PAGINA PRINCIPALE SINO AL 15.05.11
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

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da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
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come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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FUSIONE FREDDA

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Report in onda domenica 8 maggio alle 21.30 su RAI TRE.

La puntata si intitola "I BISCAZZIERI" di Sigfrido Ranucci.

Segue  Sinossi:

Newslot, VLT, Bingo, scommesse e lotterie. Un' immensa torta spartita tra Stato, concessionari ed esercenti. Quest'anno l'industria dei giochi ha fatturato 61,4 miliardi di euro, di cui circa 44 ritornano in vincite, 9,9 vanno nelle tasche dell'erario (+17%),  il resto in quello di concessionarie e esercenti. Ma chi ci guadagna davvero?
I concessionari delle slot sono, dal 2004, considerati esattori per conto dello Stato, ma solo da quest'anno il ministro delle Finanze ha inserito una norma nell'ultima legge di stabilità che pone requisiti di trasparenza, onorabilità e solidità economica. Insomma solo ora si chiede di sapere con esattezza chi sono i proprietari delle concessionarie che maneggiano quantità di denaro stratosferiche e che hanno intricate strutture societarie con sede ai Caraibi o in Lussemburgo. Eppure si tratta di un settore delicatissimo, a rischio di infiltrazioni mafiose, che della trasparenza dovrebbe fare il suo principale passaporto.
Report ha verificato quanto e come i monopoli hanno vigilato sulle società concessionarie e come sono stati gestiti i rilasci delle concessioni di giochi come Superenalotto, scommesse, gratta e vinci. Nella puntata emerge anche uno stretto rapporto tra politica e aziende del settore, con ricadute sulla stessa legislazione italiana. Sigfrido Ranucci ci porterà infine all'Aquila, per vedere quanto dei ricavi delle slot machines che lo Stato ha destinato con il dl Abruzzo per la ricostruzione post terremoto è arrivato a destinazione

Per la rubrica Com'e' andata a finire?

 "BIOMASSE DI MASSA" - AGGIORNAMENTO DEL 31/10/2010

di Emilio Casalini

Segue sinossi:

Cosa avviene nella regione con le più grandi centrali a biomasse legnose d'Italia? Succede che in Calabria il legno diventa la preda più ambita, che i boschi vengono svenduti per pochi euro, che società certificano quello che non hanno, che aumentano i tagli illegali e di conseguenza il dissesto idrogeologico, che piante secolari vengono destinate al taglio e che quando la forestale blocca tutto gli si spara pure contro

Andrà inoltre in onda:

C'E' CHI DICE NO

"ANNA DUKIC"

Di Giuliano Marrucci

Anna Dukic dopo aver passato cinque anni inchiodata ad un letto da una grave malattia, quando si è rialzata ha pensato di fondare da zero un'azienda. Produce dispositivi che secondo lei servono a ridurre i consumi e l'inquinamento dei veicoli diesel. Ma al Ministero non ci credono, e così da tre anni hanno bloccato l'omologazione del dispositivo, nonostante il centro prove automobilistiche di Bari abbia certificato l'idoneità. Da allora per sostenere la sua battaglia Anna ha messo in piedi un vero e proprio team di legali, ha prodotto un documentario, ha depositato tre denunce penali, tre ricorsi al TAR, due interrogazioni parlamentari e s'è addirittura incatenata davanti a Montecitorio

 

 

Oggetto: Invito di partecipazione

Buongiorno Egr. Sig. Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta,

nel corso degli ultimi mesi abbiamo realizzato delle serate sul territorio a tema:

“Differenziare conviene”, in occasione dell'ultimo incontro pubblico che avverrà il giorno

17/06/2011 alle ore 21,00 presso il Centro Sociale Nicola Grosa, Via Galimberti 3 Nichelino

(TO), Animo Nichelino è lieta di invitarLa in qualità di relatore per approfondire il tema:

“Differenziare conviene, allora perché bruciare i rifiuti?”.

Alla serata saranno presenti:

Presidente Regione Piemonte On. Roberto Cota;

Sindaco uscente di Torino Sergio Chiamparino;

Sindaco Giuseppe Catizone;

Presidente TRM Giuseppe Marsaglia Cagnola;

Dr Giovanni Invernizzi, medico ISDE;

Dr Maurizio Pallante, esperto tecnologie a basso impatto ambientale;

Dr Raphael Rossi, tecnico Esper.

Certi di riscontrare l'interesse a partecipare costruttivamente a questa iniziativa,

ringraziamo anticipatamente e contiamo sulla sua presenza, o di un suo delegato, per poter

realizzare una serata all'insegna della corretta informazione.

Distinti Saluti

Il Presidente di Animo Nichelino

D'Ambrosio Massimo

 

 

In nome, per conto e nell’interesse del Dott. Vincenzo Bertucci, in proprio ed in qualità di presidente della Exen S.p.a., scrivo la presente al fine di contestare la riproduzione sul sito web “www.marcobava.hellospace.net” da Voi gestito di un articolo dal contenuto diffamatorio e, in ogni caso, gravemente lesivo dei diritti dei miei Assistiti.

 

In particolare trattasi di una rivisitazione dell'articolo a firma di Ernesto Menicucci, già pubblicato sul Corriere della Sera, Cronaca di Roma, in data 23 gennaio 2011 dal titolo “Il caso Orsi e i misteri dell’Expo di Shangai” / “Il ruolo della <<Exen>> di Vincenzo Bertucci. Commissione d’inchiesta in Campidoglio”reperibile con il nuovo titolo: “I misteri del cao Orsi. Noriega. La mafia. I misteri dei fratelli Salvo: dove porta la società Exen scelta dal Campidoglio a supporto dell’Expo di Shangai” all’indirizzo URL:

 

http://marcobava.hellospace.net/alemanno.htm

 

Nel suddetto articolo, relativo al caso del Delegato del Sindaco di Roma, Francesco Maria Orsi, si dà atto, con risalto e clamore, di un presunto coinvolgimento della società Exen e del suo Presidente, Dott. Vincenzo Bertucci, in una serie di non meglio identificate attività illegittime, lasciando intendere, con insinuazioni scorrette ed esorbitanti, che i miei Assistiti abbiano posto in essere, nel passato o con riferimento alla Expo 2010 di Shangai, presunte attività illecite (anche di stampo mafioso) o comunque “poco chiare”.

 

Essendo quanto affermato nell’articolo in esame falso, oltre che gravemente diffamatorio della reputazione così della società come del proprio Presidente e di tutti coloro che collaborano o lavorano alle dipendenze degli stessi, il Dott. Bertucci e la Exen S.p.a. stanno subendo gravissimi danni all’immagine ed alla propria attività professionale e commerciale (la pubblicazione compare nelle schermate dei principali motori di ricerca ogni volta che si digita il nominativo del Dott. Vincenzo Bertucci e/o della Exen S.p.a., con l’effetto di moltiplicare all’infinito le potenzialità lesive dell’articolo).

 

A tal proposito, segnalo che i miei Assistiti, oltre ad avere richiesto la rettifica dell’articolo stesso, hanno già presentato una querela ed intrapreso un’azione giudiziaria contro il Corriere della Sera per il risarcimento dei danni tutti subiti a causa della diffamazione a mezzo stampa perpetrata in loro danno tramite l’articolo in contestazione.

 

Alla luce di quanto sopra esposto, Vi diffido ad eliminare con effetto immediato la pubblicazione contestata dai Vostri archivi impedendo le possibilità di accesso alla pagina e a contattare i responsabili dei principali motori di ricerca per la definitiva rimozione dei relativi link e copia cache, anche con applicazione della cd. “interdizione dell’indicizzazione” e, se necessario, con utilizzo combinato dei file “Robots.Txt” e “Robots Meta Tag”.

 

Segnalo che, in difetto di un Vostro concreto riscontro nel termine di 5 giorni dal ricevimento della presente, anche a mezzo email, mi vedrò costretto ad intraprendere ogni iniziativa a tutela dei diritti dei miei assistiti.

 

 

Distinti saluti.

 

 

Avv. Massimo F. Dotto

 

COGGIATTI & ASSOCIATI
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Le informazioni contenute in questa comunicazione e negli eventuali documenti allegati possono avere carattere confidenziale ed in tal caso sono tutelate dal segreto professionale. Il loro uso è comunque riservato unicamente al destinatario. Nel caso questa comunicazione Vi sia pervenuta per errore, Vi informiamo che la sua diffusione e riproduzione è contraria alla legge e Vi chiediamo cortesemente di darcene prontamente avviso cancellando, nel contempo, l’originale ed eventuali copie di quanto ricevuto dal Vostro sistema.

Grazie

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Thank you.

 

 

 

 

Mercoledì 11 Maggio, ore 20.30, a Bologna

proiezione del documentario

Standing Army

L’immensa rete delle basi militari USA all’estero

 

Al termine della proiezione, ne parleremo con Thomas Fazi, traduttore ed interprete, co-autore insieme ad Enrico Parenti di Standing Army (dvd + libro edito da Fazi) ed Alberto B. Mariantoni, politologo, scrittore e giornalista, per più di vent’anni Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra e per circa quindici anni sul tamburino di Panorama (in collegamento skype)

 

L’elezione di Barack Obama è stata accolta in tutto il mondo come l’inizio di una stagione politica radicalmente diversa da quella di Bush. Una stagione orientata alla pace ed al dialogo. E gli appassionati discorsi del neopresidente americano sembravano giustificare questa speranza.

Ma nell’ambito della politica estera, l’amministrazione Obama differisce ben poco da quelle precedenti.

Al di là dei titoli della stampa internazionale – e del Nobel per la pace assegnato a mandato appena intrapreso – si scopre una realtà molto lontana da quella ufficiale, con bilanci militari che superano persino gli ultimi stanziamenti dell’era Bush.

Dove vanno a finire tutti questi soldi?

In gran parte servono a finanziare l’immensa rete di basi militari statunitensi all’estero: a più di vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, ne restano circa un migliaio (la contabilità in merito è molto controversa) ed il loro numero continua a crescere, sparse in oltre quaranta Paesi nel mondo.

Come si spiega, quindi, questa aggressiva politica espansionistica alla luce della crisi economica e della retorica pacifista di Obama? Chi tira le fila della politica estera USA?

Su questi temi riflettono gli autori del documentario e del volume di approfondimento “Standing Army”. Un’inchiesta che unisce alle parole di esperti – quali Noam Chomsky, Gore Vidal, Chalmers Johnson, Edward Luttwak – le testimonianze di chi è toccato in prima persona dalla presenza delle basi: gli abitanti di Vicenza, che si oppongono ad una nuova struttura militare a pochi passi dal centro cittadino; la popolazione dell’isola giapponese di Okinawa, che condivide il suo piccolo lembo di terra con 25.000 soldati statunitensi; gli indigeni dell’isola di Diego Garcia (Oceano Indiano), cacciati per far spazio ad una gigantesca base aeronavale; e lo stesso personale militare americano, impegnato in teatri di guerra in Asia (Iraq ed Afghanistan) ed Africa (Libia) con retroterra logistici operativi anche in Italia.

 

L’incontro, promosso da  Eur-eka, si svolge presso il Centro G. Costa, in via Azzo Gardino 48, a due passi dal cinema Lumière.

Ingresso riservato ai soci - Tessera Uni.Ass.Bo €3 – Sono riconosciute anche le tessere Ancescao

Per informazioni e contatti: eur-eka@libero.it

 

 

1- JULIAN ASSANGE MOLLA UNA PAUROSA ZUCCATA SULLA FRONTE DI ZUCKERBERG: "FACEBOOK È LA MACCHINA DI SPIONAGGIO PIÙ SPAVENTOSA CHE SIA MAI STATA INVENTATA" - 2- "SI TRATTA DEL DATABASE PIÙ COMPLETO AL MONDO (NOMI, INDIRIZZI, CONTATTI, GUSTI) E TUTTI DEVONO CAPIRE CHE QUANDO AGGIUNGONO I LORO AMICI SU FACEBOOK STANNO LAVORANDO GRATIS PER LE AGENZIE DI INTELLIGENCE DEGLI STATI UNITI” - 3- NON SOLO FACEBOOK, IL DEUS DI WIKILEAKS ATTACCA AL MURO ANCHE GOOGLE E YAHOO: "TUTTE LE GRANDI ORGANIZZAZIONI USA SONO DOTATE DI UN’INTERFACCIA PER LA CIA" -

Dagotraduzione dell'articolo di Nina Mandell per Il "Daily News"
http://nydn.us/iURLJi

- Forse è un tipo MySpace. In un'intervista al Russia Today, il fondatore di Wikileaks Julian Assange ha definito Facebook "la macchina di spionaggio più spaventosa che sia mai stata inventata", indicando il popolare sito di social networking come uno degli strumenti migliori utilizzati dagli Usa per spiare i propri cittadini.

"Si tratta del database più completo al mondo di persone, con i loro rapporti, i loro nomi, i loro indirizzi, il luogo in cui si trovano, le loro comunicazioni con gli altri e con i loro parenti. E il tutto è all'interno degli Stati Uniti, il tutto è accessibile all'Intelligence Usa", ha detto Assange, aggiungendo che "Facebook, Google, Yahoo, tutte le grandi organizzazioni degli Stati Uniti sono dotate di un'interfaccia per l'intelligence Usa. Tutti devono capire che quando aggiungono i loro amici su Facebook stanno lavorando gratis per le agenzie di intelligence degli Stati Uniti".

Commenti alquanto bizzarri se si considera che provengono dal fondatore di un sito web meglio conosciuto per aver spinto alla rivelazione di informazioni segrete. In una mail al Daily News, un portavoce di Facebook sottolinea che la società non fa niente di più di ciò che deve fare per legge e aggiunge che "gli standard legali che vincolano una società a cedere determinati dati sono stabiliti dalle leggi del paese. Noi rispettiamo questi standard".

"Noi non rispondono ad alcuna pressione - prosegue il portavoce di Facebook - bensì alle leggi che sono obbligatorie. Non è mai accaduto di aver subito pressioni affinché rivelassimo determinate informazioni. Noi combattiamo ogni qualvolta riteniamo che il processo normativo sia sufficiente".

In ogni caso, molti utenti di Facebook sono sempre più preoccupati per la condivisione delle loro informazioni. Nel 2010, tre senatori democratici hanno chiesto alla Ftc (Federal Trade Commission) di esaminare le politiche di condivisione delle informazioni del social network. Il Wall Street Journal ha rivelato che popolari applicazioni di Facebook come Farmville e Cause hanno condiviso le informazioni degli utenti con società di pubblicità e monitoraggio.

La diffusa preoccupazione per la condivisione delle informazioni, tuttavia, non ha dissuaso le oltre 250 milioni di persone che usano Facebook, incluso qualcuno che sul social network ha creato anche il profilo ufficiale di Wikileaks. E più di 1.720.000 persone hanno cliccato sul tasto "mi piace". Assange, attualmente, si trova in Inghilterra, in attesa di essere estradato in Svezia dove dovrà affrontare le accuse di violenza sessuale.

 04-05-2011]

 

 

GLENCORE, SEGNATEVI QUESTO NOME - È LA MULTINAZIONALE SVIZZERA CHE SPECULA SULLE MATERIE PRIME (ALLUMINIO, RAME, CEREALI), FINORA SEGRETA, DOMANI QUOTATA - VALE 60 MILIARDI $, E TUTTI VOGLIONO UNA FETTA - MEJO DI UNA SPY-STORY: L’ATTUALE PRESIDENTE COMBATTEVA NELLA LEGIONE STRANIERA - IL FONDATORE, IL PROFUGO EBREO RICH, SI INVENTÒ IL MERCATO DEL PETROLIO NEGLI ANNI ‘70: CORRUZIONE IN NIGERIA, LAVORI PIÙ O MENO SPORCHI PER IL MOSSAD, FINO AL CONTRABBANDO CON L’IRAN CHE PORTERÀ L’ESILIO E LA CONDANNA DEGLI USA. MA CLINTON, SPINTO DA PERES E BARAK, NEL 2001 FIRMÒ LA GRAZIA

Da "Il Foglio" del 16 aprile 2011

C'erano tutti, salvo il presidente, nominato all'ultimo momento e quindi troppo tardi per arrivare in tempo giovedì alla presentazione agli analisti di Glencore, il colosso delle materie prime di cui, finora, si era sempre saputo poco. Anzi, quasi nulla, nonostante questo gigante domiciliato a Baar, nel cuore del cantone elvetico di Zug, controlli circa la metà degli scambi mondiali di materie prime, fatta eccezione di quelli conclusi direttamente tra produttori e consumatori.

Un dato che i vertici di Glencore, una società con un fatturato superiore a Nestlé o Ubs, hanno rivelato solo questa settimana - in contemporanea all'annuncio ufficiale di volersi quotare in Borsa a Londra e Hong Kong - al pari di altri numeri altrettanto impressionanti: dalle mani dei trader di Glencore passa il 38 per cento dell'alluminio mondiale, tra il 20 e il 25 del carbone e del cobalto, quote poco meno rilevanti di rame e zinco, oltre a una bella fetta dei cereali che corrono tra il sud e il nord del pianeta. Inoltre, a differenza delle altre case che controllano il mondo delle materie prime, Glencore non si limita a commercializzare cibi o petrolio.

No, nelle miniere e nelle fabbriche, quindici in tutto in tredici paesi - non manca l'Italia, grazie all'impianto di Porto Vesme in Sardegna - lavorano più di 50 mila persone che assicurano al gruppo profitti che, a fine 2011, dovrebbero superare i 6,5 miliardi di dollari. Un fiume di denaro sull'onda del boom delle commodities, che giustifica una valutazione di 60 miliardi, base per la prossima quotazione, a Londra e a Hong Kong, del 20 per cento della società. Assai più dei 35 miliardi stimati un anno fa e, lasciano intendere a Goldman Sachs che ha messo in guardia i mercati dagli eccessi toccati dai prezzi delle materie prime, forse un po' cara.

Ma non per gli investitori che già fanno la fila per entrare nella società più misteriosa della finanza globale, dalla cinese Cnooc allo sceicco del Qatar. Tutti in attesa di una visita del neopresidente, Simon Murray, ex legionario d'Algeria che ha fatto fortuna in quel di Hong Kong alla corte del tycoon Li Ka Shing, scelto dopo che più di un candidato, all'ultimo momento, aveva dato forfait, alimentando la fama "gialla" di una società che sembra tratta di peso da un libro di Le Carré.

IL FONDATORE CHE AIUTAVA IL MOSSAD
Tutto nasce nel 1974 ad opera di Marc Rich, profugo ebreo fuggito dall'Europa nazista all'età di sette anni. Rich, da buon autodidatta, diventa presto uno dei più abili mercanti di greggio. E' lui, in occasione del primo choc petrolifero del 1973, ad aver inventato il mercato "spot" del petrolio, fino ad allora monopolio degli stati e del Big Oil.

Non c'è affare, in quei turbolenti anni Settanta, in cui non ci sia lo zampino di Rich, come confesserà più tardi al suo biografo David Amman: corruzione in Nigeria, contrabbando in Sudafrica o a vantaggio dell'Unione sovietica, tanti lavori più o meno sporchi per il Mossad che ha benedetto la sua carriera. Per i servizi di Israele, rivelerà, compie anche l'affare che gli costerà 17 anni di esilio dagli Stati Uniti: la vendita di contrabbando di petrolio iraniano, dopo la rivoluzione, a Tel Aviv, in uno spericolato "triple play" che non finirà bene.

E' il procuratore generale Rudolph Giuliani in persona - che poi diverrà sindaco di New York fino al 2001 - a processare e condannare Rich per crimini contro gli Stati Uniti, costringendo il finanziere ad un esilio dorato in Svizzera, in attesa dell'estradizione. Che alla fine non arriverà perché, altro colpo di scena, nel gennaio del 2001, ultimo giorno prima di lasciare la Casa Bianca, Bill Clinton firmerà la sua grazia per cui, pare, si siano mossi perfino Ehud Barak, già primo ministro d'Israele e attuale ministro della Difesa, e Shimon Peres, già primo ministro e oggi presidente dello stato ebraico. Nel frattempo, però, mister Rich non era rimasto con le mani in mano.

Nel 1993-1994, in particolare, aveva cercato di impadronirsi del mercato mondiale dello zinco: gli andò male e ci rimise, almeno all'apparenza, il controllo della società, da allora diretta dall'amministratore delegato Ivan Glasenberg, sudafricano di poche parole con la passione della marcia, e dal tedesco Willy Strothotte, che fino a marzo ha guidato la controllata Xstrata, colosso delle miniere che, dopo la quotazione di Glencore, potrebbe riunirsi alla casa madre. Sotto la loro guida, la società cambia nome - adottando il marchio "Glencore" - ma non le abitudini.

IL PRESIDENTE CHE COMBATTEVA AD ALGERI
La riservatezza regna sovrana tra i quadri di un gruppo che, al pari della banca d'affari Goldman Sachs, ha quasi i connotati di una setta: ai 500 trader selezionati nelle migliori università del pianeta si chiede un'obbedienza estrema, oltre al fatto di dover essere al centro delle informazioni, politiche e finanziarie, di mezzo mondo.

E di agire con l'aggressività di un esercito privato: come nella regione di Katanga, in Congo, dove tra il 2007 ed il 2009 Glencore si assicura il controllo delle più importanti miniere di zinco per meno di 500 milioni di dollari, grazie a un patto con il presidente Joseph Kabila, ma soprattutto sfruttando la crisi finanziaria che fa saltare i canali di finanziamento per i precedenti proprietari.

Con l'arrivo in Borsa, che consentirà a Glencore, multinazionale tanto potente quanto sconosciuta, di fare shopping di miniere e di società, arriverà un po' di trasparenza nel palazzo di vetro e acciaio di Baar, al cui ingresso spicca un'enorme sfera bucata verso l'alto da una piramide. Sarà questo, almeno, uno dei compiti del nuovo board, chiamato a offrire una faccia rispettabile al colosso delle commodities. A partire da Tony Hayward, ex Bp, silurato per l'incidente nel Golfo del Messico ma ben introdotto nei circoli petroliferi russi, chiamato in consiglio come indipendente, al pari di Li Ning, uno dei miliardari più potenti di Hong Kong.

Ma di questo, mentre i 500 trader diventati miliardari con la quotazione (ma avranno l'obbligo di non vendere per i prossimi cinque anni) continueranno a fare buoni affari, dovrebbe occuparsi soprattutto il neopresidente: Simon Murray da Leicester, classe 1940, una vita che ben si concilia con la storia di Glencore.

A 18 anni Murray, figlio di militari, s'imbarca per l'America del sud. Un anno dopo si arruola nella Legione straniera dove combatterà tra Orano e Algeri nel secondo reggimento dei parà, impegnato nel rastrellamento della casbah. Negli anni Sessanta lascia la Legione da sergente e cerca (e trova) fortuna a Hong Kong. Ha scritto un libro sulle sue avventure. Grazie a Glencore troverà materiale per il seguito.04-05-2011]

 

 

 

ADDIO FERRARI? - GLI AGNELLI SI ALLEANO CON MURDOCH PER STRAPPARE LA FORMULA UNO DALLE GRINFIE DI ECCLESTONE CHE SOGNA LA PENSIONE - IL CONFLITTO DI INTERESSI SAREBBE PERò ENORME: PUÒ LA FAMIGLIA CHE CONTROLLA LA SCUDERIA FERRARI, CONTROLLARE IL MONDIALE? - ECCO ALLORA CHE IL PIANO DI MARPIONNE DI: VENDERE IN BORSA IL CAVALLINO, VERSARE IL RICAVATO NELLE CASSE DI CHRYSLER (OPS, VOGLIAMO DIRE FIAT), E DARE UN BEL CALCIO ALLO SMONTEZEMOLATO, TORNA PREPOTENTEMENTE IN CAMPO

Radiocor - Exor, societa' di investimento della famiglia Agnelli, e la News Corp di Rupert Murdoch confermano di star analizzando in via preliminare la possibilita' di creare un consorzio per elaborare un piano per lo sviluppo nel lungo termine della Formula Uno. Le due societa' spiegano che nel corso delle prossime settimane si confronteranno con potenziali partner di minoranza e con i principali soggetti coinvolti, ma non e' possibile affermare con certezza che si arrivera' a presentare una proposta agli attuali proprietari della Formula Uno (Bernie Ecclestone). [03-05-2011]

 

 

1- CHE CI FA UN POLLO (ENRICO BONDI) IN MEZZO ALLE MUCCHE PARMALAT? QUALCUNO AVVISI IL SETTANTASETTENNE MANAGER ARETINO CHE BERLUSCONI SI È VENDUTO L’ITALIANITÀ DELL’AZIENDA DI COLLECCHIO IN CAMBIO DELLA NOMINA DI DRAGHI A FRANCOFORTE - (IL POLLO DI AREZZO AVEVA IN CASSA AVEVA 1,4 MILIARDI DI LIQUIDITÀ. MA SI È MESSO NELLE MANI DI INTESA E PASSERA CHE LO HANNO MENATO IN LUNGO E IN LARGO, PRIMA FACENDOGLI INTRAVEDERE LA DISPONIBILITÀ DI UNA CORDATA CON LUCHINO E I SUOI COMPAGNI DI MERENDA, POI DI UN’ALTERNATIVA CON FERRERO, GRANAROLO E LE COOPERATIVE) - 2- OGGI TRAMONTA ’O GUARGUAGLONE E PER FESTEGGIARE LA MOGLIE DOMINATRIX MARINA GROSSI DA VIA LIBERA ALL’ASSUNZIONE DEI FIGLI DI DECINE DI MANAGER PREPENSIONATI - ALESSANDRO PANSA AFFIANCA IL NUOVO COMANDANTE SUPREMO GIUSEPPE ORSI. CHE AVRÀ DELEGHE MOLTO AMPIE GRAZIE A MARONI E ALLA MOGLIE DI BOSSI E A PIERFURBY - 3- BRUNETTA FUORI CONTROLLO: COME CERTI MATTI, ORMAI È IN FISSA CONTRO LA SINISTRA - 4- DITE A BEBè BERNABè CHE A COPACABANA C’è LUCA LUCIANI CHE ASPETTA LA NOMINA –

 

1- OGGI TRAMONTA GUARGUAGLINI
Alle 10,30 in punto era già piena la sala romana del centro convegni "Matteo Ricci" dove è iniziata l'Assemblea di Finmeccanica che segna l'inizio di una nuova epoca per il Gruppo nato nel marzo del 1948.

Oggi è il giorno in cui il comandante supremo Pierfrancesco Guarguaglini dovrà cedere la maggior parte del suo potere a Giuseppe Orsi, il 66enne ingegnere piacentino che dal 2004 ha guidato la società degli elicotteri Agusta Westland. È un passaggio di consegne tra due comandanti perché anche Orsi può fregiarsi di questo titolo che gli è stato conferito nel giugno dell'anno scorso dalla regina di Inghilterra in una cerimonia a Roma dove l'ambasciatore britannico gli ha appuntato l'onorificenza di Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico.

Quello però era un titolo simbolico rispetto alle deleghe pesanti che oggi gli saranno riconosciute durante un'Assemblea che si preannuncia molto animata. È probabile che molti azionisti (soprattutto quelli piccoli che rompono i coglioni per vocazione professionale) vorranno saperne di più sulle vicende giudiziarie che senza toccare direttamente il Guargua hanno chiamato in causa la moglie Marina e il suo braccio destro Lorenzo Borgogni.

Ad eccitare la curiosità è arrivato stamane nelle edicole il giornale "Finanza e Mercati" che spara in prima pagina la notizia sull'intenzione di Marina Grossi di dare via libera all'assunzione dei figli di decine di manager prepensionati. Rispetto a ciò che sta accadendo nel mondo e in Italia forse questa notizia non meritava tanto rilievo, ma è la spia di una polemica che dura da mesi sull'irriducibile signora che non ha voluto fare un passo indietro nemmeno dopo le pressioni del Tesoro.

Peraltro va detto che l'assunzione dei figli dei dirigenti è una prassi in uso da tempo nelle grandi aziende pubbliche, e in genere scatta quando i padri che vi lavorano decidono di lasciare il posto ai loro eredi.

Nel clima infuocato di Finmeccanica tutto fa brodo, ma ciò che interessa di più agli azionisti forti, primo fra tutti il ministero di Giulietto Tremonti, è capire che cosa succederà dentro la corazzata di piazza Monte Grappa. Per quanto riguarda l'organigramma i giochi sono fatti.

Da settimane il direttore generale Giorgio Zappa, il barbuto manager che godeva dei favori di Bersani e D'Alema, ha già svuotato i cassetti; al suo posto arriverà Alessandro Pansa, figlio del noto giornalista, 49 anni, una laurea alla Bocconi e un curriculum dove spiccano 15 anni di lavoro nella finanza dentro realtà come Euromobiliare, Lazard, e altre società pubbliche e private.

Dal luglio 2001 il giovane Pansa, che oltre alla lettura predilige l'alpinismo e la bicicletta, ha assunto la carica di direttore finanziario di Finmeccanica, ed è con queste credenziali che si appresta ad affiancare il nuovo comandante Orsi. Quest'ultimo avrà deleghe molto ampie perché sembra che nella trattativa finale a Guarguaglini siano rimasti le strategie e gli affari internazionali, mentre le relazioni esterne e la comunicazione passeranno nelle mani del neo-amministratore delegato.

Sembra infatti che Orsi si porterà da Agusta Westland il fidato collaboratore Marco Conte che avrà il compito di tenere anche le relazioni istituzionali e politiche. Tra queste relazioni una cura particolare sarà rivolta ai rapporti con i "barbari" della Lega e con l'Udc di Pierfurby Casini che, secondo voci raccolte nei corridoi di via XX Settembre, si sono battuti con forza per la poltrona del manager piacentino.

È quindi sbagliato collocare il nuovo comandante soltanto in quota Lega dove a caldeggiare la sua nomina davanti a un Tremonti che nel rush finale si è lavato le mani, sono stati soprattutto la moglie di Bossi e Roberto Maroni, il ministro di Varese, la città dove Agusta Westland opera da tempo.

Oltre all'organigramma, che una volta definito nei dettagli vedrà riempirsi le caselle di manager leghisti, la curiosità dell'Assemblea è rivolta oggi alle strategie complessive del Gruppo nel medio e lungo termine. E qui il discorso diventa davvero interessante perché al di là dei messaggi armoniosi che trapelano dai piani alti di piazza Monte Grappa, corrono due interpretazioni meritevoli di attenzione.

Secondo una prima versione Guarguaglini e Orsi sarebbero d'accordo nel difendere l'unitarietà del Gruppo per non compromettere la forza di un colosso che con 73mila dipendenti realizza in decine di Paesi un fatturato poco al di sotto dei 20 miliardi.

Accanto a questa versione circola la tesi dello "spacchettamento", cioè della cessione di alcuni rami aziendali ad entità italiane e straniere. Il pensiero va alle riserve che sarebbero state formulate anche negli ambienti del Tesoro sull'acquisto dell'americana DRS, la prima azienda nel campo della difesa comprata da Finmeccanica nel maggio 2008 per 5,2 miliardi di dollari.

Non c'è dubbio che l'idea di mettere le mani su qualcuno dei gioielli più pregiati di Finmeccanica fa gola a molti investitori internazionali tra i quali il Fondo Carlyle della famiglia Bush che in Italia ha come suo rappresentante Marco De Benedetti, figlio del Carletto che, attraverso i suoi giornali, ha sparato palle incatenate sul Guargua e sulla moglie.

Non è quindi un caso che il 74enne manager di Castagneto Carducci abbia voluto tenersi strette le deleghe per le strategie e gli affari internazionali, ma nessuno pensa che il comandante dell'Ordine Britannico, Giuseppe Orsi, voglia sposare l'ipotesi di una frantumazione di quello che insieme all'Eni è l'ultimo impero industriale italiano.


2- CHE CI FA IL POLLO BONDI IN MEZZO ALLE MUCCHE? DITE AL MANAGER DI COLLECCHIO CHE BERLUSCONI SI È VENDUTO L'ITALIANITÀ DI PARMALAT IN CAMBIO DELLA NOMINA DI DRAGHI A FRANCOFORTE
Il latte di Parmalat si è inquinato di batteri politici.

A metterci le mani è stato soprattutto il Governo che con interventi protezionistici sta ancora cercando di bloccare la scalata dei francesi di Lactalis. Eppure il premier birichino di Arcore si è impegnato davanti a Sarkozy in maniera inequivocabile quando ha definito "non ostile" l'assalto del colosso straniero.

Adesso c'è ancora chi vorrebbe rimettere in discussione l'operazione chiedendo a Goldman Sachs e ad alcuni studi legali di valutare la congruità dell'offerta francese ignorando che Berlusconi si è venduto l'italianità di Parmalat in cambio della nomina di Draghi a Francoforte.

Sono conati che probabilmente non porteranno a nulla anche se la Consob chiederà a Lactalis di alzare il velo sui suoi bilanci e sulla proprietà lussemburghese che è sconosciuta anche a Parigi.

In questo scenario da convulsioni finali c'è un uomo che sembra aver perduto più di altri il senso delle cose: è Enrico Bondi, il manager aretino dalle occhiaie profonde che dopo aver lavorato in Montedison e in Telecom, è stato chiamato a salvare il gruppo di Collecchio. In una delle rare interviste, concessa alcuni anni fa, il chimico Bondi dichiarò la sua passione per le "Lezioni americane", il libro che raccoglie le sei lezioni pronunciate nell'85 da Italo Calvino.

Tra queste si ricordano la leggerezza, la rapidità, la visibilità e l'esattezza. Ora è il caso di dire che sulla "rapidità" Bondi è caduto come un pollo perché non ha capito assolutamente nulla di ciò che stava accadendo dentro Parmalat. In cassa aveva 1,4 miliardi di liquidità, una cifra imponente che avrebbe potuto consentirgli di mettere in piedi un piano industriale (magari alleandosi con altri produttori italiani) in modo da creare a Collecchio un fortilizio bianco e invulnerabile.

Si è messo nelle mani di IntesaSanPaolo e di Corradino Passera che lo hanno menato in lungo e in largo, prima facendogli intravedere la disponibilità di una cordata con Luchino e i suoi compagni di merenda, poi di un'alternativa con il povero Ferrero, Granarolo e le cooperative.

Un uomo attento come il 77enne manager aretino avrebbe dovuto sapere che in Italia il capitalismo straccione non è in grado di mettere sul piatto i 3 miliardi di euro che aggiunti agli 1,5 disponibili nelle sue casse, avrebbero salvato lo yogurt dai batteri stranieri e da quelli dei protezionisti governativi.

Adesso si comincia a parlare con insistenza dell'uomo che potrebbe sostituire Bondi al vertice del Gruppo e il nome che corre è quello di Luigi Gubitosi, il manager napoletano, classe 1961, che una settimana fa ha lasciato Wind nelle mani del faraone Sawiris e dei russi di Vimpelcom.

Il profilo di Gubitosi piace alle banche che ricordano le sue esperienze di circa 20 anni nel Gruppo Fiat e la rete dei rapporti che arrivano fino al Vaticano e all'Opus Dei. Si tratta di vedere se i francesi di Lactalis per salvare la faccia dell'italianità e pagare un contentino al governo inutilmente protezionista, sono disponibili a dare semaforo verde al napoletano che, dopo la laurea all'Università di Napoli, ha preso il master a Fontainebleau.


3- BRUNETTA FUORI CONTROLLO: COME CERTI MATTI, ORMAI è IN FISSA CONTRO LA SINISTRA
Ormai è chiaro che Renatino Brunetta, come tanti colleghi di governo e del Parlamento, legge avidamente Dagospia.

Ieri quel sito disgraziato ha messo il dito sul delirio che in molte occasioni ha portato il figlio dell'ambulante veneto ha bacchettare la sinistra con epiteti vergognosi. In particolare è stata ricordato il suo exploit del settembre scorso a Cortina quando aveva parlato di "sinistra di merda, che vada a morire ammazzata" (parole che avevano rizzato le corna degli stambecchi ampezzani e avevano fatto sussultare perfino la bella Titti, compagna e badante del ministro).

Per tutta risposta il premio Nobel mancato oggi ritorna a battere il ferro della polemica in un'intervista delirante dove il concetto di fondo è che la sinistra gli fa schifo "perché mi sento moralmente superiore a lei". In un'intera pagina Renatino definisce i vari Bersani, D'Alema e Fassino mestieranti della politica "camaleonti, transfughi, paguri, come quegli animali che non avendo una casa propria si infilano in quella degli altri sotto la sabbia o nelle conchiglie".

E aggiunge: "vogliono il potere ma non riescono ad ottenerlo così sono disposti ad allearsi con il diavolo, proteggono le rendite parassitarie, i fannulloni della PA e i baroni delle università. È una sinistra che mi fa leggermente schifo".

Il giornalista Tommaso Montesano cerca di arginare il fiume in piena con una certa delicatezza e gli ricorda che anche nel centrodestra i vizi privati non mancano, ma al riferimento sul caso Ruby il napoleonico economista ricorda il silenzio sui presidenti del Consiglio democristiani notoriamente gay.

Prima che arrivi la Croce Verde qualcuno dovrebbe ricordare al povero Brunetta che sta commettendo lo stesso errore imputato da anni dalla destra alla sinistra snob, fannullona e pagura, che in molti casi ha rivendicato una superiorità intellettuale e morale.

Repetita non juvant.

 4- LUCA LUCIANI SI CHIEDE CHE COSA ASPETTANO A NOMINARLO DIRETTORE GENERALE PER LE SOCIETÀ DI TELECOM IN AMERICA LATINA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che sotto un ombrellone della spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro, il manager di Telecom Luca Luciani sta guardando l'orizzonte con gli occhi pieni di tristezza.

Ieri sono usciti i risultati di Telecom Argentina che nel primo trimestre ha quadruplicato l'utile con una crescita del 53% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il povero Napoletone si chiede a questo punto che cosa aspettano a nominarlo direttore generale per le società di Telecom in America Latina".

 04-05-2011]

 

 

MARPIONNE RIFINANZIA IL DEBITO CHRYSLER ENTRO IL 24 MAGGIO (PER L’OPA NON C’È FRETTA) - L’EUROPA PARTE POSITIVA, L’ASIA CHIUDE CONTRASTATA - MOODY’S CONFERMA IL RATING ENEL - STELLA (TI MEDIA), VALUTIAMO CEDERE CONTROLLO MTV ITALIA - UBS PAGA 160 MLN PER LA DISPUTA SUI BOND - BOARD SNELLO PER LA WIND RUSSA - TRENITALIA POLACCA - AXA E LA “SCALATINA” A TRIESTE - GLENCORE E L’INTRECCIO CON L’EUROBUROCRAZIA

1. BORSA: EUROPA POSITIVA CON TRIMESTRALI; BENE FUTURE USA...
(ANSA) - Sono partite in rialzo le principali borse europee, favorite dalle trimestrali migliori delle attese di alcuni grandi gruppi appartenenti a diversi settori. In giornata è attesa la decisione della Bce sui tassi d'interesse, con la conferenza stampa del governatore Jean Claude Trichet. Si va dalle scarpe sportive di Adidas (+2,82%) alle bevande alcoliche di Diageo (+1,57%), dagli assicurativi Ing (+2,69%) e Swiss Re (+1,6%) al tecnologico Ericsson (+0,49%).

In controtendenza i bancari Lloyds (-5,19%), che scivola dopo aver registrato una perdita trimestrale di 2,4 miliardi di sterline, e Societé Generale (-2,71%), il cui utile trimestrale é calato del 14% a 0,9 miliardi di euro. Sotto pressione anche l'assicurativo Zurich (-3,37%), il cui risultato trimestrale (-32% a 637 milioni di dollari) ha risentito dela catastrofe nucleare in Giappone.

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,36% - Parigi +0,15% - Francoforte +0,35% - Madrid -0,01% - Milano +0,22% - Amsterdam +0,35% - Stoccolma +0,17% - Zurigo +0,06%.

2. BORSA: ASIA CONTRASTATA; CHIUSE TOKYO E SEUL, BENE I METALLI...
(ANSA) - Chiusura contrastata per le principali borse di Asia e Pacifico, prive oggi dell'apporto di Tokyo e Seul, rimaste chiuse per festività. Le vendite hanno interessato il comparto petrolifero, dopo il ripiegamento del greggio a 108,43 dollari, mentre sono ripartite le quotazioni dei metalli, spingendo sui titoli estrattivo-minerari. Sulla piazza di Hong Kong, ancora in fase di contrattazioni, Petrochina cede il 2,4%, Cnooc il 2,24% e China Petroleum l'1,19%, mentre a Shanghai corrono i siderurgici Chongquing (+10,04%) e Laiwu (+10%).

Bene gli estrattivo-minerari Aquarius (+10,73%) e Sundance Resources (+7,04%) a Sidney, mentre a Mumbai, ancora aperta, l'automobilistico Hero Honda Motors guadagna il 6,27%, favorito dalla raccomandazione di acquisto di Bnp Paribas Securities. In controtendenza Tata Power (-3,04%) e Reliance Infrastructure (-2,49%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo chiusa per festività - Hong Kong -0,27% (seduta in corso) - Shanghai +0,32% (seduta in corso) - Taiwan +0,80% - Seul chiusa per festività - Sidney +0,15% - Singapore -0,22% (seduta in corso) - Bangkok chiusa per festività - Giakarta .0,19% (seduta in corso)

3. MORNING NOTE: L'AGENDA DI GIOVEDI' 05 MAGGIO...
Radiocor - Cda per approvazione dati contabili trimestrali di Italcementi, Telecom Italia, Tenaris.

Milano: tavola rotonda nell'ambito della 'Giornata Nazionale della Previdenza' su 'L'educazione previdenziale come parte integrante della nuova educazione civica nelle scuole e nella societa''. Ore 9,30. Partecipano, tra gli altri, Corrado Passera, a.d. Intesa Sanpaolo; Domenico Siniscalco, presidente Assogestioni; Giovanni Puglia, rettore Universita' Iulm; Roberto Maroni, ministro degli Interni. Seguira' alle ore 18,00 dibattito 'Cultura previdenziale - un anno di impegno', organizzato da Itinerari previdenziali. Partecipa, tra gli altri, Giampaolo Galli, direttore generale Confindustria; Alberto Bombassei, vice presidente Confindustria; Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl; Giuseppe Guzzetti, presidente Acri; Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e Politiche Sociali.

Roma: si riunisce il Consiglio dei ministri che esamina, tra l'altro, il decreto legge sullo sviluppo

Roma: si riunisce l'assemblea degli azionisti di Eni per l'approvazione del bilancio 2010

Roma: presentazione del Rapporto Unioncamere 2011 su 'Il Sistema Italia dal punto di vista delle Camere di Commercio'. Partecipano, tra gli altri, Ferruccio Dardanello, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Paolo Romani

Roma: presentazione del libro 'Precari - Storie di un'Italia che lavora' di Marianna Madia con Giulio Tremonti e Susanna Camusso

Napoli: convegno sul tema 'Credito e patrimonializzazione: strumenti a sostegno delle piccole e medie imprese', organizzato dalla Cassa depositi e prestiti. Partecipano, tra gli altri, Giorgio Fiore, presidente Confindustria Campania; Alessandro Castellano, (a.d. Sace), Giovanni Gorno Tempini

4. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - FIAT: ecco il piano per le banche Usa. Il documento riservato con i dettagli del deal da 7,6 miliardi per conquistare la Chrysler, il 24 maggio il closing (Il Sole 24 Ore, pag. 1 e 41). 'Non c'e' fretta per l'Ipo di Detroit', colloquio con l'a.d. Sergio Marchionne (Il Sole 24 Ore, pag. 41). L'Ok al piano ex Bertone sblocca l'investimento e nella Fiom ora il confronto si fa difficile (dai giornali).

SVILUPPO: arriva il decreto. Fisco semplificato in 20 misure (Il Sole 24 Ore, pag. 1, 2 e 3). Marcegaglia, priorita' al fisco e alle liberalizzazioni per crescere di piu' (dai giornali). 'Puntare sul merito per fare dell'Italia una societa' aperta', intervista a Gianfelice Rocca, vice presidente di Confindustria per l'Education (Il Sole 24 Ore, pag. 5). Senza servizi la Ue non cresce, intervento dell'economista Pietro Reichlin (Il Sole 24 Ore, pag. 14).

LAVORO: 'una legge sull'apprendistato? La Cgil e' pronta a firmarla', intervista al segretario nazionale Susanna Camusso (Corriere della Sera, pag. 32).

MONDADORI: Marina Berlusconi contro De Benedetti, attacco' la norma e ora la usa, intervista alla numero uno di Fininvest (Corriere della Sera, pag. 21).

INTESA SANPAOLO: stringe i tempi per il varo dell'aumento di capitale (Il Messaggero, pag. 22).

UNICREDIT: sceglie ancora in SocGen (Il Sole 24 Ore,pag.45).

TASSARA: nuovo patto tra Zaleski e le banche (dai giornali).

RINNOVABILI: intesa Prestigiacomo-Romani sul testo. Certezze alle imprese che hanno investito (dai giornali). Incentivi piu' generosi agli impianti made in Ue (Il Sole 24 Ore, pag. 25).

FARMACEUTICA: eccellenza hi-tech, vigilare sugli incentivi, intervista al presidente Farmaindustria, Sergio Dompe' (Il Sole 24 Ore, pag. 32).

FINMECCANICA: Orsi alla guida, a Guarguaglini le strategie (dai giornali).

MEDIOLANUM: offshore, indagine dell'Agenzia delle entrate sulla banca di Doris e Berlusconi che aggira il fisco in Irlanda (Il Fatto Quotidiano, pag. 11).

ENI: 'il futuro e' ancora nel gas e l'Italia ha le carte giuste', intervista all'a.d. Scaroni (La Stampa, pag. 15).

PIRELLI: alza i target sui ricavi 2011 (dai giornali).

POLTRONA FRAU: punta sugli Usa. Parla il vicepresidente Matteo Montezemolo (Il Sole 24 Ore, pag. 43).

FERRAGAMO: prepara lo sbarco in Borsa per giugno, flottante fino al 25% del capitale (Wall Street Journal, pag. 21).

PREVIDENZA: 'assegni piu' leggeri ma i giovani non lo sanno', intervista ad Antonio Finocchiaro, presidente Covip (Qn - Il Resto del Carlino, pag. 29). La giornata nazionale della previdenza: quattro lezioni valide per tutti. Analisi di Elsa Fornero (Il Sole 24 Ore, pag.1-33)

BANCHE: Mussari, tetto ai bonus dei manager (dai giornali).

IMMOBILIARE: tutti i modi per ridurre l'impatto delle rate (Il Sole 24 Ore, pag. 4).

5. MERCATI: RENDIMENTI TITOLI PUBBLICI IN SALITA SU ATTESA BCE...
Radiocor - Rendimenti in aumento e prezzi ancora in calo sul mercato europeo dei governativi, soprattutto sulla parte a breve della curva. Il tasso del Bund tedesco a due anni e' stato indicato sopra l'1,9% e sembra avere messo nel mirino la soglia del 2%. Sul mercato, riferiscono dalle sale operative, al momento non ci sono novita' di particolare rilievo mentre domina la speculazione legata all'odierno incontro di routine della Bce, soprattutto, al linguaggio che il suo Presidente usera' in conferenza stampa.

L'Eurotower infatti dovrebbe lasciare invariata la propria politica monetaria (1,25%). Tra gli addetti ai lavori prevale la sensazione che Jean-Claude Trichet potrebbe indicare la possibilita' di un rialzo (di 25 punti base) gia' nella riunione di giugno. 'Negli ultimi giorni infatti - commenta un broker di una primaria banca italiana - e' accelerata l'idea che una nuova stretta possa arrivare gia' il prossimo mese, mentre fino a poche settimane fa questa veniva 'scontata' per luglio -agosto'.

6. ENEL MOODY'S CONFERMA RATING 'A2', OUTLOOK STABILE...
Radiocor - Moody's ha confermato il rating a lungo termine di Enel ad 'A2' e quello a breve termine 'prime-1', rimuovendo il creditwatch cui aveva sottoposto i rating lo scorso 16 dicembre. L'outlook e' stabile. Il giudizio, si legge in una nota, e' giustificato sia dagli stabili progressi registrati a partire dall'inizio del 2011 per quanto riguarda la cartolarizzazione del deficit tariffario in Spagna - da cui derivano benefici effetti sui crediti vantati dalla controllata Endesa - sia da solidi risultati operativi registrati da Enel nel corso dell'interso 2010.

7. FIAT: MARCHIONNE, PER IPO CHRYSLER 'NON C'E' FRETTA, NON CI SERVONO SOLDI'
Radiocor - Per uno sbarco in borsa di Chrysler Group 'non abbiamo fretta'. Lo ha detto l'amministratore delegato di Chrysler Group e Fiat , Sergio Marchionne parlando da New York. 'Non e' una decisione solo nostra, i termini del collocamento sono da discutere con le varie parti e bisogna capire quando conviene farlo', ha detto Marchionne, aggiungendo che 'tecnicamente a Chrysler Group non servono soldi'. Il numero uno del Lingotto ha cosi' risposto a chi gli chiedeva se lo sbarco a Wall Street di Chrysler Group sarebbe arrivato entro la fine di quest'anno o all'inizio del prossimo.

8. FIAT: RIFINANZIAMENTO DEBITO CHRYSLER ENTRO IL 24 MAGGIO...
(ANSA) - Il rifinanziamento del debito di Chrysler da 7,6 miliardi di dollari con il tesoro Usa e del Canada potrebbe partire il 18 maggio e concludersi entro il prossimo 24 maggio. Lo sostiene il Sole 24 Ore che pubblica un'anticipazione del documento presentato alle banche dall'ad di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne ieri a New York.

Secondo quanto risulta al quotidiano, grazie all'intervento dell banche per complessivi 7,5 miliardi, divisi in una linea di credito da 1,5 miliardi, più obbligazioni garantite per 2,5 miliardi con scadenze a 8-10 anni ed il rimanente in titoli di cresdito garantiti con scadenza a 6 anni, Chrysler potrà chiudere anticipatamente la propria posizione con i due governi nordamericani, risparmiando 200 milioni di dollari all'anno di interessi passivi.

Il documento indica inoltre una liquidità a disposizione della casa Usa al prossimo 24 maggio, con la chiusura dell'operazione, pari a 11 miliardi di dollari. All'incontro con Marchionne, secondo il Sole 24 Ore, erano presenti circa 125 banchieri, che fanno capo ai principali istituti internazionali. Tra questi Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citi, Bofa e le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit. In base agli accordi relativi all'alleanza Fiat-Chrysler, il Lingotto non può possedere più del 49,9% del capitale di Chrysler prima che sia effettuato il rimborso integrale dei finanziamenti concessi dal Dipartimento del Tesoro Usa, pari a 5,8 miliardi, e del Governo Canadese, pari a 1,8 miliardi.

9. UBS: ACCORDO CON AUTORITA'USA, PAGA 160 MLN PER DISPUTA BOND...
(ANSA) - Ubs ha raggiunto un accordo con le autorità americane per risolvere la disputa sui bond municipali. Ubs pagherà 160 milioni di dollari. Il Dipartimento di Giustizia e la Sec accusano Ubs di aver adottato "pratiche fraudolente" in collusione con altre società fra il 2000 e il 2004. Bank of America in dicembre ha pagato 137 milioni di dollari per risolvere una disputa sui bond municipali.

10. SOCGEN: -14% UTILE A 916 MLN EURO; TITOLO GIU' 3,5% IN BORSA...
(ANSA) - Societé Generale chiude il primo trimestre 2011 con utili in calo del 14% e in Borsa il titolo va giù del 3,5%. L'utile netto è sceso a 916 milioni di euro per gli oneri straordinari legati all'indebitamento e per gli accantonamenti previsti in seguito ai disordini in Egitto. Il risultato è inferiore alle attese del mercato di utili pari a 1,06 miliardi. L'amministratore delegato Frederic Oudea - riferisce Bloomberg - ha dichiarato che la banca francese punta a chiudere il 2012 con utili in crescita a 6 miliardi di euro dai 3,92 miliardi del 2010.

11. DA INTEL IL CHIP TRIDIMENSIONALE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Intel ha presentato ieri i nuovi micro-chip con struttura tridimensionale. Il big Usa (nella foto il vice presidente Dadi Perlmutter) inizierà a breve la produzione del nuovo prodotto chiamato tri-gate, con processo di produzione a 22 nanometri (nm), in un chip denominato Ivy Bridge. Intel ritiene di aver reinventato ancora una volta il transistor utilizzando questa volta la terza dimensione: con questa potenzialità verranno creati dispositivi in grado di cambiare il mondo.

12. GUZZETTI VUOLE LA CARTA PER LE FONDAZIONI 2.0...
A. Q. per "Il Sole 24 Ore" - Una Carta per le «Fondazioni 2.0». Un anno di tempo per scriverla, ma con una scadenza precisa: il congresso dell'Acri gia convocato per il 7 e 8 giugno 2012. Non da ultimo, un'agenda ricca di «principi fondamentali» (la programmazione a medio-lungo termine nel welfare sussidiario e territoriale), ma anche di «nomi e cognomi»: «banche conferitarie», «Cassa depositi e prestiti», «housing sociale».

Non lascia dubbi la convocazione del presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, alle 88 associate: il congresso del centenario non sarà celebrativo. Fin da oggi, invece, gli enti che controllano Intesa Sanpaolo e UniCredit e che sono partner del Tesoro nella "nuova Cdp" annunciano: siamo un sistema unico e compatto e in attesa di essere citati dalla Costituzione e presi a modello da una riforma del codice civile, ci daremo nuove regole comuni. Ce le daremo da noi.

13. BOARD SNELLO PER WIND TELECOM...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Da Mosca arriva il salvacondotto per Naguib Sawiris. Il magnate egiziano, che ha venduto tutto il suo impero di tlc alla russa Vimpelcom (in cambio di una quota del nuovo gruppo), è stato messo al riparo da future azioni di responsabilità dei nuovi padroni. Assieme a lui anche il padre Onsi e tutto il consiglio dell'ex Weather (la cassaforte che custodisce tutto l'impero ora denominata Wind Telecom) hanno ottenuto la manleva.

Non è la sola novità della holding. Il cambiamento più sostanziale è il riassetto di Wind Telecom in vista della fusione. L'affollato cda della ex Weather, che contava ben 14 membri tra cui vari uomini noti del mondo da Serge Tchuruk a Ron Sommer, è stato messo a dieta dai russi: tre membri di cui un solo egiziano, Ragy Soliman. Debuttano, invece, due uomini in quota russa: l'americano Jeffrey McGhie e l'olandese Cornelis Van Dalen.

14. FS IN GARA PER RILEVARE LE FERROVIE POLACCHE...
C. Fe. per "Il Sole 24 Ore" - Grandi manovre nel settore dei trasporti europei. Gli occhi sono puntati sulla vendita di Pkp Cargo: cioè la divisione merci posseduta dalla Pkp Sa, cioè le ex ferrovie statali polacche. Quest'ultima ha deciso di vendere tramite un'asta la controllata e a raccolta sarebbero stati chiamati grandi gruppi europei fra cui appunto l'italiana Fs. Sull'operazione starebbero lavorando numerose banche pronte a ritagliarsi uno spazio in una gara che potrebbe rilevarsi interessante per la prospettiva di crescita all'estero di una grande azienda italiana.

Resta da capire quale potrebbe essere l'entità dell'offerta. Pkp Cargo è la seconda compagnia europea come merci trasportate e per la sua cessione la capogruppo intende accettare offerte a partire da 2,1 miliardi di zloty. Gli analisti ritengono che il valore reale della società sia intorno ai 3 miliardi di zloty.

15. LA STAFFETTA EUROPEA SULLA SOLIDITÀ BANCARIA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - L'ultima ondata di rafforzamenti patrimoniali varata delle banche italiane non è ancora in porto ma, sul mercato dei derivati del credito, già si vedono i cambiamenti nella classifica delle banche più sicure d'Europa. Tanto che gli istituti italiani stanno raggiungendo i competitor francesi (i primi della classe, grazie agli aiuti statali, durante la crisi dei subprime).

I credit default swap di Intesa Sanpaolo, per esempio, da ieri costano un po' meno di quelli del suo grande azionista francese, Crédit Agricole: per assicurare le obbligazioni Intesa Sanpaolo contro il rischio di insolvenza, sul mercato dei derivati sono richiesti circa 127,16 punti base (l'1,2% circa del capitale da assicurare), un po' meno del costo della copertura in cds sulle obbligazioni del Crédit Agricole (127,44 punti base). Insomma, la ricapitalizzazione da 5 miliardi non è ancora stata sottoscritta dagli azionisti ma i benefici per gli obbligazionisti sono già arrivati.

16. DL SVILUPPO: DA BANKITALIA TAGLIO BONUS BANCHIERI E DIVIDENDI...
Radiocor - 'La Banca d'Italia puo' adottare a fini di stabilita' provvedimenti restrittivi o limitativi concernenti i servizi, le attivita', le operazioni e la struttura territoriale; vietare la distribuzione di utili o di altri elementi del patrimonio' e persino 'fissare limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nei soggetti abilitati, quando sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale' delle banche.

Lo prevede una delle norme che potrebbero essere inserite nel decreto legge Sviluppo all'esame del pre-Consiglio di queste ore e all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani. La norma e' contenuta nell'ultimo capitolo della bozza di provvedimento tra le 'norme da valutare'.

17. STELLA (TI MEDIA), VALUTIAMO CEDERE CONTROLLO MTV ITALIA...
(ANSA) - Telecom Italia Media (51%) sta "ragionando" con Viacom, il gruppo Usa socio al 49%, "per risolvere la joint venture" che controlla Mtv Italia. Lo afferma l'amministratore delegato di Ti Media, Giovanni Stella "Io potrei essere la parte che cede - aggiunge Stella rispondendo agli analisti finanziari durante la conference call di presentazione dei dati del primo trimestre - e quando si parla di vendita e acquisto il prezzo ha la sua importanza: se il prezzo fosse così vile da non valerne la pena, mi potrei anche trasformare in acquirente", dice l'amministratore delegato di Ti media.

"Stiamo valutando quanto la concorrenza di Internet nella fruizione della musica da parte dei giovani sia dannosa, se lo é fino a essere mortale" per i canali musicali televisivi, spiega Stella. Nel primo trimestre del 2011 Mtv Italia ha registrato ricavi di 13,7 milioni, in calo rispetto ai 17,4 milioni dello stesso periodo del 2010. La raccolta pubblicitaria é diminuita dell'8,9%.

18. BNP PARIBAS: +14,6% UTILE PRIMO TRIMESTRE A 2,6 MLD...
(ANSA) - Bnp Paribas ha chiuso il primo trimestre del 2011 con un utile netto di gruppo in rialzo del 14,6% a 2,616 miliardi, superiore alle attese degli analisti che lo davano a 2,22 miliardi di euro. Il margine di intermediazione, comunica l'istituto parigino, presente in Italia con la Bnl, è salito dell'1,3% a 11,685 miliardi.

19. AXA E LA «SCALATINA» A TRIESTE. IN BANCA GENERALI...
Dal "Corriere della Sera" - La suggestione è forte: Axa in casa Generali? L'entità del pacchetto è top secret, ma alla compagnia francese piace molto Banca Generali. La partecipazione è ancora sotto il tetto del 2%e, dunque, non ci sono segnalazioni obbligatorie alle authorities ma, secondo fonti di mercato, potrebbe essere salita fino all' 1,4-1,5%. Nessuno screzio a quanto pare. E di questi tempi, visti i rapporti sulla frontiera Italia-Francia tra Parmalat, Fonsai, Bulgari ed Edison, non è poco.

L'interesse di Axa è per i buoni risultati della banca del Leone di Trieste guidata da Giorgio Angelo Girelli dal 2000. Investimento finanziario, quindi, peraltro manifestato in diverse occasioni dagli uomini della compagnia francese. Ma facile immaginare che qualcuno a Parigi possa fare battute sulla «scalatina» all'istituto. La realtà è che il pacchetto rende bene: Banca Generali, che solo due anni fa era scesa insieme a tutto il settore fino a 2,3 euro, quotava ieri a 11,29 euro.

Con una capitalizzazione di 1,26 miliardi ha superato ampiamente, per dire, la Popolare di Milano che nello stesso lasso di tempo ha dimezzato il proprio valore di borsa scendendo a 955 milioni. Senza contare che la banca del Leone è una delle pochissime Ipo a Piazza Affari che dal 2006 ad oggi ha fatto guadagnare gli investitori. Dunque, di motivazioni ce ne sono molte. Resta il fatto che, approfittando della discrezione del settore assicurativo, Axa ha trovato un piccolo varco redditizio e non si è fatta pregare per entrare.

20. LE MULTE (LEGGERE) DELL'ISVAP...
Dal "Corriere della Sera" - In attesa che Bnl Vita cambi bandiera, diventando francese, l'Isvap ha chiuso un'ispezione tutt'altro che leggera per i vertici della compagnia. La multa finale di 11.111,12 euro appare tuttavia ben poca cosa rispetto ai severi rilievi sulla governance di quella che è una delle più importanti assicurazioni vita in Italia: 2,47 miliardi di raccolta. Unipol nei prossimi mesi venderà come concordato il suo 51%ai francesi di Bnp Paribas che detengono il restante 49%.

Ma il logo della banca parigina è già da tempo anche il logo di Bnl Vita, come fosse una società del gruppo. Il 51%è ancora di Unipol, ma i prodotti di bancassicurazione vengono venduti tramite gli sportelli del canale Bnl-Bnp. Il contratto prevede che Unipol venda il suo 51%a Paribas per 325 milioni con una plusvalenza di una cinquantina di milioni. Per chiudere servono le autorizzazioni, ma non dovrebbero esserci problemi. Nel frattempo l'Isvap ha contestato una serie di carenze nel sistema dei controlli interni e nella gestione dei rischi.

Per esempio, risk management e revisione interna collocati in una posizione gerarchica che non ne garantisce l'indipendenza. Eccessive deleghe al management in materia di finanza aziendale. Troppa libertà all'ufficio finanza. E infine «anomalie nelle procedure di gestione dei dati rilevanti ai fini antiriciclaggio» . Multa di 11.111,12 euro, più o meno la stessa comminata a un'altra compagnia che non ha risposto nei termini a una richiesta dell'Isvap. Ma la normativa è questa e l'Isvap non fa altro che applicare il tariffario ufficiale.

21. GLENCORE, L'INCHIESTA E GLI STRANI INTRECCI CON L'EUROBUROCRAZIA...
Dal "Corriere della Sera" - Spunta un rischio a Bruxelles dietro la mega quotazione a Londra del finora riservatissimo colosso delle materie prime Glencore. La stessa multinazionale ha indicato nel prospetto informativo che la sua controllata Glencore Grain Rotterdam, un ex dipendente e un attuale dipendente risultano coinvolti in una inchiesta penale in Belgio con ipotesi di reati corruttivi collegati alla direzione generale per l'Agricoltura della Commissione europea.

Al centro del procedimento ci sarebbero manovre scorrette tra società private ed euroburocrati in grado di influenzare i flussi di fondi comunitari. Il caso riguarderebbe fatti avvenuti tra la fine degli anni Novanta e il 2003, quando fu aperto il caso. Le autorità giudiziarie belghe hanno confermato l'esistenza del procedimento rinviando all'udienza in programma il 12 maggio. Il gruppo fu fondato negli anni Settanta dal profugo ebreo March Rich e iniziò con l'intermediazione di petrolio. Una condanna negli Stati Uniti portò Rich a una clamorosa latitanza dorata in Svizzera finché il presidente Bill Clinton gli concesse la grazia, l'ultimo giorno del suo mandato.

 05-05-2011]

 

 

"LE FOTO DI BIN LADEN? SPAVENTOSE’ - Dopo Osama, Gheddafi? - Il grande capitale in mano a Obama - Bossi cede al Pdl, accordo sulla Libia - Altro che Silvio-Bossi, affonda Fini - Brusca: proposi un’intesa a Berlusconi sul 41 bis per evitare le stragi - Ciancimino jr. faceva buoni affari illegali (non solo false delazioni) - Gli Agnelli e Murdoch vogliono la Formula 1 - SANTORO A PROCESSO: ‘HA MANIPOLATO LE INTERCETTAZIONI’

Da "il Velino"

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: " ‘Le foto di Bin Laden? Spaventose' ". Editoriali di Antonio Polito: "Dialogare la battaglia più difficile" e Franco Venturini: "A Tripoli non si può fare così". Al centro: "Il compromesso tra Pdl e Lega non cambia la missione in Libia" e "L'ostaggio italiano (dimenticato)". In taglio basso: "Piano per l'assunzione di 65 mila prof precari" e "Gli Agnelli e Murdoch vogliono la Formula 1".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Tutti i segreti di Bin Laden". Editoriali di Lucio Caracciolo: "Ma l'America resta nel suo labirinto" e "Barbara Spinelli: "Il mostro di Al Qaeda". Di spalla: "Il mondo senza Osama". In taglio basso: "Bossi cede al Pdl, accordo sulla Libia". In due box: "Brusca: avvisai Berlusconi ‘Patto con i boss o le bombe' " e "Bertone vincono i sì ma c'è il giallo della firma Fiom".

LA STAMPA - In apertura: " ‘Bin Laden, foto raccapriccianti' " e in taglio alto: "Guardano le immagini che fanno paura". Editoriale di Mario Calabresi: "L'inguaribile malattia del complotto" e Massimo Gramellini: "E' meglio nascondere che eccitare". Al centro: "Ex Bertone, sì all'89 per cento" e " ‘A Berlusconi dissi: accordo o nuove bombe' ". A fondo pagina: "Il dramma dell'astronauta" e " ‘Alleati per rilevare la Formula 1' ".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: " ‘L'Opa non è concordata' " e in taglio alto: "Aiuti a Lisbona per 78 miliardi". Editoriali di Martin Wolf: "Le sabbie mobili dell'Eurozona" e Marco Margiocco: "Il grande capitale in mano a Obama". Al centro la foto-notizia: "Il mondo senza Bin Laden. In Occidente e nei Paesi islamici". Di spalla: "Brusca: proposi un'intesa a Berlusconi sul 41 bis per evitare le stragi" e "Per il Parlamento linea obbligata". In taglio basso: "Torna il credito d'imposta per le assunzioni al Sud" e "Operazione redditometro: lettere del fisco a chi spende oltre quanto dichiarato".

IL GIORNALE - In apertura: "Altro che Silvio-Bossi, affonda Fini", con editoriale di Alessandro Sallusti. Al centro la foto-notizia: "Basta foto false, vogliamo quella vera". Di spalla: "Uccise un bimbo ma per la sinistra è un oracolo" e "La riscoperta di Dio, patria e famiglia". A fondo pagina: "La coppia di fatto scoppia in tribunale".

LIBERO - In apertura: "Dopo Osama, Gheddafi?", con editoriale di Vittorio Feltri. Al centro la foto-notizia: "Santoro a processo: ‘Ha manipolato le intercettazioni' " e " ‘La sinistra fa schifo, noi siamo superiori' ". Di spalla: "Un'altra ‘verità' di Brusca. Facciamola finita". A fondo pagina: "Figli uguale problemi, non aboliamo i genitori".

IL TEMPO - In apertura: "La morte in diretta".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Bin Laden confindential. La lunga caccia a Osama è partita da lontano". In apertura a destra: "Ciancimino jr. faceva buoni affari illegali (non solo false delazioni)". Al centro: "Il partito dei pm come Antistato".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Guerra a tempo". In taglio alto: "Ex Bertone, passa il sì al referendum".04-05-2011]

 

 

 

SOB! COME MAI I LEGALI DEL LINGOTTO SI SONO PRECIPITATI A ROMA NELLA SEDE DELLA CONSOB? FARE IL PUNTO prima che parta la grande operazione su Chrysler con la Fiat entro fine anno al 51% dell’azienda USA - Così gli uomini DI MARPIONNE hanno svolto una relazione sulla situazione finanziaria e la gestione della liquidità del gruppo, senza tralasciare gli effetti patrimoniali e finanziari dell’incremento della quota in Chrysler e anche gli investimenti previsti per l’anno in corso e i successivi... Roberto Sommella per "MF - Milano Finanza"

Summit riservato sui conti Fiat in Consob. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, un pool di legali del Lingotto, guidato dal direttore dell'investor relation Fabio Spirito, ha concluso ieri a Roma una missione importante. L'obiettivo, a quanto si apprende, era incontrare i vertici delle direzioni emittenti e mercati della Commissione guidata da Giuseppe Vegas per fare il punto della situazione prima che parta la grande operazione su Chrysler con la Fiat destinata a salire entro fine anno al 51% dell'azienda americana.

Proprio questo punto, ricordato anche ieri dallo stesso amministratore delegato del colosso automobilistico, Sergio Marchionne, è stato il tema del summit tra gli uomini del gruppo torinese e gli 007 della Consob. La Commissione di borsa, ai sensi dell'articolo 115 del Testo unico della finanza, ha la possibilità di chiedere alle aziende quotate lumi sullo stato dei conti e sull'indebitamento: nel caso specifico, trattandosi di un'azienda come la Fiat, una delle più importanti del Paese e con obiettivi molto ambiziosi, la chiamata dei guardiani di Piazza Affari è parsa una scelta obbligata.

