CON DUBAI
SONO GUAI – CROLLANO I MERCATI DOPO CHE LA HOLDING DELL’EMIRATO
ALLE PRESE CON UN DEBITO DI 59 MILIARDI $, HA CHIESTO UNA MORATORIA
SUL PAGAMENTO DELLA “PALMA” (L’ISOLA ARTIFICIALE) E ALTRI
INVESTIMENTI CON VIP TRA AZIONISTI E ACQUIRENTI – WALL ST. DEVE
RINGRAZIARE LA FESTA DEL RINGRAZIAMENTO…
1 - GIORNATA NERA IN EUROPA SU RISCHI DUBAI, FTSE MIB
-3,6%...
(Agi) - Chiusura in profondo rosso per le borse del vecchio
continente, in una giornata su cui hanno inciso i timori connessi a
Dubai World, la holding statale a rischio di default che ha
affondato i titoli bancari (Hsbc, Santander, Bnp Paribas, Barclays,
Credit Suisse hanno perduto tra il 2,8% e l'8,9%). Si tratta delle
piu' pesanti perdite in una seduta degli ultimi sette mesi. A Londra
il Ftse 100 finisce a 5.194,13 punti con una flessione del 3,18%. A
Parigi il Cac 40 termina a 3.679,23 punti (-3,41%). Il Dax di
Francoforte si attesta a 5.614,17 punti (-3,25%). Il Ftse Mib di
Milano con 21.922,45 punti cede il 3,6%.
Le conseguenze sono state negative per
tutti i mercati finanziari, ad eccezione di Wall Street, che si
"salva" dal disastro generale grazie alla festa del
Ringraziamento. In piazza Affari, l'indice Ftse Mib cede il 3,6% con
scambi superiori a 3 miliardi di controvalore e vendite insistenti
soprattutto sui titoli finanziari e sugli industriali. Perdono
terreno i bancari e gli assicurativi, con molti titoli guida in calo
di oltre il 4%; solo Seat (+0,42%) e Terna (+0,09%), del listino
principale, si salvano dal tracollo generale. Ribassi marcati per le
blue chip Unicredit (-4,85%), Stm (-4,4%), Impregilo (-4,69%), il
Banco Popolare (-5,02%), Generali (-4,35%). Scendono anche Fiat
(-3,07%) e Eni (-2,87%).
2 - DUBAI, SENZA SOLDI L'ISOLA DEI
RICCHI - TREMANO LE BORSE DI TUTTO IL MONDO...
Luca Pagni per Repubblica.it
Un nuovo fantasma si aggira sui
mercati finanziari. Parla arabo, arriva dai paesi del Golfo e sta
gettando nel panico le Borse di tutto il mondo. Con l'eccezione di
Wall Street, ma soltanto perché la piazza di New York è chiusa
fino a lunedì per i festeggiamenti del Thanksgiving Day.
La nuova bolla finanziaria ha il suo
epicentro a Dubai, una delle capitali del lusso mondiale, preda di
una frenetica corsa all'investimento immobiliare. Lo stesso settore
da cui è nata - partendo dagli Stati Uniti - la crisi dell'economia
globale soltanto un anno e mezzo fa.
Nella tarda serata di ieri, Dubai
World - la società a capitale pubblico che controlla i principali
investimenti immobiliari del paese - ha fatto capire di essere
sull'orlo del crac. Il comunicato ufficiale parla di una richiesta
avanzata alle banche per congelare almeno per sei mesi il pagamento
delle scadenze sul debito, che complessivamente ha raggiunto la
cifra di 59 miliardi di dollari.
L'annuncio è arrivato a causa delle
difficoltà finanziarie della Nakheel, la società di costruzioni,
considerata almeno fino a poche settimane il gioiello dell'emiro di
Dubai, ma che entro la metà di dicembre deve far fronte al
pagamento di un emissione obbligazionaria in scadenza per 3,5
miliardi di dollari.
Una vicenda che potrebbe innescare un
effetto domino dagli effetti ancora da valutare nella loro gravità,
ma sicuramente preoccupanti, tenuto conto della debolezza in cui
versa l'economia mondiale. Lo si è subito capito all'apertura delle
Borse europee, investita da un'ondata di vendite che ha colpito in
particolare il settore del credito. Si teme gli effetti di un
possibile default, cioè di un crac finanziario dell'emirato:
secondo gli analisti di Credit Suisse, il sistema delle banche del
vecchio Continente potrebbe essere esposto fino a 40 miliardi di
dollari.
A Dubai - secondo gli ultimi dati
disponibili - l'indebitamento del paese ha raggiunto gli 80 miliardi
di dollari l'anno scorso di cui 70 miliardi fanno capo a imprese
pubbliche. Tra l'altro le scadenze a breve e medio termine dei
debiti di Dubai sono molto consistenti, circa 13 miliardi di bond da
rimborsare l'anno prossimo e 19,5 miliardi di dollari nel 2011.
Tra gli investimenti più noti di
Dubai World c'è l'isola artificiale a forma di palma le cui ville
sono state vendute in questi anni anche a calciatori famosi e star
del cinema e di cui è stato avviato anche un progetto gemello
deliberato nonostante la crisi finanziaria. Si tratta di proprietà
vendute a peso d'oro, considerate fine a un paio di anni fa
investimenti sicuri e destinati ad acquistare valore nel tempo. Ma
come nel resto del mondo, anche a Dubai le quotazioni degli immobili
sono crollate. E nonostante negli ultimi mesi ci sia stato un
recupero dei prezzi, il calo da inizio anno è comunque attorno al
50%.
