioschi, stabilimenti balneari, strutture
ricettive) saro' oggetto di diritto di superficie". Lo ha affermato il
ministro dell'Economia Giulio Tremonti, illustrando, in conferenza
stampa, il decreto legge per lo sviluppo approvato dal Cdm. Ma, ha
precisato Tremonti "non c'e' nessuna vendita delle spiagge. La spiaggia
rimane pubblica".
"Chi vuole -
ha detto il ministro - chiedera' il diritto di superficie e durera'
novanta anni. Il diritto sara' a pagamento e noi pensiamo che sara'
pagato molto bene. Gli imprenditori pero' devono essere in regola con il
fisco, con la previdenza e pensiamo che debbano assumere giovani".
7.
TREMONTI, IO SOTTOSEGRETARIO PART-TIME DI BRUNETTA E CALDEROLI...
(Adnkronos) - Ai sottosegretari nominati oggi in
Consiglio dei ministri 'aggiungo anche quello mio come sottosegretario
part-time del ministro Brunetta e di Calderoli'. E' quanto ha affermato
in conferenza stampa il ministro dell'Economia Giulio Tremonti lanciando
una frecciata ai colleghi a proposito del provvedimento sullo sviluppo
appena varato dal Consiglio dei ministri.
'Quanto
detto sui risparmi non e' stato cifrato nel decreto effettivamente -ha
spiegato Tremonti a proposito delle cifre poco prima mensionate dal
ministro Brunetta in materia di semplificazione burocratica- quando ci
saranno li vedremo in numeri di economia reale'.
8.
BERLUSCONI, NUOVE NOMINE SOTTOSEGRETARI LOGICHE DOPO ADDIO FLI...
(Adnkronos) - 'So che ci saranno tante ironie sulla
nomina dei nuovi sottosegretari, ma non mi sembra siano fondate, perche'
questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba che si e'
formata in sostituzione del Fli che si e' portato al centro e
praticamente all'opposizione di questo governo, liberando posti che ci
e' parso assolutamente logico assegnare'. Lo dice il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a
palazzo Chigi.
Questo,
assicura, 'consente al governo di operare in Parlamento con una
maggioranza coesa e sicura e che ci permettera' di realizzare quelle
riforme' che non sono state possibili a causa dell'opposizione di
Gianfranco Fini.
9.
BACCINI E GALATI, BERLUSCONI NON HA MANTENUTO IMPEGNI...
(Adnkronos) - 'Prendiamo atto che gli impegni assunti
dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sono stati
mantenuti". Lo affermano Mario Baccini e Giuseppe Galati, dei Cristiano
popolari, in merito alle nuove nomine di governo.
10.
PRODI, NON SI PARLA DI LOTTA A EVASIONE FISCALE PER PAURA DI PERDERLE...
(Adnkronos) - "Vista la mia posizione di pensionato
posso fare una riflessione politica: non si puo' parlare di tasse o di
lotta all'evasione fiscale perche' si perdono le elezioni. Esiste una
correlazione tra il discorso sulle imposte e la paura di perdere delle
elezioni, si tratta di una sorta di doppia verita' che mette a rischio
la democrazia". E' quanto afferma l'ex premier Romano Prodi, intervenuto
oggi a Bologna all'incontro dal titolo 'La giusta economia' promosso da
Coop Adriatica.
Secondo
Prodi, "si porta avanti il tema della giustizia economica, ma poi
nessuno lo tocca e questo e' un problema non solo italiano, ma bisogna
chiedersi fino a che punto la societa'puo' resistere a questa logica" di
non equa redistribuzione della ricchezza.
Di fronte a
tutto questo serve "il coraggio del riformismo", continua Prodi che
ricordando la sua esperienza di Governo osserva "io e Padoa Schioppa
abbiamo pagato per questo".
11.
PRODI: L'OPPOSIZIONE HA CORAGGIO? NON SONO PSICOLOGO...
(AGI) - "Non sono uno psicologo": ha risposto cosi'
Romano Prodi all'economista Piero Ignazi che, al termine di un dibattito
a Bologna sulla giusta economia, gli ha chiesto se, a suo parere,
l'opposizione abbia coraggio sufficiente.
12.
CASINI, PD PRENDA ATTO DI ROTTURA CON IDV E CI FACCIA UNA PROPOSTA...
(Adnkronos) - Il Pd "prenda atto" che l'intesa con
l'Idv e' impossibile, Bersani e gli altri dirigenti "formulino una
proposta" al Terzo polo, cui rimarrebbe "l'onere della risposta". Pier
Ferdinando Casini si rivolge direttamente ai dirigenti democratici. Lo
spunto, al leader dell'Udc, lo hanno offerto le parole del presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano sulla sinistra e la cultura di
governo.
"Napolitano
ha rivolto un appello a sinistra con considerazioni di grande buon senso
-ha spiegato Casini-. Io, quindi, non mi sento destinatario di quelle
parole. Ma la sinistra fa finta di non vedere quello che Idv fa in
Parlamento. In politica estera c'e' una sintonia con l'Udc e non con
l'Idv: devono prenderne atto. Se non vogliono elaborare il lutto prima
del 15 maggio devono farlo dopo".
Il leader
Udc ha sollecitato il Pd: "E' un problema loro, non possono scaricarlo
sulle nostre spalle. La politica ha una logica, prendano atto di quello
che c'e': formulino una proposta, a noi l'onere della risposta". Per
Casini, una rottura dei rapporti tra Idv e Pd "sarebbe un fatto nuovo
nella politica. Ma prima ci deve essere un dibattito interno alla
sinistra".
13. PD:
BERSANI, CASINI? NESSUNO CI TIRI PER LA GIACCA...
(Adnkronos) - "Oggi vedo che c'e' l'onorevole Casini
che si rivolge a noi: lo dico ben chiaro, nessuno ci tiri per la
giacca". Pierluigi Bersani ha risposto cosi' al leader dell'Udc che oggi
invitava i democratici a scegliere tra una alleanza con Di Pietro e una
con il Terzo polo.
14. IL
SECOLO: CDA HA DECISO, MARCELLO DE ANGELIS DIRETTORE...
(Adnkronos) - Il Consiglio di amministrazione del
'Secolo d'Italia', a quanto si e' appreso, si e' riunito oggi per
procedere alla nomina del direttore de 'Il Secolo d'Italia': si tratta
del deputato Pdl Marcello De Angelis.
BIOGRAFIA DI DE ANGELIS...
(Fonte Wikipedia) - Il padre era uno scenografo della
Rai, il nonno Nazzareno De Angelis. Il fratello Nanni De Angelis era un
membro di Terza Posizione morto il 5 ottobre del 1980 nel carcere di
Rebibbia. Inizia negli anni del liceo la sua militanza politica. Dopo
aver militato nel Fronte della gioventù, esce nello stesso anno in cui
vi è entrato (1974). Nel 1977 con il fratello maggiore Nazareno
("Nanni") entra in Lotta Studentesca, dalla cui costola nascerà, nel
1978, Terza Posizione.
Dopo la
strage di Bologna del 1980, Terza Posizione è messa al bando, alcuni
leader del movimento sono oggetto di mandati di cattura per associazione
sovversiva a banda armata e De Angelis, venuto a conoscenza che alcuni
suoi amici latitanti a Londra stanno per essere arrestati, parte col
treno per avvisarli, ma viene arrestato e per 6 mesi resta nel carcere
di massima sicurezza Brixton.
I giudici
inglesi negano l'estradizione in Italia e De Angelis, uscito di
prigione, inizia a lavorare come grafico. Tuttavia vuole tornare in
Italia e decide di costituirsi, viene condannato a 5 anni di reclusione
e ne sconta 3. Uscito dal carcere nel 1989, scopre che le canzoni che
aveva registrato su una cassetta sono molto ascoltate negli ambienti
della destra. Fonda quindi il gruppo musicale 270bis. Il 270 bis è
l'articolo del codice penale riguardante associazioni con finalità di
terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico.
Successivamente De Angelis riprende a fare politica. Dirige con l'ex
leader di Prima Linea Maurice Bignami un giornale intitolato La spina
nel fianco, che si propone come luogo di superamento degli opposti
estremismi. Entra in Alleanza Nazionale sin dalla fondazione e continua
a svolgere l'attività di giornalista, illustratore e grafico. Collabora
dalla fondazione con L'Italia settimanale diretto da Marcello Veneziani.
Dal 1996 è
il direttore del mensile Area.
Nel 2004
viene pubblicato il suo libro "Otto anni in Area di rigore", edito da
Minotauro.
15. LA
MINETTI DECIDE DI CAMBIARE AVVOCATO...
Dal "Corriere
della Sera" - Alla vigilia della richiesta di rinvio a
giudizio per il caso Ruby, Nicole Minetti cambia avvocato: Daria Pesce,
che sinora aveva difeso la consigliera lombarda pdl nell'inchiesta (in
cui è indagata con Lele Mora e Emilio Fede) per la prostituzione di 30
ragazze e anche della minorenne Ruby nella residenza del presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, non la assisterà più.
