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E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla
mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime
assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a
darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :
marcobava@email.it
vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa !
Mb |
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
|
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
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Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
|
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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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6 gennaio 2010.
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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- RICICLAGGIO:
PROCURA ROMA NON SI OPPONE A SCARCERAZIONE SCAGLIA...
(Adnkronos) - La Procura di Roma non si oppone alla
scarcerazione di Silvio Scaglia, gia' amministratore delegato e
fondatore di Fastweb, attualmente imputato nel processo per il
riciclaggio di 2 mld di euro.
La richiesta di
revoca degli arresti domiciliari e' stata fatta oggi nel corso di una
nuova udienza del processo che vede imputate 26 persone. Il giudizio
riguarda tra l'altro anche un'evasione fiscale commessa tra il 2003 e il
2007 da Fastweb e anche dalla Telecom Italia Sparkle.
All'esame del
Tribunale, dove oggi si e' svolta una nuova udienza del processo, ci
sono anche altre richieste sempre per ottenere la remissione in
liberta'. Sono quelle di Roberto Contin e Mario Rossetti, anche loro ex
dipendenti di Fastweb. Ieri invece sono tornati liberi l'ex
amministratore delegato di Telecom Sparkle Stefano Mazzitelli e altri
due dirigenti della societa' Antonio Catanzariti e Massimo Comito. Per
quanto riguarda l'udienza oggi e' stato interrogato l'imprenditore
Augusto Murri.23-02-2011]
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TELECOM SPARKLE E FASTWEB CHIEDONO AMMISSIONE COME PARTI
CIVILI...
(Adnkronos) - Le societa' telefoniche
Fastweb e Telecom Sparkle Italia chiedono di esser
presenti come parti civile nei confronti dei loro ex
dirigenti coinvolti nel processo, cominciato oggi a
Roma, sul riciclaggio di due miliardi di euro scoperto
nel febbraio scorso con l'arresto di 56 persone.
Pur essendo indagate per violazione della legge 231/2001
sulla responsabilita' amministrativa delle aziende, le
due societa' tramite i loro due avvocato Giandomenico
Caiazza e Filippo Dinacci, intendono chiedere un
risarcimento per aver subito pregiudizio a causa dei
fatti illeciti attributi dall'accusa ai suoi ex
dirigenti in carica tra il 2003 e il 2007 ed ora sotto
processo.23-11-2010]
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14- TELECOM
ANTICIPA IL FISCO SU SPARKLE...
A Ol.
per "il Sole 24 Ore" - Telecom ha già avviato contatti con
l'Agenzia delle entrate per chiudere la vicenda dei 298 milioni di
Iva indebitamente detratta dalla controllata Sparkle per gli anni
2005-2007. La legge prevede lo "sconto della pena" a un ottavo
delle sanzioni previste se il contribuente rinuncia al
contenzioso: in pratica l'importo dell'Iva dovrebbe essere
maggiorato del 12,5% (335 milioni in totale), ma in questo caso il
negoziato è partito ancor prima che il Fisco inoltrasse la sua
contestazione formale. Tanta sollecitudine, motivata dalla volontà
di chiudere al più presto i conti col passato, potrebbe meritare
un ulteriore sconto? Della questione, e delle eventuali azioni di
responsabilità nei confronti dell'ex vertice della società, si
parlerà nel cda Sparkle convocato per domenica a Milano. Ma oggi
la riunione del comitato controllo interno e corporate governance
di Telecom Italia, in vista del cda di bilancio di lunedì, si
terrà al buio delle decisioni che saranno assunte dalla
controllata incappata nella frode carosello.
14.04.10 |
|
I
BOMBASTICI RETROSCENA DELLA VENDITA DI FASTWEB ALLA SWISSCOM
BY SCAGLIA - TRE ANNI FA LA CESSIONE DELLE AZIONI FRUTTÒ AL
VENDITORE UN PROFITTO DA RECORD: CIRCA 800 MILIONI EURO VIA
LUSSEMBURGO, SOSTANZIALMENTE ESENTASSE - UNA VENDITA COL
BOTTO, REALIZZATA DOPO MESI DI RIALZO DELLA QUOTAZIONE
BORSISTICA DI FASTWEB (PIÙ 60 PER CENTO IN CINQUE MESI) E A
PREZZI MAI PIÙ NEPPURE LONTANAMENTE AVVICINATI DAL TITOLO NEI
TRE ANNI SUCCESSIVI. CHE FINÌ PER SOLLEVARE SOSPETTI DI
"GONFIAMENTO' DA PARTE DEGLI INVESTITORI - NEL 2007
SWISSCOM LANCIÒ L’OPA A 47 EURO PER AZIONE. ORA NAVIGA
INTORNO AI 15
1-
LA VOLPE DI FASTWEB...
Vittorio Malagutti per
"L'
Espresso"
La casa a Londra nel quartiere esclusivo di Mayfair. Gli
uffici a due passi dal Tamigi, in St James street. La vecchia
e lussuosa residenza di via Borgonuovo a Milano ceduta ad una
società con base nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Due
holding nel Granducato e un'altra in Irlanda. I viaggi di
lavoro dalla Cina al Sudamerica.
E per
le vacanze uno yacht da favola. Il supermanager Silvio Scaglia
veleggiava al largo, lontano dall'Italia, ormai da anni. Forte
di un patrimonio personale valutato per difetto intorno al
miliardo di euro e per questo arruolato nella ristretta
schiera dei nababbi da jet set, l'inventore di Fastweb si
muoveva da tempo come un businessman globale.
Sempre
a caccia di occasioni d'investimento da una parte all'altra
del mondo. Volava alto, altissimo, questo ingegnere
elettronico poco più che cinquantenne (classe 1958) con il
pallino del Web e della finanza. Più la seconda del primo, a
dire il vero. Volava alto fino a quando, il 25 febbraio
scorso, si è ritrovato in una cella del carcere romano di
Rebibbia.
Colpito
dall'accusa infamante di essersi prestato ad organizzare una
gigantesca frode fiscale, avallando, come capo di Fastweb tra
il 2003 e il 2006, l'emissione di fatture false per centinaia
di milioni di euro. E così, per un curioso e tragico corto
circuito del destino, Scaglia ha finito per condividere pagine
e pagine dei giornali con un'assortita compagnia di loschi
figuri (er somaro, er giraffa, er puzzone) capitanata da
Gennaro Mokbel, fascista in odore di 'ndrangheta.
Il
detenuto eccellente si difende attaccando. "Chiarisco
tutto e me ne vado in fretta da qui", manda a dire
tramite i suoi avvocati. Una reazione in linea con il suo
carattere spigoloso, incline a tagliar corto, a parlare con i
numeri. Ma non è solo questo. Scaglia sa bene che nelle 1.600
pagine dell'ordinanza cautelare che lo ha portato in carcere,
come pure nelle migliaia di documenti allegati, non c'è una
prova definitiva contro di lui.
Nessuna
intercettazione telefonica compromettente. Nessun documento
che lo associ alla banda dei truffatori. Tantomeno versamenti
di denaro su conti bancari a lui riconducibili. Insomma, manca
la pistola fumante. Alla fine le accuse nei confronti di
Scaglia restano appese al gancio di un solo argomento. Lui era
il fondatore, il gestore, l'azionista principale di Fastweb.
Quindi
non può essergli sfuggito un business che, secondo i calcoli
degli investigatori, sarebbe riuscito a migliorare in modo
sostanziale le performance di bilancio del gruppo telefonico.
Insomma, Scaglia era il capo e quindi non poteva non sapere.
Per puntellare questa ipotesi le carte dell'inchiesta elencano
una serie di indizi: e-mail, testimonianze di manager
dell'azienda, verbali di riunioni, che dovrebbero dimostrare
quantomeno la consapevolezza della frode da parte del numero
uno.
Queste
circostanze reggono la trama di un'inchiesta giudiziaria
eccezionalmente lunga perfino per gli standard italiani. I
primi accertamenti su attività sospette di Fastweb risalgono
addirittura al 2004. Scaglia sa di essere indagato dal marzo
2007. E la richiesta d'arresto formulata dai pm, datata agosto
2009, viene eseguita solo il 23 febbraio scorso.