[26-11-2009]
DUBAI,
DALLA PALMA ALLA SALMA! – GLI EMIRI DI ABU DHABI POTREBBERO NON
CORRERE IN AIUTO DEL DUBAI WORLD (L'HOLDING CHE CONTROLLA I
FARAONICI PROGETTI DI SVILUPPO IMMOBILIARE) CHE HA RICHIESTO LA
MORATORIA SUL DEBITO DI 59 MILIARDI $ - E IL GRANDE IMPORTATORE DI
TURISMO POTREBBE DIVENTARE ESPORTATORE DI UNA CATASTROFE GLOBALE…
Francesco Manacorda per "la
Stampa"
"Ecco, qui a destra vedete la
Francia, quasi completata, più avanti la Germania. E là stanno
costruendo la Svizzera». La giornata non era un granché e sotto un
sole spento il mare del Golfo evocava immagini petrolifere più che
balneari, ma - viste dalla lancia con motore da 300 cavalli
cortesemente messa disposizione dal colosso edilizio Nakheel - le
magnifiche sorti di «The World» sembravano scolpite nella pietra e
non costruite sulla sabbia.
Invece proprio di sabbia si trattava,
sparata a tonnellate da speciali cannoni galleggianti davanti alla
spiaggia di Jumeirah per creare l'ennesimo arcipelago artificiale
nell'Emirato dei sogni, pronto a soddisfare le voglie vacanziere di
una clientela globale fatta anche, ma non solo, di ricchi e famosi.
Nel marzo 2008 la crisi dei «subprime» Usa bussava già alle porte
di tutto il mondo, ma a Dubai si ostentava sicurezza.
isola di Dubai a forma di Palma_da Repubblica.it
«Qui la crisi non fa paura»,
spiegava Maria Abdelrahman, manager dell'onnipresente Nakheel. E tra
le trecento isole artificiali che ricomponevano - con più di una
licenza geopolitica - l'intero planisfero, raccontava i successi del
precedente «The Palm», l'arcipelago a forma per l'appunto di
palmizio: «Abbiamo venduto tutto in 72 ore e chi ha comprato a 1,4
milioni di dollari oggi già rivende a 5 milioni».
Ancora ieri il sito di «The World»
proclamava orgoglioso che «il 94% delle isole sono già emerse»,
ma la musica a Dubai è cambiata già da un po' e quella corsa agli
acquisti che appena due anni fa spingeva il mattone alla velocità
della luce, si è fermata. All'epoca sui quotidiani in inglese e
sulle riviste patinate per stranieri gli annunci immobiliari si
contendevano lo spazio come i grattacieli sulla terraferma.
Dal villaggio residenziale con annesse
diciotto buche intitolato a Tiger Woods, alla torre sulla Marina di
Dubai - là dove si ammassano oltre 250 grattacieli tutti assieme -
intitolata a Boris Becker, la frenesia degli acquisti era tale che
si cominciava a comprare quando si gettavano le fondamenta e poi si
procedeva a suon di rate versate al completamento del terzo piano,
del decimo, del ventesimo, del quarantesimo...
Città degli eccessi - dalla pista da
sci in mezzo al deserto citata forse più della Streif di Kitzbuhel,
al Burj Dubai, l'albergo a forma di vela alto un chilometro che si
fregia del titolo di più altro del mondo - ma anche degli accessi:
2,2 milioni i turisti registrati negli alberghi dieci anni fa, 5,8
milioni l'ultimo dato. Tra di loro anche molti italiani e molta
Italia. Indimenticate, tra le altre le missioni nell'Emirato - 300
mila euro complessivi - dell'azienda municipale dei rifiuti di
Palermo.
Adesso la richiesta di moratoria sul
debito avanzata dalla Dubai World, la holding che controlla anche la
Nakhhel e i suoi faraonici progetti di sviluppo immobiliare,
spedisce i suoi brividi lungo i listini perchè dà corpo a due
paure. La prima è che i ricchi e un po' dimessi vicini di sempre -
gli Emiri di Abu Dhabi seduti da decenni sul liquido petrolio assai
più stabile del solido mattone - possano decidere che i debiti di
Dubai non sono affar loro. La seconda è che di conseguenza, il
grande importatore di europei, americani, asiatici in cerca di un «buen
retiro» divenga improvvisamente un esportatore di crisi.
Crisi o non crisi, Dubai resta per
molti il Paese dei balocchi nel deserto, a quattro ore di volo
dall'Italia o 130 chilometri di trafficatissima autostrada a sei
corsie - doverosamente fiancheggiata da reti anticammello - dalla
ministeriale e un po' grigia Abu Dhabi. E crisi o non crisi c'è da
scommettere che anche questo Natale le crociere alla volta del Golfo
- nomi non troppo fantasiosi come «Oro e incenso» o «Le mille e
una notte» non partiranno vuote.
Se poi si volesse provare ancora il
piacere della Dubai esagerata la prima notizia è che ieri sera
nella vela del Burj si trovava comodamente posto con qualche click
su Internet. La seconda è che - sempre crisi o non crisi - la più
spartana delle stanze costa comunque 7000 dirham, più o meno 1300
euro.
[27-11-2009]
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