«Per motivi
personali preferisco orientarmi su un avvocato di Rimini amico della mia
famiglia da tempo» , è la sola motivazione che dà la Minetti, che si è
rivolta anche al prof. Piermaria Corso, legale di Silvio Scaglia nel
processo Fastweb. Lapidaria Pesce, la quale lascia capire che non è
separazione consensuale: «Non ho rinunciato io. Sono stata revocata.
Perché? Non lo so, chiedetelo a Nicole. Forse non sono abbastanza brava
come avvocato...» aggiunge sarcastica.
Possono aver
pesato alcune prese di posizione vissute all'esterno come non «in linea»
con Berlusconi? «No, per niente. Credo di aver detto cose giuste. Io
faccio l'avvocato e difendo il cliente fino alla fine» taglia corto
Pesce. Non è un segreto che l'entourage berlusconiano non abbia gradito
le sue dichiarazioni a L'infedele quando, escludendo che Minetti potesse
essere «condannata per concorso alla prostituzione minorile di Ruby»,
aveva constatato che sul favoreggiamento della prostituzione di
maggiorenni ad Arcore «ci sono indizi che potrebbero non dico farla
condannare, ma mandarla a processo» . Appena prima, c'era stata una
memoria difensiva in cui Minetti si chiamava fuori dall'arrivo di Ruby
ad Arcore.
16.
COMMISSIONE CSM ASCOLTERA' PROCURATORE GRASSO SU CIANCIMINO...
(Adnkronos) - La prima commissione del Consiglio
superiore della magistratura, incaricata dal Comitato di presidenza lo
scorso 28 aprile di compiere le proprie valutazioni sul caso di Massimo
Ciancimino, ascoltera' nei prosimi giorni il procuratore nazionale
antimafia Pietro Grasso sui contrasti tra le procure di Palermo e
Caltanissetta nella vicenda che riguarda la collaborazione con la
giustizia del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. L'audizione e'
prevista tra circa dieci giorni, probabilmente il 17 maggio.
Il comitato
di presidenza del Csm, oltre alla prima commissione, che si occupa di
incompatibilita' tra i magistrati, aveva investito del caso anche il
procuratore generale della Cassazione, competente per le azioni
disciplinari.05-05-2011]
|
|
UN LINGOTTO IN
TESTA A OBAMA - IL MESSICO SI DISFA DEL DOLLARO, ORMAI SCIVOLATO A
VALORI VICINI AL MINIMO STORICO, PER ABBUFFARSI D’ORO (QUASI 100
TONNELLATE, PER UN VALORE DI 128 MLD $) - LE RISERVE AUREE DELLE BANCHE
CENTRALI DI MEZZO MONDO SONO TORNATE DI MODA GRAZIE AI PAESI EMERGENTI
(CINA, RUSSIA E INDIA), CONVINTI CHE ABBIA SENSO DARE VIA IL BIGLIETTONE
VERDE, PERCHÉ C’È LA POSSIBILITA’ CHE SI DEPREZZI ANCORA…
1-
COMPRA L'ORO E METTILO DA PARTE...
Da "Il
Sole 24 Ore"
Corto
dollaro e lungo oro. Il comportamento della banca centrale messicana,
che nel primo trimestre di quest'anno ha venduto a piene mani il sempre
più bistrattato biglietto verde per comprare quasi 100 tonnellate di
lingotti a prezzi da primato, assomiglia a prima vista a quello di un
trader dilettante: uno dei tanti investitori fai-da-te, entrati nel
gioco del carry trade forse un po' troppo tardi e che ora i maghi della
finanza guardano con disprezzo (comprare oro in questo momento «è da
sciocchi», ha sentenziato Warren Buffett lo scorso week end nella mitica
convention di Omaha).
Il
governatore Agustin Carstens non è nuovo ad ardite operazioni sui
mercati finanziari: nel 2009, grazie a un fortunato hedging sulla
produzione petrolifera nazionale, aveva portato nelle casse dello Stato
messicano 5 miliardi di dollari, quasi tutti persi probabilmente con le
successive scommesse (per il 2011 ha venduto greggio a 65-70 dollari al
barile). Stavolta però la sua mossa non è isolata: quasi tutte le
economie emergenti stanno accrescendo le riserve auree. E se
l'intenzione - forse non così dissennata - è quella di scaricare un po'
di dollari, una banca centrale non ha molte alternative in questo
momento se non buttarsi sull'oro.
2 - IL
MESSICO VENDE DOLLARI E COMPRA LINGOTTI D'ORO...
Sissi Bellomo per "Il
Sole 24 Ore"
Quasi cento
tonnellate di oro nel giro di un paio di mesi. L'acquisto della Banca
centrale messicana, emerso dalle statistiche del Fondo monetario
internazionale, non è bastato a frenare la correzione del lingotto, che
ieri - trainato dal crollo dell'argento, in ribasso di quasi il 20% in
tre sedute - è arretrato fino a circa 1.510 dollari l'oncia.
La notizia
tuttavia è stata accolta dagli analisti come una delle manifestazioni
più evidenti di una rivoluzione che sta attraversando il mercato
dell'oro, oltre che come un ulteriore, significativo segnale di sfiducia
nei confronti del biglietto verde, ormai scivolato a valori vicini al
minimo storico (la discesa è proseguita anche ieri, in risposta a dati
economici deludenti dagli Stati Uniti, tra cui in particolare il forte
calo registrato in aprile dall'indice Ism dei servizi e dagli
ordinativi, finiti ai minimi da dicembre 2009).
Dopo due
decenni di prevalenti vendite, le riserve auree delle banche centrali
sono tornate l'anno scorso per la prima volta a crescere, grazie agli
acquisti di molti Paesi emergenti, tra cui Cina, Russia e India. Il
Messico si sta tuttavia muovendo in modo particolarmente aggressivo:
alla fine di gennaio le sue riserve in oro ammontavano ad appena 220mila
once, due mesi dopo erano salite a 3,2 milioni di once (ossia 100,15
tonnellate), una quantità pari a circa il 3,5% della produzione
mineraria mondiale e che ai corsi attuali vale circa 4 miliardi di
dollari.
Le riserve
messicane hanno raggiunto in aprile il record storico di 128 miliardi di
dollari, dunque l'oro rappresenta ancora una frazione marginale rispetto
al totale: poco più del 3%, contro il 70% nel caso degli Usa, al primo
posto nella classifica mondiale. Il fatto che gli acquisti siano
avvenuti in un periodo in cui le quotazioni dell'oro già inanellavano un
record dietro l'altro è tuttavia significativo degli umori che
attraversano il mercato. «Probabilmente - ipotizza Sergio Martin, capo
economista di Hsbc in Messico - pensano che abbia senso uscire dal
dollaro, perché sono convinti che questo si deprezzerà ancora». Una
sfiducia che pesa come un macigno, considerati i forti legami economici
e commerciali con i vicini Stati Uniti.
Il
governatore messicano Agustin Cardens è stato protagonista in passato di
ardite speculazioni finanziarie: nel 2009, grazie a un fortunato hedging
sulla produzione petrolifera nazionale, aveva portato nelle casse dello
Stato 5 miliardi di dollari, quasi tutti persi probabilmente con le
successive scommesse (per il 2011 il Messico ha venduto in anticipo una
parte del suo greggio, bloccandone il prezzo a 65-70 dollari al barile,
quando oggi ne vale oltre 100).
Stavolta,
tuttavia, le sue mosse non brillano per originalità. Le statistiche
diffuse ieri dall'Fmi mostrano che nel primo trimestre hanno comprato
oro anche Russia e Thailandia. Mosca ha aggiunto 18,8 tonnellate alle
sue riserve portandole a 811,1, mentre Bangkok le ha accresciute di 9,3
tonnellate a 108,9.05-05-2011]
|
|
DIGITALE PEDESTRE
- COME FINIRÀ LA PROSSIMA GARA PER L’ASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE
TELEVISIVE? TOM MOCKRIDGE (SKY ITALIA) FIUTA ARIA DI PACCOTTO E TEME CHE
L’ASSEGNAZIONE PROVVISORIA (GIA’ SCADUTA) DI FREQUENZE A MEDIASET POSSA
TRUCCARE LA PARTITA - NELL’AGOSTO 2010 IL MINISTRO DELLO SVILUPPO
ECONOMICO AD INTERIM, TALE BERLUSCONI, AUTORIZZÒ MEDIASET A UTILIZZARE
IL CANALE 58 UHF (UNO DEI 6 DA ASSEGNARE) PER SPERIMENTARE TECNOLOGIE
AVANZATE - MA IL BISCIONE LO UTILIZZA PER LA SUA OFFERTA COMMERCIALE…
Marco
Mele per "Il
Sole 24 Ore"
L'assegnazione provvisoria di frequenze televisive a Mediaset può
distorcere l'esito della prossima gara per l'assegnazione delle
frequenze televisive. Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky
Italia, in una lettera al ministro dello Sviluppo economico Paolo
Romani, chiede un intervento immediato rispetto a quella che Sky giudica
come un'alterazione delle regole del gioco.