La
sorte di Scaglia, dello Scaglia imprenditore e manager, ma
forse anche il suo destino giudiziario, si è decisa però in
un periodo di tempo molto più breve. Sei mesi soltanto tra
l'autunno 2006 e l'inverno dell'anno successivo. I mesi in cui
il presidente di Fastweb maturò la decisione di abbandonare
la barca, di vendere la sua creatura agli svizzeri di
Swisscom. Sei mesi scanditi da voci, sospetti, manovre di
Borsa.
La
cessione delle azioni fruttò al venditore un profitto da
record: in totale circa 800 milioni di euro via Lussemburgo e
quindi sostanzialmente esentasse. Ma Scaglia, che prese il
volo verso la sua nuova vita da finanziere globetrotter, lasciò
dietro di sé una lunga scia di dubbi sui tempi, i modi e le
reali motivazioni della sua scelta. E allora, per capire
meglio gli avvenimenti di questi giorni, forse conviene anche
raccontare i retroscena di quelle settimane decisive di tre
anni fa.
Per
cominciare va detto che nonostante gli studi da ingegnere e la
fama di capoazienda attento agli aspetti industriali del
business, l'ex capo di Fastweb è tutt'altro che un outsider
rispetto ai grandi giochi del capitalismo nazionale. Scaglia
proviene dall'élite dei cosiddetti McKinsey boys. Ovvero i
manager cresciuti alla scuola della grande società di
consulenza internazionale e destinati a occupare posti chiave
nelle maggiori società italiane.
Ne fa
parte, per esempio, Alessandro Profumo di Unicredit, la banca
che appoggerà tutte le principali operazioni borsistiche
targate Fastweb. E nell'autunno del 1998, quando partono i
preparativi per l'Opa del secolo su Telecom Italia, è proprio
Scaglia, all'epoca a capo della Omnitel (i telefonini del
gruppo Olivetti), a giocare un ruolo da advisor dietro le
quinte per Roberto Colaninno insieme al finanziere e raider di
Borsa Francesco Micheli.
Quest'ultimo,
di lì a pochi mesi, tirerà le fila dello sbarco in Borsa di
e.Biscom, poi ribattezzata Fastweb, l'azienda inventata da
Scaglia con l'obiettivo dichiarato di portare la rete
telefonica in fibra ottica nelle case di tutti gli italiani.
Lo sbarco sul listino venne realizzato, con tempismo
eccezionale, nel marzo del 2000, proprio al culmine della
bolla speculativa della cosiddetta New Economy.
Lo
Scaglia finanziere mette a segno il suo capolavoro quasi sette
anni più tardi, quando ingrana la retromarcia e lascia la sua
azienda. Una vendita col botto, realizzata dopo mesi di rialzo
della quotazione borsistica di Fastweb (più 60 per cento in
cinque mesi) e a prezzi mai più neppure lontanamente
avvicinati dal titolo nei tre anni successivi.
Ma il
fatto che finì per sollevare proteste e sospetti da parte
degli investitori era un altro. In sostanza in quei sei mesi
tra settembre 2006 e marzo 2007 i vertici del gruppo
telefonico si lanciarono in dichiarazioni pubbliche spesso
smentite alla prova dei fatti nel giro di breve tempo.
"Abbiamo
un azionariato molto stabile", assicurava
l'amministratore delegato Stefano Parisi in un'intervista
dell'11 ottobre 2006. E anche Scaglia tornò poco dopo ad
affermare che non aveva trattative in corso per la vendita del
suo pacchetto del 25 per cento. Contrordine: a gennaio del
2007, giorno 16, è il presidente in persona a comunicare al
mercato di aver girato a Unicredit una quota del 6,25 per
cento.
Prezzo:
225 milioni incassati dalla Sms finance, la sua holding
personale in Lussemburgo. È un primo passo verso la cessione
totale? Macché, garantiscono quelli di Fastweb. Nell'accordo
con Unicredit è compreso l'impegno di Scaglia a mantenere la
proprietà della quota rimanente (il 18,75 per cento) per
almeno 12 mesi. Così recita un comunicato diffuso in quei
giorni.
Chiaro,
chiarissimo. Se non fosse che a marzo scende in campo Swisscom
che lancia un'offerta pubblica d'acquisto in Borsa a cui anche
Scaglia aderisce prontamente cedendo le sue azioni. Il prezzo
dell'Opa viene fissato a 47 euro per azione. A settembre del
2006, quando partì l'eccezionale corsa al rialzo del titolo,
la quotazione superava di poco i 30 euro.
A
questo punto, con il senno di poi, riesce difficile non notare
che quella girandola di annunci e smentite prende velocità
proprio mentre l'inchiesta giudiziaria della Procura di Roma
sulla frode fiscale entra nel vivo. A novembre 2006 la sede di
Fastweb viene per la prima volta perquisita dalla Guardia di
Finanza a caccia di documenti sui rapporti del gruppo con le
società 'cartiere' gestite dalla banda di truffatori.
Ed in
quei giorni partono anche gli interrogatori dei manager
dell'azienda telefonica direttamente coinvolti nelle
operazioni sospette. Due di loro, Giuseppe Crudele e Bruno
Zito, pagati da Mokbel e compagni su conti a Hong Kong, sono
stati arrestati nella retata (56 mandati di cattura) dei
giorni scorsi. Non è finita, perché il 23 gennaio 2007, cioè
solo una settimana dopo che Scaglia ha girato a Unicredit il
primo pacchetto del 6,25 per cento, l'inchiesta giudiziaria
diventa addirittura di dominio pubblico.
Un
articolo del quotidiano 'la Repubblica' rivela che i pm hanno
aperto un'indagine su Fastweb per sospetta evasione fiscale.
"Ipotesi destituite di fondamento", tuona un
comunicato della società, che assicura collaborazione agli
investigatori. Ma mentre Fastweb collabora, Scaglia prepara le
valigie. A dargli una mano c'è il banchiere di Deutsche Bank
Massimo Armanini. La stessa banca tedesca diventa consulente
anche dell'azienda telefonica per valutare la congruità del
prezzo d'Opa.
Tutto
bene, si proceda, è il verdetto dell'advisor. Il 12 marzo
Scaglia annuncia che venderà il suo pacchetto a Swisscom. Un
tempismo eccezionale. Già, perché, coincidenza delle
coincidenze, esattamente 24 ore dopo lo stesso Scaglia viene
interrogato per la prima volta dai pm. Ma ormai è fatta. La
vendita è garantita al prezzo generoso offerto dagli
svizzeri. E soprattutto l'incasso è al riparo da eventuali
nuovi sconquassi giudiziari che comunque, come abbiamo visto,
non arriveranno prima di tre anni.
E
Armanini? Ha lasciato Deutsche Bank, ma ha trovato in fretta
un nuovo lavoro a Lugano: gestisce il patrimonio personale
dell'ex capo di Fastweb. Sarebbe un happy end, se non fosse
che nel frattempo l'ex banchiere, a suo tempo molto vicino
anche a Calisto Tanzi, ha patteggiato una condanna di un anno
e nove mesi per la bancarotta Parmalat.
2-
LASVIZZERAFAI CONTI...
Non
bastava lo scudo fiscale. I controlli a tappeto alla
frontiera. Le perquisizioni nelle sedi italiane delle banche
elvetiche. Sulla strada sempre più accidentata dei rapporti
tra Italia e Svizzera adesso è piombato anche l'affaire
Fastweb. La storiaccia di frodi fiscali e bilanci gonfiati
emersa nei giorni scorsi mette una seria ipoteca sul futuro
dell'investimento di oltre 3 miliardi di euro realizzato tre
anni fa in Italia dalla Swissom, che fa capo al governo di
Berna.
Nella
primavera del 2007 l'azienda telefonica pubblica, quotata in
Borsa ma controllata dalla Confederazione per oltre il 50 per
cento del capitale, festeggiò in patria tra squilli di tromba
e rulli di tamburi il successo dell'Offerta pubblica
d'acquisto su Fastweb, la più importante acquisizione
all'estero della sua storia. Era il primo successo dopo due
tentativi di crescita oltreconfine andati a vuoto, prima nella
vicina Austria e poi nella Repubblica Ceca.
