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E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

marcobava@email.it

 vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa ! Mb

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
  • usare questa pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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- RICICLAGGIO: PROCURA ROMA NON SI OPPONE A SCARCERAZIONE SCAGLIA...
(Adnkronos) - La Procura di Roma non si oppone alla scarcerazione di Silvio Scaglia, gia' amministratore delegato e fondatore di Fastweb, attualmente imputato nel processo per il riciclaggio di 2 mld di euro.

La richiesta di revoca degli arresti domiciliari e' stata fatta oggi nel corso di una nuova udienza del processo che vede imputate 26 persone. Il giudizio riguarda tra l'altro anche un'evasione fiscale commessa tra il 2003 e il 2007 da Fastweb e anche dalla Telecom Italia Sparkle.

All'esame del Tribunale, dove oggi si e' svolta una nuova udienza del processo, ci sono anche altre richieste sempre per ottenere la remissione in liberta'. Sono quelle di Roberto Contin e Mario Rossetti, anche loro ex dipendenti di Fastweb. Ieri invece sono tornati liberi l'ex amministratore delegato di Telecom Sparkle Stefano Mazzitelli e altri due dirigenti della societa' Antonio Catanzariti e Massimo Comito. Per quanto riguarda l'udienza oggi e' stato interrogato l'imprenditore Augusto Murri.23-02-2011]

 

 

TELECOM SPARKLE E FASTWEB CHIEDONO AMMISSIONE COME PARTI CIVILI...
(Adnkronos) - Le societa' telefoniche Fastweb e Telecom Sparkle Italia chiedono di esser presenti come parti civile nei confronti dei loro ex dirigenti coinvolti nel processo, cominciato oggi a Roma, sul riciclaggio di due miliardi di euro scoperto nel febbraio scorso con l'arresto di 56 persone.

Pur essendo indagate per violazione della legge 231/2001 sulla responsabilita' amministrativa delle aziende, le due societa' tramite i loro due avvocato Giandomenico Caiazza e Filippo Dinacci, intendono chiedere un risarcimento per aver subito pregiudizio a causa dei fatti illeciti attributi dall'accusa ai suoi ex dirigenti in carica tra il 2003 e il 2007 ed ora sotto processo.23-11-2010]

 

 

 

 

14- TELECOM ANTICIPA IL FISCO SU SPARKLE...
A Ol. per "il Sole 24 Ore" - Telecom ha già avviato contatti con l'Agenzia delle entrate per chiudere la vicenda dei 298 milioni di Iva indebitamente detratta dalla controllata Sparkle per gli anni 2005-2007. La legge prevede lo "sconto della pena" a un ottavo delle sanzioni previste se il contribuente rinuncia al contenzioso: in pratica l'importo dell'Iva dovrebbe essere maggiorato del 12,5% (335 milioni in totale), ma in questo caso il negoziato è partito ancor prima che il Fisco inoltrasse la sua contestazione formale. Tanta sollecitudine, motivata dalla volontà di chiudere al più presto i conti col passato, potrebbe meritare un ulteriore sconto? Della questione, e delle eventuali azioni di responsabilità nei confronti dell'ex vertice della società, si parlerà nel cda Sparkle convocato per domenica a Milano. Ma oggi la riunione del comitato controllo interno e corporate governance di Telecom Italia, in vista del cda di bilancio di lunedì, si terrà al buio delle decisioni che saranno assunte dalla controllata incappata nella frode carosello.

14.04.10

 

I BOMBASTICI RETROSCENA DELLA VENDITA DI FASTWEB ALLA SWISSCOM BY SCAGLIA - TRE ANNI FA LA CESSIONE DELLE AZIONI FRUTTÒ AL VENDITORE UN PROFITTO DA RECORD: CIRCA 800 MILIONI EURO VIA LUSSEMBURGO, SOSTANZIALMENTE ESENTASSE - UNA VENDITA COL BOTTO, REALIZZATA DOPO MESI DI RIALZO DELLA QUOTAZIONE BORSISTICA DI FASTWEB (PIÙ 60 PER CENTO IN CINQUE MESI) E A PREZZI MAI PIÙ NEPPURE LONTANAMENTE AVVICINATI DAL TITOLO NEI TRE ANNI SUCCESSIVI. CHE FINÌ PER SOLLEVARE SOSPETTI DI "GONFIAMENTO' DA PARTE DEGLI INVESTITORI - NEL 2007 SWISSCOM LANCIÒ L’OPA A 47 EURO PER AZIONE. ORA NAVIGA INTORNO AI 15

 

1- LA VOLPE DI FASTWEB...
Vittorio Malagutti
per "L' Espresso"

La casa a Londra nel quartiere esclusivo di Mayfair. Gli uffici a due passi dal Tamigi, in St James street. La vecchia e lussuosa residenza di via Borgonuovo a Milano ceduta ad una società con base nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Due holding nel Granducato e un'altra in Irlanda. I viaggi di lavoro dalla Cina al Sudamerica.

E per le vacanze uno yacht da favola. Il supermanager Silvio Scaglia veleggiava al largo, lontano dall'Italia, ormai da anni. Forte di un patrimonio personale valutato per difetto intorno al miliardo di euro e per questo arruolato nella ristretta schiera dei nababbi da jet set, l'inventore di Fastweb si muoveva da tempo come un businessman globale.

Sempre a caccia di occasioni d'investimento da una parte all'altra del mondo. Volava alto, altissimo, questo ingegnere elettronico poco più che cinquantenne (classe 1958) con il pallino del Web e della finanza. Più la seconda del primo, a dire il vero. Volava alto fino a quando, il 25 febbraio scorso, si è ritrovato in una cella del carcere romano di Rebibbia.

Colpito dall'accusa infamante di essersi prestato ad organizzare una gigantesca frode fiscale, avallando, come capo di Fastweb tra il 2003 e il 2006, l'emissione di fatture false per centinaia di milioni di euro. E così, per un curioso e tragico corto circuito del destino, Scaglia ha finito per condividere pagine e pagine dei giornali con un'assortita compagnia di loschi figuri (er somaro, er giraffa, er puzzone) capitanata da Gennaro Mokbel, fascista in odore di 'ndrangheta.

Il detenuto eccellente si difende attaccando. "Chiarisco tutto e me ne vado in fretta da qui", manda a dire tramite i suoi avvocati. Una reazione in linea con il suo carattere spigoloso, incline a tagliar corto, a parlare con i numeri. Ma non è solo questo. Scaglia sa bene che nelle 1.600 pagine dell'ordinanza cautelare che lo ha portato in carcere, come pure nelle migliaia di documenti allegati, non c'è una prova definitiva contro di lui.

Nessuna intercettazione telefonica compromettente. Nessun documento che lo associ alla banda dei truffatori. Tantomeno versamenti di denaro su conti bancari a lui riconducibili. Insomma, manca la pistola fumante. Alla fine le accuse nei confronti di Scaglia restano appese al gancio di un solo argomento. Lui era il fondatore, il gestore, l'azionista principale di Fastweb.

Quindi non può essergli sfuggito un business che, secondo i calcoli degli investigatori, sarebbe riuscito a migliorare in modo sostanziale le performance di bilancio del gruppo telefonico. Insomma, Scaglia era il capo e quindi non poteva non sapere. Per puntellare questa ipotesi le carte dell'inchiesta elencano una serie di indizi: e-mail, testimonianze di manager dell'azienda, verbali di riunioni, che dovrebbero dimostrare quantomeno la consapevolezza della frode da parte del numero uno.

Queste circostanze reggono la trama di un'inchiesta giudiziaria eccezionalmente lunga perfino per gli standard italiani. I primi accertamenti su attività sospette di Fastweb risalgono addirittura al 2004. Scaglia sa di essere indagato dal marzo 2007. E la richiesta d'arresto formulata dai pm, datata agosto 2009, viene eseguita solo il 23 febbraio scorso.