Nell'estate
dello scorso anno il ministero dello Sviluppo economico autorizzò
Mediaset a utilizzare, nelle aree digitali (l'intero Nord Italia, Lazio,
Campania e Sardegna), il canale 58 della banda di frequenze Uhf per
sperimentare tecnologie avanzate. È una delle sei frequenze che saranno
assegnate - senza oneri finanziari, al contrario di quelle messe
all'asta tra le compagnie telefoniche - ad altrettanti operatori
televisivi (una delle sei per la tv mobile o quella nel nuovo standard
Dvb-T2). La bozza del bando è stata inviata a Bruxelles dal ministero
per un parere (vincolante, secondo alcuni operatori).
Mockridge
sottolinea, nella lettera a Romani, come Mediaset utilizzi le frequenze
ricevute per canali che fanno parte della sua offerta commerciale (le
versioni +1 dei suoi canali storici e due versioni HD per Canale 5 e
Italia 1) e non per sperimentare nuove tecnologie. Così, secondo Sky, si
finisce per alterare le dinamiche del mercato televisivo. In più, oltre
a dare un vantaggio competitivo a Mediaset, aumentandone la capacità
trasmissiva e gli ascolti dell'offerta digitale, sarebbe violata la
normativa vigente.
Le
autorizzazioni per la sperimentazione dovrebbero durare sei mesi: in
questo caso sono già trascorsi. Non basta: secondo il Regolamento
dell'Agcom, già impugnato da Sky davanti al Tar Lazio - senza richiesta
di sospensiva per non bloccare la gara - e la bozza del bando di gara,
l'esperienza nel digitale terrestre rappresenterà un punto a favore
quando la commissione aggiudicatrice (che sarà nominata da Romani) dovrà
dare i punteggi tra i candidati all'assegnazione.
La
progettazione del piano di rete, ad esempio, sarà uno degli elementi
qualificanti: avere un'ulteriore frequenza darà un vantaggio anche in
questa direzione. Secondo Sky, legittimata dal Consiglio di Stato a
partecipare alla gara, dopo il via libera di Bruxelles, la
"sperimentazione" del canale 58 da parte di Mediaset pregiudica gli
stessi equilibri di mercato.
Intanto ieri
NewsCorp ha reso noti i risultati del primo trimestre 2011, con l'utile
operativo che in Italia è sceso a 17 milioni di dollari dai 35 milioni
dello stesso periodo del 2010. Sempre durante il trimestre i nuovi
sottoscrittori italiani sono stati 45mila, portando così il totale degli
abbonati a 4,92 milioni, il miglior risultato di sempre.05-05-2011]
|
|
BANKITALIA
PADRONA! - IL DECRETO SVILUPPO CARICA A PALLETTONI I POTERI DI CONTROLLO
DI PALAZZO KOCH - FINALMENTE UN TETTO AGLI STIPENDI E AI BONUS DEI
BANCHIERI, SE GLI ISTITUTI PER CUI LAVORANO OTTENGONO SOLDI DALLO STATO
- MA NEL DECRETO C’È UNA DISPOSIZIONE BOMBA DI CUI NESSUNO PARLA (SARÀ
STATA CASSATA?): IL POTERE DI “REMOVAL”, OVVERO CACCIARE I MANAGER
QUANDO QUESTI NON SONO PIÙ RITENUTI ADEGUATI - BANKITALIA POTRà LIMITARE
SERVIZI, ATTIVITÀ, OPERAZIONI, VIETARE IL PAGAMENTO DEGLI INTERESSI E
DEI DIVIDENDI…
R. Boc.
per "Il
Sole 24 Ore"
Tetto ai
bonus dei banchieri e rafforzamento dei poteri regolamentari di Banca
d'Italia per garantire il rispetto delle regole sulle retribuzioni;
facoltà per Via Nazionale di stabilire limiti complessivi al compenso
dei manager bancari se le loro aziende beneficiano di forme eccezionali
di sostegno pubblico; ipotesi di attribuzione alla banca centrale del
potere di removal, ovvero della potestà di rimuovere i manager delle
aziende di credito quando si verifichino situazioni per le quali essi
non siano più ritenuti adeguati al loro ruolo.
Si tratta di
tre disposizioni che potrebbero essere approvate stamane nell'ambito del
decreto sviluppo che sarà al centro della riunione del Consiglio dei
ministri. Se in extremis la norma dovesse saltare, il governo la
ripresenterà comunque sotto forma di successivi emendamenti al
provvedimento. D'altra parte - come ha spiegato ieri il ministro Giulio
Tremonti - «si tratta di dare attuazione alla direttiva europea» che va
sotto il nome di CRD3 (Capital requirement directive) «sulla quale
l'Italia è in ritardo».
La direttiva
europea CRD3 (Capital requirement directive) sui sistemi di retribuzione
dei manager bancari, infatti, già stabiliva il potenziamento
dell'enforcement per i nuovi principi che fissano limiti ai bonus dei
banchieri, discussi e approvati in Europa all'indomani della crisi
finanziaria internazionale.
E Via
Nazionale, proprio sulla scorta di quella direttiva, ha già emanato alla
fine dello scorso anno le disposizioni di vigilanza di sua competenza.
Mancava tuttavia la cornice legislativa italiana che modificasse tanto
il Testo unico bancario quanto il Testo unico della finanza, per dar
vigore di legge alle nuove regole nei confronti dell'intera industria
finanziaria e delle imprese di investimento.
Nella bozza
di provvedimento che potrebbe essere approvata già oggi i poteri
regolamentari di Bankitalia in materia di retribuzioni dei manager e di
corporate governance vengono rafforzati: la Banca centrale può fissare
un tetto ai bonus dei banchieri quando «sia necessario per il
mantenimento di una solida base patrimoniale» dell'azienda di credito o
del gruppo.
La Banca
d'Italia, vi si legge inoltre «può fissare limiti all'importo totale
della parte variabile delle remunerazioni nei soggetti abilitati, quando
sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale».
Non basta:
«per le banche che beneficiano di eccezionali interventi di sostegno
pubblico la Banca d'Italia può fissare limiti alla retribuzione
complessiva degli esponenti aziendali». Anche in questo caso si tratta
di riconoscere, sulla scorta di quanto già ratificato dal dibattito
internazionale, che se dovesse accadere anche da noi quanto accaduto in
altri stati (forti iniezioni di fondi pubblici per evitare crisi) si
fissa un tetto allo stipendio complessivo dei manager.
La stessa
bozza stabilisce anche che Bankitalia «può adottare provvedimenti
restrittivi o limitativi concernenti i servizi, le attività, le
operazioni e la struttura territoriale; vietare la distribuzione di
utili o di altri elementi del patrimonio, con riferimento a strumenti
finanziari computabili nel patrimonio ai fini di vigilanza e vietare il
pagamento di interessi».
Ma ieri sera
era al vaglio del governo anche un'altra ipotesi normativa che potrebbe
essere presentata sotto forma di emendamento successivo al decreto:
quella di attribuire alla Vigilanza il potere di rimuovere i banchieri
in presenza di situazioni gestionali per le quali non siano più ritenuti
adatti al loro ruolo. È una ipotesi ancora al vaglio.05-05-2011]
|
|
MORO PER SEMPRE -
GOTOR PUBBLICA L’EDIZIONE CRITICA DEL MEMORIALE DI MORO, E RIESPLODONO
LE MILLE DOMANDE SUI MISTERI E I MORTI (DAL MASSONE PECORELLI AL
PIDUISTA GENERALE DALLA CHIESA) CHE AVVOLGONO QUELLO CHE, LIBRO DOPO
LIBRO, SI CONFIGURA SEMPRE PIù UN "DELITTO DI STATO" - URGE INTERVENTO
DI BERNABEI: "LE LETTERE NON SONO SCRITTE DA MORO. IL SUO BARBARO
OMICIDIO TRA LE MURA DI PALAZZO CAETANI" - "L’ESPRESSO" SCIALOJA CONTRO
"LA REPUBBLICA": "MAI STATO AMBIGUO NELLA CRONACA SULLE BR"...
1- IL
MEMORIALE DI MORO: DI VERITÀ SI MUORE. CON LE MANIPOLAZIONI, GLI
OCCULTAMENTI E I RICATTI SI SOPRAVVIVE E SI PUÒ PROSPERARE
Benedetta Tobagi per "la
Repubblica"
Nella
"prigione del popolo", Aldo Moro fu interrogato dalle Brigate Rosse che
volevano estorcergli i segreti di trent´anni di potere democristiano. In
piena guerra fredda, nella palude della corruzione diffusa che sarebbe
esplosa con Tangentopoli, il terrore di ciò che Moro avrebbe potuto dire
fece tremare il governo e allertò i servizi segreti di 16 paesi: il lato
più destabilizzante del sequestro Moro risiedette proprio in questo
risvolto spionistico-informativo. I terroristi non pubblicarono mai gli
interrogatori, adducendo motivazioni contraddittorie e insoddisfacenti;
gli originali sono spariti.