Per
Swisscom, l'operatore di gran lunga più forte sul piccolo
mercato elvetico, l'espansione all'estero rappresenta una
strada obbligata per crescere. E ai vertici del gruppo
svizzero l'italiana Fastweb era sembrata da subito la preda
ideale. Un'azienda giovane, innovativa, con buone prospettive
di crescita. Le attese sono state in parte rispettate.
Tra
il 2008 e il 2009, per dire, i ricavi sono cresciuti da 1.707
a 1.853 milioni di euro, una somma che ormai pesa per più del
20 per cento sul fatturato complessivo del gruppo guidato
dall'amministratore delegato Carsten Schloter, un manager
tedesco in sella dal 2006. Anche la redditività è
migliorata.
L'anno
scorso il margine lordo (Ebidta) di Fastweb ha toccato quota
551 milioni contro i 518 milioni dell'esercizio precedente. La
musica cambia se si guarda al valore dell'investimento, cioè
la quotazione di Borsa della controllata italiana. Nel 2007
Swisscom lanciò l'Opa a 47 euro per azione. Adesso il titolo
naviga intorno ai 15 euro.
Vale
a dire che un'azienda valutata a suo tempo oltre 3,5 miliardi
di euro adesso sconta un calo di oltre 2,5 miliardi. Sul
futuro prossimo pesa l'incognita dell'inchiesta giudiziaria.
Con i sequestri ed eventuali sanzioni nei confronti di
Fastweb. Come dire che il gruppo svizzero potrebbe essere
costretto a svalutare il valore dell'azienda comprata solo tre
anni fa. Nel bilancio di Berna sarebbe un nuovo buco targato
Italia.
[16-03-2010]
|
NELL'INTERROGATORIO
DEL 2007 SILVIO SCAGLIA CHIAMA IN CAUSA L'EMINENTE GUIDO ROSSI
- LA STRATEGIA DIFENSIVA DEL FONDATORE DI FAST-TRUFFA SI
RIASSUME IN QUESTE PAROLE: - "PER NOI LA COMPRAVENDITA DI
TRAFFICO ERA UN BUSINESS ASSOLUTAMENTE REGOLARE. CERTO, IL
NOSTRO FISCALISTA AVEVA SOLLEVATO QUALCHE DUBBIO. CHE CI È
STATO RISOLTO CON L'ACQUISIZIONE DI UN PARERE CHE È STATO
FAVOREVOLE. UN SECONDO PARERE CI È STATO FORNITO DAL
PROFESSOR GUIDO ROSSI IN ORDINE ALLA COMPATIBILITÀ CON
L'OGGETTO SOCIALE (CHE CI È STATO CONSIGLIATO DI
CAMBIARE)" - DUNQUE: PERCHÉ SCAGLIA DEVE MARCIRE IN
GALERA SE UN PROFESSORE DI DIRITTO COMMERCIALE NELL'UNIVERSITÀ
L. BOCCONI, EX PRESIDENTE CONSOB, ELETTO SENATORE PER LA
SINISTRA INDIPENDENTE (DAL 1987 AL 1992), PROMOTORE
DELL'INSERIMENTO DELLE LEGISLAZIONI ANTITRUST, SULLE OPA E
SULL'INSIDER TRADING NELL'ORDINAMENTO ITALIANO, DETTE PARERE
FAVOREVOLE ALL'OPERAZIONE PHUNCARD?
1 - (Apcom) - "Per noi la compravendita di
traffico era un business assolutamente regolare". Così
il 13 marzo del 2007 Silvio Scaglia spiegò un passaggio
dell'affare finito al centro delle indagini. L'ingegnere,
fondatore di Fastweb, dal 20 giugno 2006, era stato iscritto
sul registro degli indagati per il presunto riciclaggio.
Il verbale, allegato agli atti
depositati al riesame dai magistrati, è ora a disposizione
delle parti. In relazione alle operazioni commerciali
effettuate dalle società con CMC e I-Globe ammette: "Noi
vediamo adesso la macchinosità dell'operazione".
Riguardo al denaro versato da Fastweb al Cmc, Web Wizard e da
queste riversato a Fulcrum, Scaglia rispose: "Non so
fornire alcuna spiegazione".
2 - (Apcom) - "Prima i numeri premium, poi
le carte e infine il traffico". Così Scaglia illustra ai
pm Francesca Passaniti e Giovanni Di Leo, nel 2007, alcuni
"business" in cui è concentrata Fastweb.
"L'affare phuncard - spiega - nasce come esigenza di
continuità di rapporto con una società come Cmc che era un
cliente che non volevamo perdere. Il nostro fiscalista aveva
sollevato qualche dubbio che ci è stato risolto con
l'acquisizione di un parere che è stato favorevole.
Un secondo parere ci è stato fornito
dal professor Guido Rossi in ordine alla compatibilità con
l'oggetto sociale (che ci è stato consigliato di cambiare).
Infine ci siamo posti un problema di 'effettiva e reale'
convenienza dell'affare. Prima del 2002 il fatturato con i
numeri premium era di qualche decina di milioni di euro. Nel
2003 il fatturato con le phuncard arriva a 200 milioni di
euro".
[07-03-2010] |
SCAGLIA IL
MARCIO che è dentro di te - COME MAI Swisscom acquistò
Fastweb nel 2007, sborsando la cifra monstre di 3,1 miliardi
di euro (più 1,1 miliardi di debito accollato), dal momento
che Scaglia aveva già ricevuto un avviso di garanzia? - Dalle
carte dell´inchiesta sul riciclaggio emerge poi con chiarezza
che Scaglia era a conoscenza del meccanismo fraudolento e che
lo aveva autorizzato allo scopo di abbellire il bilancio
Fastweb...
Giovanni Pons per la
Repubblica
Il faro degli investigatori, nell´inchiesta
sul riciclaggio e frode fiscale che ha colpito Fastweb e Ti
Sparkle, ha puntato anche verso la società svizzera Swisscom,
quella che nel maggio 2007 ha acquistato attraverso un´Opa l´82%
di Fastweb sborsando la cifra monstre di 3,1 miliardi di euro
(più 1,1 miliardi di debito accollato).
E dunque non è un caso che tra gli 80
indagati ci sia anche Mario Rossi, cittadino svizzero, ex
direttore finanziario di Swisscom fino al 2007 poi passato con
lo stesso incarico sotto le insegne di Fastweb e dal settembre
2009 rientrato alla casa madre come responsabile del
"Business steering".
Ciò che probabilmente non convince
gli inquirenti è la leggerezza con la quale Swisscom ha
deciso di acquistare Fastweb nella primavera 2007, dal momento
che fin dal 23 gennaio precedente era diventata di dominio
pubblico, attraverso un articolo di Repubblica, l´inchiesta
su Fastweb e su alcuni dirigenti tra cui Silvio Scaglia che
aveva già ricevuto un avviso di garanzia.
Gli svizzeri non fecero alcuna
indagine autonoma e si fidarono di ciò che era scritto sui
bilanci di Fastweb. Leggerezza che oggi può sembrare sospetta
anche perché era noto da tempo che Scaglia stava cercando un
compratore per il pacchetto di azioni nelle sue mani (25%). Il
contatto tra Scaglia e Swisscom, a quanto risulta, è arrivato
grazie ai buoni uffici di Massimo Armanini, un banchiere d´affari
che lavorava alla Deutsche Bank quando a capo della filiale
italiana c´era Vincenzo De Bustis.
Armanini, che ha patteggiato una pena
di sei mesi nel processo per l´aggiotaggio su titoli
Parmalat, aveva conosciuto Scaglia quando era a capo del
portale Jumpy, lanciato nel 2000 dal gruppo Fininvest. E dopo
il colpaccio della vendita di Fastweb agli svizzeri ha
lasciato la Deutsche Bank e si è messo in affari con Scaglia
diventando anche il suo gestore personale.
Dalle carte dell´inchiesta sul
riciclaggio emerge poi con chiarezza che Scaglia era a
conoscenza del meccanismo fraudolento e che lo aveva
autorizzato allo scopo di abbellire il bilancio Fastweb. «Atteso
il ruolo di dominus pressochè assoluto ricoperto da Scaglia
in Fastweb - scrive il gip Aldo Morgigni - era che tali
operazioni fossero non soltanto da lui conosciute ma
espressamente autorizzate in quanto indispensabili per l´abbellimento
dei bilanci e della contabilità della società da lui
amministrata».