Così, per circa un paio d'ore, gli uomini della Fiat hanno svolto una relazione sulla situazione finanziaria e la gestione della liquidità del gruppo del Lingotto, senza tralasciare gli effetti patrimoniali e finanziari dell'incremento della quota in Chrysler e anche gli investimenti previsti per l'anno in corso e i successivi. In sintesi, una vasta radiografia dello stato di salute del gruppo.

Che i tempi stringano su Chrysler è peraltro ormai noto. Marchionne, nel corso della conference call sui risultati trimestrali della società di Auburn Hills, ha confermato che Fiat arriverà al 51% del capitale dell'azienda di Detroit entro la fine dell'anno e ha negato ogni ipotesi di fusione tra le due case.

Il manager ha inoltre ribadito l'obiettivo della Fiat di acquisire un ulteriore 16% di Chrysler «immediatamente dopo» aver rimborsato integralmente i prestiti concessi da Usa e Canada.

Illustrando le slide, il numero uno di Fiat ha poi ricordato le tappe che hanno portato il Lingotto al 30% della Chrysler e l'accordo per esercitare entro fine giugno l'Incremental equity call option in concomitanza con il rifinanziamento, le cui operazioni sono state avviate ieri da Auburn Hills.

 03-05-2011]

 

 

AI MERCATI PIACE UN SACCO IL LINGOTTO FUSO - MARPIONNE FRENA SULLA FUSIONE CON CHRYSLER, MA ALLA BORSA BASTANO I BUONI RISULTATI DEL GRUPPO USA (MA INFERIORI DI FORD E GM), PER SPINGERE IN ALTO IL TITOLO FIAT - L’UTILE CHRYSLER CONSENTE DI RIMBORSARE I DEBITI DI 7,5 MLD $ CON CASA BIANCA E CANADA - TORINO SE NE FREGA DEL MERCATO ITALIANO (-8,5% IN APRILE) E INVESTE A DETROIT

Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

La fusione tra Chrysler e Fiat? "Al momento non è sul tavolo". Parola di Sergio Marchionne, che così dà un colpo di freno su un tema politicamente molto sensibile dalle nostre parti. Ma in Borsa la pensano diversamente e le quotazioni del Lingotto ormai corrono al traino delle notizie che arrivano da Detroit.

Così, ieri, nel giorno in cui Chrysler ha annunciato il ritorno all'utile trimestrale, i titoli del gruppo di Torino hanno fatto un balzo quasi del 4 per cento. Il rialzo supera ormai il 15 per cento dal 21 aprile, quando si seppe che Torino era pronta a salire dal 30 al 46 per cento nel capitale della casa Usa.

L'Italia invece continua a riservare brutte sorprese. Ieri in serata, a Borsa chiusa, sono arrivati i dati sulle vendite di aprile che per il Lingotto fanno segnare ancora un calo dell''8,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il dato è particolarmente significativo perchè aprile 2010 è stato il primo mese in cui sono venuti meno gli incentivi.

Per la prima volta da più di un anno vengono quindi messi a confronto risultati ottenuti su mercati omogenei. Sarà interessante, quest'oggi, verificare quale sarà la reazione della Borsa a questa notizia negativa per Torino.

Intanto, però, si può già dire che agli investitori la Fiat piace americana. E piace di più adesso che Chrysler è tornata al profitto. Nel primo trimestre dell'anno gli utili hanno toccato quota 116 milioni di dollari, circa 78 milioni di euro. Marchionne, a ragione, parla di una svolta. Dopo il crac del 2008 e il salvataggio dell'anno successivo gestito dal Lingotto con i soldi del governo americano e canadese, è la prima volta che la più piccola delle tre case di Detroit riesce a riportare in nero i conti trimestrali.

Le due concorrenti Usa avevano già centrato l'obiettivo da tempo. Gm è addirittura tornata in Borsa dopo il fallimento. Ford si è salvata a suo tempo dal crac e proprio pochi giorni fa ha presentato agli analisti il trimestre migliore addirittura dal 1998, un'epoca che sembra lontanissima, quando l'economia americana viaggiava a tutta velocità.

Intanto però Chrysler può permettersi di rimborsare i debiti di 7,5 miliardi di dollari con la Casa Bianca e il Canada. I soldi, arriveranno entro giugno grazie a prestiti bancari per 3,5 miliardi, altri 2,5 miliardi con il collocamento di obbligazioni e 1,3 miliardi saranno sborsati da Fiat quando, come annunciato il 21 aprile, sottoscriverà una quota supplementare del 16 per cento nel capitale della casa Usa.

Insomma, Torino arranca sui mercati ma investe a Detroit dove invece la musica è ben diversa. Il fatto è che il mercato Usa ha ricominciato a correre alla grande e i produttori cavalcano l'onda di un boom per molti aspetti inatteso. Aumentano soprattutto le vendite dei suv, i modelli su cui sono più elevati i margini di guadagno e che da sempre rappresentano il punto di forza di Chrysler.

Ecco perchè le vendite dell'azienda Usa sono cresciute addirittura del 35 per cento rispetto al primo trimestre del 2010, toccando quota 394 mila veicoli. La quota di mercato negli Stati Uniti è pari al 9,2 per cento, meglio del 9,1 per cento di un anno fa, ma va segnalato che nel secondo e nel terzo trimestre del 2010 Chrysler viaggiava intorno al 9,5 per cento. Adesso però i margini di profitto sono maggiori.

E la differenza rispetto al passato recente la fanno le maggiori vendite ai privati rispetto a quelle destinate alle flotte aziendali e agli autonoleggio. Così come dà slancio ai risultati anche il lancio di nuovi modelli accompagnati da forti investimenti sulla rete di vendita.

Proprio il contrario di quello che succede in Italia, dove il rinnovamento del listino è stato rimandato a quando il mercato si sarà ripreso (Marchionne dixit). E così mentre Chrysler recupera in Usa, Fiat continua a calare in patria. La quota dei marchi del Lingotto in aprile è scesa al 28,7 per cento, due punti i meno rispetto al 2010. 03-05-2011]

 

 

 

1- LEGGERE SULL’ULTIMA PAGINA (LA PIÙ VISTA) DI "METRO", IL FREE PRESS DISTRIBUITO OVUNQUE A NEW YORK: “FIAT: FINANCING IRANIAN ACT OF TERRORISM” (FINANZIARE ATTI TERRORISTICI IRANIANI), NON DEVE ESSERE STATO IL MIGLIOR BENVENUTO USA PER MARPIONNE - 3- L’APPELLO DELLL’ASSOCIAZIONE UANI (UNITED AGAINST NUCLEAR IRAN): “INACCETTABILE CHE FIAT CONTINUI A FARE AFFARE CON UN REGIME CHE VIOLA SFACCIATAMENTE IL DIRITTO INTERNAZIONALE. LA FIAT HA STIPULATO NEGLI ULTIMI 10 ANNI CONTRATTI CON IL GOVERNO USA PER 246 MILIONI $. MA SOPRATTUTTO DOPO LA SUA ACQUISIZIONE DI CHRYSLER HA RICEVUTO MILIARDI DI DOLLARI IN AIUTI PER LA CRISI DELL’AUTO" - 4- UANI FA UN PESANTE RIFERIMENTO AL FATTO CHE I VEICOLI IVECO (GRUPPO FIAT) SONO USATI PER TRASPORTARE MISSILI IRANIANI E PER ALLESTIRE ESECUZIONI PUBBLICHE - 5- GRAN FINALE: "NON CREDIAMO CHE GLI AMERICANI VORRANNO COMPRARE VEICOLI FIAT O CHRYSLER SAPENDO CHE I PROVENTI VANNO A UN’AZIENDA CHE FA AFFARI CON L’IRAN. FIAT DEVE SCEGLIERE SE FARE AFFARI IN USA O IN IRAN. DOVREBBE SEGUIRE L’ESEMPIO DI KIA E TOYOTA E INTERROMPERE IMMEDIATAMENTE LE SUE ATTIVITÀ IN QUEL PAESE”

DAGOREPORT

Leggere sull'ultima pagina (la più vista) di Metro, il free press distribuito ovunque a New York "FIAT: Financing Iranian Act of Terrorism" (Finanziare atti terroristici iraniani), non deve essere stato il miglior benvenuto in America per il gruppo guidato da Sergio Marchionne. Il 23 aprile scorso, a New York c'è stata l'inaugurazione dell'Auto Show, evento annuale in cui Fiat ha presentato la 500 cabrio e la Chrysler 300 SRT8. Non è stato però l'impulloverato a presentare i due nuovi modelli pensati per il mercato americano, ma rispettivamente Laura Soave e Olivier Francois, responsabili dei brand per il mercato USA.

Eppure è la sua immagine che l'associazione UANI (United Against Nuclear Iran) ha scelto per la vignetta che ha pubblicato il 29 aprile Metro, il free press più gettonato di New York. La missione di UANI è quella di sensibilizzare l'opinione pubblica e di spingerla a boicottare le compagnie che, mentre ricevono aiuti o contratti dal governo federale americano, continuano a fare affari con l'Iran.

Sia gli Stati Uniti che l'Onu hanno stabilito sanzioni economiche nei confronti della Repubblica Islamica guidata da Ahmadinejad, a causa del rifiuto di interrompere il suo programma nucleare, che hanno imposto a grandi aziende multinazionali di sospendere o di cancellare le loro attività in Iran. Per giustificare la sua campagna contro la Fiat, Uani si è basata sui dati del "New York Times", che ha pubblicato una lista delle aziende attive a Teheran e dintorni.

 (Qui l'articolo del "NY Times": http://nyti.ms/j4swdi )

L'APPELLO ANTI-FIAT
Secondo l'articolo, Fiat ha stipulato negli ultimi 10 anni contratti con il governo americano per 246 milioni $. Ma soprattutto dopo la sua acquisizione di Chrysler, che ha ricevuto miliardi di dollari in aiuti dopo la crisi dell'auto, per UANI è "inaccettabile che Fiat continui a fare affare con un regime che viola sfacciatamente il diritto internazionale, così dandogli nuova linfa per continuare a farlo.

Non crediamo che gli americani vorranno comprare veicoli Fiat o Chrysler sapendo che i proventi vanno a un'azienda che fa affari con un regime brutale e repressivo. Messa in parole povere, Fiat deve scegliere se fare affari in USA o in Iran. Dovrebbe seguire l'esempio di Kia e Toyota e interrompere immediatamente le sue attività in quel paese".

Queste parole si trovano nella petizione online sul sito di UANI (Qui: http://bit.ly/isnLmF ), un appello che viene inviato a:

Timothy Geithner, ministro del Tesoro
Robert M. Gates, ministro della difesa
Fiat Industrial Media Relations
Fiat Industrial Investor Relations
Fiat SpA Media Relations
Fiat SpA Investor Relations
CNH Investor Relations


QUALI SONO GLI AFFARI DI FIAT IN IRAN

Secondo il "New York Times", Fiat ha già prodotto e messo in vendita 2mila veicoli nell'ambito del suo accordo con il Gruppo iraniano Pars. Sulla home page dell'azienda appare in primo piano la Fiat Siena, un modello che il gruppo (ancora per poco) di Torino vende solo in Medio Oriente e in paesi in via di sviluppo. (homepage di Pars: http://bit.ly/mGfe2W )

York

Non solo. UANI fa un pesante riferimento al fatto che i veicoli Iveco (gruppo Fiat) sono usati per trasportare missili iraniani e per allestire esecuzioni pubbliche. Degli affari di Iveco a Teheran ne parlò Giulio Meotti sul "Wall Street Journal" ( http://on.wsj.com/kigztd ). Meotti a gennaio 2010 contattò al riguardo Maurizio Pignata, capo dell'ufficio stampa dell'azienda che produce camion e mezzi pesanti, che gli rispose: "i veicoli sono venduti per fini civili. Noi non possiamo controllare gli usi diversi che se ne possono fare. In Cina i nostri veicoli vengono usati per le esecuzioni pubbliche dei prigionieri. Quindi non possiamo sapere se i nostri veicoli sono usati in Iran per fini militari o repressivi".

Uno potrebbe rispondere che le prove (fotografiche) ci sono, e che il discorso "non possiamo controllare come usano i nostri mezzi" regge quando si parla di atti criminali isolati - i pick-up Toyota usati da tutti i terroristi del mondo, per esempio - ma vacilla se a usarli per fini impropri è un governo con cui si fanno contratti per joint venture. E non c'è solo l'accordo Fiat-Pars: Iveco da anni collabora col gruppo iraniano SAIPA.

L'IMPATTO SUL MERCATO AMERICANO
Ieri si è chiuso il New York Auto Show, e oggi Marpionne presenterà i conti trimestrali di Chrysler in una conference call alle 16:00 ora italiana. Secondo gli analisti, l'impulloverato di Detroit mostrerà orgogliosamente un miglioramento delle vendite e dei bilanci - per quanto eclissato dal boom dei concorrenti GM e Ford - dopo aver annunciato la settimana scorsa di voler restituire i miliardi in aiuti statali del governo USA (per restituire si intende rifinanziare il debito, trasferendolo dal governo di Obama alle banche, che gli chiederanno interessi più bassi).

Gli azionisti di Chrysler saranno meno orgogliosi di una campagna di boicottaggio che rischia di essere un macigno per le vendite, in un paese dove il patriottismo condiziona la vita politica e sociale, ma anche quella economica: basti pensare al crollo delle vendite di vini francesi dopo che Chirac decise di non appoggiare l'intervento USA in Iraq.

02-05-2011]

 

 

OBAMA: ‘NON MOSTRERÒ LA FOTO DI BIN LADEN’ - LA FIGLIA DI OSAMA: ‘L’HANNO UCCISO A SANGUE FREDDO’ - la figlia di berlusconi: ‘Io, l’Italia in guerra, De Benedetti e Geronzi’ - LIBIA, VIA LIBERA ALLA MOZIONE DI MAGGIORANZA. BERLUSCONI: SE LASCIO TREMONTI CANDIDATO - CONTI PUBBLICI, È PRONTA LA MINI-STANGATA DA 7 MILIARDI - FIAT, ECCO IL PIANO PER LE BANCHE USA - A TANZI 8 ANNI CHIESTO L’ARRESTO...

Da "il Velino"

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: " ‘Non mostrerò la foto di Bin Laden' " e a sinistra: "Berlusconi: se lascio Tremonti candidato". Editoriale di Angelo Panebianco: "Lo sguardo miope". Di spalla: "Il dilemma etico nell'era della rete". Al centro foto-notizia: "Nel nascondiglio di Obama: capre e 150 galline" e " ‘Preso e poi ucciso': i misteri del raid". In taglio basso: "Decreto per i conti: ‘Ma niente manovra' " e "Chiesto l'ergastolo per i nazisti di 90 anni". In un box: " ‘Io, l'Italia in guerra, De Benedetti e Geronzi' ".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Obama: non darò le foto di Bin Laden". Editoriali di Vittorio Zucconi: "Il diritto di sapere" e di Federico Rampini: "Il fantasma della tortura". Al centro: "Pdl, Berlusconi incorona Tremonti" e "Libia, via libera alla mozione di maggioranza. Bossi: la Lega vince sempre". In taglio basso: "Conti pubblici, è pronta la mini-stangata da 7 miliardi" e "Parla Sarkozy: sugli immigrati non lascerò l'Italia da sola".

LA STAMPA - In apertura: "La figlia di Osama: ‘L'hanno ucciso a sangue freddo'". Editoriale di Marta Dassù: "Il fragile successo di Obama". Al centro foto-notizia: "Berlusconi: se lascio, c'è Tremonti", con il commento di Marcello Sorgi: "La nuova tecnica di seduzione", e in due box: "Il pugno di Bossi" e " ‘Sinistra più credibile o resta all'opposizione' ". In due box: "Scaroni: il nostro futuro nel gas" e "A Tanzi 8 anni chiesto l'arresto". A fondo pagina: "Luka chi?".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Illecito l'eccesso di controlli" e in taglio alto: "Fiat, ecco il piano per le banche Usa". Editoriali di Pierpaolo Benigno: "I silenzi di Trichet" e di Kenneth Rogolf: "L'arringa di Bernanke". Al centro la foto-notizia: "Banche centrali nella corsa all'oro. Il Messico compra 100 lingotti". Di spalla: "Obama decide di non pubblicare foto di Bin Laden" e "Berlusconi: se lascio è Tremonti il candidato". In taglio basso: "Marcegaglia: priorità al fisco per crescere di più" e "La giornata nazionale della previdenza: quattro azioni valide per tutti".

IL GIORNALE - In apertura: "Basta alibi, ora si governa". Editoriale di Alessandro Sallusti: "Anche l'Italia democratica è fondata su un'esecuzione". Al centro la foto-notizia: "Ha 180 milioni di debiti ma Concita fa la maestrina" e "Lo dice anche Napolitano: la sinistra non è credibile". Di spalla: "Sono quattro le mosse per battere la crisi" e "Piano casa e lavoro al Sud il governo accelera". A fondo pagina: "Fin Laden non risponde più al citofono".

LIBERO - In apertura: "Indistruttibile Silvio", con editoriale di Vittorio Feltri. Al centro la foto-notizia: "Il Cav: se vado via io, arriva Giulio" e "Che errore nascondere le foto di Osama". Di spalla: "Se l'operaio licenzia il sindacato". A fondo pagina: "L'Europa vuol rifilarci anche i matrimoni gay" e "Risparmiatori, attenti: arrivano i bond mutanti".

IL TEMPO - In apertura: "Berlusconi investe Tremonti". Al centro la foto-notizia: "Obama blocca le foto del cadavere di Bin Laden".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Così Marcegaglia cerca di rilanciarsi mentre prepara il suo addio". In apertura a destra: "Obama sta perdendo due alleati strategici a Islamabad e al Cairo". Al centro l'editoriale di Giuliano Ferrara: "La chiacchiera viscerale d'occidente".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Sputtanato". In taglio alto: "Bin Laden, no a foto. Giallo sul blitz".05-05-2011]

 

 

1- TEMPESTA PER IL "LEADER-SKIPPER" DALEMIX: NON MENTIVA L’IMPRENDITORE PIO PICCINI, ARRESTATO PER IL CRAC AGILE-OMEGA, QUANDO RACCONTAVA DI AVERE PAGATO IL COMPAGNO DI REGATE E COINTESTATARIO DELLA BARCA IKARUS DI MASSIMO D’ALEMA, VINCENZO MORICHINI, PER LA SUA ATTIVITÀ DI PRESSIONE SU FINMECCANICA E ALTRI ENTI PUBBLICI - 2- MENTRE LA PROCURA DI ROMA INDAGA SULLE FALSE FATTURE DELLE IMPRESE CHE FINANZIAVANO LA FONDAZIONE ITALIANIEUROPEI DI D’ALEMA, UNA SECONDA INDAGINE MILANESE DEL PM GRECO PUNTA SUGLI APPALTI ALL’INFORMATIZZAZIONE NELLA SANITÀ LOMBARDA - 3- PER L’EX LÌDER MAXIMO RICICCIA PURE LA SCALATA TELECOM: AZIONI DELL’AMICO MORICHINI IN HOLINVEST, LA SOCIETÀ DOVE GNUTTI INVESTÌ I PROFITTI DELLA VENDITA DI TELECOM - 4- IN MEDIA STAT VIRTUS: PAGINATA SUL "CORRIERE", OGGI NULLA SU "REPUBBLICA" E "STAMPA" -

1- LOBBISTI IN BARCA - LA GUARDIA DI FINANZA TROVA 275 MILA EURO SUI CONTI DELLA SOCIETÀ DEGLI AMICI DI D'ALEMA
Marco Lillo per Il Fatto

La Guardia di finanza ha trovato i riscontri. Non diceva bugie Pio Piccini, l'imprenditore arrestato per il crac Agile-Omega, quando raccontava di avere pagato il compagno di regate di Massimo D'Alema, Vincenzo Morichini, per la sua attività di pressione su Finmeccanica e altri enti pubblici.

Non mentiva quando raccontava ai pm di avere stipulato un contratto di lobbying (Piccini lo definisce anche "faccendiere") per vincere l'appalto delle intercettazioni di Finmeccanica e non sbagliava quando rispondeva positivamente alla domanda del pm Paolo Ielo, "Questa attività con il mondo delle istituzioni, Morichini la faceva anche per altri?".

Grazie alle verifiche bancarie sulla SDB Srl di Morichini e soci, effettuate dal nucleo valutario della Guardia di Finanza, si è scoperto che la Soluzioni di Business Srl (ma forse sarebbe stato meglio chiamarla Soluzioni di Politica) ha incassato dal luglio 2009 al febbraio del 2011 ben 275 mila euro.

I soldi provenivano in gran parte da soggetti che operavano con la pubblica amministrazione: imprese informatiche come la Themis di Piccini (18 mila euro), grossisti di articoli medicinali come il gruppo Foretec di Viscardo Paganelli, (90 mila euro a SDB) e poi ancora la Cler, Cooperativa Lavoratori Elettricisti Romani (20 mila euro) e poi costruttori e operatori della sorveglianza.

Dopo aver ricostruito le entrate (non trascendentali a dire il vero) della società degli amici di D'Alema l'informativa della Guardia di Finanza depositata il 22 marzo del 2011 ricostruisce gli appalti erogati da enti o società pubbliche alle imprese che pagavano la SDB degli amici di D'Alema: nell'azionariato oltre a Morichini con il 20 per cento, c'è anche Adolfo Orsini, dirigente dell'Arsial Umbria con il 10 per cento mentre l'amministratore in carica fino al giugno 2009 era Massimo Bologna, cugino di D'Alema per parte di mamma.

Si scopre così che, per esempio, la CLER, Cooperativa Lavoratori Elettricisti Romani, dal 2008 al 2010, ha ottenuto appalti dalla Provincia di Roma guidata dal Pd Nicola Zingaretti per poco meno di 4 milioni di euro ma anche appalti per valori simili dal Comune di Roma e dall'Acea, nell'era Alemanno. Mentre l'appalto più grande della Foretec, per 14 milioni di euro, è arrivato dall'ospedale Sant'Antonio Abate di Gallarate.

Sembra difficile mettere in relazione l'affidamento degli appalti pubblici con l'attività di lobbying e con i pagamenti effettuati alla società degli amici di D'Alema. Mentre è più interessante la copia del contratto di consulenza stipulato in data 13 ottobre del 2009 tra OMEGA.IT  e la SDB che è stato trovato durante le perquisizioni.

Questo contratto firmato da Piccini e Morichini, prevede che "Omega svolge la propria attività principalmente nel settore della progettazione ed erogazione di servizi connessi al campo informatico, telematico e di sistemi di comunicazione...OMEGA.lT ha deciso di avvalersi dell'attività di Sdb Srl "per attività di assistenza, consulenza e di lobbying nell'ambito delle finalità di sviluppo e di crescita ..... al fine di sviluppare positive relazioni con le Istituzioni centrali e periferiche" .

Quel contratto prevede solo il pagamento di un "compenso annuo di 30.000,00 più IVA non suscettibile di revisione, salvo spese straordinarie". Mentre non c'è la percentuale del 5,5 per cento che, secondo quanto dichiarato da Pio Piccini ai pm, l'imprenditore avrebbe dovuto pagare in caso di affidamento dell'appalto da parte di Finmeccanica, grazie all'aiuto di Morichini. Né ovviamente c'è traccia della spartizione di quella percentuale (pari a mezzo milione di euro circa) tra la Morichini, la Fondazione Italianieuropei e il Partito Democratico.

Mentre la Procura di Roma indaga sulle false fatture delle imprese che finanziavano la Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema, c'è una seconda indagine milanese del Procuratore aggiunto Francesco Greco che punta sugli appalti all'informatizzazione nella sanità lombarda. Il verbale di Piccini pubblicato ieri è frutto di un interrogatorio reso il 15 settembre del 2009 dall'imprenditore arrestato per il crack delle società telefoniche Agile e Omega, davanti ai pm romani Paolo Ielo e Giuseppe Cascini ma anche dinanzi al coordinatore del pool reati finanziari di Milano.

Solo le pagine relative agli affari tentati con le regioni rosse, come Umbria e Marche, e con Finmeccanica, e propiziati dagli amici di Massimo D'Alema, sono state depositate. Mentre le pagine del verbale omissate riguardano il fascicolo numero 52429 del 2009 che è segreto e che preoccupa non poco gli imprenditori che operano con le pubbliche amministrazioni in Lombardia, stavolta con l'aiuto di faccendieri vicini al centrodestra.

"A Morichini parlo di sanità e la parte interessante era l'Umbria" dice Piccini a Greco e Ielo "perché lì potevamo clonare le stesse attività che erano state già fatte con la Regione Lombardia". La società Themis di Piccini ha effettivamente portato avanti un progetto pilota per archiviare in via informatica le cartelle cliniche delle Asl in Lombardia. E sono probabilmente i lobbysti lombardi, che Piccini ha citato nei suoi interrogatori, a interessare il pm Greco.

2- «MAGO» DELLE ASSICURAZIONI CON LA PASSIONE PER LA VELA
Fa. C. per il Corriere della Sera

«L'ultima volta l'ho visto alla Giostra della Quintana, a settembre, mentre io sfilavo come dama- ricorda la cugina Giuliana, al telefono da Foligno-. Ma Enzo è molto più grande di me e con lui ho sempre avuto poca confidenza. Però me lo ricordo fin da ragazzo molto bello, solare, corteggiato dalle donne...» . Vincenzo Morichini, 66 anni, di Foligno, cointestatario della barca Ikarus di Massimo D'Alema e suo amico, nella vita ha parecchie passioni, tra cui le donne e la politica.

Una sua conversazione «hot» con una signora che aveva una società di pubbliche relazioni vicino il Parlamento fu intercettata nel ' 99 dalla Squadra Mobile di Roma che indagava su un giro di prostituzione d'alto bordo. Barbuto, una vaga somiglianza col velista Pelaschier, lasciò Foligno per diventare un agente Ina-Assitalia sul territorio. Ma era il più bravo e divenne il numero uno dell'Agenzia Generale di Roma, negoziando contratti con i colossi pubblici: Anas, Ferrovie, Bnl, Alitalia, Finmeccanica.

C'è chi lo ricorda attivo per far entrare Ina Assitalia tra i grandi sponsor di Roma olimpica 2004. Nel 2007, in qualità di ad della srl Agf (Agenzia Generale Fiumicino assicurazioni), fu tra i fondatori di Assonautica: «Ma da tempo non è più socio» , taglia corto il presidente Cesare Pambianchi patron della Confcommercio di Roma. Sposato con la pittrice Patrizia Molinari, abita a Roma in una bella casa nel rione Monti.

3- ITALIANIEUROPEI "ESTRANEI A TUTTO"
La fondazione di Massimo D'Alema risponde alle accuse: "Lo scopo di Italianieuropei è la diffusione di cultura politica attraverso strumenti e iniziative. I contributi che riceviamo, esclusivamente da privati, sono perciò volti a rendere possibile lo svolgimento della nostra attività sociale", dichiara Andrea Peruzy, segretario generale della fondazione.

Aggiunge: "Ogni altra attività ipotizzata appare del tutto estranea allo scopo e al funzionamento della nostra Fondazione. Solo ipotizzare la sussistenza di diverse finalità, oltre che non essere rispondente al vero, provoca un grave danno all'immagine e alla continuità del lavoro svolto da enti come il nostro".

Peruzy conclude: "La Fondazione si riserva di porre in essere azioni per la propria tutela". Possibile, però, che nessuno abbia vagliato il curriculum anche giudiziario dei donatori? "Noi non possiamo esaminare il dna di tutti", si dice in ambienti della fondazione. Ci sarebbe chi, in sostanza, sostiene aver dato soldi alla fondazione per avere appalti... "Noi non rispondiamo di quello che viene detto, anche se si tratta di persone a noi vicine".

QUELLE OMBRE SULLA SCALATA TELECOM - AZIONI DI MORICHINI IN HOLINVEST, LA SOCIETÀ DOVE GNUTTI INVESTÌ I PROFITTI DELL'AFFARE
Vittorio Malagutti e Ferruccio Sansa per Il Fatto

Gli amici di Massimo D'Alema, la scalata Telecom e i legami con le società di Chicco Gnutti. No, non è l'oggetto delle indagini del pm romano Paolo Ielo. Ma i nomi che emergono dagli atti permettono di ricostruire una storia di cui da anni si parla nei corridoi della finanza e della politica: la partecipazione di uomini vicini al Lìder Maximo alla scalata Telecom.

Così a qualcuno è saltato agli occhi quel nome: Vincenzo Morichini, vicinissimo a D'Alema. Il finanziere che era proprietario di Ikarus, lo yacht utilizzato dal presidente del Pd. Bene, secondo le carte in possesso del Fatto Quotidiano risulta che Morichini era titolare di 241.000 azioni (lo 0,23% del totale) di Holinvest la società in cui molti bresciani amici di Gnutti - ma non solo loro - reinvestirono i profitti della scalata Telecom. Una quota non enorme, ma potrebbe essere la dimostrazione della partecipazione di amici di D'Alema alla scalata. Un filo che molti da anni cercano di risalire.

Il meccanismo era semplice: nel novembre 2001, concluso l'affare Telecom con le tasche gonfie di denaro, molti scalatori (essenzialmente la cerchia di bresciani) reinvestirono i guadagni proprio nella Holinvest di Gnutti, sottoscrivendo un aumento di capitale. E così quest'ultima società diventa una specie di clone della Hopa con cui condivide decine di azionisti. Una quota di Holinvest risulta intestata a investitori non lombardi. Nomi sconosciuti all'opinione pubblica, che in un primo momento passano inosservati. Morichini e Lazzarini, appunto.

Di chi stiamo parlando? Morichini era un pezzo grosso di Ina-Assitalia. Un manager di indiscussa abilità e grandi capacità di relazione che tenta, spesso con successo, di stipulare contratti con i colossi del settore pubblico: Alitalia, Anas, Ferrovie e Finmeccanica. Dalla metà degli anni Novanta Morichini entra nell'orbita di D'Alema: "Fai il nome di Vincenzo e dici Massimo", racconta al Fatto un suo conoscente di vecchia data.

Morichini, però, è grande amico anche di Lazzarini, numero uno di Italbrokers, una tra le più importanti società private di brokeraggio in Italia. Italbrokers vanta molti clienti prestigiosi nel suo carnet, tra cui soggetti pubblici, come le Ferrovie e il Parlamento. Nel suo cda siedono uomini vicini al centrosinistra come al centrodestra. Ma la stella polare di Lazzarini è senz'altro lui, D'Alema.

In Liguria, negli ambienti del governatore Claudio Burlando e di Lazzarini, sono tanti i fili che portano al leader Pd: tra i finanziatori di Italbrokers c'è la famiglia Lolli Ghetti, a sua volta socia della London Court, la finanziaria che all'epoca faceva capo a Roberto De Santis, salentino, braccio destro di D'Alema.

Ancora: tra i soci di Holinvest compare con una minuscola quota dello 0,06 per cento, anche Giancarlo Gardella, classe 1940. Un genovese che è stato socio di minoranza della Italbrokers di Lazzarini.

Ma come viene gestita l'operazione Telecom? Morichini e Lazzarini non sono finanzieri famosi. E non sono nemmeno di Brescia o di Mantova come tutti i soci di Gnutti. È come se fossero "infiltrati" nella compagine degli investitori. Certo, conta la loro attività, ma secondo i maligni pesano anche le loro amicizie importanti nel centrosinistra: c'è Claudio Burlando , già parlamentare, ministro dei Trasporti e oggi presidente della Regione. Lazzarini è legato a doppio filo a Burlando. E il governatore ligure a sua volta è un dalemiano di ferro.

Franco Lazzarini ha sempre respinto la ricostruzione: "È una notizia falsa. Io ho comprato soltanto un miliardo di azioni Olivetti e ci ho anche perso un sacco di soldi. Lo stesso vale per Gardella. Non conosco Chicco Gnutti. Tirano sempre fuori questa storia soltanto perché sono amico di Massimo D'Alema...".

Il nome di Lazzarini e Morichini, però, compaiono nelle carte di Holinvest. Nessun illecito penale, ma parrebbe la conferma della partecipazione di ambienti vicini a D'Alema all'operazione Telecom. [08-05-2011]

 

 

 

BORSE IN ASIA ED EUROPA IN CALO - EX BERTONE, LO SCHERZO DELLA FIOM ALLA FIAT, COSTRETTA ORA A INVESTIRE - MARCEGAGLIA: “NIENTE BERLUSCONI ALL’ASSEMBLEA CONFINDUSTRIA, SOLO MONTEZEMOLO, COME IMPRENDITORE. NON NASCE UN NUOVO PARTITO” - GLENCORE, LA GOLDMAN DELLE MATERIE PRIME, PREPARA L’IPO PIÙ GRANDE DELL’ANNO - CERUTTI AL “SOLE” DI MEDIOBANCA - ELKANN IM-BUFFETT-ATO - PARMALAT, TITOLO SALE, OGGI CASSAZIONE SU TANZI - LA LETTERA DI DRAGHI A PONZELLINI - ALL’ASSEMBLEA RETELIT SPUNTANO I LIBICI - ALZARE LA SOGLIA DELL’USURA

1 - BORSA: LISTINI APRONO IN CALO, A MILANO SVETTA FIAT INDUSTRIAL (+2%)...
Radiocor - I listini europei aprono in leggero con gli operatori ancora prudenti dopo un mese positivo per le Piazze mondiali. A Milano, il Ftse Mib cede lo 0,22% e il Ftse All Share lo 0,21%. Brilla Fiat Industrial (+2,4%) sulle indiscrezioni che il Lingotto possa vendere la societa'. In flessione, invece Lottomatica (-1,17%). Eni (-0,6%) e Tenaris (-0,66%) pagano il calo del prezzo del greggio.

2 - BORSE ASIATICHE IN CALO SULLA SCIA DEGLI INDICI USA...
(LaPresse/AP) - Borse asiatiche in calo nella mattina, sulla scia dell'andamento di ieri degli indici Usa. L'Hang Seng di Hong Kong ha perso l'1% fino a 23.407,95, così come il Kospi sud coreano a 2.180,04 e l'S&P/ASX 200 australiano a 4.739,60. Perdite anche per gli indici di Singapore, Taiwan, Malesia e Cina. Unica crescita per il benchmark della Nuova Zelanda. Le conrattazioni in Giappone sono ferme per il periodo di vacanza.

3 - FIAT, A REFERENDUM EX BERTONE VINCE IL SI CON 886 VOTI, 111 I NO...
(LaPresse) - Stravince il sì al referendum alle ex Bertone, oggi Officine automobilistiche Grugliasco. Su 1011 lavoratori votanti i sì sono stati 886 pari all'87,6%, i no sono invece stati 111 pari al 10,9%. Pressoché deserto lo stabilimento, anche fuori dai cancelli. Sono presenti solo una trentina di sindacalisti e delegati.

4 - FIAT, FIOM NON FIRMERÀ ACCORDO EX BERTONE, RSU FIOM SÌ...
(LaPresse) - La Fiom non fermerà l'accordo proposto da Fiat per le ex Bertone. Lo ribadisce il segretario provinciale di Torino Federico Bellono. "E' un contratto - spiega - viziato da illegittimità. Non c'è nessun motivo per cambiare posizione rispetto a quanto detto finora. La Fiat piuttosto prenda atto del risultato del rederendum". Le rsu Fiom invece, conferma Pino Viola, firmeranno l'accordo di Fiat, come già stabilito.

5 - FIAT: VIA INVESTIMENTI SU EX-BERTONE DOPO OK A NUOVO CONTRATTO DA 2012...
(LaPresse) - Fiat in una nota, prende atto del risultato della consultazione organizzata dalla Rsu dei lavoratori dello stabilimento Officine Automobilistiche Grugliasco. "Da quanto si apprende la maggioranza assoluta dei lavoratori aventi diritto ha risposto positivamente alla proposta di rilancio dello stabilimento presentata dall'azienda - spiega il Lingotto - la Fiat apprezza il grande senso di responsabilità dimostrato dai dipendenti dello stabilimento.

Si attende ora di verificare la disponibilità delle organizzazioni sindacali a formalizzare la proposta aziendale che comporta l'applicazione anche nelle Officine Automobilistiche Grugliasco, a partire dal 1° gennaio 2012, del contratto collettivo specifico di primo livello già previsto per lo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d'Arco e per quello di Mirafiori. Fiat conferma che, in presenza della firma di un accordo e della esistenza delle condizioni applicative necessarie, provvederà a dare il via libera al piano di investimenti previsti dal progetto".

6 - MARCEGAGLIA, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA: " NON CI SARÀ BERLUSCONI. CI SARÀ MONTEZEMOLO, COME IMPRENDITORE. NON NASCE UN NUOVO PARTITO"...
Lo ha detto Emma Marcegaglia in diretta con Oscar Giannino a Radio 24 spiegando la scelta dell'Associazione di organizzare l'appuntamento annuale con gli imprenditori che si terrà sabato 7 maggio a Bergamo, senza la presenza di Berlusconi, politici e la stampa. "Non ci saranno politici: - ha continuato la Presidente degli Industriali - Confindustria rappresenta le imprese e la valorizzazione dell'eccellenze. C'è la volontà di guardarsi in faccia e di cambiare Confindustria.

Ragioneremo sulle nuove sfide, quali l'internazionalizzazione e le relazioni industriali. La concorrenza è forte ed è importante prendere degli impegni per uscire dalla situazione nella quale il paese cresce troppo poco ed è un paese anestetizzato." . Sulle relazioni industriali, la Marcegaglia conclude a Radio 24: "La via giudiziaria con i sindacati è sbagliata. Non vogliamo abdicare le relazioni industriali delle imprese ai tribunali. A Bergamo ragioneremo di questo e altri temi"

7 - CRISI: MARCEGAGLIA, PEGGIO PASSATO MA CRESCITA ANCORA LENTA (RADIO 24)...
Radiocor - 'Se questo Paese continua a crescere dello 0,8%, 1% non riusciamo ad assorbire occupazione, non riusciamo a crescere. Questo paese deve tornare al 2%'. Cosi' la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intervenuta a Radio 24 nel programma 'Nove in Punto' di Oscar Giannino. 'Il peggio, la parte piu' intensa e' alle spalle - aggiunge - il dato di oggi sulla cassa integrazione mostra qualche lieve miglioramento. Nel 2009 abbiamo perso il 6% di pil. Siamo in una fase di crescita lenta, una fase di recupero basso di occupazione, una fase di produzione industriale e l'export, dopo i primi mesi buoni, sta rallentando. La fase e' ancora difficile e rallentata'.

Secondo la presidente di Confindustria 'noi pensiamo che per crescere servono conti pubblici in ordine. Siano entrati nella crisi gia' con un deficit consistente, un debito pubblico tra i piu' alti. Usare debito pubblico per far crescere il Paese sarebbe stato sbagliato. Se avessimo fatto manovre in deficit la nostra pozione si sarebbe complicata anche rispetto all'euro. Abbiamo sempre chiesto pero' al Governo di esserci su ammortizzatori sociali, su fondo di garanzia per aiutare piccole imprese, sulla Tremonti ter. Non si puo' sforare sui conti pubblici - aggiunge Marcegaglia - e occorre investire su poche cose fondamentali e su questo ci siamo sempre battuti'.

8 - GLENCORE: PREPARA IPO DA 11 MLD DLR...
(ANSA) - Il colosso elvetico Glencore punta a raccogliere circa 11 miliardi di dollari con la quotazione sulla Borsa di Londra e Hong Kong. La societa', attiva nel trading delle materie prime, ha fissato il prezzo della sua Ipo tra i 480 e 580 pence per azione, valutandola circa 61 miliardi di dollari, secondo quanto riferisce Bloomberg. Lo sbarco in Borsa di Glencore potrebbe essere la piu' grande Ipo di quest'anno.

9 - CERUTTI AL «SOLE» DI MEDIOBANCA...
Da "il Giornale" - Una visita in Mediobanca si può fare per molti motivi. Ogni giorno in Piazzetta Cuccia è un via vai di banchieri, manager, imprenditori. Ieri è stata la volta di Giancarlo Cerutti ed Emma Marcegaglia, cioè il presidente del Sole 24 Ore e il suo primo azionista (la presidente di Confindustria). Una visita di cortesia probabilmente. Ma forse c'è dell'altro. Gli ultimi due bilanci in rosso per 52 e 40 milioni hanno assotigliato la cassa - che dopo la quotazione in Borsa ammontava a 180 milioni - a poco più di 70. Quindi l'ipotesi di un'aumento di capitale, dell'ingresso di un nuovo socio o della cessione di qualche cespite, è concreta. E Mediobanca, che ha portato il Sole in Borsa, è l'indirizzo giusto per andare a parlarne.

10 - JOHN ELKANN ALL´ASSEMBLEA DI BUFFETT...
Da "la Repubblica" - Il presidente di Fiat e Exor John Elkann ha partecipato alla kermesse del finanziere Warren Buffet tenutasi nel Nebraska. Elkan ha parlato del possibile coinvolgimento di Buffett in Chrysler: «Essere qui è un modo di entrare negli Stati Uniti». E su accordi tra Exor e Berkshire Hathaway ha aggiunto: «Un nostro interesse c´è, ma per ora fermiamoci qui. Con Buffet non abbiamo parlato di investimenti. Anzi, no - ha concluso con una battuta - sto cercando di convincerlo a comprarsi una 500».

11 - DL SVILUPPO: ARRIVA REVISIONE MECCANISMO PER ALZARE SOGLIA USURA...
Radiocor - Consentire alle banche di aumentare i finanziamenti al credito marginale. E' l'obiettivo della norma contenuta nella bozza del decreto per l o Sviluppo, che prevede una revisione del meccanismo per fissare la soglia minima d'usura, alzandola rispetto al livello attuale.

12 - BORSA: PARMALAT (+0,39%) SALE A 2,606, SOPRA PREZZO OPA DI LACTALIS...
Radiocor - Parmalat supera in Borsa il prezzo dell'Opa lanciata dai francesi di Lactalis ed e' la prima volta che accade da quando i francesi hanno lanciato la loro offerta. A Piazza Affari le azioni del gruppo di Collecchio scambiano a 2,606 euro, in progresso dello 0,39% contro i 2,6 euro dell'Opa Lactalis. Forti anche gli scambi pari a 9,5 milioni di titoli rispetto ai 33 milioni della media degli ultimi 30 giorni. Ieri il cda di Parmalat ha dato il mandato a Goldman Sachs e agli studi legali per elaborare una fairness opinion sul prezzo di Opa. Secondo indiscrezioni, l'a.d. Enrico Bondi punterebbe a far salire il prezzo a 2,8 euro, la stessa cifra pagata da Lactalis per il 15% rilevato dai fondi di investimento.

13 - PARMALAT, OGGI LA CASSAZIONE DECIDE SULL'AGGIOTAGGIO PER TANZI...
(LaPresse) - La Cassazione è chiamata oggi a decidere sulla sentenza di condanna a dieci anni per Calisto Tanzi, ex patron della Parmalat, relativamente all'accusa di aggiotaggio. La sentenza era stata emessa dalla Corte d'Appello di Milano il 26 maggio 2010 per il crack del gruppo da un miliardo di euro. Il 2 maggio, il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello ai giudici della V sezione penale, ha chiesto che la pena venisse rideterminata al ribasso. L'udienza si concluderà oggi con le arringhe dei difensori di Tanzi, Filippo Sgubbi e Giampiero Biancolella: il verdetto arriverà nella serata.

14 - LA LETTERA DI DRAGHI AL CONSIGLIO BPM...
Da "Il Sole 24 Ore" - La Banca d'Italia ha ottenuto il necessario rafforzamento patrimoniale di Bpm (1,2 miliardi) e, in una lettera al consiglio d'amministrazione, ha manifestato soddisfazione per le modifiche alla governance approvate dall'assemblea della banca. Tuttavia, nonostante i correttivi, come l'introduzione dell'assemblea a distanza e l'aumento delle deleghe di voto, l'istituto centrale non ha chiuso il dossier della Popolare di Milano.

Anzi, è tornata a chiedere un nuovo e ulteriore sforzo affinchè la portabilità delle deleghe di voto in assemblea sia più forte. Bankitalia non ha fissato un obiettivo esplicito, tuttavia la previsione sarebbe di portarle a quota cinque in occasione della prossima assemblea di giugno. I sindacati interni di Bpm sembrerebbero sul piede di guerra. Il confronto con la vigilanza continua. (R.Fi.)

15 - INTESA SANPAOLO: PASSERA PRESENTA PIANO A FONDAZIONE CARIPLO...
Radiocor - Lungo intervento del Ceo di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, di fronte alla Commissione Centrale di Beneficenza della Fondazione Cariplo. Nel pomeriggio, a quanto appreso da Radiocor, Passera si e' intrattenuto per circa un paio d'ore con l'organo di indirizzo della Fondazione, che con il 4,7% circa e' uno dei grandi azionisti della banca, per presentare il piano industriale 2011-2015 e per presentare le attivita' che si potranno realizzare grazie all'aumento di capitale da 5 miliardi, gia' approvato dal Cda della Fondazione a ridosso dell'annuncio.

16 - BMW TRIPLICA L'UTILE NEL PRIMO TRIMESTRE GRAZIE ALLE VENDITE IN CINA...
Francoforte (Germania), 4 mag. (LaPresse/AP) - L'utile netto della casa automobilistica Bmw è triplicato nel primo trimestre, grazie soprattutto alle vendite in Cina. Da 324 milioni di euro dell'anno scorso, l'azienda ha registrato profitti per 1,21 miliardi, con i ricavi cresciuti del 29% fino a 16,04 miliardi. Le vendite dei marchi Mini e Rolls-Royce sono aumentate del 13% in Europa, del 17% in Nord America e del 72% in Cina.

17 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI
Radiocor - PORTOGALLO: raggiunto l'accordo con Ue, Bce e Fmi per un pacchetto di salvataggio di 78 miliardi di euro in tre anni (dai giornali)

TASSI: euribor record, i mutui corrono (dai giornali). Una guida per orientarsi nella scelta del mutuo. Per la rata variabile 450 euro in piu' all'anno (Il Sole 24 Ore, pag.1-46)

DERIVATI: resistono alla crisi subprime. Nel primo trimestre collocamenti boom per covered bond e cartolarizzazioni (Il Sole 24 Ore, pag. 5). 'Piu' regole sullo shadow banking'. Intervista a Giovanni Sabatini, direttore generale Abi (Il Sole 24 Ore, pag. 5)

FISCO: allo studio un intervento preventivo. Lettere del Fisco a chi spende oltre quanto dichiarato. Torna il credito d'imposta per le assunzioni al Sud (dai giornali) 'In Italia troppe tasse sul lavoro'. Intervista all'economista Tito Boeri (QN Il Resto del Carlino pag. 27

PARMALAT: il board della societa' affida a Goldman Sachs la valutazione dell'offerta. Il premier Silvio Berlusconi anticipa la Consob: l'iniziativa Lactalis non e' in regola con le norme del mercato. I francesi non hanno pero' intenzione di rivedere la loro offerta (dai giornali) Il dilemma del cassettista (Il Sole 24 Ore pag.1-2)

FIAT: plebiscito al referendum alla ex Bertone, circa 89% di si'. Il Lingotto: pronti a investire se arriva la firma dei sindacati (dai giornali) 'Ha prevalso l'intelligenza dei lavoratori, ma noi non sigleremo'. Intervista a Maurizio Landini, segretario generale della Fiom (La Repubblica, pag. 26). La ritirata Fiom e la 'deriva americana' dei bassi salari (Il Corriere della Sera, pag. 39). Cosi' il voto cambiera' i rapporti. Primo Piano (La Stampa, pag. 23) 'Ora e' il turno della Fiat'. Intervista al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (Il Manifesto pag. 3)

CHRYSLER: incassa due rating: da Moody's e Standard & Poor's. +22% le consegne in America in aprile (dai giornali)

FIAT INDUSTRIAL: prove di vendita. A banche incarico di trovare acquirente per Cnh e Iveco (La Repubblica, pag. 27)

EXOR: alleata a NewsCorp per la F1. Pronti a impegnarsi per 50 anni nel Circus (dai giornali)

UNICREDIT: Peluso, responsabile corporate della banca per l'Italia, verso l'uscita. Potrebbe approdare a FonSai (dai giornali) La banca bussa al governo per il porto di Trieste (Il Corriere della Sera, pag. 49)

MPS: per l'aumento 11 banche a fianco della Fondazione (dai giornali)

TASSARA: vicina alla firma sul debito. Vertice tra le banche oggi per definire ultimi dettagli su accordo (dai giornali)

SEA: paga maxicedola in occasione del listing (dai giornali)

SANTA GIULIA: rifiuti tossici sotto i palazzi (Il Sole 24 Ore Lombardia, pag.1-14 )

FINCANTIERI: Fiom chiama il ministro Tremonti, partecipi al tavolo. Intervista al coordinatore nazionale dei metalmeccanici per le costruzioni navali, Alessandro Pagano (Il Secolo XIX pag.15)

FASTWEB: vuole da Metroweb uno sconto di 5 milioni annui (Il Messaggero, pag. 24)

BLACKBERRY: sfida aperta ad Android e iPhone. Alleanza anche con Microsoft per usare motore ricerca Bing (Il Corriere della Sera, pag. 45)

CAPE LIVE: indagato il numero uno Simone Cimino (La Repubblica, pag. 30)

ENERGIA: compromesso per le rinnovabili. Intesa tra il ministro dell'Ambiente e quello dello Sviluppo economico. I bonus saranno erogati al momento dell'allacciamento (dai giornali)

INFRASTRUTTURE: le ferrovie e le autostrade italiane sono inferiori del 75% alla media Ue a 15. In caduta gli investimenti pubblici (Il Sole 24 Ore, pag. 19) 'Basta ritardi. Agli annunci seguano i cantieri'. Intervista a Cesare Trevisani, vicepresidente di Confindustria con delega alle Infrastrutture (Il Sole 24 Ore, pag. 19)

TURISMO: 'musei in ripresa con promozioni e orari flessibili'. Intervista a Mario Resca, direttore generale dei Beni Culturali (Il Sole 24 Ore, pag. 22)

18 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 04 MAGGIO...
Radiocor - CDA (approvazione dati contabili) - Telecom Italia Media.

S.Donato Milanese (Mi) - assemblea ordinaria e straordinaria Saipem. Parte ordinaria: bilancio al 31/12/10, nomina Cda e Collegio sindacale. Parte straordinaria: modifiche statutarie.

Verona - prende il via la 12ma edizione di 'Solarexpo', mostra convegno internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita. Partecipa il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. Presso quartiere fieristico. La manifestazione termina il 6 maggio. Roma - si riunisce l'assemblea ordinaria e straordinaria di Finmeccanica per l'approvazione del bilancio 2010 e le modifiche statutarie.

Roma - assemblea annuale di Assoelettrica presieduta da Giuliano Zuccoli alla quale intervengono il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e il presidente dell'Autorita' per l'energia e il gas, Guido Bortoni.

Roma - la commissione Finanze della Camera ascolta il vice direttore generale di Bankitalia, Giovanni Carosio, sui mercati finanziari.

Roma - il Comitato mafie e sistema economico legale, racket e usura della commissione bicamerale Antimafia ascolta il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini.

Parigi - conferenza stampa di Air France.

19 - MPS: 11 BANCHE PRONTE A FINANZIARE FONDAZIONE PER AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - Ci sono undici grandi banche pronte a finanziare la Fondazione Mps per la sottoscrizione dell'aumento di capitale da 2,47 miliardi di Banc a Monte dei Paschi di Siena. Gli istituti, apprende Radiocor, si sono riuniti oggi a Milano con i rappresentanti dell'ente maggiore azionista della banca di Rocca Salimbeni (che ovviamente non e' tra i potenziali finanziatori) per mettere a punto la facility che la Fondazione potra' utilizzare o meno una volta che la banca alzera' il velo sulle condizioni dell'aumento di capitale in calendario tra giugno e luglio.

20 - GEITHNER: CINA DEVE FAR PROGRESSI IN ASPETTI ECONOMICI VITALI PER USA...
(LaPresse/AP) - Il segretario del Tesoro Usa Timothy Geithner ha detto che la Cina deve fare ulteriori progressi per quel che riguarda le questioni economiche vitali per gli interessi americani, tra cui accelerare la crescita della moneta nei confronti del dollaro. I critici dicono che uno yuan sottovalutato gonfia il surplus commerciale della Cina. Una moneta più forte, ha detto Geithner, aiuterebbe inoltre la Cina a frenare l'inflazione. La prossima settimana si terranno i colloqui annuali tra i due Paesi su questioni di politica economica ed estera. Il segretario del Tesoro ha ribadito che l'amministrazione si adopererà per arrivare a riforme del sistema finanziario cinese.

21 - ALL'ASSEMBLEA RETELIT SPUNTANO ANCHE I LIBICI...
Da "Il Sole 24 Ore" - L'Italia ha iniziato a bombardare la Libia, ma alla Retelit sembra che non se ne sia accorto nessuno. Anzi: «bomba o non bomba», direbbe Venditti, i libici sono pronti a votare nell'assemblea dei soci della società di tlc quotata a Piazza Affari. Il paradosso entrerà in scena proprio oggi, quando si terrà l'assemblea dei soci di Retelit: la Libyan Post Telecommunications Information Technology, che di Retelit è il principale azionista, si è infatti accreditata in assemblea.

La rappresenterà un avvocato, come l'anno scorso. La differenza è che oggi a Tripoli c'è una guerra e tutte le società italiane con libici nell'azionariato hanno congelato le quote. Retelit no: dato che nel decreto anti-Gheddafi non è esplicitamente citata la Libyan Post Telecomunications, la sua quota (del 14,79%) non è stata congelata. Così oggi, come se niente fosse, i libici saranno per interposta persona in assemblea. «Bomba o non bomba», arriveranno a Milano. (My.L.)

22 - CINA E STATI UNITI AL GIOCO DEL SORPASSO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Sarà il 2016, ha calcolato qualche settimana fa il Fondo Monetario, l'anno del sorpasso economico della Cina sugli Stati Uniti. Sarà la fine di un'epoca e di una quasi millenaria supremazia dell'Occidente. Ma, se il destino è ormai segnato, forse quel momento non è così imminente. Se il confronto fosse calcolato sul Pil, il sorpasso potrebbe verificarsi tra il 2024 e il 2025, ipotizzando che la Cina cresca del 10% all'anno e gli Usa appena del 2,5%.

Se, come base di partenza, si utilizza il prodotto interno lordo, aggiustato per la parità del potere d'acquisto (prendendo per buoni i dati Cia World Factbook), il sorpasso si collocherebbe effettivamente fra 5 o 6 anni. Ma se si calcolasse la ricchezza pro capite, la prospettiva muterebbe radicalmente. Con una popolazione di un miliardo e 300mila persone, il Pil medio di un cinese (7.400 $ all'anno) si colloca attualmente al 126° posto nel mondo, dopo il Turkmenistan e poco prima dell'Albania. (W.R.)

23 - F.CARIPLO: 190MLN EROGAZIONI 2010, AVANZO GESTIONE DI 166MLN...
Radiocor - La Commissione Centrale di Beneficenza della Fondazione Cariplo ha approvato all'unanimita' il Bilancio 2010, che si e' chiuso con un avanzo di gestione di oltre 166 milioni di euro. Nell'esercizio, la Fondazione lombarda ha erogato contributi a 1.193 progetti nei tradizionali settori di intervento: ambiente, arte e cultura, servizi alla persona, ricerca scientifica, filantropia e volontariato, per un importo di 187,26 milioni di euro, in crescita del 6,8%.

A questi si aggiungono i 4,4 milioni destinati per legge ai Centri di Servizio di Volontariato per un'attivita' complessiva di oltre 190 milioni di euro. Per farlo, la Fondazione ha fatto ricorso al fondo di stabilizzazione per 56,5 milioni. Il Fondo di stabilizzazione mantiene comunque disponibilita' per oltre 350 milioni di euro. Nell'esercizio, precisa una nota, e' stato mantenuto invariato l'obiettivo di destinare all'attivita' erogativa il 3% del patrimonio netto contabile, che a fine anno ammontava a circa 6,36 miliardi.

24 - ALLIANZ: UTILE IN CALO, CONFERMA TARGET...
(ANSA) - L'utile netto di Allianz nel primo trimestre dell'anno e' diminuito di circa il 44% a seguito del disastro provocato dal terremoto in Giappone, ma la compagnia assicurativa conferma comunque i propri obiettivi per il 2011. L'utile netto del trimestre e' sceso ''poco sopra'' i 900 milioni di euro dagli 1,6 miliardi di un anno prima. Allianz stima risarcimenti per 320 milioni dalla catastrofe in Giappone. [04-05-2011]

 

 

 

Fonte: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/399263/

Addio certificati verdi, la tariffa

rifiuti rischia di aumentare

L'inceneritore potrebbe avere

70 milioni in meno

andrea rossi

torino

Non l’avevano prevista. Ma ora è un’eventualità che rischia di minare il progetto che Torino ha

individuato per risolvere almeno fino al 2033 il problema rifiuti. Mentre al Gerbido i lavori

procedono in linea con le previsioni - il camino in cemento armato da 120 metri è finito, entro fine

anno il 60 per cento dell’opera sarà concluso - una tempesta minaccia di abbattersi sul contestato

progetto del termovalorizzatore.

Il decreto legislativo sulle energie rinnovabili approvato il mese scorso dal governo, che recepisce

le direttive europee, secondo i vertici di Trm (la società che gestisce l’impianto) rischia di mandare

tutto a monte. E di costare caro alle tasche dei torinesi. Il provvedimento rivede al ribasso le tariffe

per i certificati verdi, gli incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Su quei certificati

- molto contestati, perché considerano i termovalorizzatori fonti rinnovabili - Trm ha fondato parte

del suo piano finanziario: dieci milioni di euro all’anno per quindici anni, un quarto dei ricavi totali

dell’inceneritore. Il resto arriverà dal trattamento dei rifiuti (cinquanta per cento) e dalla produzione

di energia elettrica (venticinque).

A Torino aspettano che il governo emani i decreti attuativi, sperando che la nuova norma non sia

retroattiva, salvi cioè gli investimenti già in corso. In caso contrario saranno dolori. Anziché i 150

milioni previsti, Trm potrebbe incassare la metà: 70-80 milioni valgono il 15 per cento del costo

complessivo dell’opera. Soldi che andrebbero recuperati in altro modo. E metterebbero a rischio

l’intera operazione finanziaria su cui si regge l’inceneritore. «Le banche, che sul termovalorizzatore

hanno scommesso investendo 400 milioni di euro, potrebbero uscire, oppure chiedere di rinegoziare

al rialzo il mutuo», spiega allarmato l’amministratore delegato di Trm Bruno Torresin.

In quel caso la strada sarebbe segnata. L’inceneritore resterà in vita fino al 2033, poi dovrà essere

riconvertito o abbattuto. Fino a quella data smaltirà 421 mila tonnellate di rifiuti l’anno, i due terzi

dell’immondizia non differenziata. Il piano finanziario prevede che fino al 2029 bruci rifiuti per

saldare i mutui con gli istituti di credito e restituire agli enti locali - a cominciare dal Comune di

Torino - i cento milioni spesi. Dal 2030 al 2033 dovrebbe invece generare utili, garantendo ai

comuni introiti per una decina di milioni. Uno scompenso sul fronte dei certificati verdi potrebbe

essere recuperato soltanto riequilibrando le altre due voci di entrata: la tariffa sul trattamento rifiuti

o l’energia elettrica venduta. In entrambi i casi, bollette più care.

«È inaccettabile che una legge venga resa retroattiva», tuona Torresin. «Ci vorrebbe una norma

transitoria». Un allarmismo inutile, per il centrodestra. Agostino Ghiglia, deputato del Pdl, parla di

«timori senza fondamento, i decreti attuativi saranno emanati entro giugno». E attacca i vertici di

Trm: «Torresin, ex assessore di Castellani, dovrebbe sapere che una programmazione economica

non può basarsi sugli incentivi che sono, per definizione, temporanei. Un piano economico basato

per il 25 per cento su incentivi temporanei è debole

 

IL  COLPO  ALLO STATO – DA  MANI  PULITE   A  MANI  LIBERE-pubblicato da EDIZIONI  SI.

Il libro, il cui autore è l’avvocato Mario Di Domenico già segretario dell’Italia dei Valori, racconta senza timori reverenziali ed in maniera impietosa la storia del partito di Antonio Di Pietro, dando alle stampe anche documenti che pongono diversi interrogativi su l’uomo di “Mani Pulite” e su quella stagione della storia italiana.

Nei giorni passati il leader dell’Italia dei Valori ha cercato di ottenere il sequestro del volume ma senza fortuna.

Interverranno alla presentazione, oltre all’autore, anche il giornalista  Alberico Giostra  ed i magistrati Agostino Basta e Otello Lupacchini.  Parteciperà lo scrittore Elio Veltri .

 

 

                                                               L’addetto stampa

                                                            Antonio PARISI

 

Per informazioni:

e-mail: antonio.parisi60@gmail.com

 

 

 

 

Moody’s mette Fiat sotto osservazione

  • Dopo Fitch e Standard&Poor’s, un’altra agenzia pronta a tagliare il rating al Lingotto

Moody’s ha messo sotto osservazione Fiat SpA per un possibile declassamento dall’attuale livello Ba1, analogamente a quanto già aveva fatto Fitch qualche giorno prima. La notizia arriva dopo l’annuncio da parte di Sergio Marchionne di voler salire al 46% di Chrysler attraverso il contestuale rifinanziamento del debito con i governi statunitense e canadese per poi acquisire il controllo di Auburn Hills entro la fine del 2011 grazie al raggiungimento dei target fissati dal piano industriale.

TROPPO ITALIA E BRASILE DIPENDENTE
La messa sotto osservazione è dovuta in particolare alla scarsa differenziazione territoriale ovvero al fatto che Fiat ha un ruolo dominante in Italia (30%) e Brasile (25%) racimolando i due terzi dei propri profitti in questi due mercati giudicati vulnerabili, ma è poco presente in altri paesi e dunque esposta a rischi maggiori di stabilità in termini di flusso di cassa. La dimostrazione ulteriore sarebbe la perdita di quote di mercato in Europa e sul mercato domestico nel primo trimestre. A pesare inoltre è la mancanza del lancio di nuovi modelli per l’Europa e ai ritmi di rinnovamento della gamma più bassi rispetto alla concorrenza. Moody’s prevede una perdita di quota ulteriore nei prossimi due anni fino a quando Fiat non sarà capace di riprendere una capacità di investimento e di intensità nei lanci di prodotto che avrà bisogno di capitali il cui costo peserà ulteriormente sui bilanci della casa torinese.

E LA FUSIONE CON CHRYSLER NON PIACE MOLTO A S&P…
Fiat inoltre rischia un ulteriore declassamento anche da parte di Standard & Poor’s, l’agenzia che, senza molti preamboli, abbassò a febbraio, dopo lo scorporo di Fiat Industrial, il rating da BB+ a BB giudicando l’operazione dannosa per la liquidità e la capacità di investimento del ramo auto. Per lo stesso motivo, Standard & Poors’s ha fatto sapere che sarebbe pronta a dare un’altra sforbiciata al suo giudizio non appena Fiat dovesse prendere la maggioranza di Chrysler poiché parte di questa operazione dovrebbe essere finanziata con la cassa. La stessa agenzia ha valutato che Fiat SpA ha riserve per 16,4 miliardi di dollari (12 miliardi di euro), ma evidentemente S&P non le giudica abbastanza rassicuranti di fronte all’esborso previsto di 1,27 miliardi di dollari per salire al 46% in Chrysler e agli interessi passivi generati dai prestiti, anche se quelli pretesi dalle banche dopo la rinegoziazione dovrebbero essere più bassi di quelli praticati dal Tesoro di Washington e di Ottawa e dei quali Marchionne si è più volte pubblicamente lamentato.

LA CARTA FERRARI E LA PARTITA CON GLI ANALISTI
Lo stesso manager italo-canadese sostiene invece che il denaro nelle casse di Fiat è sufficiente facendo capire, da buon giocatore di carte, che nel mazzo c’è anche Ferrari, valutata oltre 5 miliardi di euro (oltre 7 miliardi di dollari) che potrebbe essere portata in borsa entro l’anno per racimolare altro denaro fresco. In ogni caso, i rating attuali forniti dalle più importanti agenzie del settore sono al di sotto del livello consigliato per l’investimento e Marchionne, se vuole riguadagnare la fiducia degli analisti, dovrà trovare il modo di convincerli. La sensazione è che ai loro occhi Fiat sia troppo impegnata in operazioni finanziarie e troppo poco nello sviluppo e nel lancio di prodotti. I prossimi mesi saranno decisivi per far virare questo convincimento che potrebbe costare ulteriore denaro alle casse di Fiat in termini di interessi passivi.

Autore: Nicola Desiderio
Data: 29 aprile 2011
Tags: Mercato, torino

 

 

GLI ULTIMI 40 MINUTI DI BIN LADEN - LA CIA AVVISA L’OCCIDENTE: ‘AL QAEDA SI VENDICHERÀ’ - Libia e Tremonti, la Lega alza il prezzo - RAID IN LIBIA. BERLUSCONI APRE A BOSSI - BALZO DELLE VENDITE E CALO DEI COSTI: PRIMI UTILI DI CHRYSLER DAL 2009 - ALL’EX BERTONE LA FIOM DICE SÌ AL PIANO FIAT - Bondi chiede a Lactalis di alzare l’Opa - LE CINQUEMILA FAMIGLIE CHE ‘GOVERNANO’ L’ITALIA… Da "il Velino"

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Gli ultimi 40 minuti di Bin Laden". In taglio alto: "E il pomiere levò le braccia verso il cielo". Editoriale di Sergio Romano: "Sollievo e speranza". Al centro: "La Cia avvisa l'Occidente: ‘Al Qaeda si vendicherà' ". In taglio basso: "La rivolta dei bar contro i buoni pasto" e "Catturato vicino casa il numero due dei casalesi".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "Bin Laden, l'incubo è finito". Editoriale di Ezio Mauro: "Il simbolo abbattuto". Di spalla: "Il coraggio del presidente" e "Ascesa e caduta del principe del terrore". Al centro: "Il potere ai combattenti d'Afghanistan". In taglio basso: "Notte di gioia a Ground Zero" e "L'ordine era ‘Giustiziatelo' ".

LA STAMPA - In apertura: "Obama: ‘Giustizia è fatta' ". Editoriale di Mario Calabresi: "Quel dolore che non si può cancellare". Di spalla: "Le rivolte arabe erano anche contro di lui" e "Ma fare festa è sbagliato". Al centro: "Il cuore della democrazia". A fondo pagina: "Raid in Libia. Berlusconi apre a Bossi", "All'ex Bertone la Fiom dice sì al piano Fiat" e "Per Wojtyla beato un milione e mezzo di fedeli".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Ucciso Bin Laden, allerta terrorismo", con il commento di Fabrizio Galimberti: "Un sospiro di sollievo per l'economia (ma non molto di più)", e in taglio alto: "Balzo delle vendite e calo dei costi: primi utili di Chrysler dal 2009" e "Bce: nelle banche tornano troppe cartolarizzazioni". Editoriale di Marco Platero: "L'orgoglio ritrovato, ora la sfida del debito". Al centro la foto-notizia: "Caccia da 1.300 miliardi di dollari" e "Trattativa in extremis tra Lega e Pdl sulla Libia". Di spalla: "Bondi chiede a Lactalis di alzare l'Opa". In taglio basso: "Meno burocrazia sulle imprese" e "Il fabbisogno in discesa di 1,9 miliardi".

IL GIORNALE - In apertura a tutta pagina: "Festeggiamo anche noi", con editoriale di Alessandro Sallusti. Al centro i commenti. A fondo pagina: "Era uno zombie, il rischio è che diventi un simbolo".

 

LIBERO - In apertura: "Un assassino in meno", con editoriale di Maurizio Belpietro. Al centro i commenti: "La belva non era nella grotta ma nella supervilla", "Da Bush a Obama, viva l'America che sa vendicarsi" e "E' vietato illudersi di aver sconfitto i terroristi islamici". Di spalla: "La Iervolino senatore a vita rifiutis causa". A fondo pagina: "Aboliamo i genitori, ma anche insegnanti e giudici" e "Le cinquemila famiglie che ‘governano' l'Italia".

 

IL TEMPO - In apertura: "Vendetta americana".

IL FOGLIO - In apertura: "Domenica, benedetta domenica". Al centro: "Apologia dell'America che celebra un atto di giustizia".

 

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Game over". In taglio alto: "Libia e Tremonti, la Lega alza il prezzo". [03-05-2011]

 

 

 

29-04-11 FIAT: TRE SETTIMANE DI CIGS ALLE CARROZZERIE DI MIRAFIORI IN MAGGIO  

(ASCA) - Torino, 29 apr - Cassa integrazione straordinaria alle Carrozzerie di Mirafiori dal 9 al 27 maggio. Lo rende noto la Fiom. In questo periodo gli addetti alla linea dell'Idea-Musa, andranno pero' al lavoro per tre giorni, dal 10 al 12 maggio, mentre per i lavoratori impegnati sulla Mito la cassa sara' utilizzata ogni lunedi'. ''Questo periodo di non lavoro - osserva Edi Lazzi della Fiom - si somma a quelli precedenti che sono stati consistenti. Se prendiamo a riferimento il periodo che va dal 1 gennaio al 27 maggio su 105 giorni di lavoro teorico gli addetti alla linea dell'Idea-Musa avranno fatto ben 78 giorni di cassa integrazione e solo 27 di lavoro.