Di quella
"verità rivoluzionaria" possediamo solo qualche centinaio di fogli: il
cosiddetto "memoriale", in parte rielaborazione degli interrogatori, in
parte memoria difensiva e testamento spirituale denso di durissimi
giudizi politici. I Carabinieri lo ritrovarono nel covo milanese di via
Montenevoso con tempi e modi rocamboleschi: un primo mazzo di
dattiloscritti anonimi nell´ottobre ´78 (un formato "neutro" che
consentì al governo di pubblicarli negando che fossero parola di Moro);
una versione più ampia nel ´90, caduto il Muro, esploso lo scandalo
Gladio (cui lo statista alludeva), con fotocopie dei manoscritti
autografi di Moro che ne attestano l´autenticità.
Stava dietro
un tramezzo di cartongesso che alimentò infinite dietrologie su chi e
perché l´avesse nascosto. Nel Memoriale della Repubblica (Einaudi, pagg.
624, euro 25) lo storico Miguel Gotor affronta con successo una sfida
ambiziosa: a partire dall´analisi microstorica dell´odissea di queste
carte, vagliando una mole immensa di documenti, testimonianze e atti
processuali, ci racconta l´Italia degli anni Settanta e l´anatomia
nascosta del potere italiano, un mosaico di spinte eterogenee e
contraddittorie nel quadro di pesanti vincoli internazionali.
Allergico
alla retorica dei misteri, Gotor completa lo studio analitico del caso
Moro inaugurato con l´edizione commentata delle Lettere dalla prigionia,
portando elementi nuovi in un quadro di più ampio respiro. Intrecciando
tenui ma incontestabili tracce documentali, con uso rigoroso del
paradigma indiziario, deduce l´esistenza di un´operazione
"Montenevoso-bis", mai verbalizzata. Dietro l´occultamento delle
fotocopie autografe, l´ombra della cordata di Carabinieri infiltrata
dalla P2 e un doppio terminale di riferimento, Andreotti sul piano
istituzionale, Gelli su quello informale.
Le
operazioni di disinformazione a mezzo stampa che, attraverso la figura
ambigua dell´ex Carabiniere Demetrio Perrelli, hanno voluto addossare al
defunto Dalla Chiesa l´occultamento dei manoscritti, sono occasione per
un´analisi delle tecniche manipolatore della P2. Le fughe di notizie e
la gestione mediatica dei contenuti del memoriale dal ´78 in poi sono
geroglifici attraverso cui indagare l´abbraccio soffocante tra stampa e
potere; si ricostruisce il ruolo ambiguo svolto dal giornalista Mario
Scialoja (ex giornalista dell'Espresso, oogi collabora al sito del
settimanale trattando di vela, NDR), che aveva accesso a informazioni di
prima mano dal partito armato.
Il
proliferare di versioni contraddittorie, fittizie ma verosimili, attorno
a operazioni delicate come la scoperta e le perquisizioni di via
Montenevoso, consente allo storico di sollevare il velo su alcune
tecniche spregiudicate utilizzate dall´antiterrorismo in Italia.
Contro la
retorica che li ha ridotti a monumenti, le figure di Dalla Chiesa e di
Moro giganteggiano, umane e chiaroscurali: emblemi dei dilemmi tragici e
dei compromessi necessariamente posti dall´esercizio del potere, che in
loro non fu mai disgiunto da una visione alta - della politica, dello
Stato, dell´Arma. Sono sconfitti, scavalcati da due lati: dalla
spregiudicatezza andreottiana, l´uso strumentale del potere che mira
innanzitutto alla propria conservazione, e dalle spinte antipolitiche
con pretese di purezza: virus trionfanti nel corpo del potere italiano.
Con la
libertà di giudizio di chi negli anni Settanta è nato, Gotor dedica
pagine taglienti al cinismo e alle reticenze di quanti si mossero nella
vasta area di contiguità con il terrorismo, che lambiva salotti,
giornali, università. Dentro le Br, l´intelligenza del filologo Fenzi e
del criminologo Senzani si profila nella gestione oculata di passaggi
cruciali del sequestro: con forte afflato civile, lo storico non limita
le responsabilità al cerchio delle risultanze processuali.
Non solo
Gladio: Gotor ripercorre il memoriale sopravvissuto, di cui leggiamo
ampi stralci, argomenta perché certi passaggi fossero "pericolosi" prima
del ´90 e ci resistuisce lo sguardo di Moro sull´Italia del suo tempo (è
in preparazione un´edizione completa e annotata di tutti gli scritti
della prigionia). Setacciando testimonianze dei "lettori precoci" del
memoriale, morti ammazzati come Pecorelli o sopravviventi come gli ex
brigatisti, desume l´esistenza di un "ur-memoriale", un testo originario
più ampio e ipotizza alcuni dei temi censurati: il golpe Borghese, la
fuga del nazista Kappler, il cosiddetto "lodo Moro" che regolava i
conflitti tra palestinesi e israeliani in Italia.
Il crudo
ammonimento evangelico agli ipocriti posto in esergo addita un percorso
di lettura nella meditazione sul rapporto tra verità e potere. Il
controllo dell´informazione resta il più formidabile ed elusivo
strumento di dominio: una partita feroce giocata tra propaganda e
segreto, utilizzando sofisticate mescolanze di vero, falso e verosimile.
Di verità si
muore, come Pecorelli e Dalla Chiesa. Grazie al combinato di
manipolazione, occultamento e mercati ricattatori si può sopravvivere,
vivere, financo prosperare, provano le diverse ma convergenti strategie
di Brigate Rosse, Andreotti, Gelli. Il ragionare metodico dello storico
che riconosce la realtà brutale della politica senza cedere al cinismo,
chino a ricomporre i frammenti per sottrarre il potere urticante della
verità alla fisiologica usura del tempo, è un vaccino - non solo
un´autopsia - al corpo infetto del potere. Raccoglie la sfida di cui
Moro prigioniero aggrappato alla propria scrittura fu l´incarnazione più
tragica: l´intelligenza degli avvenimenti resta, ancora, "punto
irriducibile di contestazione e di alternativa".
2-
"L'ESPRESSO" SCIALOJA CONTRO "REPUBBLICA": "MAI STATO AMBIGUO NELLA
CRONACA SULLE BR "
Lettera di Mario Scialoja a "la
Repubblica"
Leggo
nell'articolo di Benedetta Tobagi su libro di Miguel Gotor Il memoriale
della Repubblica che l'autore «ricostruisce il ruolo ambiguo del
giornalista Mario Scialoja che aveva accesso a informazioni di prima
mano dal partito armato».
Ho scorso il libro e constatato che l'autore, bontà sua, mi cita in ben
44 pagine. Non capisco quale ambiguità possa venir attribuita a un
cronista che ha sempre pubblicato sull' Espresso tutte le notizie di cui
veniva in possesso.
Cosa mai
messa in discussione. Quanto ai miei «sin troppo informati articoli»,
come li definisce Gotor, ribadisco quanto ho sempre detto ai magistrati
che mi hanno sentito nel corso degli anni e in Commissione Stragi:
nessuna informazione mi è venuta attraverso un contatto diretto con
l'area Br. Bensì tramite persone (Piperno, Scalzone ...) che potevano
ricevere notizie dall'interno del gruppo armato. Sarebbe lunghissimo
controbattere a tutte le ipotesi e connessioni fantasiose avanzate
dall'autore.
Solo un
esempio. Gotor, parlando dell'incontro a Roma nel luglio '78 tra Piperno
e Moretti «avvenuto in una casa alto borghese situata nei dintorni di
piazza Cavour», osserva una «curiosa coincidenza topografica». Sostiene
che io nel '78 abitavo dalle parti di piazza Cavour e che quindi la casa
della «clamorosa riunione» potesse essere proprio la mia. Il che
spiegherebbe, secondo lui, il mio essere tanto informato, ecc.
Purtroppo, nel '78 (e fino al 1980) abitavo a via San Valentino 18.
Tutt'altra zona di Roma.
3- LE
DUE BOMBE DI ETTORE BERNABEI: "LE LETTERE DALLA PRIGIONIA NON SONO
SCRITTE DA MORO. IO CREDO AI SOLERTI 007 CHE HANNO UBICATO IL SUO
BARBARO OMICIDIO TRA LE MURA DI PALAZZO CAETANI"
Dall'intervista di Malcom Pagani a Ettore Bernabei per "l'Espresso"
......
La dietrologia comunque non le dispiace.
"Spesso converge con la verità. Pensi al povero Aldo Moro. ".
Lei
Moro lo conosceva bene.