In effetti solo la determinazione del
principale azionista e presidente della società avrebbe
potuto superare alcune forti perplessità sorte in azienda
riguardo il traffico telefonico fittizio denominato "Phuncard".
Bruno Zito, uno degli arrestati, ha dichiarato che «Scaglia e
Angelidis (l´allora dg) decisero di fare con il gruppo Cmc un
contratto di mandato senza rappresentanza per evitare che il
fatturato si gonfiasse in maniera esorbitante».
E nel luglio del 2003 il comitato per
il controllo interno di Fastweb (in particolare Carlo Micheli,
figlio di Francesco ed entrambi azionisti della società)
esprimeva perplessità sul business Phuncard raccomandando la
cessazione delle operazioni. Micheli a quel punto chiede un
parere al giurista Guido Rossi il quale manifestava per
iscritto forti perplessità sul fatto che l´oggetto sociale
di Fastweb fosse coerente con le operazioni in oggetto.
Ma Scaglia non si ferma di fronte a
questi ostacoli, il 9 settembre modifica lo statuto sociale e
va avanti con il traffico fittizio. «La stessa scelta di
riprendere l´operazione Phuncard nel settembre 2003
realizzando un ulteriore fatturato di oltre 100 milioni di
euro - scrive ancora il gip - è in sostanza a lui
ascrivibile, poiché soltanto lui avrebbe potuto autorizzare a
quel punto la ripresa di un´operazione commerciale
"bocciata" dal comitato di controllo, ma
evidentemente indispensabile per il raggiungimento degli
obbiettivi di bilancio prefissati».
Fastweb interrompe Phuncard solo nel
dicembre 2003 ma poi nel 2005 e 2006 mette in piedi un altro
traffico fittizia denominato "Traffico telefonico"
che si interrompe bruscamente a fine gennaio 2007, in seguito
alle notizie di stampa. «È stato proprio lui in persona -
dice l´ex manager di Fastweb Giuseppe Crudele, ora indagato,
in una telefonata intercettata - a decidere di bloccare tutto
quanto».
[28-02-2010]
CHI È
SENZA FONDI NERI SCAGLIA (SILVIO) LA PRIMA PIETRA – SECONDO
L’ACCUSA I PROVENTI DEL RICICLAGGIO DELLO SCANDALO FASTWEB
SONO FINITI ALLE BALEARI IN CASE E ALBERGHI – GLI INQUIRENTI
CERCANO IMMOBILI NON INSERITI A BILANCIO – SECONDO
L’ACCUSA GLI EX AD DI FASTWEB E TELECOM SPARKLE AVREBBERO
AVUTO ANCHE RELAZIONI CON LA MAFIA…
Claudio Antonelli per "Libero"
È una pista. Difficile da seguire e
da verificare. Ma secondo una squadra di inquirenti impegnata
nell'inchiesta Fastweb-Telecom Sparkle una parte di fondi neri
accumulati grazie alle fittizie compravendite di minuti
telefonici sarebbe stata spesa in immobili sul mercato
spagnolo. Soprattutto nelle Baleari dove tra case e pure
alberghi la spesa supererebbe la decina di milioni di euro.
A intestarsi gli stabili - secondo
l'accusa - potrebbero essere state società off shore
riconducibili all'azienda fondata da Silvio Scaglia. Ma questo
è tutto da dimostrare. I fondi neri infatti potrebbero essere
stati spesi anche all'insaputa di Fastweb o di Telecom Sparkle.
L'importanza, dunque, del filone immobiliare è di natura
crescente. Capire chi ha riciclato e come sia avvenuto il
reato sarà importante per definire le colpe.
L'ipotesi che al momento sostiene
l'inchiesta comunque prevede una partecipazione diretta negli
illeciti da parte di Fastweb e soprattutto di Telecom Sparkle.
Il sistema di evasione fiscale a carosello potrebbe essere in
realtà una copertura di un più pericoloso circolo di
riciclaggio. Un'azienda che ha bisogno di ripulire denaro
sporco può acquistare pacchetti di telefonia internazionale
tramite la compiacenza di un carrier e il sostegno delle reti.
In questo caso il sostegno sarebbe di Sparkle.
Poi, dopo aver pagato per il silenzio i diversi operatori
coinvolti il traffico telefonico virtuale giunto a
destinazione verrebbe monetizzato. Molte delle autostrade
telefoniche passano da nazioni che sono o sono state paradisi
fiscali. In questo modo se il committente e il destinatario
finale delle telefonate fittizie risiede in Paesi non Ue la
fatturazione del traffico non segue norme europee e quindi
rischia di diventare invisibile non solo al fisco. Ma anche
agli inquirenti.
Alcuni dirigenti (arrestati) delle due
società telefoniche avevano rapporti con Carlo Focarelli,
accusato di essere consulente e artefice delle «cartiere» e
anello di congiunzione con l'organizzazione che farebbe capo a
Gennaro Mokbel. Secondo l'accusa gli amministratori dell'epoca
di Fastweb e Telecom Sparkle avevano anche relazioni con
esponenti della criminalità organizzata e associazioni di
tipo mafioso.
Se tutto si dimostrasse vero, il nesso
tra telefonia e criminalità organizzata diventerebbe da un
lato molto chiaro: i minuti telefonici si trasformano in soldi
veri e propri che quando sbucano dalla cornetta all'altro capo
del mondo sono diventati puliti. Ma dall'altro saremmo
costretti a pensare che una parte della telefonia sia così
sporca da poter ripulire i soldi della criminalità. A dir
poco da far venire i brividi. E cosa dovrebbero pensare gli
investitori stranieri? Minimo dovrebbero darsi alla fuga.
Indipendentemente dall'ipotesi
commissariamento. Che comunque al momento rimane lo
spauracchio dei listini. Ieri il titolo ha guadagnato di
rimbalzo il 5% a 1,07 euro nella speranza che oggi il giudice
valuti diversamente la richiesta di gestione straordinaria per
mancata vigilanza avanzata dai pm.
[02-03-2010]
DOMANDE (E
RISPOSTE) SULLO SCANDALO TELECOM-FASTWEB – C’ERANO TUTTI
GLI ELEMENTI PER FERMARE LA FRODE: PARERI LEGALI (DELLO STUDIO
DI TREMONTI), RAPPORTI INTERNI, COMPORTAMENTI SOSPETTI -
PERCHE’ CHI SAPEVA NON È INTERVENUTO PRIMA DEI PM? –
QUESTA INDAGINE E’ LA FOTOGRAFIA DI UNO STATO IN
DECADENZA…
Sandra Amurri per "il
Fatto Quotidiano"
L'indagine Broker che si fonda su
intercettazioni, rogatorie, collaborazioni con polizie
straniere, come il S.O.C.A. britannico, la polizia francese e
l'Agenzia della Dogana svizzera, pone domande riflessioni e
fornisce anche alcune risposte.
LE INTERCETTAZIONI
La prima risposta è per il governo Berlusconi, indaffarato a
mettere una pietra tombale sulle intercettazioni, che tanto
disturbano il manovratore: è stato proprio grazie alle
intercettazioni che si è scoperta la più grande truffa mai
avvenuta ai danni dell'erario (i beni fin qui sequestrati
ripagano ampiamente la spesa totale delle intercettazioni in
Italia almeno per i prossimi due anni).
La prima domanda a cui i magistrati stanno cercando di dare
risposta è: di quali complicità e a quali livelli hanno
goduto gli attori di questa frode e di quali connivenze,
silenzi, si sono avvalsi? Non a caso l'imprenditore Gennaro
Mokbel fa spesso riferimento alle sue entrature in ambienti
dei servizi militari. E di quali complicità tecniche rispetto
alle quali non è ipotizzabile una responsabilità penale - ma
morale sicuramente sì - hanno GLI STUDI LEGALI
Perché, come è stato accertato, chi aveva il potere, il
dovere o l'opportunità di impedire quanto stava accadendo non
lo ha fatto? E' il caso dello studio legale fiscale
Vitali-Romagnoli-Picardi fondato dall'attuale ministro
dell'Economia Giulio Tremonti - ne esce quando ricopre
incarichi di governo e vi rientra allo scadere - che,
certamente in cambio di una lauta parcella, ha tranquillizzato
Fastweb sulla fattibilità di una parte dell'operazione
"Traffico telefonico" sotto il profilo del regime
Iva.