La sorte di Scaglia, dello Scaglia imprenditore e manager, ma forse anche il suo destino giudiziario, si è decisa però in un periodo di tempo molto più breve. Sei mesi soltanto tra l'autunno 2006 e l'inverno dell'anno successivo. I mesi in cui il presidente di Fastweb maturò la decisione di abbandonare la barca, di vendere la sua creatura agli svizzeri di Swisscom. Sei mesi scanditi da voci, sospetti, manovre di Borsa.

La cessione delle azioni fruttò al venditore un profitto da record: in totale circa 800 milioni di euro via Lussemburgo e quindi sostanzialmente esentasse. Ma Scaglia, che prese il volo verso la sua nuova vita da finanziere globetrotter, lasciò dietro di sé una lunga scia di dubbi sui tempi, i modi e le reali motivazioni della sua scelta. E allora, per capire meglio gli avvenimenti di questi giorni, forse conviene anche raccontare i retroscena di quelle settimane decisive di tre anni fa.

Per cominciare va detto che nonostante gli studi da ingegnere e la fama di capoazienda attento agli aspetti industriali del business, l'ex capo di Fastweb è tutt'altro che un outsider rispetto ai grandi giochi del capitalismo nazionale. Scaglia proviene dall'élite dei cosiddetti McKinsey boys. Ovvero i manager cresciuti alla scuola della grande società di consulenza internazionale e destinati a occupare posti chiave nelle maggiori società italiane.

Ne fa parte, per esempio, Alessandro Profumo di Unicredit, la banca che appoggerà tutte le principali operazioni borsistiche targate Fastweb. E nell'autunno del 1998, quando partono i preparativi per l'Opa del secolo su Telecom Italia, è proprio Scaglia, all'epoca a capo della Omnitel (i telefonini del gruppo Olivetti), a giocare un ruolo da advisor dietro le quinte per Roberto Colaninno insieme al finanziere e raider di Borsa Francesco Micheli.

Quest'ultimo, di lì a pochi mesi, tirerà le fila dello sbarco in Borsa di e.Biscom, poi ribattezzata Fastweb, l'azienda inventata da Scaglia con l'obiettivo dichiarato di portare la rete telefonica in fibra ottica nelle case di tutti gli italiani. Lo sbarco sul listino venne realizzato, con tempismo eccezionale, nel marzo del 2000, proprio al culmine della bolla speculativa della cosiddetta New Economy.

Lo Scaglia finanziere mette a segno il suo capolavoro quasi sette anni più tardi, quando ingrana la retromarcia e lascia la sua azienda. Una vendita col botto, realizzata dopo mesi di rialzo della quotazione borsistica di Fastweb (più 60 per cento in cinque mesi) e a prezzi mai più neppure lontanamente avvicinati dal titolo nei tre anni successivi.

Ma il fatto che finì per sollevare proteste e sospetti da parte degli investitori era un altro. In sostanza in quei sei mesi tra settembre 2006 e marzo 2007 i vertici del gruppo telefonico si lanciarono in dichiarazioni pubbliche spesso smentite alla prova dei fatti nel giro di breve tempo.

"Abbiamo un azionariato molto stabile", assicurava l'amministratore delegato Stefano Parisi in un'intervista dell'11 ottobre 2006. E anche Scaglia tornò poco dopo ad affermare che non aveva trattative in corso per la vendita del suo pacchetto del 25 per cento. Contrordine: a gennaio del 2007, giorno 16, è il presidente in persona a comunicare al mercato di aver girato a Unicredit una quota del 6,25 per cento.

Prezzo: 225 milioni incassati dalla Sms finance, la sua holding personale in Lussemburgo. È un primo passo verso la cessione totale? Macché, garantiscono quelli di Fastweb. Nell'accordo con Unicredit è compreso l'impegno di Scaglia a mantenere la proprietà della quota rimanente (il 18,75 per cento) per almeno 12 mesi. Così recita un comunicato diffuso in quei giorni.

Chiaro, chiarissimo. Se non fosse che a marzo scende in campo Swisscom che lancia un'offerta pubblica d'acquisto in Borsa a cui anche Scaglia aderisce prontamente cedendo le sue azioni. Il prezzo dell'Opa viene fissato a 47 euro per azione. A settembre del 2006, quando partì l'eccezionale corsa al rialzo del titolo, la quotazione superava di poco i 30 euro.

A questo punto, con il senno di poi, riesce difficile non notare che quella girandola di annunci e smentite prende velocità proprio mentre l'inchiesta giudiziaria della Procura di Roma sulla frode fiscale entra nel vivo. A novembre 2006 la sede di Fastweb viene per la prima volta perquisita dalla Guardia di Finanza a caccia di documenti sui rapporti del gruppo con le società 'cartiere' gestite dalla banda di truffatori.

Ed in quei giorni partono anche gli interrogatori dei manager dell'azienda telefonica direttamente coinvolti nelle operazioni sospette. Due di loro, Giuseppe Crudele e Bruno Zito, pagati da Mokbel e compagni su conti a Hong Kong, sono stati arrestati nella retata (56 mandati di cattura) dei giorni scorsi. Non è finita, perché il 23 gennaio 2007, cioè solo una settimana dopo che Scaglia ha girato a Unicredit il primo pacchetto del 6,25 per cento, l'inchiesta giudiziaria diventa addirittura di dominio pubblico.

Un articolo del quotidiano 'la Repubblica' rivela che i pm hanno aperto un'indagine su Fastweb per sospetta evasione fiscale. "Ipotesi destituite di fondamento", tuona un comunicato della società, che assicura collaborazione agli investigatori. Ma mentre Fastweb collabora, Scaglia prepara le valigie. A dargli una mano c'è il banchiere di Deutsche Bank Massimo Armanini. La stessa banca tedesca diventa consulente anche dell'azienda telefonica per valutare la congruità del prezzo d'Opa.

Tutto bene, si proceda, è il verdetto dell'advisor. Il 12 marzo Scaglia annuncia che venderà il suo pacchetto a Swisscom. Un tempismo eccezionale. Già, perché, coincidenza delle coincidenze, esattamente 24 ore dopo lo stesso Scaglia viene interrogato per la prima volta dai pm. Ma ormai è fatta. La vendita è garantita al prezzo generoso offerto dagli svizzeri. E soprattutto l'incasso è al riparo da eventuali nuovi sconquassi giudiziari che comunque, come abbiamo visto, non arriveranno prima di tre anni.

E Armanini? Ha lasciato Deutsche Bank, ma ha trovato in fretta un nuovo lavoro a Lugano: gestisce il patrimonio personale dell'ex capo di Fastweb. Sarebbe un happy end, se non fosse che nel frattempo l'ex banchiere, a suo tempo molto vicino anche a Calisto Tanzi, ha patteggiato una condanna di un anno e nove mesi per la bancarotta Parmalat.

2- LASVIZZERAFAI CONTI...
Non bastava lo scudo fiscale. I controlli a tappeto alla frontiera. Le perquisizioni nelle sedi italiane delle banche elvetiche. Sulla strada sempre più accidentata dei rapporti tra Italia e Svizzera adesso è piombato anche l'affaire Fastweb. La storiaccia di frodi fiscali e bilanci gonfiati emersa nei giorni scorsi mette una seria ipoteca sul futuro dell'investimento di oltre 3 miliardi di euro realizzato tre anni fa in Italia dalla Swissom, che fa capo al governo di Berna.

Nella primavera del 2007 l'azienda telefonica pubblica, quotata in Borsa ma controllata dalla Confederazione per oltre il 50 per cento del capitale, festeggiò in patria tra squilli di tromba e rulli di tamburi il successo dell'Offerta pubblica d'acquisto su Fastweb, la più importante acquisizione all'estero della sua storia. Era il primo successo dopo due tentativi di crescita oltreconfine andati a vuoto, prima nella vicina Austria e poi nella Repubblica Ceca.