Questo dato la dice lunga su quanto sta accadendo in Carrozzeria: coloro che pensavano che l'accordo firmato il 23 dicembre su Fabbrica Italia fosse la soluzione di tutti i problemi sono stati smentiti dei fatti, perche' quell'intesa oltre a togliere i diritti ai lavoratori sta generando solo tanta cassa integrazione''. ''Il problema di Mirafiori c'e' e andrebbe affrontato seriamente - aggiunge il segretario cittadino della Fiom Federico Bellono - non si puo' nascondere la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi: il mirabolante piano Fabbrica Italia non ha risolto i problemi, e, oltre ad essere sbagliato, e' deleterio per gli stessi lavoratori. Come Fiom-Cgil continuiamo ad essere interessati ad un vero tavolo negoziale che possa affrontare a 360* i problemi dell'intero sito di Mirafiori''.

com-eg/sam/ss

 

 

WALL ST. BALLA SUL CADAVERE DI BIN LADEN, MILANO MOSCIA (-0,09%) - PG CASSAZIONE: ALLEGGERIRE LA PENA DI TANZI (GRAZIE, PRESCRIZIONE!) - CHRYSLER IN UTILE, RIFINANZIA IL DEBITO, MA IL GIAPPONE PESERÀ - AL REFERENDUM EX BERTONE I SINDACATI PER IL SÌ: “RICATTATI, MA NON DOBBIAMO DIVIDERCI” - UNICREDIT RISCHIA DI DOVER FAR L’OPA PER SALVARE LIGRESTI (“ASPETTIAMO IL PARERE CONSOB”) - E TOTÒ AVVISA CHE NON USCIRÀ DAL PATTO MEDIOBANCA - DRAGHI: RISCHI PER LA RIPRESA - SE LA GRECIA DOVESSE RISTRUTTURARE IL DEBITO, SAREBBE UNA NUOVA LEHMAN BROTHERS - BUFFETT A FETTE INVESTE IN GIAPPONE…

 

Sempre più dura la repressione cinese in Tibet

29-04-2011

Cento monaci tibetani in esilio in India, appartenenti al monastero di Kirti Jeypa di Dharamsala e a quello di Sukhe Kirti di Darjeeling, hanno cominciato una marcia che li porterà, lungo un tragitto di cinquecento chilometri, a New Delhi per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla feroce repressione attuata da settimane dalla polizia cinese nei confronti del monastero tibetano di Ngaba Kirti, nel Sichuan. Qui, in marzo, si sono levate forti proteste dopo il gesto disperato di Phuntsong, immolatosi per strada.

Per tutta risposta i monaci sono stati sottoposti a “sessioni rieducative”. Fonti tibetane hanno riferito che a Kirti sono arrivati militari e funzionari governativi che hanno sottoposto i religiosi a un vero e proprio lavaggio di cervello. E’ stato vietato di uscire dai dormitori, impresa peraltro difficile oltre che estremamente rischiosa a causa della presenza di almeno ottocento militari, e il monastero è diventato una prigione con scarsità di cibo e senza assistenza medica. Le uscite sono costantemente sorvegliate dai soldati e dalla polizia che di notte fa irruzione negli alloggi dei monaci e li perquisisce. Anche gli studenti della Scuola Superiore di Ngaba, che dal 17 marzo avevano intrapreso uno sciopero della fame, sono stati confinati all’interno dell’istituto scolastico.

Qualche giorno fa, due anziani tibetani, un uomo di sessant’anni, Dongko e una donna di sessantacinque, Sherkyi, sono stati uccisi dai cinesi mentre cercavano di impedire che trecento monaci del monastero, fossero fatti salire forzatamente su automezzi con destinazione ignota. Testimoni oculari hanno raccontato che la gente accorsa in difesa dei religiosi presentava fratture multiple alle gambe e alle braccia e che a un’anziana donna con una gamba rotta in tre punti è stata infilata in bocca della stoffa per impedirle di urlare.

Francesco Pullia

Nato a Terni il 4 novembre 1956, componente della Direzione nazionale di Radicali Italiani, è radicale da quando aveva quattordici anni. Vegetariano, animalista, appassionato gattofilo, è militante nonviolento, capitiniano.

I monaci in cammino verso New Delhi chiedono il rilascio di Lobsang Tsundrue e Lobsang Dargay, recentemente arrestati a Kirti, di tutti i prigionieri politici in Tibet, nonché dell’XI Panchen Lama, rapito con la sua famiglia nel 1995 dagli occupanti cinesi e fatto letteralmente sparire.

Militanti del Tibetan Youth Congress stanno, inoltre, portando avanti uno sciopero della fame a tempo indeterminato nella capitale indiana, e in altri posti dove è concentrata la comunità tibetana in esilio, a sostegno delle rivendicazioni dei tibetani in Tibet.

Nel frattempo è stato eletto il nuovo primo ministro (kalon tripa) del governo tibetano in esilio a Dharamsala. Si tratta di Lobsang Sangayche che ha ottenuto 27.051 preferenze su 49.184 tibetani elettori dislocati in tutto il mondo, quindi circa il 59% dei consensi. Succede a Samdhong Rinpoche.

Sangay è nato a Darjeeling nel 1968. Laureatosi in Legge all’Università di New Delhi si è trasferito nel 1996 negli Stati Uniti come studente tibetano ammesso al Programma Fulbright. Nel 2004 ha conseguito il dottorato in Legge alla Harward Law School con la tesi “Democrazia e storia del governo tibetano in esilio dal 1959 al 2004”. Dal 2005 ha proseguito il suo lavoro accademico negli Stati Uniti come ricercatore. Esperto di diritto internazionale, costituzionalismo democratico, risoluzione di conflitti internazionali, ha approfondito gli studi sulla politica cinese contemporanea e sulle questioni legali in Cina. Nel 2007 l’organizzazione Asia Society lo ha designato quale delegato al World Justice Forum di Vienna. Nel 2008 ha portato la sua testimonianza, in qualità di esperto, al Sottocomitato delle Relazioni Estere del Senato USA per gli Affari dell’Asia Orientale e del Pacifico. Eletto nel 1992 membro dell’esecutivo del Tibetan Youth Congress, ha regolarmente mantenuto i contatti con il governo di Dharamsala.

Continuerà Sangay a perseguire con la Cina comunista la politica del dialogo, della “via di mezzo”, avviata (purtroppo unilateralmente) da più di vent’anni dal Dalai Lama senza finora significativi risultati? Non si sa. Sulle sue scelte pesano forti incognite alla luce di alcuni fattori quali l’arroganza e indisponibilità cinese ad acconsentire ad una soluzione che garantisca autonomia al Tibet e la sopravvivenza dei tibetani nella loro stessa terra, la recente rinuncia del Dalai Lama a continuare a ricoprire un ruolo politico, l’aumentata legittima esasperazione, manifestata dai tibetani dentro e fuori il Tetto del Mondo, nei confronti della colonizzazione perpetrata da Pechino. Certo è che sulla questione tibetana l’Occidente non può continuare a comportarsi da semplice, e per molti versi complice, spettatore, pavidamente assoggettato alle minacce della potenza economica cinese.

 

FORMULA UFO - SONO PARTITE LE SCHERMAGLIE PER ARRIVARE AL “PIÙ GRANDE INVESTIMENTO PRIVATO MAI AVVENUTO IN EUROPA” - NEL 2012 SCADE IL PATTO CHE REGOLA LA SPARTIZIONE DEL TESORO, E SUL CORRIERE DELLO SMONTEZEMOLATO PARTE LA POMPA PER LA DISASTRATA SCUDERIA DI MARANELLO: “È LA FERRARI CHE DECIDE: SE VA VIA SI PORTA CON SÉ AUDIENCE, IMMAGINE E ALTRI GRANDI COSTRUTTORI”…

Arianna Ravelli per il "Corriere della Sera"

 

Potrebbe essere l'inizio di una nuova epoca della Formula 1: nuove facce, nuove regole, nuovi equilibri di poteri (con i team a contare di più), nuovo pubblico (più giovane) e nuove tecnologie per attrarlo. Per adesso, e banalmente, è una questione di soldi. Il giorno dopo l'annuncio che John Elkann e James Murdoch - meglio la Exor e la News Corporation - sono interessati a comprarsi il Circus (e quindi a gestire diritti tv e d'immagine) le reazioni dalla sponda Ecclestone Cvc non assomigliano a una porta in faccia. Piuttosto, sembrano dire: noi non vogliamo vendere, dipende da quanto voi volete davvero comprare.

«La vedo un po' difficile, noi vogliamo tenerci il 100%ancora per un po'- le parole di Bernie -, ma se l'offerta fosse superiore agli 1,8 miliardi di euro spesi nel 2006, se qualcuno volesse pagare di più del valore, ne parleremmo» . Oggi il valore del giocattolo si aggira attorno ai 2,5 miliardi. Ma chi è vicino a mister E assicura che la proposta dovrà essere monstre per avere successo e spara 8 miliardi.

 

Comunque sia, il primo atto di quello che il Guardian ha già ribattezzato «potenzialmente il più grande investimento privato mai avvenuto in Europa» è stato compiuto: appendere il cartellino del prezzo alla Formula 1. Cvc nella tarda serata di martedì aveva già riconosciuto al duo italo inglese la «qualità di potenziali investitori» . Da oggi i protagonisti della F1 si troveranno a Istanbul, per la quarta gara della stagione. Ma la partita più importante si svolgerà sopra le loro teste: Exor e NewsCorp avvieranno i primi contatti con i team.

 

Quelli più importanti sembrano favorevoli: nessuno ha ancora sollevato il problema dell'eventuale conflitto d'interessi tra una Exor proprietaria e una Ferrari concorrente. Quanto alla Rossa inutile dire come la pensi, anche se la nota diffusa ieri è molto prudente: «Non siamo direttamente coinvolti in questo momento. Non possiamo che ripetere quanto già dichiarato: la Ferrari ribadisce la necessità di assicurare alla F1 stabilità e sviluppo a lungo termine».

 

I team medio piccoli sono invece legati a Ecclestone, che in alcuni casi li ha aiutati finanziariamente. A Istanbul arriverà domani anche un altro dei protagonisti: Jean Todt, il presidente della Fia. Negli ultimi tempi non sono mancati gli screzi con Ecclestone, attorno al rinnovo del Patto della Concordia, l'accordo che regola la spartizione dei soldi, e che scade nel 2012. E, a proposito delle prime ipotesi di una vendita da parte di Cvc, Todt aveva chiarito: «Se ci sarà, vogliamo giocare un ruolo da protagonisti».

 

Inoltre al numero 1 della Fia proprio non va giù che, nel 2001, il suo predecessore Max Mosley avesse venduto (per lui svenduto) a Ecclestone la gestione dei diritti tv per 360 milioni di euro e per 100 anni. Ha anche chiesto ai legali se fosse possibile cambiare quell'accordo, ma la risposta è stata negativa. Tutto lascia quindi supporre che veda con favore l'arrivo di nuovi interlocutori. Sarà un braccio di ferro lungo un anno. Le squadre hanno dalla loro l'arma del campionato alternativo (è la stessa con cui ottennero la cacciata di Mosley nel 2009).

 

Può essere un piano serio, può essere una minaccia da far valere in sede di negoziazione. «È la Ferrari che decide: se va via si porta con sé audience, immagine e altri grandi costruttori», il parere di Sticchi Damiani, presidente della Csai. Bernie (che a Istanbul potrebbe essere accompagnato da un Flavio Briatore piuttosto freddo sulla questione: «È tutto molto all'inizio» ) potrebbe accontentarsi di molto meno di 8 miliardi se il rischio fosse restare con un pugno di mosche.05-05-2011]

 

 

 

- WALL ST IN ALTALENA - DITE A MARPIONNE CHE VOLANO LE VENDITE DI FORD (16,4%) - GOLDMAN E SHEARMAN VALUTANO IL PREZZO DELL’OPA PARMALAT - EURIBOR AL MASSIMO - DITE A BAZOLI CHE ZALESKI NON SOTTOSCRIVE L’AUMENTO DI INTESA - IN EUROTEC ARRIVA ROTELLI JR. - SAAB CINESE - FINDIM: AUMENTO ’AL FEMMINILE’ PER LA CASSAFORTE DEI FOSSATI - PIERRE CARDIN VENDE TUTTO A 1 MILIARDO € - HERMES CEDE LA QUOTA IN GAULTIER…

1. BORSA: GIORNATA DI REALIZZI, SCIVOLANO AUTO E MATERIE PRIME...
Radiocor - Giornata di realizzi in Europa, dopo la chiusura debole della vigilia e il rally delle sedute precedenti, a causa di conti societari sotto le attese e dello scivolone di auto e materie prime. Sui mercati prevale la cautela, in attesa delle possibili ripercussioni della morte di Osama bin Laden. Tenaris ha guidato le vendite a Milano (Ftse Mib -0,37%), seguita da Fiat e Pirelli. In netto rialzo Diasorin e Tod's.

 

2. BORSA: NY IN ALTALENA, DJ +0,21%, NASDAQ -0,57%; CALA PFZIER...
(ANSA) - Gli investitori si mettono sulla difensiva e Wall Street procede debole. Il Dow Jones, intorno alle ore 18.13, sale dello 0,21% a 12.833,47 punti. Il Nasdaq perde lo 0,57% a 2.847,89 punti. Lo S&P 500 cede lo 0,10% a 1.359,89 punti. Fra i singoli titoli Pfzier perde il 3,2% dopo la trimestrale. Gli energetici calano con le quotazioni del petrolio. Chevron perde l'1,3% ed Exxon Mobile lo 0,7%. Le telecomunicazioni salgono con MetroPCS Communications, che sale del 7,4% dopo il balzo degli utili del trimestre. Mastercard avanza del 2,9% dopo la trimestrale. General Motors sale del 2,2%. Avanza Ford, che guadagna lo 0,6%.

3. USA; FORD, VENDITE APRILE +16,4%...
(ANSA) - Le vendite di Ford sul mercato americano in aprile sono salite del 16,4% a 189.778 unità. Lo comunica Ford, sottolineando che le vendite di auto sono salite del 26% e quelle di camion dell'11%

4. PARMALAT: INCARICO A GOLDMAN E SHEARMAN PER PREZZO OPA...
Radiocor - Il Consiglio di Amministrazione della Parmalat ha conferito l'incarico per la valutazione del prezzo dell'Opa Lactalis a Goldman Sachs, Shearman & Sterling, studio Legale Lombardi Molinari e associati e studio legale Legance. Parmalat, nella nota, sottolinea che l'Opa totalitaria di Lactalis non e' stata ne' sollecitata ne' concordata con la societa'.

 

5. EURIBOR: CONTRATTO A 3 MESI SALE A 1,402%, MASSIMO DA APRILE 2009...
Radiocor - Nuovo aumento per i tassi interbancari dell'eurozona con l'Euribor a 3 mesi che e' salito oggi a 1,402% da 1,395% ieri, toccando il livel lo piu' alto dall'aprile 2009. In crescita anche il contratto a 1 mese (da 1,244% a 1,2510%) e quello a sei mesi, da 1,6820% a 1,6880%. L'aumento dei tassi interbancari riflette l'attesa che la Bce aumentera' ulteriormente il costo del denaro nel corso dei prossimi mesi dopo il primo aumento di 25 punti base all'1,25% deciso nel meeting di aprile. Il comitato direttivo dell'eurotower si riunira' questo giovedi' a Francoforte ma i mercati attendono per questo meeting una conferma del costo del denaro ai valori attuali.

6. INTESA SANPAOLO: ZALESKI, TASSARA NON SOTTOSCRIVE L'AUMENTO...
Radiocor - La Carlo Tassara non sottoscrivera' l'aumento di capitale di Intesa Sanpaolo di cui e' socia con una quota del 2,5%. Lo ha detto a Radiocor Romain Zaleski. 'Mi sembra una buona operazione. Ma noi non la sottoscriviamo. Non ci sono i soldi per farlo', ha risposto il finanziere franco-polacco, intercettato all'aeroporto di Parigi, di rientro da Milano.

 

7. ROTELLI: APRE IL CAPITALE DELLA HOLDING EUROCOTEC AL FIGLIO PAOLO...
Radiocor - Il figlio maggiore Paolo si affaccia nell'impero di Giuseppe Rotelli. L'imprenditore ospedaliero, secondo quanto risulta a Radiocor, ha aperto al primogenito il capitale di Eurocotec, holding che fa capo a Pandette, la cassaforte in cui, a sua volta, l'imprenditore delle cliniche custodisce il 7,5% di Rcs. L'operazione ha visto la cessione al figlio della nuda proprieta' delle azioni, con il relativo diritto di voto, del 3,5% di Eurocotec, la cui maggioranza del capitale resta comunque saldamente in mano allo stesso Giuseppe Rotelli con il 49,5% e alla holding Velcafin spa (47%).

Il passaggio della quota appare come una prima apertura alle holding di famiglia per il 22enne Paolo Rotelli, domiciliato a Montecarlo, che vive e studia da sempre in Francia. Paolo Rotelli, insieme con il fratello Marco (da poco 18enne), la sorella Giulia (17 anni) e la mamma Maria Cristina Gastaldi, compare anche tra i soci di Armonia societa' semplice, holding a monte dell'impero di Giuseppe Rotelli, socio amministratore della stessa Armonia.

 

8. SAAB: CINESE HAWTAI RILEVA 29,9% E INVESTE 150 MLN EURO...
Radiocor - Paracadute cinese per la Saab, il costruttore scandinavo in difficolta' ceduto da General Motors all'olandese Spyker. Saab ha detto di essersi garantita 'nel medio termine' con un accordo con la cinese Hawtai, che si e' impegnata a investire 150 milioni di euro nella societa', di cui '120 milioni destinati al 29,9% di Saab e gli altri 30 milioni a un prestito convertibile'.

 

L'intesa prevede anche una collaborazione per produrre auto targate Saab per il mercato cinese. Spyker, che riprendera' 'entro una settimana' la produzione interrotta a inizio aprile grazie ai finanziamenti ottenuti nella vigilia dal fondo Gemini, 'ha trovato con Hawtai un buon partner per svilupparsi e costruire una solida collaborazione grazie anche alle tecnologie diesel di Hawtai, le sue capacita produttive e i suoi ambiziosi programmi di sviluppo'. Sorta nel 2000, Hawtai ha una capacita' produttiva annuale di 350mila unita'.

9. PIERRE CARDIN: PRONTO A VENDERE IL SUO GRUPPO, CHIEDE 1MLD EURO (WSJ) ...
Radiocor - Lo stilista e industriale francese Pierre Cardin in un'intervista al Wall Street Journal si e' detto 'pronto' a vendere il proprio gruppo e chiede un miliardo di euro. Cardin, 88 anni e nessun erede, ha detto di voler vendere 'adesso' ma il suo impero, fondato nel 1949, e' stimato dalle banche d'affari 200 milioni di euro. Secondo altre fonti citate dal quotidiano il gruppo potrebbe valere quattro volte le vendite.

 

10. FINDIM: AUMENTO 'AL FEMMINILE' PER LA CASSAFORTE DEI FOSSATI...
Radiocor - Nuova tappa per il capitale di Findim, la cassaforte lussemburghese dei Fossati, con un incremento delle quote della parte femminile della famiglia.
L'aumento di capitale da 210 milioni di euro deciso a inizio anno dalla finanziaria, detentrice del 4,99% di Telecom, e' stato sottoscritto da due delle quattro sub-holding che la controllano, ovvero quelle che fanno capo alle sorelle Daniela e Stefania Fossati, salite al 44,4% complessivo dal precedente 33%, mentre il resto del capitale e' suddiviso pariteticamente tra i fratelli Marco e Giuseppe.

Come risulta dal verbale - consultato da Radiocor - dell'assemblea straordinaria di Findim del 14 aprile scorso, l'operazione da 137 milioni piu' un sovrapprezzo complessivo di 73 milioni e' stata sottoscritta da Dafofin Four e Dafofin Five, presiedute rispettivamente da Daniela e Stefania Fossati (ma in cda siedono anche i fratelli), passate ciascuna al 22,20% dal 16,6% di Findim.

 

11. HERMES CONFERMA VENDITA QUOTA IN MAISON GAULTIER ...
(ANSA) - La casa di moda francese Hermes ha confermato in una nota di aver ceduto "la totalità della propria partecipazione del 45%" nella maison Jean Paul Gaultier alla spagnola Puig, "in pieno accordo con lo stilista". L'operazione, precisa il comunicato, genererà un profitto contabile totale di 30 milioni di euro per Hermes: 16 milioni di prezzo di cessione delle partecipazioni, e 14 per il rimborso dei prestiti garantiti. "Non dubito - commenta il manager di Hermes Patrick Thomas - che l'alleanza tra Jean Paul Gaultier e la famiglia Puig porterà la maison verso nuovi successi".03-05-2011]

 

 

 

1- AVVISO AI NAVIGATI: IL TICKET TREMONTI-PRODI STA MATURANDO. È CONVINZIONE DIFFUSA CHE DOPO IL 16 MAGGIO LA LEGA SI APPRESTI A DARE IL BENSERVITO AL BANANA PER SPALANCARE LE PORTE DI PALAZZO CHIGI A TREMONTI. DI QUESTA INTENZIONE SONO CONSAPEVOLI LE TRUPPE DEL PDL CHE ATTRAVERSO IL GIORNALE DELLA FAMIGLIA DI SILVIO HANNO SPARATO PALLE INCATENATE NEI CONFRONTI DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA. C’È CHI VA PIÙ IN LÀ E PARLA SENZA MEZZI TERMINI DI UN TICKET DEI “PROFESSORI” CHE CHIUDEREBBE LA PARENTESI TORMENTATA DELLA SECONDA REPUBBLICA CON GIULIETTO A PALAZZO CHIGI E PRODI AL QUIRINALE - 2- LA RETROMARCIA DELLA CAMUSSO SULLA EX BERTONE METTE MARPIONNE CON LE SPALLE AL MURO E LO INCHIODA AL RISPETTO DI CONTINUARE A PRODURRE IN ITALIA QUANDO PREFERIREBBE ANDARSENE IN SERBIA, IN BRASILE E NATURALMENTE IN AMERICA - 3- RENATO BRUNETTA è DIVENTATO MATTO O C’è QUALCUNO IN GIRO CHE SI CREDE BERUNETTA? - 5- DITE AD ALE-DANNO CHE SONO BEN DUE I LIBRI IN USCITA COI SUOI TRASCORSI FASCISTI -

1- PARLA BRUNETTA: CHIAMATE LA CROCE VERDE!
Renatino Brunetta sta invecchiando.

 

Il figlio dell'ambulante veneto che fin da piccolo ha studiato da premio Nobel ha solo 61 anni, ma continua a ripetere le stesse cose con l'insistenza tipica di chi ha raggiunto la terza età. L'aggressività che aveva dimostrato nei confronti del nemico Giulietto Tremonti è rientrata con atti di sottomissione palesi perché forse si è reso conto che tra lui e il supponente tributarista di Sondrio non c'è più partita.

Le classifiche che fino a un anno fa lo vedevano ai primi posti nell'indice di gradimento dei ministri lo trovano scaraventato nelle ultime posizioni perché al di là dell'intenzione di rivoluzionare l'Italia con le tecnologie digitali, forse Brunetta ha preso atto che cambiare la pelle all'amministrazione pubblica è un'impresa per la quale ci vogliono soldi e una cultura oggi del tutto assente.

Diceva Einstein che "la follia è fare sempre le stesse cose e pretendere che abbia effetti diversi", e nel caso del turbolento ministro le parole del "vero" premio Nobel sembrano appropriate perché nella bisaccia del suo cervello si trovano ormai i soliti tormentoni che non provocano alcuna conseguenza.

Uno di questi è l'attacco alla sinistra che Brunetta ha sfoderato anche ieri con quel linguaggio forbito che distingue un accademico da un ignorante: "sento di avere una superiorità morale, culturale, etica e ideologica nei confronti di questa sinistra che mi fa leggermente schifo", così ha detto l'economista di Venezia reiterando un disprezzo che nemmeno il suo collega di governo, il gracile Sacconi, ha più il coraggio di sfoderare.

Ancora una volta il ministro per la Pubblica Amministrazione si lascia andare a pensieri grossolani e tira fuori dalle viscere quell'odio verso la sinistra che aveva già dimostrato in tante occasioni. Nel novembre 2008 parlando ai Circoli del Buongoverno riuniti a Montecatini, aveva attaccato l'Italia dei poteri forti e i fannulloni di sinistra, ma la sua corda di ex-socialista era venuta fuori alla grande il 19 settembre dell'anno scorso quando a Cortina aveva attaccato la sinistra "elitaria e parassitaria" accusandola di preparare un colpo di stato.

Davanti alla rinomata coppia Enrico-Iole Cisnetto e a una platea di signore al botulino, era andato ancora più in là parlando di "sinistra di merda", e tra gli applausi entusiasti dei ricchi pensionati aveva esclamato: "vada a morire ammazzata!".

Ieri non ha usato questi toni e nemmeno ha parlato del culturame come fece in un'altra Convention a Gubbio, ma in nome di una superiorità morale, culturale, epica e ideologica di cui si fa modesto interprete, ha ribadito il suo leggero schifo, poi ha balbettato qualche parola su quella riforma della pubblica amministrazione che potrebbe portare a un risparmio di 10/12 miliardi.

 

Lunedì prossimo Renatino si recherà alla Fiera di Roma per tagliare il nastro del Forum PA, la mostra-convegno sulle tecnologie che si tiene da 22 anni. A questa iniziativa il ministro tiene moltissimo e come già ha rivelato Dagospia un paio di mesi fa, ha bombardato le aziende del settore con una lettera pergamenata e di suo pugno nella quale ha sollecitato "un'adesione attiva e propositiva".

Forse per il figlio dell'ambulante veneto questa è una delle ultime occasioni per dimostrare che Einstein aveva torto e che la vecchiaia può aspettare.


2- LA RETROMARCIA DELLA CAMUSSO METTE MARPIONNE CON LE SPALLE AL MURO
Nelle ultime ore il petto e i muscoli di Sergio Marpionne si sono gonfiati e sgonfiati con un ritmo preoccupante.

 

A renderlo orgoglioso è stato l'annuncio dei risultati di Chrysler che per la prima volta è riuscita a segnare un utile netto di 116 milioni, premessa indispensabile per dimostrare all'amministrazione Usa e alle banche che il ferrovecchio di Detroit può uscire dal tunnel. L'annuncio è stato dato con puntualità studiata insieme ai dati delle vendite in Italia che sono terrificanti e confermano che la quota della Fiat per 13 mesi consecutivi è continuata a scendere.

 

Il manager dal pullover sgualcito aveva detto poco tempo fa che i dati di aprile sarebbero stati veritieri perché privi degli incentivi che avevano creato un "mercato innaturale". La verità è amara perché quelli saltati fuori sono dati mai così bassi dal '98 e al di sotto di quelli registrati nel 2004 quando l'italo-canadese arrivò al vertice della Fiat. È questa una delle ragioni per cui il petto e i muscoli di Marpionne hanno sussultato, ma c'è un altro motivo per cui il figlio del carabiniere Concezio è rimasto spiazzato.

 

La botta sulla quota di mercato in Italia era prevista mentre del tutto inattesa è stata quella che gli è arrivata da Torino per colpa di Susanna Camusso, la 56enne milanese dal volto tagliato con l'accetta che tra nuvole di sigarette nel novembre scorso ha preso in mano la Cgil.

Per colpa di questa piccola Merkel sindacale ieri la Fiom ha fatto marcia indietro votando sì al referendum sulla fabbrica Bertone di Grugliasco. È stato un autentico colpo di scena motivato dal leader della Fiom Landini e dalla rappresentanza sindacale come una legittima difesa di fronte al ricatto della Fiat che aveva già pronte 1.435 lettere di licenziamento.

Contrariamente a ciò che si può pensare, è probabile che di fronte a questa sorpresa il petto di Marpionne si sia sgonfiato, preso in contropiede in quella strategia di abbandono dell'Italia che è stata mascherata dietro il piano "Fabbrica Italia". Secondo questo piano dai contorni indefiniti e misteriosi la Fiat dovrebbe investire nella Bertone 500 milioni per produrre 50mila Maserati, e qui l'equazione non torna perché secondo gli osservatori più attenti 500 milioni non bastano e 50mila vetture di lusso rappresentano un volume esagerato che va oltre le richieste del mercato.

 

La retromarcia della Fiom mette SuperSergio con le spalle al muro e lo inchioda al rispetto di continuare a produrre in Italia quando - come ha ripetuto più volte - preferirebbe andarsene in Serbia, in Brasile e naturalmente in America. E mentre sta riflettendo sulla sorpresa della Camusso deve tener d'occhio anche il giovane Yaki Elkann che a bordo di una "500" se ne è andato nel Nebraska a trovare Warren Buffett, il miliardario "oracolo di Omaha".

Il giovane presidente della Fiat era in compagnia del cugino Nasi e ha giustificato la sua trasferta (probabilmente organizzata da uno dei figli di Moratti) con la banale motivazione di voler convincere l'81enne miliardario a comprare una "500".

Francamente questa scusa fa ridere e molto più credibile è l'idea che l'ultimo erede della Sacra Famiglia degli Agnelli stia cercando investitori americani per diluire la propria quota del 30% dentro la Fiat.

3- SOTTO IL CIELO DELLA POLITICA IL TICKET TREMONTI-PRODI STA MATURANDO
Tranquilli, non succede niente, il Governo del Cavaliere-birichino non cadrà sulla Libia.

 

La storia della Repubblica insegna che la politica estera ha sempre provocato rarissimi traumi nella stabilità di Palazzo Chigi e anche questa volta è pronto l'inciucio tra i "barbari" della Lega e il premier che domenica si è addormentato durante la cerimonia a piazza San Pietro.

Il pacchetto dei padani comprende una mozione "costruttiva nella sua superficialità" e alcune garanzie per portare il leghista Salvini a vicesindaco di Milano e l'ex-membro del Csm Brigandì (quello che ha passato al "Giornale" il dossier sulla Boccassini) a sottosegretario.

Sotto il cielo della politica (ecco la frase che piace tanto a Enrichetto Mentana) si affacciano però nuvole pesanti che portano un giornale cauto come "Il Sole 24 Ore" a scrivere oggi: "se anche non ci sarà una crisi di governo c'è un avviso di sfratto per Berlusconi".

Ormai è convinzione diffusa che dopo il 16 maggio la Lega si appresti a dare il benservito al Cavaliere-peccaminoso per spalancare le porte di Palazzo Chigi a Giulietto Tremonti. Di questa intenzione sono consapevoli le truppe del Pdl che attraverso il giornale della famiglia di Silvio hanno sparato palle incatenate nei confronti del ministro dell'Economia.

 

C'è chi va più in là e parla senza mezzi termini di un ticket dei "professori" che chiuderebbe la parentesi tormentata della Seconda Repubblica con Giulietto a Palazzo Chigi e Prodi al Quirinale. Quest'ultimo non è affatto sparito dalla circolazione e oltre a un'intensa attività privata fatta con telefonate e bigliettini ad amici della politica e imprenditori della prima ora, continua a volare alto con articoli di taglio "universalistico" e a disprezzare le beghe legate alla lotta per il sindaco di Bologna.

Ieri comunque durante la presentazione del libro di Alessandro Barbano "Dove andremo a finire", il Professore di Scandiano per la prima volta si è preso il gusto di bacchettare gli eredi di quell'Ulivo che lanciò il 13 febbraio '95. Nel mirino del Professore c'era soprattutto quell'autentico campione di ignoranza politica che è WalterEgo Veltroni, il quale dalle colonne del "Foglio" del panzer Ferrara ha strizzato l'occhio ai giovani leoni (Renzi, Zingaretti, Chiamparino) e ha chiesto una verifica sulla linea del povero Bersani.

 

È davvero un peccato che sia stata chiusa la scuola delle Frattocchie dove venivano allevati in batteria i leader comunisti perché tra le tante storture ideologiche Veltroni avrebbe potuto imparare qualcosa da un politico furbo e puntuale come Giorgio Napolitano, e non sposare il modello "Tafazzi" di cui si è appropriato con esclusiva assoluta.

A Prodi comunque non interessa la sorte di Veltroni, uomo di tante parole e di tante sconfitte, quanto che il Pd non si sfasci perché sarebbe un guaio nella marcia inconfessata verso il Colle. E con un occhio guarda ai "barbari" del Carroccio sui quali ieri ha pronunciato parole enigmatiche del tipo: "la Lega dal punto di vista del vocabolario non ha cambiato nulla, dal punto di vista dei contenuti invece sta cambiando tutto...".

Sotto il cielo della politica il ticket Tremonti-Prodi sta maturando.


4- ACEA FA ACQUA, DA TUTTE LE PARTI, "MARCO POLO" COMPRESO
Sull'Acea, l'azienda romana del gas e dell'acqua, grandina ogni giorno.

La società nella quale il Comune ha il 51% e Caltagirone il 15 non passa giorno senza polemiche e conflitti sindacali. Sabato è ritornato il fantasma di Parentopoli con la storia della famiglia dell'attore Buzzanca, oggi è la volta della società "Marco Polo", un'azienda specializzata in manutenzioni, logistica e pulizie dove la multiutility romana detiene il 33% delle azioni.

 

Sembra infatti che dallo studio legale Ripa di Meana sia partita una lettera di sfratto nei confronti della Marco Polo che metterebbe per strada 90 dipendenti. Secondo i sindacati l'ultimatum è partito dalla società proprietaria dell'immobile che accusa Acea di ritardi nel pagamento della locazione.

La gestione di Acea, che gestisce tutta la parte amministrativa della Marco Polo, è sotto accusa anche per le parcelle elevatissime (si parla di 558mila euro l'anno) richieste da Acea stessa nella gestione di contabilità, acquisti, centralino telefonico, ecc. Toccherà al presidente di Acea, Cremonesi, e al sindaco Alemanno che stamane si ritrovano per inaugurare un impianto solare, trovare la soluzione del problema.

 


5- SONO BEN DUE I LIBRI IN USCITA EI QUALI SI RIPERCORRONO I TRASCORSI FASCISTI E LA GESTIONE DEL COMUNE.

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che dopo gli imperiosi solleciti del sindaco di Roma dalle scarpe ortopediche, lo staff dei collaboratori del Campidoglio ha appurato che sono in uscita ben due libri nei quali si ripercorrono i trascorsi fascisti e la gestione del Comune.

 

Fino a pochi giorni fa si sapeva di un solo libro in uscita a maggio, ma i solerti collaboratori di Alemanno hanno carpito la notizia di un altro pamphlet bombastico".

 03-05-2011]

 

 

PARMALAT RANCIDO - IL TITOLO VELEGGIA SOPRA 2,6 €, PREZZO DELL’OPA DI LACTALIS, E BONDI VUOLE CHIEDERE 2,8 €, PER DARE AI PICCOLI AZIONISTI GLI STESSI SOLDI INCASSATI DAI FONDI SPECULATIVI - CHI DIRÀ SE IL PREZZO È GIUSTO? GOLDMAN, CHE OLTRE AD AVER STIPENDIATO LETTA FINO AL 2008 (ORA HA INGAGGIATO UN SOCIO DELL’EX STUDIO FISCALE TREMONTI), È UNA DELLE POCHE BANCHE A NON AVER CONTENZIOSI PER IL CRAC DI TANZI - MA I FRANCESI NON DEVONO MICA RISPETTARE IL PARERE DI GOLDMAN: TANTO NESSUNO OFFRE DI PIÙ - IN ATTESA DEL PARERE CONSOB, I CONSUMATORI RICORRONO AL TAR CONTRO L’OPA

- BORSA: PARMALAT (+0,39%) SALE A 2,606, SOPRA PREZZO OPA DI LACTALIS...
Radiocor - Parmalat supera in Borsa il prezzo dell'Opa lanciata dai francesi di Lactalis ed e' la prima volta che accade da quando i francesi hanno lanciato la loro offerta. A Piazza Affari le azioni del gruppo di Collecchio scambiano a 2,606 euro, in progresso dello 0,39% contro i 2,6 euro dell'Opa Lactalis. Forti anche gli scambi pari a 9,5 milioni di titoli rispetto ai 33 milioni della media degli ultimi 30 giorni.

 


2 - OPA PARMALAT, BONDI SCHIERA GOLDMAN SACHS...
Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

É rimasto deluso chi ieri si aspettava che Enrico Bondi tentasse in extremis di mettere un altro bastone tra le ruote della scalata di Lactalis alla Parmalat. Qualcuno pensava che il gran capo del gruppo di Collecchio chiedesse ai francesi di alzare la loro offerta da 2,6 a 2,8 euro. Un prezzo pari, quindi, a quello pagato quasi due mesi fa dall'azienda transalpina ai tre fondi d'investimento stranieri che controllavano il 15 per cento della multinazionale che fu di Calisto Tanzi.

Invece no, ieri il consiglio di amministrazione ha scelto per il momento di non pronunciarsi nel merito di un'offerta che comunque, nel comunicato finale, viene definita "non sollecitata nè concordata". A valutare se sarà il caso di raccomandare un ritocco all'insù del prezzo sarà la banca d'affari americana Goldman Sachs, ingaggiata in qualità di advisor insieme a tre studi legali. La scelta di Goldman è stata fatta all'interno di una cerchia forzatamente ristretta di candidati. Bondi infatti ha imposto di escludere le banche fin qui coinvolte a qualunque titolo nelle vicende di Collecchio.

 

L'istituto americano ha peraltro ottimi agganci in Italia. Agganci a livello di governo. Advisor per l'Italia di Goldman è infatti Enrico Vitali, avvocato e tributarista legatissimo a Giulio Tremonti di cui è stato a lungo socio nello studio Tremonti, Vitali, Romagnoli, Piccardi. Vitali, tra l'altro fa parte di un comitato di nomina governativa per lo sviluppo e la tutela all'estero degli interessi nazionali. Prima di Vitali, Goldman aveva scelto come advisor Gianni Letta, che ha dato le dimissioni nel 2008 quando è tornato sulla poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Tremonti e Letta sono stati fin qui i principali sponsor di una cordata italiana, finanziata anche con denaro pubblico, contro Lactalis.

 

Sulla base della cosiddetta fairness opinion dei consulenti toccherà poi agli amministratori di Parmalat dare l'indicazione finale. Indicazione che non sarà in nessun modo vincolante per Lactalis, che potrà comunque mantenere invariate le condizioni dell'opa. Certo è, però, che un giudizio negativo del consiglio di Parmalat nel merito dell'offerta potrebbe riaccendere il fuoco delle polemiche politiche. L'eventuale adeguamento del prezzo da 2,6 euro a 2,8 potrebbe costare ai francesi oltre 250 milioni in più, ma avrebbe il merito di rendere più equa l'operazione.

 

Ai piccoli azionisti verrebbe infatti garantito lo stesso trattamento a suo tempo riservato ai fondi Mackenzie, Skagen e Zenit, che a marzo sono riusciti a fare il pieno di profitti. D'altra parte è anche vero che per mesi e mesi, fino al'inizio di quest'anno, il titolo Parmalat ha viaggiato su quotazioni di 2 euro e anche meno, quindi di molto inferiori all'offerta di Lactalis. In altre parole, per la grande maggioranza dei risparmiatori l'offerta dei francesi, anche senza ritocchi al rialzo, resta comunque molto vantaggiosa.

 

Entro le prossime due settimane (ma probabilmente il verdetto arriverà prima) anche la Consob dovrà dare il proprio verdetto sulla regolarità dell'operazione. La Commissione potrebbe chiedere chiarimenti o maggiori garanzie. Il via libera dell'Autohority presideduta da Giusepe Vegas servirà anche ad autorizzare la pubblicazione del prospetto informativo sull'Opa. Sarà così finalmente possibile conoscere i dati di bilancio del gruppo francese, che da anni non pubblica bilanci.

Un fatto grave per una multinazionale delle dimensioni (10 miliardi di giro d'affari) di Lactalis. Un fatto che ha portato due movimenti per la difesa dei risparmiatori (Codacons e Associazione utenti servizi finanziari) a presentare un ricorso al Tar per bloccare l'Opa proprio per scarsa trasparenza del gruppo francese. Meno combattivo è invece sembrato Silvio Berlusconi che ieri nel corso del vertice di maggioranza ha sottolineato che l'offerta francese è un'operazione in regola con il mercato.04-05-2011]

 

 

 

LE MILLE BOLLE WEB - SILICON VALLEY È DI NUOVO SOTTO RISCHIO DI ESPLODERE - L’EUFORIA PER FACEBOOK CHE HA QUADRUPLICATO IL SUO VALORE IN 12 MESI (50 MLD $) - ANCHE L’ORO È AI MASSIMI E L’ARGENTO SI È RIVALUTATO DEL MILLE PER CENTO - RECORD ANCHE PER COTONE, GRANO, RAME E PETROLIO - LIVELLI INSOSTENIBILI, EFFETTO DELL’ENORME MASSA DI LIQUIDITÀ MESSA A DISPOSIZIONE DAI TASSI BASSI DELLA FEDERAL RESERVE…

Maria Teresa Cometto per il "Corriere della Sera"

 

La febbre delle acquisizioni sta contagiando tutto il mondo high-tech dalla Silicon Valley al Giappone passando anche per l'Italia. La settimana scorsa Ntt Data, la divisione di servizi network del colosso telefonico giapponese Ntt, ha comprato Value team, società italiana che offre consulenza e servizi di ingegneria dei sistemi nel settore delle telecomunicazioni: 250 milioni di euro è stato il valore dell'operazione secondo il quotidiano Nikkei.

I casi E Yahoo!, veterana delle dot. com sopravvissuta al crac del 2000, ha acquisito IntoNow, una startup della Silicon Valley specializzata nel social networking: il prezzo è stato fra i 20 e i 30 milioni di dollari, secondo indiscrezioni di mercato.

Se Value team può vantare sette anni di esperienza, 300 clienti aziendali e 3 mila dipendenti, IntoNow invece aveva solo 12 settimane di vita e uno staff di sette persone quando il suo fondatore Adam Cahan è diventato milionario: un evidente esempio che la Silicon Valley è di nuovo in piena Bolla speculativa, sostengono parecchi esperti e commentatori.

Questa volta l'«euforia irrazionale» vede come protagoniste le dot. com basate sul social networking: «reti sociali» come Facebook, connesse via telefonino o Internet, capaci di guadagnare soldi grazie alla pubblicità o ad altre iniziative di marketing.

 

La valutazione della stessa Facebook è quasi quadruplicata in soli 12 mesi arrivando a 50 miliardi di dollari, secondo stime basate sui finanziamenti ricevuti dagli investitori privati e sugli scambi delle sue azioni avvenuti sui mercati non ufficiali: e questo ben prima del suo debutto in Borsa - previsto forse per l'anno prossimo - a conferma della mania speculativa che è in atto e che comincia a innervosire qualcuno.

Per esempio un gruppo di azionisti e dipendenti della prima ora del sito di Mark Zuckerberg sta cercando di vendere i propri titoli per un valore totale di 1 miliardo di dollari, secondo l'agenzia Reuters: se andasse in porto l'operazione - per la quale deve dare l'ok Zuckerberg in persona - il valore di Facebook salirebbe ulteriormente a 70 miliardi. Finanza ma la mentalità da Bolla oggi è diffusa oltre all'high-tech anche in altri settori, dai metalli preziosi alle materie prime fino ai titoli obbligazionari «spazzatura» (junk bond).

 

I prezzi di questi ultimi sono risaliti dai minimi dell'autunno 2008 dopo il crac Lehman Brothers, mentre parallelamente sono scesi i loro rendimenti e quindi il «premio per il rischio» di possederli rispetto ai titoli di Stato «sicuri»: se due anni e mezzo fa i junk bond rendevano oltre 20 punti percentuali sopra i T-bond Usa, ora la differenza è di meno di 5 punti. L'oro è al massimo storico, oltre 1.500 dollari per oncia, ma ancor più spettacolare è stato il rialzo dell'argento: quasi +1000%in dieci anni, fino a sfiorare i 50 dollari per oncia, altro massimo storico.

E a livelli di quotazioni record sono anche il cotone, il grano, il rame e il petrolio, per citare sono alcune commodity. Sono livelli insostenibili, spiegabili solo con l'enorme massa di liquidità messa a disposizione per speculazioni dalla politica di tassi bassi della Federal Reserve (banca centrale americana), avvertono i profeti di nuovi crac come Jeremy Grantham, il gestore di 100 miliardi di dollari per Gmo, che aveva correttamente individuato le Bolle scoppiate nel 2000 e nel 2008.

Molti gestori di hedge fund si indebitano infatti a poco prezzo per scommettere sui trend più caldi: così il trading sul maggior Etf (Exchange traded fund, i fondi che replicano l'andamento di un indice azionario o delle quotazioni di una materia prima) indicizzato all'argento, l'iShares Silver Trust ha ormai superato in volumi quello sul più famoso Etf indicizzato a Wall Street, lo SPDR S&P 500; mentre l'Etf SPDR gold possiede addirittura più lingotti d'oro della banca centrale svizzera.

 

L'allarme Anche se per le materie prime si può prevedere una tendenza al rialzo nel lungo termine, alimentata dalla forte domanda dei Paesi emergenti, entro un anno è probabile un crollo dalle quotazioni attuali - secondo Graham - perché la Cina non può continuare a correre a questi ritmi: i salari stanno rincarando, il governo sta investendo troppo in infrastrutture non necessarie e i risparmiatori scommettono sulle case come i giapponesi 20 anni fa e gli americani cinque anni fa. Se la Cina si ferma, anche la febbre da materie prime si raffredda; quella per l'high tech scenderà anche senza una crisi cinese, come è successo in passato.03-05-2011]

 

 

 

1- UN LIBRO-BOMBA ESPLODE SUL SAGRATO DI SAN PIETRO: "WOJTYLA SEGRETO" - 2- PIÙ SIMILE AI BORGIA CHE A SAN FRANCESCO, LA STORIA DI UN PAPA CHE È STATO PRINCIPALMENTE UN "ASSET" POLITICO PER DISTRUGGERE IL COMUNISMO. ANCHE SOLDI SPORCHI, PASSANDO PER CALVI, GELLI, LA MAFIA, BANDA DELLA MAGLIANA, I PARADISI FISCALI - 3- ALLE SPALLE DI KAROL, Zbigniew BRZEZINSKI, IL POTENTISSIMO CONSIGLIERE STRATEGICO DELLA CASA BIANCA DI ORIGINE POLACCA CHE TEORIZZÒ L’USO DELLA RELIGIONE COME STRUMENTO PER DISTRUGGERE L’IMPERO SOVIETICO, SOSTENENDO A EST LA RESISTENZA POLACCA DI SOLIDARNOSCH E LA CHIESA DEL SILENZIO; E A SUD I MUJAEEDIN CHE IN AFGHANISTAN CONTRASTAVANO I SOVIETICI DANDO PERÒ IN SEGUITO AD AL QAEDA: ATTRAVERSO IL CARDINALE KROL DI ORIGINE POLACCA AVREBBE MOBILITATO LA CONFERENZA EPISCOPALE AMERICANA PER SOSTENERE L’ELEZIONE DI WOJTYLA - 4- LA LETTERA INEDITA DI CALVI AL PAPA IN CUI SVELA L’INCIUCIO TRA IL SEGRATARIO DI STATO CASAROLI E IL MINISTRO DC NINO ANDREATTA PER STRAPPARGLI IL BANCO AMBROSIANO -

1- WOJTYLA SEGRETO - UNA CONTROINCHIESTA UNICA, FONDATA SU DOCUMENTI ESCLUSIVI
E' stato un papa più simile ai Borgia che a San Francesco d'Assisi; un pontefice che ha fatto sua la massima di Machiavelli «Il fine giustifica i mezzi», pur di perseguire il disegno di una Chiesa che doveva distruggere il comunismo.

 

Questo il ritratto di Giovanni Paolo II che emerge da «Wojtyla Segreto» (edito da Chiarelettere) la prima "contro-inchiesta" mai pubblicata in materia e scritta dal vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi e dallo scrittore di inchiesta Ferruccio Pinotti.

 

Un lavoro che non fa sconti sulla figura del pontefice e che scava nelle contraddizioni di un uomo che è stato principalmente un «asset» politico. Attraverso documenti e interviste esclusive (il consigliere della Casa bianca Brzezinski, il leader di Solidarnosc Lech Walesa, l'ex primo ministro polacco Mazowiecki, il pm del processo Calvi-Ambrosiano Luca Tescaroli e molti altri), il libro restituisce la figura di un papa che la cronaca non ha raccontato e che il processo di beatificazione ha volutamente evitato di prendere in considerazione, mettendo a tacere ogni voce e testimonianza critica anche interna alla Curia vaticana.

 

WOJTYLA E L'UOMO DELLA CASA BIANCA
Di grande interesse l'intervista a Zbigniew Brzezinski, il potentissimo consigliere strategico della Casa Bianca di origine polacca che teorizzò l'uso della religione come strumento per distruggere l'impero sovietico, sostenendo a Est la resistenza polacca e la Chiesa del Silenzio; e a Sud i mujaeedin che in Afghanistan contrastavano i sovietici dando però in seguito ad Al Qaeda.

 

Brzezinski ammette che già nel '76, due anni prima della salita al soglio pontificio, lui e l'arcivescovo Wojtyla ebbero un incontro riservato ad Harvard e che da lì nasce un'amicizia «calda e affettuosa» mai interrottasi.

Sarebbe stato Brezinski stesso, attraverso il cardinale Krol di origine polacca, a mobilitare la conferenza episcopale americana per sostenere l'elezione di Wojtyla due anni dopo.

SOLIDARNOSC E I SOLDI DI ROBERTO CALVI
A confermare l'appoggio di Giovanni Paolo II al movimento polacco Solidarnosc è nel libro lo stesso Lech Walesa. Nel biennio 1980-1981 il Banco Ambrosiano, tramite il suo presidente Roberto Calvi inizia a versare capitali enormi al sindacato di Wałesa. Tutto è avviato nella più assoluta segretezza. La cittadella di Solidarnosc ha bisogno di aiuto; la battaglia di resistenza in Polonia è solo una tappa nel più impegnativo confronto con l'impero sovietico.

 

Insieme a Roberto Calvi, deus ex machina dell'intera operazione è Marcinkus, l'anima nera dello Ior, la banca del Vaticano. Marcinkus sarà la figura chiave della politica di papa Wojtyla contro il comunismo. Una battaglia da vincere con ogni mezzo. Anche soldi sporchi, passando per i paradisi fiscali.

Con Roberto Calvi, Marcinkus imbastisce una rete di società fantasma nei paradisi fiscali di mezzo mondo, dove arrivano fiumi di soldi. Forte della benedizione vaticana, Calvi allaccia relazioni pericolose con Michele Sindona e il giro della Loggia P2, di cui è affiliato.

Giacomo Botta, dirigente del settore esteso del Banco Ambrosiano racconterà ai magistrati: «Già nel 1977-1978, quando divenni consigliere [del Banco ambrosiano di Managua], Calvi mi disse che il gruppo che controllava il pacchetto di controllo dell'Ambrosiano era lo Ior, che deteneva all'estero una consistente partecipazione del Banco. Seppi anche che le società che a quell'epoca l'Ambrosiano di Managua finanziava erano del Vaticano. Calvi probabilmente intendeva mettermi al corrente di questi segreti che lui tutelava gelosamente e intendeva altresì giustificare i finanziamenti, dicendo che erano imposti dal Vaticano, che era in sostanza il padrone del Banco ambrosiano».

 

Panama, Bahamas, Lima, Managua. Arriva da lì il tesoro per sostenere Solidarnosc. Roberto Calvi fugge all'estero, braccato dai creditori. Finirà la sua corsa il 17 giugno 1982 sotto un ponte di Londra, appeso a una corda con dei mattoni nelle tasche. Solo pochi giorni prima scriverà una lettera drammatica, indirizzata a sua santità Giovanni Paolo II. Una lettera che fotografa un pezzo importante di storia italiana e ci dice anche che Wojtyla non poteva non sapere.

 

LA LETTERA DI ROBERTO CALVI AL PAPA
"Santità, Ho pensato molto, molto, in questi giorni. E ho capito che c'è una sola speranza per cercare di salvare la spaventosa situazione che mi vede coinvolto con lo Ior in una serie di tragiche vicende che vanno sempre più deteriorandosi e che finirebbero per travolgerci irreversibilmente.

Ho pensato molto, Santità, e ho concluso che Lei è l'ultima speranza, l'ultima. Da molti mesi, ormai, mi vado dibattendo a destra e a manca, alla disperata ricerca di trovare chi responsabilmente possa rendersi conto della gravità di quanto è accaduto e di quanto più gravemente accadrà se non intervengono efficaci e tempestivi provvedimenti, essenziali per respingere gli attacchi concentrici che hanno come principale bersaglio la Chiesa e, conseguentemente, la mia persona e il gruppo a me facente capo.

 

La politica dello struzzo, l'assurda negligenza, l'ostinata intransigenza e non pochi altri incredibili atteggiamenti di alcuni responsabili del Vaticano, mi danno la certezza che Sua Santità sia poco e male informata di tutto quanto ha per lunghi anni caratterizzato i rapporti intercorsi tra me, il mio gruppo e il Vaticano.

Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior, comprese le malefatte di Sindona, di cui ancora subisco le conseguenze; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest;

 

sono stato io che, di concerto con autorità vaticane, ho coordinato in tutto il Centro-Sudamerica la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato proprio da queste stesse autorità a cui ho rivolto sempre il massimo rispetto e obbedienza.

Santità, la domanda che mi pongo è questa: «Ma a chi giova un tale atteggiamento? Certo non a me o al mio gruppo, ma anche più certamente non giova agli interessi morali ed economici della Chiesa. E allora, Santità, mi convinco sempre di più che chi vuole male alla Chiesa (e non sono in pochi) trova, all'interno di essa, numerosi e autorevoli alleati.
Ora si tratta di stabilire quanti di questi alleati sono in buona fede e quanti non lo sono.

 

 

Dunque, le ipotesi sono due: per quelli che sono coscienti del male che hanno fatto e che potrebbero ancora fare, non c'è alcun dubbio: Lei, Santità, è l'obiettivo! Per quelli che invece sono in buona fede (ed è l'ipotesi meno credibile), Santità, non indugi un secondo, li allontani urgentemente dal loro incarico prima che sia troppo tardi!

 

Certo, occorre molta buona volontà, per non dire che bisogna essere ciechi, per non vedere che si sta preparando una grande congiura contro la Chiesa e la Persona di Sua Santità. E ciò è facile dedurlo dalle assurde risposte che si continua a dare alle mie disperate grida di pericolo e ai miei reiterati inviti di chiarimento.

 

Forse, senza forse, la grande popolarità e simpatia di cui Lei, Santità, gode in molte parti del mondo e l'espandersi di essa, preoccupano, e non poco, i Suoi avversari interni ed esterni, sino al punto da far pensare a quelli interni, si capisce, il tanto peggio, tanto meglio!

Gli avversari esterni lo sappiamo chi sono e Lei, Santità, lo sa meglio di tutti e li combatte meglio di tutti; ma quelli interni, interni alla Chiesa voglio dire, e quelli affini, come alcuni democristiani, Lei, Santità, li conosce? Io credo proprio di no! Non sono un pettegolo e neanche uno che accusa per dispetto o per vendetta.

E non mi interessa, perciò, soffermarmi sulle tante chiacchiere che si fanno su alcuni prelati e in particolare sulla vita privata del segretario di Stato cardinale Casaroli (si sa, questo genere di chiacchiere non giova mai alla dignità e al buon nome della Chiesa), ma mi interessa moltissimo segnalarLe il buon rapporto che lega quest'ultimo ad ambienti e a personaggi notoriamente anticlericali, comunisti e filocomunisti, come quello con il ministro democristiano Nino Andreatta col quale, sembra, abbia trovato l'accordo per la distruzione e spartizione del Gruppo ambrosiano.

 

Ma a quale disegno vuole o deve obbedire il segretario di Stato del Vaticano? A quale ricatto? Santità, un eventuale crollo del Banco Ambrosiano provocherebbe una catastrofe di inimmaginabili proporzioni in cui la Chiesa ne subirebbe i danni più gravi! Bisogna evitarla a ogni costo!

 

Molti sono coloro che mi fanno allettanti promesse di aiuto a condizione che io parli delle attività da me svolte nell'interesse della Chiesa; sono proprio molti coloro che vorrebbero sapere da me se ho fornito armi o altri mezzi ad alcuni regimi di paesi del Sudamerica per aiutarli a combattere i nostri comuni nemici, e se ho fornito mezzi economici a Solidarnosc o anche armi e finanziamenti ad altre organizzazioni di paesi dell'Est; ma io non mi faccio e non voglio ricattare; io ho sempre scelto la strada della coerenza e della lealtà anche a costo di gravi rischi!

Santità, a Lei mi rivolgo perché solo attraverso il Suo alto intervento è ancora possibile raggiungere un accordo tra le parti interessate e respingere il terribile spettro di una immane sciagura. Ora, altro non mi rimane che sperare in una Sua sollecita chiamata che mi consenta di mettere a Sua disposizione importanti documenti in mio possesso e di spiegarLe a viva voce tutto quanto è accaduto e sta accadendo, certamente a Sua insaputa. Grato e nel bacio del Sacro Anello, mi confermo della Santità Vostra.

Roberto Calvi

LA P2 E I SOLDI DELLA MAFIA
Anche la Loggia P2 approvava i finanziamenti «anticomunisti» al sindacato polacco. Ricorda Licio Gelli: «Nel settembre 1980 Calvi mi confidò di essere preoccupato perché doveva pagare una somma di 80 milioni di dollari al movimento sindacale polacco Solidarnosc, e aveva solo una settimana di tempo per versare il denaro».

Perfino la mafia sarebbe coinvolta nel progetto del papa di fare a pezzi il blocco comunista. Dagli atti giudiziari del processo Calvi emerge infatti che nella lotta al comunismo sarebbero stati investiti anche soldi frutto delle speculazioni edilizie della mafia in Sardegna.

Il pm Luca Tescaroli - intervistato da Pinotti e Galeazzi - ha maturato nel corso degli anni una conoscenza unica del complesso mondo delle finanze vaticane e dei rapporti malati che in quegli anni il papato non disdegnò di intrattenere. Tescaroli è stato il primo magistrato che, con il suo lavoro, è riuscito a evidenziare come la banca di riferimento del Vaticano, strettamente legata allo Ior, fosse divenuta negli anni Settanta e Ottanta strumento del riciclaggio di denaro mafioso. Soldi utilizzati dal papato per contrastare il comunismo nell'Est europeo e in America Latina.

Nel libro il pm ha raccontato aspetti inediti in merito: «Roberto Calvi, nel subentrare a Michele Sindona, risultò svolgere una funzione di volano tra i vecchi e i nuovi equilibri strategici avvicendatisi in seno a Cosa nostra, a seguito della cosiddetta ultima guerra di mafia. Se Calvi avesse messo in atto il manifestato proposito di riferire quanto a sua conoscenza, avrebbe svelato il canale di alimentazione del Banco Ambrosiano, rappresentato dalle risorse finanziarie provenienti da Cosa nostra, e la destinazione dei flussi di quel denaro, ivi compresa quella del finanziamento del sindacato Solidarnosc (di cui ha parlato Salvatore Lanzalaco), e ai regimi totalitari sudamericani (ai quali fece espresso riferimento Calvi in alcune lettere dallo stesso sottoscritte).

Finanziamento attuato nell'interesse di una più ampia strategia del Vaticano, volta a penetrare nei paesi comunisti dell'Est europeo e a congelare l'avanzata comunista nell'America Latina. Cosa nostra e, certamente, Calò non potevano accettare che emergesse e venisse rivelata agli inquirenti quella tipologia di attività illecita, volta a far convogliare flussi di denaro mafiosi in quelle direzioni, e l'attività di riciclaggio che attraverso il Banco Ambrosiano veniva espletata.»

ALTRO CHE FONDAZIONE DI BENEFICENZA
Pinotti e Galeazzi ricostruiscono anche, sempre sulla base di documento che hanno scelto di pubblicare in appendice al libro, il rapporto segreto che legava papa Wojtyla al vescovo 007 monsignor Pavel Hnilica. Una figura leggendaria, al punto che nel 1951 dovette fuggire a Roma, dove negli anni '60 fondò la misteriosa Fondazione Pro Fratribus, dedita all'assistenza dei profughi dell'Est ma in realtà strumento per convogliare aiuti alla resistenza anticomunista in tutta l'Europa orientale.

Pinotti e Galeazzi pubblicano scannerizzati tutti gli assegni della Pro Fratribus, che documentano il vorticoso giro di denaro messo in piedi dal vescovo 007 amico di Wojtyla sin dal dopoguerra.

 

Gli autori pubblicano poi l'assegno da 1,5 miliardi con il quale Hnilica - certamente con il consenso di Wojtyla - cerca di comprare da Flavio Carboni la valigetta di Calvi contenente i documenti con cui intendeva ricattare il Papa. Un assegno non onorato dallo Ior solo per l'intervento del cardinale Casaroli.

Ma l'appoggio del Papa al discusso padre Hnilica, condannato per ricettazione insieme a Carboni e al falsario Giulio Lena (se la caveranno solo nei successivi gradi di giudizio) è acclarato, come testimonia la missione affidata da Wojtyla a Hnilica di una messa segreta a Mosca nel 1984 che consacrasse la Russia al cuore immacolato di Maria.

 

UNA DECISIONE POLITICA
Nell'inchiesta di Pinotti e Galeazzi sono raccontati con dovizia di particolari molti altri capitoli oscuri, come la copertura offerta al movimento dei Legionari di Cristo, guidato Marcial Maciel, così come l'appoggio indiscriminato a lobby di potere come Opus Dei, Cl, Focolarini, Neocatecumenali. Movimenti integralisti che sono ormai vere e proprie «chiese nella chiesa».

 

Per tutte queste ragioni Pinotti e Galeazzi ritengono inopportuna la beatificazione lampo di Wojtyla ed ancor più rischiosa la probabile canonizzazione, come sostenuto da un altro documento pubblicato in appendice: la testimonianza prodotta dal teologo Giovanni Franzoni al processo di beatificazione.

Un documento nel quale il coraggioso sacerdote esplicita le ragioni per le quali Wojtyla non può e non deve diventare santo. Così Franzoni: "E' mio dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere. Mi rendo conto che alcune mie affermazioni sembreranno inaudite. L'ansia con cui molti ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che Wojtyla sia lasciato al giudizio della Storia".01-05-2011]

 

 

TRUFFE PARIOLE - IL BROKER COLLABORATORE ORA COLLABORA CON I PM: “LANDE RESTITUIVA I SOLDI AGLI AMICI E LI NEGAVA AI MALATI TERMINALI CHE NE AVEVANO BISOGNO - NON SO SE SIA MASSONE, MA È DEL MOVIMENTO NEOFASCISTA ORDINE NUOVO. Ai clienti dicevamo balle per giustificare i ritardi” - DOPO LE MINACCE DEL CLAN DEI PIROMALLI (‘NDRANGHETA) CHE AVEVA INVESTITO 14 MLN $, LANDE MANDÒ I FIGLI ALL’ESTERO - LA POLIZIA POSTALE INDAGA SULLE EMAIL VERSO I PARADISI FISCALI E LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA - l’attrice francesca golia rettifica: “solo un’omonimia

1- RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA FRANCESCA GOLIA:

 

Spett.le redazione,
Vi scrivo, in nome e per conto della sig.ra Francesca Golia, la quale ad ogni effetto di legge, elegge esclusivo domicilio presso questo studio legale, al fine di significarVi quanto segue: in questi ultimi giorni, sulle Vostre pagine sono stati pubblicati articoli nei quali viene riportata la falsa notizia che vede coinvolta la mia assistita nello scandalo finanziario riguardante la società "Lande & Co.", protagonista della cosiddetta "truffa dei Parioli", con relativa pubblicazione della sua foto.

Con la presente si invita e diffida la Vostra redazione all'immediata rettifica della notizia, poiché la sig.ra Francesca Golia non ha avuto nessun tipo di rapporto nè diretto né indiretto con la società suddetta né qualsivoglia società o intermediario finanziario, ancora meno ha mai consegnato denaro ad alcuno.

Distinti saluti.
Avv. Angelo Tuozzo


2 - PARIOLI, CELLULARI E MAIL DELLA TRUFFA NEL MIRINO DELLA POLIZIA POSTALE...
Federica Angeli e Francesco Viviano per "la Repubblica"

 

Nell´inchiesta sulla grande truffa dei Parioli scende in campo la polizia postale e delle comunicazioni. A tirare in ballo gli agenti "telematici" è stata la procura di Roma per venire a capo di alcune circostanze utili allo sviluppo delle indagini. In particolare alla Postale è stato richiesto di individuare la «corrispondenza email e i destinatari presenti in territorio estero», con particolare riferimento ad alcuni stati come le Bahamas, Le Virgin Island, Jersey, Lussemburgo, Svizzera, Malta, Regno Unito e persino il Libano.

Al vaglio degli investigatori della postale anche tutta la corrispondenza email, i documenti contabili e le conversazioni intercorse tra Gianfranco Lande e i fratelli Carmelo e Giuseppe Piromalli, le telefonate con Antonio Coppola, con Giovanni Giamborino, Matteo Cosmi, Giuseppe Giuliani Ricci e Pierluigi Romagnoli.

Tutte le conversazioni, in sostanza, che riguardano i traffici poco puliti entrati nella macchina mangia soldi costruita negli anni dal Madoff dei Parioli: dagli investimenti di 14 milioni di euro della ‘ndrangheta all´affare da 84 milioni per la vendita di aerei militari in Germania e in Austria che ha coinvolto la Alenia Aeronautica, la cui sede è stata perquisita qualche giorno fa dalla finanza.

 

I meccanismi del raggiro da 170 milioni di euro, ancora una volta viene raccontato in un altro interrogatorio dell´ultimo indagato: il broker Carlo Faberi assunto in Egp dal giugno del 2009. Il suo ruolo, secondo l´accusa, è stato quello di convincere i clienti a fare lo scudo fiscale e a passare dunque dalla società fantasma Eim a quella consobizzata Egp.

«Quando sono stato assunto da Egp, il dottor Lande mi riferiva che circa 800 clienti avrebbero aderito allo scudo fiscale. Erano clienti che lui seguiva da tempo. Mi era stato spiegato che avrei dovuto seguire le posizioni di chiunque avesse voluto aderire allo scudo fiscale. I clienti pagavano lo scudo fiscale mediante assegni alla Egp, come sostituto d´imposta. La più parte dei clienti sceglieva invece di attendere l´arrivo dei capitali investiti all´estero per il pagamento degli oneri fiscali».

Tra i clienti che hanno aderito allo scudo che, a quanto pare, sarebbe stato solo un atto formale, «cartaceo», per dirla con Andrea Raspi, cognato di Lande, molti vip, calciatori e notabili romani finiti nel raggiro. Tra loro Paolo Guzzanti, lo chef di fama internazionale Heinz Beck, il calciatore Ruggiero Rizzitelli, i fratelli del cinepanettone Vanzina. Molti i casi di omonimia finiti nella lista tra i 1678 truffati.

Tra questi l´attrice teatrale Francesca Golia che, a quanto pare, non è coinvolta nello scandalo finanziario di Lande & co. Il suo legale, l´avvocato Angelo Tuozzo precisa infatti che «Francesca Golia non ha avuto nessun tipo di rapporto né diretto né indiretto con la società di Lande né qualsivoglia società o intermediario finanziario, ancora meno ha mai consegnato ad alcuno addirittura un milione di euro». Il nome di Francesca Golia compare al numero 761 della lista dei truffati.

 


3 - "DOPO LE MINACCE DEI PIROMALLI LANDE MANDÒ I FIGLI ALL´ESTERO" IL BROKER FABERI: "CLIENTI MALATI TERMINALI LASCIATI SENZA SOLDI"...
Federica Angeli e Francesco Viviano per "la Repubblica"

Clienti di serie A e investitori di serie B che, seppur bisognosi di denaro in quanto affetti da gravi malattie, non hanno mai rivisto un centesimo dei soldi investiti. E ancora: i figli di Lande e di Raffaella Raspi mandati all´estero dopo le minacce del clan della ‘ndrangheta dei Piromalli. Infine l´appartenenza di Gianfranco Lande a Ordine Nuovo, il gruppo di estrema destra.

Ecco come, dall´interrogatorio di Carlo Faberi, un altro broker di Egp indagato, spuntano inquietanti dettagli sulla truffa dei Parioli. Faberi: «Vi erano clienti, come Marina Curcio e il marito o compagno Roberto Moroli, clienti di Castellacci, che avevano ricevuto un´attenzione maggiore rispetto ad altri. Raffaella Raspi mi disse che se Marina Curcio avesse firmato il contratto di raccolta ordini, mi avrebbe dato la sua posizione. Così feci e il back office mi diede un estratto conto, nel quale era riportato un investimento di circa 1.500.000 euro di titoli sul fondo Karla Derivates Strategies».