Ha detto in sostanza che non era necessario far pagare l'Iva sui
pagamenti ricevuti dalle società inglesi clienti di Fastweb e
anche di Telecom Italia Sparkle (TIS), legittimando di fatto
il gap tra l'Iva pagata in Italia dalle due società
telefoniche e l'Iva che contestualmente non veniva incassata
dai clienti stranieri e contribuendo con il suo parere a
consentire alle due società di "creare" il proprio
rispettivo credito Iva. Cosa che non ha fatto lo studio Maisto
e Associati, specializzato in materia tributaria, a cui
Fastweb si era rivolta in prima battuta ricevendo parere
negativo in cui si specificava che "l'operazione non
rientrava tra quelle esenti da Iva".
È di tutta evidenza che si tratti di
"pareri" legali in ogni caso non vincolanti per la
società ma sicuramente indicativi del percorso illegale
seguito da Fastweb. E come mai allora nessuno dello studio
fondato da Tremonti si è accorto che vi era quantomeno il
rischio di una grossa frode Iva? Forse perché a caval donato
non si guarda in bocca?
I CONTROLLI INTERNI
E la stessa cosa hanno fatto le società coinvolte. Basti
pensare alle iniziative di auditing avviate sia da Fastweb nel
2003 sia da Telecom Italia. Audit (società consortile che
riferisce al consiglio di amministrazione, costituita tra le
varie società della galassia Telecom con il compito di
controllo). In entrambi i casi era a conoscenza già nei primi
mesi del 2007 - quando i magistrati interrogarono i manager di
TIS Comito e Catanzariti e quelli di Fastweb Giuseppe Crudele
e Bruno Zito oggi arrestati - di ciò che stava accadendo.
E l'auditing fatta da Telecom aveva
addirittura evidenziato come il traffico telefonico potesse
essere stato generato artificialmente. Ma ha permesso che si
continuasse a fare uso di fatture "sospette". E
nessuno di quei manager è stato rimosso. Solo nel 2008
Telecom Italia Sparkle allontana il presidente di TIS Riccardo
Ruggiero, che è stato anche amministratore delegato di
Telecom Italia, controllante di Sparkle. E Marco Tronchetti
Provera, all'epoca dei fatti presidente di Telecom Italia,
sapeva nulla?
La stessa domanda vale per i vertici
della Guardia di finanza. Dall'indagine emerge il
coinvolgimento a pieno titolo del maggiore delle Fiamme Gialle
Luca Berriola, finito in carcere per associazione a delinquere
e corruzione. Perché Berriola - nonostante fosse stato
rinviato a giudizio per il furto di una pen drive al
presidente dell'Ancona calcio - continuava a lavorare a Roma
nell'ufficio giudiziario dove aveva svolto le indagini per le
quali era stato rinviato a giudizio e dove vi era il reparto
che faceva le indagini sulla truffa telefonica? Perché in
attesa della sentenza definitiva non è stato trasferito?
Forse anche lui, a sua volta, godeva di protezioni più alte?
FUGHE DI NOTIZIE
E c'è un altro giallo. Le indagini erano condotte dalla
Guardia di finanza ma Mokbel apprende in tempo reale l'esito
positivo delle rogatorie dall'architetto della truffa
telefonica, Carlo Focarelli, che non intratteneva rapporti con
Berriola il quale, invece, aveva rapporti con Mokbel. Quindi
chi ha dato l'informazione a Focarelli? Di certo delle
indagini erano a conoscenza altri uffici e altre persone,
resta da scoprire da dove siano uscite le informazioni. E non
sono queste le sole notizie che gli indagati apprendono.
Sempre le intercettazioni rivelano che fossero a conoscenza
anche degli imminenti arresti.
Le indagini condotte da magistrati di
esemplare abnegazione, come riconosce anche il senatore della
Repubblica, Nicola Di Girolamo (Pdl) - ieri ha detto: "I
magistrati hanno lavorato bene" - continuano
serratamente. Magistrati che (come tutti i funzionari
pubblici, tranne alcuni impegnati nelle "emergenze"
rivelate dall'inchiesta di Firenze), attendono spesso mesi per
il rimborso delle trasferte all'estero e anticipano soldi per
la benzina delle auto blindate.
E marescialli che, seppure con seri
problemi familiari che li costringono a cinque ore di treno
ogni giorno per raggiungere Roma e rientrare a casa la sera,
anticipano i soldi delle trasferte per riaverli dopo anni.
Sono loro i veri eroi che affrontano qualunque sacrificio per
combattere chi come Sivlio Scaglia, il fondatore di Fastweb,
rientra dalle isole tropicali per essere arrestato a bordo del
suo aereo privato, accusato assieme ad altri di aver sottratto
a tutti noi una cifra che sfamerebbe per anni molti degli
operai disoccupati costretti a salire sui tetti per
rivendicare i diritto al lavoro.
Uomini che danno la caccia a uno come
il maggiore Berriola, che ha incassato in un colpo solo 220
mila euro per averne fatti rientrare in Italia un milione e
mezzo, uno che gira in Bmw e vive in una villa a Frascati. E
nessuno lo tocca. Questa indagine altro non è che la
fotografia di uno Stato in decadenza, che sta in piedi grazie
all'onestà di uomini normali che ancora credono in quel sacro
valore che è l'onestà.
[02-03-2010]
GIALLO
FASTWEB – COME MAI I PM DI ROMA HANNO CHIESTO LE MANETTE PER
SCAGLIA & C NELL’AGOSTO 2009, MA GLI ARRESTI SONO
PARTITI SOLO A FINE FEBBRAIO 2010? – E PERCHÉ LE ACCUSE
RISALGONO ADDIRITTURA AL 2007? – grazie a QUESTI
“RITARDI” SCAGLIA È RIUSCITO A LIBERARSI DEL PASTICCIO
FISCALE VENDENDO IL SUO IMPERO AGLI SVIZZERI DI SWISSCOM…
Stefano Zurlo per "il
Giornale"
Tre date, segnate sul calendario
dell'inchiesta su Fastweb, non tornano. Tre date che sono
altrettanti indizi. E seminano sospetti sulla rovinosa caduta
di Silvio Scaglia, il guru della new economy oggi rinchiuso a
Regina Coeli. È agosto, agosto del 2009, quando i pm di Roma
si decidono a chiedere l'arresto del fondatore di Fastweb. Ma
è solo a fine febbraio, che scatta la retata e l'indagine
emerge col suo carico dirompente. Certo, il gip ha scritto una
monumentale ordinanza di 1600 pagine e ha dovuto compulsare
migliaia di atti, mail, intercettazioni.
Un lavoraccio, anche perché
l'inchiesta capitolina è di quelle componibili, come certe
cucine: c'è la frode fiscale, ma c'è anche la 'ndrangheta,
c'è Scaglia e c'è pure il senatore, abusivo e dimissionario,
Di Girolamo. I pm, su questo non c'è alcun dubbio, hanno
afferrato i tentacoli di una piovra potente, ben mimetizzata
nei fondali fangosi a cavallo fra politica e criminalità
organizzata.
Ma il passaggio dai Mokbel e dai Di
Girolamo a Scaglia resta tutto da dimostrare. E non si capisce
come mai la bomba sia scoppiata a fine febbraio, dopo una
gestione così lunga. Oltretutto, ed è un dato oggettivamente
sconcertante, le fonti di prova che inchioderebbero Scaglia
sono esattamente le stesse - a parte una telefonata in cui il
manager non è però all'apparecchio - del marzo 2007.
LEspresso
Eccoci al terzo snodo che poi è il
primo: il 13 marzo 2007 Scaglia riceve un avviso di garanzia
per gli stessi fatti che lo porteranno dritto in cella tre
anni dopo. Viene anche interrogato e gli viene contestata la
frode fiscale: Fastweb avrebbe fatto affari non limpidi
comprando e vendendo traffico telefonico con società che non
versavano l'Iva. Scaglia si difende: il problema non è suo.