Per Swisscom, l'operatore di gran lunga più forte sul piccolo mercato elvetico, l'espansione all'estero rappresenta una strada obbligata per crescere. E ai vertici del gruppo svizzero l'italiana Fastweb era sembrata da subito la preda ideale. Un'azienda giovane, innovativa, con buone prospettive di crescita. Le attese sono state in parte rispettate.

Tra il 2008 e il 2009, per dire, i ricavi sono cresciuti da 1.707 a 1.853 milioni di euro, una somma che ormai pesa per più del 20 per cento sul fatturato complessivo del gruppo guidato dall'amministratore delegato Carsten Schloter, un manager tedesco in sella dal 2006. Anche la redditività è migliorata.

L'anno scorso il margine lordo (Ebidta) di Fastweb ha toccato quota 551 milioni contro i 518 milioni dell'esercizio precedente. La musica cambia se si guarda al valore dell'investimento, cioè la quotazione di Borsa della controllata italiana. Nel 2007 Swisscom lanciò l'Opa a 47 euro per azione. Adesso il titolo naviga intorno ai 15 euro.

Vale a dire che un'azienda valutata a suo tempo oltre 3,5 miliardi di euro adesso sconta un calo di oltre 2,5 miliardi. Sul futuro prossimo pesa l'incognita dell'inchiesta giudiziaria. Con i sequestri ed eventuali sanzioni nei confronti di Fastweb. Come dire che il gruppo svizzero potrebbe essere costretto a svalutare il valore dell'azienda comprata solo tre anni fa. Nel bilancio di Berna sarebbe un nuovo buco targato Italia.

 

 

[16-03-2010]

 

 

NELL'INTERROGATORIO DEL 2007 SILVIO SCAGLIA CHIAMA IN CAUSA L'EMINENTE GUIDO ROSSI - LA STRATEGIA DIFENSIVA DEL FONDATORE DI FAST-TRUFFA SI RIASSUME IN QUESTE PAROLE: - "PER NOI LA COMPRAVENDITA DI TRAFFICO ERA UN BUSINESS ASSOLUTAMENTE REGOLARE. CERTO, IL NOSTRO FISCALISTA AVEVA SOLLEVATO QUALCHE DUBBIO. CHE CI È STATO RISOLTO CON L'ACQUISIZIONE DI UN PARERE CHE È STATO FAVOREVOLE. UN SECONDO PARERE CI È STATO FORNITO DAL PROFESSOR GUIDO ROSSI IN ORDINE ALLA COMPATIBILITÀ CON L'OGGETTO SOCIALE (CHE CI È STATO CONSIGLIATO DI CAMBIARE)" - DUNQUE: PERCHÉ SCAGLIA DEVE MARCIRE IN GALERA SE UN PROFESSORE DI DIRITTO COMMERCIALE NELL'UNIVERSITÀ L. BOCCONI, EX PRESIDENTE CONSOB, ELETTO SENATORE PER LA SINISTRA INDIPENDENTE (DAL 1987 AL 1992), PROMOTORE DELL'INSERIMENTO DELLE LEGISLAZIONI ANTITRUST, SULLE OPA E SULL'INSIDER TRADING NELL'ORDINAMENTO ITALIANO, DETTE PARERE FAVOREVOLE ALL'OPERAZIONE PHUNCARD?

 

1 - (Apcom) - "Per noi la compravendita di traffico era un business assolutamente regolare". Così il 13 marzo del 2007 Silvio Scaglia spiegò un passaggio dell'affare finito al centro delle indagini. L'ingegnere, fondatore di Fastweb, dal 20 giugno 2006, era stato iscritto sul registro degli indagati per il presunto riciclaggio.

 

Il verbale, allegato agli atti depositati al riesame dai magistrati, è ora a disposizione delle parti. In relazione alle operazioni commerciali effettuate dalle società con CMC e I-Globe ammette: "Noi vediamo adesso la macchinosità dell'operazione". Riguardo al denaro versato da Fastweb al Cmc, Web Wizard e da queste riversato a Fulcrum, Scaglia rispose: "Non so fornire alcuna spiegazione".

 

2 - (Apcom) - "Prima i numeri premium, poi le carte e infine il traffico". Così Scaglia illustra ai pm Francesca Passaniti e Giovanni Di Leo, nel 2007, alcuni "business" in cui è concentrata Fastweb. "L'affare phuncard - spiega - nasce come esigenza di continuità di rapporto con una società come Cmc che era un cliente che non volevamo perdere. Il nostro fiscalista aveva sollevato qualche dubbio che ci è stato risolto con l'acquisizione di un parere che è stato favorevole.

Un secondo parere ci è stato fornito dal professor Guido Rossi in ordine alla compatibilità con l'oggetto sociale (che ci è stato consigliato di cambiare). Infine ci siamo posti un problema di 'effettiva e reale' convenienza dell'affare. Prima del 2002 il fatturato con i numeri premium era di qualche decina di milioni di euro. Nel 2003 il fatturato con le phuncard arriva a 200 milioni di euro".

[07-03-2010] 

 

SCAGLIA IL MARCIO che è dentro di te - COME MAI Swisscom acquistò Fastweb nel 2007, sborsando la cifra monstre di 3,1 miliardi di euro (più 1,1 miliardi di debito accollato), dal momento che Scaglia aveva già ricevuto un avviso di garanzia? - Dalle carte dell´inchiesta sul riciclaggio emerge poi con chiarezza che Scaglia era a conoscenza del meccanismo fraudolento e che lo aveva autorizzato allo scopo di abbellire il bilancio Fastweb...

Giovanni Pons per la Repubblica

Il faro degli investigatori, nell´inchiesta sul riciclaggio e frode fiscale che ha colpito Fastweb e Ti Sparkle, ha puntato anche verso la società svizzera Swisscom, quella che nel maggio 2007 ha acquistato attraverso un´Opa l´82% di Fastweb sborsando la cifra monstre di 3,1 miliardi di euro (più 1,1 miliardi di debito accollato).

 

E dunque non è un caso che tra gli 80 indagati ci sia anche Mario Rossi, cittadino svizzero, ex direttore finanziario di Swisscom fino al 2007 poi passato con lo stesso incarico sotto le insegne di Fastweb e dal settembre 2009 rientrato alla casa madre come responsabile del "Business steering".

Ciò che probabilmente non convince gli inquirenti è la leggerezza con la quale Swisscom ha deciso di acquistare Fastweb nella primavera 2007, dal momento che fin dal 23 gennaio precedente era diventata di dominio pubblico, attraverso un articolo di Repubblica, l´inchiesta su Fastweb e su alcuni dirigenti tra cui Silvio Scaglia che aveva già ricevuto un avviso di garanzia.

Gli svizzeri non fecero alcuna indagine autonoma e si fidarono di ciò che era scritto sui bilanci di Fastweb. Leggerezza che oggi può sembrare sospetta anche perché era noto da tempo che Scaglia stava cercando un compratore per il pacchetto di azioni nelle sue mani (25%). Il contatto tra Scaglia e Swisscom, a quanto risulta, è arrivato grazie ai buoni uffici di Massimo Armanini, un banchiere d´affari che lavorava alla Deutsche Bank quando a capo della filiale italiana c´era Vincenzo De Bustis.

 

Armanini, che ha patteggiato una pena di sei mesi nel processo per l´aggiotaggio su titoli Parmalat, aveva conosciuto Scaglia quando era a capo del portale Jumpy, lanciato nel 2000 dal gruppo Fininvest. E dopo il colpaccio della vendita di Fastweb agli svizzeri ha lasciato la Deutsche Bank e si è messo in affari con Scaglia diventando anche il suo gestore personale.

Dalle carte dell´inchiesta sul riciclaggio emerge poi con chiarezza che Scaglia era a conoscenza del meccanismo fraudolento e che lo aveva autorizzato allo scopo di abbellire il bilancio Fastweb. «Atteso il ruolo di dominus pressochè assoluto ricoperto da Scaglia in Fastweb - scrive il gip Aldo Morgigni - era che tali operazioni fossero non soltanto da lui conosciute ma espressamente autorizzate in quanto indispensabili per l´abbellimento dei bilanci e della contabilità della società da lui amministrata».