"Benissimo. Lui e la sua calligrafia. Le lettere dalla prigionia, ad
esempio, non sono scritte dalla sua mano. Se si vuole intuire qualcosa
della recente parabola italiana, bisogna partire dal sogno energetico di
Enrico Mattei".
Perché
proprio Mattei?
"Il suo progetto, l'autosufficienza a basso costo per l'Italia, irritò
le grandi potenze. Disturbavamo. Da allora, il progetto di
destabilizzazione del Paese non conobbe soste. Lo sapevano in Vaticano e
ne tenevano conto in Piazza del Gesù".
Tra il
tramonto dei Sessanta e i Settanta l'Italia fu scossa da tragedie. Anni
di caos.
"Stragi, bombe, terrorismo. I brigatisti rossi erano omuncoli di rara
modestia. Mai avrebbero potuto sostenere lo sforzo economico e
ideologico della loro mattanza".
Quindi?
"Erano eterodiretti. Qualcuno ha calcolato che l'operazione costò in
termini economici tra covi, armi e coperture, più della guerra del
Vietnam".
Se le
dico lobby cosa le viene in mente?
"Il clan dei sardi è stato, in Italia, l'unico vero gruppo di potere
degli ultimi 50 anni. Politica, massoneria, matrimoni in chiesa,
parentele, trasversalità. Berlinguer, Siglienti, Segni, Cossiga. Ricorda
le picconate?".
Certo.
"Chi le scriveva per lui, sapeva quali messaggi trasmettere. Tra le
righe, si sostenevano cose enormi, ma non c'era un solo passaggio che lo
avrebbe potuto trascinare all'impeachment. Il Cossiga scosso dal caso
Moro e messo a terra dalla vicenda Donat Cattin-Prima Linea, seppe poi
adeguatamente risorgere".
Divenne
presidente della Repubblica.
"All'unanimità. Dovrebbe far riflettere".05-05-2011]
|
|
L’EUROPA CHIUDE IN
CALO, GIÙ ANCHE WALL ST (E GM) SUI DATI DELL’OCCUPAZIONE USA - TANZI
CHIEDE I DOMICILIARI - ELEPHANT SCARONI - QUOTARE FERRAGAMO - IL CNT
LIBICO RASSICURA L’ITALIA: RESTERÀ LA NOSTRA PRIMA PARTNER - IL PREZZO È
GIUSTO PER L’OPA DI GLENCORE - NEL CANTIERE CITYLIFE, ESCE FONSAI
ENTRANO ALLIANZ E GENERALI…
1.
BORSA: LE BANCHE MANDANO IN ROSSO I LISTINI, MILANO -0,8%...
Radiocor - Seduta negativa per le Borse europee con il
settore bancario appiedato dai conti trimestrali di Lloyds (-7,7%) e
SocGen (-5%). A Milano l'Ftse Mib ha perso lo 0,8% e l'All Share lo
0,77% con Intesa Sanpaolo a -1,7% e Unicredit a -1,8%. Mediaset (-2,3%)
e' depressa dalla trimestrale della controllata Telecinco, Pirelli
(+1,5%) sale ancora dopo i conti.
2. NY
CALA CON DISOCCUPAZIONE, GIU' GM...
(ANSA) - Le richieste di sussidi alla disoccupazione
salgono ai massimi degli ultimi otto mesi e Wall Street cala. Il Dow
Jones perde ora lo 0,79% a 12.623,64 punti. Il Nasdaq cede lo 0,15% a
2.823,80 punti. Lo S&P 500 arretra dello 0,64% a 1.338,68 punti. Le
richieste di sussidi alla disoccupazione sono salite di 43.000 unità e
quota 474.000 unità. I dati ufficiali sull'occupazione saranno diffusi
domani con gli analisti che prevedono che il tasso di disoccupazione si
attesterà all'8,8% con la creazione di 185.000 posti di lavoro. Fra i
singoli titoli General Motors perde il 3,5% dopo la trimestrale. Cisco
sale dello 0,7%.
3.
PARMALAT, DIFESA TANZI PRESENTERÀ ISTANZA DOMICILIARI A REGGIO EMILIA...
(LaPresse) - Sarà il Tribunale di Sorveglianza di
Reggio Emilia a valutare l'istanza di concessione di arresti domiciliari
che domani mattina i difensori di Calisto Tanzi presenteranno per il
loro assistito. Lo ha spiegato Fabio Belloni, uno dei difensori
dell'imprenditore 72enne. Le motivazioni alla base dell'istanza, spiega
il legale, sono in linea principale l'età dell'imputato, oramai
ultrasettantenne, e da motivi di salute. Ai giudici, infatti, i legali
consegneranno anche il referto medico stilato ieri subito dopo
l'annuncio della sentenza di condanna emessa dalla Cassazione.
4. ENI:
SCARONI, BEN CONTENTI DI TENERCI QUOTA IN ELEPHANT...
Radiocor - 'Saremo ben contenti di tenerci la quota in
Elephant'. Lo ha annunciato l'amministratore delegato di Eni, Paolo
Scaroni, in assemblea. L'accordo con G azprom per cedere al gruppo russo
meta' della quota detenuta da Eni nel giacimento libico (33%) era stato
sospeso per la crisi in Libia.
5. ENI:
SCARONI, LIBIA NON AVRA' IMPATTO SUL DIVIDENDO 2011...
Radiocor - 'La Libia non avra' impatto sul dividendo
2011'. Lo ha dichiarato l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni,
in assemblea. Sul dividendo, Scaroni ha spiegato che la societa' non ha
una politica di dividendi ma punta a 'mantenere stabile il dividendo a
parita' di scenario'.
6.
LIBIA, JABRIL: ITALIA RESTERÀ NOSTRO PRIMO PARTNER COMMERCIALE...
(LaPresse) - "L'Italia è il nostro primo partner
commerciale e lo rimarrà in futuro". Così il leader del Consiglio
nazionale di transizione libico, Mahmud Jabril, durante una conferenza
stampa presso la sede della stampa estera. "Le nostre relazioni - ha
aggiunto - saranno ancora più forti". Jabril ha aggiunto che la Libia
"onorerà" il trattato di amicizia con l'Italia, attualmente sospeso.
7.
FERRAGAMO POTREBBE QUOTARE IL 25% E ARRIVARE IN BORSA A FINE GIUGNO...
(Adnkronos) - La maison Salvatore Ferragamo potrebbe
quotare fino al 25% dell'azienda come parte del suo piano per approdare
a Piazza Affari entro la fine del mese di giugno secondo il Wall Street
Journal. Una fonte del quotidiano finanziario, infatti, spiega che "la
famiglia Ferragamo punta a vendere una piccola partecipazione nella
compagnia per mantenere il controllo". Gli analisti londinesi, evidenzia
il Wsj, credono che Ferragamo potrebbe avere un valore di Borsa di 1,6
miliardi di euro, quotando il 25% a circa 400 milioni di euro.
L'azienda di
moda di Firenze ha presentato i documenti per l'ammissione alla
quotazione a meta' aprile e vorrebbe iniziare gli incontri con gli
investitori per la sua offerta pubblica iniziale da meta' giugno, dopo
Pitti Uomo.
8. EON:
ASSEMBLEA INIZIA TRA FORTI PROTESTE ANTI-NUCLEARE...
(Adnkronos/Dpa) - Il piu' grande gruppo energetico
tedesco Eon, oggi ha iniziato la sua assemblea annuale ad Essen nel bel
mezzo di forti proteste da parte di attivisti anti-nucleare. I
contestatori si sono riuniti davanti alla sede della societa' per
chiedere il suo presidente, Johannes Teyssen, l'abbandono del nucleare
ed iniziare ad investire seriamente nelle energie rinnovabili. Grida e
fischi hanno accolto l'arrivo degli azionisti del gruppo. Dal disastro
nucleare in Giappone, in Germania, un paese con profonde radici
ambientaliste, le proteste contro l'energia nucleare si ripetono quasi
quotidianamente. Alla fine di aprile un gruppo di attivisti
antinuclearisti aveva seriamente ostacolato l'assemblea generale degli
azionisti del gruppo energetico tedesco RWE.
9. OK,
IL PREZZO È GIUSTO PER L'OPA DI GLENCORE...
Christopher Hughes per "La
Stampa" - Glencore sta ottenendo in termini reali più o
meno quello che vale. La prossima offerta pubblica iniziale a Londra e a
Hong Kong dell'operatore in materie prime è la nuova emissione di gran
lunga più attesa da anni. Ma ha resistito alla tentazione di esagerare.
L'intervallo di prezzo per l'accordo, che valuta i mezzi propri della
società 47-58 miliardi di dollari prima dei 7,9 miliardi di nuovi
capitali, sembra sufficientemente ragionevole e certamente nella parte
più bassa della forchetta.