In realtà la delicata operazione
fiscale è sul filo della legge, ma il profeta della nuova
economia, uomo proiettato in avanti ma con le spalle ben
coperte, ha chiesto lumi a tre big del ramo: Giulio Tremonti,
Guido Rossi e Guglielmo Maisto. Solo Maisto gli ha fatto
notare i profili di rischio della manovra. Scaglia va avanti,
come si richiede ad un condottiero. Telefonia ed euro vanno a
braccetto.
La procura di Roma accende un faro.
Gli contesta carte del triennio 2004-2006. Estrae le
intercettazioni. Poi, dopo la deposizione, la posizione del
signore di Fastweb entra nel congelatore. E poco dopo,
particolare non proprio secondario, il finanziere esce dal
business e vende il suo scoppiettante impero agli svizzeri di
Swisscom. Che comprano tutto, compreso quel pasticcio fiscale
in attesa di chiarimento.
L'indagine scompare di nuovo. Scende
verso quei fondali limacciosi, habitat della piovra. Mette a
fuoco figure inquietanti come i Mokbel e i Di Girolamo. La
scorsa estate, sempre sulla base di quelle prove congelate
come il pane, parte la richiesta di manette per il finanziere.
E si arriva a febbraio. Il mese in cui gli indizi si
travestono da sospetti. La miccia la innesca la procura di
Firenze che mette in moto il ciclone Bertolaso, fa ammanettare
la combriccola di Balducci e dei suoi amici, scava con furia
nel cratere finanziario dei grandi appalti.
Saltano tutti gli equilibri e più
procure, da Perugia all'Aquila, si contendono gli indagati.
Roma è alle corde, il procuratore aggiunto Achille Toro viene
bersagliato da accuse infamanti ed è costretto alle
dimissioni, più precipitose di quelle dei Balducci &
company dalle loro strategiche poltrone. Si tengono assemblee
infuocate e la giustizia va in cortocircuito sull'asse
Roma-Firenze.
Ci vuole un segnale: puntuale, il 23
febbraio Roma va alla riscossa. Apre il freezer, tira fuori
intercettazioni vecchie di anni, carte ormai ingiallite,
documenti che sembrano cimeli. Ancorati al triennio 2004-2006.
Ora il reato contestato è l'associazione a delinquere e
Scaglia è il dominus ma la polpa è la stessa: è cambiato il
fondale, non i fatti. È cambiata, anche la vita del manager.
Ormai è lontano da Fastweb, dunque dal core business della
presunta frode, ma è anche lontano fisicamente dall'Italia.
Noleggia un aereo e va a proprie spese in cella. Un finale
paradossale per una storia da leggere anche fra le righe della
chilometrica ordinanza.
[03-03-2010]
scaglia la prima pietra (da
rebibbia) - ’ La magistratura inglese è meglio del sistema
giudiziario italiano, marcio e surreale. Senno’ non si
spiegherebbe come e’ possibile che uno come me si trovi in
galera. Io qua non so che ci sto a fare" - studia cinese,
socializza con gli altri detenuti e dice di considerare
Rebibbia "se non proprio una spa, una spa
spartana"....
1 - SCAGLIA CHIEDE NUOVO
INTERROGATORIO...
(Adnkronos) - Chiede di essere
nuovamente interrogato l'ex amministratore delegato di Fastweb
Silvio Scaglia arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul
riciclaggio. Il nuovo incontro con il magistrato, secondo
quanto riferisce uno dei suoi difensori, l'avvocato Antonio
Fiorella, appare necessario per chiarire ulteriormente la sua
posizione e riaffermare la sua totale estraneita' ai fatti che
gli sono stati contestati e nei quali non ha avuto alcun
ruolo.
L'avvocato Fiorella oggi e' stato in
Procura per incontrare i pubblici ministeri al quale e'
affidata l'indagine. Secondo le intenzioni del penalista,
Scaglia intende incontrare nuovamente i pubblici ministeri
prima che venga presentata al Tribunale del riesame un'istanza
di revoca dell'ordine di custodia cautelare.
Secondo l'avvocato Fiorella 'si vuole
chiarire tutto e arrivare ad una revisione complessiva della
vicenda' in quanto non e' intenzione di Scaglia accettare come
soluzione alternativa la concessione degli arresti
domiciliari. In sostanza l'imprenditore chiede la totale
liberta'.
2 - SCAGLIA: MAGISTRATURA INGLESE
MEGLIO DELLA ITALIANA...
(Apcom) - La magistratura
inglese è meglio di quella italiana. E' lo sfogo che avrebbe
fatto in confidenza il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia,
alla consigliera regionale del Lazio di Sinistra ecologia e
libertà, Anna Pizzo, che lo ha incontrato a Rebibbia
nell'ambito di una visita dell'istituto penitenziario per
verificarne le condizioni di sovraffollamento. "Scaglia -
racconta la Pizzo - era tranquillo anche se ha dato giudizi a
dir poco inclementi sulla magistratura italiana confrontandola
con quella inglese, Paese in qualche modo di adozione. Ha
detto - aggiunge - di ricevere un trattamento accettabile nel
carcere romano sottolineando peró piú volte che è ben altro
il trattamento 'fuori' dal carcere".
"Scaglia - continua la
consigliera - è apparso in buone condizioni e, per sua stessa
affermazione, ha dichiarato di non aver bisogno di farmaci‚
per dormire per eventuali condizioni di stress emotivo. Ha
detto inoltre di aver socializzato con i detenuti con i quali
condivide l'ora d'aria e i momenti di socialità perché‚
non lo hanno visto come una persona che proviene da altri
ambienti, dal momento che il suo mondo di origine, quello
della sua gioventú, è stato piú o meno simile a quello
delle persone comuni. Scaglia ha detto che prende il vitto del
carcere e che, anche se la cella è piccola, circa un metro
per tre, ha tutto quello di cui ha bisogno".
"A Rebibbia - ricorda Pizzo -
sono almeno quindici le persone legate all'inchiesta che ha
coinvolto anche Scaglia. Alcune di loro, per motivi di spazio,
sono state messe in celle da sei: una situazione limite che
sottolinea la condizione generale di invivibilità non solo di
Rebibbia ma dell'intero mondo carcerario.
Nel corso del sopralluogo ho visitato
anche il reparto infermeria per verificare la notizia di un
eccezionale aumento delle patologie psichiatriche, alcune
delle quali conducono evidentemente all'esito terminale del
suicidio. Il medico di turno ha confermato tale tendenza
informandomi che proprio domani si svolgerà un vertice dei
medici penitenziari per studiare una situazione che, come ha
sottolineato il medico, sta diventando una vera
emergenza".
3 - SCAGLIA, SISTEMA GIUDIZIARIO
MARCIO E SURREALE...
(ANSA) - 'Il sistema
giudiziario italiano e' marcio e surreale. Senno' non si
spiegherebbe come e' possibile che uno come me si trovi in
galera. Io qua non so che ci sto a fare'. Questo lo sfogo di
Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb accusato di evasione
fiscale nell'ambito dell'inchiesta sul presunto
maxiriciclaggio di due miliardi di euro, raccolto da una
consigliera regionale che lo ha incontrato nel corso di una
visita a Rebibbia, dove e' incarcerato.
Polo di cashmere salmone, jeans
chiaro, barba rasata di fresco, Scaglia e' apparso
'impeccabile e curatissimo' alla sua visitatrice, la
consigliera del Lazio Anna Evelina Pizzo (Sel). I due si sono
incontrati nella cella di Scaglia, del braccio G12 di
Rebibbia: una stanzetta 'singola', tre metri per uno, con un
letto, una piccola tv e una sedia, e che il fondatore di
Fastweb ha 'arredato' con diversi libri di economia in lingua
inglese. Scaglia, che fino a poco prima dell'arresto viveva in
Inghilterra, si e' mostrato indignato verso il sistema
giudiziario italiano. 'In un sistema come quello inglese se lo
sognavano di mettermi in galera - avrebbe detto alla
consigliera -. E comunque mi auguro di uscire al piu' presto,
per il mio profilo giudiziario io qua non avrei dovuto
metterci piede'.