In effetti solo la determinazione del principale azionista e presidente della società avrebbe potuto superare alcune forti perplessità sorte in azienda riguardo il traffico telefonico fittizio denominato "Phuncard". Bruno Zito, uno degli arrestati, ha dichiarato che «Scaglia e Angelidis (l´allora dg) decisero di fare con il gruppo Cmc un contratto di mandato senza rappresentanza per evitare che il fatturato si gonfiasse in maniera esorbitante».

 

E nel luglio del 2003 il comitato per il controllo interno di Fastweb (in particolare Carlo Micheli, figlio di Francesco ed entrambi azionisti della società) esprimeva perplessità sul business Phuncard raccomandando la cessazione delle operazioni. Micheli a quel punto chiede un parere al giurista Guido Rossi il quale manifestava per iscritto forti perplessità sul fatto che l´oggetto sociale di Fastweb fosse coerente con le operazioni in oggetto.

 

Ma Scaglia non si ferma di fronte a questi ostacoli, il 9 settembre modifica lo statuto sociale e va avanti con il traffico fittizio. «La stessa scelta di riprendere l´operazione Phuncard nel settembre 2003 realizzando un ulteriore fatturato di oltre 100 milioni di euro - scrive ancora il gip - è in sostanza a lui ascrivibile, poiché soltanto lui avrebbe potuto autorizzare a quel punto la ripresa di un´operazione commerciale "bocciata" dal comitato di controllo, ma evidentemente indispensabile per il raggiungimento degli obbiettivi di bilancio prefissati».

 

Fastweb interrompe Phuncard solo nel dicembre 2003 ma poi nel 2005 e 2006 mette in piedi un altro traffico fittizia denominato "Traffico telefonico" che si interrompe bruscamente a fine gennaio 2007, in seguito alle notizie di stampa. «È stato proprio lui in persona - dice l´ex manager di Fastweb Giuseppe Crudele, ora indagato, in una telefonata intercettata - a decidere di bloccare tutto quanto».

[28-02-2010]

CHI È SENZA FONDI NERI SCAGLIA (SILVIO) LA PRIMA PIETRA – SECONDO L’ACCUSA I PROVENTI DEL RICICLAGGIO DELLO SCANDALO FASTWEB SONO FINITI ALLE BALEARI IN CASE E ALBERGHI – GLI INQUIRENTI CERCANO IMMOBILI NON INSERITI A BILANCIO – SECONDO L’ACCUSA GLI EX AD DI FASTWEB E TELECOM SPARKLE AVREBBERO AVUTO ANCHE RELAZIONI CON LA MAFIA…

Claudio Antonelli per "Libero"

 

È una pista. Difficile da seguire e da verificare. Ma secondo una squadra di inquirenti impegnata nell'inchiesta Fastweb-Telecom Sparkle una parte di fondi neri accumulati grazie alle fittizie compravendite di minuti telefonici sarebbe stata spesa in immobili sul mercato spagnolo. Soprattutto nelle Baleari dove tra case e pure alberghi la spesa supererebbe la decina di milioni di euro.

 

A intestarsi gli stabili - secondo l'accusa - potrebbero essere state società off shore riconducibili all'azienda fondata da Silvio Scaglia. Ma questo è tutto da dimostrare. I fondi neri infatti potrebbero essere stati spesi anche all'insaputa di Fastweb o di Telecom Sparkle. L'importanza, dunque, del filone immobiliare è di natura crescente. Capire chi ha riciclato e come sia avvenuto il reato sarà importante per definire le colpe.

L'ipotesi che al momento sostiene l'inchiesta comunque prevede una partecipazione diretta negli illeciti da parte di Fastweb e soprattutto di Telecom Sparkle. Il sistema di evasione fiscale a carosello potrebbe essere in realtà una copertura di un più pericoloso circolo di riciclaggio. Un'azienda che ha bisogno di ripulire denaro sporco può acquistare pacchetti di telefonia internazionale tramite la compiacenza di un carrier e il sostegno delle reti. In questo caso il sostegno sarebbe di Sparkle.

Poi, dopo aver pagato per il silenzio i diversi operatori coinvolti il traffico telefonico virtuale giunto a destinazione verrebbe monetizzato. Molte delle autostrade telefoniche passano da nazioni che sono o sono state paradisi fiscali. In questo modo se il committente e il destinatario finale delle telefonate fittizie risiede in Paesi non Ue la fatturazione del traffico non segue norme europee e quindi rischia di diventare invisibile non solo al fisco. Ma anche agli inquirenti.

Alcuni dirigenti (arrestati) delle due società telefoniche avevano rapporti con Carlo Focarelli, accusato di essere consulente e artefice delle «cartiere» e anello di congiunzione con l'organizzazione che farebbe capo a Gennaro Mokbel. Secondo l'accusa gli amministratori dell'epoca di Fastweb e Telecom Sparkle avevano anche relazioni con esponenti della criminalità organizzata e associazioni di tipo mafioso.

Se tutto si dimostrasse vero, il nesso tra telefonia e criminalità organizzata diventerebbe da un lato molto chiaro: i minuti telefonici si trasformano in soldi veri e propri che quando sbucano dalla cornetta all'altro capo del mondo sono diventati puliti. Ma dall'altro saremmo costretti a pensare che una parte della telefonia sia così sporca da poter ripulire i soldi della criminalità. A dir poco da far venire i brividi. E cosa dovrebbero pensare gli investitori stranieri? Minimo dovrebbero darsi alla fuga.

Indipendentemente dall'ipotesi commissariamento. Che comunque al momento rimane lo spauracchio dei listini. Ieri il titolo ha guadagnato di rimbalzo il 5% a 1,07 euro nella speranza che oggi il giudice valuti diversamente la richiesta di gestione straordinaria per mancata vigilanza avanzata dai pm.

 

 

[02-03-2010]

DOMANDE (E RISPOSTE) SULLO SCANDALO TELECOM-FASTWEB – C’ERANO TUTTI GLI ELEMENTI PER FERMARE LA FRODE: PARERI LEGALI (DELLO STUDIO DI TREMONTI), RAPPORTI INTERNI, COMPORTAMENTI SOSPETTI - PERCHE’ CHI SAPEVA NON È INTERVENUTO PRIMA DEI PM? – QUESTA INDAGINE E’ LA FOTOGRAFIA DI UNO STATO IN DECADENZA…

Sandra Amurri per "il Fatto Quotidiano"

L'indagine Broker che si fonda su intercettazioni, rogatorie, collaborazioni con polizie straniere, come il S.O.C.A. britannico, la polizia francese e l'Agenzia della Dogana svizzera, pone domande riflessioni e fornisce anche alcune risposte.

 

LE INTERCETTAZIONI
La prima risposta è per il governo Berlusconi, indaffarato a mettere una pietra tombale sulle intercettazioni, che tanto disturbano il manovratore: è stato proprio grazie alle intercettazioni che si è scoperta la più grande truffa mai avvenuta ai danni dell'erario (i beni fin qui sequestrati ripagano ampiamente la spesa totale delle intercettazioni in Italia almeno per i prossimi due anni).

La prima domanda a cui i magistrati stanno cercando di dare risposta è: di quali complicità e a quali livelli hanno goduto gli attori di questa frode e di quali connivenze, silenzi, si sono avvalsi? Non a caso l'imprenditore Gennaro Mokbel fa spesso riferimento alle sue entrature in ambienti dei servizi militari. E di quali complicità tecniche rispetto alle quali non è ipotizzabile una responsabilità penale - ma morale sicuramente sì - hanno GLI STUDI LEGALI
Perché, come è stato accertato, chi aveva il potere, il dovere o l'opportunità di impedire quanto stava accadendo non lo ha fatto? E' il caso dello studio legale fiscale Vitali-Romagnoli-Picardi fondato dall'attuale ministro dell'Economia Giulio Tremonti - ne esce quando ricopre incarichi di governo e vi rientra allo scadere - che, certamente in cambio di una lauta parcella, ha tranquillizzato Fastweb sulla fattibilità di una parte dell'operazione "Traffico telefonico" sotto il profilo del regime Iva.