Un'adeguata
valutazione per questa attività insolita sarà possibile soltanto dopo
un'accurata analisi del prospetto di oltre 1000 pagine che sarà
pubblicato a breve. Glencore è in parte una società mineraria con
partecipazioni di controllo in alcuni asset di elevata qualità; in parte
un fondo comune d'investimento con partecipazioni di minoranza in asset
quotati e non; e in parte un operatore in materie prime. Ognuno di
questi tre rami merita differenti metodologie di valutazione ma
un'analisi approssimativa rivela che l'intervallo di prezzo è corretto.
Nella parte
inferiore, Glencore ha un valore d'avviamento implicito di 61,8 miliardi
di dollari. Ciò equivarrebbe a un multiplo di otto volte l'Ebitda record
di 7,7 miliardi di dollari che Glencore ha realizzato nel 2007 - una
performance che sarà forse facilmente ripetuta nel 2011, visti i
risultati del quarto trimestre dell'anno scorso. A causa
dell'eccezionale attività di trading, Glencore merita, diciamo, un
premio del 20 percento rispetto ai veri e propri gruppi del settore
minerario. Le azioni di Xstrata e Bhp Billiton sono scambiate a livelli
che implicano multipli forward Ev/Ebitda rispettivamente di 5,5 e di 7
soltanto. Fin qui, tutto bene.
Ma al
livello massimo della forchetta, la valutazione è un po' esagerata. Per
giustificarla, Glencore dovrebbe portare la sua performance finanziaria
a un altro livello. Alcuni analisti ritengono che lo farà, prevedendo
per quest'anno un Ebitda di 11 miliardi di dollari. Gli investitori sono
d'accordo, dato che si sono impegnati ad acquistare 3,1 miliardi dollari
di azioni al prezzo massimo.
10.
LUFTHANSA: SUBISCE PESANTI PERDITE NEL PRIMO TRIMESTRE...
(Adnkronos/Dpa) - La prima compagnia aerea tedesca
Lufthansa, ha chiuso il primo trimestre in rosso, a causa della cattiva
condotta della propria attivita', prezzi elevati del carburante e delle
crisi che colpiscono l'Africa e il Medio Oriente.Inoltre la compagnia
avrebbe risentito in maniera significativa il peso della tassa sui
biglietti imposta in Germania. Nel primo trimestre, l'anno piu'
difficile per le compagnie aeree, Lufthansa ha registrato una perdita
operativa di 227 milioni di euro, meno comunque di quanto stimato dagli
analisti.
Al
contrario, la filiale merci, Lufthansa Cargo, ha chiuso il miglior primo
trimestre della sua storia con un utile operativo di 64 milioni di euro,
84 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. I ricavi del Gruppo
Lufthansa, che comprende Germanwings con i marchi, Swiss, Austrian
Airlines e British Midland, sono stati pari a 6.400 milioni di euro, 600
milioni in piu' rispetto all'anno scorso.
11.
D'AMICO: TRIMESTRALE, PERDITE SALGONO A 4,7 MLN DOLLARI...
(Adnkronos) - D'Amico International Shipping chiude il
primo trimestre del 2011 con perdite nette di 4,7 mln di dollari, contro
i -3,4 mln del primo trimestre 2010. Flettono i ricavi (47,8 mln di
dollari da 51,1 mln) e il margine operativo lordo (a 5,58 mln da 7,1
mln). Il risultato operativo e' negativo per 3 mln, da -835mila. Piu'
che raddoppiati gli investimenti lordi, a 16,5 mln di dollari.
12.
CITYLIFE: PRONTA USCITA FONSAI, ALLIANZ CON GENERALI NEL RIASSETTO...
Radiocor - Il maxi cantiere di Citylife, che sorge
sull'ex Fiera di Milano, si appresta una svolta finanziaria e
industriale. La quota di Ligresti (27,2%), secondo quanto risulta a
Radiocor, non sara' acquistata soltanto da Generali, ma anche - seppur
in misura decisamente inferiore - da Allianz: a valle del riassetto, il
Leone passera' dal 41% al 67% e la compagnia tedesca dal 32% al 33%.
Nelle scorse
settimane, FonSai ha comunicato ai soci l'esercizio della put e, secondo
indiscrezioni, e' stato affidato a Banca Leonardo il ruolo di 'arbitro'
per la determinazione del prezzo, che sara' il valore piu' alto tra il
Net asset value (al momento della cessione) e l'equity del progetto
(maggiorata di interessi). Nel frattempo, l'assemblea di Citylife ha
approvato il bilancio 2010, che vede perdite 18,4 milioni. Negli ultimi
tre anni, il rosso complessivo si attesta a 41 milioni, anche se il
piano finanziario dei costruttori prevede che i margini di profitto
sulle vendite compensino i costi in un a fase piu' avanzata del
progetto.
13.
MERCEDES-BENZ: SCHOT LASCIA, IN ITALIA EPPLE NUOVO PRESIDENTE E CEO...
(Adnkronos) - Cambiamento al vertice di Mercedes-Benz
Italia: infatti dal prossimo primo giugno Bram Schot lascia la posizione
di Presidente e Ceo, dopo 24 anni nel gruppo. Al suo posto e' stato
nominato Alwin Epple, 48 anni, dal 2003 membro del Board di Daimler
Financial Services e Responsabile dell'area europea. Sales and Marketing
fanno parte della sua responsabilita' in Daimler Financial Services e,
come Presidente del Consiglio di Amministrazione di Mercedes-Benz
Financial Services Italia, Alwin Epple - sottolinea una nota della casa
automobilistica - vanta gia' un'approfondita conoscenza del mercato
italiano.
14.
UBI: GOLDMAN, NOMURA E DB IN CORSA PER 850 MLN DI MUTUI NPL...
Radiocor - Tornano le operazioni sui mutui non
performing che negli ultimi anni, complice la crisi dell'immobiliare, si
erano ridotte al lumicino. Ubi Banca, secondo quanto risulta a Radiocor,
ha avviato la procedura per vendere un portafoglio di mutui in
sofferenza, in gran parte residenziali. Si tratta di un blocco
eterogeneo dove sono presenti molti prestiti che non sono stati
rimborsati. Dall'operazione l'istituto punterebbe a ottenere circa il
60% del nominale per una cifra attorno ai 500 milioni di euro. Proprio
il prezzo, pero', e' una delle grandi incognite sull'operazione.
Per il
momento hanno manifestato interesse Goldman Sachs, Nomura e Deutsche
Bank. La due diligence del portafoglio si e' chiusa nei giorni scorsi e
Ubi potrebbe chiudere l'operazione gia' entro luglio, anche se non e'
escluso un rinvio a dopo l'estate. Ubi e' stata fra i primi ad avviare
una procedura per la cessione di portafogli di mutui non performing e
per questo il settore guarda con interesse a come si evolvera' la gara.
Da un lato, infatti, la crisi economica ha fatto aumentare il numero di
mutui che vanno in sofferenza (anche per cifre medio-basse di
150-250mila euro), dall 'altra le banche, alle prese con Basilea III,
sanno che non potranno tenere per sempre questi crediti in bilancio a
valore di libro.
15.
ZEGNA: UTILE A LIVELLI PRE CRISI A 60 MLN EURO, +21% GIRO AFFARI...
(Adnkronos) - Torna ai livelli pre crisi l'utile del
Gruppo Ermenegildo Zegna, il cui cda ha approvato il bilancio
consolidato 2010, che da' conto di un fatturato di 963 milioni di euro
(+21% a cambi correnti) e un Ebitda pari a 140 milioni (14,6% del
fatturato contro il 10,7% del 2009). Rispetto al 2008, la posizione
finanziaria netta (180 milioni di euro) risulta quadruplicata, il
fatturato e' cresciuto di quasi 100 milioni di euro.
La quota
export del fatturato e' risultata superiore al 90%, suddivisa tra
Europa, America e l'Asia, che vi concorre per il 46%. Cina, Hong Kong,
Russia, Brasile, India, assieme ad alcuni altri Paesi emergenti,
inoltre, pesano per il 40% sull'intero fatturano del Gruppo.
16.
BARILLA: ARCHIVIA 2010 CON UTILE DI 27 MLN DI EURO - FATTURATO IN CALO A
4.029 MLN...
(Adnkronos) - Utile netto consolidato di 27 milioni di
euro per Barilla che torna cosi' all'utile dopo la perdita di 101
milioni registrata nel 2009. Un risultato che risente, sottolina in una
nota il gruppo ' di oneri straordinari e della perdita relativa alla
cessione delle attivita' bakeries di Lieken in Germania'.
La societa'
registra un margine operativo lordo ricorrente, pari a 556 milioni di
euro, contro i 527 milioni del 2009. L'Ebit, il risultato ante oneri
finanziari, e' di 211 milioni, contro i 24 milioni dell'anno precedente.
'I risultati del 2010 -dice il presidente Guido Barilla- confermano la
solidita' e la forza competitiva del nostro gruppo e ci consentono di
guardare con serenita' alle sfide dei prossimi anni'.