'La cosa che piu' mi ha impressionata
- racconta Pizzo - e' stato il suo contegno ancora tutto da
manager, la tranquillita' e la convinzione che uscira' presto
di galera. Io sto facendo un giro di tutte le carceri del
Lazio per monitorare l'impressionante numero di suicidi che si
e' registrato dall' inizio dell'anno - prosegue - e faccio le
stesse domande a tutti i detenuti. Quando stamattina gli ho
chiesto se avesse bisogno di qualcosa, se avesse problemi
psicologici o fosse depresso, Scaglia si e' quasi infastidito.
Poi mi ha risposto: 'Io vengo dal basso, mi sono fatto da
solo. Gli altri detenuti lo hanno capito e mi rispettano''.
4 - SCAGLIA STUDIA CINESE, 'REBIBBIA?
SPA SPARTANA'. A VISITARLO OGGI IN CARCERE LA DEPUTATA DEL PDL
MELANIA RIZZOLI...
(ANSA) - Silvio Scaglia studia il cinese nel carcere romano di
Rebibbia, dove e' recluso da una settimana. Dopo
l'interrogatorio di ieri a Regina Coeli l'ex amministratore
delegato di Fastweb, coinvolto nell'inchiesta sul maxi
riciclaggio di circa due miliardi di euro che vede indagati i
massimi dirigenti della societa' telefonica, questa mattina ha
ricevuto la visita della deputata del Pdl Melania Rizzoli.
'L'ho trovato che studiava il cinese -
riferisce la parlamentare del Pdl, che e' anche medico - si e'
mostrato a me di ottimo umore, particolarmente su di morale,
perfettamente curato. E anche certo che il suo soggiorno in
carcere sara' breve'. L'ex numero uno di Fastweb ha risposto
alla parlamentare, che si informava sulle sue condizioni
psicologiche e di salute. 'Mi ha assicurato che mangia -
riferisce Melania Rizzoli - e ha scherzato sulla sua
detenzione, dicendo di considerare Rebibbia 'se non proprio
una spa, una spa spartana....'. Poi mi ha congedata con
cortesia, direi quasi con tono manageriale, ringraziandomi
della visita'.
[04-03-2010]
TIRO A VOLO
SU MOKBEL - L'EX CAMERATA DI FINI E ALEMANNO (I DUE OGGI FANNO
GLI EXTRA-VERGINI MA TUTTI ARRIVANO DA AN) HA AVUTO UNA LUNGA
CARRIERA CRIMINALE: DAI PRIMI REATI A SCUOLA ALLE VANTERIE
SUGLI OMICIDI COMMESSI – L’APICE L’HA RAGGIUNTO CON DI
GIROLAMO: "SEI IL MIO SCHIAVO", E IL SENATORE IN
GINOCCHIO: "TI CHIEDO PERDONO" – NEANCHE LA CELLA
LO IMPAURISCE: “TRE ANNI DE PRIGIONE SAREBBERO SOLO UN PO'
DE RIPOSO PE' ME"…
Denise Pardo per
"l'Espresso"
E dire che al curatissimo circolo Antico Tiro a volo, iscritte
solo suocera e moglie perché lui, come sempre, aveva scelto
l'ombra e il non essere mai niente (tanto che per molti soci,
colti o confusi, era il dottor Macbeth), veniva considerato
una persona squisita. Il simpaticone che, intercettato,
minaccia sventramenti intestinali di gruppo o il tiro (si
presume infallibile, vista la frequentazione al circolo)
dall'ultimo piano di una ragazza in sedia a rotelle, sembrava
proprio un tipo pacioso.
Unico segno particolare, gli orologi
da grande asta di Ginevra e lo sbandierare il loro valore.
Settantamila euro, a volte. Altre, 120 mila. "Sono un
collezionista", spiegava Gennaro Mokbel. A quanto poi si
è saputo, anche di lavanderie, non cinesi ma finanziarie, di
crimini e di misfatti, di amenità di questo tipo, in
generale.
Un nome arcaico da santo venerato. Un
cognome globale. Il tremendissimo presunto gran capo della
Spectre artefice del maxi riciclaggio di 2,2 miliardi di euro
che ha investito Telecom e Fastweb, un'inchiesta monstre che
ha portato in prigione 56 cristiani (tra cui lui e metà della
sua famiglia, la moglie Georgia Ricci, la suocera e pure uno
zio acquisito), fatto scoppiare il bubbone dei parlamentari
eletti all'estero e del ruolo della nota associazione
calabrese 'ndrangheta, è anche l'emblema della metamorfosi
del banditismo all'italiana.
Il salto formidabile dalla generazione
dei Totò Riina e dei Bernardo Provenzano, mammasantissima di
estrazione contadina dai volti di un'Italia rurale e
ignorante, a una criminalità moderna, internazionale,
speculare all'andazzo del Paese. Con mogli sanguinarie e
affariste che al telefono chiariscono di conoscere le cose e
che non ci pensano proprio a starsene a casa addolorate e
vestite di nero.
Padre egiziano, madre napoletana,
Mokbel, 50 anni, è un criminale poliedrico al centro di un
sistema di riciclaggio di fondi neri, di commercio illecito di
diamanti dell'Uganda parcheggiati a Hong Kong, di società
tropicali, di gioiellerie parioline, di trasferimenti illegali
di decine e decine di milioni di euro.
Un portatore insano di dialoghi
intercettati a metà tra la 'Grande Guerra' con Alberto Sordi
("Ahò, boni, belli state boni") e 'Romanzo
criminale' di Michele Placido farcito di "infami fracichi",
di "dindi" (i soldi), di "serci" (i
diamanti), di "traditori di merda", di
"froci" quelli che se la sono data a gambe (per
forza!) piuttosto che "farsi rooompe' il c... dai
ciccioni che stavano attorno" o dell'interessante
espressione "verme sarcofago di merda" che mostra
una vaga dimestichezza con la cultura.
Uomo di mano e di pistola, fiero di
dichiarare di aver accoppato una decina di disgraziati, è il
protagonista glocal di una storia complicatissima con
finanzieri corrotti, poliziotti infiltrati, spioni, spalloni
cinesi (chiamati Cinese uno e Cinese due), ed essendo la
centrale del tutto a Roma, la fu Hollywood sul Tevere, anche
fumettari e cinematografari (ha prodotto 'A pugni chiusi, a
cuore aperto' film di Stefano Calvagna, regista gambizzato due
anni fa) per non parlare di picchiatori neri e sprangatori
ancora di più, in una sorta di guida Michelin della
delinquenza.
Un frullato di misteri e schifezze
d'Italia. Nulla viene risparmiato. Non il legame evergreen con
il sequestro Moro e ci mancherebbe: sua sorella Lucia abitava
in via Gradoli nell'appartamento adiacente alla prigione del
leader dc e denunciò, inascoltata, il rumore di segnali
Morse. Né la citazione della banda della Magliana: è a casa
di Gennaro che gli 'asparagi' (i poliziotti) scoprono Antonio
D'Inzillo, ex esponente dei Nar, accusato dell'omicidio di
Renatino De Pedis, boss della nota band. Il curriculum del
nostro è davvero inappuntabile.
E come tutti i grandi delinquenti, ha
un che di grandioso. Mokbel, gran coatto di piazza Bologna,
compra la seconda casa, o meglio la seconda centrale
operativa, a due passi da Antibes, sulle orme di Picasso. Non
si circonda di otto filippini come un parvenu qualunque, ma
intesta a un prestanome il ristorante Filadelfia: "L'ho
preso per avere un posto dove cenare la sera", spiegherà
con involontario snobismo. A scuola, quando gli affari gli
vanno bene, offriva sempre la colazione a tutti.
Il talento di Mokbel si manifesta
presto. Al liceo artistico di Roma si fa subito una
reputazione. Se in classe dorme, è colpa delle esercitazioni
e degli studi notturni, lo scippo a una vecchietta, il furto
di una radio. Ha una pistola e se ne vanta. In effetti, fa
comodo averla sotto al banco: così non ci pensa due volte a
puntarla alla tempia di una compagna restia a cedergli la
pizza ben unta e molto rossa.
Bisogna ammettere che rispetto a quei
tempi ha fatto una gran carriera. Ma già poco più che
maggiorenne, gli è chiaro come la politica non siano ideali
ma potere. Ci metterà quasi trent'anni a controllarla
dall'interno (passando attraverso tutti i partiti, Pci, Dc,
Msi, l'estrema destra di Mambro e Fioravanti, la Lega con
Alleanza Federalista). E solo dopo essere riuscito a portare
in Parlamento Nicola Di Girolamo, detto Nic, avvocato e va
bene, ma soprattutto personalità di spicco dell'ingegnoso e
contemporaneo mestiere di 'organizzatore di società di
comodo'.