Ha detto in sostanza che non era necessario far pagare l'Iva sui pagamenti ricevuti dalle società inglesi clienti di Fastweb e anche di Telecom Italia Sparkle (TIS), legittimando di fatto il gap tra l'Iva pagata in Italia dalle due società telefoniche e l'Iva che contestualmente non veniva incassata dai clienti stranieri e contribuendo con il suo parere a consentire alle due società di "creare" il proprio rispettivo credito Iva. Cosa che non ha fatto lo studio Maisto e Associati, specializzato in materia tributaria, a cui Fastweb si era rivolta in prima battuta ricevendo parere negativo in cui si specificava che "l'operazione non rientrava tra quelle esenti da Iva".

È di tutta evidenza che si tratti di "pareri" legali in ogni caso non vincolanti per la società ma sicuramente indicativi del percorso illegale seguito da Fastweb. E come mai allora nessuno dello studio fondato da Tremonti si è accorto che vi era quantomeno il rischio di una grossa frode Iva? Forse perché a caval donato non si guarda in bocca?

I CONTROLLI INTERNI
E la stessa cosa hanno fatto le società coinvolte. Basti pensare alle iniziative di auditing avviate sia da Fastweb nel 2003 sia da Telecom Italia. Audit (società consortile che riferisce al consiglio di amministrazione, costituita tra le varie società della galassia Telecom con il compito di controllo). In entrambi i casi era a conoscenza già nei primi mesi del 2007 - quando i magistrati interrogarono i manager di TIS Comito e Catanzariti e quelli di Fastweb Giuseppe Crudele e Bruno Zito oggi arrestati - di ciò che stava accadendo.

E l'auditing fatta da Telecom aveva addirittura evidenziato come il traffico telefonico potesse essere stato generato artificialmente. Ma ha permesso che si continuasse a fare uso di fatture "sospette". E nessuno di quei manager è stato rimosso. Solo nel 2008 Telecom Italia Sparkle allontana il presidente di TIS Riccardo Ruggiero, che è stato anche amministratore delegato di Telecom Italia, controllante di Sparkle. E Marco Tronchetti Provera, all'epoca dei fatti presidente di Telecom Italia, sapeva nulla?

 

La stessa domanda vale per i vertici della Guardia di finanza. Dall'indagine emerge il coinvolgimento a pieno titolo del maggiore delle Fiamme Gialle Luca Berriola, finito in carcere per associazione a delinquere e corruzione. Perché Berriola - nonostante fosse stato rinviato a giudizio per il furto di una pen drive al presidente dell'Ancona calcio - continuava a lavorare a Roma nell'ufficio giudiziario dove aveva svolto le indagini per le quali era stato rinviato a giudizio e dove vi era il reparto che faceva le indagini sulla truffa telefonica? Perché in attesa della sentenza definitiva non è stato trasferito? Forse anche lui, a sua volta, godeva di protezioni più alte?

 

FUGHE DI NOTIZIE
E c'è un altro giallo. Le indagini erano condotte dalla Guardia di finanza ma Mokbel apprende in tempo reale l'esito positivo delle rogatorie dall'architetto della truffa telefonica, Carlo Focarelli, che non intratteneva rapporti con Berriola il quale, invece, aveva rapporti con Mokbel. Quindi chi ha dato l'informazione a Focarelli? Di certo delle indagini erano a conoscenza altri uffici e altre persone, resta da scoprire da dove siano uscite le informazioni. E non sono queste le sole notizie che gli indagati apprendono. Sempre le intercettazioni rivelano che fossero a conoscenza anche degli imminenti arresti.

Le indagini condotte da magistrati di esemplare abnegazione, come riconosce anche il senatore della Repubblica, Nicola Di Girolamo (Pdl) - ieri ha detto: "I magistrati hanno lavorato bene" - continuano serratamente. Magistrati che (come tutti i funzionari pubblici, tranne alcuni impegnati nelle "emergenze" rivelate dall'inchiesta di Firenze), attendono spesso mesi per il rimborso delle trasferte all'estero e anticipano soldi per la benzina delle auto blindate.

 

E marescialli che, seppure con seri problemi familiari che li costringono a cinque ore di treno ogni giorno per raggiungere Roma e rientrare a casa la sera, anticipano i soldi delle trasferte per riaverli dopo anni. Sono loro i veri eroi che affrontano qualunque sacrificio per combattere chi come Sivlio Scaglia, il fondatore di Fastweb, rientra dalle isole tropicali per essere arrestato a bordo del suo aereo privato, accusato assieme ad altri di aver sottratto a tutti noi una cifra che sfamerebbe per anni molti degli operai disoccupati costretti a salire sui tetti per rivendicare i diritto al lavoro.

Uomini che danno la caccia a uno come il maggiore Berriola, che ha incassato in un colpo solo 220 mila euro per averne fatti rientrare in Italia un milione e mezzo, uno che gira in Bmw e vive in una villa a Frascati. E nessuno lo tocca. Questa indagine altro non è che la fotografia di uno Stato in decadenza, che sta in piedi grazie all'onestà di uomini normali che ancora credono in quel sacro valore che è l'onestà.

 

 

[02-03-2010]

GIALLO FASTWEB – COME MAI I PM DI ROMA HANNO CHIESTO LE MANETTE PER SCAGLIA & C NELL’AGOSTO 2009, MA GLI ARRESTI SONO PARTITI SOLO A FINE FEBBRAIO 2010? – E PERCHÉ LE ACCUSE RISALGONO ADDIRITTURA AL 2007? – grazie a QUESTI “RITARDI” SCAGLIA È RIUSCITO A LIBERARSI DEL PASTICCIO FISCALE VENDENDO IL SUO IMPERO AGLI SVIZZERI DI SWISSCOM…

Stefano Zurlo per "il Giornale"

 

Tre date, segnate sul calendario dell'inchiesta su Fastweb, non tornano. Tre date che sono altrettanti indizi. E seminano sospetti sulla rovinosa caduta di Silvio Scaglia, il guru della new economy oggi rinchiuso a Regina Coeli. È agosto, agosto del 2009, quando i pm di Roma si decidono a chiedere l'arresto del fondatore di Fastweb. Ma è solo a fine febbraio, che scatta la retata e l'indagine emerge col suo carico dirompente. Certo, il gip ha scritto una monumentale ordinanza di 1600 pagine e ha dovuto compulsare migliaia di atti, mail, intercettazioni.

 

Un lavoraccio, anche perché l'inchiesta capitolina è di quelle componibili, come certe cucine: c'è la frode fiscale, ma c'è anche la 'ndrangheta, c'è Scaglia e c'è pure il senatore, abusivo e dimissionario, Di Girolamo. I pm, su questo non c'è alcun dubbio, hanno afferrato i tentacoli di una piovra potente, ben mimetizzata nei fondali fangosi a cavallo fra politica e criminalità organizzata.

Ma il passaggio dai Mokbel e dai Di Girolamo a Scaglia resta tutto da dimostrare. E non si capisce come mai la bomba sia scoppiata a fine febbraio, dopo una gestione così lunga. Oltretutto, ed è un dato oggettivamente sconcertante, le fonti di prova che inchioderebbero Scaglia sono esattamente le stesse - a parte una telefonata in cui il manager non è però all'apparecchio - del marzo 2007.

LEspresso

Eccoci al terzo snodo che poi è il primo: il 13 marzo 2007 Scaglia riceve un avviso di garanzia per gli stessi fatti che lo porteranno dritto in cella tre anni dopo. Viene anche interrogato e gli viene contestata la frode fiscale: Fastweb avrebbe fatto affari non limpidi comprando e vendendo traffico telefonico con società che non versavano l'Iva. Scaglia si difende: il problema non è suo.