 

Pm: «Il passaggio al contratto raccolta ordini è avvenuto per tutti i clienti o solo per alcuni?» Faberi: «Ora che mi ricordo vi era un ingegnere che aveva una grossa influenza su Lande. Se non ricordo male, è stato l´unico a riavere i soldi. Questo è avvenuto quando vi erano già altri clienti che non avevano avuto, da tempo, i rimborsi richiesti. Ora non ricordo il nome, ma abita vicino casa mia in via Fleming. Ha fatto una richiesta di 200mila euro e gli vennero dati in tempo breve.

Era un amico della signora Curcio. Ora ricordo il nome: si tratta dell´ingegner Vincenzo Lattanzi. Aveva un investimento in Blue Water per più di un milione. L´ingegner Lattanzi mi spiegò che aveva fatto un investimento 15 anni prima, partendo da una cifra di circa 150.000,00 e mi mostrava i rendimenti che aveva avuto nel tempo, che mensilmente riportava su un foglio in excel aggiornato di suo pugno.

Susanna Ruggeri del back office mi informò del bonifico di euro 200.000,00 che era stato fatto a Lattanzi. Vi erano persone come il signor Quaranta che aveva veramente bisogno di denaro, ma a lui non è stato restituito solo una parte e se non ricordo male circa 10.000,00. Vi erano altre persone come E.T., il quale aveva una cirrosi e aveva necessità di denaro per la dialisi. Ha ricevuto solo 5.000 euro».

Pm: «Sa se Lande appartenesse a qualche massoneria?» Faberi: «Non lo so. Però non mi meraviglierei. Una volta, d´estate, lo vidi senza cravatta e sotto aveva il simbolo dell´ascia bipenne di "Ordine Nuovo". Sono sicuro che si trattasse di un´ascia bipenne, perché conosco tale simbolo».

Pm: «Lei si è reso conto che Lande ha effettuato investimenti di denaro di sospetta provenienza?»

 

Faberi: «Ho assistito all´arresto dei fratelli Piromalli. In quel momento ho cominciato a dubitare sull´attività di Lande, con riferimento al riciclaggio. Ho pensato che Lande, in difficoltà economica, avesse chiesto soldi alla criminalità. La questione dei Piromalli è stata utilizzata da Lande, Raffaella e Andrea Raspi, per dire che avevano avuto un´estorsione di 8 milioni di euro. Ciò mi fu detto in una riunione da Raffaella e Andrea Raspi. Quest´ultimi hanno riferito che Piromalli avevano le foto dei loro figli, con riferimento anche ad Andrea Raspi, per mia deduzione. So che nei giorni successivi i figli di Raffaella, Andrea Raspi e Gianfranco Lande sono stati portati in un altro luogo. Queste sono state dicerie delle segretarie».

Quanto alla montagna di bugie che negli anni sono state dette ai clienti che rivolevano i loro soldi, erano il Madoff dei Parioli e la sua compagna a dare delle precise direttive. Dichiara al riguardo Carlo Faberi: «Ai clienti dicevamo balle per giustificare i ritardi nell´arrivo dei titoli e nei rimborsi. Le spiegazioni da dare ai clienti mi venivano date da Gianfranco Lande e Raffaella e Andrea Raspi. Quest´ultimo era meno tecnico sui titoli. Il 4 aprile 2010 abbiamo ricevuto una missiva nel corpo della quale veniva chiesto di continuare a lavorare con particolare riferimento alla necessità di ricercare nuovi clienti».

 02-05-2011]

 

 

VOLARE, OH-OH! - Qualcuno in Generali comincia a parlare di una “maledizione del Falcon”, perché anche l’uso di velivoli privati è stato alla base del defenestramento di Geronzi - Così come a scatenare l’ira di Bernheim, grande vecchio della finanza francese ed ex mentore di Bolloré, è stata l’interdizione a usare la sua flotta aerea da parte dell’ex delfino - Ma adesso a soffrire della maledizione del Falcon è lo stesso Bolloré

a "il Foglio"

 

Qualcuno in Generali comincia a parlare di una "maledizione del Falcon", perché anche l'uso di velivoli privati è stato alla base dei dissapori che hanno portato al defenestramento di Cesare Geronzi. Così come a scatenare l'ira di Antoine Bernheim, grande vecchio della finanza francese ed ex mentore di Vincent Bolloré, è stata l'interdizione a usare la sua flotta aerea da parte dell'ex delfino. Ma adesso a soffrire della maledizione del Falcon è lo stesso Bolloré, che sullo scacchiere italiano sconta un isolamento senza precedenti che però non deve essere considerato definitivo.

 

A partire dal trattamento che si è visto riservare all'assemblea annuale degli azionisti del Leone sabato scorso a Trieste, in cui il finanziere bretone ha dato il suo voto al bilancio 2010, con una conversione a U rispetto all'astensione che il 16 marzo in consiglio di amministrazione aveva portato alla destabilizzazione del Leone. Ancora la sera prima dell'assemblea, Bolloré rispondeva spiritosamente ("suspense") ai giornalisti che gli chiedevano le sue intenzioni di voto. Ma poi, il giorno dopo, è arrivato il commento acido del group ceo Giovanni Perissinotto: "Si vede che la notte porta consiglio. Sono contento". Ma non c'è solo Generali nel grande riassetto dei "poteri forti" italiani in cui naviga adesso con difficoltà Bolloré.

 

Venerdì scorso il quotidiano economico francese Les Echos compiva una lunga disamina dell'impasse italiano di Bolloré: isolato sul fronte Generali, dove ha litigato praticamente con tutto il cda; sconfitto sul fronte Ligresti, dove la Consob presieduta da Giuseppe Vegas ha fatto argine contro la cordata amica Groupama; solo tollerato in Mediobanca. In Piazzetta Cuccia, infatti, dove Bolloré possiede il 5 per cento con opzioni per salire al 6, il finanziere è di fatto solo sopportato dopo la frattura creata con il management e in particolare con l'amministratore delegato Alberto Nagel, il quale punta ad alleggerire il patto di sindacato di Piazzetta Cuccia (in scadenza a settembre) snellendo proprio il peso specifico dei francesi che al momento controllano l'11 per cento del capitale. Ipotesi non percorribile per Bolloré, che ha ribadito fino a qualche giorno fa che "Mediobanca rimane un investimento di lungo periodo".

 

Il fatto è che l'ipotesi di un patto leggero, de-francesizzato, è condivisa da Nagel con il primo grande socio di Mediobanca, Unicredit. Secondo una ricostruzione sempre di Les Echos, l'istituto di Piazza Cordusio sarebbe oltretutto organico a una filiera padana che fa perno sul vicepresidente, Fabrizio Palenzona, e "per li rami", al ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, che intenderebbe privilegiare l'asset Unicredit nella sua crociata anti francese appoggiata dalla Lega, e che vedrebbe Bolloré come target privilegiato. Infine, ma non per ultimo, lo scenario Rcs, dove le ambizioni del gran rottamatore Diego Della Valle rischiano di rimanere per il momento senza esito. Perissinotto ha sottolineato in assemblea che la compagnia manterrà il suo 3,9 per cento, mentre l'imprenditore sanitario Giuseppe Rotelli, indiziato speciale nella partita Rcs, ha smentito i rumors che lo davano interessato ad alleggerire la quota.

 

Anche su Rcs Bolloré s'era espresso con soddisfazione per una possibile vendita della quota Generali e non più tardi di tre mesi fa aveva detto: "Troveremo di certo un'intesa". Il finanziere bretone, oltre che con la solida amicizia con il Cav. e Sarko, può consolarsi con il fatturato del suo gruppo che ieri a Parigi ha comunicato i dati del primo trimestre dell'anno: più 27 per cento, superando i 2 miliardi. Douce France.03-05-2011]

 

 

1- CHE C’È DA FESTEGGIARE? NIENTE! BELLO E ISTRUTTIVO L’EDITORIALE DI EZIOLO MAURO, CHE ALMENO HA SEMPRE IL MERITO DI NON FARLA LUNGA TRACIMANDO DI PAGINA IN PAGINA: "BIN LADEN MUORE QUANDO IL SUO MONDO HA COMINCIATO A VOLTARGLI LE SPALLE" - 2- BERLUSCONI-BOSSI SHOW: PRIMA BOMBARDO, POI TROVO I SOLDI (IN MEZZO, SI VOTA) - 3- ELKANN A OMAHA PER "SPINGERE WARREN BUFFET A COMPRARE UNA 500". E STIKAZZI? - 4- A PAG. 10 DI "MF" SI SCOPRE CHE LA FIAT è STATA CONVOCATA IERI IN CONSOB PER FARE IL PUNTO SU CONTI E LIQUIDITà. VORRANNO DAR LORO UN PREMIO A MARPIONNE? - 5- PER LA SERIE "LI MORTACCI DI TREMAGLIA", ECCO UNA LUMINOSA NOTIZIA: "RAZZI "ITALIANO ALL’ESTERO" SI FA LA LEGGE: CHI VIVE FUORI CONFINE NON PAGHI L’ICI"... -

A cura di Minimo Riserbo e Falbalà

 

1 - MORTO UN SIMBOLO SE NE FA UN ALTRO...
Oggi e' un giorno bellissimo! Possiamo saltare le prime 15 pagine dei principali giornali, che mai come in occasioni del genere marcano la propria inutilita' rispetto al web e alle tv. Bello l'editoriale di Eziolo Mauro, che almeno ha sempre il merito di non farla lunga tracimando di pagina in pagina:

"Ma la morte di Bin Laden cade in una primavera araba che cambia radicalmente il quadro rispetto a dieci anni fa. Le piazze, dall'Egitto alla Libia, mentre si ribellano agli autocrati rifiutano anche la soggezione ad Al Quaeda.

 

Potremmo dire che e' nato un nuovo soggetto politico che assomiglia alla pubblica opinione, e niente sara' più' come prima. In questo senso, Bin Laden muore quando il suo mondo ha cominciato a voltargli le spalle".
Che spettacolo un direttore di giornale italiano che se la piglia con gli autocrati.

Dalle colonne plumbee del Corriere Occidentale, Emanuele Severino spende parole sagge e colte: "Nel Vangelo rispetto e silenzio prendono il posto della vendetta. Esultanza comprensibile, ma e' un retaggio primitivo" (p. 13). Il Vaticano costretto all'ovvio: "la morte non puo' mai rallegrare" (p. 13). Il Giornale di Mortimer Sallustioni festeggia da par suo, ma e' costretto a dar conto della posizione degli amati cardinali. Lo fa con un titoletto ammosciante ( "Il Vaticano smorza i toni...") e un catenaccio di rara perfidia: "Sale la preoccupazione per eventuali ritorsioni contro la Chiesa" (p. 3). Come se il Vaticano avesse parlato cosi' per semplice paura di vendette.

 

La cosa più' grave la combina la Stampa di Mariopio, dove Coccolino Molinari da' voce a quel galantuomo di Wolfowitz per far passare il seguente concetto: Bin Laden preso "per merito di Guantanamo". Senza vergogna. Bello il titolo in prima del Cetriolo Quotidiano: "Bin Laden acqua in bocca".

2 - AGENZIA MASTIKAZZI INTERNATIONAL...
"Sono cosi' contenta di sentire che Bin Laden e' morto! Era la faccia del male. Il mondo sara' molto migliore senza di lui". Grati a Repubblica (p. 11) per averci donato anche oggi il pensiero di Paris Hilton, che sgorga sempre fecondo dal profondo del suo silicone.

 

3 - PRIMA BOMBARDO, POI TROVO I SOLDI (in mezzo, si vota)...
Come sempre, la Lega fa ammuina e alla fine si ricorda di non essere proprietaria di se stessa: "Pdl-Lega, mediazione in extremis. Respinta la proposta di Letta: forse oggi vertice Berlusconi-Bossi per una mozione condivisa" (Sole 24 Ore). Nella stessa pagina, Marco Ludovico imbraccia la calcolatrice e fa il conto di una spesa parecchio indigesta: "Missione militare e immigrati, spesi 260 milioni. Rinviata a dopo le elezioni amministrative l'ipotesi di un'accisa regionale per recuperare risorse".

 

4 - CLASSE DIGERENTE...
per la serie "Li mortacci di Tremaglia", ecco una luminosa notizia: "Razzi "italiano all'estero" si fa la legge: chi vive fuori confine non paghi l'Ici" (Corriere p. 25)

 

5 - L'AGONIA DI DON SALVATORE: COMANDARE E' MEGLIO CHE FOTTERE...
Il nostro capitalismo "di relazioni" (eufemismo per "piovresco") quando va in difficolta' scopre il suo volto migliore e manda messaggi per chi deve capire. Ligresti, a mezzo Pizza 24 Ore, ci fa sapere: "Mediobanca e Unicredit sono quote strategiche" (p. 1).
Poi apri Affari&Sfiganza di Repubblica e trovi un magistrale pezzone di Ettore Livini: "I buchi neri della galassia Ligresti. Cavalli, alberghi, immobili, tenute, stipendi da super manager: tutte le operazioni con le quali la famiglia ha svuotato le casse delle compagnie. Superano mezzo miliardo le operazioni di Fonsai con "parti correlate".

 

6 - FREE MARCHETT...
"Balzo delle vendite e calo dei costi: primi utili di Chrysler dal 2009" si legge in prima sul Sole. Qualcuno avvisi Pizzettone Napoletano che forse il pezzo "tecnico" di Mara Monti sui "bond dell'auto" non andava buttato a pag 45 ma legato a quella su Chrysler a pag 11. Anche perche' si potevano evitare le quattro colonnine usate per dire che Elkann si è presentato a Omaha per "spingere Warren Buffet a comprare una 500". E stikazzi?

 

Poi prendi il Corrierone e scopri l'acqua calda, ma certificata Fiat. Se anche Raffaella Lingotto Polato scrive "Fiat, tentazione d'America per la famiglia Agnelli" (CorrierEconomia in prima) vuol dire che Torino deve pensare a un futuro senza la Real casa e senza Mirafiori.

7 - LE NOTIZIE SU MARPIONNE, INVECE...
... siamo costretti a trovarle su Mf. A pagina 10, si scopre che la Fiat ieri e' stata convocata in Consob per fare il punto su conti e liquidita'. Vorranno dar loro un premio?

 03-05-2011]

 

 

BORSE IN CALO ASPETTANDO I DATI SUL LAVORO USA - MALE LA FIAT DOPO IL FLOP DELLE IMMATRICOLAZIONI AD APRILE - ALL’EX BERTONE STANNO VOTANDO, RISULTATO ALLE 20 - ENEL CONFERMA CONTI AD E DG - UNIPOL E L’OSSESSIONE DELLA BANCA - FACEBOOK MOLTIPLICA AMICI E MILIARDI - L’INCERTO FUTURO DI CAPE LIVE - CAVALLERO AD EINAUDI - UNO SCONTO PER TANZI - UGHI RESTA IN SELLA AL CAVALLO SNAI - I DUBBI DI BANKITALIA SUGLI INCENTIVI DI GENERALI

1. BORSA: EUROPA FIACCA, PESANO FUTURE USA E TRIMESTRALI
(ANSA) - Prevale il segno meno davanti agli indici delle principali borse europee, con Londra tornata agli scambi dopo il ponte della Festa del Lavoro. In attesa di conoscere l'andamento degli ordini di fabbrica negli Usa a marzo e i dati sulle vendite di autoveicoli in aprile, i future su Wall Street volgono al ribasso, condizionando così i listini europei. A parte il lieve rialzo di Londra (+0,1%), a Parigi (-0,3%), Francoforte (-0,4%) e Milano (-0,1%) si registrano lievi ribassi. Effetto conti sul colosso dell'idraulica Geberit (+3,69%), che ha chiuso il primo trimestre con un risultato netto di 121,4 milioni di franchi, pari a 94,8 milioni di euro.

In campo assicurativo lieve rialzo dell'Helvetia (+0,12%), favorita dalla raccomandazine di acquisto di Natixis, mentre Swiss Life (-3,36%), sconta il calo del 13% dei premi assicurativi, scesi a quota 6,81 miliardi di franchi (5,3 miliardi di euro. Difficoltà a Francoforte per l'assicurativo Hannover Re (-3,91%), penalizzato dal taglio delle stime sull'intero 2011 a seguito del terremoto in Giappone. In campo bancario sotto pressione Bank of Ireland (-7,14%) e Credit Suisse (-3,02%). Tra gli automobilistici Volkswagen cede il 2,89% e Bmw il 2%. Difficoltà anche per il colosso della distribuzione Metro (-2,43%), che ha chiuso il primo trimestre in rosso. Bene invece il tecnologico Infineon (+2,58%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra +0,10% - Parigi -0,37% - Francoforte -0,47% - Madrid -0,55% - Milano -0,16% - Amsterdam -0,23% - Stoccolma -0,53% - Zurigo -0,46%.Avvio debole per le Borse europee, mentre va avanti la stagione delle trimestrali e mentre sale l'attesa per i dati sul mercato del lavoro Usa, cartina tornasole per lo stato dell'economia. Cosi' dopo piu' sedute di rialzo gli indici prendono una pausa. Il Ftse Mib perde lo 0,1% e il Ftse All Share lo 0,13%. Male Fonsai, mentre rimbalza Tod's.

 

2. FIAT: AMPLIA CALO BORSA (-2,7%) CON IMMATRICOLAZIONI APRILE...
(ANSA) - Si appesantisce Fiat in Piazza Affari, sui dati delle immatricolazioni di aprile diffuse ieri, con un calo del 2,74% a 7,28 euro del titolo. Il ribasso contribuisce a frenare l'indice di riferimento di Borsa Ftse Mib (-0,56%), dopo un avvio stabile. Le vendite schivano invece Exor (-0,32%) a monte della catena di controllo, a differenza di Fiat Industrial (-1,1%).

3. BORSA: ASIA SCONTA CALO MATERIE PRIME; TOKYO CHIUSA...
(ANSA) - Hanno chiuso in calo le principali borse di Asia e Pacifico, che oggi hanno fatto a meno di Tokyo, ferma per celebrare il Giorno della Costituzione. Responsabili il calo delle quotazioni dei metalli all'asta di Londra e i risultati inferiori alle stime del colosso tecnologico taiwanese Hon Hai Precision Industry.

Quest'ultimo ha lasciato sul campo il 2,3%, insieme alle rivali Young Fast Optoelectronics (-2,55%), Faraday Technology (-2,7%) e Silicon Integrated Systems (-3,1%). Difficoltà sulla piazza di Seul per Kia Motors (-5,17%) e Hyundai Motor (-4,91%) dopo i dati sulle vendite di auto in aprile nei vari mercati, mentre il colosso metallurgico Korea Zinc ha ceduto il 5,21%, in sintonia con le australiane Energy Resources (-6,57%), Sundance Resources (-6,41%), Aquila Resources (-5,87%) e Rio Tinto (-0,74%).

Bene China Resources Power (+7,13%) e Cnooc (+1,25%) sulla piazza di Hong Kong, che ha riaperto i battenti oggi insieme a Shanghai, dopo il lungo ponte della Festa del Lavoro. Difficoltà a Shanghai per l'automobilistico Anhui Jianghuai (-2,76%) e Bank of Beijing (-2,16%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo chiusa per festività - Hong Kong +0,08% (seduta in corso) - Shanghai +0,47% (seduta in corso) - Taiwan -0,69% - Seul -1,27% - Sidney -0,84% - Mumbai -1,27% (seduta in corso) - Singapore -0,76% - Bangkok -0,51% - Giakarta -0,95% (seduta in corso).

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 03 MAGGIO...
Radiocor - Milano - si riunisce il Cda di Parmalat per valutare l'Opa lanciata da Lactalis.

 

Milano - assemblea Sea. Al termine incontro stampa del presidente Giuseppe Bonomi.

Fabriano (An) - assemblea di Indesit per l'approvazione del bilancio 2010.

Roma - inaugurazione di un impianto fotovoltaico Acea con il vertici aziendali, Giancarlo Cremonesi e Marco Staderini.

Roma - conferenza stampa sul precariato nella scuola dei leader di Cisl, Uil e Confsal, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Parco Paolo Nigi.

5. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - TERRORISMO: Ucciso Bin Laden (dai giornali)

CONTI PUBBLICI: Il fabbisogno in discesa di 1,9 miliardi nei primi quattro mesi (Il Sole 24 Ore, pag. 1)

BCE: Lancia un monito: eccesso di Abs. Conti precari, servono manovre (dai giornali)

PARMALAT: Bondi chiede a Lactalis di alzare l'Opa a 2,8 euro per azione(Il Sole 24 Ore, pag. 1,10)

FIAT: Per Chrysler balzo delle vendite e calo dei costi: primi utili dal 2009 (Il Sole 24 Ore, pag. 1). Intanto la quota di vendite Fiat continua a scendere (dai giornali)

FONSAI: Ligresti studia l'addio alla quota di Impregilo (Il Sole 24 Ore, pag. 1-39). Faro Consob sui conti FonSai (dai giornali)

ADF: Via al riassetto: pronto il patto allargato (Il Sole 24 Ore, pag. 43)

BPM: Per Dalu liquidazione di 4 milioni di euro (Il Messaggero, pag. 21)

 

BERTONE: La svolta della Fiom. Primo si' al piano Fiat (dai giornali). Landini (Fiom): 'Basta ai referendum che ci chiedono di autolicenziarci' (La Stampa, pag. 38)

MEDIOLANUM: Doris: 'Sara' la prima banca delle famiglie italiane'. La convention del gruppo (dai giornali)

BURGO: Torna al profitto e punta sull'Est Europa (Il Sole 24 Ore, pag. 43)

RISPARMIO: Doris, 'L'Italia sia calamita' (Il Sole 24 Ore, pag. 40)

ENERGIA: Le fonti verdi valgono 21 miliardi (Il Sole 24 Ore, Rapporti: Energie Rinnovabili, pag.1)

6. EX BERTONE, HANNO VOTATO FINORA 770 LAVORATORI SU 1.100. ESITO REFERENDUM INTORNO ALLE 20...
(ANSA) - Sono già 770 i lavoratori della ex Bertone, oggi Officine Automobilistiche Grugliasco che hanno votato sul piano Marchionne. In tutto i dipendenti della fabbrica sono 1.100. Si vota ancora fino alle 18 di oggi e subito dopo ci sarà lo spoglio. In giornata arriverà anche l'urna dei circa 120 lavoratori distaccati alla Sevel di Val di Sangro, in Abruzzo. L'esito del referendum si dovrebbe sapere intorno alle 20.

7. ENEL: NUOVO CDA CONFERMA CONTI A.D. E DIRETTORE GENERALE...
(ANSA) - Il nuovo consiglio di amministrazione di Enel, riunitosi oggi per la prima volta sotto la presidenza di Paolo Andrea Colombo, ha confermato Fulvio Conti amministratore delegato e direttore generale della società. Lo si legge in una nota del gruppo elettrico. Il cda ha inoltre confermato l'assetto dei poteri preesistente, riconoscendo a Colombo le stesse attribuzioni di cui disponeva il precedente presidente e assegnando all'a.d. le medesime deleghe già conferitegli nel precedente mandato.

 

8. UNIPOL E LA DELUSIONE SENZA FINE PER LA BANCA...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - La banca deve essere una vera e propria ossessione per i vertici di Unipol. Prima quel tentato assalto alla Bnl, ma prima ancora le vicissitudini, non certo felici, della banca che Unipol già possedeva. Nei giorni scorsi l'ad Carlo Cimbri ha detto che sarà difficile raggiungere i 50 milioni di utile netto previsti per Unipol Banca dal piano industriale. Un'altra doccia fredda per quell'attività, in piedi ormai dal '98, e che non ha mai dato soddisfazioni al colosso assicurativo.

Nell'ultimo decennio Unipol ha investito per lo sviluppo dell'attività bancaria oltre un miliardo. Per ottenere che cosa? Un istituto con 300 filiali e che vanta depositi per soli 9,3 miliardi. Ma che solo nel biennio 2008-2009 ha prodotto perdite cumulate per 128 milioni. Ora, finalmente, a fine 2010 sono arrivati i primi utili. Ma ancora insignificanti per giustificare un business così poco redditizio e dove i costi sono tre quarti dei ricavi.

9. IL FUTURO DI CAPE LIVE SI FA ASSAI INCERTO...
W. R. per "Il Sole 24 Ore" - È stupefacente come una società che non ne ha combinata una giusta, che ha perso una trentina di milioni nel 2010, la cui continuità aziendale è seriamente a rischio, come dichiarano gli stessi amministratori, e il cui bilancio non viene firmato dai revisori, riesca ad avere credibilità tra i piccoli azionisti che detengono ben l'80% del capitale. Succede a Cape Live che, ieri, alla bocciatura del bilancio da parte di Deloitte & Touche, perde appena l'1,5% e continua a capitalizzare 12 milioni di €: quando il suo patrimonio consolidato s'è ridotto a 13,8 ed è esposta per 25 milioni «per impegni assunti a fronte dei cosiddetti investimenti indiretti», come sottolineano i revisori.

 

Aveva sottoscritto un fondo «svizzero» che comprava obbligazioni di Cape: ragion per cui la Consob sta indagando. Ha investito nel settore dei mosaici è tutto è finito per vie legali. Deposita 6 milioni in una banca che poi viene commissariata e altri soldi in un fondo di Cape Natixis. Anch'esso commissariato.

10. FACEBOOK MOLTIPLICA GLI AMICI E I MILIARDI...
My. L. per "Il Sole 24 Ore" - Questa volta l'amicizia potrebbe chiederla lui: Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. E potrebbe chiederla agli investitori di Wall Street. Il social network potrebbe infatti sbarcare sulla Borsa Usa la prossima primavera. Il motivo - riporta il Wall Street Journal - è che Facebook cresce così velocemente, che tra un anno potrebbe valere la bellezza di 100 miliardi $: cifra giusta per quotarsi. Peccato che le stesse considerazioni siano state fatte qualche mese fa, quando Facebook si stimava valesse 50 miliardi.

Se questo è il ritmo di crescita, dunque, Zuckerberg farebbe bene a quotare la sua creatura il più tardi possibile, per incassare qualche decina di miliardi in più. Ma è proprio questo il ritmo di crescita? I casi sono due: o Facebook con tanti «amici» è veramente diventato un «tesoro», oppure gli analisti esagerano un po'. P.s: non sarebbe neppure la prima volta...

 

11. CALISTO TANZI PUNTA A UNO SCONTO DI PENA...
Ma. Mo. per "Il Sole 24 Ore" - Potrebbe vedersi ridurre la condanna per il reato di aggiotaggio Calisto Tanzi, aiutato dalla prescrizione di parte degli episodi contestati. La sentenza di Appello di Milano che gli ha inflitto 10 anni è in questi giorni al vaglio della Corte di Cassazione e durante la discussione il Procuratore generale ne ha chiesto la revisione.

Sorprese potrebbero arrivare anche per l'ex amministratore indipendente Luciano Silingardi per il quale il Pg ne ha chiesto «l'assoluzione senza rinvio per non avere commesso il fatto»: in secondo grado è stato condannato a 3 anni. Per l'ex amministratore della Bonlat, la discarica dei falsi di Collecchio, Giovanni Bonici nessuno sconto ma la richiesta di confermare la condanna. In attesa della sentenza, gli avvocati di Tanzi chiedono di mandare tutto il processo a Parma, dove prescrizione sarebbe assicurata.

12. UN CAVALLO DI RITORNO...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Un manager nuovo che interpreti un mercato in continua evoluzione. Non erano le promesse degli azionisti, ma le richieste di analisti e addetti ai lavori per rilanciare Snai su cui grava un debito di 240 milioni frutto di scelte non sempre vincenti, a cominciare dagli investimenti nei corner ippici.

 

Decisioni prese dall´ex presidente e azionista del gruppo, Maurizio Ughi che nonostante tutto è riuscito a rimanere in sella alla società di scommesse appena rilevata da Investindustrial e Palladio. Ughi non sarà più presidente, ma amministratore delegato responsabile della gestione operativa. E in tanti si chiedono come faranno a convivere due anime così diverse: da un lato l´ex padre e padrone della società, dall´altra i fondi neo azionisti, abituati a ribaltare le società guardando solo ai numeri.

13. LE NOZZE REALI NON CANCELLANO LA CRISI INGLESE...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Mentre gli esperti dibattono gli effetti del matrimonio reale sull´economia britannica, soppesando il costo di una giornata di festa nazionale in più, il 29 aprile, e nel lungo termine i benefici per il turismo e il commercio, il quadro della produttività britannica rimane fosco. I dati preliminari del primo trimestre indicano che l´economia è cresciuta solo dello 0,5%, la stessa percentuale dell´ultimo trimestre 2010: «Il Regno Unito è in stagnazione da sei mesi», riassume il Financial Times.

Il governo insiste sui pesanti tagli alla spesa pubblica per ridurre il deficit ereditato dalla recessione 2008-´09; ma l´opposizione laburista ammonisce che una simile politica porterà il Paese dritto verso una "double-dip recession", una seconda recessione: «Se il ministro del Tesoro Osborne pensa che una crescita zero per 6 mesi sia una buona notizia, vuol dire che ha perso contatto con la realtà», accusa Ed Balls, ministro del Tesoro del governo ombra del Labour.

A confermare le ansie contribuisce il boom che stanno attraversando le più grandi catene nazionali di prodotti scontati, dall´abbigliamento agli alimentari: la Aldi e la Lidl aumentano il fatturato di un impressionante 15 e 14% negli ultimi tre mesi, il sintomo di un consumatore che tiene stretto il portafoglio perché l´inflazione erode la sua capacità di acquisto. Si delinea una polarizzazione tra "have" e "have-nots", tra chi ha (molto) e chi non ha (abbastanza): per cui fanno buoni affari supermercati di lusso come Waitrose, +7% di fatturato, e grandi magazzini super-economici come Primark, +11%, mentre il settore che risulta schiacciato è la classe media. Non basterà un matrimonio reale a risollevarla.

14. PERCHÉ BANKITALIA NON HA VOTATO GLI INCENTIVI GENERALI...
Dal "Corriere della Sera" - La Banca d'Italia, secondo socio «storico» delle Generali con quasi il 4,5%, sabato in assemblea a Trieste si è astenuta sul punto cinque all'ordine del giorno, relativo al «nuovo piano di incentivazione a lungo termine con inerente autorizzazione all'acquisto di azioni proprie».

In linea di massima Via Nazionale (che non ha spiegato la decisione in assemblea con una dichiarazione di voto) non ha ritenuto il piano del tutto conforme alle best practice e alle raccomandazioni degli organismi internazionali (fra cui il Financial stability board, presieduto dal Governatore Mario Draghi).

Inoltre il comportamento in sede di voto (che ha visto la maggioranza dei fondi esteri esprimere un no, anche per «protesta» nei confronti della maxibuonuscita di 16,6 milioni assegnata a Cesare Geronzi al momento delle dimissioni da presidente) è stato ritenuto in Via Nazionale coerente con le disposizioni già indicate alle banche nella sua veste di regolatore sulle politiche di remunerazione e incentivazione del management.

 

Più in particolare la quota degli incentivi destinata all'investimento in azioni della società (indicata nel piano al 15-30%del bonus lordo) è ritenuta esigua (e per molti beneficiari, in particolare quelli compresi nelle fasce 3 e 4 è solo facoltativa): la raccomandazione è di destinare all'investimento almeno il 50%.

In Banca d'Italia non è poi ritenuto del tutto convincente il fatto che l'assemblea dia al consiglio di amministrazione una delega di fatto a tempo indeterminato, rimettendo al board di decidere se e quando tornare all'assemblea. Infine, viene anche sottolineato che il piano prevede ulteriori distribuzioni di azioni a chi ne aveva già ricevute in un primo round, sulla base di indicatori di sola performance finanziaria del titolo, scelta che viene considerata discutibile sotto diversi profili.

15. EINAUDI, ARRIVA CAVALLERO COME AD...
Da "la Stampa" - Novità al vertice della Einaudi. Dal 9 maggio la gestione operativa della casa editrice si ripartirà su due direzioni generali: Ernesto Franco verrà nominato direttore generale editoriale, allargando le attuali responsabilità, e sarà proposto per la nomina a consigliere di amministrazione, mentre Giorgio Cavagnino, dal 2010 direttore generale operativo, assumerà crescenti responsabilità gestionali. Al prossimo cda verrà inoltre sottoposta la nomina quale ad di Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade Mondadori.03-05-2011]

 

 

OBAMA TRAGIC DINASTY - UN LIBRO SCODELLA I DOCUMENTI DELL’UFFICIO IMMIGRAZIONE CHE SVELANO IL PASSATO DA PLAYBOY E BIGAMO DEL PADRE DI OBAMA, CACCIATO NEL 1964 DA HARVARD PERCHÉ AVEVA “TROPPE MOGLI E POCHI SOLDI” - E BARACK SENIOR TORNÒ IN KENYA (DOVE MORÌ IN CIRCOSTANZE SOSPETTE), METTENDO FINE AL MATRIMONIO CON ANN DUNHAM E CAMBIANDO PER SEMPRE IL DESTINO DI SUO FIGLIO…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

L' ateneo di Harvard non voleva Barack Hussein Obama senior fra i suoi studenti «perché ha troppe mogli e pochi soldi» e dunque nel 1964 chiese per iscritto all'ufficio immigrazione del governo federale di non rinnovargli il visto, per farlo tornare al più presto in Kenya, come poi avvenne.

 

A svelare l'imbarazzante vicenda che ha al centro il padre dell'attuale presidente degli Stati Uniti sono i documenti del dossier su Obama senior depositati negli archivi dell'Immigration and Naturalization Service, dei quali il Boston Globe ha ottenuto la declassificazione e che il settimanale Arizona Independent ha reso pubblici, consentendo di ricostruire un passaggio centrale nella biografia degli Obama.

Fu infatti proprio in seguito all'abbandono dell'ateneo di Harvard che Barack senior decise di lasciare gli Stati Uniti e ritornare in Kenya, segnando di fatto la fine del matrimonio con Ann Dunham e la conseguente sorte del figlio, che è cresciuto senza il padre.

 

Uno dei documenti in questione è una lettera dell'amministrazione dell'ateneo di Harvard, datata giugno 1964, con la quale si chiede all'Immigration and Naturalization Service (Ins) di «posticipare la richiesta di Barack Hussein Obama senior di prolungare il suo soggiorno negli Stati Uniti» fino a quando «non verrà presa una decisione su come liberarsi di lui». Un funzionario dell'Ins di nome M. F. McKeon scrive in proposito che «l'amministrazione di Harvard incontra difficoltà con il pagamento degli studi da parte di Barack Hussein Obama senior e non riesce a comprendere quante mogli ha».

In un altro appunto, lo stesso funzionario precisa che sulla base dei risultati accademici ottenuti, «Obama ha passato i suoi esami ed è qualificato a rimanere all'Università per completare la sua tesi, ma la scuola sta tentando di trovare un espediente per farlo andare via», ipotizzando di «dirgli che non possono dargli fondi e che farebbe meglio a tornare in Kenya per preparare lì la sua tesi».

 

In effetti nel maggio del 1964 il direttore dell'ufficio internazionale di Harvard, David Henry, aveva informato Obama che, sebbene fosse riuscito a completare con successo il suo corso accademico, «il dipartimento economico e la scuola di Arti e Scienze non ha fondi a sufficienza per sostenere i suoi studi».

La lettera in questione finisce con una frase dal linguaggio assai esplicito: «Siamo arrivati alla conclusione che lei deve porre termine al suo periodo di permanenza negli Stati Uniti e ritornare in Kenya per portare avanti la sua ricerca e scrivere la sua tesi».

L'Ins decise così di sostenere la scelta dell'ateneo e negò al padre del presidente la possibilità di rimanere negli Stati Uniti con un regolare permesso di studio. La conseguenza fu la scelta di Barack senior di divorziare dalla moglie e nel luglio dello stesso anno di tornare in Kenya, dove non completò mai la tesi.

 

Il ritorno in Kenya lo portò a risposarsi e iniziare molteplici attività, anche politiche, che si conclusero con la sua morte nel 1982 in un incidente d'auto, la cui natura non è mai stata completamente chiarita, lasciando aperta l'ipotesi che possa essersi trattato di un omicidio.

Posto davanti alla rivelazione del carteggio, l'ateneo di Harvard si è affrettato a emettere un comunicato nel quale afferma di «non aver trovato nei nostri archivi alcuna prova a sostegno dei memorandum dell'Ins», osservando dunque di «non poter verificare la veridicità di quanto affermato dai funzionari governativi di allora».

 

I libri contabili dell'ateneo in realtà suggeriscono che nel 1964 vi erano gravi problemi amministrativi e diverse scuole avevano difficoltà a far quadrare i bilanci, portando alla scelta di operare tagli in diversi settori, incluso il finanziamento delle borse di studio per alunni provenienti dall'estero. Ma non vi sarebbe traccia dei malumori accademici per il «numero di mogli».

A confermare tuttavia il sospetto che fu proprio la poligamia a innescare la scelta dell'ateneo c'è un altro memorandum dell'Ins, questa volta redatto da alcuni funzionari dell'ufficio di Honolulu, alle Hawaii, dove Obama senior aveva studiato prima di andare a Harvard. Nel testo si descrive il kenyota come un personaggio che «va dietro a molte ragazze da quando è arrivato e la scorsa estate è stato anche ammonito a non continuare con questi atteggiamenti da playboy».

 

A tali obiezioni Obama senior rispose che aveva divorziato dalla moglie lasciata in Kenya e fu sempre questo che disse a Ann Dunham quando la sposò proprio alle Hawaii, ma evidentemente il governo americano ha sempre continuato a dubitare di tale versione. Nel libro The Obamas del britannico Peter Firsbrook, si afferma che Obama senior, quando sposò Dunham, aveva divorziato dalla precedente moglie in Kenya ma non con rito civile e dunque per la legge americana era considerato bigamo.02-05-2011]

 

 

1- IL TORNADO DELLA CRISI SMATTONA LA FORTEZZA DEL "CORRIERE DELLA SERA"? - 2- SCARTATA L’IPOTESI DI UNA VENDITA DELL’IMMOBILE OSTEGGIATA DA GIORNALISTI E POLIGRAFICI, UNA PARTE DELLA SEDE STORICA IN VIA SOLFERINO RISCHIA (CAUSA GLI ALTI COSTI DI LEASING: 20 MLN) DI ESSERE TRASFORMATA IN GRANDI MAGAZZINI DEL LUSSO - 3- DA FORTEZZA BASTIANI IMMAGINATA DAL GRANDE DINO BUZZATI A FRIVOLEZZA ARMANI? DALLE GRANDI FIRME DEL GIORNALISMO ALLE GRANDI GRIFFE DELLO STILISMO? -

DAGOREPORT

 

Quella che lo scrittore Dino Buzzati aveva immaginato come l'impalpabile Fortezza Bastiani ora potrebbe essere espugnata dai Gengis Khan dell'Alta moda. Stiamo parlando della sede storica del "Corriere della Sera" a Milano. Da qualche tempo girano voci su una possibile alienazione dell'edificio che ogni anno peserebbe sulle casse dell'Rcs (leasing) oltre venti milioni di euro.

Ma proprio l'altro giorno l'amministratore delegato, Antonello Perricone, ha smentito qualsiasi trattativa riguardante l'edificio di via Solferino, 28 (più che triplicato rispetto all'originale dopo l'intervento di ristrutturazione dell'architetto Vittorio Gregotti).

Scartata l'ipotesi di una vendita dell'immobile osteggiata da giornalisti e poligrafici, starebbe prendendo corpo l'ipotesi (studiata da Mediobanca?) di conferire la proprietà in un fondo immobiliare di cui - come ha rivelato il "Sole 24 Ore" -, la Rcs si riserverebbe una quota equa. Per farne cosa dei diecimila metri quadrati ora a disposizione delle maestranze del Corrierone?

 

L'ultima idea sarebbe di conservare l'ala di via Solferino, occupata prevalentemente dalle redazioni del "Corriere della Sera" e della "Gazzetta dello Sport", agli attuali inquilini. E di "liberare", invece, gli spazi che hanno ingresso nella parallela via San Marco. Trasferendo il personale amministrativo che oggi vi lavora nel nuovo complesso di Crescenzago.

Il tutto, raccontano i soliti bene informati, per fare posto a una sorta di Grandi Magazzini del lusso. Insomma, da Fortezza Bastiani a Frivolezza Armani?02-05-2011]

 

 

IL TESORO MAFIOSO DI CIANCIMINO - NON DITE AD INGROIA CHE IL FIGLIO DI DON VITO HA INGUATTATO ALMENO 300 MLN IN ROMANIA, IN UNA SOCIETÀ CHE SI OCCUPA DI MONNEZZA, MA QUOTE SOCIETARIE E BENI SONO STATI INDIVIDUATI ANCHE IN ITALIA - CACCIA AL “PUPARO” CHE GESTISCE LE FURBATE DI MASSIMO, DA DE GENNARO ALLA DINAMITE - IL PROCURATORE GRASSO “OBBLIGA” PALERMO E CALTANISSETTA A COLLABORARE

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

 

C'è il mistero del documento contraffatto per tirare in ballo il prefetto De Gennaro, che Massimo Ciancimino non ha ancora saputo svelare. C'è il mistero dei candelotti di dinamite nascosti in casa, sul quale non ha dato una versione convincente tanto da finire sotto inchiesta anche per il possesso di esplosivo.

E c'è il mistero del tesoro di suo padre- «don Vito», l'ex sindaco mafioso di Palermo - che lo Stato sta ancora cercando di individuare e recuperare. Una vicenda, quest'ultima, che l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata definisce «di particolare complessità».

 

Nella relazione sull'attività svolta nel 2010, redatta dal prefetto Mario Morcone prima di mettersi in aspettativa da direttore dell'Agenzia per candidarsi a sindaco di Napoli, un paragrafo è dedicato proprio al «sequestro in danno di Massimo Ciancimino» , condannato in appello a tre anni e quattro mesi di carcere per riciclaggio.

Finora è stata individuata una piccola parte del tesoro se, come è scritto nella relazione, «la vicenda giudiziaria, che si sviluppa secondo le indicazioni del presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, riguarda valori che oscillano tra i 300 e i 500 milioni di euro» , distribuiti in «investimenti finanziari e beni intestati e persone fisiche e di compendi aziendali».

 

Una cifra rilevantissima nascosta, secondo l'Agenzia, dentro i confini nazionali ma soprattutto all'estero, in Romania. «Una parte di quote societarie e di beni- si legge nel rapporto - è stata individuata in Italia, mentre l'asset di maggior valore economico, attraverso la Sirco Spa, società holding oggi svuotata, e l'Agenda 21 s. a., società di diritto romeno, risulterebbe controllare un enorme volume di affari che investe il ciclo dei rifiuti: dalle discariche presenti in Romania (ivi compresa una considerata tra le più grandi d'Europa, 150 ettari di estensione per 40 metri di profondità), alle società di selezione e trasformazione, a quello di smaltimento di fanghi tossici».

 

Il lavoro di chi deve individuare e tentare di intestare allo Stato quei beni non è finito: «L'amministratore finanziario nominato dal tribunale di Palermo e un ufficiale in servizio presso l'Agenzia nazionale stanno operando, anche direttamente in quel Paese, per il recupero del patrimonio, investendo la nostra ambasciata e il magistrato italiano di collegamento presente a Bucarest».

Allo stesso modo non sono terminate- ma anzi sono solo all'inizio, per individuare l'eventuale suggeritore o «puparo» che ne gestisce le mosse - le indagini sugli ultimi guai giudiziari che hanno investito Ciancimino jr.

 

La perizia della polizia scientifica che ha provocato l'arresto ordinato dalla Procura di Palermo è stata trasmessa ai magistrati di Caltanissetta che pure procedono contro il figlio di «don Vito» per il reato di calunnia, sempre ai danni del prefetto De Gennaro, in relazione ad altre sue affermazioni.

Quella relazione dimostra come il nome «De Gennaro» sia stato estratto da un altro foglio manoscritto da Vito Ciancimino e applicato su quello in cui erano indicati i nomi dei funzionari dello Stato componenti il presunto «quarto livello» collegato- secondo ciò che Massimo ha attribuito al padre, morto nel 2002 - all'associazione mafiosa.

 

A proposito di scambio di documenti tra gli uffici inquirenti che lavorano su fatti evidentemente collegati (non solo l'ipotizzata calunnia a De Gennaro, ma anche il movente delle stragi e la presunta trattativa tra Stato e mafia) nella riunione romana dell'altro giorno il procuratore nazionale antimafia Grasso ha emesso una direttiva per la trasmissione di atti processuali da una Procura all'altra. Un modo per evitare le incomprensioni e le tensioni che hanno provocato l'avvio di accertamenti da parte del Consiglio superiore della magistratura e del procuratore generale della Cassazione.

02-05-2011]

 

 

BUFFETT FREDDO (IERI UN MITO, OGGI UN MITOMANE) - L’‘ORACOLO DI OMAHA’ È SCOPPIATO COME UNA BOLLA: FLESSIONE DEI CONTI (UTILI TRIMESTRALI GIÙ DEL 58%) E LICENZIAMENTO DEL SUO VICE ED EREDE DAVID SOKOL - BUFFETT S’È FATTO INTORTARE DALLO STORICO BRACCIO DESTRO CHE GLI HA CONSIGLIATO L’ACQUISTO DI UNA SOCIETA’ DI CUI LO STESSO SOKOL ERA AZIONISTA (CRESTA DI 3 MLN DOLLARI) - MOLTI SOCI SI CHIEDONO PERCHÉ BUFFETT NON ABBIA CHIESTO PIÙ INFORMAZIONI AL SUO MANAGER PRIMA DI SGANCIARE 9 MILIARDI DI DOLLARI

Stefania Arcudi per "il Sole 24 Ore"

 

È stato un errore. Per la prima volta Warren Buffett ha ammesso di avere sbagliato «non chiedendo a David Sokol esattamente quando avesse comprato le azioni» di Lubrizol. E l'ombra lunga del tradimento, - tanto peggiore perché arrivato da una delle persone di cui Buffett si fidava di più, il suo braccio destro, il suo possibile successore - si allunga sull'assemblea annuale degli azionisti di Berkshire Hathaway a Omaha, in Nebraska.

La Woodstock del capitalismo, quello che è sempre stato un evento a metà tra la convention finanziaria, la fiera di paese e la reunion tra vecchi amici, non è solo la consueta passerella d'onore per Buffett. In parte pesano i conti preliminari del primo trimestre, non scintillanti, (l'utile è calato del 58% a 1,51 miliardi di dollari, soprattutto a causa del cattivo andamento delle attività assicurative, che hanno registrato perdite per 821 milioni di dollari, contro l'attivo di 226 milioni dell'anno scorso).

Ma soprattutto è colpa della bufera causata da Sokol: spingeva perché Berkshire acquistasse Lubrizol, società chimica dell'Ohio, per 9,7 miliardi di dollari, ha detto a Buffett di essere azionista di Lubrizol, tralasciato però di precisare di avere acquistato la sua quota (96 mila azioni per 9,92 milioni di dollari) a gennaio.

 

Buffett non ha chiesto quando i titoli erano stati comprati, per poi trovarsi a mal partito quando è emerso che, grazie al rialzo del titolo di Lubrizol dopo l'acquisizione, Sokol ha guadagnato circa 3 milioni di dollari. «Il mio è stato ovviamente un errore», ma quella del manager è stata un'azione «incomprensibile e non scusabile», ha detto Buffett. Ha così motivato la decisione di accettarne le dimissioni, che pure «non erano state richieste».

 

Nessuno lo dice apertamente, nessuno arriva a dire che «l'oracolo» ha forse perso un po' del suo tocco, nessuno mette in discussione la capacità di giudizio del numero uno di un impero che dal 1964 al 2010 ha realizzato un incremento per azione superiore al 490%, ma il brusio di corridoio nel convention center di Omaha, resta. Tra i 40.000 del Qwest Center c'è chi non si accontenta di sapere che le dimissioni di Sokol sono state accettate «per evitare i costi di un licenziamento» e arrivano le domande più spinose: perché Buffett non ha chiesto più informazioni?

 

Perché, una volta emerso il problema, non lo ha licenziato in tronco? Perché la lettera scritta agli investitori «ha dato una risposta inadeguata», in parte difendendo l'operato del manager? Il numero uno di Berkshire ricostruisce la storia dall'inizio e nicchia quando gli si chiede come eviterà che ci siano altri Sokol tra i candidati alla successione, «una questione difficile». Del resto, pochi si aspettavano che arrivasse il nome dell'erede dell'impero.

Buffett aveva promesso di rispondere e non si è tirato indietro, si è mostrato a proprio agio e non ha lesinato battute. Ma il meglio di sé lo ha dato quando la discussione è tornata sul terreno che gli è più congeniale, l'andamento di Berkshire, le tensioni internazionali, gli investimenti, il calo del dollaro, il rally dell'oro. E l'economia americana, su cui si è mostrato ottimista: «Ci saranno sempre momenti negativi e problemi, ci saranno di tanto in tanto anni molto brutti, ma il potere del capitalismo è incredibile, è quello che ci sta portando fuori dalla recessione».02-05-2011]

 

 

CAPITALISMO RANCIDO - SUL CASO PARMALAT SI È DETTO DI TUTTO MA NON CHE: 1) LE IMPRESE CHE VENGONO ACQUISTATE SONO QUELLE MAL GESTITE (COLLECCHIO HA MARGINI RISICATI SUL FATTURATO) - 2) L’OPA DI LACTALIS ERA ‘OSTILE’ SOLO PER GLI AMMINISTRATORI E NON PER GLI AZIONISTI - 3) IL DIRIGISMO POLITICO È INUTILE E DANNOSO (CHI RICORDA IL PAPOCCHIO DEL GOVERNO AMATO SUL CASO EDF-EDISON?) - 4) SE GLI IMPRENDITORI VENDONO PER INCASSARE E FARE I FINANZIERI (COME I FOSSATI CON MELLIN E STAR) NON CI SI PUÒ ILLUDERE CHE SIANO I GOVERNI E I BANCHIERI A CREARE GRANDI GRUPPI

Alessandro Penati per "la Repubblica"

 

Il caso Parmalat ci dovrebbe aver insegnato qualcosa.
(1) Obiettivo di colonizzatori francesi; merce di scambio per la nomina di Draghi alla Bce; strumento di Berlusconi per osteggiare Tremonti; operazione per creare una cordata tricolore; cassa piena di liquidità da svuotare: di tutto si è discusso, ma non dei problemi dell´azienda Parmalat. Le imprese che vengono acquistate sono quelle mal gestite, e che quindi hanno una valutazione depressa. Chi le acquista pensa di poterle gestire meglio, aumentandone il valore; altrimenti ci rimette.

Parmalat ha margini sul fatturato risicati (circa il 5%, prima di oneri finanziari e imposte): un terzo di quelli dei leader europei Danone (15%) e Nestlè (13%). Lactalis può conferire in Parmalat le proprie attività francesi nel settore per sfruttare le economie di scala; fonderla con Galbani, per beneficiare dei margini più elevati nel formaggio (ironicamente sarebbe un francese a creare il polo caseario italiano) e raggiungere le dimensioni per espandersi nei mercati esteri a maggiore crescita. L´acquisizione ha una valida logica economica che trova origine nei problemi gestionali lasciati irrisolti dal salvataggio. Che un´improvvisata cordata tricolore non avrebbe risolto.

 

(2) Per Lactalis, l´Opa totalitaria era il modo per superare gli ostacoli posti dal Governo italiano. Ma avrebbe dovuto lanciarla subito: il vero scandalo sarebbe stato l´ennesimo passaggio di controllo con premio pagato solo a una minoranza degli azionisti. Le barricate di Tremonti sono servite a qualcosa, anche se non era questo l´obiettivo (e neppure il compito) del Governo. Avrebbero dovuto essere gli amministratori di Parmalat a reclamare un´offerta equa per tutti gli azionisti (incidentalmente Lactalis offre solo 2.6 euro contro i 2.8 pagati ai fondi esteri): l´Opa è "ostile" per loro, non per gli azionisti che dovrebbero tutelare.

 

Avrebbero dovuto farlo anche gli investitori istituzionali italiani e la Consob. Invece, tutti in silenzioso ossequio del Governo e delle banche di sistema, in fiduciosa attesa della cordata italiana (che avrebbe depresso il valore del titolo). Comunque il problema dell´Opa in Italia è ormai risolto: a Piazza Affari sono rimaste appena 124 società non finanziarie che valgono più di 100 milioni, e il 99% ha un gruppo di controllo. Le Opa ostili sono destinate a estinguersi per cause naturali.

 

(3) Il dirigismo estemporaneo e raffazzonato è inutile e dannoso. La legge per impedire il pagamento di dividendi non impedirà a Lactalis di prosciugare la liquidità di Parmalat: per esempio, facendole comprare altre attività del gruppo francese. Quanto al decreto sullo slittamento delle assemblee e sugli investimenti della Cassa DDPP, se ne è vista l´utilità. Mentre il danno di credibilità di queste misure nei confronti degli investitori stranieri è indiscutibile.

 

Eppure, questa lezione avremmo dovuto averla imparata 10 anni fa, quando il Governo Amato congelò i diritti di voto di Edf in Edison, promuovendo una "cordata" con A2A, ex-municipalizzate, e la solita banca di sistema. Risultato: marcia indietro sui diritti di voto; A2A a far da spettatrice nella gestione di Edison, senza alcuna sinergia, ma che ha dovuto oltremodo indebitarsi per piantare la bandierina, e che non vede l´ora smobilizzare il suo investimento.

 

(4) Recentemente Tremonti ha ricordato che non si cresce con la spesa pubblica. Verità sacrosanta. Poteva ricordarne un´altra: non ci sono grandi imprese senza imprenditori che le creano e manager che le fanno crescere. Se l´industria alimentare perde i pezzi, il problema non si risolve con cordate organizzate dallo Stato e banche di sistema. Se gli imprenditori del settore vendono per incassare e fare i finanzieri (come i Fossati con Mellin e Star) o sono allergici alla Borsa (come Ferrero) non ci si può illudere che siano i Governi e i banchieri a creare grandi gruppi in grado di competere sui mercato dei capitali. Ironia della sorte, nei giorni dell´Opa Parmalat, i Fossati hanno riportato minusvalenze sull´investimento in Telecom (altra operazione di sistema) per oltre 500 milioni: quasi il 20% del valore complessivo delle attività industriali di Parmalat.

03-05-2011]

 

 

DIS-INFORMATICA - sony suonata in borsa: I TITOLI SONY BRUCIANO 2 MLD DEL LORO VALORE (10%) DOPO CHE UN HACKER HA PARALIZZATO PER TRE GIORNI IL NETWORK DELLA PLAYSTATION - GODE MICROSOFT: MOLTI UTENTI POTREBBERO PASSARE ALL’XBOX - NON SORRIDE BILL GATES, DEMOLITO NELLA BIOGRAFIA DI PAUL ALLEN (il COFONDATORE che a vent’anni ha scritto il codice di Windows): “BILL ERA UN RAGIONIERE CHE TIRANNEGGIAVA SUI COLLABORATORI E HA TRASFORMATO LA MIA INTUIZIONE IN UN AFFARE COLOSSALE

- DALL'INCURSIONE IN SONY ALL'INCENDIO DI ARUBA QUANTO SONO SICURE LE STRADE DI «CLOUD CITY»?...
Federico Cella per il "Corriere della Sera"

 

Uno squarcio nelle nubi solitamente è una buona notizia. Nel caso invece della «breach» nel «cloud» di Sony, l'intrusione di presunti hacker nelle due reti pubbliche della multinazionale- il Playstation Network e Qriocity -, la notizia è invece pessima. E non solo per i 77 milioni di utenti- di cui 1,5 milioni sono italiani- che si sono trovati i propri dati sensibili, carte di credito comprese, alla mercé dei ladri informatici. L'azione vincente contro i sistemi di sicurezza dell'azienda pone diversi interrogativi sull'opportunità del cloud computing, la migrazione di dati e servizi su server remoti a cui accedere attraverso la Rete.

Dovrebbe essere, e sarà, il futuro dell'informatica: tutte le grandi firme vanno in questa direzione, da Microsoft e Google ad Apple, che in questi giorni ha comprato il dominio iCloud. «Si tratta di un progresso che non può essere bloccato da un incidente, pur grave», spiega Andrea Cuneo, responsabile marketing di Playstation Italia. «Così come i virus non hanno certo fermato lo sviluppo di Windows, anzi, l'incursione nei nostri server renderà le porte di ingresso ai nostri servizi online meglio difese».

Certo è però che il caso Sony non è il primo a mettere a rischio i dati posti con fiducia online dagli utenti: pochi giorni prima era accaduto ad Amazon. E non è neanche l'ultimo: ieri un incendio ha messo fuori uso i server del provider Aruba. Non dovrebbe esserci stata in questo caso perdita di informazioni, ma- come scrivono alcuni autorevoli blogger - è evidente che a «Cloud city» iniziano a esserci non pochi problemi.

 

2 - L'IMPERO MICROSOFT E LE MEMORIE DI PAUL ALLEN: SFIDA ALL'OMBRA (INGOMBRANTE) DI BILL GATES...
Edoardo Segantini per il "Corriere della Sera"

Ci sono biografie scritte per celebrare un personaggio e altre pensate per demolirlo. Poi c'è una terza via, che si prefigge di raggiungere entrambi i risultati. Le memorie del cofondatore di Microsoft Paul Allen, appena pubblicate in America da Penguin, hanno un obiettivo inequivocabile fin dal titolo: «Idea Man» . Dove l'intento dichiarato dell'autore è quello di celebrare se stesso e demolire Bill Gates.

Io sono il visionario, colui che ha visto per primo il futuro, io sono l' «uomo idea» , dice Allen, che con la stazza del suo yacht ogni estate toglie il sole a mezza Capri. Bill è stato un ragioniere fuoriclasse, che ha trasformato la mia intuizione nell'affare più colossale di tutti i tempi. Gates «era intelligente e voleva mostrarti ogni giorno fino a che punto».

 

Ma tiranneggiava i collaboratori e strapazzava lo stesso Allen. Il quale si attribuisce il merito di aver voluto e creato il sistema operativo su cui è costruita la fortuna di Microsoft. Bill il duro, Paul il tenero? Per farci un'idea più obiettiva aspettiamo le memorie di Bill Gates, cui oggi il tempo di scriverle non manca.

Quel che fin d'ora appare certo è che Allen ha fatto le cose più importanti da giovane: a vent'anni ha scritto il codice di Windows, a ventinove ha sconfitto il tumore. Poi ha tentato altre avventure, talune disastrose, spendendo miliardi di dollari. Ha potuto permetterselo grazie al valore della sua quota di Microsoft, esploso dopo la sua uscita dall'azienda. E grazie al talento dimostrato nel corso della sua meglio gioventù.

3- SONY-MICROSOFT LA BATTAGLIA È SULLA SICUREZZA...
Ettore Livini per "la Repubblica"

 

Sony e la Borsa di Tokyo sono la prova vivente che i videogiochi, alla lunga, fanno male. A confermarlo è la fredda logica dei numeri: i titoli del colosso elettronico giapponese hanno bruciato 2 miliardi del loro valore (il 10%) in due giorni da quando un misterioso hacker ha paralizzato per tre giorni il network della Playstation con un blitz che - come ha comunicato Sony con tre giorni di ritardo - potrebbe aver portato anche al furto dei dati sulle carte di credito di 77 milioni di utilizzatori dei videogames del gruppo.

Il timore dei mercati è collegato soprattutto alla valanga di class action pronte a partire in tutto il mondo contro i vertici del gruppo nipponico, accusato di non aver protetto a sufficienza la privacy dei clienti sul suo sito. Le prime stime parlano di danni potenziali diretti pari a 1,5 miliardi per la Sony e di 300 milioni di costi per i giganti delle carte di credito, costretti ora a una lotta contro il tempo per cambiare le tessere finite nel mirino dei pirati informatici prima di eventuali truffe online.

 

I veri problemi per il produttore della Playstation potrebbero però arrivare dalla possibile defezione di clienti, spaventati dall´apparente vulnerabilità del network. A fregarsi le mani in questo caso potrebbe essere la Microsoft che secondo gli analisti sarebbe il maggior beneficiario di un possibile esodo di massa dallo storico marchio di videogiochi della Sony. La posta in gioco è molto alta. Il network della Playstation (una piattaforma che oltre a rendere interattivi i giochi consente anche di noleggiare film e comprare l´accesso a show televisivi) genera già oggi 500 milioni di dollari di giro d´affari annuo.

 

 

La senti questa voce (delle voci)? - Il settimanale campano SPARA SUL bersaglio grosso: "Poteva non sapere, Fabrizio Palenzona, vicepresidente del colosso Unicredit, quello che il fratello stava combinando con l’ex impero Aiazzone? E soprattutto, come mai le operazioni disinvolte del gruppo erano regolarmente “coperte” dallo stesso colosso bancario?" - A fine marzo tutti in galera, per ordine della procura di Roma. L’inchiesta è golosissima, la stampa nazionale l’ha ignorata....

1- AIAZZONE-PALENZONA
El Matador por Dagospia

 

La senti questa voce (delle voci)? Il settimanale campano d'inchiesta affila le unghie e graffia il bersaglio grosso: "Poteva non sapere, un calibro navigato di credito e finanza come Fabrizio Palenzona, vicepresidente del colosso Unicredit, quello che il fratello stava combinando con l'ex impero Aiazzone?".

Questa la domanda che apre l'inchiesta on line sul sito di Cinquegrani-Pennarola, tutta centrata sul crac dell'ex gruppo Aiazzone (ricordate il provare per credere di Guido Angeli?) che infiocchetta senza pensarci due volte un report bombastico prendendo di mira "pezzi da non poco come l'ex patron del Torino Calcio Gianmauro Borsano - già cracchista doc - e i figli Giovanni e Margherita, in compagnia dei fratelli calabresi Semeraro (Renato, il neo testimonial, e Lorenzo), più appunto Giampiero Palenzona, fratello di big Fabrizio".

 

A fine marzo tutti in galera, per ordine della procura di Roma. L'inchiesta è golosissima, la stampa nazionale l'ha ignorata, Dagospia ve la spiattella intera intera....

2- AIAZZONE - IL CASO PALENZONA
Riccardo Castagneri per "la Voce delle Voci" - http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=399

Poteva non sapere, un calibro navigato di credito e finanza come Fabrizio Palenzona, vicepresidente del colosso Unicredit, quello che il fratello stava combinando con l'ex impero Aiazzone? E soprattutto, come mai le operazioni disinvolte del gruppo erano regolarmente "coperte" dallo stesso colosso bancario?

La domanda sorge spontanea all'indomani degli arresti dei truffatori che hanno ereditato le imprese un tempo reclamizzate dal re delle televendite Guido Angeli col suo mitico "Provare per credere". Pezzi da non poco come l'ex patro'n del Torino Calcio Gianmauro Borsano - gia' cracchista doc - e i figli Giovanni e Margherita, in compagnia dei fratelli calabresi Semeraro (Renato, il neo testimonial, e Lorenzo), piu' appunto Giampiero Palenzona, fratello di big Fabrizio.

 

A fine marzo tutti in galera, per ordine della procura di Roma. La quale, pero', forse ha provveduto un po' tardi, dopo che gia' 12 mila consumatori (acquirenti di mobili) erano stati ampiamente truffati, i lavoratori del gruppo non pagati e tutti i segnali d'insolvenza erano chiari come la luce del sole da mesi. «Non si poteva intervenire prima - si chiede in un'interrogazione parlamentare al vetriolo il senatore Idv Elio Lannutti - per evitare che Borsano e Semeraro, vecchie conoscenze della magistratura, potessero continuare a truffare impunemente con il meccanismo dello svuotamento di beni da societa' indebitate con il fisco, il trasferimento di quote in Bulgaria, con conseguente cancellazione dal registro delle imprese per evitare l'accusa di bancarotta, e maxi evasione fiscale da oltre 10 milioni di euro?».

Giorgio Aiazzone, mobiliere biellese, aveva messo in piedi un network di tv commerciali che mandavano in onda spot a valanga. Il trentanovenne imprenditore divenne un vero tycoon televisivo, poi, improvvisa, la morte: Aiazzone perse la vita il 6 luglio 1986 in un incidente aereo dai contorni mai chiariti. Di li' il declino, il dissolversi del GAT, Gruppo Aiazzone Televisivo e, di conseguenza, del marchio e del successo commerciale.

Ma la tentazione di rinverdire i fasti di venticinque anni fa era stata forte. Nel 2008 il brand Aiazzone viene acquisito dai fratelli Semeraro e da Gian Mauro Borsano, ex presidente del Torino Calcio. Roboanti promesse di tornare all'epoca d'oro del "Provare per credere". La BeS spa (Borsano e Semeraro), con un capitale sociale da 54 milioni di euro, rileva la proprieta' di trenta negozi. L'organigramma azionario e' composto da Mete spa della famiglia Borsano (ora cessata), la PerSempreArredamenti, di proprieta' della Mete, la Aiazzone Network Arredamenti di Giampiero Palenzona, fratello di Fabrizio, vicepresidente di Unicredit, e Sdc arredamenti srl.

 

Nel consiglio di amministrazione di BeS siedono il presidente Palenzona, Renato e Lorenzo Semeraro, padre e figlio, ai quali tengono compagnia i rampolli Borsano, Margherita e Giovanni. Lui, il padre-patro'n, l'ex parlamentare psi e pupillo di Bettino Craxi a Torino, gia' condannato in via definita per la bancarotta del gruppo Gima Ipifim, con l'abitudine di mettere in piedi finanziarie con sede in Lussemburgo, preferisce come al solito non comparire in prima persona. Manda avanti i figli.

Vengono programmate aperture di locali commerciali con metrature superiori ai tremila metri quadri e nel giugno 2009 la BeS acquisisce la catena Emmelunga di Alessandro Mocali, gia' in brutte acque; nell'affare entra ovviamente la Aiazzone Network Arredamenti di Palenzona. Intanto, pero', vengono sospesi i pagamenti ai fornitori. I debiti di BeS lievitano a quasi 15 milioni di euro e si comincia a parlare di cambiali protestate. Ovviamente i creditori, preoccupati prima, infuriati poi, perdono la pazienza e la Valentini Arredamenti, colosso del settore, presenta istanza di fallimento.

Borsano, Semeraro e Palenzona tentano un'operazione spericolata: cedono rami di azienda a Panmedia. La societa', che si occupa di comunicazione e che nulla ha a che vedere con l'arredamento, prende in carico 830 dipendenti e 43 negozi di proprieta' della BeS. Attenzione: con un capitale sociale da 1 milione e mezzo di euro, 13 dipendenti e un fatturato che si aggira tra gli 8 e i 9 milioni di euro. Panmedia si affretta a modificare il proprio oggetto sociale e annuncia partnership con banche, operatori del settore e societa' di logistica. Un rilancio in grande stile.

Del resto, questa e' un'operazione di moda in Italia: salvare il salvabile dividendo gli asset delle societa' in crisi, tenendosi la parte buona e gettando a mare la bad company. Alitalia, Tirrenia e Agile-Eutelia insegnano. Inutile contattare Panmedia, gli incolpevoli centralinisti si trincerano dietro a improbabili «non c'e' nessuno, sono in riunione, riprovi piu' tardi», oppure enigmaticamente «siamo la nuova Panmedia, non sappiamo nulla». Nuova? Che cosa significa? Altre scatole cinesi?

Panmedia e' composta da un mix di nuovi e vecchi soci delle societa' implicate in questa vicenda: Aiazzone, BeS, Emmelunga, Hoding Arredo, Emmedue e Emmecinque. Non basta. Una inchiesta della procura di Roma (che si affianca a quella, precedente, di Torino) vede coinvolte oltre sessanta persone indagate per evasione fiscale. Tra loro, il presidente della Confcommercio Lazio Cesare Pambianchi, Gianmauro Borsano insieme a Giovanni e Margherita, Renato Semeraro e Giampiero Palenzona.

 

FURBETTI e FURBONI
A proposito di quest'ultimo, il fratello Fabrizio, vicepresidente di Unicredit, e' uomo dalle mille poltrone. Presidente di Aiscat e Adr, siede nel consiglio di amministrazione di Mediobanca. Anche in politica non se la cava male, e' stato sindaco di Tortona e presidente della Provincia di Alessandria. Con qualche inciampo: un'indagine della procura di Alessandria con l'accusa di ricettazione. I pm gli contestano dieci conti esteri intestati alla madre ottantaduenne, alla moglie e al fratello Giampiero. A parlare dei conti esteri di Palenzona era stato un suo amico fraterno, Giampiero Fiorani.

Ma torniamo ad Aiazzone e ai suoi debiti, che intanto sono saliti a 20 milioni di euro. Racconta un fornitore: «Le ricevute bancarie venivano regolarmente non pagate, cosi' hanno iniziato a emettere cambiali. Le prime le hanno onorate, poi sono iniziati i protesti». I titoli venivano negoziati da Unicredit. «Sara' un caso - prosegue il fornitore - ma le cambiali insolute dovrebbero avere una tempistica di comunicazione d'insolvenza di 20 giorni. Unicredit corrispose la comunicazione alla mia banca dopo tre mesi».