Farlo eleggere nel collegio estero
Europa con una falsa residenza a Bruxelles, è un giochetto da
ragazzi. Grazie all'aiuto di amici come Stefano Andrini, ex
picchiatore, condannato per tentato omicidio e fuggito in
Svezia, manager dell'Ama che ora, bontà sua, si è dimesso
per "sensibilità" come ha detto il suo sponsor, il
sindaco Gianni Alemanno e, ahinoi, non ironicamente.
O come Paolo Colosimo, avvocato
difensore di alcuni esponenti della famiglia Arena, quella
della 'ndrangheta (non dei polli) che in Germania in quanto a
controllo dei voti è piazzata alla grande. "Da questo
momento la tua vita è questa, Nic", spiega Mokbel al
neoeletto in un'intercettazione dal suo ufficio ai Parioli,
"Senato, viale Parioli, Senato, casa. Poi, da viale
Parioli se decide co chi devi sta' a pranzo, co chi devi sta'
a cena, chi devi incontra', chi dobbiamo vede', i viaggi che
se demo fa'".
Questo, quando il capo è di buon
umore. Ma se Nic fa un passo falso, so' dolori e Mokbel
attorniato dai suoi, bravi ragazzi dai nomignoli affettuosi,
Puzzola, Tatanga, Tacchino, Somaro, Bonzo, er Mascella, er
Polpetta, er Totano, er Bue, gli ricorda: "Sei il mio
schiavo". E il senatore a ruota: "Ti chiedo
perdono".
In realtà, aveva provato a portare a
casa l'appoggio per la candidatura di Marcello Dell'Utri.
Forza Italia era stato un vecchio obiettivo che, tra il '96 e
il '98, aveva tentato di centrare telecomandando una rivolta
(fallita) contro il coordinatore del Lazio Antonio Tajani
attraverso i tesserati del Club Città di Roma ai Parioli.
Dell'Utri nega le avance. Ammette di aver avuto contatti con
lui ma solo per la comune passione per il mondo dell'arte,
assurta ora alle cronache dopo la scoperta in un magazzino di
un mini museo di arte contemporanea messo su da Mokbel.
In tutto 4 mila opere, da de Chirico a
Capogrossi a Schifano, più busti di Mussolini e oggettistica
varia e cara a Hitler, tra cui un allegro quadro 'L'isola dei
morti' di Arnold Böcklin, molto amato dal Führer. Chi è
Mokbel?, si domandano molti. È un uomo di paglia, la testa di
legno di interessi convergenti e deviati? Certo, la sua storia
è soprattutto il prodotto di una Roma oscura, crocevia di
intrecci politici economici e catacombali, tracimati dalla
pancia del Grande raccordo anulare. Così allargati e
complicati da far commentare allo stesso Mokbel: "Tre
anni de prigione sarebbero solo un po' de riposo pe' me".
[05-03-2010] |
-OGGI CDA FASTWEB PER MISURE
ALTERNATIVE A COMMISSARIO...
Radiocor - Entro questa sera, secondo quanto apprende Radiocor, il cda di
Fastweb si riunira' per deliberare misure alternative al
commissariamento proposto al Gip di Roma, Aldo Morgigni, dai
magistrati che indagano sul maxi-riciclaggio che
coinvolgerebbe la societa' e Telecom Italia Sparkle. Domani la
deliberazione del Cda sara' depositata alla cancelleria del
Gip dai legali della societa'.
03.03.10 |
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RICICLAGGIO: FASTWEB-TELECOM SPARKLE,
UDIENZA INTERLOCUTORIA...
(Adnkronos) - Udienza interlocutoria, oggi davanti al giudice Aldo Morgigni
che deve decidere se nell'ambito dell'inchiesta sul
riciclaggio debbano essere commissariate Fastweb e Telecom
Italia Sparkle. Il giudice ha preso due giorni di tempo per
dare una risposta alle istanze dei difensori delle due
societa', il professor Franco Coppi e Paola Severino i quali
tentano di evitare il commissariamento come richiesto dalla
Procura della Repubblica di Roma e consentire che l'attivita'
delle due societa' prosegua nell'attuali condizioni
amministrative.
All'udienza di oggi hanno partecipato
tutti e quattro i pubblici ministeri, il procuratore aggiunto
Giancarlo Capaldo e i sostituti Giovanni Bombardieri, Giovanni
Di Leo e Francesca Passaniti ai quali e' affidata l'indagine.
Al giudice Morgigni i difensori hanno proposto una serie di
questioni e annunciato anche il deposito di numerosi atti i
quali dovrebbero convincere il magistrato della bonta' delle
proposte. Proposte che tra 48 ore saranno depositate in
maniera scritta e quindi illustrate in udienza.
- DAL GIP 2 GIORNI PER DECIDERE SU
COMMISSARIAMENTO FASTWEB E T. I.SPARKLE...
Radiocor - Il Gip di Roma, Aldo Morgigni, ha concesso a Fastweb e Telecom
Italia Sparkle due giorni di tempo per depositare ulteriore
documentazione, dopo di che si riserva di decidere sulla
richiesta di rinvio dell'udienza sul commissariamento delle
due aziende, avanzata dai legali delle societa'.
- RICICLAGGIO: SCAGLIA RIBADISCE
ESTRANEITA' AI FATTI, 'FASTWEB VITTIMA'
(Adnkronos) - Silvio Scaglia, l'ex ad di Fastweb coinvolto nell'inchiesta del
maxi riciclaggio da 2 miliardi di euro, accusato di
dichiarazione infedele mediante uso di fatture o altri
documenti per operazioni inesistenti e associazione a
delinquere, nel corso dell'interrogatorio di garanzia svoltosi
al carcere di Regina Coeli, davanti al gip Aldo Morgigni ha
ribadito la sua "assoluta estraneita' da qualunque
illecito" e che "la societa' e' vittima".
Questo e' quanto riferito dall'avvocato del fondatore di
Fastweb, Pier Maria Corso, all'uscita dal carcere di Regina
Coeli. "E' andata bene -ha commentato l'avvocato-
l'ingegnere e' stato molto precisato: ha puntualizzato tutto
aggiungendo dei particolari e confida che la sua posizione
venga ad essere riconosciuta per quello che ha sempre
dichiarato e cioe' di assoluta estraneita' da qualunque
illecito". Scaglia avrebbe riferito al gip che il suo
ruolo "non era quello di controllare la singola
operazione commerciale -ha riportato l'avvocato- C'era una
struttura che controllava e lui e' convinto che funzionasse
bene".
- DELISTING FASTWEB? UNA MEZZA
CONFERMA...
Da "Milano Finanza" - «Il delisting di Fastweb non è una
priorità al momento». Josef Hubert, portavoce di Swisscom,
ha spiegato ieri che «la situazione attuale è molto delicata
e vogliamo vedere come evolverà» rifilando poi un laconico
«no comment» sulla possibilità che si proceda a un'opa
residuale sulle azioni della società una volta che si
chiariranno le conseguenze legate alle vicende giudiziarie.
Piazza Affari, ormai abituata a decifrare anche il significato
che sta dietro alle parole ufficiali, al posto di leggere una
smentita, ha interpretato le dichiarazioni di Swisscom come
una mezza conferma di quanto anticipato da MF-Milano Finanza e
ha spinto al rialzo il titolo del gruppo, scommettendo anche
sul rinvio della decisione sul commissariamento.
A questo proposito ieri, da ambienti
vicini agli inquirenti, è filtrata l'indiscrezione che, in
caso di nomina di un commissario giudiziale per la società
guidata da Stefano Parisi, Swisscom non potrebbe lanciare l'opa
per il delisting. Posizione che andrà verificata nei prossimi
giorni, ma della quale a prima vista non si capisce il
fondamento. La nomina del commissario implica la sospensione
del titolo? Difficile crederlo, perché significherebbe
impedire agli azionisti di disinvestire. E se dunque le azioni
resteranno quotate, non si vede come si possa impedire a una
società di comprarle sul mercato.
03.03.10 |
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Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
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ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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