In realtà la delicata operazione fiscale è sul filo della legge, ma il profeta della nuova economia, uomo proiettato in avanti ma con le spalle ben coperte, ha chiesto lumi a tre big del ramo: Giulio Tremonti, Guido Rossi e Guglielmo Maisto. Solo Maisto gli ha fatto notare i profili di rischio della manovra. Scaglia va avanti, come si richiede ad un condottiero. Telefonia ed euro vanno a braccetto.

La procura di Roma accende un faro. Gli contesta carte del triennio 2004-2006. Estrae le intercettazioni. Poi, dopo la deposizione, la posizione del signore di Fastweb entra nel congelatore. E poco dopo, particolare non proprio secondario, il finanziere esce dal business e vende il suo scoppiettante impero agli svizzeri di Swisscom. Che comprano tutto, compreso quel pasticcio fiscale in attesa di chiarimento.

 

L'indagine scompare di nuovo. Scende verso quei fondali limacciosi, habitat della piovra. Mette a fuoco figure inquietanti come i Mokbel e i Di Girolamo. La scorsa estate, sempre sulla base di quelle prove congelate come il pane, parte la richiesta di manette per il finanziere. E si arriva a febbraio. Il mese in cui gli indizi si travestono da sospetti. La miccia la innesca la procura di Firenze che mette in moto il ciclone Bertolaso, fa ammanettare la combriccola di Balducci e dei suoi amici, scava con furia nel cratere finanziario dei grandi appalti.

 

Saltano tutti gli equilibri e più procure, da Perugia all'Aquila, si contendono gli indagati. Roma è alle corde, il procuratore aggiunto Achille Toro viene bersagliato da accuse infamanti ed è costretto alle dimissioni, più precipitose di quelle dei Balducci & company dalle loro strategiche poltrone. Si tengono assemblee infuocate e la giustizia va in cortocircuito sull'asse Roma-Firenze.

 

Ci vuole un segnale: puntuale, il 23 febbraio Roma va alla riscossa. Apre il freezer, tira fuori intercettazioni vecchie di anni, carte ormai ingiallite, documenti che sembrano cimeli. Ancorati al triennio 2004-2006. Ora il reato contestato è l'associazione a delinquere e Scaglia è il dominus ma la polpa è la stessa: è cambiato il fondale, non i fatti. È cambiata, anche la vita del manager. Ormai è lontano da Fastweb, dunque dal core business della presunta frode, ma è anche lontano fisicamente dall'Italia. Noleggia un aereo e va a proprie spese in cella. Un finale paradossale per una storia da leggere anche fra le righe della chilometrica ordinanza.

 

 

 

[03-03-2010]


scaglia la prima pietra (da rebibbia) - ’ La magistratura inglese è meglio del sistema giudiziario italiano, marcio e surreale. Senno’ non si spiegherebbe come e’ possibile che uno come me si trovi in galera. Io qua non so che ci sto a fare" - studia cinese, socializza con gli altri detenuti e dice di considerare Rebibbia "se non proprio una spa, una spa spartana"....

1 - SCAGLIA CHIEDE NUOVO INTERROGATORIO...
(Adnkronos) - Chiede di essere nuovamente interrogato l'ex amministratore delegato di Fastweb Silvio Scaglia arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio. Il nuovo incontro con il magistrato, secondo quanto riferisce uno dei suoi difensori, l'avvocato Antonio Fiorella, appare necessario per chiarire ulteriormente la sua posizione e riaffermare la sua totale estraneita' ai fatti che gli sono stati contestati e nei quali non ha avuto alcun ruolo.

 

L'avvocato Fiorella oggi e' stato in Procura per incontrare i pubblici ministeri al quale e' affidata l'indagine. Secondo le intenzioni del penalista, Scaglia intende incontrare nuovamente i pubblici ministeri prima che venga presentata al Tribunale del riesame un'istanza di revoca dell'ordine di custodia cautelare.

 

Secondo l'avvocato Fiorella 'si vuole chiarire tutto e arrivare ad una revisione complessiva della vicenda' in quanto non e' intenzione di Scaglia accettare come soluzione alternativa la concessione degli arresti domiciliari. In sostanza l'imprenditore chiede la totale liberta'.

2 - SCAGLIA: MAGISTRATURA INGLESE MEGLIO DELLA ITALIANA...
(Apcom) - La magistratura inglese è meglio di quella italiana. E' lo sfogo che avrebbe fatto in confidenza il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia, alla consigliera regionale del Lazio di Sinistra ecologia e libertà, Anna Pizzo, che lo ha incontrato a Rebibbia nell'ambito di una visita dell'istituto penitenziario per verificarne le condizioni di sovraffollamento. "Scaglia - racconta la Pizzo - era tranquillo anche se ha dato giudizi a dir poco inclementi sulla magistratura italiana confrontandola con quella inglese, Paese in qualche modo di adozione. Ha detto - aggiunge - di ricevere un trattamento accettabile nel carcere romano sottolineando peró piú volte che è ben altro il trattamento 'fuori' dal carcere".

 

"Scaglia - continua la consigliera - è apparso in buone condizioni e, per sua stessa affermazione, ha dichiarato di non aver bisogno di farmaci‚ per dormire per eventuali condizioni di stress emotivo. Ha detto inoltre di aver socializzato con i detenuti con i quali condivide l'ora d'aria e i momenti di socialità perché‚ non lo hanno visto come una persona che proviene da altri ambienti, dal momento che il suo mondo di origine, quello della sua gioventú, è stato piú o meno simile a quello delle persone comuni. Scaglia ha detto che prende il vitto del carcere e che, anche se la cella è piccola, circa un metro per tre, ha tutto quello di cui ha bisogno".

"A Rebibbia - ricorda Pizzo - sono almeno quindici le persone legate all'inchiesta che ha coinvolto anche Scaglia. Alcune di loro, per motivi di spazio, sono state messe in celle da sei: una situazione limite che sottolinea la condizione generale di invivibilità non solo di Rebibbia ma dell'intero mondo carcerario.

 

Nel corso del sopralluogo ho visitato anche il reparto infermeria per verificare la notizia di un eccezionale aumento delle patologie psichiatriche, alcune delle quali conducono evidentemente all'esito terminale del suicidio. Il medico di turno ha confermato tale tendenza informandomi che proprio domani si svolgerà un vertice dei medici penitenziari per studiare una situazione che, come ha sottolineato il medico, sta diventando una vera emergenza".

3 - SCAGLIA, SISTEMA GIUDIZIARIO MARCIO E SURREALE...
(ANSA) - 'Il sistema giudiziario italiano e' marcio e surreale. Senno' non si spiegherebbe come e' possibile che uno come me si trovi in galera. Io qua non so che ci sto a fare'. Questo lo sfogo di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb accusato di evasione fiscale nell'ambito dell'inchiesta sul presunto maxiriciclaggio di due miliardi di euro, raccolto da una consigliera regionale che lo ha incontrato nel corso di una visita a Rebibbia, dove e' incarcerato.

 

Polo di cashmere salmone, jeans chiaro, barba rasata di fresco, Scaglia e' apparso 'impeccabile e curatissimo' alla sua visitatrice, la consigliera del Lazio Anna Evelina Pizzo (Sel). I due si sono incontrati nella cella di Scaglia, del braccio G12 di Rebibbia: una stanzetta 'singola', tre metri per uno, con un letto, una piccola tv e una sedia, e che il fondatore di Fastweb ha 'arredato' con diversi libri di economia in lingua inglese. Scaglia, che fino a poco prima dell'arresto viveva in Inghilterra, si e' mostrato indignato verso il sistema giudiziario italiano. 'In un sistema come quello inglese se lo sognavano di mettermi in galera - avrebbe detto alla consigliera -. E comunque mi auguro di uscire al piu' presto, per il mio profilo giudiziario io qua non avrei dovuto metterci piede'.