Nell'estate scorsa l'azienda firma con i sindacati un accordo. Un percorso non rispettato dalla subentrante Panmedia, cui corrisponde una crescente esasperazione dei lavoratori. A questo si aggiunge il caos totale all'interno dei negozi. I creditori ottengono sequestri giudiziali, ad esempio per un importo di 160 mila euro presso la Emmelunga di Barberino del Mugello. Le consegne vengono posticipate di mesi. I responsabili dei punti vendita si mettono in malattia e i dipendenti sono costretti a fronteggiare la rabbia dei clienti. Le vendite crollano, centri di 4 - 5 mila metri quadri incassano 250 euro al giorno.

E siamo all'ingresso di Giovanni Semeraro, imprenditore di Ostuni. Omonimo dei fratelli Semeraro, entra nella societa' torinese con 18 milioni di euro, ma non si fida del tutto. Ottiene la gestione diretta di sei punti vendita quale garanzia. La scelta cade su Siracusa, Catania, Bari, Pescara, Firenze e Corsico e non e' casuale. L'imprenditore li ha visitati uno a uno, soppesandone il posizionamento e la redditivita'. In questi punti vendita la merce arriva regolarmente e gli ordinativi vengono puntualmente evasi.

 

Panmedia intanto ha ottenuto una liquidita' modesta, considerando che il giro d'affari complessivo per ogni negozio gestito da Giovanni Semeraro si aggira intorno ai 5 milioni al mese, e continua ad avere problemi di liquidita'.

I guai continuano, il sedicente amministratore delegato di Panmedia, Olivier Chefdeville, firma una curiosa circolare con la quale intima ai dipendenti di «impedire l'accesso a chi ricerchi, per qualsiasi ragione, aziende diverse da Panmedia». Pero' Chefdeville non compare nel consiglio di amministrazione di Panmedia, che oltretutto non prevede il ruolo di amministratore delegato; comunque l'azienda si leva il pensiero decidendo di non avvalersi piu' del manager francese.

Il tanto sbandierato risanamento ristagna, sembrano destinati a chiudere i negozi di Poirino, Bergamo, Albenga, Orte, Lucca, Avezzano. A rischio anche Udine, Conegliano, Bologna e Parma. L'apporto di Giovanni Semeraro e' modesto e i rapporti con i fornitori sempre piu' conflittuali. Palenzona propone un concordato. Unicredit convincerebbe le altre banche ad accettare, mentre i fornitori dovrebbero accontentarsi del 20 per cento di quanto spettava loro. Tutto Inutile. Mentre Torino continuava ad indagare, la Procura di Roma esegue gli arresti di fine marzo.02-05-2011]

 

 

TOLLERANZA ZERO (CALORIE) - IL SINDACO DI NEW YORK, BLOOMBERG, DOPO LA CROCIATA SALUTISTA ANTIFUMO E ANTISALE, PRETENDE CHE LE BIBITE IPERCALORICHE, COME LA COCA COLA, SIANO ESCLUSE DAI BUONI-PASTO EROGATI DALLO STATO ALLE FAMIGLIE MENO ABBIENTI (44 MILIONI DI PERSONE) - POVERI MA OBESI: SUI 135 MLN DI DOLLARI IN COUPON DISTRIBUITI OGNI ANNO A NEW YORK, PIU’ DELLA METÀ (75 MLN) VIENE SPESA NON PER BISTECCHE O VERDURE MA PER I SOFT DRINK…

Federico Rampini per "la Repubblica"

 

«Non diamo più Coca Cola ai poveri», suona come la versione moderna dello scherno di Maria Antonietta verso i sudditi affamati. È in questi termini che i colossi dei "soft drink" Pepsi e Coca vogliono demonizzare Michael Bloomberg, il miliardario che con le crociate infierisce sulla popolazione più debole. Perché l´ultima battaglia del sindaco di New York prende di mira le bevande gasate e zuccheratissime che contribuiscono all´obesità, e le abitudini alimentari dei poveri. Bloomberg vuole che le bibite ipercaloriche siano escluse dai "food-stamp": i buoni-pasto erogati dallo Stato alle famiglie sotto la soglia della povertà.

È una proposta che avrebbe un impatto enorme. In forte aumento dopo la recessione, il programma dei sussidi alimentari (Supplemental Nutrition Assistance Program, o Snap) aiuta un americano su sette a fare la spesa. 44 milioni di persone negli Stati Uniti alla cassa del supermercato non tirano fuori contanti o carta di credito, bensì i buoni-pasto federali che l´esercente è tenuto a onorare. Un programma benefico, indispensabile. Il guaio sta nel come vengono spesi quei coupon. Uno studio del Dipartimento di sanità di New York rivela che sui 135 milioni di dollari in buoni-pasto distribuiti annualmente solo in questa città, ben 75 milioni se ne vanno non per acquistare bistecche o frutta e verdura ma "soft drink".

 

Dal contenuto nutritivo pari a zero, in compenso "bombe" di calorie. Il consumo smodato di queste bibite, rivela lo stesso rapporto delle autorità sanitarie, «è la singola causa più importante dell´epidemia di obesità». Non si stenta a credergli, basta andare al cinema per essere circondati di spettatori con bicchieroni extra-large che succhiano litri di quella roba. Ma con quale diritto Bloomberg interferisce sul nostro diritto di riempirci la pancia con quel che vogliamo? «È un sindaco o è una tata che ci bacchetta dalla mattina alla sera?» lo apostrofa il tabloid di destra New York Post, di proprietà dell´altro multimiliardario che gli contende il palcoscenico in questa città, Rupert Murdoch.

«Una volta che i politici mettono il naso nei nostri carrelli della spesa, decidendo cosa possiamo comprare, non si sa dove finiremo», denuncia Kevin Keane, dirigente dell´American Beverage Association, la Confindustria del settore che include Coca-Cola e PepsiCo. Sono i primi passi verso uno Stato totalitario che ci priverà delle libertà fondamentali? La campagna della grande industria e della destra (di cui l´ex repubblicano Bloomberg è un transfuga) fa presa sui ceti più poveri.

Ben 18 membri del Congressional Black Caucus, parlamentari che appartengono alla comunità afro-americana, hanno scritto una lettera aperta all´Amministrazione Obama per denunciare le misure «classiste» di Bloomberg. Alla Casa Bianca, il presidente e soprattutto la First Lady Michelle hanno lanciato una campagna per «sradicare l´obesità infantile in una generazione», ma devono vedersela con un segmento importante dell´elettorato democratico che descrive queste misure come «una persecuzione dei più poveri». I lobbisti dell´industria arrivano a immaginare scene strazianti: famigliole di neri colpite dalla disoccupazione, che alla cassa del supermercato devono subire l´umiliazione di essere «perquisite», con i bottiglioni di Coca e Pepsi sequestrati perché non pagabili con i buoni pubblici.

 

Bloomberg è il campione di queste controversie, ha fatto di New York la città all´avanguardia nelle leggi salutiste. Cominciò nel 2008, imponendo alle catene di fast food (McDonald´s, Burger King, Starbucks) di esibire il numero di calorie per ogni alimento. Bilancio: uno studio dell´università di Stanford ha rilevato un calo del 6% nei consumi calorici. Poi è partita la battaglia contro l´eccesso di sodio (sale) negli alimenti, con tetti imposti per legge.

 

Anche questa sacrosanta secondo la dietologa Tammy Lakatos Shames: «Il sale è come una tossicodipendenza, più ne aggiungi più ne vuoi. E non fa male solo agli ipertesi ma a tutti, causa danni al cervello, al fegato, alle articolazioni». Infine il sindaco ha sfidato Big Tobacco. Ha imposto le tasse più alte di tutta l´America sulle sigarette, con un pacchetto che arriva a 15 dollari.

Ha vietato il fumo non solo nei locali pubblici ma anche in molte zone all´aperto: dai campus universitari ai parchi, dalle vicinanze degli ospedali ai campi sportivi. Lo elogiano gli scienziati dell´American Cancer Society e molte associazioni dei consumatori. Per i suoi nemici l´ottavo uomo più ricco d´America ha la «sindrome del pentito» (è un ex-fumatore, ex divoratore di hot dog), è un Robin Hood alla rovescia, che con le "tasse sul vizio" punisce i consumi della popolazione più povera.02-05-2011]

 

 

FUORI I SECONDINI! - TRA BOMBE CARTA, AMICI DI CAMORRISTI, FIGLIE DI BOSS E NAZI-NOSTALGICI, ORMAI A NAPOLI LA CAMPAGNA ELETTORALE È UN PARAPIGLIA - GIGGINO DE MAGISTRIS FA TREMARE MORCONE - LA IERVOLINO SI INCATTIVISCE E RISPONDE PER LE RIME AL CARDINALE SEPE - DUEMILA TONNELLATE DI MUNNEZZA RICOPRONO ANCORA LA CITTÀ PARTENOPEA E PARTE-INVIVIBILE...

Guido Ruotolo per "la Stampa"

 

Fa impressione questa campagna elettorale napoletana che è molto al di sopra dei toni accettabili. La bomba carta dell'altra notte, e le spinte e le offese all'Università Federico II contro il candidato a sindaco del Pdl, Gianni Lettieri, rischiano di far degenerare lo scontro politico.

Colpisce la reazione del candidato a sindaco del Pd, Mario Morcone, che, pur solidarizzando con Lettieri, polemizza violentemente con le sue scelte: «Pur di avere 11 liste che lo appoggiano, Lettieri ha fatto una imbarcata di impresentabili. Uno su Facebook ha festeggiato il compleanno di Hitler, una provocazione che ha portato l'altro giorno alla rissa tra opposti estremisti all'università.

 

E Lettieri, come mostrano anche i video finiti su Youtube, è stato soltanto contestato a parole... Poi ci sono i candidati in odore di camorra, come il capolista della lista di Francesco Pionati, Achille De Simone, e in una circoscrizione Nunzia Stolder, figlia di Raffaele, ex boss di Forcella. E poi c'è Marco Nonno, finito in carcere per la rivolta di Pianura sui rifiuti».

Gli impresentabili che sostengono Lettieri. A proposito, suo spin doctor all'inizio della campagna elettorale è stato Claudio Velardi, già della squadra di Massimo D'Alema a palazzo Chigi. C'è di più: da un Pd spaccato al suo interno sono usciti dodici suoi esponenti - ex area migliorista, tra cui Antonio Napoli, ex segretario regionale di via dei Fiorentini - che hanno pubblicamente sottoscritto un appello a favore del candidato del Pdl, scottati dall'esperienza delle primarie, alla fine annullate.

 

La sinistra porta comunque sulle spalle il fardello di 18 anni di giunte di centrosinistra e quell'emergenza rifiuti che ancora oggi si ripropone nonostante i proclami e le promesse di Silvio Berlusconi. Oggi a Napoli, sono a terra 2.000 tonnellate di rifiuti. E la colpa non può certo essere attribuita solo alla sinistra. Siamo arrivati al punto che il sindaco uscente, la cattolicissima Rosa Iervolino ha scaricato la sua ira contro il vescovo della città, Crescenzio Sepe, colpevole di aver sottolineato che sul versante rifiuti «si è arrivati ad un livello di esasperazione tale, per cui non si può ammettere di continuare a vivere in una realtà del genere».

Sepe si è rivolto alle istituzioni perché facciano «la propria parte per cancellare questa vergogna dalla nostra città». Rosa Iervolino ha replicato con una nota contestando l'uso della parola «vergogna», dicendo che «è incivile e non aiuta».

Per Morcone si tratta di una campagna elettorale tutta in salita. Perché deve prendere le distanze in qualche modo dalla giunta Iervolino e fare i conti con la candidatura di Luigi De Magistris, l'ex magistrato approdato all'Idv di Antonio Di Pietro. Circolano sondaggi che danno i due sulle stesse percentuali. E ha dalla sua una rappresentanza di società civile che si è spesa in questi anni per la città.

 

Per Lettieri la battaglia per palazzo San Giacomo si gioca tutta sulla vittoria al primo turno. E' la sua scommessa. Se va al ballottaggio, la sua vittoria è meno scontata. Perché, per esempio, su Morcone potrebbero convergere i voti oltre che dell'Idv anche dell'Udeur di Clemente Mastella che, candidato a sindaco, sempre di più vorrebbe approdare nel terzo polo di Casini, Fini e Rutelli. Che candidano a sindaco il mite professore Raimondo Pasquino. I finiani, c'è da esserne certi, al ballottaggio non voteranno mai per il candidato (Lettieri) del segretario regionale Nicola Cosentino, imputato perché colluso con i Casalesi.

 

Fino a ieri, fino all'aggressione e alla bomba carta, la candidatura Lettieri è decollata tra le polemiche e i mugugni dell'area che dovrebbe appoggiarlo. Partiamo dall'Unione Industriale di cui è stato presidente a Napoli. Sul Corriere della Sera l'ex presidente Confindustria Antonio D'Amato lo ha duramente contestato. Poi, ha preso le distanze implicitamente da Cosentino per via delle candidature chiacchierate, arrivando a dire che se i voti di De Simone si riveleranno determinanti, lui si dimetterà. E pubblicamente Cosentino gli ha risposto ricordandogli che deve tutto al partito.02-05-2011]

 

 

che ci faceva Giovanni Sartori con il Presidente del Messico Calderon? - a roma quel procedimento su rti, che fine ha fatto? - forza gnocca, tendenza lesbo - minchia, c’è minghi con aledanno - alfano a campobasso - Morte del puzzone Osama: Repubblica online strapazza corriere.it - le scopate di brigitte nielsen con Schwarzenegger e Stallone (ma la mejo è il partouze con Sean Penn e Charles Bronson)...

1- Il sindaco (per mancanza di prove) Alemanno offre un concerto stasera per il Papa che fu. Davanti al microfono Minghi e altri sfigati. Urge presentargli Ballandi o Lucio Presta

2- Sabato sera misteriosa cena del politologo Giovanni Sartori con il Presidente del Messico Calderon... cosa si saranno detti?

 

3- A Milano, c'è il processo Mediatrade: toghe rosse, persecuzione giudiziaria. Ma cosa dire della Procura di Roma che, zitta zitta, ha aperto un procedimento penale (31358/10 R.G.N.G.) per frode fiscale, questa volta non a carico di Mediatrade ma di RTI, la società di Mediaset che gestisce le reti televisive? L'accusa è sempre la stessa ma gli anni di imposta sono differenti: si tratta del 2003 e del 2004. Perchè a Roma e non a Milano? Semplice, durante Tangentopoli il Cavaliere fece spostare la sede legale di RTI dalla "rossa" Milano al "porto delle nebbie", Roma, appunto.

 

I circa 140 mila azionisti del Cavaliere Infojato attendono di sapere se anche in questo caso qualcuno abbia impoverito la Società creando un intermediario che ne scremasse gli utili. Vedi Frank Agrama. Il procedimento è in fase di indagini preliminari e Mediaset avrebbe scoperto di essere coinvolta in un nuovo processo solo nell'ottobre scorso quando alcuni dirigenti di Rti sono stati convocati Roma per essere interrogati.

 

4- Ma se Fini sfida chiunque a trovare indizi della sua parzialità nella conduzione della presidenza della Camera, perché sulle pagine della presidenza sul sito del Parlamento spunta in bella posta nella rubrica "articoli e interviste" una pagina di Repubblica dal titolo "Fini, un patto per l'emergenza. Intervista al leader Fli, il governo è paralizzato ma il voto è lontano", intervista politica e per nulla istituzionale dove si invita chiaramente al ribaltone? Come ci è finita sul sito di Montecitorio? Ah, saperlo...

5- A proposito di Fini, mercoledì alle 16 tenta di resuscitare il terzo polo presentando a Montecitorio un libro sulla Balena Bianca in diretta web sul sito della Camera...

6- Chi sarà quella bella deputata bruna di Forza Gnocca soprannominata "l'amazzone", che pare proprio abbia un debole per il sesso femminile? Ah, saperlo...

7- Mercoledì alle 18 non disturbare Angelino Jolie Alfano, farà una visita lampo a Campobasso...

8- Volete incontrare Rocco Girlanda, potentissimo deputato denis-verdiniano e presidente della Fondazione Italia Usa? Da bravo yankee snobba i ristoranti vicino alla Camera e pranza all'americanissimo McDonalds a Fontana di Trevi, mescolandosi alle orde di studenti e turisti...

 

9- Alle 10,10 di lunedì mattina la deputata di Forza Gnocca Melania Rizzoli, in corsa per il titolo di Miss in Gambissime di Montecitorio, con tanto di tacco 12 saliva su una Smart nera parcheggiata non si sa come nella pedonalissima Piazza della Maddalena a Roma, e dopo aver messo in moto sfrecciava a tutta birra lungo le pedonalissime stradine adiacenti al Pantheon. Come è possibile, nonostante il cartello "isola pedonale"?

10- Carlo Rossella per "Il Foglio" - Weekend a Palm Beach. Niente royal wedding. Al bar del Biltmore tv spenta. Gli snob bianco vestiti bevono Martini cocktail e guardano solo l'orizzonte un po' troppo nuvoloso.

 

11- Morte del puzzone Osama: non svegliate il Corriere.it: Repubblica online alle 5.03, il sito di De Bortoli lo annuncia alle 7,20...

 

12- Alessandra Menzani su Libero ci illumina sulla 47enne showgirl danese Brigitte Nielsen che ha appena presentato a Londra dal titolo "You Only Get One Life" (Hai una vita sola) in cui ha documentato la sua vita sessuale movimentata. Schwarzenegger: «Abbiamo capito presto che tra noi c'era energia e questa si è canalizzata in una relazione piccante. Sapevamo che appena il film fosse finito, sarebbe finita anche la storia. Il tempo era poco, abbiamo fatto il possibile. Appena le luci del set si spegnevano, sparivavamo per fare le nostre cose. Volevamo provare tutto. E quando eravamo soli, era esattamente quello che succedeva».

 

Sylvester Stallone: "L'abbiamo fatto su una sedia, una grossa sedia americana. Due settimane dopo mi ha offerto un ruolo in "Rocky IV", poi mi ha chiesto di sposarlo"

La mejo scopata: «Un'altra notte ho incontrato Sean Penn e Charles Bronson in un club di Cannes», continua l'attrice. Nel locale, si va a sedere vicino all'attore, all'epoca legato a Madonna. «Ero completamente presa. Era una cosa puramente sessuale. Avrei fatto di tutto. Quando il club chiuse, siamo finiti in auto. Abbiamo passato una notte bollente nella stanza d'albergo di Sean. Fantastico. Poi qualcuno ha bussato alla porta. Non so chi fosse, una voce femminile. Ho pensato fosse Madonna».02-05-2011]

 

 

DASSAULT D’ASSALTO - IL ’GIOVANE’ LAURENT NON SI PIEGA AL VOLERE DEL PADRE PADRONE SERGE, CHE LO AVEVA FERMATO: VUOLE UNA QUOTA PESANTE IN GENERALI, E COL SUO AMICO E SOCIO IN AFFARI BOLLORÉ STA PREPARANDO L’ATTACCO - PUNTA AD AVERE “ALMENO IL 5% DEL LEONE”, ENTRANDO DALLA PORTA PRINCIPALE: IL PATTO IN SCADENZA DI MEDIOBANCA - I FRANCESI, CON LA SPONDA DI SARKÒ, FANNO QUADRATO: È VICINA LA CONQUISTA DI EDISON, E GROUPAMA NON HA RINUNCIATO A MANGIARSI I RESTI DEI LIGRESTI

Fiorina Capozzi per "Finanza & Mercati"

 

Laurent Dassault non rinuncia a Mediobanca e Generali. E prepara anzi il suo showdown nell'arco di qualche mese sull'azionariato del Leone e di Piazzetta Cuccia. Cinquantotto anni, uno dei candidati assieme al fratello Olivier a prendere le redini del grande gruppo francese, Laurent non ha intenzione di seguire le indicazioni della famiglia e punta a una quota «fino al 5% del Leone triestino». Lo aveva dichiarato giorni fa e lo ha ripetuto ad amici che non sono stati così discreti nel gestire l'informazione.

 

La conferma arriva da fonti bene informate, direttamente da Parigi, secondo cui le recenti dichiarazioni del padre Serge, 86enne, che ha smentito l'interesse del gruppo della difesa per le due società italiane, non troverebbero d'accordo l'ereditiere francese. Il nodo sta tutto qui: padre e figlio sono su posizione diametralmente opposte per quanto riguarda la campagna d'Italia.

 

La staffetta generazionale tra padre e figlio non si farà attendere a lungo. Ormai è questione di tempo: Laurent, relegato per ora alla gestione degli investimenti del gruppo Dassault, scalpita da tempo alla ricerca di un riscatto personale. E l'occasione potrebbe arrivare proprio dalla vicenda Mediobanca-Generali.

Laurent è al fianco del fidato amico Vincent Bolloré che, con la scadenza del patto di Mediobanca prevista in autunno, si prepara a fare le sue mosse. Secondogenito di quattro figli, in lotta per la successione col fratello maggiore, Laurent vuole giocare da protagonista proprio in Italia come confermano anche le recenti dichiarazioni di Alessandro Benetton: «Laurent Dassault? Lo conosco bene - ha dichiarato solo venerdì scorso l'industriale veneto - Era qui a Ponzano anche ieri. Mi ha chiesto un po' di informazioni su Mediobanca. Io gli ho detto che siamo un po' fuori zona e non siamo informati su Milano. Trieste è già un pò più vicina».

 

Benetton non si è sbilanciato, comunque, nel descrivere i termini di una difficile successione, né ha parlato delle amicizie di Laurent Dassault. Amicizie importanti come quella di Nicolas Sarkozy, che nel 2003 gli ha dato l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine nazionale della Legione d'Onore. Laurent e Bolloré sono anche soci in affari nella Dévelopment & partenariat, società che investe nelle piccole e medie imprese francesi. Per la precisione fanno parte di un ristretto numero di imprenditori, una cinquantina in totale, della D&P che ha un patrimonio gestito da circa 180 milioni di euro.

 

Denaro che viene speso per acquisire quote in società di taglia media (con un giro d'affari compreso fra i 10 e i 100 milioni di euro) con investimenti fra i 3 e i 7 milioni di euro. Entrambi, infine, assieme anche ad Antoine Bernheim, ex presidente delle Generali, furono ospiti quattro anni fa del neoletto presidente della Republique, Nicolas Sarkozy, alla festa post-elettorale del celebre bistrot Fouquet's degli Champs Elysées. C'era anche Henri Proglio, il numnero uno di Edf, che pure aspira ad avere una mano in terra straniera per risolvere con successo la battaglia per il controllo di Edison.

 

I francesi potrebbero così fare quadrato per rafforzarsi nella roccaforte del capitalismo italiano. Visto così il dietrofront di Vincent Bolloré sulle Generali, dopo l'attacco frontale sulle vicende della joint venture polacca Ppf e il rifiuto a firmare il bilancio, ha una dimensione diversa. Appare una mossa finalizzata a mettere le basi per una nuova strategia italiana che riparte da Mediobanca allargandosi a Generali, Premafin.

Dal lato opposto,contraria ad avventure sta la vecchia guardia, quella di Serge Dassault, che smorza gli entusiasmi del figlio ("si esprime a titolo personale" ha spiegato nella nota di chiarimenti sull'interesse per Mediobanca e Generali). E sullo sfondo resta, come detto, il tema di una successione imprenditoriale difficile a capo di una famiglia potente come Dassault. Se a prevalere sarà Laurent, allora le novità non mancheranno. Anche per il Leone. [03-05-2011]

 

 

1- ALL’ULTIMO SALONE DEL MOBILE DI MILANO ’LUPIN’ ELKAN SPACCIA PER UNA SUA CREAZIONE IL “SOFà-FIAT 500” COPIATO PARI PARI DA UN MODELLO DELLA SEAT AUTO DEL 1963 - 2- NELL’EUFORIA DI COMPIACERE, A FARI SPENTI, L’ESTRO DEL NIPOTINO SCAPESTRATO DELL’AVVOCATO I SIGNORI DEL DESIGN NON SI SONO ACCORTI DELLA PATACCA DA 5 MILA € - 3- PRIMA DELLA KERMESSE IL PLAGIARIO DI CASA AGNELLI AVEVA DICHIARATO: “IO GUARDO LE MACCHINE COME UN BAMBINO, LE CARAMELLE”. MA I BRAVI BAMBINI DOVREBBERO SAPERE ANCHE CHE NON SI RUBANO LE CARAMELLE NEL VASETTO DEGLI ALTRI -

DAGOREPORT

 

Di bischerate ne ha collezionate a bizzeffe Lapo Elkan, il nipote scapestrato dell'Avvocato. Alcune anche gravi. Così non desta scandalo più di tanto la sua idea di presentare all'ultimo Salone Internazionale di Milano una creazione - il sofà Fiat 500 - che di originale, in realtà, ha ben poco. Anzi.

 

L'"icona" che riproduce la forma frontale del mitico "Cinquecentino" degli anni del boom economico è stata copiata pari pari ai progettisti della casa automobilistica spagnola Seat. Furono loro nel 1963 a lanciare sul mercato, appunto, la prima poltrona carrozzata da esporre in salotto.

Ma nell'euforia di festeggiare l'estro incontenibile di Lapo, architetti, design e giornalisti del settore non si sono accorti della "patacca" (al prezzo modico di 5.500 euro) offerta ai lori occhi al Salone del Mobile.

Prima della kermesse il plagiario di casa Agnelli aveva dichiarato che nella sua collezione aveva portato il Dna delle automobili. Per poi aggiungere: "Io guardo le macchine come un bambino, le caramelle". Ma i bravi bambini dovrebbero sapere anche che non si rubano le caramelle nel vasetto degli altri.03-05-2011]

 

 

CACCIA AL CHICCO - "Minzolini? Orgogliosamente filogovernativo - il Tg1? Me l’hanno offerto due volte, in passato, e ho rifiutato - BERLUSCONI? Ha monopolizzato la politica italiana negli ultimi vent’anni, anche a causa della debolezza dei suoi avversari - Bernabè, mi aveva cercato pochi giorni dopo la rottura con Mediaset, nel febbraio 2009. La cosa fu bloccata (DA BERLUSCONI) - RITORNO A CANALE5? PIERSILVIO mi offrì tutto quello che c’era da offrire"....

Ormai è noto: Enrico Mentana ha quadruplicato gli ascolti a La7. Ma sicuramente non è noto che ha detto di no quando gli è stata offerta la direzione del TG1 e quella di vari quotidiani, «La Stampa e l'Unità, tra gli altri». Lo rivela a Vanity Fair, che gli dedica la copertina in edicola dal 4 maggio.

Il fatto che abbia quasi quadruplicato gli ascolti significa che gli italiani sono più interessati alla politica di quanto si pensi?
«Significa che ci sono più pubblici. C'è ancora chi segue Avetrana, ma c'è una fetta, neanche marginale, che vuole altro. Chi mi ferma per strada dice sempre la stessa frase: "Grazie, perché mi ha restituito il gusto di vedere un vero telegiornale". C'era spazio per rifare un Tg come era vent'anni fa, prima che a cambiarlo arrivasse un vento a cui io, con la nascita del Tg5, ho fortemente contribuito».

 

Che budget ha a La7?
«Forse un quarto di quello del Tg5. Ma più che i soldi fanno le idee».

Anche il suo stipendio si è molto ridimensionato rispetto ai tempi del Tg5.
«Quando stai fermo a lungo e ti arriva un'opportunità come questa, lavori anche gratis. Dall'editore, Telecom, ho accettato uno stipendio che è alto, per carità - 320 mila euro lordi -, ma che è un quinto di quello che prendevo a Mediaset dopo tanti anni di lavoro. Però ho chiesto a La7 un premio di risultato per ogni punto di share di crescita. Quindi probabilmente guadagnerò parecchio».

 

I punti di crescita ormai sono quasi sette: quanto si avvicinerà al suo vecchio stipendio?
«Ci andrò molto vicino».

Che cosa pensa del Tg1 di Minzolini?
«Orgogliosamente filogovernativo, diverso da quelli di Rossella e Mimun, allineati ma non di battaglia. È una rivoluzione perché, prima di lui, il Tg1 cambiava solo per un 20% a seconda del partito che saliva al governo. E la sta pagando: i telespettatori antiberlusconiani vanno a cercare altro».

 

Andrebbe mai a dirigere il Tg1?
«Me l'hanno offerto due volte, in passato, e ho rifiutato».

Perché ha detto no?
«Perché ci ho lavorato nove anni, so come funziona. In Rai tornerei solo se mi venisse garantita la libertà di non rispondere al telefono ai politici. Una cosa che non concederanno mai. Io sono l'unico direttore di Tg che non vota. La politica oggi è raccontata da piccoli fatti che non c'entrano con la passione. Per questo tante storie private, di sesso e tradimenti, prendono piede: un tempo non è che fossero più casti, ma avevano più argomenti. Oggi la politica è solo l'arte del prevalere».

 

Ha diretto per 13 anni il Tg dell'ammiraglia di Mediaset: difficile credere che non abbia avuto condizionamenti.
«Nessuno mi ha mai detto che cosa dovevo o non dovevo fare. La mia libertà si cibava del successo. Magari la telefonata c'era: "Guarda che questa cosa dà fastidio". Ma, se era una notizia, la davo lo stesso. Quando a Berlusconi ha fatto comodo avere un Tg che facesse più i suoi interessi politici, mi ha sostituito».

 

La sostituzione alla guida del Tg5, a fine 2004, seguita cinque anni dopo dalla rottura con Mediaset sul caso Englaro, le hanno dato la fama di uno dei pochi giornalisti indipendenti.
«Ma io non ho fatto nulla per alimentare questa sindrome da conte di Montecristo: non ci sono ruggini o velleità vendicative. Se Berlusconi fa una cosa giusta lo diciamo, se fa una cazzata anche. Statisticamente, succede di più la seconda».

Che cosa pensa di lui?
«Ha monopolizzato la politica italiana negli ultimi vent'anni, anche a causa della debolezza dei suoi avversari. A volte irrita, a volte diverte. Ma è difficile giudicarlo da quando, in questa guerra tra bande, ogni fatto della sua vita privata - che tale dovrebbe rimanere - viene usato in chiave politica. Quasi nessuno si chiede seriamente se abbia governato bene o male».

 

Diceva che non ci sono ruggini con Berlusconi, ma nella nuova edizione del suo libro Passionaccia spiega che è rimasto disoccupato così a lungo per un veto di Berlusconi.
«Confermo. La7, nella persona del numero uno di Telecom Franco Bernabè, mi aveva cercato pochi giorni dopo la rottura con Mediaset, nel febbraio 2009. La cosa fu bloccata».

Da chi?
«Da chi detiene il potere. L'editore di La7 è Telecom, dentro ci sono Generali, Mediobanca e altri soci pesanti. Di certo la politica non ha caldeggiato la mia nomina: una persona che ha appena litigato con Mediaset non è consigliabile».

 

Perché Berlusconi l'avrebbe costretta a questo esilio forzato?
«La ritengo una blanda censura di mercato. Voleva evitare che si facesse un Tg di successo, che togliesse telespettatori e pubblicità, e dirmi: "Guarda che non è che fai quel che vuoi". Farmela un po' pagare, insomma. Ci sta».

 

Sempre in Passionaccia racconta che, alla vigilia del suo approdo a La7, Berlusconi a sorpresa le offrì di rientrare in Mediaset.
«Me lo trovai di fronte per caso alla feste del 2 giugno al Quirinale. Mi disse: "Preferirei che tornasse a Mediaset. Non ho avuto nulla a che fare con il suo allontanamento e credo sarebbe giusto chiudere quella ferita. La chiamerà mia figlio". Quando lo incontrai, Piersilvio era emozionato perché l'indomani sarebbe nato suo figlio. In questo clima festoso fu più facile dirgli di no quando mi offrì tutto quello che c'era da offrire».

 

Che cosa?
«Non importa».

Mettiamola così: se Piersilvio le avesse proposto il Tg5, avrebbe accettato?
«La storia non va mai all'indietro. Era giusto che facessi una cosa diversa in un posto diverso».

E a proposito delle parole dette dall'ex dg Rai Mauro Masi in un'intervista al Corriere della Sera, «La sinistra non ha accettato Enrico Mentana al Tg3», Mentana precisa al sito di VanityFair.it come andò la sua trattativa per guidare il Tg3 nell'estate del 2009: «Mi cercò l'allora direttore di Rai3 Paolo Ruffini. Per accettare gli posi due condizioni che sapevo impossibili: la mia nomina avrebbe dovuto essere votata all'unanimità del Cda Rai e ricevere il voto positivo e pieno dell'Assemblea dei Giornalisti. Che fossero impossibili era chiaro perché Rai3 è sempre stato l'unica rete sotto il controllo della sinistra e il Pd aveva già fatto il nome di Bianca Berlinguer».03-05-2011]

 

 

1- ANCHE SULLA GUERRA BOSSI RINCULA COME AL SOLITO, NEL DUBBIO DI NON ESSERE IL VERO PADRONE DELLA LEGA NORD E DEL SUO SIMBOLO. MA TREMONTI STRAPPA UNA TREGUA E SI RAFFORZA UN PO’: "FINITI I 150 MILIONI, IL MINISTRO NON STANZIERà ALTRI FONDI" - 2- QUANTO CONTA AVERE I COMMERCIALISTI GIUSTI? COSì L’AMARO FISCO DIVENTA DOLCE & GABBANA: "IL GIUDICE BACCHETTA L’AGENZIA DELLE ENTRATE SUGLI STILISTI PROSCIOLTI" - 3- VALE LA PENA FARE UN SALTO A TORINO SOLO PER POTER LEGGERE: "HO CAPITO LE MONTAGNE SOLO CON LA PENNA IN TESTA". LAPO ELKANN RICORDA IL SUO SERVIZIO MILITARE". FATTO CON GLI ALPINI, E NON CON IL CARABINIERE PATRIZIA. QUESTA LA TROVATE SULLA ’REPUBBLICA’ DI TORINO. CHE’ LA REPUBBLICA D’ITALIA è TUTTA UN’ALTRA COSA

A cura di Minimo Riserbo e Pippo il Patriota

1- AVVISI AI NAVIGATI...
Anche sulla guerra Bossi rincula come al solito, nel dubbio di non essere il vero padrone della Lega Nord e del suo simbolo. Ma Tremonti strappa una tregua e si rafforza un po'. Il Pompiere della Sera certifica, a nome delle Elite corrucciate: Il premier a Bossi: la quadra si trova se vi ricordate che siete al governo. Considerate sopra le righe le dichiarazioni leghiste. La cena con Tremonti" (p. 23)

 

Sulla Stampa di Mariopio, bel retroscena di Amedeo La Mattina: "L'ombra di Tremonti dietro il braccio di ferro. Finiti i 150 milioni gia' impegnati, il ministro non stanziera' altri fondi" (p. 17). Nuova edizione del famoso articolo quinto: chi (non) stanzia i soldi ha vinto.

 

2- NELLE MANI GIUSTE/1...
Apertura di Repubblica dedicata alla bella politica: "Brusca: "La mafia avviso' Berlusconi. Un accordo o ci saranno altre bombe. Depone a Firenze: lui e Dell'Utri non c'entrano con le stragi del '93. Tramite Mangano feci sapere che dovevano scendere a patti su 41 bis e revisione del maxiprocesso". "Il committente finale del papello era l'allora ministro Mancino, ma Riina non mi disse chi aveva fatto da tramite". Lo sfogo del premier: "E' follia, non ero nemmeno in politica" (pp. 1 e 18-19)

Equilibrato e realista il commento di Gio' Bianconi: "Il silenzio rotto dopo 14 anni e i dubbi sulla credibilita'. Indagini complesse per il tempo trascorso e la difficolta' dei riscontri" (Corriere, p. 27).

3- NELLE MANI GIUSTE/2...
"Impresentabili: lista continua. Camorra, in Campania arrestati altri due candidati del Pdl. E B. riammette in consiglio regionale due condannati. L'allarme di Grasso: "Legami spaventosi, elettori avvisati". Calabria, ecco il Comune a tutta cosca. Giojosa Ionica, il manette sindaco e assessori. Uno di nuovo in corsa con la Destra".

 

Il Cetriolo Quotidiano (p.2) mette in fila un po' di brava gente, candidata per fare il bene della gente. A proposito, visto che magistrati e forze di polizie continuano ad arrestare anche politici, a quando una dichiarazione di complimenti di Bobo Maronito e Angelino Jolie Alfano? O i Signori Ministri si rallegrano a mezzo stampa solo per gli arresti di quelli con la barba da latitante e la coppola in testa?

 

4- CON I COMMERCIALISTI GIUSTI...
Luigi Ferrarella non dimentica e neppure perdona: "Dolce & Gabbana, il giudice bacchetta l'Agenzia delle entrate sugli stilisti prosciolti" (Corriere, p. 28). Come anche Equitalia dimostra, il Fisco italiano e' sempre debole con i forti e forte con i deboli.

5- TOGHE ROSSE, MA ANCHE TOGHE AZZURRE (CON LICENZA PARLANDO)...
Laudare Laudati si puo'. Ma anche no. L'ex dirigente di via Arenula ai tempi di Mastella e Alfano, spedito a Bari ad ascoltare le telefonate più' scottanti d'Italia, alla fine e' stato ficcato in un pasticcio. Sul CQ si legge che "Il Csm ascolta il procuratore generale di Bari sul caso Laudati, dopo gli esposti anonimi recapitati nei giorni scorsi" (p. 8)

 

6- QUESTI NON VINCERANNO MAI...
Sulla Libia splende sempre il sol dell'avvenire democrat! "Bersani-D'Alema cambiano la mozione Pd "I raid non bastano, serve più' diplomazia". Tra i democratici cresce il timore di passare per "filo-bombardieri" (Repubblica, p. 14).

Sulla ridicola smentita dei giorni scorsi, partita dal Quirinale contro Repubblica e Cetriolo Quotidiano, Marco Travaglio si diverte ancora a scrivere la qualunque. Come sempre, alla fine la figura peggiore la fanno i sedicenti oppositori di Culatello Bersani (CQ, p. 1).

 

Poi passa il solito Chiamparino e scavalca i leghisti della prima ora e il ministro Maroni: "Non togliere i manganelli ai vigili" (Repubblica, p 21)

8- DISECONOMY...
Basterebbe quel che c'è scritto nelle pagine 20 e 21 di Illustrato Fiat per vomitare un po', ma poi il box a centro pagina ci esalta: "Qui Detroit: per Chrysler tornano i rating dopo 13 anni senza valutazione". Fiat invece è sempre stata valutata. Come? Junk

9- LAPONE CON LA PENNA IN...?
vale la pena fare un salto a Torino gia' solo per poter leggere il seguente articolo: "Ho capito le montagne solo con la penna in testa". Lapo Elkann ricorda il suo servizio militare". Fatto con gli alpini, e non con il carabiniere Patrizia. Questa la trovate sulla Repubblica di Torino. Che' la Repubblica d'Italia e' tutta un'altra cosa"04-05-2011]

 

 

TUTTI I RESTI DI LIGRESTI - IL BUCO NERO NELLE CASSE DI FONSAI (PERDITE PER 1 MLD € NEL 2010) NON NASCE SOLO DAI GUAI DELLE ASSICURAZIONI MA È IL FRUTTO AMARO DEGLI APPETITI DI DON SALVATORE E FAMIGLIA - UN PO’ DI SOLDI PER IL PUROSANGUE DI JONELLA, QUALCHE MILIONE PER LA PUBBLICITÀ GESTITA DALLE AZIENDE DI GIULIA, SUPERSTIPENDI DA SUPERMANAGER - UNA SERIE DI ASSEGNI A SETTE-OTTO CIFRE PER COMPRARE FATTORIE VALUTATE COME MINIERE D’ORO, ALBERGHI IN PERENNE PASSIVO, ARREDI D’UFFICIO E PREZIOSE (?) CONSULENZE

Ettore Livini per "la Repubblica"

 

Un po' di soldi per il purosangue di Jonella. Qualche milione per la pubblicità gestita dalle aziende di Giulia. Stipendi da supermanager. Più una serie da brividi di assegni a setteotto cifre per comprare fattorie valutate come miniere d'oro, alberghi in perenne passivo, arredi d'ufficio e preziose (?) consulenze. La crisi di Fonsai affondata da un miliardo di perdite nel 2010 non nasce solo dai guai del core business assicurativo. Il buco nei conti, dati alla mano, ha anche un'altra spiegazione: il fattore Ligresti.

La vorticosa girandola di operazioni infragruppo che in cinque anni ha trasferito dalle casse della galassia quotata in Borsa alle tasche dell'inossidabile ingegnere la bellezza di 525 milioni, trasformando Fondiaria e Milano Assicurazioni in una sorta di bancomat pronto uso per le casseforti della famiglia di Paternò.

 

Lo scopo di questa partita di giro iniziata in sordina nel 2005 e decollata per volumi tra il 2008 e il 2010 è stato chiaro sin dall'inizio: puntellare i conti delle holding personali della dinastia siciliana, messe alle corde dalla crisi del mattone e da una serie di diversificazioni non proprio azzeccate. Obiettivo, tra l'altro, fallito. Sinergia, capofila dei business di Ligresti, è stata costretta per ben due volte a rinegoziare la sua esposizione con i creditori esposti per oltre 300 milioni e una terza è ancora in corso malgrado l'«aiutino» delle assicurazioni di casa.

Solo tra 2009 e 2010, come riportano i dati in bilancio alla voce rapporti con parti correlate, le due compagnie hanno pompato verso i piani superiori della catena di controllo oltre 280 milioni. Mentre dal 2005 ad oggi il bilancio dareavere tra famiglia e aziende quotate a Piazza Affari segna un saldo positivo ovviamente per i Ligresti di 367 milioni. Un fiume d'oro alimentato in buona parte dai loro soci di minoranza (ma non dal punto di vista numerico: Sinergia in realtà controlla attraverso tre livelli di scatole cinesi solo il 20,6% di Fondiaria e il 12% della Milano) costretti adesso oltre alla beffa il danno a mettere mano al portafoglio per ricapitalizzare le due assicurazioni.

 

Il mattone d'oro. La parte più corposa delle partite infragruppo di casa Ligresti è legata, come tradizione di famiglia, al mattone. Fondiaria e Milano negli ultimi anni hanno affidato alla Imco e alle sue controllate, aziende che fanno capo direttamente alla famiglia, buona parte dei business immobiliari del gruppo. Nel 2005 hanno acquistato per 93 milioni gli immobili di via Lancetti a Milano, poi hanno finanziato la Avvenimenti e Sviluppo Immobiliari per 102 milioni per un'operazione a Roma, in via Fiorentini, si sono impegnate a rilevare dalle casseforti di casa un hotel con centro benessere a San Pancrazio a due passi da Parma. Tutte operazioni, naturalmente, segnalate con puntualità nei bilanci e accompagnate come prevede la legge da apposite valutazioni di periti.

 

Il timing di queste operazioni è stato sempre chirurgico. Quando un paio di anni fa la Imco si è trovata con un buco nei conti a pochi giorni dalla chiusura del bilancio è arrivato puntuale il salvagente della Fonsai: la compagnia ha messo mano al libretto degli assegni e rilevato dall'ingegnere alcuni indispensabili terreni a Bruzzano e a Cormano oltre a un bell'albergo a Varese. Cosa c'entrino questi blitz con il corebusiness di un'assicurazione non è chiaro.

È certo però che i 15 milioni di plusvalenze garantiti così ai Ligresti hanno consentito di spegnere, almeno temporaneamente, la spia rossa dell'allarme finanziario.
Un deal fotocopia è andato in onda nel 2009 quando la Milano ha rilevato dalla Imco la Hdef Isola per 15,5 milioni regalando un altro po' d'ossigeno alla controllante.
Il knowhow dei piani alti di casa Ligresti non si limita però al trading immobiliare. Prova ne è che le due società quotate in Borsa si sono affidate a Imco e alle sue controllate anche per una serie di servizi collaterali.

Poco meno di 10 milioni sono finiti alla Europrogetti per le consulenze legate all'area Castello di Firenze, 30 milioni sono stati girati per i lavori su una struttura sanitaria a Firenze. Non solo: una volta costruite case e ospedali, poi, c'è bisogno di arredarle. E, guarda caso, i fornitori sono di nuovo aziende private dei soci di riferimento. Fondiaria si è comprata nel 2010 2,5 milioni di arredi dalla Icein e 2,2 milioni di mobili per ufficio dalla Imco quando forse sarebbe stato più semplice (e con ogni probabilità più economico) fare un salto all'Ikea.

 

Affari in fattoria e in hotel. Uno degli accordi più controversi tra i vari piani della galassia Ligresti è quello relativo alla tenuta agricola Cesarina. A fine 2008 Sinergia si è trovata in debito d'ossigeno finanziario. Che fare? Niente paura. L'ingegner Salvatore si è ricordato di questi mille ettari di paradiso nel parco di Marcigliana, in Lazio, dove si pigia olio e produce latte. Poco importa che il business fosse (come è ora) in perdita per due milioni l'anno. I panni sporchi si lavano in famiglia e Sinergia ha girato a Fonsai per 80 milioni di euro la megafattoria. Grazie, naturalmente, alla solita dettagliata perizia sul valore dell'immobile rurale stilata da apposito esperto indipendente.

Il troppo però è troppo. E in quell'occasione l'Isvap, l'istituto che veglia sulla solvibilità del comparto assicurativo, ha acceso il semaforo rosso: «Il prezzo è troppo alto», ha sancito e l'affarone (per chi è evidente) è saltato, costringendo pochi mesi dopo Sinergia a chiedere ai creditori bancari una moratoria sul suo debito.

Nella stessa occasione sono state poste le basi per una delle più disastrose (per i soci Fonsai e Milano) partite infragruppo dei Ligresti. Quella di Atahotels, la società di gestione alberghiera controllata da Sinergia e affidata dall'ingegnere al figlio Gioacchino Paolo. Storia del 2008. L'acquisizione della catena è «un'opportunità per il gruppo in un settore trainante dell'economia nazionale» sentenziarono allora convinte in un comunicato diffuso a tutto il mercato Fonsai e Milano firmando senza batter ciglio un assegno da 30 milioni per rilevare dalla cassaforte rispettivamente il 51% e il 49% del presunto gioiello dell'hotellerie nazionale.

 

Difatti: prima l'Isvap le ha obbligate a ridurre il prezzo d'acquisto a 25 milioni perché quello iniziale era giudicato di nuovo troppo favorevole (ça va sans dire) ai venditori. Poi, pochi mesi dopo, è iniziato il calvario. Subito sono emersi buchi per 20 milioni in sei mesi, poi la necessità di un aumento di capitale da 12. Poi, un annetto dopo, è spuntata un'altra voragine da una cinquantina di milioni che si è tradotta in altri 30 milioni di contabilizzazioni in perdita. Se Atahotels fosse stata ancora in pancia a Sinergia, per la cassaforte di famiglia sarebbe stato il crac. Invece alla fine a saldare il conto sono stati i poveri piccoli azionisti delle due compagnie.

Ricchi premi e cotillons. A riempire i portafogli di casa Ligresti negli ultimi anni hanno contribuito anche i lauti stipendi pagati loro dalle aziende di famiglia. Dal 2005 al 2010 Giulia, Jonella e Gioacchino hanno incassato una busta paga complessiva da oltre 60 milioni di euro emolumenti pari al triplo della media degli assicuratori europei. Anche l'anno scorso, con i titoli alle corde in Borsa e una voragine da un miliardo nei conti di Fondiaria, i tre moschettieri della famiglia siciliana hanno ricevuto una bella gratifica da 8,3 milioni di euro complessivi.

 

Ma i compensi sono solo la punta dell'iceberg della pioggia d'oro che hanno incassato direttamente. Fondiaria Sai ad esempio ha staccato nel 2010 un assegno da 6,7 milioni per consulenze tecnico amministrative legali a parti correlate. Banca Sai, oltre ad aver finanziato per 19 milioni Sinergia, ha garantito prestiti personali per 3 milioni di euro a singoli amministratori.

Qualche spicciolo - nel corso degli anni - è finito pure nelle aziende personali dei figli di Salvatore. Gilli Communications, una società di Giulia, ha fatturato un paio di milioni per le campagne pubblicitarie della Dialogo, una controllata del gruppo Fonsai, mentre Laità, la società proprietaria di Toulon, il cavallo di Jonella, è stata misteriosamente gratificata dalle assicurazioni quotate di un pagamento di 1,4 milioni.04-05-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “BLOOMBERG”: LA UE CAZZIA SONY E APPLE: METTANO AL SICURO I DATI DEGLI UTENTI - MUTUI TRUFFA: DOPO AVER CHIESTO 1 MLD $ A DEUTSCHE BANK, GLI USA POTREBBERO FAR CAUSA AD ALTRI ISTITUTI - IPO GLENCORE, LA SOCIETÀ È VALUTATA 61 MLD $ - “FT”: L’INGHILTERRA VUOLE TASSARE AL 50% I CONTI SVIZZERI DEGLI INGLESI - “LES ECHOS”: I PREMI SALARIALI CHE VUOLE SARKOZY SONO INCOSTITUZIONALI? - “NYT”: REN REN (IL FACEBOOK CINESE) PRONTO ALL’INGRESSO IN BORSA

DAGOREPORT

 

1 - LES ECHOS
FRANCIA, RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITÀ PER I PREMI SALARIALI
http://bit.ly/j6FOXV

- Il progetto di Sarkozy di introdurre entro la fine dell'anno dei premi salariali per le imprese che distibuiscono dividendi potrebbe non andare in porto. Lo ha detto lo stesso presidente francese in un'intervista al settimanale "L'Express", paventando il rischio costituzionalità: "Mi viene detto che potrebbero esserci problemi giuridici in merito alla retroattività".

Leggi l'intervista di Sarkozy su "L'Express": http://bit.ly/kdjxni

 

2 - BLOOMBERG
LA UE BACCHETTA SONY E APPLE: METTANO AL SICURO I DATI DEGLI UTENTI
http://bloom.bg/j87YA5

- Sony e Apple devono adoperarsi per assicurare che i dati in loro possesso, compresi quelli degli utenti dei loro servizi, siano al sicuro. Questo il richiamo della Commissione europea alle due multinazionali, dopo il furto di milioni di dati che ha colpito il Service Playstation e la notizia che la Casa di Steve Jobs registra e archivia informazioni sugli utilizzatori di iPhone iPad.

NON SOLO DEUTSCHE BANK, GLI USA POTREBBERO FAR CAUSA AD ALTRI ISTITUTI
http://bloom.bg/lYCHCH

 

- Dopo aver citato in giudizio Deutsche Bank per un miliardo di dollari a causa di irregolarità sui mutui, il Dipartimento di Giustizia Usa potrebbe ora rivolgere la propria attenzione anche su altri istituti di credito.

GLENCORE, L'IPO SU LONDRA ED HONG KONG POTREBBE VALERE 61 MLD $
http://bloom.bg/iOLTdk

- L'Ipo di Glencore International AG su Hong Kong e Londra potrebbe valere 61 miliardi dollari. Glencore pensa di vendere le proprie azioni a un prezzo che oscilla tra i 480 pence (7,90 dollari) e i 580 pence.

 

3 - EL CONFIDENCIAL
BANCO SANTANDER DAVANTI ALLA GIUSTIZIA USA SUL CASO MADOFF
http://bit.ly/kAFxo0

- Il Banco Santander non riesce a liberarsi dell'incubo Madoff. Il prossimo 10 maggio l'istituto spagnolo dovrà difendersi di fronte alla Giustizia degli Stati Uniti, per evitare un processo.

 

4 - FINANCIAL TIMES
INGHILTERRA PRONTA A TASSARE I CONTI IN SVIZZERA AL 50%
http://bit.ly/jScDJA

- Secondo quanto riportato ieri dal "Financial Times", il Regno Unito sarebbe pronto a un accordo con le autorità elvetiche, per la tassazione al 50% dei conti inglesi in svizzera. In cambio, ai titolari dei conti verrebbe garantito l'anonimato. Il quotidiano economico della City afferma anche che l'accordo, di qui al 2015, porterebbe nelle casse inglesi una cosa come 5 milardi di dollari.

 

5 - THE NEW YORK TIMES
REN REN PRONTO ALL'INGRESSO IN BORSA
http://nyti.ms/iuePY7

- Ren Ren, il social network di Pechino, definito il "Facebook cinese", è pronto per l'ingresso in borsa. Le sue azioni dovrebbero essere quotate tra i 12 e i 14 dollari.

04-05-2011]

 

 

PANETTA, AMORE E FANTASIA (E TANTA CIA) - LEON, IL PAISA’ DI ORIGINI CALABRESI CHE HA STANATO BIN LADEN, HA L’ASPETTO DI UN VECCHIO ZIO DEMOCRISTIANO UN PO’ RINCOGLIONITO (HA ATTESO LA FINE DEL BLITZ IN CHIESA, PREGANDO). MA È UN POLITICO RAFFINATO, ABILE MEDIATORE, EX CAPO DELLO STAFF DI BILL CLINTON - IL BOSS DELLA CIA, CHE ANDRà AL PENTAGONO, È UNO DI QUELLI CHE SENZA ESPERIENZA MILITARE SI È TROVATO A SUO AGIO TRA GENERALI, BERRETTI VERDI E AGENTI SEGRETI...

Luciano Gulli per "il Giornale"

Alle 8 di venerdì 29 aprile, Leon Panetta mise una mano sulla spalla del vice ammiraglio William Mc Raven, comandante delle «Operazioni Speciali», e gli disse: «Ora è nelle nelle tue mani, amico. Ti auguro il meglio. Portacelo morto».

Poi chiamò il suo autista e a bordo della sua Chevrolet di servizio si fece portare in una chiesa nei pressi del Pentagono. Due «men in black», occhiali neri, braccia conserte e Beretta calibro 9 sotto l'ascella si piazzarono ai lati della porta d'ingresso della chiesa. Panetta si fermò a metà della navata centrale, scelse un banco sulla sinistra e si sedette, gomiti sulle ginocchia e polpastrelli premuti sulla fronte. Non stava pregando. Si stava solo riproiettando nella mente la scena studiata fin nei più minuti dettagli nel suo ufficio di Langley, giù all'«agenzia».E poiché, come dice sempre ai ragazzi del suo staff«non c'è niente di meglio che una chiesa per riflettere e concentrarsi», era lì che si era fatto portare.

 

A vederlo da lontano lo si sarebbe detto un pensionato qualunque a rapporto dal Padreterno. Certo nessuno, guardando quella figura solitaria in grigio,quel settantenne dall'aria dimessa, avrebbe mai pensato di essere di fronte al capo della Central Intelligence Agency; all'uomo che solo mezz'ora prima aveva definitivamente messo a punto la trappola in cui sarebbe caduto Osama Bin Laden.

Leon Panetta, ovvero un paisà alla Cia; ovvero il contributo italiano alla chiusura dei conti con lo «Sceicco del Terrore ». Settantatre anni il mese prossimo, tre figli, cinque nipoti, Leon Edward Panetta è nato a Monterey, in California, dove il padre, un calabrese di Siderno, aveva un ristorante. A giorni, Panetta lascerà la Cia per assumere l'incarico di ministro della Difesa, cioè dell'organizzazione militare più potente del pianeta.

 

E qui, prevedibilmente, chiuderà una carriera strana e un po' romanzesca, come suggeriva del resto la sua duplice personalità. Da un lato, una specie di Gianni Letta, il nostro sottosegretario alla presidenza del Consiglio: politico raffinato, abile e intelligente mediatore, congressman tra i più accreditati, ex direttore dell'ufficio di Gestione e di Bilancio della Camera, ex capo dello staff di Bill Clinton.

 

Dall'altro,uno di quegli uomini che pur non avendo alcuna esperienza militare, o forse proprio per questo, si è trovato perfettamente a suo agio tra generali, berretti verdi, incursori e agenti segreti, e ci ha preso gusto sciroppandosi 220 mila miglia per visitare 42 stazioni Cia nel mondo in poco più di due anni.

Un uomo capace di sporcarsi le mani anche col «lavoro sporco», quando il «dirty job» è nell'interesse superiore del Paese. È lui, il fedelissimo di Obama apprezzato dal clan dei Clinton, che ha pianificato la formazione di squadre con licenza di uccidere ovunque nel mondo, in funzione antiterrorismo. Ed è lui che ha autorizzato certe pratiche diciamo così, un po' disinvolte, come la tortura del waterboarding: appeso a testa in giù e acqua corrente sulla faccia finchè non dici basta.

 

A Siderno, 18 mila abitanti a poco più di 100 chilometri da Reggio Calabria, sulla jonica, in piena Locride, nessuno più si ricorda di «quei» Panetta che negli anni Trenta emigrarono in America. L'unica Panetta di qualche nome, sulla statale 106, è la cantante Lisa, 34 anni, terzo posto al festival di Sanremo del '98 con Sempre , soprano «di coloratura», quanto al tipo di voce (nota più alta: La bemolle 5 nella canzone Adesso ).

Alla Cia lo hanno sempre chiamato «lo zio». «Zio Leon». La faccia è un po' da vecchio zio, infatti. Ma come si è visto, l'apparenza spesso inganna. «L'imprendibile è stato preso e ucciso», ha comunicato secco Panetta ai dipendenti dell'Agenzia a cose fatte. «Ma non ci fermeremo fino a quando non avremo preso l'ultimo responsabile dell'11 settembre ». Uno «zio» un po' duretto, insomma. Uno della Jonica.04-05-2011]

 

 

IL MAGNATE CIANCIMINO - IL FIGLIO DI DON VITO PARLAVA CON I MAGISTRATI DELLA TRATTATIVA FRA STATO E MAFIA, DEL “PAPELLO”, DEL GENERALE MORI, DELL’OMICIDIO DI CALVI, DEL PREFETTO DE GENNARO - PARLAVA DI TUTTO, MENO CHE DEL SUO TESORETTO - E MENTRE GIRAVA PER TELEVISIONI E LIBRERIE COME “ICONA DELL’ANTIMAFIA” (COPY INGROIA), MASSIMUCCIO SVUOTAVA I FORZIERI DELLA SIRCO, L’AZIENDA DEL PADRE MESSA SOTTO SEQUESTRO, E TRASFERIVA LA RICCHEZZA IN LUOGHI SICURI (ROMANIA)… Riccardo Arena per "il Foglio"

 

Palermo. Parlava con i magistrati antimafia di Palermo, Massimo Ciancimino. Della trattativa fra mafia e stato, del Dc-9 di Ustica, del "papello", del caso Moro, del generale Mori, dell'omicidio di Roberto Calvi. Parlava di tutto meno che di soldi. Dei suoi soldi, perché degli affari di Silvio Berlusconi diceva di sapere tutto o quasi, grazie alle confidenze e ai documenti del padre, don Vito.

 

E mentre rispondeva alle domande dei pm del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, ripetendo che "prima di loro nessuno mi aveva mai chiesto niente", il figlio di don Vito aveva ripetuti e frequenti contatti, personali e telefonici, con alcuni dei soci delle holding Sirco e Agenda 21 Sa e delle aziende controllate o partecipate, in cui - secondo gli accertamenti fatti da altri organi dello stato - è sparso in mille rivoli, soprattutto in Romania, il tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino.

 

Frattanto che "rivelava" cose comunque attribuite al padre morto, frattanto che girava per televisioni e librerie come - parola di Ingroia - "un'icona dell'antimafia", Massimuccio si accordava con alcune delle persone a lui vicine per svuotare i forzieri del tesoro, e cioè proprio la Sirco, azienda considerata di proprietà di don Vito. Il tesoro era stato sequestrato e confiscato, ma lui, da star dell'antimafia, ha avuto la possibilità e il tempo di far svuotare le vecchie società messe sotto sequestro e di trasferire la ricchezza in mani sicure.

 

Come il Foglio è in grado di documentare, gli ex soci e i titolari di società un tempo controllate dalle holding Sirco, sede a Palermo, via Libertà 78, nello studio del professor Gianni Lapis (considerato il prestanome storico di don Vito e di Massimo Ciancimino), e Agenda 21 Sa, azienda di diritto rumeno, con sede a Bucarest, hanno svuotato la Sirco e ripreso il controllo e la proprietà della più grande discarica della capitale rumena, quella di Gline, 119 ettari di estensione, 238 milioni di valore potenziale.

E' lì che Ciancimino ha investito parte del tesoro. Ora, assieme ad alcuni dei suoi soci, è nuovamente indagato per riciclaggio. Il figlio di don Vito è già in carcere per calunnia aggravata nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato, sulla base di un documento taroccato, di avere fatto il doppio gioco a favore di Cosa nostra.

E' questa la nuova indagine riguardante il tesoro di don Vito, questo il mistero ancora da svelare sulle centinaia di milioni che il figlio del sindaco mafioso possiede all'estero. C'è da guardare soprattutto in Romania, e la procura di Palermo lo sta facendo da tempo, nonostante le accuse, le denunce e i tentativi di delegittimazione portati avanti da Ciancimino nei confronti dei magistrati che lo avevano fatto processare e condannare per la sparizione del tesoro del padre.

 

Grazie alle segnalazioni dell'amministratore giudiziario della Sirco, Gaetano Cappellano Seminara, i pm Roberta Buzzolani e Lia Sava hanno scoperto che con una serie di operazioni finanziarie proprio a Bucarest sono stati aggirati i provvedimenti della magistratura italiana. L'indagine del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza è stata acquisita agli atti del giudizio di appello sul "tesoro".

Tale giudizio si era concluso con le condanne di Ciancimino Jr. a 3 anni e 4 mesi, della madre, Epifania Silvia Scardino, a 1 anno e 4 mesi, dell'avvocato Gianni Lapis a 5 anni e 1 mese e dell'altro avvocato e presunto prestanome Giorgio Ghiron a 5 anni e 4 mesi.

Ma - sorpresa delle sorprese - la sentenza di secondo grado ha consentito ai magistrati di ottenere le condanne però non gli ha dato la possibilità di recuperare il malloppo perché nel frattempo Ciancimino e soci avevano provveduto a farlo sparire. Consegnandolo di fatto nelle mani di nuovi prestanome.

rutelli comp11 degennaro

Personaggio chiave di questa operazione è ritenuto Raffaele Valente, con cui nel 2009 Ciancimino ebbe numerosissimi contatti. Di presenza e per telefono. Diretti e indiretti. Attraverso Romano Tronci, imprenditore "rosso", processato per mafia a Palermo, condannato a dieci anni in primo grado e assolto in appello; attraverso un socio di Tronci, Francesco Martello, pure lui giudicato per mafia nello stesso processo trash; attraverso la compagna di Tronci, Santa Sidoti, già socia della Sirco.

Erano tutti legati da interessi comuni nelle aziende e nel tesoro. E tra l'altro Ciancimino jr aggiornava Sidoti, Tronci e Valente anche sulle proprie deposizioni. Valente è un immobiliarista ed è considerato l'uomo-chiave di tutta l'operazione: è lui infatti che ha comprato all'asta, al tribunale civile di Bucarest, per appena un milione e 30 mila euro, una partecipazione societaria che è una delle principali casseforti del "tesoro". Si tratta infatti di una quota che assicura il controllo di una società, la Ecorec, proprietaria della discarica di Gline. La quota dunque da sola vale circa 250 milioni.

 

I meccanismi di questo svuotamento sono alquanto complessi: come ha ricostruito la Guardia di Finanza, la holding Sirco (Lapis e Ciancimino, secondo l'accusa) era socio di maggioranza della holding Agenda 21 Sa, con quote milionarie. Poco prima del sequestro della Sirco, i soci di Agenda 21 Sa fecero la prima operazione: deliberarono un aumento del capitale sociale di appena 3.500 euro, che Sirco non sottoscrisse, perdendo così il controllo di Agenda 21 Sa.

La seconda operazione mirata riguardò Agenda 21 Sa, che, a sua volta, controllava la Ecorec, proprietaria della discarica di Gline: Victor Dombrovski, uomo d'affari rumeno, socio e al tempo stesso direttore di Ecorec, aveva prestato un milione alla sua stessa azienda e la controllante Agenda 21 Sa aveva garantito la restituzione del prestito.

 

Alla scadenza, però, il milione non fu rimborsato e Dombrovski, anziché agire contro la Ecorec, si rivolse ad Agenda 21 Sa. Ottenendo dal tribunale civile di Bucarest il pignoramento e la vendita all'asta della sua quota di partecipazione in Ecorec. Per appena un milione e 30 mila euro, così, la società Alzaleas, anch'essa di diritto rumeno, di proprietà di Raffaele e Pietro Valente, comprò all'asta una partecipazione che valeva il controllo di una discarica da 238 milioni, oltre gli altri possibili ricavi.

E non è finita, perché la Agenda 21 Sa, società rumena ma appartenente a soci italiani, Sergio e Raffaele Pileri in particolare, ha fatto causa, a Bucarest, alla Sirco - e dunque all'amministrazione giudiziaria - sostenendo di avere subito un danno da 50 milioni.

"Le attività poste in essere dal Dombrovski, dal Valente e dai soci di Agenda 21 Sa - scrive la Finanza, riprendendo la relazione dell'amministratore giudiziario - potrebbero essere state eseguite dietro la regia di Lapis Gianni e Ciancimino Massimo, considerato che le medesime attività susseguitesi nel tempo sembrano propedeutiche ad un unico disegno criminoso".04-05-2011]

 

 

POMPA LA BENZINA RECORD: 1,60 € - WALL ST. APRE DEBOLE, EUROPA IN CALO (FTSE-MIB -1,5%) - GUARGUAGLIONE PRESIDENTE, ORSI CON LE UNGHIE - GRAZIE FUKUSHIMA, FIRMATO ANSALDO ENERGIA - PIRELLI IN UTILE - CAMFIN: MORATTI E TRONCHETTI SEMPRE PIÙ IN AFFARI - DIRITTI CALCIO, INCIUCIO DELLE “BIG 5” - SCIOPERO A SKY PER IL CALL CENTER - NISSAN FARà I (BRUTTI) TAXI DI NEW YORK - DERIVATI AL COMUNE DI MILANO: NIENTE ACCORDO PER MESTIZIA - CROLLA L’UTILE DI AOL HUFFINGTONIZZATA - BUZZI UNICEM DIMEZZA LE PERDITE - BIOTECH ITALIANO IN GRANDE CRESCITA

1 - BENZINA, BALZO RECORD PER PREZZO VICINO AGLI 1,6 EURO AL LITRO...
(LaPresse) - Nuovo record per i prezzi della benzina consigliati dalle compagnie, con la Tamoil che porta il costo alla pompa per gli automobilisti a 1,599 euro al litro, con un aumento di 0,6 centesimi di euro al litro. E' quanto emerge dalle rilevazioni del quotidiano online Staffetta Quotidiana. Quello della Tamoil è l'unico ritocco al rialzo registrato. La forbice del prezzo della benzina è chiusa in basso dalla Shell, che consiglia quota 1,583 euro al litro, mentre il prezzo medio si attesta a 1,589 euro al litro. Il gasolio rimane invariato, con un prezzo massimo di 1,501 euro al litro, minimo di 1,493 euro al litro e medio di 1,495 euro al litro.

2 - APERTURA DEBOLE PER WALL STREET, DOW JONES -0,13%...
(LaPresse) - Apertura contrastata per Wall Street, con l'indice Dow Jones che cede lo 0,13% a 12.791,39 punti, lo S&P che perde lo 0,08% a 1.355,59 punti e il Nasdaq che guadagna lo 0,04% a 2.842,77 punti.

 

3 - BORSA: EUROPA SI CONFERMA DEBOLE CON PRIMI DATI USA...
(ANSA) - Si confermano in calo le principali borse europee dopo l'aumento delle richieste settimanali di ipoteche negli Usa e il calo delle perdite di posti di lavoro in aprile inferiore a quello del mese precedente. Sui mercati continentali prevalgono le vendite, concentrate sul tecnologico Wincor Nixdorf (-8,27%) e su Holcim (-4,34%) dopo i dati trimestrali.

In calo anche il produttore di impianti eolici Vestas Wind Systems (-9,34%), che ha registrato una perdita trimestrale superiore alle stime degli analisti, ed il colosso tedesco della distribuzione Metro (-1,7%) con il taglio della raccomandazione di Bofa Merril Lynch, mentre corre Henkel (+2,66%), spinta dalle vendite dei primi 3 mesi dell'anno.

Sotto pressione gli estrattivo-minerari Antofagasta (-8,33%), Boliden (-5,58%), Fresnillo (-5,01%) e Rio Tinto (-2,35%), penalizzati dal prezzo dei metalli all'asta di Londra. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee. - Londra -0,89% - Parigi -0,29% - Francoforte -0,41% - Madrid -0,21% - Milano -0,43% - Amsterdam -0,42% - Stoccolma -0,01% - Zurigo +0,35%.

4 - DEUTSCHE BANK: S&P, RATING IMMUTATO DOPO RICORSO USA CON ACCUSA FRODE...
(Adnkronos) - Standard & Poor's ha fatto sapere che il rating di Deutsche Bank (A+/Stabile/A-1) resta immutato nonostante l'annuncio del dipartimento di Giustizia Usa di aver citato in giudizio la banca con l'accusa di frode.

 

Standard & Poor's "ritiene che l'impatto finanziario potenziale di tale azione legale su Deutsche Bank dovrebbe essere gestibile alla luce delle nostre attese sui profitti consolidati significativi della banca nel medio periodo". Per l'agenzia di rating, "l'impatto reputazionale potrebbe essere maggiore dell'impatto finanziario, ma dovrebbe essere limitato".