Calo per il
fatturato, che si attesta a 4.029 milioni di euro, rispetto ai 4.171
milioni del 2009, metre si i registra un debito in diminuzione a 683
milioni di euro, contro la cifra di 877 milioni del 2009. 'Le
performance positive del gruppo -dice Massimo Potenza, amministratore
delegato- ci consentono di continuare il percorso intrapreso in questi
anni con rinnovato ottimismo'.Cresce la quota di Barilla come leader del
mercato statunitense: 29%, +1% rispetto al 2009. In aumento anche gli
investimenti nelle attivita' di ricerca e sviluppo, pari a 42 milioni di
euro, 2 milioni in piu' rispetto al 2009 e nelle attivita' industriali,
169 milioni di euro contro i 141 milioni dell'anno scorso.
17.
LISBONA DEVE AFFRONTARE UNA CURA DRASTICA MA NON CI SONO ALTERNATIVE...
Pierre Briançon per "La
Stampa" - Ora c'è un accordo, ma qual è l'accordo? José
Socrates, primo ministro ad interim portoghese, è stato troppo
precipitoso ad annunciare un salvataggio del suo Paese a corto di soldi
da parte dell'area euro e del Fondo Monetario Internazionale, che, a
quanto dichiara, dovrebbe ammontare a circa 78 miliardi di euro. Mancano
ancora importanti dettagli - inclusi i tassi di interesse che il
Portogallo dovrà pagare per i prestiti. Inoltre, l'accordo dei suoi
partecipanti principali - i partiti politici del Portogallo e gli Stati
membri dell'area euro - non è ancora concluso. Lo Stato iberico è
soltanto a metà strada da un accordo.
Il primo
ministro uscente ha dichiarato ai suoi connazionali che i problemi del
Portogallo non sono così gravi come quelli dell'Irlanda o della Grecia -
i due Paesi che, l'anno scorso, hanno dovuto essere salvati con misure
simili dall'Ue-Fmi. Ma è difficile capire cosa giustifichi questa
opinione disinvolta. Anzi il Portogallo, che era rimasto indietro
rispetto al resto dell'Europa dalla nascita dell'euro nel 1999, deve
passare attraverso dolorose riforme se vuole migliorare la competitività
e far crescere la sua economia.
Pertanto, la
lista delle cose che secondo Socrates non sarebbero necessarie - come
alzare l'età pensionistica o diminuire le pensioni pubbliche e i salari
- è un segnale preoccupante, anche se le parole che ha utilizzato sono
state scelte per la loro accettabilità politica. Detto ciò, il
salvataggio dovrebbe fornire al Portogallo una copertura abbastanza
grande per portare avanti le riforme necessarie.
Secondo
alcuni rapporti di Reuters, 12 dei 78 miliardi di euro saranno
accantonati per ricapitalizzare le banche, con l'obiettivo di aiutarle a
portare il loro rapporto di capitale core Tier 1 al 9% entro fine anno e
al 10 nel 2012. È più di quanto si aspettassero i mercati. Il resto del
denaro, due terzi del quale sarà fornito dal Fondo europeo di stabilità
finanziaria e il resto dall'Fmi, dovrebbe in gran parte coprire le
esigenze di finanziamento del Portogallo per i prossimi tre
anni.05-05-2011]
|
|
CACCIA AL TESORO?
NO, TESORO DI CACCIA! - NELLA TRUFFA DEL MADOFF PARIOLO, I SEGUGI DEL
“FATTO” HANNO RICOSTRUITO GLI AFFARI TRA LANDE E ALENIA (FINMECCANICA) -
NELLA VENDITA DA 2 MILIARDI € DI AEREI DA GUERRA EUROFIGHTER, LANDE
INCASSA 84 MILIONI, SUBITO SPARPAGLIATI IN SOCIETÀ STRANIERE IN GIRO PER
L’EUROPA - ECCO IL LEGAME: IL RAPPRESENTANTE DI UNA DELLE SOCIETÀ È
ROMAGNOLI, EX MANAGER PROPRIO DEL CONSORZIO EUROFIGHTER, E TITOLARE DI
CONTI MILIONARI NELLA FAMOSA “LISTA” DI LANDE
Marco Lillo per "il
Fatto quotidiano"
Il Madoff de
noantri, come è stato soprannominato Gianfranco Lande dai giornali, ha
lasciato cadere la frase con predeterminata vaghezza al termine del suo
interrogatorio: "Devo verificare se Pierluigi Romagnoli abbia percepito
parte di quei 84 milioni di euro".
L'uomo che
ha fatto sparire 170 milioni di euro dei suoi 1200 clienti sparsi tra il
centro e il quartiere Parioli di Roma, il 6 aprile 2011 ha perso
improvvisamente la memoria con il pm Luca Tescaroli proprio quando ha
dovuto parlare dell'uomo che gli ha portato su un piatto d'argento
l'affare Eurofighter, il migliore della sua vita e probabilmente il
migliore mai realizzato nell'intero continente.
Romagnoli
era responsabile export del consorzio Eurofighter GMBH, partecipato da
Alenia per il 19,5 per cento quando, sulla commessa da 2 miliardi di
euro per l'acquisto di 15 aerei da parte dell'Austria, Lande ha
incassato tramite le società create a Londra 84 milioni di euro. Per
rinfrescare la memoria al grande ‘Re sola', come è stato definito il
protagonista del maggiore scandalo finanziario degli ultimi anni, Il
Fatto Quotidiano ha spulciato i registri delle camere di commercio di
Roma e il Company house a Londra.
Si scopre
così che i legami tra Romagnoli e le società create da Lande sono ancora
vivi. E si scopre anche che l'arresto di Lande non ha fermato le
attività sulla piazza di Londra: due giorni dopo l'arresto del Madoff
dei Parioli, la signora Suzane Takieddine si presenta a Londra e chiude
la filiale londinese della Aharti SA, la società di Lande che ha
percepito 12 milioni di euro grazie al business Eurofighter.
Il Fatto
inoltre, sempre dalle carte ottenute dal registro delle società a
Londra, ha scoperto un'altra coincidenza: una seconda società che ha
incassato almeno 7,4 milioni di euro grazie alle commissioni volate
sull'affare Eurofighter-Austria, la Centro Consult Ltd, è oggi di
proprietà di una holding di diritto inglese, la Marketdrive Consultants
Ltd che aveva come direttore ai tempi dell'affare Eurofighter Gianfranco
Lande e che oggi vanta come rappresentante preposto alla sede in Italia,
situata a Roma in via Crescenzio, proprio Pierluigi Romagnoli, nominato
a dicembre del 2008, dopo la sua uscita da Eurofighter.
Se a questo
si aggiunge che Romagnoli è titolare di una delle posizioni più
importanti tra i correntisti delle società di Lande, con un conto che
secondo gli elenchi pubblicati dai giornali e tutti da verificare, si
aggirerebbe sulla decina di milioni di euro, è chiaro che l'ex manager
Finmeccanica è un soggetto che dovrà dare molte risposte sui suoi
affari.
Il Fatto lo ha contattato tramite la moglie, Maria Pia Paolantoni,
imprenditrice della ristorazione, socia della società che gestisce il
famoso caffé Palombini all'Eur a Roma e di altre società che gestiscono
caffé museali e immobili.
Anche la
Paolantoni è titolare di un conto presso le società di Lande e ha
provveduto a effettuare - stando all'elenco trovato dalla Guardia di
Finanza - lo scudo fiscale per un importo pari a 227 mila euro. Il Fatto
le ha chiesto un contatto con il marito, inutilmente.
Il ruolo di Gianfranco Lande nella vicenda Eurofighter è stato descritto
da lui stesso al pm Tescaroli. Quando il Consorzio europeo che produce
il caccia ha venduto 15 velivoli al Governo Austriaco, la EADS Germania,
socio di maggioranza del consorzio con il 30 per cento, si è incaricata
di offrire all'Austria una serie di investimenti industriali.
E, per
garantirsi dal rischio di inadempimento EADS Germania ha stipulato una
sorta di assicurazione scegliendo però non una grande società
multinazionale ma una sconosciuta piccola società creata a Londra da
Lande. Un parlamentare austriaco, il verde Peter Pilz, sollevò il caso
nel 2007. Ci sono state indagini di una commissione parlamentare e della
magistratura ma nessuno concluse in un buco nell'acqua. Nessuno però
aveva scoperto né gli 84 milioni di Lande né il ruolo di Pierluigi
Romagnoli. (1.continua) 05-05-2011]
|
|
FRANZEN: “OBBEDIRE
A QUEL PAPA DEL CAZZO”, MA IL VATICANO APPROVA: "Un buon libro,
scrittura sinuosa" - SANTADECHÉ JUNIOR: ASSESSORE A 25 ANNI E AUTO BLU -
FASSINO FA CAMPAGNA COL GRISSINO DELLO SPONSOR - IL NASCONDIGLIO DI
TREMONTI (I NAVY SEALS LO SANNO?) - L’EMIRO VUOLE MIMMO PALADINO - 14
SCIOLTI PER MAFIA - TUTTI COPIANO RENZI - SDE-RENATA POLVERINI CORRE DA
SOLA - L’ALTRO MORETTI VUOLE FARE IL SINDACO - MINNITI MASTER DI GUERRA
- DALEMIX E WATERLOO: DISGELO IN FAMIGLIA - CIOCCO D’AMERICA - LUCHINO,
SCARPARO E D’AMATO S’INCAPRANO AD ANACAPRI - IN VENETO PIÙ BIBBIA PER
TUTTI
Da "l'Espresso"
1 -
ELEZIONI A TORINO - GRISSINO ORA, CANTARELLA DOPO...