 

'La cosa che piu' mi ha impressionata - racconta Pizzo - e' stato il suo contegno ancora tutto da manager, la tranquillita' e la convinzione che uscira' presto di galera. Io sto facendo un giro di tutte le carceri del Lazio per monitorare l'impressionante numero di suicidi che si e' registrato dall' inizio dell'anno - prosegue - e faccio le stesse domande a tutti i detenuti. Quando stamattina gli ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa, se avesse problemi psicologici o fosse depresso, Scaglia si e' quasi infastidito. Poi mi ha risposto: 'Io vengo dal basso, mi sono fatto da solo. Gli altri detenuti lo hanno capito e mi rispettano''.

4 - SCAGLIA STUDIA CINESE, 'REBIBBIA? SPA SPARTANA'. A VISITARLO OGGI IN CARCERE LA DEPUTATA DEL PDL MELANIA RIZZOLI...
(ANSA) - Silvio Scaglia studia il cinese nel carcere romano di Rebibbia, dove e' recluso da una settimana. Dopo l'interrogatorio di ieri a Regina Coeli l'ex amministratore delegato di Fastweb, coinvolto nell'inchiesta sul maxi riciclaggio di circa due miliardi di euro che vede indagati i massimi dirigenti della societa' telefonica, questa mattina ha ricevuto la visita della deputata del Pdl Melania Rizzoli.

'L'ho trovato che studiava il cinese - riferisce la parlamentare del Pdl, che e' anche medico - si e' mostrato a me di ottimo umore, particolarmente su di morale, perfettamente curato. E anche certo che il suo soggiorno in carcere sara' breve'. L'ex numero uno di Fastweb ha risposto alla parlamentare, che si informava sulle sue condizioni psicologiche e di salute. 'Mi ha assicurato che mangia - riferisce Melania Rizzoli - e ha scherzato sulla sua detenzione, dicendo di considerare Rebibbia 'se non proprio una spa, una spa spartana....'. Poi mi ha congedata con cortesia, direi quasi con tono manageriale, ringraziandomi della visita'.

 

 

[04-03-2010]

TIRO A VOLO SU MOKBEL - L'EX CAMERATA DI FINI E ALEMANNO (I DUE OGGI FANNO GLI EXTRA-VERGINI MA TUTTI ARRIVANO DA AN) HA AVUTO UNA LUNGA CARRIERA CRIMINALE: DAI PRIMI REATI A SCUOLA ALLE VANTERIE SUGLI OMICIDI COMMESSI – L’APICE L’HA RAGGIUNTO CON DI GIROLAMO: "SEI IL MIO SCHIAVO", E IL SENATORE IN GINOCCHIO: "TI CHIEDO PERDONO" – NEANCHE LA CELLA LO IMPAURISCE: “TRE ANNI DE PRIGIONE SAREBBERO SOLO UN PO' DE RIPOSO PE' ME"…

Denise Pardo per "l'Espresso"

E dire che al curatissimo circolo Antico Tiro a volo, iscritte solo suocera e moglie perché lui, come sempre, aveva scelto l'ombra e il non essere mai niente (tanto che per molti soci, colti o confusi, era il dottor Macbeth), veniva considerato una persona squisita. Il simpaticone che, intercettato, minaccia sventramenti intestinali di gruppo o il tiro (si presume infallibile, vista la frequentazione al circolo) dall'ultimo piano di una ragazza in sedia a rotelle, sembrava proprio un tipo pacioso.

Unico segno particolare, gli orologi da grande asta di Ginevra e lo sbandierare il loro valore. Settantamila euro, a volte. Altre, 120 mila. "Sono un collezionista", spiegava Gennaro Mokbel. A quanto poi si è saputo, anche di lavanderie, non cinesi ma finanziarie, di crimini e di misfatti, di amenità di questo tipo, in generale.

 

Un nome arcaico da santo venerato. Un cognome globale. Il tremendissimo presunto gran capo della Spectre artefice del maxi riciclaggio di 2,2 miliardi di euro che ha investito Telecom e Fastweb, un'inchiesta monstre che ha portato in prigione 56 cristiani (tra cui lui e metà della sua famiglia, la moglie Georgia Ricci, la suocera e pure uno zio acquisito), fatto scoppiare il bubbone dei parlamentari eletti all'estero e del ruolo della nota associazione calabrese 'ndrangheta, è anche l'emblema della metamorfosi del banditismo all'italiana.

 

Il salto formidabile dalla generazione dei Totò Riina e dei Bernardo Provenzano, mammasantissima di estrazione contadina dai volti di un'Italia rurale e ignorante, a una criminalità moderna, internazionale, speculare all'andazzo del Paese. Con mogli sanguinarie e affariste che al telefono chiariscono di conoscere le cose e che non ci pensano proprio a starsene a casa addolorate e vestite di nero.

Padre egiziano, madre napoletana, Mokbel, 50 anni, è un criminale poliedrico al centro di un sistema di riciclaggio di fondi neri, di commercio illecito di diamanti dell'Uganda parcheggiati a Hong Kong, di società tropicali, di gioiellerie parioline, di trasferimenti illegali di decine e decine di milioni di euro.

 

Un portatore insano di dialoghi intercettati a metà tra la 'Grande Guerra' con Alberto Sordi ("Ahò, boni, belli state boni") e 'Romanzo criminale' di Michele Placido farcito di "infami fracichi", di "dindi" (i soldi), di "serci" (i diamanti), di "traditori di merda", di "froci" quelli che se la sono data a gambe (per forza!) piuttosto che "farsi rooompe' il c... dai ciccioni che stavano attorno" o dell'interessante espressione "verme sarcofago di merda" che mostra una vaga dimestichezza con la cultura.

 

Uomo di mano e di pistola, fiero di dichiarare di aver accoppato una decina di disgraziati, è il protagonista glocal di una storia complicatissima con finanzieri corrotti, poliziotti infiltrati, spioni, spalloni cinesi (chiamati Cinese uno e Cinese due), ed essendo la centrale del tutto a Roma, la fu Hollywood sul Tevere, anche fumettari e cinematografari (ha prodotto 'A pugni chiusi, a cuore aperto' film di Stefano Calvagna, regista gambizzato due anni fa) per non parlare di picchiatori neri e sprangatori ancora di più, in una sorta di guida Michelin della delinquenza.

 

Un frullato di misteri e schifezze d'Italia. Nulla viene risparmiato. Non il legame evergreen con il sequestro Moro e ci mancherebbe: sua sorella Lucia abitava in via Gradoli nell'appartamento adiacente alla prigione del leader dc e denunciò, inascoltata, il rumore di segnali Morse. Né la citazione della banda della Magliana: è a casa di Gennaro che gli 'asparagi' (i poliziotti) scoprono Antonio D'Inzillo, ex esponente dei Nar, accusato dell'omicidio di Renatino De Pedis, boss della nota band. Il curriculum del nostro è davvero inappuntabile.

 

E come tutti i grandi delinquenti, ha un che di grandioso. Mokbel, gran coatto di piazza Bologna, compra la seconda casa, o meglio la seconda centrale operativa, a due passi da Antibes, sulle orme di Picasso. Non si circonda di otto filippini come un parvenu qualunque, ma intesta a un prestanome il ristorante Filadelfia: "L'ho preso per avere un posto dove cenare la sera", spiegherà con involontario snobismo. A scuola, quando gli affari gli vanno bene, offriva sempre la colazione a tutti.

 

Il talento di Mokbel si manifesta presto. Al liceo artistico di Roma si fa subito una reputazione. Se in classe dorme, è colpa delle esercitazioni e degli studi notturni, lo scippo a una vecchietta, il furto di una radio. Ha una pistola e se ne vanta. In effetti, fa comodo averla sotto al banco: così non ci pensa due volte a puntarla alla tempia di una compagna restia a cedergli la pizza ben unta e molto rossa.