5 - GPI: PERFEZIONATA CESSIONE DA TRONCHETTI A MORATTI DEL 6,5% DEL CAPITALE...
(Adnkronos) - E' stata perfezionata oggi, in esecuzione del contratto di compravendita comunicato al mercato lo scorso 4 aprile, la cessione a Massimo Moratti di una partecipazione pari al 6,5% del capitale di Gruppo Partecipazioni Industriali (Gpi), azionista di controllo di Camfin, da parte di Marco Tronchetti Provera & C. Sapa. Come gia' preannunciato al mercato, a valle di tale operazione, e' stato sottoscritto un accordo parasociale relativo a Gpi tra Mtp Sapa e Massimo Moratti.

6 - PIRELLI: UTILE NETTO GRUPPO I TRIMESTRE PIU' CHE RADDOPPIATO A 81,4 MLN ALZA TARGET RICAVI 2011 SOPRA 5,85 MLD...
Radiocor - Risultati superiori alle attese nel I trimestre per Pirelli che sulla scia dei conti del periodo gennaio-marzo alza i target di fatturato per l'esercizio in corso. Nel primo trimestre il gruppo ha riportato ricavi per 1,4 miliardi (+23,4%), un utile operativo post oneri di ristrutturazione pari a 143,3 milioni (+63,6%) e un utile netto totale di 81,4 milioni, piu' che raddoppiato rispetto ai 38,9 milioni di un anno fa. Il consensus degli analisti indicava ricavi per 1,35 miliardi e un utile intorno ai 65 milioni. Per il 2011 Pirelli stima i ricavi superiori a 5,85 miliardi, rispetto alla precedente previsione di un giro d'affari superiore ai 5,55 miliardi. Confermati gli obiettivi di redittivita' e di pfn.

 

7 - FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, PUNTIAMO SU MERCATI CHIAVE...
(Adnkronos) - Finmeccanica puo' contare su un ottimo posizionamento e l'obiettivo del gruppo e' quello di rafforzarsi su mercati ad elevato potenziale di crescita, come India e Brasile. E' questo uno degli obiettivi strategici indicati dal presidente e amministratore delegato della holding dell'aerospazio e difesa, Pier Francesco Guarguaglini, nel suo intervento all'assemblea degli azionisti, dove e' presente il 51,71% del capitale e chiamata, tra l'altro, ad approvare il bilancio dell'esercizio 2010 e la nomina del nuovo consiglio di amministrazione.

8 - FINMECCANICA, CDA NOMINA GIUSEPPE ORSI AMMINISTRATORE DELEGATO...
(LaPresse) - Il Consiglio d'amministrazione di Finmeccanica ha nominato Giuseppe Orsi nuovo amministratore delegato del gruppo.

9 - FINMECCANICA, ASSEMBLEA APPROVA BILANCIO, A TESORO CEDOLA 71,6 MLN...
(LaPresse) - L'assemblea degli azionisti di Finmeccanica ha dato il via libera al bilancio 2010 che si è chiuso con un utile netto pari a 557 milioni di euro (-22,4% su base annua) e con ricavi in crescita del 2,9% a 18,695 miliardi di euro. Dall'assemblea dei soci anche l'ok a un dividendo di 41 centesimi di euro per azione, per un totale di 237 milioni di euro (il dividendo sarà posto in pagamento dal 26 maggio con stacco della cedola il 23 dello stesso mese). Al Tesoro, azionista del gruppo con il 30,2% del capitale, andrà una cedola complessiva di 71,6 milioni circa.

 

10 - FINMECCANICA, VIA LIBERA ASSEMBLEA AZIONISTI A NUOVO CDA
(LaPresse) - L'assemblea degli azionisti di Finmeccanica ha dato il via libera al nuovo Consiglio d'amministrazione del gruppo. Undici i membri del Cda che rimarranno in carica per i prossimi tre anni (2011-2013). Questi i nomi: Pier Francesco Guarguaglini (presidente), Giuseppe Orsi, Dario Galli, Franco Bonferroni, Francesco Parlato, Giovanni Catanzaro, Guido Venturoni, Paolo Cantarella, Marco Iansiti, Christian Streiff e Silvia Merlo.

11 - FINMECCANICA, GUARGUAGLINI: IN EGITTO E TUNISIA NESSUN BLOCCO ATTIVITÀ...
(LaPresse) - "In Egitto e Tunisia non c'è nessun blocco e si sta andando avanti". Così il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, in merito alle attività del gruppo nei due Paesi nordafricani, intervenendo all'assemblea degli azionisti in corso di svolgimento presso la sede di piazza della Pilotta.

12 - NUCLEARE, ZAMPINI: FUKUSHIMA NON NEGATIVO PER ANSALDO ENERGIA...
(LaPresse) - "Fukushima non è negativo per la nostra azienda perché porterà a uno smantellamento delle vecchie centrali e quindi ci sarà bisogno di tecnologia" per costruirne di nuove. Così l'amministratore delegato di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, intervenendo all'assemblea degli azionisti di Finmeccanica in corso presso la sede di piazza della Pilotta. Zampini ha aggiunto che Ansaldo Energia, società del gruppo Finmeccanica, è la sola azienda in Italia che ha la tecnologia necessaria. L'ad ha aggiunto che "ci sarà una crescita nei settori gas e rinnovabili per cui ci aspettiamo un incremento nel campo convenzionale e una crescita significativa dell'attività, quindi nel campo degli stres test".

 

13 - CALCIO: DIRITTI TV, 5 BIG CONCORDANO LINEA PRIMA DI CORTE GIUSTIZIA FEDERALE...
(Adnkronos) - La Corte di Giustizia Federale esaminera' oggi pomeriggio il reclamo delle cinque 'big' (Milan, Inter, Roma, Juventus e Napoli) contro la delibera dell'Assemblea di Lega calcio di Serie A, che ha votato a maggioranza (15 club), fissando i parametri di individuazione dei bacini di utenza, e assegnando la ricerca a tre istituti demoscopici. I rappresentanti dei cinque club si incontreranno, a quanto apprende l'ADNKRONOS, si stanno per incontrare a Roma per definire la linea comune e limare gli ultimi dettagli.

14 - SE SKY ITALIA RISPONDE IN ALBANIA...
Da "il Giornale" - Anche a Sky si sciopera. La tv a pagamento che ha rotto il monopolio Rai - Mediaset ha fatto saltare anche le trattative con i sindacati che imputano alla società, che fa capo al magnate dei media Rupert Murdoch, di voler spostare i propri call center in Albania, lasciando senza lavoro circa 600 operatori italiani a meno che non decidano di andare a vivere nel Paese slavo.

Sky ha infatti imposto ad Almaviva, la società che gestisce il call center, un fermo lavorativo di due settimane. Per questo i sindacati hanno deciso un pacchetto di sciopero di 12 ore. Le confederazioni sindacali sono anche contrarie alle politiche salariali di Sky Italia, che sarebbero troppo basate su un sistema meritocratico deciso unitariamente dall'azienda.

 

15 - NISSAN FORNIRA' MODELLO UNICO DI 'TAXI GIALLI'...
(ANSA-AFP) - Il costruttore automobilistico giapponese Nissan ha vinto una gara d'appalto per la fornitura di taxi alla città di New York, battendo l'americana Ford e la turca Karsan. La monovolume NV200 sarà "il primo taxi costruito appositamente per la città di New York e diventerà l'unico taxi della città per un decennio", a partire dalla fine del 2013, ha detto il sindaco di New York, Michael Bloomberg, in un comunicato.

L'appalto prevede complessivamente 13.000 veicoli, il cui prezzo di listino è di 29.000 euro l'uno. Il nuovo modello del famoso "yellow cab" newyorkese sarà prodotto in Messico nella fabbrica di Cuernavaca e sarà la versione modificata di una utilitaria attualmente venduta in tutto il mondo, in particolare in Cina, Europa e Giappone. I taxi newyorkesi finora erano prodotti da diverse case: l'americana Ford, le giapponesi Toyota e Nissan, la tedesca Volkswagen. Il sindaco ha spiegato che il modello unico permetterà alla città di ottenere il veicolo migliore al miglior prezzo.

16 - I DERIVATI E LO SPOT (MANCATO) DELLA MORATTI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Per il sindaco Letizia Moratti come spot elettorale sarebbe perfetto: «Le banche risarciscono con una transazione il comune di Milano per la vicenda dei derivati capestro». Peccato che, probabilmente, questo spot resterà nei sogni. Almeno nel breve, difficilmente si concretizzerà. Il Comune ha infatti provato a fare il colpaccio: raggiungere un accordo transattivo con le quattro banche (Deutsche Bank, Depfa, Ubs e Jp Morgan) che gli hanno venduto i derivati.

 

Le banche, dal canto loro, avrebbero anche interesse a chiudere una vicenda che continua a ledere la loro immagine. Ma il fatto che il processo penale sarebbe andato avanti comunque e, soprattutto, il fatto che il Comune chiedeva alle banche più di quanto queste fossero disposte a spendere, ha per ora bloccato ogni tentativo di accordo. L'ultima parola non è detta, certo. Ma rischia di essere detta in tribunale. (My.L.)

17 - IMPREGILO: PINI STUDIA DOSSIER IGLI, LIGRESTI A CACCIA DI LIQUIDITA'...
(Adnkronos) - La ricerca di liquidita' potrebbe portare Salvatore Ligresti a vendere la sua quota in Impregilo, ma l'ingegnere siciliano e' abituato a tenersi stretto i gioielli di famiglia. Se Mediobanca e Unicredit sono quote strategiche, le indiscrezioni di stampa di un possibile addio al colosso italiano delle costruzioni non piacciono al patron del gruppo Fonsai. "Sono del tutto prive di fondamento le ipotesi circa un disimpegno del gruppo Fonsai da Impregilo attraverso una cessione" della quota del 33% detenuta in Igli, holding che custodisce il 29% di Impregilo.

"Non e' in corso -aggiunge un portavoce del gruppo Fonsai- alcuna valutazione circa la possibile cessione di tale quota. Non si e' avviata ne' si intende avviare una trattativa". Una smentita che non frena i rumors. L'ipotesi resta probabile per il gruppo assicurativo, gia' alle prese con la ristrutturazione dei debiti e chiama in causa gli altri due soci paritetici di Igli, le famiglie Gavio e Benetton, pronte a spartirsi la quota dell'ingegnere siciliano.

 

"Non ne sappiamo nulla, non ci risulta assolutamente", fa sapere uno degli eventuali protagonisti della partita. "Se non c'e' nessun venditore, non c'e' nessun acquirente. Non siamo stati interpellati da nessuno", aggiunge. Che Ligresti consideri Impregilo un asset strategico lo dimostra anche il recente avvicendamento: Andrea Novarese, da sei anni nel cda di Impregilo, ha lasciato l'incarico a l'ex manager dell'Iri, Massimo Pini, uomo di fiducia dell'ingegnere.

18 - RADDOPPIA L'UTILE DEL PRODUTTORE DI BIRRA NUMERO 1 AL MONDO...
(LaPresse/AP) - E' più che raddoppiato l'utile netto del più grande produttore mondiale di birra nel primo trimestre. Anheuser-Busch InBev ha detto di aver raggiunto 964 milioni di dollari nei tre mesi chiusi il 31 marzo, rispetto ai 475 milioni di dollari dell'anno precedente. I ricavi sono cresciuti dell'8,1% a 9 miliardi di dollari. L'azienda ha sede a Leuven, in Belgio, e produce, tra le altre, le Stella Artois e la Budweiser.

19 - POLTRONA FRAU: FIRMA ACCORDO STRATEGICO CON HAWORTH SUL MERCATO AMERICANO...
(Adnkronos) - Poltrona Frau Group firma un accordo strategico di distribuzione con Haworth per il canale ufficio negli Stati Uniti, completando in modo sinergico la sua offerta sul territorio americano. Il mercato Usa residenziale e contract ha registrato per il Gruppo una crescita del 28% nel 2010 e ha rappresentato il 7% del fatturato totale. In base all'accordo, sono previsti crescenti investimenti in comunicazione e marketing negli Stati Uniti, da effettuare congiuntamente con Haworth a supporto della brand awareness dei marchi del Gruppo.

 

20 - AOL, CROLLA UTILE 4,7 MLN DOLLARI PER CALO PUBBLICITÀ NEL I TRIMESTRE
(LaPresse/AP) - Crollo dell'utile per la società di internet Aol nel primo trimestre 2011. Il dato si attesta ai 4,7 milioni di dollari, o 4 centesimi per azione, contro i 34,7 milioni di dollari dei primi tre mesi dell'anno scorso. I ricavi sono scesi invece del 17% a 551 milioni di dollari, comunque sopra le attese delgi analisti, che avevano previsto un calo a 534 milioni. Alla base del calo, spiega Aol, il calo delle inserzioni pubblicitarie e delle sottoscrizioni.

21 - SWISSCOM: UTILE NETTO IN CRESCITA DEL 25% NEL I TRIMESTRE...
(Adnkronos/Ats) - L'utile netto di Swisscom e' salito del 25% a 474 milioni di franchi nel primo trimestre 2011. Sull'andamento degli affari hanno influito gli effetti eccezionali legati alla costituzione nel 2010 di un accantonamento di 70 milioni di euro (102 milioni di franchi) per la vicenda giudiziaria riguardante la filiale italiana Fastweb, coinvolta in un'inchiesta per riciclaggio e evasione dell'IVA.

Il risultato operativo (Ebit) dell'operatore, il cui azionista principale e' sempre la Confederazione, e' cresciuto del 16,3% a 648 milioni di franchi. Il fatturato e' invece calato del 3,1% a 2,86 miliardi, ha annunciato oggi Swisscom. A tassi di cambio costanti e depurato dell'accantonamento, il giro d'affari registra una flessione dello 0,6%.Per l'esercizio 2011, i vertici prevedono un fatturato di almeno 11,8 miliardi di franchi, ma non forniscono indicazioni sugli utili.

 

22 - BUZZI UNICEM, PER DYCKERHOFF PERDITA DIMEZZATA A 17 MLN IN I TRIMESTRE...
(LaPresse) - Un fatturato in aumento di 96 milioni di euro per Dyckerhoff, controllata di Buzzi Unicem, nel primo trimestre 2011 sul primo trimestre 2010, con una perdita di 17 milioni di euro, dimezzata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E' quanto emerge nella nota del gruppo con i conti trimestrali. Il margine operativo lordo ha girato in positivo, passando dal dato negativo per 10 milioni di euro a un attivo per 22 milioni, "soprattutto - spiega la società - grazie al deciso avanzamento dei volumi, mentre il calo del prezzo dei nostri prodotti e i maggiori costi hanno parzialmente assorbito il positivo sviluppo". Per l'esercizio 2011, Dyckerhoff prevede un fatturato consolidato di circa 1,5 miliardi di euro. Sulla base del presupposto che alcuni aumenti di prezzo siano accettati dal mercato, la società si attende un deciso miglioramento del Mol ed un progresso della redditività caratteristica fino al 17% circa.

 

23 - NEL SETTORE BIOTECH 375 IMPRESE ITALIANE, TUTTE IN BUONA SALUTE...
(LaPresse) - Sono 375 le imprese italiane che hanno puntato sulle biotecnologie e godono di ottima salute. E' quanto emerge dal 'Rapporto sulle Biotecnologie in Italia 2011', realizzato da Assobiotec ed Ernst&Young in collaborazione con Farmindustria e l'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), presentato oggi a Palazzo Marini. Secondo l'indagine le aziende di questo settore hanno il tasso di crescita maggiore degli altri Paesi dell'Ue, portando quindi l'Italia al terzo posto nel biotech dopo Germania e Regno Unito.

Un contributo, quello ricevuto dal comparto, stimato per il 75% del totale costituito da imprese micro (meno di 10 addetti) o piccole (meno di 50 addetti), con 221 imprese che hanno nelle biotecnologie il proprio core business e il contributo fondamentale anche di imprese medie e grandi che determinano l'87% del fatturato.

Nel Rapporto spiccano le aziende dedicate alla cura della salute, ma crescono anche gli altri settori: ben 246 aziende 'red biotech' (cura della salute), cui seguono 49 imprese attive nelle biotecnologie agro-alimentari (green), 41 che si occupano di GPTA (Genomica, Proteomica e Tecnologie Abilitanti), 21 dedicate alle biotecnologie industriali (white) e 79 quelle la cui attività si esplica in più di un settore di applicazione (multi core), la cui quota vede un aumento particolarmente significativo, passando dal 6% al 21%.

Inoltre, secondo i dati presentati oggi, c'è una forte concentrazione regionale delle imprese. Il 75% delle aziende si concentra in 6 regioni: Lombardia (129), Piemonte (37), Veneto (31), Lazio (30), Toscana (30) ed Emilia Romagna (26).04-05-2011]

 

 

BANCA CATTOLICA VOLANO LE MITRIE! - SCONTRO SULLA GUIDA DELL’ISTITUTO TONIOLO, NOME GENTILE E SAPIENTE CHE CELA LA CASSAFORTE DELLA SANTA SEDE (INCASSA UNA BELLA FETTA DI 8 PER MILLE), QUINDI BAROMETRO DEGLI EQUILIBRI TRA EPISCOPATO E SEGRETERIA VATICANA (DA QUI PARTÌ LA VELINA CHE RUINÒ BOFFO) - PER SEDARE IL CAOS, RATZINGER HA PARLATO CON TETTAMANZI ("SINISTRO" PRESIDENTE DEL TONIOLO) E BERTONE, FAUTORE DI UN CAMBIO CON L’EX MINISTRO FLICK - AMORALE: TUTTO SOSPESO, ALMENO FINO ALLA NOMINA DEL NUOVO ARCIVESCOVO DI MILANO

Andrea Tornielli per "la Stampa"

 

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo l'Em.mo Card. Dionigi Tettamanzi». L'udienza avvenuta sabato 30 aprile, passata inosservata a causa della beatificazione di Wojtyla, ha fatto pensare a un incontro in vista della successione a Milano, argomento che invece non sarebbe stato nemmeno sfiorato. Il motivo del colloquio era, invece, la gestione dell'Istituto Toniolo - l'ente che controlla l'università Cattolica - e il possibile arrivo ai suoi vertici dell'ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick, appoggiato dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

L'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori, ente «fondatore e garante» della Cattolica, gestisce, attraverso un comitato permanente di controllo, attualmente presieduto dal cardinale di Milano, cinque atenei, 14 facoltà, 1400 docenti, seimila dipendenti e, non certo ultimo per importanza, il Policlinico Gemelli.

 

Tettamanzi lo guida dal 2003: con la sua presidenza e con l'elezione a rettore della Cattolica di Lorenzo Ornaghi, le redini dell'università erano state affidate a uomini vicini al cardinale Camillo Ruini. In quell'occasione era risultata perdente l'ala politica romana, rappresentata da Emilio Colombo e da Oscar Luigi Scalfaro, sostenuti dal Segretario di Stato di allora, il cardinale Angelo Sodano. Negli ultimi tempi un nuovo ribaltone è sembrato all'orizzonte.

Due mesi e mezzo fa, prima a voce e poi per iscritto - con una lettera dai toni piuttosto ultimativi, datata 18 febbraio - il cardinale Bertone ha comunicato a Tettamanzi le sue perplessità sulla gestione del Toniolo e sulla sua direzione amministrativa, affidata, dal 2008, a Enrico Fusi. Il Segretario di Stato ha chiesto all'arcivescovo di Milano di dimettersi subito, e di favorire l'ingresso di Flick nel comitato permanente.

 

Gli ha chiesto anche di non procedere alla riconferma di altri tre componenti dello stesso comitato, che erano ormai in scadenza: Paola Bignardi, Cesare Mirabelli e Felice Martinelli. Evidentemente, il progetto bertoniano era quello di far nominare tre nuovi consiglieri, i quali avrebbero garantito la maggioranza e dunque la possibilità di poter incidere con la una nuova linea nella gestione della Cattolica, al presidente in pectore Flick.

Tettamanzi ha riflettuto a lungo sulla lettera del Segretario di Stato, che metteva in discussione la sua gestione. E ha deciso di rispondere con un dettagliato memoriale, fatto giungere al Papa, nel quale venivano giustificate le scelte del comitato e la sua correttezza. Il resto, è storia degli ultimi giorni.

 

Il 1˚ aprile il comitato permanente del Toniolo ha confermato i tre membri in scadenza. La mossa, com'è comprensibile, non è stata gradita dal cardinale Bertone, che ha visto così disattese le sue indicazioni e il suo progetto di un cambiamento di rotta nell'istituto. L'ex ministro prodiano Flick, un tempo legato alla vecchia scuola diplomatica vaticana di Casaroli e Silvestrini, e ultimamente molto valorizzato come firma sulle pagine de L'Osservatore Romano, è stato visto parlare fittamente con Bertone la sera di giovedì 28 aprile, a margine di un ricevimento alla nunziatura d'Italia: è probabile che il Segretario di Stato gli abbia comunicato le difficoltà che la sua candidatura stava incontrando.

Sabato scorso, nell'incontro con il Papa, Tettamanzi ha potuto spiegare di persona la situazione, respingendo i rilievi sulla gestione del Toniolo e dicendosi al contempo disponibile a liberare il suo posto di presidente del comitato permanente non appena lascerà la guida della diocesi. Nella seconda parte dell'udienza di Castel Gandolfo, conferma a La Stampa una fonte della Segreteria di Stato, si è aggiunto il cardinale Bertone, anche se la sua presenza non è stata citata nel bollettino vaticano.

 

Papa Ratzinger ha voluto dunque ricevere dai diretti interessati un quadro completo della situazione. E alla fine ha preso la decisione di congelare ogni cosa fino alla nomina del successore di Tettamanzi, prevista prima dell'estate. Tutto insomma è ancora possibile: non si esclude che nuovo arcivescovo di Milano possa continuare a mantenere la presenza nel Toniolo, mentre la candidatura di Flick sembra sfumare, almeno per il momento.

Benedetto XVI, che ancora una volta mostra di compiere le sue scelte ascoltando i collaboratori ma senza farsi condizionare da essi, ha dunque stabilito che il nuovo arcivescovo ambrosiano non sia escluso dal riequilibrio interno all'istituto, come invece auspicavano i fautori del cambiamento immediato.

 


2- IL SALOTTO BUONO DELLA FINANZA BIANCA TRA OPERE PIE E VELINE
Giacomo Galeazzi per "la Stampa"

Chi comanda alla «Cattolica»? La domanda riecheggia nei Sacri Palazzi con periodica ricorrenza. Da quasi un secolo è nel prestigioso cenacolo di padre Agostino Gemelli che si giocano delicate partite di potere nella Chiesa. Da sempre la Curia ambrosiana e la Conferenza episcopale italiana vogliono che ad avere l'ultima parola sia l'episcopato invece che la Santa Sede.

 

Stavolta ad aggravare la tensione si staglia, sullo sfondo, la battaglia per la designazione del nuovo arcivescovo di Milano, ma di tentati blitz, guerre di dossier e rivalità sotterranee sui nomi dei consiglieri di amministrazione è costellata la storia del «Toniolo», sensibilissimo barometro dell'atmosfera nelle gerarchie ecclesiastiche e nel laicato.

E' in questo ambiente particolarissimo che nell'estate 2009 è stata confezionata la «velina» anonima, poi pubblicata dal «Giornale», che infangava e costringeva alle dimissioni il direttore di «Avvenire», Dino Boffo (membro del comitato del «Toniolo») coinvolgendo vecchia e nuova gestione della Cei e della Segreteria di Stato in una drammatica bufera. L'estensore del falso documento voleva screditare l'uomo di fiducia di Ruini per mutare i delicati assetti interni del «salotto buono».

 

L'istituto che fondò e gestisce l'università di padre Gemelli è uno degli snodi fondamentali del potere ecclesiale in Italia. Nell'attuale cda c'è il «numero due» della Cei Mariano Crociata che dovrebbe garantire gli equilibri creati al Toniolo da Tettamanzi quando Giovanni Paolo II gli affidò l'ente per ridare un'impronta ecclesiale ai progetti della Cattolica. «Sul controllo del "Toniolo" si confrontano da sempre la Curia romana e i vescovi italiani e lombardi», spiegano in Vaticano.

Prima Sodano e adesso Bertone tentano di prendere le redini del «cenacolo» attorno al quale ruotano banche e istituzioni lombarde. Entro breve sarà l'ex accademico Benedetto XVI, ascoltato il nuovo arcivescovo di Milano, a sciogliere il nodo-Toniolo. Negli anni in cui gli scandali dello Ior di Marcinkus e dei «banchieri di Dio» Sindona e Calvi turbavano la Santa Sede, quello del «Toniolo» era considerato un modello virtuoso, tant'è che Papa Giovanni Paolo II scelse alla Cattolica Angelo Caloia al posto di Marcinkus.

 

I più bei nomi dell'accademia e della finanza bianca gravitano da decenni attorno all'ente che si contraddistingue come una roccaforte ecclesiale di assoluto rilievo. Quando nel 2003 Tettamanzi prese il suo posto, Emilio Colombo fece fuoco e fiamme rivendicando «il pieno riconoscimento nelle più alte sedi dell'opera da me svolta» e negando la rimozione.

«Mi sono dimesso in applicazione di una modifica statutaria proprio da me proposta che trasformava il "mandato a vita", previsto dai fondatori in "mandato a termine"», dichiarò. In realtà, allora come adesso, dietro le quinte si combatteva lo scontro tra la Segreteria di Stato vaticana e l'episcopato italiano e lombardo.04-05-2011]

 

 

DANNOZERO - SANTORO E RUOTOLO ACCUSAti di DIFFAMAZIONE PER AVER ASSEMBLATO STRALCI DI INTERCETTAZIONI MANOMETTENDO LA REALTÀ - QUANDO FANNO DIRE AL DEPUTATO PDL PITTELLI “…SE NON TROVANO I SOLDI FINISCE TUTTO QUA…”, NON PARLAVA CON UN INDAGATO (COME SPIEGAVA RUOTOLO), MA COL CUGINO. E LA FRASE TRASCRITTA È: “O TROVANO QUALCOSA DI CONSISTENTE, CHESSÒ, DANARO O ALTRO, O LA PROCURA FA UNA FIGURA ALLUCINANTE”…

Peppe Rinaldi per "Libero"

 

Per ora è un'onda di ritorno. Se diventerà uno tsunami, questo ancora non lo si può dire. Di certo c'è che Michele Santoro, Sandro Ruotolo ed un collega del Fatto quotidiano, Antonio Massari, dovranno offrire una spiegazione convincente al giudice monocratico di Catanzaro che li processerà per diffamazione aggravata dell'ex senatore Giancarlo Pittelli, oggi deputato del Pdl.

Nessuna udienza preliminare: il 26 settembre prossimo, nell'aula B del palazzo di giustizia, inizierà il processo vero e proprio dal momento che il pubblico ministero, il dottor Paolo Petrolo, ha chiesto la citazione diretta a giudizio dei tre indagati. E il presidente della I sezione penale, Giuseppe Neri, l'ha disposta fissandone tempi e modi. Perciò la spiegazione dovrà essere convincente.

 

Santoro, Ruotolo e Massari dovranno difendersi dall'accusa di aver assemblato stralci di intercettazioni, captate sul cellulare di Pittelli durante le indagini "Poseidone" e "Why Not" dell'ex pm De Magistris, manomettendo la realtà. Non solo: pure la relativa docu-fiction, cioè uno di quei siparietti con attori dispensati da AnnoZero per render tutto più cinematografico, sarebbe stata costruita facendo un collage tra fatti, circostanze e persone.

Le uniche cose che si capirono durante la puntata del 18 dicembre 2008, furono che l'avvocato Pittelli diceva al telefono cose che lo inchiodavano alla colpevolezza, che intratteneva rapporti con personaggi sospetti e che, dulcis in fundo, fra lui e tre milioni di euro in viaggio per la Svizzera, c'era un diretto collegamento. Eppure gli atti giudiziari, nonostante fossero ancora coperti da segreto, parlavano in un'altra lingua.

 

Dice il sostituto procuratore nella richiesta che i tre «mandavano in onda filmati, riportavano e commentavano esiti di intercettazioni telefoniche, nonché esiti di altri procedimenti penali, in modo assolutamente avulso dalla realtà, anche processuale». Due verità tradite, insomma: quella processuale, perchè finanche le carte dicevano il contrario, e quella reale, perché era stato tutto costruito artificialmente.

Quella sera l'ignaro telespettatore sentì Ruotolo dire: «Pittelli parla con uno degli indagati dicendo "...se non trovano i soldi finisce tutto qua"...». Subito dopo va in scena il fanta-movie nel quale si vedono due finanzieri su un treno in viaggio per la Svizzera che bloccano due passeggeri con una borsa contenente 3 milioni di euro in contanti. Si trattava dei signori Mercuri, padre e figlio.

Sempre l'ignaro telespettatore capisce che tra Pittelli e quel danaro c'è un rapporto diretto e preciso. Santoro dirige l'orchestra, Ruotolo esegue, Travaglio si eccita e Massari, commentando, rincara la dose: «L'ipotesi che emerge dall'analisi dai tabulati sarebbe che stiano portando i soldi all'estero perché si vuol fare sparire traccia di qualcosa, da cui l'intercettazione di cui sopra».

 

Infine, si vedono alcuni passaggi dove un consulente di De Magistris, l'ex ispettore Bankitalia Pietro Sagona, parla di «strane movimentazioni bancarie di Pittelli per due milioni». Inutile dire che Pittelli fu indagato pure per riciclaggio.

Messa così, verrebbe voglia di ammanettare chiunque all'istante. Ma, scava e scava, vien fuori altro secondo i magistrati. E cioè: Pittelli parlava al telefono con il cugino (Benedetto Arcuri) tra l'altro neppure indagato, dicendo «O trovano qualcosa di consistente, chessò, danaro o altro, o la procura fa una figura allucinante». Come in effetti è stato. I due tizi beccati con i soldi erano parte di un'altra inchiesta che non c'entrava niente: la procura di Verbania, tra l'altro, archiviò pure il caso perché non c'era materia penale.

E Pittelli stesso era stato, nel frattempo, scagionato dall'accusa di riciclaggio: cose che si guardarono bene dal riferire i tre indagati durante Annozero. Quella di Catanzaro non è l'unica grana per Santoro e Ruotolo: anche alla procura di Lamezia giace, inspiegabilmente inevaso dal gennaio scorso, un analogo procedimento intentato da Antonio Saladino, il "perno" dell'indagine-flop chiamata "Why Not". E sempre per la puntata del 18 dicembre. Per le altre, c'è ancora tempo. Mettersi in fila.04-05-2011]

 

 

 

BORSE IN PICCHIATA, MILANO -1,79%, CALO FIAT - TANZI IN GALERA! LA CASSAZIONE RIDUCE LA PENA DA 10 A 8 ANNI, DOVRà RISARCIRE 100 MLN € - GLI AVVOCATI CHIEDONO I DOMICILIARI - MOODY’S CONFERMA RATING FRANCIA, MA OCCHIO AL DEBITO - I POTERI DI ORSI, I “POTEVO” DI GUARGUAGLIONE LIBICO - ITALMOBILIARE: GALATERI RESTA, ENTRA REBECCHINI - BANCA INTESA IN VIETNAM - LA7 RIDUCE LE PERDITE - WIND, FINITO LO SPIN-OFF DEL PORTALE ‘LIBERO’ - LA SEA GESTIRÀ L’AEROPORTO DI TRAPANI - SUPER-UTILE BNP-PARIBAS…

1 - BORSA MILANO: GIU' CON FIAT, PIRELLI, ITALCEMENTI...
(ANSA) - Piazza Affari chiude in calo, con perdite dell'1,79%, in una seduta pesante per tutti i mercati, sull'andamento fiacco di Wall Street e alcuni dati macroeconomici americani deludenti.

 

GIU' FIAT, FARI SU INDUSTRIAL. Il Lingotto cede il 2,11%, vanificando i tentativi di rimbalzo visti nel mattino, dopo il via libera nel referendum tra i lavoratori all'accordo sugli stabilimenti ex Bertone. Fiat Industrial cede lo 0,15%, dopo aver guadagnato fino al 3% nel corso della seduta sulle ipotesi di un incarico alle banche per trovare un acquirente dando modo all'azionista Exor di reinvestire in Fiat-Chrysler. Vivaci le privilegio Industrial (+3,03%). Prima della chiusura dei mercati Industrial ha smentito che sia stato affidato alcun incarico. L'azionista Exor, intanto, ha chiuso in calo del 2%.

TELECOM FIACCA. Telecom Italia in calo dello 0,69%, dopo l'accelerazione dei risultati delle controllate del gruppo in Brasile e Argentina emersa ieri, e alla vigilia del Cda sui risultati trimestrali. Giù invece del 3,21% Telecom Italia Media, che ha diffuso ricavi in calo nel trimestre. Dopo i conti Pirelli lascia l'1,38%, Prelios sale dello 0,19%.

GIU' BANCHE, CEMENTO. In calo i grandi titoli del credito, con Unicredit in flessione del 2,90% e Intesa Sanpaolo in ribasso del 2,78%. Mediobanca lascia invece il 2,14%. Le vendite più decise colpiscono però Italcementi, in calo del 3,43%, e Buzzi Unicem (-2,98%), penalizzate assieme a tutto il comparto dai risultati inferiori alle attese della svizzera Holcim.

 

PARMALAT SU PREZZI OPA. Finale sui prezzi dell'Opa Lactalis per Parmalat, che chiude invariata a 2,596 (2,6 l'offerta francese), all'indomani del comunicato del Cda che afferma come l'offerta non sia stata né sollecitata né concordata.

2 - BORSE EUROPEE: LONDRA -1,62%, PARIGI -1,31%, FRANCOFORTE -1,69%...
(LaPresse) - Chiusura in profondo rosso per le principale Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che lascia l'1,62% a 5.984,07 punti, il Cac 40 di Parigi che perde l'1,31% a 4.043,13 punti e il Dax 30 di Francoforte che cede l'1,69% a 7.373,93 punti.

3 - PARMALAT: CASSAZIONE RIDUCE PENA TANZI A 8 ANNI E UN MESE LA CONDANNA PER AGGIOTAGGIO
Radiocor - E' ridotta da 10 a 8 anni e un mese di reclusione la condanna di Calisto Tanzi per l'aggiotaggio realizzato sui titoli Parmalat. lo ha stabilito la Quinta sezione penale della Cassazione.

4 - PARMALAT, ARRESTO IMMEDIATO PER TANZI MA PROBABILI DOMICILIARI...
(LaPresse) - Calisto Tanzi, l'ex patron della Parmalat, nei confronti del quale la Cassazione oggi ha ridotto la pena da dieci anni ad otto anni e un mese per il reato di aggiotaggio, sarà immediatamente arrestato ma probabilmente non finirà in carcere. Ne è convinto uno dei suoi legali, l'avvocato Giampiero Biancolella. "L'arresto di Tanzi è immediato - spiega il legale - ma non ci sono motivi ostativi affinchè gli venga applicata la detenzione domiciliare al posto di quella in carcere". La questione la deciderà il giudice di sorveglianza.

 

5 - PARMALAT, PROCURA MILANO ATTENDE NOTIFICA SENTENZA CASSAZIONE SU TANZI...
(LaPresse) - Alla Procura di Milano non è ancora arrivata alcuna comunicazione ufficiale da parte della Corte di Cassazione per quanto riguarda la condanna ad 8 anni e 1 mese di reclusione disposta oggi per l'ex patron di Parmalat Callisto Tanzi. A quanto si apprende, competente a emettere il procedimento di esecuzione della pena per Tanzi, che ha già trascorso in carcere 275 giorni, è la procura. I difensori dell'ex patron dell'azienda di Collecchio hanno presentato, in queste ore, istanza sia al magistrato di sorveglianza sia alla stessa procura per chiedere di concedere i domiciliari al loro assistito, ultrasettantenne. La vicenda si chiarirà a partire dalla giornata di domani, sempre che Tanzi non decida di costituirsi.

6 - PARMALAT, CASSAZIONE ALLEGGERISCE CONDANNE PER IMPUTATI DI AGGIOTAGGIO...
(LaPresse) - La Cassazione ha alleggerito anche le condanne per gli altri due imputati nel processo Parmalat per aggiotaggio. In particolare per Luciano Silingardi, ex consigliere indipendente del gruppo la corte suprema ha ridotto la pena da 3 anni ad un anno, due mesi e 15 giorni di reclusione con la sospensione condizionale della pena. In questo caso piazza Cavour ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per i reati fino all'8 dicembre 2003.

L'ex presidente della Parmalat Venezuela, Giovanni Bonci, condannato in appello a 2 anni e 6 mesi, avrà, invece, un nuovo processo poiché la Suprema Corte ha annullato con rinvio alla Corte d'Appello di Milano. Dichiarati inoltre inammissibili i ricorsi di 17 parti civili che chiedevano di dichiarare la responsabilità di altri consiglieri indipendenti del gruppo già assolti.

 

7 - PARMALAT, CASSAZIONE CONFERMA RISARCIMENTO 100 MLN A RISPARMIATORI...
(LaPresse) - La Cassazione, che con la sentenza di oggi ha diminuito la condanna per Calisto Tanzi da 10 a 8 anni e un mese, ha confermato la decisione di risarcire gli oltre 32mila piccoli risparmiatori coinvolti nel crac del gruppo di Collecchio con 100 milioni di euro.

8 - CRISI: MOODY'S CONFERMA RATING FRANCIA...
(ANSA) - Moody's conferma la tripla A alla Francia. Ma avverte Parigi che per mantenerla deve stabilizzare il debito.

9 - FINMECCANICA, I NUOVI INCARICHI AI VERTICI DELL'AZIENDA...
(LaPresse) - Questa la distribuzione delle deleghe nei nuovi vertici di Finmeccanica. Pier Francesco Guarguaglini: al presidente, confermato dall'assemblea degli azionisti del gruppo per il prossimo triennio (2011-2013), restano le deleghe per l'individuazione delle linee di indirizzo strategico, della politica di alleanze, delle acquisizioni e dismissioni da sottopporre al Consiglio d'amministrazione.

In coordinamento con l'amministratore delegato, il presidente ha anche le deleghe per la gestione dei rapporti istituzionali con le autorità di Governo, organismi pubblici e privati, organi di informazione nazionali ed internazionali. Giuseppe Orsi: Al neo amministratore delegato, nominato dal Cda, l'incarico di capo azienda. Alessandro Pansa: E' il nuovo direttore generale al posto di Giorgio Zappa che resta in Finmeccanica fino al 30 giugno.

 

10 - FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, A ME RELAZIONI E STRATEGIE, A ORSI IL RESTO 'NON CI SARANNO CAMBIAMENTI DI ROTTA TRAUMATICI'...
Radiocor - 'Le mie deleghe sono le relazioni con le istituzioni - italiane ed estere - e le strategie. Tutto il resto va ad Orsi, che ha la responsabilita' di Finmeccanica e delle sue controllate in senso operativo'. Lo ha dichiarato il presidente Pier Francesco Guarguaglini al termine del cda del gruppo che ha nominato Giuseppe Orsi nuovo amministratore delegato. 'Ci sara' - ha spiegato Guarguaglini - il massimo cordinamento con Orsi che deve mettere in pratica le strategie. Non ci saranno cambiamenti traumatici nella linea della societa'. Orsi non entra oggi nel gruppo. E' chiaro che ha le sue idee che non combaciano al 100% con le mie'.

11 - LIBIA: GUARGUAGLINI, DA CNT VOLONTA' DI ANDARE AVANTI SU PROGRAMMI...
(Adnkronos)- La situazione e' 'turbolenta' ma Finmeccanica non intende lasciare mercati importanti come quello della Libia. Ad assicurarlo e' stato il presidente e amministratore delegato del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini, rispondendo alle domande degli azionisti sulle ripercussioni sulle attivita' della holding della situazione in Nord Africa e in particolare in Libia.

 

'Ho avuto un incontro con i nuovi" rappresentanti del Consiglio nazionale transitorio libico, ha riferito Guarguaglini riferendosi all'incontro con esponenti dell'opposizione. "Ci hanno detto, che una volta che si stabilizzera' la situazione, intendono portare avanti i programmi in campo elicotteristico, segnalamento e sistemi di sicurezza" ha annunciato l'ad di Finmeccanica.

"Nei nostri piani c'era la possibilita' di avere altri ordini", ha detto Guarguaglini. "La situazione e' abbastanza turbolenta, dobbiamo tenerne conto ma non possiamo astenerci dal valuture questi mercati. Stando molto attenti, puntiamo a mantenere i nostri programmi". Peraltro, ha detto ancora Guarguaglini, in 'Egitto e Tunisia non c'e' nessun blocco e si sta andando avanti'.

12 - ITALMOBILIARE: GALATERI RESTA IN CDA, CASO' TRA I SINDACI DAL BOARD ESCE VINCI. OSCULATI E REBECCHINI NUOVE ENTRATE...
Radiocor - Conferma di Gabriele Galateri, neo presidente delle Generali, nel board e ingresso di Angelo Caso', presidente del patto di sindacato di Mediobanca, tra i membri del collegio sindacale. Sono gli elementi piu' rilevanti per gli organi sociali di Italmobiliare che verranno nominati nell'assemblea del 24-25 maggio, viste le liste presentate dai soci e consultate da Radiocor. Nella lista di maggioranza per il cda, presentata da Compagnia Fiduciaria Nazionale titolare con il 47,265%, le novita' sono costituite da Gianemilio Osculati, ex McKinsey attuale presidente e a.d. di EurizonVita, e da Clemente Rebecchini, in rappresentanza di Mediobanca, destinato a prendere il posto di Francesco Saverio Vinci.

 

Il nuovo cda sara' composto da 14 consiglieri, 13 in rappresentanza della lista di maggioranza e uno per le minoranze: una lista di minoranza e' stata presentata da Serfis (10% del capitale) e comprende Livio e Anna Strazzera. Il fondo Hermes, che nel 2008 era stato protagonista di uno scontro con la famiglia Pesenti su governance e strategia di Italmobiliare, ha presentato la lista di minoranza per il collegio sindacale. Caso' e' presente nella lista di maggioranza per il collegio sindacale il cui presidente verra' dalla lista di minoranza.

13 - INTESA SP: ACCORDO DI COOPERAZIONE IN VIETNAM CON VIETCOMBANK...
(Adnkronos) - Il gruppo Intesa Sanpaolo e Vietcombank, banca controllata dal governo vietnamita, hanno firmato un accordo di cooperazione mirato a sostenere le aziende clienti nei loro piani di internazionalizzazione con particolare attenzione al Vietnam e all'Italia. L'accordo, sottoscritto da Marcello Sala, vicepresidente esecutivo del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo e da Pham Quang Dzung, vicedirettore Generale di Vietcombank, punta a una maggiore competitivita' delle aziende attraverso la definizione e il rafforzamento dei loro progetti di internazionalizzazione.

 

Alla firma ha partecipato l'ambasciatore italiano in Vietnam Enzo Angeloni. Grazie all'accordo, Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Corporate and Investment Banking, collaborera' con Vietcombank a supporto dei propri clienti interessati ad avviare o sviluppare piani di penetrazione produttiva e rapporti commerciali in Vietnam.

Analogamente, Vietcombank garantira' alle aziende vietnamite l'esperienza di Intesa Sanpaolo e una vasta gamma di prodotti e servizi a sostegno dei propri piani di internazionalizzazione in Italia. 'La firma di questo accordo e' un'ulteriore conferma del significativo ruolo di Intesa Sanpaolo nel supporto alle imprese italiane, comprese le pmi, nel loro processo di internazionalizzazione - dichiara Marcello Sala - la scelta di focalizzare i nostri sforzi anche in Vietnam non e' certo casuale".

14 - TI MEDIA: NEL PRIMO TRIMESTRE RIDUCE PERDITA A 9,2 MLN...
(Adnkronos) - Telecom Italia Media ha chiuso il primo trimestre con una perdita netta di 9,2 milioni di euro, 1,9 milioni di euro in meno rispetto agli 11,1 milioni di euro nel primo trimestre 2010, grazie ai positivi effetti della gestione operativa e alla riduzione degli oneri finanziari in seguito alla ricapitalizzazione della societa'.

I ricavi consolidati del Gruppo nel trimestre raggiungono i 52,3 milioni di euro con una diminuzione dell'8,1% (56,9 milioni di euro nel primo trimestre 2010), dovuta alla riduzione dei ricavi dell'Operatore di Rete, a causa della cessazione delle attivita' di Dahlia TV e, in misura minore, alla flessione dei ricavi di MTV. Tale calo e' stato in parte attenuato dalla crescita dei ricavi pubblicitari di La7 (+ 6 milioni di euro), il cui andamento e' stato ampiamente superiore rispetto al minimo garantito e agli importi aggiuntivi legati agli incrementi di share previsti nel contratto con Cairo.

 

15 - WIND: COMPLETA SPIN OFF LIBERO E PUNTA A LEADERSHIP PUBBLICITA' WEB...
(Adnkronos) - Wind Telecomunicazioni ha completato lo spin off di Libero srl, il ramo d'azienda che comprende le attivita' del portale Libero e dell'internet service provider ITnet. Tra gli obiettivi di questa nuova societa', come ha spiegato il neoamministratore delegato Antonio Converti: "diventare il leader italiano nel mercato pubblicitario".

Questo, attraverso la costruzione di un network di siti in grado di raccogliere un'ampia audiance che consenta alla concessionaria Libero Adversting di accrescere l'attuale quota di mercato. "Il mercato pubblicitario internet -ha sottolineato Converti- vede in testa il Regno Unito con il 29% della raccolta, seguito dalla Germania con il 18% e la Francia il 16%. L'Italia rimane fanalino di coda con l'8% ma ci sono piccoli segnali di ottimismo che ci fanno sperare di poter raggiungere almeno la Francia in breve tempo".

Secondo obiettivo di Libero e' quello di sviluppare il mercato dei servizi al consuamtore e alle aziende basati su tecnologie di 'cloud computing', facendo leva sull'infrastrutturaa e sulle soluzioni ad hoc sui cinque data center di ITnet. Quanto al mercato estero "per ora focalizziamo la nostra attenzione in Italia. Dobbiamo prima farci i muscoli -ha concluso Converti- poi si vedra'".

16 - ENAC: OK CDA A CONTRATTO PROGRAMMA SEA E GESTIONE AEROPORTO TRAPANI...
(Adnkronos) - Via libera del cda dell'Enac al contratto di programma con la Sea, societa' di gestione degli Aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate. La delibera assunta oggi verra' inviata, per la fase successiva, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il dicastero di riferimento, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il Consiglio ha deliberato anche il provvedimento per la concessione della gestione totale trentennale dell'Aeroporto di Trapani a favore della societa' di gestione Airgest.

Il Cda ha inoltre ricevuto un'informativa sullo stato di avanzamento dei lavori istruttori relativi al contratto di programma Save per il quale, nel corso del mese di maggio, sara' avviata una consultazione pubblica sul piano qualita' e ambiente e sul piano di sviluppo degli investimenti.

17 - BNP PARIBAS, UTILE +14,6% A 2,6 MLD NEL I TRIMESTRE...
(LaPresse) - Un utile netto di gruppo in rialzo del 14,6%, a 2,616 miliardi di euro, per Bnp Paribas nel primo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il margine di intermediazione dell'istituto parigino, che detiene in Italia la Bnl, ha registrato un incremento dell'1,3% a 11,685 miliardi. E' quanto emerge dai conti pubblicati da Bnp Paribas. Il tier 1 ratio si attesta all'11,7%, rispetto al 10,5% al 31 marzo 2010, mentre il common equity tier 1 ratio è al 9,5%, contro l'8,3% di un anno fa.04-05-2011]

 

 

1- NON DITE AD ALE-DANNO DI RECARSI IN LIBRERIA L’8 GIUGNO: ESCE "LE MANI SULLA CITTÀ" - 2- NAZIONE CORROTTA, CAPITALE INFETTA 2: COSA C’È DIETRO L’ABBATTIMENTO DI TOR BELLA MONACA? CHI GUADAGNERÀ DALLE SPECULAZIONI DELL’EUR? CHI STA SPINGENDO PER RADDOPPIARE L’AEROPORTO DA VINCI E COSTRUIRE I PORTI DI FIUMICINO E OSTIA? - 3- UN’AMMINISTRAZIONE CARATTERIZZATA DA LEGAMI A DOPPIO FILO NON SOLO CON I POTERI FORTI, MA ADDIRITTURA CON L’ESTREMISMO DI DESTRA, DAL QUALE PROVIENE LO STESSO ALEMANNO E UOMINI IMPORTANTI DELLA SUA SQUADRA. STRALCI DEL CAPITOLO "FORCHETTONI NERI - LA FASCISTOPOLI ROMANA NELL’EPOCA DEL CAMERATA SINDACO" -

1- DAGOREPORT: "LE MANI SULLA CITTÀ"
Edito da Edizioni Alegre e scritto da Daniele Nalbone, giornalista di Liberazione, e Paolo Berdini, Il libro "Le mani sulla città" (nelle librerie a partire dal prossimo 8 giugno) è un'analisi della Roma "transitata" da Veltroni e Alemanno e in piena corsa per le Olimpiadi del 2020.

Cosa c'è dietro l'abbattimento di Tor Bella Monaca? Chi guadagnerà dalle speculazioni dell'Eur? Chi sta spingendo per raddoppiare l'aeroporto Leonardo Da Vinci e costruire i porti di Fiumicino e Ostia?

 

In poche parole, qual è il modello di governance messo in piedi dall'amministrazione Alemanno? Un'amministrazione caratterizzata da legami a doppio filo non solo con i poteri forti, ma addirittura con l'estremismo di destra - dal quale proviene lo stesso Alemanno e uomini importanti della sua squadra.

 

Ecco alcuni stralci di ciò che sarà contenuto nel capitolo "Forchettoni Neri - la fascistopoli romana nell'epoca del camerata sindaco", curato da tal Caio Gregorio, nome evidentemente di fantasia di chi preferisce rimanere nell'anonimato.

 

2- "FORCHETTONI NERI - LA FASCISTOPOLI ROMANA NELL'EPOCA DEL CAMERATA SINDACO"
(...) Molto si è parlato di Stefano Andrini: condannato a suo tempo per il tentato omicidio di due giovani di sinistra picchiati selvaggiamente (era il 1989) insieme a una squadraccia di naziskin, viene arrestato nuovamente (1994) nel corso di scontri con militanti di sinistra dopo essersi avvicinato all'ex leader di Avanguardia Nazionale Stefano delle Chiaie, noto come "er caccola" per la non imponente statura.

 

Il cursus honorum di Delle Chiaie comprende la partecipazione alla fondazione di Ordine Nuovo e un discreto curriculum vitae al servizio di Pinochet e altri dittatori latinoamericani degli anni 70 e 80. Da Wikipedia: "(Delle Chiaie) ebbe coinvolgimenti con il regime di Augusto Pinochet in Cile partecipando alla Guerra Sporca e all'Operazione Condor per l'azzeramento dei dissidenti. Sempre in Sud America aiutò il dittatore Luis Garcia Meza Tejada a prendere il potere in Bolivia con un colpo di stato (1980).

Il gruppo paramilitare che lì dirigeva assieme al neofascista Pierluigi Pagliai e al criminale nazista Klaus Barbie si autodefinì 'i fidanzati della morte' e fu responsabile di numerosi omicidi e torture contro esponenti politici e cittadini".

(...) L'amico dei vecchi 'fidanzati della morte' viene insediato nel 2009 sulla poltrona di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali nonostante le proteste dell'opposizione di cui Alemanno non si cura e che, comunque, finiscono presto. Andrini, infatti, sarà costretto a dimettersi non a causa del suo torbido passato ma per il suo coinvolgimento nella falsa candidatura di Nicola Di Girolamo, senatore "di proprietà" di Gennaro Mokbel e delle famiglie della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. E il nome di Mokbel ricorre spesso quando si parla del sistema di potere romano impostosi dopo l'elezione del sindaco con la celtica al collo.

 

(...) Giuseppe Dimitri, detto Peppe, classe 1956 (...) il 15 marzo del 1979 Dimitri partecipa con camerati come Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Alessandro Alibrandi e Livio Lai alla rapina di un'armeria, impresa che verrà rivendicata dai NAR. Il 27 novembre dello stesso anno, il camerata Peppe organizza e mette in atto un'altra rapina, questa volta ai danni della filiale della Chase Manhattan Bank del suo quartiere, l'Eur.

 

Il bottino verrà affidato per il riciclaggio a Franco Giuseppucci, detto Er Fornaretto o Er Negro - Il Libanese della fiction Romanzo Criminale - uno di fondatori della Banda della Magliana, con cui Peppe è in ottimi rapporti. (...) Sbolliti i furori antisistema, nel 1994 il camerata Peppe si risciacqua a Fiuggi, aderisce ad Alleanza Nazionale e nel 2001 il suo vecchio amico Alemanno, diventato intanto ministro per le Politiche Agricole del secondo governo Berlusconi, nonostante il passato di terrorista e le aderenze con la Banda della Magliana, arruola Dimitri come consulente al suo Ministero, carica che ricoprirà fino al 2006 quando un banale incidente stradale metterà improvvisamente fine alla sua vita movimentata.

Altri nomi "caldi" che stanno mettendo in difficoltà il sindaco con la celtica al collo sono quelli di Antonio Lucarelli, ex portavoce di Forza Nuova e oggi capogabinetto di Alemanno, protagonista di strani giri d'affari "marca" Mokbel; Fabrizio Mottironi, ex leader di Terza Posizione e messo da Alemanno nel 2003 (quando allora era ministro delle Politiche Agricole) a capo di Buonitalia Spa; Riccardo Mancini, ingegnere honoris causa, "vicino" a Peppe Dimitri, Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher, messo da Alemanno a capo di Eur Spa, il "centro" delle speculazioni in vista di Roma 2020. [04-05-2011]

 

 

TRUFFE PARIOLE - ECCO PERCHÉ IL TRIBUNALE LASCIA IN CARCERE IL MADOFF ALLA VACCINARA: “FRODE DA 300 MILIONI €, MA I SOLDI CI SONO ANCORA, NON SONO ANDATI PERSI NEGLI INVESTIMENTI SBAGLIATI. NASCOSTI ALL’ESTERO, C’È RISCHIO DI RECIDIVA” - LA PALOMBA RISPONDE A VANZINA: “CARO ENRICO, SPESSO NON CI SONO COMPLOTTI DIETRO LA MACCHINA DEL FANGO, SOLO FRETTA E DISPREZZO. TOCCA A NOI GIORNALISTI (E AI DIRETTORI CHE NON CONTROLLANO) VERIFICARE, FARE ANCHE SOLO UNA TELEFONATA PRIMA DI BRUCIARE CARRIERE E FAMIGLIE (VEDI BOFFO E DI CARLO)”…

1- MADOFF DEI PARIOLI - LE MOTIVAZIONI DEL RIESAME - «TRUFFA DA 300 MILIONI ECCO I CONTI ESTERI DEL TESORO NASCOSTO»...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Un intreccio di conti correnti sui quali far transitare le somme poi trasferite alle Bahamas. Un incrocio di società utilizzate per occultare la destinazione finale dei soldi. Sono questi i due pilastri sui quali si fonda- secondo i giudici del Riesame - «la complessa organizzazione che ha come promotore Gianfranco Lande» , il «Madoff dei Parioli» , l'uomo che sarebbe riuscito a truffare oltre 1.500 clienti accumulando almeno 300 milioni di euro.

E in dieci pagine il collegio motiva la decisione di lasciarlo in carcere insieme ai suoi presunti complici- la fidanzata Raffaella Raspi, il fratello di quest'ultima Andrea Raspi, Gian Piero Castellacci de Villanova che si occupa di trovare i clienti così come Roberto Torregiani - partendo da un dato concreto: «Con misure cautelari meno incisive gli indagati potrebbero entrare in contatto con gli investitori al fine di condizionarne le dichiarazioni oppure trasferire e occultare le risorse non ancora individuate» .

I magistrati ritengono dunque che i soldi ci siano ancora e non è vero- come invece sostiene Lande - che sono stati persi con investimenti sbagliati o spericolati pur sottolineando come «ancora incerta, a causa del reticente comportamento di Lande e della Raspi, è la natura degli investimenti effettuati» . Nelle carte processuali individuano la traccia che potrebbe farli ritrovare. Una strada che il pubblico ministero Luca Tescaroli ha già intrapreso, delegando accertamenti specifici al nucleo Valutario della Guardia di Finanza e richiedendo rogatorie internazionali.

 

«Lande - scrivono - è il promotore di una complessa organizzazione che agisce dietro una parvenza di efficienza e si avvale di persone dotate di capacità relazionali come Torregiani e Castellacci per reperire clienti disposti a investire importi anche rilevanti senza tante formalità ma anche nella successiva e opaca fase di investimento delle risorse acquisite, di schermi societari e fondi esteri e di rapporti con istituti bancari esteri nell'ambito dei quali svolgono un ruolo di sicura rilevanza i Raspi» e su questo vengono evidenziati i fax inviati da Lande e dalla sua fidanzata «a Hsbc Banc, alla Credit Agricole Indosuez e alla Amt Futures Itd, con i quali chiedono di trasmettere gli estratti conto alla Deerfield Internationale Administrative con sede a Nassau, acquistata nel 2004 dalla Bank of Butterfield alle Bahamas, gestore dei fondi Eim e Karla.

Secondo i giudici «dall'esame degli atti emerge l'esistenza di un sodalizio criminoso collaudato negli anni, cementato da rapporti di lavoro, di stabile frequentazione e di parentela e sistematicamente dedito all'abusiva attività finanziaria e alla truffa. Il meccanismo fraudolento ideato dal gruppo era tanto elaborato nella fase di preparazione quanto efficace nei risultati.

 

Del resto già nella fase di raccolta delle somme emerge un intento fraudolento da parte dei promotori finanziari i quali si avvalgono nei rapporti di investimento di società aventi la medesima denominazione Eim, ma formalmente distinte, con sede sociale all'estero, ma non abilitate all'esercizio dell'attività finanziaria nè in Italia nè all'estero omettendo ovviamente di comunicare ai clienti l'effettiva condizione giuridica di tali società e anzi predisponendo mezzi, uffici e persone in modo che le stesse potessero apparire come dotate dei requisiti formali per operare» .

Gli avvocati degli indagati avevano sollecitato la remissione in libertà perché, come evidenzia Mattia La Marra, il difensore di Castellacci, «il solo fatto che anche parenti stretti siano stati coinvolti negli investimenti, dimostra che non c'era alcun intento di commettere illeciti» , ma i giudici hanno ritenuto «grave il quadro indiziario» e tuttora esistente «il pericolo di recidiva» .


2- L'OSSERVATRICE ROMANA...
Barbara Palombelli per "Il Foglio"

Caro Enrico Vanzina, rispondo volentieri al tuo appello, pubblicato domenica scorsa sul Messaggero di Roma. Hai chiesto esplicitamente a dei giornalisti di riflettere con te sul tema delle garanzie individuali.

 

Scrivevi: "Come sai, sono stato truffato, insieme ad altre mille e duecento persone, da una fiduciaria. Nel corso delle indagini, il Pm, in maniera corretta, ha chiesto un'informativa sui clienti della fiduciaria per controllare se alcuni di loro risultavano colpevoli di reati finanziari. Colpevoli significa colpevoli. La lista è finita nelle redazioni. Alcuni giornalisti della giudiziaria, sperando di vincere il Pulitzer, senza controllare con cautela il foglio ricevuto, hanno perfidamente pubblicato i nomi presenti in quella informativa, scrivendo che tutte le persone inserite avevano precedenti penali. Qualcuno ha scritto addirittura che erano dei pregiudicati. Io ero stato segnalato a mia insaputa, nel 2004, mai indagato e mai ricevuto alcun avviso di garanzia, per avere avuto rapporti con una società con la quale avevo collaborato. Il tutto, sempre a mia insaputa, veniva archiviato nel 2008, era un controllo fiscale. Nessun reato, nessuna condanna. Ero e sono totalmente innocente".

 

Può succedere questo, in un paese democratico? L'interrogativo di Vanzina riguarda migliaia di persone, in Italia (sono perennemente in causa contro editori e colleghi che hanno cercato di infangarmi). Sarebbe bastata una telefonata, una verifica, la richiesta di una spiegazione. Purtroppo i cronisti giudiziari dei nostri tempi hanno sempre fretta, non hanno quasi mai il tempo di controllare, di chiedere alle persone di cui scrivono se ciò che hanno scoperto, o più spesso scopiazzato da un verbale o da un'intercettazione, corrisponda o meno alla realtà. Dentro questa fretta sgraziata si bruciano immagini, carriere, famiglie, storie umane e professionali.

Tu scrivi, caro Enrico, che ci vorrebbe un Garante. C'è. E' l'Ordine dei giornalisti. E' al nostro ordine professionale che occorre tempestivamente inviare un esposto, te lo consiglio. Spesso non ci sono complotti dietro la macchina del fango, ci sono soltanto fretta e disprezzo. Ma non vale neppure la pena prendersela contro i redattori, sono i direttori che andrebbero giudicati e responsabilizzati. Un tempo si pretendeva che - a lato dei verbali stesi per pagine e pagine - si desse un piccolo spazio ai cosiddetti sospettati e / o indagati o presunti tali, come nel tuo caso. Vedi, i direttori hanno anche loro molta fretta, devono correre in tv e a predicare in tutti i convegni etiche professionali che non praticano in redazione.

 

Ho intervistato Dino Boffo, attuale direttore di Tv2000, vittima di un caso che ha davvero le caratteristiche della persecuzione e che ancora non è chiaro per niente (chi scrisse e mandò la velina con le insinuazioni false? Partì dal Vaticano, come sembra?). Ho trovato un uomo forte, determinato, che cura con il lavoro e la preghiera le sue ferite profonde. Accanto a lui, centinaia e migliaia di persone ci chiamano in causa come giornalisti, come persone, come responsabili dell'immagine di un paese che si sta sgretolando anche per colpa nostra. Per questo, Enrico, ti ringrazio di avermi costretto a riflettere su questi temi così duri e coinvolgenti.

 

P.s. in memoria di Mario Di Carlo, scomparso il 25 aprile scorso. La sua immagine di amministratore onesto e integerrimo fu massacrata da un fuorionda televisivo. Lui ne fece una malattia. L'intervista vera, quella seria, non andò mai in onda. Mi auguro che la Raitre, come minima riparazione, la trasmetta integralmente.04-05-2011]

 

 

LA BOLLA DI FACEBOOK

Goldman Sachs ha investito 375 miloni di dollari in Facebook valutandola 50 miliardi di dollari. Ad ognuno dei 500 milioni di utenti di Facebook è stato attribuito il valore di100 dollari. Senza iscritti Facebook varrebbe zero. Se io e mio figlio, ad esempio, cancellassimo il profilo, il valore di Facebook diminuirebbe all'istante di 200 dollari. Il capitale sono gli utenti, i loro contenuti e le loro reti di relazione e non la piattaforma, ma Facebook è un mondo chiuso in sé stesso nell'universo di Internet, chi vi entra non vi può più uscire. "Lasciate ogni speranza, o voi che entrate". Se in futuro altre società fornissero una rete sociale con servizi migliori, l'utente di Facebook dovrebbe, in teoria, poter migrare i SUOI contenuti senza chiedere il permesso a Mark Zuckerberg. Nei fatti oggi non può farlo. Il valore economico di Facebook dipende dai miliardi di informazioni personali inserite. Chi è il proprietario di questi dati, dell’“identità digitale”?


LA STRAGE ETERNA SUL LAVORO

Facciamo due conti. 25.000 nuovi invalidi e e 1.080 morti corrispondono a 26.080 famiglie senza un reddito o con un reddito molto più basso. Una famiglia media è di circa quattro persone. 100.000 persone in più affrontano il 2011 con la prospettiva della miseria. Avviene, in queste dimensioni, ogni anno. "L'Italia festeggia l'arrivo del 2011, ma c'erano anche persone che non avevano nulla di cui festeggiare, e sono i familiari dei 1.080 lavoratori, che nel 2010 hanno perso la vita sul lavoro... in aumento, secondo i dati forniti dal blog Caduti sul Lavoro. I dati Inail tengono conto solo degli infortuni denunciati ma non come dati definitivi, perchè non includono tutti i lavoratori che muoiono "in nero" o che denunciano l'infortunio come malattia per paura di ritorsioni del datore di lavoro, perchè hanno un lavoro precario, quindi ricattabili. Vorrei ricordare che molte volte sono morte perchè nelle aziende non si rispettavano neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro

DA BEPPEGRILLO

 

CHI LEGGE CHI - ’’REPUBBLICA’’ È SEMPRE IL QUOTIDIANO PIÙ LETTO (con una lieve flessione dell´1,2%) - IL CORRIERE guadagna 85 mila lettori (più 2,9%) - IL Sole 24 Ore PAGA LA FALLIMENTARE GESTIONE RIOTTA ed accusa un calo vistoso di 128.000 unità (meno 11,2 per cento) - IL Mattino HA L’ORO IN BOCCA (più 16,3 per cento) - IL TANTO TEMUTO TRASBORDO DI FELTRI A "LIBERO" NON INCIDE SUL "GIORNALE" (meno 0,4%)...

Da "la Repubblica"

 

L´indagine Audipress certifica, ancora una volta, che la Repubblica è il quotidiano di informazione più letto dagli italiani. E´ la dodicesima volta consecutiva che il giornale ottiene questo risultato. L´ultima rilevazione - che va dal 20 settembre del 2010 fino al 27 marzo del 2011 - assegna a la Repubblica 3 milioni 250 mila lettori (con una lieve flessione dell´1,2 per cento rispetto all´indagine precedente).

 

Il primato è mantenuto nelle tre categorie su cui si base l´indagine Audipress: "uomini", "donne" e infine "responsabili degli acquisti". Conferma il suo successo anche il sito Repubblica.it, forte ormai di 857 mila visitatori al giorno, largamente in testa nella graduatoria del Web. Il settimanale l´Espresso - 2 milioni 467 mila lettori - dimostra la migliore capacità di tenuta in questo specifico segmento.

 

Il Corriere della Sera guadagna 85 mila lettori (più 2,9 per cento) e arriva a quota 3 milioni 56 mila. Il quotidiano torinese La Stampa mantiene la quarta piazza, con 2 milioni 80 mila, pur accusando un lieve decremento di 13 mila lettori (pari a un meno 0,6 per cento). Performance positiva per Il Messaggero, con un milione 460 mila lettori (50 mila in più rispetto al ciclo precedente, più 3,5 per cento).

La classifica vede, poi, Il Resto del Carlino con un milione 207 mila lettori (in flessione del 2,4 per cento). Negativo il risultato del Sole 24 Ore, quotidiano economico degli industriali, che raccoglie un milione 15 mila lettori ed accusa un calo vistoso di 128.000 unità (meno 11,2 per cento). Da segnalare, invece, il risultato del Mattino, la testata napoletana, che sale a 975 mila lettori (più 16,3 per cento).

 

Il Giornale ha 764 mila lettori (in calo di 3 mila persone, pari a meno 0,4 per cento), Libero invece 392 mila (ne acquista 23.000, più 6,2 per cento), l´Unità si ferma a quota 317 mila (ne perde 46 mila, meno 12,7 per cento).

 

Nel pianeta dei quotidiani di informazione sportiva, la Gazzetta dello Sport conserva la prima piazza con 4 milioni 126 mila lettori - che è poi il valore più alto del Paese - pur accusando una flessione di 194.000 unità rispetto alle precedenti stime dell´Audipress (è un meno 4,5 per cento in termini percentuali). L´altro quotidiano sportivo, Il Corriere dello Sport-Stadio, ha un milione 628 mila lettori (meno 18.000). Lieve progresso, invece, per Tuttosport con 937 mila lettori (+0,3%).

 

Capitolo a parte quello della free press, la stampa gratuita. In testa resta Leggo con un milione 894 mila lettori (più 6,4 per cento), seguito da City con un milione 767 mila (+4,1 per cento), Metro con un milione 525 mila (+7,3 per cento). In questo specifico settore, l´unica testata ad arretrare è Dnews con 278 mila lettori (-12,6 per cento).
Per quanto riguarda i visitatori del giorno medio dei siti Internet dei quotidiani, La Repubblica è in testa con 857 mila visitatori, segue La Gazzetta dello Sport con 558 mila. In classifica Il Corriere della Sera ne conta 552 mila, Il Sole 24 Ore 227 mila, La Stampa invece 157mila. Ecco poi Tuttosport con 125 mila e Il Messaggero con 101mila.

 05-05-2011]

 

 

FISCO PER FIASCO O FIASCO PER IL FISCO? - IL GIUDICE PENALE HA UN DIVERSO PARERE RISPETTO AL GIUDICE TRIBUTARIO E PROSCIOGLIE DOLCE&GABBANA PER UNA PRESUNTA FRODE DA 800 MLN € PER AVER CEDUTO I LORO MARCHI A UNA SOCIETÀ APPOSITAMENTE COSTITUITA IN LUSSEMBURGO - BACCHETTATA L’AGENZIA DELLE ENTRATE “PIÙ LA SI GUARDA DA VICINO, PIÙ L’ACCUSA RESTA UNA SUGGESTIONE” - NESSUNA CERTEZZA SUL REALE VALORE DEI MARCHI: LA FINANZA INDICA 550 MILIONI, L’AGENZIA DELLE ENTRATE PIU’ DEL DOPPIO...

Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

 

Era una «suggestione forte» l'accusa agli stilisti Dolce e Gabbana di aver frodato il fisco per 800 milioni di euro nel cedere la proprietà dei loro marchi a una società appositamente costituita in Lussemburgo, «ma più la si guarda da vicino, da tutte le angolature, e più resta irrimediabilmente suggestione» : così il giudice Simone Luerti motiva il proscioglimento degli stilisti difesi dagli avvocati Massimo Dinoia e Fortunato Taglioretti, a partire dal fatto che «l'operazione di cessione dei marchi» è per lui stata «reale, effettiva e non simulata» , dettata dalla preferenza delle banche per un assetto aziendale che restasse separato dai destini personali dei due stilisti.

 

L'Agenzia delle Entrate contestava che i marchi, compravenduti per 360 milioni su stima della società PriceWaterhouseCoopers, avrebbero invece avuto un valore reale di un miliardo e 193 milioni, con conseguente risparmio fiscale. Il giudice obietta che le stime erano le più varie, al punto che «la stessa Guardia di finanza, utilizzando i criteri di PriceWaterhouseCoopers, indica la cifra massima di circa 550 milioni, meno della metà della stima dell'Agenzia delle entrate».

 

In più il giudice sottolinea «una inammissibile doppia misura» : da un lato «il prezzo di cessione fissato in regime di libertà contrattuale» viene letto dall'Agenzia delle entrate come «sospetto, fittizio e "abusivo"perché i contraenti sarebbero parti correlate» , dall'altro si pretende che «la stima dell'Agenzia delle entrate, che è controparte direttamente interessata e costituita parte civile proprio per recuperare la tassazione sul maggior valore, esprima una certezza degna del processo penale.

 

Non è un modo di ragionare che può essere condiviso» per il giudice. Il quale aggiunge che, «nel bilanciamento tra libertà di iniziativa privata e dovere di concorrere alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva» , fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge «l'amministrazione finanziaria non può di regola utilizzare, come unico elemento di prova dell'evasione, la discrepanza tra il corrispettivo dichiarato e il valore normale del bene, pena la violazione dell'intangibilità dell'autonomia contrattuale ma anche del principio costituzionale della capacità contributiva» .05-05-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “BLOOMBERG”: INGRESSO IN BORSA COL BOTTO PER RENREN, IL FACEBOOK CINESE: VALE 72 VOLTE LE VENDITE DELL’ANNO SCORSO (FB SOLO 25 VOLTE) - “LES ECHOS”: SOCIÉTÉ GÉNÉRALE DELUDE, COLPA DEL DEBITO E DELLE RIVOLTE ARABE - MATERIE PRIME: ALLA PRIMA BATTUTA D’ARRESTO. RISCHIO BOLLA? - “WSJ”: FURTO DI DATI ALLA SONY, TROVATO UN MESSAGGIO LASCIATO DAGLI HACKER - ALSTOM CREDE DI ESSERE FUORI DAL GUADO, MA È ANCORA MOLTO LONTANO DAI RISULTATI DI SIEMENS - IL DEBITO GRECO ACUISCE LE DIVISIONI NELL’EUROZONA...

DAGOREPORT

 

1 - BLOOMBERG
RENREN ENTRA IN BORSA COL BOTTO: VALUTATA 72 VOLTE LE VENDITE DELLO SCORSO ANNO CONTRO LE 25 DI FACEBOOK - VENDUTI 53,1 MLN$ DI AZIONI
http://bloom.bg/md1UND

- Il Facebook cinese Renren sbarca sulla borsa di New York e vende 53,1 milioni di titoli a 14 dollari per azione. Il primo social network della Cina per numero di visite ha raccolto 743,4 milioni di dollari nell'Ipo americana. Al suo prezzo iniziale di 14 dollari a titolo, Renren sarebbe valutato 72 volte le vendite dello scorso anno, contro le 25 volte di Facebook Inc., stimate da Goldman Sachs.

2 - THE WALL STREET JOURNAL
IL DEBITO GRECO ACUISCE LE DIVISIONI NELL'EUROZONA
http://on.wsj.com/kljnf1

 

- Le divisioni all'interno dell'Eurozona si acuiscono di fronte alle scelte su come trattare l'onere del debito soffocante della Grecia. Da una parte i funzionari tedeschi, aperti a una ristrutturazione volontaria delle obbligazioni greche, dall'altra la maggioranza del resto dei politici che mostrano seri timori per le possibili conseguenze di una tale manovra. L'analisi del "Wsj".

GLI HACKER LASCIANO UN MESSAGGIO SUI SERVER SONY: "WE ARE LEGION"
http://on.wsj.com/mjw65M

- Sony Corp. ha detto di aver trovato sui suoi server un messaggio di scherno presumibilmente lasciato dagli hacker che hanno preso di mira il colosso dell'elettronica rubando dal suo network circa 100 milioni di dati, compresi numeri di carte di credito (il più grande furto informatico della storia). Il file trovato da Sony si chiama "Anonymous". All'interno c'è un messaggio che recita: "We are Legion" che è il motto di un gruppo di hacker soprannominato appunto Anonymous.

 

Gli Anonymous, che a dicembre attaccarono i siti web delle aziende di carte di credito, dissero che avrebbero preso di mira Sony per vendicare il famoso hacker George Hotz, contro cui la compagnia aveva intentato una causa legale. Ma negano qualsiasi coinvolgimento nella violazione dei milioni di dati di cui è stata vittima la multinazionale.

3 - LES ECHOS
DEBITO E SITUAZIONE ARABA PENALIZZANO SOCIÉTÉ GÉNÉRALE
http://bit.ly/mncQqg

- Société générale oggi ha annunciato i risultati relativi al primo trimestre. Si tratta di numeri inferiori alle aspettative del mercato, a causa dell'ammortamento del suo debito e dei disordini nei Paesi arabi e in Costa d'Avorio.

L'utile netto si è ridotto a quasi il 14%, pari a 916 milioni di euro nei primi tre mesi dell'anno, mentre gli analisti avevano previsto un utile netto di un miliardo di euro. "Abbiamo risentito dei disordini in Costa d'Avorio, Egitto e Tunisia. Alcune delle nostre banche sono state chiuse per un certo tempo", ha detto Frederick Oudéa, amministratore delegato della banca, in un'intervista alla Cnbc Television.

ALSTOM CREDE DI ESSERE FUORI DAL GUADO, MA È ANCORA MOLTO LONTANO DAI RISULTATI DI SIEMENS
http://bit.ly/kBIEWY

- Il colosso ingegneristico francese Alstom accoglie con favore la ripresa degli ordini tra ottobre e marzo, ma resta cauto. Il suo utile è sceso del 62% rispetto all'anno scorso e a volte i paragoni sono crudeli: il suo rivale tedesco Siemens, ieri, ha alzato le previsioni per l'anno corrente da 4,26 a 7,5 miliardi di euro.

 

BOOM DELLE MATERIE PRIME: LA PRIMA BATTUTA D'ARRESTO. RISCHIO BOLLA?
http://bit.ly/lWGvqN

- Dopo aver raggiunto i massimi all'inizio dell'anno, i prezzi di molte materie prime stanno calando. Cotone e zucchero le più colpite: in calo del 25%. I metalli: rame: - 6%, nichel: - 7%, piombo: - 12%. Mentre l'alluminio recupera terreno: + 12% da inizio 2010. L'oro brucia record su record, ma l'argento è in ripiegamento.

Comincia una nuova era? Gli investitori finanziari assicurano che non si tratta di una bolla e che le materie prime non sono sopravvalutate. Ma anche tra loro le posizioni divergono: se Morgan Stanley, ad esempio, raccomanda ai clienti di acquistare, Goldman Sachs, al contrario, mette in guardia dalla possibilità, giudicata "seria", di un calo dei prezzi delle materie prime a breve termine.05-05-2011]

 

 

LA CRICCA ALLA SBARRA (E BERTO-LISO PURE) - DA BALDUCCI AD ANEMONE, I PM DI PERUGIA CHIEDONO IL RINVIO A GIUDIZIO - PER L’EX RAS DELLA PROTEZIONE CIVILE CI SAREBBE “LA PROVA INCONTROVERTIBILE DELL’ASSERVIMENTO DELLA PUBBLICA FUNZIONE” - CADE L’ACCUSA DI CORRUZIONE PER ACHILLE TORO E IL FIGLIO, CHE INSIEME A ZAMPOLINI PATTEGGIANO PER GLI ALTRI REATI - GODE SCAJOLA, CHE NON ENTRA NELL’INCHIESTA…

1. PM PERUGIA, GIUDIZIO PER 19 ANCHE BERTOLASO. TORO IL FIGLIO E ZAMPOLINI CHIEDONO PATTEGGIAMENTO...
(ANSA) - Richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm di Perugia per 19 degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Tra loro l'ex sottosegretario Guido Bertolaso e il costruttore Diego Anemone. La notizia è stata riportata oggi dalla Nazione. La richiesta di rinvio a giudizio - in base quanto appreso oggi dall'ANSA - riguarda anche 11 società.

Hanno invece chiesto di patteggiare, con il consenso dei pm, l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e il figlio Camillo accusati di rivelazione di segreto di ufficio e l'architetto Angelo Zampolini, per il riciclaggio di denaro destinato all'acquisto di alcune abitazioni. Istanza ora al vaglio del gip.

 

2. PM, DA BERTOLASO 'PROTEZIONE GLOBALE'. PER MAGISTRATI IN ATTI 'PROVA INCONTROVERTEBILE' ASSERVIMENTO...
(ANSA) - Emerge la "prova incontrovertibile dell'asservimento della pubblica funzione" di Guido Bertolaso dall'inchiesta della procura di Perugia sugli appalti per i Grandi eventi. Lo sostengono i pm nella loro richiesta di rinvio a giudizio per la presunta "cricca" degli appalti. Secondo gli inquirenti le presunte utilità ricevute dall'ex sottosegretario (accusato di corruzione) e gli atti al centro degli accertamenti "appaiono inquadrabili" anche "in un'ottica di 'protezione globale'".

 

Facendo riferimento alla versione difensiva di Bertolaso, i pm rilevano che "se si può convenire sulla circostanza che questi non abbia approvato almeno formalmente e direttamente atti aggiuntivi, tuttavia la condotta corruttiva emersa nella fase delle indagini si colloca nell'alveo giurisprudenziale che riconosce l'addebito nell'avere accettato promesse e ricevuto utilità in modo unitario, nel senso della riconducibilità delle stesse alla medesima fonte, anche in funzione di una pluralità di atti da compiere, per cui il reato si configura come una condotta pressoché unitaria, pur in presenza di una pluralità di utilità che realizzano solo elargizioni già tacitamente convenute".

 

Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di "sistematica violazione delle regole che caratterizzava la gestione dei cosiddetti Grandi eventi". I pm ritengono poi che "la scelta della procedura d'urgenza e di una determinata impresa per effetto della ricezione o della promessa di denaro o di altre utilità integra la violazione di doveri d'ufficio, che impongono la disinteressata valutazione della situazione concreta".

3. PM, ARCHIVIARE CORRUZIONE PER TORO E FIGLIO...
(ANSA) - L'archiviazione dell'accusa di corruzione contestata all'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro è stata chiesta dalla procura di Perugia al termine dell'inchiesta sulla cosiddetta "cricca" degli appalti. Stesso provvedimento per il figlio Camillo Toro.

 

In base all'iniziale ricostruzione accusatoria, Achille Toro aveva ricevuto presunte utilità destinate ai figli per compiere atti contrari ai suoi doveri d'ufficio. In particolare per favorire Diego Anemone e Angelo Balducci.

Dall'indagine però - stando alla richiesta di archiviazione - non sarebbe emerso cosa l'ex magistrato abbia ricevuto. Achille e Camillo Toro hanno invece chiesto di patteggiare condanne a otto e sei mesi di reclusione per rivelazione di segreto di ufficio. Come procuratore aggiunto di Roma è infatti accusato di avere rilevato, anche tramite il figlio Camillo, notizie su un procedimento trattato presso il suo Ufficio nonché su quello della procura di Firenze.

 

4. SCAJOLA, PM CONFERMANO LA MIA ESTRANEITA'...
(ANSA) - "Mi sono sempre proclamato totalmente estraneo a questa vicenda. Oggi, la chiusura dell'inchiesta, lo conferma in modo ufficiale e definitivo". Lo afferma l'ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, commentando al telefono, la chiusura dell'inchiesta di Perugia sulla presunta 'cricca' degli appalti.05-05-2011]

 

 

TECNOWAR - IL BLITZ NEL FORTINO DI BIN LADEN È IL TRIONFO DEL PROGRESSO HI-TECH DEGLI USA CHE HANNO LAVORATO, IN GRAN SEGRETO, SUL PROGETTO DELL’ELICOTTERO SPIA (ABBANDONATO UFFICIALMENTE NEL 2004) - OGGI IL PENTAGONO POSSIEDE AEREI SENZA PILOTA ED ELICOTTERI INVISIBILI AI RADAR, AGLI INFRAROSSI, ALL’UDITO E ALLA VISTA E INVIANO IMMAGINI E FILMATI AL QUARTIER GENERALE E AL COMMANDO DI TERRA CHE RICEVE LE INFORMAZIONI SU TABLET PIÙ PICCOLI DI UN I-PAD

Giordano Stabile per "la Stampa"

 

Un blitz telecomandato dall'alto. Da aerei senza pilota ed elicotteri «invisibili» che entrano senza problemi nello spazio aereo «nemico», sorvegliano la zona e inviano immagini e filmati in diretta agli uomini a terra. Con la sala comando, a migliaia di chilometri di distanza che segue tutto in tempo reale e manda ordini passo dopo passo. Una battaglia ad altissima intensità tecnologica, l'apice di un processo cominciato in Iraq a metà degli Anni Duemila, e applicato in vasta scala in Pakistan e Afghanistan dal 2009 in poi.

I dati salienti dell'operazione ad Abbottabad, soprattutto lo stream, il flusso continuo di informazioni in tutte e due le direzioni, sono stati enfatizzati dalla stessa Casa Bianca, che ha lasciato trapelare abbondantemente la soddisfazione non solo per il più importante colpo anti-terrorismo della storia ma anche per il salto tecnologico che distanzia tutti i diretti concorrenti.

 

Restano i «misteri», i dettagli sulle tecnologie utilizzate, tenuti naturalmente segreti. Non del tutto però, perché uno degli elicotteri «invisibili» ha avuto un guasto e le forze speciali americane, nei minuti concitati del blitz, non sono riuscite a distruggerlo completamente. Le foto dei rottami sono già studiate dagli esperti militari di tutto il mondo.

«Assomiglia moltissimo a un progetto messo da parte nel 2004 - spiega Andrea Nativi, direttore della Rivista italiana di difesa -. Era il Comanche, l'elicottero invisibile che doveva equipaggiare l'esercito americano. Hanno portato avanti il progetto, è chiaro, solo per pochi esemplari da dare alle forze speciali. Senza far trapelare nulla, in questo sono stati molto bravi». Meno nel distruggere le «prove». Dal relitto si capisce che il super-elicottero è un Sikorsky UH-60 Black Hawk modificato e in grado di volare di notte senza farsi vedere né sentire finché non si trova sopra l'obiettivo.

 

«Il progetto - continua Nativi - prevedeva la riduzione di quello che in gergo si chiama "segnatura" in tutti e quattro gli spettri della visibilità: ai radar, agli infrarossi, all'udito e alla vista». Come negli aerei la sagoma è stata appiattita, le superfici inclinate (i gradi sono stabiliti da programmi matematici tenuti segretissimi) e coperte dalla speciale vernice argento azzurrina che assorbe e neutralizza le onde dei radar.

«Ma negli elicotteri c'è un problema in più rispetto agli aerei - puntualizza Nativi -. Le pale dei rotori: fanno rumore e sono difficili da mimetizzare. Di sicuro hanno utilizzato uno speciale software che permette di ridurre e coordinare le rotazioni al momento voluto, per rendersi il più discreti possibile».

 

Non tanto da ingannare le guardie del corpo di Bin Laden piazzate sui tetti, ma ormai gli elicotteri erano a poche centinaia o decine di metri e uno è stato colpito e danneggiato probabilmente da una granata. Altri però sorvegliavano la zona da distanza di sicurezza con le telecamere di bordo e inviavano le immagini, con una «definizione impressionante», agli uomini del commando. Come nel blitz che portò all'uccisione del leader di Al Qaeda in Iraq, Abu Musab Al Zarqawi, 2006. Allora era un aereo senza pilota Predator a mandare i filmati che guidarono le forze speciali fino all'obiettivo.

 

In Iraq, però, come in Afghanistan, gli americani hanno il controllo assoluto dello spazio aereo. Il Pakistan non è uno Stato a sovranità limitata. Alleato, certo, ma così poco affidabile da non essere avvertito del blitz. Quindi i velivoli sono entrati senza farsi intercettare dai radar. Anche, eventualmente, i Predator che volteggiavano a quote più alte degli elicotteri. Esiste anche un «Predator invisibile»? Probabilmente uno modificato, o «riverniciato» ad hoc, sì, tenuto conto che già l'originale «ha una bassa "segnatura" ai radar».

 

Al quel punto la situazione del campo di battaglia, ripresa dall'alto e da più vicino, è stata inviata ai commando. Che potevano vederla, e qui si va nel campo delle ipotesi, o su display simili a piccoli monocoli piazzati sugli elmetti, o su aggeggi tipo i-Pad, solo più piccoli. Un eventuale ostacolo, o nemico, nascosto dietro un muro, veniva scoperto immediatamente. Sia dai militari sul posto che dai comandanti al quartier generale, a migliaia di chilometri, perché i dati, attraverso un satellite, potevano raggiungere qualsiasi posto al mondo.

Il quartier generale poteva così dare ordini estremamente dettagliati, minuto per minuto. Un risvolto della guerra tecnologica che piace poco ai soldati sul campo e agli ufficiali «vecchio stile». E toglie anche un po' di aura eroica alle «operazioni speciali». Ma, come ha commentato il generale americano in pensione David Deptula, sostenitore dell'intelligence tecnologica, «è il modo con cui si fa la guerra oggi, e se non ti piace vuol dire che sei nel posto sbagliato».05-05-2011]

 

 

NAPOLI-SPIA! - IL CAVALIER POMPETTA TEME IL BALLOTTAGGIO E CORRE IN SOCCORSO DI LETTA-LETTIERI: “DA LUNEDÌ ARRIVA L’ESERCITO, SONO IL SANTO DELLA MUNNEZZA! - SINISTRATI: DUE SOCIOLOGI SPIONI INFILTRATI NEL COMITATO DI UNO DEI PARTECIPANTI ALLE PRIMARIE, SPUTTANANO IL PD UMBERTO RANIERI - DI PIETRO CHIUDE I RUBINETTI A DE MAGISTRIS: SI ARRANGI CON LE CENE ELETTORALI - IL PRETE ANTICAMORRA DON ANIELLO MANGANIELLO MANGANELLA ROSETTA IERVOLINO E IL CARDINALE SEPE

Carlo Tarallo per Dagospia

 

1 - Le elezioni si avvicinano a Napoli e scatta il piano B, dove B sta per Banana: per risolvere la tragedia monnezza il cainano rispolvera il "Ghe pensi mi" e invia i militari (perché non capitanati da La Russa con scopa e paletta?).

"Vorrei dire che non è vero che il governo italiano e in particolare il presidente Berlusconi non hanno compiuto un miracolo, il miracolo fu fatto e in quella situazione noi lasciammo Napoli pulita indicando cosa le amministrazioni locali avrebbero dovuto fare".

 

Senza freni inibitori, il Banana si auto beatifica di nuovo: "Il problema il governo lo risolse, ricordate i cartelli "Silvio santo subito"? Credo che fu davvero un miracolo". Il miracolo vero è che finalmente arrivano queste maledette elezioni e così, forse, Napoli potrà ricominciare a respirare...
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/5-maggio-2011/torna-esercito-della-monnezzaberlusconi-in-arrivo-170-uomini--190573559723.shtml

 

2 - Una spia (anzi due) per nemico: Claudio Pappaianni, incetriolatissimo giornalista napoletano dell'Espresso, fa a pezzettini il Pd alla vigilia delle elezioni comunali. Il settimanale anticipa il racconto di due sociologi "infiltrati" nel comitato di Nicola Oddati, uno dei partecipanti alle primarie - vergogna e sono cavoli amarissimi per Umberto Ranieri, il candidato prescelto dalla dirigenza nazionale e quindi alla fine perdente.

 

Spunta una telefonata tra Oddati e Ranieri dopo la quale un bel po' di preferenze passarono dall'uno all'altro senza colpo ferire. Una bella sbianchettata e via !
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/napoli-la-verita-sulle-primarie/2150632

3 - Intanto, Di Pietro chiude i rubinetti a Giggino ‘a Manetta: il leader dell'Idv con una serie di perentorie e-mail ha infatti annunciato che ha deciso di chiudere i rubinetti del finanziamento alla campagna elettorale dell'europarlamentare, che d'ora in poi dovrà arrangiarsi. Non si era mica messo in testa di vincere?
http://www.iltribuno.com/articoli/201105/di-pietro-taglia-i-finanziamenti-alla-campagna-e.php

 

4 - Don Aniello Manganiello, prete anticamorra allontanato dalla sua parrocchia di Scampia e trasferito a Roma, racconta in una bombastica intervista a "Sette" la sua verità: "Gli Enti Pubblici, come la Chiesa, con i loro silenzi finiscono per favorire la camorra". Pensierini per Rosetta Iervolino e per il Cardinale Sepe.

 

"La Iervolino, quando denunciai il Comune che non pagava le rette dal 2007 per i semiconvitti dei minori, mi voleva querelare. Sepe? Dal suo eccessivo presenzialismo nel salotto buono della città non sempre è emersa una concreta vicinanza ai drammi della periferia". Boom !!!
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/4-maggio-2011/don-aniello-manganiello-io-cacciato-chiesa-190569815335.shtml 05-05-2011]

 

 

COSTRUITA INTORNO A TE (E AL FISCO IRLANDESE) - LA BANCA MEDIOLANUM DELLA PREMIATA DITTA ENNIO DORIS & BANANA, SOTTO ACCUSA PER AVER SOTTRATTO ALLA TASSAZIONE 245 MLN € - I SOLDI, DEPOSITATI A DUBLINO (DOVE GLI UTILI, COME SANNO BENE APPLE E RYANAIR, SONO TASSATI AL 12%), RITORNANO IN ITALIA COME COMMISSIONI PER LA GESTIONE DEI FONDI DI INVESTIMENTO - LA CONTROLLATA IRLANDESE DI MEDIOLANUM AMMINISTRA OLTRE 17 MLD € (RACCOLTI IN ITALIA COME SOTTOSCRIZIONI AI FONDI), REALIZZA RICCHI PROFITTI MA PAGA POCHI SPICCIOLI DI IMPOSTE…

Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

 

Sotto il cielo d'Irlanda, se sei straniero e porti denaro, si pagano poche, pochissime tasse. Lo sa bene Ennio Doris che ha trasferito da quelle parti la cassa di Mediolanum. Somme importanti: profitti per centinaia di milioni riescono ogni anno a dribblare le imposte con il risultato di ridurre al minimo l'impatto del Fisco sui conti del gruppo controllato dallo stesso Doris insieme al suo amico Silvio Berlusconi.

Tutto bene, se non fosse che dopo anni d'inerzia l'Agenzia delle entrate ha messo nel mirino questo gioco di sponda tra Milano e Dublino. Quei soldi che tornano in Italia sotto forma di commissioni per la gestione dei fondi d'investimento irlandesi vanno tassati come reddito nostrano.

 

Questa in sintesi la contestazione degli ispettori ministeriali che a giugno e poi a ottobre del 2010 hanno messo per iscritto i loro rilievi a Banca Mediolanum e a Mediolanum Vita. In totale fanno 134 milioni di proventi sottratti, sostiene l'accusa, alla tassazione negli anni 2005 e 2006. Il secondo siluro è arrivato un paio di mesi fa, a fine febbraio. Questa volta Banca Mediolanum si è vista contestare un imponibile supplementare di 121 milioni per il periodo che va dal 2006 al 2009. Che fare? Di fronte all'attacco del Fisco, Doris ha pensato bene di venire a patti.

In gergo tecnico si chiama "accertamento con adesione". In pratica, pur di incassare in fretta, l'Agenzia delle entrate è disposta a fare uno sconto alla banca e l'accordo potrebbe essere siglato già nelle prossime settimane. Questo però è solo il primo round. Restano aperti gli altri procedimenti avviati nei confronti del gruppo e per Mediolanum, alla fine, il conto potrebbe rivelarsi pesante, con decine di milioni da versare pronta cassa allo Stato.

 

Peggio ancora: il Fisco contesta altri 64 milioni di Iva non pagata su compensi ai promotori. Qui però i manager di Doris sembrano intenzionati a dare battaglia. "Ci siamo comportati secondo la prassi di mercato", sostengono con il conforto di pareri legali e precedenti a loro favorevoli sulla stessa materia. Tant'è vero che nel bilancio 2010 non sono stati fatti accantonamenti per far fronte ad eventuali sanzioni.

A questo punto, però, il problema maggiore non sembra neppure la vertenza fiscale in sé. Del resto negli ultimi due anni l'Agenzia delle entrate è partita lancia in resta contro diversi istituti di credito per sanzionare operazioni finanziarie costruite apposta, questa è la contestazione, per pagare meno tasse. Sono finiti nel mirino, per esempio, alcuni pesi massimi del settore come Intesa e Unicredit, al centro di contenziosi per svariate centinaia di milioni. Mentre la Popolare di Milano ha preferito chiudere in gran fretta la questione sborsando quasi 140 milioni.

Per Mediolanum però la questione sembra diversa e per molti aspetti anche più preoccupante. Come il Fatto Quotidiano ha già raccontato il gruppo guidato da Doris è una macchina che viaggia a tutta velocità grazie soprattutto alla benzina irlandese. Il bilancio del 2010 si è chiuso con 246 milioni di utili, in aumento del 15 per cento circa sull'anno precedente. Gran parte dei profitti vengono realizzati a Dublino proprio grazie al gioco di sponda delle commissioni. Lo stesso che adesso viene contestato dal Fisco.

 

Per dare un'idea delle cifre in gioco va segnalato che la controllata irlandese Mediolanum International Funds amministra oltre 17 miliardi di euro raccolti per lo più in Italia sotto forma di sottoscrizioni di fondi comuni d'investimento. Ebbene, questa società di Dublino ha realizzato la bellezza di 257 milioni di profitti lordi. Le imposte però, come risulta dal bilancio, non hanno superato i 32 milioni.

Ovvero il 12 per cento circa degli utili. Tutto merito del generoso Fisco irlandese, che per attirare nuovi business da anni garantisce un trattamento di favore alle società straniere. E così, grazie al trasloco sotto il cielo d'Irlanda, la Mediolanum International Funds, vera macchina da soldi della galassia Doris, è riuscita a cavarsela pagando all'erario meno della metà di quanto dovrebbe versare se avesse sede nel nostro Paese.

 

Risultato finale: il tax rate dell'intero gruppo Mediolanum, cioè l'aliquota media di tassazione applicata, si aggira intorno al 18 per cento. Un dato di gran lunga inferiore rispetto ad altri grandi gruppi finanziari nostrani come Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi. Domanda: che cosa succederebbe se alla fine dovesse prevalere la nuova linea interventista dell'Agenzia delle entrate? Quali sarebbero gli effetti sui conti del gruppo finanziario se il Fisco nostrano si mettesse di traverso sulla strada che va da Milano a Dublino?

Facile immaginare che i vertici di Mediolanum sarebbero costretti a rivedere lo schema operativo che fin qui ha garantito utili a palate. Non è detta l'ultima parola, ovviamente. I procedimenti aperti nei mesi scorsi potrebbero anche dar ragione alla "banca costruita intorno a te", per citare lo slogan più celebre recitato per anni in tv da Doris. Un tipo ambizioso. Uno che solo pochi giorni fa nel sermone autocelebrativo recitato nell'annuale convention del gruppo si è detto convinto che Mediolanum conquisterà un posto tra le prime cinque banche nazionali. Fisco permettendo, naturalmente.05-05-2011]

 

 

TANZI IN GALERA! - CONSUMATORI: INUTILE CONDANNARE tanzi E ASSOLVERE LE BANCHE - WALL ST. E BORSE EUROPEE NEGATIVE - TRICHET LASCIA I TASSI INVARIATI: “SERVIRANNO MANOVRE AGGIUNTIVE”. CALANO EURO E UMORE DI TREMONTI - BUONE NOTIZIE PER TREMENS DA BANKITALIA: OK ALLA BANCA DEL SUD, ACCOLLATA ALLE POVERE POSTE ITALIANE - ENI DI LIBIA: FITCH TAGLIA IL RATING, MA SCARONI OTTIMISTA - LA FIAT SMENTISCE TARDI E IL TITOLO CROLLA - GM TRIPLICA L’UTILE - DEBITI PORTOGALLO/GRECIA, L’UE SI SPACCA - PASSERA DI BRONZO: “PARMALAT? È ANDATA MEGLIO DI COME POTEVA ANDARE”…

1 - WALL STREET PARTE IN ROSSO: ORA IL PERICOLO SI CHIAMA DEFLAZIONE...
(wallstreetitalia.com) - Una serie di fattori fa temere per una caduta in una pericolosa fase di deflazione e i listini azionari americani prendono la strada dei ribassi in avvio di seduta: e' la quarta di fila in rosso. L'S&P cede lo 0,3%, il Dow lo 0,3% e il Nasdaq lo 0,54%.

 

2 - PIAZZA AFFARI IN ROSSO PRIMA DI WALL STREET...
(Teleborsa) - Piazza Affari aspetta l'avvio della borsa di Wall Street sotto la linea di parità. Dopo un avvio in lieve recupero, i listini milanesi non riescono a rimanere dalla parte degli acquisti e sfuma così il tentativo di risalire la china in seguito alla chiusura in profondo rosso di ieri quando ha registrato la performance peggiore in Europa.

Anche per gli indici del Vecchio Continente non si registra nessun segnale di schiarita, fatta eccezione per la borsa di Lisbona unica freccia verde in un panorama europeo tinto di rosso. A dare manforte alla borsa portoghese ci ha pensato il Ministro delle finanze portoghese Fernando Teixeira dos Santos che, oggi, ha presentato le linee generali del programma messo a punto dal triumvirato UE-BCE-FMI per il risanamento dei conti pubblici. Per aiutare il Paese si è pensato di varare un ambizioso piano di cessione di assets pubblici, in vari campi dell'economia.

3 - ARRESTATO TANZI, GDF LO PORTA IN CARCERE A PARMA...
(ANSA) - La Guardia di finanza di Milano ha eseguito l'arresto di Calisto Tanzi, condannato in via definitiva a 8 anni e un mese per il crack Parmalat. I finanzieri hanno eseguito l'ordine di carcerazione emesso dalla procura generale di Milano dopo la sentenza della Cassazione. Tanzi verrà portato nel carcere di Parma.

 

4 - PARMALAT: CODACONS, ASSURDO CONDANNARE TANZI E ASSOLVERE BANCHE...
(Adnkronos) - 'Senza entrare nel merito della decisione della Corte di Cassazione, non capiamo come si possa, per la medesima vicenda, condannare Tanzi e assolvere le banche'. Lo afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, commentando la sentenza con cui la Cassazione ha reso definitiva la condanna per aggiotaggio nei confronti dell'ex patron della Parmalat, Callisto Tanzi.

'Le banche hanno avuto un ruolo non indifferente nella vicenda Parmalat, danneggiando migliaia di risparmiatori cui sono stati venduti titoli spazzatura - prosegue Rienzi - Tuttavia gli istituti di credito sono stati assolti con formula piena, mentre Tanzi e' stato condannato. Un paradosso assurdo e obiettivamente incomprensibile'.

 

5 - BCE: LASCIA TASSI INVARIATI ALL'1,25%...
Radiocor - La Bce ha lasciato invariato il tasso all'1,25%. Di riflesso rimangono immobili i saggi sulle operazioni di rifinanziamento (2%) e sui depositi (0,50%). La decisio ne, in linea con le attese, sara' illustrata dal presidente Bce nella conferenza delle 14.30 da Helsinki. Gli esperti ritengono che Jean-Claude Trichet potrebbe far capire se la prossima stretta sara' anticipata in giugno da luglio-agosto com'era previsto fino a poche settimane fa.

6 - BCE: TRICHET, SEGUIREMO 'DA VICINO' ANDAMENTO FUTURO PREZZI...
Radiocor - La Bce ritiene che la politica monetaria dell'Eurozona continui a essere 'accomodante' con tassi di interesse 'bassi' a fronte della continua esistenza di rischi per un ulteriore peggioramento dell'inflazione. Alla luce di questo scenario, la Bce 'seguira' molto da vicino l'andamento' futuro. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, durante la conferenza stampa al termine della riunione mensile del Consiglio direttivo che ha lasciato invariato il tasso di riferimento all'1,25%. Con questa frase Trichet ha aperto la strada a un possibile nuovo aumento dei tassi in luglio, ma non gia' in giugno come ritenevano possibile alcuni analisti.

 

7 - CONTI PUBBLICI: TRICHET, RISCHIO RITARDI SU TARGET IN ALCUNI PAESI - NECESSARIE SUBITO MANOVRE AGGIUNTIVE...
Radiocor - L'attuazione dei piani di rientro dai deficit eccessivi accumulati negli anni della crisi globale 'prosegue a ritmi diversi' nei vari Paesi dell'Eurozona. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aggiungendo che 'alcuni dei Paesi impegnati nelle manovre rischiano di restare indietro rispetto ai target concordati' a livello europeo. Per tutti 'e' essenziale' che i target vengano raggiunti e, se necessario, quindi, 'approvare misure aggiuntive per progredire verso una posizione di bilancio sostenibile'

8 - CAMBI: EURO IN NETTO RIBASSO DOPO PAROLE TRICHET A 1,4677 DOLLARI...
Radiocor - Drastico ribasso per l'euro che tratta ora a 1,4677 dollari contro gli 1,4863 dell'apertura e gli 1,4833 di meta' seduta. La corsa al rib asso e' iniziata dopo che, in conferenza stampa, il presidente della Bce Jean Claude Trichet non e' parso insistere con sufficiente enfasi sul rischio inflazione, il che sarebbe invece stato interpretato come il preannuncio di un nuovo aumento del costo del denaro di 25 punti base a giugno.

 

I mercati attendevano le parole chiave 'strong vigilance' sull'andamento dell'inflazione, che in passato hanno quasi sempre segnalato un'intenzione rialzista da parte della Bce. Il presidente della Bce invece ha scelto una forma lessicale diversa indicando che l'inflazione verra' seguita 'molto da vicino', il che pare allungare nel tempo l'orizzonte dell'intervento sui tassi di interesse, attualmente all'1,25%.

9 - BANCA MEZZOGIORNO: TREMONTI, C'E' L'AUTORIZZAZIONE BANKITALIA...
Radiocor - 'C'e' l'autorizzazione della Banca d'Italia' sulla Banca del Mezzogiorno che 'finalmente puo' partire, parte un gigante'. Lo ha annunciato il m inistro dell'Economia Giulio Tremonti in conferenza stampa a Palazzo Chigi, aggiungendo: 'Apprezziamo molto il lavoro di Bankitalia che ha autorizzato l'acquisto da parte di Poste del Mediocredito centrale che e' la base su cui poggia la Banca'.

10 - BANCA SUD: POSTE, VIA LIBERA BANKITALIA AD ACQUISTO MCC...
(Adnkronos) - La Banca d'Italia ha rilasciato a Poste Italiane l'autorizzazione per l'acquisto del Medio Credito Centrale, individuato come struttura di vertice per dare attuazione alla realizzazione della Banca del Mezzogiorno, istituto la cui creazione e' stata prevista dalla Legge Finanziaria 2010 con l'obiettivo di favorire lo sviluppo di nuove imprese nel Sud dell'Italia e aumentare l'occupazione attraverso il supporto finanziario alle iniziative imprenditoriali. E' quanto comunica Poste in una nota, dopo l'annuncio di questa mattina del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

 

L'autorizzazione della Banca d'Italia, emessa in base alla normativa del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, segue il via libera dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, che si e' espressa positivamente lo scorso mese di febbraio. La Banca del Mezzogiorno operera' in particolare a supporto della piccola e media impresa del Sud con diversi strumenti creditizi, tra i quali il credito industriale, il credito agevolato e la gestione di fondi di garanzia regionali, nazionali ed europei.

La delibera della Banca d'Italia permettera' la realizzazione del disegno normativo che prevede di facilitare l'accesso al credito per le imprese del Mezzogiorno attraverso la capillare rete di Poste Italiane, presente nelle regioni meridionali con circa 4.500 uffici postali. A questi e' previsto che a breve si aggiungano gli oltre 3.000 sportelli delle Banche Popolari e del Credito Cooperativo, istituti bancari di cui si prevede la prossima adesione all'iniziativa, per un totale di oltre 7.500 sportelli.

11 - CAMION IN VENDITA? - LE SMENTITE DELLA FIAT FUORI TEMPO MASSIMO
Da "il Fatto quotidiano" - La regola del silenzio assenso non vale per Piazza Affari. Sergio Marchionne dovrebbe saperlo. Accade invece, come ieri, che la Borsa vada in fibrillazione, non ricevendo nessuna smentita ufficiale, tranne un ambiguo no comment, alla notizia pubblicata da Repubblica secondo cui Marchionne aveva affidato a un gruppo di banche l'incarico di trovare un acquirente per Fiat Industrial. Dopo l'esitazione iniziale, il titolo ha infatti preso la via del rialzo ed è arrivato a guadagnare il 3,22% a 10,25 euro.

 

Per molti operatori e risparmiatori, quindi, è stata una brutta sorpresa la smentita arrivata solo nel tardo pomeriggio, quando la Borsa era praticamente chiusa. Il titolo ha frenato e per i meno veloci era già troppo tardi per correre ai ripari. Sollievo e soddisfazione, invece, per chi, grazie al sonno della Consob e della Fiat, ha avuto tutto il tempo di portare rapidamente a casa il guadagno di giornata.

12 - GM: PIU' CHE TRIPLICATO UTILE NETTO I TRIM SOPRA 3 MLD $...
Radiocor - Piu' che triplicato l'utile netto di General Motors (Gm) nel primo trimestre. La cifra e' pari infatti a 3,2 miliardi di dollari rispetto a 900 milioni un anno prima. Il fatturato e' salito a 36,2 miliardi, da 31,5 miliardi, e l'utile per azione a 1,77 dollari (da 0,55 dollari). L'Ebit trimestrale e' quasi raddoppiato a 3,5 miliardi (da 1,8 miliardi). La casa americana ha terminato il trimestre con una forte liquidita' a 36,5 miliardi. Il direttore finanziario Dan Ammann ha affermato: 'Gm ha un grande potenziale per generare una crescita profittevole a livello mondiale intanto che continua la ripresa. Siamo incoraggiati (dalla situazione del gruppo ndr), ma riconosciamo che esistono altre opportunita' per migliorare le efficienze a livello di costi e investimenti e ottimizzare il nostro forte bilancio'.

13 - ENI: FITCH TAGLIA RATING AD A+, PESA SITUAZIONE IN LIBIA...
(Adnkronos) - Fitch taglia il rating di Eni ad 'A+' da 'AA', con l'outlook stabile. Secondo l'agenzia di rating il profilo di rischio non e' piu' compatibile con la doppia A. Questo, soprattutto per le ripercussioni delle tensioni in Nord Africa. In particolare, con gli sviluppi della crisi libica, 'la situazione difficile del mercato e l'outlook macroeconomico aggiungono incertezza alla capacita' del gruppo di confermare il cash flow e raggiungere i suoi target di produzione nel medio termine'.

 

14 - ENI: SCARONI, 2010 DI SUCCESSI, IN PROSSIMIO QUADRIENNIO ANCORA RISULTATI AL TOP SETTORE...
(Adnkronos) - 'Il 2010 e' stato un anno molto positivo per Eni, per i solidi risultati operativi e finanziari conseguiti e per gli obiettivi raggiunti fondamentali per la nostra crescita futura'. Ad affermarlo, nel corso del suo intervento introduttivo in Assemblea, e' l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. 'Un anno di successi', quindi, per la societa', sottolinea ancora Scaroni, che nel 2010 ha attuato 'la strategia di crescita e di miglioramento dell'efficienza, ponendo le basi per una nuova fase si sviluppo'. Nel prossimo quadriennio, in un contesto di progressivo rafforzamento della ripresa globale, aggiunge Scaroni, 'prevediamo che Eni, grazie al suo eccellente posizionamento strategico, continuera' a generare risultati al top dell'industria e a creare valore sostenibile per gli azionisti e gli altri stakeholder'.

15 - ENI: SCARONI, SAGGIO MANTENERE RAPPORTO CON MOSCA, IL FUTURO E' NEL GAS...
(Adnkronos) - "La scelta di continuare un rapporto cinquantennale con Gazprom e Mosca politica e di portare avanti il progetto del gasdotto South Stream si e' rivelata saggia e azzeccata. Il rapporto con i russi e' un pilastro per la sicurezza degli approvvigionamenti europei". Lo afferma Paolo Scaroni, in un'intervista con il direttore della 'Stampa' Mario Calabresi, alla vigilia della riconferma come amministratore delegato dell'Eni, definita una scelta a favore della "continuita' di gestione".

Per Scaroni "lo scenario mondiale completamente cambiato premia proprio le nostre scelte strategiche", come il ridimensionamento dei programmi nucleari, con conseguenze per l'utilizzo di gas che "e' destinato ad aumentare nel mondo, lo vediamo gia' in Giappone dove e' nata una nuova domanda pari a 10 miliardi di metri cubi e una quantita' simile sara' necessaria alla Germania dopo l'annuncio della cancelliera Merkel di voler spegnere le sette centrali nucleari piu' vecchie".

 

16 - PORTOGALLO: UE-FMI, ATTUAZIONE ACCORDO RICHIEDERA' UNO 'SFORZO NAZIONALE'...
Radiocor - 'L'economia portoghese fronteggia sfide considerevoli, il successo del programma richiedera' un vero sforzo nazionale'. E' questa la valutazione del commissario agli affari economici Olli Rehn e del direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn espressa in una dichiarazione comune dopo la pubblicazione del testo dell'accordo sulle condizioni per il prestito di 78 miliardi di euro.

17 - GRECIA: UE SEMPRE PIU' DIVISA SU RISTRUTTURAZIONE, GERMANIA CONTRO TUTTI...
(Adnkronos) - Mentre il Portogallo trova l'accordo sul piano di salvataggio Ue-Fmi da 78 miliardi di euro, si acuiscono le divisioni in Europa sull'ipotesi di una ristrutturazione del debito della Grecia, con la Germania che insiste per un intervento, mentre Francia, Bce e Commissione europea dicono 'no'.

Berlino, le cui banche sono peraltro particolamente esposte al debito ellenico, sollecita da tempo una ristrutturazione 'soft' del debito, su base volontaria del paese. La linea delle istituzioni europee e' che Atene riuscira' a rimborsare i titoli, ma, secondo gli analisti il rischio e' che se non dovesse riuscirci serviranno nuovi aiuti di salvataggio, oltre a quello da 110 miliardi varato dall'Ue-Fmi.

Secondo la Germania i dirigenti ellenici dovrebbero sedersi al tavolo con i detentori di titoli e valutare un'estensione del rimborso, con una mossa che allenterebbe la necessita' di finanziamento per la Grecia, risparmiando la sforbiciata agli investitori. "Siamo cautamente favorevoli a misure su base volotaria che evitino l'imposizione di sforbiciate", afferma un'autorevole fonte tedesca citata dal Wall Street Journal, "ma le nostre idee non sono accolte bene in Europa"

 

18 - PARMALAT: PASSERA, E' ANDATA MEGLIO DI COME POTEVA ANDARE...
(Adnkronos) - 'Mi sembra che sia dal punto di vista industriale che dal punto di vista del mercato e' andata molto meglio di come poteva andare'. Lo ha detto il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera a margine della giornata nazionale della previdenza in corso a Milano, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse rimasto deluso dall'esito della vicenda Parmalat dopo l'Opa lanciata da Lactalis.

Passera ha sottolineato che con l'Opa 'e' stata fatta un'operazione di mercato importante e sicuramente non era prevista all'inizio. E' un grande investimento in un'azienda italiana'. Il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo ha spiegato che con la cordata allo studio da parte di alcune banche italiane 'avevamo in mente un'operazione industriale italiana che poteva forse ad un certo punto succedere'.05-05-2011]

 

 

1- LA PADRONCINA DI SEGRATE SCAMBIA IL "CORRIERE" PER GUANTANAMO E FA WATERBOARDING A CARLETTO DE BENEDETTI: "OLTRE ALLA MONDADORI, HANNO UTILIZZATO QUESTA PRESUNTA "LEGGE AD AZIENDAM" 177 AZIENDE. COMPRESO IL GRUPPO "ESPRESSO", CHE RISCHIAVA DI DOVER PAGARE AL FISCO FINO A 45 MILIONI. SISSIGNORE, IN SILENZIO HANNO USATO QUELLA STESSA NORMA CHE PUBBLICAMENTE, PER MESI, LI HA FATTI GRIDARE ALLO SCANDALO. LA "REPUBBLICA" è LA VERA FORMULA 1 DEL FANGO" - 2- LA REPLICA DI EZIO MAURO: "LA SIGNORA BERLUSCONI HA UNO SPAZIO DI UN’INTERA PAGINA DI UN’INTERVISTA E NON AFFRONTA MAI IL PROBLEMA CAPITALE: LA POLTRONA SU CUI QUALE È SEDUTA ALLA MONDADORI È STATA OTTENUTA FRAUDOLENTEMENTE, CON LA CORRUZIONE DEI MAGISTRATI, STRAPPANDO LA MONDADORI AL LEGITTIMO PROPRIETARIO CHE ERA QUESTO GRUPPO. TUTTO QUESTO È CERTIFICATO DA TRE GRADI DI GIUDIZIO E DA UNA SENTENZA PASSATA IN GIUDICATO. DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?" -

1 - EZIO MAURO VS MARINA B.: "DI COSA STIAMO PARLANDO? LA MONDADORI è STATA STRAPPATA AL NOSTRO GRUPPO CON LA FRODE E LA CORRUZIONE DEI MAGISTRATI"...
Trascrizione dell'intervento di Ezio Mauro su Repubblica-domani
http://tv.repubblica.it/rubriche/repubblica-domani/obama-il-dovere-della-trasparenza/67664?video=&pagefrom=1&ref=HREC1-1

 

Mi dispiace dovermi occupare per un minuto di una miseria italiana, però credo di doverlo fare. Io non ho mai chiamato in causa la signora Marina Berlusconi, ma lei tira in causa molto impropriamente e molto maldestramente "Repubblica". Merita semplicemente, non una risposta ma un richiamo ai fatti: lei dice che il nostro gruppo editoriale dopo aver denunciato le leggi ad personam che Berlusconi si è costruito con le sue mani ne ha usufruito.

 

Il gruppo usufruisce delle leggi della Repubblica Italiana; diverso è costruirsi le leggi per poterne usufruire. Una differenza che capisce chiunque, meno la signora Berlusconi. Un conto è muoversi nella legalità, un conto è intervenire su quella legalità forzandola al punto da costruirsi degli strumenti di cui poi si usufruisce, come dimostra tutta la legislazione ad personam, ancor più di quella ad aziendam.

Infine, la signora Berlusconi ha uno spazio di un'intera pagina di un'intervista e non affronta mai il problema capitale: la sedia, la poltrona su cui quale è seduta alla Mondadori è stata ottenuta fraudolentemente, con la corruzione dei magistrati, strappando la Mondadori al legittimo proprietario - che era questo gruppo - attraverso la frode e la corruzione dei magistrati. Tutto questo è certificato da tre gradi di giudizio e da una sentenza passata in giudicato. Di che cosa stiamo parlando?

 

2 - MARINA BERLUSCONI CONTRO DE BENEDETTI: ATTACCÒ LA NORMA PER MONDADORI, ORA LA USA...
Daniele Manca per il "Corriere della Sera"

«Non scherziamo» . Non sarà lei l'erede politica del padre, ma Marina Berlusconi, alla guida della Fininvest, la cassaforte della famiglia, e della Mondadori, dal padre deve aver ereditato perlomeno la passione per la politica. Non si tira indietro davanti a temi delicati, come la partecipazione dell'Italia alla coalizione anti-Gheddafi, o che riguardano la sua famiglia e le società. Dallo scandalo Ruby alle «leggi ad aziendam» . E dice la sua sulle ultime vicende che hanno riguardato Mediobanca e Cesare Geronzi.

 

Ecco, Mediobanca. Si parla di riassetti del patto di sindacato, di un'eventuale riduzione delle quote, e voi?
«In Mediobanca ci siamo e ci restiamo. È un investimento dimedio-lungo periodo, fatto pensando solo ai risultati, e siamo certi che ci potrà dare grandi soddisfazioni. Mediobanca ha ottimi manager, che hanno dimostrato di saper gestire bene e saper fare scelte lungimiranti» .

 

Per innovare hanno innovato. Geronzi, banchiere molto apprezzato da suo padre, dopo un anno non è più presidente di Generali...
«Se vuole tirarmi dentro il solito giochino del chi ha vinto e chi ha perso, meglio che lasci stare. Chi ci vuol collocare in uno schieramento piuttosto che in un altro o è in malafede o non ha capito nulla del nostro modo di essere imprenditori: con la finanza non abbiamo mai voluto avere rapporti di potere, ma sempre e solo relazioni che avevano e hanno come unico obiettivo il sostegno e lo sviluppo delle nostre aziende» .

Fatto sta che fu proprio suo padre a definire Geronzi «l'unico banchiere che non vota alle primarie dell'Ulivo» .
«Che a sinistra abbiano sempre strizzato entrambi gli occhi a banche e banchieri mi pare incontestabile. Ma un gruppo responsabile come il nostro, che deve rispondere anche a centinaia di migliaia di azionisti, non guarda a eventuali simpatie politiche. Abbiamo sempre lavorato con tutte le principali banche» .

 

È normale, ma con delle banche preferite...
«Vorrà pur dire qualcosa il fatto che tra queste banche c'è anche Montepaschi: non mi pare che da quelle parti tiri aria di berlusconismo. Con Geronzi c'è sempre stata reciproca collaborazione e grande lealtà. Fu uno dei banchieri, non l'unico e nemmeno il più rilevante come impegni verso di noi, che all'inizio degli anni 90, in una fase delicata per il gruppo, credette in noi e ci diede fiducia. E fece, come gli altri, un ottimo affare per la propria banca» .

Rischiate di staccare un bell'assegno a Carlo De Benedetti, visto che, dopo la pesante condanna in primo grado, è in arrivo il verdetto d'appello per la causa civile legata alla contesa sulla Mondadori.
«Su questo non ho nulla da dire, se non che attendiamo la sentenza con la serenità di chi sa di essere totalmente dalla parte della ragione. Ho invece molto da dire su De Benedetti e ancor di più sui suoi giornali, che da quasi vent'anni hanno un solo obiettivo: distruggere il presidente del Consiglio attraverso un linciaggio sistematico. È dal 1994 che la vita del Paese è avvelenata dal rapporto perverso tra certa magistratura e certa informazione» .

 

Lo vede che è lei a buttarla in politica...
«Macché... Non voglio parlare di politica, ma di questa quasi ventennale anomalia che nasce proprio da un'assenza di politica. Perché l'opposizione ha rinunciato a svolgere il suo ruolo e spera soltanto nei plotoni di esecuzione mediatici e giudiziari, che tengono nel mirino anche le nostre aziende. Nel caravanserraglio degli anti Berlusconi c'è un po' di tutto. Un gruppo di pm, giornalisti e teatranti che sulla caccia al Caimano hanno costruito solide carriere. Ci sono gli eterni invidiosi che avrebbero voluto essere come mio padre ma non ci sono mai riusciti. E poi una pletora di personaggi che degli invidiosi sono parenti prossimi» .

E chi sarebbero costoro?
«Gente che pur avendo tratto molti vantaggi dal rapporto con mio padre, si lascia schiacciare da un complesso di inferiorità che paradossalmente la porta a detestare chi l'ha sostenuta. Una vera e propria patologia, l'hanno chiamata "sindrome rancorosa del beneficato"» .

Sì, ma faccia anche dei nomi...
«Ai primi posti Gianfranco Fini. E nell'elenco ci sono politici e non, uomini ma anche donne. Un gran brutto spettacolo, glielo assicuro, a cui, soprattutto in certi casi, avrei davvero voluto non dover assistere» .

 

Caravanserraglio o no, magistratura e stampa fanno solo il loro lavoro.
«Beh, intanto c'è una questione di coerenza. Non ci stiamo a farci fare la morale da chi sarebbe meglio guardasse innanzitutto in casa propria. Le faccio un esempio, inedito. Ricorderà la polemica avviata e cavalcata da "Repubblica"sulla presunta "legge ad aziendam" per un contenzioso fiscale che riguardava la Mondadori, le paginate dedicate ai turbamenti di alcuni nostri autori di fronte alla vicenda» .

D'accordo. E allora?
«Lo sa quante altre aziende, oltre alla Mondadori, hanno utilizzato questa presunta "legge ad aziendam"? Centosettantasette. E chi c'è nell'elenco? Proprio il gruppo di De Benedetti, con l'editrice di "Espresso"e "Repubblica", che rischiava di dover pagare al fisco fino a 45 milioni. Sissignore, in silenzio hanno usato quella stessa norma che pubblicamente, per mesi, li ha fatti gridare allo scandalo. Chissà se, di fronte a tanta coerenza, magari ora qualche caso di coscienza ci sarà fra le loro grandi firme. Ne dubito. Ma tutto questo posso dirlo o mettono anche me alla guida della macchina del fango? Oppure magari dalla vera macchina del fango, la loro, riceverò anche io i miei schizzi?» .

 

Ho capito dove vuole arrivare, dalla macchina del fango si passa a Saviano, alle polemiche sulla Mondadori: un canovaccio già letto.
«No, su questo tutto quel che avevo da dire l'ho già detto. Ma sul fatto che "Repubblica" sia la vera Formula 1 del fango non c'è dubbio. Guardi il caso Noemi, guardi il caso Ruby: lì ha dato il meglio di sé e il peggio per il Paese. In buona compagnia, purtroppo» .

Ora anche lo scandalo Ruby è solo fango.
«Non voglio parlare di uno scandalo Ruby semplicemente perché non esiste» .

Ma come? Le ragazze, le feste...
«Il vero scandalo è l'inchiesta Ruby. Un'inchiesta "farsa". Ma questo non conta. In realtà non si punta a una condanna e nemmeno al processo in aula. Quel che conta è il processo sui giornali e in tv. L'operazione è diabolicamente semplice. Si inventano accuse penali che non stanno in piedi, ma sono il pretesto per poter accumulare migliaia di verbali e di intercettazioni. Queste carte non contengono uno straccio di prova, però- e qui sta la chiave - sono "utili per ricostruire il contesto": in parole povere, per infamare mio padre. Eccola la macchina del fango: la procura produce, la stampa diffonde. Niente prove, solo "contesto", e il gioco è fatto» .

 

Ma di fronte a certi racconti non ha provato nemmeno un minimo di imbarazzo?
«Mai, nemmeno per un istante. Quello che mi ha disgustato è ciò che hanno fatto a mio padre, e come l'hanno fatto. Ai nostri figli e nipoti non dovremo vergognarci di raccontare le cene di un presidente del Consiglio, dovremo vergognarci di raccontare lo scempio che è stato compiuto di leggi e regole per cercare di farlo fuori, con un vero e proprio assedio. Del resto è da quasi vent'anni che ci provano con qualunque pretesto, pensi, 29 inchieste, credo un record mondiale, e neppure una condanna che sia una» .

Con tante prescrizioni...
«No, sono molte di più le assoluzioni e le archiviazioni. Io comunque continuo a essere serena, perché so che uomo è mio padre, che non ha mai fatto assolutamente nulla di male e sono sicura che, come sempre, saprà far valere le sue ragioni. E infatti guardi come sta reagendo di fronte a questa persecuzione infinita: andando lui, il presidente del Consiglio, in aula per difendersi punto su punto. Ma almeno evitiamo di chiamare questa barbarie giustizia e diritto di cronaca» .

 

Sta contestando il diritto-dovere di informare?
«Quanto noi teniamo alla libertà di stampa, e alla libertà in assoluto, lo dimostrano meglio di tante parole i nostri vent'anni da editori in Mondadori. Ma il diritto-dovere di informare non può essere scambiato per il diritto di diffamare, non si può arrivare a spacciare consapevolmente per fatti quelle che sono mere opinioni se non vere e proprie falsità» .

Mi pare un'accusa generica.
«Le faccio un altro esempio. Sono diciassette anni che tirano fuori pentiti e "superteste"per dimostrare che all'origine del nostro gruppo ci sono ombre mafiose. Naturalmente, uno dopo l'altro, dagli Spatuzza ai Ciancimino, questi signori si rivelano un bluff. Ma si fa finta di niente e si continua a calunniarci» .

Le stesse accuse non valgono per «Il Giornale» della sua famiglia?
«Non capisco perché se si parla male di Berlusconi si tratta di un'inchiesta coraggiosa, se invece si parla male di qualcun altro, magari documentando il tutto, siamo al dossieraggio e al fango» .

Che cosa pensi della stampa o parte di essa mi pare chiaro, ora mi dirà che la magistratura è una associazione eversiva.
«No, non lo dico e non lo penso: guai a identificare la magistratura con quel gruppo di toghe, molto potenti ma pur sempre una minoranza, che passano la vita tra un convegno contro Berlusconi e un talk show contro Berlusconi, e nei ritagli di tempo studiano come incastrare Berlusconi. Sappiamo tutti, invece, che la stragrande maggioranza dei magistrati fa il suo lavoro in silenzio e con la massima professionalità e onestà intellettuale» .

 

Ramoscello d'ulivo? Ce ne sarebbe bisogno, in questi giorni l'Italia è in guerra per scelta del governo...
«Facciamo parte della Nato, abbiamo una posizione geografica particolare: vista la situazione, il governo ha fatto quanto era giusto fare» .

Ma lei personalmente della guerra cosa pensa?
«È sempre una sconfitta della nostra civiltà. È orrore e morte, ma non solo. È una sconfitta dell'uomo, che tocca tutti, anche chi non ne è direttamente coinvolto: la guerra legittima l'omicidio e priva in questo modo l'uomo di quanto ha di più prezioso, la sua umanità, che significa innanzitutto rispetto per la vita, la propria e quella degli altri. Ma detto questo, credo anche che possano esistere guerre inevitabili. Purtroppo» .

D'accordo che ha già smentito e che suo padre ha fatto altri nomi, ma la voce di lei in politica...
«Non scherziamo: ad entrare in politica non ho mai neppure pensato, non sarebbe un ruolo per me, mi piace il mio lavoro e il mio posto è nel gruppo Fininvest. E poi, ovviamente, la leadership politica non si trasmette per via ereditaria o per investitura, ciascuno se la deve costruire da sé e conquistare sul campo» .

 

Tra problemi interni e internazionali, per suo padre la situazione appare in ogni caso molto complicata...
«Sa qual è la cosa che più mi piace di mio padre? Che è sempre rimasto se stesso. Tutto quello che è riuscito a fare, tutto quello che ancora farà, e sarà molto, non lo hanno mai cambiato. Né i trionfi né gli attacchi, neppure i più vergognosi. È rimasto un uomo che ama profondamente la vita, che sa vedere i lati positivi di ogni cosa, che non conosce rancore e ipocrisia e che si è sempre mantenuto fedele alle sue idee. E sa cos'è la cosa che mi rende più felice quando ci penso? Sapere che mio padre è così e così resterà. Per fortuna non cambierà mai» 05-05-2011]

 

 

CAFONALINO PAPALINO - PER LA PRESENTAZIONE DEL "WOJTYLA SEGRETO", LIBRO STRAURTICANTE PER I SACRI PALAZZI, SI PRECIPATANO IL BANCHIERO DELLO IOR, LIN-GOTTI TEDESCHI, IL CORSIVISTA DI "AVVENIRE" GIANNI GENNARI (ROSSO MALPELO), PRETI E MONSIGNORI, LUCIA ANNUNZIATA CHE PRESENTA, VATICANISTI E IL PRESIDENTE DELLA COMUNITà EBRAICA PACIFICI

Virginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

«Lasciare Wojtyla nella sua complessità, e affidarlo alla storia, oltre che alla memoria della Chiesa, sarebbe la scelta migliore per onorarlo nella sua sfaccettata verità. L'insistenza e l'ansia con cui molti ambienti lavorano per la beatificazione a me pare un atteggiamento che poco sa di evangelico e molto di voglia di esaltare il pontificato romano come istituzione». Si concludeva così la testimonianza al processo di beatificazione del teologo Giovanni Franzoni, che di Karol Wojtyla fu «compagno di banco» al concilio Vaticano II.

 

E' uno dei molti documenti inediti rivelati dal libro «Wojtyla segreto» , di Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi (edito da Chiarelettere). E quello che più ne rispecchia gli intenti. Lo dice Pinotti: «Wojtyla è stato un grande condottiero, non un santo. Ossessionato dal comunismo, tanto da combatterlo in modo un po' machiavellico. Così determinato a proteggere il potere della Chiesa da contrastare la teologia della liberazione, lasciare solo il cardinal Romero e negare la pedofilia dei preti» .

 

Il ritratto segreto di Wojtyla viene tratteggiato sin da quando, diciottenne, viene avviato a una fulminante carriera ecclesiastica dall'influente arcivescovo di Cracovia, Adam Sapieha. «A Roma- spiega Pinotti- Wojtyla frequenta ambienti contigui a Escrivà de Balaguer, dell'Opus Dei, e negli Usa crea un asse segreto con Zbigniew Brzezinski, il consigliere della Casa Bianca teorico dell'uso della religione per distruggere l'Urss.

 

Un network che lo sosterrà anche quando, da Papa, pomperà in Polonia il denaro dello Ior e dell'Ambrosiano, usando in modo spregiudicato Marcinkus e Calvi: pentiti dicono che denaro mafioso veniva dirottato a Solidarnosc. Ma ciò lo renderà poi ostaggio di forze restauratrici e di potere. Ciò spiega la copertura a Marcinkus e a padre Maciel dei Legionari di Cristo accusato di sevizie su 8 minori, data con il consenso di Ratzinger» .

 05-05-2011]

 

 

RASSEGNA INTERNAZIONALE - OSAMA FOREVER! IN PAKISTAN PREGHIERE PER IL RE DI AL QAEDA, BANDIERE USA AL ROGO - IL GIORNALISTA ROBERT FISK CHE INTERVISTÒ DUE VOLTE BIN LADEN: ERA FINITO, UCCIDERLO LO HA RESO UN MARTIRE - FACEBOOK VS GOOGLE PER ACCAPARRARSI SKYPE - COSTA D’AVORIO: GOVERNO ANNUNCIA LA SCONFITTA DEI SOLDATI FEDELI ALL’EX PRESIDENTE GBAGBO - LA BBC CONTINUA A TAGLIARE POSTI DI LAVORO - L’AUTO VOLANTE È REALTÀ

DAGOREPORT

1 - REUTERS
FACEBOOK VS GOOGLE...
PER SKYPE!
http://bit.ly/ltilYL

 

- Sia Facebook che Google stanno separatamente considerando una joint venture con Skype dopo che il servizio di "web conferencing" ha ritardato la sua Ipo. Secondo una fonte a conoscenza della questione, l'amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, è stato coinvolto in discussioni interne circa l'acquisto di Skype.

Un'altra fonte ha detto che Facebook ha contattato le società con sede a Lussemburgo per formare una joint venture, aggiungendo che anche Google ha avuto un colloquio preliminare per una joint venture con Skype.

L'acquisto di Skype potrebbe essere valutato tra i tre e i quattro miliardi di euro. L'Ipo di Skype dovrebbe raccogliere circa un miliardo di euro. Le discussioni sono in fase iniziale, e non è chiaro quale tra le due società sia favorita.

2 - THE INDEPENDENT
IL GIORNALISTA CHE INTERVISTÒ DUE VOLTE BIN LADEN: UCCIDERLO LO HA RESO UN MARTIRE
http://ind.pn/jzbgc5

- Molti arabi, e questo tema è stato ripreso dalla stampa araba, che ha parlato della morte di Bin Laden usando il termine "esecuzione", pensano che il re del terrore avrebbe dovuto essere catturato, portato di fronte al tribunale internazionale dell'Aia e giudicato.

Naturalmente ci saranno sempre quelli che riterranno Bin Laden un martire coraggioso ignominiosamente ucciso [...] Il vero problema, però, è che l'Occidente, che ha sempre predicato al mondo arabo che la legalità e la non violenza sono la via da seguire in Medio Oriente, in questo caso ha dato una lezione diversa al popolo della regione, ovvero: l'esecuzione, nel caso si tratti di un vostro nemico, è perfettamente accettabile.

[...]Bin Laden aveva fallito nella sua missione e ne era consapevole. Ma alla fine, la sua morte da uomo disarmato, lo ha trasformato in un martire ben più potente che se fosse stato ucciso nello "scontro a fuoco" raccontato inizialmente.

 

L'AUTO VOLANTE È REALTÀ
http://ind.pn/j64RC5

- Ecco a voi l'auto volante: la produce la compagnia Usa Terrafuglia. Ovviamente si tratta di un prototipo. Il prezzo? 200 mila dollari.


3 - THE GUARDIAN
LA BBC AGGIUNGE ALTRI 45 POSTI DI LAVORO AI 420 GIÀ TAGLIATI NEGLI ULTIMI 4 ANNI
http://bit.ly/lIoDs7

- Il network inglese di informazione Bbc ha annunciato un ulteriore taglio di 45 posti di lavoro. La misura fa parte di un piano quinquennale di razionalizzazione che vedrà tagliare oltre 450 posti.

COSTA D'AVORIO, OUATTARA: SCONFITTI LE FORZE LEALISTI DI GBAGBO
http://bit.ly/m1in4k

- Le forze governative della Costa d'Avorio, facenti capo al neo-presidente Alassane Ouattara, hanno dichiarato di aver sconfitto le ultime frange di combattenti fedeli all'ex Capo di Stato Laurent Gbagbo, sconfitto alle elezioni nel novembre scorso. L'esercito di Ouattara avrebbe ripreso il pieno controllo della città di Abidjan, cuore economico del paese.

6 - BBC
IL BLITZ CONTRO OSAMA BIN LADEN: COSA SAPEVA IL PAKISTAN?
http://bbc.in/mvGhnc

 

- Davvero l'intelligence pakistana non sapeva del covo di Osama Bin Laden fino al blitz Usa che lo ha ucciso, ad Abbottabad? E come hanno fatto gli elicotteri americani a volare così in profondità nello spazio aereo pakistano apparentemente senza essere scoperti?

7 - MAIL ONLINE
MANIFESTAZIONI PRO OSAMA IN PAKISTAN: PREGHIERE E BANDIERE AMERICANE AL ROGO
http://bit.ly/jmbxVV

- Prime reazioni violente all'uccisione di osama Bin Laden. In Pakistan, centinaia di persone hanno marciato attraverso la città di Multan, bruciando bandiere americane e agitando cartelli in cui si avverte che terroristi molto più radicali dpotrebbero prendere il posto della mente dell'11 settembre. Gente vestita a lutto e preghiere funebri per il capo di Al Qaeda defunto.05-05-2011]

 

 

SCAZZO A DISTANZA SILVIO-FINI: “PROTETTO DAI GIUDICI”, “MERITA SOLO COMPASSIONE” - IL BANANA VUOLE ALTRI DIECI SOTTOSEGRETARI (OLTRE AL MINISTRO DELLE POLITICHE UE). ANCHE PERCHÉ BACCINI E GALATI SONO INCAZZATI NERI - LE SPIAGGE PRIVATE DI TREMONTI (CHE SFOTTE BRUNETTA E CALDEROLI: “SONO IL LORO SOTTOSEGRETARIO PART-TIME”) - CASINI CHIAMA, IL PD NON RISPONDE - MARCELLO DE ANGELIS, DA TERZA POSIZIONE (CON TANTO DI CONDANNA E GALERA) A DIRETTORE DEL “SECOLO” POST-FINIANO - NIENTE PESCE (DARIA) PER LA MINETTI, L’IGIENISTA DENTALE CARA AL PREMIER CAMBIA AVVOCATO

1. BERLUSCONI, LIBERATO DA FINI, LUI PROTETTO DA GIUDICI
(ANSA) - "No, mi sono sentito sollevato perché avere dentro la nostra formazione delle persone stataliste che si sono appoggiate alla magistratura per avere protezione garantendo che nessuna delle modifiche invise ai magistrati passasse ci aveva legato le mani e ci creava difficoltà. Ora mi sento liberato e so di poter contare su una nuova maggioranza con cui fare le riforme, in primis quella della giustizia". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi nel corso di un'intervista a Gold Tv.

2. FINI, BERLUSCONI OSSESSIONATO, MERITA SOLO COMPASSIONE...
(ANSA) - "Quella di Berlusconi nei miei confronti è ormai un'ossessione che non merita più risposte politiche. Solo compassione". E' quanto afferma in una nota il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, replicando alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio.

3. BERLUSCONI, PENSIAMO A UNA DECINA DI NUOVI SOTTOSEGRETARI...
(Adnkronos) - 'No, non e' finito. Intendiamo aumentare il numero delle componenti della squadra di governo attraverso un disegno di legge' per 'consentire a ministri e sottosegretari di essere sempre presenti' in Aula. 'Pensiamo a una decina di nuovi sottosegretari. In questo modo tanti parlamentari potranno trovare soddisfazione' alle loro legittime aspirazioni. Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.

4. BERLUSCONI, PRESTO DECISIONE SU MINISTRO POLITICHE UE...
(Adnkronos) - Il premier Silvio Berlusconi intende nominare al piu' presto un nuovo ministro delle Politiche comunitarie per riempire il posto lasciato vacante da Andrea Ronchi. Lo ha annunciato lo stesso premier nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il ministri per il Turismo Michela Vittoria Brambilla, rispondendo ad una domanda dei giornalisti.

 

"Sto tenendo i rapporti con l'Europa, sono in contatto con Barroso e collaboro con l'ottimo vicepresidente Antonio Tajani, praticamente tutti i giorni e finora non c'e' stato nessuno scompenso con l'Europa -ha affermato Berlusconi- tuttavia e' un carico di lavoro che non penso di sopportare a lungo e presto anche per questo ruolo sara' presa una decisione. Questo ruolo era stato tenuto aperto perche' c'erano parlamentari che volevano lasciare il gruppo di appartenenza e in politica non si puo' fare gli schizzinosi".

5. BERLUSCONI A CONFINDUSTRIA, NON ASPETTI SOLO CHE FACCIA GOVERNO...
(Adnkronos) - A Confindustria il premier chiede di 'fare qualcosa per noi e non aspettarsi soltanto che sia il governo a fare qualcosa per loro'. Lo afferma il premier, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa che si tiene a palazzo Chigi rispondendo ai giornalisti che gli domandano cosa vorrebbe chiedere agli industriali.

6. TREMONTI, SPIAGGE NON IN VENDITA, DIRITTO SUPERFICIE 90 ANNI...
(Adnkronos) - "Valorizzare il nostro turismo a cominciare dalle coste. Fermo restando il diritto di passaggio sulle spiagge che e' inviolabile tutto cio' che e' terreno su cui insistono gli insediamenti turistici (chioschi, stabilimenti balneari, strutture ricettive) saro' oggetto di diritto di superficie". Lo ha affermato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, illustrando, in conferenza stampa, il decreto legge per lo sviluppo approvato dal Cdm. Ma, ha precisato Tremonti "non c'e' nessuna vendita delle spiagge. La spiaggia rimane pubblica".

 

"Chi vuole - ha detto il ministro - chiedera' il diritto di superficie e durera' novanta anni. Il diritto sara' a pagamento e noi pensiamo che sara' pagato molto bene. Gli imprenditori pero' devono essere in regola con il fisco, con la previdenza e pensiamo che debbano assumere giovani".

7. TREMONTI, IO SOTTOSEGRETARIO PART-TIME DI BRUNETTA E CALDEROLI...
(Adnkronos) - Ai sottosegretari nominati oggi in Consiglio dei ministri 'aggiungo anche quello mio come sottosegretario part-time del ministro Brunetta e di Calderoli'. E' quanto ha affermato in conferenza stampa il ministro dell'Economia Giulio Tremonti lanciando una frecciata ai colleghi a proposito del provvedimento sullo sviluppo appena varato dal Consiglio dei ministri.

'Quanto detto sui risparmi non e' stato cifrato nel decreto effettivamente -ha spiegato Tremonti a proposito delle cifre poco prima mensionate dal ministro Brunetta in materia di semplificazione burocratica- quando ci saranno li vedremo in numeri di economia reale'.

8. BERLUSCONI, NUOVE NOMINE SOTTOSEGRETARI LOGICHE DOPO ADDIO FLI...
(Adnkronos) - 'So che ci saranno tante ironie sulla nomina dei nuovi sottosegretari, ma non mi sembra siano fondate, perche' questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba che si e' formata in sostituzione del Fli che si e' portato al centro e praticamente all'opposizione di questo governo, liberando posti che ci e' parso assolutamente logico assegnare'. Lo dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.

 

Questo, assicura, 'consente al governo di operare in Parlamento con una maggioranza coesa e sicura e che ci permettera' di realizzare quelle riforme' che non sono state possibili a causa dell'opposizione di Gianfranco Fini.

9. BACCINI E GALATI, BERLUSCONI NON HA MANTENUTO IMPEGNI...
(Adnkronos) - 'Prendiamo atto che gli impegni assunti dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sono stati mantenuti". Lo affermano Mario Baccini e Giuseppe Galati, dei Cristiano popolari, in merito alle nuove nomine di governo.

10. PRODI, NON SI PARLA DI LOTTA A EVASIONE FISCALE PER PAURA DI PERDERLE...
(Adnkronos) - "Vista la mia posizione di pensionato posso fare una riflessione politica: non si puo' parlare di tasse o di lotta all'evasione fiscale perche' si perdono le elezioni. Esiste una correlazione tra il discorso sulle imposte e la paura di perdere delle elezioni, si tratta di una sorta di doppia verita' che mette a rischio la democrazia". E' quanto afferma l'ex premier Romano Prodi, intervenuto oggi a Bologna all'incontro dal titolo 'La giusta economia' promosso da Coop Adriatica.

 

Secondo Prodi, "si porta avanti il tema della giustizia economica, ma poi nessuno lo tocca e questo e' un problema non solo italiano, ma bisogna chiedersi fino a che punto la societa'puo' resistere a questa logica" di non equa redistribuzione della ricchezza.

Di fronte a tutto questo serve "il coraggio del riformismo", continua Prodi che ricordando la sua esperienza di Governo osserva "io e Padoa Schioppa abbiamo pagato per questo".

11. PRODI: L'OPPOSIZIONE HA CORAGGIO? NON SONO PSICOLOGO...
(AGI) - "Non sono uno psicologo": ha risposto cosi' Romano Prodi all'economista Piero Ignazi che, al termine di un dibattito a Bologna sulla giusta economia, gli ha chiesto se, a suo parere, l'opposizione abbia coraggio sufficiente.

12. CASINI, PD PRENDA ATTO DI ROTTURA CON IDV E CI FACCIA UNA PROPOSTA...
(Adnkronos) - Il Pd "prenda atto" che l'intesa con l'Idv e' impossibile, Bersani e gli altri dirigenti "formulino una proposta" al Terzo polo, cui rimarrebbe "l'onere della risposta". Pier Ferdinando Casini si rivolge direttamente ai dirigenti democratici. Lo spunto, al leader dell'Udc, lo hanno offerto le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla sinistra e la cultura di governo.

 

"Napolitano ha rivolto un appello a sinistra con considerazioni di grande buon senso -ha spiegato Casini-. Io, quindi, non mi sento destinatario di quelle parole. Ma la sinistra fa finta di non vedere quello che Idv fa in Parlamento. In politica estera c'e' una sintonia con l'Udc e non con l'Idv: devono prenderne atto. Se non vogliono elaborare il lutto prima del 15 maggio devono farlo dopo".

Il leader Udc ha sollecitato il Pd: "E' un problema loro, non possono scaricarlo sulle nostre spalle. La politica ha una logica, prendano atto di quello che c'e': formulino una proposta, a noi l'onere della risposta". Per Casini, una rottura dei rapporti tra Idv e Pd "sarebbe un fatto nuovo nella politica. Ma prima ci deve essere un dibattito interno alla sinistra".

13. PD: BERSANI, CASINI? NESSUNO CI TIRI PER LA GIACCA...
(Adnkronos) - "Oggi vedo che c'e' l'onorevole Casini che si rivolge a noi: lo dico ben chiaro, nessuno ci tiri per la giacca". Pierluigi Bersani ha risposto cosi' al leader dell'Udc che oggi invitava i democratici a scegliere tra una alleanza con Di Pietro e una con il Terzo polo.

14. IL SECOLO: CDA HA DECISO, MARCELLO DE ANGELIS DIRETTORE...
(Adnkronos) - Il Consiglio di amministrazione del 'Secolo d'Italia', a quanto si e' appreso, si e' riunito oggi per procedere alla nomina del direttore de 'Il Secolo d'Italia': si tratta del deputato Pdl Marcello De Angelis.

 

BIOGRAFIA DI DE ANGELIS...
(Fonte Wikipedia) - Il padre era uno scenografo della Rai, il nonno Nazzareno De Angelis. Il fratello Nanni De Angelis era un membro di Terza Posizione morto il 5 ottobre del 1980 nel carcere di Rebibbia. Inizia negli anni del liceo la sua militanza politica. Dopo aver militato nel Fronte della gioventù, esce nello stesso anno in cui vi è entrato (1974). Nel 1977 con il fratello maggiore Nazareno ("Nanni") entra in Lotta Studentesca, dalla cui costola nascerà, nel 1978, Terza Posizione.

Dopo la strage di Bologna del 1980, Terza Posizione è messa al bando, alcuni leader del movimento sono oggetto di mandati di cattura per associazione sovversiva a banda armata e De Angelis, venuto a conoscenza che alcuni suoi amici latitanti a Londra stanno per essere arrestati, parte col treno per avvisarli, ma viene arrestato e per 6 mesi resta nel carcere di massima sicurezza Brixton.

I giudici inglesi negano l'estradizione in Italia e De Angelis, uscito di prigione, inizia a lavorare come grafico. Tuttavia vuole tornare in Italia e decide di costituirsi, viene condannato a 5 anni di reclusione e ne sconta 3. Uscito dal carcere nel 1989, scopre che le canzoni che aveva registrato su una cassetta sono molto ascoltate negli ambienti della destra. Fonda quindi il gruppo musicale 270bis. Il 270 bis è l'articolo del codice penale riguardante associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico.

 

Successivamente De Angelis riprende a fare politica. Dirige con l'ex leader di Prima Linea Maurice Bignami un giornale intitolato La spina nel fianco, che si propone come luogo di superamento degli opposti estremismi. Entra in Alleanza Nazionale sin dalla fondazione e continua a svolgere l'attività di giornalista, illustratore e grafico. Collabora dalla fondazione con L'Italia settimanale diretto da Marcello Veneziani.

Dal 1996 è il direttore del mensile Area.

Nel 2004 viene pubblicato il suo libro "Otto anni in Area di rigore", edito da Minotauro.

15. LA MINETTI DECIDE DI CAMBIARE AVVOCATO...
Dal "Corriere della Sera" - Alla vigilia della richiesta di rinvio a giudizio per il caso Ruby, Nicole Minetti cambia avvocato: Daria Pesce, che sinora aveva difeso la consigliera lombarda pdl nell'inchiesta (in cui è indagata con Lele Mora e Emilio Fede) per la prostituzione di 30 ragazze e anche della minorenne Ruby nella residenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non la assisterà più.

«Per motivi personali preferisco orientarmi su un avvocato di Rimini amico della mia famiglia da tempo» , è la sola motivazione che dà la Minetti, che si è rivolta anche al prof. Piermaria Corso, legale di Silvio Scaglia nel processo Fastweb. Lapidaria Pesce, la quale lascia capire che non è separazione consensuale: «Non ho rinunciato io. Sono stata revocata. Perché? Non lo so, chiedetelo a Nicole. Forse non sono abbastanza brava come avvocato...» aggiunge sarcastica.

 

Possono aver pesato alcune prese di posizione vissute all'esterno come non «in linea» con Berlusconi? «No, per niente. Credo di aver detto cose giuste. Io faccio l'avvocato e difendo il cliente fino alla fine» taglia corto Pesce. Non è un segreto che l'entourage berlusconiano non abbia gradito le sue dichiarazioni a L'infedele quando, escludendo che Minetti potesse essere «condannata per concorso alla prostituzione minorile di Ruby», aveva constatato che sul favoreggiamento della prostituzione di maggiorenni ad Arcore «ci sono indizi che potrebbero non dico farla condannare, ma mandarla a processo» . Appena prima, c'era stata una memoria difensiva in cui Minetti si chiamava fuori dall'arrivo di Ruby ad Arcore.

16. COMMISSIONE CSM ASCOLTERA' PROCURATORE GRASSO SU CIANCIMINO...
(Adnkronos) - La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, incaricata dal Comitato di presidenza lo scorso 28 aprile di compiere le proprie valutazioni sul caso di Massimo Ciancimino, ascoltera' nei prosimi giorni il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso sui contrasti tra le procure di Palermo e Caltanissetta nella vicenda che riguarda la collaborazione con la giustizia del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. L'audizione e' prevista tra circa dieci giorni, probabilmente il 17 maggio.

Il comitato di presidenza del Csm, oltre alla prima commissione, che si occupa di incompatibilita' tra i magistrati, aveva investito del caso anche il procuratore generale della Cassazione, competente per le azioni disciplinari.05-05-2011]

 

 

UN LINGOTTO IN TESTA A OBAMA - IL MESSICO SI DISFA DEL DOLLARO, ORMAI SCIVOLATO A VALORI VICINI AL MINIMO STORICO, PER ABBUFFARSI D’ORO (QUASI 100 TONNELLATE, PER UN VALORE DI 128 MLD $) - LE RISERVE AUREE DELLE BANCHE CENTRALI DI MEZZO MONDO SONO TORNATE DI MODA GRAZIE AI PAESI EMERGENTI (CINA, RUSSIA E INDIA), CONVINTI CHE ABBIA SENSO DARE VIA IL BIGLIETTONE VERDE, PERCHÉ C’È LA POSSIBILITA’ CHE SI DEPREZZI ANCORA…

1- COMPRA L'ORO E METTILO DA PARTE...
Da "Il Sole 24 Ore"

 

Corto dollaro e lungo oro. Il comportamento della banca centrale messicana, che nel primo trimestre di quest'anno ha venduto a piene mani il sempre più bistrattato biglietto verde per comprare quasi 100 tonnellate di lingotti a prezzi da primato, assomiglia a prima vista a quello di un trader dilettante: uno dei tanti investitori fai-da-te, entrati nel gioco del carry trade forse un po' troppo tardi e che ora i maghi della finanza guardano con disprezzo (comprare oro in questo momento «è da sciocchi», ha sentenziato Warren Buffett lo scorso week end nella mitica convention di Omaha).

Il governatore Agustin Carstens non è nuovo ad ardite operazioni sui mercati finanziari: nel 2009, grazie a un fortunato hedging sulla produzione petrolifera nazionale, aveva portato nelle casse dello Stato messicano 5 miliardi di dollari, quasi tutti persi probabilmente con le successive scommesse (per il 2011 ha venduto greggio a 65-70 dollari al barile). Stavolta però la sua mossa non è isolata: quasi tutte le economie emergenti stanno accrescendo le riserve auree. E se l'intenzione - forse non così dissennata - è quella di scaricare un po' di dollari, una banca centrale non ha molte alternative in questo momento se non buttarsi sull'oro.

 2 - IL MESSICO VENDE DOLLARI E COMPRA LINGOTTI D'ORO...
Sissi Bellomo per "Il Sole 24 Ore"

Quasi cento tonnellate di oro nel giro di un paio di mesi. L'acquisto della Banca centrale messicana, emerso dalle statistiche del Fondo monetario internazionale, non è bastato a frenare la correzione del lingotto, che ieri - trainato dal crollo dell'argento, in ribasso di quasi il 20% in tre sedute - è arretrato fino a circa 1.510 dollari l'oncia.

La notizia tuttavia è stata accolta dagli analisti come una delle manifestazioni più evidenti di una rivoluzione che sta attraversando il mercato dell'oro, oltre che come un ulteriore, significativo segnale di sfiducia nei confronti del biglietto verde, ormai scivolato a valori vicini al minimo storico (la discesa è proseguita anche ieri, in risposta a dati economici deludenti dagli Stati Uniti, tra cui in particolare il forte calo registrato in aprile dall'indice Ism dei servizi e dagli ordinativi, finiti ai minimi da dicembre 2009).

Dopo due decenni di prevalenti vendite, le riserve auree delle banche centrali sono tornate l'anno scorso per la prima volta a crescere, grazie agli acquisti di molti Paesi emergenti, tra cui Cina, Russia e India. Il Messico si sta tuttavia muovendo in modo particolarmente aggressivo: alla fine di gennaio le sue riserve in oro ammontavano ad appena 220mila once, due mesi dopo erano salite a 3,2 milioni di once (ossia 100,15 tonnellate), una quantità pari a circa il 3,5% della produzione mineraria mondiale e che ai corsi attuali vale circa 4 miliardi di dollari.

 

Le riserve messicane hanno raggiunto in aprile il record storico di 128 miliardi di dollari, dunque l'oro rappresenta ancora una frazione marginale rispetto al totale: poco più del 3%, contro il 70% nel caso degli Usa, al primo posto nella classifica mondiale. Il fatto che gli acquisti siano avvenuti in un periodo in cui le quotazioni dell'oro già inanellavano un record dietro l'altro è tuttavia significativo degli umori che attraversano il mercato. «Probabilmente - ipotizza Sergio Martin, capo economista di Hsbc in Messico - pensano che abbia senso uscire dal dollaro, perché sono convinti che questo si deprezzerà ancora». Una sfiducia che pesa come un macigno, considerati i forti legami economici e commerciali con i vicini Stati Uniti.

Il governatore messicano Agustin Cardens è stato protagonista in passato di ardite speculazioni finanziarie: nel 2009, grazie a un fortunato hedging sulla produzione petrolifera nazionale, aveva portato nelle casse dello Stato 5 miliardi di dollari, quasi tutti persi probabilmente con le successive scommesse (per il 2011 il Messico ha venduto in anticipo una parte del suo greggio, bloccandone il prezzo a 65-70 dollari al barile, quando oggi ne vale oltre 100).

Stavolta, tuttavia, le sue mosse non brillano per originalità. Le statistiche diffuse ieri dall'Fmi mostrano che nel primo trimestre hanno comprato oro anche Russia e Thailandia. Mosca ha aggiunto 18,8 tonnellate alle sue riserve portandole a 811,1, mentre Bangkok le ha accresciute di 9,3 tonnellate a 108,9.05-05-2011]

 

DIGITALE PEDESTRE - COME FINIRÀ LA PROSSIMA GARA PER L’ASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE TELEVISIVE? TOM MOCKRIDGE (SKY ITALIA) FIUTA ARIA DI PACCOTTO E TEME CHE L’ASSEGNAZIONE PROVVISORIA (GIA’ SCADUTA) DI FREQUENZE A MEDIASET POSSA TRUCCARE LA PARTITA - NELL’AGOSTO 2010 IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO AD INTERIM, TALE BERLUSCONI, AUTORIZZÒ MEDIASET A UTILIZZARE IL CANALE 58 UHF (UNO DEI 6 DA ASSEGNARE) PER SPERIMENTARE TECNOLOGIE AVANZATE - MA IL BISCIONE LO UTILIZZA PER LA SUA OFFERTA COMMERCIALE…

Marco Mele per "Il Sole 24 Ore"

 

L'assegnazione provvisoria di frequenze televisive a Mediaset può distorcere l'esito della prossima gara per l'assegnazione delle frequenze televisive. Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia, in una lettera al ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, chiede un intervento immediato rispetto a quella che Sky giudica come un'alterazione delle regole del gioco.

Nell'estate dello scorso anno il ministero dello Sviluppo economico autorizzò Mediaset a utilizzare, nelle aree digitali (l'intero Nord Italia, Lazio, Campania e Sardegna), il canale 58 della banda di frequenze Uhf per sperimentare tecnologie avanzate. È una delle sei frequenze che saranno assegnate - senza oneri finanziari, al contrario di quelle messe all'asta tra le compagnie telefoniche - ad altrettanti operatori televisivi (una delle sei per la tv mobile o quella nel nuovo standard Dvb-T2). La bozza del bando è stata inviata a Bruxelles dal ministero per un parere (vincolante, secondo alcuni operatori).

 

Mockridge sottolinea, nella lettera a Romani, come Mediaset utilizzi le frequenze ricevute per canali che fanno parte della sua offerta commerciale (le versioni +1 dei suoi canali storici e due versioni HD per Canale 5 e Italia 1) e non per sperimentare nuove tecnologie. Così, secondo Sky, si finisce per alterare le dinamiche del mercato televisivo. In più, oltre a dare un vantaggio competitivo a Mediaset, aumentandone la capacità trasmissiva e gli ascolti dell'offerta digitale, sarebbe violata la normativa vigente.

Le autorizzazioni per la sperimentazione dovrebbero durare sei mesi: in questo caso sono già trascorsi. Non basta: secondo il Regolamento dell'Agcom, già impugnato da Sky davanti al Tar Lazio - senza richiesta di sospensiva per non bloccare la gara - e la bozza del bando di gara, l'esperienza nel digitale terrestre rappresenterà un punto a favore quando la commissione aggiudicatrice (che sarà nominata da Romani) dovrà dare i punteggi tra i candidati all'assegnazione.

 

La progettazione del piano di rete, ad esempio, sarà uno degli elementi qualificanti: avere un'ulteriore frequenza darà un vantaggio anche in questa direzione. Secondo Sky, legittimata dal Consiglio di Stato a partecipare alla gara, dopo il via libera di Bruxelles, la "sperimentazione" del canale 58 da parte di Mediaset pregiudica gli stessi equilibri di mercato.

Intanto ieri NewsCorp ha reso noti i risultati del primo trimestre 2011, con l'utile operativo che in Italia è sceso a 17 milioni di dollari dai 35 milioni dello stesso periodo del 2010. Sempre durante il trimestre i nuovi sottoscrittori italiani sono stati 45mila, portando così il totale degli abbonati a 4,92 milioni, il miglior risultato di sempre.05-05-2011]

 

 

BANKITALIA PADRONA! - IL DECRETO SVILUPPO CARICA A PALLETTONI I POTERI DI CONTROLLO DI PALAZZO KOCH - FINALMENTE UN TETTO AGLI STIPENDI E AI BONUS DEI BANCHIERI, SE GLI ISTITUTI PER CUI LAVORANO OTTENGONO SOLDI DALLO STATO - MA NEL DECRETO C’È UNA DISPOSIZIONE BOMBA DI CUI NESSUNO PARLA (SARÀ STATA CASSATA?): IL POTERE DI “REMOVAL”, OVVERO CACCIARE I MANAGER QUANDO QUESTI NON SONO PIÙ RITENUTI ADEGUATI - BANKITALIA POTRà LIMITARE SERVIZI, ATTIVITÀ, OPERAZIONI, VIETARE IL PAGAMENTO DEGLI INTERESSI E DEI DIVIDENDI…

R. Boc. per "Il Sole 24 Ore"

 

Tetto ai bonus dei banchieri e rafforzamento dei poteri regolamentari di Banca d'Italia per garantire il rispetto delle regole sulle retribuzioni; facoltà per Via Nazionale di stabilire limiti complessivi al compenso dei manager bancari se le loro aziende beneficiano di forme eccezionali di sostegno pubblico; ipotesi di attribuzione alla banca centrale del potere di removal, ovvero della potestà di rimuovere i manager delle aziende di credito quando si verifichino situazioni per le quali essi non siano più ritenuti adeguati al loro ruolo.

Si tratta di tre disposizioni che potrebbero essere approvate stamane nell'ambito del decreto sviluppo che sarà al centro della riunione del Consiglio dei ministri. Se in extremis la norma dovesse saltare, il governo la ripresenterà comunque sotto forma di successivi emendamenti al provvedimento. D'altra parte - come ha spiegato ieri il ministro Giulio Tremonti - «si tratta di dare attuazione alla direttiva europea» che va sotto il nome di CRD3 (Capital requirement directive) «sulla quale l'Italia è in ritardo».

La direttiva europea CRD3 (Capital requirement directive) sui sistemi di retribuzione dei manager bancari, infatti, già stabiliva il potenziamento dell'enforcement per i nuovi principi che fissano limiti ai bonus dei banchieri, discussi e approvati in Europa all'indomani della crisi finanziaria internazionale.

 

E Via Nazionale, proprio sulla scorta di quella direttiva, ha già emanato alla fine dello scorso anno le disposizioni di vigilanza di sua competenza. Mancava tuttavia la cornice legislativa italiana che modificasse tanto il Testo unico bancario quanto il Testo unico della finanza, per dar vigore di legge alle nuove regole nei confronti dell'intera industria finanziaria e delle imprese di investimento.

Nella bozza di provvedimento che potrebbe essere approvata già oggi i poteri regolamentari di Bankitalia in materia di retribuzioni dei manager e di corporate governance vengono rafforzati: la Banca centrale può fissare un tetto ai bonus dei banchieri quando «sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale» dell'azienda di credito o del gruppo.

La Banca d'Italia, vi si legge inoltre «può fissare limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nei soggetti abilitati, quando sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale».

 

Non basta: «per le banche che beneficiano di eccezionali interventi di sostegno pubblico la Banca d'Italia può fissare limiti alla retribuzione complessiva degli esponenti aziendali». Anche in questo caso si tratta di riconoscere, sulla scorta di quanto già ratificato dal dibattito internazionale, che se dovesse accadere anche da noi quanto accaduto in altri stati (forti iniezioni di fondi pubblici per evitare crisi) si fissa un tetto allo stipendio complessivo dei manager.

 

La stessa bozza stabilisce anche che Bankitalia «può adottare provvedimenti restrittivi o limitativi concernenti i servizi, le attività, le operazioni e la struttura territoriale; vietare la distribuzione di utili o di altri elementi del patrimonio, con riferimento a strumenti finanziari computabili nel patrimonio ai fini di vigilanza e vietare il pagamento di interessi».

Ma ieri sera era al vaglio del governo anche un'altra ipotesi normativa che potrebbe essere presentata sotto forma di emendamento successivo al decreto: quella di attribuire alla Vigilanza il potere di rimuovere i banchieri in presenza di situazioni gestionali per le quali non siano più ritenuti adatti al loro ruolo. È una ipotesi ancora al vaglio.05-05-2011]

 

 

MORO PER SEMPRE - GOTOR PUBBLICA L’EDIZIONE CRITICA DEL MEMORIALE DI MORO, E RIESPLODONO LE MILLE DOMANDE SUI MISTERI E I MORTI (DAL MASSONE PECORELLI AL PIDUISTA GENERALE DALLA CHIESA) CHE AVVOLGONO QUELLO CHE, LIBRO DOPO LIBRO, SI CONFIGURA SEMPRE PIù UN "DELITTO DI STATO" - URGE INTERVENTO DI BERNABEI: "LE LETTERE NON SONO SCRITTE DA MORO. IL SUO BARBARO OMICIDIO TRA LE MURA DI PALAZZO CAETANI" - "L’ESPRESSO" SCIALOJA CONTRO "LA REPUBBLICA": "MAI STATO AMBIGUO NELLA CRONACA SULLE BR"...

1- IL MEMORIALE DI MORO: DI VERITÀ SI MUORE. CON LE MANIPOLAZIONI, GLI OCCULTAMENTI E I RICATTI SI SOPRAVVIVE E SI PUÒ PROSPERARE
Benedetta Tobagi per "la Repubblica"

 

Nella "prigione del popolo", Aldo Moro fu interrogato dalle Brigate Rosse che volevano estorcergli i segreti di trent´anni di potere democristiano. In piena guerra fredda, nella palude della corruzione diffusa che sarebbe esplosa con Tangentopoli, il terrore di ciò che Moro avrebbe potuto dire fece tremare il governo e allertò i servizi segreti di 16 paesi: il lato più destabilizzante del sequestro Moro risiedette proprio in questo risvolto spionistico-informativo. I terroristi non pubblicarono mai gli interrogatori, adducendo motivazioni contraddittorie e insoddisfacenti; gli originali sono spariti.

 

Di quella "verità rivoluzionaria" possediamo solo qualche centinaio di fogli: il cosiddetto "memoriale", in parte rielaborazione degli interrogatori, in parte memoria difensiva e testamento spirituale denso di durissimi giudizi politici. I Carabinieri lo ritrovarono nel covo milanese di via Montenevoso con tempi e modi rocamboleschi: un primo mazzo di dattiloscritti anonimi nell´ottobre ´78 (un formato "neutro" che consentì al governo di pubblicarli negando che fossero parola di Moro); una versione più ampia nel ´90, caduto il Muro, esploso lo scandalo Gladio (cui lo statista alludeva), con fotocopie dei manoscritti autografi di Moro che ne attestano l´autenticità.

 

Stava dietro un tramezzo di cartongesso che alimentò infinite dietrologie su chi e perché l´avesse nascosto. Nel Memoriale della Repubblica (Einaudi, pagg. 624, euro 25) lo storico Miguel Gotor affronta con successo una sfida ambiziosa: a partire dall´analisi microstorica dell´odissea di queste carte, vagliando una mole immensa di documenti, testimonianze e atti processuali, ci racconta l´Italia degli anni Settanta e l´anatomia nascosta del potere italiano, un mosaico di spinte eterogenee e contraddittorie nel quadro di pesanti vincoli internazionali.

 

Allergico alla retorica dei misteri, Gotor completa lo studio analitico del caso Moro inaugurato con l´edizione commentata delle Lettere dalla prigionia, portando elementi nuovi in un quadro di più ampio respiro. Intrecciando tenui ma incontestabili tracce documentali, con uso rigoroso del paradigma indiziario, deduce l´esistenza di un´operazione "Montenevoso-bis", mai verbalizzata. Dietro l´occultamento delle fotocopie autografe, l´ombra della cordata di Carabinieri infiltrata dalla P2 e un doppio terminale di riferimento, Andreotti sul piano istituzionale, Gelli su quello informale.

Le operazioni di disinformazione a mezzo stampa che, attraverso la figura ambigua dell´ex Carabiniere Demetrio Perrelli, hanno voluto addossare al defunto Dalla Chiesa l´occultamento dei manoscritti, sono occasione per un´analisi delle tecniche manipolatore della P2. Le fughe di notizie e la gestione mediatica dei contenuti del memoriale dal ´78 in poi sono geroglifici attraverso cui indagare l´abbraccio soffocante tra stampa e potere; si ricostruisce il ruolo ambiguo svolto dal giornalista Mario Scialoja (ex giornalista dell'Espresso, oogi collabora al sito del settimanale trattando di vela, NDR), che aveva accesso a informazioni di prima mano dal partito armato.

 

Il proliferare di versioni contraddittorie, fittizie ma verosimili, attorno a operazioni delicate come la scoperta e le perquisizioni di via Montenevoso, consente allo storico di sollevare il velo su alcune tecniche spregiudicate utilizzate dall´antiterrorismo in Italia.

Contro la retorica che li ha ridotti a monumenti, le figure di Dalla Chiesa e di Moro giganteggiano, umane e chiaroscurali: emblemi dei dilemmi tragici e dei compromessi necessariamente posti dall´esercizio del potere, che in loro non fu mai disgiunto da una visione alta - della politica, dello Stato, dell´Arma. Sono sconfitti, scavalcati da due lati: dalla spregiudicatezza andreottiana, l´uso strumentale del potere che mira innanzitutto alla propria conservazione, e dalle spinte antipolitiche con pretese di purezza: virus trionfanti nel corpo del potere italiano.

Con la libertà di giudizio di chi negli anni Settanta è nato, Gotor dedica pagine taglienti al cinismo e alle reticenze di quanti si mossero nella vasta area di contiguità con il terrorismo, che lambiva salotti, giornali, università. Dentro le Br, l´intelligenza del filologo Fenzi e del criminologo Senzani si profila nella gestione oculata di passaggi cruciali del sequestro: con forte afflato civile, lo storico non limita le responsabilità al cerchio delle risultanze processuali.

 

Non solo Gladio: Gotor ripercorre il memoriale sopravvissuto, di cui leggiamo ampi stralci, argomenta perché certi passaggi fossero "pericolosi" prima del ´90 e ci resistuisce lo sguardo di Moro sull´Italia del suo tempo (è in preparazione un´edizione completa e annotata di tutti gli scritti della prigionia). Setacciando testimonianze dei "lettori precoci" del memoriale, morti ammazzati come Pecorelli o sopravviventi come gli ex brigatisti, desume l´esistenza di un "ur-memoriale", un testo originario più ampio e ipotizza alcuni dei temi censurati: il golpe Borghese, la fuga del nazista Kappler, il cosiddetto "lodo Moro" che regolava i conflitti tra palestinesi e israeliani in Italia.

 

Il crudo ammonimento evangelico agli ipocriti posto in esergo addita un percorso di lettura nella meditazione sul rapporto tra verità e potere. Il controllo dell´informazione resta il più formidabile ed elusivo strumento di dominio: una partita feroce giocata tra propaganda e segreto, utilizzando sofisticate mescolanze di vero, falso e verosimile.

Di verità si muore, come Pecorelli e Dalla Chiesa. Grazie al combinato di manipolazione, occultamento e mercati ricattatori si può sopravvivere, vivere, financo prosperare, provano le diverse ma convergenti strategie di Brigate Rosse, Andreotti, Gelli. Il ragionare metodico dello storico che riconosce la realtà brutale della politica senza cedere al cinismo, chino a ricomporre i frammenti per sottrarre il potere urticante della verità alla fisiologica usura del tempo, è un vaccino - non solo un´autopsia - al corpo infetto del potere. Raccoglie la sfida di cui Moro prigioniero aggrappato alla propria scrittura fu l´incarnazione più tragica: l´intelligenza degli avvenimenti resta, ancora, "punto irriducibile di contestazione e di alternativa".

2- "L'ESPRESSO" SCIALOJA CONTRO "REPUBBLICA": "MAI STATO AMBIGUO NELLA CRONACA SULLE BR "
Lettera di Mario Scialoja a "la Repubblica"

 

Leggo nell'articolo di Benedetta Tobagi su libro di Miguel Gotor Il memoriale della Repubblica che l'autore «ricostruisce il ruolo ambiguo del giornalista Mario Scialoja che aveva accesso a informazioni di prima mano dal partito armato».
Ho scorso il libro e constatato che l'autore, bontà sua, mi cita in ben 44 pagine. Non capisco quale ambiguità possa venir attribuita a un cronista che ha sempre pubblicato sull' Espresso tutte le notizie di cui veniva in possesso.

Cosa mai messa in discussione. Quanto ai miei «sin troppo informati articoli», come li definisce Gotor, ribadisco quanto ho sempre detto ai magistrati che mi hanno sentito nel corso degli anni e in Commissione Stragi: nessuna informazione mi è venuta attraverso un contatto diretto con l'area Br. Bensì tramite persone (Piperno, Scalzone ...) che potevano ricevere notizie dall'interno del gruppo armato. Sarebbe lunghissimo controbattere a tutte le ipotesi e connessioni fantasiose avanzate dall'autore.

 

Solo un esempio. Gotor, parlando dell'incontro a Roma nel luglio '78 tra Piperno e Moretti «avvenuto in una casa alto borghese situata nei dintorni di piazza Cavour», osserva una «curiosa coincidenza topografica». Sostiene che io nel '78 abitavo dalle parti di piazza Cavour e che quindi la casa della «clamorosa riunione» potesse essere proprio la mia. Il che spiegherebbe, secondo lui, il mio essere tanto informato, ecc. Purtroppo, nel '78 (e fino al 1980) abitavo a via San Valentino 18. Tutt'altra zona di Roma.

3- LE DUE BOMBE DI ETTORE BERNABEI: "LE LETTERE DALLA PRIGIONIA NON SONO SCRITTE DA MORO. IO CREDO AI SOLERTI 007 CHE HANNO UBICATO IL SUO BARBARO OMICIDIO TRA LE MURA DI PALAZZO CAETANI"
Dall'intervista di Malcom Pagani a Ettore Bernabei per "l'Espresso"
......
La dietrologia comunque non le dispiace.
"Spesso converge con la verità. Pensi al povero Aldo Moro. ".

 

Lei Moro lo conosceva bene.
"Benissimo. Lui e la sua calligrafia. Le lettere dalla prigionia, ad esempio, non sono scritte dalla sua mano. Se si vuole intuire qualcosa della recente parabola italiana, bisogna partire dal sogno energetico di Enrico Mattei".

Perché proprio Mattei?
"Il suo progetto, l'autosufficienza a basso costo per l'Italia, irritò le grandi potenze. Disturbavamo. Da allora, il progetto di destabilizzazione del Paese non conobbe soste. Lo sapevano in Vaticano e ne tenevano conto in Piazza del Gesù".

Tra il tramonto dei Sessanta e i Settanta l'Italia fu scossa da tragedie. Anni di caos.
"Stragi, bombe, terrorismo. I brigatisti rossi erano omuncoli di rara modestia. Mai avrebbero potuto sostenere lo sforzo economico e ideologico della loro mattanza".

 

Quindi?
"Erano eterodiretti. Qualcuno ha calcolato che l'operazione costò in termini economici tra covi, armi e coperture, più della guerra del Vietnam".

Se le dico lobby cosa le viene in mente?
"Il clan dei sardi è stato, in Italia, l'unico vero gruppo di potere degli ultimi 50 anni. Politica, massoneria, matrimoni in chiesa, parentele, trasversalità. Berlinguer, Siglienti, Segni, Cossiga. Ricorda le picconate?".

 

Certo.
"Chi le scriveva per lui, sapeva quali messaggi trasmettere. Tra le righe, si sostenevano cose enormi, ma non c'era un solo passaggio che lo avrebbe potuto trascinare all'impeachment. Il Cossiga scosso dal caso Moro e messo a terra dalla vicenda Donat Cattin-Prima Linea, seppe poi adeguatamente risorgere".

Divenne presidente della Repubblica.
"All'unanimità. Dovrebbe far riflettere".05-05-2011]

 

 

L’EUROPA CHIUDE IN CALO, GIÙ ANCHE WALL ST (E GM) SUI DATI DELL’OCCUPAZIONE USA - TANZI CHIEDE I DOMICILIARI - ELEPHANT SCARONI - QUOTARE FERRAGAMO - IL CNT LIBICO RASSICURA L’ITALIA: RESTERÀ LA NOSTRA PRIMA PARTNER - IL PREZZO È GIUSTO PER L’OPA DI GLENCORE - NEL CANTIERE CITYLIFE, ESCE FONSAI ENTRANO ALLIANZ E GENERALI…

1. BORSA: LE BANCHE MANDANO IN ROSSO I LISTINI, MILANO -0,8%...
Radiocor - Seduta negativa per le Borse europee con il settore bancario appiedato dai conti trimestrali di Lloyds (-7,7%) e SocGen (-5%). A Milano l'Ftse Mib ha perso lo 0,8% e l'All Share lo 0,77% con Intesa Sanpaolo a -1,7% e Unicredit a -1,8%. Mediaset (-2,3%) e' depressa dalla trimestrale della controllata Telecinco, Pirelli (+1,5%) sale ancora dopo i conti.

 

2. NY CALA CON DISOCCUPAZIONE, GIU' GM...
(ANSA) - Le richieste di sussidi alla disoccupazione salgono ai massimi degli ultimi otto mesi e Wall Street cala. Il Dow Jones perde ora lo 0,79% a 12.623,64 punti. Il Nasdaq cede lo 0,15% a 2.823,80 punti. Lo S&P 500 arretra dello 0,64% a 1.338,68 punti. Le richieste di sussidi alla disoccupazione sono salite di 43.000 unità e quota 474.000 unità. I dati ufficiali sull'occupazione saranno diffusi domani con gli analisti che prevedono che il tasso di disoccupazione si attesterà all'8,8% con la creazione di 185.000 posti di lavoro. Fra i singoli titoli General Motors perde il 3,5% dopo la trimestrale. Cisco sale dello 0,7%.

3. PARMALAT, DIFESA TANZI PRESENTERÀ ISTANZA DOMICILIARI A REGGIO EMILIA...
(LaPresse) - Sarà il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Emilia a valutare l'istanza di concessione di arresti domiciliari che domani mattina i difensori di Calisto Tanzi presenteranno per il loro assistito. Lo ha spiegato Fabio Belloni, uno dei difensori dell'imprenditore 72enne. Le motivazioni alla base dell'istanza, spiega il legale, sono in linea principale l'età dell'imputato, oramai ultrasettantenne, e da motivi di salute. Ai giudici, infatti, i legali consegneranno anche il referto medico stilato ieri subito dopo l'annuncio della sentenza di condanna emessa dalla Cassazione.

4. ENI: SCARONI, BEN CONTENTI DI TENERCI QUOTA IN ELEPHANT...
Radiocor - 'Saremo ben contenti di tenerci la quota in Elephant'. Lo ha annunciato l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, in assemblea. L'accordo con G azprom per cedere al gruppo russo meta' della quota detenuta da Eni nel giacimento libico (33%) era stato sospeso per la crisi in Libia.

 

5. ENI: SCARONI, LIBIA NON AVRA' IMPATTO SUL DIVIDENDO 2011...
Radiocor - 'La Libia non avra' impatto sul dividendo 2011'. Lo ha dichiarato l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, in assemblea. Sul dividendo, Scaroni ha spiegato che la societa' non ha una politica di dividendi ma punta a 'mantenere stabile il dividendo a parita' di scenario'.

6. LIBIA, JABRIL: ITALIA RESTERÀ NOSTRO PRIMO PARTNER COMMERCIALE...
(LaPresse) - "L'Italia è il nostro primo partner commerciale e lo rimarrà in futuro". Così il leader del Consiglio nazionale di transizione libico, Mahmud Jabril, durante una conferenza stampa presso la sede della stampa estera. "Le nostre relazioni - ha aggiunto - saranno ancora più forti". Jabril ha aggiunto che la Libia "onorerà" il trattato di amicizia con l'Italia, attualmente sospeso.

7. FERRAGAMO POTREBBE QUOTARE IL 25% E ARRIVARE IN BORSA A FINE GIUGNO...
(Adnkronos) - La maison Salvatore Ferragamo potrebbe quotare fino al 25% dell'azienda come parte del suo piano per approdare a Piazza Affari entro la fine del mese di giugno secondo il Wall Street Journal. Una fonte del quotidiano finanziario, infatti, spiega che "la famiglia Ferragamo punta a vendere una piccola partecipazione nella compagnia per mantenere il controllo". Gli analisti londinesi, evidenzia il Wsj, credono che Ferragamo potrebbe avere un valore di Borsa di 1,6 miliardi di euro, quotando il 25% a circa 400 milioni di euro.

L'azienda di moda di Firenze ha presentato i documenti per l'ammissione alla quotazione a meta' aprile e vorrebbe iniziare gli incontri con gli investitori per la sua offerta pubblica iniziale da meta' giugno, dopo Pitti Uomo.

8. EON: ASSEMBLEA INIZIA TRA FORTI PROTESTE ANTI-NUCLEARE...
(Adnkronos/Dpa) - Il piu' grande gruppo energetico tedesco Eon, oggi ha iniziato la sua assemblea annuale ad Essen nel bel mezzo di forti proteste da parte di attivisti anti-nucleare. I contestatori si sono riuniti davanti alla sede della societa' per chiedere il suo presidente, Johannes Teyssen, l'abbandono del nucleare ed iniziare ad investire seriamente nelle energie rinnovabili. Grida e fischi hanno accolto l'arrivo degli azionisti del gruppo. Dal disastro nucleare in Giappone, in Germania, un paese con profonde radici ambientaliste, le proteste contro l'energia nucleare si ripetono quasi quotidianamente. Alla fine di aprile un gruppo di attivisti antinuclearisti aveva seriamente ostacolato l'assemblea generale degli azionisti del gruppo energetico tedesco RWE.

 

9. OK, IL PREZZO È GIUSTO PER L'OPA DI GLENCORE...
Christopher Hughes per "La Stampa" - Glencore sta ottenendo in termini reali più o meno quello che vale. La prossima offerta pubblica iniziale a Londra e a Hong Kong dell'operatore in materie prime è la nuova emissione di gran lunga più attesa da anni. Ma ha resistito alla tentazione di esagerare. L'intervallo di prezzo per l'accordo, che valuta i mezzi propri della società 47-58 miliardi di dollari prima dei 7,9 miliardi di nuovi capitali, sembra sufficientemente ragionevole e certamente nella parte più bassa della forchetta.

Un'adeguata valutazione per questa attività insolita sarà possibile soltanto dopo un'accurata analisi del prospetto di oltre 1000 pagine che sarà pubblicato a breve. Glencore è in parte una società mineraria con partecipazioni di controllo in alcuni asset di elevata qualità; in parte un fondo comune d'investimento con partecipazioni di minoranza in asset quotati e non; e in parte un operatore in materie prime. Ognuno di questi tre rami merita differenti metodologie di valutazione ma un'analisi approssimativa rivela che l'intervallo di prezzo è corretto.

Nella parte inferiore, Glencore ha un valore d'avviamento implicito di 61,8 miliardi di dollari. Ciò equivarrebbe a un multiplo di otto volte l'Ebitda record di 7,7 miliardi di dollari che Glencore ha realizzato nel 2007 - una performance che sarà forse facilmente ripetuta nel 2011, visti i risultati del quarto trimestre dell'anno scorso. A causa dell'eccezionale attività di trading, Glencore merita, diciamo, un premio del 20 percento rispetto ai veri e propri gruppi del settore minerario. Le azioni di Xstrata e Bhp Billiton sono scambiate a livelli che implicano multipli forward Ev/Ebitda rispettivamente di 5,5 e di 7 soltanto. Fin qui, tutto bene.

 

Ma al livello massimo della forchetta, la valutazione è un po' esagerata. Per giustificarla, Glencore dovrebbe portare la sua performance finanziaria a un altro livello. Alcuni analisti ritengono che lo farà, prevedendo per quest'anno un Ebitda di 11 miliardi di dollari. Gli investitori sono d'accordo, dato che si sono impegnati ad acquistare 3,1 miliardi dollari di azioni al prezzo massimo.

10. LUFTHANSA: SUBISCE PESANTI PERDITE NEL PRIMO TRIMESTRE...
(Adnkronos/Dpa) - La prima compagnia aerea tedesca Lufthansa, ha chiuso il primo trimestre in rosso, a causa della cattiva condotta della propria attivita', prezzi elevati del carburante e delle crisi che colpiscono l'Africa e il Medio Oriente.Inoltre la compagnia avrebbe risentito in maniera significativa il peso della tassa sui biglietti imposta in Germania. Nel primo trimestre, l'anno piu' difficile per le compagnie aeree, Lufthansa ha registrato una perdita operativa di 227 milioni di euro, meno comunque di quanto stimato dagli analisti.

Al contrario, la filiale merci, Lufthansa Cargo, ha chiuso il miglior primo trimestre della sua storia con un utile operativo di 64 milioni di euro, 84 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. I ricavi del Gruppo Lufthansa, che comprende Germanwings con i marchi, Swiss, Austrian Airlines e British Midland, sono stati pari a 6.400 milioni di euro, 600 milioni in piu' rispetto all'anno scorso.

11. D'AMICO: TRIMESTRALE, PERDITE SALGONO A 4,7 MLN DOLLARI...
(Adnkronos) - D'Amico International Shipping chiude il primo trimestre del 2011 con perdite nette di 4,7 mln di dollari, contro i -3,4 mln del primo trimestre 2010. Flettono i ricavi (47,8 mln di dollari da 51,1 mln) e il margine operativo lordo (a 5,58 mln da 7,1 mln). Il risultato operativo e' negativo per 3 mln, da -835mila. Piu' che raddoppiati gli investimenti lordi, a 16,5 mln di dollari.

12. CITYLIFE: PRONTA USCITA FONSAI, ALLIANZ CON GENERALI NEL RIASSETTO...
Radiocor - Il maxi cantiere di Citylife, che sorge sull'ex Fiera di Milano, si appresta una svolta finanziaria e industriale. La quota di Ligresti (27,2%), secondo quanto risulta a Radiocor, non sara' acquistata soltanto da Generali, ma anche - seppur in misura decisamente inferiore - da Allianz: a valle del riassetto, il Leone passera' dal 41% al 67% e la compagnia tedesca dal 32% al 33%.

 

Nelle scorse settimane, FonSai ha comunicato ai soci l'esercizio della put e, secondo indiscrezioni, e' stato affidato a Banca Leonardo il ruolo di 'arbitro' per la determinazione del prezzo, che sara' il valore piu' alto tra il Net asset value (al momento della cessione) e l'equity del progetto (maggiorata di interessi). Nel frattempo, l'assemblea di Citylife ha approvato il bilancio 2010, che vede perdite 18,4 milioni. Negli ultimi tre anni, il rosso complessivo si attesta a 41 milioni, anche se il piano finanziario dei costruttori prevede che i margini di profitto sulle vendite compensino i costi in un a fase piu' avanzata del progetto.

13. MERCEDES-BENZ: SCHOT LASCIA, IN ITALIA EPPLE NUOVO PRESIDENTE E CEO...
(Adnkronos) - Cambiamento al vertice di Mercedes-Benz Italia: infatti dal prossimo primo giugno Bram Schot lascia la posizione di Presidente e Ceo, dopo 24 anni nel gruppo. Al suo posto e' stato nominato Alwin Epple, 48 anni, dal 2003 membro del Board di Daimler Financial Services e Responsabile dell'area europea. Sales and Marketing fanno parte della sua responsabilita' in Daimler Financial Services e, come Presidente del Consiglio di Amministrazione di Mercedes-Benz Financial Services Italia, Alwin Epple - sottolinea una nota della casa automobilistica - vanta gia' un'approfondita conoscenza del mercato italiano.

14. UBI: GOLDMAN, NOMURA E DB IN CORSA PER 850 MLN DI MUTUI NPL...
Radiocor - Tornano le operazioni sui mutui non performing che negli ultimi anni, complice la crisi dell'immobiliare, si erano ridotte al lumicino. Ubi Banca, secondo quanto risulta a Radiocor, ha avviato la procedura per vendere un portafoglio di mutui in sofferenza, in gran parte residenziali. Si tratta di un blocco eterogeneo dove sono presenti molti prestiti che non sono stati rimborsati. Dall'operazione l'istituto punterebbe a ottenere circa il 60% del nominale per una cifra attorno ai 500 milioni di euro. Proprio il prezzo, pero', e' una delle grandi incognite sull'operazione.

 

Per il momento hanno manifestato interesse Goldman Sachs, Nomura e Deutsche Bank. La due diligence del portafoglio si e' chiusa nei giorni scorsi e Ubi potrebbe chiudere l'operazione gia' entro luglio, anche se non e' escluso un rinvio a dopo l'estate. Ubi e' stata fra i primi ad avviare una procedura per la cessione di portafogli di mutui non performing e per questo il settore guarda con interesse a come si evolvera' la gara. Da un lato, infatti, la crisi economica ha fatto aumentare il numero di mutui che vanno in sofferenza (anche per cifre medio-basse di 150-250mila euro), dall 'altra le banche, alle prese con Basilea III, sanno che non potranno tenere per sempre questi crediti in bilancio a valore di libro.

15. ZEGNA: UTILE A LIVELLI PRE CRISI A 60 MLN EURO, +21% GIRO AFFARI...
(Adnkronos) - Torna ai livelli pre crisi l'utile del Gruppo Ermenegildo Zegna, il cui cda ha approvato il bilancio consolidato 2010, che da' conto di un fatturato di 963 milioni di euro (+21% a cambi correnti) e un Ebitda pari a 140 milioni (14,6% del fatturato contro il 10,7% del 2009). Rispetto al 2008, la posizione finanziaria netta (180 milioni di euro) risulta quadruplicata, il fatturato e' cresciuto di quasi 100 milioni di euro.

La quota export del fatturato e' risultata superiore al 90%, suddivisa tra Europa, America e l'Asia, che vi concorre per il 46%. Cina, Hong Kong, Russia, Brasile, India, assieme ad alcuni altri Paesi emergenti, inoltre, pesano per il 40% sull'intero fatturano del Gruppo.

 

16. BARILLA: ARCHIVIA 2010 CON UTILE DI 27 MLN DI EURO - FATTURATO IN CALO A 4.029 MLN...
(Adnkronos) - Utile netto consolidato di 27 milioni di euro per Barilla che torna cosi' all'utile dopo la perdita di 101 milioni registrata nel 2009. Un risultato che risente, sottolina in una nota il gruppo ' di oneri straordinari e della perdita relativa alla cessione delle attivita' bakeries di Lieken in Germania'.

La societa' registra un margine operativo lordo ricorrente, pari a 556 milioni di euro, contro i 527 milioni del 2009. L'Ebit, il risultato ante oneri finanziari, e' di 211 milioni, contro i 24 milioni dell'anno precedente. 'I risultati del 2010 -dice il presidente Guido Barilla- confermano la solidita' e la forza competitiva del nostro gruppo e ci consentono di guardare con serenita' alle sfide dei prossimi anni'.

Calo per il fatturato, che si attesta a 4.029 milioni di euro, rispetto ai 4.171 milioni del 2009, metre si i registra un debito in diminuzione a 683 milioni di euro, contro la cifra di 877 milioni del 2009. 'Le performance positive del gruppo -dice Massimo Potenza, amministratore delegato- ci consentono di continuare il percorso intrapreso in questi anni con rinnovato ottimismo'.Cresce la quota di Barilla come leader del mercato statunitense: 29%, +1% rispetto al 2009. In aumento anche gli investimenti nelle attivita' di ricerca e sviluppo, pari a 42 milioni di euro, 2 milioni in piu' rispetto al 2009 e nelle attivita' industriali, 169 milioni di euro contro i 141 milioni dell'anno scorso.

 

17. LISBONA DEVE AFFRONTARE UNA CURA DRASTICA MA NON CI SONO ALTERNATIVE...
Pierre Briançon per "La Stampa" - Ora c'è un accordo, ma qual è l'accordo? José Socrates, primo ministro ad interim portoghese, è stato troppo precipitoso ad annunciare un salvataggio del suo Paese a corto di soldi da parte dell'area euro e del Fondo Monetario Internazionale, che, a quanto dichiara, dovrebbe ammontare a circa 78 miliardi di euro. Mancano ancora importanti dettagli - inclusi i tassi di interesse che il Portogallo dovrà pagare per i prestiti. Inoltre, l'accordo dei suoi partecipanti principali - i partiti politici del Portogallo e gli Stati membri dell'area euro - non è ancora concluso. Lo Stato iberico è soltanto a metà strada da un accordo.

Il primo ministro uscente ha dichiarato ai suoi connazionali che i problemi del Portogallo non sono così gravi come quelli dell'Irlanda o della Grecia - i due Paesi che, l'anno scorso, hanno dovuto essere salvati con misure simili dall'Ue-Fmi. Ma è difficile capire cosa giustifichi questa opinione disinvolta. Anzi il Portogallo, che era rimasto indietro rispetto al resto dell'Europa dalla nascita dell'euro nel 1999, deve passare attraverso dolorose riforme se vuole migliorare la competitività e far crescere la sua economia.

 

Pertanto, la lista delle cose che secondo Socrates non sarebbero necessarie - come alzare l'età pensionistica o diminuire le pensioni pubbliche e i salari - è un segnale preoccupante, anche se le parole che ha utilizzato sono state scelte per la loro accettabilità politica. Detto ciò, il salvataggio dovrebbe fornire al Portogallo una copertura abbastanza grande per portare avanti le riforme necessarie.

Secondo alcuni rapporti di Reuters, 12 dei 78 miliardi di euro saranno accantonati per ricapitalizzare le banche, con l'obiettivo di aiutarle a portare il loro rapporto di capitale core Tier 1 al 9% entro fine anno e al 10 nel 2012. È più di quanto si aspettassero i mercati. Il resto del denaro, due terzi del quale sarà fornito dal Fondo europeo di stabilità finanziaria e il resto dall'Fmi, dovrebbe in gran parte coprire le esigenze di finanziamento del Portogallo per i prossimi tre anni.05-05-2011]

 

 

CACCIA AL TESORO? NO, TESORO DI CACCIA! - NELLA TRUFFA DEL MADOFF PARIOLO, I SEGUGI DEL “FATTO” HANNO RICOSTRUITO GLI AFFARI TRA LANDE E ALENIA (FINMECCANICA) - NELLA VENDITA DA 2 MILIARDI € DI AEREI DA GUERRA EUROFIGHTER, LANDE INCASSA 84 MILIONI, SUBITO SPARPAGLIATI IN SOCIETÀ STRANIERE IN GIRO PER L’EUROPA - ECCO IL LEGAME: IL RAPPRESENTANTE DI UNA DELLE SOCIETÀ È ROMAGNOLI, EX MANAGER PROPRIO DEL CONSORZIO EUROFIGHTER, E TITOLARE DI CONTI MILIONARI NELLA FAMOSA “LISTA” DI LANDE

Marco Lillo per "il Fatto quotidiano"

Il Madoff de noantri, come è stato soprannominato Gianfranco Lande dai giornali, ha lasciato cadere la frase con predeterminata vaghezza al termine del suo interrogatorio: "Devo verificare se Pierluigi Romagnoli abbia percepito parte di quei 84 milioni di euro".

 

L'uomo che ha fatto sparire 170 milioni di euro dei suoi 1200 clienti sparsi tra il centro e il quartiere Parioli di Roma, il 6 aprile 2011 ha perso improvvisamente la memoria con il pm Luca Tescaroli proprio quando ha dovuto parlare dell'uomo che gli ha portato su un piatto d'argento l'affare Eurofighter, il migliore della sua vita e probabilmente il migliore mai realizzato nell'intero continente.

Romagnoli era responsabile export del consorzio Eurofighter GMBH, partecipato da Alenia per il 19,5 per cento quando, sulla commessa da 2 miliardi di euro per l'acquisto di 15 aerei da parte dell'Austria, Lande ha incassato tramite le società create a Londra 84 milioni di euro. Per rinfrescare la memoria al grande ‘Re sola', come è stato definito il protagonista del maggiore scandalo finanziario degli ultimi anni, Il Fatto Quotidiano ha spulciato i registri delle camere di commercio di Roma e il Company house a Londra.

 

Si scopre così che i legami tra Romagnoli e le società create da Lande sono ancora vivi. E si scopre anche che l'arresto di Lande non ha fermato le attività sulla piazza di Londra: due giorni dopo l'arresto del Madoff dei Parioli, la signora Suzane Takieddine si presenta a Londra e chiude la filiale londinese della Aharti SA, la società di Lande che ha percepito 12 milioni di euro grazie al business Eurofighter.

Il Fatto inoltre, sempre dalle carte ottenute dal registro delle società a Londra, ha scoperto un'altra coincidenza: una seconda società che ha incassato almeno 7,4 milioni di euro grazie alle commissioni volate sull'affare Eurofighter-Austria, la Centro Consult Ltd, è oggi di proprietà di una holding di diritto inglese, la Marketdrive Consultants Ltd che aveva come direttore ai tempi dell'affare Eurofighter Gianfranco Lande e che oggi vanta come rappresentante preposto alla sede in Italia, situata a Roma in via Crescenzio, proprio Pierluigi Romagnoli, nominato a dicembre del 2008, dopo la sua uscita da Eurofighter.

 

Se a questo si aggiunge che Romagnoli è titolare di una delle posizioni più importanti tra i correntisti delle società di Lande, con un conto che secondo gli elenchi pubblicati dai giornali e tutti da verificare, si aggirerebbe sulla decina di milioni di euro, è chiaro che l'ex manager Finmeccanica è un soggetto che dovrà dare molte risposte sui suoi affari.
Il Fatto lo ha contattato tramite la moglie, Maria Pia Paolantoni, imprenditrice della ristorazione, socia della società che gestisce il famoso caffé Palombini all'Eur a Roma e di altre società che gestiscono caffé museali e immobili.

 

Anche la Paolantoni è titolare di un conto presso le società di Lande e ha provveduto a effettuare - stando all'elenco trovato dalla Guardia di Finanza - lo scudo fiscale per un importo pari a 227 mila euro. Il Fatto le ha chiesto un contatto con il marito, inutilmente.
Il ruolo di Gianfranco Lande nella vicenda Eurofighter è stato descritto da lui stesso al pm Tescaroli. Quando il Consorzio europeo che produce il caccia ha venduto 15 velivoli al Governo Austriaco, la EADS Germania, socio di maggioranza del consorzio con il 30 per cento, si è incaricata di offrire all'Austria una serie di investimenti industriali.

 

E, per garantirsi dal rischio di inadempimento EADS Germania ha stipulato una sorta di assicurazione scegliendo però non una grande società multinazionale ma una sconosciuta piccola società creata a Londra da Lande. Un parlamentare austriaco, il verde Peter Pilz, sollevò il caso nel 2007. Ci sono state indagini di una commissione parlamentare e della magistratura ma nessuno concluse in un buco nell'acqua. Nessuno però aveva scoperto né gli 84 milioni di Lande né il ruolo di Pierluigi Romagnoli. (1.continua) 05-05-2011]

 

 

FRANZEN: “OBBEDIRE A QUEL PAPA DEL CAZZO”, MA IL VATICANO APPROVA: "Un buon libro, scrittura sinuosa" - SANTADECHÉ JUNIOR: ASSESSORE A 25 ANNI E AUTO BLU - FASSINO FA CAMPAGNA COL GRISSINO DELLO SPONSOR - IL NASCONDIGLIO DI TREMONTI (I NAVY SEALS LO SANNO?) - L’EMIRO VUOLE MIMMO PALADINO - 14 SCIOLTI PER MAFIA - TUTTI COPIANO RENZI - SDE-RENATA POLVERINI CORRE DA SOLA - L’ALTRO MORETTI VUOLE FARE IL SINDACO - MINNITI MASTER DI GUERRA - DALEMIX E WATERLOO: DISGELO IN FAMIGLIA - CIOCCO D’AMERICA - LUCHINO, SCARPARO E D’AMATO S’INCAPRANO AD ANACAPRI - IN VENETO PIÙ BIBBIA PER TUTTI

Da "l'Espresso"

 

1 - ELEZIONI A TORINO - GRISSINO ORA, CANTARELLA DOPO...
A Torino il risultato delle amministrative è tutt'altro che certo. Ed è da vedere se, in caso di vittoria, Piero Fassino, candidato sindaco del centrosinistra, chiamerà come city manager Paolo Cantarella, ex amministratore delegato di Fiat SpA. Quel che si sa, per ora, è che il candidato si è riconciliato con la buona tavola. Noto per il fisico esile, ha voluto giocare in contropiede. Insieme a due amici molto esperti in materia: Carlo Petrini, guru dello slow food, e Oscar Farinetti, inventore di Eataly.

 

Si deve ai loro consigli, infatti, l'idea di scegliere come simbolo della campagna le 85 mila confezioni di grissini Gran Torino, prodotti dalla piemontese Derby, distribuiti ai cittadini, assaggiati perfino da Michele Coppola, candidato del centrodestra, e destinati alla mensa sociale del Comune, nel caso avanzassero. Ma i Gran Torino ("Grissino" è lo storico soprannome di Fassino) non sono gli unici protagonisti culinari della campagna: merende con fumanti tazze di cioccolata nell'open space del comitato di via Pietro Micca, gustosi pranzi da Eataly, sagre dell'orecchietta pugliese, happening musicali conditi da vino e specialità regionali. C. C.

 

2 - MILANO - FURBETTA, LA CUGINA...
Silvia Garnero è l'assessore dei record: classe 1984, è il più giovane assessore d'Italia e vanta due lauree: in Graphic design a Torino e in Fashion design a Milano. Aderisce al progetto politico di sua cugina (che lei si ostina a chiamare "Mia zia") Daniela Santanchè (all'anagrafe Garnero) che la fece inserire nel 2009 nella giunta di Guido Podestà, trattando direttamente con Berlusconi. Così la bella Silvia si ritrova assessore alla Moda, Eventi ed Expo della Provincia di Milano, senza passare dalle urne. Lì ha il record di assenze e appena tre delibere in un anno e mezzo.

È presa dal doppio lavoro: la mattina in Provincia e poi via in corso Garibaldi 99 presso Visibilia (l'agenzia di pubblicità della Santanchè, con auto blu a spese dei contribuenti). La Garnero non potrebbe beneficiare dell'intera indennità prevista solo per gli assessori sprovvisti di un lavoro al momento dell'insediamento, ma si è ben guardata dal comunicare che ogni pomeriggio lavora presso Visibilia. E così l'assessore fa anche il record di indennità: ogni mese 3.500 euro netti. Mica male, a 27 anni. L. PIC.

 

3 - PARADOSSI - HABEMUS FRANZEN...
Il passaggio è imbarazzante: "Obbedire a quel papa del cazzo e sfornare dozzine di figli". È a pagina 344 di "Libertà" (Einaudi) di Jonathan Franzen, uno dei massimi romanzieri americani. "Agli occhi di Walter", il protagonista, manager ambientale in crisi, "la Chiesa cattolica era la più grande forza del male al mondo, anche se bisognava ammettere che i fondamentalismi gemelli di Bush e bin Laden la tallonavano da vicino". Altrove, altri flash anticattolici.

 

Ma di queste blasfemie non vi è traccia sull'"Osservatore Romano", che usa anzi toni lusinghieri: "Un buon libro" sulla ricerca della libertà autentica, con una "scrittura sinuosa" che avvince. È lo stesso "Osservatore" che sconsiglia un film intelligente come "Habemus Papam" di Nanni Moretti, definito superficiale e irrisolto col placet del direttore Giovanni Maria Vian. Strano: in Vaticano si bacchetta Moretti e si consiglia Franzen; forse le villanie sul papa, sul totale di 622 pagine, le hanno saltate. O rimosse. E. A.

 

4 - I TRE GRADINI DI TREMONTI...
A Montecitorio Giulio Tremonti ha un nascondiglio segreto: i tre gradini del corridoio perpendicolare al Transatlantico, poco lontano dalla sala riservata ai ministri. Uno spazio off limits per i giornalisti ma che anche ministri e deputati conoscono poco. Lì il titolare dell'Economia trova la privacy per fare, auricolare all'orecchio, le sue telefonate riservate al riparo dall'assedio dei colleghi e dei parlamentari che gli chiedono fondi. Quei tre scalini gli avevano dato accoglienza anche durante il voto alla Camera sul "Documento di economia e finanza". Chissà in che telefonata era impegnato per mancare a quel voto fondamentale. B. C.

 

5 - L'EMIRO VUOLE PALADINO...
L'evento ha un gran successo? Tronchiamolo. Il 28 aprile il "Cacciatore di Stelle", l'aereo Piaggio P 180 dipinto da Mimmo Paladino che per un mese ha incantato tutti in Galleria Vittorio Emanuele, è stato smontato perché urgono (urgenza elettorale) i restauri della pavimentazione. Il sindaco Letizia Moratti ha richiesto ai vertici di Piaggio Aero, Alberto Galassi e Piero Ferrari, il "Cacciatore" per il futuro Museo di arte contemporanea.

Ma da Abu Dhabi sono venuti i vertici di Mubadala Development, società d'investimento del governo dell'Emirato che controlla un terzo di Piaggio Aero. E i top manager lo vorrebbero per l'avveniristico museo Guggenheim di Abu Dhabi. Chi vincerà? E. A.

6 - ANTIMAFIA IN CIFRE - 14...
Sono i comuni che dall'inizio di quest'anno, su iniziativa del Consiglio dei ministri e del ministero dell'Interno, sono stati sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata. Le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio sono esercitate da un commissario straordinario fino a quando il ministro Maroni non avrà accertato le condizioni per indire nuove elezioni. Dei comuni sciolti, 9 si trovano in Calabria, due in Sicilia, uno ciascuno in Campania, Lombardia, Liguria.

 

7 - COPIO RENZI E VINCO...
Matteo Renzi ha dichiarato che non lo denuncerà per plagio, anzi andrà a Rovigo a sostenerlo, il candidato sindaco del Pd, Federico Frigato, 37 anni. Il quale, entusiasta del programma di due anni fa di Renzi per Firenze, nel proprio ha ripreso moltissime frasi del collega. Frigato, en passant, ha dichiarato che occorre studiare i buoni esempi e ispirarsi ai migliori. Renzi non si è scomposto: "Conosco Frigato, lo stimo. Mi sta bene che abbia preso pezzi del mio programma. Quella di Lettieri, invece, è appropriazione indebita". Ci aveva provato anche Lettieri, infatti, il candidato sindaco Pdl a Napoli. Ma c'è plagio e plagio, e c'è Renzi e Renzi. P. T.

8 - FIORI ALLA GIUSTIZIA...
È accaduto a Milano, venerdì 22 aprile. Una signora verso le 12 ha depositato un mazzo di fiori sulla scalinata del Palazzo di Giustizia, con la dedica: "In memoria di chi per difendere i valori della giustizia ha perso la vita". Ha tenuto a precisare di voler ricordare, insieme con i magistrati, carabinieri, poliziotti, guardie di finanza, vigili del fuoco e forestali, tutti coloro che sono caduti al servizio della legalità. Per il suo gesto ha scelto il Venerdì Santo, emblematico della Passione. Come in silenzio ha collocato i fiori, la donna ha ridisceso la scalinata del tribunale, allontanandosi nel più completo anonimato. T. M.

 

9 - CASO POLVERINI - RENATA BALLA DA SOLA...
Divorzio politico in vista? Dopo un braccio di ferro durato settimane, alla fine Renata Polverini ha deciso: per le amministrative nel Lazio, corsa separata rispetto al Pdl a eccezione della roccaforte di Latina. Accadrà a Pomezia, Terracina e Sora, dove la governatrice presenta suoi candidati sindaco con la lista Città nuove, come l'omonima fondazione lanciata nei mesi scorsi.

Una scelta che ha creato molto malumore nel centrodestra locale, che già le rimprove