A Torino il risultato delle amministrative è tutt'altro che certo. Ed è
da vedere se, in caso di vittoria, Piero Fassino, candidato sindaco del
centrosinistra, chiamerà come city manager Paolo Cantarella, ex
amministratore delegato di Fiat SpA. Quel che si sa, per ora, è che il
candidato si è riconciliato con la buona tavola. Noto per il fisico
esile, ha voluto giocare in contropiede. Insieme a due amici molto
esperti in materia: Carlo Petrini, guru dello slow food, e Oscar
Farinetti, inventore di Eataly.
Si deve ai
loro consigli, infatti, l'idea di scegliere come simbolo della campagna
le 85 mila confezioni di grissini Gran Torino, prodotti dalla piemontese
Derby, distribuiti ai cittadini, assaggiati perfino da Michele Coppola,
candidato del centrodestra, e destinati alla mensa sociale del Comune,
nel caso avanzassero. Ma i Gran Torino ("Grissino" è lo storico
soprannome di Fassino) non sono gli unici protagonisti culinari della
campagna: merende con fumanti tazze di cioccolata nell'open space del
comitato di via Pietro Micca, gustosi pranzi da Eataly, sagre
dell'orecchietta pugliese, happening musicali conditi da vino e
specialità regionali. C. C.
2 -
MILANO - FURBETTA, LA CUGINA...
Silvia Garnero è l'assessore dei record: classe 1984, è il più giovane
assessore d'Italia e vanta due lauree: in Graphic design a Torino e in
Fashion design a Milano. Aderisce al progetto politico di sua cugina
(che lei si ostina a chiamare "Mia zia") Daniela Santanchè (all'anagrafe
Garnero) che la fece inserire nel 2009 nella giunta di Guido Podestà,
trattando direttamente con Berlusconi. Così la bella Silvia si ritrova
assessore alla Moda, Eventi ed Expo della Provincia di Milano, senza
passare dalle urne. Lì ha il record di assenze e appena tre delibere in
un anno e mezzo.
È presa dal
doppio lavoro: la mattina in Provincia e poi via in corso Garibaldi 99
presso Visibilia (l'agenzia di pubblicità della Santanchè, con auto blu
a spese dei contribuenti). La Garnero non potrebbe beneficiare
dell'intera indennità prevista solo per gli assessori sprovvisti di un
lavoro al momento dell'insediamento, ma si è ben guardata dal comunicare
che ogni pomeriggio lavora presso Visibilia. E così l'assessore fa anche
il record di indennità: ogni mese 3.500 euro netti. Mica male, a 27
anni. L. PIC.
3 -
PARADOSSI - HABEMUS FRANZEN...
Il passaggio è imbarazzante: "Obbedire a quel papa del cazzo e sfornare
dozzine di figli". È a pagina 344 di "Libertà" (Einaudi) di Jonathan
Franzen, uno dei massimi romanzieri americani. "Agli occhi di Walter",
il protagonista, manager ambientale in crisi, "la Chiesa cattolica era
la più grande forza del male al mondo, anche se bisognava ammettere che
i fondamentalismi gemelli di Bush e bin Laden la tallonavano da vicino".
Altrove, altri flash anticattolici.
Ma di queste
blasfemie non vi è traccia sull'"Osservatore Romano", che usa anzi toni
lusinghieri: "Un buon libro" sulla ricerca della libertà autentica, con
una "scrittura sinuosa" che avvince. È lo stesso "Osservatore" che
sconsiglia un film intelligente come "Habemus Papam" di Nanni Moretti,
definito superficiale e irrisolto col placet del direttore Giovanni
Maria Vian. Strano: in Vaticano si bacchetta Moretti e si consiglia
Franzen; forse le villanie sul papa, sul totale di 622 pagine, le hanno
saltate. O rimosse. E. A.
4 - I
TRE GRADINI DI TREMONTI...
A Montecitorio Giulio Tremonti ha un nascondiglio segreto: i tre gradini
del corridoio perpendicolare al Transatlantico, poco lontano dalla sala
riservata ai ministri. Uno spazio off limits per i giornalisti ma che
anche ministri e deputati conoscono poco. Lì il titolare dell'Economia
trova la privacy per fare, auricolare all'orecchio, le sue telefonate
riservate al riparo dall'assedio dei colleghi e dei parlamentari che gli
chiedono fondi. Quei tre scalini gli avevano dato accoglienza anche
durante il voto alla Camera sul "Documento di economia e finanza".
Chissà in che telefonata era impegnato per mancare a quel voto
fondamentale. B. C.
5 -
L'EMIRO VUOLE PALADINO...
L'evento ha un gran successo? Tronchiamolo. Il 28 aprile il "Cacciatore
di Stelle", l'aereo Piaggio P 180 dipinto da Mimmo Paladino che per un
mese ha incantato tutti in Galleria Vittorio Emanuele, è stato smontato
perché urgono (urgenza elettorale) i restauri della pavimentazione. Il
sindaco Letizia Moratti ha richiesto ai vertici di Piaggio Aero, Alberto
Galassi e Piero Ferrari, il "Cacciatore" per il futuro Museo di arte
contemporanea.
Ma da Abu
Dhabi sono venuti i vertici di Mubadala Development, società
d'investimento del governo dell'Emirato che controlla un terzo di
Piaggio Aero. E i top manager lo vorrebbero per l'avveniristico museo
Guggenheim di Abu Dhabi. Chi vincerà? E. A.
6 -
ANTIMAFIA IN CIFRE - 14...
Sono i comuni che dall'inizio di quest'anno, su iniziativa del Consiglio
dei ministri e del ministero dell'Interno, sono stati sciolti per
infiltrazioni della criminalità organizzata. Le funzioni del sindaco,
della giunta e del consiglio sono esercitate da un commissario
straordinario fino a quando il ministro Maroni non avrà accertato le
condizioni per indire nuove elezioni. Dei comuni sciolti, 9 si trovano
in Calabria, due in Sicilia, uno ciascuno in Campania, Lombardia,
Liguria.
7 -
COPIO RENZI E VINCO...
Matteo Renzi ha dichiarato che non lo denuncerà per plagio, anzi andrà a
Rovigo a sostenerlo, il candidato sindaco del Pd, Federico Frigato, 37
anni. Il quale, entusiasta del programma di due anni fa di Renzi per
Firenze, nel proprio ha ripreso moltissime frasi del collega. Frigato,
en passant, ha dichiarato che occorre studiare i buoni esempi e
ispirarsi ai migliori. Renzi non si è scomposto: "Conosco Frigato, lo
stimo. Mi sta bene che abbia preso pezzi del mio programma. Quella di
Lettieri, invece, è appropriazione indebita". Ci aveva provato anche
Lettieri, infatti, il candidato sindaco Pdl a Napoli. Ma c'è plagio e
plagio, e c'è Renzi e Renzi. P. T.
8 -
FIORI ALLA GIUSTIZIA...
È accaduto a Milano, venerdì 22 aprile. Una signora verso le 12 ha
depositato un mazzo di fiori sulla scalinata del Palazzo di Giustizia,
con la dedica: "In memoria di chi per difendere i valori della giustizia
ha perso la vita". Ha tenuto a precisare di voler ricordare, insieme con
i magistrati, carabinieri, poliziotti, guardie di finanza, vigili del
fuoco e forestali, tutti coloro che sono caduti al servizio della
legalità. Per il suo gesto ha scelto il Venerdì Santo, emblematico della
Passione. Come in silenzio ha collocato i fiori, la donna ha ridisceso
la scalinata del tribunale, allontanandosi nel più completo anonimato.
T. M.
9 -
CASO POLVERINI - RENATA BALLA DA SOLA...
Divorzio politico in vista? Dopo un braccio di ferro durato settimane,
alla fine Renata Polverini ha deciso: per le amministrative nel Lazio,
corsa separata rispetto al Pdl a eccezione della roccaforte di Latina.
Accadrà a Pomezia, Terracina e Sora, dove la governatrice presenta suoi
candidati sindaco con la lista Città nuove, come l'omonima fondazione
lanciata nei mesi scorsi.
Una scelta
che ha creato molto malumore nel centrodestra locale, che già le
rimprove
| |