 

Bisogna ammettere che rispetto a quei tempi ha fatto una gran carriera. Ma già poco più che maggiorenne, gli è chiaro come la politica non siano ideali ma potere. Ci metterà quasi trent'anni a controllarla dall'interno (passando attraverso tutti i partiti, Pci, Dc, Msi, l'estrema destra di Mambro e Fioravanti, la Lega con Alleanza Federalista). E solo dopo essere riuscito a portare in Parlamento Nicola Di Girolamo, detto Nic, avvocato e va bene, ma soprattutto personalità di spicco dell'ingegnoso e contemporaneo mestiere di 'organizzatore di società di comodo'.

Farlo eleggere nel collegio estero Europa con una falsa residenza a Bruxelles, è un giochetto da ragazzi. Grazie all'aiuto di amici come Stefano Andrini, ex picchiatore, condannato per tentato omicidio e fuggito in Svezia, manager dell'Ama che ora, bontà sua, si è dimesso per "sensibilità" come ha detto il suo sponsor, il sindaco Gianni Alemanno e, ahinoi, non ironicamente.

 

O come Paolo Colosimo, avvocato difensore di alcuni esponenti della famiglia Arena, quella della 'ndrangheta (non dei polli) che in Germania in quanto a controllo dei voti è piazzata alla grande. "Da questo momento la tua vita è questa, Nic", spiega Mokbel al neoeletto in un'intercettazione dal suo ufficio ai Parioli, "Senato, viale Parioli, Senato, casa. Poi, da viale Parioli se decide co chi devi sta' a pranzo, co chi devi sta' a cena, chi devi incontra', chi dobbiamo vede', i viaggi che se demo fa'".

Questo, quando il capo è di buon umore. Ma se Nic fa un passo falso, so' dolori e Mokbel attorniato dai suoi, bravi ragazzi dai nomignoli affettuosi, Puzzola, Tatanga, Tacchino, Somaro, Bonzo, er Mascella, er Polpetta, er Totano, er Bue, gli ricorda: "Sei il mio schiavo". E il senatore a ruota: "Ti chiedo perdono".

 

In realtà, aveva provato a portare a casa l'appoggio per la candidatura di Marcello Dell'Utri. Forza Italia era stato un vecchio obiettivo che, tra il '96 e il '98, aveva tentato di centrare telecomandando una rivolta (fallita) contro il coordinatore del Lazio Antonio Tajani attraverso i tesserati del Club Città di Roma ai Parioli. Dell'Utri nega le avance. Ammette di aver avuto contatti con lui ma solo per la comune passione per il mondo dell'arte, assurta ora alle cronache dopo la scoperta in un magazzino di un mini museo di arte contemporanea messo su da Mokbel.

In tutto 4 mila opere, da de Chirico a Capogrossi a Schifano, più busti di Mussolini e oggettistica varia e cara a Hitler, tra cui un allegro quadro 'L'isola dei morti' di Arnold Böcklin, molto amato dal Führer. Chi è Mokbel?, si domandano molti. È un uomo di paglia, la testa di legno di interessi convergenti e deviati? Certo, la sua storia è soprattutto il prodotto di una Roma oscura, crocevia di intrecci politici economici e catacombali, tracimati dalla pancia del Grande raccordo anulare. Così allargati e complicati da far commentare allo stesso Mokbel: "Tre anni de prigione sarebbero solo un po' de riposo pe' me".

 

 

[05-03-2010] 

 

-OGGI CDA FASTWEB PER MISURE ALTERNATIVE A COMMISSARIO...
Radiocor -
Entro questa sera, secondo quanto apprende Radiocor, il cda di Fastweb si riunira' per deliberare misure alternative al commissariamento proposto al Gip di Roma, Aldo Morgigni, dai magistrati che indagano sul maxi-riciclaggio che coinvolgerebbe la societa' e Telecom Italia Sparkle. Domani la deliberazione del Cda sara' depositata alla cancelleria del Gip dai legali della societa'. 03.03.10

 

 

RICICLAGGIO: FASTWEB-TELECOM SPARKLE, UDIENZA INTERLOCUTORIA...
(Adnkronos)
- Udienza interlocutoria, oggi davanti al giudice Aldo Morgigni che deve decidere se nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio debbano essere commissariate Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Il giudice ha preso due giorni di tempo per dare una risposta alle istanze dei difensori delle due societa', il professor Franco Coppi e Paola Severino i quali tentano di evitare il commissariamento come richiesto dalla Procura della Repubblica di Roma e consentire che l'attivita' delle due societa' prosegua nell'attuali condizioni amministrative.

 

All'udienza di oggi hanno partecipato tutti e quattro i pubblici ministeri, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i sostituti Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti ai quali e' affidata l'indagine. Al giudice Morgigni i difensori hanno proposto una serie di questioni e annunciato anche il deposito di numerosi atti i quali dovrebbero convincere il magistrato della bonta' delle proposte. Proposte che tra 48 ore saranno depositate in maniera scritta e quindi illustrate in udienza.

- DAL GIP 2 GIORNI PER DECIDERE SU COMMISSARIAMENTO FASTWEB E T. I.SPARKLE...
Radiocor -
Il Gip di Roma, Aldo Morgigni, ha concesso a Fastweb e Telecom Italia Sparkle due giorni di tempo per depositare ulteriore documentazione, dopo di che si riserva di decidere sulla richiesta di rinvio dell'udienza sul commissariamento delle due aziende, avanzata dai legali delle societa'.

 

- RICICLAGGIO: SCAGLIA RIBADISCE ESTRANEITA' AI FATTI, 'FASTWEB VITTIMA'
(Adnkronos) -
Silvio Scaglia, l'ex ad di Fastweb coinvolto nell'inchiesta del maxi riciclaggio da 2 miliardi di euro, accusato di dichiarazione infedele mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e associazione a delinquere, nel corso dell'interrogatorio di garanzia svoltosi al carcere di Regina Coeli, davanti al gip Aldo Morgigni ha ribadito la sua "assoluta estraneita' da qualunque illecito" e che "la societa' e' vittima". Questo e' quanto riferito dall'avvocato del fondatore di Fastweb, Pier Maria Corso, all'uscita dal carcere di Regina Coeli. "E' andata bene -ha commentato l'avvocato- l'ingegnere e' stato molto precisato: ha puntualizzato tutto aggiungendo dei particolari e confida che la sua posizione venga ad essere riconosciuta per quello che ha sempre dichiarato e cioe' di assoluta estraneita' da qualunque illecito". Scaglia avrebbe riferito al gip che il suo ruolo "non era quello di controllare la singola operazione commerciale -ha riportato l'avvocato- C'era una struttura che controllava e lui e' convinto che funzionasse bene".

 

- DELISTING FASTWEB? UNA MEZZA CONFERMA...
Da "Milano Finanza" -
«Il delisting di Fastweb non è una priorità al momento». Josef Hubert, portavoce di Swisscom, ha spiegato ieri che «la situazione attuale è molto delicata e vogliamo vedere come evolverà» rifilando poi un laconico «no comment» sulla possibilità che si proceda a un'opa residuale sulle azioni della società una volta che si chiariranno le conseguenze legate alle vicende giudiziarie. Piazza Affari, ormai abituata a decifrare anche il significato che sta dietro alle parole ufficiali, al posto di leggere una smentita, ha interpretato le dichiarazioni di Swisscom come una mezza conferma di quanto anticipato da MF-Milano Finanza e ha spinto al rialzo il titolo del gruppo, scommettendo anche sul rinvio della decisione sul commissariamento.

A questo proposito ieri, da ambienti vicini agli inquirenti, è filtrata l'indiscrezione che, in caso di nomina di un commissario giudiziale per la società guidata da Stefano Parisi, Swisscom non potrebbe lanciare l'opa per il delisting. Posizione che andrà verificata nei prossimi giorni, ma della quale a prima vista non si capisce il fondamento. La nomina del commissario implica la sospensione del titolo? Difficile crederlo, perché significherebbe impedire agli azionisti di disinvestire. E se dunque le azioni resteranno quotate, non si vede come si possa impedire a una società di comprarle sul mercato.

 

03.03.10

 

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk